Seduta n.329 del 30/09/1998 

SEDUTA CCCXXIX

(Antimeridiana)

Mercoledì 30 Settembre 1998

Presidenza del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 9 settembre 1998 (325), che è approvato.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Mozione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sulla candidatura a consigliere regionale di Assessori non consiglieri". (172)

"Mozione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sulla sovranità del Popolo Sardo". (173)

PRESIDENTE. Comunico che la seduta è aggiornata alle ore 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 09, viene ripresa alle ore 11 e 41.)

Discussione generale abbinata del testo unificato della proposta di legge Masala - Locci - Usai Edoardo - Frau: "Organizzazione dell'Amministrazione regionale. Revisione della disciplina in materia di pubblico impiego" (22) e del disegno di legge: "Razionalizzazione del sistema organizzativo e revisione della disciplina in materia di personale regionale" (101) e del testo unificato delle proposte di legge Tunis Gianfranco - Marteddu - Loddo - Demontis: "Inquadramento straordinario nel ruolo unico dei dipendenti dell'Amministrazione regionale del personale delle unità sanitarie locali della Sardegna, comandato ai sensi dell'art. 44 del D.P.R. n. 761 del 1979" (27) e dei disegni di legge: "Norme in materia di personale" (249), "Norme varie in materia di personale" (438), "Proroga del termine di utilizzabilità delle graduatorie dei concorsi per esami o per titoli ed esami" (440), "Norme sul rapporto di lavoro a tempo parziale, sul comando e sul distacco di personale e sui compensi ai componenti delle Commissioni, dei comitati e dei collegi interni dell'Amministrazione" (442)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, e prego i colleghi di riprendere posto. La discussione sul disegno di legge 101 era stata esaurita, ma trattandosi di un testo B, dobbiamo almeno formalmente riaprire la discussione, che sarà (prego i colleghi di prendere posto perché non voglio disturbare gli altri che conversano! Prego i colleghi di prendere posto, possono conversare in ambienti diversi da questo, per cortesia! Non voglio disturbare le conversazioni altrui!) unificata e riguarderà il 22 B, il 101 B ed anche i collegati, 27A, 249, 438, 440 e 442, relatore di maggioranza il consigliere Macciotta.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore onorevole Macciotta.

MACCIOTTA (Gruppo Misto), relatore di maggioranza. Signor Presidente del Consiglio, colleghi, io direi, se mi è permesso, di andare anche in questa fase in un certo ordine, e per quanto riguarda il 101 - PL22 e DL101, mi rimetto alla relazione scritta e depositata.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'onorevole Floris chiede di intervenire sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Solo per dire che ritengo i tre provvedimenti di legge anche se unificati dal punto di vista ideologico, perché riguardano una legge che è il riordino del personale, tendo a specificare che sono dei provvedimenti di legge che io ritengo in Aula debbano essere presentati separatamente. Nel senso che la discussione generale attuale riguarda il 101, e poi, esaurito il 101, ritengo che sia doveroso dover fare un'altra discussione generale sugli altri collegati che arrivano come collegati e sul quale intendo esprimermi separatamente rispetto al 101. Già ho detto in altra occasione che avrei preferito presentare prima i collegati, ovvero una norma in sanatoria che avrebbe dovuto precedere il 101, ma, in questa fase le chiedo di poter avviare una discussione separata sui provvedimenti di legge, prima il 101 di cui si stà trattando adesso, e poi i collegati con una nuova discussione generale, che certamente avrà importanza alla luce e alla base di quanto emergerà sul 101.

PRESIDENTE. La Presidenza ha semplicemente raccolto quella che sembrava essere, ed era, l'indicazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e quindi le mie delucidazioni sono nate da questa presa d'atto delle indicazioni della Conferenza dei Capigruppo. D'altronde se l'Aula, se i consiglieri intendono invece procedere secondo una metodologia di discussione diversa, la presidenza non ha niente in contrario.

Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, io credo che sia da accogliere, e così mi esprimo per quanto mi riguarda, la proposta fatta dal collega Floris; perché questo sicuramente semplificherà i lavori. Peraltro, il collega Macciotta, che è il relatore di tutti e tre i provvedimenti, si è rimesso alla relazione scritta soltanto per quanto attiene la 22-101. Quindi, anch'io sono convinto, trattandosi di provvedimenti molto differenti tra essi, di procedere con una discussione separata, perché, poi, comunque, saranno l'una successiva all'altra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

LODDO (Gruppo Misto), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta naturalmente non si oppone alla richiesta formulata dal collega Floris; si riteneva, in sede di riunione di Capigruppo, che unificare i provvedimenti sarebbe stato considerato un fatto positivo per snellire i lavori, ma, visto che ci sono queste esigenze, credo che sia opportuno dividere la discussione generale sui tre provvedimenti, e quindi partire senz'altro con il 101, poi, rinviando successivamente la discussione sugli altri due provvedimenti che sono all'attenzione dell'Aula.

PRESIDENTE. La presidenza non può che raccogliere la unanimità di posizione su questa procedura.

Continuazione della discussione generale del testo unificato della proposta di legge Masala - Locci - Usai Edoardo - Frau: "Organizzazione dell'Amministrazione regionale. Revisione della disciplina in materia di pubblico impiego" (22) e del disegno di legge: "Razionalizzazione del sistema organizzativo e revisione della disciplina in materia di personale regionale" (101)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca pertanto la continuazione della discussione del testo unificato della proposta di legge numero 22 B e del disegno di legge numero 101 B.

(v.p.v.)E` iscritto a parlare il consigliere Manunza. Ne ha facoltà.

MANUNZA (Gruppo Misto). Onorevole Presidente, onorevoli consiglieri; intervengo per ribadire anche in questa sede, relativamente all'impegnativo disegno di legge oggi in esame, talune elementari considerazioni da me già svolte in più occasioni, in ordine ai processi di riforma della complessiva macchina amministrativa regionale, intesa nei suoi componenti strutturali e nei suoi strumenti operativi, umani e procedimentali. A mio avviso, ove esigenze di razionalità avrebbero dovuto imporre che a tali processi, da tutti sempre invocati come indispensabili ed essenziali per ridare slancio ed efficacia ad una autonomia ormai boccheggiante, e in evidente fase di gravissimo decadimento funzionale, si fosse proceduto e si procedesse, a fronte delle strettissime interrelazioni e degli oggettivi condizionamenti esistenti, tra i vari momenti del processo, secondo linee di intrinseca conseguenzialità logica e cronologica, che si fosse cioè invocato un razionale percorso di marcia, che partendo della preventiva riforma della Regione in senso stretto, procedesse ordinatamente in oggettive e rigorosa funzione di questa, alla successiva revisione degli istituzionali rapporti interorganici tra Regione e sistema di enti locali sub -regionali; alla riforma degli enti strumentali regionali, ed infine, alla conclusiva nuova disciplina giuridica ed economica del personale d'aria. Sulle esigenze di una tale direzione di marcia, ha però interferito l'azione per così dire di disturbo, di estemporanee ed episodici imput esterni, riconducibili o alle esigenze politiche regionali del momento e delle leggi regionali ad esse corollate(?), cito a titolo d'esempio le leggi regionali numero 11, 14, 20 del 1995, ovvero, a sopravvenute norme imperative di scala sovraordinate, quali legge statali 142, la 421 e la 59 del 1997. Sotto l'influenza di tali azioni di disturbo è infatti, che l'amministrazione regionale ha seguito finora un irrazionale percorso inverso, anteponendo alla prioritaria riforma della Regione stricto sensu l'elaborazione e la presentazione del Consiglio dei disegni di legge riguardanti, sia la riforma del personale, presentata nel 1995, sia la riforma dell'attuale sistema degli enti strumentali presentati al Consiglio per trenta di detti enti nel 1996, sia il disegno di legge di adeguamento della legge statale 142 del 1990, anch'esso giacente inevaso presso questa Assemblea legislativa nel 1996. L'inversione logica e cronologica del processo ha pesantemente ritardato e reso, ovviamente, più tortuoso e difficile il raggiungimento dei traguardi di riforma, di volta in volta dichiarati e programmati, soprattutto a causa delle simulazioni e del maggior numero di ipotesi di lavoro che essa impone e ha imposto per restare aderenti, almeno idealmente, al virtuale modello finale di una Regione con prevalenti funzioni generali di programmazione, di indirizzo e coordinamento. Il prezzo pagato dalla Sardegna, soprattutto in termini occupazionali, e di complessivo sviluppo socio - economico, per la non linearità logica del percorso e per la mancanza a monte di un ufficiale quadro normativo (?) d'insieme, capace di garantire la compatibilità e l'interna coerenza di tutte le approntate proposte e riforme, non è stato ovviamente irrilevante.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'oratore di continuare indisturbato

MANUNZA (Gruppo Misto). Ne è la riprova che ad oggi, nonostante la loro urgenza e importanza per gli interessi occupazionali, e la ripresa economica dell'Isola, tali proposte sono tutte ancora in sofferenza, anche se la maggior parte licenziate dalla Giunta oltre due anni fa, nei primi mesi del 1996, sul tempestivo imput, mi si consenta, al di fuori di qualsiasi iattanza, un diretto riferimento personale della mia pregressa responsabilità di Assessore protempore per la riforma della Regione; tutte ancora da approvare, quindi, e viene quel dubbio? A fronte delle più spedite, agevoli e economiche vie che si sarebbero potute seguire per l'eventuale miglioramento in Aula dei provvedimenti, che ciò sia avvenuto per il solo deteriore malavvezzo di una non confessabile opportunità politica (tra virgolette e con la P di politica ovviamente minuscola) di cassare, attraverso onerosi incarichi esterni, e la defaticante elaborazione di testi sostitutivi, il nome dell'originario assessore proponente.

Tutto ciò premesso, ritengo legittimo l'interrogativo, se le soluzioni organizzatorie e di stato giuridico proposte dall'importante disegno di legge oggi in discussione, siano effettivamente congrue e funzionali rispetto alla mutata configurazione strutturale e funzionale che l'amministrazione regionale della Sardegna dovrà obbligatoriamente assumere, per effetto delle norme fondamentali di riforma economica sociale della Repubblica, di cui alle legge 59 del 1997. Ai conseguenti massici passaggi di competenza della Regione agli enti locali, in applicazione del basilare principio di sussidiarietà, codificato dalla stessa legge 59 e dalla precedente legge quadro 142.

Alla contestuale, ed altrettanto obbligatoria revisione dell'amministrazione indiretta degli attuali enti strumentali della Regione, tenuto anche conto accanto alle altre comprimarie esigenze di efficacia, di efficenza e di economicità della relativa azione gestionale ed amministrativa, di tali obbligatori passaggi di competenza ai territoriali enti locali di scala subregionale.

Sarebbe davvero imbarazzante se l'interrogativo in questione, che qui propongo all'onorevole Giunta per le proprie competenti valutazioni e gli opportuni chiarimenti in Aula, non potesse conseguire risposta positiva o perché oggettivamente non suscettibile di un siffatto tipo di risposta, o perché non ancora sufficientemente consapevolizzato ed approfondito quanto ai richiesti requisiti di stretta congruità e funzionalità della proposta di riforma del personale, rispetto al recependo nuovo modello di Regione.

In questo caso, infatti, su quest'Aula incomberebbe il rischio, ed insieme la responsabilità, di approvare una riforma legislativa del personale eventualmente non strumentale rispetto alla realtà e alle concrete esigenze dell'amministrazione presso cui quel medesimo personale è destinato a prestare servizio.

Con la conseguenza ...

PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono conversare e scambiarsi opinioni di farlo fuori dall'aula e di lasciare che l'oratore intervenga senza essere disturbato.. E' una cosa fastidiosa parlare sentendo il borbottìo che viene da tutte le parti!

MANUNZA (Gruppo Misto). Evidentemente non interessa nonostante ritengano che sia la panacea di tutti i mali il recepimento della 421.

Dicevo, con la conseguenza di introdurre in (?) ulteriore pregiudizio provvisorietà e confusione in una situazione organizzativa e funzionale di per sé massimamente già precaria e caotica. Così come agevolmente riscontrabile anche attraverso la lettura dell'ultima recente pronuncia giurisdizionale del Consiglio di Stato sulla dirigenza della Regione sarda.

Ma vi è di più: in una occasione abbastanza analoga a quella di cui oggi discutiamo vent'anni fa la Regione aveva presunto che con l'approvazione della legge regionale di riforma numero 51 del 17 agosto 1978 potessero considerarsi egregiamente e definitivamente superate, grazie agli innovatori principi enunciati da detta legge ed ai concreti nuovi istituti da essa previsti, le molte e contestate storture dell'allora vigente disciplina di stato giuridico dei dipendenti regionali, per buona parte mutuata dal vecchio ordinamento sul pubblico impiego statale. Contrariamente a tale ottimistica presunzione i successivi fatti hanno invece dimostrato almeno due importanti cose: innanzitutto, che i principi, anche se ottimi per quanto da essi astrattamente affermato, rimangono per lo più inattuati e allo stato di mera enunciazione ove attentamente non ci si preoccupi, come appunto è avvenuto nel caso della legge numero 51, di dotarli di agili e solide gambe di cui essi abbisognano, in termini di concreti meccanismi operativi, per addentrarsi e celermente marciare nella realtà.

In secondo luogo, che i rimedi concreti proposti dalla 51, in quanto non adeguatamente verificati in via preventiva nella loro effettiva valenza, e nelle loro pur prevedibili implicazioni pratiche, hanno avuto effetti addirittura peggiori dei mali che avrebbero dovuto sanare ed attenuare. Talché è ad essi conseguito, purtroppo, l'opposto risultato di dincentivanti e iniqui appiattamenti sul piano della professionalità e del merito. Ricordo al riguardo, a titolo di esempio, l'addensamento in un'unica fascia funzionale di ben 8 articolazioni della precedente carriera direttiva. Ed accanto a tali sterili appiattimenti ricordo gli altrettanti opposti e non previsti risultati di profonde demotivazioni e di connesse e rovinose cadute verticali dei precedenti livelli di efficacia e di efficenza della complessiva azione amministrativa regionale.

Guasti e disfunzioni tanto seri, soggiungo, per cui assumendo come dialettico punto di partenza l'approvazione della richiamata legge 51, al suo punto d'arrivo può ben collocarsi il significativo giudizio ufficialmente espresso dal procuratore regionale della Corte dei Conti per la Sardegna in occasione della sua requisitoria sulla parificazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1994, di una situazione funzionale della macchina amministrativa regionale oggettivamente disastrosa ed ormai prossima al collasso. A risolvere tale pregiudizievole situazione dovrebbe essere preordinato, almeno nelle aspettative, il disegno di legge qui oggi in esame del recepimento dei principi di riforma della legge statale 421. Disegno di legge che occorre pertanto approvare con la massima possibile urgenza, anche in rapporto alla pomposa ed enfatica definizione da qualcuno datagli, ma che ritengo eccessiva e da non condividere, di "madre di tutte le riforme". A dispetto di talune accese e circostanziate critiche mosse da soggetti anche di indiscussa e rinomata autorevolezza scientifica, la legge 421 è un provvedimento di indubbia validità per i molti principi innovatori da essa affermati, certamente idonei a riproporre in moderni termini aziendalistici le incentivanti condizioni di valorizzazione del merito e della professionalità in vigore antecedentemente alla deprecata riforma (?) legge 51, e quindi certamente in grado, con opportuno ripristino nei singoli addetti di forti motivazioni e di sano spirito emulativo, di trarre la pubblica amministrazione dalla complessa situazione di degrado funzionale in cui essa è andata nel tempo ad insabbiarsi.

Le preoccupazioni, se di preoccupazioni può parlarsi, non stanno, quindi, nella valutazione degli affermati principi di riforma, tutti, ripeto, indubbiamente validi, quanto nella loro effettiva possibilità e capacità di tradursi celermente in atti. In sede del seminario tenuto nel 1996 presso il FORMEZ, ad iniziativa della prima Commissione consiliare per un utile approfondimento delle complesse tematiche di riforma della legge 421 da parte dei docenti relatori, tra cui lo stesso personale estensore del disegno legislativo 29 (?), è stato infatti affermato che i frutti della riforma potranno aversi soltanto a lunga scadenza, non prima di dieci o quindici anni. Evidentemente, però, si tratta di un'attesa che la Regione sarda non può assolutamente permettersi, di un lusso che non può essere assolutamente consentito, a fronte di una drammatica e gravissima crisi economica e occupazionale che richiede con immediatezza, per essere adeguatamente e tempestivamente fronteggiata, l'operatività sul territorio di strutture al massimo dell'efficienza funzionale.

Quali potrebbero essere i rimedi per scongiurare i gravi pericoli affacciati non dalla prima Cassandra di turno, bensì, come già precisato, dallo stesso autorevole estensore delle decreto legislativo di traduzione, in attuativi precetti pratici dei principi innovatori della 421.

Con legge regionale di recepimento dei principi di riforma della legge 421 si sarebbe dovuto o si dovrebbe provvedere, a mio avviso, a dotare gli stessi principi delle solide ed agili gambe a cui già si è fatto cenno, e di cui essi abbisognano per porsi velocemente in moto evitando il fondato pericolo, come è avvenuto per la legge 51, e in moltissimi altri analoghi casi, che i principi affermati rimangano tali soltanto sulla carta, senza apprezzabili capacità di positive ricadute sulla realtà da riformare. Uscendo dalle astratte enunciazioni di mero principio, cioè, si tratta di individuare e legislativamente adottare concreti meccanismi che fungano da volano e da catalizzatore di reali, rapidi e non differibili processi di graduale recupero dell'efficacia e dell'efficienza dell'azione amministrativa regionale in tutti i suoi istituzionali(?) settori di attività.

Tali meccanismi erano stati parzialmente già individuati su diretta iniziativa da me assunta nella predetta responsabilità di assessore pro tempore al personale e alla riforma della Regione, trasfondendoli nell'articolo 1 del rinnovo contrattuale per il triennio 1994-1996, e nell'annesso protocollo aggiuntivo di intesa; ed erano, per l'appunto, tesi ad assicurare alle strutture trasparenza ed efficienza funzionale adeguata, nella massima misura possibile alle pressanti necessità e all'incalzante domanda del mondo sociale e produttivo.

I meccanismi in questione che concedono(?) le consuete buone regole di corretta amministrazione, di responsabilizzazione dei vari livelli, e di efficacia controlli dei tempi e dei risultati dell'azione amministrativa e, che, quindi, presuppongono un più impegnato sforzo di ottimizzazione e di rispetto delle scelte, degli obiettivi e dei prefissati tempi tecnici dei singoli interventi, possono essere sinteticamente ricondotti ad una più stringente responsabilizzazione giuridica e amministrativa, ciascuno per quanto di personale pertinenza diretta, di tutti indistintamente i dipendenti dell'area regionale, singoli o organizzati in gruppi o collegi, in ordine alla ricaduta, ai tempi di esecuzione ed ai concreti risultati delle scelte, delle operazioni materiali o degli adempimenti di struttura tecnica o amministrativa a loro assegnati; indipendentemente dal livello dirigenziale o esecutivo, cui detta azione, se riconducibile, ferma peraltro restando, ovviamente, la peculiare responsabilità posta dall'ordinamento in diretto capo dei dirigenti.

All'obbligatoria precostituzione quale normale metodologia di produzione amministrativa, di efficaci strumenti e di attendibile calendarizzazione e del monitoraggio del piano, programmi, progetti e procedura amministrativa in generale, tale da consentire in tempi reali, a responsabili sia politici che amministrativi di ciascuna interessata struttura, la possibilità di un concreto controllo anche nei loro stadi esecutivi, a puntuale verifica della rispondenza dei distinti momenti dell'avanzamento agli obiettivi e tempi prefissati; nonché al fine, per i casi di riscontrabili scarti tra il programmato e la quota parte del realizzato, di individuare le cause e tempestivamente adottare le opportune misure correttive e/o di accelerazione. Potrebbe anche darsi che i rimedi proposti non costituiscano la panacea di tutti gli incancreniti guasti funzionali dell'amministrazione regionale.

Al di fuori di una tale non voluta supponenza, tuttavia, essi rappresentano un meritato, impegnato ed utile tentativo tecnico, che occorreva comunque fare, per trarre la farraginosa e arrugginita macchina regionale dai circoli viziosi della propria ormai abissale inefficienza.

Sulla mia proposta, nel 1996, la Giunta aveva condiviso e fatta propria, con formale atto deliberativo, la necessità di una esplicita previsione nel disegno di legge e il recepimento dei principi della 421, di tutti i concreti meccanismi di cui sopra, riservandosi di provvedervi mediante specifici emendamenti aggiuntivi, in sede di esame approvatorio dello stesso disegno di legge da parte di questo Consiglio.

Dall'esame del provvedimento tuttavia, non mi pare, che la Giunta abbia finalmente assolto tutti suoi adempimenti, né mi risulta che i suoi obblighi in merito giuridici e politici siano venuti meno per effetto di una eventuale revoca formale della deliberazione che(?) gli(?) faceva carico.

Anche su questo aspetto, pertanto, gradirei che l'Esecutivo favorisse a me e all'Aula gli opportuni chiarimenti.

Mi avvio a concludere, mi auguro che una esauriente risposta della Giunta sia in grado di dirimere ogni possibile dubbio in merito alle problematiche e alle esigenze dei vari quesiti posti con questo mio intervento, e che sia tale da escludere a garanzia di reali, positivi e non fittizi processi riformatori derivanti dall'autonomia e il pieno recupero di sufficienza ed efficacia funzionale, che l'approvazione del disegno di legge e il recepimento delle norme fondamentali desumibili dalla legge 421 del '92, possa concretare, da un lato, la deprecabile perdita di un'ottima occasione per porre razionali ed idonei rimedi nell'oggettivo e superiore interesse dell'utenza regionale ai molti errori, carenze, imprecisioni ed ingiuste sperequazioni, che purtroppo caratterizzano l'attuale contorta e dispersiva normativa della Regione sulla delicata materia del proprio personale d'area; dall'altro lato la negativa introduzione nell'ordinamento regionale, di un nuovo e pregiudizievole strumento normativo di pseudo riforma, cioè di uno strumento provvisorio ed inadeguato rispetto alla drammaticità delle necessità che incombono e delle reali attese dei sardi, e perciò stesso da necessariamente risottoporre a riforme in tempi brevissimi, con obbligata ricerca di macchinose soluzioni legislative, anche per ovviare ai danni aggiuntivi nel frattempo da essi eventualmente determinati.

Il mio personale orientamento di voto per l'approvazione del disegno di legge in argomento, resta pertanto subordinato ai chiarimenti che l'onorevole Giunta, ove lo ritenga, vorrà opportunamente favorire a quest'Aula nel senso richiesto, nell'auspicio che tali richieste di chiarimenti possano rivelarsi oggettivamente esaurienti, rassicuranti e persuasivi, e ciò soprattutto in funzione, nell'interesse dell'ulteriore buon fine dello stesso disegno di legge e dei più vasti provvedimenti di riforma, cui esso è da intendersi strumentale e strettamente correlato. Ed il tutto, e qui veramente concludo, con un occhio di particolare riguardo per l'equo soddisfacimento di pluriennali aspettative di un personale d'area sinora pesantemente ed ingiustamente penalizzato, sia materialmente che nella sua morale dignità di lavoro, dall'incongruenza ed inadeguatezza della nostra pregressa legislazione e delle molte distorte interpretazioni ed applicazioni amministrative ad esse irresponsabilmente date in sede esecutiva.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. La Giunta non chiede la parola, per cui metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Io credo che sia opportuna, Presidente, questa è una proposta che si fa, un attimo di sospensione dei lavori perché noi abbiamo la necessità, come Commissione, e d'intesa anche con il relatore, di esaminare gli emendamenti che sono stati presentati. Abbiamo bisogno di dieci minuti, un quarto d'ora di sospensione. Mi rendo conto del fatto che probabilmente stiamo creando qualche disagio ai colleghi, però questo probabilmente ci consentirà di accelerare i termini dei lavori.

PRESIDENTE. Mi pare che si debba accogliere la richiesta. Aggiorniamo i lavori alle ore 12.30.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 12, viene ripresa alle ore 12 e 50)

Sul Regolamento.

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu sulle procedure. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.). Volevo chiedere cortesemente, poiché, vista la fine anticipata della discussione generale io per due o tre secondi non ho fatto in tempo a salire le scale, se sono sempre in tempo a presentare questi emendamenti o no. Capisco che effettivamente la campanella è suonata quando io ancora ero lì, però un minimo di elasticità non credo che sia fuori luogo, anche perché il Regolamento fa anche un accenno alla fine anticipata della discussione generale e prevede mezz'ora di tempo per votare, credo che sia anche per il fatto di presentare gli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, per la precisione, non c'è stata nessuna anticipazione e nessuna votazione su alcuna anticipazione; quando non ci sono iscritti a parlare la discussione si intende esaurita. Il regolamento dice semplicemente questo; forzare il Regolamento è cosa che mi pare che abbia poco senso. Piuttosto, in termini pratici, qua non si tratta di elasticità o di non elasticità perché abbiamo tutti la elasticità sufficiente per capire che se si pongono esigenze si possono affrontare. Nel caso che l'Aula nella sua sovranità e in una unanimità, che però deve essere assolutamente totale, consenta alla Presidenza di accogliere emendamenti che pure non dovrebbero essere accoglibili in termini di rispetto del Regolamento, la Presidenza tiene conto dell'opinione, che deve però essere assolutamente unanime dell'Aula. Se ci sono obiezioni la Presidenza insiste nel rispetto rigoroso, anche pignolesco se vogliamo, del Regolamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). Presidente, semplicemente per segnalare un fatto. Non ho potuto riscontrare tra gli emendamenti depositati agli atti, la presentazione di alcuni emendamenti avvenuti qualche mese fa, quando abbiamo iniziato la discussione generale sul 101. E` evidente che il 101 ha proseguito la sua discussione in Commissione, quindi vi sia stata qualche modifica, ma credo che il testo originale fosse il primo discusso, e che pertanto gli emendamenti dovessero essere agli atti; qualora così non fosse chiedo dieci minuti di tempo per poterli ripresentare.

PRESIDENTE. Qua siamo in una situazione analoga a quella da me precedentemente illustrata. Il testo di fronte al quale ci troviamo, rispetto a quello precedente, è un altro testo, tant'è vero che porta la lettera B anzichè la lettera A, allora gli emendamenti devono essere presentati a questo nuovo testo. Non c'è nessun automatismo per cui un testo che supera quello precedente debba portarsi appresso anche gli emendamenti al testo precedente, quindi a termini di Regolamento anche in questo caso siamo di fronte ad una situazione difficilmente superabile; però, una volta che si dovesse accogliere all'unanimità l'ipotesi di presentare emendamenti, ciò che vale per quanto proposto dall'onorevole Biancareddu, dovrebbe valere ovviamente anche per ciò che chiede l'onorevole Lorenzoni.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, mi pare assolutamente corretta ed ineccepibile la valutazione che lei ha dato, quindi aderisco all'invito che ha proposto lei all'Aula per trovare una soluzione che mi pare riguardi, in diversa misura, però tutti quanti i Gruppi consiliari, quindi il collega Lorenzoni, che pensava già fossero depositati gli emendamenti, il nostro Gruppo che per una frazione di secondo non ha potuto raggiungere la Segreteria generale, ma mi risulta che vi sono anche degli emendamenti a firma dei Capigruppo che non sono stati presentati, questo per un banale disguido, pensando che la discussione generale potesse protrarsi nell'arco di tutta la mattinata, quindi, se i colleghi sono d'accordo, io direi che forse la questione si potrebbe portare anche in Conferenza dei Capigruppo, se si ritiene, e trovare in Conferenza una soluzione. Altrimenti il nostro Gruppo consente anche per una breve pausa di riflessione per dar modo, nell'arco della mattinata, ai colleghi di presentare gli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto), relatore di maggioranza. Io personalmente, come relatore mi rimetto a quanto l'Aula, nella corretta interpretazione del Presidente, deciderà. Però vorrei fare l'osservazione che una cosa sono gli emendamenti pronti, non presentati per una questione di secondi, per una disfunzione di questo tipo; una cosa è la riapertura dei termini per la presentazione di nuovi emendamenti, che mi sembra assolutamente contraria al nostro Regolamento. Quindi, delle tre fattispecie che sono state prese in considerazione, enunziate dall'onorevole Pittalis, direi che quelli che non sono potuti essere presentati per questione di secondi, quelli di cui all'onorevole Lorenzoni, che nascono da un equivoco interpretativo per quanto riguarda la presentazione, quelli dei Capigruppo, che nascono dallo stesso ritardo, come relatore possono essere accolti e mi esprimo favorevolmente come componente di quest'Aula, però lì si ferma il discorso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

Sanna Salvatore(Progr. Fed.). Semplicemente per dire che sono totalmente d'accordo col giudizio espresso dal relatore. Direi però al collega Lorenzoni che gli emendamenti che Lorenzoni presentò al testo 22 e 101 A sono stati esaminati ad uno ad uno dalla Commissione, e alcuni di questi sono stati recepiti nel testo B, gli altri, quelli che sono stati ritenuti dalla Commissione non in sintonia col provvedimento generale, non sono stati accolti. Però noi oggi stiamo discutendo il testo B, quindi adesso non possiamo riaprire tutta questa discussione e riaprire i termini per la presentazione di altri emendamenti. Mi risulta che ci fossero due o tre colleghin con alcuni emendamenti da presentare, che sono stati davvero colti sul filo di lana. Credo che non ci sia niente da eccepire se questi emendamenti possono essere presentati e discussi, come proponeva il collega Macciotta, ma senza riaprire i termini generali per la presentazione di chissà quanti altri emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Intervengo per fare una breve considerazione: siccome la presente legge è una legge importantissima, credo tra le più qualificanti e più attese tra quelle che questo Consiglio si appresta a varare, e che ha varato fino adesso, e che fino ad oggi l'iter di questa legge è stato molto collaborativo tra tutte le forze politiche, almeno in Commissione, e non credo che nessuno abbia un intento distruttivo, o comunque abbia delle remore tendenti a creare ostacoli all'iter della legge; probabilmente anche l'onorevole Lorenzoni crede che almeno qualcuno degli emendamenti presentati nella prima stesura, possano ancora trovare in tutto o in parte qualche giustificazione per essere presentati, e in questo senso io invito l'Aula ad accettare l'accoglimento di tutti gli emendamenti presentati, perché poi vengano giustamente sottoposti al giudizio dell'Aula, che deciderà sovranamente, con l'accettazione anche da parte del presentatore, di qualunque sia il verdetto che l'Aula stessa vorrà dare. Non credo che nell'accogliere un atteggiamento collaborativo anche nei confronti di queste aspettative facciamo alcunchè di male. Forse allungheremo di qualche ora i lavori del Consiglio, ma forse potrebbe avvantaggiarsene la legge se anche uno solo degli emendamenti in questione venisse accolto dall'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, penso che noi dobbiamo utilizzare la saggezza che ci deriva dalla somma dell'età di tutti, perché quella individuale è difficile da prendere in considerazione.

Gli emendamenti erano stati scritti, alcuni colleghi non hanno fatto a tempo a depositarli. Se vogliamo stare allo spirito della discussione che sin qui è avvenuta, io direi: al mio orologio è l'una, se riapriamo per cinque minuti i termini, i colleghi sono qui e dal banco si spostano per presentare gli emendamenti. Penso che con questa ipotesi si possano risolvere i problemi fin qui manifestati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Intervengo per dire che concordo su questa ipotesi. Io proponevo addirittura, anche se so che lei su questo non è molto d'accordo, la Conferenza di Capigruppo; ma va bene questa ipotesi, che è molto più pratica e concreta, con l'aggiunta però, e vorrei che rimanga agli atti, posto che la Presidenza molto spesso decide sulla base di prassi consolidate o di altri episodi verificatisi durante legislature precedenti o in questa legislatura, che venga escluso il fatto che questo sia un precedente da adottare in altri momenti, che sia un fatto straordinario, dovuto esclusivamente alla straordinarietà e alla complessità del provvedimento che abbiamo davanti.

PRESIDENTE. Mi pare di poter dire, senza tema di smentite, che i suggerimenti venuti dall'Aula sono improntati a saggezza ed equilibrio. Mi pare di poter accogliere la proposta, che è unanime, di accogliere gli emendamenti, nel volgere di cinque minuti, e cioè tra le ore 13.03 e le ore 13.08 devono essere presentati, come è stato proposto, perché questo raccoglie lo spirito e la sostanza delle indicazioni che sono venute dall'Aula.

( Si attende per cinque minuti la presentezione degli emendamenti )

PRESIDENTE.I termini per la presentazione degli emendamenti sono scaduti. L'accoglimento di questi emendamenti comporta che anche per la Presidenza debba essere aggiornato il ruolino di marcia; si debbono segnalare a margine dei singoli articoli gli emendamenti etc., il che comporta la spendita di tempo di non meno di mezz'ora, e quindi direi che i lavori sono aggiornati alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 08.



Allegati seduta

Testo delle mozioni annunziate in apertura di seduta

MOZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sulla candidatura a consigliere regionale di Assessori non consiglieri.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che lo Statuto Regionale prevede all'articolo 38 che ad Assessori possano essere eletti, oltreché i consiglieri regionali, anche cittadini non appartenenti al Consiglio;

RILEVATO che la prassi ha portato, per oltre quaranta anni, a rare nomine di Assessori non consiglieri, scelti fra persone di elevata preparazione scientifica e tecnica nei settori di competenza, e comunque non disposti a partecipare a competizioni elettorali;

CONSIDERATO che la legge regionale 27 agosto 1992 n. 16, partendo dalla volontà di separare nettamente le funzioni esecutive da quelle legislative, ha disposto l'incompatibilità dell'ufficio di Assessore con quello di consigliere;

VALUTATA la decisione del Consiglio, espressa con la legge regionale 4 maggio 1995 n. 12, con cui si è invece ritenuto che, di regola, l'ufficio di Assessore va considerato una estensione di quello di consigliere, con l'ovvia conseguenza che il fatto che il consigliere ricopra l'incarico di Assessore comporta sul piano politico che il consigliere chieda all'elettorato la fiducia in relazione non solo alla propria attività di consigliere ma anche all'attività di Assessore, per cui atti compiuti come Assessore, anche nel periodo immediatamente precedente le elezioni, sono con chiarezza sottoposti a sindacato da parte del corpo elettorale e comunque attribuibili al rispetto, o al non rispetto, dell'indirizzo politico proposto all'atto della candidatura a consigliere;

VALUTATA altresì la posizione degli Assessori non consiglieri e rilevato che i medesimi, non avendo proposto all'elettorato alcun programma o indirizzo politico in relazione all'ufficio regionale ricoperto, qualora si candidino a consiglieri, creano un anomalo rapporto con l'elettorato non essendo possibile il sindacato sull'attività compiuta negli stessi termini con cui è possibile per gli assessori consiglieri;

CONSIDERATO peraltro che la posizione di Assessori li pone in indubbio vantaggio elettorale nei confronti dei candidati che tale carica non ricoprono e che appare verosimile che la carica venga utilizzata in prospettiva elettorale;

CONSIDERATO altresì che tale particolare situazione pone gli Assessori non consiglieri in posizione di particolare vantaggio nei confronti sia degli Assessori consiglieri, sia dei consiglieri uscenti, sia di tutti gli altri candidati;

AFFERMATO che l'attività dell'Amministrazione regionale non può essere turbata e deviata da comportamenti elettoralistici da parte di chi precedentemente ha rifiutato di sottoporsi al giudizio degli elettori;

RILEVATO che vanno evitate le situazioni di privilegio elettorale, non derivanti dal precedente voto degli stessi elettori;

RITENUTA pertanto l'opportunità che gli Assessori non consiglieri, se intendono presentarsi quali candidati alle prossime elezioni regionali, cessino dalle funzioni assessoriali almeno nei sei mesi antecedenti,

invita

gli Assessori che non siano consiglieri regionali e che intendano candidarsi alle elezioni regionali a dimettersi dall'incarico assessoriale entro il 30 novembre 1998 e

dà mandato

al Presidente della Giunta regionale di interpellare gli interessati sulle loro intenzioni e di riferirne sollecitamente al Consiglio. (172)

MOZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sulla sovranità del Popolo Sardo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

RILEVATO che l'attuale assetto istituzionale non risolve i problemi del popolo sardo e dei singoli cittadini, né fornisce gli strumenti atti a risolverli;

RILEVATO altresì che l'esigenza, pur universalmente sentita, di un nuovo assetto istituzionale non trova alcuna soluzione e che appare pertanto necessario operare con sufficiente energia per spazzare l'immobilismo;

RITENUTO di dover perseguire soluzioni nel rispetto delle tradizioni di libertà del nostro popolo e della sua volontà di collaborare pacificamente, su un piano di pari dignità, con gli altri popoli;

CONSIDERATO che il Popolo Sardo ha goduto in passato della sovranità, per abbandono dell'occupazione da parte dei bizantini e vittoriosa difesa dell'Isola contro i mussulmani, affermando la medesima con la creazione delle quattro statualità dei giudicati;

RILEVATO che tale senso della sovranità e della statualità era profondamente radicato nei sardi e ciò portò al fallimento dei tentativi di infeudazione imperiale, attuati col conferimento del titolo regio a Barisone e ad Enzo, mentre l'infeudazione pontificia a favore del re di Aragona fu attuata compiutamente solo dopo quasi duecento anni dal conferimento, in quanto i sardi combatterono accanitamente contro l'imposizione di una dominazione esterna;

CONSIDERATO:

- che, in virtù della bolla di Bonifacio VIII del 5 aprile 1297 e di una serie di cessioni e scambi di popoli e territori fra i sovrani europei, conclusa con i trattati stipulati a Londra e Vienna nel 1718, la Sardegna è pervenuta alla dinastia dei Savoia, senza che il popolo sardo sia mai stato chiamato, a differenza delle popolazioni degli altri stati italiani che votarono in plebisciti l'adesione al Regno d'Italia sotto la dinastia dei Savoia, ad esprimersi sull'assetto istituzionale;

- altresì che il mutamento istituzionale del 1946, pur rendendo sovrano il popolo in luogo del monarca, non ha identificato, aldilà di un indistinto popolo italiano, centri di potere sovrano e che la stessa concezione costituzionale di un Repubblica formata non solo dagli organi centrali, ma anche su un piano di pari dignità dalle Regioni e dalle comunità locali, ha trovato nella costituzione di fatto, creata da forze politiche, economiche e burocratiche centralistiche, insormontabili ostacoli;

RILEVATO che la per Regione Autonoma della Sardegna è avvenuto un progressivo svuotamento delle sue prerogative mediante l'imposizione di un sistema finanziario derivato e strettamente vincolato, con l'abuso degli strumenti finalizzati alla conservazione dell'unicità dell'ordinamento, e in particolare con l'anomala estensione della definizione di norma fondamentale di riforma economica e sociale e del concetto di principio dell'ordinamento, con una giurisprudenza costituzionale, derivata anche dalle modalità centralistiche di formazione dell'organo giudicante, restrittiva dei poteri regionali, mentre la sistematica compressione delle autonomie locali ne ha impedito la libera esplicazione;

RITENUTO che tutto ciò impedisce il libero sviluppo economico, culturale e sociale del nostro Popolo ed è fonte di un confuso ribellismo contro quelle che son viste come spoliazioni del territorio e imposizioni di una autorità estranea e che tale fatto compromette la stessa vita democratica delle comunità locali;

CONSIDERATO CHE:

- le strutture centrali non rappresentano adeguatamente gli interessi del nostro Popolo in sede internazionale ed europea;

- appare necessaria la rivendicazione in capo al Popolo Sardo dell'originaria potestas suprema, cancellata con la forza e con il genocidio di una operazione colonialista, simile a quella che portò successivamente alla conquista delle Americhe da parte degli stessi spagnoli, e che i trattati internazionali firmati dall'Italia riconoscono che nessun popolo può dominare un altro popolo;

RILEVATO che il Popolo Sardo conserva, nonostante i tentativi ripetuti di deculturazione, una propria precisa identità derivante da fattori storici, geografici, culturali e linguistici ed è quindi un soggetto politico ed istituzionale autonomo, come comprovato dall'articolo 28 del vigente Statuto regionale;

RIVENDICATO il diritto e dovere del Consiglio regionale di rappresentare l'intero Popolo Sardo, ai sensi dell'articolo 24 dello Statuto;

RITENUTO che è necessario, nella gravità del momento istituzionale e sociale, assumersi le proprie responsabilità di fronte alla passività ed inconcludenza del Parlamento Italiano, che si rifiuta di approvare l'assetto federale della Repubblica;

CONSIDERATO che l'assunzione delle proprie prerogative sovrane non osta a che la sovranità sia, a condizioni di parità con altri popoli e stati, limitata per il perseguimento di interessi comuni e che anzi è ammissibile la coesistenza, con la sovranità dello stato federato, della sovranità dello stato federale;

AFFERMATO il diritto del Popolo Sardo di essere padrone del proprio futuro,

dichiara solennemente

la sovranità del Popolo Sardo sulla Sardegna, sulle isole adiacenti, sul suo mare territoriale e sulla relativa piattaforma oceanica. (173)