Seduta n.325 del 14/03/2003 

CCCXXV Seduta

Venerdì 14 Marzo 2003

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'11 marzo 2003 (319), che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)" (383/A)

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che siamo in sede di discussione del disegno di legge 383/A, la legge finanziaria per l'anno in corso e i prossimi tre anni, siamo all'articolo 6, stiamo svolgendo le dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 119.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, da qualche giorno io sono primo negli interventi, non perché sia davvero primo, ma perché sono l'ultimo del giorno prima. Ragione per la quale io potrei anche, come dire, contenere in modo estremamente stringato il mio intervento, la mia dichiarazione, però allora il collega Balletto interverrà per dire "Come, non è possibile che non si argomenti, che non si dica, che non si spieghi" per fare ora, perché arrivi qualcuno.

Allora, invece di recitare ognuno la parte e di fare la recita, io le chiedo che sia consentita la presenza di una consistenza minima del Consiglio perché si possa discutere della finanziaria, accordi quel tanto che lei riterrà che si deve accordare perché vi sia una presenza almeno in termini di dignità, perché il confronto politico sia vero, sia reale. Tanto sappiamo che cosa accade, e cioè ci saranno interventi dilatori della maggioranza fino a quando la maggioranza non sarà presente.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Siamo contrari perché non c'è un affollamento a quello che c'è normalmente nell'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, personalmente non avrei nessuna obiezione per una brevissima sospensione, possiamo anche farla, però ha ragione l'onorevole Balletto, la media dei presenti è la media di presenza anche a metà giornata; capita molto spesso e per questo non fermiamo il dibattito, peraltro non è richiesto dal Regolamento. Però intanto utilizziamo qualche minuto.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, a parte questo problema che veniva sollevato dall'onorevole Cogodi, io vorrei chiedere a lei, all'Aula ed ai colleghi della maggioranza se è possibile avere trenta minuti di sospensione dei lavori perché l'opposizione, data la chiusura un po' convulsa dei lavori della serata di ieri, ha bisogno un attimino di incontrarsi e di affrontare la discussione con serenità.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi la richiesta fatta dal Capogruppo dei D.S. è una richiesta politica, e poiché anche a richieste del centrodestra per ragioni politiche il centrosinistra non ha opposto grandi obiezioni, a me pare corretto che consentiamo mezzora di sospensione. I lavori sono sospesi per mezz'ora.

(La seduta, sospese alle ore 10 e 12, viene ripresa alle ore 10 e 50.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori pregando chi avesse il telefono acceso di mettere il silenziatore. Interveniva l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto sull'emendamento 119. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ho avuto modo già di dire che ingiustamente questo articolo della finanziaria, l'articolo 6, ingiustamente è stato sottovalutato.

Sembra che sia uno di quegli articoli che non accendono le passioni e gli animi perché non è accompagnato dal soldo, dalla posta finanziaria; apparentemente; in realtà è un articolo, è una norma che costa molto, che vale molto, e direi che vale molto soprattutto sotto il profilo della regolarità dell'azione amministrativa e della legalità persino dell'azione amministrativa.

Con questo articolo 6, in buona sostanza, si prevede una sorta di maxi autorizzazione preventiva all'esercizio provvisorio, cioè alla spesa non ancora decisa da chi la può decidere, che è il Consiglio regionale quando approva la sua finanziaria e il suo bilancio, in capo agli enti regionali, dal momento nel quale la proposta di bilancio, in via amministrativa, perché è una proposta di bilancio, è varata dalla Giunta. Ora noi sappiamo che le giunte che cosa fanno? Avanzano una proposta, anche per recuperare i termini a settembre - quando si ricordano, poi può essere anche ad ottobre, novembre - quella proposta non impegna nessuno, neppure la Giunta stessa che l'ha proposta, tant'è che quando poi la proposta arriva in Commissione la Giunta stessa in Commissione, come è accaduto quest'anno, arriva con una valanga di modifiche, poi dalla Commissione all'Aula e fino all'ultimo istante la prima proposta può essere anche modificata interamente già nello stadio e nello status di proposta.

Sulla base dell'originaria proposta gli enti regionali potrebbero cominciare a spendere i danari che teoricamente sono attribuiti nella proposta della Giunta, prima cioè che la spesa sia autorizzata. Voi immaginate che la Regione stessa, anche gli enti sono Regione, ma diciamo l'Amministrazione principale, gli stessi assessorati, sono autorizzati a spendere in via provvisoria appunto dall'esercizio provvisorio, che è approvato con legge. C'è una legge che autorizza a cominciare a spendere e quand'è che autorizza? Quando chi autorizza, cioè il Consiglio, conosce interamente la proposta, cioè autorizzo un dodicesimo, o spesa per dodicesimi di quanto qui io ho davanti, mentre con questa norma in bianco preventivamente si autorizzano gli enti a spendere provvisoriamente sulla base della proposta originaria quando ancora quella è una sola proposizione, non è ancora una legge autorizzativa di spesa. Ne deriva un sistema perverso, per cui la Giunta che volesse attraverso gli enti aggirare l'autorizzazione del Consiglio basta che inizialmente ponga in capo agli enti una grande entità di risorse e pro quota gli enti possano iniziare a spendere.

Tutto questo è fuori dal sistema legale, anche costituzionale, perché non si può avere spesa pubblica senza autorizzazione di legge, e deve essere un'autorizzazione puntuale su quell'ipotesi di spesa, non su una proposta che può essere in ogni momento modificata e che comunque nella sua determinazione conclusiva e solenne appartiene al Consiglio regionale quando approverà il bilancio. Per questa ragione, senza drammatizzare, penso che in questa materia, volendo fare qualcosa di buono (interpreto così), si sia andati oltre quello che si intendeva fare e che il meccanismo individuato è, come dire..

PRESIDENTE. Qualche secondo perché concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Sì, il meccanismo individuato rischi di travolgere al di là delle migliori intenzioni la finalità magari di accelerazione della spesa, o non so cos'altro sia perché la Giunta non l'ha chiarito, che si voleva perseguire.

Per questo dico, senza drammatizzare, proprio perché può derivarne questo effetto perverso io penso che questo articolo 6, questa norma possa essere benissimo accantonata, non ne risente l'equilibrio complessivo della finanziaria e però si toglie dai binari un sasso che rischia di far deragliare il treno.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento 119. L'onorevole Cogodi ha chiesto il voto elettronico. Gli otto consiglieri che appoggiano la richiesta si alzino in piedi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SPISSU, FADDA, COGODI, SELIS, MARROCU, CUGINI.)

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Mancano ancora cinque minuti dall'inizio della seduta. Quindi la pregherei di aspettare.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione con scrutinio palese elettronico dell'emendamento 119. Gli otto che hanno richiesto il voto elettronico vengono conteggiati, facciamo tutti i conti nel modo giusto e corretto.

Rispondono sì i consiglieri: LAI - ORTU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - COGODI - CUGINI - FADDA - MARROCU - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione dell'emendamento 119 all'articolo 6 del disegno di legge 383/A:

Presenti 46

Votanti 39

Astenuti 7

Maggioranza 20

Favorevoli 2

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Adesso votiamo il testo, stiamo votando l'articolo 6.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto contrario a questo articolo, ma vorrei richiamare alcuni temi che nella seduta di ieri, in conclusione, hanno polarizzato la nostra attenzione. Anche ieri abbiamo purtroppo assistito, ancora una volta, ad un inasprimento di toni e all'uso di linguaggi che non sono compatibili con la severità e il rispetto che ognuno di noi deve avere per questa Assemblea. Quando i toni vengono continuamente sollevati da chi svolge e dovrebbe svolgere ruoli di primaria importanza nella rappresentanza democratica, e quando si utilizzano frasari più degni del bar dello sport che di un Consiglio regionale, è segno di un grave degrado della istituzione ed è segno della fragilità e debolezza di chi questi ruoli svolge.

Quando si personalizza, anche attraverso l'uso di pesanti apprezzamenti e il dileggio individuale, un confronto politico anche aspro, emerge il carattere arrogante e di sfida se ad esercitarlo è chi ha nelle mani le leve della rappresentanza e del governo, e non può né essere accettato, né sottovalutato. E da una settimana che alle richieste di informazioni e di chiarimenti, giusti o sbagliati non ha importanza, si risponde con messaggi trasversali, che non definisco altrimenti per rispetto all'Assemblea, che suonano più o meno così: "attenzione altrimenti apriamo gli armadi, apriamo le casse e ne verranno fuori delle belle", lasciando intendere che è meglio non disturbare il manovratore. Penso che sarebbe più semplice per tutti e più lineare produrre le informazioni necessarie, Presidente Pili, ora e subito, non alla conclusione della finanziaria e che fugaste le perplessità sollevate senza minacciare ritorsioni. Non so se il sistema da voi utilizzato sia analogo a quello precedente, voi dovete rispondere di questi vostri 4 anni di governo, dei quali dovete rendere conto sotto ogni punto di vista, politiche economiche, sociali ed anche consulenze e studi.

Il miglior modo per smentire eventuali esagerazioni e strumentalità è quello di produrre l'informazione invece di sollevare i toni e di minacciare. Il tentativo costante che avviene in questi giorni di evitare il confronto di merito sulla finanziaria mette a nudo l'enorme difficoltà della maggioranza a produrre, appunto, un confronto di merito e a ricercare costantemente l'inasprimento dello scontro e lo spostamento della discussione su altri terreni.

La discussione non è sulle consulenze, nè sugli incarichi, la discussione è su questa vostra disastrosa finanziaria. Dai banchi della maggioranza ieri, forse dai colleghi più preoccupati della piega del dibattito, sono venuti toni di disponibilità maggiore e di ricerca di un confronto fra le posizioni e con l'opposizione. Abbiamo apprezzato questi toni più pacati e abbiamo, sui singoli temi, cercato di spostare la discussione su un piano maggiormente legato al merito. Abbiamo ascoltato con attenzione i segnali dell'onorevole Usai, dell'onorevole Pittalis, dell'onorevole Cappelli, dei Riformatori. L'onorevole Pili ieri ha lasciato intendere, nel suo linguaggio poco parlamentare e molto trasversale, di avere autorizzato il dispiegarsi di una trattativa con l'opposizione. Non so chi lei abbia autorizzato a trattare, nè con chi si conduca una trattativa, non certamente con noi. L'unica trattativa possibile, onorevole Pili, è la modifica sostanziale di questa finanziaria inqualificabile, la modifica nella discussione in Aula, nella direzione richiesta non solo da noi ma dall'insieme della società sarda: comuni, province, sindacati, imprenditori, associazioni. Le poste di bilancio devono essere modificate nella direzione dei comuni, delle...

PRESIDENTE. Prego concluda.

SPISSU (D.S.). Grazie sto concludendo; verso il sostegno al lavoro, verso il sistema delle imprese, verso il terzo settore. Se ci saranno risposte in questa direzione si svilupperà in Aula un confronto che attenuerà il nostro atteggiamento duro, oppositorio in tutti i modi che c'è consentito dai regolamenti parlamentari senza trattative trasversali o nascoste, ma nel merito delle questioni delle quali la società sarda è informata e sulle quali si conduce la nostra azione di opposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu il suo voto quindi?

SPISSU (D.S.). L'ho dichiarato all'inizio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Per esprimere voto contrario a questo articolo è per dire che se il Consiglio volesse esprimere un voto consapevole potrebbe e dovrebbe, a voto palese, tranquillamente cassare questa norma, perché è una norma deleteria. Abbiamo avuto modo di dire, ma senza avere possibilità di confronto, perché io posso anche essere dell'avviso che quando c'è una ragione contraria se viene espressa può avere il suo fondamento, invece no, non si ascolta e non si dice. Quest'articolo autorizza la Giunta, qualsiasi Giunta regionale, di questo colore o di altri colori, attraverso gli enti e le aziende regionali a spendere i danari della Regione prima ancora che il Consiglio regionale abbia autorizzato la spesa col suo bilancio dove prevede i contributi agli enti.

Quindi, ogni Giunta con questa norma, voi pensate che è la norma che utilizzerete l'anno prossimo chiaramente, perché avanzerete una proposta di bilancio dove potrete esagerare la devoluzione di risorse agli enti e quegli enti, prima ancora che la Regione abbia approvato il bilancio, può spendere sulla base di una proposta e non dell'autorizzazione del Consiglio. Ripeto, un Consiglio appena consapevole del suo ruolo direbbe: "Questa norma non va bene", però noi abbiamo un Consiglio che è questo, la maggioranza appare militarizzata, certo l'esercito di Franceschiello, però pensa di essere militarizzata, non ha generali ma ha caporali di giornata, e quindi chi c'è comanda. Però è una norma folle questa, che ripeto si presta a queste deviazioni, a queste perversioni che voi pensate di utilizzare l'anno prossimo, ma chissà quanti altri potrebbero utilizzarla anche contro di voi o i vostri interessi in altro modo. Non è buona amministrazione, io dico che è anche incostituzionale, perché qui si prevede una autorizzazione in bianco per una spesa di denaro pubblico alla Regione attraverso enti regionali prima ancora che la legge della Regione abbia autorizzato la spesa medesima.

Per cui voi potreste dire: "prendo il Consorzio 21 (o altro ente che rientri in questa categoria) con la proposta di bilancio gli attribuisco cento miliardi, il bilancio della Regione si approva a marzo o ad aprile, nel frattempo il Consorzio 21 sulla base della proposta della Giunta può cominciare a spendere" e dopo che li avrà spesi, perché a monte c'è una autorizzazione, quelli spesi sono e spese rimangono, e il Consiglio quando approverà il suo bilancio è vincolato, la sua volontà e diminuita se non è del tutto eliminata e ne soffre l'equilibrio complessivo dell'organizzazione della spesa.

Questo state facendo e state autorizzando con questo articolo. Una parola connessa al tema: si è detto dei toni che bisogna abbassare, badate i toni sono alti o bassi a seconda della situazione nella quale ci si trova, adesso di fronte al fatto che questo articolo non viene preso manco in considerazione nella sua pericolosità ci sarebbe da alzare i toni, ma insomma la sostanza rimane quella che è, però toni alti o toni bassi, per favore, non si dicano o non si alluda a cose che non esistono.

Abbiamo sentito ieri dire di trattative in corso, di leader dell'opposizione che starebbero trattando non so dove e non so come, io so di non essere leader, so di sicuro di essere opposizione, non stiamo trattando da nessuna parte niente; noi stiamo trattando qui la finanziaria e abbiamo detto quali sono le cose che noi vi proponiamo di modificare. Noi siamo l'opposizione quindi siamo anche minoranza, noi di Rifondazione siamo anche minoranza nella minoranza, quindi non possiamo avere la pretesa di fare la finanziaria che vorremmo noi, però su alcune cose vi abbiamo detto che vogliamo alcune modifiche, e ne abbiamo detto una principalmente che ne riassume altre e la riproponiamo: voi dovete modificare il vostro atteggiamento nel sostegno alle leggi per il lavoro, noi vi abbiamo detto: "salvare e migliorare le leggi per il lavoro" e questo è un impegno che non è che appartiene a questo o a quel consigliere regionale…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). ...che deve lucrare chissà che cosa, questo è un impegno che noi teniamo assolvere nell'interesse dell'intero Consiglio regionale, della sua dignità, della sua forza reale di intervento sui fatti dello sviluppo della Sardegna, e crediamo sia una cosa che appartiene all'interesse generale di tutta la comunità sarda. Questa è la questione che noi vi abbiamo posto e che trattiamo, e la trattiamo alla luce del sole, la trattiamo in Aula, ed è su questo principale argomento che ancora noi avremmo modo di chiarire, di insistere e speriamo di poter avere insieme a voi anche qualche risultato buono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Grazie Presidente. Brevemente sulle questioni che i colleghi questa mattina hanno riportato rispetto a ciò che è successo ieri sera. Non è questo l'oggetto del mio intervento, vado subito al merito, ma voglio brevemente dire che da parte di molti colleghi a volte c'è la netta sensazione, almeno io questa ce l'ho, che si fa esattamente il contrario rispetto a ciò che si enuncia, ma ciò che è peggio è che si fa il contrario rispetto a ciò che serve in quel momento al buon andamento dei lavori dell'Aula. Di fatto ieri c'è stato un momento non di trattativa, perché nessuno l'ha avviata, nessuno l'ha fatta, almeno per quelle conoscenze che ho io, di trattativa segreta dietro le quinte, ma un confronto serio nel merito che ha avuto riconoscimento anche da parte della maggioranza sulla bontà di alcuni emendamenti portati dall'opposizione, ed è stata in queste due settimane la prima volta che si è avuto questo riconoscimento che era un metodo di lavoro. Poi si sono innescate una serie di cose, si è sollevato un grandissimo polverone e il polverone lo solleva chi dietro il polverone si vuole nascondere; perché si vuole nascondere? Perché non ha argomenti nel merito, perché non si vuole non un accordo, non si vuole una discussione seria, forse non si vuole una finanziaria. Non riusciamo ancora a decifrare certe cose, ma sicuramente non cogliamo una direzione politica, una direzione dei lavori manifestata da parte di chi la deve manifestare in quest'Aula. E chi la deve manifestare se non il Presidente della Giunta regionale che porta questa responsabilità politico - amministrativa non solo rispetto alla maggioranza, ma rispetto all'intero Consiglio, rispetto a ciò che i sardi attendono. Cioè, attendono una finanziaria che risponda alle esigenze vere della popolazione.

Io dicevo: torniamo nel merito, perché le argomentazioni serie alla lunga devono avere un confronto serrato e possibilmente se non c'è un riavvicinamento si prenderà atto dei diversi punti di vista, e i sardi sapranno distinguere questi diversi punti di vista, però quando noi torniamo nel merito e diciamo che vogliamo discutere questa finanziaria, non le finanziarie dei governi Palomba. Badate anche questo nuovo modo di fare, è davvero nuovo e se volete inquietante per tutti quanti, per noi e per voi, perché con questo modo di fare la maggioranza non risponderà mai di ciò che sta facendo, del governo non risponde, perché andrà a rispondere delle cose del passato. In un sistema di alternanza democratica significa che il governo non risponderà mai nè a voi, nè a noi sul suo operato nell'immediatezza, ed allora questo meccanismo perverso bisognerà pure spezzarlo. Cioè, se si fanno domande legittime sulle assunzioni, senza destare scandalismi che non servono a nessuno, tranne a quelli che vogliono sollevare polveroni, se si fanno domande legittime sulle consulenze e sulle assunzioni bisogna dare risposte, le risposte le deve dare il governo ma non solo all'opposizione, le deve dare al Consiglio, poi naturalmente questo ruolo spetta maggiormente all'opposizione. Ma sull'articolo: noi abbiamo sollevato questioni serie non in forma scandalistica, quando noi diciamo che gli enti stanno investendo in borsa e stanno ricevendo consulenti finanziari di società, a volte anche abbastanza chiacchierate, a questo si da risposta perché stiamo parlando di enti, del merito dell'articolo. Quando noi diciamo che la risposta è il contrario di ciò che si enuncia, assessore Masala, non solo non c'è una riforma degli enti, non c'è un maggiore controllo, ma ne volete accelerare la capacità di spesa e volete invece togliere la nostra capacità di controllo. Non solo, al danno si aggiunge la beffa. Se andate a leggere il comma 6 dell'articolo 11, scoprite...

PRESIDENTE. Concluda la prego, onorevole Falconi, prego.

FALCONI (D.S.). Trenta secondi Presidente, mi scuso fin d'ora. Si scopre all'articolo 11, comma 6, qualcosa di veramente singolare, che in questa finanziaria invece di fare riforme sugli enti si aggiunge l'ente degli enti, cioè gli enti che si mettono assieme e fanno un altro ente. Badate, questo è davvero il paradosso!

Io penso che, invece, bisognerebbe trovare momenti di confronto anche aspro, però c'è un limite nella gestione della risorsa pubblica che vale sicuramente per l'opposizione, ma deve valere soprattutto per la maggioranza. Quando arriveremo all'istituzione di questo sovra ente degli enti inizio ad invitare fin d'ora i colleghi della maggioranza a meditare su questi meccanismi che hanno portato ad una miriade di enti in Sardegna che non sto qui ad elencarvi per mancanza di tempo, ma mi riservo di farlo successivamente, grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Nell'annunciare il nostro voto contrario all'articolo 6 e nel richiamare alla giornata di ieri l'attenzione di tutta l'Aula, non tanto per come si è votato, perché forse anche dai banchi dell'opposizione questa voglia di elezioni anticipate trova e motiva qualche paura, ingiustificata, perché se l'elezioni anticipate ci devono essere credo che non debba spaventare nessuno, se poi attraverso il voto si pensa di vincolare l'Aula a sopravvivere in questa legislatura, nascondendosi e pensando col timore che sia dentro che questo possa essere utile, ognuno è libero nella propria coscienza di farlo. Mi richiamo al suo comunicato, Presidente Pili; è tutta la settimana che le vengono chiesti gli elenchi delle consulenze, lei nel comunicato invece testualmente dice: "Parleremo delle risorse dilapidate, faremo i debiti raffronti, parleremo degli incarichi di progettazione, quelli che si sostiene abbia dato io" - e cioè lei - "e quelli affidati e gestiti da altri". Nessuno di noi questa settimana le ha chiesto incarichi di progettazione, le hanno parlato di consulenze, di quell'elenco e di quei 15 miliardi che non sono passati in quest'Aula, non certo per vostra volontà. Ma se pure fossero progettazioni, presidente Pili, lei non può rivolgersi all'opposizione, anche per quanto riguarda la passata legislatura, lei si dovrebbe rivolgere per metà della passata legislatura al collega Fantola, sia pure indirettamente, e per quanto riguarda la restante parte della legislatura al suo assessore Fois, che era Assessore dei lavori pubblici in quella circostanza. Facendo la sommatoria lei ritroverà la legislatura intera, e quindi il numero complessivo degli incarichi di progettazione che si sono dati, cosa conosciutissima in buona parte all'onorevole Fantola e in parte ancora maggiore all'onorevole Fois. Sconosciuta certamente a chi sta parlando in questo momento, perché non ho mai saputo, la prima parte della legislatura, quali consulenze o, per meglio dire, quali elenchi di progettazione si sono dati, né tanto meno conosco la seconda parte della legislatura, essendo all'opposizione, e quindi nel silenzio più assoluto di quello che è il fare di una Giunta.

Allora, motivo di trasparenza: parliamo tutti di possibilità vera di aprire il "palazzo" a chi sta fuori, che sia una scatola di vetro, qua sta diventando una scatola di piombo e ogni qualvolta qualcuno cerca di sapere, di conoscere, diritto sacrosanto di ognuno di noi, siamo qui anche per questo motivo, viene a inacidirsi il confronto politico, anzi di confronto non ce n'è più, arriviamo a uno scontro vero e proprio, con toni che vanno al di sopra delle righe, con una situazione piuttosto fastidiosa, ma credo che qualcuno voglia più lo scontro che il confronto. Credo anche che si possa mediare, cosa che noi non abbiamo mai accettato in questi anni, una finanziaria, ma l'amico Cogodi negli anni precedenti credo che l'abbia fatto in egual misura, non lo starà facendo in questa...

COGODI (R.C.). Per i lavoratori.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per i lavoratori senz'altro. E siccome io a quel piano del lavoro ho dato il voto negativo, Luigi, il tuo modo di fare consenti anche a me di non condividerlo. E' il tuo modo di fare, non il mio. Però se è per fare una finanziaria migliore non si fa fuori dell'aula, la facciamo qua tutti assieme, alla luce del sole, vediamo cosa in questa finanziaria è necessario cancellare, cosa invece è necessario aggiungere e correggere, e allora forse tutti assieme riusciremo a dare e a produrre un lavoro migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il Gruppo della Margherita voterà contro l'articolo 6. Lo voterà supportato dalle ragioni di merito che antepone ai fatti che accadono in quest'aula e che, come spesso accade, hanno come protagonista un Presidente della Giunta, che alzando il tono del confronto vuole esasperare il clima, confondere il confronto e la critica politica con la rissa personale e spostare così l'attenzione dell'Aula dalle questioni politiche di merito che ci preoccupano, così come preoccupano tanti sardi, singoli e organizzati, da quelle che lo coinvolgono in maniera personale e per le quali chiediamo chiarezza. Perché , dunque, le prove annunciate sul nostro operato alla fine di questo dibattito? Perché non subito? Non serve a nessuno usare scudi di cioccolata, porti le prove qua, porti il nostro operato e il suo operato subito attraverso un chiarimento che servirà a tutti; porti tutti gli elementi, compresi i suoi, quelli che le derivano dalla sua funzione e quelli che realizza nella solitudine di un commissariamento tutto ancora da comprendere.

Di fronte al valore sociale ed economico che noi riponiamo in questa finanziaria, conclusiva di un'esperienza complessivamente articolata della vostra gestione di governo e che si affaccia in uno scenario della Sardegna da tutti, dai più esperti, giudicata in ginocchio e in grande sofferenza, di fronte a questo valore non c'è per noi una trattativa o un compromesso riparatore. C'è la necessità di un confronto parlamentare che andiamo cercando in questi giorni con argomenti e con ragionamenti; un confronto parlamentare di merito sulle ragioni del futuro della Sardegna. E badate, sarebbe molto facile per noi lasciarvi andare alla vostra complicata e intricata parabola di governo.

Vede, presidente Pili, l'abbiamo detto e lo ripetiamo: le origini, le radici culturali e politiche, l'educazione personale, l'adeguatezza della personalità alle funzioni svolte, il senso delle istituzioni non si comprano, né si trasferiscono per investitura; o ci sono o non ci sono. Noi della Margherita non tacciamo e non taceremo, perché non accettiamo l'esilio della ragione dalla politica, della responsabilità dalla politica, dell'etica dalla politica, del buon senso dalla politica. Le ragioni per cui siamo in politica non sono banali, lo sapete e qualche persona avveduta fra di voi ce lo riconosce persino, e non accetteremo mai la riduzione alla banalità, alla rissosità, alla amoralità, alla volgarità delle istituzioni e della politica. Non rinunceremo, insomma, a resistere a ogni forma di intimidazione e di asservimento al vostro pensiero dominante, o meglio, ovvero alla voce del vostro padrone e alla consegna delle vostre coscienze. La libertà che il presidente Pili vi sottrae ogni giorno, a ogni angolo e alla bisogna, con i suoi ricatti e le sue intemperanze, è la peggiore ipoteca per il vostro stesso futuro politico. Cresce da questo punto di vista ogni giorno in noi la convinzione che per questa strada forse la Sardegna non pagherà questo dazio a voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Come già peraltro abbondantemente preannunciato ieri, con gli interventi che abbiamo svolto relativamente agli emendamenti all'articolo 6, voteremo contro l'articolo 6, perché attraverso questo articolo si sta instaurando una metodica che presuppone un eccesso di discrezionalità nella spesa da parte degli enti che rischia, per altri versi, di tradursi in sperpero. Vogliamo, invece, che tutto venga controllato e che la spesa, naturalmente, e le risorse siano determinate in maniera assolutamente certa e assolutamente precisa.

Per quanto riguarda gli altri aspetti, le trattative che qualcuno ha lasciato intendere che sarebbero nella giornata di ieri o di avantieri, che potevano essere in corso, è da sempre che come Gruppo abbiamo detto che eravamo assolutamente e nettamente contrari a tutte quelle pratiche che pure in altri tempi sono state utilizzate e che richiamano un modo deprecato, non certo utile di fare politica, che è quello del consociativismo. Quindi non siamo per aprire trattative nelle stanze segrete, in luoghi diversi da quelli dell'aula consiliare.

Abbiamo detto di una finanziaria debole, di una finanziaria fragile, di una finanziaria priva di strategia, di una finanziaria non utile a garantire lo sviluppo della Sardegna. Ciò detto le nostre proposte di modifica alla finanziaria le abbiamo inserite attraverso una serie di emendamenti, altri come emendamenti agli emendamenti possono eventualmente essere introdotti, ma il dibattito deve svolgersi in quest'aula e alla luce del sole. E abbiamo detto quali, a nostro avviso, erano i punti di maggiore debolezza e in quali settori le risorse dovevano essere canalizzate, indicando il lavoro, indicando l'impresa e i trasferimenti a favore degli enti locali. Ribadiamo ulteriormente questi concetti e siamo pronti a un confronto trasparente, sperando che sia anche utile per modifiche in questa direzione, ma che deve svolgersi alla luce del sole e nell'aula consiliare, non nelle stanze segrete.

Badate, anche le cose di ieri non fanno parte né di tatticismi, né tanto meno di tentativi di elevare il tono per creare occasioni di scandalo, né sono illazioni casuali. Sono cose certe, cose vere, sulle quali vorremmo solo e nient'altro che la Giunta esercitasse una maggiore vigilanza perché vengano evitate o comunque controllate nella misura massima possibile. La richiesta degli elenchi per quanto attiene alle consulenze sarebbe stata cancellata dai lavori di quest'Aula se solo il presidente Pili si fosse immediatamente alzato e avesse rapidamente, serenamente, tranquillamente accolto quel percorso riservandosi di fornirci quella documentazione dei prossimi giorni. Badate, queste cose servono non per rasserenare noi consiglieri, servono invece per togliere una cappa di inquietudine che rischia di prendere per intero la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Non so se la provocazione posta in atto dal presidente Pili nella giornata di ieri, fosse finalizzata a distogliere l'attenzione di quest'Aula dall'articolo che stiamo discutendo e che ci accingiamo anche a votare. Un fatto comunque è certo, che qualunque fosse la finalità risultano inaccettabili il comportamento e le dichiarazioni di un Presidente che, rivolgendosi attraverso stampa con quelle dichiarazioni, non fa certamente onore a questa nostra Regione.

Detto questo, vogliamo ribadire, esprimendo il voto contrario a questo articolo, che la nostra posizione qua è sempre stata chiara e se non fosse stata sufficientemente chiara, ribadiamo che noi siamo qua per salvare, per migliorare le leggi per il lavoro, tutte le leggi, caro onorevole Giacomo Sanna, compresa quella del piano del lavoro, che siano in grado di migliorare sostanzialmente la condizione di migliaia di persone che vivono in questa nostra Isola, che sono senza tutela, senza nessuna risposta.

Detto questo, vogliamo ritornare al merito di questo articolo, in modo particolare al comma 6, in quanto, nonostante sia stata ribadita, per quattro volte consecutive nella discussione dei vari commi, una richiesta di chiarezza del perché attraverso questo comma 6 si vogliano autorizzare gli enti ad anticipare la spesa sulla base di quello che sarà il bilancio della nostra Regione. E' una procedura anomala, che può provocare grandi danni, caro Assessore. Se voi volete velocizzare la spesa degli enti non dovete far altro che trasferire le risorse una volta che è approvato il bilancio della Regione, e non autorizzare gli enti, in virtù del bilancio della Regione, a spendere anche senza avere i soldi in cassa, perché questo determina l'approvazione di questo articolo al cui interno vi è anche questo comma 6 bis. Per cui noi vi chiediamo ulteriormente di ripensarci, perché è bene approvare le norme, ma è bene approvare quelle norme che hanno un senso, che hanno un senso nella loro approvazione che possono già dare un beneficio al sistema Regione, per cui anche al sistema degli enti regionali che noi controlliamo. Non si capisce questa norma, non si capisce quale finalità intenda perseguire e mi duole il fatto che il Presidente della Commissione, Balletto, sia sempre molto attento a quello che discutiamo e questa volta rispetto a questo argomento specifico non si sia sentito in dovere di esprimere nulla, per cui di non esprimere nessuna posizione di merito. Probabilmente nemmeno lui ha capito bene a cosa servano queste norme che ci accingiamo a votare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, voterò a favore dell'articolo 6, ma credo che questi minuti, come d'altronde hanno fatto anche gli altri colleghi, vadano utilizzati per recuperare i temi del confronto sulla finanziaria, per entrare nel merito appunto della finanziaria, come da più parti sottolineato, ma credo che debba esserci una presa d'atto reciproca tra l'opposizione e la maggioranza, su come continuare questi lavori. Ieri i toni si sono decisamente alzati in quest'aula, però devo anche dire una cosa che qualcuno probabilmente non gradirà: già nei giorni precedenti mi sono permesso di non condividere la linea di opposizione portata avanti dal collega Selis. Non me ne voglia nessuno, ma le parole dette in quest'aula e i comunicati stampa trasmessi non sono i comunicati stampa di un peone come me, sono i comunicati e le affermazioni di un collega stimato di opposizione, di un collega che è in quest'aula in quanto candidato alla Presidenza della Giunta da parte delle opposizioni, perciò, senza nulla togliere a nessun altro in quest'Aula, di un'autorevole collega che ha scelto la linea dell'attacco costante in quest'aula. Non si può negare che le istituzioni molto spesso, e quindi il Presidente della Giunta sia stato ripetutamente attaccato in quest'aula con toni eccessivamente alti, troppo alti, e che è normale che a un certo punto arrivi anche una risposta decisa che usa gli stessi toni di chi attacca.

Questo è avvenuto, spero che il chiarimento avvenga anche con quanto dalle opposizioni richiesto, legittima richiesta ma non si può neanche dire, onorevole Falconi, andiamo avanti non facendo i confronti col passato, non perché qui ci sia uno scaricabarile, ma i confronti col passato servono a volte per capire se qualcosa è cambiato, poi vedremo, se qualcosa è cambiato in meglio e altre magari sono cambiate in peggio. Però credo che noi dovremmo affrontare la finanziaria non con i toni da campagna elettorale che qui sono stati impostati. C'è tempo per la campagna elettorale, c'è tempo per confrontarsi su altre linee. Anche l'altro giorno ho sostenuto che poi magari dalle consulenze, dalle progettazioni, vedremo quali sono e quali sono state, faremo i confronti necessari, parleremo di riforma degli enti, parleremo, come dicevo l'altro giorno, magari finito questo argomento si parlerà delle macchine blu, si parlerà di tutte le classiche cose da campagna elettorale di chi però non porta avanti dei progetti, da qualsiasi parte questo avvenga. Ma non si può, in ogni caso, continuare in questo modo negando anche - e me ne assumo la responsabilità di ciò che dico - che si possa condurre una linea di dialogo con gruppi politici che condividono la linea del dialogo. Tutto questo deve avvenire in maniera trasparente, deve avvenire in maniera produttiva per l'Aula e per la finanziaria, deve avvenire senza sotterfugi, ma dialogare, confrontarsi, stabilire una linea, cercare di limare tutte quelle parti che possono aumentare i toni di quest'Aula, non credo che siano azioni contro l'Aula, contro la sovranità dell'Aula e che io non nego, diversamente da quanto hanno fatto altri colleghi; non confronti fra leaders ma semplicemente confronti tra chi ha seguito, sta seguendo la finanziaria, sta seguendo parti della finanziaria in maniera più specialistica rispetto ad altri e sta cercando, insieme alle parti che condividono questa linea, insieme alle parti anche più affini per certi versi, perché questa finanziaria, nell'interesse generale che qui è stato richiamato più volte, possa essere condotta in porto in tempi brevi. Chiudo semplicemente con un'altra sottolineatura, i toni vanno abbassati nei confronti delle istituzioni, nei confronti del Presidente del Consiglio, nei confronti del Presidente della Giunta e della Giunta stessa, ma anche nei confronti tra consiglieri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Voterò ovviamente a favore dell'articolo 6 e farò una valutazione probabilmente controcorrente rispetto a quello che è stato fin qua detto, perché sono convinto che ciò che è avvenuto ieri ha comunque un germe di positività. Voi direte: "Bisogna abbassare i toni", e noi certamente siamo d'accordo. La positività sta in questo, che ieri è avvenuto uno scontro forte, duro, aspro però nella linea del bipolarismo, cioè mentre noi discutiamo di accordi, discutiamo di coalizioni, di come costruire le coalizioni, ieri si è avuta un'esasperazione, un eccesso, ma che va ricondotto a quello che noi diciamo da sempre, un confronto cioè tra due coalizioni che si confrontano nella maniera anche più dura possibile, ma con due visioni totalmente diverse, due visioni assolutamente antitetiche, due visioni che con possono essere conciliabili. Detto questo, perché bisogna abbassare i toni? Bisogna certamente abbassare i toni, ma noi diciamo anche che nel centrosinistra bisogna che qualcuno si metta d'accordo, perché? Ieri ho seguito l'intervento dell'onorevole Emanuele Sanna e l'ho apprezzato, è un intervento di grande qualità, quella pacatezza non pelosa che dice cose di sostanza e poi però, onorevole Sanna, non ho capito assolutamente l'altro tipo di strategia che una parte della sua opposizione ha messo in campo. Noi siamo perché una trattativa - anche se il termine non mi piace - possa avvenire alla luce del sole e dentro quest'Aula. Non capisco che cosa significhi allocare più risorse per il lavoro, posto che una finanziaria di 10, 12 mila miliardi delle vecchie lire si occupa del lavoro e posto che il piano del lavoro è stato abbondantemente, l'articolo 19, è stato abbondantemente rifinanziato, però siamo disponibili a un confronto di merito, ma io dico subito che proprio per il concetto base di questo mio intervento, proprio perché siamo nel regime del bipolarismo, è giusto che i poli si confrontino, però è anche giusto che da Alleanza Nazionale venga una parola chiara, cioè la finanziaria non può essere snaturata, può essere corretta, può essere migliorata, può essere resa più appetibile a tutte le classi sociali, però è ovvio che nel confronto non dobbiamo cambiare le carte in tavola. Prima diceva bene il collega Balia, parlava del consociativismo; il consociativismo non si sposa con il bipolarismo ed ecco perché noi possiamo arrivare a un tipo di trattativa però seria e precisa, soprattutto nell'indicare da dove i fondi debbono essere recuperati, come debbono essere utilizzati. Quindi, se questa può essere una strada onesta e poter comunicare anche ai cittadini che comunque dentro quest'Aula vi sono due poli compatti che si confrontano, pur con le loro differenze...

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ti piacerebbe!?

MURGIA (A.N.). Certo che mi piacerebbe, quindi l'invito, ovviamente...

(Interruzioni)

MURGIA (A.N.). Ho parlato di bipolarismo perché credo che sia il fine ultimo, anche l'impostazione politica che il mio Partito vuole portare sommessamente ma anche in maniera decisa dentro quest'Aula. Grazie.

PRESIDENTE. Colleghi, una preghiera, nelle iscrizioni a parlare, tenete conto che perché il dibattito si alimenti in maniera corretta e possa esservi un confronto, il Presidente dovrebbe essere in grado di far parlare una volta uno di una parte e una volta uno dell'altra, invece si scrivono prima tutti quelli di una parte e poi tutti quelli dell'altra, in effetti il confronto non viene come dovrebbe essere, come potrebbe avvenire. Con questa preghiera do la parola all'onorevole Vargiu.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (RIF.SARDI-U.D.R.). Presidente, colleghi consiglieri, noi voteremo a favore all'articolo 6 e cogliamo l'occasione della dichiarazione di voto per unirci al ragionamento che da più parti è venuto all'interno di quest'Aula e che oltre che avere come tema l'argomento specifico in discussione per il quale siamo in sede di votazione, ha come tema, che credo che sia quello più cogente e all'attenzione in maniera più forte se possibile di quest'Aula, quale sarà l'ulteriore andamento dei lavori di questa finanziaria e quando riusciremo a consegnare questa legge finanziaria alla Sardegna e a questo Consiglio regionale. Credo che siano da apprezzare alcuni ragionamenti pacati - il collega Murgia ha anche detto sommessi, io direi che forse più che sommessi devono essere appunto non sopra le righe ma estremamente rigorosi e estremamente forti, che si sono fatti in quest'Aula e che ricordano, invitano, sottolineano la necessità che sulle cose ci sia il dialogo. Il dialogo è purtroppo elemento indispensabile anche e soprattutto, anzi, se si parte dall'idea che ci sia il confronto tra due diversi progetti, perché il confronto tra due diversi progetti non può avvenire né per urla, né per strepiti, né per motivi di scontro surrettizi o comunque non sostanziali rispetto al tutto, nel senso che il confronto avviene, se i progetti esistono, io spero che esistano affinché i sardi li possano vedere e giudicare in alternanza l'uno nei confronti dell'altro, il confronto avviene tra progetti e allora il confronto tra progetti non può che avvenire nella cultura dell'ascolto, nella cultura della disponibilità, nella cultura del dubbio, nella cultura della tolleranza di cui noi da liberal-democratici riteniamo di essere portatori e difensori. Chiaramente questo tipo di cultura non è la cultura dell'urlo gridato, perché nell'urlo gridato uno non sente neppure le proprie ragioni, quindi ha grandi difficoltà a intendere e a capire, se ce ne sono, le ragioni dell'altro. Noi vogliamo richiamare invece quest'Aula alla necessità che il confronto ritorni a essere sui binari naturali, che sono i binari del ragionamento e che sono i binari della verifica, insieme, di quali sono le differenze sostanziali tra i due progetti che sono in campo in questo momento, quali sono le differenze sostanziali sul progetto di finanziaria che questa Giunta e questa maggioranza hanno presentato e se ci sono quindi dei margini che ci consentano di andare avanti.

Colleghi, questo Consiglio non ha discusso nel mese di febbraio la prosecuzione della caccia, come da tante parti si era chiesto per un mese, noi non vorremmo passare né per colombe né per colombacci ed estendere di un mese la caccia anche a marzo e mantenere alta la tensione dei pallettoni contro chiunque per la pace, nel senso del dialogo, si pronunci all'interno di quest'Aula, quindi siamo convinti che chiunque oggi tenda il ramoscello d'ulivo, ma il ramoscello d'ulivo teso nel senso del ragionamento e del confronto non nel senso dello sbracamento, noi crediamo che chiunque oggi tenda questo ramoscello abbia necessità di dover essere ascoltato dall'altra parte. Quindi, la cultura dell'ascolto e la cultura della tolleranza e del dubbio che tante volte anche dai banchi del centrosinistra è stata evocata a testimonianza di un cammino culturale che fa onore al centrosinistra, è oggi quella attraverso la quale in quest'Aula si devono sviluppare delle interlocuzioni che vanno nell'interesse complessivo della nostra Regione, perché che la nostra Regione abbia e quanto più in fretta possibile una legge finanziaria, non è soltanto interesse dei 80 consiglieri di quest'Aula, ma è interesse dell'intera nostra Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). A proposito di toni, io voglio, così, tornando indietro con la memoria, mi ricordo di colleghi nella scorsa legislatura, apprezzati e stimati per lo stile, per la pacatezza, per la dignità delle azioni poste in essere nello svolgimento dell'attività politica. Oggi noto, pur essendo rimaste le stesse persone, che quei comportamenti veramente comportamenti di alta qualità politica, oggi non sono più tali e uguali o quantomeno che valgono in tutte le circostanze. Ho apprezzato e stimato moltissimo il comportamento del Presidente Selis in quanto Presidente dell'Aula, sempre persona equilibrata e imparziale. Lo vedo e osservo in certi momenti della vita politica, come oppositore, una persona diversa, trasformata, e io dico che quando si è leader e quando si ha qualche cosa da dire, la si deve - avendone la forza e la capacità - portare e rappresentare sempre con lo stesso stile, con la stessa pacatezza perché ritengo che sia anche più incisiva e più produttiva. Così potrei dire del collega Fadda, l'Assessore della sanità nella scorsa legislatura, che io a memoria non ricordo mai aver visto in una contrapposizione con l'opposizione in atteggiamenti che fossero più o meno, tra virgolette, sconvenienti, quanto a toni levati. Oggi da esponente dell'opposizione, talvolta nei toni, quantomeno in quello che si deve dire con quella pacatezza, il tono diventa quantomeno verbalmente come tono, come volume, eccessivo e sconveniente per chi evidentemente deve ascoltare. Quindi i ruoli che cambiano, trasformano le persone, almeno in certi momenti. Allora c'è da chiedersi: questa trasformazione è una trasformazione vera perché prima era mistificata, oppure è il ruolo che porta ad assumere atteggiamenti di un certo tipo che sono completamente diversi da quelli in precedenza?

CUGINI (D.S.). Balletto, parli del suo caso, così ci capiamo!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego lasci parlare l'onorevole Balletto; se lei vorrà le darò la parola subito dopo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non sono riuscito a intendere, quindi non posso darti una risposta, c'era rumore, non ho sentito, mi dispiace.

COGODI (R.C.). Sta dando pagelle a tutti, sembra la riforma Moratti!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ritornando al discorso della finanziaria, perché noi è di finanziaria che dobbiamo parlare, e il confronto e lo scontro politico che attiene all'attività del centrodestra, attuale maggioranza, e quello del centrosinistra oggi all'opposizione, non deve e non può avere la prevalenza sulla discussione e sulla valutazione della finanziaria, perché, colleghi, come ho avuto modo di dire ieri parlando delle richieste che sono state fatte, c'è uno strumento regolamentare, e voi il Regolamento lo conoscete molto bene, che metterebbe tutti nelle condizioni di avere le informazioni attingendo e utilizzando quel canale.

Allora la finanziaria è stata presentata in Aula il 21 di dicembre se non ricordo male, le richieste che voi state avanzando e che sono legittime, ma per quale motivo non sono state richieste prima con i canali dovuti e, se non ottenute, attraverso l'esercizio diretto di quella facoltà che consente a ciascuno di noi di rivolgerci ai funzionari. Allora perché noi dobbiamo fare, della questione delle consulenze, motivo centrale della discussione della legge finanziaria quando questo è un discorso ed è un aspetto che riguarda il confronto politico, ma su altri piani e con altre differenze. Invece oggi, si parla esclusivamente perché non avendo avuto soddisfazione diretta, la finanziaria si incentra, la discussione si incentra solo e esclusivamente su questa mancata trasmissione di dati e di informazioni che si assumono essere esaustivi e totalizzanti per ciò che riguarda l'esame della finanziaria. Noi gradiremo confrontarci sui contenuti della finanziaria, non ci si può confrontare quando su 538 emendamenti dell'opposizione, su 695, 238 sono solamente soppressivi e per quelli che hanno un contenuto, uno l'abbiamo visto ieri e di uno si è discusso entrando nei contenuti perché condivisibile, ma discutere degli emendamenti non significa che la manovra finanziaria così com'è stata presentata deve essere completamente riformata alla luce di aspettative e di idee che l'opposizione ha, ma che non coincidono con quelle della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (La Margherita-D.L.). Vorrei iniziare preannunziando il voto contrario. Detto questo non posso esimermi dal fare qualche breve considerazione sugli ultimi due interventi dei colleghi di maggioranza, in particolare il discorso di Murgia ed anche quello di Balletto. Qui si ha l'impressione di un discorso tra sordi, si parla di possibili trattative, di possibili accordi che poi non si capisce bene quali siano, di venirsi incontro e altro e poi di fatto ci si comporta, sono quindici giorni che diversi, valorosi colleghi dell'opposizione stanno cercando in tutti i modi di far capire alla maggioranza, e a chi la rappresenta in quest'Aula, che questo mostriciattolo che è stato presentato e che non è ritenuto un mostriciattolo solo da noi, ma da tutti gli ambienti che contano, dal mondo del lavoro, dalle parti sociali, dalle autonomie locali, dalle università e ne potremmo citare tanti altri di questi soggetti, è stato ritenuto un mostriciattolo, un qualcosa di improponibile, un qualcosa che non mira assolutamente al progresso della Sardegna. Allora, è quasi grottesco dopo quindici giorni di discussioni, di fronte a un muro che si è costruito davanti a giuste richieste, che non sono le richieste dell'opposizione ma che sono richieste dell'intera Isola, dire che i toni sono troppo alti e dire che si vorrebbe arrivare a delle soluzioni ragionevoli.

Ma quali sono le soluzioni ragionevoli? Qual è stato il punto sul quale c'è stata un'apertura in questo batti e ribatti tra maggioranza e opposizione? Assolutamente niente! Fino a questo momento assolutamente niente! Non solo, ma poi ci si lamenta del fatto che in questi giorni si è appuntato il discorso sulle problematiche delle consulenze, quasi che fossero un argomento estraneo, capitato così o utilizzato strumentalmente. Questo era uno dei punti principali di questa legge, era uno dei punti principali sul quale molti colleghi anche della maggioranza hanno ricorso al voto di coscienza evidentemente, qui non era un problema di trabocchetti o di imbrogli o di altre cose, io ritengo che fosse un voto di coscienza, di avere abrogato quell'indegno, osceno sperpero di quindici miliardi che si voleva perpetrare. Questo è il problema!

Allora, colleghi per favore, non facciamo le paternali. Balletto, non ergiamoci a giudici dando voti di pacatezza, di equilibrio; veramente, non è proprio il caso. Non è il caso di fare l'avvocato delle cause perse e non è neanche il caso di voler fare i moralisti. D'altra parte, quando tu fai riferimento a persone che avrebbero cambiato da quattro anni a questa parte i loro atteggiamenti o il loro modo di comportarsi, io non lo so perché non c'ero mentre tu c'eri, però una cosa è certa, che questa volta la legislatura è stata pesantemente caratterizzata dai fatti che tutti conosciamo.

E quindi, voglio dire, non perché siano santi, ma sappiamo bene che anche i santi qualche volta perdono la pazienza e hanno giustificato motivo di perderla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Devo dire che l'ammorbidimento dei toni di stamattina mi conforta, perché credo veramente che ieri abbiamo toccato un livello triste per questa istituzione. Quindi il richiamo che oggi c'è stato, ad una ripresa di un dialogo, pur nella diversità, sia il vero valore che noi portiamo all'interno di quest'Aula. Per la verità questi richiami più volte ci sono stati, molti di noi hanno invitato i colleghi della minoranza a fare uno sforzo per entrare nel merito di queste diversità, ma anche uno sforzo per entrare nel merito delle richieste, nel senso delle richieste di modifica della finanziaria, non nel senso di trattativa da mercato delle vacche.

Ora, credo che questo aspetto, se lo riteniamo un valore, debba essere salvaguardato anche da tutti gli elementi esterni al discorso sulla finanziaria, che spesso vengono portati all'interno dell'Aula. Questo non può essere il momento della resa dei conti, perché la resa dei conti secondo me sarà quella delle elezioni, sarà quella della storia, quindi oggi credo che il problema di ciascuno di noi e delle due parti di quest'Aula, sia quello di tentare uno sforzo che possa essere nell'interesse dei sardi e della Sardegna.

Credo anche che da parte della maggioranza, disposta a modificare per quanto ci compete anche toni errati che possano esserci, non può comunque esistere un atteggiamento di trattativa, purché sia, con la preoccupazione di accorciare i tempi della finanziaria al di là del merito. Quindi credo che questa riflessione, questo ragionamento vada fatto all'interno di tutta la maggioranza con tutte le parti che la compongono. Per cui io voterò a favore dell'articolo 6 della finanziaria augurandomi che questa pacificazione, questo atteggiamento di ragionevolezza continui.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 6. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per chiedere la votazione elettrica palese.

PRESIDENTE. Gli otto consiglieri che appoggiano la richiesta si alzino in piedi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PIRISI, SCANO, CUGINI, MARROCU, COGODI, MANCA, LAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico palese dell'articolo 6 del disegno di legge 383/A.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU. Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 74

Astenuti 1

Maggioranza 38

Favorevoli 42

Contrari 32

(Il Consiglio approva).

Articolo 7. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Art. 7

Modifiche alla legge regionale n. 11 del 1983

1. Nell'articolo 57, comma 1, della legge regionale n. 11 del 1983, dopo il punto 2) è aggiunto il seguente:

"2 bis) alla verifica che l'atto di impegno contenga tutti gli elementi di legittimità contabile, senza che questo comporti la presentazione di ulteriore documentazione, e in caso di insussistenza di tali elementi restituisce al soggetto emittente l'atto medesimo.".

2. Nel comma 4 bis dell'articolo 62 della legge regionale n. 11 del 1983, dopo l'inciso iniziale: "Le somme stanziate per l'acquisizione di beni o servizi" sono soppresse le seguenti parole: "nonché quelle destinate alla realizzazione di opere pubbliche in esecuzione diretta".

3. Dopo il comma 5 quater dell'articolo 62 della legge regionale n. 11 del 1983, sono inseriti i seguenti:

"5 quinquies. Le somme stanziate per la realizzazione di opere pubbliche in gestione diretta dell'Amministrazione regionale devono essere impegnate entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di iscrizione in bilancio, ovvero entro il secondo anno successivo all'iscrizione in bilancio quando la loro realizzazione richieda l'approvazione di un progetto esecutivo.

5 sexies. Le assegnazioni statali disposte in corrispondenza di deleghe di funzioni amministrative a norma dell'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348, sono mantenute in bilancio sino ad eventuale revoca o richiesta di restituzione da parte dei competenti organi statali.".

4. A decorrere dal 1° gennaio 2004 è soppresso il bilancio di cassa; conseguentemente, al fine del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'adesione al Patto di stabilità e crescita, la Regione provvede a contenere i propri pagamenti secondo quanto stabilito dalla normativa statale per le Regioni a statuto speciale. La Giunta regionale determina per trimestri anticipati il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa; di tali provvedimenti è data comunicazione, entro quindici giorni, al Consiglio regionale.

5. Sono abrogate tutte le norme della legge regionale n. 11 del 1983 in contrasto con il comma 4.

6. Ai fini di un efficace controllo dell'andamento dei pagamenti in relazione alle disponibilità sussistenti nella Tesoreria regionale, con delibera della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di bilancio, sono definite le limitazioni all'emissione dei titoli di pagamento a carico del bilancio regionale in termini quantitativi e qualitativi, con l'esclusione delle spese relative agli stipendi, assegni e altre spese fisse o aventi natura obbligatoria, agli interessi, alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili, alle spese relative ad obblighi derivanti dalla normativa comunitaria, alle annualità relative ai limiti di impegno decorrenti da esercizi precedenti e alle rate di ammortamento mutui.

PRESIDENTE. All'articolo 7 sono stati presentati i seguenti emendamenti: soppressivo totale 412; soppressivi parziali 411, 120, 121, 410, 441 che hanno lo stesso contenuto pertanto voteremo assieme e i seguenti aggiuntivi: 5, al quale è stato presentato un emendamento modificativo soppressivo totale, il 696, il 116, 122, 123, 651.

CAPPAI, Segretario:

Emendamento soppressivo totale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi

Art. 7

L'articolo 7 è soppresso. (412)

Emendamento soppressivo parziale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi

Art. 7

Il comma 1 dell'articolo 7 è soppresso. (411)

Emendamento soppressivo parziale Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Il comma 4 dell'articolo 7 è soppresso. (120)

Emendamento soppressivo parziale Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Il comma 6 dell'articolo 7 è soppresso. (121)

Emendamento soppressivo parziale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi

Art. 7

Al comma 4 dell'articolo 7 le parole "A decorrere dal 1° gennaio 2004 è soppresso il bilancio di cassa", sono soppresse. (410)

Emendamento soppressivo parziale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi - Orrù - Lai

Art. 7

Al comma 4 dell'articolo 7 le parole "A decorrere dal 1° gennaio 2004 è soppresso il bilancio di cassa", sono soppresse. (441)

Emendamento soppressivo totale Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Emendamento all'emendamento n. 5/Art. 7

L'emendamento n. 5 è soppresso. (696)

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 7

Modifiche alla legge regionale n. 11 del 1983

Prima del comma 1 sono inseriti i seguenti:

1a. L'articolo 37 della legge regionale n. 11 del 1983 è sostituito dal seguente:

Nelle more dell'adeguamento dell'articolo 11 dello Statuto della Regione Sardegna ai principi del combinato disposto degli articoli 5, comma 5, e 10 della Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e in applicazione dei medesimi, la Regione ha facoltà di contrarre, sulla base di apposita autorizzazione da disporsi di volta in volta con legge regionale, mutui e/o prestiti, anche obbligazionari, da essa esclusivamente garantiti, per provvedere a spese di investimento, ivi comprese le assunzioni di partecipazioni in società. Gli investimenti da finanziare con il provento dei mutui e dei prestiti possono essere realizzati dall'Amministrazione regionale sia direttamente, sia attraverso gli enti e le aziende di cui al primo comma dell'articolo 34 della presente legge, gli enti locali, nonché mediante la concessione ad imprese di incentivi previsti dalla legislazione regionale.

1b. Dopo l'articolo 37 della legge regionale n. 11 del 1983 è inserito il seguente:

Art. 37 bis. La Regione ha facoltà di procedere a operazioni di cessione e di cartoralizzazione dei crediti vantati nei confronti dei terzi. (5)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

1 bis. Nella L.R. 11/83 e successive modifiche e integrazioni, dopo l'ultimo comma dell'articolo 62, è aggiunto il seguente:

"Le somme stanziate e non impegnate nella chiusura dell'esercizio costituiscono economie di stanziamento. Non sono consentite deroghe a tale disposizione ad eccezione di quelle contenute nel presente articolo." (122)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

1 bis. Nella L.R. 11/83 e successive modifiche e integrazioni, dopo l'ultimo comma dell'articolo 62, è introdotta la seguente modifica:

"Dopo il secondo comma dell'articolo 40 è inserito il seguente:

"Non è consentita l'assunzione di impegni al di fuori di quanto è previsto nel precedente comma. In ogni caso la registrazione dell'impegno avviene sotto la responsabilità di chi ha emesso il relativo provvedimento."" (123)

Emendamento aggiuntivo Scano - Sanna Gian Valerio - Spissu - Balia - Cogodi

Art. 7

Nell'articolo 7 dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:

1 bis. Nell'articolo 5 della legge regionale n. 7 del 2002, dopo la lettera a) sono inserite le seguenti:

a bis). Nell'articolo 13 le lettere c), d) ed e) del comma 1, sono sostituite dalle seguenti: "b bis) la determinazione, in apposita tabella, della quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa permanente la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria; b ter) la determinazione, in apposita tabella, per ciascuno degli ani considerati dal bilancio pluriennale, delle riduzioni di autorizzazioni legislative di spesa. "

2 bis. La determinazione delle spese previste da leggi pluriennali recanti oneri valutati di carattere permanente è stabilita dalla legge di bilancio." (651)

PRESIDENTE. Il 412 è stato presentato dai colleghi Falconi, Spissu e più. Ha facoltà di illustrarlo.

FALCONI (D.S.). Noi chiediamo l'abrogazione di questo articolo e motiviamo anche le ragioni che ci hanno spinto a chiedere questo. Riteniamo innanzitutto, in termini generali lo abbiamo già ribadito nell'esposizione di altri emendamenti e di altri articoli, non riteniamo corretto il modo di procedere, perché anche ...

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi quest'aria prefestiva! Tutti a posto a lavorare per cortesia, con un po' di silenzio. Grazie.

FALCONI (D.S.). Non voglio rinviare di molto il fine settimana dei colleghi e, quindi, nei limiti consentiti accorcerò il mio intervento rinviandolo eventualmente alla prossima settimana.

Presidenza del Vicepresidente Sanna Salvatore

(Segue FALCONI.) Dicevo che noi non riteniamo un approccio corretto questo voler in questo modo, nel modo proposto dalla Giunta e dall'assessore Masala, rivedere, correggere in diversi articoli il sistema di contabilità, perché di questo stiamo parlando anche con l'articolo 7 e con le modifiche alla legge regionale 11 del 1983 che esso propone. Noi lo abbiamo già detto - ma in questo articolo vale ancora di più - che bisognava andare e bisogna andare a una legge organica, a una legge di riordino che, se necessario, riveda anche la 11 del 1983 ma che deve diventare la legge organica del nuovo sistema di contabilità, altrimenti si fa uno spezzatino, si fa un qualcosa di non corretto e difatti poi andremo via via, nei diversi commi dell'articolo 7, a cercare di farci capire perché e per come riteniamo sbagliate anche le proposte che i diversi commi avanzano.

A parte il comma 1 che rinvia alla ragioneria generale il controllo di legittimità con la copertura contabile, rinvia esclusivamente alla ragioneria generale. Il 2 e il 3 sono assolutamente tecnici e quasi inutili da riportare, ciò che invece attrae sicuramente l'attenzione e deve attrarre l'attenzione di tutti i colleghi, e se non l'ha fatto finora inizio a farlo io, ma ritengo che molti colleghi del centrosinistra su questo interverranno, appare negli ultimi commi, non dico inquietante, non sono abituato ad usare terminologia forte anche perché si sta instaurando un nuovo clima non di collaborazione ma di confronto civile e costruttivo, di confronto che deve restare tale, perché se no non vengono fuori le ragioni di ognuno di noi.

Allora, questi ultimi commi propongono la soppressione del bilancio di cassa; di per sé sembra una cosetta, un atto dovuto in termini moderni, bisogna sveltire le burocrazie, bisogna snellire l'andamento della macchina regionale eccetera, eccetera; se presentata e imbellettata in un certo modo può risultare anche accattivante, efficace, eccetera, eccetera. Però, l'eliminare tutta una serie di griglie di controllo che via via si stanno eliminando, oggi è pericoloso per voi, domani - ci auguriamo - la prossima legislatura può esserlo per noi, che prevediamo di andare al Governo, di sostituirvi, ma l'eliminare il controllo di cassa davvero può risultare pericoloso.

C'è semplicemente la dicitura che gli impegni e i pagamenti devono coincidere - badate - è come dire che "l'acqua è umida" o delle ovvietà che non servono a nulla ed a nessuno ribadire in una legge; se una legge la si fa è perché non dobbiamo modificare delle ovvietà, ma dobbiamo invece modificare l'esistente e cercare di migliorarlo. Quindi non serve assolutamente a nulla ribadire in questi ultimi commi che gli impegni e i pagamenti devono coincidere, così come altre diciture assolutamente ininfluenti per un buon controllo della cassa e il buon controllo più in generale della pubblica amministrazione.

Ciò che invece bisogna evidenziare per far convincere noi stessi che un controllo di cassa è quanto mai opportuno in questo periodo, è il fatto che - e non lo dico io, lo dicono lo stesso Assessore e gli stessi colleghi che meglio e più di me se ne intendono - quando la cassa è deficitaria, quando il cosiddetto governo amico non trasferisce le risorse che deve trasferire in tempo utile, quando l'IVA ci viene trasferita con tre, quattro anni di ritardo, tutto questo pregresso che deve essere accreditato, che c'è, che abbiamo, che possiamo inserire in bilancio ma che alla cassa ci manca, tanto più succedono queste cose, tanto più il controllo di cassa è opportuno.

Nell'articolo precedente noi abbiamo parlato di enti, ne abbiamo parlato a proposito ed a sproposito; però se anche lì noi non ristabiliamo un controllo ed anche lì un controllo di cassa, davvero succedono - e lo denuncio per la terza volta - delle cose assolutamente inquietanti, cioè di consulenti finanziari che circolano, che si offrono, che raccolgono risorse finanziarie della Regione, le prendono dagli enti, le investono e non sappiamo con quale trasparenza. Allora c'è davvero la necessità di un maggiore controllo perché altrimenti la Regione è costretta non solo ad anticipare per gli enti, e gli enti lucrano qualche punto in percentuale in termini di interessi su quelle somme che depositano nelle banche, mentre l'ente madre - diciamo - la Regione Sardegna è costretta a contrarre mutui per sopperire esattamente alla mancanza di cassa.

E` un giro che dobbiamo interrompere, è un giro che dobbiamo assolutamente spezzare, proprio perché diventa non solo incontrollato, e questo è ingiusto, ma diventa anche dannoso per le stesse casse pubbliche. Non servono questi artifizi contabili, Assessore, per risolvere i problemi di cassa, ma serve una legge organica, serve ristabilire dei controlli efficaci per noi e per gli enti. Non basta ciò che lei propone al comma 6, non può essere tutto regolato dal patto di stabilità Stato-Regione e dal controllo di contabilità che è previsto sotto forma non di controllo ma di rendiconto, ma è previsto almeno quello, il rendiconto trimestrale allo Stato, questo secondo noi non basta.

Dovremmo andare a lasciare quantomeno le cose come sono, a ristabilire lasciando il bilancio di cassa, andando spediti a una legge organica per rivedere, riordinare, tutta questa materia alla luce delle nuove esigenze, alla luce delle esigenze di contabilità, di tempi moderni, di tempi snelli, di tempi che devono essere più efficaci che gli anni passati. Torneremo sull'articolo 7 e su questo tema, adesso scade il tempo, per cui ringrazio dell'attenzione.

PRESIDENTE. Onorevole Falconi, intende illustrare l'emendamento 411?

FALCONI (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Emendamento numero 120, primo firmatario l'onorevole Sanna Gian Valerio. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Illustrerò anche l'emendamento successivo per economia di tempo. Presidente, l'emendamento che presentiamo si propone la soppressione del comma 4 e del comma 6. Abbiamo già preannunciato negli interventi sulla discussione generale che avvertiamo in capo alla linea politica di questa maggioranza e di questa Giunta una strana concezione dei processi di riforma. Ci attenderemmo, lo dico con un elemento, con una nota provocatoria ma anche costruttiva ai Riformatori, ci attenderemmo che riguardo alle reiterate riforme della legge numero 11, intervenute in questa legislatura che poi illustrerò, ci spieghino in maniera coerente il filo rosso che lega questi provvedimenti che ne danno una ragione riformatrice di ammodernamento. A noi sfugge. Rileviamo solo che nelle quattro finanziarie che ci avete presentato ci sono ben 20 modifiche alla legge numero 11 dell'83, cioè un vero e proprio blitz che capovolge, perché badate finchè si tratta di accorgimenti migliorativi della performance legislativa rispetto all'esigenza di efficienza di velocità della spesa io sono d'accordo, noi siamo d'accordo, ma quando si sommano venti interventi strutturali all'interno della complessa legge sulla contabilità, tutto si può dire fuorché si stia andando in una direzione di riforma complessiva. Perché ? Perché un Governo regionale che giudica complessivamente inadeguata una legge sulla contabilità mette mano ad una riforma, e siccome ha avuto tempo in quattro finanziare di presentarci una caterva di modifiche, aveva tutto il tempo per presentarci un disegno di legge organico che provvedesse a rispondere a tutte queste esigenze o a proporre all'Aula una linea di riforma della contabilità che segnasse in qualche modo una caratterizzazione della vostra concezione in questo campo, invece no. Si va a tentoni, alla bisogna, assessore, cioè nella misura in cui questa maggioranza ha bisogno di rendere meno trasparente e meno visibile e meno giudicabile la manovra finanziaria, via via produce accorgimenti che ne oscurano delle parti essenziali, impedendo la funzione di controllo e di verifica che invece la legge tutelava e le forme della contabilità regionale tutelava. Ora vi proponete di sopprimere il bilancio di cassa. Fate riferimento ad una conseguenza di quest'atto; aboliamo il bilancio di cassa e conseguentemente, dice, e qui c'è la nobiltà della proposta, "ai fini della realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica imposti dal patto di stabilità ampiamente disatteso da questa Regione, nel concreto, in forza di questo sublime principio che all'occorrenza rilevate, determinate voi i regimi di spesa e dite che la Giunta regionale, che è incapace di rendicontarci in questi anni quello che effettivamente fa e modifica dovrebbe, in via anticipata, fornirci al Consiglio trimestralmente in maniera anticipata i regimi di spesa che intende autorizzare". Ma stiamo scherzando? Ma stiamo parlando di fantascienza, assessore, stiamo parlando di fantascienza! Perché una Regione che non è capace di rendicontare al Consiglio, a chiusura dell'esercizio, le elementari questioni che vengono sollevate per una doverosa conoscenza dei flussi finanziari, delle capacità di spesa, della cultura più o meno accentuata dello stanziamento, si lancia anche in questa coraggiosissima affermazione che ci fornirà le previsioni di spesa trimestralmente in maniera anticipata. Io credo che questa sia una nota di ottimismo di cui avete anche tra l'altro bisogno nel coacervo di controriforme che state portando avanti. Nel comma 6 dice: "Dovete controllare meglio i pagamenti", da qui si deduce che non siete in grado di controllarli, prima affermazione; e poi dice: rispetto alle disponibilità, non solo la spesa è quella che è, e l'andamento della spesa lo ha dimostrato nell'esercizio 2002, 2001 - 2002 voi avete raggiunto, credo il guinness dei primati rispetto alla storia dall'autonomia nella gestione delle risorse finanziarie, quindi possiamo in maniera serena andare ad analizzare le performance che sono state realizzate e trarre le giuste osservazioni.

Nel comma 6 la Giunta regionale, sempre su proposta dell'assessore che dovrebbe avere uno stato dell'arte aggiornato, definite le limitazioni sulle emissioni dei titoli di pagamento a carico del bilancio regionale. In termini quantitativi e qualitativi, ad esclusione delle spese obbligatorie. Io faccio riferimento solo a quello che è accaduto alla fine di quest'anno, quando avete svuotato le casse, non avevate più una lira e avete votato un discutibile provvedimento che violava le convenzioni con le tesorerie, perché, voglio dire, violate le leggi che sono in vigore, le trasformate, le cambiate, almeno, almeno le convenzioni non faranno rumore, per cui se avevate un limite di 100 milioni per ricostituire le casse, voi ne chiedete 1000 miliardi perché tanto non avevate una lira, non eravate in condizioni di operare e in quella circostanza i cittadini di Cagliari si sono anche resi conto dell'importanza di questo provvedimento, perché molti cittadini che sono andati in banca a cambiare un assegno, non l'hanno potuto cambiare in quei giorni perché il terrorismo economico che è stato trascinato nel sistema bancario, a causa di quella vostra determinazione, ha impedito che i cittadini sardi avessero dei servizi elementari nel loro diritto che era doveroso avere.

Ho citato questo esempio per dimostrare come tutto questo andamento altro non fa che proseguire nella costante linea dell'oscurazione e della poca trasparenza nella gestione contabile della nostra Regione; questo non è ammodernamento. Oggi la riforma, la concezione riformistica della finanza pubblica va verso non solo una maggiore partecipazione dei soggetti organizzati nei sistemi economici alla gestione delle risorse, pensiamo al cofinanziamento, al tanto declamato progetto di finanza, cioè un modo di chiamare la gente alla partecipazione delle grandi partite economiche, ma richiede a maggior ragione nella efficienza un maggiore livello di trasparenza. Tutto questo voi non lo realizzate, anzi, andate in senso opposto. Volete togliere alle opposizioni, alla fine proprio della legislatura, nel 2004, proprio quando potremo anche a consuntivo sommare i dati dell'esercizio 2003 che stiamo andando ad approvare a quelli degli anni precedenti ci volete togliere uno strumento, probabilmente attraverso il quale noi dobbiamo e abbiamo espresso un giudizio. Siccome abbiamo espresso un giudizio sulla vergognosa performance della gestione finanziaria del 2002, dove vi siete permessi, nella condizione in cui versa la Sardegna, di lasciare nelle casse oltre la metà del bilancio regionale. E se a queste, come dite voi, togliamo le spese obbligatorie, dovete spiegare ai sardi perché li avete privati di una annualità della gestione economica della Regione che consisteva prevalentemente in azioni, incentivi e azioni di sviluppo. Questa è la ratio, assessore, di questo rosario infinito di storture e deformazioni della legge di contabilità; la dimostrazione della vostra incapacità riformatrice, della vostra attitudine all'oscurantismo, alla poca trasparenza, ed è per questo che noi abbiamo un giudizio negativo complessivamente...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Questa abitudine a portare a regime nella legge finanziaria la modifica alla regola che dovrebbe invece darne origine, motivazione e ragione. E` una sorta di gatto che si morde la coda, l'impossibilità di dire che c'è un punto fermo dal quale parte una riforma complessiva che possa dare ai cittadini, non a noi che siamo invece oggetto del vostro unico scopo politico, lotta meramente partigiana e non di merito, come avete dimostrato in questa circostanza ma anche in altre circostanze. Quindi il nostro giudizio è negativo, avremo modo successivamente nei successivi emendamenti di dimostrare come alcune proposte potevano essere introdotte nella 11 per bloccare le patologie della gestione finanziaria della nostra Regione e regalarvi, cosa che una minoranza responsabile quando non c'è capacità di governo ha l'obbligo di fare, alcune idee, alcune proposte che vanno nell'interesse inizialmente vostro ma sicuramente anche della prospettiva della Regione per la quale noi ci riserviamo di svolgere un ruolo un po' diverso da quello di oggi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi per illustrare gli emendamenti numero 410 e 441. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Brevemente per non guastare il clima prefestivo che si sta creando, però è necessario che qualche pur breve considerazione si faccia anche sulle motivazioni che ci hanno indotto a presentare un emendamento soppressivo specifico in subordine all'emendamento soppressivo dall'articolo 7; perché questo poi è centrale nell'articolo 7, cioè la soppressione del controllo di cassa. Noi abbiamo già addotto le ragioni che ci preoccupano per questo andamento generale delle cose e per questo anche a riproposizione anche nell'articolo 7 di un tentativo di coriandolo di riforma che è disgiunta dal contesto generale e che come tale non va bene. Ma non va neanche nel merito, perché in un contesto così come stiamo operando il bilancio di cassa serve e non serve solo per le ragioni già esposte da me e dal collega Sanna, ma serve anche per prevenire la stessa mancanza di cassa. Non so se molti colleghi ricorderanno ciò che succede quando per mancanza di cassa si blocca la 32, cioè si bloccano anche la maggior parte dei cantieri edili in Sardegna; cosa succede quando ad un impresa la ragioneria blocca il mandato di pagamento, questo si vive il più delle volte in solitudine da parte delle famiglie o da parte degli imprenditori che attendono un mandato di pagamento, dalla Regione arriva semplicemente la risposta burocratica che non c'è liquidità, che non c'è cassa ed allora si blocca il mandato di pagamento, quei due, tre mesi, sei mesi che possono essere mortali per l'azienda. Allora, se invece noi abbiamo un controllo quasi preventivo e sappiamo che in quella data non possiamo pagare e diciamo molto più correttamente a quella famiglia, a quell'imprenditore, a quel comune: "Bada che non ti posso pagare a giugno, ti pagherò a dicembre", facciamo danno ma facciamo anche cosa corretta nel dirglielo, non basta dirgli che non c'è cassa. Però succede così come vi sto dicendo che vengono bloccati in ragioneria i mandati di pagamento. Per le ragioni dette prima ed anche per queste ragioni noi chiediamo con questi due emendamenti, che per altro sono identici, quindi uno è da ritenersi ritirato, è semplicemente una fotocopia, per queste ragioni noi riteniamo che almeno quella parte del comma 4 dell'articolo 7, dove si stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2004 il bilancio di cassa è soppresso, quella parte noi la dobbiamo sopprimere con questo emendamento. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per illustrare l'emendamento numero 5 l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente l'articolo 11 dello Statuto, ripreso dall'articolo 37 della legge di contabilità, prevede la contrazione di mutui solo per investimenti in opere di carattere permanente. La riforma del Titolo quinto della Costituzione ha dato in materia una facoltà più ampia consentendo la contrazione dei mutui genericamente per investimenti, quindi includente qualsiasi tipologia quali incentivi in conto capitale alle imprese. L'emendamento pertanto, nelle more dell'adeguamento dello Statuto, così come previsto dall'articolo 10 delle legge 3/2001 che disciplina il titolo quinto, consente il ricorso a tale facoltà.

PRESIDENTE. All'emendamento numero 5 della Giunta regionale è stato presentato l'emendamento soppressivo 696, primo firmatario l'onorevole Sanna Gian Valerio. L'emendamento si da per illustrato anche perché è molto chiaro. L'emendamento 116 è stato giù illustrato e lo stiamo trascinando dell'articolo 5 e abbiamo l'emendamento 122 e 123, sempre primo firmatario l'onorevole Sanna Gian Valerio. Se non ci sono altri colleghi firmatari che intendono illustrarlo lo diamo per illustrato e l'emendamento 651 primo firmatario l'onorevole Scano viene dato anch'esso per illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio..

MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, se magari mi da anche..., perché c'era il 116 che recuperiamo dal coso in relazione al quale devo attendere la presenza dell'assessore Contu, il testo ce l'ho anche io dell'emendamento di coordinamento, ma non è stato ancora depositato perché attendevo di conoscere l'esito del confronto con i proponenti degli altri emendamenti. Quindi per il momento mi limito a dare il parere sul 412 che è contrario, 411 che è contrario, il 120 è contrario, il 121 è contrario, il 410 è contrario, il 441 che è uguale, il 122 e il 123 che sono legati, almeno per il momento, all'emendamento 116 di cui si è parlato prima e il 651 che il parere è contrario, ma su questo c'è la possibilità di rimettersi all'Aula dopo aver sentito il dibattito e come si svolge il dibattito.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I. - Sardegna), relatore. Il 412 non si accoglie, 411 non si accoglie, 120 non si accoglie, 121 non si accoglie, 410 non si accoglie, 441 non si accoglie, emendamento numero 5 si accoglie. Emendamento all'emendamento numero 696 non si accoglie, emendamento numero 122 non si accoglie, emendamento 123 non si accoglie, emendamento 651 non si accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Io non ho illustrato il 651, dico una parola ora perché mi è sembrato che sia il parere della Giunta che quello della Commissione sia stato come dire un po' sbrigativo.

E' un emendamento che è volto a regolare meglio la materia tabelle. Io credo che sarebbe di un certo interesse per il Consiglio approvare il 651, ma se la Giunta e la maggioranza non lo capiscono, pazienza! Per quanto riguarda l'articolo 7... Vorrei che l'Assessore ascoltasse, anche perché devo porre una domanda, che non è originale, è la stessa che sto ponendo da due mesi: "Perché volete abolire il bilancio di cassa?" Nella relazione - inizio dalla relazione, poi la Commissione e l'Aula - della Giunta alla legge non ho avuto una risposta, non abbiamo avuto una risposta, perché si dicono due cose, che insomma, francamente, io non voglio essere ipercritico, però sono due cose che onestamente Assessore non stanno né in cielo né in terra. Perché da una parte si dice: il bilancio di cassa è inutile perché il regime dei pagamenti è regolato dal patto di stabilità. Ma scusate: il patto di stabilità regola l'ammontare complessivo dei pagamenti. Io spero che nessuno ci voglia raccontare che il patto di stabilità pretende nazionalmente di regolare i pagamenti UPB per UPB. Non lo dice nessuno questo, e quindi per cortesia non dateci risposte che non sono congrue, che sono improprie. Il bilancio di cassa non serve a regolare il regime dei pagamenti complessivamente, anche, serve a regolarli UPB per UPB. Io credo che abbiamo fatto bene, quando siamo passati dal bilancio di cassa, come era nella primissima versione per capitoli a quella per UPB, perché effettivamente quello per capitoli poteva essere eccessivamente rigido, eccessivamente vincolante, ma per UPB consente una grande flessibilità.

La seconda ragione, si dice: "Per le spese di investimento si può ragionare, ma per le spese correnti non ha senso, perché gli stanziamenti di competenza e gli stanziamenti di pagamento nel bilancio di cassa coincidono". E quando mai, scusate? E perché ci sono residui nelle spese correnti, allora? Quindi anche questa non è una risposta che si possa dare al Consiglio, francamente. In Commissione abbiamo avuto un ragionamento, anche molto pacato, molto serio, come spesso è accaduto. A me è sembrato anche di cogliere un'ammissione onesta da parte dell'Assessore, cioè di avere una certa difficoltà a dare una motivazione compiuta, io ho apprezzato l'onestà della risposta. E siccome non è una cosa di poco conto, bisognerebbe che ci fosse una ragione esplicita, convincente detta al Consiglio per l'abrogazione del bilancio di cassa che è stato introdotto due anni fa, un paio di anni fa. Dico tre cose semplicissime: la prima è questa, che in realtà il bilancio di cassa non è stato ancora applicato, siamo alle prime prove proprio e talvolta si ha la sensazione, perché è difficile non è una cosa semplice, si tratta di ragionare in modo diverso rispetto al bilancio di competenza, talvolta si ha la sensazione che lo stanziamento nel bilancio di cassa venga identificato semplicemente facendo un po' un mix tra lo stanziamento di competenza e il residuo, e così questo è più o meno il bilancio da cassa, forse andrebbe fatto uno sforzo maggiore. La seconda considerazione è questa: non vorrei che, siccome è difficile applicarlo, si preferisse abrogarlo. Se è difficile applicarlo e se è utile bisogna imparare a usarlo, non abrogarlo. Terzo punto: perché è utile? Io rispondo con una domanda anche qui: "Chi decide i pagamenti? Chi decide il regime dei pagamenti?" Col bilancio di cassa UPB per UPB il livello dei pagamenti è deciso dal Consiglio. Lo dico anche alla maggioranza questo, col bilancio di cassa il livello dei pagamenti è deciso dal Consiglio. Se si abroga il bilancio di cassa, il livello dei pagamenti UPB per UPB è deciso, potrei dire dalla Giunta, ma forse dovrei dire dall'apparato burocratico. Non sto parlando dell'ammontare complessivo, su cui ovviamente opera il patto di stabilità; sto parlando delle UPB. Perché dovremmo continuare, anche in fatti fondamentali come è la gestione del bilancio, a spogliare il Consiglio - attribuiti naturalmente alla Giunta il suo potere e la sua responsabilità - di qualsiasi potestà e persino di qualsiasi possibilità di controllo effettivo? Perché la relazione di cui si dice qui, che verrebbe inviata trimestralmente al Consiglio, non è la base per un controllo, non è quasi nulla.

In conclusione, io non è che ci spero molto, ma auspico, con un certo pessimismo, che si possa ragionare di queste cose. Si potrebbe quanto meno rinviare alla legge di modifica della 11 che viaggia come collegato, assieme alla finanziaria, a proposito della introduzione della contabilità economico-patrimoniale.

Anche qui, badate, l'introduzione della contabilità economico-patrimoniale di cui abbiamo già parlato, ciascuno può avere l'opinione che ritiene, ma comunque non si può negare che sia una tendenza prevalente, diciamo, nella finanza pubblica in Europa, non è un argomento per sopprimere il bilancio di cassa, è un argomento in più per mantenerlo, anche perché noi non è che potremo introdurre - questo l'Assessore mi pare che lo abbia anche spiegato all'Aula - una contabilità economico-patrimoniale di tipo privatistico classico; dovremo studiare una forma mista, la forma mista tra la contabilità pubblica e la contabilità economico-patrimoniale. Allora disporre proprio nel passaggio, in questi anni, perché l'introduzione di questa contabilità non è una cosa di tre mesi, altro che farlo con un emendamento, servono anni per fare questa roba qui, ci sono esperienze anche molto controverse in Italia e in Europa, disporre, dicevo, nella fase di transizione in cui si studia un sistema misto pubblico-privato, contabilità pubblica-contabilità economico-patrimoniale, del bilancio di cassa sarebbe un vantaggio, perché si avrebbe un bilancio, uno strumento diciamo di gestione più realistico, più veritiero, più trasparente e quindi un punto di appoggio anche per fare questa innovazione che vedremo può essere interessante, ma non è nemmeno così scontata che venga mandata avanti e che abbia un esito positivo.

In conclusione io ripropongo la domanda aspettando almeno in aula una risposta: perché abrogare il bilancio di cassa?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il collega Scano si poneva una domanda stringente da ultimo nel suo intervento: perché abolire il bilancio di cassa? La Giunta, la maggioranza se vorrà, Vargiu dal suo punto di vista di liberaldemocratico, se lo riterrà ancora una volta, ci diranno che il bilancio di cassa si propone di abolirlo perché è un intralcio, perché complica, mentre le nuove procedure, quelle dell'articolo 7, ma sono strettamente connesse con quelle che avete voluto approvare senza neppure interloquire. Il prossimo che dirà da quella parte che bisogna confrontarsi merita davvero quel cazzotto di cui parlava il Presidente della Giunta ieri! Ma che cosa ci si confronta se non volete nel merito dire nemmeno una parola? Non è dicendo che si è liberaldemocratici che si salvano, come dire, le regole e i contenuti della democrazia. La verità è che con questi articoli, quello di prima, questo e altri che vengono dopo è stato detto e giova ripeterlo, e giova anche semplificare un pochino il ragionamento perché si capisca che non stiamo parlando di aride e fredde procedure, di materia ostica per addetti ai lavori e per esperti, tradotto in politica, perché questo è un organo politico, vuol dire che voi state proponendo in via continuativa e ossessiva, con questa finanziaria: primo, di stravolgere, per quanto vi è possibile, le regole della contabilità pubblica e quindi del possibile controllo pubblico sulla spesa; secondo di avere mano libera il più possibile nella gestione del danaro pubblico.

Questo articolo 7 è un ulteriore elemento costituivo di questa architettura che voi avete in mente per realizzare un progetto diverso, altro, di governo della spesa pubblica dove venga meno il controllo democratico, a iniziare da quello del Consiglio regionale. Io vorrei essere liberaldemocratico come Vargiu per poter dire con la stessa disinvoltura, e direi con la stessa cattiveria con la quale egli dice alcune cose, quando ritiene che autorizzare gli enti regionali, ivi compresi gli enti gestiti dalla sua parte politica, a spendere danaro pubblico prima che la Regione abbia approvato il bilancio, e quindi abbia deciso quanto spendere e chi deve spendere, che questo è un principio liberaldemocratico. E' un principio di arraffa arraffa, che c'entra la liberaldemocrazia? Perché voi con quell'articolo di prima e completate adesso state ipotizzando un sistema nel quale da dopodomani, dopodomani intendendo che un giorno sia un mese, quando verrà approvata la finanziaria, fra un mese, due mesi, insomma, quel che sarà, voi potete già ipotizzare il bilancio dell'anno prossimo, in Consiglio lo potete portare a marzo dell'anno prossimo e però in quella ipotesi di bilancio della Regione caricate tutte le spese possibili sugli enti che voi controllate, che sfuggono al controllo democratico, addirittura spogliando e castigando gli stessi Assessorati regionali, e attraverso gli enti voi autorizzate la spesa preventiva, prima ancora che il Consiglio regionale abbia potuto approvare il bilancio dell'anno prossimo. Ma che furbi che siete, da buoni liberaldemocratici! Siete imbroglioni, altro che liberaldemocratici! Siete vocati all'inganno permanente, altroché! Questo si può dire con tono alto e tono basso, non cambia la sostanza, con tono bassissimo si può dire. Siete vocati all'inganno permanente, state confondendo il governo pubblico con i fatti privati vostri, se ne avete, in materia economica, perché tutti voi, grandi esperti di economia, mi pare che le vostre cose, non so se ne avete, non è che poi ve le gestite così bene, mi parrebbe, per qualche notizia che arriva di qua e di là delle vostre cose private, tutti grandi economisti siete, grandi contabili, grandi liberaldemocratici, però sul danaro pubblico lì possibilmente assalto alla diligenza. Lì siete bravissimi, a che cosa? Per intanto a togliere le regole del controllo. Badate, la Corte dei Conti, nell'ultima relazione, quella di carattere generale che non è un'ispezione, è il compendio di un ragionamento che finalmente questo organismo redige anche in modo argomentato e pacato, ha compendiato, diciamo, l'analisi e il giudizio sulla correttezza della pubblica amministrazione in Sardegna in modo preciso. Voi eravate lì, avete sentito, i giornali l'hanno riportato: "Il progressivo aumento dei casi di cattiva amministrazione e di spreco delle risorse, di appropriazione di denaro pubblico" - parla della Sardegna - "di utilizzo dei beni per scopi affatto personali" - che vuole dire del tutto personali - "ingenera la sensazione che nell'ambito della pubblica amministrazione, in Sardegna, globalmente considerata, compresi quindi i cosiddetti organismi pubblici" - i cosiddetti, perché vengono detti ma non lo sono più - "vada affievolendosi, come del resto nella stessa vita di relazione, non solo il concetto di legalità in Sardegna e dei suoi principi informatori, ma persino la consapevolezza della illegalità dei comportamenti". E' un giudizio fondato su tutta un'analisi che precede ed è un giudizio gravissimo, che cioè venga meno e si affievolisca, non tanto nel comportamento e nella condotta, il senso della legalità, ma perfino nella consapevolezza, il che è ancora peggio, perché l'affievolimento nel comportamento e nella condotta può anche essere un errore, ma quando si affievolisce la consapevolezza vuol dire che si ha, che la gente, come si suol dire, cioè il popolo sovrano, che dovrebbe essere sovrano e non lo è, che la comunità ha dei governanti - altro che governatori! - incapaci di comprendere il senso della legalità e della responsabilità. Di fronte a questo stato di cose si continua a proporre una serie di normative che invece di migliorare, rendendolo anche più efficiente, più semplice, il sistema dell'organizzazione della spesa pubblica, si dice che deve essere trasparente, che deve essere visibile, che deve essere nota e quant'altro, si tende invece a espropriare le competenze dai luoghi nei quali le cose sono più visibili, anche nel Consiglio regionale, arrivo a dire anche gli Assessorati che sono uffici in qualche modo soggetti a una qualche partecipazione dei cittadini e delle istituzioni di base, per portare invece tutto nel chiuso di alcuni uffici delle ragionerie e degli enti regionali. Laddove ben si sa in nome dell'autonomia poi vi è, come dire, l'arbitrio il più delle volte e non solo la libertà dei comportamenti.

Torneremo su questo articolo e su alcune disposizioni che sono in questo articolo, a partire per esempio e principalmente dal comma 4, laddove questa mira, che non è solo semplificatoria, ma che è espropriativa dei poteri principalmente del Consiglio regionale, si accompagna a un nuovo atto di subalternità, cioè la rimessione alle norme statali, alla normativa statale per le Regioni in materia di patto di stabilità, o che deriverebbero dal cosiddetto patto di stabilità. Torneremo su questo, perché le due cose vanno sempre insieme, cioè il tentativo di essere sbrigativi nel modo di amministrare il danaro pubblico si accompagna sempre anche ad una rinuncia alla propria autonomia e quindi ecco ancora una volta un atto di subalternità che si enuncia con una legge della Regione. Mi rimetto alle regole dello Stato qualunque esse siano, un mandato in bianco ancora una volta che si da alla normativa statale che qualunque cosa dirà fin d'ora io dovrei, con legge regionale, dichiarare che l'accetterò preventivamente. Questo è il senso semplice ma comunque più vero di questa normativa sulla quale però sarà necessario tornare perché ci sono aspetti davvero singolari; non servirà per attivare nessun confronto con la maggioranza, perché la maggioranza non vuole confronto, la maggioranza vuole solo fare cose di questo tipo e a quel che si vede riesce anche a farlo, ma poi non si pretenda che poi quando si arriverà ai punti che ad altri interessano di più non si avrà la possibilità di affrontarli compiutamente nel merito.

PRESIDENTE. Informo i colleghi che è pervenuto a questa Presidenza l'emendamento 724, come emendamento all'emendamento 116 presentato dalla Giunta regionale, come emendamento di sintesi che è stata trovata e che è stata preannunciata ieri in discussione, quindi è l'emendamento 724 che abbiamo messo in distribuzione. Non si è potuto procedere alla presentazione, all'estensione di questo emendamento prima perché mancavano i dati, credo di ricordare, dell'Assessorato dell'agricoltura che sono stati forniti e quindi si è potuto procedere all'elaborazione dell'emendamento e alla sua presentazione; quindi ripeto l'emendamento 724 della Giunta regionale come emendamento all'emendamento 116. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE

Emendamento n. 116/Art. 7

L' emendamento n. 116 è sostituito dal seguente:

"Dopo l'art. 5 è inserito il seguente:

5 bis. A seguito della revisione operata ai sensi dell'articolo 10, comma 4, della L.R. n. 7/2002, ancorché non certificata, si provvede al disimpegno dei residui per i quali sia venuta meno la sussistenza del titolo giuridico." (724)

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il "116" era quello aggiuntivo all'articolo 5, quello sospeso?

PRESIDENTE. E` il sostituivo totale del numero 116, il 116..., esatto .... ci sono altri colleghi che intendono intervenire? Onorevole Balletto, prima di darle la parola chiederei..., onorevole Balletto ha chiesto di intervenire, prima di dare la parola darei la parola all'assessore Masala per illustrare l'emendamento.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento si illustra da solo nel senso che introduce nell'ordinamento il principio dell'adozione dei residui e l'ulteriore affermazione secondo il quale un'estensione dell'articolo 41 della legge di contabilità nel senso che vengono eliminati immediatamente gli stanziamenti qualora venga a cessare il titolo giuridico in forza del quale l'iscrizione stessa era stata realizzata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sulla procedibilità dell'emendamento. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io non ho approfondito troppo la materia, ma per quanto ho afferrato dalla tecnica regolamentare, ma anche dal vocabolario, ho sempre capito che "sintesi" significa l'incontro di tesi diverse, rispetto alle quali poi la sintesi costituisce la risultanza. Io non vorrei che questo emendamento, emendamento all'emendamento chiamato di sintesi, in realtà sia la pura e semplice sostituzione di un emendamento, perché non capito con chi ha fatto sintesi la Giunta, perché se la Giunta ha fatto sintesi con se stessa, non ha sintetizzato bellamente nulla, ha solo sostituito un emendamento e non vorremmo che questo diventi un precedente accettato, perché se diventa un precedente sotto il profilo regolamentare, vuol dire che ogni emendamento può essere sostituito da chiunque l'abbia già presentato con diverso contenuto e diversa natura, basterebbe chiamarlo di sintesi. Il Regolamento definisce cos'è l'emendamento di sintesi, quindi chiedo alla Presidenza di chiarire se questo è un emendamento di sintesi oppure, come appare essere, puramente e semplicemente la sostituzione di un emendamento, e qualora sia la sostituzione di un emendamento, chiedo se sia ammissibile, perché a me parrebbe di no a norma di Regolamento.

PRESIDENTE. La presentazione di un emendamento di sintesi che sostituisse il 116 è stata preannunciata nella giornata di ieri e quindi, c'era già un preannuncio. La Giunta regionale nel presentare l'emendamento 724 l'ha presentato come emendamento di sintesi perché, come già lei ha ricordato, si fosse trattato di una semplice sostituzione di un emendamento, non l'avremmo potuto dichiarare ricevibile.

Noi ci stiamo attenendo, io in particolare mi sto attenendo a quanto annunciato dalla Giunta regionale nella presentazione dell'emendamento 724 come emendamento di sintesi peraltro preannunciato nella giornata di ieri.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Noi abbiamo dato il nostro assenso al trasferimento dell'emendamento 116 all'articolo 7 perché vi erano altri emendamenti e perché la materia era più congruente rispetto a quanto sollevato. Io non voglio togliere niente alla buona volontà dell'Assessore, ma fare sintesi eludendo il contenuto dell'emendamento non è cosa corretta. Questo emendamento che è stato presentato non è sintesi di niente, è spostare il ragionamento su delle parole inutili, non coglie lo spirito di questo emendamento, assolutamente, anzi lo ignora del tutto, io sono d'accordo perché questo emendamento insieme ad altri sia oggetto di un testo concordato, diversamente l'emendamento 116 va posto in votazione.

PRESIDENTE. Prendo atto delle dichiarazioni dell'onorevole Gian Valerio Sanna che era il primo firmatario dell'emendamento 116, quindi mi pare che vi sia un sostanzialmente assenso per la ricevibilità del 724.

SANA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Dissenso!

PRESIDENTE. Sì, così come precisato.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Presidente, probabilmente c'è un equivoco di fondo, se ci reca un attimo di attenzione per precisare una cosa, probabilmente c'è un equivoco di fondo. Poc'anzi l'onorevole Sanna Gian Valerio - primo firmatario dell'emendamento 116 - ha precisato di considerare l'emendamento 724 della Giunta regionale non un emendamento di sintesi, perché non fa sintesi assolutamente di nulla, anzi non tiene conto di nulla dei contenuti dell'emendamento 116, per cui l'emendamento 724 è da considerarsi un nuovo emendamento che ha altre finalità per cui, per noi, non ricevibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Ne ha facoltà.

CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Arrivati a questo punto, onorevole Presidente e onorevoli colleghi, mi dà l'impressione che veramente qui ci siano degli equivoci. Qui è stato presentato l'emendamento 116 da parte dell'onorevole Gian Valerio Sanna. Questo emendamento sul quale ho avuto ieri modo di intervenire, a mio giudizio, è un emendamento che impedisce del tutto la possibilità di altri emendamenti presentati da altre parti politiche successive, da altri articoli successivi, per poter utilizzare dei residui - soprattutto del settore attinente all'agricoltura - a favore della stessa agricoltura. Ieri ho detto: "Attenzione, perché noi abbiamo sì dei residui, ma li abbiamo anche perché abbiamo diverse leggi che sono ancora sub iudice e molte addirittura sono illegittime rispetto alla normativa europea, per esempio ho fatto anche l'esempio della legge 33 del 1995 che prevede una serie di spendite per quanto riguarda diversi capitoli di spesa, in quel periodo si fece una legge omnibus che è la legge 33 che ha utilizzato fondi, addirittura del Piano di rinascita, che ha trovato la censura della CEE. Dal 1995, giustamente, l'Assessore dell'epoca, dopo le prime osservazioni della CEE ha bloccato i finanziamenti, sono rimasti fermi però le somme ce le siamo portate come residuo di anno in anno, ma non le possiamo spendere perché ancora la decisione della CEE non c'è stata, siamo ancora in contestazione, allora il problema che ho posto è il seguente: noi abbiamo finalmente una legge 21 che è stata accettata ormai dalla CEE, ma sulla 21 fondi ne abbiamo molto scarsi, perché tanti fondi invece sono riferenti a leggi che o sono illegittime e sulle quali probabilmente dovremmo fare pulizia un giorno o l'altro, a mio giudizio dovremmo abrogarle tutte e non se ne parli più, perché è inutile che continuiamo a tenerle in piedi, quando tanto ormai sappiamo tutti che rischiamo grosso se le applichiamo. Ma ce ne sono anche alcune in cui la contestazione è stranamente ancora in atto, addirittura; allora il suo emendamento è giusto da un punto di vista generale, l'unica preoccupazione che posso avere io come Assessore regionale dell'agricoltura è che questo impedisce, siccome lei dice qua: "Costituiscono economie di bilancio e non possono essere riutilizzate", il che vuol dire in parole povere - io parlo con molta franchezza, perché bisogna parlare con molta franchezza in quest'Aula - che vada a finire nel calderone cosiddetto generale, per cui se domani c'è un buco nella sanità - può capitare - questi fondi vengono magari destinati totalmente alla sanità, ma in generale posso anche essere d'accordo, ma dico - Santo Dio - salviamo almeno qualche residuo dell'agricoltura e perciò, ho chiesto all'Assessore del bilancio, ma ne abbiamo parlato ieri anche col collega Falconi e con gli altri, discutendo sempre dello stesso problema, se era possibile trovare una formulazione un po' più attenuata che non escludesse la possibilità eventuale di un utilizzo di residui agricoli da destinare alla legge 21. Si era pensato che questa norma stesa dalla Giunta, molto generica potesse andar bene, però anche io sono dell'opinione che chiamarlo emendamento di sintesi diventa, onestamente, difficile. Allora due sono le cose : o l'onorevole Sanna ritira l'emendamento oppure non lo ritira e lo mettiamo in votazione, oppure cerchiamo di accantonare ancora l'emendamento cercando di vedere se è possibile con altra formula oppure accettiamo che questo emendamento 724, che effettivamente è stato chiamato di sintesi, ma sono convinto anche io che proprio di sintesi non si tratta e probabilmente, ha ragione Cogodi, potrebbe portare qualche problema di tipo regolamentare, nel senso cioè che è quasi un nuovo emendamento, su questo concordo anche io. Si tratterebbe di vedere allora, com'è che si può, la stessa cosa che diciamo in questo emendamento, inserirlo eventualmente come emendamento ad un altro emendamento futuro, nel senso cioè che sappiamo che emendamenti agli emendamenti si possono presentare, la Giunta può sempre presentare - mi pare - emendamenti ad emendamenti, se non vado errato, o sto sbagliando? Voglio dire che ci troviamo in un impasse di natura regolamentare, se mi dite che non è più possibile presentare un emendamento all'emendamento, io non ricordo bene in questo momento, allora certamente non insisto su una proposta di questo genere, me ne guardo bene! Si tratta di vedere allora se una formulazione come questa, noi la potremmo considerare una riscritturazione dell'emendamento presentato dall'onorevole Gian Valerio Sanna. Diversamente non saprei con quale altra formula saremmo costretti, allora chiederei in quel momento alla maggioranza di bocciare l'emendamento Sanna, a meno che l'emendamento Sanna non lo ritiri, non avrei altra scelta, pur comprendendo anche la natura e la ratio dell'emendamento Sanna sul quale io posso anche concordare in linea di massima, salvo quel piccolo particolare dell'utilizzo dei residui per l'agricoltura per la legge 21.

PRESIDENTE. Non intendo aprire la discussione su questo argomento in quanto, sentiti gli interventi che si sono svolti sinora, mi sembra di poter dire che l'emendamento 724 non è ammissibile; è presentato e viene considerato come una ipotesi d'accordo sulla quale si può ragionevolmente lavorare perché poi l'emendamento venga presentato rispettando esattamente le forme ed anche i tempi che sono previsti dal Regolamento per la presentazione di un emendamento all'emendamento. Quindi, questo è il punto, l'emendamento 724 a questo punto si intende non presentato. Quindi riprendiamo la discussione generale sull'articolo e sugli emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Chiedo scusa, anche perché io ho tutti i buoni intendimenti di non ingenerare, con proposte che hanno un senso logico, dei problemi all'amministrazione. Ha rilevato l'Assessore che non rappresenta quello un soddisfacimento di sintesi di alcunché. Credo che si possa concordare, anche come spesso capita in via orale, un emendamento aggiuntivo a questo testo che escluda l'applicazione di queste norme a quella fattispecie che lei ha sottolineato, la proponga in maniera definitiva, puntuale, precisa e si va in deroga per quelle leggi a queste norme. Si può introdurre in via orale, se noi concordiamo, può essere il testo.

PRESIDENTE. Colleghi, la discussione verte sul fatto che l'emendamento 724 possa essere presentato o no, questo è il punto. Abbiamo risolto questo problema, nel senso che non lo stiamo considerando ammissibile, perché peraltro non è stato presentato un'ora prima come emendamento all'emendamento eccetera, eccetera, eccetera. Quindi, c'è tutto il tempo nella prosecuzione dei lavori perché, viste le interlocuzioni che ci sono state, visti gli approfondimenti che si vorranno apportare, si continui a lavorare ed alla ripresa dei lavori, probabilmente la settimana entrante, martedì, si arrivi ad una sintesi davvero condivisa che risolva il problema.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Preliminarmente devo dire che la decisione alla quale è pervenuta la Presidenza mi sembra ineccepibile perché avrebbe creato problemi procedurali per il futuro che avrebbero ulteriormente appesantito i lavori, quindi mi sembra giusto, su questo argomento si è detto che c'è una convergenza e si tratta di definirlo nei termini più appropriati, questo non è ancora avvenuto e quindi questo approfondimento deve ancora avvenire. Entrando nella discussione dell'articolo e degli emendamenti, voglio fare qualche osservazione nei limiti del tempo che mi sono concessi che certamente non potranno essere esaustivi dell'intera problematica che con questo articolo si intende rivedere e disciplinare.

Per quanto riguarda il comma 1, mi sembra di cogliere in questo articolo, in questa modifica, con l'introduzione del punto 2 bis, un elemento formale di regolarità dell'atto di impegno e quindi, sotto questo aspetto mi sembra che si introducano ulteriori garanzie che non appesantiscono il processo, ma addirittura tendono ad accertarne sotto l'aspetto della regolarità formale, la presenza dei requisiti e quindi non può che essere considerato in modo favorevole.

Per quanto invece riguarda il secondo comma, qui mi sembrerebbe opportuno fare alcune precisazioni che poi rientrano e si possono anche inquadrare nell'ambito della discussione che con il 106, in una certa misura, si vorrebbe risolvere, perché il comma 2 prevede che, con riferimento al comma 4 dell'articolo 62, nell'individuare le fattispecie là regolate, vengano escluse quelle somme che vengono destinate alla realizzazione di opere dirette, perché poi le opere dirette vengono - nel corpo dell'articolo - disciplinate nel comma aggiuntivo all'articolo 62 il quinquies bis.

E qui si dice che, con riferimento a quelle opere per le quali occorre un progetto esecutivo, il periodo di tempo nel quale si possono mantenere i residui passano dall'esercizio successivo a quello dello stanziamento, al secondo esercizio successivo. Questo prolungamento dei tempi, pur rendendomi conto che in presenza di opere per le quali occorra un progetto esecutivo siano più lunghi, e quindi le procedure siano più complesse, il procrastinare, il prolungare di un ulteriore anno crea e potenzia il problema relativo ai residui di stanziamento per i quali oggi posso affermare che sia maggioranza che opposizione sono fortemente preoccupati, intanto per la sottrazione di somme stanziate ma non impegnabili e non erogabili ad altre utilizzazioni che possono trovare più immediata esecuzione, e quindi favorire quei processi di spendita e quindi di sostegno ai processi di sviluppo; e quindi, come seconda istanza, ancora deresponsabilizzare, tra virgolette, sia l'azione politica che a fronte della propria attività vede termini maggiori e quindi può anche sentirsi indirettamente autorizzata a rimandare a domani quello che potrebbe essere fatto oggi e poi anche a carico dell'apparato amministrativo che, in presenza di tempi più lunghi non dico che dorme, ma certamente di fronte ad atti più urgenti tende ad accantonare per poi rimandare lo stesso problema a tempi successivi ma che si presentano con la stessa dinamica e con la stessa urgenza nel momento in cui il termine sta per spirare.

Quindi sotto questo aspetto a me, per come la penso io sui residui di stanziamento e come mi sembra di poter affermare la pensi l'Aula nel complesso, questo emendamento non va nella direzione della accelerazione dei processi amministrativi e quindi della effettiva impegnabilità delle somme da impegni di stanziamento a impegni effettivi, e quindi alla successiva erogazione.

Quindi sotto questo aspetto io chiederei all'Aula di non essere eccessivamente rapida nella discussione e nell'esaurimento del problema perché questo è un problema di quelli effettivamente sentiti e che, in una certa misura, può essere denso di conseguenze, non sicuramente positive per la celerità e per lo sveltimento delle procedure. Un ulteriore riflessione merita l'ultimo emendamento per il quale, obiettivamente, una certa riflessione va posta perché anche questo emendamento, credo che sia del collega Scano, va nella direzione della semplificazione da una parte e allo stesso tempo di dare maggiore garanzia di efficienza ed efficacia. Quindi pregherei l'Aula su questi argomenti, se lo ritiene opportuno, di soffermarsi perché la decisione finale alla quale il Consiglio accederà sia la più efficiente, la più efficace possibile in termini poi di operatività e quindi di efficienza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Credo che sia doveroso intervenire anche dopo le tensioni che ci sono state e che ci sono, che non possono - le tensioni - esorcizzare il confronto e la politica. E allora, anche nella difficoltà che tutti sentiamo di intervenire in quest'Aula, voglio anch'io prendere la parola, intanto perché credo che dobbiamo tutti quanti essere convinti che non basta che qualcuno - ieri è toccato a Pili, domani può toccare a altro - lanci sugli avversari una salva di insulti per esorcizzare il dibattito, perché questo non farebbe giustizia alla reciproca intelligenza.

Allora senza polemica, ma tornando invece alla politica e alle idee, voglio riprendere il filo del ragionamento politico anche per rispondere all'onorevole Pili che dubita delle nostre idee, dimenticando che potremmo essere noi a dubitare delle sue, visto che almeno noi non abbiamo bisogno di copiarle! Lo dico così, per esorciizzare questi passaggi e per dire che, come vedete, sarebbe per tutti facile fare polemiche, non le vogliamo fare, non è questo il terreno, perché non ci conviene fare polemiche, ci conviene invece tornare alla politica e riproporre con molta serenità le cose che abbiamo detto, quelle che vi hanno scandalizzato, che hanno scandalizzato il Presidente Pili, e che dicendole in maniera molto semplice e molto dimessa, sono queste: "Noi non possiamo rinunciare alla trasparenza passata, presente e futura", se siamo d'accordo su questo operiamo di conseguenza, non è una provocazione. Secondo, i costi e i debiti ci stanno conducendo al dissesto finanziario, stanno lievitando, ci vuole una politica di contenimento. Terzo, molte spese se non chiarite - e per ora non sono state chiarite - possono avere un aspetto clientelare, sin quando non lo chiarite consentiteci di avere dei sospetti, dei dubbi, chiaritele. Molte risorse ci sembra che stiano andando in direzione non produttive, ad alimentare clientele, enti, società che nascono a valle degli enti e che gestiscono per esempio assunzioni in forma privatistica quando sono finanziate da risorse pubbliche. Cosa c'è di tanto provocatorio in questa esigenza della opposizione di avere su queste partite una chiarezza?

Presidente, non è necessario stare in Aula, lo dico al Presidente Pili, non c'è bisogno di stare in Aula, se dovete parlare con l'assessore Ladu io non mi offendo, fa parte della vita parlamentare.

Queste cose le abbiamo dette, le ripetiamo ed aspettiamo delle risposte e mentre aspettavamo delle risposte ci sono arrivati degli insulti e mentre noi evochiamo il diritto di questo Consiglio ad avere le risposte, ci siamo presi una salva di insulti. Non torniamo sugli insulti perché ci siamo chiesti: "Ma com'è possibile che dopo una giornata che ha visto i reciproci sforzi di dialogo, l'intervento del Presidente Pili sia stato talmente provocatorio, aprendo una polemica", e la mia impressione è che lo sforzo sia stato quello di dirottare il dibattito dal terreno del confronto al terreno della rissa.

Noi non abbiamo interesse alla rissa. Ed allora se questo interesse non alla rissa è reciproco, se abbiamo reciprocamente l'interesse alle idee, torniamo sulle idee e tornare sulle idee significa rivendicare il rispetto dei diritti di quest'Aula, dell'opposizione, dei singoli consiglieri. Presidente, se il Presidente Pili ha interesse a parlare invece di ascoltare, ne prendo atto, sospendiamo e quando finisce la chiacchierata riprendiamo il discorso.

CORONA (F.I.-Sardegna). Sospende il Presidente, non lei!

SELIS (La Margherita-D.L.). Il Presidente Balletto stamattina mi ha ricordato che dobbiamo essere tutti legati ad un certo stile e io lo ringrazio per avermi dato atto nella scorsa legislatura di una attenzione e di un equilibrio che l'arbitro deve sempre avere. I giocatori fanno un'altra partita, può darsi anche che qualche volta - caro Giorgio - i nervi e le tensioni dell'Aula coinvolgano tutti, ma quando è che perdiamo la calma? Non certo quando ci insulta il Presidente Pili, in quel momento non la perdiamo. La perdiamo quando la nostra coscienza e la nostra attenzione si concentra sui problemi di questa Regione, sui giovani che emigrano sfiduciati e noi abbiamo una ripresa ampia del flusso, sui lavoratori disperati e disoccupati, sugli imprenditori preoccupati che hanno bocciato all'unanimità questa manovra, sui sindaci in prima linea che continuano a dire che così non possono amministrare questi comuni; e a fronte di questa realtà vediamo il debito che cresce, gli enti che si moltiplicano, le spese clientelari su cui ancora grava una cappa di riservatezza, i vari gruppi e gruppetti della maggioranza che continuano una rissa di potere. E qual è il risultato di questa rissa di potere? E` che le risorse già scarse di questa Regione vanno a soddisfare potentati, interessi clientelari; cosa c'è di provocatorio nel dire questo? Enti che si moltiplicano, consulenti e progettazioni vanno a soddisfare interessi forti e sono sottratti ai bisogni di questa Regione, sono sottratti ai bisogni di questi paesi, sono sottratti ai giovani, alle famiglie, agli imprenditori.

Ma non vi fa riflettere il fatto che gli stessi imprenditori hanno bocciato la manovra, che i comuni hanno detto che non possono andare avanti così, che sono le stesse categorie, che sono il terzo settore, che sono le associazioni di volontariato che vi implorano, e noi non imploriamo ma chiediamo che ci sia un'attenzione diversa. Questo sì, caro Giorgio Balletto, ci fa perdere probabilmente un po' di serenità e ci crea tensione sbagliando, perché non bisogna perderla, bisogna tornare ai problemi.

Le nostre proposte, il centro della nostra proposta fatta più volte dai colleghi, con più autorevolezza di me in quest'Aula, è esattamente questo, che non richiede trattative private, ma che richiede risposte certe. Riusciamo a ridurre le risposte che vanno su quei capitoli, su quegli enti, su quelle prebende, su quelle progettazioni, su quelle consulenze, non forse necessarie ma facciamo uno sforzo per asciugarle e a concentrarle invece sui giovani, sugli enti locali, sulla cultura, sulla scuola, sui servizi, sulle imprese. Questo è il senso del confronto parlamentare. Questo è il senso della politica, di chi continua a tutelare interessi forti, rendite di posizione e forse clientelari e chi si fa interprete, come noi stiamo cercando di fare e vorremmo che lo faceste anche voi, di interpretare i bisogni di altre categorie, di altri territori, di altri comuni.

Allora, le nostre proposte si articolano in due grandi categorie; uno, i criteri, il metodo di gestione, che si enunciano così: trasparenza, monitoraggio della spesa, rigore, ritagli di risorse, abbiamo tagliato 15 miliardi di progettazioni con un solo emendamento, più efficienza e più concertazioni. Questi sono i criteri di metodo, trasparenza, monitoraggio, rigore, efficienza e concertazione.

E poi politiche per il lavoro e voi dovete fare uno sforzo per dire quali sono le vostre posizioni, non solo con le cose che non vi convengono; sostegno agli enti locali, rilancio delle politiche per la cultura che con un'imboscata avete tagliato in Commissione ai vostri colleghi, rilancio della ricerca e della formazione, sostegno alla produzione e alle imprese e alle categorie accogliendo quelle istanze, sviluppo dei servizi sanitari e sociali, monitoraggio, valutazione e rilancio della concertazione. Su questi temi vogliamo fare il confronto, su questo terreno vogliamo confrontarci per tutelare gli interessi più deboli di questa regione, che abbiamo tanto la sensazione che a voi interessino sempre di meno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi voglio solo rubare pochissimi minuti, uno o due minuti soltanto per tornare alla discussione che avevamo prima, per indicare un percorso di lavoro che è questo. Io ritengo che l'emendamento 116 vada accolto così com'è scritto, senza essere emendato e sostituito, perché propone una norma generale che va accolta.

L'eccezione che viene proposta con l'emendamento 724, e che la Presidenza non ha ritenuto ammissibile, io ritengo sia ammissibile ma non all'emendamento 116 ma all'emendamento 548 presentato dai colleghi Capelli, Cappai, Randazzo all'articolo 10, che è lo stesso identico argomento che è stato affrontato nell'emendamento 724; anche se personalmente dico all'assessore Masala ed anche all'assessore Contu, e poi magari in sede di coordinamento gli articoli 10 e 7 possono essere coordinati, che quando si affronta un problema di una norma generale, non è piacevole che si faccia contemporaneamente l'eccezione. Noi in Commissione bilancio questo aspetto l'avevamo affrontato e l'assessore Masala indicò, avanzò una proposta alla Commissione rispetto a un emendamento che il sottoscritto presentò in Commissione che era pressappoco quello che oggi è scritto nell'emendamento 724 e disse: "Una volta che i soldi vanno in economia, abbassa il livello di indebitamento, siccome la legge 21 prevede interventi strutturali per l'agricoltura, abbassando il livello di indebitamento noi possiamo prevedere di recuperare risorse che vanno nella 21". Aggiungo io, visto che sulla legge sulla siccità ad oggi non si è ricorso al mutuo, perché si sono recuperate risorse proprio dalla 21, spostando finanziamenti della 21 al POR, si potrebbe neanche introdurre l'eccezione che propone l'emendamento 724 e che può essere collegato al 748, ma recuperare le risorse per la legge 21 per altra strada, non facendo emendamenti che introducono eccezioni a una norma generale che invece è giusto introdurre e che è una norma corretta.

Quindi ci sono due strade che indico, da trovare entro martedì, o la norma generale per trovare risorse per la 21 nelle modalità che avevamo discusso in Commissione bilancio con l'Assessore, cioè si abbatte l'indebitamento, si riduce l'indebitamento e quindi le risorse per la 21 possono essere recuperate; oppure presentando l'emendamento 724 non sostituivo dell'emendamento 116 - che parla di cose diverse - ma dell'emendamento 548 all'articolo 10.

Concludo su questo dicendo che sulle questioni generali io personalmente mi ritrovo totalmente nell'intervento che ha fatto in apertura di oggi il collega Spissu che è la sintesi - a mio parere - delle posizioni che abbiamo espresso in questi giorni. Credo che manchino due giorni, tre giorni alla ripresa dei lavori, noi abbiamo posto in modo concreto tre questioni sulle quali è giusto che la maggioranza rifletta e presenti, a partire dalla settimana prossima, proposte modificative,. E riguardano il lavoro, in particolare l'articolo 19 della 37, ma non solo le questioni dell'articolo 19, ma in particolare l'articolo 19. Riguardano gli enti locali, legge 25 e più, quindi non riguarda soltanto la legge 25, riguardano le imprese, quindi il sostegno alle leggi di settore e riguarda il terzo settore. Queste sono per noi le questioni principali sulle quali è giusto che in queste prossime ore che ci separano dalla ripresa dei lavori ci sia una riflessione della maggioranza e ci siano proposte concrete che possono essere portate e possono consentire di accelerare la discussione della manovra perché l'obiettivo nostro è prevalentemente quello di modificare in questa direzione la manovra finanziaria.

PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Marrocu si concludono i lavori della giornata. I lavori riprenderanno martedì 18.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (GRUPPO MISTO). Sui lavori, spero di aver capito male, cioè stiamo decidendo, essendo a metà marzo, con tutto ciò che si sa, che all'una e quaranta di venerdì il Consiglio si prende una bella pausa e riprende martedì. Ho capito bene? Io sono sconcertato! Non me la sto prendendo col Presidente, sono sconcertato, credo che un Consiglio serio in una circostanza di questo genere dovrebbe lavorare sicuramente il venerdì pomeriggio, io penso anche il sabato come si è fatto altre volte, il Parlamento lavora anche di domenica. Se si conferma una cosa di questo genere dico che mi vergognerei di far parte di questo Consiglio Regionale.

PRESIDENTE. Prima che si apra un dibattito su quest'argomento, e non ho nessuna intenzione di riaprire il dibattito, ricordo ai colleghi, l'ho già fatto in altre occasioni, che i lavori dall'Aula vengono regolati dalla Conferenza dei Capigruppo. La Conferenza dei Capigruppo, nell'ultima seduta, ha assunto queste decisioni. I lavori quindi si interrompono qui, riprendono martedì 18 alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 13 e 44.



Allegati seduta

CCCXXV Seduta

Venerdì 14 Marzo 2003

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'11 marzo 2003 (319), che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)" (383/A)

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che siamo in sede di discussione del disegno di legge 383/A, la legge finanziaria per l'anno in corso e i prossimi tre anni, siamo all'articolo 6, stiamo svolgendo le dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 119.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, da qualche giorno io sono primo negli interventi, non perché sia davvero primo, ma perché sono l'ultimo del giorno prima. Ragione per la quale io potrei anche, come dire, contenere in modo estremamente stringato il mio intervento, la mia dichiarazione, però allora il collega Balletto interverrà per dire "Come, non è possibile che non si argomenti, che non si dica, che non si spieghi" per fare ora, perché arrivi qualcuno.

Allora, invece di recitare ognuno la parte e di fare la recita, io le chiedo che sia consentita la presenza di una consistenza minima del Consiglio perché si possa discutere della finanziaria, accordi quel tanto che lei riterrà che si deve accordare perché vi sia una presenza almeno in termini di dignità, perché il confronto politico sia vero, sia reale. Tanto sappiamo che cosa accade, e cioè ci saranno interventi dilatori della maggioranza fino a quando la maggioranza non sarà presente.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Siamo contrari perché non c'è un affollamento a quello che c'è normalmente nell'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, personalmente non avrei nessuna obiezione per una brevissima sospensione, possiamo anche farla, però ha ragione l'onorevole Balletto, la media dei presenti è la media di presenza anche a metà giornata; capita molto spesso e per questo non fermiamo il dibattito, peraltro non è richiesto dal Regolamento. Però intanto utilizziamo qualche minuto.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, a parte questo problema che veniva sollevato dall'onorevole Cogodi, io vorrei chiedere a lei, all'Aula ed ai colleghi della maggioranza se è possibile avere trenta minuti di sospensione dei lavori perché l'opposizione, data la chiusura un po' convulsa dei lavori della serata di ieri, ha bisogno un attimino di incontrarsi e di affrontare la discussione con serenità.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi la richiesta fatta dal Capogruppo dei D.S. è una richiesta politica, e poiché anche a richieste del centrodestra per ragioni politiche il centrosinistra non ha opposto grandi obiezioni, a me pare corretto che consentiamo mezzora di sospensione. I lavori sono sospesi per mezz'ora.

(La seduta, sospese alle ore 10 e 12, viene ripresa alle ore 10 e 50.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori pregando chi avesse il telefono acceso di mettere il silenziatore. Interveniva l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto sull'emendamento 119. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ho avuto modo già di dire che ingiustamente questo articolo della finanziaria, l'articolo 6, ingiustamente è stato sottovalutato.

Sembra che sia uno di quegli articoli che non accendono le passioni e gli animi perché non è accompagnato dal soldo, dalla posta finanziaria; apparentemente; in realtà è un articolo, è una norma che costa molto, che vale molto, e direi che vale molto soprattutto sotto il profilo della regolarità dell'azione amministrativa e della legalità persino dell'azione amministrativa.

Con questo articolo 6, in buona sostanza, si prevede una sorta di maxi autorizzazione preventiva all'esercizio provvisorio, cioè alla spesa non ancora decisa da chi la può decidere, che è il Consiglio regionale quando approva la sua finanziaria e il suo bilancio, in capo agli enti regionali, dal momento nel quale la proposta di bilancio, in via amministrativa, perché è una proposta di bilancio, è varata dalla Giunta. Ora noi sappiamo che le giunte che cosa fanno? Avanzano una proposta, anche per recuperare i termini a settembre - quando si ricordano, poi può essere anche ad ottobre, novembre - quella proposta non impegna nessuno, neppure la Giunta stessa che l'ha proposta, tant'è che quando poi la proposta arriva in Commissione la Giunta stessa in Commissione, come è accaduto quest'anno, arriva con una valanga di modifiche, poi dalla Commissione all'Aula e fino all'ultimo istante la prima proposta può essere anche modificata interamente già nello stadio e nello status di proposta.

Sulla base dell'originaria proposta gli enti regionali potrebbero cominciare a spendere i danari che teoricamente sono attribuiti nella proposta della Giunta, prima cioè che la spesa sia autorizzata. Voi immaginate che la Regione stessa, anche gli enti sono Regione, ma diciamo l'Amministrazione principale, gli stessi assessorati, sono autorizzati a spendere in via provvisoria appunto dall'esercizio provvisorio, che è approvato con legge. C'è una legge che autorizza a cominciare a spendere e quand'è che autorizza? Quando chi autorizza, cioè il Consiglio, conosce interamente la proposta, cioè autorizzo un dodicesimo, o spesa per dodicesimi di quanto qui io ho davanti, mentre con questa norma in bianco preventivamente si autorizzano gli enti a spendere provvisoriamente sulla base della proposta originaria quando ancora quella è una sola proposizione, non è ancora una legge autorizzativa di spesa. Ne deriva un sistema perverso, per cui la Giunta che volesse attraverso gli enti aggirare l'autorizzazione del Consiglio basta che inizialmente ponga in capo agli enti una grande entità di risorse e pro quota gli enti possano iniziare a spendere.

Tutto questo è fuori dal sistema legale, anche costituzionale, perché non si può avere spesa pubblica senza autorizzazione di legge, e deve essere un'autorizzazione puntuale su quell'ipotesi di spesa, non su una proposta che può essere in ogni momento modificata e che comunque nella sua determinazione conclusiva e solenne appartiene al Consiglio regionale quando approverà il bilancio. Per questa ragione, senza drammatizzare, penso che in questa materia, volendo fare qualcosa di buono (interpreto così), si sia andati oltre quello che si intendeva fare e che il meccanismo individuato è, come dire..

PRESIDENTE. Qualche secondo perché concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Sì, il meccanismo individuato rischi di travolgere al di là delle migliori intenzioni la finalità magari di accelerazione della spesa, o non so cos'altro sia perché la Giunta non l'ha chiarito, che si voleva perseguire.

Per questo dico, senza drammatizzare, proprio perché può derivarne questo effetto perverso io penso che questo articolo 6, questa norma possa essere benissimo accantonata, non ne risente l'equilibrio complessivo della finanziaria e però si toglie dai binari un sasso che rischia di far deragliare il treno.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento 119. L'onorevole Cogodi ha chiesto il voto elettronico. Gli otto consiglieri che appoggiano la richiesta si alzino in piedi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SPISSU, FADDA, COGODI, SELIS, MARROCU, CUGINI.)

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Mancano ancora cinque minuti dall'inizio della seduta. Quindi la pregherei di aspettare.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione con scrutinio palese elettronico dell'emendamento 119. Gli otto che hanno richiesto il voto elettronico vengono conteggiati, facciamo tutti i conti nel modo giusto e corretto.

Rispondono sì i consiglieri: LAI - ORTU.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - COGODI - CUGINI - FADDA - MARROCU - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione dell'emendamento 119 all'articolo 6 del disegno di legge 383/A:

Presenti 46

Votanti 39

Astenuti 7

Maggioranza 20

Favorevoli 2

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Adesso votiamo il testo, stiamo votando l'articolo 6.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto contrario a questo articolo, ma vorrei richiamare alcuni temi che nella seduta di ieri, in conclusione, hanno polarizzato la nostra attenzione. Anche ieri abbiamo purtroppo assistito, ancora una volta, ad un inasprimento di toni e all'uso di linguaggi che non sono compatibili con la severità e il rispetto che ognuno di noi deve avere per questa Assemblea. Quando i toni vengono continuamente sollevati da chi svolge e dovrebbe svolgere ruoli di primaria importanza nella rappresentanza democratica, e quando si utilizzano frasari più degni del bar dello sport che di un Consiglio regionale, è segno di un grave degrado della istituzione ed è segno della fragilità e debolezza di chi questi ruoli svolge.

Quando si personalizza, anche attraverso l'uso di pesanti apprezzamenti e il dileggio individuale, un confronto politico anche aspro, emerge il carattere arrogante e di sfida se ad esercitarlo è chi ha nelle mani le leve della rappresentanza e del governo, e non può né essere accettato, né sottovalutato. E da una settimana che alle richieste di informazioni e di chiarimenti, giusti o sbagliati non ha importanza, si risponde con messaggi trasversali, che non definisco altrimenti per rispetto all'Assemblea, che suonano più o meno così: "attenzione altrimenti apriamo gli armadi, apriamo le casse e ne verranno fuori delle belle", lasciando intendere che è meglio non disturbare il manovratore. Penso che sarebbe più semplice per tutti e più lineare produrre le informazioni necessarie, Presidente Pili, ora e subito, non alla conclusione della finanziaria e che fugaste le perplessità sollevate senza minacciare ritorsioni. Non so se il sistema da voi utilizzato sia analogo a quello precedente, voi dovete rispondere di questi vostri 4 anni di governo, dei quali dovete rendere conto sotto ogni punto di vista, politiche economiche, sociali ed anche consulenze e studi.

Il miglior modo per smentire eventuali esagerazioni e strumentalità è quello di produrre l'informazione invece di sollevare i toni e di minacciare. Il tentativo costante che avviene in questi giorni di evitare il confronto di merito sulla finanziaria mette a nudo l'enorme difficoltà della maggioranza a produrre, appunto, un confronto di merito e a ricercare costantemente l'inasprimento dello scontro e lo spostamento della discussione su altri terreni.

La discussione non è sulle consulenze, nè sugli incarichi, la discussione è su questa vostra disastrosa finanziaria. Dai banchi della maggioranza ieri, forse dai colleghi più preoccupati della piega del dibattito, sono venuti toni di disponibilità maggiore e di ricerca di un confronto fra le posizioni e con l'opposizione. Abbiamo apprezzato questi toni più pacati e abbiamo, sui singoli temi, cercato di spostare la discussione su un piano maggiormente legato al merito. Abbiamo ascoltato con attenzione i segnali dell'onorevole Usai, dell'onorevole Pittalis, dell'onorevole Cappelli, dei Riformatori. L'onorevole Pili ieri ha lasciato intendere, nel suo linguaggio poco parlamentare e molto trasversale, di avere autorizzato il dispiegarsi di una trattativa con l'opposizione. Non so chi lei abbia autorizzato a trattare, nè con chi si conduca una trattativa, non certamente con noi. L'unica trattativa possibile, onorevole Pili, è la modifica sostanziale di questa finanziaria inqualificabile, la modifica nella discussione in Aula, nella direzione richiesta non solo da noi ma dall'insieme della società sarda: comuni, province, sindacati, imprenditori, associazioni. Le poste di bilancio devono essere modificate nella direzione dei comuni, delle...

PRESIDENTE. Prego concluda.

SPISSU (D.S.). Grazie sto concludendo; verso il sostegno al lavoro, verso il sistema delle imprese, verso il terzo settore. Se ci saranno risposte in questa direzione si svilupperà in Aula un confronto che attenuerà il nostro atteggiamento duro, oppositorio in tutti i modi che c'è consentito dai regolamenti parlamentari senza trattative trasversali o nascoste, ma nel merito delle questioni delle quali la società sarda è informata e sulle quali si conduce la nostra azione di opposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu il suo voto quindi?

SPISSU (D.S.). L'ho dichiarato all'inizio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Per esprimere voto contrario a questo articolo è per dire che se il Consiglio volesse esprimere un voto consapevole potrebbe e dovrebbe, a voto palese, tranquillamente cassare questa norma, perché è una norma deleteria. Abbiamo avuto modo di dire, ma senza avere possibilità di confronto, perché io posso anche essere dell'avviso che quando c'è una ragione contraria se viene espressa può avere il suo fondamento, invece no, non si ascolta e non si dice. Quest'articolo autorizza la Giunta, qualsiasi Giunta regionale, di questo colore o di altri colori, attraverso gli enti e le aziende regionali a spendere i danari della Regione prima ancora che il Consiglio regionale abbia autorizzato la spesa col suo bilancio dove prevede i contributi agli enti.

Quindi, ogni Giunta con questa norma, voi pensate che è la norma che utilizzerete l'anno prossimo chiaramente, perché avanzerete una proposta di bilancio dove potrete esagerare la devoluzione di risorse agli enti e quegli enti, prima ancora che la Regione abbia approvato il bilancio, può spendere sulla base di una proposta e non dell'autorizzazione del Consiglio. Ripeto, un Consiglio appena consapevole del suo ruolo direbbe: "Questa norma non va bene", però noi abbiamo un Consiglio che è questo, la maggioranza appare militarizzata, certo l'esercito di Franceschiello, però pensa di essere militarizzata, non ha generali ma ha caporali di giornata, e quindi chi c'è comanda. Però è una norma folle questa, che ripeto si presta a queste deviazioni, a queste perversioni che voi pensate di utilizzare l'anno prossimo, ma chissà quanti altri potrebbero utilizzarla anche contro di voi o i vostri interessi in altro modo. Non è buona amministrazione, io dico che è anche incostituzionale, perché qui si prevede una autorizzazione in bianco per una spesa di denaro pubblico alla Regione attraverso enti regionali prima ancora che la legge della Regione abbia autorizzato la spesa medesima.

Per cui voi potreste dire: "prendo il Consorzio 21 (o altro ente che rientri in questa categoria) con la proposta di bilancio gli attribuisco cento miliardi, il bilancio della Regione si approva a marzo o ad aprile, nel frattempo il Consorzio 21 sulla base della proposta della Giunta può cominciare a spendere" e dopo che li avrà spesi, perché a monte c'è una autorizzazione, quelli spesi sono e spese rimangono, e il Consiglio quando approverà il suo bilancio è vincolato, la sua volontà e diminuita se non è del tutto eliminata e ne soffre l'equilibrio complessivo dell'organizzazione della spesa.

Questo state facendo e state autorizzando con questo articolo. Una parola connessa al tema: si è detto dei toni che bisogna abbassare, badate i toni sono alti o bassi a seconda della situazione nella quale ci si trova, adesso di fronte al fatto che questo articolo non viene preso manco in considerazione nella sua pericolosità ci sarebbe da alzare i toni, ma insomma la sostanza rimane quella che è, però toni alti o toni bassi, per favore, non si dicano o non si alluda a cose che non esistono.

Abbiamo sentito ieri dire di trattative in corso, di leader dell'opposizione che starebbero trattando non so dove e non so come, io so di non essere leader, so di sicuro di essere opposizione, non stiamo trattando da nessuna parte niente; noi stiamo trattando qui la finanziaria e abbiamo detto quali sono le cose che noi vi proponiamo di modificare. Noi siamo l'opposizione quindi siamo anche minoranza, noi di Rifondazione siamo anche minoranza nella minoranza, quindi non possiamo avere la pretesa di fare la finanziaria che vorremmo noi, però su alcune cose vi abbiamo detto che vogliamo alcune modifiche, e ne abbiamo detto una principalmente che ne riassume altre e la riproponiamo: voi dovete modificare il vostro atteggiamento nel sostegno alle leggi per il lavoro, noi vi abbiamo detto: "salvare e migliorare le leggi per il lavoro" e questo è un impegno che non è che appartiene a questo o a quel consigliere regionale…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). ...che deve lucrare chissà che cosa, questo è un impegno che noi teniamo assolvere nell'interesse dell'intero Consiglio regionale, della sua dignità, della sua forza reale di intervento sui fatti dello sviluppo della Sardegna, e crediamo sia una cosa che appartiene all'interesse generale di tutta la comunità sarda. Questa è la questione che noi vi abbiamo posto e che trattiamo, e la trattiamo alla luce del sole, la trattiamo in Aula, ed è su questo principale argomento che ancora noi avremmo modo di chiarire, di insistere e speriamo di poter avere insieme a voi anche qualche risultato buono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Grazie Presidente. Brevemente sulle questioni che i colleghi questa mattina hanno riportato rispetto a ciò che è successo ieri sera. Non è questo l'oggetto del mio intervento, vado subito al merito, ma voglio brevemente dire che da parte di molti colleghi a volte c'è la netta sensazione, almeno io questa ce l'ho, che si fa esattamente il contrario rispetto a ciò che si enuncia, ma ciò che è peggio è che si fa il contrario rispetto a ciò che serve in quel momento al buon andamento dei lavori dell'Aula. Di fatto ieri c'è stato un momento non di trattativa, perché nessuno l'ha avviata, nessuno l'ha fatta, almeno per quelle conoscenze che ho io, di trattativa segreta dietro le quinte, ma un confronto serio nel merito che ha avuto riconoscimento anche da parte della maggioranza sulla bontà di alcuni emendamenti portati dall'opposizione, ed è stata in queste due settimane la prima volta che si è avuto questo riconoscimento che era un metodo di lavoro. Poi si sono innescate una serie di cose, si è sollevato un grandissimo polverone e il polverone lo solleva chi dietro il polverone si vuole nascondere; perché si vuole nascondere? Perché non ha argomenti nel merito, perché non si vuole non un accordo, non si vuole una discussione seria, forse non si vuole una finanziaria. Non riusciamo ancora a decifrare certe cose, ma sicuramente non cogliamo una direzione politica, una direzione dei lavori manifestata da parte di chi la deve manifestare in quest'Aula. E chi la deve manifestare se non il Presidente della Giunta regionale che porta questa responsabilità politico - amministrativa non solo rispetto alla maggioranza, ma rispetto all'intero Consiglio, rispetto a ciò che i sardi attendono. Cioè, attendono una finanziaria che risponda alle esigenze vere della popolazione.

Io dicevo: torniamo nel merito, perché le argomentazioni serie alla lunga devono avere un confronto serrato e possibilmente se non c'è un riavvicinamento si prenderà atto dei diversi punti di vista, e i sardi sapranno distinguere questi diversi punti di vista, però quando noi torniamo nel merito e diciamo che vogliamo discutere questa finanziaria, non le finanziarie dei governi Palomba. Badate anche questo nuovo modo di fare, è davvero nuovo e se volete inquietante per tutti quanti, per noi e per voi, perché con questo modo di fare la maggioranza non risponderà mai di ciò che sta facendo, del governo non risponde, perché andrà a rispondere delle cose del passato. In un sistema di alternanza democratica significa che il governo non risponderà mai nè a voi, nè a noi sul suo operato nell'immediatezza, ed allora questo meccanismo perverso bisognerà pure spezzarlo. Cioè, se si fanno domande legittime sulle assunzioni, senza destare scandalismi che non servono a nessuno, tranne a quelli che vogliono sollevare polveroni, se si fanno domande legittime sulle consulenze e sulle assunzioni bisogna dare risposte, le risposte le deve dare il governo ma non solo all'opposizione, le deve dare al Consiglio, poi naturalmente questo ruolo spetta maggiormente all'opposizione. Ma sull'articolo: noi abbiamo sollevato questioni serie non in forma scandalistica, quando noi diciamo che gli enti stanno investendo in borsa e stanno ricevendo consulenti finanziari di società, a volte anche abbastanza chiacchierate, a questo si da risposta perché stiamo parlando di enti, del merito dell'articolo. Quando noi diciamo che la risposta è il contrario di ciò che si enuncia, assessore Masala, non solo non c'è una riforma degli enti, non c'è un maggiore controllo, ma ne volete accelerare la capacità di spesa e volete invece togliere la nostra capacità di controllo. Non solo, al danno si aggiunge la beffa. Se andate a leggere il comma 6 dell'articolo 11, scoprite...

PRESIDENTE. Concluda la prego, onorevole Falconi, prego.

FALCONI (D.S.). Trenta secondi Presidente, mi scuso fin d'ora. Si scopre all'articolo 11, comma 6, qualcosa di veramente singolare, che in questa finanziaria invece di fare riforme sugli enti si aggiunge l'ente degli enti, cioè gli enti che si mettono assieme e fanno un altro ente. Badate, questo è davvero il paradosso!

Io penso che, invece, bisognerebbe trovare momenti di confronto anche aspro, però c'è un limite nella gestione della risorsa pubblica che vale sicuramente per l'opposizione, ma deve valere soprattutto per la maggioranza. Quando arriveremo all'istituzione di questo sovra ente degli enti inizio ad invitare fin d'ora i colleghi della maggioranza a meditare su questi meccanismi che hanno portato ad una miriade di enti in Sardegna che non sto qui ad elencarvi per mancanza di tempo, ma mi riservo di farlo successivamente, grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Nell'annunciare il nostro voto contrario all'articolo 6 e nel richiamare alla giornata di ieri l'attenzione di tutta l'Aula, non tanto per come si è votato, perché forse anche dai banchi dell'opposizione questa voglia di elezioni anticipate trova e motiva qualche paura, ingiustificata, perché se l'elezioni anticipate ci devono essere credo che non debba spaventare nessuno, se poi attraverso il voto si pensa di vincolare l'Aula a sopravvivere in questa legislatura, nascondendosi e pensando col timore che sia dentro che questo possa essere utile, ognuno è libero nella propria coscienza di farlo. Mi richiamo al suo comunicato, Presidente Pili; è tutta la settimana che le vengono chiesti gli elenchi delle consulenze, lei nel comunicato invece testualmente dice: "Parleremo delle risorse dilapidate, faremo i debiti raffronti, parleremo degli incarichi di progettazione, quelli che si sostiene abbia dato io" - e cioè lei - "e quelli affidati e gestiti da altri". Nessuno di noi questa settimana le ha chiesto incarichi di progettazione, le hanno parlato di consulenze, di quell'elenco e di quei 15 miliardi che non sono passati in quest'Aula, non certo per vostra volontà. Ma se pure fossero progettazioni, presidente Pili, lei non può rivolgersi all'opposizione, anche per quanto riguarda la passata legislatura, lei si dovrebbe rivolgere per metà della passata legislatura al collega Fantola, sia pure indirettamente, e per quanto riguarda la restante parte della legislatura al suo assessore Fois, che era Assessore dei lavori pubblici in quella circostanza. Facendo la sommatoria lei ritroverà la legislatura intera, e quindi il numero complessivo degli incarichi di progettazione che si sono dati, cosa conosciutissima in buona parte all'onorevole Fantola e in parte ancora maggiore all'onorevole Fois. Sconosciuta certamente a chi sta parlando in questo momento, perché non ho mai saputo, la prima parte della legislatura, quali consulenze o, per meglio dire, quali elenchi di progettazione si sono dati, né tanto meno conosco la seconda parte della legislatura, essendo all'opposizione, e quindi nel silenzio più assoluto di quello che è il fare di una Giunta.

Allora, motivo di trasparenza: parliamo tutti di possibilità vera di aprire il "palazzo" a chi sta fuori, che sia una scatola di vetro, qua sta diventando una scatola di piombo e ogni qualvolta qualcuno cerca di sapere, di conoscere, diritto sacrosanto di ognuno di noi, siamo qui anche per questo motivo, viene a inacidirsi il confronto politico, anzi di confronto non ce n'è più, arriviamo a uno scontro vero e proprio, con toni che vanno al di sopra delle righe, con una situazione piuttosto fastidiosa, ma credo che qualcuno voglia più lo scontro che il confronto. Credo anche che si possa mediare, cosa che noi non abbiamo mai accettato in questi anni, una finanziaria, ma l'amico Cogodi negli anni precedenti credo che l'abbia fatto in egual misura, non lo starà facendo in questa...

COGODI (R.C.). Per i lavoratori.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per i lavoratori senz'altro. E siccome io a quel piano del lavoro ho dato il voto negativo, Luigi, il tuo modo di fare consenti anche a me di non condividerlo. E' il tuo modo di fare, non il mio. Però se è per fare una finanziaria migliore non si fa fuori dell'aula, la facciamo qua tutti assieme, alla luce del sole, vediamo cosa in questa finanziaria è necessario cancellare, cosa invece è necessario aggiungere e correggere, e allora forse tutti assieme riusciremo a dare e a produrre un lavoro migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il Gruppo della Margherita voterà contro l'articolo 6. Lo voterà supportato dalle ragioni di merito che antepone ai fatti che accadono in quest'aula e che, come spesso accade, hanno come protagonista un Presidente della Giunta, che alzando il tono del confronto vuole esasperare il clima, confondere il confronto e la critica politica con la rissa personale e spostare così l'attenzione dell'Aula dalle questioni politiche di merito che ci preoccupano, così come preoccupano tanti sardi, singoli e organizzati, da quelle che lo coinvolgono in maniera personale e per le quali chiediamo chiarezza. Perché , dunque, le prove annunciate sul nostro operato alla fine di questo dibattito? Perché non subito? Non serve a nessuno usare scudi di cioccolata, porti le prove qua, porti il nostro operato e il suo operato subito attraverso un chiarimento che servirà a tutti; porti tutti gli elementi, compresi i suoi, quelli che le derivano dalla sua funzione e quelli che realizza nella solitudine di un commissariamento tutto ancora da comprendere.

Di fronte al valore sociale ed economico che noi riponiamo in questa finanziaria, conclusiva di un'esperienza complessivamente articolata della vostra gestione di governo e che si affaccia in uno scenario della Sardegna da tutti, dai più esperti, giudicata in ginocchio e in grande sofferenza, di fronte a questo valore non c'è per noi una trattativa o un compromesso riparatore. C'è la necessità di un confronto parlamentare che andiamo cercando in questi giorni con argomenti e con ragionamenti; un confronto parlamentare di merito sulle ragioni del futuro della Sardegna. E badate, sarebbe molto facile per noi lasciarvi andare alla vostra complicata e intricata parabola di governo.

Vede, presidente Pili, l'abbiamo detto e lo ripetiamo: le origini, le radici culturali e politiche, l'educazione personale, l'adeguatezza della personalità alle funzioni svolte, il senso delle istituzioni non si comprano, né si trasferiscono per investitura; o ci sono o non ci sono. Noi della Margherita non tacciamo e non taceremo, perché non accettiamo l'esilio della ragione dalla politica, della responsabilità dalla politica, dell'etica dalla politica, del buon senso dalla politica. Le ragioni per cui siamo in politica non sono banali, lo sapete e qualche persona avveduta fra di voi ce lo riconosce persino, e non accetteremo mai la riduzione alla banalità, alla rissosità, alla amoralità, alla volgarità delle istituzioni e della politica. Non rinunceremo, insomma, a resistere a ogni forma di intimidazione e di asservimento al vostro pensiero dominante, o meglio, ovvero alla voce del vostro padrone e alla consegna delle vostre coscienze. La libertà che il presidente Pili vi sottrae ogni giorno, a ogni angolo e alla bisogna, con i suoi ricatti e le sue intemperanze, è la peggiore ipoteca per il vostro stesso futuro politico. Cresce da questo punto di vista ogni giorno in noi la convinzione che per questa strada forse la Sardegna non pagherà questo dazio a voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Come già peraltro abbondantemente preannunciato ieri, con gli interventi che abbiamo svolto relativamente agli emendamenti all'articolo 6, voteremo contro l'articolo 6, perché attraverso questo articolo si sta instaurando una metodica che presuppone un eccesso di discrezionalità nella spesa da parte degli enti che rischia, per altri versi, di tradursi in sperpero. Vogliamo, invece, che tutto venga controllato e che la spesa, naturalmente, e le risorse siano determinate in maniera assolutamente certa e assolutamente precisa.

Per quanto riguarda gli altri aspetti, le trattative che qualcuno ha lasciato intendere che sarebbero nella giornata di ieri o di avantieri, che potevano essere in corso, è da sempre che come Gruppo abbiamo detto che eravamo assolutamente e nettamente contrari a tutte quelle pratiche che pure in altri tempi sono state utilizzate e che richiamano un modo deprecato, non certo utile di fare politica, che è quello del consociativismo. Quindi non siamo per aprire trattative nelle stanze segrete, in luoghi diversi da quelli dell'aula consiliare.

Abbiamo detto di una finanziaria debole, di una finanziaria fragile, di una finanziaria priva di strategia, di una finanziaria non utile a garantire lo sviluppo della Sardegna. Ciò detto le nostre proposte di modifica alla finanziaria le abbiamo inserite attraverso una serie di emendamenti, altri come emendamenti agli emendamenti possono eventualmente essere introdotti, ma il dibattito deve svolgersi in quest'aula e alla luce del sole. E abbiamo detto quali, a nostro avviso, erano i punti di maggiore debolezza e in quali settori le risorse dovevano essere canalizzate, indicando il lavoro, indicando l'impresa e i trasferimenti a favore degli enti locali. Ribadiamo ulteriormente questi concetti e siamo pronti a un confronto trasparente, sperando che sia anche utile per modifiche in questa direzione, ma che deve svolgersi alla luce del sole e nell'aula consiliare, non nelle stanze segrete.

Badate, anche le cose di ieri non fanno parte né di tatticismi, né tanto meno di tentativi di elevare il tono per creare occasioni di scandalo, né sono illazioni casuali. Sono cose certe, cose vere, sulle quali vorremmo solo e nient'altro che la Giunta esercitasse una maggiore vigilanza perché vengano evitate o comunque controllate nella misura massima possibile. La richiesta degli elenchi per quanto attiene alle consulenze sarebbe stata cancellata dai lavori di quest'Aula se solo il presidente Pili si fosse immediatamente alzato e avesse rapidamente, serenamente, tranquillamente accolto quel percorso riservandosi di fornirci quella documentazione dei prossimi giorni. Badate, queste cose servono non per rasserenare noi consiglieri, servono invece per togliere una cappa di inquietudine che rischia di prendere per intero la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Non so se la provocazione posta in atto dal presidente Pili nella giornata di ieri, fosse finalizzata a distogliere l'attenzione di quest'Aula dall'articolo che stiamo discutendo e che ci accingiamo anche a votare. Un fatto comunque è certo, che qualunque fosse la finalità risultano inaccettabili il comportamento e le dichiarazioni di un Presidente che, rivolgendosi attraverso stampa con quelle dichiarazioni, non fa certamente onore a questa nostra Regione.

Detto questo, vogliamo ribadire, esprimendo il voto contrario a questo articolo, che la nostra posizione qua è sempre stata chiara e se non fosse stata sufficientemente chiara, ribadiamo che noi siamo qua per salvare, per migliorare le leggi per il lavoro, tutte le leggi, caro onorevole Giacomo Sanna, compresa quella del piano del lavoro, che siano in grado di migliorare sostanzialmente la condizione di migliaia di persone che vivono in questa nostra Isola, che sono senza tutela, senza nessuna risposta.

Detto questo, vogliamo ritornare al merito di questo articolo, in modo particolare al comma 6, in quanto, nonostante sia stata ribadita, per quattro volte consecutive nella discussione dei vari commi, una richiesta di chiarezza del perché attraverso questo comma 6 si vogliano autorizzare gli enti ad anticipare la spesa sulla base di quello che sarà il bilancio della nostra Regione. E' una procedura anomala, che può provocare grandi danni, caro Assessore. Se voi volete velocizzare la spesa degli enti non dovete far altro che trasferire le risorse una volta che è approvato il bilancio della Regione, e non autorizzare gli enti, in virtù del bilancio della Regione, a spendere anche senza avere i soldi in cassa, perché questo determina l'approvazione di questo articolo al cui interno vi è anche questo comma 6 bis. Per cui noi vi chiediamo ulteriormente di ripensarci, perché è bene approvare le norme, ma è bene approvare quelle norme che hanno un senso, che hanno un senso nella loro approvazione che possono già dare un beneficio al sistema Regione, per cui anche al sistema degli enti regionali che noi controlliamo. Non si capisce questa norma, non si capisce quale finalità intenda perseguire e mi duole il fatto che il Presidente della Commissione, Balletto, sia sempre molto attento a quello che discutiamo e questa volta rispetto a questo argomento specifico non si sia sentito in dovere di esprimere nulla, per cui di non esprimere nessuna posizione di merito. Probabilmente nemmeno lui ha capito bene a cosa servano queste norme che ci accingiamo a votare. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, voterò a favore dell'articolo 6, ma credo che questi minuti, come d'altronde hanno fatto anche gli altri colleghi, vadano utilizzati per recuperare i temi del confronto sulla finanziaria, per entrare nel merito appunto della finanziaria, come da più parti sottolineato, ma credo che debba esserci una presa d'atto reciproca tra l'opposizione e la maggioranza, su come continuare questi lavori. Ieri i toni si sono decisamente alzati in quest'aula, però devo anche dire una cosa che qualcuno probabilmente non gradirà: già nei giorni precedenti mi sono permesso di non condividere la linea di opposizione portata avanti dal collega Selis. Non me ne voglia nessuno, ma le parole dette in quest'aula e i comunicati stampa trasmessi non sono i comunicati stampa di un peone come me, sono i comunicati e le affermazioni di un collega stimato di opposizione, di un collega che è in quest'aula in quanto candidato alla Presidenza della Giunta da parte delle opposizioni, perciò, senza nulla togliere a nessun altro in quest'Aula, di un'autorevole collega che ha scelto la linea dell'attacco costante in quest'aula. Non si può negare che le istituzioni molto spesso, e quindi il Presidente della Giunta sia stato ripetutamente attaccato in quest'aula con toni eccessivamente alti, troppo alti, e che è normale che a un certo punto arrivi anche una risposta decisa che usa gli stessi toni di chi attacca.

Questo è avvenuto, spero che il chiarimento avvenga anche con quanto dalle opposizioni richiesto, legittima richiesta ma non si può neanche dire, onorevole Falconi, andiamo avanti non facendo i confronti col passato, non perché qui ci sia uno scaricabarile, ma i confronti col passato servono a volte per capire se qualcosa è cambiato, poi vedremo, se qualcosa è cambiato in meglio e altre magari sono cambiate in peggio. Però credo che noi dovremmo affrontare la finanziaria non con i toni da campagna elettorale che qui sono stati impostati. C'è tempo per la campagna elettorale, c'è tempo per confrontarsi su altre linee. Anche l'altro giorno ho sostenuto che poi magari dalle consulenze, dalle progettazioni, vedremo quali sono e quali sono state, faremo i confronti necessari, parleremo di riforma degli enti, parleremo, come dicevo l'altro giorno, magari finito questo argomento si parlerà delle macchine blu, si parlerà di tutte le classiche cose da campagna elettorale di chi però non porta avanti dei progetti, da qualsiasi parte questo avvenga. Ma non si può, in ogni caso, continuare in questo modo negando anche - e me ne assumo la responsabilità di ciò che dico - che si possa condurre una linea di dialogo con gruppi politici che condividono la linea del dialogo. Tutto questo deve avvenire in maniera trasparente, deve avvenire in maniera produttiva per l'Aula e per la finanziaria, deve avvenire senza sotterfugi, ma dialogare, confrontarsi, stabilire una linea, cercare di limare tutte quelle parti che possono aumentare i toni di quest'Aula, non credo che siano azioni contro l'Aula, contro la sovranità dell'Aula e che io non nego, diversamente da quanto hanno fatto altri colleghi; non confronti fra leaders ma semplicemente confronti tra chi ha seguito, sta seguendo la finanziaria, sta seguendo parti della finanziaria in maniera più specialistica rispetto ad altri e sta cercando, insieme alle parti che condividono questa linea, insieme alle parti anche più affini per certi versi, perché questa finanziaria, nell'interesse generale che qui è stato richiamato più volte, possa essere condotta in porto in tempi brevi. Chiudo semplicemente con un'altra sottolineatura, i toni vanno abbassati nei confronti delle istituzioni, nei confronti del Presidente del Consiglio, nei confronti del Presidente della Giunta e della Giunta stessa, ma anche nei confronti tra consiglieri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Voterò ovviamente a favore dell'articolo 6 e farò una valutazione probabilmente controcorrente rispetto a quello che è stato fin qua detto, perché sono convinto che ciò che è avvenuto ieri ha comunque un germe di positività. Voi direte: "Bisogna abbassare i toni", e noi certamente siamo d'accordo. La positività sta in questo, che ieri è avvenuto uno scontro forte, duro, aspro però nella linea del bipolarismo, cioè mentre noi discutiamo di accordi, discutiamo di coalizioni, di come costruire le coalizioni, ieri si è avuta un'esasperazione, un eccesso, ma che va ricondotto a quello che noi diciamo da sempre, un confronto cioè tra due coalizioni che si confrontano nella maniera anche più dura possibile, ma con due visioni totalmente diverse, due visioni assolutamente antitetiche, due visioni che con possono essere conciliabili. Detto questo, perché bisogna abbassare i toni? Bisogna certamente abbassare i toni, ma noi diciamo anche che nel centrosinistra bisogna che qualcuno si metta d'accordo, perché? Ieri ho seguito l'intervento dell'onorevole Emanuele Sanna e l'ho apprezzato, è un intervento di grande qualità, quella pacatezza non pelosa che dice cose di sostanza e poi però, onorevole Sanna, non ho capito assolutamente l'altro tipo di strategia che una parte della sua opposizione ha messo in campo. Noi siamo perché una trattativa - anche se il termine non mi piace - possa avvenire alla luce del sole e dentro quest'Aula. Non capisco che cosa significhi allocare più risorse per il lavoro, posto che una finanziaria di 10, 12 mila miliardi delle vecchie lire si occupa del lavoro e posto che il piano del lavoro è stato abbondantemente, l'articolo 19, è stato abbondantemente rifinanziato, però siamo disponibili a un confronto di merito, ma io dico subito che proprio per il concetto base di questo mio intervento, proprio perché siamo nel regime del bipolarismo, è giusto che i poli si confrontino, però è anche giusto che da Alleanza Nazionale venga una parola chiara, cioè la finanziaria non può essere snaturata, può essere corretta, può essere migliorata, può essere resa più appetibile a tutte le classi sociali, però è ovvio che nel confronto non dobbiamo cambiare le carte in tavola. Prima diceva bene il collega Balia, parlava del consociativismo; il consociativismo non si sposa con il bipolarismo ed ecco perché noi possiamo arrivare a un tipo di trattativa però seria e precisa, soprattutto nell'indicare da dove i fondi debbono essere recuperati, come debbono essere utilizzati. Quindi, se questa può essere una strada onesta e poter comunicare anche ai cittadini che comunque dentro quest'Aula vi sono due poli compatti che si confrontano, pur con le loro differenze...

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ti piacerebbe!?

MURGIA (A.N.). Certo che mi piacerebbe, quindi l'invito, ovviamente...

(Interruzioni)

MURGIA (A.N.). Ho parlato di bipolarismo perché credo che sia il fine ultimo, anche l'impostazione politica che il mio Partito vuole portare sommessamente ma anche in maniera decisa dentro quest'Aula. Grazie.

PRESIDENTE. Colleghi, una preghiera, nelle iscrizioni a parlare, tenete conto che perché il dibattito si alimenti in maniera corretta e possa esservi un confronto, il Presidente dovrebbe essere in grado di far parlare una volta uno di una parte e una volta uno dell'altra, invece si scrivono prima tutti quelli di una parte e poi tutti quelli dell'altra, in effetti il confronto non viene come dovrebbe essere, come potrebbe avvenire. Con questa preghiera do la parola all'onorevole Vargiu.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (RIF.SARDI-U.D.R.). Presidente, colleghi consiglieri, noi voteremo a favore all'articolo 6 e cogliamo l'occasione della dichiarazione di voto per unirci al ragionamento che da più parti è venuto all'interno di quest'Aula e che oltre che avere come tema l'argomento specifico in discussione per il quale siamo in sede di votazione, ha come tema, che credo che sia quello più cogente e all'attenzione in maniera più forte se possibile di quest'Aula, quale sarà l'ulteriore andamento dei lavori di questa finanziaria e quando riusciremo a consegnare questa legge finanziaria alla Sardegna e a questo Consiglio regionale. Credo che siano da apprezzare alcuni ragionamenti pacati - il collega Murgia ha anche detto sommessi, io direi che forse più che sommessi devono essere appunto non sopra le righe ma estremamente rigorosi e estremamente forti, che si sono fatti in quest'Aula e che ricordano, invitano, sottolineano la necessità che sulle cose ci sia il dialogo. Il dialogo è purtroppo elemento indispensabile anche e soprattutto, anzi, se si parte dall'idea che ci sia il confronto tra due diversi progetti, perché il confronto tra due diversi progetti non può avvenire né per urla, né per strepiti, né per motivi di scontro surrettizi o comunque non sostanziali rispetto al tutto, nel senso che il confronto avviene, se i progetti esistono, io spero che esistano affinché i sardi li possano vedere e giudicare in alternanza l'uno nei confronti dell'altro, il confronto avviene tra progetti e allora il confronto tra progetti non può che avvenire nella cultura dell'ascolto, nella cultura della disponibilità, nella cultura del dubbio, nella cultura della tolleranza di cui noi da liberal-democratici riteniamo di essere portatori e difensori. Chiaramente questo tipo di cultura non è la cultura dell'urlo gridato, perché nell'urlo gridato uno non sente neppure le proprie ragioni, quindi ha grandi difficoltà a intendere e a capire, se ce ne sono, le ragioni dell'altro. Noi vogliamo richiamare invece quest'Aula alla necessità che il confronto ritorni a essere sui binari naturali, che sono i binari del ragionamento e che sono i binari della verifica, insieme, di quali sono le differenze sostanziali tra i due progetti che sono in campo in questo momento, quali sono le differenze sostanziali sul progetto di finanziaria che questa Giunta e questa maggioranza hanno presentato e se ci sono quindi dei margini che ci consentano di andare avanti.

Colleghi, questo Consiglio non ha discusso nel mese di febbraio la prosecuzione della caccia, come da tante parti si era chiesto per un mese, noi non vorremmo passare né per colombe né per colombacci ed estendere di un mese la caccia anche a marzo e mantenere alta la tensione dei pallettoni contro chiunque per la pace, nel senso del dialogo, si pronunci all'interno di quest'Aula, quindi siamo convinti che chiunque oggi tenda il ramoscello d'ulivo, ma il ramoscello d'ulivo teso nel senso del ragionamento e del confronto non nel senso dello sbracamento, noi crediamo che chiunque oggi tenda questo ramoscello abbia necessità di dover essere ascoltato dall'altra parte. Quindi, la cultura dell'ascolto e la cultura della tolleranza e del dubbio che tante volte anche dai banchi del centrosinistra è stata evocata a testimonianza di un cammino culturale che fa onore al centrosinistra, è oggi quella attraverso la quale in quest'Aula si devono sviluppare delle interlocuzioni che vanno nell'interesse complessivo della nostra Regione, perché che la nostra Regione abbia e quanto più in fretta possibile una legge finanziaria, non è soltanto interesse dei 80 consiglieri di quest'Aula, ma è interesse dell'intera nostra Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). A proposito di toni, io voglio, così, tornando indietro con la memoria, mi ricordo di colleghi nella scorsa legislatura, apprezzati e stimati per lo stile, per la pacatezza, per la dignità delle azioni poste in essere nello svolgimento dell'attività politica. Oggi noto, pur essendo rimaste le stesse persone, che quei comportamenti veramente comportamenti di alta qualità politica, oggi non sono più tali e uguali o quantomeno che valgono in tutte le circostanze. Ho apprezzato e stimato moltissimo il comportamento del Presidente Selis in quanto Presidente dell'Aula, sempre persona equilibrata e imparziale. Lo vedo e osservo in certi momenti della vita politica, come oppositore, una persona diversa, trasformata, e io dico che quando si è leader e quando si ha qualche cosa da dire, la si deve - avendone la forza e la capacità - portare e rappresentare sempre con lo stesso stile, con la stessa pacatezza perché ritengo che sia anche più incisiva e più produttiva. Così potrei dire del collega Fadda, l'Assessore della sanità nella scorsa legislatura, che io a memoria non ricordo mai aver visto in una contrapposizione con l'opposizione in atteggiamenti che fossero più o meno, tra virgolette, sconvenienti, quanto a toni levati. Oggi da esponente dell'opposizione, talvolta nei toni, quantomeno in quello che si deve dire con quella pacatezza, il tono diventa quantomeno verbalmente come tono, come volume, eccessivo e sconveniente per chi evidentemente deve ascoltare. Quindi i ruoli che cambiano, trasformano le persone, almeno in certi momenti. Allora c'è da chiedersi: questa trasformazione è una trasformazione vera perché prima era mistificata, oppure è il ruolo che porta ad assumere atteggiamenti di un certo tipo che sono completamente diversi da quelli in precedenza?

CUGINI (D.S.). Balletto, parli del suo caso, così ci capiamo!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego lasci parlare l'onorevole Balletto; se lei vorrà le darò la parola subito dopo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non sono riuscito a intendere, quindi non posso darti una risposta, c'era rumore, non ho sentito, mi dispiace.

COGODI (R.C.). Sta dando pagelle a tutti, sembra la riforma Moratti!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ritornando al discorso della finanziaria, perché noi è di finanziaria che dobbiamo parlare, e il confronto e lo scontro politico che attiene all'attività del centrodestra, attuale maggioranza, e quello del centrosinistra oggi all'opposizione, non deve e non può avere la prevalenza sulla discussione e sulla valutazione della finanziaria, perché, colleghi, come ho avuto modo di dire ieri parlando delle richieste che sono state fatte, c'è uno strumento regolamentare, e voi il Regolamento lo conoscete molto bene, che metterebbe tutti nelle condizioni di avere le informazioni attingendo e utilizzando quel canale.

Allora la finanziaria è stata presentata in Aula il 21 di dicembre se non ricordo male, le richieste che voi state avanzando e che sono legittime, ma per quale motivo non sono state richieste prima con i canali dovuti e, se non ottenute, attraverso l'esercizio diretto di quella facoltà che consente a ciascuno di noi di rivolgerci ai funzionari. Allora perché noi dobbiamo fare, della questione delle consulenze, motivo centrale della discussione della legge finanziaria quando questo è un discorso ed è un aspetto che riguarda il confronto politico, ma su altri piani e con altre differenze. Invece oggi, si parla esclusivamente perché non avendo avuto soddisfazione diretta, la finanziaria si incentra, la discussione si incentra solo e esclusivamente su questa mancata trasmissione di dati e di informazioni che si assumono essere esaustivi e totalizzanti per ciò che riguarda l'esame della finanziaria. Noi gradiremo confrontarci sui contenuti della finanziaria, non ci si può confrontare quando su 538 emendamenti dell'opposizione, su 695, 238 sono solamente soppressivi e per quelli che hanno un contenuto, uno l'abbiamo visto ieri e di uno si è discusso entrando nei contenuti perché condivisibile, ma discutere degli emendamenti non significa che la manovra finanziaria così com'è stata presentata deve essere completamente riformata alla luce di aspettative e di idee che l'opposizione ha, ma che non coincidono con quelle della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (La Margherita-D.L.). Vorrei iniziare preannunziando il voto contrario. Detto questo non posso esimermi dal fare qualche breve considerazione sugli ultimi due interventi dei colleghi di maggioranza, in particolare il discorso di Murgia ed anche quello di Balletto. Qui si ha l'impressione di un discorso tra sordi, si parla di possibili trattative, di possibili accordi che poi non si capisce bene quali siano, di venirsi incontro e altro e poi di fatto ci si comporta, sono quindici giorni che diversi, valorosi colleghi dell'opposizione stanno cercando in tutti i modi di far capire alla maggioranza, e a chi la rappresenta in quest'Aula, che questo mostriciattolo che è stato presentato e che non è ritenuto un mostriciattolo solo da noi, ma da tutti gli ambienti che contano, dal mondo del lavoro, dalle parti sociali, dalle autonomie locali, dalle università e ne potremmo citare tanti altri di questi soggetti, è stato ritenuto un mostriciattolo, un qualcosa di improponibile, un qualcosa che non mira assolutamente al progresso della Sardegna. Allora, è quasi grottesco dopo quindici giorni di discussioni, di fronte a un muro che si è costruito davanti a giuste richieste, che non sono le richieste dell'opposizione ma che sono richieste dell'intera Isola, dire che i toni sono troppo alti e dire che si vorrebbe arrivare a delle soluzioni ragionevoli.

Ma quali sono le soluzioni ragionevoli? Qual è stato il punto sul quale c'è stata un'apertura in questo batti e ribatti tra maggioranza e opposizione? Assolutamente niente! Fino a questo momento assolutamente niente! Non solo, ma poi ci si lamenta del fatto che in questi giorni si è appuntato il discorso sulle problematiche delle consulenze, quasi che fossero un argomento estraneo, capitato così o utilizzato strumentalmente. Questo era uno dei punti principali di questa legge, era uno dei punti principali sul quale molti colleghi anche della maggioranza hanno ricorso al voto di coscienza evidentemente, qui non era un problema di trabocchetti o di imbrogli o di altre cose, io ritengo che fosse un voto di coscienza, di avere abrogato quell'indegno, osceno sperpero di quindici miliardi che si voleva perpetrare. Questo è il problema!

Allora, colleghi per favore, non facciamo le paternali. Balletto, non ergiamoci a giudici dando voti di pacatezza, di equilibrio; veramente, non è proprio il caso. Non è il caso di fare l'avvocato delle cause perse e non è neanche il caso di voler fare i moralisti. D'altra parte, quando tu fai riferimento a persone che avrebbero cambiato da quattro anni a questa parte i loro atteggiamenti o il loro modo di comportarsi, io non lo so perché non c'ero mentre tu c'eri, però una cosa è certa, che questa volta la legislatura è stata pesantemente caratterizzata dai fatti che tutti conosciamo.

E quindi, voglio dire, non perché siano santi, ma sappiamo bene che anche i santi qualche volta perdono la pazienza e hanno giustificato motivo di perderla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Devo dire che l'ammorbidimento dei toni di stamattina mi conforta, perché credo veramente che ieri abbiamo toccato un livello triste per questa istituzione. Quindi il richiamo che oggi c'è stato, ad una ripresa di un dialogo, pur nella diversità, sia il vero valore che noi portiamo all'interno di quest'Aula. Per la verità questi richiami più volte ci sono stati, molti di noi hanno invitato i colleghi della minoranza a fare uno sforzo per entrare nel merito di queste diversità, ma anche uno sforzo per entrare nel merito delle richieste, nel senso delle richieste di modifica della finanziaria, non nel senso di trattativa da mercato delle vacche.

Ora, credo che questo aspetto, se lo riteniamo un valore, debba essere salvaguardato anche da tutti gli elementi esterni al discorso sulla finanziaria, che spesso vengono portati all'interno dell'Aula. Questo non può essere il momento della resa dei conti, perché la resa dei conti secondo me sarà quella delle elezioni, sarà quella della storia, quindi oggi credo che il problema di ciascuno di noi e delle due parti di quest'Aula, sia quello di tentare uno sforzo che possa essere nell'interesse dei sardi e della Sardegna.

Credo anche che da parte della maggioranza, disposta a modificare per quanto ci compete anche toni errati che possano esserci, non può comunque esistere un atteggiamento di trattativa, purché sia, con la preoccupazione di accorciare i tempi della finanziaria al di là del merito. Quindi credo che questa riflessione, questo ragionamento vada fatto all'interno di tutta la maggioranza con tutte le parti che la compongono. Per cui io voterò a favore dell'articolo 6 della finanziaria augurandomi che questa pacificazione, questo atteggiamento di ragionevolezza continui.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 6. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per chiedere la votazione elettrica palese.

PRESIDENTE. Gli otto consiglieri che appoggiano la richiesta si alzino in piedi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PIRISI, SCANO, CUGINI, MARROCU, COGODI, MANCA, LAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico palese dell'articolo 6 del disegno di legge 383/A.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU. Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 74

Astenuti 1

Maggioranza 38

Favorevoli 42

Contrari 32

(Il Consiglio approva).

Articolo 7. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Art. 7

Modifiche alla legge regionale n. 11 del 1983

1. Nell'articolo 57, comma 1, della legge regionale n. 11 del 1983, dopo il punto 2) è aggiunto il seguente:

"2 bis) alla verifica che l'atto di impegno contenga tutti gli elementi di legittimità contabile, senza che questo comporti la presentazione di ulteriore documentazione, e in caso di insussistenza di tali elementi restituisce al soggetto emittente l'atto medesimo.".

2. Nel comma 4 bis dell'articolo 62 della legge regionale n. 11 del 1983, dopo l'inciso iniziale: "Le somme stanziate per l'acquisizione di beni o servizi" sono soppresse le seguenti parole: "nonché quelle destinate alla realizzazione di opere pubbliche in esecuzione diretta".

3. Dopo il comma 5 quater dell'articolo 62 della legge regionale n. 11 del 1983, sono inseriti i seguenti:

"5 quinquies. Le somme stanziate per la realizzazione di opere pubbliche in gestione diretta dell'Amministrazione regionale devono essere impegnate entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di iscrizione in bilancio, ovvero entro il secondo anno successivo all'iscrizione in bilancio quando la loro realizzazione richieda l'approvazione di un progetto esecutivo.

5 sexies. Le assegnazioni statali disposte in corrispondenza di deleghe di funzioni amministrative a norma dell'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348, sono mantenute in bilancio sino ad eventuale revoca o richiesta di restituzione da parte dei competenti organi statali.".

4. A decorrere dal 1° gennaio 2004 è soppresso il bilancio di cassa; conseguentemente, al fine del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica derivanti dall'adesione al Patto di stabilità e crescita, la Regione provvede a contenere i propri pagamenti secondo quanto stabilito dalla normativa statale per le Regioni a statuto speciale. La Giunta regionale determina per trimestri anticipati il livello complessivo dei pagamenti da effettuarsi nell'esercizio e la sua ripartizione tra gli stati di previsione della spesa; di tali provvedimenti è data comunicazione, entro quindici giorni, al Consiglio regionale.

5. Sono abrogate tutte le norme della legge regionale n. 11 del 1983 in contrasto con il comma 4.

6. Ai fini di un efficace controllo dell'andamento dei pagamenti in relazione alle disponibilità sussistenti nella Tesoreria regionale, con delibera della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di bilancio, sono definite le limitazioni all'emissione dei titoli di pagamento a carico del bilancio regionale in termini quantitativi e qualitativi, con l'esclusione delle spese relative agli stipendi, assegni e altre spese fisse o aventi natura obbligatoria, agli interessi, alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili, alle spese relative ad obblighi derivanti dalla normativa comunitaria, alle annualità relative ai limiti di impegno decorrenti da esercizi precedenti e alle rate di ammortamento mutui.

PRESIDENTE. All'articolo 7 sono stati presentati i seguenti emendamenti: soppressivo totale 412; soppressivi parziali 411, 120, 121, 410, 441 che hanno lo stesso contenuto pertanto voteremo assieme e i seguenti aggiuntivi: 5, al quale è stato presentato un emendamento modificativo soppressivo totale, il 696, il 116, 122, 123, 651.

CAPPAI, Segretario:

Emendamento soppressivo totale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi

Art. 7

L'articolo 7 è soppresso. (412)

Emendamento soppressivo parziale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi

Art. 7

Il comma 1 dell'articolo 7 è soppresso. (411)

Emendamento soppressivo parziale Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Il comma 4 dell'articolo 7 è soppresso. (120)

Emendamento soppressivo parziale Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Il comma 6 dell'articolo 7 è soppresso. (121)

Emendamento soppressivo parziale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi

Art. 7

Al comma 4 dell'articolo 7 le parole "A decorrere dal 1° gennaio 2004 è soppresso il bilancio di cassa", sono soppresse. (410)

Emendamento soppressivo parziale Falconi - Spissu - Demuru - Pirisi - Orrù - Lai

Art. 7

Al comma 4 dell'articolo 7 le parole "A decorrere dal 1° gennaio 2004 è soppresso il bilancio di cassa", sono soppresse. (441)

Emendamento soppressivo totale Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Emendamento all'emendamento n. 5/Art. 7

L'emendamento n. 5 è soppresso. (696)

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 7

Modifiche alla legge regionale n. 11 del 1983

Prima del comma 1 sono inseriti i seguenti:

1a. L'articolo 37 della legge regionale n. 11 del 1983 è sostituito dal seguente:

Nelle more dell'adeguamento dell'articolo 11 dello Statuto della Regione Sardegna ai principi del combinato disposto degli articoli 5, comma 5, e 10 della Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e in applicazione dei medesimi, la Regione ha facoltà di contrarre, sulla base di apposita autorizzazione da disporsi di volta in volta con legge regionale, mutui e/o prestiti, anche obbligazionari, da essa esclusivamente garantiti, per provvedere a spese di investimento, ivi comprese le assunzioni di partecipazioni in società. Gli investimenti da finanziare con il provento dei mutui e dei prestiti possono essere realizzati dall'Amministrazione regionale sia direttamente, sia attraverso gli enti e le aziende di cui al primo comma dell'articolo 34 della presente legge, gli enti locali, nonché mediante la concessione ad imprese di incentivi previsti dalla legislazione regionale.

1b. Dopo l'articolo 37 della legge regionale n. 11 del 1983 è inserito il seguente:

Art. 37 bis. La Regione ha facoltà di procedere a operazioni di cessione e di cartoralizzazione dei crediti vantati nei confronti dei terzi. (5)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

1 bis. Nella L.R. 11/83 e successive modifiche e integrazioni, dopo l'ultimo comma dell'articolo 62, è aggiunto il seguente:

"Le somme stanziate e non impegnate nella chiusura dell'esercizio costituiscono economie di stanziamento. Non sono consentite deroghe a tale disposizione ad eccezione di quelle contenute nel presente articolo." (122)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis

Art. 7

Dopo il comma 1 è inserito il seguente:

1 bis. Nella L.R. 11/83 e successive modifiche e integrazioni, dopo l'ultimo comma dell'articolo 62, è introdotta la seguente modifica:

"Dopo il secondo comma dell'articolo 40 è inserito il seguente:

"Non è consentita l'assunzione di impegni al di fuori di quanto è previsto nel precedente comma. In ogni caso la registrazione dell'impegno avviene sotto la responsabilità di chi ha emesso il relativo provvedimento."" (123)

Emendamento aggiuntivo Scano - Sanna Gian Valerio - Spissu - Balia - Cogodi

Art. 7

Nell'articolo 7 dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:

1 bis. Nell'articolo 5 della legge regionale n. 7 del 2002, dopo la lettera a) sono inserite le seguenti:

a bis). Nell'articolo 13 le lettere c), d) ed e) del comma 1, sono sostituite dalle seguenti: "b bis) la determinazione, in apposita tabella, della quota da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa permanente la cui quantificazione è rinviata alla legge finanziaria; b ter) la determinazione, in apposita tabella, per ciascuno degli ani considerati dal bilancio pluriennale, delle riduzioni di autorizzazioni legislative di spesa. "

2 bis. La determinazione delle spese previste da leggi pluriennali recanti oneri valutati di carattere permanente è stabilita dalla legge di bilancio." (651)

PRESIDENTE. Il 412 è stato presentato dai colleghi Falconi, Spissu e più. Ha facoltà di illustrarlo.

FALCONI (D.S.). Noi chiediamo l'abrogazione di questo articolo e motiviamo anche le ragioni che ci hanno spinto a chiedere questo. Riteniamo innanzitutto, in termini generali lo abbiamo già ribadito nell'esposizione di altri emendamenti e di altri articoli, non riteniamo corretto il modo di procedere, perché anche ...

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi quest'aria prefestiva! Tutti a posto a lavorare per cortesia, con un po' di silenzio. Grazie.

FALCONI (D.S.). Non voglio rinviare di molto il fine settimana dei colleghi e, quindi, nei limiti consentiti accorcerò il mio intervento rinviandolo eventualmente alla prossima settimana.

Presidenza del Vicepresidente Sanna Salvatore

(Segue FALCONI.) Dicevo che noi non riteniamo un approccio corretto questo voler in questo modo, nel modo proposto dalla Giunta e dall'assessore Masala, rivedere, correggere in diversi articoli il sistema di contabilità, perché di questo stiamo parlando anche con l'articolo 7 e con le modifiche alla legge regionale 11 del 1983 che esso propone. Noi lo abbiamo già detto - ma in questo articolo vale ancora di più - che bisognava andare e bisogna andare a una legge organica, a una legge di riordino che, se necessario, riveda anche la 11 del 1983 ma che deve diventare la legge organica del nuovo sistema di contabilità, altrimenti si fa uno spezzatino, si fa un qualcosa di non corretto e difatti poi andremo via via, nei diversi commi dell'articolo 7, a cercare di farci capire perché e per come riteniamo sbagliate anche le proposte che i diversi commi avanzano.

A parte il comma 1 che rinvia alla ragioneria generale il controllo di legittimità con la copertura contabile, rinvia esclusivamente alla ragioneria generale. Il 2 e il 3 sono assolutamente tecnici e quasi inutili da riportare, ciò che invece attrae sicuramente l'attenzione e deve attrarre l'attenzione di tutti i colleghi, e se non l'ha fatto finora inizio a farlo io, ma ritengo che molti colleghi del centrosinistra su questo interverranno, appare negli ultimi commi, non dico inquietante, non sono abituato ad usare terminologia forte anche perché si sta instaurando un nuovo clima non di collaborazione ma di confronto civile e costruttivo, di confronto che deve restare tale, perché se no non vengono fuori le ragioni di ognuno di noi.

Allora, questi ultimi commi propongono la soppressione del bilancio di cassa; di per sé sembra una cosetta, un atto dovuto in termini moderni, bisogna sveltire le burocrazie, bisogna snellire l'andamento della macchina regionale eccetera, eccetera; se presentata e imbellettata in un certo modo può risultare anche accattivante, efficace, eccetera, eccetera. Però, l'eliminare tutta una serie di griglie di controllo che via via si stanno eliminando, oggi è pericoloso per voi, domani - ci auguriamo - la prossima legislatura può esserlo per noi, che prevediamo di andare al Governo, di sostituirvi, ma l'eliminare il controllo di cassa davvero può risultare pericoloso.

C'è semplicemente la dicitura che gli impegni e i pagamenti devono coincidere - badate - è come dire che "l'acqua è umida" o delle ovvietà che non servono a nulla ed a nessuno ribadire in una legge; se una legge la si fa è perché non dobbiamo modificare delle ovvietà, ma dobbiamo invece modificare l'esistente e cercare di migliorarlo. Quindi non serve assolutamente a nulla ribadire in questi ultimi commi che gli impegni e i pagamenti devono coincidere, così come altre diciture assolutamente ininfluenti per un buon controllo della cassa e il buon controllo più in generale della pubblica amministrazione.

Ciò che invece bisogna evidenziare per far convincere noi stessi che un controllo di cassa è quanto mai opportuno in questo periodo, è il fatto che - e non lo dico io, lo dicono lo stesso Assessore e gli stessi colleghi che meglio e più di me se ne intendono - quando la cassa è deficitaria, quando il cosiddetto governo amico non trasferisce le risorse che deve trasferire in tempo utile, quando l'IVA ci viene trasferita con tre, quattro anni di ritardo, tutto questo pregresso che deve essere accreditato, che c'è, che abbiamo, che possiamo inserire in bilancio ma che alla cassa ci manca, tanto più succedono queste cose, tanto più il controllo di cassa è opportuno.

Nell'articolo precedente noi abbiamo parlato di enti, ne abbiamo parlato a proposito ed a sproposito; però se anche lì noi non ristabiliamo un controllo ed anche lì un controllo di cassa, davvero succedono - e lo denuncio per la terza volta - delle cose assolutamente inquietanti, cioè di consulenti finanziari che circolano, che si offrono, che raccolgono risorse finanziarie della Regione, le prendono dagli enti, le investono e non sappiamo con quale trasparenza. Allora c'è davvero la necessità di un maggiore controllo perché altrimenti la Regione è costretta non solo ad anticipare per gli enti, e gli enti lucrano qualche punto in percentuale in termini di interessi su quelle somme che depositano nelle banche, mentre l'ente madre - diciamo - la Regione Sardegna è costretta a contrarre mutui per sopperire esattamente alla mancanza di cassa.

E` un giro che dobbiamo interrompere, è un giro che dobbiamo assolutamente spezzare, proprio perché diventa non solo incontrollato, e questo è ingiusto, ma diventa anche dannoso per le stesse casse pubbliche. Non servono questi artifizi contabili, Assessore, per risolvere i problemi di cassa, ma serve una legge organica, serve ristabilire dei controlli efficaci per noi e per gli enti. Non basta ciò che lei propone al comma 6, non può essere tutto regolato dal patto di stabilità Stato-Regione e dal controllo di contabilità che è previsto sotto forma non di controllo ma di rendiconto, ma è previsto almeno quello, il rendiconto trimestrale allo Stato, questo secondo noi non basta.

Dovremmo andare a lasciare quantomeno le cose come sono, a ristabilire lasciando il bilancio di cassa, andando spediti a una legge organica per rivedere, riordinare, tutta questa materia alla luce delle nuove esigenze, alla luce delle esigenze di contabilità, di tempi moderni, di tempi snelli, di tempi che devono essere più efficaci che gli anni passati. Torneremo sull'articolo 7 e su questo tema, adesso scade il tempo, per cui ringrazio dell'attenzione.

PRESIDENTE. Onorevole Falconi, intende illustrare l'emendamento 411?

FALCONI (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Emendamento numero 120, primo firmatario l'onorevole Sanna Gian Valerio. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Illustrerò anche l'emendamento successivo per economia di tempo. Presidente, l'emendamento che presentiamo si propone la soppressione del comma 4 e del comma 6. Abbiamo già preannunciato negli interventi sulla discussione generale che avvertiamo in capo alla linea politica di questa maggioranza e di questa Giunta una strana concezione dei processi di riforma. Ci attenderemmo, lo dico con un elemento, con una nota provocatoria ma anche costruttiva ai Riformatori, ci attenderemmo che riguardo alle reiterate riforme della legge numero 11, intervenute in questa legislatura che poi illustrerò, ci spieghino in maniera coerente il filo rosso che lega questi provvedimenti che ne danno una ragione riformatrice di ammodernamento. A noi sfugge. Rileviamo solo che nelle quattro finanziarie che ci avete presentato ci sono ben 20 modifiche alla legge numero 11 dell'83, cioè un vero e proprio blitz che capovolge, perché badate finchè si tratta di accorgimenti migliorativi della performance legislativa rispetto all'esigenza di efficienza di velocità della spesa io sono d'accordo, noi siamo d'accordo, ma quando si sommano venti interventi strutturali all'interno della complessa legge sulla contabilità, tutto si può dire fuorché si stia andando in una direzione di riforma complessiva. Perché ? Perché un Governo regionale che giudica complessivamente inadeguata una legge sulla contabilità mette mano ad una riforma, e siccome ha avuto tempo in quattro finanziare di presentarci una caterva di modifiche, aveva tutto il tempo per presentarci un disegno di legge organico che provvedesse a rispondere a tutte queste esigenze o a proporre all'Aula una linea di riforma della contabilità che segnasse in qualche modo una caratterizzazione della vostra concezione in questo campo, invece no. Si va a tentoni, alla bisogna, assessore, cioè nella misura in cui questa maggioranza ha bisogno di rendere meno trasparente e meno visibile e meno giudicabile la manovra finanziaria, via via produce accorgimenti che ne oscurano delle parti essenziali, impedendo la funzione di controllo e di verifica che invece la legge tutelava e le forme della contabilità regionale tutelava. Ora vi proponete di sopprimere il bilancio di cassa. Fate riferimento ad una conseguenza di quest'atto; aboliamo il bilancio di cassa e conseguentemente, dice, e qui c'è la nobiltà della proposta, "ai fini della realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica imposti dal patto di stabilità ampiamente disatteso da questa Regione, nel concreto, in forza di questo sublime principio che all'occorrenza rilevate, determinate voi i regimi di spesa e dite che la Giunta regionale, che è incapace di rendicontarci in questi anni quello che effettivamente fa e modifica dovrebbe, in via anticipata, fornirci al Consiglio trimestralmente in maniera anticipata i regimi di spesa che intende autorizzare". Ma stiamo scherzando? Ma stiamo parlando di fantascienza, assessore, stiamo parlando di fantascienza! Perché una Regione che non è capace di rendicontare al Consiglio, a chiusura dell'esercizio, le elementari questioni che vengono sollevate per una doverosa conoscenza dei flussi finanziari, delle capacità di spesa, della cultura più o meno accentuata dello stanziamento, si lancia anche in questa coraggiosissima affermazione che ci fornirà le previsioni di spesa trimestralmente in maniera anticipata. Io credo che questa sia una nota di ottimismo di cui avete anche tra l'altro bisogno nel coacervo di controriforme che state portando avanti. Nel comma 6 dice: "Dovete controllare meglio i pagamenti", da qui si deduce che non siete in grado di controllarli, prima affermazione; e poi dice: rispetto alle disponibilità, non solo la spesa è quella che è, e l'andamento della spesa lo ha dimostrato nell'esercizio 2002, 2001 - 2002 voi avete raggiunto, credo il guinness dei primati rispetto alla storia dall'autonomia nella gestione delle risorse finanziarie, quindi possiamo in maniera serena andare ad analizzare le performance che sono state realizzate e trarre le giuste osservazioni.

Nel comma 6 la Giunta regionale, sempre su proposta dell'assessore che dovrebbe avere uno stato dell'arte aggiornato, definite le limitazioni sulle emissioni dei titoli di pagamento a carico del bilancio regionale. In termini quantitativi e qualitativi, ad esclusione delle spese obbligatorie. Io faccio riferimento solo a quello che è accaduto alla fine di quest'anno, quando avete svuotato le casse, non avevate più una lira e avete votato un discutibile provvedimento che violava le convenzioni con le tesorerie, perché, voglio dire, violate le leggi che sono in vigore, le trasformate, le cambiate, almeno, almeno le convenzioni non faranno rumore, per cui se avevate un limite di 100 milioni per ricostituire le casse, voi ne chiedete 1000 miliardi perché tanto non avevate una lira, non eravate in condizioni di operare e in quella circostanza i cittadini di Cagliari si sono anche resi conto dell'importanza di questo provvedimento, perché molti cittadini che sono andati in banca a cambiare un assegno, non l'hanno potuto cambiare in quei giorni perché il terrorismo economico che è stato trascinato nel sistema bancario, a causa di quella vostra determinazione, ha impedito che i cittadini sardi avessero dei servizi elementari nel loro diritto che era doveroso avere.

Ho citato questo esempio per dimostrare come tutto questo andamento altro non fa che proseguire nella costante linea dell'oscurazione e della poca trasparenza nella gestione contabile della nostra Regione; questo non è ammodernamento. Oggi la riforma, la concezione riformistica della finanza pubblica va verso non solo una maggiore partecipazione dei soggetti organizzati nei sistemi economici alla gestione delle risorse, pensiamo al cofinanziamento, al tanto declamato progetto di finanza, cioè un modo di chiamare la gente alla partecipazione delle grandi partite economiche, ma richiede a maggior ragione nella efficienza un maggiore livello di trasparenza. Tutto questo voi non lo realizzate, anzi, andate in senso opposto. Volete togliere alle opposizioni, alla fine proprio della legislatura, nel 2004, proprio quando potremo anche a consuntivo sommare i dati dell'esercizio 2003 che stiamo andando ad approvare a quelli degli anni precedenti ci volete togliere uno strumento, probabilmente attraverso il quale noi dobbiamo e abbiamo espresso un giudizio. Siccome abbiamo espresso un giudizio sulla vergognosa performance della gestione finanziaria del 2002, dove vi siete permessi, nella condizione in cui versa la Sardegna, di lasciare nelle casse oltre la metà del bilancio regionale. E se a queste, come dite voi, togliamo le spese obbligatorie, dovete spiegare ai sardi perché li avete privati di una annualità della gestione economica della Regione che consisteva prevalentemente in azioni, incentivi e azioni di sviluppo. Questa è la ratio, assessore, di questo rosario infinito di storture e deformazioni della legge di contabilità; la dimostrazione della vostra incapacità riformatrice, della vostra attitudine all'oscurantismo, alla poca trasparenza, ed è per questo che noi abbiamo un giudizio negativo complessivamente...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Questa abitudine a portare a regime nella legge finanziaria la modifica alla regola che dovrebbe invece darne origine, motivazione e ragione. E` una sorta di gatto che si morde la coda, l'impossibilità di dire che c'è un punto fermo dal quale parte una riforma complessiva che possa dare ai cittadini, non a noi che siamo invece oggetto del vostro unico scopo politico, lotta meramente partigiana e non di merito, come avete dimostrato in questa circostanza ma anche in altre circostanze. Quindi il nostro giudizio è negativo, avremo modo successivamente nei successivi emendamenti di dimostrare come alcune proposte potevano essere introdotte nella 11 per bloccare le patologie della gestione finanziaria della nostra Regione e regalarvi, cosa che una minoranza responsabile quando non c'è capacità di governo ha l'obbligo di fare, alcune idee, alcune proposte che vanno nell'interesse inizialmente vostro ma sicuramente anche della prospettiva della Regione per la quale noi ci riserviamo di svolgere un ruolo un po' diverso da quello di oggi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi per illustrare gli emendamenti numero 410 e 441. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Brevemente per non guastare il clima prefestivo che si sta creando, però è necessario che qualche pur breve considerazione si faccia anche sulle motivazioni che ci hanno indotto a presentare un emendamento soppressivo specifico in subordine all'emendamento soppressivo dall'articolo 7; perché questo poi è centrale nell'articolo 7, cioè la soppressione del controllo di cassa. Noi abbiamo già addotto le ragioni che ci preoccupano per questo andamento generale delle cose e per questo anche a riproposizione anche nell'articolo 7 di un tentativo di coriandolo di riforma che è disgiunta dal contesto generale e che come tale non va bene. Ma non va neanche nel merito, perché in un contesto così come stiamo operando il bilancio di cassa serve e non serve solo per le ragioni già esposte da me e dal collega Sanna, ma serve anche per prevenire la stessa mancanza di cassa. Non so se molti colleghi ricorderanno ciò che succede quando per mancanza di cassa si blocca la 32, cioè si bloccano anche la maggior parte dei cantieri edili in Sardegna; cosa succede quando ad un impresa la ragioneria blocca il mandato di pagamento, questo si vive il più delle volte in solitudine da parte delle famiglie o da parte degli imprenditori che attendono un mandato di pagamento, dalla Regione arriva semplicemente la risposta burocratica che non c'è liquidità, che non c'è cassa ed allora si blocca il mandato di pagamento, quei due, tre mesi, sei mesi che possono essere mortali per l'azienda. Allora, se invece noi abbiamo un controllo quasi preventivo e sappiamo che in quella data non possiamo pagare e diciamo molto più correttamente a quella famiglia, a quell'imprenditore, a quel comune: "Bada che non ti posso pagare a giugno, ti pagherò a dicembre", facciamo danno ma facciamo anche cosa corretta nel dirglielo, non basta dirgli che non c'è cassa. Però succede così come vi sto dicendo che vengono bloccati in ragioneria i mandati di pagamento. Per le ragioni dette prima ed anche per queste ragioni noi chiediamo con questi due emendamenti, che per altro sono identici, quindi uno è da ritenersi ritirato, è semplicemente una fotocopia, per queste ragioni noi riteniamo che almeno quella parte del comma 4 dell'articolo 7, dove si stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2004 il bilancio di cassa è soppresso, quella parte noi la dobbiamo sopprimere con questo emendamento. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per illustrare l'emendamento numero 5 l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente l'articolo 11 dello Statuto, ripreso dall'articolo 37 della legge di contabilità, prevede la contrazione di mutui solo per investimenti in opere di carattere permanente. La riforma del Titolo quinto della Costituzione ha dato in materia una facoltà più ampia consentendo la contrazione dei mutui genericamente per investimenti, quindi includente qualsiasi tipologia quali incentivi in conto capitale alle imprese. L'emendamento pertanto, nelle more dell'adeguamento dello Statuto, così come previsto dall'articolo 10 delle legge 3/2001 che disciplina il titolo quinto, consente il ricorso a tale facoltà.

PRESIDENTE. All'emendamento numero 5 della Giunta regionale è stato presentato l'emendamento soppressivo 696, primo firmatario l'onorevole Sanna Gian Valerio. L'emendamento si da per illustrato anche perché è molto chiaro. L'emendamento 116 è stato giù illustrato e lo stiamo trascinando dell'articolo 5 e abbiamo l'emendamento 122 e 123, sempre primo firmatario l'onorevole Sanna Gian Valerio. Se non ci sono altri colleghi firmatari che intendono illustrarlo lo diamo per illustrato e l'emendamento 651 primo firmatario l'onorevole Scano viene dato anch'esso per illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio..

MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, se magari mi da anche..., perché c'era il 116 che recuperiamo dal coso in relazione al quale devo attendere la presenza dell'assessore Contu, il testo ce l'ho anche io dell'emendamento di coordinamento, ma non è stato ancora depositato perché attendevo di conoscere l'esito del confronto con i proponenti degli altri emendamenti. Quindi per il momento mi limito a dare il parere sul 412 che è contrario, 411 che è contrario, il 120 è contrario, il 121 è contrario, il 410 è contrario, il 441 che è uguale, il 122 e il 123 che sono legati, almeno per il momento, all'emendamento 116 di cui si è parlato prima e il 651 che il parere è contrario, ma su questo c'è la possibilità di rimettersi all'Aula dopo aver sentito il dibattito e come si svolge il dibattito.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I. - Sardegna), relatore. Il 412 non si accoglie, 411 non si accoglie, 120 non si accoglie, 121 non si accoglie, 410 non si accoglie, 441 non si accoglie, emendamento numero 5 si accoglie. Emendamento all'emendamento numero 696 non si accoglie, emendamento numero 122 non si accoglie, emendamento 123 non si accoglie, emendamento 651 non si accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Io non ho illustrato il 651, dico una parola ora perché mi è sembrato che sia il parere della Giunta che quello della Commissione sia stato come dire un po' sbrigativo.

E' un emendamento che è volto a regolare meglio la materia tabelle. Io credo che sarebbe di un certo interesse per il Consiglio approvare il 651, ma se la Giunta e la maggioranza non lo capiscono, pazienza! Per quanto riguarda l'articolo 7... Vorrei che l'Assessore ascoltasse, anche perché devo porre una domanda, che non è originale, è la stessa che sto ponendo da due mesi: "Perché volete abolire il bilancio di cassa?" Nella relazione - inizio dalla relazione, poi la Commissione e l'Aula - della Giunta alla legge non ho avuto una risposta, non abbiamo avuto una risposta, perché si dicono due cose, che insomma, francamente, io non voglio essere ipercritico, però sono due cose che onestamente Assessore non stanno né in cielo né in terra. Perché da una parte si dice: il bilancio di cassa è inutile perché il regime dei pagamenti è regolato dal patto di stabilità. Ma scusate: il patto di stabilità regola l'ammontare complessivo dei pagamenti. Io spero che nessuno ci voglia raccontare che il patto di stabilità pretende nazionalmente di regolare i pagamenti UPB per UPB. Non lo dice nessuno questo, e quindi per cortesia non dateci risposte che non sono congrue, che sono improprie. Il bilancio di cassa non serve a regolare il regime dei pagamenti complessivamente, anche, serve a regolarli UPB per UPB. Io credo che abbiamo fatto bene, quando siamo passati dal bilancio di cassa, come era nella primissima versione per capitoli a quella per UPB, perché effettivamente quello per capitoli poteva essere eccessivamente rigido, eccessivamente vincolante, ma per UPB consente una grande flessibilità.

La seconda ragione, si dice: "Per le spese di investimento si può ragionare, ma per le spese correnti non ha senso, perché gli stanziamenti di competenza e gli stanziamenti di pagamento nel bilancio di cassa coincidono". E quando mai, scusate? E perché ci sono residui nelle spese correnti, allora? Quindi anche questa non è una risposta che si possa dare al Consiglio, francamente. In Commissione abbiamo avuto un ragionamento, anche molto pacato, molto serio, come spesso è accaduto. A me è sembrato anche di cogliere un'ammissione onesta da parte dell'Assessore, cioè di avere una certa difficoltà a dare una motivazione compiuta, io ho apprezzato l'onestà della risposta. E siccome non è una cosa di poco conto, bisognerebbe che ci fosse una ragione esplicita, convincente detta al Consiglio per l'abrogazione del bilancio di cassa che è stato introdotto due anni fa, un paio di anni fa. Dico tre cose semplicissime: la prima è questa, che in realtà il bilancio di cassa non è stato ancora applicato, siamo alle prime prove proprio e talvolta si ha la sensazione, perché è difficile non è una cosa semplice, si tratta di ragionare in modo diverso rispetto al bilancio di competenza, talvolta si ha la sensazione che lo stanziamento nel bilancio di cassa venga identificato semplicemente facendo un po' un mix tra lo stanziamento di competenza e il residuo, e così questo è più o meno il bilancio da cassa, forse andrebbe fatto uno sforzo maggiore. La seconda considerazione è questa: non vorrei che, siccome è difficile applicarlo, si preferisse abrogarlo. Se è difficile applicarlo e se è utile bisogna imparare a usarlo, non abrogarlo. Terzo punto: perché è utile? Io rispondo con una domanda anche qui: "Chi decide i pagamenti? Chi decide il regime dei pagamenti?" Col bilancio di cassa UPB per UPB il livello dei pagamenti è deciso dal Consiglio. Lo dico anche alla maggioranza questo, col bilancio di cassa il livello dei pagamenti è deciso dal Consiglio. Se si abroga il bilancio di cassa, il livello dei pagamenti UPB per UPB è deciso, potrei dire dalla Giunta, ma forse dovrei dire dall'apparato burocratico. Non sto parlando dell'ammontare complessivo, su cui ovviamente opera il patto di stabilità; sto parlando delle UPB. Perché dovremmo continuare, anche in fatti fondamentali come è la gestione del bilancio, a spogliare il Consiglio - attribuiti naturalmente alla Giunta il suo potere e la sua responsabilità - di qualsiasi potestà e persino di qualsiasi possibilità di controllo effettivo? Perché la relazione di cui si dice qui, che verrebbe inviata trimestralmente al Consiglio, non è la base per un controllo, non è quasi nulla.

In conclusione, io non è che ci spero molto, ma auspico, con un certo pessimismo, che si possa ragionare di queste cose. Si potrebbe quanto meno rinviare alla legge di modifica della 11 che viaggia come collegato, assieme alla finanziaria, a proposito della introduzione della contabilità economico-patrimoniale.

Anche qui, badate, l'introduzione della contabilità economico-patrimoniale di cui abbiamo già parlato, ciascuno può avere l'opinione che ritiene, ma comunque non si può negare che sia una tendenza prevalente, diciamo, nella finanza pubblica in Europa, non è un argomento per sopprimere il bilancio di cassa, è un argomento in più per mantenerlo, anche perché noi non è che potremo introdurre - questo l'Assessore mi pare che lo abbia anche spiegato all'Aula - una contabilità economico-patrimoniale di tipo privatistico classico; dovremo studiare una forma mista, la forma mista tra la contabilità pubblica e la contabilità economico-patrimoniale. Allora disporre proprio nel passaggio, in questi anni, perché l'introduzione di questa contabilità non è una cosa di tre mesi, altro che farlo con un emendamento, servono anni per fare questa roba qui, ci sono esperienze anche molto controverse in Italia e in Europa, disporre, dicevo, nella fase di transizione in cui si studia un sistema misto pubblico-privato, contabilità pubblica-contabilità economico-patrimoniale, del bilancio di cassa sarebbe un vantaggio, perché si avrebbe un bilancio, uno strumento diciamo di gestione più realistico, più veritiero, più trasparente e quindi un punto di appoggio anche per fare questa innovazione che vedremo può essere interessante, ma non è nemmeno così scontata che venga mandata avanti e che abbia un esito positivo.

In conclusione io ripropongo la domanda aspettando almeno in aula una risposta: perché abrogare il bilancio di cassa?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il collega Scano si poneva una domanda stringente da ultimo nel suo intervento: perché abolire il bilancio di cassa? La Giunta, la maggioranza se vorrà, Vargiu dal suo punto di vista di liberaldemocratico, se lo riterrà ancora una volta, ci diranno che il bilancio di cassa si propone di abolirlo perché è un intralcio, perché complica, mentre le nuove procedure, quelle dell'articolo 7, ma sono strettamente connesse con quelle che avete voluto approvare senza neppure interloquire. Il prossimo che dirà da quella parte che bisogna confrontarsi merita davvero quel cazzotto di cui parlava il Presidente della Giunta ieri! Ma che cosa ci si confronta se non volete nel merito dire nemmeno una parola? Non è dicendo che si è liberaldemocratici che si salvano, come dire, le regole e i contenuti della democrazia. La verità è che con questi articoli, quello di prima, questo e altri che vengono dopo è stato detto e giova ripeterlo, e giova anche semplificare un pochino il ragionamento perché si capisca che non stiamo parlando di aride e fredde procedure, di materia ostica per addetti ai lavori e per esperti, tradotto in politica, perché questo è un organo politico, vuol dire che voi state proponendo in via continuativa e ossessiva, con questa finanziaria: primo, di stravolgere, per quanto vi è possibile, le regole della contabilità pubblica e quindi del possibile controllo pubblico sulla spesa; secondo di avere mano libera il più possibile nella gestione del danaro pubblico.

Questo articolo 7 è un ulteriore elemento costituivo di questa architettura che voi avete in mente per realizzare un progetto diverso, altro, di governo della spesa pubblica dove venga meno il controllo democratico, a iniziare da quello del Consiglio regionale. Io vorrei essere liberaldemocratico come Vargiu per poter dire con la stessa disinvoltura, e direi con la stessa cattiveria con la quale egli dice alcune cose, quando ritiene che autorizzare gli enti regionali, ivi compresi gli enti gestiti dalla sua parte politica, a spendere danaro pubblico prima che la Regione abbia approvato il bilancio, e quindi abbia deciso quanto spendere e chi deve spendere, che questo è un principio liberaldemocratico. E' un principio di arraffa arraffa, che c'entra la liberaldemocrazia? Perché voi con quell'articolo di prima e completate adesso state ipotizzando un sistema nel quale da dopodomani, dopodomani intendendo che un giorno sia un mese, quando verrà approvata la finanziaria, fra un mese, due mesi, insomma, quel che sarà, voi potete già ipotizzare il bilancio dell'anno prossimo, in Consiglio lo potete portare a marzo dell'anno prossimo e però in quella ipotesi di bilancio della Regione caricate tutte le spese possibili sugli enti che voi controllate, che sfuggono al controllo democratico, addirittura spogliando e castigando gli stessi Assessorati regionali, e attraverso gli enti voi autorizzate la spesa preventiva, prima ancora che il Consiglio regionale abbia potuto approvare il bilancio dell'anno prossimo. Ma che furbi che siete, da buoni liberaldemocratici! Siete imbroglioni, altro che liberaldemocratici! Siete vocati all'inganno permanente, altroché! Questo si può dire con tono alto e tono basso, non cambia la sostanza, con tono bassissimo si può dire. Siete vocati all'inganno permanente, state confondendo il governo pubblico con i fatti privati vostri, se ne avete, in materia economica, perché tutti voi, grandi esperti di economia, mi pare che le vostre cose, non so se ne avete, non è che poi ve le gestite così bene, mi parrebbe, per qualche notizia che arriva di qua e di là delle vostre cose private, tutti grandi economisti siete, grandi contabili, grandi liberaldemocratici, però sul danaro pubblico lì possibilmente assalto alla diligenza. Lì siete bravissimi, a che cosa? Per intanto a togliere le regole del controllo. Badate, la Corte dei Conti, nell'ultima relazione, quella di carattere generale che non è un'ispezione, è il compendio di un ragionamento che finalmente questo organismo redige anche in modo argomentato e pacato, ha compendiato, diciamo, l'analisi e il giudizio sulla correttezza della pubblica amministrazione in Sardegna in modo preciso. Voi eravate lì, avete sentito, i giornali l'hanno riportato: "Il progressivo aumento dei casi di cattiva amministrazione e di spreco delle risorse, di appropriazione di denaro pubblico" - parla della Sardegna - "di utilizzo dei beni per scopi affatto personali" - che vuole dire del tutto personali - "ingenera la sensazione che nell'ambito della pubblica amministrazione, in Sardegna, globalmente considerata, compresi quindi i cosiddetti organismi pubblici" - i cosiddetti, perché vengono detti ma non lo sono più - "vada affievolendosi, come del resto nella stessa vita di relazione, non solo il concetto di legalità in Sardegna e dei suoi principi informatori, ma persino la consapevolezza della illegalità dei comportamenti". E' un giudizio fondato su tutta un'analisi che precede ed è un giudizio gravissimo, che cioè venga meno e si affievolisca, non tanto nel comportamento e nella condotta, il senso della legalità, ma perfino nella consapevolezza, il che è ancora peggio, perché l'affievolimento nel comportamento e nella condotta può anche essere un errore, ma quando si affievolisce la consapevolezza vuol dire che si ha, che la gente, come si suol dire, cioè il popolo sovrano, che dovrebbe essere sovrano e non lo è, che la comunità ha dei governanti - altro che governatori! - incapaci di comprendere il senso della legalità e della responsabilità. Di fronte a questo stato di cose si continua a proporre una serie di normative che invece di migliorare, rendendolo anche più efficiente, più semplice, il sistema dell'organizzazione della spesa pubblica, si dice che deve essere trasparente, che deve essere visibile, che deve essere nota e quant'altro, si tende invece a espropriare le competenze dai luoghi nei quali le cose sono più visibili, anche nel Consiglio regionale, arrivo a dire anche gli Assessorati che sono uffici in qualche modo soggetti a una qualche partecipazione dei cittadini e delle istituzioni di base, per portare invece tutto nel chiuso di alcuni uffici delle ragionerie e degli enti regionali. Laddove ben si sa in nome dell'autonomia poi vi è, come dire, l'arbitrio il più delle volte e non solo la libertà dei comportamenti.

Torneremo su questo articolo e su alcune disposizioni che sono in questo articolo, a partire per esempio e principalmente dal comma 4, laddove questa mira, che non è solo semplificatoria, ma che è espropriativa dei poteri principalmente del Consiglio regionale, si accompagna a un nuovo atto di subalternità, cioè la rimessione alle norme statali, alla normativa statale per le Regioni in materia di patto di stabilità, o che deriverebbero dal cosiddetto patto di stabilità. Torneremo su questo, perché le due cose vanno sempre insieme, cioè il tentativo di essere sbrigativi nel modo di amministrare il danaro pubblico si accompagna sempre anche ad una rinuncia alla propria autonomia e quindi ecco ancora una volta un atto di subalternità che si enuncia con una legge della Regione. Mi rimetto alle regole dello Stato qualunque esse siano, un mandato in bianco ancora una volta che si da alla normativa statale che qualunque cosa dirà fin d'ora io dovrei, con legge regionale, dichiarare che l'accetterò preventivamente. Questo è il senso semplice ma comunque più vero di questa normativa sulla quale però sarà necessario tornare perché ci sono aspetti davvero singolari; non servirà per attivare nessun confronto con la maggioranza, perché la maggioranza non vuole confronto, la maggioranza vuole solo fare cose di questo tipo e a quel che si vede riesce anche a farlo, ma poi non si pretenda che poi quando si arriverà ai punti che ad altri interessano di più non si avrà la possibilità di affrontarli compiutamente nel merito.

PRESIDENTE. Informo i colleghi che è pervenuto a questa Presidenza l'emendamento 724, come emendamento all'emendamento 116 presentato dalla Giunta regionale, come emendamento di sintesi che è stata trovata e che è stata preannunciata ieri in discussione, quindi è l'emendamento 724 che abbiamo messo in distribuzione. Non si è potuto procedere alla presentazione, all'estensione di questo emendamento prima perché mancavano i dati, credo di ricordare, dell'Assessorato dell'agricoltura che sono stati forniti e quindi si è potuto procedere all'elaborazione dell'emendamento e alla sua presentazione; quindi ripeto l'emendamento 724 della Giunta regionale come emendamento all'emendamento 116. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE

Emendamento n. 116/Art. 7

L' emendamento n. 116 è sostituito dal seguente:

"Dopo l'art. 5 è inserito il seguente:

5 bis. A seguito della revisione operata ai sensi dell'articolo 10, comma 4, della L.R. n. 7/2002, ancorché non certificata, si provvede al disimpegno dei residui per i quali sia venuta meno la sussistenza del titolo giuridico." (724)

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il "116" era quello aggiuntivo all'articolo 5, quello sospeso?

PRESIDENTE. E` il sostituivo totale del numero 116, il 116..., esatto .... ci sono altri colleghi che intendono intervenire? Onorevole Balletto, prima di darle la parola chiederei..., onorevole Balletto ha chiesto di intervenire, prima di dare la parola darei la parola all'assessore Masala per illustrare l'emendamento.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento si illustra da solo nel senso che introduce nell'ordinamento il principio dell'adozione dei residui e l'ulteriore affermazione secondo il quale un'estensione dell'articolo 41 della legge di contabilità nel senso che vengono eliminati immediatamente gli stanziamenti qualora venga a cessare il titolo giuridico in forza del quale l'iscrizione stessa era stata realizzata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sulla procedibilità dell'emendamento. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io non ho approfondito troppo la materia, ma per quanto ho afferrato dalla tecnica regolamentare, ma anche dal vocabolario, ho sempre capito che "sintesi" significa l'incontro di tesi diverse, rispetto alle quali poi la sintesi costituisce la risultanza. Io non vorrei che questo emendamento, emendamento all'emendamento chiamato di sintesi, in realtà sia la pura e semplice sostituzione di un emendamento, perché non capito con chi ha fatto sintesi la Giunta, perché se la Giunta ha fatto sintesi con se stessa, non ha sintetizzato bellamente nulla, ha solo sostituito un emendamento e non vorremmo che questo diventi un precedente accettato, perché se diventa un precedente sotto il profilo regolamentare, vuol dire che ogni emendamento può essere sostituito da chiunque l'abbia già presentato con diverso contenuto e diversa natura, basterebbe chiamarlo di sintesi. Il Regolamento definisce cos'è l'emendamento di sintesi, quindi chiedo alla Presidenza di chiarire se questo è un emendamento di sintesi oppure, come appare essere, puramente e semplicemente la sostituzione di un emendamento, e qualora sia la sostituzione di un emendamento, chiedo se sia ammissibile, perché a me parrebbe di no a norma di Regolamento.

PRESIDENTE. La presentazione di un emendamento di sintesi che sostituisse il 116 è stata preannunciata nella giornata di ieri e quindi, c'era già un preannuncio. La Giunta regionale nel presentare l'emendamento 724 l'ha presentato come emendamento di sintesi perché, come già lei ha ricordato, si fosse trattato di una semplice sostituzione di un emendamento, non l'avremmo potuto dichiarare ricevibile.

Noi ci stiamo attenendo, io in particolare mi sto attenendo a quanto annunciato dalla Giunta regionale nella presentazione dell'emendamento 724 come emendamento di sintesi peraltro preannunciato nella giornata di ieri.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Noi abbiamo dato il nostro assenso al trasferimento dell'emendamento 116 all'articolo 7 perché vi erano altri emendamenti e perché la materia era più congruente rispetto a quanto sollevato. Io non voglio togliere niente alla buona volontà dell'Assessore, ma fare sintesi eludendo il contenuto dell'emendamento non è cosa corretta. Questo emendamento che è stato presentato non è sintesi di niente, è spostare il ragionamento su delle parole inutili, non coglie lo spirito di questo emendamento, assolutamente, anzi lo ignora del tutto, io sono d'accordo perché questo emendamento insieme ad altri sia oggetto di un testo concordato, diversamente l'emendamento 116 va posto in votazione.

PRESIDENTE. Prendo atto delle dichiarazioni dell'onorevole Gian Valerio Sanna che era il primo firmatario dell'emendamento 116, quindi mi pare che vi sia un sostanzialmente assenso per la ricevibilità del 724.

SANA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Dissenso!

PRESIDENTE. Sì, così come precisato.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Presidente, probabilmente c'è un equivoco di fondo, se ci reca un attimo di attenzione per precisare una cosa, probabilmente c'è un equivoco di fondo. Poc'anzi l'onorevole Sanna Gian Valerio - primo firmatario dell'emendamento 116 - ha precisato di considerare l'emendamento 724 della Giunta regionale non un emendamento di sintesi, perché non fa sintesi assolutamente di nulla, anzi non tiene conto di nulla dei contenuti dell'emendamento 116, per cui l'emendamento 724 è da considerarsi un nuovo emendamento che ha altre finalità per cui, per noi, non ricevibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Ne ha facoltà.

CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale. Arrivati a questo punto, onorevole Presidente e onorevoli colleghi, mi dà l'impressione che veramente qui ci siano degli equivoci. Qui è stato presentato l'emendamento 116 da parte dell'onorevole Gian Valerio Sanna. Questo emendamento sul quale ho avuto ieri modo di intervenire, a mio giudizio, è un emendamento che impedisce del tutto la possibilità di altri emendamenti presentati da altre parti politiche successive, da altri articoli successivi, per poter utilizzare dei residui - soprattutto del settore attinente all'agricoltura - a favore della stessa agricoltura. Ieri ho detto: "Attenzione, perché noi abbiamo sì dei residui, ma li abbiamo anche perché abbiamo diverse leggi che sono ancora sub iudice e molte addirittura sono illegittime rispetto alla normativa europea, per esempio ho fatto anche l'esempio della legge 33 del 1995 che prevede una serie di spendite per quanto riguarda diversi capitoli di spesa, in quel periodo si fece una legge omnibus che è la legge 33 che ha utilizzato fondi, addirittura del Piano di rinascita, che ha trovato la censura della CEE. Dal 1995, giustamente, l'Assessore dell'epoca, dopo le prime osservazioni della CEE ha bloccato i finanziamenti, sono rimasti fermi però le somme ce le siamo portate come residuo di anno in anno, ma non le possiamo spendere perché ancora la decisione della CEE non c'è stata, siamo ancora in contestazione, allora il problema che ho posto è il seguente: noi abbiamo finalmente una legge 21 che è stata accettata ormai dalla CEE, ma sulla 21 fondi ne abbiamo molto scarsi, perché tanti fondi invece sono riferenti a leggi che o sono illegittime e sulle quali probabilmente dovremmo fare pulizia un giorno o l'altro, a mio giudizio dovremmo abrogarle tutte e non se ne parli più, perché è inutile che continuiamo a tenerle in piedi, quando tanto ormai sappiamo tutti che rischiamo grosso se le applichiamo. Ma ce ne sono anche alcune in cui la contestazione è stranamente ancora in atto, addirittura; allora il suo emendamento è giusto da un punto di vista generale, l'unica preoccupazione che posso avere io come Assessore regionale dell'agricoltura è che questo impedisce, siccome lei dice qua: "Costituiscono economie di bilancio e non possono essere riutilizzate", il che vuol dire in parole povere - io parlo con molta franchezza, perché bisogna parlare con molta franchezza in quest'Aula - che vada a finire nel calderone cosiddetto generale, per cui se domani c'è un buco nella sanità - può capitare - questi fondi vengono magari destinati totalmente alla sanità, ma in generale posso anche essere d'accordo, ma dico - Santo Dio - salviamo almeno qualche residuo dell'agricoltura e perciò, ho chiesto all'Assessore del bilancio, ma ne abbiamo parlato ieri anche col collega Falconi e con gli altri, discutendo sempre dello stesso problema, se era possibile trovare una formulazione un po' più attenuata che non escludesse la possibilità eventuale di un utilizzo di residui agricoli da destinare alla legge 21. Si era pensato che questa norma stesa dalla Giunta, molto generica potesse andar bene, però anche io sono dell'opinione che chiamarlo emendamento di sintesi diventa, onestamente, difficile. Allora due sono le cose : o l'onorevole Sanna ritira l'emendamento oppure non lo ritira e lo mettiamo in votazione, oppure cerchiamo di accantonare ancora l'emendamento cercando di vedere se è possibile con altra formula oppure accettiamo che questo emendamento 724, che effettivamente è stato chiamato di sintesi, ma sono convinto anche io che proprio di sintesi non si tratta e probabilmente, ha ragione Cogodi, potrebbe portare qualche problema di tipo regolamentare, nel senso cioè che è quasi un nuovo emendamento, su questo concordo anche io. Si tratterebbe di vedere allora, com'è che si può, la stessa cosa che diciamo in questo emendamento, inserirlo eventualmente come emendamento ad un altro emendamento futuro, nel senso cioè che sappiamo che emendamenti agli emendamenti si possono presentare, la Giunta può sempre presentare - mi pare - emendamenti ad emendamenti, se non vado errato, o sto sbagliando? Voglio dire che ci troviamo in un impasse di natura regolamentare, se mi dite che non è più possibile presentare un emendamento all'emendamento, io non ricordo bene in questo momento, allora certamente non insisto su una proposta di questo genere, me ne guardo bene! Si tratta di vedere allora se una formulazione come questa, noi la potremmo considerare una riscritturazione dell'emendamento presentato dall'onorevole Gian Valerio Sanna. Diversamente non saprei con quale altra formula saremmo costretti, allora chiederei in quel momento alla maggioranza di bocciare l'emendamento Sanna, a meno che l'emendamento Sanna non lo ritiri, non avrei altra scelta, pur comprendendo anche la natura e la ratio dell'emendamento Sanna sul quale io posso anche concordare in linea di massima, salvo quel piccolo particolare dell'utilizzo dei residui per l'agricoltura per la legge 21.

PRESIDENTE. Non intendo aprire la discussione su questo argomento in quanto, sentiti gli interventi che si sono svolti sinora, mi sembra di poter dire che l'emendamento 724 non è ammissibile; è presentato e viene considerato come una ipotesi d'accordo sulla quale si può ragionevolmente lavorare perché poi l'emendamento venga presentato rispettando esattamente le forme ed anche i tempi che sono previsti dal Regolamento per la presentazione di un emendamento all'emendamento. Quindi, questo è il punto, l'emendamento 724 a questo punto si intende non presentato. Quindi riprendiamo la discussione generale sull'articolo e sugli emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Chiedo scusa, anche perché io ho tutti i buoni intendimenti di non ingenerare, con proposte che hanno un senso logico, dei problemi all'amministrazione. Ha rilevato l'Assessore che non rappresenta quello un soddisfacimento di sintesi di alcunché. Credo che si possa concordare, anche come spesso capita in via orale, un emendamento aggiuntivo a questo testo che escluda l'applicazione di queste norme a quella fattispecie che lei ha sottolineato, la proponga in maniera definitiva, puntuale, precisa e si va in deroga per quelle leggi a queste norme. Si può introdurre in via orale, se noi concordiamo, può essere il testo.

PRESIDENTE. Colleghi, la discussione verte sul fatto che l'emendamento 724 possa essere presentato o no, questo è il punto. Abbiamo risolto questo problema, nel senso che non lo stiamo considerando ammissibile, perché peraltro non è stato presentato un'ora prima come emendamento all'emendamento eccetera, eccetera, eccetera. Quindi, c'è tutto il tempo nella prosecuzione dei lavori perché, viste le interlocuzioni che ci sono state, visti gli approfondimenti che si vorranno apportare, si continui a lavorare ed alla ripresa dei lavori, probabilmente la settimana entrante, martedì, si arrivi ad una sintesi davvero condivisa che risolva il problema.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Preliminarmente devo dire che la decisione alla quale è pervenuta la Presidenza mi sembra ineccepibile perché avrebbe creato problemi procedurali per il futuro che avrebbero ulteriormente appesantito i lavori, quindi mi sembra giusto, su questo argomento si è detto che c'è una convergenza e si tratta di definirlo nei termini più appropriati, questo non è ancora avvenuto e quindi questo approfondimento deve ancora avvenire. Entrando nella discussione dell'articolo e degli emendamenti, voglio fare qualche osservazione nei limiti del tempo che mi sono concessi che certamente non potranno essere esaustivi dell'intera problematica che con questo articolo si intende rivedere e disciplinare.

Per quanto riguarda il comma 1, mi sembra di cogliere in questo articolo, in questa modifica, con l'introduzione del punto 2 bis, un elemento formale di regolarità dell'atto di impegno e quindi, sotto questo aspetto mi sembra che si introducano ulteriori garanzie che non appesantiscono il processo, ma addirittura tendono ad accertarne sotto l'aspetto della regolarità formale, la presenza dei requisiti e quindi non può che essere considerato in modo favorevole.

Per quanto invece riguarda il secondo comma, qui mi sembrerebbe opportuno fare alcune precisazioni che poi rientrano e si possono anche inquadrare nell'ambito della discussione che con il 106, in una certa misura, si vorrebbe risolvere, perché il comma 2 prevede che, con riferimento al comma 4 dell'articolo 62, nell'individuare le fattispecie là regolate, vengano escluse quelle somme che vengono destinate alla realizzazione di opere dirette, perché poi le opere dirette vengono - nel corpo dell'articolo - disciplinate nel comma aggiuntivo all'articolo 62 il quinquies bis.

E qui si dice che, con riferimento a quelle opere per le quali occorre un progetto esecutivo, il periodo di tempo nel quale si possono mantenere i residui passano dall'esercizio successivo a quello dello stanziamento, al secondo esercizio successivo. Questo prolungamento dei tempi, pur rendendomi conto che in presenza di opere per le quali occorra un progetto esecutivo siano più lunghi, e quindi le procedure siano più complesse, il procrastinare, il prolungare di un ulteriore anno crea e potenzia il problema relativo ai residui di stanziamento per i quali oggi posso affermare che sia maggioranza che opposizione sono fortemente preoccupati, intanto per la sottrazione di somme stanziate ma non impegnabili e non erogabili ad altre utilizzazioni che possono trovare più immediata esecuzione, e quindi favorire quei processi di spendita e quindi di sostegno ai processi di sviluppo; e quindi, come seconda istanza, ancora deresponsabilizzare, tra virgolette, sia l'azione politica che a fronte della propria attività vede termini maggiori e quindi può anche sentirsi indirettamente autorizzata a rimandare a domani quello che potrebbe essere fatto oggi e poi anche a carico dell'apparato amministrativo che, in presenza di tempi più lunghi non dico che dorme, ma certamente di fronte ad atti più urgenti tende ad accantonare per poi rimandare lo stesso problema a tempi successivi ma che si presentano con la stessa dinamica e con la stessa urgenza nel momento in cui il termine sta per spirare.

Quindi sotto questo aspetto a me, per come la penso io sui residui di stanziamento e come mi sembra di poter affermare la pensi l'Aula nel complesso, questo emendamento non va nella direzione della accelerazione dei processi amministrativi e quindi della effettiva impegnabilità delle somme da impegni di stanziamento a impegni effettivi, e quindi alla successiva erogazione.

Quindi sotto questo aspetto io chiederei all'Aula di non essere eccessivamente rapida nella discussione e nell'esaurimento del problema perché questo è un problema di quelli effettivamente sentiti e che, in una certa misura, può essere denso di conseguenze, non sicuramente positive per la celerità e per lo sveltimento delle procedure. Un ulteriore riflessione merita l'ultimo emendamento per il quale, obiettivamente, una certa riflessione va posta perché anche questo emendamento, credo che sia del collega Scano, va nella direzione della semplificazione da una parte e allo stesso tempo di dare maggiore garanzia di efficienza ed efficacia. Quindi pregherei l'Aula su questi argomenti, se lo ritiene opportuno, di soffermarsi perché la decisione finale alla quale il Consiglio accederà sia la più efficiente, la più efficace possibile in termini poi di operatività e quindi di efficienza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Credo che sia doveroso intervenire anche dopo le tensioni che ci sono state e che ci sono, che non possono - le tensioni - esorcizzare il confronto e la politica. E allora, anche nella difficoltà che tutti sentiamo di intervenire in quest'Aula, voglio anch'io prendere la parola, intanto perché credo che dobbiamo tutti quanti essere convinti che non basta che qualcuno - ieri è toccato a Pili, domani può toccare a altro - lanci sugli avversari una salva di insulti per esorcizzare il dibattito, perché questo non farebbe giustizia alla reciproca intelligenza.

Allora senza polemica, ma tornando invece alla politica e alle idee, voglio riprendere il filo del ragionamento politico anche per rispondere all'onorevole Pili che dubita delle nostre idee, dimenticando che potremmo essere noi a dubitare delle sue, visto che almeno noi non abbiamo bisogno di copiarle! Lo dico così, per esorciizzare questi passaggi e per dire che, come vedete, sarebbe per tutti facile fare polemiche, non le vogliamo fare, non è questo il terreno, perché non ci conviene fare polemiche, ci conviene invece tornare alla politica e riproporre con molta serenità le cose che abbiamo detto, quelle che vi hanno scandalizzato, che hanno scandalizzato il Presidente Pili, e che dicendole in maniera molto semplice e molto dimessa, sono queste: "Noi non possiamo rinunciare alla trasparenza passata, presente e futura", se siamo d'accordo su questo operiamo di conseguenza, non è una provocazione. Secondo, i costi e i debiti ci stanno conducendo al dissesto finanziario, stanno lievitando, ci vuole una politica di contenimento. Terzo, molte spese se non chiarite - e per ora non sono state chiarite - possono avere un aspetto clientelare, sin quando non lo chiarite consentiteci di avere dei sospetti, dei dubbi, chiaritele. Molte risorse ci sembra che stiano andando in direzione non produttive, ad alimentare clientele, enti, società che nascono a valle degli enti e che gestiscono per esempio assunzioni in forma privatistica quando sono finanziate da risorse pubbliche. Cosa c'è di tanto provocatorio in questa esigenza della opposizione di avere su queste partite una chiarezza?

Presidente, non è necessario stare in Aula, lo dico al Presidente Pili, non c'è bisogno di stare in Aula, se dovete parlare con l'assessore Ladu io non mi offendo, fa parte della vita parlamentare.

Queste cose le abbiamo dette, le ripetiamo ed aspettiamo delle risposte e mentre aspettavamo delle risposte ci sono arrivati degli insulti e mentre noi evochiamo il diritto di questo Consiglio ad avere le risposte, ci siamo presi una salva di insulti. Non torniamo sugli insulti perché ci siamo chiesti: "Ma com'è possibile che dopo una giornata che ha visto i reciproci sforzi di dialogo, l'intervento del Presidente Pili sia stato talmente provocatorio, aprendo una polemica", e la mia impressione è che lo sforzo sia stato quello di dirottare il dibattito dal terreno del confronto al terreno della rissa.

Noi non abbiamo interesse alla rissa. Ed allora se questo interesse non alla rissa è reciproco, se abbiamo reciprocamente l'interesse alle idee, torniamo sulle idee e tornare sulle idee significa rivendicare il rispetto dei diritti di quest'Aula, dell'opposizione, dei singoli consiglieri. Presidente, se il Presidente Pili ha interesse a parlare invece di ascoltare, ne prendo atto, sospendiamo e quando finisce la chiacchierata riprendiamo il discorso.

CORONA (F.I.-Sardegna). Sospende il Presidente, non lei!

SELIS (La Margherita-D.L.). Il Presidente Balletto stamattina mi ha ricordato che dobbiamo essere tutti legati ad un certo stile e io lo ringrazio per avermi dato atto nella scorsa legislatura di una attenzione e di un equilibrio che l'arbitro deve sempre avere. I giocatori fanno un'altra partita, può darsi anche che qualche volta - caro Giorgio - i nervi e le tensioni dell'Aula coinvolgano tutti, ma quando è che perdiamo la calma? Non certo quando ci insulta il Presidente Pili, in quel momento non la perdiamo. La perdiamo quando la nostra coscienza e la nostra attenzione si concentra sui problemi di questa Regione, sui giovani che emigrano sfiduciati e noi abbiamo una ripresa ampia del flusso, sui lavoratori disperati e disoccupati, sugli imprenditori preoccupati che hanno bocciato all'unanimità questa manovra, sui sindaci in prima linea che continuano a dire che così non possono amministrare questi comuni; e a fronte di questa realtà vediamo il debito che cresce, gli enti che si moltiplicano, le spese clientelari su cui ancora grava una cappa di riservatezza, i vari gruppi e gruppetti della maggioranza che continuano una rissa di potere. E qual è il risultato di questa rissa di potere? E` che le risorse già scarse di questa Regione vanno a soddisfare potentati, interessi clientelari; cosa c'è di provocatorio nel dire questo? Enti che si moltiplicano, consulenti e progettazioni vanno a soddisfare interessi forti e sono sottratti ai bisogni di questa Regione, sono sottratti ai bisogni di questi paesi, sono sottratti ai giovani, alle famiglie, agli imprenditori.

Ma non vi fa riflettere il fatto che gli stessi imprenditori hanno bocciato la manovra, che i comuni hanno detto che non possono andare avanti così, che sono le stesse categorie, che sono il terzo settore, che sono le associazioni di volontariato che vi implorano, e noi non imploriamo ma chiediamo che ci sia un'attenzione diversa. Questo sì, caro Giorgio Balletto, ci fa perdere probabilmente un po' di serenità e ci crea tensione sbagliando, perché non bisogna perderla, bisogna tornare ai problemi.

Le nostre proposte, il centro della nostra proposta fatta più volte dai colleghi, con più autorevolezza di me in quest'Aula, è esattamente questo, che non richiede trattative private, ma che richiede risposte certe. Riusciamo a ridurre le risposte che vanno su quei capitoli, su quegli enti, su quelle prebende, su quelle progettazioni, su quelle consulenze, non forse necessarie ma facciamo uno sforzo per asciugarle e a concentrarle invece sui giovani, sugli enti locali, sulla cultura, sulla scuola, sui servizi, sulle imprese. Questo è il senso del confronto parlamentare. Questo è il senso della politica, di chi continua a tutelare interessi forti, rendite di posizione e forse clientelari e chi si fa interprete, come noi stiamo cercando di fare e vorremmo che lo faceste anche voi, di interpretare i bisogni di altre categorie, di altri territori, di altri comuni.

Allora, le nostre proposte si articolano in due grandi categorie; uno, i criteri, il metodo di gestione, che si enunciano così: trasparenza, monitoraggio della spesa, rigore, ritagli di risorse, abbiamo tagliato 15 miliardi di progettazioni con un solo emendamento, più efficienza e più concertazioni. Questi sono i criteri di metodo, trasparenza, monitoraggio, rigore, efficienza e concertazione.

E poi politiche per il lavoro e voi dovete fare uno sforzo per dire quali sono le vostre posizioni, non solo con le cose che non vi convengono; sostegno agli enti locali, rilancio delle politiche per la cultura che con un'imboscata avete tagliato in Commissione ai vostri colleghi, rilancio della ricerca e della formazione, sostegno alla produzione e alle imprese e alle categorie accogliendo quelle istanze, sviluppo dei servizi sanitari e sociali, monitoraggio, valutazione e rilancio della concertazione. Su questi temi vogliamo fare il confronto, su questo terreno vogliamo confrontarci per tutelare gli interessi più deboli di questa regione, che abbiamo tanto la sensazione che a voi interessino sempre di meno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi voglio solo rubare pochissimi minuti, uno o due minuti soltanto per tornare alla discussione che avevamo prima, per indicare un percorso di lavoro che è questo. Io ritengo che l'emendamento 116 vada accolto così com'è scritto, senza essere emendato e sostituito, perché propone una norma generale che va accolta.

L'eccezione che viene proposta con l'emendamento 724, e che la Presidenza non ha ritenuto ammissibile, io ritengo sia ammissibile ma non all'emendamento 116 ma all'emendamento 548 presentato dai colleghi Capelli, Cappai, Randazzo all'articolo 10, che è lo stesso identico argomento che è stato affrontato nell'emendamento 724; anche se personalmente dico all'assessore Masala ed anche all'assessore Contu, e poi magari in sede di coordinamento gli articoli 10 e 7 possono essere coordinati, che quando si affronta un problema di una norma generale, non è piacevole che si faccia contemporaneamente l'eccezione. Noi in Commissione bilancio questo aspetto l'avevamo affrontato e l'assessore Masala indicò, avanzò una proposta alla Commissione rispetto a un emendamento che il sottoscritto presentò in Commissione che era pressappoco quello che oggi è scritto nell'emendamento 724 e disse: "Una volta che i soldi vanno in economia, abbassa il livello di indebitamento, siccome la legge 21 prevede interventi strutturali per l'agricoltura, abbassando il livello di indebitamento noi possiamo prevedere di recuperare risorse che vanno nella 21". Aggiungo io, visto che sulla legge sulla siccità ad oggi non si è ricorso al mutuo, perché si sono recuperate risorse proprio dalla 21, spostando finanziamenti della 21 al POR, si potrebbe neanche introdurre l'eccezione che propone l'emendamento 724 e che può essere collegato al 748, ma recuperare le risorse per la legge 21 per altra strada, non facendo emendamenti che introducono eccezioni a una norma generale che invece è giusto introdurre e che è una norma corretta.

Quindi ci sono due strade che indico, da trovare entro martedì, o la norma generale per trovare risorse per la 21 nelle modalità che avevamo discusso in Commissione bilancio con l'Assessore, cioè si abbatte l'indebitamento, si riduce l'indebitamento e quindi le risorse per la 21 possono essere recuperate; oppure presentando l'emendamento 724 non sostituivo dell'emendamento 116 - che parla di cose diverse - ma dell'emendamento 548 all'articolo 10.

Concludo su questo dicendo che sulle questioni generali io personalmente mi ritrovo totalmente nell'intervento che ha fatto in apertura di oggi il collega Spissu che è la sintesi - a mio parere - delle posizioni che abbiamo espresso in questi giorni. Credo che manchino due giorni, tre giorni alla ripresa dei lavori, noi abbiamo posto in modo concreto tre questioni sulle quali è giusto che la maggioranza rifletta e presenti, a partire dalla settimana prossima, proposte modificative,. E riguardano il lavoro, in particolare l'articolo 19 della 37, ma non solo le questioni dell'articolo 19, ma in particolare l'articolo 19. Riguardano gli enti locali, legge 25 e più, quindi non riguarda soltanto la legge 25, riguardano le imprese, quindi il sostegno alle leggi di settore e riguarda il terzo settore. Queste sono per noi le questioni principali sulle quali è giusto che in queste prossime ore che ci separano dalla ripresa dei lavori ci sia una riflessione della maggioranza e ci siano proposte concrete che possono essere portate e possono consentire di accelerare la discussione della manovra perché l'obiettivo nostro è prevalentemente quello di modificare in questa direzione la manovra finanziaria.

PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Marrocu si concludono i lavori della giornata. I lavori riprenderanno martedì 18.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (GRUPPO MISTO). Sui lavori, spero di aver capito male, cioè stiamo decidendo, essendo a metà marzo, con tutto ciò che si sa, che all'una e quaranta di venerdì il Consiglio si prende una bella pausa e riprende martedì. Ho capito bene? Io sono sconcertato! Non me la sto prendendo col Presidente, sono sconcertato, credo che un Consiglio serio in una circostanza di questo genere dovrebbe lavorare sicuramente il venerdì pomeriggio, io penso anche il sabato come si è fatto altre volte, il Parlamento lavora anche di domenica. Se si conferma una cosa di questo genere dico che mi vergognerei di far parte di questo Consiglio Regionale.

PRESIDENTE. Prima che si apra un dibattito su quest'argomento, e non ho nessuna intenzione di riaprire il dibattito, ricordo ai colleghi, l'ho già fatto in altre occasioni, che i lavori dall'Aula vengono regolati dalla Conferenza dei Capigruppo. La Conferenza dei Capigruppo, nell'ultima seduta, ha assunto queste decisioni. I lavori quindi si interrompono qui, riprendono martedì 18 alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 13 e 44.