Seduta n.316 del 02/05/2007 

CCCXVI SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 2 maggio 2007

Presidenza del Vicepresidente Secci

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 31.11

SANJUST, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di venerdì 2 marzo 2007(309), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Bruno, Cugini e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di mercoledì 2 maggio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SANJUST, Segretario f.f.:

"Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulle politiche regionali per la tutela della biodiversità animale della Sardegna". (842)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'assistenza domiciliare e sulla dotazione di sintetizzatori vocali e sussidi tecnico-sanitari agli ammalati di sclerosi laterale amiotrofica". (843)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul piano di gestione per il Sito di interesse comunitario di Capo Figari e dell'Isola di Figarolo, nel territorio del Comune di Golfo Aranci". (844)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

SANJUST, Segretario f.f.:

"Interpellanza Atzeri sui possibili profili di illegittimità dell'attuale composizione del Comitato etico del Policlinico universitario di Cagliari". (244)

PRESIDENTE. Constatata la scarsa presenza di consiglieri, sospendo la seduta sino alle ore 10 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 10 e 49)

Continuazione della discussione generale congiunta del "Programma regionale di sviluppo 2007/2009" (progr. n. 18/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2007)" (274/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2007 e bilancio pluriennale per gli anni 2007-2010" (275/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta del programma numero 18/A e dei disegni di legge 274/S/A e 275/A.

E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, anche se siamo pochini… non fa niente!

Come è a tutti noto, i fatti che caratterizzano una legge finanziaria sono sommariamente riassumibili in norme aventi carattere prettamente contabile e norme di sostanza. Si tratta cioè di un provvedimento articolato che, nel suo insieme, tende a riassumere tutte le modalità che regolano la spesa e le finalità dei finanziamenti delle istituzioni regionali. E' quindi un provvedimento per sua natura molto atteso dai cittadini, dalle amministrazioni locali, dal sistema produttivo e dal mondo del lavoro per le intrinseche ricadute che tali norme hanno sul cosiddetto sistema Sardegna.

Come è logico, l'adozione di un tale provvedimento si pone come l'atto politico più significativo e pregnante dell'azione amministrativa che un Esecutivo pone in essere nel corso dell'anno e che comporta inoltre implicazioni future di cui bisogna tenere conto. All'inizio della legislatura, il Presidente della Giunta lo presentò come il manifesto dell'azione programmatica della coalizione di governo, la summa della filosofia del rinnovamento e della rinascita della quale l'attuale maggioranza voleva pomposamente farsi interprete. Ebbene, dopo tanto rullar di tamburi, superato lo scoglio della metà legislatura, registrato il fallimento delle due passate manovre finanziarie, una semplice analisi dei fatti porta ad una clamorosa smentita: ci troviamo di fronte ad uno spaventoso ritardo con una Regione paralizzata dalla mancata adozione della manovra nei tempi canonici.

Ritardo cui è imputabile il notevole gap economico che differenzia l'andamento della nostra Regione rispetto al resto della Repubblica, gap oggi difficilmente colmabile anche perché la filosofia dell'Esecutivo regionale è orientata più a rallentare che ad accelerare le azioni di governo che potrebbero creare occasioni di sviluppo, ricadute economiche e prosperità. Quello che fu indicato e presentato come l'attore principale e padre di questa filosofia finanziaria, mi riferisco all'assessore Pigliaru, ha abbandonato la Giunta e il Partito che ha contribuito a far nascere, che poi è lo stesso del Presidente della Giunta. Denunciano lo scollamento dai programmi ma, di più, prendono le distanze dalla filosofia contabile dell'attuale manovra. Manovra nella quale non si è voluto riconoscere, evidentemente non condividendone strategia e finalità. E' come se si sia spento un faro posto per segnalare la rotta sicura ai naviganti evitando loro il pericolo di secche o scogli affioranti, peraltro le distanze fra chi rappresenta, uno e trino, la Giunta e le componenti fondamentali della sua coalizione, sono diventate abissali, tanto che durante i lavori in Commissione si è sfiorata una vera e propria crisi politica ricomposta, a fatica, anche se non del tutto sopita.

Sul lato che dovrebbe rappresentare il massimo della coesione fra le varie componenti della maggioranza abbiamo oggi il massimo dei distinguo e delle prese di posizione critiche: si è giunti persino al fatto che un partito abbia sconfessato e dimissionato un proprio Assessore. Il tutto passato sotto l'indifferenza di un Presidente che, ignorando la soggettività dei Partiti che lo sostengono, ritiene evidentemente di voler decidere per loro perfino chi li dovrebbe rappresentare in seno alla sua Giunta, "sua" non a caso, se poi si registrano dichiarazioni di segretari nazionali di formazioni politiche che in Sardegna sostengono la Giunta regionale, i quali in visita nella nostra Isola dicono che tutto va bene, ma che si rende necessaria una svolta. Traducendo dal politichese, abbiamo la certificazione che tutto va male e che bisogna cambiare al più presto.

Con queste premesse è perfino facile aggiungere, ad un'analisi critica, analisi che nel nostro caso è riassumibile attraverso una semplice equazione, industria uguale crisi, scuola uguale crisi, agricoltura uguale crisi, turismo uguale crisi, trasporti uguale crisi, famiglia uguale crisi, viabilità uguale crisi, ambiente uguale crisi, edilizia uguale crisi, lavoro (non ne parliamo) uguale crisi, vedete, colleghi, è talmente semplice che basta enucleare le sole voci e aggiungere la parola "crisi", perché non potrà mai esserci nessuna lettura voluta dalla maggioranza, anche se effettuata attraverso le "lenti rosa" di un ingiustificato ottimismo che potrà convincerci del contrario. In questi giorni, si è assistito ad uno sventolio di dati presunti positivi che indurrebbero al più facile ottimismo, ma basta un giro per le contrade sarde per percepire il malessere, la sofferenza, lo stato di crisi e la preoccupazione di un futuro che attanaglia le nostre genti.

Di fronte a questo malessere non ci sono cifre o dati che tengano. D'altronde la crescente povertà e la ripresa di forme dell'emigrazione che vede, fra i tanti, anche i nostri giovani, di cui molti laureati, lasciare in massa la nostra terra in cerca di fortuna altrove, questo è il sintomo di questa crisi incipiente, che da crisi economica si è trasformata anche in crisi sociale. L'opinione pubblica costituisce la migliore cartina di tornasole per stabilire lo stato di salute della nostra economia. Oggi siamo di fronte ad un dramma che tutte le associazioni di rappresentanza, sindacali, di categoria e associazionistiche, denunciano con vigore e soprattutto in maniera univoca. Tutti gli indicatori parlano di crisi stagnante e di mancanza di risposte, sia da parte della classe di governo regionale, che di quella nazionale; di fronte al dramma di moltissime famiglie sarde, che stanno vivendo lo spettro di questa nuova emergente povertà, tutti indistintamente abbiamo il dovere di reagire e di capire quali indirizzi adottare per una nuova fase di sviluppo e prosperità.

Per questo, non ci stancheremo di stigmatizzare l'enorme e colpevole ritardo con il quale questa manovra approda in Aula per l'approvazione. Un ritardo certamente accentuato dalle tensioni su richiamate ma anche dalla mancanza di un indirizzo, di un progetto di governo, di un piano di sviluppo, piano di sviluppo strategico che sarebbe dovuto arrivare in Aula nei primi mesi di questa legislatura, e stiamo ancora ad attendere.

Siamo sull'onda di un'improvvisazione, figlia di questa situazione ma anche della mancanza di una cultura di governo che ogni giorno di più tende ad emergere; per esempio, apprendiamo solo attraverso gli organi dell'informazione e non nelle sedi istituzionali deputate che importanti correzioni verranno adottate dal presidente Soru, solo per venire incontro alle esigenze della piazza o magari ai pruriti di qualche formazione di governo. Ma è così che si affronta un provvedimento finanziario? Nessun confronto in Consiglio o in altre sedi politiche, nessuna concertazione con le parti sociali, un disegno che era sconosciuto ai più e che, occasionalmente nelle dichiarazioni del Presidente, assumeva forme e toni diversi a seconda dell'interlocutore, un provvedimento che appare in buona sostanza teleguidato da esigenze di tipo populistico e demagogico, un provvedimento infine dove con pervicace ostinazione si tende a perseguire il fine ultimo di rendere sempre più assoluto il potere presidenziale che francamente comincia davvero a preoccupare.

E' difficile non recepire la netta differenziazione e evoluzione rispetto perfino alle precedenti manovre finanziarie di questa Giunta regionale, infatti queste ultime, per quanto carenti e criticabili, mantenevano un impianto di fondo corretto e ossequioso delle norme di contabilità che devono caratterizzare la manovra; c'erano, è vero, molte norme intruse ma in buona sostanza si poteva rilevare un buon equilibro, perlomeno contabile. Oggi, con la presente proposta, ci troviamo di fronte ad una finanziaria completamente snaturata, con qualche innovazione tecnica, molta fantasia contabile e una manciata di tasse. Tasse che, secondo la filosofia dell'attuale governo, sono come il prezzemolo e non fanno mai male. Tasse che si aggiungono al mare magnum di imposizioni fiscali tanto che i competenti organismi finanziari europei denunciano che la pressione fiscale in Italia ha raggiunto livelli intollerabili, perfino imbarazzanti.

Tornando a noi, tutta l'attesa, per una manovra che veniva presentata come rivoluzionaria ed innovativa, si è consumata in un documento di basso profilo, non soddisfacente, privo di linearità e di indirizzi e univocità progettuale. Ai comuni e alle province vengono proposti 500 milioni di euro che, per assurdo, vengono ripartiti in maniera disomogenea e con un criterio intollerabile di assistenzialismo e non di sussidiarietà come invece avrebbe dovuto essere. Questo fatto denuncia i limiti di una visione dell'organizzazione regionale che è ben lontana dal voler adottare un federalismo asimmetrico che veda i comuni come soggetto auto-propulsivo di governo preferendo un sistema centralistico e dirigistico.

I finanziamenti al settore agricolo, dopo tante promesse, risultano totalmente insufficienti, liquidati con un approccio che non tiene il debito conto della peculiarità e le specificità che in Sardegna distinguono questa attività produttiva, segno che alle parole non seguono mai i fatti. Irrisori sono pure i finanziamenti per altri comparti economici quali l'artigianato e il commercio; altri argomenti non vengono affatto toccati come la continuità territoriale, e un altro problema che sta iniziando a diventare preoccupazione che è quello della immigrazione. In buona sostanza, questa è una finanziaria annunciata da moltissimi proclami, promesse e buone intenzioni che, nel testo, non trovano riscontro alcuno.

Ma è ancora sulle tasse che vorrei soffermare la mia analisi politica, nel senso che, oltre ai ben noti e proclamati profili di illegittimità, qui si tocca con mano la pochezza dell'azione politica e amministrativa della Giunta, la quale, anziché promuovere le nuove intraprese economiche, interviene nei settori trainanti del turismo e dell'impresa, con azioni mirate di sentore punitivo per colpire ipotetiche ricchezze che in Sardegna sono ben lungi dall'esistere. Questa è una strada che in tutto il mondo ha già evidenziato un totale fallimento, laddove, in tutti i governi e soprattutto nei paesi in via di sviluppo e di rilancio economico, si tende ad adottare misure di agevolazione di carattere fiscale, detassazioni e abbattimento di oneri vari, per favorire un clima di fattivi investimenti rendendo in tal modo appetibili e attraenti i loro territori.

Oggi la Sardegna passa agli occhi degli operatori mondiali come una terra che penalizza i visitatori e gli investitori con tasse, balzelli e vincoli che ne limitano tutte le potenzialità. Quasi che il turista o l'investitore siano dei "polli da spennare". A ciò si aggiunga una sorta di integralismo ambientalistico fine a se stesso, si vuole trasformare la nostra Isola in un museo a cielo aperto, dove tutto è inamovibile; non a caso sta nascendo in Sardegna un movimento capillare che vede uniti, in quanto espropriati da un loro diritto, quello di poter decidere il proprio futuro, amministratori locali, associazioni e movimenti di cittadini, contro una decisione adottata dalla Giunta regionale che riguarda la riperimetrazione delle aree SIC e l'introduzione delle ZPS, che sono le famose zone di protezione speciali. Strumenti questi, se adottati, capaci di cancellare tutta la pianificazione esistente e la presenza dell'uomo in quelle aree. Senza considerare che la grande parte di territorio della nostra Isola, sotto il profilo economico e produttivo, non è assolutamente sfruttabile essendo per lo più povero di risorse, materie prime e poco fertile.

Questa insensata blindatura impedirà ad intere generazioni di sardi di vivere e utilizzare il proprio territorio per il soddisfacimento dei propri bisogni e per creare condizioni di benessere diffuso e prosperità. Bisogna sfatare questo mito che il grande patrimonio ambientalistico e paesaggistico si preserva con una politica di vincoli assoluti. I sardi, signor Presidente, signor Assessore, per millenni hanno saputo coniugare la difesa di questo immenso bene non rinnovabile con l'esigenza di creare migliori condizioni di vita per se stessi e per i loro figli preservando il proprio territorio, ma vivendolo senza limitazioni artificiali e intruse rispetto alle loro tradizioni, usi e costumi. Se l'attuale Governo non considera capace il popolo sardo di tutelare le ricchezze che derivano dal bene ambientale, sbaglia nel merito e nella sostanza. Chi nega questa realtà, nega la realtà dei fatti adattandola a proprio piacimento per fini che non appaiono ancora del tutto evidenti.

In conclusione, ancora una volta ci troviamo di fronte all'ennesimo fallimento di una Giunta regionale sempre più avvolta in una spirale di crisi interna e incapace di registrare e interpretare le reali esigenze del popolo sardo. Il costante distacco dalla gente, il crescente incontenibile malcontento delle associazioni e dei rappresentanti sindacali, i continui richiami della Chiesa e il diffuso malessere che pervade la stessa maggioranza, sono le testimonianze di una politica arrogante e solitaria, lontana dalla gente e incapace di dare segnali rassicuranti per il futuro. Alle forze di opposizione, quindi a noi stessi, data l'attuale legislazione, purtroppo non rimane che denunciare questo stato di cose e continuare incessantemente ad evidenziare i limiti e i pericoli di un Governo regionale non all'altezza del compito, e tanto meno lo è, ahimè purtroppo, il Presidente della Giunta regionale che, arrivati a questo punto, è inadeguato per governare questa Regione in attesa di tempi migliori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà. L'onorevole Dedoni non è in Aula, pertanto decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Senta, Presidente, è stato chiesto il numero legale, evidentemente devo esserci io, lei e pochi altri intimi…

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non sono pochi, ci sono almeno 30 consiglieri.

FARIGU (Gruppo Misto). Allora lei non ha nessuna difficoltà a verificare il numero legale. No?

PRESIDENTE. Non è stato chiesto il numero legale, onorevole Farigu. Prego ha facoltà di parlare.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Due Capigruppo!

(Interruzioni)

Bene, è stata chiesta la verifica del numero legale, prego i colleghi di prendere posto.

(Interruzioni)

Se qualcuno ritira la richiesta di verifica del numero legale?

(Interruzioni)

"Sì", che cosa? E' stata formalizzata la richiesta di verifica del numero legale, chi ha formalizzato la richiesta, se chiede altre cose, domandi di parlare.

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Chiedo una sospensione di dieci minuti.

PRESIDENTE. Allora, chiede una sospensione di dieci minuti e ritira la proposta di richiesta del numero legale. Onorevole Ladu, è così?

Se non ci sono osservazioni, i lavori sono sospesi per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 08 , viene ripresa alle ore 11 e 22.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, le chiedo scusa per avere prima in qualche modo manifestato insistenza nel chiedere il numero legale, che potrebbe essere interpretato come un atteggiamento di presunzione per voler parlare a chissà quali vaste platee. Io vengo dal mondo agro pastorale, quindi educato a stare assai spesso nel ristretto ambito dei pochi intimi per, come dire, consumare la tristezza della quotidianità della vita appunto del mondo dei pastori. Quindi, non può assolutamente a questa mia età, come dire, costituire nessun sacrificio data questa mia fondamentale educazione ed esercizio.

Voglio iniziare questo mio intervento integrando in qualche modo la pur attenta e sempre puntuale relazione dell'onorevole Presidente della terza Commissione, onorevole Cucca, il quale, nel riferire all'Aula, introducendo la sua relazione, ha espresso i termini dei voti con i quali erano stati accompagnati i documenti costitutivi di questa finanziaria. Non poteva certo, l'onorevole Cucca, impegnarsi nel riferire la natura del voto. Questo a me non è affatto precluso e voglio ricordare a lei e all'Aula, signor Presidente, che il voto cosiddetto favorevole della maggioranza su tutti e tre i documenti (finanziaria, bilancio, piano regionale di sviluppo) fu un voto favorevolmente "tecnico", vale a dire una manifestazione di senso di responsabilità dei componenti la Commissione della maggioranza per un non ulteriore aggravare di ritardi l'esame della finanziaria, posto che ormai il tempo dell'esercizio provvisorio era sostanzialmente esaurito.

Nelle dichiarazioni di voto, gli autorevoli rappresentanti della maggioranza in Commissione dissero che avevano molti dubbi, molte perplessità, che vi erano molti vuoti; mentre in un primo tempo, pensavano di colmare questi vuoti, al di là della volontà del Presidente della Giunta che invocava, attraverso i suoi rappresentanti in Commissione, l'assessore Dadea, di andare pur avanti che tutto avrebbe potuto trovare una sua composizione in Aula, ebbene i rappresentanti della maggioranza, come è ben noto, questa tesi non la condividevano e non la condividevano, secondo me, molto giustamente. Non per difendere loro, che non hanno bisogno della mia difesa, io sottolineo questo, per dire che avevano ben ragione perché era un modo per difendere il Consiglio, il ruolo della Commissione e quindi il ruolo del Consiglio. Arrivati a quel termine temporale però effettivamente non vi era più risorsa per insistere, e insistere positivamente, su questa loro giusta primitiva posizione; la conclusione fu appunto di un voto favorevole tecnico, ringraziarono anche in quell'occasione, come ha fatto il Presidente in quest'Aula, la opposizione, per aver assunto atteggiamenti non ostruzionistici, tutto sommato positivi per favorire l'esame appunto del disegno di legge che oggi stiamo discutendo.

Io presi, com'era naturale che fosse, per me e per la mia ben nota posizione, al volo quelle dichiarazioni, quelle manifestazioni di volontà di trovare poi successivamente in Aula, con il contributo di tutti, il superamento delle difficoltà, non superate in sede di Commissione, per superare le incertezze, per colmare i vuoti, insomma per addivenire ad un provvedimento definitivo che fosse meglio corrispondente all'attuale situazione economica e sociale della nostra Isola.

Infatti, il Presidente della Commissione ha riferito qui in Aula del mio voto di astensione; il mio voto di astensione, lo dichiarai lì, non era rivolto al merito dei documenti, era rivolto come atto di fiducia nei confronti dei rappresentanti della maggioranza, che avevano dichiarato la propria disponibilità ad un confronto più aperto, più costruttivo, più largo che andasse a superare gli schieramenti contrapposti di maggioranza e di opposizione. Lì va spiegato il mio voto di astensione; ora siamo al dunque, siamo in Aula ed è giunto il momento in cui quelle dichiarazioni di intenti, quegli impegni, debbono trovare concreta, come dire, soluzione, concreta applicazione. E davvero davvero mi auguro che quell'atteggiamento positivo dei rappresentanti della maggioranza, espressi in Commissione, possano concretizzarsi adesso, in questa sede di discussione, di dibattito e di voto in Aula.

E' evidente che questo sarebbe il segno più concreto e più positivo dell'andare a superare questa fase di crisi che, secondo me, è una crisi politica, certo, ma è una crisi politica che notevolmente incide sul sistema istituzionale della nostra autonomia. L'episodio di oggi che ha visto, me compreso, partecipare ad una conferenza stampa per denunciare l'esclusione della Sardegna dai provvedimenti del Governo, in ordine alla concessione delle zone franche, è stato un elemento alla base della stessa nostra lotta autonomistica, che ha iniziato la sua motivazione addirittura ancor prima dell'avvento costituzionale della nostra Repubblica, tanto erano forti le ragioni di attribuire alla Sardegna una condizione di zona franca, nel tentativo di recuperare storiche arretratezze sul piano economico e sul piano sociale. Queste ragioni sono state tradotte, addirittura, nel nostro Statuto, direi come uno degli elementi alla base della nostra specialità, cosa che non è avvenuta in altre Regioni. Ciò nonostante, il Governo, nel provvedimento che è stato denunciato oggi nella conferenza stampa, non è riuscito ad individuare una collocazione, a riconoscere una collocazione alla Regione Sardegna, da qui la denuncia.

Secondo me, però, tutto questo non è soltanto un atto di distrazione da parte del Governo, ma vi è, nell'atteggiamento del Governo, una lettura chiara di quella che è la nostra situazione. Qui in Sardegna, abbiamo, per così dire, attenuato, abdicato, sminuito la forza d'urto politico perché questa rivendicazione rimanesse viva e sempre presente. Certo, le zone franche hanno, come motivazione fondamentale, l'agevolazione fiscale per favorire lo sviluppo, e quindi favorire la crescita e quindi risolvere i problemi anche di natura sociale. Come si può darle a una Regione che, al contrario, introduce nuove tasse contro il lusso, contro questo, quest'altro, quelli che vengono in Sardegna, che è esattamente di segno opposto. Le zone franche sono fatte per promuovere l'avvento di nuove risorse e di nuovi investimenti che vengono da fuori, noi introduciamo una politica fiscale di segno opposto e, giustamente, il Governo può avere tranquillamente ragionato con me, nel senso che, se la Regione, addirittura, mette in atto un sistema o vuole introdurre un nuovo sistema fiscale di segno contrario, evidentemente, l'atteggiamento del Governo non può essere, a questo, contraddittorio.

Allora, tutto questo, come lo risolviamo? Possiamo risolverlo dentro quello spirito, che è emerso in Commissione, di forze politiche sinceramente autonomistiche che si ribellano a questo stato di cose e che vogliono restituire slancio, vigore, azione efficace alla nostra autonomia, che deve essere recuperata con grande determinazione, altrimenti non va in crisi soltanto una parte politica, non va in crisi soltanto l'attuale sistema di governo, ma va in crisi la nostra Regione, va in crisi per tutti, perché, se andasse in crisi soltanto la parte politica che ha la massima responsabilità di questo Governo imperante oggi - evviva! - diremmo "tanto peggio tanto meglio"! Ma così non è, ma così non può essere, perché l'attuale sistema che va in crisi determina così danni devastanti che non saranno rimediabili facilmente da qualunque maggioranza domani chiamata a responsabilità di governo.

Io mi sono illuso (e voglio rimanere illuso) che, all'interno della maggioranza, vi siano forze sensibili che vogliano ribellarsi a questo stato di cose, che vogliano ribellarsi a questa devastante mortificazione del Consiglio, a questa devastante anche mortificazione della stessa Giunta. Io, francamente, quando parlo della Giunta, dove sono presenti autorevoli miei personali amici, ho qualche difficoltà, ma ciò non mi può esimere dal giudicare, l'attuale Giunta, uno strumento, quasi un giocattolo del Presidente. Quando la concertazione viene mortificata, quando gli enti locali… io ho assistito qui alla riunione del Consiglio degli enti locali, devo dire la verità, ne sono uscito abbastanza mortificato, mi aspettavo da loro un grande grido di ribellione, una grande rivendicazione, posto che noi, come Consiglio, non abbiamo più la forza di farlo, posto che la Giunta non ha più l'autorevolezza di esercitare in autonomia il suo ruolo istituzionale, invece, anche da loro, ho intravisto un atteggiamento, in generale, di rassegnazione, tranne qualche voce che va sottolineata e che merita rispetto complessivamente.

Allora, in questa finanziaria avrebbero voluto trovare risposte le infinite proteste degli artigiani, degli agricoltori, della sanità che è in uno stato devastante di sofferenza. Il Piano sanitario si era detto che avrebbe dovuto costituire l'elemento miracoloso della rivoluzione dei servizi sanitari e socio-assistenziali; si cominciano a distribuire soldi alle autonomie locali; con l'Università si gioca ad avere i favori di qualcuno di loro, ma manca un progetto, altro che progetto della conoscenza e del sapere per cambiare profondamente, e magari si disturba Gramsci che, sul sapere, come ogni socialista che si rispetti e per la sua formazione, basa sulla scienza, sulla conoscenza e sull'istruzione, l'elemento di riscatto, di emancipazione e di affermazione del singolo e di una società.

Ebbene, lo so io, personalmente, che su quei valori ho realizzato la mia autonomia e ho costituito la base della mia azione quotidiana per decenni, per il riscatto dei più deboli, dei più esclusi, come sono quelli colpiti dall'handicap; però, è vero che la nostra Regione è colpita da un gravissimo handicap sociale, economico e culturale. Ma dove sta il progetto di riscossa, di risveglio, attraverso l'istruzione, elargendo soldi di qua e di là, senza un progetto? Questo è il modo demagogico, populista, peronista che questo Governatore sta esercitando, mi auguravo davvero che, in quegli impegni assunti in Commissione, ci fosse un momento di ribellione, mi auguravo davvero che gli ultimi eventi politici a livello nazionale, che hanno portato all'avviamento del Partito Democratico, contenesse in sé, oltre quel progetto, le conseguenze di quel progetto per individuarne le conseguenze di crisi, elementi utili e positivi per un processo di cambiamento, lo dico da socialista e, da socialista, mi aspettavo (io non voglio rinunciare a quella speranza) che quella crisi portasse, a partire dalla Sardegna, elementi utili di riscossa per porre termine, tutti insieme, sinceramente socialisti, sinceramente riformisti, sinceramente autonomisti, tutti insieme uniti, a questa devastante condizione di crisi del nostro sistema democratico e autonomistico, per cercare la via di uscita da questa situazione di crisi economica e sociale.

Non è certo questo lo strumento per dare le risposte alle migliaia e migliaia di disoccupati, non è questo lo strumento, certamente, per dare le risposte al crescente e impressionante numero di centinaia di famiglie in stato di povertà, non è certo questo lo strumento attraverso il quale si può trovare risposta alle attese dei nostri giovani, non è certamente questo lo strumento attraverso il quale possono trovare risposte la crisi industriale, la crisi agricola, la crisi della formazione, tutto; non c'è nulla di organico e di progettuale dentro questa finanziaria. Presidente, a questo punto io potrei tranquillamente concludere, era già inutile il mio esordio, sarebbe inutile la prosecuzione, ma lasci che concluda rivolgendo ancora una volta un appello ai sinceramente socialisti riformisti, ai sinceramente democratici autonomisti, perché si trovi, in questa occasione, il primo atto di ribellione per avviare la Sardegna all'uscita della crisi del sistema politico e del sistema democratico e si rilanci la nostra autonomia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, non vi è alcun dubbio che questa finanziaria si sarebbe dovuta approvare mesi fa per consentire ai soggetti destinatari di intervenire tempestivamente per rispondere ai tanti problemi che sono presenti nella realtà isolana. Purtroppo, questo è già avvenuto. Adesso si tratta di concentrare la nostra attenzione sulle questioni ancora aperte, dopo il grande lavoro svolto dalla Commissione competente di questo Consiglio. Questo perché, come abbiamo sottolineato più volte, questa può veramente essere la finanziaria e la svolta che può iniziare a dare quelle risposte che la Sardegna attende da tempo ed in particolare le sue aree e le classi sociali più deboli.

Dobbiamo impegnarci a non deludere queste aspettative, perché la condizione sociale è realmente grave e necessita di interventi urgenti e straordinari. Chi vive tra la gente e si confronta con queste problematiche conosce bene queste condizioni di disagio, dunque il lavoro, il contrasto alla precarietà e alle povertà, il riequilibrio territoriale, debbono essere posti con forza alla nostra attenzione e diventare prioritari nell'attuale fase politica ed amministrativa della Regione sarda. I tre anni di governo trascorsi con le politiche di risanamento e riforme importanti, il buon esito della storica battaglia sulle entrate, ci consentono oggi di fare questo passo con serenità e sicurezza. Per questo non vi debbono essere indugi, reticenze, ambiguità, argomentazioni capziose tese a definire assistenzialistico tutto ciò che attiene alle politiche di inclusione sociale, di diritti di cittadinanza, di lotta all'emarginazione e per la dignità e la giustizia sociale che devono essere riconosciuti come diritti inalienabili ad ogni persona, in un paese che si definisce civile e che ha una Costituzione fondata sul lavoro. Tutto questo possiamo contribuire a fare in Sardegna se operiamo nell'ottica di un nuovo modello di sviluppo che deve essere autocentrato, dove alle risorse regionali devono essere aggiunte quelle statali, anche straordinarie in base all'articolo 13 del nostro Statuto, oltre a quelle ancora molto importanti dell'Unione Europea per il periodo 2007-2013.

Tra la finanziaria, il bilancio e il programma regionale di sviluppo è possibile, dunque, aprire questa nuova fase, alla luce, come dicevo, anche delle maggiori risorse disponibili. Dunque, da questo Consiglio regionale, deve essere lanciato un segnale forte, chiaro, comprensibile e riscontrabile da parte di tutti i sardi, soprattutto da coloro che sono meno tutelati e garantiti. E' in gioco, signori consiglieri, non solo la credibilità di un governo o di una maggioranza, ma di questa stessa istituzione che noi tutti rappresentiamo. Se le cose stanno così, dobbiamo affermare con chiarezza la centralità delle questioni sociali e del lavoro, individuando procedure adeguate per l'accelerazione e la semplificazione della spesa degli interventi in materia di lavoro relativi ai circa 750 milioni, nella quasi totalità provenienti da esercizi precedenti, e da circa 700 milioni già destinati alla progettazione integrata; così come sta suscitando interesse e potrebbe dare risposte rilevanti una proposta che si pone un obiettivo di spesa di 170 milioni per interventi finalizzati all'occupazione, alle politiche attive del lavoro e di contrasto alle povertà. Si dirà che si tratta prevalentemente di fondi riprogrammabili e sussistenti nel fondo residui, ma io penso che, se spendibili bene e subito, possano essere utili allo scopo che illustravo prima.

Tuttavia, il dato della non spesa, badate, è gravissimo, perché non è concepibile che, mentre ci sono centinaia di migliaia di sardi che non hanno lavoro, che sono precari e vivono in condizioni umilianti, che emigrano dai loro paesi e città, e non è un'emigrazione volontaria, noi ed altri enti locali tratteniamo inutilizzate ingenti risorse finanziarie che tante sofferenze potrebbero alleviare e tantissimi problemi potrebbero risolvere. Capisco, certo, che ci sono altre riforme da fare, in primis quella dell'organizzazione della Regione, ma noi dobbiamo oggi, non domani, stabilire che questi soldi fermi vadano spesi, dicevo, subito e bene. Dobbiamo darci e dare scadenze precise avendo il coraggio di richiamare tutti alle loro responsabilità politiche e morali.

Vedete, io penso che dobbiamo avere un rapporto franco e di collaborazione alta con gli enti locali; sul Fondo unico avrei anche aumentato l'importo e fissato il rapporto quota fissa-indice demografico, 50-50, ma quando i comuni non spendono i soldi, come nel caso dell'articolo 19 della legge regionale numero 37, ebbene, cari consiglieri regionali, io sono per fissare un tempo preciso di impegno e di spesa e riutilizzare questi fondi sottraendoli a quei comuni e ridistribuendoli ai comuni meritori. Certo, i ritardi non devono venire dalla Regione, come spesso accade, questa, anzi, deve dare il buon esempio. In questa finanziaria un'infinità di argomenti importanti è stata affrontata anche da compagni del mio partito, su cui non ritornerò, vorrei invece sottolinearne alcuni che mi paiono sottovalutati in questo disegno di legge e che hanno una grande importanza. Mi riferisco a quelle questioni su cui pareva vi fosse un largo consenso ormai consolidato, oltre che l'impegno dell'Assessore competente e dello stesso Presidente della Regione.

Per brevità cito solo due esempi riservandomi di farne altri durante il dibattito sull'articolato. Il primo riguarda l'inizio della stabilizzazione, per gradi, dei lavoratori semestrali dell'Ente foreste. Noi parliamo tanto e giustamente di stabilizzazione, perché siamo diffusamente intervenuti in questi anni, ma dobbiamo capire che non è pensabile che vi siano lavoratori dell'Ente foreste che, dopo venti e venticinque anni di servizio, non abbiano formalmente un posto di lavoro a tempo indeterminato. Chiedo che l'impegno assunto lo scorso anno, in questa Aula, dall'assessore Dessì, a nome della Giunta, venga mantenuto e riconfermato.

Il secondo riguarda la decisione di questo Consiglio regionale che, attraverso una mozione approvata all'unanimità dai settantasette consiglieri regionali presenti, ha dato mandato alla Giunta regionale di predisporre un progetto regionale di valorizzazione del Trenino verde, ritenendolo uno dei più importanti attrattori del turismo ambientale in Sardegna. Io penso che poco si sia fatto finora e ricordo che gli assessori Broccia e Depau, oltre che il presidente Soru, avevano dato assicurazioni in diverse assemblee e anche in questa Aula su questo argomento. Mi risulta che l'assessore Depau stia incoraggiando e sostenendo questa iniziativa con entusiasmo, ma non è sufficiente. Sul Trenino verde non si tratta di finanziare qualche scuola o gita per pensionati, bisogna avere l'umiltà e la disponibilità di ascoltare esperti ed operatori turistici, sindacati ed amministratori locali, tour operators e dirigenti seri delle Ferrovie, associazioni ambientaliste e del turismo naturalistico. Per cui, negli articoli sui trasporti e il turismo è necessario indicare questo tema e stabilire quali risorse sia necessario già iniziare a mettere a disposizione, sapendo che, di ammodernamento delle ferrovie a scartamento ridotto, si deve parlare, di nuove carrozze, di macchinisti e personale adeguato per numero e professionalità. Sappiamo bene, infatti, che la domanda è il doppio dell'offerta, pur in assenza di un'adeguata pubblicità e organizzazione dei viaggi.

Per concludere, onorevoli consiglieri, vorrei suggerire al Presidente e alla Giunta di stare attenti anche a queste problematiche perché incidono particolarmente sulla qualità della vita e dello sviluppo delle zone interne, non riteniamole secondarie alle grandi e sicuramente importanti questioni che stiamo affrontando in questa finanziaria. Questo atteggiamento di trattare certe questioni come secondarie è una critica diffusa che viene rivolta da sindacati, amministratori locali e cittadini e a cui, Assessori, Presidente della Regione, non prestate - secondo me - la dovuta attenzione. Infatti, non vale la risposta che "siccome sono impegnato a discutere di dotare la Sardegna di un nuovo Statuto", cioè della cosa più importante che potremo fare in questa legislatura, è secondario affrontare questi problemi, ricevere dodici sindaci o venticinque sindaci che "mi" vogliono parlare di sviluppo di un determinato territorio. Noi sappiamo che i problemi hanno tutti una grande importanza, soprattutto quando vengono vissuti come tali dalla gente che si aspetta sensibilità, rispetto e risposte precise dal Governo regionale della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà. L'onorevole Amadu non è in aula, pertanto decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Egregio Presidente, signor Assessore, cari colleghi, per chi si era presentato ai sardi col dichiarato intento di dare un forte segnale di rottura con la politica del passato, questa finanziaria rappresenta il simbolo della sconfitta. Niente, infatti, la differenzia da quel passato tanto vilipeso, ma anzi risulta essere il Documento di programmazione presentato all'Assemblea col più forte ritardo di tutti i tempi. A pagarne le conseguenze sono stati, come al solito, i sardi, anche quelli di centrodestra che (pur non apprezzando e approvando la politica del Governatore, quanto meno data la maggioranza schiacciante che, per la prima volta, siede in quest'Aula, grazie ad una legge elettorale che reputo antidemocratica e truffa verso gli elettori), per la prima volta, dicevo, erano convinti che la nostra già povera e bistrattata economia non dovesse pagare le conseguenze dei ritardi dati dalle solite beghe di questo o quell'emendamento da approvare per questo o quel comparto, per questa o quella parte della nostra Regione. Abbiamo, invece, assistito ad un farsa durata mesi e mesi, a continui salti del gambero e si è arrivati anche alla ridicola pantomima delle dimissioni annunciate, minacciate e poi - come recita il solito copione - mai presentate, per poi addirittura far uscire da tutto questo un Presidente ancora più forte rispetto ai partiti e, cari colleghi del centrosinistra, ricandidato per le prossime elezioni regionali. Ricandidato contro la maggioranza che dovrebbe sostenerlo. Tanti auguri, colleghi del centrosinistra!

Del resto, si è consumata un'altra farsa ai danni dei sardi e dell'intero Consiglio regionale; non si era infatti mai visto un Presidente esautorare e umiliare la massima Assemblea legislativa che ha osato azionare le proprie prerogative e dunque riscrivere alcune righe della finanziaria. Non si era mai visto un Presidente che dicesse espressamente che il Consiglio regionale deve limitarsi a fare da passacarte, una sorta cioè di notaio che certifica i voleri del principe. E' stato l'ultimo atto di una politica che ormai ha smascherato la sua vera natura di comitato d'affari gestito autocraticamente da una persona sola, che gestisce la Sardegna e i diritti dei sardi con le logiche e i metodi del peggior aziendalismo.

Ma questo sarebbe ancora un dramma fisiologico se, nel merito, la finanziaria avesse dato almeno alcune risposte alla Sardegna, risposte serie intendo e non slogan o provvedimenti privi di respiro, risposte sullo sviluppo, risposte sul lavoro, risposte soprattutto sulle emergenze sociali. Invece, è l'ennesima finanziaria che non dà risposte: agricoltura, industria, cultura, gridano vendetta; artigianato, commercio, turismo, il problema annoso dei precari, languono in un deserto propositivo che stride con le mirabolanti dichiarazioni mediatiche che tentano pateticamente di nascondere il fallimento. C'è stata presentata una finanziaria non solo tardiva, ma che non difende chi, coraggiosamente, con poche risorse economiche proprie, cerca - per citare un esempio - di aprirsi ai nuovi mercati, come quello asiatico o quelli orientali, non facendo sentire la voce della politica nei confronti di chi, anche in questo caso venendo da fuori, gestisce in maniera poco chiara i nostri approdi a mare.

E' l'ennesima finanziaria di tasse, che niente ha imparato dagli errori del recente passato, soprattutto per ciò che concerne il versante turistico. I dati della stagione passata sono stati, infatti, più di una volta portati all'attenzione dell'Esecutivo, prima dagli organi di stampa, poi dai sindacati, ma soprattutto dagli operatori di settore. Da quei rappresentanti cioè che giorno per giorno devono fare i conti dell'incasso giornaliero e che, se avessero potuto, avrebbero traslocato la loro attività e forse anche la loro residenza nella vicina Corsica.

I dati della stagione passata sono semplicemente fallimentari. Si disserta di pseudo-ambientalismo che maschera e protegge i poteri forti. Si millanta uno sviluppo che è migliorato solo nella mente degli straordinari consulenti che realizzano a tavolino i capricci di un uomo solo che persegue spesso i propri interessi, mentre i dati sulla disoccupazione, sul disagio sociale, aumentano e superano la soglia del tollerabile. Si continua a parlare di incredibili cifre che salveranno la Sardegna da un naufragio che invece è alimentato proprio da una politica scientificamente operata contro i sardi. Una politica che divide, una politica che crea apprensione, una politica che produce disperazione sociale in tutti settori e quando si crea il caos si avvantaggiano, allora sì, i poteri forti, ma ahimè quelli d'oltremare.

Si è, insomma, presentata un'ennesima finanziaria contro lo sviluppo e la si è addirittura peggiorata. E' una finanziaria più volte definita "creativa", io preferisco definirla "futuristica", dato che si è scelto di impegnare somme non ancora disponibili e che verranno a mancare a chi, disgraziatamente, si troverà a guidare la nostra Regione negli anni a venire. Il dato anacronistico è che non si è riusciti a spendere per tempo nemmeno ciò che la Comunità europea ha elargito in questi anni attraverso i POR, eppure, a spese del contribuente, a spese del sardo, è stato assoldato il mago calabrese dei POR che ha fatto esorcismi e incantesimi, ha promesso sfracelli e rivoluzioni e poi, nel silenzio, dopo aver riscosso però lauti guadagni con i soldi nostri, con i soldi dei sardi, ha sbaraccato lasciandoci nell'esatta condizione di prima, se non peggiore.

Ciò insegna che, con una maggioranza bulgara come quella attuale qua in Consiglio regionale, si sarebbe potuta fare l'unica vera riforma, quella delle leggi che governano l'amministrazione pubblica da rendere efficiente e soprattutto efficace, e non invece un'amministrazione infeudata da incompetenti che spesso hanno come unico curriculum il requisito di essere vicino e organico al Presidente. Si è perso tempo, si è perso tempo ad approvare provvedimenti come il PPR che poi la stessa maggioranza che l'ha voluto ha ripudiato. Si è preferito gingillarsi con la legge statutaria anziché dare risposte ai sardi con una finanziaria decente e decorosa. Si è approvato quel libro dei sogni chiamato Piano sanitario che si sta rivelando un libro degli incubi, leggasi la demolizione annunciata di ospedali e l'esautoramento di Cagliari e anche un libro farsa perché i soldi stanziati per finanziare le centinaia di obiettivi fantasma non sono sufficienti neppure per l'ordinaria amministrazione.

Che dire poi degli altri rivoluzionari istituti con la nuova legge di contabilità, il Piano regionale di sviluppo, il Piano strategico, il DPEF, promettevano chissà quali cambiamenti nella programmazione regionale, invece è accaduto quello che davvero era lecito attendersi, una montagna di carta straccia, una montagna di promesse, una montagna di visioni, una montagna di filosofie futuristiche, un insieme disordinato e confuso di dichiarazioni programmatiche che ricalcano quel mirabile spot, sempre a spese dei sardi, che corrisponde al bilancio di metà legislatura, grafica compresa. Sarebbe troppo facile prendere di mira questi inutili orpelli che avrebbero dovuto orientare la finanziaria e verificare lo scarto tra le dichiarazioni di principio e il deludente articolato della manovra finanziaria.

Tuttavia un esempio davvero incredibile si può ricavare dal trattamento riservato alla città di Cagliari; l'area urbana di Cagliari è la sola a rappresentare un polo di livello metropolitano, promotore dei processi a scala regionale. La sua diretta area di gravitazione incorpora il 29,3 per cento della forza lavoro dell'intera Regione. Queste non sono parole mie, sono parole del presidente Soru, ovvero sono parole che ritroviamo nel Documento strategico regionale. Anche qui, ahimè, la logica dello spot, della sparata ad effetto a cui non corrisponde alcuna concreta azione progettuale e finanziaria. Cagliari continua a essere bistrattata, ad essere considerata, in modo miope, una controparte degli altri territori della Sardegna in una insensata corsa alla spartizione delle risorse. Cagliari incontra enormi difficoltà per assicurare adeguati servizi ad un bacino di utenti che, per dimensioni, giornalmente è più del doppio rispetto ai soli residenti nella città.

Cagliari, che dovrebbe assurgere a vera capitale della Sardegna proiettata nel Mediterraneo, è l'area a più alto tasso di sviluppo e di ricchezza, oltre che spazio di localizzazione di ampi settori dell'amministrazione pubblica regionale. Capitale della Regione significa non sterile supremazia campanilistica ma centro di maggiore responsabilità da sostenere per lo sviluppo regionale complessivo, infatti lo sviluppo e l'innovazione dell'area vasta cagliaritana sono e devono essere funzionali alla crescita e al rafforzamento internazionale della nostra Regione in tutti i suoi settori, in tutti i suoi comparti. Occorre investire di più e meglio su Cagliari capitale, lo dice anche il Documento strategico, ma le risorse non sono allocate con coerenza in quanto probabilmente il capoluogo regionale sconta la colpa di non essere organico al centrosinistra e ciò, dal punto di vista dello sviluppo, è una follia che alla fine penalizzerà tutti i sardi.

E' gravissimo per giunta che i già inutili documenti regionali siano stati elaborati nelle segrete stanze dei consulenti, a tavolino e nella sostanziale ignoranza dei veri problemi, non c'è stata alcuna concertazione con gli attori locali che, con l'allargamento dell'Unione Europea, saranno sempre di più i protagonisti dei processi di sviluppo; sono sempre più evidenti i danni prodotti dalla negazione delle istanze democratiche nella predisposizione dei piani e degli interventi a favore dello sviluppo. Infatti anche la maggioranza soffre visibilmente per un'azione politica che sta frantumando quel che resta del già debole tessuto di relazione fra gli attori locali che invece avrebbero dovuto rafforzare per assicurare competitività strategica al territorio regionale e per attrarre risorse qualificate.

Manca, e manca colpevolmente, un provvedimento legislativo che, come accade in altre Regioni, assicuri un giusto rilievo ai temi della città capitale; manca la cultura politica per costruire un'intesa istituzionale tra Regione, città capoluogo e area vasta cagliaritana; manca infine una visione strategica capace di collegare il destino di Cagliari nell'organizzazione dei rapporti istituzionali fra la Regione e gli enti locali. Sarebbe stato forse tempo per attivare una prima intesa istituzionale per lo sviluppo del territorio metropolitano di Cagliari, uno strumento di cui lavorare e con cui stabilire congiuntamente, tra la Giunta, il Comune di Cagliari e gli altri comuni dell'area vasta, gli obiettivi da conseguire, gli strumenti e soprattutto le risorse finanziarie.

Qui si apre un capitolo davvero inquietante, si tratta di riprendere l'esigenza di spendere adeguatamente le risorse comunitarie, signor Assessore, la progettazione integrata rischia di restare impantanata perché condotta verticisticamente senza alcun serio confronto con il sistema delle autonomie locali che devono essere considerate attori di primo piano nel quadro della programmazione per il periodo 2007-2013. Lo stesso problema centrale della pianificazione strategica comunale ed intercomunale non decolla perché la Regione mostra profondo disinteresse oppure si muove ma solo se può imporre un inaccettabile condizionamento. Infatti la Regione chiede ai comuni e a Cagliari in particolare di svilire il processo di pianificazione strategica declassandolo ad una mera azione di adeguamento degli strumenti urbanistici comunali alle prescrizioni restrittive e punitive del PPR, così facendo la Regione dimostra di non aver capito nulla dei piani strategici come dimostra invece la migliore esperienza di Barcellona e di Torino, tanto per fare due esempi concreti.

La visione regionale dei piani strategici della città è insomma un'ingerenza intollerabile, viziata da un neocentralismo che va in controtendenza con le istanze autonomistiche. In questo senso basterebbe che la Regione riproponesse su scala locale il modello d'intesa istituzionale di programma che la Regione utilizza nella disciplina del confronto con il Governo nazionale, la nuova governance, passa anche per l'istituzione della città metropolitana proprio per scongiurare i rischi di frammentazione del territorio cagliaritano e consentire così un'adeguata pianificazione delle risorse. Ma appunto si tratta di problemi che la finanziaria non riesce, non dico a risolvere, ma neppure a pensare.

L'elenco delle occasioni perdute è grande, basterà perciò fare qualche considerazione su alcuni problemi che la finanziaria ha decisamente fallito; poiché molti colleghi che mi hanno preceduto sono stati puntuali nella denuncia delle varie manchevolezze della finanziaria, mi limiterò a constatare che, nel campo delle politiche sociali, molto ancora vi è da fare e, in una Regione sempre più alle prese con l'invecchiamento della popolazione, ci si sarebbe aspettato un particolare occhio di riguardo per le politiche rivolte ai giovani. Ebbene quest'anno, se fosse possibile, è stato fatto peggio degli anni scorsi, ma sono sicuro a causa di distrazione e non di scarso interesse, solo così posso giustificare gli "euro zero" che, fino a questo momento, sono stati destinati nella finanziaria alle politiche giovanili. Durante i lavori in Commissione sono stati presi degli impegni precisi e puntuali sull'argomento e stupirebbe e dispiacerebbe constatare che si andasse in controtendenza rispetto a quanto il Governo nazionale invece ha fatto sino ad oggi.

Il giudizio su questa finanziaria non può essere che di netta critica e non sembra che ci siano, allo stato attuale, dei margini per migliorarla dal momento che persino la stessa maggioranza dovrà probabilmente ingoiare i contro emendamenti della Giunta per ripristinare ciò che la Commissione ha legittimamente abrogato. Stupisce che questa finanziaria veda la luce dopo la fuga dei cervelli, lo dico senza ironia, ma è evidente che, una volta silurato un luminare come il professor Francesco Pigliaru, la costruzione della manovra finanziaria sia stata affidata a personaggi di dubbia statura, non mi rivolgo a lei, assessore Dadea. Tra l'altro non si tratta di rimpiangere un Assessore che abbiamo lealmente criticato negli anni scorsi, ma è evidente che questo metodo della decapitazione delle intelligenze pensanti non funziona. Soprattutto non funziona il metodo che vuole far governare i processi di sviluppo ad una pletora di yes-man prezzolati, che rispondono solo al Presidente, anche e spesso in dispregio di norme giuridiche e di regole codificate.

La finanziaria, anche quest'anno, è una finanziaria di lacrime e sangue. Nonostante gli entusiastici strombazzamenti, quest'anno, con il metodo della finanziaria futuristica, Soru sta agendo con il metodo dei peggiori governi del passato. Anzi, il sospetto è che una finanziaria così ignobile e contro lo sviluppo non sia solo il frutto della incapacità politica, che pure è evidente, ma sia anche il risultato di una precisa scelta pianificata cinicamente a tavolino: far circolare le risorse, almeno quelle non impegnate nell'indebitamento futuro, nell'ultimo scorcio di legislatura, per recuperare una parte del generale malcontento. Il tesoretto regionale sarà utilizzato per fare del becero clientelismo e per il voto di scambio nei confronti di questa o quella categoria renitente; servirà ad ammansire e a contenere gruppi di pressione per accontentare appetiti al di fuori di qualsiasi programma di sviluppo.

Infine, resta da chiedersi quali altri danni siano stati prodotti al di là della fredda logica dei numeri, perché è evidente che uno dei danni immateriali più incidenti è proprio il danno all'immagine della Sardegna. Pensiamo alla torbida vicenda della Saatchi & Saatchi: 65 milioni di euro, per cercare di vendere l'immagine positiva della Sardegna nel mondo, già vanificati, prima ancora della conclusione della vicenda commissariale e processuale, da due o tre apparizioni televisive in campo nazionale del presidente Soru, con cui l'immagine della Sardegna è stata ampiamente compromessa.

Penso infatti al clamoroso errore compiuto sulle tasse sul lusso. Non è bastato il flop dell'anno scorso, non è stato sufficiente intuire che si trattava di una tassa, oltre che sbagliata, inapplicabile. Soru era così convinto della bontà delle sue scelte che non ha esitato a commissionare ai suoi soliti consulenti la riscrittura completa di quanto approvato nel 2006. Per un calcolo politico egoistico verrebbe da dire che questa maggioranza deve continuare così…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanjust.

SANJUST (F.I.). … perché così proseguendo regalerà sicuramente la vittoria al centrodestra alle prossime regionali. Per il bene della Sardegna sarebbe invece il caso di sopprimere l'intera materia. Ho finito. Ed è con questo spirito che auspichiamo di vedere finalmente all'opera uno sforzo bipartisan per cancellare questi provvedimenti che davvero stanno regalando fette importanti di turismo ai nostri concorrenti, che ci ringraziano per la nostra dabbenaggine.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, onorevole Dadea, colleghi e colleghe, credo che si possa serenamente affermare che una buona manovra finanziaria è giusta, efficace, riformatrice, realizzabile, solamente se si articola in un progetto generalmente condiviso, mirato ad un uso appropriato delle risorse a disposizione della comunità; un progetto, quindi, che è giusto solo se viene concordato con le rappresentanze organizzate degli enti locali e degli interessi diffusi di quella stessa comunità, che diventa efficace solo quando si colloca in uno schema strategico generalmente condiviso, proiettato nel breve e medio periodo e articolato in un programma poliennale, contabilmente affidabile, cioè saldamente ancorato alla certezza assoluta delle previsioni di entrata; un progetto che è riconoscibile come riformatore, se ha l'ambizione di una progressiva modernizzazione del sistema sociale, istituzionale e produttivo della comunità, e riesce ad unire nel contempo la capacità di conseguire il cambiamento senza produrre macerie sociali; un progetto, infine, che può diventare realizzabile quando riesce ad interpretare, senza magheggi, un presente troppo spesso difficile, ma contiene al suo interno, in ogni caso e comunque, le risorse per non toglier ad alcuno il diritto ad un futuro migliore.

Se tutto questo è vero, com'è vero, io credo non sia esagerato né irriverente definire la vostra manovra finanziaria 2007 come il più illuminante esempio di tutto quello che non si deve fare, nella forma e nella sostanza, per un uso equilibrato delle risorse, che possa dirsi giusto, efficace, riformatore, realizzabile.

La vostra finanziaria, onorevoli colleghi della maggioranza, la terza finanziaria del Governo Soru, arriva intanto in Aula con un ritardo che non trova eguali nella storia dell'Autonomia. Sappiamo tutti che questo non è accaduto, come troppo spesso nel più recente passato, per una di quelle crisi di governabilità causate dallo strapotere dei partiti, che trasformavano, in quel tempo, ogni importante scelta di governo in una lunga, difficile ed estenuante trattativa. Io credo che sia vivo e presente, in ognuno di noi, il ricordo di quel tempo, quando da ogni parte si invocava il rimedio del maggioritario e di una legge che desse più poteri al Presidente di turno, affinché questi fosse libero dal condizionamento dei partiti e potesse operare in conformità al comune sentire. Ma questa volta non è così. Questa volta il ritardo è dovuto ad una scelta sciagurata ed irresponsabile, attuata nella piena consapevolezza di aggravare la storica lentezza dei flussi di spesa dell'amministrazione, fino ad azzerarli e a bloccarli del tutto. Questa volta è stata fatta una scelta che se ne infischia altamente delle difficoltà del sistema economico sardo, già sofferente del suo, nel mantenere livelli occupativi e quote di produzione senza il sostegno di nuovi incentivi o di nuovi investimenti.

Questa volta è stata fatta una scelta che ha legittimato i tumulti di piazza, mai così frequenti, e i numerosi bivacchi sotto i portici del palazzo del Consiglio; gli uni e gli altri, sfogo naturale della povertà e del disagio sociale che, da tre anni ormai, flagellano le popolazioni della Sardegna. Questa volta il ritardo è stato semplicemente la naturale conseguenza di una deriva autoritaria che spinge il Governatore a sentirsi l'unico depositario della responsabilità di governare i sardi e la Sardegna, con o senza il loro consenso, con piena facoltà di decidere quali regole rispettare e quali invece no, o peggio ancora, con piena facoltà di cambiare a proprio piacimento tutte quelle regole che non appaiano funzionali alla sua personale e insindacabile visione dell'azione di governo.

Lo sa bene il professor Pigliaru che, oltre ad essere un valente economista, ha il torto di essere un galantuomo. Lui, che pure è stato un camerata della prima ora nella marcia su Cagliari di Progetto Sardegna. Lui, che piuttosto che sacrificare la sua dignità, ha preferito rinunciare ad una collaborazione di governo che non lascia spazio alcuno ad ogni forma di dissenso. Chiedere per credere alla piccola folla di Assessori della quale l'onorevole Soru si è brutalmente disfatto in tre anni di legislatura.

Il fatto è, signor Presidente, che il presidente Soru ha dapprima preferito, senza alcuna apparente ragione, affrontare in Aula l'approvazione del Piano sanitario regionale (che, per quanto straordinariamente importante, non avrebbe certo avuto alcuna conseguenza negativa se fosse stato posposto alla legge finanziaria) e poi ha inchiodato, successivamente, il Consiglio regionale sulla legge statutaria per oltre due mesi, pur nella piena consapevolezza che la netta divaricazione di merito tra maggioranza ed opposizione avrebbe, quasi certamente, reso necessario un referendum, con la conseguente incertezza sui tempi dell'entrata in vigore del provvedimento.

Sono state inutili le sollecitazioni della minoranza ad affrontare per tempo la manovra di programmazione finanziaria che, partendo da un piano regionale di sviluppo, quale documento strategico di legislatura, si evolve in un documento attuativo di programmazione economica e finannziaria afferente un periodo triennale per concretizzarsi nella legge finanziaria di bilancio. Un percorso lungo e difficile, meritevole di approfondimenti, di confronti e di discussioni per arrivare agli strumenti finali, appunto alla finanziaria e al bilancio, strumenti finali di attuazione delle scelte effettuate per l'esercizio di riferimento.

A queste sollecitazioni, la risposta del presidente Soru fu, dapprima, che era opportuno definire innanzitutto la vertenza sulle entrate con il Governo italiano e attendere l'approvazione della finanziaria nazionale, così da avere assoluta certezza sulle risorse di cui la Sardegna avrebbe potuto disporre, assicurando spavaldamente in Aula che, qualche secondo dopo quel momento, la Giunta avrebbe prontamente licenziato il proprio disegno di legge finanziaria. Una volta superata la scadenza nazionale, però, a chi, in terza Commissione, gli ricordava gli impegni sulla tempistica della manovra, solennemente assunti in Consiglio e poi disattesi, lo stesso Presidente rispondeva con insolenza di aver cambiato idea, strada facendo, e di aver consapevolmente preferito la scelta dell'esercizio provvisorio, più o meno con queste parole "se è previsto vuol dire che si può fare; come d'altronde hanno legittimamente fatto tanti governi del passato, abbiamo deciso di approfittarne anche noi".

La verità, colleghi del Consiglio, è che il Governatore intendeva lucidamente ridurre ai minimi termini i tempi del percorso parlamentare, con lo scopo di spostare il dibattito ai limiti del tempo utile, così da poterlo agevolmente restringere e condizionare con la psicosi dell'ultimo momento, con la necessità di dare in fretta alla Sardegna le risorse di cui ha bisogno, pronto a brandire come una clava, come è puntualmente accaduto per le resistenze più ostinate, lo spettro dello scioglimento anticipato dell'Assemblea legislativa. Bisogna riconoscere e dargli atto che, quando poi è giunto il momento di farlo, ha saputo affrontare e sconfiggere, con queste armi, tutte le minoranze (quelle ufficiali e quelle ufficiose) che a tratti hanno cercato o cercano di riportarlo sulla via della ragione, senza alcuna difficoltà, come è risaputo, nel confronto con la Giunta, con lui minoranza strutturale perché priva di ogni soggettività politica e dunque incapace di contrastarlo, se non con lo strumento delle dimissioni personali di ogni suo componente, ed è uno spettacolo al quale abbiamo avuto modo di assistere più di una volta.

Qualche problema in più invece lo ha incontrato per piegare la coalizione che lo sostiene che, seppure numericamente consistente, è resa minoranza politica dalla propria incapacità di uno scatto d'orgoglio che le restituisca la dignità e il ruolo della propria funzione, rimandando a casa un Presidente che rifiuta di tenere in alcun conto il consenso popolare che i consiglieri rappresentano. Mentre ha, naturalmente, avuto gioco facile, infine, con l'unica minoranza numerica, la nostra quella che ha perso le elezioni, la quale, io credo, altro non possa fare che continuare a dar voce in ogni circostanza alle istanze della nostra gente, denunciando, come ha fatto sin qui, ogni singola azione di governo che paia mirata a tutela di qualsiasi interesse di parte o che sembri rispondere alle istanze di singoli gruppi di pressione.

Un altro aspetto della manovra finanziaria, signor Presidente, che ha saputo accendere il dibattito in Commissione e nel confronto con le parti sociali, è quello che vede la stessa manovra fortemente basata sulla vicenda delle entrate e sulla risoluzione del contenzioso aperto con il Governo centrale. Circostanza questa che la sua maggioranza si è affannata e si affanna ad accreditare come un grande risultato di piena soddisfazione per le annose aspettative della Regione Sardegna. Ma come si può menare vanto di una operazione che va a regime solo dal 2010 e che lo fa sull'importo nominale del credito rivendicato e oggi stabilito? Come si può ritenere giusto e soddisfacente un importo per gli arretrati che è nettamente inferiore a quanto a suo tempo diligentemente computato e richiesto al precedente governo Berlusconi? Ma, soprattutto, come si può essere soddisfatti per una transazione che, in cambio delle somme promesse, pone a carico della Regione sarda, unico caso tra le Regioni a Statuto speciale, il totale della spesa sanitaria che, in ogni parte del Paese, ha una forte tendenzialità di crescita, per il progressivo invecchiamento delle popolazioni, e che comprende, al suo interno, alcuni fattori di costo sottratti alla giurisdizione regionale come, ad esempio, i contratti di lavoro?

E ancora, come ci si può ritenere soddisfatti nel prendere in carico a cuor leggero l'intero trasporto pubblico locale e, soprattutto, quella continuità territoriale le cui regole di base ricadono nella giurisdizione europea? E' possibile rimettere in discussione l'accordo con lo Stato se già si comincia a programmare l'impiego delle somme promesse? La sola programmazione dell'impiego di quelle risorse è il suggello sull'accettazione definitiva dell'accordo stipulato. La finanziaria regionale, infatti, con un'ardita operazione di auto-anticipazione include fra le entrate una somma di 500 milioni di euro, prevista per il 2010 dalla transazione sulle entrate, ma disinvoltamente anticipata tra le risorse dell'esercizio in corso.

"Non valutiamo positivamente l'anticipazione dei fondi previsti per il 2010, perché l'operazione non genera cassa ma, anzi, determina residui maggiori", questo, onorevoli colleghi, è il parere dei rappresentanti sindacali. "L'operazione appare in contrasto, oltre che con le disposizioni in materia di natura contabile che dovrebbero sovrintendere alla formazione dei bilanci pubblici ed in particolare al principio dell'annualità e della veridicità, con il decreto legislativo numero 76 del 2006, con la legge regionale numero 11 del 2006 e con l'articolo 31 dello Statuto speciale per la Sardegna in vigore", questo, onorevoli colleghi, è il parere di Confindustria Sardegna. Se può esservi utile il parere del sistema bancario, che dato il merito può forse aspirare ad un'attenzione persino maggiore, basta leggere gli atti delle audizioni in Commissione per scoprire che, per quanto lapidario, quel parere è comunque altrettanto chiaro: "Siamo fortemente preoccupati per l'auto-anticipazione dei 500 milioni di euro".

Persino l'assessore Dadea ancorché coinvolto nella decisione per il suo ruolo e per la sua funzione, si esprime sull'argomento con onestà e con eleganza, ma anche con grande prudenza e dice: "Consideriamo l'anticipazione legittima e utile, legittima perché è contenuta nella legge regionale di esercizio provvisorio e non è stata impugnata dal Governo, legittima perché ha il nulla osta del Ministero dell'economia". In verità, assessore Dadea, ad un uomo politico del suo spessore non può certo sfuggire che, in punta di diritto, la mancata impugnazione di una norma non ne sancisce affatto la legittimità, noi siamo certi, per quanto ci riguarda, di conoscere la vera ragione per la quale il Ministero dell'economia ha rilasciato il regolare nulla osta su un provvedimento legato ad una vantaggiosissima chiusura della vertenza sulle entrate.

Resta comunque il fatto che, quando è stata adottata, la legge regionale numero 21 del 2006, questa era in palese ed inequivocabile contrasto con la normativa al momento vigente, se così non fosse stato, infatti, non ci sarebbe stato alcun bisogno che l'articolo 2 della finanziaria 2007 intervenisse a modificarla, così da rendere legittima l'operazione di anticipazione delle entrate future. Più semplicemente, per dirla come si dice al "Bar dello sport", l'auto-anticipazione può essere definita un volgarissimo imbroglio contabile, perché non genera cassa, come accade con il mutuo o con le anticipazioni di tesoreria, ma diventa un marchingegno che può servire ad utilizzare le ingenti somme parcheggiate a residui; quei 500 milioni non potranno essere spesi nell'anno in corso, stante lo straordinario ritardo nell'approvazione della manovra e andranno dunque ad incrementare nominalmente i già cospicui residui; l'anticipazione delle somme, in questione, falsa gli indicatori di bilancio e disegna una situazione economica che non c'è, con un apparente aumento delle risorse negoziabili - più 38 per cento - che dipende solamente da un espediente ragionieristico, e con un aumento del prodotto interno lordo che è legato soltanto alla lavorazione dei prodotti petroliferi i cui movimenti, come si sa, sono determinati da un mercato internazionale che niente ha a che vedere con la nostra economia.

L'operazione non è una buona operazione perché, con il consapevole accantonamento a residui di 500 milioni di euro per il 2007, ove fosse seguito da una puntuale approvazione della manovra 2008 che gemellasse l'auto-anticipazione (questa volta per il 2011), ferme restando le disponibilità di cassa, nei dodici mesi del 2008 sarebbe possibile il prelievo dai residui della rispettabile somma di 1.000 milioni di euro, cioè 2 mila miliardi delle vecchie lire; ed è probabile - questo è il nostro timore - che in quel caso le direttrici di spesa sarebbero mirate, non tanto alle emergenze del sistema Sardegna, quanto piuttosto ad una campagna elettorale senza precedenti.

Ho fatto una scelta decidendo di soffermarmi, nell'intervento della discussione generale, su questi specifici aspetti, consapevole che lo spazio a disposizione non avrebbe lasciato molto tempo per trattare gli altri argomenti sui quali pure sarà utile soffermarsi con attenzione, sulle tasse sul lusso, che rischiano di diventare una gabella sull'emigrazione e vorrei parlare del sistema degli enti locali, dell'artigianato, delle piccole imprese.

Ci sarà comunque tempo e modo, nell'esame dell'articolato, per affrontare singolarmente ognuno di questi delicatissimi aspetti, da ciascuno dei quali dipendono le speranze di un futuro migliore per tutta la gente di Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vittorio Randazzo. Ne ha facoltà. L'onorevole Randazzo non è in Aula, pertanto decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, io credo che la discussione di oggi, su una manovra finanziaria così complessa e innovativa, debba rivolgere lo sguardo obbligatoriamente a quella che è la situazione attuale della nostra Isola, per verificare se il grado di risposte contenute sono all'altezza delle sfide che ci vengono poste; non si può rimanere, secondo me, insensibili e sordi alle esigenze ed alle aspettative della nostra gente.

Io sono quindi per andare ad una verifica dei contenuti di questa finanziaria, per trovare all'interno di questi il terreno reale di confronto che permetta al Consiglio di riaffermare con chiarezza il proprio ruolo e la propria autonomia; sono quindi per evitare i toni altisonanti che, secondo me, non aiutano ad affrontare i problemi che la Sardegna ha oggi di fronte. Credo che sia compito della politica, di fronte ad un'economia che si muove ancora con passo troppo lento, mettere in campo una strategia in grado di dare uno scossone al processo di sviluppo regionale.

Partendo da queste considerazioni, la finanziaria 2007 non è quindi il frutto di qualche alchimia particolare, messa in campo dall'assessore Dadea o dal presidente Soru, ma sta dentro un preciso disegno di rilancio economico e sociale della nostra Isola. Questo disegno di legge, dopo anni caratterizzati da un forte indebitamento, si muove quindi dentro un quadro finanziario contraddistinto da una progressiva riduzione del debito che, è bene ricordare, ammontava nel 2004 ad 1 miliardo e 500 mila euro. Il rapporto delle spese obbligatorie sulle entrate è andato decrescendo, passando dal 98,29 del 2004 al 64,48 del 2007, io credo che questo sia un risultato, permettetemi, significativo. Questa massa manovrabile da destinare ad interventi discrezionali è quindi migliorata, passando dall'1,71 delle entrate regionali del 2004, al 31,52 del 2007.

L'avere risolto la difficilissima vertenza delle entrate forse a qualcuno sembra un risultato di poco conto, però la risoluzione di quella vertenza ci permette oggi di destinare risorse importanti per lo sviluppo e per il lavoro. In attuazione delle nuove disposizioni legislative regionali concernenti la disciplina della contabilità, la ripartizione dei capitoli di spesa avviene oggi per strategie e sotto ordinate funzioni-obiettivo, con l'intento di fornire una differente organizzazione che dovrebbe consentire un'articolazione amministrativa più aderente, con la selezione di programmi di spesa divisi da precisi obiettivi strategici. Le maggiori entrate conseguenti a questo nuovo scenario, derivato dal risultato positivo - come dicevo prima - della vertenza delle entrate con il Governo, andranno a sommarsi ai fondi comunitari 2007-2013 e a quelle risorse nazionali dei fondi FAS che permetteranno di avere una quota complessiva pari a 1 miliardo di euro in più.

La novità introdotta dalla finanziaria nazionale riguarda quindi la programmazione pluriennale che sarà congiunta, arrivando ad un inquadramento unitario delle entrate che nel complesso ammontano a 10, 57 miliardi di euro. Possiamo contare quindi su una importante dotazione finanziaria, in grado di incidere concretamente, realmente, nella corteccia dei bisogni della nostra terra.

Il Piano regionale di sviluppo traccia gli scenari generali su cui dovrà incanalarsi l'azione del Governo regionale; con questa impostazione strategica si è compensata quindi l'uscita dall'Obiettivo 1, riuscendo ad avere - come ho detto prima e con le risorse FAS - la disponibilità delle stesse risorse che si avevano in precedenza con i fondi comunitari. Abbiamo di fronte, quindi, un nuovo scenario che ci permetterà di evidenziare un nuovo e più avanzato modello di sviluppo.

Molti dei temi trattati dal Programma regionale di sviluppo sono stati migliorati dal confronto costruttivo che si è avuto all'interno della Commissione; devo dare atto anch'io alla minoranza di essere stata sempre presente e di avere contribuito con spirito costruttivo ai lavori della Commissione.

Uno dei punti qualificanti della manovra finanziaria riguarda il finanziamento al sistema delle autonomie locali, con l'istituzione di un fondo unico di 500 milioni che crea un processo virtuoso, che realizza un vero federalismo interno dando concretezza a quanto sancito dalla riforma del Titolo V della Costituzione, un punto importante che ha visto il sostegno pieno da parte di tutto il sistema delle autonomie locali. Le rappresentanze degli enti locali hanno quindi colto la valenza di tale decisione, che risponde ad una precisa esigenza, che vede sempre più gli enti locali assumere competenze, a partire da quanto definito dalla legge 9 del 2006, che attribuisce un significativo conferimento di funzioni amministrative agli enti locali in materia di sviluppo economico, attività produttive, territorio, ambiente e servizi alla persona. Con il trasferimento di risorse finanziarie si rafforza il ruolo dinamico che dovranno assumere questi soggetti all'interno degli ambiti territoriali ottimali.

Uno dei punti che ha impegnato incisivamente la Commissione ha riguardato le cosiddette tasse sul lusso. Nella manovra sono state definite, all'interno di una disciplina molto più aderente, compatibile col sistema ordinamentale statale, le tasse che ho prima richiamato, le correzioni apportate dalla Commissione affinano e rendono più equa l'impostazione complessiva, che in ogni modo rimane confermata come scelta qualificante della politica di questa maggioranza che affida, a questo prelievo, un preciso indirizzo di riequilibrio territoriale. Io, che vengo dalle aree interne, da quelle aree cioè che hanno salvaguardato con ostinazione il proprio patrimonio ambientale, di cui tutti oggi noi possiamo fruire, devono avere, secondo me, una risposta che rimetta in equilibrio il consumo eccessivo di territorio che si è avuto nella nostra Isola all'interno delle aree costiere.

Questo bene così prezioso, che dobbiamo restituire non rovinato al futuro, e che, per la sua bellezza e integrità, fece esclamare ad un Presidente della Repubblica, venuto negli anni scorsi in visita in Sardegna, che sembrava appena uscito dalle mani del Creatore, ha bisogno, quindi, di politiche che rafforzino la conservazione ambientale. Qualcuno dirà senz'altro che quando venne istituita la legge 4 del 2006, che appunto istituiva queste nuove imposte a carico dei cittadini non residenti, per utilizzarle da parte dei Comuni per le funzioni di ripristino ambientale, per la costituzione di un fondo per lo sviluppo e coesione territoriale tra zone costiere e aree interne, si era parlato anche di avvalersi di questa imposta per aumentare il potere contrattuale nei confronti del Governo sulla vertenza entrate.

Oggi, quindi, l'osservazione che viene fatta è: come mai, visti i risultati che si sono avuti con il confronto con il Governo, permangono ancora queste imposte? Io credo che sarebbe riduttivo riportare solo una parte delle considerazioni che facemmo allora e non cogliere invece il valore, non solo simbolico, ma sostanziale, che permetterà ai comuni dell'interno di avere delle concrete risposte per migliorare la vivibilità delle comunità dell'interno. Io sarei, quindi, per affrontare questa discussione dentro queste valutazioni, che giustificano e rendono ammissibili queste imposte. A questo si lega anche l'intervento nel settore ambientale urbano che prevede un legame con l'occupazione e destina risorse rilevanti, pari a 412 milioni di euro; con l'articolo 14 vengono indirizzati nuovi interventi per consentire l'attivazione di parchi e riserve e per rafforzare l'azione di risanamento del patrimonio ecologico, ambientale, lagunare, stagnale, nella speranza di uscire finalmente fuori dalla fase teorica, di cui siamo tutti bravissimi, per tentare di realizzare lo sviluppo della rete ecologica regionale.

Io sono convinto che comunque il cuore di questa manovra sia rappresentato dalle politiche per il lavoro e lo sviluppo, la non autosufficienza e il contrasto alla povertà. In questa finanziaria, vengono destinate risorse importanti, che rispondono concretamente alle esigenze poste dalle parti sociali, dalle organizzazioni del volontariato e dalla stessa pastorale per il lavoro, che ha apprezzato lo sforzo di questa finanziaria. Le linee contenute, e che dovranno essere affinate dalla discussione dell'Aula, mirano essenzialmente a favorire politiche attive per il lavoro, finalizzate alla creazione di occupazione stabile. I filoni in cui si dovranno muovere queste politiche, che vanno uniformate all'interno di uno specifico progetto regionale, dovranno favorire l'inserimento lavorativo di disoccupati e inoccupati attraverso percorsi formativi professionali, a cui si accompagnerà l'erogazione di una precisa indennità; dovranno essere interventi gestiti principalmente dai Servizi per l'impiego provinciali che, in questo modo, verranno riempiti di contenuti e potranno operare pienamente per l'attuazione della legge 20 del 2005.

Le diverse misure comprendono anche l'erogazione dei prestiti d'onore, il cofinanziamento all'imprenditoria femminile, l'erogazione di piccoli sussidi, l'occupazione ai disabili, la stabilizzazione dei lavori socialmente utili, con l'esigenza di un ulteriore aumento di risorse, per favorire un maggiore numero di lavoratori da stabilizzare rispetto alle 680 unità che prevede la finanziaria. Questo numero deriva attualmente dalla disponibilità data dalle province e dai comuni, ma vi è la forte determinazione, da parte della maggioranza, per favorire nuovi spazi di ricollocazione di questi lavoratori.

Un altro capitolo riguarderà, dovrà riguardare, la stabilizzazione dei lavoratori precari, secondo il disposto dell'articolo 41 della legge 20 del 2005; il fondo regionale per la non autosufficienza (fondo alimentato da risorse regionali, statali e comunitarie, che ammontano quest'anno a 100 milioni di euro) dovrà realizzare un programma di protezione sociale, teso a creare un sistema integrato di servizi e interventi a favore delle persone non autosufficienti. Un altro intervento importante riguarderà le persone che vivono in particolari situazioni di povertà, si tratta, anche qui, di mandare avanti un programma sperimentale, che permetta di lenire quelle situazioni di grande bisogno che purtroppo esistono e che ci vengono ricordate con forza dalla Chiesa sarda.

Sono convinto, anch'io, che non bastano le politiche attive e passive del lavoro per far ripartire lo sviluppo; è chiaro a tutti che non sono le politiche attive a trascinare in avanti lo sviluppo, ma caso mai è lo sviluppo, inteso come ripresa del settore produttivo e di servizi, a favorire il rafforzamento delle politiche di inserimento lavorativo. In questo senso, ritengo importante il riordino degli strumenti di incentivazione alle imprese contenuto nella finanziaria, perché dà la possibilità di ridisegnare un nuovo modello di intervento a favore del sistema produttivo isolano. Va apprezzato, inoltre, il finanziamento della legge 51, della legge 9 e della legge 17.

Sono convinto, quindi, che questa finanziaria potrà dare uno scossone all'economia isolana spingendola in avanti ed aprendo una strada importante per la ripresa economica ed occupazionale della nostra Isola solo se saremo in grado tutti di attuare le scelte che oggi sono contenute in questo importante provvedimento legislativo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, assessore Dadea, colleghi, anticipando la conclusione del ragionamento sulla filosofia che sottende la legge finanziaria per il 2007 e sulle azioni politiche finora messe in campo dal presidente Soru proiettate verso il futuro della Sardegna e dei sardi, verrebbe da esclamare "dopo di me il diluvio!". Tale è la devastazione che è stata aperta in tutti i settori dell'economia e nelle strutture portanti della nostra comunità, tale è stato lo stravolgimento dei sistemi e dei meccanismi organizzativi, produttivi e sociali che hanno portato la Sardegna ad emergere da una società arcaica ed arretrata, e ad assumere un ruolo di progresso, forse ancora non interamente compiuto, ma certamente significativo e riconosciuto a livello nazionale ed internazionale, merito dei sardi, che, nella cultura, in campo scientifico, nella politica, nelle istituzioni e in campo economico, hanno portato alto il vessillo della nostra terra e del nostro popolo.

Ma il presidente Soru è come Terminator, eletto dal popolo si sente ed opera come se fosse il solo artefice della vittoria e l'unico depositario del verbo, di idee geniali, che sconvolgono l'ordine costituito, capaci di distruggere il male per lui (il male "partiti", il male "organizzazioni e rappresentanze sociali", il male "organizzazione di una regione oramai obsoleta"), un mondo, quindi, completamente da rivoluzionare. Poco importa se, distruggendo le esistenze, non è stata costruita un'alternativa valida per mantenere il treno in corsa e realizzare, nel contempo, quei processi di cambiamento necessari. Anche le allegorie, i riferimenti bucolici possono essere mezzi che giustificano il fine, come recitava Machiavelli. Ma, in questa fase storica della Sardegna, i termini appaiono invertiti: il fine giustifica i mezzi, soprattutto quando il fine è la demagogia a buon mercato, e non soluzione dei problemi, la risposta ai bisogni reali dei sardi, cambiando anche i fattori, mettendo anatre al posto delle pecore, l'uomo primitivo al posto di quello moderno, il giocoliere del Circo Zanfretta, senza fargli comunque nessun torto per la grande importanza che ha ricoperto tanti anni in Sardegna, anzi, riconoscendo il dovuto talento a questo personaggio che si guadagnava da vivere camminando, sì, con le mani, ma vi posso garantire ragionando con la testa.

I problemi dell'infanzia, anche quelli che riguardano i dipendenti della Regione, che vivono a Cagliari, non si risolvono, io l'avrei voluto dire direttamente al Presidente, ma spero che lei, Assessore, glielo riferisca, non si risolvono trasformando, con un colpo di teatro, Villa Devoto in un asilo nido, non sono questi i reali problemi dei sardi e della Sardegna, così come i problemi del bilancio della Regione, a cui sono strettamente connessi quello dello sviluppo, quello della crescita civile del nostro popolo, del popolo sardo, del lavoro e dell'occupazione, delle garanzie minime vitali e dei servizi essenziali che siano collettivi, naturalmente, ed individuali, non si risolvono con una finanza creativa, con la fantasia, che è stata introdotta nella legge che ha approvato l'esercizio provvisorio 2007, colpevolmente ammesso dal Governo amico in aperta conclamata violazione dei principi costituzionali e che si pretende reiterare con la legge finanziaria che, oggi, abbiamo all'esame di quest'Aula.

Le allegorie, il ricorrere a figure bucoliche, forse, concorrono a rasserenare l'animo, ma in politica e in economia, alla fine, i conti non tornano, se si scambia l'inversione dei fattori con il cambio dei valori, o peggio, con le poste di bilancio, che sono soltanto figurative, come se fosse un quadro, come il caso di disavanzo dell'amministrazione nel 2006, perché tale è il ricorso ad una finzione di mutuo, anticipando di ben sette anni la contabilizzazione di entrate che, se verranno comunque mantenute, sono introitate dalle casse della Regione soltanto nel 2011, 2012 e 2013. Assurdo! Analogo poi è il ragionamento per il 2007, in cui il bilancio vuole contabilizzare altri 500 milioni che la Regione potrà avere, potrà introitare solo ed esclusivamente nel 2010.

Allora, caro Assessore, io mi rivolgo, in questo momento, al Presidente del Consiglio: noi intendiamo non chiudere qui questa partita. Se dovesse passare il concetto di cui alla lettera a) del primo comma dell'articolo 2 della finanziaria, l'incostituzionalità di una tale norma, ovvero il principio che si possono stanziare in bilancio risorse che dovrebbero essere trasferite dallo Stato alla Regione negli anni futuri, inquinando così la regola fondamentale del principio di annualità, e ciò per un esplicito accordo con il Governo, in questo caso addirittura amico, ed eludere così l'obbligo, il diritto-dovere di impugnare la legge finanziaria, sancito dalla nostra Costituzione, saremmo costretti ad invocare l'imparzialità e le garanzie giuridiche del nostro Capo dello Stato (che sono in capo proprio al Presidente della Repubblica) contro il Governo e contro la Regione, platealmente colte con le mani nel sacco di un provvedimento eversivo nel contesto di regola di finanza e di contabilità pubbliche costitute.

Non entro nel merito del cosiddetto "buco fatto da loro". Questo "buco fatto da loro" è in un comunicato stampa farneticante del 18 gennaio scorso, che riporta, in maniera semplicistica, dichiarazioni del presidente Soru, ai margini di un incontro con un sindacato - non ricordo esattamente quale fosse - dove questi "loro" non sono soltanto le Giunte di centrodestra, come sperava che fosse il presidente Soru, ma anche la Giunta di Cabras, e le tante Giunte Palomba, quelle di sinistra quindi, per capirci, dove si annidano le vere responsabilità, se tali così sono da considerarsi quegli interventi regionali allora preposti, o meglio, predisposti, sull'economia, sullo sviluppo, sul lavoro, sull'occupazione e sui servizi essenziali primari. Su tutti quegli aspetti della società in cui il suo Governo, il vostro Governo, caro Assessore, è completamente latitante.

Ora, la domanda che viene più semplice fare è: "Che cosa fa questa legge finanziaria, questa legge che noi abbiamo in Aula, per risolvere le emergenze, le esigenze della nostra Isola?". Da una prima lettura: poco, praticamente quasi niente o, davvero, pochissimo. A parte sottolineare, ma questo è già stato detto da tanti, il vergognoso ritardo con cui arriva in Aula, un ritardo che comunque si ripercuoterà inesorabilmente sui sardi, con la grave conseguenza di rallentare ancora le capacità finanziarie e di spesa della nostra Regione, questa manovra finanziaria, finora, è riuscita a far scendere in piazza mezza Sardegna, per gridarvi lo sdegno e la rabbia per le promesse che non sono state mantenute, per la totale mancanza di un efficace programma di sviluppo. Per non parlare, poi, della forte scossa che ha agito la maggioranza a proposito di tematiche rilevanti, come il lavoro o la tassa di soggiorno. Non è possibile non ricordare che siete arrivati a un passo dalla crisi, un muro contro muro tra maggioranza e Giunta, anche questo è l'ennesimo spettacolo che tutti avremmo sinceramente fatto volentieri a meno di seguire. Se non dire e dichiarare che questo è un vero fallimento, ditemi voi che cosa, in questo momento, la Sardegna sta vivendo.

Ma ricordiamoci che l'analisi è solo all'inizio e io sono convinto e sicuro che il bello sta per arrivare. Cos'altro poteva riservarci un Governo che aveva pensato di imporre addirittura tasse di soggiorno per gli stessi residenti, per gli stessi sardi? Sembra di essere tornati, addirittura, in epoca medievale, quando le tasse erano praticamente per tutto, per qualsiasi cosa; venivano praticate su qualsiasi tipo di attività di quel periodo stesso. Non sapete più, sinceramente, che cosa inventarvi, non bastano più le tasse sul lusso, non bastano più le tasse sulle seconde case; questo è solo un modo, un piccolo modo, è stato detto tante volte, per far scappare i turisti. Avete pensato bene di rendere impossibile anche la vita ai sardi. Fortunatamente, qui devo fare un elogio al Presidente della Commissione e a tutta la Commissione bilancio, che, in qualche modo, hanno tentato di mettere qualche pezza a questa terrificante, terribile legge finanziaria e bilancio che è stata a noi presentata, anche se poi, comunque, resta il problema degli immigrati, e io credo che sia un problema che dovremo affrontare durante la discussione della stessa finanziaria in Aula. Una presa di posizione della maggioranza che comunque ha scatenato un putiferio con la minaccia, addirittura, delle dimissioni del presidente Soru, seguita, poi, da un'altra crisi sfiorata con il braccio di ferro sul lavoro, sui problemi dell'artigianato e del commercio.

Mi viene da pensare: "Che fine hanno fatto tutte quelle promesse della campagna elettorale di tre anni fa?". Avete garantito una svolta a partire proprio dal lavoro e dalla riduzione del disagio, questo si gridava in campagna elettorale. Allora, io non faccio altro che ricordare quel clima messianico degli annunci fatti in quella campagna elettorale; ora, a distanza di tempo, quelle promesse suonano solo come parole vuote e anche le persone che, in quel momento, vi hanno dato una grande fiducia si stanno ricredendo, addirittura qualcuno si morde le mani.

La manovra, anche con le recenti modifiche apportate, dicevo prima, dalla Commissione, non garantisce quella svolta tanto auspicata quanto necessaria sulla povertà, il lavoro e il precariato. E' un documento disorganico, in cui manca un preciso progetto di sviluppo, giusto per entrare un attimo nel tema vero di questa che è la legge che noi stiamo andando ad esaminare oggi in quest'Aula parlamentare. I 170 milioni di euro, stanziati nell'emendamento per il lavoro, non bastano per modificare, in modo efficace, la nostra economia, parlo naturalmente dell'articolo 32 bis. Non voglio ripetere poi i dati sulla disoccupazione e sulla povertà che i sindacati continuano a sciorinare ogni giorno su tutti gli organi di stampa, sembra quasi un bollettino di guerra; su tutti, basta ricordare che un sardo su cinque è a rischio povertà, a rischio miseria.

Un punto che vorrei toccare molto velocemente è il problema della sanità. Dopo quel fantomatico Piano sanitario, che non riesce a soddisfare neanche le esigenze degli addetti ai lavori, la manovra finanziaria in questo aspetto delude ulteriormente; avete rinunciato ai finanziamenti statali, e questa sembrava una grande conquista, ma mancano svariati milioni di euro per realizzare gli interventi più urgenti ed importanti. La gran parte delle risorse è destinata all'edilizia sanitaria, mentre una minima parte va nella direzione degli obiettivi di salute e prevenzione che erano stati previsti nel Piano sanitario. Adesso mi viene da pensare: che senso ha tutto questo? Per quale motivo si fanno queste scelte?

Faccio un esempio: abbiamo detto, a chiare lettere, l'ho ripetuto svariate volte nei miei interventi in Aula, che si ha necessità di più fondi per quanto riguarda l'assistenza domiciliare integrata. Mi vorrei un attimo soffermare ancora una volta, lo ripeto, su un aspetto particolare: i malati di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono in continuo aumento e fanno anche notizia in quest'ultimo periodo (ci sono quei casi che sono saliti alla ribalta), dietro ognuno di loro ci sono persone, si nascondono persone che soffrono, e la Regione da questo punto di vista non fa praticamente niente; io credo che la Regione stessa dovrebbe in qualche modo garantire l'impegno a mettere in conto l'acquisto di sintetizzatori vocali che, pur essendo credo una minima spesa, possono dare però tanta forza e voglia di continuare a vivere a chi ha oggi questo problema.

Chiusa questa parentesi, vorrei soltanto passare al problema degli enti locali. Vi fate tanto belli, avete aumentato questo Fondo unico, avete aumentato le spese, anzi, non le spese, ma l'importo generale e totale; ora, si tratta solo di un accorpamento unico di quel capitolo di bilancio, prima erano praticamente fondi stanziati separatamente, c'è stato qualche aumento, l'ho già detto, ma anche questa operazione assomiglia tanto ad un classico "specchietto per le allodole", che cerca più che altro di fare scalpore, per dire: "Ecco, qualcosa di nuovo noi la stiamo facendo, qualcosa di nuovo ai comuni che, in questo momento, soffrono la difficoltà di chiudere i loro bilanci in modo positivo; può essere in qualche modo un qualcosa che risveglia la voglia, diciamo così, di continuare a credere in questo Governo regionale.

Per non parlare poi del problema dell'eolico; io credo che sia veramente un pasticcio il problema dell'eolico. Qualche collega della maggioranza, per fortuna, ha preso posizione, addirittura anche Greenpeace, se si pronuncia così, chiedo scusa per l'inglese, promuove questo tipo di energia che, tra l'altro, si sposa felicemente con le caratteristiche climatiche della nostra stessa terra; voi invece mettete limiti e divieti, bloccate un tipo di energia alternativa che potrebbe risolvere buona parte dei problemi energetici della nostra terra. Non vengono introdotte novità rispetto al Piano energetico regionale e all'articolo 16 c'è praticamente pochissima chiarezza fra la potenza degli impianti eolici installati e la quota che invece è già stata installata; non si capisce realmente che cosa bisogna fare. Sembra quasi che nessuno creda nell'eolico, che l'eolico sia completamente da cancellare.

Poi invece destinate 15 milioni di euro per il rifinanziamento di " Sardegna fatti bella", articolo 14, comma 7. Ora, io dico, non bastava il fallimento passato? Con tutto quello che abbiamo visto, l'inutilità di questo tipo di finanziamento? Invece voi non vi siete resi conto dell'errore e addirittura continuate a perseverarvi. Io resto, noi restiamo a volte praticamente sconcertati. In questa manovra finanziaria da un lato si prevede, ad esempio, l'istituzione della Conservatoria delle coste, senza presentare approfondite analisi tecniche, dall'altro invece sono previsti finanziamenti per i centri storici, per la pianificazione e per i trasporti scolastici che non sono assolutamente adeguati alle reali esigenze dei sardi e della Sardegna.

Così come è inadeguato lo stanziamento previsto nei capitoli del settore "beni culturali" per la gestione di biblioteche, musei, archivi degli enti locali; quelle risorse non sono sufficienti nemmeno a garantire la prosecuzione delle attività finanziate in passato; qui, mi dispiace dirlo, rimpiangiamo l'assessore Pilia che aveva dato e aveva fatto tante promesse in merito alle biblioteche, in merito ai nuovi musei che stanno nascendo in Sardegna e in merito agli stessi archivi degli enti locali. Una risorsa che forse porta qualche lavoro in più e magari una risorsa culturale che poteva essere importante e utile per i sardi e per la Sardegna che invece viene completamente cancellata e disattesa.

Infine vorrei soffermarmi sul bilancio di previsione che si distingue per il mancato rifinanziamento delle leggi di incentivazione; colpiti i vari settori, in particolare l'artigianato, il commercio, l'agricoltura e il turismo. Gli stanziamenti decisi in extremis, fatti naturalmente in Commissione, non possono certo essere sufficienti; mi chiedo veramente quale sia la strategia di questo centrosinistra, quale sia il reale obiettivo. Un centrosinistra, che sta attuando politiche che fanno pagare il prezzo più caro proprio a chi sta peggio, è un centrosinistra che mostra di agire più per slogan, come dimostra anche questo tanto sbandierato Piano regionale di sviluppo; bellissima la grafica, io devo fare i complimenti a chi ha suggerito quel tipo di grafica e i contenuti che forse, probabilmente, bisognava rileggere prima di stamparli. Sembra il vecchio programma elettorale, praticamente la stessa identica cosa, mancano obiettivi precisi e, soprattutto, le risorse. Con quali risorse, quegli obiettivi si arrivano a risolvere?

Io credo che sia un programma completamente senza anima, una finanziaria che non ha una linea, una logica, un vero obiettivo; ancora una volta questo disegno di legge è un'ulteriore occasione perduta, sinceramente, per dare delle risposte a delle emergenze della nostra società civile, della nostra società sarda. Io sono convinto che sia un vero fallimento, è ancora una volta un'occasione perduta per i sardi e per la Sardegna. Chi fa politica sa perfettamente che basta individuare quattro o cinque punti, il resto, quello che non si riesce a fare, lo si dice chiaramente; non siamo in grado di farlo perché non esistono le risorse, ma basta puntare almeno sui principali obiettivi che si vogliono raggiungere e dire ai sardi: noi vogliamo nei cinque anni di gestione raggiungere questi obiettivi e non cancellare tutto quello che avevano fatto gli altri per non costruire praticamente niente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, vorrei chiederle la verifica del numero legale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Prendo atto che il consigliere Porcu è presente.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 35 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Balia - Caligaris - Capelli - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - La Spisa - Lai Renato - Licheri - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Pileri - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Scarpa - Secci - Vargiu.)

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti, i lavori riprenderanno alle ore 13 e 40.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 10, viene ripresa alle ore 13 e 40.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Era stata chiesta la verifica del numero legale. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, insieme al collega La Spisa, confermo la richiesta di verifica del numero legale.

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Prendo atto che il consigliere Liori è presente.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 51 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Biancu - Caligaris - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Floris Mario - La Spisa - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Marracini - Marrocu - Mattana - Meloni - Milia - Moro - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Scarpa - Secci - Uras - Vargiu.)

Poiché il Consiglio è in numero legale, proseguiamo i nostri lavori.

E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, questa finanziaria doveva essere quella del primo della classe che doveva dimostrare di poter fare e di saper fare tutto da solo, facendo a meno di Assessori, di dirigenti, di partiti e di Gruppi consiliari. Invece, è diventata ed è la finanziaria dell'ultimo banco, quella da dove si cerca con scarsa fortuna di imbrogliare le carte, rimediando alla fine un pessimo voto sia in profitto che in condotta. A proposito di condotta, non è superfluo sottolineare che il principale artefice della finanziaria si è già autopromosso, attribuendosi anche la lode, ovvero la ricandidatura alla Presidenza della Regione, senza che nessuno glielo chiedesse e con appena qualche debolissima, imbarazzata e contraddittoria voce di consenso.

A proposito di profitto, invece, il voto assolutamente scarso a questa finanziaria l'hanno dato già i sardi, le categorie produttive e professionali, il mondo del lavoro, la gran parte degli amministratori locali, la gente comune, soprattutto quella che non ha un lavoro o che deve accontentarsi di un lavoro precario, la gente che ha perduto il posto e non vede prospettive, e poi c'è la cassa integrazione, nel 2006 è cresciuta in Sardegna, questa cassa integrazione, del 70 per cento e diventerà, appunto, l'anticamera dell'espulsione definitiva dal ciclo produttivo e non il difficile passaggio verso una fase di ripresa. Non si può dire - come ha fatto qualcuno della maggioranza - che i giudizi negativi sulla finanziaria siano frutto di una strumentalizzazione politica; se questo fosse vero, casomai, dovremmo arruolare, nell'opposizione, imprenditori, sindacati, artigiani, commercianti, agricoltori e operatori turistici, perfino gli esponenti dell'associazionismo religioso e laico, figuriamoci!

Noi non vogliamo arruolare nessuno né vogliamo, come si dice, buttare tutto in politica e non si può dire nemmeno, dopo essere arrivati a metà legislatura, che il bello deve ancora venire, che le cose più importanti e significative che si faranno per lo sviluppo della Sardegna sono quelle dei prossimi due anni e mezzo. A questa favola, signor Presidente, anzi Assessore, non può credere più nessuno, nemmeno i frequentatori di tanti uffici regionali dove (ascoltate questa, cari colleghi distratti), con scelta di pessimo gusto e di basso profilo istituzionale, viene esposta la summa del pensiero del Presidente, solo il suo pensiero, ovviamente, sulla Sardegna di ieri, di oggi e di domani, cioè gli uffici pubblici hanno un resoconto di tutto l'operato che ha fatto il Presidente, e i direttori sono impegnati nel divulgare questa summa.

Il problema vero è che, soprattutto con questa finanziaria, il Governo regionale sancisce la sua distanza dai problemi reali dell'Isola e la rende probabilmente incolmabile. Questa è la finanziaria che doveva assicurare il rilancio del sistema produttivo ed arriva invece con il massimo del ritardo all'appuntamento. La prima parte di quest'anno, prima che tutte le misure contenute nel provvedimento entrino concretamente in vigore, se ne andrà via fra esercizio provvisorio e passaggi amministrativi, già questo è un danno enorme che doveva essere evitato. L'entità del danno, purtroppo, è facilmente calcolabile; nel momento in cui il sistema produttivo doveva ripartire per agganciare la ripresa già in atto a livello nazionale ed europeo, la Sardegna è rimasta ferma.

Nel 2006 le piccole e medie imprese hanno investito poco meno che negli altri anni precedenti in impianti, innovazione e risorse umane; un fattore quest'ultimo che aumenta la precarietà ed anzi produce nuova precarietà. Nel mondo dell'impresa non c'è fiducia nel futuro, tant'è vero che nel 2006 sono aumentate anche le sofferenze delle aziende registrate dal mondo bancario, e soprattutto non c'è fiducia nella Regione perché la spesa pubblica è ferma, molte scelte sono state fatte e sono assolutamente punitive per le imprese. Da qui nascono, ad esempio, le difficoltà ormai strutturali del turismo e delle costruzioni. Molte altre scelte vengono continuamente rinviate, come quelle relative ai programmi finanziati dall'Unione Europea per la progettazione integrata, ma non solo. Come potrebbe esserci fiducia nella Regione, del resto, da parte di commercianti ed artigiani se, in questo comparto, sono concentrati i tagli più pesanti di questa finanziaria e se, nell'Assessorato di riferimento, sono cambiati in meno di tre anni tre direttori generali e cinque direttori di servizio? Che efficienza può garantire la pubblica amministrazione in queste condizioni?

Il messaggio più chiaro che arriva dalla Regione è quello delle tasse sul turismo e dei divieti assoluti del Piano paesaggistico, ed anche qui i danni sono enormi e particolarmente evidenti. Alla Borsa del Turismo, svoltasi a Milano nel mese di febbraio, l'ISTAT ha diffuso i dati sulle preferenze dei turisti italiani per i mesi che vanno da luglio a settembre: pensate, la Sardegna è al sesto posto preceduta da Calabria, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia. Segno che le tasse non richiamano visitatori, anzi li allontanano. Eppure, proprio in questo contesto, il Governo regionale ha pensato maldestramente di introdurre anche l'imposta di soggiorno che dovrebbe essere applicata dai comuni. Un'altra pessima trovata. Come ha dichiarato recentemente il Vicepresidente del Consiglio Rutelli, che ha anche la delega al turismo, con le testuali parole: "In Italia non c'è una tassa di soggiorno e non intendiamo introdurla, questo è un vantaggio competitivo per il Paese". Qualcuno dovrebbe spiegarci perché invece dovrebbe essere un vantaggio competitivo per la Sardegna che, anzi, sarà purtroppo l'unica Regione ad essere appesantita da un ennesimo svantaggio.

Nel settore delle costruzioni, colpito al cuore dal Piano paesaggistico, la situazione è ancora più allarmante, nel suo rapporto 2006, la CNA denuncia il crollo del settore costruzioni con meno 3,2 per cento complessivo rispetto al 2005, meno 4,9 per cento per le nuove costruzioni, meno 1,3 per cento per le ristrutturazioni e, se dovessimo pensare al 2007, la previsione percentuale è ancora negativa, 1,4 in meno. Cala anche il mercato delle opere pubbliche, nel 2006 sono diminuiti i bandi di gara, meno 20,8 per cento e, se andiamo per gli importi delle opere, arriviamo addirittura a meno 65,5 per cento consolidando il risultato negativo del 2005, meno 18,9 per cento. In due anni si sono perduti 15 mila posti, vale a dire, abbiamo fatto perdere il reddito a 15 mila famiglie. Il Governo regionale insiste nel dire che il piano è un nuovo sistema di regole e non un insieme di divieti, forte di questa convinzione che però non corrisponde alla realtà, l'Assessorato regionale dell'urbanistica ha fatto prima una circolare del tutto simile ad una versione in prosa del Piano che cioè non cambiava assolutamente nulla, e poi un'integrazione alla circolare non troppo diversa da quest'ultima, cioè non ha cambiato niente. Questa ultima circolare contiene, se devo essere sincero, una insignificante apertura, ma solo ai comuni dotati di Piano urbanistico comunale e di piani particolareggiati. Non ci sono grandi novità per i comuni che hanno il Piano urbanistico in vigore, soprattutto per i tempi di intervento, per gli altri, fra i quali Sassari e Alghero, tanto per dare le dimensioni del problema, è notte fonda.

Ma torniamo per un attimo al quesito di fondo, nel Piano ci sono nuove regole o un insieme di divieti? La risposta l'ha data, fra gli altri, il Presidente dell'ANCI Sardegna, l'amico Tore Cherchi, che è un esponente anche di un partito di maggioranza relativa di questo Consiglio, che riferendosi alla impossibilità di modificare entro un anno la pianificazione urbanistica dal vecchio al nuovo sistema, ha dichiarato tra l'altro, testuali parole di Cherchi: "La Sardegna pagherà per molti anni le conseguenze di queste scelte". Personalmente sottoscrivo pienamente. In Sardegna c'è quindi una drammatica emergenza economica che il Governo regionale sta continuando colpevolmente a sottovalutare, dimenticando oltretutto che, dove c'è emergenza economica, c'è anche emergenza sociale.

Da tempo, organizzazioni sindacali e il mondo dell'associazionismo religioso e laico stanno giustamente insistendo su questo dato. Significativo in proposito l'allarme lanciato dalla CISL, più di 350 mila sardi sono in condizioni di povertà relativa, con redditi da lavoro e da pensione largamente al di sotto della media nazionale e con valori, in alcuni casi, inferiori a quelli di altre Regioni del Mezzogiorno. Una situazione che richiede interventi urgenti che, in questa finanziaria, non ci sono, a partire dall'introduzione di un fondo per la non autosufficienza presente in misura irrisoria nella finanziaria nazionale, peraltro già intaccato per coprire altre necessità chissà perché ritenute prioritarie. Più povertà, questo è un altro gravissimo paradosso di cui ha piena responsabilità il Governo regionale. Ciò significa anche meno diritti, a cominciare da quello della salute e non solo, perché sottostimando largamente la spesa sanitaria per far quadrare i conti e per rendere digeribile la fallimentare intesa con lo Stato, l'Esecutivo ha aggravato le già pesanti inefficienze del sistema pubblico, liste d'attesa intollerabili, l'abbiamo detto anche in altre occasioni, aumento dei viaggi della speranza verso altre Regioni della penisola, esasperante lentezza nella spesa pubblica, nell'adeguamento delle strutture, nel completamento degli organici e nell'efficacia delle prestazioni. In questo pianeta del dramma sociale che vive oggi la Sardegna c'è purtroppo anche un sommerso di cui pochi hanno il coraggio di parlare, quello degli anziani, soli e non autosufficienti, a cui il sistema sanitario pubblico non offre alcuna protezione.

La Regione ha tagliato i fondi ai Comuni e alle AA.SS.LL. che rappresentavano un contributo fondamentale per le famiglie che volevano comunque assicurare ai loro congiunti una permanenza in famiglia e, nello stesso tempo, ha bloccato la stragrande maggioranza dei progetti relativi alla realizzazione delle RSA, quelle residenze sanitarie assistite, una manovra quindi a tenaglia che non lascia scampo; le famiglie con redditi medio bassi non riescono più a garantire un minimo di assistenza ai loro cari, quelle con più disponibilità non possono collocarli presso strutture specializzate perché non esistono le strutture.

Non restano che le badanti, secondo un certo luogo comune, molto caro alla sinistra, che adesso col progetto di riforma della Bossi-Fini vuol far saltare ogni meccanismo di controllo agli ingressi clandestini, fare entrare tutti purché dicano di voler cercare un lavoro, dimenticando che poi devono inserirsi nella società, trovare una casa, mandare i figli a scuola, avere un'assistenza sanitaria, vivere in modo civile in un Paese civile, insomma. Ma a parte questi problemi, sarebbe un'illusione pensare di poter coprire il buco sull'assistenza agli anziani solo con un ricorso alle badanti. Per chi fa le cose in regola, e forse non sono tutti, una collaboratrice, signori, costa circa 800 o 900 euro netti al mese più i contributi. E, come si può capire facilmente, sono proprio le famiglie meno abbienti a non potersi permettere questo aiuto familiare.

Non meno sconcertante il capitolo della finanziaria che riguarda le autonomie locali che, secondo la maggioranza, si caratterizza in modo riformatore per la creazione del cosiddetto fondo indistinto, previsto dall'articolo 10. A parte il fatto che in quel fondo sono sostanzialmente confluite risorse provenienti da altre leggi regionali con un incremento minimo, è profondamente sbagliata l'assistenza della, benché minima, norma di indirizzo, così si corre il rischio, non solo che le amministrazioni aumentino le spese correnti, e questo potrà essere verificato in sede di applicazione della norma, ma si può constatare che anche in questo caso si è già prodotto un danno grave. In concerto, a causa del combinato disposto dei ritardi della finanziaria regionale e dell'assenza di un indirizzo sull'impiego del fondo, la stragrande maggioranza dei comuni sardi ha aumentato la pressione fiscale in sede locale moltiplicando gli effetti negativi della finanziaria nazionale.

Il risultato è che, a partire dalle buste paga di marzo, i cittadini (non so se molti colleghi ne siano venuti a conoscenza) si sono ritrovati un ennesimo prelievo sul loro reddito disponibile, effettuato in alcuni casi - come a Sassari - senza nemmeno calcolare le esenzioni previste dalla stessa legge finanziaria in materia di innalzamento della no tax area fino ai redditi di 12 mila euro come peraltro avevano sollecitato, fra gli altri, anche le organizzazioni sindacali. Nelle mani del fisco locale, in altre parole, sono finiti anche i precari, i cosiddetti Co.Co.Co. e i lavoratori stagionali; davvero un bell'esempio di equità fiscale.

E, sempre a proposito dei rapporti con le autonomie locali, non posso sottrarmi al dovere di denunciare le lacune e i limiti della cosiddetta "Intesa istituzionale", sottoscritta recentemente con il comune e la provincia di Sassari; un accordo che, in primo luogo, certifica l'enorme ritardo con cui si è mossa la Regione e inoltre sancisce la divisione profonda fra istituzioni e parti sociali della Sardegna nord-occidentale. Quell'accordo, come il Governo regionale e la maggioranza fanno finta di non sapere, non è stato firmato da due sindacati su tre, mentre le forze imprenditoriali hanno assunto una sorta di atteggiamento di equidistanza, stanno alla finestra in attesa di vedere cosa succede.

Perché si è potuta verificare questa frattura in un contesto che invece avrebbe dovuto esprimere il massimo dell'unità? Per alcune importanti ragioni che evidentemente alla Regione poco interessano. Primo: i contenuti di quell'accordo non sono mai stati discussi con le assemblee di riferimento, né confrontati con le parti sociali e le categorie produttive. C'è stato solo un "taglia e cuci", compresa una riscrittura notturna del testo, fra il vertice della Regione e quello degli enti locali interessati. Esattamente il contrario di quella che deve essere la procedura di una intesa davvero istituzionale. Secondo: in quell'accordo non ci sono impegni chiari e risorse certe per i programmi che dovranno essere realizzati, ma solo un elenco di impegni di cose che si dovranno fare se e quando ci saranno fondi disponibili. Questa è la migliore dimostrazione di una Regione che, non solo non marcia alla grande velocità richiesta dall'emergenza dell'economia, ma non marcia affatto; è completamente imballata da una infinita crisi politica che, alla fine, ha prodotto anche una paralisi amministrativa. Riassumendo, quell'intesa sulla carta, alla quale magari ne seguiranno altre per altri territori della Sardegna, contiene in sé tutti i frutti più amari di questa finanziaria, largamente al di sotto delle aspettative e dei bisogni della società sarda, incapace di far ripartire verso la ripresa il sistema produttivo regionale.

Come abbiamo detto in apertura, è una finanziaria che imbroglia le carte perché cerca invano di mascherare gli enormi ritardi che ne hanno scandito l'iter con l'utilizzo disinvolto di risorse virtuali (questo dovremo puntualizzarlo), quelle delle entrate future. Contiene stanziamenti di facciata, che andranno ad incrementare la massa dei residui attivi, che non si riuscirà a spendere integralmente in questa annualità, e forse nemmeno nelle successive. E' il caso dei fondi sul lavoro. Prevede disposizioni che non danno certezze sull'impiego…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Moro.

MORO (A.N.). Sì, la ringrazio Presidente. …di ingenti risorse provenienti dall'Unione europea, taglia pesantemente i fondi delle leggi di incentivazione nei confronti di tutti i settori produttivi: artigianato, commercio, agricoltura e turismo, quest'ultimo colpito, in modo particolarmente odioso, dalla stangata fiscale che il termine di incerte manipolazioni ha lasciato inalterati i gravi profili della illegittimità ed iniquità.

Chiudo e sintetizzo al limite. Il Presidente della Commissione ambiente della Camera, Realacci, esponente di punta di Legambiente e de La Margherita, adesso andrà nel Partito Democratico, ha dichiarato tempo fa al più grande settimanale italiano che gli impianti eolici vanno fatti dove c'è vento e non dove va bene a Soru. Anche addirittura all'esterno, si lamentano della supponenza del nostro Presidente. Ma le leggi regionali, la finanziera compresa, si votano in quest'Aula. Le tante parole che abbiamo sentito dire da molti esponenti della maggioranza non solo volano, ma volano sempre a grande distanza da quest'Aula dove, non me ne voglia la gloriosa arma dei Carabinieri se cito il suo motto in un contesto che certamente non le rende l'onore che merita, sì, qua in quest'Aula "si è usi ad ubbidire tacendo". La maggioranza vuole continuare a tacere? Si assuma questa enorme responsabilità di portata storica. Noi continueremo a parlare, ma alla fine qualcun altro parlerà, e sono gli elettori.

PRESIDENTE. I lavori della mattina finiscono a questo punto. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16.

Onde evitare equivoci, comunico ai colleghi quali sono i consiglieri primi iscritti a parlare e l'ordine nel quale sono iscritti a parlare: gli onorevoli Rassu, Balia e Cappai. Ovviamente queste indicazioni saranno rispettate se i colleghi saranno in Aula al momento in cui si riprende, se no ci potrebbero essere anche degli scivolamenti. A seguire, l'onorevole Ladu Silvestro comincerà gli interventi dei Capigruppo.

La seduta è tolta alle ore 14 e 04.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Atzeri sui possibili profili di illegittimità dell'attuale composizione del comitato etico del policlinico universitario di Cagliari.

Il sottoscritto,

PREMESSO che il rispetto rigoroso delle norme è la prima regola di etica pubblica che una seria politica di governo deve osservare scrupolosamente;

CONSIDERATO che i comitati etici rappresentano organismi che svolgono compiti e funzioni di notevole delicatezza soprattutto in relazione alla salute dei cittadini;

VISTI:

- il decreto 12 maggio 2006 del Ministero della salute, "Requisiti minimi per l'istituzione, l'organizzazione e il funzionamento dei comitati etici per le sperimentazioni cliniche dei medicinali" e, in particolare, l'articolo 2, comma 8, che recita testualmente: "I componenti del comitato etico restano in carica tre anni. Il mandato non può essere rinnovato consecutivamente più di una volta, eccezion fatta per i componenti ex officio, che comunque non potranno ricoprire la carica di presidente per più di due mandati consecutivi.";

- la nota dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, in data 23 gennaio 2006, prot. 1055/3, avente ad oggetto proprio l'applicazione del citato decreto ministeriale;

- la deliberazione n. 29 del 15 febbraio 2007, adottata dal direttore generale del Policlinico universitario e avente ad oggetto la composizione del comitato etico ai sensi del citato decreto ministeriale;

ACCERTATO l'elenco dei nuovi componenti così come nominati nella citata deliberazione e valutata la rispondenza dei profili prescelti ai requisiti di legge,

chiede di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se nell'interpretazione assessoriale il contenuto dell'articolo 2, comma 8, del decreto ministeriale, a cui tra l'altro fanno riferimento tutti i documenti citati, va letto nel senso che dispone che non possono far parte del Comitato etico componenti che abbiano già fatto parte di detto organismo per almeno due mandati;

2) se tale interpretazione, che appare inequivoca nel suo contenuto letterale, trovi coerente applicazione nella composizione del nuovo Comitato etico e, in caso contrario, a quali altre norme o a quali altri criteri interpretativi l'Assessorato faccia riferimento per legittimare il diritto dei nuovi componenti a far parte del suddetto Comitato;

3) se lo statuto del Comitato etico del Policlinico (articolo 4, voci a) e b)), stabilisca che non possono essere membri del Comitato coloro che sono subordinati gerarchicamente all'Università e che fanno parte di altro Comitato etico presso altre strutture pubbliche, e in caso affermativo se per effetto di tale disposizione non si configuri una palese violazione normativa nel confermare quale membro del Comitato chi rientri in tale fattispecie;

4) cosa intende disporre in relazione all'esigenza di trasparenza connessa al diritto dei membri del Comitato etico e, più in generale, dei cittadini che vigilano sulla corretta gestione del danaro pubblico, di conoscere in dettaglio la posizione delle entrate e delle uscite del suddetto Comitato;

5) se non sia urgente ripristinare la legalità attraverso la nuova nomina di componenti del Comitato etico secondo i chiari dettami normativi in materia;

6) se non si configurino profili di discriminazione nei confronti di alcuni componenti esautorati, e se perciò le decisioni assunte non si prestino a letture maliziose circa la scomodità di alcuni componenti e la organicità di altri a parità di requisiti;

7) se non ritenga perciò concreto e attuale il pericolo che per effetto di tale situazione qualche cittadino possa adire alle vie legali;

8) se non ritenga infine che il ricorso alle vie giurisdizionali possa pregiudicare l'immagine del governo regionale e la stessa fiducia dei cittadini nell'imparzialità, trasparenza e terzietà delle istituzioni, nonché nel valore insopprimibile della legalità. (244/A)

Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulle politiche regionali per la tutela della biodiversità animale della Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la legge regionale 28 maggio 1969, n. 27, istitutiva dell' Istituto di incremento ippico della Sardegna, elenca tra le specie equine ed asinine che la Regione deve sottoporre a tutela il Cavallo sardo, l'Asino bianco dell'Asinara, l'Asino sardo ed il Cavallino della Giara:

- il disciplinare del Registro anagrafico delle razze popolazioni equine riconducibili ad etnici locali allegato al decreto ministeriale del Ministro per l'agricoltura 5 novembre 2003, n. 24347, prevede, tra le diciassette razze italiane riconosciute, ben due razze sarde, e cioè lo stesso Cavallo sardo ed il Cavallino della Giara;

- il Cavallo sardo richiamato in quei provvedimenti, dopo solo alcuni decenni, risulterebbe oggi una razza estinta, considerato che non si conosce dell'esistenza di capi sul territorio regionale e considerato, inoltre, che si tratta di razza diversa da quella successivamente ed ufficialmente riconosciuta nello stesso disciplinare come razza italiana, denominata Cavallo del Sarcidano;

- lo stesso disciplinare sopra citato, con riferimento alle razze asinine, indica, tra le cinque razze italiane riconosciute, ben due razze sarde, e cioè l'Asino bianco dell'Asinara e l'Asino sardo (grigio), entrambe da considerarsi in via di estinzione, nel rispetto dei parametri dettati al riguardo dalla FAO e considerato il fatto che gli asini bianchi dell'Asinara risultano essere presenti in misura di poco superiore alle cento unità, mentre la colonia presente sull'Isola dell'Asinara di asini sardi risulterebbe essere di numero superiore al totale della corrispondente etnia asinina presente sul resto dell'Isola madre;

- la Regione ha certamente tra i suoi compiti istituzionali quello di proteggere anche queste due importanti razze asinine in via di estinzione;

- considerata la situazione in atto, le politiche poste in essere fino ad ora dall'ente locale e dalla Regione tramite i propri enti strumentali appaiono inadeguate per gli scopi di superiore interesse pubblico che riguardano la salvaguardia della biodiversità animale della Sardegna;

- la recente soppressione dell'Istituto di incremento ippico della Sardegna e della XXV Comunità montana "Sa Jara" di Tuili, oltre alla generale riorganizzazione degli enti strumentali della Regione in materia di agricoltura, creano condizioni di grave incertezza sulla gestione di queste importanti risorse e sui soggetti istituzionali che saranno tenuti a porre in essere le politiche necessarie per evitare che anche l'Asino bianco dell'Asinara, l'Asino sardo ed il Cavallino della Giara si estinguano;

- le preoccupazioni qui espresse si fondano anche su inquietanti avvenimenti riguardanti i cavallini della Giara. Da un lato l'unica politica di tutela di questa razza si è limitata all' acquisto dei capi dai privati per intestarne la proprietà alla Regione, tramutando di fatto gli animali in "res nullius" (cose di nessuno). Inoltre, numerosi animali vengono utilizzati per lo svolgimento di rodei annuali a Genoni. Durante l'ottava edizione, nel 2005, risulta da documentazione fotografica che si allega che si potrebbero essere verificati gravi danni agli animali: uno di essi appare aver riportato lesioni talmente gravi da aver perso l'uso delle zampe posteriori. Non è dato conoscere la sorte di quegli animali, che sarebbero stati in quella occasione forniti per lo svolgimento del rodeo dall'ente pubblico proprietario, non si sa a quale titolo.
Ancora, a causa della soppressione della Comunità montana, sembra debbano essere i comuni a dover assumere in futuro le competenze sugli animali, ma non è dato sapere in base a quale progetto scientifico, a quale politica di tutela ed a quali competenze tecniche i comuni possano gestire questi compiti ed occuparsi di questa specie a rischio di estinzione.
Inoltre, risultano rimaste senza risposta numerose interrogazioni ed interpellanze presentate negli anni scorsi con riferimento ai cavallini della Giara ed alla gestione della azienda agricola Lavra, sita in comune di Genoni, di proprietà della Regione, dove si trova una parte consistente dei capi.

Infine, la Regione ha certamente l'obbligo di elaborare una linea di intervento chiara e scientifica tesa alla tutela di una razza animale unica al mondo e della quale pare non si disponga neppure una rilevazione attendibile del numero dei capi;

- anche per la tutela dell'Asino bianco dell'Asinara e dell'Asino sardo sono necessarie azioni importanti ed urgenti da parte della Regione per la tutela del proprio patrimonio di biodiversità animale; infatti, per quanto riguarda le colonie presenti sull'Asinara, esse si trovano a convivere tra loro e con l'ecosistema fragile e complesso dell'isola-parco nazionale, rendendosi necessario individuare in tempi brevi le azioni opportune perché le specie possano vivere in condizioni ottimali e venga scongiurato il rischio della loro estinzione;

- le specie equine ed asinine sopra descritte sono inserite in compendi naturalistici quali la Giara e l'Isola dell'Asinara che, unici al mondo, si caratterizzano anche per la presenza di quelle specie animali che costituiscono globalmente un ecosistema che deve essere preservato e dal quale le popolazioni interessate si aspettano anche opportunità di progresso e sviluppo;

- esistono in Sardegna numerose altre specie animali che sono una chiara testimonianza di biodiversità animale e che corrono il rischio di estinzione; tra esse una specie bovina chiamata vacca sarda "pettiatza", presente anche nella Nurra, che oltre ad essere millenaria e tipica della Sardegna, ha interessantissime caratteristiche di adattamento ai contesti naturali ed a climi difficili, caratteristiche queste che dovrebbero far riflettere attentamente sulla necessità della sua tutela, considerato anche lo stato del dibattito mondiale sui cambiamenti climatici e su quelli attesi nella nostra Regione;

- è, in conclusione, necessario ed urgente che la Regione elabori ed attui una importante politica in materia di tutela della biodiversità animale, superando immediatamente l'attuale fase di incertezza nella gestione delle competenze che segue alla liquidazione dell'Istituto di incremento ippico della Sardegna ed evitando l'affidamento di delicate competenze a soggetti non idonei sul piano scientifico, situazioni queste che potrebbero ulteriormente aggravare le già precarie condizioni di sopravvivenza di queste specie animali,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) quali siano le intenzioni del Governo regionale in materia di tutela della biodiversità animale della Sardegna;

2) a quali soggetti si intendano affidare le competenze per la tutela delle specie animali in via di estinzione sopra descritte, e quale mandato gestionale e scientifico si intende conferire a questi soggetti;

3) cosa intenda fare il Governo regionale per tutelare in maniera opportuna queste specie animali e per fare in modo che l'Asino bianco dell'Asinara, l'Asino sardo, il Cavallino della Giara e la vacca sarda "pettiatza" non si estinguano come è purtroppo successo al Cavallo sardo, ma continuino invece ad essere una ricchezza ed una risorsa per l'Asinara, per la Giara e per tutta la Sardegna. (842/A)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'assistenza domiciliare e sulla dotazione di sintetizzatori vocali e sussidi tecnico-sanitari agli ammalati di sclerosi laterale amiotrofica.

La sottoscritta,

APPRESO che diverse persone, in Sardegna, malate gravi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono prive dei sintetizzatori vocali indispensabili per comunicare, di altri sussidi tecnico-sanitari e della necessaria assistenza domiciliare qualificata;

RILEVATO che le aziende sanitarie locali forniscono esclusivamente un modico contributo in denaro per l'acquisto del sintetizzatore vocale, del letto telecomandato, del materasso elettronico ad aria e di altre attrezzature sanitarie;

CONSTATATO che i familiari dei malati di SLA, oltre alla disperazione per le condizioni del congiunto, devono provvedere alla continua assistenza e, in alcuni casi, per disporre dei sussidi tecnico-sanitari, ricorrere ad iniziative di solidarietà;

EVIDENZIATO che soltanto la forte determinazione del sig. Giovanni Nuvoli e della moglie Maddalena Soro ha costretto la ASL di Sassari ad acquistare il sintetizzatore vocale e a garantire al malato una completa assistenza domiciliare integrata fornendo personale qualificato e i sussidi tecnico-sanitari necessari;

CONSIDERATO che occorre evitare il ricorso a manifestazioni pubbliche di disagio per esigere il rispetto dei diritti del malato tenendo conto innanzitutto della dignità della persona;

PREOCCUPATA che non si determinino condizioni di disparità di trattamento tra ammalati della stessa patologia,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere:

1) quanti siano in Sardegna, secondo i diversi stadi della malattia degenerativa, gli affetti da sclerosi laterale amiotrofica;

2) il tipo di assistenza domiciliare e ospedaliera erogato dalle aziende sanitarie locali;

3) se non ritenga opportuno garantire a tutti coloro che lo richiedano il sintetizzatore vocale e l'assistenza domiciliare indispensabile per la gravità della patologia. (843/A)

Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul piano di gestione per il sito di interesse comunitario di capo figari e dell'isola di figarolo, nel territorio del comune di golfo aranci.

I sottoscritti,

PREMESSO che è stato riscontrato che una parte della proposta di piano di gestione per il Sito di interesse comunitario di Capo Figari e dell'Isola di Figarolo, nel territorio del Comune di Golfo Aranci, elaborata dalla Regione di concerto con l'amministrazione comunale, risulta essere una riproposizione integrale di una relazione scientifica realizzata da due ricercatori universitari in vista dell'elaborazione del piano di gestione per un Sito di interesse comunitario della Regione Abruzzo;

CONSIDERATO che ciò dimostra che l'elaborazione della proposta di piano di gestione non è stata preceduta da un adeguato studio scientifico sulle peculiarità del Sito;

VALUTATO che l'applicazione, non supportata da uno studio scientifico, del piano di gestione di un Sito di interesse comunitario a un altro Sito, avente caratteristiche spiccatamente diverse, può determinare gravi danni all'equilibrio ambientale del Sito stesso e allo sviluppo economico delle popolazioni che vi risiedono;

VERIFICATO che i tempi di approvazione dei piani di gestione dei Siti di interesse comunitario sono assai ristretti e che si rende pertanto necessario un intervento urgente della Regione finalizzato a scongiurare il verificarsi dei danni di cui sopra,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e degli enti locali, finanze e urbanistica affinché riferiscano:

1) se risulta che la proposta di piano di gestione elaborata dalla Regione e dal Comune di Golfo Aranci per il Sito di interesse comunitario di Capo Figari e dell'Isola di Figarolo consista, in tutto o in parte, nella riproposizione di una relazione scientifica realizzata in vista dell'elaborazione del piano di gestione di un diverso Sito di interesse comunitario;

2) in caso affermativo e alla luce di quanto testé esposto, quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di ritirare la proposta di piano di gestione di cui sopra e di procedere all'elaborazione di una nuova proposta, supportata da un'approfondita analisi scientifica delle caratteristiche peculiari del Sito e da un fattivo coinvolgimento della popolazione nella fase di elaborazione;

3) se la riproposizione, totale o parziale, di piani di gestione o documenti preparatori relativi a Siti di interesse comunitario diversi da quelli per cui vengono proposti è pratica comune nell'agire dell'Amministrazione regionale;

4) in caso affermativo e alla luce di quanto testé esposto, quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di ritirare tutte le proposte di piano di gestione che dovessero ricadere nella casistica di cui sopra e di procedere a una loro nuova elaborazione su basi scientifiche e con il coinvolgimento diretto delle popolazioni locali. (844/A)