Seduta n.386 del 03/09/2003 

CCCLXXXVI Seduta

Mercoledì 3 Settembre 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

CAPPai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del venerdì 22 Agosto 2003 (380) che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, grazie Presidente. Mi permetto di chiedere a lei e all'Aula, a nome dei Gruppi e dei partiti che sostengono il Presidente Masala, di poter posticipare l'inizio dei lavori alle ore 18.

PRESIDENTE. Vi sono osservazioni a quanto richiesto dall'onorevole Capelli? Se non ve ne sono è accordato e quindi il Consiglio è sospeso per riprendere i lavori alle ore 18. Grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 54, viene ripresa alle ore 18 e 20.)

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Siamo andati abbondantemente oltre il tempo richiesto, quindi credo che siamo in grado di proseguire. Siamo agli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, colleghi. I colleghi sono tanti per cui li richiamiamo al plurale. Ho esordito invece col "signor Presidente" in maniera indistinta perché poi ho la sensazione, l'intima convinzione che di Presidente, eletti sì tutti e due, pure con qualche contestazione di partenza, però eletti con tutti i crismi, almeno quelli relativi ai numeri. Ma ho detto "Signor Presidente" perché al di là dei numeri che si sono ottenuti nell'elezione resta una sensazione che è quasi invece una consapevolezza che di Presidente di durata, nel senso eletto nel tempo e nel tempo è anche durato nelle funzioni di Presidente, ce ne sia uno solo; per le dichiarazioni rese in Aula, ascoltate in questa sede, ma anche per le interviste lette sui giornali, sentite alla televisione, la sensazione è che l'altro di Presidente invece sia frutto della contingenza politica, che di durata non sia destinato ad averne e che quindi appartenga più che alla sostanza politica ad un percorso che però salva soltanto le formalità. A me questo pare di aver capito sino a questo momento.

Molti colleghi hanno per altro esordito, non tutti, soprattutto qualcuno nell'opposizione si è differenziato, ma molti altri colleghi hanno esordito dicendo: "Ho letto con molta attenzione le dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala". Bene, colleghi, io credo che arrivati a questo punto serva invece un'operazione verità, io non le ho lette affatto! Ho certamente, con la dovuta attenzione e col dovuto rispetto, ascoltato le dichiarazioni che il Presidente Masala ha reso in Aula, ma in altre occasioni mi sono ovviamente anche premurato di leggerle, perché la lettura consente riflessioni; stavolta non le ho lette perché ho ritenuto, visto il clima che permea quella che era la maggioranza di centrodestra sino a qualche giorno fa, mi pare che siano dichiarazioni destinate a restare come traccia scritta, ma prive poi di effetti pratici e quindi prive di conseguenze successive.

Per questo dicevo che serve una "operazione verità"; ma Presidente Masala da ciò che io ho sentito qua in Aula, per ciò che lei ha detto durante la lettura delle dichiarazioni programmatiche, mi pare di aver compreso che vi è piena sintonia, piena rispondenza, piena aderenza tra le sue dichiarazioni programmatiche, forse eccessivamente lunghe, vista la situazione, forse destinate o potevano essere destinate ad esplicare un'efficacia non solo in questa legislatura ma anche nel futuro e per più di una legislatura, ma per il resto sono perfettamente in linea con le dichiarazioni programmatiche che a suo tempo invece l'altro Presidente che l'ha preceduta, ma io direi gli altri due Presidenti del centrodestra che l'hanno preceduta hanno, a loro tempo, reso in questa stessa Aula.

C'è stato un collega, mi pare l'amico Rassu, che nel proprio intervento ha fatto un richiamo un po' macabro, un po' lugubre, ha fatto un riferimento ai defunti, adesso non ricordo bene tutti i passaggi. Un amico medico che non è l'amico Mondino Ibba (perché è amico ma appartiene al centrodestra) oggi, durante una delle pause dei lavori, mi diceva: "Ma sai i defunti - chiedo scusa, anch'io torno sull'esempio lugubre - anche dopo morti hanno qualche scossone, qualche sussulto, per cui chi osserva ha la sensazione che sia un sussulto di vitalità". Ecco, a vedere il centrodestra oggi, scompaginato, diviso, e chi più ne ha più ne metta, colleghi, scompaginato e diviso sicuramente, che viaggia su direzioni divergenti. Altrettanto sicuramente mi pare che (a vedere questo centrodestra) quell'esempio torni come esempio calzante e ahinoi, con le dovute scuse per il richiamo lugubre e macabro così come prima dicevo, mi pare che questa di fatto sia la sorte che avete assegnato, che avete predeterminato, che Forza Italia sempre molto in linea con gli ordini, le indicazioni, i suggerimenti, ma i suggerimenti in questo caso svolgono la funzione di ordini tassativi, che Forza Italia invece ha individuato per la Giunta che il Presidente Masala ha presentato in quest'Aula.

Ecco allora che se questa è, così come parrebbe essere, per volontà delle centrali romane - così come stamane è stato anticipato da qualche collega e non per volontà dei consiglieri regionali di Forza Italia presenti in quest'Aula - ecco perché, chiedo scusa Presidente Masala, ma la lettura di queste dichiarazioni programmatiche avrebbe rappresentato un'inutile perdita di tempo, perché non sono destinate a dispiegare efficacia alcuna. Sono dichiarazioni che segnano il fallimento del centrodestra, lo certificano queste dichiarazioni, tornando all'esempio macabro, e il voto che ne conseguirà, rappresentano, coincidono con il certificato di morte del tentativo del centrodestra di ridare una giunta alla Sardegna.

Vede, Presidente, io naturalmente come persona la stimo e la rispetto, non posso dire di aver condiviso in passato, né di condividere naturalmente oggi, il ruolo politico, l'azione politica, le scelte politiche che da Assessore della programmazione lei ha svolto con la connivenza, coi suggerimenti, con le indicazioni di chi presiedeva la Giunta regionale e con la connivenza di tutti gli Assessori regionali, ma presumo dell'intera maggioranza, segnano, segna quel comportamento, segnano quelle decisioni politiche in maniera indelebile, un percorso assolutamente fallimentare.

Io voglio richiamare alla memoria - non ce n'è bisogno - la coerenza e la linearità con cui si sono fatte, in vari campi, da parte di questo centrodestra, le assunzioni. Non le abbiamo condivise, abbiamo svolto interpellanze e interrogazioni, abbiamo avuto risposte a dir poco sconcertanti; né possiamo dimenticare che l'attuale presidente Masala, da Assessore della programmazione, oltre ad avere sempre, con regolarità, predisposto con notevoli ritardi la finanziaria regionale, nell'ultima finanziaria regionale, non per i voti determinanti delle opposizioni, che determinanti non erano, ma per i voti aggiuntivi che si sono sommati da parte del centrodestra, è andato sotto, credo almeno, qualcosa come 120, 130, 150 volte. E allora non siamo noi che non riconosciamo autorevolezza al Presidente e alla Giunta che ha proposto, è il centrodestra che non gliela riconosce, e fondamentalmente è la scelta di Forza Italia che è tutta scelta esclusiva delle centrali romane. Gli altri, cari colleghi, con tutta onestà, però siete prigionieri di quelle logiche e di quella scelta. Questa seduta di Consiglio, il dibattito che ieri e oggi si sta svolgendo rappresenta solo la saga degli inganni, rappresenta solo la saga degli imbrogli, non porta da nessuna parte, ma è sconcertante, colleghi di AN, che durante tutto il dibattito e fino a questo momento, dove forse interverrà il Capogruppo, per parte di AN, a difesa del proprio Presidente, in Aula, in maniera ufficiale, formale, con tutto lo slancio ideale necessario, da parte di AN non vi sia stato, presidente Masala, un solo intervento, non uno! Tutto si è svolto nel silenzio degli amici di AN, almeno nel silenzio formale, nel silenzio apparente. Se altre cose, altri accordi, altri tentativi sono stati fatti, certamente sono mancati quelli ufficiali della difesa di un Presidente che pure a un partito appartiene e che sino a ieri apparteneva a un'intera coalizione. Perché lei, presidente Masala, non è stato votato, non ha raccolto solo i voti del suo partito, ha raccolto anche i volti di Forza Italia, che è partita con veti, con ripensamenti, ma forse i ripensamenti c'erano già all'origine, non saranno stati ripensamenti, quelle più correttamente dovremmo chiamarle riserve, per dire che forse c'era già una decisione in ogni caso assunta perché la sua presidenza certificava la lesa maestà altrui e Forza Italia non poteva consentire che vi fosse una certificazione di lesa maestà.

L'ex presidente Pili ha messo la propria persona al centro dell'universo politico del centrodestra, poco interessato, pur di riaffermare questa volontà di predominio, alla salvaguardia e del presidente Masala e della Giunta dal presidente Masala proposta, ma poco interessato evidentemente, in questa fase, anche alla salvaguardia della stessa maggioranza che pure per due anni, in qualche maniera, a volte lineare a volte un po' meno, però lo ha sostenuto.

Stamani qua si parlava di autonomia violata. Bene, due parole sull'autonomia violata voglio spenderle anch'io, richiamando alla memoria dei colleghi che hanno avuto responsabilità di Governo regionale e alla memoria di quella parte di maggioranza che nell'arco di questi quattro anni li ha sostenuti, che in tema di riforme non abbiamo fatto un passo in avanti, che sono state ben individuate, ben catalogate, ben propagandate, ma non una sola ha avuto modo, opportunità e possibilità di vedere la nascita e la realizzazione. Per esempio, tra contrari e favorevoli, poco conta, ma questo Consiglio regionale, durante questa legislatura, ha indicato la propria volontà di far nascere le nuove province. Ma naturalmente non si trattava solo di dare un'autonomia e un'organizzazione propria ai comuni ricadenti nelle nuove province, ma si trattava anche di consentire tutti quegli effetti che dalla nascita delle nuove province dovevano evidentemente trovare vita.

Onorevole Biancareddu, onorevole Assessore degli enti locali, lei che se ne diceva così convinto, lei che era così disponibile a fare sforzi e battaglie titaniche in questa direzione, che cosa ha ottenuto? Certo, potremmo, sulla base delle nuove circoscrizioni, con qualche tradimento e qualche discrasia, perché quelle indicate originariamente non sono quelle esattamente rispondenti alle libere espressioni, alle libere scelte dei comuni, ma voteremo con una legge regionale, onorevole Biancareddu, lo diremo a gran voce in tutte le parti dell'Isola, ma voteremo con una legge elettorale che è la legge nazionale e che di fatto punirà, di fatto impedirà che in quelle piccole province venga eletto un consigliere regionale. Questo sarà un effetto e quell'effetto avrà riflessi a favore invece delle grandi città attualmente capoluogo, di Cagliari e di Sassari. Ecco, quella riforma avviata prima, portata a compimento dopo, perfezionata in alcune parti, ma il non aver voluto andare avanti nel perfezionamento della legge elettorale produrrà quegli effetti terribilmente distorcenti. La responsabilità, cari colleghi, del centrodestra è ascrivibile solo ed esclusivamente a chi ha presieduto la Giunta regionale in passato, a chi ha fatto parte della Giunta regionale e a tutti i consiglieri del centrodestra che quella politica, quelle linee, quegli indirizzi hanno sostenuto, perché hanno prodotto, loro malgrado, al di là forse delle loro volontà, però hanno prodotto questi effetti, di continuare a marginalizzare quei territori.

Il tempo sta per scadere.

PRESIDENTE. La prego, concluda.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Qualche secondo, Presidente, per concludere, ma vorrei toccare almeno un altro punto.

PRESIDENTE. Un minuto, la prego. Onorevole Balia, un minuto.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie. Per richiamare anche alla memoria di amici e compagni quando da quest'Aula sostenevano che l'Assemblea costituente era il toccasana, che avrebbe prodotto effetti dirompenti, che da quella comunanza di idee che attraversava trasversalmente questo Consiglio regionale sarebbe nato lo Statuto del popolo sardo e che sarebbe nato con la concorrenza del popolo, e quando allora dicevamo a quegli amici che Berlusconi, che pure affidabilità romane aveva dato, perché in quella direzione si potesse viaggiare, che Berlusconi era un mistificatore e che non avrebbe, poi, di fatto consentito che la Costituente nascesse, bene, amici di cordata, quello è stato un fallimento vostro, ma è stato un fallimento soprattutto nell'aver avuto anche un minimo di fiducia in chi allora vi dava quegli affidamenti e si è tradotto poi, però, in un fallimento per il popolo sardo, che non ha visto né uno Statuto rinnovato per parte di quest'Aula, né uno Statuto rinnovato con quella larga partecipazione popolare alla quale si faceva prima riferimento.

Chiedo scusa, avevo altre cose da dire, ma debbo naturalmente, in osservanza del tempo assegnato, concludere. Tra qualche giorno, io ritengo, arriveranno i commissari nominati da Roma. Lei, onorevole Masala, verrà ricordato come il vero commissario liquidatore dell'autonomia in Sardegna, perché Forza Italia non gli dà i suoi consensi.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, mi perdoni le devo chiedere di concludere.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Ho concluso. Perché il vero commissario liquidatore dell'autonomia sarda, senza che la Sardegna sia stata in grado di difendersi, è il presidente Berlusconi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, a me pare che siano tre le parole chiave in questo delicato passaggio politico. Le tre parole: farsa, forse, inganno. Che siamo davanti a una rappresentazione farsesca non v'è dubbio; abbiamo un Presidente di Regione eletto pochi giorni fa con 41 voti, i voti cioè di quella che era una maggioranza che si rappresentava. Questo Presidente ha svolto le sue consultazioni con le parti sociali, quindi ha ritenuto di essere un Presidente, onestamente e correttamente, investito di un ruolo istituzionale. Questo Presidente, eletto da quella maggioranza di 41 voti, ha predisposto le dichiarazioni programmatiche, da noi non condivise, tuttavia da voi condivise, perché le ha elaborate e le ha esposte al Consiglio e all'opinione pubblica come il programma di Governo di quella maggioranza. Improvvisamente un partito politico, o presunto tale, F.I., Forza Italia, cambia opinione e dice che non è vero niente, che non è stato eletto un Presidente con 41 voti, che non si sono predisposte dichiarazioni e quindi programmi di governo, che era tutta una messa in scena. Il teatrino della politica, quello che voi evocavate, qui si manifesta in questa particolare connotazione farsesca.

La farsa è quella particolare rappresentazione scenica che vorrebbe essere anche scherzosa, che in genere è grossolana, perché un tempo era l'intermezzo nello spettacolo serio, poi ha assunto forma autonoma di rappresentazione scenica, infatti voi autonomamente adesso costituite farse; una rappresentazione scenica di impostazione leggera e tuttavia grossolana che dovrebbe far ridere e che invece non fa neppure ridere. Il collega Licandro, nella sua ordinaria delicatezza, mi ha fatto notare l'altro giorno che una mia espressione, quella di avere appellato come farsa questa rappresentazione e aver detto, però, che era per altro amara e anche triste, mi faceva notare che se è farsa non può essere amara e non può essere triste. Invece sì, può essere, solo voi siete capaci di far ottenere anche questi risultati. Non c'è dubbio che c'è amarezza e che c'è tristezza nel vedere la politica, le istituzioni ridotte al rango di zerbino, nel quale si decide di passare e di pulirsi le scarpe, perché non è ammissibile una condotta di questo genere in una pubblica istituzione, a meno che non si renda conto in modo evidente e convincente del perché possano avvenire certe cose, perché la vita delle istituzioni, quando le istituzioni vengono maltrattate, non appartiene solo alla responsabilità di chi maltratta, ma anche all'effetto che deriva dall'istituzione che è derisa. Voi fate pena, signori - e fra di voi c'è gente stimabile - di Forza Italia in questo vostro atteggiamento, neppure dissimulato più di tanto, di aspettare un cenno da Roma, non si sa da chi. Che vi sblocchi che cosa? Voi siete sbloccati in modo che non può essere in nessun modo risolto.

Sulla farsa, la seconda parola è "forse". Da dove deriva? Deriva da quella rappresentazione a suo modo seria - perché no? - che delle dichiarazioni programmatiche nell'introduzione fa il Presidente della Giunta. Una rappresentazione nella quale si richiama l'accordo tra i partiti che fin dal '99 hanno costituito una maggioranza, la piena continuità con le Giunte precedenti, il dovere di non dilapidare quanto di buono è stato fatto, avreste fatto in questi anni per la Sardegna e di dare prova della forza delle istituzioni autonomistiche. Ecco perché - sono alla prima pagina delle dichiarazioni programmatiche - "l'unica maggioranza possibile in questo Consiglio è questa", è quella che il Presidente propone, quella alla quale si riferisce, quella che l'ha eletto, che può anche essere un modello particolarmente interessante. Immaginiamo se questo è il modello, quali possono essere le brutte copie!

In tutta questa descrizione però, seria dal punto di vista di chi la propone, non è contenuta una parola, non è scritta nelle dichiarazioni che ovviamente sono state redatte prima, è pronunciata invece nell'intervento che ha svolto il Presidente della Giunta. A un certo punto, riferendosi a questo interessante contesto, il Presidente ha operato un inciso e ha detto: "forse", è registrato agli atti del Consiglio. Quel "forse" qui non c'è. Era il "forse" che le è derivato, il dubbio che le è pervenuto dalle convulsioni di quel partito, Forza Italia, che all'ultimo momento le ha detto: "Non è più vero niente!" e lei ha dovuto onestamente, sul piano intellettuale, almeno riferirsi a un "forse" che tutto ciò poteva essere e che forse avrebbe avuto la Giunta che proponeva anche la fiducia.

La terza parola è inganno ed anche qui non è che ci vuole molto sforzo di illustrazione. Tutta la parte ultima di questa legislatura, in modo più evidente, ma tutta la legislatura che abbiamo vissuto si è svolta all'insegna dell'inganno tra di voi e dell'inganno vostro, di questa maggioranza perversa, nei confronti dell'istituzione autonomistica e del popolo sardo. L'ultimo comunicato fresco di stampa di Forza Italia, firmato Comincioli, è di qualche ora fa, parla di responsabilità e coerenza di Forza Italia, nell'indicare al pubblico ludibrio un alleato suo di questi anni: l'U.D.R. di Mario Floris.

Noi abbiamo detto, perché abbiamo pensato, cose severe sull'U.D.R. di Mario Floris; abbiamo contestato l'errore fondamentale della scelta che quel partito ha fatto quando, non essendo alleato alle elezioni, della destra, ha ritenuto tuttavia di allearsi con la destra e quindi di contribuire in modo anche determinante ai danni che in questi anni si sono prodotti in Sardegna. Ma senza quell'apporto e quel contributo voi, tanto coerenti e tanto responsabili, non avreste governato in questi anni, ed oltre a quel contributo voi avete lucrato in questi anni di un altro e sicuramente perverso contributo, quello dei giocatori che avete ingaggiato a partita iniziata; dov'è la vostra coerenza? Dov'è la vostra responsabilità? A partita iniziata voi avete ingaggiato gente eletta da una parte per fare numero e maggioranza da quella parte, voi di Forza Italia principalmente. In nome della governabilità. E dov'è la governabilità? Non vale più perché non vi converrebbe più, perché vi siete sfasciati e noi aggiungiamo: perché vi abbiamo anche un pochino sfasciato!

Perché l'opposizione ha svolto il suo compito, perché è stata capace di richiamarvi alla responsabilità del governo e di mettere a nudo la vostra incapacità di governo, e di avanzare proposte che erano diverse e alternative, che voi non eravate in grado di portare avanti; e siete arrivati quindi a questa condizione di crisi che dovete riconoscere.

Però una parola voglio anche spendere sui contenuti delle dichiarazioni programmatiche; e al di là del fatto che quelle dichiarazioni o intenti di programma si potranno non realizzare, sul fatto che questa che può essere l'ultima occasione di confronto in questo Consiglio regionale, in questa legislatura, non può sfuggire alla necessità di riferirsi anche, oltre che alle relazioni perverse tra le forze politiche di maggioranza, non può sfuggire la necessità di riferirsi anche ai problemi reali della Sardegna.

Cos'è questo desolante politicismo in base al quale la politica esaurirebbe il suo compito solo nelle relazioni interne o tra le forze politiche. C'è una Sardegna reale che in questi giorni ancora e adesso pensa che la Regione sia e l'autonomia uno strumento utile per affrontare problemi terribili, grandi e difficili; però pare che questo non interessi innanzitutto al Presidente della Giunta anche nelle sue dichiarazioni programmatiche, anche nell'elencazione che lei ha fatto dei problemi. Io le ho lette, le ho ascoltate con attenzione, le ho pure lette con attenzione, so che le ha lette anche il collega Balia, ma ha voluto dire per svolgere un ragionamento una cosa diversa. Le abbiamo lette insieme.

Le sue dichiarazioni programmatiche sono un'elencazione sterile di temi e di problemi, non c'è un riferimento al pulsare della vita e dei problemi reali della Sardegna. Ma scusi, in questi giorni ancora la Sardegna brucia e non c'è da dire una parola a chi volesse governare questa Regione per davvero su come si affronta questa emergenza terribile? Siamo a metà o un po' di più, due terzi, della cosiddetta campagna riservata alla lotta all'incendio e già è bruciato il 30 per cento in più del bosco che è bruciato l'anno scorso, ma non è il 30 per cento perché nel frattempo manca quello che è bruciato l'anno scorso, quindi è il 40-50. In una Regione nella quale si continua a bruciare il poco che c'è di bosco e di verde, dove la desertificazione avanza e avanza il deserto perché c'è meno verde e c'è meno verde perché c'è più siccità e perché c'è più deserto ed anche la forestazione è in gran parte, come metodo e sistema, sbagliata e insufficiente e in questa spirale perversa di desertificazione, siccità, degrado ambientale, forestazione insufficiente ed incendio non si ha la capacità di indicare un intervento risolutore di emergenza se non dire: "C'è caldo!" e perché c'è caldo di più? E c'è più caldo in tutta Europa e infatti dite, ed è vero, brucia anche il Portogallo, brucia anche la Francia, bruciano altre regioni d'Italia e allora che c'entra? Lasciano bruciare dappertutto? Ma che c'entra soprattutto il terrorismo? Ma che c'entra soprattutto cavarsela dicendo: "Sono quelli che non vogliono la Costa Smeralda", ma la Sardegna brucia in Gallura e brucia nel Campidano, brucia nel nuorese e brucia nell'oristanese, nell'iglesiente dove non ce n'è di master plan, è una fuga dalle responsabilità, è un'incapacità di affrontare i problemi.

E ancora, il tema dello sviluppo e la parola lavoro. Si può in qualunque modo si ritenga concludere questa legislatura e fare un dibattito che ancora, seppure stentatamente, si svolge nell'arco di due giorni e non pronunciare la parola lavoro? Si può nelle dichiarazioni programmatiche fare un'elencazione di tanti temi e questioni e dire: "Il lavoro, il lavoro è una questione trasversale". Ma no che non è una questione trasversale Presidente - non Presidente! Non è trasversale, è centrale il tema del lavoro per la vita, per il destino, per la sicurezza sociale, per il benessere sociale, per la serenità di una popolazione in un territorio! E quindi perché in quest'Aula il tema del lavoro si evoca una volta all'anno quando voi volete cancellare il piano per il lavoro e noi per quattro anni con battaglie difficili, riusciamo ogni anno a salvare il piano per il lavoro. E quei 2000 miliardi che sono a disposizione di tutti i comuni della Sardegna per promuovere sviluppo locale e nuove imprese attraverso nuovo lavoro hanno un senso e un significato anche quando non si discute la finanziaria e voi volete abrogare le leggi per il lavoro e noi le dobbiamo invece difendere e riusciamo anche a salvarle?

Che serve dire che i disoccupati erano 20 per cento e oggi 18 per cento quando non vi ponete il problema che tanti giovani, i migliori, i più bravi, se ne vanno? E sfoltiscono anche un po' le liste del collocamento. Se ne vanno, la nuova immigrazione intellettuale, le nuove energie della Sardegna, in giro per il mondo e voi lì a tirare di statistica come se il 18 per cento non fosse il triplo della disoccupazione che c'è mediamente in Europa e nelle regioni del nord d'Italia. E ancora, oltre la disoccupazione, i dati ISTAT, che di recente dicono che oltre al non lavoro in questa Italia, o due o tre Italie che si stanno determinando, esiste il problema ormai massivo delle nuove povertà, cioè di gente e di famiglie che sono al di sotto della soglia minima di dignità per l'esistenza. Badate che povertà non coincide sempre con disoccupazione perché c'è gente che non lavora e ha di che vivere e per converso non è che chi lavora o ha un lavoro non sia povero, anzi è il contrario il più delle volte perché in questo Paese ormai, e soprattutto nel sud di questo Paese, pesa terribilmente l'esistenza delle due monete, perché si paga in euro, si pagano i servizi, le spese per la vita delle persone, delle famiglie e i salari, però si paga in euro, ma si ha in lire. I salari sono bloccati perché ancora in riferimento alle lire; i sussidi sono bloccati e l'assistenza ancora si riferisce, ancora siamo a 700 mila lire al mese per il pensionato, minimo, o per l'anziano non assistito. Però quello compra in euro il pane, i servizi li deve pagare in euro, è nella condizione di povertà e l'indice di povertà censito in questa regione è del 23 per cento delle persone e delle famiglie, ci sono 300 mila persone in questa Regione censite al di sotto della soglia minima di dignità per la loro esistenza.

Può esserci un programma di questa Giunta, di qualsiasi Giunta, che non si ponga questo tema e questo problema da affrontare con misure risolutive, che dentro un progetto di sviluppo non contenga anche questo tipo di obiettivi e la rinascita della Sardegna cosa sarebbe? E la nuova politica e l'autonomia cos'è e cosa sarebbe, se non fa i conti con questi temi e con questi problemi, cioè con la gente che ha e vive addosso, nella sua vita, nella sua esistenza, questi drammi? Poi si dice "non c'è sicurezza"; no, non ce n'è sicurezza.

Le rapine, il Far West, vengono liquidate, quello è ecoterrorismo, questo è ugualmente altro terrorismo, tutto è terrorismo e non c'è mai capacità della politica di capire cosa accade in questa Regione perché ormai ruspa sta diventando sinonimo di bancomat dentro tutti i nostri paesi e pare che sia solo storia da raccontare nella cronaca locale. Tante ruspe, tanti bancomat!

E` un fatto casuale? E le rapine stile Far West? Richiamano solo terrorismo o non richiamano invece l'incapacità della politica e dei governi di affrontare queste questioni? Certo c'è questa incapacità se, come pare, per ragioni che non riuscite a spiegare, ma che sono evidenti in questa analisi politica e in questa critica politica, voi avete cessato la vostra funzione, noi vi diciamo: "Prima lo fate, meglio è". Chi dice a turno che vuole in questa Regione le elezioni anticipate di voi di destra dite una bugia ancora una volta, perché non è vero che voi volete le elezioni anticipate, neppure Pittalis le vuole, da ultimo. Voi, per bene che vada, le elezioni anticipate le subite perché avete fallito, perché siete incapaci anche di concorrere a fare qualunque maggioranza ;e in ogni casa quelle elezioni non sarebbero anticipate di sei mesi, sarebbero ritardate di quattro anni, perché le elezioni democraticamente, l'appello al popolo democraticamente, si sarebbe dovuto fare in questa Regione quando, non essendovi una maggioranza sicura per poter governare, prima di fare gli ingaggi a partita iniziata, prima di segnare quel goal di rigore calciato dall'arbitro all'inizio di questa legislatura; avreste dovuto allora essere sì coerenti e responsabili come dite e scrivete oggi e andarvene allora. Avreste risparmiato tanti danni e disastri a questa Regione e oggi non saremmo nella condizione di dover assistere a questo spettacolo indecoroso nel quale voi tentate disperatamente di mettere insieme macerie per costruire non si capisce che cosa, perché sarebbero comunque cose destinate al fallimento disastroso ugualmente e più immediato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il P.P.S. non ha voluto questa crisi, che ritiene inopportuna e dannosa e questo vista anche la difficile situazione economica e sociale dell'Isola; e devo dire che in questi giorni, in questo tempo, ha lavorato e si sta impegnando per evitare una interruzione traumatica della legislatura. Questa sarebbe la prima volta nella storia autonomistica della Sardegna ed è una sconfitta dell'autonomia stessa.

Noi stiamo lavorando per ricomporre il quadro politico del 1999, un quadro politico che è nato in una situazione devo dire anche allora difficile, dovuta anche ad una legge elettorale sbagliata, imperfetta, che non aveva dato la maggioranza a nessuno dei più grandi schieramenti in campo; e devo dire allora nacque questa maggioranza che era un confronto tra il Polo delle Libertà, devo dire una maggioranza nata, per quanto ci riguarda, con sofferenza e preoccupazione, però nacque questa alleanza che vedeva, come dicevo, le forze del Polo insieme alle forze, diverse forze del centro moderato, che sono il P.P.S, l'U.D.R., i Riformatori, i Sardistas, lo stesso U.D.C. che ha assunto una posizione molto autonoma soprattutto in questi ultimi tempi, e voleva essere allora una sorta di laboratorio politico.

Devo dire anche che ha visto questa alleanza, diciamo con risultati che sono stati abbastanza significativi in diverse situazioni e competizioni elettorali che ci sono state, mi riferisco alle elezioni provinciali, a diverse elezioni amministrative, dove sicuramente questa alleanza ha dato risposte importanti dal punto di vista politico.

Devo dire però che forse purtroppo questa coalizione non ha saputo cogliere appieno e valorizzare appieno i risultati che ha prodotto in questi anni; da parte nostra devo confessare che c'è disagio e preoccupazione per il travaglio interno di Forza Italia, noi riteniamo dovuto soprattutto a condizionamenti esterni che, devo dire, non riguardano soltanto questo partito e la nostra speranza è che prima della votazione finale la situazione politica venga ricomposta, per fare un governo vero, un governo che governi, non un governicchio che galleggi fino alla fine, perché questo a noi non interessa.

Il momento è delicato per la Sardegna, anche perché c'è una difficile integrazione europea, è un momento caratterizzato da grandi emergenze, emergenze infrastrutturali, occupazionali, del mondo produttivo e la Regione Sardegna in questo momento è impegnata nella spendita delle risorse comunitarie del 2000/2006, devo dire che ci sono scadenze importanti che vanno rispettate e devo dire che per quanto ci riguarda c'è molta preoccupazione per il rispetto dei tempi della spendita di queste risorse. Ma non solo: ci sono i fondi CIPE che sono finanziamenti importanti che riguardano la Sardegna, che anche questi necessitano di precise e specifiche scadenze, ci sono le intese Stato-Regione, che riguardano diversi settori e che vanno seguite con grande attenzione, e ci sono i finanziamenti della stessa legge obiettivo, che sono importantissimi per quanto riguarda lo sviluppo sociale ed economico della Sardegna. Ecco, dalla capacità che avremo di programmare e di spendere queste risorse dipenderà sicuramente il futuro della Sardegna. Il potenziamento del sistema produttivo imprenditoriale, la valorizzazione delle risorse umane, materiali e ambientali della Sardegna, così come il miglioramento infrastrutturale per la realizzazione di opere strategiche di grande respiro saranno in grado di far fare alla Sardegna un salto di qualità e quindi di rendere competitiva la Sardegna nei confronti delle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Questa maggioranza, prima con il presidente Floris, poi con il presidente Pili, ha operato bene; ha affrontato meglio di altre nel passato i grandi problemi della Sardegna, i nodi dello sviluppo della Sardegna, a iniziare dal problema acqua, dove c'è stato un importante accordo di programma sull'acqua, ha programmato e avviato interventi importanti per quanto riguarda il collegamento fra gli invasi e gli schemi idrici, ha fatto interventi importanti mai visti prima per quanto riguarda le perdite nelle reti, ha fatto progetti importanti per quanto riguarda il recupero delle acque reflue. E io dico anche che, una volta completati, questi interventi risolveranno definitivamente in Sardegna il problema idrico con la possibilità finalmente di programmare la risorsa idrica nel pluriennale o almeno nel triennale. Quindi sono risultati di grande importanza che non vanno sottaciuti, che invece vanno sottolineati con la dovuta attenzione.

Così come, per quanto riguarda il problema energetico, bisogna dire che anche qui c'è stato un piano regionale energetico che è avanzato; c'è il progetto dell'elettrodotto, del metanodotto, che riguarda il collegamento dell'Algeria con la Sardegna, l'Italia e l'Europa, e questi non sono più progetti che riguardano una enunciazione teorica degli stessi, ma sono progetti che hanno fatto importanti passi avanti in questi anni. Così come la continuità territoriale, altro nodo storico dello sviluppo della Sardegna, benché, bisogna dirlo, è al di sotto delle nostre aspettative, soprattutto per quanto riguarda la continuità territoriale passeggeri, però sicuramente è stato un importante passo avanti che può essere migliorato, così come io credo che la continuità territoriale relativa alle merci debba comunque andare avanti, perché anche questo è un risultato che deve essere perseguito da questa Regione se vuole essere al passo con le altre Regioni d'Italia e d'Europa.

Lo stesso il discorso della chimica, io mi rendo conto che non è semplice oggi parlare di chimica in Sardegna, c'è stata una gravissima crisi in questo settore, però anche qui io ho visto dei segnali importanti: c'è l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici di Ottana, di Porto Torres e di Assemini, ben sapendo che i tempi sono diversi, non ci sarà più uno sviluppo della chimica come nel passato, ma bisogna prendere in considerazione il fatto che ancora oggi io credo che può essere momento importante non solo dal punto di vista occupazionale, ma soprattutto dello sviluppo, la chimica in Sardegna. Così come per quanto riguarda la viabilità, bisogna dirlo questo, è stato approvato un APQ sulla viabilità, la Sardegna è stata inserita nella legge obiettivo per la rete viaria primaria, sono stati fatti importanti passi avanti per quanto riguarda la progettazione e il finanziamento di arterie di grande importanza, tipo la 131 che vede la Sardegna aver completato tutta la progettazione, quindi pronta a rifinanziamenti qualora il Governo avesse questa volontà di finanziarli; così come la strada statale 125, un problema storico per quanto riguarda le zone dell'interno della Sardegna, in particolare dell'Ogliastra, che ha visto anche questa il completamento della progettazione, il finanziamento e l'avvio di quasi tutti i venti lotti che riguardano quell'arteria; così come la strada statale Sassari-Alghero e così come c'è stato l'impegno della progettazione, ma anche il finanziamento delle prime tranche della strada statale della Sardegna centrale, quindi la trasversale sarda che collega Oristano con Arbatax.

Quindi sono tutta una serie di interventi di grande importanza che avevano bisogno sicuramente di essere completati, perché non basta soltanto avviare, alcuni sono già completati, altri sicuramente dovranno essere definiti nel breve periodo. Però io credo che anche alcune questioni che riguardano in modo particolare la legislazione in Sardegna, che riguardano quindi l'intero Consiglio regionale, abbiano bisogno di un'accelerazione, siano individuate fra le priorità assolute della Sardegna. In particolare mi riferisco alla legge elettorale: noi probabilmente saremo costretti a votare con una legge nazionale, invece abbiamo bisogno di una legge che sia più adeguata alla realtà della Sardegna. Noi diciamo che il bipolarismo nazionale, così come i poteri del Presidente, sono già progetti che a livello nazionale stanno entrando in crisi, figuriamoci se non entrano in crisi in Sardegna, dove c'è una situazione che è particolare per quanto ci riguarda e che non può essere equiparata a nessun'altra regione d'Italia. Noi diciamo anche che i consiglieri regionali devono essere eletti dal popolo, non possono essere scelti dalle segreterie politiche, soprattutto se sono quelle romane. Pertanto io credo che la legge deve essere una legge che premia la vera volontà delle popolazioni, che premia ed elegge quei consiglieri che hanno avuto il consenso popolare, non una legge che premi i portaborse, che premi le persone che devono essere sistemate perché poi devono essere funzionali alle esigenze dei vari partiti.

Pertanto noi, dove è possibile, ci impegneremo perché questa legge venga modificata, anche perché non è giusto che una legge, questo bipolarismo nazionale, che cancelli alcune peculiarità storiche della Sardegna non va bene, quando noi invece siamo favorevoli al mantenimento del pluralismo democratico, perché non deve essere una legge che deve cancellare le formazioni politiche, né in Sardegna né altrove. Così come, ne cito soltanto una che ritengo legge di grande importanza, che è già da alcuni mesi nella Commissione lavori pubblici, ed è la legge quadro sui lavori pubblici, una legge di riordino dopo 17 anni, che praticamente cancella una decina di leggi che attualmente si occupano dei lavori pubblici e semplifica e rende più snello e adeguato il complesso sistema.

C'è tutta una serie di altre leggi, a parer mio, che potrebbero essere prese in considerazione in questa coda di legislatura, qualora la situazione evolva in un certo modo, però non c'è sicuramente il tempo per approfondire alcuni aspetti di queste leggi che sono in cantiere.

Devo dire che questa legislatura, senza voler nascondere i problemi che ci sono stati e che ci sono, non merita una fine così traumatica, ma credo meriti di avere il tempo di raccogliere tutto o parte di quello che ha seminato e che non è poco.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è davvero azzardato definire drammatico il momento che la politica sarda vive in queste ore, e proprio quando le situazioni sono più difficili ci pare ancora più il caso che si operi con intelligenza, ponderatezza e senso della responsabilità politica. Per questo mi pare meglio intervenire incentrando la nostra attenzione sulla sfida politica che abbiamo dinanzi e badando ai problemi gravi e drammatici della Sardegna, piuttosto che prestare attenzione alle parole non certo distensive e non certo puntuali, anzi spesso non certo opportune, che anche ieri e oggi l'Aula ha dovuto ascoltare da parte di alcuni colleghi della coalizione.

Ognuno di noi in quest'Aula ben conosce le ragioni che hanno determinato una crisi che è una crisi antichissima, che ha radici per lo meno nel 1999 e nei frutti di quella legge elettorale ambigua e compromissoria, cioè il sistema misto, maggioritario e proporzionale. Ma ciascuno dei colleghi qui presenti sa bene che abbiamo voluto superare la crisi di allora con gli strumenti della politica e stringendo un patto politico programmatico intorno alla presidenza del collega Mario Floris, nell'impossibilità di farlo attorno ad altri colleghi, che taluni dicono "indicato dagli elettori", ma io confermo sempre che i voti si misurano e valgono la notte dello spoglio, il giorno dopo siamo tutti uguali.

Quando le condizioni politiche lo hanno permesso abbiamo lavorato e non ho alcuna remora a dire che abbiamo lavorato alacremente e fruttuosamente attorno al presidente Floris, così come attorno al presidente Pili - parlo per la mia parte politica -, che abbiamo lealmente sostenuto anche quando una componente della maggioranza gli ha fatto mancare il proprio voto. Abbiamo sostenuto i suoi due successivi tentativi di formare una Giunta, con lealtà, con correttezza, votandolo per un primo tentativo e con un'astensione produttiva nel secondo caso, intendo produttiva di risultato, perché una contrapposizione avrebbe potuto dimostrare il contrario.

Né abbiamo invitato chicchessia, se non il veterano, il decano del nostro Consiglio, l'amico Felicetto Contu, che a mo' di battuta ha detto all'onorevole Pili che quando uno prende 22 voti, almeno nella vecchia Democrazia Cristiana tanto vituperata, doveva per un momento arrossire e subito dopo dare le dimissioni. Quindi nessuna remora a dire che abbiamo lavorato.

Con la stessa onestà intellettuale e con lo stesso senso di responsabilità abbiamo avanzato una candidatura alla presidenza per un uomo che si rifacesse alla cultura e alla storia centrista. Abbiamo ricevuto risposte al limite dell'ingiuria: "Mai con un democristiano " è stato detto da più parti, nei corridoi del Consiglio e nei meandri del palazzo. Senza dare però fuoco alle polveri, abbiamo accettato l'ipotesi di una candidatura di Alleanza Nazionale, il partito più lontano da noi per collocazione e storia politica, e abbiamo votato il collega Italo Masala; l'abbiamo fatto perché attorno alla figura del collega Masala tutte le componenti della coalizione hanno ritenuto di poter proseguire l'esperienza iniziata quattro anni fa, tutti i partiti, tanto è vero che il collega Masala ha ricevuto 41 voti, dunque anche i voti dei consiglieri regionali di Forza Italia, che cinque giorni fa, non un anno fa, hanno votato Masala per costruire attorno a lui un governo.

Questo è stato l'impegno negli organi collegiali. Di impegni diversi e smentite non vogliamo saperne, sono buffonate e atti di scorrettezza politica. Ciascuno dei componenti della coalizione ha rinunciato a una parte delle proprie richieste, con lo scopo di creare un governo che ci consentisse di traghettarci fino alle elezioni regionali per chiudere provvedimenti importanti e completare l'azione di governo. Cosa sia successo dopo, in poche ore, solo Dio lo sa; all'improvviso, con motivazioni che francamente sono assolutamente incomprensibili, ma certamente pretestuose, Forza Italia ha chiesto di sottoscrivere un documento preparato con ogni evidenza, in stanze lontane da quelle del Consiglio regionale, che aveva il solo scopo di innalzare barricate e porre pregiudiziali e veti.

Sin da quando esiste la politica, i documenti sono il frutto dell'incontro delle posizioni e la sintesi delle varie sensibilità che formano una coalizione, non una ricettina bell'e pronta, elaborata da un partito e digerita acriticamente dagli altri componenti l'alleanza, tanto è vero che noi abbiamo desistito dall'elaborare e presentare un documento politico programmatico incentrato sulla necessità delle elezioni primarie e sulla riscrittura della legge elettorale regionale che, come qua ciascuno sa, sono e restano i nostri capisaldi.

Come ho già detto, non intendo fare polemica, al contrario noi vogliamo salvare le ragioni dello stare insieme, ma quando abbiamo assunto la responsabilità di governare l'Isola insieme alle mille difficoltà incontrate, talvolta queste difficoltà frapposte dagli stessi alleati, penso che abbiamo fatto un discreto lavoro, non eccellente, non un qualche cosa di illuminante, sia con Mario Floris sia con il presidente Pili.

Per lo specifico ambito della sanità di cui ho avuto la responsabilità diretta potrei enumerare un'infinità di provvedimenti, anche recentissimi, che evito di citare per esigenze di tempo, anche se altri particolarmente importanti sono ancora (e questo interessa di più) all'attenzione delle Commissioni di merito o dell'Aula.

Quello che noi vogliamo chiedere, colleghi, allora è proprio questo: vogliamo completare quel lavoro che abbiamo insieme intrapreso in tutti questi anni, o vogliamo mandare tutto al macero e lanciare l'Isola in una corsa folle verso un baratro? Il ricorso alle elezioni anticipate, lo scioglimento del Consiglio regionale è una iattura che noi vogliamo fermamente evitare per l'Isola, un danno per i cittadini, le categorie produttive, per tutti quei settori che hanno bisogno di istituzioni che li supportino e li aiutino, non di un Consiglio regionale che butti nella pattumiera gli importanti provvedimenti già istruiti che attendono solo il completamento dell'iter. Così creeremmo ritardi difficilmente comprensibili e vanificheremmo le legittime attese delle categorie produttive, delle istituzioni locali, dei singoli cittadini. Dobbiamo completare un DPEF, fare a tappe forzate una finanziaria di sviluppo. Ce l'abbiamo pronto, forse porta scalogna, probabilmente è il piano sanitario che porta scalogna; ce l'abbiamo, non riusciamo a completarlo, sarà il numero 17, i sette anni, ma è un fatto. Il piano socioassistenziale, già pronto, razionalizzazione e accorpamento Microcitemico, l'ARPAS, di cui tutti ci siamo riempiti la bocca, ma che di fatto sono pronti, ma non abbiamo avuto il tempo materiali di esitare. Il protocollo d'intesa con l'Università, avviare a conclusione tutta quella programmazione negoziata che è frutto della concertazione; dobbiamo proseguire il confronto con il Governo nazionale verso il quale non può cessare lo spirito di rivendicazione e di negoziazione per il solo fatto che si tratti di un governo amico, e non lo è, in molti settori in modo specifico.

Non importa, va mantenuto aperto il confronto soprattutto su temi di primaria importanza come quello dell'energia, che è un punto fondamentale e della chimica. Per cui avremo anche fatto molto, ma dobbiamo dare gambe all'intesa raggiunta. Andare alle elezioni significa rinunciare a tutto questo, affossare i progetti ancora non esitati, fare un salto nel buio che non gioverà certamente alla Sardegna. Occorre responsabilità, senso delle istituzioni, cultura di governo, occorre - come stiamo facendo noi adesso - moderazione, quella che porta ad abbassare i toni, valorizzare i punti di contatto non quelli di disaccordo, costruire insieme.

Lo dico evidentemente per i colleghi della maggioranza, questa crisi non è una farsa e nessuno può permettersi il lusso di dare lezioni a nessun altro. Siamo tutti parte di un sistema politico complesso per il quale gli equilibri nazionali influiscono direttamente su quelli regionali. Non esistono persone libere in assoluto, nessuno è svincolato totalmente dal proprio partito e dalle indicazioni che vengono date dal livello centrale, nessuno, né a sinistra, né al centro, né a destra con le dovute eccezioni. Così come se i singoli consiglieri votassero in libertà i risultati sarebbero certamente ben diversi, come sanno tutti, perché allo scioglimento non ci vuole andare nessuno, davvero!

Al riguardo, come parte politica, diciamo che noi non accetteremo che ci venga chiesto di calpestare la nostra autonomia; così come quando la stampa ha riportato, anche al momento delle elezioni, che siamo autonomi da Roma, Roma non ha mai interferito - al di là delle chiacchiere dette qui dentro da qualche sponsor che evidentemente voleva qualcosa - nelle nostre scelte, neanche questi giorni, anzi ritiene che quello che si sta facendo sia una cosa poco gradita, ma soprattutto poco seria e che non abbia nessun senso di responsabilità.

Ma esistono vincoli, vincoli rigidi che i partiti impongono ai loro componenti, almeno taluni; è naturale che sia così e dunque non occorre fare la parte dei puri, in quest'Aula non ci crede nessuno; ma sia ben chiaro a tutti che quello che succederà oggi in quest'Aula non può non lasciare un'eredità pesante sulle scelte che faremo al momento del ricorso alle urne. Non si tratterà di scelte cancellabili certamente con un colpo di spugna.

Noi, caro onorevole Masala, la sosterremo in coerenza del voto espresso, al contrario eventualmente di altri, e la invitiamo ad andare avanti, speriamo che il senso di responsabilità prevalga e si evitino atteggiamenti e metodi che sono al di fuori di ogni etica politica.

L'ultimo è questo documento che parla di logica spregiudicata e distruttiva, che parla praticamente di ricatti continui senza rendersi conto che a seconda del ruolo e delle parti nel gioco delle carte, evidentemente, una situazione va bene oggi e non va bene domani.

Sono queste le ultime ore! Vedete in politica quando un Presidente convoca i consiglieri che l'hanno votato ad un incontro e senza giustificati motivi non si va è stupidità politica ed è mancanza di cultura politica.

Il Presidente questo l'ha fatto, ed è soprattutto un libero confronto fra colleghi; questi metodi, i diktat non li accettiamo, sono inaccettabili. Io mi rivolgo, per concludere, al Consiglio perché ritengo che l'intero Consiglio abbia l'obbligo di rigettare, da qualunque parte vengano, i diktat. Noi, per la parte nostra, non li accettiamo e non abbiamo vincoli, questo sia chiaro!

E` in piena autonomia e se si dovesse accedere alle elezioni anticipate, sia una scelta autonoma del Consiglio e non imposizioni esterne.

Questo riteniamo che sia fondamentale nelle scelte. Onorevole Masala, vada avanti, se qualcuno vuole lo strappo, credo sia fondamentale in questo momento capire esattamente chi è nel giusto, chi è coerente, chi è corretto e chi invece evidentemente vuole e ritiene che si tratti di un penultimatum. Di penultimatum ne abbiamo avuto e sentito fin troppi!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che l'intervento odierno non sia per me comunque un intervento facile. Non è un intervento facile perché ci troviamo in una condizione di grande difficoltà del Consiglio regionale della Sardegna ed anche il movimento dei Riformatori vive, insieme ad altri partiti di questa maggioranza, la situazione di grande sofferenza che in questi giorni i mass media, i giornali e le televisioni stanno ben mostrando a tutti i sardi.

Quindi è difficile fare un ragionamento, è difficile perché probabilmente sarebbe molto più facile lasciar parlare il cuore, e se parlasse il cuore probabilmente rischieremmo di strappare anche quei sottili fili di comunicazione e di ragionamento che ancora oggi restano aperti e devono restare aperti.

Allora è necessario partire dalle dichiarazioni che il Presidente della Giunta ha reso. Le dichiarazioni del Presidente della Giunta - è stato sottolineato da qualche altro intervento fatto in quest'Aula - sono state delle dichiarazioni lucide, serene e coraggiose. Dono state dichiarazioni che, qualcuno ha notato, richiederebbero forse ben più di nove mesi per essere messe in pratica; ma questo secondo noi non è un elemento negativo, è anzi un elemento fortemente positivo perché indica con forza la volontà di questo Presidente di non rappresentare né se stesso, né soltanto il suo partito, ma di rappresentare una coalizione, una coalizione che ha ancora voglia di sfidare la Sardegna sulla sua volontà di continuare nel cammino di cambiamento che si è comunque in questa legislatura iniziato.

Perché, signor Presidente, qui tutti ricordano delle piccole tragedie politiche dell'inizio di legislatura; in tanti discorsi risuonati in quest'Aula è stato richiamato qualche tradimento consumatosi all'inizio di legislatura e qualche volta, alla fine, quando le uniche occasioni di polemica da parte dello schieramento contrapposto sono queste, questo ha fatto quasi sorridere, come ha fatto quasi sorridere (e io voglio ancora una volta strappare il sorriso dei miei colleghi) quando tante volte noi Riformatori, nell'analizzare le difficoltà di questa maggioranza, abbiamo detto che era necessario ripartire dallo spirito di Aritzo.

Questo spirito di Aritzo è stato tante volte interpretato come una sorta di spirito di vacanza, di spirito deceduto, che non era più presente in quest'Aula e che non era più presente in questa coalizione.

Niente di più errato, niente di più sbagliato! Questa coalizione, senza che ci si ricordi di quali erano i presupposti da cui è nato il forum delle opposizioni di Aritzo e da cui è nata questa maggioranza non ha nessuna ragione di esistere; questa coalizione nasce dalla frantumazione di ogni speranza nella politica che si era realizzata nella scorsa legislatura, nasce tenendo insieme e unendo sensibilità diverse, partiti politici diversi, storie politiche diverse, sensibilità politiche diverse, quindi nasce facendo e rendendo un valore aggiunto tutto ciò che oggi sembra invece essere un elemento detonante all'interno della coalizione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue VARGIU.) Signori, le sfumature, le differenze, quelle che separano il nostro movimento dal partito che esprime il Presidente sono elementi di ricchezza, non elementi di povertà, se vengono utilizzati nel giusto contesto, per poter rappresentare fasce differenti della gente sarda, per poter rappresentare diversi modi di sentire che in Sardegna ci sono, che sono riconosciuti all'interno dello stesso schieramento alternativo al centrosinistra e che non sono per forza omologati a schieramenti nazionali.

Ecco, forse il fatto di esserci dimenticati, dopo qualche anno di lavoro, di quelli che erano stati i presupposti da cui era nata questa coalizione è stato l'errore di questa maggioranza, perché si è preso un piano inclinato con del sapone spalmato sopra che ci ha portato ad una situazione di litigiosità interna ingiustificata rispetto ai problemi che stavamo andando ad affrontare e mortale per i destini di questa coalizione.

Noi siamo abituati, cari colleghi del Consiglio, anche in questo momento a parlare tra di noi, a ragionare tra gli ottanta, a pensare che il mondo si esaurisca in questi ottanta di questo Consiglio regionale. Quali orecchie abbiamo fuori da questo Consiglio regionale? Quanti di noi, colleghi della maggioranza, al di là del piccolo corteo che ognuno di noi ha di persone che comunque e sempre dicono di sì e sono sempre soddisfatti di quello che facciamo? Quanti di noi hanno avuto in questi ultimi mesi orecchie per sentire quello che fuori dal palazzo viene detto?

Beh, voi pensate che i sardi abbiano gradito gli scontri che intorno a questa maggioranza si sono realizzati? Pensate che i sardi abbiano gradito il clima di litigio nel quale noi abbiamo ragionato, che non era più un clima in cui partivamo dalla consapevolezza della condivisione, perché nella consapevolezza della condivisione dei programmi e dei progetti c'è il ragionamento che fa crescere. Quando si perde la consapevolezza della condivisione, insomma, allora si può bisticciare su qualunque cosa, anche sull'ultimo consigliere di amministrazione dell'ultimo ente possibile in questo mondo.

Questo è il ragionamento che dobbiamo tenere bene a mente, dobbiamo tenere bene a mente che noi non siamo dei carcerati dentro questo palazzo, noi siamo rappresentanti della gente, che è quella che troviamo per strada, ma non quando andiamo da assessori o da consiglieri regionali, quando non veniamo riconosciuti e sentiamo i ragionamenti che sul palazzo della politica la gente fa. Ragionamenti che coinvolgono la maggioranza, ma che non risparmiamo l'opposizione, perché anche l'opposizione ha un ruolo consiliare che tante volte, in questo Consiglio regionale, sulle regole è venuto a mancare. Ha un ruolo progettuale, una buona opposizione aiuta la maggioranza ad essere migliore perché la stimola, la fa crescere, fa in modo che una maggioranza sia costantemente richiamata al rispetto di quelli che sono i suoi obiettivi, di quelli che sono i suoi impegni con l'elettorato.

Questi sono i motivi per cui quando qualche mese fa abbiamo iniziato quello che sembrava un ragionamento - e un ragionamento poi alla fine rischia di non essere - su quello che poteva, su quello che può essere il futuro della coalizione, questo è il motivo per cui noi Riformatori ci siamo detti contrari alle elezioni anticipate, non perché ciascuno di noi, come è legittimo, possa avere paura di non continuare a fare politica all'interno di questo Consiglio regionale, perché può succedere che i nostri elettori non si riconoscano in quello che noi abbiamo fatto, ma quello è il giudizio dell'elettorato e sappiamo che giustamente prima o poi ci si arriva, ma per altri motivi, perché non ritenevamo che fosse finito il carnet delle cose da fare; non ritenevamo che la maggioranza nata ad Aritzo, che la maggioranza che si è raccolta nel 1999 nel cartello elettorale del centrodestra avesse finito il suo compito; non ritenevamo che dovesse andare a casa a leccarsi le ferite degli ultimi litigi e degli ultimi bisticci.

Ritenevamo che ci fossero tante cose da fare, riteniamo che ci siano nell'interesse della Sardegna e di questa coalizione che fa gli interessi della Sardegna ancora tante cose da fare. Eravamo perfettamente consapevoli che le condizioni di scollamento a cui questa coalizione stava andando incontro non sarebbero state il viatico per potersi presentare agli elettori per poter chiedere la conferma per altri cinque anni.

Gli elettori che stanno fuori da questo palazzo sono molto meno distratti sia di quanto noi pensiamo, sia di quanto pensi quel piccolo numero di amici personali con cui noi parliamo ogni giorno, che probabilmente sono influenzati nei loro giudizi dall'affetto che hanno per ciascuno di noi e anche dal modo in cui noi gli proponiamo le cose della politica e il lavoro che svolgiamo all'interno di questo Consiglio.

Noi abbiamo prospettato un cammino sicuro, abbiamo sottolineato che le elezioni anticipate sarebbero state una dichiarazione di fallimento di un'alleanza non più in grado di risolvere né i propri problemi, né quelli della Sardegna e abbiamo anche indicato una strada maestra perché la coalizione potesse essere forte e presente, una volta ripresa la sua attività consiliare e la sua attività di Giunta, anche al successivo appuntamento elettorale. La strada maestra è e resta quella delle elezioni primarie, elezioni primarie che consentono alla gente sarda di scegliere sul serio, senza imposizioni di nessuna parte, né romana, né di segreterie di partiti sardi il candidato che ciascuno schieramento intende presentare per la presidenza della Regione.

Elezioni primarie che se c'è un ragionamento aperto sulle regole possono essere fatte, per miglior sistema di garanzie, insieme col centrosinistra e in questo modo ciascuno sceglie il candidato che ritiene di dover presentare alla presidenza della Regione, ma non lo sceglie all'interno di sagrestie ristrette e neanche all'interno di noi ottanta, lo sceglie per le strade, lo sceglie tra la gente, lo sceglie sui progetti politici e sulle facce di ogni singolo candidato.

Allora, a quel punto, davvero le sfumature, le differenze che all'interno di ogni coalizione ci sono diventano un arricchimento della coalizione perché fanno crescere all'interno della coalizione la consapevolezza, che è del bipolarismo, che riuscendo a mettere insieme le sfumature diverse si vince, mentre la omogeneità taglia fuori fette di società e conduce inevitabilmente alla sconfitta.

Questo è il ragionamento che noi abbiamo fatto ad Aritzo, questo è il ragionamento che ancora oggi, dopo quattro anni e mezzo, facciamo all'interno di quest'Aula.

Il Presidente Masala è stato eletto al termine di cinquanta giorni in cui lo schieramento di centrodestra non ha dato all'esterno prova di coesione, ma è stato eletto in un clima che è stato segnato come clima diverso; e anche fuori da questo palazzo l'elezione del Presidente Masala ha rappresentato un'inversione di rotta all'interno dell'attività e del lavoro di questo Consiglio e di questa maggioranza.

Il Presidente Masala ha iniziato bene il suo cammino, l'ha iniziato bene perché consapevole di essere sostenuto graniticamente, forse per la prima volta all'interno di quest'Aula, da 41 voti su 41 di quelli di cui disponeva, senza un franco tiratore, senza un dissenso neanche sotterraneo. Ha iniziato bene e ha iniziato dando la consapevolezza a tutti quanti noi, colleghi della maggioranza, di poter andare avanti e di poter utilizzare questi nove mesi per ribaltare lo spirito di malinconica sconfitta che cominciava ad aleggiare sulla nostra coalizione, costituendo quel valore aggiunto che tutti quanti insieme potevamo riportare in direzione di una vittoria elettorale nell'aappuntamento del 2004.

In questi giorni sono successe delle cose, signori, che è difficile inquadrare e non voglio neanche perdere del tempo nel tentativo dell'inquadramento perché purtroppo, nonostante non sia tra i più anziani di questo consesso, faccio attività politica da trent'anni, ho sempre sostenuto anche discutendo con miei colleghi di Gruppo che in politica alla fine di tutti i tira e molla, alla fine di tutte le prese di posizioni strumentali, alla fine di ogni scontro legittimo su ogni posizione politica o semplicemente di assetto, prevale la ragionevolezza. Prevale la ragionevolezza perché questa è la politica.

La politica è ragionevolezza, la politica è mediazione, la politica è ragionamento tra diversi che, di fronte ad obiettivi che sono obiettivi comuni, trovano poi i necessari elementi di mediazione, di compenso e di riequilibrio che consentono di chiudere nell'interesse generale della coalizione; e siccome io sono convinto oggi che l'interesse generale della coalizione sia quello generale dei sardi, nell'interesse generale dei sardi.

Invece è successo, o sta succedendo, qualcosa che non mi è facilmente comprensibile e che sfugge alle regole della ragionevolezza; e devo dire che se sette giorni fa, prima dell'elezione del Presidente Masala, mi avessero chiesto quali consideravo potessero essere le reali possibilità di scioglimento di questo Consiglio, avrei espresso una percentuale alta. Ma dopo l'elezione del Presidente Masala, dopo l'esposizione del partito del Presidente Masala, devo dire che ritenevo, e ritengo ancora, che questo tentativo non possa che essere coronato da successo, perché se non fosse coronato da successo verrebbero meno le ragioni della ragionevolezza che io in politica non ho mai visto alla fine venire meno.

Oggi condivido le parole di chi ha sostenuto che noi non possiamo come Consiglio attendere lo scioglimento romano. Ottanta consiglieri regionali di questo Consiglio regionale che è il Parlamento sovrano dei sardi non possono essere in balia di un decreto che tra 48 ore scioglierà il Consiglio regionale della Sardegna. Abbiamo fatto in quest'Aula (prima di noi altri senz'altro più importanti e prestigiosi di noi) discorsi sull'autonomia sarda. L'autonomia sarda, quella che abbiamo tanto decantato, sarà mortificata dal primo decreto di scioglimento, sarebbe mortificata dal primo decreto di scioglimento di un parlamento regionale.

Io credo che questa sia una cosa sulla quale tutti quanti dobbiamo riflettere perché sarebbe veramente qualcosa che scontrerebbe contro il ragionamento, il valore, l'idea di autonomia sarda che ciascuno di noi ha.

E poi - ed è l'ultimo ragionamento che io voglio fare in quest'aula ai colleghi della maggioranza - quando questo Consiglio regionale venisse sciolto, avremmo sei mesi, otto mesi, nove mesi di tempo perché questa coalizione riesca a recuperare i cocci di quello che in questi giorni rischia di esplodere? No, colleghi della maggioranza, se il 5 avremo lo scioglimento del Consiglio, la settimana dopo dovremo iniziare insieme a preparare le liste per le prossime elezioni, se tutti voi, come noi, credete che questa coalizione sia il principale valore fondante della maggioranza. Se ognuno di noi ha già deciso di fare dei percorsi in solitudine è giusto che lo dica in quest'Aula. E' giusto che chi vuole fare dei percorsi da solo lo dica apertamente a tutti coloro con cui ha collaborato per quattro anni che gli chiedono di collaborare per altri cinque anni. E' giusto che noi sappiamo chi sono i nostri compagni di viaggio, è una frase che mi sono sentito dire e che come un boomerang restituiamo al mittente; è giusto che si sappia se esiste un progetto, se esiste un disegno per la guida della Sardegna, se esiste una strategia che collega partiti politici che insieme vogliono andare avanti, perché le nuove elezioni, le elezioni anticipate sono domani, la presentazione delle liste è ad horas e la presentazione delle liste richiede, per poter avere una coalizione, una solidarietà interna che oggi stiamo consumando stilla a stilla e che rischiamo di non trovarci più né come valore aggiunto, né come bagaglio in bisaccia. E i sardi sapranno giudicarci, sapranno considerare il lavoro che abbiamo svolto, e così come ci hanno incoraggiato quando abbiamo dimostrato di voler invertire la tendenza, probabilmente sapranno castigarci nel momento in cui abbiamo dimostrato che non siamo in grado di gestire la fiducia che ci è stata accordata e affidata.

Presidente Masala, l'ho già detto, lei si è esposto personalmente dimostrando un coraggio inusuale; si è esposto il partito politico che lei rappresenta e che è stato, come lo sono stati i Riformatori, un partner assolutamente affidabile e di critica costruttiva in questa maggioranza. Quando abbiamo avuto qualcosa da ridire l'abbiamo fatto in Aula, come l'ha fatto lei e come l'ha fatto il suo partito, allora anche noi le diciamo di andare avanti sino in fondo, e anche noi le garantiamo che il sostegno dei Riformatori sarà sino in fondo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, ci troviamo in una strana situazione perché la crisi è tutta interna alla maggioranza, una maggioranza spaccata, distrutta, lacerata; gli interventi, per certi versi pregevoli, dei colleghi Vargiu e Oppi dimostrano in maniera inequivocabile come la maggioranza sia andata in pezzi.

E' la prima volta che i colleghi della maggioranza non si rivolgono all'opposizione anche polemicamente, ma si rivolgono invece agli stessi colleghi della maggioranza, di un altro partito, e lo fanno polemicamente, lo fanno dicendo: "Non comprendiamo il vostro comportamento." E lo fanno dicendo: "Avete votato quattro giorni fa il presidente Masala, che cosa è successo che non potevate intravedere quattro giorni fa se non un ordine romano che ci umilia?" Lo dicono loro. Io mi rivolgevo prima ai colleghi qua, a Siro Marrocu e agli altri dicendo: "Ma che cosa possiamo dire noi oltre questo? Siamo disarmati!" Potremmo dire: "Concordiamo con gli interventi di Vargiu, Oppi e degli altri e ci sediamo, vi aspettiamo." Che cosa possiamo dire di più di quello che i colleghi della maggioranza hanno detto per sottolineare che la maggioranza è in pezzi, è in frantumi? Che cosa possiamo dire sulle vostre inadeguatezze, sui vostri conflitti, sugli interessi che, l'avete detto voi, una parte politica sta anteponendo alla coalizione e alla Sardegna? Potremmo tacere e dire: "Traetene le conseguenze". Potremmo dire: "Non vi aspetterete, io credo, lo dico alla parte della maggioranza che sta cercando di dare una prospettiva alla Giunta, che i vostri conflitti li mediamo noi, li risolviamo noi?" Che cosa possiamo fare se voi dite venendo qua: "La maggioranza non è più in grado di governare perché si è spaccata"? Noi che cosa potremmo dire se non prenderne atto, lo diciamo in maniera molto sommessa, perché convinti di non poter andare oltre il tono del collega Vargiu, del collega Oppi, l'amarezza, che io condivido, naturalmente io faccio l'opposizione e faccio un altro lavoro, ma al posto vostro capisco l'amarezza di chi come voi ha dato sostegno, per esempio, al collega Pili, l'amarezza del collega Masala e di A.N., che in questa legislatura ha dato sostegno rinunciando anche a legittime aspettative e ora si trova di fronte a un muro eretto in maniera improvvisa e non sa come farne e non sa come comprendere. Noi vi diciamo qual è la nostra interpretazione, sono anni che vi diciamo: "Badate, cari colleghi, che le maggioranze costruite sui ribaltoni, sui tradimenti, sul trasformismo, costruite sugli appetiti individuali o di piccoli gruppi, costruite sulla mancanza di coerenza dell'impegno nei confronti degli elettori non reggono, perché questi appetiti crescono sempre di più e per quanto voi abbiate triplicato il deficit di bilancio verrà il momento in cui non riuscirete a soddisfarli tutti, ed è questo che sta succedendo, ed è una maggioranza che è andata in pezzi perché i fondamenti di questa maggioranza non erano il progetto, l'idealità, la cultura, il bene comune; erano le logiche degli interessi privati anteposti agli interessi pubblici, forse non di tutti. Giorgio, forse non di tutti, ma c'è una parte che oggi si tira via dopo aver incassato tutti i vostri consensi e dice: "No, adesso siccome non comandiamo noi non giochiamo più". Da questo punto di vista questi elementi sono tornati in conto, i conti sono tornati, e la logica - mi consentite la parola pesante, ma che rende l'idea - "cannibale", di chi si mangia gli uni con gli altri, su cui è nata questa legislatura, adesso rende conto anche a voi. Questa è una logica in cui alcuni colleghi dell'ex partito popolare si sono "mangiati" la coalizione che li aveva espressi, hanno dato vita a una Giunta di centrodestra, poi la Giunta di centrodestra è stata mangiata e fagocitata dalle logiche di Pili e dal voto segreto mai smentito, quindi Pili è stato eletto; poi Pili è stato divorato dalla stessa sua maggioranza che gli dà 22 voti, umiliandolo. Ma non avevate sempre detto voi, lo dico alla maggioranza, che quello che conta sono i 150 mila voti? Poi, alla luce dei fatti e dei comportamenti, avete avuto la coscienza e consapevolezza, che io condivido, di giudicare conclusa e inadeguata quella esperienza di governo, e Pili è stato liquidato con 22 voti, Masala ne ha preso 41. E allora, che cosa è successo, chiediamo ai colleghi che hanno votato Masala con 41 voti, lo dico al collega Vargiu, ce lo spieghi lei, collega, spiegacelo tu, che cosa è successo in questi tre, quattro giorni?

I programmi sono quelli dell'inizio della legislatura, che avete scritto; non c'è stato uno sgarro programmatico dell'onorevole Masala che non ha recepito qualche istanza. La Giunta è la stessa, lasciando i posti a Forza Italia. Che cosa è successo, allora? Il problema è che questa logica cannibale divora tutto e non c'è la lealtà, la coerenza e la riconoscenza. Non c'è la lealtà perché il collega Masala forse non verrà votato e verrà affossato da una parte della sua maggioranza, non c'è la coerenza perché dopo aver votato con 41 voti il collega Masala non viene confermato, e non c'è la riconoscenza, se mi consentite, nei confronti anche suoi, Presidente, e del suo partito, che ha fatto in questi anni sacrifici per tenere in piedi questa specie di Baracca. Allora conta solo l'io assoluto, il narcisismo portato a livelli esasperati e patologici sui quali si costruiscono le politiche. Io ho preso visione della delibera di qualche settimana fa della Giunta Pili con cui si stabilisce un programma di 20 miliardi di vecchie lire per la pubblicità cosiddetta istituzionale da spendere nei prossimi quattro mesi. Si immolano 20 miliardi di risorse pubbliche nei confronti di un narcisismo personale per costruire un'immagine che voi stessi avete affondato!

Signor Presidente, se questa è la verità non è forse vero che la stessa logica cannibale vi divora e vi divide e divora la Sardegna? Io apprezzo le cose che dicevano forse lo stesso collega Masala, il collega Vargiu, il collega Oppi, il disperato tentativo di dire: "Ma insomma, abbiamo ancora oltre otto mesi, portiamo in porto il bilancio, la riqualificazione del POR perché sono tutte cose non fatte". Però, caro Giorgio, al di là di queste e prima di queste cose vengono anteposti gli interessi di parte, personali, di piccoli gruppi e di piccole cosche, e la Sardegna è stata mortificata da questa logica cannibale, è stata piegata, gli appetiti si sono moltiplicati e la spesa pubblica è patologicamente cresciuta. Queste cose che vado dicendo non sono opinioni, sono dati di fatto: sono cresciuti gli enti, il sottogoverno, sono cresciuti gli incarichi, le consulenze, le spese, sono cresciute le logiche di basso impero. Il palazzo è invaso da una fauna di portaborse questuanti che aspettano qualche briciola di questa gestione del potere. Lo dico con amarezza perché so che sono parole forti, ma di fronte a queste parole noi non vediamo forse e non vedete forse voi una Sardegna che brucia e non solo realisticamente, ma anche metaforicamente, una Sardegna che affonda? Le dichiarazioni di Masala con l'impegno a dire tutte le cose che in otto mesi si potrebbero fare non sono forse, l'hanno detto i colleghi che sono intervenuti prima di me, l'elenco delle cose non fatte, delle cose che bisognerebbe fare per dare un senso alla legislatura, ma che per oggi non sono state fatte? Il bilancio, la riprogrammazione del POR, il completamento delle opere pubbliche, non è forse vero che molte di queste cose sono state piegate alla propaganda? Il collega Corda ieri - e non ho per ora sentito smentita - ha parlato di cantieri finti (un'accusa grave, caro collega, ma lei è un giornalista attento, quindi immagino che sia documentato, perché se no vuol dire che renderebbe fuorviante anche il nostro ragionamento), delle inaugurazioni finte di cantieri finti, quelli che dovevano lavorare 24 ore su 24. E allora non è forse vero che la Sardegna affonda su questa politica fatta di immagine e non di concretezza, non di realtà e affonda sulle riforme inesistenti? Lo dico ai Riformatori. Voi, caro collega Vargiu, riuscirete a fare un bilancio delle riforme che questa legislatura ha fatto e presentarvi a testa alta di fronte agli elettori? Non è stato presentato nulla di tutto questo, la spesa pubblica è bloccata; oggi siamo quasi alla fine dell'esercizio, dei fondi di questa legislatura, del bilancio di questa legislatura non è stata spesa neanche una lira probabilmente, se non le spese correnti. Andate a vedere lo stato della spesa: ci sono miliardi di residui, migliaia di miliardi di residui che ingrassano le banche, ci sono cantieri fermi, cantieri fantasma, leggi inapplicate, l'agricoltura è in agonia, le imprese chiudono, le nostre energie migliori, i nostri giovani emigrano. E allora, da questo punto di vista, la scuola, l'università è in coma e la Sardegna è terra di assalto dei nuovi colonizzatori. Di fronte a queste cose le istituzioni sono bloccate, paralizzate, le Commissioni non si riuniscono da mesi e il Consiglio è chiamato a discutere i vostri conflitti, le vostre beghe, la vostra litigiosità.

Questa legislatura, cari colleghi, è iniziata male e sta finendo peggio; sta finendo nel segno della distruzione di una maggioranza che si è mangiata reciprocamente e distrutta reciprocamente; sta finendo nel segno di una Sardegna che brucia e affonda; sta finendo nel segno di una incoerenza. Ma non avevate iniziato questa legislatura dicendo: "Questa è la legislatura del rinnovamento, il presidente Pili è il Presidente più nuovo"? Forse è per questo, onorevole Masala, che Pili non vuole votarla, perché non è il rinnovamento. Non avevate iniziato dicendo: "Questa legislatura si svolgerà nel segno di Lussu"? Che fine ha fatto Lussu? E' iniziata nel segno delle riforme, l'Assemblea costituente, ma non sta invece naufragando, non nel segno dell'autonomia, ma invece nel segno della dipendenza? L'ha detto lei, l'avete detto voi. Non volevate, da questo punto di vista, una legislatura delle riforme, dell'autonomia e del federalismo? E invece oggi in quest'Aula c'è un veto di poteri, di potentati romani che neanche voi sapete perché, non sapete decifrare e state subendo. E allora, prima di chiedere a noi di ribellarci, collega Vargiu, ribellatevi voi. Non ribellatevi solamente con un voto, dite che con quella logica non siete alleabili, allora potete chiedere a noi di dare una mano per salvare la legislatura, ma non come soccorso; dite che con quella logica voi non avete niente a che fare, dite che quella logica ci mortifica e vi mortifica, dite che quella logica rende i sardi, ancora una volta, servi di altre decisioni, di altre logiche, di altro colonialismo. Allora potremmo riaprire una discussione su questo punto di vista e da questo punto di vista, perché noi ci sentiamo, come voi, umiliati. A noi non sono arrivati i veti, ma quando il veto arriva a uno di voi, a un vostro partito, umilia anche me e umilia anche voi. Noi non possiamo accettarlo e ci ribelliamo a questo veto e a questa umiliazione e diciamo che la Sardegna oggi, sotto la vostra gestione, con la vostra ipoteca, con l'ipoteca dei vostri cari e dei vostri capi e dei vostri potentati, è meno libera, è meno serena, è meno giusta, ha meno speranza, perché siete riusciti a logorare la libertà, la serenità e la speranza. Il compito che vorremmo darci e che vorremmo che tutti assumessimo, ma noi ce lo diamo come centrosinistra, è di ridare a questa terra più libertà, più fiducia e più speranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Onorevole Vargiu, è da quattro anni che ininterrottamente, ma in modo sempre più diluito, il tema di Aritzo, di quello spirito a cui lei fa riferimento, arriva in quest'Aula. Un richiamo quasi a un collante che possa aiutare tutti voi a stare assieme. Poi è vero che siete andati ad Aritzo, ma vi siete mangiati un camion di castagne e siete rientrati con una aerofagia cronica, non con lo spirito che lei molte volte ha indicato in quest'Aula. Su questo vivete, tanto da farvi dire in diverse circostanze: "Mauro, facci volare". E lo sta facendo, oggi: l'amico Pili vi sta facendo volare fuori da quest'Aula! Se non fosse perché stiamo parlando del Consiglio regionale, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Ma non è così.

Noi, come partito, abbiamo ottantadue anni di storia, di radici, di tradizioni, di cultura, di valori, di ideali e tanta dignità e coerenza, che in quest'Aula, in questi quattro anni, è andata scemando, se ne è persa completamente la traccia per arrivare ad una situazione come quella che stiamo vivendo oggi dove, incuranti del ruolo che i sardi ci hanno dato con il loro consenso, cioè votandoci, siamo qui al palo in attesa che questa maggioranza, io non voglio ritornare e fare dietrologia di come avete amministrato, sarebbe anche troppo semplice, quello che mi preoccupa fortemente è che i valori dell'autonomia sono stati calpestati e stiamo arrivando al culmine in queste ore senza che da parte di nessuno sia arrivata una voce in difesa per impedire che man mano questi valori scomparissero nel tempo.

Io ricordo quando fu approvata la legge elettorale a livello nazionale per le regioni a statuto ordinario che coinvolgeva anche noi; e voglio ricordarvi che fra tutte le regioni l'unica esclusa da questa violenza del Parlamento italiano fu la Val d'Aosta, segno evidente che in Val d'Aosta i valori dell'autonomia li conoscono talmente bene e li sanno utilizzare ed applicare nel verso giusto e che quelle popolazioni li sanno difendere strenuamente, da non subire neanche la più piccola volontà del Parlamento italiano di coinvolgerla dentro il calderone come ha fatto per la Sardegna.

In quella circostanza il Partito Sardo d'Azione, e pochissime altre forze politiche, hanno gridato allo scandalo, hanno gridato perché l'autonomia in quella circostanza è stata calpestata violentemente, mentre i parlamentari sardi tutti, di destra e di sinistra, acclamavano ad una grande vittoria, erano riusciti a farci una legge e, guarda caso, loro, gli artefici principali, oggi forse alcuni di essi sono proprio dietro le quinte in quel di Roma, a fare i burattinai di questo scenario squallido verso il quale questo Consiglio non può prestarsi ma si deve ribellare.

Questo lo dico innanzitutto a me stesso, ma lo dico a tutta l'Aula, non è un problema della maggioranza, il valore autonomistico non appartiene solo ed esclusivamente a questa maggioranza, o presunta tale, il valore autonomistico è un bene inalienabile di tutti i sardi, un valore verso il quale forse si sarebbe dovuta destinare maggiore attenzione in questa legislatura anche con l'assemblea costituente, onorevole Selis. E voglio ricordarle che comunque l'assemblea costituente, sia pur per la via sarda, che non è di minore importanza di quella del percorso nazionale, è all'ordine del giorno di questo Consiglio, è solo la volontà politica che manca, la nostra volontà di realizzare quei cambiamenti che molte volte è fuori luogo e troppo spesso a parole diciamo, ma nella realtà dell'azione politica e nella concretezza non ce ne passa o, per meglio dire, non ve ne passa manco nella mente. Faccio una pausa un po' lunga, visto che si fa così nella comunicazione.

Quale silenzio, quale silenzio di complicità in quest'Aula deve esistere in queste ore? Noi a questo silenzio, come qualcuno vorrebbe, non ci presteremo, assolutamente, continueremo a denunciare che quei valori e quelle competenze specifiche di questa Assemblea tali devono restare. La legge elettorale, che piaccia o non piaccia, è all'ordine del giorno di quest'Aula. Se è vero che tutti la vogliamo, e se è vero che è stata esitata anche in modo non condivisibile dalla Commissione, perché non tutti possono condividere, è pur vero che quest'Aula dall'alto della sua sovranità ha il dovere, il compito di scrivere le regole in piena autonomia e libertà perché finalmente si ponga riparo a quello sfregio, perché di sfregio si tratta, subito dal Parlamento italiano. Ed invece vedo che ognuno fa i conti, io dico della "serva"; preferiscono le elezioni anticipate, preferiscono farle immediatamente, preferiscono l'aspetto mediatico in modo tale che la gente possa essere ancora una volta confusa, la gente possa essere, dico una parola pesante, truffata nel voto e in uno scenario che è soltanto falso, privo di contenuti, fuori dalla nostra realtà e che impoverisce ulteriormente la nostra Isola. Noi da questo non ci discosteremo un solo secondo. Che il Partito Sardo d'Azione non sia per il maggioritario si sa, siamo proporzionalisti, credo che non sia vietato, non sia proibito, io dico che tra qualche anno i proporzionalisti diventeranno tanti. Diventeranno tanti come tante stanno diventando quelle regioni che stanno combattendo, quelle a statuto ordinario, quella legge elettorale fatta dal Parlamento italiano; e non a caso, un motivo ci sarà, qualcosa che non funziona esiste, non tutti si possono chiamare Formigoni, c'è il nord, il sud, ci sono realtà diverse, una società composita, esigenze differenti, povertà marcate e meno marcate, questo è un segnale d'allarme che non riusciamo a cogliere; ma no, vale di più la strategia che qualcuno ci vuole imporre.

Questa non è autonomia, potremmo chiamarla più precisamente, come mi suggeriva stamattina Pier Sandro Scano, spero di aver colto bene il tuo pensiero Pier Sandro, è un'autonomia telefonica. State aspettando una telefonata dieci minuti prima, cinque minuti prima, che qualcuno da Roma dovrebbe farvi per liberarvi, voi che siete prigionieri, voi che non siete certamente uomini liberi, voi che siete certamente in queste condizioni servi e schiavi di chi vi governa e vi dà gli ordini perché prendete ordini calpestando innanzitutto la vostra dignità personale e a questo non intendete ribellarvi, ognuno di voi si è costruito una protesi qua dentro e pensa di ritrovarla, non è così, e grazie a Dio non è così.

Non è così per tanti motivi, perché la gente non la si può ingannare tutta la vita, e neanche la si può ingannare quando c'è grande sofferenza, c'è disperazione, e non è con il clientelismo e l'assistenzialismo che si può continuare a prendere sempre e comunque consensi. Credo che alla fin fine qualcuno ha accettato anche di essere chiamato peones, forse per qualcuno non è un diminutivo, forse è azzeccato; però, riferendomi a quella telefonata che state aspettando, io ricordo che nella circostanza dell'elezione ad assessore dell'onorevole Onida, del caro Pasquale, una telefonata arrivò da Roma, ricevette la telefonata credo proprio Alleanza Nazionale subendo il più duro contraccolpo della storia del suo partito in questa legislatura.

Un giorno dissi agli amici di A.N.: "Voi siete quelli che pagheranno il conto più salato delle vostre contraddizioni" parlo della coalizione, e così è. Voi, avevo detto, avete dentro quella maggioranza l'unica cultura di partito esistente, gli altri devono ancora dimostrare di "essere partiti". Ma essere partito, e questo vale per tutti, significa rimodulare la concezione di partito per elevare il valore dell'autonomia, significa che fette di democrazia che sono mancate negli anni all'interno dei partiti, che partiti sono, devono essere riconquistate, che il riammodernamento dei partiti e il loro linguaggio era obbligatorio per la nostra società, che era impensabile pretendere e sognare di mantenere i partiti nella stessa identica situazione di vent'anni fa, di quindici anni fa, non è possibile, e questo vale per tutti, e le "fette" di democrazia non sono cose di poco conto, quella democrazia che è venuta meno in quest'Aula, e in questo momento ne abbiamo la possibilità vera di toccarla con mano.

Noi certamente abbiamo individuato chi muove e chi manovra le leve da Roma. Non possiamo stare in silenzio, continueremo a lottare, siamo solo due in quest'Aula, non possiamo condizionare niente, se avessimo avuto la forza certamente non avremmo consentito, non avremmo consentito che cosa? Di commissariare il popolo sardo, perché questo oggi Forza Italia sta facendo. Il contributo c'è anche da parte del resto della maggioranza perché se si arriva a queste conclusioni, a questi livelli non si è indenni da responsabilità. Ma chi vuol commissariare il popolo sardo oggi in quest'Aula in maggior misura e con assoluta chiarezza è il partito di maggioranza relativa, e lo sta facendo con un cinismo unico, con una determinazione unica che arriva solo ed esclusivamente da Roma e dove qua si accetta passivamente.

Fra di voi, e mi rivolgo agli amici di Forza Italia, ho molti cari amici e il rispetto non verrà mai meno, ma mi duole vedere questa situazione, questo scenario che vuol ridurre il Consiglio regionale ad un qualcosa di indefinibile, sarebbe grosso già dire, è pesante "una latrina", ma me ne assumo tutte le responsabilità. Questo non è il pensatoio delle volontà romane! Questa non è la strategia del potere delle volontà romane, di quei pochi che pensano che quest'Isola debba essere divorata e a divorarla ci devono pensare loro nei modi, nei tempi che loro stessi dovranno e vorranno decidere, ci si ribella a questo. Io chiedo all'Aula di ribellarsi a questo, non si può accettare passivamente, non si può essere più cinici di quanto non lo sia il Gruppo, o per meglio dire il partito di Forza Italia in questo momento.

Non è accettabile, guardate; non riusciremo a spiegare a nessuno che quest'Isola, questo Consiglio regionale sarà il primo Consiglio regionale di tutta Italia ad essere commissariato. Questa è una bella pagina di storia, certamente da dimenticare, una pietra tombale della nostra autonomia della quale vi dovete far carico, le responsabilità ve le dovete assumere fino in fondo. Se siete qua è perché avete voluto e chiesto il consenso della gente come ognuno di noi e quel consenso va rispettato, non viene gestito da Roma.

Per me è facile dire queste cose, per me è troppo semplice, ma quando abbiamo chiesto un rapporto, un confronto con le forze politiche l'abbiamo chiesto innanzitutto nel rispetto di questi valori, nella piena libertà da quelle segreterie romane, da quel cordone ombelicale che ha condizionato lo sviluppo di quest'Isola, le decisioni politiche, la vita e la morte della nostra economia e noi pretendiamo di non avere responsabilità. Non è così, siamo ancora più responsabili, perché avevamo lo strumento in mano per ribellarci e non l'abbiamo utilizzato.

Ed ancora oggi nel terzo millennio siamo qui a verificare quanta libertà c'è in ognuno di noi. Voi vi potete anche chiamare Casa delle Libertà, ma se libertà non ce n'è ma cambiate nome che è meglio! Sarà la casa delle torture, siete gente sotto sequestro, non vi potete muovere, è l'orgoglio che vi sto richiamando, prima a me stesso, ripeto, non ho l'arroganza di fare diversamente, ma quest'Aula un sussulto lo deve avere. Altro che tra novanta giorni a votare, i problemi restano, si incancreniscono, si perderanno risorse, non si avrà la possibilità di fare quelle riforme che sono iscritte, e lo ripeto per l'ennesima volta, all'ordine del giorno di quest'Aula, è che ci vuole tanta volontà e voglia di fare per realizzarle e non enunciazioni. Le enunciazioni lasciano il tempo che trovano, gli effetti speciali finiscono come sono terminati i fuochi d'artificio nelle città sarde di questa estate, non se ne ricorda più nessuno, la felicità del momento, la gioia, il piacere finito, non ci resta niente; e così sono i vostri effetti speciali e non si può vivere solo di effetti speciali.

E non accetteremo mai che la battaglia per governare quest'Isola sia fondata solo ed esclusivamente su effetti speciali e non sui contenuti, sul confronto, e sulla forza e capacità di realizzare e scandirne i tempi di un progetto serio e reale che ci possa riabilitare agli occhi dei sardi. Questo è il nostro dovere, se non avremo questa capacità credo che ci sia poca strada da percorrere. Noi lo slogan l'abbiamo sempre terminato in un modo in un certo periodo e l'avevamo poi lasciato da parte perché era forse anche troppo pesante, l'abbiamo rispolverato in quel 18 luglio, quello slogan che piace o non piace che oggi torna utile, il motivo di Sardegna libera. Ecco perché vogliamo una Sardegna libera! Libera da queste imposizioni romane, libera di decidere come vogliamo vivere, libera di decidere su quale tipo di sviluppo quest'Isola deve crescere, liberi di difendere a pieno la nostra dignità che è un qualcosa al quale un individuo non può rinunciare.

E la prima cosa che deve fare quest'Aula è proprio non rinunciare alla propria libertà, alla propria dignità e alla propria autonomia, ed è l'autonomia che dobbiamo salvare. Io spero che questo lo si possa fare, non mi chiedete in che modo, non sono uno che riesce a inventare alchimie di alcun genere, non abbiamo fatto parte della vostra maggioranza, non ne facciamo parte, però ci siamo distinti in questi anni almeno autonomamente anche nello stare all'opposizione, e questo dà valore alla nostra presenza in quest'Aula, ad una presenza che diversamente sarebbe stata soltanto una presenza passiva.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, qualcuno giustamente prima mi faceva ricordare che questo sarebbe potuto essere, e probabilmente lo sarà per i noti fatti, per le note vicende, il mio ultimo intervento per questa legislatura. Se così dovesse essere è ovvio che ti passa nella mente un film che è fatto di cose piacevoli, di altre meno piacevoli, comunque di grandi speranze che non vogliamo abbandonare qualsiasi cosa succeda.

Si è detto, e la frase è risuonata spesso dentro quest'Aula, che il momento è drammatico soprattutto per la nostra autonomia. Anche questo è vero, sono valori forti, sono valori importanti, sono valori condivisi, ma ci sono anche quegli altri piccoli valori che riguardano il senso di appartenenza, la vicinanza comune, a destra si ama dire il senso di comunità, quei piccoli valori come l'amicizia che in questo caso vengono messi a dura prova, vengono messi a durissima prova.

Bisogna anche precisare allora alcuni aspetti che ci hanno portato alla vicenda Masala, una vicenda che per il mondo della politica, per il mondo della comunicazione ha visto anche aspetti sicuramente innovativi, è vero, anche da un uomo con i capelli grigi, aspetti di garbo, aspetti di diversità. La vicenda Masala, lo voglio dire con estrema chiarezza, nasce con semplicità, così come noi, uomini di destra, siamo gente semplice. Nasce con una semplice proposta in un tavolo di maggioranza che fino ad allora si era arrabattato a cercare soluzioni, nasce con una proposta, e quella proposta, vi posso assicurare, voleva cercare la chiusura del cerchio, ovvero voleva essere in grado di presentare una Giunta in Aula e questa Giunta doveva passare, secondo i nostri disegni.

Quindi il fatto politico importante è che non c'è mai stato alcun patto segreto. Noi non siamo persone che usano esporre i propri uomini per mandarli ad essere massacrati, non siamo persone così poco serie, probabilmente siamo persone che se hanno un disegno perverso questo lo dicono agli alleati e lo dicono con lealtà. Vedete, siamo persone che hanno fatto tantissimi errori in questa legislatura, ma sulla nostra lealtà credo che nessuno, tanto meno i colleghi di Forza Italia, abbiano niente da dire. Sul sentimento di lealtà nessuno può dire nemmeno mezza parola, perché, vedete, chi vi parla a nome del Gruppo è stato il più autentico e strenuo sostenitore delle soluzioni che nel 1999 avevano visto il presidente Mauro Pili vincere le elezioni, secondo noi, secondo lo schema del maggioritario, e di Mauro Pili abbiamo fatto un baluardo per quasi quattro anni, o forse anche di più. E allora come è possibile immaginare che una soluzione Masala potesse in qualche modo intaccare quella figura che abbiamo ritenuto ancora una volta indispensabile per poter vincere le elezioni che presto dovremo affrontare? Noi siamo stati veramente il partito di Pili, questa è la realtà. Ecco la moneta, questo è il stato il modo con il quale siamo stati ricambiati!

E allora l'appello: se è vero che esiste un sentimento di comunità, se è vero che esistono rapporti di amicizia, se è vero che esistono percorsi condivisi, ma volete voi che siano tre o sei appoggi esterni di altri amici che comunque danno l'appoggio esterno, ma volete voi che sia questo il motivo per cui si distrugge una coalizione, ma si distrugge soprattutto un progetto politico che è nato nel 1994 e che ci ha visto su una barricata per anni e anni combattere per il rinnovamento non solo di quest'Isola, ma di tutta la nostra penisola? Ma volete che siano alcune sciocche giustificazioni politiche a bloccare un tentativo di un partito serio, onesto e leale, che dal giorno dopo aveva già detto: lavoreremo perché la candidatura di Pili sia ancora più forte? E allora, Mauro l'appello è a te, l'appello è a te, caro Mauro, ripensaci, l'appello è ai colleghi, è ai colleghi di Forza Italia, agli amici di Forza Italia perché ripensino a quella che può essere una gravissima ferita che potremmo consumare della campagna elettorale. Abbiamo ancora gli spazi per recuperare soprattutto il nostro rapporto e non è possibile imboccare la strada del non ritorno, perché quando negli anditi incrociamo gli sguardi dei nostri colleghi, gli sguardi non sono né di fastidio né di odio, ma gli sguardi cercano reciproca comprensione. Non c'è niente di male se per una volta anche la destra sarda è riuscita a dare una buona immagine di se stessa, se un Presidente ha aperto una concertazione, se un Presidente ha riaperto il dialogo sociale, se un Presidente si presenta bene agli occhi dell'opinione pubblica. Abbiamo avuto, caro presidente Masala, tanti di quegli articoli nei quali siamo stati definiti proni a questo e a quest'altro, che finalmente qualche articolo di fondo positivo ci ha rincuorato e solo questo ci basterà per darci la carica, ma come potremo andare nelle piazze e come potremo spiegare e giustificare quello che avviene entro quest'Aula a fronte di molti risultati che le Giunte di centrodestra hanno portato per la Sardegna a volte cancellati dalle nostre liti furibonde?

Allora, amici di Forza Italia, noi con il centro abbiamo condiviso e stiamo condividendo un percorso che credo che sia anche esaltante, un percorso che probabilmente ci ha fatto scoprire anche dei lati migliori. Noi abbiamo fatto vedere a voi delle cose, voi ne avete dato altre a noi, ci siamo ritrovati, probabilmente verso la fine cerchiamo di capire e conosciamo quali sono i motivi dello stare insieme, ma i motivi dello stare insieme vanno salvaguardati fino all'ultimo. E' vero che una telefonata può essere utile, ma queste telefonate a volte sono importanti perché i nostri partiti hanno un radicamento nazionale e perché viviamo in Italia e il radicamento nazionale ancora per noi è importante, ma siamo capaci di fare ancora una scelta dignitosa qua da noi. Dopo tutto il presidente Pili esordì con il ponte passerella, furono dichiarazioni entusiasmanti almeno per noi, almeno per me, un pochettino ancora ci crediamo, certo è che Alleanza Nazionale non porgerà l'altra guancia questa volta, poiché siamo andati troppo avanti.

E quindi, presidente Masala, apprezzando la sua attenzione, la sua capacità, la sua "forza tranquilla", così come si disse una volta di un grande presidente francese, noi le diciamo di andare avanti e di accettare serenamente il voto di quest'Aula perché lei qua dentro ha degli alleati politici, perché lei qua dentro rappresenta il progetto politico del centrodestra, di un centrodestra che certamente deve fare grande studio di autonomia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo in un momento particolarmente difficile e travagliato di questa legislatura, in un momento particolarmente difficile e travagliato di questa maggioranza.

Nel 1999 è nata in Sardegna una straordinaria esperienza di governo di centrodestra, la prima della nostra storia autonomistica. Molti colleghi hanno già parlato di questo inizio di legislatura e io voglio sottolineare che questo inizio è nato grazie all'impegno serio e leale di forze politiche diverse. Nel 2001, caduto il primo presidente Floris, e certamente non per mano di Forza Italia, si è giunti alla presidenza Pili. Oggi sono passate alcune settimane da quando il voto di sfiducia di quest'Aula ha interrotto il cammino del governo di centrodestra di Mauro Pili. Da allora, signor Presidente, senza risparmio e senza interruzione, Forza Italia si è prodigata, insieme ai suoi alleati, nel tentativo di ricostituire le condizioni preliminari per il rilancio della maggioranza, un'esperienza politica che era nata dall'espressione di una chiara volontà popolare, è evidente e a nessuno di noi sfugge che la Sardegna ha un forte bisogno di Governo. Ma noi pensiamo che non abbia bisogno di un governo qualsiasi, infatti perché si tratti di un Governo vero occorre che alla base del rapporto tra i partiti non vi sia solo l'idea della gestione più o meno oculata della cosa pubblica, occorre invece un progetto politico chiaro che impegni chi lo sottoscrive davanti agli alleati, ma ancora prima davanti agli elettori.

Molti in queste giornate convulse hanno fatto richiamo al valore superiore della coalizione rispetto alla semplice sommatoria delle forze che la compongono. E questa è anche la nostra filosofia, è anche il pensiero di Forza Italia, enunciata chiaramente a parole, ma ancora, cosa più importante, confermata nei fatti dentro e fuori di quest'Aula. Vorrei ricordare che quando il presidente Floris fu chiamato ad esprimere la sintesi del progetto politico della prima alleanza di governo del centrodestra in Sardegna, il nostro partito ha preferito, senza esitazioni, lasciare da parte le legittime rivendicazioni, lasciare da parte la visibilità dei propri esponenti, lasciare da parte la chiarissima espressione del mandato popolare. Noi abbiamo garantito un forte e leale sostegno all'alleanza. Chiusa quell'esperienza e riconsegnato il testimone nelle mani dell'onorevole Pili, l'alleanza ha concentrato ulteriormente i propri sforzi sull'azione di governo, contribuendo nei fatti ai non pochi successi ottenuti dalla Giunta: risorse idriche, infrastrutture, fondi comunitari, rilancio dell'industria, sono solo alcune delle battaglie che il centrodestra ha combattuto e vinto in Sardegna in questi anni.

Ma, signor Presidente, oggi dobbiamo registrare e prendere atto del venir meno delle condizioni minime per continuare un cammino comune; condizioni minime che ancora una volta consistono nella condivisione di un progetto strategico e non solo nell'esistenza di una maggioranza numerica più o meno fragile in Consiglio. Forza Italia ha lavorato con impegno per la ricerca di una soluzione politica della crisi; abbiamo lavorato in questa direzione perché siamo consapevoli delle responsabilità che gravano sulle nostre spalle. Abbiamo cercato di ricostruire, in un quadro politico e consiliare che si era nel frattempo modificato, le condizioni necessarie per ripartire. Oggi siamo qui a dire che queste condizioni non sono state raggiunte. Qualcuno forse, con un pizzico di demagogia, dice che le gente non capirà. Personalmente, il mio Gruppo, noi siamo convinti e abbiamo un parere diverso. Quello che la gente comprende, quello che la gente davvero vuole, infatti, è innanzitutto la chiarezza. La Sardegna non ha bisogno di un governo purché sia; non sono in questo momento in discussione né il presidente Masala, di cui stimiamo le doti personali, di cui stimiamo le doti politiche, di cui apprezziamo la serietà istituzionale, né sono in discussione singolarmente le parti politiche che hanno con noi lavorato in questa ipotesi. Certo, di fronte a questioni per noi centrali, come il valore strategico dell'alleanza, ci sono state posizioni differenti che noi rispettiamo in pieno, altrettanto però chiediamo che le nostre considerazioni autonome vengano rispettate.

PIRISI (D.S.). Eh, autonome! Non esagerare con l'autonomia!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

CORONA (F.I.-Sardegna). Abbiamo preso atto con serenità e senso di responsabilità delle posizioni dei nostri alleati e con gli stessi sentimenti diciamo chiaro che l'unico mezzo per noi, per consentire oggi alla Sardegna di avere un governo davvero forte e autorevole è quello di restituire la parola agli alleati, agli elettori. Non vogliamo avvelenare la conclusione di questa legislatura così travagliata abbandonandoci a polemiche o a ripicche personali.

Signor Presidente, onorevole Masala, le vorrei esprimere l'apprezzamento per il suo lavoro, per le sue dichiarazioni di programma, sia come quadro d'insieme che come indicazioni specifiche. Vorrei anche esprimere apprezzamento alle forze politiche che hanno partecipato positivamente alla prima esperienza Floris e alla seconda col presidente Pili, ma oggi preferiamo fare un passo indietro: da oggi vogliamo lavorare con chi vorrà costruire con noi un progetto politico forte, un progetto degno della grande Isola che vogliamo rappresentare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). In queste due giornate di Consiglio si è respirato un clima strano e contraddittorio. Ieri, quando il presidente Masala si è presentato con le sue dichiarazioni programmatiche, sembrava il primo giorno di scuola, il primo giorno della legislatura: visi distesi, entusiasmi, calma, programma corposo, vasto. Il clima oggi è cambiato, siamo all'opposto: una maggioranza che finalmente cala la maschera e manifesta in modo esplicito, chiaro, come non aveva mai fatto in questi quattro anni, il suo fallimento, la sua divisione, la mancanza di coesione politica e tra le persone.

Io credo che basterebbero, per chiudere questa legislatura, le dichiarazioni rese oggi, fuori dalle metafore, fuori dai giri di parole, fuori dai messaggi cifrati dai Presidenti dei Gruppi di maggioranza, per ultimo l'intervento del Presidente del Gruppo di A.N., l'onorevole Murgia, un intervento a cuore aperto, un appello all'onorevole Pili, che sembra essere diventato il deus di questa legislatura e di questo epilogo della legislatura; un intervento a cuore aperto subito liquidato e chiuso dall'intervento successivo del Presidente del Gruppo di maggioranza, della ex maggioranza, di Forza Italia, dell'onorevole Corona, che non ha lasciato nessuna via di fuga e nessuna di via d'uscita a questo tentativo disperato che l'onorevole Masala sta mettendo in campo.

L'onorevole Masala ieri si è prodotto, il cinquantasettesimo giorno di questa crisi, in dichiarazioni programmatiche corpose che avrebbero dovuto affrontare gli ultimi otto mesi di questa improduttiva e perduta legislatura e che invece lo ha prodotto in scenari politico-istituzionali degni di una vera maggioranza, certamente di altre maggioranze diverse da quelle che noi abbiamo conosciuto. Il buon Presidente Masala diligentemente fa il suo lavoro, onestamente ha fatto il suo lavoro, ha presentato una Giunta con quattro interim, quindi assumendosi un onere gravosissimo anche di lavoro sulle sue spalle, ma questo naturalmente premia la sua buona volontà, ma già ieri tutti noi sapevamo che non c'era nessuna possibilità che questo suo tentativo riuscisse. Una giornata, quella di ieri e anche quella di oggi, trascorsa in attesa di che cosa? In attesa di che cosa? Di chiarimenti nella maggioranza che non sono avvenuti in sessanta giorni, si dice "in attesa di una telefonata"; la speranza è l'ultima a morire naturalmente, e come diceva un vecchio slogan della Telecom: "Una telefonata allunga la vita". Anziché la telefonata invece è arrivato un comunicato stampa dell'onorevole Comincioli che ha imposto ancora una volta la tabella di marcia alla vostra ex maggioranza.

In realtà siamo alle convulsioni finali di una maggioranza senza politica, come andiamo dicendo da tempo, si continua a dire anche oggi che in questa legislatura c'è una maggioranza, c'è stata una maggioranza, e che essa ha solo bisogno di essere rilanciata ritrovando lo spirito iniziale che da molto tempo è diventato un fantasma che aleggia sinistro all'interno di quest'Aula, soprattutto all'interno dei Gruppi che compongono la ex maggioranza. Non c'è mai stata una maggioranza, all'inizio della legislatura siete riusciti con manovre spericolate ad assemblare un'assortita compagine che l'onorevole Pilo ieri ha definito in Aula "impropria", una maggioranza impropria, con un certo pudore perché evidentemente altri aggettivi sarebbero risultati più offensivi ma questo non modifica la sostanza della cosa. Una maggioranza nata senza nessun altro collante se non quello dell'occupazione del potere, e quel patto scellerato dell'inizio di legislatura è il male oscuro che vi ha divorato e che vi sta portando alla sconfitta e alla dissoluzione.

Io penso che l'autonomia in tutto questo non c'entri niente. I richiami che vengono fatti all'autonomia in queste giornate, in queste ore sono richiami che risultano falsi, stonati come il suono di una campana rotta. Il progetto sardo lontano dalle centrali romane è una favola che viene agitata qui per coprire una realtà che è quella politica, seria del fallimento del centrodestra in Sardegna, un centrodestra che ha introdotto nell'Assemblea un costume corrosivo e decadente, il trasformismo e il salto di campo senza politica li avete fatti diventare valori e scelte autonome e coraggiose delle persone, l'opportunismo legato agli assessorati che hanno visto la creazione della vostra maggioranza e la nascita di questa compagine, l'occupazione con parenti e amici di ogni interstizio della vita pubblica è diventato il credo di questa maggioranza senz'anima.

Avete ordito una grande mistificazione ai danni dei sardi, altro che costituente, altro che polo nazionalitario, altro che Sardegna ai sardi, è bene che i sardi vi sottraggano la Sardegna dalle mani perché siete in condizioni e in grado di produrre danni ben maggiori di quelli che state producendo e i sardi stanno spesso a guardare perché non sempre sono rappresentati da noi e da voi, stanno spesso a guardare e capiscono poco di quanto capita e sono sempre più interdetti delle cose che avvengono in queste giorni.

Il provincialismo e il piccolo cabotaggio sono, secondo me e secondo noi, dei mali da combattere e sono pericolosi quanto il peggiore statalismo e la peggiore dipendenza da Roma. Solo per questo io credo che meritiate la sconfitta, per il degrado che è stato introdotto nella vita pubblica, il degrado al quale avete condannato la massima istituzione sarda, un degrado che non ci piace, un degrado che coinvolge anche noi in un giudizio negativo dell'opinione pubblica sulla politica e sulla delega e sulla rappresentanza politica della quale siamo portatori, coinvolge la politica nel suo insieme, compromette la serietà delle istituzioni che provvisoriamente e momentaneamente occupiamo per delega popolare.

Noi abbiamo grandi capacità di ascolto e siamo in condizioni di capire e di ascoltare anche i richiami per la verità un po' noiosi, all'etica politica che andrebbe introdotta in quest'Aula. Io penso che l'etica politica alla quale dobbiamo guardare sia quella che ha prodotto la nascita di questa maggioranza, sia quella della compravendita dei voti, sia quella di una sconfitta elettorale perché il centrodestra non è stato vincitore della competizione elettorale del 1999 che è diventata, grazie alla mistificazione e grazie ai passaggi di campo, vittoria e governo per quattro anni.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue SPISSU.) Passando prima attraverso il Presidente Floris che è stato eliminato dai franchi tiratori, passando poi attraverso Pili che è stato macinato, finendo con l'onorevole Masala che risulta essere l'ultima vittima di questo meccanismo che avete voi stessi messo in moto e dal quale non siete più in condizioni di ripararvi e di sottrarvi. Non c'era anima nella vostra maggioranza e non ce n'è neanche adesso.

Le emergenze della Sardegna, alle quali vi siete appellati in questi giorni e alle quali si sono appellate in buona fede molte forze sociali, da risolvere, da affrontare, evitando la fine anticipata di questa legislatura, non c'entrano niente con quanto avete fatto in questi anni; il lavoro, l'industria; la Sardegna oggi è più povera, è più povera di ieri. I sardi oggi hanno meno speranze di quante non ne avessero ieri e non è vero che il centrodestra non c'entra niente, il centrodestra c'entra e anche molto, c'entra qui e c'entra a Roma.

Io credo che se ci fosse stata un po' di serietà aveste dovuto spiegare alle forze sociali, che avete incontrato qualche giorno fa per lanciare la concertazione che è diventata la nuova frontiera del confronto con le forze sociali, dovevate spiegare che la logica che vi guiderà non sarà quella della soluzione del problema ma quella del saccheggio per alcuni mesi di ciò che resta nelle casse della Regione, così com'è stato fatto in questi due mesi di regno incontrastato della Giunta Pili, con decine di delibere assunte senza alcun controllo e senza alcun pudore anche.

Della concertazione bisogna spiegare al modello Floris; noi possiamo fare riferimento a due precedenti del centrodestra, una è la concertazione messa in campo dall'onorevole Floris: grandi consultazioni, grandi consensi, venti allegati e collegati alla finanziaria del 2000, se qualcuno di voi sa dirmi quanti di questi collegati sono passati nell'Aula, gli sarei molto grato. Nessun collegato è stato approvato; la concertazione è fallita perché era un trucco per ottenere il consenso delle forze sociali. A questo tipo di concertazione ha fatto seguito la concertazione di Pili, cioè ha fatto seguito l'assenza di concertazione e di confronto.

Lei, assessore Masala, ha attraversato tutte e due queste stagioni da protagonista nella Giunta Floris prima e da assessore della programmazione nella Giunta Pili. Ed è per questo che siete poco credibili anche quando affrontate argomenti seri su cui noi siamo naturalmente d'accordo.

Per concludere, noi non siamo per anticipare le scadenze elettorali. La fine traumatica dei mandati elettorali e la conclusione anticipata delle legislature sono un fatto traumatico; e sono un fatto traumatico non perché noi perdiamo un anno di attività e di status di consiglieri regionali, sono un fatto traumatico perché sottolineano il fallimento non del centrodestra, il fallimento dell'intera Assemblea regionale. E` per questo che noi non possiamo essere contenti dello scioglimento anticipato del Consiglio. Ma la nostra è una democrazia che si fonda sul mandato, quello che ci viene dato dal popolo e dagli elettori perché appunto siamo una democrazia, e quando questo mandato non viene esercitato o viene esercitato male e quando comunque l'unico tentativo, l'unico filo logico che guida il nostro fare è la sopravvivenza, è bene allora restituire questo mandato agli elettori che sono arbitri, giudici e quelli che lo detengono per Costituzione nella nostra democrazia.

Noi vi impediremo con il nostro voto contrario naturalmente, perché non possiamo usare altri strumenti ovviamente, di varare una Giunta e non avrete nessun aiuto da parte nostra per varare un tentativo che nasce sfibrato, intossicato dai veleni che voi stessi avete messo in circolo.

Si fa un gran discutere in questi giorni ed anche oggi in quest'Aula sulla dignità dei sardi e sui diktat romani inaccettabili, naturalmente, da rifiutare comunque in quanto tali e da chiunque imponga dei diktat. Tutto vero, i diktat sono odiosi e una classe politica deve essere capace di drizzare la schiena, ma è proprio questo il punto, è la differenza che segniamo anche qui sulla politica.

Una classe dirigente adeguata, una classe dirigente degna di questo nome avrebbe dovuto già da tempo - secondo noi - prendere atto del disastro politico-istituzionale e della paralisi di questa Assemblea. Una finanziaria che si approva con 170 bocciature e che esce stravolta rispetto a quella che viene proposta, credo che siano argomenti sufficienti per dire che non ci sono le condizioni perché il campo venga praticato, perché la partita si possa giocare.

Una classe dirigente però per assumere decisioni così ha bisogno di una grande autonomia, di un grande spessore politico che è il contrario dell'istinto di conservazione e di autoconservazione travestito anche da orgoglio sardo. I sardi e la loro storia con questo non c'entrano niente!

Corona dice: "Il governo di centrodestra e questa esperienza è stata la prima straordinaria esperienza nella storia dell'autonomia". Io, onorevole Corona, auguro che sia anche l'ultima nella storia dell'autonomia che i sardi conoscano, l'ultima disastrosa esperienza a cui sottoponiamo la nostra gente.

E allora il problema non è l'autonomia lesa, il problema è il fallimento del centrodestra alla prova del governo, la vostra incapacità ad essere coalizione. L'orgoglio e l'autonomia, secondo il mio modesto parere, sono stati gravemente feriti da quattro anni di cattiva gestione della cosa pubblica. E` questa la lacerazione introdotta nel nostro istituto autonomistico.

Comincioli e i diktat romani servono solo a completare, ad illuminare di un'ulteriore luce negativa un quadro desolante rispetto al quale l'unica prova di orgoglio che siete chiamati a dare è quella di lasciare libero il campo perché si possa aprire una stagione migliore di quella che avete vissuto da protagonisti negativi.

PRESIDENTE. Come sapete in genere l'intervento dell'onorevole Spissu chiude la discussione, essendo il Capogruppo del partito maggiore dell'opposizione; pertanto adesso siamo alla replica.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

MASALA (A.N.), Presidente della Regione.. Data la complessità della situazione e la necessità di ordinare le idee, io chiederei alla cortesia dell'Assemblea di concedermi alcune ore di tempo per preparare la replica.

PRESIDENTE. Sono le 21.00. "Alcune ore" significa domani mattina?

MASALA (A.N.), Presidente della Regione.. No, se posso, di andare direttamente a domani mattina alle ore 11.00.

PRESIDENTE. Vi sono osservazioni? Se non vi sono osservazioni la richiesta è accolta.

Il Consiglio è aggiornato a domani mattina alle ore 11.00.

La seduta è tolta alle ore 21 e 07.



Allegati seduta

CCCLXXXVI Seduta

Mercoledì 3 Settembre 2003

(Pomeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

CAPPai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del venerdì 22 Agosto 2003 (380) che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, grazie Presidente. Mi permetto di chiedere a lei e all'Aula, a nome dei Gruppi e dei partiti che sostengono il Presidente Masala, di poter posticipare l'inizio dei lavori alle ore 18.

PRESIDENTE. Vi sono osservazioni a quanto richiesto dall'onorevole Capelli? Se non ve ne sono è accordato e quindi il Consiglio è sospeso per riprendere i lavori alle ore 18. Grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 54, viene ripresa alle ore 18 e 20.)

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Siamo andati abbondantemente oltre il tempo richiesto, quindi credo che siamo in grado di proseguire. Siamo agli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, colleghi. I colleghi sono tanti per cui li richiamiamo al plurale. Ho esordito invece col "signor Presidente" in maniera indistinta perché poi ho la sensazione, l'intima convinzione che di Presidente, eletti sì tutti e due, pure con qualche contestazione di partenza, però eletti con tutti i crismi, almeno quelli relativi ai numeri. Ma ho detto "Signor Presidente" perché al di là dei numeri che si sono ottenuti nell'elezione resta una sensazione che è quasi invece una consapevolezza che di Presidente di durata, nel senso eletto nel tempo e nel tempo è anche durato nelle funzioni di Presidente, ce ne sia uno solo; per le dichiarazioni rese in Aula, ascoltate in questa sede, ma anche per le interviste lette sui giornali, sentite alla televisione, la sensazione è che l'altro di Presidente invece sia frutto della contingenza politica, che di durata non sia destinato ad averne e che quindi appartenga più che alla sostanza politica ad un percorso che però salva soltanto le formalità. A me questo pare di aver capito sino a questo momento.

Molti colleghi hanno per altro esordito, non tutti, soprattutto qualcuno nell'opposizione si è differenziato, ma molti altri colleghi hanno esordito dicendo: "Ho letto con molta attenzione le dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala". Bene, colleghi, io credo che arrivati a questo punto serva invece un'operazione verità, io non le ho lette affatto! Ho certamente, con la dovuta attenzione e col dovuto rispetto, ascoltato le dichiarazioni che il Presidente Masala ha reso in Aula, ma in altre occasioni mi sono ovviamente anche premurato di leggerle, perché la lettura consente riflessioni; stavolta non le ho lette perché ho ritenuto, visto il clima che permea quella che era la maggioranza di centrodestra sino a qualche giorno fa, mi pare che siano dichiarazioni destinate a restare come traccia scritta, ma prive poi di effetti pratici e quindi prive di conseguenze successive.

Per questo dicevo che serve una "operazione verità"; ma Presidente Masala da ciò che io ho sentito qua in Aula, per ciò che lei ha detto durante la lettura delle dichiarazioni programmatiche, mi pare di aver compreso che vi è piena sintonia, piena rispondenza, piena aderenza tra le sue dichiarazioni programmatiche, forse eccessivamente lunghe, vista la situazione, forse destinate o potevano essere destinate ad esplicare un'efficacia non solo in questa legislatura ma anche nel futuro e per più di una legislatura, ma per il resto sono perfettamente in linea con le dichiarazioni programmatiche che a suo tempo invece l'altro Presidente che l'ha preceduta, ma io direi gli altri due Presidenti del centrodestra che l'hanno preceduta hanno, a loro tempo, reso in questa stessa Aula.

C'è stato un collega, mi pare l'amico Rassu, che nel proprio intervento ha fatto un richiamo un po' macabro, un po' lugubre, ha fatto un riferimento ai defunti, adesso non ricordo bene tutti i passaggi. Un amico medico che non è l'amico Mondino Ibba (perché è amico ma appartiene al centrodestra) oggi, durante una delle pause dei lavori, mi diceva: "Ma sai i defunti - chiedo scusa, anch'io torno sull'esempio lugubre - anche dopo morti hanno qualche scossone, qualche sussulto, per cui chi osserva ha la sensazione che sia un sussulto di vitalità". Ecco, a vedere il centrodestra oggi, scompaginato, diviso, e chi più ne ha più ne metta, colleghi, scompaginato e diviso sicuramente, che viaggia su direzioni divergenti. Altrettanto sicuramente mi pare che (a vedere questo centrodestra) quell'esempio torni come esempio calzante e ahinoi, con le dovute scuse per il richiamo lugubre e macabro così come prima dicevo, mi pare che questa di fatto sia la sorte che avete assegnato, che avete predeterminato, che Forza Italia sempre molto in linea con gli ordini, le indicazioni, i suggerimenti, ma i suggerimenti in questo caso svolgono la funzione di ordini tassativi, che Forza Italia invece ha individuato per la Giunta che il Presidente Masala ha presentato in quest'Aula.

Ecco allora che se questa è, così come parrebbe essere, per volontà delle centrali romane - così come stamane è stato anticipato da qualche collega e non per volontà dei consiglieri regionali di Forza Italia presenti in quest'Aula - ecco perché, chiedo scusa Presidente Masala, ma la lettura di queste dichiarazioni programmatiche avrebbe rappresentato un'inutile perdita di tempo, perché non sono destinate a dispiegare efficacia alcuna. Sono dichiarazioni che segnano il fallimento del centrodestra, lo certificano queste dichiarazioni, tornando all'esempio macabro, e il voto che ne conseguirà, rappresentano, coincidono con il certificato di morte del tentativo del centrodestra di ridare una giunta alla Sardegna.

Vede, Presidente, io naturalmente come persona la stimo e la rispetto, non posso dire di aver condiviso in passato, né di condividere naturalmente oggi, il ruolo politico, l'azione politica, le scelte politiche che da Assessore della programmazione lei ha svolto con la connivenza, coi suggerimenti, con le indicazioni di chi presiedeva la Giunta regionale e con la connivenza di tutti gli Assessori regionali, ma presumo dell'intera maggioranza, segnano, segna quel comportamento, segnano quelle decisioni politiche in maniera indelebile, un percorso assolutamente fallimentare.

Io voglio richiamare alla memoria - non ce n'è bisogno - la coerenza e la linearità con cui si sono fatte, in vari campi, da parte di questo centrodestra, le assunzioni. Non le abbiamo condivise, abbiamo svolto interpellanze e interrogazioni, abbiamo avuto risposte a dir poco sconcertanti; né possiamo dimenticare che l'attuale presidente Masala, da Assessore della programmazione, oltre ad avere sempre, con regolarità, predisposto con notevoli ritardi la finanziaria regionale, nell'ultima finanziaria regionale, non per i voti determinanti delle opposizioni, che determinanti non erano, ma per i voti aggiuntivi che si sono sommati da parte del centrodestra, è andato sotto, credo almeno, qualcosa come 120, 130, 150 volte. E allora non siamo noi che non riconosciamo autorevolezza al Presidente e alla Giunta che ha proposto, è il centrodestra che non gliela riconosce, e fondamentalmente è la scelta di Forza Italia che è tutta scelta esclusiva delle centrali romane. Gli altri, cari colleghi, con tutta onestà, però siete prigionieri di quelle logiche e di quella scelta. Questa seduta di Consiglio, il dibattito che ieri e oggi si sta svolgendo rappresenta solo la saga degli inganni, rappresenta solo la saga degli imbrogli, non porta da nessuna parte, ma è sconcertante, colleghi di AN, che durante tutto il dibattito e fino a questo momento, dove forse interverrà il Capogruppo, per parte di AN, a difesa del proprio Presidente, in Aula, in maniera ufficiale, formale, con tutto lo slancio ideale necessario, da parte di AN non vi sia stato, presidente Masala, un solo intervento, non uno! Tutto si è svolto nel silenzio degli amici di AN, almeno nel silenzio formale, nel silenzio apparente. Se altre cose, altri accordi, altri tentativi sono stati fatti, certamente sono mancati quelli ufficiali della difesa di un Presidente che pure a un partito appartiene e che sino a ieri apparteneva a un'intera coalizione. Perché lei, presidente Masala, non è stato votato, non ha raccolto solo i voti del suo partito, ha raccolto anche i volti di Forza Italia, che è partita con veti, con ripensamenti, ma forse i ripensamenti c'erano già all'origine, non saranno stati ripensamenti, quelle più correttamente dovremmo chiamarle riserve, per dire che forse c'era già una decisione in ogni caso assunta perché la sua presidenza certificava la lesa maestà altrui e Forza Italia non poteva consentire che vi fosse una certificazione di lesa maestà.

L'ex presidente Pili ha messo la propria persona al centro dell'universo politico del centrodestra, poco interessato, pur di riaffermare questa volontà di predominio, alla salvaguardia e del presidente Masala e della Giunta dal presidente Masala proposta, ma poco interessato evidentemente, in questa fase, anche alla salvaguardia della stessa maggioranza che pure per due anni, in qualche maniera, a volte lineare a volte un po' meno, però lo ha sostenuto.

Stamani qua si parlava di autonomia violata. Bene, due parole sull'autonomia violata voglio spenderle anch'io, richiamando alla memoria dei colleghi che hanno avuto responsabilità di Governo regionale e alla memoria di quella parte di maggioranza che nell'arco di questi quattro anni li ha sostenuti, che in tema di riforme non abbiamo fatto un passo in avanti, che sono state ben individuate, ben catalogate, ben propagandate, ma non una sola ha avuto modo, opportunità e possibilità di vedere la nascita e la realizzazione. Per esempio, tra contrari e favorevoli, poco conta, ma questo Consiglio regionale, durante questa legislatura, ha indicato la propria volontà di far nascere le nuove province. Ma naturalmente non si trattava solo di dare un'autonomia e un'organizzazione propria ai comuni ricadenti nelle nuove province, ma si trattava anche di consentire tutti quegli effetti che dalla nascita delle nuove province dovevano evidentemente trovare vita.

Onorevole Biancareddu, onorevole Assessore degli enti locali, lei che se ne diceva così convinto, lei che era così disponibile a fare sforzi e battaglie titaniche in questa direzione, che cosa ha ottenuto? Certo, potremmo, sulla base delle nuove circoscrizioni, con qualche tradimento e qualche discrasia, perché quelle indicate originariamente non sono quelle esattamente rispondenti alle libere espressioni, alle libere scelte dei comuni, ma voteremo con una legge regionale, onorevole Biancareddu, lo diremo a gran voce in tutte le parti dell'Isola, ma voteremo con una legge elettorale che è la legge nazionale e che di fatto punirà, di fatto impedirà che in quelle piccole province venga eletto un consigliere regionale. Questo sarà un effetto e quell'effetto avrà riflessi a favore invece delle grandi città attualmente capoluogo, di Cagliari e di Sassari. Ecco, quella riforma avviata prima, portata a compimento dopo, perfezionata in alcune parti, ma il non aver voluto andare avanti nel perfezionamento della legge elettorale produrrà quegli effetti terribilmente distorcenti. La responsabilità, cari colleghi, del centrodestra è ascrivibile solo ed esclusivamente a chi ha presieduto la Giunta regionale in passato, a chi ha fatto parte della Giunta regionale e a tutti i consiglieri del centrodestra che quella politica, quelle linee, quegli indirizzi hanno sostenuto, perché hanno prodotto, loro malgrado, al di là forse delle loro volontà, però hanno prodotto questi effetti, di continuare a marginalizzare quei territori.

Il tempo sta per scadere.

PRESIDENTE. La prego, concluda.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Qualche secondo, Presidente, per concludere, ma vorrei toccare almeno un altro punto.

PRESIDENTE. Un minuto, la prego. Onorevole Balia, un minuto.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie. Per richiamare anche alla memoria di amici e compagni quando da quest'Aula sostenevano che l'Assemblea costituente era il toccasana, che avrebbe prodotto effetti dirompenti, che da quella comunanza di idee che attraversava trasversalmente questo Consiglio regionale sarebbe nato lo Statuto del popolo sardo e che sarebbe nato con la concorrenza del popolo, e quando allora dicevamo a quegli amici che Berlusconi, che pure affidabilità romane aveva dato, perché in quella direzione si potesse viaggiare, che Berlusconi era un mistificatore e che non avrebbe, poi, di fatto consentito che la Costituente nascesse, bene, amici di cordata, quello è stato un fallimento vostro, ma è stato un fallimento soprattutto nell'aver avuto anche un minimo di fiducia in chi allora vi dava quegli affidamenti e si è tradotto poi, però, in un fallimento per il popolo sardo, che non ha visto né uno Statuto rinnovato per parte di quest'Aula, né uno Statuto rinnovato con quella larga partecipazione popolare alla quale si faceva prima riferimento.

Chiedo scusa, avevo altre cose da dire, ma debbo naturalmente, in osservanza del tempo assegnato, concludere. Tra qualche giorno, io ritengo, arriveranno i commissari nominati da Roma. Lei, onorevole Masala, verrà ricordato come il vero commissario liquidatore dell'autonomia in Sardegna, perché Forza Italia non gli dà i suoi consensi.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, mi perdoni le devo chiedere di concludere.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Ho concluso. Perché il vero commissario liquidatore dell'autonomia sarda, senza che la Sardegna sia stata in grado di difendersi, è il presidente Berlusconi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, a me pare che siano tre le parole chiave in questo delicato passaggio politico. Le tre parole: farsa, forse, inganno. Che siamo davanti a una rappresentazione farsesca non v'è dubbio; abbiamo un Presidente di Regione eletto pochi giorni fa con 41 voti, i voti cioè di quella che era una maggioranza che si rappresentava. Questo Presidente ha svolto le sue consultazioni con le parti sociali, quindi ha ritenuto di essere un Presidente, onestamente e correttamente, investito di un ruolo istituzionale. Questo Presidente, eletto da quella maggioranza di 41 voti, ha predisposto le dichiarazioni programmatiche, da noi non condivise, tuttavia da voi condivise, perché le ha elaborate e le ha esposte al Consiglio e all'opinione pubblica come il programma di Governo di quella maggioranza. Improvvisamente un partito politico, o presunto tale, F.I., Forza Italia, cambia opinione e dice che non è vero niente, che non è stato eletto un Presidente con 41 voti, che non si sono predisposte dichiarazioni e quindi programmi di governo, che era tutta una messa in scena. Il teatrino della politica, quello che voi evocavate, qui si manifesta in questa particolare connotazione farsesca.

La farsa è quella particolare rappresentazione scenica che vorrebbe essere anche scherzosa, che in genere è grossolana, perché un tempo era l'intermezzo nello spettacolo serio, poi ha assunto forma autonoma di rappresentazione scenica, infatti voi autonomamente adesso costituite farse; una rappresentazione scenica di impostazione leggera e tuttavia grossolana che dovrebbe far ridere e che invece non fa neppure ridere. Il collega Licandro, nella sua ordinaria delicatezza, mi ha fatto notare l'altro giorno che una mia espressione, quella di avere appellato come farsa questa rappresentazione e aver detto, però, che era per altro amara e anche triste, mi faceva notare che se è farsa non può essere amara e non può essere triste. Invece sì, può essere, solo voi siete capaci di far ottenere anche questi risultati. Non c'è dubbio che c'è amarezza e che c'è tristezza nel vedere la politica, le istituzioni ridotte al rango di zerbino, nel quale si decide di passare e di pulirsi le scarpe, perché non è ammissibile una condotta di questo genere in una pubblica istituzione, a meno che non si renda conto in modo evidente e convincente del perché possano avvenire certe cose, perché la vita delle istituzioni, quando le istituzioni vengono maltrattate, non appartiene solo alla responsabilità di chi maltratta, ma anche all'effetto che deriva dall'istituzione che è derisa. Voi fate pena, signori - e fra di voi c'è gente stimabile - di Forza Italia in questo vostro atteggiamento, neppure dissimulato più di tanto, di aspettare un cenno da Roma, non si sa da chi. Che vi sblocchi che cosa? Voi siete sbloccati in modo che non può essere in nessun modo risolto.

Sulla farsa, la seconda parola è "forse". Da dove deriva? Deriva da quella rappresentazione a suo modo seria - perché no? - che delle dichiarazioni programmatiche nell'introduzione fa il Presidente della Giunta. Una rappresentazione nella quale si richiama l'accordo tra i partiti che fin dal '99 hanno costituito una maggioranza, la piena continuità con le Giunte precedenti, il dovere di non dilapidare quanto di buono è stato fatto, avreste fatto in questi anni per la Sardegna e di dare prova della forza delle istituzioni autonomistiche. Ecco perché - sono alla prima pagina delle dichiarazioni programmatiche - "l'unica maggioranza possibile in questo Consiglio è questa", è quella che il Presidente propone, quella alla quale si riferisce, quella che l'ha eletto, che può anche essere un modello particolarmente interessante. Immaginiamo se questo è il modello, quali possono essere le brutte copie!

In tutta questa descrizione però, seria dal punto di vista di chi la propone, non è contenuta una parola, non è scritta nelle dichiarazioni che ovviamente sono state redatte prima, è pronunciata invece nell'intervento che ha svolto il Presidente della Giunta. A un certo punto, riferendosi a questo interessante contesto, il Presidente ha operato un inciso e ha detto: "forse", è registrato agli atti del Consiglio. Quel "forse" qui non c'è. Era il "forse" che le è derivato, il dubbio che le è pervenuto dalle convulsioni di quel partito, Forza Italia, che all'ultimo momento le ha detto: "Non è più vero niente!" e lei ha dovuto onestamente, sul piano intellettuale, almeno riferirsi a un "forse" che tutto ciò poteva essere e che forse avrebbe avuto la Giunta che proponeva anche la fiducia.

La terza parola è inganno ed anche qui non è che ci vuole molto sforzo di illustrazione. Tutta la parte ultima di questa legislatura, in modo più evidente, ma tutta la legislatura che abbiamo vissuto si è svolta all'insegna dell'inganno tra di voi e dell'inganno vostro, di questa maggioranza perversa, nei confronti dell'istituzione autonomistica e del popolo sardo. L'ultimo comunicato fresco di stampa di Forza Italia, firmato Comincioli, è di qualche ora fa, parla di responsabilità e coerenza di Forza Italia, nell'indicare al pubblico ludibrio un alleato suo di questi anni: l'U.D.R. di Mario Floris.

Noi abbiamo detto, perché abbiamo pensato, cose severe sull'U.D.R. di Mario Floris; abbiamo contestato l'errore fondamentale della scelta che quel partito ha fatto quando, non essendo alleato alle elezioni, della destra, ha ritenuto tuttavia di allearsi con la destra e quindi di contribuire in modo anche determinante ai danni che in questi anni si sono prodotti in Sardegna. Ma senza quell'apporto e quel contributo voi, tanto coerenti e tanto responsabili, non avreste governato in questi anni, ed oltre a quel contributo voi avete lucrato in questi anni di un altro e sicuramente perverso contributo, quello dei giocatori che avete ingaggiato a partita iniziata; dov'è la vostra coerenza? Dov'è la vostra responsabilità? A partita iniziata voi avete ingaggiato gente eletta da una parte per fare numero e maggioranza da quella parte, voi di Forza Italia principalmente. In nome della governabilità. E dov'è la governabilità? Non vale più perché non vi converrebbe più, perché vi siete sfasciati e noi aggiungiamo: perché vi abbiamo anche un pochino sfasciato!

Perché l'opposizione ha svolto il suo compito, perché è stata capace di richiamarvi alla responsabilità del governo e di mettere a nudo la vostra incapacità di governo, e di avanzare proposte che erano diverse e alternative, che voi non eravate in grado di portare avanti; e siete arrivati quindi a questa condizione di crisi che dovete riconoscere.

Però una parola voglio anche spendere sui contenuti delle dichiarazioni programmatiche; e al di là del fatto che quelle dichiarazioni o intenti di programma si potranno non realizzare, sul fatto che questa che può essere l'ultima occasione di confronto in questo Consiglio regionale, in questa legislatura, non può sfuggire alla necessità di riferirsi anche, oltre che alle relazioni perverse tra le forze politiche di maggioranza, non può sfuggire la necessità di riferirsi anche ai problemi reali della Sardegna.

Cos'è questo desolante politicismo in base al quale la politica esaurirebbe il suo compito solo nelle relazioni interne o tra le forze politiche. C'è una Sardegna reale che in questi giorni ancora e adesso pensa che la Regione sia e l'autonomia uno strumento utile per affrontare problemi terribili, grandi e difficili; però pare che questo non interessi innanzitutto al Presidente della Giunta anche nelle sue dichiarazioni programmatiche, anche nell'elencazione che lei ha fatto dei problemi. Io le ho lette, le ho ascoltate con attenzione, le ho pure lette con attenzione, so che le ha lette anche il collega Balia, ma ha voluto dire per svolgere un ragionamento una cosa diversa. Le abbiamo lette insieme.

Le sue dichiarazioni programmatiche sono un'elencazione sterile di temi e di problemi, non c'è un riferimento al pulsare della vita e dei problemi reali della Sardegna. Ma scusi, in questi giorni ancora la Sardegna brucia e non c'è da dire una parola a chi volesse governare questa Regione per davvero su come si affronta questa emergenza terribile? Siamo a metà o un po' di più, due terzi, della cosiddetta campagna riservata alla lotta all'incendio e già è bruciato il 30 per cento in più del bosco che è bruciato l'anno scorso, ma non è il 30 per cento perché nel frattempo manca quello che è bruciato l'anno scorso, quindi è il 40-50. In una Regione nella quale si continua a bruciare il poco che c'è di bosco e di verde, dove la desertificazione avanza e avanza il deserto perché c'è meno verde e c'è meno verde perché c'è più siccità e perché c'è più deserto ed anche la forestazione è in gran parte, come metodo e sistema, sbagliata e insufficiente e in questa spirale perversa di desertificazione, siccità, degrado ambientale, forestazione insufficiente ed incendio non si ha la capacità di indicare un intervento risolutore di emergenza se non dire: "C'è caldo!" e perché c'è caldo di più? E c'è più caldo in tutta Europa e infatti dite, ed è vero, brucia anche il Portogallo, brucia anche la Francia, bruciano altre regioni d'Italia e allora che c'entra? Lasciano bruciare dappertutto? Ma che c'entra soprattutto il terrorismo? Ma che c'entra soprattutto cavarsela dicendo: "Sono quelli che non vogliono la Costa Smeralda", ma la Sardegna brucia in Gallura e brucia nel Campidano, brucia nel nuorese e brucia nell'oristanese, nell'iglesiente dove non ce n'è di master plan, è una fuga dalle responsabilità, è un'incapacità di affrontare i problemi.

E ancora, il tema dello sviluppo e la parola lavoro. Si può in qualunque modo si ritenga concludere questa legislatura e fare un dibattito che ancora, seppure stentatamente, si svolge nell'arco di due giorni e non pronunciare la parola lavoro? Si può nelle dichiarazioni programmatiche fare un'elencazione di tanti temi e questioni e dire: "Il lavoro, il lavoro è una questione trasversale". Ma no che non è una questione trasversale Presidente - non Presidente! Non è trasversale, è centrale il tema del lavoro per la vita, per il destino, per la sicurezza sociale, per il benessere sociale, per la serenità di una popolazione in un territorio! E quindi perché in quest'Aula il tema del lavoro si evoca una volta all'anno quando voi volete cancellare il piano per il lavoro e noi per quattro anni con battaglie difficili, riusciamo ogni anno a salvare il piano per il lavoro. E quei 2000 miliardi che sono a disposizione di tutti i comuni della Sardegna per promuovere sviluppo locale e nuove imprese attraverso nuovo lavoro hanno un senso e un significato anche quando non si discute la finanziaria e voi volete abrogare le leggi per il lavoro e noi le dobbiamo invece difendere e riusciamo anche a salvarle?

Che serve dire che i disoccupati erano 20 per cento e oggi 18 per cento quando non vi ponete il problema che tanti giovani, i migliori, i più bravi, se ne vanno? E sfoltiscono anche un po' le liste del collocamento. Se ne vanno, la nuova immigrazione intellettuale, le nuove energie della Sardegna, in giro per il mondo e voi lì a tirare di statistica come se il 18 per cento non fosse il triplo della disoccupazione che c'è mediamente in Europa e nelle regioni del nord d'Italia. E ancora, oltre la disoccupazione, i dati ISTAT, che di recente dicono che oltre al non lavoro in questa Italia, o due o tre Italie che si stanno determinando, esiste il problema ormai massivo delle nuove povertà, cioè di gente e di famiglie che sono al di sotto della soglia minima di dignità per l'esistenza. Badate che povertà non coincide sempre con disoccupazione perché c'è gente che non lavora e ha di che vivere e per converso non è che chi lavora o ha un lavoro non sia povero, anzi è il contrario il più delle volte perché in questo Paese ormai, e soprattutto nel sud di questo Paese, pesa terribilmente l'esistenza delle due monete, perché si paga in euro, si pagano i servizi, le spese per la vita delle persone, delle famiglie e i salari, però si paga in euro, ma si ha in lire. I salari sono bloccati perché ancora in riferimento alle lire; i sussidi sono bloccati e l'assistenza ancora si riferisce, ancora siamo a 700 mila lire al mese per il pensionato, minimo, o per l'anziano non assistito. Però quello compra in euro il pane, i servizi li deve pagare in euro, è nella condizione di povertà e l'indice di povertà censito in questa regione è del 23 per cento delle persone e delle famiglie, ci sono 300 mila persone in questa Regione censite al di sotto della soglia minima di dignità per la loro esistenza.

Può esserci un programma di questa Giunta, di qualsiasi Giunta, che non si ponga questo tema e questo problema da affrontare con misure risolutive, che dentro un progetto di sviluppo non contenga anche questo tipo di obiettivi e la rinascita della Sardegna cosa sarebbe? E la nuova politica e l'autonomia cos'è e cosa sarebbe, se non fa i conti con questi temi e con questi problemi, cioè con la gente che ha e vive addosso, nella sua vita, nella sua esistenza, questi drammi? Poi si dice "non c'è sicurezza"; no, non ce n'è sicurezza.

Le rapine, il Far West, vengono liquidate, quello è ecoterrorismo, questo è ugualmente altro terrorismo, tutto è terrorismo e non c'è mai capacità della politica di capire cosa accade in questa Regione perché ormai ruspa sta diventando sinonimo di bancomat dentro tutti i nostri paesi e pare che sia solo storia da raccontare nella cronaca locale. Tante ruspe, tanti bancomat!

E` un fatto casuale? E le rapine stile Far West? Richiamano solo terrorismo o non richiamano invece l'incapacità della politica e dei governi di affrontare queste questioni? Certo c'è questa incapacità se, come pare, per ragioni che non riuscite a spiegare, ma che sono evidenti in questa analisi politica e in questa critica politica, voi avete cessato la vostra funzione, noi vi diciamo: "Prima lo fate, meglio è". Chi dice a turno che vuole in questa Regione le elezioni anticipate di voi di destra dite una bugia ancora una volta, perché non è vero che voi volete le elezioni anticipate, neppure Pittalis le vuole, da ultimo. Voi, per bene che vada, le elezioni anticipate le subite perché avete fallito, perché siete incapaci anche di concorrere a fare qualunque maggioranza ;e in ogni casa quelle elezioni non sarebbero anticipate di sei mesi, sarebbero ritardate di quattro anni, perché le elezioni democraticamente, l'appello al popolo democraticamente, si sarebbe dovuto fare in questa Regione quando, non essendovi una maggioranza sicura per poter governare, prima di fare gli ingaggi a partita iniziata, prima di segnare quel goal di rigore calciato dall'arbitro all'inizio di questa legislatura; avreste dovuto allora essere sì coerenti e responsabili come dite e scrivete oggi e andarvene allora. Avreste risparmiato tanti danni e disastri a questa Regione e oggi non saremmo nella condizione di dover assistere a questo spettacolo indecoroso nel quale voi tentate disperatamente di mettere insieme macerie per costruire non si capisce che cosa, perché sarebbero comunque cose destinate al fallimento disastroso ugualmente e più immediato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il P.P.S. non ha voluto questa crisi, che ritiene inopportuna e dannosa e questo vista anche la difficile situazione economica e sociale dell'Isola; e devo dire che in questi giorni, in questo tempo, ha lavorato e si sta impegnando per evitare una interruzione traumatica della legislatura. Questa sarebbe la prima volta nella storia autonomistica della Sardegna ed è una sconfitta dell'autonomia stessa.

Noi stiamo lavorando per ricomporre il quadro politico del 1999, un quadro politico che è nato in una situazione devo dire anche allora difficile, dovuta anche ad una legge elettorale sbagliata, imperfetta, che non aveva dato la maggioranza a nessuno dei più grandi schieramenti in campo; e devo dire allora nacque questa maggioranza che era un confronto tra il Polo delle Libertà, devo dire una maggioranza nata, per quanto ci riguarda, con sofferenza e preoccupazione, però nacque questa alleanza che vedeva, come dicevo, le forze del Polo insieme alle forze, diverse forze del centro moderato, che sono il P.P.S, l'U.D.R., i Riformatori, i Sardistas, lo stesso U.D.C. che ha assunto una posizione molto autonoma soprattutto in questi ultimi tempi, e voleva essere allora una sorta di laboratorio politico.

Devo dire anche che ha visto questa alleanza, diciamo con risultati che sono stati abbastanza significativi in diverse situazioni e competizioni elettorali che ci sono state, mi riferisco alle elezioni provinciali, a diverse elezioni amministrative, dove sicuramente questa alleanza ha dato risposte importanti dal punto di vista politico.

Devo dire però che forse purtroppo questa coalizione non ha saputo cogliere appieno e valorizzare appieno i risultati che ha prodotto in questi anni; da parte nostra devo confessare che c'è disagio e preoccupazione per il travaglio interno di Forza Italia, noi riteniamo dovuto soprattutto a condizionamenti esterni che, devo dire, non riguardano soltanto questo partito e la nostra speranza è che prima della votazione finale la situazione politica venga ricomposta, per fare un governo vero, un governo che governi, non un governicchio che galleggi fino alla fine, perché questo a noi non interessa.

Il momento è delicato per la Sardegna, anche perché c'è una difficile integrazione europea, è un momento caratterizzato da grandi emergenze, emergenze infrastrutturali, occupazionali, del mondo produttivo e la Regione Sardegna in questo momento è impegnata nella spendita delle risorse comunitarie del 2000/2006, devo dire che ci sono scadenze importanti che vanno rispettate e devo dire che per quanto ci riguarda c'è molta preoccupazione per il rispetto dei tempi della spendita di queste risorse. Ma non solo: ci sono i fondi CIPE che sono finanziamenti importanti che riguardano la Sardegna, che anche questi necessitano di precise e specifiche scadenze, ci sono le intese Stato-Regione, che riguardano diversi settori e che vanno seguite con grande attenzione, e ci sono i finanziamenti della stessa legge obiettivo, che sono importantissimi per quanto riguarda lo sviluppo sociale ed economico della Sardegna. Ecco, dalla capacità che avremo di programmare e di spendere queste risorse dipenderà sicuramente il futuro della Sardegna. Il potenziamento del sistema produttivo imprenditoriale, la valorizzazione delle risorse umane, materiali e ambientali della Sardegna, così come il miglioramento infrastrutturale per la realizzazione di opere strategiche di grande respiro saranno in grado di far fare alla Sardegna un salto di qualità e quindi di rendere competitiva la Sardegna nei confronti delle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Questa maggioranza, prima con il presidente Floris, poi con il presidente Pili, ha operato bene; ha affrontato meglio di altre nel passato i grandi problemi della Sardegna, i nodi dello sviluppo della Sardegna, a iniziare dal problema acqua, dove c'è stato un importante accordo di programma sull'acqua, ha programmato e avviato interventi importanti per quanto riguarda il collegamento fra gli invasi e gli schemi idrici, ha fatto interventi importanti mai visti prima per quanto riguarda le perdite nelle reti, ha fatto progetti importanti per quanto riguarda il recupero delle acque reflue. E io dico anche che, una volta completati, questi interventi risolveranno definitivamente in Sardegna il problema idrico con la possibilità finalmente di programmare la risorsa idrica nel pluriennale o almeno nel triennale. Quindi sono risultati di grande importanza che non vanno sottaciuti, che invece vanno sottolineati con la dovuta attenzione.

Così come, per quanto riguarda il problema energetico, bisogna dire che anche qui c'è stato un piano regionale energetico che è avanzato; c'è il progetto dell'elettrodotto, del metanodotto, che riguarda il collegamento dell'Algeria con la Sardegna, l'Italia e l'Europa, e questi non sono più progetti che riguardano una enunciazione teorica degli stessi, ma sono progetti che hanno fatto importanti passi avanti in questi anni. Così come la continuità territoriale, altro nodo storico dello sviluppo della Sardegna, benché, bisogna dirlo, è al di sotto delle nostre aspettative, soprattutto per quanto riguarda la continuità territoriale passeggeri, però sicuramente è stato un importante passo avanti che può essere migliorato, così come io credo che la continuità territoriale relativa alle merci debba comunque andare avanti, perché anche questo è un risultato che deve essere perseguito da questa Regione se vuole essere al passo con le altre Regioni d'Italia e d'Europa.

Lo stesso il discorso della chimica, io mi rendo conto che non è semplice oggi parlare di chimica in Sardegna, c'è stata una gravissima crisi in questo settore, però anche qui io ho visto dei segnali importanti: c'è l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici di Ottana, di Porto Torres e di Assemini, ben sapendo che i tempi sono diversi, non ci sarà più uno sviluppo della chimica come nel passato, ma bisogna prendere in considerazione il fatto che ancora oggi io credo che può essere momento importante non solo dal punto di vista occupazionale, ma soprattutto dello sviluppo, la chimica in Sardegna. Così come per quanto riguarda la viabilità, bisogna dirlo questo, è stato approvato un APQ sulla viabilità, la Sardegna è stata inserita nella legge obiettivo per la rete viaria primaria, sono stati fatti importanti passi avanti per quanto riguarda la progettazione e il finanziamento di arterie di grande importanza, tipo la 131 che vede la Sardegna aver completato tutta la progettazione, quindi pronta a rifinanziamenti qualora il Governo avesse questa volontà di finanziarli; così come la strada statale 125, un problema storico per quanto riguarda le zone dell'interno della Sardegna, in particolare dell'Ogliastra, che ha visto anche questa il completamento della progettazione, il finanziamento e l'avvio di quasi tutti i venti lotti che riguardano quell'arteria; così come la strada statale Sassari-Alghero e così come c'è stato l'impegno della progettazione, ma anche il finanziamento delle prime tranche della strada statale della Sardegna centrale, quindi la trasversale sarda che collega Oristano con Arbatax.

Quindi sono tutta una serie di interventi di grande importanza che avevano bisogno sicuramente di essere completati, perché non basta soltanto avviare, alcuni sono già completati, altri sicuramente dovranno essere definiti nel breve periodo. Però io credo che anche alcune questioni che riguardano in modo particolare la legislazione in Sardegna, che riguardano quindi l'intero Consiglio regionale, abbiano bisogno di un'accelerazione, siano individuate fra le priorità assolute della Sardegna. In particolare mi riferisco alla legge elettorale: noi probabilmente saremo costretti a votare con una legge nazionale, invece abbiamo bisogno di una legge che sia più adeguata alla realtà della Sardegna. Noi diciamo che il bipolarismo nazionale, così come i poteri del Presidente, sono già progetti che a livello nazionale stanno entrando in crisi, figuriamoci se non entrano in crisi in Sardegna, dove c'è una situazione che è particolare per quanto ci riguarda e che non può essere equiparata a nessun'altra regione d'Italia. Noi diciamo anche che i consiglieri regionali devono essere eletti dal popolo, non possono essere scelti dalle segreterie politiche, soprattutto se sono quelle romane. Pertanto io credo che la legge deve essere una legge che premia la vera volontà delle popolazioni, che premia ed elegge quei consiglieri che hanno avuto il consenso popolare, non una legge che premi i portaborse, che premi le persone che devono essere sistemate perché poi devono essere funzionali alle esigenze dei vari partiti.

Pertanto noi, dove è possibile, ci impegneremo perché questa legge venga modificata, anche perché non è giusto che una legge, questo bipolarismo nazionale, che cancelli alcune peculiarità storiche della Sardegna non va bene, quando noi invece siamo favorevoli al mantenimento del pluralismo democratico, perché non deve essere una legge che deve cancellare le formazioni politiche, né in Sardegna né altrove. Così come, ne cito soltanto una che ritengo legge di grande importanza, che è già da alcuni mesi nella Commissione lavori pubblici, ed è la legge quadro sui lavori pubblici, una legge di riordino dopo 17 anni, che praticamente cancella una decina di leggi che attualmente si occupano dei lavori pubblici e semplifica e rende più snello e adeguato il complesso sistema.

C'è tutta una serie di altre leggi, a parer mio, che potrebbero essere prese in considerazione in questa coda di legislatura, qualora la situazione evolva in un certo modo, però non c'è sicuramente il tempo per approfondire alcuni aspetti di queste leggi che sono in cantiere.

Devo dire che questa legislatura, senza voler nascondere i problemi che ci sono stati e che ci sono, non merita una fine così traumatica, ma credo meriti di avere il tempo di raccogliere tutto o parte di quello che ha seminato e che non è poco.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non è davvero azzardato definire drammatico il momento che la politica sarda vive in queste ore, e proprio quando le situazioni sono più difficili ci pare ancora più il caso che si operi con intelligenza, ponderatezza e senso della responsabilità politica. Per questo mi pare meglio intervenire incentrando la nostra attenzione sulla sfida politica che abbiamo dinanzi e badando ai problemi gravi e drammatici della Sardegna, piuttosto che prestare attenzione alle parole non certo distensive e non certo puntuali, anzi spesso non certo opportune, che anche ieri e oggi l'Aula ha dovuto ascoltare da parte di alcuni colleghi della coalizione.

Ognuno di noi in quest'Aula ben conosce le ragioni che hanno determinato una crisi che è una crisi antichissima, che ha radici per lo meno nel 1999 e nei frutti di quella legge elettorale ambigua e compromissoria, cioè il sistema misto, maggioritario e proporzionale. Ma ciascuno dei colleghi qui presenti sa bene che abbiamo voluto superare la crisi di allora con gli strumenti della politica e stringendo un patto politico programmatico intorno alla presidenza del collega Mario Floris, nell'impossibilità di farlo attorno ad altri colleghi, che taluni dicono "indicato dagli elettori", ma io confermo sempre che i voti si misurano e valgono la notte dello spoglio, il giorno dopo siamo tutti uguali.

Quando le condizioni politiche lo hanno permesso abbiamo lavorato e non ho alcuna remora a dire che abbiamo lavorato alacremente e fruttuosamente attorno al presidente Floris, così come attorno al presidente Pili - parlo per la mia parte politica -, che abbiamo lealmente sostenuto anche quando una componente della maggioranza gli ha fatto mancare il proprio voto. Abbiamo sostenuto i suoi due successivi tentativi di formare una Giunta, con lealtà, con correttezza, votandolo per un primo tentativo e con un'astensione produttiva nel secondo caso, intendo produttiva di risultato, perché una contrapposizione avrebbe potuto dimostrare il contrario.

Né abbiamo invitato chicchessia, se non il veterano, il decano del nostro Consiglio, l'amico Felicetto Contu, che a mo' di battuta ha detto all'onorevole Pili che quando uno prende 22 voti, almeno nella vecchia Democrazia Cristiana tanto vituperata, doveva per un momento arrossire e subito dopo dare le dimissioni. Quindi nessuna remora a dire che abbiamo lavorato.

Con la stessa onestà intellettuale e con lo stesso senso di responsabilità abbiamo avanzato una candidatura alla presidenza per un uomo che si rifacesse alla cultura e alla storia centrista. Abbiamo ricevuto risposte al limite dell'ingiuria: "Mai con un democristiano " è stato detto da più parti, nei corridoi del Consiglio e nei meandri del palazzo. Senza dare però fuoco alle polveri, abbiamo accettato l'ipotesi di una candidatura di Alleanza Nazionale, il partito più lontano da noi per collocazione e storia politica, e abbiamo votato il collega Italo Masala; l'abbiamo fatto perché attorno alla figura del collega Masala tutte le componenti della coalizione hanno ritenuto di poter proseguire l'esperienza iniziata quattro anni fa, tutti i partiti, tanto è vero che il collega Masala ha ricevuto 41 voti, dunque anche i voti dei consiglieri regionali di Forza Italia, che cinque giorni fa, non un anno fa, hanno votato Masala per costruire attorno a lui un governo.

Questo è stato l'impegno negli organi collegiali. Di impegni diversi e smentite non vogliamo saperne, sono buffonate e atti di scorrettezza politica. Ciascuno dei componenti della coalizione ha rinunciato a una parte delle proprie richieste, con lo scopo di creare un governo che ci consentisse di traghettarci fino alle elezioni regionali per chiudere provvedimenti importanti e completare l'azione di governo. Cosa sia successo dopo, in poche ore, solo Dio lo sa; all'improvviso, con motivazioni che francamente sono assolutamente incomprensibili, ma certamente pretestuose, Forza Italia ha chiesto di sottoscrivere un documento preparato con ogni evidenza, in stanze lontane da quelle del Consiglio regionale, che aveva il solo scopo di innalzare barricate e porre pregiudiziali e veti.

Sin da quando esiste la politica, i documenti sono il frutto dell'incontro delle posizioni e la sintesi delle varie sensibilità che formano una coalizione, non una ricettina bell'e pronta, elaborata da un partito e digerita acriticamente dagli altri componenti l'alleanza, tanto è vero che noi abbiamo desistito dall'elaborare e presentare un documento politico programmatico incentrato sulla necessità delle elezioni primarie e sulla riscrittura della legge elettorale regionale che, come qua ciascuno sa, sono e restano i nostri capisaldi.

Come ho già detto, non intendo fare polemica, al contrario noi vogliamo salvare le ragioni dello stare insieme, ma quando abbiamo assunto la responsabilità di governare l'Isola insieme alle mille difficoltà incontrate, talvolta queste difficoltà frapposte dagli stessi alleati, penso che abbiamo fatto un discreto lavoro, non eccellente, non un qualche cosa di illuminante, sia con Mario Floris sia con il presidente Pili.

Per lo specifico ambito della sanità di cui ho avuto la responsabilità diretta potrei enumerare un'infinità di provvedimenti, anche recentissimi, che evito di citare per esigenze di tempo, anche se altri particolarmente importanti sono ancora (e questo interessa di più) all'attenzione delle Commissioni di merito o dell'Aula.

Quello che noi vogliamo chiedere, colleghi, allora è proprio questo: vogliamo completare quel lavoro che abbiamo insieme intrapreso in tutti questi anni, o vogliamo mandare tutto al macero e lanciare l'Isola in una corsa folle verso un baratro? Il ricorso alle elezioni anticipate, lo scioglimento del Consiglio regionale è una iattura che noi vogliamo fermamente evitare per l'Isola, un danno per i cittadini, le categorie produttive, per tutti quei settori che hanno bisogno di istituzioni che li supportino e li aiutino, non di un Consiglio regionale che butti nella pattumiera gli importanti provvedimenti già istruiti che attendono solo il completamento dell'iter. Così creeremmo ritardi difficilmente comprensibili e vanificheremmo le legittime attese delle categorie produttive, delle istituzioni locali, dei singoli cittadini. Dobbiamo completare un DPEF, fare a tappe forzate una finanziaria di sviluppo. Ce l'abbiamo pronto, forse porta scalogna, probabilmente è il piano sanitario che porta scalogna; ce l'abbiamo, non riusciamo a completarlo, sarà il numero 17, i sette anni, ma è un fatto. Il piano socioassistenziale, già pronto, razionalizzazione e accorpamento Microcitemico, l'ARPAS, di cui tutti ci siamo riempiti la bocca, ma che di fatto sono pronti, ma non abbiamo avuto il tempo materiali di esitare. Il protocollo d'intesa con l'Università, avviare a conclusione tutta quella programmazione negoziata che è frutto della concertazione; dobbiamo proseguire il confronto con il Governo nazionale verso il quale non può cessare lo spirito di rivendicazione e di negoziazione per il solo fatto che si tratti di un governo amico, e non lo è, in molti settori in modo specifico.

Non importa, va mantenuto aperto il confronto soprattutto su temi di primaria importanza come quello dell'energia, che è un punto fondamentale e della chimica. Per cui avremo anche fatto molto, ma dobbiamo dare gambe all'intesa raggiunta. Andare alle elezioni significa rinunciare a tutto questo, affossare i progetti ancora non esitati, fare un salto nel buio che non gioverà certamente alla Sardegna. Occorre responsabilità, senso delle istituzioni, cultura di governo, occorre - come stiamo facendo noi adesso - moderazione, quella che porta ad abbassare i toni, valorizzare i punti di contatto non quelli di disaccordo, costruire insieme.

Lo dico evidentemente per i colleghi della maggioranza, questa crisi non è una farsa e nessuno può permettersi il lusso di dare lezioni a nessun altro. Siamo tutti parte di un sistema politico complesso per il quale gli equilibri nazionali influiscono direttamente su quelli regionali. Non esistono persone libere in assoluto, nessuno è svincolato totalmente dal proprio partito e dalle indicazioni che vengono date dal livello centrale, nessuno, né a sinistra, né al centro, né a destra con le dovute eccezioni. Così come se i singoli consiglieri votassero in libertà i risultati sarebbero certamente ben diversi, come sanno tutti, perché allo scioglimento non ci vuole andare nessuno, davvero!

Al riguardo, come parte politica, diciamo che noi non accetteremo che ci venga chiesto di calpestare la nostra autonomia; così come quando la stampa ha riportato, anche al momento delle elezioni, che siamo autonomi da Roma, Roma non ha mai interferito - al di là delle chiacchiere dette qui dentro da qualche sponsor che evidentemente voleva qualcosa - nelle nostre scelte, neanche questi giorni, anzi ritiene che quello che si sta facendo sia una cosa poco gradita, ma soprattutto poco seria e che non abbia nessun senso di responsabilità.

Ma esistono vincoli, vincoli rigidi che i partiti impongono ai loro componenti, almeno taluni; è naturale che sia così e dunque non occorre fare la parte dei puri, in quest'Aula non ci crede nessuno; ma sia ben chiaro a tutti che quello che succederà oggi in quest'Aula non può non lasciare un'eredità pesante sulle scelte che faremo al momento del ricorso alle urne. Non si tratterà di scelte cancellabili certamente con un colpo di spugna.

Noi, caro onorevole Masala, la sosterremo in coerenza del voto espresso, al contrario eventualmente di altri, e la invitiamo ad andare avanti, speriamo che il senso di responsabilità prevalga e si evitino atteggiamenti e metodi che sono al di fuori di ogni etica politica.

L'ultimo è questo documento che parla di logica spregiudicata e distruttiva, che parla praticamente di ricatti continui senza rendersi conto che a seconda del ruolo e delle parti nel gioco delle carte, evidentemente, una situazione va bene oggi e non va bene domani.

Sono queste le ultime ore! Vedete in politica quando un Presidente convoca i consiglieri che l'hanno votato ad un incontro e senza giustificati motivi non si va è stupidità politica ed è mancanza di cultura politica.

Il Presidente questo l'ha fatto, ed è soprattutto un libero confronto fra colleghi; questi metodi, i diktat non li accettiamo, sono inaccettabili. Io mi rivolgo, per concludere, al Consiglio perché ritengo che l'intero Consiglio abbia l'obbligo di rigettare, da qualunque parte vengano, i diktat. Noi, per la parte nostra, non li accettiamo e non abbiamo vincoli, questo sia chiaro!

E` in piena autonomia e se si dovesse accedere alle elezioni anticipate, sia una scelta autonoma del Consiglio e non imposizioni esterne.

Questo riteniamo che sia fondamentale nelle scelte. Onorevole Masala, vada avanti, se qualcuno vuole lo strappo, credo sia fondamentale in questo momento capire esattamente chi è nel giusto, chi è coerente, chi è corretto e chi invece evidentemente vuole e ritiene che si tratti di un penultimatum. Di penultimatum ne abbiamo avuto e sentito fin troppi!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che l'intervento odierno non sia per me comunque un intervento facile. Non è un intervento facile perché ci troviamo in una condizione di grande difficoltà del Consiglio regionale della Sardegna ed anche il movimento dei Riformatori vive, insieme ad altri partiti di questa maggioranza, la situazione di grande sofferenza che in questi giorni i mass media, i giornali e le televisioni stanno ben mostrando a tutti i sardi.

Quindi è difficile fare un ragionamento, è difficile perché probabilmente sarebbe molto più facile lasciar parlare il cuore, e se parlasse il cuore probabilmente rischieremmo di strappare anche quei sottili fili di comunicazione e di ragionamento che ancora oggi restano aperti e devono restare aperti.

Allora è necessario partire dalle dichiarazioni che il Presidente della Giunta ha reso. Le dichiarazioni del Presidente della Giunta - è stato sottolineato da qualche altro intervento fatto in quest'Aula - sono state delle dichiarazioni lucide, serene e coraggiose. Dono state dichiarazioni che, qualcuno ha notato, richiederebbero forse ben più di nove mesi per essere messe in pratica; ma questo secondo noi non è un elemento negativo, è anzi un elemento fortemente positivo perché indica con forza la volontà di questo Presidente di non rappresentare né se stesso, né soltanto il suo partito, ma di rappresentare una coalizione, una coalizione che ha ancora voglia di sfidare la Sardegna sulla sua volontà di continuare nel cammino di cambiamento che si è comunque in questa legislatura iniziato.

Perché, signor Presidente, qui tutti ricordano delle piccole tragedie politiche dell'inizio di legislatura; in tanti discorsi risuonati in quest'Aula è stato richiamato qualche tradimento consumatosi all'inizio di legislatura e qualche volta, alla fine, quando le uniche occasioni di polemica da parte dello schieramento contrapposto sono queste, questo ha fatto quasi sorridere, come ha fatto quasi sorridere (e io voglio ancora una volta strappare il sorriso dei miei colleghi) quando tante volte noi Riformatori, nell'analizzare le difficoltà di questa maggioranza, abbiamo detto che era necessario ripartire dallo spirito di Aritzo.

Questo spirito di Aritzo è stato tante volte interpretato come una sorta di spirito di vacanza, di spirito deceduto, che non era più presente in quest'Aula e che non era più presente in questa coalizione.

Niente di più errato, niente di più sbagliato! Questa coalizione, senza che ci si ricordi di quali erano i presupposti da cui è nato il forum delle opposizioni di Aritzo e da cui è nata questa maggioranza non ha nessuna ragione di esistere; questa coalizione nasce dalla frantumazione di ogni speranza nella politica che si era realizzata nella scorsa legislatura, nasce tenendo insieme e unendo sensibilità diverse, partiti politici diversi, storie politiche diverse, sensibilità politiche diverse, quindi nasce facendo e rendendo un valore aggiunto tutto ciò che oggi sembra invece essere un elemento detonante all'interno della coalizione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue VARGIU.) Signori, le sfumature, le differenze, quelle che separano il nostro movimento dal partito che esprime il Presidente sono elementi di ricchezza, non elementi di povertà, se vengono utilizzati nel giusto contesto, per poter rappresentare fasce differenti della gente sarda, per poter rappresentare diversi modi di sentire che in Sardegna ci sono, che sono riconosciuti all'interno dello stesso schieramento alternativo al centrosinistra e che non sono per forza omologati a schieramenti nazionali.

Ecco, forse il fatto di esserci dimenticati, dopo qualche anno di lavoro, di quelli che erano stati i presupposti da cui era nata questa coalizione è stato l'errore di questa maggioranza, perché si è preso un piano inclinato con del sapone spalmato sopra che ci ha portato ad una situazione di litigiosità interna ingiustificata rispetto ai problemi che stavamo andando ad affrontare e mortale per i destini di questa coalizione.

Noi siamo abituati, cari colleghi del Consiglio, anche in questo momento a parlare tra di noi, a ragionare tra gli ottanta, a pensare che il mondo si esaurisca in questi ottanta di questo Consiglio regionale. Quali orecchie abbiamo fuori da questo Consiglio regionale? Quanti di noi, colleghi della maggioranza, al di là del piccolo corteo che ognuno di noi ha di persone che comunque e sempre dicono di sì e sono sempre soddisfatti di quello che facciamo? Quanti di noi hanno avuto in questi ultimi mesi orecchie per sentire quello che fuori dal palazzo viene detto?

Beh, voi pensate che i sardi abbiano gradito gli scontri che intorno a questa maggioranza si sono realizzati? Pensate che i sardi abbiano gradito il clima di litigio nel quale noi abbiamo ragionato, che non era più un clima in cui partivamo dalla consapevolezza della condivisione, perché nella consapevolezza della condivisione dei programmi e dei progetti c'è il ragionamento che fa crescere. Quando si perde la consapevolezza della condivisione, insomma, allora si può bisticciare su qualunque cosa, anche sull'ultimo consigliere di amministrazione dell'ultimo ente possibile in questo mondo.

Questo è il ragionamento che dobbiamo tenere bene a mente, dobbiamo tenere bene a mente che noi non siamo dei carcerati dentro questo palazzo, noi siamo rappresentanti della gente, che è quella che troviamo per strada, ma non quando andiamo da assessori o da consiglieri regionali, quando non veniamo riconosciuti e sentiamo i ragionamenti che sul palazzo della politica la gente fa. Ragionamenti che coinvolgono la maggioranza, ma che non risparmiamo l'opposizione, perché anche l'opposizione ha un ruolo consiliare che tante volte, in questo Consiglio regionale, sulle regole è venuto a mancare. Ha un ruolo progettuale, una buona opposizione aiuta la maggioranza ad essere migliore perché la stimola, la fa crescere, fa in modo che una maggioranza sia costantemente richiamata al rispetto di quelli che sono i suoi obiettivi, di quelli che sono i suoi impegni con l'elettorato.

Questi sono i motivi per cui quando qualche mese fa abbiamo iniziato quello che sembrava un ragionamento - e un ragionamento poi alla fine rischia di non essere - su quello che poteva, su quello che può essere il futuro della coalizione, questo è il motivo per cui noi Riformatori ci siamo detti contrari alle elezioni anticipate, non perché ciascuno di noi, come è legittimo, possa avere paura di non continuare a fare politica all'interno di questo Consiglio regionale, perché può succedere che i nostri elettori non si riconoscano in quello che noi abbiamo fatto, ma quello è il giudizio dell'elettorato e sappiamo che giustamente prima o poi ci si arriva, ma per altri motivi, perché non ritenevamo che fosse finito il carnet delle cose da fare; non ritenevamo che la maggioranza nata ad Aritzo, che la maggioranza che si è raccolta nel 1999 nel cartello elettorale del centrodestra avesse finito il suo compito; non ritenevamo che dovesse andare a casa a leccarsi le ferite degli ultimi litigi e degli ultimi bisticci.

Ritenevamo che ci fossero tante cose da fare, riteniamo che ci siano nell'interesse della Sardegna e di questa coalizione che fa gli interessi della Sardegna ancora tante cose da fare. Eravamo perfettamente consapevoli che le condizioni di scollamento a cui questa coalizione stava andando incontro non sarebbero state il viatico per potersi presentare agli elettori per poter chiedere la conferma per altri cinque anni.

Gli elettori che stanno fuori da questo palazzo sono molto meno distratti sia di quanto noi pensiamo, sia di quanto pensi quel piccolo numero di amici personali con cui noi parliamo ogni giorno, che probabilmente sono influenzati nei loro giudizi dall'affetto che hanno per ciascuno di noi e anche dal modo in cui noi gli proponiamo le cose della politica e il lavoro che svolgiamo all'interno di questo Consiglio.

Noi abbiamo prospettato un cammino sicuro, abbiamo sottolineato che le elezioni anticipate sarebbero state una dichiarazione di fallimento di un'alleanza non più in grado di risolvere né i propri problemi, né quelli della Sardegna e abbiamo anche indicato una strada maestra perché la coalizione potesse essere forte e presente, una volta ripresa la sua attività consiliare e la sua attività di Giunta, anche al successivo appuntamento elettorale. La strada maestra è e resta quella delle elezioni primarie, elezioni primarie che consentono alla gente sarda di scegliere sul serio, senza imposizioni di nessuna parte, né romana, né di segreterie di partiti sardi il candidato che ciascuno schieramento intende presentare per la presidenza della Regione.

Elezioni primarie che se c'è un ragionamento aperto sulle regole possono essere fatte, per miglior sistema di garanzie, insieme col centrosinistra e in questo modo ciascuno sceglie il candidato che ritiene di dover presentare alla presidenza della Regione, ma non lo sceglie all'interno di sagrestie ristrette e neanche all'interno di noi ottanta, lo sceglie per le strade, lo sceglie tra la gente, lo sceglie sui progetti politici e sulle facce di ogni singolo candidato.

Allora, a quel punto, davvero le sfumature, le differenze che all'interno di ogni coalizione ci sono diventano un arricchimento della coalizione perché fanno crescere all'interno della coalizione la consapevolezza, che è del bipolarismo, che riuscendo a mettere insieme le sfumature diverse si vince, mentre la omogeneità taglia fuori fette di società e conduce inevitabilmente alla sconfitta.

Questo è il ragionamento che noi abbiamo fatto ad Aritzo, questo è il ragionamento che ancora oggi, dopo quattro anni e mezzo, facciamo all'interno di quest'Aula.

Il Presidente Masala è stato eletto al termine di cinquanta giorni in cui lo schieramento di centrodestra non ha dato all'esterno prova di coesione, ma è stato eletto in un clima che è stato segnato come clima diverso; e anche fuori da questo palazzo l'elezione del Presidente Masala ha rappresentato un'inversione di rotta all'interno dell'attività e del lavoro di questo Consiglio e di questa maggioranza.

Il Presidente Masala ha iniziato bene il suo cammino, l'ha iniziato bene perché consapevole di essere sostenuto graniticamente, forse per la prima volta all'interno di quest'Aula, da 41 voti su 41 di quelli di cui disponeva, senza un franco tiratore, senza un dissenso neanche sotterraneo. Ha iniziato bene e ha iniziato dando la consapevolezza a tutti quanti noi, colleghi della maggioranza, di poter andare avanti e di poter utilizzare questi nove mesi per ribaltare lo spirito di malinconica sconfitta che cominciava ad aleggiare sulla nostra coalizione, costituendo quel valore aggiunto che tutti quanti insieme potevamo riportare in direzione di una vittoria elettorale nell'aappuntamento del 2004.

In questi giorni sono successe delle cose, signori, che è difficile inquadrare e non voglio neanche perdere del tempo nel tentativo dell'inquadramento perché purtroppo, nonostante non sia tra i più anziani di questo consesso, faccio attività politica da trent'anni, ho sempre sostenuto anche discutendo con miei colleghi di Gruppo che in politica alla fine di tutti i tira e molla, alla fine di tutte le prese di posizioni strumentali, alla fine di ogni scontro legittimo su ogni posizione politica o semplicemente di assetto, prevale la ragionevolezza. Prevale la ragionevolezza perché questa è la politica.

La politica è ragionevolezza, la politica è mediazione, la politica è ragionamento tra diversi che, di fronte ad obiettivi che sono obiettivi comuni, trovano poi i necessari elementi di mediazione, di compenso e di riequilibrio che consentono di chiudere nell'interesse generale della coalizione; e siccome io sono convinto oggi che l'interesse generale della coalizione sia quello generale dei sardi, nell'interesse generale dei sardi.

Invece è successo, o sta succedendo, qualcosa che non mi è facilmente comprensibile e che sfugge alle regole della ragionevolezza; e devo dire che se sette giorni fa, prima dell'elezione del Presidente Masala, mi avessero chiesto quali consideravo potessero essere le reali possibilità di scioglimento di questo Consiglio, avrei espresso una percentuale alta. Ma dopo l'elezione del Presidente Masala, dopo l'esposizione del partito del Presidente Masala, devo dire che ritenevo, e ritengo ancora, che questo tentativo non possa che essere coronato da successo, perché se non fosse coronato da successo verrebbero meno le ragioni della ragionevolezza che io in politica non ho mai visto alla fine venire meno.

Oggi condivido le parole di chi ha sostenuto che noi non possiamo come Consiglio attendere lo scioglimento romano. Ottanta consiglieri regionali di questo Consiglio regionale che è il Parlamento sovrano dei sardi non possono essere in balia di un decreto che tra 48 ore scioglierà il Consiglio regionale della Sardegna. Abbiamo fatto in quest'Aula (prima di noi altri senz'altro più importanti e prestigiosi di noi) discorsi sull'autonomia sarda. L'autonomia sarda, quella che abbiamo tanto decantato, sarà mortificata dal primo decreto di scioglimento, sarebbe mortificata dal primo decreto di scioglimento di un parlamento regionale.

Io credo che questa sia una cosa sulla quale tutti quanti dobbiamo riflettere perché sarebbe veramente qualcosa che scontrerebbe contro il ragionamento, il valore, l'idea di autonomia sarda che ciascuno di noi ha.

E poi - ed è l'ultimo ragionamento che io voglio fare in quest'aula ai colleghi della maggioranza - quando questo Consiglio regionale venisse sciolto, avremmo sei mesi, otto mesi, nove mesi di tempo perché questa coalizione riesca a recuperare i cocci di quello che in questi giorni rischia di esplodere? No, colleghi della maggioranza, se il 5 avremo lo scioglimento del Consiglio, la settimana dopo dovremo iniziare insieme a preparare le liste per le prossime elezioni, se tutti voi, come noi, credete che questa coalizione sia il principale valore fondante della maggioranza. Se ognuno di noi ha già deciso di fare dei percorsi in solitudine è giusto che lo dica in quest'Aula. E' giusto che chi vuole fare dei percorsi da solo lo dica apertamente a tutti coloro con cui ha collaborato per quattro anni che gli chiedono di collaborare per altri cinque anni. E' giusto che noi sappiamo chi sono i nostri compagni di viaggio, è una frase che mi sono sentito dire e che come un boomerang restituiamo al mittente; è giusto che si sappia se esiste un progetto, se esiste un disegno per la guida della Sardegna, se esiste una strategia che collega partiti politici che insieme vogliono andare avanti, perché le nuove elezioni, le elezioni anticipate sono domani, la presentazione delle liste è ad horas e la presentazione delle liste richiede, per poter avere una coalizione, una solidarietà interna che oggi stiamo consumando stilla a stilla e che rischiamo di non trovarci più né come valore aggiunto, né come bagaglio in bisaccia. E i sardi sapranno giudicarci, sapranno considerare il lavoro che abbiamo svolto, e così come ci hanno incoraggiato quando abbiamo dimostrato di voler invertire la tendenza, probabilmente sapranno castigarci nel momento in cui abbiamo dimostrato che non siamo in grado di gestire la fiducia che ci è stata accordata e affidata.

Presidente Masala, l'ho già detto, lei si è esposto personalmente dimostrando un coraggio inusuale; si è esposto il partito politico che lei rappresenta e che è stato, come lo sono stati i Riformatori, un partner assolutamente affidabile e di critica costruttiva in questa maggioranza. Quando abbiamo avuto qualcosa da ridire l'abbiamo fatto in Aula, come l'ha fatto lei e come l'ha fatto il suo partito, allora anche noi le diciamo di andare avanti sino in fondo, e anche noi le garantiamo che il sostegno dei Riformatori sarà sino in fondo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, ci troviamo in una strana situazione perché la crisi è tutta interna alla maggioranza, una maggioranza spaccata, distrutta, lacerata; gli interventi, per certi versi pregevoli, dei colleghi Vargiu e Oppi dimostrano in maniera inequivocabile come la maggioranza sia andata in pezzi.

E' la prima volta che i colleghi della maggioranza non si rivolgono all'opposizione anche polemicamente, ma si rivolgono invece agli stessi colleghi della maggioranza, di un altro partito, e lo fanno polemicamente, lo fanno dicendo: "Non comprendiamo il vostro comportamento." E lo fanno dicendo: "Avete votato quattro giorni fa il presidente Masala, che cosa è successo che non potevate intravedere quattro giorni fa se non un ordine romano che ci umilia?" Lo dicono loro. Io mi rivolgevo prima ai colleghi qua, a Siro Marrocu e agli altri dicendo: "Ma che cosa possiamo dire noi oltre questo? Siamo disarmati!" Potremmo dire: "Concordiamo con gli interventi di Vargiu, Oppi e degli altri e ci sediamo, vi aspettiamo." Che cosa possiamo dire di più di quello che i colleghi della maggioranza hanno detto per sottolineare che la maggioranza è in pezzi, è in frantumi? Che cosa possiamo dire sulle vostre inadeguatezze, sui vostri conflitti, sugli interessi che, l'avete detto voi, una parte politica sta anteponendo alla coalizione e alla Sardegna? Potremmo tacere e dire: "Traetene le conseguenze". Potremmo dire: "Non vi aspetterete, io credo, lo dico alla parte della maggioranza che sta cercando di dare una prospettiva alla Giunta, che i vostri conflitti li mediamo noi, li risolviamo noi?" Che cosa possiamo fare se voi dite venendo qua: "La maggioranza non è più in grado di governare perché si è spaccata"? Noi che cosa potremmo dire se non prenderne atto, lo diciamo in maniera molto sommessa, perché convinti di non poter andare oltre il tono del collega Vargiu, del collega Oppi, l'amarezza, che io condivido, naturalmente io faccio l'opposizione e faccio un altro lavoro, ma al posto vostro capisco l'amarezza di chi come voi ha dato sostegno, per esempio, al collega Pili, l'amarezza del collega Masala e di A.N., che in questa legislatura ha dato sostegno rinunciando anche a legittime aspettative e ora si trova di fronte a un muro eretto in maniera improvvisa e non sa come farne e non sa come comprendere. Noi vi diciamo qual è la nostra interpretazione, sono anni che vi diciamo: "Badate, cari colleghi, che le maggioranze costruite sui ribaltoni, sui tradimenti, sul trasformismo, costruite sugli appetiti individuali o di piccoli gruppi, costruite sulla mancanza di coerenza dell'impegno nei confronti degli elettori non reggono, perché questi appetiti crescono sempre di più e per quanto voi abbiate triplicato il deficit di bilancio verrà il momento in cui non riuscirete a soddisfarli tutti, ed è questo che sta succedendo, ed è una maggioranza che è andata in pezzi perché i fondamenti di questa maggioranza non erano il progetto, l'idealità, la cultura, il bene comune; erano le logiche degli interessi privati anteposti agli interessi pubblici, forse non di tutti. Giorgio, forse non di tutti, ma c'è una parte che oggi si tira via dopo aver incassato tutti i vostri consensi e dice: "No, adesso siccome non comandiamo noi non giochiamo più". Da questo punto di vista questi elementi sono tornati in conto, i conti sono tornati, e la logica - mi consentite la parola pesante, ma che rende l'idea - "cannibale", di chi si mangia gli uni con gli altri, su cui è nata questa legislatura, adesso rende conto anche a voi. Questa è una logica in cui alcuni colleghi dell'ex partito popolare si sono "mangiati" la coalizione che li aveva espressi, hanno dato vita a una Giunta di centrodestra, poi la Giunta di centrodestra è stata mangiata e fagocitata dalle logiche di Pili e dal voto segreto mai smentito, quindi Pili è stato eletto; poi Pili è stato divorato dalla stessa sua maggioranza che gli dà 22 voti, umiliandolo. Ma non avevate sempre detto voi, lo dico alla maggioranza, che quello che conta sono i 150 mila voti? Poi, alla luce dei fatti e dei comportamenti, avete avuto la coscienza e consapevolezza, che io condivido, di giudicare conclusa e inadeguata quella esperienza di governo, e Pili è stato liquidato con 22 voti, Masala ne ha preso 41. E allora, che cosa è successo, chiediamo ai colleghi che hanno votato Masala con 41 voti, lo dico al collega Vargiu, ce lo spieghi lei, collega, spiegacelo tu, che cosa è successo in questi tre, quattro giorni?

I programmi sono quelli dell'inizio della legislatura, che avete scritto; non c'è stato uno sgarro programmatico dell'onorevole Masala che non ha recepito qualche istanza. La Giunta è la stessa, lasciando i posti a Forza Italia. Che cosa è successo, allora? Il problema è che questa logica cannibale divora tutto e non c'è la lealtà, la coerenza e la riconoscenza. Non c'è la lealtà perché il collega Masala forse non verrà votato e verrà affossato da una parte della sua maggioranza, non c'è la coerenza perché dopo aver votato con 41 voti il collega Masala non viene confermato, e non c'è la riconoscenza, se mi consentite, nei confronti anche suoi, Presidente, e del suo partito, che ha fatto in questi anni sacrifici per tenere in piedi questa specie di Baracca. Allora conta solo l'io assoluto, il narcisismo portato a livelli esasperati e patologici sui quali si costruiscono le politiche. Io ho preso visione della delibera di qualche settimana fa della Giunta Pili con cui si stabilisce un programma di 20 miliardi di vecchie lire per la pubblicità cosiddetta istituzionale da spendere nei prossimi quattro mesi. Si immolano 20 miliardi di risorse pubbliche nei confronti di un narcisismo personale per costruire un'immagine che voi stessi avete affondato!

Signor Presidente, se questa è la verità non è forse vero che la stessa logica cannibale vi divora e vi divide e divora la Sardegna? Io apprezzo le cose che dicevano forse lo stesso collega Masala, il collega Vargiu, il collega Oppi, il disperato tentativo di dire: "Ma insomma, abbiamo ancora oltre otto mesi, portiamo in porto il bilancio, la riqualificazione del POR perché sono tutte cose non fatte". Però, caro Giorgio, al di là di queste e prima di queste cose vengono anteposti gli interessi di parte, personali, di piccoli gruppi e di piccole cosche, e la Sardegna è stata mortificata da questa logica cannibale, è stata piegata, gli appetiti si sono moltiplicati e la spesa pubblica è patologicamente cresciuta. Queste cose che vado dicendo non sono opinioni, sono dati di fatto: sono cresciuti gli enti, il sottogoverno, sono cresciuti gli incarichi, le consulenze, le spese, sono cresciute le logiche di basso impero. Il palazzo è invaso da una fauna di portaborse questuanti che aspettano qualche briciola di questa gestione del potere. Lo dico con amarezza perché so che sono parole forti, ma di fronte a queste parole noi non vediamo forse e non vedete forse voi una Sardegna che brucia e non solo realisticamente, ma anche metaforicamente, una Sardegna che affonda? Le dichiarazioni di Masala con l'impegno a dire tutte le cose che in otto mesi si potrebbero fare non sono forse, l'hanno detto i colleghi che sono intervenuti prima di me, l'elenco delle cose non fatte, delle cose che bisognerebbe fare per dare un senso alla legislatura, ma che per oggi non sono state fatte? Il bilancio, la riprogrammazione del POR, il completamento delle opere pubbliche, non è forse vero che molte di queste cose sono state piegate alla propaganda? Il collega Corda ieri - e non ho per ora sentito smentita - ha parlato di cantieri finti (un'accusa grave, caro collega, ma lei è un giornalista attento, quindi immagino che sia documentato, perché se no vuol dire che renderebbe fuorviante anche il nostro ragionamento), delle inaugurazioni finte di cantieri finti, quelli che dovevano lavorare 24 ore su 24. E allora non è forse vero che la Sardegna affonda su questa politica fatta di immagine e non di concretezza, non di realtà e affonda sulle riforme inesistenti? Lo dico ai Riformatori. Voi, caro collega Vargiu, riuscirete a fare un bilancio delle riforme che questa legislatura ha fatto e presentarvi a testa alta di fronte agli elettori? Non è stato presentato nulla di tutto questo, la spesa pubblica è bloccata; oggi siamo quasi alla fine dell'esercizio, dei fondi di questa legislatura, del bilancio di questa legislatura non è stata spesa neanche una lira probabilmente, se non le spese correnti. Andate a vedere lo stato della spesa: ci sono miliardi di residui, migliaia di miliardi di residui che ingrassano le banche, ci sono cantieri fermi, cantieri fantasma, leggi inapplicate, l'agricoltura è in agonia, le imprese chiudono, le nostre energie migliori, i nostri giovani emigrano. E allora, da questo punto di vista, la scuola, l'università è in coma e la Sardegna è terra di assalto dei nuovi colonizzatori. Di fronte a queste cose le istituzioni sono bloccate, paralizzate, le Commissioni non si riuniscono da mesi e il Consiglio è chiamato a discutere i vostri conflitti, le vostre beghe, la vostra litigiosità.

Questa legislatura, cari colleghi, è iniziata male e sta finendo peggio; sta finendo nel segno della distruzione di una maggioranza che si è mangiata reciprocamente e distrutta reciprocamente; sta finendo nel segno di una Sardegna che brucia e affonda; sta finendo nel segno di una incoerenza. Ma non avevate iniziato questa legislatura dicendo: "Questa è la legislatura del rinnovamento, il presidente Pili è il Presidente più nuovo"? Forse è per questo, onorevole Masala, che Pili non vuole votarla, perché non è il rinnovamento. Non avevate iniziato dicendo: "Questa legislatura si svolgerà nel segno di Lussu"? Che fine ha fatto Lussu? E' iniziata nel segno delle riforme, l'Assemblea costituente, ma non sta invece naufragando, non nel segno dell'autonomia, ma invece nel segno della dipendenza? L'ha detto lei, l'avete detto voi. Non volevate, da questo punto di vista, una legislatura delle riforme, dell'autonomia e del federalismo? E invece oggi in quest'Aula c'è un veto di poteri, di potentati romani che neanche voi sapete perché, non sapete decifrare e state subendo. E allora, prima di chiedere a noi di ribellarci, collega Vargiu, ribellatevi voi. Non ribellatevi solamente con un voto, dite che con quella logica non siete alleabili, allora potete chiedere a noi di dare una mano per salvare la legislatura, ma non come soccorso; dite che con quella logica voi non avete niente a che fare, dite che quella logica ci mortifica e vi mortifica, dite che quella logica rende i sardi, ancora una volta, servi di altre decisioni, di altre logiche, di altro colonialismo. Allora potremmo riaprire una discussione su questo punto di vista e da questo punto di vista, perché noi ci sentiamo, come voi, umiliati. A noi non sono arrivati i veti, ma quando il veto arriva a uno di voi, a un vostro partito, umilia anche me e umilia anche voi. Noi non possiamo accettarlo e ci ribelliamo a questo veto e a questa umiliazione e diciamo che la Sardegna oggi, sotto la vostra gestione, con la vostra ipoteca, con l'ipoteca dei vostri cari e dei vostri capi e dei vostri potentati, è meno libera, è meno serena, è meno giusta, ha meno speranza, perché siete riusciti a logorare la libertà, la serenità e la speranza. Il compito che vorremmo darci e che vorremmo che tutti assumessimo, ma noi ce lo diamo come centrosinistra, è di ridare a questa terra più libertà, più fiducia e più speranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Onorevole Vargiu, è da quattro anni che ininterrottamente, ma in modo sempre più diluito, il tema di Aritzo, di quello spirito a cui lei fa riferimento, arriva in quest'Aula. Un richiamo quasi a un collante che possa aiutare tutti voi a stare assieme. Poi è vero che siete andati ad Aritzo, ma vi siete mangiati un camion di castagne e siete rientrati con una aerofagia cronica, non con lo spirito che lei molte volte ha indicato in quest'Aula. Su questo vivete, tanto da farvi dire in diverse circostanze: "Mauro, facci volare". E lo sta facendo, oggi: l'amico Pili vi sta facendo volare fuori da quest'Aula! Se non fosse perché stiamo parlando del Consiglio regionale, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Ma non è così.

Noi, come partito, abbiamo ottantadue anni di storia, di radici, di tradizioni, di cultura, di valori, di ideali e tanta dignità e coerenza, che in quest'Aula, in questi quattro anni, è andata scemando, se ne è persa completamente la traccia per arrivare ad una situazione come quella che stiamo vivendo oggi dove, incuranti del ruolo che i sardi ci hanno dato con il loro consenso, cioè votandoci, siamo qui al palo in attesa che questa maggioranza, io non voglio ritornare e fare dietrologia di come avete amministrato, sarebbe anche troppo semplice, quello che mi preoccupa fortemente è che i valori dell'autonomia sono stati calpestati e stiamo arrivando al culmine in queste ore senza che da parte di nessuno sia arrivata una voce in difesa per impedire che man mano questi valori scomparissero nel tempo.

Io ricordo quando fu approvata la legge elettorale a livello nazionale per le regioni a statuto ordinario che coinvolgeva anche noi; e voglio ricordarvi che fra tutte le regioni l'unica esclusa da questa violenza del Parlamento italiano fu la Val d'Aosta, segno evidente che in Val d'Aosta i valori dell'autonomia li conoscono talmente bene e li sanno utilizzare ed applicare nel verso giusto e che quelle popolazioni li sanno difendere strenuamente, da non subire neanche la più piccola volontà del Parlamento italiano di coinvolgerla dentro il calderone come ha fatto per la Sardegna.

In quella circostanza il Partito Sardo d'Azione, e pochissime altre forze politiche, hanno gridato allo scandalo, hanno gridato perché l'autonomia in quella circostanza è stata calpestata violentemente, mentre i parlamentari sardi tutti, di destra e di sinistra, acclamavano ad una grande vittoria, erano riusciti a farci una legge e, guarda caso, loro, gli artefici principali, oggi forse alcuni di essi sono proprio dietro le quinte in quel di Roma, a fare i burattinai di questo scenario squallido verso il quale questo Consiglio non può prestarsi ma si deve ribellare.

Questo lo dico innanzitutto a me stesso, ma lo dico a tutta l'Aula, non è un problema della maggioranza, il valore autonomistico non appartiene solo ed esclusivamente a questa maggioranza, o presunta tale, il valore autonomistico è un bene inalienabile di tutti i sardi, un valore verso il quale forse si sarebbe dovuta destinare maggiore attenzione in questa legislatura anche con l'assemblea costituente, onorevole Selis. E voglio ricordarle che comunque l'assemblea costituente, sia pur per la via sarda, che non è di minore importanza di quella del percorso nazionale, è all'ordine del giorno di questo Consiglio, è solo la volontà politica che manca, la nostra volontà di realizzare quei cambiamenti che molte volte è fuori luogo e troppo spesso a parole diciamo, ma nella realtà dell'azione politica e nella concretezza non ce ne passa o, per meglio dire, non ve ne passa manco nella mente. Faccio una pausa un po' lunga, visto che si fa così nella comunicazione.

Quale silenzio, quale silenzio di complicità in quest'Aula deve esistere in queste ore? Noi a questo silenzio, come qualcuno vorrebbe, non ci presteremo, assolutamente, continueremo a denunciare che quei valori e quelle competenze specifiche di questa Assemblea tali devono restare. La legge elettorale, che piaccia o non piaccia, è all'ordine del giorno di quest'Aula. Se è vero che tutti la vogliamo, e se è vero che è stata esitata anche in modo non condivisibile dalla Commissione, perché non tutti possono condividere, è pur vero che quest'Aula dall'alto della sua sovranità ha il dovere, il compito di scrivere le regole in piena autonomia e libertà perché finalmente si ponga riparo a quello sfregio, perché di sfregio si tratta, subito dal Parlamento italiano. Ed invece vedo che ognuno fa i conti, io dico della "serva"; preferiscono le elezioni anticipate, preferiscono farle immediatamente, preferiscono l'aspetto mediatico in modo tale che la gente possa essere ancora una volta confusa, la gente possa essere, dico una parola pesante, truffata nel voto e in uno scenario che è soltanto falso, privo di contenuti, fuori dalla nostra realtà e che impoverisce ulteriormente la nostra Isola. Noi da questo non ci discosteremo un solo secondo. Che il Partito Sardo d'Azione non sia per il maggioritario si sa, siamo proporzionalisti, credo che non sia vietato, non sia proibito, io dico che tra qualche anno i proporzionalisti diventeranno tanti. Diventeranno tanti come tante stanno diventando quelle regioni che stanno combattendo, quelle a statuto ordinario, quella legge elettorale fatta dal Parlamento italiano; e non a caso, un motivo ci sarà, qualcosa che non funziona esiste, non tutti si possono chiamare Formigoni, c'è il nord, il sud, ci sono realtà diverse, una società composita, esigenze differenti, povertà marcate e meno marcate, questo è un segnale d'allarme che non riusciamo a cogliere; ma no, vale di più la strategia che qualcuno ci vuole imporre.

Questa non è autonomia, potremmo chiamarla più precisamente, come mi suggeriva stamattina Pier Sandro Scano, spero di aver colto bene il tuo pensiero Pier Sandro, è un'autonomia telefonica. State aspettando una telefonata dieci minuti prima, cinque minuti prima, che qualcuno da Roma dovrebbe farvi per liberarvi, voi che siete prigionieri, voi che non siete certamente uomini liberi, voi che siete certamente in queste condizioni servi e schiavi di chi vi governa e vi dà gli ordini perché prendete ordini calpestando innanzitutto la vostra dignità personale e a questo non intendete ribellarvi, ognuno di voi si è costruito una protesi qua dentro e pensa di ritrovarla, non è così, e grazie a Dio non è così.

Non è così per tanti motivi, perché la gente non la si può ingannare tutta la vita, e neanche la si può ingannare quando c'è grande sofferenza, c'è disperazione, e non è con il clientelismo e l'assistenzialismo che si può continuare a prendere sempre e comunque consensi. Credo che alla fin fine qualcuno ha accettato anche di essere chiamato peones, forse per qualcuno non è un diminutivo, forse è azzeccato; però, riferendomi a quella telefonata che state aspettando, io ricordo che nella circostanza dell'elezione ad assessore dell'onorevole Onida, del caro Pasquale, una telefonata arrivò da Roma, ricevette la telefonata credo proprio Alleanza Nazionale subendo il più duro contraccolpo della storia del suo partito in questa legislatura.

Un giorno dissi agli amici di A.N.: "Voi siete quelli che pagheranno il conto più salato delle vostre contraddizioni" parlo della coalizione, e così è. Voi, avevo detto, avete dentro quella maggioranza l'unica cultura di partito esistente, gli altri devono ancora dimostrare di "essere partiti". Ma essere partito, e questo vale per tutti, significa rimodulare la concezione di partito per elevare il valore dell'autonomia, significa che fette di democrazia che sono mancate negli anni all'interno dei partiti, che partiti sono, devono essere riconquistate, che il riammodernamento dei partiti e il loro linguaggio era obbligatorio per la nostra società, che era impensabile pretendere e sognare di mantenere i partiti nella stessa identica situazione di vent'anni fa, di quindici anni fa, non è possibile, e questo vale per tutti, e le "fette" di democrazia non sono cose di poco conto, quella democrazia che è venuta meno in quest'Aula, e in questo momento ne abbiamo la possibilità vera di toccarla con mano.

Noi certamente abbiamo individuato chi muove e chi manovra le leve da Roma. Non possiamo stare in silenzio, continueremo a lottare, siamo solo due in quest'Aula, non possiamo condizionare niente, se avessimo avuto la forza certamente non avremmo consentito, non avremmo consentito che cosa? Di commissariare il popolo sardo, perché questo oggi Forza Italia sta facendo. Il contributo c'è anche da parte del resto della maggioranza perché se si arriva a queste conclusioni, a questi livelli non si è indenni da responsabilità. Ma chi vuol commissariare il popolo sardo oggi in quest'Aula in maggior misura e con assoluta chiarezza è il partito di maggioranza relativa, e lo sta facendo con un cinismo unico, con una determinazione unica che arriva solo ed esclusivamente da Roma e dove qua si accetta passivamente.

Fra di voi, e mi rivolgo agli amici di Forza Italia, ho molti cari amici e il rispetto non verrà mai meno, ma mi duole vedere questa situazione, questo scenario che vuol ridurre il Consiglio regionale ad un qualcosa di indefinibile, sarebbe grosso già dire, è pesante "una latrina", ma me ne assumo tutte le responsabilità. Questo non è il pensatoio delle volontà romane! Questa non è la strategia del potere delle volontà romane, di quei pochi che pensano che quest'Isola debba essere divorata e a divorarla ci devono pensare loro nei modi, nei tempi che loro stessi dovranno e vorranno decidere, ci si ribella a questo. Io chiedo all'Aula di ribellarsi a questo, non si può accettare passivamente, non si può essere più cinici di quanto non lo sia il Gruppo, o per meglio dire il partito di Forza Italia in questo momento.

Non è accettabile, guardate; non riusciremo a spiegare a nessuno che quest'Isola, questo Consiglio regionale sarà il primo Consiglio regionale di tutta Italia ad essere commissariato. Questa è una bella pagina di storia, certamente da dimenticare, una pietra tombale della nostra autonomia della quale vi dovete far carico, le responsabilità ve le dovete assumere fino in fondo. Se siete qua è perché avete voluto e chiesto il consenso della gente come ognuno di noi e quel consenso va rispettato, non viene gestito da Roma.

Per me è facile dire queste cose, per me è troppo semplice, ma quando abbiamo chiesto un rapporto, un confronto con le forze politiche l'abbiamo chiesto innanzitutto nel rispetto di questi valori, nella piena libertà da quelle segreterie romane, da quel cordone ombelicale che ha condizionato lo sviluppo di quest'Isola, le decisioni politiche, la vita e la morte della nostra economia e noi pretendiamo di non avere responsabilità. Non è così, siamo ancora più responsabili, perché avevamo lo strumento in mano per ribellarci e non l'abbiamo utilizzato.

Ed ancora oggi nel terzo millennio siamo qui a verificare quanta libertà c'è in ognuno di noi. Voi vi potete anche chiamare Casa delle Libertà, ma se libertà non ce n'è ma cambiate nome che è meglio! Sarà la casa delle torture, siete gente sotto sequestro, non vi potete muovere, è l'orgoglio che vi sto richiamando, prima a me stesso, ripeto, non ho l'arroganza di fare diversamente, ma quest'Aula un sussulto lo deve avere. Altro che tra novanta giorni a votare, i problemi restano, si incancreniscono, si perderanno risorse, non si avrà la possibilità di fare quelle riforme che sono iscritte, e lo ripeto per l'ennesima volta, all'ordine del giorno di quest'Aula, è che ci vuole tanta volontà e voglia di fare per realizzarle e non enunciazioni. Le enunciazioni lasciano il tempo che trovano, gli effetti speciali finiscono come sono terminati i fuochi d'artificio nelle città sarde di questa estate, non se ne ricorda più nessuno, la felicità del momento, la gioia, il piacere finito, non ci resta niente; e così sono i vostri effetti speciali e non si può vivere solo di effetti speciali.

E non accetteremo mai che la battaglia per governare quest'Isola sia fondata solo ed esclusivamente su effetti speciali e non sui contenuti, sul confronto, e sulla forza e capacità di realizzare e scandirne i tempi di un progetto serio e reale che ci possa riabilitare agli occhi dei sardi. Questo è il nostro dovere, se non avremo questa capacità credo che ci sia poca strada da percorrere. Noi lo slogan l'abbiamo sempre terminato in un modo in un certo periodo e l'avevamo poi lasciato da parte perché era forse anche troppo pesante, l'abbiamo rispolverato in quel 18 luglio, quello slogan che piace o non piace che oggi torna utile, il motivo di Sardegna libera. Ecco perché vogliamo una Sardegna libera! Libera da queste imposizioni romane, libera di decidere come vogliamo vivere, libera di decidere su quale tipo di sviluppo quest'Isola deve crescere, liberi di difendere a pieno la nostra dignità che è un qualcosa al quale un individuo non può rinunciare.

E la prima cosa che deve fare quest'Aula è proprio non rinunciare alla propria libertà, alla propria dignità e alla propria autonomia, ed è l'autonomia che dobbiamo salvare. Io spero che questo lo si possa fare, non mi chiedete in che modo, non sono uno che riesce a inventare alchimie di alcun genere, non abbiamo fatto parte della vostra maggioranza, non ne facciamo parte, però ci siamo distinti in questi anni almeno autonomamente anche nello stare all'opposizione, e questo dà valore alla nostra presenza in quest'Aula, ad una presenza che diversamente sarebbe stata soltanto una presenza passiva.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, qualcuno giustamente prima mi faceva ricordare che questo sarebbe potuto essere, e probabilmente lo sarà per i noti fatti, per le note vicende, il mio ultimo intervento per questa legislatura. Se così dovesse essere è ovvio che ti passa nella mente un film che è fatto di cose piacevoli, di altre meno piacevoli, comunque di grandi speranze che non vogliamo abbandonare qualsiasi cosa succeda.

Si è detto, e la frase è risuonata spesso dentro quest'Aula, che il momento è drammatico soprattutto per la nostra autonomia. Anche questo è vero, sono valori forti, sono valori importanti, sono valori condivisi, ma ci sono anche quegli altri piccoli valori che riguardano il senso di appartenenza, la vicinanza comune, a destra si ama dire il senso di comunità, quei piccoli valori come l'amicizia che in questo caso vengono messi a dura prova, vengono messi a durissima prova.

Bisogna anche precisare allora alcuni aspetti che ci hanno portato alla vicenda Masala, una vicenda che per il mondo della politica, per il mondo della comunicazione ha visto anche aspetti sicuramente innovativi, è vero, anche da un uomo con i capelli grigi, aspetti di garbo, aspetti di diversità. La vicenda Masala, lo voglio dire con estrema chiarezza, nasce con semplicità, così come noi, uomini di destra, siamo gente semplice. Nasce con una semplice proposta in un tavolo di maggioranza che fino ad allora si era arrabattato a cercare soluzioni, nasce con una proposta, e quella proposta, vi posso assicurare, voleva cercare la chiusura del cerchio, ovvero voleva essere in grado di presentare una Giunta in Aula e questa Giunta doveva passare, secondo i nostri disegni.

Quindi il fatto politico importante è che non c'è mai stato alcun patto segreto. Noi non siamo persone che usano esporre i propri uomini per mandarli ad essere massacrati, non siamo persone così poco serie, probabilmente siamo persone che se hanno un disegno perverso questo lo dicono agli alleati e lo dicono con lealtà. Vedete, siamo persone che hanno fatto tantissimi errori in questa legislatura, ma sulla nostra lealtà credo che nessuno, tanto meno i colleghi di Forza Italia, abbiano niente da dire. Sul sentimento di lealtà nessuno può dire nemmeno mezza parola, perché, vedete, chi vi parla a nome del Gruppo è stato il più autentico e strenuo sostenitore delle soluzioni che nel 1999 avevano visto il presidente Mauro Pili vincere le elezioni, secondo noi, secondo lo schema del maggioritario, e di Mauro Pili abbiamo fatto un baluardo per quasi quattro anni, o forse anche di più. E allora come è possibile immaginare che una soluzione Masala potesse in qualche modo intaccare quella figura che abbiamo ritenuto ancora una volta indispensabile per poter vincere le elezioni che presto dovremo affrontare? Noi siamo stati veramente il partito di Pili, questa è la realtà. Ecco la moneta, questo è il stato il modo con il quale siamo stati ricambiati!

E allora l'appello: se è vero che esiste un sentimento di comunità, se è vero che esistono rapporti di amicizia, se è vero che esistono percorsi condivisi, ma volete voi che siano tre o sei appoggi esterni di altri amici che comunque danno l'appoggio esterno, ma volete voi che sia questo il motivo per cui si distrugge una coalizione, ma si distrugge soprattutto un progetto politico che è nato nel 1994 e che ci ha visto su una barricata per anni e anni combattere per il rinnovamento non solo di quest'Isola, ma di tutta la nostra penisola? Ma volete che siano alcune sciocche giustificazioni politiche a bloccare un tentativo di un partito serio, onesto e leale, che dal giorno dopo aveva già detto: lavoreremo perché la candidatura di Pili sia ancora più forte? E allora, Mauro l'appello è a te, l'appello è a te, caro Mauro, ripensaci, l'appello è ai colleghi, è ai colleghi di Forza Italia, agli amici di Forza Italia perché ripensino a quella che può essere una gravissima ferita che potremmo consumare della campagna elettorale. Abbiamo ancora gli spazi per recuperare soprattutto il nostro rapporto e non è possibile imboccare la strada del non ritorno, perché quando negli anditi incrociamo gli sguardi dei nostri colleghi, gli sguardi non sono né di fastidio né di odio, ma gli sguardi cercano reciproca comprensione. Non c'è niente di male se per una volta anche la destra sarda è riuscita a dare una buona immagine di se stessa, se un Presidente ha aperto una concertazione, se un Presidente ha riaperto il dialogo sociale, se un Presidente si presenta bene agli occhi dell'opinione pubblica. Abbiamo avuto, caro presidente Masala, tanti di quegli articoli nei quali siamo stati definiti proni a questo e a quest'altro, che finalmente qualche articolo di fondo positivo ci ha rincuorato e solo questo ci basterà per darci la carica, ma come potremo andare nelle piazze e come potremo spiegare e giustificare quello che avviene entro quest'Aula a fronte di molti risultati che le Giunte di centrodestra hanno portato per la Sardegna a volte cancellati dalle nostre liti furibonde?

Allora, amici di Forza Italia, noi con il centro abbiamo condiviso e stiamo condividendo un percorso che credo che sia anche esaltante, un percorso che probabilmente ci ha fatto scoprire anche dei lati migliori. Noi abbiamo fatto vedere a voi delle cose, voi ne avete dato altre a noi, ci siamo ritrovati, probabilmente verso la fine cerchiamo di capire e conosciamo quali sono i motivi dello stare insieme, ma i motivi dello stare insieme vanno salvaguardati fino all'ultimo. E' vero che una telefonata può essere utile, ma queste telefonate a volte sono importanti perché i nostri partiti hanno un radicamento nazionale e perché viviamo in Italia e il radicamento nazionale ancora per noi è importante, ma siamo capaci di fare ancora una scelta dignitosa qua da noi. Dopo tutto il presidente Pili esordì con il ponte passerella, furono dichiarazioni entusiasmanti almeno per noi, almeno per me, un pochettino ancora ci crediamo, certo è che Alleanza Nazionale non porgerà l'altra guancia questa volta, poiché siamo andati troppo avanti.

E quindi, presidente Masala, apprezzando la sua attenzione, la sua capacità, la sua "forza tranquilla", così come si disse una volta di un grande presidente francese, noi le diciamo di andare avanti e di accettare serenamente il voto di quest'Aula perché lei qua dentro ha degli alleati politici, perché lei qua dentro rappresenta il progetto politico del centrodestra, di un centrodestra che certamente deve fare grande studio di autonomia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo in un momento particolarmente difficile e travagliato di questa legislatura, in un momento particolarmente difficile e travagliato di questa maggioranza.

Nel 1999 è nata in Sardegna una straordinaria esperienza di governo di centrodestra, la prima della nostra storia autonomistica. Molti colleghi hanno già parlato di questo inizio di legislatura e io voglio sottolineare che questo inizio è nato grazie all'impegno serio e leale di forze politiche diverse. Nel 2001, caduto il primo presidente Floris, e certamente non per mano di Forza Italia, si è giunti alla presidenza Pili. Oggi sono passate alcune settimane da quando il voto di sfiducia di quest'Aula ha interrotto il cammino del governo di centrodestra di Mauro Pili. Da allora, signor Presidente, senza risparmio e senza interruzione, Forza Italia si è prodigata, insieme ai suoi alleati, nel tentativo di ricostituire le condizioni preliminari per il rilancio della maggioranza, un'esperienza politica che era nata dall'espressione di una chiara volontà popolare, è evidente e a nessuno di noi sfugge che la Sardegna ha un forte bisogno di Governo. Ma noi pensiamo che non abbia bisogno di un governo qualsiasi, infatti perché si tratti di un Governo vero occorre che alla base del rapporto tra i partiti non vi sia solo l'idea della gestione più o meno oculata della cosa pubblica, occorre invece un progetto politico chiaro che impegni chi lo sottoscrive davanti agli alleati, ma ancora prima davanti agli elettori.

Molti in queste giornate convulse hanno fatto richiamo al valore superiore della coalizione rispetto alla semplice sommatoria delle forze che la compongono. E questa è anche la nostra filosofia, è anche il pensiero di Forza Italia, enunciata chiaramente a parole, ma ancora, cosa più importante, confermata nei fatti dentro e fuori di quest'Aula. Vorrei ricordare che quando il presidente Floris fu chiamato ad esprimere la sintesi del progetto politico della prima alleanza di governo del centrodestra in Sardegna, il nostro partito ha preferito, senza esitazioni, lasciare da parte le legittime rivendicazioni, lasciare da parte la visibilità dei propri esponenti, lasciare da parte la chiarissima espressione del mandato popolare. Noi abbiamo garantito un forte e leale sostegno all'alleanza. Chiusa quell'esperienza e riconsegnato il testimone nelle mani dell'onorevole Pili, l'alleanza ha concentrato ulteriormente i propri sforzi sull'azione di governo, contribuendo nei fatti ai non pochi successi ottenuti dalla Giunta: risorse idriche, infrastrutture, fondi comunitari, rilancio dell'industria, sono solo alcune delle battaglie che il centrodestra ha combattuto e vinto in Sardegna in questi anni.

Ma, signor Presidente, oggi dobbiamo registrare e prendere atto del venir meno delle condizioni minime per continuare un cammino comune; condizioni minime che ancora una volta consistono nella condivisione di un progetto strategico e non solo nell'esistenza di una maggioranza numerica più o meno fragile in Consiglio. Forza Italia ha lavorato con impegno per la ricerca di una soluzione politica della crisi; abbiamo lavorato in questa direzione perché siamo consapevoli delle responsabilità che gravano sulle nostre spalle. Abbiamo cercato di ricostruire, in un quadro politico e consiliare che si era nel frattempo modificato, le condizioni necessarie per ripartire. Oggi siamo qui a dire che queste condizioni non sono state raggiunte. Qualcuno forse, con un pizzico di demagogia, dice che le gente non capirà. Personalmente, il mio Gruppo, noi siamo convinti e abbiamo un parere diverso. Quello che la gente comprende, quello che la gente davvero vuole, infatti, è innanzitutto la chiarezza. La Sardegna non ha bisogno di un governo purché sia; non sono in questo momento in discussione né il presidente Masala, di cui stimiamo le doti personali, di cui stimiamo le doti politiche, di cui apprezziamo la serietà istituzionale, né sono in discussione singolarmente le parti politiche che hanno con noi lavorato in questa ipotesi. Certo, di fronte a questioni per noi centrali, come il valore strategico dell'alleanza, ci sono state posizioni differenti che noi rispettiamo in pieno, altrettanto però chiediamo che le nostre considerazioni autonome vengano rispettate.

PIRISI (D.S.). Eh, autonome! Non esagerare con l'autonomia!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

CORONA (F.I.-Sardegna). Abbiamo preso atto con serenità e senso di responsabilità delle posizioni dei nostri alleati e con gli stessi sentimenti diciamo chiaro che l'unico mezzo per noi, per consentire oggi alla Sardegna di avere un governo davvero forte e autorevole è quello di restituire la parola agli alleati, agli elettori. Non vogliamo avvelenare la conclusione di questa legislatura così travagliata abbandonandoci a polemiche o a ripicche personali.

Signor Presidente, onorevole Masala, le vorrei esprimere l'apprezzamento per il suo lavoro, per le sue dichiarazioni di programma, sia come quadro d'insieme che come indicazioni specifiche. Vorrei anche esprimere apprezzamento alle forze politiche che hanno partecipato positivamente alla prima esperienza Floris e alla seconda col presidente Pili, ma oggi preferiamo fare un passo indietro: da oggi vogliamo lavorare con chi vorrà costruire con noi un progetto politico forte, un progetto degno della grande Isola che vogliamo rappresentare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). In queste due giornate di Consiglio si è respirato un clima strano e contraddittorio. Ieri, quando il presidente Masala si è presentato con le sue dichiarazioni programmatiche, sembrava il primo giorno di scuola, il primo giorno della legislatura: visi distesi, entusiasmi, calma, programma corposo, vasto. Il clima oggi è cambiato, siamo all'opposto: una maggioranza che finalmente cala la maschera e manifesta in modo esplicito, chiaro, come non aveva mai fatto in questi quattro anni, il suo fallimento, la sua divisione, la mancanza di coesione politica e tra le persone.

Io credo che basterebbero, per chiudere questa legislatura, le dichiarazioni rese oggi, fuori dalle metafore, fuori dai giri di parole, fuori dai messaggi cifrati dai Presidenti dei Gruppi di maggioranza, per ultimo l'intervento del Presidente del Gruppo di A.N., l'onorevole Murgia, un intervento a cuore aperto, un appello all'onorevole Pili, che sembra essere diventato il deus di questa legislatura e di questo epilogo della legislatura; un intervento a cuore aperto subito liquidato e chiuso dall'intervento successivo del Presidente del Gruppo di maggioranza, della ex maggioranza, di Forza Italia, dell'onorevole Corona, che non ha lasciato nessuna via di fuga e nessuna di via d'uscita a questo tentativo disperato che l'onorevole Masala sta mettendo in campo.

L'onorevole Masala ieri si è prodotto, il cinquantasettesimo giorno di questa crisi, in dichiarazioni programmatiche corpose che avrebbero dovuto affrontare gli ultimi otto mesi di questa improduttiva e perduta legislatura e che invece lo ha prodotto in scenari politico-istituzionali degni di una vera maggioranza, certamente di altre maggioranze diverse da quelle che noi abbiamo conosciuto. Il buon Presidente Masala diligentemente fa il suo lavoro, onestamente ha fatto il suo lavoro, ha presentato una Giunta con quattro interim, quindi assumendosi un onere gravosissimo anche di lavoro sulle sue spalle, ma questo naturalmente premia la sua buona volontà, ma già ieri tutti noi sapevamo che non c'era nessuna possibilità che questo suo tentativo riuscisse. Una giornata, quella di ieri e anche quella di oggi, trascorsa in attesa di che cosa? In attesa di che cosa? Di chiarimenti nella maggioranza che non sono avvenuti in sessanta giorni, si dice "in attesa di una telefonata"; la speranza è l'ultima a morire naturalmente, e come diceva un vecchio slogan della Telecom: "Una telefonata allunga la vita". Anziché la telefonata invece è arrivato un comunicato stampa dell'onorevole Comincioli che ha imposto ancora una volta la tabella di marcia alla vostra ex maggioranza.

In realtà siamo alle convulsioni finali di una maggioranza senza politica, come andiamo dicendo da tempo, si continua a dire anche oggi che in questa legislatura c'è una maggioranza, c'è stata una maggioranza, e che essa ha solo bisogno di essere rilanciata ritrovando lo spirito iniziale che da molto tempo è diventato un fantasma che aleggia sinistro all'interno di quest'Aula, soprattutto all'interno dei Gruppi che compongono la ex maggioranza. Non c'è mai stata una maggioranza, all'inizio della legislatura siete riusciti con manovre spericolate ad assemblare un'assortita compagine che l'onorevole Pilo ieri ha definito in Aula "impropria", una maggioranza impropria, con un certo pudore perché evidentemente altri aggettivi sarebbero risultati più offensivi ma questo non modifica la sostanza della cosa. Una maggioranza nata senza nessun altro collante se non quello dell'occupazione del potere, e quel patto scellerato dell'inizio di legislatura è il male oscuro che vi ha divorato e che vi sta portando alla sconfitta e alla dissoluzione.

Io penso che l'autonomia in tutto questo non c'entri niente. I richiami che vengono fatti all'autonomia in queste giornate, in queste ore sono richiami che risultano falsi, stonati come il suono di una campana rotta. Il progetto sardo lontano dalle centrali romane è una favola che viene agitata qui per coprire una realtà che è quella politica, seria del fallimento del centrodestra in Sardegna, un centrodestra che ha introdotto nell'Assemblea un costume corrosivo e decadente, il trasformismo e il salto di campo senza politica li avete fatti diventare valori e scelte autonome e coraggiose delle persone, l'opportunismo legato agli assessorati che hanno visto la creazione della vostra maggioranza e la nascita di questa compagine, l'occupazione con parenti e amici di ogni interstizio della vita pubblica è diventato il credo di questa maggioranza senz'anima.

Avete ordito una grande mistificazione ai danni dei sardi, altro che costituente, altro che polo nazionalitario, altro che Sardegna ai sardi, è bene che i sardi vi sottraggano la Sardegna dalle mani perché siete in condizioni e in grado di produrre danni ben maggiori di quelli che state producendo e i sardi stanno spesso a guardare perché non sempre sono rappresentati da noi e da voi, stanno spesso a guardare e capiscono poco di quanto capita e sono sempre più interdetti delle cose che avvengono in queste giorni.

Il provincialismo e il piccolo cabotaggio sono, secondo me e secondo noi, dei mali da combattere e sono pericolosi quanto il peggiore statalismo e la peggiore dipendenza da Roma. Solo per questo io credo che meritiate la sconfitta, per il degrado che è stato introdotto nella vita pubblica, il degrado al quale avete condannato la massima istituzione sarda, un degrado che non ci piace, un degrado che coinvolge anche noi in un giudizio negativo dell'opinione pubblica sulla politica e sulla delega e sulla rappresentanza politica della quale siamo portatori, coinvolge la politica nel suo insieme, compromette la serietà delle istituzioni che provvisoriamente e momentaneamente occupiamo per delega popolare.

Noi abbiamo grandi capacità di ascolto e siamo in condizioni di capire e di ascoltare anche i richiami per la verità un po' noiosi, all'etica politica che andrebbe introdotta in quest'Aula. Io penso che l'etica politica alla quale dobbiamo guardare sia quella che ha prodotto la nascita di questa maggioranza, sia quella della compravendita dei voti, sia quella di una sconfitta elettorale perché il centrodestra non è stato vincitore della competizione elettorale del 1999 che è diventata, grazie alla mistificazione e grazie ai passaggi di campo, vittoria e governo per quattro anni.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue SPISSU.) Passando prima attraverso il Presidente Floris che è stato eliminato dai franchi tiratori, passando poi attraverso Pili che è stato macinato, finendo con l'onorevole Masala che risulta essere l'ultima vittima di questo meccanismo che avete voi stessi messo in moto e dal quale non siete più in condizioni di ripararvi e di sottrarvi. Non c'era anima nella vostra maggioranza e non ce n'è neanche adesso.

Le emergenze della Sardegna, alle quali vi siete appellati in questi giorni e alle quali si sono appellate in buona fede molte forze sociali, da risolvere, da affrontare, evitando la fine anticipata di questa legislatura, non c'entrano niente con quanto avete fatto in questi anni; il lavoro, l'industria; la Sardegna oggi è più povera, è più povera di ieri. I sardi oggi hanno meno speranze di quante non ne avessero ieri e non è vero che il centrodestra non c'entra niente, il centrodestra c'entra e anche molto, c'entra qui e c'entra a Roma.

Io credo che se ci fosse stata un po' di serietà aveste dovuto spiegare alle forze sociali, che avete incontrato qualche giorno fa per lanciare la concertazione che è diventata la nuova frontiera del confronto con le forze sociali, dovevate spiegare che la logica che vi guiderà non sarà quella della soluzione del problema ma quella del saccheggio per alcuni mesi di ciò che resta nelle casse della Regione, così com'è stato fatto in questi due mesi di regno incontrastato della Giunta Pili, con decine di delibere assunte senza alcun controllo e senza alcun pudore anche.

Della concertazione bisogna spiegare al modello Floris; noi possiamo fare riferimento a due precedenti del centrodestra, una è la concertazione messa in campo dall'onorevole Floris: grandi consultazioni, grandi consensi, venti allegati e collegati alla finanziaria del 2000, se qualcuno di voi sa dirmi quanti di questi collegati sono passati nell'Aula, gli sarei molto grato. Nessun collegato è stato approvato; la concertazione è fallita perché era un trucco per ottenere il consenso delle forze sociali. A questo tipo di concertazione ha fatto seguito la concertazione di Pili, cioè ha fatto seguito l'assenza di concertazione e di confronto.

Lei, assessore Masala, ha attraversato tutte e due queste stagioni da protagonista nella Giunta Floris prima e da assessore della programmazione nella Giunta Pili. Ed è per questo che siete poco credibili anche quando affrontate argomenti seri su cui noi siamo naturalmente d'accordo.

Per concludere, noi non siamo per anticipare le scadenze elettorali. La fine traumatica dei mandati elettorali e la conclusione anticipata delle legislature sono un fatto traumatico; e sono un fatto traumatico non perché noi perdiamo un anno di attività e di status di consiglieri regionali, sono un fatto traumatico perché sottolineano il fallimento non del centrodestra, il fallimento dell'intera Assemblea regionale. E` per questo che noi non possiamo essere contenti dello scioglimento anticipato del Consiglio. Ma la nostra è una democrazia che si fonda sul mandato, quello che ci viene dato dal popolo e dagli elettori perché appunto siamo una democrazia, e quando questo mandato non viene esercitato o viene esercitato male e quando comunque l'unico tentativo, l'unico filo logico che guida il nostro fare è la sopravvivenza, è bene allora restituire questo mandato agli elettori che sono arbitri, giudici e quelli che lo detengono per Costituzione nella nostra democrazia.

Noi vi impediremo con il nostro voto contrario naturalmente, perché non possiamo usare altri strumenti ovviamente, di varare una Giunta e non avrete nessun aiuto da parte nostra per varare un tentativo che nasce sfibrato, intossicato dai veleni che voi stessi avete messo in circolo.

Si fa un gran discutere in questi giorni ed anche oggi in quest'Aula sulla dignità dei sardi e sui diktat romani inaccettabili, naturalmente, da rifiutare comunque in quanto tali e da chiunque imponga dei diktat. Tutto vero, i diktat sono odiosi e una classe politica deve essere capace di drizzare la schiena, ma è proprio questo il punto, è la differenza che segniamo anche qui sulla politica.

Una classe dirigente adeguata, una classe dirigente degna di questo nome avrebbe dovuto già da tempo - secondo noi - prendere atto del disastro politico-istituzionale e della paralisi di questa Assemblea. Una finanziaria che si approva con 170 bocciature e che esce stravolta rispetto a quella che viene proposta, credo che siano argomenti sufficienti per dire che non ci sono le condizioni perché il campo venga praticato, perché la partita si possa giocare.

Una classe dirigente però per assumere decisioni così ha bisogno di una grande autonomia, di un grande spessore politico che è il contrario dell'istinto di conservazione e di autoconservazione travestito anche da orgoglio sardo. I sardi e la loro storia con questo non c'entrano niente!

Corona dice: "Il governo di centrodestra e questa esperienza è stata la prima straordinaria esperienza nella storia dell'autonomia". Io, onorevole Corona, auguro che sia anche l'ultima nella storia dell'autonomia che i sardi conoscano, l'ultima disastrosa esperienza a cui sottoponiamo la nostra gente.

E allora il problema non è l'autonomia lesa, il problema è il fallimento del centrodestra alla prova del governo, la vostra incapacità ad essere coalizione. L'orgoglio e l'autonomia, secondo il mio modesto parere, sono stati gravemente feriti da quattro anni di cattiva gestione della cosa pubblica. E` questa la lacerazione introdotta nel nostro istituto autonomistico.

Comincioli e i diktat romani servono solo a completare, ad illuminare di un'ulteriore luce negativa un quadro desolante rispetto al quale l'unica prova di orgoglio che siete chiamati a dare è quella di lasciare libero il campo perché si possa aprire una stagione migliore di quella che avete vissuto da protagonisti negativi.

PRESIDENTE. Come sapete in genere l'intervento dell'onorevole Spissu chiude la discussione, essendo il Capogruppo del partito maggiore dell'opposizione; pertanto adesso siamo alla replica.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

MASALA (A.N.), Presidente della Regione.. Data la complessità della situazione e la necessità di ordinare le idee, io chiederei alla cortesia dell'Assemblea di concedermi alcune ore di tempo per preparare la replica.

PRESIDENTE. Sono le 21.00. "Alcune ore" significa domani mattina?

MASALA (A.N.), Presidente della Regione.. No, se posso, di andare direttamente a domani mattina alle ore 11.00.

PRESIDENTE. Vi sono osservazioni? Se non vi sono osservazioni la richiesta è accolta.

Il Consiglio è aggiornato a domani mattina alle ore 11.00.

La seduta è tolta alle ore 21 e 07.