Seduta n.302 del 01/01/1994
CCCII SEDUTA
MARTEDI'11 GENNAIO 1994
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
della Vicepresidente SERRI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Disegno di legge (Annunzio di presentazione)
Giuramento degli Assessori regionali Martino Demuro e Marco Cabras
Nomina di due Assessori regionali. (Discussione, presentazione di o.d.g. e approvazione):
COGODI ................................
CABRAS, Presidente della Giunta
PUBUSA ................................
PORCU....................................
BAROSCHI.............................
DADEA ..................................
TAMPONI ..............................
PULIGHEDDU.......................
PUSCEDDU ...........................
MERELLA
(Votazione nominale dell'ordine del giorno numero 1)
(Risultato della votazione) ......
Proposte di legge (Annunzio di presentazione)
La seduta è aperta alle ore 17 e 02.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 21 dicembre 1993 che è approvato.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Istituzione del servizio di telesoccorso e telecontrollo". (455)
(Pervenuto il 24 dicembre 1993 ed assegnato alla settima Commissione).
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
dal consigliere Mulas Franco Mariano:
"Norme integrative della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, in materia di personale". (454) (Pervenuta il 23 dicembre 1993 ed assegnata alla prima Commissione).
dai consiglieri Baroschi - Pusceddu - Mereu Salvatorangelo - Amadu:
"Norme modificative ed integrative della legge regionale 5 novembre 1985, n. 26, concernente l'istituzione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale". (456)
(Pervenuta il 24 dicembre 1993 ed assegnata alla prima Commissione).
Nomina di due Assessori regionali
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la nomina dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Chiedo scusa, signor Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori perché tutti noi consiglieri regionali, quelli presenti, e immagino anche quelli assenti - perché anche chi è un po' più tardo ad arrivare in Aula la mattina o nel corso della giornata comunque ha modo di vedere i giornali - abbiamo appreso che sono intercorse le dimissioni di un componente dell'Assemblea regionale e mi pare che, il primo atto dovuto sia la reintegrazione della costituzione in toto dell'organismo consiliare. Ora il fatto che il Presidente del Consiglio, attento quanto è necessario e puntuale nell'adempimento delle sue funzioni, non abbia posto il Consiglio di fronte a questa necessità, ci fa ritenere che ci sia qualcosa che non corrisponda esattamente alla notizia che il popolo ha appreso, non so con quanta preoccupazione o apprensione, e che anche noi consiglieri regionali della Sardegna abbiamo appreso. Nell'ipotesi che siano davvero pervenute le dimissioni di un componente dell'Assemblea - perché c'è da pensare che non sia vero - ritengo che, prima di ogni altro adempimento, il Consiglio debba provvedere alla reintegrazione e alla composizione in toto dell'Assemblea medesima. Qualora invece queste dimissioni non fossero avvenute, è successo qualche cosa sulla quale, comunque, ci pare doveroso chiedere una informazione e avere una illustrazione da parte del Presidente del Consiglio, che ci faccia capire che cosa è accaduto e che cosa sta accadendo, perché di misteri più o meno buffi ne stanno succedendo fin troppi e tutto questo non mi pare che rechi giovamento al sistema istituzionale e alla credibilità dell'Assemblea regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei pone correttamente un problema importante per l'Assemblea legislativa. Io devo però dire che ho appreso dalla stampa, come tutti i colleghi, delle dimissioni del collega Mulas da questo Consiglio regionale. Non ho ricevuto nessuna lettera da parte del collega Mulas. Ad oggi, alle 17 e 10, non è pervenuta nessuna comunicazione ufficiale al Consiglio. Il Presidente del Consiglio quindi non può mettere all'ordine del giorno una cosa che non esiste; io non so neanche se sia una cosa vera o meno, l'ho appresa dalla stampa.
(Interruzioni)
Se dovesse arrivare una comunicazione ufficiale mentre la seduta è in corso, ne darò comunicazione e giustamente la richiesta dell'onorevole Cogodi verrà esaudita.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, sento la necessità di fare alcune considerazioni, prima di formulare le proposte per la nomina dei nuovi Assessori. Voglio ringraziare intanto Ugo Pirarba e Peppino Balia per il contributo che hanno dato al governo della Regione in questo anno appena concluso, caratterizzato, come sappiamo, da notevoli e significativi cambiamenti in tutti i campi, innanzi tutto in quello politico-rappresentativo, a partire dalla prima applicazione, così come l'abbiamo vissuta, della distinzione del ruolo di governo da quello legislativo. Inoltre, poiché è stato oggetto di discussione in queste settimane, vorrei meglio precisare, certamente dal mio punto di vista, il ruolo e la funzione del Presidente in materia di nomina degli Assessori, in presenza di quelle che sono le attuali regole e dell'attuale convenzione non scritta ma ancora vigente, e che nessuno degli attuali Gruppi che compongono la maggioranza ha mai modificato o dichiarato di considerare modificata. Infatti, al Presidente, lo Statuto assegna il compito di formulare le proposte, ma spetta solo ed esclusivamente al Consiglio il compito di nominare. Da ciò deriva immediatamente che o le proposte trovano una precedente e positiva istruttoria in un dialettico rapporto tra il Presidente e i Gruppi consiliari o diversamente si propongono due soli scenari alla nostra attenzione. Il primo può vedere il Presidente in assoluta e autonoma libertà formulare le sue proposte, ma essere anche pronto a modificarle, a conclusione di un eventuale dibattito dal quale emergesse chiaramente questo orientamento. Il secondo scenario, che ovviamente non è auspicabile in questo momento, significherebbe prendere atto negativamente di un diverso orientamento dell'Assemblea e rassegnare così il mandato dell'intera Giunta e aprire formalmente una crisi. E' opportuno sottolineare come il tempo che è stato fino ad ora formalmente richiesto nelle precedenti Conferenze dei Presidenti dei Gruppi, è stato impiegato esclusivamente nell'attivazione del necessario rapporto dialettico con i Gruppi della maggioranza, per trovare una sintesi positiva nelle proposte. Ad oggi, forse permangono ancora alcune differenti valutazioni sulle quali, in altre circostanze, si sarebbe forse più serenamente potuto convenire o anche divergere senza recare un pregiudizio ulteriore ad una situazione di per sé già carica di altre complicazioni. A questo riguardo, sento il dovere di esprimere un vivo apprezzamento per la sensibilità che in questa occasione ha dimostrato il collega Franco Mannoni.
A soli probabili quattro mesi dalle elezioni per il rinnovo di questa Assemblea e ad appena due da quasi certe elezioni politiche anticipate, non è utile portare alle estreme conseguenze le differenti valutazioni che si sono registrate nel merito della nomina dei due Assessori. Il Presidente e la Giunta non ritengono di dover determinare una crisi; nell'opinione generale è infatti presente una forte contrarietà all'apertura di una fase priva totalmente di Governo nella difficile contingenza del momento. Per queste ragioni, e tenendo conto anche delle consultazioni con i Gruppi della maggioranza, propongo al Consiglio al nomina di Martino Demuro, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e di Marco Cabras, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente e onorevoli consiglieri, in realtà, seppure appena appena incrinato nello stato di salute, mi ero riproposto di svolgere qualche considerazione di carattere preliminare sul fatto più nuovo di questa giornata: le dimissioni per protesta politica di un consigliere regionale della maggioranza, non ultimo in questa Assemblea, essendo stato per anni Assessore della riforma della Regione, che solleva o pareva avesse sollevato questioni politiche di carattere generale che riguardano o avrebbero riguardato tutta l'Assemblea, la sua vita politica e istituzionale, la sua stessa dignità. Però abbiamo appreso che questa cosa non esiste, che è un terremoto o una scossa appena annunciata a mezzo stampa, perché la politica si fa ovviamente sempre e comunque a mezzo stampa, e non valgono le regole della correttezza istituzionale, per cui chi deve apprendere le cose dovrebbe apprendere nei modi e nei tempi dovuti nella sede nella quale peraltro viene chiamato in causa. Però di questo discuteremo; se è un ritardo postale, se è - in anticipo di tre mesi - un pesce d'aprile, se è uno scherzo fatto da qualcuno a spese del collega Mulas si appurerà, si vedrà, si discuterà.
Tuttavia, la giornata odierna ci riserva anche la possibilità di esprimere un'opinione su questo tante volte annunciato rimpasto di Giunta, su questa necessaria integrazione, ricomposizione della compagine di Governo, con quanto, sul piano politico, ciò comporta. Ma io, così come molti altri colleghi, penso tutti, ormai siamo adusi al gergo e anche un po' ai ritmi e ai modi non sempre naturali, non sempre normali della politica, per cui finiscono per passare come cose ovvie anche questioni e fatti che sono invece, o paiono essere ad alcuni di noi, a me di sicuro e al Gruppo di Rinascita e Sardismo, cose molto rilevanti sul piano politico. Il Presidente di questa Giunta liquida la faccenda comunicando al Consiglio le due regolette che peraltro conosciamo già. Non c'era bisogno, Presidente, bastava un cartello, una lavagnetta scritta lì, con due nomi, Cabras e Demuro. Le due regolette che conosciamo tutti sono la regola scritta, che la responsabilità politica e istituzionale di proporre i componenti della Giunta regionale spetta al Presidente eletto dal Consiglio regionale - questa è la norma scritta, poi il Presidente eserciti questa funzione nei modi nei quali la sa esercitare e la può esercitare - e la regola non scritta, che il Presidente ha chiamato convenzione, convenzione non scritta, una specie di accordo della penombra, che il Presidente non si azzarda mai - il Presidente in astratto, meno che mai il Presidente in concreto - ad avanzare una proposta degna, neppure all'interno di una visione politica generale, di un quadro d'insieme, che potrebbe far apparire compatibile col quadro politico, con una maggioranza possibile, con un'utilità della Regione; non si può azzardare mai e poi mai a fare una proposta al Consiglio se non è mediata preventivamente - dice il Presidente: "positivamente istruita" - con la maggioranza precostituita.
Il ragionamento potrebbe finire qui, e auguri e buone feste! Ma la regola scritta, che è la regola che presiede al corretto funzionamento delle istituzioni, cede il passo inesorabilmente, anche di questi tempi, passi per altri tempi, ma anche di questi tempi, alle convenzioni non scritte. E così questa vicenda la si vorrebbe liquidare e archiviare come un fatto tecnico; sarebbe tecnica questa Giunta - magari fosse tecnica, saprebbe che due più due fa quattro - e mai la Regione sarda credo ha conosciuto una compagine di governo più distribuita per partiti e fazioni di partito, almeno quando i partiti erano una grande e più seria cosa; con mediazioni interne e modi più degni attraverso cui si operavano delle selezioni e delle indicazioni. Erano almeno indicazioni di formazioni politiche che rispondevano di quello che facevano, o almeno avrebbero dovuto risponderne. Oggi invece le designazioni attraversano quello che resta dei partiti, vanno dritte, queste forme di designazione, per gruppi e sottogruppi, tant'è che nessuno si perita più di fare neanche un analisi della serietà dei modi. Se un Assessore all'agricoltura appartiene ad un gruppo interno o ad un sottogruppo di un partito politico che era la Democrazia Cristiana, la convenzione non scritta dice che quel sottogruppo della corrente di quel partito, che neanche esiste più, che era la Democrazia Cristiana...
(Interruzioni)
Adesso avete deciso che non esiste più tant'è che tutti quelli che erano nella Democrazia Cristiana possono aderire ad un partito nuovo che avete chiamato Partito Popolare, che è un'altra cosa, avete detto, però esiste tutta l'organizzazione attraverso cui si seleziona l'Assessore dell'agricoltura della Regione sarda. Poco importa che, a quel che si sa, la scelta ricada su un ottimo amministratore locale e su una non dimostrata competenza e capacità in materia di economia agricola di questa Regione; poco importa, l'importante è che si rispetti la convenzione non scritta. Voi direte: "Ma questo è un rimpasto, è un fatto tecnico". Eh, no! Rimpasto, nel senso letterale ed anche nel gergo politico, vorrebbe dire una rigirata della pasta, con qualche aggiunta: un po' di farina, un po' di acqua, un po' di sale, lievito, una rigirata e si fa lo stesso pane. No, voi non state rimpastando, voi avete cambiato la natura della pasta. Qui siamo di fronte a fatti di enorme novità; intanto, qualcuno deve dire, e se non lo vuol dire il Presidente, lo dica chi lo vuole dire, tanto questa maggioranza ha tanta gente, è così grande - no, grande non è l'aggettivo da usare - è così larga, così numerosa, larga e lunga, che può, chi vuole, dire qual è la ragione per cui, per esempio, questa Regione è priva dell'Assessore dell'agricoltura da più di tre mesi. Se era un fatto tecnico, perché l'Assessore Pirarba non è stato sostituito non dico quando è stato colto da stress - e tutti abbiamo augurato che si potesse riprendere dallo stress - circa sei mesi fa, ma almeno quando formalmente si è dimesso, alcuni mesi fa? Era un fatto tecnico, si sarebbe potuto fare! Non si è fatto perché non era un fatto tecnico. L'assessore Balia si è dimesso non per un fatto tecnico ma per un fatto politico, per un principio definito di riforma. Speriamo che sia di riforma, perché di tante riforme o chiamate tali di questi tempi forse bisogna riconsiderare molti degli effetti perversi che stanno determinando. Si è dimesso perché, in ossequio ad un ordine del giorno del Consiglio regionale, si prevede un termine entro cui, gli Assessori che intendono partecipare alle prossime competizioni elettorali, debbono formalmente annunciare e di fatto rassegnare le dimissioni dalla carica di Assessore regionale. Quindi è corretto l'atto dell'assessore Balia, ma non è che ciò che è accaduto dalle sue dimissioni ad oggi non appartenga alla vicende politica. Dalle dimissioni dell'assessore Balia ad oggi è accaduto un po' di tutto, si è andati a ricercare sostituzioni nei modi attraverso i quali potesse essere garantito a Balia di essere candidato alle prossime elezioni regionali essendo consigliere regionale, perché essendo passato da primo dei non eletti a capo di gabinetto, da capo di gabinetto ad Assessore e poi da Assessore a consigliere, da consigliere candidato avrebbe potuto garantire una continuità di azione politica. Tutto questo è accaduto, si è ricercato, si è annunciato, si è da qualche parte deciso e non può passare senza un briciolo di giudizio politico. E così le altre convulsioni che hanno accompagnato e che accompagnano questa vicenda. Insomma, siamo di fronte a modi, tempi, sviluppi e, aggiungo, a prospettive di questa vicenda della sostituzione-rimpasto, che non possono passare sotto silenzio in questa Assemblea regionale. Qualcuno dirà: ma insomma, voi opposizione poco numerosa, che cosa pretendete? Volete anche discutere di queste cose? Ma lasciamo che se le regoli la maggioranza. E' così lunga e larga questa maggioranza che può coprire quasi tutto, può coprire l'arco di una maggioranza e di un'opposizione, può fare governo, può fare contestazione, po' dire e disdire. E invece non è così, non può essere così; perché questa maggioranza, come tutte le maggioranze, larghe o strette che siano, ha un ruolo, ed è esattamente e solo quello della maggioranza. Così come alle minoranze e alle opposizioni rimane un ruolo che nessuno può toccare e, se qualcuno si prova a toccarlo, le opposizioni se lo difendono. Meno male, perché se non esistesse questa dialettica, non ne soffrirebbero maggioranza o l'opposizione, ne soffrirebbero il corretto funzionamento della democrazia. Questa dialettica dev'essere esercitata, noi tentiamo di esercitare il nostro ruolo non solo a parole, ma contribuendo con idee, con proposte, con la nostra disponibilità, anche se questo spesso non viene riconosciuto. La riconoscenza non è di questo mondo, certo non di questo mondo politico, però abbiamo fatto fin'ora il nostro dovere, e intendiamo farlo ancora oggi e in futuro. Una maggioranza ha non solo il dovere, ha l'obbligo di rispondere all'Assemblea e di rispondere al popolo sovrano, non il giorno in cui si voterà ma ogni giorno, dei suoi comportamenti. Se gli organi di informazione fossero un po' meno organo e un po' più informazione io credo che coglierebbero qualcosa di più della verità della politica, anche della politica regionale, che non è solo quello che essi colgono: i colori esterni e le manovre di corridoio. Io non dimentico che si è discusso in quest'Aula, alcune settimane fa, un bilancio della Regione di grande rilievo e peso, dove sono contenute scelte importanti, non tutte negative - lo dice chi è all'opposizione - scelte anche di grande peso per i prossimi anni, norme, leggi, regole, finanziamenti che incideranno e peseranno nella vita futura dell'economia, dell'impresa, dei lavoratori, dei cittadini e delle istituzioni locali sarde. Quella discussione in questo Consiglio regionale, seria, pure tesa nel dovuto e necessario rapporto dialettico tra maggioranza e opposizione, non ha avuto nessuna menzione perché gli organi di informazione erano tutti tesi a vedere chi sarebbe stato l'Assessore che avrebbe sostituito quello dimissionario, dov'era e com'era la convenzione non scritta che oggi il Presidente qui ci ha rivelato. E tutto questo non va bene, perché la democrazia deperisce e muore anche così, per mancanza e per distorsione dell'informazione. L'informazione non è un affare privato dei giornali, il giorno che noi non rivendicassimo il diritto all'informazione come rivendichiamo il diritto al lavoro, come rivendichiamo il diritto alla salute, il giorno moriremo un pochino. Possono essere pubblici o privati gli organi di informazione però la funzione è pubblica e abbiamo il dovere di richiamare - io l'ho fatto più di una volta - alla necessità che la gente, il popolo sia soddisfatto nel suo diritto all'informazione vera, nel suo diritto di sapere i fatti della politica, tutti i fatti della politica ma anche quelli importanti. Ciò non accade. E' più importante se Mannoni ha accettato, se Balia è subentrato, se Vannina si è accontentata! Cito gli amici perché così nessuno si offende. Però questo è, come dire, il deperimento, questo è anche l'impoverimento, se volete, della politica della nostra democrazia autonomistica. Si dirà: "Colpa nostra". Infatti Franco Mulas dice: "Colpa nostra, anzi colpa vostra! Io me ne vado perché ho le carte in regola, colpa vostra se restate!". Non accadrà che non possiamo dire, tutti noi che siamo qui e abbiamo fatto il nostro dovere, al collega Franco Mulas e a chiunque altro pensi che si possa diventare in un giorno "eroino" della nazione sarda con tanta facilità, quello che pensiamo e dimostrare quello che è dimostrabile, di quanto ognuno di noi, tutti, ci adoperiamo e contribuiamo perché migliori la qualità della politica e perché sia testimoniata ogni giorno una convinzione e un'idea. Ma questa sostituzione oggi di Assessori cosa significa in conclusione? Significa - un cenno lo ha fatto il Presidente - di fatto rifare la Giunta, rifare questa maggioranza. Questo Consiglio votando - se la votasse - la proposta del Presidente della Giunta non sta procedendo a sostituire due Assessori, sta ridando la patente alla Giunta e alla maggioranza, sta ricostituendo la maggioranza. Perché? Perché politicamente questa maggioranza è morta, è venuta meno, ha superato il tempo perché ha superato la funzione politica che essa maggioranza si era data, non perché altri dall'esterno lo chiedono. L'opposizione chiede sempre le dimissioni della Giunta, io le ho chieste un sacco di volte, certo non sono stato ascoltato, e ci mancherebbe, però adesso è un'altra cosa! Su quale presupposto e su quale assunto era nata questa megamaggioranza, che non è, badate, solo una maga numerica maggioranza, è anche una maggioranza anomala che legittimava il suo essere, il suo esistere per una fase che, dai partiti che vi aderirono e dagli uomini che accettarono di comporla, quella maggioranza e quella Giunta, fu legittimata di fronte a questo Consiglio come una fase di transizione, come una fase eccezionale? Questi erano i due assunti! Veniamo alla transizione: la transizione era dalla fase del centrosinistra, chiamato un tempo organico poi divenuto così disorganico e affetto da deperimento organico che non reggeva più. Il centrosinistra anche in questa Regione, in questo Consiglio, era divenuto impresentabile perché peraltro formato da quei partiti anche oggettivamente colpiti, diciamo almeno psicologicamente colpiti dalla vicenda e di tangentopoli e dall'immoralità dilagante dimostrata che aveva intaccato, corroso quelle organizzazioni partitiche che erano i partiti nazionali, perché nessuno convincerà nessun altro che una D.C. sarda, un P.S.I. sardo, un P.S.D.I. sardo sono cosa totalmente diversa - speriamo lo siano in futuro - dalla D.C. nazionale, da quella di Forlani, dal P.S.I. nazionale, da quello di Craxi e quant'altro. Non era così, non solo per opzione politica ma anche per pratica politica, anche per strumentazione, anche per organizzazione, anche per dotazione di mezzi. E sì, quel centrosinistra era impresentabile, c'era la necessità di un cambiamento. Quale sarebbe stata la politica nuova, la politica del futuro? Era una transizione che aveva la sua dignità! Un'idea di transizione verso un nuovo che avrebbe dovuto essere garantito dai passaggi elettorali prossimi, a iniziare dalla competizione e dalle alleanze di carattere politico generale in occasione del rinnovo del Parlamento. Bene, siamo a questo punto: quel passaggio è finito, il fiume l'avete attraversato male - ma questo è un giudizio politico - però è stato attraversato. Tuttavia voi oggi state proponendo al Consiglio di rinnovare una maggioranza anomala, per di più nel momento in cui si attivano i tavoli e tavolini, per determinare le prossime alleanze elettorali. Qui si rinnova un'alleanza anomala, atipica. C'è chi va ricercando alleati per un'alleanza di progresso e nello stesso tempo rinnova la fiducia ad un'alleanza che dovrebbe essere di regresso: perché se è di progresso l'accordo che si costituisce su un certo versante delle forze della sinistra e delle forze sociali avanzate, non lo è quello con la D.C. - sia essa vecchia sia la nuova cioè il P.P.I. - rispetto alla quale forse non si deve essere contro ma almeno si deve restare distinti, alternativi. Perciò non si può nello stesso tempo confermare questa alleanza. O è vero che quello è progresso e allora questo sarebbe regresso o questo non è regresso e allora non è vero che quello è progresso. Non è un gioco di parole, è qualcosa di più corposo, rischia di essere schizofrenia. E la schizofrenia, mi hanno detto, è una malattia mentale, non è un leggero mal di testa, la schizofrenia è una malattia mentale. Come si fa? Abbiamo tutti il dovere della chiarezza. Come si fa a dire al cittadino sardo, all'elettore, al quale, nell'annunciare il rinnovamento e la riforma della politica - quella annunciata e mai realizzata - si era detto che questa avrebbe portato a schieramenti omogenei, alleanze di prospettiva, programmi chiari che qui si costruisce una maggioranza contraddittoria costituita da forze che dovrebbero essere l'una contro l'altra nel segno della chiarezza. La gente dovrebbe essere double-face, sdoppiarsi. L'ottimo assessore Emanuele Sanna è rappresentante dello schieramento di progresso e allo stesso tempo alleato col regresso. Non è possibile! Questa non è chiarezza, non è serietà, non è utile, è un pasticcio al quale nessuno ci costringe. Lo sappiamo bene quelli che più abbiamo sofferto il peso di un ribaltamento di alleanze, quando inutilmente, dannosamente, all'inizio di questa legislatura, furono ribaltate alleanze che invece avevano retto alla prova elettorale e potevano benissimo continuare, se si fosse voluto, in una corretta dialettica democratica, senza bisogno alcuno di quel ribaltamento. Oggi una riflessione è necessaria, e non lo diciamo noi, lo dicono anche altri, questa esigenza di chiarezza emerge da diverse parti, da autorevoli esponenti della stessa maggioranza: da parte democristiana, da parte socialista, da parte di autorevoli esponenti del P.D.S. Tutti l'hanno detto: chiarezza impone, responsabilità impone che si distinguano i ruoli, che le alleanze che si vanno ricercando non siano diverse e contrastanti; questa è confusione, questa è la peggiore delle vecchie politiche, questa è la peggiore degenerazione, che altri definiscono - a me non piace questa espressione - partitocratica, correntizia, di lobby di potere e quanto altro di negativo si può dire. Non c'è chiarezza, è un inganno verso gli elettori, verso noi stessi. La seconda questione che legittimava l'esistenza di questa Giunta era l'eccezionalità della situazione sarda, la gravità della situazione sociale ed economica e quindi il bisogno di più partiti, di più persone, di più idee che insieme facessero forza contro lo Stato, a difesa degli interessi della Sardegna. Si potrebbe dire: "meglio non dire nulla" perché è così evidente il risultato fallimentare di quella guerra dichiarata e mai fatta, di quella guerra allo Stato di cui si parlava. Si diceva"Giunta di guerra". Qualcuno si era pure preoccupato: "Ma non ci toccherà davvero questa volta impegnarci?". E qualcuno che, andava un po' piano ha detto: "Ma insomma, qui bisogna davvero darsi tutti una regolata". "Giunta di guerra", che avrebbe dovuto confliggere contro i poteri e le prevaricazioni dello Stato, delle Partecipazioni statali, delle banche centrali, contro tutti i poteri visibili e occulti, che colpivano, in vario modo, l'economia della Sardegna, che andavano a desertificare intere zone di economia industriale, che colpivano le campagne, l'agricoltura. Adesso, dopo sei mesi, facciamo l'Assessore, e speriamo che le sorti dell'agricoltura sarda si possano risolvere.
Insomma in conclusione: piano di rinascita zero - balle tutte quelle che ogni tanto si vanno enunciando - il Parlamento sta per essere sciolto e a dieci anni dalla sua scadenza piano di rinascita zero; nel settore industriale la partita chimica, la partita della carta, la partita dell'alluminio, del carbone, zero o quasi zero; pubblica amministrazione, non se ne parli, men che zero; occupazione in "aumento e dilagante"; la scuola sarda - c'è il convegno domani sulla scuola sarda, auguri anche per il convegno - in agonia, con oltre mille docenti estromessi; paesi nei quali si è cancellata l'unica struttura culturale esistente, taglio selvaggio delle classi; lingua sarda, cultura sarda: legge rinviata tre volte, silenzio assoluto; servitù militari di cui manco si parla più se qualche pescatore non protesta quando lo bombardano. Insomma, di questa Regione, che aveva mille problemi, dopo questo governissimo, rimangono i duemila problemi aggravati e accresciuti.
Questo è il bilancio di questa Giunta che avrebbe un attenuante in tutta questa situazione, se potessimo almeno dire che è stato compiuto un esperimento, mettendo insieme le forze, ritenendo di poter almeno tamponare la situazione e sopportare l'urto più pesante dei problemi che ci stavano per arrivare addosso. Ognuno darà le sue valutazioni, ci saranno argomenti per dire che qualcosa si è fatta o a qualcosa si è riusciti a rimediare, ma si deve prendere atto che è finita, che non ha più senso protrarre questo stato agonico con i veti incrociati e la competizione interna, dove c'è chi bara con i numeri e vive sugli interessi. E avremo occasione di dire quali interessi - non certamente i migliori - in questi mesi sono stati tutelati e sono stati perseguiti. Insomma, io credo che questo Consiglio regionale abbia il diritto e il dovere di compiere una riflessione seria, perché ognuno possa fare un bilancio. Ed è chiaro che chi è stato partecipe, in diverso modo e a diverso titolo, di una maggioranza di governo farà anche bilanci positivi. Noi intravediamo anche elementi di positività, ce ne sono sempre; saremmo dei manichei e non saremmo credibili se vedessimo tutto il bene da una parte e tutto il male dall'altra. Ci sono stati anche dei punti in cui si è retto, dei punti importanti, soprattutto per merito di singoli Assessori. Nessuno di noi ha diritto e titolo per dare voti, però questo è stato, quindi, se si vuole, si può trarre qualche elemento positivo di bilancio, però chiarezza impone che chi propone determinate alleanze poi le faccia realmente. Non si possono proporre alleanze di sinistra e andare a destra; non si può dire che si deve dare chiarezza agli elettori e poi fare confusione; non si può chiamare rimpasto quello che invece vorrebbe essere un tentativo, neppure tanto intelligente, secondo la mia modesta opinione, secondo il nostro giudizio preoccupato, di protrarre una condizione di vantaggio che, allo stato delle cose, se vogliamo discuterne, per come le cose si presentano anche agli occhi dell'opinione pubblica, non sarà di nessun vantaggio politico né elettorale, di sicuro non è di nessun vantaggio per il benessere della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di parlare, benché abbia saputo della decisione ufficiosa di dare la parola soltanto ai Capigruppo, per due questioni fondamentali: la prima perché, nei giorni scorsi, mi sono assunto la responsabilità di fare una pubblica dichiarazione, anzi di dare "un suggerimento" al Presidente della Giunta regionale, in ordine a questa delicata questione, e quindi vorrei, anche per sgombrare il campo da malintesi e per meglio chiarire la mia opinione, dare atto qui di quale era la volontà che animava quella presa di posizione; in secondo luogo, perché sono convinto - e credo che di questo siamo convinti tutti - che i riflessi delle decisioni che stiamo assumendo in questa fase, anche di quelle che scaturiranno da questa seduta, non sono limitati esclusivamente all'oggetto della deliberazione stessa. Se così fosse, avremmo potuto sicuramente decidere rapidamente, senza indugio, prima delle vacanze o delle feste natalizie. In effetti, si è soprasseduto e sono sorte delle questioni perché c'è una ragione evidente: la decisione che stiamo assumendo ha un alto valore simbolico, è una decisione che, al di là del merito, lancia messaggi di varia natura in ordine alle cose e alle decisioni ben più rilevanti che, in queste stesse ore, vanno maturando tra le forze politiche e all'interno di ciascuna forza politica. Io credo che dobbiamo innanzitutto cogliere l'implicazione istituzionale della questione; abbiamo parlato per tanto tempo, e il Presidente di questa Giunta ne è stato paladino, dell'idea che il Presidente debba assumersi la responsabilità di decidere una proposta, perché, caro Presidente, è vero che c'è un potere di proposta e un potere di decisione, però anche la proposta implica una decisione, e quindi quanto meno la responsabilità di decidere una proposta, io credo che, nel clima e nella temperie che stiamo vivendo, da parte del Presidente, dovrebbe essere pretesa e richiesta.
In secondo luogo, io credo che, dal punto di vista istituzionale, cari colleghi, non possiamo sottovalutare che i primi atti di applicazione di una normativa, che con enfasi abbiamo chiamato di riforma - quella attinente alla distinzione tra Assessori e consiglieri - sono quelli, come sempre avviene nelle leggi che fanno, come dire, stato, cioè creano il precedente, danno il senso di che cosa si è voluto fare e anche di come la legge verrà gestita. Quindi il secondo problema istituzionale da non sottovalutare è come questa Assemblea, che ha approvato e ha enfatizzato, almeno nelle dichiarazioni dei leader dell'Assemblea e delle forze regionali, questa riforma, va ad attuarla. Bene, io credo da questo punto di vista, signor Presidente, di dover confessare la mia delusione intanto perché, rifacendomi al primo punto - responsabilità della proposta - avrei gradito che il Presidente della Giunta, che si inquadra in questo orientamento di pensiero e si muove in una temperie in cui a questo stiamo andando, perché esiste anche una proposta di legge di revisione dello Statuto approvata in quest'Aula, assumesse tempestivamente la responsabilità di proporre. In secondo luogo, signor Presidente, questa responsabilità deve essere sempre mossa da una finalità, che è quella di rispondere, pur nell'ambito di una scelta che è carica ovviamente di valori e di implicazioni politiche, all'interesse pubblico che siamo chiamati a soddisfare con la scelta, collegandolo alla ratio della riforma. Con la riforma si voleva distinguere tra Assessori e consiglieri per tutte le implicazioni che conosciamo ma anche favorire la nomina di persone, che possono non essere presenti in Consiglio, che diano delle forti garanzie dal punto di vista della conoscenza della materia quindi avendo sempre di mira, in queste scelte, che hanno un alto grado di opinabilità perché sono politiche l'interesse pubblico che dobbiamo perseguire.
Io non posso dare testimonianza diretta di quanto vado dicendo, tuttavia autorevoli colleghi, che pure si apprestano a votare questa proposta o che comunque non manifestano un aperto dissenso, mi dicono che la proposta che viene fatta per la nomina dell'Assessore dell'agricoltura, sia una proposta che con l'agricoltura non ha granché a che vedere. Io non voglio assumere atteggiamenti presuntuosi, so benissimo che persone di grande capacità fanno benissimo in tutti i settori, talvolta addirittura può essere negativo che una persona esperta in un settore diriga quel settore medesimo; ventate di novità vengono da persone che non hanno mai conosciuto una certa materia. Tuttavia qui, avendo rivolto domande a colleghi che conoscono la situazione, il risultato che mi viene confermato è che, badando alla scelta dal punto di vista dell'interesse generale, cioè della questione agricoltura, questo settore fondamentale è un settore che non solo, come diceva il collega Cogodi, è da tre mesi senza Assessore, ma rimarrà senza Assessore fino alla fine della legislatura.
(Interruzione dell'onorevole Mereu Salvatorangelo)
PUBUSA (P.D.S.). Quindi da questo punto di vista...
(Interruzioni)
No, caro Lelletto - permettimi di chiamarti amichevolmente in questo modo - qui non stiamo facendo esami, non stiamo né promovendo né bocciando.
MEREU SALVATORANGELO (P.S.I.). Peggio!
PUBUSA (P.D.S.). Qui stiamo facendo un discorso di natura politica e stiamo cercando di fare un discorso secondo criteri di razionalità. Io accetto che a questo discorso...
MEREU SALVATORANGELO (P.S.I). L'onorevole Sanna, medico, è esperto in ambiente.
PUBUSA (P.D.S.). Accetto che a questo discorso se ne contrappongono altri, ma non con battute, perché io sto cercando, nei limiti delle mie possibilità, di spiegare un certo ragionamento che capisco possa essere anche non condiviso; anzi di solito i miei ragionamenti non sono condivisi e questo lo do per scontato in partenza, anche se spesso non sono condivisi ma non ricevo risposte di merito.
Quindi, da questo punto di vista, a me pare che l'operazione non possa essere giudicata positivamente. Cioè stiamo dando applicazione ad una legge di riforma che abbiamo enfatizzato nel modo peggiore. Io qui vorrei anche disturbare il collega Tamponi che è Presidente di un Gruppo importante in fase di transizione. Nono so se chiamarvi ancora democristiani o popolari ma ci siamo capiti. L'onorevole Tamponi è stato un fautore di questa temperie riformatrice o almeno si è qualificato tale. Tuttavia io gli chiedo, visto che questa designazione promana da quell'area, quale coerenza c'è tra una ratio riformatrice che voleva disgiungere la carica dell'Assessore da quella del consigliere, e il tipo di proposta che ci viene fatta. Stiamo applicando questa riforma in modo da snaturarla nel modo più palese e plateale. Io credo che di questo sia necessario essere consapevoli e, in ogni caso, non intendo, per quanto mi riguarda e per quanto poco possa contare la mia persona, tacere di fronte a un fenomeno così visibile e così marcato. Sul piano politico - anche questa era politica, forse politica in senso ampio, ma spesso si dice che la politica è un'altra cosa - sul piano più generale, io mi sono permesso di dare un suggerimento al Presidente, in ordine alla proposta che veniva ventilata. Voglio dire una volta per tutte e credo che debba essere chiaro in quest'Aula che la stima e i rapporti personali con i colleghi non devono mai essere inquinati da prese di posizione che hanno motivazioni di carattere politico. I rapporti debbono inquinarsi laddove vi siano, come dire, dei veleni di natura personale, ma laddove si fa un discorso politico è chiaro che i rapporti personali non devono essere implicati. Dico questo per dire anche, benché credo non sia necessario, che nessuna ostilità da parte mia vi è nei confronti del collega onorevole Mannoni né nei confronti di altri, tanto più che il collega Mannoni è persona spesso simpatica e squisita anche nella conversazione personale. Quindi sgombriamo il campo da questo. Tuttavia il problema ha grandi implicazioni, soprattutto per la nuova fase politica a cui ci stiamo avvicinando, e con la quale ci dobbiamo misurare; nuove regole istituzionali, nuove regole elettorali, nuovi modi delle forze politiche di confrontarsi col momento elettorale, col consenso e con il rapporto con i cittadini. Rispetto a questo problema, personalmente, mi preoccupo molto delle decisioni che vengono assunte a sinistra, perché, per chi ha sempre militato e intende muoversi in quest'area, anche da semplice cittadino, anzi se da semplice cittadino ancora di più, vi deve essere la preoccupazione che le scelte, il clima, l'ambiente che si va a determinare siano quelli giusti, non solo, ma che le scelte siano tali da poter ottenere il consenso anche nella fase politica in cui ci stiamo muovendo. Da questo punto di vista, io vorrei fare in quest'Aula, una considerazione, perché non sono aduso al pettegolezzo politico, e mi piace talvolta calcare la mano per essere chiaro, anche se forzando un po' il pensiero che, ovviamente, molto spesso deve avere maggiori sfumature. Noi in Sardegna dobbiamo renderci conto, al centro, a destra e anche a sinistra, che vi sono dei gruppi dirigenti dei vari partiti, che governano questa Assemblea e questa Regione ormai da una decina d'anni, cioè che la fase che diciamo di volerci lasciare alle spalle e che ci lasceremo alle spalle ha dei precisi protagonisti nel bene e nel male. Io suggerirei di andare a fondo nell'analisi. Cari colleghi, quando noi diciamo, nelle pubbliche piazze, che la macchina amministrativa regionale non funziona, che è una macchina amministrativa che fa danno alla comunità sarda, o comunque non la mette in condizioni competitive rispetto ad altre situazioni, quando diciamo che le istituzioni sono degenerate, quando diciamo che questo non è l'ambiente ideale per fare politica, quando diciamo che vi è un distacco tra cittadini e istituzioni, a chi lo stiamo dicendo? Facciamo queste critiche pensando che altri siano i responsabili di questa situazione? Io credo che noi dovremmo avere l'onestà intellettuale, ciascuno in casa propria e complessivamente, di valutare appieno qual è l'opera, quali sono i risultati che un certo gruppo politico di comando ha realizzato in questa fase. Le conseguenze, cari colleghi, che io traggo da queste meditazioni, purtroppo solitarie molto spesso, sono quelle che cerco di enunciare nelle scelte e nelle linee che, talvolta in solitudine, spesso solo apparente e in sintonia talvolta con altre cose...
(Interruzioni)
Non con l'opposizione, come mi suggerisce qualcuno che l'opposizione farebbe bene a farla e a farla meglio. Dicevo che le conclusioni che traggo sono - e lo dico pubblicamente - che il gruppo di comando che ha gestito la politica in questi quindici anni, ha fatto il suo tempo; ha, in linea di massima, operato in modo da ottenere i risultati sui quali noi oggi, e gli stessi protagonisti, diamo dei giudizi critici. Se la logica, la politica e la democrazia hanno un senso, ciò significa che si deve cambiare. Questo non è "nuovismo"...
(Interruzioni)
Secondo: questa gestione intrecciata del "potere" è una gestione che ha creato commistioni, ma in questo non lo dico in termini negativi, è quasi naturale che sia così. Il vivere qualsiasi esperienza insieme, crea, per sua natura, intese, modi di capirsi e di decidere e, talvolta, quando il tempo della gestione si protrae eccessivamente, far sì che sulle Assemblee, sulle decisioni dei partiti, sulle decisioni democratiche, sulle cose che dicono i cittadini, prevalga alla fine il più comodo intendersi in pochi.
Terzo punto: io credo che in politica le persone più sagge e più previgenti siano state sempre quelle che, quando si è avvicinato il momento di lasciare - perché per ogni cosa che inizia, cari colleghi, dobbiamo capire serenamente che ha anche una fine - hanno avuto la forza, la capacità e l'intelligenza, di cercare qualcosa che continuasse anche un po' della loro opera. In fin dei conti, l'illusione di noi uomini è che, arrivati ad un certo punto, anche in termini esistenziali, lasciamo qualcosa di noi, anche nelle forme più modeste. E la critica più grave che io faccio a questi gruppi dirigenti è la mancanza di slancio, del senso della continuità delle idee che professano, del bisogno di lasciare che altri continuino un'opera di cui noi siamo stati parte, così come gli altri hanno fatto con noi, con molti di noi. La storia di molti di noi è la storia della generosità di altri. Certo, anche noi abbiamo messo un po' del nostro. Lo abbiamo meritato? Non lo abbiamo meritato? Non sta a noi dirlo, noi abbiamo messo un po' del nostro, però altri hanno capito che su di noi si poteva fare un investimento. Io mi chiedo come è possibile che gruppi dirigenti, che conoscono queste regole, non si pongano oggi, mentre c'è un cambio totale o comunque molto radicale di stagione politica, il problema di essere loro i gestori, la levatrice di una nuova leva di dirigenti politici in Sardegna, di essere coloro che promuovono una vita che continui nel ceppo sul quale essi stessi hanno lavorato e che essi hanno concorso ad irrobustire. Io credo che questa sia la miopia politica più grande, l'accusa più grande che si possa rivolgere loro. E allora, è vero che a me viene imputato da varie parti di essere drastico; però molto spesso, anzi sempre, le proposte drastiche, quelle che appaiono eccessive, rispondono ad un eccesso uguale e contrario, o talvolta ad un eccesso ancora più grande. Talvolta sono armi di difesa di chi altro non vede o di chi non ha la possibilità di fare altro. Al Presidente della Giunta regionale, che, in veste non di Presidente ma di uomo politico autorevole, ha più volte detto che nei Congressi - questo sembrava l'appunto - si deve discutere più di politica e meno di candidature, al Presidente, che so essere persona non superficiale nei giudizi, suggerirei di valutare che quelle discussioni, o taluni di quegli esiti, rispondevano all'esigenza, che è politica al massimo, di determinare un cambio di linee e un cambio di dirigenti. Io credo che questo sia il massimo della politica. Inviterei il presidente Cabras a riflettere su questo. Non sono iniziative estemporanee e superficiali, nascono da esigenze profonde presenti nelle forze politiche, e nella società che chiedono questo; e chiedono, a dirigenti autorevoli come lui, di essere, assieme ad altri, quella levatrice del nuovo di cui stiamo parlando. Essere levatrice del nuovo richiede ovviamente coraggio.
Ultima questione e chiudo: io sono stato spesso accusato di assumere un atteggiamento troppo drastico nei confronti dei partiti che dovrebbero essere nostri alleati nel polo progressista. Mi preme, anche su questo, dare una spiegazione pubblica, se i colleghi hanno la pazienza di ascoltarmi. Io credo che a sinistra si debba fare una grande riflessione - le altre aree la stanno facendo e la facciano in casa loro - su quella che è stata la storia non solo del movimento progressista in generale ma anche degli ultimi dieci, quindici anni. Da questo punto di vista noi abbiamo avuto uno scontro molto forte tra due orientamenti che si impersonavano e si impersonano anche in un leader; una è la linea che si è impersonata nell'ex segretario del Partito Socialista Italiano, onorevole Craxi, una è una linea che si è impersonata in una persona molto meno arrogante e appariscente, quale era l'onorevole Berlinguer. Io, ai compagni socialisti, voglio porre una domanda serena, non ostile, perché credo che ostilità non debba essercene: tra queste due linee che erano in campo a sinistra, rispetto al mondo progressista, qual è quella che ha retto di più alla prova? Questo è il primo banale quesito, onorevole Mannoni. Ma il secondo quesito meno banale è quali sono le idee-forza, le idee-guida in base alle quali oggi la sinistra, in Italia - non perché lo dico io, ma perché questi sono i fatti - può ancora aspirare a governare il Paese. Quali sono le idee-guida sulle quali, anche in Sardegna, se siamo saggi, possiamo dire: possiamo governare la Regione. Io su questo non ho dubbi, io non dico che tutto ciò che si è elaborato in casa socialista in questi dieci, quindici anni sia da buttare via - guai ad avere posizioni così settarie, sarebbe del tutto stolto e sbagliato - tuttavia i compagni socialisti debbono prendere atto, come in altre aree e in altri periodi si è preso atto, che fra queste due tendenze, quella che, alla prova dei fatti, ha retto e dà speranze al mondo progressista non è quella che si è fondata sull'azione politica dell'onorevole Craxi ma è quella che vede oggi il P.D.S. con i suoi rinnovamenti in campo. Questo cosa vuol dire? Che ci dev'essere prevaricazione, che dobbiamo commettere gli errori del passato, che dobbiamo pretendere che l'uno sopprima l'altro? Io ho sempre sostenuto che la sinistra così non cresce; una sinistra di governo deve capire che deve avere una destra e deve avere una sinistra, dev'essere un ventaglio molto ampio. Però, una volta che si è fatta serenamente e con lucidità questa analisi, bisogna anche creare le condizioni perché il nuovo che vogliamo mandare avanti si possa creare. Dunque, non per ingenerosità, non perché si vogliano sollevare questioni personali che non esistono, non è possibile che coloro che sino a pochi giorni...
(Interruzioni)
Quando si fece un famoso referendum, un collega che adesso è assente, che ha polemizzato nei giorni scorsi con me in una trasmissione televisiva cui partecipammo insieme sui referendum e poi in dichiarazioni stampa, fece un elogio delle coste di Arbus, alle quali lui si doveva recare, seguendo il consiglio che il Segretario del suo partito aveva dato, di andare al mare. Bene, signori, a gente che ha combattuto queste battaglie da altre sponde, sbagliando, certo non dobbiamo dare la croce addosso, né dobbiamo chiedere chissà che cosa, siamo in democrazia! Però che questi stessi soggetti, come se nulla fosse successo, come se queste prese di posizione non ci fossero state, oggi pretendano di essere coloro che devono gestire la nuova fase che loro hanno combattuto, nella creazione dei presupposti, in tutti i suoi passaggi, non è accettabile. Quindi la mia presa di posizione sulla questione che oggi ci occupa non era determinata da minuscole questioni personali. Fra l'altro, ripeto, con la maggior parte dei colleghi del Gruppo socialista ho dei rapporti di estrema simpatia personale, trattandosi il più delle volte di persone squisite dal punto di vista personale. E' la verità, se non lo pensassi non lo direi. Tuttavia bisogna prendere atto di queste cose. Ciò che noi chiediamo, e dico noi perché questa posizione riflette ampi settori della parte alla quale io mio onoro di appartenere ed anche di strati dell'opinione pubblica, è che dobbiamo fare complessivamente uno sforzo perché le proposte, le cose che andiamo a fare contengano in modo visibile questi elementi. Voi potete dire che talune posizioni sono estremistiche ma la verità è che sono estremistiche le vostre posizioni che non possono portare al rinnovamento. Quindi occorre una riflessione serena su questo, in modo da poter assumere anche le decisioni giuste; e chi deve fare un passo indietro perché i fatti non gli hanno dato ragione, abbia la modestia di farlo. In definitiva, ci sono nella vita degli uomini, ed anche nella vita delle istituzioni, dei modi dignitosi di congedarsi. Talvolta le persone riescono ad acquistare una grandissima dignità, anche dopo una vita sbagliata, per il modo in cui sanno congedarsi. C'è anche un modo di congedarsi che può riscattare una vita di errori. Io adesso non dico che la vita politica delle persone che sto criticando, sia una vita di errori, ci sono luci ed ombre, ma c'è anche un modo elegante e grande di saper uscire di scena. Si fanno invece dei danni laddove non si abbia questa eleganza e questa accortezza. Siccome molti non ce l'hanno da sé, ci vogliono talvolta degli aiuti a fare questo passo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, è difficile trovare aggettivi per definire il nostro stato d'animo nel constatare quanto in basso, con questa vicenda della sostituzione degli Assessori dimissionari, sono caduti la politica e la stessa funzione del Consiglio e delle forze politiche che in questo Consiglio operano. Sconcertante, è infatti l'unico aggettivo che riesco a trovare per definire una vicenda che si è trascinata a lungo e che senz'altro rimarrà nella storia politica non solo di questa legislatura ma anche nella storia politica di un grande arco di tempo come emblematica, onorevole Presidente della Giunta, di come le buone intenzioni, in questo caso le buone riforme portino fatalmente all'inferno.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Carmelo, studiati meglio la storia della Regione.
PORCU (M.S.I. -D.N.). All'inferno, onorevole Presidente della Giunta, perché è all'inferno che ci ha portato una riforma che era stata sventolata e propagandata come una panacea per tutti i mali. Ecco come si fa a capovolgere, mi stava sfuggendo un altro termine che usano i ragazzi moderni quando indicano una cosa che è completamente resa inutile, che è svillaneggiata, voi avete svillaneggiato, per usare un termine che si può usare in quest'Aula, una riforma che non doveva essere svillaneggiata, perché alla riforma dell'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di assessore regionale la gente aveva creduto, la gente si apprestava ancora a credere. Non che l'esordio fosse stato edificante, perché la Giunta Cabras che su quella riforma era nata, noi sappiamo bene che fatica ha avuto a nascere - la famosa Giunta Lazzarona tre volte morta e tre volte resuscitata, e poi alla fine il nostro amico Presidente della Giunta ce l'aveva fatta - ma, ahimè, io che mi intendo di disabili le posso dire che quando una disabilità è dalla nascita difficilmente può essere recuperabile in vecchiaia. Però, devo dire che i disabili sono duri a morire; onorevole Presidente, lei ha una Giunta disabile e come i disabili è attaccato fortemente alla vita e non vuole prendere atto che, in realtà, questa Giunta è una Giunta zombie, che si appresta a tirare le cuoia appena sarà dichiarata defunta dalla situazione politica, del rinnovo del Consiglio, ma che in realtà già adesso non c'è più. Onorevole Presidente, non c'è più perché l'hanno ammazzata le diatribe interne della sua maggioranza. Orbene, esaminiamo questa situazione che si è venuta a creare. Il nostro ottimo assessore Pirarba improvvisamente sparisce dalla scena del Consiglio regionale, noi sappiamo dalla stampa che l'assessore Pirarba è stressato e che rinuncia perché non può reggere fisicamente, ci dicono, il peso dell'assessorato e passano i mesi senza che nessuno non solo dia notizie della salute dell'onorevole Pirarba - che ci interessa naturalmente come amico e come collega - ma senza che nessuno ci dia notizie certe della salute della Giunta regionale. Onorevole Presidente, lei doveva subito sostituire un Assessore che si era dimesso per ragioni di salute, non capiamo il fatto che si siano persi tanti mesi e non capiamo perché si è voluto collegare la malattia fisica del nostro assessore Pirarba con la malattia elettorale di un altro Assessore in carica, con l'altrettanto ottimo assessore Balia, il quale aveva già deciso da tempo di candidarsi e noi sappiamo che la "candidite" è una malattia altrettanto pericolosa dello stress che colpisce gli Assessori all'agricoltura. Anche in questo caso non si è provveduto con urgenza a sostituirli e noi sappiamo che, arrivati a questo punto, si è scatenata subito la bagarre dei veti incrociati. Su questo, onorevole Presidente, ci permetta di dire qualche cosa, perché noi avevamo detto, in Conferenza dei Capigruppo dello scorso mese di dicembre, quando lei chiedeva un paio di giorni di tempo, per risolvere il problema prima della chiusura della tornata di lavori del Consiglio, subito dopo l'approvazione della manovra finanziaria di fine anno, che non credevamo affatto che ci riuscisse. Infatti non ci è riuscito e adesso si presenta in Aula con una proposta diversa da quella che, in quel momento, veniva data per certa. E perché, onorevoli consiglieri del Partito Democratico della Sinistra, voi mettere un veto al Partito socialista, dichiarando il non gradimento nei confronti dell'onorevole Mannoni, che peraltro è in quest'Aula, e invece non ponete il veto alla Democrazia Cristiana che sceglie il suo candidato sulla base di giochi correntizi di sottocorrenti? Io non penso che questo sia un modo per rendere più trasparente la politica sarda. Io interpreto così le cose: i giornali e la pubblica opinione sanno che c'è stato un veto da parte del Partito Democratico della Sinistra nei confronti dell'onorevole Mannoni, un veto peraltro non smentito. Notizie ufficiali...
(Interruzioni)
Possono essere false ma non le faccio io le notizie della stampa. Quindi c'è questa situazione di ulteriore confusione rispetto alla già grande confusione. In fin dei conti, onorevole Presidente della Giunta, il consociativismo non porta mai bene, il consociativismo, che a parole si dice di condannare, ritorna prepotente come protagonista assoluto della scena politica sarda. Questo è il male peggiore che ci affigge, questa legislatura disgraziata della Regione sarda poteva finire meglio di quanto non finirà a causa anche di questi giochi che vengono fatti sulla pelle della gente. Non è possibile che si giochi su queste cose. Non è possibile che alla voglia di "nuovo" tanto sbandierata, alle riforme elettorali e istituzionali che ci sono state propinate anche in quest'Aula si risponda con fatti che sono la negazione diretta di quei presupposti, la negazione più completa e assoluta. E non è possibile che, ad una situazione di difficile governabilità di una megamaggioranza che in realtà non esiste, si risponda facendo appello alle residue forze aggreganti di correnti e sottocorrenti e alle residue capacità di inventare soluzioni dell'ultima ora da parte di partiti che sono in crisi irreversibile. Ma non è solo la vicenda della Giunta regionale Cabras, che è emblematica del decadimento della vita politica isolana, c'è oggi la vicenda altrettanto clamorosa del nostro ottimo collega onorevole Franco Mariano Mulas, il quale deluso dal Consiglio regionale si dimette per candidarsi al Parlamento e che, onorevole Presidente, annuncia alla stampa le sue dimissioni, rendendo evidente la crisi delle poste italiane che non riescono a superare in velocità i mezzi di informazione. Sapevamo che le poste italiane non funzionano, ma certamente l'onorevole Mulas in tutti questi anni ha rafforzato la giusta sfiducia degli italiani nei confronti delle poste, perché le notizie - solo quelle, peraltro, che riguardano l'onorevole Mulas - arrivano prima attraverso la stampa che attraverso le raccomandate e la posta ordinaria. L'onorevole Mulas ci deve spiegare perché non ha motivato le sue dimissioni da quest'Aula con un accenno - io me lo sarei aspettato - a questa vicenda. Qual è infatti la vicenda più emblematica del decadimento della vita politica isolana se non questa di cui stiamo discutendo stasera? Perché l'onorevole Mulas non ha accennato a questo fatto, non ha preso una posizione netta contro i giochi di corrente e di sottocorrente all'interno del suo partito, che fatalmente si trasformano in colpi alla dignità politica dell'Assemblea e del popolo sardo? Non c'è nelle dichiarazioni alla stampa dell'onorevole Mulas, una presa di posizione di questo genere.
E ancora, onorevoli colleghi, c'è la vicenda altrettanto importante del consiglio comunale di Sassari, dove una vecchia maggioranza di sinistra omogenea, e che comunque rappresentava un punto di riferimento di sinistra in quello schema bipolare, a cui dobbiamo necessariamente cominciare a riferirci, è stata capovolta. Si è fatto un grande pasticcio: otto dei diciassette consiglieri comunali del Partito popolare o della Democrazia Cristiana - non si capisce bene come sia la questione - escono dal loro gruppo e soccorrono la vacillante coalizione di sinistra la quale perde il Partito Sardo d'Azione...
(Interruzioni)
Mi sembra che di progressista non ci sia proprio niente in questa vicenda, onorevole Desini, c'è molto poco. Invece di cogliere le occasioni che la contingenza politica ci offre, onorevoli colleghi, per portare anche in Sardegna un minimo di chiarezza, un minimo di serietà, un minimo di aggiornamento politico, invece di cogliere l'occasione di cercare di creare in nuce schieramenti contrapposti e moderni, si continua a giocare su regole stantie, vecchie, superate; su regole, onorevole Presidente della Giunta, su modelli politici che non sono utili nemmeno per superare l'emergenza, come purtroppo tocchiamo con mano giorno per giorno. Questa è la grave e drammatica situazione, perché se si potesse per assurdo, dire che questa Giunta regionale è stata capace di risolvere o di avviare a soluzione uno dei gravissimi problemi che attanagliano la Sardegna, noi certamente chiuderemmo gli occhi sull'esistenza di questa grande ammucchiata del consociativismo più spinto. Così non è, rimane tutto immutato: questa megamaggioranza dimostra la stesa incapacità di risolvere i problemi delle precedenti maggioranze. Allora, a parità di incapacità, perché non facciamo un discorso politico serio, perché non portiamo chiarezza almeno nei rapporti tra le forze politiche? Come è possibile che, tra un paio di mesi, questo Consiglio venga sciolto e le componenti di questa maggioranza che ha amministrato fino ad adesso si contrappongano poi nelle piazze, nelle urne, per chiedere il consenso degli elettori? Mi viene il dubbio, a un certo punto, che non ci sia più questa certezza di andare separati alle elezioni. Potrebbe anche essere, onorevole Presidente della Giunta, che lei si ritrovi in una megacoalizione elettorale, alla quale peraltro io augurerei la stessa fortuna che ha la sua Giunta. Non le sembri ingeneroso questo mio atteggiamento, però senz'altro, se voi arrivaste alle elezioni tutti quanti assieme dimostrereste di non aver capito niente della situazione politica sarda e nazionale; se voi, invece, vi separaste poco prima delle elezioni non sareste credibili lo stesso perché sarebbe un'operazione di pura facciata elettorale che potrebbe poi, nella prossima legislatura portare a nuove ammucchiate pericolose, ammucchiate che avvengono soltanto per mantenere il potere, per conservarlo, per gestirlo, per lottizzarlo come in realtà si sta facendo sempre e comunque nelle sedi politiche e nelle sedi amministrative della nostra Regione. Insomma, onorevole Presidente, cari colleghi, noi con questa vicenda, con la surroga dei due Assessori, stiamo facendo una pessima figura, stiamo dando un cattivo regalo alla Sardegna, stiamo delegittimando quel poco di buono che era rimasto nelle istituzioni. Chiediamo a tutte le forze politiche che finalmente si faccia chiarezza su questo punto, che anche in Sardegna si vada, come è logico che si vada, all'affermazione di schieramenti contrapposti, si vada alla sconfitta di quelli che dal centro ritengono di governare sempre e comunque, che sono buoni per tutte le stagioni, di quelli che danno una pacca sulle spalle a destra e una a sinistra e che poi governano sempre e non creano nessuna novità. La novità non è richiesta soltanto dalla necessità di vedere anche fisicamente facce nuove alla guida della cosa pubblica, ma è richiesta dalla speranza che, dal motto di novità che nasce da un cambiamento politico, derivi quell'entusiasmo, quella capacità di fare, quell'attaccamento alla cosa pubblica che manca anche per stanchezza a tanti amministratori pubblici dopo che, per decenni, sono stati assisi sempre alle stesse poltrone.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
(Segue PORCU.) Questo, signor Presidente, doveva essere il regalo che lei doveva fare, come simpatica Befana ai sardi. Invece, ahimè, ci porta un dono gallurese e un dono cagliaritano, a cui auguriamo buona fortuna, naturalmente, e però, per quanto bravi siano i nuovi Assessori, nei tre mesi che ci separano dalla fine della legislatura, non potranno certamente essere ricordati come quelli che hanno risolto i problemi dell'agricoltura e dell'urbanistica.
Signor Presidente, facciamolo questo esame di coscienza. E io vorrei terminare questo mio intervento con la speranza che questo sia l'ultimo rospo che il regime partitocratico fa ingoiare alle istituzioni sarde e al popolo sardo, l'ultimo colpo di coda di una partitocrazia che sarà sconfitta comunque dal risultato elettorale. Questa è la nostra speranza. Soltanto per questo, onorevole Franco Mariano Mulas, noi non ci dimettiamo dal Consiglio regionale. L'onorevole Franco Mulas dice: "Chi mi accusa di farmi pubblicità trovi il coraggio di dimettersi dal Consiglio regionale". Ebbene, onorevole Mulas, io l'accuso di farsi pubblicità ma non mi dimetto dal Consiglio regionale: rimango e aspiro anche a ritornare in questo Consiglio regionale, per fare quello che non è riuscito a fare, in undici anni, l'onorevole Franco Mariano Mulas.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, noi siamo qui chiamati a valutare le sue dichiarazioni in merito alla sua proposta di sostituzione di due Assessori dimissionari. E' vero che si è anche introdotto un argomento, non pertinente, che taluni hanno fatto rientrare in questo dibattito, perché si vuole parlare dei comportamenti e della coerenza nei confronti delle regole, delle norme, delle questioni che da qualche anno a questa parte sembrano affliggerci. Io devo dire che sono molto vicino al collega Mulas; mi dispiace in questo caso non essere troppo d'accordo col collega e amico Porcu che sa, oltretutto, sempre presentare le questioni nella dovuta maniera. Perché? Perché non è giusto che noi parliamo, in una istituzione, sulla base di dichiarazioni che sono apparse sulla stampa e non invece - e mi auguro che ci sia questa possibilità - con chi è ancora nostro collega. C'è pur sempre la possibilità di interloquire, di scambiarsi le opinioni e io credo che Franco Mariano a questo volesse tendere, perché, da quando ha lasciato la Giunta, è stato un po' difficile - e io capisco il suo travaglio - poter interloquire con lui. Forse con questa sua uscita ha voluto sollecitare un confronto; io pro tempore sono Presidente della Commissione alla quale appartiene e devo dire che è stato oggettivamente difficile poter parlare con lui in questi mesi, perché è preso dai suoi impegni, ma amo credere che il suo desiderio fosse quello di aprire un dibattito sull'efficienza del Consiglio. D'altra parte era l'unico titolato a farlo perché, se vi ricordate, quando era Assessore, ci richiamò al dovere e ci disse: "Badate, signori consiglieri, che chi produce è solo la Giunta e in particolare l'Assessore degli affari generali, che produce proposte di riforma mentre voi ve ne state a casa, lavorate poche ore, non venite mai, non fate niente". Devo dire che noi accoglieremmo quella...
(Interruzioni)
Sì, esatto, uno stimolatore, Franco Mulas si è distinto per il suo spirito critico. Ci ha richiamato al senso del dovere e noi non possiamo fare a meno di accogliere anche questa sua seconda esternazione. Io lo dico in Aula, avrei gradito poterlo dire in sua presenza, chiedendogli di rivedere le sue decisioni perché il contributo che ha dato in termini propositivi è insostituibile. Mi dispiace per la prima dei non eletti; qualcuno come me ha avuto anche modo di apprezzare il suo lavoro come Capo di gabinetto per l'influenza che ha potuto avere sugli atti prodotti dalla Giunta e dall'Assessore degli affari generali. Ma, al di là di questo, è il collega Franco Mulas che si è distinto come Assessore e come consigliere. Io non sto sollecitando una sollevazione del Consiglio perché Franco Mariano rimanga, perché in definitiva rispetto pur sempre la volontà del singolo, però se potesse, Franco Mariano Mulas, sapere che tutti gli altri 79 consiglieri sono ansiosi di vederlo continuare la sua opera in quest'Aula e nelle Commissioni facciamoglielo sapere. Io lo faccio perché mi pare che la sua assenza toglierebbe qualcosa al Consiglio.
Io non credo, d'altra parte, che a noi che siamo malati di politica - uso il termine malati evidentemente in un senso positivo - dopo esserci tanto dedicati a questa attività improvvisamente riesca facile abbandonarla. Un giornale stamattina avanza l'ipotesi che Franco Mariano voglia tornare alla sua professione. Questo, almeno a me, parrebbe un po' difficile. In Cina, durante la rivoluzione culturale un certo tipo di "ritorno" era obbligatorio: "Adesso torni sui campi e impari a zappare". Dovremmo invece credere che il nostro collega voglia farlo spontaneamente. Io penso che forse, un po' sfiduciato dalla non risposta dei consiglieri, lui guardi ad altri lidi, sempre politici, pensando che le sue capacità propositive possano essere meglio accolte al di là del Tirreno. Bene, facciamogli sapere invece che noi siamo qui disponibili a lavorare con lui, perché questo credo che meriti. Non aggiungo altro. Mi auguro veramente che questa lettera non arrivi mai, non per un disguido postale ma perché all'ultimo secondo Franco Mariano si è ravveduto e ha riposto ancora un po' di fiducia nei suoi colleghi. Detto questo, e proseguendo sulla discussione delle dichiarazioni del presidente Cabras, c'è in queste ultime un richiamo che credo non debba essere sottaciuto. Il presidente Cabras ci ha richiamato al fatto che attualmente il Presidente della Giunta regionale ha il potere di proposta e spetta al Consiglio il potere di nomina degli Assessori. Pur tuttavia questo Consiglio ha anche votato una proposta, in base alla quale il Presidente della Giunta regionale eletto direttamente, ha anche il potere di nomina. La vicenda della sostituzione degli Assessori è stata quindi occasione di una riflessione in merito. Questo Parlamento credo abbia poche ore di vita - 48 si dice o già di lì - e ho paura che la proposta di revisione costituzionale da noi fatta non avendo trovato nessuno sbocco parlamentare, perché questo è lo stato dell'arte, finisca nel macero come tutte le altre proposte che sono pervenute al Parlamento da parte degli onorevoli parlamentari e delle Regioni. Questo pone a noi un problema per questa legislatura che sta per finire, e soprattutto per la prossima del Consiglio regionale, cioè quello di riuscire a ritrovare quella unità di intenti che a quella proposta ha portato perché, a mio modesto avviso, era una proposta rivoluzionaria tant'è che è l'unica esigente nel nostro Paese, cioè quella di eleggere direttamente il Presidente della Giunta che poi nomina la Giunta.
Allora, poiché viviamo in questa fase di transizione, vale veramente la pena di star a contare i capelli in testa alle persone che il Presidente ha proposto e, soprattutto, è proprio vero che noi possiamo farlo in maniera parziale? O ci mettiamo a disposizione e valutiamo tutti, perché è giusto farlo, ma possiamo basare la nostra valutazione sugli Assessori solo sulla loro attività in Giunta. I ragionamenti speciosi che sono stati portati sia in quest'Aula sia sulla stampa - sono sempre opinioni legittime perché, viva Dio, nel nostro Paese tutte le opinioni sono legittime - dovrebbero avere per lo meno, il vaglio della controprova che può venire solo dall'esercizio dell'attività assessorile. E' troppo comodo dire "questo non mi piace perché ha gli occhi azzurri". Ma se quello con gli occhi azzurri lavora meglio, come Assessore, di quello che ha gli occhi verdi! Come faccio io all'inizio a motivare il mio rifiuto o a fare processi sulle capacità: "Ha fatto solo l'assessore alla comunità montana quindi..." o "Ha un bel nome, potrebbe andar bene". Si evidenzia fin troppo bene che non siamo ancora troppo abituati alla società dei mass media, alla rapidità dell'informazione. I giornalisti ci insegnano: arriva una nota stampa e immediatamente si trasforma in un articolo. Qui invece nei giorni scorsi sono circolati altri nomi, all'ultimo momento sono cambiati ma le considerazioni sono rimaste invariate perché siamo incapaci di adeguarci, tanto che le motivazioni che sono state addotte per giustificare la propria insoddisfazione mi parrebbero mancanti di vera e propria sostanza. Allora, signor Presidente della Giunta, probabilmente, per i processi in atto, sarebbe stato meglio poter rivedere tutto il problema nella sua complessità, il che avrebbe comportato un confronto tra le forze politiche molto più approfondito sulle cose da fare in questi pochi mesi che ci rimangono di legislatura, senza attardarci troppo sul valore dei singoli e su problemi di staffette per dedicarci invece alle questioni che attengono alla coerenza di una compagine e alla sua capacità complessiva di affrontare i problemi. Questo avremmo dovuto fare ma, poiché la maggioranza politica che sostiene questa Giunta non è di questo avviso, il Presidente è venuto qui, dopo aver chiesto all'Aula, per due volte, di sospendere questo punto all'ordine del giorno, perché nell'esercizio della sua funzione di Presidente le questioni sul rimpasto non erano del tutto appianate. Se è venuto qui oggi a farci la proposta è perché, evidentemente, quelle questioni sono state superate e soprattutto perché questa maggioranza non ritiene opportuno aprire una fase, certamente più delicata, per il momento che attraversiamo, e che è però quella più pregnante. Noi prendiamo atto di questo, nei partiti della maggioranza non si è evidenziata l'esigenza di un confronto a tutto campo, che coinvolgesse tutti i problemi, non solo quelli della nomina dei due Assessori. Preso atto di questo, dobbiamo andare avanti almeno per me che in questa maggioranza mi riconosco. Rimane soltanto la presa d'atto e la nomina dei due Assessori. Questo noi ci prepariamo a fare. Approfitto, e le chiedo scusa in anticipo, della parola che mi è stata data, anche per fare una riflessione di fronte ai colleghi: è pur vero che andiamo verso grandi novità, verso grandi stravolgimenti dei modi di essere, però io vorrei appellarmi alla sensibilità di ciascuno di noi, perché non si introduca una metodologia, un sistema, un abito mentale per cui è reato esprimere una opinione. Sembra quasi passare sotto silenzio questa cosa. Se uno dice determinate cose viene etichettato e considerato un rinnegato. Stiamo attenti a questo. Forse è il caso di fronte all'ubriachezza del nuovismo che sta avanzando e permeando un po' tutti, di fare salvi almeno alcuni principi fondamentali, che sono il rispetto della persona e delle sue opinioni. Cerchiamo di non imbarbarirci, cerchiamo di non offendere l'intelligenza altrui prendendo a strumento di giudizio politico cose che attengono alla libertà di espressione e di opinione. Sarebbe fin troppo facile appellarsi alle opinioni espresse, ai comportamenti avuti e quant'altro, per dire che uno è un rinnegato. E allora è proprio giusto, è proprio utile aprire queste brecce nei princìpi che sono a fondamento del convivere civile e soprattutto in una Assemblea elettiva come questa? Se per un referendum, tanto per non lasciare nulla al caso, ho espresso una opinione, ho per questo la "erre" del rinnegato sulla faccia? Guardiamoci tutti da queste cose. Io, per primo, devo cercare di non superare mai il limite del rispetto della persona. Se così non è, non critichiamo chi, da altre parti, molto più civilmente fa la guerra con le spade, non con le parole sibilline, non con i pugnali sulla schiena. Non è giusto, è incivile: ma questa che vorrebbe passare per voglia di civiltà, per progresso, per nuovismo è la cosa peggiore. Ho voluto fare questa riflessione perché, dal mio piccolo - però sono un consigliere come gli altri 79 - voglio rivolgere a tutti un'esortazione: "Diamoci una mano vicendevolmente ad evitare l'imbarbarimento dei rapporti politici ma anche di quelli personali, se non vogliamo scadere nel ridicolo, perché al di fuori di quest'Aula certe affermazioni fanno proprio ridere. Cerchiamo di evitarle, mantenendo un sempre maggior rispetto di noi stessi".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, mi scuso innanzitutto per la difficoltà nel parlare, derivante da una noiosissima laringite. Preliminarmente, vorrei esprimere un apprezzamento complessivo, sia pure differenziato, sulla proposta di surroga degli Assessori fatta dal presidente Cabras. Perché differenziato? Dico subito che noi esprimiamo un apprezzamento convito sulla indicazione che è venuta dal Partito socialista attraverso la proposta del compagno Marco Cabras. Reputiamo questa una scelta coraggiosa ed anche sofferta da parte dei compagni socialisti. E' un apprezzamento convinto per la competenza, per l'esperienza e anche per la specchiata moralità del compagno che è stato proposto. Ma vogliamo anche associarci a quanto diceva il presidente Cabras nella sua introduzione e cioè esprimere un sincero apprezzamento nei confronti di Franco Mannoni, un sincero apprezzamento per la sensibilità e l'alto senso di responsabilità che ha dimostrato in un frangente molto delicato della vita della nostra Regione, e anche un frangente molto delicato nell'arco dell'esperienza di governo che stiamo conducendo a livello regionale. Voglio subito dire che il Partito democratico della sinistra non ha manifestato, in nessuna sede, nessuna obiezione o contrarietà, e soprattutto nessun veto - questo lo voglio dire al collega Porcu - nei confronti del compagno Mannoni. Siamo sicuri che la scelta del compagno Mannoni avrebbe rappresentato, al pari di quella di Marco Cabras, un obiettivo rafforzamento politico della Giunta proprio per la sua qualità di Capogruppo del Partito socialista in Consiglio regionale e anche un forte impulso operativo alla iniziativa stessa della Giunta, per la esperienza più che decennale maturata da Franco Mannoni al governo della Regione. Detto questo però dobbiamo esprimere un giudizio altrettanto positivo sulla proposta di Marco Cabras; noi pensiamo che questa indicazione che è venuta dal Partito socialista sia in qualche modo una concreta attuazione dei deliberati che sono venuti dall'assemblea costituente del Partito socialista; e cioè una scelta di cambiamento e di rinnovamento, una scelta che ci è sembrato di percepire in maniera forte dall'assemblea costituente del Partito socialista, che si accompagna anche ad una chiara scelta di campo che è stata operata dal Partito socialista in seno a quella assemblea. Una scelta che, a nostro modo di vedere, si trova in sintonia con il nuovo che avanza e rappresenta anche un inequivocabile segnale di rinnovamento nei comportamenti, nei metodi e anche nella scelta degli uomini. E questo noi apprezziamo in modo particolare. L'indicazione di Marco Cabras, a nostro modo di vedere, rappresenta anche una chiara manifestazione di volontà. Pensiamo che si voglia dare un segnale concreto, che si voglia voltare pagina, che si voglia rompere, da parte dei compagni socialisti, con le pratiche e con i metodi del passato. Noi reputiamo l'indicazione che è venuta anche una decisione che può aiutare ad affrontare prossime e impegnative scelte, non ultima quella che può venire di un contributo, da parte del Partito socialista, alla costruzione di un'alleanza dei progressisti sardi, che si pone come una valida alternativa per il governo della Regione nei prossimi anni. Detto questo però vorrei anche dire che il nostro apprezzamento, pur essendo un apprezzamento complessivo, è un apprezzamento differenziato. E vogliamo esprimere, con molta franchezza, agli amici democristiani la nostra delusione per la scelta che è stata fatta dalla Democrazia Cristiana. Perché delusione? Voglio dire subito che è fuori discussione il giudizio sulla persona che è stata proposta, cioè, Demuro. Però la scelta che è stata fatta dalla Democrazia Cristiana si presta a due ordini di perplessità. La prima perplessità è che è stata più volte rimarcata, anche dalle stesse associazioni di categoria del settore, la scarsa competenza che Demuro avrebbe nel settore dell'agricoltura e della pastorizia. E la scarsa competenza si può tradurre - noi naturalmente auspichiamo che questo non avvenga - in una scarsa operatività da parte di quell'Assessorato; e questo noi lo vediamo con grande timore perché tutti abbiamo consapevolezza delle difficoltà che l'Assessorato dell'agricoltura ha incontrato in questi ultimi mesi, ma soprattutto delle gravissimi difficoltà che attraversa il settore agro-pastorale in questo particolare momento. La possibilità che la scarsa competenza si traduca in una scarsa operatività di questo Assessorato, suscita in noi grande preoccupazione. Il secondo ordine di perplessità riguarda le modalità attraverso le quali si è pervenuti a questa indicazione in seno alla Democrazia Cristiana.
DETTORI (D.C.). Ma che cosa ne sai, Massimo!
LORELLI (P.D.S.). Lo sanno tutti, Giovanni, lo sanno tutti.
DADEA (P.D.S.). Io penso che sia difficile fugare il sospetto, perché di sospetto si tratta, collega Dettori, che il metodo che è stato seguito rappresenti in qualche modo un metodo che si pone in una condizione di sostanziale continuità con comportamenti che pensavamo appartenessero ormai al passato da parte di questo partito. La sensazione che si è avuta, ripeto, per le modalità attraverso cui si è pervenuti alla scelta, è che all'interno della Democrazia Cristiana...
DETTORI (D.C.). Massimo, stai dicendo un sacco di fesserie. Siamo nella stessa maggioranza, questo è il Capogruppo...
PRESIDENTE. Onorevole Dettori, per cortesia lasci proseguire l'oratore.
DETTORI (D.C.). Presidente, io lo lascio proseguire, però sta parlando il Capogruppo di un partito che è nella maggioranza con noi. Questa è ipocrisia. E' un ipocrita!
DADEA (P.D.S.). Io penso che l'onorevole Dettori sia due volte scorretto.
DETTORI (D.C.). Anche tre volte, Massimo, ma è ipocrisia.
PRESIDENTE. Le ripeto di lasciar proseguire l'oratore.
DETTORI (D.C.). Mi ha dato dello scorretto. Chiedo la parola per fatto personale, perché mi ha chiamato scorretto.
PRESIDENTE. L'avrà su questo a fine seduta.
DADEA (P.D.S.). L'onorevole Dettori è due volte scorretto. Primo perché, con le sue ripetute interruzioni, non fa altro che creare ulteriori difficoltà nel momento in cui mi pare che sia abbastanza palese la difficoltà di parlare che io ho. Lei è scorretto in primo luogo per questo e in secondo luogo perché ha usato un linguaggio che non le è assolutamente consentito: ipocrita sarà lei, onorevole Dettori.
DETTORI (D.C.). Ma scorretto sarai tu!
DADEA (D.C.). Non può essere considerato ipocrita chi, onorevole Dettori, con piena autonomia e in maniera palese esprime delle perplessità. Lei pensa forse che l'appartenere alla stessa maggioranza impedisca di poter esprimere in tutta libertà il proprio pensiero e anche le proprie perplessità riguardo ad una scelta che noi giudichiamo deludente da parte della Democrazia Cristiana. Il sospetto che noi abbiamo è che ancora, all'interno della Democrazia cristiana, nonostante le ripetute manifestazioni di volontà di cambiamento che hanno accompagnato la stessa nascita del nuovo Partito popolare, il peso delle correnti sia ancora un peso che conta all'interno di questo partito. E tutto questo lo diciamo anche con amarezza perché molti di noi, ma io penso anche larghi strati della società sarda, hanno guardato con grande attenzione alla nascita del nuovo Partito popolare. Io voglio manifestarla sino in fondo questa nostra delusione; l'impressione che si ha è che anche il nuovo Partito popolare guardi al nuovo con la testa rivolta al passato.
Ma non è solo questo il segnale deludente che è venuto da parte della Democrazia Cristiana. Io non voglio assolutamente cercare di sottrarmi al giudizio su un avvenimento che è stato sottolineato dai diversi colleghi che sono intervenuti, e cioè la lettera di dimissioni del collega Franco Mariano Mulas. Io dico che si tratta di una iniziativa scorretta, anch'essa. Scorretta e offensiva nei confronti dell'Assemblea e del Presidente dell'Assemblea, perché Franco Mariano Mulas avrebbe dovuto, prima di fare quelle dichiarazioni alla stampa, formalizzare la lettera al Presidente del Consiglio e avrebbe dovuto investire direttamente il Consiglio regionale.
Così come appaiono di dubbio gusto e di dubbia opportunità le dichiarazioni programmatiche della nuova collega che dovrebbe subentrare a Franco Mariano Mulas, delle dichiarazioni programmatiche che reputiamo di dubbio gusto e soprattutto assolutamente inopportune. Voglio anche dire, e questo lo dico con molta ammarezza, per la stima che ho nei confronti del collega Franco Mariano Mulas - e mi dispiace che non sia presente questa sera visto che non ha ancora formalizzato le proprie dimissioni - che Franco Mariano Mulas si è reso protagonista di un'iniziativa che io giudico furbesca, demagogica e mistificatoria. Furbesca e demagogica perché? Perché, questa sì, che è un'autentica staffetta, che consente di fare entrare in Consiglio il proprio capo di gabinetto, e sono anche dimissioni propedeutiche alla candidatura di Franco Mariano Mulas alla prossima competizione elettorale per il Parlamento della Repubblica. Furbesca e demagogica per queste considerazioni, ma anche mistificatoria perché le dimissioni sono ammantate di nobili motivazione che però contraddicono un impegno in Consiglio che non ha certo brillato per operatività e per il contributo che, così come mi pare abbia evidenziato il Presidente della prima Commissione, non è di certo venuto a sostegno delle leggi di riforma che sono in carico al Consiglio stesso. Io penso che abbiamo il dovere di prendere una posizione chiara rispetto a iniziative che assolutamente non aiutano questo Consiglio regionale e che, in qualche modo, accentuano il divario che oramai dividele istituzioni regionali dai cittadini.
In conclusione, voglio dire che, con la sostituzione di due Assessori, penso che la Giunta possa avere nuovo impulso e possa mettere in campo una forte iniziativa, soprattutto per la parte residua della legislatura. Noi abbiamo proposto, già da diversi mesi, all'attenzione del Presidente della Giunta e anche dei colleghi della maggioranza, la possibilità di individuare una sorta di programma realistico di fine legislatura, cioè tre, quattro cose che possono essere affrontate da qui alla fine della legislatura, naturalmente compatibilmente con i prossimi appuntamenti elettorali che certo non aiutano l'operatività della nostra Assemblea. Noi pensiamo che queste tre cose, che possono essere affrontate attraverso il nuovo impulso che può venire da questa rinnovata fiducia nei confronti della Giunta regionale, siano appunto la drammatica situazione occupazionale - e io penso che già il bilancio e la finanziaria che abbiamo approvato nelle scorse settimane siano un utile strumento per aggredire questa drammatica situazione occupazionale della nostra Isola - il compimento della riforma degli enti regionali - d'altronde uno degli obiettivi programmatici più qualificanti di questa Giunta e di questa maggioranza - e infine possiamo affrontare e portare a compimento anche la stessa riforma delle province, per quanto riguarda almeno le procedure che devono portare all'individuazione delle nuove province e soprattutto, signor Presidente della Giunta, penso che dovremmo affrontare con grande urgenza il problema del riordino delle Unità sanitarie locali che ormai è un adempimento assolutamente ineludibile. Dopo di che si concluderà questa esperienza di governo, che noi abbiamo giudicato, sin dal suo nascere, un'esperienza straordinaria e non più ripetibile, un'esperienza che ha presentato naturalmente delle luci e delle ombre, dei risultati positivi e altri meno positivi, un'esperienza che è nata col preciso obiettivo di creare le condizioni e le regole per il passaggio dal vecchio al nuovo sistema politico. Noi pensiamo che questo obiettivo sia stato comunque centrato e che ci siano oggi le condizioni per il passaggio ad un nuovo sistema politico. Ed è per questo che la drammaticità dei problemi che attraversiamo, da quelli dell'economia a quelli dell'occupazione e anche gli ormai prossimi appuntamenti elettorali impongono alle forze vive della società sarda la necessità di definire un nuovo progetto politico programmatico intorno a cui costruire un'alleanza dei progressisti sardi, un'alleanza e un progetto politico e programmatico capaci di traghettare la Sardegna verso il terzo millennio.
Io penso che noi dobbiamo creare le condizioni perché si svolga, nei prossimi mesi, una limpida competizione tra schieramenti contrapposti e alternativi. Noi lavoreremo insieme ad altre forze, alle forze della sinistra, alle forze progressiste che esistono all'interno della società regionale, per l'attivazione di un tavolo di confronto che riunisca l'insieme delle forze della sinistra e l'insieme dei movimenti progressisti ma anche i cattolici democratici e soprattutto tutti quei cattolici democratici che rifiutano una unità coatta all'interno dello stesso partito, così come ci rivolgeremo all'associazionismo e al volontariato laico e cattolico, perché pensiamo che questi siano i veri, nuovi protagonisti della società civile nella nostra Regione.
Penso che dire queste cose senza infingimenti in quest'Aula significa porre le condizioni perché, nei prossimi mesi, si possa dare vita ad una limpida competizione, una competizione che sia basata sui programmi e sulle capacità di rinnovamento che i diversi schieramenti saranno capaci di mettere sul tavolo. Pensiamo che quanto noi stiamo facendo oggi possa essere propedeutico a tutto questo e anche al raggiungimento dei nuovi importanti obiettivi che ancora rimangono all'interno di quel programma di governo che è alla base della nascita di questa Giunta e di questa maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Presidente, colleghi, credo che dobbiamo riportare le cose nel giusto senso della verità e della realtà che stiamo affrontando questa sera. Non siamo di fronte ad una verifica politica, non siamo di fronte ad una Giunta in crisi di questa coalizione, non siamo di fronte ad un rimpasto.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue TAMPONI.) Stiamo semplicemente procedendo alla sostituzione, per ciò che ci riguarda, di un Assessore malato che ha coscienziosamente, responsabilmente rassegnato le dimissioni, valutata la sua incapacità di poter produrre quello sforzo totale al servizio di un settore così importate, come il settore agro-pastorale, per l'economia e lo sviluppo complessivo della nostra Isola. Un Assessore al quale va il nostro ringraziamento e il nostro apprezzamento per lo sforzo che ha compiuto al servizio del settore e delle sorti dell'economia complessiva della Sardegna. Dobbiamo procedere peraltro alla sostituzione di un altro Assessore, l'Assessore all'urbanistica e agli enti locali che si dimette non perché ammalato o perché impossibilitato a perseguire il suo impegno ma per dare attuazione ad un ordine del giorno, del quale rivendichiamo non tanto la primogenitura quanto una parte importante nell'attuazione e nella stesura, che diceva appunto che gli Assessori che avessero voluto competere alle prossime scadenze elettorali avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni o comunque, in caso contrario, dichiarare l'indisponibilità e la scelta di non candidarsi.
Direi che siamo di fronte a due fatti che possono qualificarsi in termini diversi, uno positivo perché è una risposta precisa ad un ordine del giorno del Consiglio, risposta che peraltro è stata data direi prima di tutti dagli Assessori in carica, espressi dalla Democrazia Cristiana, ora Partito popolare, e che obbediva ad una esigenza di trasparenza, di certezza di democraticità verso la quale ci siamo orientati da qualche tempo, in quello spirito riformista che qui è stato più volte citato. L'altra è una scelta obbligata, è una scelta che deriva da una impossibilità di carattere personale. A me dispiace che il collega Dadea abbia espresso delusione, come ci ha dichiarato, per le scelte fatte dalla Democrazia Cristiana-Partito popolare, e mi sembra di vedere nel suo intervento la doppia faccia di una stessa medaglia: da una parte, nel primo passo, dimostra delusione, dall'altra invece dichiara di avere ancora fiducia che questa maggioranza possa compiere, nel breve periodo che rimane, qualche passo significativo a favore del sistema democratico complessivo della nostra isola e del suo sviluppo, prima di prefigurare altri scenari politici. Mi sembra che questa prima parte fosse rivolta più che altro a guardare a problemi interni che riguardano nuovi assetti di nuove coalizioni, di nuove prospettive - come le ha definite - di nuove aggregazioni dei settori progressisti, che anche in Sardegna si andrebbero manifestando e sviluppando, e l'altra parte fosse invece rivolta, con aspetto direi residuale, a valutare il compimento di un programma di una coalizione che si è scelta con chiarezza.
Io credo che meglio si sarebbe fatto, se se ne avesse avuta la convinzione, a dire che di questo momento si voleva fare un momento di verifica, un momento di confronto sulle prospettive di questa alleanza di fine legislatura. Ma siccome, abbiamo detto tutti quanti, soprattutto in questi giorni, che questo non era ipotizzabile per non portare le istituzioni regionali in una fase di incertezza e di improduttività, per quanto di urgente e di imminente richiede il sistema complessivo del governo della nostra Regione, io credo che sarebbe stato opportuno non citarlo e non mettere le mani avanti - perché le mani avanti allo stesso modo le possono porre tutti quanti - e credo che, nel divenire di quelli che saranno i nuovi soggetti politici che stanno emergendo direi con difficoltà ma nella ricerca della chiarezza anche in Sardegna, come il Partito popolare, un obiettivo vada indicato e individuato anche da parte nostra che è quello di non volere, come abbiamo più volte espresso, ripercorrere questo tipo di coalizione ma cercare nuove formule che garantiscano l'alternanza, che garantiscano il confronto tra programmi e tra uomini. E' un confronto al quale certamente non ci vorremo sottrarre fra qualche mese, con la piena convinzione che il nostro processo di rinnovamento, anche se avviene, nei tempi, dopo il processo di rinnovamento di qualche altra forza politica, come il Partito democratico della sinistra, sarà un processo di rinnovamento certamente più chiaro, più completo, che non si manifesterà solo nel cambio del nome o del simbolo ma nel cambio del programma, nel ricambio della classe dirigente, nel ricambio degli uomini e anche dello stile del modo di fare politica. Uno stile che stasera certamente non abbiamo avuto l'opportunità di riconoscere in altri che che mi hanno preceduto. IO credo che non si possa mistificare il discorso delle riforme che spesso in quest'Aula è stato tracciato, dando poi al risultato di queste riforme la valenza che si è voluta dare stasera. Quando noi abbiamo stabilito in quest'Aula di rendere incompatibile il ruolo tra Assessore e consigliere, abbiamo fatto una scelta precisa che era la scelta della diversificazione delle funzioni. Nessuno di noi, e neanche il sottoscritto, collega Pubusa, si è mai sognato di dire che chi avesse avuto un ruolo politico nelle istituzioni fosse non più proponibile al ruolo di governo. Questa è una cosa che non possiamo accettare, tanto è vero che non ci siamo permessi, quando è stata fatta questa Giunta, di fare la minima osservazione su colleghi che hanno preferito lasciare quest'Aula e sedere sul banco della Giunta. Lo abbiamo fatto con convinzione e non siamo andati certamente a vedere se i proposti ai singoli Assessorati avessero esperienza in materie specifiche di competenza dell'Assessorato, perché valutiamo complessivamente che chi ha maturato esperienza politica, chi ha maturato una capacità complessiva sul piano legislativo e sul piano dell'impegno nelle istituzioni, sia capace tendenzialmente di poter maturare positivamente esperienze di governo. Di questo si tratta; è vero che spesso si suole dividere tra rami alti e rami bassi dell'amministrazione, ma io mi chiedo come può essere possibile accettare che l'assessore "X", ex consigliere regionale non possa essere valutato positivamente solo perché è stato consigliere regionale, e l'assessore "X", ex sindaco, ex consigliere provinciale abbia in questa sua appartenenza o ex appartenenza un elemento negativo che ne pregiudichi la capacità di impegno e di applicazione verso un ramo dell'amministrazione. Io credo che questo sarebbe negativo se diventasse un atteggiamento comune, una regola codificata che di fatto finirebbe per denigrare, attraverso i proprio rappresentanti, le istituzioni e sarebbe un'azione denigratoria della quale, in questo momento, certamente anche l'istituzione regionale non ha assolutamente bisogno. Non è detto che questa divaricazione che fa il collega Dadea tra un giudizio positivamente convinto per il dottor Marco Cabras che dovrebbe venire qua a sostituire l'assessore Balia e il signor Tino Demuro debba essere valutata sul piano della capacità e sul piano della professionalità, perché innanzi tutto dobbiamo dire che è stato fornito al Presidente della Giunta un curriculum sulla persona. Se il Presidente ha ritenuto di portare questa proposta vuol dire che era convinto che fosse proponibile e in questo senso noi ci siamo mossi. Pur rivendicando da mesi la sostituzione di un Assessore, ci siamo alla fine rimessi, sul piano del rispetto istituzionale, alla persona che guida questa coalizione per valutare se le proposte fossero tali da essere portate all'attenzione dell'Aula o meno. A questa fase noi rimaniamo, convinti che se il Presidente ha fatto questa scelta c'erano motivazioni fondate che attenevano alla capacità e alla predisposizione della persona designata a ricoprire e a svolgere questo ruolo. E' una persona che oltre all'esperienza amministrativa ha anche altre esperienze perché è un imprenditore e io credo che la categoria degli imprenditori non possa non venire ascritta alla categoria della società civile alla quale spesso diciamo di volerci rivolgere.
Sul piano della competenza specifica non ci risulta che associazioni di categoria abbiano manifestato dissenso su questa scelta. Posso dire che qualche associazione, come la Coldiretti, più che esprimere dissenso ha detto che andava bene ma che si doveva procedere con urgenza a sostituire l'Assessore. Noi l'abbiamo chiesto, questo, alcuni mesi fa perché eravamo pronti e abbiamo aspettato che questa sostituzione si facesse, responsabilmente, perché si desse il tempo anche agli altri Assessori di chiarire la loro disponibilità a candidarsi o meno, di rendere quindi pienamente trasparente questo periodo di fine legislatura sul piano della separazione dei poteri tra Giunta e Consiglio e anche sul piano delle capacità concorrenziali a competizioni elettorali ove certamente, se fosse stato in maniera diversa, chi ricopre incarichi assessoriali avrebbe maggiori possibilità sul piano elettorale, o quanto meno avrebbe qualche tentazione di utilizzare il proprio compito non per interessi generali, ma per interessi particolari. Ma abbiamo aspettato anche per altre ragioni, perché per esempio il Partito Democratico della Sinistra doveva compiere il proprio congresso e sino ad allora non era possibile per gli Assessori di questo partito definire le proprie scelte. Lo abbiamo fatto responsabilmente capendo che, in certi momenti, ci sono anche esigenze di partiti politici e di gruppi che rappresentano significative parti della società. Io non vedo perché questo stesso atteggiamento non dovrebbe valere, per esempio, per il Partito popolare. Se noi avessimo richiesto di aspettare il 18 di questo mese, data del trapasso definitivo dalla Democrazia Cristiana al Partito popolare, forse avremmo fatto, pur in tempi diversi, la stessa cosa che ha fatto il Partito Democratico della Sinistra. Non lo abbiamo fatto perché abbiamo messo al primo punto le esigenze complessive di governo, le esigenze istituzionali e abbiamo detto già dal 24 novembre, dopo 11 giorni dalla lettera di dimissioni dell'assessore Pirarba che il nostro Gruppo era pronto per procedere alla sua sostituzione. Quindi non vedo proprio che cosa ci si debba rimproverare. Se non si è convinti di una formula, se non si è convinti della necessità di completare un'esperienza politica e di portarla fino al suo compimento si devono usare altre formule, si devono usare altre indicazioni. Io posso garantire che il Gruppo del Partito democratico cristiano, non ha assolutamente in questo frangente utilizzato vecchi rituali; posso dire che abbiamo esaminato una serie di proposte, una serie di nominativi ed è emersa la proposta che ha fatto convergere all'unanimità il Gruppo sulla figura di Tino Demuro, proprio sulla base di alcune caratterizzazioni, non ultimo l'aspetto territoriale, in quanto proviene dalla provincia di Sassari, una provincia notoriamente trascurata sul piano della presenza in Giunta, ma soprattutto convinti che, in un momento come questo, fosse necessaria, all'interno della Giunta, oltre alla rappresentanza dei cosiddetti tecnici apolitici, espressi a suo tempo dal Gruppo Democratico Cristiano, anche la presenza di qualcuno che avesse esperienza politica, che avesse maturato esperienze di governo in amministrazioni locali e che avesse dato prova di buona competenza e di buona capacità amministrativa. Io credo che la scelta che il Presidente ha proposto sia una scelta oculata e certamente avremo modo di dare la possibilità in questo breve tempo a Tino Demuro di manifestare le proprie capacità. Noi non abbiamo dubbio che potrà svolgere questo compito nell'interesse generale e non certamente nell'interesse di una parte. E' per questo che noi valutiamo positivamente la proposta del presidente Cabras. Non facciamo processi alte intenzioni, non andiamo a vedere come all'interno del Partito socialista - non so come si chiami oggi - sia maturata la scelta di Marco Cabras; riteniamo che non sia il caso che noi entriamo nei problemi interni di altri partiti; è anche un problema di sensibilità politica; non ci siamo chiesti perché all'interno del P.D.S. sia prevalsa la tesi di lasciare in Giunta tutti gli Assessori e quindi di non candidarli alle prossime competizioni elettorali. Abbiamo ritenuto di poter proporre al Presidente della Giunta Cabras una persona che ha certamente le doti, il curriculum per poter guidare questo Assessorato in questi mesi, con capacità, competenza e con profitto. Tutto il resto credo che sia strumentale, che serva solo a prefigurare nuovi scenari politici, che saranno più di competenza delle forze politiche che non dei Gruppi consiliari per i mesi che verranno, e ancora di più saranno di competenza dell'elettorato sardo e di chi vorrà esprimersi alle prossime competizioni elettorali. Io credo che possiamo decidere di rimandare questi interventi con caratura politica, riguardanti le alleanze e le prospettive, con la convinzione che noi saremo ancora in grado di fare la nostra parte e di rappresentare quella parte di società sarda che ci ha dato fiducia. Anche per questo affrontiamo questo momento con la coscienza tranquilla, con la convinzione di fare una scelta non negli interessi di un Gruppo politico ma di una istituzione e negli interessi della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, abbiamo avuto ora l'ordine del giorno e altri due fogli di carta in cui vengono descritte le qualità dei candidati Assessori. E' la prima volta che si fa questo. La Giunta è stata eletta senza che ci fossero i curricula. E' stato dato adesso, perché evidentemente la cosa appare anche poco credibile.
Il Presidente della Giunta regionale ha usato nel suo intervento la parola crisi, riferendosi all'eventualità di una soluzione non positiva della questione della sostituzione degli Assessori. Vorrei ricordare al Presidente che, già nella discussione del bilancio della Regione, sia io che il collega Meloni abbiamo affrontato il problema dell'assenza dell'Assessore dell'agricoltura che, per problemi di salute - ma si era già dimesso - non si era presentato in Commissione a presentare il bilancio. Il collega Meloni si era addirittura autosospeso dalla Presidenza della Commissione. In occasione della discussione del bilancio il collega Meloni ebbe a dire che nessuno aveva notato l'assenza dei due Assessori, che non ci si era accorti della mancanza perché la Giunta ha continuato a funzionare come prima, male, ma ha continuato a funzionare. Da questo ci viene - come dire - la possibilità di fare una proposta, signor Presidente, osservando che abbiamo sbagliato, ha sbagliato il Consiglio e ha sbagliato la maggioranza quando abbiamo aumentato di due il numero delle Commissioni. Se è vero, come è vero, che il vivere, così come vivete voi della maggioranza, separati in casa, con continui litigi, non porta certo all'esterno nessuna novità, probabilmente, signor Presidente, se avesse portato qui in Aula la proposta di diminuire il numero degli Assessori saremmo stati tutti d'accordo - maggioranza ed opposizione - avremmo trovato una soluzione che, in parte, avrebbe riparato l'errore dell'aumento delle Commissioni.
Abbiamo sentito i discorsi della maggioranza poc'anzi, abbiamo sentito anche del cambiamento in corso. Per la verità, per me Dadea è sempre Dadea, Soro è sempre Soro...
(Interruzioni)
Debbo dire che in effetti, facendo questa valutazione, ho sbagliato e ne chiedo venia perché questo cambiamento ha portato due partiti che si sono sempre dichiarati alternativi ad abbracciarsi al Governo. Ed oggi, con i risultati che vediamo, non certo per mancanza di numeri, questo cambiamento li ha portati a sedere nelle poltrone del Governo regionale della Sardegna. Brutto affare, ma è così. Il cambiamento è stato questo: da nemici o quanto meno da avversari cono diventati amici e governanti delle stesse cose. Fermo restando che la parte mediana, che può andare con gli uni o con gli altri, in questo caso andava con tutti e due. Ci preoccupa questo cambiamento, ci preoccupa profondamente, soprattutto in Sardegna. Noi potremmo essere, a loro dire, con gli uni o con gli altri, col Partito popolare che può essere riformista-conservatore, col P.D.S. che può essere a sinistra o progressista. Sono formule, sono parole, sono cose che non possono convincere nessuno. Entrambe le formazioni non si sono certo distinte nell'affrontare i problemi della Sardegna, i problemi della rinascita, dello Statuto, della cultura, della zona franca. Che significano gli schieramenti se poi non si affrontano i problemi della Sardegna? Leggiamo sui giornali in questi giorni di nuove formazioni che vanno costituendosi, un sacco di nuovi personaggi che si candidano a governare non soltanto le loro regioni ma anche noi che stiamo uscendo da un'esperienza di sudditanza terribile sul piano politico. Le forze politiche isolane non sono che diramazioni dei partiti nazionali, che non hanno nessun potere. Perché noi tutti che siamo stati eletti a rappresentare il popolo sardo, non facciamo un patto per la Sardegna indipendentemente dalle politiche nazionali? Se non faremo questo non cambierà nulla, Dadea e Soro dipenderanno l'uno dal P.D.S. e l'altro dal P.P.I. e tutto resterà immutato. Un patto per la Sardegna sarebbe invece la migliore soluzione.
Voglio dedicare una riflessione anche al collega Franco Mulas. E' stato consigliere per cinque anni nella precedente legislatura, non ha lamentato che il Consiglio non lavorasse, anche se non lavorava perché faceva ostruzionismo; è stato Assessore all'inizio di questa legislatura e ha mosso molte critiche al Consiglio regionale, mettendo in crisi in qualche modo anche la Giunta. Lo strano è che, quando ha lasciato la Giunta, è rientrato in Consiglio; non si è dimesso allora, è rientrato in Consiglio ed è rimasto qui un altro anno e mezzo. Forse sperava, con il suo appoggio e con il suo impegno, di modificare in qualche modo la produttività del Consiglio stesso, in effetti dovrebbe dire della maggioranza, ma lui parla del Consiglio. Non è bastato. Ma i tempi della sua decisione coincidono con i tempi della politica. Ha aspettato un anno a dimettersi. Io mi auguro che l'abbia fatto per le ragioni che ha indicato e non per agevolare chi prenderà il suo posto al Consiglio perché sia candidata alle prossime elezioni, o perché lui si deve candidare alle elezioni politiche. I tempi della politica sono questi e il collega Franco Mulas ha dimostrato, anche nelle sue decisioni personali, di osservare rigidamente questi tempi.
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella sulla nomina dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica
IL CONSIGLIO REGIONALE
UDITE le dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sull'assetto della Giunta,
approva
la proposta formulata e, in conformità, nomina Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale Martino Demuro e Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica Marco Cabras. (1)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pusceddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, la vicenda del rimpasto, con la sostituzione di due Assessori, si inserisce in un contesto che, come il dibattito ha dimostrato, ha fatto emergere limiti, insufficienze e anche profonde contraddizioni. Contraddizioni, queste, che nascono, al di là delle valutazioni che possono essere fatte sui singoli nomi proposti, a mio parere, da una parte dall'esigenza di guardare a nuovi scenari che ormai da parte di tutti vengono ritenuti quasi ineluttabili. Ormai molte cose sono cambiate nel nostro Paese, nella nostra società; lo stesso modo di affrontare i temi politici ci impone scelte di carattere diverso. Viviamo una stagione di profonde riforme istituzionali, di riforme politiche, in cui abbiamo la consapevolezza che tutto non sarà più come prima. Lo stesso dibattito, che le forze politiche stanno portando avanti, non può prescindere da un'esigenza, che è quella che l'orizzonte di riferimento futuro sia determinato dalla fine del consociativismo e da un democrazia che dovrà assumere i caratteri dell'alternanza. Nel dibattito politico si cerca di dar corpo ad aggregazioni, a nuove ipotesi di schieramenti contrapposti, portatori quindi di interessi e bisogni diversi che si candidano a realizzare dei programmi che sono alternativi e quindi con forti contenuti antagonistici.
Di questi nuovi scenari tutti abbiamo la consapevolezza e pertanto si sviluppano tentativi per dar vita da una parte a un polo progressista e dall'altra a un polo moderato, pure tra mille limiti, contraddizioni e tante nebbie che ancora avvolgono il confronto politico in atto. Appare incongruente che, nel momento in cui ci si accinge ad affrontare questi nuovi scenari, vi sia una formula di governo che, per ammissione degli stessi contraenti, viene considerata non più attuale, perché superata dalla stessa logica dei tempi. Questa contraddizione che è evidente, però deve tener conto di un dato di fatto, che qualsiasi formula di governo rappresenta comunque un punto di equilibrio all'interno del consesso che la esprime. E noi ci troviamo di fronte a un Consiglio regionale che è nato nel 1989, e quindi datato storicamente, che ha dato vita a una composizione articolata per Gruppi, che forse oggi non rappresenta più l'attualità di quelli che sono gli orientamenti della stessa società e degli stessi elettori sardi. Però ci rendiamo conto che oggi, in articulo mortis di questa legislatura non esistono le condizioni per dar vita a qualcosa di diverso che possa comunque inserirsi, anche tendenzialmente, rispetto a ciò che sta maturando nel confronto politico. E soprattutto vi è un'altra consapevolezza, che è quella che il presidente Cabras richiama spesso, dell'esigenza di stabilità e di un governo della Regione nella pienezza delle funzioni. Una crisi con prospettive incerte è un lusso che la Sardegna non può oggi permettersi, per cui io ritengo che sia positiva l'azione distensiva, tesa a rasserenare anche l'ambiente, che è stata portata avanti con l'iniziativa assunta dal compagno Franco Mannoni. Ci troviamo però con i limiti di una situazione di riforme incompiute. La sola incompatibilità - lo dimostra anche questa nostra vicenda - tra il ruolo di Assessore e quello di consigliere, da sola non è sufficiente; occorre completare e portare avanti il progetto di riforma, arrivare veramente a un Esecutivo che sia legittimato dalla volontà popolare attraverso l'elezione diretta del Presidente, e allora forse anche tanti dei discorsi odierni verrebbero meno.
Con queste considerazioni, il Gruppo socialdemocratico esprime il suo voto favorevole per la proposta formulata dal Presidente della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Merella. Ne ha facoltà.
MERELLA (Gruppo Laico Federalista). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la mia intenzione era di non parlare, però quando mi è stato sottoposto l'ordine del giorno da firmare, ho sentito sorpresa, amarezza e delusione. Io confidavo veramente che anche qui cominciassero ad apparire dei segnali diversi. Invece mi pare che ci voglia ancora un salto di qualità e alcuni atti di coraggio, ad esempio che molti, coralmente, decidano di abbandonare questa Assemblea perché altri che appartengono non a un nuovo anagrafico generazionale, ma a un nuovo diverso, che, Presidente, mi consenta, è quello che ha dimostrato un uomo di Venezia che davanti al diktat di un partito che lo aveva sostenuto, ha detto: "Io sono un uomo libero, io credo di rappresentare il nuovo e non accetto i diktat. Quelli che io ho scelto sono quelli che io indico per governare questa città". Questo, qui, non è avvenuto. Io dico che quell'uomo di Venezia, Cacciari, è molto più nuovo forse di Rutelli, è molto più nuovo forse di Sansa, è molto più nuovo forse di Bassolino, di Orlando e via dicendo. Io speravo che qualcosa capitasse, che sorridessimo davanti alle parole di taluno che si presentava come nuovo, che, ad esempio, sorridessimo per l'enfasi dell'onorevole Mario Segni che diceva: "Fuori i mercanti dal Tempio". Accidenti, che razza di novità dall'onorevole Mario Segni! In quest'Aula coloro che sono vicini a lui, coloro che intendono fare con lui un accordo elettorale, ci propongono qualche cosa che è molto coerente con questa affermazione di principio! Ecco perché, signor Presidente, con grande amarezza e con grande delusione ho posto quella firma; io ho capito le cause impeditive. Forse qualche manifestazione ben tenuta, la partecipazione di tanti visi noti, certi momenti di ripresa e di recupero ci danno l'illusione che ci si possa riciclare. Io credo che non esista questa possibilità e che quindi bisogna accelerare il processo di modificazione oltre che con l'uscita di tanti di noi, anche con qualche altra cosa, cioè con l'attuazione di una nuova legge elettorale, non quella che abbiamo approvato, un'altra legge elettorale in molto simile e se possibile migliore di quella che andrà a eleggere il nuovo Parlamento, perché altrimenti noi troveremo costellato di equivoci e di delusioni, di momenti di recriminazione, anche il cammino futuro. E' chiaro, signor Presidente, che i problemi dell'occupazione e il fatto che molti, anche attraverso questo atto politico, sperano di essere riciclati e di poter ritornare in quest'Aula, hanno portato a questo risultato così modesto e così deludente. Si consumeranno sicuramente in modo non esaltante queste ultime settimane di legislatura, e dopo aver sentito l'ultima ciliegina che l'onorevole Dadea ci ha dato in quest'Aula, del perché qualche collega avrebbe abbandonato, la delusione è ancora più grande e veramente credo si debba prendere atto che se in questo Paese, in Sardegna, non si cambierà in un modo molto radicale, noi continueremo a prendere in giro noi stessi e la gente.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno numero 1.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 50, corrispondente al nome del consigliere Ortu.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Ortu.
Rispondono sì i consiglieri: Pau - Pes - Pili - Piras - Pusceddu - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Merella - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida - Onnis - Oppi.
Rispondono no i consiglieri: Ortu - Planetta - Porcu - Puligheddu - Salis - Urraci - Usai Edoardo - Cadoni - Cogodi - Demontis - Ladu Giorgio - Morittu - Murgia.
Si è astenuto il Presidente Floris e i consiglieri Pubusa - Serra Pintus -
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 71
votanti 68
astenuti 3
maggioranza 35
favorevoli 55
contrari 13
(Il Consiglio approva).
Giuramento degli Assessori regionali Martino Demuro e Marco Cabras
PRESIDENTE. Gli Assessori nominati con l'ordine del giorno appena approvato debbono prestare il giuramento prescritto dall'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250. Invito gli Assessori ad avvicinarsi al banco della Presidenza.
Vi leggo la formula del giuramento prescritto dal citato articolo 3 del D.P.R. Al termine rispondete: "Lo giuro".
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
CABRAS MARCO, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Lo giuro.
DEMURO MARTINO, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Lo giuro.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta del Consiglio e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 05, viene ripresa alle ore 20 e 25).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, i lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 26.
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