Seduta n.425 del 15/07/2008
CDXXV Seduta
(POMERIDIANA)
Martedì 15 luglio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 50.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 27 maggio 2008 (416), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Barracciu, Gessa e Pinna hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 15 luglio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Mozione URAS - LANZI - SERRA sulla situazione della portualità in Sardegna, con particolare riferimento alla crisi occupazionale e di attività del Porto di Cagliari". (189)
materia di aree industriali"(305)
PRESIDENTE. Va bene colleghi, riprendiamo la discussione generale di questo pomeriggio.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, quanti minuti?
PRESIDENTE. Ne ha venti, però ci affidiamo… se vuol parlare di meno!
MORO (A.N.). La ringrazio. Non essendoci il tour, penso di occupare tutti e 30 minuti!
PRESIDENTE. Venti, venti, prego!
MORO (A.N.). Signor Presidente, assessori, colleghi e colleghe. In ordine a questa riforma vanno sottolineati in primo luogo due aspetti di carattere generale. Intanto siamo di fronte ad un progetto, o meglio a più progetti di paternità quanto mai incerta. Sfiora il ridicolo dunque definire le proposte di riassetto dei consorzi industriali della Sardegna, prodotti dal Governo regionale e dalla maggioranza, la madre di tutte le riforme, secondo una vulgata che nei lunghi mesi di gestazione del provvedimento si è cercato di accreditare. Contrariamente al detto latino che, a fronte della paternità incerta, riafferma comunque la certezza della maternità, anche in questo campo regna la confusione più assoluta. E' come se nel lungo periodo di tempo che ha preceduto la discussione della legge avessero operato due gruppi di lavoro diversi ed in contrasto tra loro, fortemente divisi sul piano politico, quanto assolutamente separati sul piano delle idee, dei contenuti, dei ragionamenti, delle analisi e delle visioni di prospettiva. Mentre i due gruppi hanno continuato a lavorare guardandosi in cagnesco e scambiandosi reciproche accuse all'interno e all'esterno delle istituzioni regionali, il dato di fondo della legislatura che si sta per concludere è che la Regione finora non ha fatto praticamente nulla per i consorzi industriali. Ha minacciato, ha annunciato tutto e il contrario di tutto, ha additato i consorzi come il male assoluto della Sardegna, epicentro del peggior mal governo possibile; luogo in cui si sono avvicendate caste di intoccabili che ne hanno combinate di tutti i colori. Non saremo certo noi a difendere le distorsioni e gli errori che certamente hanno caratterizzato la vita di questi organismi, anche se va sottolineato che le distorsioni e gli errori, che vengono ora denunciati strumentalmente, hanno ben visibile il marchio di fabbrica della sinistra e del centrosinistra. Le situazioni del passato peraltro non possono giustificare l'ennesima guerra santa che ha portato, in modo particolare per la proposta della Giunta, ad un testo a dir poco maccheronico sul piano giuridico, ed invece molto coerente con il disegno di stabilire, anche in questo importante settore della Regione, un ferreo controllo politico dell'esecutivo regionale, o meglio del presidente Soru. Nel tentativo di dipingere i consorzi come centrali occulte della dissipazione del danaro pubblico si sono messi assieme ben cinque esercizi finanziari, per arrivare ad una cifra di qualche significato, proponendola poi indiscriminatamente, senza dire chi aveva ecceduto nelle spese e chi aveva amministrato correttamente. D'altro canto, inoltre, tutti i consorzi sono stati e sono sottoposti già ora alla vigilanza della Regione. Perciò se qualcuno ha sbagliato la responsabilità va ricercata anche in chi non ha controllato, Assessore, e spesso si è girato dall'altra parte.
Semmai, il dato dei bilanci non in ordine, non di tutti ma di alcuni, dimostra ad abundantiam che quello sostenevano in precedenza, cioè che la Regione non ha fatto nulla, e non ha nemmeno effettuato i normali controlli che ha il dovere di fare sul piano istituzionale e normativo, controlli che, sia detto per inciso, possono anche consentire alla Regione di sciogliere un consorzio per gravi e perduranti irregolarità gestionali, come recitano tutti gli statuti, di tutti i consorzi sardi, redatti, e questo è un aspetto paradossale, secondo uno schema tipo, predisposto a suo tempo dalla stessa Regione.
Ci sono molti motivi e molte ragioni, Assessore, per essere contrari alla riforma o alla pseudoriforma dei consorzi industriali che la Regione vorrebbe far passare, e probabilmente non ci riuscirà a causa delle sue laceranti divisioni interne. Una di queste, di queste motivazioni, arrivava dal Consorzio industriale di Sassari-Porto Torres-Alghero, da anni esempio di buona amministrazione al servizio del territorio e soprattutto dello sviluppo delle imprese che vi operano. La struttura, nonostante la colpevole disattenzione della Regione e degli enti locali, ha chiuso recentemente l'esercizio 2007 con oltre 2 milioni di utile, utilizzando al meglio le risorse disponibili, eliminando sprechi ed inefficienze, programmando opere di grande impatto positivo sull'area industriale, investendo in risorse umane, tecnologiche, senza dimenticare le sostenibilità ambientali. Risultati che purtroppo sono ampiamente sottovalutati dalle istituzioni, soprattutto dalla Regione, che anzi ha dirottato su un'altra area dell'isola i finanziamenti destinati alla realizzazione del fondamentale collegamento fra la camionale e la "131", che avrebbe risolto non pochi problemi per l'insediamento produttivo di Truncu reale, facilitando il traffico dei mezzi pesanti senza gravare sulla normale rete viaria, e tutto - mi preme dirlo e le dico senza ombra e senza patema d'animo - è passato sotto silenzio da parte dei consiglieri di maggioranza del territorio stesso. Senza contare, inoltre, che nell'ambito di questa analisi, che mette tutti nello stesso calderone, si omette di dire un'altra cosa importante: i consorzi, nessuno escluso, non ricevono ormai dal 2001 fondi per i loro funzionamento, realizzano opere al servizio del sistema economico di riferimento, in prevalenza con risorse dello Stato. Allora, signor Presidente, anzi, signor Assessore, dove è il problema? Forse nei gettoni di presenza dei consigli di amministrazione o nei compensi di alcune figure apicali delle strutture amministrative? Anche qui si è voluto sparare nel cosiddetto mucchio, colpendo anche i consorzi che hanno i bilanci in pareggio, e perfino quelli che da anni producono utili. Per colpa, forse, di qualche anomalia, probabilmente solo una, si è cercato il facile consenso, come si suol dire, alla Grillo, con una denuncia demagogica del "gettonificio", dimenticando che gli interi vertici di molti consorzi, consiglio di amministrazione, revisore dei conti e direttore, costano meno di un consigliere regionale, se proprio vogliamo dirla tutta. Così, come è del tutto pretestuoso giustificare tutte le radicalità della riforma, accampando problemi di coordinamento con la Sardegna promozione e struttura, cui la Regione ha affidato con modalità discutibilissime i risultati fin qui anche meno evidenti e apprezzabili, come noto a tutti, la missione del marketing della Sardegna, missione che come tale non c'entra nulla con i consorzi industriali, o al massimo c'entra solo per una parte. Perché nessuno, a condizione che sia intellettualmente onesto, può credere che il marketing territoriale si esaurisca nella ricerca di aziende da insediare nelle aree industriali o nel miglioramento della qualità dei servizi da offrire alle stesse, e non comprende invece una gamma diversificata di altre materie, dal turismo all'ambiente, alla ricerca scientifica, tanto per limitarsi agli esempi più facili. Quindi non è in gioco, con queste riforme, il rilancio dei consorzi industriali, declamato a gran voce, ma con scarsa credibilità da chi li ha abbandonati al loro destino, ma un progetto ben diverso che mira, come abbiamo già accennato, a portare sotto il diretto controllo dell'Esecutivo regionale, o meglio del presidente Soru. Un progetto da raggiungere con ogni mezzo, passando sopra con consapevole e colpevole disinvoltura i diversi problemi che avrebbero meritato ben altra attenzione e ben altro senso di responsabilità. Evidentemente, ciò non importa, e non c'è normativa nazionale che tenga, non c'è giurisprudenza costituzionale che possa essere fatta valere, come dovrebbe essere in uno Stato di diritto. Leggi e sentenze non contano, anche se entrambe riaffermano con argomenti validissimi la competenza dello Stato e la natura giuridica dei consorzi quali enti pubblici e economici. Non contano neppure i diritti degli altri soci degli stessi consorzi, come le Camere di commercio, i quali saranno esposti al rischio di danni irreparabili sia patrimoniali che economici, e, se si procedesse, come pare si voglia fare, ad ipotesi di scioglimento e soppressione, oltretutto sono danni che investirebbero anche la Regione, nei confronti della quale si svilupperebbe un naturale contenzioso con conseguenti e elevatissime richieste di risarcimento. Non contano nemmeno le ragioni dell'impresa, che dovrebbe essere al centro di un intervento come questo, il quale, se correttamente inteso, dovrebbe avere la finalità di migliorare e aumentare i servizi reali a favore delle aziende che operano nelle aree industriali della Sardegna, accrescendone la competitività e creare all'interno delle stesse aree le condizioni più favorevoli per nuovi insediamenti produttivi. Sotto questo profilo, si riscontra non solo una pericolosa confusione sul ruolo dell'impresa privata nei nuovi organismi, ma anche sulla mozione stessa di impresa industriale, come realtà in cui si producono ogni giorno beni e servizi. Come se non fosse sotto gli occhi di tutti che proprio dall'eccessiva estensione del concetto di impresa, che nelle nostre aree industriali comprende oggi anche l'artigianato e perfino il commercio al dettaglio, al punto da avere originato non una sana concorrenza di mercato, ma una competizione tutta interna nei confronti dei centri storici e dalle aree urbane - lei, Assessore, che fa parte del nostro territorio sa benissimo di che cosa parlo e a che cosa mi riferisco -, deriva, appunto, dicevo, la crisi di identità dei consorzi e le necessità di ridefinire la loro missione. Se questa riforma dovesse sciaguratamente passare all'esame dell'Aula, è facile prevedere, nella migliore delle ipotesi, che un minuto dopo comincerà una lunghissima fase di transizione, nella quale un po' tutti, i consorzi per primi, cercheranno di trovare un modo per uscire senza troppi danni dal pasticcio in cui la Regione li ha fatti precipitare. Nella peggiore, questa legge verrà fatta a pezzetti da tribunali di ogni ordine e grado, condanne altrettanto gravi, stavolta anche a carico della stessa Amministrazione regionale. Purtroppo, si tratterebbe nella seconda ipotesi di uno scenario mai visto in altri momenti di questa fallimentare legislatura, dalle tasse sul lusso, tanto per citarne alcune, al Piano paesistico, dai muri antinquinamento di Portovesme e Porto Torres, alle norme ideologiche che si erano abbattute perfino sui cartelli pubblicitari stradali. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (P.D.). Indubbiamente vi è stata una gestazione di questo provvedimento sicuramente sproporzionata perfino all'importanza e al ruolo degli stessi Consorzi industriali. Credo che per un verso sia anche legato alla storia dei Consorzi industriali, che sono sempre stati un po' un elemento di divisione in tutti i sensi nella nostra Regione. Io credo che un po' si sia esagerato, ma a me sembra che va dato atto al Presidente della Commissione di essere riuscito sia a coinvolgere, in una maniera persino dettagliata, tutti i protagonisti: gli enti locali, le forze sociali, le associazioni e così via, e anche, come dire, grazie a questo paziente lavoro, nonostante tuoni e lampi che ci fossero nel contesto, anche a portare in Aula un provvedimento che è stato sostanzialmente condiviso dai rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale. Credo, su materia così controversa, fosse la prima volta che si verifica, si verifica anche in una situazione dove, perché nasconderlo, vi erano molte aspettative, una forte contrapposizione tra i così detti "innovatori e conservatori", sfracelli annunciati su questo provvedimento, e devo dire anche per alcune preoccupazioni che sono state presentate qui, esposte qui, soprattutto dagli esponenti della minoranza che mi sembra anche, poi ne discuteremo, anche per il lavoro che abbiamo fatto quando si sono messe da parte le pregiudiziali, insomma, le differenze forse erano meno importanti o meno sostanziali di quello che sembrava. E credo di poter affermare che la proposta della Commissione sia una buona soluzione, buona non soltanto per i motivi che dicevo prima, ma anche perché consente di essere arricchita e rafforzata nelle sue direttrici fondamentali. Partendo da un dato e dando anche qualche tranquillità, noi partiamo e dobbiamo partire dalla proposta che c'è in campo, quella della Commissione. Non dobbiamo ricominciare da capo, dobbiamo lavorare per arricchire e irrobustire proprio quelle che chiamavo "le direttrici fondamentali". Io ne vedo tre, fondamentalmente. La prima è quella di una riforma che restituisca agli enti locali tutti i poteri di programmazione e di pianificazione. Conosciamo quanto si siano allargati nei compiti e nelle funzioni i Consorzi industriali, quelli buoni e quelli cattivi, a scapito degli enti locali, sia nelle funzioni, ma persino nella plastica rappresentazione che nei consigli di amministrazione quelli che contavano meno erano proprio i rappresentanti degli enti locali, e, in parte, appunto, erano stati espropriati dai Consorzi. La seconda questione; finita una stagione che è durata forse anche troppo, che è quella del ruolo che i Consorzi hanno avuto storicamente, in particolare nel Mezzogiorno, nella nostra Regione, di contribuire nel rapporto con la Cassa per il Mezzogiorno e così via, all'infrastrutturazione, alla promozione dell'impresa nel Mezzogiorno, finita quell'era, ed è finita da molto, a dire la verità, dare ai Consorzi una nuova missione, un compito, un ruolo che sia adeguato ai nostri tempi, e se premettiamo che non stiamo facendo la politica industriale, ci relativizziamo, che è un pezzo importante, ma è un pezzo, stiamo definendo uno strumento, con l'importanza che ha, ma senza neanche esagerare sull'importanza che ha, e se individuiamo, e mi sembra ci sia nella proposta, ma credo che sia uno degli elementi sui quali bisognerà ulteriormente riflettere, una discussione in Aula, che tipo di strumenti pubblici per quella parte di promozione dello sviluppo industriale che diamo al nostro territorio e alla nostra Regione. Il terzo elemento, che chiamo forse impropriamente, quello della moralizzazione. Nelle funzioni hanno svolto opera di supplenza, qualche volta. Mi ricordo una discussione, lo stesso Presidente della Regione ringraziava il CASIC per aver realizzato il termovalorizzatore che ci ha consentito di essere una Regione che non ha problemi drammatici sul fronte dei rifiuti, ma sicuramente non era un compito del CASIC. Ma, oltre alle cose positive, c'è anche un elenco lunghissimo di cose che servivano più a giustificare l'esistenza di gruppi, di funzioni, con vantaggi, con un insieme di scatole cinesi che non sempre è stata utile allo sviluppo delle nostre imprese, insomma, non potranno occuparsi di tutto e di definire quindi meglio le funzioni di questi compiti, ma del nuovo ruolo, della nuova missione, io credo che in quelle funzioni che gli affidiamo non dobbiamo neanche avere la pretesa di mettere tutto in gabbia; se sono strumenti che devono aiutare le aziende, e niente è più in evoluzione di aziende se sono moderne e se sono capaci di stare nel mercato, credo che in quelle funzioni ben precise, ben definite debbano avere un dinamismo che gli consenta di accompagnare la vita e l'evoluzione stessa dell'impresa. Naturalmente l'altro aspetto della moralizzazione è quello diciamo così, nello stile. Noi dobbiamo avere organismi snelli ed efficienti, effettivamente rappresentanti degli enti locali, con emolumenti che ci devono essere, ma definiti, trasparenti e conosciuti, sia per quanto riguarda i consigli di amministrazione, sia per quanto riguarda i ruoli dei massimi dirigenti. Dove ci sono dirigenti capaci, ci sono dirigenti pagati nel modo giusto, ce ne sono altri che non sono pagati nel modo giusto; credo che vadano stabilite delle regole di trasparenza e di conoscenza di quello che avviene, alle quali tutti dovranno attenersi. E a me sembra che nella proposta che viene avanzata dalla Commissione, e mi sembra la parte più saggia della proposta della stessa Commissione, tutto questo possa avvenire senza interruzione dell'operatività, senza attendere le conclusioni o affidare a qualche tecnico le conclusioni di processi così complessi, che hanno un impatto immediato sulla vita di decine di imprese, sulla vita di centinaia o migliaia di lavoratori, ma affidando direttamente agli enti locali, cioè alla politica, il compito di ristrutturarli e riorganizzarli. Io credo che le cose che sono state fatte in questi anni dai Consorzi, fossero giuste o fossero sbagliate, oggi esistono, ci sono. Sarebbe sbagliato passarci con la ruspa, la ruspa è uno strumento utile, qualche volta se passa dove non deve passare fa grandi danni. Faccio un esempio del Consorzio che conosco, un esempio che l'Assessore conosce già perché l'ho fatto altre volte. Il CASIC detiene una quota della società del Porto canale, cosa che non dovrebbe detenere, possiamo pensare che una cosa del genere, la liquidazione, possa essere decisa da un commercialista? Che effetto avrebbe questo in una situazione di difficoltà, come quella attuale, di un ulteriore disimpegno nel suo complesso della Regione Sardegna rispetto a un drammatico problema come quello del Porto canale? Io credo, ma di esempi forse se ne possono fare altri rispetto a questo, forse altri esempi non c'entrano niente con questo, ma vi è un'articolazione di cose sulle quali la politica non può affidare al migliore dei commercialisti la decisione da prendere su queste cose, e credo vada creato un luogo dove il tecnico avanza la sua proposta e la politica poi prende le decisioni, e credo che su questa strada, di non interrompere l'attività e contemporaneamente di mettere in piedi un programma di riorganizzazione di dismissioni e anche di liquidazioni laddove è necessario, io credo che giuridicamente stia in piedi; qualche preoccupazione è stata detta rispetto ai commissariamenti degli altri consorzi, io credo che questo stia in piedi giuridicamente, se in legge naturalmente riconosciamo i diritti dei privati e dei pubblici prendendo, per esempio, quello che è sancito dal patto tra privati e pubblici che è lo statuto dei consorzi. E' un processo che, forse questo è uno dei punti sui quali la legge avrà bisogno di essere irrobustita, se questi sono strumenti...
(Interruzioni)
Posso? Processo che, dicevo, probabilmente dovrà vedere qualche pezza di irrobustimento, processo che, se sono strumenti pubblici che in qualche maniera aiutano lo sviluppo industriale, andrà accompagnato dalla Regione Sardegna, non assecondato, che sono due cose diverse. Non è un problema di un riconoscimento a piè di lista, è un problema di accompagnare da parte della Regione Sardegna, anche con finanziamenti, le politiche che la Regione Sardegna, così come abbiamo scritto, riconosce come parti di una sua visione generale e complessiva dello sviluppo industriale in Sardegna, e credo che vada precisato.
Penultima cosa: io sono convinto che una discussione, tolte le pregiudiziali che si sono incrociate, io sono convinto che i consorzi industriali abbiano ancora un loro ruolo, non quello del passato, lo dicevo prima, che è finito e non esiste più; ci stiamo tentando, insomma, Sardegna promozione è stata un tentativo in quella direzione, non si è concluso. Io credo che dobbiamo aiutare con degli strumenti l'industria sarda a crescere, dobbiamo non fare l'ente pubblico, non è nella mia concezione, ma stimolare anche promuovendo delle iniziative, dei servizi che aiutino ad eliminare qualcuna delle diseconomie che pesano come zavorra sulla competitività delle nostre aziende e la nostra disgrazia, dell'isola, in questo senso naturalmente disgrazia dell'isola, cioè dei numeri delle poche imprese che ci sono dentro l'isola, molto diverse l'una dall'altra senza che vi siano luoghi dove si crea almeno un minimo di massa critica dove poter razionalizzare e rendere competitivi certi servizi che non stanno più da nessuna parte dentro l'attività primaria della singola impresa, io credo che questo è un obiettivo che noi dobbiamo perseguire e credo che l'unico posto in Sardegna dove si crea, ripeto, scusate se uso questo termine, un minimo di massa critica sono le aree industriali che si sono realizzate, non tutte, ma almeno alcune che si sono realizzate in questi anni. Io credo che da questo punto di vista dobbiamo stimolare perché i consorzi industriali, magari non tutto quello che ho in mente io è realizzabile e possibile, però io credo che compito del legislatore sia quello non di mettere delle gabbie ma, stabilito bene che cosa si deve fare, quali sono i paletti dentro cui si deve stare, aiutare la società o parti della società ad essere dinamiche, a potersi misurare e potersi sfidare.
Naturalmente in questi giorni - e questa è l'ultima cosa - ho visto che il Presidente della Confindustria, l'amico Biggio, nel lasciare l'incarico non so se lasci intendere che, come si dice, scende in campo, non so se lo farà, se si vuole occupare di politica ben venga, credo che di tutti abbiamo bisogno, ma nelle critiche che muove io credo che ce ne sia una particolarmente ingiusta, quella che riguarda i consorzi industriali, che più che una critica alla riforma che stiamo facendo mi sembra una lunga coda di antiche faide di questo territorio. C'era un triangolo in questo territorio - io attualmente, scusatemi, parlo di quello che conosco meglio o penso di conoscere meglio -, era via Roma o via Nuoro, a seconda se comandava il sindaco o il segretario provinciale di un grande partito, viale Colombo e Largo Carlo Felice e da questo triangolo si decideva tutto: chi perdeva prendeva l'Ente Fiera, gli altri prendevano la Camera di commercio, il Consorzio industriale e così via.
Beh, se c'è una cosa di positivo che ha questa riforma sicuramente è di aver abbattuto quel muro e io credo che tutti, almeno di questo, e lo dico anche per i miei amici e compagni di partito, forse se non è la riforma perfetta che avremmo voluto fare, però sicuramente rispetto ai 40-50 anni che abbiamo conosciuto è un grandissimo passo in avanti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signora Assessora, credo che in quest'approccio che qualche collega di maggioranza, a cominciare dal Presidente della Commissione, ha chiamato riforma si possa vedere, invece, un processo non riformatore, ma un processo che testimonia, con un atto che la maggioranza ritiene importante per il futuro della nostra isola, che è giusto un momento di censimento delle ceneri di quello che resta dell'organizzazione industriale della Sardegna; censimento delle ceneri che sono anche oggi citate dalla stampa quotidiana con l'episodio Legler, altra industria che chiude nel Sulcis. Ma vogliamo citare tutte le altre sofferenze? Sarebbe un elenco lunghissimo, Assessore.
Io, nel momento in cui venne presentata la prima proposta di legge, che aveva come fondamento la rivitalizzazione del nostro tessuto industriale, della nuova infrastrutturazione del tessuto industriale, con un atto interno al mio partito, chiesi al mio Capogruppo di essere mandato in un'altra Commissione, dove molto probabilmente ci si poteva avvicinare e approcciare a discorsi che tendessero a costruire qualcosa per la nostra isola e non continuare a fare il censimento di un sistema produttivo che rappresentava ed era rappresentato, giorno per giorno, da sfacelo, chiusure, cassa integrazioni e quant'altro negli anni dal 2004 oggi si è succeduto. Assessore, io, ricordando questi momenti, voglio ricordare a lei in primis e al Presidente della Regione che la guida, che lei è stata fino a questo momento soltanto il notaio di un sistema produttivo che all'atto pratico non ha mai trovato nelle azioni di questo Governo regionale momenti in cui insufflazioni, come diciamo nella terapia d'urgenza, agli umani e anche agli animali, insufflazioni di ossigeno che consentissero il mantenimento in essere del sistema produttivo isolano.
Io al collega Cherchi voglio ricordare che quanto dichiara oggi il Presidente uscente della Confindustria regionale molto probabilmente è solo uno dei momenti critici che hanno caratterizzato il sistema produttivo isolano nelle sue rappresentatività, dell'industria, della piccola e media impresa, ma anche dell'artigianato, dell'agricoltura, del turismo, di tutti. Non ultimo arrivano anche quelli che sono stati gli interventi che hanno caratterizzato le uniche azioni politiche, quelle sull'energia rinnovabile. Sulle energie rinnovabili è stata predisposta la norma - che peraltro era intrusa in un'altra norma - che ha così messo uno stop all'evoluzione di quei processi che portavano la Sardegna ad arricchirsi e ad essere una terra ricca di energia utilizzando le fonti rinnovabili, mentre invece le fonti rinnovabili sono solo in mano ad alcuni speculatori amici del Presidente, portati in Sardegna dal Presidente, ai quali sono stati fatti ponti d'oro, non ultimo l'insediamento nato di recente con pale eoliche in territorio, se non mi sbaglio, di S. Nicolò Arcidano e dintorni, a seguire l'impianto fotovoltaico dell'area industriale di Villacidro e così via. Praticamente gli unici investimenti consentiti in Sardegna nei settori produttivi hanno caratterizzato soltanto alcuni benefici nei confronti degli amici degli amici. Le pale eoliche, chissà come e perché, da un giorno all'altro sono sorte ultimamente soltanto in quella zona.
Io voglio tornare sul tema in discussione: riordino delle funzioni in materia di aree industriali. Io devo dire, ammesso e non concesso che il sistema avesse bisogno di un riordino, io credo che in questo testo che è stato consegnato all'Aula, molto probabilmente la fretta ha giocato un brutto scherzo. Un brutto scherzo nel senso che il tema è stato sollevato dai Partiti dell'opposizione con delle proposte di legge, ma devo dire tra le cose che si proponevano molto probabilmente è stata proprio fatta la cernita di quelle che rispondono a un disegno politico ben preciso; quello, a fine legislatura, dell'utilizzazione di un sistema politico controllato, di un sistema politico che controlla il sistema produttivo e che decide volta per volta quali territori, come e con chi può avere davvero a disposizione... non gli sportelli SUAP che, al lato pratico, credo abbiano bisogno per essere elaborati nella disponibilità dei nostri imprenditori, abbiano bisogno di molto più tempo di quello che si è programmato, ma soprattutto abbiano bisogno di quelle infrastrutture che oggi ancora devono vedere la programmazione e rispetto a quella pubblicità che si sta mandando in giro con i bus anche a Cagliari, che in venti giorni l'imprenditore apre l'impresa, ha tutte le autorizzazioni per aprire una nuova impresa, una falsità indegna di un Presidente che spende soldi per dire queste falsità! Perché vorrò vedere quand'è che verrà attivato il primo sportello SUAP, dove davvero si consegna la prima autorizzazione per la realizzazione di una nuova impresa! Sarei felicissimo, non di vederne una di impresa, ma di vederne a migliaia, ma purtroppo... lei ride, Assessore, il bello è che c'è da piangere! Il bello è che c'è da piangere perché vorrei sapere perché è stata iniziata questa campagna pubblicitaria fasulla, come è fasullo tutto quello che sostiene le azioni del presidente Soru in questo periodo. Vorrei capire perché le risorse comunitarie, quelle che avrebbero dovuto essere messe a disposizione del sistema produttivo isolano dal 2004 a oggi, solo oggi si impegnano quelle della programmazione economica 2007-2008 e si dimentica ancora di venire a rispondere in Consiglio su tante interrogazioni sulle risorse perse sulle programmazioni fino al 2006 e rinnovate fino al 31 dicembre 2007. Ci si è dimenticati, si fa finta di dimenticare chi era il signor Orlando, dov'è andato a finire il signor Orlando con la sua programmazione integrata, dove è finito il signor Orlando e gli uffici che aveva messo in piedi? Vorrei capire se quella è la programmazione economica, vorrei capire quanti cittadini, sulle 14 mila domande presentate, e Amministrazioni pubbliche che hanno investito per presentare i progetti su quella programmazione negoziata, hanno avuto la risposta. Quanti soldi sono stati spesi dalle Amministrazioni pubbliche e dai privati per presentare quei progetti? A chi è stato rendicontato, con quali documenti? Allora, bisogna dirci... collega Giagu, io l'apprezzo e l'ho apprezzata per il suo impegno e la conduzione dei lavori della Commissione, l'ho apprezzata nel momento in cui si è cercato di portare avanti una proposta e un elaborato che potesse arrivare in Consiglio con una condivisione piena di quelle che fossero state le linee di una nuova strategia di riorganizzazione di un'industria in Sardegna che avesse davvero respiro, avesse davvero risorse, avesse davvero motivazione per poter essere condivisa. Solo che in questo articolato noi non troviamo questo respiro per il nostro mondo produttivo, noi non troviamo respiro per le nostre Amministrazioni locali, noi non troviamo respiro soprattutto quando siamo pienamente convinti che la gestione dei Consorzi, perché i Consorzi siano davvero un sistema propulsore, abbiano bisogno di energia e l'energia non la gestiscono né i commissari, l'energia non la gestiscono in genere i politici, sono pienamente convinto - e questo lo dico a titolo personale - che la responsabilità di questi Consorzi sarebbe dovuta ricadere su chi l'energia ce l'ha davvero e la metto in campo tutti i giorni, rischiando in proprio e sto parlando degli imprenditori. Il voler creare un nuovo sistema o il mantenimento di un sistema politico, questo non si chiama riforma, questo si chiama soltanto perdurare di un sistema più o meno ..., più o meno organizzato e dove comunque sia le volontà politiche sono una cosa, il controllo politico sull'economia è un altro paio di maniche, ma lo sviluppo dell'economia è un altro affare, perché davvero il sistema produttivo per essere produttivo ha bisogno di risorse nuove e le risorse nuove le dà chi ci mette di suo, non chi cerca di inserire le mani in tasca agli altri per cercare di vedere se può mungere ancora quello che nelle tasche degli altri c'è. L'errore più grosso è quello di pensare che un sistema politico, peraltro controllato dall'alto, possa davvero governare un sistema economico. Mi sembra che il mondo si evolve e mi sembra che queste affermazioni sono affermazioni tutte personali, non sono un economista, ma mi sembra di aver potuto osservare nella mia vita che un'azienda funziona quando c'è il cervello che ha interesse a farla funzionare, un'azienda non funziona quando cervello non ce n'è, sia anche un manager riconosciuto se non ha un interesse primario, prioritario, personale non vanno avanti neanche se noi mettiamo a disposizione risorse ingenti. Spesso e volentieri si manifestano, appunto, come imprese fallimentari e lo vediamo tutti i giorni, lo vediamo quando nelle poche azioni che il Governo regionale ha fatto e l'Assessore ha fatto nel tentare dalla cartiera di Arbatax a seguire per tutti gli episodi che hanno interessato il nostro sistema industriale, non si è trovata la capacità di intesa col mondo imprenditoriale, con l'impresa stessa, non si è trovato con il sistema lattiero caseario, ma non lo si è trovato con il sistema del mondo produttivo agricolo, ma con il sistema comunque dell'itticoltura e dei sistemi anche quelli più razionali che il nostro tessuto produttivo aveva saputo creare. Abbiamo avuto in passato momenti in cui abbiamo avuto a disposizione delle risorse importanti, dei piani di industrializzazione ma di reindustrializzazione. Noi non siamo stati capaci di cogliere in quelle esperienze anche negative, un nuovo motore, un nuovo sistema che potesse davvero essere messo in campo rispetto a tutto il sistema produttivo che langue, che non sa trovare un confronto, un momento di confronto con la Giunta regionale e con il Presidente in particolare. Questo ci raccontano tutti i giorni i sindacati, questo ci raccontano tutti i giorni perché qui noi dovremmo anche trovare quelle che sono le risposte all'occupazione che non c'è, ma quelle che sono le sofferenze che si manifestano di giorno in giorno per quello che doveva essere il settore trainante dell'economia sarda, il turismo, una sofferenza continua e ci mancava soltanto l'intervento dell'Assessore alla programmazione oggi o del bilancio oggi sulla stampa a ricordarci che le tasse sul lusso rimangono operative.
Caspita, un fiore all'occhiello pauroso, non sono bastate le bocciature degli anni scorsi, ce lo ricordiamo anche attraverso la stampa che la gente deve comunque sia pagare le tasse sulle barche e così via. Ma devo dire, ma questi sono i motivi che sostengono l'azione di un governo regionale? Io credo che non siano assolutamente questi i contenuti in questa proposta di riordino delle funzioni in materia di aree industriali. Abbiamo tolto ai territori la possibilità di avere uno sviluppo locale, abbiamo tolto la possibilità a quelli che fino ad oggi erano insediamenti spontanei, potremmo chiamarli, a livello locale che sono i PIP che vengono inseriti con una programmazione che cancella completamente quel tipo di iniziative che comunque sia a livello locale ha rappresentato per gli artigiani locali, ha rappresentato un modo, una via, un percorso per poter trasformare quella che era un'esperienza locale anche in esperienze di piccola media impresa che comunque sia sono spesso fiore all'occhiello delle nostra realtà locali. Per poter citare una per tutte le altre potrei citare quella del mondo vitivinicolo di Serdiana, modello che può essere trasferito a tante altre località della Sardegna, ma potrei citarne anche altri, sarebbe un elenco anche abbastanza lungo però quelle esperienze molto probabilmente nel piccolo positive, si vogliono oggi trascurare. Andiamo alla gestione politica, non andiamo più sulla gestione messa in mano agli imprenditori perché gli imprenditori potrebbero chissà fare quale interesse o perseguire quale interesse che oggi si vuol leggere dietro i consorzi industriali, quasi che cinquant'anni di storia della nostra industria e del nostro sistema produttivo siano stati in tutto negativo. Ci sono stati momenti negativi, i momenti negativi oggi si accentuano, non ci sono momenti positivi, non c'è la nascita di una nuova impresa in quattro anni che possa essere chiamata nuova impresa se non per una programmazione precedente, questo è il fiore al'occhiello che vi portate dietro Assessore. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (P.D.). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, il testo unificato del riordino delle funzioni in materia industriale colma a mio avviso un altro dei ritardi che la nostra Regione, è uno dei ritardi che si portava dietro, uno dei ritardi non più giustificabili del nostro sistema legislativo che da almeno un decennio dal decreto legislativo numero 128, 112 scusate del '98, il così detto "Bassanini", ci collocava in una sorta di terra di nessuno con organismi spesso autoreferenziali non rispondenti da un lato ad una moderna ed efficace politica industriale, non vi era connessione se non un sistema di controllo a posteriori, dall'altro persino alla funzione più semplice di un'organizzazione dei servizi infrastrutturali in modo da consentire e favorire l'insediamento delle imprese industriali. Ora, il perdurare di una situazione di indeterminatezza non è la causa principale delle difficoltà che pesano sul nostro debole sistema industriale, purtroppo sono tante altre, altrimenti con questo passaggio risolveremmo molti problemi. Ma, certamente rappresenta un elemento aggiuntivo nel non favorire lo sviluppo, l'insediamento di nuovi soggetti imprenditoriali. Il sistema consortile, va detto, come soggetto pubblico economico, ha spesso rappresentato per un lungo periodo, decenni, l'unica risposta verso l'opportunità di sviluppo industriale nel nostro territorio regionale, o quello che avveniva del nostro territorio regionale, sul quale anche a causa, va detto, della fragilità del sistema degli enti locali, del sistema amministrativo regionale nel suo insieme, si sono riversati compiti e servizi sempre più ampi e diversificati, i trasporti, l'acqua, il ciclo dei rifiuti, l'energia, vi ho ricordato poc'anzi, tutte competenze e funzioni di cui nessun altro soggetto istituzionale si faceva carico. Ora, non si tratta quindi di pronunciare la condanna di un sistema che in molti casi ha supplito anche a carenze altrui, lo sta facendo tutt'ora in alcuni settori delicatissimi, ma di prendere atto più che appunto dare condanne, una presa d'atto che quel sistema, quegli strumenti erano e sono da tempo superati e come tali rappresentano ormai in molti casi, un freno per lo stesso sistema delle imprese, direi per lo stesso consorzio, per la vita stessa dei consorzi, se non oggi nell'immediata prospettiva. Primo perché i privati ormai di sostegno pubblico diretto, cioè in termini di contributi in conto gestione, secondo perché non più competitivi o comunque impediti nell'attuazione di nuovi programmi e progetti di infrastrutturazione che sono affidati come noto al sistema istituzionale, Regione, province, comuni o nuove associazioni. Sono e saranno costretti poi a, come dire, anche a limitare o comunque ad affidare la gestione per disposizioni legislative nazionali e regionali di alcuni servizi di carattere generale a gestori diversi. La conseguenza sarà che saranno costretti a scaricare i loro costi di gestione sui servizi diretti alle imprese come già stanno facendo, oppure sui servizi più generali della collettività, vedasi il ciclo dell'acqua o quello dei rifiuti.
Questi sono i canali che consentono la sopravvivenza degli attuali consorzi o addirittura il cosiddetto sviluppo. E' un sistema perverso che quindi va comunque superato. Ora la scelta in parte obbligata che abbiamo di fronte, a mio avviso è quella di attribuire in modo molto chiaro: a) la programmazione industriale alla Regione e sul piano territoriale alle province. Quindi questo cosa significa? Significa affidare la responsabilità politica delle scelte industriali sul piano istituzionale, a chi ha la responsabilità politica di attuare una politica industriale regionale, con le garanzie proprie di un sistema democratico, quindi non con la discrezionalità ma con la decisione motivata negli organismi propri, non altrove. B: le funzioni e le competenze relative ai servizi per le imprese - quindi le aree, le infrastrutturazioni delle stesse, gli impianti, i servizi ad esse connessi - al sistema degli enti locali, ai Comuni e alle Province per quanto attiene a quelle funzioni, così almeno abbiamo definito nella legge finanziaria, differenziando le diverse provenienze dei Consorzi industriali in una tabella B e in una tabella A. Allora, se alla tabella A si sono dati significati diversi, di più ampio valore di carattere territoriale, quindi è giusto a mio avviso che vi sia il coinvolgimento diretto anche delle Province, in quanto responsabili istituzionali della collegialità dei Comuni di quella realtà provinciale. In sostanza una corretta e coerente ridefinizione delle funzioni tra i diversi livelli di governo, Regione ed enti locali, come già peraltro noi abbiamo delineato, non è che partiamo da zero: nella legge regionale 9 del 2006, in coerenza con gli indirizzi della "Bassanini", recepita quindi anche nell'ordinamento regionale, in ultimo vorrei ricordare nella legge finanziaria che abbiamo approvato pochi mesi fa, oltre che nella finanziaria dell'anno precedente. Quindi, diciamo che questo provvedimento deve essere non un testo di riordino, perché dobbiamo andare molto più avanti certamente, però è anche il frutto di quello che abbiamo sinora definito nel nostro sistema legislativo, che ha trasferito quindi ai Comuni le funzioni relative ai Consorzi, che ha già trasferito ai Comuni singoli le aree che incidevano in un unico Comune e, come viene indicato qui nel testo unico, ad organismi diversi, sovracomunali, ma sempre in quell'ambito, le aree che invece ricadono sulla competenza amministrativa di più enti locali. Quindi, analogamente a quanto abbiamo fatto per la tabella B in legge finanziaria così dobbiamo fare per quanto previsto dalla tabella A. La modifica risiede nel fatto che in uno può essere esercitata la funzione e la competenza da un Comune singolo, nell'altro deve essere esercitata in modo associato, secondo le forme previste dalla legislazione vigente, non inventandoci nulla! E io credo che la legislazione vigente ci dia quella risposta: il decreto legislativo 267 sugli enti locali, all'articolo 31, individua, appunto, nei consorzi tra Comuni, tra enti pubblici, la forma per gestire queste funzioni in modo associato: non dobbiamo, credo, inventarci nient'altro. Le funzioni sono le stesse, non possono essere diverse (cioè le stesse nel senso che quelle che abbiamo attribuito ai Comuni singoli dobbiamo attribuirle ai Comuni associati), le abbiamo già definite in una legge; ad esse vanno aggiunte, in modo significativo ritengo - anche per le modifiche che sono nel frattempo intervenute nelle norme legislative anche di carattere nazionale - credo il ciclo dell'acqua: ha senso che i servizi di depurazione, gli impianti fognari, che vengono gestiti su tutto il territorio regionale per effetto di una norma di legge da un gestore unico, invece abbiano delle riserve, guarda, caso nei territori e nei Consorzi? Che non è che trattano rifiuti industriali semplici, la gran parte degli impianti di depurazione sono impianti di depurazione promiscui, anzi dove la gran parte dei reflui sono reflui civili: così è a Macchiareddu, così credo ad Olbia, così è a Villacidro, e così altrove. Io credo che sia più razionale che anche questa gestione, come dal decreto legislativo 152, passi all'ente gestore unico; così come ritengo, quando recepiremo il decreto legislativo sul ciclo dei rifiuti con la nostra legislazione, con le scelte che farà il Consiglio regionale, anche quel tipo di servizi, di impianti e di competenze dovrà essere affidato a quanto la legge prescriverà.
Io credo che dobbiamo quindi fare uno sforzo per individuare degli organi, appunto, conseguentemente semplificati, perché se la natura è quella e se i componenti sono quelli, gli organi sono necessariamente molto semplificati, e soprattutto (io direi non è il numero che deve preoccuparci) responsabili sotto il profilo istituzionale: il cittadino, sia esso cittadino singolo o sia esso la società, deve sapere a chi è che deve rivolgersi, chi è che risponde del mancato funzionamento o del funzionamento non efficace di quell'organo, di quel servizio, non può essere qualcosa di indistinto, di un qualcuno che non risponde a nessuno. Organi di controllo che quindi rispondono ad organi istituzionali, perché se c'è il sindaco o il delegato del sindaco questo deve rispondere a chi…, perché è emanazione di quell'organismo, non è affidato al mare magnum delle responsabilità indistinte, la stessa cosa dicasi per il delegato del Presidente della Provincia. Ma vi deve essere anche il controllo interno suppletivo della gestione, io penso, in questo caso, con una rappresentanza non singola, cioè affidata, per le competenze che ha e per il valore che ha, non solo al Comune ma con una forma di controllo di gestione di quel tipo che sia espressa da una pluralità di organi istituzionali, quindi dai vari livelli: Comune, Provincia e Regione.
Il personale. Io credo che vada fatta una valutazione molto attenta, c'è un patrimonio di competenze, di professionalità, che non va disperso, che va utilizzato; quindi il principio che il personale deve seguire le funzioni va applicato correttamente, non perché bisogna dismettere ma perché bisogna valorizzarle. Poi vi saranno certamente problemi nella gestione degli esuberi, perché è ovvio che dimagrendo in termini di funzioni e di competenze dimagrirà anche la cosiddetta pianta organica. Gli esuberi non vanno trattati con questa parola brutta, vanno trattati come competenze che devono essere utilizzate adeguatamente nel territorio, ampliando la gamma delle possibilità di opzione, verso i Comuni, verso le Province, (tutti i Comuni intendo dire, non solo il Comune che si fa carico delle funzioni trasferite), e questo deve avvenire senza far pagare prezzi ai lavoratori, quindi garantendoli dal punto di vista giuridico e garantendoli anche sotto il profilo economico.
Infine, la fase di transizione, che certamente è la più delicata, quella meno semplice, perché un conto è dirlo, passare dall'uno all'altro, altro conto poi è attuarlo; oltretutto ci troviamo certamente in presenza di un panorama molto vasto, variegato, non facilmente riassumibile in tipologie. Quindi, un passaggio tra soggetti istituzionali diversi, perché sono diversi per natura giuridica: da un soggetto pubblico economico, a mio avviso, ad un soggetto pubblico. Diversi sono i soggetti che lo compongono: da una pluralità di Comuni, da rappresentanze di enti regionali, di Istituti di credito e quant'altro, si passa a rappresentanze solo di enti locali. Diversi per funzioni, come ho detto poc'anzi, funzioni che non si sovrapporranno più… mi pare che lo ricordasse il collega Contu poc'anzi, hanno avuto tanti meriti, certamente, hanno fatto strade ma le strade non erano competenza loro, se le assumevano perché altri non erano in grado di farvi fronte. Sto parlando di strade non consortili ma strade di livello anche provinciale, e non solo. Oltre ad altro.
Quindi, bisogna evitare che questo carico di competenze impedisca o renda molto difficile la vita del nuovo soggetto - perché è un po' come il morto che afferra il vivo -, quindi trasferendo, senza soluzione di continuità secondo me, il patrimonio non discutibile che ne garantisca l'immediata funzionalità e questo è facilmente individuabile sono le aree, sono i servizi gli impianti ad essa connessi non è che bisogna inventarsi chissà che cosa. Trasferendo quindi la gestione di questo al nuovo soggetto, immediatamente, con l'insediamento degli organi, e poi provvedendo invece ad individuare un soggetto istituzionale, quindi un soggetto di nomina, che abbia una rappresentatività al mio avviso può essere di tipo collegiale, quindi che garantisca il nuovo soggetto, quindi i comuni che garantisca la provincia, che garantisca soprattutto la Regione, che l'indirizzo legislativo il coordinamento che viene qui citato poi trovi concreta attuazione. Quindi indennizzando i soggetti istituzionali e le società non più componenti del nuovo soggetto liquidando le partecipazioni che non sono più riconducibili alle nuove funzioni, con tutti i diritti che lì vi sono, e si renderà quindi necessario fare in modo che questo avvenga non con tempi lunari, ma che avvenga con un doppio binario cosiddetto, con una responsabilizzazione diversificata, che non impedisca al nuovo soggetto di funzionare immediatamente, che non lo esautori dalle sue responsabilità, ma anzi che lo responsabilizzi anche in quella fase processuale, la predisposizione di un piano di liquidazione, che deve avere la responsabilità dell'approvazione da parte della Regione, non c'è nessun altro organismo terzo che può garantire queste fasi di passaggio, e queste vanno garantite, non a parole vanno con preciso e più definito dispositivo in legge. Quindi, io penso che tutto questo deve avere una sua conclusione certa, non in anni, come siamo abituati, purtroppo, a costatare in molti passaggi, ma in tempi certi, definiti in legge, e non con direttive, che siano quindi certi per tutti, e da concludersi con una approvazione da parte dell'Esecutivo regionale. Io penso che debba passare attraverso una conclusione di questo genere, per le garanzie che vi debbono essere di tipo giuridico, economico e finanziario, per il personale, per le competenze che si rappresentano nonché per tutti i soggetti che sono coinvolti nella lunga storia dei consorzi industriali che abbiamo alle spalle. Questo per consentire una gestione più efficace, moderna e funzionale dei servizi, degli impianti che hanno, credo, una importanza strategica per quanto riguarda l'intera comunità regionale e non solo quelle aree territoriali. Quindi, io penso che si debba esprimere un giudizio positivo non compiuto, il dibattito in Consiglio deve servire a migliorarla, io credo non ci sia nessuna preclusione a raccogliere suggerimenti, contributi anche di modifiche sostanziali rispetto a quel tipo di impostazione. Credo che un confronto di tipo pregiudiziale non serva a nessuno, non serve soprattutto in questa fase, si sta predisponendo, credo dobbiamo predisporre degli strumenti che siano i più rispondenti possibili alla Sardegna dal 2009 in poi, non dai prossimi 15-20 giorni e poiché la partita per il governo della Regione dal 2009 in poi sembra una partita aperta, io credo che ci sia l'interesse da parte di tutto il Consiglio regionale a mettere, a predisporre uno strumento di legge che sia il più adeguato e più efficace possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì grazie Presidente. Mi pare che il dibattito in Aula si stia svolgendo con molta serenità; la speranza è che questo dibattito possa portare all'approvazione di una legge che sia utile per rilanciare lo sviluppo e l'economia della Sardegna. Con l'articolo 7 della finanziaria era previsto che entro 150 giorni la Giunta avrebbe dovuto approvare una legge sulle aree industriali e, appunto, nel caso di mancata approvazione, la Giunta dovrebbe provvedere alla nomina dei commissari e quindi alla soppressione e liquidazione dei consorzi di dimensione provinciale, quelli che erano previsti nella tabella F. della finanziaria. Io devo dire che ho avuto modo di verificare che alcuni di questi consorzi industriali, previsti nella tabella F., sono dei consorzi industriali che operano comunque molto bene o che hanno operato molto bene, quindi favorendo la crescita delle imprese, lo sviluppo e l'economia dei territori dove sono situati. Questa legge, che arriva con qualche ritardo in Aula, ancorché ci sia stato un lavoro importante della Commissione, ancorché, come ha ricordato qualche collega, sia stato determinante il ruolo dell'opposizione che ha consentito di mantenere e garantire il numero legale, però mi pare che il problema di oggi sia diventato non quello della riforma dei consorzi ma: consorzi sì o consorzi no. Cioè sembrerebbe quasi e questo è un punto interrogativo, che Soru voglia i commissari da aggiungere a quelli già nominati. Commissari vuol dire mancanza di organi democratici elettivi e quindi di accentramento del potere. Probabilmente significa anche mettere dei commissari che hanno un'unica collocazione anche di tipo politico, mentre gli enti, che oggi partecipano ai consorzi industriali a vario titolo, sono enti politicamente variegati, possiamo avere enti politicamente del centro destra o del centro sinistra, prevalentemente del centro destra. Il dibattito in Aula è quindi importantissimo, speriamo però che non sia inutile, perché abbiamo la paura che all'ultimo istante, all'ultimo momento possa arrivare una sorta di maxi emendamento della Giunta, quindi un emendamento dell'ultima ora, come gli articoli, i cinque articoli che la Giunta ha presentato in Commissione, in quarta Commissione urbanistica, quando da mesi discutevamo del testo di legge, e 10 minuti prima dell'approvazione in Commissione sono stati inseriti cinque nuovi articoli stravolgendo completamente quello che era stato il lavoro della Commissione di diversi mesi. Questo sempre e solo per un motivo molto semplice: quello di favorire ancora di più l'accentramento del potere nelle mani della Giunta, o meglio del suo Presidente. E quindi noi non vorremmo che venisse vanificato il lavoro della Commissione, in particolare il tempo che dedicheremo in questa Aula del Consiglio regionale. Quindi il rischio è che se non passa la legge si può prospettare uno sviluppo pilotato del settore industriale proiettato verso le elezioni del 2009, qualcuno l'ha detto prima, appunto, le elezioni del 2009 sono un obiettivo importante, si tratta semplicemente di arrivare al 2009, anche se dopo il 2009 ci saranno grossissimi problemi, problemi economici, problemi di sviluppo quelli che in qualche modo questa Giunta sta creando e che sta mascherando. Vedi anche quello che sta succedendo con il G8, che è un evento importantissimo, che dovrebbe portare economia, ma che nei primi appalti ha visto prevalere imprese non sarde. E quindi c'era anche un problema politico, tutto politico interno al P.D. che oggi oltre al rebus primarie sì primarie no, diventa: consorzi sì consorzi no.
Quindi una gestione politica non basata sui progetti di crescita e sostegno delle imprese, ma di semplice e pura gestione del potere fino al 2009. La sfida vera per noi non è riferita al mantenimento dei consorzi, non è: consorzi sì, consorzi no. Ma siamo per favorire l'occupazione, e rilancio del sistema produttivo dell'artigianato e dell'industria sarda, quindi vorremmo una seconda stagione, una seconda giovinezza dei consorzi industriali. In Italia, i consorzi sono circa sessantacinque, istituiti negli anni '50. Sono stati istituiti come strumento pubblicistico per la gestione delle aree produttive, e nel tempo è cresciuta ovviamente la loro importanza, come è accaduto in diversi consorzi della Sardegna. Oggi, però, devono diventare poli generatori per il rafforzamento competitivo delle imprese locali e per l'insediamento di nuove attività ad alto potenziale di sviluppo. Quindi, una riforma seria, Assessore, dovrebbe equiparare forse anche i consorzi sotto il profilo funzionale ai distretti industriali, come previsto dalla legge numero 266 del 2005. Quali compiti, e qua la riforma diventa importante, dovrebbero avere i consorzi? Dovrebbero prima di tutto smettere di essere venditori di spazi attrezzati, diventando un centro ad alto livello per la gestione del sistema territoriale di sua competenza, quindi favorire lo sviluppo di vaste aree di territorio a fini industriali, commerciali e turistici, coniugando l'interesse pubblico e l'aggregazione del valore economico; l'erogazione di servizi, con programmi di formazione per le aziende; ricerche e studi per l'innovazione, quindi un aiuto molto importante per favorire la crescita e lo sviluppo delle aziende che a volte non hanno gli strumenti per poter emergere e competere anche nel mercato internazionale; progetti di innovazione industriale, promuovere lo sviluppo di sinergie di topo distrettuale; e in ultimo mettere a disposizione mezzi per l'infrastrutturazione di seconda generazione, ovvero quelle che ottimizzano l'impatto ambientale nei processi produttivi. Quindi, la riforma dovrebbe puntare a individuare dei consorzi che siano prima di tutto, io non mi preoccuperei molto, Assessore, di chi e come sarà gestito il Consorzio, di quanto sarà lo stipendio del direttore generale, piuttosto che dei vari consiglieri e amministratori, ma un consorzio riconosciuto come area industriale di eccellenza dovrebbe creare un effetto traino sulla notorietà delle aziende insediate, e quindi puntare sulla qualità dei consorzi vuol dire contare sulla crescita delle aziende. Ovviamente, un consorzio di qualità può agire come marchio ombrello che caratterizza la stessa identità delle imprese e ne attesta il livello qualitativo e almeno potenziale. I consorzi devono quindi possedere una struttura reticolare territoriale che collega il versante economico con quello istituzionale-amministrativo. Devono quindi ritenersi vigenti i principi generali desumibili dalla legislazione statale, relativi alla piena autonomia dei consorzi, correlata alla loro natura di enti pubblici, economici, imprenditoriali, che concorrono all'organizzazione e sviluppo del sistema territorio, e sia alla limitazione dei poteri di ingerenza delle regioni nella loro organizzazione e attività. Quindi, io credo che noi siamo e dobbiamo essere disponibili a un dibattito serio in Aula, cercando di apportare le necessarie modifiche e integrazioni a questo testo di legge. Quindi, io credo che noi potremo collaborare in questo senso, ovviamente saremo contrari a ogni colpo di mano che potrà arrivare eventualmente con emendamenti che al momento non conosciamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pileri. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). La ringrazio, Presidente. Bisogna dire, a questo punto, alle sei di pomeriggio, che la discussione che è iniziata questa mattina con la relazione del presidente Giagu ha determinato, largamente dal mio punto di vista, una convergenza tra le diverse ipotesi in campo. Tenendo presente che la materia sui consorzi è complessa, ci sono nel Consiglio regionale opinioni e posizioni diverse, e queste opinioni e queste posizioni io le considero tutte legittime, perché l'attività dei consorzi in questi trent'anni si è differenziata da territorio a territorio, quindi portiamo in discussione conoscenze ed esperienze dirette, e quindi fotografie delle situazioni che tutti vorremmo modificare in meglio. Io credo che si debba fare uno sforzo per verificare se il testo licenziato dalla Commissione fa sintesi delle diverse valutazioni che i commissari, prima, e il Consiglio regionale, poi, stanno facendo. Io credo che non si possa dire che il consorzio del Cines della Gallura, visto che parlava Pileri per ultimo, sia uguale a quello di Sassari, per tipo di attività; a Sassari c'era il petrolchimico, c'è il petrolchimico, in Gallura non c'è il petrolchimico, a Cagliari c'è la più grande raffineria del Mediterraneo, a Nuoro c'è un consorzio che è figlio della Commissione di indagine sul banditismo, ossia ci sono situazioni completamente diverse. Ma la cosa che si deve dire per verificare se siamo d'accordo, ma mi pare che Presidente della Commissione l'abbia detto, è che la promozione dello sviluppo industriale non può essere delegato ai consorzi. I consorzi hanno nel tempo acquisito una funzione di gestione delle competenze e delle risorse che prevalentemente allo Stato, attraverso la cassa per il Mezzogiorno, avevano trasferito diverse aree industriali. Ora si può dire se quella gestione è stata positiva o meno, ma la prima cosa che dobbiamo evitare, se siamo d'accordo, se parliamo tutti avendo la stessa conoscenza delle situazioni, è assegnare ai consorzi la responsabilità dello sviluppo per poli che è stata assegnata al Meridione d'Italia. I consorzi non hanno nessuna responsabilità. Se il Piano chimico nazionale, a un certo punto della vita economica del nostro Paese, è stato modificato, non si può certamente attribuire la responsabilità al consorzio di Cagliari o al consorzio di Porto Torres. Erano scelte che derivavano da provvedimenti del Governo. Però io credo, lo dico per i colleghi del centrodestra, che discutendo dei consorzi bisogna farsi guidare, da una parte, dal buon senso, che sempre aiuta, e, dall'altra, anche dalle direttive del Parlamento, del Parlamento italiano, che dice: "Occorre ridurre i consorzi", in Italia, che erano sessantacinque, in Sardegna, tra quelli di interesse regionale e quelli di dimensione provinciale, mi pare che fossero sedici. Poi, si può dire, lo dico per quelli che conoscono più da vicino le diverse situazioni, collega Moro, che è anche un vecchio amministratore, non solo vecchio di competenza politica, ma vecchio anche di età, si può dire che il consorzio industriale di Predda Niedda sia un consorzio industriale? Credo che si possa dire, adesso, che quel consorzio è prevalentemente un consorzio di natura commerciale, è diventato un grande centro commerciale, e le norme per i consorzi industriali erano diverse per le attività commerciali. Eppure, anche alle attività commerciali sono state attribuite tutte le agevolazioni del comparto industriale. Aver commissariato i consorzi …, io penso che sia stato un fatto positivo. Il TAR, l'altro giorno, non ha accolto la sospensiva, però credo che sia responsabile riconoscere che occorre andare al superamento dei consorzi così come trentacinque anni fa sono stati concepiti. Io non so quanti di voi hanno avuto esperienza di amministrazione dei consorzi, ma i consorzi di interesse regionale erano, ha ragione il collega, Presidente della Commissione Orrù, erano un sostituto dell'attività dell'amministrazione comunale, rilasciavano esclusivamente nullaosta per le aree che assegnavano, punto e basta. I consorzi industriali, invece, nascevano con una competenza giuridica superiore all'amministrazione comunale, infatti potevano fare i piani regolatori, e non sempre, Pileri che è anche ingegnere, penso ingegnere nautico, sa che tra il comune di Olbia e il Cines, nella destinazione delle diverse aree, c'è un conflitto che dura ormai 10 anni, ed è un conflitto che nasce in parte da visioni diverse degli amministratori, ma in parte anche da attribuzioni diverse che andavano portate a buona conclusione, perché l'interesse del comune di Monti è diverso dall'interesse del comune di Olbia, per quanto riguarda quell'area industriale, e allora, pensare di mettere in capo ai comuni e alla provincia le competenze, io credo che sia una cosa buona e giusta, dicono i cattolici, buona e giusta!. Poi occorre conoscere lo svolgimento dell'attività ed evitare di rinunciare all'idea che la promozione dello sviluppo possa essere assegnata ai Consorzi, i Consorzi devono svolgere un'attività che gli viene demandata, ma lo sviluppo di una Regione è un atto non unico, ma un atto continuo per impegnare risorse con le finanziarie, e anche per trattare con il Governo nazionale risorse e investimenti da localizzare nelle diverse aree della nostra Regione. E allora, quando la Commissione Medici concludendo, è stata anche proposta per un premio, quell'attività, concludeva che a Nuoro corrisponde ad un fenomeno preciso, occorreva fare una scelta di natura industriale, allora ricevette anche il premio, il premio Grazia Deledda. Poi, nel tempo, non la politica dell'amministrazione provinciale o dell'amministrazione comunale di Nuoro, di Ottana, di Bolotana o di Macomer, nel tempo, quella indicazione dello sviluppo riferita a quell'area è modificata per decisione del Parlamento nazionale, o delle partecipazioni statali, allora, o della Sir, la Sirion di Novelli. Si può dare la responsabilità al momento locale dell'amministrazione consortile? Io credo di no, credo proprio di no! Però, dicendo questo, non voglio dire, e non dico: lontano da me l'idea che occorre confermare quel sistema che è figlio di quella situazione, stiamo parlando della fine degli anni 60, primi anni 70, quindi eravamo ragazzi tutti. E allora, credo che occorra verificare se il lavoro della Commissione industria si muova nell'indirizzo giusto per quanto riguarda le funzioni che deve avere un Consorzio di natura industriale. Io faccio un rilievo, ma non all'Aula o ai colleghi della Commissione, faccio un rilievo alla discussione politica che abbiamo fatto sin qui. Ma, insomma, se al Consorzio industriale di Cagliari, a suo tempo, è stata assegnata, non solo assegnata perché richiesta, assegnata con provvedimento legislativo, la Zona Franca fiscale, per quale motivo la Zona Franca fiscale non la prevediamo per tutti gli otto Consorzi provinciali?
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). La Commissione ha detto di no.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Non lo sapevo, però sto dicendo che anche qui c'è differenza, perché se tu vuoi assegnare a una Regione un'idea dello sviluppo omogeneo, non puoi prevedere strumenti differenziati, almeno questa è la mia opinione, non perché i territori devono entrare in concorrenza, ma perché i territori hanno competenze che derivano dalla capacità imprenditoriale di quella realtà. Se a Olbia si lavora il tonno e si ha una capacità produttiva di dimensione internazionale, non è detto che il tono si lavori a Porto Torres. C'è un'altra competenza, che è quella della lavorazione delle fibre. A Cagliari c'è un'altra competenza, quella delle raffinerie, insomma, la raffineria c'era anche a Porto Torres sino a metà degli anni 70, poi venne chiusa in ragione, anche qui, non di una decisione locale, ma di un provvedimento nazionale. Richiamo questi aspetti per dire, cari colleghi, che noi dobbiamo fare la riforma dei Consorzi tenendo presente le competenze che nel tempo sono state trasferite e l'attività che devono svolgere le autonomie locali; comune e provincia, certo, con delega del sindaco, con delega del presidente. Però io non voglio sfuggire al nodo che è in discussione; i Consorzi, alla fine, sono dei grandi condomini, nei Consorzi, tutte le mattine, all'orario prestabilito, si presentano i lavoratori e gli imprenditori per svolgere l'attività, vivono direttamente la situazione gestionale positiva o negativa dei consorzi, se è stata raccolta nel testo urbano è stata raccolta, se non è stata raccolta c'è un problema. Pongo la questione: ma se è un condominio, come io lo considero, perché i condomini non devono far parte responsabilmente della gestione? perché gli imprenditori che operano in quell'area, che è ben delimitata, addirittura, dove c'è la Zona Franca fiscale è delimitata da una parete, c'è un ostacolo alto 2 metri, io credo che sia giusto, nella forma più corrispondente anche alla funzione che ha oggi il sistema delle imprese in Sardegna, io penso che sia giusto che un rappresentante o il rappresentante degli imprenditori sia presente nella gestione del Consorzio, perché l'attività ordinaria del Consorzio non è la grande programmazione di investimenti che rimane in capo alla Regione o allo Stato, ma è la gestione quotidiana di quell'area e di quel Sito. Poi si dice, perché l'esperienza parla chiaro: ma, insomma, bisogna evitare che ci siano amministratori che durano 20, 30 anni, perché a diverso o intitolo o in diversa occasione, magari cambiando partito, passando da Rifondazione Comunista alla Democrazia Cristiana, e dalla Democrazia Cristiana al U.D.C., e quando cambia all'U.D.C. vanno ai riformatori e quando cambiano ai riformatori... c'è qualcuno comunque che se lo prende... dice Pisu: "noi no!" E' giusto che si metta anche, siamo in discussione generale, un limite ai mandati, almeno nella funzione del presidente; ma se c'è il limite dei mandati per il sindaco di un paese che amministra cose importanti, ma perché non ci deve essere limite di mandati per un presidente di un consorzio che gestisce un insieme di risorse a volte superiori anche a quelle dell'amministrazione comunale di Cagliari o di Sassari, o di Olbia, o di Nuoro? Io credo che anche questo è un tema che deve entrare nelle nostre considerazioni. Poi, Giambattista, abbiamo fatto un documento, un parere della Commissione autonomia che i colleghi dovrebbero leggere, perché il collega Cuccu non l'ha votato, e ha fatto bene a non votarlo perché non era convinto, ma gli altri colleghi l'abbiamo votato, e là dentro c'è un ragionamento sulle competenze che è bene che i colleghi conoscano prima di gridare al disastro, al caos, no! Non è vero che c'è tra di noi una rissa, c'è una discussione responsabile, con opinioni responsabili, a volte convergenti a volte no, e se no, il Consiglio, che cosa è? Non è un consiglio di amministrazione, è il Consiglio regionale, se no date ragione a Soru che dice: dovete fare così e basta; io non sono d'accordo, noi non siamo d'accordo e abbiamo dato un insieme di indicazioni per risolvere il problema. Se Mario Diana fosse stato presente, gli avrei fatto una battuta, perché lui le accoglie. Stamattina il collega Diana ha fatto un ragionamento intelligente, a parte un'espressione che non mi è piaciuta nei confronti del collega Floris, ma nell'insieme ha fatto un ragionamento che dava ragione a Lenin... Nanni non lo conosce Lenin... però Lenin diceva che gli estremismi alla fine si incontrano, e io ho condiviso pienamente l'intervento del collega Diana che è venuto su un terreno positivo, che ci permette di trovare, se ci lavoriamo bene, una soluzione positiva per i Consorzi, e anche di superare questa lettura paesana che facciamo di noi stessi riferita al rapporto con Soru; ma siamo tutti adulti e vaccinati e anche politicamente maturi, la gran parte di quelli che siamo qui, tutti quelli che siamo qui, perché uno non arriva in Consiglio regionale perché fa un incidente stradale, eh! Quando arriva vuol dire che ha alle spalle un'esperienza particolare. Allora io credo che noi dobbiamo chiuderla questa discussione generale. Auspico, propongo anche, non che torni in Commissione, parliamoci chiaramente, chi dice che la norma deve tornare in Commissione sta dicendo una cosa che favorisce chi vuole commissariare i consorzi. La legge deve essere migliorata qua dentro, le opinioni si possono portare a buona conclusione e se il sistema delle imprese non è rappresentato dalle Camere di commercio può essere rappresentato dagli imprenditori che in quel condominio stanno, si eleggono democraticamente un loro rappresentante, come democraticamente viene eletto il Presidente della Provincia o il sindaco, e fa parte del consiglio di amministrazione. Poi mi dicono: "Ma quando ci sono provvedimenti che lo interessano direttamente?". E perché, quando ci sono provvedimenti che in questo Consiglio interessano direttamente magari colleghi che hanno attività nel settore della sanità, faccio un esempio, alcuni che stanno da quella parte, che fanno? Io spero che si astengano dal votare e se votano fanno una cosa sbagliata! Io credo che si possono trovare tutte le soluzioni per uscire da una situazione che oggi non va bene, perché è anche vero che nelle Camere di commercio giustamente, perché questa è la norma, sono presenti le imprese perché si iscrivono, se no non possono cantare messa, ed è vero che poi esprimono propri rappresentanti negli enti e normalmente esprimono imprenditori, però è anche vero che qualche volta esprimono imprenditori per un'area nella quale quell'imprenditore non opera, è anche vero che qualche volta viene indicato non l'imprenditore, ma il funzionario dell'organizzazione. Tutto questo è vero, ma vietiamolo, normiamolo! Ma la soluzione alla quale io guardo con maggiore attenzione e che sfugge alle manovre che si fanno normalmente quando si deve raggiungere una maggioranza, è l'espressione diretta dell'imprenditore eletto dai componenti di quel consorzio industriale a voto segreto. La testa è un voto, si possono fare liste diverse perché magari sono programmi diversi e allora, se ne spetta uno, uno ce ne sarà, dura in carica quanto dura il consorzio.
Guardate, non so dicendo una cosa nuova. I comitati provinciali per l'artigianato sono stati eletti direttamente dagli artigiani; la Regione si era fatta carico di questo fatto, che i rappresentanti non erano eletti ma erano nominati, si sono fatte le liste, liste contrapposte, sigle che si contrapponevano ad altre sigle, ed in ragione dei voti che hanno preso sono stati eletti nelle Camere di commercio. Io credo che se riflettiamo, lo dico per il presidente Giagu, la Camera di commercio può stare dentro il consorzio attraverso un iscritto che viene eletto direttamente dagli aderenti. Non succede nulla!
Mi dice il collega Pisu: "Tempo". Allora il tempo è finito. Io credo che, e concludo, se c'è la volontà per chiudere positivamente, Pileri, per evitare - uso un termine forte - il caos che c'è a Olbia! A Olbia la politica, non la politica del centrodestra o la politica del centrosinistra, a Olbia stiamo facendo una brutta figura perché lì c'è una guerra per i posti!
PRESIDENTE. Concluda.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Concludo, Presidente. Lì c'è una guerra per i posti che danneggia anche lei, anche me, anche quelli che siamo antipatizzanti di quella situazione ed è chiaro che noi da quelle situazioni dobbiamo uscire con una norma chiara, come chiara mi sembra la proposta che ha fatto Giagu.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (P.D.). Signor Presidente, ad ascoltare alcuni interventi che si sono succeduti in quest'Aula sembra quasi che oggi questa legge non riguardi semplicemente il futuro dei consorzi industriali e il fatto che siano ancora attuali nelle funzioni che progressivamente hanno assorbito, come ricordava anche il collega Orrù, ma sia invece il futuro del nostro sistema produttivo ed economico nel suo complesso. Il collega Contu, per esempio, ha colto l'occasione per toccare argomenti del tutto diversi, ha parlato di turismo, di agricoltura, di energie rinnovabili, ovviamente ne ha parlato a tinte fosche anche dove le ultime statistiche, come quelle dell'ISTAT sulle presenze straniere, ci dicono che, per lo meno nel turismo, le tinte proprio così fosche non sono visto che c'è una crescita molto forte delle presenze straniere. E anche ammesso che questa legge, o una legge in generale, fosse capace di occuparsi del rilancio del sistema produttivo nel suo complesso, che fosse di per sé sufficiente ad avvicinare la Sardegna alle regioni italiane più progredite, credo che sarebbe probabilmente una discussione così ampia da non potersi certamente racchiudere in un dibattito come quello che possiamo svolgere in quest'aula, io credo anche non racchiudibile in un semplice disegno o proposta di legge. Quindi credo che oggi più semplicemente dobbiamo accontentarci di parlare dei consorzi industriali e capire se i consorzi industriali, per quello che sono diventati in questi anni, hanno ancora un senso. Discutere se le funzioni tipiche dei consorzi industriali, cioè quelle legate alla progettazione e realizzazione di opere di urbanizzazione, infrastrutture e servizi, l'acquisizione di aree e la concessione alle imprese di aree attrezzate per insediamenti produttivi debbono essere assolte da strutture che sono arrivate in questi anni ad avere oltre 600 dipendenti, strutture che sappiamo non avere uguali neanche a livello italiano: la Sardegna è arrivata ad avere il primato di ben il 25 per cento dei consorzi industriali con il 2 per cento della capacità produttiva industriale. Ecco, capire se questo tipo di strutture abbiano, appunto, ancora un significato, anche in un contesto, come quello che ricordava il collega Orrù, in cui il sistema degli enti locali si è fortemente potenziato. Pensiamo semplicemente a quello che è avvenuto in Sardegna anche con l'introduzione delle nuove province, il ruolo sempre più importante assegnato anche dalla Costituzione agli enti locali e quindi credo che questo sia il tema di oggi: capire se quella funzione supplente che hanno svolto i consorzi industriali a partire dagli anni '50 abbia ancora un significato.
Evidentemente tra i promotori della proposta e per il dibattito che è avvenuto non solo in Consiglio, ma anche in Commissione, la risposta è che si deve andare a un superamento di quel sistema, che non ha più un senso, anche perché alcune leggi ci richiedono che alcune funzioni che sono state assorbite oggi devono essere ricondotte a degli ambiti ottimali, a delle gestioni che abbiano un respiro più ampio e quindi, per esempio, la funzione svolta in tema di energia e di depurazione delle acque, di gestione dei rifiuti e di depurazione delle acque deve in qualche modo essere ricondotta a quelle che sono le nuove normative nazionali, a delle autorità d'ambito riassegnate ai comuni in un'ottica di integrazione con il più ampio sistema degli enti locali. E da questo punto di vista non è tanto importante ricordare il costo complessivo della gestione attuale, né il fatto che molte di queste gestioni siano ormai in rosso, ma credo che sia importante capire se oggi il fatto di essersi progressivamente allontanati da quelle che sono le funzioni essenziali che sono anche in parte richiamate dalla proposta di legge, cioè legate essenzialmente alle attività tipiche dei comuni, cioè le opere di urbanizzazione, le infrastrutture, gli spazi pubblici destinati ad attività collettive, la concessione e l'assegnazione di aree, abbiano invece che innescare un incentivo positivo, un vantaggio competitivo all'insediamento produttivo, viceversa siano diventate un fattore di svantaggio competitivo e un disincentivo all'insediamento perché tali sono gli oneri di cui sono gravate queste gestioni che spesso per un'impresa diventa difficile, oneroso, svantaggioso insediarsi in una di queste aree produttive. Quindi, credo che alla luce di queste considerazioni dobbiamo leggere la proposta di legge, vedere se c'è la possibilità di alcuni miglioramenti, occorre in sostanza non illudersi che oggi basti creare una struttura, basti creare una società di servizi, basti creare delle scatole che rimangono vuote per fare industria, così come questo non è vero nel caso del turismo, così come questo non è vero nel caso di qualsiasi attività economica. Occorre quindi puntare a rimanere semplici, costare poco, puntare alla massima efficienza, ai minori oneri possibili da richiedere alle imprese insediate. Credo che se analizziamo il testo di legge da questo punto di vista è possibile fare delle prime considerazioni. Io credo che nel testo, così come era uscito dalla Commissione, rimangono alcune ambiguità che immagino possano essere anche chiarite, si rimetteva il relatore in qualche modo a un dibattito dell'Aula, giustamente, a degli approfondimenti, credo che sia meritevole il lavoro fatto dalla Commissione, ma credo che sia anche passibile di alcuni miglioramenti.
Credo che una delle ambiguità da superare sia quella del ruolo di questi Consorzi. Nell'articolo 3 si parla di un ruolo che andrebbe addirittura a sostituire quello delle Province, si parla di Consorzi come braccio operativo in ambito provinciale per le "politiche di sviluppo economico e industriale regionali"; credo che questa sia una funzione impropria, sia una funzione che non può essere espropriata alle Province e credo che, invece, le funzioni vadano ricondotte a quelle che ho già citato, legate più semplicemente alla gestione delle aree industriali, naturalmente armonizzandosi e coordinandosi con quella che è la programmazione regionale in materia di imprese industriali. Quindi, questa è un'ambiguità senz'altro che va superata.
Citava, l'onorevole Cugini, il tema del ruolo delle imprese e se le imprese devono essere rappresentate in questi organismi. Ricordo che sono organismi, anche questo va chiarito, che non stiamo più pensando agli enti pubblici economici, ma stiamo pensando a degli organismi consortili che vanno a gestire quelle aree che insistendo su più comuni hanno bisogno di una gestione associata tra più comuni, come ricordava anche bene il Presidente della Commissione autonomia. Allora, credo che se vogliamo citare anche il tema delle imprese industriali, io sarei preoccupato se noi ritenessimo che il ruolo e il coinvolgimento delle imprese avvenga semplicemente per il fatto che inserisco un rappresentante, non so bene se delle imprese, delle associazioni delle imprese o delle imprese insediate all'interno di un consiglio di amministrazione di un'assemblea. Io credo che sia molto più complesso il tema, è chiaro che il Consorzio, l'ente locale che gestisce l'area industriale ha una responsabilità molto più grande, deve preoccuparsi di capire che i bisogni, le aspettativa, le esigenze di tutte le imprese insediate e parlo primariamente di quelle insediate perché c'è anche un rischio della rappresentanza che poi, nell'essere così indiretta e labile non ha legami tra il rappresentante dell'impresa virtuale e quelli che sono gli effettivi bisogni delle imprese insediate. Io credo che la responsabilità che devono esercitare gli enti locali - così come la devono esercitare verso i cittadini rispetto a qualsiasi servizio sociale, di istruzione, di rilascio di una concessione o di una licenza edilizia - non possa prescindere da una funzione di ascolto e di analisi dei bisogni, di comprensione delle esigenze, di quello che si può fare per essere più attrattivi, non possa esaurirsi con una semplice presenza in un consiglio di amministrazione, ma fa parte di un'attività molto più complessa che non può essere circoscritta o ridotta e anzi potrebbe addirittura diventare, da questa punto di vista, una deresponsabilizzazione del soggetto consortile ente locale che ha una responsabilità molto più grande che non può essere, in qualche modo, condivisa perché nel momento in cui è condivisa rischia anche di sfociare in una forma di delega e quindi poter arrivare ad una forma di giustificazione di una responsabilità che non può prescindere dal rendere conto e far sì che per le imprese insediate effettivamente i servizi e le attività svolte siano quelle più idonee per farle localizzare e per fargli svolgere la loro attività e credo che questo non sia ..., anzi credo che il fatto che se noi ripulissimo - io credo che si possa - da questo testo anche ricondurre la responsabilità della gestione strettamente agli enti locali, io credo che sarebbe più chiara la responsabilità e anche i cittadini e i rappresentanti delle imprese potrebbero con maggior chiarezza sapere chi è il responsabile di una gestione che non soddisfa pienamente le loro esigenze.
Credo che poi ci sia un tema che è stato già toccato, che è quello di come avviamo una fase di transizione tenendo presente il fatto che ci sono tantissime partecipazioni e attività, diciamo, non più tipiche che sono state avviate, io credo che rispetto al testo depositato in Commissione sia in qualche modo importante e necessario che nel trasferimento agli enti locali non vengano trasferiti oneri, non vengano trasferite situazioni non gestibili e che vengano magari trasferite subito quelle funzioni e quelle strutture che riguardano le attività tipiche, lasciando liberi gli enti locali e il nuovo soggetto consortile dalle pendenze che riguardano invece attività non tipiche che devono essere, a mio avviso, necessariamente gestite e, come dire, completate da una gestione di tipo commissariale.
Ecco, credo che se sapremo, in questo disegno di legge, affrontare questi temi, cioè il chiarimento del ruolo e delle funzioni riconducendoli a quelle tipiche della gestione di aree attrezzate, chiarire e semplificare anche quelli che sono gli organismi di gestione e di controllo degli enti locali, riconducendoli pienamente alla responsabilità degli enti locali e non introducendo elementi che possano in qualche modo contribuire a una minore assunzione di responsabilità, se sapremo chiarire molto bene quella che è la fase di transizione per quanto riguarda le partecipazioni e per quanto riguarda il personale, io credo che effettivamente questa sarà una riforma efficace. Non una riforma efficace perché risolverà i problemi dell'industria sarda, ma una riforma efficace perché perlomeno ne toglierà qualcuno e quindi ci metterà poi in condizioni, in altre sedi, in altri modi e completando e continuando il lavoro svolto in altri ambiti e con altre riforme da questo Consiglio regionale, di mettere il nostro sistema economico-produttivo nelle condizioni di crescere e svilupparsi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della Giunta, la riforma delle funzioni in materia di aree industriali di cui oggi discutiamo si è caricata di un peso politico assai rilevante, forse persino eccessivo rispetto alla sua portata, è stato già detto in qualche intervento. Evidentemente a ciò ha contribuito il fatto che si tratta di un intervento per un verso essenziale e urgente e per l'altro quasi simbolico, tale è il significato che infatti esso ha assunto rispetto alla reale volontà riformatrice di questo Consiglio regionale. Credo che la cosa migliore sia, piuttosto che rimanere sul generico terreno dei buoni propositi riformisti o delle vuote accuse di conservatorismo, attenersi al merito, parlare un po' della riforma, parlare un po' di quello che secondo noi dovrebbero fare i Consorzi industriali, ovvero dire perché questa riforma è necessaria e che tipo di riforma è opportuna o ciascuno di noi ritiene sia opportuna.
La condizione di partenza che mi pare condivisa è l'urgenza di intervenire, anzitutto per le condizioni difficili dell'economia e dell'industria sarda che non sono condizioni che vive solo la Sardegna, le vive l'Italia, le vive il mondo occidentale, le vive l'economia internazionale. Leggevo prima le note di agenzie sul bollettino di Bankitalia che è stato pubblicato oggi, sembra un bollettino di guerra, sia riguardo alla congiuntura economica, sia riguardo al PIL, alla produzione industriale, agli ordinativi. Insomma, sono tempi bui per l'economia italiana e dunque anche per quella sarda.
In secondo luogo per la palese inadeguatezza dei Consorzi industriali ad assolvere alle funzioni a cui sono chiamati, oltreché per le non sempre esemplari e trasparenti modalità con cui essi sono stati e sono gestiti, ma in effetti sono ragioni oggettive quelle che, credo che tutti possiamo riconoscere, siano alla base della necessità di un intervento di riforma. Vorrei citare le principali. Abbiamo detto più volte oggi come e quando sono nati i Consorzi industriali, sono stati istituiti dal testo unico sugli interventi per il mezzogiorno, come enti pubblici economici chiamati a svolgere le funzioni che conosciamo, funzioni che però sono state nel tempo riarticolate su altri livelli istituzionali, dovevano favorire lo sviluppo dell'attività produttiva attrarre le imprese, realizzare e gestire le infrastrutture ed erogare i servizi. Allora, sia sul versante di quello che crediamo siano le politiche di sviluppo necessarie per lo sviluppo delle aree e delle attività industriali, sia su quello legislativo, sono intervenute, dicevo, molte modifiche. Sotto il primo punto di vista si è compreso che sono necessarie politiche di più ampio spettro coordinate su una scala più ampia, come minimo regionale per creare un contesto favorevole all'attrazione e al mantenimento di un tessuto industriale sano e produttivo. Politiche capaci di innalzare la capacità di innovazione e il livello di qualificazione delle risorse umane e di accrescere la produttività e la competitività del sistema industriale.
Per questo è necessario migliorare la qualità dell'offerta delle aree industriali e programmare e coordinare l'attività di marketing di attrazione delle imprese e di erogazione di servizi. Ed è ancora più necessario per eliminare il costo effettivo maggiore che pagano le imprese nella loro attività di insediamento, nel tentativo di insediamento delle aree industriali, far chiarezza in materia di competenze e di regole relativamente alle funzioni amministrative che governano e disciplinano le aree industriali. Dunque, regole semplici e competenze chiare per creare un clima favorevole alle imprese. Con riferimento agli interventi legislativi è noto che oltre alle modifiche costituzionali dell'ultimo decennio, sono intervenuti una serie di provvedimenti sia regionali che nazionali che comunitari che egualmente hanno modificato il quadro delle funzioni che venivano esercitate dai consorzi industriali e svolte dai consorzi industriali. La legge regionale che è del 2006 che ha istituito l'Agenzia Sardegna promozione, la legge numero 9 che ha definito gli enti locali quali principali destinatari delle funzioni amministrative ripartendole tra province e comuni, le norme che riattribuiscono competenze specifiche, in particolare il decreto legislativo numero 159 del 2006 che relativamente agli impianti di acquedotto e fognature e depurazione e al ciclo dei rifiuti attribuisce alle autorità d'ambito e al gestore unico del servizio integrato, le funzioni relative. Sono intervenute poi nel 2006 norme comunitarie che considerano in modo più severo la possibilità di finanziare integralmente con risorse pubbliche le infrastrutture e che ugualmente individuano in termini più severi la possibilità di contribuire con risorse di tale natura alle spese generali dell'ente. In effetti tali interventi finanziari, ovvero gli investimenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture hanno costituito in particolare negli anni più recenti, la fonte che ha consentito ai consorzi di funzionare e di sostenere i propri conti economici. I lavori finanziati negli ultimi 15 anni sono stati davvero assai ingenti, oltre 400 milioni di euro, sono stati erogati finanziamenti per quasi 300 milioni di euro. Però, a parte il ridimensionamento dei loro compiti, a parte anche le valutazioni di politica industriale, dobbiamo anche chiederci, dobbiamo anche condividere come funzionano i consorzi, che costi hanno, se sono capaci di sostenersi nel mercato, se sono enti pubblici economici questo dovrebbero essere capaci di fare. E allora i dati che abbiamo a disposizione, i dati che abbiamo potuto conoscere dalla stampa, nelle audizioni della Giunta e dei soggetti che abbiamo audito nella Commissione industria sono abbastanza chiari, il record della Sardegna come numero dei consorzi lo conosciamo, il fatto che essi negli ultimi sei anni ad esempio sugli ultimi bilanci disponibili segnino una perdita complessiva nel bilancio civilistico di oltre 14 milioni di euro, il fatto che il valore dell'attività caratteristico ovvero il valore della produzione al netto dei costi di produzione negli stessi anni fa segnare una perdita di oltre 60 milioni di euro, e poi ci sono costi forse maggiormente capaci di richiamare l'attenzione della pubblica opinione, ne abbiamo parlato poco, ma non ce la si deve prendere con nessuno se si può essere stupiti per il fatto che i Consigli di amministrazione costano 2 milioni e mezzo di euro, che i direttori generali costano 2,3 milioni di euro, che i dipendenti costano oltre 25 milioni di euro, che c'è un dirigente ogni 10 dipendenti per non parlare delle decine di controllate o partecipate talvolta in liquidazione e spesso in realtà più che controllate direi incontrollabili, ovvero dai costi della struttura societaria imprecisati e comunque difficilmente verificabili. Vi è poi un altro tema che mi rendo conto può essere considerato un pregiudizio o un giudizio eccessivo, per certi versi grossolano.
Però non possiamo nasconderci che nella consapevolezza diffusa dei cittadini, questi soggetti sono apparsi spesso anche come luoghi oscuri di gestione di un potere clientelare che ha alimentato un ceto parapolitico al di fuori di qualsiasi controllo democratico. Luoghi che dipendevano e dipendono in senso lato dalla politica e che in virtù della loro natura giuridica potevano godere di libertà, delle libertà fornite dalla disciplina privatistica in materia di affidamento di incarichi, di aggiudicazione di appalti, di acquisizione di beni e di servizi e soprattutto, lo dico per i tanti risvolti che il tema assume in un tempo in cui la difficoltà di trovare un'occupazione stabile e di qualità è grandissima, in materia di assunzione del personale, le assunzioni a chiamata diretta che costituiscono forme di lavoro stabile e molto ben remunerato, insieme ai fattori che ho appena descritto hanno fatto sì che la pubblica opinione, direi la morale collettiva abbia considerato spesso sostanzialmente insostenibile se non insopportabile un modo di gestire ciò che viene visto come cosa pubblica e che è stato gestito senza la responsabilità che deve essere connessa all'esercizio della cosa pubblica e al governo della cosa pubblica. Tutto ciò ricordo senza che ciò abbia corrisposto soprattutto negli ultimi anni, soprattutto in questa fase dell'economia, una capacità di servire il sistema industriale sardo, ma anzi, spesso in una condizione per cui è stata limitata la capacità di attrarre imprese e di determinare e favorire lo sviluppo industriale. Dunque la necessità di un intervento riformatore sta da un lato nelle modificazioni legislative ecco descritte, dall'altro nelle valutazioni comuni a quelle che molti altri colleghi hanno effettuato e che io ho appena inteso richiamare. Una riforma, quella che ci accingiamo a esaminare già avviata con la finanziaria regionale, la quale assegna ai comuni le funzioni amministrative relative alle aree industriali di dimensione comunale sopprimendo 8 dei 16 consorzi esistenti. Con la finanziaria regionale, lo sappiamo, il Consiglio ha poi rimandato per la riforma delle aree di dimensione sovracomunale a questo intervento legislativo che ora ci accingiamo a discutere nel merito, indicando anche come parametro di riferimento il rispetto dei principi dettati dalla finanziaria nazionale per il 2008 che prevede in particolare che le Regioni provvedano ad accorpare o sopprimere gli enti comunque denominati titolari di funzioni assegnate agli enti locali trasferendole a questi ultimi. Dunque, questi interventi legislativi che rappresentano l'avvio, la prima fase di questa riforma, costituiscono una ragione ulteriore per andare avanti in questo percorso anche attraverso un significativo e coerente aggiornamento del testo all'attenzione di quest'Aula consiliare. Vorrei dire qualche parola sulla riforma opportuna, io vorrei dire, quella credo possa essere la riforma opportuna, verrebbe da dire in primo luogo che se forse non l'abbiamo fatta presto, a maggior ragione dobbiamo farla bene questa riforma. Cosa significa farla bene? Trasferire le funzioni agli enti locali, ovvero i comuni sui cui territori insistono le aree e la provincia oltre che come previsto in finanziaria i comuni facenti parte degli enti soppressi dalla finanziaria medesima che possono essere chiamati a costituire consorzi pubblici ai sensi del decreto legislativo numero 267 del 2000 per esercitare tali funzioni in forma associata. Ciò significherebbe sottoporre questi enti a una disciplina pubblicistica con l'applicazione delle regole proprie degli enti locali in tema di assunzioni, incarichi, compensi degli amministratori. Individuare in modo preciso e definito le funzioni stabilendo che i nuovi consorzi nel rispetto delle funzioni di programmazione della Regione e della provincia nei rispettivi ambiti siano assegnate le medesime funzioni trasferite ai comuni con la legge finanziaria regionale. Dire no a scatole vuote quali le partecipate e le controllate che costituirebbero esclusivamente un modo per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Significa anche non lasciare a casa nessuno, ma anche assegnare il personale allo svolgimento delle funzioni per come esse vengono ripartite, il personale segue le funzioni, è stato detto in precedenza, e riportare entro la disciplina gli enti locali e i compensi dei dirigenti e dei nuovi dipendenti. Significa anche fare presto, ovvero far partire da subito i nuovi consorzi tra enti locali definendo per legge modalità e tempi certi per l'avvio delle loro attività e l'assegnazione delle funzioni e dei relativi beni. Significa costituire organi riconoscibili, democraticamente responsabili, snelli ed economici. Significa infine rispettare la legge relativamente alle procedure di liquidazione, i colleghi, lo ha fatto per prima Claudia Lombardo, che hanno richiamato il rischio di dover subire ricorsi e di poter adottare un provvedimento contrastante con le competenze costituzionalmente riconosciute alla Regione e lesivo dunque dei diritti dei consorziati privati, hanno certamente posto un tema di fondamentale importanza. Sul punto occorre la massima chiarezza, quello che possiamo affermare in questa sede è innanzitutto che la Regione ha certamente competenza legislativa ad intervenire, in base alle norme costituzionali, statutarie e al decreto legislativo 112 del 1998, lo ha confermato la Corte Costituzionale nel 2002 con una pronuncia relativa alla soppressione e al commissariamento di una serie di Consorzi industriali in Puglia. I Consorzi industriali, in quanto enti pubblici economici, sono dotati di autonomia funzionale, ovvero sono enti dei quali fanno parte, come soci, soggetti privati portatori di interessi economici e imprenditoriali che vengono curati attraverso i Consorzi medesimi; dunque il rispetto delle regole di diritto attinenti la disciplina dei rapporti tra tali privati costituisce il limite insuperabile per il legislatore regionale, che non può invadere, intervenendo in materia, la competenza esclusiva del legislatore statale in tema dei rapporti privatistici, e, con riferimento ai Consorzi, la tutela dei privati sta nel patto che essi hanno sottoscritto, lo statuto consortile, le cui norme non possono essere derogate da un atto unilaterale regionale. Dunque, pur con tutte le chiarificazioni funzionali a garantire un immediato avvio delle attività dei nuovi Consorzi, è necessario individuare, come afferma anche il parere ampio e articolato della prima Commissione, una fase liquidatoria, nel rispetto delle modalità stabilite dagli statuti medesimi, ciò proprio a garanzia dei privati oltre che dell'interesse pubblico. Sul punto credo sia necessario che il Consiglio sia messo nelle condizioni di legiferare avendo piena contezza dei vincoli di natura costituzionale che ne limitano gli spazi di intervento.
In conclusione, sono convinto che se questi saranno i punti fondamentali della legge, potremmo dire che il tempo certamente non breve che il Consiglio ha impiegato nella discussione e nell'adozione di questa riforma ha consentito l'adozione di una disciplina che riforma in modo incisivo le funzioni in materia di aree industriali, che è e al passo con le più recenti innovazioni legislative e può contribuire a creare realtà più snelle, efficienti, trasparenti e dunque maggiormente capaci di favorire l'insediamento e lo sviluppo delle realtà industriali in Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Meloni. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (P.D.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, si è discusso tanto in questi mesi e in questi anni della riforma dei Consorzi industriali: atto necessario, opportuno e in linea con il programma della maggioranza. E'stato detto da tanti che probabilmente attorno a questa riforma c'è stata troppa enfasi, certo è che ne parliamo da troppo tempo come una riforma urgente: ne ha discusso la Commissione industria a più riprese, in maniera altalenante; sono emersi testi di legge diversi, disegni di legge della Giunta, proposte di legge dei consiglieri, e solo oggi, in forte ritardo, arriviamo in Aula con un testo che può ancora essere migliorato.
Fin dal gennaio 2006 siamo stati chiamati a discutere in Commissione industria un disegno di legge della Giunta regionale che prevedeva un primo serio riordino delle funzioni in materia di aree industriali; successivamente la stessa Giunta ha proposto, dopo lo stralcio della proposta di legge finanziaria del 2007, un intervento più radicale di riordino nelle funzioni che prevedeva, sin da allora, la soppressione dei Consorzi e il trasferimento delle funzioni agli enti locali, e l'esercizio di queste funzioni attraverso otto agenzie provinciali, con la soppressione di 16 consigli di amministrazione, inutili e costosi: è stato insomma proposto sin da allora il superamento di un sistema. Sono state alimentate discussioni, anche accese, fuori e dentro il palazzo, e abbiamo ricercato sintesi, a volte non facili, fino alla proposta di legge approvata dalla Commissione industria della seduta dell'8 maggio scorso: il testo di legge unificato sul riordino delle funzioni in materia di aree industriali, che porta la prima firma del presidente Giagu e che oggi siamo chiamati a discutere e ad approvare dopo averlo, come detto, se possibile, migliorato insieme.
E' una riforma emblematica, simbolica, necessaria, concreta. Una proposta di legge che nasce, quella approvata in Commissione industria, parallelamente all'approvazione della legge finanziaria del 2008, nella quale abbiamo varato una prima parziale riforma dei Consorzi industriali in Sardegna: una riforma in due tempi, si è detto. Ci siamo trovati d'accordo allora, e anche oggi credo, su un concetto chiave che è il trasferimento ai Comuni delle competenze e delle funzioni amministrative nelle aree di dimensione comunale, e nella stessa finanziaria ci siamo dati un indirizzo chiaro prevedendo in forma opzionale l'adesione dei Comuni stessi a forme di gestione sovracomunale che, con la legge che ora discutiamo, andiamo a disciplinare in otto aree industriali di dimensione provinciale. Ci poniamo dunque un obiettivo chiaro: migliorare l'efficienza dei servizi forniti alle imprese, trasferendo le funzioni agli enti locali, e se è possibile lo facciamo con una netta riduzione dei costi, elemento non secondario. Il problema, infatti, non sono i Consorzi industriali in quanto tali, che hanno avuto negli ultimi anni una drastica riduzione delle competenze, sia in materia di gestione dei rifiuti, sia in materia di impianti di acquedotto, fognatura e depurazione, ma le politiche per le imprese: se la riforma è necessaria lo è perché i Consorzi, enti pubblici economici, non sono più in grado di sostenere le politiche regionali di sviluppo industriale, non sono probabilmente più capaci, nella generalità dei casi, di attrarre insediamenti produttivi, e di farlo con snellezza operativa, con competitività e con trasparenza. Sono autoreferenziali. E noi siamo chiamati non a salvare i Consorzi industriali, che non avrebbero senso in un territorio per alcuni tratti deindustrializzato, ma a salvare il sistema delle imprese, con norme che diano sostegno e supporto, servizi alle imprese, sviluppo economico per la nostra regione. E 16 Consorzi industriali - siamo tutti d'accordo - sono davvero troppi, troppi su 67 Consorzi in tutta Italia; in alcuni casi, ne ha parlato il collega Meloni, con accumulo di deficit di bilancio veramente notevoli, con assoluta assenza di regole pubbliche, per esempio in materia di assunzione del personale, ma soprattutto, ribadisco, con grossi interrogativi sulla capacità di svolgere nel contesto attuale la propria missione. Sono noti a tutti i casi di proliferazione delle società controllate, collegate e partecipate, con i loro ingenti costi per i consigli di amministrazione, per i collegi dei revisori, eccetera, di cui abbiamo comunque tenuto conto in legge nel vietare per il futuro analoghe facoltà, laddove diciamo che i Consorzi industriali provinciali non possono detenere o costituire nuove società, detenere o acquistare partecipazioni, anche di minoranza, in società di ogni tipo. A questi ultimi elementi, e alle modifiche di legge intervenute, aggiungiamo nuovi vincoli derivanti da norme comunitarie: il Regolamento 1083 del 2006 ha limitato l'entità delle contribuzioni pubbliche alla realizzazione delle opere infrastrutturali.
Emerge dunque la necessità, l'urgenza di una riforma dei Consorzi industriali attesa nella società a vari livelli. E' arrivato il momento nel quale, dopo molti mesi di confronto consiliare, dentro e fuori i partiti, nella società, tra le forze economiche e sociali, con il sistema degli enti locali, ci assumiamo la responsabilità di affrontare nel merito una riforma delicata e di portarla a compimento; lo facciamo con la consapevolezza che l'azione di riordino non è fine a se stessa ma si inserisce in un quadro normativo e in una serie di riforme a favore del potenziamento della rete dei servizi nei settori industriali, e anche al programma degli incentivi a favore delle imprese recentemente deliberati dalla Giunta regionale. Pensiamo agli interventi per l'innovazione tecnologica, la tutela ambientale, l'innovazione organizzativa e commerciale, gli interventi per favorire l'innovazione del sistema delle imprese attraverso l'acquisizione di capacità e conoscenze, quelli per favorire l'innovazione del sistema delle imprese attraverso la promozione, la diffusione e la valorizzazione del prodotto Sardegna nei mercati esteri; pensiamo agli aiuti alle imprese per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per la promozione dell'utilizzo di tecnologie ad alta efficienza e risparmio energetico, al sostegno alla produzione di beni strumentali e così via. Insomma, un sistema di incentivi a favore del sistema industriale che nella programmazione 2007-2013 dovrà portare necessariamente ad un aumento dell'occupazione e ad una crescita del sistema industriale della Sardegna. E questo programma di incentivi si inserisce in un contesto nazionale e comunitario, anche attraverso la definizione di una serie di azioni necessarie per creare un ambiente favorevole al decollo in Sardegna di progetti di innovazione industriale promossi dall'allora Ministro dello sviluppo economico del Governo Prodi, Pierluigi Bersani, denominato "Industria 2015", ora in fase di attuazione da parte del Governo in carica, e che in Sardegna trovano coerenza con il piano regionale di sviluppo. Il rilancio delle politiche di innovazione di competitività passa in ogni caso per un processo di semplificazione procedurale, le imprese ci chiedono meno burocrazia, meno apparati, con la finanziaria del 2008 abbiamo fatto in modo che in Sardegna sia possibile avviare una attività imprenditoriale in soli 20 giorni attraverso l'introduzione dell'autocertificazione, ma ancora un portale dedicato allo sportello unico per attività produttive consente oggi di avere informazioni in tempo reale su opportunità, potenzialità esistenti per lo sviluppo locale, lo sviluppo territoriale, sull'attivazione di agevolazioni finanziamenti, sugli adempimenti necessari all'avvio della gestione di un'attività d'impresa. Sono novità importanti, segnali di attenzione di rilancio di un comparto che ha necessità di semplificazione di incentivazione, ma anche di assunzione di responsabilità reciproche.
E oggi con la riforma in discussione affidiamo alla Regione le funzioni di programmazione dello sviluppo economico e agli enti locali quelle amministrative e gestionali. Allora in questo contesto poiché uno dei nodi che ci ha occupato in questi mesi è la veste giuridica da dare ai nuovi organismi di gestione delle aree industriali sovra comunali, ebbene non partire dalla forma giuridica da dare ai nuovi organismi, ma dalle funzioni da attribuire agli enti locali che le eserciteranno e su questo siamo tutti d'accordo in forma associata. Insomma cosa devono fare i nuovi consorzi industriali, quelli che nasceranno 8, uno per provincia; per individuare le funzioni non possiamo che andare a rileggere la finanziaria del 2008, infatti anche i consorzi industriali provinciali dice l'articolo 3 del testo che abbiamo oggi in discussione svolgeranno le medesime funzioni amministrative attribuite ai comuni. I consorzi industriali, insomma, non s'occuperanno più di acqua, di rifiuti ma devono invece occuparsi di progettazione, realizzazione di opere di urbanizzazione, infrastrutture e servizi, di vendita assegnazione concessione alle imprese di aree attrezzate per insediamenti produttivi, di realizzare e gestire impianti comuni per la fornitura di servizi, di determinare e riscuotere i corrispettivi dovuti per i servizi, recuperare i rustici immobili industriali per nuove destinazioni a fini produttivi per l'attuazione di programmi di reindustrializzazione. Allora quale forma giuridica per governare queste funzioni, direi residuali, e se i comuni come sarà lo dovranno fare in forma associata insieme alla provincia, la risposta è nel testo unico degli enti locali al numero 267 all'articolo 31 in combinato disposto con l'articolo 114. La forma giuridica è l'azienda speciale ente pubblico guidata dagli stessi amministratori locali che andranno a ricoprire le cariche nel consiglio di amministrazione e la procedura è semplice e i tempi devono essere certi. La Giunta regionale con apposita delibera infatti individuerà le aree industrializzate nel territorio regionale il Presidente della Provincia entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge convoca e presiede l'assemblea generale, che elegge gli organi. Successivamente i consorzi adottano lo statuto che viene approvato dalla Giunta regionale e contestualmente vengono avviate le procedure di liquidazione dei vecchi consorzi, in questo senso la proposta di legge va necessariamente emendata. Occorre infatti procedere alla dismissione delle attività e passività dei consorzi anche attraverso il censimento dei beni e delle partecipazioni al fine di individuare quelli non strettamente connessi all'esercizio delle funzioni da trasferire e quelli invece da assegnare ai nuovi consorzi in quanto direttamente connessi alle funzioni e alle competenze conferite. Il passaggio ai nuovi enti non può che avvenire attraverso un processo liquidatorio in considerazione del fatto che i vecchi consorzi industriali, enti pubblici economici, dotati di autonomia funzionale, sono sottoposti all'esercizio del potere di coordinamento, vigilanza e tutela spettante alla Regione ai sensi dello Statuto speciale e delle sue norme di attuazione. E' lo stesso statuto dei consorzi industriali e il patto tra i soggetti pubblici e privati che vi partecipano all'articolo 36 a sancire la procedura e lo statuto nell'articolo 36 citato afferma che nel caso di liquidazione del consorzio il Presidente della Giunta regionale nomina con Decreto uno o più liquidatori, uno o più. Lo si può fare anche d'intesa con comuni e provincia, discutiamone.
I beni dei consorzi destinati a finalità pubbliche, in forza dell'articolo 18 della legge regionale 30 marzo 1989 numero 18, conservano il vincolo di destinazione originaria e potranno essere attribuiti dalla Regione ad altri enti per l'espletamento delle originarie attività a cui erano finalizzati, in questo caso ai nuovi consorzi industriali. Anche il patrimonio residuo in natura o in denaro dopo il pagamento dei debiti e del rimborso del capitale sociale potrà essere poi assegnato ai nuovi enti perseguenti le medesime finalità. Non possiamo che seguire questa procedura indicata nello statuto e nel patto tra i soggetti costituenti i consorzi.
Infine il personale, naturalmente occorre garantire, così come indicato giustamente nella proposta di legge in discussione, la massima tutela con la continuità del rapporto di lavoro, del trattamento economico non inferiore a quello corrisposto dal consorzio all'atto del trasferimento, seguendo la funzione. Siamo insomma di fronte ad una riforma vera che questo Consiglio regionale si appresta ad approvare in maniera convinta, che parte forse da visioni differenti e che può arrivare ad una convergenza in Aula, sulla base di una esigenza prioritaria che è quella di rilanciare il settore industriale sul quale vogliamo focalizzarci, evitando sovrastrutture anacronistiche e non più all'altezza dei compiti assegnati e in linea con le modifiche di legge intervenute e con l'orientamento più volte espresso da questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Credo che non occuperò tutto il tempo che viene assegnato ai consiglieri per questo dibattito e pur tuttavia è necessario puntualizzare alcuni momenti significativi del dibattito che sin da ora si è avuto in quest'Aula. Un dibattito tutto interno sia all'istituzione Consiglio regionale e un dibattito tutto interno alle forze politiche di maggioranza o di opposizione di questo Consiglio regionale. Ma in maniera trasversale alcuni hanno ritenuto di dover accentuare i mali, che venivano evidenziati nella gestione sino ad oggi avuta per i consorzi industriali. Altri hanno cercato di elogiarne tutti quelli che potevano essere gli aspetti positivi che questa entità aveva messo a disposizione del territorio. Ma nessuno si è soffermato ad ipotizzare perché un consorzio industriale deve esistere, perché deve essere conservato e perché deve avere determinate propensioni a creare sviluppo industriale nel territorio. Lo dico subito perché: ed è il più grave difetto che ha questa maggioranza e questa Giunta e questo Presidente, che si vantano di avere un piano di sviluppo regionale, ma in effetti non esiste alcun piano di sviluppo regionale. Non si sa quale sia realmente lo sviluppo che si vuole dare alla nostra Isola. Vedete, se dovessimo ripercorrere quello che è stato nel tempo l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, i piani di rinascita, noi comprenderemmo che si sono fatte delle scelte e sono state calate queste scelte ipotizzando che alcune formule potevano essere più attinenti e più funzionali allo sviluppo del territorio. Vi fu nel primo piano di rinascita l'ipotesi di finanziare quanto era finanziabile per il riscatto dei territori, in particolare per quello delle zone interne. Arrivò il secondo piano di rinascita e disse: ma guarda un po', tutto quello che era stato finanziato con il 599 poi non andava bene in quanto era stato dato un sistema di finanziamento a pioggia, e non risolveva i problemi. Con il secondo piano quindi si ipotizzò di creare i poli di sviluppo, di identificare una metodologia diversa e alternativa alla prima ipotesi. Si ipotizzò anche che dovevano esserci i comprensori di sviluppo, si ipotizzò anche che poi dovevano essere sviluppi territoriale diversificati, e all'interno di questi collocati e allocati dei consorzi di bonifica, soprattutto dove furono identificati i cosiddetti poli di sviluppo industriale della Sardegna, successivamente anche all'indagine medici, successivamente a quell'indagine voluta per togliere da una condizione di difficoltà le zone interne, pensando e ipotizzando che il banditismo potesse battersi su un terreno diverso, che era quello invece di garantire giustizia piena, quello di creare nuove fonti di sviluppo. Se non si ha questa conoscenza che io ho buttato, così, a larga maglia, e se non si ipotizza quale sia il futuro sviluppo della Sardegna, se non si conosce quello che è il tragitto prossimo che la nostra Isola potrà fare all'interno del Mediterraneo, dopo il 2010, con la libertà dei commerci, se non si identifica quella che potrà essere la dirittura delle vie del mare, che dovrebbero collegare la Mitteleuropa con il Nord Africa, se non si capisce quali sono le nuove e ipotetiche vie dello sviluppo nel trovare un condizionamento fra quello che è il premere di nuove forze che vengono da Oriente e dal Sud alla ricerca di soluzioni per il vivere loro, che non trovano negli Stati di provenienza, se non si identificano quali possono essere le nuove fonti energetiche alternative, se non si ha contezza di quello che effettivamente è il dato da conoscere nel dettaglio, di come vive la nostra Sardegna, con una densità media di trentadue abitanti per chilometro quadrato, essendo neanche 1 milione e 600 mila abitanti su questa enormità di territorio, e di questo milione e 600 mila abitanti fanno parte bambini e vecchi, e le forze lavoro, le poche che ci sono, non sono a sufficienza allocate per poter garantire uno sviluppo sufficiente, e quindi mancano occasioni di sviluppo, se non si ha contezza di tutte queste cose, una Commissione industria che si attarda ad esaminare tre proposte di legge, ma che vive tutto sommato nella distinzione di veder governato il processo di chiusura delle vecchie identità, attraverso un commissariamento di una singola persona, ovvero da tre persone nominate così, ma voi pensate che possa essere dignitoso per l'istituto regionale che arrivino questi progetti di sviluppo e di riforma soltanto sospinti da una volontà di gestione, non sapendo bene per il domani che cosa invece aspetta al popolo sardo? Io ho paura che si porti avanti un dibattito simile, e che si possa consentire che noi degradiamo in così basso contro l'istituzione autonomistica regionale. Io credo che, invece, una riflessione più attenta debba essere fatta, anche quando scendendo nel dettaglio si ipotizza che la gestione sia fatta dai comuni che racchiudono questi consorzi industriali. Io penso a quello che è il consorzio industriale della Provincia di Oristano, quello che resterebbe nella provincia di Oristano, per la gran parte è nel Comune di Santa Giusta, per la minima parte nel Comune di Oristano. Due comuni su ottantacinque comuni governerebbero i processi o gestirebbero i processi di sviluppo di un'intera Provincia? Io mi chiedo, e parlo per la mia Provincia, se Bidonì o Pompu, Laconi o Bosa fanno parte della mia Provincia, debbono delegare in assoluto due sindaci su ottantacinque per gestire quello che va avanti, oppure deve lasciare che sia colui il quale, in nome del verbo divino governatorile, possa governare quei processi di sviluppo per nome e per conto di qualcuno che ha un'idea sua propria, ma non confortata all'interno di questo Parlamento democratico. Ora, io mi chiedo: è giusto lasciare solo la provincia come entità di programmazione? Non è il caso del rivedere complessivamente il momento di gestione? Non è il caso di comprendere che magari ci sono attenzioni, guarda caso quasi tutti i consorzi industriali sono sulla riva del mare, a bocca di porto, per ovvie ragioni, perché c'è il raccordo con la via mare, che dovrebbe consentire di esitare i prodotti della cosiddetta produzione industriale sarda. E quando dico così, udite udite, che cosa produciamo, che cosa esitiamo? Quando in questo stesso posto abbiamo dibattuto della chiusura, per esempio, dei raccordi ferroviari via mare e dell'impossibilità alla Keller, qualora resti in piedi, di poter far fuoriuscire le produzioni che queste industrie hanno. Dicevo che sono, guarda caso, tutti in riva al mare, a bocca di porto, e va bene, perché c'era l'ipotesi che quei porti dovessero servire l'entroterra. Ma l'entroterra, e mi attardo ancora una volta a difenderlo, è quella zona cosiddetta interna della Sardegna che ha difficoltà di sviluppo, che non ha possibilità di crescita, che continua ad avere sofferenze sociali, economiche e civili, e che però deve sopportare, anziché supportare solo, quello che a bocca di porto si realizza. Vedete, il porto di Oristano nacque perché doveva fungere a un'esigenza primaria. Quando Ottana fu concepita e furono lì allocate le varie industrie, tutta la produzione di Ottana, quindi della zona interna, doveva arrivare al porto di Oristano, che era quello più vicino, e consentire di far sì che le merci prodotte in Sardegna andassero per i mercati del mondo. Ora, sappiamo che fine ha fatto Ottana e sappiamo anche le difficoltà che vive tuttora. Nessuno denunzia, per esempio, le difficoltà da chi sono venute, le difficoltà politiche che lì vi sono, e sono sostanzialmente gravi, pesanti, e nessuno le denunzia. Neanche la maggioranza ha la forza morale di poter dire di far sì che un velo pietoso venga tagliato, anziché far ricoprire quelle porcherie che si sono verificate in quel di Ottana. E sappiamo bene a cosa mi riferisco. Ora, tornando al racconto, le merci di Ottana non sono mai arrivate al porto, il porto ha lavorato solo ed esclusivamente per la zona industriale, che era lì a bocca di porto. Allora, io mi chiedo, è giusto che dia la gestione esclusiva di questi consorzi ai comuni che detengono nel proprio agro la zona industriale, il consorzio industriale? Tenendo a mente che interessa l'intera provincia, sto parlando di otto consorzi industriali, uno per provincia, quindi non può che essere una verifica di quello che sino adesso stiamo affermando. Vi è quindi un errore sul posizionamento gestionale, vi è un errore concettuale iniziale perché si parla più di strumenti, senza sapere gli strumenti a cosa servano e che cosa possano produrre, e che cosa debbano dare o offrire di opportunità alla Sardegna intera? Ma l'importante è dire che esistono otto consorzi industriali, uno per provincia. Così abbiamo ancora una volta assolto al problema dell'innovazione istituzionale della riforma; da 16 sono diventati otto, abbiamo fatto un bel taglio, poi, qualcuno si sofferma sul fatto che i Consorzi sono macchine di spesa, che costano molto gli amministratori, i dirigenti; può essere tutto vero, ma non è dimezzando, e si potrebbe fare a parer mio anche in maniera diversa, i costi dei Consorzi industriali, è sapere perché Consorzi industriali, così configurati, possono essere un'opportunità di sviluppo per la Sardegna, perché se non servono, così come sono ipotizzati, meglio cancellarli del tutto, ed è un assurdo, ma è così, ma riforme tanto per dire che si riforma non se ne fanno, riforme solo per avere l'occasione di mettere un commissario che mi governi i processi di chiusura, e già anche stamattina, nella relazione, si è detto della complessità della figura di cui l'ente consorzio è parte, perché è parte di pubblico ed è parte di privato, ed è un ente pubblico economico, con tutto quello che è l'insieme della strutturazione di affari, di occasione messe insieme, che hanno creato patrimonio, che hanno creato rapporti, che hanno modi di interagire anche con altre società, che hanno una rete che oggi è difficile smantellare e per cui un commissario minimo quattro anni dovrebbe porci per andare in liquidazione questa entità di cui oggi noi parliamo. Ma è una cosa seria? O è funzionale esclusivamente al fatto che dietro ci sono scommesse elettorali e d'interessi che siano del Governatore o della maggioranza? Io credo che in un'aula, in cui si dibatte ancora per piccoli, caro Presidente, per piccole bande, per cercare di risolvere i problemi più minuti, quelli che possono acquietare una maggioranza inquieta, quelli per cui possono mettere d'accordo il pranzo con la cena non ha significato che io possa continuare a dire cose che ritengo serie nell'interesse dello sviluppo della Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie Presidente, Assessori e colleghi. La chiusura del collega Dedoni credo che sia effettivamente da rimarcare. Io vedo, nella proposta di legge che oggi noi abbiamo in Aula, un non so che di disinteresse generale con un interesse particolare di alcuni che, in qualche modo, hanno gestito tutti questi mesi, forse anni di attesa per proporre un progetto, una legge di riforma dei Consorzi industriali. Io ho vissuto, bene o male, per l'attenzione che noi rivolgiamo all'interno di questa Aula, ma soprattutto per i lavori che si svolgono all'interno di questo Palazzo, le tante volte che la Commissione è andata sotto per numero legale, le tante volte che, in realtà, la Commissione non riusciva ad andare avanti perché non si trovava un accordo per uscire da questa impasse. Però dobbiamo dire che una legge di riforma dei Consorzi industriali è una legge necessaria. Noi tutti sappiamo che si sta attraversando un periodo di crisi, una fase difficilissima per l'economia nostra, l'economia della Regione, per l'economia nazionale, addirittura anche internazionale, dove il nostro sistema produttivo sembra quasi impazzito, possiamo dire che siamo in piena crisi nera. Ora, tutti gli indicatori economici questo lo testimoniano in modo chiaro, in modo palese, in modo evidente, però, nel momento in cui noi veniamo chiamati qua, all'interno di questo "Parlamentino" regionale, abbiamo da darci delle risposte. Probabilmente il nostro Assessore, che oggi è attenta, è tutto il giorno qua, in aula, e di queste domande ne avrà sentite tantissime, quindi presumo che, alla fine, ci darà tutta una serie di risposte e, molto probabilmente, anche quella che è la sua idea e la sua eventuale proposta. Ma io dico: a cosa serve stare qui, in fase soprattutto di discussione generale, a confrontarsi su un testo, che è quello che è depositato e che è stato dato a noi, quando sappiamo perfettamente che dietro le quinte questo testo sarà praticamente stravolto, che si sta lavorando per modificarlo e che si sta lavorando soprattutto per trovare un'alltra soluzione che è diversa da quella che è la proposta che noi oggi, in questo momento, stiamo provando a discutere all'interno di questa Aula. Io credo che questo non sia molto corretto, soprattutto nei confronti di colleghi che per intervenire all'interno di quest'Aula hanno anche la necessità di trovare degli spunti dalla proposta di legge che noi abbiamo in presenza, che è depositata agli atti, per poi dover magari discutere un maxiemendamento che stravolge completamente il lavoro che qui è stato fatto e che magari è completamente diversa, come filosofia di base, rispetto a quella che noi oggi siamo chiamati a discutere. Ma io, prima di entrare... mi auguro che non sia così, però, se sarà così, poi, eventualmente, rinterverremo per dire che invece, realmente, avevamo magari ragione noi... io credo che prima di entrare nel vivo della discussione, ma credo soprattutto nel merito della parte tecnica di questa proposta di legge, credo che sia fondamentale porre innanzitutto una questione pregiudiziale vera e propria, credo che sia relativa alla legittimità costituzionale in forza ai pareri che molti costituzionalisti hanno già espresso e che ci hanno anche, addirittura, fornito. Poi entrerò, Assessore, nel merito di che cosa esattamente voglio dire, e qual è il dubbio che noi ci poniamo, Poi, chiaramente, nella sua replica spiegherà qual è invece la posizione della Giunta e quale invece è la posizione differente di illustri costituzionalisti. Fondamentalmente credo che sia importante capire se è legittima la soppressione della maggior parte dei Consorzi industriali che vivono e operano in Sardegna, ma ancor più importante il trasferimento del personale e delle risorse, questo è quello che m'interessa di più, agli enti locali, quali sono destinate le funzioni di questi enti soppressi. Noi sappiamo perfettamente, Assessore, che molti, la maggior parte di tutti questi enti, di quelli addirittura anche già soppressi, hanno in forza, chiaramente, una parte privata, quella parte privata che non entra nel merito della parte pubblica e che quindi non può essere automaticamente, o perlomeno cercheranno in qualche modo di rivalersi sulla parte pubblica, ecco, questo è il dubbio, è un dubbio importante che noi abbiamo bisogno di capire per vedere quale è poi l'obiettivo finale e il risultato soprattutto finale di quella che sarà l'eventuale legge che noi riusciremo ad esitare ed approvare definitivamente all'interno di quest'Aula. Altra importante considerazione è sapere se il compito, ma soprattutto lo scopo per cui questi Consorzi sono stati chiamati, sia esaurito, se c'è ancora questo scopo, se esiste ancora un futuro e se, invece, il ruolo che questi Consorzi, questi nuovi Consorzi, quest'idea di nuovo Consorzio abbia ancora un senso, o se abbia ancora una linea da seguire. Io credo che c'è e ci sia un controsenso che, francamente, a me personalmente non è sinceramente comprensibile. La Regione avrebbe nelle sue intenzioni, questa è la domanda che io rivolgo, intenzioni di potenziare la nuova centralità che l'ordinamento riconosce agli enti locali, ma, allo stesso tempo, vorrebbe risolvere con un taglio la gestione non economica dei Consorzi. Allora appare chiaro che non è in discussione, a questo punto, il ruolo dei Consorzi, ma è, in realtà, la loro gestione, questo credo che sia il nodo fondamentale, principale di tutta la discussione, e credo che sia anche il punto che ha creato atterrito all'interno della stessa maggioranza. Non è che noi dobbiamo entrare oggi nel merito di quella che è la gestione interna di ogni Consorzio industriale, noi sappiamo, il collega Dedoni ha citato il Consorzio industriale di Oristano, e io lo prendo lo stesso ad esempio, come un consorzio che ha dimostrato in tanti anni di essere un consorzio che ha dato molto al suo territorio, un consorzio che in termini economici è piuttosto fiorente, un consorzio che ha dimostrato, a parte qualche bega nel ricoprire le poltrone, nel trovare qualche soluzione interna, magari qualche incrocio strano tra La Margherita e Alleanza Nazionale o magari è Forza Italia che si incastra in qualche modo per cercare di chiudere l'accordo e per cercare, come sempre è nello stile del nostro partito, di trovare una soluzione per chiudere e mediare. Credo che oggi, in questo momento, lo stesso problema lo abbia la maggioranza, cioè quello di capire alla fine come questi consorzi andranno a liquidazione, come questi consorzi saranno gestiti, come questi consorzi saranno portati alla nuova gestione, cioè chi sarà il commissario, questa è la parola chiave di tutto il ragionamento. Io lo so che qualche collega della maggioranza ha l'occhio attento e in qualche modo si è prodigato fino ad oggi per salvare quei consorzi dove la presenza di alcune parti politiche determinava anche la maggioranza all'interno di quei consorzi e sono ancora più convinto che oggi la trattativa verte soprattutto e molto su quello che saranno gli eventuali commissariamenti e chi saranno gli eventuali commissari di questi nuovi consorzi. Ecco, io credo che la politica, e soprattutto il fatto di dover legiferare, non possa restringersi a una mera individuazione del potere. Io non credo che l'importanza di questa proposta di legge che noi stiamo avanzando e stiamo cercando di portare avanti all'interno di quest'Aula, possa in qualche modo essere viziata da quello che potrà succedere, da chi potrà controllare francamente questi consorzi. Sperando che questo non sia il vero scopo e la vera funzione dell'essere arrivati soltanto oggi, quindi quasi alla scadenza di questo mandato elettorale, spero che nel proseguire di questo dibattito in discussione generale, ma chiaramente nel momento in cui si entrerà nella fase dell'articolato, sia chiarito e si chiarisca qual è il percorso che realmente questa maggioranza vuole percorrere.
Io credo che la riforma dovrebbe puntare quindi a creare consorzi, e questo è il lavoro che noi dobbiamo fare all'interno di quest'Aula, che nel rispetto della loro natura economica siano proiettati al centro dei rapporti di sviluppo, che possano portare realmente a un livello competitivo sia la politica industriale che quella chiaramente del nostro territorio e della nostra regione. Perché dico questo? Perché mi è sembrato che durante tutto questo dibattito un po' si sia perso il punto principale, che è quello di fare una riforma che serva realmente allo sviluppo del nostro territorio, che serva veramente allo sviluppo dell'industrializzazione della Sardegna. Vedete, molto spesso ci siamo trovati di fronte a consorzi industriali che di industriale francamente non è che avessero tantissimo, perlomeno nella loro gestione si sono un po' persi, alcuni l'hanno trasformato in zone artigianali, altri magari anche in qualche zona commerciale e francamente questo è forse un errore grave che, nel gestire e nell'attuare politica di sviluppo all'interno di questi consorzi, si è commesso. Ecco, io penso e spero che da parte tutto questo Consiglio regionale ci sia attenzione perché il futuro eventuale dei consorzi industriali sia realmente lo sviluppo dell'industrializzazione del nostro territorio e della nostra Sardegna, in modo da riuscire ad essere competitivi con l'esterno e quindi con il resto della nostra nazione, ma soprattutto con il resto d'Europa.
Lo si diceva stamattina: in realtà forse siamo l'unica Regione che ancora non ha fatto una riforma sui consorzi industriali e credo che sia necessaria. Il Gruppo di Forza Italia l'ha già presentata, l'aveva presentata e fa parte di una sintesi di questa proposta che oggi è all'attenzione di quest'Aula. Noi, il Gruppo di Forza Italia e come primo firmatario, stamattina l'ha ripetuto la collega Lombardo più volte, il senatore Fedele Sanciu, allora consigliere regionale, l'avevamo presentata e aveva come punti principali la definizione degli ambiti e individuare meglio le funzioni principali dei consorzi, riconosciuti sempre come enti pubblici economici. Io credo che questo sia un altro elemento fondamentale che deve essere rimarcato e sostanzialmente sostenuto da tutta l'Aula e soprattutto da tutta la maggioranza. I consorzi industriali devono rimanere, anche perché questo lo prevede chiaramente una legge nazionale, enti pubblici economici e questo è il loro percorso, questa è la loro reale funzione, in collegamento diretto con quello che è chiaramente lo sviluppo economico che noi dobbiamo andare ad individuare.
Quindi, per concludere, perché non credo che sia necessario continuare ad utilizzare tutto il tempo che noi abbiamo a disposizione anche perché è già stato detto tanto, interverranno dopo di me i Capigruppo che, quindi, potranno in qualche modo e sicuramente entreranno nel merito forse anche più specifico della legge che noi stiamo esaminando, però credo che, in conclusione, noi dobbiamo individuare solo ed esclusivamente un punto, uno scopo fondamentale e principale: individuiamo gli ambiti, individuiamo quali sono realmente i consorzi che devono proseguire, ma non limitiamoci a stringere tutto questo in una forma semplice, in una forma di controllo e di potere. Non può essere questo il bene dei sardi e della Sardegna, non può essere un nostro ruolo perché noi questo non lo dobbiamo fare, riportiamo a questo Consiglio regionale il suo vero ruolo e in qualche modo cerchiamo, una volta per tutte, di far capire di chi oggi è al potere che forse non è soltanto il controllo del potere che porta alla soluzione dei problemi, ma molto probabilmente l'umiltà e la voglia di fare e di dare molto di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Non è in aula, quindi decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Non è in aula, quindi decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io come il mio collega di Gruppo Dedoni, che è intervenuto prima di me, non credo di dover utilizzare l'intero tempo che è a disposizione e credo di dover svolgere più una serie di considerazioni di carattere generale e politico sul tema dei consorzi, che poi è il tema tipico di una discussione generale di una legge, piuttosto che entrare nel merito di alcune specifiche norme che sono contenute all'interno della legge, che richiederanno, magari durante il ragionamento sull'articolato, un particolare soffermarsi. Devo dire che in qualche misura ovviamente crea problemi, come li ha creati ad altri consiglieri regionali, il fatto di non avere la certezza che il testo attuale della legge sia quello che effettivamente avremo poi in discussione nei giorni successivi, cioè le notizie che da più parti arrivano secondo cui ci potrebbe essere, prima del passaggio agli articoli, la presentazione degli emendamenti condivisi sostanziali sul testo di legge, crea ovviamente dei problemi di giudizio, almeno su alcune parti della legge e crea anche la necessità di una valutazione che è più di ordine generale, e che peraltro già alcuni colleghi hanno svolto in Aula, e cioè quella relativa all'esigenza di cercare quanto più possibile di dare al Consiglio l'argomento della discussione. Nel senso che durante una discussione generale di una legge o durante la discussione di approfondimento che viene svolta all'interno della Commissione di una legge non ha grande significato che la Commissione venga estenuata da giorni di discussione se poi non c'è la possibilità di arrivare a una sintesi, nel senso che portare in discussione un tema in Commissione e sostituirlo integralmente, come si fece ai tempi della discussione del Piano sanitario regionale,
come si è fatto durante la discussione ultima della legge urbanistica o come si rischia di fare oggi in Aula per quanto riguarda parti importanti del tema dei Consorzi industriali, insomma, non ha un grande significato e ci deve far ragionare nuovamente sul tema di quali siano le attribuzioni che noi stessi diamo alle Commissioni e al Consiglio regionale, perché se le Commissioni sono sedi reali di approfondimento e se la discussione generale che oggi noi stiamo facendo ha un significato, insomma, è conseguente che non ci possono essere sostituzioni di parti importanti della macchina in corsa. Mentre, se questo non è, è giustificato che ci siano interventi sostitutivi che vengono fatti quando già una legge ha percorso parti importantissime del suo cammino, ma non dobbiamo, allora, colleghi consiglieri, porci il solito problema che ogni tanto ricorre in quest'Aula della sperequazione nei poteri, in una distribuzione dei poteri tra la Giunta e il Consiglio, perché il potere fondamentale che noi abbiamo sottolineato più volte, continua a essere attribuito al Consiglio ed anzi quello che il Consiglio dovrebbe implementare è il potere legislativo. Allora, se il Consiglio da solo rinuncia ad esercitarlo, rinuncia ad esercitarlo in parte, sostanzialmente invalidando il ruolo delle Commissioni e il valore del lavoro che viene svolto all'interno delle Commissioni e poi invalidando addirittura il significato delle discussioni o delle procedure che ancora sono attivate all'interno del Consiglio, per esempio nella fase di discussione generale della legge che oggi stiamo affrontando, beh, se questo succede è davvero difficile, colleghi, che poi noi ci interroghiamo sul ruolo del Consiglio, nel senso che il ruolo del Consiglio lo stiamo scegliendo e decidendo noi stessi, perché ogni qualvolta noi leviamo un pezzo di legittimità a quelle che sono le funzioni del Consiglio, automaticamente stiamo decidendo che il Consiglio perde un pezzo del suo ruolo e quindi non possiamo poi lamentarci se il ruolo del Consiglio diventa sottodimensionato, sottoorganizzato rispetto a quello che, sempre più forte, anche per quanto attiene agli aspetti del legislativo, viene esercitato dalla Giunta regionale. Perché la Giunta regionale alla fine è vicaria rispetto all'assenza di un Consiglio regionale che sia efficace nel ruolo che la legge, la prassi, la consuetudine, il Regolamento, le normative, gli attribuiscono. Quindi, io direi che in questa legislatura è successo con una frequenza disarmante che le attività svolte in Commissione per periodi di tempo lunghi nella funzione di approfondimento che la Commissione esercita, siano state poi sostituite da emendamenti che hanno rivoluzionato la legge in discussione, rendendo, di fatto, non valido il lavoro che era stato fatto in Commissione per giorni o per mesi. La stessa cosa si è verificata in Consiglio, dove il lavoro della Commissione è stato stravolto da iniziative non consiliari, ma quasi sempre di Giunta che hanno frammentato, sostituito parti importanti delle leggi che erano in discussione. Insomma, questo non è un modo che sia ragionevole di procedere, perché è un modo di procedere che mortifica il ruolo e l'importanza del Consiglio ed è questo il momento in cui noi consiglieri regionali dovremmo alzarci per difendere le prerogative del Consiglio, non è il momento in cui la Giunta, e bene fa, esplica la propria attività che è quella esecutiva, non è il momento in cui la Giunta porta via ancora qualche briciolo di cascame esecutivo che ancora il Consiglio regionale tenta, in qualche modo, di attribuire a se stesso, non è quello il momento in cui noi dobbiamo difendere le prerogative consiliari, il momento in cui le dobbiamo difendere è quello legislativo, e il modo migliore per difenderle è facendo sino in fondo il nostro lavoro di legislatori, non facendolo a spizzichi e bocconi, non facendolo tradendo una parte del lavoro che è già stato fatto in Commissione, non facendolo in una sostanziale sordità dell'attività del Consiglio regionale in cui nessuno sente la parola che viene portata all'interno dell'organo legislativo da chi il ruolo del legislatore vuole svolgere.
Colleghi, questa è una sottolineatura importante che è propedeutica rispetto al ragionamento che noi andiamo a fare sui Consorzi industriali, perché poi anche se voi ci pensate, il ragionamento del merito sui Consorzi industriali non è estraneo rispetto a questa riflessione di partenza, nel senso che una parte dei ragionamenti che si sono svolti intorno ai Consorzi industriali era comunque una parte legata alle attività di gestione, sia a quelle di gestione dal punto di vista istituzionale del Consorzio stesso e sia quelle di compiti attribuiti al Consorzio che rimaneva in vita. Quindi, in realtà, il Consiglio regionale, ma in questo caso ha svolto un'azione che è quella tipica del legislatore, è entrato anche nel merito dei metodi della gestione. Però, il momento in cui noi discriminiamo l'attività del Consiglio rispetto a quella della Giunta è il momento in cui noi non ci facciamo confondere nello scrivere la norma da quelle che sono riflessioni concrete, pratiche, di politica gestionale che ciascun consigliere fa legandole a riflessioni di politica territoriale, di politica contingente, di politica realistica. Quindi, il ragionamento fondamentale che noi dobbiamo ribadire anche in questa riflessione che è all'inizio della nostra attività legislativa specifica di merito sui Consorzi industriali, è quello che anche in questo caso avremmo dovuto e non abbiamo difeso la capacità di fare leggi del Consiglio regionale che invece in questo momento è quasi completamente subordinata all'iniziativa legislativa della Giunta che sta facendo qualcosa di improprio rispetto alle sue competenze.
Ecco qua, detto questo, io credo che sia necessario anche andare a sottolineare la posizione dei Riformatori. Noi abbiamo presentato una proposta di legge, l'8 di agosto del 2005, che aveva come obiettivo quello di andare incontro a un'esigenza - che credo sia condivisa da tutti - e cioè quella di riformare le istituzioni che sono nate per consentire, per concorrere a consentire lo sviluppo industriale di aree geografiche della Sardegna e che palesemente, a svariati decenni spesso di distanza dalla loro istituzione, non sono più adeguate rispetto agli obiettivi che si propongono. Però, colleghi, il ragionamento che noi vogliamo fare in quest'Aula è sempre lo stesso e cioè che questa Amministrazione regionale di centrosinistra sembra sempre una Amministrazione a mezzo del guado, che lancia dei proclami importanti, che individua degli obiettivi - che peraltro altri hanno individuato prima, molte volte - che individua obiettivi ma che poi non mette in campo gli strumenti che sono adeguati rispetto al conseguimento degli obiettivi. Il problema dei Consorzi industriali probabilmente è un problema relativamente semplice dal punto di vista dell'impostazione logica e cioè: a che cosa servono i Consorzi industriali? Cioè, i Consorzi industriali quando sono nati avevano una finalità, probabilmente l'hanno espletata per molto tempo, è arrivato il momento di chiedersi se questa finalità è ancora congrua rispetto alle forze che vengono messe in campo attraverso i Consorzi. La nostra risposta è stata sicuramente negativa e noi abbiamo espresso più volte la nostra idea sui Consorzi, come su altre istituzioni che pure rimangono e sono rimaste negli ordinamenti della Regione Sardegna, la cui modernizzazione e il cui ammodernamento e il cui cambiamento era sicuramente necessario e indispensabile. Però, se andiamo a verificare quali sono le scelte che servono per l'industrializzazione e per concorrere a supportare territorialmente e a organizzare territorialmente l'industrializzazione della Sardegna, insomma, non sono solo i Consorzi o non sono certo i Consorzi il problema fondamentale sul tappeto. Nel senso che oggi il problema fondamentale della Regione Sardegna è l'incapacità di attrarre investimenti nel settore industriale, anzi la capacità di perdere i pochi investimenti che nel settore industriale sono presenti nel tessuto sardo, e la farraginosità complessiva dell'attività burocratica e di infrastrutturazione che invece rappresenta un valore aggiunto nel localizzare le imprese industriali laddove il meccanismo funziona. Se noi andiamo a citare il famoso "caso Irlanda" di cui tanto spesso si sente riecheggiare il risultato complessivo immenso che è stato raggiunto, il "caso Irlanda" certo ha senz'altro fruito di alcune agevolazioni di carattere normativo e fiscale che in quella Regione è stato possibile utilizzare nel tempo in cui si è scelto di usarle e da noi non si è scelto di usarle. Però sembra a detta di chi studia il caso Irlanda che una delle principali valenze, uno dei principali valori aggiunti, uno dei principali gol che l'Irlanda ha fatto nella capacità di attrarre investimenti sia stato senz'altro rappresentato dalla capacità di semplificazione burocratica e amministrativa della riduzione della presenza del settore pubblico, della capacità di infrastrutturare rapidamente ciò che veniva richiesto perché potesse essere utilizzato ai fini dello sviluppo industriale.
Ecco, questo sembra anche il fine fondamentale a cui dovrebbe tendere la nostra Regione e se è questo il fine fondamentale, colleghi, beh insomma, viene il sospetto che dei consorzi industriali noi non ce ne facciamo niente, nel senso che viene il sospetto che i consorzi industriali siano semplicemente un ulteriore appesantimento di tipo burocratico amministrativo di un'azione che può essere tranquillamente delegata agli enti locali perché voi vi riempite anche nelle relazioni, nelle poche relazioni che accompagnano la legge, sostanzialmente nel parere della prima Commissione, di principi che sono fondamentali, quello di sussidiarietà, quello del trasferimento alle comunità locali, quello della delega quanto più possibile verso il basso di tutto ciò che può essere delegato verso il basso, lasciando poi ai comuni la possibilità di aggregarsi per fornire dei servizi se questi servizi sono indispensabili all'infrastrutturazione locale, con l'idea che c'è un soggetto programmatore che può essere la provincia o qualora e noi saremmo d'accordo se ritenga che la provincia possa avere qualche difficoltà a fungere da ente programmatore o addirittura qualora vada avanti l'idea generale e nazionale dell'abolizione delle province, beh, in questo caso la Regione nel senso che l'unico ente che può dare davvero un'indicazione di programmazione è la Regione. Ma dopo che la Regione ha dato le indicazioni di programmazione dello sviluppo industriale, quindi ha dato le regole, ha dato la cornice all'interno delle quali devono essere svolte le attività pratiche concrete, beh insomma, a questo punto noi non vediamo che cosa osti a che queste attività siano affidate alle unioni dei comuni e laddove i comuni non avessero la forza di farle da solo siano affidati alle un unioni dei comuni. Quindi, che i consorzi nascano per libera scelta dei comuni i quali si aggregano tra di loro e forniscono le prestazioni. Quindi che non siano veri e propri consorzi, non siano strutture consortili, ma che siano semplicemente delle associazioni temporanee di impresa, verrebbe voglia di chiamarle, cioè dei momenti di aggregazione intercomunali a cui i comuni forniscono dei servizi che sono indispensabili per l'infrastrutturazione, fermo restando che l'infrastrutturazione deve essere rapida, non deve avere carico burocratico, non deve avere tutti quei cascami, tutti quegli appesantimenti, tutti quei lacci e lacciuoli che un tempo si chiamavano che tendono a rendere difficile la risposta a chi intende intraprendere economicamente. Per chi intende intraprendere economicamente, sempre più drammaticamente ha bisogno di tempi certi e rapidi e di certezza del diritto, quindi ha bisogno di sapere in fretta, immediatamente se si può fare, come si può fare e quando si può fare. Quindi tutto ciò che invece è passaggio burocratico, tutto ciò che è passaggio attraverso un ulteriore filtro che deve decidere, riunire un consiglio di amministrazione, riunire un'assemblea, riunire comunque organi che devono valutare e decidere, sovrapporsi ad altri organi che devono ugualmente valutare e decidere, beh insomma, tutto questo è mortale per quello che è lo spirito che voi volete attribuire alle istituzioni che ancora rimangono in piedi.
Quindi questo è il monito che noi vi lanciamo e cioè in una Regione dove purtroppo noi non possiamo dire - c'è il liberismo sfrenato -, perché siamo in una fase di socialismo reale in cui qualunque spinta che abbia un briciolo di rispetto per le libertà di intrapresa economica è comunque un'innovazione epocale rispetto a un sistema sclerotico che ha il pubblico come freno allo sviluppo, non come aiuto e supporto dello sviluppo come dovrebbe essere. Allora in un contesto di questo genere noi ci chiediamo: "Ma la grande rivoluzione dei consorzi industriali contenuta nel testo attuale di questa legge è davvero una rivoluzione o semplicemente è come il cappellone che si presenta dal parrucchiere e gli dice: 'Mi dia una sfoltita', e quindi taglia di qualche centimetro una zazzera che è comunque destinata a rimanere ridondante rispetto alle esigenze di quella testa"? Ecco, il ragionamento che noi vogliamo fare e che vogliamo lasciare agli atti di quest'Aula durante la discussione generale in cui come sempre si parla più per ribadire ai posteri, a chi farà una tesi di laurea sui consorzi industriali fra 10 anni sulla discussione che si è svolta in Consiglio regionale, quello che è il ragionamento che noi vogliamo fare è veramente chiederci se questa legge che noi stiamo oggi discutendo nella fase di discussione generale sia davvero adeguata rispetto a quelle che sono le esigenze dello sviluppo industriale in Sardegna, certo non per rivoluzionare lo sviluppo industriale in Sardegna perché non è la legge sui consorzi industriali e ne siamo consapevoli che deve avere questo obiettivo, ma perché come voi dite nelle vostre relazioni, ci sia una congruità tra la legge sui consorzi industriali che noi andiamo a fare e l'obiettivo che è quello dello sviluppo industriale, dell'infrastrutturazione locale finalizzata allo sviluppo industriale. C'è una congruenza, perché a noi ci sembra che questa legge non sia se non un piccolo passo in avanti rispetto a ciò che c'era e oggi la Sardegna non ha bisogno di piccoli passi in avanti, ha bisogno di rivoluzioni epocali che voi avevate promesso che avreste fatto all'inizio di questa legislatura e che ad oggi non si vedono.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, io la riammetto, le do la parola, ma lei gestisce il tempo nel senso che si accettano autolimitazioni.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Grazie, grazie anche per avermi dato l'opportunità di intervenire anche perché io sapevo che c'erano altri interventi prima e quindi non ho calcolato che ci potessero essere queste assenze. Intervengo per dire che effettivamente bisogna fare una considerazione importante perché di una legge importante stiamo parlando e la considerazione è che arriva in Consiglio regionale una legge, quella sui consorzi industriali che è stata una legge che ha creato un animato dibattito all'interno del Consiglio regionale e anche all'interno e soprattutto all'interno della maggioranza. E c'è oggi effettivamente l'esigenza di rivedere la funzione dei consorzi industriali, tutti ne siamo consapevoli e devo dire che per quanto mi riguarda e per quanto ci riguarda, pur sapendo che questa legge non sarà quella che risolverà i mali dell'industria in Sardegna, ma che considerato che noi abbiamo fatto dei provvedimenti legislativi anche nella finanziaria ultima dove noi qualora non dovessimo approvare la legge che oggi noi stiamo discutendo, si dovrebbe andare ad un commissariamento generale degli otto consorzi industriali che rimangono in piedi. E' chiaro che questo noi non lo vogliamo perché non crediamo che sia una cosa giusta oggi il commissariamento dei consorzi della Sardegna, un commissariamento generale, ma io credo che bisogna dare a questi consorzi gli strumenti per poter andare avanti e per poter svolgere quella funzione importante che hanno assunto in passato, fermo restando che ci sono delle cose che in questi anni non hanno funzionato. Allora, però io dico subito che probabilmente anni di discussioni non sono bastati per raggiungere un accordo all'interno della maggioranza, la quale maggioranza decide di fare la riforma dei consorzi, decide di cancellare una parte dei consorzi e di lasciarne un'altra parte, gli 8 a carattere provinciale, però non ha raggiunto l'accordo su come deve essere fatta la riforma.
Cioè la maggioranza di governo della Regione ha deciso di fare la demolizione però poi non ha in mano un progetto di ricostruzione e vedere un po' come deve essere programmata la nuova gestione dei Consorzi industriali. Dico questo perché mi risulta che ci sia pronto, e sta per essere presentato, un emendamento che cambia un po' l'impalcatura della legge che noi stiamo approvando e che in qualche modo rivoluziona anche le cose che sono contenute all'interno della legge. Ecco, io credo che non siano riforme che possono essere pensate e programmate all'ultimo momento: se la maggioranza voleva fare la riforma dei Consorzi, avrebbe dovuto preparare in tempo una vera riforma in modo che oggi avremmo discusso su quello che devono essere i nuovi Consorzi industriali; e io devo dirlo, la preoccupazione è che noi stiamo discutendo e che probabilmente, magari nelle prossime ore, ci sarà un emendamento che modificherà completamente quello che stiamo discutendo, per cui avvieremo un dibattito che è orientato in modo diverso da come è andato fino adesso.
Io credo che noi dovremmo partire da una considerazione che è quella di fare una valutazione per vedere se la riforma che stiamo facendo è una riforma che serve a risolvere problemi dell'industria in Sardegna, e i problemi dei settori produttivi, oppure è una riforma per dire che stiamo facendo le riforme, perché questa maggioranza di governo ci ha abituato a questo: fa le riforme per dire che sta facendo qualcosa, ma non si pone il problema se poi le riforme riescono a risolvere i problemi che la riforma si pone. Io mi riferisco soprattutto a quanto è successo nelle riforme che sono state approvate sino adesso: ricordo quella degli enti agricoli, che avrebbero dovuto risolvere i problemi dell'agricoltura, e invece io dico che, a distanza di un paio di anni dall'approvazione di queste riforme, i problemi dell'agricoltura non sono sicuramente migliorati ma soprattutto è peggiorata la situazione del mondo agricolo, perché mai come in questo momento c'è stata una crisi sociale ed economica e di abbandono per quanto riguarda l'agricoltura. Con il risultato che poi questa riforma degli enti non ha determinato una semplificazione per quanto riguarda le funzioni che devono garantire al settore e non ha determinato risparmi, con grande dispendio di risorse. Io non vorrei che anche questa riforma che noi stiamo approvando sia una riforma di facciata che poi non risolve assolutamente i problemi dell'industria; e noi lo sappiamo che non dipende da questa riforma perché che noi la approviamo o non la approviamo questa riforma i problemi dell'industria in Sardegna rimangono, e bisogna dirlo, non sono determinati dal fatto che ci fossero dei Consorzi industriali che fino adesso hanno svolto ruoli diversi da quelli previsti nelle loro competenze, possiamo dire anche che hanno supplito alle diverse carenze dell'Amministrazione, perché quando si sono occupati di gestione e smaltimento di rifiuti solidi urbani, della depurazione delle acque, di tutta una serie di altre competenze sicuramente non sono competenze specifiche di quei Consorzi ma hanno comunque, in quella fase, svolto un ruolo di supplenza importante. Allora, bisogna dire che la crisi dell'industria oggi in Sardegna ha altre cause: se oggi in Sardegna ci sono 10.000 occupati in meno nell'industria, se stanno aumentando i cassintegrati, se la gente sta emigrando, se sta per chiudere (per non dire che è già chiusa) la più grande industria tessile della Sardegna, la LEGLER, che determinerà sicuramente un dramma, soprattutto dal punto di vista occupazionale, nella Sardegna centrale, sappiamo che la colpa non può essere attribuita ai Consorzi industriali ma che ci sono sicuramente delle altre responsabilità. Ecco, io avrei voluto che nella fase di discussione questa sera di questa riforma dei Consorzi si affrontassero i veri problemi dell'industria in Sardegna.
Io sono molto perplesso per le dichiarazioni che faceva il collega Floris prima, quando diceva che una fase è stata superata, quindi noi ci stiamo preparando quasi con enfasi ad una nuova gestione dei Consorzi, quindi quasi che fossero superati e problemi dell'industria. Lo stesso fatto che in Ogliastra chiude la cartiera e chiudono altre esperienze industriali… poi ci sono altre iniziative che io debbo dire condivido in qualche modo, cioè il fatto che ci sia un polo nautico ritengo che sia un fatto positivo, ma non possiamo pensare che questa sia la soluzione dei problemi dell'industria. Allora, io, collega Floris, le voglio dire: ma è possibile che non si preoccupi, e non le dica nulla il fatto che oggi, soprattutto nel nuorese, c'è una crisi senza precedenti? Che praticamente stanno per chiudere altre realtà importanti, che la Equipolymers sta per chiudere, che la Clivati che sta per chiudere, e quindi sta per essere cancellato quel poco che è rimasto di questa grande industrializzazione di Ottana.
Qualche giorno fa, su un importante quotidiano sardo, ho letto un articolo di Salvatore Cubeddu che mi ha impressionato e che ho apprezzato molto, il quale diceva, sulla richiesta che era stata fatta da parte dei sindacati di fare un Consiglio regionale a Nuoro sulla crisi nuorese, dice: no, facciamolo ad Ottana che è l'epicentro della crisi dell'industria nella Sardegna centrale e soprattutto nel nuorese. Ecco, io mi sarei aspettato che ci fosse veramente una riflessione preoccupata per quello che sta succedendo nella provincia di Nuoro, soprattutto di quello che sta succedendo nella provincia di Nuoro per quanto riguarda l'industrializzazione, invece non ho sentito nulla. Io so che il gruppo Clivati, che sta determinando la chiusura di un'altra iniziativa importante, la Equipolymers, era un'industria che stava chiudendo ad Oristano, per un fallimento, mi pare che non abbia neanche iniziato l'attività, ebbene, poi viene incentivata la stessa ditta per fare delle cose ad Ottana. Ma voglio dire: siamo ad un tiro di schioppo, possibile che una determinata azienda che fallisce ad un tiro di schioppo da Nuoro e che andava cacciata dal tessuto industriale la Sardegna, ottiene invece altre incentivazioni e inizia un'altra esperienza per quanto riguarda la produzione di energia ad Ottana? Con il risultato che adesso, insieme a lei, stanno per chiudere altre attività.
Io credo che noi dovremmo partire da queste considerazioni che, scusatemi, c'entrano relativamente con la questione dei Consorzi industriali: sono le politiche industriali che mancano e che sono mancate in questi anni, e i veri problemi che stanno bloccando lo sviluppo industriale sono lì, non sono assolutamente risolti e non sono neanche stati affrontati questa sera! Il problema dei costi dell'energia che è il vero motivo per cui non decolla l'industria in Sardegna non è stato assolutamente risolto ma non lo abbiamo neanche minimamente affrontato in modo serio perché domani possa essere risolto, non abbiamo creato nulla per fare in modo che domani possa essere risolto questo problema; così come il problema dei trasporti. Io credo che noi dovremmo porci questi problemi, cioè questo Consiglio regionale dovrebbe, insieme alla riforma dei Consorzi, dire quali sono i nodi che hanno impedito il decollo dell'industria in Sardegna, dei settori produttivi; ecco perché io ritengo che una riforma dei Consorzi, approvata così come noi la stiamo approvando, non servirà assolutamente a nulla, anzi rischia di essere dannosa perché i Consorzi industriali non hanno svolto tutti la stessa funzione: alcuni hanno fatto sprechi, hanno fatto cose che non dovevano fare, ma molti di questi Consorzi che vanno in soppressione hanno avuto un ruolo importante. Io parlo dell'ultimo Consorzio che c'è nella tabella B che noi stiamo approvando, il Consorzio industriale di Siniscola, che verrà cancellato, non so se verrà accorpato al Comune o se verrà accorpato al consorzio provinciale. Però, io dico, che questo consorzio industriale in questi anni ha garantito 7-800 posti di lavoro, e per fortuna questo consorzio industriale ha determinato una certa occupazione, perché se non ci fosse stato quello, nonostante sia un comune costiero, nonostante siamo in una zona costiera, che interessa altri comuni, io credo che la crisi sarebbe stata ancora peggiore. Bene questa assieme ad altri viene cancellato, io non lo so se quello che noi stiamo decidendo di accorpare questi ai comuni, di essere assorbiti dai comuni risolva i problemi dell'industria, io credo di no, anzi io sono convinto di no. Ecco noi dovremmo pensare ad un tipo di consorzio che abbia la capacità effettivamente di andare avanti, di incentivare le attività produttive, di avere una certa autorevolezza, di avere una certa autonomia, quello che noi stiamo facendo, io lo dico determinerà comunque la morte dei consorzi stessi, determinerà la morte dei consorzi stessi anche perché noi non stiamo facendo quanto avremmo dovuto fare per fare in modo che l'industria i settori produttivi crescano in Sardegna, perché noi non solo abbiamo trascurato il problema dell'energia, dei trasporti, ma non abbiamo soprattutto cancellato le leggi di settore, quelle che avrebbero dovuto incentivare la piccola e media industria, che è quella che oggi è in sofferenza, che non sta crescendo in Sardegna. Io credo che questa Regione che sta puntando molto sulla valorizzazione del proprio ambiente della propria capacità imprenditoriale e produttiva debba soprattutto valorizzare questo tessuto industriale piccolo e medio, che è l'anima stessa dello sviluppo futuro della Sardegna. Non mi pare, insomma, che noi abbiamo fatto nulla in questa fase per fare in modo che questa legge possa risolvere oggi questi problemi.
Ecco io credo che tutti siamo d'accordo che andavano riviste le competenze dei consorzi industriali, perché effettivamente, io voglio dire, c'erano competenze che non erano proprie dei consorzi industriali, e devo dire anche, a me non è piaciuto un certo tipo di gestione che c'è stato soprattutto in certi consorzi dove praticamente è successo di tutto, dove praticamente servivano, questi consorzi, come camera di compensazione per sistemare dei politici trombati, per fare delle assunzioni, seguendo percorsi strani, perché questi consorzi servivano per privatizzare la gestione di risorse pubbliche, queste cose bisogna dirle. Allora io vorrei effettivamente che queste storture, che erano state determinate in questa gestione dei consorzi industriali, vengano a finire finalmente, che ci sia un soggetto gestore che abbia un'anima imprenditoriale che sia capace veramente di far crescere le imprese e l'industria, io non la vedo nelle maglie della legge che noi stiamo approvando, non vedo che ci sia una capacità effettivamente di creare occupazione, di creare sviluppo nuovo in Sardegna, e soprattutto nella Sardegna centrale. Allora io credo, e sono molto, devo dire, preoccupato, perché non vorrei che alla fine, una volta che noi approviamo questa legge, possiamo andare in giro dicendo che noi abbiamo approvato la riforma dei consorzi e quindi significa anche che noi abbiamo in qualche modo risolto i problemi dell'industria e della occupazione in Sardegna. Non è assolutamente vero, noi stiamo facendo un'altra cosa, come mi pare che lo diceva qualcheduno prima il SUAP non ha sicuramente risolto nulla, io spero che domani venga attivato, ma io per il momento sto leggendo soltanto proclami, sto leggendo soltanto proclami, ma vorrei che alla fine se i comuni non sono capaci di fare aprire questi portelli, ma che intervenga la Regione, che faccia in modo che si esca dalla fase dei proclami e che si passi finalmente ad una fase operativa di decollo vero di questi strumenti che possono avere una certa importanza, perché sin ora sono solo proclami, come sinora sono solo proclami anche le cose che vengono dette in questo giornale, che avete distribuito in questi giorni che si chiamano NOVAS, io l'ho recapitato a casa, mi sono spaventato per tutte le cose che avete detto, per le promesse che avete fatto, per le bugie che avete detto ai cittadini, perché non c'è una sola parola su tutta questa crisi che oggi attraversa la Sardegna e su quei problemi che sono veramente quelli che stanno a cuore ai cittadini e che stanno determinando una fase veramente drammatica della vita economica e sociale del Paese, non c'è nulla di tutto questo. Sembrerebbe che questa Giunta regionale ha superato tutti i problemi, ha superato tutti gli ostacoli e che finalmente si andrà verso un eden che praticamente permetterà a tutti i sardi di stare bene e di risolvere i problemi, insomma, ecco io credo che questa Giunta regionale veramente faccia le cose che deve fare per risolvere i problemi veri in questo caso dell'industria in Sardegna che non possono essere quelli di una minuscola riforma benché indispensabile, perché io mi adopererò affinché, anche se è una riforma incompleta, che secondo me non risolve assolutamente i problemi, però piuttosto che arrivare ad un commissariamento, che non sappiamo dove ci porti, anzi lo sappiamo bene dove ci porta, ad un ulteriore danno all'economia della Sardegna, credo che possiamo fare questo piccolo passaggio, però pensando effettivamente che le cose che noi dobbiamo fare per risolvere i problemi della Sardegna sono ben altre e purtroppo quei problemi sono lì e sono accantonati e che invece di essere affrontati e risolti sono ancora propagandati con il risultato che è sotto gli occhi di tutti.
PRESIDENTE. Insomma, onorevole Ladu, lei non ha rispettato il patto, diciamocelo, insomma. Noi le abbiamo dato l'autogestione del tempo ma per un po' gliene dovevamo anche aggiungere, insomma eh? Va bene. Tutta esperienza, come diceva quel signore. Adesso non si prenda anche il tempo dell'onorevole Artizzu.
E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Un antico proverbio derivante probabilmente dai testi sapienziali ebraico-cristiani dice che Dio utilizza una tattica singolare nei confronti di coloro per i quali ha tracciato un cammino di sconfitta; prima di eliminarli li rende privi di senno e li porta a compiere gesti e azioni prive di sapienza e di logicità. Chissà perché questo antico detto mi è venuto in mente riflettendo sull'operato recente e meno recente del Presidente della Regione, in particolare riflettendo sull'esito disastroso di tutte le riforme da lui attuate in quattro anni di governo, che non solo non hanno portato alcun beneficio alle istituzioni e al popolo sardo, ma anzi ne hanno in molti casi acuito le difficoltà e i problemi, rendendo la pubblica amministrazione più debole, più confusa, meno trasparente. Rendendo i bilanci regionali un mistero buffo pieno di soldi finti, rendendo le finanziarie non una certezza per il popolo sardo, non uno strumento affidabile e sicuro per le imprese, ma una costante incognita nella quale tutte, ma proprio tutte le autorità preposte al controllo hanno riscontrato anomalie, difetti, incongruenze, maldestri trucchi. In realtà non solo il Presidente della Regione, ma l'intera Giunta e buona parte della maggioranza sembrano ben orientate verso la completa realizzazione del proverbio citato, non che tutti si siano ammattiti né il Presidente né i colleghi né gli Assessori, ma si respira un clima nel quale emerge una mancanza di volontà di controllo, di partecipazione, di contrasto ad errori anche se palesi, una rassegnazione al peggio che prelude, noi dell'opposizione ce lo auguriamo per il bene dei sardi, al tracollo di questa triste e dannosa parentesi della storia autonomistica.
Il Presidente accecato va verso il baratro e vi ci sta trascinando nel vostro silenzio, perfino in un momento simile in cui si discute una riforma, o cosiddetta riforma, attesa per molti mesi, voi assistete tranquillamente all'assenza del Presidente della Regione dell'Aula. Il Presidente della Regione che non è presente in Aula nemmeno durante la discussione di una legge di riforma dei consorzi industriali da lui evidentemente voluta, credo anche pesantemente condizionata, ma al di fuori da quest'Aula, seguendo una prassi ormai consolidata che la dice lunga sul rispetto verso l'istituzione del Consiglio regionale, e delegando il compito certamente non troppo gradevole della presenza in aula, all'assessore Dadea e all'assessore Rau, che con l'industria ha avuto a che fare in questi anni più nel ruolo di medico legale che va a constatare e a decretare la morte delle aziende, che come medico curante, nel senso che non ha avuto probabilmente la possibilità, pur con tutta la sua buona volontà, di porre rimedio ad alcune delle situazioni di crisi. In questi anni ha dovuto limitarsi a prendere atto del decesso di molte aziende sarde e non dico che l'abbia favorito, ma certamente non lo ha potuto e saputo evitare.
Con la cosiddetta riforma dei consorzi industriali, si completa, secondo il nostro Presidente, un ciclo riformista che è stato guidato da un unico denominatore comune, quello dell'accentramento dei poteri nelle mani del Presidente della Regione, a danno delle competenze del Consiglio regionale, delle autonomie locali, delle forze che contribuiscono alla vita democratica, al risveglio economico e imprenditoriale della nostra regione. E tutti oggi, in quest'Aula, ci chiediamo, forse anche alcuni di voi, colleghi della maggioranza, forse i meno informati, cosa succederà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, in merito a questa legge sul cui testo, approvato in Commissione dopo molte difficoltà, grazie anche ad un impegno che al presidente Giagu va riconosciuto, pende la solita spada, il cui taglio potrebbe destabilizzare e sconvolgere quanto fino ad ora è stato fatto.
Si ha la sensazione che la vera partita riguardi non il rilancio del sistema industriale isolano, o meglio di quel che ne resta, ma il controllo delle leve del potere che muovono grandi interessi proprio, guarda caso, nell'imminenza delle elezioni regionali. Il settore industriale vive una fase di grande difficoltà, riscontrabile non solo nei principali indicatori economici sulla produttività, sugli investimenti, sui livelli occupazionali, ma anche nella condizione di incertezza e nella qualità degli strumenti di supporto e di indirizzo verso il settore. La caduta della produttività è certamente riconducibile ad una crisi diffusa dell'industria italiana, che accentua purtroppo i suoi effetti negativi all'interno delle realtà più deboli, e la Sardegna rientra purtroppo in questa fattispecie, con l'aggravante della mancanza di una vera politica regionale per l'industria, intesa come capacità di indirizzo sulle scelte di settore, sui processi di produzione, sull'individuazione di standard di qualità, che incide negativamente nelle vicende generali e particolari dell'attività industriale isolana. In questo contesto, i tentativi di riordino di alcuni strumenti di governo del settore hanno portato l'Esecutivo regionale ad introdurre alcuni correttivi, non sempre dimostratisi efficaci, proprio perché le novità indicate hanno l'impronta del'estemporaneità, e le decisioni assunte spesso il carattere dell'occasionalità. Anche il disegno di legge per il riordino dei consorzi risente di questa visione parziale, anzi, in esso è più evidente l'esigenza di contenere la spesa delle risorse, che non invece l'obiettivo di sanare gli strumenti stessi, e cioè di renderli compatibili con un progetto di indirizzo generale e contestualmente di rafforzare un modello che diffonda la presenza delle imprese industriali nell'Isola.
L'esigenza di ricondurre al compito originario i consorzi industriali della Sardegna è un dato ormai acquisito. Questa esigenza però non può essere confusa con un azzeramento semplice delle realtà consortili, sacrificando anche esperienze significative in nome di una non meglio precisata strategia di rilancio delle aree industriali sarde, che rischia di distruggere quanto anche di buono è stato fatto nei decenni passati, al servizio dell'industria e delle imprese, perché certamente qualcosa di buono è stato fatto, quel buono che il Presidente della Regione per primo, non solo nella sua veste istituzionale, ma anche e soprattutto largamente, direi, in quella di imprenditore potrebbe testimoniare. Non mi pare si sia proceduto prima di intraprendere un percorso legislativo ad un ampio monitoraggio sui consorzi industriali, sulle esperienze da questi realizzate e sulla capacità che gli stessi hanno avuto negli anni di favorire la penetrazione delle attività industriali nell'Isola. Lo ha parzialmente fatto la Commissione, non risulta lo abbia fatto la Giunta. E' certamente condivisibile l'orientamento di semplificare, l'orientamento di eliminare gli sprechi, di ridurre il numero degli amministratori, non lo è invece quello di privare gli imprenditori e gli industriali della loro giusta rappresentanza nel governo delle aree industriali, quello di politicizzare totalmente, dopo avere ridotto ai minimi termini ciò che resterebbe dei consorzi, privando questi ultimi dello status di enti pubblici e economici, e rendendo impossibile il beneficio di cospicui sostegni statali e comunitari, facendo così uscire la Sardegna dal sistema nazionale di agevolazioni, delineato dalle recenti riforme e da quelle già annunciate dall'attuale Governo, e anche da quello che lo ha preceduto. Non c'è esempio in Italia in cui gli amministratori pubblici, la politica, non siano affiancati dagli imprenditori nel governo delle aree industriali. Oggi, una trasformazione dei consorzi che ne assegni la titolarità e il governo ai comuni significherebbe la perdita di tali possibilità di finanziamento e di sviluppo, e la possibilità immediata di scioglimento dei consorzi stessi, che sarebbero posti irrimediabilmente nelle mani di un unico potere politico, quello del Presidente della Regione, arbitro assoluto e non controllabile di tutto ciò che in essi si svolge, di tutte le scelte da attuare, di tutti i soggetti da incentivare o da respingere. Siamo in un'ottica di pieno e totale controllo, ancora una volta.
Siete disposti, colleghi della maggioranza - siete in pochi e in pochissimi ascoltate - ad avallare una scelta così deleteria per la qualità della democrazia in Sardegna? Lo vedremo in queste ore, speriamo di avere delle sorprese positive da parte vostra. Non vorremmo che eventuali modifiche in Aula possano rispondere agli interessi di soggetti estranei alle imprese, estranei alla Sardegna e al suo sistema produttivo già debole. Mi chiedo quale sia la logica del voler sottrarre ai consorzi, senza fornire immediatamente alternative valide, competenze in merito ad esempio allo smaltimento dei rifiuti o alla depurazione delle acque, che certamente non sono il compito principale dei consorzi. Ma mi chiedo dove stia la logica nel volerle comunque immediatamente sottrarre ai consorzi, parlo della depurazione delle acque, ad esempio, compito quest'ultimo che essi, i consorzi, svolgono con costi decisamente inferiori a quelli praticati da Abbanoa; quale sia la logica in riferimento ai rifiuti, che i consorzi smaltiscono nel quadro di un piano regionale che andrebbe conseguentemente stravolto in una direzione di privatizzazione dei servizi che non ci piace, che ci preoccupa, come cittadini e come amministratori. Ci saremmo aspettati, inoltre, che venisse chiarito il carattere industriale di queste aree, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista delle specificità gestionali, infrastrutturali e dei servizi derivanti dalla particolare tipologia delle imprese insediate. Non quindi generiche aree attrezzate per generici insediamenti produttivi che all'abbisogna possono svolgere, accogliere anche attività commerciali o altro, ma aree specificamente pensate e evocate all'insediamento di attività industriali per la produzione di beni e servizi, seppure un'industria che non risponde più a un modello tradizionale, ma punta anche verso nuovi settori economici. Questo avrebbe dovuto essere il perno di una riforma degna di portare questo nome. Invece, non è chiaro in cosa differiscano queste aree e il loro sistema di gestione da quello, ad esempio, dei piani di insediamento produttivo o dalle aree artigianali e commerciali che si espandono a ridosso dei grandi e anche meno grandi centri urbani. Una differenza sostanziale però c'è, è rappresentata proprio dalla presenza prevalente di imprese di trasformazione di beni e servizi a livello industriale. Ciò costituisce prova sufficiente della reale volontà politica di escludere dalla riforma i rappresentanti dell'industria, e sarebbe davvero strano che in un consorzio industriale provinciale a trattare i problemi delle imprese industriali possano essere chiamati i rappresentanti, espressioni di altre organizzazioni che, pur degnissime, poco hanno a che fare con l'industria e con le sue problematiche. In questi ultimi due anni, le varie proposte della Giunta regionale, ancorché rivolte a determinare un cambiamento rispetto al passato, non ci sono apparse adeguate ad assicurare quella modernizzazione auspicata, e hanno mancato di affrontare nodi fondamentali concentrandosi sugli assetti organizzativi e gestionali. Analogamente, anche le proposte formulate dal Consiglio regionale sembravano più orientate a depotenziare le iniziative della giunta che ad individuare valide alternative in grado di completare ed integrare ciò che nelle proposta dell'Esecutivo appariva solo abbozzato. E' stato trascurato il progetto di un intervento normativo in grado di promuovere uno sviluppo industriale coordinato e integrato nel territorio, con l'obiettivo di elevare la qualità e la competitività dei sistemi locali, realizzando nel contempo un maggiore raccordo tra i soggetti a cui viene demandato il compito di gestire le aree, le associazioni degli industriali, la Regione e gli enti locali. Si avvertiva la necessità di una disciplina organica che in ambito regionale riassumesse la normativa nazionale, ormai piuttosto frammentata, aggiornandola e adattandola alle specifiche esigenze di una moderna politica industriale di insediamento, definendo un quadro di riferimento cui richiamarsi e rapportarsi nell'esercizio delle proprie attività con diritti e doveri ben individuati, con ruoli e mansioni definiti, tali da costituire un'effettiva integrazione e completamento dalle funzioni esercitate dagli enti locali. Invece ci troviamo di fronte a un testo normativo che si limita a regolare materie che in larga parte avrebbero potuto essere oggetto di semplici modifiche statutarie. Non viene affrontato il problema dell'erronea pianificazione urbanistica delle aree industriali, e la sua non corrispondenza ai processi produttivi che si dovrebbero localizzare nell'area stessa, e alla loro evoluzione. L'esperienza di molte altre regioni italiane ha evidenziato come proprio i mutamenti verificatisi nel modo di produrre, i diversi rapporti instauratisi a seguito di tali cambiamenti tra impresa e ambiente circostante, i processi di urbanizzazione abbiano spinto ad una revisione dei processi di agglomerazione industriale in chiave evolutiva. Ci troviamo di fronte ad un testo normativo che si preoccupa di inserire l'istituzione di zone franche senza tener conto della normativa comunitaria specifica, di quella sugli aiuti di Stato a finalità regionale, nonché di recenti orientamenti della Commissione che limitano enormemente la possibilità di creare zone franche, ed escludono che queste possano essere sviluppate nella forma pensata all'atto della emanazione dello statuto, così come indicata anche dal decreto legislativo richiamato nella proposta. Ma allo stesso tempo non sembra destare alcun interesse, invece, il problema di assicurare un'evoluzione rapida delle soluzioni urbanistiche, tecniche ed economiche per ciò che attiene l'edilizia per l'industria di beni e servizi; un tema, questo, di grande attualità, che aprirebbe importanti possibilità di intervento combinato tra pubblico e privato, in relazione, per esempio, ai problemi di rinnovo urbano e alla razionalizzazione e riconversione delle aree industriali, nonché all'insediamento di nuove attività d'impresa. Un problema che certo non si risolve legando l'esercizio delle funzioni e compiti dei Consorzi ad un quadro programmatorio assai poco chiaro e tutto da definire nei contenuti. Ne è esempio il raccordo con gli indirizzi di un ente regionale esistente solo sulla carta. L'Agenzia Regionale Sardegna promozione, che nel corso di questi anni, lungo la strada, ha perso l'iniziale denominazione aggiuntiva che faceva riferimento agli investimenti, e, dunque, alla sua natura di Agenzia rivolta al marketing territoriale, un ente che nulla ha a che fare con l'industria, dal momento che, come l'Assessore ben sa, nasce per promuovere l'agro-alimentare, l'artigianato e il turismo, e che è ben lontano dal poter assicurare quell'apertura al mercato che è una delle necessità per le aree industriali sarde; questo mentre la SFIRS sembra assumere funzioni di Agenzia di promozione senza prevedersi alcun raccordo tra le sue strategie e quelle dei Consorzi. Vi è dunque la necessità di chiarire l'ambito della specifica programmazione e pianificazione entro la quale i Consorzi dovrebbero essere chiamati ad operare. Il problema che quindi sarebbe stato utile affrontare nella proposta di legge, ben più che prevedere l'istituzione di zone franche, sarebbe stato quello del rapporto tra domanda di condizioni insediative da parte delle imprese, e offerta di tali condizioni da parte del territorio. Nonostante il grande rumore che è seguito alle proposte di riforma formulate dalla Giunta, pare sia mancata la volontà di cogliere quest'occasione per avviare una seria riflessione che consentisse di mettere a punto una proposta legislativa innovativa, che facesse tesoro delle esperienze positive di altre Regioni d'Italia e d'Europa, e che fosse soprattutto condivisa anche attraverso il contributo di chi impresa la fa quotidianamente. Temiamo e intravediamo che ancora una volta manchi, per colpevole e deliberata scelta, l'intento di condividere il testo, e in definitiva di rispettare il lavoro svolto dalla Commissione consiliare competente, presidente Giagu, per utilizzare il termine "riforma" semplicemente come paravento per coprire l'ennesima operazione di occupazione del potere; lo vedremo in sede di presentazione degli emendamenti, e vedremo ancora una volta l'Aula alla prova dei fatti misurarsi con una volontà egemonica che nulla ha a che vedere con lo spirito riformista che si vorrebbe invece perseguire a parole, ma richiama esclusivamente all'intento di sopprimere, smembrare, delegittimare per poter occupare e controllare tutti gli strumenti di governo del territorio e dell'economia. Tutto questo avviene in un quadro economico sociale ed occupazionale drammatico che questo Governo regionale ha contribuito colpevolmente ad aggravare. Se questo non dovesse essere, lo spirito che ha animato i lavori della Commissione potrebbe proseguire in Aula e concretizzarsi in una volontà di collaborazione da parte dell'opposizione. Se questo, come temiamo, sarà, il nostro atteggiamento sarà ovviamente conseguente. Dovremo insomma prendere tristemente atto, ancora una volta, della vostra impotente e apatica rassegnazione ad un ruolo non consono alla statura politica, all'esperienza e alle capacità indiscutibili di ciascuno di voi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu. Concludiamo qui i lavori della serata, mancano tre interventi dei Capigruppo che faremo nella mattinata di domani, i lavori iniziano alle ore 10. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 20 e 42.
Allegati seduta
CDXXV Seduta
(POMERIDIANA)
Martedì 15 luglio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 50.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 27 maggio 2008 (416), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Barracciu, Gessa e Pinna hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 15 luglio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Mozione URAS - LANZI - SERRA sulla situazione della portualità in Sardegna, con particolare riferimento alla crisi occupazionale e di attività del Porto di Cagliari". (189)
materia di aree industriali"(305)
PRESIDENTE. Va bene colleghi, riprendiamo la discussione generale di questo pomeriggio.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, quanti minuti?
PRESIDENTE. Ne ha venti, però ci affidiamo… se vuol parlare di meno!
MORO (A.N.). La ringrazio. Non essendoci il tour, penso di occupare tutti e 30 minuti!
PRESIDENTE. Venti, venti, prego!
MORO (A.N.). Signor Presidente, assessori, colleghi e colleghe. In ordine a questa riforma vanno sottolineati in primo luogo due aspetti di carattere generale. Intanto siamo di fronte ad un progetto, o meglio a più progetti di paternità quanto mai incerta. Sfiora il ridicolo dunque definire le proposte di riassetto dei consorzi industriali della Sardegna, prodotti dal Governo regionale e dalla maggioranza, la madre di tutte le riforme, secondo una vulgata che nei lunghi mesi di gestazione del provvedimento si è cercato di accreditare. Contrariamente al detto latino che, a fronte della paternità incerta, riafferma comunque la certezza della maternità, anche in questo campo regna la confusione più assoluta. E' come se nel lungo periodo di tempo che ha preceduto la discussione della legge avessero operato due gruppi di lavoro diversi ed in contrasto tra loro, fortemente divisi sul piano politico, quanto assolutamente separati sul piano delle idee, dei contenuti, dei ragionamenti, delle analisi e delle visioni di prospettiva. Mentre i due gruppi hanno continuato a lavorare guardandosi in cagnesco e scambiandosi reciproche accuse all'interno e all'esterno delle istituzioni regionali, il dato di fondo della legislatura che si sta per concludere è che la Regione finora non ha fatto praticamente nulla per i consorzi industriali. Ha minacciato, ha annunciato tutto e il contrario di tutto, ha additato i consorzi come il male assoluto della Sardegna, epicentro del peggior mal governo possibile; luogo in cui si sono avvicendate caste di intoccabili che ne hanno combinate di tutti i colori. Non saremo certo noi a difendere le distorsioni e gli errori che certamente hanno caratterizzato la vita di questi organismi, anche se va sottolineato che le distorsioni e gli errori, che vengono ora denunciati strumentalmente, hanno ben visibile il marchio di fabbrica della sinistra e del centrosinistra. Le situazioni del passato peraltro non possono giustificare l'ennesima guerra santa che ha portato, in modo particolare per la proposta della Giunta, ad un testo a dir poco maccheronico sul piano giuridico, ed invece molto coerente con il disegno di stabilire, anche in questo importante settore della Regione, un ferreo controllo politico dell'esecutivo regionale, o meglio del presidente Soru. Nel tentativo di dipingere i consorzi come centrali occulte della dissipazione del danaro pubblico si sono messi assieme ben cinque esercizi finanziari, per arrivare ad una cifra di qualche significato, proponendola poi indiscriminatamente, senza dire chi aveva ecceduto nelle spese e chi aveva amministrato correttamente. D'altro canto, inoltre, tutti i consorzi sono stati e sono sottoposti già ora alla vigilanza della Regione. Perciò se qualcuno ha sbagliato la responsabilità va ricercata anche in chi non ha controllato, Assessore, e spesso si è girato dall'altra parte.
Semmai, il dato dei bilanci non in ordine, non di tutti ma di alcuni, dimostra ad abundantiam che quello sostenevano in precedenza, cioè che la Regione non ha fatto nulla, e non ha nemmeno effettuato i normali controlli che ha il dovere di fare sul piano istituzionale e normativo, controlli che, sia detto per inciso, possono anche consentire alla Regione di sciogliere un consorzio per gravi e perduranti irregolarità gestionali, come recitano tutti gli statuti, di tutti i consorzi sardi, redatti, e questo è un aspetto paradossale, secondo uno schema tipo, predisposto a suo tempo dalla stessa Regione.
Ci sono molti motivi e molte ragioni, Assessore, per essere contrari alla riforma o alla pseudoriforma dei consorzi industriali che la Regione vorrebbe far passare, e probabilmente non ci riuscirà a causa delle sue laceranti divisioni interne. Una di queste, di queste motivazioni, arrivava dal Consorzio industriale di Sassari-Porto Torres-Alghero, da anni esempio di buona amministrazione al servizio del territorio e soprattutto dello sviluppo delle imprese che vi operano. La struttura, nonostante la colpevole disattenzione della Regione e degli enti locali, ha chiuso recentemente l'esercizio 2007 con oltre 2 milioni di utile, utilizzando al meglio le risorse disponibili, eliminando sprechi ed inefficienze, programmando opere di grande impatto positivo sull'area industriale, investendo in risorse umane, tecnologiche, senza dimenticare le sostenibilità ambientali. Risultati che purtroppo sono ampiamente sottovalutati dalle istituzioni, soprattutto dalla Regione, che anzi ha dirottato su un'altra area dell'isola i finanziamenti destinati alla realizzazione del fondamentale collegamento fra la camionale e la "131", che avrebbe risolto non pochi problemi per l'insediamento produttivo di Truncu reale, facilitando il traffico dei mezzi pesanti senza gravare sulla normale rete viaria, e tutto - mi preme dirlo e le dico senza ombra e senza patema d'animo - è passato sotto silenzio da parte dei consiglieri di maggioranza del territorio stesso. Senza contare, inoltre, che nell'ambito di questa analisi, che mette tutti nello stesso calderone, si omette di dire un'altra cosa importante: i consorzi, nessuno escluso, non ricevono ormai dal 2001 fondi per i loro funzionamento, realizzano opere al servizio del sistema economico di riferimento, in prevalenza con risorse dello Stato. Allora, signor Presidente, anzi, signor Assessore, dove è il problema? Forse nei gettoni di presenza dei consigli di amministrazione o nei compensi di alcune figure apicali delle strutture amministrative? Anche qui si è voluto sparare nel cosiddetto mucchio, colpendo anche i consorzi che hanno i bilanci in pareggio, e perfino quelli che da anni producono utili. Per colpa, forse, di qualche anomalia, probabilmente solo una, si è cercato il facile consenso, come si suol dire, alla Grillo, con una denuncia demagogica del "gettonificio", dimenticando che gli interi vertici di molti consorzi, consiglio di amministrazione, revisore dei conti e direttore, costano meno di un consigliere regionale, se proprio vogliamo dirla tutta. Così, come è del tutto pretestuoso giustificare tutte le radicalità della riforma, accampando problemi di coordinamento con la Sardegna promozione e struttura, cui la Regione ha affidato con modalità discutibilissime i risultati fin qui anche meno evidenti e apprezzabili, come noto a tutti, la missione del marketing della Sardegna, missione che come tale non c'entra nulla con i consorzi industriali, o al massimo c'entra solo per una parte. Perché nessuno, a condizione che sia intellettualmente onesto, può credere che il marketing territoriale si esaurisca nella ricerca di aziende da insediare nelle aree industriali o nel miglioramento della qualità dei servizi da offrire alle stesse, e non comprende invece una gamma diversificata di altre materie, dal turismo all'ambiente, alla ricerca scientifica, tanto per limitarsi agli esempi più facili. Quindi non è in gioco, con queste riforme, il rilancio dei consorzi industriali, declamato a gran voce, ma con scarsa credibilità da chi li ha abbandonati al loro destino, ma un progetto ben diverso che mira, come abbiamo già accennato, a portare sotto il diretto controllo dell'Esecutivo regionale, o meglio del presidente Soru. Un progetto da raggiungere con ogni mezzo, passando sopra con consapevole e colpevole disinvoltura i diversi problemi che avrebbero meritato ben altra attenzione e ben altro senso di responsabilità. Evidentemente, ciò non importa, e non c'è normativa nazionale che tenga, non c'è giurisprudenza costituzionale che possa essere fatta valere, come dovrebbe essere in uno Stato di diritto. Leggi e sentenze non contano, anche se entrambe riaffermano con argomenti validissimi la competenza dello Stato e la natura giuridica dei consorzi quali enti pubblici e economici. Non contano neppure i diritti degli altri soci degli stessi consorzi, come le Camere di commercio, i quali saranno esposti al rischio di danni irreparabili sia patrimoniali che economici, e, se si procedesse, come pare si voglia fare, ad ipotesi di scioglimento e soppressione, oltretutto sono danni che investirebbero anche la Regione, nei confronti della quale si svilupperebbe un naturale contenzioso con conseguenti e elevatissime richieste di risarcimento. Non contano nemmeno le ragioni dell'impresa, che dovrebbe essere al centro di un intervento come questo, il quale, se correttamente inteso, dovrebbe avere la finalità di migliorare e aumentare i servizi reali a favore delle aziende che operano nelle aree industriali della Sardegna, accrescendone la competitività e creare all'interno delle stesse aree le condizioni più favorevoli per nuovi insediamenti produttivi. Sotto questo profilo, si riscontra non solo una pericolosa confusione sul ruolo dell'impresa privata nei nuovi organismi, ma anche sulla mozione stessa di impresa industriale, come realtà in cui si producono ogni giorno beni e servizi. Come se non fosse sotto gli occhi di tutti che proprio dall'eccessiva estensione del concetto di impresa, che nelle nostre aree industriali comprende oggi anche l'artigianato e perfino il commercio al dettaglio, al punto da avere originato non una sana concorrenza di mercato, ma una competizione tutta interna nei confronti dei centri storici e dalle aree urbane - lei, Assessore, che fa parte del nostro territorio sa benissimo di che cosa parlo e a che cosa mi riferisco -, deriva, appunto, dicevo, la crisi di identità dei consorzi e le necessità di ridefinire la loro missione. Se questa riforma dovesse sciaguratamente passare all'esame dell'Aula, è facile prevedere, nella migliore delle ipotesi, che un minuto dopo comincerà una lunghissima fase di transizione, nella quale un po' tutti, i consorzi per primi, cercheranno di trovare un modo per uscire senza troppi danni dal pasticcio in cui la Regione li ha fatti precipitare. Nella peggiore, questa legge verrà fatta a pezzetti da tribunali di ogni ordine e grado, condanne altrettanto gravi, stavolta anche a carico della stessa Amministrazione regionale. Purtroppo, si tratterebbe nella seconda ipotesi di uno scenario mai visto in altri momenti di questa fallimentare legislatura, dalle tasse sul lusso, tanto per citarne alcune, al Piano paesistico, dai muri antinquinamento di Portovesme e Porto Torres, alle norme ideologiche che si erano abbattute perfino sui cartelli pubblicitari stradali. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (P.D.). Indubbiamente vi è stata una gestazione di questo provvedimento sicuramente sproporzionata perfino all'importanza e al ruolo degli stessi Consorzi industriali. Credo che per un verso sia anche legato alla storia dei Consorzi industriali, che sono sempre stati un po' un elemento di divisione in tutti i sensi nella nostra Regione. Io credo che un po' si sia esagerato, ma a me sembra che va dato atto al Presidente della Commissione di essere riuscito sia a coinvolgere, in una maniera persino dettagliata, tutti i protagonisti: gli enti locali, le forze sociali, le associazioni e così via, e anche, come dire, grazie a questo paziente lavoro, nonostante tuoni e lampi che ci fossero nel contesto, anche a portare in Aula un provvedimento che è stato sostanzialmente condiviso dai rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale. Credo, su materia così controversa, fosse la prima volta che si verifica, si verifica anche in una situazione dove, perché nasconderlo, vi erano molte aspettative, una forte contrapposizione tra i così detti "innovatori e conservatori", sfracelli annunciati su questo provvedimento, e devo dire anche per alcune preoccupazioni che sono state presentate qui, esposte qui, soprattutto dagli esponenti della minoranza che mi sembra anche, poi ne discuteremo, anche per il lavoro che abbiamo fatto quando si sono messe da parte le pregiudiziali, insomma, le differenze forse erano meno importanti o meno sostanziali di quello che sembrava. E credo di poter affermare che la proposta della Commissione sia una buona soluzione, buona non soltanto per i motivi che dicevo prima, ma anche perché consente di essere arricchita e rafforzata nelle sue direttrici fondamentali. Partendo da un dato e dando anche qualche tranquillità, noi partiamo e dobbiamo partire dalla proposta che c'è in campo, quella della Commissione. Non dobbiamo ricominciare da capo, dobbiamo lavorare per arricchire e irrobustire proprio quelle che chiamavo "le direttrici fondamentali". Io ne vedo tre, fondamentalmente. La prima è quella di una riforma che restituisca agli enti locali tutti i poteri di programmazione e di pianificazione. Conosciamo quanto si siano allargati nei compiti e nelle funzioni i Consorzi industriali, quelli buoni e quelli cattivi, a scapito degli enti locali, sia nelle funzioni, ma persino nella plastica rappresentazione che nei consigli di amministrazione quelli che contavano meno erano proprio i rappresentanti degli enti locali, e, in parte, appunto, erano stati espropriati dai Consorzi. La seconda questione; finita una stagione che è durata forse anche troppo, che è quella del ruolo che i Consorzi hanno avuto storicamente, in particolare nel Mezzogiorno, nella nostra Regione, di contribuire nel rapporto con la Cassa per il Mezzogiorno e così via, all'infrastrutturazione, alla promozione dell'impresa nel Mezzogiorno, finita quell'era, ed è finita da molto, a dire la verità, dare ai Consorzi una nuova missione, un compito, un ruolo che sia adeguato ai nostri tempi, e se premettiamo che non stiamo facendo la politica industriale, ci relativizziamo, che è un pezzo importante, ma è un pezzo, stiamo definendo uno strumento, con l'importanza che ha, ma senza neanche esagerare sull'importanza che ha, e se individuiamo, e mi sembra ci sia nella proposta, ma credo che sia uno degli elementi sui quali bisognerà ulteriormente riflettere, una discussione in Aula, che tipo di strumenti pubblici per quella parte di promozione dello sviluppo industriale che diamo al nostro territorio e alla nostra Regione. Il terzo elemento, che chiamo forse impropriamente, quello della moralizzazione. Nelle funzioni hanno svolto opera di supplenza, qualche volta. Mi ricordo una discussione, lo stesso Presidente della Regione ringraziava il CASIC per aver realizzato il termovalorizzatore che ci ha consentito di essere una Regione che non ha problemi drammatici sul fronte dei rifiuti, ma sicuramente non era un compito del CASIC. Ma, oltre alle cose positive, c'è anche un elenco lunghissimo di cose che servivano più a giustificare l'esistenza di gruppi, di funzioni, con vantaggi, con un insieme di scatole cinesi che non sempre è stata utile allo sviluppo delle nostre imprese, insomma, non potranno occuparsi di tutto e di definire quindi meglio le funzioni di questi compiti, ma del nuovo ruolo, della nuova missione, io credo che in quelle funzioni che gli affidiamo non dobbiamo neanche avere la pretesa di mettere tutto in gabbia; se sono strumenti che devono aiutare le aziende, e niente è più in evoluzione di aziende se sono moderne e se sono capaci di stare nel mercato, credo che in quelle funzioni ben precise, ben definite debbano avere un dinamismo che gli consenta di accompagnare la vita e l'evoluzione stessa dell'impresa. Naturalmente l'altro aspetto della moralizzazione è quello diciamo così, nello stile. Noi dobbiamo avere organismi snelli ed efficienti, effettivamente rappresentanti degli enti locali, con emolumenti che ci devono essere, ma definiti, trasparenti e conosciuti, sia per quanto riguarda i consigli di amministrazione, sia per quanto riguarda i ruoli dei massimi dirigenti. Dove ci sono dirigenti capaci, ci sono dirigenti pagati nel modo giusto, ce ne sono altri che non sono pagati nel modo giusto; credo che vadano stabilite delle regole di trasparenza e di conoscenza di quello che avviene, alle quali tutti dovranno attenersi. E a me sembra che nella proposta che viene avanzata dalla Commissione, e mi sembra la parte più saggia della proposta della stessa Commissione, tutto questo possa avvenire senza interruzione dell'operatività, senza attendere le conclusioni o affidare a qualche tecnico le conclusioni di processi così complessi, che hanno un impatto immediato sulla vita di decine di imprese, sulla vita di centinaia o migliaia di lavoratori, ma affidando direttamente agli enti locali, cioè alla politica, il compito di ristrutturarli e riorganizzarli. Io credo che le cose che sono state fatte in questi anni dai Consorzi, fossero giuste o fossero sbagliate, oggi esistono, ci sono. Sarebbe sbagliato passarci con la ruspa, la ruspa è uno strumento utile, qualche volta se passa dove non deve passare fa grandi danni. Faccio un esempio del Consorzio che conosco, un esempio che l'Assessore conosce già perché l'ho fatto altre volte. Il CASIC detiene una quota della società del Porto canale, cosa che non dovrebbe detenere, possiamo pensare che una cosa del genere, la liquidazione, possa essere decisa da un commercialista? Che effetto avrebbe questo in una situazione di difficoltà, come quella attuale, di un ulteriore disimpegno nel suo complesso della Regione Sardegna rispetto a un drammatico problema come quello del Porto canale? Io credo, ma di esempi forse se ne possono fare altri rispetto a questo, forse altri esempi non c'entrano niente con questo, ma vi è un'articolazione di cose sulle quali la politica non può affidare al migliore dei commercialisti la decisione da prendere su queste cose, e credo vada creato un luogo dove il tecnico avanza la sua proposta e la politica poi prende le decisioni, e credo che su questa strada, di non interrompere l'attività e contemporaneamente di mettere in piedi un programma di riorganizzazione di dismissioni e anche di liquidazioni laddove è necessario, io credo che giuridicamente stia in piedi; qualche preoccupazione è stata detta rispetto ai commissariamenti degli altri consorzi, io credo che questo stia in piedi giuridicamente, se in legge naturalmente riconosciamo i diritti dei privati e dei pubblici prendendo, per esempio, quello che è sancito dal patto tra privati e pubblici che è lo statuto dei consorzi. E' un processo che, forse questo è uno dei punti sui quali la legge avrà bisogno di essere irrobustita, se questi sono strumenti...
(Interruzioni)
Posso? Processo che, dicevo, probabilmente dovrà vedere qualche pezza di irrobustimento, processo che, se sono strumenti pubblici che in qualche maniera aiutano lo sviluppo industriale, andrà accompagnato dalla Regione Sardegna, non assecondato, che sono due cose diverse. Non è un problema di un riconoscimento a piè di lista, è un problema di accompagnare da parte della Regione Sardegna, anche con finanziamenti, le politiche che la Regione Sardegna, così come abbiamo scritto, riconosce come parti di una sua visione generale e complessiva dello sviluppo industriale in Sardegna, e credo che vada precisato.
Penultima cosa: io sono convinto che una discussione, tolte le pregiudiziali che si sono incrociate, io sono convinto che i consorzi industriali abbiano ancora un loro ruolo, non quello del passato, lo dicevo prima, che è finito e non esiste più; ci stiamo tentando, insomma, Sardegna promozione è stata un tentativo in quella direzione, non si è concluso. Io credo che dobbiamo aiutare con degli strumenti l'industria sarda a crescere, dobbiamo non fare l'ente pubblico, non è nella mia concezione, ma stimolare anche promuovendo delle iniziative, dei servizi che aiutino ad eliminare qualcuna delle diseconomie che pesano come zavorra sulla competitività delle nostre aziende e la nostra disgrazia, dell'isola, in questo senso naturalmente disgrazia dell'isola, cioè dei numeri delle poche imprese che ci sono dentro l'isola, molto diverse l'una dall'altra senza che vi siano luoghi dove si crea almeno un minimo di massa critica dove poter razionalizzare e rendere competitivi certi servizi che non stanno più da nessuna parte dentro l'attività primaria della singola impresa, io credo che questo è un obiettivo che noi dobbiamo perseguire e credo che l'unico posto in Sardegna dove si crea, ripeto, scusate se uso questo termine, un minimo di massa critica sono le aree industriali che si sono realizzate, non tutte, ma almeno alcune che si sono realizzate in questi anni. Io credo che da questo punto di vista dobbiamo stimolare perché i consorzi industriali, magari non tutto quello che ho in mente io è realizzabile e possibile, però io credo che compito del legislatore sia quello non di mettere delle gabbie ma, stabilito bene che cosa si deve fare, quali sono i paletti dentro cui si deve stare, aiutare la società o parti della società ad essere dinamiche, a potersi misurare e potersi sfidare.
Naturalmente in questi giorni - e questa è l'ultima cosa - ho visto che il Presidente della Confindustria, l'amico Biggio, nel lasciare l'incarico non so se lasci intendere che, come si dice, scende in campo, non so se lo farà, se si vuole occupare di politica ben venga, credo che di tutti abbiamo bisogno, ma nelle critiche che muove io credo che ce ne sia una particolarmente ingiusta, quella che riguarda i consorzi industriali, che più che una critica alla riforma che stiamo facendo mi sembra una lunga coda di antiche faide di questo territorio. C'era un triangolo in questo territorio - io attualmente, scusatemi, parlo di quello che conosco meglio o penso di conoscere meglio -, era via Roma o via Nuoro, a seconda se comandava il sindaco o il segretario provinciale di un grande partito, viale Colombo e Largo Carlo Felice e da questo triangolo si decideva tutto: chi perdeva prendeva l'Ente Fiera, gli altri prendevano la Camera di commercio, il Consorzio industriale e così via.
Beh, se c'è una cosa di positivo che ha questa riforma sicuramente è di aver abbattuto quel muro e io credo che tutti, almeno di questo, e lo dico anche per i miei amici e compagni di partito, forse se non è la riforma perfetta che avremmo voluto fare, però sicuramente rispetto ai 40-50 anni che abbiamo conosciuto è un grandissimo passo in avanti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signora Assessora, credo che in quest'approccio che qualche collega di maggioranza, a cominciare dal Presidente della Commissione, ha chiamato riforma si possa vedere, invece, un processo non riformatore, ma un processo che testimonia, con un atto che la maggioranza ritiene importante per il futuro della nostra isola, che è giusto un momento di censimento delle ceneri di quello che resta dell'organizzazione industriale della Sardegna; censimento delle ceneri che sono anche oggi citate dalla stampa quotidiana con l'episodio Legler, altra industria che chiude nel Sulcis. Ma vogliamo citare tutte le altre sofferenze? Sarebbe un elenco lunghissimo, Assessore.
Io, nel momento in cui venne presentata la prima proposta di legge, che aveva come fondamento la rivitalizzazione del nostro tessuto industriale, della nuova infrastrutturazione del tessuto industriale, con un atto interno al mio partito, chiesi al mio Capogruppo di essere mandato in un'altra Commissione, dove molto probabilmente ci si poteva avvicinare e approcciare a discorsi che tendessero a costruire qualcosa per la nostra isola e non continuare a fare il censimento di un sistema produttivo che rappresentava ed era rappresentato, giorno per giorno, da sfacelo, chiusure, cassa integrazioni e quant'altro negli anni dal 2004 oggi si è succeduto. Assessore, io, ricordando questi momenti, voglio ricordare a lei in primis e al Presidente della Regione che la guida, che lei è stata fino a questo momento soltanto il notaio di un sistema produttivo che all'atto pratico non ha mai trovato nelle azioni di questo Governo regionale momenti in cui insufflazioni, come diciamo nella terapia d'urgenza, agli umani e anche agli animali, insufflazioni di ossigeno che consentissero il mantenimento in essere del sistema produttivo isolano.
Io al collega Cherchi voglio ricordare che quanto dichiara oggi il Presidente uscente della Confindustria regionale molto probabilmente è solo uno dei momenti critici che hanno caratterizzato il sistema produttivo isolano nelle sue rappresentatività, dell'industria, della piccola e media impresa, ma anche dell'artigianato, dell'agricoltura, del turismo, di tutti. Non ultimo arrivano anche quelli che sono stati gli interventi che hanno caratterizzato le uniche azioni politiche, quelle sull'energia rinnovabile. Sulle energie rinnovabili è stata predisposta la norma - che peraltro era intrusa in un'altra norma - che ha così messo uno stop all'evoluzione di quei processi che portavano la Sardegna ad arricchirsi e ad essere una terra ricca di energia utilizzando le fonti rinnovabili, mentre invece le fonti rinnovabili sono solo in mano ad alcuni speculatori amici del Presidente, portati in Sardegna dal Presidente, ai quali sono stati fatti ponti d'oro, non ultimo l'insediamento nato di recente con pale eoliche in territorio, se non mi sbaglio, di S. Nicolò Arcidano e dintorni, a seguire l'impianto fotovoltaico dell'area industriale di Villacidro e così via. Praticamente gli unici investimenti consentiti in Sardegna nei settori produttivi hanno caratterizzato soltanto alcuni benefici nei confronti degli amici degli amici. Le pale eoliche, chissà come e perché, da un giorno all'altro sono sorte ultimamente soltanto in quella zona.
Io voglio tornare sul tema in discussione: riordino delle funzioni in materia di aree industriali. Io devo dire, ammesso e non concesso che il sistema avesse bisogno di un riordino, io credo che in questo testo che è stato consegnato all'Aula, molto probabilmente la fretta ha giocato un brutto scherzo. Un brutto scherzo nel senso che il tema è stato sollevato dai Partiti dell'opposizione con delle proposte di legge, ma devo dire tra le cose che si proponevano molto probabilmente è stata proprio fatta la cernita di quelle che rispondono a un disegno politico ben preciso; quello, a fine legislatura, dell'utilizzazione di un sistema politico controllato, di un sistema politico che controlla il sistema produttivo e che decide volta per volta quali territori, come e con chi può avere davvero a disposizione... non gli sportelli SUAP che, al lato pratico, credo abbiano bisogno per essere elaborati nella disponibilità dei nostri imprenditori, abbiano bisogno di molto più tempo di quello che si è programmato, ma soprattutto abbiano bisogno di quelle infrastrutture che oggi ancora devono vedere la programmazione e rispetto a quella pubblicità che si sta mandando in giro con i bus anche a Cagliari, che in venti giorni l'imprenditore apre l'impresa, ha tutte le autorizzazioni per aprire una nuova impresa, una falsità indegna di un Presidente che spende soldi per dire queste falsità! Perché vorrò vedere quand'è che verrà attivato il primo sportello SUAP, dove davvero si consegna la prima autorizzazione per la realizzazione di una nuova impresa! Sarei felicissimo, non di vederne una di impresa, ma di vederne a migliaia, ma purtroppo... lei ride, Assessore, il bello è che c'è da piangere! Il bello è che c'è da piangere perché vorrei sapere perché è stata iniziata questa campagna pubblicitaria fasulla, come è fasullo tutto quello che sostiene le azioni del presidente Soru in questo periodo. Vorrei capire perché le risorse comunitarie, quelle che avrebbero dovuto essere messe a disposizione del sistema produttivo isolano dal 2004 a oggi, solo oggi si impegnano quelle della programmazione economica 2007-2008 e si dimentica ancora di venire a rispondere in Consiglio su tante interrogazioni sulle risorse perse sulle programmazioni fino al 2006 e rinnovate fino al 31 dicembre 2007. Ci si è dimenticati, si fa finta di dimenticare chi era il signor Orlando, dov'è andato a finire il signor Orlando con la sua programmazione integrata, dove è finito il signor Orlando e gli uffici che aveva messo in piedi? Vorrei capire se quella è la programmazione economica, vorrei capire quanti cittadini, sulle 14 mila domande presentate, e Amministrazioni pubbliche che hanno investito per presentare i progetti su quella programmazione negoziata, hanno avuto la risposta. Quanti soldi sono stati spesi dalle Amministrazioni pubbliche e dai privati per presentare quei progetti? A chi è stato rendicontato, con quali documenti? Allora, bisogna dirci... collega Giagu, io l'apprezzo e l'ho apprezzata per il suo impegno e la conduzione dei lavori della Commissione, l'ho apprezzata nel momento in cui si è cercato di portare avanti una proposta e un elaborato che potesse arrivare in Consiglio con una condivisione piena di quelle che fossero state le linee di una nuova strategia di riorganizzazione di un'industria in Sardegna che avesse davvero respiro, avesse davvero risorse, avesse davvero motivazione per poter essere condivisa. Solo che in questo articolato noi non troviamo questo respiro per il nostro mondo produttivo, noi non troviamo respiro per le nostre Amministrazioni locali, noi non troviamo respiro soprattutto quando siamo pienamente convinti che la gestione dei Consorzi, perché i Consorzi siano davvero un sistema propulsore, abbiano bisogno di energia e l'energia non la gestiscono né i commissari, l'energia non la gestiscono in genere i politici, sono pienamente convinto - e questo lo dico a titolo personale - che la responsabilità di questi Consorzi sarebbe dovuta ricadere su chi l'energia ce l'ha davvero e la metto in campo tutti i giorni, rischiando in proprio e sto parlando degli imprenditori. Il voler creare un nuovo sistema o il mantenimento di un sistema politico, questo non si chiama riforma, questo si chiama soltanto perdurare di un sistema più o meno ..., più o meno organizzato e dove comunque sia le volontà politiche sono una cosa, il controllo politico sull'economia è un altro paio di maniche, ma lo sviluppo dell'economia è un altro affare, perché davvero il sistema produttivo per essere produttivo ha bisogno di risorse nuove e le risorse nuove le dà chi ci mette di suo, non chi cerca di inserire le mani in tasca agli altri per cercare di vedere se può mungere ancora quello che nelle tasche degli altri c'è. L'errore più grosso è quello di pensare che un sistema politico, peraltro controllato dall'alto, possa davvero governare un sistema economico. Mi sembra che il mondo si evolve e mi sembra che queste affermazioni sono affermazioni tutte personali, non sono un economista, ma mi sembra di aver potuto osservare nella mia vita che un'azienda funziona quando c'è il cervello che ha interesse a farla funzionare, un'azienda non funziona quando cervello non ce n'è, sia anche un manager riconosciuto se non ha un interesse primario, prioritario, personale non vanno avanti neanche se noi mettiamo a disposizione risorse ingenti. Spesso e volentieri si manifestano, appunto, come imprese fallimentari e lo vediamo tutti i giorni, lo vediamo quando nelle poche azioni che il Governo regionale ha fatto e l'Assessore ha fatto nel tentare dalla cartiera di Arbatax a seguire per tutti gli episodi che hanno interessato il nostro sistema industriale, non si è trovata la capacità di intesa col mondo imprenditoriale, con l'impresa stessa, non si è trovato con il sistema lattiero caseario, ma non lo si è trovato con il sistema del mondo produttivo agricolo, ma con il sistema comunque dell'itticoltura e dei sistemi anche quelli più razionali che il nostro tessuto produttivo aveva saputo creare. Abbiamo avuto in passato momenti in cui abbiamo avuto a disposizione delle risorse importanti, dei piani di industrializzazione ma di reindustrializzazione. Noi non siamo stati capaci di cogliere in quelle esperienze anche negative, un nuovo motore, un nuovo sistema che potesse davvero essere messo in campo rispetto a tutto il sistema produttivo che langue, che non sa trovare un confronto, un momento di confronto con la Giunta regionale e con il Presidente in particolare. Questo ci raccontano tutti i giorni i sindacati, questo ci raccontano tutti i giorni perché qui noi dovremmo anche trovare quelle che sono le risposte all'occupazione che non c'è, ma quelle che sono le sofferenze che si manifestano di giorno in giorno per quello che doveva essere il settore trainante dell'economia sarda, il turismo, una sofferenza continua e ci mancava soltanto l'intervento dell'Assessore alla programmazione oggi o del bilancio oggi sulla stampa a ricordarci che le tasse sul lusso rimangono operative.
Caspita, un fiore all'occhiello pauroso, non sono bastate le bocciature degli anni scorsi, ce lo ricordiamo anche attraverso la stampa che la gente deve comunque sia pagare le tasse sulle barche e così via. Ma devo dire, ma questi sono i motivi che sostengono l'azione di un governo regionale? Io credo che non siano assolutamente questi i contenuti in questa proposta di riordino delle funzioni in materia di aree industriali. Abbiamo tolto ai territori la possibilità di avere uno sviluppo locale, abbiamo tolto la possibilità a quelli che fino ad oggi erano insediamenti spontanei, potremmo chiamarli, a livello locale che sono i PIP che vengono inseriti con una programmazione che cancella completamente quel tipo di iniziative che comunque sia a livello locale ha rappresentato per gli artigiani locali, ha rappresentato un modo, una via, un percorso per poter trasformare quella che era un'esperienza locale anche in esperienze di piccola media impresa che comunque sia sono spesso fiore all'occhiello delle nostra realtà locali. Per poter citare una per tutte le altre potrei citare quella del mondo vitivinicolo di Serdiana, modello che può essere trasferito a tante altre località della Sardegna, ma potrei citarne anche altri, sarebbe un elenco anche abbastanza lungo però quelle esperienze molto probabilmente nel piccolo positive, si vogliono oggi trascurare. Andiamo alla gestione politica, non andiamo più sulla gestione messa in mano agli imprenditori perché gli imprenditori potrebbero chissà fare quale interesse o perseguire quale interesse che oggi si vuol leggere dietro i consorzi industriali, quasi che cinquant'anni di storia della nostra industria e del nostro sistema produttivo siano stati in tutto negativo. Ci sono stati momenti negativi, i momenti negativi oggi si accentuano, non ci sono momenti positivi, non c'è la nascita di una nuova impresa in quattro anni che possa essere chiamata nuova impresa se non per una programmazione precedente, questo è il fiore al'occhiello che vi portate dietro Assessore. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (P.D.). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, il testo unificato del riordino delle funzioni in materia industriale colma a mio avviso un altro dei ritardi che la nostra Regione, è uno dei ritardi che si portava dietro, uno dei ritardi non più giustificabili del nostro sistema legislativo che da almeno un decennio dal decreto legislativo numero 128, 112 scusate del '98, il così detto "Bassanini", ci collocava in una sorta di terra di nessuno con organismi spesso autoreferenziali non rispondenti da un lato ad una moderna ed efficace politica industriale, non vi era connessione se non un sistema di controllo a posteriori, dall'altro persino alla funzione più semplice di un'organizzazione dei servizi infrastrutturali in modo da consentire e favorire l'insediamento delle imprese industriali. Ora, il perdurare di una situazione di indeterminatezza non è la causa principale delle difficoltà che pesano sul nostro debole sistema industriale, purtroppo sono tante altre, altrimenti con questo passaggio risolveremmo molti problemi. Ma, certamente rappresenta un elemento aggiuntivo nel non favorire lo sviluppo, l'insediamento di nuovi soggetti imprenditoriali. Il sistema consortile, va detto, come soggetto pubblico economico, ha spesso rappresentato per un lungo periodo, decenni, l'unica risposta verso l'opportunità di sviluppo industriale nel nostro territorio regionale, o quello che avveniva del nostro territorio regionale, sul quale anche a causa, va detto, della fragilità del sistema degli enti locali, del sistema amministrativo regionale nel suo insieme, si sono riversati compiti e servizi sempre più ampi e diversificati, i trasporti, l'acqua, il ciclo dei rifiuti, l'energia, vi ho ricordato poc'anzi, tutte competenze e funzioni di cui nessun altro soggetto istituzionale si faceva carico. Ora, non si tratta quindi di pronunciare la condanna di un sistema che in molti casi ha supplito anche a carenze altrui, lo sta facendo tutt'ora in alcuni settori delicatissimi, ma di prendere atto più che appunto dare condanne, una presa d'atto che quel sistema, quegli strumenti erano e sono da tempo superati e come tali rappresentano ormai in molti casi, un freno per lo stesso sistema delle imprese, direi per lo stesso consorzio, per la vita stessa dei consorzi, se non oggi nell'immediata prospettiva. Primo perché i privati ormai di sostegno pubblico diretto, cioè in termini di contributi in conto gestione, secondo perché non più competitivi o comunque impediti nell'attuazione di nuovi programmi e progetti di infrastrutturazione che sono affidati come noto al sistema istituzionale, Regione, province, comuni o nuove associazioni. Sono e saranno costretti poi a, come dire, anche a limitare o comunque ad affidare la gestione per disposizioni legislative nazionali e regionali di alcuni servizi di carattere generale a gestori diversi. La conseguenza sarà che saranno costretti a scaricare i loro costi di gestione sui servizi diretti alle imprese come già stanno facendo, oppure sui servizi più generali della collettività, vedasi il ciclo dell'acqua o quello dei rifiuti.
Questi sono i canali che consentono la sopravvivenza degli attuali consorzi o addirittura il cosiddetto sviluppo. E' un sistema perverso che quindi va comunque superato. Ora la scelta in parte obbligata che abbiamo di fronte, a mio avviso è quella di attribuire in modo molto chiaro: a) la programmazione industriale alla Regione e sul piano territoriale alle province. Quindi questo cosa significa? Significa affidare la responsabilità politica delle scelte industriali sul piano istituzionale, a chi ha la responsabilità politica di attuare una politica industriale regionale, con le garanzie proprie di un sistema democratico, quindi non con la discrezionalità ma con la decisione motivata negli organismi propri, non altrove. B: le funzioni e le competenze relative ai servizi per le imprese - quindi le aree, le infrastrutturazioni delle stesse, gli impianti, i servizi ad esse connessi - al sistema degli enti locali, ai Comuni e alle Province per quanto attiene a quelle funzioni, così almeno abbiamo definito nella legge finanziaria, differenziando le diverse provenienze dei Consorzi industriali in una tabella B e in una tabella A. Allora, se alla tabella A si sono dati significati diversi, di più ampio valore di carattere territoriale, quindi è giusto a mio avviso che vi sia il coinvolgimento diretto anche delle Province, in quanto responsabili istituzionali della collegialità dei Comuni di quella realtà provinciale. In sostanza una corretta e coerente ridefinizione delle funzioni tra i diversi livelli di governo, Regione ed enti locali, come già peraltro noi abbiamo delineato, non è che partiamo da zero: nella legge regionale 9 del 2006, in coerenza con gli indirizzi della "Bassanini", recepita quindi anche nell'ordinamento regionale, in ultimo vorrei ricordare nella legge finanziaria che abbiamo approvato pochi mesi fa, oltre che nella finanziaria dell'anno precedente. Quindi, diciamo che questo provvedimento deve essere non un testo di riordino, perché dobbiamo andare molto più avanti certamente, però è anche il frutto di quello che abbiamo sinora definito nel nostro sistema legislativo, che ha trasferito quindi ai Comuni le funzioni relative ai Consorzi, che ha già trasferito ai Comuni singoli le aree che incidevano in un unico Comune e, come viene indicato qui nel testo unico, ad organismi diversi, sovracomunali, ma sempre in quell'ambito, le aree che invece ricadono sulla competenza amministrativa di più enti locali. Quindi, analogamente a quanto abbiamo fatto per la tabella B in legge finanziaria così dobbiamo fare per quanto previsto dalla tabella A. La modifica risiede nel fatto che in uno può essere esercitata la funzione e la competenza da un Comune singolo, nell'altro deve essere esercitata in modo associato, secondo le forme previste dalla legislazione vigente, non inventandoci nulla! E io credo che la legislazione vigente ci dia quella risposta: il decreto legislativo 267 sugli enti locali, all'articolo 31, individua, appunto, nei consorzi tra Comuni, tra enti pubblici, la forma per gestire queste funzioni in modo associato: non dobbiamo, credo, inventarci nient'altro. Le funzioni sono le stesse, non possono essere diverse (cioè le stesse nel senso che quelle che abbiamo attribuito ai Comuni singoli dobbiamo attribuirle ai Comuni associati), le abbiamo già definite in una legge; ad esse vanno aggiunte, in modo significativo ritengo - anche per le modifiche che sono nel frattempo intervenute nelle norme legislative anche di carattere nazionale - credo il ciclo dell'acqua: ha senso che i servizi di depurazione, gli impianti fognari, che vengono gestiti su tutto il territorio regionale per effetto di una norma di legge da un gestore unico, invece abbiano delle riserve, guarda, caso nei territori e nei Consorzi? Che non è che trattano rifiuti industriali semplici, la gran parte degli impianti di depurazione sono impianti di depurazione promiscui, anzi dove la gran parte dei reflui sono reflui civili: così è a Macchiareddu, così credo ad Olbia, così è a Villacidro, e così altrove. Io credo che sia più razionale che anche questa gestione, come dal decreto legislativo 152, passi all'ente gestore unico; così come ritengo, quando recepiremo il decreto legislativo sul ciclo dei rifiuti con la nostra legislazione, con le scelte che farà il Consiglio regionale, anche quel tipo di servizi, di impianti e di competenze dovrà essere affidato a quanto la legge prescriverà.
Io credo che dobbiamo quindi fare uno sforzo per individuare degli organi, appunto, conseguentemente semplificati, perché se la natura è quella e se i componenti sono quelli, gli organi sono necessariamente molto semplificati, e soprattutto (io direi non è il numero che deve preoccuparci) responsabili sotto il profilo istituzionale: il cittadino, sia esso cittadino singolo o sia esso la società, deve sapere a chi è che deve rivolgersi, chi è che risponde del mancato funzionamento o del funzionamento non efficace di quell'organo, di quel servizio, non può essere qualcosa di indistinto, di un qualcuno che non risponde a nessuno. Organi di controllo che quindi rispondono ad organi istituzionali, perché se c'è il sindaco o il delegato del sindaco questo deve rispondere a chi…, perché è emanazione di quell'organismo, non è affidato al mare magnum delle responsabilità indistinte, la stessa cosa dicasi per il delegato del Presidente della Provincia. Ma vi deve essere anche il controllo interno suppletivo della gestione, io penso, in questo caso, con una rappresentanza non singola, cioè affidata, per le competenze che ha e per il valore che ha, non solo al Comune ma con una forma di controllo di gestione di quel tipo che sia espressa da una pluralità di organi istituzionali, quindi dai vari livelli: Comune, Provincia e Regione.
Il personale. Io credo che vada fatta una valutazione molto attenta, c'è un patrimonio di competenze, di professionalità, che non va disperso, che va utilizzato; quindi il principio che il personale deve seguire le funzioni va applicato correttamente, non perché bisogna dismettere ma perché bisogna valorizzarle. Poi vi saranno certamente problemi nella gestione degli esuberi, perché è ovvio che dimagrendo in termini di funzioni e di competenze dimagrirà anche la cosiddetta pianta organica. Gli esuberi non vanno trattati con questa parola brutta, vanno trattati come competenze che devono essere utilizzate adeguatamente nel territorio, ampliando la gamma delle possibilità di opzione, verso i Comuni, verso le Province, (tutti i Comuni intendo dire, non solo il Comune che si fa carico delle funzioni trasferite), e questo deve avvenire senza far pagare prezzi ai lavoratori, quindi garantendoli dal punto di vista giuridico e garantendoli anche sotto il profilo economico.
Infine, la fase di transizione, che certamente è la più delicata, quella meno semplice, perché un conto è dirlo, passare dall'uno all'altro, altro conto poi è attuarlo; oltretutto ci troviamo certamente in presenza di un panorama molto vasto, variegato, non facilmente riassumibile in tipologie. Quindi, un passaggio tra soggetti istituzionali diversi, perché sono diversi per natura giuridica: da un soggetto pubblico economico, a mio avviso, ad un soggetto pubblico. Diversi sono i soggetti che lo compongono: da una pluralità di Comuni, da rappresentanze di enti regionali, di Istituti di credito e quant'altro, si passa a rappresentanze solo di enti locali. Diversi per funzioni, come ho detto poc'anzi, funzioni che non si sovrapporranno più… mi pare che lo ricordasse il collega Contu poc'anzi, hanno avuto tanti meriti, certamente, hanno fatto strade ma le strade non erano competenza loro, se le assumevano perché altri non erano in grado di farvi fronte. Sto parlando di strade non consortili ma strade di livello anche provinciale, e non solo. Oltre ad altro.
Quindi, bisogna evitare che questo carico di competenze impedisca o renda molto difficile la vita del nuovo soggetto - perché è un po' come il morto che afferra il vivo -, quindi trasferendo, senza soluzione di continuità secondo me, il patrimonio non discutibile che ne garantisca l'immediata funzionalità e questo è facilmente individuabile sono le aree, sono i servizi gli impianti ad essa connessi non è che bisogna inventarsi chissà che cosa. Trasferendo quindi la gestione di questo al nuovo soggetto, immediatamente, con l'insediamento degli organi, e poi provvedendo invece ad individuare un soggetto istituzionale, quindi un soggetto di nomina, che abbia una rappresentatività al mio avviso può essere di tipo collegiale, quindi che garantisca il nuovo soggetto, quindi i comuni che garantisca la provincia, che garantisca soprattutto la Regione, che l'indirizzo legislativo il coordinamento che viene qui citato poi trovi concreta attuazione. Quindi indennizzando i soggetti istituzionali e le società non più componenti del nuovo soggetto liquidando le partecipazioni che non sono più riconducibili alle nuove funzioni, con tutti i diritti che lì vi sono, e si renderà quindi necessario fare in modo che questo avvenga non con tempi lunari, ma che avvenga con un doppio binario cosiddetto, con una responsabilizzazione diversificata, che non impedisca al nuovo soggetto di funzionare immediatamente, che non lo esautori dalle sue responsabilità, ma anzi che lo responsabilizzi anche in quella fase processuale, la predisposizione di un piano di liquidazione, che deve avere la responsabilità dell'approvazione da parte della Regione, non c'è nessun altro organismo terzo che può garantire queste fasi di passaggio, e queste vanno garantite, non a parole vanno con preciso e più definito dispositivo in legge. Quindi, io penso che tutto questo deve avere una sua conclusione certa, non in anni, come siamo abituati, purtroppo, a costatare in molti passaggi, ma in tempi certi, definiti in legge, e non con direttive, che siano quindi certi per tutti, e da concludersi con una approvazione da parte dell'Esecutivo regionale. Io penso che debba passare attraverso una conclusione di questo genere, per le garanzie che vi debbono essere di tipo giuridico, economico e finanziario, per il personale, per le competenze che si rappresentano nonché per tutti i soggetti che sono coinvolti nella lunga storia dei consorzi industriali che abbiamo alle spalle. Questo per consentire una gestione più efficace, moderna e funzionale dei servizi, degli impianti che hanno, credo, una importanza strategica per quanto riguarda l'intera comunità regionale e non solo quelle aree territoriali. Quindi, io penso che si debba esprimere un giudizio positivo non compiuto, il dibattito in Consiglio deve servire a migliorarla, io credo non ci sia nessuna preclusione a raccogliere suggerimenti, contributi anche di modifiche sostanziali rispetto a quel tipo di impostazione. Credo che un confronto di tipo pregiudiziale non serva a nessuno, non serve soprattutto in questa fase, si sta predisponendo, credo dobbiamo predisporre degli strumenti che siano i più rispondenti possibili alla Sardegna dal 2009 in poi, non dai prossimi 15-20 giorni e poiché la partita per il governo della Regione dal 2009 in poi sembra una partita aperta, io credo che ci sia l'interesse da parte di tutto il Consiglio regionale a mettere, a predisporre uno strumento di legge che sia il più adeguato e più efficace possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì grazie Presidente. Mi pare che il dibattito in Aula si stia svolgendo con molta serenità; la speranza è che questo dibattito possa portare all'approvazione di una legge che sia utile per rilanciare lo sviluppo e l'economia della Sardegna. Con l'articolo 7 della finanziaria era previsto che entro 150 giorni la Giunta avrebbe dovuto approvare una legge sulle aree industriali e, appunto, nel caso di mancata approvazione, la Giunta dovrebbe provvedere alla nomina dei commissari e quindi alla soppressione e liquidazione dei consorzi di dimensione provinciale, quelli che erano previsti nella tabella F. della finanziaria. Io devo dire che ho avuto modo di verificare che alcuni di questi consorzi industriali, previsti nella tabella F., sono dei consorzi industriali che operano comunque molto bene o che hanno operato molto bene, quindi favorendo la crescita delle imprese, lo sviluppo e l'economia dei territori dove sono situati. Questa legge, che arriva con qualche ritardo in Aula, ancorché ci sia stato un lavoro importante della Commissione, ancorché, come ha ricordato qualche collega, sia stato determinante il ruolo dell'opposizione che ha consentito di mantenere e garantire il numero legale, però mi pare che il problema di oggi sia diventato non quello della riforma dei consorzi ma: consorzi sì o consorzi no. Cioè sembrerebbe quasi e questo è un punto interrogativo, che Soru voglia i commissari da aggiungere a quelli già nominati. Commissari vuol dire mancanza di organi democratici elettivi e quindi di accentramento del potere. Probabilmente significa anche mettere dei commissari che hanno un'unica collocazione anche di tipo politico, mentre gli enti, che oggi partecipano ai consorzi industriali a vario titolo, sono enti politicamente variegati, possiamo avere enti politicamente del centro destra o del centro sinistra, prevalentemente del centro destra. Il dibattito in Aula è quindi importantissimo, speriamo però che non sia inutile, perché abbiamo la paura che all'ultimo istante, all'ultimo momento possa arrivare una sorta di maxi emendamento della Giunta, quindi un emendamento dell'ultima ora, come gli articoli, i cinque articoli che la Giunta ha presentato in Commissione, in quarta Commissione urbanistica, quando da mesi discutevamo del testo di legge, e 10 minuti prima dell'approvazione in Commissione sono stati inseriti cinque nuovi articoli stravolgendo completamente quello che era stato il lavoro della Commissione di diversi mesi. Questo sempre e solo per un motivo molto semplice: quello di favorire ancora di più l'accentramento del potere nelle mani della Giunta, o meglio del suo Presidente. E quindi noi non vorremmo che venisse vanificato il lavoro della Commissione, in particolare il tempo che dedicheremo in questa Aula del Consiglio regionale. Quindi il rischio è che se non passa la legge si può prospettare uno sviluppo pilotato del settore industriale proiettato verso le elezioni del 2009, qualcuno l'ha detto prima, appunto, le elezioni del 2009 sono un obiettivo importante, si tratta semplicemente di arrivare al 2009, anche se dopo il 2009 ci saranno grossissimi problemi, problemi economici, problemi di sviluppo quelli che in qualche modo questa Giunta sta creando e che sta mascherando. Vedi anche quello che sta succedendo con il G8, che è un evento importantissimo, che dovrebbe portare economia, ma che nei primi appalti ha visto prevalere imprese non sarde. E quindi c'era anche un problema politico, tutto politico interno al P.D. che oggi oltre al rebus primarie sì primarie no, diventa: consorzi sì consorzi no.
Quindi una gestione politica non basata sui progetti di crescita e sostegno delle imprese, ma di semplice e pura gestione del potere fino al 2009. La sfida vera per noi non è riferita al mantenimento dei consorzi, non è: consorzi sì, consorzi no. Ma siamo per favorire l'occupazione, e rilancio del sistema produttivo dell'artigianato e dell'industria sarda, quindi vorremmo una seconda stagione, una seconda giovinezza dei consorzi industriali. In Italia, i consorzi sono circa sessantacinque, istituiti negli anni '50. Sono stati istituiti come strumento pubblicistico per la gestione delle aree produttive, e nel tempo è cresciuta ovviamente la loro importanza, come è accaduto in diversi consorzi della Sardegna. Oggi, però, devono diventare poli generatori per il rafforzamento competitivo delle imprese locali e per l'insediamento di nuove attività ad alto potenziale di sviluppo. Quindi, una riforma seria, Assessore, dovrebbe equiparare forse anche i consorzi sotto il profilo funzionale ai distretti industriali, come previsto dalla legge numero 266 del 2005. Quali compiti, e qua la riforma diventa importante, dovrebbero avere i consorzi? Dovrebbero prima di tutto smettere di essere venditori di spazi attrezzati, diventando un centro ad alto livello per la gestione del sistema territoriale di sua competenza, quindi favorire lo sviluppo di vaste aree di territorio a fini industriali, commerciali e turistici, coniugando l'interesse pubblico e l'aggregazione del valore economico; l'erogazione di servizi, con programmi di formazione per le aziende; ricerche e studi per l'innovazione, quindi un aiuto molto importante per favorire la crescita e lo sviluppo delle aziende che a volte non hanno gli strumenti per poter emergere e competere anche nel mercato internazionale; progetti di innovazione industriale, promuovere lo sviluppo di sinergie di topo distrettuale; e in ultimo mettere a disposizione mezzi per l'infrastrutturazione di seconda generazione, ovvero quelle che ottimizzano l'impatto ambientale nei processi produttivi. Quindi, la riforma dovrebbe puntare a individuare dei consorzi che siano prima di tutto, io non mi preoccuperei molto, Assessore, di chi e come sarà gestito il Consorzio, di quanto sarà lo stipendio del direttore generale, piuttosto che dei vari consiglieri e amministratori, ma un consorzio riconosciuto come area industriale di eccellenza dovrebbe creare un effetto traino sulla notorietà delle aziende insediate, e quindi puntare sulla qualità dei consorzi vuol dire contare sulla crescita delle aziende. Ovviamente, un consorzio di qualità può agire come marchio ombrello che caratterizza la stessa identità delle imprese e ne attesta il livello qualitativo e almeno potenziale. I consorzi devono quindi possedere una struttura reticolare territoriale che collega il versante economico con quello istituzionale-amministrativo. Devono quindi ritenersi vigenti i principi generali desumibili dalla legislazione statale, relativi alla piena autonomia dei consorzi, correlata alla loro natura di enti pubblici, economici, imprenditoriali, che concorrono all'organizzazione e sviluppo del sistema territorio, e sia alla limitazione dei poteri di ingerenza delle regioni nella loro organizzazione e attività. Quindi, io credo che noi siamo e dobbiamo essere disponibili a un dibattito serio in Aula, cercando di apportare le necessarie modifiche e integrazioni a questo testo di legge. Quindi, io credo che noi potremo collaborare in questo senso, ovviamente saremo contrari a ogni colpo di mano che potrà arrivare eventualmente con emendamenti che al momento non conosciamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pileri. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). La ringrazio, Presidente. Bisogna dire, a questo punto, alle sei di pomeriggio, che la discussione che è iniziata questa mattina con la relazione del presidente Giagu ha determinato, largamente dal mio punto di vista, una convergenza tra le diverse ipotesi in campo. Tenendo presente che la materia sui consorzi è complessa, ci sono nel Consiglio regionale opinioni e posizioni diverse, e queste opinioni e queste posizioni io le considero tutte legittime, perché l'attività dei consorzi in questi trent'anni si è differenziata da territorio a territorio, quindi portiamo in discussione conoscenze ed esperienze dirette, e quindi fotografie delle situazioni che tutti vorremmo modificare in meglio. Io credo che si debba fare uno sforzo per verificare se il testo licenziato dalla Commissione fa sintesi delle diverse valutazioni che i commissari, prima, e il Consiglio regionale, poi, stanno facendo. Io credo che non si possa dire che il consorzio del Cines della Gallura, visto che parlava Pileri per ultimo, sia uguale a quello di Sassari, per tipo di attività; a Sassari c'era il petrolchimico, c'è il petrolchimico, in Gallura non c'è il petrolchimico, a Cagliari c'è la più grande raffineria del Mediterraneo, a Nuoro c'è un consorzio che è figlio della Commissione di indagine sul banditismo, ossia ci sono situazioni completamente diverse. Ma la cosa che si deve dire per verificare se siamo d'accordo, ma mi pare che Presidente della Commissione l'abbia detto, è che la promozione dello sviluppo industriale non può essere delegato ai consorzi. I consorzi hanno nel tempo acquisito una funzione di gestione delle competenze e delle risorse che prevalentemente allo Stato, attraverso la cassa per il Mezzogiorno, avevano trasferito diverse aree industriali. Ora si può dire se quella gestione è stata positiva o meno, ma la prima cosa che dobbiamo evitare, se siamo d'accordo, se parliamo tutti avendo la stessa conoscenza delle situazioni, è assegnare ai consorzi la responsabilità dello sviluppo per poli che è stata assegnata al Meridione d'Italia. I consorzi non hanno nessuna responsabilità. Se il Piano chimico nazionale, a un certo punto della vita economica del nostro Paese, è stato modificato, non si può certamente attribuire la responsabilità al consorzio di Cagliari o al consorzio di Porto Torres. Erano scelte che derivavano da provvedimenti del Governo. Però io credo, lo dico per i colleghi del centrodestra, che discutendo dei consorzi bisogna farsi guidare, da una parte, dal buon senso, che sempre aiuta, e, dall'altra, anche dalle direttive del Parlamento, del Parlamento italiano, che dice: "Occorre ridurre i consorzi", in Italia, che erano sessantacinque, in Sardegna, tra quelli di interesse regionale e quelli di dimensione provinciale, mi pare che fossero sedici. Poi, si può dire, lo dico per quelli che conoscono più da vicino le diverse situazioni, collega Moro, che è anche un vecchio amministratore, non solo vecchio di competenza politica, ma vecchio anche di età, si può dire che il consorzio industriale di Predda Niedda sia un consorzio industriale? Credo che si possa dire, adesso, che quel consorzio è prevalentemente un consorzio di natura commerciale, è diventato un grande centro commerciale, e le norme per i consorzi industriali erano diverse per le attività commerciali. Eppure, anche alle attività commerciali sono state attribuite tutte le agevolazioni del comparto industriale. Aver commissariato i consorzi …, io penso che sia stato un fatto positivo. Il TAR, l'altro giorno, non ha accolto la sospensiva, però credo che sia responsabile riconoscere che occorre andare al superamento dei consorzi così come trentacinque anni fa sono stati concepiti. Io non so quanti di voi hanno avuto esperienza di amministrazione dei consorzi, ma i consorzi di interesse regionale erano, ha ragione il collega, Presidente della Commissione Orrù, erano un sostituto dell'attività dell'amministrazione comunale, rilasciavano esclusivamente nullaosta per le aree che assegnavano, punto e basta. I consorzi industriali, invece, nascevano con una competenza giuridica superiore all'amministrazione comunale, infatti potevano fare i piani regolatori, e non sempre, Pileri che è anche ingegnere, penso ingegnere nautico, sa che tra il comune di Olbia e il Cines, nella destinazione delle diverse aree, c'è un conflitto che dura ormai 10 anni, ed è un conflitto che nasce in parte da visioni diverse degli amministratori, ma in parte anche da attribuzioni diverse che andavano portate a buona conclusione, perché l'interesse del comune di Monti è diverso dall'interesse del comune di Olbia, per quanto riguarda quell'area industriale, e allora, pensare di mettere in capo ai comuni e alla provincia le competenze, io credo che sia una cosa buona e giusta, dicono i cattolici, buona e giusta!. Poi occorre conoscere lo svolgimento dell'attività ed evitare di rinunciare all'idea che la promozione dello sviluppo possa essere assegnata ai Consorzi, i Consorzi devono svolgere un'attività che gli viene demandata, ma lo sviluppo di una Regione è un atto non unico, ma un atto continuo per impegnare risorse con le finanziarie, e anche per trattare con il Governo nazionale risorse e investimenti da localizzare nelle diverse aree della nostra Regione. E allora, quando la Commissione Medici concludendo, è stata anche proposta per un premio, quell'attività, concludeva che a Nuoro corrisponde ad un fenomeno preciso, occorreva fare una scelta di natura industriale, allora ricevette anche il premio, il premio Grazia Deledda. Poi, nel tempo, non la politica dell'amministrazione provinciale o dell'amministrazione comunale di Nuoro, di Ottana, di Bolotana o di Macomer, nel tempo, quella indicazione dello sviluppo riferita a quell'area è modificata per decisione del Parlamento nazionale, o delle partecipazioni statali, allora, o della Sir, la Sirion di Novelli. Si può dare la responsabilità al momento locale dell'amministrazione consortile? Io credo di no, credo proprio di no! Però, dicendo questo, non voglio dire, e non dico: lontano da me l'idea che occorre confermare quel sistema che è figlio di quella situazione, stiamo parlando della fine degli anni 60, primi anni 70, quindi eravamo ragazzi tutti. E allora, credo che occorra verificare se il lavoro della Commissione industria si muova nell'indirizzo giusto per quanto riguarda le funzioni che deve avere un Consorzio di natura industriale. Io faccio un rilievo, ma non all'Aula o ai colleghi della Commissione, faccio un rilievo alla discussione politica che abbiamo fatto sin qui. Ma, insomma, se al Consorzio industriale di Cagliari, a suo tempo, è stata assegnata, non solo assegnata perché richiesta, assegnata con provvedimento legislativo, la Zona Franca fiscale, per quale motivo la Zona Franca fiscale non la prevediamo per tutti gli otto Consorzi provinciali?
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). La Commissione ha detto di no.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Non lo sapevo, però sto dicendo che anche qui c'è differenza, perché se tu vuoi assegnare a una Regione un'idea dello sviluppo omogeneo, non puoi prevedere strumenti differenziati, almeno questa è la mia opinione, non perché i territori devono entrare in concorrenza, ma perché i territori hanno competenze che derivano dalla capacità imprenditoriale di quella realtà. Se a Olbia si lavora il tonno e si ha una capacità produttiva di dimensione internazionale, non è detto che il tono si lavori a Porto Torres. C'è un'altra competenza, che è quella della lavorazione delle fibre. A Cagliari c'è un'altra competenza, quella delle raffinerie, insomma, la raffineria c'era anche a Porto Torres sino a metà degli anni 70, poi venne chiusa in ragione, anche qui, non di una decisione locale, ma di un provvedimento nazionale. Richiamo questi aspetti per dire, cari colleghi, che noi dobbiamo fare la riforma dei Consorzi tenendo presente le competenze che nel tempo sono state trasferite e l'attività che devono svolgere le autonomie locali; comune e provincia, certo, con delega del sindaco, con delega del presidente. Però io non voglio sfuggire al nodo che è in discussione; i Consorzi, alla fine, sono dei grandi condomini, nei Consorzi, tutte le mattine, all'orario prestabilito, si presentano i lavoratori e gli imprenditori per svolgere l'attività, vivono direttamente la situazione gestionale positiva o negativa dei consorzi, se è stata raccolta nel testo urbano è stata raccolta, se non è stata raccolta c'è un problema. Pongo la questione: ma se è un condominio, come io lo considero, perché i condomini non devono far parte responsabilmente della gestione? perché gli imprenditori che operano in quell'area, che è ben delimitata, addirittura, dove c'è la Zona Franca fiscale è delimitata da una parete, c'è un ostacolo alto 2 metri, io credo che sia giusto, nella forma più corrispondente anche alla funzione che ha oggi il sistema delle imprese in Sardegna, io penso che sia giusto che un rappresentante o il rappresentante degli imprenditori sia presente nella gestione del Consorzio, perché l'attività ordinaria del Consorzio non è la grande programmazione di investimenti che rimane in capo alla Regione o allo Stato, ma è la gestione quotidiana di quell'area e di quel Sito. Poi si dice, perché l'esperienza parla chiaro: ma, insomma, bisogna evitare che ci siano amministratori che durano 20, 30 anni, perché a diverso o intitolo o in diversa occasione, magari cambiando partito, passando da Rifondazione Comunista alla Democrazia Cristiana, e dalla Democrazia Cristiana al U.D.C., e quando cambia all'U.D.C. vanno ai riformatori e quando cambiano ai riformatori... c'è qualcuno comunque che se lo prende... dice Pisu: "noi no!" E' giusto che si metta anche, siamo in discussione generale, un limite ai mandati, almeno nella funzione del presidente; ma se c'è il limite dei mandati per il sindaco di un paese che amministra cose importanti, ma perché non ci deve essere limite di mandati per un presidente di un consorzio che gestisce un insieme di risorse a volte superiori anche a quelle dell'amministrazione comunale di Cagliari o di Sassari, o di Olbia, o di Nuoro? Io credo che anche questo è un tema che deve entrare nelle nostre considerazioni. Poi, Giambattista, abbiamo fatto un documento, un parere della Commissione autonomia che i colleghi dovrebbero leggere, perché il collega Cuccu non l'ha votato, e ha fatto bene a non votarlo perché non era convinto, ma gli altri colleghi l'abbiamo votato, e là dentro c'è un ragionamento sulle competenze che è bene che i colleghi conoscano prima di gridare al disastro, al caos, no! Non è vero che c'è tra di noi una rissa, c'è una discussione responsabile, con opinioni responsabili, a volte convergenti a volte no, e se no, il Consiglio, che cosa è? Non è un consiglio di amministrazione, è il Consiglio regionale, se no date ragione a Soru che dice: dovete fare così e basta; io non sono d'accordo, noi non siamo d'accordo e abbiamo dato un insieme di indicazioni per risolvere il problema. Se Mario Diana fosse stato presente, gli avrei fatto una battuta, perché lui le accoglie. Stamattina il collega Diana ha fatto un ragionamento intelligente, a parte un'espressione che non mi è piaciuta nei confronti del collega Floris, ma nell'insieme ha fatto un ragionamento che dava ragione a Lenin... Nanni non lo conosce Lenin... però Lenin diceva che gli estremismi alla fine si incontrano, e io ho condiviso pienamente l'intervento del collega Diana che è venuto su un terreno positivo, che ci permette di trovare, se ci lavoriamo bene, una soluzione positiva per i Consorzi, e anche di superare questa lettura paesana che facciamo di noi stessi riferita al rapporto con Soru; ma siamo tutti adulti e vaccinati e anche politicamente maturi, la gran parte di quelli che siamo qui, tutti quelli che siamo qui, perché uno non arriva in Consiglio regionale perché fa un incidente stradale, eh! Quando arriva vuol dire che ha alle spalle un'esperienza particolare. Allora io credo che noi dobbiamo chiuderla questa discussione generale. Auspico, propongo anche, non che torni in Commissione, parliamoci chiaramente, chi dice che la norma deve tornare in Commissione sta dicendo una cosa che favorisce chi vuole commissariare i consorzi. La legge deve essere migliorata qua dentro, le opinioni si possono portare a buona conclusione e se il sistema delle imprese non è rappresentato dalle Camere di commercio può essere rappresentato dagli imprenditori che in quel condominio stanno, si eleggono democraticamente un loro rappresentante, come democraticamente viene eletto il Presidente della Provincia o il sindaco, e fa parte del consiglio di amministrazione. Poi mi dicono: "Ma quando ci sono provvedimenti che lo interessano direttamente?". E perché, quando ci sono provvedimenti che in questo Consiglio interessano direttamente magari colleghi che hanno attività nel settore della sanità, faccio un esempio, alcuni che stanno da quella parte, che fanno? Io spero che si astengano dal votare e se votano fanno una cosa sbagliata! Io credo che si possono trovare tutte le soluzioni per uscire da una situazione che oggi non va bene, perché è anche vero che nelle Camere di commercio giustamente, perché questa è la norma, sono presenti le imprese perché si iscrivono, se no non possono cantare messa, ed è vero che poi esprimono propri rappresentanti negli enti e normalmente esprimono imprenditori, però è anche vero che qualche volta esprimono imprenditori per un'area nella quale quell'imprenditore non opera, è anche vero che qualche volta viene indicato non l'imprenditore, ma il funzionario dell'organizzazione. Tutto questo è vero, ma vietiamolo, normiamolo! Ma la soluzione alla quale io guardo con maggiore attenzione e che sfugge alle manovre che si fanno normalmente quando si deve raggiungere una maggioranza, è l'espressione diretta dell'imprenditore eletto dai componenti di quel consorzio industriale a voto segreto. La testa è un voto, si possono fare liste diverse perché magari sono programmi diversi e allora, se ne spetta uno, uno ce ne sarà, dura in carica quanto dura il consorzio.
Guardate, non so dicendo una cosa nuova. I comitati provinciali per l'artigianato sono stati eletti direttamente dagli artigiani; la Regione si era fatta carico di questo fatto, che i rappresentanti non erano eletti ma erano nominati, si sono fatte le liste, liste contrapposte, sigle che si contrapponevano ad altre sigle, ed in ragione dei voti che hanno preso sono stati eletti nelle Camere di commercio. Io credo che se riflettiamo, lo dico per il presidente Giagu, la Camera di commercio può stare dentro il consorzio attraverso un iscritto che viene eletto direttamente dagli aderenti. Non succede nulla!
Mi dice il collega Pisu: "Tempo". Allora il tempo è finito. Io credo che, e concludo, se c'è la volontà per chiudere positivamente, Pileri, per evitare - uso un termine forte - il caos che c'è a Olbia! A Olbia la politica, non la politica del centrodestra o la politica del centrosinistra, a Olbia stiamo facendo una brutta figura perché lì c'è una guerra per i posti!
PRESIDENTE. Concluda.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Concludo, Presidente. Lì c'è una guerra per i posti che danneggia anche lei, anche me, anche quelli che siamo antipatizzanti di quella situazione ed è chiaro che noi da quelle situazioni dobbiamo uscire con una norma chiara, come chiara mi sembra la proposta che ha fatto Giagu.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (P.D.). Signor Presidente, ad ascoltare alcuni interventi che si sono succeduti in quest'Aula sembra quasi che oggi questa legge non riguardi semplicemente il futuro dei consorzi industriali e il fatto che siano ancora attuali nelle funzioni che progressivamente hanno assorbito, come ricordava anche il collega Orrù, ma sia invece il futuro del nostro sistema produttivo ed economico nel suo complesso. Il collega Contu, per esempio, ha colto l'occasione per toccare argomenti del tutto diversi, ha parlato di turismo, di agricoltura, di energie rinnovabili, ovviamente ne ha parlato a tinte fosche anche dove le ultime statistiche, come quelle dell'ISTAT sulle presenze straniere, ci dicono che, per lo meno nel turismo, le tinte proprio così fosche non sono visto che c'è una crescita molto forte delle presenze straniere. E anche ammesso che questa legge, o una legge in generale, fosse capace di occuparsi del rilancio del sistema produttivo nel suo complesso, che fosse di per sé sufficiente ad avvicinare la Sardegna alle regioni italiane più progredite, credo che sarebbe probabilmente una discussione così ampia da non potersi certamente racchiudere in un dibattito come quello che possiamo svolgere in quest'aula, io credo anche non racchiudibile in un semplice disegno o proposta di legge. Quindi credo che oggi più semplicemente dobbiamo accontentarci di parlare dei consorzi industriali e capire se i consorzi industriali, per quello che sono diventati in questi anni, hanno ancora un senso. Discutere se le funzioni tipiche dei consorzi industriali, cioè quelle legate alla progettazione e realizzazione di opere di urbanizzazione, infrastrutture e servizi, l'acquisizione di aree e la concessione alle imprese di aree attrezzate per insediamenti produttivi debbono essere assolte da strutture che sono arrivate in questi anni ad avere oltre 600 dipendenti, strutture che sappiamo non avere uguali neanche a livello italiano: la Sardegna è arrivata ad avere il primato di ben il 25 per cento dei consorzi industriali con il 2 per cento della capacità produttiva industriale. Ecco, capire se questo tipo di strutture abbiano, appunto, ancora un significato, anche in un contesto, come quello che ricordava il collega Orrù, in cui il sistema degli enti locali si è fortemente potenziato. Pensiamo semplicemente a quello che è avvenuto in Sardegna anche con l'introduzione delle nuove province, il ruolo sempre più importante assegnato anche dalla Costituzione agli enti locali e quindi credo che questo sia il tema di oggi: capire se quella funzione supplente che hanno svolto i consorzi industriali a partire dagli anni '50 abbia ancora un significato.
Evidentemente tra i promotori della proposta e per il dibattito che è avvenuto non solo in Consiglio, ma anche in Commissione, la risposta è che si deve andare a un superamento di quel sistema, che non ha più un senso, anche perché alcune leggi ci richiedono che alcune funzioni che sono state assorbite oggi devono essere ricondotte a degli ambiti ottimali, a delle gestioni che abbiano un respiro più ampio e quindi, per esempio, la funzione svolta in tema di energia e di depurazione delle acque, di gestione dei rifiuti e di depurazione delle acque deve in qualche modo essere ricondotta a quelle che sono le nuove normative nazionali, a delle autorità d'ambito riassegnate ai comuni in un'ottica di integrazione con il più ampio sistema degli enti locali. E da questo punto di vista non è tanto importante ricordare il costo complessivo della gestione attuale, né il fatto che molte di queste gestioni siano ormai in rosso, ma credo che sia importante capire se oggi il fatto di essersi progressivamente allontanati da quelle che sono le funzioni essenziali che sono anche in parte richiamate dalla proposta di legge, cioè legate essenzialmente alle attività tipiche dei comuni, cioè le opere di urbanizzazione, le infrastrutture, gli spazi pubblici destinati ad attività collettive, la concessione e l'assegnazione di aree, abbiano invece che innescare un incentivo positivo, un vantaggio competitivo all'insediamento produttivo, viceversa siano diventate un fattore di svantaggio competitivo e un disincentivo all'insediamento perché tali sono gli oneri di cui sono gravate queste gestioni che spesso per un'impresa diventa difficile, oneroso, svantaggioso insediarsi in una di queste aree produttive. Quindi, credo che alla luce di queste considerazioni dobbiamo leggere la proposta di legge, vedere se c'è la possibilità di alcuni miglioramenti, occorre in sostanza non illudersi che oggi basti creare una struttura, basti creare una società di servizi, basti creare delle scatole che rimangono vuote per fare industria, così come questo non è vero nel caso del turismo, così come questo non è vero nel caso di qualsiasi attività economica. Occorre quindi puntare a rimanere semplici, costare poco, puntare alla massima efficienza, ai minori oneri possibili da richiedere alle imprese insediate. Credo che se analizziamo il testo di legge da questo punto di vista è possibile fare delle prime considerazioni. Io credo che nel testo, così come era uscito dalla Commissione, rimangono alcune ambiguità che immagino possano essere anche chiarite, si rimetteva il relatore in qualche modo a un dibattito dell'Aula, giustamente, a degli approfondimenti, credo che sia meritevole il lavoro fatto dalla Commissione, ma credo che sia anche passibile di alcuni miglioramenti.
Credo che una delle ambiguità da superare sia quella del ruolo di questi Consorzi. Nell'articolo 3 si parla di un ruolo che andrebbe addirittura a sostituire quello delle Province, si parla di Consorzi come braccio operativo in ambito provinciale per le "politiche di sviluppo economico e industriale regionali"; credo che questa sia una funzione impropria, sia una funzione che non può essere espropriata alle Province e credo che, invece, le funzioni vadano ricondotte a quelle che ho già citato, legate più semplicemente alla gestione delle aree industriali, naturalmente armonizzandosi e coordinandosi con quella che è la programmazione regionale in materia di imprese industriali. Quindi, questa è un'ambiguità senz'altro che va superata.
Citava, l'onorevole Cugini, il tema del ruolo delle imprese e se le imprese devono essere rappresentate in questi organismi. Ricordo che sono organismi, anche questo va chiarito, che non stiamo più pensando agli enti pubblici economici, ma stiamo pensando a degli organismi consortili che vanno a gestire quelle aree che insistendo su più comuni hanno bisogno di una gestione associata tra più comuni, come ricordava anche bene il Presidente della Commissione autonomia. Allora, credo che se vogliamo citare anche il tema delle imprese industriali, io sarei preoccupato se noi ritenessimo che il ruolo e il coinvolgimento delle imprese avvenga semplicemente per il fatto che inserisco un rappresentante, non so bene se delle imprese, delle associazioni delle imprese o delle imprese insediate all'interno di un consiglio di amministrazione di un'assemblea. Io credo che sia molto più complesso il tema, è chiaro che il Consorzio, l'ente locale che gestisce l'area industriale ha una responsabilità molto più grande, deve preoccuparsi di capire che i bisogni, le aspettativa, le esigenze di tutte le imprese insediate e parlo primariamente di quelle insediate perché c'è anche un rischio della rappresentanza che poi, nell'essere così indiretta e labile non ha legami tra il rappresentante dell'impresa virtuale e quelli che sono gli effettivi bisogni delle imprese insediate. Io credo che la responsabilità che devono esercitare gli enti locali - così come la devono esercitare verso i cittadini rispetto a qualsiasi servizio sociale, di istruzione, di rilascio di una concessione o di una licenza edilizia - non possa prescindere da una funzione di ascolto e di analisi dei bisogni, di comprensione delle esigenze, di quello che si può fare per essere più attrattivi, non possa esaurirsi con una semplice presenza in un consiglio di amministrazione, ma fa parte di un'attività molto più complessa che non può essere circoscritta o ridotta e anzi potrebbe addirittura diventare, da questa punto di vista, una deresponsabilizzazione del soggetto consortile ente locale che ha una responsabilità molto più grande che non può essere, in qualche modo, condivisa perché nel momento in cui è condivisa rischia anche di sfociare in una forma di delega e quindi poter arrivare ad una forma di giustificazione di una responsabilità che non può prescindere dal rendere conto e far sì che per le imprese insediate effettivamente i servizi e le attività svolte siano quelle più idonee per farle localizzare e per fargli svolgere la loro attività e credo che questo non sia ..., anzi credo che il fatto che se noi ripulissimo - io credo che si possa - da questo testo anche ricondurre la responsabilità della gestione strettamente agli enti locali, io credo che sarebbe più chiara la responsabilità e anche i cittadini e i rappresentanti delle imprese potrebbero con maggior chiarezza sapere chi è il responsabile di una gestione che non soddisfa pienamente le loro esigenze.
Credo che poi ci sia un tema che è stato già toccato, che è quello di come avviamo una fase di transizione tenendo presente il fatto che ci sono tantissime partecipazioni e attività, diciamo, non più tipiche che sono state avviate, io credo che rispetto al testo depositato in Commissione sia in qualche modo importante e necessario che nel trasferimento agli enti locali non vengano trasferiti oneri, non vengano trasferite situazioni non gestibili e che vengano magari trasferite subito quelle funzioni e quelle strutture che riguardano le attività tipiche, lasciando liberi gli enti locali e il nuovo soggetto consortile dalle pendenze che riguardano invece attività non tipiche che devono essere, a mio avviso, necessariamente gestite e, come dire, completate da una gestione di tipo commissariale.
Ecco, credo che se sapremo, in questo disegno di legge, affrontare questi temi, cioè il chiarimento del ruolo e delle funzioni riconducendoli a quelle tipiche della gestione di aree attrezzate, chiarire e semplificare anche quelli che sono gli organismi di gestione e di controllo degli enti locali, riconducendoli pienamente alla responsabilità degli enti locali e non introducendo elementi che possano in qualche modo contribuire a una minore assunzione di responsabilità, se sapremo chiarire molto bene quella che è la fase di transizione per quanto riguarda le partecipazioni e per quanto riguarda il personale, io credo che effettivamente questa sarà una riforma efficace. Non una riforma efficace perché risolverà i problemi dell'industria sarda, ma una riforma efficace perché perlomeno ne toglierà qualcuno e quindi ci metterà poi in condizioni, in altre sedi, in altri modi e completando e continuando il lavoro svolto in altri ambiti e con altre riforme da questo Consiglio regionale, di mettere il nostro sistema economico-produttivo nelle condizioni di crescere e svilupparsi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della Giunta, la riforma delle funzioni in materia di aree industriali di cui oggi discutiamo si è caricata di un peso politico assai rilevante, forse persino eccessivo rispetto alla sua portata, è stato già detto in qualche intervento. Evidentemente a ciò ha contribuito il fatto che si tratta di un intervento per un verso essenziale e urgente e per l'altro quasi simbolico, tale è il significato che infatti esso ha assunto rispetto alla reale volontà riformatrice di questo Consiglio regionale. Credo che la cosa migliore sia, piuttosto che rimanere sul generico terreno dei buoni propositi riformisti o delle vuote accuse di conservatorismo, attenersi al merito, parlare un po' della riforma, parlare un po' di quello che secondo noi dovrebbero fare i Consorzi industriali, ovvero dire perché questa riforma è necessaria e che tipo di riforma è opportuna o ciascuno di noi ritiene sia opportuna.
La condizione di partenza che mi pare condivisa è l'urgenza di intervenire, anzitutto per le condizioni difficili dell'economia e dell'industria sarda che non sono condizioni che vive solo la Sardegna, le vive l'Italia, le vive il mondo occidentale, le vive l'economia internazionale. Leggevo prima le note di agenzie sul bollettino di Bankitalia che è stato pubblicato oggi, sembra un bollettino di guerra, sia riguardo alla congiuntura economica, sia riguardo al PIL, alla produzione industriale, agli ordinativi. Insomma, sono tempi bui per l'economia italiana e dunque anche per quella sarda.
In secondo luogo per la palese inadeguatezza dei Consorzi industriali ad assolvere alle funzioni a cui sono chiamati, oltreché per le non sempre esemplari e trasparenti modalità con cui essi sono stati e sono gestiti, ma in effetti sono ragioni oggettive quelle che, credo che tutti possiamo riconoscere, siano alla base della necessità di un intervento di riforma. Vorrei citare le principali. Abbiamo detto più volte oggi come e quando sono nati i Consorzi industriali, sono stati istituiti dal testo unico sugli interventi per il mezzogiorno, come enti pubblici economici chiamati a svolgere le funzioni che conosciamo, funzioni che però sono state nel tempo riarticolate su altri livelli istituzionali, dovevano favorire lo sviluppo dell'attività produttiva attrarre le imprese, realizzare e gestire le infrastrutture ed erogare i servizi. Allora, sia sul versante di quello che crediamo siano le politiche di sviluppo necessarie per lo sviluppo delle aree e delle attività industriali, sia su quello legislativo, sono intervenute, dicevo, molte modifiche. Sotto il primo punto di vista si è compreso che sono necessarie politiche di più ampio spettro coordinate su una scala più ampia, come minimo regionale per creare un contesto favorevole all'attrazione e al mantenimento di un tessuto industriale sano e produttivo. Politiche capaci di innalzare la capacità di innovazione e il livello di qualificazione delle risorse umane e di accrescere la produttività e la competitività del sistema industriale.
Per questo è necessario migliorare la qualità dell'offerta delle aree industriali e programmare e coordinare l'attività di marketing di attrazione delle imprese e di erogazione di servizi. Ed è ancora più necessario per eliminare il costo effettivo maggiore che pagano le imprese nella loro attività di insediamento, nel tentativo di insediamento delle aree industriali, far chiarezza in materia di competenze e di regole relativamente alle funzioni amministrative che governano e disciplinano le aree industriali. Dunque, regole semplici e competenze chiare per creare un clima favorevole alle imprese. Con riferimento agli interventi legislativi è noto che oltre alle modifiche costituzionali dell'ultimo decennio, sono intervenuti una serie di provvedimenti sia regionali che nazionali che comunitari che egualmente hanno modificato il quadro delle funzioni che venivano esercitate dai consorzi industriali e svolte dai consorzi industriali. La legge regionale che è del 2006 che ha istituito l'Agenzia Sardegna promozione, la legge numero 9 che ha definito gli enti locali quali principali destinatari delle funzioni amministrative ripartendole tra province e comuni, le norme che riattribuiscono competenze specifiche, in particolare il decreto legislativo numero 159 del 2006 che relativamente agli impianti di acquedotto e fognature e depurazione e al ciclo dei rifiuti attribuisce alle autorità d'ambito e al gestore unico del servizio integrato, le funzioni relative. Sono intervenute poi nel 2006 norme comunitarie che considerano in modo più severo la possibilità di finanziare integralmente con risorse pubbliche le infrastrutture e che ugualmente individuano in termini più severi la possibilità di contribuire con risorse di tale natura alle spese generali dell'ente. In effetti tali interventi finanziari, ovvero gli investimenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture hanno costituito in particolare negli anni più recenti, la fonte che ha consentito ai consorzi di funzionare e di sostenere i propri conti economici. I lavori finanziati negli ultimi 15 anni sono stati davvero assai ingenti, oltre 400 milioni di euro, sono stati erogati finanziamenti per quasi 300 milioni di euro. Però, a parte il ridimensionamento dei loro compiti, a parte anche le valutazioni di politica industriale, dobbiamo anche chiederci, dobbiamo anche condividere come funzionano i consorzi, che costi hanno, se sono capaci di sostenersi nel mercato, se sono enti pubblici economici questo dovrebbero essere capaci di fare. E allora i dati che abbiamo a disposizione, i dati che abbiamo potuto conoscere dalla stampa, nelle audizioni della Giunta e dei soggetti che abbiamo audito nella Commissione industria sono abbastanza chiari, il record della Sardegna come numero dei consorzi lo conosciamo, il fatto che essi negli ultimi sei anni ad esempio sugli ultimi bilanci disponibili segnino una perdita complessiva nel bilancio civilistico di oltre 14 milioni di euro, il fatto che il valore dell'attività caratteristico ovvero il valore della produzione al netto dei costi di produzione negli stessi anni fa segnare una perdita di oltre 60 milioni di euro, e poi ci sono costi forse maggiormente capaci di richiamare l'attenzione della pubblica opinione, ne abbiamo parlato poco, ma non ce la si deve prendere con nessuno se si può essere stupiti per il fatto che i Consigli di amministrazione costano 2 milioni e mezzo di euro, che i direttori generali costano 2,3 milioni di euro, che i dipendenti costano oltre 25 milioni di euro, che c'è un dirigente ogni 10 dipendenti per non parlare delle decine di controllate o partecipate talvolta in liquidazione e spesso in realtà più che controllate direi incontrollabili, ovvero dai costi della struttura societaria imprecisati e comunque difficilmente verificabili. Vi è poi un altro tema che mi rendo conto può essere considerato un pregiudizio o un giudizio eccessivo, per certi versi grossolano.
Però non possiamo nasconderci che nella consapevolezza diffusa dei cittadini, questi soggetti sono apparsi spesso anche come luoghi oscuri di gestione di un potere clientelare che ha alimentato un ceto parapolitico al di fuori di qualsiasi controllo democratico. Luoghi che dipendevano e dipendono in senso lato dalla politica e che in virtù della loro natura giuridica potevano godere di libertà, delle libertà fornite dalla disciplina privatistica in materia di affidamento di incarichi, di aggiudicazione di appalti, di acquisizione di beni e di servizi e soprattutto, lo dico per i tanti risvolti che il tema assume in un tempo in cui la difficoltà di trovare un'occupazione stabile e di qualità è grandissima, in materia di assunzione del personale, le assunzioni a chiamata diretta che costituiscono forme di lavoro stabile e molto ben remunerato, insieme ai fattori che ho appena descritto hanno fatto sì che la pubblica opinione, direi la morale collettiva abbia considerato spesso sostanzialmente insostenibile se non insopportabile un modo di gestire ciò che viene visto come cosa pubblica e che è stato gestito senza la responsabilità che deve essere connessa all'esercizio della cosa pubblica e al governo della cosa pubblica. Tutto ciò ricordo senza che ciò abbia corrisposto soprattutto negli ultimi anni, soprattutto in questa fase dell'economia, una capacità di servire il sistema industriale sardo, ma anzi, spesso in una condizione per cui è stata limitata la capacità di attrarre imprese e di determinare e favorire lo sviluppo industriale. Dunque la necessità di un intervento riformatore sta da un lato nelle modificazioni legislative ecco descritte, dall'altro nelle valutazioni comuni a quelle che molti altri colleghi hanno effettuato e che io ho appena inteso richiamare. Una riforma, quella che ci accingiamo a esaminare già avviata con la finanziaria regionale, la quale assegna ai comuni le funzioni amministrative relative alle aree industriali di dimensione comunale sopprimendo 8 dei 16 consorzi esistenti. Con la finanziaria regionale, lo sappiamo, il Consiglio ha poi rimandato per la riforma delle aree di dimensione sovracomunale a questo intervento legislativo che ora ci accingiamo a discutere nel merito, indicando anche come parametro di riferimento il rispetto dei principi dettati dalla finanziaria nazionale per il 2008 che prevede in particolare che le Regioni provvedano ad accorpare o sopprimere gli enti comunque denominati titolari di funzioni assegnate agli enti locali trasferendole a questi ultimi. Dunque, questi interventi legislativi che rappresentano l'avvio, la prima fase di questa riforma, costituiscono una ragione ulteriore per andare avanti in questo percorso anche attraverso un significativo e coerente aggiornamento del testo all'attenzione di quest'Aula consiliare. Vorrei dire qualche parola sulla riforma opportuna, io vorrei dire, quella credo possa essere la riforma opportuna, verrebbe da dire in primo luogo che se forse non l'abbiamo fatta presto, a maggior ragione dobbiamo farla bene questa riforma. Cosa significa farla bene? Trasferire le funzioni agli enti locali, ovvero i comuni sui cui territori insistono le aree e la provincia oltre che come previsto in finanziaria i comuni facenti parte degli enti soppressi dalla finanziaria medesima che possono essere chiamati a costituire consorzi pubblici ai sensi del decreto legislativo numero 267 del 2000 per esercitare tali funzioni in forma associata. Ciò significherebbe sottoporre questi enti a una disciplina pubblicistica con l'applicazione delle regole proprie degli enti locali in tema di assunzioni, incarichi, compensi degli amministratori. Individuare in modo preciso e definito le funzioni stabilendo che i nuovi consorzi nel rispetto delle funzioni di programmazione della Regione e della provincia nei rispettivi ambiti siano assegnate le medesime funzioni trasferite ai comuni con la legge finanziaria regionale. Dire no a scatole vuote quali le partecipate e le controllate che costituirebbero esclusivamente un modo per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Significa anche non lasciare a casa nessuno, ma anche assegnare il personale allo svolgimento delle funzioni per come esse vengono ripartite, il personale segue le funzioni, è stato detto in precedenza, e riportare entro la disciplina gli enti locali e i compensi dei dirigenti e dei nuovi dipendenti. Significa anche fare presto, ovvero far partire da subito i nuovi consorzi tra enti locali definendo per legge modalità e tempi certi per l'avvio delle loro attività e l'assegnazione delle funzioni e dei relativi beni. Significa costituire organi riconoscibili, democraticamente responsabili, snelli ed economici. Significa infine rispettare la legge relativamente alle procedure di liquidazione, i colleghi, lo ha fatto per prima Claudia Lombardo, che hanno richiamato il rischio di dover subire ricorsi e di poter adottare un provvedimento contrastante con le competenze costituzionalmente riconosciute alla Regione e lesivo dunque dei diritti dei consorziati privati, hanno certamente posto un tema di fondamentale importanza. Sul punto occorre la massima chiarezza, quello che possiamo affermare in questa sede è innanzitutto che la Regione ha certamente competenza legislativa ad intervenire, in base alle norme costituzionali, statutarie e al decreto legislativo 112 del 1998, lo ha confermato la Corte Costituzionale nel 2002 con una pronuncia relativa alla soppressione e al commissariamento di una serie di Consorzi industriali in Puglia. I Consorzi industriali, in quanto enti pubblici economici, sono dotati di autonomia funzionale, ovvero sono enti dei quali fanno parte, come soci, soggetti privati portatori di interessi economici e imprenditoriali che vengono curati attraverso i Consorzi medesimi; dunque il rispetto delle regole di diritto attinenti la disciplina dei rapporti tra tali privati costituisce il limite insuperabile per il legislatore regionale, che non può invadere, intervenendo in materia, la competenza esclusiva del legislatore statale in tema dei rapporti privatistici, e, con riferimento ai Consorzi, la tutela dei privati sta nel patto che essi hanno sottoscritto, lo statuto consortile, le cui norme non possono essere derogate da un atto unilaterale regionale. Dunque, pur con tutte le chiarificazioni funzionali a garantire un immediato avvio delle attività dei nuovi Consorzi, è necessario individuare, come afferma anche il parere ampio e articolato della prima Commissione, una fase liquidatoria, nel rispetto delle modalità stabilite dagli statuti medesimi, ciò proprio a garanzia dei privati oltre che dell'interesse pubblico. Sul punto credo sia necessario che il Consiglio sia messo nelle condizioni di legiferare avendo piena contezza dei vincoli di natura costituzionale che ne limitano gli spazi di intervento.
In conclusione, sono convinto che se questi saranno i punti fondamentali della legge, potremmo dire che il tempo certamente non breve che il Consiglio ha impiegato nella discussione e nell'adozione di questa riforma ha consentito l'adozione di una disciplina che riforma in modo incisivo le funzioni in materia di aree industriali, che è e al passo con le più recenti innovazioni legislative e può contribuire a creare realtà più snelle, efficienti, trasparenti e dunque maggiormente capaci di favorire l'insediamento e lo sviluppo delle realtà industriali in Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Meloni. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (P.D.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, si è discusso tanto in questi mesi e in questi anni della riforma dei Consorzi industriali: atto necessario, opportuno e in linea con il programma della maggioranza. E'stato detto da tanti che probabilmente attorno a questa riforma c'è stata troppa enfasi, certo è che ne parliamo da troppo tempo come una riforma urgente: ne ha discusso la Commissione industria a più riprese, in maniera altalenante; sono emersi testi di legge diversi, disegni di legge della Giunta, proposte di legge dei consiglieri, e solo oggi, in forte ritardo, arriviamo in Aula con un testo che può ancora essere migliorato.
Fin dal gennaio 2006 siamo stati chiamati a discutere in Commissione industria un disegno di legge della Giunta regionale che prevedeva un primo serio riordino delle funzioni in materia di aree industriali; successivamente la stessa Giunta ha proposto, dopo lo stralcio della proposta di legge finanziaria del 2007, un intervento più radicale di riordino nelle funzioni che prevedeva, sin da allora, la soppressione dei Consorzi e il trasferimento delle funzioni agli enti locali, e l'esercizio di queste funzioni attraverso otto agenzie provinciali, con la soppressione di 16 consigli di amministrazione, inutili e costosi: è stato insomma proposto sin da allora il superamento di un sistema. Sono state alimentate discussioni, anche accese, fuori e dentro il palazzo, e abbiamo ricercato sintesi, a volte non facili, fino alla proposta di legge approvata dalla Commissione industria della seduta dell'8 maggio scorso: il testo di legge unificato sul riordino delle funzioni in materia di aree industriali, che porta la prima firma del presidente Giagu e che oggi siamo chiamati a discutere e ad approvare dopo averlo, come detto, se possibile, migliorato insieme.
E' una riforma emblematica, simbolica, necessaria, concreta. Una proposta di legge che nasce, quella approvata in Commissione industria, parallelamente all'approvazione della legge finanziaria del 2008, nella quale abbiamo varato una prima parziale riforma dei Consorzi industriali in Sardegna: una riforma in due tempi, si è detto. Ci siamo trovati d'accordo allora, e anche oggi credo, su un concetto chiave che è il trasferimento ai Comuni delle competenze e delle funzioni amministrative nelle aree di dimensione comunale, e nella stessa finanziaria ci siamo dati un indirizzo chiaro prevedendo in forma opzionale l'adesione dei Comuni stessi a forme di gestione sovracomunale che, con la legge che ora discutiamo, andiamo a disciplinare in otto aree industriali di dimensione provinciale. Ci poniamo dunque un obiettivo chiaro: migliorare l'efficienza dei servizi forniti alle imprese, trasferendo le funzioni agli enti locali, e se è possibile lo facciamo con una netta riduzione dei costi, elemento non secondario. Il problema, infatti, non sono i Consorzi industriali in quanto tali, che hanno avuto negli ultimi anni una drastica riduzione delle competenze, sia in materia di gestione dei rifiuti, sia in materia di impianti di acquedotto, fognatura e depurazione, ma le politiche per le imprese: se la riforma è necessaria lo è perché i Consorzi, enti pubblici economici, non sono più in grado di sostenere le politiche regionali di sviluppo industriale, non sono probabilmente più capaci, nella generalità dei casi, di attrarre insediamenti produttivi, e di farlo con snellezza operativa, con competitività e con trasparenza. Sono autoreferenziali. E noi siamo chiamati non a salvare i Consorzi industriali, che non avrebbero senso in un territorio per alcuni tratti deindustrializzato, ma a salvare il sistema delle imprese, con norme che diano sostegno e supporto, servizi alle imprese, sviluppo economico per la nostra regione. E 16 Consorzi industriali - siamo tutti d'accordo - sono davvero troppi, troppi su 67 Consorzi in tutta Italia; in alcuni casi, ne ha parlato il collega Meloni, con accumulo di deficit di bilancio veramente notevoli, con assoluta assenza di regole pubbliche, per esempio in materia di assunzione del personale, ma soprattutto, ribadisco, con grossi interrogativi sulla capacità di svolgere nel contesto attuale la propria missione. Sono noti a tutti i casi di proliferazione delle società controllate, collegate e partecipate, con i loro ingenti costi per i consigli di amministrazione, per i collegi dei revisori, eccetera, di cui abbiamo comunque tenuto conto in legge nel vietare per il futuro analoghe facoltà, laddove diciamo che i Consorzi industriali provinciali non possono detenere o costituire nuove società, detenere o acquistare partecipazioni, anche di minoranza, in società di ogni tipo. A questi ultimi elementi, e alle modifiche di legge intervenute, aggiungiamo nuovi vincoli derivanti da norme comunitarie: il Regolamento 1083 del 2006 ha limitato l'entità delle contribuzioni pubbliche alla realizzazione delle opere infrastrutturali.
Emerge dunque la necessità, l'urgenza di una riforma dei Consorzi industriali attesa nella società a vari livelli. E' arrivato il momento nel quale, dopo molti mesi di confronto consiliare, dentro e fuori i partiti, nella società, tra le forze economiche e sociali, con il sistema degli enti locali, ci assumiamo la responsabilità di affrontare nel merito una riforma delicata e di portarla a compimento; lo facciamo con la consapevolezza che l'azione di riordino non è fine a se stessa ma si inserisce in un quadro normativo e in una serie di riforme a favore del potenziamento della rete dei servizi nei settori industriali, e anche al programma degli incentivi a favore delle imprese recentemente deliberati dalla Giunta regionale. Pensiamo agli interventi per l'innovazione tecnologica, la tutela ambientale, l'innovazione organizzativa e commerciale, gli interventi per favorire l'innovazione del sistema delle imprese attraverso l'acquisizione di capacità e conoscenze, quelli per favorire l'innovazione del sistema delle imprese attraverso la promozione, la diffusione e la valorizzazione del prodotto Sardegna nei mercati esteri; pensiamo agli aiuti alle imprese per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per la promozione dell'utilizzo di tecnologie ad alta efficienza e risparmio energetico, al sostegno alla produzione di beni strumentali e così via. Insomma, un sistema di incentivi a favore del sistema industriale che nella programmazione 2007-2013 dovrà portare necessariamente ad un aumento dell'occupazione e ad una crescita del sistema industriale della Sardegna. E questo programma di incentivi si inserisce in un contesto nazionale e comunitario, anche attraverso la definizione di una serie di azioni necessarie per creare un ambiente favorevole al decollo in Sardegna di progetti di innovazione industriale promossi dall'allora Ministro dello sviluppo economico del Governo Prodi, Pierluigi Bersani, denominato "Industria 2015", ora in fase di attuazione da parte del Governo in carica, e che in Sardegna trovano coerenza con il piano regionale di sviluppo. Il rilancio delle politiche di innovazione di competitività passa in ogni caso per un processo di semplificazione procedurale, le imprese ci chiedono meno burocrazia, meno apparati, con la finanziaria del 2008 abbiamo fatto in modo che in Sardegna sia possibile avviare una attività imprenditoriale in soli 20 giorni attraverso l'introduzione dell'autocertificazione, ma ancora un portale dedicato allo sportello unico per attività produttive consente oggi di avere informazioni in tempo reale su opportunità, potenzialità esistenti per lo sviluppo locale, lo sviluppo territoriale, sull'attivazione di agevolazioni finanziamenti, sugli adempimenti necessari all'avvio della gestione di un'attività d'impresa. Sono novità importanti, segnali di attenzione di rilancio di un comparto che ha necessità di semplificazione di incentivazione, ma anche di assunzione di responsabilità reciproche.
E oggi con la riforma in discussione affidiamo alla Regione le funzioni di programmazione dello sviluppo economico e agli enti locali quelle amministrative e gestionali. Allora in questo contesto poiché uno dei nodi che ci ha occupato in questi mesi è la veste giuridica da dare ai nuovi organismi di gestione delle aree industriali sovra comunali, ebbene non partire dalla forma giuridica da dare ai nuovi organismi, ma dalle funzioni da attribuire agli enti locali che le eserciteranno e su questo siamo tutti d'accordo in forma associata. Insomma cosa devono fare i nuovi consorzi industriali, quelli che nasceranno 8, uno per provincia; per individuare le funzioni non possiamo che andare a rileggere la finanziaria del 2008, infatti anche i consorzi industriali provinciali dice l'articolo 3 del testo che abbiamo oggi in discussione svolgeranno le medesime funzioni amministrative attribuite ai comuni. I consorzi industriali, insomma, non s'occuperanno più di acqua, di rifiuti ma devono invece occuparsi di progettazione, realizzazione di opere di urbanizzazione, infrastrutture e servizi, di vendita assegnazione concessione alle imprese di aree attrezzate per insediamenti produttivi, di realizzare e gestire impianti comuni per la fornitura di servizi, di determinare e riscuotere i corrispettivi dovuti per i servizi, recuperare i rustici immobili industriali per nuove destinazioni a fini produttivi per l'attuazione di programmi di reindustrializzazione. Allora quale forma giuridica per governare queste funzioni, direi residuali, e se i comuni come sarà lo dovranno fare in forma associata insieme alla provincia, la risposta è nel testo unico degli enti locali al numero 267 all'articolo 31 in combinato disposto con l'articolo 114. La forma giuridica è l'azienda speciale ente pubblico guidata dagli stessi amministratori locali che andranno a ricoprire le cariche nel consiglio di amministrazione e la procedura è semplice e i tempi devono essere certi. La Giunta regionale con apposita delibera infatti individuerà le aree industrializzate nel territorio regionale il Presidente della Provincia entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge convoca e presiede l'assemblea generale, che elegge gli organi. Successivamente i consorzi adottano lo statuto che viene approvato dalla Giunta regionale e contestualmente vengono avviate le procedure di liquidazione dei vecchi consorzi, in questo senso la proposta di legge va necessariamente emendata. Occorre infatti procedere alla dismissione delle attività e passività dei consorzi anche attraverso il censimento dei beni e delle partecipazioni al fine di individuare quelli non strettamente connessi all'esercizio delle funzioni da trasferire e quelli invece da assegnare ai nuovi consorzi in quanto direttamente connessi alle funzioni e alle competenze conferite. Il passaggio ai nuovi enti non può che avvenire attraverso un processo liquidatorio in considerazione del fatto che i vecchi consorzi industriali, enti pubblici economici, dotati di autonomia funzionale, sono sottoposti all'esercizio del potere di coordinamento, vigilanza e tutela spettante alla Regione ai sensi dello Statuto speciale e delle sue norme di attuazione. E' lo stesso statuto dei consorzi industriali e il patto tra i soggetti pubblici e privati che vi partecipano all'articolo 36 a sancire la procedura e lo statuto nell'articolo 36 citato afferma che nel caso di liquidazione del consorzio il Presidente della Giunta regionale nomina con Decreto uno o più liquidatori, uno o più. Lo si può fare anche d'intesa con comuni e provincia, discutiamone.
I beni dei consorzi destinati a finalità pubbliche, in forza dell'articolo 18 della legge regionale 30 marzo 1989 numero 18, conservano il vincolo di destinazione originaria e potranno essere attribuiti dalla Regione ad altri enti per l'espletamento delle originarie attività a cui erano finalizzati, in questo caso ai nuovi consorzi industriali. Anche il patrimonio residuo in natura o in denaro dopo il pagamento dei debiti e del rimborso del capitale sociale potrà essere poi assegnato ai nuovi enti perseguenti le medesime finalità. Non possiamo che seguire questa procedura indicata nello statuto e nel patto tra i soggetti costituenti i consorzi.
Infine il personale, naturalmente occorre garantire, così come indicato giustamente nella proposta di legge in discussione, la massima tutela con la continuità del rapporto di lavoro, del trattamento economico non inferiore a quello corrisposto dal consorzio all'atto del trasferimento, seguendo la funzione. Siamo insomma di fronte ad una riforma vera che questo Consiglio regionale si appresta ad approvare in maniera convinta, che parte forse da visioni differenti e che può arrivare ad una convergenza in Aula, sulla base di una esigenza prioritaria che è quella di rilanciare il settore industriale sul quale vogliamo focalizzarci, evitando sovrastrutture anacronistiche e non più all'altezza dei compiti assegnati e in linea con le modifiche di legge intervenute e con l'orientamento più volte espresso da questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Credo che non occuperò tutto il tempo che viene assegnato ai consiglieri per questo dibattito e pur tuttavia è necessario puntualizzare alcuni momenti significativi del dibattito che sin da ora si è avuto in quest'Aula. Un dibattito tutto interno sia all'istituzione Consiglio regionale e un dibattito tutto interno alle forze politiche di maggioranza o di opposizione di questo Consiglio regionale. Ma in maniera trasversale alcuni hanno ritenuto di dover accentuare i mali, che venivano evidenziati nella gestione sino ad oggi avuta per i consorzi industriali. Altri hanno cercato di elogiarne tutti quelli che potevano essere gli aspetti positivi che questa entità aveva messo a disposizione del territorio. Ma nessuno si è soffermato ad ipotizzare perché un consorzio industriale deve esistere, perché deve essere conservato e perché deve avere determinate propensioni a creare sviluppo industriale nel territorio. Lo dico subito perché: ed è il più grave difetto che ha questa maggioranza e questa Giunta e questo Presidente, che si vantano di avere un piano di sviluppo regionale, ma in effetti non esiste alcun piano di sviluppo regionale. Non si sa quale sia realmente lo sviluppo che si vuole dare alla nostra Isola. Vedete, se dovessimo ripercorrere quello che è stato nel tempo l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, i piani di rinascita, noi comprenderemmo che si sono fatte delle scelte e sono state calate queste scelte ipotizzando che alcune formule potevano essere più attinenti e più funzionali allo sviluppo del territorio. Vi fu nel primo piano di rinascita l'ipotesi di finanziare quanto era finanziabile per il riscatto dei territori, in particolare per quello delle zone interne. Arrivò il secondo piano di rinascita e disse: ma guarda un po', tutto quello che era stato finanziato con il 599 poi non andava bene in quanto era stato dato un sistema di finanziamento a pioggia, e non risolveva i problemi. Con il secondo piano quindi si ipotizzò di creare i poli di sviluppo, di identificare una metodologia diversa e alternativa alla prima ipotesi. Si ipotizzò anche che dovevano esserci i comprensori di sviluppo, si ipotizzò anche che poi dovevano essere sviluppi territoriale diversificati, e all'interno di questi collocati e allocati dei consorzi di bonifica, soprattutto dove furono identificati i cosiddetti poli di sviluppo industriale della Sardegna, successivamente anche all'indagine medici, successivamente a quell'indagine voluta per togliere da una condizione di difficoltà le zone interne, pensando e ipotizzando che il banditismo potesse battersi su un terreno diverso, che era quello invece di garantire giustizia piena, quello di creare nuove fonti di sviluppo. Se non si ha questa conoscenza che io ho buttato, così, a larga maglia, e se non si ipotizza quale sia il futuro sviluppo della Sardegna, se non si conosce quello che è il tragitto prossimo che la nostra Isola potrà fare all'interno del Mediterraneo, dopo il 2010, con la libertà dei commerci, se non si identifica quella che potrà essere la dirittura delle vie del mare, che dovrebbero collegare la Mitteleuropa con il Nord Africa, se non si capisce quali sono le nuove e ipotetiche vie dello sviluppo nel trovare un condizionamento fra quello che è il premere di nuove forze che vengono da Oriente e dal Sud alla ricerca di soluzioni per il vivere loro, che non trovano negli Stati di provenienza, se non si identificano quali possono essere le nuove fonti energetiche alternative, se non si ha contezza di quello che effettivamente è il dato da conoscere nel dettaglio, di come vive la nostra Sardegna, con una densità media di trentadue abitanti per chilometro quadrato, essendo neanche 1 milione e 600 mila abitanti su questa enormità di territorio, e di questo milione e 600 mila abitanti fanno parte bambini e vecchi, e le forze lavoro, le poche che ci sono, non sono a sufficienza allocate per poter garantire uno sviluppo sufficiente, e quindi mancano occasioni di sviluppo, se non si ha contezza di tutte queste cose, una Commissione industria che si attarda ad esaminare tre proposte di legge, ma che vive tutto sommato nella distinzione di veder governato il processo di chiusura delle vecchie identità, attraverso un commissariamento di una singola persona, ovvero da tre persone nominate così, ma voi pensate che possa essere dignitoso per l'istituto regionale che arrivino questi progetti di sviluppo e di riforma soltanto sospinti da una volontà di gestione, non sapendo bene per il domani che cosa invece aspetta al popolo sardo? Io ho paura che si porti avanti un dibattito simile, e che si possa consentire che noi degradiamo in così basso contro l'istituzione autonomistica regionale. Io credo che, invece, una riflessione più attenta debba essere fatta, anche quando scendendo nel dettaglio si ipotizza che la gestione sia fatta dai comuni che racchiudono questi consorzi industriali. Io penso a quello che è il consorzio industriale della Provincia di Oristano, quello che resterebbe nella provincia di Oristano, per la gran parte è nel Comune di Santa Giusta, per la minima parte nel Comune di Oristano. Due comuni su ottantacinque comuni governerebbero i processi o gestirebbero i processi di sviluppo di un'intera Provincia? Io mi chiedo, e parlo per la mia Provincia, se Bidonì o Pompu, Laconi o Bosa fanno parte della mia Provincia, debbono delegare in assoluto due sindaci su ottantacinque per gestire quello che va avanti, oppure deve lasciare che sia colui il quale, in nome del verbo divino governatorile, possa governare quei processi di sviluppo per nome e per conto di qualcuno che ha un'idea sua propria, ma non confortata all'interno di questo Parlamento democratico. Ora, io mi chiedo: è giusto lasciare solo la provincia come entità di programmazione? Non è il caso del rivedere complessivamente il momento di gestione? Non è il caso di comprendere che magari ci sono attenzioni, guarda caso quasi tutti i consorzi industriali sono sulla riva del mare, a bocca di porto, per ovvie ragioni, perché c'è il raccordo con la via mare, che dovrebbe consentire di esitare i prodotti della cosiddetta produzione industriale sarda. E quando dico così, udite udite, che cosa produciamo, che cosa esitiamo? Quando in questo stesso posto abbiamo dibattuto della chiusura, per esempio, dei raccordi ferroviari via mare e dell'impossibilità alla Keller, qualora resti in piedi, di poter far fuoriuscire le produzioni che queste industrie hanno. Dicevo che sono, guarda caso, tutti in riva al mare, a bocca di porto, e va bene, perché c'era l'ipotesi che quei porti dovessero servire l'entroterra. Ma l'entroterra, e mi attardo ancora una volta a difenderlo, è quella zona cosiddetta interna della Sardegna che ha difficoltà di sviluppo, che non ha possibilità di crescita, che continua ad avere sofferenze sociali, economiche e civili, e che però deve sopportare, anziché supportare solo, quello che a bocca di porto si realizza. Vedete, il porto di Oristano nacque perché doveva fungere a un'esigenza primaria. Quando Ottana fu concepita e furono lì allocate le varie industrie, tutta la produzione di Ottana, quindi della zona interna, doveva arrivare al porto di Oristano, che era quello più vicino, e consentire di far sì che le merci prodotte in Sardegna andassero per i mercati del mondo. Ora, sappiamo che fine ha fatto Ottana e sappiamo anche le difficoltà che vive tuttora. Nessuno denunzia, per esempio, le difficoltà da chi sono venute, le difficoltà politiche che lì vi sono, e sono sostanzialmente gravi, pesanti, e nessuno le denunzia. Neanche la maggioranza ha la forza morale di poter dire di far sì che un velo pietoso venga tagliato, anziché far ricoprire quelle porcherie che si sono verificate in quel di Ottana. E sappiamo bene a cosa mi riferisco. Ora, tornando al racconto, le merci di Ottana non sono mai arrivate al porto, il porto ha lavorato solo ed esclusivamente per la zona industriale, che era lì a bocca di porto. Allora, io mi chiedo, è giusto che dia la gestione esclusiva di questi consorzi ai comuni che detengono nel proprio agro la zona industriale, il consorzio industriale? Tenendo a mente che interessa l'intera provincia, sto parlando di otto consorzi industriali, uno per provincia, quindi non può che essere una verifica di quello che sino adesso stiamo affermando. Vi è quindi un errore sul posizionamento gestionale, vi è un errore concettuale iniziale perché si parla più di strumenti, senza sapere gli strumenti a cosa servano e che cosa possano produrre, e che cosa debbano dare o offrire di opportunità alla Sardegna intera? Ma l'importante è dire che esistono otto consorzi industriali, uno per provincia. Così abbiamo ancora una volta assolto al problema dell'innovazione istituzionale della riforma; da 16 sono diventati otto, abbiamo fatto un bel taglio, poi, qualcuno si sofferma sul fatto che i Consorzi sono macchine di spesa, che costano molto gli amministratori, i dirigenti; può essere tutto vero, ma non è dimezzando, e si potrebbe fare a parer mio anche in maniera diversa, i costi dei Consorzi industriali, è sapere perché Consorzi industriali, così configurati, possono essere un'opportunità di sviluppo per la Sardegna, perché se non servono, così come sono ipotizzati, meglio cancellarli del tutto, ed è un assurdo, ma è così, ma riforme tanto per dire che si riforma non se ne fanno, riforme solo per avere l'occasione di mettere un commissario che mi governi i processi di chiusura, e già anche stamattina, nella relazione, si è detto della complessità della figura di cui l'ente consorzio è parte, perché è parte di pubblico ed è parte di privato, ed è un ente pubblico economico, con tutto quello che è l'insieme della strutturazione di affari, di occasione messe insieme, che hanno creato patrimonio, che hanno creato rapporti, che hanno modi di interagire anche con altre società, che hanno una rete che oggi è difficile smantellare e per cui un commissario minimo quattro anni dovrebbe porci per andare in liquidazione questa entità di cui oggi noi parliamo. Ma è una cosa seria? O è funzionale esclusivamente al fatto che dietro ci sono scommesse elettorali e d'interessi che siano del Governatore o della maggioranza? Io credo che in un'aula, in cui si dibatte ancora per piccoli, caro Presidente, per piccole bande, per cercare di risolvere i problemi più minuti, quelli che possono acquietare una maggioranza inquieta, quelli per cui possono mettere d'accordo il pranzo con la cena non ha significato che io possa continuare a dire cose che ritengo serie nell'interesse dello sviluppo della Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie Presidente, Assessori e colleghi. La chiusura del collega Dedoni credo che sia effettivamente da rimarcare. Io vedo, nella proposta di legge che oggi noi abbiamo in Aula, un non so che di disinteresse generale con un interesse particolare di alcuni che, in qualche modo, hanno gestito tutti questi mesi, forse anni di attesa per proporre un progetto, una legge di riforma dei Consorzi industriali. Io ho vissuto, bene o male, per l'attenzione che noi rivolgiamo all'interno di questa Aula, ma soprattutto per i lavori che si svolgono all'interno di questo Palazzo, le tante volte che la Commissione è andata sotto per numero legale, le tante volte che, in realtà, la Commissione non riusciva ad andare avanti perché non si trovava un accordo per uscire da questa impasse. Però dobbiamo dire che una legge di riforma dei Consorzi industriali è una legge necessaria. Noi tutti sappiamo che si sta attraversando un periodo di crisi, una fase difficilissima per l'economia nostra, l'economia della Regione, per l'economia nazionale, addirittura anche internazionale, dove il nostro sistema produttivo sembra quasi impazzito, possiamo dire che siamo in piena crisi nera. Ora, tutti gli indicatori economici questo lo testimoniano in modo chiaro, in modo palese, in modo evidente, però, nel momento in cui noi veniamo chiamati qua, all'interno di questo "Parlamentino" regionale, abbiamo da darci delle risposte. Probabilmente il nostro Assessore, che oggi è attenta, è tutto il giorno qua, in aula, e di queste domande ne avrà sentite tantissime, quindi presumo che, alla fine, ci darà tutta una serie di risposte e, molto probabilmente, anche quella che è la sua idea e la sua eventuale proposta. Ma io dico: a cosa serve stare qui, in fase soprattutto di discussione generale, a confrontarsi su un testo, che è quello che è depositato e che è stato dato a noi, quando sappiamo perfettamente che dietro le quinte questo testo sarà praticamente stravolto, che si sta lavorando per modificarlo e che si sta lavorando soprattutto per trovare un'alltra soluzione che è diversa da quella che è la proposta che noi oggi, in questo momento, stiamo provando a discutere all'interno di questa Aula. Io credo che questo non sia molto corretto, soprattutto nei confronti di colleghi che per intervenire all'interno di quest'Aula hanno anche la necessità di trovare degli spunti dalla proposta di legge che noi abbiamo in presenza, che è depositata agli atti, per poi dover magari discutere un maxiemendamento che stravolge completamente il lavoro che qui è stato fatto e che magari è completamente diversa, come filosofia di base, rispetto a quella che noi oggi siamo chiamati a discutere. Ma io, prima di entrare... mi auguro che non sia così, però, se sarà così, poi, eventualmente, rinterverremo per dire che invece, realmente, avevamo magari ragione noi... io credo che prima di entrare nel vivo della discussione, ma credo soprattutto nel merito della parte tecnica di questa proposta di legge, credo che sia fondamentale porre innanzitutto una questione pregiudiziale vera e propria, credo che sia relativa alla legittimità costituzionale in forza ai pareri che molti costituzionalisti hanno già espresso e che ci hanno anche, addirittura, fornito. Poi entrerò, Assessore, nel merito di che cosa esattamente voglio dire, e qual è il dubbio che noi ci poniamo, Poi, chiaramente, nella sua replica spiegherà qual è invece la posizione della Giunta e quale invece è la posizione differente di illustri costituzionalisti. Fondamentalmente credo che sia importante capire se è legittima la soppressione della maggior parte dei Consorzi industriali che vivono e operano in Sardegna, ma ancor più importante il trasferimento del personale e delle risorse, questo è quello che m'interessa di più, agli enti locali, quali sono destinate le funzioni di questi enti soppressi. Noi sappiamo perfettamente, Assessore, che molti, la maggior parte di tutti questi enti, di quelli addirittura anche già soppressi, hanno in forza, chiaramente, una parte privata, quella parte privata che non entra nel merito della parte pubblica e che quindi non può essere automaticamente, o perlomeno cercheranno in qualche modo di rivalersi sulla parte pubblica, ecco, questo è il dubbio, è un dubbio importante che noi abbiamo bisogno di capire per vedere quale è poi l'obiettivo finale e il risultato soprattutto finale di quella che sarà l'eventuale legge che noi riusciremo ad esitare ed approvare definitivamente all'interno di quest'Aula. Altra importante considerazione è sapere se il compito, ma soprattutto lo scopo per cui questi Consorzi sono stati chiamati, sia esaurito, se c'è ancora questo scopo, se esiste ancora un futuro e se, invece, il ruolo che questi Consorzi, questi nuovi Consorzi, quest'idea di nuovo Consorzio abbia ancora un senso, o se abbia ancora una linea da seguire. Io credo che c'è e ci sia un controsenso che, francamente, a me personalmente non è sinceramente comprensibile. La Regione avrebbe nelle sue intenzioni, questa è la domanda che io rivolgo, intenzioni di potenziare la nuova centralità che l'ordinamento riconosce agli enti locali, ma, allo stesso tempo, vorrebbe risolvere con un taglio la gestione non economica dei Consorzi. Allora appare chiaro che non è in discussione, a questo punto, il ruolo dei Consorzi, ma è, in realtà, la loro gestione, questo credo che sia il nodo fondamentale, principale di tutta la discussione, e credo che sia anche il punto che ha creato atterrito all'interno della stessa maggioranza. Non è che noi dobbiamo entrare oggi nel merito di quella che è la gestione interna di ogni Consorzio industriale, noi sappiamo, il collega Dedoni ha citato il Consorzio industriale di Oristano, e io lo prendo lo stesso ad esempio, come un consorzio che ha dimostrato in tanti anni di essere un consorzio che ha dato molto al suo territorio, un consorzio che in termini economici è piuttosto fiorente, un consorzio che ha dimostrato, a parte qualche bega nel ricoprire le poltrone, nel trovare qualche soluzione interna, magari qualche incrocio strano tra La Margherita e Alleanza Nazionale o magari è Forza Italia che si incastra in qualche modo per cercare di chiudere l'accordo e per cercare, come sempre è nello stile del nostro partito, di trovare una soluzione per chiudere e mediare. Credo che oggi, in questo momento, lo stesso problema lo abbia la maggioranza, cioè quello di capire alla fine come questi consorzi andranno a liquidazione, come questi consorzi saranno gestiti, come questi consorzi saranno portati alla nuova gestione, cioè chi sarà il commissario, questa è la parola chiave di tutto il ragionamento. Io lo so che qualche collega della maggioranza ha l'occhio attento e in qualche modo si è prodigato fino ad oggi per salvare quei consorzi dove la presenza di alcune parti politiche determinava anche la maggioranza all'interno di quei consorzi e sono ancora più convinto che oggi la trattativa verte soprattutto e molto su quello che saranno gli eventuali commissariamenti e chi saranno gli eventuali commissari di questi nuovi consorzi. Ecco, io credo che la politica, e soprattutto il fatto di dover legiferare, non possa restringersi a una mera individuazione del potere. Io non credo che l'importanza di questa proposta di legge che noi stiamo avanzando e stiamo cercando di portare avanti all'interno di quest'Aula, possa in qualche modo essere viziata da quello che potrà succedere, da chi potrà controllare francamente questi consorzi. Sperando che questo non sia il vero scopo e la vera funzione dell'essere arrivati soltanto oggi, quindi quasi alla scadenza di questo mandato elettorale, spero che nel proseguire di questo dibattito in discussione generale, ma chiaramente nel momento in cui si entrerà nella fase dell'articolato, sia chiarito e si chiarisca qual è il percorso che realmente questa maggioranza vuole percorrere.
Io credo che la riforma dovrebbe puntare quindi a creare consorzi, e questo è il lavoro che noi dobbiamo fare all'interno di quest'Aula, che nel rispetto della loro natura economica siano proiettati al centro dei rapporti di sviluppo, che possano portare realmente a un livello competitivo sia la politica industriale che quella chiaramente del nostro territorio e della nostra regione. Perché dico questo? Perché mi è sembrato che durante tutto questo dibattito un po' si sia perso il punto principale, che è quello di fare una riforma che serva realmente allo sviluppo del nostro territorio, che serva veramente allo sviluppo dell'industrializzazione della Sardegna. Vedete, molto spesso ci siamo trovati di fronte a consorzi industriali che di industriale francamente non è che avessero tantissimo, perlomeno nella loro gestione si sono un po' persi, alcuni l'hanno trasformato in zone artigianali, altri magari anche in qualche zona commerciale e francamente questo è forse un errore grave che, nel gestire e nell'attuare politica di sviluppo all'interno di questi consorzi, si è commesso. Ecco, io penso e spero che da parte tutto questo Consiglio regionale ci sia attenzione perché il futuro eventuale dei consorzi industriali sia realmente lo sviluppo dell'industrializzazione del nostro territorio e della nostra Sardegna, in modo da riuscire ad essere competitivi con l'esterno e quindi con il resto della nostra nazione, ma soprattutto con il resto d'Europa.
Lo si diceva stamattina: in realtà forse siamo l'unica Regione che ancora non ha fatto una riforma sui consorzi industriali e credo che sia necessaria. Il Gruppo di Forza Italia l'ha già presentata, l'aveva presentata e fa parte di una sintesi di questa proposta che oggi è all'attenzione di quest'Aula. Noi, il Gruppo di Forza Italia e come primo firmatario, stamattina l'ha ripetuto la collega Lombardo più volte, il senatore Fedele Sanciu, allora consigliere regionale, l'avevamo presentata e aveva come punti principali la definizione degli ambiti e individuare meglio le funzioni principali dei consorzi, riconosciuti sempre come enti pubblici economici. Io credo che questo sia un altro elemento fondamentale che deve essere rimarcato e sostanzialmente sostenuto da tutta l'Aula e soprattutto da tutta la maggioranza. I consorzi industriali devono rimanere, anche perché questo lo prevede chiaramente una legge nazionale, enti pubblici economici e questo è il loro percorso, questa è la loro reale funzione, in collegamento diretto con quello che è chiaramente lo sviluppo economico che noi dobbiamo andare ad individuare.
Quindi, per concludere, perché non credo che sia necessario continuare ad utilizzare tutto il tempo che noi abbiamo a disposizione anche perché è già stato detto tanto, interverranno dopo di me i Capigruppo che, quindi, potranno in qualche modo e sicuramente entreranno nel merito forse anche più specifico della legge che noi stiamo esaminando, però credo che, in conclusione, noi dobbiamo individuare solo ed esclusivamente un punto, uno scopo fondamentale e principale: individuiamo gli ambiti, individuiamo quali sono realmente i consorzi che devono proseguire, ma non limitiamoci a stringere tutto questo in una forma semplice, in una forma di controllo e di potere. Non può essere questo il bene dei sardi e della Sardegna, non può essere un nostro ruolo perché noi questo non lo dobbiamo fare, riportiamo a questo Consiglio regionale il suo vero ruolo e in qualche modo cerchiamo, una volta per tutte, di far capire di chi oggi è al potere che forse non è soltanto il controllo del potere che porta alla soluzione dei problemi, ma molto probabilmente l'umiltà e la voglia di fare e di dare molto di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Non è in aula, quindi decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Non è in aula, quindi decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io come il mio collega di Gruppo Dedoni, che è intervenuto prima di me, non credo di dover utilizzare l'intero tempo che è a disposizione e credo di dover svolgere più una serie di considerazioni di carattere generale e politico sul tema dei consorzi, che poi è il tema tipico di una discussione generale di una legge, piuttosto che entrare nel merito di alcune specifiche norme che sono contenute all'interno della legge, che richiederanno, magari durante il ragionamento sull'articolato, un particolare soffermarsi. Devo dire che in qualche misura ovviamente crea problemi, come li ha creati ad altri consiglieri regionali, il fatto di non avere la certezza che il testo attuale della legge sia quello che effettivamente avremo poi in discussione nei giorni successivi, cioè le notizie che da più parti arrivano secondo cui ci potrebbe essere, prima del passaggio agli articoli, la presentazione degli emendamenti condivisi sostanziali sul testo di legge, crea ovviamente dei problemi di giudizio, almeno su alcune parti della legge e crea anche la necessità di una valutazione che è più di ordine generale, e che peraltro già alcuni colleghi hanno svolto in Aula, e cioè quella relativa all'esigenza di cercare quanto più possibile di dare al Consiglio l'argomento della discussione. Nel senso che durante una discussione generale di una legge o durante la discussione di approfondimento che viene svolta all'interno della Commissione di una legge non ha grande significato che la Commissione venga estenuata da giorni di discussione se poi non c'è la possibilità di arrivare a una sintesi, nel senso che portare in discussione un tema in Commissione e sostituirlo integralmente, come si fece ai tempi della discussione del Piano sanitario regionale,
come si è fatto durante la discussione ultima della legge urbanistica o come si rischia di fare oggi in Aula per quanto riguarda parti importanti del tema dei Consorzi industriali, insomma, non ha un grande significato e ci deve far ragionare nuovamente sul tema di quali siano le attribuzioni che noi stessi diamo alle Commissioni e al Consiglio regionale, perché se le Commissioni sono sedi reali di approfondimento e se la discussione generale che oggi noi stiamo facendo ha un significato, insomma, è conseguente che non ci possono essere sostituzioni di parti importanti della macchina in corsa. Mentre, se questo non è, è giustificato che ci siano interventi sostitutivi che vengono fatti quando già una legge ha percorso parti importantissime del suo cammino, ma non dobbiamo, allora, colleghi consiglieri, porci il solito problema che ogni tanto ricorre in quest'Aula della sperequazione nei poteri, in una distribuzione dei poteri tra la Giunta e il Consiglio, perché il potere fondamentale che noi abbiamo sottolineato più volte, continua a essere attribuito al Consiglio ed anzi quello che il Consiglio dovrebbe implementare è il potere legislativo. Allora, se il Consiglio da solo rinuncia ad esercitarlo, rinuncia ad esercitarlo in parte, sostanzialmente invalidando il ruolo delle Commissioni e il valore del lavoro che viene svolto all'interno delle Commissioni e poi invalidando addirittura il significato delle discussioni o delle procedure che ancora sono attivate all'interno del Consiglio, per esempio nella fase di discussione generale della legge che oggi stiamo affrontando, beh, se questo succede è davvero difficile, colleghi, che poi noi ci interroghiamo sul ruolo del Consiglio, nel senso che il ruolo del Consiglio lo stiamo scegliendo e decidendo noi stessi, perché ogni qualvolta noi leviamo un pezzo di legittimità a quelle che sono le funzioni del Consiglio, automaticamente stiamo decidendo che il Consiglio perde un pezzo del suo ruolo e quindi non possiamo poi lamentarci se il ruolo del Consiglio diventa sottodimensionato, sottoorganizzato rispetto a quello che, sempre più forte, anche per quanto attiene agli aspetti del legislativo, viene esercitato dalla Giunta regionale. Perché la Giunta regionale alla fine è vicaria rispetto all'assenza di un Consiglio regionale che sia efficace nel ruolo che la legge, la prassi, la consuetudine, il Regolamento, le normative, gli attribuiscono. Quindi, io direi che in questa legislatura è successo con una frequenza disarmante che le attività svolte in Commissione per periodi di tempo lunghi nella funzione di approfondimento che la Commissione esercita, siano state poi sostituite da emendamenti che hanno rivoluzionato la legge in discussione, rendendo, di fatto, non valido il lavoro che era stato fatto in Commissione per giorni o per mesi. La stessa cosa si è verificata in Consiglio, dove il lavoro della Commissione è stato stravolto da iniziative non consiliari, ma quasi sempre di Giunta che hanno frammentato, sostituito parti importanti delle leggi che erano in discussione. Insomma, questo non è un modo che sia ragionevole di procedere, perché è un modo di procedere che mortifica il ruolo e l'importanza del Consiglio ed è questo il momento in cui noi consiglieri regionali dovremmo alzarci per difendere le prerogative del Consiglio, non è il momento in cui la Giunta, e bene fa, esplica la propria attività che è quella esecutiva, non è il momento in cui la Giunta porta via ancora qualche briciolo di cascame esecutivo che ancora il Consiglio regionale tenta, in qualche modo, di attribuire a se stesso, non è quello il momento in cui noi dobbiamo difendere le prerogative consiliari, il momento in cui le dobbiamo difendere è quello legislativo, e il modo migliore per difenderle è facendo sino in fondo il nostro lavoro di legislatori, non facendolo a spizzichi e bocconi, non facendolo tradendo una parte del lavoro che è già stato fatto in Commissione, non facendolo in una sostanziale sordità dell'attività del Consiglio regionale in cui nessuno sente la parola che viene portata all'interno dell'organo legislativo da chi il ruolo del legislatore vuole svolgere.
Colleghi, questa è una sottolineatura importante che è propedeutica rispetto al ragionamento che noi andiamo a fare sui Consorzi industriali, perché poi anche se voi ci pensate, il ragionamento del merito sui Consorzi industriali non è estraneo rispetto a questa riflessione di partenza, nel senso che una parte dei ragionamenti che si sono svolti intorno ai Consorzi industriali era comunque una parte legata alle attività di gestione, sia a quelle di gestione dal punto di vista istituzionale del Consorzio stesso e sia quelle di compiti attribuiti al Consorzio che rimaneva in vita. Quindi, in realtà, il Consiglio regionale, ma in questo caso ha svolto un'azione che è quella tipica del legislatore, è entrato anche nel merito dei metodi della gestione. Però, il momento in cui noi discriminiamo l'attività del Consiglio rispetto a quella della Giunta è il momento in cui noi non ci facciamo confondere nello scrivere la norma da quelle che sono riflessioni concrete, pratiche, di politica gestionale che ciascun consigliere fa legandole a riflessioni di politica territoriale, di politica contingente, di politica realistica. Quindi, il ragionamento fondamentale che noi dobbiamo ribadire anche in questa riflessione che è all'inizio della nostra attività legislativa specifica di merito sui Consorzi industriali, è quello che anche in questo caso avremmo dovuto e non abbiamo difeso la capacità di fare leggi del Consiglio regionale che invece in questo momento è quasi completamente subordinata all'iniziativa legislativa della Giunta che sta facendo qualcosa di improprio rispetto alle sue competenze.
Ecco qua, detto questo, io credo che sia necessario anche andare a sottolineare la posizione dei Riformatori. Noi abbiamo presentato una proposta di legge, l'8 di agosto del 2005, che aveva come obiettivo quello di andare incontro a un'esigenza - che credo sia condivisa da tutti - e cioè quella di riformare le istituzioni che sono nate per consentire, per concorrere a consentire lo sviluppo industriale di aree geografiche della Sardegna e che palesemente, a svariati decenni spesso di distanza dalla loro istituzione, non sono più adeguate rispetto agli obiettivi che si propongono. Però, colleghi, il ragionamento che noi vogliamo fare in quest'Aula è sempre lo stesso e cioè che questa Amministrazione regionale di centrosinistra sembra sempre una Amministrazione a mezzo del guado, che lancia dei proclami importanti, che individua degli obiettivi - che peraltro altri hanno individuato prima, molte volte - che individua obiettivi ma che poi non mette in campo gli strumenti che sono adeguati rispetto al conseguimento degli obiettivi. Il problema dei Consorzi industriali probabilmente è un problema relativamente semplice dal punto di vista dell'impostazione logica e cioè: a che cosa servono i Consorzi industriali? Cioè, i Consorzi industriali quando sono nati avevano una finalità, probabilmente l'hanno espletata per molto tempo, è arrivato il momento di chiedersi se questa finalità è ancora congrua rispetto alle forze che vengono messe in campo attraverso i Consorzi. La nostra risposta è stata sicuramente negativa e noi abbiamo espresso più volte la nostra idea sui Consorzi, come su altre istituzioni che pure rimangono e sono rimaste negli ordinamenti della Regione Sardegna, la cui modernizzazione e il cui ammodernamento e il cui cambiamento era sicuramente necessario e indispensabile. Però, se andiamo a verificare quali sono le scelte che servono per l'industrializzazione e per concorrere a supportare territorialmente e a organizzare territorialmente l'industrializzazione della Sardegna, insomma, non sono solo i Consorzi o non sono certo i Consorzi il problema fondamentale sul tappeto. Nel senso che oggi il problema fondamentale della Regione Sardegna è l'incapacità di attrarre investimenti nel settore industriale, anzi la capacità di perdere i pochi investimenti che nel settore industriale sono presenti nel tessuto sardo, e la farraginosità complessiva dell'attività burocratica e di infrastrutturazione che invece rappresenta un valore aggiunto nel localizzare le imprese industriali laddove il meccanismo funziona. Se noi andiamo a citare il famoso "caso Irlanda" di cui tanto spesso si sente riecheggiare il risultato complessivo immenso che è stato raggiunto, il "caso Irlanda" certo ha senz'altro fruito di alcune agevolazioni di carattere normativo e fiscale che in quella Regione è stato possibile utilizzare nel tempo in cui si è scelto di usarle e da noi non si è scelto di usarle. Però sembra a detta di chi studia il caso Irlanda che una delle principali valenze, uno dei principali valori aggiunti, uno dei principali gol che l'Irlanda ha fatto nella capacità di attrarre investimenti sia stato senz'altro rappresentato dalla capacità di semplificazione burocratica e amministrativa della riduzione della presenza del settore pubblico, della capacità di infrastrutturare rapidamente ciò che veniva richiesto perché potesse essere utilizzato ai fini dello sviluppo industriale.
Ecco, questo sembra anche il fine fondamentale a cui dovrebbe tendere la nostra Regione e se è questo il fine fondamentale, colleghi, beh insomma, viene il sospetto che dei consorzi industriali noi non ce ne facciamo niente, nel senso che viene il sospetto che i consorzi industriali siano semplicemente un ulteriore appesantimento di tipo burocratico amministrativo di un'azione che può essere tranquillamente delegata agli enti locali perché voi vi riempite anche nelle relazioni, nelle poche relazioni che accompagnano la legge, sostanzialmente nel parere della prima Commissione, di principi che sono fondamentali, quello di sussidiarietà, quello del trasferimento alle comunità locali, quello della delega quanto più possibile verso il basso di tutto ciò che può essere delegato verso il basso, lasciando poi ai comuni la possibilità di aggregarsi per fornire dei servizi se questi servizi sono indispensabili all'infrastrutturazione locale, con l'idea che c'è un soggetto programmatore che può essere la provincia o qualora e noi saremmo d'accordo se ritenga che la provincia possa avere qualche difficoltà a fungere da ente programmatore o addirittura qualora vada avanti l'idea generale e nazionale dell'abolizione delle province, beh, in questo caso la Regione nel senso che l'unico ente che può dare davvero un'indicazione di programmazione è la Regione. Ma dopo che la Regione ha dato le indicazioni di programmazione dello sviluppo industriale, quindi ha dato le regole, ha dato la cornice all'interno delle quali devono essere svolte le attività pratiche concrete, beh insomma, a questo punto noi non vediamo che cosa osti a che queste attività siano affidate alle unioni dei comuni e laddove i comuni non avessero la forza di farle da solo siano affidati alle un unioni dei comuni. Quindi, che i consorzi nascano per libera scelta dei comuni i quali si aggregano tra di loro e forniscono le prestazioni. Quindi che non siano veri e propri consorzi, non siano strutture consortili, ma che siano semplicemente delle associazioni temporanee di impresa, verrebbe voglia di chiamarle, cioè dei momenti di aggregazione intercomunali a cui i comuni forniscono dei servizi che sono indispensabili per l'infrastrutturazione, fermo restando che l'infrastrutturazione deve essere rapida, non deve avere carico burocratico, non deve avere tutti quei cascami, tutti quegli appesantimenti, tutti quei lacci e lacciuoli che un tempo si chiamavano che tendono a rendere difficile la risposta a chi intende intraprendere economicamente. Per chi intende intraprendere economicamente, sempre più drammaticamente ha bisogno di tempi certi e rapidi e di certezza del diritto, quindi ha bisogno di sapere in fretta, immediatamente se si può fare, come si può fare e quando si può fare. Quindi tutto ciò che invece è passaggio burocratico, tutto ciò che è passaggio attraverso un ulteriore filtro che deve decidere, riunire un consiglio di amministrazione, riunire un'assemblea, riunire comunque organi che devono valutare e decidere, sovrapporsi ad altri organi che devono ugualmente valutare e decidere, beh insomma, tutto questo è mortale per quello che è lo spirito che voi volete attribuire alle istituzioni che ancora rimangono in piedi.
Quindi questo è il monito che noi vi lanciamo e cioè in una Regione dove purtroppo noi non possiamo dire - c'è il liberismo sfrenato -, perché siamo in una fase di socialismo reale in cui qualunque spinta che abbia un briciolo di rispetto per le libertà di intrapresa economica è comunque un'innovazione epocale rispetto a un sistema sclerotico che ha il pubblico come freno allo sviluppo, non come aiuto e supporto dello sviluppo come dovrebbe essere. Allora in un contesto di questo genere noi ci chiediamo: "Ma la grande rivoluzione dei consorzi industriali contenuta nel testo attuale di questa legge è davvero una rivoluzione o semplicemente è come il cappellone che si presenta dal parrucchiere e gli dice: 'Mi dia una sfoltita', e quindi taglia di qualche centimetro una zazzera che è comunque destinata a rimanere ridondante rispetto alle esigenze di quella testa"? Ecco, il ragionamento che noi vogliamo fare e che vogliamo lasciare agli atti di quest'Aula durante la discussione generale in cui come sempre si parla più per ribadire ai posteri, a chi farà una tesi di laurea sui consorzi industriali fra 10 anni sulla discussione che si è svolta in Consiglio regionale, quello che è il ragionamento che noi vogliamo fare è veramente chiederci se questa legge che noi stiamo oggi discutendo nella fase di discussione generale sia davvero adeguata rispetto a quelle che sono le esigenze dello sviluppo industriale in Sardegna, certo non per rivoluzionare lo sviluppo industriale in Sardegna perché non è la legge sui consorzi industriali e ne siamo consapevoli che deve avere questo obiettivo, ma perché come voi dite nelle vostre relazioni, ci sia una congruità tra la legge sui consorzi industriali che noi andiamo a fare e l'obiettivo che è quello dello sviluppo industriale, dell'infrastrutturazione locale finalizzata allo sviluppo industriale. C'è una congruenza, perché a noi ci sembra che questa legge non sia se non un piccolo passo in avanti rispetto a ciò che c'era e oggi la Sardegna non ha bisogno di piccoli passi in avanti, ha bisogno di rivoluzioni epocali che voi avevate promesso che avreste fatto all'inizio di questa legislatura e che ad oggi non si vedono.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, io la riammetto, le do la parola, ma lei gestisce il tempo nel senso che si accettano autolimitazioni.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Grazie, grazie anche per avermi dato l'opportunità di intervenire anche perché io sapevo che c'erano altri interventi prima e quindi non ho calcolato che ci potessero essere queste assenze. Intervengo per dire che effettivamente bisogna fare una considerazione importante perché di una legge importante stiamo parlando e la considerazione è che arriva in Consiglio regionale una legge, quella sui consorzi industriali che è stata una legge che ha creato un animato dibattito all'interno del Consiglio regionale e anche all'interno e soprattutto all'interno della maggioranza. E c'è oggi effettivamente l'esigenza di rivedere la funzione dei consorzi industriali, tutti ne siamo consapevoli e devo dire che per quanto mi riguarda e per quanto ci riguarda, pur sapendo che questa legge non sarà quella che risolverà i mali dell'industria in Sardegna, ma che considerato che noi abbiamo fatto dei provvedimenti legislativi anche nella finanziaria ultima dove noi qualora non dovessimo approvare la legge che oggi noi stiamo discutendo, si dovrebbe andare ad un commissariamento generale degli otto consorzi industriali che rimangono in piedi. E' chiaro che questo noi non lo vogliamo perché non crediamo che sia una cosa giusta oggi il commissariamento dei consorzi della Sardegna, un commissariamento generale, ma io credo che bisogna dare a questi consorzi gli strumenti per poter andare avanti e per poter svolgere quella funzione importante che hanno assunto in passato, fermo restando che ci sono delle cose che in questi anni non hanno funzionato. Allora, però io dico subito che probabilmente anni di discussioni non sono bastati per raggiungere un accordo all'interno della maggioranza, la quale maggioranza decide di fare la riforma dei consorzi, decide di cancellare una parte dei consorzi e di lasciarne un'altra parte, gli 8 a carattere provinciale, però non ha raggiunto l'accordo su come deve essere fatta la riforma.
Cioè la maggioranza di governo della Regione ha deciso di fare la demolizione però poi non ha in mano un progetto di ricostruzione e vedere un po' come deve essere programmata la nuova gestione dei Consorzi industriali. Dico questo perché mi risulta che ci sia pronto, e sta per essere presentato, un emendamento che cambia un po' l'impalcatura della legge che noi stiamo approvando e che in qualche modo rivoluziona anche le cose che sono contenute all'interno della legge. Ecco, io credo che non siano riforme che possono essere pensate e programmate all'ultimo momento: se la maggioranza voleva fare la riforma dei Consorzi, avrebbe dovuto preparare in tempo una vera riforma in modo che oggi avremmo discusso su quello che devono essere i nuovi Consorzi industriali; e io devo dirlo, la preoccupazione è che noi stiamo discutendo e che probabilmente, magari nelle prossime ore, ci sarà un emendamento che modificherà completamente quello che stiamo discutendo, per cui avvieremo un dibattito che è orientato in modo diverso da come è andato fino adesso.
Io credo che noi dovremmo partire da una considerazione che è quella di fare una valutazione per vedere se la riforma che stiamo facendo è una riforma che serve a risolvere problemi dell'industria in Sardegna, e i problemi dei settori produttivi, oppure è una riforma per dire che stiamo facendo le riforme, perché questa maggioranza di governo ci ha abituato a questo: fa le riforme per dire che sta facendo qualcosa, ma non si pone il problema se poi le riforme riescono a risolvere i problemi che la riforma si pone. Io mi riferisco soprattutto a quanto è successo nelle riforme che sono state approvate sino adesso: ricordo quella degli enti agricoli, che avrebbero dovuto risolvere i problemi dell'agricoltura, e invece io dico che, a distanza di un paio di anni dall'approvazione di queste riforme, i problemi dell'agricoltura non sono sicuramente migliorati ma soprattutto è peggiorata la situazione del mondo agricolo, perché mai come in questo momento c'è stata una crisi sociale ed economica e di abbandono per quanto riguarda l'agricoltura. Con il risultato che poi questa riforma degli enti non ha determinato una semplificazione per quanto riguarda le funzioni che devono garantire al settore e non ha determinato risparmi, con grande dispendio di risorse. Io non vorrei che anche questa riforma che noi stiamo approvando sia una riforma di facciata che poi non risolve assolutamente i problemi dell'industria; e noi lo sappiamo che non dipende da questa riforma perché che noi la approviamo o non la approviamo questa riforma i problemi dell'industria in Sardegna rimangono, e bisogna dirlo, non sono determinati dal fatto che ci fossero dei Consorzi industriali che fino adesso hanno svolto ruoli diversi da quelli previsti nelle loro competenze, possiamo dire anche che hanno supplito alle diverse carenze dell'Amministrazione, perché quando si sono occupati di gestione e smaltimento di rifiuti solidi urbani, della depurazione delle acque, di tutta una serie di altre competenze sicuramente non sono competenze specifiche di quei Consorzi ma hanno comunque, in quella fase, svolto un ruolo di supplenza importante. Allora, bisogna dire che la crisi dell'industria oggi in Sardegna ha altre cause: se oggi in Sardegna ci sono 10.000 occupati in meno nell'industria, se stanno aumentando i cassintegrati, se la gente sta emigrando, se sta per chiudere (per non dire che è già chiusa) la più grande industria tessile della Sardegna, la LEGLER, che determinerà sicuramente un dramma, soprattutto dal punto di vista occupazionale, nella Sardegna centrale, sappiamo che la colpa non può essere attribuita ai Consorzi industriali ma che ci sono sicuramente delle altre responsabilità. Ecco, io avrei voluto che nella fase di discussione questa sera di questa riforma dei Consorzi si affrontassero i veri problemi dell'industria in Sardegna.
Io sono molto perplesso per le dichiarazioni che faceva il collega Floris prima, quando diceva che una fase è stata superata, quindi noi ci stiamo preparando quasi con enfasi ad una nuova gestione dei Consorzi, quindi quasi che fossero superati e problemi dell'industria. Lo stesso fatto che in Ogliastra chiude la cartiera e chiudono altre esperienze industriali… poi ci sono altre iniziative che io debbo dire condivido in qualche modo, cioè il fatto che ci sia un polo nautico ritengo che sia un fatto positivo, ma non possiamo pensare che questa sia la soluzione dei problemi dell'industria. Allora, io, collega Floris, le voglio dire: ma è possibile che non si preoccupi, e non le dica nulla il fatto che oggi, soprattutto nel nuorese, c'è una crisi senza precedenti? Che praticamente stanno per chiudere altre realtà importanti, che la Equipolymers sta per chiudere, che la Clivati che sta per chiudere, e quindi sta per essere cancellato quel poco che è rimasto di questa grande industrializzazione di Ottana.
Qualche giorno fa, su un importante quotidiano sardo, ho letto un articolo di Salvatore Cubeddu che mi ha impressionato e che ho apprezzato molto, il quale diceva, sulla richiesta che era stata fatta da parte dei sindacati di fare un Consiglio regionale a Nuoro sulla crisi nuorese, dice: no, facciamolo ad Ottana che è l'epicentro della crisi dell'industria nella Sardegna centrale e soprattutto nel nuorese. Ecco, io mi sarei aspettato che ci fosse veramente una riflessione preoccupata per quello che sta succedendo nella provincia di Nuoro, soprattutto di quello che sta succedendo nella provincia di Nuoro per quanto riguarda l'industrializzazione, invece non ho sentito nulla. Io so che il gruppo Clivati, che sta determinando la chiusura di un'altra iniziativa importante, la Equipolymers, era un'industria che stava chiudendo ad Oristano, per un fallimento, mi pare che non abbia neanche iniziato l'attività, ebbene, poi viene incentivata la stessa ditta per fare delle cose ad Ottana. Ma voglio dire: siamo ad un tiro di schioppo, possibile che una determinata azienda che fallisce ad un tiro di schioppo da Nuoro e che andava cacciata dal tessuto industriale la Sardegna, ottiene invece altre incentivazioni e inizia un'altra esperienza per quanto riguarda la produzione di energia ad Ottana? Con il risultato che adesso, insieme a lei, stanno per chiudere altre attività.
Io credo che noi dovremmo partire da queste considerazioni che, scusatemi, c'entrano relativamente con la questione dei Consorzi industriali: sono le politiche industriali che mancano e che sono mancate in questi anni, e i veri problemi che stanno bloccando lo sviluppo industriale sono lì, non sono assolutamente risolti e non sono neanche stati affrontati questa sera! Il problema dei costi dell'energia che è il vero motivo per cui non decolla l'industria in Sardegna non è stato assolutamente risolto ma non lo abbiamo neanche minimamente affrontato in modo serio perché domani possa essere risolto, non abbiamo creato nulla per fare in modo che domani possa essere risolto questo problema; così come il problema dei trasporti. Io credo che noi dovremmo porci questi problemi, cioè questo Consiglio regionale dovrebbe, insieme alla riforma dei Consorzi, dire quali sono i nodi che hanno impedito il decollo dell'industria in Sardegna, dei settori produttivi; ecco perché io ritengo che una riforma dei Consorzi, approvata così come noi la stiamo approvando, non servirà assolutamente a nulla, anzi rischia di essere dannosa perché i Consorzi industriali non hanno svolto tutti la stessa funzione: alcuni hanno fatto sprechi, hanno fatto cose che non dovevano fare, ma molti di questi Consorzi che vanno in soppressione hanno avuto un ruolo importante. Io parlo dell'ultimo Consorzio che c'è nella tabella B che noi stiamo approvando, il Consorzio industriale di Siniscola, che verrà cancellato, non so se verrà accorpato al Comune o se verrà accorpato al consorzio provinciale. Però, io dico, che questo consorzio industriale in questi anni ha garantito 7-800 posti di lavoro, e per fortuna questo consorzio industriale ha determinato una certa occupazione, perché se non ci fosse stato quello, nonostante sia un comune costiero, nonostante siamo in una zona costiera, che interessa altri comuni, io credo che la crisi sarebbe stata ancora peggiore. Bene questa assieme ad altri viene cancellato, io non lo so se quello che noi stiamo decidendo di accorpare questi ai comuni, di essere assorbiti dai comuni risolva i problemi dell'industria, io credo di no, anzi io sono convinto di no. Ecco noi dovremmo pensare ad un tipo di consorzio che abbia la capacità effettivamente di andare avanti, di incentivare le attività produttive, di avere una certa autorevolezza, di avere una certa autonomia, quello che noi stiamo facendo, io lo dico determinerà comunque la morte dei consorzi stessi, determinerà la morte dei consorzi stessi anche perché noi non stiamo facendo quanto avremmo dovuto fare per fare in modo che l'industria i settori produttivi crescano in Sardegna, perché noi non solo abbiamo trascurato il problema dell'energia, dei trasporti, ma non abbiamo soprattutto cancellato le leggi di settore, quelle che avrebbero dovuto incentivare la piccola e media industria, che è quella che oggi è in sofferenza, che non sta crescendo in Sardegna. Io credo che questa Regione che sta puntando molto sulla valorizzazione del proprio ambiente della propria capacità imprenditoriale e produttiva debba soprattutto valorizzare questo tessuto industriale piccolo e medio, che è l'anima stessa dello sviluppo futuro della Sardegna. Non mi pare, insomma, che noi abbiamo fatto nulla in questa fase per fare in modo che questa legge possa risolvere oggi questi problemi.
Ecco io credo che tutti siamo d'accordo che andavano riviste le competenze dei consorzi industriali, perché effettivamente, io voglio dire, c'erano competenze che non erano proprie dei consorzi industriali, e devo dire anche, a me non è piaciuto un certo tipo di gestione che c'è stato soprattutto in certi consorzi dove praticamente è successo di tutto, dove praticamente servivano, questi consorzi, come camera di compensazione per sistemare dei politici trombati, per fare delle assunzioni, seguendo percorsi strani, perché questi consorzi servivano per privatizzare la gestione di risorse pubbliche, queste cose bisogna dirle. Allora io vorrei effettivamente che queste storture, che erano state determinate in questa gestione dei consorzi industriali, vengano a finire finalmente, che ci sia un soggetto gestore che abbia un'anima imprenditoriale che sia capace veramente di far crescere le imprese e l'industria, io non la vedo nelle maglie della legge che noi stiamo approvando, non vedo che ci sia una capacità effettivamente di creare occupazione, di creare sviluppo nuovo in Sardegna, e soprattutto nella Sardegna centrale. Allora io credo, e sono molto, devo dire, preoccupato, perché non vorrei che alla fine, una volta che noi approviamo questa legge, possiamo andare in giro dicendo che noi abbiamo approvato la riforma dei consorzi e quindi significa anche che noi abbiamo in qualche modo risolto i problemi dell'industria e della occupazione in Sardegna. Non è assolutamente vero, noi stiamo facendo un'altra cosa, come mi pare che lo diceva qualcheduno prima il SUAP non ha sicuramente risolto nulla, io spero che domani venga attivato, ma io per il momento sto leggendo soltanto proclami, sto leggendo soltanto proclami, ma vorrei che alla fine se i comuni non sono capaci di fare aprire questi portelli, ma che intervenga la Regione, che faccia in modo che si esca dalla fase dei proclami e che si passi finalmente ad una fase operativa di decollo vero di questi strumenti che possono avere una certa importanza, perché sin ora sono solo proclami, come sinora sono solo proclami anche le cose che vengono dette in questo giornale, che avete distribuito in questi giorni che si chiamano NOVAS, io l'ho recapitato a casa, mi sono spaventato per tutte le cose che avete detto, per le promesse che avete fatto, per le bugie che avete detto ai cittadini, perché non c'è una sola parola su tutta questa crisi che oggi attraversa la Sardegna e su quei problemi che sono veramente quelli che stanno a cuore ai cittadini e che stanno determinando una fase veramente drammatica della vita economica e sociale del Paese, non c'è nulla di tutto questo. Sembrerebbe che questa Giunta regionale ha superato tutti i problemi, ha superato tutti gli ostacoli e che finalmente si andrà verso un eden che praticamente permetterà a tutti i sardi di stare bene e di risolvere i problemi, insomma, ecco io credo che questa Giunta regionale veramente faccia le cose che deve fare per risolvere i problemi veri in questo caso dell'industria in Sardegna che non possono essere quelli di una minuscola riforma benché indispensabile, perché io mi adopererò affinché, anche se è una riforma incompleta, che secondo me non risolve assolutamente i problemi, però piuttosto che arrivare ad un commissariamento, che non sappiamo dove ci porti, anzi lo sappiamo bene dove ci porta, ad un ulteriore danno all'economia della Sardegna, credo che possiamo fare questo piccolo passaggio, però pensando effettivamente che le cose che noi dobbiamo fare per risolvere i problemi della Sardegna sono ben altre e purtroppo quei problemi sono lì e sono accantonati e che invece di essere affrontati e risolti sono ancora propagandati con il risultato che è sotto gli occhi di tutti.
PRESIDENTE. Insomma, onorevole Ladu, lei non ha rispettato il patto, diciamocelo, insomma. Noi le abbiamo dato l'autogestione del tempo ma per un po' gliene dovevamo anche aggiungere, insomma eh? Va bene. Tutta esperienza, come diceva quel signore. Adesso non si prenda anche il tempo dell'onorevole Artizzu.
E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Un antico proverbio derivante probabilmente dai testi sapienziali ebraico-cristiani dice che Dio utilizza una tattica singolare nei confronti di coloro per i quali ha tracciato un cammino di sconfitta; prima di eliminarli li rende privi di senno e li porta a compiere gesti e azioni prive di sapienza e di logicità. Chissà perché questo antico detto mi è venuto in mente riflettendo sull'operato recente e meno recente del Presidente della Regione, in particolare riflettendo sull'esito disastroso di tutte le riforme da lui attuate in quattro anni di governo, che non solo non hanno portato alcun beneficio alle istituzioni e al popolo sardo, ma anzi ne hanno in molti casi acuito le difficoltà e i problemi, rendendo la pubblica amministrazione più debole, più confusa, meno trasparente. Rendendo i bilanci regionali un mistero buffo pieno di soldi finti, rendendo le finanziarie non una certezza per il popolo sardo, non uno strumento affidabile e sicuro per le imprese, ma una costante incognita nella quale tutte, ma proprio tutte le autorità preposte al controllo hanno riscontrato anomalie, difetti, incongruenze, maldestri trucchi. In realtà non solo il Presidente della Regione, ma l'intera Giunta e buona parte della maggioranza sembrano ben orientate verso la completa realizzazione del proverbio citato, non che tutti si siano ammattiti né il Presidente né i colleghi né gli Assessori, ma si respira un clima nel quale emerge una mancanza di volontà di controllo, di partecipazione, di contrasto ad errori anche se palesi, una rassegnazione al peggio che prelude, noi dell'opposizione ce lo auguriamo per il bene dei sardi, al tracollo di questa triste e dannosa parentesi della storia autonomistica.
Il Presidente accecato va verso il baratro e vi ci sta trascinando nel vostro silenzio, perfino in un momento simile in cui si discute una riforma, o cosiddetta riforma, attesa per molti mesi, voi assistete tranquillamente all'assenza del Presidente della Regione dell'Aula. Il Presidente della Regione che non è presente in Aula nemmeno durante la discussione di una legge di riforma dei consorzi industriali da lui evidentemente voluta, credo anche pesantemente condizionata, ma al di fuori da quest'Aula, seguendo una prassi ormai consolidata che la dice lunga sul rispetto verso l'istituzione del Consiglio regionale, e delegando il compito certamente non troppo gradevole della presenza in aula, all'assessore Dadea e all'assessore Rau, che con l'industria ha avuto a che fare in questi anni più nel ruolo di medico legale che va a constatare e a decretare la morte delle aziende, che come medico curante, nel senso che non ha avuto probabilmente la possibilità, pur con tutta la sua buona volontà, di porre rimedio ad alcune delle situazioni di crisi. In questi anni ha dovuto limitarsi a prendere atto del decesso di molte aziende sarde e non dico che l'abbia favorito, ma certamente non lo ha potuto e saputo evitare.
Con la cosiddetta riforma dei consorzi industriali, si completa, secondo il nostro Presidente, un ciclo riformista che è stato guidato da un unico denominatore comune, quello dell'accentramento dei poteri nelle mani del Presidente della Regione, a danno delle competenze del Consiglio regionale, delle autonomie locali, delle forze che contribuiscono alla vita democratica, al risveglio economico e imprenditoriale della nostra regione. E tutti oggi, in quest'Aula, ci chiediamo, forse anche alcuni di voi, colleghi della maggioranza, forse i meno informati, cosa succederà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, in merito a questa legge sul cui testo, approvato in Commissione dopo molte difficoltà, grazie anche ad un impegno che al presidente Giagu va riconosciuto, pende la solita spada, il cui taglio potrebbe destabilizzare e sconvolgere quanto fino ad ora è stato fatto.
Si ha la sensazione che la vera partita riguardi non il rilancio del sistema industriale isolano, o meglio di quel che ne resta, ma il controllo delle leve del potere che muovono grandi interessi proprio, guarda caso, nell'imminenza delle elezioni regionali. Il settore industriale vive una fase di grande difficoltà, riscontrabile non solo nei principali indicatori economici sulla produttività, sugli investimenti, sui livelli occupazionali, ma anche nella condizione di incertezza e nella qualità degli strumenti di supporto e di indirizzo verso il settore. La caduta della produttività è certamente riconducibile ad una crisi diffusa dell'industria italiana, che accentua purtroppo i suoi effetti negativi all'interno delle realtà più deboli, e la Sardegna rientra purtroppo in questa fattispecie, con l'aggravante della mancanza di una vera politica regionale per l'industria, intesa come capacità di indirizzo sulle scelte di settore, sui processi di produzione, sull'individuazione di standard di qualità, che incide negativamente nelle vicende generali e particolari dell'attività industriale isolana. In questo contesto, i tentativi di riordino di alcuni strumenti di governo del settore hanno portato l'Esecutivo regionale ad introdurre alcuni correttivi, non sempre dimostratisi efficaci, proprio perché le novità indicate hanno l'impronta del'estemporaneità, e le decisioni assunte spesso il carattere dell'occasionalità. Anche il disegno di legge per il riordino dei consorzi risente di questa visione parziale, anzi, in esso è più evidente l'esigenza di contenere la spesa delle risorse, che non invece l'obiettivo di sanare gli strumenti stessi, e cioè di renderli compatibili con un progetto di indirizzo generale e contestualmente di rafforzare un modello che diffonda la presenza delle imprese industriali nell'Isola.
L'esigenza di ricondurre al compito originario i consorzi industriali della Sardegna è un dato ormai acquisito. Questa esigenza però non può essere confusa con un azzeramento semplice delle realtà consortili, sacrificando anche esperienze significative in nome di una non meglio precisata strategia di rilancio delle aree industriali sarde, che rischia di distruggere quanto anche di buono è stato fatto nei decenni passati, al servizio dell'industria e delle imprese, perché certamente qualcosa di buono è stato fatto, quel buono che il Presidente della Regione per primo, non solo nella sua veste istituzionale, ma anche e soprattutto largamente, direi, in quella di imprenditore potrebbe testimoniare. Non mi pare si sia proceduto prima di intraprendere un percorso legislativo ad un ampio monitoraggio sui consorzi industriali, sulle esperienze da questi realizzate e sulla capacità che gli stessi hanno avuto negli anni di favorire la penetrazione delle attività industriali nell'Isola. Lo ha parzialmente fatto la Commissione, non risulta lo abbia fatto la Giunta. E' certamente condivisibile l'orientamento di semplificare, l'orientamento di eliminare gli sprechi, di ridurre il numero degli amministratori, non lo è invece quello di privare gli imprenditori e gli industriali della loro giusta rappresentanza nel governo delle aree industriali, quello di politicizzare totalmente, dopo avere ridotto ai minimi termini ciò che resterebbe dei consorzi, privando questi ultimi dello status di enti pubblici e economici, e rendendo impossibile il beneficio di cospicui sostegni statali e comunitari, facendo così uscire la Sardegna dal sistema nazionale di agevolazioni, delineato dalle recenti riforme e da quelle già annunciate dall'attuale Governo, e anche da quello che lo ha preceduto. Non c'è esempio in Italia in cui gli amministratori pubblici, la politica, non siano affiancati dagli imprenditori nel governo delle aree industriali. Oggi, una trasformazione dei consorzi che ne assegni la titolarità e il governo ai comuni significherebbe la perdita di tali possibilità di finanziamento e di sviluppo, e la possibilità immediata di scioglimento dei consorzi stessi, che sarebbero posti irrimediabilmente nelle mani di un unico potere politico, quello del Presidente della Regione, arbitro assoluto e non controllabile di tutto ciò che in essi si svolge, di tutte le scelte da attuare, di tutti i soggetti da incentivare o da respingere. Siamo in un'ottica di pieno e totale controllo, ancora una volta.
Siete disposti, colleghi della maggioranza - siete in pochi e in pochissimi ascoltate - ad avallare una scelta così deleteria per la qualità della democrazia in Sardegna? Lo vedremo in queste ore, speriamo di avere delle sorprese positive da parte vostra. Non vorremmo che eventuali modifiche in Aula possano rispondere agli interessi di soggetti estranei alle imprese, estranei alla Sardegna e al suo sistema produttivo già debole. Mi chiedo quale sia la logica del voler sottrarre ai consorzi, senza fornire immediatamente alternative valide, competenze in merito ad esempio allo smaltimento dei rifiuti o alla depurazione delle acque, che certamente non sono il compito principale dei consorzi. Ma mi chiedo dove stia la logica nel volerle comunque immediatamente sottrarre ai consorzi, parlo della depurazione delle acque, ad esempio, compito quest'ultimo che essi, i consorzi, svolgono con costi decisamente inferiori a quelli praticati da Abbanoa; quale sia la logica in riferimento ai rifiuti, che i consorzi smaltiscono nel quadro di un piano regionale che andrebbe conseguentemente stravolto in una direzione di privatizzazione dei servizi che non ci piace, che ci preoccupa, come cittadini e come amministratori. Ci saremmo aspettati, inoltre, che venisse chiarito il carattere industriale di queste aree, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista delle specificità gestionali, infrastrutturali e dei servizi derivanti dalla particolare tipologia delle imprese insediate. Non quindi generiche aree attrezzate per generici insediamenti produttivi che all'abbisogna possono svolgere, accogliere anche attività commerciali o altro, ma aree specificamente pensate e evocate all'insediamento di attività industriali per la produzione di beni e servizi, seppure un'industria che non risponde più a un modello tradizionale, ma punta anche verso nuovi settori economici. Questo avrebbe dovuto essere il perno di una riforma degna di portare questo nome. Invece, non è chiaro in cosa differiscano queste aree e il loro sistema di gestione da quello, ad esempio, dei piani di insediamento produttivo o dalle aree artigianali e commerciali che si espandono a ridosso dei grandi e anche meno grandi centri urbani. Una differenza sostanziale però c'è, è rappresentata proprio dalla presenza prevalente di imprese di trasformazione di beni e servizi a livello industriale. Ciò costituisce prova sufficiente della reale volontà politica di escludere dalla riforma i rappresentanti dell'industria, e sarebbe davvero strano che in un consorzio industriale provinciale a trattare i problemi delle imprese industriali possano essere chiamati i rappresentanti, espressioni di altre organizzazioni che, pur degnissime, poco hanno a che fare con l'industria e con le sue problematiche. In questi ultimi due anni, le varie proposte della Giunta regionale, ancorché rivolte a determinare un cambiamento rispetto al passato, non ci sono apparse adeguate ad assicurare quella modernizzazione auspicata, e hanno mancato di affrontare nodi fondamentali concentrandosi sugli assetti organizzativi e gestionali. Analogamente, anche le proposte formulate dal Consiglio regionale sembravano più orientate a depotenziare le iniziative della giunta che ad individuare valide alternative in grado di completare ed integrare ciò che nelle proposta dell'Esecutivo appariva solo abbozzato. E' stato trascurato il progetto di un intervento normativo in grado di promuovere uno sviluppo industriale coordinato e integrato nel territorio, con l'obiettivo di elevare la qualità e la competitività dei sistemi locali, realizzando nel contempo un maggiore raccordo tra i soggetti a cui viene demandato il compito di gestire le aree, le associazioni degli industriali, la Regione e gli enti locali. Si avvertiva la necessità di una disciplina organica che in ambito regionale riassumesse la normativa nazionale, ormai piuttosto frammentata, aggiornandola e adattandola alle specifiche esigenze di una moderna politica industriale di insediamento, definendo un quadro di riferimento cui richiamarsi e rapportarsi nell'esercizio delle proprie attività con diritti e doveri ben individuati, con ruoli e mansioni definiti, tali da costituire un'effettiva integrazione e completamento dalle funzioni esercitate dagli enti locali. Invece ci troviamo di fronte a un testo normativo che si limita a regolare materie che in larga parte avrebbero potuto essere oggetto di semplici modifiche statutarie. Non viene affrontato il problema dell'erronea pianificazione urbanistica delle aree industriali, e la sua non corrispondenza ai processi produttivi che si dovrebbero localizzare nell'area stessa, e alla loro evoluzione. L'esperienza di molte altre regioni italiane ha evidenziato come proprio i mutamenti verificatisi nel modo di produrre, i diversi rapporti instauratisi a seguito di tali cambiamenti tra impresa e ambiente circostante, i processi di urbanizzazione abbiano spinto ad una revisione dei processi di agglomerazione industriale in chiave evolutiva. Ci troviamo di fronte ad un testo normativo che si preoccupa di inserire l'istituzione di zone franche senza tener conto della normativa comunitaria specifica, di quella sugli aiuti di Stato a finalità regionale, nonché di recenti orientamenti della Commissione che limitano enormemente la possibilità di creare zone franche, ed escludono che queste possano essere sviluppate nella forma pensata all'atto della emanazione dello statuto, così come indicata anche dal decreto legislativo richiamato nella proposta. Ma allo stesso tempo non sembra destare alcun interesse, invece, il problema di assicurare un'evoluzione rapida delle soluzioni urbanistiche, tecniche ed economiche per ciò che attiene l'edilizia per l'industria di beni e servizi; un tema, questo, di grande attualità, che aprirebbe importanti possibilità di intervento combinato tra pubblico e privato, in relazione, per esempio, ai problemi di rinnovo urbano e alla razionalizzazione e riconversione delle aree industriali, nonché all'insediamento di nuove attività d'impresa. Un problema che certo non si risolve legando l'esercizio delle funzioni e compiti dei Consorzi ad un quadro programmatorio assai poco chiaro e tutto da definire nei contenuti. Ne è esempio il raccordo con gli indirizzi di un ente regionale esistente solo sulla carta. L'Agenzia Regionale Sardegna promozione, che nel corso di questi anni, lungo la strada, ha perso l'iniziale denominazione aggiuntiva che faceva riferimento agli investimenti, e, dunque, alla sua natura di Agenzia rivolta al marketing territoriale, un ente che nulla ha a che fare con l'industria, dal momento che, come l'Assessore ben sa, nasce per promuovere l'agro-alimentare, l'artigianato e il turismo, e che è ben lontano dal poter assicurare quell'apertura al mercato che è una delle necessità per le aree industriali sarde; questo mentre la SFIRS sembra assumere funzioni di Agenzia di promozione senza prevedersi alcun raccordo tra le sue strategie e quelle dei Consorzi. Vi è dunque la necessità di chiarire l'ambito della specifica programmazione e pianificazione entro la quale i Consorzi dovrebbero essere chiamati ad operare. Il problema che quindi sarebbe stato utile affrontare nella proposta di legge, ben più che prevedere l'istituzione di zone franche, sarebbe stato quello del rapporto tra domanda di condizioni insediative da parte delle imprese, e offerta di tali condizioni da parte del territorio. Nonostante il grande rumore che è seguito alle proposte di riforma formulate dalla Giunta, pare sia mancata la volontà di cogliere quest'occasione per avviare una seria riflessione che consentisse di mettere a punto una proposta legislativa innovativa, che facesse tesoro delle esperienze positive di altre Regioni d'Italia e d'Europa, e che fosse soprattutto condivisa anche attraverso il contributo di chi impresa la fa quotidianamente. Temiamo e intravediamo che ancora una volta manchi, per colpevole e deliberata scelta, l'intento di condividere il testo, e in definitiva di rispettare il lavoro svolto dalla Commissione consiliare competente, presidente Giagu, per utilizzare il termine "riforma" semplicemente come paravento per coprire l'ennesima operazione di occupazione del potere; lo vedremo in sede di presentazione degli emendamenti, e vedremo ancora una volta l'Aula alla prova dei fatti misurarsi con una volontà egemonica che nulla ha a che vedere con lo spirito riformista che si vorrebbe invece perseguire a parole, ma richiama esclusivamente all'intento di sopprimere, smembrare, delegittimare per poter occupare e controllare tutti gli strumenti di governo del territorio e dell'economia. Tutto questo avviene in un quadro economico sociale ed occupazionale drammatico che questo Governo regionale ha contribuito colpevolmente ad aggravare. Se questo non dovesse essere, lo spirito che ha animato i lavori della Commissione potrebbe proseguire in Aula e concretizzarsi in una volontà di collaborazione da parte dell'opposizione. Se questo, come temiamo, sarà, il nostro atteggiamento sarà ovviamente conseguente. Dovremo insomma prendere tristemente atto, ancora una volta, della vostra impotente e apatica rassegnazione ad un ruolo non consono alla statura politica, all'esperienza e alle capacità indiscutibili di ciascuno di voi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu. Concludiamo qui i lavori della serata, mancano tre interventi dei Capigruppo che faremo nella mattinata di domani, i lavori iniziano alle ore 10. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 20 e 42.
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