Seduta n.373 del 23/01/2008 

CCCLXXIII Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 23 gennaio 2008

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Rassu

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 20.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta. La seduta è sospesa. Riprendiamo fra dieci minuti per mancanza di consiglieri.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 21, viene ripresa alle ore 10 e 33.)

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 25 ottobre 2007 (365), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Barracciu ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del mercoledì 23 gennaio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

Continuazione della discussione generale congiunta del documento annuale di programmazione economico finanziaria (DAPEF 2008) (21/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2008)" (301/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per gli anni 2008-2011" (302/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta del documento numero 21/A e dei disegni di legge numero 301/S/A e 302/A.

Onorevole Vargiu, ieri era assente per la sua relazione di minoranza, intende svolgere la relazione o la diamo per ascoltata?

Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu, relatore di minoranza.

VARGIU (Riformatori Sardi), relatore di minoranza. Presidente, ero convinto che le relazioni di minoranza e di maggioranza si sarebbero svolte oggi. Per questo ieri non ero in Aula, avevo capito che i lavori sarebbero terminati dopo la discussione e la votazione dell'ordine del giorno sulle short list. Ci dev'essere stato un disguido tra la Presidenza e una parte del Consiglio. Svolgo volentieri la relazione di minoranza.

Nonostante le rassicurazioni dell'anno passato, la manovra finanziaria del 2008, la quarta dell'attuale legislatura, è stata trasmessa dalla Giunta regionale al Consiglio ben oltre il 30 settembre che rappresenta il termine stabilito dalla manovra.

Soltanto alla metà di novembre la manovra infatti è arrivata in Consiglio ed è stata presa in esame dalla competente Commissione che la ha approvata dopo oltre un mese e mezzo di discussione e cioè andando anch'essa ben oltre i termini disposti dal Regolamento consiliare. Tale ritardo non è certo da attribuirsi ad un atteggiamento dilatorio da parte della minoranza, ma come peraltro ammesso dagli stessi commissari della maggioranza, da una esasperazione della dialettica interna della stessa maggioranza di governo che ha determinato continue necessità di approfondimento rispetto al testo presentato dalla Giunta. Gli emendamenti discussi in Commissione sono stati centinaia e per diversi articoli gli emendamenti firmati dai consiglieri dell'opposizione sono stati in numero inferiore rispetto a quelli che sono stati invece presentati dai colleghi della maggioranza. Il livello di travaglio interno alla maggioranza ha decisamente superato qualsiasi limite di fisiologia al punto che parti significative della manovra finanziaria sono state licenziate soltanto dopo che è stato raggiunto in maggioranza un accordo per cui sono state definite tecniche sia quelle parti, sia il voto con cui la maggioranza le ha approvate. Tali difficoltà di percorso hanno ovviamente reso più difficile il cammino in Commissione del provvedimento, ma hanno anche snaturato tutto sommato il ruolo della Commissione che da sede di confronto tra due diversi modi di vedere lo sviluppo della Sardegna, quello della maggioranza e quello della minoranza, è diventata una camera di compensazione dei problemi interni alla maggioranza stessa, problemi tutti interni alla maggioranza. Le anomalie del lavoro che si è svolto in Commissione rischiano inevitabilmente di riverberarsi nell'attività dell'Aula sia perché sono ancora irrisolti diversi nodi di maggioranza all'interno del testo definito e approvato in maniera tecnica, sia perché la minoranza, lo ricordiamo ai colleghi, è stata costretta ad allontanarsi dai lavori della Commissione mentre era in discussione l'articolo 8 della manovra, quindi non ha discusso né gli articoli successivi né i documenti di bilancio in quanto era palese l'atteggiamento in quel momento di assoluta chiusura ad ogni proposta avanzata dalla minoranza. Però questo è semplicemente un ragionamento di metodo e terminato il ragionamento di metodo vale la pena di fare il ragionamento di sostanza, che è quello più importante ed è quello che forse l'aula maggiormente attende da parte della minoranza. Ma le considerazioni di metodo non sono in realtà disgiunte da quelle di sostanza perché poi la valutazione di metodo non è ininfluente a comprendere quello che sta succedendo dentro la maggioranza che guida la Regione e come questo comporta effetti di ricaduta negativa nei confronti dell'intero quadro sociale ed economico della nostra Regione. La quarta manovra finanziaria della presente legislatura, quindi non siamo all'inizio, non siamo a quella fase in cui ancora si sta discutendo di buoni progetti e in cui anche l'attenzione della minoranza, ma di chi sta fuori dall'aula, è quella che normalmente si rivolge ai buoni progetti, quindi quell'attenzione che comunque è un'apertura di credito verso ciò che la maggioranza dice. Siamo alla quarta manovra di questa legislatura, siamo quindi in una manovra che dovrebbe essere una manovra di deberrazione, una manovra in cui si raccolgono i risultati, si dichiara quali sono i frutti dell'azione che dovrebbe essere virtuosa dal punto di vista della maggioranza che si è posta in essere. E'indispensabile che facciamo una valutazione comparativa rispetto al passato, in particolare una valutazione non può non essere fatta in rapporto alle novità che sono state introdotte sulla manovra finanziaria dalla legge regionale numero 11 del 2006. Con la legge regionale numero 11 del 2006, vengono introdotti come tutti sappiamo molti strumenti di programmazione; il piano regionale di sviluppo, ha una sigla brutta PRS, annualmente aggiornato attraverso il DAPEF che tendono a restituire alla legge finanziaria il suo originario significato di norma inquadrata all'interno di un disegno complessivo sottraendola alle estemporaneità che tutti quanti abbiamo ben conosciuto di quelle leggi omnibus che essendo le uniche leggi che avevano la certezza di essere approvate all'interno del Consiglio regionale, contenevano di tutto. Bene, in altre parole, la difficoltà che c'era a mettere mano alle leggi ordinarie, ma che era propria di un sistema diverso dal nostro, cioè un sistema che non era né presidenzialista né maggioritario - e quindi non consegnava le maggioranza ampie, che invece oggi ci sono in quest'Aula, a chi deve governare -, aveva contribuito ad imbastardire la personalità della legge finanziaria che - troppo spesso - aveva rischiato di trasformarsi in una sorta di mosaico legislativo, disorganico e talora incoerente, che occupandosi di materie le più variegate, si intrecciava e si sovrapponeva in maniera disomogenea alla legislazione vigente.

Il nuovo assetto istituzionale della Regione Sardegna, invece garantisce una solida iniziativa presidenziale - voglio vedere qualcuno che dica il contrario - e adeguate maggioranze consiliari di supporto all'iniziativa consiliare e all'attività di governo, per cui la legge regionale n. 11 del 2006, consente l'inquadramento e il collegamento organico tra il programma di governo, l'atto di Giunta destinato a trasformare tale programma in azione concreta (il PRS), l'aggiornamento annuale del PRS (il DAPEF) e la legge finanziaria con il bilancio che - in tale quadro - sembravano destinate a trovare una collocazione che fosse lontana dall'estemporaneità e dal velleitarismo. Della rivoluzione virtuosa preconizzata dalla nuova legge di contabilità, va detto con chiarezza, ad oggi, non v'è purtroppo alcuna traccia. Il primo Piano regionale di sviluppo è stato frettolosamente approvato dall'Aula per via del grave ritardo con cui è stato presentato, tutti quanti ricordiamo le vicende del maggio dell'anno scorso. E la stessa sorte ha riguardato, purtroppo, quest'anno, il DAPEF 2008, che per chi lo ha visto, per chi lo ha letto, per i colleghi di maggioranza che sono stati in Commissione, assomiglia molto - io direi assomiglia troppo! - ai vecchi documenti di programmazione, quei DPEF che nessuno leggeva e nessuno ascoltava, che erano diventate mere enunciazioni verbali, di cui nessuno verificava la reale coerenza con le politiche regionali. Persiste l'assenza - nell'attuale azione di programmazione - di qualsiasi documentata valutazione ex ante, cioè prima di fare le cose, sia ex post, per verificare quali sono i risultati delle cose che abbiamo fatto. Il DAPEF è assolutamente carente nella valutazione d'impatto degli strumenti messi in campo, quello che invece dovrebbe essere il suo ruolo, non consente in alcun modo di valutare i risultati delle azioni impostate negli anni precedenti, ed impedisce al legislatore, al Consiglio, questa è la vera riforma del Consiglio sulla quale ci dovremo concentrare, impedisce al legislatore di poter esercitare in modo informato e documentato la propria attività d'Aula. Perché, colleghi, alla fine, questo è il ruolo. Noi parliamo tante volte di strumenti di riequilibrio dell'azione politica e anche dei centri di potere, e soprattutto noi parliamo dell'equilibrio tra l'azione della Giunta e l'azione del Consiglio. Beh insomma, il riequilibrio dell'azione del Consiglio non può avvenire se il Consiglio non riesce ad avere strumenti di lavoro, strumenti di analisi, strumenti di verifica sulle leggi fatte e su quelle che si devono fare, tali per cui ciascuno di noi, cioè il legislatore, perché il Consiglio ha questo ruolo, il ruolo di fare le leggi, è posto nelle condizioni rispetto alla Giunta di avere la stessa quantità di informazioni, la stessa capacità di azione, la stessa capacità di intervento sullo strumento legislativo. Altrimenti lo strumento legislativo diventa uno strumento legislativo che è della Giunta ed è di iniziativa di Giunta. E se noi valutassimo quante delle leggi promulgate da quest'Aula, in questi quattro anni di legislatura, sono di iniziativa della Giunta, probabilmente scopriremo che l'attività propria del Consiglio, cioè quella del legislatore, non l'abbiamo fatta, perché le azioni di iniziativa legislativa che sono state proposte dal Consiglio sono probabilmente in numero inferiore, molto inferiore, rispetto a quelle che invece sono arrivate in Aula e sono arrivate da parte della Giunta. Questo è uno dei veri nodi del riequilibrio dei poteri tra il Consiglio e la Giunta, che la Giunta ha oggi il potere che gli deriva dalla conoscenza, mentre questo Consiglio non ha la conoscenza perché non ha gli strumenti per fare le leggi, non conosce gli effetti delle leggi a posteriori, non sa quali sono le previsioni di impatto delle nuove leggi che vengono introdotte in quest'aula, e non è quindi in grado di svolgere quell'azione che la legge gli riserva, perché l'azione esecutiva è in capo alla Giunta. Ma l'azione legislativa dovrebbe essere in capo al Consiglio, ma perché sia realmente in capo al Consiglio è fondamentale che il Consiglio abbia gli strumenti di conoscenza che, oggi, né la Giunta gli fornisce, perché non ha interesse a fornirglieli, né il Consiglio chiede, perché evidentemente è miope e non riesce a capire che li deve chiedere.

Ecco, il Consiglio regionale, colleghi, privato degli indispensabili strumenti di valutazione delle politiche della Giunta, non è in condizione di svolgere in modo ottimale la propria attività di legislatore e rischia di restare anch'esso in balia della tentazione di inserire all'interno della manovra azioni progettuali che arrivano all'attenzione dell'Aula sulla incoordinata spinta delle pressioni più disparate, lo sappiamo, ogni anno è la stessa cosa, più che sulla base di valutazioni di coerenza con la complessiva politica di sviluppo della Regione.

In altre parole, gli strumenti coordinati della programmazione economica e finanziaria, postulati dalla legge regionale n. 11 del 2006, tenderebbero a restituire un ruolo ben definito e circoscritto alla manovra finanziaria, trasferendo il momento delle grandi scelte a tutti gli atti precedenti, all'interno dei quali la manovra dovrebbe essere incardinata, come un quadro nella sua cornice. Se gli strumenti della programmazione e della valutazione non funzionano, come avviene ancora oggi in Sardegna, ecco invece che la manovra finanziaria esce dai suoi confini e acquisisce una innaturale vita propria, diventando essa stessa terreno di scontro, di tensioni - all'interno della stessa maggioranza di governo - che si sarebbero dovute risolvere ben prima e in ben altra sede.

In Sardegna resta dunque gravemente carente, assessore Secci, il ciclo della programmazione, la cui struttura teorica prevede uno strumento a monte che propone, organizza, monitorizza e rimodula le scelte nel corso della legislatura ed uno strumento a valle, il DAPEF, che le gestisce annualmente sulla base di informazioni oggettive note. Dopo quattro anni di legislatura è a tutti evidente che tale ciclo non potrà mai funzionare sino a che il legislatore regionale continuerà ad essere privo delle informazioni e delle valutazioni di merito, che gli consentano di cogliere la piena coerenza tra il programma di governo e la manovra finanziaria in esame, e continuerà ad essere privo degli strumenti tecnici per valutare l'efficacia delle azioni di spesa nelle annualità precedenti, senza che sia possibile giudicare le azioni correttive eventualmente proposte dal governo regionale per raggiungere gli obiettivi posti. Anche quest'anno, purtroppo, siamo lontani mille miglia dal traguardo virtuoso prospettato: il DAPEF è stato discusso e liquidato in Commissione come un allegato fastidioso e obbligatorio, che ancora dopo quattro anni di legislatura è gravido di enunciazioni di principio e di affermazioni ontologiche, piuttosto che di elementi di valutazione concreta sui risultati sinora ottenuti e di proposte per migliorare l'azione di governo, mentre la legge finanziaria - che insieme al bilancio resta impropriamente e di fatto la vera sede dell'attività politica del governo regionale - è infarcita di norme di piccolo cabotaggio e di roboanti dichiarazioni d'intento politico, queste ultime certamente più adatte a figurare in un documento di programmazione di inizio legislatura o in specifiche leggi di settore, piuttosto che in una finanziaria di una legislatura ormai all'epilogo.

Fatte queste premesse, è davvero difficile entrare nel merito di una legge i cui provvedimenti non appaiono quasi mai legati da un forte filo conduttore, ma sono spesso estranei tra loro - quando non addirittura contradditori - assemblati in modo distratto, che denuncia l'assoluta assenza di un solido quadro progettuale di supporto e persino di una visione comune sullo sviluppo della Sardegna, che sia effettivamente condivisa dalle forze politiche di una maggioranza che appare sempre più divisa e litigiosa. La manovra finanziaria 2008 è un colosso dai piedi di argilla che affonda ulteriormente il proprio peso nelle sabbie mobili degli equivoci irrisolti. Mentre pende il giudizio di merito richiesto dalla Corte dei conti che - unico caso nella storia dell'Autonomia - non ha parificato il rendiconto generale dell'esercizio 2006, la Giunta regionale ha reiterato nell'anno 2008 quella che appare una persistente violazione delle disposizione sul principio di annualità dei bilanci. Come già fatto negli anni passati - a nostro avviso in modo assolutamente illegittimo - la Giunta regionale propone di utilizzare ipotetiche maggiori entrate per 500 milioni di euro, quali anticipazioni di maggiori trasferimenti futuri. In tal modo è vero che si ottiene l'ulteriore apparente contenimento del disavanzo - la cui proclamata riduzione appare frutto di illegittime forzature contabili e non certo di virtuosa azione di risanamento; ma non è solo questo che si ottiene, ed è soltanto la pubblicità che su questo si fa che regge l'intero sistema - ma si determina purtroppo un'ingessatura del bilancio, che si traduce in un significativo rallentamento della spesa, che gonfia inevitabilmente i residui passivi. L'incertezza reale su una parte significativa delle entrate, quelle che voi chiamate "anticipazioni", a cui si aggiunge l'attesa del giudizio di legittimità su alcune nuove imposte regionali, condiziona inevitabilmente anche la spesa, la cui velocità è inficiata dalla ricorrenza di disposizioni legislative che autorizzano a trasferire agli anni successivi, l'abbiamo visto anche nell'esercizio provvisorio le somme non impegnate nell'esercizio corrente e dall'assenza, purtroppo, di un controllo terzo sulla legittimità degli impegni che si dilatano a dismisura e di cui non si ha la certezza che rispondano davvero a quelle che sono le norme di legge sugli impegni. Il concetto di impegno di spesa comporta infatti la percezione di un'obbligazione giuridicamente perfezionata, che non può prescindere dall'individuazione del creditore: l'inesistenza di un controllo neutrale sugli impegni, perché il Consiglio non ha una struttura che faccia questo, è l'anticamera della dilatazione dei residui passivi che - nell'attuale bilancio - superano addirittura gli stanziamenti del conto competenza. Ne deriva un complessivo quadro contabile che si regge sull'equivoco: ad entrate fasulle non possono che corrispondere politiche di spesa altrettanto fasulle, che devono fare attenzione a non mettere in crisi i delicati equilibri di cassa. Quale altra chiave di lettura potrebbero altrimenti avere i cospicui investimenti che la finanziaria 2008 destina ai nuovi ospedali della Sardegna? Sarebbe curioso andare a vedere al 31 dicembre 2008 quanta parte sarà spesa dei 371 milioni di euro che l'annualità stanzia per i nuovi ospedali sardi! Ma ci ritorneremo, ci sarà tempo!

In questo quadro complessivo risulta ancora più difficile andare a dare un giudizio di dettaglio, però ci si può chiedere, riferendoci ad alcuni elementi: è migliorata la capacità di attrarre investimenti da parte del sistema produttivo della nostra Isola?

Non si direbbe dalla lettura dei dati CRENOS 2007 che confermano un'incidenza della spesa pubblica sul PIL superiore al 60 per cento, paragonabile a quella delle economie dirigistiche sovietiche.

E' forse cambiata la capacità della burocrazia regionale? La sua velocità? Lascio a voi la risposta. qual è la valutazione delle liti che in materia di occupazione che ancora oggi nel centrosinistra vede diametralmente e concettualmente opposte le forze massimaliste con quelle con maggior locazione riformista.

Il DPEF 2005-2007, era stato coraggioso, lo leggo testualmente: "le politiche attive del lavoro non determinano di per sé una crescita occupazionale, ma solo lo spostamento delle condizioni di occupabilità, rischiando di far passare in secondo piano le cause strutturali della disoccupazione".

Coerentemente, la Regione aveva in quella sede (DPEF 2005-2007) aveva affermato la propria volontà di far crescere l'occupazione attraverso il sostegno dell'imprenditorialità e delle risorse umane, mantenendo una netta distinzione tra interventi per lo sviluppo e interventi assistenziali rivolti ai disoccupati e ai lavoratori espulsi.

Cosa è rimasto, tre anni dopo, di queste apprezzabili dichiarazioni di intenti?

L'unica malinconica risposta di questa manovra finanziaria alle sofferenze sociali della Sardegna che non trova occupazione e lavoro è quella della protezione sociale, del reddito di …, del reddito di cittadinanza, mentre nel disastro generale delle politiche di sviluppo riacquista fiato l'estrema sinistra nel riproporre le mirabilie del fallimentare Piano straordinario del lavoro.

Il progetto per la Sardegna del centrosinistra - purtroppo per tutti, non solo per voi che governate- non ha portato nessuna soluzione ai problemi sul tappeto e ha creato soltanto nuova povertà, alla quale la manovra finanziaria del 2008 risponde con interventi assistenziali. Contemporaneamente, la Regione, che non perde occasione per annunciare energiche cure dimagranti nei confronti del proprio personale e per ribadire in mille modi la propria sostanziale sfiducia nei confronti del proprio capitale di risorse umane, è costretta ad attuare grandi piani di risanamento del precariato, perché l'unica risposta alla disoccupazione è nel settore pubblico ridiventato un ammortizzatore di tensioni sociali.

Ma la schizofrenia del governo regionale non conosce limiti: mentre si stabilizzano gli attuali precari, non si arresta la creazione di nuovo precariato e nuove aspettative. nessuno cerchi dunque all'interno della manovra una nuova filosofia di fondo, tutto sembra essere all'insegna della navigazione a vista per cui vengono introdotte norme di cui nessuno si preoccupa di prefigurare l'impatto, vengono reiterate le rifinanziate norme di cui non si conoscono i progetti attraverso cui è venuta la spesa delle somme precedentemente stanziate né la valutazione dei risultati già prodotti, vengono proposte norme che non hanno coerenza, si creano nuove società per azioni e nuove agenzie senza che nessuno sappia come hanno funzionato e se hanno funzionato le vecchie agenzie.

Una considerazione finale.

Forse ci potremmo fermare qui, ma anche nel bilancio la Giunta regionale manda una messaggio chiaro della propria sfiducia nei confronti degli strumenti legislativi esistenti evidentemente considerati incapaci di raggiungere gli obiettivi. ma anche in questo caso non individua altri strumenti legislativi che possono consentire, e dopo quattro anni non sarebbe soltanto lecito, sarebbe doveroso, raggiungere le politiche di sviluppo che la Giunta dice di proporsi. La realtà è che anche questa quarta manovra finanziaria dell'era Soru il nostro governo regionale è rimasto in modificato sino alla nausea, lo stesso ritornello dei tre anni precedenti….

PRESIDENTE. Concluda.

VARGIU (Riformatori Sardi), relatore di minoranza. Grazie Presidente mi avvio alla conclusione.

Per cui la Giunta garantisce che sono stati individuati i freni allo sviluppo della Sardegna chiede il fideistico consenso all'aula e i sardi per esercitare con la scure la propria presunta azione liberatrice ma dopo quattro anni ha la sensazione negativa della minoranza assomiglia sempre meno ad una fastidiosa impressione è sempre più ad una drammatica certezza: se non si cambia radicalmente registro quando la giunta del centrosinistra avrà terminato di rompere i freni alla stazione d'arrivo del treno Sardegna non c'è lo sviluppo ma il disastro economico e sociale che è sotto gli occhi di tutti.

PRESIDENTE. Grazie, iniziamo la discussione generale, alcuni colleghi sono già iscritti a parlare, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Murgioni, ricordo a chi volesse intervenire in discussione generale che durante l'intervento dell'onorevole Murgioni deve iscriversi. Le iscrizioni si chiudono con l'intervento dell'onorevole Murgioni.

E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Sì grazie Presidente, colleghe e colleghi, signori assessori, ieri sera con la presentazione della relazione di maggioranza da parte del Presidente si è iniziato l'esame della finanziaria, di quella che per sintesi che l'etica può essere definita la quarta dell'era Soru. Ci si attendeva dunque finalmente e legittimamente che almeno in questa manovra di bilancio comparissero quegli elementi portanti per un effettivo rilancio dell'economia, promessi e premessi ma non mantenuti nelle due precedenti finanziarie e invece siamo stati ancora delusi ma noi dell'opposizione e per noi dell'opposizione non è una novità. Troppe volte abbiamo assistito alla stanca liturgia delle parole da campagna elettorale da parte del Presidente e dei componenti la sua Giunta, tutte puntualmente vane, questa è una maggioranza che insieme alla Giunta, sul piano cartaceo, ha prodotto molto per non cambiare nulla nella sostanza. La sanità in questi tre anni non solo ha visto decrescere il suo livello di gestione e dell'offerta dei servizi ai cittadini ma addirittura alcune strutture ospedaliere, vedi Muravera e Isili, sono state ridimensionate e declassate. Il ventilato accorciamento delle liste d'attesa è restato una chimera, l'agricoltura nonostante le promesse del presidente Soru, giace inerme priva di una strategia di rilancio del settore, colpita da una crisi devastante e nulla è valso il valzer degli assessori perché non si è fatto nulla prima, si sta facendo meno adesso. L'industria che ha una produzione in Sardegna fuori mercato assiste disarmata al suo fallimento e questa Giunta e questa maggioranza non sanno fare altro che recarsi mestamente al capezzale per assistere al de profundis. Il settore turistico in tutto il mondo è diventato il business del nuovo millennio da noi si vede il paradosso di vedere i turisti in fuga e i nostri fratelli immigrati ripudiare la nostra terra. E la Giunta gioisce per avere imposto la cosiddetta tassa sul lusso che ha portato benefici è vero ma fallimentari, per non parlare dei danni creati al comuni costieri con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale. e che fine ha fatto l'estensione del provvedimento per i comuni dell'interno? Il settore del commercio e dell'artigianato vengono maltrattati e sottostimati quando ancora assicurano gran parte della forza lavoro in Sardegna, mentre per l'edilizia ormai, grazie ad un isterico ambientalismo integralista, vale l'equazione venditore uguale cementificatore, con tutte le conseguenze disastrose del caso. I fatti sostanziali che si accompagnano a questa manovra quindi danno conto di un'evoluzione del livello della proposta e di una sostanziale incapacità ad aggredire i nodi della crisi suggerendo varie risoluzioni. Peraltro sono presenti ancora una volta profili complessivi che testimoniano molto inquietanti aspetti di legittimità, sul piano contabile e una invasiva presenza di norme intruse. Siamo di fronte a un quadro davvero sconsolante, ma come se ciò non bastasse adesso si aggiungono le laceranti divisioni all'interno della maggioranza stessa, divisioni laceranti che non poco hanno contribuito a impoverire il testo, svilire il confronto e la concertazione, pregiudicare sia nei tempi che nella sostanza l'efficacia del provvedimento. Possiamo, senza tema di smentita, affermare che la prima vera opposizione, con l'erezione di vere e proprie barricate, questo provvedimento esitato dalla Giunta l'ha incontrata proprio all'interno della sua stessa coalizione che mai come oggi è apparsa così divisa e distante dal Presidente e della sua Giunta. Evidentemente, in prossimità della fine della presente legislatura, molti Partiti della coalizione tentano di liberarsi dal vincolo di un'alleanza che appare, ogni giorno di più, come una morsa mortale; per tenersi le mani libere distinguendosi dalle azioni di una Giunta che evidentemente giudica incapace di incidere, e quindi negativamente, perdente in sostanza. Anche in questo caso c'è chi ha avuto il coraggio e la lealtà di manifestare con chiarezza e alla luce del sole perplessità e di istanze politiche dalla Giunta, dimostrando un coerente e premiante comportamento politico, mentre altri agiscono al riparo di una maggioranza sfilacciata, immobile, non avendo lo stesso coraggio politico.

Nel merito della manovra va denunciato con forza il fatto che nell'articolo 1, dopo tutte le polemiche della finanziaria 2007, compare la forzatura di una filosofia contabile adottata da questa Giunta regionale e che era già stato oggetto di una specifica impugnativa da parte della Corte dei conti, la quale si è rivolta alla suprema Corte costituzionale promuovendo un giudizio di legittimità contabile, in quanto totale e fittizia copertura verrebbe meno uno dei capisaldi della contabilità pubblica, che impone la copertura certa della spesa. In tutta evidenza, mi riferisco al recupero di 500 milioni di euro attraverso la previsione delle maggiori entrate nell'anno 2011. Un tentativo questo, come dicevo, frutto di una sfrenata finanza creativa per la quale potrebbe intervenire, in tempi brevi e in modo sanzionatorio, la Corte costituzionale. In tal caso noi ci troveremo di fronte alla necessità di adottare un assestamento di bilancio per coprire la voragine dei debiti venutisi a creare nella finanziaria precedente, mentre per quella in corso dovremo intervenire ulteriormente con modifiche per attivare i mutui necessari a coprire questi 500 milioni di euro. Su tutto resta la clamorosa bocciatura di carattere politico per la giunta Soru, concretizzatasi con l'impugnativa stessa dal Governo centrale.

Considerato il quadro del tutto veritiero, mi sembra che siamo molto lontani da quel ventilato e, a questo punto, millantato pareggio di bilancio; anzi nello specifico siamo di fronte a una drammatica realtà fatta di nuovi e ulteriori debiti. Mi limito solo a una considerazione, se una società privata avesse presentato una tale giustificazione contabile sarebbe incorsa in un reato. Ma questa è anche una manovra dove è diventato ancora più difficile, rispetto al passato, leggere lo stato reale della spesa; infatti la modifica delle voci di bilancio, dove è stata abolita la ripartizione delle spese per singoli Assessorati, con conseguente accorpamento delle spese per materie eterogenee, comporta il rischio che non essendo la spesa individuabile, le somme relative vadano in economia. Mentre al contrario una puntuale certificazione del livello di spesa, per il bilancio 2007, consentirebbe, in tempo utile, l'effettuazione di manovre correttive attraverso variazioni utili per raggiungere la razionalizzazione della spesa. Tale assenza di chiarezza impedisce a noi legislatori di avere una corretta lettura, volta a certificare l'esatta entità della portata dei finanziamenti sostanziali della finanziaria, impedendoci di fatto di valutarne la congruità.

Altro elemento di criticità è rappresentato dalle norme intruse, dove nella presente manovra finanziaria ancora una volta viene violata la legge regionale numero 11 del 2006, in materia di contabilità. Esplicitamente si viola il divieto contenuto nell'articolo 4, lettera l, volta impedire espressamente l'inserimento di materia organica attraverso norme parziali come quelle intruse appunto.

Mi spiace costatare che su questa vicenda ha svolto un ruolo, a mio giudizio negativo, perfino la Presidenza del Consiglio, allorché ha deliberatamente ignorato un preciso ordine del giorno della Commissione di merito, assunto all'unanimità dei presenti in sede di esame preventivo, sulle norme da stralciare. In questo caso la Commissione bilancio, attraverso l'ordine del giorno, aveva espressamente segnalato le norme intruse e richiesto l'esclusione. Ferma restando l'autonomia del Presidente del Consiglio, ignorare parzialmente o in toto il giudizio della Commissione bilancio, è apparso davvero come una sorta di forzatura che ne lede l'immagine e riduce tutto il lavoro della Commissione alla mera espressione formale di un parere. Persistere nella visione di questa finanziaria il tentativo di mettere mano al processo di riforma attraverso la scorciatoia di norme parziali, come quella dentro una finanziaria, e non per mezzo di testi legislativi organici, come dovrebbe essere. Assistiamo quindi, al fine di razionalizzare e semplificare le procedure amministrative inerenti il sistema produttivo, alla nascita del SUAP, acronimo che sta per Sportello Unico delle Attività Produttive, buono nelle intenzioni ma che finisce per scivolare nel tentativo di togliere ulteriore podestà agli enti locali, per conferirle guarda caso sempre di più dalle mani della Regione.

Si riduce di un punto l'IRAP, ma non si ha il coraggio di proporre allo Stato l'adozione di un pacchetto organico di misure di fiscalità agevolata, volte a spezzare l'isolamento fisico, derivante dalla nostra insularità, e a superare il gap infrastrutturale e l'endemico sottosviluppo. Lo strumento potrebbe essere l'introduzione della zona franca su tutto il territorio regionale, del resto altri paesi europei hanno già ottenuto simili attenzioni. Noi restiamo al palo con timidi vagiti, come quello sull'IRAP, già previsto tra l'altro dalla norma di istituzione dell'imposta. Ecco allora che si sceglie la via della finanziaria per introdurre riforme embrionali, utili solo operazioni di facciata, o consolidare il potere centralistico dell'Esecutivo regionale.

Concretamente e per sintetizzare, siamo ben lungi dai mirabolanti risultati pavoneggiati dal capo dell'Esecutivo, sia materia di pareggio di bilancio che di sostanza delle proposte avanzate con la finanziaria 2008. Ma è ancora sul contenuto della spesa che vorrei effettuare alcune riflessioni. Per dire che in questo modo forzando in tutta evidenza le regole chiunque riuscirebbe a presentare il bilancio in pareggio, ma poi dove sta scritto che un bilancio in pareggio sia un buon bilancio? Quello della crescita zero del livello di spesa è un miraggio americano fondato su altri presupposti più congeniali e applicabili per realtà produttive industriali o aziendali, molto diverse e distanti anni luce dalla nostra. Rientra in questa devastante ottica anche l'abbandono della legge numero 32 sulla prima casa, per sostituirla con degli incentivi finanziari a fondo perduto che presentano dubbiosi aspetti di fiscalità e fanno parte di una logica lodevole per l'intenzione, ma superata e inadeguata per l'esigenza della nostra realtà regionale. Un palliativo che di fatto finisce per aumentare le difficoltà a chi vive già nel disagio ma sogna di acquistare la prima casa, e non sostituisce quel formidabile impulso costituito dalle norme della "32" che hanno consentito a molti giovani coppie e a numerosi cittadini e nuclei familiari di possedere un tetto tutto loro sotto cui vivere. Il tutto per contenere la spesa.

Chi opera nella pubblica amministrazione deve porsi il problema di assumere provvedimenti tesi a creare o incentivare nuova occupazione, soprattutto per i giovani, contrastare le povertà emergenti, aumentare la capacità di acquisto dei salari, assicurare il diritto allo studio. Creare insomma i presupposti per un nuovo equilibrato sviluppo dove i livelli raggiunti dallo stato sociale, in materia di qualità dei servizi, penso per esempio alla sanità, ma anche alla sicurezza non siano irreparabilmente compromessi. Quelle dello stato sociale sono spese alle quali nessuna buona amministrazione può sottrarsi, magari colpendo e abolendo gli sprechi reali, quelli che danno fastidio al popolo e per i quali è chiamato a mettere in campo risorse e energie finanziarie sempre sufficienti, per non compromettere le conquiste sociali acquisite. Peraltro, in una terra come la nostra, povera di materie prime, la Regione deve assicurare un corretto e sano sviluppo con l'adozione di adeguate politiche di sostegno e incentivazione per l'attività di impresa e per i settori economici storici come l'agricoltura, la pastorizia, il commercio, l'artigianato; il tutto in connessione con il sistema portante del turismo che io ritengo sia la vera locomotiva della Sardegna. In ciò pretendendo e richiamando la sussidiarietà dello Stato per concorrere a superare le diseconomie e il sottosviluppo dovuti un gran parte alla condizione geografica di insularità e alla cronica mancanza di infrastrutture, collegamenti e servizi che ci penalizzano fortemente. Perché la solidarietà non è e non può essere solamente quella che si dà - ed è quello che ha fatto lo Stato - a chi governa il malcostume e lo sfascio delle Istituzioni, vedi quello che è successo, ahimè, in Campania. La solidarietà politica, economica e sociale si applica infatti nel sostanziare il principio di sussidiarietà, quella sussidiarietà che lo Stato non ha assicurato al popolo sardo che oggi vive una drammatica crisi economica e sociale, negandoci lavoro, una continuità territoriale effettiva, esclusiva e illimitata, il diritto di avere fonti energetiche alternative come il metano, il mancato riconoscimento degli oneri derivanti dalle servitù militari, e mostrandosi inadempiente perfino sul rispetto dei molti dettati statutari che riconoscono e alla nostra terra un regime di specialità. Sul dare solidarietà i sardi non sono secondi a nessuno, quando è spontanea, corale e di popolo e non decisa, ahimè come è successo da poco, da singoli attraverso tempistiche che suscitano più di qualche perplessità.

In conclusione, politicamente si può concretamente affermare come la presente finanziaria manifesti la pressoché totale incapacità della Giunta regionale ad affrontare un serio percorso legislativo di riforme delle nostre Istituzioni, con progetti e proposte specifiche capaci di dare risposte ai problemi della Sardegna. Manca una visione di insieme di tutte le problematiche legate alle condizioni di crisi in cui versa la nostra regione, così come risulta assente un progetto strategico capace di creare le migliori condizioni per un rilancio effettivo della nostra economia.

La parzialità e l'insufficienza delle misure contenute nella presente finanziaria somiglia molto alla politica dei pannicelli caldi per lenire mali che avrebbero necessità di ben altre profilassi. Tutto ciò appalesa il fallimento politico di una coalizione nata per gestire il potere e che nel corso di questi anni non ha fatto altro che contribuire ad acuire anziché risolvere i drammatici problemi della nostra terra.

A tre anni e mezzo dall'inizio della legislatura ancora risuonano stancamente le cantilene delle promesse da campagna elettorale, della demagogia, di un populismo spinto e sfrontato, dalle passerelle istituzionali... non può essere più invocata a giustificazione del passato. E' giunta finalmente l'ora dell'assunzione di responsabilità per tutto quanto non avete mantenuto e per l'incapacità manifestata nel governare il destino di un popolo come quello sardo.

Per fortuna il tempo assegnato alla vostra azione politica e di governo in questa legislatura sta volgendo al termine, e questa volta i sardi vi presenteranno un conto che per voi non sarà davvero in pareggio. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Murgioni.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, forse questa è una delle rare occasioni in cui è possibile fare il punto sulla situazione, dopo quattro anni di governo, e per vedere dove sta andando la Sardegna, che cosa è avvenuto e che cosa sta avvenendo.

Noi siamo privi di strumenti di programmazione e di pianificazione economica, privi cioè di quello che si vuole fare, della linea di condotta che si vuole seguire, degli obiettivi a cui si mira, con quali mezzi attuali e futuri s'intende raggiungerli.

Siamo purtroppo in assenza del Presidente - che dovrebbe essere presente - perché tanto lui è il comandante del vapore e tutto il resto qui è aria fritta -, siamo in assenza di una pianificazione così come la definisce Lorbin, ormai riconosciuta internazionalmente, di un sistema, cioè, di organizzazione economico in cui individui e imprese sociali sono considerati come unità di un tutto unico al fine di utilizzare le risorse disponibili e di raggiungere il massimo soddisfacimento dei bisogni in un tempo relativamente utile.

C'è stata una rasatura totale: la programmazione anziché seguirla la si anticipa. La programmazione basata sulla base delle strategie ottimali fatta di analisi tecnico scientifiche non c'è più, siamo al paradosso: si anticipano e si definiscono gli obiettivi e le strategie prima di un'analisi dei bisogni reali. L'ultimo quadro strategico nazionale, quello del 2008-2013, è stato fatto dopo che si sono fatti gli studi. A qualcuno questo meccanismo potrebbe anche sembrare positivo, e potrebbe essere positivo se esistesse in Sardegna un piano generale di sviluppo di lungo periodo, che non c'è. A monte non c'è nulla!

Molti ricorderanno quale era il processo di programmazione e di decisione in quest'Aula, come avveniva: il Consiglio regionale forniva alla Giunta regionale le indicazioni e fissava le direttive; la Commissione fissava gli orientamenti e i Governi approvavano il quadro strategico di pianificazione. Il Consiglio regionale ovviamente nel dare le direttive cosa faceva? Chiamava a raccolta tutto lo scibile umano. Gli Assessori non erano strumenti o oggetti in mano al Presidente ma erano persone che vivevano di luce autonoma e quindi capaci di avanzare proposte settoriali. I risultati quindi erano quelli di costruire un edificio fondato su analisi e studi di alto valore e significato; e i risultati, guardate, sono sotto gli occhi di tutti in Sardegna. Tutto ciò è stato rasato, ed è tutto da dimostrare che questa rasatura poi porterà benefici, come dice qualcuno, nei settori tanto richiamati del turismo e dell'ambiente.

Tutto ciò si basa sulla convinzione di che cosa? Che il programma elettorale del Presidente sia un vero programma. Un vero programma il programma del Presidente non lo è, perché non è supportato né da leggi né da regolamenti; è un'indicazione di regole, privilegia l'intuizione anziché la funzione ma non possiede gli strumenti di analisi che trascendono peraltro l'ambito regionale. Perché non può essere un programma di governo il programma elettorale? Perché il programma elettorale deve tener conto di fatti che sono avvenuti, e cioè della nuova distribuzione del potere a livello locale (dove non esiste sovraordinamento un sindaco ha una potestà sua, vera e propria); a livello comunitario esistono i paletti che si aggiornano e si modificano nel tempo e vanno rispettati; a livello nazionale i soldi arrivano con destinazione vincolata e quindi non possono essere messi in nessun programma elettorale. Non è quindi possibile che un programma elettorale strategico non sia concordato con questi soggetti: il programma elettorale deve coincidere con il pensiero che hanno gli altri soggetti che partecipano alla stesura dei programmi veri.

La nostra è una semplice valutazione di quello che avviene e di quello che potrà avvenire, ma lo scenario muta e muta in continuazione, così come muta lo scenario muta anche ovviamente il programma di governo.

Siamo quindi in presenza di una programmazione, cari colleghi, verticistica, strettamente personale, individuale, singola: non esistono più i soggetti istituzionali della burocrazia regionale, non esiste più il Consiglio regionale, ridotto a strumento residuale e inutile; non esiste più il parternariato economico e sociale ma tutto dipende e discende dalla visione dell'uomo che tutto vede e tutto può. I multilivelli a garanzia della democrazia sono stati eliminati, non si parla più di programmazione ma di direttiva politica; cioè la programmazione è stata sostituita da chi? Da persone e gruppi che sono esecutori delle decisioni che vengono assunte da un solo uomo. Il comitato di programmazione, strumento apolitico che analizzava il contesto, individuava le strategie nazionali ed internazionali sulla base delle conoscenze certe tecnico e scientifiche che sottoponeva queste valutazioni al potere politico non c'è più. La programmazione è diventata discendente circondata soltanto da figure di supporto la certezza è che noi dovremo ricostruire un clima per riconfermare la programmazione in Sardegna. Si scontrerà, perché sarà un danno micidiale, ci vorranno anni perché bisognerà, prima di tutto, ricostruire la cultura di una programmazione e di una gestione delle risorse basate su regole tecniche e non politiche. Oggi non si è più in grado neppure di portare avanti una programmazione settoriale. Ed è inutile che si parli di piano sanitario, di piano dei rifiuti, di piano ambientale, di piano formativo che non possono essere considerati nemmeno strumenti di sintesi, perché non si agganciano a nulla, fino a ieri i fondi, i programmi tutto si agganciava al piano generale di sviluppo e soprattutto al piano di rinascita, oggi purtroppo ci troviamo in presenza anche di un piano di programmazione economica e finanziaria che è all'acqua di rose. Ecco perché, cari colleghi, a mio giudizio occorre una sessione straordinaria del Consiglio per discutere degli strumenti di programmazione. Perché dopo la delibera del CIPE del 21.12.2007 per governare un nuovo processo di programmazione indicato dal quadro strategico nazionale; il quadro strategico nazionale, badate bene, declina le modalità regola i soggetti, individua i settori a livello nazionale e regionale e le reti infrastrutturali, indica una sussidiarietà il più possibile vicino al territorio con i soggetti locali trasparente, leggibile ed esclude il governo centralizzato ed elimina la dualità dei soggetti perché obbliga il parternariato, senza soggetti privilegiati a governare, e programmare con un criterio complessivo ed unitario. La Regione non è più distributrice di sentenze, non è più un soggetto autoritario, ma deve semplicemente svolgere un ruolo di mediazione. Si ritorna quindi all'approccio classico dove la Regione non imponeva, ma mediava con condivisione e attendibilità di impatto.

Ecco, cari colleghi, questa in premessa l'ho voluto dire perché dobbiamo sapere che cosa sta avvenendo in Sardegna. Allora mi rendo conto che la sessione di bilancio, per definizione è il cuore di un programma di ogni ente pubblico, ma proprio per questa connotazione la sessione di bilancio dovrebbe essere predisposta e discussa e approvata nei tempi cosiddetti canonici cioè entro il 31 dicembre di ogni anno. Uscire da questi schemi, lo abbiamo detto tante volte, ricorrere all'esercizio provvisorio dovrebbe rappresentare un'eccezione, purtroppo è diventata invece la regola di una Regione che sperimenta, per colpa e negligenza della politica, un presidenzialismo esasperato ed assolutista che ha fatto della creatività la bandiera di un metodo e nel contempo il grimaldello delle regole della democrazia, del dialogo, del confronto e della compartecipazione alle scelte e progetti e programmi di crescita. Quest'anno la creatività è andata oltre ogni aspettativa, ha voluto stupire ancora di più: al 31 dicembre 2007 non abbiamo avuto la manovra finanziaria approvata, ma nemmeno l'esercizio provvisorio, che solo può considerare e consentire la continuità dell'azione amministrativa. Io non ho capito a che cosa si aggancia l'esercizio provvisorio, qual è la norma che prevede, che se non viene presentato entro il 31 dicembre non ci siano gli organi dello Stato che si sostituiscono agli organi della Regione. Si è violata la regola fondamentale della vita di un organismo pubblico pena, ovviamente, l'andare tutti a casa.

La creatività si è spostata così, e ha avuto la sua punta di eccellenza con la vicenda dei rifiuti della Campania mascherata come solidarietà e decisionismo. Di solidarietà, cari colleghi, è permeata la coscienza civica del nostro popolo lo sappiamo tutti, ne abbiamo fulgidi esempi, collettivi e individuali. Per dire che su questo fronte non accettiamo prediche da nessuno, ma la solidarietà di un'intera comunità non può essere nella disponibilità di un singolo, se pure eletto per governare, quando impegna interessi e valori generali, quando impegna interessi e valori la cui salvaguardia, con decisione democratica e popolare, è stata affidata alla responsabilità di altri soggetti che devono essere coinvolti nelle scelte e nelle decisioni. In tale contesto si applica il decisionismo a consentire o a negare cioè la decisione che ha il sostegno del confronto e della condivisione altrimenti è autoritarismo, scelte individuali, fuori dalle regole della democrazia partecipata e il cui rispetto è prerogativa esclusiva della politica intesa nel senso più nobile della sua funzione etica. Nel dibattito che c'è stato, al quale io non ho potuto partecipare, non mi pare sia emersa con forza questa funzione essenziale ed esclusiva della politica, mi piace ritornare su questo concetto anche perché è funzionale direttamente al confronto e al dibattito sulla manovra finanziaria che ha la finalità primaria di favorire e sostenere il cammino e il progresso della Sardegna. Come ha fatto la maggioranza, come fa più propriamente la sinistra, ad abdicare al ruolo della politica così intesa per sostenere ad ogni costo, costi quel che costi, un metodo di governo come quello che si è manifestato e sviluppato in questi quattro anni di governatorato, come ha fatto e come fa ad avallare scelte e decisioni tese ed esclusivamente a smantellare organismi amministrativi, sociali ed economici, che hanno accompagnato è garantito lo sviluppo della Sardegna senza affiancare ad essi la nuova organizzazione dell'apparato e dell'economia per evitare il collasso della società sarda, che in questi quattro anni ha visto crescere e svilupparsi una crisi economica e sociale e occupazionale e produttiva che oggi sta toccando l'apice. Quella sinistra che abbiamo tutti conosciuto e apprezzato, perché non dirlo, per i valori e per i princìpi così profondi che hanno sempre avuto nella supremazia della politica per farne un credo, una fede, l'appello il richiamo che viene in continuazione fatto al programma elettorale del Presidente a giustificazione di ogni tipo di scelta personale e personalistica del tutto autonoma sulla quale a cose fatte pretendere la condivisione e il consenso, così come è avvenuto in questi quattro anni, voler sfuggire alle responsabilità politiche che i partiti e la coalizione di centro sinistra hanno di un'esperienza, cari colleghi, che è fallimentare, pur avendo conoscenza che non è mai esistito e non esiste un programma a cui fa riferimento una sola persona. Potremo fare un elenco chilometrico di scelte e decisioni che hanno allontanato la Sardegna e i sardi dall'Italia, dall'Europa e dal mondo, potremo fare un elenco senza fine delle scelte e delle decisioni che hanno portato la Regione non nei campi e nelle sedi dove c'è la competizione per lo sviluppo dell'economia e della società civile, ma nelle aule di tutti i livelli giurisdizionali: dal tribunale del lavoro al tribunale del TAR, dal tribunale ordinario a quello penale, dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale, alla Corte di giustizia europea, potremo ugualmente fare un elenco infinito dei disastri che si sono abbattuti in tutti i gangli della società e della comunità regionale nelle famiglie e nelle imprese, rendendo precari i servizi primari incrementando oltre i limiti della tollerabilità sociale la disoccupazione il precariato, la cassa integrazione, le dismissioni di importanti settori dell'economia nel nome di un finto risanamento dei conti della Regione lasciando una pericolosa e triste realtà a chi dovrà governare nel futuro. Che la Regione, gli enti regionali e gli enti pubblici e gli enti locali necessitassero di una riorganizzazione di modernità, di efficienza ed efficacia e maggiore produttività era lapalissiano e avevamo avviato un tale percorso nella gradualità e nella condivisione delle scelte; che i settori produttivi avessero necessità di una verifica ed una correzione, come pure i servizi alle imprese, per stare nel mercato e competere con la globalizzazione era una missione che la classe politica dirigente aveva già avviato con lungimiranza, soprattutto nel cammino verso l'Europa e verso l'internazionalizzazione dell'economia. Che le nuove tecnologie fossero il motore dello sviluppo e della modernizzazione pubblica e della pubblica amministrazione e dal miglioramento delle condizioni di vita dei sardi per la crescita culturale, per il lavoro e l'occupazione l'avevamo già posto a fondamento dell'azione politica della classe dirigente sarda.

Avevamo sostenuto, e sosteniamo, che la nuova economia deve accompagnarsi alla vecchia economia, che la Sardegna doveva e deve specializzare le proprie risorse e le proprie produzioni esclusive ad alto valore aggiunto, e che dovessero diffondersi nel mondo attraverso le nuove tecnologie. Il nostro era un progetto ambizioso, ma realistico, che avevamo avviato, un progetto che guardava all'Europa, all'area di libero scambio, che nel 2010 si aprirà ai Paesi del Nord Africa, che sarà un'opportunità unica offerta alla Sardegna, testa di ponte dell'Europa, con il Nord Africa e con i paesi asiatici. Di tutto ciò, cari colleghi, non si è più parlato e discusso in quest'Aula, non e ne è più parlato a livello di opinione pubblica e di comunicazione. E' stato sepolto il rapporto con l'IMEDO, con le isole europee del Mediterraneo, che, unitamente al riconoscimento del concetto di insularità, avrebbe dovuto rappresentare ed essere soggetto tecnico-politico di confronto diretto con l'Europa. E' stata del tutto ignorata la conquista fatta alla fine dell'undicesima legislatura, e che avevamo ripreso col Governo D'Alema per attuare l'articolo 52 dello Statuto e il relativo decreto legislativo che riconosce al Presidente e alla Regione Sardegna il diritto di partecipare direttamente agli accordi internazionali del governo su questioni che interessano la Sardegna. Non c'è mai andato. Tutto questo processo è nato e si è sviluppato con le Giunte di centrosinistra e con le Giunte del centrodestra, che si sono succedute dal 1994 al 2004, un processo che, negli ultimi quattro anni, è scomparso dal diario della politica regionale, soffocata e delimitata da un presidenzialismo esasperato, solitario, …, con una visione personalistica e privatistica della vita democratica, del governo della cosa pubblica, delle regole che devono sempre salvaguardare i rapporti umani tra le persone, la politica, i partiti e le istituzioni. Anche quest'ultima legge finanziaria, come le altre precedenti, risente di questa anomalia concettuale e politica, priva di un reale processo di sviluppo. Il Documento di programmazione economica è modesto, ricco di enunciazione, non indica un obiettivo, il progetto per conseguirlo. Nel Documento di programmazione, nella manovra finanziaria, nel bilancio pluriennale, non è rinvenibile una strategia per il contingente, tantomeno una strategia per il futuro. Se il Presidente ce l'ha una strategia, la dovrebbe dire qui. Siamo quattro anni che glielo chiediamo, ma ogni volta che c'è la sessione di bilancio non c'è, è assente, perché lui non si umilia a venire qui in Consiglio regionale per dirci qual è la sua strategia, che tiene gelosamente, evidentemente, nascosta, ma nascosta non soltanto a noi, ma anche alla stessa maggioranza, alla sua Giunta, come è successo per i rifiuti della Campania. Preferisce agire in solitudine, fuori da qualsiasi confronto, da qualsiasi condivisione, vuole essere forse il primo della classe, mettere i suoi stessi alleati di fronte al fatto compiuto, ignorando qualsiasi principio giuridico politico, esautorando le stesse nostre prerogative statutarie. Abbiamo notizia, e concludo, che il Presidente stia definendo una nuova intesa istituzionale di programma, che dovrebbe essere il primo a stipularla, e forse sarebbe anche importante. Il fatto grave è che i contenuti siano stati definiti direttamente, senza il coinvolgimento di quest'Assemblea. Tutto nasce da quella delibera CIPE del 21 dicembre 2007, che detta i criteri e le regole per governare la nuova programmazione regionale nel contesto del quadro strategico nazionale del 2013. Noi stiamo affrontando la finanziaria 2008, 2012, e di tutto questo non sappiamo niente.

PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole Floris.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, non vado a trattare un problema che è importantissimo per il futuro della Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris.

E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.

BRUNO (Progetto Sardegna). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi consiglieri, con questa legge finanziaria e con la manovra di bilancio di quest'anno ci inseriamo in un percorso di fine legislatura nel quale, con l'approvazione del programma regionale di sviluppo, questa maggioranza, questo Consiglio è in grado di indicare, attraverso una precisa destinazione delle risorse, cosa si vuole fare, in quali tempi, con quale dotazione finanziaria. Il Documento annuale di programmazione economica e finanziaria che andiamo ad approvare definisce le politiche nelle quali la Regione intende muoversi, attraverso programmi e progetti ben definiti. E' già questo un fatto di novità nel modello di programmazione regionale, ed aiuta questo Consiglio e gli stessi cittadini sardi ad orientarsi, ad esprimersi nel merito, avendo chiari gli obiettivi, le azioni, le risorse. Il DAPEF 2008, che contiene l'aggiornamento annuale del programma regionale di sviluppo, ci consente oggi di fare una verifica della sua attuazione, dall'ultima finanziaria ad oggi, ma anche di programmare con maggiore consapevolezza, con maggiore precisione, nel dettaglio, attraverso l'analisi del contesto socioeconomico, attraverso le priorità d'azione che emergono sulla base delle strategie definite, indicate nello stesso programma regionale di sviluppo, basta leggerlo: riformare la Regione, identità, ambiente, conoscenza, lavoro, infrastrutture, coesione sociale. Non si può non sottolineare, è stato già fatto dal relatore di maggioranza, l'onorevole Cucca, e lo rimarco anche io, come le scelte che noi andiamo a fare con la finanziaria e con la manovra comprensiva di bilancio sono possibili grazie alla politica di risanamento e di sviluppo, alla politica delle entrate che, in questi tre anni e mezzo di legislatura, hanno consentito di incrementare le risorse del bilancio a disposizione per gli investimenti e per le nuove politiche di sviluppo. Passiamo da un rapporto tra entrate correnti e spese obbligatorie, che nel 2004 non lasciava margini di discrezionalità, all'attuale 30 per cento, circa, di risorse disponibili, cioè di risorse discrezionali che consentano di attuare nuove politiche. A ciò si aggiunge, anche quest'anno, la chiusura in pareggio della manovra, e senza far ricorso ad autorizzazione all'indebitamento. Diminuisce il debito reale in maniera sostanziale, diminuisce il disavanzo in termini significativi, si impostano le politiche di sviluppo, quelle per le imprese, orientate all'innovazione, anche attraverso una riduzione mirata del carico fiscale dell'IRAP, si sostengono le fasce deboli della popolazione, anche attraverso una nuova attenzione alle politiche giovanili. Quindi, politiche per lo sviluppo, per l'impresa, per il lavoro, sostegno alle fasce deboli, politiche per l'istituzione e la conoscenza, intese come generatrici di sviluppo. Anzi, direi che, in coerenza con il programma regionale di sviluppo, il DAPEF, la prima priorità d'azione che emerge non può essere che quella del superamento dei divari della conoscenza. Lo dice esplicitamente il Documento annuale di programmazione. Bisogna incidere direttamente sui fattori di criticità, rappresentati dai bassi livelli di istruzione della popolazione sarda, dalla loro crescita troppo lenta, dall'alto grado di insuccessi e di abbandoni scolastici. Bisogna accompagnare le politiche per lo sviluppo, che non guardano solo al presente, ma anche al medio lungo termine, per garantire più istruzione, più conoscenza, più competenza Lo strumento dei patti territoriali, il piano straordinario per l'istruzione devono garantire il rilancio della scuola in Sardegna. Tutto ciò si concretizza nella manovra di bilancio con interventi importanti, in qualità, in quantità di risorse, e destinate ad azioni ben precise: la valorizzazione del ruolo delle autonomie scolastiche, con trasferimenti pari a 33 milioni di euro; il programma contro la dispersione scolastica, per favorire il diritto allo studio degli studenti disabili, pari a 10 milioni; gli ulteriori 5 milioni per proseguire il programma "Sardegna Speak English"; i 5 milioni per borse di studio a favore di studenti appartenenti a famiglie svantaggiate; e i 3 milioni per consentire a questi studenti di avere in comodato i libri di testo; ma, ancora, il cofinanziamento per l'edilizia scolastica, mirato a potenziare e migliorare le strutture, sia quelle legate alla didattica sia quelle di supporto, per rendere più attrattive le nostre scuole, combattere così, anche in questo modo, l'abbandono scolastico, e pensiamo a spazi per attività culturali, per l'orientamento al lavoro, per la cultura e la creazione di impresa, a spazi per lo sport, anche esterni, attrezzati, accessibili per le cosiddette attività extrascolastiche, ma anche aperti all'esterno, al servizio delle comunità locali. Una scuola, che nel disegno che è inserito in questa manovra finanziaria, nel programma regionale di sviluppo, ridiventa centrale nella vita delle nostre città e dei nostri paesi, sia per una maggiore qualità della didattica sia per una migliore cura dei luoghi che la rendono viva ed attrattiva. Vi è poi nella finanziaria una precisa scelta a favore dell'Università sulla quale è bene e doveroso soffermarsi. La scelta chiara è quella di potenziare l'Università di Cagliari e di Sassari, dare in quei centri maggiore offerta di servizi e garantire maggiore efficacia alle politiche del diritto allo studio. Vengono triplicati i posti letto nella Casa dello studente di Cagliari e di Sassari, vengono notevolmente incrementati i contributi che consentono agli studenti di pagare il fitto casa, aumenta la dotazione di borse di studio e di prestiti d'onore. Si ribadisce, attraverso queste scelte, come l'Università rappresenti per la società sarda una risorsa preziosa, indispensabile che va comunque rafforzata e che va sostenuta. Dobbiamo però avere il coraggio di affrontare, una volta per tutte, e lo possiamo fare anche nella discussione di questa finanziaria, il tema dell'Università diffusa, le cui risorse rispetto allo scorso anno vengono dimezzate; contemporaneamente viene potenziata l'internazionalizzazione dell'Università sarda aumentando la cifra prevista per questo progetto da un 1 milione e mezzo a 6 milioni di euro, parlo dei Visiting Professor, e tentando, con risorse specifiche, ad hoc, di far rientrare nell'Isola ricercatori e docenti attualmente all'estero. C'è un dibattito in corso anche nella società. L'obiettivo di tutti noi, naturalmente, è quello di elevare la qualità della nostra Università, di aumentare il numero dei nostri laureati che è pari solo al 10 per cento della popolazione sarda; ed è troppo poco. E' giusto allora investire nell'istruzione a cominciare dalla scuola materna, come afferma spesso l'assessore Mongiu, ma dobbiamo chiederci quali Università abbiamo in Sardegna e come la vogliamo, il decentramento aiuta o non aiuta il miglioramento del livello qualitativo? Credo che dobbiamo cogliere questa occasione per fermarci un attimo, consiglio Regionale e Esecutivo, le Università di Sassari e Cagliari, i Consorzi universitari di Nuoro, di Oristano, di Olbia, di Alghero, del Sulcis, definire che Università vogliamo, quali standard minimi da soddisfare raggiungere, e solo a quel punto garantire finanziamenti e risorse. Dobbiamo probabilmente muoverci con maggiore decisione verso un unico sistema integrato regionale che pur garantendo l'autonomia degli Atenei e di realtà decentrate deve prevedere precisi strumenti per definire obiettivi, valutare risultati e valutare la stessa efficacia dei fondi che la Regione destina, aggiuntivi rispetto a quelli che lo Stato, che ha comunque il compito primario di finanziare il sistema universitario, offre. Il problema non è tanto quindi Università decentrata sì o no, ma standard di qualità per i nostri corsi universitari. In America, ci ha detto anche un intervento recente su "La Nuova Sardegna" del professor Pigliaru, c'è un College ogni 70.000 abitanti, in Corea c'è un'Università ogni 80.000 abitanti e l'investimento nella diffusione dell'Università ha portato a triplicare i corsi universitari, ma anche ad aumentare proporzionalmente il numero dei laureati; oggi pari al 32 per cento della popolazione. Dobbiamo quindi puntare su un livello qualitativo competitivo nella ricerca e nella didattica, però abbiamo anche la necessità di confrontarci con il resto del mondo. Dunque, questa finanziaria con l'esame che faremo in particolare all'articolo 4, ci dà l'occasione di fermarci e di decidere con coraggio e con lungimiranza, tenuto conto anche di quanto prevede il cosiddetto "Processo di Bologna" che necessariamente ci mette e ci metterà in contatto, in rete con il resto d'Europa. La finanziaria compie scelte importanti anche nelle politiche per i beni culturali. In Sardegna abbiamo un'ottantina di Cooperative giovanili che gestiscono, in maniera assolutamente autonoma e con regole diverse, 80 luoghi della cultura sarda, e lo fa senza certezze per il futuro, e in particolare per il futuro di chi vi opera, vi lavora. E' opportuno quindi, e con questa finanziaria lo facciamo, e i giovani lavoratori del settore lo hanno capito, istituire un'Agenzia che indirizzi nella gestione e valorizzazione dei beni culturali, e coordini insieme ai comuni e agli enti locali e possa stabilizzare i contratti dei lavoratori attraverso imprese più grandi, forse più serie, e che garantisca anche una promozione unitaria dei Siti culturali. Politica di stabilizzazione occupazionale che prosegue in questa finanziaria anche per i lavoratori socialmente utili, nei comuni, nelle Aziende sanitarie locali, nelle Aziende miste, sono previsti 20 milioni di euro per l'inserimento lavorativo ai sensi della legge regionale numero 20 del 2005 per donne, per giovani, proseguono le politiche per l'autoimpiego con il rifinanziamento del prestito d'onore, dei piccoli sussidi per iniziative imprenditoriali. Nel settore della sanità abbiamo in bilancio 433 milioni di euro di cui 371 quote di finanziamento pubblico per i nuovi Ospedali previsti dal Piano sanitario regionale, i cui iter vanno avanti; San Gavino e Alghero hanno già ultimato il piano di fattibilità, prosegue il percorso naturalmente per Olbia, ma anche per Sassari e per Cagliari. Sono presenti 20 milioni per migliorare e ristrutturare le strutture ospedaliere esistenti, e 40 milioni per l'ammodernamento tecnologico, cioè è in fase di attuazione il Piano sanitario regionale approvato lo scorso anno. Sulle politiche sociali si fanno scelte altrettanto importanti, 20 milioni per il sostegno alle persone sotto la soglia della povertà, 10 milioni, lo dicevo poco fa, per i giovani con un programma di utilizzo che dovremo prevedere sia sul versante dei centri di aggregazione nei comuni, sia sotto l'aspetto della prevenzione del disagio. L'attenzione alle politiche giovanili con risorse così importanti accanto alle politiche per l'istruzione, per la conoscenza, per il sociale, per la casa, per il lavoro, prefigura già un modello di Welfare regionale, che potrà essere reso organico attraverso una legge sulla famiglia, famiglia che continua ad essere il nucleo centrale della società sarda. E' forte in questo senso, dicevo, l'impegno per le politiche per la casa. Si punta al recupero di alloggi da destinare alle famiglie a canone moderato, ad interventi di recupero del patrimonio abitativo, ad altri per nuove edificazioni nelle aree a forte disagio abitativo. Oltre 35 milioni di euro sono destinati ad un programma straordinario di edilizia rivolto in particolare ad interventi di recupero e di nuova costruzione per favorire, attraverso contributi in conto capitale, l'accesso alle famiglie alla prima casa con un impegno finanziario, dicevo, importante. Un impegno che prosegue e che ci darà l'occasione di verificare l'attuazione della legge numero 32 del 1985, quella che io comunque definisco una delle leggi migliori dell'Autonomia regionale. Al 31 dicembre, per tutto 2007, la Regione ha decretato 2866 nulla osta per complessivi 231 milioni di euro di mutui con in media 80 mila euro di mutuo concesso, e con mutui concessi a tasso zero, così come abbiamo previsto nella finanziaria dello scorso anno alle giovani coppie, pari a 1248, cioè quasi il 50 per cento del totale. E' naturale quindi che la materia sarà, e debba essere, oggetto di particolare attenzione da parte di questo Consiglio regionale nell'esame della finanziaria. Sono convinto che occorra fare ogni sforzo per non far venire meno i vantaggi di una legge comunque innovativa e che non ha forse eguali in altre Regioni d'Italia e che può mettere insieme, vedremo in che termini, l'opzione tra il contributo in conto capitale e quello in conto interessi. Infine, da componente della stessa Commissione, Commissione industria, un cenno alla riforma dei Consorzi industriali, riforma che finalmente viene avviata con questa finanziaria e che si completerà con una legge ad hoc collegata; riforma ineludibile, inevitabile, opportuna, che avrà necessità di scelte coraggiose quanto condivise dall'opinione pubblica, trasferendo competenze e risorse agli enti locali lasciando alla Regione il compito che è proprio, che gli appartiene, di indirizzo, di controllo e di determinazione delle politiche complessive dell'industria sarda. Insomma, è una finanziaria che si muove sulla base di un progetto forte, condiviso dai cittadini, condiviso, è vero, in campagna elettorale attraverso il programma elettorale del Presidente che è in fase di attuazione avanzata, e che nel percorso di fine legislatura di questo ultimo anno e mezzo ritrova, nel programma regionale di sviluppo approvato, un vero strumento di programmazione regionale nel documento annuale di programmazione che fa la verifica di un anno, ma che programma anche le politiche per l'anno successivo, ritrova in questa manovra un filo d'oro che è garanzia della responsabilità che ci siamo assunti di fronte agli elettori che ci hanno dato, appunto, la responsabilità stessa di governare questa Regione, ed è una sfida ulteriore che lanciamo nel segno delle riforme di politiche coraggiose che guardano esclusivamente agli interessi generali.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Bruno.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Passata la tempesta vado avanti perché non ho ancora individuato la gallina che, tornata sulla via, possa ripetere un qualche verso.

Ne abbiamo visto di tutti i colori in questi mesi. C'è stato all'interno del Consiglio regionale certamente una sorta di stravolgimento, forse anche di tipo ideologico, forse anche di rapporti all'interno della stessa maggioranza che certamente non sono più quelli di una volta. Quali saranno le conseguenze non è facilmente ipotizzabile perché sono successe troppe cose in quest'ultimo periodo. E' successo, per esempio, che ci siano voluti un paio di mesi per nominare il nuovo Capogruppo, al quale colgo l'occasione per formulare i migliori auguri di un proficuo lavoro; che non sia, onorevole Marrocu, solo nell'interesse di una parte, ma che possa essere nell'interesse di tutti, soprattutto dei sardi. Ecco, io non vorrei che questo avesse in qualche maniera determinato il totale appiattimento del Consiglio regionale, una sorta di rilassamento, che avrei voluto definire con un termine medico, ma vi risparmio. Però la realtà è questa: il presidente Soru è riuscito a trasformare quest'Aula in un popolo di uditori, che sono pochissimi, che non sentono neanche la necessità di confrontarsi con qualcuno e su qualcosa e quindi andiamo avanti così, stancamente, aspettando che accada chissà quale stravolgimento. Lo stravolgimento è avvenuto a livello nazionale, non sappiamo come si concluderà, certamente voi risentite di questo e immagino che ne risenta molto anche il presidente Soru che, se le cose dovessero andare come io personalmente mi auspico, ma credo che se lo auspichi tutta l'opposizione del centrodestra, forse nei prossimi giorni o nei prossimi mesi ne vedremo delle belle, perché quando viene a mancare un sostegno forte come il sostegno che ha avuto il presidente Soru in questo anno e mezzo da parte di un Governo che più che dare ha subìto il presidente Soru, poi il presidente Soru ha dovuto rispondere, ha risposto subito, insomma c'è stata una chiamata di mercoledì 9 gennaio e ha risposto immediatamente. Si è messo subito sull'attenti e ha risposto immediatamente! Una cosa che non aveva mai fatto. Aveva sempre assunto una posizione piuttosto conflittuale nei confronti del Governo nazionale o ci faceva vedere una posizione conflittuale. Mi risulta che nel Consiglio dei ministri, quando si affrontavano dei problemi che riguardavano le Regioni, l'argomento Soru fosse all'ordine del giorno, era l'esempio. Forse non è più così. E forse non è più così anche per voi probabilmente.

Però la realtà è questa, che calandoci in una realtà come quella sarda, avendo seguito per quattro anni tutte le finanziarie che si sono presentate alla nostra attenzione, mi sono perfino fatto l'idea che probabilmente nella prima e nella seconda finanziaria il presidente Soru tutto sommato avesse un disegno strategico importante e per cui dico, vabbè, non lo condivido, però è stato eletto, è il Presidente dei sardi. Per cui mi aspettavo successivamente, nel terzo e nel quarto anno che stiamo affrontando adesso, un cambiamento di ciò che era stata la prima e seconda finanziaria. Vi debbo dire la verità, che sono molto deluso, perché non è cambiato, è peggiorato ed è peggiorato molto. E chi come me ha seguito la manovra finanziaria in Commissione, e che la seguirà anche in Aula ovviamente, non può che far notare questo. Perché cosa emerge da questa finanziaria? Intanto emerge un fatto fondamentale: il presidente Soru occulta le risorse della Regione Sardegna. Quando dico occulta ovviamente non uso il tono che qualcuno magari potrebbe dargli al di fuori di quest'Aula; dico le occulta nel senso che non le rende conoscibili e disponibili per quello che deve essere lo sviluppo della nostra isola. Io non rinuncio a parlare di circa 8 miliardi di euro che il presidente Soru ha nella sua totale disponibilità.

Qui apro un inciso e faccio riferimento al mai dimenticato Presidente della Commissione affari comunitari - mai dimenticato per il periodo nel quale ovviamente ha ricoperto quell'incarico - l'onorevole Pisu, il quale onorevole Pisu, molto da me politicamente combattuto, ma certamente considerato una persona che merita rispetto come tutti quanti noi, è stato l'unico - e va' a suo merito - da solo, non confortato da nessuno della maggioranza, ad aver avuto il coraggio di chiamare alla Commissione sia il presidente Soru che l'ineffabile ingegner Orlando, oggi scomparso ufficialmente dalla geografia della dirigenza regionale e trasferitosi per trasferire conoscenze, capacità e quant'altro messo in piedi in Sardegna in una regione che, ahimè, soffre e soffre tanto: la Calabria. Bene, in quella circostanza il Presidente della Commissione, l'onorevole Pisu, non dico che inchiodò il Presidente, però lo costrinse a portarci almeno una serie di documenti che io ho conservato gelosamente, onorevole Pisu, che ogni tanto sfoglio e guardo per capire qual è stata la programmazione che ha fatto il presidente Soru, e solo lui, su quella enorme disponibilità finanziaria per il sessennio 2007-2013. Lì poi è seguito il Piano di sviluppo rurale, sono seguite tutta una serie di assi, non è legato certamente alla finanziaria, non è legato neanche però al Piano di sviluppo regionale, non è legato al DAPEF, non è legato a tutta quella serie di strumenti che sono fondamentali per individuare lo sviluppo che si vuole dare a quest'isola. Ma con chi lo volete dare o con chi lo vuole dare il presidente Soru questo sviluppo all'isola? Un esempio tra tutti: il bilancio dell'Unione Europea è di circa 200 miliardi di euro, parlo del bilancio che è necessario per sostenere gli Stati membri, in tutte le sue articolazioni. L'Unione Europea destina di questi 200 miliardi di euro, che vanno sommati alle risorse che gli Stati membri poi mettono del loro, 50 miliardi di euro al mondo agricolo, allo sviluppo dell'agricoltura in Europa, nei 25 Paesi che compongono l'Europa oggi, allargata. Beh, se uno pensa un attimino dice: l'Unione Europea ha una strategia, deve sostenere il mondo agricolo, l'agricoltura, la pastorizia, l'ortofrutta, tutto ciò che ruota intorno al mondo dell'agricoltura e destina il 25 per cento. Mi chiedo: chi ha stabilito che nelle risorse del Quadro comunitario di sostegno della Regione Sardegna la quota da destinare al mondo agricolo sia meno della metà di quella che l'Europa intende destinare al mondo agricolo comunitario? Su questo c'è stato un qualcuno che si è misurato? Ne abbiamo parlato con l'assessore Foddis, che non è presente perché l'argomento non lo riguarda? Ne abbiamo parlato con il Presidente? Non abbiamo parlato con nessuno e non ne possiamo parlare con nessuno, perché, come ho detto, gli unici dati in nostro possesso assolutamente provvisori ci vennero forniti in quella famosa circostanza che ho ricordato e per la quale ringrazio il Presidente di allora di quella Commissione.

Sembra questo un discorso che ha poco interesse con la finanziaria. No, dovrebbe averne molto di interesse per questa finanziaria, perché in questa finanziaria, cari colleghi, ci sono tutta una serie di presunte iniziative che non possono assolutamente modificare la situazione economica e sociale della Sardegna. Tra l'altro, noi stiamo discutendo in assenza di una parte importante, che ancora vi dovete mettere d'accordo per portare all'attenzione dell'Aula, io non ho ancora sentito l'onorevole Uras, per esempio, che è simpatico da ascoltare, nel senso che è stimolante il suo intervento, quindi fa lavorare anche la nostra fantasia, se ce ne fosse bisogno. Beh, noi stiamo discutendo una finanziaria sulla quale ancora oggi voi non ci avete detto se siete d'accordo! Allora dico, anche per chi sta all'opposizione, forse avremmo fatto meglio a non parlare nessuno di noi, a non iscriverci neanche a parlare e aspettare, come abbiamo fatto in Commissione, che troviate un accordo. Certo che se l'accordo lo trovate con la stessa velocità con cui avete trovato, o meglio, non avete trovato, l'accordo in Commissione e quindi siete andati ad un'approvazione tecnica, io spero veramente che non si ricada nello stesso errore e quindi si vada ad un'approvazione tecnica anche di questa finanziaria per evitare un altro mese di esercizio provvisorio. Quindi, noi stiamo discutendo e dobbiamo tralasciare una parte importante della finanziaria perché non sappiamo ancora che intenzioni abbiate, non lo sa l'assessore Secci, al quale non posso fare gli auguri per non essere più consigliere regionale - probabilmente io ci avrei pensato non una volta, ma ci avrei pensato tre volte - ovviamente faccio gli auguri, invece, al nuovo entrato e spero si renda subito conto di che situazione viviamo noi in questo Consiglio regionale, però questa è la realtà. Allora entro nel merito, non ci entro nel merito, entrare nel merito o non entrarci per quanto vedo e per quanto la massima attenzione sia disponibile di coloro che sono qui in aula, dico: articolo 1, articolo fondamentale. Diceva il presidente Soru: "Noi facciamo la rivendicazione sulle entrate" legittima, sostenuto anche da noi, non da tutti, convinti perché quelle furono le cose che ci vennero dette, "le maggiori risorse che arriveranno alla Regione Sardegna verranno utilizzate prevalentemente ed esclusivamente per abbattere il disavanzo". Io che feci questa specifica domanda al presidente Soru in fase di discussione in quel momento ebbi tutte le garanzie possibili verbali, mendaci ovviamente alla luce di quello che si è verificato. E non si è verificato solo una volta, si è verificato ripetute volte arrivando alla finanziaria di oggi! Allora, in ballo ci sono due cose: la copertura del disavanzo e lo sviluppo della Sardegna. All'articolo 1 ci sono 500 milioni che vagano, li paragono a uniceberg, "masse di ghiaccio erranti senza fissa dimora", questa era la descrizione che aveva dato un famoso professore ai suoi alunni sull'iceberg. Ecco, questi 500 milioni di euro a me, veramente, mi paiono proprio un iceberg. Perché faccio questo paragone? Perché è una destinazione che non è definitiva, è una destinazione che è virtuale. Se il presidente Soru avesse voluto fare quella famosa operazione avrebbe dovuto mettere i 500 milioni di euro anche quest'anno - assessore Secci, gliel'ho ricordato già in Commissione - non sarebbe cambiato niente ai fini del bilancio? No, politicamente sarebbe cambiato molto, politicamente sarebbe cambiato molto! Allora, noi dobbiamo avere l'obbligo e l'onestà intellettuale di dire ai sardi: "Guardate che quella famosa tabella E che è allegata a questa finanziaria, dove ci sono 500 milioni di impegni", li definisco solo impegni, chiacchiere, "sono a fronte delle maggiori entrate che noi andremo già a decurtare oggi dal bilancio del 2011". Però poi nella parte successiva la Regione Sardegna utilizza risorse, quelle sì vere, per abbattere il disavanzo. Chiesi all'Assessore, senza risposte o comunque rispose assolutamente parziali, perché non facciamo invece un'altra cosa, contraiamo il mutuo per i 500 milioni della tabella E, e i 500 milioni di maggiori entrate, presunte nel 2001, le infiliamo invece per il disavanzo. Mi sembrano un'operazione più corretta, risorse certe-impegni certi-opere certe, risorse incerte le mettiamo nel disavanzo che è sempre incerto e non sarà mai definitivo, cari colleghi, perché il giorno che avverrà, e avverrà, che la Corte costituzionale deciderà veramente una volta per tutte, io mi chiedo che cosa dovremmo fare e quale manovra finanziaria dovremo fare noi, andare al massimo dell'indebitamento possibile con contrazioni di mutui e riportare alla situazione del 2004 quello che era l'indebitamento della Regione Sardegna, che spaventò tutti quanti, anch'io ero spaventato e siamo spaventati tutti quanti. Quello che voglio dire è che questa Regione Sardegna, questa vostra amministrazione non ha ridotto di una lira l'indebitamento, è virtuale, è fasullo, non c'è nessun dato certo che ci confermi che il disavanzo della Sardegna è stato abbattuto! Perché se noi riportiamo alle origini le risorse che voi avete impegnato in maniera indegna, fuori da qualsiasi procedura valida, beh, il disavanzo della Sardegna è superiore a quello del 2004! Allora che cosa stiamo facendo? Ha ragione l'onorevole Floris che diceva: "Di questa finanziaria che cosa dobbiamo fare?" Di che cosa volete che vi parli? Dei 6 milioni di euro che state regalando per i visiting professor? Li state regalando voi e state tagliando i soldi sull'università diffusa! Ma non è meglio dire che all'università diffusa non ci credete e chiudiamo baracca e burattini e dite voi poi agli studenti sardi che tipo di alternativa volete proporre? 6 milioni di euro! E poi vengono i rettori in Commissione a dirci: "6 milioni di euro? Non siamo riusciti a spendere neanche i 2 milioni che c'erano nell'anno precedente!". E voi mettete altri 6 milioni di euro per visiting professor! Ho citato questo esempio perché è uno dei più eclatanti, è uno di quelli che certamente scatenerà le ire di molti territori nel momento in cui la finanziaria non dovesse dare soddisfazione ai consorzi universitari, che è vero che sono nati a dismisura, è vero, però la capacità di una Giunta regionale, di un Governo regionale è quella di razionalizzare un attimino e fare delle scelte, facciamo delle scelte! Il presidente Soru ha fatto la scelta, in totale autonomia, di portare i rifiuti dalla Campania, non ho capito per quale motivo non potrebbe fare la scelta, una volta per tutte, per dire: "Allora, i consorzi universitari, degli esistenti rimangono in piedi a, b, e c, tutto il resto non ci interessa". Lo sta facendo per i consorzi industriali, lo può fare anche per i consorzi universitari. Il Presidente non fa grande differenza tra una cosa e l'altra. Il tutto viene rapportato ad un disegno suo e probabilmente ad un'idea che ha lui dello sviluppo di questa terra. Allora, di fronte a questo, e ho citato pochissimi esempi su quello che non è contenuto in questa finanziaria, perché è un contenitore vuoto, è un contenitore che non fa capire che cosa succede fuori da qui, sembra quasi - e lo continuo a dire - che la disoccupazione è diminuita, che il livello di crescita della Regione Sardegna è aumentato, che i territori dell'interno non si stanno spopolando più, che c'è una situazione, veramente, che depone molto bene, i sardi sono estremamente soddisfatti, sono contenti, sono disponibili a rivotare il presidente Soru, ma dico, ma dove viviamo? Io credo che noi viviamo in quest'isola, ci vediamo tutti i giorni noi, ma ci vediamo tutti i giorni con i nostri amici, con i nostri conoscenti, con i nostri elettori. Con una differenza, che noi vediamo anche i vostri elettori, che non vedevamo prima forse, o forse li vedevamo un attimino così, ma oggi parlano, anzi, sono molti di più gli elettori vostri che parlano con noi di quanto i nostri elettori non vadano a parlare con voi, se non quella parte marginale che si schiera sempre dalla parte del più forte o di quella che ritiene sia la parte più forte. Per tutto il resto, questa manovra finanziaria meriterebbe da parte nostra quale tipo di attenzione? Inchiodarvi qui in aula per due mesi? Facilissimo, un gioco da ragazzi. A danno di chi, a danno dei sardi, a danno nostro? Non so se ci sia questa volontà, io credo che voi allungherete il brodo comunque per conto vostro, io credo che succederanno in questi giorni cose piuttosto importanti che vi costringeranno a prendere anche contromisure, se non può porre la fiducia il Presidente, vivaddio, ci doveva anche arrivare. Per chiudere, ha un senso ancora oggi discutere di finanziaria con questa Giunta che ci ascolta per il tramite dell'Assessore che ovviamente conosce bene i problemi finanziari, ma che conosce quanto meno come me...

PRESIDENTE. Sì, concluda...

DIANA (A.N.). Quindi non mi può dare garanzie superiori. Mi sarei aspettato in una finanziaria come questa la presenza di tutti gli Assessori. Io capisco che la faccia sorridere assessore Secci questo, però vede, lei è stato uno di quelli che nelle precedenti legislature ha massacrato gli zebedei a tutti quanti qui dentro, Assessori compresi, e lo faceva proprio con un accanimento, una forza, ma perché io dovrei parlare con lei quando non conosco ancora l'assessore Mongiu, ma per quale motivo io dovrei parlare con lei quando non sono riuscito ancora a capire che cosa ha in testa l'assessore Foddis, ammesso che abbia qualcosa in testa! Se non quello di sostenere il sistema della cooperazione fallimentare in agricoltura escluso il sistema Arborea che ha origini antiche e che non fa parte certo della vostra cultura. Ma per quale motivo io dovrei continuare ad avvelenarmi quasi il sangue con l'assessore Dadea che, dico avvelenarmi il sangue nel senso che è una persona di buon senso, ma non è che l'onorevole Secci non lo sia una persona di buon senso, ma che sia il parafulmine di tutto. Di tutto ciò che accade in quest'aula ci deve dare una risposta l'assessore Dadea e non è un plenipotenziario, perché se fosse almeno plenipotenziario probabilmente io non avrei mai fatto questo discorso, perché certamente avrebbe avuto capacità diverse da quelle che non ha manifestato il presidente Soru. Però è sottoposto da parte nostra a un fuoco di domande, di critiche che non merita, non le merita perché sta facendo quello che non dovrebbe fare. Io mi sarei rifiutato e ho terminato veramente, mi sarei rifiutato, onorevole Dadea, assessore Dadea, io mi sarei rifiutato e avrei detto al presidente Soru: "Caro Presidente ho sopportato tutto, però a questo punto non sono più disponibile a sottopormi ad un fuoco di fila che mi arriva dal Consiglio regionale e da tutto il mondo esterno che non condivide la sua politica".

PRESIDENTE. Mettiamoci d'accordo che quando scadono i venti minuti che non sono pochi, è finito, perché abbiamo quarantasei iscritti a parlare, se ai venti minuti aggiungiamo i tempi suppletivi di recupero, penso che non vada bene e poi non va bene in generale che superiamo questi limiti.

E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Ricordo un tempo quando ero decisamente più giovane, una trentina di anni fa, io facevo l'ufficiale in un battaglione granatieri e quando c'era seduta presso la Camera dei deputati, prendeva un plotone del battaglione e si dava l'incarico di svolgere funzioni di guardia al Parlamento e l'ufficiale doveva essere presente quando c'era seduta, quando non c'era seduta poteva esserci anche un sottoufficiale. In quella circostanza, passando anche tutta una serie di imbuti, di controlli, lasciando mostrine, pistola e così via, in tutti gli uffici di accesso alla Camera dei deputati, andai ad ascoltare una seduta della Camera, una seduta di bilancio.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU

(Segue URAS.) Noi qua saremo una trentina, forse qualcosa di più. Lì, in una sala enorme, austera ma bellissima, anche esteticamente bellissima, saranno stati sette od otto e mi posi la domanda, ma perché così poca presenza! Perché va agli atti, perché il dibattito parlamentare sulle leggi e così via, va agli atti, poi c'è il momento del voto in cui tutti devono essere presenti. Perché ascoltarsi mentre si parla non sempre è facile, qualche volta può essere anche piacevole, qualche volta può essere anche noioso e soprattutto quando ci sono quarantasei interventi, noi immaginiamo il primo colpevole sono io, siamo ripetitivi, e quindi rischiamo proprio. Va il mio pensiero ai giornalisti che stanno in sala stampa, rischiamo di annoiarci. Perché intervengo adesso, in genere i Capigruppo intervengono alla fine, intanto c'è una ragione di natura politica, parlo a nome della sinistra in Consiglio regionale, di una sinistra che in questa Assemblea per attività e per voto pesa almeno otto consiglieri regionali. Una sinistra che ha radici, ha radici profonde che è difficile sradicare, una sinistra che ha idee e che ha valori, valori saldi, che ha ciò che costituisce un valido ed evoluto impianto ideologico necessario per diventare soggetto politico all'altezza delle sfide difficili di questi difficili tempi. Per questo la sinistra, questa sinistra, che si va costruendo unitaria, plurale, di alternative ed ecologista, consapevolmente, sinceramente, convintamente autonomista, sa indicare una vera prospettiva di sviluppo e al contempo affrontare con efficacia le emergenze sociali ed economiche che si vivono oggi in Sardegna. Tutto questo ragionando nel merito, con rigore, senza cadere in atteggiamenti dogmatici come invece pare fare la destra. Questo lo dico con una destra che è in fase anch'essa di evoluzione i cui confini sono ancora tutti quanti da individuare. Questo lo dico anche perché risuonano in quest'Aula spesso alcune affermazioni anche che negli atti della manovra di bilancio, per esempio si parla di capitale umano. Questa nostra Unione europea che indica ambiti di intervento, uno dei principali è quello del capitale umano. Capitale che cos'è? A parte il vizio capitale che qualcuno non perde mai... Il capitale è l'insieme di beni utilizzati per i cicli produttivi, cioè l'idea dell'uomo merce che va valorizzato in quanto funzionale alla produzione non in quanto essere umano, carne ed ossa, sentimenti, passioni. Io lo ripeterò sempre questo motivo perché è una cosa che da anni anche in quest'Aula e non solo dai banchi di destra echeggia ogni tanto ed è pauroso, porta preoccupazione, richiama a questa sinistra valori che necessariamente deve affermare nel concreto e arriviamo a questa manovra finanziaria. Cosa poniamo noi al centro della discussione anche di questa manovra finanziaria, non voglio dire, si sono fatte cose importantissime in questi anni. Chi pensa che la sinistra, che partecipa attivamente alla coalizione di governo, giudichi questi anni come un fallimento, se lo può levare dalla testa. Si sono fatte cose importanti, si sono posti presupposti importanti, si sono indicati obiettivi importanti. Su quarantasei interventi ci sarà chi meglio di me dettaglierà quest'aspetto. A me interessa dare un contributo vero, per sciogliere i nodi che ancora rimangono in questa manovra finanziaria, scioglimento dei quali ci deve dare più forza, più energia, per affrontare l'ultima fase della legislatura, e anche per poterci cimentare nel confronto elettorale con le altre forze politiche democratiche di questa Regione. Noi poniamo al centro la questione del lavoro, ancora una volta noi mettiamo al centro la questione del lavoro, il lavoro è questo, il lavoro che manca e che bisogna dare, quindi poniamo un problema di incremento dell'occupazione, ma non lo poniamo così, lo poniamo stando agli atti. Il tasso di occupazione che noi dobbiamo raggiungere è quello del 58 percento, ce lo dice il PRES, che non è stato modificato sotto questo profilo. Vuol dire che da qui alla prossima conclusione di legislatura noi dobbiamo fare 30 mila nuovi occupati in più, questo vuol dire che non ne possiamo perdere neppure uno di quelli che sono già occupati, e quindi il lavoro che c'è va difeso, insieme al lavoro che manca. Assieme ai nuovi occupati noi dobbiamo difendere quelli che sono già occupati e che rischiano di perdere il posto di lavoro. Seconda questione: un lavoro stabile, sano, e quindi intervenire sul precariato. Intervenire concretamente su questo fenomeno, che è degenerato nel pubblico ma anche nel privato. Noi avevamo nel 2003, lo dico all'onorevole Liori che probabilmente ha interesse ad avere questo dato, perché faceva il Presidente della Regione un esponente del suo partito, l'onorevole Masala, nel 2003 avevamo 616 mila occupati in Sardegna, non per merito dell'onorevole Masala, aveva resistito il Piano straordinario per il lavoro in quegli anni, difeso egregiamente in quest'aula da una sinistra attiva, forte, consistente. Avevamo 616 mila occupati al terzo trimestre, così dice l'ISTAT del 2003, abbiamo 616 mila occupati al terzo trimestre del 2007, dopo quattro anni. Questa è una responsabilità di un'efficace azione della Regione? No, non credo. Qualche cosa è mancato? Sì, forse il piano straordinario per il lavoro è stato messo in soffitta un po' troppo in fretta. Credo che questo dato ci debba far riflettere, perché è un dato costante, che noi ci ricaviamo negli anni, ci sono degli alti e bassi, però è un dato costante, dobbiamo dare maggiore forza alla nostra economia, alla nostra società, per rispondere a questo bisogno. Questo è il bisogno, ce lo dice la CARITAS, che ci parla della disperazione nella città di Cagliari, 5700 nuove richieste di aiuto, prevalenza viveri, poi, denaro e lavoro. Il lavoro c'è sempre, il lavoro è il motivo. E allora noi che cosa proponiamo? Lo proponiamo all'assemblea, lo proponiamo al Consiglio, lo proponiamo alle forze politiche di maggioranza, lo proponiamo alla Giunta, un intervento forte, incisivo, che abbia anche la qualità per essere efficace, cioè per determinare la differenza. Intanto un fondo regionale per l'occupazione, dove mettere le risorse, poterle misurare come si spendono. Secondo, una piena attuazione degli strumenti in materia di lavoro, la "20" c'è, togliamo i vincoli che non la rendono operativa ad incominciare dalla farraginosità della nomina della Commissione regionale per l'occupazione, e interveniamo su quegli strumenti perché si possa dispiegare pienamente la loro qualità, la loro capacità di intervento su tutto il territorio regionale. Interveniamo facendo progetti, che trattino le questioni emergenziali, quelli mirati, verso le condizioni di crisi più acuta, del sistema industriale, dei servizi, dell'agricoltura e di quant'altro. Interveniamo per dare più stabilità e quindi contro la precarizzazione del sistema pubblico, ma anche del sistema privato, utilizzando anche forme di incentivo all'impresa che siano vere, quelle già sperimentate, che fanno parte dell'ordinamento. Risolviamo il problema della formazione professionale, che ci può dare una mano, un contributo, anche per la gestione delle situazioni di maggiore difficoltà. E tutto questo dotiamolo di risorse finanziarie visibili, gestite in modo chiaro, che abbiano un soggetto responsabile della loro spesa, individuabile, e utilizziamo le procedure, tutte quelle che ci sono, quelle vere, quelle che sono scritte nelle leggi. Quando facevo il funzionario io ero innamorato dell'articolo 24 della legge 40 del 1990, lo dico all'onorevole Liori e anche all'onorevole Diana, che è un appassionato di procedure, l'articolo 24 è un modo, abbastanza certo, legittimo, riconosciuto, fa parte delle leggi, c'è da 18 anni nell'ordinamento della Regione, che parla degli accordi procedimentali, normativi, di organizzazione, e dei provvedimenti che possono essere tranquillamente concordati con i destinatari dello stesso provvedimento, possono disciplinarne il contenuto, possono definire in modo chiaro le attribuzioni in capo ai soggetti interessati, lo fanno nell'ambito di una procedura che è resa trasparente, anche da altri articoli che trattano l'informazione sull'atto, sui destinatari, sui contenuti di quello stesso provvedimento, chiama i soggetti, anche titolari di interessi collettivi, dal sistema delle organizzazioni sindacali, sociali, a quello dell'impresa, e può accelerare notevolmente le procedure di spesa, e renderle certe, anche misurabili, e anche più evidenti. Interveniamo, cioè, nell'individuare percorsi, e io penso anche disposizioni, la legge finanziaria ce lo potrà consentire, che rimuovano non i vincoli che ci chiamano al rigore nella gestione della risorsa pubblica, ma i rallentamenti ingiustificati e ingiustificabili di una macchina burocratica che, ahimè, non ha una storia di efficienza, di qualità particolare sotto il profilo dell'accelerazione degli interventi, anzi. E il rallentamento della spesa e l'accumularsi di risorse, impegnate e non trasferite nel sistema economico in modo tempestivo, in modo efficace, rispetto agli obiettivi, questo è uno dei mali storici di questa nostra Regione. Io penso all'articolo 19 della "37", checché se ne dica, checché ne pensi qualcuno, di attuali o vecchi Assessori della programmazione, o degli enti locali, o di quant'altro, di quanti amministratori e sindacalisti, tutti quanti illuminati, cioè la strategia dello sviluppo locale messa in capo alle comunità, dove si trovano per valorizzare delle risorse dei loro luoghi, e attaccarli a quei luoghi, è una strategia assolutamente innovativa, che non nasce a Cagliari, forse non nasce neppure a Bruxelles, eppure Bruxelles l'ha utilizzata e la utilizza. Forse nasce in ancora più significativi luoghi di elaborazione, però ha un obiettivo: fare in modo che questa popolazione che è destinata, così dicono gli statisti, alla metà del secolo a contare un quarto, un terzo di popolazione, di unità in meno. E' destinata… già noi siamo pochi, uno dei problemi del nostro sistema economico è che siamo 1.600.000, non consumiamo e quindi non possiamo sorreggere un sistema produttivo che non ha sbocco. E' assolutamente fantasiosa l'idea che noi possiamo aumentare la nostra capacità di competere con il resto del mondo, ogni tanto, quando io sento parlare di competitività sui mercati mi viene da ridere, io mi chiedo come accidente si faccia a dirlo. Me lo chiedo, onorevole Liori, perché è come dire che noi vediamo un atleta, un centometrista a cui manca una gamba e possibilmente è anche scalzo e nel piede sano ha i cavalli, deve andare e vincere la battaglia con il primatista mondiale che è un negro, un mendingo di un metro e 90 tutto sano che corre con 9 e 60 i 120.

La competizione non esiste! Conviene fermarsi ad aspettare che quello faccia la gara, chiedergli se ha bisogno di un massaggiatore, andare lì e dirgli: "organizziamoci insieme, io ti compro le magliette". Noi dobbiamo parlare di cooperazione, dobbiamo parlare insieme agli altri, anche con quelli che vivono nella nostra condizione, in questo Mediterraneo per ragionare su di una modalità di sviluppo che non ci tagli fuori in un sistema che è sempre più egoista, è sempre più pensa alla ricchezza di pochi. Questo dobbiamo fare, ed è questo il senso e la qualità della proposta della sinistra.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie Presidente, signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori della Giunta, io credo che… l'Assessore prova ad allontanarsi dall'aula, io la blocco subito… con una affermazione che la riguarda…senza ombra di dubbio l'attendiamo…nell'approcciare al tema in discussione ritengo opportuno fare una lettura dei fatti sostanziali che caratterizzano questa legge finanziaria, la quarta dell'era Soru, l'onorevole Secci è il quarto assessore che presenta per la Giunta una manovra finanziaria. Perché ho usato l'espressione era, ha usato l'espressione era perché guardo al passato alla manovra finanziaria, dove necessariamente dobbiamo fare un'analisi di quello che è in programma, rispetto al passato recente, e ci sta bene pensare questo ad un imperfetto. Nello stesso tempo il passato e anche la storia, anche la storia viene classificata in ere, epoche, periodi, ancora più datata la storia che guarda ancora più indietro. Quelle geologiche, l'era geologica, le ere geologiche, per dire che cosa? Per dire che questa finanziaria molto probabilmente ha una ulteriore stratificazione nella programmazione regionale che invece dovrebbe guardare al futuro, invece che al passato, dovrebbe essere tesa nell'era delle tecnologie. La Regione sarda dovrebbe proiettare nel futuro e sciogliere quei nodi importanti di cui testè parlava anche il collega Uras. Quei nodi che imprigionano la Sardegna. Bene, noi invece nel percorso, dal deposito in Consiglio della manovra finanziaria esitata dalla Giunta, abbiamo trascorso a oggi che inizia la discussione di questo disegno di legge abbiamo trascorso più di due mesi. Abbiamo iniziato la discussione in Commissione il 21 novembre, abbiamo terminato, chiuso, con un atto liberatorio delle minoranze rispetto alla maggioranza litigiosa, rispetto alla maggioranza incapace di prendere decisioni, rispetto alla maggioranza che di continuo elaborava con emendamenti della Giunta, con emendamenti delle diverse anime della maggioranza, elaborava emendamenti a caterve, cioè tutti i giorni c'era la novità, c'era il plico nuovo, non si riuscivano a programmare i lavori perché ogni giorno c'era la nuova elaborazione, la nuova proposta. In tutto questo procedere che è stato un processo articolato, di una apertura da parte delle minoranze che si è dimostrata dalla non attivazione di un ostruzionismo che la maggioranza è stata abilissima nel fare e nel portare avanti, un ostruzionismo che ha caratterizzato le varie componenti, un ostruzionismo che soprattutto alla fine si è estinto perché vi abbiamo liberati, vi abbiamo consentito di chiudere i lavori astenendoci dalla partecipazione ma soprattutto dalla proposizione.

Bene, quale momento migliore è questo di aprire la discussione finalmente sui temi, quale momento migliore per poter dire a tutti, a chi ci ascolta, alla stampa che segue i lavori e di poter trasferire all'esterno quello che è il pensiero, non solo del partito che mi onoro di rappresentare, ma anche di tutte le componenti della minoranza. Abbiamo iniziato la discussione della manovra finanziaria con un esame del DAPEF che tutto è tranne che un documento di programmazione economica e finanziaria, un documento che si aspettava quest'anno, dopo i suggerimenti della prima applicazione dell'esercizio finanziario scorso, e la discussione avvenuta in Commissione e in Consiglio durante la discussione della manovra finanziaria del 2007, ci si aspettava che a queste enunciazioni contenute nel documento di programmazione fossero state date gambe. Fosse stata data una organica azione degli interventi fosse soprattutto stato individuato il percorso per raggiungere gli obiettivi che si intendeva prefissare.

Invece non c'è traccia alcuna di quelli che sono gli intendimenti, di quelli che sono gli obiettivi proposti, e quelli che solo i criteri di valutazione, di quelli che sono i risultati attesi, risultati di cui non scorgiamo neanche la più lontana apparenza se siano un obiettivo oppure se invece siano questi i segnali di una navigazione a vista, se siano soltanto un bisogno di riempire pagine di documenti senza avere la capacità di esprimere una volontà effettiva di dare risposte alle problematiche che si intendano affrontare. Devo dire che la manovra presenta diversi profili di tenuta di legittimità in quanto viola forzatamente le norme contabili previste dalla legge numero 11. Di questo abbiamo avuto occasione di approfondire la discussione non solo dell'articolato, e in particolare abbiamo ravvisato una violazione del dettato all'articolo 4, lettera l, che vieta espressamente l'inserimento di discipline organiche attraverso norme parziali quali quelle contenute nella legge finanziaria. Peraltro, la stessa Commissione bilancio, e questa è una pubblica denuncia, in sede di esame delle norme da stralciare aveva bene evidenziato tali profili non legittimi, dando corso una delibera votata all'unanimità dei presenti che prevedeva la esclusione di tali norme. Il Presidente del Consiglio, con atto che ancora non riusciamo a interpretare, a sua volta ha provveduto soltanto allo stralcio di alcune norme, tra quelle che la Commissione aveva segnalato, lasciando inalterato il testo rimanente. Per cui si ravvisa la necessità di sollevare un profilo di legittimità del testo in esame, in conformità a quanto deciso dalla Commissione all'unanimità evidenziando segnatamente che il Presidente del Consiglio ha di fatto smentito e snaturato il lavoro fatto dalla Commissione in sede di esame delle norme da stralciare. Decisione che si palesa come lesiva per l'immagine e per l'autonomia della Commissione bilancio, in merito all'accertamento della violazione dell'articolo 4 della legge di contabilità numero 11 si ritiene altresì utile ricorrere anche al pronunciamento di esperti esterni, per una valutazione oggettiva delle norme intruse contenute nella finanziaria, al fine di stabilire definitivamente ed effettivamente quali devono essere definitivamente stralciate. Su questo tema credo che dovremo tornare nell'esame dell'articolato e credo, nello stesso tempo, che ci torneremo anche perché l'opinione diffusa in sede di Commissione fosse quella che il lavoro compiuto dal Presidente non fosse quello più illegittimo, non fosse quello più corretto e non fosse soprattutto da dare un'interpretazione personale alla norma stessa.

L'articolo 1 prevede una spesa di ulteriori 500 milioni di euro ricorrendo alla copertura finanziaria attraverso la previsione delle maggiori entrate per l'anno 2011, anche questo è un tema già trattato nelle scorse finanziarie, e ricordiamo che il perseverare in una filosofia contabile, già oggetto della contestazione da parte della Corte dei conti, siamo ancora in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale sul parere di legittimità di questo ulteriore impegno di spesa su entrate non certe. Credo che il giudizio della Corte costituzionale possa essere un giudizio dirimente, rispetto a una politica dell'utilizzo di queste entrate previste per gli anni futuri, e siamo certi che l'impugnazione da parte del Governo centrale per lo meno è un giudizio pesante, negativo nei confronti di certe contabili che sono contenute anche in questa manovra finanziaria.

L'altro tema spinoso sul quale vorrei porre l'attenzione è lo stato della spesa, sullo stato della spesa c'è innanzitutto da evidenziare che manca in assoluto la manovra di documenti inerenti precisi alla spesa dei diversi Assessorati e siamo certi di una cosa: il fatto che anche votando l'esercizio provvisorio noi abbiamo attivato ieri la spesa sui fondi, sui residui del 2007, la dice lunga su quanto il blocco della spesa, la stagnazione della spesa, abbiano bloccato complessivamente il sistema Sardegna non solo nel corso del 2007 ma anche in questo primo mese del 2008. Io credo che comunque sia, come già espresso in altre situazioni, noi avremmo quasi sicuramente l'obbligo di votare una proposta di esercizio provvisorio anche per un altro mese, perché non ritengo, dopo le prime enunciazioni di parte della maggioranza rispetto ai nodi politici ancora da sciogliere durante la fase di discussione della finanziaria, io non ritengo che entro il 31 gennaio noi siamo in grado di esitare in Consiglio la legge stessa. Questo sarà un fatto grave, noi non abbiamo richiesto l'esercizio per due mesi, ma certamente i percorsi tracciati fino ad oggi, ma soprattutto quelli che sono i percorsi annunciati per il proseguo della discussione, stanno a dire, stanno a dimostrare che molto probabilmente non si ha piena coscienza del fatto che noi non stiamo agendo, ed è la maggioranza la prima responsabile, nell'interesse del popolo sardo.

Abbiamo bisogno e avremmo avuto bisogno della certificazione puntuale dello stato della spesa che ci avrebbe consentito di effettuare una manovra correttiva di variazione di bilancio, al fine di razionalizzare la spesa del bilancio del 2007. L'assenza di un quadro esaustivo sul fronte della spesa agli Assessorati impedisce infatti una corretta lettura dei finanziamenti contenuti nella finanziaria, non potendo nello stesso tempo poter evidenziare la congruità o meno in essa presente.

Sono sicuro di una cosa, che andando ad analizzare, per esempio, le spese della sanità e i residui della sanità, posso citare che per la sanità nel 2006 noi abbiamo avuto 974 milioni di residui, nel 2007 i residui invece ammontano a 2 miliardi e 122 milioni di euro, cosa gravissima rispetto alle problematiche sollevate nel tempo sulla sanità. Ma sollevate, soprattutto, io mi riferisco a quella attuazione del Piano sanitario approvato dalla primavera scorsa.

La legge finanziaria nel contenere una serie di norme organiche palesemente intruse, manifesta un'incapacità di questa Giunta regionale ad affrontare un serio percorso legislativo di riforma della regione, con provvedimenti e proposte legislative specifiche, scegliendo invece questa scorciatoia di un percorso abbreviato quale l'inserimento delle stesse nel calderone della finanziaria, in palese violazione del Regolamento e riducendo il lavoro delle Commissioni alla mera espressione formale di semplici pareri. Perché comunque sia, assessore Secci, se pure è vero che è un bilancio che tende al pareggio, non necessariamente il pareggio è sempre un buon bilancio. Il collega Diana ha citato un emendamento proposto dalle minoranze, quello di utilizzare, per coprire le minori entrate, la contrazione di mutui; la nostra proposta non è stata accertata, bene, andiamo a verificare cosa ha comportato nel tempo l'utilizzazione di queste risorse improprie nei bilanci del 2006 e del 2007. Di sicuro la mancata chiusura di molte partite aperte, è presente l'Assessore all'industria, vorrei ricordare all'Assessore all'industria tutte le partite della chimica, sulle quali prima o poi vorremmo avere finalmente delle soluzioni, sulle problematiche che sono legate non solo al mantenimento in vita delle attività produttive, ma al mantenimento dell'occupazione, al mantenimento e al perseguimento delle politiche del lavoro e della massima occupazione. Credo che su questo tema avremo occasione di confrontarci anche sulle proposizioni. Noi siamo arrivati a proporre 1 miliardo di euro su questi temi, cosa che la maggioranza non ha ancora fatto, non è stata ancora in grado di elaborare né come proposte né come risorse.

Abbiamo i temi della formazione, assessore Secci, un tema a lei molto caro, ma potremmo parlare delle norme intruse che alla fine sono state il tema frenante della discussione in Commissione: i consorzi industriali. Avremo anche su questo tema occasione di capire le reali posizioni non solo del Governatore, quelle le abbiamo capite da molto, abbiamo bisogna di capire dalle forze politiche quali sono le necessità della riorganizzazione del sistema industriale della Sardegna.

Sull'istruzione. L'istruzione si pensa che sia un optional, perlomeno nei provvedimenti: continuiamo ad investire molte risorse sulla dispersione scolastica e dopo dieci anni che investiamo sulla dispersione scolastica non abbiamo un report che ci dica quali sono stati i risultati di questi investimenti, non abbiamo un report che ci dica che sulla dispersione scolastica abbiamo trovato il rimedio.

Potrei parlare della riforma della pubblica amministrazione. Abbiamo portato avanti con molto impegno l'approvazione del Piano sanitario regionale, bene, noi abbiamo ormai da due anni bloccati tutti i processi di attivazione dei Plus - ieri ce lo riferiva anche un tecnico -, che sui Plus purtroppo non si è avuta la possibilità ancora di spendere una lira, tutti i processi sono bloccati, il sistema che si intendeva attivare non ha trovato ancora gambe, abbiamo ancora da incardinare le direzioni dei Plus, abbiamo ancora da fare tanto lavoro, e nel mentre si langue.

Il ritorno a casa, il grande progetto che doveva portare alla deospedalizzazione, attraverso l'attivazione dei processi e dei percorsi del ritorno a casa di tanti pazienti e di tante persone impropriamente ricoverate nei nosocomi dell'Isola, ebbene, di tutto questo processo ancora non c'è traccia, non c'è traccia pensando all'aggravarsi della situazione dell'assistenza sanitaria per i mancati provvedimenti di sostanziamento degli interventi non solo infrastrutturali ma anche sul rinnovamento tecnologico.

Potrei dire che i punti critici sono tanti: il lavoro, l'occupazione l'ho già detto, lo sviluppo, le nuove povertà. Bene, anche su questo tema ci confronteremo; è vero, il grido d'allarme sulle nuove povertà continua tutti giorni ad evidenziare questo tema, a mettere in rilievo questo tema, bene, non abbiamo risposte.

Potrei parlare delle nuove tecnologie energetiche, il freno che è stato fatto con queste delibere di Giunta che si è inteso attivare sull'eolico e sulle altre energie alternative. Sull'attività estrattiva, sulla spesa sanitaria, sui trasporti. Aspettiamo comunque sia le risposte sul turismo, sull'artigianato, sul commercio. Restiamo in attesa dai componenti della maggioranza dell'espressione del loro pensiero. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, Assessori, colleghe e colleghi, una prima osservazione che propongo all'attenzione dell'Aula ma anche dell'assessore Secci è relativa alle modalità con cui è stata ancora una volta predisposta la manovra finanziaria. La considerazione non è certo originale, se non altro perché nella mia esperienza - è la quarta - si tratta della quarta volta in cui lo faccio presente, poco ascoltata per la verità, e tuttavia non vi rinuncio. Rilevo infatti anche quest'anno una difficile lettura dell'articolato, con numerosi richiami ad altre leggi o ad articoli di diverse norme, citate in modo quasi da impedire che si individuino le direttrici e le scelte strategiche. Nonostante si tratti, come si dice, di un testo tecnico ritengo non solo possibile ma anche utile una diversa formulazione, intanto per facilitare la comprensione del dispositivo, ma anche per individuare in modo inequivocabile le disposizioni legislative da modificare, rendendo evidente il perché.

Non si può inoltre non evidenziare - e questa è la seconda osservazione - che la manovra non è neutrale, o come dire non è indifferente in termini di genere, ha infatti un diverso impatto sulle donne e sugli uomini di questa terra, non è quindi un mero strumento finanziario ed economico ma costituisce la cornice entro la quale si delinea il modello di sviluppo socio-economico della nostra Isola, si stabiliscono i criteri di redistribuzione del reddito e si indicano le priorità politiche. Proprio per questi motivi, e per il forte carattere politico e identitario che esprime, ritengo che si debba impostare la manovra secondo criteri che tengano conto della necessità di ridistribuire le risorse nella maniera più equa possibile, nel rispetto dei principi costituzionali. Ora, tutte le rilevazioni statistiche ci informano che l'appartenenza al genere femminile determina ancora oggi svantaggi evidenti, tanto più sensibili nelle fasce economiche meno protette, un possibile strumento per affrontare questa disparità è l'introduzione del cosiddetto bilancio di genere. Si tratta insomma di adottare una valutazione sull'impatto che le norme in generale, e la finanziaria in particolare, hanno sui cittadini, intesi non in modo indistinto ma secondo l'identità sessuale, al fine di promuovere l'uguaglianza tra donne e uomini. E' chiaro che non si mira a produrre documenti finanziari e di bilancio separati ma di intervenire in modo che le necessità delle donne siano prese in considerazione allo stesso modo di quelle degli uomini, con l'obiettivo di creare condizioni paritarie di vita e di qualità della vita. Costruire una manovra finanziaria con una prospettiva di genere significa tra l'altro determinare in che modo i singoli cittadini beneficiano della spesa e contribuiscono al reddito, sottolineando le differenze tra uomini e donne. Significa valutare il diverso impatto prodotto sulle donne e gli uomini dalle politiche finanziarie e dalla redistribuzione delle risorse in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro, sociale e domestico; vuol dire adottare progressivamente il bilancio di genere nell'istruzione, nella previdenza sociale, nei servizi sociali, nell'assistenza sanitaria, nelle azioni e nelle misure, per favorire l'occupazione, i trasporti, la casa; significa verificare e rendere conto dell'efficacia e dell'efficienza della spesa pubblica.

La manovra di bilancio 2008, l'ultima in grado di incidere effettivamente sulla situazione socioeconomica dell'Isola nella fase conclusiva della XIII Legislatura, prima delle elezioni regionali dell'anno prossimo, è giunta ancora una volta in Consiglio il ritardo. E' inutile negarlo, l'Assemblea si accinge ad esaminarla in un momento difficilissimo e caratterizzato da forti polemiche interne ed esterne alla maggioranza...al partito di maggioranza da un lato, e dall'altro con le implicanze che rendono il confronto e il dialogo tra le forze politiche, e soprattutto tra queste ultime e il Presidente della Regione e la Giunta regionale, particolarmente problematiche. Inoltre è incontestabile che anche quest'anno, nonostante l'imponente manifestazione organizzata a Cagliari da CGIL, CISL e UIL lo scorso 1° dicembre e le ripetute sollecitazioni delle parti sociali, il presidente Soru e la Giunta regionale non hanno saputo cogliere e valorizzare appieno i contributi forniti dalle parti sociali. Un deficit di partecipazione e di coinvolgimento che, nonostante la Commissione bilancio e il presidente Cucca abbiano tentato di colmare con le audizioni, non si è poi tradotto in emendamenti condivisi. Anzi, per la prima volta, proprio a causa di rigidità dei diversi attori, i nodi più delicati sono stati rinviati all'Aula, con l'idea che fosse più facile in un contesto ampio ricercare una soluzione più condivisa. Beh, io esprimo perplessità su questo percorso, ma questo è.

Vi sono in questa situazione responsabilità politiche ben precise: da un lato il Presidente della Regione con un atteggiamento così determinato nella difesa ad oltranza delle scelte effettuate da apparire intransigente, e dall'altro il Partito Democratico con le lotte intestine per le posizioni di potere che sono state scaricate sulle Istituzioni con periodi di paralisi. Entrambi forse non si rendono conto pienamente, oppure, hanno scelto di fare così, che la maggioranza di Sardegna insieme, vittoriosa alle elezioni del 2004, si sta frantumando rischiando di coinvolgere in una grave crisi l'alleanza di centro sinistra; tutto ciò in un momento in cui la Sardegna ha invece bisogno di un nuovo patto sociale e politico in grado di fare fronte all'assenza di lavoro, al precariato sempre più generalizzato, all'aumento delle povertà, alla ripresa delle emigrazione e alle crescenti difficoltà delle aree interne dell'Isola e delle zone periferiche delle città, dove cresce il degrado e si innestano nuovi fenomeni di criminalità organizzata.

Ritengo che in questo contesto sia più che opportuna una riflessione sulle riforme in corso di attuazione e ho particolarmente apprezzato in questo senso le parole del presidente Giacomo Spissu che annunciando una seduta congiunta con il Consiglio delle autonomie locali e le rappresentanze di ANCI e UPS, ha di fatto accolto quanto i socialisti chiedono da tempo. Fermarsi a riflettere su quanto è stato fatto, proporre le necessarie integrazioni ed evitare che si protraggano gli eventuali errori non è un segno di debolezza ma di saggezza e responsabilità da parte delle forze politiche di maggioranza, ma anche di quelle di opposizione. Occorre, inoltre, ripensare ai risparmi che provocano danni sociali altissimi; la nostra Isola non può permettersi di vedere crescere il disagio sociale e la disoccupazione, lo diceva l'onorevole Uras qualche momento fa con altre parole. Deve fare riflettere che ciò che è accaduto con il bando europeo per le pulizie degli uffici della Regione con oltre 300 esuberi in cassa integrazione, la riduzione del salario e del orario di impegno lavorativo e l'aumento del carico di lavoro per quelli che potremmo definire superstiti. Insomma la Regione sembra che stia di fatto favorendo lo sfruttamento di lavoratori prevalentemente donne con famiglie monoreddito e tutto ciò senza tenere nella giusta considerazione le eventuali conseguenze sugli aspetti igienico sanitari per chi frequenta, dipendenti e pubblico, i locali degli Assessorati e della Presidenza. Lo stesso schema rischia di essere ripetuto con il bando internazionale per il gestore unico dei beni culturali con la riduzione degli stanziamenti per il costo del personale.

Anche per i consorzi industriali, questione che ha paralizzato per diverso tempo l'attività della Commissione bilancio, si è parlato di tutto tranne che delle conseguenze che la riforma avrà sui lavoratori dipendenti e su quelli del consistente indotto, che ruota intorno agli enti che si intendono sopprimere e accorpare, senza poi contare le gravi conseguenze che avrà il congelamento della legge regionale numero 32 sui finanziamenti per i mutui per la costruzione e la ristrutturazione della prima casa, che ha avuto in questi decenni effetti più che positivi, anche in questo caso senza confronto politico e senza partecipazione dei soggetti interessati. E' stato deciso di sostituirla con l'introduzione del contributo a fondo perduto di 25 mila euro, che rappresenta la negazione del principio della partecipazione diretta al rischio di chi vuole investire. Una scelta che molto probabilmente, se non sicuramente, impedirà a tantissime giovani coppie e alle fasce sociali più deboli di poter costruire o ristrutturare la prima casa e per farlo è stata prevista nella finanziaria la stesura praticamente di una nuova legge collocandola in diversi commi all'articolo 9 del capitolo quinto, quello relativo agli interventi per la sanità e le politiche sociali. Insomma, al limite potremmo dire di una norma intrusa.

Occorre inoltre ricordare la questione ancora aperta della formazione professionale, dove è indispensabile rispettare gli impegni assunti dai Capigruppo con i lavoratori in lotta per il posto di lavoro e le richieste delle organizzazioni sindacali e quindi necessario un attento monitoraggio delle leggi in atto e degli atti amministrativi che hanno avviato le riforme in modo da valutare costi e benefici, soprattutto per i lavoratori che ne sono stati coinvolti. Soltanto con questa analisi degli opportuni correttivi che si dovessero rendere necessari per limitare le negatività il processo riformatore giusto e necessario potrà dispiegare gli effetti positivi che lo hanno ispirato. Una pausa di riflessione che non può essere interpretata come una battuta d'arresto, ma una necessità anche per affrontare la crisi senza precedenti che sta investendo tutti i settori produttivi. L'assenza di lavoro, soprattutto per i giovani e le donne e per gli ultra cinquantenni espulsi dal processo produttivo troppo giovani per percepire la pensione e considerati ormai vecchi per proseguire nell'attività lavorativa, unita alle difficoltà delle grandi-piccole-medie imprese al blocco delle leggi di incentivazione per l'artigianato, il commercio, il turismo, ha accresciuto il fenomeno dell'emigrazione con il conseguente incremento dello spopolamento. Per chi resta si profila soltanto un lavoro precario. Tutti gli indici statistici mettono in evidenza l'aumento a dismisura del precariato, è compito del Consiglio regionale e delle forrze politiche individuare interventi straordinari per fronteggiare una situazione che il presidente Soru e la Giunta sembra si ostinino a non voler prendere in considerazione. Anzi basta consultare il sito istituzionale della Regione e leggere il numero 0 di Novas, il giornale dell'ufficio stampa della Giunta regionale, per rendersi conto che rischia di crearsi un pericoloso cortocircuito tra la Sardegna reale e quella che vi viene descritta. Un corto circuito che potrebbe dar vita ad un incendio alimentato dal vento dell'antipolitica che emerge nelle situazioni di disagio sociale, come ad esempio accaduto recentemente a Napoli per l'emergenza rifiuti.

Per intuire che cosa si sta rischiando in Sardegna è necessario capire quanto ci sia di vero nell'allarme lanciato dalla Chiesa e dalle organizzazioni sindacali sulle povertà e sul disagio tra le famiglie e i giovani, soprattutto nelle zone interne e nelle periferie urbane e nell'analisi scioccante del Eurispes che fissa nei minimi storici la fiducia degli italiani nelle istituzioni. Appena il 19,4 percento nel Parlamento. Lo confermano anche i dati dell'osservatorio del Viminale e delle forze dell'ordine con i ripetuti episodi di microcriminalità di nuova delinquenza e il crescente legame tra gli ultras degli stadi, che è stato sottolineato, nulla sanno di politica, ma stanno seppellendo ogni forma di qualunquismo rassicurante e oggi iniziano a teorizzare la necessità di difendersi dai soprusi dello Stato con la violenza. Per loro l'unico strumento rimasto in Italia per far cambiare le cose. Pazzesco. E' compito delle forze politiche e di chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli, se non di eliminare, almeno di ridurre il disagio sociale con interventi mirati ad attenuare il crescente divario tra chi vive una situazione di malessere e chi è super garantito. Gli strumenti per farlo ci sono uno di questi e la finanziaria 2008 che ci accingiamo ad esaminare, e se non verranno apportate delle profonde modifiche al testo approvato finalizzato a porre freno alla disoccupazione, al precariato, all'emigrazione e a migliorare i servizi sociali, come socialista non darò il mio voto favorevole, lo dico qui proprio per evitare che ci siano fraintendimenti. Ecco, io invece al contrario promuoverò e sosterrò gli emendamenti non strumentali che andranno nella direzione che ho indicato, il tema del rapporto strettissimo tra coesione sociale, coesione territoriale e sviluppo possibile del resto è stato un tema posto con la massima attenzione dal Consiglio delle autonomie locali e non va sottaciuto. I socialisti hanno ribadito, durante la discussione della finanziaria nazionale, che la flessibilità del mercato del lavoro è un importante strumento di competitività, anche questa è una parola, come sottolineava l'onorevole Uras, assai problematica, in certi contesti, e che quindi tende allo sviluppo. Quindi, intende fornire, cioè, maggiori possibilità e opportunità ai lavoratori e imprese, ma non può essere considerata come un facile modo di ridurre i costi del lavoro. Sempre più, competere significa possedere capacità di adattamento, innovazione, diffusione della conoscenza e della tecnologia, e per questo richiede un fondamentale investimento in istruzione e formazione, garantendo, però, anche chi non è proiettato verso gli studi superiori, l'università, i master, e chiede certo formazione qualificata, ma anche lavoro. Quindi, credo, per concludere, che non si possano accettare dettagli che provocano disoccupazione e disagi, anche se questi tagli sono motivati dalla necessità di ottenere dei risparmi, certo che questi risparmi non possono essere fatti sulle classi più deboli, anche quando questi lavoratori sono stati utili in altri momenti, e credo anche che la richiesta di maggiori investimenti nelle attività produttive, nell'istruzione, nella formazione e nei servizi sociali, siano importantissime, e poi, lo ribadisco qui perché, forse, è tempo di impararlo una volta per tutte, credo che sia determinante un maggiore coinvolgimento e poter partecipare a scelte condivise, così come è stato all'inizio, e così come dovrà essere in quest'anno e mezzo che ci resta per lavorare tutti insieme nell'ottica di dare un contributo importante alla società sarda. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Avviso i colleghi che con l'intervento prossimo del collega Oscar Cherchi si chiuderanno i lavori della mattinata, e verrà convocata una riunione dei Capigruppo per le 13 e 30. Quindi, prego i colleghi, se qualche Capogruppo non è presente in Aula, magari di avvisarlo.

E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie, Presidente, colleghi, Assessori presenti in quest'Aula. Senza voler apparire come la classica voce di un'opposizione a tutti i costi che deve essere necessariamente in contrapposizione, non posso però che constatare amaramente che questa legge finanziaria, che abbiamo all'attenzione di quest'Aula, quindi che stiamo discutendo, rappresenta l'ennesima occasione persa per la Sardegna. Io credo che altro che "finanziaria migliore possibile", come il nostro Governatore aveva commentato con i rappresentanti sindacali, possiamo avere, io credo che peggio di così, onestamente, non si potesse fare. Ho provato a leggere, addirittura rileggerla più volte questa proposta di legge, alla ricerca di uno spunto positivo, ma io credo che, al di là di pochissimi aspetti, forse alcuni possiamo anche ritenerli e definirli interessanti, ma li vedremo poi durante l'articolato stesso della legge, io credo che, ancora una volta, l'Esecutivo regionale sia stato capace di confezionare una manovra finanziaria inadeguata per i problemi che continuano a soffocare la nostra terra, e per una situazione credo insostenibile di un sistema economico che, oramai, è in difficoltà perenne.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CHERCHI OSCAR.) Credo che manchino, all'interno di questa legge, le strategie in grado di promuovere lo sviluppo e rilanciare l'Isola. Soprattutto è una finanziaria che non piace a nessuno, nemmeno a larghe frange della maggioranza, se è vero - come credo che sia effettivamente vero, e da alcuni interventi che mi hanno preceduto se ne può trarre il risultato - credo che su certi temi non si riuscisse, e probabilmente forse non si riuscirà a trovare ancora un accordo, vedi il famoso capitolo sui consorzi industriali, ma credo che anche questo avremo modo di approfondirlo durante l'esame degli articoli della stessa finanziaria. E avete rimandato all'Aula molte decisioni importanti. Comunque, precedentemente si era detto che il 2008 sarebbe dovuto essere l'anno della svolta, degli investimenti e dello sviluppo, ma, date le premesse, si profila un orizzonte, credo, sempre più grigio e decisamente più preoccupante. Allora, io dico, che fine hanno fatto le famose promesse che fece il presidente Soru? Mi dispiace che non sia ancora una volta in Aula, ma, probabilmente, gli impegni esterni a quest'Aula sono sempre decisamente più importanti, e ringrazio, chiaramente, pubblicamente, i due colleghi, anzi no, non i miei colleghi, ma i due Assessori presenti in aula, che costantemente, comunque, dimostrano almeno rispetto delle istituzioni. Io credo che quei proclami si siano persi per strada. Premetteva, non so se voi lo ricordate, che gli stessi sardi non saranno più un popolo di camerieri. Ve le ricordate bene, in campagna elettorale. Adesso, invece, ci vuole far diventare tutti un popolo di spazzini. Io credo che questa sia una politica scellerata, ma soprattutto la politica scellerata dei rifiuti, con un'emergenza che, onestamente, già non riusciamo a sopportare noi, immaginiamoci se dobbiamo sopportare quella dell'altra. Aveva garantito una svolta a partire dal lavoro, il collega Uras l'ha ben sottolineato, della riduzione del disagio, e invece non fa altro che accrescere il malessere. Il fatto che non ci sia, comunque, un aumento di occupazione, che rimanga in stallo, significa che la politica sul lavoro è praticamente fallita. La manovra ora non garantisce nessun cambiamento radicale, manca un preciso progetto di sviluppo e manca ancora una volta, credetemi, qualche elemento nuovo, fondamentale. Questa legge è una legge monca. Già, perché anche stavolta si è fatto ricorso al solito giochetto dell'anticipazione delle entrate future. Questi benedetti 500 milioni di euro, che arriveranno dallo Stato soltanto nel 2011, sono stati voluti e sono stati inseriti per forza, a tutti i costi, all'interno di questa legge finanziaria. Io credo che sia la solita strada della finanza creativa già percorsa un anno fa, nonostante gli avvertimenti di esperti economisti della stessa Confindustria, un'operazione che possiamo considerare al limite, lasciatemelo dire, al limite del falso in bilancio, non corretta dal punto di vista contabile ed economico, tanto che, come ricordiamo tutti quanti, una precedente anticipazione di un miliardo e mezzo di euro del 2013, del 2014, del 2015, ha fatto scomodare addirittura la Corte dei conti con la sospensione del bilancio della nostra Regione. Avreste dovuto fare tesoro, ne sono convinto di quell'esperienza, ma così non è, ed evidentemente non avete imparato nulla dal passato, anzi, io credo che continuiate a perseverare nell'errore, probabilmente convinti che quello non sia un errore, ma un errore è. Di fatto, non abbiamo un quadro di insieme della distribuzione delle risorse, e non si capisce quale sia la politica economica che sottende le scelte di questo Esecutivo, poi, ammesso e non concesso che ci sia effettivamente una politica, e che questa politica si possa evincere dalla proposta che abbiamo all'attenzione di quest'Aula. La realtà è la totale assenza di efficacia e di efficienza nella programmazione della spesa. La Regione si dimostra incapace di spendere le risorse in tempi utili. Sono troppi i residui, le somme impegnate e non spese. Il collega che mi ha preceduto prima è stato molto chiaro e diretto, addirittura nell'individuare le cifre esatte. Non è accettabile l'accantonamento di centinaia di milioni di euro non spesi nei meandri della burocrazia regionale, o bloccati chissà dove, e intanto le statistiche di nuove e vecchie povertà, ahimè, sembrano bollettini di guerra. Tutto questo si ripercuote inesorabilmente su una situazione generale che da tempo, ormai, ha raggiunto livelli di guardia. I dati tragici che i sindacati, ripetutamente, spiattellano in piazza, disegnano un quadro inquietante. In Sardegna si contano 120 mila disoccupati, e la gente, credetemi, oramai è veramente esausta. La pazienza dei sardi è finita, solo il governatore Soru e i suoi colleghi di maggioranza fanno finta di nulla, e anzi sostengono che la situazione sia addirittura in notevole miglioramento. Allora mi domando, ma quale film stiamo guardando? Probabilmente non siamo collegati con lo stesso canale televisivo. La manifestazione popolare, che ai primi di dicembre ha richiamato in piazza mezza Sardegna, è la prova provata che si deve voltare pagina. Io credo che sia una prova che, se ancora c'è bisogno, è all'attenzione di tutti noi, era un messaggio inequivocabile e per febbraio sono pronti a replicare, io credo, e ne sono convinto, con una simile mobilitazione. Adesso spero che almeno su tutto questo vi stiate chiedendo il perché, perché io credo che la realtà possa definirsi drammatica, mentre la gente non ce la fa, e non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese voi, per giorni e giorni, avete perso tempo a litigare per scegliere il nuovo Capogruppo del PD, o avete perso tempo a litigare sui Consorzi industriali per poi scegliere addirittura di non scegliere. Sui Consorzi avete scritto, io credo, una delle pagine più ridicole e patetiche della nostra Regione e di questa vostra legislatura. Io credo di poter sottolineare e dire che non riuscivate a venirne fuori probabilmente per particolari interessi; da una parte il partito dei soriani determinato, e questo neanche a dirlo naturalmente, a smantellare tutto e subito, dall'altra parte qualcuno invece che optava per delle soluzioni magari un attimino più soft, qualcuno anche per difendere qualche amico che è schierato dalla sua parte. Alla fine, dopo aver toccato il fondo gestendo in modo improprio e vergognoso questa questione siete arrivati ad una soluzione di compromesso che in realtà non risolve proprio niente. Il tutto nel tentativo puerile di nascondere lo scontro di potere interno al PD, quando è chiaro come il sole che le diverse anime del Partito Democratico si scontrano praticamente su tutto, non si trovano soluzioni unanimi e restano irrisolte questioni fondamentali ed importanti per la nostra Terra. Su tutte, l'esempio più lampante credo che sia quello della formazione professionale. E' stato demolito un sistema che, com'è stato ribadito più volte, aveva necessità sì, è vero, di un cambiamento, ma è inammissibile che si sia così andati alla cieca. Assurdo non aver pensato a valide alternative e aver lasciato con il fiato sospeso e in mezzo alla strada una serie di persone, tutte quelle risorse umane che hanno lavorato nel mondo della formazione professionale. E allora l'obiettivo che cosa è? Combattere la disoccupazione? Cari colleghi, o magari crearla in questo modo? Purtroppo servirebbe una vera legge di riforma del settore che andrebbe basata su capisaldi differenti, ma finora non si è visto molto e gli stanziamenti che sono previsti in finanziaria, cioè quei 20 milioni di euro per l'attuazione del piano annuale di formazione da elaborare e di intesa fra Regione e Province, cioè i 17 milioni 349 mila euro per incentivare l'esodo verso altri enti pubblici di formazione sono misure onestamente poco significative, addirittura insufficienti, decisamente inutili per risolvere il problema; una vera riforma della formazione dovrebbe essere capace di creare un sistema articolato, che da un lato tenga in considerazione i reali fabbisogni delle imprese e dei lavoratori e dall'altro sia in grado di proporre un'offerta formativa di qualità. Ora, dalla formazione possiamo parlare anche degli interventi sull'istruzione, sul diritto allo studio e anche in questo caso non mancano profonde falle. Si parla tanto di lotta alla dispersione scolastica, però manca un attento monitoraggio del fenomeno, dei reali bisogni dei territori e dei ragazzi. So che il neo Assessore ci sta lavorando con grande interesse e sforzo, ma io credo che il risultato fino a oggi non ci sia e credo addirittura che non ci sarà, forse sarebbe addirittura opportuno verificare i livelli di spesa e i risultati conseguiti dagli interventi precedenti che possono essere meno testimoni di un metodo e di un sistema che dev'essere comunque modificato. Per non parlare poi naturalmente dell'Università. Io credo che la filosofia di questa manovra punta dritto verso la soppressione dell'Università diffusa in Sardegna a favore della centralizzazione dell'offerta formativa. Tagli previsti; si passa da 8 a 4 milioni di euro, rischiano di mettere in seria crisi il mondo accademico delle sedi decentrate. La riduzione della spesa, quindi delle risorse, penalizzerà soprattutto i poli universitari di Oristano e Nuoro. A Oristano sarà, suo malgrado, ridimensionato il corso di archeologia subacquea che, tengo a ricordare a tutti, è l'unico presente in tutta l'Italia. Ma, il presidente Soru e la sua Giunta sembrano restare assolutamente indifferenti a questo problema, forse sono troppo attenti ad altre questioni, ad accontentare gli amici piuttosto che preoccuparsi della realtà oristanese, di tutti quei ragazzi che hanno scelto quella sede periferica per i propri studi. Il sistema dell'Università diffusa è ovviamente perfettibile, ma non può essere ostacolato naturalmente in questo modo. Il diritto allo studio, a migliorare, a specializzarsi, a conoscere di più, a sapere sempre di più, ad aumentare la propria cultura va sempre garantito, dev'essere sempre garantito, e se è possibile si dovrebbero cercare sempre nuove soluzioni per migliorare l'offerta esistente e non certamente per azzerarla. Il presidente Soru aveva detto che della conoscenza sarebbe stato uno dei suoi obiettivi principali; anche quella l'abbiamo messa dentro il calderone delle promesse che però, in realtà, poi non si sono verificate e non si sono mantenute, perché non basta " il SardegnaSpeak English" o aver previsto in questa finanziaria la qualificazione e l'ampliamento dell'offerta didattica universitaria attraverso l'attivazione di professori di fama internazionale, " i Visitor Professor", sono operazioni, per carità, lodevoli, così come il sostegno al rientro di docenti e ricercatori sardi nell'Isola, ma da sole, credetemi, non bastano e rischiano di essere mere operazione di marketing politico o, peggio ancora, demagogie allo stato puro. Che senso ha portare i migliori ricercatori se poi i ragazzi non hanno alcuna possibilità di scelta e l'offerta è ridotta a soli due grandi poli universitari che sono Cagliari e Sassari. Per gli studenti che sono provenienti dalle zone interne, le sedi diffuse rappresentano un'opportunità in più, facilitano l'accesso al mondo universitario, danno la possibilità anche chi non se lo può permettere di frequentare le Università. Sappiamo bene che il pendolarismo non è una brutta piaga solo naturalmente per il mondo della scuola, anche il mondo accademico ne risente, molti abbandoni sia a scuola sia all'Università hanno alla base proprio queste difficoltà dovute ai viaggi, agli spostamenti continui, agli spostamenti che sono eccessivamente costosi. Ecco, l'Università diffusa, in questi casi è, credo, un'ottima e una buona soluzione, è una causa che dev'essere portata avanti. E' superfluo ripetere che non può essere un vero sviluppo senza un sistema formativo e Università efficienti, ma credo che sia indispensabile ispirarsi a principi corretti ed equi che tengano in considerazione le esigenze e i punti di vista dei diretti interessati, ovvero, degli studenti e degli stessi docenti, altrimenti credo che si rischi di andare avanti, ancora una volta, soltanto per slogan, come purtroppo state dimostrando di fare dall'inizio della legislatura. Anche il documento annuale di programmazione economico finanziaria è un'interessante raccolta di proclami, peccato che somigli tanto al vecchio programma elettorale; mancano obiettivi precisi e le risorse con cui questi obiettivi si vogliono raggiungere. Ma tant'è, la finanziaria 2008 si muove sulla falsariga di quelle passate e non offre alcun rimedio efficace ai mali che affliggono la nostra Isola; dovrebbero essere integrate le politiche sociali, credo che questo sia un suggerimento d'obbligo. Da tempo andiamo ripetendo l'importanza dell'assistenza domiciliare integrata, un servizio indispensabile per numerose famiglie, ma che necessità di maggiori risorse. Serve un potenziamento con personale adeguato ai bisogni dei territori e sarebbe auspicabile un sostegno finanziario a favore delle stesse famiglie. Sul fronte del lavoro, invece, anche se possiamo far sperare che il piano di stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, oltre 26 milioni di euro stanziati, gli interventi per l'occupazione femminile e giovanile, circa 20 milioni di euro anche qui stanziati, va detto subito, però, che certamente non sono sufficienti se non si investe in politiche attive del lavoro. Inoltre il problema del precariato non può essere liquidato in modo così semplicistico e la Giunta dovrebbe esserne consapevole. C'è un articolo, ma credo che lo discuteremo in modo attento, quello dei veterinari che vanno ad essere stabilizzati in quel modo così strano, tra l'altro coordinatori regionali mai esistiti, coordinatori regionali di veterinari, ma veterinari che tra l'altro non risultano neanche assunti all'interno delle varie AA.SS.LL., ma esattamente sono dei liberi professionisti che vengono pagati attraverso il rilascio di fatture, quindi è una stabilizzazione un attimino strana e logicamente va chiarita e ripercorsa all'interno di quest'Aula. L'incertezza quindi, dicevo, di un lavoro che non si sa mai quanto potrà durare è logicamente logorante per i giovani, per chi ha delle aspettative e anche per chi giovane oggi non lo è più, ma è un fenomeno che qui sembra assolutamente sottovalutato. Eppure il disagio sociale dovuto alla carenza di opportunità di lavoro è palpabile, così come non si può negare l'impoverimento generale dei lavoratori e dei pensionati. La radiografia di una Sardegna povera in tutti i suoi settori, con una crisi dell'industria e le difficoltà che conosciamo, impone al Governo e alla maggioranza la necessità di atti di responsabilità per predisporre politiche sulla questione sociale e del lavoro, ma purtroppo di tutto questo noi all'interno della finanziaria non troviamo assolutamente niente. Certo, neanche le politiche del Governo nazionale, vostro amico, aiutano in questo senso, anzi. Ma qui in Sardegna il malessere è amplificato da un'azione di governo cieca. Pensiamo soltanto alle tasse sul lusso: la finanziaria prevede alcune modifiche sulla tassa per le imbarcazioni, ma è soltanto un tentativo di mettere una pezza e cercare di ridimensionare, solo in parte naturalmente, ad una norma assurda e impopolare che ha danneggiato non poco l'immagine dell'isola oltre che l'aspetto economico. Forse si sarebbe dovuta cancellare completamente questa tassa, ma è evidente che l'azione di questa squadra di governo non solo non è illuminata da nessun intuito amministrativo, ma credo addirittura che molto spesso non c'è neanche del buon senso e non si riesce ad ascoltare chi magari dall'esterno ha qualche suggerimento da dare.

Con il Piano sanitario regionale credo che si possa concludere questo mio intervento. Le aspettative sono tantissime, i carichi di lavoro che sono stati individuati degli ospedali sui territori penso che debbano essere necessariamente rivisti. A proposito, se qualcuno ci dà notizie anche dell'assessore Dirindin, siamo un bel po' di tempo che non la vediamo, né qui in aula e probabilmente neanche sulla stampa, quindi la cosa già incomincia un attimino a preoccuparci.

Credo che, come ha sottolineato nell'intervento il presidente Floris, il giudizio di questa finanziaria non può essere che negativo e quindi credo che debba essere necessariamente respinta e restituita al mittente. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Grazie. Come annunciato dal Presidente prima di dare la parola all'onorevole Cherchi, concludiamo la seduta di questa mattina.

E' convocata una Conferenza dei Capigruppo nella saletta attigua ed il Consiglio è convocato per le ore 16 e 30. Raccomando a tutti la puntualità perché se non fossimo puntuali non sono disponibile ad attendere che i colleghi del Consiglio arrivino, rinvio la seduta all'indomani. Grazie.

La seduta è tolta alle ore 13 e 32.