Seduta n.295 del 15/02/2007
CCLXLV Seduta
(Pomeridiana)
Giovedì 15 febbraio 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Rassu
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 42.
CASSANO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'8 febbraio 2007 (289), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Biancu, Renato Cugini, Vincenzo Floris, Alessandro Frau, Raimondo Ibba, Gerolamo Licandro, Alberto Sanna e Salvatore Serra hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 15 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno il disegno di legge numero 5-Stat/A il cui esame prosegue con la discussione dell'articolo 10 .
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Presidente, vista la scarsa presenza di consiglieri in Aula, , prima di iniziare l'esame di un articolo molto importante, chiedo una breve sospensione.
PRESIDENTE. Era stata raccomandata la puntualità; ritengo sia un costume assolutamente censurabile quello di tenere in ostaggio i puntuali. Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 45, viene ripresa alle ore 17.)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 10. All'articolo 10 sono stati presentati venti emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e dei relativi emendamenti:
Titolo III
Forma di governo della Regione
Capo I
Disposizioni generali
Art. 10
Regole e doveri dell'attività politica
1. Nella prima seduta dopo le elezioni il Presidente della Regione e i Consiglieri regionali prestano giuramento con la seguente formula: "Giuro di essere fedele alla Costituzione ed allo Statuto, di esercitare le funzioni attribuitemi al fine esclusivo del pubblico bene e dell'interesse generale della comunità sarda". Gli assessori prestano giuramento nella seduta immediatamente successiva alla discussione del programma politico di governo.
2. La legge stabilisce le modalità con cui Presidente, consiglieri ed assessori sono tenuti a comunicare i diritti di proprietà, i redditi, le eventuali partecipazioni e le cariche di amministratore o sindaco presso società, le spese sostenute o le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale.
3. Il Presidente della Regione non è immediatamente rieleggibile alla scadenza del secondo mandato.
EMENDAMENTO soppressivo totale FARIGU.
Articolo 10
L'articolo 10 è soppresso. (250)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CALIGARIS.
Articolo 10
Il comma 1 dell'articolo 10 è soppresso. (170)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al comma 1, le parole "Gli assessori prestano giuramento nella seduta immediatamente successiva alla discussione del programma politico di governo" sono soppresse. (499)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al comma 2, le parole "La legge stabilisce le modalità con cui" sono soppresse. (500)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - MILIA - AMADU.
Articolo 10
Il comma 3 dell'art. 10 è soppresso (364)
EMENDAMENTO soppressivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 10
Nell'art. 10 il comma 3 è soppresso. (728)
EMENDAMENTO soppressivo parziale URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU.
Articolo 10
Nel comma 3 dell'art. 10 è soppressa la parola "immediatamente". (242)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 10
Al terzo comma dell'articolo 10, le parole "alla scadenza del secondo mandato" sono soppresse. (213)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 10
Al 1 comma dell'art. 10, le parole "della comunità sarda" sono sostituite dalle seguenti: "dello Stato e della Regione Autonoma della Sardegna". (75)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 10
Nel primo comma l'espressione "comunità sarda" è sostituita da "popolo sardo". (343)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Il Presidente della Regione, i presidenti delle Province e i sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai tremila abitanti non sono immediatamente rieleggibili alla scadenza del secondo mandato". (501)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - MILIA - CAPPAI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 10
Al 1 comma dell'art. 10, dopo le parole "….dopo le" è aggiunta la seguente: "…. Rispettive". (365)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al comma 1, subito dopo le parole "il Presidente della Regione" è aggiunto: "gli Assessori". (502)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al comma 1, subito dopo le parole "ed allo Statuto" è aggiunto: "della Sardegna". (503)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al comma 1, subito dopo le parole "della comunità sarda" è aggiunto: "di servire lealmente la comunità e di rispettare, in caso di conflitto con altri obblighi di lealtà e solidarietà familiari o associativi, i vincoli dello Statuto, privilegiando l'interesse generale". (504)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 10
Al 1 comma dell'art. 10, ultimo alinea, dopo la parola "giuramento" sono aggiunte le seguenti parole: "con la medesima formula di cui sopra". (76)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al comma 2, subito dopo le parole "sono tenuti a comunicare" è aggiunto: "alla Consulta di garanzia di cui all'articolo 36 della presente legge". (505)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SANNA Francesco - BIANCU - UGGIAS - SANNA Simonetta - MELONI.
Emendamento all'emendamento numero 342
Nell'articolo 10 al secondo comma dopo l'espressione "propaganda elettorale" si aggiunge: "nonché l adesione o la partecipazione a qualunque forma di associazione di natura politica, economica e culturale". (805)
EMENDAMENTO aggiuntivo BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 10
Nell'art. 10 al secondo comma dopo l'espressione "presso società" è aggiunto "nonché le associazioni, di qualsiasi natura, delle quali fanno parte". Dopo il 2° comma aggiungere: "La legge prevederà le sanzioni in relazione alla violazione degli obblighi su indicati". (342)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 10
Al termine del comma 2, è aggiunto: "I dati di cui sopra sono pubblici e accessibili a tutti i cittadini secondo le modalità di cui all'articolo 2 della presente legge". (506).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, con questa legge statutaria mi sembra che stiamo giocando al ribasso e ci stiamo allineando alle leggi statutarie delle più piccole Regioni a statuto ordinario. Io non desidero formulare critiche distruttive quanto individuare, se è possibile (lo si vede soltanto da questo articolo, posto che stiamo iniziando a discutere la forma di governo), quali opzioni siano consentite per evitare che il Governo possa impugnare questa legge statutaria e per fare in modo di rimanere all'interno della cornice disegnata dalla Corte. Anche se dobbiamo dire che queste sono guerriglie di tipo giuridico (come abbiamo detto tante volte), perché ci dobbiamo rendere conto che non è stata tanto la Corte quanto il Governo ad aver impugnato il provvedimento della Calabria. Ma il Governo cambia sovente opinione, così come sovente la cambia la Corte Costituzionale.
La Corte ha cambiato idea riguardo a questioni importanti, dense e cariche di valenze istituzionali; si pensi, solo per fare un esempio, forse quello più vistoso, alla ridefinizione dei rapporti tra diritto comunitario e diritto interno e alle tecniche con le quali è stato rivisto tutto il tema riguardante le antinomie. D'altra parte a livello nazionale si sta facendo ormai strada un'iniziativa di revisione costituzionale con la quale si intende, finalmente, spezzare la catena di indissolubilità che lega le sorti del Consiglio a quelle del Presidente e della Giunta in carica.
La normativa sullo specifico caso delle dimissioni non aventi, come si suol dire, causa politica, è già in avanzato stato di predisposizione da parte di quasi tutte le componenti politiche per rompere l'eccessiva rigidità del meccanismo fondato sul principio, sempre richiamato in quest'Aula, quasi fosse il grido degli uccelli, simul stabuntsimul cadent; un concetto esasperato una rigidità per fatti privi di significato politico, l'abbiamo detto tante volte in quest'Aula, che si riflettono negativamente sul Governo e sulle popolazioni governate.
Far passare fatti personali, in caso di dimissioni del Presidente della Regione, per fatti politici, svuota completamente di significato la scelta del leader della coalizione al momento del voto, e priva di significato anche la scelta di tutti coloro che hanno sposato il presidenzialismo. L'hanno sposato, come noi sappiamo, perché Mastella faceva le rivoluzioni e cambiava le alleanze passando da una parte all'altra; allora, per evitare di cambiare le alleanze si è pensato di adottare una forma di presidenzialismo come questa perché si è dato un valore alla stabilità del governo che valore non è, perché la stabilità del governo la possiamo raggiungere col presidenzialismo, ma anche col parlamentarismo.
Nulla vieta comunque alle Regioni ad autonomia differenziata, come la nostra, di rispettare il proprio ambito di autonomia in ordine alla disciplina della forma di governo, indipendentemente dal quadro costituzionale che si è formato per le Regioni a statuto ordinario. Nessun ostacolo a superare il principio del simul stabunt, da parte non delle Regioni a statuto speciale, ma anche di una sola Regione a statuto speciale.
Così come, onorevoli colleghi del Consiglio, nessuna norma costituzionale prescrive quali poteri devono essere esclusivamente riconosciuti al Presidente eletto dal popolo. Se c'è qualcuno in quest'Aula che può alzarsi a dire che esiste una norma costituzionale che individua quali sono i poteri del Presidente eletto dal popolo, lo faccia! Ma non c'è, perché non esiste! Si può dire che i poteri di un Presidente eletto dal popolo non possono essere gli stessi di un Presidente eletto dal Consiglio regionale, ma da qui a sostenere che tutti i poteri vanno al Presidente eletto dal popolo, ne passa!
Io penso invece che molti poteri, tanti poteri, siano stati usurpati dai Presidenti eletti dal popolo e quindi inseriti, come è stato fatto anche in questa legge presentata dalla Regione, nella nuova legge statutaria. Ma non nascondiamoci dietro la Corte costituzionale! Noi oggi non stiamo ribadendo poteri che il Presidente ha, noi li stiamo attribuendo, anzi il Presidente se li è attribuiti, li ha trasmessi all'Aula nel testo di legge e il Consiglio regionale, anziché vedere e rivedere i poteri del Presidente, li ha notevolmente aumentati, gliene ha aggiunto altri rispetto a quelli che il Presidente chiedeva. Sono troppi, a nostro giudizio, e anche pericolosi! Sono consistenti e legati, più che a esigenze reali, alle condizioni complessive di contesto nel quale noi oggi stiamo legiferando, al fatto che questi poteri siano stati indicati dalla Giunta regionale in carica.
Io vorrei chiedere: "Se scegliessimo la strada di elezione consiliare del Presidente, questi poteri sarebbero gli stessi o sarebbero diversi?". Rispondiamo a questa domanda. Sarebbero gli stessi, nell'interesse del popolo sardo, o sarebbero diversi? La crisi della Giunta regionale, nel caso eleggessimo il Presidente dal Consiglio regionale, e ci fosse la mozione di sfiducia, comporterebbe lo scioglimento del Consiglio oppure no? Non dimentichiamo che noi siamo in assenza di un organo terzo che possa pilotare le crisi; cioè noi non abbiamo un Capo dello Stato che, a livello nazionale, svolge questo compito.
Il fatto che la Giunta e il Consiglio si fronteggino tra di loro non è un fatto irrilevante. Noi racchiudiamo tutto all'interno della Regione, e questa legge statutaria io credo che rappresenti il vecchio della nostra Regione; una Regione che, invece, ha bisogno di essere notevolmente cambiata e modificata nel profondo. Occorre guardare all'istituto regionale nel suo insieme, si deve considerare l'esigenza delle relazioni tra governanti e governati, elemento che non c'è, e lasciamo perdere il referendum. Le relazioni della Regione con le autonomie territoriali, le autonomie funzionali, le forze esponenziali della comunità organizzata, lo Stato, l'Unione Europea, la comunità internazionale, ma dove è tutto questo nella legge statutaria? Non c'è!
La stessa disciplina delle fonti, a cui si è richiamato sovente l'Assessore, è una piccola parte dell'organizzazione, e noi stiamo facendo l'unico cardine del tutto. La forma di governo, si sa, è solo un piccolo tassello di una parte, ma il nostro quadro è la parte, non il tassello. Tutto questo viene ampiamente dimostrato dal voler essere, a tutti i costi, più realisti del re. La Corte, confermando peraltro una delle sue precedenti indicazioni, ha dato alle Regioni di spartire come credono il proprio Regolamento. Dove sta scritto, Assessore, che i regolamenti devono essere fatti dalla Giunta? Poi, io, nel proseguo…
PRESIDENTE. Onorevole Floris, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, in merito all'articolo 10, osservando le due stesure di questo articolo, quella della Giunta e quella della Commissione, balzano agli occhi soprattutto due dati importanti. Il primo riguarda la doverosa cancellazione dell'omelia laicista, presente nel primo comma, laddove, senza nemmeno usare il termine giuramento, si impegnavano gli organi della Regione, Presidente, consiglieri regionali e Assessori, a "rispettare" - era indicato questo termine - "in caso di conflitto con altri obblighi di lealtà e solidarietà familiari o associativi il vincolo dello Statuto, privilegiando l'interesse generale".
Ma, scusate, se le parole hanno un senso, esiste o non esiste una differenza fra impegno e giuramento, anche a prescindere dalla convinzione religiosa individuale? E' possibile immaginare, per fare un esempio comune, un testimone che davanti al giudice in tribunale si impegna a dire la verità, ma non vuole giurare? E che senso ha evocare i fantasmi di altri obblighi, sottinteso inconfessabili, fonte di conflitti devastanti quando, va da sé, che chi riveste una carica pubblica deve orientarsi verso l'interesse generale? Bene ha fatto la Commissione a non partecipare, in questa circostanza, al campionato del "chi la spara più grossa", che la Giunta avrebbe voluto vincere per mancanza di avversari.
Da vecchio calciatore dico che queste partite per fortuna non le ho mai giocate, non mi sono mai piaciute, e spero appunto che i sentimenti del confronto vero e leale, soprattutto perché stiamo parlando di riforme istituzionali, prevalgano anche in questo Consiglio regionale. Senza retro pensieri, che non fanno altro che avvelenare la politica ed alimentare, in molti casi a ragione ma spesso a torto, la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni.
Di questi retro pensieri, ad esempio, c'era traccia nel secondo comma dell'articolo che la Commissione ha ritenuto giustamente di cancellare, si faceva tra l'altro riferimento all'obbligo per gli organi della Regione di comunicare al Consiglio qualunque situazione di vantaggio derivante da progetti e dalle azioni dell'amministrazione regionale. L'ossessione antiberlusconiana evidentemente gioca brutti scherzi anche da svegli! Che cosa significa qualunque vantaggio? Io che sono un imprenditore agricolo dovrò comunicare al Consiglio che presenterò una domanda di finanziamento sulla base di una legge regionale? O qualche collega medico, poniamo, dovrà avvertire il Presidente dell'Assemblea che sta pensando di partecipare a un concorso bandito dall'università che riceve fondi dalla Regione? Andando avanti di questo passo, cari colleghi, penso che soltanto i pensionati potrebbero essere al riparo da qualunque vantaggio derivante da una carica pubblica. Ma, con tutto il rispetto per i pensionati, forse la loro splendida immunità dal peccato non sarebbe sufficiente a migliorare la politica; altro è dire, come ha fatto la Commissione, che gli organi della Regione devono documentare proprietà, arredi, partecipazioni e cariche presso società, eccetera. Credo che tutti siamo d'accordo sul fatto che la trasparenza sia un elemento fondamentale della buona amministrazione.
Secondo punto, il testo della Giunta entrava a piedi uniti, per restare nelle metafore calcistiche, nella materia parlamentare dei mandati di sindaci, presidenti di provincia e perfino di consiglieri comunali e provinciali. Anche questa parte è stata eliminata dalla Commissione perché, come è noto, il Parlamento si sta occupando di questi problemi limitatamente alle figure di vertice degli enti locali, mentre sta volutamente tenendo da parte la questione dei componenti delle Assemblee, con la significativa eccezione relativa alla revisione delle incompatibilità, per lasciarla alla libera scelta delle forze politiche e dei cittadini elettori. Sarebbe davvero sbagliato non tener conto del lavoro del Parlamento che, sia pure prospettando soluzioni diverse, si è più volte soffermato sulla necessità di rivedere i principi contenuti nell'articolo 51 del decreto legislativo numero 267 del 2000, più noto come Testo unico degli enti locali.
Esiste un largo consenso, in particolare, sulla possibilità di estendere fino al terzo mandato la durata delle cariche di sindaci e presidenti di provincia; un consenso fondato su due elementi principali. Di fatto è l'unica limitazione prevista dal nostro ordinamento e produce una disparità di trattamento fra coloro che nel governo locale sono chiamati ad amministrare la cosa pubblica con lo stesso impegno e la stessa assunzione di responsabilità, se vogliamo ancora più elevata per quanto riguarda i sindaci; inoltre le importanti modifiche al Titolo V, Parte II, della Costituzione hanno messo sullo stesso piano comuni, province, Regioni e Stato come articolazioni costitutive della Repubblica. Tale riforma impone un ragionamento complessivo sia sui limiti di mandato, appunto, che sulle norme riguardanti le incompatibilità e le ineleggibilità.
Non meno significativi in questo contesto sono i progetti di legge presentati in Parlamento e tendenti a rimuovere l'attuale incompatibilità fra le cariche di assessore e consigliere, comunale e provinciale. Su questo argomento torneremo più avanti in occasione della disciplina puntuale della materia. La ratio della rimozione della incompatibilità nelle autonomie locali, comunque, consiste nell'eliminare il vulnus della sovranità popolare costituito dalla decadenza degli eletti, molto spesso i più votati, chiamati a ricoprire il ruolo di governo; assunta questa carica gli eletti dal popolo scompaiono di fatto e molto frequentemente a beneficio o di candidati non eletti o di soggetti esterni indicati direttamente dai partiti. Immaginatevi in un comune, per esempio di centomila abitanti, che un consigliere sia chiamato a fare l'Assessore; ora, se per caso quel consigliere non dovesse avere rapporti ottimali col sindaco, questi lo metterebbe automaticamente fuori dal Consiglio stesso e magari è stato tra i più votati in quella città.
Quindi vorrei che effettivamente ci fosse una pausa di riflessione su questa questione che, come ho detto, non produce solo un vulnus alla libera espressione del corpo elettorale, ma è anche alla radice di molte tensioni fra organi esecutivi ed assemblee emerse da tempo all'interno delle autonomie locali. Ragione di più per lasciare il compiuto esame della materia al Parlamento senza però trascurare le indicazioni di fondo provenienti sia dalla Camera, sia dalle associazioni di categoria come l'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (ANCI) e l'Unione delle Province d'Italia (UPI) e sia dagli stessi amministratori locali che vivono quotidianamente a contatto con le loro realtà.
Da questo ampio dibattito anzi può e deve trarre giovamento anche la Regione per ciò che la riguarda più direttamente, come vedremo più avanti in sede di esame dell'articolo 20, muovendosi in coerenza con quanto proviene sia dal livello parlamentare che dal sistema delle autonomie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, affrontando il Titolo III di questo disegno di legge all'esame del Consiglio, si è detto che entriamo nel vivo dei problemi che attengono la configurazione, la sorte degli organi del nostro Istituto regionale. Io, francamente, avrei la tentazione di dire che stiamo entrando piuttosto nella sala di terapia intensiva per la cura di un corpo ammalato; e non è detto che nelle norme di questo disegno di legge ci siano gli strumenti per assicurare davvero una sana e rapida guarigione del nostro corpo autonomistico evidentemente non in ottima salute.
Preliminarmente, nell'articolo 10 definiamo le modalità di giuramento del Presidente, dei consiglieri, degli Assessori. Non abbiamo ancora in legge definito come farli nascere e già affrontiamo il come farli giurare, come consacrarli attraverso il giuramento all'onore e alla responsabilità del compito.
Francamente mi sembra una contraddizione. Presidente, avanzo una proposta concreta, o si sopprime questo articolo perché inutile, perché il suo contenuto è già compiutamente definito dallo Statuto vigente e da leggi vigenti, oppure, se non venisse accolta questa osservazione, perchè non definiamo il contenuto dell'articolo 10 dopo aver esaminato e approvato gli articoli relativi alla elezione del Presidente, all'elezione dei consiglieri, all'elezione degli Assessori? Perché, se si approva questo articolo 10 nell'attuale stesura, si dà per certo che il Presidente viene eletto (perché se giura nella prima seduta del Consiglio vuol dire che è già eletto) senza aver ancora stabilito se deve essere eletto direttamente dal popolo o indirettamente attraverso il Consiglio.
Nella proposta in discussione è indicato come eletto direttamente dal popolo ma il Consiglio non si è ancora pronunciato, quindi è una questione non definita, giuridicamente non definita, e non si possono definire le modalità di giuramento se non si sono ancora definite le modalità di elezione. E' una questione simile a quella dell'articolo8 .
Si dovrebbe quindi sospendere questo articolo e affrontare prima quelli attinenti alla elezione del Presidente della Regione; nel corso di un serio e approfondito dibattito verranno esaminate tutte le questioni che a più riprese sono già emerse in tanti interventi nostri e vostri,, e poi si vedrà.
La Giunta si è pronunciata attraverso il suo disegno di legge, la Commissione si è pronunciata nel licenziare il testo, ma non si è ancora pronunciato il Consiglio su questo articolo 10 che recita che nella prima seduta il Presidente della Regione presta giuramento; ma, un momentino, nella prima seduta, se non è eletto dal popolo, il Presidente non è nelle condizioni di giurare, potrà giurare solo, se viene eletto dal Consiglio, dopo che il Consiglio lo avrà eletto.
E, allora, come facciamo a superare questo ostacolo per non ritrovarci in difficoltà dopo nell'esame dei successivi articoli? Io, se mi potessi permettere, inviterei il Presidente di questo Consiglio a dare un attento sguardo a tutti questi aspetti per rendere più - come dire - razionale e coerente il nostro lavoro, il lavoro di questo Consiglio, per dare un certo ordine agli articoli di modo che siano conseguenti, per non prendere decisioni anticipate e magari contraddittorie con quelle successive.
Il Presidente in qualche modo mi ha dato una risposta; mi ha detto che vi è una prassi, che si può sempre ritornare indietro su un articolo già approvato, ove successivamente vengano approvate norme non coerenti; ma non mi sembra questo un modo sistematico e razionale di lavorare e fare le leggi.
Quindi, io proporrei, Presidente, per questo articolo ma anche per tutti gli altri che lei conosce assai meglio di me (confortato anche dalla sua grande esperienza e dagli Uffici), di poter effettivamente predisporre un esame dell'articolato che abbia uno sviluppo logico e consequenziale, perché questa contraddizione (per me contraddizione, o incoerenza) presente nell'articolo 10 credo che la riscontreremo anche in articoli successivi.
Io mi fermerei qui perché mi piacerebbe conoscere il parere della Presidenza se questi aspetti da me sottolineati e sapere se li ritiene meritevoli di attenzione e di considerazione prima di procedere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). E' alla nostra attenzione il Titolo III sulla forma di governo della Regione. L'articolo 10 mira a coprire una carenza normativa che attiene al giuramento del Presidente e dei consiglieri regionali. In merito è stato presentato un emendamento, che io condivido, il "343", con il quale si propone di sostituire l'espressione "comunità sarda" con l'espressione "popolo sardo".
Allo stesso articolo, come Rifondazione Comunista, presentiamo un emendamento che attiene alla rieleggibilità, del Presidente in carica al termine del secondo mandato. Questo emendamento ha lo scopo di sopprimere, al primo comma dell'articolo 10, il termine "immediatamente", e di introdurre un principio a nostro avviso assolutamente importante, soprattutto adesso che discutiamo dell'articolo 10, di fronte ad una Statutaria di impostazione presidenzialista (così come è configurata nella proposta uscita dai lavori della Commissione), cioè che le regole che devono sovrintendere alla funzione del Presidente della Regione, e anche quindi ad una sua eventuale rielezione, non possono essere le stesse del sindaco di Tresnuraghes.
Il sindaco di un piccolo comune oggi può ricoprire la carica per due mandati consecutivi, non è immediatamente rieleggibile ma può essere eletto consigliere comunale, assumere l'incarico di vicesindaco, e poi ripresentarsi facendosi rieleggere come sindaco per altre due legislature. Queste disposizioni, a nostro avviso, sono già poco serie quando si tratta di un comune piccolo come il comune di Tresnuraghes, assolutamente inaccettabili quando si tratta della Regione sarda: dieci anni di legislatura, di governo, di potere, di potere esercitato in una istituzione che sceglie la forma di governo presidenzialista, è un periodo non solo congruo, è un periodo massimo, irripetibile.
E, soprattutto, va segnalata la differenza: qui non stiamo parlando del sindaco della Sardegna, stiamo parlando del Presidente della Regione e il Presidente della Regione è il Presidente di una comunità che, nell'ambito dei riconoscimenti di livello costituzionale, è una delle due comunità che è considerata in modo speciale, che ha uno Statuto che è legge costituzionale, cioè una delle comunità con la quale c'è un patto con lo Stato di tipo federativo, o molto vicino al patto di tipo federativo. Per cui la situazione istituzionale della Regione sarda non è riconducibile a quella di un ente locale: è così che sono nate le Regioni a Statuto ordinario. Per memoria: le Regioni a Statuto ordinario sono enti locali, la Regione autonoma della Sardegna è di più, è una comunità che ha un'organizzazione molto simile (o che propende), a quella dello Stato nazionale.
E tanta discussione, anche dotta, si è sviluppata in quest'Aula e fuori da quest'Aula, grazie anche a personaggi di tutto rispetto della cultura politica regionale, nazionale e io direi anche internazionale, come Emilio Lussu; tanto si è speso per condurci verso quella prospettiva piuttosto che verso un'altra: quella dell'ente locale, del sindaco della Sardegna, di un grande comune molto ampio territorialmente.
Per cui i tratti che sono comunque contenuti in questo disegno di legge preoccupano, intanto per la forma di governo scelta, quella presidenziale, ma ancora di più per il tentativo sistematico di ricondurre, anche attraverso la Statutaria, a ordinarietà la specialità riconosciuta dallo Stato, dalla Costituzione alla Regione autonoma della Sardegna e, inoltre, di portare la Regione autonoma della Sardegna, idea che di volta in volta viene rappresentata, in maniera molto più evidente e più chiara da parte dei Riformatori, ma anche da altre parti politiche e persino da ambienti della maggioranza, ad una soggettività pari a quella di un grande comune, di una grande città.
Per cui merita un sindaco, una Giunta municipale o una Giunta regionale assolutamente governata dal Presidente ed un Consiglio comunale o un Consiglio regionale privo di poteri e anche di rappresentanze, in un rapporto diretto con il cittadino di tipo non proprio democratico nel senso che chi ha le leve del potere, chi ha la funzione da protagonista, esercita nei confronti della popolazione un indubbio, a volte, fascino, in altri casi potere, tale da determinare una sorta di subalternità e di sudditanza.
Allora, rispetto a questo percorso noi, ovviamente, non ci siamo, rispetto a questo percorso noi, ovviamente, abbiamo presentato emendamenti e faremo una battaglia, in modo trasparente; noi riteniamo infatti che le riforme si debbano fare, così tagliamo la testa al toro, a chi pensa che noi si abbia qualche tentazione di tipo ostruzionistico. Noi non facciamo ostruzione, facciamo una battaglia, e la facciamo fino in fondo perché abbiamo argomenti, e la facciamo anche in ragione delle esperienze che si stanno maturando. Non c'è solo l'esperienza sarda, c'è anche quella di altre regioni, di altri comuni, c'è anche quella dello Stato nel suo complesso, di come funziona meglio la macchina burocratica della pubblica amministrazione, di come si sono risolti i problemi, di come si rispettano anche i programmi politici che ogni volta si sottoscrivono.
Adesso stavo riguardando il programma dell'Unione. A fine settimana, sabato, c'è una grande manifestazione a Vicenza sulle servitù militari; l'Unione parlava di organizzare una conferenza per la ridefinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori, con particolare riferimento alle basi nucleari, in modo tale da contemperare gli interessi della difesa nazionale con quelli delle popolazioni e delle comunità locali. Questo è il tema, che vale per le servitù militari e vale per altro. Questo è il tema, la semplificazione e la stabilità, ma la semplificazione politica e la stabilità dei governi non passa, noi lo diremo fino alla fine, attraverso l'individuazione di architetture istituzionali che riducono il protagonismo delle popolazioni nella gestione della cosa pubblica e nel governo delle istituzioni democratiche.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, l'articolo 10, che inaugura il Titolo III, finalizzato a determinare la forma di governo, è incentrato sulle regole e i doveri dell'attività politica. A mio avviso è un articolo infondato e superfluo, insomma, non ha motivo d'essere. Per questo sosterrò l'emendamento soppressivo totale numero 250 presentato dall'onorevole Raffaele Farigu.
In modo particolare non è accettabile, e lo reputo incostituzionale, il primo comma che modifica il testo del giuramento sancito dall'articolo 23 dello Statuto vigente. Analoghe considerazioni sono estese al giuramento previsto per gli Assessori. Vedo l'assessore Sanna molto perplesso, ma spero nel frattempo di convincerlo sulla validità quanto meno del ragionamento che propongo; qualunque modifica, a mio avviso, deve essere inserita nel nuovo Statuto e non ne può prescindere. Dico questo da socialista non pentita a proposito di coerenza parlamentarista e proporzionalista. In proposito mi riferisco anche ad alcuni colleghi di Alleanza Nazionale che, in quest'Aula, hanno sostenuto di essere da tutt'altra parte, oggi, dimenticando forse un po' la storia del loro partito, quando c'era qualche leader che era proporzionalista convinto.
Reputo quindi il ruolo degli assessori riconducibile necessariamente alla legge elettorale, come recita l'articolo 15, precisando tuttavia fin d'ora che far cessare l'incompatibilità tra consigliere e assessore rende più autonomo l'esponente dell'esecutivo e favorisce un confronto interno alla Giunta regionale di carattere politico, pur nell'attuazione del programma concordato dalla coalizione prima dello svolgimento delle elezioni.
Gli assessori politici, non i tecnici che vengono nominati o revocati secondo un criterio strettamente personale del Presidente, offrono maggiori garanzie perfino di stabilità del governo e della maggioranza. Rispecchiano, infatti, molto meglio la coalizione e assicurano un'attuazione più collegiale in quanto pluralista del programma. Ciò, del resto, darebbe maggiore risalto e favorirebbe la nascita di coalizioni politiche anziché meramente elettorali, eviterebbe gli estremismi e le rigidità dei poli non omogenei ma contrapposti, permetterebbe più facilmente il dialogo e la riflessione su tutte le questioni presenti nel programma o emerse, successivamente alla redazione del programma. Come ho già detto in un'altra occasione, infatti, i programmi non sono tomi che appartengono a un'enciclopedia.
Per quanto concerne il secondo comma dell'articolo 10, mi sembra, ancora una volta, di vedere affermato il principio che anima le matrioske; dentro una bambola ce n'è un'altra, identica, e così una legge statutaria, come diceva oggi l'onorevole Farigu, richiede tante statutarie quanti sono gli argomenti dell'articolo 15. Se il comma 2, infine, è stato introdotto a tutela dei cittadini, non si capisce perché non abbia fatto parte dell'articolo 3 sulla legalità, imparzialità e trasparenza.
Per altro, senza una specifica legge elettorale resta in vigore la normativa statale sulle spese sostenute o le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale e, quindi, questo comma mi pare anche esso, come dire, superfluo.
Per quanto riguarda, infine, il terzo comma dell'articolo 10, relativo al mandato del Presidente della Regione, anch'esso potrebbe essere trasferito nella legge elettorale perché indica, nello specifico, la rieleggibilità o meno alla scadenza del mandato che si presume possa essere il primo o anche il secondo, secondo quanto la legge elettorale per volontà del Consiglio deciderà.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che l'articolo 10 sia stato opportunamente inserito nel testo della Statutaria; e vorrei entrare nel merito di ciò che esso prevede, osservando e coordinando il suo dettato con ciò che viene disposto successivamente. Una prima osservazione di carattere tecnico: il Presidente giura nella prima seduta del Consiglio, ma il Presidente si insedia all'atto della proclamazione, il Presidente della Giunta convoca la prima seduta del Consiglio regionale. Allora, c'è una chiara disparità che viene ulteriormente rafforzata, nel senso che i consiglieri al momento dell'insediamento giurano, il Presidente della Giunta, invece, si insedia al momento della proclamazione e convoca il Consiglio regionale. Due organi di pari legittimazione popolare hanno un percorso di insediamento differente a favore del Presidente eletto, che è un elemento di rafforzamento sostanzialmente nella procedura dell'idea presidenzialista perché incardina addirittura l'insediamento degli organi della Regione con procedure differenti.
Io credo che la Giunta su questo debba fare un ragionamento; se lo confermasse verrebbe confermata la mia impressione di una ulteriore esplicitazione che incardina il sistema dei poteri regionali sulla figura del Presidente, oppure magari si tratta di coordinare diversamente i momenti dell'insediamento. Io non vedo nessuna difficoltà a che il Presidente si insedi al momento della convocazione del Consiglio e che giuri contestualmente ai consiglieri regionali e che il Consiglio sia convocato, come oggi la legge prevede, dal decano.
Ma al di là di questa osservazione, sulla quale attendo se fosse possibile qualche interlocuzione, segnalo che nell'articolo 10 compare per la prima volta un elemento, inserito durante i lavori della Commissione, che è il programma, perché si fa riferimento alla seduta immediatamente successiva alla discussione del programma. Il programma compare nell'articolo 10, compare nell'articolo 13, compare nell'articolo 19. C'è una seduta successiva all'insediamento in cui si discute il programma che il Presidente illustra, e rientra tra le sue competenze e i suoi doveri illustrare il programma, e c'è un check-up di metà mandato in cui il Consiglio regionale si confronta col Presidente sull'attuazione del programma. Poi mi è sembrato di leggere qualche emendamento: in alcuni casi non si vota, in altri casi si conclude con un voto, ma tant'è, il dato politico è questo.
La Commissione istituisce, si comprende, una dialettica (positiva agli occhi della Commissione) tra la maggioranza, il Consiglio tutto inteso e il Presidente eletto rispetto al programma di governo; ed è chiaro che si immagina questa dimensione dialettica per rafforzare le funzioni del Consiglio. Cioè il Consiglio diventa un garante, come dire, di mandato elettorale. E questo sforzo positivo di rafforzamento del Consiglio è apprezzabile, non è che non sia apprezzabile. Il check-up di metà mandato consente una verifica di attuazione che neanche oggi è così fissa, e metterla in Statutaria non è mica uno scherzo, si comprende che c'è una volontà di questo tipo.
Però io adesso vorrei porre alcune domande per poi giungere alla conclusione di ciò che mi pare utile valutare votando questo articolo. Intanto bisogna capire che valenza si dà al programma elettorale nella legge elettorale; perché se il programma viene depositato insieme alla candidatura del candidato Presidente che cosa verrebbe a dire di differente il Presidente della Giunta al momento in cui si insedia rispetto al programma votato dagli elettori? Si comprende che la Commissione ha ipotizzato una differenza tra programma elettorale e programma, invece, di governo. Una differenza che è difficile da spiegare all'elettore.
Si può intendere che il programma elettorale è un programma di obiettivi, di contenuti generali e invece il programma di governo è un programma di priorità, di strumenti. Ma sorge spontanea la domanda: perché non dettagliare, visto che si presenta un programma agli elettori e poi lo si ripresenta al Consiglio regionale dopo neanche venti giorni, già nelle priorità e negli strumenti anche quello che si presenta agli elettori? C'è un'altra, ulteriore riflessione da fare, concludendo questa prima in questi termini. E' chiaro che il programma votato dagli elettori che nella legge elettorale dovesse avere una sanzione ufficiale è il programma decisivo, per cui il Presidente potrebbe presentarsi qui e dire: "Vi do per letto il programma perché è quello che venti giorni fa è stato votato dagli elettori", dando quindi a quel programma una valenza così cogente da non consentire quella normale, razionale declinazione nell'azione del governo del mandato elettorale.
Ma c'è un altro aspetto che forse va considerato: in quali condizioni un Consiglio regionale viene a discutere dell'attuazione del programma? Il check-up di metà mandato, se avviene con un Consiglio che è comunque consapevole di poter essere sciolto con le semplici dimissioni del Presidente, non è una discussione su basi autenticamente dialettiche, non foss'altro perché se è vero che la sua maggioranza, se dissente dal Presidente, fa una mozione di sfiducia e non discute il programma, è pur vero che nell'azione dialettica ci possono essere graduazioni di differenziazione rispetto alla valutazione di attuazione.
Ma l'interpretazione di questa gradazione è rimessa a una sola persona che dispone di un potere rilevante, per cui la discussione del programma di metà mandato, che è una norma di riequilibro, è secondo me assolutamente inficiata dallo squilibrio di poteri in cui quella discussione va a realizzarsi.
Una discussione - lo ricordava il professor Pubusa - non si realizza in maniera libera se non tra pari e quando io ho uno squilibrio di potere col mio interlocutore quella non è una discussione libera. Per cui sottopongo all'attenzione della Giunta, del relatore, della maggioranza il fatto che se si vuole valorizzare ciò che è stato inserito nella Statutaria, positivamente a mio avviso, dalla Commissione e cioè queste verifiche, questo incardinamento nel Consiglio regionale di una verifica del programma di governo, che vuol dire esplicitare nella forma più alta una funzione di controllo, questa deve avvenire con una attenuazione in un sistema presidenziale che io aborrisco come tutti sanno, ma se ragiono seguendo la logica che da tanti è stata ritenuta quella ottimale, devo ritenere che questo percorso si emancipa dalla ritualità in cui è adesso se si attenua sensibilmente il potere di scioglimento; perché dinanzi a un potere di scioglimento duro e puro, qual è quello attualmente disponibile in capo al Presidente della Giunta, quello non è un dibattito serio, quello è un dibattito rituale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, è già stato detto che con l'articolo 10 stiamo entrando nel merito della forma di governo della Regione. Avrei preferito che il presidente Soru e anche qualche collega della Giunta fosse magari presente, visto che in questi ultimi giorni non è stata prestata tanta attenzione, se non da parte del solo assessore Dadea al quale questa particolare attenzione va assolutamente riconosciuta. Abbiamo già detto che il disegno di legge che stiamo affrontando in quest'Aula non è un disegno di legge qualsiasi, ma con questo articolo 10 entriamo effettivamente nel cuore del provvedimento. È a partire da questo articolo che vengono fissati i punti salienti, relativi alle regole della politica, al Consiglio e al suo funzionamento, sino ad arrivare al ruolo del Presidente della Regione. Questo è il nocciolo della questione, e in proposito non si potrà certo far passare sotto silenzio quello che voi avete già in mente di fare, come è stato esplicitato anche dai colleghi della maggioranza che sono appena intervenuti, tranne qualcuno che ha ben sottolineato di non essere favorevole al presidenzialismo.
E' presidenzialismo esasperato quello che si legge all'interno di questo testo ,che rischia tra l'altro di minare (e questo l'abbiamo detto più volte) le basi della più solida democrazia; e i sardi devono sapere quale esagerazione politica adesso si sta cercando di portare avanti. E noi che esercitiamo il ruolo dell'opposizione non possiamo certo tacere.
Io sono convinto che avete pensato a tutto nei minimi dettagli, spianando la strada ad un pericoloso, come ho già detto, presidenzialismo dei cui effetti già adesso abbiamo chiarissime avvisaglie, con un Presidente che gioca, anche questo l'abbiamo già detto più volte, a fare il padrone, a fare il monarca assoluto. Ora non voglio e non oso immaginare quale potrà essere lo scenario se i prossimi articoli passeranno così come sono stati concepiti dalla Commissione. La valanga di emendamenti presentata spero faccia capire che probabilmente non è questa la ratio da seguire, ma che si ha necessità di una profonda modifica di quegli articoli.
Pensate questo: Soru, il Presidente della Regione, nomina o manda a casa gli Assessori come lui meglio preferisce, come crede, in base ai suoi umori. Questo dice comunque il testo in discussione, chiaramente non è così palese, ma questo può realmente avvenire. I partiti finiscono di avere una voce in capitolo, gli Assessori sono considerati alla stregua di meri e soli collaboratori del Presidente e dovranno rispondere solo ed esclusivamente a lui. Il Consiglio non esiste più. Ora, non che il tutto stia accadendo senza che gli altri se ne rendano conto, però le ultime dimissioni di Assessori puzzano un po', nel senso che sembra siano stati proprio costretti a gettare la spugna di fronte agli atteggiamenti autoritari del nostro Presidente. Non è nemmeno una novità il silenzio in merito dei partiti, visto che i partiti di maggioranza non sono stati in grado di farsi rispettare, e, molto spesso, troppe volte hanno chinato il capo al volere di un uomo solo al governo. Passatemi allora questa esclamazione: alla faccia della democrazia, se questa si chiama democrazia!
Ugualmente credo che sia inconcepibile, per come è disciplinato in norma, che un'Assemblea legittimamente eletta dai sardi sia legata al destino di un Presidente. Va assolutamente rivista la norma, e su questo spero siano d'accordo tutti i colleghi del Consiglio, per cui in caso di dimissioni del Presidente anche il Consiglio si scioglie; sono organi completamente diversi; questa disposizione va bene quando si tratta di consigli comunali (per il comune di Tresnuraghes, per citare il collega Uras), ma questa è l'Assemblea regionale dei sardi ed ha un ruolo ed un valore completamente differenti.
I due organi devono essere separati; l'Assemblea deve mantenere la sua peculiarità, non possiamo accettare né tanto meno permettere che il Consiglio sia svilito e umiliato in questo modo, è un organo fondamentale a garanzia della democrazia e, piaccia e non piaccia, è l'organo rappresentativo della comunità regionale, esercita funzioni legislative, di indirizzo politico, di controllo e di vigilanza sull'attività degli organi di governo e sulla Amministrazione regionale, come recita il successivo articolo 13. Questo è il ruolo, reale, che deve avere il Consiglio regionale.
Allora, colleghi, se il Consiglio regionale ha un ruolo fondamentale, non può essere certo lasciato in balia di un unico uomo, di un'unica persona al governo, che potrebbe utilizzare oltretutto, pensiamoci bene, il contenuto di questo disegno di legge come un'arma per tenere in pugno l'Assemblea; e questo lo stiamo vivendo già oggi perchè non è che le cose siano molto diverse. Io credo che non dobbiamo avere fretta, dobbiamo pensare, dobbiamo ponderare quello che stiamo facendo. Dobbiamo riflettere. Non possiamo dare il benestare a certi articoli, non parlo solo dell'articolo 10 ma anche di quelli successivi, che calpestano quanto conquistato nel corso dei secoli dai sardi. Lo ripeto: la democrazia è sacrosanta, deve essere salvaguardata.
Nel merito dell'articolo 10; in questo articolo vengono fissate le regole e i doveri della politica. Si parte con la formula del giuramento, e subito mi chiedo perché gli Assessori devono giurare in una seconda fase rispetto ai colleghi del Consiglio regionale. Su questo mi dovete una spiegazione, dove sta la differenza, perché non si può e non si deve giurare tutti, contemporaneamente, il giorno dell'insediamento dell'Assemblea legislativa regionale? Sono scelte che veramente fanno pensare. Forse era necessario marcare il distacco che esiste tra l'Assemblea regionale legislativa e l'Esecutivo regionale? Ora, io non credo che il problema del giuramento sia così fondamentale, è chiaramente un problema minimo, ma se lo sommiamo a ciò che è contenuto nei prossimi articoli, io credo che stia venendo fuori un grande pasticcio.
Infine, addirittura nell'ultimo comma, si stabilisce che il Presidente della Regione non è immediatamente rieleggibile alla scadenza del secondo mandato. Colleghi, io credo che non dobbiamo scherzare, va bene che è carnevale, per cui tutti gli scherzi si possono fare e tutto è lecito, ma immaginatevi se tutti i Presidenti della Regione saranno come Renato Soru. Io credo che Presidenti così non dovrebbero fare neanche un mandato! Quindi pensiamoci bene prima di definire e stabilire la linea del vero presidenzialismo, stiamo attenti a quello che realmente andiamo a fare, pensiamoci e valutiamo realmente il percorso e il corso della nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, chi, come me, ha accumulato molte primavere nell'esercizio della politica è abituato al parlamentarismo, alle battaglie democratiche e alle lotte civili portate avanti insieme ai partiti, ai movimenti, alle forze sociali, all'associazionismo. Queste mie convinzioni, del resto, ho avuto modo di manifestarle il 14 luglio 2004, quando ho avuto il privilegio di presiedere questa Assemblea, in occasione dell'insediamento della tredicesima legislatura. Questo mio modo di pensare, forse, non è stato gradito da qualcuno che, con atteggiamenti che giudico puerili, ha tentato di combattere idee politiche che, probabilmente, non ha compreso.
L'elezione diretta del Presidente, dando vita al presidenzialismo, ha determinato una rivoluzione politica e culturale che poco conosce quelle esperienze trascorse e che, in qualche misura, ci espropria delle prerogative e dei poteri che la democrazia costituzionale ha affidato al popolo attraverso le varie forme di rappresentanza. Nasce da questa esigenza e dal manifesto declino del ruolo del Consiglio regionale, l'esigenza di puntare su un presidenzialismo meno duro, o temperato - come lo definisce qualcuno - che sposti il baricentro della politica del Presidente, praticamente unico depositario del potere istituzionale, politico ed economico, agli organismi democratici che ci rappresentano e ai partiti chiamati a esercitare un'autonomia più ampia e non totalmente subalterna al regime presidenziale.
La legge statutaria costituisce in tal senso un'occasione storica, e la legge statutaria che stiamo discutendo deve dare un segnale preciso di questa volontà. Occorre evitare un presidenzialismo con pieni poteri, alla sudamericana, che non giova a un Paese che ha sempre navigato verso una democrazia compiuta attraverso il pluralismo degli interessi del popolo. Non c'è in questo giudizio il senso della sfida o la retorica che spesso accompagna i momenti cruciali delle nostre scelte, c'è l'esigenza di favorire il confronto in un clima sereno tra attori paritari, da una parte chi governa, dall'altra chi alla fine è solo governato e senza diritto di replica.
La legge statutaria è un grande contenitore, così si è voluto mettere di tutto: pezzi di legge elettorale, pezzi di Statuto, pezzi di riforma della Regione e, infine, qualche principio statutario. Un miscuglio di argomenti tutti ad alto peso specifico e a forte tasso di criticità che, come tutti i miscugli eterogenei, non offre una prospettiva rassicurante. Si rischia di fare confusione, non solo per il presente ma anche per il futuro, quando si discuterà di Statuto, quello vero però, signor Presidente! Si è, infatti, capovolta la logica che vuole la legge di rango superiore, cioè lo Statuto, legge costituzionale, condizionare quella di rango inferiore, la statutaria, legge rinforzata. In questo caso è lo Statuto ad essere condizionato e ciò crea qualche pregiudizio giuridico di non poco conto, probabilmente di livello costituzionale, sul quale bisogna discutere e chiarire.
La legge statutaria deve porre un limite al super presidenzialismo e diventare l'anima delle riforme, deve avere il compito di rafforzare le istituzioni anziché contribuire a svilirle. Cito un solo esempio, tra i molti possibili, i rapporti tra Esecutivo e Consiglio. Mi chiedo e vi chiedo, cari colleghi, siamo sicuri che l'Assemblea possa esercitare un controllo effettivo sull'attività della Giunta? Siamo sicuri che possa intervenire, correggere, migliorare i provvedimenti se non a prezzo di un'estenuante trattativa, come se fosse una gentile concessione non un diritto-dovere di ciascun consigliere democraticamente eletto dal popolo? In realtà c'è una profonda frattura tra Giunta e Consiglio, una sorta di incomunicabilità; gli stessi partiti di maggioranza non possono esercitare appieno l'investitura popolare, figurarsi quale spazio è riservato alla minoranza!
Anche gli Assessori sono nelle stesse condizioni, esercitano, per così dire, una funzione coatta; siano essi dimissionari o dimissionati sono espulsi dalla politica consiliare con la stessa meticolosità chirurgica con cui si elimina un corpo estraneo. Io penso che per sanare questa frattura sia opportuno cancellare l'incompatibilità tra carica di Assessore e consigliere, prevedendo che il consigliere cooptato nell'Esecutivo mantenga la sua titolarità consiliare e, conclusa l'esperienza assessoriale, possa continuare a dare il suo contributo con il valore aggiunto dell'esperienza maturata in Giunta. Voglio dire che bisogna scegliere sulla base delle esigenze e delle competenze, prelevando o dal settore tecnico o da quello politico. Così come è necessario trovare una via di fuga, sulle cui basi giuridiche c'è diversità di opinioni, anche nel valutare i confini della nostra specialità per evitare di mettere nelle mani del Presidente - arbitro unico il cui giudizio è inappellabile - il destino di un Consiglio la cui sopravvivenza può suggerire atteggiamenti squalificanti, di remissività a discapito delle idee, dei contributi, dell'impegno morale che ciascun consigliere assume nei confronti degli elettori.
Quello del governatore è un problema serio, altre Regioni di centrodestra e di centrosinistra che hanno maturato questa esperienza da un paio di legislature ora gridano allo scandalo e si dichiarano insoddisfatte di una legge che colloca l'Assemblea - la cui somma del voto popolare è ben più ampia del successo presidenziale - ai margini del processo decisionale e senza strumenti concreti di intervento. Il Consiglio deve essere la grande casa dei sardi, dove tutti i sardi hanno diritto di abitare e contribuire a decidere il proprio futuro. Il Consiglio dovrà essere, insomma, una camera di compensazione nell'equilibrio dei poteri in campo e in questo senso io intendo lavorare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, mi rendo conto che è sempre più difficile, dall'articolo 10 in poi, mantenere una certa linearità nell'affrontare gli articoli. Di fatto, stiamo parlando del Titolo III, Forma di governo della Regione, e ovviamente sono iniziate, non dico le ostilità, ma sono iniziati certamente i distinguo. Allora, per evitare di farlo dopo, dico subito che Alleanza Nazionale - non me ne voglia la collega Caligaris - è presidenzialista fin dall'inizio, se dovessi fare un excursus storico probabilmente lo capirebbe anche meglio, ma comunque credo di essere chiaro. Credo che non esista nessuno più presidenzialista di noi, abbiamo fortemente voluto l'elezione diretta addirittura del premier, quando non l'abbiamo avuta, non l'abbiamo votata, ce la siamo presa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU
(Segue DIANA.) È certo che l'elezione diretta, ce ne rendiamo conto tutti, sta creando tensioni; io devo dire che forse le sta creando in Sardegna, perché dalle notizie che abbiamo dai colleghi consiglieri di altre Regioni, tutto sommato, questo assillo importante che noi abbiamo dei rapporti tra il Presidente della Regione, il Consiglio regionale e la Giunta, in altre Regioni d'Italia pare meno esasperato. Esistono, è vero, dei Presidenti - cito non il presidente Soru, ma il Presidente Illy - che in qualche maniera fa sentire la sua, in quel caso, autorevolezza, nel nostro caso probabilmente non è assolutamente così, anzi.
Per chi non è abituato a riconoscere un Presidente eletto direttamente dal popolo, questo può creare certamente dei problemi. Può creare dei problemi ai partiti, e in questa legge statutaria non si parla di partiti, può creare dei problemi alla Giunta, e in questa legge non si parla assolutamente, se non marginalmente, di quello che deve essere il ruolo della Giunta. Certo la Giunta non può essere votata dal Consiglio regionale, non è previsto, però può essere dato un voto al programma che il Presidente presenta assieme alla sua Giunta. Il ruolo del Consiglio finirebbe lì, nel senso che altri strumenti non abbiamo, se non ce li creiamo non li abbiamo.
E in questa legge statutaria, cari colleghi, mi pare che nessuno si sia affannato nella ricerca, forse anche difficile, del ruolo del Consiglio e di come poter limitare lo strapotere, non del presidente Soru, ma di un presidente eletto direttamente, che se poi coincide con il presidente Soru, diventa veramente un dramma! Allora, in condizioni normali, a bocce ferme, parliamo di un Presidente eletto direttamente, del quale non conosciamo l'identità, non sappiamo qual è il suo carattere, sappiamo che è persona molto conosciuta, voluta ed apprezzata da una parte politica, che sia il centrodestra o che sia il centrosinistra, punto e basta, non conosciamo altro. E questo, ovviamente, ci pone nella condizione di pensare, a questo Consiglio regionale che, invece, pur essendo contestualmente eletto al Presidente, è frutto di una selezione che avviene all'interno delle liste, all'interno dei partiti, per cui ciascuno di noi rappresenta certamente una storia diversa, ma il cittadino individua il consigliere X all'interno di una pluralità di soggetti candidati nella stessa lista, e quindi ha modo di fare una valutazione.
Nel momento in cui votiamo il Presidente, o i cittadini votano il Presidente, la scelta ormai è uno contro uno, per cui a chi spetta il ruolo di verificare e di trovare un equilibrio tra i poteri del presidente della Regione e quelle che devono essere le competenze giuste e legittime del Consiglio regionale? Mi rendo conto che non è un fatto facile e semplice. Questo Presidente, che è eletto, acquisisce la conduzione politica e amministrativa, acquisisce anche la conduzione politica di una maggioranza, e quindi di una pluralità di forze politiche, senza che nessuno possa incidere, ora su questo almeno è stato fatto uno sforzo per capire se la conduzione politica del Presidente deve essere nei confronti della Giunta e della sua maggioranza o, peggio, nei confronti del Consiglio? Uno sforzo dev'essere fatto.
Qualcuno dice che noi siamo stati i primi a votare non so quale legge, e saremo i primi o tra i primi anche a darci una legge statutaria seria. Ma, colleghi, avete pensato per caso che ancora non c'è una storia fatta di giurisprudenza, di studi, di analisi, che ci metta nella condizione di capire veramente che cosa è una legge statutaria?
Guardate, noi stiamo andando un po' al buio, l'abbiamo visto fin dall'inizio. L'Assessore, molto correttamente devo dire, ha chiesto la sospensione dell'articolo 1, il cui contenuto deriverà da ciò che noi approveremo in questi giorni e in queste settimane,. Questa è una difficoltà, ovviamente, per tutti quanti noi, ma non bisogna neanche mascherarla e farne mistero. Stiamo andando un po' a tentoni, a lume di candela, perché probabilmente in questo disegno di legge noi avremmo anche potuto inserire un'altra serie di disposizioni, sempre nel rispetto dell'articolo 15 del nostro Statuto, che non abbiamo messo. E non ho capito perché continuiate a parlare solo del comma secondo e non dell'articolo 15. Anche questo mi pare piuttosto oscuro!
Però, se trentasei riunioni di Commissione, non so quante interlocuzioni tra i Gruppi politici, tra la maggioranza e l'opposizione, anche recentemente tra la maggioranza e la stessa Giunta e il Presidente, non sono riuscite a trovare ancora una formulazione che possa contemperare le esigenze di tutti, colleghi, evidentemente qualche difficoltà c'è su questa legge statutaria. Io non voglio fare polemiche , per carità, però io credo che uno sforzo ulteriore debba essere fatto!
Onorevole Uras, non è un problema dell'elezione del Presidente diretta o all'interno di quest'Aula consiliare, è certamente un problema anche quello, ma le assicuro che l'equilibrio dei poteri tra il Consiglio regionale e il Presidente e la sua Giunta rimangono tutti quanti, al di là che il Presidente venga eletto all'interno del Consiglio regionale o plebiscitariamente, o comunque a maggioranza dal popolo sardo. Il problema esiste comunque!
Noi ci stiamo preoccupando, dico noi e in questo caso il gruppo di Rifondazione Comunista, visto che noi siamo presidenzialisti e voi siete proporzionalisti (il dialogo è con voi, perché vi siete espressi), ma al di là di questo tipo di elezione, pensate veramente che il presidente Soru se fosse stato eletto col vostro sistema avrebbe un atteggiamento diverso?
PISU (R.C.). Avremmo potuto cambiarlo!
DIANA (A.N.). Ecco, questa è la negazione della politica; ha capito, onorevole Pisu, dov'è che casca l'asino? Casca proprio qui! Si vuole fare una legge che ci dia la possibilità di cambiare Presidente; non è così, non è questo che stiamo cercando, soprattutto credo non sia questo quello che dobbiamo cercare. Noi dobbiamo cercare di trovare la soluzione che renda più facile il percorso al Presidente della Regione, al Presidente del Consiglio, alla Giunta e al Consiglio regionale. So che non è facile.
Mi è passato stasera per le mani, anzi stamattina a dire la verità, un volume, l'ho letto con attenzione, cercando di capire; ma ci sono tantissimi costituzionalisti, tantissimi giuristi, tantissime università, che stanno mettendo in piedi progetti, finanziati anche dal Governo oltre che dal nostro …
PRESIDENTE. Onorevole Diana, concluda.
DIANA (A.N.). …per trovare soluzioni ottimali ad un problema che nessuno ha ancora risolto , e noi vorremmo arrogarci il diritto di dirimere i problemi che abbiamo nell'arco di una settimana, o di due settimane, ammesso che sia possibile che entro la settimana prossima si possa chiudere questa vicenda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Presidente, le formulo i miei auguri, essendo la prima volta che la vedo nello svolgimento delle sue funzioni di Vicepresidente. Con l'esame dell'articolo 10 (il primo del Titolo III relativo alla forma di governo) entriamo nel merito, sicuramente, della parte più importante di questo disegno di legge; la parte che dovrebbe regolare la democrazia interna della Regione ma non solo questo, perché significa anche tante altre cose. A mio avviso questo articolo forse andava collocato dopo l'articolo 18 che meglio disciplina le funzioni del Presidente della Regione.
All'interno di questo articolo ci sono alcuni aspetti che vanno comunque sottolineati, che rappresentano sicuramente un passo avanti rispetto al recente passato. Si parla di giuramento del Presidente del Consiglio (noi tutti ricordiamo l'incidente di percorso su questo atto all'inizio della legislatura), si parla anche della non rieleggibilità del Presidente alla scadenza del secondo mandato. Credo che questa specificazione fosse inutile perché non ci sarà questo pericolo; però ritengo che sia stato giusto introdurre questa norma.
Anch'io ho qualche dubbio sui tempi; forse questo disegno di legge, vista la fretta con la quale è stato portato in Consiglio regionale, ha ancora bisogno di una rivisitazione, di un completamento. Nonostante il fatto che nel corso di questo dibattito stiamo cancellando e modificando tutti gli articoli, ci rendiamo conto strada facendo che sono sempre più frequenti le incongruenze all'interno della legge, una delle quali ad esempio è dovuta al fatto che i tempi della proclamazione del Presidente non coincidono con quelli del giuramento del Presidente stesso, quindi c'è uno spazio di tempo (su questo l'Assessore potrà dire qualcosa), dal momento in cui viene proclamato al momento del giuramento in cui il Presidente sa che cosa deve fare, è già Presidente nel pieno delle funzioni, non è Presidente, insomma, quali sono le sue funzioni?
Credo che questo sia un problema che ci dovremo porre perché secondo me invece questi momenti, la proclamazione e il giuramento, debbono coincidere perché in questo spazio di tempo mi viene difficile capire cosa debba fare questo Presidente. Però il limite vero di questa legge statutaria è dato dal fatto che non stiamo discutendo anche la legge elettorale; e di questo ce ne accorgeremo soprattutto nel corso della discussione dei prossimi articoli: c'è un rapporto inscindibile fra legge statutaria e legge elettorale che avrebbe necessitato comunque di una discussione unitaria.
Ma era ed è importante discutere della legge elettorale perché credo che una delle priorità che questo Consiglio regionale deve portare avanti è quella dell'approvazione della legge elettorale perché in una situazione come questa, continuo a dirlo, il Consiglio regionale non può essere ostaggio di nessuno, di nessuno, sia il Presidente o chiunque altro.
Quindi la legge elettorale sicuramente metterebbe al riparo da certi atteggiamenti incoerenti, per non dire che sono una sorta di minaccia continua nei confronti del Consiglio regionale stesso. Nella legge elettorale noi avremmo dovuto stabilire anche che tipo di governo dare alla Regione, se istituire il presidenzialismo e che tipo di presidenzialismo o se puntare su altre forme di governo. Invece noi oggi, già in questa fase, stiamo anticipando i contenuti della legge elettorale, stiamo portando avanti un presidenzialismo tout court con il quale praticamente si potenziano, si accentuano, si rendono ancora più forti, rispetto a quelli attuali, i poteri del Presidente.
Io credo che questo sia un errore per questo Consiglio regionale ma soprattutto per la Sardegna perché non è pensabile che si diano nelle mani di una sola persona poteri enormi, soprattutto non si può mettere nelle mani di una sola persona il destino di una Giunta e di una regione come la Sardegna.
Inoltre noi avremmo dovuto normare, insieme al ruolo del Presidente, una serie di situazioni che regolano la vita stessa della politica, della vita democratica della Regione; invece dopo l'elezione del Presidente non c'è più nulla, non c'è una norma che disciplini quale tipo di rapporto il Presidente deve avere con la Giunta regionale. Noi non condividiamo questa impostazione per cui gli Assessori effettivamente contano poco, dove la destituzione di uno o più della metà degli Assessori o, forse, di tutti gli Assessori non costituisce un fatto politico. Noi non siamo d'accordo con questo modo di intendere il rapporto del Presidente con la Giunta, riteniamo che occorra un chiarimento. Così come non sono disciplinati i rapporti del Presidente della Giunta con il resto del mondo, con i comuni, con gli enti, con le associazioni, con i partiti. È possibile che non si sia sentita la necessità di chiarire alcuni punti fondamentali che sarebbero dovuti essere inseriti all'interno di questo disegno di legge?
Questo presidenzialismo mi sembra che assomigli sempre più al "sindaco d'Italia", e questo è un altro problema sul quale noi dovremmo riflettere. Queste forme di governo (il sindaco d'Italia, appunto), a mio avviso, stanno entrando in crisi e occorrerà ridiscuterle. Io credo che non sarà sfuggito a nessuno il fatto che ormai nei Consigli comunali non si discute più, i consigli comunali non durano giorni e giorni e certe volte anche notti come succedeva un tempo, durano qualche ora perché ormai i consigli comunali non, non esistono più, al loro interno non c'è più dibattito, non c'è democrazia.
Muovo questa critica nel momento in cui noi abbiamo cercato di creare delle condizioni per semplificare il lavoro dei consigli comunali. Mi riferisco all'abolizione dei Comitati di controllo che ritenevamo servisse effettivamente a creare una situazione più agevole dal punto di vista dell'amministrazione; però oggi ci rendiamo conto che l'eliminazione di questi filtri, unita al varo di una legge elettorale che ha potenziato il ruolo del sindaco, comporta che le opposizioni non hanno più un ruolo all'interno dei Consigli comunali, ma soprattutto che i cittadini non hanno più la possibilità di intervenire su un atto o un comportamento discriminatorio dell'amministrazione comunale; si devono infatti rivolgere al TAR con tutte le conseguenze possibili e immaginabili in termini di tempo, di risorse ed altro.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, per cortesia, concluda.
LADU (Fortza Paris). Il discorso sul sindaco ( non ho completato il ragionamento, lo riprenderò successivamente), dovrebbe far riflettere ed essere riportato anche in questa Assise: stiamo attenti a non concentrare troppi poteri nelle mani del Presidente e rendiamoci conto che la vita democratica di questa Regione deve continuare soprattutto se c'è...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, anch'io le rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro essendo, questa, la prima volta che intervengo sotto la sua Presidenza.
Colleghi del Consiglio, non è facile intervenire nel dibattito che si sta sviluppando in Aula, non è facile perché, me ne rendo conto, i temi in discussione sono ben al di là di quelli che si prospettano nell'articolo 10, in certi momenti il dibattito assume anche dei toni un po' naif che forse non sono direttamente derivanti dalla volontà dei colleghi che intervengono ma che rappresentano la sensibilità dell'Aula rispetto al tema in discussione. Io credo che il tema alla nostra attenzione, che ormai è diventato quello del presidenzialismo, noi dovremmo cercare di valutarlo, al di là della legittima convinzione di ciascuno di noi, di chi si può sentire portatore di una cultura che tende più verso la rappresentanza presidenziale dell'Esecutivo o, per contro, che fonda sul Parlamento, e quindi sulla logica parlamentare, il supporto fondamentale delle scelte democratiche quanto più possibile astraendoci dal periodo storico che stiamo vivendo.
È indubbio che questo Consiglio regionale stia vivendo un periodo storico di transizione, di passaggio da un sistema parlamentare classico ad un sistema istituzionale senz'altro assai più vicino al presidenzialismo di quanto non fosse in passato, pur tenendo conto che ci sono esteti del presidenzialismo che distinguono tra diverse forme di presidenzialismo, e sono assolutamente d'accordo con loro, peraltro, nelle distinzioni.
Io dico quindi che dobbiamo tentare di astrarci, se possibile, dalla sofferenza che discende dal rappresentare, comunque, un Consiglio regionale che attraversa un periodo di transizione, non cadiamo cioè nell'errore di contestualizzare, di dire la sofferenza che i consiglieri regionali provano nell'Aula nell'essere testimoni del cambiamento e nel sentirsi in mezzo al guado perché non sono più garantiti dalle regole del parlamentarismo e non sono neanche ancora compenetrati nelle novità del sistema di tipo presidenziale.
Colleghi, qualcuno di voi ha avuto la ventura, come me, di essere parte di quest'Aula nella scorsa legislatura; bene, io non ho nessuna nostalgia del parlamentarismo della scorsa legislatura, non ho nessuna nostalgia di un sistema elettorale che non aveva consegnato una maggioranza certa a nessuno dei due schieramenti (nonostante uno dei due avesse vinto le elezioni), non ho nessuna nostalgia di un governatore - che allora era solo un Presidente della Regione - il quale era soggetto alle imboscate parlamentari non di gruppi di fuoco che si nascondevano dietro un muretto, ma di singoli consiglieri: era sufficiente un unico consigliere che avesse un malumore rispetto a un atto che veniva portato in Aula. Non ho parlato di legge perché per portarne una in quest'Aula bisognava avere il giubbotto antiproiettile; ma comunque neanche un atto, neanche un emendamento, neanche l'ultimo degli articoli di una legge finanziaria poteva passare in quest'Aula con la certezza che lo sostenesse la stessa maggioranza che era rappresentata nella Giunta. Quindi, ribadisco che nostalgie di quel periodo io non ne ho nessuna.
Devo dire, da sconfitto, quindi da rappresentante della minoranza, che ritengo questa senz'altro una legislatura migliore, ritengo che ci sia la forza da parte di chi ha vinto - maggioranza e Governo che la rappresenta - di portare avanti il programma, contesto quella parte di programma che non condivido, esercito la mia funzione di critica e il ruolo che comunque mi deriva dall'essere rappresentante di una parte importante della società sarda, ma apprezzo che possa essere prodotto un opuscolo di ventiquattro pagine con gli esiti del programma di metà legislatura; lo apprezzo, al di là delle contestazioni (quelle che l'opposizione comunque fa entrando nel merito) sul modo, sul metodo e sulla spesa. Apprezzo che sia stato possibile scrivere un opuscolo di ventiquattro pagine perché nella scorsa legislatura sarebbe bastata una pagina, e non, chi c'era lo sa benissimo, per carenza della maggioranza di governo ma per carenza degli strumenti istituzionali che potevano servire ad una maggioranza di governo per realizzare il proprio programma.
Quindi, io non ho nessun tipo di nostalgia per il passato e sono convinto che l'attuale sistema conferisca alla maggioranza, alcune parti della quale lo contestano, e alla Giunta, che è espressione del potere esecutivo incarnato nel Presidente della Regione, la possibilità di portare avanti un patto con gli elettori, quindi una cosa che va al di là, poi, dei colpi di tosse, delle volontà specifiche, dei mal di pancia, dei malumori dei singoli consiglieri di minoranza o di maggioranza.
Io credo che questo sia un valore aggiunto, un valore del quale non possiamo discutere l'importanza, non lo può discutere a maggior ragione chi ha fatto parte di quest'Aula nella scorsa legislatura e può fare un paragone tra qual era la stabilità del sistema e la possibilità di una maggioranza di portare a compimento il proprio programma elettorale nella scorsa legislatura e qual è la possibilità, completamente diversa e assai più efficace, che c'è adesso. Se poi, una volta che abbiamo risolto positivamente questo enigma, questo problema, questa valutazione sul modo di operare noi ci vogliamo fermare un attimo e vogliamo chiederci quali sono i modi che noi abbiamo per garantire che questo Consiglio ritrovi il più rapidamente possibile una propria identità, questo credo che sia un argomento importante.
Se noi pensiamo che sia necessario, in qualche misura, limitare i poteri del Presidente, ma devono essere poteri forti altrimenti non è presidenzialismo e hanno ragione a tentare di smantellarli quelli che non credono che un Presidente debba avere questi poteri (ma chi ci crede ha il dovere di difenderli), ed anche che il controllo sul Presidente della Regione da parte dell'unico che ha funzioni di controllore - e cioè i cittadini sardi, il corpo elettorale - debba essere più forte, ci sono dei metodi e li abbiamo proposti anche questa mattina.
Il referendum di metà legislatura, la fiducia popolare a metà legislatura, la possibile, ovviamente, sfiducia popolare di metà legislatura, era un metodo di controllo, era un modo attraverso cui, senza diminuire i poteri effettivi del Presidente, questi sarebbero potuti cessare immediatamente nel momento in cui l'attore che aveva delegato la propria fiducia al Presidente sceglieva di ritirarla.
Anche all'articolo 10 abbiamo presentato un emendamento importante, che ha un suo significato, non di riduzione dei poteri mentre ci sono ma di contenimento temporale dell'esercizio degli stessi Noi infatti abbiamo proposto che il terzo comma termini con le parole " il Presidente della Regione non è immediatamente rieleggibile, cioè che il Presidente della Regione non possa esercitare per più di una volta il proprio mandato. Voi chiederete se c'è una logica persecutoria nei confronti di qualcuno. Assolutamente no, sia perché il presidente Soru ha comunque detto che non si ricandiderà, sia perché noi potremmo inserire una norma transitoria con cui rinviare alla prossima legislatura l'attuazione del comma; ma l'importanza di questa dizione è enorme perchè staremmo garantendo alla maggioranza di poter completare il proprio programma in un arco di tempo che può essere anche di più lustri, alla maggioranza ma non al Presidente. Il Presidente ha poteri fortissimi: cinque anni bastano.
Se per i sindaci, che hanno sicuramente poteri inferiori, non si può andare oltre la seconda legislatura, può essere ragionevole che il Presidente della Regione abbia solo una legislatura a disposizione. La sua maggioranza no, ovviamente; la sua maggioranza, se viene rinnovata, può governare anche per cinquant'anni. Ma questo è un modo reale di limitare i poteri del Presidente, non mettendoli in discussione mentre eletto governa, ma dicendo che quei poteri (importanti, reali e forti) non possono durare più di cinque anni.
Su queste cose, colleghi, se vogliamo discutere si può discutere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri CHERCHI Oscar, GALLUS, SANNA Matteo, PITTALIS, ARTIZZU e LADU sono presenti.
Risultato della verifica
PRESIDENTE. Comunico che sono presenti 60 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - FADDA - FARIGU - GALLUS - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - ORRÙ - PACIFICO - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SCARPA - SECCI - SORU - UGGIAS - URAS - VARGIU.)
Poichè il Consiglio è in numero legale proseguiamo i lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Presidente, consenta anche a me di formularle gli auguri per il ruolo al quale è stato eletto che svolgerà sicuramente nel modo migliore .
Stiamo discutendo il Titolo III, Forma di governo della Regione. Nell'affrontare questo tema, nell'articolo 10 avrebbero dovuto essere definiti oltre alla forma di governo anche altri istituti. La scelta che noi abbiamo fatto, come parte politica, dell'elezione a suffragio universale del Presidente, credo sia condivisa e condivisibile anche per il domani, nel rispetto di quello che detta non solo la Costituzione ma anche il nostro Statuto.
Prima di entrare nel merito, vorrei sottolineare (riferendomi anche ad alcuni passaggi degli interventi di qualche collega) che con questo sistema di sicuro non si dà l'opportunità di parlare, in quest'Aula, di dittatura del proletariato o di altri sistemi che sono stati abiurati dal popolo italiano con la scelta della democrazia e, nonostante i rigurgiti di terrorismo che ancora oggi animano tanti nostri cittadini (sempre più isolati e ospiti delle patrie galere), credo non venga più in testa a nessuno, né in quest'Aula né fuori di quest'Aula, di volere un sistema quale quello che, purtroppo, per anni, per decenni, è stato imposto a tanti popoli di questo nostro pianeta.
Credo che il contenuto di questo articolo, questo è il primo errore, mi associo a quanto sostenuto da altri colleghi che mi hanno preceduto, assessore Dadea, non me ne voglia il Presidente della Commissione, l'onorevole Pinna, avrebbe dovuto trovare un'altra, più corretta dislocazione nella struttura di questo disegno di legge. Credo che l'articolo 10 avrebbe dovuto definire gli istituti (Presidenza, Consiglio, Giunta) che regolano il nostro parlamentarismo e i loro ruoli. I difetti del presidenzialismo, invece, trattati da diversi colleghi, credo siano sotto attenta osservazione per le modalità con le quali si interpreta il presidenzialismo medesimo.
Anche il Presidente degli Stati Uniti, la campagna elettorale per l'elezione del nuovo Presidente è ormai avviata, non può superare i due mandati; io rilevo in questo un grosso difetto, che è quello che ha portato a imporre un limite alla rieleggibilità del Presidente della Regione nella formulazione elaborata dalla Commissione. Ma questo limite del presidenzialismo americano sta rivelando una fragilità: vengono chiamati padri e figli, marito e moglie a ricoprire lo stesso ruolo.
Ancora, nell'interpretazione del presidenzialismo, è stato dato al Consiglio un ruolo secondario rispetto a quello del Presidente; mi trovo d'accordo allora con il collega Maninchedda che rilancia sul ruolo attribuibile al Consiglio, nel momento stesso in cui il Consiglio si insedia. Riprendendo i principi che regolano il momento dell'insediamento dei consigli provinciali e comunali, anche per il Consiglio regionale e per il Presidente del Consiglio regionale dovrebbe essere previsto lo stesso momento di insediamento e, comunque sia, si dovrebbe porre in capo al consigliere anziano la regolamentazione della prima attività del Consiglio a cominciare dalla convocazione della prima seduta e l'adempimento dei primi atti che regolano non solo l'insediamento, ma anche il giuramento delle figure istituzionali.
Richiamo inoltre l'attenzione, relativamente al primo comma, sul fatto che, quando si richiama l'interesse generale della comunità sarda mi chiedo se questo interesse generale attiene non soltanto a chi, per diritto, ha potuto partecipare in qualità di elettore alla nomina del Consiglio e se noi davvero, nelle pieghe di questa legge statutaria, abbiamo previsto il voto agli immigrati. A me non sembra di aver letto, assolutamente, questo aspetto, e già nell'intervento che svolsi in discussione generale feci notare che invece che individuare direttamente il soggetto che è legittimamente riconosciuto, ovvero gli iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Sardegna che partecipano come elettorato attivo all'elezione del Consiglio Regionale e all'elezione del Presidente della Regione, il riferimento deve essere anche in questo caso al popolo sardo, ma al popolo sardo intendendolo sempre come quello che ha il diritto politico di elettore attivo per il Consiglio regionale.
In conclusione, se davvero si volevano dare delle regole agli istituti previsti in questo provvedimento, questo articolo credo vada sospeso per essere ripreso al completamento non solo dell'esame ma della approvazione (mi riferisco anche all'articolo 11), degli articoli che disciplinano questi istituti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io non so se questo articolo, come ha detto adesso il collega Contu, sia collocato in questo punto della legge giustamente e correttamente. Sicuramente alcune disposizioni in esso contenute sono comprensibili e anche condivisibili. E' tale la disposizione che prevede in maniera più precisa rispetto al passato la formula del giuramento; questa non è una questione formale ma ha un significato importante perché nelle istituzioni pubbliche alcune espressioni formali assumono il valore di sostanza, e certamente l'inizio di questa legislatura è stato segnato dal fatto che il giuramento è stato prestato in Aula solo dai consiglieri e non anche dal Presidente e dagli Assessori; si è compiuto un mastodontico errore nell'interpretazione delle norme, soprattutto un errore gravissimo nell'interpretazione del rapporto tra il Governo e l'Assemblea dei sardi proprio nel corso della prima seduta del Consiglio regionale.
Condivido anche, così come è stato precisato in numerosi emendamenti, che l'espressione "comunità sarda"debba essere corretta e il riferimento debba essere più giustamente al "popolo sardo".
Ma, detto questo, l'attenzione evidentemente si sposta sul secondo e sul terzo comma e inevitabilmente, così come è accaduto nella discussione su questo primo articolo del Capo I del Titolo III, si sposta pian piano sulla questione centrale di questo disegno di legge regionale che è la disciplina della forma di governo di questa Regione; problemi di fondo di cui abbiamo discusso ampiamente, e direi anche con una profondità di valutazioni particolare, nella discussione generale e che poi si dettaglierà nel resto degli articoli.
C'è già un'indicazione, però, ed è quella contenuta nel terzo comma che prevede la non rieleggibilità del Presidente della Regione allo scadere del secondo mandato, qualora naturalmente ci sia. Ho sentito anche le argomentazioni che hanno portato il Gruppo dei Riformatori a proporre un emendamento per limitare a un solo mandato la possibilità di esercitare la funzione di Presidente della Regione; ho sentito e ho seguito anche con interesse le argomentazioni con le quali il Presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista ha argomentato la loro proposta di togliere la parola "immediatamente" e quindi di prevedere conseguentemente la non rieleggibilità in assoluto dopo due mandati alla carica di Presidente della Regione.
Dietro queste considerazioni evidentemente sta l'allarme che risuona in quest'Aula e non solo, un allarme condiviso sicuramente da molti sardi (non sappiamo quanti siano ma al momento questo non ci interessa) sullo squilibrio di poteri tra il Presidente della Regione e l'organo legislativo, tra potere esecutivo e potere legislativo. Ne abbiamo parlato ampiamente e, in seguito, credo che arriveremo al dunque di alcune decisioni di cui ciascuno poi si assumerà la propria responsabilità.
Io mi limito a dire, riguardo a questo terzo comma e alle soluzioni di modifica che vengono proposte, che sono sinceramente scettico sia rispetto alla formulazione dell'emendamento di Rifondazione Comunista sia - e ovviamente non è una polemica, ma è proprio un'argomentazione che abbiamo fatto anche tra di noi, tra amici di coalizione - rispetto alla soluzione dell'inasprimento della norma che porti a prevedere attraverso un emendamento la non rieleggibilità in assoluto del Presidente della Regione.
Credo cioè che la cattiva interpretazione del ruolo di Presidente della Regione, il cattivo esempio di un'esperienza storica di forma di governo presidenziale non debba portare alla irragionevole modificazione delle norme che evidentemente devono valere per il futuro, non per sempre, ma sicuramente per molto tempo se questo provvedimento di legge andasse in porto e fosse poi confermato eventualmente, se ci sarà, anche da una consultazione referendaria. Noi insistiamo sul fatto che la forma di governo presidenziale non è in quanto tale negativa, così come in quanto tale non è negativa neanche la forma di governo parlamentare. Le istituzioni democratiche possono scegliere forme diverse anche a seconda del momento storico.
La forma di governo parlamentare in Italia è stata di fatto vissuta per decenni sia a livello statale che nelle istituzioni regionali, comunali e provinciali in maniera corretta e anche fruttuosa per i cittadini, per i territori. Una certa fase di degenerazione della politica ha portato alla degenerazione della forma di governo parlamentare. Non mi stupirebbe, non mi scandalizzerebbe se in una fase storica successiva, non so se immediata o ancora lontana, si tornasse a una forma di governo parlamentare che certamente avrebbe, come ha e ha avuto, il pregio di garantire il rafforzamento della democrazia rappresentativa che è un valore molto importante per una gestione adeguata del rapporto tra i poteri, in particolare tra legislativo ed esecutivo.
Altrettanto possiamo dire della forma di governo presidenziale che in sé non è sbagliata; è sbagliata qualora il sistema non preveda effettive forme di garanzia per la separazione dei poteri. Oggi queste forme di separazione dei poteri non esistono. Oggi la forma di governo presidenziale mette di fatto l'Assemblea legislativa, quindi il potere legislativo, sotto ricatto da parte del Presidente della Regione, cioè sotto il ricatto del potere esecutivo. Non c'è proprio rapporto paritario. Vi è un rapporto distorto e il rapporto distorto nasce anche dall'impostazione della legislazione ordinaria e costituzionale.
Io credo che compito delle Assemblee legislative sia anche quello di modificare nel concreto una forma di governo con norme che la disciplinino, che la modifichino nei fatti anche indicando allo stesso legislatore costituzionale, quindi al Parlamento, e anche all'interprete della correttezza delle norme costituzionali, quindi alla Corte costituzionale, quali distorsioni nella storia, nel concreto, non soltanto nell'astrazione giuridica esistono in materia di forma di governo. E per far questo occorre che le Assemblee legislative abbiano il coraggio di approvare testi che forzino anche l'interpretazione che la Corte Costituzionale ha dato e sta dando fino ad ora.
Un atto coraggioso delle Assemblee legislative può anche indurre forme diverse o interpretazioni diverse, perché anche la giurisprudenza costituzionale non è immutabile né è immutata nel tempo, ma può adeguarsi anche a seconda delle sollecitazioni che arrivano dal basso. E in questo caso una sollecitazione forte, corale, che probabilmente non sarebbe solo da parte della Sardegna, ma anche da parte di altre Assemblee legislative, potrebbe anche portare ad una modifica dell'orientamento della giurisprudenza della Corte Costituzionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, anche io, innanzitutto, mi associo agli auguri che altri colleghi le hanno rivolto di buon lavoro e di interpretazione imparziale e ferma il suo compito di Presidente.
Credo che, così come molti colleghi hanno fatto cenno, questo Titolo III che stiamo iniziando ad affrontare con la discussione dell'articolo 10, a mio giudizio non può essere considerato un Titolo di maggiore peso o di maggiore importanza rispetto agli altri,. Definire la forma di governo ha grande importanza quando lo si faccia in correlazione agli altri tasselli che, secondo l'articolo 15 del nostro Statuto, costruiscono il percorso di questa legge statutaria. Quindi ha grande importanza nella stessa misura, anzi in ugual misura, alla forma della partecipazione popolare, che abbiamo già approvato, e alla parte relativa agli organi di garanzia istituzionale che mi pare sia trattata al Titolo IV.
Quando il professor Lobrano definiva questo disegno di legge una "legge truffa", lo faceva proprio riferendosi a questa articolazione tra i vari Titoli, perché nell'elaborare una legge statutaria bisogna stare veramente attenti a dare il peso giusto, equilibrato, all'insieme della normativa che si elabora. Tanto meno peso abbiamo dato alla partecipazione popolare, tanto più difficile sarà davvero restituire garanzie complessive, in termini anche di equilibrio normativo, all'obiettivo strategico generale.
D'altro canto lo ha pienamente detto anche il presidente Soru nell'opuscolo che è stato distribuito per monitorare l'attività dei primi due anni e mezzo. Noi abbiamo bisogno di una totale relazione tra gli organi istituzionali che definiscono il nuovo assetto di governo di questa Regione; però non possiamo non pensare che vi sia equilibrio rispetto ad una legge elettorale che, ad esempio, è solo pensata; noi non sappiamo che legge elettorale andremo ad approvare in quest'Aula.
Ha senso individuare in maniera, quasi certificata, alcuni poteri in capo al Presidente, ma in capo anche al Consiglio, ai consiglieri, se poi ancora non capiamo quale sarà il meccanismo, e quindi il rapporto, che ci legherà ai nostri elettori, se oggi questo non si ha nemmeno idea di come potrà essere articolato? Io credo che un primo, grosso errore sia questo. La truffa, allora, in che cosa consiste? La truffa, diceva il professor Lobrano, consiste appunto nell'espropriare la competenza primaria, le prerogative del popolo sardo, tutte iscritte già nello Statuto e riportarle in capo ad altri organi; potrebbe essere il Consiglio, potrebbe essere il Presidente e tutto ciò che noi qui dovremmo definire.
L'onorevole Uras intervenendo precedentemente ha detto: "Noi faremo una grande battaglia, non faremo ostruzione, ma faremo una grande battaglia perché abbiamo argomenti", ovviamente lui lo dice ricollocandosi nella maggioranza e dimenticando, forse, che quando le stesse cose sono state dette da questi banchi, sono state interpretate in maniera diversa.
Noi, quindi, faremo una grande battaglia perché venga davvero riconosciuto questo modello presidenzialistico della Regione sarda, perché in questo crediamo; noi faremo una grande battaglia perché vi sia un contro bilanciamento di questo potere affidato al Presidente eletto direttamente dal popolo; contro bilanciamento affidato alla tutela del Consiglio e quindi della opposizione, soprattutto della opposizione, perché il vero nervo scoperto è costituito naturalmente dalla tutela dell'opposizione dal momento che il Presidente si identifica con una maggioranza ben precisa e, quindi, assolve alla funzione di accompagnamento di questa maggioranza, condividendo un progetto politico che lo ha portato ad essere eletto.
Allora non dobbiamo fare esercitazione, ma dobbiamo fare uno sforzo perché insieme davvero si avvii questa rivoluzione, quale vuole essere la legge statutaria, che invece stiamo sempre più restringendo dentro due binari che quasi si toccano oramai, uno sforzo perché le poche cose che possiamo fare siano quelle che il popolo sardo aspetta.
Non possiamo negare che la prima versione di questo articolo 10 proposta dalla Giunta regionale , fosse molto ma molto più vicina alle nostre attese; era scritta con più coraggio, andava verso un modello di presidenzialismo sicuramente più attento. E allora perché l'abbiamo dovuta modificare, in funzione di quali forze? Forse di quelle battaglie a cui faceva cenno l'onorevole Uras? Io non credo. Io credo invece che non abbia avuto senso sopprimere il quarto comma, presente nel testo dell'articolo 10 proposto dalla Giunta, che vietava la immediata rieleggibilità dei consiglieri comunali, provinciali e regionali alla scadenza del terzo mandato, e aver tenuto in piedi il terzo comma previsto dalla Commissione e relativo al Presidente.
Se dobbiamo parlarne parliamo di entrambi, non possiamo disgiungere l'una cosa dall'altra; quindi la non rieleggibilità immediata è evidente che va pensata come un tutt'uno, e quindi arriviamo ad una norma che, a mio giudizio, sarà monca, mancherà di qualche parte, perché forse non avremo avuto il coraggio di affrontare con sufficiente distacco il problema pensando, ognuno nella propria debolezza, al proprio tornaconto.
Io mi auguro che si presenti qualche emendamento, per restituire probabilmente pari dignità all'argomento, che è inscindibile. Il rammarico qual è? Quello di aver perso già un'occasione, la mancata partecipazione popolare in senso ampio, quella alla quale faceva cenno anche il collega Vargiu quando parlava, appunto, del non accoglimento dell'emendamento che avrebbe introdotto il cosiddetto referendum di metà legislatura, che un po' è la finalità dell'opuscolo distribuito; far valutare al popolo degli elettori sardi le azioni compiute. Penso infatti che fosse nell'intendimento della stessa Giunta che ha presentato questa proposta di verifica, ma d'altro canto è detto in maniera espressa, confrontarsi rispetto ad un'opinione.
Ma qual è davvero il senso della novità? Vogliamo fare una legge uguale a tutti gli altri? Dov'è la nostra specialità? In che modo vogliamo salvaguardare la sovranità del popolo e soprattutto come vogliamo tutelare il principio della nostra autonomia? Non ci differenziamo per niente, ci stiamo omologando a tutto ciò che le altre Regioni stanno facendo; si sta riportando il numero degli Assessori a dieci quando si pensava ad otto, e noi avevamo applaudito a questa ipotesi, oggi probabilmente con qualche emendamento si riporteranno a dodici. Però questo non può essere fatto attraverso il meccanismo del confronto indiretto qui in Aula.
Dobbiamo partecipare tutti insieme ad un progetto che davvero abbia anche qualche parte condivisa, se non tutta ovviamente, perché i sardi possano davvero dire che qualcosa di buono l'abbiamo fatta.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io credo che i lavori del Consiglio regionale sulla legge statutaria dovrebbero stasera avere una breve interruzione. Il tanto che basta perché il Consiglio regionale unanimemente esprima, con un ordine del giorno o con una mozione, il proprio sdegno e "il proprio schifo" (utilizzo deliberatamente gli stessi termini dell'onorevole Diliberto), per commentare quello che è successo oggi a Roma ad opera di un ministro della Repubblica.
Il ministro Antonio Di Pietro, tutte le agenzie di stampa stanno continuamente battendo i commenti (devo dire anche da parte del Presidente del Consiglio regionale, opportuni anche se forse non sufficienti, e del Presidente emerito della Repubblica Cossiga) -parlando dei rapitori del caso Abu Omar si è lasciato sfuggire una frase del genere: "Non si può pensare di comportarsi da delinquenti come una banda di sardi".
Allora, noi che siamo qui in Consiglio regionale, parlando e discutendo sulla dignità del popolo sardo, dell'Assemblea legislativa che la Sardegna esprime, dobbiamo - questo lo chiedo ai colleghi e spero che unanimemente stasera voteremo un documento di censura, di protesta e di richiesta di scuse, al quale mi auguro si associno il Presidente del Consiglio regionale e il Presidente della Regione -momentaneamente interrompere il nostro lavoro per esprimere lo sdegno, l'indignazione del Consiglio regionale della Sardegna a nome dei sardi per essere stati offesi in una sede internazionale in un modo così vile, volgare e disgustoso.
Fatta questa premessa, credo doverosa, io credo che la legge statutaria stia entrando in questo momento in una fase cruciale, siamo al Titolo III, l'articolo 10 è il primo della serie di articoli che tratteranno, in modo più preciso in quelli successivi, del Presidente della Regione, della Giunta regionale, del Consiglio regionale e dei relativi poteri, ruoli, attribuzioni, prerogative e competenze.
Anch'io faccio gli auguri al presidente Rassu (ho il piacere di prendere la parola per la prima volta sotto la sua Presidenza) di buon lavoro al servizio dell'istituzione del Consiglio regionale e di tutti senza distinzioni; sono sicuro che lo farà egregiamente. Così come mi sento anche di dare, in un certo senso, il benvenuto in Aula al Presidente della Regione che, se non erro, per la prima volta durante il dibattito sulla legge statutaria è qui con noi e partecipa ai lavori; una cosa quanto mai opportuna e forse nemmeno casuale proprio mentre stiamo entrando nella discussione degli articoli della legge statutaria che riguarderanno più da vicino il ruolo del Presidente della Regione, le sue competenze, le sue prerogative, in questo lasso di tempo di due anni e mezzo che ci separa dalla fine della legislatura e nel quale egli sarà ancora Presidente della Regione.
Credo che la presenza non sia casuale perchè, giustamente, il Presidente è qui per assistere al dibattito (la discussione generale e quella sugli altri articoli forse la interessavano meno o forse era affaccendato in altre questioni senz'altro molto importanti) - ma credo che con la sua presenza darà un contributo.
Il primo comma dell'articolo 10 giunge proprio a caso, perché si parla del giuramento e non si può non ricordare - già lo faceva il collega La Spisa - quanto questa legislatura, in realtà, sia stata segnata nel suo inizio da una grave manchevolezza da parte sua, Presidente, cioè dal fatto che lei non ha prestato giuramento o, per lo meno, se lo ha prestato lo ha fatto in modo interiore. Per carità, il valore di un giuramento fatto col cuore è sempre alto, è sempre importante, però non era precisamente quello che sarebbe stato suo dovere fare. Quindi, è nostro diritto oggi ricordarle che l'obbligo del giuramento, che proprio questo disegno di legge prevede in modo così esplicito non è stato - in un certo senso, non capisco il perché -da lei rispettato all'inizio della legislatura.
Un altro tema che l'articolo 10 incomincia a toccare è poi quello del conflitto di interessi; anche di questo è quanto mai opportuno che si inizi a discuterne alla sua presenza, presidente Soru, in quanto lei sa bene che l'opposizione - e forse non solo l'opposizione -vuole discutere in Aula, non per accusare nessuno ma perché ci sembra giusto, opportuno e doveroso che questo si faccia, quello che considera un enorme conflitto di interessi irrisolto: quello tra il suo ruolo di imprenditore e il suo ruolo di Presidente della Giunta regionale.
Francamente credo che il testo sia ancora da chiarire, probabilmente da arricchire, da rendere più soddisfacente con gli emendamenti che discuteremo a quegli articoli nei quali, più precisamente, si cerca di disciplinare i pericoli che potrebbero derivare da una commistione di interessi di colui che oltre a svolgere il ruolo di imprenditore si trova a fare anche l'amministratore regionale e in particolare, ovviamente, il Presidente della Regione.
Credo però che il tema probabilmente richiederebbe ben altro, una maggiore precisione, una maggiore garanzia per i cittadini, anche perché incominciano veramente a essere tante le notizie che ci fanno preoccupare e che riguardano tanti aspetti della vita politica e istituzionale della Regione, ma anche amministrativa, quotidiana; quello che accade all'interno degli assessorati, all'interno degli uffici, all'interno dei dipartimenti della Regione con la presenza, ad esempio, di dirigenti di società private che adesso si trovano ad operare all'interno dell'amministrazione regionale con ruoli dirigenziali e con compiti che sono del tutto simili a quelli che svolgevano o che continuano a svolgere, in qualche caso, nel loro ruolo, invece, di dipendenti delle suddette società private.
La legge statutaria che noi stiamo discutendo, presidente Soru, è senz'altro condivisa all'interno del centrosinistra, una legge che il centrosinistra mostra e ha mostrato nelle settimane scorse di gradire "moltissimo"; anche durante la discussione generale abbiamo avuto modo di citare alcune importanti e significative prese di posizione di uomini del centrosinistra riguardo alla legge statutaria. "Legge monarchica" viene definita nel sito internet di uno stimato e prestigioso collega della maggioranza. "Un programma assimilabile e paragonabile a quello di riordino istituzionale di Licio Gelli" dice addirittura un prestigioso docente universitario, uomo notoriamente di sinistra, che ha ricoperto delle cariche importanti proprio come espressione di un importante partito del centrosinistra. "Uno sconcio" dicono i sindacati, ma in particolare la CGIL che è senz'altro il sindacato più vicino alle più importanti forze del centrosinistra. "Un topolino partorito da una montagna" è forse il giudizio più blando, è il giudizio meno severo espresso da uomini del centrosinistra in tutto e per tutto vicini politicamente, culturalmente alla attuale maggioranza di governo della Regione.
Questi sono i giudizi che più o meno sono emersi; ma certamente lei non è preoccupato per questi giudizi così severi, per le perplessità così forti e anche così fondate che sono state formulate da uomini che in fondo dovrebbero fare parte della sua maggioranza, delle forze politiche che la sostengono oggi alla Regione.
Non credo che lei sia preoccupato, ma spero che almeno prenda in considerazione alcuni dei nostri emendamenti, sono apprezzabili anche molti fra quelli presentati dai colleghi della maggioranza. Alleanza Nazionale su questo articolo 10, in particolare, ha presentato degli emendamenti (in particolare il numero 504) che impegnano a chiarire meglio il conflitto di interessi, impegnano pubblicamente il Presidente della Regione, laddove dovesse riscontrare una conflittualità di interesse tra il suo ruolo di imprenditore e quello di amministratore della Regione, a privilegiare naturalmente il secondo ruolo, quello che lo mette al servizio del popolo sardo, e non della comunità dei sardi.
Così come ritengo apprezzabile lo spirito dell'emendamento numero 342, presentato dai colleghi della maggioranza, che prevede delle sanzioni laddove non vengano rispettate queste norme di indirizzo generale, perché una legge vale se prevede anche una sanzione in caso di sua mancata osservanza. Così come l'emendamento 506, sempre presentato da Alleanza Nazionale, impone quella che è una necessità oggettiva alla quale credo che lei stesso, Presidente, non vorrà sottrarsi, e non vorrà far mancare il suo assenso, che riguarda la pubblicità data ai ai possibili casi di conflitto d'interesse, con le stesse modalità che sono previste in uno dei primi articoli della legge, e che riguardano più in generale l'accesso dei cittadini, per via telematica, a tutti gli atti che compie la pubblica amministrazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, io avevo posto una questione pregiudiziale sull'articolo 10 (ne avevo anche sospeso l'esame di merito vero e proprio) sulla quale non ho ricevuto una risposta.
Adesso il consigliere Artizzu ha comunicato all'Aula un fatto di estrema gravità, le parole pronunciate da un Ministro della Repubblica contenenti un pesantissimo giudizio spregiativo nei confronti dei sardi. Poiché non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo fatto, io chiedo che la Presidenza accerti, dato che ha gli strumenti per farlo, se quanto riportato in Aula dal collega Artizzu (io non ho dubbi in merito) corrisponda al vero. La Presidenza ha il dovere formale di accertarsene per porre il Consiglio nelle condizioni di dare un'immediata ed efficace risposta ad affermazioni così offensive nei confronti del popolo sardo.
PRESIDENTE. Sulla decisione di sospendere la discussione dell'articolo 10, per pronunciarsi immediatamente sulle dichiarazioni rese dal Ministro Di Pietro si deve pronunciare il Consiglio.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io sono contro, Presidente, ma di che cosa stiamo parlando? L'unica cosa che aleggia è una dichiarazione di un Ministro, il quale avrebbe detto…
DIANA (A.N.). Non "avrebbe", ma " ha detto"!
URAS (R.C.). Avrebbe lo dico io che non ho purtroppo né documenti, né registrazioni, né testimonianze dirette. Quindi, avrebbe detto che organi deviati dello Stato, deviati nel senso che sono soggetti anche ad indagine giudiziaria, si sarebbero comportati come banditi; ha aggiunto, come una "banda di sardi", non intendendo noi, come popolo sardo, ma come banditi. Avrebbe potuto dire siciliani mafiosi, avrebbe potuto dire calabresi, avrebbe potuto dire di tutto e di più.
FARIGU (Gruppo Misto). Ma dai smettila, sei insensibile!
URAS (R.C.). Ma il dato importante è che non può apparire, peraltro non siamo neppure disponibili a farlo, che questo Consiglio regionale sospende una seduta per esprimere una valutazione su cose che deve ancora accertare, perché ovviamente…
(Interruzioni)
…se mi consente di concludere, collega Diana…
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue URAS.) La questione è molto semplice; accertare vuol dire che ciascuno di noi ha la necessità di acquisire gli elementi per fare una valutazione fondata perchè, tra l'altro, collega Artizzu, io ho solo la sua comunicazione. Mi permetterà quindi di acquisire informazioni direttamente?. Di capire che cosa il Ministro ha dichiarato? Di pensare anche che non voglio che appaia che il Consiglio regionale prenda la difesa di banditi, per quanto sardi? Noi non difendiamo i banditi, che siano sardi, che siano calabresi, che siano siciliani, che siano birmani, che siano giapponesi. E non difendiamo, e non difenderemo mai neppure gli organi dello Stato deviati; e non difendiamo, e non difenderemo mai, la violazione delle leggi da parte di chicchessia e tanto meno da parte degli organi dello Stato. Questo è il dato che vogliamo sia affermato da quest'Aula.
Per cui, signor Presidente, prima di sospendere la discussione in Aula della leggesi dia prima di tutto il tempo, e noi adesso non l'abbiamo, di accertare le cose; secondo, di farci eventualmente una nostra opinione, dico nostra, di ciascuno dei consiglieri; terzo, di farne oggetto di discussione di questa Aula, in modo sereno, avendo le documentazioni del caso.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma ho difficoltà a capire di che cosa stiamo parlando, e perché si dovrebbe interrompere la seduta del Consiglio regionale
(Interruzione del consigliere Artizzu)
PRESIDENTE. E quindi? Onorevole Artizzu non ha la parola, non ha la parola, che è una cosa diversa. Anche lei può rilasciare dichiarazioni alla stampa, comunque non ha la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io sono a favore, della proposta di sospensione per poter assumere delle determinazioni in merito alle gravissime dichiarazioni che oggi un Ministro della Repubblica ha reso nei confronti dei sardi.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, onorevole Ladu...
LADU (Fortza Paris). Questo è veramente incredibile...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, ha proposto una sospensione dei lavori?
LADU (Fortza Paris). Io ho proposto una sospensione di dieci minuti perché questo, come dicevo, è un atteggiamento veramente grave da parte di un Ministro della Repubblica e lui avrebbe dovuto riferirsi non ai banditi sardi ma ai banditi...
PRESIDENTE. Non è aperta una discussione sulle dichiarazioni...
(Interruzioni)
Colleghi, se dobbiamo mettere ai voti la sospensione dei lavori la mettiamo ai voti. Hanno parlato uno a favore e uno contro. È in votazione la proposta di sospensione. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Credo che la proposta di sospensione sia superata dalle dichiarazioni dell'onorevole Uras il quale ha sostenuto di voler verificare quanto avvenuto. Quindi i lavori dell'Aula possono continuare però un gruppo di persone si documenta su quanto è successo. C'è o non c'è questa volontà?
PRESIDENTE. Colleghi, è stata avanzata una proposta che, se viene mantenuta, va messa ai voti. Quindi chiedo al proponente, l'onorevole Farigu, se la proposta è ritirata.
FARIGU (Gruppo Misto). Io ho chiesto al Presidente del Consiglio, in quel momento l'onorevole Rassu, di accertare la veridicità dei fatti denunciati in quest'Aula perché, in caso di riscontro positivo, il Consiglio avrebbe dovuto dare una risposta adeguata all'entità dell'offesa che era insita in quell'espressione imputata a un Ministro della Repubblica,. Tutto qui. Quindi, Presidente, decida lei come vuole.
PRESIDENTE. Il fatto è costituito da una dichiarazione alla stampa che è naturalmente all'attenzione di tutti.
PReSIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, si esprime parere negativo sugli emendamenti numero 250, 170, 499, 500, 364, 728, 242, 213, 75, 501, 365, 502, 503, 504, 76, 505, 506. Si esprime invece parere positivo sugli emendamenti numero 343, 805 e 342. Su questi ultimi due emendamenti ricordo che la Commissione ne condivideva i contenuti ma aveva delle riserve sulla formulazione. Quindi prima di passare alla votazione chiederei una breve sospensione per procedere o ad una riscrittura oppure alla formulazione di una proposta di sintesi..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore e concorda anche sulla proposta di riscrittura degli emendamenti numero 805 e 342 al fine di evitare eventuali giudizi di illegittimità.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, lei aveva avanzato una richiesta di sospensione, eventuale, dell'esame dell'articolo 10. Io penso che il testo legislativo all'attenzione del Consiglio abbia una sua coerenza e ritengo, quindi, opportuno proseguire i lavori. Infatti il Consiglio regionale può modificare, a seguito dell'accoglimento degli emendamenti proposti, l'articolo 10, e questo avrà ripercussioni sugli articoli successivi perchè verrebbero conseguentemente modificate le parti della legge che facessero un richiamo a quelle approvate.
E' in votazione l'emendamento numero 250.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, come annunciato nella discussione generale io voterò a favore dell'emendamento numero 250 dell'onorevole Farigu, ritenendo, appunto, che non si possa modificare la formula del giuramento stabilito all'articolo 23 della Carta costituzionale vigente per la Sardegna; considerando, per quanto attiene al comma 2, che esiste già una norma che stabilisce le modalità con cui Presidente, consiglieri e Assessori sono tenuti a comunicare i diritti di proprietà, i redditi, eccetera; e infine perché nel terzo comma c'è una norma che, a giusta regola, a mio modesto parere, dovrebbe essere prevista nella legge elettorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). E' inutile che io riaffermi che voto a favore dell'emendamento numero 250.
Il problema è estremamente serio, Presidente,ma una logica c'è: il Consiglio boccia questo articolo e poi dice coerentemente quel che ne consegue. Ma se approva questo articolo, i successivi per essere coerenti devono essere conformi, sennò dovremmo modificare un articolo già votato ed è cosa un po' diversa. Altra cosa è modificare l'articolo, in questa sede, e poi andare di conseguenza sui successivi articoli che debbono essere esaminati, altra cosa è votare successivamente diversamente da quello che è contenuto in questo articolo. In ogni modo io sono contrario a questo articolo, così come è concepito.
Francamente ritengo che ci siano anche altri elementi di dubbia costituzionalità; anche l'introduzione di un giuramento diverso da quello stabilito dall'articolo 23 del nostro Statuto interferisce su questioni estranee all'articolo 15.
Volevo semplicemente chiedere: io sono stato più volte - in maniera a volta affettuosa, a volte in maniera cordiale, qualche volta in maniera un pochino più stizzosa - definito un socialista traditore perché schierato contro questo presidenzialismo; oggi, a seguito di questo dibattito (spero che questo induca una grande riflessione in quella parte politica del centrosinistra che siede in quest'Aula) mi chiedo se sono io che ho tradito la sinistra perché sono contro questo presidenzialismo o se siete voi passati a destra, perché il presidenzialismo è stata sempre una caratteristica, in tutti i Paesi a regime parlamentare, della destra. Oggi, voi siete sostenitori del presidenzialismo, cioè di una tesi politica che ha sempre, storicamente, caratterizzato la destra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 250.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Manca ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CALIGARIS - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LIORI - MILIA - MORO - MURGIONI - PILERI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SORU - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 62
votanti 61
astenuti 1
maggioranza 31
favorevoli 22
contrari 39
(Il Consiglio non approva).
E' in votazione l'emendamento numero 170.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, con questo emendamento intendo ribadire che, a mio parere, la modifica del giuramento in questa nuova formulazione, è incostituzionale. Chiedo quindi la soppressione del primo comma per cercare di ridurre l'impatto negativo di questo articolo sulla legge statutaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io voterò contro i soppressivi perché non mi pare siano finalizzati a precisare la formula di giuramento. Se esiste un problema di natura giuridica, perché si omette nella formula il riferimento alla fedeltà alla Repubblica e all'esercizio dell'ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna, si integri il contenuto della formula del giuramento con la parte di valenza costituzionale già indicata nello Statuto.
PRESIDENTE. Onorevole Uras, il problema che lei pone lo affronteremo, eventualmente, quando voteremo il testo.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, voterò a favore dell'emendamento ma vorrei sottolineare che, in un qualche modo, si cerca di rimediare alla formula del giuramento adottata, inserendo al comma 1 dell'articolo 10, sto parlando dell'emendamento numero 75, che prevede di sostituire le parole " comunità sarda con le parole "nell'interesse generale dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna".
Perciò, c'è una formula propositiva di soluzione costituzionale, anche perché non si può omettere il riferimento allo Stato che costituisce la Repubblica, ed è l'articolo 114 della Costituzione. Non si può in ogni caso.
Aggiungo anche che il termine "comunità sarda" , in ogni caso, non ha significato giuridico, così come anche, nel merito (ma mi esprimerò sull'emendamento presentato) l'espressione"popolo sardo"; in questo caso, pur avendo grande rispetto per un termine così "pesante" sarebbe stato più opportuno per il raggiungimento degli obiettivi, per chi ha questo concetto (io non ce l'ho), l'espressione "nazione sarda", perché stiamo parlando di tecnica legislativa e di termini giuridici.
L'emendamento numero 75 pone rimedio ma, ovviamente, è proposto dall'opposizione perciò guardatevi bene dal votarlo.
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 499.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà
DIANA (A.N.). Presidente, io ritengo che gli assessori non debbano giurare, nel momento in cui il presidente è l'unico che decide la sorte della Giunta. Io credo che il giuramento del Presidente della Regione davanti al Consiglio regionale possa essere considerato comprensivo del giuramento degli assessori. Perché dico questo? E' una domanda che rivolgo all'Assessore, al Consiglio e al collega Pinna, nel suo ruolo di Presidente della Commissione.
Il giuramento reso davanti a questa Aula, per ciò che penso io, comporterebbe in qualche modo il riferimento all'articolo 25 del nostro Statuto che recita: "I consiglieri regionali non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni". Bene, io mi chiedo se gli assessori che non sono consiglieri regionali, ed è questa la cosa che m'interessa maggiormente, rientrano nella fattispecie dell'articolo 25. Se non vi rientrano io credo che questo argomento vada codificato, vada normato, posto che il Presidente della Regione è anche un consigliere regionale.
Qui si aprirebbe un altro discorso relativo al fatto che la contestualità comporterebbe che il numero dei consiglieri regionali è comprensivo del Presidente della Regione e non aggiuntivo, come invece avviene.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (Forza Italia). Presidente, già dagli articoli precedenti ho potuto constatare che vengono bocciati puntualmente tutti gli emendamenti della minoranza, vengono approvati alcuni di quelli della maggioranza e, talvolta, come è stato chiesto dal relatore Pinna, si cerca di porre rimedio a quelli che si vorrebbe bocciare chiedendone la sospensione. Quindi, per quanto riguarda i nostri emendamenti, in particolare questo anche se io non sono tra i firmatari, voterò a favore. In riferimento anche a quanto diceva l'onorevole Diana, sarebbe forse possibile e giusto il giuramento in Consiglio degli assessori qualora fosse possibile anche da parte del Consiglio Regionale fare una mozione di sfiducia nei loro confronti, come ad esempio avviene in altre regioni d'Italia, mi risulta che questo avvenga, ad esempio, o meglio sia stato scritto nello Statuto della Regione Marche. Ripeto che il mio voto è favorevole.
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 500.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, per annunciare il voto favorevole all'emendamento numero 500. Non c'è bisogno di una legge (credo debba essere una norma statutaria), per dire che i consiglieri regionali, il presidente e gli assessori "sono tenuti a comunicare…". Relativamente all'emendamento precedente, il numero 499, Presidente, mi era sembrato di capire che ci fosse un'interlocuzione in Consiglio; se così non è ne prendiamo atto, se poi si è deciso di accelerare, acceleriamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Voto a favore dell'emendamento. Credo che le argomentazioni, molto brevi, del collega Diana siano giuste e si possono completare in questo modo. Se davvero si vogliono dare delle regole un po' più stringenti sull'obbligo da parte di presidente, consiglieri e assessori di comunicazioni relative alla propria sfera patrimoniale, alla propria attività economica, ci sono altri emendamenti che prevedono l'indicazione anche di altre comunicazioni, se non si vuole che questo sia un dettato inutile.
È abbastanza semplice che questo possa rimanere stabilito nella legge e che, poi, una semplice direttiva o al limite un passaggio regolamentare all'interno del Consiglio possa indicare quali siano le modalità specifiche di questa comunicazione. Ma rinviare ad un'altra legge significa, visto il percorso non semplice, non diretto della legge statutaria, perdere altro tempo e forse rendere inutile questa disposizione, perché prima che sia in vigore la legge statutaria e poi, prima che venga emanata una legge su cui si dovrà ancora discutere, si perderà tanto di quel tempo che, in realtà, queste disposizioni non saranno mai attuate nell'arco di questa legislatura e questo credo che sia un danno per la trasparenza dell'azione amministrativa e politica.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, anch'io ritengo che questa specificazione della necessità di una legge che deve stabilire le modalità sia veramente superflua. Considerato che, dal punto di vista normativo, esiste già una legge statale, fare riferimento a un'altra legge significa che corriamo il rischio di creare un possibile effetto matrioska nella produzione legislativa. Si corre il rischio di moltiplicare e burocratizzare ulteriormente una norma che dovrebbe essere diretta, semplice e automaticamente applicabile. Quindi anch'io voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, voterò a favore dell'emendamento. E' vero che il collega Diana ha esposto, anche se in termini molto succinti, diciamo così, le perplessità circa l'approvazione di questa norma; ed è superflua, perché non sta scritto da nessuna parte, a meno che non si voglia proporre una nuova norma, una nuova legge che possa includere la denuncia dei redditi eccetera.
Ma io se mi è consentito, con molta pacatezza (mi era sfuggito il problema), vorrei riprendere il fatto che gli assessori non giurino in Aula. Ma, se alla fine della Statutaria dovesse passare il principio, mi auguro che passi, della decadenza dell'incompatibilità fra consigliere e assessore, poiché i consiglieri già giurano non sarebbe necessario che chi assume la carica di assessore debba giurare nuovamente.
Quindi noi chiediamo di sopprimere le parole:"La legge stabilisce le modalità con cui…"; perché ci vuole una legge ad hoc per poter mettere nella condizione l'Assessore o il consigliere di stabilire tutti i proventi che ha dall'inizio alla fine del mandato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi permetto un ragionamento ed un suggerimento in merito all'emendamento numero 500 proposto dal collega Diana.
Io concordo sulla soppressione della prima parte e direi che per completezza si potrebbe dire, in un modo migliore rispetto a quello che io adesso enuncerò, che entro 90 giorni dall'insediamento, a pena di decadenza dal mandato, Presidente, consiglieri e Assessori sono tenuti a comunicare i diritti di proprietà e quant'altro. Mi permetto di ricordare che tra i diritti di proprietà sono esclusi, e non vedo il perché, l'uso e l'usufrutto che, in termini aziendali, sono e possono essere considerevoli.
Per cui direi che o vi è piena accettazione e condivisione dell'emendamento completato con un emendamento orale, oppure rimandiamo il tutto per completarlo in tal senso secondo quanto previsto dall'emendamento sospeso presentato dai componenti della stessa maggioranza. E' inutile rimandare a future leggi la regolamentazione di questo aspetto. Normalmente se entro 90 giorni non si effettuano le comunicazioni richieste vi è la decadenza dal mandato. Ripeto: forse è meglio completare anche le comunicazioni, così come è previsto nello stesso emendamento della maggioranza, ma senza dimenticare l'uso e l'usufrutto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, solo per dire che io non so che intenzioni abbiano la Giunta o la Commissione; però, nel caso in cui questo emendamento dovesse essere accettato, bisogna dire a chi devono essere mandate le comunicazioni. Non basta dire che il Presidente, i consiglieri e gli Assessori sono tenuti a comunicare i dati. Bisogna indicare anche chi li devono comunicare. O lo si dice in questo disegno di legge o si rimanda ad altro provvedimento di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Presidente, contrariamente al parere espresso in precedenza, sulla base anche delle osservazioni emerse nel dibattito, credo che si possa accogliere l'emendamento numero 500 proprio perché comunque avrebbe senso compiuto aggiungendo "il Presidente, i consiglieri e gli Assessori" e così l'articolo si mantiene da sé.
Relativamente all'osservazione dell'onorevole Floris riteniamo siano aspetti di carattere regolamentare che potranno essere disciplinati in un secondo momento, però la legge ha comunque di per sé una sua autonomia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Mi pare che le osservazioni che sono state fatte siano condivisibili; da un lato bisogna evitare infatti di demandare troppo ad altre leggi che appesantirebbero ancora di più la nostra produzione legislativa, dall'altro lato però bisogna anche trovare delle modalità attraverso cui questi atti previsti nel comma 2 siano in qualche modo disciplinati.
Si può essere d'accordo nell'eliminare il riferimento alla legge, però dobbiamo anche essere d'accordo sul fatto che è necessario disciplinare le modalità attraverso le quali devono essere compiute queste comunicazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io avevo capito semplicemente, poi può darsi che abbia frainteso, che l'emendamento presentato dall'onorevole Diana (e un po' sostenuto da altri) volesse dire che questa è la legge che impone la pubblicità di questi elementi per cui "Presidente, consiglieri e Assessori sono tenuti a comunicare i diritti di proprietà, i redditi, le eventuali partecipazioni e le cariche di amministratore o sindaco presso società", con le modalità che sono stabilite attualmente. Noi ogni anno facciamo le nostre dichiarazioni patrimoniali con quelle modalità. A me piaceva e piace molto di più la stesura originaria perché dice "la legge"; soltanto la legge può stabilire, che sia dello Stato, che sia della Regione, soltanto la legge può stabilire le modalità con cui Presidente, consiglieri ed Assessori sono tenuti a fare questo. Nessun atto amministrativo! Perché se no domani, badate, noi ci ritroveremo una deliberazione della Giunta regionale che stabilisce come si fanno queste cose e io non sono d'accordo. Io non sono d'accordo! Io voglio che sia la legge! E credo che ci sia un obbligo per cui deve essere la legge. Per cui la stesura del secondo comma proposto dalla Commissione mi soddisfa di più.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si può proporre un emendamento orale, eventualmente, dove diciamo: "Il Presidente, i consiglieri e gli Assessori sono tenuti a comunicare al Consiglio regionale".
DIANA (A.N.). Come è!
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. No, dico, inseriamo "al Consiglio regionale" così diventa più compiuto. Ha valore di legge. Questa può essere la soluzione.
PRESIDENTE. Colleghi, noi abbiamo già un sistema normativo che ci obbliga alla pubblicità delle dichiarazioni che, infatti,vengono pubblicate nel BURAS. Adesso si vuole introdurre qualche ulteriore specificazione per quanto riguarda gli incarichi ricoperti, ma, secondo me, la nostra dichiarazione annuale è già relativa alla pubblicità dei beni, agli incarichi ricoperti e alla situazione patrimoniale di ciascuno di noi. Quindi se volete possiamo o accantonare l'emendamento oppure sospendere cinque minuti per avere conferma della situazione attuale.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io condivido un po' lo spirito di quello che lei ha affermato adesso. In effetti il riferimento potrebbe essere proprio alla legge nazionale. Non dimentichiamo che noi osserviamo una normativa nazionale che è estesa a tutti gli amministratori pubblici e quindi anche ovviamente ai consiglieri regionali. Si potrebbe riprodurre in maniera analoga, fare un riferimento alla normativa già esistente e quindi, eventualmente, dando questa specificazione sugli atti aggiuntivi che vogliamo debbano essere pubblicati.
PRESIDENTE. Colleghi, sospendiamo l'esame dell'emendamento numero 500 per, dopo un'opportuna verifica, proporre una riscrittura dello stesso che sia adeguata e non limitativa di quanto già facciamo..
Sono in votazione gli emendamenti numero 364 e 728, il cui testo è uguale.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io mi limito a sostenere l'emendamento, ma anche a cercare l'attenzione dei colleghi sul fatto che con una serie di emendamenti si propone di iniziare un percorso diverso da quello "presidenziale". L'emendamento ha questo fine: invitare chi, svincolato dalle coalizioni, ha volontà di iniziare un percorso che porta alla costruzione di un sistema alternativo a quello presidenziale, per intenderci quello parlamentare, a misurarsi con gli emendamenti proposti.
E' chiaro che se sposassi un sistema presidenziale il comma tre dovrebbe continuare ad esistere, dovrebbe continuare ad esistere, ma dichiarandomi formalmente anti presidenzialista, e quindi parlamentarista (e da qui in questo momento mi svincolo dai limiti della coalizione e mi sento libero di sostenere una tesi politica diversa da quella che contraddistingue la maggioranza della mia coalizione), è chiaro che per chiunque voglia seguire questo percorso, o proporre questo percorso, non è proponibile l'accettare il comma tre.
Il comma tre deve essere soppresso per avere linearità e coerenza con il seguito degli emendamenti, che all'interno dell'articolo 10 e fino all'articolo 35, propongono un cambiamento di sistema. Tutto il resto, le parole sentite, le discussioni fatte sino a questo momento, credo che siano servite a ben poco. Inizia ora il momento decisionale, il momento importante della Statutaria, non meno importante quello referendario, ma sicuramente decisionale, perché il comma tre è uno dei vincoli, del presidenzialismo.
PRESIDENTE Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io riconosco la ragionevolezza di quello che il collega Capelli ha detto, e infatti annuncio il nostro voto contrario all'emendamento numero 364, però seguo nel ragionamento che il collega Capelli ha fatto nel senso che oltre ad esistere i parlamentaristi convinti esistono anche i presidenzialisti convinti che, proprio in quanto tali, ritengono che debba vivere la elezione diretta del Presidente della Regione, ma ritengono che la elezione del Presidente della Regione debba durare un solo mandato, e ritengono che questo sia un meccanismo reale di riequilibrio.
Tutti coloro i quali pur accettando il sistema presidenzialista, o addirittura non condividendolo e subendolo, sono dell'idea che debba esserci un riequilibrio e non vedessero approvato l'emendamento Capelli, dovrebbero prestare attenzione agli emendamenti successivi, quelli che prevedono che il Presidente della Regione non sia rieleggibile (disposizione che potrebbe valere non da subito, ma dalla prossima legislatura); se pensiamo che ai sindaci non possono essere concessi più di due mandati, è normale che al Presidente della Regione, che ha un potere sicuramente superiore, non possa che essere consentito un singolo mandato. Il Presidente rappresenta una coalizione, ma alla coalizione può essere consentito più di un mandato, al Presidente no!
E se vogliamo che la norma non sia targata, al di là del fatto che il presidente Soru ha già detto che non sarà ricandidato, diciamo pure che questa norma non vale da questa legislatura e che sarà applicata soltanto dalla legislatura successiva. E lo diciamo con una norma transitoria.
Ma stiamo dicendo che il potere del Presidente è temperato, non temperato perché gli smontiamo le prerogative, e quindi non gli consentiamo durante il quinquennio di operare, ma è temperato temporalmente perché diciamo che quel Presidente non è rieleggibile, pertanto diciamo che il potere forte del Presidente dura cinque anni, può durare quello della sua maggioranza ben oltre il quinquennio, ma non quello del Presidente. Questo è un modo reale di introdurre degli elementi temperanti all'interno del sistema presidenziale nell'ambito del quale noi ci riconosciamo pienamente. Pertanto votiamo contro l'emendamento numero 364.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
(Interruzioni dei consiglieri Marrocu e Vargiu)
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Presidente, vorrei intervenire sull'ordine dei lavori perché la questione, così come posta dal collega Capelli, si collega alla questione pregiudiziale che ha avanzato l'onorevole Farigu. L'onorevole Farigu ha affermato che se noi oggi votassimo il testo dell'articolo numero 10 (soprattutto il terzo comma) nella stesura proposta, ci troveremmo nell'impossibilità di modificare le norme successive sull'elezione diretta del Presidente della Regione. Quindi chiedo se è possibile avere un chiarimento da parte della Presidenza o degli uffici, sulla fondatezza o meno della questione pregiudiziale posta dall'onorevole Farigu.
PRESIDENTE. Colleghi, ripeto quanto già detto in merito ad una osservazione analoga sollevata dall'onorevole Farigu per l'intero articolo. Il testo di legge esitato dalla Commissione ha una sua coerenza, quindi ciò che è contenuto nell'articolo 10, nei suoi commi, è coerente con quanto poi si afferma negli articoli successivi. Il Consiglio esamina questo testo, naturalmente può modificarlo, può anche stravolgerlo completamente e le sue decisioni naturalmente si riverbereranno sugli articoli successivi nei quali il tema ritorna.
Questa è la mia interpretazione ma, badate, che non stiamo innovando niente rispetto alla prassi seguita regolarmente.
PRESIDENTE. Ricordo che sono in votazione gli emendamenti numero 364 e 728. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 364. Intendo però sottolineare un aspetto che secondo me è significativo. Stiamo parlando del Titolo III e, in particolare, dell'articolo in cui si dettano le regole e i doveri dell'attività politica. Ritengo che il comma 3 di questo articolo non sia attinente all'argomento perché, tutt'al più, se non attiene alla legge elettorale dovrebbe essere trattato all'articolo 18, Capo III, dove si parla del Presidente della Regione. Francamente non capisco perché debba essere inserito un comma terzo nelle regole e nei doveri dell'attività politica quando si parla del Presidente della Regione all'articolo 18. Quindi sono del parere che debba essere soppresso anche se questo può far intendere che il Presidente della Regione può essere rieletto anche per il secondo mandato.
C'è ovviamente anche questa possibilità, però ribadisco che il contenuto di questo comma non è tema di questo articolo e, in ogni caso, andrebbe rimandato all'articolo 18 se non addirittura alla legge elettorale dove si stabilirà se possa o no essere immediatamente o non immediatamente rieleggibile, considerando che si parla in questo caso di eleggibilità del Presidente.
Terrei inoltre in considerazione le valutazioni che l'onorevole Farigu ha fatto in quest'Aula; valutazioni che possono far presupporre che, attraverso questo comma terzo all'articolo 10, in qualche misura si stia anche anticipando l'idea dell'elezione diretta del Presidente della Regione, il che sarebbe discutibile e contrario alle scelte di molti in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, annuncio il voto contrario all'emendamento numero 364. Noi sul comma 3 dell'articolo 10 intendiamo fare veramente una battaglia, una battaglia alla Uras; una battaglia che non significa ostruzionismo, ma che porta argomenti seri in quest'Aula per difendere naturalmente la nostra tesi.
Alla collega Caligaris che dice di non comprendere perché questo comma sia compreso nell'articolo 10, diciamo che ha ben ragione di avere dei dubbi ma deve capire, l'onorevole Caligaris, che questo comma è un vero e proprio residuato bellico, perché costituisce la sintesi, partorita alla fine in Commissione, dei commi 3 e 4 presenti nel testo della Giunta. La Commissione ha mantenuto soltanto la regolamentazione del numero delle legislature per il Presidente e non già per i consiglieri, e non già per gli assessori e per tutto ciò che, invece, contemplavano i commi 3 e 4.
Al collega Marrocu diciamo, per sua serenità naturalmente, che la coerenza che ha caratterizzato il suo collega Fantola andrebbe assolutamente rilevata e premiata. Il suo collega Fantola ha deciso, ma proprio perché lo Statuto interno del proprio partito lo prevedeva, di non ricandidarsi per la quarta legislatura consecutiva ritenendolo giusto. Ugualmente dobbiamo difendere fino in fondo l'ipotesi che una legislatura per il Presidente della Giunta regionale sia sufficiente per caratterizzarne l'attività amministrativa e per consentire una rotazione democratica delle persone che possono ricoprire quel prestigioso incarico.
Naturalmente teniamo a precisare che questa limitazione non è diretta nei confronti di qualcuno, tanto più che abbiamo detto che entrerebbe in vigore con la successiva legislatura. Quindi il presidente Soru sarà contento che questa nostra iniziativa non abbia niente di personale e non sia assolutamente diretta contro l'esistente.
PRESIDENTE. Metto in votazione gli emendamenti numero 364 e 728. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 364 e 728.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CALIGARIS - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - MILIA - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - MORO - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SORU - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - UGGIAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 59
astenuti 2
maggioranza 30
favorevoli 13
contrari 46
(Il Consiglio non approva).
Riprendiamo l'esame dell'emendamento numero 500. La legge nazionale alla quale facevo riferimento è la "441" dell'82, relativa alla pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti. Sulla base di questa legge nazionale noi presentiamo una dichiarazione concernente i diritti reali su beni mobili e su beni immobili iscritti in pubblici registri, le azioni di società, le quote di partecipazione a società, l'esercizio di funzioni di amministratore, di sindaco di società, con l'apposizione della formula "Sul mio onore affermo che". Come sapete le nostre dichiarazioni, quelle dei redditi, le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale sono rese pubbliche attraverso il BURAS. Questa dichiarazione è annuale.
Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Presidente, lei ha giustamente fatto riferimento alla normativa nazionale ed è proprio ciò che la Commissione ha rilevato affermando che su questa fattispecie vi era una riserva di legge. Non si poteva procedere per atti amministrativi, ma sulla base di norme dettate da leggi nazionali, regionali o comunque da un dispositivo di carattere legislativo non lasciandolo indefinito, trattandosi di materia abbastanza complessa e delicata. Io credo che sia giusto quindi lasciare la dicitura della Commissione perché è stata pensata a lungo così da evitare incomprensioni.
PRESIDENTE.
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 242.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, dichiaro o il voto di astensione sull'emendamento numero 242; riteniamo infatti la proposta emendativa un segnale in una direzione, però un segnale modesto. I colleghi firmatari della Rifondazione Comunista dicono: "Il Presidente non solo non è immediatamente rieleggibile, ma non è mai rieleggibile dopo due mandati", cioè chi ha fatto i due mandati, ha esaurito il suo rapporto con le istituzioni in quel ruolo. Noi, invece, proponiamo un vincolo più forte, pur sottolineando che intendiamo rimandare l'applicazione di una norma così forte ad un momento successivo rispetto a questa legislatura, quindi non vale per chi è oggi Presidente. Noi sosteniamo che il presidenzialismo assegna un ruolo al Presidente che è estremamente forte, questo ruolo secondo noi è sufficiente che venga esplicato per un solo quinquennio senza possibilità per il Presidente di essere ricandidato e rieletto.
Se per i sindaci vi è la regola dei due mandati, è evidente che chi , assai più di un sindaco, incarna un potere assai forte all'interno delle istituzioni deve vedere questo potere limitato temporalmente; il che non significa che il potere deve essere limitato durante l'esercizio, come qualcuno vorrebbe introducendo una serie di elementi che caducano il ruolo del Presidente mentre egli è in carica. Noi riteniamo che mentre il Presidente è in carica i suoi poteri devono essere esercitati nel pieno delle sue possibilità, devono essere ampliati per quanto riguarda la sfera esecutiva, devono essere confermati per quello che sono, però riteniamo che non ci debbano essere ere geologiche di Presidenti.
In cinque anni un Presidente è in grado di dare alle istituzioni tutto ciò che può. La sua maggioranza è una maggioranza che è capace di reggersi oltre cinque anni? Benissimo, i cittadini riconfermeranno quella maggioranza, ma cambieranno il Presidente, affinché non ci sia una identificazione tra l'istituzione Presidente della Regione e l'uomo. Ci sembra un modo significativo, importante, pesante, per temperare il presidenzialismo, senza levare al presidenzialismo o le sue caratteristiche fondanti. Ci piacerebbe che su questo ragionamento qualcuno ci seguisse, perlomeno per dire che non è d'accordo, e si potesse aprire un dibattito in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo per chiarire il senso di questo emendamento dato che alcuni colleghi hanno sostenuto che, poiché l'articolo 10, mette una pietra tombale sulla forma di governo, si è già deciso che il Presidente è eletto direttamente dal popolo. Non è così! E il fatto che si faccia riferimento all'immediata rielezione dopo due mandati sta anche a significare che nel corso di una legislatura può succedere che un Presidente eletto dal Consiglio regionale riceva due mandati, ma non ne possa ricevere di più né in quella legislatura e né in altre; sta a significare che non ci potrà essere un balletto, come spesso è stato richiamato per sostenere la tesi presidenzialista, di un Presidente riproposto cinque, sei, sette volte nell'arco di una legislatura, due volte bastano!
Quindi, va tolto questo "immediatamente", va assicurato che non sia più possibile che uno che abbia fallito, rispetto all'incarico ricevuto dal Consiglio, si ripresenti in quella veste. Ma, cassare quell'avverbio, serve anche nel caso in cui questa Statutaria venga esitata con un carattere presidenzialista, perché noi non vogliamo Presidenti padroni che stanno due legislature a fare i Presidenti, poi si garantiscono, grazie alle due legislature fatte, un Presidente fantoccio per una legislatura, e si ripresentano per altre due legislature e così via, perché i Presidenti padroni sono un danno per la democrazia, per il funzionamento delle istituzioni e per tutto.
E io non so, e non riesco a capire, e non mi giustifico neppure perché la mia maggioranza dovrebbe essere contraria alla soppressione di questo vocabolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento, e dico semplicemente il perché. Io voto a favore, non a partire dal fatto che il nostro ordinamento sia presidenzialista, perché lavoro negli articoli successivi ad argomentare e a dimostrare che questo ordinamento può essere efficace, stabile, anche se non è presidenzialista. Per cui, affermare, come pretende di fare l'emendamento, che una persona che guida la Regione per dieci anni, che è un mandato papale quasi, debba interrompere definitivamente, non è un'innovazione. La persona forse più potente della terra, che è il Presidente degli Stati Uniti, ha un vincolo di mandato per due legislature, punto e basta, per due mandati. Semmai sarebbe da chiedersi in quest'Aula se non sia il caso di ragionare, appunto, non influenzati dal presidenzialismo, sul limite all'impegno in politica, un ragionamento che qui dentro è stato sviluppato negli anni passati.
Il limite dei mandati è chiaro che il Consiglio regionale lo può stabilire anche per i consiglieri regionali, e la non rieleggibilità la può stabilire anche per i consiglieri regionali, e solo per i consiglieri regionali, ma la discussione morale sul proprio prestarsi alla politica riguarda le forze politiche. Perché, badate, noi siamo degli specialisti in Italia per la carriera che somma due, due, due, o tre, tre, tre, che diventa un'eternità, e se volete facciamo anche qualche esempio in questo senso. Non c'è in questo senso un adeguato approfondimento rispetto a ciò che propongono altri emendamenti, rispetto a ciò che comporta questo vincolo.
Io risponderò a ciò che ci propone l'onorevole Vargiu sul presidenzialismo, una monarchia in cinque anni e poi basta, quando parleremo dell'articolo 13 e dell'articolo 12, su cui io ho idee differenti, e avremo modo di interloquire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). La spiegazione fornita dal collega Uras rende ancor più propria la spiegazione data precedentemente dalla collega Caligaris; cioè non è l'articolo 10 che inizia un percorso presidenziale ma è il comma 3 che lo inizia, è diverso! E a me fa specie che chi cerca il moscerino nell'occhio dell'altro, non veda l'albero che ha nel suo. Perché è ovvio, come giustamente è stato riportato dal Presidente del Consiglio, che il comma 3 è in linea con tutto l'articolato della legge presentata, legittimamente e correttamente impostata sul presidenzialismo, però il collega Uras probabilmente non lo vuole capire, perché gli fa comodo non comprenderlo.
Non lo dico io, il Presidente del Consiglio e gli uffici hanno detto che inizia un percorso indirizzato verso il presidenzialismo. D'altra parte abbiamo esperienze di giovani sindaci che hanno espletato due mandati a trent'anni, noi siamo abituati a pensare a un Presidente della Giunta minimo cinquantenne, ma speriamo che si rivedano queste posizioni perché si potrebbe essere Presidente della Giunta a trent'anni, terminare i due mandati a 40, tornare alla vita civile, diciamo così (brutto termine), e riprendere l'attività 10 anni dopo. Ma a 50 anni non si può essere rieletti.
Questo è un limite che è giusto che ci sia nel sistema presidenziale, infatti c'è in America e in tutti gli altri sistemi presidenziali. Non esiste in un sistema parlamentare. Se c'è qualche esempio che mi è sfuggito avrò piacere di ricredermi, però è chiaro che il comma 3 è coerente con l'indirizzo presidenzialista che è stato dato al provvedimento.
Chi è parlamentarista non si mascheri cercando ragionamenti diversi perché qui inizia un percorso. Ovviamente voto a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Per esprimere il voto nel caso in cui, come mi è sembrato di cogliere, non sia disponibilità al ritiro come da invito del Presidente, dell'emendamento numero 242. C'è una ratio precisa nella limitazione di un numero dei mandati a due per un vertice dell'esecutivo sia nel caso in cui esso venga eletto direttamente, sia nel caso in cui esso venga eletto dal Consiglio: è la concentrazione di un potere significativo. Negli Stati Uniti non c'era nella Costituzione originaria, ci vollero quattro elezioni consecutive di Franklin Delano Roosevelt per apportare nel 1951 un emendamento che comportò il limite dei mandati e lo rese definitivo come quello che vorrebbe l'emendamento Uras - Licheri.
Io credo che non sia il caso del sistema che stiamo forgiando di forma di governo con la legge statutaria. Quello su cui vorrei porre l'accento è invece un altro elemento di questa norma che io voterei e approverei così come è stata proposta nel testo della Commissione. E' un limite intrinseco all'esercizio del potere di scioglimento del Consiglio da parte del Presidente;c'è scritto infatti due mandati, non c'è scritto 10 anni, per cui se il Presidente esercitasse il potere di dimettersi e, dimettendosi, di trascinare il Consiglio nella risoluzione della legislatura, esso potrebbe contare certamente, ed è giusto che sia così, sulla prova di appello davanti al popolo ma avrebbe un tempo limitato di esercizio del potere di vertice dell'esecutivo per il compimento del mandato che consente la realizzazione del programma di governo. E questo nella prima legislatura; nella seconda legislatura sarebbe ancora più drammatico per il Presidente dimettersi perché se si dimette ha completato, almeno nei cinque anni successivi la sua opera, il suo servizio civile come capo dell'esecutivo, non può essere rieletto e, devo dire, non rieleggibile vuol dire non ricandidabile a Presidente nel caso in cui scegliessimo la forma di elezione diretta.
Questi sono i motivi che mi spingono a dire che la norma è ben fatta e la voteremo così respingendo l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, l'onorevole Sanna ha una capacità di elaborazione che francamente è molto, molto apprezzabile. Tuttavia, e ringrazio l'onorevole Pisano perché mi ha dato una spiegazione del perché è presente nell'articolo 10 questo comma, ritengo che eliminare la parola "immediatamente" benché non modifichi radicalmente il senso certo lo migliori.
Voterò pertanto a favore dell'emendamento numero 242, anche perché la rieleggibilità immediata alla scadenza del secondo mandato creerebbe una condizione di continuità veramente incredibile; ma, anche se dovesse essere prevista in un tempo successivo, ci sarebbero comunque numerosi condizionamenti nella legislatura successiva che potrebbero certamente avvantaggiare chi già ha avuto due mandati. Io credo che questo aspetto non sia secondario. Per attenuare questo impianto decisamente presidenzialista, come rilevava anche l'onorevole Capelli, io voto a favore dell'emendamento numero 242.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, la trattazione di questo argomento si differenzia sostanzialmente tra coloro che hanno a cuore il presidenzialismo e coloro che invece non l'hanno a cuore. Io personalmente ritengo che un mandato con questi poteri sia più che sufficiente. Con il sistema parlamentare non ha senso mettere limiti di mandato, credo che non sia assolutamente opportuno o, comunque, se ne può fare a meno. Con l'elezione diretta io credo che sia assolutamente opportuno e il termine "immediatamente", in questo caso sono d'accordo con l'onorevole Vargiu, è il male migliore.
Ciò che probabilmente avremmo dovuto prevedere, forse ne abbiamo anche parlato qualche volta in Commissione, è la possibilità che un Presidente eletto direttamente, forte del consenso che può verificare a fronte di sondaggi, verifiche sul campo, risposte provenienti dalla società che amministra, decida a metà legislatura di interrompere con le sue dimissioni e di ripresentarsi, forte di un consenso che presume avere, per trovare un Consiglio più "morbido", come scrive qualche giurista. E, teoricamente, nell'arco di 10 anni lo potrebbe fare tre volte senza comunque avere l'obbligo di interrompere la legislatura sotto i due anni e mezzo.
Io credo che su questo probabilmente avremmo dovuto scrivere una norma. Il Presidente che dovesse dimettersi non potrebbe assolutamente essere ricandidato e rieletto, cioè non c'è nessun motivo che ci possa vietare di introdurre questa norma.
Questa norma però, onorevole Marrocu, non è prevista, non è prevista in questo testo e non sarà prevista probabilmente neanche nel futuro. Però io credo che un Presidente che si dimette non può assolutamente essere rieletto perchè con le sue dimissioni condiziona se stesso e una pluralità di soggetti che sono il frutto non della sua elezione ma di una politica che fanno i partiti per cui si presentano i consiglieri e le liste.
Quindi, su questo non abbiamo deciso niente, onorevole Marrocu e onorevole Pinna e onorevole Francesco Sanna. Io gradirei che su questo si facesse qualcosa: il Presidente che si dimette non può essere rieletto.
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 213.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, a nome del nostro Gruppo esprimo il voto a favore dell'emendamento numero 213 e ne chiedo la votazione nominale. Devo dire che si tratta dell'emendamento sul quale si sperava ci potesse essere un clima di ragionevole confronto, quindi un clima che ci aiutasse a valutare l'emendamento in sé.
Mi rendo conto che, purtroppo, questo clima non si è creato per cui i non presidenzialisti usano toni truculenti nel definirlo, tipo: "Avremo cinque anni di monarchia assoluta"; onorevole Maninchedda ci sono Presidenti in tante Regioni italiane che durano quindici anni e non danno vita ad una monarchia assoluta; la Presidenza degli Stati Uniti, che lei ha richiamato, dura otto anni se il Presidente è rieletto: è l'uomo più potente del mondo e nessuno lo definisce - lo ha definito lei in questo senso e io condivido - una monarchia assoluta.
Non sarebbe una monarchia assoluta neanche la Presidenza della Regione Sardegna eletta direttamente dal popolo, semplicemente noi avremmo marcato che i cinque anni di tempo assegnati al Presidente sono anni in cui egli esplica la sua attività nella piena e intera disponibilità dei suoi poteri; al termine dei cinque anni la maggioranza che sostiene il Presidente, se ha ben operato... Collega Uras, le chiedo scusa, le cedo volentieri la parola perché sono interessato a sapere che cosa lei sta dicendo; la vedo accalorata, quindi so che l'argomento è quello che abbiamo in discussione.
PRESIDENTE. Possiamo far concludere l'onorevole Vargiu? Prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). Il ragionamento, quindi, è che in cinque anni non c'è un incarnarsi della figura del Presidente nell'Istituzione, quindi c'è una riconoscibilità forte della maggioranza di cui il Presidente è l'espressione, c'è minore la necessità... Presidente, il tono della voce del collega è elevato...
PRESIDENTE. Interrompo il tempo, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Non c'è problema, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Uras, possiamo proseguire? Prego, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Era solo il tentativo di completare il ragionamento ma spero di averlo comunque rappresentato.
Se qualche collega vorrà spiegare, nel votare negativamente rispetto all'emendamento, quali sono i motivi che non condivide nella riflessione fatta, questo resterà agli atti e servirà per riflessione per il futuro, anche nella discussione di questa legge..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). E' debole il ragionamento che spesso si fa: abbiamo deciso così, quando ci piace; perché questo ragionamento adesso ci obbliga a procedere sempre così. E questa maggioranza, che pure è un po' elastica, noi lo vediamo... un po' elastica a destra, qualche volta fa anche autogol; c'è Niccolai che gioca in questa squadra: prende la mira da lontano e arriva sempre in rete.
L'emendamento proposto dall'onorevole Pisano e più va nella direzione dell'emendamento che abbiamo proposto noi. Noi abbiamo fatto, diciamo, una proposta equilibrata; abbiamo detto infatti che non va bene che ci sia un Presidente che governa dieci anni, costruisce un potentato, oppure lo rafforza, si prende cinque anni di vacanza lasciando al governo i suoi e, poi, ritorna per altri dieci a consolidare quello che ha.
E siccome voi avete l'idea del presidenzialismo non mitigato ma esasperato, e siccome questa è una piccola Regione dove i contatti e le relazioni sono personali, sono forti e condizionano, e qua si difende la democrazia oggi, domani, io voterò l'emendamento Pisano, Vargiu e più.
(Interruzione del consigliere Vargiu)
URAS (R.C.). Io lo voterò! Io lo voterò perché pone un attimo di riflessione in più a chi è convinto - non io, voi - del sistema presidenziale. Siete voi che avete il dovere di mitigare questi poteri, di stare attenti a che cosa può succedere.
La buona fede va spesa con parsimonia, non va sprecata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). L'emendamento ripropone ciò che io avevo già segnalato nel corso della discussione generale, e cioè che non appena si parla di presidenzialismo la discussione, immediatamente, si radicalizza.
E' chiaro che chi incardina già sul comma terzo dell'articolo 10 questa discussione (per me è errato impostarla su questo punto) predispone tutta una serie di contrappesi per un potere che, a mio avviso, è eccessivo e che questi contrappesi ritengono che sia eccessivo e che correggono in una forma altrettanto eccessiva, a mio modo di vedere.
Allora, il problema che probabilmente va affrontato è il sistema dei poteri, non è il limite dei mandati, soltanto; il limite dei mandati è un problema che riguarda tutta la classe politica. Allora, quando c'è un limite di mandato per chi esercita il governo della Regione, io parto dall'idea che lo eserciti in un sistema mitigato per cui ho un obbligo - come dire - morale di evitare che quel potere si trasformi in sistema, cioè di limitargli il tempo, di limitargli molto il tempo, ma non ho un problema di mettere il cannone, perché penso ad un potere non esagerato, penso ad un potere diverso e penso ad un limite da dare ai mandati.
Non vedo l'onorevole Sanna, ma sicuramente mi starà ascoltando. Il senso del sostegno all'emendamento proposto dai colleghi di Rifondazione Comunista era un senso normalissimo, neanche così attento alle implicanze illustrate dall'onorevole Sanna, cioè che si parla di due mandati e non di dieci anni - perché su questo forse bisognerebbe anche discutere - era attento ad impedire la costruzione di una carriera. Ed è vero che chi sta dieci anni al governo di una Regione come questa può costruire un sistema che ha una grande resa. Per cui togliere il termine "immediatamente" significava dire: senti, questa esperienza finisce; basta, non aveva altro senso e secondo me c'è stata una reazione a dir poco esagerata se non adeguata ad una opzione già fatta di presidenzialismo duro che mi delude profondamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Credo di aver inteso che l'onorevole Maninchedda voterà anche lui a favore, probabilmente, di questo emendamento, perché ha omesso di dirlo.
In ogni caso, io dichiaro il voto a favore dell'emendamento numero 213 e ringrazio soprattutto l'onorevole Uras per la sua espressione di voto che dimostra non solo sensibilità su questo tema, ma che il suo cosiddetto modello elastico da una sola parte,è un modello vincente, è il cosiddetto modello fionda: la fionda ha elasticità solo da una parte ed è quindi capace di abbattere barriere che noi sappiamo essere difficili da abbattere.
Quindi, partendo da considerazioni che possono essere opposte, è dimostrato che si può davvero convergere su una tesi condivisa da tutti. In questo caso (l'appello lo faccio a chi ha sempre dichiarato la propria disponibilità al presidenzialismo) noi chiediamo che i presidenzialisti qui dicano davvero la loro opinione, votino a favore di questo emendamento numero 213.
Paradossalmente, le ragioni forti del "213" ce le ha date anche il collega Sanna quando dice che si sa parlando di due mandati e che il significato dei due mandati è proprio quello di consentire la rieleggibilità del Presidente dimissionario. Di conseguenza ha ben ragione, naturalmente, l'onorevole Diana di temere questa ipotesi perché dovrà essere assolutamente regolamentata, e noi non siamo assolutamente d'accordo sull'ipotesi di una rieleggibilità di un Presidente dimissionario. Quindi, convinti che questa sia la direzione tracciata dall'intera Giunta e dal disegno di legge,a maggior ragione votiamo a favore dell'emendamento numero 213. E su questo versante, naturalmente, noi non intendiamo essere superati né a sinistra né a destra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Spero non dispiaccia troppo all'onorevole Pisano se darò il mio voto favorevole all'emendamento pur non essendo una presidenzialista, anzi pur essendo fondamentalmente e convintamente parlamentarista. In questo caso, però, coincide una questione, dal mio punto di vista, di coerenza nella misura di contenere la forza del presidenzialismo. Quindi, coerentemente con quanto sostenuto finora, reputo opportuno esprimere il voto favorevole. Consentitemi anche un'altra sottolineatura: avere un presidente o una carica presidenziale che si consuma nell'arco di cinque anni favorisce il ricambio anche al femminile. Avremo, anche come donne, qualche speranza in più di poter rivestire una carica così importante nel tempo. Non sarà fra cinque anni, ma speriamo che accada in un tempo abbastanza ragionevole per vederla tutti quanti realizzata. Non ci vorranno 60 anni, mi auguro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Io cerco invece di essere coerente, perlomeno con il mio modo di vedere, e non concordo molto sull'emendamento numero 213. Perché se dovesse passare il "213", non essendo stato approvato l'emendamento precedente del collega Uras che proponeva di cassare il termine "immediatamente", il comma sarebbe questo: "il Presidente della Regione non è immediatamente rieleggibile" a che cosa? A presidente, a consigliere regionale?
(Interruzioni del consigliere Pirisi)
Non sto scherzando, onorevole Pirisi, il riferimento non è all'emendamento Pisano e più, ma a chi non ha votato l'emendamento precedente, a chi vuole il comma 3 dell'articolo 10, ai danni che crea questo comma che, se non esistesse, direbbe qualcuno, bisognerebbe inventarlo perché, in modo particolare in questo punto non ci sta a fare niente; detta infatti un indirizzo su cui vedo ancora forte il legame di coalizione e non la libertà di opinione, secondo gli indirizzi dei nostri principi, legittimi tutti, e dei nostri valori politici. Per cui mi chiedo: che cosa rimane dopo? Un Presidente della Regione non immediatamente rieleggibile, ma a quale carica? Ma è modo di scrivere una legge, ma è modo!
(Interruzioni)
Io sto leggendo l'effetto immediato di quello che voi avete scritto nel comma 3 in innumerevoli riunioni di Commissione; e difendere l'indifendibile, quando ci si rende conto di aver sbagliato, è perverso. Il comma 3, spero, mette a rischio anche l'articolo 10 che dovremo votare, c'è ancora un modo per rimediare, eliminare un insignificante articolo 10, e potremo recuperare sugli altri per quanto riguarda giuramenti, assessori e quant'altro, perché ci sono gli emendamenti, anche vostri, che correggono in senso presidenziale, e forse sarebbe più onesto per tutti bocciare l'articolo 10.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Non è in discussione l'emendamento numero 242 che l'Aula ha già votato e penso sia giusto che ognuno rispetti il voto dell'Aula che, tra l'altro, pone il Presidente della Regione Sardegna alla pari di tanti sindaci di grandi città che hanno, non me ne voglia il presidente Soru, l'importanza che può avere il Presidente della Regione. Si pensi alla città di Roma dove Veltroni è stato riconfermato, sta facendo bene, poi deciderà di fare altro, magari il premier come io mi auguro. Quindi, ognuno ha il suo parere, credo che il confronto e la discussione siano legittimi, ma non si può utilizzare una votazione, nella quale una opposizione diventa minoritaria, per dire che si vota a favore di un emendamento, il numero 213, quello sì che è un autogoal, su questo sono d'accordo totalmente con il collega Uras.
Questo emendamento è un'offesa al buon senso, devo essere sincero, per me è una sciocchezza dire che un Presidente della Regione che governa la Sardegna per cinque anni non può essere riproposto nonostante abbia il consenso e abbia fatto bene, è una sciocchezza ed è un'offesa al buon senso. Per cui, un partito di maggioranza che sostiene una cosa così per fare un dispetto, perché un suo emendamento non è passato è anche questa un'offesa al buon senso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, capisco anche lo sfogo del collega Marrocu che condivido perché, in effetti, qui c'è il rischio di partorire un piccolo mostro e non credo che il problema, collega Capelli, risieda nel comma 3, forse risiede in un emendamento che magari non è compiuto e, forse, non andava neanche accettato. Ma, la riflessione che vorrei dire, sempre ai colleghi Riformatori, è che oltre che rigettare o dire di essere contrario all'emendamento quello che vorrei rifiutare è anche una schematizzazione. Noi qui continuiamo a vedere la forma presidenziale, non so se odierna o quella che c'è in questo disegno di legge o quella che abbiamo nella nostra mente (perché io comincio a pensare che abbiamo in mente una forma di presidenzialismo platonica), come una specie di bomba atomica o di arma potentissima che devo usare per un tempo il più breve possibile.
Questo mi sembra il concetto che emerge, in maniera molto brutale e radicale da alcune riflessioni che hanno fatto anche i colleghi riformatori. Allora, proprio perché noi non crediamo che questo sia il contenuto del disegno di legge, né la forma di governo attuale, cioè non siamo in presenza di un presidenzialismo senza controllo e fuori da ogni termine, anzi, siamo convinti che questa forma di governo non è neanche propriamente presidenziale perché, comunque, ha dentro di sé il voto di sfiducia e non è associata a nessun nuovo potere come, per esempio, quello di chiedere la fiducia a questo Consiglio o (come per il Presidente degli Stati Uniti) di emettere dei provvedimenti che hanno potere di legge by passando il Parlamento, riteniamo che questa schematizzazione vada rigettata e anche che, nel valutare questo emendamento, non dobbiamo pensare alla nostra idea platonica della forma di governo attuale, ma avere la bontà di leggere tutta la proposta e anche gli articoli successivi che, per esempio, prevedono una forma di presidenzialismo che non è dura e non è neanche presidenzialismo, è una forma di governo equilibrata tra potere esecutivo e potere dell'Assemblea.
Per cui credo che questo emendamento sia da rigettare sia nel contenuto e anche nell'idea, che continua a trascinarsi, di presidenzialismo che, in realtà, non è presidenzialismo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CERINA (Progetto Sardegna). Dichiaro il mio voto contrario all'emendamento numero 213; non voglio fare provocazioni di sorta, ma ritengo che sarebbe stato più opportuno approvare l'emendamento precedente per dare una risposta ad esigenze che erano presenti anche in quest'Aula, non solo da parte della minoranza ma anche della maggioranza, per creare un contrappeso a un presidenzialismo forte, nel quale io credo, e per il quale, però, ci dovrebbe essere una sorta di compensazione in un'esaltazione della funzione del Consiglio, e non già, invece, un riproporre un rilancio eventuale, anche dopo qualche anno, dello stesso presidente.
Le argomentazioni sofisticate e in qualche misura curiali dell'onorevole Sanna non erano assolutamente convincenti. Sembravano una difesa "pro domo sua", forse perché lui l'aveva proposta. Ormai è stato votato dall'Aula e lo accettiamo, ma io credo che ora, il Consiglio, nel varare questo disegno di legge deve avere estrema attenzione a mettere in evidenza e a valorizzare la funzione del Consiglio in modo che non ci siano contrapposizioni ma uno scambio dialettico, fattivo, continuo con la Giunta e col suo Presidente. Solo così, forse, potremo arrivare ad esitare una legge statutaria che esprima l'esigenza generale di gran parte del Consiglio.
PRESIDENTE. Colleghi, procediamo alla votazione nominale, richiesta dal consigliere Vargiu, dell'emendamento numero 213.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 213.
(Segue la votazione)
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - GESSA - LAI Renato - LAI Silvio - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SORU - UGGIAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CACHIA - SANNA Matteo.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 30
votanti 27
astenuti 3
maggioranza 14
contrari 27
Colleghi, poiché il Consiglio non è in numero legale lo riconvoco per domani, giovedì 16 febbraio, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 17.
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