Seduta n.214 del 23/02/1993
CCXIV SEDUTA
MARTEDI' 23 FEBBRAIO 1996
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente Antonio FADDA
indi
del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente Antonio FADDA
indi
del Presidente FLORIS
Congedi......................................
Dimissioni di consigliere regionale Melis:
Discorso di commiato del consigliere Melis:
MELIS.......................................
Disegni di legge (Annunzio di presentazione)
Disegno di legge: "Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione, del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali e del bilancio degli enti strumentali per l'anno finanziario 1993" (364). (Discussione e approvazione):
COGODI...................................
BAROSCHI ..............................
DADEA.....................................
SERRENTI................................
SORO.........................................
MANNONI................................
BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione)..........
Interpellanze (Annunzio) ........
Interrogazioni (Annunzio).......
Interrogazioni (Risposta scritta)
Modifiche al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna. (Discussione e presentazione di o.d.g.):
COCCO......................................
COGODI....................................
SCANO .....................................
PULIGHEDDU.........................
PUSCEDDU.............................
PORCU ....................................
DADEA.....................................
LORETTU.................................
BAROSCHI .............................
MANNONI...............................
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione).........
Mozione (Annunzio).................
Proclamazione e giuramento di consigliere
Proposte di legge (Annunzio di presentazione)
Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 1993. (Discussione e approvazione)
Sostituzione di componente della Giunta per il Regolamento
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
SECHI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 febbraio 1993, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Onnis e Pubusa hanno chiesto rispettivamente uno e due giorni di congedo. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Sostituzione di componente della Giunta per il Regolamento
PRESIDENTE. Comunico di aver nominato, in data 8 febbraio 1993, l'onorevole Giorgio Murgia componente della Giunta per il Regolamento in sostituzione del consigliere Piero Salis, confluito nel Gruppo Misto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Interventi urgenti a sostegno degli investimenti nell'industria". (360)
(Pervenuto il 28 gennaio 1993 ed assegnato alla quarta Commissione.)
"Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione, del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali e dei bilanci degli enti strumentali per l'anno finanziario 1993". (364)
(Pervenuto il 17 febbraio 1993 ed assegnato alla seconda Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
dai consiglieri Fadda Paolo - Giagu - Usai Sandro - Atzori:
"Disciplina, promozione e sviluppo della cooperazione sociale". (361)
(Pervenuta il 4 febbraio 1993 ed assegnata alla quarta Commissione.)
dai consiglieri Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis:
"Disciplina dell'attività di volontariato in Sardegna". (362)
(Pervenuta l'11 febbraio 1993 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri Selis - Soro - Corda - Lorettu -Oppi:
"Norme organiche a sostegno dell'Università e della ricerca scientifica". (363)
(Pervenuta il 15 febbraio 1993 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Carusillo sulla legge regionale n. 457 del 1978 relativa al recupero dei centri storici". (354) (Risposta scritta in data 16 febbraio 1993.)
"Usai Edoardo sulla locazione di una villa nel centro di Cagliari alla USL 21". (472)
(Risposta scritta in data 16 febbraio 1993.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
SECHI, Segretario:
"Zucca - Muledda - Manca sulla situazione del CRAAI di Oristano". (491)
"Onida, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica del Piano paesistico del Comune di Scano Montiferro". (492)
"Pau, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione della sezione staccata di Nuoro dell'Ufficio tutela del paesaggio per le province di Sassari e Nuoro". (493)
"Lorettu, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione delle opere necessarie per attribuire alla S.S. 131 Carlo Felice le caratteristiche autostradali e sulla classificazione provvisoria della medesima strada". (494)
" Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla modalità di istituzione di parchi regionali e sulla necessità di una azione di informazione e di coordinamento presso gli enti locali interessati alla loro istituzione. (495)
"Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul divieto di navigazione delle petroliere nelle Bocche di Bonifacio". (496)
"Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sui biglietti riservati ai residenti in Sardegna dalla Tirrenia". (497)
"Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis sulla sospensione dell'erogazione al personale regionale in quiescenza dei benefici di cui al D.P.G. 30 novembre 1992, n. 311". (498)
"Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe". (499)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
SECHI, Segretario:
"Oppi - Serra Pintus - Sechi - Tidu - Serra Antonio - Corda - Sanna Adalberto - Piras - Satta Antonio - Fadda Paolo - Baghino - Manunza - Fantola - Amadu sul mancato rinnovo della convenzione per l'utilizzo dei litotritori". (298)
"Salis sul recente editto del Questore di Nuoro contro la libertà di maschera a carnevale". (299)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
SECHI, Segretario:
"Porcu - Usai Edoardo - Cadoni sulla gravissima crisi economica e sociale e sui danni ambientali a Porto Torres". (122)
Dimissioni del consigliere regionale Melis
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Mario Melis ha fatto pervenire a questa Presidenza, in data 22 febbraio 1993, la seguente lettera: "Caro Presidente, la prego di voler comunicare all'Assemblea la mia decisione di rassegnare le dimissioni da consigliere regionale. Confesso di lasciare il Consiglio regionale con emozione in quanto il mio sentimento di regionalista è più forte di ogni altro, pur prestigioso, impegno. Ma la decisione assunta dal partito che rappresento nel chiedermi di rimanere al posto di parlamentare europeo, unitamente al recente incarico ricevuto dalla Commissione energia per la predisposizione di una relazione sulle politiche comunitarie in materia di nuove tecnologie per l'utilizzazione del carbone non bruciato (da cui tanti profitti potranno derivare alla soluzione del problema energetico carbonifero in Sardegna) hanno maturato in me la convinzione di un impegno a tempo pieno nel ruolo di parlamentare europeo".
Ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7 è riservato al Consiglio regionale la facoltà di ricevere e accettare le dimissioni dei propri membri. Poiché non vi sono opposizioni, le dimissioni si intendono accolte.
Credo di interpretare i sentimenti dell'intera Assemblea nel ringraziare l'onorevole Mario Melis per l'alto significativo e nobile contributo offerto per la soluzione dei problemi della sua terra augurandogli un proficuo lavoro sempre al servizio della Sardegna nel Parlamento europeo.
Invito il Presidente della Giunta delle elezioni a convocare immediatamente la Giunta stessa per verificare quale dei candidati alle ultime elezioni regionali dovrà subentrare al consigliere cessato dalla carica.
A tal fine sospendo la seduta per quindici minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 11, viene ripresa alle ore 10 e 28).
Proclamazione e giuramento di consigliere
PRESIDENTE. Do lettura della lettera pervenutami dal Presidente della Giunta delle elezioni: "Comunico alla S.V. onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data odierna al fine di verificare qual è il candidato alle elezioni regionali dell'11 giugno 1989 che subentra al consigliere regionale dimissionario, onorevole Mario Melis. Dall'esame degli atti redatti dall'ufficio circoscrizionale di Nuoro, per il cui collegio l'onorevole Mario Melis aveva optato, essendo stato eletto anche in quello di Cagliari, risulta quanto segue: l'onorevole Mario Melis è stato eletto nella lista numero 6 avente il contrassegno P.S.d'Az. I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Demontis Vincenzo, con cifra individuale 2804; Piredda Antonio Paolo con cifra individuale 2392; Palermo Lorenzo con cifra individuale 2028".
Proclamo pertanto eletto consigliere Vincenzo Demontis. Poiché il consigliere Vincenzo Demontis è presente lo invito a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale della Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250.
Leggo la formula del giuramento. Il consigliere Vincenzo Demontis risponderà con la parola "Giuro".
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna".
DEMONTIS. Giuro.
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione, del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali e del bilancio degli enti strumentali per l'anno finanziario 1993". (364)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 364. Relatore l'onorevole Selis. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Selis, relatore.
SELIS (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Puramente e semplicemente per esprimere, signor Presidente e colleghi del Consiglio, una preoccupazione e anche una critica. Che a questo punto la proroga dell'esercizio provvisorio sia inevitabile è quasi ovvio, direi anzi che essa è un atto dovuto per garantire, almeno nei limiti minimi possibili, la funzionalità della Regione.
Credo però che non possa essere neppure sottaciuto che l'esercizio provvisorio fu pensato e proposto a suo tempo della durata di due mesi, calendario alla mano, in quanto in base alle norme regolamentari appariva verosimile che il bilancio vero della Regione potesse essere presentato, discusso e approvato in Aula entro il mese di febbraio. Se ciò non è accaduto deve essere chiarito che la responsabilità, una responsabilità esclusivamente politica, appartiene interamente alla Giunta regionale e alla maggioranza che la sostiene, e che non vi sono altre ragioni, né di ordine tecnico né di carattere esterno che possano giustificare questo ritardo.
Che la Regione agisca in regime di gestione provvisoria delle risorse è chiaramente un danno, un danno obiettivo, un danno alla comunità regionale, soprattutto in una situazione come questa, di ristrettezze e di difficoltà di ogni genere; economiche, sociali, nel rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, a partire dalla istituzione regionale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA ANTONIO
(Segue COGODI.) Succedono in questa Regione tante cose poco piacevoli, gravi, gravissime, che attengono alla sfera dei rapporti economici, della ricerca disperata di lavoro e spesso di sopravvivenza dignitosa. Si verificano fatti criminosi che non è sempre possibile pensare di liquidare come meri episodi di cronaca. Mi riferisco, per esempio, a ragazzi che non solo litigano, ma si uccidono. E sono episodi che accadono sempre più spesso.
Un osservatore attento come Bachisio Bandinu ha scritto che questi delitti sono figli del nulla e ha puntato il dito contro un'azione politica debole, praticamente inesistente che non sorregge nessuna idealità, nessuna aspirazione, incapace di offrire ai giovani valori e prospettive diverse dal regolare in questo modo triste, tristissimo, i loro conti. Vi sono altri conti da regolare: per esempio l'aspirazione ad uno sviluppo e ad una vita civile e dignitosa in questa regione. Noi allora abbiamo l'obbligo di domandarci se la capacità politica di questa Regione, se il suo modo di operare i tempi che si dà, siano tali da rispondere prontamente e efficacemente alla pesantezza della situazione economica e sociale. Ed è chiaro che la risposta è negativa, è chiaro ed evidente che anche l'approvazione di un altro mese di esercizio provvisorio è un fatto che ha rilievo politico. Dire che per un mese ancora la Regione rimarrà priva del suo strumento principale di programmazione della spesa e di intervento nei fatti economici e sociali non è come prendere un cappuccino al mattino.
Si aggiunga ancora, e ho concluso, che questa responsabilità non può essere neppure indirettamente, parzialmente, o pro quota, addebitata all'atteggiamento dell'opposizione politica, la quale ha partecipato fattivamente a tutte le riunioni delle Commissioni e delle sottocommissioni che hanno esaminato ed esaminano il bilancio, offrendo il proprio contributo propositivo sui punti più rilevanti e consentendo persino il prosieguo dei lavori nelle Commissioni anche in mancanza di quel numero legale che la maggioranza non è riuscita mai a garantire.
Quindi vi è una responsabilità oggettiva, un atteggiamento di lassismo, di non curanza, di stravaganza persino di questa maggioranza, atteggiamento che deve cessare se si vuole che questa Regione dia all'esterno un'immagine positiva e riesca ad esprimere un'azione efficace e degna. Questo ritardo è quindi, per noi, un altro sintomo della debolezza politica sostanziale della Giunta che è solo grande di numeri, ma piccola in quanto a capacità operativa e produttività politica.
Mi pareva necessario e giusto dire questo, perché il tempo che rimane sia utilizzato per fare le cose al meglio accelerando il passo. Lo dice l'opposizione, lo dice chi, con responsabilità, rappresenta una parte dell'opposizione, lo dice chi, con responsabilità, ha partecipato e partecipa ai lavori delle Commissioni che istruiscono il bilancio per offrire un contributo migliorativo e non per allungare i tempi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, colgo l'occasione di questa discussione generale per esprimere il profondo disagio del Gruppo socialista per un episodio accaduto non più di cinque minuti fa. E' vero che parliamo della provvisorietà del bilancio, di uno strumento legislativo, però questo mi fa ricordare quanto le nostre attività siano provvisorie.
Io non credo sia giusto, per il contributo offerto in tanti anni a questa istituzione dall'amico Mario Melis, che la sua uscita dal Consiglio venga fatta passare in questo modo. Io non credo che abbiamo fatto una cosa giusta e credo che in qual che modo vada posto rimedio. All'onorevole Melis ci legano molte vicissitudini e corresponsabilità di linee politiche anche gestionali. Talvolta abbiamo avuto con lui degli scontri, dei dissipatori, delle differenze di vedute, con tutto questo sento però di dover esprimere a nome del mio Gruppo, il Gruppo socialista, il profondo rispetto e anche l'ammirazione, l'affetto che proviamo nei confronti della sua persona.
Il Regolamento non mi interessa, non lo voglio più richiamare, non posso credere che questa Assemblea sia scesa così in basso da dimenticare anche i valori umani; la cosa non può che dispiacermi e non ho potuto fare a meno di dirlo, perché rimanga perlomeno agli atti. Dobbiamo comunque evitare che simili episodi si ripetano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, penso che le valutazioni che sono state espresse poc'anzi dal collega Baroschi siano quanto mai pertinenti. Spesso, nella fretta derivante dall'applicazione dei nostri regolamenti, vengono calpestati alcuni aspetti che riguardano momenti importanti della vita di questo Consiglio, soprattutto vengono dimenticate presenze e contributi rilevanti offerti a questo Consiglio e all'intero nostro istituto autonomistico da autorevoli rappresentanti di questa Assemblea.
Ritengo pertanto che il modo quanto mai affrettato con cui sono state liquidate le dimissioni dell'onorevole Mario Melis rappresenti un fatto quanto mai doloroso; penso che l'onorevole Melis volesse offrire un suo ultimo contributo a questa Assemblea; questo non è stato possibile e per questo siamo quanto mai addolorati. Auspico che tutto questo che non abbia più a verificarsi.
Sarebbe stato interessante (ma credo non sia più possibile) sentire l'ultimo messaggio che l'onorevole Melis aveva intenzione di offrire a quest'Aula alla quale tanto ha dato nei diversi ruoli che l'hanno visto sempre al centro del dibattito, del confronto politico e autonomistico della nostra Regione. Noi ci sentiamo in qualche modo privati di una presenza importante che sicuramente chi lo sostituirà cercherà di colmare, ma penso che le modalità attraverso cui si è arrivati alle dimissioni dell'onorevole Melis rappresentino comunque un fatto doloroso per questa Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, cari colleghi, a nome del Gruppo sardista esprimo anche io il disappunto per il fatto che una presenza così prestigiosa come quella dell'onorevole Mario Melis sia stata salutata in questo modo.
Credo che tutti noi conosciamo le ragioni per le quali l'onorevole Melis ha deciso di lasciare il Consiglio regionale, però, come ha affermato il collega Baroschi, ritengo che non si possano mettere da parte valori che attengono ai rapporti umani, che attengono anche, come dire, alla considerazione che merita un uomo che in quest'Aula è stato attore di primo piano fino a diventare Presidente della Giunta per tutta la passata legislatura. Una sua uscita di scena in silenzio, senza nessuna sottolineatura, senza una parola, credo che non faccia onore a quest'Aula.
Chiediamo anche noi, signor Presidente, se possibile, ricordando che l'onorevole Mario Melis è comunque parlamentare europeo e quindi rimane un personaggio di primissimo piano della nostra politica regionale, chiediamo che gli sia data la possibilità di portare almeno un suo saluto a quest'Aula alla quale tanto ha dato. Io credo che ognuno di noi debba avere grande rispetto per questo protagonista della politica regionale e lo debba mantenere nella mente e nei ricordi traendo dalla sua opera l'insegnamento per il futuro. Chiediamo quindi, al di là dei problemi regolamentari, che venga consentito all'onorevole Melis di portare il suo saluto a quest'Aula.
COGODI (Gruppo Misto). Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, è iniziata la discussione sul disegno di legge numero 364; impropriamente è stato introdotto un argomento che attiene al precedente punto dell'ordine del giorno. Lei ha già parlato, le chiedo scusa. Esaurito questo punto all'ordine del giorno, verificheremo se il Regolamento consente all'onorevole Melis successivamente di prendere la parola.
Ha domandato di parlare l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.
SORO (D.C.). Presidente, io credo che effettivamente valuterà la Presidenza se sia possibile una sospensione formale per consentire all'onorevole Melis di esprimere il suo saluto al Consiglio nel momento in cui lascia questa Assemblea.
Sembra quasi un paradosso: in occasione di precedenti dimissioni (subito respinte dal Consiglio) presentate dall'onorevole Melis come atto di forte provocazione politica, si sviluppò uno dei non pochi buoni dibattiti che si sono svolti in questo Consiglio e si affrontò l'impegnativo tema della crisi della politica. Oggi invece che l'onorevole Melis ci lascia per davvero, per una scelta legittima e responsabile adottata d'intesa col suo partito non è possibile neanche ascoltare quelle brevi riflessioni, anch'esse collegate allo stato di crisi della politica e più specificamente allo stato di crisi della politica regionale, che egli avrebbe voluto offrire quale suo ultimo contributo all'Aula.
Credo comunque che un dibattito su questi problemi, a prescindere dalla questione attuale, dovremmo affrontarlo anche per aggiornare i nostri giudizi in merito a questo tema. Per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il Partito della Democrazia Cristiana è giusto esprimere non come fatto rituale, lo abbiamo fatto anche in situazioni di forte conflitto, la stima per la persona e l'apprezzamento per il contributo offerto alla vita dell'autonomia regionale. Il suo impegno nella politica non priva la Sardegna del suo contributo; avremo quindi altri terreni e modi per sviluppare questo confronto.
Al di là di tutto ciò, mi preme sottolineare anche l'apprezzamento e l'interesse per le valutazioni ultime espresse in questi giorni dall'onorevole Melis, condividendone le ragioni che hanno mosso la sua proposta politica e avendo necessità di ragionare ancora sui modi attraverso i quali si propone di uscire da questa situazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Presidente, per chiedere se non ritenga opportuna una breve sospensione al fine di valutare le proposte che sono state avanzate anche dai colleghi precedentemente intervenuti.
PRESIDENTE. La Presidenza ha maturato un'opinione che raccoglie le preoccupazioni e anche le esigenze manifestate dai diversi interventi pronunciati in Consiglio. Attraverso un'interpretazione estensiva del Regolamento ritengo che, esaurito l'esame dell'esercizio provvisorio, sia possibile concedere la parola all'onorevole Melis per un discorso di commiato al Consiglio. Quindi prego l'onorevole Melis di non lasciare l'Aula consiliare.
Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
BARRANU (P.D.S.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, alcune brevi considerazioni sul disegno di legge in esame. E' vero che la Giunta, suo malgrado, è stata costretta a presentare un disegno di legge per prorogare di un altro mese l'esercizio provvisorio, ma per la verità questo era il termine che avevamo previsto fin da quando approvammo la precedente autorizzazione perché eravamo consapevoli che difficilmente nell'arco di due mesi si sarebbe potuto completare l'iter della sessione di bilancio previsto dal Regolamento.
Io credo che aver voluto restringere a due mesi la richiesta di autorizzazione sia stato un atto di fiducia in noi stessi, nelle forze della Regione operanti in Consiglio regionale, ma sapevamo che in ogni caso, poiché decorrono sessanta giorni per la sessione di bilancio dal momento della presentazione di tutti i documenti contabili, saremmo arrivati a metà febbraio. Ora io credo che, come Giunta regionale, pur considerando che indubbiamente agire in regime di esercizio provvisorio significa limitare fortemente l'attività programmatoria e di governo della Regione, questa limitazione sia ancora più rilevabile di fronte alle difficoltà della situazione economica e sociale dell'Isola, che tendono giorno per giorno ad aggravarsi e richiedono risposte compiute e non parziali.
Tuttavia penso di poter dire che la Giunta regionale ha compiuto in tempi davvero ravvicinati tutti gli atti che doveva porre in essere perché la sessione di bilancio si avviasse rapidamente; e voglio ricordare che a venti giorni dalla sua costituzione, dall'ottenimento della fiducia in Consiglio, che è del 21 novembre, la Giunta regionale (per l'esattezza il 17 dicembre) aveva già presentato al Consiglio tutti i documenti di bilancio.
Solo per questo è stato possibile ottenere l'autorizzazione per i primi due mesi di esercizio provvisorio il 21 dicembre, autorizzazione che può essere data dal Consiglio solo in presenza dei documenti di bilancio e quindi della legge finanziaria e del bilancio pluriennale per il triennio successivo.
Devo anche dire che la Giunta regionale, tenuto conto dell'esigenza di utilizzare al massimo le risorse disponibili e di porsi nelle condizioni di non far ricadere sui cittadini sardi, in particolare sui disoccupati, sui lavoratori, sul sistema produttivo, gli effetti dei tagli di bilancio conseguenti alle misure decise dall'Esecutivo nazionale e anche della stretta creditizia operata d'intesa con il Governo dalla Banca d'Italia (misure che hanno portato, certo, ad una riduzione drastica dell'inflazione, ma anche ad una minore disponibilità di risorse per lo sviluppo) ha cercato di attivare tutti quei provvedimenti che potessero consentire di avere una maggiore disponibilità di risorse a livello regionale.
Ed è proprio per questo che, accelerando al massimo le procedure, abbiamo presentato rendiconti relativi al '90 e '91, nonché un disegno di legge, come consente la legge di contabilità e di cui discuteremo in questa stessa tornata consiliare, per il recupero di 90 miliardi dell'esercizio del '92 che dovranno essere reimmessi immediatamente nel bilancio del '93. Quindi ci sembra, tenuto conto dei tempi tecnici (questa Giunta, del resto si è costituita alla fine di novembre dello scorso anno) di aver fatto tutto quanto il nostro dovere.
Diamo atto inoltre - l'ho fatto in altre sedi ma credo di doverlo fare anche qui in Consiglio - a tutte le forze politiche presenti in Commissione bilancio e nelle Commissioni di merito (a quelle di maggioranza e a quelle di opposizione) di aver fino ad ora operato per consentire che, nell'interesse generale dell'economia regionale e della società sarda, i documenti proposti dalla Giunta potessero, pur con le modifiche e i miglioramenti per i quali la Giunta si è dichiarata disponibile, arrivare in Aula il più presto possibile.
Del resto entro questa settimana (con uno slittamento quindi di una settimana rispetto al termine del 18 febbraio) si dovrebbe concludere l'esame in Commissione del bilancio e della legge finanziaria. Ciò comporterà uno slittamento dell'esame del bilancio in Aula dalla prima settimana di marzo, com'era previsto, alla seconda settimana. Tuttavia noi riteniamo che i tempi concordati possano essere rispettati; il disegno di legge di proroga di un mese rimane peraltro necessario per evitare che l'attività amministrativa venga bloccata.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
SECHI, Segretario:
Art. 1
1. L'esercizio provvisorio del bilancio della Regione, del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali e dei bilanci degli enti strumentali per l'anno finanziario 1993, già autorizzato con legge regionale 4 gennaio 1993, n. 1, è prorogato, con le stesse modalità, sino al 31 marzo 1993.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
SECHI, Segretario:
Art. 2
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione, con effetto dal 1° marzo 1993.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 364. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 30, corrispondente al nome del consigliere Lorelli.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Lorelli.
SECHI, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Lorelli - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida - Oppi - Pau - Pes - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Scano - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serri - Soro - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Dadea - Desini - Erittu - Fadda Antonio - Fantola - Ferrari - Ladu Leonardo.
Rispondono no i consiglieri: Demontis - Planetta - Porcu - Puligheddu - Serrenti - Urracci - Usai Edoardo - Cogodi - Ladu Giorgio.
Si è astenuto: il Presidente Floris.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del disegno di legge numero 364:
presenti 52
votanti 51
astenuti 1
maggioranza 26
favorevoli 42
contrari 9
(Il Consiglio approva).
Discussione e approvazione della proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 1993
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proroga dell'autorizzazione dell'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Antonio Serra, Questore.
SERRA ANTONIO (D.C.), Questore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame del testo della delibera. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del testo della delibera.
SECHI, Segretario:
DELIBERA
Articolo Unico
L'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio per l'anno finanziario 1993 già autorizzato con deliberazione adottata nella seduta del 21 dicembre 1992 è prorogato, con le stesse modalità, sino al 31 marzo 1993.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la proroga all'autorizzazione dell'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale. Chi la approva alzi la mano.
(E' approvata)
Discorso di commiato del consigliere Melis
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Melis per un breve intervento di commiato.
MELIS (P.S.d'Az.). La ringrazio, signor Presidente. E' con molta emozione che prendo la parola, per l'ultima volta in questa Assemblea, per confermate la mia decisione di lasciare il Consiglio regionale. Decisione che rivendico a me integralmente, e che ho assunto non certo sospinto dall'onda di torbida, che pure in qualche modo sembrava diffondere un senso di demotivazione, disimpegno e sfiducia, ma sostenuto dal convincimento di contribuire con questo atto, sia pure in termini molto modesti, a dare una prospettiva all'impegno politico che ha contrassegnato tutta la mia vita e per la quale la democrazia sarda è impegnata.
Non è un disimpegno il mio, ma una valutazione sulla opportunità di una scelta fra due momenti di alto significato democratico quale quelli dell'impegno nel Consiglio regionale e nel Parlamento europeo. Purtroppo, contingenze varie hanno determinato un protrarsi dei tempi tecnici della decisione che, ripeto, rivendico a me, ma nella quale sono confortato dal parere di tanti amici del partito, e dalla consapevolezza di essere sostituito da un amico, giovane, al quale va tutta la mia stima e l'affetto di anziano militante.
Cari colleghi, nel salutarvi accettate questo messaggio di affetto, di solidarietà, di partecipazione alle vostre responsabilità, a quelle che gravano pesanti sulle vostre spalle, di guidare un popolo nel difficile cammino del suo futuro. Accettate con affetto questo mio appello di ritrovarci uniti perché la Sardegna ha tanto bisogno di unità. Smettiamola di guardarci come tanti concorrenti; noi non concorriamo a nulla se non al disfacimento di questa grande realtà che è il nostro popolo con la sua civiltà, il suo passato, le sue tradizioni, i suoi valori, il suo futuro. Non abbiamo niente da contenderci ma tutto da costruire; smettiamola di guardarci con reciproca diffidenza, ricordiamoci dell'insegnamento di Giovanni Battista Tuveri che intuendo che il problema sardo era la questione sarda (espressione ancora oggi attuale) individuava nella conflittualità dei sardi l'impedimento primo al fiorire di una serenità e di uno sviluppo veramente capace di dare certezze e conforto a coloro che tanto sacrificano nel quotidiano.
Noi abbiamo bisogno di costruire una Sardegna che sia protagonista nel rapporto con le altre realtà esterne quali l'Europa e i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo; noi dobbiamo esercitare un ruolo internazionale, possiamo, abbiamo diritto di averlo, dobbiamo però ritrovare in noi stessi la forza per rivendicarlo. Io sono un regionalista e tante volte mi avrete sentito accusare, con serenità, l'indifferenza o addirittura l'ostilità di interessi o di poteri esterni nei confronti della Sardegna; ebbene, nonostante ciò dico che i primi protagonisti, i primi responsabili del nostro sviluppo siamo noi; e questa Assemblea che rappresenta la sintesi, la forza e la speranza del nostro popolo può essere il primo motore, solo che voi lo vogliate, del futuro di una grande Sardegna.
Io vi saluto e con tanto affetto vi auguro buon lavoro.
(Applausi)
Modifiche al Regolamento interno del Consiglio regionale della Sardegna
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle modifiche al Regolamento interno del Consiglio regionale.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare l'onorevole Soro, relatore.
SORO (D.C.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, era scontato che dopo quattro anni il nuovo Regolamento consiliare avesse bisogno di un ritocco perché le nuove norme in vigore dall'inizio della legislatura erano profondamente innovative, e come tali necessitavano di una fase sperimentale. Era consapevolezza diffusa, già in fase di approvazione dell'attuale Regolamento, che dopo qualche anno andasse fatta una verifica; consapevolezza che nasceva dall'impegno profuso da quella Giunta per il Regolamento e, segnatamente, dall'allora Presidente del Consiglio, Emanuele Sanna, che tanta energia, tanta passione, tanta intelligenza profuse perché le nuove norme finalmente potessero vedere la luce.
Il dato positivo, e se ne dà atto nella relazione, è che l'impianto del nuovo Regolamento abbia retto, che l'economia dei lavori dell'Assemblea se ne sia avvantaggiata, che ne abbia guadagnato il Consiglio nelle sue varie articolazioni e nei diversi momenti operativi. All'interno di una valutazione complessivamente positiva condivido quasi tutte le proposte licenziate dalla Giunta per il Regolamento; non vi spendo parole appunto perché ne approvo la lettera e lo spirito, sono veramente una messa a punto suggerita dall'esperienza, rispondenti ad esigenze di fondo, che non contrastano, anzi migliorano, l'impianto regolamentare.
Quindi non sarei intervenuto se non avessi maturato il convincimento che due degli articoli proposti non sono inquadrabili in un Regolamento che voglia sfuggire a logiche contingenti, agli equilibri effimeri di una stagione politica. Negli atti consiliari è invalso l'uso della maiuscola per scrivere la "R" di Regolamento; in questo vi è certamente una componente retorica ma anche un antico convincimento, che retorica non è, collegato ad un sentimento di rispetto, direi quasi si sacralità laica che dobbiamo avere, che dovremmo avere nei confronti del Regolamento stesso. Collegare la norma regolamentare a situazioni contingenti significa alla lunga sottrarla allo spirito che deve sempre presiedere alla vita dell'Assemblea rappresentativa del popolo sardo. E debbo dire che una dimensione di provvisorietà a me pare presente nella proposta di modifica dell'articolo 4 e dell'articolo 27, soprattutto dell'articolo 4 relativo alla composizione dell'Ufficio di Presidenza.
Mi chiedo: cosa è questo Ufficio di Presidenza mobile nel numero? O meglio, come viene concepita e rappresentata la funzione di segretario che può essere esercitata da un numero indefinito di consiglieri? Se gli 80 componenti dell'Assemblea si dividessero in Gruppi di 5 potremmo arrivare all'ipotesi (astratta come ipotesi, ma la validità di una norma si verifica sui casi limite) di 16 Gruppi, con la conseguenza che i Gruppi non ancora rappresentati, almeno 9, potrebbero chiedere di essere rappresentati; potremmo così arrivare ad un ipotetico Ufficio di Presidenza di 16 componenti.
Né mi convince, come argomento a contrario, il fatto che una tale soluzione trovi riscontro nel Regolamento della Camera dei Deputati; varrebbe come semplice prova d'autorità, assai poco utile a sottolineare il nostro specifico di Assemblea legislativa.
Che dire poi dell'immagine che ne risulta del ruolo di segretario dell'Assemblea, quasi fosse la croce di cavaliere di giolittiana memoria che non si nega a nessuno, e in questo caso a nessun Gruppo consiliare? Mi chiedo se tutto questo non finisca per rendere marginali taluni ruoli, se alla fine non finisca per screditare la funzione di segretario innanzitutto, ma poi anche le altre funzioni dell'Ufficio di Presidenza. Non si può (e questo si finisce per fare) rendere subalterno il governo del Consiglio rispetto alla funzione di rappresentanza di un Gruppo. Io capirei se si istituisse il principio della rotazione, avrebbe una sua logica, non capisco invece questa strisciante subordinazione del ruolo di governo dell'Assemblea rispetto a quello di rappresentanza di un Gruppo.
Con ciò non voglio sminuire la funzione dei Gruppi, al contrario, voglio sottolineare che si tratta di momenti diversi e che logiche diverse devono presiedere alla vita dei Gruppi rispetto alla vita e all'organizzazione del Consiglio, logiche che dovrebbero essere non in simbiosi ma in corretta contrapposizione dialettica, per i diversi interessi ai quali i due momenti devono rispondere. Se non teniamo nettamente scissi i due momenti e le due logiche, non in un gioco delle parti ma nel convinto esercizio di ruoli diversi, potremmo in futuro innescare un meccanismo di confusione causa del degrado della stessa vita dell'Assemblea o comunque forte stimolo al suo degrado.
Per chiudere su questo articolo 4 mi chiedo: se nella prossima legislatura si verificasse una riduzione del numero dei Gruppi, per un auspicato superamento della polverizzazione delle forze politiche, con la conseguente presenza di tutti i Gruppi nell'Ufficio di Presidenza senza che sia necessaria l'aggiunta di ulteriori segretari, un Ufficio di Presidenza con solo segretario sarebbe rispondente al meccanismo di buon funzionamento dell'Assemblea?
L'altro articolo su cui avanzo perplessità è, come dicevo, l'articolo 27. Mi pare che rispetto ai problemi di produttività del Consiglio si stia affermando una sorta di magia di numero: le Commissioni hanno problemi di funzionalità? Bene, aumentiamone il numero, invochiamo il numero e il numero agirà. Ma se anche così fosse, è possibile che per simili modifiche si debba aspettare il verificarsi di particolari situazioni di quadro politico?
Fino al 1977 le Commissioni erano cinque e facevano fronte con grande solerzia ai propri compiti; poi venne la stagione dell'intesa, una stagione politica che mise presto in evidenza i suoi limiti; il pericoloso scivolamento verso la cogestione, l'indebolimento della dialettica politica, l'affievolimento della distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione. Anche allora si pensò di aumentare il numero delle Commissioni.
Non vorrei però essere frainteso: non voglio affermare che quella stagione non sia stata ricca di frutti, primi fra tutti, voglio ricordarlo, il consolidamento dell'ordine democratico e la sconfitta del terrorismo e, in Sardegna, una rinnovata legislazione per la rinascita, l'ampliamento del consenso autonomistico e il superamento degli steccati preclusivi. Io auspico che anche questa stagione politica possa dare frutti rigogliosi, e a questo mi sento impegnato, per usare una formula gramsciana, sul piano dell'ottimismo, della volontà, anche se molti elementi sul piano della ragione mi fanno talvolta intravedere il contrario.
Ma tornando al problema del numero delle Commissioni: un tale problema non può essere deciso in una fase della vita istituzionale che oggettivamente unisce il problema del numero a quello degli organigrammi connessi al quadro politico. Occorre un distacco dalle esigenze contingenti per evitare che queste possano automaticamente portare ad inquadrare il problema in un'ottica non dominata essenzialmente o esclusivamente dalle esigenze della istituzione. E con questo non voglio dire che quelle che ho chiamato esigenze contingenti non abbiano una loro dignità, voglio semplicemente sottolineare che la forza delle istituzioni autonomistiche, la loro credibilità sono tanto maggiori quanto più possono prescindere da esigenze di particolare momento.
L'aumento del numero delle Commissioni, ben lungi dal facilitare l'organizzazione dei lavori, a mio avviso, può rappresentare un'accentuazione dell'ostacolo derivante dal fatto che uno stesso commissario deve essere presente contemporaneamente in più Commissioni. L'aumento della produttività delle Commissioni deve essere cercato in altre direzioni, a cominciare dall'ostacolo che si frappone all'esame di certi progetti in carico contemporaneamente a due Commissioni. Su questo punto giuridico sono estremamente positive le modifiche che vengono introdotte e che consentono di rimuovere l'ostacolo che sinora ha impedito l'esame di importanti proposte di legge; sono uno degli aspetti altamente positivi introdotti in questa proposta. Così come altra modifica estremamente utile è la ridefinizione delle materie di competenza delle varie Commissioni.
Chiudo confermando il mio giudizio positivo sulle modifiche proposte; esse migliorano un impianto che ha dato buona prova di sé, e questo deve spingerci a non inficiarlo con l'interpretazione di meccanismi, mi riferisco ai sopraccitati articoli 4 e 27, che hanno una valenza negativa e, per molti versi, potrebbero avere anche una valenza destrutturante. Queste considerazioni sentivo il dovere di formulare anche come segno di apprezzamento per il buon lavoro svolto dalla Giunta per il Regolamento. Credo che superando i due problemi precedentemente sollevati veramente avremmo messo a regime, dopo una fase sperimentale, quello che si sta dimostrando essere un ottimo Regolamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Sono anche io d'accordo, signor Presidente e colleghi, che il Regolamento in sé (quello con la R maiuscola, come poc'anzi ricordava il collega Cocco) e la modifica del Regolamento sono questioni tanto importanti e delicate da non poter essere ritenute di ordinaria amministrazione.
Il Regolamento detta le regole del gioco democratico, un gioco difficile e molto complesso oltre che delicato, per cui se le regole sono sagge e se sono accettate il gioco sarà ordinato, sarà anche produttivo; se le regole sono controverse, se sono imposte in qualche modo, tutti sono comunque tenuti ad osservarle. Però quando non vi è convincimento sulla bontà della regola anche l'osservanza è un'osservanza tiepida, mentre l'osservanza delle regole interne di una assemblea elettiva, rappresentativa di interessi generali, deve essere piena e direi calorosa.
Di fronte alle modifiche che vengono oggi proposte io non mi sento di esprimere un'adesione né calorosa né fredda; non esprimo adesione alcuna, esprimo contrarietà perché volendo migliorare in questo modo le cose si rischia di peggiorarle. I Regolamenti non si modificano tutti i giorni o ogni tre settimane, e quando si modificano bisogna modificarli davvero e bene.
Tutti hanno partecipato, attraverso i Gruppi consiliari, a questo progetto di modifica, solo un Gruppo minore per composizione, non vi ha partecipato, perché formalmente non vi poteva partecipare, non essendo rappresentato nella Giunta per il Regolamento, ma nessuno impediva a nessuno di tenere aperta una linea almeno di informazione, di comunicazione, di acquisizione di parere che riguardasse teoricamente tutti i consiglieri regionali senza escluderne alcuno. In materia regolamentare non si può dire "pochi uguale zero", neppure uno è uguale a zero in materia regolamentare, perché nessuno di noi è disposto a farsi annullare per decreto, per norma; e non c'è norma che possa mai annullare una presenza politica, non ce n'è, non l'hanno ancora inventata.
Però chi poteva formalmente precedere ha proceduto e abbiamo ricevuto la comunicazione: "queste sono le nuove norme". Io non nascondo che alcune novità possano essere ritenute migliorative; vi è, per esempio, un tentativo di snellimento o almeno un'aspirazione nello snellimento sullo svolgimento delle funzioni consiliari; vi è qualche maggiore certezza sul piano procedurale (magari prendendo le mosse da una patologia gravissima qual è la situazione di precarietà e provvisorietà dell'Ufficio di Presidenza che perdura da più di un anno e che ha prodotto diversi danni) e vi è l'ipotesi di ancorare a procedure più sicure e a tempi certi l'accettazione di dimissioni eventuali, la sostituzione, la ricomposizione degli organi di autogoverno del Consiglio.
Io richiamo l'autogoverno intendendo però che gli organi del Consiglio sono organi di garanzia del Consiglio e dei consiglieri e non di governo. I governi si fanno con la maggioranza, mai con l'unanimità; un governo che avesse l'unanimità dei voti sarebbe una iattura, una dittatura mascherata. In un'Assemblea elettiva l'Ufficio di Presidenza e gli organi interni sono organi non di governo (e quindi di maggioranza) ma di garanzia e di garanzia per tutti e quindi devono essere da tutti accettati, da tutti voluti, da tutti condivisi attraverso il sistema della concertazione e della concertazione saggia, arrivo a dire intelligente, non smaniosa di elargire a tutti incarichi e indennità che spero a nessuno di noi interessino in quanto tali.
La concertazione deve essere intesa nel senso della partecipazione, della condivisione, del rispetto che deve essere riconosciuto in ogni momento, perché meritato, a chi svolge le delicate funzioni interne di garanzia e nei confronti di tutti, soprattutto delle minoranze, posto che le maggioranze hanno i numeri per difendersi.
Quindi questa modifica regolamentare non costituisce nemmeno una mezza risposta rispetto a questi assunti e a questi principi, non è una risposta, o meglio è una risposta sbagliata che può creare ulteriore confusione perché si è sbagliato anche nel ritenere che una parte del Consiglio potesse essere estraniata dalla stessa elaborazione del testo, senza un coinvolgimento almeno informale.
Ne si dica: ma tutti sono garantiti perché c'è un articolo del Regolamento che consente ad ogni consigliere di presentare proposte di modifica. Non vuol dire nulla, perché quello che conta in queste cose non è di poter presentare proposte, è di partecipare all'equilibrio complessivo delle proposte presentate da tutti e di poter essere presenti quando si motivano. Anche perché una norma scritta può spesso assumere significati polivalenti, pertanto il significato autentico delle norme regolamentari, che sono quelle più delicate perché presiedono al funzionamento di un'Assemblea legislativa, è affidato alla buona disponibilità, alla memoria sana e dalla consapevolezza acquisita di ognuno.
Ma davvero le proposte di modifica che sono state presentate sono tali da creare più efficienza, da determinare maggiore produttività e da esaltare una maggior responsabilità del Consiglio, delle sue articolazioni e anche dei singoli consiglieri? A me non pare e proverò a spiegare perché. Non mi pare, non per un pregiudizio ma perché le modifiche proposte appaiono in contraddizione (in gran parte, non tutte) con gli obiettivi sopra menzionati.
Intanto a me sembra che vi sia un problema di autonomia di giudizio, di capacità del Consiglio di regolare le funzioni interne in base agli obiettivi di efficacia e di produttività e di responsabilità senza lasciarsi condizionare dalle mutevoli stagioni politiche. Lo ha già detto il collega Cocco, e io condivido interamente quanto esposto.
Le maggioranze, larghe o strette, appartengono alla mutevolezza dei rapporti politici, alla libera scelta delle parti politiche, ma vi è un organismo, il Consiglio regionale che nel suo insieme deve sfuggire al gioco delle composizioni delle maggioranze politiche e di governo. E' solo un vecchio assunto, una aspirazione, una linea di tendenza, ce ne dobbiamo rendere conto tutti, perché così non è stato mai e così non sarà mai. E' una linea di tendenza però che va salvaguardata, da considerare come una aspirazione, una frontiera non raggiunta ma che si ritiene possa essere raggiunta.
E' vero, è verissimo che il Presidente del Consiglio, il Vicepresidente, gli organi del Consiglio, da quando esiste la Regione, pur affermando l'esistenza di una autonomia degli organi consiliari, comunque si sono sempre costituiti tenendo conto degli equilibri politici, delle maggioranze. Quando sono cambiate le maggioranze sono cambiati anche i rappresentanti istituzionali del Consiglio. E quando un primo rappresentante istituzionale del Consiglio è appartenuto a una formazione politica non della maggioranza, ma della opposizione, anche questo è accaduto in virtù di un accordo politico.
Quindi nessuno di noi potrà richiamare i tempi d'oro, perché non ci sono mai stati. Però facciamo anche tesoro dell'esperienza, non ci contraddiciamo, soprattutto in questi tempi dove altre e nuove sensibilità e, per chi non avesse sensibilità, altre nuove condizioni stanno in campo, condizioni poste dai cittadini alle loro istituzioni dalle quali giustamente pretendono maggiore coerenza, più efficacia, e rispondenza tra il fatto e il proclamato.
E allora che senso ha, punto primo, prevedere oggi l'aumento del numero delle Commissioni consiliari, in relazione alla efficacia, alla produttività e alla partecipazione? Che senso ha se non quello di concepire il Consiglio come una cosa qualsiasi, uno strumento, un oggetto, in questo caso una fisarmonica che si stringe se la maggioranza è stretta e si allarga e se la maggioranza è larga per cui occorre accontentare più persone, occorre nominare più presiedenti e più uffici di presidenza se no i conti non tornano. Questo è sbagliato e deve essere detto, l'ha detto il collega Cocco, lo dico io, spero che lo dicano anche molti altri consiglieri regionali.
Quando il numero delle Commissioni è stato ridotto alcuni anni fa è stato detto da tutti che si trattava anche di una misura di moralizzazione e di efficienza. E allora perché mentre si presentano petizioni e si promuovono referendum per ridurre il numero dei consiglieri regionali (e su questo abbiamo opinioni diverse perché io sono tra coloro che ritengono che il numero dei consiglieri regionali non sia decisivo ai fini della qualità e della produttività) si avanza la proposta di aumentare il numero delle Commissioni?
Se le Commissioni oggi non funzionano è anche per la scarsa partecipazione dei commissari che fa sì che i provvedimenti presi in Commissione siano spesso istruiti da quattro o cinque persone, che non è detto siano sempre le più capaci. Così accade che ogni provvedimento istruito in Commissione, in Aula venga rifatto da capo, nessuno vi si riconosce, perché il livello di rappresentanza politica nelle Commissioni è così piccolo, ridotto, che giustamente poi l'Aula vuole riesaminare tutto.
Una Commissione con pochi commissari non può rappresentare tutta l'articolazione del Consiglio, che non è costituita solo dai Gruppi, ma da tutte le altre sensibilità che attraversano i Gruppi. E per porre rimedio a queste cose invece di proporre soluzioni che aumentino la partecipazione all'interno delle Commissioni, si prevede di aumentare il numero delle Commissioni e conseguentemente di ridurre il numero dei commissari che vi parteciperanno.
No, non ne vale la pena, non vale la pena portare il numero delle Commissioni a otto solo perché si è allargata la maggioranza e si deve fare spazio a presidenti di altri Gruppi, non vale la pena per nessuno: è una contraddizione, è un errore, è un danno.
Non solo, ma si accompagna a questa previsione un'altra norma ancora. Per decidere in Commissione, come in tutti i consessi, è necessario che ci sia il numero legale cioè la maggioranza più uno dei componenti; invece con la modifica del Regolamento che cosa si propone? Si propone di superare addirittura la soglia del numero legale; le Commissioni dovrebbero decidere anche se vi partecipano solo cinque consiglieri.
La Commissione bilancio attualmente è composta da sedici consiglieri; perché mai dovrebbe decidere con cinque presenti? Dove è il valore della decisione? Che senso ha? Per decidere pur di decidere tanto vale abolire le Commissioni e andare direttamente in Aula. Si aumenta il numero delle Commissioni e quindi si diminuisce il numero dei consiglieri che vi possono partecipare, si abbassa poi a cinque la soglia del numero di coloro che possono assumere la decisione; e questo sarebbe il miglioramento? Questa sarebbe la produttività, la partecipazione, l'efficienza, la responsabilità? Ma no, sono tutte norme che vanno in senso contrario a questi principi.
Certo, si risolve il problema della speditezza, cioè si danno gli atti per approvati perché cinque persone si possono sempre trovare; ma che cosa rappresentano davvero? E non c'è un altro rischio: che poche persone in una Commissione, anziché attivare una vera dialettica politica, un vero confronto tra diversi intendimenti politici, non attivino altri meccanismi, tipo l'amicizia malintesa, il comparaggio, per determinare in partenza, o comunque tentare di determinare, scelte politiche che sono del Consiglio regionale?
Ma come si fa a pensare che possa essere istruita una legge importante della Regione in una Commissione col parere di cinque consiglieri? Perché la maggioranza non partecipa alle Commissioni? Ma vi partecipi o si sciolga. Perché anche in questi giorni, con la drammaticità della situazione economica e sociale, la maggioranza non garantisce mai il numero legale nella Commissione bilancio? E' ormai da tre mesi che il bilancio deve essere approvato. Ma è una soluzione politica quella di dire: siccome molti consiglieri dei partiti che appoggiano la Giunta in Commissione non ci vanno, abbassiamo il numero necessario per deliberare? E' una soluzione sbrigativa, pasticciona e irresponsabile.
Non è giusto per nessuno. Questi istituti vanno rivisitati, bisogna darsi il tempo di migliorare il Regolamento per davvero; e queste soluzioni non sono quelle giuste rispetto agli obiettivi che si vogliono perseguire.
Ancora, la stessa soluzione ipotizzata per l'Ufficio di Presidenza è una soluzione che può anche, secondo me, teoricamente andare bene, perché mi pare tra l'altro che sia quella adottata dal Parlamento nazionale. Il Parlamento nazionale avrà altre difficoltà di funzionamento, ma nessuno ha mai messo in discussione, come dire, la sua rappresentatività e il suo sistema di garanzie interne, forse proprio per questo motivo, perché è così strutturato. Per cui in teoria la soluzione avanzata non essendo un'invenzione dell'ultim'ora, una escamotage, un trucco, ma essendo, come dire, sperimentata con buoni risultati può essere benissimo proposta.
Il fatto è che viene proposta in una contingenza particolare, caratterizzata da una crisi profonda della funzionalità degli organi di garanzia del Consiglio e della loro stessa esistenza. Noi per un anno ci siamo chiesti se esistesse o no un vero Ufficio di Presidenza, di fronte a un organismo con componenti dimissionari che però partecipano e con componenti eletti che però non partecipano. Davanti a una situazione di incertezza siffatta il problema andava affrontato in modo diverso. Io avrei proposto la soluzione della riduzione del numero, la quale però non deve coincidere con l'amputazione della partecipazione. Si può benissimo ridurre il numero dei componenti l'Ufficio di Presidenza, prevedendo però la partecipazione di tutti. Come? Non è un giochino. Parteciparvi in un rapporto di fiducia.
Non si partecipa solo quando si va e ci si siede in una sedia, si partecipa anche quando si viene messi in grado di conoscere e di esprimere la propria opinione, confrontandola e concorrendo con le altre. Non c'è bisogno di occupare una sedia e di ritirare un'indennità per partecipare; la partecipazione in questa materia è una partecipazione di fiducia. Se poi proprio si volesse, non dico interamente, ma almeno per le funzioni intermedie e minori, si potrebbe anche pensare a un criterio di rotazione.
Il principio di reciprocità, che è un principio di diritto internazionale, è quello che calma sempre gli animi, perché consiste in questo: io do fiducia a te nella misura nella quale tu la dai a me; ci diamo fiducia reciproca perché se tu agisci bene quando spetta a te esercitare la funzione è come se la esercitassi io. Se invece il principio fosse quello della maggioranza che si prende tutto escludendo le minoranze, chi è escluso non si riconoscerebbe in quell'Ufficio di Presidenza. Se le regole, e anche la gestione delle regole, fosse un fatto di maggioranza, nascerebbero incomprensioni e difficoltà.
Che cosa impedisce di prevedere una turnazione per i segretari? Che cosa lo impedisce? E cosa impedisce che anche i questori si facciano a turno? Ma perché in questo Consiglio c'è gente che pare sia nata questore? Questi problemi si pongono come elementi di trattativa ormai da lustri nelle maggioranze politiche. Ma io credo che ognuno di noi quando è nato è nato bambino o bambina, non è nato questore, come non è nato neppure consigliere regionale. Però sono cose vere. Per cui non è allargando il numero delle Commissioni o dei componenti l'Ufficio di Presidenza che si risolvono i problemi, ma allargando la conoscenza e migliorando la responsabilità.
Un'ultima cosa che reputo ugualmente incoerente è la permanenza, di questi tempi veramente incomprensibile, della confusione tra Gruppo politico e istituzionale e Gruppo politico partitico. Queste cose le dice un consigliere regionale che si trova in questa contingenza a non avere partito, però non lo avete sentito e non lo sentirete mai dire che i partiti non hanno una funzione alta, importante, perché una cosa è il modo di essere attuale dei partiti politici, quelli che ci sono e che consociamo, una cosa è la funzione del partito politico che va difesa e riproposta. Sono altri che non perdono occasione di parlare male dei partiti politici, e spesso sono gli stessi che dirigono i partiti politici, che begano per poterli dirigere.
In tal modo la critica al partito politico, al sistema dei partiti diventa strumento di conquista del potere interno dei partiti politici o difetto di potere interno. Quindi libero da questa possibilità di contaminazione, difendendo la funzione dei partiti politici, mi consentirete ancora una volta di dire che questa confusione e immedesimazione permanente tra Gruppo politico consiliare ed etichetta esterna di partito non ha più ragion d'essere nell'istituzione moderna.
Invece questa confusione permane, perché è la barriera più dura da abbattere, perché conviene a tutti, per esorcizzare magari altre cose. Costituito in Consiglio regionale in base alle regole un Gruppo consiliare grande, medio o piccolo, questo Gruppo consiliare è Gruppo consiliare e basta, e il Gruppo consiliare piccolo non è vero che ha gli stessi diritti di quello grande; quelli politici sì, ma di presenza fisica no. Ha i diritti in proporzione, salvo la fiducia e salvo l'affidabilità reciproca di cui dicevo prima.
E' una questione di principio e io resto della stessa opinione anche se il Gruppo cosiddetto Misto oggi non è composto di due ma di tre consiglieri per cui secondo i colleghi avrei risolto i miei problemi. Ma io non ne ho di problemi; Urraci, Salis non ne hanno di problemi, è un problema politico dell'Assemblea. Che senso ha continuare a scrivere in un Regolamento che un Gruppo Misto, che può essere solo uno, non due, (poiché è formato da quei consiglieri che scelgono di non aderire a un Gruppo che si richiama a un partito) non avrebbe i diritti regolamentari di cui ai capi 6, 8,12 e non so quali altri capi?
E in cosa consistono questi diritti che vengono negati? Consistono nella partecipazione alle Commissioni speciali consiliari, alle Commissioni d'inchiesta consiliari, alla Giunta per il Regolamento, alla direzione della biblioteca, insomma ad atti e ad espressioni politiche dell'Assemblea che invece necessiterebbero proprio della partecipazione di tutti; naturalmente compatibilmente con i numeri. Però escludere per regola, e per norma, non mi sembra corretto.
Del resto, per esempio, la Giunta per il Regolamento la nomina il Presidente scegliendo tra i consiglieri, e terrà conto, io immagino, della consistenza politica, degli orientamenti politici e anche un po' delle capacità. E anche per la Commissione della biblioteca io non credo che sia necessario appartenere a questo o a quel partito, perché ci sia garanzia nei confronti di tutti. Non credo sia una funzione, come dire, partitica, che richieda pertanto l'appartenenza ad un partito politico. Però tutti possono essere presi in considerazione dal Presidente anche secondo la norma regolamentare che è stata presentata oggi, eccezion fatta per due consiglieri.
Ma, io dico, non deve essere fatta eccezione in questo caso neanche per un consigliere, come ipotesi. Nel senso che il Presidente, nominando due rappresentanti del Consiglio nella Commissione della biblioteca, potrebbe anche scegliere quell'uno che ora si vuole escludere ex legge, se ha i requisiti e se ha in ipotesi la fiducia di tutti; o no? E perché mettere in norma che proprio quello deve essere escluso, deve essere escluso per regola, non per mancanza di fiducia da parte del Presidente?
E così le Commissioni speciali: immaginate se la prima Commissione speciale che questo Consiglio dovesse costituire fosse quella sullo Statuto? Voi mettereste in regola che un Gruppo politico, perché piccolo possa essere escluso, debba essere escluso aprioristicamente, per regola, dal partecipare alla Commissione Statuto?
Ma in che modo si vive? Ma che senso si ha delle istituzioni? Ma la Commissione Statuto è quella che deve elaborare la regola suprema. Come si fa a dire che un Gruppo, col rispetto che è dovuto a tutti in modo uguale, come il Gruppo missino, che è composto di tre consiglieri, perché è missino e appiccica sul simbolo del Gruppo la fiamma tricolore partecipa alla Commissione Statuto, che il Gruppo repubblicano anch'esso composto di tre consiglieri, tutti galantuomini, perché è repubblicano e si appiccica l'edera partecipa alla Commissione Statuto, mentre altri consiglieri, degni come i primi perché non possono appiccicare né fiamme né edere non potrebbero partecipare per scelta di Regolamento a una Commissione Statuto?
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO FADDA
(Segue COGODI.) Ma che senso ha? Però questo c'è scritto. E allora questo può dirsi un Regolamento garantista, efficace, innovativo, dei tempi nostri? Questo Regolamento viene dalla notte dei tempi, riemerge da sotto terra. Occorre ripensarlo, riscriverlo con una diversa ispirazione, con una diversa sensibilità politica, di tipo e di carattere autonomistico, perché il primo valore dell'autonomia è la nostra autonomia, quella dell'Assemblea, perché chi non ha in sé il valore e il rispetto dell'autonomia non ha titolo e soprattutto non viene ascoltato all'esterno.
Molti di coloro che parlano di autonomia non vengono creduti, e giustamente, perché non dicono il vero, perché la prima verità si sperimenta qui. Quindi altro che ritocchi marginali, va cambiato lo spirito, l'impostazione delle novità regolamentari, nel senso che deve essere prestata attenzione non solo allo snellimento, al superamento delle difficoltà contingenti, occasionali, alle patologie, ma deve essere impostata una fisiologia del funzionamento dell'Assemblea che poggi innanzitutto sulla condivisione, sulla fiducia, sul rispetto totale di ognuno verso tutti.
Per questo motivo io credo che non succeda veramente nulla se osservassimo una pausa di riflessione di qualche giorno, anche di qualche ora se si vuole (se vi è l'accordo bastano anche poche ore) basta poco per migliorare davvero il Regolamento. La soluzione che si prospetta invece non costituisce affatto un miglioramento; è la risposta ad una ingordigia della contingenza politica e non a una migliore funzionalità del Consiglio, non depone bene per nessuno, non depone bene, aggiungo, soprattutto per coloro che sembrerebbero i diretti beneficiari di simili nuove norme, norme che non sono pensate nell'interesse generale ma per temperare interessi di parte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Solo un breve intervento, signor Presidente, per esprimere riserve, obiezioni e contrarietà verso la proposta di revisione del Regolamento avanzata dalla Giunta per il Regolamento.
Pur esprimendo doverosamente rispetto e attenzione per il lavoro della Giunta, devo dire con schiettezza che ciò che viene fuori da questo lavoro è un'operazione ben mediocre e di basso profilo. Non siamo di fronte ad una proposta organica per un miglioramento della normativa finalizzata ad un migliore funzionamento del Consiglio e che scaturisca dal bilancio di alcuni anni di operatività del nuovo Regolamento, ma siamo di fronte ad una proposta - è stato detto da altri colleghi intervenuti nel dibattito - tutta volta ad affrontare e a risolvere problemi contingenti, di assetto, di organigramma, di equilibrio politico. Ciò è particolarmente evidente sia per la soluzione adottata in relazione alla composizione dell'Ufficio di Presidenza sia per quella relativa alla nuova architettura delle Commissioni.
Io trovo particolarmente serie, meditate (e le sottoscrivo del tutto) le osservazioni formulate dal collega Francesco Cocco. Mi sembra, signor Presidente, che siamo di fronte ad una manovra, come dire, stagionale, più che una meditata revisione del Regolamento. Questo accade su una materia, come il Regolamento, che per sua natura dovrebbe invece essere pensata, con una lungimiranza, con una capacità di previsione, con una capacità di sollevarsi al di sopra del mutevole passare delle stagioni politiche.
Naturalmente ci sono nella proposta anche dei punti condivisibili; io trovo, per esempio, interessante, positiva la proposta di modifica dell'articolo 84 concernente l'esame degli articoli e degli emendamenti con l'introduzione della limitazione della facoltà di presentare emendamenti alla fase precedente la votazione sul passaggio all'esame degli articoli. Questa mi sembra una innovazione seria; così come condivido la riscrittura dell'articolo 34 concernente l'esame dei disegni di legge collegati alla manovra finanziaria. Però, ripeto, il senso complessivo di questa operazione mi sembra quella di dare una spintarella alla maggioranza che arranca in salita, una maggioranza che più si allarga meno cammina per la distanza di idee, di propositi, di prospettive. E ciò che apparirà all'esterno di tutta questa vicenda (e conta anche questo considerato che non si tratta di una apparenza infondata e che ci troviamo in un momento di grande difficoltà e di crisi della politica e delle istituzioni) l'impressione che giustamente si avrà all'esterno - dicevo - sarà quella di una modifica del Regolamento approvata solo per aumentare i posti a tavola.
Due osservazioni specifiche sulla proposta di modifica dell'articolo 4: si era partiti per ridurre il numero dei componenti l'Ufficio di Presidenza. A me non pare che siamo dinanzi ad una riduzione, mi pare invece che con questa formulazione, come dire "mobile", per cui, se mi si passa la metafora, c'è la formazione tipo e c'è la riserva che poi scende in campo e gioca la partita, siamo di fronte al rischio di un nuovo incremento dell'Ufficio di Presidenza.
A me non piace nemmeno questa asimmetria dell'Ufficio di Presidenza, nella formazione tipo, con tre questori e un segretario; perché mai? A chi servono tre questori? La Camera ha tre questori, ma la Camera dei deputati non è composta da 80 parlamentari. Mi sembra che sarebbe stata una soluzione più naturale, più seria, più dignitosa prevedere due questori e due segretari; ma non va bene, non va bene perché di questori ne servono tre.
Anche la nuova formulazione dell'articolo 27 (incremento del numero delle Commissioni da sei otto 8, istituzione dei dipartimenti che tra l'altro non si capisce che cosa siano) mi sembra rispondere più a ragioni di organigramma e di contingenza politica che ad esigenze effettive. Mi sembra inutile suonare sempre la stessa musica; i concetti sono chiari, poi evidentemente c'è ormai in quest'Aula una sorta di Gruppo di testa che cammina per conto suo facendo talvolta anche strane imposizioni, invocando esigenze di dignità di questa istituzione.
Voglio aggiungere, avviandomi a concludere, una osservazione sul lavoro complessivo del Consiglio che credo rientri ugualmente nell'ordine del giorno. Il Consiglio regionale nel giugno del '92 tenne una discussione ampia, interessante, anche vivace su se stesso. In quell'occasione tutti dicemmo: non parliamo per dare aria ai denti, parliamo perché vogliamo imprimere una svolta, parliamo perché la riforma deve iniziare dalla testa, pertanto, dissero molti, occorre iniziare dal funzionamento del Consiglio. Al termine di quella discussione furono approvati due ordini del giorno sul riordino e sul potenziamento dell'attività del Consiglio con degli impegni di una certa levatura, di un certo interesse. Impegni seri, sembrava che fossimo alle soglie di una rivoluzione interna: potenziamento dei servizi, riordino, svolta nel senso della trasparenza.
Il Consiglio fissò all'Ufficio di Presidenza anche dei tempi per portare all'esame dell'Aula un progetto di miglioramento della funzionalità del Consiglio con conseguente riordino organizzativo dei servizi e delle funzioni. Fissò dei tempi addirittura da campagna napoleonica; l'ordine del giorno numero 68 infatti così recita: "Il Consiglio dà indicazione all'Ufficio di Presidenza del Consiglio di elaborare e proporre entro trenta giorni un organico e definitivo progetto di riordino". Nell'ordine del giorno numero 67 poi si dice: "Il Consiglio dà indicazioni all'Ufficio di Presidenza di elaborare e riferire al Consiglio entro 60 giorni dalla sua ricomposizione".
Ora qui non si capisce se la ricomposizione ci sia stata o no, ma io non voglio entrare in questa materia, dico che il Consiglio diede un preciso mandato all'Ufficio di Presidenza; beh, questo mandato non è stato adempiuto.
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, il mandato lei sa bene è stato assolto, le proposte sono state inviate ai Presidenti dei Gruppi consiliari i quali non hanno ancora fatto conoscere la loro opinione in merito.
SCANO (P.D.S.). Presidente, la mia preoccupazione, il mio proposito non è di criticare un organo, la mia preoccupazione è di ragionare e di far rilevare come per responsabilità che ognuno può allocare come meglio ritiene, un preciso mandato del Consiglio regionale non è stato adempiuto e, tanto tuonò che piovve, di tutta quella nostra discussione, di tutti quegli impegni, di tutti quei propositi, di tutto quel gran parlare di riforme e di rivoluzione nulla è rimasto.
La riforma si è perduta per strada, e questo è un fatto molto grave; che poi l'Ufficio di Presidenza sia inadempiente per responsabilità propria, per responsabilità di altri, per responsabilità propria e anche di altri, questo per me è un punto abbastanza secondario. Concludo, quindi esprimendo una posizione critica non solo sulla proposta di revisione del Regolamento ma sul modo complessivo con il quale, ciascuno per la parte che gli compete, dal Presidente del Consiglio al consigliere regionale, stiamo affrontando la questione del funzionamento del Consiglio medesimo.
Non si sta certo contribuendo alla necessaria e urgente opera di ricostruzione democratica e alla riconquista della legittimazione per le istituzioni, per la politica, per i politici e per i partiti. Poi si piange sul latte versato, poi si pronunciano filippiche contro i destrutturatori, i demolitori, e chi più ne ha più ne metta. A me sembra, molto semplicemente e molto pacatamente, che qui si stia scrivendo un altro capitolo, non il più importante, non il più grave, non il più rilevante, ma tuttavia importante, tuttavia grave, tuttavia rilevante, di un libro che è il cupio dissolvi di un sistema su cui sta calando il sipario, e vale anche la pena di dire che forse prima cala e meglio è.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la discussione che si tiene oggi per modificare il Regolamento ha origine nel modo in cui è avvenuta l'elezione del Consiglio di Presidenza nella seconda parte di questa legislatura, quando un Regolamento che doveva essere di garanzia per tutti veniva letto, dalle stesse persone che si sono trovate ad applicarlo nelle scorse legislature e nella prima parte di questa, in un modo differente rispetto al passato. Così è potuto succedere che le regole, che sono fatte per tutelare chi non ha i numeri, quindi le opposizioni, sono state utilizzate invece per cercare di mortificarle.
Le proposte di modifica presentate oggi in Consiglio si muovono in quella direzione; sono il frutto di accordi all'interno di una maggioranza ampia, molto ampia, che ha necessità di soddisfare esigenze interne e che quindi propone delle cose inaccettabili. Direi che a giustificazione di questo, chiamiamolo appetito, senza voler offendere nessuno ovviamente, vi è il fatto che in questa seconda parte della legislatura, a seguito dell'elezione di una Giunta di cui i consiglieri regionali non possono fare parte, la maggioranza si trova con dodici persone che non hanno nessun incarico e alle quali in qualche modo bisogna provvedere. Senza considerare che probabilmente è molto meglio che i consiglieri non abbiano incarichi né di governo né di sottogoverno, così la Giunta verrebbe stimolata a operare sempre per il meglio per trovare l'approvazione del Consiglio.
Questo giudizio troppe volte viene invece condizionato a incarichi all'interno del Consiglio offerti dai partiti; Consiglio che ha un suo problema di autogoverno. Per questi motivi si era deciso di ridurre il numero dei componenti dell'Ufficio di Presidenza, senza per questo privarlo della partecipazione di tutti i Gruppi in modo tale che non ci potessero essere sopraffazioni.
Nelle proposte che noi abbiamo avanzato si diceva che la Presidenza sarebbe dovuta spettare a un politico del partito più rappresentativo numericamente, la Vicepresidenza (che doveva essere una) al secondo partito in ordine di voti, i questori (due) ai Gruppi che subito seguivano, fino a arrivare a tre segretari. Evidentemente questa proposta non è piaciuta e oggi ci troviamo a votare un testo che prevede che vengono eletti sette componenti (e quindi chi ha numeri può eleggerli tutti e sette) e i Gruppi che non risultassero rappresentati, possono (il diritto sta in questo) fare domanda e avere un segretario.
A prescindere dal fatto che in questo modo non si diminuisce assolutamente il numero dei componenti il Consiglio di Presidenza, ma lo si aumenta, lo si allarga notevolmente, così un Regolamento che doveva servire a tutelare le minoranze raggiunge invece lo scopo contrario. State attenti però che questo non vi si ritorca contro. Io ho davanti i risultati di alcuni sondaggi sulle future elezioni i quali mostrano come l'attuale maggioranza possono diventare anche opposizione. Sino a poco tempo fa, del resto, veniva chiesto uno sbarramento del 5 per cento anche per le elezioni regionali; oggi, qualcuno di coloro che lo proponeva non lo propone più perché anche il suo partito potrebbe non raggiungere tale soglia.
Quindi stiamo attenti, quando si approva un Regolamento lo si approva, non perché esiste una maggioranza, ma perché tuteli tutti i componenti del Consiglio, siano essi maggioranza o opposizione. E' stato detto, ma vale la pena comunque di ribadirlo, che questo Regolamento è stato concepito dalla maggioranza per la maggioranza, infischiandosene comunque dei diritti che comunque tutti i consiglieri, tutti i Gruppi hanno. Questo è un errore gravissimo al quale comunque crediamo possa essere ancora posto rimedio.
Crediamo che i consiglieri, soprattutto gli esponenti dei Gruppi di maggioranza, possono ripensarci, in modo da approvare un Regolamento che duri nel tempo. Del resto una cosa fatta male, concepita per questa maggioranza, non può che essere demolita dalla prossima maggioranza, il tutto a scapito della credibilità e della autorevolezza del Consiglio regionale.
Questo vale anche per l'aumento del numero delle Commissioni. La scorsa legislatura avevamo deciso finalmente la riduzione delle Commissioni per ottenere una maggiore funzionalità e permettere una frequenza più assidua da parte dei consiglieri; oggi invece, a seguito dell'allargamento della maggioranza chiediamo che le Commissioni vengano aumentate; è una cosa che è inaccettabile, una cosa che non si può e non si deve fare. E' necessario che le Commissioni rimangano quelle che sono e che lavorino.
E' stato detto poc'anzi che non sempre o quasi mai i componenti della maggioranza garantiscono il numero legale nelle Commissioni stesse; per questo è stata presentata una proposta per ridurre notevolmente il numero dei partecipanti necessari ai fini della validità alle decisioni della Commissione. Nel caso specifico della Commissione bilancio (composta da sedici consiglieri) basterebbe la presenza di solo cinque consiglieri per poter deliberare validamente, col risultato però che l'operato dei cinque consiglieri di buona volontà verrebbe senz'altro stravolto poi in Aula.
Anche l'aumento del numero delle Commissioni trova giustificazione nell'esigenza della maggioranza di dare risposta alle numerose richieste che vengono dai consiglieri attualmente senza incarico. Non parliamo poi della Commissione Statuto! Non ha nessun senso nominare oggi, alla fine della legislatura, una Commissione per la modifica dello Statuto; e ve lo dice proprio chi appartiene ad un partito che aveva presentato una proposta di legge in tal senso.
Alla fine della legislatura, a cavallo delle varie elezioni che ci aspettano (amministrative sicuramente e politiche) e dei diversi referendum ormai prossimi, non si può pensare che nell'arco di un anno e mezzo teorico si possa provvedere serenamente a una modifica dello Statuto. Quindi anche questa vicenda della Commissione Statuto non può che essere letta come un espediente per aumentare le presidenze di Commissione al fine di accontentare un altro componente della maggioranza.
Signor Presidente, io mi auguro che il Consiglio riesca a trovare quella saggezza che di norma ha, perché le regole siano fatte, perché siano tutelati tutti quanti e non solo la maggioranza che in questo momento, ripeto, è vasta, ma anche inconsistente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, due brevissime osservazioni per dire che ci troviamo in presenza di un complesso di norme organico che indubbiamente migliora l'impianto che sottende al Regolamento interno del Consiglio. E' vero che ragioni di contingenza politica hanno di fatto condizionato le proposte di modifica regolamentare, sia nei tempi che nei modi, ma la lunga crisi dell'Ufficio di Presidenza, crisi non ancora risolta, potrebbe trovare senz'altro soluzione con le nuove norme. Ed è proprio su questo aspetto che vorrei soffermarmi, seppur brevemente.
Ritengo che forse sarebbe stato opportuno procedere a modifiche nella composizione dell'Ufficio di Presidenza in assenza di condizionament derivanti dalla situazione di crisi dell'Ufficio stesso. E' infatti negativo piegare ad esigenze politiche, talvolta mutevoli, la composizione degli Uffici di Presidenza. Non vorrei però essere frainteso, non disconosco l'esigenza, che è ineludibile, di arrivare a una riduzione nella composizione di organismi che talvolta appaiono pletorici, però non disconoscono nemmeno una ulteriore esigenza che è quella che nell'Ufficio di Presidenza, proprio per la sua natura di organo di garanzia di tutto il Consiglio, al di là delle contingenti collocazioni di maggiorana e minoranza, siano rappresentati tutti i Gruppi consiliari.
Un altro principio che va comunque salvaguardato è questo: a nessun consigliere deve essere precluso l'accesso alle varie cariche istituzionali sulla base dell'appartenenza ad un determinato Gruppo, così come nessun consigliere, come è stato ribadito anche nel corso di questo dibattito, deve essere mortificato nell'esplicazione dell'attività legislativa attraverso vincoli di carattere regolamentare. Alcune competenze delicate e importanti, tipo quelle dell'assistenza ai lavori in Aula, a nostro parere non possono essere di esclusiva competenza di Gruppi con determinate caratteristiche; l'assistenza all'Aula è una attività non secondaria, importante, per cui occorre evitare il rischio che diventi di esclusiva competenza di determinati Gruppi consiliari.
Un altro aspetto importante, ancora da definire, è quello che riguarda il rapporto tra la Commissione bilancio e l'attività delle varie Commissioni di merito, perché se è vero che esiste una esigenza reale, obiettiva di raccordare tute le politiche di spesa dell'amministrazione regionale, nei limiti di compatibilità finanziaria e all'interno dei programmi a suo tempo approvati dal Consiglio, è anche vero che non possiamo creare delle disfunzioni all'interno dell'attività delle Commissioni dando vita ad una sorta di supercommissione che vagli anche nel merito l'attività di tutte le altre Commissioni consiliari.
Ritengo infine che, per quanto riguarda le attribuzioni delle Commissioni consiliari, per esigenze di organicità alcune competenze debbano essere meglio allocate e disciplinate. Io attraverso un emendamento ho voluto proprio rendere pubblica l'esigenza di non arrivare a scindere le problematiche della formazione professionale da quelle del mondo del lavoro e dell'occupazione. E' opportuno che la formazione professionale venga mantenuta all'interno del dipartimento dei settori produttivi, perché per consolidata giurisprudenza e anche per volontà del legislatore regionale, nazionale e comunitario, la formazione professionale è sempre stata vista come strumento della politica attiva del lavoro.
Per questo io ritengo che ridurla, in una concezione che ormai appartiene al passato, a segmento di una attività scolastica formale, e dunque legarla alle problematiche tipiche dell'istruzione, sia una operazione non utile per la funzionalità dei lavori di questo Consiglio regionale. Mi riservo poi, in sede di discussione dei singoli articoli, di intervenire nel merito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, intervengo in questo dibattito che vedo svolgersi entro binari un po', come dire, troppo pacati e forse nella disattenzione di numerosi colleghi, soltanto per accennare ad alcune perplessità che mi sembra che del resto siano state abbondantemente sollevate dalla maggior parte dei colleghi che mi hanno preceduto. Vorrei però sottolineare l'aspetto politico, signor Presidente, nel quale l'approvazione del nuovo Regolamento del Consiglio regionale si colloca.
Non va dimenticato che in realtà la crisi dell'attuale organismo che deve coordinare e presiedere i lavori dell'Aula nasce da motivazioni squisitamente politiche, o per meglio dire dal sottoprodotto delle battaglie politiche, cioè da esigenze spartitorie esistenti in vari settori di quest'Aula. Questo Regolamento consiliare, approvato alla fine della precedente legislatura, è entrato in vigore all'inizio di questa legislatura. Per sua natura il Regolamento consiliare deve avere un valore che deve andare oltre la contingenza politica, perché trattandosi della Carta fondamentale che regola i lavori dell'Aula e degli uffici del Consiglio deve non soltanto far sì che i lavori dell'Aula e dei singoli consiglieri siano produttivi ed efficaci, ma soprattutto assicurare la massima protezione delle minoranze all'interno del Consiglio stesso.
Il Regolamento, secondo il nostro parere, la Carta dei diritti delle minoranze consiliari, è l'ultimo rifugio, l'ultima protezione che esse hanno per salvaguardare il loro ruolo, per cercare di vincere quella che è la preponderanza talvolta decisiva che i numeri conferiscono alla maggioranza.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue PORCU.) Per questo si pretende che i Regolamenti non abbiano una efficacia soltanto contingente, ma una forza che vada al di là delle posizioni dei singoli Gruppi o del fatto che un Gruppo partecipi o meno ad una maggioranza. I Regolamenti devono soprattutto garantire una certa continuità nella disciplina dei lavori del Consiglio, per fare in modo anche che si formi quella prassi, quella consuetudine che, come i tecnici ben sanno, non è secondaria rispetto alle regole scritte che regolano i rapporti all'interno dell'Aula.
Spesso e volentieri, quando la forma scritta non dà una risposta precisa ed esauriente, si ricorre alla cosiddetta prassi, alla consuetudine, si ricorre alla memoria storica. Ebbene, se noi non lasciamo il tempo che si formi questa prassi, questa memoria storica, non riusciremo mai a consentire un ordinato, coerente sviluppo dell'attività dei singoli consiglieri, dei Gruppi e dell'Aula intera.
Devo inoltre far notare che il Regolamento attualmente in vigore, che è nato dall'accordo unanime delle forze politiche della precedente legislatura, non è stato contestato perché si trattava di un Regolamento che non andava bene, è stato contestato perché a un certo punto il meccanismo dell'elezione dell'Ufficio di Presidenza si è inceppato a causa del braccio di ferro tra alcune forze politiche circa l'attribuzione del posto di questore. Questo è per memoria storica, onorevoli colleghi, e non si venga poi a dire che si trattava di altro; si trattava soltanto di una lite sulla spartizione delle poltrone. E partire da questa lite per modificare le regole del gioco, le regole che presiedono al funzionamento dell'Aula, mi sembra un fatto già di per sé politicamente grave e disdicevole.
Però vorrei andare oltre, signor Presidente. Da circa un anno e mezzo l'Ufficio di Presidenza, praticamente non è mai stato completo in tutti i suoi componenti; ora l'uno ora l'altro si sono dimessi in una concatenazione di dimissioni e di votazioni di cui è persino difficile tenere il conto. Abbiamo così offerto un poco edificante spettacolo all'opinione pubblica e non siamo riusciti nemmeno a risolvere coerentemente e in maniera soddisfacente i nostri problemi di funzionamento di questa Assemblea. Quello che invece oggi si propone è soltanto, secondo me, un rattoppo, una soluzione che cerca di accontentare tutti quanti ma che in realtà finisce forse per non accontentare nessuno e per gettare ulteriori ombre sulla macchina consiliare e sulla dignità di questa Assemblea.
Come hanno sottolineato i colleghi Cocco, Cogodi e tutti gli altri che sono intervenuti, mi sembra che le proposte avanzate dalla Giunta per il Regolamento siano abbastanza criticabili, soprattutto quando nascondono con l'idea della semplificazione e della riduzione, un fine che si preannuncia esattamente opposto. Mi spiego meglio signor Presidente: io credo che tutti i consiglieri e tutti i Gruppi presenti in quest'Aula debbano essere rappresentati dentro l'Ufficio di Presidenza a pari titolo e con pari dignità. E' contestabile, secondo noi, il progetto di fare di alcuni componenti l'Ufficio di Presidenza dei componenti aggregati, aggiunti o di serie B.
Ma, anche il progetto di ridurre da quattro a uno le cariche di segretario mi sembra del tutto paradossale perché qualche volta - raramente, in verità - persino quando i segretari erano quattro la Presidenza è stata costretta a richiedere l'intervento di qualche volontario del Consiglio che surrogasse la loro assenza. Ciò sta a dimostrare che in questa materia bisogna stare molto attenti.
Quindi, si tratta di attribuire pari dignità a tutti i componenti dell'Ufficio di Presidenza, di qualificarne l'attività, di dare ad essi più possibilità di lavoro e, soprattutto, di controllarne l'operato in modo che esso diventi quanto più trasparente e quanto più vicino alle reali esigenze di tutti i consiglieri. E mi sembra che l'ordine del giorno approvato qualche mese fa da questo Consiglio regionale andasse in questa direzione.
In realtà, quando quell'ordine del giorno è stato approvato sembrava - e nel dubbio abbiamo approvato la proposta di riduzione dei componenti dell'Ufficio di Presidenza da dieci a sette - che fossimo tutti quanti d'accordo sul fatto che soprattutto i proponenti di quel documento, accettato dall'Assemblea, prevedessero la partecipazione di un rappresentante per Gruppo all'Ufficio di Presidenza. Solo così, a nostro parere, si sarebbe garantita veramente la massima dignità a tale Ufficio e si sarebbe potuto sottrarlo alle logiche spartitorie, logiche spartitorie che permangono con le nuove regole che la Giunta per il Regolamento ha proposto.
Infatti, badate bene, la lite che ha portato alla paralisi dell'Ufficio di Presidenza non è nata per l'attribuzione di un posto di segretario, ma è nata dalla ricerca dei Gruppi di assicurarsi ciascuno per conto suo un posto di questore. Così, per rispondere a questa esigenza, si sono tagliati i posti dei segretari. Mi sembra che la confusione sia veramente notevole, cioè mi sembra che le liti che hanno portato alla paralisi dell'Ufficio di Presidenza non vengano assolutamente scongiurate per il futuro da questa nuova norma. E' prevedibile anzi che le liti aumentino, che la voglia di occupare quella poltrona di questore non cessi con la diminuzione del numero dei segretari.
Quindi, signor Presidente, qua si tratta veramente di riconoscere la dovuta dignità all'Ufficio di Presidenza senza ricorrere a questi mezzucci, che cercano di tagliare fuori sempre la parte minoritaria, la parte diciamo così, di opposizione di questa Assemblea senza invece sanare alla radice i mali che la affliggono e che sono sempre stati favoriti dal fatto che le segreterie politiche e i vari organismi consiliari hanno spesso teso la loro mano per coartare la vera volontà dei singoli consiglieri regionali.
In un momento in cui, poi, la politica attraversa la crisi che noi conosciamo, in un momento in cui l'opinione pubblica contesta anche la semplice attività politica, in un momento in cui si tende a fare di tutta l'erba un fascio, bisogna che noi stiamo particolarmente attenti alle risposte che diamo ai problemi dell'Assemblea. Sono cariche indubbiamente importanti e l'opinione pubblica oggi ci giudica, non ha più l'anello al naso e sa distinguere bene le vere riforme dai giochi trasformistici di chi, pur avendo gestito il passato, vuole continuare a gestire anche il futuro.
Vorrei, signor Presidente, per concludere questo mio intervento, riservandomi però di intervenire sull'articolato, mettere a disposizione dei consiglieri regionali alcune brevi considerazioni di carattere personale. Io sono stato eletto da questo Consiglio componente dell'Ufficio di Presidenza, sin dall'inizio della legislatura; ho avuto modo di fare una notevole esperienza. Devo dire che, come consigliere di prima legislatura, sono stato particolarmente fortunato a fare dall'inizio un'esperienza di questo genere. Perché? Perché all'interno dell'Ufficio di Presidenza si capisce bene, molto di più di quanto non lo possano capire, purtroppo, gli altri consiglieri, il funzionamento della macchina consiliare, le necessità degli uffici, e si riesce a capire prima di altri il perché certe cose non funzionano come dovrebbero funzionare.
Detto questo devo dire, signor Presidente, che io questo lavoro l'ho fatto con passione e con serenità cercando di portare all'interno dell'Ufficio di Presidenza un mio contributo personale senza lasciarmi mai tentare da posizioni preconcette e di parte, cercando di essere al servizio dei consiglieri, dimenticandomi talvolta la mia stessa appartenenza a un determinato Gruppo politico. Questo è lo spirito, secondo me, giusto con cui si devono assumere le cariche a cui si viene chiamati. Forse bisognerebbe veramente far cessare la corsa a queste cariche interne facendole diventare effettivamente onorifiche, di servizio, signor Presidente.
Questa è la proposta che io mi sento di lanciare in risposta anche a coloro che hanno parlato di diminuirle anche per evitare spese inutili. Io propongo invece che le cose vengano riportate nel loro alveo, che la carica di membro dell'Ufficio di Presidenza, pur salvaguardando la dignità, la responsabilità dell'Ufficio ma anzi elevandone la qualità e la posizione, facendola diventare veramente punto di riferimento per tutta l'Assemblea, rientri in un discorso di capacità, di dignità, diventi qualche cosa che sia veramente al servizio di tutta l'Assemblea.
Però vorrei anche ricordare, come peraltro ha fatto anche l'onorevole Scano, che il Consiglio regionale non ha soltanto proposto una riduzione dei componenti dell'Ufficio di Presidenza ma ha sottolineato, in quell'ordine del giorno, che ai consiglieri deve essere garantito l'esercizio totale delle proprie attribuzioni e devono essere facilitati nell'esercizio del proprio mandato elettorale. Questo è il vero compito che ha l'Ufficio di Presidenza: facilitare al massimo ai colleghi consiglieri l'esercizio del proprio mandato. Un consigliere ancora oggi qua in Consiglio regionale si trova speso spaesato. Stiamo da tempo lavorando - e nessuno meglio di me sa l'impegno che hanno profuso in questo senso il Presidente Mariolino Floris e il suo predecessore, lo stimato onorevole Lello Mereu - per far sì che, per esempio, gli uffici siano sempre più efficienti, in grado di dare risposte concrete ai colleghi, perché si possa procedere anche alla costituzione dell'ufficio prerogative dei consiglieri, che mi sembra un'esigenza non più rinviabile.
Il trattamento poi dei consiglieri foranei è un'altra questione di assoluta rilevanza che va posta in termini non soltanto di diarie o di indennità, onorevoli colleghi, ma in termini di proficuità del lavoro che si svolge qua dentro. Faccio solo un esempio: noi che veniamo da lontano, non in senso politico ma in senso geografico, veniamo dal Nord Sardegna, da Sassari, siamo costretti - e questo è bene dirlo una volta per sempre - a sopportare e accettare i ritmi di lavoro e le abitudini dei colleghi cagliaritani. Questo non perché io voglia aprire una polemica, non voglio lanciare un sasso nella piccionaia, però la realtà è questa.
Insomma, iniziare i lavori del Consiglio o delle Commissioni nella tarda mattinata, quando c'è la possibilità di usufruire largamente dello spazio mattutino, delle prime ore del mattino, non dico l'alba ma almeno le 9, 9 e mezza, mi sembra una cosa controproducente, mi sembra una perdita di tempo, mi sembra un tentativo di tenere in città, a Cagliari, accampati, decine di consiglieri regionali che in alcune ore del giorno non sanno neppure cosa fare. E' vero che c'è tutto il lavoro poi degli uffici, ma anche in questo caso il consigliere non deve essere lasciato solo, deve essere supportato da strutture che abbiano la capacità di servirlo, che abbiano la capacità di dare risposta alle esigenze che mostra.
In conclusione, signor Presidente, l'Ufficio di Presidenza poiché deve rispondere a queste domande che sono reali e non campate in aria, deve perciò stesso essere rappresentativo di tutto quello che in quest'Aula c'è e si muove; non mi sembra che sia una cosa di poco conto. Spero inoltre che i relatori, i componenti della Giunta per il Regolamento diano risposte all'altra osservazione che intendo fare e cioè se per caso si è ipotizzato un trattamento differenziato, tra i componenti dell'Ufficio di Presidenza eletti in prima tornata e quelli nominati a richiesta dei Gruppi in seconda tornata. Mi sembra che questo sia fondamentale perché assolutamente non saprei come definire la scelta di due piani di responsabilità che senz'altro impoverirebbero il Consiglio di tante esperienze e di tanta voglia di lavorare.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Ricordo che ai sensi dell'articolo 130 del Regolamento, poiché le modifiche attualmente in esame non costituiscono un complesso normativo organico, ciascuna di esse dovrà essere approvata a maggioranza assoluta; quindi prego i Segretari di procedere puntualmente alla verifica.
Si dia lettura dell'articolo 2.
SECHI, Segretario:
Art. 2
Ufficio di Presidenza provvisorio
1. Nella prima seduta dopo le elezioni il Consiglio è presieduto provvisoriamente dal consigliere più anziano di età.
2. I quattro Consiglieri più giovani presenti alla seduta sono chiamati ad esercitare le funzioni di Segretario.
3. Il Presidente provvisorio proclama eletti Consiglieri i candidati che subentrino agli optanti tra più collegi o agli optanti per i due rami del Parlamento. A tal fine sospende la seduta e convoca subito l'Ufficio di Presidenza provvisorio per procedere ai relativi accertamenti.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
SECHI, Segretario:
Art. 4
Composizione dell'Ufficio di Presidenza
1. Eletto il Presidente l'Assemblea elegge, nella seduta successiva, gli altri componenti l'Ufficio di Presidenza: due Vice Presidenti, tre Questori e un Segretario.
2. Nell'Ufficio di Presidenza hanno il diritto di essere rappresentanti tutti i Gruppi consiliari. Pertanto i Gruppi che non ne fanno parte a seguito della elezione dei componenti di cui al primo comma, compresi quelli costituiti con l'autorizzazione del Presidente a norma del quarto comma del successivo articolo 20, nonché il Gruppo Misto con almeno tre Consiglieri, possono chiedere che si proceda all'elezione di altri Segretari.
3. Sulle richieste formulate ai sensi del precedente secondo comma, delibera l'Ufficio di Presidenza. Il Presidente, dopo aver promosso le opportune intese, stabilisce la data dell'elezione. Non è ammessa l'elezione di più di un Segretario per ciascuno dei Gruppi richiedenti.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
SECHI, Segretario:
Art. 5
Elezione dei componenti l'Ufficio di Presidenza
1. Per le elezioni di cui al primo comma del precedente articolo 4, ciascun consigliere scrive sulla propria scheda un solo nome per i Vicepresidenti, due nomi per i Questori e uno per il Segretario.
1 bis. Per le elezioni dei Segretari di cui al secondo comma del precedente articolo 4, ciascun Consigliere può scrivere sulla propria scheda un solo nominativo. Sono eletti coloro che, essendo iscritti ai Gruppi la cui richiesta sia stata accolta dall'Ufficio di Presidenza, ottengono il maggior numero di voti.
2. Nelle elezioni suppletive, quando si deve coprire un solo posto, è eletto chi al primo scrutinio abbia raggiunto la metà più uno dei voti. Se nessun candidato ha riportato la metà più uno dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti.
3. Se si devono coprire due posti si vota per un solo nome e si vota per due nomi se si devono coprire tre posti: in entrambi i casi sono eletti coloro che abbiano ottenuto il maggior numero di voti.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
SECHI, Segretario:
Art. 11
Durata in carica e attribuzioni dell'Ufficio di Presidenza
1. L'Ufficio di Presidenza, con esclusione del Presidente, resta in carica trenta mesi dalla data di insediamento del Consiglio.
2. L'Ufficio di Presidenza, su proposta del Presidente, formula gli indirizzi per la gestione amministrativa del Consiglio, adotta le relative determinazioni e valuta periodicamente il buon andamento dell'Amministrazione del Consiglio.
3. Approva, su relazione dei Questori, il progetto di bilancio del Consiglio, le eventuali variazioni ed il conto consuntivo delle entrate e delle spese.
4. Esprime il parere - a norma del precedente articolo 9 - sugli impegni di spese straordinarie o che incidano in più esercizi finanziari.
5. Emana, con appositi regolamenti, le norme concernenti l'ordinamento degli uffici, lo stato giuridico, il trattamento economico e la disciplina dei dipendenti del Consiglio e adotta le conseguenti deliberazioni.
6. Provvede, altresì, a dettare norme in merito alla concessione di contributi per il funzionamento dei Gruppi consiliari costituiti ai sensi del successivo articolo 21, ed in merito alla Cassa di previdenza dei consiglieri regionali.
7. Delibera, inoltre, su tutte le altre questioni che ad esso siano deferite dal Presidente.
7 bis. Le dimissioni del Presidente del Consiglio o dell'intero Ufficio di Presidenza, o di altri suoi componenti vengono sottoposte per la presa d'atto al Consiglio entro dieci giorni dalla presentazione. Nella stessa seduta il Consiglio procede alle votazioni per le sostituzioni o l'integrale rinnovo. I dimissionari esercitano le funzioni fino alla loro sostituzione.
7 ter. I consiglieri che subentrano prima della scadenza dei trenta mesi, di cui al precedente primo comma, restano in carica per il periodo intercorrente tra la data della loro elezione e tale scadenza.
8. Allo scadere della legislatura o dei trenta mesi dalla data di insediamento del Consiglio, o in caso di dimissioni dell'intero Ufficio di Presidenza, questo rimane in carica fino alla nomina del nuovo Ufficio di Presidenza. Subito dopo i Questori rimettono i conti ai loro successori.
9. Segretario dell'Ufficio di Presidenza è il Segretario generale del Consiglio. Quando il Presidente decide di riunire l'Ufficio di Presidenza in seduta riservata esclusivamente ai suoi componenti funge da Segretario un Segretario del Consiglio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 20.
SECHI, Segretario:
Art. 20
Adesione ai Gruppi e loro composizione
1. Entro tre giorni dalla prima seduta dopo le elezioni, i consiglieri sono tenuti a dichiarare al Segretario generale del Consiglio, per iscritto, a quale Gruppo consiliare intendono appartenere.
2. I consiglieri subentranti nel corso della legislatura devono presentare la dichiarazione di cui al precedente comma entro tre giorni dalla seduta in cui hanno prestato giuramento.
3. Ciascun Gruppo consiliare deve essere composto da almeno cinque consiglieri.
4. Il Presidente del Consiglio, su richiesta degli interessati, autorizza la costituzione di Gruppi con almeno tre consiglieri, purché rappresentino partiti organizzati nel territorio della Regione sarda che abbiano presentato con il medesimo contrassegno propri candidati in tutti i collegi circoscrizionali.
5. I consiglieri che non abbiano fatto le dichiarazioni di cui al primo ed al secondo comma del presente articolo, o che dichiarano di voler appartenere a Gruppi che non raggiungono le adesioni di cui al comma precedente, costituiscono un unico Gruppo Misto, qualunque sia il numero di consiglieri stessi.
6. Al Presidente del Gruppo Misto, con un numero di consiglieri inferiore a cinque, competono le facoltà previste nei Capi V, VI, VIII, X, XI, XII e XV del presente Regolamento interno.
PRESIDENTE. L'emendamento predisposto dalla Giunta per il Regolamento è stato ritirato. I consiglieri Soro e Dadea domandano che la discussione sull'articolo 20 sia sospesa.
Poiché non ci sono opposizioni l'articolo 20 è sospeso.
Si dia lettura dell'articolo 27.
SECHI, Segretario:
Art. 27
1. Sono costituite le seguenti Commissioni permanenti, distribuite in quattro dipartimenti:
DIPARTIMENTO DELL'AUTONOMIA E DEI RAPPORTI ISTITUZIONALI
COMMISSIONE I
Autonomia - Ordinamento regionale - Rapporti con lo Stato - Riforma dello Stato - Enti locali - Organizzazione regionale degli Enti e del personale - Polizia locale e rurale - Partecipazione popolare.
COMMISSIONE II
Politiche comunitarie - Adeguamento dell'ordinamento regionale agli atti normativi comunitari - Rapporti con la CEE - Cooperazione internazionale - Diritti civili - Emigrazione ed immigrazione - Etnie - Informazione.
DIPARTIMENTO DELLA PROGRAMMAZIONE, DEL BILANCIO E DELLE INFRASTRUTTURE PER LO SVILUPPO
COMMISSIONE III
Programmazione economica e sociale - Bilancio - Contabilità - Credito - Finanze e tributi -Demanio e patrimonio - Partecipazioni finanziarie.
COMMISSIONE IV
Assetto generale del territorio - Pianificazione territoriale regionale - Urbanistica - Viabilità e trasporti - Navigazione e porti - Edilizia - Lavori pubblici.
DIPARTIMENTO DEI SETTORI PRODUTTIVI
COMMISSIONE V
Agricoltura - Forestazione produttiva - Bonifica - Acquacoltura - Caccia e pesca - Pesca industriale e marittima - Alimentazione - Tutela dell'ambiente - Forestazione ambientale - Recupero ambientale - Parchi e riserve naturali - Difesa del suolo.
COMMISSIONE VI
Industria - Miniere - Cave e torbiere - Artigianato - Cooperazione - Lavoro e occupazione -Turismo - Commercio - Fiere e mercati - Risorse energetiche - Fonti alternative di energia.
DIPARTIMENTO DELL'ASSISTENZA DEL DIRITTO ALLO STUDIO, DELLA CULTURA E DELLO SPORT
COMMISSIONE VII
Sanità - Igiene pubblica - Medicina sociale - Edilizia ospedaliera - Servizi sanitari e sociali -Assistenza - Igiene veterinaria - Personale delle UU.SS.LL.
COMMISSIONE VIII
Diritto allo studio - Scuole materne - Edilizia scolastica - Cultura - Musei - Biblioteche e archivi storici - Sport e spettacolo - Ricerca scientifica - Formazione professionale.
2. Le Commissioni possono dividersi in sottocommissioni per discutere particolari aspetti di un singolo progetto o di altre questioni in esame, ferma restando la definitiva deliberazione della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Signor Presidente sembrava, dalle indicazioni emerse dagli interventi dei rappresentanti dei diversi Gruppi politici, che vi fosse l'intendimento di operare una riflessione in termini temporali molto stringati, anche solo di ore, per aggiustare alcune previsioni normative che, a detta di molti, possono essere migliorate. Ora se questo intendimento che è stato espresso è ancora valido, forse sarebbe opportuno sospendere la prosecuzione dell'esame delle modifiche regolamentari.
Se si intende comunque procedere, si proceda, però se si procede in questo modo rimane certificato che non si tratta solo di diversità di opinioni, di valutazioni politiche su alcuni articoli, ma di una contrarietà netta rispetto alle modifiche del Regolamento così come vengono proposte. In tal caso io chiederò la parola sui singoli articoli in modo che la mia opinione rimanga agli atti. Però mi era parso di capire che non vi fossero difficoltà ad utilizzare qualche ora (non giorni) per procedere ad alcuni aggiustamenti. Per cui chi ritiene che possa essere operata questa riflessione per apportare i conseguenti aggiustamenti e miglioramenti lo dica. E' un invito ai rappresentanti dei Gruppi che in precedenza hanno avanzato questa ipotesi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Presidente, probabilmente, soprattutto alla luce delle osservazioni fatte sull'articolo 20 si rende necessaria una breve sospensione, per decidere sul prosieguo dei lavori.
PRESIDENTE. Vorrei capire, onorevole Dadea: chiede la sospensione della seduta per convocare la Conferenza di Presidenti di Gruppo o per riunire la Giunta per il Regolamento?
DADEA (P.D.S.). La Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, la seduta è sospesa per quindici minuti. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 09 viene ripresa alle ore 13 e 34.)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 20. A questo articolo è stato presentato un emendamento soppressivo parziale. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale della Giunta del Regolamento
"Il comma 6 dell'articolo 20 del Regolamento interno è soppresso". (5)
PRESIDENTE. Questo emendamento è in correlazione con l'articolo 4 precedentemente approvato, ed in quanto tale ammissibile ai sensi dell'articolo 130 del Regolamento.
Metto quindi in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
All'articolo 27, precedentemente letto, è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Pusceddu
Art. 27
"La competenza in materia di formazione professionale è assegnata alla Commissione VI (Lavoro) del dipartimento dei settori produttivi".
Relazione
Con il presente emendamento si intende ribadire l'indissolubile nesso che lega la formazione professionale alle politiche attive del lavoro, come peraltro previsto dalla normativa comunitaria (Riforma dei fondi strutturali e FSE in particolare) statale (legge quadro 845/78) e regionale.
Infatti la legge regionale 1 giugno 1979, n. 47 (Ordinamento della formazione professionale in Sardegna) all'art. 1 recita: "La Regione, nell'ambito delle proprie competenze ed in armonia con i principi stabiliti dalla legge 31 dicembre 1978, n. 845, promuove la formazione e l'elevazione professionale quale strumento della politica attiva del lavoro.
La formazione e l'elevazione professionale costituiscono pubblico servizio rivolto a tutti coloro che si apprestano ad esercitare ovvero già esercitano una attività lavorativa nei vari settori produttivi, sia che si tratti di lavoro subordinato, di lavoro autonomo, di prestazioni professionali o di lavoro associato...".
Inoltre, la più recente produzione legislativa di settore ha ulteriormente evidenziato lo stretto legame intercorrente tra processi formativi e sistema aziendale (es. C.F.L.).
Pur non disconoscendo l'esigenza di un raccordo operativo con il sistema scolastico formale e con l'istruzione professionale statale, si ritiene che la programmazione dei piani formativi debba essere strettamente correlata con le dinamiche del mercato del lavoro. (1)
PRESIDENTE. Ricordo che questo emendamento non è stato accolto dalla Giunta per il Regolamento.
Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Pusceddu.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'emendamento. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 27. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 32.
SECHI, Segretario:
Art. 32
Assegnazione dei provvedimenti alle Commissioni
1. I progetti di legge, gli atti di programmazione è in generale ogni proposta sulla quale sia richiesta una relazione al Consiglio, nonché gli argomenti sui quali deve essere espresso un parere, sono trasmessi per l'esame dal Presidente del Consiglio alla Commissione competente, ai sensi del precedente articolo 27, salvo diversa attribuzione del Consiglio.
1 bis. Nella prima riunione tenuta dalla Commissione, dopo l'assegnazione dei provvedimenti di cui al comma precedente, viene nominato il relatore che dovrà riferire alla stessa Commissione secondo quanto previsto dal successivo secondo comma dell'articolo 40.
2. Se all'ordine del giorno di una Commissione si trovano contemporaneamente progetti di legge, atti di programmazione o altri argomenti che abbiano contenuto analogo, l'esame può essere congiunto.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 34.
SECHI, Segretario:
Art. 34
Assegnazione ed esame in Commissione dei documenti di bilancio
1. I disegni di legge concernenti il bilancio annuale, il bilancio pluriennale di previsione e la legge finanziaria sono assegnati alla Commissione finanze la quale, entro quindici giorni decorrenti dalla data della effettiva consegna ai commissari della documentazione completa, deve ottenere da ciascuna Commissione di merito il parere relativo alla parte degli stati di previsione che la riguardano.
2. Detto parere deve essere espresso con un'apposita relazione in cui deve essere dato atto anche della posizione delle minoranze.
3. Scaduto il termine di cui al primo comma, la Commissione finanze, anche nel caso in cui le Commissioni di merito non abbiano espresso il loro parere, procede all'esame dei suddetti provvedimenti legislativi e lo conclude entro venti giorni. Le relazioni della Commissione finanze all'Assemblea devono essere presentate entro i successivi dieci giorni.
4. Il Consiglio esamina di norma i documenti di bilancio entro i successivi quindici giorni.
5. I disegni di legge collegati alla manovra economico-finanziaria, presentati unitamente alla legge finanziaria, sono assegnati alla Commissione competente per materia che procede all'esame e lo conclude entro sessanta giorni. Le relazioni all'Assemblea devono essere presentate entro i successivi dieci giorni.
6. Il Consiglio esamina di norma i predetti disegni di legge entro i successivi quindici giorni.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento sostitutivo parziale, sul quale la Giunta per il Regolamento ha espresso parere contrario. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Lorettu - Oppi
Art. 34
I commi 5 e 6 sono sostituiti dai seguenti: "5. I disegni di legge collegati alla manovra economico-finanziaria, presentati unitamente alla legge finanziaria, sono assegnati alla Commissione competente per materia e alla Commissione Finanze. La commissione Finanze esamina i predetti disegni di legge contestualmente agli altri documenti concernenti il bilancio ed entro i termini fissati per detto esame trasmette alla Commissione competente per materia il proprio motivato parere. La Commissione competente per materia procede all'esame dei disegni di legge secondo le procedure fissate dal Regolamento e lo conclude entro venti giorni dalla comunicazione del parere della Commissione finanze.
6. Il Consiglio esamina di norma i disegni di legge di cui al comma precedente entro quindici giorni dalla presentazione delle relazioni, che dovranno dare conto del parere preventivo espresso dalla Commissione finanze". (2)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Lorettu.
LORETTU (D.C.). Signor Presidente, assieme al collega Oppi ho presentato un emendamento all'articolo 34, emendamento che affronta lo stesso problema che in qualche modo vorrebbe disciplinare la proposta della Giunta per il Regolamento, e cioè il problema delle leggi cosiddette di accompagnamento, dei disegni di legge collegati alla manovra economico-finanziaria che devono essere presentati, come stabilisce la legge, assieme al bilancio annuale e pluriennale.
Io mi rendo conto, signor Presidente, che probabilmente la riflessione non è sufficientemente matura per arrivare a una decisione pienamente adeguata alle implicanze che questo problema solleva, e quindi sono consapevole che probabilmente, in questi termini, l'emendamento ha più una funzione di provocazione o di testimonianza che non un obiettivo pratico. Questo è detto ed emerge anche dalla sbrigativa valutazione che la Giunta per il Regolamento da lei presieduta, signor Presidente, ha ritenuto di dare a questa proposta. Ma il problema è di grande rilievo e molto complesso.
Quale è la sostanza del problema? Noi siamo andati avanti per anni con una prassi che coglieva nella legge finanziaria l'occasione per introdurre nell'ordinamento regionale una varietà infinita, enorme di modifiche a leggi sostanziali. Di fronte alla difficoltà del funzionamento del Consiglio, delle sue Commissioni, di fronte alla lentezza delle decisioni (lentezza esasperante e inaccettabile spesso) si è trovato comodo utilizzare la legge finanziaria - così come del resto è avvenuto a livello nazionale e in altre Regioni - per introdurre, appunto, in tempi determinati e certi e in via assolutamente prioritaria, una serie di modifiche spesso rilevantissime alle diverse leggi di settore.
Questa prassi è andata col tempo esasperandosi e ha portato a una anomalia grave nel funzionamento del Consiglio, anzitutto esautorando completamente le Commissioni di merito, che venivano completamente scavalcate nella valutazione delle normative di settore, e poi dando vita ad una normativa di settore slegata da una visione organica. A questa situazione abnorme si è voluto rispondere con il disegno di legge approvato dal Consiglio regionale mi pare nel luglio del '91 che io ritenni doveroso, in qualità di Assessore del bilancio, proporre a nome della Giunta. Questo disegno di legge sostanzialmente tentava di mettere ordine in questa materia, recependo gli orientamenti del dibattito svoltosi anche a livello nazionale e stabilendo quindi dei limiti, dei confini precisi al contenuto della legge finanziaria.
Si stabilì così che mentre nella legge finanziaria potevano ritrovarsi soltanto norme attinenti strettamente ai meccanismi di spesa, le altre norme (che pure spesso sono necessarie) incidenti sulle normative di settore e collegate con la manovra finanziaria dovevano trovare allocazione in appositi disegni di legge che si sarebbero dovuti presentare ed esaminare assieme, contestualmente agli altri documenti finanziari.
E questo è appunto il problema. Se la Giunta regionale prima, a livello di proposta, e poi il Consiglio regionale ritengono di deliberare una manovra complessiva di carattere finanziario e programmatico che si articoli in diversi documenti (il bilancio annuale pluriennale, gli altri allegati che ne fanno parte, il programma pluriennale e le leggi di accompagnamento) è evidente che la discussione non può essere frammentata e sminuzzata, non può essere - per dirla con una brutta parola molto in voga in questi tempi - lottizzata, neppure tra le Commissioni consiliari.
E allora è evidente che se la manovra finanziaria è unica, se la manovra economica e programmatica è unica, occorre un momento di unità nell'esame dei vari strumenti attraverso cui questa manovra si articola. A questa esigenza di ricondurre a unità la valutazione,la discussione e la decisione sui diversi documenti si possono dare naturalmente risposte diverse. Ci possono essere varie soluzioni.
Con l'emendamento che ho presentato insieme al collega Oppi ne ipotizziamo una che non è necessariamente né l'unica né la migliore: è una delle soluzioni. La soluzione che noi abbiamo ipotizzato è questa: che i disegni di legge che accompagnano i documenti finanziari al solo fine dell'espressione di un parere vengano esaminati dalla Commissione finanze insieme e contestualmente agli altri atti in cui si articola la manovra economico-finanziaria. Sugli altri documenti la Commissione finanze esprimerebbe naturalmente una valutazione istruttoria e conclusiva per poter procedere poi all'esame in Aula.
Per ciò che riguarda invece i disegni di legge di accompagnamento la Commissione finanze, pur valutandoli ed esaminandoli insieme e contestualmente agli altri documenti, si dovrebbe limitare ad esprimere un parere motivato da inviare poi alle Commissioni di merito, le quali, quindi, conserverebbero intatta e intera la loro competenza sulle politiche di settore, ma sarebbero allo stesso tempo poste in condizione di operare una valutazione arricchita, sotto il profilo finanziario, dall'esame compiuto in sede di Commissione finanze.
E' quindi importante questa opera, spettante alla Commissione finanze, di valutazione delle singole leggi di settore e di collegamento alla complessiva manovra economico-finanziaria. Questo è infatti un problema grande, delicato, serio; l'azione della Regione ha un senso, se ha orientamento, se segue una qualche logica interna, se ha capo e coda, come si dice comunemente, altrimenti non si capisce che cosa facciamo, non si capisce con quale logica valutiamo i provvedimenti che vengono portati all'esame del Consiglio, non si capisce che senso abbia approvare un bilancio annuale e pluriennale, un programma pluriennale, se poi parti della manovra, alcune parti fondamentali (perché così vengono a monte dichiarate dalla Giunta regionale) vanno per conto loro, senza un minimo non dico di decisione, ma almeno di valutazione unitaria.
La risposta che a questo problema così importante, che attiene proprio all'efficacia e al funzionamento dell'attività della Regione, viene data dalla Giunta per il Regolamento è assolutamente inadeguata, assolutamente non rispondente al problema. Sembrerebbe che la Giunta per il Regolamento non abbia compreso l'importanza del problema, perché con il testo proposto non si stabilisce niente altro, signor Presidente che la separatezza totale nell'esame, nella valutazione di queste parti della manovra economico-finanziaria. Esattamente il contrario di ogni logica politica ed economica, e persino in contrasto con la stessa terminologia. Non si capisce infatti perché li chiamiamo disegni di legge di accompagnamento se poi non accompagnano assolutamente niente.
In conclusione, noi volevamo porre questo problema che risponde ad un'esigenza di carattere generale; il Consiglio potrà trovare, come dicevo prima, risposte diverse rispetto a quello che noi abbiamo ipotizzato e formulato. La cosa difficilmente spiegabile sarebbe che non trovi alcuna risposta come nessuna risposta trova la proposta che è stata elaborata dalla Giunta per il Regolamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Io credo che il collega Lorettu abbia sollevato attraverso l'emendamento e l'illustrazione dello stesso, un problema di prima grandezza. Attualmente la Commissione bilancio e programmazione esamina il bilancio della Regione mentre le leggi di accompagnamento sono trattate, istruite, decise nelle Commissioni di merito. Si tratta di due fasi, anche se talvolta temporalmente coincidenti, sostanzialmente e funzionalmente distinte; per cui mentre la Commissione bilancio da una parte istruisce le leggi contabili (la legge finanziaria e il bilancio) cioè la destinazione programmata delle risorse nell'annualità e nel triennio, dall'altro, nelle Commissioni di merito, viene modificata la normativa sostanziale.
Ora, precedentemente accadeva che la finanziaria fosse una sorta di legge omnibus, che raccoglieva anche le modifiche delle norme sostanziali; e quel sistema andava male. E' stato giusto modificarla con la nuova norma della legge di contabilità. Però non è detto che quello sbilanciamento che allora vi era verso la Commissione bilancio e programmazione, che poteva modificare la normativa sostanziale senza l'istruttoria delle Commissioni di merito, debba spostarsi su queste ultime, consentendole di "fare e disfare" senza un raccordo con la Commissione bilancio.
Accompagnare vuol dire andare insieme; se il babbo dice di voler accompagnare il figlio a scuola, poi però lo lascia e passa per una strada diversa, sebbene siano usciti di casa insieme e siano arrivati contemporaneamente, il padre non può dire di aver accompagnato il figlio, l'avrebbe accompagnato se fosse andato insieme a lui. Ciò che sta accadendo oggi è proprio questo: le norme sono di accompagnamento solo a parole, di fatto sono disgiunte, scollegate, tanto che la Commissione bilancio deve ogni tanto chiedere, orecchiare, attingere informazioni dai colleghi delle altre Commissioni per sapere come si intende modificare la normativa.
A me pare pertanto che anche sulla scorta di questa esperienza, che non è positiva, che si sta compiendo, una diversa organizzazione in questa materia debba aversi. E mi pare che l'emendamento Lorettu risponda per un verso a questa preoccupazione e a questa necessità. Vi risponde in un modo, si possono però trovare anche altri modi, per esempio fissando i termini entro cui le Commissioni di merito devono esaminare i provvedimenti di accompagnamento e trasmetterli preventivamente alla Commissione bilancio perché li esamini insieme alla manovra di bilancio. Se infatti le leggi di accompagnamento vengono trasmesse successivamente, e successivamente vuol dire tanto tempo dopo, non può più parlarsi di accompagnamento perché la trasmissione dei documenti interviene dopo che il lavoro della Commissione bilancio è finito.
Giovedì, in base alla programmazione dei lavori e agli impegni politici, la Commissione bilancio dovrebbe concludere l'esame della finanziaria e del bilancio, però le leggi così dette di accompagnamento sono ancora nelle Commissioni di merito. A cosa servono allora il bilancio e la legge finanziaria se poi le leggi di accompagnamento stravolgono tutto entrando in conflitto anche con le previsioni di bilancio già istruite dalla Commissione stessa, Commissione che è pur essa di merito in materia di uso razionale delle risorse?
A me pare pertanto che la soluzione potrebbe essere quella che si suggerisce oppure quella di un esame congiunto delle leggi di accompagnamento nelle due Commissioni. Ciò che deve essere colto è l'obiettivo di non scollegare le leggi di accompagnamento dalla normativa finanziaria, perché oltre ad essere una contraddizione provoca risultati nefasti; e già se ne avvertono i primi segnali.
Immaginate cosa potrebbe succedere con le Commissioni di merito che possono decidere con la presenze di soli cinque componenti, per cui solo cinque consiglieri potrebbero modificare tutta la normativa sostanziale. E' vero che poi le leggi di accompagnamento devono essere approvate dall'Aula, ma stiamo parlando di fase istruttoria. E la fase istruttoria è quella che aiuta, che agevola, che conferisce un primo equilibrio alla normativa che poi deve andare al vaglio dell'Aula, è chiaro che in presenza di soli cinque componenti tutta questa utilità cade.
Per cui tanto vale, lo ripeto, che le leggi vengano portate direttamente in Consiglio, perché poi chi ha interesse a seguire le leggi è una tale minoranza che quasi può costituire una Commissione. C'è tanta distrazione quando si approvano le leggi, e anche oggi che si discute del Regolamento non si fa eccezione. Del resto stiamo discutendo di come regolare i nostri lavori e di come vincolare le nostre libertà, ma stiamo anche decidendo di come vincolare le libertà altrui perché, ripeto, i Regolamenti non si modificano quotidianamente e se non c'è questa partecipazione, questa attenzione le stesse cose che si discutono appaiono marginali; è meglio quindi che una sottolineatura ancora ci sia.
Io pertanto suggerirei ai colleghi di considerare questi elementi, di leggere l'emendamento e se se ne comprende lo spirito anche di votarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, il collega Lorettu ha posto un problema reale; io però dichiaro subito che non sono d'accordo sul modo con cui intende risolverlo. Quello che dobbiamo decidere è se un disegno di legge che viene definito dalla Giunta facente parte della manovra finanziaria, deve essere assegnato alla Commissione di merito o alla Commissione finanze, queste sono le due cose.
Ora io vorrei ricordare che la Giunta non ha un solo strumento di manovra finanziaria, ha una serie di strumenti: bilancio pluriennale, bilancio annuale, legge finanziaria e leggi di accompagnamento; cioè noi stiamo aggiungendo uno strumento. E allora la Giunta, a mio modesto avviso, può, qualora ritenga che alcune questioni siano strettamente connesse e inscindibili da un esame unitario, chiedere che vadano inserite nella legge finanziaria. Se però ritiene di dover necessariamente entrare nella legislazione di merito per completare la manovra, questa andrà modificata dalle Commissioni di merito prioritariamente, ovviamente con l'obbligo già fissato in Regolamento, di acquisire il parere finanziario.
C'è però una questione che va esaminata meglio perché la soluzione avanzata dalla Giunta per il Regolamento può ingenerare equivoci e storture nel sistema. Siccome una manovra economica si completa necessariamente in un determinato periodo di tempo e non può avere code, allora bisogna che le Commissioni di merito decidano se vogliono che ciò che esaminano e approvano venga ricompreso nella manovra complessiva del bilancio e, in tal caso, completino i loro lavori prima che l'Aula, che è la sintesi di tutto, approvi il bilancio. Così l'Aula nell'esercizio compiuto dei suoi poteri, può decidere sulla computabilità col bilancio delle norme di settore. Se però le Commissioni di merito non hanno esitato i disegni di legge di accompagnamento prima dell'approvazione del bilancio esse devono (e questo va detto in Regolamento, perché è - come dire - un vincolo legislativo di carattere superiore alle stesse leggi) osservare le compatibilità che nel frattempo l'Aula ha stabilito.
Per cui quando nella proposta della Giunta per il Regolamento si dice: "lo conclude entro 60 giorni", io suggerirei (poi sarà il Presidente a valutare) che se l'esame in Commissione si conclude entro 60 giorni ma dopo l'approvazione del bilancio, le proposte avanzata all'Aula dalle Commissioni di merito non potranno più variare le compatibilità già fissate in bilancio. Decida quindi la Commissione di merito, perché questa è una sua competenza ma senza variare le decisioni fissate in sede di Commissione bilancio; se invece intende variarle, allora deve sottoporre sé stessa ad un auto limite, quello di far pervenire in Aula le leggi di accompagnamento prima che il bilancio venga approvato.
Credo pertanto che esaminando la questione un po' più approfonditamente si possa sciogliere questo nodo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, io ho avuto occasione, già in sede di Giunta per il Regolamento di sostenere che i problemi posti dai colleghi Lorettu e Oppi con il loro emendamento erano problemi di assoluta importanza perché relativi ad una materia che per la prima volta quest'anno entra in campo: quella delle leggi di accompagnamento. E questa materia entra in campo senza una disciplina precisa, creando una situazione di reale difficoltà per i consiglieri chiamati ad impegnarsi ad esaminare nel merito o dal punto di vista finanziario il complesso della manovra e singoli interventi, determinando dei pericoli per l'espletamento razionale del processo di formazione del bilancio e della legge finanziaria.
La soluzione che proponevano nell'emendamento i colleghi può offrire un contributo rilevante alla definizione di questo problema, però è sembrato, anche a chi come me in Commissione e in Giunta per il Regolamento conveniva sull'importanza del problema, che la materia fosse di tale portata da richiedere un esame organico di alcune norme integrative dell'attuale Regolamento, anche avuto riguardo a proposte presentate da chi vi parla relative all'introduzione del voto segreto nell'approvazione delle leggi di accompagnamento in quanto leggi connesse al bilancio e alla legge finanziaria.
Si tratta quindi, come è evidente e come hanno già detto i colleghi precedentemente intervenuti, di norme che occorrerà affrontare col tempo necessario, e con riguardo anche all'esperienza in essere alla Camera dei deputati, per mettere insieme i binari su cui far camminare legge finanziaria e leggi di settore.
E' opportuno - in conclusione - un riesame organico della materia che la discussione di oggi segnala come urgente.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 34. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 39.
SECHI, Segretario:
Art. 39
Validità delle riunioni e adozione delle deliberazioni
1. Le sedute di ciascuna Commissione non sono valide se non siano presenti almeno cinque componenti. Per la validità della seduta congiunta di più Commissioni è necessaria la presenza di almeno la metà più uno dei componenti di ciascuna Commissione.
2. Le Commissioni deliberano a maggioranza dei commissari presenti. In caso di parità prevale il voto del Presidente.
3. Qualora due Commissioni si riuniscano in seduta congiunta, i consiglieri che siano componenti di entrambe possono esprimere un voto per ognuna delle Commissioni alle quali appartengono.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento sul quale la Giunta per il Regolamento, contrariamente a quanto erroneamente indicato, ha espresso parere favorevole. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Lorettu
Art. 39
Il primo comma è sostituito come segue:
"Le sedute di ciascuna Commissione non sono valide se non siano presenti almeno cinque componenti.
Per la validità delle sedute congiunte di più Commissioni è necessaria la presenza di almeno cinque componenti per ciascuna Commissione". (3)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 39. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 44.
SECHI, Segretario:
Art. 44
Pareri interni
1. Ogni Commissione ha sempre l'obbligo di chiedere, prima della conclusione dell'esame di un provvedimento, il parere della Commissione finanze ogni qualvolta il progetto implichi entrate o spese sia per le disposizioni contenute nel testo del proponente, sia per le modifiche che allo stesso si intendono apportare; detto provvedimento viene iscritto automaticamente nell'ordine del giorno della prima riunione della Commissione finanze. Tali pareri sono dati per iscritto.
2. La Commissione finanze nomina, per il provvedimento sul quale abbia formulato un parere, un proprio relatore al Consiglio, perché esprima in Assemblea, sugli emendamenti finanziari, le valutazioni previste dal settimo comma del successivo articolo 84.
3. Se una Commissione su un argomento di sua competenza ritiene utile sentire il parere di un'altra Commissione, può provocarlo, prima di deliberare nel merito.
4. Qualora entro quindici giorni, o otto giorni in caso della procedura abbreviata prevista dall'articolo 101, a decorrere dalla comunicazione della richiesta, non vengano espressi i suddetti pareri, si intende che le Commissioni non abbiano trovato nulla da eccepire. Questo termine può essere prorogato dal Presidente del Consiglio per giustificato motivo.
5. Qualora una Commissione ritenga di dover esprimere un parere, per aspetti di sua competenza, su un provvedimento assegnato ad un'altra Commissione, può proporre la questione al Presidente del Consiglio, che decide in merito.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento su cui la Giunta per il Regolamento ha espresso parere contrario. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Lorettu - Oppi
Art. 44
Il primo comma è così sostituito:
"1. Ogni Commissione ha l'obbligo di chiedere, prima della conclusione dell'esame di un provvedimento, il parere della Commissione finanze in merito alla coerenza del medesimo provvedimento con gli atti di programmazione e con il bilancio della Regione; detto provvedimento viene iscritto automaticamente nell'ordine del giorno della prima riunione della Commissione finanze. Tali pareri sono dati per iscritto". (4)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Si dia lettura dell'articolo 84.
SECHI, Segretario:
Art. 84
Esame degli articoli e degli emendamenti
1. Terminato l'intervento della Giunta regionale di cui all'articolo precedente, il Presidente pone in votazione il passaggio all'esame degli articoli o della parte dispositiva del provvedimento.
2. Quando il Consiglio ha approvato il passaggio all'esame degli articoli si procede alla loro discussione. Questa consiste nell'esame di ciascun articolo e degli emendamenti ad esso proposti.
3. Ogni consigliere ha diritto di proporre emendamenti i quali vengono discussi secondo l'ordine di presentazione o secondo quell'ordine logico che il Presidente inappellabilmente reputi opportuno per la discussione.
4. Gli emendamenti, sempre che riguardino provvedimenti inseriti all'ordine del giorno del Consiglio ai sensi del precedente articolo 54, primo comma, devono essere presentati, almeno il giorno precedente la discussione degli articoli cui si riferiscono, al Presidente che li trasmette ai relatori ed alla Giunta regionale.
5. Sui provvedimenti inseriti all'ordine del giorno ai sensi dell'art. 54, secondo comma, gli emendamenti possono essere presentati anche senza l'osservanza del termine di cui al precedente comma, purché prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli e possono essere discussi e votati nella stessa seduta in cui sono presentati. In caso di chiusura anticipata della discussione generale, la votazione sul passaggio all'esame degli articoli non può avvenire prima che sia trascorsa mezz'ora da detta chiusura.
6. La Giunta, cinque Consiglieri, un Presidente di Gruppo possono sempre presentare emendamenti, ma comunque prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Ho parlato poc'anzi in una sede più ristretta e voglio rapidamente riparlarne anche in Aula, del rischio che introduce questa norma in relazione alla produzione legislativa. E' indubbio che c'è necessità di semplificare, di ridurre e di limitare anche la possibilità di presentare emendamenti alle leggi già istruite dalle Commissioni. Però noi abbiamo adesso ridotto il numero dei componenti le Commissioni e abbiamo ridotto ancora più il numero dei consiglieri con cui si possono validamente istruire leggi in Commissione; addirittura, grazie all'emendamento Lorettu ne sono sufficienti dieci in Commissione congiunta.
Per cui accadrà d'ora in poi che nel corso della discussione generale tutti potranno presentare emendamenti. Sappiamo però che se si partecipa alla discussione generale non si può contemporaneamente badare alla lettura degli emendamenti che piovono sui tavoli della Presidenza i quali devono essere anche raccolti e riprodotti per poi essere consegnati. A quel punto cala la mannaia e rimangono in campo le norme istruite dalla Commissione e tutti gli emendamenti che, uno all'insaputa dell'altro, i vari consiglieri hanno presentato.
E' necessario, secondo me, prima di tutto determinare un arco di tempo minimo fra la presentazione di emendamenti da parte dei consiglieri e la votazione degli stessi perché sia garantita almeno la materiale possibilità di leggerli. Non possiamo permettere che chi è vicino al tavolo della Presidenza e pertanto ha conoscenza di tutto quello che accade possa partecipare maggiormente alla produzione legislativa mentre chi è più distante resti penalizzato.
E poi opportuno un secondo accorgimento. Ammettiamo che uno degli emendamenti presentati nel corso della discussione generale e in seguito approvati sia un emendamento che introduce uno squilibrio nell'assetto complessivo della legge; a quel punto che si fa? Si approva una legge squilibrata? In che modo l'Aula, il Consiglio regionale, il potere legislativo può introdurre i correttivi necessari di riequilibrio all'interno di una legge?
A me quindi sembra che nel tentativo di perseguire una finalità ottima si adotti un mezzo pessimo, perché ne potrebbe derivare davvero una situazione di impossibilità di produrre leggi che abbiano una loro armonia. Per esempio in materia finanziaria, ammettiamo che con un emendamento al disegno di legge di bilancio si storni una certa somma da un capitolo importantissimo per riversarla su una altro, perché non deve essere data la possibilità alla Giunta o al Consiglio stesso di individuare attraverso quali altre fonti finanziarie poter sopperire a quella manchevolezza che si è verificata?
Si tratta, secondo me, di un problema che può creare disarmonie e difficoltà non marginali. Però, mi è stato detto che per il momento si può sperimentare questo sistema poi si vedrà. Io credo che non sia difficile prevedere che sperimentare sul corpo il ferro rovente possa far male. Sperimentate pure, però potrebbe derivarne davvero una serie di incongruenze. In ogni caso rimarrà almeno agli atti che un'obiezione in tal senso è stata fatta.
Infine due parole sul comma sesto che mi pare del tutto inutile. Se tutti infatti possono presentare emendamenti fino al passaggio all'esame degli articoli perché specificare che anche la Giunta, cinque consiglieri e ciascun Presidente di Gruppo possono presentarli? Mi sembra una ripetizione - come dicevo - del tutto inutile. A meno che io non abbia capito male e allora chiedo di essere aiutato a capire bene.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, si tratta di due cose differenti: una cosa sono gli emendamenti che vengono presentati su provvedimenti inseriti all'ordine del giorno in un secondo momento, un'altra cosa sono gli emendamenti che possono essere presentati quando l'ordine del giorno del Consiglio prevede originariamente la discussione di quel provvedimento. Questa facoltà di presentare emendamenti comunque prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli ce l'hanno, nel secondo caso, soltanto la Giunta, cinque consiglieri e un Presidente di Gruppo, mentre non ce l'hanno gli altri. Gli altri li devono presentare ventiquattro ore prima.
Comunque, perché rimanga agli atti, è vero che l'onorevole Cogodi ha posto questo problema, però ricordo che è stato assunto l'impegno che nel caso in cui ci sia richiesta da parte dei consiglieri di valutare gli emendamenti presentati nel corso della discussione generale, la seduta sarà sospesa per consentire ai colleghi che ne facciano richiesta di prendere visione degli emendamenti e di poter esprimere compiutamente la propria opinione.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 84. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Ordine del giorno Cogodi - Salis - Urraci -Manca - Casu - Serrenti
IL CONSIGLIO REGIONALE
in occasione della discussione sul progetto di modifica del Regolamento interno,
CONSTATATA l'esigenza di procedere ad un riordino complessivo delle attività del Consiglio secondo criteri di efficienza, di trasparenza, di qualificazione e di buona amministrazione;
CONSIDERATA la necessità di un potenziamento del ruolo e dell'immagine del Consiglio regionale - massima istituzione rappresentativa del popolo sardo - principalmente attraverso la produttività e la puntualità della sua azione e la conoscenza obiettiva del suo operato che deve essere garantita nei confronti dei cittadini,
dà indicazione
all'Ufficio di Presidenza di elaborare, anche in coordinamento con gli altri organismi interni, e di proporre al Consiglio - entro tre mesi - un progetto di riordino e di potenziamento organizzativo di tutti i servizi e funzioni del Consiglio in armonia con i principi di cui sopra.
I Gruppi consiliari ed anche i singoli consiglieri potranno far pervenire, all'Ufficio di Presidenza preliminarmente, entro un mese, note propositive in merito;
indica sin d'ora
quali elementi di riferimento per detta opera di riordino:
1) la individuazione delle modalità di totale pubblicità da garantire alle deliberazioni dell'Ufficio di Presidenza;
2) la ridefinizione delle indennità di carica per le funzioni interne del Consiglio da graduare per le diverse funzioni ed il cui massimale non dovrà superare il 30% dell'indennità consiliare lorda;
3) la riorganizzazione dei servizi ausiliari del Consiglio secondo standards di efficienza e di costo adeguati allo specifico ruolo, tenendo conto delle corrispettive condizioni garantite dalla Regione all'intero sistema autonomistico per quanto di sua competenza;
4) la riorganizzazione delle modalità di lavoro delle Commissioni secondo criteri di efficienza e di concludenza a tempi certi delle attività istruttorie;
5) il riordino dell'autoparco, prevedendosi una autovettura di servizio per le esigenze, da precisare e regolamentare, dei diversi organi del Consiglio;
6) la equiparazione tendenziale, sul piano normativo ed economico, del personale dipendente del Consiglio e della restante Amministrazione regionale, salvo la specifica indennità di funzione, da regolare, per il personale attribuito alle specifiche e specialistiche attività consiliari (Aula e Commissioni); revisione dell'Istituto del Fondo speciale di quiescenza;
7) il riordino dell'ufficio stampa e del sistema informativo interno ed esterno da improntare a criteri di obiettività, tempestività e completezza dell'informazione in riferimento a tutta la attività ordinaria del Consiglio (Aula, Commissioni, attività degli organi interni);
8) la attuazione della informatizzazione dei servizi interni;
9) il riordino e la piena funzionalità del servizio di biblioteca;
10) la razionale ed adeguata sistemazione logistica degli uffici e dei punti di lavoro sia per i consiglieri, sia per il personale addetto ai servizi consiliari;
11)la revisione degli istituti della cassa di previdenza attraverso l'adozione di criteri di equità sostanziale e di utilità funzionale fra l'esercizio dell'incarico pro tempore di pubblica rappresentanza e la specifica condizione professionale dei componenti dell'Assemblea regionale;
12)la abolizione dell'istituto del "quinquies" perché si abbia rispondenza in concreto, fra istituti formali e sostanziali;
13)la preferenza da accordare alla dotazione di strutture di servizio per il migliore espletamento delle attività istituzionali interne ed esterne di tutti i consiglieri rispetto alla ricorrente tendenza alla quantificazione monetaria;
14) la approvazione del principio di onnicomprensività e perciò la eliminazione di ogni forma di duplicazione di indennità o di retribuzione che possa aversi per i componenti il Consiglio regionale;
15) la previsione di un piano di rientro di parte delle spese attuali del Consiglio come primo contributo ed esempio da proporre per la immediata adozione di un piano più generale di contenimento della spesa corrente di tutto il sistema regionale anche per liberare risorse da devolvere al sostegno delle aree e dei ceti più svantaggiati della Regione. (1)
PRESIDENTE. Vorrei pregare i presentatori, se sono d'accordo, di riproporre quest'ordine del giorno in sede di discussione del bilancio interno del Consiglio, anche per tenere conto delle decisioni che in quella sede saranno assunte.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Io e, immagino, gli altri firmatari dell'ordine del giorno, e gli altri colleghi che lo condividessero non abbiamo difficoltà alcuna ad esaminare il merito quando sarà inserita all'ordine del giorno la discussione sul bilancio interno del Consiglio. A noi è parso che l'occasione più propria fosse appunto la discussione sul Regolamento, cioè sulle regole che presiedono al buon andamento e alla funzionalità del Consiglio, piuttosto che la discussione sulle risorse finanziarie destinate alla funzionalità del Consiglio.
Però il Presidente rivolge un invito e credo che questo invito possa essere accolto, considerando che le questioni che rappresentiamo sono questioni non del tutto nuove, per cui a un consiglio autorevole del Presidente vorrei rispondere con un mio molto modesto suggerimento. Sarebbe quanto mai apprezzabile se, in sede di esame del bilancio interno del Consiglio, fra alcune settimane, l'ordine del giorno, come dire, avesse perso di validità per cessazione della materia del contendere, cioè che nel frattempo, essendo queste indicazioni emerse più volte dai dibattiti consiliari e avendo costituito in gran parte oggetto di un ordine del giorno a suo temo approvato dal Consiglio, fossero recepite già dallo schema di bilancio interno.
Non mi sembra che vi siano infatti impedimenti a che alcuni punti di innovazione e di miglioramento del sistema di lavoro e di esistenza stessa del Consiglio regionale possano essere al momento della presentazione del bilancio interno già previsti.
Questo è il modesto consiglio che accompagna l'accoglimento dell'autorevole consiglio del Presidente.
PRESIDENTE. Io non ho nulla in contrario, devo anche precisare, per rispondere ad alcune osservazioni espresse dai colleghi, che il Presidente ha ritenuto che l'Ufficio di Presidenza non fosse mai stato compiutamente costituito.
Nonostante condividessimo l'opinione che l'Ufficio di Presidenza potesse formulare proposte solo se compiutamente costituito, nel tentativo di venire incontro alle esigenze dei colleghi abbiamo comunque elaborato una proposta e l'abbiamo inviata ai Gruppi per ottenere non dico un parere preventivo, ma almeno un primo giudizio. Comunque rimane l'intesa che questo argomento verrà ripreso in sede di discussione del bilancio interno del Consiglio.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di modifica del Regolamento interno del Consiglio. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 49, corrispondente al nome del consigliere Oppi.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Oppi.
SECHI, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Oppi - Pau - Pes - Pili - Piras - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Atzori - Baroschi - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Desini - Erittu - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Floris - Ladu Leonardo - Lorelli - Manca - Manchinu - Marteddu - Demontis - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida.
Rispondono no i consiglieri: Urraci - Cogodi - Lorettu.
Si sono astenuti i consiglieri: Planetta - Porcu - Puligheddu - Salis - Scano - Usai Edoardo - Meloni.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 53
astenuti 7
maggioranza 41
favorevoli 50
contrari 3
(Il Consiglio approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 14 e 30.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica all'interrogazione Carusillo sulla legge n. 457 del 1978 relativa al recupero dei centri storici. (354)
Con riferimento alla Presidenziale n. 02149/GAB datata 17 giugno 1992 si ritiene che l'interrogazione indicata in oggetto non si riferisca alla legge n. 457/78 ma a un d.d.l. per i centri storici approvato dalla Giunta regionale e recante disposizioni in merito al finanziamento di strumenti operativi per il recupero del patrimonio edilizio esistente.
Trattandosi di un d.d.l. che deve essere ancora approvato dal Consiglio regionale sarebbe prematuro impostare un programma di intervento o individuare i Comuni campione in assenza di una previsione finanziaria.
Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Usai Edoardo sulla locazione di una villa nel centro di Cagliari alla USL n. 21. (472)
Si rappresenta che la USL n. 21 con delibera n. 1623 del 19/03/1992, approvava uno schema di contratto di locazione di un immobile sito in Cagliari da destinarsi a centro oncologico per un canone mensile di L. 14 milioni.
La deliberazione in oggetto diventava esecutiva per decorrenza dei termini per silenzio-assenso, ma la Giunta regionale raccomandava che la stessa doveva considerarsi annullata per la mancata previsione nello schema di contratto di locazione della data di inizio dei lavori di ripristino e adattamento dei locali e pertanto, esisteva indeterminatezza effettiva dell'onere di spesa.
La comunicazione veniva effettuata alla USL n. 21 in data 26 maggio 1992 con nota n. 993 di questo Assessorato.
La USL n. 21 con deliberazione n. 3404 del 19/06/1992 mentre forniva chiarimenti alla precedente deliberazione considerava quest'ultima esecutiva per decorrenza dei termini.
In data 30 luglio 1992 l'Assessorato sosteneva che benché quest'ultima deliberazione non era soggetta al controllo preventivo, tuttavia restavano i dubbi di merito per quanto concerne l'applicazione della delibera n. 1623 del 19/03/1992 anche se esecutiva per decorrenza dei termini.
Testo delle interrogazioni, interpellanze e mozioni annunziate in apertura di seduta.
Interrogazione Zucca - Muledda - Manca sulla situazione del CRAAI di Oristano.
I sottoscritti,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere se sia a conoscenza della situazione del CRAAI di Oristano. Risulta, infatti, che:
1) parte del personale (cinque unità) del CRAAI della Provincia di Oristano percepisce regolarmente lo stipendio da 16 mesi rifiutando qualunque ordine di servizio impartito dall'Amministrazione provinciale e quindi praticamente non facendo assolutamente niente con comprensibile disagio anche per chi nel Centro suddetto si sforza di compiere il proprio dovere;
2) che altri 30 dipendenti dal 15 ottobre al 31 dicembre 1991 si sono rifiutati di svolgere qualsiasi mansione senza che nessuna trattenuta e nessun provvedimento disciplinare siano stati effettuati nei loro confronti.
Tutto ciò premesso, chiedono di sapere se non ritenga utile intervenire tempestivamente per individuare le cause e le eventuali responsabilità di tale situazione che, oltretutto, sconcerta l'opinione pubblica non certo ben disposta nei confronti dei pubblici dipendenti. (491)
Interrogazione Onida, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica del Piano paesistico del Comune di Scano Montiferro.
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport perché esamini, con la massima attenzione, la richiesta avanzata da un nutrito gruppo di operatori agricoli che esercitano la loro attività di allevatori di bestiame nel Comune di Scano Montiferro per ottenere che i terreni di loro proprietà, adibiti ad uso pascolativo e situati nella fascia AO del Piano territoriale paesistico, vengano conservati nella destinazione d'uso sinora praticata da tempo immemorabile e che, secondo le indicazioni proposte, invece, verrebbe impedita o proibita con grave danno all'economia della zona. La conservazione dei predetti terreni per uso pascolativo avverrebbe sotto il controllo degli stessi proprietari ai fini della tutela ambientale, come peraltro è sempre avvenuto nell'interesse reciproco della comunità e degli interessati. Si avrebbe, quindi, una garanzia di tutela nella continuità di una attività agricola valida sotto molteplici profili.
L'interrogante, certo della sensibilità dell'Assessore verso le legittime e fondate richieste di molti operatori agricoli, il cui accoglimento non pregiudica il rispetto e la conservazione di beni ambientali, chiede che venga adottata un'urgente proposta di modifica o integrazione da proporre in sede di Commissione permanente lavori pubblici, assetto del territorio, urbanistica e trasporti, al Piano territoriale paesistico in cui sono inseriti i terreni del Comune di Scano Montiferro. (492)
Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione della sezione staccata di Nuoro dell'Ufficio tutela del paesaggio per le province di Sassari e Nuoro.
Il sottoscritto,
PREMESSO che nel mese di novembre del 1992 è stata inaugurata, presso i locali del medico provinciale, la sezione staccata di Nuoro dell'Ufficio tutela del paesaggio;
CONSIDERATO che le popolazioni del nuorese hanno accolto con soddisfazione la notizia in quanto rappresenta un giusto riconoscimento alla decennale rivendicazione per il decentramento dei servizi della Regione sarda nel territorio;
CONSTATATO che l'Ufficio non è ancora entrato in funzione, creando così gravi disagi agli utenti della provincia di Nuoro,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se corrisponda al vero che il decreto istitutivo non è stato registrato dalla Corte dei conti, che i locali individuati non sono disponibili ed infine quali iniziative l'Assessore intenda adottare affinché l'Ufficio tutela del paesaggio di Nuoro possa realmente operare. (493)
Interrogazione Lorettu, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione delle opere necessarie per attribuire alla S.S. 131 Carlo Felice le caratteristiche autostradali e sulla classificazione provvisoria della medesima strada.
Il sottoscritto,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta e gli Assessori regionali dei lavori pubblici e dei trasporti per sapere quali iniziative la Giunta regionale abbia assunto o intenda assumere nell'ambito delle proprie competenze e nei confronti dei competenti organi di Governo e dell'A.N.A.S.:
a) per ottenere un sollecito completamento dei lavori in corso sulla strada statale 131 "Carlo Felice", nonché il finanziamento e l'esecuzione di tutte le ulteriori opere necessarie affinché detta strada assuma le caratteristiche proprie delle autostrade;
b) per ottenere che, nel frattempo, in considerazione delle opere già realizzate, la medesima strada venga classificata, ai sensi del nuovo codice della strada, come "extraurbana principale" con conseguente fissazione del limite massimo di velocità a 110 km/orari;
c) per sollecitare una revisione dei vigenti limiti locali di velocità che, in numerosi tratti della medesima strada, impongono una velocità massima non superiore a 50, 70 e 80 km/orari, limiti che non trovano più alcuna giustificazione dopo gli interventi già realizzati sulla predetta strada e che contrastano con la funzione da essa svolta di principale asse di collegamento fra il Nord e il Sud dell'isola.
In particolare il sottoscritto chiede di conoscere quale sia la spesa preventivata per l'esecuzione di tutte le opere necessarie, quali stanziamenti siano disponibili e quali iniziative la Giunta regionale intenda assumere per ottenere il completo finanziamento delle medesime opere. (494)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla modalità di istituzione dei parchi regionali e sulla necessità di una azione di informazione e di coordinamento presso gli enti locali interessati alla loro istituzione.
Il sottoscritto,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere quali iniziative la Giunta regionale abbia adottato per dare attuazione alla legge regionale 7 giugno 1989, n. 31, concernente "Norme per l'istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica e ambientale". Oltre quella della predisposizione di studi di massima per la perimetrazione delle aree, l'interrogante chiede, in attuazione dell'articolo 10 della citata legge, se l'Assessore non ritenga opportuno esercitare, in generale, una puntuale attività informativa presso gli enti locali interessati alla costituzione dei parchi con l'invio di ogni notizia sulle ricadute di tipo economico e sullo sviluppo del territorio, sulla esistenza o meno di un apposito regolamento che disciplini l'attività all'interno dei parchi, sui vincoli che si intende istituire nonché sulla valutazione oggettiva degli aspetti negativi e sui rimedi per contrastarne gli effetti.
Questa esigenza fondamentale, in particolare, sta emergendo nella discussione in atto presso le popolazioni interessate e gli enti locali compresi dall'ipotesi del Parco del Limbara.
L'interrogante ritiene che l'Assessorato dovrebbe esercitare un'azione preventiva di consultazione e coordinamento per la delimitazione delle aree dei parchi, che dalle notizie che sono divenute di dominio pubblico hanno incontrato dissensi accesi in molti comuni. A questo riguardo, si segnala l'opportunità di partire dall'utilizzazione delle aree pubbliche e demaniali, con libertà di conferimento da parte dei privati dei territori inclusi nella perimetrazione dei parchi. L'esperienza maturata nella predisposizione ed esame dei piani paesistici dovrebbe suggerire un più frequente ed intenso confronto con le comunità locali interessate alla costituzione dei parchi, sia per dare riscontro alle maggiori potestà del governo locale statuito con la legge 142/90, sia per evitare inutili e dispersive contestazioni il cui risultato è solo quello di perdere tempo.
Per ultimo l'interrogante chiede che venga esaminata con particolare attenzione la questione dei finanziamenti necessari alla gestione e per le attività connesse alla qualità dei parchi che suggerirebbe una più corposa previsione di spesa rispetto alle modeste risorse previste nella legge n. 31 del 1989. (495)
Interrogazione Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul divieto di navigazione delle petroliere nelle Bocche di Bonifacio.
I sottoscritti,
CONSIDERATO che le notizie diffuse dalla stampa paventano un probabile rinvio del divieto di navigazione per le petroliere nelle Bocche di Bonifacio;
RICORDATO che detto divieto è stato pomposamente sancito pochi giorni fa dai Governi italiano e francese alla presenza di rappresentanti della Giunta regionale della Sardegna;
SOTTOLINEATO che ulteriori rinvii potrebbero portare a deroghe o concessioni che andrebbero a snaturare e anche vanificare gli accordi sottoscritti a livello di sfratti,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se siano a conoscenza di rinvii per l'attuazione del divieto e quali iniziative abbiano promosso o intendano promuovere perché l'accordo firmato ad Ajaccio si attui nei tempi stabiliti e tanto propagandati. (496)
Interrogazione Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sui biglietti riservati ai residenti in Sardegna dalla Tirrenia.
I sottoscritti,
PREMESSO che la società Tirrenia navigazioni per venire incontro alle esigenze dei sardi residenti aveva deciso di riservare loro dei posti nei propri traghetti;
RILEVATO che l'iniziativa nelle intenzioni appariva giustificata e socialmente utile, in quanto si consentiva ai sardi di avere la possibilità in ogni momento di poter usufruire di posti sicuri per qualsiasi necessità;
CONSTATATO che questa possibilità in solido si riduce a soli 100 posti, su un totale di 1500 disponibili, vanificando così l'utilità dell'iniziativa della Tirrenia che, ancora una volta, si riduce per i sardi ad una sorta di elemosina;
RILEVATO che a delegittimare ulteriormente l'iniziativa contribuisce l'assurda pretesa della Tirrenia di richiedere al cittadino che intende usufruire dei posti riservati di presentarsi presso gli scali portuali, in quanto i soli abilitati a rilasciare il biglietto con una settimana di anticipo rispetto alla data di partenza (con buona pace per i sardi residenti nell'interno dell'isola), senza tener conto che basterebbe, semplicemente, collegare il terminale della Tirrenia con le agenzie di viaggi presenti nel territorio dell'Isola,
chiedono di interrogare il presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per sapere:
- se non sia il caso di intraprendere adeguate iniziative al fine di consentire che questo servizio della Tirrenia non venga sminuito dalla ottusità dirigenziale della società di navigazione, chiedendo, per esempio, che la società Tirrenia acconsenta ad allacciare il proprio terminale con le agenzie di viaggi;
- se non sia il caso di richiedere l'elevazione dei posti riservati ai sardi, tenuto conto che nella stagione estiva le esigenze crescono notevolmente. (497)
Interrogazione Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis sulla sospensione dell'erogazione al personale regionale in quiescenza dei benefici di cui al D.P.G. 30 novembre 1992, n. 311.
I sottoscritti,
RILEVATO che con D.P.G. 8 settembre 1992, n. 212, sono stati disposti miglioramenti economici al personale regionale in servizio, così come da contratto;
VISTO che per detti dipendenti si è già provveduto sia alla liquidazione delle competenze pregresse che all'aggiornamento delle retribuzioni previste per l'anno corrente;
CONSTATATO che con D.P.G. 30 novembre 1992, n. 311, è stata disposta la riliquidazione del trattamento integrativo di pensione a favore del personale cessato dal servizio iscritto al F.I.T.Q., in relazione ai miglioramenti economici disposti per il personale in servizio di cui sopra;
CONSIDERATO che con telefax assessoriale del 26 gennaio 1993, n. 621, è stata disposta la sospensione dell'erogazione dei benefici di cui al D.P.G. 30 novembre 1992, n. 311, per il solo personale in quiescenza;
RIBADITA la necessità di evitare disparità palesi di trattamento nelle due categorie di soggetti,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere:
a) i motivi che hanno determinato l'emanazione del provvedimento;
b) l'orientamento dell'Assessorato in merito alla prorogatio di cui ha goduto finora il Comitato del F.I.T.Q. in carica fin dal lontano 1978;
c) se, prima della ricostituzione del Comitato, non ritenga opportuno proporre la modifica dell'articolo 14 della legge regionale n. 15/65 istitutiva del Fondo per l'inserimento di rappresentanti del personale in quiescenza, unici destinatari della legge di cui sopra. (498)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe.
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per conoscere quali provvedimenti urgenti intende assumere per risolvere la gravissima crisi in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe, che svolge opera di assistenza agli anziani e ricovero lungo degenti e attività medica riabilitativa.
Le azioni dei sindacati e dei dipendenti hanno messo in luce ripetutamele lo stato di grave disagio in cui versa la citata Fondazione: da diversi mesi non vengono corrisposti gli stipendi, la Regione sarda ha ridotto il numero dei posti convenzionati e la USL n. 1 di Sassari registra regolari ritardi nel pagamento delle spettanze.
Questa situazione è intollerabile e può determinare, entro breve tempo, la chiusura del centro, il licenziamento di tutto il personale e la cessazione di un servizio essenziale per tutto il territorio mai svolto da strutture pubbliche.
Lo scrivente chiede, pertanto, l'adozione di immediate iniziative amministrative atte a risolvere la denunciata situazione. (499)
Interpellanza Oppi - Serra Pintus - Sechi - Tidu - Serra Antonio - Corda - Sanna Adalberto - Piras - Satta Antonio - Fadda Paolo - Baghino - Manunza - Fantola - Amadu sul mancato rinnovo della convenzione per l'utilizzo dei litotritori.
I sottoscritti chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e assistenza sociale in merito al mancato rinnovo delle convenzioni con le strutture private (due a Cagliari e una a Sassari) che assicuravano in Sardegna la cura di malattie (calcolosi renale) senza dover ricorrere ad interventi chirurgici. Tali strutture, che operano già da diverso tempo, solo dal 1990 sono convenzionate con la Regione che intervenne anche per sanare una situazione non perfetta sotto il profilo amministrativo.
Le convenzioni scadute il 31 dicembre scorso dovevano essere ricontrattate e definite secondo le procedure adottate da sempre dalla Regione.
Nelle more della contrattazione e definizione si sarebbe dovuto arrivare ad una proroga temporanea (di due o tre mesi), anche alle condizioni con vincolo di spese ridotta rispetto alla nuova convenzione da stipulare; questo per garantire la continuità dell'intervento terapeutico.
Anche se in ritardo gli interpellanti chiedono, se non ostino altri impedimenti all'atto non conosciuti e l'adozione di una delibera urgente della Giunta regionale che vada incontro, mediante la proroga delle convenzioni scadute, alle esigenze dei cittadini utenti del servizio sanitario per l'utilizzo delle strutture dove sono disponibili i litotritori, strutture che assicuravano agli utenti un servizio indispensabile che non può sopportare, senza grave pregiudizio per la salute di molti ammalati, soluzione di continuità. (298)
Interpellanza Salis sul recente editto del Questore di Nuoro contro la libertà di maschera a carnevale.
Il sottoscritto,
PREMESSO che:
a) nei locali pubblici di tutta la provincia di Nuoro viene in questi giorni esposto un originale manuale per l'uso del carnevale;
b) con esso viene "eccezionalmente consentito" l'uso della maschera "durante il periodo di carnevale, non oltre il 28 febbraio";
c) il pregone impone "l'obbligo di togliersi la maschera ad ogni invito" della forza pubblica;
d) in esso si fa divieto di portare fuori casa "bastoni, mazze, manganelli e altri oggetti" in grado di offendere;
e) con esso si impone la richiesta di preventiva approvazione da parte della polizia dei "progetti di maschere collettive o allegoriche";
CONSIDERATO che:
a) lo straordinario reperto fa visibilmente parte della campagna cominciata nel 1738 con un pregone analogo il quale impose il taglio della barba ai sardi "que por lo barbaro de tal uso se levaron la denominacion del Barbagias y sus habitadores de Barbarichinos";
b) l'attuale editto porta la data, probabilmente falsa, del 30 gennaio 1993 e la firma, anch'essa forse apocrifa, del questore di Nuoro Uccioli;
c) nello stile del pregone si riconosce la mano del marchese di Rivarol, viceré di Sardegna e autore del documento più su ricordato nonché conoscitore sì profondo degli usi e costumi e della storia degli indigeni da far derivare il nome di Barbagia dalla "indecencia y escandalo" dell'uso della barba da parte dei suoi abitanti;
ATTESO che:
a) nei 255 anni che separano i due pregoni qualcosa è cambiato in fatto di libertà e democrazia;
b) per la verità, l'editto di oggi si riferisce a disposizioni a noi certo più vicine (regi decreti del 1931 e del 1940) benché adottate in tempi che non sono ricordati per il rispetto delle libertà individuali e collettive,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta per sapere se non intenda segnalare al Governo dello Stato l'inaccettabilità dell'editto poliziesco e chiederne l'immediata revoca. (299)
Mozione Porcu - Usai Edoardo - Cadoni sulla gravissima crisi economica e sociale e sui danni ambientali a Porto Torres.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO della gravissima crisi economica e sociale di Porto Torres che si manifesta in modo particolare in una drammatica crisi occupazionale;
CONSIDERATO che il malessere prodotto dalla cronica mancanza di lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione è ancor più acuito dalla gravissima crisi del comparto industriale di Fiumesanto, che ha portato in cassa integrazione centinaia di dipendenti con prospettive drammatiche di licenziamento per moltissimi altri;
RILEVATO che questa grave crisi occupazionale si inquadra in una altrettanto pericolosa situazione ambientale, che vede la città interessata a gravi fenomeni di inquinamento atmosferico che mettono a repentaglio la salute dei cittadini e che provocano periodiche, ma per ora inutili proteste della popolazione e di associazioni varie;
CONSTATATO come le Giunte comunali di Porto Torres, succedutesi in tutti questi anni ed in cui si sono alternati tutti i partiti di potere, hanno tenuto un atteggiamento subalterno e remissivo nei confronti dei grandi gruppi industriali come l'Enel e l'Eni, i quali hanno perciò potuto compiere senza alcuna resistenza interventi molto dannosi dal punto di vista ambientale, ma per nulla produttivi sul piano occupazionale;
TENUTO CONTO inoltre che ultimamente si sono addensati sugli amministratori di Porto Torres dubbi e sospetti sfociati in denunce pubbliche in consiglio comunale e di cui si sta interessando la magistratura;
CONSTATATO infine che le strumentali polemiche che accompagnano la ristrutturazione temporanea del carcere dell'Asinara sono chiaramente finalizzate a distrarre l'opinione pubblica dalle macroscopiche inadempienze della Regione e del Comune e che comunque deve essere prioritariamente garantita la salvaguardia del patrimonio ambientale dell'isola dell'Asinara e delle sue coste, che appartengono a tutta la comunità e che quindi devono essere difese dalle mire speculative sia di cementificatori d'assalto, sia di quanti, strumentalizzando le numerose contraddizioni che la legislazione sulla protezione ambientale presenta, si apprestano a fare scempio di bellezze naturali incontaminate con la scusa di procedere alla valorizzazione turistica e ad insediamenti culturali,
impegna la Giunta regionale
a prendere tutte le iniziative necessarie promuovendo interventi anche straordinari con l'assegnazione di congrue risorse per favorire la nascita, il potenziamento e la riqualificazione di iniziative economiche o imprenditoriali in grado di rilanciare l'economia di Porto Torres e di portare ad una diminuzione della disoccupazione, specie di quella giovanile. (122)
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