Seduta n.396 del 15/10/2003 

CCCXCVI SEDUTA

(POMERIDIANA)

Mercoledì 15 ottobre 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 17 e 13.

RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'8 ottobre 2003, che è approvato.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno iniziale è stato ieri modificato in Conferenza dei Capigruppo per porre in discussione stasera le proposte di legge numero 43, 71, 169 e 196, che trattano lo stesso argomento, pertanto si tratta di un provvedimento unificato e l'interruzione vale per la discussione di questo provvedimento, dopodiché riprenderemo la discussione che adesso interrompiamo. Il relatore su questo provvedimento è l'onorevole Businco.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, io non ero a conoscenza che oggi si dovesse trattare, nella seduta pomeridiana, un argomento che era al secondo punto dell'ordine del giorno, quindi non sono d'accordo che si tratti questo argomento anche perché, per le mie reminiscenze regolamentari, credo che per un'inversione dell'ordine del giorno occorra un voto dell'Aula con una maggioranza qualificata. Altrimenti mi si dica in base a quale articolo la Conferenza dei Capigruppo, senza che ci sia stata l'unanimità, possa invertire l'ordine del giorno perché così studio questo articolo e ne faccio tesoro!

PRESIDENTE. Colleghi, la discussione di questo argomento è stata decisa ieri dal Presidente, che ha il potere per farlo, non ero io, però questo importa poco, in sede di Conferenza dei Capigruppo, quindi dopo aver sentito i Capigruppo. Quindi legittimamente è stato portato all'attenzione dell'Aula questo provvedimento con tutto quello che ne deve conseguire, discussioni eccetera. L'onorevole Biancareddu sta ponendo, invece, una questione pregiudiziale e quindi sta chiedendo una sospensiva in base all'articolo 86, cioè sta chiedendo che non si discuta.

Qual è il problema onorevole Biancareddu?

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Io sto chiedendo in base a quale articolo regolamentare la Conferenza dei Capigruppo, a maggioranza, o il Presidente di turno, motuproprio, ha deciso l'inversione dell'ordine del giorno all'insaputa dell'Aula. Io sono consigliere regionale e non sapevo niente, non posso arrivare qua e mi si dice: "Il Presidente ha deciso di cambiale l'ordine del giorno". Non è mai successo, e non credo che rientri neanche tra i poteri del Presidente, visto che l'articolo 55 stabilisce che l'inversione degli argomenti scritti all'ordine del giorno viene decisa con la maggioranza dei due terzi dei votanti, quindi non c'è scritto da nessuna parte che il Presidente può mutare l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, mi perdoni.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Se mi indica l'articolo io sto zitto.

PRESIDENTE. L'articolo è quello dove si parla dei poteri del Presidente.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Mi dica il numero.

PRESIDENTE. Se la richiesta avviene in Aula e non c'è accordo, il Presidente si rimette all'Aula. Se la richiesta avviene dai Presidenti di Gruppo al Presidente, in sede di Conferenza, non è necessaria l'unanimità. Naturalmente viene fatta salva la possibilità per ciascuno di proporre una questione pregiudiziale, però le voglio ricordare che lei non può dire che non è informato perché il suo Gruppo fa parte della Conferenza dei Capigruppo. Al di là delle posizioni che può avere assunto in sede di Conferenza, il suo Gruppo era informato e la Conferenza decide per rappresentanza e la Conferenza è il Consiglio però, non è un potere esterno, è il Consiglio. Anzi non è nessun potere, i Capigruppo sono potere solamente nel loro Gruppo, ma sono una sintesi del Consiglio. Come tale è stato sentito, a stragrande maggioranza, escluso uno, hanno deciso di discutere questo provvedimento, il Presidente ha fatto questa richiesta sua, lo ha inserito nell'ordine del giorno, se non vi sono contestazioni procediamo, se vi sono contestazioni applichiamo il Regolamento e sulla base del Regolamento andiamo avanti. Quindi se lei ritiene di dover introdurre una questione pregiudiziale e pertanto chiede la sospensiva, questo Regolamento lo consente. Io do la parola a lei se vuole parlare a favore o a un altro per parlare contro, dopodiché si esprime l'Aula, e l'Aula è assolutamente sovrana nelle proporzioni che lei ha testé indicato, due terzi dell'Aula possono decidere sovranamente di invertire l'ordine del giorno senza più discutere. Lei comunque ha diritto a porre una questione pregiudiziale. Voglio sapere da lei se la mantiene o se invece dobbiamo andare avanti.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). E' chiaro che adesso non mi resta che chiedere la questione sospensiva sulla base dell'articolo 86, però non mi è stato spiegato in base a quell'articolo del Regolamento è stato mutato l'ordine del giorno. Quindi rimango in trepida attesa di questa spiegazione perché la spiegazione datami non è tecnica e non corrisponde alla normativa regolamentare, ma solo a questioni di opportunità e che comunque rappresentano un precedente, infatti d'ora in avanti saranno i Capogruppo a decidere inversioni, spostamenti dell'ordine del giorno e noi veniamo qua a prendere atto di cose che violano il Regolamento e che nessuno riesce a garantire.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, mi perdoni, se lei vuole mantenere la questione pregiudiziale, perché credo che lei il Regolamento lo conosca pure, se la vuole mantenere la mantenga, in quanto ai poteri guardi l'articolo 23, dove sono indicati la programmazione e il calendario dei lavori. Lì troverà la risposta al quesito che lei sta ponendo, però, onorevole Biancareddu, bisogna essere precisi, non è neanche vero che l'ordine del giorno sia stato modificato ieri, perché l'ordine del giorno è stato modificato la settimana scorsa, quindi lei era informato.

Le ricordo che comunque l'applicazione del Regolamento, siccome non siamo in un'aula di Tribunale, questo è il Consiglio regionale, spetta al Presidente. Io lo sto applicando così come si è sempre fatto, non voglio porre atteggiamenti di arroganza, si è sempre fatto così e continueremo così, voglio sapere da lei se intende mantenere la questione pregiudiziale oppure no, perché se la mantiene io mi rivolgo all'Aula, se non la mantiene andiamo avanti.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Sì, la mantengo.

PRESIDENTE. La mantiene, benissimo. In questo caso devono parlare uno a favore e uno contro. Chi parla a favore? Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io volevo parlare sull'ordine del giorno, dei lavori e poi sulla questione, Presidente.

PRESIDENTE. Sì, ma adesso dobbiamo parlare di questo, poi se lei vorrà potrà ancora intervenire sull'ordine dei lavori, ma adesso usciamo da questa situazione.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Parlo a favore alla sospensiva, soprattutto per ribadire quanto è stato testé portato alla conoscenza di questa Presidenza e dell'Aula dal collega Biancareddu, perché vede, Presidente, l'articolo 23, al quale lei ha fatto riferimento dando una risposta al collega Biancareddu per l'individuazione della norma che consentiva questa procedura insolita, parla della programmazione del calendario dei lavori. La programmazione dei lavori è fatto antecedente alla fissazione dell'ordine del giorno di un'Assemblea che si sta già svolgendo e che ha il proprio ordine del giorno. Il riferimento all'articolo 23 è nell'ambito dei poteri della Presidenza e della Conferenza dei Capigruppo per stabilire l'ordine dei lavori delle successive convocazioni del Consiglio, non in questo caso nel quale esiste un ordine del giorno prestabilito e la proposta di legge sull'urbanistica è inserita al secondo punto all'ordine del giorno, quindi a termini di Regolamento l'unica possibilità perché si possa, a discussione avviata di un altro provvedimento di legge, inserire all'ordine del giorno e quindi anticiparla, è l'inversione. E l'inversione la può stabilire solo ed esclusivamente l'Aula, non è facoltà demandata alla Conferenza dei Capigruppo e, mi consenta, Presidente, con tutto il rispetto che le è dovuto, che io porto per questa Presidenza, non è neanche nei poteri del Presidente.

Per questi motivi, nel momento in cui lei ha detto che l'unico motivo per poter ritornare sui passi di una decisione che è stata presa, ma a nostro modo di vedere in maniera non conforme al Regolamento, è mantenere la sospensiva con le argomentazioni che sono state portate, che sono di ordine tecnico e di ordine legale, cioè il rispetto del Regolamento. E va anche detto, Presidente, che nell'ipotesi in cui si acceda alla decisione che è stata assunta dalla Conferenza dei Capigruppo, questo costituisce un precedente che farà sì che d'ora in avanti l'Aula possa essere spogliata del suo sacrosanto diritto, previsto dall'articolo 55 del Regolamento, di votare con la maggioranza qualificata l'inversione dell'ordine del giorno. Quindi io ne faccio una questione non solamente di opportunità, ma soprattutto una questione di legittimità che è legata al rispetto del Regolamento.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balletto, come vede non c'è nessuna possibilità di togliere sovranità all'Aula perché, in base all'articolo che abbiamo citato, l'86, basta che un consigliere ponga una questione pregiudiziale o sospensiva che tutto torna all'Aula e poi è l'Aula che decide e quindi come vede...

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Le maggioranze sono diverse, perché per l'inversione ci vuole la maggioranza qualificata, in questo caso invece si vota a maggioranza.

PRESIDENTE. Maggioranza semplice, sì, però decide sempre il Consiglio. Chi invece parla contro? Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Più che contro la richiesta di sospensiva io avrei voluto parlare prima, avevo chiesto la parola proprio sull'ordine del giorno, non mi è stata data la parola, ma va bene anche così.

Perché avrei voluto parlare sull'ordine del giorno, più propriamente? Perché la domanda iniziale del collega Biancareddu di Forza Italia è infondata, poi il Presidente ha voluto aiutare Biancareddu, vede non conviene aiutare qualche volta, conviene lasciar perdere, perché lei ha aiutato il collega Biancareddu suggerendogli di avanzare una diversa domanda, che può avanzare, quella ex articolo 86. Biancareddu manco ci pensava alla sospensiva, aveva parlato solo ed esclusivamente di inversione dell'ordine del giorno, ma siccome la riconoscenza non è di questo mondo, non dia troppe mani d'aiuto alla destra, soprattutto a Forza Italia, perché la ripaga con questa moneta, anche con altra, ma in questo caso con questa. Perché è infondata la domanda?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi può spiegare con quale altra moneta?

COGODI (R.C.). Moneta politica ben s'intende, la Presidenza del Consiglio. Non vorrà dire che l'ho eletto io Presidente?

PRESIDENTE. No, guardi, solo per capire, siccome devo capire, devo ascoltare e devo anche capire.

COGODI (R.C.). No, guardi, in politica si parla solo di moneta politica. Per esempio, essendo lei Presidente del Consiglio, pur non rappresentando neppure un Gruppo consistente, è eletto da una componente politica che è maggioritaria o lo è stato nel caso di un'elezione. Ci mancherebbe che stiamo parlando d'altro! A me queste domande non le deve manco porre, perché è ovvio quello di cui parlo e intendo parlare.

E' mal posta la domanda perché in realtà mai si è trattato in questa vicenda, in senso tecnico, di inversione dell'ordine del giorno, ma di programmazione dei lavori del Consiglio, fin da quando il Consiglio era già riunito e trattava l'argomento precedente, nuovo assestamento e delimitazione delle province, e sulla prosecuzione si convenne - non ieri, la settimana scorsa, forse la settimana prima ancora - che si sarebbe proceduto in questo modo e si convenne unitariamente come parere dei Gruppi, dopo che si chiese in Aula di dare urgenza a questo argomento. Lo chiese il Capogruppo dei D.S., lo chiesi io, lo chiesero altri Presidenti di Gruppo, di più parti politiche, anche di centro, lo chiese il Presidente della Commissione, aggiungo che ieri ci è stata data notizia che lo chiede formalmente con una lettera, che la Presidenza del Consiglio ha ricevuto, visto che ne ha dato notizia anche in Conferenza, lo chiede formalmente anche il Presidente della Giunta che con estrema urgenza si dia adito a quest'argomento in Aula. Proprio in sede di programmazione dei lavori si convenne che si sarebbe incardinata la legge, che porta il numero che porta, relativa alla modifica della legge elettorale e che, fatta la relazione, e intervenute alcune interlocuzioni necessarie e soprattutto utili per acquisire il testo della sentenza depositata dal TAR Sardegna nella materia che trattiamo, si sarebbe solo definito il momento nel quale, nel corso della discussione generale, si sarebbe aperta una parentesi, quindi non invertito l'ordine del giorno, puramente e semplicemente si sarebbe affrontato questo argomento in via di urgenza e di emergenza e si convenne che questo sarebbe avvenuto non appena si fossero avute le carte essenziali. Nelle successivamente riunioni questo parere non dico maggioritario, ma pressoché unanime dei Gruppi consiliari, è rimasto come parere dato alla Presidenza del Consiglio e la Presidenza del Consiglio ha annunciato in Aula che per oggi questa era la programmazione dei lavori, l'ha annunciata...

PRESIDENTE. Concluda prego.

COGODI (R.C.). Ho finito. Nella quale Aula anche il collega Biancareddu, non perché lo debba informare il suo Capogruppo, questo è un altro ragionamento interno al suo Gruppo, è tenuto a stare e quindi è nell'Aula in quanto consigliere che ha avuto notizia dal Presidente del Consiglio, ieri come tutti gli altri, che oggi si sarebbe proceduto con questi argomenti e con questa cadenza, quindi c'era il diritto di informazione totalmente esaurito per questa ragione, non c'entra nulla manco il Capogruppo. E quindi tutte le condizioni di prosecuzione, di trattazione della materia della legge, in base al Regolamento che noi abbiamo, sono tutte soddisfatte: quella della programmazione dei lavori, quella del parere maggioritariamente, quasi unanimemente, espresso dai Gruppi, quello della determinazione assunta dal Presidente del Consiglio, quella della comunicazione all'Aula che quando è stata data non ha avuto nessuna obiezione, perché avrebbe potuto avere anche delle obiezioni in quel momento e non ce n'è stata, è chiaro ed evidente che il tentativo di Biancareddu, sorretto poi da Balletto e non so da quanti altri, è chiaro che è un puro diversivo per impedire che la Regione adotti una norma urgentissima, che lo stesso Presidente della Giunta, che è anche Presidente della Regione per Statuto, rappresenta e ritiene essere di massima urgenza, perché si adotti questa norma di salvaguardia ambientale che non solo utile ma è assolutamente indispensabile alla Regione e alle sue utilità e convenienze; alla Regione, non necessariamente a Biancareddu e non necessariamente a Balletto.

PRESIDENTE. Hanno parlato uno a favore e uno contro, adesso si vota. Vuole ritirare la proposta? Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente e colleghi, rimanendo nelle mie convinzioni di impraticabilità delle inversioni degli ordini del giorno da parte della Conferenza dei Capigruppo, apprendendo le ragioni di opportunità e non regolamentari che hanno portato l'inserimento all'ordine del giorno di questo argomento, ritiro la questione sospensiva in base all'articolo 86.

PRESIDENTE. Grazie, l'argomento è concluso. Adesso ho due richieste di intervento sull'ordine del giorno, una da parte dell'onorevole Cogodi al quale do naturalmente la parola, se intende ancora intervenire e un'altra da parte dell'onorevole Balletto al quale ugualmente, se intende intervenire, darò la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il mio intervento sull'ordine del giorno è presto fatto, avevo chiesto la parola prima.

PRESIDENTE. La discussione è in corso, le questioni pregiudiziali hanno la precedenza come lei certamente sa.

COGODI (R. C.). Non c'è dubbio, la pregiudiziale l'ha suggerita lei, poi l'ha fatta propria e poi l'ha rinunciata, abbiamo già detto tutto. Il mio lungo intervento serve a dire questo: che si proceda nell'ordine del giorno.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, semplicemente per richiedere alla Presidenza che questo avvenimento di oggi non costituisca precedente perché l'inversione dell'ordine del giorno è argomento tassativamente riservato all'Assemblea. Questo avviene perché l'Assemblea ha voluto e ha ritenuto che possa avvenire, ma non può essere facoltà e prerogativa della Conferenza dei Capigruppo e quindi io mi raccomando alla Presidenza perché questo fatto non si verifichi di nuovo.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, questo non è un intervento sull'ordine del giorno, faccio finta di non averlo ascoltato perché è una discussione sul Regolamento che faremo in altro momento, prima in altre sedi e poi in Aula e lei porterà queste argomentazioni quando si discuterà di Regolamento. Adesso andiamo avanti.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Il relatore è il consigliere Businco, però l'onorevole Tunis chiede la parola. Ha domandato la parola il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi sono messo in contatto col collega Businco relatore del testo che si sta presentando in Aula, mi ha detto che momentaneamente si trova in difficoltà per motivi di salute però contingenti. Io chiedo al signor Presidente se vuol concedere quindici minuti di sospensione di modo che possa io definire con il relatore il fatto che se può essere presente o meno tra quindici minuti. Chiedo quindici minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Allora, si pone questo problema, il relatore non è presente, attraverso il suo collega adduce a motivi di salute, chiede se possiamo sospendere per un quarto d'ora, io direi che si tratta di un problema di salute, sospendiamo un quarto d'ora e aspettiamo che arrivi. La seduta è sospesa per quindici minuti grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 38, viene ripresa alle ore 18 e 09.)

Discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Dore - Deiana - Dettori Bruno - Loddo: "Normativa transitoria in materia di pianificazione territoriale paesistica" (43/A), Tunis Marco - Amadu - Floris Emilio: "Norme in materia di omogeneizzazione della disciplina del vincolo paesaggistico e di pianificazione paesistica" (71/A), Cogodi - Ortu - Vassallo: "Norme urgenti in materia di pianificazione paesistica e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale" (169/A), Morittu - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Sanna Alberto - Calledda: "Normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale paesistica" (196/A)

PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Businco manda a dire, attraverso il suo compagno di Gruppo che gli dispiace molto ma non potrà essere presente. Io credo che comunque questa non può essere una ragione per non procedere, ci rimetteremo alla relazione scritta e andremo comunque avanti, a meno che non ci siano obiezioni di qualche tipo ma non mi pare, pertanto il primo iscritto a parlare è l'onorevole Satta. Voglio ricordare a tutti i colleghi, attenzione colleghi, io parlo ai consiglieri regionali, se poi i consiglieri regionali non mi ascoltano…voglio ricordare che tutte le iscrizioni a parlare devono avvenire entro l'intervento dell'onorevole Satta. Diciamo anche un'altra cosa, le do subito la parola, che l'orario dei lavori rimane quello solito, alle ore 20 andiamo a casa, lo diciamo adesso per impedire che sorgano contestazioni dopo.

Si è iscritto a parlare l'onorevole Onida, bene. Onorevole Spissu, su cosa voleva intervenire? Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Forse non le è stata riferita completamente la decisione della Conferenza dei Capigruppo che è stata quella... chiedo scusa… per darle un'informazione ulteriore sull'andamento della Conferenza dei Capigruppo, relativamente al tempo di lavoro della serata su questo provvedimento. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso, proprio per evitare che questo provvedimento interrompa la discussione sulla legge elettorale, di affrontare la materia fino a concluderla stasera anche se gli orari sono diversi da quelli tradizionali di lavoro.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, spero che lei non si sorprenda per questo ma io sono informato sull'argomento, ho parlato col collega Sanna, il quale mi ha riferito che nella Conferenza dei Capigruppo c'è stata effettivamente questa proposta ma che è rimasta la proposta di un Gruppo non ripresa e su questo non c'è stato nessun accordo, mi scusi. Ho fatto anche di più, ho verificato nei verbali della Conferenza, ho chiesto ai funzionari, i quali mi dicono che non si è adottata nessuna decisione in tal senso, pertanto fatto salvo il diritto di quest'Aula di deciderlo anche stasera, però in sede di Conferenza questo non è stato deciso, non c'è una decisione formale in tal senso. Detto questo, se non vi sono altre obiezioni l'orario rimane quello, do la parola all'onorevole Satta perché faccia il suo intervento. E` iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il testo unificato delle proposte di legge 43, 71, 169 e 196/A sulla normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale urbanistica, in realtà non serve affatto a salvaguardare l'ambiente. Essa, infatti, è una proposta di legge che, se approvata, manterrebbe la Sardegna in una condizione di non sviluppo in generale e di non corretto sviluppo urbanistico in particolare senza peraltro salvaguardare l'ambiente. Tra il 1989, anno di approvazione della legge urbanistica regionale, la cosiddetta 45, e il 1985, anno di approvazione dei PTP, la 23, gruppi di ambientalisti pressarono e condizionarono legislatori affinché si adottassero PTP con vincoli rigidi per evitare, a loro dire, lo scempio dei territori della Sardegna in generale e di quelli costieri in particolare. Il risultato di quest'azione fu l'approvazione di un insieme di quattordici pessimi piani territoriali paesistici redatti da gruppi…

PRESIDENTE. Onorevole Satta, mi scusi un secondo, colleghi, non tutti noi abbiamo voci squillanti che sono in grado di farsi sentire a prescindere dall'impianto di amplificazione, quindi per cortesia un po' di attenzione, un po' di silenzio, per consentire a chi parla di parlare ma anche agli altri di ascoltare. Prego onorevole Satta.

SATTA (F.I.-Sardegna). Quindi dicevo che il risultato di questa azione fu l'approvazione di quattordici pessimi piani territoriali paesistici redatti da gruppi di professionisti non sempre qualificati e per di più su cartografie in scala 1 a 25 mila dell'Istituto geografico militare di Firenze del 1962, ossia su una cartografia assolutamente inadeguata allo scopo come scala e per anzianità, essendo all'epoca vecchia di ben trent'anni e oggi di quaranta, teorizzando e terrorizzando, in caso di non approvazione di quei piani, una colata di cemento di ben 64 milioni di metri cubi di cemento sulle coste sarde.

Nel 1998 il Consiglio di Stato, a seguito di ricorso di altri gruppi di ambientalisti che giudicavano i piani territoriali paesistici non sufficientemente restrittivi, annullò sette dei quattordici piani. Questa decisione, secondo le previsioni catastrofiche di altri ambientalisti, avrebbero dovuto provocare su metà delle coste sarde una colata di cemento di almeno 32 milioni di metri cubi, che sarebbero stati inevitabilmente concessi dalle amministrazioni comunali. Ebbene, niente di tutto questo è avvenuto. Per contro, negli scorsi dieci anni, ossia da quando sono stati approvati i Piani territoriali paesistici, nonostante sia stata da tempo riconosciuta la vocazione turistica della Sardegna, vocazione turistica intesa come sviluppo turistico integrato, capace di coinvolgere tutto il sistema produttivo sardo, dall'agricoltura alla pastorizia, dalla piccola industria all'artigianato, dal terziario ai servizi, non ci sono stati seri sviluppi turistici in armonia con l'ambiente che avrebbero potuto portare grandi benefici allo sviluppo socio-economico della nostra Isola.

In tutto questo periodo ci sono stati invece oltre quaranta mila casi accertati di abusivismo edilizio senza alcun beneficio per lo sviluppo della Sardegna, con gravi e talvolta irreparabili danni alla nostra risorsa primaria che è l'ambiente.

Alla luce di quanto fin qui esposto mi domando come tecnico, come legislatore, come ambientalista, è utile reintrodurre i vecchi piani territoriali paesistici che come visto non sono serviti a tutelare l'ambiente né a stimolare lo sviluppo socio-economico della Sardegna ma, per contro, a bloccarlo? Si obietterà che a causa del recente annullamento dei Piani territoriali paesistici da parte del TAR Sardegna siamo in una situazione di emergenza e non c'è tempo per passare a una legge urbanistica organica. Ma non è così. Esiste infatti un disegno di legge, il 221 degli assessori Milia e Onida, risalente al 2001, scritto proprio in previsione fin da allora del molto probabile annullamento dei PTP da parte del TAR Sardegna, e che pertanto negli articoli 5 e 6 contiene adeguate misure di salvaguardia e adeguate norme transitorie.

Allora, io dico, piuttosto portiamo immediatamente in Commissione, in Aula, quel disegno di legge, discutiamolo, miglioriamolo e approviamolo velocemente, potremmo in tal modo assicurare la tutela paesistica ambientale, evitare il perdurare del blocco dello sviluppo ed attuare nel contempo le disposizioni delle leggi dello Stato in materia di tutela paesistica per gli ambiti territoriali previsti dall'articolo 149 del decreto legislativo numero 490 del 1999, ottenendo in tal modo tre importanti risultati con un unico provvedimento. Vi ringrazio per l'attenzione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente del Consiglio, colleghi. Nella relazione alla Giunta regionale, presieduta dall'onorevole Floris, del disegno di legge che va sotto il nome Milia - Onida, sulle modifiche da introdurre alla legge regionale numero 45 dell'89, nell'ormai lontano 17 ottobre 2000, si invocava l'urgenza del ripristino di un quadro normativo urbanistico di riferimento ormai, già a quella data, del tutto inadeguato ed inesistente.

Già nel luglio '98 con decreto del Presidente della Repubblica, su motivato parere del Consiglio di Stato, erano stati annullati sette dei quattordici piani territoriali, con la delegittimazione sostanziale degli altri sette, ormai depotenziati, già da allora, della loro capacità di indirizzo alla pianificazione sotto ordinata; facendo presente che della strumentazione operativa prevista dalla nostra legge urbanistica numero 45 dell'89 non si trovava più traccia in quanto, primo, i sette piani paesistici erano stati caducati, gli altri, come già detto, sostanzialmente delegittimati.

Due, non sono mai stati elaborati gli schemi generali di assetto territoriale, le direttive per i centri storici e per le aree urbane e i vincoli di cui al comma 5 dell'articolo 5 della "45", non adottando quindi il quadro regionale di coordinamento territoriale.

Terzo, nessuno dei piani urbanistici provinciali era stato adottato. Quarto, solo una minima parte dei piani urbanistici comunali aveva ultimato l'iter di adeguamento e infine nessun accordo di programma ex articolo 28 bis era stato approvato. A distanza di tre anni dalla presentazione in Giunta di quel disegno di legge nulla in campo urbanistico in Sardegna è cambiato, anzi sono peggiorate le cose e non tanto con l'annullamento, scontato e ampiamente annunciato, da parte del TAR della Sardegna di altri sei piani paesistici che non aggiunge danni, anzi semmai, riporta omogeneità su tutto il territorio regionale, quanto per la situazione di crisi totale della strumentazione pianificatoria sotto ordinata, perché?

I piani urbanistici provinciali, pur non essendo ancora definitivamente adottati, sono già in odore di immediato smembramento; con l'istituzione delle nuove Province cambiano i territori oggetto dello studio originario, cambiano i soggetti deputati all'adozione, facendo perdere ai redigenti piani l'indispensabile coerenza territoriale e rendendo necessaria una nuova configurazione di base che ne permetta l'adozione al nuovo organismo che avrà vita.

I piani urbanistici comunali, senza linee guida della pianificazione sovra ordinata, brancolano nel buio più totale, guidati esclusivamente dalla verifica di coerenza in capo alla struttura della direzione generale della pianificazione dell'Assessorato degli enti locali e dell'urbanistica. Gli accordi di programma ex articolo 28 bis nessuno, piani attuativi fermi da quattordici anni. Questa ad oggi la drammatica situazione dell'urbanistica in Sardegna derivata dalla mancanza, come più volte ho avuto occasione di rimarcare, di uno schema generale di assetto del territorio regionale.

Il legislatore regionale nell'89, ritenendo giustamente che il bene primario fosse costituito dalle risorse naturali ambientali e storico-culturali, aveva individuato nei Piani territoriali paesistici lo strumento sovra ordinato per il controllo dell'attività pianificatoria. Si volle impedire la famosa città lineare dei 70 milioni di metri cubi sulle coste con il paesaggio e non con l'urbanistica, col solo vincolo e non con la pianificazione territoriale, perché bisognava porre uno sbarramento decisivo a quello ipotizzato sviluppo selvaggio. E fu un errore fondamentale per le conseguenze indotte, si volle elaborare la disciplina di tutela del territorio senza contemperarne le esigenze di sviluppo e di uso dello stesso, risultava cioè necessario emanare le direttive ed elaborare lo schema di assetto in quanto rappresentano la sintesi della politica economico-sociale e quindi di uso e tutela delle risorse che hanno rilevanza su tutto il territorio regionale, e non solo su parte di esso.

Perché il piano paesistico, allora individuato come strumento sovra ordinato a tutta la pianificazione regionale, non poteva assolvere al compito della tutela e anche dello sviluppo? È strumento passivo che ha nel vincolo il suo titolo ed il suo limite ed è chiamato esclusivamente a specificare i contenuti precettivi del vincolo stesso, tant'è che, come dice il Consiglio di Stato nel parere di annullamento nel maggio '98, il piano paesistico si colloca tra vincolo paesaggistico ambientale e autorizzazione in posizione verticalmente intermedia, obbligatoria ma non necessaria perché il vincolo spiega i suoi effetti anche in assenza del piano e indipendentemente da esso, e via l'elenco delle illegittimità. Tra le più importanti l'essere andati nella redazione dei PTP ben oltre gli areali vincolati ex legge numero 431, la Galasso.

Questa situazione, colleghi del Consiglio, non può essere ancora rinviata con provvedimenti tampone, anch'essi tra l'altro in grave odore di illegittimità in quanto si riferiscono a atti dichiarati abbondantemente illegittimi. Provvedimento da adottare in totale disprezzo giuridico, amministrativo e costituzionale con quanto già dichiarato dal TAR Sardegna, dal Consiglio di Stato e dal Presidente della Repubblica con propri decreti. Un provvedimento di questo tipo, se varato, avrebbe sicuramente vita cortissima, durerebbe fino al primo immancabile ricorso.

La Sardegna ha bisogno di ben altro; ha bisogno di un documento urbanistico formale nel quale si esprima il principio dell'autonomia legislativa regionale e con lui i criteri di trasparenza, di concertazione di sussidiarietà e qui vengono al pettine anche i nodi del nazionalitarismo, caro Presidente della Commissione, il ruolo dei comuni, della sovranità diffusa nel sistema dell'ordinamento. Ha bisogno di un piano generale di assetto del suo territorio che le consenta di potersi muovere nella direzione del recupero dei clamorosi ritardi nei confronti di quelle realtà che hanno fatto del sistema urbanistico ed ambientale uno dei punti di forza della loro crescita culturale e economica.

Giova ricordare, cara maggioranza e caro Presidente Floris, come questo governo regionale abbia enunciato in termini programmatici, ripetuta anche dall'onorevole Pili, la necessità di un cambiamento rispetto alle vecchie e sorpassate impostazioni del passato con un esplicito riferimento all'urgenza di operare su scenari complessi come quelli territoriali in un rapporto tra i soggetti interessati improntato sulla sussidiarietà e sulla responsabilizzazione con l'imperativo categorico della qualità al centro dei destini delle nostre decisioni, della visione delle cose che vogliamo fare.

Questo fu il ragionamento alla base del disegno di legge cosiddetto Milia - Onida che giace nella Commissione consiliare quarta da quel dì, esitato all'unanimità dalla Giunta presieduta dall'onorevole Floris. Disegno di legge che contiene tutte le salvaguardie e ha due articoli in più del testo che vogliamo, per velocizzare l'esigenza, definire e decidere questa sera.

Disegno di legge, ripeto, che contiene tutte le salvaguardie e le norme transitorie necessarie per una corretta gestione del territorio nel periodo di approntamento del piano urbanistico territoriale generale che va discusso in quest'Aula, emendato ed eventualmente migliorato, nessun vincolo, nessun rigore, nessuna decisione di tenere ferma quella impostazione senza consentirne aperture, miglioramenti ed apporti. Solo così potremo avere una organica disciplina urbanistica per tutto il territorio regionale che già da troppo tempo attende invano. Riprendiamo i lavori normali dell'Aula mantenendo il rigore anche delle decisioni assunte precedentemente fino a quando non è stata introdotta in qualche modo, credo, anche con onestà intellettuale per certi aspetti, per altri forse con un'attenzione strumentale la questione dell'urbanistica nell'ordine del giorno del Consiglio.

Si chiudano i ragionamenti sulla legge elettorale, si apra una settimana di grande confronto su un tema come questo che è patrimonio di tutti, e credo nella coscienza di tutti, all'attenzione e nella necessità che venga definito e risolto nell'interesse dell'intera Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà

MASIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, il 29 luglio '98, come sappiamo, sono stati annullati dal consiglio di stato quattro piani territoriali paesistici e, un paio di mesi dopo, nell'ottobre, subito altri tre. In particolare questi sette piani paesistici riguardano buona parte anche del nord Sardegna; sono stati sette piani annullati con altrettanti sette decreti del Presidente della Repubblica che, come voi ricordate, sono venuti in conseguenza di ricorsi che sono stati fatti da una associazione ecologistica. Erano stati approvati nel 1993 e comunque, bisognerebbe anche dirlo, già da allora, appena approvati mostravano notevoli problemi di interpretazione e di applicazione, erano disomogenei ed anche notevoli incongruenze.

Passato qualche po' di tempo, in vacanza appunto di questi sette piani paesistici, nel giugno del 2000 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa fra la Regione Sardegna e il Ministero dei beni culturali per avviare un'attività di concertazione che servisse, in qualche modo, a ripristinare, a cercare di ripristinare ed avviare una pianificazione che sostituisse quel vuoto. D'altronde c'erano ampie zone che si trovavano prive di un importante strumento.

Nel mese di ottobre dello stesso anno nel decreto di pianificazione finanziaria si ribadiva, da parte di questa maggioranza, che poi è stato approvato pure da tutto il Consiglio con queste testuali parole che "andavano rivisti da parte della Regione i piani territoriali paesistici" e continuava anche che "era indispensabile perché occorreva tener conto delle osservazioni fatte dal Consiglio di Stato e che per molti di questi piani era stata dichiarata la nullità". Cioè, si continuava ad attestare che c'era questa assenza, però allo stesso tempo non c'erano iniziative che in qualche modo consentissero di ovviare a questa situazione.

Da allora non si è fatto più nulla, se non ancora il tentativo di modificare alcuni articoli, li abbiamo vissuti l'anno scorso durante la finanziaria; di modificare l'articolo 28 e 28 bis della legge regionale numero 45 e poi anche nella finanziaria di quest'anno quando, portando avanti in maniera abbastanza velata anche se non troppo, si è cercato di annullare quel poco che era rimasto naturalmente della pianificazione di salvaguardia esistente. E siamo ai nostri giorni.

Noi giorni scorsi abbiamo visto tutti quanti che è arrivata finalmente, perché si aspettava da tempo, la sentenza del TAR; questa annulla gli ultimi sei piani paesistici, ne lascia ancora uno in piedi, che è quello del Sinis, ma soltanto per vizio di forma, perché è questione di giorni, da cui poi ne verrà fuori che non ci sarà più pianificazione territoriale paesistica presente. Un vuoto che possiamo definire totalmente assoluto.

In questi anni sono state presentate anche diverse proposte di legge; queste si facevano carico di proporre norme di tutela e di ripristino di un minimo di panificazione dove, naturalmente, non era più presente perché era necessario, lo sentivamo in molti, di colmare questo vuoto. La proposta che è stata fatta, Onida-Milia, che ieri è stata anche oggetto di discussione perché è stata utilizzata per portare all'attenzione di questo Consiglio che non era possibile pensare ad una legge di transizione, quando invece era possibile entrare in merito ad una legge compiuta, diciamo che senza voler entrare troppo nel merito ci ha lasciato abbastanza perplessi, prima di tutto perché non può essere portata avanti con un esame da parte di questo Consiglio in maniera diretta, essendo questa una legge che è abbastanza complessa, che non è possibile che noi possiamo discutere in Consiglio senza entrare in merito in Commissione e, allo stesso tempo, perché esiste anche - come dicevo poco fa - una serie di leggi che sono presenti, che hanno bisogno di essere discusse e perché no, come siamo abituati a fare, prese in considerazione perché assieme a quella si possa tirar fuori un testo unico che in qualche modo cerchi di dare il meglio che è possibile dare per avere una pianificazione, per avere una legge urbanistica che, in qualche modo, sia disponibile per questa nostra regione.

E terzo perché siamo portati a credere anche, perché non siamo d'accordo, che il dibattito di questa legge non può interrompere l'esigenza, che è fortemente sentita, di dare ai sardi, a questo Consiglio, la possibilità di introdurre con urgenza una legge transitoria che ripristini prima di tutto una norma di salvaguardia in attesa di un nuovo strumento che in questo momento non esiste. Cioè, il tentativo di andare verso tempi lunghi per consentire che alcuni comuni usino questo periodo di assenza e vuoto legislativo io credo, e credo di trovare molto consenso in questo, che non debba sicuramente passare. Noi siamo tutti convinti che questa è una situazione di emergenza e siamo anche convinti che occorre riordinare in modo strutturale la strumentazione urbanistica regionale, perché siamo anche una delle poche regioni in Italia che non possiede una legislazione compiuta, che non possiede i piani territoriali paesistici, probabilmente in questa situazione c'è soltanto la Campania, il resto dell'Italia, invece, è in una situazione molto distante da come noi ci troviamo.

Negli ultimi mesi, questo è un dato che serve un pochettino a renderci più edotti, un velivolo delle Fiamme Gialle, anche per vedere quale era la situazione delle coste da un punto di vista erosivo, ma in particolare anche per vedere quello che sta avvenendo, percorrendo, sorvolando i 1.800 chilometri di costa della Sardegna, appunto con l'obiettivo di cercare (è significativo questo obiettivo) le alterazioni del paesaggio, costiero in particolare, ha potuto rilevare importanti modifiche dovute all'edificazione, nonostante la tutela e i vincoli che sono ancora esistenti, non sono molti ma qualcosa ancora c'è. Figuriamoci in assenza totale come siamo oggi in questo momento.

Naturalmente in quell'articolo si parlava in particolar modo della Gallura e della Costa Smeralda. Io ritengo che questa situazione non sia solo ed esclusivamente in parte della nostra Isola, ma sia diffusa in tutto il territorio della Sardegna, basta verificare quello sta avvenendo nel territorio orientale della nostra Isola. "La maggior parte degli interventi (si commenta in questo articolo), in atto è nelle fasce dei 300 metri" io ritengo che saranno forse delle lottizzazioni convenzionate che superano i vincoli dei piani paesistici, non lo so, forse è così, però quello che c'è da rilevare è che ricadono in zone vergini di grande pregio naturalistico e naturalmente la natura e il passaggio della Sardegna, per quel che a noi rappresenta, è un unico, prezioso, ineguagliabile bene che noi non dobbiamo sicuramente consumare, ma dobbiamo conservare.

Il quadro caotico e contraddittorio della normativa urbanistica regionale, naturalmente, provoca anche delle perplessità, in particolare provoca timori sul futuro delle nostre coste e, perché no, anche di alcune zone interne, perché di questo non ci dobbiamo dimenticare, non è soltanto delle zone interne che ci dobbiamo preoccupare. La salvaguardia di queste zone io ritengo che sia altrettanto importante. Si dice che esistano in questo momento oltre 200 progetti pronti per essere sbloccati, appunto, da una pianificazione che in questo momento siccome non c'è più è probabile che stanno per partire, stanno naturalmente per essere rimessi in circolo, e sono progetti che riguardano in particolar modo le nostre coste, che sono stati bloccati appunto dalla pianificazione territoriale che, in qualche modo, ha eseguito un suo freno, un fermo. La Regione Sardegna, poi, ha una competenza primaria sulla gestione del territorio, sappiamo che questo è definito nel Titolo V della Costituzione ed è proprio per questo che a suo tempo aveva legiferato anche relativamente al condono, aveva fatto la famosa legge 23 del 1985. Io chiedo ai colleghi e si sono chiesti loro, immagino, quale sia l'effetto combinato che proviene dall'annullamento totale dei piani paesistici in cui noi ci troviamo in questo momento e il condono nazionale? Perché? Perché ci sono molti comuni che non hanno fatto l'adeguamento ai piani territoriali paesistici e non avendo fatto l'adeguamento, logicamente, venendo meno i vincoli dei piani territoriali paesistici, possono sicuramente attuare un condono edilizio che consente molto di più di quello che non poteva essere consentito. Quindi, molte sono le zone che senza vincoli consentono di sanare tutta una serie di abusi che, invece, con i vincoli dei piani paesistici, non sarebbe stato possibile.

Il fatto che i piani paesistici siano decaduti naturalmente comporta, come sappiamo, il dimezzamento dei volumi teoricamente realizzabili ai sensi del decreto Floris, e questo naturalmente, per ciò che riguarda gli abusi, è - posso dire - un'apertura. In quella fascia dei 500 metri era possibile realizzare solo strutture ricettive alberghiere, venendo meno, naturalmente, abbiamo che con il condono si possono sanare anche e non soltanto abusi.

PRESIDENTE. Onorevole Masia le chiede di parlare rivolto alla Presidenza, non per altro, perché come lei si gira non si sente più nulla, naturalmente non ha più il microfono.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Chiedo scusa. Solo strutture ricettive alberghiere che rientrerebbero, naturalmente, quelle di tipo residenziale. La maggior quantità di abusi, come dicevo, che danneggia il paesaggio e le nostre coste sono rivolte proprio verso il settore delle residenze ed in particolare all'interno di quella fascia. Molti sono i tentativi che si sono fatti per ovviare a questa situazione di vero e proprio vuoto legislativo e di stallo nel settore dell'urbanistica, noi riteniamo che dobbiamo innanzitutto dare certezze, però. Noi dobbiamo dare certezze agli imprenditori perché lasciare l'incertezza è un danno fortemente economico, perché impedisce nell'incertezza di investire in ciò che è possibile, in ciò che la panificazione prevede e consente e quindi si creano ritardi proprio per colpa di queste incertezze ed in particolare in assenza di pianificazione. Dobbiamo poter dire subito sì, oppure poter dire subito no. Sicuramente però è necessario dare risposte a chi ha interesse ad investire nella nostra Isola. E naturalmente anche Palau insegna, gli anni che sono stati impiegati per poter realizzare quella che è l'iniziativa che è stata oggetto di discussione all'interno della nostra Commissione sono noti a tutti quanti, pare che oggi si sblocchi proprio per il semplice fatto che sono venuti ulteriormente meno questi ulteriori strumenti.

Possiamo anche dire che non possiamo nemmeno sperare che possa esserci sempre chi si offra di acquistare suggestive ed incontaminate risorse ambientale per tenerle senza modificare il loro stato di conservazione, io credo che questo non sia sicuramente l'auspicio che si pone questo Consiglio. Io sto parlando anche di Arbus naturalmente in questo momento, perché mi pare che sia noto a tutti che in questo momento, in assenza di pianificazione, rimane solo ed esclusivamente il Sindaco di quel paese a difendere quella grande risorsa ambientale e naturalmente con tutti i problemi che gli provengono, perché facendo da baluardo deve tener conto anche di quella che è la situazione in quel territorio di crisi e di disoccupazione che porta spesso ed in molte occasioni a svendere quelli che sono i gioielli di famiglia pur riuscire a creare occupazione, pur di riuscire a creare opportunità.

Questo noi non lo possiamo permettere. Già mi è capitato di dirlo che in alcuni territori la maggior attenzione deve essere data proprio per creare uguali opportunità, proprio perché non possono essere messi soltanto vincoli, ma bisogna creare anche opportunità perché da quei vincoli ne possano venir fuori anche risorse che a quel territorio devono essere date. La Quarta Commissione a suo tempo ha percepito - e vado a concludere - l'esigenza di arrivare ad una norma transitoria di salvaguardia; una norma transitoria in materia di panificazione territoriale e paesistica che sappiamo che non è sicuramente esaustiva, ma che risponde a quelle che sono le esigenze che ho cercato di evidenziare, cioè quelle di colmare un vuoto legislativo di così rilevante importanza per evitare ulteriori scempi ed assalti alle coste, come in effetti sembra di intuire che stia accadendo in questi giorni. Lo ha ritenuto la Commissione all'unanimità perché è un'esigenza fortemente sentita da questo Consiglio e dai componenti di quella Commissione e dobbiamo, innanzitutto, ovviare, nel momento in cui stiamo approvando questa legge, a quello che è il pronunciamento negativo del TAR, poiché riteniamo che non sia possibile ripristinare in un sol colpo o meglio con la legge che stiamo andando ad approvare, la legge che è stata ritenuta illegittima. Allo stesso tempo è importante tener conto che noi dobbiamo portarla in porto e quindi dobbiamo fare una legge che davvero sia tale da poter ripristinare quella che è la situazione ante che ci garantisca che non possano essere perpetrati ancora scempi e consumi del nostro territorio.

Bisogna, naturalmente, ripristinare il dimezzamento dei volumi, bisogna abrogare anche l'istituto dell'accordo di programma, per chi naturalmente si ricorda, che è stato elemento di grande dibattito all'interno di questo Consiglio, in quanto era poco applicabile, è poco applicabile, come si è già visto nelle poche volte che si è discusso abbiamo potuto constatare quanti problemi abbiamo incontrato e quanti sono stati, naturalmente, i punti in cui non abbiamo trovato condivisione. Questa legge va approvata subito ed è fra quelle, colleghi, che ritengo possano restituire dignità a questo Consiglio perché non possiamo restare in questa situazione di vuoto. L'auspicio, naturalmente, è che oltre questa legge si dia subito il via a discutere quello che è il testo unico di una legge urbanistica che in Commissione, naturalmente, sono già presenti e devono essere prese in considerazione per poter evitare ulteriori ritardi e per fare in modo, appunto, di venir fuori da questa situazione dove dal 1998 ad oggi non si è pianificato alcunché e dove dal 1998 ad oggi io credo si è continuata a consumare quella che è l'unica ricorsa che noi abbiamo nella nostra Isola e che sicuramente dobbiamo salvaguardare in particolar modo da qui dentro.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita- D.L.). Brevissimamente sull'ordine dei lavori; io credo che il calendario fatto, che il Presidente ha riproposto di chiudere stamattina e di andare a martedì, sta creando un certo malessere, un certo disorientamento perché arrivano sempre più vistose, anche da parte dei Comuni, le preoccupazioni che in questa carenza di nostra attività ci siano deliberazioni dei comuni che pregiudicano la situazione dei territori. Allora, io capisco anche che si possa stasera finire alle otto, non capisco perché domani non si debba lavorare. È vero che c'è il congresso dell'ANCI , ma noi siamo prima consiglieri regionali e poi consiglieri comunali, questa è la priorità e da questo punto di vista io credo che l'attività di ciascuno di noi deve essere subordinata all'attività e alla priorità dell'Aula. Credo che sia un fatto essenziale, questo è un problema urgentissimo e mi sembrerebbe davvero straordinario se noi con questa emergenza che ci arriva dai territori, dai cittadini, dagli imprenditori, dai sindacati, oggi alle otto finiamo, poi ci facciamo un convegno all'ANCI e poi veniamo qua martedì e mentre noi facciamo questi giochetti i comuni, magari Olbia ha già inserito all'ordine del giorno Costa Turchese e quant'altro. Non voglio fare questione di singoli problemi, voglio semplicemente dire e richiamare il Consiglio a fare il suo lavoro, prima che consiglieri comunali noi siamo consiglieri regionali e la funzione legislativa ha il primato su tutto il resto ed in una situazione di emergenza, quale quella che stiamo vivendo, io vorrei, Presidente, che il Consiglio si esprimesse, ognuno si assumesse le proprie responsabilità e decidessimo in Assemblea anche, al limite, per appello nominale.

PRESIDENTE. Onorevole Selis non c'è nessun problema, credo. Io ho registrato e preso atto che in Conferenza dei Capigruppo alcuni Gruppi hanno espresso la richiesta domani di potersi recare all'assemblea dell'ANCI; tenendo conto che molti colleghi sono consiglieri comunali, ma sono anche sindaci e, pertanto, sono impegnati. Tuttavia, personalmente io non pongo nessun problema, voglio dire che se l'Aula pensa di dover fare cose diverse rispetto anche a quella decisione, la valutiamo. O rifacciamo una Conferenza dei Capigruppo e rivediamo questo aspetto sulla base anche delle valutazioni che lei ha fatto, che comprendo benissimo; diversamente, se ci fossero opinioni troppo distanti, un accordo difficile, io riproporrò all'Aula perché si esprima su questo argomento. Allora, io proporrei così, onorevole Selis, andiamo avanti, casomai abbiamo deciso di finire alle otto, prima delle otto si convoca la Conferenza in modo da dire ai colleghi se domani si prosegue o no.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (D.S.). Per ricordare, non a lei Presidente che in quella Conferenza di ieri non era presente, credo che fosse presieduta, se non ricordo male, dal Vice Presidente Biggio, ma ci fu un pronunciamento proprio per evitare queste sovrapposizioni, questa perdita di tempo ulteriore, di aprire stasera con la legge urbanistica, ma di chiuderla andando ad oltranza nella serata di oggi. Questo fu il pronunciamento, per impedire la ripresa dei lavori di martedì, di quando sarà, o la Conferenza e il Consiglio deciderà, di sovrapposizioni di leggi che iniziano e non vengono portate a compimento, di altre che continuano e non hanno il motivo per continuare, di una volontà comunque che è stata espressa chiaramente ieri sera di andare sino a tarda sera, sinchè questa legge non viene approvata dal Consiglio regionale. Tutto il resto non era argomento di discussione della Conferenza; l'argomento di discussione della Conferenza è stato proprio questo in modo puntuale e preciso, di andare ad oltranza.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, tutto può essere meno che chiaro questo aspetto, perché le posso assicurare che io l'ho valutato informandomi intanto dai presenti e poi dagli atti perché le conferenze, come lei sa, hanno il loro verbale, ci sono le registrazioni, io ho chiesto ai funzionari i quali mi confermano che non ci fu una decisione in tal senso, tuttavia ripeto, siccome...

(Interruzione)

No, non se l'è sognato né lei e né gli altri, probabilmente si è parlato di questo, poi non è stata formalizzata una richiesta e non si è deciso, però...

SPISSU (D.S.). Come non si è deciso! In Conferenza.

PRESIDENTE. Va bene, senta io mi devo rifare agli atti che esistono, altri Capigruppo mi dicono cose diverse da quelle che dice lei.

SPISSU (D.S.). Un solo Capogruppo può dire cose diverse.

PRESIDENTE. Allora, le questioni poste sono due; la prima posta dall'onorevole Selis: domani si lavora e quindi in questo caso si finisce alle otto. L'altra questione posta è: andiamo ad oltranza, vi avviso che ci sono 16 iscritti a parlare, ma lo dico solo perché capiamo di che cosa stiamo parlando.

COGODI (R.C.). Ma quanti sono presenti!

PRESIDENTE. Io li chiamerò tutti, se uno non è presente non ha diritto di parlare.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente mi consenta un'osservazione, io non comprendo, al di là che confermo quanto sostenuto dall'onorevole Sanna e le decisioni che in quella sede sono state assunte, non comprendo perché alle 18.30 dobbiamo porci il problema se finire stasera, se finire alle venti, se finire a mezzanotte, dove sta scritto che dobbiamo obbligatoriamente finire alle venti, per cui io riformulo la proposizione così come è stata avanzata. Intanto anziché stare a discutere andiamo avanti con i lavori e con gli interventi, dopodiché così come altre volte dai banchi dalla maggioranza è stata sostenuta la tesi che i lavori potevano proseguire anche oltre le venti, non comprendo perché oggi invece i lavori debbano necessariamente interrompersi a quell'ora. Quindi, Presidente, continuiamo a lavorare, poi eventualmente ad una certa ora della serata, che può essere le 21, le 22, le 23, se non avessimo finito facciamo il punto della situazione e decidiamo se è necessario un aggiornamento, ma non poniamoci il problema ancora prima delle ore 19.

PRESIDENTE. Io credo che possiamo tornare su tutte le decisioni come vogliamo, però dobbiamo in maniera pratica tener conto di alcune cose. E poiché io ritengo che sia estremamente difficile discutere questa questione qua, abbiate pazienza, convoco la Conferenza, ci troviamo un momentino e decidiamo come andare avanti.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi metta nella condizione, però, di poter decidere. E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 56, viene ripresa alle ore 19 e 28.)

PRESIDENTE. Colleghi, lo dico per informare tutti in modo tale che poi i colleghi si organizzino e sappiano come si devono comportare stasera e domani, la decisione è questa: stasera finiamo all'ora che si finisce sempre, saranno le 20 o le 20 e 15, vediamo un pochettino gli interventi che ci sono; domani mattina c'è Aula, si comincia alle 10 e l'accordo è che i lavori si concluderanno, tranne un'interruzione per mangiare qualcosa verso le 13 o le 13 e 30, i lavori si concluderanno quando abbiamo finito su questo provvedimento. Quindi entro la giornata di domani, se finiamo di mattina abbiamo finito, se finiamo di sera quando finiremo finiremo. Questo è l'accordo.

Naturalmente mi pare che questo provvedimento, mi è sembrato di capire, abbia bisogno anche di essere affinato sul piano politico, chi ha questo compito, che non è compito del Presidente del Consiglio, cerchi di raggiungere condizioni tali perché domani si possa votare questo provvedimento, tenendo conto della sostanza - lo dicevo in Conferenza dei Capigruppo - e non di chi vince o di chi perde che non mi pare su questa cosa.

Continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Dore - Deiana - Dettori Bruno - Loddo: "Normativa transitoria in materia di pianificazione territoriale paesistica" (43/A), Tunis Marco - Amadu - Floris Emilio: "Norme in materia di omogeneizzazione della disciplina del vincolo paesaggistico e di pianificazione paesistica" (71/A), Cogodi - Ortu - Vassallo: "Norme urgenti in materia di pianificazione paesistica e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale" (169/A), Morittu - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Sanna Alberto - Calledda: "Normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale paesistica" (196/A)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi intervengo brevemente perché, come è chiaro e legittimo, le sensibilità in quest'Aula sono diverse in una materia così importante come quella che è all'ordine del giorno e che stiamo discutendo, ma sentivo, prima dell'interruzione, l'onorevole Selis che ha sollecitato una riflessione su questa materia, che riferiva di grandi preoccupazioni esistenti tra i rappresentanti degli enti locali sardi in relazione - così ha riferito l'onorevole collega Selis - alla mancanza di regole, al pericolo di gravi danni per la Sardegna, perché stiamo parlando del bene primario, cioè della tutela ambientale e quindi gravi danni per tutta la Sardegna e quindi la necessità di intervenire.

Noi siamo d'accordo sulla necessità di intervenire, non siamo d'accordo sulle sensibilità diverse che provengono, non in questi giorni, ma arrivano ormai da un lustro e più in relazione alla totale paralisi della materia, a una situazione di emergenza continua perché non è bastato il Consiglio di Stato, non è bastato il TAR, evidentemente su questa materia, nonostante in quarta Commissione ormai da qualche anno, giacciano dei disegni di legge importanti di provenienza disparata, di provenienza degli esecutivi che si sono succeduti, di provenienza dell'opposizione, di provenienza della maggioranza, questa materia come al solito nel momento dell'emergenza viene tirata fuori, io dico anche strumentalmente. Dico strumentalmente perché gli urli e gli strepiti degli amministratori locali che nell'ultimo decennio, per colpe poche loro e molte della Regione, perché abbiamo visto che autorevoli fonti giurisdizionali hanno bocciato il lavoro fatto dalla Regione Sardegna e dagli esperti che si sono succeduti nella pianificazione paesistica, abbiamo visto che al 2000, al 1999, appena il 15 - 18 per cento, la percentuale è salita di pochissimo, era riuscito a dotarsi di piani comunali in adeguamento ai PTP, laddove i PTP insistevano, e quindi una dimostrazione dell'incapacità e certamente della complessità e farraginosità della materia che impediva ai comuni di dotarsi di strumenti urbanistici. Nonostante ciò non si è voluto mettere mano a questa materia in questi quattro anni di legislatura, quattro anni e mezzo, e oggi, sapendo già da tempoo che il TAR nient'altro avrebbe potuto fare che seguire la strada tracciata dalla seconda sezione del Consiglio di Stato, si viene a urlare in relazione a norme mancanti, a garanzie cancellate e a vincoli che parrebbero non esistere più - noi non crediamo che sia così - in relazione alla sentenza del TAR Sardegna, depositata il 6 ottobre 2003, che ripercorre né più e né meno quello che aveva statuito il Consiglio di Stato, seconda sezione, poi il decreto del Presidente della Repubblica che aveva caducato i PTP già esaminati in precedenza con precedenti ricorsi.

Ho sentito parlare, lo sappiamo tutti della competenza esclusiva, la competenza primaria in materia della Regione Sardegna, però questa competenza primaria evidentemente ha fatto sì che la materia venisse stravolta, basta leggere i passi della sentenza del TAR che riprende quella del Consiglio di Stato, una materia che ha sovradisciplinato alcune aree sensibili e sottodisciplinato altre aree sensibili, e oggi si vuole reintrodurre dalla finestra quello che è uscito dalla porta.

Noi non siamo assolutamente contrari alla disciplina, ma a una disciplina ampia, a una legge organica e, ripeto, le leggi esistono e non si sono volute discutere in quest'Aula, anche ultimamente la Conferenza dei Capigruppo, il Presidente, si è opposto a che le leggi organiche venissero discusse insieme a questi provvedimenti riuniti, che parlano esclusivamente di norme di salvaguardia che secondo noi sono già state dichiarate in gran parte illegittime da sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Sardegna. E allora siamo al solito punto, si urla, si strepita, la Sardegna è ingessata, non ci sono certezze per lo sviluppo, ci sono solo timori perché qualche sconsiderato - e qua lo possiamo certamente sottoscrivere - vorrebbe infilarsi nell'assenza, sulla carta io dico, perché le leggi e i riferimenti normativi esistono, vorrebbe infilarsi, almeno a detta di qualcuno, in questo vuoto.

Noi siamo disposti a discutere a tutto campo, avevamo iniziato a farlo con tutti gli enti locali della Sardegna, gli enti locali in queste ore si sono mobilitati e non certo e solo per la paura del vuoto normativo, ma si sono mobilitati per la paura di un altro periodo di paralisi. I periodi di paralisi si susseguono ai periodi di paralisi, siamo ormai da dieci anni e più paralizzati.

Noi crediamo che non faremmo un servizio utile né alla Sardegna, né ai sardi, né ai nostri amministratori locali andando avanti in questa direzione. Per questi motivi crediamo che questo provvedimento di legge non possa essere esitato positivamente se non con una revisione globale e con una presa d'atto di questa che è la materia nel suo complesso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Signor Presidente, io ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi di Forza Italia in maniera particolare, ma anche dell'onorevole Onida, e vorrei sommessamente dire loro che, insomma, mi sembra che l'argomento nel merito non lo vogliano trattare e vogliano in un certo modo parlare d'altro.

Noi non ci vogliamo sottrarre, lo dico in premessa, a una discussione larga, ampia su tutta la materia, ad affrontare il tema cioè di una nuova legislazione urbanistica regionale. Vi sono proposte di legge in Commissione, vi sono anche proposte di legge del centrosinistra, ve ne sono due, proposte, come si dice, corpose che affrontano coraggiosamente l'intera materia. Noi siamo assolutamente disponibili ad affrontare la materia che riguarda la normativa sulla pianificazione generale urbanistica in Sardegna. Non mi pare che la Giunta precedente, la Giunta in cui l'incarico di assessore era di Biancareddu, abbia fatto quello che doveva fare, quello che aveva preso impegno di fare. Io vi ricordo che giace ancora oggi, dopo due anni, all'ordine del giorno il disegno di legge della Giunta, a firma Biancareddu. E devo dire che la Commissione aspettava trepidamente che questo disegno di legge arrivasse in Commissione per avviare quel processo di discussione e di riforma ampia che era stato sollecitato qua in Consiglio regionale in occasione degli emendamenti - chiamiamoli così - "pirata" alla legge finanziaria del 2001, ma, ahimè, ad oggi questo disegno di legge non è arrivato in Giunta. Rimane in Giunta il disegno di legge della Giunta Floris, a firma Onida e più, ci sono le due proposte del centrosinistra e altre proposte varie. Ma oggi non stiamo parlando di riforma generale dell'urbanistica; stiamo parlando di un provvedimento d'urgenza, di una normativa transitoria che per la verità doveva essere fatta anche in via amministrativa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue MORITTU.) Io sollecito la Giunta a questa riflessione, sono passati quattro anni, ma non c'era necessità di una norma di legge per rispondere agli annullamenti prima del Consiglio di Stato e poi del TAR di qualche giorno fa. Era sufficiente una revisione dei piani territoriali paesistici da parte della Giunta, che li approvava, naturalmente, in conformità alle norme di omogeneizzazione che il Consiglio regionale nel 1993 approvò come direttiva di sostegno alla pianificazione paesistica. Quindi la via maestra non è quella che oggi stiamo discutendo qua in Consiglio; la via maestra era la via amministrativa ed era in capo alla Giunta in questi quattro anni e mezzo, e questa via maestra non è stata assolutamente percorsa. Qualche motivo ci sarà, immagino ci saranno state difficoltà, immagino ci saranno stati punti di vista diversi, immagino tutto quello che volete, però, insomma, poi alla fine è arrivato il TAR che ha annullato anche gli altri sei dei sette PTP ancora vigenti in Sardegna. Da lì la strada subordinata che noi, per la verità, da tempo abbiamo proposto a questo Consiglio, perché ci rendevamo conto che la Giunta regionale non aveva quelle intenzioni, cioè continuava a parlare d'altro rispetto all'urgenza sugli annullamenti decisi dal Consiglio di Stato. Allora, noi in tutti questi quattro anni, vi ricordo, abbiamo presentato degli emendamenti in finanziaria come norme transitorie di salvaguardia per i PTP, che non sono stati mai assolutamente accolti da parte della maggioranza, della vostra maggioranza, ma non perché volevamo sovvertire chissà quale ordine, volevamo ripristinare un minimo di ordine, perché di questo si tratta. Non si tratta di ragionare sulla pianificazione generale o sulla normativa che sovrintende alla pianificazione; si tratta in qualche modo di ripristinare un ordine che oggi non c'è più. Guardate, io davvero rimango un po' perplesso anche rispetto ad alcune argomentazioni e ne cito solo una, ma en passant, senza nessuna offesa per l'architetto, il collega onorevole Satta, ma non si può davvero affermare che la causa dell'abusivismo edilizio in Sardegna è l'esistenza dei PTP, insomma che la causa è una pianificazione che ha ingessato e che anche allora ha prodotto l'abusivismo.

Sappiamo bene che l'abusivismo è un'altra cosa, e su questo poi dirò una battuta finale. E non è neanche vero, onorevole Milia, che in Sardegna, nonostante le difficoltà che ci sono state in questi anni, le riconosciamo le difficoltà dei comuni nella pianificazione urbanistica e nell'adeguamento dei PUC alla normativa paesistica, ma i conti non sono quelli, sono un po' arretrati, anche se i conti veri l'Assessore dell'urbanistica in Commissione non ce li ha mai portati, nonostante le sollecitazioni. Noi abbiamo sollecitato anche con lettera all'Assessore dell'urbanistica Biancareddu lo stato della pianificazione urbanistica in Sardegna, non ci è mai arrivato niente di tutto questo. Abbiamo chiesto all'onorevole Biancareddu lo stato dell'abusivismo in Sardegna, perché leggevamo ogni tanto sulla stampa che l'abusivismo correva in Sardegna, Non ci è stato mai fornito alcun dato. Però i dati, per esempio, ultimamente li ha pubblicati un giornale regionale e la pianificazione, seppure faticosamente, la pianificazione approvata oggi vigente, i PUC aggiornati hanno superato di gran lunga la soglia del 50 per cento e ce n'è un altro 15 per cento, stiamo parliamo di circa 250 comuni su 360 che hanno approvato definitivamente o hanno alcuni, una cinquantina, in itinere l'approvazione della strumentazione urbanistica.

Ora tutto questo, in qualche modo, seppure con ritardo, ha costruito, ha determinato la costruzione di un ordine, di una regola generale anche in adeguamento ai PTP. Allora che facciamo? Rimettiamo tutti questi comuni in corsa a rimettere in moto, su pressioni che sappiamo che ci sono e sono fortissime nei territori, una nuova pianificazione fuori dell'adeguamento ai PTP, perché magari c'è qualche possibilità di fare qualche altro villaggio, magari non nella fascia dei 300 metri, perché c'è una legge che lo inibisce, ma dopo i 300 metri? Ma può essere davvero che noi possiamo pensare che una volta superata la fascia dei 300 metri possiamo costruire la città lineare, onorevole Onida, dei 70 milioni di metri cubi attestati sui 301 metri dalla fascia costiera? Ne guadagneremmo molto, sì, salviamo i 300 metri, ma l'impatto sul territorio regionale sarebbe davvero un impatto devastante.

Allora io credo che il problema non sia quello di ripristinare una sorta di discrezionalità del principe. Non mi riferisco per la verità a nessun principe, ma del principe toscano, insomma, che decideva tutto l'ordine architettonico di quel territorio. Oggi il principe è la democrazia, oggi il principe è il popolo, oggi il principe sono le regole democratiche che devono sovrintendere alla trasformazione del territorio. Allora la discrezionalità anche se affidata a validi architetti o urbanisti è la negazione della tutela dell'ambiente, ma è anche la negazione del diritto delle imprese, soprattutto di quelle sarde, a competere nella trasformazione virtuosa del territorio, perché sappiamo bene poi quali sono i poteri forti in una situazione senza regole che prevaricano e comandano le trasformazioni che molte volte sappiamo bene sono state devastanti per il nostro territorio.

Tutti naturalmente, come dire, diciamo che dobbiamo coniugare lo sviluppo con l'ambiente, tutti siamo d'accordo sui grandi principi, salvo poi quando vogliamo ripristinare un minimo di regole che sono le regole conosciute, badate, non sono regole sconosciute quelle dei PTP, sono regole conosciute e sono regole alle quali la maggior parte dei comuni oggi si sono adeguati. Certo ci sono comuni costieri che trovano difficoltà a adeguarsi, ma insomma devono fare anche loro uno sforzo. Noi chiediamo. La Commissione nella sua interezza, all'unanimità, ha fatto una sintesi virtuosa delle diverse proposte di legge transitorie in materia di PTP, ma guardate che il lavoro della Commissione non si discosta da una proposta di disegno di legge della Giunta a firma dell'onorevole Scarpa che giace ancora in Giunta e per la quale l'onorevole Masala, a seguito dell'annullamento dei PTP, si è impegnato ad approvarla in termini di urgenza. Forse non è più pensabile approvarla, ma siccome la proposta che ha esitato la Commissione non si discosta nella sostanza da quel disegno di legge che giace in Giunta. Non capisco un atteggiamento ostativo e un atteggiamento teso a scardinare un'approvazione di una legge che è di buon senso, guardate, non frena niente, né chiude niente, lascia tutti i varchi aperti, quelli che sono stati assentiti con la pianificazione esistente, salvo naturalmente tenere conto anche che il Consiglio di Stato, così come il TAR, hanno eccepito su alcune questioni. Allora noi poi successivamente, la Commissione sempre nella sua interezza ha proposto un emendamento migliorativo del testo, tendente a raccogliere le indicazioni, almeno quelle più salienti, provenienti dalle motivazioni di annullamento e rendere quindi anche la nostra proposta una proposta coerente con quelle osservazioni e quindi anche una proposta legittima se vogliamo, perché noi non possiamo pensare di fare leggi che contrastano con le dichiarate illegittimità degli organi della Magistratura sia nazionale che regionale.

Io davvero vi chiedo, ma come si fa a tutelare un bene che tutti riteniamo un bene primario, fondamentale per qualsiasi ipotesi di sviluppo della Sardegna senza che il bene stesso sia regolato, senza che il bene stesso abbia delle regole trasparenti di programmazione territoriale? Come si fa ad ordinare le trasformazioni necessarie allo sviluppo senza appunto queste regole certe e condivise? Come si fa a garantire a tutti i cittadini, agli imprenditori, soprattutto agli imprenditori sardi - ripeto - quelli seri, quelli che vogliono fare interventi di sviluppo nel settore del turismo per garantire loro pari opportunità, come si fa? Come si fa senza che questi abbiano davanti un quadro normativo certo. Nell'incertezza, nella discrezionalità sappiamo bene che vincono i poteri forti, lo sappiamo bene, non ce lo possiamo nascondere, allora noi abbiamo qua, in questa Assemblea di garantire tutti, tutti i sardi innanzitutto prima che quelli che molto forti provengono da fuori.

Non è possibile davvero neanche minimizzare su questa questione degli annullamenti perché guardate noi non possiamo pensare che queste parti pregiate del territorio di cui tutti affermiamo il pregio e la tutela possono essere governate con le regole degli anni '70 - '80 perché se i PTP non operano più, seppure in forma corretta, noi stiamo ripristinando gli studi di disciplina delle zone F degli anni '80 che sono stati superati da discussioni, dibattiti e leggi che sono state approvate virtuosamente da questo Consiglio regionale. E poi si capisce che qualunque legge che impatta sul territorio crea problemi, ma questi problemi, viva Dio, come dicevo poc'anzi, sono anche seppure tardivamente in una fase di superamento, poi tutto è naturalmente correggibile, modificabile, migliorabile. Ripeto, noi abbiamo presentato una corposa proposta di legge che modifica completamente, il cui ultimo articolo è "la legge 45 è abrogata". Questo è l'ultimo articolo della nostra proposta di legge. Ma come dire è soppiantata da un'impalcatura legislativa che raccoglie anche le modernità che nel frattempo sono andate avanti in Italia, soprattutto in alcune regioni cosiddette virtuose.

Allora il terreno del confronto c'è tutto e c'è tutta la disponibilità, ma non può essere utilizzato in termini strumentali per non affrontare un'emergenza e invece nascondere quest'emergenza minimizzandola, non esiste, non c'è niente, addirittura dicendo che i PTP sono come dire all'origine dell'abusivismo in Sardegna. Guardate, oggi davvero il messaggio che passa se il Consiglio regionale non approva una norma transitoria di tutela è un messaggio devastante, che coniugato con la legge sul condono, diventa davvero esplosivo, cioè il messaggio è "il Consiglio regionale non dà regole", "lo Stato sana qualunque abuso", beh, insomma davvero non troveremo un muratore in giro, saranno tutti di notte a costruire qualcosa o in campagna o nelle coste, questo sta già succedendo dalle nostre parti, questa è l'avvisaglia che si sente. Davvero allora risulta ipocrita un po' il richiamo alla tutela dell'ambiente se noi non siamo in grado di mettere in campo strumenti seri di tutela all'ambiente. E poi insomma io credo che non potremmo poi scagliarci l'un l'altro responsabilità, ognuno si assuma davvero le sue responsabilità. Non capisco neanche alcune dichiarazioni che ho letto sulla stampa, anche provenienti anche da ambienti cosiddetti ambientalisti che un po' hanno gioito di questo annullamento. Badate non c'è niente da gioire, il fine sicuramente era un fine positivo quello degli ambientalisti, tendevano come dire a rafforzare gli strumenti della tutela, ma lo strumento utilizzato, cioè quello dell'annullamento del piano poi alla fine si è anche dimostrato un po' un danno peggiore di quello che si voleva, invece, evitare.

Concludo, noi dichiariamo ancora, approvata questa norma, discutiamone nel merito, troviamo le soluzioni più opportune, noi riteniamo di aver lavorato in Commissione con animo sgombro, unitario, pronti ad affrontare l'emergenza, consapevoli del fatto che la Giunta regionale a quel momento non era riuscita a produrre niente né aveva dato segnali di voler produrre niente in quella direzione. Noi quello abbiamo fatto e l'abbiamo fatto senza spirito di parte da parte di nessuno. C'erano quasi tutte le componenti, mancava l'onorevole Satta, ma per motivi personali di disguido d'aereo mi pare, o qualcosa del genere. Mi pare che tutto è stato costruito in piena coscienza e in piena scienza. Noi siamo disponibili, approvata questa norma, così come il Consiglio riterrà di approvarla ma tendente comunque a tutelare questo bene, il bene della Sardegna, siamo disponibili ad affrontare il tema della legge urbanistica. Non ci vorranno dieci giorni onorevole Onida per affrontare. Io sono disposto, come dire, a fare i cinque, sei giorni di lavoro la settimana, se dobbiamo affrontare davvero, no?, alacremente questa proposta di legge. Ma insomma la complessità della materia nella sua interezza richiede forse più di dieci giorni se vogliamo davvero produrre con coscienza, ripeto, e con scienza, un qualcosa che vada nell'interesse della Sardegna, nell'interesse non solo della tutela, ma nell'interesse anche di uno sviluppo ordinato e virtuoso del nostro territorio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Morittu, comunque aveva ancora tempo. Sono iscritti a parlare: il consigliere Dore, è assente; la consigliera Pilo, è assente; il consigliere Diana, è assente.

(Interventi fuori microfono)

Parlate di Piana, dopo arrivo a Piana. Il consigliere Deiana, assente; il consigliere La Spisa, assente; il consigliere Piana, assente; la consigliera Lombardo, assente; il consigliere Biancareddu, assente. Il consigliere Cogodi è presente;poi il consigliere Pittalis, il consigliere Scano, il consigliere Tunis, il consigliere Corona e il consigliere Pirisi. La Giunta starebbe per assentarsi, ma invece vedo che si riaccomoda.

Io ho dato l'elenco all'Aula degli iscritti a parlare e degli assenti. Ci sarebbe spazio per un intervento o due secondo me.

SPISSU (D.S.). Cominciamo a chiamare in ordine, chi non c'è decade.

PRESIDENTE. Li ho dati assenti, sarà applicato il Regolamento. Quindi c'è, dopo gli assenti, il consigliere Biancareddu e Cogodi.

SPISSU (D.S.). Gli assenti sono decaduti?

PRESIDENTE. A mio avviso, sì.

SPISSU (D.S.). Non a suo avviso, a termini di Regolamento.

PRESIDENTE. A termini di Regolamento; a mio avviso, a termini di Regolamento sono decaduti.

(Intervento fuori microfono)

PRESIDENTE. La ringrazio, molto gentile, grazie.

È iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Chiedo scusa, Presidente, ma ero convinto che alle 20 si interrompessero i lavori.

PRESIDENTE. Sono le otto meno cinque.

(Interventi fuori microfono)

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Allora il disegno di legge e gli emendamenti presentati dal nostro Gruppo nascono dalla necessità di predisporre un adeguato sistema di tutela ancorché provvisoria delle aree già sottoposte a disciplina di piano territoriale paesistico e che attualmente ne sono prive a seguito dei pronunciamenti del Capo dello Stato nonché di quelle del Tribunale Amministrativo Regionale. Ciò va a provocare una situazione...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Cogodi, onorevole Spissu, onorevole Morittu, grazie.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, poiché sono le otto, posso chiederle se posso intervenire domani mattina, visto che sono le otto?

SPISSU (D.S.). Passa il treno? Cosa succede?

PRESIDENTE. Prego consigliere Biancareddu.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, le chiedevo, poiché sono le venti...

PRESIDENTE. Faccia il suo intervento, non è perentorio venti, venti e dieci, venti e quindici non succede niente.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). A me era stato detto che alle otto si chiudevano i lavori e io ho preso impegni, adesso vogliamo derogare anche gli orari che si danno?

SPISSU (D.S.). Prego, onorevole Biancareddu, siamo qui per lei!

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Grazie. Va be', ne farò un altro domani e domani sera.

Ciò va a provocare una situazione di vuoto normativo che dev'essere urgentemente coperto sia pure in maniera provvisoria in attesa che il Consiglio elabori la più complessiva riforma della disciplina urbanistica e paesistica regionale. L'esperienza della pianificazione paesistica, che rappresenta il dato più significativo della disciplina urbanistica delineata con la legge regionale 45 dell'89 a cui sia stata data attuazione, si è rilevata quindi tale da non determinare un assetto stabile e definito della disciplina del territorio regionale sia perché molti comuni non hanno provveduto a adeguare i loro piani urbanistici territoriali alle prescrizioni dei PTP sia perché soprattutto ben 7 PTP sono stati quasi subito annullati con decreto del Presidente della Repubblica ed altri sono stati travolti dalle attuali sentenze del TAR. Ci si trova quindi nella sostanziale assenza di una coerente ed omogenea disciplina del territorio regionale, con un quadro della pianificazione urbanistica comunale fortemente articolato e sperequato in quanto priva di punti di riferimento e basata su normative ormai superate ovvero su norme di salvaguardia che dovevano essere provvisorie ma che nella loro permanenza connotano un termine di precarietà la disciplina urbanistica con pesanti effetti in ordine alla certezza del diritto sulle aspettative e sulle esigenze dei cittadini e delle imprese. Ma non solo, tale situazione di precarietà non consente di adottare tutte quelle misure di tutela, salvaguardia e valorizzazione ambientale e paesistica del territorio, che pur previste nei PTP non hanno potuto tradursi, se non sporadicamente in strumenti operativi e normativi su scala comunale. Si pone, quindi, il problema di intervenire in via d'urgenza, per dotare il territorio regionale di una disciplina che provveda ad ovviare le conseguenze dell'annullamento mediante la specifica previsione di misure di salvaguardia in attesa della pianificazione paesistica regionale che dovrà essere imperniata su uno strumento unico ovvero articolato su base provinciale, giusta la previsione dell'articolo 54, decreto legislativo 112 del '98.

A riguardo si prevede per accelerare i tempi di predisposizione della nuova disciplina di utilizzare anche le elaborazioni recentemente compiute e in via di compimento da parte delle Amministrazioni provinciali che stanno provvedendo alla predisposizione dei piani urbanistici provinciali in attuazione della legge regionale 45/89 e dal testo unico enti locali. Il lavoro sin qui compiuto dalle province sotto il costante monitoraggio da parte dell'Assessorato regionale urbanistica si è esteso all'esame delle valenze ambientali, paesistiche e culturali dei territori interessati. Per cui le analisi delle elaborazioni compiute possono considerarsi prodromiche anche ai fini della pianificazione paesistica.

Per conseguire l'obiettivo di dotare con immediatezza il territorio regionale di una pianificazione territoriale paesistica valida ed efficace, pare quindi non solo opportuno ma doveroso utilizzare il lavoro sin qui svolto con molta competenza e impegno da parte delle Amministrazioni provinciali. In tal modo altresì potrà ben dirsi che la pianificazione territoriale risulterà come il frutto di quella collaborazione tanto auspicata tra regione, province ed enti locali. Tengasi conto inoltre del fatto che gli studi ed i progetti di piano provinciale sono stati, nel corso del loro iter redazionale, portati all'esame e all'attenzione dei comuni, delle forze locali mediante apposite conferenze di pianificazione. Ciò consentirà quindi di limitare i tempi necessari per la loro elaborazione e di conseguenza i tempi di vigenza delle pur necessarie misure di salvaguardia che si prevedono infatti di 24 mesi nell'emendamento da me presentato.

Al fine di dare il giusto riconoscimento all'apporto del lavoro svolto dalle Amministrazioni provinciali viene previsto che il progetto di piano paesistico venga redatto su base provinciale e che venga sottoposto prima del parere consiliare all'esame del competente Consiglio provinciale. Vale sottolineare che le procedure di redazione e di approvazione dei PTP restano immutate nella previsione loro data dall'articolo 11 della legge regionale 45/89 per cui in materia, in attesa della nuova legge urbanistica regionale, nulla viene innovato.

Le misure di salvaguardia finalizzate all'approvazione del piano paesistico regionale vanno ad incidere su alcune delle categorie di beni individuati per effetto dell'articolo 140 del decreto legislativo 490/99. Esse hanno comunque vigenza, questo secondo l'emendamento da me presentato, per non oltre ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge. Nell'auspicio naturalmente che in ventiquattro mesi il Consiglio si dia una normativa completa ed esaustiva. Rispetto alla pre vigente normativa ex 12 della legge 45/89 le misure di salvaguardia sono estese alle zone umide, ai siti archeologici, alle fasce spondali dei laghi naturali e dei fiumi, ai compendi regionali disciolti, alle montagne oltre i 1200 metri e alle aree di esondazione dei fiumi. Esse comprendono la fascia costiera per una profondità di 300 metri non volendosi porre ulteriori vincoli oltre quelli previsti sulla base della legislazione nazionale.

Gli interventi fatti salvi dalle misure di salvaguardia sono in parte quelli indicati dalla precedente disciplina posta agli articoli 10 bis e 12 della "45" ed inoltre quelli previsti dalla programmazione negoziata e degli accordi di programma naturalmente; quelli individuati dalla lettera b) dell'articolo 31 della legge 457/78 che sono inerenti alla ristrutturazione edilizia, quelli attenenti all'ampliamento delle strutture ricettive nella misura massima del 25 per cento delle strutture preesistenti e purché non venga superato un indice fondiario di un metro cubo per metro quadro; quelli previsti dal piano di lottizzazione con esclusione di quelli ricadenti nella fascia costiera dei 300 metri.

Le norme transitorie hanno lo scopo di non vanificare l'attività di pianificazione dei PUC in adeguamento dei PTP posti in essere dai comuni, considerando non solo il caso in cui l'adeguamento si sia perfezionato, ma anche il caso in cui ciò non si sia ancora verificato ovvero il caso in cui la procedura sia stata solo avviata anche senza pervenire a dati deliberativi di adozione.

Viene mantenuta in tutti i casi la validità della prescrizione in ordine alle volumetrie insediabili nelle zone F turistiche che debbono essere mantenute nel limite del 50 per cento di quelle massime ammissibili ai sensi del decreto 2266/83 e comunque essere ubicate in ogni caso nella fascia costiera oltre i 300 metri dal mare. Vale altresì sottolineare come l'iposi di deroga alle misure di salvaguardia che interessino in qualche misura gli strumenti urbanistici debbano essere corredate dallo studio di compatibilità paesistica ambientale, a maggior tutela e salvaguardia dei beni e dei valori paesistici ambientali tutelati.

Alle misure di salvaguardia viene infatti affiancata una specifica procedura di salvaguardia imperniata (e questo è l'altro emendamento presentato da noi), sullo studio di compatibilità paesistico ambientale da allegarsi sia al PUC che agli strumenti attuativi. Tale documento previsto originariamente dalla normativa di attuazione dei PTP diventa strumento fondamentale per la verifica della sostenibilità paesistico ambientale, delle scelte di piano nei confronti del sistema delle risorse storico-culturali-naturalistiche-paesaggistiche ed ambientali.

Tale studio è finalizzato all'individuazione dei livelli di sostenibilità delle ipotesi di sviluppo e di quelle di compatibilità paesistico ambientale delle ipotesi localizzative andando a determinare i parametri qualitativi e quantitativi delle trasformazioni compatibili. Esso non rappresenta solo un semplice allegato preliminare al PUC, ma anche un punto di riferimento per le valutazioni di tipo ambientale e paesaggistico e di competenza di altri organismi regionali. È previsto inoltre che lo studio delle compatibilità paesistico ambientali venga redatto in forma specifica anche a corredo degli strumenti urbanistici attuativi, in tal modo completando a livello di dettaglio le prescrizioni di tutela paesistico ambientale contenute dal PUC per le aree soggette al vincolo di cui all'articolo 638 del decreto legislativo 490/99.

In riguardo, invece, alla attuale recente sentenza del TAR, che tra l'altro era aspettata, era nell'aria, io quando ero ancora Assessore avevo fatto predisporre una serie di ipotesi di rimedio a questo, che forse non sono state adeguatamente pubblicizzate, né qualcuno le ha riprese negli interventi precedenti. La prima è, poiché l'annullamento è avvenuto in sede giurisdizionale, di proporre appello alla sentenza del TAR; se noi non fossimo d'accordo o volessimo contestare la sentenza del TAR dovremmo fare appello al Consiglio di Stato e chiedere al Consiglio di Stato la sospensiva dell'annullamento in modo da fare rivivere i PTP abrogati Questo se riconoscessimo dal punto di vista della legittimità qualche difetto in quello che il TAR ha prodotto.

Il secondo rimedio poteva anche essere l'emanazione di una nota di indirizzo rivolta a tutti i comuni con cui si richiama la piena vigenza ed efficacia della norma contenuta nell'articolo 10 bis della legge numero 45, che determina il contenuto obbligatorio e inderogabile dei piani paesistici nella fascia costiera dei 300 metri. Quindi senza fare leggi una direttiva che richiamasse la vigenza ancora piena dell'articolo 10 bis.

La determinazione per via legislativa del contenuto obbligatorio del PTP fa sì che abbiano vigenza anche a prescindere dall'emanazione ovvero dall'annullamento del PTP, che adesso devono essere resi comunque conformi. L'opportunità di tale avviso discende dalla necessità di contrastare allarmi ed attese in ordine alla cosiddetta cementificazione del territorio, caro onorevole Morittu, e di ribadire il fatto che il quadro normativo regionale prevede norme di tutela del territorio valide ed efficaci, una tale opzione deve tuttavia scontare le perplessità più volte formulate in ordine alla linea interpretativa, ritenendosi di più parti che la norma di cui all'articolo 10 bis della legge numero 45 sia condizionata in termini di efficacia dalla presenza di una pianificazione adottata e quindi vigente.

Quindi, in buona sostanza, in assenza di una pianificazione, quindi in assenza dell'annullamento, secondo la corrente maggioritaria dei suoi colleghi e dei miei dal punto di vista legale, l'articolo 10 bis non sarebbe più efficace e quindi una direttiva che facesse riferimento a questo sarebbe illegittima. Sto parlando di teoria così giusto per insinuare il dubbio.

Allo stesso tempo, approvare in via legislativa dei PTP soppressi sia dal Consiglio di Stato, sia dal TAR, anche questo diventa un'acrobazia legislativa, in quanto in termini di tutela del paesaggio volevo ricordare che la Regione Sardegna non ha competenza primaria, ha competenza ripartita o concorrente, vuol dire che c'è una legge quadro dello Stato alla quale noi dobbiamo fare il contorno e quindi fare una normativa di attuazione, quella è la legge quadro che rimane, noi non possiamo con norma regionale superare il vincolo di questa legge, è per questo che quella legge che la Commissione ha approvata qualora venisse usata dal Consiglio potrebbe, io umilmente uso il condizionale, essere inficiata da vizi di illegittimità costituzionale.

Quindi, o questa legge che è stata presentata viene formalmente e sostanzialmente emendata, oppure è preferibile bocciarla per non partorire un qualcosa che verrà impugnata da altri e quindi la telenovela dei TAR, dei Consigli di Stato e dei ricorsi dei cittadini, degli imprenditori, la non certezza di diritto diventa la regola nell'urbanistica della Regione Sardegna.

PRESIDENTE. Prima di chiudere i lavori, voglio precisare all'Aula che nella chiama degli iscritti a parlare ho commesso un errore, leggevo Deiana, ma era Diana e Diana era presente, lo davo per assente, ma era presente e l'onorevole Dore era nel salotto qui e rispondeva a una telefonata, per cui per Diana non c'è problema, non è stato chiamato, l'onorevole Dore potrà intervenire domani mattina. Quindi i lavori si concludono qui, l'Assemblea è convocata per domattina alle ore 10.00.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, io volevo sapere, in modo che rimanga agli atti con precisione chi è ancora iscritto a parlare nella discussione generale, così domani mattina non ci sono equivoci, rispetto a quanto succede di solito.

PRESIDENTE. Molto bene grazie. Domattina interviene per primo l'onorevole Dore, poi Cogodi, Diana, Balletto, Scano, Pittalis, Tunis, Corona e Pirisi.

ORTU (R.C.). Restavano solo Cogodi e un altro consigliere.

PRESIDENTE. Ho spiegato all'Aula che l'onorevole Dore si trovava a rispondere ad una telefonata, gli altri sono decaduti, i signori onorevoli Pilo, La Spisa, Piana e Lombardo in quanto assenti.

Per Diana io l'ho confuso; ho confuso Diana con Deiana e chiamavo Deiana, e Diana non potevo darlo assente in quanto era presente, era qui davanti a me ed è qui adesso (si è spostato, c'è ancora la sua borsa), è chiaro? Ha capito onorevole Ortu?

ORTU (R.C.). Non ho capito il lungo elenco.

PRESIDENTE. Se non ha capito questo io non lo so. Glielo rileggo? Allora Dore, Cogodi, Diana, Balletto, Scano, Pittalis, Tunis, Corona e Pirisi.

La seduta è tolta alle ore 20 e 17.



Allegati seduta

CCCXCVI SEDUTA

(POMERIDIANA)

Mercoledì 15 ottobre 2003

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 17 e 13.

RANDAZZO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'8 ottobre 2003, che è approvato.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno iniziale è stato ieri modificato in Conferenza dei Capigruppo per porre in discussione stasera le proposte di legge numero 43, 71, 169 e 196, che trattano lo stesso argomento, pertanto si tratta di un provvedimento unificato e l'interruzione vale per la discussione di questo provvedimento, dopodiché riprenderemo la discussione che adesso interrompiamo. Il relatore su questo provvedimento è l'onorevole Businco.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, io non ero a conoscenza che oggi si dovesse trattare, nella seduta pomeridiana, un argomento che era al secondo punto dell'ordine del giorno, quindi non sono d'accordo che si tratti questo argomento anche perché, per le mie reminiscenze regolamentari, credo che per un'inversione dell'ordine del giorno occorra un voto dell'Aula con una maggioranza qualificata. Altrimenti mi si dica in base a quale articolo la Conferenza dei Capigruppo, senza che ci sia stata l'unanimità, possa invertire l'ordine del giorno perché così studio questo articolo e ne faccio tesoro!

PRESIDENTE. Colleghi, la discussione di questo argomento è stata decisa ieri dal Presidente, che ha il potere per farlo, non ero io, però questo importa poco, in sede di Conferenza dei Capigruppo, quindi dopo aver sentito i Capigruppo. Quindi legittimamente è stato portato all'attenzione dell'Aula questo provvedimento con tutto quello che ne deve conseguire, discussioni eccetera. L'onorevole Biancareddu sta ponendo, invece, una questione pregiudiziale e quindi sta chiedendo una sospensiva in base all'articolo 86, cioè sta chiedendo che non si discuta.

Qual è il problema onorevole Biancareddu?

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Io sto chiedendo in base a quale articolo regolamentare la Conferenza dei Capigruppo, a maggioranza, o il Presidente di turno, motuproprio, ha deciso l'inversione dell'ordine del giorno all'insaputa dell'Aula. Io sono consigliere regionale e non sapevo niente, non posso arrivare qua e mi si dice: "Il Presidente ha deciso di cambiale l'ordine del giorno". Non è mai successo, e non credo che rientri neanche tra i poteri del Presidente, visto che l'articolo 55 stabilisce che l'inversione degli argomenti scritti all'ordine del giorno viene decisa con la maggioranza dei due terzi dei votanti, quindi non c'è scritto da nessuna parte che il Presidente può mutare l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, mi perdoni.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Se mi indica l'articolo io sto zitto.

PRESIDENTE. L'articolo è quello dove si parla dei poteri del Presidente.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Mi dica il numero.

PRESIDENTE. Se la richiesta avviene in Aula e non c'è accordo, il Presidente si rimette all'Aula. Se la richiesta avviene dai Presidenti di Gruppo al Presidente, in sede di Conferenza, non è necessaria l'unanimità. Naturalmente viene fatta salva la possibilità per ciascuno di proporre una questione pregiudiziale, però le voglio ricordare che lei non può dire che non è informato perché il suo Gruppo fa parte della Conferenza dei Capigruppo. Al di là delle posizioni che può avere assunto in sede di Conferenza, il suo Gruppo era informato e la Conferenza decide per rappresentanza e la Conferenza è il Consiglio però, non è un potere esterno, è il Consiglio. Anzi non è nessun potere, i Capigruppo sono potere solamente nel loro Gruppo, ma sono una sintesi del Consiglio. Come tale è stato sentito, a stragrande maggioranza, escluso uno, hanno deciso di discutere questo provvedimento, il Presidente ha fatto questa richiesta sua, lo ha inserito nell'ordine del giorno, se non vi sono contestazioni procediamo, se vi sono contestazioni applichiamo il Regolamento e sulla base del Regolamento andiamo avanti. Quindi se lei ritiene di dover introdurre una questione pregiudiziale e pertanto chiede la sospensiva, questo Regolamento lo consente. Io do la parola a lei se vuole parlare a favore o a un altro per parlare contro, dopodiché si esprime l'Aula, e l'Aula è assolutamente sovrana nelle proporzioni che lei ha testé indicato, due terzi dell'Aula possono decidere sovranamente di invertire l'ordine del giorno senza più discutere. Lei comunque ha diritto a porre una questione pregiudiziale. Voglio sapere da lei se la mantiene o se invece dobbiamo andare avanti.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). E' chiaro che adesso non mi resta che chiedere la questione sospensiva sulla base dell'articolo 86, però non mi è stato spiegato in base a quell'articolo del Regolamento è stato mutato l'ordine del giorno. Quindi rimango in trepida attesa di questa spiegazione perché la spiegazione datami non è tecnica e non corrisponde alla normativa regolamentare, ma solo a questioni di opportunità e che comunque rappresentano un precedente, infatti d'ora in avanti saranno i Capogruppo a decidere inversioni, spostamenti dell'ordine del giorno e noi veniamo qua a prendere atto di cose che violano il Regolamento e che nessuno riesce a garantire.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, mi perdoni, se lei vuole mantenere la questione pregiudiziale, perché credo che lei il Regolamento lo conosca pure, se la vuole mantenere la mantenga, in quanto ai poteri guardi l'articolo 23, dove sono indicati la programmazione e il calendario dei lavori. Lì troverà la risposta al quesito che lei sta ponendo, però, onorevole Biancareddu, bisogna essere precisi, non è neanche vero che l'ordine del giorno sia stato modificato ieri, perché l'ordine del giorno è stato modificato la settimana scorsa, quindi lei era informato.

Le ricordo che comunque l'applicazione del Regolamento, siccome non siamo in un'aula di Tribunale, questo è il Consiglio regionale, spetta al Presidente. Io lo sto applicando così come si è sempre fatto, non voglio porre atteggiamenti di arroganza, si è sempre fatto così e continueremo così, voglio sapere da lei se intende mantenere la questione pregiudiziale oppure no, perché se la mantiene io mi rivolgo all'Aula, se non la mantiene andiamo avanti.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Sì, la mantengo.

PRESIDENTE. La mantiene, benissimo. In questo caso devono parlare uno a favore e uno contro. Chi parla a favore? Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io volevo parlare sull'ordine del giorno, dei lavori e poi sulla questione, Presidente.

PRESIDENTE. Sì, ma adesso dobbiamo parlare di questo, poi se lei vorrà potrà ancora intervenire sull'ordine dei lavori, ma adesso usciamo da questa situazione.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Parlo a favore alla sospensiva, soprattutto per ribadire quanto è stato testé portato alla conoscenza di questa Presidenza e dell'Aula dal collega Biancareddu, perché vede, Presidente, l'articolo 23, al quale lei ha fatto riferimento dando una risposta al collega Biancareddu per l'individuazione della norma che consentiva questa procedura insolita, parla della programmazione del calendario dei lavori. La programmazione dei lavori è fatto antecedente alla fissazione dell'ordine del giorno di un'Assemblea che si sta già svolgendo e che ha il proprio ordine del giorno. Il riferimento all'articolo 23 è nell'ambito dei poteri della Presidenza e della Conferenza dei Capigruppo per stabilire l'ordine dei lavori delle successive convocazioni del Consiglio, non in questo caso nel quale esiste un ordine del giorno prestabilito e la proposta di legge sull'urbanistica è inserita al secondo punto all'ordine del giorno, quindi a termini di Regolamento l'unica possibilità perché si possa, a discussione avviata di un altro provvedimento di legge, inserire all'ordine del giorno e quindi anticiparla, è l'inversione. E l'inversione la può stabilire solo ed esclusivamente l'Aula, non è facoltà demandata alla Conferenza dei Capigruppo e, mi consenta, Presidente, con tutto il rispetto che le è dovuto, che io porto per questa Presidenza, non è neanche nei poteri del Presidente.

Per questi motivi, nel momento in cui lei ha detto che l'unico motivo per poter ritornare sui passi di una decisione che è stata presa, ma a nostro modo di vedere in maniera non conforme al Regolamento, è mantenere la sospensiva con le argomentazioni che sono state portate, che sono di ordine tecnico e di ordine legale, cioè il rispetto del Regolamento. E va anche detto, Presidente, che nell'ipotesi in cui si acceda alla decisione che è stata assunta dalla Conferenza dei Capigruppo, questo costituisce un precedente che farà sì che d'ora in avanti l'Aula possa essere spogliata del suo sacrosanto diritto, previsto dall'articolo 55 del Regolamento, di votare con la maggioranza qualificata l'inversione dell'ordine del giorno. Quindi io ne faccio una questione non solamente di opportunità, ma soprattutto una questione di legittimità che è legata al rispetto del Regolamento.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balletto, come vede non c'è nessuna possibilità di togliere sovranità all'Aula perché, in base all'articolo che abbiamo citato, l'86, basta che un consigliere ponga una questione pregiudiziale o sospensiva che tutto torna all'Aula e poi è l'Aula che decide e quindi come vede...

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Le maggioranze sono diverse, perché per l'inversione ci vuole la maggioranza qualificata, in questo caso invece si vota a maggioranza.

PRESIDENTE. Maggioranza semplice, sì, però decide sempre il Consiglio. Chi invece parla contro? Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Più che contro la richiesta di sospensiva io avrei voluto parlare prima, avevo chiesto la parola proprio sull'ordine del giorno, non mi è stata data la parola, ma va bene anche così.

Perché avrei voluto parlare sull'ordine del giorno, più propriamente? Perché la domanda iniziale del collega Biancareddu di Forza Italia è infondata, poi il Presidente ha voluto aiutare Biancareddu, vede non conviene aiutare qualche volta, conviene lasciar perdere, perché lei ha aiutato il collega Biancareddu suggerendogli di avanzare una diversa domanda, che può avanzare, quella ex articolo 86. Biancareddu manco ci pensava alla sospensiva, aveva parlato solo ed esclusivamente di inversione dell'ordine del giorno, ma siccome la riconoscenza non è di questo mondo, non dia troppe mani d'aiuto alla destra, soprattutto a Forza Italia, perché la ripaga con questa moneta, anche con altra, ma in questo caso con questa. Perché è infondata la domanda?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi può spiegare con quale altra moneta?

COGODI (R.C.). Moneta politica ben s'intende, la Presidenza del Consiglio. Non vorrà dire che l'ho eletto io Presidente?

PRESIDENTE. No, guardi, solo per capire, siccome devo capire, devo ascoltare e devo anche capire.

COGODI (R.C.). No, guardi, in politica si parla solo di moneta politica. Per esempio, essendo lei Presidente del Consiglio, pur non rappresentando neppure un Gruppo consistente, è eletto da una componente politica che è maggioritaria o lo è stato nel caso di un'elezione. Ci mancherebbe che stiamo parlando d'altro! A me queste domande non le deve manco porre, perché è ovvio quello di cui parlo e intendo parlare.

E' mal posta la domanda perché in realtà mai si è trattato in questa vicenda, in senso tecnico, di inversione dell'ordine del giorno, ma di programmazione dei lavori del Consiglio, fin da quando il Consiglio era già riunito e trattava l'argomento precedente, nuovo assestamento e delimitazione delle province, e sulla prosecuzione si convenne - non ieri, la settimana scorsa, forse la settimana prima ancora - che si sarebbe proceduto in questo modo e si convenne unitariamente come parere dei Gruppi, dopo che si chiese in Aula di dare urgenza a questo argomento. Lo chiese il Capogruppo dei D.S., lo chiesi io, lo chiesero altri Presidenti di Gruppo, di più parti politiche, anche di centro, lo chiese il Presidente della Commissione, aggiungo che ieri ci è stata data notizia che lo chiede formalmente con una lettera, che la Presidenza del Consiglio ha ricevuto, visto che ne ha dato notizia anche in Conferenza, lo chiede formalmente anche il Presidente della Giunta che con estrema urgenza si dia adito a quest'argomento in Aula. Proprio in sede di programmazione dei lavori si convenne che si sarebbe incardinata la legge, che porta il numero che porta, relativa alla modifica della legge elettorale e che, fatta la relazione, e intervenute alcune interlocuzioni necessarie e soprattutto utili per acquisire il testo della sentenza depositata dal TAR Sardegna nella materia che trattiamo, si sarebbe solo definito il momento nel quale, nel corso della discussione generale, si sarebbe aperta una parentesi, quindi non invertito l'ordine del giorno, puramente e semplicemente si sarebbe affrontato questo argomento in via di urgenza e di emergenza e si convenne che questo sarebbe avvenuto non appena si fossero avute le carte essenziali. Nelle successivamente riunioni questo parere non dico maggioritario, ma pressoché unanime dei Gruppi consiliari, è rimasto come parere dato alla Presidenza del Consiglio e la Presidenza del Consiglio ha annunciato in Aula che per oggi questa era la programmazione dei lavori, l'ha annunciata...

PRESIDENTE. Concluda prego.

COGODI (R.C.). Ho finito. Nella quale Aula anche il collega Biancareddu, non perché lo debba informare il suo Capogruppo, questo è un altro ragionamento interno al suo Gruppo, è tenuto a stare e quindi è nell'Aula in quanto consigliere che ha avuto notizia dal Presidente del Consiglio, ieri come tutti gli altri, che oggi si sarebbe proceduto con questi argomenti e con questa cadenza, quindi c'era il diritto di informazione totalmente esaurito per questa ragione, non c'entra nulla manco il Capogruppo. E quindi tutte le condizioni di prosecuzione, di trattazione della materia della legge, in base al Regolamento che noi abbiamo, sono tutte soddisfatte: quella della programmazione dei lavori, quella del parere maggioritariamente, quasi unanimemente, espresso dai Gruppi, quello della determinazione assunta dal Presidente del Consiglio, quella della comunicazione all'Aula che quando è stata data non ha avuto nessuna obiezione, perché avrebbe potuto avere anche delle obiezioni in quel momento e non ce n'è stata, è chiaro ed evidente che il tentativo di Biancareddu, sorretto poi da Balletto e non so da quanti altri, è chiaro che è un puro diversivo per impedire che la Regione adotti una norma urgentissima, che lo stesso Presidente della Giunta, che è anche Presidente della Regione per Statuto, rappresenta e ritiene essere di massima urgenza, perché si adotti questa norma di salvaguardia ambientale che non solo utile ma è assolutamente indispensabile alla Regione e alle sue utilità e convenienze; alla Regione, non necessariamente a Biancareddu e non necessariamente a Balletto.

PRESIDENTE. Hanno parlato uno a favore e uno contro, adesso si vota. Vuole ritirare la proposta? Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente e colleghi, rimanendo nelle mie convinzioni di impraticabilità delle inversioni degli ordini del giorno da parte della Conferenza dei Capigruppo, apprendendo le ragioni di opportunità e non regolamentari che hanno portato l'inserimento all'ordine del giorno di questo argomento, ritiro la questione sospensiva in base all'articolo 86.

PRESIDENTE. Grazie, l'argomento è concluso. Adesso ho due richieste di intervento sull'ordine del giorno, una da parte dell'onorevole Cogodi al quale do naturalmente la parola, se intende ancora intervenire e un'altra da parte dell'onorevole Balletto al quale ugualmente, se intende intervenire, darò la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il mio intervento sull'ordine del giorno è presto fatto, avevo chiesto la parola prima.

PRESIDENTE. La discussione è in corso, le questioni pregiudiziali hanno la precedenza come lei certamente sa.

COGODI (R. C.). Non c'è dubbio, la pregiudiziale l'ha suggerita lei, poi l'ha fatta propria e poi l'ha rinunciata, abbiamo già detto tutto. Il mio lungo intervento serve a dire questo: che si proceda nell'ordine del giorno.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, semplicemente per richiedere alla Presidenza che questo avvenimento di oggi non costituisca precedente perché l'inversione dell'ordine del giorno è argomento tassativamente riservato all'Assemblea. Questo avviene perché l'Assemblea ha voluto e ha ritenuto che possa avvenire, ma non può essere facoltà e prerogativa della Conferenza dei Capigruppo e quindi io mi raccomando alla Presidenza perché questo fatto non si verifichi di nuovo.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, questo non è un intervento sull'ordine del giorno, faccio finta di non averlo ascoltato perché è una discussione sul Regolamento che faremo in altro momento, prima in altre sedi e poi in Aula e lei porterà queste argomentazioni quando si discuterà di Regolamento. Adesso andiamo avanti.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Il relatore è il consigliere Businco, però l'onorevole Tunis chiede la parola. Ha domandato la parola il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi sono messo in contatto col collega Businco relatore del testo che si sta presentando in Aula, mi ha detto che momentaneamente si trova in difficoltà per motivi di salute però contingenti. Io chiedo al signor Presidente se vuol concedere quindici minuti di sospensione di modo che possa io definire con il relatore il fatto che se può essere presente o meno tra quindici minuti. Chiedo quindici minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Allora, si pone questo problema, il relatore non è presente, attraverso il suo collega adduce a motivi di salute, chiede se possiamo sospendere per un quarto d'ora, io direi che si tratta di un problema di salute, sospendiamo un quarto d'ora e aspettiamo che arrivi. La seduta è sospesa per quindici minuti grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 38, viene ripresa alle ore 18 e 09.)

Discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Dore - Deiana - Dettori Bruno - Loddo: "Normativa transitoria in materia di pianificazione territoriale paesistica" (43/A), Tunis Marco - Amadu - Floris Emilio: "Norme in materia di omogeneizzazione della disciplina del vincolo paesaggistico e di pianificazione paesistica" (71/A), Cogodi - Ortu - Vassallo: "Norme urgenti in materia di pianificazione paesistica e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale" (169/A), Morittu - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Sanna Alberto - Calledda: "Normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale paesistica" (196/A)

PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Businco manda a dire, attraverso il suo compagno di Gruppo che gli dispiace molto ma non potrà essere presente. Io credo che comunque questa non può essere una ragione per non procedere, ci rimetteremo alla relazione scritta e andremo comunque avanti, a meno che non ci siano obiezioni di qualche tipo ma non mi pare, pertanto il primo iscritto a parlare è l'onorevole Satta. Voglio ricordare a tutti i colleghi, attenzione colleghi, io parlo ai consiglieri regionali, se poi i consiglieri regionali non mi ascoltano…voglio ricordare che tutte le iscrizioni a parlare devono avvenire entro l'intervento dell'onorevole Satta. Diciamo anche un'altra cosa, le do subito la parola, che l'orario dei lavori rimane quello solito, alle ore 20 andiamo a casa, lo diciamo adesso per impedire che sorgano contestazioni dopo.

Si è iscritto a parlare l'onorevole Onida, bene. Onorevole Spissu, su cosa voleva intervenire? Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Forse non le è stata riferita completamente la decisione della Conferenza dei Capigruppo che è stata quella... chiedo scusa… per darle un'informazione ulteriore sull'andamento della Conferenza dei Capigruppo, relativamente al tempo di lavoro della serata su questo provvedimento. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso, proprio per evitare che questo provvedimento interrompa la discussione sulla legge elettorale, di affrontare la materia fino a concluderla stasera anche se gli orari sono diversi da quelli tradizionali di lavoro.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, spero che lei non si sorprenda per questo ma io sono informato sull'argomento, ho parlato col collega Sanna, il quale mi ha riferito che nella Conferenza dei Capigruppo c'è stata effettivamente questa proposta ma che è rimasta la proposta di un Gruppo non ripresa e su questo non c'è stato nessun accordo, mi scusi. Ho fatto anche di più, ho verificato nei verbali della Conferenza, ho chiesto ai funzionari, i quali mi dicono che non si è adottata nessuna decisione in tal senso, pertanto fatto salvo il diritto di quest'Aula di deciderlo anche stasera, però in sede di Conferenza questo non è stato deciso, non c'è una decisione formale in tal senso. Detto questo, se non vi sono altre obiezioni l'orario rimane quello, do la parola all'onorevole Satta perché faccia il suo intervento. E` iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il testo unificato delle proposte di legge 43, 71, 169 e 196/A sulla normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale urbanistica, in realtà non serve affatto a salvaguardare l'ambiente. Essa, infatti, è una proposta di legge che, se approvata, manterrebbe la Sardegna in una condizione di non sviluppo in generale e di non corretto sviluppo urbanistico in particolare senza peraltro salvaguardare l'ambiente. Tra il 1989, anno di approvazione della legge urbanistica regionale, la cosiddetta 45, e il 1985, anno di approvazione dei PTP, la 23, gruppi di ambientalisti pressarono e condizionarono legislatori affinché si adottassero PTP con vincoli rigidi per evitare, a loro dire, lo scempio dei territori della Sardegna in generale e di quelli costieri in particolare. Il risultato di quest'azione fu l'approvazione di un insieme di quattordici pessimi piani territoriali paesistici redatti da gruppi…

PRESIDENTE. Onorevole Satta, mi scusi un secondo, colleghi, non tutti noi abbiamo voci squillanti che sono in grado di farsi sentire a prescindere dall'impianto di amplificazione, quindi per cortesia un po' di attenzione, un po' di silenzio, per consentire a chi parla di parlare ma anche agli altri di ascoltare. Prego onorevole Satta.

SATTA (F.I.-Sardegna). Quindi dicevo che il risultato di questa azione fu l'approvazione di quattordici pessimi piani territoriali paesistici redatti da gruppi di professionisti non sempre qualificati e per di più su cartografie in scala 1 a 25 mila dell'Istituto geografico militare di Firenze del 1962, ossia su una cartografia assolutamente inadeguata allo scopo come scala e per anzianità, essendo all'epoca vecchia di ben trent'anni e oggi di quaranta, teorizzando e terrorizzando, in caso di non approvazione di quei piani, una colata di cemento di ben 64 milioni di metri cubi di cemento sulle coste sarde.

Nel 1998 il Consiglio di Stato, a seguito di ricorso di altri gruppi di ambientalisti che giudicavano i piani territoriali paesistici non sufficientemente restrittivi, annullò sette dei quattordici piani. Questa decisione, secondo le previsioni catastrofiche di altri ambientalisti, avrebbero dovuto provocare su metà delle coste sarde una colata di cemento di almeno 32 milioni di metri cubi, che sarebbero stati inevitabilmente concessi dalle amministrazioni comunali. Ebbene, niente di tutto questo è avvenuto. Per contro, negli scorsi dieci anni, ossia da quando sono stati approvati i Piani territoriali paesistici, nonostante sia stata da tempo riconosciuta la vocazione turistica della Sardegna, vocazione turistica intesa come sviluppo turistico integrato, capace di coinvolgere tutto il sistema produttivo sardo, dall'agricoltura alla pastorizia, dalla piccola industria all'artigianato, dal terziario ai servizi, non ci sono stati seri sviluppi turistici in armonia con l'ambiente che avrebbero potuto portare grandi benefici allo sviluppo socio-economico della nostra Isola.

In tutto questo periodo ci sono stati invece oltre quaranta mila casi accertati di abusivismo edilizio senza alcun beneficio per lo sviluppo della Sardegna, con gravi e talvolta irreparabili danni alla nostra risorsa primaria che è l'ambiente.

Alla luce di quanto fin qui esposto mi domando come tecnico, come legislatore, come ambientalista, è utile reintrodurre i vecchi piani territoriali paesistici che come visto non sono serviti a tutelare l'ambiente né a stimolare lo sviluppo socio-economico della Sardegna ma, per contro, a bloccarlo? Si obietterà che a causa del recente annullamento dei Piani territoriali paesistici da parte del TAR Sardegna siamo in una situazione di emergenza e non c'è tempo per passare a una legge urbanistica organica. Ma non è così. Esiste infatti un disegno di legge, il 221 degli assessori Milia e Onida, risalente al 2001, scritto proprio in previsione fin da allora del molto probabile annullamento dei PTP da parte del TAR Sardegna, e che pertanto negli articoli 5 e 6 contiene adeguate misure di salvaguardia e adeguate norme transitorie.

Allora, io dico, piuttosto portiamo immediatamente in Commissione, in Aula, quel disegno di legge, discutiamolo, miglioriamolo e approviamolo velocemente, potremmo in tal modo assicurare la tutela paesistica ambientale, evitare il perdurare del blocco dello sviluppo ed attuare nel contempo le disposizioni delle leggi dello Stato in materia di tutela paesistica per gli ambiti territoriali previsti dall'articolo 149 del decreto legislativo numero 490 del 1999, ottenendo in tal modo tre importanti risultati con un unico provvedimento. Vi ringrazio per l'attenzione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente del Consiglio, colleghi. Nella relazione alla Giunta regionale, presieduta dall'onorevole Floris, del disegno di legge che va sotto il nome Milia - Onida, sulle modifiche da introdurre alla legge regionale numero 45 dell'89, nell'ormai lontano 17 ottobre 2000, si invocava l'urgenza del ripristino di un quadro normativo urbanistico di riferimento ormai, già a quella data, del tutto inadeguato ed inesistente.

Già nel luglio '98 con decreto del Presidente della Repubblica, su motivato parere del Consiglio di Stato, erano stati annullati sette dei quattordici piani territoriali, con la delegittimazione sostanziale degli altri sette, ormai depotenziati, già da allora, della loro capacità di indirizzo alla pianificazione sotto ordinata; facendo presente che della strumentazione operativa prevista dalla nostra legge urbanistica numero 45 dell'89 non si trovava più traccia in quanto, primo, i sette piani paesistici erano stati caducati, gli altri, come già detto, sostanzialmente delegittimati.

Due, non sono mai stati elaborati gli schemi generali di assetto territoriale, le direttive per i centri storici e per le aree urbane e i vincoli di cui al comma 5 dell'articolo 5 della "45", non adottando quindi il quadro regionale di coordinamento territoriale.

Terzo, nessuno dei piani urbanistici provinciali era stato adottato. Quarto, solo una minima parte dei piani urbanistici comunali aveva ultimato l'iter di adeguamento e infine nessun accordo di programma ex articolo 28 bis era stato approvato. A distanza di tre anni dalla presentazione in Giunta di quel disegno di legge nulla in campo urbanistico in Sardegna è cambiato, anzi sono peggiorate le cose e non tanto con l'annullamento, scontato e ampiamente annunciato, da parte del TAR della Sardegna di altri sei piani paesistici che non aggiunge danni, anzi semmai, riporta omogeneità su tutto il territorio regionale, quanto per la situazione di crisi totale della strumentazione pianificatoria sotto ordinata, perché?

I piani urbanistici provinciali, pur non essendo ancora definitivamente adottati, sono già in odore di immediato smembramento; con l'istituzione delle nuove Province cambiano i territori oggetto dello studio originario, cambiano i soggetti deputati all'adozione, facendo perdere ai redigenti piani l'indispensabile coerenza territoriale e rendendo necessaria una nuova configurazione di base che ne permetta l'adozione al nuovo organismo che avrà vita.

I piani urbanistici comunali, senza linee guida della pianificazione sovra ordinata, brancolano nel buio più totale, guidati esclusivamente dalla verifica di coerenza in capo alla struttura della direzione generale della pianificazione dell'Assessorato degli enti locali e dell'urbanistica. Gli accordi di programma ex articolo 28 bis nessuno, piani attuativi fermi da quattordici anni. Questa ad oggi la drammatica situazione dell'urbanistica in Sardegna derivata dalla mancanza, come più volte ho avuto occasione di rimarcare, di uno schema generale di assetto del territorio regionale.

Il legislatore regionale nell'89, ritenendo giustamente che il bene primario fosse costituito dalle risorse naturali ambientali e storico-culturali, aveva individuato nei Piani territoriali paesistici lo strumento sovra ordinato per il controllo dell'attività pianificatoria. Si volle impedire la famosa città lineare dei 70 milioni di metri cubi sulle coste con il paesaggio e non con l'urbanistica, col solo vincolo e non con la pianificazione territoriale, perché bisognava porre uno sbarramento decisivo a quello ipotizzato sviluppo selvaggio. E fu un errore fondamentale per le conseguenze indotte, si volle elaborare la disciplina di tutela del territorio senza contemperarne le esigenze di sviluppo e di uso dello stesso, risultava cioè necessario emanare le direttive ed elaborare lo schema di assetto in quanto rappresentano la sintesi della politica economico-sociale e quindi di uso e tutela delle risorse che hanno rilevanza su tutto il territorio regionale, e non solo su parte di esso.

Perché il piano paesistico, allora individuato come strumento sovra ordinato a tutta la pianificazione regionale, non poteva assolvere al compito della tutela e anche dello sviluppo? È strumento passivo che ha nel vincolo il suo titolo ed il suo limite ed è chiamato esclusivamente a specificare i contenuti precettivi del vincolo stesso, tant'è che, come dice il Consiglio di Stato nel parere di annullamento nel maggio '98, il piano paesistico si colloca tra vincolo paesaggistico ambientale e autorizzazione in posizione verticalmente intermedia, obbligatoria ma non necessaria perché il vincolo spiega i suoi effetti anche in assenza del piano e indipendentemente da esso, e via l'elenco delle illegittimità. Tra le più importanti l'essere andati nella redazione dei PTP ben oltre gli areali vincolati ex legge numero 431, la Galasso.

Questa situazione, colleghi del Consiglio, non può essere ancora rinviata con provvedimenti tampone, anch'essi tra l'altro in grave odore di illegittimità in quanto si riferiscono a atti dichiarati abbondantemente illegittimi. Provvedimento da adottare in totale disprezzo giuridico, amministrativo e costituzionale con quanto già dichiarato dal TAR Sardegna, dal Consiglio di Stato e dal Presidente della Repubblica con propri decreti. Un provvedimento di questo tipo, se varato, avrebbe sicuramente vita cortissima, durerebbe fino al primo immancabile ricorso.

La Sardegna ha bisogno di ben altro; ha bisogno di un documento urbanistico formale nel quale si esprima il principio dell'autonomia legislativa regionale e con lui i criteri di trasparenza, di concertazione di sussidiarietà e qui vengono al pettine anche i nodi del nazionalitarismo, caro Presidente della Commissione, il ruolo dei comuni, della sovranità diffusa nel sistema dell'ordinamento. Ha bisogno di un piano generale di assetto del suo territorio che le consenta di potersi muovere nella direzione del recupero dei clamorosi ritardi nei confronti di quelle realtà che hanno fatto del sistema urbanistico ed ambientale uno dei punti di forza della loro crescita culturale e economica.

Giova ricordare, cara maggioranza e caro Presidente Floris, come questo governo regionale abbia enunciato in termini programmatici, ripetuta anche dall'onorevole Pili, la necessità di un cambiamento rispetto alle vecchie e sorpassate impostazioni del passato con un esplicito riferimento all'urgenza di operare su scenari complessi come quelli territoriali in un rapporto tra i soggetti interessati improntato sulla sussidiarietà e sulla responsabilizzazione con l'imperativo categorico della qualità al centro dei destini delle nostre decisioni, della visione delle cose che vogliamo fare.

Questo fu il ragionamento alla base del disegno di legge cosiddetto Milia - Onida che giace nella Commissione consiliare quarta da quel dì, esitato all'unanimità dalla Giunta presieduta dall'onorevole Floris. Disegno di legge che contiene tutte le salvaguardie e ha due articoli in più del testo che vogliamo, per velocizzare l'esigenza, definire e decidere questa sera.

Disegno di legge, ripeto, che contiene tutte le salvaguardie e le norme transitorie necessarie per una corretta gestione del territorio nel periodo di approntamento del piano urbanistico territoriale generale che va discusso in quest'Aula, emendato ed eventualmente migliorato, nessun vincolo, nessun rigore, nessuna decisione di tenere ferma quella impostazione senza consentirne aperture, miglioramenti ed apporti. Solo così potremo avere una organica disciplina urbanistica per tutto il territorio regionale che già da troppo tempo attende invano. Riprendiamo i lavori normali dell'Aula mantenendo il rigore anche delle decisioni assunte precedentemente fino a quando non è stata introdotta in qualche modo, credo, anche con onestà intellettuale per certi aspetti, per altri forse con un'attenzione strumentale la questione dell'urbanistica nell'ordine del giorno del Consiglio.

Si chiudano i ragionamenti sulla legge elettorale, si apra una settimana di grande confronto su un tema come questo che è patrimonio di tutti, e credo nella coscienza di tutti, all'attenzione e nella necessità che venga definito e risolto nell'interesse dell'intera Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà

MASIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, il 29 luglio '98, come sappiamo, sono stati annullati dal consiglio di stato quattro piani territoriali paesistici e, un paio di mesi dopo, nell'ottobre, subito altri tre. In particolare questi sette piani paesistici riguardano buona parte anche del nord Sardegna; sono stati sette piani annullati con altrettanti sette decreti del Presidente della Repubblica che, come voi ricordate, sono venuti in conseguenza di ricorsi che sono stati fatti da una associazione ecologistica. Erano stati approvati nel 1993 e comunque, bisognerebbe anche dirlo, già da allora, appena approvati mostravano notevoli problemi di interpretazione e di applicazione, erano disomogenei ed anche notevoli incongruenze.

Passato qualche po' di tempo, in vacanza appunto di questi sette piani paesistici, nel giugno del 2000 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa fra la Regione Sardegna e il Ministero dei beni culturali per avviare un'attività di concertazione che servisse, in qualche modo, a ripristinare, a cercare di ripristinare ed avviare una pianificazione che sostituisse quel vuoto. D'altronde c'erano ampie zone che si trovavano prive di un importante strumento.

Nel mese di ottobre dello stesso anno nel decreto di pianificazione finanziaria si ribadiva, da parte di questa maggioranza, che poi è stato approvato pure da tutto il Consiglio con queste testuali parole che "andavano rivisti da parte della Regione i piani territoriali paesistici" e continuava anche che "era indispensabile perché occorreva tener conto delle osservazioni fatte dal Consiglio di Stato e che per molti di questi piani era stata dichiarata la nullità". Cioè, si continuava ad attestare che c'era questa assenza, però allo stesso tempo non c'erano iniziative che in qualche modo consentissero di ovviare a questa situazione.

Da allora non si è fatto più nulla, se non ancora il tentativo di modificare alcuni articoli, li abbiamo vissuti l'anno scorso durante la finanziaria; di modificare l'articolo 28 e 28 bis della legge regionale numero 45 e poi anche nella finanziaria di quest'anno quando, portando avanti in maniera abbastanza velata anche se non troppo, si è cercato di annullare quel poco che era rimasto naturalmente della pianificazione di salvaguardia esistente. E siamo ai nostri giorni.

Noi giorni scorsi abbiamo visto tutti quanti che è arrivata finalmente, perché si aspettava da tempo, la sentenza del TAR; questa annulla gli ultimi sei piani paesistici, ne lascia ancora uno in piedi, che è quello del Sinis, ma soltanto per vizio di forma, perché è questione di giorni, da cui poi ne verrà fuori che non ci sarà più pianificazione territoriale paesistica presente. Un vuoto che possiamo definire totalmente assoluto.

In questi anni sono state presentate anche diverse proposte di legge; queste si facevano carico di proporre norme di tutela e di ripristino di un minimo di panificazione dove, naturalmente, non era più presente perché era necessario, lo sentivamo in molti, di colmare questo vuoto. La proposta che è stata fatta, Onida-Milia, che ieri è stata anche oggetto di discussione perché è stata utilizzata per portare all'attenzione di questo Consiglio che non era possibile pensare ad una legge di transizione, quando invece era possibile entrare in merito ad una legge compiuta, diciamo che senza voler entrare troppo nel merito ci ha lasciato abbastanza perplessi, prima di tutto perché non può essere portata avanti con un esame da parte di questo Consiglio in maniera diretta, essendo questa una legge che è abbastanza complessa, che non è possibile che noi possiamo discutere in Consiglio senza entrare in merito in Commissione e, allo stesso tempo, perché esiste anche - come dicevo poco fa - una serie di leggi che sono presenti, che hanno bisogno di essere discusse e perché no, come siamo abituati a fare, prese in considerazione perché assieme a quella si possa tirar fuori un testo unico che in qualche modo cerchi di dare il meglio che è possibile dare per avere una pianificazione, per avere una legge urbanistica che, in qualche modo, sia disponibile per questa nostra regione.

E terzo perché siamo portati a credere anche, perché non siamo d'accordo, che il dibattito di questa legge non può interrompere l'esigenza, che è fortemente sentita, di dare ai sardi, a questo Consiglio, la possibilità di introdurre con urgenza una legge transitoria che ripristini prima di tutto una norma di salvaguardia in attesa di un nuovo strumento che in questo momento non esiste. Cioè, il tentativo di andare verso tempi lunghi per consentire che alcuni comuni usino questo periodo di assenza e vuoto legislativo io credo, e credo di trovare molto consenso in questo, che non debba sicuramente passare. Noi siamo tutti convinti che questa è una situazione di emergenza e siamo anche convinti che occorre riordinare in modo strutturale la strumentazione urbanistica regionale, perché siamo anche una delle poche regioni in Italia che non possiede una legislazione compiuta, che non possiede i piani territoriali paesistici, probabilmente in questa situazione c'è soltanto la Campania, il resto dell'Italia, invece, è in una situazione molto distante da come noi ci troviamo.

Negli ultimi mesi, questo è un dato che serve un pochettino a renderci più edotti, un velivolo delle Fiamme Gialle, anche per vedere quale era la situazione delle coste da un punto di vista erosivo, ma in particolare anche per vedere quello che sta avvenendo, percorrendo, sorvolando i 1.800 chilometri di costa della Sardegna, appunto con l'obiettivo di cercare (è significativo questo obiettivo) le alterazioni del paesaggio, costiero in particolare, ha potuto rilevare importanti modifiche dovute all'edificazione, nonostante la tutela e i vincoli che sono ancora esistenti, non sono molti ma qualcosa ancora c'è. Figuriamoci in assenza totale come siamo oggi in questo momento.

Naturalmente in quell'articolo si parlava in particolar modo della Gallura e della Costa Smeralda. Io ritengo che questa situazione non sia solo ed esclusivamente in parte della nostra Isola, ma sia diffusa in tutto il territorio della Sardegna, basta verificare quello sta avvenendo nel territorio orientale della nostra Isola. "La maggior parte degli interventi (si commenta in questo articolo), in atto è nelle fasce dei 300 metri" io ritengo che saranno forse delle lottizzazioni convenzionate che superano i vincoli dei piani paesistici, non lo so, forse è così, però quello che c'è da rilevare è che ricadono in zone vergini di grande pregio naturalistico e naturalmente la natura e il passaggio della Sardegna, per quel che a noi rappresenta, è un unico, prezioso, ineguagliabile bene che noi non dobbiamo sicuramente consumare, ma dobbiamo conservare.

Il quadro caotico e contraddittorio della normativa urbanistica regionale, naturalmente, provoca anche delle perplessità, in particolare provoca timori sul futuro delle nostre coste e, perché no, anche di alcune zone interne, perché di questo non ci dobbiamo dimenticare, non è soltanto delle zone interne che ci dobbiamo preoccupare. La salvaguardia di queste zone io ritengo che sia altrettanto importante. Si dice che esistano in questo momento oltre 200 progetti pronti per essere sbloccati, appunto, da una pianificazione che in questo momento siccome non c'è più è probabile che stanno per partire, stanno naturalmente per essere rimessi in circolo, e sono progetti che riguardano in particolar modo le nostre coste, che sono stati bloccati appunto dalla pianificazione territoriale che, in qualche modo, ha eseguito un suo freno, un fermo. La Regione Sardegna, poi, ha una competenza primaria sulla gestione del territorio, sappiamo che questo è definito nel Titolo V della Costituzione ed è proprio per questo che a suo tempo aveva legiferato anche relativamente al condono, aveva fatto la famosa legge 23 del 1985. Io chiedo ai colleghi e si sono chiesti loro, immagino, quale sia l'effetto combinato che proviene dall'annullamento totale dei piani paesistici in cui noi ci troviamo in questo momento e il condono nazionale? Perché? Perché ci sono molti comuni che non hanno fatto l'adeguamento ai piani territoriali paesistici e non avendo fatto l'adeguamento, logicamente, venendo meno i vincoli dei piani territoriali paesistici, possono sicuramente attuare un condono edilizio che consente molto di più di quello che non poteva essere consentito. Quindi, molte sono le zone che senza vincoli consentono di sanare tutta una serie di abusi che, invece, con i vincoli dei piani paesistici, non sarebbe stato possibile.

Il fatto che i piani paesistici siano decaduti naturalmente comporta, come sappiamo, il dimezzamento dei volumi teoricamente realizzabili ai sensi del decreto Floris, e questo naturalmente, per ciò che riguarda gli abusi, è - posso dire - un'apertura. In quella fascia dei 500 metri era possibile realizzare solo strutture ricettive alberghiere, venendo meno, naturalmente, abbiamo che con il condono si possono sanare anche e non soltanto abusi.

PRESIDENTE. Onorevole Masia le chiede di parlare rivolto alla Presidenza, non per altro, perché come lei si gira non si sente più nulla, naturalmente non ha più il microfono.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Chiedo scusa. Solo strutture ricettive alberghiere che rientrerebbero, naturalmente, quelle di tipo residenziale. La maggior quantità di abusi, come dicevo, che danneggia il paesaggio e le nostre coste sono rivolte proprio verso il settore delle residenze ed in particolare all'interno di quella fascia. Molti sono i tentativi che si sono fatti per ovviare a questa situazione di vero e proprio vuoto legislativo e di stallo nel settore dell'urbanistica, noi riteniamo che dobbiamo innanzitutto dare certezze, però. Noi dobbiamo dare certezze agli imprenditori perché lasciare l'incertezza è un danno fortemente economico, perché impedisce nell'incertezza di investire in ciò che è possibile, in ciò che la panificazione prevede e consente e quindi si creano ritardi proprio per colpa di queste incertezze ed in particolare in assenza di pianificazione. Dobbiamo poter dire subito sì, oppure poter dire subito no. Sicuramente però è necessario dare risposte a chi ha interesse ad investire nella nostra Isola. E naturalmente anche Palau insegna, gli anni che sono stati impiegati per poter realizzare quella che è l'iniziativa che è stata oggetto di discussione all'interno della nostra Commissione sono noti a tutti quanti, pare che oggi si sblocchi proprio per il semplice fatto che sono venuti ulteriormente meno questi ulteriori strumenti.

Possiamo anche dire che non possiamo nemmeno sperare che possa esserci sempre chi si offra di acquistare suggestive ed incontaminate risorse ambientale per tenerle senza modificare il loro stato di conservazione, io credo che questo non sia sicuramente l'auspicio che si pone questo Consiglio. Io sto parlando anche di Arbus naturalmente in questo momento, perché mi pare che sia noto a tutti che in questo momento, in assenza di pianificazione, rimane solo ed esclusivamente il Sindaco di quel paese a difendere quella grande risorsa ambientale e naturalmente con tutti i problemi che gli provengono, perché facendo da baluardo deve tener conto anche di quella che è la situazione in quel territorio di crisi e di disoccupazione che porta spesso ed in molte occasioni a svendere quelli che sono i gioielli di famiglia pur riuscire a creare occupazione, pur di riuscire a creare opportunità.

Questo noi non lo possiamo permettere. Già mi è capitato di dirlo che in alcuni territori la maggior attenzione deve essere data proprio per creare uguali opportunità, proprio perché non possono essere messi soltanto vincoli, ma bisogna creare anche opportunità perché da quei vincoli ne possano venir fuori anche risorse che a quel territorio devono essere date. La Quarta Commissione a suo tempo ha percepito - e vado a concludere - l'esigenza di arrivare ad una norma transitoria di salvaguardia; una norma transitoria in materia di panificazione territoriale e paesistica che sappiamo che non è sicuramente esaustiva, ma che risponde a quelle che sono le esigenze che ho cercato di evidenziare, cioè quelle di colmare un vuoto legislativo di così rilevante importanza per evitare ulteriori scempi ed assalti alle coste, come in effetti sembra di intuire che stia accadendo in questi giorni. Lo ha ritenuto la Commissione all'unanimità perché è un'esigenza fortemente sentita da questo Consiglio e dai componenti di quella Commissione e dobbiamo, innanzitutto, ovviare, nel momento in cui stiamo approvando questa legge, a quello che è il pronunciamento negativo del TAR, poiché riteniamo che non sia possibile ripristinare in un sol colpo o meglio con la legge che stiamo andando ad approvare, la legge che è stata ritenuta illegittima. Allo stesso tempo è importante tener conto che noi dobbiamo portarla in porto e quindi dobbiamo fare una legge che davvero sia tale da poter ripristinare quella che è la situazione ante che ci garantisca che non possano essere perpetrati ancora scempi e consumi del nostro territorio.

Bisogna, naturalmente, ripristinare il dimezzamento dei volumi, bisogna abrogare anche l'istituto dell'accordo di programma, per chi naturalmente si ricorda, che è stato elemento di grande dibattito all'interno di questo Consiglio, in quanto era poco applicabile, è poco applicabile, come si è già visto nelle poche volte che si è discusso abbiamo potuto constatare quanti problemi abbiamo incontrato e quanti sono stati, naturalmente, i punti in cui non abbiamo trovato condivisione. Questa legge va approvata subito ed è fra quelle, colleghi, che ritengo possano restituire dignità a questo Consiglio perché non possiamo restare in questa situazione di vuoto. L'auspicio, naturalmente, è che oltre questa legge si dia subito il via a discutere quello che è il testo unico di una legge urbanistica che in Commissione, naturalmente, sono già presenti e devono essere prese in considerazione per poter evitare ulteriori ritardi e per fare in modo, appunto, di venir fuori da questa situazione dove dal 1998 ad oggi non si è pianificato alcunché e dove dal 1998 ad oggi io credo si è continuata a consumare quella che è l'unica ricorsa che noi abbiamo nella nostra Isola e che sicuramente dobbiamo salvaguardare in particolar modo da qui dentro.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita- D.L.). Brevissimamente sull'ordine dei lavori; io credo che il calendario fatto, che il Presidente ha riproposto di chiudere stamattina e di andare a martedì, sta creando un certo malessere, un certo disorientamento perché arrivano sempre più vistose, anche da parte dei Comuni, le preoccupazioni che in questa carenza di nostra attività ci siano deliberazioni dei comuni che pregiudicano la situazione dei territori. Allora, io capisco anche che si possa stasera finire alle otto, non capisco perché domani non si debba lavorare. È vero che c'è il congresso dell'ANCI , ma noi siamo prima consiglieri regionali e poi consiglieri comunali, questa è la priorità e da questo punto di vista io credo che l'attività di ciascuno di noi deve essere subordinata all'attività e alla priorità dell'Aula. Credo che sia un fatto essenziale, questo è un problema urgentissimo e mi sembrerebbe davvero straordinario se noi con questa emergenza che ci arriva dai territori, dai cittadini, dagli imprenditori, dai sindacati, oggi alle otto finiamo, poi ci facciamo un convegno all'ANCI e poi veniamo qua martedì e mentre noi facciamo questi giochetti i comuni, magari Olbia ha già inserito all'ordine del giorno Costa Turchese e quant'altro. Non voglio fare questione di singoli problemi, voglio semplicemente dire e richiamare il Consiglio a fare il suo lavoro, prima che consiglieri comunali noi siamo consiglieri regionali e la funzione legislativa ha il primato su tutto il resto ed in una situazione di emergenza, quale quella che stiamo vivendo, io vorrei, Presidente, che il Consiglio si esprimesse, ognuno si assumesse le proprie responsabilità e decidessimo in Assemblea anche, al limite, per appello nominale.

PRESIDENTE. Onorevole Selis non c'è nessun problema, credo. Io ho registrato e preso atto che in Conferenza dei Capigruppo alcuni Gruppi hanno espresso la richiesta domani di potersi recare all'assemblea dell'ANCI; tenendo conto che molti colleghi sono consiglieri comunali, ma sono anche sindaci e, pertanto, sono impegnati. Tuttavia, personalmente io non pongo nessun problema, voglio dire che se l'Aula pensa di dover fare cose diverse rispetto anche a quella decisione, la valutiamo. O rifacciamo una Conferenza dei Capigruppo e rivediamo questo aspetto sulla base anche delle valutazioni che lei ha fatto, che comprendo benissimo; diversamente, se ci fossero opinioni troppo distanti, un accordo difficile, io riproporrò all'Aula perché si esprima su questo argomento. Allora, io proporrei così, onorevole Selis, andiamo avanti, casomai abbiamo deciso di finire alle otto, prima delle otto si convoca la Conferenza in modo da dire ai colleghi se domani si prosegue o no.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (D.S.). Per ricordare, non a lei Presidente che in quella Conferenza di ieri non era presente, credo che fosse presieduta, se non ricordo male, dal Vice Presidente Biggio, ma ci fu un pronunciamento proprio per evitare queste sovrapposizioni, questa perdita di tempo ulteriore, di aprire stasera con la legge urbanistica, ma di chiuderla andando ad oltranza nella serata di oggi. Questo fu il pronunciamento, per impedire la ripresa dei lavori di martedì, di quando sarà, o la Conferenza e il Consiglio deciderà, di sovrapposizioni di leggi che iniziano e non vengono portate a compimento, di altre che continuano e non hanno il motivo per continuare, di una volontà comunque che è stata espressa chiaramente ieri sera di andare sino a tarda sera, sinchè questa legge non viene approvata dal Consiglio regionale. Tutto il resto non era argomento di discussione della Conferenza; l'argomento di discussione della Conferenza è stato proprio questo in modo puntuale e preciso, di andare ad oltranza.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, tutto può essere meno che chiaro questo aspetto, perché le posso assicurare che io l'ho valutato informandomi intanto dai presenti e poi dagli atti perché le conferenze, come lei sa, hanno il loro verbale, ci sono le registrazioni, io ho chiesto ai funzionari i quali mi confermano che non ci fu una decisione in tal senso, tuttavia ripeto, siccome...

(Interruzione)

No, non se l'è sognato né lei e né gli altri, probabilmente si è parlato di questo, poi non è stata formalizzata una richiesta e non si è deciso, però...

SPISSU (D.S.). Come non si è deciso! In Conferenza.

PRESIDENTE. Va bene, senta io mi devo rifare agli atti che esistono, altri Capigruppo mi dicono cose diverse da quelle che dice lei.

SPISSU (D.S.). Un solo Capogruppo può dire cose diverse.

PRESIDENTE. Allora, le questioni poste sono due; la prima posta dall'onorevole Selis: domani si lavora e quindi in questo caso si finisce alle otto. L'altra questione posta è: andiamo ad oltranza, vi avviso che ci sono 16 iscritti a parlare, ma lo dico solo perché capiamo di che cosa stiamo parlando.

COGODI (R.C.). Ma quanti sono presenti!

PRESIDENTE. Io li chiamerò tutti, se uno non è presente non ha diritto di parlare.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente mi consenta un'osservazione, io non comprendo, al di là che confermo quanto sostenuto dall'onorevole Sanna e le decisioni che in quella sede sono state assunte, non comprendo perché alle 18.30 dobbiamo porci il problema se finire stasera, se finire alle venti, se finire a mezzanotte, dove sta scritto che dobbiamo obbligatoriamente finire alle venti, per cui io riformulo la proposizione così come è stata avanzata. Intanto anziché stare a discutere andiamo avanti con i lavori e con gli interventi, dopodiché così come altre volte dai banchi dalla maggioranza è stata sostenuta la tesi che i lavori potevano proseguire anche oltre le venti, non comprendo perché oggi invece i lavori debbano necessariamente interrompersi a quell'ora. Quindi, Presidente, continuiamo a lavorare, poi eventualmente ad una certa ora della serata, che può essere le 21, le 22, le 23, se non avessimo finito facciamo il punto della situazione e decidiamo se è necessario un aggiornamento, ma non poniamoci il problema ancora prima delle ore 19.

PRESIDENTE. Io credo che possiamo tornare su tutte le decisioni come vogliamo, però dobbiamo in maniera pratica tener conto di alcune cose. E poiché io ritengo che sia estremamente difficile discutere questa questione qua, abbiate pazienza, convoco la Conferenza, ci troviamo un momentino e decidiamo come andare avanti.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi metta nella condizione, però, di poter decidere. E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 56, viene ripresa alle ore 19 e 28.)

PRESIDENTE. Colleghi, lo dico per informare tutti in modo tale che poi i colleghi si organizzino e sappiano come si devono comportare stasera e domani, la decisione è questa: stasera finiamo all'ora che si finisce sempre, saranno le 20 o le 20 e 15, vediamo un pochettino gli interventi che ci sono; domani mattina c'è Aula, si comincia alle 10 e l'accordo è che i lavori si concluderanno, tranne un'interruzione per mangiare qualcosa verso le 13 o le 13 e 30, i lavori si concluderanno quando abbiamo finito su questo provvedimento. Quindi entro la giornata di domani, se finiamo di mattina abbiamo finito, se finiamo di sera quando finiremo finiremo. Questo è l'accordo.

Naturalmente mi pare che questo provvedimento, mi è sembrato di capire, abbia bisogno anche di essere affinato sul piano politico, chi ha questo compito, che non è compito del Presidente del Consiglio, cerchi di raggiungere condizioni tali perché domani si possa votare questo provvedimento, tenendo conto della sostanza - lo dicevo in Conferenza dei Capigruppo - e non di chi vince o di chi perde che non mi pare su questa cosa.

Continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Dore - Deiana - Dettori Bruno - Loddo: "Normativa transitoria in materia di pianificazione territoriale paesistica" (43/A), Tunis Marco - Amadu - Floris Emilio: "Norme in materia di omogeneizzazione della disciplina del vincolo paesaggistico e di pianificazione paesistica" (71/A), Cogodi - Ortu - Vassallo: "Norme urgenti in materia di pianificazione paesistica e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale" (169/A), Morittu - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Sanna Alberto - Calledda: "Normativa transitoria di salvaguardia in materia di pianificazione territoriale paesistica" (196/A)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi intervengo brevemente perché, come è chiaro e legittimo, le sensibilità in quest'Aula sono diverse in una materia così importante come quella che è all'ordine del giorno e che stiamo discutendo, ma sentivo, prima dell'interruzione, l'onorevole Selis che ha sollecitato una riflessione su questa materia, che riferiva di grandi preoccupazioni esistenti tra i rappresentanti degli enti locali sardi in relazione - così ha riferito l'onorevole collega Selis - alla mancanza di regole, al pericolo di gravi danni per la Sardegna, perché stiamo parlando del bene primario, cioè della tutela ambientale e quindi gravi danni per tutta la Sardegna e quindi la necessità di intervenire.

Noi siamo d'accordo sulla necessità di intervenire, non siamo d'accordo sulle sensibilità diverse che provengono, non in questi giorni, ma arrivano ormai da un lustro e più in relazione alla totale paralisi della materia, a una situazione di emergenza continua perché non è bastato il Consiglio di Stato, non è bastato il TAR, evidentemente su questa materia, nonostante in quarta Commissione ormai da qualche anno, giacciano dei disegni di legge importanti di provenienza disparata, di provenienza degli esecutivi che si sono succeduti, di provenienza dell'opposizione, di provenienza della maggioranza, questa materia come al solito nel momento dell'emergenza viene tirata fuori, io dico anche strumentalmente. Dico strumentalmente perché gli urli e gli strepiti degli amministratori locali che nell'ultimo decennio, per colpe poche loro e molte della Regione, perché abbiamo visto che autorevoli fonti giurisdizionali hanno bocciato il lavoro fatto dalla Regione Sardegna e dagli esperti che si sono succeduti nella pianificazione paesistica, abbiamo visto che al 2000, al 1999, appena il 15 - 18 per cento, la percentuale è salita di pochissimo, era riuscito a dotarsi di piani comunali in adeguamento ai PTP, laddove i PTP insistevano, e quindi una dimostrazione dell'incapacità e certamente della complessità e farraginosità della materia che impediva ai comuni di dotarsi di strumenti urbanistici. Nonostante ciò non si è voluto mettere mano a questa materia in questi quattro anni di legislatura, quattro anni e mezzo, e oggi, sapendo già da tempoo che il TAR nient'altro avrebbe potuto fare che seguire la strada tracciata dalla seconda sezione del Consiglio di Stato, si viene a urlare in relazione a norme mancanti, a garanzie cancellate e a vincoli che parrebbero non esistere più - noi non crediamo che sia così - in relazione alla sentenza del TAR Sardegna, depositata il 6 ottobre 2003, che ripercorre né più e né meno quello che aveva statuito il Consiglio di Stato, seconda sezione, poi il decreto del Presidente della Repubblica che aveva caducato i PTP già esaminati in precedenza con precedenti ricorsi.

Ho sentito parlare, lo sappiamo tutti della competenza esclusiva, la competenza primaria in materia della Regione Sardegna, però questa competenza primaria evidentemente ha fatto sì che la materia venisse stravolta, basta leggere i passi della sentenza del TAR che riprende quella del Consiglio di Stato, una materia che ha sovradisciplinato alcune aree sensibili e sottodisciplinato altre aree sensibili, e oggi si vuole reintrodurre dalla finestra quello che è uscito dalla porta.

Noi non siamo assolutamente contrari alla disciplina, ma a una disciplina ampia, a una legge organica e, ripeto, le leggi esistono e non si sono volute discutere in quest'Aula, anche ultimamente la Conferenza dei Capigruppo, il Presidente, si è opposto a che le leggi organiche venissero discusse insieme a questi provvedimenti riuniti, che parlano esclusivamente di norme di salvaguardia che secondo noi sono già state dichiarate in gran parte illegittime da sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Sardegna. E allora siamo al solito punto, si urla, si strepita, la Sardegna è ingessata, non ci sono certezze per lo sviluppo, ci sono solo timori perché qualche sconsiderato - e qua lo possiamo certamente sottoscrivere - vorrebbe infilarsi nell'assenza, sulla carta io dico, perché le leggi e i riferimenti normativi esistono, vorrebbe infilarsi, almeno a detta di qualcuno, in questo vuoto.

Noi siamo disposti a discutere a tutto campo, avevamo iniziato a farlo con tutti gli enti locali della Sardegna, gli enti locali in queste ore si sono mobilitati e non certo e solo per la paura del vuoto normativo, ma si sono mobilitati per la paura di un altro periodo di paralisi. I periodi di paralisi si susseguono ai periodi di paralisi, siamo ormai da dieci anni e più paralizzati.

Noi crediamo che non faremmo un servizio utile né alla Sardegna, né ai sardi, né ai nostri amministratori locali andando avanti in questa direzione. Per questi motivi crediamo che questo provvedimento di legge non possa essere esitato positivamente se non con una revisione globale e con una presa d'atto di questa che è la materia nel suo complesso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Signor Presidente, io ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi di Forza Italia in maniera particolare, ma anche dell'onorevole Onida, e vorrei sommessamente dire loro che, insomma, mi sembra che l'argomento nel merito non lo vogliano trattare e vogliano in un certo modo parlare d'altro.

Noi non ci vogliamo sottrarre, lo dico in premessa, a una discussione larga, ampia su tutta la materia, ad affrontare il tema cioè di una nuova legislazione urbanistica regionale. Vi sono proposte di legge in Commissione, vi sono anche proposte di legge del centrosinistra, ve ne sono due, proposte, come si dice, corpose che affrontano coraggiosamente l'intera materia. Noi siamo assolutamente disponibili ad affrontare la materia che riguarda la normativa sulla pianificazione generale urbanistica in Sardegna. Non mi pare che la Giunta precedente, la Giunta in cui l'incarico di assessore era di Biancareddu, abbia fatto quello che doveva fare, quello che aveva preso impegno di fare. Io vi ricordo che giace ancora oggi, dopo due anni, all'ordine del giorno il disegno di legge della Giunta, a firma Biancareddu. E devo dire che la Commissione aspettava trepidamente che questo disegno di legge arrivasse in Commissione per avviare quel processo di discussione e di riforma ampia che era stato sollecitato qua in Consiglio regionale in occasione degli emendamenti - chiamiamoli così - "pirata" alla legge finanziaria del 2001, ma, ahimè, ad oggi questo disegno di legge non è arrivato in Giunta. Rimane in Giunta il disegno di legge della Giunta Floris, a firma Onida e più, ci sono le due proposte del centrosinistra e altre proposte varie. Ma oggi non stiamo parlando di riforma generale dell'urbanistica; stiamo parlando di un provvedimento d'urgenza, di una normativa transitoria che per la verità doveva essere fatta anche in via amministrativa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue MORITTU.) Io sollecito la Giunta a questa riflessione, sono passati quattro anni, ma non c'era necessità di una norma di legge per rispondere agli annullamenti prima del Consiglio di Stato e poi del TAR di qualche giorno fa. Era sufficiente una revisione dei piani territoriali paesistici da parte della Giunta, che li approvava, naturalmente, in conformità alle norme di omogeneizzazione che il Consiglio regionale nel 1993 approvò come direttiva di sostegno alla pianificazione paesistica. Quindi la via maestra non è quella che oggi stiamo discutendo qua in Consiglio; la via maestra era la via amministrativa ed era in capo alla Giunta in questi quattro anni e mezzo, e questa via maestra non è stata assolutamente percorsa. Qualche motivo ci sarà, immagino ci saranno state difficoltà, immagino ci saranno stati punti di vista diversi, immagino tutto quello che volete, però, insomma, poi alla fine è arrivato il TAR che ha annullato anche gli altri sei dei sette PTP ancora vigenti in Sardegna. Da lì la strada subordinata che noi, per la verità, da tempo abbiamo proposto a questo Consiglio, perché ci rendevamo conto che la Giunta regionale non aveva quelle intenzioni, cioè continuava a parlare d'altro rispetto all'urgenza sugli annullamenti decisi dal Consiglio di Stato. Allora, noi in tutti questi quattro anni, vi ricordo, abbiamo presentato degli emendamenti in finanziaria come norme transitorie di salvaguardia per i PTP, che non sono stati mai assolutamente accolti da parte della maggioranza, della vostra maggioranza, ma non perché volevamo sovvertire chissà quale ordine, volevamo ripristinare un minimo di ordine, perché di questo si tratta. Non si tratta di ragionare sulla pianificazione generale o sulla normativa che sovrintende alla pianificazione; si tratta in qualche modo di ripristinare un ordine che oggi non c'è più. Guardate, io davvero rimango un po' perplesso anche rispetto ad alcune argomentazioni e ne cito solo una, ma en passant, senza nessuna offesa per l'architetto, il collega onorevole Satta, ma non si può davvero affermare che la causa dell'abusivismo edilizio in Sardegna è l'esistenza dei PTP, insomma che la causa è una pianificazione che ha ingessato e che anche allora ha prodotto l'abusivismo.

Sappiamo bene che l'abusivismo è un'altra cosa, e su questo poi dirò una battuta finale. E non è neanche vero, onorevole Milia, che in Sardegna, nonostante le difficoltà che ci sono state in questi anni, le riconosciamo le difficoltà dei comuni nella pianificazione urbanistica e nell'adeguamento dei PUC alla normativa paesistica, ma i conti non sono quelli, sono un po' arretrati, anche se i conti veri l'Assessore dell'urbanistica in Commissione non ce li ha mai portati, nonostante le sollecitazioni. Noi abbiamo sollecitato anche con lettera all'Assessore dell'urbanistica Biancareddu lo stato della pianificazione urbanistica in Sardegna, non ci è mai arrivato niente di tutto questo. Abbiamo chiesto all'onorevole Biancareddu lo stato dell'abusivismo in Sardegna, perché leggevamo ogni tanto sulla stampa che l'abusivismo correva in Sardegna, Non ci è stato mai fornito alcun dato. Però i dati, per esempio, ultimamente li ha pubblicati un giornale regionale e la pianificazione, seppure faticosamente, la pianificazione approvata oggi vigente, i PUC aggiornati hanno superato di gran lunga la soglia del 50 per cento e ce n'è un altro 15 per cento, stiamo parliamo di circa 250 comuni su 360 che hanno approvato definitivamente o hanno alcuni, una cinquantina, in itinere l'approvazione della strumentazione urbanistica.

Ora tutto questo, in qualche modo, seppure con ritardo, ha costruito, ha determinato la costruzione di un ordine, di una regola generale anche in adeguamento ai PTP. Allora che facciamo? Rimettiamo tutti questi comuni in corsa a rimettere in moto, su pressioni che sappiamo che ci sono e sono fortissime nei territori, una nuova pianificazione fuori dell'adeguamento ai PTP, perché magari c'è qualche possibilità di fare qualche altro villaggio, magari non nella fascia dei 300 metri, perché c'è una legge che lo inibisce, ma dopo i 300 metri? Ma può essere davvero che noi possiamo pensare che una volta superata la fascia dei 300 metri possiamo costruire la città lineare, onorevole Onida, dei 70 milioni di metri cubi attestati sui 301 metri dalla fascia costiera? Ne guadagneremmo molto, sì, salviamo i 300 metri, ma l'impatto sul territorio regionale sarebbe davvero un impatto devastante.

Allora io credo che il problema non sia quello di ripristinare una sorta di discrezionalità del principe. Non mi riferisco per la verità a nessun principe, ma del principe toscano, insomma, che decideva tutto l'ordine architettonico di quel territorio. Oggi il principe è la democrazia, oggi il principe è il popolo, oggi il principe sono le regole democratiche che devono sovrintendere alla trasformazione del territorio. Allora la discrezionalità anche se affidata a validi architetti o urbanisti è la negazione della tutela dell'ambiente, ma è anche la negazione del diritto delle imprese, soprattutto di quelle sarde, a competere nella trasformazione virtuosa del territorio, perché sappiamo bene poi quali sono i poteri forti in una situazione senza regole che prevaricano e comandano le trasformazioni che molte volte sappiamo bene sono state devastanti per il nostro territorio.

Tutti naturalmente, come dire, diciamo che dobbiamo coniugare lo sviluppo con l'ambiente, tutti siamo d'accordo sui grandi principi, salvo poi quando vogliamo ripristinare un minimo di regole che sono le regole conosciute, badate, non sono regole sconosciute quelle dei PTP, sono regole conosciute e sono regole alle quali la maggior parte dei comuni oggi si sono adeguati. Certo ci sono comuni costieri che trovano difficoltà a adeguarsi, ma insomma devono fare anche loro uno sforzo. Noi chiediamo. La Commissione nella sua interezza, all'unanimità, ha fatto una sintesi virtuosa delle diverse proposte di legge transitorie in materia di PTP, ma guardate che il lavoro della Commissione non si discosta da una proposta di disegno di legge della Giunta a firma dell'onorevole Scarpa che giace ancora in Giunta e per la quale l'onorevole Masala, a seguito dell'annullamento dei PTP, si è impegnato ad approvarla in termini di urgenza. Forse non è più pensabile approvarla, ma siccome la proposta che ha esitato la Commissione non si discosta nella sostanza da quel disegno di legge che giace in Giunta. Non capisco un atteggiamento ostativo e un atteggiamento teso a scardinare un'approvazione di una legge che è di buon senso, guardate, non frena niente, né chiude niente, lascia tutti i varchi aperti, quelli che sono stati assentiti con la pianificazione esistente, salvo naturalmente tenere conto anche che il Consiglio di Stato, così come il TAR, hanno eccepito su alcune questioni. Allora noi poi successivamente, la Commissione sempre nella sua interezza ha proposto un emendamento migliorativo del testo, tendente a raccogliere le indicazioni, almeno quelle più salienti, provenienti dalle motivazioni di annullamento e rendere quindi anche la nostra proposta una proposta coerente con quelle osservazioni e quindi anche una proposta legittima se vogliamo, perché noi non possiamo pensare di fare leggi che contrastano con le dichiarate illegittimità degli organi della Magistratura sia nazionale che regionale.

Io davvero vi chiedo, ma come si fa a tutelare un bene che tutti riteniamo un bene primario, fondamentale per qualsiasi ipotesi di sviluppo della Sardegna senza che il bene stesso sia regolato, senza che il bene stesso abbia delle regole trasparenti di programmazione territoriale? Come si fa ad ordinare le trasformazioni necessarie allo sviluppo senza appunto queste regole certe e condivise? Come si fa a garantire a tutti i cittadini, agli imprenditori, soprattutto agli imprenditori sardi - ripeto - quelli seri, quelli che vogliono fare interventi di sviluppo nel settore del turismo per garantire loro pari opportunità, come si fa? Come si fa senza che questi abbiano davanti un quadro normativo certo. Nell'incertezza, nella discrezionalità sappiamo bene che vincono i poteri forti, lo sappiamo bene, non ce lo possiamo nascondere, allora noi abbiamo qua, in questa Assemblea di garantire tutti, tutti i sardi innanzitutto prima che quelli che molto forti provengono da fuori.

Non è possibile davvero neanche minimizzare su questa questione degli annullamenti perché guardate noi non possiamo pensare che queste parti pregiate del territorio di cui tutti affermiamo il pregio e la tutela possono essere governate con le regole degli anni '70 - '80 perché se i PTP non operano più, seppure in forma corretta, noi stiamo ripristinando gli studi di disciplina delle zone F degli anni '80 che sono stati superati da discussioni, dibattiti e leggi che sono state approvate virtuosamente da questo Consiglio regionale. E poi si capisce che qualunque legge che impatta sul territorio crea problemi, ma questi problemi, viva Dio, come dicevo poc'anzi, sono anche seppure tardivamente in una fase di superamento, poi tutto è naturalmente correggibile, modificabile, migliorabile. Ripeto, noi abbiamo presentato una corposa proposta di legge che modifica completamente, il cui ultimo articolo è "la legge 45 è abrogata". Questo è l'ultimo articolo della nostra proposta di legge. Ma come dire è soppiantata da un'impalcatura legislativa che raccoglie anche le modernità che nel frattempo sono andate avanti in Italia, soprattutto in alcune regioni cosiddette virtuose.

Allora il terreno del confronto c'è tutto e c'è tutta la disponibilità, ma non può essere utilizzato in termini strumentali per non affrontare un'emergenza e invece nascondere quest'emergenza minimizzandola, non esiste, non c'è niente, addirittura dicendo che i PTP sono come dire all'origine dell'abusivismo in Sardegna. Guardate, oggi davvero il messaggio che passa se il Consiglio regionale non approva una norma transitoria di tutela è un messaggio devastante, che coniugato con la legge sul condono, diventa davvero esplosivo, cioè il messaggio è "il Consiglio regionale non dà regole", "lo Stato sana qualunque abuso", beh, insomma davvero non troveremo un muratore in giro, saranno tutti di notte a costruire qualcosa o in campagna o nelle coste, questo sta già succedendo dalle nostre parti, questa è l'avvisaglia che si sente. Davvero allora risulta ipocrita un po' il richiamo alla tutela dell'ambiente se noi non siamo in grado di mettere in campo strumenti seri di tutela all'ambiente. E poi insomma io credo che non potremmo poi scagliarci l'un l'altro responsabilità, ognuno si assuma davvero le sue responsabilità. Non capisco neanche alcune dichiarazioni che ho letto sulla stampa, anche provenienti anche da ambienti cosiddetti ambientalisti che un po' hanno gioito di questo annullamento. Badate non c'è niente da gioire, il fine sicuramente era un fine positivo quello degli ambientalisti, tendevano come dire a rafforzare gli strumenti della tutela, ma lo strumento utilizzato, cioè quello dell'annullamento del piano poi alla fine si è anche dimostrato un po' un danno peggiore di quello che si voleva, invece, evitare.

Concludo, noi dichiariamo ancora, approvata questa norma, discutiamone nel merito, troviamo le soluzioni più opportune, noi riteniamo di aver lavorato in Commissione con animo sgombro, unitario, pronti ad affrontare l'emergenza, consapevoli del fatto che la Giunta regionale a quel momento non era riuscita a produrre niente né aveva dato segnali di voler produrre niente in quella direzione. Noi quello abbiamo fatto e l'abbiamo fatto senza spirito di parte da parte di nessuno. C'erano quasi tutte le componenti, mancava l'onorevole Satta, ma per motivi personali di disguido d'aereo mi pare, o qualcosa del genere. Mi pare che tutto è stato costruito in piena coscienza e in piena scienza. Noi siamo disponibili, approvata questa norma, così come il Consiglio riterrà di approvarla ma tendente comunque a tutelare questo bene, il bene della Sardegna, siamo disponibili ad affrontare il tema della legge urbanistica. Non ci vorranno dieci giorni onorevole Onida per affrontare. Io sono disposto, come dire, a fare i cinque, sei giorni di lavoro la settimana, se dobbiamo affrontare davvero, no?, alacremente questa proposta di legge. Ma insomma la complessità della materia nella sua interezza richiede forse più di dieci giorni se vogliamo davvero produrre con coscienza, ripeto, e con scienza, un qualcosa che vada nell'interesse della Sardegna, nell'interesse non solo della tutela, ma nell'interesse anche di uno sviluppo ordinato e virtuoso del nostro territorio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Morittu, comunque aveva ancora tempo. Sono iscritti a parlare: il consigliere Dore, è assente; la consigliera Pilo, è assente; il consigliere Diana, è assente.

(Interventi fuori microfono)

Parlate di Piana, dopo arrivo a Piana. Il consigliere Deiana, assente; il consigliere La Spisa, assente; il consigliere Piana, assente; la consigliera Lombardo, assente; il consigliere Biancareddu, assente. Il consigliere Cogodi è presente;poi il consigliere Pittalis, il consigliere Scano, il consigliere Tunis, il consigliere Corona e il consigliere Pirisi. La Giunta starebbe per assentarsi, ma invece vedo che si riaccomoda.

Io ho dato l'elenco all'Aula degli iscritti a parlare e degli assenti. Ci sarebbe spazio per un intervento o due secondo me.

SPISSU (D.S.). Cominciamo a chiamare in ordine, chi non c'è decade.

PRESIDENTE. Li ho dati assenti, sarà applicato il Regolamento. Quindi c'è, dopo gli assenti, il consigliere Biancareddu e Cogodi.

SPISSU (D.S.). Gli assenti sono decaduti?

PRESIDENTE. A mio avviso, sì.

SPISSU (D.S.). Non a suo avviso, a termini di Regolamento.

PRESIDENTE. A termini di Regolamento; a mio avviso, a termini di Regolamento sono decaduti.

(Intervento fuori microfono)

PRESIDENTE. La ringrazio, molto gentile, grazie.

È iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Chiedo scusa, Presidente, ma ero convinto che alle 20 si interrompessero i lavori.

PRESIDENTE. Sono le otto meno cinque.

(Interventi fuori microfono)

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Allora il disegno di legge e gli emendamenti presentati dal nostro Gruppo nascono dalla necessità di predisporre un adeguato sistema di tutela ancorché provvisoria delle aree già sottoposte a disciplina di piano territoriale paesistico e che attualmente ne sono prive a seguito dei pronunciamenti del Capo dello Stato nonché di quelle del Tribunale Amministrativo Regionale. Ciò va a provocare una situazione...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Cogodi, onorevole Spissu, onorevole Morittu, grazie.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, poiché sono le otto, posso chiederle se posso intervenire domani mattina, visto che sono le otto?

SPISSU (D.S.). Passa il treno? Cosa succede?

PRESIDENTE. Prego consigliere Biancareddu.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, le chiedevo, poiché sono le venti...

PRESIDENTE. Faccia il suo intervento, non è perentorio venti, venti e dieci, venti e quindici non succede niente.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). A me era stato detto che alle otto si chiudevano i lavori e io ho preso impegni, adesso vogliamo derogare anche gli orari che si danno?

SPISSU (D.S.). Prego, onorevole Biancareddu, siamo qui per lei!

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Grazie. Va be', ne farò un altro domani e domani sera.

Ciò va a provocare una situazione di vuoto normativo che dev'essere urgentemente coperto sia pure in maniera provvisoria in attesa che il Consiglio elabori la più complessiva riforma della disciplina urbanistica e paesistica regionale. L'esperienza della pianificazione paesistica, che rappresenta il dato più significativo della disciplina urbanistica delineata con la legge regionale 45 dell'89 a cui sia stata data attuazione, si è rilevata quindi tale da non determinare un assetto stabile e definito della disciplina del territorio regionale sia perché molti comuni non hanno provveduto a adeguare i loro piani urbanistici territoriali alle prescrizioni dei PTP sia perché soprattutto ben 7 PTP sono stati quasi subito annullati con decreto del Presidente della Repubblica ed altri sono stati travolti dalle attuali sentenze del TAR. Ci si trova quindi nella sostanziale assenza di una coerente ed omogenea disciplina del territorio regionale, con un quadro della pianificazione urbanistica comunale fortemente articolato e sperequato in quanto priva di punti di riferimento e basata su normative ormai superate ovvero su norme di salvaguardia che dovevano essere provvisorie ma che nella loro permanenza connotano un termine di precarietà la disciplina urbanistica con pesanti effetti in ordine alla certezza del diritto sulle aspettative e sulle esigenze dei cittadini e delle imprese. Ma non solo, tale situazione di precarietà non consente di adottare tutte quelle misure di tutela, salvaguardia e valorizzazione ambientale e paesistica del territorio, che pur previste nei PTP non hanno potuto tradursi, se non sporadicamente in strumenti operativi e normativi su scala comunale. Si pone, quindi, il problema di intervenire in via d'urgenza, per dotare il territorio regionale di una disciplina che provveda ad ovviare le conseguenze dell'annullamento mediante la specifica previsione di misure di salvaguardia in attesa della pianificazione paesistica regionale che dovrà essere imperniata su uno strumento unico ovvero articolato su base provinciale, giusta la previsione dell'articolo 54, decreto legislativo 112 del '98.

A riguardo si prevede per accelerare i tempi di predisposizione della nuova disciplina di utilizzare anche le elaborazioni recentemente compiute e in via di compimento da parte delle Amministrazioni provinciali che stanno provvedendo alla predisposizione dei piani urbanistici provinciali in attuazione della legge regionale 45/89 e dal testo unico enti locali. Il lavoro sin qui compiuto dalle province sotto il costante monitoraggio da parte dell'Assessorato regionale urbanistica si è esteso all'esame delle valenze ambientali, paesistiche e culturali dei territori interessati. Per cui le analisi delle elaborazioni compiute possono considerarsi prodromiche anche ai fini della pianificazione paesistica.

Per conseguire l'obiettivo di dotare con immediatezza il territorio regionale di una pianificazione territoriale paesistica valida ed efficace, pare quindi non solo opportuno ma doveroso utilizzare il lavoro sin qui svolto con molta competenza e impegno da parte delle Amministrazioni provinciali. In tal modo altresì potrà ben dirsi che la pianificazione territoriale risulterà come il frutto di quella collaborazione tanto auspicata tra regione, province ed enti locali. Tengasi conto inoltre del fatto che gli studi ed i progetti di piano provinciale sono stati, nel corso del loro iter redazionale, portati all'esame e all'attenzione dei comuni, delle forze locali mediante apposite conferenze di pianificazione. Ciò consentirà quindi di limitare i tempi necessari per la loro elaborazione e di conseguenza i tempi di vigenza delle pur necessarie misure di salvaguardia che si prevedono infatti di 24 mesi nell'emendamento da me presentato.

Al fine di dare il giusto riconoscimento all'apporto del lavoro svolto dalle Amministrazioni provinciali viene previsto che il progetto di piano paesistico venga redatto su base provinciale e che venga sottoposto prima del parere consiliare all'esame del competente Consiglio provinciale. Vale sottolineare che le procedure di redazione e di approvazione dei PTP restano immutate nella previsione loro data dall'articolo 11 della legge regionale 45/89 per cui in materia, in attesa della nuova legge urbanistica regionale, nulla viene innovato.

Le misure di salvaguardia finalizzate all'approvazione del piano paesistico regionale vanno ad incidere su alcune delle categorie di beni individuati per effetto dell'articolo 140 del decreto legislativo 490/99. Esse hanno comunque vigenza, questo secondo l'emendamento da me presentato, per non oltre ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge. Nell'auspicio naturalmente che in ventiquattro mesi il Consiglio si dia una normativa completa ed esaustiva. Rispetto alla pre vigente normativa ex 12 della legge 45/89 le misure di salvaguardia sono estese alle zone umide, ai siti archeologici, alle fasce spondali dei laghi naturali e dei fiumi, ai compendi regionali disciolti, alle montagne oltre i 1200 metri e alle aree di esondazione dei fiumi. Esse comprendono la fascia costiera per una profondità di 300 metri non volendosi porre ulteriori vincoli oltre quelli previsti sulla base della legislazione nazionale.

Gli interventi fatti salvi dalle misure di salvaguardia sono in parte quelli indicati dalla precedente disciplina posta agli articoli 10 bis e 12 della "45" ed inoltre quelli previsti dalla programmazione negoziata e degli accordi di programma naturalmente; quelli individuati dalla lettera b) dell'articolo 31 della legge 457/78 che sono inerenti alla ristrutturazione edilizia, quelli attenenti all'ampliamento delle strutture ricettive nella misura massima del 25 per cento delle strutture preesistenti e purché non venga superato un indice fondiario di un metro cubo per metro quadro; quelli previsti dal piano di lottizzazione con esclusione di quelli ricadenti nella fascia costiera dei 300 metri.

Le norme transitorie hanno lo scopo di non vanificare l'attività di pianificazione dei PUC in adeguamento dei PTP posti in essere dai comuni, considerando non solo il caso in cui l'adeguamento si sia perfezionato, ma anche il caso in cui ciò non si sia ancora verificato ovvero il caso in cui la procedura sia stata solo avviata anche senza pervenire a dati deliberativi di adozione.

Viene mantenuta in tutti i casi la validità della prescrizione in ordine alle volumetrie insediabili nelle zone F turistiche che debbono essere mantenute nel limite del 50 per cento di quelle massime ammissibili ai sensi del decreto 2266/83 e comunque essere ubicate in ogni caso nella fascia costiera oltre i 300 metri dal mare. Vale altresì sottolineare come l'iposi di deroga alle misure di salvaguardia che interessino in qualche misura gli strumenti urbanistici debbano essere corredate dallo studio di compatibilità paesistica ambientale, a maggior tutela e salvaguardia dei beni e dei valori paesistici ambientali tutelati.

Alle misure di salvaguardia viene infatti affiancata una specifica procedura di salvaguardia imperniata (e questo è l'altro emendamento presentato da noi), sullo studio di compatibilità paesistico ambientale da allegarsi sia al PUC che agli strumenti attuativi. Tale documento previsto originariamente dalla normativa di attuazione dei PTP diventa strumento fondamentale per la verifica della sostenibilità paesistico ambientale, delle scelte di piano nei confronti del sistema delle risorse storico-culturali-naturalistiche-paesaggistiche ed ambientali.

Tale studio è finalizzato all'individuazione dei livelli di sostenibilità delle ipotesi di sviluppo e di quelle di compatibilità paesistico ambientale delle ipotesi localizzative andando a determinare i parametri qualitativi e quantitativi delle trasformazioni compatibili. Esso non rappresenta solo un semplice allegato preliminare al PUC, ma anche un punto di riferimento per le valutazioni di tipo ambientale e paesaggistico e di competenza di altri organismi regionali. È previsto inoltre che lo studio delle compatibilità paesistico ambientali venga redatto in forma specifica anche a corredo degli strumenti urbanistici attuativi, in tal modo completando a livello di dettaglio le prescrizioni di tutela paesistico ambientale contenute dal PUC per le aree soggette al vincolo di cui all'articolo 638 del decreto legislativo 490/99.

In riguardo, invece, alla attuale recente sentenza del TAR, che tra l'altro era aspettata, era nell'aria, io quando ero ancora Assessore avevo fatto predisporre una serie di ipotesi di rimedio a questo, che forse non sono state adeguatamente pubblicizzate, né qualcuno le ha riprese negli interventi precedenti. La prima è, poiché l'annullamento è avvenuto in sede giurisdizionale, di proporre appello alla sentenza del TAR; se noi non fossimo d'accordo o volessimo contestare la sentenza del TAR dovremmo fare appello al Consiglio di Stato e chiedere al Consiglio di Stato la sospensiva dell'annullamento in modo da fare rivivere i PTP abrogati Questo se riconoscessimo dal punto di vista della legittimità qualche difetto in quello che il TAR ha prodotto.

Il secondo rimedio poteva anche essere l'emanazione di una nota di indirizzo rivolta a tutti i comuni con cui si richiama la piena vigenza ed efficacia della norma contenuta nell'articolo 10 bis della legge numero 45, che determina il contenuto obbligatorio e inderogabile dei piani paesistici nella fascia costiera dei 300 metri. Quindi senza fare leggi una direttiva che richiamasse la vigenza ancora piena dell'articolo 10 bis.

La determinazione per via legislativa del contenuto obbligatorio del PTP fa sì che abbiano vigenza anche a prescindere dall'emanazione ovvero dall'annullamento del PTP, che adesso devono essere resi comunque conformi. L'opportunità di tale avviso discende dalla necessità di contrastare allarmi ed attese in ordine alla cosiddetta cementificazione del territorio, caro onorevole Morittu, e di ribadire il fatto che il quadro normativo regionale prevede norme di tutela del territorio valide ed efficaci, una tale opzione deve tuttavia scontare le perplessità più volte formulate in ordine alla linea interpretativa, ritenendosi di più parti che la norma di cui all'articolo 10 bis della legge numero 45 sia condizionata in termini di efficacia dalla presenza di una pianificazione adottata e quindi vigente.

Quindi, in buona sostanza, in assenza di una pianificazione, quindi in assenza dell'annullamento, secondo la corrente maggioritaria dei suoi colleghi e dei miei dal punto di vista legale, l'articolo 10 bis non sarebbe più efficace e quindi una direttiva che facesse riferimento a questo sarebbe illegittima. Sto parlando di teoria così giusto per insinuare il dubbio.

Allo stesso tempo, approvare in via legislativa dei PTP soppressi sia dal Consiglio di Stato, sia dal TAR, anche questo diventa un'acrobazia legislativa, in quanto in termini di tutela del paesaggio volevo ricordare che la Regione Sardegna non ha competenza primaria, ha competenza ripartita o concorrente, vuol dire che c'è una legge quadro dello Stato alla quale noi dobbiamo fare il contorno e quindi fare una normativa di attuazione, quella è la legge quadro che rimane, noi non possiamo con norma regionale superare il vincolo di questa legge, è per questo che quella legge che la Commissione ha approvata qualora venisse usata dal Consiglio potrebbe, io umilmente uso il condizionale, essere inficiata da vizi di illegittimità costituzionale.

Quindi, o questa legge che è stata presentata viene formalmente e sostanzialmente emendata, oppure è preferibile bocciarla per non partorire un qualcosa che verrà impugnata da altri e quindi la telenovela dei TAR, dei Consigli di Stato e dei ricorsi dei cittadini, degli imprenditori, la non certezza di diritto diventa la regola nell'urbanistica della Regione Sardegna.

PRESIDENTE. Prima di chiudere i lavori, voglio precisare all'Aula che nella chiama degli iscritti a parlare ho commesso un errore, leggevo Deiana, ma era Diana e Diana era presente, lo davo per assente, ma era presente e l'onorevole Dore era nel salotto qui e rispondeva a una telefonata, per cui per Diana non c'è problema, non è stato chiamato, l'onorevole Dore potrà intervenire domani mattina. Quindi i lavori si concludono qui, l'Assemblea è convocata per domattina alle ore 10.00.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, io volevo sapere, in modo che rimanga agli atti con precisione chi è ancora iscritto a parlare nella discussione generale, così domani mattina non ci sono equivoci, rispetto a quanto succede di solito.

PRESIDENTE. Molto bene grazie. Domattina interviene per primo l'onorevole Dore, poi Cogodi, Diana, Balletto, Scano, Pittalis, Tunis, Corona e Pirisi.

ORTU (R.C.). Restavano solo Cogodi e un altro consigliere.

PRESIDENTE. Ho spiegato all'Aula che l'onorevole Dore si trovava a rispondere ad una telefonata, gli altri sono decaduti, i signori onorevoli Pilo, La Spisa, Piana e Lombardo in quanto assenti.

Per Diana io l'ho confuso; ho confuso Diana con Deiana e chiamavo Deiana, e Diana non potevo darlo assente in quanto era presente, era qui davanti a me ed è qui adesso (si è spostato, c'è ancora la sua borsa), è chiaro? Ha capito onorevole Ortu?

ORTU (R.C.). Non ho capito il lungo elenco.

PRESIDENTE. Se non ha capito questo io non lo so. Glielo rileggo? Allora Dore, Cogodi, Diana, Balletto, Scano, Pittalis, Tunis, Corona e Pirisi.

La seduta è tolta alle ore 20 e 17.