Seduta n.291 del 07/11/2002
CCXCI Seduta
(Antimeridiana)
Giovedì, 7 Novembre 2002
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 22.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 17 ottobre 2002 (285) che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giorgio Oppi e Noemi Sanna hanno chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 7 novembre 2002; i consiglieri regionali Antonio Cappai, Carlo Dore ed Alberto Randazzo hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 7 novembre 2002.
SANNA EMANUELE ( D.S.). Per quali motivi sono stati richiesti i congedi?
PRESIDENTE. Per motivi vari, qualcuno per impegni istituzionali e qualcuno per impegni personali. Si intendono accordati, non ci sono opposizioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sui congedi abbiamo chiesto cento volte, ed altre cento lo dovremo ancora chiedere, che di ognuno cortesemente si comunichi semplicemente la motivazione della richiesta. Quella addotta nella domanda di congedo, non quella che lei ritiene possa essere.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, nel Regolamento non è previsto che venga data comunicazione delle motivazioni che inducono un consigliere a chiedere congedo. Tuttavia, su richiesta possiamo comunicarle, ma non è stata istituita nessuna prassi, per la precisione, siccome siete molto precisi e molto preciso deve essere questo Ufficio, di volta in volta, quando verrà richiesto, verrà data la motivazione ancorché non previsto dal Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, allora io mi sento in dovere di intervenire sul Regolamento, perché la questione era già stata definita in precedenti circostanze. Nel momento in cui un Regolamento prevede che su una domanda di congedo si pronunci il Consiglio, ogni pronuncia, essendo un'espressione di volontà, non può prescindere da una valutazione, e la valutazione si può dare solo ed esclusivamente se la persona che ha la facoltà, o anche il diritto, talora, di avanzare domanda di congedo dai lavori del Consiglio regionale, dica le ragioni. Nessuno va ad indagare se le ragioni indicate siano o no vere, ma almeno agli atti, e soprattutto per la cognizione del Consiglio, che deve esprimersi, perché nessun Regolamento del mondo può prevedere un'espressione di volontà che non sia fondata sulla conoscenza. Quindi nel Regolamento c'è, perché i regolamenti hanno una logica, hanno una ratio. Quindi non si può accettare che nel Regolamento non ci sia. Tante cose non ci sono nel Regolamento, ma non è che tutto quello che non c'è nel Regolamento qui si può fare, perché esistono anche regole...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non è il caso di andare oltre. Lei ha un'opinione, questi uffici hanno un'altra opinione. Personalmente chi vi sta parlando, cioè il Presidente facente funzione, ha un'altra opinione. Noi diamo notizia della motivazione quando richiesta, non c'è nessuna prassi, non è scritto nel Regolamento, e i regolamenti hanno anche altre motivazioni talvolta, non solo quelle che lei in questo momento sta adducendo. Per cui io ritengo chiusa la discussione e la prego di concludere il suo intervento. Grazie.
COGODI (R.C.). Questa è pura prepotenza, perché in questo modo si può mettere in congedo, furbescamente, anche d'ufficio. Deve essere indicata la ragione del congedo. Lei è di turno, ma gli uffici non sono di turno! Ed io mi appello anche ad una deontologia e ad una capacità professionale. E' inammissibile questo atteggiamento. Però lei che può comandare, comandi, faccia quello che vuole, segua le buone orme che ha trovato da quelle parti!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io mi scuso, ma qui svolgo un'attività di servizio nei confronti dell'Assemblea, non sto comandando, non debbo comandare assolutamente niente. Mi rivolgo a delle intelligenze in una Istituzione che dovrebbe essere la massima espressione del popolo, come lei spesso ricorda in quest'Aula. Le ho detto che qualora ne venga fatta richiesta saranno comunicate le motivazioni delle domande di congedo, però non forziamo di più quanto non è previsto e quanto non è stato sancito da nessun Regolamento. Le interpretazioni possono essere come ella ha indicato o possono essere anche diverse. A lei è sufficiente che a richiesta venga data comunicazione della motivazione del congedo.
Ricapitolando, la consigliera Noemi Sanna ha chiesto congedo per problemi di salute; il consigliere regionale Antonio Cappai, per motivi familiari; l'onorevole Randazzo per motivi familiari e l'onorevole Oppi per motivi familiari. Se vuole altre informazioni deve chiedere direttamente agli interessati, mi dispiace onorevole Cogodi. Se l'Assemblea non ha osservazioni, i congedi si intendono accordati. Comunico inoltre che la richiesta di congedo dell'avvocato onorevole Dore è stata ritirata.
USAI (A.N.). Non è corretto, perché se io non voglio far sapere le ragioni a te…
COGODI (R.C.) Tu non sei corretto!
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge nazionale:
Dai consiglieri BALIA - CORONA - SPISSU - MURGIA - FADDA - VARGIU - SANNA Giacomo - CAPELLI - ONIDA - SANNA Emanuele - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DIANA - DORE - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - TUNIS - USAI: "Modifica alla legge 24 gennaio 1979 n. 18 in materia di elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo". (12)
(Pervenuta il 31 ottobre 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Dovremmo passare alla votazione del disegno di legge 306, ma essendo la prima votazione, a norma dell'articolo 91 dobbiamo far trascorrere dieci minuti. La seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 32, viene ripresa alle ore 10 e 45.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Ricordo ai colleghi che siamo in fase di votazione del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge 306/A. Ricordo anche che avevamo interrotto i lavori perché per due volte è mancato il numero legale; io non so se coloro che avevano chiesto il voto segreto allora mantengano anche oggi la loro richiesta.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Si conferma la richiesta di voto segreto.
CONTU (U.D.C). Io e l'assessore Ladu siamo senza tessere magnetiche.
PRESIDENTE. Questo problema io non so come risolverlo. Abbiamo due tessere, una è depositata presso gli uffici ed una ce l'ha il consigliere regionale; assessore Ladu, se le ha smarrite ambedue dichiari la sua astensione e il voto verrà computato.
(I nterruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Contu, anche lei dichiari l'astensione. E' chiaro che l'obiettivo è verificare il numero legale, mi pare. Se lei si asterrà sarà compreso fra i votanti.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto del passaggio all'esame degli articoli.
(Il consigliere Contu e l'assessore Ladu dichiarano la propria astensione dal
voto.)
PRESIDENTE. Colleghi, ho bisogno dei Segretari qui al mio fianco, uno della maggioranza, uno della opposizione, perché loro sono abilitati a valutare assieme a me la correttezza dei calcoli che vengono fatti dagli Uffici.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 39
Votanti 35
Astenuti 4
Maggioranza 18
Favorevoli 35
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA - CONTU - LADU.)
Si dia lettura dell'articolo 1.
LICANDRO, Segretario:
Art. 1
Normativa applicabile
1. Ai sensi dell'articolo 4 della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e successive modifiche ed integrazioni, in attesa di un'organica disciplina in materia, la Regione autonoma della Sardegna applica le seguenti leggi e i relativi regolamenti in materia di agevolazioni alle imprese individuate a norma del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59):
- Legge 28 novembre 1965, n. 1329;
- decreto legge 29 agosto 1994, n. 516, articolo. 11, convertito dalla Legge 27 ottobre 1994, n. 598 ;
- decreto legge 20 maggio 1993, n. 149, articolo 2, comma 2, convertito dalla Legge 19 luglio 1993, n. 237;
- Legge 25 luglio 1952, n. 949, articolo 37;
- Legge 14 ottobre 1964, n. 1068;
- Legge 28 dicembre 1995, n. 549, articolo 1, comma 81;
- decreto legge 18 novembre 1966, n. 976, articolo 28, convertito dalla Legge 23 dicembre 1966, n. 1142;
- Legge 1° febbraio 1965, n. 60;
- Legge 31 luglio 1954, n. 626;
- decreto legge 15 dicembre 1951, n. 1334, convertito dalla Legge 13 febbraio 1952, n. 50;
- Legge 27 febbraio 1985, n. 49, titolo I:
- Legge 9 dicembre 1986, n. 896, articolo 20;
- Legge 28 febbraio 1986, n. 41;
- Legge 9 gennaio 1991, n. 10, articoli 10, 12 e 14;
- decreto legge 23 giugno 1995, n. 244, articoli 1, 2, 9, convertito dalla Legge 8 agosto 1995, n. 341;
- decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, art. 13, convertito dalla Legge 28 maggio 1997, n. 140;
- Legge 27 dicembre 1997, n. 449, articolo 11;
- Legge 7 agosto 1997, n. 266, articolo 3, commi 6 e 7 e art. 8, comma 2;
- decreto legge 1 ottobre 1982, n. 697, articolo 9, convertito dalla Legge 29 novembre 1982, n. 887;
- Legge 5 ottobre 1991, n. 317, articoli 5, 6, 8, 12, 17, 23, 27, 31, 33, 34;
- Legge 3 febbraio 1989, n. 41, articolo 1;
- Legge 6 ottobre 1982, n. 752, articolo 12;
- Legge 30 luglio 1990, n. 221, articolo 7, comma 2 e articolo 9, commi 1 e 5;
- Legge 21 febbraio 1989, n. 83.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Finalmente, dopo due giorni nei quali al Consiglio è stato impedito di lavorare, per l'assenza cronica e mirata di parte della coalizione di maggioranza, è possibile tornare al merito della legge che è in esame. E l'articolo 1 di questa legge ripropone tutte quelle obiezioni di fondo, alcune delle quali di ordine pregiudiziale sul piano politico, ma anche sul piano tecnico-giuridico e istituzionale, che sono state avanzate in sede di discussione generale, per la riflessione e per il confronto fra le parti politiche in Aula, ma anche obiezioni avanzate circa la percorribilità anche sul piano tecnico-giuridico alla Presidenza del Consiglio, che ovviamente, dovrebbe pronunciarsi con l'ausilio degli Uffici - non dico suoi perché gli Uffici di cui il Presidente dovrebbe avvalersi sono del Consiglio, non sono del Presidente - che dovrebbero farsi valere, sempre che valgano.
Noi abbiamo avanzato, già in sede di discussione generale, una prima obiezione di fondo a questa legge. Voi della maggioranza continuate a dire che è una leggina, e non è una leggina; voi continuate a dire che è una legge di incentivazione delle imprese, e non è vero, perché non incentiva bellamente nulla, ma si limita puramente a raccogliere e incanalare diversamente disponibilità finanziarie che già c'erano. Quindi non continuate a diffondere queste notizie abbastanza tendenziose e pure fondamentalmente false.
Non c'è una lira di più che con questa legge vada al sistema delle imprese, non dico un euro, ma neanche una delle vecchie lire che vada al sistema delle imprese. I flussi finanziari sono quelli di prima, quelli delle 24 leggi e decreti legge che sono elencati in questo articolo 1. Però voi prevedete, a questi flussi di spesa, di cambiare le tubazioni; siccome questa Giunta si è molto specializzata in tubazioni e in opere accelerate in materia di condotte, voi incanalate in modo diverso questi flussi finanziari, e li volete conglobare in un fondo comune dal quale poi la Giunta regionale, con atti amministrativi, prelevi tali somme e ne decida la destinazione espropriando il Consiglio, che non può essere espropriato, della funzione di indicare la finalità della spesa attraverso le leggi.
Questa operazione non è solo ardita sul piano politico, non è solo sbagliata, è impossibile sul piano tecnico e perché viola le norme sulla ripartizione delle competenze che sono degli organi della Regione, della Giunta e del Consiglio. Ecco perché abbiamo posto la questione pregiudiziale, a cui non si risponde e a cui invece deve rispondere non solo la Giunta sul piano politico, ma anche la Presidenza del Consiglio, con i suoi uffici, se ce li ha, sul piano tecnico. Questo articolo 1 se il Consiglio l'approva diventerà cogente e dice che entrano nella legislazione della Regione, in quanto recepite, tutte le leggi e i decreti legge di cui appresso, le 24 leggi e decreti legge, il corpus di norme, di cui appresso. Ma attenti! Questo articolo 1 dice che queste leggi vengono recepite, si applicano in Sardegna con i relativi regolamenti, quindi tutte queste leggi entrano nel sistema giuridico proprio della Regione, perché vengono recepite, insieme ai loro regolamenti. Che cosa disciplinano i regolamenti delle leggi? Le modalità attuative di ciascuna legge. Quindi queste leggi, con questo articolo 1, entrano nel sistema giuridico e istituzionale della Regione per la loro normativa sostanziale e i relativi regolamenti. Che senso ha allora prevedere, e ci torneremo dopo su questa questione, se non ascoltate, che invece la Giunta deciderà le destinazioni di spesa? Ma sono già decise dalle leggi, i beneficiari delle leggi sono già definiti, i comparti economici di interesse (industria, agricoltura, artigianato, commercio) sono già definiti nelle leggi che stiamo recependo, e le modalità applicative sono già definite nei loro regolamenti! Voi invece dite che con direttive della Giunta - poco importa, vedo qualche emendamento, se con parere vincolante o non vincolante della Commissione - si deciderebbe invece la finalità di questa spesa. Non si può fare!
Questa legge, così come è formulata, e lo diciamo ancora fin da questo articolo 1, è un mostro giuridico, perché ha due teste, una testa vera, che è quella del recepimento di queste normative e dei loro regolamenti con questo articolo 1, e una testa posticcia, una testa di legno che poi la Giunta si riserverebbe di sostituire o di affiancare alla testa vera. Perché non ascoltare? Quando poi le leggi, le vostre leggi di destra, il Governo, anche il vostro Governo di destra, le impugna normalmente ormai alla Corte Costituzionale, perché le leggi il Consiglio le può fare, anche quelle più illogiche, anche quelle più impraticabili, più incomprensibili, e poi sarà la Corte Costituzionale a dichiararle illegittime perché non c'è più il rinvio al Consiglio stesso; la grande conquista del maggior potere in capo alla Regione comporta il fatto che poi tutto va alla Corte Costituzionale, passano anni e nel frattempo si legifera poco, si legifera male e si blocca tutto. Allora delle due una: o scegliete il sistema che la Regione riceve questi danari e decide cosa farne, perché sono finanziamenti statali al sistema produttivo, e allora faccia una sua legge, questa o un'altra, nella quale preveda una nuova disciplina regionale, però il Consiglio indichi le finalità e gli indirizzi di fondo e la Giunta li applichi, ne regoli le modalità applicative, perché le direttive non sono un'altra legge. Le direttive, nel rango delle fonti giuridiche, sono meno di un regolamento, sono atti amministrativi interni che possono solo disciplinare le modalità applicative, e noi stiamo recependo leggi che hanno la loro disciplina sostanziale, che istituiscono diritti in capo ai destinatari, stiamo recependo i regolamenti che dicono come quelle leggi si devono applicare anche in Regione, perché con questo articolo 1, diventano regolamenti nostri e poi con direttive si vorrebbe sconvolgere o modificare il sistema. Ciò comporterebbe addirittura una nuova notifica all'Unione Europea, perché evidentemente quello che già è regolato dalle leggi e dai regolamenti può essere modificato nella sostanza.
Qui c'è anche un punto di procedibilità su cui il Consiglio deve essere reso edotto dagli Uffici del Consiglio. Poi il Consiglio delibera come vuole, decide quel che gli pare, può anche decidere male, ma deve essere avvertito, perché sia indicata anche sul piano tecnico la migliore formulazione possibile delle leggi, che può incorrere in questo inconveniente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Presidente, l'articolo 1 titola "Normativa applicabile", il significato è ovvio, ma va riferito al contenuto del decreto legislativo che è richiamato nell'articolo, il 112. Beh, basta dare uno sguardo al complesso delle normative e delle previsioni che il 112 contiene per capire come le possibilità di procedere all'approvazione di una legge siffatta sono abbastanza dubbie. Primo: nelle disposizioni generali di tale decreto, all'articolo 3 sui conferimenti alle Regioni si dice: "Ciascuna regione, ai sensi della legge 59, entro sei mesi dalla emanazione del presente decreto, determina, in conformità al proprio ordinamento, le funzioni amministrative che richiedono l'unitario esercizio a livello regionale, provvedendo contestualmente a conferire tutte le altre agli enti locali in conformità ai principi stabiliti dalle leggi…", e in questo testo che noi stiamo discutendo non è prevista nessuna distinzione fra competenze proprie e da conferire. E badate, ci sono competenze specificatamente assegnate agli enti locali, lo vedremo più avanti. Quindi il testo è incompleto da questo punto di vista.
Secondo aspetto: agevolazioni alle imprese artigiane. Dice l'articolo 15: "Le regioni provvedono alla incentivazione delle imprese artigiane secondo quanto previsto con legge regionale", e in questa legge, al di là del recepimento, non stiamo prevedendo come dare le incentivazioni. E poi spiegherò che non è vero quello che ha detto l'assessore La Spisa sul fatto che, avvalendoci della normativa nazionale, noi possiamo fare a meno del controllo comunitario su queste leggi. Arriviamo anche a questo, perché viene smentito dal testo della stessa legge. Per cui tutte queste normative, una volta recepite, devono essere notificate, con tempi che conosciamo e che dicono chiaramente come questo Consiglio avrebbe potuto già da tempo predisporre le singole normative e predisporsi al controllo comunitario per dare esecuzione a queste norme.
Vado avanti. Articolo 19 (stiamo parlando dei fondi che riguardano l'industria, cioè la partita dell'industria), comma 6: "I fondi relativi alle materie delegate alle regioni sono ripartiti fra le medesime" - e qui scopriamo l'invenzione, caro Cogodi, del fondo unico, che non è un'invenzione della Giunta regionale ma una previsione della legge nazionale - "e confluiscono in un unico fondo regionale amministrato secondo norme stabilite da ciascuna regione", e noi vorremmo conoscere quali sono queste norme, quando le prevediamo e se è sufficiente una norma sull'istituzione del fondo unico per dire che questa è la disciplina per la gestione del fondo unico, cosa che non è.
Punto terzo: Finanziamenti che riguardano la ricerca, la produzione e la distribuzione di energia; il decreto prescrive: "Per le regioni a Statuto speciale" - qui c'è anche una normativa più particolare - "il conferimento delle funzioni e dei compiti, nonché dei connessi beni e risorse avviene nel rispetto degli statuti e attraverso apposite norme di attuazione", cosa che allo stato della legge non ci sono
Punto finale, che riguarda le disposizioni comuni, e che quindi riguarda tutta la partita di queste leggi, l'articolo 49, comma 4 dice: "Il trasferimento di funzioni di cui al comma 1 del presente articolo comprende le funzioni di determinazione dei criteri applicativi dei provvedimenti regionali di agevolazione creditizia, di prestazione di garanzia," eccetera, eccetera, "sulle materie di competenza regionale anche se relativi a provvedimenti di incentivazione già definiti in sede statale e comunitaria." Vale a dire che noi la nostra normativa comunque la dobbiamo adottare. Quindi non è vero che le nostre norme di attuazione o le nostre leggi, come dice giustamente il decreto legislativo che dovremo recepire, non sono soggette alla notifica nei confronti dell'Unione europea. Sono tutte soggette perché costituiscono normativa a sé, proprio per quello che ci dice il decreto 112. Quindi bisogna prendere atto che c'è una violazione di legge, cioè noi citiamo il decreto 112 ma ne eludiamo le prescrizioni; cioè tutte queste materie è necessario non solo recepirle in legge, ma anche recepire e disciplinare i criteri di attribuzione di queste risorse, perché essi prescindono dalle previgenti norme di carattere nazionale o comunitario. Quindi noi stiamo facendo un mezzo lavoro, forse anche meno di mezzo lavoro.
Quello che noi vogliamo significare, contestando la filosofia di questa legge, è l'atteggiamento sbrigativo e superficiale con il quale la Giunta affronta questi temi invocando, in maniera strumentale ed anche vergognosa, di fronte alle opposizioni l'esigenza di non perdere ottanta miliardi, o quello che sarà, quando voi siete ampiamente inadempienti sul piano del rispetto di queste norme. E quando volete prevedere e far conoscere a noi come gestirete il Fondo unico? Quali sono regole? Se si trattasse solo di un recepimento, a mio giudizio basterebbe l'approvazione dell'articolo 1 e dell'articolo 6, non a caso abbiamo presentato gli emendamenti soppressivi di tutti gli altri articoli, perché se fosse corretto recepire per dare modo al Consiglio di elaborare le norme, sarebbero sufficienti l'articolo 1 e l'articolo 6, perché anche in riferimento all'istituzione del Fondo unico è necessaria una disciplina che allo stato attuale manca per cui si prevede questa delega in bianco che la Giunta si vuole assumere per fare il bello e il cattivo tempo, tra l'altro violando anche il principio, se mi consentite, di collegialità fra i vari assessori competenti perché chiaramente nessuno di essi potrà conoscere adeguatamente le potenzialità e le disponibilità finanziarie che ha su questa partita, proprio perché non c'è disciplina, settorializzazione e regola nella gestione del Fondo unico.
Io ribadisco che questo è un provvedimento che, proprio se si vuole mantenere questo titolo, Presidente, "Normative applicabili", non può prescindere anche dal controllo degli uffici del Consiglio per effettuare una verifica di quello che si fa; perché, badate, se il controllo è un controllo di carattere formale e non di merito, lo si dica, perché in quest'Aula si stanno facendo leggi per violare altre leggi. Noi da un po' di tempo in questo Consiglio facciamo leggi che abilitano a violare le leggi, e noi ci vogliamo ribellare a questo perché ci deve essere un punto di riferimento di tutela della nostra attività legislativa che deve esercitare il proprio compito fino in fondo, e noi, Presidente, le chiediamo di fare un approfondimento serio su questa materia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna Gian Valerio, il Consiglio esercita la sua attività di controllo tecnico attraverso il lavoro che viene fatto in Commissione, lei sa che c'è un funzionario esperto della materia, e tutte queste discussioni devono avvenire in sede di Commissione, cioè serenella fase istruttoria della legge. Si presume che quando la legge arriva in Aula, tutti questi aspetti siano già stati approfonditi e chiariti. Io non so se la Giunta abbia qualcosa da aggiungere sulle questioni sollevate dai colleghi.
SANNA EMANUELE (D.S.). Siamo in sede di votazione.
PRESIDENTE. Sono state poste delle questioni, scusate un secondo.
FADDA (La Margherita-D.L.). Votiamo. Si deve stare in Aula.
PRESIDENTE. Benissimo. Votiamo. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Devo dichiarazione la mia astensione dal voto, posso? Perché ormai mi devo rivolgere ai banchi dell'opposizione per chiedere l'autorizzazione a parlare; lo dico ironicamente, Presidente.
PRESIDENTE. Le ho dato la parola, onorevole Pittalis, quindi lei faccia la sua dichiarazione. Sa di poter fare dichiarazione di astensione, non ha bisogno che nessuno glielo ricordi. Prego.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, l'intervento del collega Gian Valerio Sanna pone un problema che, per la verità, ritengo sia stato già affrontato nelle Commissioni di merito, che hanno istruito il provvedimento e mi pare però paradossale che venga posto oggi in Aula un problema su un complesso normativo che noi dovremmo recepire nell'ordinamento regionale ponendo anche dubbi, mi pare di avere colto, sulla legittimità di alcuni interventi; ma sono leggi nazionali, sono leggi che già sottoposte all'esame e al vaglio del Parlamento nazionale. Mi sembra che alcune leggi siano state approvate quando al Governo non vi era sicuramente il centrodestra ma governava il centrosinistra. Quindi semmai il problema lo si doveva porre allora.
Oggi noi, mi pare coerentemente, adempiamo ad un obbligo che discende da una legge nazionale, obbligo appunto che prevede il recepimento di una serie di leggi, senza il quale noi blocchiamo qualcosa come, mi pare, 50 milioni di euro, pari a 100 miliardi di vecchie lire, e, lo dico ai colleghi del centrosinistra, sarebbe un danno per l'economia sarda procrastinare ancora nel tempo l'approvazione di un disegno di legge che invece le categorie produttive dei settori del turismo, dell'artigianato, del commercio, dell'agricoltura, ci sollecitano. Quindi ecco le ragioni per le quali ritengo che il provvedimento debba essere approvato. La mia dichiarazione è sicuramente a sostegno per questo disegno di legge, ma non potendo intervenire per fare qualche osservazione critica all'intervento del collega Gian Valerio Sanna in sede di dichiarazione di voto, debbo, per Regolamento appunto, dichiarare il mio voto di astensione.
PRESIDENTE. Bene, adesso siamo al voto. Colleghi, abbiamo un piccolo problema: ci sono due colleghi che non hanno la scheda magnetica.
FADDA (La Margherita-D.L.). Si astengano.
SPISSU (D.S.). Si astengano.
PRESIDENTE. Non è così. Io posso fare una raccomandazione ai colleghi perché le schede sono personali, vanno custodite dal consigliere regionale, non si devono lasciare in giro. Qualcuno mi suggeriva di farne fare tre anziché due, il problema non cambia, perché se ne perdiamo due possiamo perderne anche tre. Allora con la preghiera di prestare la massima attenzione alle schede, io proporrei, per consentire ai colleghi che comunque hanno diritto di votare, di farli votare con due schede di due colleghi che sono in congedo.
Scusate, sono state ritrovate.
(Interruzioni dei consiglieri Fadda e Contu)
Onorevole Contu, non si arrabbi, la deve conservare lei la scheda.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 1 del disegno di legge 306/A.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 47
Votanti 45
Astenuti 2
Maggioranza 23
Favorevoli 36
Contrari 9
Il Consiglio approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - ONIDA - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - PITTALIS.)
Si dia lettura dell'articolo 2.
LICANDRO, Segretario:
Art. 2
Fondo unico
1. Per le agevolazioni previste dall'articolo 1 è istituito un fondo unico nell'ambito dello stato di previsione delle entrate e della spesa dell'Assessorato della programmazione, bilancio e assetto del territorio.
2. Le risorse di cui al comma 1, a seguito dell'accertamento dell'entrata, sono ripartite, con decreto dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta degli Assessori competenti per materia, nei rispettivi capitolo di spesa.
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda
L'articolo 2 è soppresso. (5)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Orrù - Sanna Salvatore - Falconi - Spissu
Il comma 2 è così sostituito:
"2. Le risorse di cui al comma 1, a seguito dell'accertamento dell'entrata, sono ripartite a regime in sede di Bilancio di previsione nei rispettivi capitoli di spesa". (1)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Orrù - Sanna Salvatore - Falconi - Spissu
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
"3. In allegato ai documenti di Bilancio di previsione, la Giunta Regionale trasmette annualmente lo stato di attuazione e la gestione del fondo unico". (2)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per illustrare gli emendamenti.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento numero 5, come avevo annunciato nell'intervento precedente, è soppressivo dell'articolo 2. Noi riteniamo coerente il recepimento dell'istituzione del fondo unico, ma insufficiente la sua previsione in quanto privo di normazione e di regole di gestione. Ovviamente questo rappresenta, a nostro giudizio, il nucleo dell'eccesso di delega che la Giunta sta proponendo a proprio favore, perché in ordine all'uso delle risorse è invalso il costume di regolamentarne e disciplinarne l'uso. Paradossalmente in questa forma si potrebbe anche concretare, per come è formulata la legge, un'ipotesi di gestione fuori bilancio perché nessuno di noi sa come verrà poi domani gestita questa risorsa. In via subordinata abbiamo presentato l'emendamento numero 1, col quale proponiamo appunto che la gestione del fondo unico venga decisa al momento dell'accertamento dell'entrata e della ripartizione dei relativi fondi nei capitoli di spesa in sede di bilancio di previsione. Questo emendamento è subordinato all'esito della votazione sull'emendamento numero 5, mentre l'emendamento numero 2 propone un comma aggiuntivo, perché è evidente che, vista anche la gran mole di risorse finanziarie che dovrebbero confluire, è corretto dare al Consiglio elementi di valutazione… Presidente, io non continuo l'illustrazione, se questo è il livello di attenzione.
PRESIDENTE. Colleghi, devo invitare tutti a fare un po' di silenzio e dire ai colleghi che stanno parlando con gli assessori di farlo in momenti in cui magari non disturbano. Onorevole Balletto, le dispiace accomodarsi?
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Tra l'altro il collega Balletto dovrebbe ascoltare le motivazioni che sottendono la presentazione di questi emendamenti. Io sto argomentando e voi state parlando!
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di fare silenzio. Prego onorevole Sanna
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Dicevo, l'emendamento numero 2 invece propone di aggiungere con il comma 3, la possibilità di trasmettere al Consiglio, e quindi anche alla Commissione competente, ovviamente, lo stato di attuazione della gestione del fondo unico che quindi possono intervenire sulla programmazione grazie alla conoscenza accurata di come è stato utilizzato nell'anno precedente questo fondo riguardo anche alle incentivazioni che vi sono comprese. Io credo che questa norma sottolinei un obbligo già esistente, anche perché tutto quello che costituisce gestione già dovrebbe essere oggetto di comunicazione negli stati di attuazione, ma da tre anni - questa è la mia esperienza, spero che non si vada oltre - da tre anni a questa parte stati di attuazione a questo Consiglio non ne vengono trasmessi e questo Consiglio programma, legifera ed opera senza la conoscenza minima delle condizioni operative dei diversi assessorati in ciascun nell'anno finanziario precedente. Questo è un singolare modo di procedere alla programmazione, un modo che noi abbiamo sempre contestato ed è per questo che coerentemente introduciamo una norma che prevede la trasmissione degli stati di attuazione.
PRESIDENTE. Gli emendamenti sono stati illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Il numero 1 non si accoglie, il 2 si accoglie, il 5 non si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Il numero 5 non si accoglie, il 2 è accoglibile, mentre sul numero 1, comprendendo le motivazioni che sono a monte di questo emendamento, e cioè quelle di non lasciare completamente all'Esecutivo l'individuazione anche dei criteri di ripartizione, ma dal nostro punto di vista, come proponenti del disegno di legge, non c'è alcun problema, nel senso che la ripartizione, essendo questo un provvedimento provvisorio, non potrà che essere dettata dal criterio del rispetto della spesa storica. Quanto fino ad ora sulla base di queste leggi recepite andava all'industria, andrà all'industria, quanto andava al commercio, andrà al commercio e quanto andava all'agricoltura, andrà all'agricoltura. Questo noi possiamo anche, volendo, metterlo tranquillamente in legge, cioè si potrebbe anche al limite modificare l'emendamento numero 1. E' una controproposta che facciamo per accogliere lo spirito dell'emendamento per cui, anziché rinviare alla prossima finanziaria, nella quale comunque dovrebbero essere dettati dei criteri, siccome questo è un provvedimento provvisorio - speriamo che queste leggi entreranno in vigore attraverso il testo unico degli incentivi - si individua già un criterio abbastanza chiaro, e cioè si può aggiungere una formulazione del tipo: "le risorse di cui al comma 1, a seguito dell'accertamento di entrata, sono ripartite secondo il criterio del rispetto della spesa storica settoriale", che potrebbe essere accoglibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). La precisazione poc'anzi addotta dalla Giunta regionale la dice lunga - ma basterebbe dirla anche corta, tanto non è che ci vuole molto a capirlo! - sulla reale intenzione che governa questo provvedimento. C'è stata una discussione generale, abbiamo avanzato delle obiezioni, c'è stata la discussione dell'articolo 1, si sono riproposte delle obiezioni ed anche delle ragioni che suggerivano delle modifiche. La maggioranza fa finta di non sentire, invece ci sente benissimo, la Giunta pure! E adesso l'Assessore dell'industria, oralmente e quindi in modo inefficace, per far finta ancora una volta che tiene conto di alcune osservazioni, ma non ne vuole tenere conto, altrimenti almeno esprimerebbe parere sull'unico atto formale che esiste, che è l'emendamento, per regolare, appunto, questi aspetti. Invece no, l'emendamento che vuole regolare questa materia, l'emendamento numero 1, non va bene, neppure per la Giunta, però la Giunta è costretta a riconoscere che così com'è formulato l'articolo 2 consente il massimo di arbitrio; ma l'arbitrio può essere anche esercitato in modo saggio e quindi potrebbe anche non creare danni, però consente, anzi impone, il massimo di disordine!
Cosa vuol dire adesso riconoscere che è fondata la nostra obiezione, che andrebbe comunque rispettato il criterio della spesa storica settoriale? Almeno oralmente, però tardivamente e in modo inefficace, perché qui si fanno leggi e non si fanno chiacchiere, dice l'Assessore dell'industria, per la Giunta: "almeno la spesa storica settoriale ci impegniamo a rispettarla. Cioè quello che andava all'agricoltura rimarrà all'agricoltura, quello che andava all'artigianato rimarrà all'artigianato e via elencando". Quindi era fondata la nostra obiezione, quindi è vero che in base a questo articolo 2 voi istituendo il fondo unico, con delibera di Giunta, potete addirittura spostare risorse che le leggi recepite con l'articolo 1 prevedono per certi destinatari, non solo per i settori, ma anche per le attività! Quindi è vero che voi vi riproponete, in sede amministrativa, nel chiuso dei vostri conciliaboli, estromesso il Consiglio regionale, di decidere che un finanziamento che oggi in Sardegna arriva per l'agricoltura, per esempio, può andare al commercio, o un finanziamento che arriva per il commercio può andare all'industria, tant'è che l'avete appena riconosciuto, quindi era vero! E noi insistiamo nel dire che non si può fare, che una legge siffatta è incostituzionale perché espropria l'Assemblea legislativa delle proprie prerogative e contraddice l'articolo 1, testè approvato, che ha recepito quella normativa sostanziale e i suoi regolamenti! Quindi avremmo non solo un mostro di una legge a due teste, ma una testa che prende a testate l'altra. Però voi siete testoni e quindi insistete comunque su una ipotesi legislativa incongruente che creerà solo danni.
Però voi dite "in attesa della normativa di riordino", ma siamo a tre anni e mezzo, a due terzi e più, della legislatura e del vostro governo! Ma il vostro governo di destra non doveva realizzare efficienza, riordino, discontinuità, innovazione? C'è una legge di riordino degli incentivi alle imprese, presentata dall'opposizione all'inizio di questa legislatura, che è ancora in carico alla Commissione. Eppure siamo ancora "in attesa di un riordino"! Ma questo è il governo dell'attesa! Voi che cosa attendete per fare le cose? Che passi la legislatura? Che abbiate inutilmente occupato il potere? In attesa delle riforme di Fantola, in attesa dell'efficienza di Pili, in attesa della nuova sardità di Floris, in attesa degli appetiti che governano i vostri passi e i vostri pensieri, solo per dividervi gli enti di sottogoverno, in attesa di tutto questo non si fa mai una legge che sia una legge di riordino! Eppure in Commissione è in istruttoria la legge di riordino, caro assessore La Spisa che ha parlato per conto della Giunta!
Non basta la spesa storica settoriale, fino al riordino vanno garantiti anche i destinatari specifici, perché non basta dire "agricoltura", perché in questo settore si può sostenere la piccola impresa coltivatrice, si può sostenere il reddito dei pastori e degli agricoltori nelle zone e nelle aree più in difficoltà della Sardegna, si può fare riequilibrio e in agricoltura si può fare anche tutt'altro, si può fare incentivazione dell'impresa capitalistica agricola, che pure esiste, si può fare tanto, di diverso e di opposto! Per cui fino a riordinare, cioè a rendere efficienti e trasparenti i flussi di spesa pubblica, voi non vi potete arrogare, non dico neanche il diritto, la pretesa di decidere in Giunta a chi, come e quando potranno essere erogati gli incentivi a sostegno delle attività produttive in questa Regione.
Questo modo di procedere è l'esatto contrario della programmazione, è l'esatto contrario della trasparenza e della buona amministrazione, è un arbitrio, è una prepotenza politica, che è un'ingiustizia! Attraverso il fondo unico in entrata e il fondo divaricato in uscita che vi riproponete voi di decidere, state compiendo un'operazione, o vorreste compiere un'operazione, che è politicamente scorretta. Questo è il senso, questo è il punto della critica di fondo che noi abbiamo avanzato a questa legge, per cui vi riproponiamo di ritirare la legge, di sospenderne l'esame, di abbinarla a quella sul riordino degli incentivi che è in Commissione. Tornate in Aula fra pochi giorni, fra pochi giorni, non anni, con la legge di riordino, in modo che non si perda una lira dei finanziamenti alla Regione e però che la lira, o l'euro, vada nella direzione giusta, garantendo buona amministrazione e buona economia in questa Regione. Voi non potete ancora far finta che stiate approvando leggi, vi state solo precostituendo strumenti attraverso cui esercitare il sottogoverno, l'iniquità, la vostra scelta personale, le vostre propensioni, da indirizzare anche al ricatto che attraverso la politica si può esercitare sulle attività produttive, e quindi sui titolari delle imprese, e quindi sulle coscienze.
Ma non c'è ragione che il Presidente dica che si può anche parlare in questo Consiglio, che si può anche fare i consiglieri regionali in questo Consiglio...
PRESIDENTE. Concediamo qualche secondo ancora all'onorevole Cogodi, con preghiera di concludere.
COGODI (R.C.). …in cui non consentono di fare il Consigliere regionale a chi lo vuol fare. Ho concluso.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ma quale grazie! Deve consentire che si svolga la discussione.
(Interruzione dell'onorevole Rassu)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Onorevole Rassu, la prego. Se questo chiasso non finisce sospendo i lavori! Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Brevemente, Presidente, vorrei intervenire sulla cosiddetta controproposta dell'Assessore. E` singolare la controproposta dell'Assessore perché, dopo quello che abbiamo detto, riconferma la paura di coinvolgere il Consiglio nella programmazione. Intanto dire che la ripartizione delle risorse avviene secondo il criterio della spesa storica settoriale è la scoperta dell'acqua calda, è ciò che avevamo sostanzialmente intuito fin dall'inizio, mi sembrava un po' problematico individuare, per altro senza normative specifiche, una modalità di trasferimento di fondi da un settore all'altro; e quindi è anche una cosa, tutto sommato, superflua. Il problema è un altro, il problema è che con quella formulazione lasciamo impregiudicata la programmazione, cioè a dire che l'utilizzo di quelle risorse va fatto in relazione alla possibilità di valutare in sede di Consiglio, l'opportunità di procedere aggiungendo fondi regionali alle somme nazionali e di integrare quelle previsioni con le normative regionali. Questo fatto si può fare solo in sede di programmazione, invece la sua formulazione introduce una modalità, diciamo passiva, di recepire le risorse, per altro senza indirizzi, allocandole astrattamente con modalità che poi non ci consentono di intervenire per capire non solo l'incisività, le esigenze e le opportunità, ma anche i reali fabbisogni. A noi sembra più corretto indicare l'allocazione nei relativi capitoli di bilancio; non per altro, perché questo suggerirà anche a lei, credo positivamente, come provvedere all'integrazione di questi fondi con i fondi regionali, in maniera tale che quelle politiche possano avere una diversa incisività. Questa ci sembrava un'utilità più a suo vantaggio che non a vantaggio del Consiglio regionale, anche se prendo atto che il Consiglio regionale viene visto dalla Giunta come un passaggio di difficoltà sostanziale, quindi si cerca sempre di bypassarlo. Io credo che nell'ambito della di8scussione della manovra finanziaria noi avremmo potuto dare anche a lei dei contributi utili, anche in termini di reperimento di ulteriori risorse, qualora fossero necessarie, da aggiungersi a quelle già previste. Comunque lo vedremo poi in sede di votazione, si tratta di una controproposta che andrebbe formalizzata comunque.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Noi abbiamo approvato l'articolo 1 che nel comma 1 specifica che, "in attesa di organica disciplina in materia, la Regione autonoma della Sardegna applica le seguenti leggi e i relativi regolamenti", quindi il comma 1 dell'articolo 1 chiarisce che la Regione sarda, in attuazione del decreto legislativo 112, assume tutte le competenze sulle leggi indicate, competenze trasferite alla Regione, e che applica le leggi recepite e i relativi regolamenti. Quindi mi sembra chiaro che, in base a quanto stabilito dal comma 1 dell'articolo 1, restiamo nel campo delle leggi, delle materie, dei settori definiti nelle leggi che noi stiamo recependo. Se è così - ed è così anche perché diciamo che si resta in attesa di un'organica disciplina che non può non essere il testo unico che è in discussione in Commissione e che la maggioranza e la Giunta si devono impegnare a far arrivare rapidamente in Aula, e anche noi confermiamo la nostra disponibilità ad affrontare la materia, appunto, in questo modo organico - è chiaro che preoccupa l'articolo 2, nel quale si dice che si fanno affluire i finanziamenti previsti dalle leggi nazionali citate nell'articolo 1 in un fondo unico, che poi viene ripartito sulla base di un decreto dell'Assessore della programmazione, previa delibera della Giunta e su proposta degli assessori competenti. Questo lascia supporre che si introduca in questo modo, con l'articolo 2, una discrezionalità che è negata dall'articolo 1 che noi abbiamo appena approvato.
E d allora, se siamo d'accordo sull'ambiguità dell'articolo 2 e se le parole dell'Assessore vanno nella stessa direzione che noi indichiamo e che definiamo con gli emendamenti, fermiamoci un attimino e definiamo insieme un emendamento che colga il senso delle cose che abbiamo detto, perché altrimenti l'articolo 2, così com'è, non lo possiamo approvare e perciò abbiamo proposto un emendamento soppressivo, proprio perché inficerebbe il senso, la sostanza e la lettera del comma 1 dell'articolo 1.
Quindi, se davvero ci intendiamo, e sembra che ci intendiamo, ma le parole non servono se non le trasformiamo in un testo normativo preciso, concordiamo un emendamento altrimenti credo che non faremo un buon servizio alle leggi che pure noi diciamo di voler recepire. Allora io propongo due minuti di sospensione per definire un testo unificato degli emendamenti in modo tale che si possa procedere, o si possa meglio chiarire se siamo davvero d'accordo.
PRESIDENTE. L'onorevole Spissu chiede una breve sospensione. Mi pare che la Giunta concordi, se non ci sono obiezioni sospendiamo per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 46, viene ripresa alle ore 12 e 01.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Nell'interlocuzione durante la sospensione abbiamo concordato un testo che dovrebbe articolarsi in questo modo: il comma 2 rimane invariato, con l'aggiunta all'inizio dell'inciso: "per l'anno 2002 le risorse"; l'emendamento numero 1 diventa aggiuntivo e dopo le parole "ripartite", vanno aggiunte le parole "a regime". Tutto il resto rimane identico. Ovviamente l'emendamento numero 2 diventa aggiuntivo al comma 3, ma la formulazione è giusta.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, per chiarezza, l'emendamento numero 5 è ritirato? Rimane. Quindi solo nell'emendamento 1 si è concordata con la Giunta questa nuova formulazione, per cui l'emendamento che era sostitutivo parziale diventa aggiuntivo. Con queste modifiche procediamo ora alla votazione. Ha domandato di parlare il Consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intanto mi pare utile precisare, lo diceva bene il collega Gian Valerio Sanna, ma non mi pare che sia stato interamente recepito, che l'emendamento numero 1 io ho capito che diventa aggiuntivo, diventa il terzo comma in luogo di essere sostituivo del comma 2, però il comma 2, che diventa norma transitoria, si integra con l'aggiunta, in apertura, delle parole "per l'anno 2002", quindi le integrazioni sono due, altrimenti sarebbero due norme che ancora una volta fanno a cazzotti. Vorrei inoltre brevemente esporre le ragioni per le quali riteniamo di concordare su queste integrazioni. La nuova formulazione, infatti, introduce una novità niente affatto marginale e secondaria, modificando sostanzialmente l'originaria previsione, che era quella che noi abbiamo sottoposto a critica, per cui abbiamo richiamato l'attenzione della maggioranza, di chi vuole essere attento naturalmente, e della Giunta perché, seppure questa è una legge che ha il carattere della transitorietà (nelle more di, in attesa di), abbia però un senso compiuto. L'esperienza ci ha sempre detto che non c'è nulla di più definitivo delle cose provvisorie, per cui la cautela era d'obbligo. Naturalmente secondo noi la legge, per avere un senso, dovrebbe - ma ne parleremo dopo - finire qui, perché poi diventeranno incongruenti alcune delle norme che vengono dopo, ma le discuteremo successivamente.
Per ora io volevo dire che alcuni colleghi dovrebbero trarre vantaggio, per il loro lavoro e per la loro funzione, dalla interlocuzione e dal confronto politico che si svolge in Aula quando consente, per altro, di approdare a soluzioni estremamente positive e vantaggiose; che alcuni colleghi, dicevo, a partire dal collega Rassu - glielo dico con molta amicizia - si tolgano dalla testa che nel Consiglio regionale sia proibito contribuire alla definizione delle leggi e che possano dimostrare intolleranza, fastidio, perché qualcuno in quest'Aula, io ritengo la maggioranza del Consiglio, vuole essere partecipe della produzione legislativa e quindi vuole svolgere la propria funzione. Se la maggioranza preferisce il più delle volte rimanere silente, mugugnare e dire che non è d'accordo sulle leggi che la Giunta propone, però non ha la forza o la volontà, o alcuni settori non hanno la dignità, di dire quello che condividono e quello che non condividono, sono affari della maggioranza e di quei settori della maggioranza. Ma se il Regolamento del Consiglio prevede che su un articolo di legge che vale 100 miliardi all'anno si possa intervenire dieci minuti, voi non potete in nessuna circostanza, non dico impedire, cosa che non potete davvero fare, ma neppure pensare di impedire, o di limitare, il contributo che in dieci minuti ognuno dei Consiglieri regionali può dare su un articolo di legge che vale 100 miliardi di denaro pubblico! Perché si pongano le questioni e si migliori anche la legge essendo queste le ragioni per cui esiste questo Consiglio regionale.
Per altro mi dispiace, perché il collega Rassu è proprio il Presidente di quella Commissione che da tre anni, non da tre giorni - da tre anni! - ha in istruttoria la legge di riordino degli incentivi per le attività economiche. Per favore, riunisca la Commissione, la tenga riunita, consenta che lavori, porti in Aula la legge di riordino, così non dobbiamo sempre fare norme transitorie, in attesa di, in attesa di! In attesa di che cosa? In attesa di voi che non fatte nulla? Dieci minuti solo quest'anno, perché poi la legge è fatta, non è che ogni anno si ripropone in discussione, per una norma che vale dieci miliardi ogni anno, eppure i mugugni! Io non chiederò mai più che il Presidente di quest'Assemblea garantisca che i componenti di questa Assemblea possano svolgere degnamente e seriamente il loro lavoro, non lo chiederò più! Solo perché è inutile! Perché alcuni di questi argomenti non dovrei esporli io. Se questo è un campo nel quale, uso la parola "sportivamente" - ma il confronto politico non è uno sport, è una funzione alta - si esercita una competizione, una contesa, un confronto, si verifica anche un conflitto talora, per arrivare alle migliori soluzioni, io ho il diritto, ed ognuno di noi ha il diritto di esercitare la sua funzione. Avrebbe diritto anche di avere un arbitro, un garante; se non c'è pazienza! Faremo un po' appello alla nostra capacità di autoregolazione, di autogestione dei lavori, troveremo ugualmente modo di garantire che questo Consiglio produca utilmente e produca leggi per quanto possibile buone.
Il giudizio nostro, il mio di sicuro, è perciò favorevole a questa innovazione che si propone in parte in modo formale, in parte siamo costretti a proporla o a riceverla in modo informale, quindi per essere ammissibile deve essere condivisa da tutti, solo perché non si è voluto vedere bene prima quello che invece si è concordato poi in alcuni minuti; dopo l'interlocuzione, dopo il confronto politico, dopo che si sono poste le questioni, alcune delle quali sono state anche ritenute fondate, la legge - almeno per questa parte - si rappresenta, per quel che potrà essere, una legge decisamente migliore, utile, rispetto all'idea originaria di un fondo comune che la Giunta amministrava, in ragione delle esigenze del sistema produttivo di tutta la Regione, in via amministrativa, escludendo l'intervento e il potere e il dovere di indirizzo che invece spetta in via esclusiva al Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non le rispondo perché non voglio accettare di polemizzare con lei. Tutti i colleghi sanno che nessuno, né il Presidente né gli altri consiglieri che non sono presenti in quest'Aula, possono limitare lei nel suo intervento; la prego, però, la smetta di esprimere voti sugli altri e pensi a darli a sé stesso i voti!
(Interruzioni del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Pensi a dare i voti a sé stesso, lei che non fa altro che dare i voti sui colleghi, che hanno tutti la stessa sua dignità! Ha domandato di parlare il Consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I. - Sardegna). Voglio innanzitutto precisare una cosa, io mai mi sono permesso di limitare chicchessia, chi limita gli altri è senz'altro colui il quale prevaricando prende parola, dà giudizi, blocca gli interventi e non certamente chi chiede ad un collega di esprimere la sua opinione, spesso in modo più garbato, in modo più educato e in modo più rispettoso innanzitutto nei confronti dei colleghi del Consiglio. Perché bene ha detto lei, alcuni dei colleghi sono convinti di essere gli unici consiglieri regionali presenti in quest'Aula. Ognuno porta avanti il suo mandato come ritiene opportuno, ma principalmente, per quanto mi riguarda, nel severo rispetto delle opinioni altrui e di quelle che sono innanzitutto le posizioni politiche altrui in quest'Aula. Detto questo, dal momento che sono stato citato ed è stata citata la mia Commissione, innanzitutto voglio precisare una cosa, che con il provvedimento in esame stiamo doverosamente recependo principalmente una legge dello Stato, che nulla ha a che fare con il testo unico che è all'esame della Sesta Commissione, testo unico che la Sesta Commissione sta esaminando, ha completato le audizioni proprio l'altro ieri, e che esiterà entro breve tempo se i lavori dall'Aula lo consentiranno. Per quanto riguarda l'emendamento lo condivido pienamente in quanto la rettifica apportata senz'altro completa l'articolo stesso. Ho voluto dire queste semplici parole, signor Presidente, perché è ora che qualche collega si renda conto che qui dentro non è il carabiniere di nessuno, non è l'educatore di nessuno, non è l'insegnante di nessuno, può essere solo l'educatore e l'insegnante di sé medesimo, perché - detto sempre con molta amicizia - ognuno di noi ha la propria dignità da difendere e non è assolutamente possibile che ogni qualvolta viene convocato il Consiglio regionale i singoli colleghi che chiedono congedo debbano ricevere improperi,, debbano essere indagati circa le motivazioni della propria richiesta, anche se ciò è consentito! Probabilmente d'ora in avanti chi non è sepolto o chi non è sotto i ferri del chirurgo non potrà neanche chiedere un congedo. E` una cosa sinceramente ridicola e che non rientra assolutamente nelle funzioni che ha un consigliere regionale!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Sinceramente devo dire che non è utile proseguire una discussione con questi toni e ritengo, tra l'altro, che l'intervento del collega Rassu sia del tutto fuori luogo, perché in quest'Aula non si può impedire a nessuno di chiedere la parola ai sensi del Regolamento, non si può negare a nessuno il diritto di esprimere le proprie posizioni e non solo.
Per quanto riguarda poi il merito di questo provvedimento, le questioni da noi poste sono questioni che sono state riprese da più consiglieri, che sono all'attenzione di quest'Aula e quindi sono questioni serie, che entrano nel merito dei temi in discussione e che abbiamo posto proprio per esercitare il nostro ruolo di consiglieri regionali, per tentare di dare un contributo in quest'Aula. E badate, se c'è un provvedimento che, davvero, forse era necessario impostare meglio, discutere con più attenzione, è proprio questo, perché non è un provvedimento qualsiasi, si tratta di un provvedimento che destina risorse consistenti, che riordina una serie di materie importanti, di cui questo Consiglio si sarebbe dovuto occupare con più attenzione, ma dico che la stessa proposta della Giunta poteva essere formulata meglio, perché è buttata giù in fretta e furia, senza nemmeno avere consapevolezza di che cosa sta trattando, per cui anche la sua formulazione contiene delle cose incredibili. Basti leggere l'articolo 6 sulla dotazione delle risorse finanziarie, nel primo comma del quale la cifra è espressa in euro, e poi in lire, può darsi che si tratti anche di un refuso, anzi, è senz'altro così, ma questo sta a testimoniare con quale cura sia stato redatto questo provvedimento. Un provvedimento che tratta materie delicate, cosa che avrebbe imposto a questo Consiglio, a questa Giunta e a questa maggioranza di riflettere sul riordino complessivo anche delle competenze di cui si parla da anni, decidendo per esempio, quali competenze mantenere a livello regionale, quali competenze invece trasferire in via definitiva agli enti locali, oltre a quelle già trasferite dallo Stato, un provvedimento che avrebbe dovuto riordinare le funzioni e le competenze delle province e dei comuni. Ebbene, badate, quando noi abbiamo posto queste questioni, l'onorevole Rassu ci ha risposto che noi addirittura, sollevando qui queste questioni, creiamo disturbo. Certo, onorevole Rassu, può darsi che a lei creiamo disturbo, visto che la sua Commissione... Certo, questo è stato detto anche con accenti, me lo consenta onorevole Rassu, che è meglio che vengano risparmiati in quest'Aula, è meglio che vengano risparmiati, perché ognuno di noi ha il diritto e il dovere di prendere la parola.
RASSU (F.I.-Sardegna). Ma non di insultare gli altri!
ORTU (R.C.). Ma quando uno prende la parola esprime la propria posizione, e me lo consenta, onorevole Rassu, quando il collega Cogodi si è lamentato nel corso del suo intervento precedente, l'ha fatto perché il centrodestra, compreso lei, invece di occuparsi di quanto qui è contenuto, stava disturbando quest'Aula e stava disturbando chi sinceramente tenta di richiamare l'attenzione, anche sua, dei suoi colleghi e della maggioranza per evitare che vengano compiuti pasticci, perché, badate, quando si approva l'articolo 1, che abbiamo già votato, e poi si sostiene l'articolo 2 che è in palese contraddizione, io penso che chiunque interviene per sollevare la contraddizione faccia bene e dia un apporto, dia un contributo.
Allora, si può impedire a qualcuno di intervenire oppure si può rispondere in modo piccato, come lei ha fatto e come hanno fatto i suoi colleghi quando qualcuno di noi interviene in Aula? Il collega Cogodi ha detto che ogni consigliere regionale, quando c'è in discussione l'articolato, ha dieci minuti di tempo a disposizione per esprimere le proprie ragioni, dimostrate almeno un minimo di pazienza, dieci minuti non sono la fine del mondo, se non volete ascoltare tappatevi le orecchie, ma lasciate parlare chi, in quest'Aula, vuole portare un contributo per fare in modo che ci sia meno confusione - e badate, confusione ce n'è tanta, e la confusione è tanta soprattutto nella maggioranza - per impedire poi all'Assessore dell'industria - che è competente in modo relativo rispetto a questo provvedimento, io avrei voluto sentire anche gli altri Assessori, che pure avrebbero qualcosa da dire su questo provvedimento - di fare le figuracce che in qualche modo è stato costretto a fare in quest'Aula stamattina, tentando di ritoccare alla bell'e meglio un provvedimento che avrebbe dovuto essere davvero discusso con attenzione. Io mi rivolgo al Presidente, e concludo anche, chiedendo perché questo provvedimento non sia stato a suo tempo trasmesso dalla Commissione programmazione alle Commissioni di merito per il parere di loro competenza, perché, badate, la materia che deve essere riordinata è questo malloppo che è qui e che il Presidente della Commissione conosce bene, e all'interno di questa materia ci sono davvero tante questioni che potevano essere riordinate. Allora si può anche pensare a un provvedimento iniziale, di avvio di un processo più complessivo, ma abbiate almeno la bontà di darne un'impostazione seria, di essere disponibili e di agevolare anche in quest'Aula una discussione che poi possa tornare utile per tutti.
Noi ponendo alcune questioni, alcune delle quali, tra l'altro, sono state anche in parte accolte, abbiamo fatto il nostro dovere. Consentiteci, ve lo dico con grande franchezza, con il rispetto al quale siamo reciprocamente tenuti, di continuare il nostro lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io credo che sull'articolo 2 si stia sviluppando un dibattito approfondito nei contenuti e che le questioni che vengono sollevate siano serie. Quindi, fatta questa premessa, vorrei ricordare all'Aula che su richiesta del collega Spissu abbiamo interrotto i lavori per trovare una convergenza e una posizione condivisa sui temi oggetto della discussione, e che a seguito di questo confronto si è trovata una certa soluzione, che poi è stata formalizzata dal collega Gian Valerio Sanna attraverso la modifica dell'emendamento numero 1.
E' stato qui ricordato da interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, primo tra i quali quello del collega Cogodi, che l'accordo sul testo dell'emendamento numero 1 così trovato rappresenta, dal punto di vista di chi parlava e della parte politica che rappresentava, un passo avanti di non poca importanza rispetto alla soluzione in un determinato modo delle questioni che con l'articolo 2 e con l'istituzione del fondo unico si dibattevano.
Voglio ricordare, prima a me stesso, ma anche ai colleghi, che uno dei motivi dei ritardi e delle difficoltà nell'azione di amministrazione della Regione è proprio un eccesso di elefantismo che affligge le strutture burocratiche amministrative. L'istituzione del fondo unico, in recepimento della normativa statale, la cui competenza è passata alla Regione, ha lo scopo e l'ambizione proprio di consentire uno snellimento di tutte le procedure. Allora, assodato che le intenzioni con l'istituzione del fondo sono ovviamente quelle di garantire nel miglior modo possibile l'attività di governo, preso atto delle osservazioni che sono state giustamente e con dovizia di argomentazioni avanzate dai colleghi dell'opposizione, si è trovata la convergenza su quelle osservazioni che sono state sollevate, convergenza che è stata ribadita anche dai colleghi dell'opposizione in successivi interventi, adesso io mi chiedo, lo chiedo ai colleghi perché ce lo spieghino o quantomeno cerchino di indurci con riflessioni a cambiare parere: che senso ha, dopo che si è trovata la convergenza, dopo che si è capito e si è detto che si sono fatti passi avanti, mantenere l'emendamento soppressivo dell'articolo, che poi ci siamo accordati di mantenere riformulandolo?
Allora io dico ai colleghi che se, in ipotesi, l'Aula dovesse accogliere l'emendamento soppressivo si porrebbe poi il problema di individuare le forme alternative di recepimento di queste somme, che oggi nella legge non ci sono, creando tutta una serie di problemi per l'allocazione delle risorse sia in entrata sia in uscita. Verrebbe anche meno quella norma che prevede che a regime le risorse saranno ripartite con la legge di bilancio. Quindi gradirei una spiegazione sul perché del mantenimento di quell'emendamento soppressivo e poi, nell'ipotesi di una sua approvazione, vorrei sapere come intendereste risolvere il problema quando, a mio modo di vedere, il problema è già risolto con la condivisione dell'emendamento numero 1, che è stato oggetto di una discussione e sulle cui modifiche è stato raggiunto un accordo tra le parti.
PRESIDENTE. Se non vi sono altri interventi credo che possiamo procedere al voto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, io vorrei avere una risposta, se possibile.
PRESIDENTE. Io ho chiesto se qualcuno vuole ancora intervenire, se nessuno le vuole dare una risposta…
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ne prendo atto.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 5 numero.
FADDA (La Margherita-D.L.). Chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 5.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 62
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 25
Contrari 37
Il Consiglio non approva.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Ricordo che l'emendamento numero 1 è aggiuntivo, quindi votiamo prima l'articolo. Metto in votazione l'articolo 2 che, per via dell'accordo raggiunto, viene così modificato: il secondo comma anziché cominciare con le parole: "Le risorse di cui al comma 1" comincia con le parole :"Per l'anno 2002 le risorse di cui al comma 1..." eccetera, eccetera. Con questa modifica lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votiamo gli emendamenti aggiuntivi. L'emendamento 1 che era prima sostitutivo parziale è diventato aggiuntivo, quindi se verrà approvato diverrà il comma 3, e anche questo viene modificato nella seconda riga del testo che i colleghi hanno a disposizione, aggiungendo dopo le parole "sono ripartite", le parole "a regime". Con questo chiarimento lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Ricordo che sull'emendamento numero 2 sia la Giunta che la Commissione si sono pronunciate favorevolmente. Lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
LICANDRO, Segretario:
Art. 3
Direttive di attuazione
1.Con decreto degli Assessori competenti per materia, previa deliberazione della Giunta regionale, sono emanate le direttive di attuazione delle leggi di cui all'articolo 1, previo parere delle Commissioni consiliari competenti che deve essere espresso entro trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il parere si intende reso.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 6, 3 e 4. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda
L'articolo 3 è soppresso. (6)
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Orrù - Sanna Salvatore - Falconi - Spissu
Al comma 1 dopo le parole "previo parere" è aggiunto "vincolante". (3)
Emendamento aggiuntivo Spissu - Selis - Falconi - Orrù - Sanna Gian Valerio
Dopo "sono emanate" sono aggiunte le seguenti parole: "in assenza dei regolamenti nazionali". (4)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti numero 6 e 3 ha facoltà di illustrarli.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento numero 6 è l'emendamento soppressivo dell'articolo 3. Chiaramente anche questo emendamento si riconduce alla logica che abbiamo illustrato anche prima a proposito dell'articolo 2 e che, ripeto, si spiega anche con la natura della proposta che la Giunta ha fatto, cioè un mero recepimento non ha bisogno di norme parziali di regolamentazione che in questo contesto appaiono insufficienti e anche incongruenti. Sarebbe stata sufficiente a tale scopo, l'approvazione di un testo di legge contenente l'articolo 1 e l'articolo 6 come norma finanziaria, perché è una contraddizione affermare che in parte si applicano le norme nazionali e in parte invece bisogna fare norme di attuazione o direttive che in qualche modo devono, a vostro giudizio, supplire alla funzione legislativa; sarebbe stato più chiaro un atteggiamento di mero recepimento e il rinvio al testo unico, perché tutta questa normativa trovasse una sua articolazione. Quindi questo è il senso dell'emendamento numero 6.
Con l'emendamento numero 3 noi intendiamo ovviamente rispondere all'affondo che la Giunta fa nei confronti del Consiglio con un palese tentativo di esautorarlo delle sue funzioni, definendo vincolante il parere delle Commissioni rispetto alle previsioni dell'articolo 3 modificato, perché badate, vorrei far osservare ai colleghi che la natura vera del provvedimento sta nella formulazione originaria dell'articolo 3, cioè quella che ci ha proposto la Giunta e che trovate a fianco, in cui assolutamente non esiste il coinvolgimento delle Commissioni. Le direttive sono attuate previa deliberazione della Giunta, punto; con un esproprio netto delle funzioni del Consiglio, che la Commissione successivamente ha corretto introducendo la consultazione della Commissione, il cui parere noi oggi proponiamo, laddove non passasse l'emendamento soppressivo, che diventi vincolante, proprio per riportare alla sede propria, cioè il Consiglio, una forma surrettizia della funzione legislativa attraverso la quale si continua a tenere in ostaggio, io credo, il Consiglio.
Vorrei che sia Balletto che La Spisa ascoltassero questa considerazione.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Stiamo commentando quello che dice lei, collega.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Questa considerazione: voi parlate in termini molto tecnici di questo provvedimento e non ci accorgiamo, e lo dico anche al Presidente del Consiglio, che, giorno dopo giorno, stiamo consumando, in questo Consiglio, la nostra funzione, approvando leggi che allontanano il Consiglio dalle sue prerogative. Voi sapete che c'è un dibattito aperto a livello nazionale in tutte le Regioni col quale sta riproponendo in maniera incisiva una riflessione seria sul riequilibrio fra potere legislativo ed esecutivo, col quale si stanno rimettendo in discussione leggi che avevano sacrificato enormemente le funzioni del Consiglio a favore di un presunto efficientismo dei cosiddetti governatori perché ci si sta accorgendo che questo non solo non produce efficienza, ma produce la mortificazione della democrazia parlamentare.
Io voglio capire come rispondete voi a questo dibattito, forse con proposte come questa? Con una proposta sciagurata che non tiene conto neanche dell'esistenza del Consiglio e che con una delibera di Giunta vuole normare tutti i regimi creditizi, tutti gli interventi che dovrebbero sostenere l'impresa in Sardegna? Ma state scherzando! Io credo che proprio qua stia il problema, non sta nel fatto che la norma è insufficiente, non è insufficiente, è piuttosto la filosofia alla quale si ispira che è pericolosa per questo Consiglio.
E badate, la riflessione va fatta alla luce di un aspetto: oggi siete voi al governo, ma non c'è scritto da nessuna parte che rimarrete in eterno al governo, ed è possibile che voi ritorniate all'opposizione. Noi ce l'auguriamo presto, lo decideranno gli elettori, ma noi non possiamo ragionare solo sul versante di chi ha oggi il potere e vuole censurare il confronto, perché ci saranno stagioni in cui voi stessi richiederete il confronto a coloro che saranno in maggioranza, e questo dovrebbe spingervi ad avere maggiore rispetto nei confronti della sensibilità ed anche delle prerogative di cui ciascuno di noi è investito una volta eletto; badate, in campagna elettorale eravamo tutti uguali, tutti cercavamo una legittimazione dal popolo sardo che in diversa misura si è ripartita in quest'Aula, e nessuno di voi è autorizzato a minimizzarla con un tentativo di esproprio delle prerogative del Consiglio.
Allora l'emendamento numero 3 propone un correttivo che modifica solo in parte questo tipo di deriva delle funzioni dell'autonomia. Badate, anche su questo ci sarebbe da fare un gran ragionamento: una maggioranza di governo che si limita a recepire per intero norme di derivazione statale rinunciando a legiferare secondo la propria autonomia e che vuole ancora discutere di una sua specialità. Ma quando mai troveremo credibilità presso il Governo nazionale, che già non ha alcuna considerazione di noi, perché continua a fare gli affari suoi abbondantemente, ma come possiamo difendere la nostra specialità se rinunciamo anche a batterci per definirne i caratteri, che sono quelli di corrispondere al meglio ai bisogni ed ai desideri della nostra regione, come facciamo a difendere la nostra autonomia quando non ci diamo neanche questa opportunità?
Io credo che queste siano riflessioni che, al di là del tecnicismo legislativo che ci state proponendo, andrebbero fatte, perché l'autonomia cresce, si difende e vive ogni minuto ed ogni secondo della nostra dimensione parlamentare; non ci sono, come dite voi, leggine o leggi, non c'è un atteggiamento di simpatia nell'usare questo termine, c'è una diminuzione delle funzioni che voi attribuite al Consiglio, perché questa non è una leggina, questa è una legge, è una grande legge, è una legge che può giocare un ruolo importante per noi e per la società sarda e che voi state relegando alla finalità di perseguire nella sostanza forme di clientelismo che dovete avere il coraggio di portare lontano dalla dimensione dello sviluppo in Sardegna, perché se anche bastasse a noi questo sospetto - che poi sospetto non è, perché vediamo come fate le programmazioni, c'è l'assessore Ladu che è specialista in programmazioni settoriali molto particolari, ne abbiamo avuto la prova durante la discussione della legge finanziaria - se non avete il coraggio di sottoporvi ad un confronto parlamentare, alla trasparenza che tale confronto comporta, potete sì guadagnare qualche cosa oggi ma nella dimensione generale state facendo perdere terreno all'autonomia, a quell'autonomia per la quale voi chiederete i voti nella prossima campagna elettorale, dovendo documentare anche i danni che avete procurato all'Istituto autonomistico.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Spissu per illustrare l'emendamento numero 4.
SPISSU (D.S.). Presidente, la ratio dell'emendamento numero 4 all'articolo 3 è abbastanza chiara e va nel senso delle cose che ci siamo detti e che ci stiamo ripetendo nella discussione di questa legge, cioè noi riteniamo che siamo in una fase transitoria di applicazione delle agevolazioni alle imprese individuate nell'articolo 1 con le leggi e i regolamenti relativi indicati nel medesimo articolo
Nell'emendamento si propone di consentire l'eventuale emanazione di direttive da parte della Giunta solo nel caso in cui la legge nazionale che si recepisce sia priva di regolamenti. Quindi mi sembra che non ci sia niente da aggiungere se non la specificazione dell'ambito dell'attività della Giunta, che non si trova a gestire fondi e ad emanare direttive sui criteri di assegnazione dell'intera somma che viene trasferita dallo Stato ma soltanto in relazione a quelle leggi citate nell'articolo 1 che fossero eventualmente prive di regolamenti nazionali.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. L'emendamento numero 3 non si accoglie; l'emendamento numero 4 non si accoglie; sull'emendamento numero 6, che fa riferimento all'autorizzazione della Commissione Europea, trattandosi di recepimento di leggi nazionali già notificate, per cui l'articolo 5 è un qualche cosa di più che è contenuto nella legge, ci si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Il parere della Giunta è in gran parte conforme a quello del relatore, con una considerazione da fare sull'emendamento numero 4. Quindi, in sintesi, il parere è negativo sugli emendamenti numero 3 e 6, mentre per quanto riguarda l'emendamento numero 4 vorrei semplicemente precisare che questo articolo deriva dall'unica preoccupazione di prevedere in legge un'autorizzazione a modificare i regolamenti statali che noi stiamo recependo, nel caso in cui, non conoscendoli tutti alla perfezione e potendosi verificare che si manifestino, nell'attuazione di queste leggi, che sono tante e non sono state emanate dalla Regione, alcuni casi di loro incompletezza o inadeguatezza, o addirittura di assenza, che non potevamo prevedere in questo momento. E` chiaro che è in potere dell'Esecutivo emanare direttive, quindi potremmo anche omettere questo articolo, ma poiché attraverso la legge noi stiamo recependo anche i regolamenti, vogliamo precisare che, in alcuni casi di assenza o di inadeguatezza o di incompletezza della norma regolamentare dello Stato, sia possibile emanare una direttiva. In questo senso l'emendamento numero 4 può essere anche in parte condivisibile, magari precisando che la direttiva regionale può essere emanata anche in caso incompletezza o inadeguatezza del regolamento statale, non soltanto in caso di assenza, perché può darsi che un determinato regolamento sia da parte nostra inattuabile per un qualunque motivo o difficoltà di interpretazione e che ciò ci costringa ad adottare una direttiva. Tenete conto che non è assolutamente interesse della Giunta fare una direttiva, perché ciò comporterebbe la notifica all'Unione Europea, perché ovviamente dovremmo modificare la disciplina dell'aiuto. Quindi potete capire evidentemente che non c'è alcun interesse da parte della Giunta ad emanare direttive qualora non siano strettamente necessarie.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, le faccio una domanda perché ho bisogno di capire meglio io; sull'emendamento numero 6 lei si è rimesso all'Aula, ma probabilmente si riferiva ad altro emendamento, si riferiva al numero 3 o al 4.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. No, no, l'emendamento numero 6 è soppressivo totale dell'articolo 3 e a me sembrava soppressivo dell'articolo 5 e quindi era con riferimento a tale articolo che ho espresso il parere. Tanto è vero che poi sono intervenuto con il riferimento alla notifica all'Unione Europea. Quindi, per quanto riguarda l'emendamento numero 6, con riferimento all'articolo 3, ovviamente il parere è contrario.
PRESIDENTE. Adesso è tutto più chiaro. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). In poche parole vorrei rappresentare all'attenzione del Consiglio che l'articolo 3, e anche alcuni successivi articoli, per le modificazioni che sono state introdotte prima dal Consiglio all'articolo 2, contengono una normativa che è diventata superflua o comunque è in contrasto con quanto il Consiglio ha già approvato, perché l'articolo 3, seppure criticabile, e noi l'abbiamo criticato, aveva un senso nell'architettura originaria di questa legge, quando si prevedeva di raccogliere i finanziamenti derivanti dalle leggi nazionali in un fondo unico, da disciplinare con una delibera di Giunta, quindi con norme di carattere amministrativo, che avrebbero dovuto definire i criteri, le modalità di ripartizione, cosa che noi abbiamo detto essere sbagliata, e il Consiglio, infatti, poc'anzi, all'unanimità, con la convergenza che si è individuata prima, ha modificato tale norma.
Quindi il regime che, attualmente, con questa legge si è definito è quello dell'articolo 2: le risorse previste dalle leggi nazionali vanno nel fondo unico e in occasione della redazione e dell'approvazione del bilancio della Regione quelle risorse trovano specifiche destinazioni all'interno dei settori già previsti. A quel punto il regime di utilizzazione, di gestione di quelle risorse è già dato, perché è dato dalle norme sostanziali dell'insieme della legislazione regionale già in vigore, più la legislazione statale che con l'articolo 1 la Regione ha recepito con i rispettivi regolamenti, che diventano le norme sostanziali che prima reggevano i capitoli di bilancio ed oggi reggono le UPB, le unità previsionali di base. Quale altra direttiva, quale altra regolazione con questo meccanismo, peraltro farraginoso, si deve adottare per gestire quelle UPB? Nessuna. Peraltro, se in qualche situazione necessitasse una direttiva, che fosse una vera direttiva, cioè relativa ad un atto esplicativo, una modalità esecutiva, che è competenza dell'organo di amministrazione, chi può impedire alla Giunta di fare opportune direttive, se si rappresentasse una difficoltà in sede applicativa, un accorpamento di un ufficio, una riorganizzazione di un servizio e quant'altro, perché questi sono gli aspetti che possono essere disciplinati tramite direttive, non certo possono essere modificate le norme sostanziali, le norme sostanziali sono intoccabili dalle direttive.
Questo sotto il profilo puramente di valutazione del valore della norma, potremmo dire sotto il profilo funzionale. Ma se poi andiamo a vedere anche sotto il profilo operativo, dell'opportunità ed anche della convenienza, ma che senso avrebbe una normativa transitoria - tanto transitoria, come dice l'articolo 1, che può essere emanata nelle more della redazione del Testo Unico sulle leggi di incentivazione, quello già all'esame della Commissione di merito, che spero stia lavorando per arrivare ad una conclusione rapida - che senso avrebbe prevedere qui ventiquattro, dico ventiquattro, corpus normativi secondari o terziari - perché se recepiamo la norma sostanziale e i rispettivi regolamenti, che ci sono già, perché li abbiamo recepiti con l'articolo 1, le direttive diventerebbero la normativa di rango terzo rispetto alla norma principale, e abbiamo elencato, nell'articolo 1, ventiquattro leggi, alcune delle quali molto complesse, che vengono recepite - che senso avrebbe impegnare la Giunta, gli uffici della Regione, gli esperti, i competenti nella predisposizione di ventiquattro corpus di direttive per leggi dello Stato che si stanno recependo per inserirle nel sistema della normativa regionale che regge le unità previsionali di base del bilancio?
Che senso ha imbarcarsi nella redazione di ventiquattro corpus di direttive settoriali, specificative che avrebbero necessità di un tempo lungo e lunghissimo per essere pensate, redatte, confrontate, approvate in Giunta, in Commissione e quant'altro, e poi avrebbero efficacia nulla, non servirebbero a niente, o comunque vita effimera, se è vero che questa è una norma ponte, transitoria verso il riordino, che è quello che stiamo aspettando non dico a giorni, ma a settimane. Ventiquattro corpus normativi di direttive vuol dire impegnarsi in un'opera gigantesca di studio di quelle leggi e di quei regolamenti. Potrebbe essere un buon progetto per dare occupazione a giovani laureati in materie amministrative, ma non sarebbe un buon investimento. Perché non impegnare invece le intelligenze, le professionalità, le capacità intellettive, operative, amministrative, nel fare il testo unico delle leggi di incentivazione e i regolamenti e la normativa attuativa di un testo unico di cui questa Regione ha bisogno? C'è un Riformatore che ascolti e si convinca di questa esigenza? C'è un liberale attento a queste questioni?
Che senso ha questo articolo 3 che prevede ventiquattro corpus di direttive in ragione di ventiquattro leggi che nella loro specificità non devono essere, così come sono, attuate? Mentre invece dovrebbe intervenire una legge, quella legge di riordino, di cui all'articolo 1, e nel frattempo dovrebbe funzionare il meccanismo che è già garantito, che è quello, testé approvato, previsto dall'articolo 2: fondo unico, ripartizione in sede di redazione della finanziaria e del bilancio con le modalità applicative che fanno capo a quelle UPB che già esistono; se no non si potrebbero allocare risorse in una stazione che non consente di far partire i treni.
Ecco perché, per ragioni sostanziali, ma anche di opportunità, questo articolo 3 non solo è superfluo ma entra in contrasto con il sistema che si è definito con le modifiche precedenti, e quindi dovrebbe essere ritenuto, io dico anche in riferimento a qualche altra norma che viene dopo, del tutto superato. Queste direttive poi dovrebbero essere approvate dalla Giunta e inviate alle Commissioni competenti che dovrebbero esprimere un parere vincolante entro trenta giorni, quindi tutte le commissioni verrebbero impegnate in questa attività di redigere direttive che non servirebbero a nulla.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, mi rendo conto che qualunque intervento fatto ora cada nell'assoluto disinteresse, perché abbiamo probabilmente problemi maggiori, ne ha la maggioranza, ne abbiamo tutti. Ma io vorrei, quantomeno perché rimanga agli atti e quantomeno perché almeno il Presidente del Consiglio, ma credo anche l'Assessore, mi ascoltano, esprimere una mia personale perplessità sul modo con cui stiamo procedendo nei nostri lavori, con cui stiamo svolgendo la nostra attività legislativa. E` noto a tutti i colleghi che da tempo, e credo giustamente, le nostre leggi non sono sottoposte al controllo del Governo, ed è utile, è un passo avanti per l'autonomia, così altrettanto positivo giudico il fatto che il controllo della Corte dei Conti non sia un controllo puntuale sui singoli atti e sia un controllo di gestione. Ma questi due sistemi di controllo, di costituzionalità da parte del Governo e di legittimità degli atti da parte della Corte dei Conti, secondo me dovrebbero essere sostituiti da un maggiore controllo del Consiglio regionale, da una maggiore attenzione, da una maggiore consapevolezza, da una maggiore coscienza. Ritengo che proprio l'abolizione di questi controlli di altri organi, debbano essere sostituiti da una maggiore attività di vigilanza del Consiglio regionale e da una maggiore sensibilità della Giunta nel rispondere anche alle interlocuzioni, alle domande, alle interrogazioni, ai quesiti che i consiglieri pongono. Siccome da tempo questo non avviene, c'è una distrazione, immagino per sovraccarico di lavoro da parte della Giunta, io faccio appello alla Giunta, al Consiglio e al Presidente perché sia maggiormente rispettato il diritto del Consiglio, dei Gruppi e dei singoli consiglieri ad avere risposte puntuali da parte della Giunta.
La seconda cosa che vorrei porre all'attenzione del Presidente, ma lo faremo per iscritto, è la richiesta che il Presidente si faccia carico, lo stiamo facendo noi, di attivare l'articolo 46 o 47 del Regolamento che impone ai singoli assessori di rendere conto periodicamente della loro attività in Commissione.
Ma al di là di questa premessa, a cui tengo, io credo che noi dovremo in qualche modo tutti quanti, lo dicevano i colleghi che mi hanno preceduto, trovare il modo, sarà discusso in sede di Conferenza dei Capigruppo, o nel corso di una seduta consiliare, di capire cosa stiamo facendo, come stiamo legiferando, da un lato che cosa succede in quest'Aula e dall'altro lato che cosa succede nell'amministrazione regionale dopo che noi legiferiamo, posto che l'Amministrazione giustamente non è più controllata da nessun altro organo. Mi chiedo, per esempio, se le direttive che emanate siano coerenti con la legislazione; mi chiedo, per esempio, se i decreti di trasferimento di fondi da una UPB all'altra siano coerenti, chi li controlla? Parlo di un controllo esercitato da noi democraticamente, non da parte della Corte dei conti o del Governo; mi chiedo se c'è un modo di ricondurre a una verifica democratica gli atti della Giunta, per quanto riguarda le delibere, i decreti e il resto degli atti esecutivi. Credo che da questo punto di vista, lo dico come autocritica, l'opposizione dovrebbe essere più attenta e un po' più rigorosa, ma credo che al di là dell'opposizione Giunta, Consiglio e Presidenza da questo punto di vista dovremo fare dei passi avanti.
Perché ho fatto questa premessa che può sembrare estranea al discorso, ma a mio avviso è totalmente pertinente? Perché questa maggiore autonomia, giustamente rivendicata ed ottenuta dal Consiglio regionale, sta portandoci, o sta portando la Giunta, o sta portando la maggioranza, invece che ad essere più rispettosa delle prerogative del Consiglio ad esserlo di meno. Se tutta la nostra attività, la democrazia, si esaurisse negli atti votati in quest'Aula a maggioranza, ne perderebbe non tanto l'opposizione, questo sarebbe secondario, ma la stessa vitalità del Consiglio regionale. Allora io mi chiedo se per esempio sia un metodo, e lo ripeto, di legiferare il richiamare delle leggi in questo modo, posto che ci avete detto che non è un mero atto di recepimento; mi chiedo se non dovessimo richiamare anche i regolamenti che abbiamo recepito, per conoscerli, per capire che cosa stiamo approvando, e perché alla luce dei regolamenti richiamati e quindi conosciuti da quell'Aula potessimo valutare l'articolo 3. In assenza di una conoscenza dei regolamenti noi stiamo discutendo di un articolo il cui contenuto non è del tutto precisato. E soprattutto, questo è il punto, con questa legge stiamo tentando di dare alla Giunta delle prerogative che non sono della Giunta, che sono del Consiglio. Perché io posso anche capire che la Regione possa modificare i regolamenti nazionali di attuazione di queste leggi, ma lo faccia attraverso la fonte regolamentare, quindi rispettando la prerogativa del Consiglio. Perché la potestà regolamentare è del Consiglio! Allora noi, ammesso anche che avessimo il potere di modificare i regolamenti nazionali, lo dovremmo fare però quanto meno investendone il Consiglio. In questo modo si sta espropriando il Consiglio di una propria funzione istituzionale, che è la funzione regolamentare. Ecco perché mi appellavo al Presidente del Consiglio, perché verifichi questo aspetto, perché verifichi che non ci sia una decurtazione, una riduzione, un'espropriazione del ruolo del Consiglio, e mi appellavo alla Giunta perché verifichi se sia possibile modificare con direttive regolamenti nazionali e se quindi ne possa avere la competenza.
Questo secondo me è un punto estremamente delicato, così come lo è il primo articolo, sul quale ho già espresso le mie perplessità. Io do atto al collega La Spisa, all'assessore La Spisa, di essere attento, puntuale in quest'Aula, non è il solo Assessore interessato a questa legge, ce ne sono altri, ed è l'unico interlocutore, ma proprio perché lo vedo attento, interessato e serio, e altre volte ho riconosciuto queste sue doti, proprio per questo vi ripropongo un problema che non è né di destra né di sinistra, ma riguarda la dignità istituzionale, la correttezza legislativa. Come è possibile, con direttive della Giunta, modificare regolamenti nazionali? Come è possibile espropriare il Consiglio della sua funzione regolamentare? E come è possibile, quindi, non conoscendo i regolamenti che attuano quelle leggi, votare una norma che trasferisce alla Giunta il potere di cambiare l'assetto complessivo della normativa regolamentare approvata a livello nazionale. Io sono francamente perplesso, allibito.
Non c'è da parte mia un'ostilità alla legge; ne capisco l'urgenza, ne capisco l'importanza, ma c'è una viva preoccupazione su come stiamo lavorando, c'è una viva preoccupazione per l'ignoranza che il Consiglio ha di quello che sta succedendo nell'amministrazione, c'è una ancora viva preoccupazione per il fatto che con leggi approvate in un clima di distrazione complessiva si espropria il Consiglio delle sue funzioni fondamentali e magari si danno alla Giunta funzioni superiori a quelle che può avere, come le funzioni che gli stiamo dando di modificare con delibera i regolamenti nazionali; e poi magari può succedere qualche incidente istituzionale o giuridico in corso d'opera, che richiama responsabilità, crea ritardi e danni per l'intera economia regionale. Io chiedo alla Giunta, alla Presidenza del Consiglio ed anche ai colleghi della maggioranza e dell'opposizione, ve lo chiedo modestamente, con pacatezza, di valutare il problema che ho posto nelle forme e nei modi che ritenete opportuni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Che questa norma lasci un po' perplessi tutti è senza ombra di dubbio un dato di fatto, è chiaro che il disegno di legge attua un recepimento per cui è doveroso mandarlo avanti. Credo che sia di stimolo comunque alla Commissione affinché al più presto esiti il testo unico. Ma il mio intervento riguarda principalmente l'emendamento numero 3 che condivido anche per le argomentazioni che testè ha illustrato il collega Selis.
In trenta giorni credo che sia difficile, se non praticamente impossibile, che le Commissioni, specialmente la sesta la cui competenza riguarda il 50 per cento delle leggi che stiamo recependo, possano esprimersi sulle direttive di attuazione. Ma appunto perché si tratta di una normativa abbastanza complessa, in quanto vengono recepiti ventiquattro testi di legge, credo che in questo caso le Commissioni che esprimono il parere in rappresentanza del Consiglio debbano avere maggiori poteri. Ecco perché credo che il parere delle Commissioni debba essere vincolante, proprio per ridare al Consiglio il ruolo che gli compete, e cioè quello di organo legislativo. Dico questo anche sulla base delle esperienze che attualmente stiamo vivendo, poiché molti dei regolamenti di attuazione delle leggi, una volta passati in Commissione, tardano cinque o sei mesi ad essere emanati. Questo succede perché, non essendo vincolante il parere della Commissione, da parte delle associazioni di categoria molte volte vengono fatte sollecitazioni verso la Giunta, verso l'Assessore, per variare qualche norma, per cui non si riesce di fatto ad avere, in tempi fisiologicamente compatibili, le direttive di attuazione delle leggi di incentivazione delle attività produttive. Quindi dico sì all'emendamento per le ragioni di carattere tecnico che ho esposto poc'anzi e, per la seconda motivazione, che è prettamente politica, che stante le complessità delle norme che stiamo recependo è indispensabile e necessario che le Commissioni che rappresentano il Consiglio si approprino giustamente di quelle che sono le funzioni proprie del Consiglio e che esso stesso gli demanda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (LA MARGHERITA-D.L.). Intervengo per comunicare motivatamente il ritiro degli emendamenti numero 3, 6, 7 e 8. Lo faccio in segno di protesta, lo faccio perché è giusto che alla fine dei conti si dicano le cose come stanno e come uno le pensa, almeno questo diritto finora ci è stato lasciato. Protesto per la sensibilità che non c'è, protesto per la libertà fuori dal gioco degli interessi, che pure non c'è, e protesto per la rassegnazione che occupa purtroppo gli spazi lasciati liberi dai diffusi tornaconti che stanno uccidendo l'attività legislativa in quest'Aula. C'è gente che sta in quest'Aula con un fare disinvolto, c'è un clima più simile a quello di un bar che non a quello di una istituzione che deve svolgere la propria attività legislativa, un'istituzione nella quale si aspetta il momento del voto per obbedire ad una logica di schieramento. Questa non è la dignità che dovrebbe avere questo Consiglio e ciascuno, lo dico a tutti i consiglieri, compresi quelli dello schieramento di opposizione per la quota di responsabilità che spetta loro, faccia le sue valutazioni.
PRESIDENTE. Io devo chiedere ai colleghi di prendere posto, perché davvero è difficile per tutti lavorare quando non c'è attenzione, quando c'è brusio e quando uno parla sapendo di non essere ascoltato da nessuno. Qualche volta può persino essere avvilente. Pertanto mi rivolgo a tutti i colleghi perché prestino un po' di attenzione; se qualcuno non è interessato, può accomodarsi fuori e lasciare che gli altri svolgano bene il loro lavoro.
Ha domandato di parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, molto velocemente, io credo che alla base di tutto ci sia un po' di confusione, però, sulla funzione delle direttive con riferimento ai provvedimenti di legge. Qua ci sono due dati certi: già da tempo le funzioni previste da una serie di leggi importanti sono state trasferite alla Regione con le relative risorse finanziarie. Si tratta di leggi tutte notificate all'Unione Europea; sappiamo benissimo che le direttive sono atti di competenza della Giunta, c'è la legge 9, la legge 15, la legge 17, mai nessuna direttiva d'attuazione è stata portata all'attenzione del Consiglio. Poi si può modificare tutto, però bisogna prevederlo in legge. Potrà essere un motivo valido di riflessione in occasione dell'esame del testo unico, anche se io personalmente sono contrario perché, ricordiamoci una cosa, che le direttive non possono assolutamente modificare il regime di intensità di aiuti; quindi non devono essere notificate ma devono essere solo comunicate all'Unione Europea.
Nel caso di queste leggi nazionali, regolarmente notificate, le cui funzioni sono state trasferite alle regioni, non può che essere la Giunta regionale ad avere la competenza di adottare le direttive, anche perché non può certo con le direttive stravolgere la legge. Io credo che quindi si stia ponendo un problema che non esiste, Perché le direttive sono direttive di attuazione di una legge, e non possono certo modificarne il contenuto. Quindi io credo che le perplessità di carattere giuridico che sollevava il collega Selis siano da riferire ai provvedimenti nazionali che hanno trasferito alle regioni queste competenze, tra le quali non possono non rientrare anche le direttive. Se poi vogliamo stabilire un principio generale che prevede che tutte le direttive di attuazione delle leggi debbano passare in Consiglio o in Commissione, anche se questo allunga i tempi ed è anche inutile, credo che debba essere previsto per tutte le leggi e non soltanto per queste, e potrà essere appunto introdotto, se condiviso dal Consiglio, in occasione dell'esame del testo unico in carico alla Commissione sesta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io lascio a ciascuno, come è stato detto, la riflessione sui comportamenti che si tengono in Aula e fuori dall'Aula, la cui valutazione è stata formalmente fatta con grande rispetto, ma anche con grande dispregio, e ognuno anche su questo deve trarre le proprie conclusioni.
Ma sull'emendamento 3 e sulla ratio, le ragioni che sono state portate a giustificazione, da una parte e dall'altra, dell'accettazione o meno della proposta, ho dei dubbi notevoli, perché sempre in quest'Aula e sempre dalla maggioranza precedente, negli anni, si è detto che il Consiglio deve svolgere il proprio ruolo di Consiglio, così come il Governo deve svolgere il ruolo di governo e che il Consiglio non deve mai entrare in competenze che non gli sono proprie. Occorre, è certo, un discorso ben più vasto e più profondo, che affonda radici in altri campi, che sono quelli delle riforme sulle quali è necessario legiferare, per dare nuovo volto a questo Consiglio, alle Commissioni e all'attività del Governo. Questo è un grande neo: manca a questo Consiglio regionale una legge fondamentale in materia. Allora in coscienza trovo difficoltà a sottoscrivere, e non - mi creda onorevole Sanna - per mera obbedienza ad una disciplina che militare in un partito comporta, la previsione di un parere vincolante della Commissione su un deliberato di Giunta nella materia che è in discussione. Trovo serie difficoltà, a meno che non abbiamo una regolamentazione di legge sulla materia. E questo è il punto, dobbiamo porre la nostra attenzione, poniamola veramente, sul discorso profondo, serio, sentito e necessario delle riforme.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 3, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. L'onorevole Sanna Giacomo ha chiesto la votazione nominale dell'emendamento 4 con il sistema elettronico, deve essere appoggiato da altri sette colleghi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri MANCA, LAI, PUSCEDDU. DEMURU, SCANO, DETTORI, BALIA.)
SPISSU (D.S.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione, di cosa vuole parlare? Vuole ritirare l'emendamento?
SPISSU (D.S.). Volevo che l'assessore La Spisa confermasse di aver espresso parere favorevole.
PRESIDENTE. Assessore, conferma il suo parere positivo? L'Assessore ha proposto una modifica, con quella modifica il parere sarebbe favorevole, sul testo originario l'Assessore, e quindi la Giunta, non è d'accordo.
SPISSU (D.S.). Qual è la modifica?
PRESIDENTE. L'ha proposta nel suo intervento. Siccome stiamo votando è utile, per chiarezza, ripeterla.
LA SPISA (F.I.-Sardegna) Assessore dell'industria. Ho detto che il mio parere era conforme a quello del relatore sull'emendamento, ma che se si fossero aggiunte dopo la parola "assenza" le parole "o incompletezza dei regolamenti nazionali", l'emendamento sarebbe stato accoglibile. Perché non è soltanto in caso di assenza totale di regolamento, ma anche quando esso è un'incompleto che siamo costretti, e in questo modo rispondo in due secondi anche all'onorevole Selis, non a modificare il regolamento, ma ad adattare la nuova disciplina recepita, che potrebbe essere in teoria inapplicabile, alle norme regionali con una direttiva. Non c'è assolutamente da andare contro i regolamenti nazionali, sono d'accordo con l'osservazione, non potremo farlo.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. Lei accetta l'emendamento orale proposto dall'Assessore?
SPISSU (D.S.). Accetto.
PRESIDENTE. Allora l'emendamento va votato con la correzione proposta dall'Assessore, che i proponenti l'emendamento hanno evidentemente accettato.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 4.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - SANNA Gian Valerio - SELIS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 68
Astenuti 3
Maggioranza 35
Favorevoli 68
(Il Consiglio approva)
PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti numero 7 e 8 sono stati ritirati, sono emendamenti all'articolo 4 e all'articolo 5. Voglio ricordare anche che tutta la documentazione relativa al prossimo argomento all'ordine del giorno è da giorni depositata, se qualcuno non ne fosse ancora in possesso se la procuri perché stasera, dopo questa legge, dovremo proseguire con gli altri argomenti all'ordine del giorno.
I lavori riprenderanno questa sera alle ore 16 e 30. La seduta è tolta.
La seduta è stata tolta alle ore 13 e 25.
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