Seduta n.247 del 27/05/1993 

CCXLVII SEDUTA

(POMERIDIANA)

GIOVEDI' 27 MAGGIO 1993

Presidenza della Vicepresidente SERRI

indi

del Vicepresidente SERRENTI

INDICE

Disegno di legge: "Disposizioni varie in materia di attivitàculturali e sociali" (368). (Continuazione della discussione):

OPPI ........................................

USAI SANDRO ......................

MURGIA .................................

DETTORI ................................

BAROSCHI.............................

COGODI .................................

SERRA PINTUS .....................

MELONI .................................

LORETTU................................

DADEA ...................................

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport

SELIS ......................................

PRESIDENTE ........................

PORCU....................................

(Votazione per appello nominale sull'articolo 6)

(Risultato della votazione) .......

(Votazione a scrutinio segreto del disegno di legge numero 368)

(Risultato della votazione)........

Legge regionale 24 luglio 1992: "Personale addetto alla divulgazione agricola" (CCLXV), rinviata dal Governo. (Discussione e approvazione)

COGODI ................................

PUBUSA .................................

CARUSILLO ..........................

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione) ......

Sull'attentato compiuto nella cittàdi Firenze (Presentazione e approvazione di o.d.g.):

PRESIDENTE ........................

La seduta è aperta alle ore 17 e 07.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 26 maggio 1993, che è approvato.

Sull'attentato compiuto nella cittàdi Firenze

PRESIDENTE. Onorevoli consiglieri, la notizia dell'attentato terroristico di Firenze ha destato vivo allarme e immediata riprovazione in tutta la Sardegna come nel resto del Paese. Il Consiglio regionale della Sardegna dinanzi a episodi di criminalità come questo che feriscono non soltanto le famiglie delle vittime, una città, una Regione e un Paese ma che sono insulto all'umanità intera e alla civiltà non può che esprimere la sua indignazione e la sua esecrazione. Il Consiglio regionale della Sardegna esprime alla città di Firenze, al Consiglio regionale della Toscana la sua umana solidarietà e la sua partecipazione al dolore per le vittime ed anche il proprio sostegno alla volontà della civilissima città toscana, così legata per storia e per cultura alla nostra isola, di non farsi piegare dall'offensiva in atto. Ciò avviene a breve distanza di tempo dall'attentato compiuto in un quartiere residenziale di Roma. Ombre scure si ripresentano minacciose ed inquietanti nella nostra vita democratica, come una atroce sfida alla tranquillità della vita quotidiana, all'ansia di rinnovamento, alla democrazia. Questa barbarie, che uccide cittadini inermi e distrugge i beni della nostra cultura e della nostra civiltà, sollecita risposte ferme e tempestive da parte dello Stato, per respingere la paura e per restituire fiducia e serenità alle nostre comunità. "Continuiamo a lavorare", è stato l'appello che i fiorentini hanno subito dato. Raccogliamo questo invito, e continuiamo i nostri lavori non senza porre in rilievo che i danni arrecati al patrimonio culturale dell'umanità intera dal gesto criminale dovranno essere riparati con il concorso di tutti, anche del nostro Consiglio regionale, nelle forme e nei modi che vorrà deliberare.

Sospendo la seduta per cinque minuti in segno di lutto.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 10, viene ripresa alle ore 17 e 18.)

Continuazione della discussione del disegno di legge: "Disposizioni varie in materia di attivitàculturali e sociali" (368)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge 368. Si dia lettura dell'articolo 6.

PORCU, Segretario:

Art. 6

Organismi operanti nel settore dello spettacolo

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere ad organismi operanti nel settore dello spettacolo senza finalità di lucro che intendono allestire, o abbiano allestito nell'ultimo biennio, strutture per l'esercizio teatrale, un contributo in conto capitale sino alla misura massima del 50 per cento delle spese ammissibili, per l'acquisto o la ristrutturazione delle strutture medesime, anche mobili.

2.Detto contributo è concesso agli organismi di cui al precedente comma che abbiano presentato apposita domanda entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, purché non abbiano beneficiato di analoghe provvidenze statali.

3.La domanda deve essere corredata di una dettagliata relazione, di un preventivo finanziario e del progetto esecutivo per la realizzazione delle strutture.

4.La concessione del contributo è subordinata a che il progetto esecutivo preveda una struttura:

a) pienamente rispondente alla normativa vigente in materia di esercizio teatrale;

b) con una capienza minima di 150 posti a sedere;

c) destinata all'uso teatrale per almeno cinque anni. Nel caso di acquisto di immobili, il vincolo di destinazione all'uso teatrale deve sussistere per almeno quindici anni.

5. I contributi sono liquidati per stati di avanzamento o in unica soluzione, a presentazione della documentazione comprovante la spesa sostenuta.

6. La relativa spesa è determinata, per l'anno finanziario 1993, in lire 800.000.000 (cap. 11115/03).

PRESIDENTE. All'articolo 6 sono stati presentati gli emendamenti 1, 2, 3 e 7, successivamente ritirati; e gli emendamenti numero 4, 8, 9, 11, 13, 15, 17, 19, 20, 21, 23. Se ne dia lettura.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Art. 6

Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6 quinquies

Finanziamenti per progetti speciali di animazione culturale

La Regione finanzia iniziative di animazione culturale a carattere sperimentale proposte, singolarmente o in forma associata, da enti ed associazioni che ne abbiano titolo, che siano rivolte alla realizzazione di momenti di diffusione culturale di rilevante importanza dal punto di vista dell'aggregazione giovanile.

Saranno privilegiati progetti mirati a:

- realizzazione di centri di animazione culturale con finalità di aggregazione e formazione dei giovani che intendono avvicinarsi alla produzione e alla ricerca nella musica, e nel teatro, e nelle arti visive;

- realizzazione di attività, anche interdisciplinari, di diffusione della cultura sul territorio, soprattutto attraverso il coinvolgimento delle realtà associative di base già operanti.

I finanziamenti a valere sul cap. 11099-00 del bilancio regionale possono coprire l'intero costo del progetto.

L'attività dovrà effettuarsi entro i dodici mesi successivi alla data di approvazione del progetto.

La Regione potrà concedere, dietro presentazione di garanzia fideiussoria, un'anticipazione pari all'80 per cento dell'importo del finanziamento.

La liquidazione dei contributi avverrà dietro presentazione di rendiconto analitico di spesa indicate le entrate e le spese sostenute. Il contributo non potrà eccedere il pareggio di bilancio.

Saranno ammesse le seguenti voci di spesa:

- Affitto locali per l'attività;

- Retribuzione e rimborsi spese personale (docenti, animatori, tecnici e operatori);

- Spese pubblicitarie, tipografiche e di realizzazione materiale didattico e informativo;

- Noleggio attrezzature;

- SIAE e diritti vari;

Le "spese generali" dell'organismo beneficiario, la progettazione e il coordinamento culturale del progetto sono riconosciute forfettariamente nella misura del 10 per cento del costo complessivo dell'attività.

L'assegnazione dei fondi disponibili avverrà mediante la selezione dei progetti più significativi e rilevanti sotto i seguenti profili:

-Dimensione dell'intervento;

- Capacità tecniche e culturali;

- Rilevanza e presenza sul territorio dell'organismo proponente. (4)

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Art. 6

Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:

Art 6 ter

L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere nell'anno 1993 un contributo straordinario di lire 100 milioni alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Sassari per consentire il finanziamento di contratti per insegnamenti universitari non ricoperti dal Ministero competente.

Nell'articolo finanziario di conseguenza sono apportate le seguenti modifiche:

In diminuzione

03 - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO:

Cap. 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 3, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della Legge finanziaria)

Mediante riduzione della riserva di cui alla voce 9 della tabella A, allegata alla legge finanziaria 1993 L. 100.000

In aumento

11 - ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

Cap. 11089-05 (NI) - Contributo straordinario alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Sassari, per consentire il finanziamento di contratti per insegnamenti universitari non ricoperti dal Ministero competente.

1993 L. 100.000.000. (8)

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Art. 6

Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6 quater

L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere nell'anno 1993 un contributo straordinario di lire 400 milioni alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Sassari per consentire l'avvio del Corso di Diploma in Beni Culturali e Ambientali.

Nell'art. finanziario di conseguenza sono apportate le seguenti modifiche:

In diminuzione

03 - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO

Cap. 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 3, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della Legge finanziaria)

Mediante riduzione della riserva di cui alla voce 9 della tabella A, allegata alla legge finanziaria 1993 L. 400.000

In aumento

11 - ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

Cap. 11089-06 (NI) - Contributo straordinario alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Sassari, per consentire l'avvio del Corso di Diploma in Beni culturali e Ambientali.

1993 L. 400.000.000. (9)

Emendamento aggiuntivo Deiana - Pusceddu - Tamponi - Fadda Fausto - Soro - Dettori - Usai Sandro - Merella - Corda

Art. 6

Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6 quinquies

L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere all'Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi un contributo straordinari per il 1993 di 200.000.000 per concorrere all'impianto, all'avvio e all'istituzione di un laboratorio in Sardegna (11089-06).

Di conseguenza nell'articolo finanziario sono apportate le seguenti modifiche:

In diminuzione

Cap. 03016

L. 200.000.000

Mediante riduzione voce 9 della tabella A allegato alla legge Finanziaria.

In aumento

Cap. 11089-06 (NI) Contributo straordinario all'Istituto Nazionale Biostrutture e Biosistemi (art. 6 della presente legge)

L. 200.000.000. (11)

Emendamento sostitutivo parziale Dettori -Serra Pintus - Corda - Atzeni - Lorettu - Piras

Art. 6

Al primo comma le parole "operanti nel settore dello spettacolo senza finalità di lucro" sono sostituite dalla parola "pubblici". (13)

Emendamento aggiuntivo Meloni - Ortu - Demontis - Puligheddu - Ladu Giorgio - Dettori

Art.6

Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6 sexies

L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere all'Istituto sardo biomarino e biotermico un contributo straordinario per il 1993 per la realizzazione di un laboratorio scientifico nelle grotte del Bue Marino. (15)

Emendamento aggiuntivo Mannoni - Pili - Muledda - Giagu - Mulas Franco Mariano - Fadda Antonio - Planetta - Lorettu - Deiana

Art. 6

Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6 bis

Recupero dei fondi documentali esteri

1.L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere a enti pubblici o loro consorzi, aventi sede in Sardegna, finanziamenti per la realizzazione di piani o programmi di ricerca, recupero, trascrizione, traduzione e divulgazione di materiali documentari riguardanti i feudi sardi o istituzioni del periodo feudale, giacenti presso archivi esteri.

2.Gli enti pubblici e loro consorzi dovranno avvalersi della assistenza scientifica di qualificate istituzioni pubbliche.

3.L'intervento può beneficiare delle anticipazioni finanziarie previste dall'articolo 16 della legge regionale 26 gennaio 1989, n. 5, con le modalità e alle condizioni in esso stabilite.

4.L'onere derivante dall'attuazione del presente articolo è determinato in lire 80.000.000 (cap. 11089-03) per ciascuno degli anni 1993, 1994 e 1995.

Nell'articolo finanziario - L. 80.000.000 dal cap. 03016 voce n. 9 della tabella A. (17)

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6 bis

Contributo regionale agli ERSU

Il contributo della Regione agli enti regionali per il diritto allo studio universitario (ERSU) è determinato per l'anno 1993 in lire 25.978.000.000, per l'anno 1994 in lire 27.325.000.000 e per l'anno 1995 in lire 27.512.000.000 (cap. 11078-01). (19)

Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale

Art. 6

Al primo comma dopo le parole "abbiano allestito" sostituire le parole "nell'ultimo biennio", con le parole "nel biennio precedente l'entrata in vigore della presente legge". (20)

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Art. 6

Al secondo comma dopo le parole "apposita domanda" aggiungere "entro il 30 novembre dell'anno precedente e, in prima applicazione,". (21)

Emendamento aggiuntivo Giunta regionale

Art. 6

Alla fine del sesto comma aggiungere: "per l'anno finanziario 1994 in lire 800.000.000 e per l'anno finanziario 1995 in lire 800.000.000". (23)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sugli articoli e sugli emendamenti.

OPPI (D.C.). Vorrei gli emendamenti per poter fare una correlazione.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, gli emendamenti sono stati distribuiti tutti stamattina.

OPPI (D.C.). Allora chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (D.C.). Intervengo sull'articolo 6 soprattutto per dichiarare a priori di essere contrario e quindi sarò conseguente anche nel voto, perché è un fatto insolito che si diano contributi a strutture che non hanno scopo di lucro, dopo gli atteggiamenti assunti in passato, allorquando tutte le forze politiche avevano deciso di evitare contributi a pioggia su strutture anche di questo tipo in tutti i settori. Ricordo una posizione ferma, che suscitò addirittura una modifica nel corso della discussione della stessa legge, dell'onorevole Melis, allora Presidente della Giunta regionale.

A distanza di anni torniamo sui vecchi cliché che hanno determinato situazioni confuse, ma soprattutto - non ho al momento i testi degli emendamenti, quindi non so se siano state apportate modifiche - mi meraviglia molto che si parli di acquisto o di ristrutturazione delle strutture medesime anche mobili. I tempi tecnici per realizzare queste strutture sono lunghi, il che mi fa presupporre che questa norma non riguarderebbe certamente il 1993, perché conosciamo i tempi della Regione. I contributi del 1992 non sono stati ancora erogati. In tutti i settori i ritardi sono biblici. Basti pensare che per la predisposizione di una delibera di Giunta e perché questa arrivi alle Commissioni, i tempi medi sono cinque, sei mesi, il che vorrebbe significare che forse la norma riguarda il passato o riguarda fotografie. Noi viviamo in un periodo in cui bisogna stare attenti quando si amministra. Nel caso specifico ritengo che siano contributi mirati per strutture che evidentemente sono fatiscenti, perché si parla anche di ristrutturazione, e forse se sforzassi la memoria riuscirei anche ad individuare di che cosa si tratta. Quindi non voglio in modo categorico, lo dico a titolo personale, nessun coinvolgimento in responsabilità di questo tipo, ritenendo che questo tipo di contributo per strutture che non conosciamo, addirittura per acquisto di mobili, potrebbe determinare confusione e domani responsabilità chiare da parte di tutti; vi sono responsabilità: quando uno fa una delibera di Giunta si assume responsabilità, anche se è un fatto di routine. Quindi, ritengo doveroso, per quanto mi concerne, dichiarare, perché rimanga agli atti, che ritengo questo articolo, con queste procedure e eventuali altri emendamenti, soltanto finalizzati a favorire questa o quella struttura, di questa o di quella località, e pertanto tengo in modo palese a dissociarmi da interventi di questo tipo che sono stati in passato ampiamente criticati all'interno di questo Consiglio da tutte le forze politiche. Voglio ricordare, per concludere, un fatto significativo, vi ho citato l'onorevole Melis perché nell'occasione di cui parlavo poc'anzi, siccome vi era una miriade di interventi, a pioggia, su questa o quella sigla, su questo o quell'organismo che certamente avevano scarsa rilevanza, dal punto di vista culturale, fece una controprova, e ci fu una tale confusione che alla fine fu bocciato l'emendamento e fu approvata la linea dell'onorevole Melis, quantunque tutte le forze politiche avessero votato prima dei provvedimenti che andavano in direzione diversa. Da quel momento abbiamo cercato di razionalizzare gli interventi; questo articolo, mi sia consentito, lo dico alla Giunta e lo dico all'Assessore, crea confusione e palesi responsabilità per coloro i quali se le vogliono assumere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.

USAI SANDRO (D.C.). Io dirò che sono invece favorevole all'articolo 6 così come proposto dalla Giunta e poi emendato dalla Commissione. I colleghi hanno esaminato il problema, l'hanno in qualche modo corretto, hanno emendato quest'articolo e il mio parere è senz'altro favorevole per due motivi: il primo che le strutture teatrali in Sardegna sono fortemente carenti; Cagliari in particolare, pur vantando un hinterland di consistente importanza, non avrà strutture sino a quando non verrà realizzato il famigerato teatro cagliaritano, che d'altronde avrà dimensioni tali per cui non potrà essere utilizzato per tutte quante le manifestazioni. Cagliari soffre della mancanza di spazi culturali, per cui che la Regione provveda a dare spazi culturali, a realtà cagliaritane o meno, è senza dubbio un fatto positivo. D'altronde voglio ricordare a tutti i colleghi che, tutti i giorni, noi votiamo articoli che prevedono contributi, poi sta ovviamente alla Giunta controllare in termini amministrativi che i contributi vengano erogati con correttezza a chi veramente spettano, nei termini prescritti e secondo le disponibilità che sono necessarie.

Per quanto riguarda però gli emendamenti, vorrei chiedere all'Assessore un chiarimento che non ha fornito stamattina per quanto riguarda l'emendamento ex numero 3, attualmente numero 9, che prevede lo stanziamento di un contributo straordinario di 400 milioni alla Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Sassari per consentire l'avvio del corso di diploma di beni culturali e ambientali. Nella relazione allegata all'emendamento numero 3, che poi è stato sostituito con la parte finanziaria, viene detto che il Ministero dà solo 200 milioni, che questi non bastano nemmeno per le strutture di base e che i 400 milioni servono per i contratti con docenti specializzati. Ma io mi domando: questo contributo vale solo per quest'anno, una tantum, o è un contributo che si ripeterà per tutti i prossimi mille anni, visto e considerato che il contributo dello Stato è così irrisorio e che servono ogni anno altri 400 milioni? Se il contributo fosse limitato al 1993, alla vera fase di avvio, io non avrei niente in contrario, ma se questo fosse un contributo di durata indeterminata mi porrei il problema di tutelare anche le esigenze di altre realtà che vogliono istituirsi in Sardegna; altri corsi, altre lauree brevi che l'Università di Cagliari per esempio volesse istituire e per cui non ha i fondi. Io non vorrei fare dei figli e dei figliastri, o creare delle situazioni precostituite che poi vanno a detrimento di altre realtà, e comunque sia sono frutto di una programmazione chiaramente disordinata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi, mentre sull'articolo non ho niente da obiettare e da aggiungere, in quanto favorevole, ho qualche perplessità da esprimere circa l'emendamento numero 17, sempre facente capo all'articolo 6 che prevede secondo le intenzioni dei presentatori Mannoni e più, la concessione da parte dell'amministrazione regionale a enti pubblici o loro consorzi aventi sede in Sardegna di finanziamenti per la realizzazione di piani o programmi di ricerca, recupero, trascrizione, traduzione, divulgazione di materiali, documentari riguardanti i feudi sardi o istituzioni di periodo feudale giacenti presso archivi esteri. A me sembra che mai come in questo caso la mano destra non sappia cosa fa esattamente la mano sinistra, e mi spiego. Premesso che il periodo feudale è un periodo piuttosto lungo che interessa la storia della Sardegna, andiamo dal 300 fino all'800, d'altra parte anche questo è ribadito dalla nota esplicativa, devo anche ricordare che, per quanto riguarda questo periodo, c'è un organismo pubblico che, non solo per il prestigio ma anche per l'adesione e per l'impegno che sta riponendo su questo filone, riassume direi in termini autorevolissimi ed esaurisce tutto quanto è richiesto nello stesso emendamento. E mi rifaccio specificatamente all'impegno assunto dal Consiglio regionale, e per esso dall'Ufficio di Presidenza, che già da anni, e parlo della scorsa legislatura, ha impegnato tutto un comitato scientifico, un'équipe tra le più prestigiose, le più qualificate che possano essere composte in Sardegna, un'équipe di studiosi, docenti universitari di chiara fama e ricercatori altamente qualificati che sono, mi si passi il termine, sguinzagliati negli archivi non solo di Madrid, così come l'Archivio Historico Nacional di Madrid, ma anche a Barcellona e in tutte quelle città della Spagna alle quali in qualche maniera la storia della Sardegna deve rifarsi per le dominazioni aragonese, catalana e castigliana. Tenendo conto che il periodo feudale abbraccia circa 400 anni e che i feudi in Sardegna erano ben 36 nel 300, e che via via questi feudi aumentavano con il passare dei secoli perché, per una serie di ragioni che non credo sia il caso di ricordare, con gli aragonesi prima, ma soprattutto con i castigliani poi, le regalie e quindi l'attribuzione anche di blasoni a signorotti locali erano frequenti anche per questioni di ordine pubblico, fino ad arrivare al 700, periodo nel quale il feudalesimo in Sardegna, nonostante in Europa fosse scomparso da tempo, imperversava, troverei addirittura limitativo e discriminante che questi studi venissero concentrati solamente sulle zone elencate, che in qualche maniera coincidono con le zone di provenienza, mi si perdoni la franchezza, di ciascuno dei presentatori.

Non voglio rivendicare anch'io ricerche di questo tipo per il feudo al quale appartenevano i miei antenati, però voglio dire che le pubblicazioni per le quali l'Ufficio di Presidenza è impegnato già da anni, e che riguardano specificatamente la storia parlamentare, cioè gli stamenti, a cui come è noto facevano riferimento non solo la nobiltà, il clero, la casta militare, non riguardano solo gli atti parlamentari, ma tutta una storiografia che necessariamente poi affonda anche nella storia dei sardi, quindi della suddivisione in feudi…

(Interruzioni)

Io chiedo scusa, ma viene poi proprio dai colleghi del mio Gruppo la maggiore azione di disturbo, il che mi mette in imbarazzo. Dicevo, quindi, la pubblicazione sugli stamenti, opere monumentali, opere che non sono destinate solo a una lettura per pochi appassionati, ma opere monumentali intese come opere di consultazione, a cui una volta pubblicate - e sottolineo anche l'enorme ritardo con il quale sono pubblicate - questi studiosi con i quali evidentemente ci si vuole convenzionare (e qui iniziamo un altro filone di convenzioni, ne abbiamo abbandonato uno, evidentemente ne vogliamo aprire un altro) potranno rifarsi e dare ampia soddisfazione alle esigenze e alle curiosità culturali dei presentatori dell'emendamento. Aggiungo, se l'onorevole Fadda e i componenti della Giunta riescono ad ascoltarmi, che questi 80 milioni previsti per il 1993, 1994, 1995 sono lo specchietto per le allodole, perché per un'opera del genere, con 80 milioni si può pagare il cappuccino e forse qualche pacchetto di sigarette ai ricercatori. Sono semplicemente delle somme per iniziare un discorso che da qui a qualche anno prevederà - e l'Unione italiana ciechi ce lo insegna - non 80 milioni, ma sicuramente molto di più, perché quelle opere, per le quali con estrema serietà, responsabilità e prestigio e direi con un supporto di altissimo livello, si sta adoperando l'Ufficio di Presidenza, costano ben oltre 80 milioni l'anno. Io ritengo questo emendamento, a firma Mannoni e più, non solo dispersivo ma anche motivo di confusione, tanto più che non dobbiamo fare la pessima figura, negli archivi storici di Barcellona e Madrid, di mandatari a turno di tutta una serie di ricercatori, per l'uno o per l'altro ente, dimostrando ancora una volta ai nostri vecchi dominatori di essere "locos y male unidos".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.C.). Signor Presidente, devo essere sincero, non credo che una politica culturale si possa affrontare in questo modo, è un articolo che non può essere assolutamente giustificato da nulla, perché non risponde a criteri di nessun genere. Cosa vuole fare la Regione sarda? Ha deciso o vuole decidere questa sera di incentivare la realizzazione un po' in tutta la Sardegna di teatri tenda? Abbiamo fra i nostri programmi anche questo per il triennio 1993-1994-1995, o cosa vogliamo fare? Io credo che un provvedimento di questo tipo abbia necessità di una riflessione, di un approfondimento, di un inserimento in un provvedimento complessivo e organico di politica culturale. Se continuiamo a legiferare in questo modo episodico, spezzettato, frammentato, io credo che non risolveremo nulla e continueremo a trovarci nella situazione nella quale ci troviamo oggi. Altro che rinnovamento della politica! Io credo che il rinnovamento della politica stia anche in queste cose, anche nel pensare, disporre e approvare provvedimenti organici che abbiano motivazioni nella realtà e che si fondino su esami reali, approfonditi della situazione complessiva. Invece qui stiamo facendo una politica tappabuchi episodica, del momento, che insegue quello che già esiste, senza programmare e senza guardare il futuro. Poi l'articolo può passare o no, non è questo che mi preoccupa, mi preoccupa dire le cose come stanno e lo dico soprattutto ai signori della Giunta, ai signori Assessori, bisogna preoccuparsi di queste cose, perché credo che noi non possiamo continuare ad agire così.

Spetta a voi dare l'indirizzo di fondo. Il Ministero se non finanzia teatri tenda avrà pure una motivazione, non è che il Ministero non finanzia i teatri tenda perché gli è saltato in testa, per ghiribizzo. Io credo che il Ministero, se ha deciso di non finanziare teatri tenda, avrà pure studiato il problema. Il Ministero finanzia teatri non mobili, concede contributi ma li concede sulla base di criteri seri e rigidi. Vogliamo anche noi concedere questi contributi ai teatri tenda sulla base di criteri seri e rigidi? Agganciamoci ai criteri del Ministero ma non possiamo prevedere un articolo come questo che non è agganciato a nulla. Non è un qualcosa che lo giustifichi. C'è scritto addirittura che si dovrebbe presentare entro trenta giorni un progetto esecutivo. Se chi deve presentare questa richiesta, non ha già il progetto esecutivo, non si può pensare che questo possa essere pronto entro trenta giorni, con tutte le autorizzazioni del caso, del Comune e di chi di competenza, dei vigili del fuoco e via dicendo. Io credo che questa sia una politica che non va bene, alla quale bisogna dire una volta per tutte basta; se non abbiamo la capacità e il coraggio di abbassare la saracinesca per voltare pagina e per cambiare la situazione io credo che qui non ci stiamo a fare nulla, perché questo è clientelismo vero e proprio, nel senso più deteriore della parola, è clientelismo compromissorio che non possiamo accettare almeno in misura così smaccata e così palese.

Facciamo una cosa più seria, fissiamo una sessione consiliare, per discutere dei problemi della cultura ed esaminiamo, o cominciamo ad esaminare tutte le leggi che sono ferme da anni. Diamo l'impulso che dobbiamo dare in questa direzione, come Consiglio e come Giunta. Queste situazioni particolari vanno rispettate, per quello che sono, non vanno demonizzate, ma sono comunque situazioni particolari, noi dobbiamo legiferare tenendo conto della situazione complessiva generale, non della situazione particolare e basta. Fissiamo questa sessione, mettiamoci d'accordo ed esaminiamo alcune delle leggi che sono ferme in Consiglio dal 1989.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Ho chiesto di intervenire semplicemente per far osservare all'Assessore che mi pare ci sia una carenza nell'articolo, al comma 4, quando dice che la concessione del contributo è subordinata a che il progetto esecutivo preveda una struttura. Per esempio, che sia a vincolo di destinazione, non lo deve prevedere tanto un progetto, ma è chi la gestisce, chi ne è il proprietario che deve assumersi l'impegno di mantenere quella destinazione d'uso. Voglio dire che la previsione di un progetto non può costituire vincoli di carattere contrattuale, ai quali poi è subordinata la concessione del contributo. Forse conviene mettere a posto queste cose, mi pare un po' troppo tenue il vincolo previsto da un progetto. Non deve essere il progetto a prevedere, deve essere il proprietario ad assumersi l'impegno, all'atto della richiesta, di mantenere il vincolo per cinque anni o il termine che si vorrà fissare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Per dire, in relazione a questo articolo 6, sul cui testo base sono state dette cose, secondo me, abbastanza improprie, che è opportuno che chi prende parte non solo alla discussione ma all'approvazione o meno dell'articolo di legge, dica esattamente cosa intende. Dal mio e dal nostro punto di vista mi pare che stamattina il collega Piero Marras abbia detto con estrema chiarezza che noi intendiamo esattamente quello che la norma prevede, che cioè la Regione sostenga nel modo più limpido e chiaro possibile, attraverso una norma di legge, strutture che siano idonee a far cultura. Non possiamo dimenticare un caso grave, quale, ad esempio, quello del teatro di Cagliari, capoluogo della Regione, di cui questo Consiglio regionale è o dovrebbe essere massima espressione, appaltato nel 1969 per meno di un miliardo, che non è ancora ultimato e che ha visto nei decenni ormai, un esborso di danaro pubblico superiore ai cento miliardi. Quel teatro non è ancora finito: ventiquattro anni! Altro esempio è quello del centro congressi di Alghero - i colleghi che sono di quelle parti ne sanno qualcosa - per il quale non so se si possa parlare di decenni, ma di sicuro di molti lustri. Opere, pensate, progettate e iniziate come centri congressi e centri culturali, via via gonfiati nelle revisioni progettuali e nelle revisioni costruttive. Decine e decine di miliardi per non avere nessuna utilità. Per non dire poi degli altri spazi pubblici, teatri tutti in disuso, per non dire dell'altro teatro di Cagliari, costruito ex novoqualche anno fa presso il Conservatorio, pur esso chiuso, inagibile, costato miliardi. Questa è la situazione delle strutture che fanno capo ad enti pubblici e ad amministratori della cosa pubblica, di mega strutture che non si capisce, quando saranno finite, come potranno essere gestite, perché...

FADDA PAOLO (D.C.). Privatizziamo queste strutture.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Io credo che se privatizzassi un pochino qualche altra cosa, con questo tipo di interruzioni, tu ci guadagneresti, saresti più consono ad essere giudicato e ad essere valutato nel mercato delle cose ordinarie.

FADDA PAOLO (D.C.). E tu neanche in quel mercato!

COGODI (Rinascita e Sardismo). Può essere, però è un tipo di interruzione che proprio non fa onore a nessuno, né a chi la riceve, né a chi la fa, perché io non sto proponendo di privatizzare tutto. Ho ben altra idea del pubblico e del privato, quindi non capisco proprio che cosa si voglia dire.

FADDA PAOLO (D.C.). Non è colpa mia.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Non sarà colpa sua se lei non capisce, ma non è neppure colpa mia, non è che mi posso far carico di tutti i guasti che ha fatto la natura, ognuna si prenda la sua parte.

FADDA PAOLO (D.C.). Sappiamo chi è...

COGODI (Rinascita e Sardismo). Insomma, voglio sapere se posso parlare.

FADDA PAOLO (D.C.). E tu non rispondere.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, riprenda il suo intervento. Onorevole Fadda, la prego, consenta all'oratore di proseguire il suo intervento.

FADDA PAOLO (D.C.). Non è che perché ha il microfono può dire tutte le fesserie che vuole.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego di non usare questo linguaggio. Ciascun oratore svolge come vuole le sue argomentazioni. Prego, Onorevole Cogodi.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Non ho niente da dire.

PRESIDENTE. Lei può proseguire il suo intervento.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Io non posso proseguire niente. In questo clima, in questa situazione non posso proseguire e decido di non proseguire.

PRESIDENTE. Lei qui può svolgere le su argomentazioni come crede. Onorevole Cogodi, vuole proseguire?

COGODI (Rinascita e Sardismo). No.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.

SERRA PINTUS (D.C.). Ho necessità di avere un chiarimento dalla Giunta sull'emendamento numero 23 che riguarda naturalmente l'articolo 6. Non ho capito perché si siano aggiunti agli 800 milioni previsti per il 1993 altri 800 milioni per il 1994 e altri 800 milioni per il 1995. Da voci di corridoio ho saputo, perché io non faccio parte della Commissione e quindi non avevo avuto modo di approfondire l'argomento, che l'articolo 6 è mirato ad una iniziativa particolare per il 1993. Non capisco, perciò, perché si confermino 800 milioni per il 1994-1995, continuando in una politica di mancanza di programmazione assoluta, di interventi a pioggia secondo le richieste, secondo le amicizie, eccetera. Io vorrei una spiegazione da parte della Giunta su questo emendamento 23 prima di poterlo votare in un senso o nell'altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto una precisazione: nell'emendamento, e di cui sono primo firmatario, per un errore, è stata dimenticata la cifra del contributo proposto e io chiedo, senza voler modificare l'emendamento, perché si tratta appunto solo di una dimenticanza, di indicare la cifra in lire 100 milioni. Vorrei fare qualche osservazione ancora, se il clima dell'Aula lo consente, sul testo dell'articolo 6 e di alcuni altri emendamenti. Io non faccio parte della Commissione, e quindi come tanti altri colleghi mi ritrovo a discutere del disegno di legge elaborato dalla Commissione, soltanto in Aula e mi sembra di capire che attraverso questa cosiddetta leggina di accompagnamento, come già è avvenuto per le altre materie, si voglia in qualche modo aggiungere qualcosa che è sfuggito alla legge finanziaria e correggere e ampliare o comunque dare un indirizzo più preciso agli interventi che la Regione si propone di attuare nei diversi settori di intervento. Mi ha preoccupato, però, l'apertura della discussione su questo articolo e le osservazioni che sono state fatte dall'onorevole Oppi, che in qualche modo ha voluto mettere in guardia l'Assemblea e i singoli consiglieri dall'andare ad approvare un finanziamento, una erogazione di fondi e di contributi con una finalità ben mirata e ben precisa. Questa è una segnalazione che non può cadere nel vuoto e sulla quale io credo sia doveroso da parte della Giunta dare dei chiarimenti, perché se così fosse dobbiamo sapere di che cosa si tratta, perché viene fatta questa norma e conseguentemente avere tutti gli elementi per poter fare una certa scelta. Se non venissero precisate le finalità di questa norma, si darebbe ancora una volta un potere fortemente discrezionale alla Regione, all'Assessorato, accresciuto ulteriormente con i finanziamenti della stessa cifra previsti per gli anni successivi, il che sarebbe ancora più grave perché noi andremmo a votare praticamente a scatola chiusa delle cose sulle quali non siamo perfettamente a conoscenza.

Detto questo, qualche altra considerazione sulla politica dello spettacolo: ancora una volta si va per provvedimenti tampone, ancora una volta tutti concordano sulla necessità che finalmente si approvi una legge quadro sullo spettacolo e sulla cultura e però tutto tace. Stiamo arrivando alla fine della legislatura e, come al solito, noi passeremo alla storia come un'Assemblea che in cinque anni non è riuscita a darsi una legge quadro, una legge complessiva di carattere organico nel settore della cultura, nel settore dello spettacolo, dimostrando tutta la nostra incapacità ad affrontare e a risolvere in termini di coerenza, di correttezza e di programmazione i problemi legati a questo settore.

Qualche altra osservazione - e mi avvio alla fine - va fatta anche nel merito dell'articolo 6, io non so di preciso che cosa si tratti, però vorrei capire in termini giuridici... l'Assessore sa che cosa significa il termine "organismi" e io mi meraviglio che noi prevediamo di poter dare contributi ad organismi, perché non so cosa di che organismi si tratti, se di istituti privati o pubblici, è un termine estremamente ambiguo nel quale può essere compreso tutto o niente. Io credo che sia doveroso chiarire questo termine dicendo quali devono essere concretamente i beneficiari di questi contributi. Mi chiedo anche perché non si preveda ad esempio - perché il testo proposto lo esclude - che possano essere dati contributi anche ai comuni, ad esempio, e alle province, o a altri enti pubblici. Con questo articolo gli enti pubblici sono esclusi, in quanto non sono organismi operanti nel settore dello spettacolo e non sono quindi organismi che possono avere, nei due anni precedenti, allestito strutture per attività teatrali, eppure noi conosciamo la situazione del Comune di Sassari in modo particolare che ha, o dovrebbe avere, a disposizione, se finalmente dopo anni il trasferimento dalla Regione è avvenuto, una struttura teatrale che è quella del cinema teatro Astra che inutilmente da oltre dieci anni il comune sollecitava, quindi un teatro vero e proprio, posto che il trasferimento sia avvenuto anche con il trasferimento della disponibilità del locale. La tragedia è, io credo, che prima che gli attuali gestori siano estromessi e che il Comune possa rientrare in possesso di quel locale, nel quale da anni si proiettano solo film a luci rosse, passeranno anni. Tutto questo, badate bene, mentre il Comune, anche in questo caso con il contributo della Regione, eroga agli stessi gestori di quel locale, contributi di centinaia di milioni da anni per l'utilizzazione del Teatro Verdi. Noi da anni stiamo impunemente assistendo a delle cose vergognose sulle quali io credo che prima o poi debba verificarsi l'intervento della magistratura contabile e amministrativa perché non è possibile che da anni, ai gestori di un locale che viene utilizzato per manifestazioni pubbliche vengano dati contributi di centinaia di milioni e la Regione fino a ieri, e forse il Comune da ieri in poi, consenta a questi stessi gestori di tenere per quattro soldi una struttura pubblica di proprietà degli stessi enti. Queste sono cose vergognose e non capisco perché si escluda la possibilità che di questo contributo possa godere lo stesso Comune, perché certamente quel locale, per essere utilizzato per le finalità per le quali è stato costruito, ha necessità di lavori di ristrutturazione, perché il testo della norma lo esclude. Io credo che sia necessaria una qualche riflessione sulla politica culturale, sulla politica degli interventi in questo settore e sulla predisposizione di un intervento più organico, più oggettivo, più corrispondente alle finalità e agli interessi della comunità e della collettività. Non tutto può essere risolto attraverso un articolo di questa leggina di accompagnamento che lascia molti dubbi, che crea molte preoccupazioni per le considerazioni che sono state fatte anche da qualcuno che mi ha preceduto. C'è stato un forte richiamo alla coerenza stamattina da parte di chi ritiene che si debba smettere con l'erogazione dei contributi a pioggia.

E' stato bocciato appunto questa mattina l'articolo precedente che prevedeva l'erogazione di un contributo a un ente morale. A questo punto mi rivolgo in particolare al Capogruppo del P.D.S. che ha richiamato alla coerenza e alla serietà, che ha voluto mettere un freno a certi contributi, voglio vedere sino a che punto questa forza politica e altri consiglieri saranno coerenti questo pomeriggio nell'approvare questo articolo e gli emendamenti che a questo articolo vengono presentati, e che introducono tutti quei principi di mal governo, di clientelismo che proprio stamattina sono stati evidenziati per bocciare l'articolo precedente. L'erogazione è diversa e provocatoriamente noi abbiamo fatto un altro emendamento perché anche noi siamo capaci di creare una associazione che si occupa della Grotta del Bue marino o della Grotta di Nettuno, perché questi sono i livelli a cui si scende quando si prevedono contributi come quelli che vengono introdotti con questo tipo di emendamenti. Istituti inesistenti e studi inesistenti! E' possibile che noi arriviamo a prevedere norme di legge per dare contributi di ottanta milioni, anche qui con la fotografia, per lo studio o la stampa di un libro? Ma è serio, colleghi consiglieri? Rientra in quei principi di moralità e di trasparenza ai quali ci siamo voluti richiamare quando abbiamo presentato il bilancio e quando sono state presentate le dichiarazioni della Giunta, e ai quali dobbiamo necessariamente richiamarci, comunque, in momenti come questi che stiamo vivendo?

PRESIDENTE. Onorevole Meloni, lei ha superato il suo tempo. L'emendamento numero 15, di cui lei è primo firmatario, non reca l'indicazione dell'importo del contributo, vorrei che lo ripetesse, onorevole Meloni.

MELONI (P.S.d'Az.). Cento milioni.

PRESIDENTE. Onorevole Meloni, non è indicato neppure il capitolo di spesa da cui attingere e, senza questa indicazione, è improponibile. Onorevole Meloni, per cortesia.

MELONI (P.S.d'Az.). Chiedo scusa, io non sono un tecnico, l'importo è di cento milioni.

PRESIDENTE. L'importo è di cento milioni. Può indicare la copertura finanziaria e il capitolo di spesa?

MELONI (P.S.d'Az.). Sì, chiedo che la copertura di tale spesa deve intendersi assicurata mediante ricorso alla stessa voce prevista nell'emendamento numero 11.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Lorettu. Ne ha facoltà.

LORETTU (D.C.). Signor Presidente, per aggiungere qualche considerazione alle molte che sono state portate dai colleghi che sono intervenuti e per spiegare la finalità dell'emendamento numero 13 che anche io insieme ad altri colleghi ho firmato. Io credo che la discussione abbia messo in luce come nessuno sia contrario ad interventi dell'amministrazione regionale non solo genericamente nel campo dell'attività culturale, ma anche nel campo delle attività teatrali, anche attraverso interventi che favoriscano la creazione e l'apprestamento delle strutture indispensabili per lo svolgimento di queste attività. Credo che su questo piano non ci sia contrasto in quest'Aula, credo che tutti anzi avvertiamo l'opportunità e la necessità di interventi di questa natura; il punto su cui nasce il dissenso riguarda la formulazione della norma contenuta all'articolo 6 del disegno di legge in discussione; è la formulazione di questa norma che crea perplessità, dubbi, contrarietà, opinioni negative perché indubbiamente è difficile. Credo che gli stessi sostenitori di questa norma non abbiano difficoltà a riconoscere che la sua formulazione è assolutamente inadeguata, non equilibrata, non coordinata con le altre norme di incentivazione presenti nel nostro ordinamento, eppure si tratta di interventi di grande rilievo. Si ipotizza l'erogazione di contributi in conto capitale, contributi quindi a fondo perduto, che possono arrivare fino al 50 per cento della spesa ammessa, anche per interventi di acquisto o di ristrutturazione di strutture teatrali; si tratta quindi di interventi finanziari così rilevanti che francamente io ho difficoltà ad equipararli ad altri interventi previsti dalla legislazione regionale in altri settori. Penso ad esempio, al settore turistico in cui a sostegno di interventi privati, sono previsti contributi in conto capitale che arrivano al 25 per cento. Si dirà che una cosa è l'attività culturale, una cosa è l'attività teatrale, una cosa è un'attività economica come quella turistica. Lo stesso discorso si potrebbe fare se ci riferissimo a interventi a sostegno dell'artigianato, dove egualmente il contributo in conto capitale è enormemente inferiore, ma ripeto, si tratta di attività di natura diversa, quindi è possibile prevedere...

(Interruzioni)

Io non vorrei, signor Presidente, disturbare i colleghi che inseguono altri pensieri. Dicevo, sono attività di natura diversa che possono benissimo giustificare interventi di misura diversa, ma non c'è dubbio che in ogni caso anche una diversa graduazione dell'intervento regionale va comunque inserita in un contesto generale. Ci deve essere un coordinamento, un equilibrio, ci deve essere un rapporto e un collegamento con una finalità ben individuata che si pone alla base della norma di legge. Tutto questo francamente io credo non sia possibile individuarlo nella norma così come è formulata. Diceva prima il collega Meloni, io credo giustamente, che, mentre si ipotizza l'intervento a sostegno di iniziative private, non sono minimamente contemplate dalla norma iniziative degli organismi pubblici, e francamente anche sotto questo aspetto è difficile considerare la norma equilibrata e rispondente ad una esigenza generale. Una norma giuridica dovrebbe essere caratterizzata, come insegnano i maestri, da astrattezza e generalità e dalla rispondenza quindi a un interesse generale che si individua come meritevole di tutela da parte dell'ordinamento, al cui soddisfacimento quindi la norma deve tendere. Tutto questo è difficilmente ravvisabile in questa norma e, come ricordava prima il collega Dettori, gli stessi criteri che si individuano per l'erogazione di questi contributi, di questi sostegni o le garanzie che si cerca di individuare sono anche esse chiaramente inadeguate e insufficienti per rispondere all'esigenza di una tutela generale e oggettiva di un interesse pubblico. Io, e gli altri colleghi che hanno firmato l'emendamento numero 13, non siamo contrari a sostenere iniziative private in questo senso. Riteniamo però che la norma debba essere valutata in maniera molto più approfondita di quanto non si sia fatto finora, e riteniamo che dall'intervento non possano essere escluse le iniziative degli enti pubblici; anzi, in attesa di poter dare alla norma una configurazione idonea e sufficiente, noi crediamo che l'intervento debba proprio essere limitato al sostegno delle iniziative pubbliche. Quindi in attesa di poter andare ad una regolamentazione complessiva della materia e alla definizione di un intervento globale crediamo, e questo intendiamo proporre con l'emendamento numero 13, che l'intervento previsto nell'articolo 6 vada limitato al sostegno di iniziative promosse da organismi pubblici.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi nell'intervento di stamattina così puntuale e preciso, del compagno Francesco Cocco abbiamo espresso la nostra posizione ed anche il nostro giudizio sul provvedimento che attualmente è in esame da parte del Consiglio. Io non voglio ripetere naturalmente le perplessità ed anche i limiti di questo provvedimento, perché sono stati evidenziati in maniera molto puntuale ed analitica da parte del compagno Cocco; naturalmente questo provvedimento ha tutti i limiti e tutte le insufficienze che sono proprie di un provvedimento contenitore di interventi disparati, di interventi eterogenei, naturalmente non legati tra di loro, e questo penso sia il limite e l'insufficienza di tutti i provvedimenti che accompagnano il bilancio, proprio perché devono contenere una serie di interventi tra di loro disomogenei e disparati. Anche se dal punto di vista formale, naturalmente questa non è una vera e propria legge di accompagnamento al bilancio visto che manca la firma dell'Assessore competente, penso ne abbia tutte le caratteristiche, tralasciando questo aspetto formale, dal punto di vista sostanziale si tratta effettivamente di una legge di accompagnamento al bilancio. Quindi io non voglio assolutamente riprendere le osservazioni critiche che sono state fatte stamattina, voglio soltanto soffermarmi sull'articolo 6 e sui successivi emendamenti che sono stati presentati. Noi oltre alle perplessità sul provvedimento nella sua globalità, abbiamo più volte espresso delle perplessità su singoli aspetti del provvedimento. Alcune di queste perplessità sono state fugate dal pronunciamento di stamattina da parte del Consiglio il quale ha modificato alcuni articoli e quindi alcuni aspetti del provvedimento stesso; per quanto riguarda l'articolo 6 che forse rappresenta il punto più delicato del provvedimento, noi abbiamo avuto modo di esprimere alcune osservazioni e alcune perplessità sull'articolo stesso e sul suo contenuto. Ci siamo però adoperati attraverso l'apertura di un tavolo politico, che ha coinvolto tutte le espressioni presenti all'interno di questo Consiglio, perché si introducessero quelle modifiche che potessero farci superare appunto le perplessità iniziali. Penso che attraverso quel tavolo politico che è stato attivato, attraverso il concorso dell'Assessore ed anche degli altri Gruppi presenti in Consiglio, siano state introdotte alcune modifiche a questo articolo che consentono almeno in parte di superare, ripeto, le perplessità che noi avevamo manifestato. Io sono sicuro che l'Assessore alla cultura, il professore Azzena, nella replica sarà sicuramente molto più esauriente nell'esemplificare e nello spiegare i contenuti delle modifiche che sono state apportate attraverso gli emendamenti predisposti dalla Giunta regionale. Io penso che queste modifiche consentano comunque di superare un limite che era presente e che è stato evidenziato, cioè la possibilità che attraverso la formulazione dell'articolo 6 fosse in qualche modo già prefigurata la finalizzazione dell'intervento. Penso che la possibilità di triennalizzare l'intervento e quindi dare la possibilità anche ad altri soggetti sia da accogliere così come penso sia da accogliere la proposta che è stata fatta dal collega Lorettu, e cioè di dire non solo le associazioni che non perseguono fini di lucro ma anche i soggetti pubblici, anche se, a mio modo di vedere, con la dizione "non" è già compreso anche il soggetto pubblico, ma se si vuole ulteriormente specificare si può dire "non solo soggetti che non perseguono fini di lucro ma anche soggetti pubblici". Questo può essere un rafforzativo che può in qualche modo venire incontro alle perplessità che sono state manifestate attraverso la presentazione di quell'emendamento. Io dico, comunque, che a nostro modo di vedere la triennalizzazione dell'intervento, cioè dare la possibilità anche ad altri soggetti di usufruire di questi interventi, naturalmente privilegiando l'intervento da parte di soggetti pubblici, può consentire di superare almeno una parte delle perplessità che anche noi abbiamo manifestato sull'articolo stesso. Ripeto, sono sicuro che poi l'Assessore sarà molto più esauriente nell'esemplificare e nello spiegare il contenuto di questi emendamenti. Mi pare però che queste modificazioni possano venire incontro alle osservazioni che sono state fatte dai diversi colleghi. Colgo l'occasione anche per esprimere la nostra valutazione sugli altri emendamenti che sono stati presentati. Noi diamo un giudizio positivo sugli emendamenti presentati dalla Giunta regionale che sono finalizzati a potenziare l'intervento a favore di alcuni corsi di laurea, soprattutto di laurea breve, presso l'università di Sassari. Mi pare che questa sia una finalizzazione che possa essere condivisa, visto che gli interventi del Ministero a favore dell'istituzione di nuovi corsi di laurea, sia pure laurea breve, sono tutti oramai a costo zero, e quindi c'è la necessità di un intervento da parte dell'Amministrazione regionale. Questo è avvenuto nel recente passato anche per l'istituzione di nuovi corsi anche in altre realtà, e penso che nel prossimo futuro sarà sempre più necessario da parte della Regione sostituirsi in qualche modo all'intervento dello Stato proprio perché gli interventi in materia di istituzioni di nuovi corsi universitari da parte dello Stato saranno tutti quanti a costo zero. Naturalmente questo impone a noi Consiglio regionale, impone alla Giunta regionale la necessità di normare il rapporto tra la Regione e l'università. Il rapporto tra la Regione e l'università nella sua interezza, o comunque con i diversi dipartimenti o con le diverse facoltà, non può essere gestito sulla base di rapporti di carattere personale. Anche qui dobbiamo approvare una norma che individui i requisiti precisi per l'intervento della Regione, finalità precise nell'ambito di una programmazione che deve tener conto anche delle esigenze in materia culturale e in materia di studi universitari. Penso che questa esigenza si imponga oramai non solo attraverso il dibattito che si è sviluppato in queste settimane anche sui quotidiani sardi, in cui si sottolinea l'esigenza che il rapporto tra la Regione e l'università sia un rapporto sempre più trasparente, legato a norme e a parametri certi, che debbono essere contenuti all'interno di una norma regionale. Non possiamo continuare ad andare avanti con interventi settoriali, che il più delle volte sono portati avanti da singoli Assessori o comunque da singoli esponenti del Consiglio regionale e che tutto va inserito nell'ambito di una normativa che deve regolamentare questi rapporti.

Noi, quindi, esprimiamo un parere favorevole, pur naturalmente con questi limiti di fondo per gli interventi che sono finalizzati a potenziare l'istituzione di corsi di laurea breve nelle due università della Sardegna, naturalmente esprimiamo anche delle forti perplessità su altri emendamenti che sono stati presentati. Non abbiamo difficoltà a dire che, per quanto riguarda l'emendamento numero 17, quelle che sono state fatte da diversi colleghi ci paiono osservazioni puntuali di cui naturalmente non possiamo non tener conto, quindi queste perplessità le facciamo nostre e saremo conseguenti rispetto a questi giudizi.

PRESIDENTE. Onorevole Dadea, può precisare la proposta che ha fatto per l'emendamento numero 13?

DADEA (P.D.S.). Naturalmente non spetta a me ma io penso che l'emendamento numero 13 debba essere aggiuntivo, invece che sostitutivo, cioè che si debba aggiungere "e soggetti pubblici".

DETTORI (D.C.). La proposta l'ho fatta io.

DADEA (P.D.S.). Onorevole Dettori, ho detto che non spetta a me.

PRESIDENTE. Onorevole Dettori, per cortesia, ho chiesto all'onorevole Dadea di precisare la proposta. I proponenti dell'emendamento numero 13 hanno facoltà di parlare su questa proposta o di mantenere il loro emendamento.

DADEA (P.D.S.). Io mi sono limitato soltanto a esplicitare.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Dadea, abbiamo inteso; è l'onorevole Dettori che non ha compreso bene. I presentatori ovviamente possono esprimere la loro opinione, l'emendamento è loro, prego onorevole Dettori.

DETTORI (D.C.). Manteniamo l'emendamento, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dettori. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Antonio Serra, relatore.

SERRA ANTONIO (D.C.), relatore. La Commissione esprime parere favorevole su tutti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Rispetto all'ulteriore ondata di preoccupazioni che sono emerse, voglio precisare agli onorevoli consiglieri e al Presidente che mi sembra che questa norma abbia una finalità molto evidente che è stata in parte anche colta, ma che credo possa essere indicata nella constatazione che c'è stata un'azione surrogatoria delle carenze di strutture teatrali, particolarmente sentite a Cagliari, ma che si estende a molti altri centri della Sardegna. Proprio sulla scorta dell'esperienza non negativa di questa iniziativa si è ritenuto di poter generalizzare questo tipo di intervento. Quindi non mi sembra che sia da condividere l'idea che si debba disporre esclusivamente per il futuro, perché se si vogliono incentivare le iniziative a venire non per questo ritengo - poi ovviamente il Consiglio è sovrano - si debbano penalizzare iniziative che hanno avuto il merito di aprire la strada. Quindi mi sembra che lo spirito della norma sia in questo senso. Per quanto riguarda un'altra obiezione fondamentale, quale quella avanzata dall'onorevole Dettori, io risponderei che anche qui la mancanza di criteri per l'erogazione dettati dal Consiglio non esime assolutamente l'amministrazione regionale, quindi la Giunta regionale o il singolo Assessore, dall'ispirare la sua discrezionalità, quella discrezionalità che gli è lasciata dalla norma di legge, a dei criteri, perché la discrezionalità non è arbitrio, quindi anche se i criteri nn sono indicati in legge comunque l'erogazione è garantito che avverrà sulla base di criteri e non in maniera scriteriata.

Quanto alla richiesta dell'onorevole Usai io ritengo che, come è stato anche sottolineato nell'ultimo intervento dall'onorevole Dadea, occorra andare a una razionalizzazione degli interventi, ma in questo caso non è causale che lo stanziamento sia previsto per un solo anno, perché anche in base a indicazioni che sono venute a Nuoro dall'allora Ministro dalla ricerca scientifica, c'è l'intenzione del Ministero di reintervenire su questa realtà con finanziamenti propri, come è giusto. Non si ritiene, che la Regione debba essere totalmente assorbita in una funzione surrogatoria al seguito degli smobilizzi da parte del Ministero della ricerca scientifica. La Regione deve avere delle sue linee guida nell'intervento sull'Università, che mi sembra tutti condividano e quindi non c'è assolutamente la preoccupazione che questo finanziamento concesso nella fase di avvio possa poi perpetuarsi. L'intenzione della norma è chiara e non va in questo senso.

L'onorevole Baroschi ha espresso l'idea che al comma quarto dell'articolo il riferimento al progetto esecutivo non sia sufficiente per garantire che la struttura resti finalizzata allo scopo per cui viene sovvenzionata. Faccio notare però che la lettera c) del quarto comma dice che dal progetto esecutivo deve risultare che l'opera è destinata all'uso teatrale per almeno cinque anni. Ora, poiché è difficile pensare che ci possa essere un'espressione grafica diversa dalla scrittura, diciamo così, che possa garantire il rispetto di questa condizione, è chiaro che questa dovrà essere imposta attraverso quello che in gergo si definisce un atto d'obbligo, un atto di sottomissione o un atto d'obbligo. Quindi poiché il progetto sarà certamente corredato da una domanda, è nella domanda che troverà la sede naturale l'impegno da parte del richiedente perché questa condizione sia rispettata e quindi la struttura abbia un vincolo di destinazione almeno quinquennale. Comunque, in sede di coordinamento si potrebbe anche pensare, se il Consiglio è dell'idea, di integrare la dizione del quarto comma precisando che il progetto esecutivo fa parte di un impegno più complessivo del richiedente, quindi riferire queste condizioni più al richiedente che al progetto esecutivo.

Un altro problema che è sorto e che è posto in questo caso dall'emendamento numero 13 è quello degli organismi pubblici. Si è ritenuto nel tavolo politico, così lo chiamava l'onorevole Dadea nel suo intervento, che la dizione normativa già includesse gli organismi pubblici, ma se così non fosse, se il Consiglio ritenesse che la specificazione "operanti nel settore dello spettacolo" escluda gli organismi pubblici, si potrebbe eventualmente accogliere l'emendamento numero 13, Dettori e più, nel senso appunto, come è stato già detto, di un emendamento aggiuntivo che unisca agli operatori privati anche gli operatori pubblici. Anche parche la realtà è tale che non si vede ragione, mi sembra, per escludere gli operatori privati come invece l'emendamento propone. Se vogliamo rileggere per completezza il testo come sarebbe emendato, se venissero accolti gli emendamenti proposti dalla Giunta, nel testo si avrebbe che la norma viene ad acquisire un carattere di continuità e questo attraverso l'emendamento al primo comma nel quale si dice che si tratta di organismi che intendono allestire in futuro, o che abbiano allestito, nel biennio precedente l'entrata in vigore della legge, strutture per l'esercizio teatrale. Quindi in realtà si recuperano le iniziative che si sono già avute, limitatamente però al biennio anteriore all'entrata in vigore della legge, e non a qualsiasi biennio precedente all'anno di effettiva applicazione della legge, e conseguentemente nel secondo comma si introduce un termine di presentazione della domanda che è fissato al 30 novembre dell'anno precedente, poiché la dizione attuale in realtà sa più di norma transitoria, cioè sovviene solo alle esigenze della prima applicazione della legge e non invece alle esigenze future; esigenze future che sono rese molto evidenti dall'aggiunta dell'ultimo comma del finanziamento per il successivo biennio. Quindi la norma non è più finanziata per un solo anno, ma ha un finanziamento triennale e acquista quindi questa valenza di norma. A questo proposito vorrei dire che condivido almeno personalmente l'idea che si debba arrivare a discutere in Aula un disegno di legge organico sulle attività teatrali e più genericamente di spettacolo, ma ritengo che l'approvazione di questa norma non sia affatto ostativa a questo, perché questa norma anzi potrebbe essere ulteriormente razionalizzata e inglobata nel disegno di legge e si spera nella futura legge organica. Mi pare di avere esaurito le repliche; resta da precisare all'onorevole Meloni che, chiaramente, dicendo organismi, si voleva utilizzare una espressione molto lata, non è una espressione onnicomprensiva perché certamente sono escluse le iniziative di persone fisiche singole. Per quanto riguarda gli altri emendamenti ritengo che si possa giudicare con particolare favore l'emendamento relativo all'istituto di biofisica e che ci si possa rimettere alle decisioni dell'Aula per tutti gli altri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Per capire, l'intervento dell'Assessore era il parere della Giunta sugli emendamenti?

PRESIDENTE. Sì.

SELIS (D.C.). Il mio non vuole essere un vero o proprio intervento ma chiedo però alla Presidenza se è possibile dire questo. Mi sembra che l'intervento della Giunta proponesse una ricostruzione dell'articolo in maniera, secondo me, interessante però è difficile per i consiglieri che seguono, capire come salta fuori l'articolo con tutti questi emendamenti. Chiedo se è possibile sospendere l'esame dell'articolo e predisporre il testo scritto di questa mediazione, di questa sintesi che la Giunta sta facendo per cercare di cogliere il meglio del dibattito che è avvenuto in Consiglio.

(Interruzioni)

Chiedo scusa, l'Assessore ha fatto una sua proposta di mediazione che mi sembra, nelle intenzioni della Giunta, tendesse a recuperare il senso del dibattito e a fare una sintesi delle posizioni emerse in Consiglio, in particolare a precisare che la norma dovrebbe consentire l'estensione dei finanziamenti ai soggetti pubblici, non inibire il finanziamento ai soggetti privati, definire la retroattività come norma transitoria eccetera, cioè una serie di istituti che mi sembrano interessanti. Chiedo se è possibile avere un testo scritto perché le proposte dell'Assessore mi sembrano interessanti, però è difficile giudicare e votare una norma senza avere un testo. Proponevo quindi alla Presidenza di sospendere l'articolo per vedere il testo così come nella mediazione dell'Assessore è stato definito.

PRESIDENTE. L'onorevole Selis, che ha sicuramente nel suo banco il testo di tutti gli emendamenti, e ha seguito attentamente anche l'intervento dell'Assessore, avrà anche sentito che l'Assessore ha proposto una mediazione sull'emendamento numero 13, cioè quella di accogliere gli organismi pubblici. La Giunta ovviamente accoglie anche tutti gli emendamenti della Giunta regionale, accoglie inoltre l'emendamento aggiuntivo numero 11 e sugli altri si rimette al Consiglio. Non c'è alcuna difficoltà, se si controlla il testo dell'articolo e degli emendamenti a vedere il risultato finale. Il parere finale è poi rimesso all'Aula. Se lei ha il materiale non ha bisogno di un testo scritto con le proposte dell'Assessore.

Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 13 nel testo dei proponenti. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 20. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il testo dell'articolo 6.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Chiediamo la votazione per appello nominale sul complesso dell'articolo.

PRESIDENTE. La sua richiesta deve essere appoggiata da otto consiglieri.

(Otto consiglieri si levano in piedi)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'articolo 6. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 67, corrispondente al nome del consigliare Sechi.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Sechi.

Rispondono sì i consiglieri: Sechi - Serra - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Onnis - Pili - Piras - Pubusa - Pusceddu - Sardu - Scano.

Si sono astenuti: i consiglieri Selis - Usai Edoardo - Baghino - Cadoni - Cogodi - Meloni - Merella - Morittu - Murgia - Ortu - Pau - Porcu - Puligheddu - Salis - Satta Gabriele.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 59

votanti 44

astenuti 15

maggioranza 23

favorevoli 44

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 8. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 15. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 17. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 19. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 23. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 7.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 7

Copertura finanziaria

1. Gli oneri derivanti all'applicazione della presente legge sono quantificati in lire 2.570.000.000 per l'anno finanziario 1993 ed in lire 300.000.000 per gli anni successivi.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e per il triennio 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO ED ASSETTO DEL TERRITORIO

Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della legge finanziaria)

1993 lire 770.000.000

1994 lire 300.000.000

1995 lire 300.000.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 9 della tabella A, allegata alla legge finanziaria.

Capitolo 03017 - Fondo speciale per fronteggiare spese in conto capitale dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art 3 della legge finanziaria)

1993 lire 1.800.000.000

1994

1995

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 5 della tabella B, allegata alla legge finanziaria.

In aumento

10 - ASSESSORATO LAVORO

Capitolo 10021 - Contributo annuo alle sezioni provinciali dell'Unione italiana dei ciechi, operanti in Sardegna, per il conseguimento degli scopi previsti dallo statuto dell'Unione stessa (L.R. 23 febbraio 1968, n. 14); contributo annuo all'Associazione nazionale privi di vista per l'attività istituzionale dell'Ufficio regionale e degli uffici provinciali della Sardegna (art. 5 della presente legge).

1993 lire 300.000.000

1994 lire 300.000.000

1995 lire 300.000.000

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

Capitolo 11096-01 - Saldo di impegni di esercizi decorsi relativi a spese per iniziative di informazione sull'attività della Regione; rimborsi delle spese sostenute ai fini della partecipazione all'Expo di Siviglia 1992 (art. 2 della presente legge)

1993 lire 70.000.000

1994

1995

Capitolo 11106 - Spese per la costruzione di musei regionali (art. 3, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1); spese per l'esecuzione di lavori di ricerca e di sistemazione intesi a sviluppare e a valorizzare il patrimonio storico, archeologico, etnografico e speleologico della Sardegna e spese di liquidazione di diritti di terzi su cose mobili ritrovate (art. 4, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1 e L.R. 20 giugno 1979, n. 49); spese per l'esecuzione di opere urgenti intese ad assicurare la conservazione di monumenti e di altre opere di riconosciuto interesse archeologico, artistico, storico, etnografico, numismatico e speleologico (art. 5, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1, L.R. 20 giugno 1978, n. 49 e art. 113, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 81, L.R. 30 maggio 1989, n. 18); contributi a favore di musei di interesse locale, ad esclusione della costruzione (art. 86, L.R. 28 aprile 1992, n. 6 e art. 1 della presente legge)

1993 lire 1.000.000.000

1994

1995

Capitolo 11115-03 (N.I.) 2.1.2.6.3.3.06.09 (05.04) - Contributi in conto capitale ad organismi operanti nel settore dello spettacolo senza finalità di lucro, nelle spese per l'acquisto o la ristrutturazione delle strutture per l'esercizio teatrale (art. 6 della presente legge)

1993 lire 800.000.000

1994

1995

Capitolo 11124-21 - (N.I.) 1.1.1.6.2.2.08.09 (05.04) - Contributi a favore di federazioni sportive e di enti di promozione sportiva che abbiano effettuato negli anni 1990, 1991 e 1992 corsi di formazione per operatori sportivi, tecnici e di dirigenti di società sportive (art. 4, primo comma, della presente legge)

1993 lire 400.000.000

1994

1995

3. Le spese derivanti dall'applicazione della presente legge fanno carico ai sopracitati capitoli del bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e sul capitolo corrispondente al capitolo 10021 dei bilanci per gli anni successivi.

PRESIDENTE. All'articolo 7 sono stati presentati gli emendamenti numero 5 e 16 successivamente ritirati e l'emendamento numero 18. Se ne dia lettura.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Art. 7

1. Gli oneri derivanti all'applicazione della presente legge sono quantificati in lire 8.539.000.000 per l'anno finanziario 1993, in lire 6.053.000.000 per l'anno 1994, in lire 6.092.000.000 per l'anno 1995 ed in lire 300.000.000 per gli anni successivi.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e per il triennio 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO ED ASSETTO DEL TERRITORIO

Cap. 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della legge finanziaria)

1993 lire 8.539.000.000

1994 lire 6.053.000.000

1995 lire 6.092.000.000

mediante riduzione delle seguenti riserve della tabella A, allegata alla legge finanziaria:

voce 5

1993 lire 5.469.000.000

1994 lire 5.753.000.000

1995 lire 5.792.000.000

voce 10

1993 lire 500.000.000

1994

1995

voce 13

1993 lire 2.570.000.000

1994 lire 300.000.000

1995 lire 300.000.000

In aumento

10 - ASSESSORATO LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE

Cap. 10021 - Contributo annuo alle sezioni provinciali dell'Unione italiana dei ciechi, operanti in Sardegna, per il conseguimento degli scopi previsti dallo statuto dell'Unione stessa (L.R. 23 febbraio 1968, n. 14); contributo annuo all'Associazione nazionale privi di vista per l'attività istituzionale dell'Ufficio regionale e degli uffici provinciali della Sardegna (art. 5 della presente legge).

1993 lire 300.000.000

1994 lire 300.000.000

1995 lire 300.000.000

11 - ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

Cap. 11076 (N.I.) - Contributo straordinario alla Facoltà di lettere e filosofia del l'Università di Sassari per il finanziamento di contratti per insegnamenti universitari e per l'avvio del corso di diploma in beni culturali ed ambientali (artt. 6 ter e 6 quater della presente legge)

1993 lire 500.000.000

1994

1995

Cap. 11078-01 - Contributi annui della Regione per il funzionamento degli Enti regionali per il diritto allo studio universitario (E.R.S.U.) (artt. 1, 2, 3, 5, 8 e 13, L.R. 14 settembre 1987, n. 37 e art. 59, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1)

1993 lire 5.469.000.000

1994 lire 5.753.000.000

1995 lire 5.792.000.000

Cap. 11096-01 - (Denominazione variata) - Saldo di impegni di esercizi decorsi relativi a spese per iniziative di informazione sull'attività della Regione (L.R. 7 maggio 1953, n. 11), rimborsi delle spese sostenute ai fini della partecipazione all'Expo di Siviglia 1992 (art. 2 della presente legge)

1993 lire 70.000.000

1994

1995

Cap. 11106 - Spese per la costruzione di musei regionali (art. 3, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1); spese per l'esecuzione di lavori di ricerca e di sistemazione intesi a sviluppare e a valorizzare il patrimonio storico, archeologico, etnografico e speleologico della Sardegna e spese di liquidazione di diritti di terzi su cose mobili ritrovate (art. 4, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1 e L.R. 20 giugno 1979, n. 49); spese per l'esecuzione di opere urgenti intese ad assicurare la conservazione di monumenti e di altre opere di riconosciuto interesse archeologico, artistico, storico, etnografico, numismatico e speleologico (art. 5, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1, L.R. 20 giugno 1978, n. 49 e art. 113, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 81, L.R. 30 maggio 1989, n. 18); contributi a favore di musei di interesse locale, ad esclusione della costruzione (art. 86, L.R. 28 aprile 1992, n. 6 e art. 1 della presente legge)

1993 lire 1.000.000.000

1994

1995

Cap. 11115-03 (N.I.) 2.1.2.6.3.3.06.09 (05.04) - Contributi in conto capitale ad organismi operanti nel settore dello spettacolo senza finalità di lucro, nelle spese per l'acquisto o la ristrutturazione delle strutture per l'esercizio teatrale (art. 6 della presente legge)

1993 lire 800.000.000

1994

1995

Cap. 11124-21 (N.I.) 1.1.1.6.2.2.08.09 (05.04) - Contributi a favore di federazioni sportive e di enti di promozione sportiva che abbiano effettuato negli anni 1990, 1991 e 1992 corsi di formazione per operatori sportivi, tecnici e di dirigenti di società sportive (art. 4, primo comma, della presente legge)

1993 lire 400.000.000

1994

1995

3. Le spese derivanti dall'applicazione della presente legge fanno carico ai sopracitati capitoli del bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e sul capitolo corrispondente al capitolo 10021 e 11078-01 dei bilanci per gli anni successivi. (18)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Vorrei precisare che ovviamente in sede di coordinamento, trattandosi della norma finanziaria, il testo dell'emendamento dovrà essere adeguato alle modifiche apportate al testo nell'esame degli articoli. In particolare vedo già da ora che c'è un riferimento al primo comma dell'articolo 4 che è stato soppresso, quindi questo andrà soppresso e così di seguito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Esprimo qualche considerazione sull'articolo 7 che è l'articolo finanziario e che quindi compendia in qualche modo il senso di questa legge, meglio sarebbe a dire di quel che rimane di questa legge, e rimane davvero poco rispetto alle indicazioni, agli appelli e agli accenti di preoccupazione sicuramente sinceri e accorati, perché questo Consiglio regionale diventi capace prima o poi di fare leggi vere, di carattere organico, che abbiano trasparenza, che sappia la legge e che sappiano i legislatori che cosa stanno facendo. In attesa di tutto questo, in buona sostanza, quel che rimane di questa legge sono quattro normette più o meno a sanatoria di cose mal fatte da parte dell'amministrazione regionale e, come si è detto da più parti, e in più occasioni, tutto questo verrebbe chiamato legge sulla cultura. Io credo che per un Consesso legislativo la prima cultura dovrebbe essere la cultura del fare le leggi e voglio richiamare, anche perché rimanga traccia negli atti del Consiglio che nessuno mai leggerà, che io e altri colleghi ci siamo ben resi conto e pensavamo che tutti i colleghi che siedono qui in quanto legislatori, si fossero resi conto non per essere attenti nella lettura ma per essere almeno sufficientemente partecipi nell'udire, che uno degli emendamenti che è stato poc'anzi votato non significava proprio nulla, eppure era una norma di legge. Non significava nulla non perché era poco importante, ma perché il primo firmatario ce lo ha detto. Se i colleghi consiglieri regionali, in tante cose e in pensieri affaccendati, non leggono neppure le norme che votano, questo è un fatto preoccupante che attiene alla dignità ma anche al diritto, all'esistenza di questo Consesso. Non solo l'emendamento che portava il numero 15 si capisce benissimo, perché basta l'intelligenza media di un bambino per capire che non era una norma di legge, ma il primo firmatario intervenendo del dibattito ha detto che non era un vero emendamento, che non era una vera norma, ma era una norma puramente provocatoria. Però attorno alla norma provocatoria che non vuole dire nulla, si è esercitato tutto il rito e anche la spesa della corrente elettrica, tutto il rito della procedura di approvazione delle leggi. Si è chiesta l'illustrazione, è stato anche illustrato, per dire che non significava nulla, che era provocatorio; si è chiesto di indicare la posta finanziaria che è stata indicata regolarmente. Qualche collega di quella zona, della zona della grotta del Bue Marino, si è pure lamentato: ma come, è un emendamento che riguarda il mio territorio, la mia zona e io non l'ho potuto firmare! Poi è stato regolarmente posto in votazione e ovviamente respinto, ma il rito si è compiuto, la procedura, e se anche questo non avesse avuto nessuna incidenza, comunque questo lampadario ha consumato molta energia elettrica. L'Istituto sardo biomarino e biotermico da ubicare nelle grotte del Bue marino non esiste, non c'è un istituto sardo biomarino e biotermico nella grotta del Bue marino. C'era un emendamento così scritto e però la cosa non era del tutto impropria perché nella confusione che si è determinata forse voleva essere una cartina di tornasole, un accendere una spia per vedere se la macchina funzionava. Cari colleghi sardisti, se volevate ottenere questo risultato, non solo lo avete ottenuto ma è un grande risultato politico perché avete dimostrato, voi che l'avete proposto e quanti lo hanno capito, che in quest'Aula si votano le norme senza leggerle, senza comprenderle e purtroppo non solo tra le norme respinte ma anche tra quelle approvate, ce n'è che viaggiano in questo modo. Ecco cosa rimane della legge della cultura, l'incultura del fare le leggi, la dimostrata incapacità di un Consiglio regionale di fare le leggi, dico del Consiglio e tralascio la Giunta regionale che seraficamente si astrae. Pare che non riguardi il Governo della Regione quello che accade attorno alle leggi e sulle leggi, non leggi qualsiasi, le leggi che esso presenta al Consiglio, e alle quali leggi non dico che si debba affezionare, perché la capacità affettiva uno ce l'ha o non ce l'ha, ma almeno per dignità, per senso comune del pudore, dovrebbe spiegarle al Consiglio dicendo: ti chiedo di approvarle. Poi il Consiglio è sovrano, e può approvare o non approvare le leggi proposte dalla Giunta, ma non può essere indifferente che il Consiglio approvi o non approvi. La regola non può essere che alla Giunta non importa più nulla; facciano il Consiglio o le aggregazioni le più varie che si creano, perché tanto noi siamo la Giunta serafica e anche un pochino esangue - se mi si passa l'espressione - tanto Giunta siamo e Giunta rimaniamo, poco contano la coerenza politica, la maggioranza politica che ci ha espresso e ci dovrebbe sorreggere, conta l'atto iniziale di un voto dimenticato in base al quale noi siamo diventati Assessori, e rimarremo Assessori per disperazione, almeno perché non se ne intravedono altri. Questa è la Giunta della disperazione politica. Con tutto quello che accade nel Paese, con tutto quello che accade in questa Regione, con tutto quello che accade qui, tranquillamente si respingono gli articoli, tranquillamente si approvano emendamenti di cui ancora qualche collega ha riferito di non aver capito il senso, perché quel "pubblico" aggiunto o meglio sostituito a quel che significava uno dei principali articoli di questa legge proposta dalla Giunta di fatto in materia culturale e teatrale (questo è un giudizio politico ovviamente) reintroduce il Minculpop, il Ministro della cultura popolare di infausta fama. Si possono anche respingere le leggi, si può dire alla Giunta che le presenta: portatele a casa, torna col compito fatto meglio, se vuoi la sufficienza, ma come si fa a dire che i teatri-tenda devono essere pubblici, solo pubblici o niente, quando quel poco che esiste non è pubblico, perché il pubblico ha dei teatri e ha tende che marciscono, e lo sapete che anche nella città di Cagliari, a cento metri dalla tenda vera che fa cultura e fa teatro e fa musica tutte le sere e che domani smonteranno, c'è un'altra tenda, montata dalla mano pubblica, quella dei mondiali, che marcisce e vale tre volte tanto quella dell'Associazione culturale che ogni giorno fa cultura in questa Regione e in questa città. E voi dite: no, timbro pubblico o morte! Ma l'articolo di legge l'ha presentato la Giunta, questa Giunta avanzata, questa Giunta che si definisce larga almeno di vedute e invece è larga di niente e non batte ciglio se un articolo di questa portata, che si poteva migliorare o integrare, viene così snaturato. Come fa a non battere ciglio? Ma batta in ritirata subito questa Giunta, consenta che si riattivi un circuito di confronto politico, di considerazione seria della portata delle leggi che si fanno. Dopo l'articolo 7, che è la norma finanziaria, ci saranno ancora i miliardi per questo e per quello, a sanatoria del malgoverno, delle convenzioni non scritte e delle convenzioni non fatte. Ancora ci saranno i miliardi, in questa come nelle altre leggi, che pure sono state approvate, ma dopo l'articolo 7, dopo che per questa legge stanzierete i miliardi, questa maggioranza non può non approvare una legge per questa Giunta che dà tanta prova di efficacia e di capacità. A quel punto che cosa rimarrà? Rimarranno ancora quelle macerie e rimarrà soprattutto la dimostrazione data in Aula di un'incapacità non solo di fare buone leggi, che è un giudizio politico, ma dell'incapacità di leggere quello che è scritto che non è un giudizio politico, è puramente e semplicemente una constatazione di fatto, per cui se esistesse un arbitro, un giudice vero - ma il giudice vero è il popolo sardo che dovrebbe sapere di queste cose - se ci fosse un arbitro di sicuro manderebbe a casa subito questo Consiglio regionale, per incapacità manifesta ad esplicare la propria funzione, perché non è possibile non leggere quello che è scritto quando si vota, non è possibile non ascoltare quando le cose scritte vengono anche illustrate in modo così chiaro, e nessuno ascolta perché ormai ascoltare non serve, nessuno legge perché tanto leggere non serve; ho detto nessuno e ho commesso un errore, parte del Consiglio, quella parte, però, che influendo nelle diverse e disparate maggioranze alla fine determina la qualità delle leggi. Io, come si suol dire, mi prendo la mia parte, sarebbe il caso che ognuno si prendesse la sua di parte e valutasse quanto serve per molti, forse per tutti, che stiamo qui o andiamo a fare altre cose, forse in modo più utile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, mi sia consentito di esprimere qualche giudizio conclusivo alla fine di una giornata senz'alto particolare, nervosa e arruffata di questa Assemblea. Io ritengo che la legge, per quanto a nostro parere sia ancora negativa, e quindi non verrà votata dal Gruppo del Movimento Sociale Italiano, esca da quest'Aula migliorata rispetto...

(Interruzione dell'onorevole Ortu)

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Ortu. Siamo in sede di discussione dell'articolo e dell'emendamento, onorevole Ortu. Prego onorevole Porcu.

PORCU (M.S.I.-D.N.). Tranquillizzo l'onorevole Ortu, ho detto che non l'avremmo votata, come tanti altri colleghi che sono già intervenuti prima nella discussione. Non penso che questo sarà ostativo all'indizione di un eventuale scrutinio segreto. Sia consentito anche a me, onorevoli colleghi che avete parlato più volte nel corso della giornata di esprimere un parere. Stavo dicendo che questa legge che noi consideriamo negativa esce da quest'Aula indubbiamente, per certi versi, migliorata rispetto a come vi era entrata stamattina e il clima di confusione, di incertezza che ha caratterizzato i lavori dell'Assemblea e che qualche collega poco fa ha lamentato, deriva anche dal fatto che la genesi di questa legge non è stata del tutto chiara. Insomma questa legge formalmente recava la firma della Giunta regionale ma in realtà il dibattito avvenuto in quest'Aula oggi, dimostra che la paternità della Giunta regionale era alquanto incerta, è una paternità putativa, signor Presidente. In realtà ben altri erano i padri di questa legge, o per lo meno coloro che hanno concorso alla formulazione di questa legge, e lo dimostrano le stesse ripercussioni che si sono avute in quest'Aula dopo i voti dell'Assemblea che nella sua piena sovranità va rispettata, sia quando vota in una maniera, sia quando vota in un'altra, perché questo è uno dei criteri base del nostro rapporto civile in quest'Aula e sempre va rispettato il volere dell'Assemblea, anche se qualche volta non deve essere condiviso, soprattutto dalle opposizioni. Io devo dire che il fatto che la Giunta si sia in un certo senso disimpegnata dalla difesa a fondo della legge, e che invece questa legge sia stata strenuamente, quasi alla baionetta, sostenuta da alcuni settori di quest'Aula, dimostra che non tutto è stato chiaro quando questa legge è stata proposta, e che quindi si può dire che la confusione generata nella discussione sia stata diretta conseguenza di questa confusione. Ma in certi casi l'Assemblea serve anche a questo, a riportare le cose a posto e a cercare di riparare materie che tra l'altro non sono molto riparabili, qualunque sia la capacità di discernimento e la volontà politica dell'Assemblea, perché sono materie troppo delicate, onorevoli colleghi, per essere affidate a votazioni più o meno concitate. Chiediamo quindi, alla fine di questo dibattito, riassuntivamente, onorevole Assessore, onorevole Presidente della Giunta regionale, che vengano puntualmente riprese dalla Giunta tutte le considerazioni politiche che maggioritariamente sono emerse in quest'Aula in questa discussione odierna. Chiediamo che venga formalmente dalla Giunta preparato un disegno complessivo sul riordino dei finanziamenti alle associazioni di aggregazione sociale e che sia preparato al più presto un intervento capace di rispondere alle giuste e alle sacrosante aspettative dei giovani che al teatro si dedicano, e che devono essere aiutati nel loro impegno per portare un contributo alla crescita della società. Questo scopo primario e fondamentale si raggiunge attraverso interventi legislativi ampi, seri, coraggiosi, profondi, riformatori, non attraverso finanziamenti a pioggia che non raggiungeranno mai gli obiettivi che, nel migliore dei casi, qualcuno dei proponenti si propone di conseguire. Perciò lungi da me dallo scandalizzarmi sulla reazione dell'Aula; io quando vedo quest'Assemblea che abbandona il suo grigiore per gettarsi con coraggio e grinta nella battaglia, anche se lo fa in maniera confusa, e non può essere altrimenti, perché lavoriamo affogati in un mare di carta e di emendamenti, traggo auspici buoni per il suo futuro. Peggio sarebbe se questa Assemblea mangiasse la pappa che gli viene preparata altrove e non riuscisse a reagire a quelle che pensa che siano delle ingiustizie. Qua dentro non ci sono dei principi dell'Aula, non ce ne sono per quanto parlino; e noi alla fine del nostro mandato non verremo giudicati dai minuti che abbiamo più o meno occupato a parlare in quest'Aula, ma saremo giudicati dal fatto di aver usato il nostro tempo bene in quest'Aula; anche ascoltando, qualche volta, si possono imparare tante cose, e non soltanto intervenendo spesso, anche troppo. Quindi, caro Presidente, nel momento in cui si passa alla votazione finale di questa legge, io mi ritengo soddisfatto di avere partecipato alla seduta di oggi e ritengo che altri momenti saranno ancora più impegnativi e battaglieri per dimostrare la vitalità di questa Assemblea.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Signor Presidente, soltanto poche battute per sottolineare che alla soddisfazione dell'onorevole Porcu non posso associare la mia. Forse si stanno ribaltando i ruoli e ho necessità di fare una riflessione; però a me pare che la riflessione che propongo qui, brevissimamente parta alle dichiarazioni della Giunta, dagli atti di programmazione che abbiamo tutti sottoscritto. Abbiamo ritenuto che la politica culturale fosse un elemento fondamentale delle politiche di sviluppo; io continuo a non vedere le politiche culturali. Ho la sensazione, lo dicevo ieri in quest'Aula, che da un lato si facciano delle grandi enunciazioni a livello di atti generali di programmazione, ma che poi gli atti concreti che dovrebbero attuare queste strategie e le leggi vadano in tutt'altra direzione. Non voglio ripetere i casi specifici e gli esempi che ho citato ieri, ma mi pare tutto sommato che anche le norme che stiamo qua discutendo ed approvando non siano adeguate ad attuare le politiche di sviluppo, ad essere un momento delle politiche di sviluppo. Mi chiedo davvero se questo è il meglio che questo Consiglio, che questa Regione che tutti noi possiamo produrre. Mi chiedo se davvero, in assenza di politiche pubbliche, non possiamo e non dobbiamo prendere atto che c'è una società attiva che si muove e di quello che esiste in questa realtà, gruppi e gruppuscoli buoni o cattivi che siano. Se una politica culturale non si fonda e non opera su queste realtà esistenti, noi possiamo costruire tutte le strutture pubbliche che vogliamo, ma queste strutture pubbliche rimarranno dei mausolei. Non è un esempio astratto, andiamo a vedere cos'è il teatro di Cagliari, vediamo quanto abbiamo speso, quella è una struttura pubblica, chiediamo quanto costa gestirla, chiediamo chi la gestirà. Allora io mi chiedo se le politiche culturali non debbano fondarsi sulla realtà attiva, sulle associazioni, sulle cooperative, su quello che c'è, non è un fatto di leggi, non è un fatto di strutture, è un fatto di gente che si impegna, che lavora, qualunque colore politico abbia, qualunque colore ideologico, qualunque ispirazione culturale abbia; è questo il patrimonio della Regione sul quale dobbiamo fondare il nostro intervento. Io credo che invece questo non lo stiamo facendo, io credo che stiamo disperdendo un patrimonio umano, un patrimonio culturale, un patrimonio intellettuale che è quello che questa società in questi anni ha saputo e ha potuto produrre. Ma guardiamo bene, chiediamoci se la politica che stiamo facendo tende a valorizzare, a migliorare, a stimolare questo fattore umano, questi soggetti, questi gruppi oppure se con la nostra conduzione, con le nostre scelte, con il nostro pressappochismo, con la nostra distrazione invece di fare una politica di sviluppo di questa realtà non le stiamo deprimendo. Non voglio accusare per l'ennesima volta la Giunta o il Consiglio, ma mi pare che lo sforzo che in quest'Aula, anche i questi giorni, è stato fatto non è una politica a sostegno di queste realtà, non è una politica a sostegno di questo valore, di questo patrimonio umano. Noi stiamo svolgendo una attività deprimente; io mi sento in questo momento, se mi consentite lo sfogo, depresso per quello che io non ho saputo fare, per quello che noi non stiamo riuscendo a fare, per quello che la Giunta non sta riuscendo a fare, perché mi chiedo davvero se questo è il massimo che la Giunta può fare in politiche di sviluppo, se è il massimo che può fare in politiche culturali. Ma se questo è il massimo che la Giunta può fare in politiche culturali, io credo che debba fare un esame, guardarsi allo specchio e trarne le conseguenze. Io spero che non sia il massimo, ma questa mia speranza vorrei che domani o fra una settimana si concretizzasse in un progetto di legge perché se questo non accade, se ci lasciamo con quest'area di depressione e di fallimento, qualcuno dovrà trarne le conseguenze anche politicamente. Oggi abbiamo fatto un altro articolo per cui diamo un po' di soldi alle strutture pubbliche, cominciamo a mettere altre incompiute per strada, vediamo, sotto a chi tocca! Le costruiremo, le apriremo, le esalteremo! Io mi chiedo se i proponenti di questa linea sono davvero convinti che la cultura è appannaggio soltanto delle istituzioni pubbliche; se abbiano cioè una concezione statalistica della cultura, oppure pensino che la cultura non è pluralismo, non è fermento, non è dialettica, non è qualcosa che nasce dal basso su cui dobbiamo lavorare. Stiamo superando a livello economico certe forme di statalismo, le dobbiamo riattivare a livello culturale? O non è proprio sul terreno culturale che il fermento, il pluralismo, la dinamica, l'innovazione e la fantasia devono diventare creativi? Questo è il nostro patrimonio, ma è questo che noi non stiamo né sostenendo, né censendo, né valorizzando. Ho la sensazione che non diamo giudizi su quello che succede, non votiamo su giudizi ma su pregiudizi, e questa è davvero una situazione deprimente.

Il provvedimento non era e non è esaltante. Chiedo alla Giunta, chiedo a tutti noi, a cominciare da me stesso, ed è un'autocritica, di considerare se la politica culturale che stiamo facendo è davvero il massimo che possiamo fare, perché se non è il massimo che possiamo fare - ed io spero che non lo sia, io spero ce non sia il massimo che la Giunta possa fare, che non sia il massimo che i Gruppi consiliari possono fare - tra qualche giorno noi dovremo trovarci in quest'Aula per riprendere le fila di un discorso, dovremo attivarci nelle Commissioni e nei Gruppi, dovremo e dovrà attivare la Giunta un rapporto con la società, con quelli cioè che stanno non vivendo ma sopravvivendo, con i gruppi che stanno sopravvivendo sulla loro pelle e che stanno chiudendo le loro iniziative ed hanno alle spalle decenni di sacrifici. E' con loro che bisogna fare un confronto per chiedere fino a quando hanno le risorse umane per andare avanti. Perché se noi arrivassimo fra qualche mese, fra qualche settimana, fra qualche anno a fare la migliore legge possibile sulla cultura, sui teatri tenda o non tenda, a fare la migliore legge possibile sui patrimoni, e questo patrimonio umano fosse dissipato perché scoraggiato, perché affamato, perché rinunciatario, perché depresso, come depressi siamo, io mi chiedo a cosa servirebbe la migliore legge. E lo stesso, se facessi la migliore legge possibile sugli incentivi industriali e le imprese non ci fossero più, non ci fosse più imprenditoria a che cosa servirebbe? Io credo che la Giunta debba rapidamente attivare un contatto, censire questi gruppi, queste risorse umane, questa imprenditoria culturale, questo fermento culturale, dare un segnale di attenzione, un segnale di speranza, dire che c'è e ci sarà, nonostante passaggi scoraggianti, come io giudico quello di oggi, uno sforzo per riattivarli, per stimolarli, non solo per farli sopravvivere, e come loro farne sopravvivere altri, per stimolare la nascita di altra cultura e di altre iniziative perché questo è ciò che crea l'innovazione. L'innovazione non è solo ricerca scientifica, non è solo razionalità, l'innovazione è razionalità e ricerca ma è anche fantasia, è capacità di vedere cosa c'è dentro la società, è stimolare il fermento creativo della società; ma se noi deprimiamo queste cose, non crediamo di poter fare lo sviluppo solamente con il CRS4, che pure è una cosa fondamentale. Ma è solo questo o non ci saranno anche altre cose? Da che cosa derivano la fantasia e l'innovazione? Solo dalla razionalità o non anche dalla creatività, non anche dal pluralismo, non anche dal confronto? Io credo che noi, oggi, dobbiamo guardare alla realtà e renderci conto che se non facciamo tutte queste cose andiamo verso il terzo mondo, anzi verso il terzo mondo ci stiamo già andando, e forse noi stessi stiamo dando una spinta per andare verso il terzo mondo.

Se il patrimonio culturale venisse disperso noi potremmo fare la legge migliore del mondo ma non servirebbe a niente. Allora io chiedo alla Giunta e all'Assessore di dirci che cosa intendano fare in proposito, di dirci che rapporto intendano stimolare e instaurare con questi gruppi, di dirci quali sono le politiche, i segnali, che già da domani l'Assessore vuole dare formalmente a tutti i gruppi, alla società per dire che c'è una attenzione del Governo regionale e della Regione nel suo complesso per le iniziative culturali. Chiediamo che questi stimoli di incoraggiamento, a questi stimoli di promozione, la Giunta faccia seguire un progetto di legge in tempi brevissimi, per evitare che quello che c'è muoia e per promuovere quello che non c'è e che ci potrebbe essere se tutti noi fossimo più impegnati, più consapevoli che la cultura non è un optional che ci possiamo permettere quando siamo sviluppati ma è la precondizione per lo sviluppo, è la precondizione per la creatività, è la precondizione per la fantasia e per l'innovazione. Se non capiamo questo possiamo fare tutte le politiche, tutti gli incentivi industriali, tutti gli investimenti, tutte le norme sulle opere pubbliche e le infrastrutture, ma non svilupperemo un bel niente. Se siamo consapevoli di questo, dobbiamo dimostrarlo già domani.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Lorettu. Ne ha facoltà.

LORETTU (D.C.). Onorevole Presidente, prendo la parola per una breve riflessione conclusiva sul provvedimento che il Consiglio ha esaminato, alla luce anche delle decisioni assunte nel corso dell'esame degli articoli, e lo farò con assoluta pacatezza, volutamente senza ricorrere a inutili enfatizzazioni e drammatizzazioni che mi sembrerebbero fuori luogo in questo caso e che si attaglierebbero invece molto di più se dovessimo valutare in termini complessivi il modo in cui questa Assemblea regionale sta lavorando e sta definendo i provvedimenti di legge in questi ultimi tempi. Ma per rimanere al tema specifico, a me preme ribadire, se ve ne fosse bisogno per un ulteriore supplemento di chiarezza, alcuni concetti che ho cercato di dire intervenendo prima sull'articolo 6, anche per evitare che i colleghi che non hanno potuto partecipare al dibattito, indipendentemente dalla loro volontà, e non hanno potuto seguire le tesi emerse nel dibattito traggano dalle conclusioni alle quali il Consiglio è pervenuto, conclusioni sbagliate e valutazioni erronee, perché così mi è sembrato da alcune considerazioni che ho sentito svolgere poc'anzi. Che cosa ha deciso il Consiglio? Il Consiglio ha deciso, in sede di esame dell'articolo 6 di questo provvedimento di legge, di limitare per il momento l'intervento a sostegno di iniziative concernenti la realizzazione o la gestione di infrastrutture teatrali, al settore pubblico, a favore di organismi pubblici. Lo ha fatto - è stato già abbondantemente evidenziato ma va probabilmente ribadito - non perché qualcuno in quest'Aula abbia ritenuto che la Regione non debba intervenire a sostenere iniziative private, non perché qualcuno in quest'Aula ritenga o abbia sostenuto che l'Amministrazione regionale non debba dare risposte, incoraggiamento, sostegno a quelle iniziative che pullulano, che esistono nella società, non sono neppure molto numerose, ma esistono e sono capaci di svolgere un ruolo positivo nel campo dell'animazione culturale, anche per ciò che riguarda le attività teatrali. Nessuno in quest'Aula, io credo, ha sostenuto questo, nessuno ha sostenuto che la Regione non debba svolgere interventi di questo genere. Al contrario io ho sentito tutte tesi che dicevano esattamente l'opposto, cioè che la Regione deve intervenire, deve sostenere, deve incoraggiare le iniziative che meritano il sostegno. Ma lo deve fare come? Con una norma diversa da quella che ci è stata proposta, su questo si è incentrato il giudizio del Consiglio.

Il Consiglio ha ritenuto la norma che ci era proposta inadeguata a raggiungere questo scopo, l'ha ritenuta monca, l'ha ritenuta superficiale, l'ha ritenuta poco adeguata o inadeguata del tutto, l'ha ritenuta finalizzata a risolvere un'esigenza specifica, particolare, individuata con precisione e a priori, invece che un problema generale. E questo, onorevoli colleghi, è inaccettabile.

Alcuni colleghi che in quest'Aula si sono indignati poc'anzi hanno sostenuto tante volte queste stesse tesi in altre occasioni, e io che ho condiviso tante altre volte quelle tesi le ribadisco anche oggi. La formulazione di quella norma era inaccettabile. E allora che cosa bisognerebbe fare? Se il Consiglio ha deciso, in questa fase, di fronte all'inadeguatezza della norma proposta, di fronte all'impossibilità - per le difficoltà proposte dai meccanismi regolamentari che più tardiamo a modificare e maggiore sarà il danno - di fronte all'impossibilità di adeguare la norma inadeguata, il Consiglio ha limitato in questa fase la sua considerazione e il suo intervento al campo pubblico, niente impedisce alla Giunta regionale, al Consiglio, ai consiglieri che ritengono di assumere immediatamente, già da domani o da oggi se si vuole, iniziative per rispondere all'altra esigenza, a quella di dare sostegno adeguato anche alle iniziative private. Come? Con una norma diversa da questa che ci è stata proposta, con una norma di carattere generale, con una norma che consideri l'insieme dei problemi che ci stanno davanti, non dell'universo mondo culturale, intendiamoci, mi sto riferendo al sostegno delle attività teatrali e delle iniziative tese a promuovere anche la creazione di strutture per lo svolgimento di attività teatrali. Mi sto riferendo a un campo ben circoscritto al quale se si vuole si può dare risposta in tempi brevi, ma con una norma ben diversa da quella che ci è stata proposta oggi, che abbia appunto il carattere della generalità, che detti criteri precisi, che individui garanzie precise, perché l'utilizzo del denaro pubblico che verrebbe concesso sia davvero ancorato a criteri di pubblica utilità. E se, nell'ambito di una normativa siffatta di carattere generale con le garanzie necessarie, si vuole prendere in considerazione e risolvere anche situazioni già realizzatesi e che si ritiene meritevoli di tutela, di salvaguardia, in via transitoria e eccezionale lo si faccia, ma lo si faccia nell'ambito di una norma di carattere generale che guardi al futuro, a tutte le iniziative che possono sorgere nei limiti, nei modi e nei tempi in cui si ritiene di doverli affrontare, disciplinare e sostenere con una norma adeguata

La Giunta, secondo me, nel presentare questa norma non ha fatto pienamente il suo dovere, per come è stata formulata la norma. Probabilmente si potrebbe dire la stessa cosa dei colleghi che hanno partecipato all'esame della stessa norma in Commissione. Non si è, neppure in sede di Commissione, approfondito adeguatamente il problema e non si è corretta la norma dando ad essa il respiro oggettivo che deve avere. Non lo si poteva fare in Aula, la Giunta lo faccia, lo faccia in tempi rapidi, perché quello che non si è fatto oggi si può fare domani senza nessun inconveniente, anzi col vantaggio di fare una cosa fatta bene al posto di una cosa fatta male, o malissimo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.

USAI SANDRO (D.C.). Devo dire che l'intervento accalorato dell'onorevole Selis mi ha tolto tutte le motivazioni perché condivido in pieno non tanto la forma quanto le argomentazioni che ha portato e i richiami che ha fatto ad una politica della Giunta in materia di cultura. Chi ha avuto occasione di leggere o di rileggere le dichiarazioni programmatiche del presidente Cabras noterà come queste dichiarazioni sono caratterizzate, rispetto alle altre, proprio per l'importanza fondamentale che questa Giunta ha voluto dare al fenomeno della cultura. Adesso non ricordo con che termini l'ha denominata, ha usato una espressione tecnica, per dire proprio che è la cultura il centro e la base dello sviluppo sociale ed economico della nostra Isola. Se questo è, è chiaro che ci attendiamo velocemente, in breve tempo, tutti noi consiglieri, sicuramente, con questa affermazione di principio, che, gestita l'emergenza istituzionale, gestita in qualche modo l'emergenza economica, si riesca finalmente, una volta per sempre, a gestire l'emergenza culturale, perché questo e soltanto questo può consentire alle nostre popolazioni di ottenere il riscatto che da secoli aspettano. Per quanto riguarda il caso particolare io devo dire che mi sarei aspettato dai colleghi proponenti l'emendamento che fosse introdotta in forma aggiuntiva la parola pubblico e/o privato. Purtroppo chiaramente l'emendamento, per come è stato formulato, ha tagliato fuori il privato, l'associazionismo che esiste e che è l'unico fermento nella società moderna in Sardegna, perché non è certamente la struttura pubblica a tutti i livelli, scuola o meno, che dà fermento a questa società. Sono soltanto questi gruppi di volontari, di giovani che d'estate affollano piccoli spazi di realtà culturali cagliaritane e che vogliono essere centro di cultura. Io spero che la Giunta vorrà rimediare alle cose non fatte, al di là dell'errore di questa sera e porre rimedio in qualche modo, dando uno strumento a tutti i giovani, perché invece di andare in piazza e nelle strade a drogarsi possono avere centri di aggregazione e di cultura.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io voglio fare alcune brevi considerazioni al termine di questo dibattito, per dire che ho avuto quasi paura che, per il modo con il quale si sono svolti i lavori e le votazioni, potesse pensino essere approvato l'emendamento che a mia firma è stato presentato e che, ho detto, è stato presentato provocatoriamente per dimostrare come troppo spesso, con superficialità vengano proposti gli articolati dei disegni e delle proposte di legge, con superficialità si introducano emendamenti, con superficialità ed estrema disinvoltura, all'ultimo momento si modifichino impostazioni, si modifichino gli articolati, e si introducano delle cose importanti, come poteva essere importante la concessione di un contributo ad un ente inesistente o da costituire, o a una associazione ancora nella mente di chi la proponeva. Io mi chiedo quante volte tutto questo è avvenuto, io mi chiedo se è stato mai fatto un riscontro di quanti finanziamenti sono stati previsti in tutti questi anni con le varie leggi, destinati a questa o a quell'altra iniziativa che poi non sono stati spesi perché dietro l'iniziativa non c'era niente di serio, ma solo la contingenza del momento e la necessità di apparire disponibili verso la sollecitazione di questo o di quell'altro ente o organismo.

Per fortuna qualcuno era attento e quindi la provocazione tale è rimasta e credo che possa servire soltanto come monito perché non si continui ad operare in questo modo. Però, a questo punto, voglio fare una considerazione, onorevoli colleghi, Assessori di questa Giunta. Ma davvero si può ritenere che una Giunta sorretta a una maggioranza così ampia, una Giunta che è nata senza i vincoli del clientelismo, che è nata con tecnici prestati alla politica, che è nata con obiettivi precisi, con finalità ben precise, che erano quelle della rottura col passato, che erano quelle di fare cose diverse, nuove, svincolate da tutti i condizionamenti politici che, ripeto, ha il sostegno di una larga maggioranza del Consiglio regionale, possa continuare a caratterizzare il proprio operato sfornando questo tipo di leggi e leggine? Ma davvero è questo? Io chiedo: ma l'onorevole Azzena, l'onorevole Balia che vedo lì, i vari Assessori, davvero vogliono legare la loro presenza, il loro operato, il loro mandato al fatto che siano stati i promotori di un finanziamento di 400 miliardi alla F.I.G.C. per fare nel mese di giugno i campionati di calcio? Questo è quello che volete lasciare, questa è l'impronta che attraverso la vostra presenza nell'Esecutivo della Regione volete lasciare, pur avendo, ripeto, le mani libere, pur avendo la possibilità di mettere il Consiglio e l'opinione pubblica di fronte a scelte diverse e coraggiose? State ripercorrendo i soliti sentieri che abbiamo detto devono essere messi da parte. La strada della clientela, del favoritismo per cui c'è da dare il contributo a Tizio, a Caio e a Sempronio e lo si introduce in un modo o nell'altro all'ultimo momento, o in Commissione o in Consiglio. Queste leggi che vengono fuori sono prive di contenuto, prive di spessore, prive di iniziativa, di finalità, e non sono leggi che debbono invece perseguire obiettivi di carattere generale, che devono in questo momento essere d'esempio e che devono risollevare la credibilità delle istituzioni. E' mai possibile che non riusciate a uscire da questo percorso? Perché nessuno di voi riesce a legare il proprio nome, la propria presenza a una proposta o a proposte serie, come vi stiamo sollecitando da tempo, per presentare in quest'Aula, ai sardi, una legge seria ed organica in materia di spettacolo, di cultura, di sport? Ma non conviene davvero, assessore Azzena, assessore Balia, lasciare da parte queste cose e mettersi a lavorare per fare una cosa sola, ma una cosa seria? Una cosa alla quale legare il proprio operato per dimostrare che si è stati capaci di far cose nell'interesse dei sardi, complessivamente, non a favore di quel gruppo o per soddisfare quella clientela o quell'altra sollecitazione. Io sono veramente allibito, siamo alla fine della legislatura, ma non può esserci, anche per le leggi che abbiamo fatto, la preoccupazione da parte di questa Giunta di dover rispondere ad un elettorato, direttamente e personalmente, non avete questa preoccupazione, avete soltanto e dovete avere la sola preoccupazione di fare cose nuove e diverse, perché se la vostra presenza - è stato giustamente detto da altri - si limita a fare l'ordinaria, l'ordinarissima amministrazione, non c'era bisogno di fare una grossa coalizione, non c'era bisogno di persone che non fossero legate alle vecchie logiche dei partiti, delle correnti e delle clientele. Bisogna uscire dall'ordinario, dalle cose di tutti i giorni. Invece si continua a percorrere questa strada! Vuol dire che non si è capita e non si riesce a capire l'alta funzione di chi è chiamato a governare, di chi è stato investito di questo compito in condizioni tutt'altro che difficili rispetto ad altri momenti. Questa è la delusione nel vedere la chiusura, anche in questa occasione, di una delle tante leggi e leggine che poco servono, che lasciano tutto immutato e che non riescono in nessun modo a dare speranza a chi si aspetta ben diversi provvedimenti e ben diverse iniziative da parte del Governo regionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io credo che si sia detto più o meno tutto, sento dire delle cose che già sono emerse nel corso del dibattito, quindi mi sembra che valgano le cose che sono state già dette. Non credo che la Giunta ambisca a qualificarsi attraverso un disegno di legge di accompagnamento. E' stato rilevato che forse formalmente non è di accompagnamento, ma è un disegno di legge di accompagnamento. Posso assicurare che faremo tutto il possibile e ci stiamo muovendo per non restare a queste cose. Questo non mi sembra che debba portare a rinnegare la validità di alcune delle iniziative che passano attraverso questa legge se il Consiglio vorrà approvarla. Voglio dire che proprio in questo senso la Giunta, caro onorevole Cogodi, non è rimasta affatto agnostica, e lei lo sa benissimo, perché ha seguito bene l'iter del disegno di legge, e l'Aula ha potuto anche constatare che è stata espressa una opinione sui singoli articoli e sul disegno di legge in generale.

Volevo dire all'onorevole Selis che le sue risultanze sono un po' diverse dalle mie perché in realtà in questi mesi io ho sentito vari operatori economici sia nel campo dell'editoria, sia nel campo della cultura e più strettamente e nel settore del teatro, sia nel campo dell'informazione, e devo dire che le iniziative che sono state prospettate, e sulle quali ho chiesto il conforto degli operatori, sono state in genere apprezzate. Io spero che con questo conforto si riesca a portare in porto una serie di iniziative, non dico nei prossimi mesi ma nei prossimi giorni, e spero che proprio la prima di queste iniziative sia il contributo che con l'assessore Collu vogliamo dare, anche con un certo consenso da parte di alcuni consiglieri proprio per portare in Aula un disegno di legge abbastanza organico e tenendo conto in tutte le precedenti esperienze perché il passato non va buttato via, non va rinnegato nella su totalità. Speriamo di poter portare in Aula il disegno di legge sulla cultura. Quindi su questo il Consiglio si potrà impegnare, quello sarà il vero disegno di legge sulla cultura, non certo questo sul quale abbiamo discusso oggi per far fronte ad alcun esigenze contingenti. Devo dire che la mia opinione è che anche altri disegni di legge che già giacciono presso il Consiglio regionale, siano meritevoli di attenzione perché non è detto che ogni Giunta che cambia debba sempre scoprire cose nuove. Ci sono delle acquisizioni del passato che secondo me meritano di essere valorizzate, il mio predecessore, onorevole Dettori, ha presentato una serie di disegni di legge che io sto valutando molto attentamente perché non mi sembra che meritino di restare nel cassetto, anche con gli opportuni aggiornamenti. Quindi io credo, con grande serenità, che questa aspirazione emersa così prepotentemente dal Consiglio, nei prossimi mesi possa essere soddisfatta e che la Giunta possa dare dimostrazione del fatto che sta operando in questo senso. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 18, sostitutivo totale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' pervenuto un ordine del giorno sulla strage compiuta nella città di Firenze a firma Tamponi e più. Se ne dia lettura.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Ordine del giorno Serri - Corda - Usai Edoardo - Ferrari - Ortu - Merella - Cogodi sulla strage compiuta nella città di Firenze

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPRESO con orrore dell'esplosione che a Firenze ha stroncato sei vite, semidistrutto la Torre dei Pulci e seriamente danneggiato una parte degli Uffizi e che avviene a breve distanza dall'attentato compiuto in un quartiere residenziale di Roma;

CONSIDERATO che autorità dello Stato hanno confermato che si è trattato di un attentato terroristico;

ATTESO che la criminale spavalderia degli attentatori ha voluto colpire deliberatamente una parte rilevante del patrimonio culturale dell'umanità, per niente curandosi delle povere persone destinate a pagare con la vita il demente gesto dimostrativo;

RITENUTO che l'attentato di Firenze, ha insieme a quello di Roma, il sapore d'una nuova tessera nel mosaico che sta disegnando nuovi scenari di barbarie,

esprime

innanzitutto alla città di Firenze il dolore suo e dell'intero popolo sardo per la crudele morte di sei innocenti e l'augurio di pronto ristabilimento peri feriti provocati dall'attentato,

condanna

con la forza morale che gli deriva dal rappresentare un popolo di antica civiltà la barbarie degli attentatori e degli ispiratori dell'attuale strategia terroristica,

impegna

la Giunta regionale a rappresentare al Governo dello Stato la richiesta d'una ferma e tempestiva azione tesa a smascherare i responsabili degli atti d'imbarbarimento come questo di Firenze. (1)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo ora alla votazione finale sul disegno di legge 368.

Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (P.S.d'Az.). In qualità di Presidente del Gruppo P.S.d'Az., chiedo che la votazione sul disegno di legge si svolga a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto del disegno di legge 368.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 56

votanti 55

astenuti 1

maggioranza 28

favorevoli 36

contrari 19

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso pane alla votazione: Amadu - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Marteddu - Meloni - Merella - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pili - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Sechi Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.

Si è astenuto: il consigliere Selis.)

Discussione e approvazione della legge regionale 24 luglio 1992: "Personale addetto alla divulgazione agricola" (CCLXV), rinviata dal Governo

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della legge regionale 24 luglio 1992, numero CCLXV, rinviata dal Governo.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 1

Finalità

1. Per garantire lo svolgimento di un efficace servizio di divulgazione agricola sul proprio territorio, la Regione, in attuazione del regolamento (CEE) n. 270/79 del Consiglio, del 6 febbraio 1979, e successive modifiche ed integrazioni, relativo allo sviluppo della divulgazione agricola in Italia, dispone l'assunzione nel ruolo del personale dell'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) dei divulgatori che abbiano superato i corsi organizzati dal Consorzio interregionale per la formazione dei divulgatori agricoli (CIFDA) Sicilia-Sardegna, istituito ai sensi della legge regionale 12 novembre 1982, n. 41 (Costituzione del Consorzio interregionale tra le Regioni Sicilia e Sardegna per la formazione dei divulgatori agricoli).

2. L'assunzione nel ruolo del personale dell'ERSAT è disposta nella sesta e settima qualifica funzionale, rispettivamente per diplomati nel profilo professionale di istruttore divulgatore e laureati nel profilo professionale di istruttore direttivo in materia di formazione e divulgazione, ed è riservata a quanti, in possesso dei requisiti di cui al Regolamento (CEE) n. 270/79 del Consiglio, siano stati ammessi ai corsi a seguito di pubblico concorso, bandito dal CIFDA Sicilia-Sardegna, ed abbiano superato le prove finali di idoneità.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Art. 1

L'articolo 1 è sostituito dal seguente:

Art.1

Finalità

1. Per garantire lo svolgimento di un efficace servizio di divulgazione agricola sul proprio territorio, in attuazione del regolamento (CEE) n. 270/79 del Consiglio, del 6 febbraio 1979, e successive modifiche ed integrazioni, relativo allo sviluppo della divulgazione agricola in Italia, la Regione utilizza mediante assunzione alle dipendenze dell'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) i divulgatori che abbiano superato i corsi organizzati dal Consorzio interregionale per la formazione dei divulgatori agricoli (CIFDA) Sicilia-Sardegna, istituito ai sensi della legge regionale 12 novembre 1982, n. 42 (Costituzione del Consorzio interregionale tra le Regioni Sicilia e Sardegna per la formazione dei divulgatori agricoli).

2. L'assunzione dei divulgatori alle dipendenze dell'ERSAT è disposta con contratto di lavoro di diritto privato a tempo determinato della durata di sei anni, ed è riservata a quanti, in possesso dei requisiti di cui al Regolamento (CEE) n. 270/79 del Consiglio, siano stati ammessi ai corsi a seguito di pubblico concorso, bandito dal CIFDA Sicilia-Sardegna, ed abbiano superato le prove finali di idoneità.

3. Al predetto personale si applicano la normativa contrattuale ed il trattamento economico risultanti dal contratto collettivo nazionale di lavoro per gli impiegati agricoli e del contratto integrativo regionale di lavoro per gli impiegati agricoli della Sardegna. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). In realtà l'emendamento numero 1 e l'emendamento numero 2, di fatto sostituiscono l'impianto della vecchia legge, e giacché sostituiscono e quindi cambiano totalmente l'impianto e la filosofia della vecchia legge, bisognerà ricordare il dibattito molto contrastato che si svolse in quest'Aula circa un anno e le indicazioni che furono date circa l'inopportunità di cogliere l'occasione che era puramente nominale di una direttiva CEE per procedere invece all'ingresso neppure tanto misurato nel ruolo regionale di quasi duecento persone con la qualifica di divulgatore agricolo.

Fu detto allora che la direttiva CEE non c'entrava nulla con i ruoli pubblici, che era puramente e semplicemente addotta a scusa, che la stessa indeterminatezza del contingente viziava la legge, trattandosi di personale che ha frequentato sì un corso di formazione che si riconosce essere anche serio e qualificato quale quello che svolge il CIFDA, Consorzio di formazione in agricoltura Sicilia-Sardegna o che ha svolto il corso di formazione al FORMEZ, però erano corsi di formazione, ai quali corsi si accede anche, non sempre è accaduto così, per bando pubblico e per selezione, però chi partecipa alla selezione partecipa alla selezione per il corso e per conseguire una abilitazione, perché non si tratta di un corso-concorso come quelli che si svolgono in altre situazioni. Per esempio nei corsi di formazione svolti dagli enti pubblici per gli infermieri professionali, si sa che chi concorre per accedere al corso, qualora frequenti il corso e abbia l'idoneità ha l'immissione anche nel servizio sanitario, perché questo è previsto in partenza. Non così era per questi corsi, per cui certamente dei giovani, che avrebbero potuto essere interessasti a quel corso magari, se avessero saputo che lo sbocco sarebbe stato l'occupazione e l'assunzione alla Regione, meno interesse avevano a frequentare quel corso per conseguire una idoneità, anche perché quella stessa idoneità, o titolo equipollente, uguale o anche migliore, l'avrebbero potuta conseguire anche in altre sedi, non essendoci una esclusiva della formazione professionale solo presso questi enti che svolgono la formazione; per cui un articolo di legge che inserisce questi divulgatori agricoli nei ruoli regionali, era una forzatura, era un assumere nei ruoli pubblici delle persone senza concorso. La Regione può fare questo, con legge, avendo in materia di organizzazione dei propri uffici una delle poche competenze primarie, e lo fa, spesso, non so quanto volentieri però lo fa spesso, con un articolo di legge assume personale delle categorie più disparate. Si diceva un anno fa: ma ancora dobbiamo appesantire i ruoli organici con le assunzioni per legge? O non è invece giusto mantenere inalterato tutto il diritto di questi operatori consentendone l'utilizzo, migliore possibile, con tutti i diritti che possono avere, al servizio della Regione, della produzione agricola ma non inseriti nei ruoli, perché l'inserimento nel ruolo organico vuol dire acquisire tutti i diritti di un dipendente, ivi compreso il trasferimento, ivi compreso il passaggio ad altre funzioni col rischio di far venir meno anche lo scopo per cui si fa lo strappo alla regola, non consentendo attraverso concorso pubblico l'accesso a quelle funzioni anche di altri giovani che abbiano conseguito i titoli da altre parti.

Queste argomentazioni furono svolte allora e successe il finimondo perché si diceva: non è così, è la direttiva CEE che lo impone. Poi si andò a leggere la direttiva CEE e si vide che non è così. In seguito, fortunatamente, è intervenuta anche la normativa statale che non sempre è più arretrata di quella regionale, che dà l'indirizzo di non appesantire ma di alleggerire i ruoli organici, addirittura pensando alla trasformazione del rapporto pubblico già esistente in rapporto di diritto comune, che non vuol dire sminuire le posizioni di lavoro, anzi per molti versi questa è anche una rivendicazione, secondo me tra le più avvedute, civili e degne della tutela del lavoro, che i sindacati confederali portano avanti da anni. L'applicazione del diritto comune del lavoro, infatti, la contrattazione piena applicata anche la contratto di lavoro col datore pubblico non sminuisce né la dignità del lavoro né le garanzie del lavoro e del lavoratore, anzi la rafforza per chi è vero lavoratore, per chi merita, perché introduce anche criteri di valutazione, di selezione, di possibilità di sviluppo di carriera in ragione della produttività e del merito, tutta cosa che ormai nell'ambito del rapporto pubblico è desueta; per cui chi fa le spese dell'improduttività di parte del personale pubblico è sia il cittadino che non riceve un servizio adeguato, ma è anche l'altra parte del personale pubblico che invece il servizio lo svolge, e spesso si deve caricare anche del peso che viene lasciato da chi non svolge il suo lavoro o comunque è partecipe suo malgrado di un'immagine non sempre favorevole nella pubblica opinione, del dipendente pubblico visto come fannullone o altro, quando così non è. Gli uffici pubblici infatti svolgono anche funzioni inadeguate, insufficienti, però le svolgono e a svolgerle spesso è una minoranza esigua, che ancora ha il senso del servizio, che ha il senso del pubblico, che ha il senso dello Stato e perché no il senso della Regione, il senso dell'autonomia. Ciò detto, e manifestando quindi anche un qualche elemento di compiacimento, si poteva non aspettare un anno per arrivare a questa conclusione. La legge è stata rinviata da tanto tempo, si poteva arrivare in Aula anche otto mesi fa; tuttavia ci si arriva e ci si arriva con questa modifica che io condivido e do atto, e credo che non sia causale, che l'Assessore dell'agricoltura sia persona che ha cultura non solo sindacale, ma di rispetto del lavoro, e che quindi abbia colto il significato profondo del fatto che non è vero che le posizioni di lavoro si tutelano meglio solo con l'incardinamento negli organici pubblici. Le posizioni di lavoro si tutelano meglio consentendo agli operatori di operare, quindi di esprimersi, di farsi valere sul campo, e in questo caso si intende sia il campo in generale sia il campo specifico dell'agricoltura. Nei campi, perché i divulgatori agricoli non dovranno essere, spero, principalmente alloggiati in via Caprera a Cagliari, ma dovranno, con tutti i servizi necessari, essere dove si coltiva, e se insieme a questi, altri di quei 900 che troppi sono - non tutti sono lì in via Caprera, ma la gran parte sì - venissero mandati nei campi ad agevolare le colture agricole e pastorali, se ne sono capaci, o anche a coltivare qualcosa, se non sanno fare l'assistenza tecnica, a farsi assistere anche dagli altri assistenti, che pure ci sono, non sarebbe male. Comunque do atto di questo miglioramento sostanziale che è intervenuto nel disposto normativo e per questa ragione non solo esprimo un apprezzamento, ma traduco questo apprezzamento in un voto favorevole, che non è un fatto usuale.

Io, insieme agli altri colleghi del Gruppo Rinascita e Sardismo, svolgo una funzione di opposizione mi sento di esprimere una valutazione positiva e un voto favorevole perché è un provvedimento che si avvicina ad essere giusto; certo una migliore selezione, una migliore tempestività avrebbe leso meno i diritti di chi aspetta, e poteva essere anche prima impegnato non solo nel lavoro ma nel servizio delle produzioni agricole. Sotto questo profilo meglio tardi che mai. Però questo è il giudizio che esprimiamo e conseguentemente anche il voto che ci accingiamo a dare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà

PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente e colleghi, molto brevemente per dire che io invece non mi compiaccio di questa norma, perché mi pare una finzione. Esiste una legislazione generale sui contratti a termine, con la quale legislazione io credo che questa dovrebbe in ogni caso fare qualche conto. Come tutti sanno, e come l'Assessore all'agricoltura sicuramente sa essendo stato anche sindacalista, questa è una legislazione molto puntuale e molto precisa che prevede la durata del contratto in tempi molto limitati e stabilisce anche le ipotesi in cui questo contratto a termine può essere posto in essere. Si tratta solitamente di ipotesi in cui il lavoratore, chiamato a svolgere questa attività, sostituisce un altro lavoratore momentaneamente impedito o assente, oppure casi in cui la situazione obiettiva, il tipo di prestazione è tale per cui l'azienda non può caricarsi di nuovi dipendenti a tempo indeterminato; quindi lavori stagionali, lavori occasionali e così via. Quindi una disciplina molto rigorosa e molto precisa volta ad impedire che il contratto a termine venga utilizzato fuor di luogo. Ora io dico, che senso ha un contratto a termine per se anni? La stessa durata di se anni praticamente contraddice l'idea stessa, la ratio stessa del contratto a termine. Secondo me si tratta di una finzione; l'onorevole Cogodi si compiace, si compiace esclusivamente perché si compiace per se stesso, cioè del fatto che egli ha affermato questa cosa, senza poi a mio avviso valutare appieno il significato e il contenuto della cosa medesima. Io dico molto più semplicemente che o questi giovani che hanno frequentato questi corsi riteniamo di non assumerli nei ruoli dell'ERSAT, e inventiamo un'altra cosa, oppure l'assunzione a termine in questo senso è veramente una cosa che non sta né in cielo né in terra. Tra l'altro ripeto, è una finzione perché ci troviamo di fronte a persone che avendo ventisette anni, vent'otto o trent'anni avrebbero la scadenza di questo contratto a trentasei anni. Io lascio pensare a voi, cari colleghi, che conoscete come vanno le cose in questa Assemblea, cosa succederà. Ci sarà una legge che, non dopo un anno ma dopo qualche anno, verrà a sanare questa situazione, per cui - senza ovviamente fare opposizione perché non è il caso, posso anche votare a favore - io dico: se vogliamo andare a fondo alla questione, facciamo la cosa più saggia, o riteniamo che ci siano i presupposti, che quel corso abbia le caratteristiche richieste e che la Regione abbia necessità di queste professionalità e che quel corso garantisca queste cose e allora assumiamo queste persone definitivamente, oppure riteniamo che così non sia e allora non le assumiamo e inventiamo un altro strumento. Ma prevedere che l'assunzione dei divulgatori alle dipendenze dell'ERSAT, con contratto di diritto privato, sia della durata di se anni è francamente...

CORDA (D.C.). E' praticabile giuridicamente?

PUBUSA (P.D.S.). Giuridicamente non lo so, perché si tratta di esaminare in modo approfondito i rapporti tra questa normativa regionale e la normativa nazionale sul contratto a termine. Indubbiamente si tratta di una normativa che contrasta con quella nazionale. Si tratta di vedere - io questo aspetto non l'ho esaminato - se in questo caso la normativa nazionale si pone come limite alla nostra potestà legislativa regionale, ma al di là di questo aspetto formale, che pure ha una sua importanza, secondo me, da un punto di vista sostanziale, un contratto a termine della durata di sei anni non ha nessun senso. O si sceglie la via della non assunzione e si pratica un'altra strada, oppure si pratica la strada principale che è quella dell'assunzione definitiva.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Carusillo. Ne ha facoltà.

CARUSILLO (D.C.). Brevemente, colleghi, per esprimere, con la speranza di non suscitare la reazione di nessuno, il mio consenso incondizionato a questa proposta, perché pur condividendo molte delle considerazioni fatte dall'onorevole Cogodi relativamente al problema del principio puro e asettico secondo il quale diversi possono non aver partecipato alla richiesta di selezione per la partecipazione al corso perché non erano consapevoli che sboccasse in un'assunzione certa, credo che vada comunque considerato che allo stato attuale, posto anche che si dovesse fare il concorso, al di là del tempo lunghissimo che questo comporterebbe, questo non potrebbe che essere limitato, in questa fase, a quanti avessero questa preparazione specifica che è stata acquisita soltanto con questo corso di specializzazione. Quindi sarebbe un concorso al quale, in linea di massima, potrebbero partecipare soltanto quanti hanno fatto il corso, appunto quelli che ora vengono assunti. Fermo restando che non è questa la via maestra di un rispetto assoluto e asettico del principio, credo che sia l'unica soluzione praticabile allo stato attuale, per dare una risposta occupazionale a quanti hanno ormai una legittima aspettativa di lavoro, utilizzando una condizione di possibile ingresso nel mondo del lavoro, e allo stesso tempo organizzare magari in prospettiva diversa, con una divulgazione più valida, gli eventuali futuri corsi perché possano essere aperti ad un numero maggiore di quelli che dovrebbero essere gli assunti, in modo che la selezione anziché essere limitata alla preselezione per la partecipazione al corso avvenga eventualmente attraverso un concorso.

Un'ultima considerazione per quanto attiene i sei anni. Io non so se l'onorevole Pubusa, che si è espresso negativamente su questo aspetto, sia consapevole - credo che non mi stia ascoltando e mi dispiace - del fatto che i sei anni non sono individuati a caso, sono lo spazio temporale che la CEE ha previsto di cofinanziamento di questo progetto, per il quale cofinanzia per il 50 per cento della spesa. Credo che l'unico motivo per il quale si parla di sei e non di cinque o sette anni è esclusivamente quello della durata di quello che è l'intervento comunitario previsto, quindi credo che questa soluzione sia l'unica praticabile e che sia una risposta alla necessità dell'opera che i divulgatori agricoli possono svolgere per l'agricoltura sarda e allo stesso tempo una risposta non di scarsa rilevanza per le aspettative occupazionali di tanti giovani.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro chiede di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1, sostitutivo totale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 2

Assunzione in ruolo ed utilizzazione dei divulgatori agricoli

1. Le assunzioni nel ruolo del personale dell'ERSAT previste dal primo comma del precedente articolo 1 riguardano, per l'intero periodo considerato, 165 unità, distinte in n. 100 per la sesta qualifica funzionale e n. 65 per la settima qualifica funzionale.

2. L'articolazione funzionale e il dislocamento sul territorio dei tecnici saranno definiti, ai sensi dell'articolo 8 del Regolamento CEE n. 270 del 1979, dall'apposito Piano regionale per la divulgazione agricola predisposto dall'Assessore dell'agricoltura ed approvato dalla Giunta regionale sentita la Commissione agricoltura del Consiglio regionale.

3. Il personale di cui al presente articolo sarà utilizzato esclusivamente per attività di divulgazione e promozione dello sviluppo agricolo.

4. I corsi per la formazione dei divulgatori agricoli presso il CIFDA, e le relative prove finali hanno valore di corso-concorso per l'assunzione nei ruoli dell'ERSAT limitatamente a coloro i quali siano stati ammessi al corso per essere impiegati in Sardegna.

5. Il CIFDA, su proposta dell'Assessore dell'agricoltura, emana il bando per l'ammissione ai singoli corsi-concorsi. Il bando determina il numero dei divulgatori agricoli da assumere nella Regione Sardegna, i titoli valutabili e le prove per l'ammissione ai corsi, nonché i programmi e le prove finali dei corsi stessi. Il bando è pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Sardegna. L'Assessore dell'agricoltura, su conforme delibera della Giunta regionale, al termine dei corsi-concorsi di cui al precedente articolo, autorizza l'ERSAT a provvedere alla nomina nei propri ruoli degli idonei.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Art. 2

L'articolo 2 è sostituito dal seguente:

Art. 2

Assunzione ed utilizzazione dei divulgatori agricoli

1.Le assunzioni dei divulgatori agricoli previste dalla presente legge riguardano, per l'intero periodo considerato di sei anni, 165 unità complessive.

2.L'articolazione funzionale e il dislocamento sul territorio dei tecnici saranno definiti, ai sensi dell'articolo 8 del Regolamento (CEE) n. 270/79, dall'apposito Piano regionale per la divulgazione agricola predisposto dall'Assessore dell'agricoltura ed approvato dalla Giunta regionale sentita la Commissione agricoltura del Consiglio regionale.

3.Il personale di cui alla presente legge sarà utilizzato esclusivamente per attività di divulgazione e promozione dello sviluppo agricolo.

4.I corsi per la formazione dei divulgatori agricoli presso il CIFDA e le relative prove finali hanno valore di corso-concorso per l'assunzione alle dipendenze dell'ERSAT limitatamente a coloro i quali siano stati ammessi al corso per essere impiegati in Sardegna.

5.Il CIFDA emana il bando per l'ammissione ai singoli corsi-concorsi. Il bando determina il numero dei divulgatori agricoli da assumere nella Regione Sardegna, i titoli valutabili e le prove per l'ammissione ai corsi, nonché i programmi e le prove finali dei corsi stessi. Il bando è pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Sardegna. L'Assessore dell'agricoltura, su conforme delibera della Giunta regionale, al termine dei corsi-concorsi autorizza l'ERSAT a provvedere all'assunzione degli idonei, ai sensi e per gli effetti della presente legge, nel rispetto delle graduatorie finali dei corsi stessi". (2)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo totale numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 3

Inquadramento del personale

1. L'inquadramento è disposto, senza operare alcun incremento della dotazione organica esistente, ma con al riconversione dei posti vacanti nel l'ambito della pianta organica attuale, previo superamento di un concorso pubblico riservato, per titoli ed esami, indetto entro 60 giorni dalla data di approvazione della graduatoria finale dei corsi e, in sede di prima applicazione, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. L'inquadramento decorre dal momento dell'approvazione della graduatoria concorsuale.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento soppressivo totale. Se ne dia lettura.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Emendamento soppressivo totale Giunta regionale

Art. 3

L'articolo 3 è soppresso. (3)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 4

Norma transitoria

1. I divulgatori agricoli, che hanno già conseguito l'idoneità nei corsi del CIFDA Sicilia-Sardegna, sede di Cagliari, il cui svolgimento è stato regolato secondo le norme del regolamento (CEE) n. 270/79 del Consiglio, e successive modifiche ed integrazioni, nonché i divulgatori specializzati, destinati alla Sardegna, che hanno conseguito o conseguiranno l'idoneità nei corsi-concorsi svolti, con le stesse modalità, ai sensi del regolamento (CEE) n. 2052/88 (obiettivo 1 - misura 1), dal Formez, su delega del Ministero dell'agricoltura e foreste, sono inseriti nel ruolo del personale dell'ERSAT, nel rispetto del contingente numerico assegnato alla Regione Sardegna di cui al comma 1 dell'articolo 2, secondo quanto previsto dalla presente legge, entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, ovvero entro 60 giorni dalla approvazione della graduatoria finale.

PRESIDENTE. All'articolo 4 è stato presentato un emendamento sostitutivo totale. Se ne dia lettura.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Art. 4

L'articolo 4 è sostituito dal seguente:

Art. 4

Norma transitoria

1. I divulgatori agricoli, che hanno già conseguito l'idoneità nei corsi del CIFDA Sicilia-Sardegna, sede di Cagliari, il cui svolgimento è stato regolato secondo le norme del regolamento (CEE) n. 270/79 del Consiglio, e successive modifiche ed integrazioni, nonché i divulgatori specializzati, destinati alla Sardegna, che hanno conseguito o conseguiranno l'idoneità nei corsi-concorsi svolti, con le stesse modalità, ai sensi del regolamento (CEE) n. 2052/88 (obiettivo 1 - misura 1), dal Formez, su delega del Ministero dell'agricoltura e foreste, sono assunti alle dipendenze dell'ERSAT secondo quanto previsto dalla presente legge, nel rispetto del contingente numerico assegnato alla Regione Sardegna di cui al comma 1 dell'articolo 2, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge medesima, ovvero entro 60 giorni dalla approvazione della graduatoria finale. (4)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Carusillo. Ne ha facoltà.

CARUSILLO (D.C.). Intervengo sull'emendamento numero 4 per chiedere un chiarimento alla Giunta e per essa all'assessore Pirarba per quanto attiene ad un aspetto che è genericamente richiamato nell'emendamento numero 4 ma che era più esplicitamente previsto nell'emendamento numero 2. Avendo avuto il corpo degli emendamenti immediatamente prima della discussione non avevo avuto modo di focalizzare un punto per il quale chiedo un chiarimento anche perché indirettamente avevo richiamato l'argomento nel mio precedente brevissimo intervento. Mi riferisco al comma 4 dell'emendamento numero 2, che può essere richiamato comunque come risposta e come argomentazione in quest'ultimo emendamento per quanto attiene l'indicazione che cito letteralmente: "I corsi per la formazione dei divulgatori agricoli presso il CIFDA e le relative prove finali hanno valore di corso-concorso per l'assunzione alle dipendente dell'ERSAT", e così via. Chiedo all'Assessore se, per la copertura residua dei posti, dopo che si è proceduto alla copertura dei posti da parte delle persone che attualmente hanno terminato il corso - è prevista genericamente la quantità del personale in 165 unità complessive - è già stato oggetto di programmazione da parte dell'Assessorato il numero dei partecipanti ai prossimi corsi, perché mi permetterei almeno di suggerire che il numero dei partecipanti ai nuovi corsi non sia limitato al solo numero dei posti ancora da ricoprire ma che sia più ampio, di modo che la sola prova di selezione non rappresenti un risultato già acquistato come concorso e anche per consentire che oltre al numero esatto di quanti devono essere assunti ci sia anche un plafond di riserva per eventuali mutazioni del mondo del lavoro che è ovvio ed auspicabile che possano manifestarsi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Carusillo. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 5

Norma finanziaria

1. Le spese derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutate in lire 688.000.000 per l'anno 1993, in lire 3.296.000.000 per l'anno 1994, ed in lire 8.666.000.000 dall'anno 1995.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e nel bilancio pluriennale per gli anni 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE

Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della legge finanziaria 1993)

1993 lire 688.000.000

1994 lire 3.926.000.000

1995 lire 8.666.000.000

mediante riduzione della riserva prevista dalla voce 10 della tabella A allegata alla legge finanziaria per il 1993.

In aumento

06 - ASSESSORATO AGRICOLTURA

Capitolo 06281 - Contributo annuo all'ERSAT, ente regionale di sviluppo ed assistenza tecnica in agricoltura, quota per spese correnti (art. 23, L.R. 19 gennaio 1984, n. 5 e art. 58, L.R. 4 giugno 1988, n.11)

1993 lire 688.000.000

1994 lire 3.926.000.000

1995 lire 8.666.000.000

3. Le spese per l'attuazione della presente legge fanno carico al capitolo 06281 del bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 ed ai corrispondenti capitoli dei bilanci per gli anni successivi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Chiedo cinque minuti di sospensione per la verifica della norma finanziaria, trattandosi di una legge rinviata.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 35, viene ripresa alle ore 20 e 45.)

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 5, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della legge regionale rinviata numero CCLXV. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 31, corrispondente al nome del consigliare Lorelli.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Lorelli.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, procede all'appello.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Lorettu - Manca - Marteddu - Merella - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Oppi - Ortu - Pau - Pili - Porcu - Pubusa - Salis - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Dadea - Deiana - Demontis - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Ladu Leonardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 47

votanti 47

maggioranza 24

favorevoli 47

(Il Consiglio approva).

Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 20 e 53.