Seduta n.72 del 20/07/2000
Seduta LXXII
(ANTIMERIDIANA)
Giovedì 20 luglio 2000
Presidenza del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 23.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 11 luglio 2000) che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Granara ha chiesto due giorni di congedo a far data dal 19 luglio, il consigliere Rassu ha chiesto due giorni di congedo a far data dal 20 luglio, il consigliere Federici ha chiesto un giorno di congedo a far data dal 20 luglio. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico di aver ricevuto in data odierna la seguente lettera:
"I sottoscritti consiglieri regionali Pietrino Fois, Silvestro Ladu, Pasquale Onida, Salvatore Piana e Roberto Capelli, dichiarano e rappresentano alla Signoria Vostra, per gli adempimenti di competenza, di costituirsi con decorrenza immediata in Gruppo consiliare con la denominazione di Gruppo del Partito del Popolo Sardo-C.D.U. Sardi; all'unanimità è stato nominato Presidente del Gruppo, l'onorevole Pietrino Fois".
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Norme di indirizzo e di contenuto in materia di riforma del trasporto pubblico locale, in applicazione dei principi desumibili dalla legge 15 marzo 1997, n. 59 e dal decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e successive modifiche ed integrazioni". (101)
(Pervenuto il 19 luglio 2000 ed assegnato alla quarta Commissione.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni del Presidente della Giunta, ma la Conferenza dei Capigruppo ha unanimemente deciso di procedere alla discussione dello schema di norme di attuazione numero 7A che era stata sospesa ieri per consentire ai Gruppi di verificare la possibilità di presentare un ordine del giorno unitario.
Procediamo quindi alla discussione dello schema di norma di attuazione numero 7A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Salvatore, relatore.
SANNA SALVATORE (D.S.), relatore. Signor Presidente e colleghi, lo schema di norma di attuazione numero 7A, che ci accingiamo ad esaminare stamattina, deriva dall'applicazione del decreto legislativo 23 dicembre 1997 numero 469, attuativo a sua volta delle due leggi Bassanini, la numero 59 e la numero 127, la Bassanini/2.
Si tratta di una delega di funzioni amministrative da parte dello Stato alla Regione in materia di lavoro e di servizi all'impiego. Lo schema che stiamo esaminando oggi, all'articolo 1, delega alla Regione le funzioni e i compiti in materia di politiche attive del lavoro e di collocamento; agli articoli 2 e 3 definisce i compiti riservati allo Stato e le competenze attribuite invece alla Regione; all'articolo 4 prevede gli strumenti di raccordo tra Stato e Regione per armonizzare la gestione delle eccedenze di personale; all'articolo 5 enuncia i criteri direttivi in base ai quali la Regione, con propria legge, dovrà provvedere ad organizzare l'esercizio delle funzioni; all'articolo 6 definisce gli organi collegiali e periferici del mercato del lavoro da sopprimere; l'articolo 7 indica gli strumenti attraverso i quali saranno individuati i beni e le risorse finanziarie, umane e strumentali da trasferire. L'articolo 8 riguarda la soppressione delle strutture degli uffici periferici del Ministero del Lavoro; l'articolo 9 disciplina il sistema informativo regionale; l'articolo 10 concerne la partecipazione della Regione al Comitato tecnico istituito presso la Conferenza Stato-Regione ed infine all'articolo 11 viene regolamentata l'attribuzione di risorse finanziarie alla Regione per l'esercizio delle funzioni delegate.
Questo schema di norma di attuazione, è doveroso dirlo, è stato in gestazione presso la Giunta regionale della passata legislatura per lungo tempo, per una sostanziale divergenza di vedute relativamente al fatto che queste funzioni dovessero essere attribuite, almeno per la parte generale, alla Regione assieme al personale addetto, oppure dovessero essere trasferite immediatamente alle province. A causa di questa lunga discussione, la norma arriva con parecchio ritardo in quest'Aula, dove noi oggi dovremo esprimere il parere che poi servirà al Consiglio dei Ministri per approvare in via definitiva la norma trasformandola in un decreto, che la renderà esecutiva.
In occasione dell'esame dello schema di norma in questione da parte della prima Commissione del Consiglio regionale, nella mia relazione alla Commissione avevo espresso un parere positivo sulla norma nel suo complesso con alcune osservazioni, che adesso sottoporrò alla vostra attenzione.
La prima osservazione è che l'articolo 5 della norma è quello che suscita maggiori perplessità. Le perplessità derivano dal fatto che il decreto legislativo nazionale, all'articolo 4, prevede tra i criteri per l'organizzazione del sistema regionale per l'impiego, la costituzione di due commissioni regionali. La prima è una Commissione regionale permanente tripartita che ha una funzione essenzialmente di concertazione, di progettazione e di proposta, e che dovrebbe essere composta - secondo le indicazioni del decreto legislativo - da un rappresentante regionale competente per materia e dalle parti sociali "sulla base della rappresentatività determinata secondo i criteri dell'ordinamento", rispettando (questo è il punto) la pariteticità delle posizioni delle parti sociali stesse.
L'altro organismo, previsto nello stesso articolo 4 del decreto legislativo numero 469, è una Commissione finalizzata a rendere effettiva sul territorio l'integrazione tra i servizi all'impiego e le politiche attive del lavoro e le politiche formative. Questa Commissione, secondo il decreto legislativo, deve essere composta soltanto da rappresentanti istituzionali; infatti è prevista la presenza di rappresentanti della Regione, delle province e degli altri enti locali. L'articolo 5 dello schema di norma di attuazione -prevede invece per la Sardegna un'unica Commissione. In questo modo, le funzioni di concertazione e di governo, vengono sostanzialmente mischiate; non c'è alcuna distinzione perché vengono attribuite ad un unico organismo che più che di governo e di concertazione a me pare, e lo segnalo alla vostra attenzione, uno di quei classici organismi di consociazione che, come credo sia opinione di tutti i colleghi, non portano alcun bene, anzi portano in direzioni che tutti noi,almeno lo spero, non condividiamo.
Questa è la prima osservazione e pertanto la misura correttiva che si propone é che si rispetti alla lettera il dettato dell'articolo 4 del decreto legislativo, separando nettamente il piano della concertazione, dove i sindacati e le parti sociali e datoriali sicuramente debbono svolgere un ruolo molto importante, e il ruolo del Governo, delle rappresentanze istituzionali, che sono altra cosa e che debbono portare avanti altre funzioni, che vanno tenute rigorosamente distinte.
L'altra osservazione da me fatta nella relazione alla Commissione riguardava la costituzione della Commissione permanente, cioè di questo organismo unico, nella quale tra l'altro non si teneva in alcuna considerazione quanto previsto dall'articolo 4 lettera b) del decreto legislativo numero 469, dove viene detto con chiarezza che le parti sociali partecipano a questi organismi "sulla base della rappresentatività che deve essere determinata secondo i criteri previsti dall'ordinamento". Nello schema che noi oggi stiamo esaminando non si fa riferimento al criterio di rappresentatività, ed anche questo a mio avviso è un fatto non positivo.
Inoltre, mentre nel decreto legislativo è chiarito che le parti sociali compongono la Commissione rispettando la pariteticità delle posizioni delle parti sociali stesse, nello schema di norma di attuazione la dizione è molto più sfumata. Potrebbe essere quindi, erroneamente, a mio avviso, interpretata come una richiesta di pariteticità non delle parti sociali tra loro, come dice invece la legge, bensì tra le parti sociali e gli altri componenti della Commissione, ed anche questo è un fatto che a mio avviso deve essere emendato; poi vedremo come, nell'ordine del giorno che si propone per l'espressione del parere.
Un altro aspetto non condivisibile dell'articolo 5 è il fatto che alla lettera b) viene indicata in maniera dettagliata e tassativa una disciplina organizzativa identica a quella contenuta nel decreto legislativo numero 469, senza tenere conto della competenza primaria della Regione Sardegna in materia di organizzazione dei propri uffici.
Su due punti abbiamo ritenuto di dover esprimere un particolare apprezzamento. Il primo apprezzamento riguarda la modifica introdotta alla lettera c) dell'articolo 5, in quanto si prevede una distribuzione territoriale dei centri per l'impiego sulla base di bacini provinciali e sub-provinciali, facendo venir meno il limite dei cento mila abitanti previsto nel decreto legislativo numero 469. Non mi soffermo a giustificare questa decisione perché credo che i colleghi comprendano molto bene l'importanza e il significato dell'individuazione di questi bacini sub-provinciali, vista l'articolazione demografica e territoriale della nostra Isola.
L'ultima questione riguarda l'opportunità che è stata sottolineata nel parere della Commissione, su proposta del collega Gian Valerio Sanna, che la vigilanza in materia di lavoro, di cui all'articolo 2, lettera a), sia conferita alla Regione Sardegna; mentre deve evidentemente rimanere tra le competenze dello Stato la vigilanza sui flussi di entrata dei lavoratori non appartenenti all'Unione Europea.
Questo è il parere che abbiamo predisposto in Commissione e che proponiamo all'attenzione dell'Aula. Qualora i colleghi lo ritenessero sufficiente, proponiamo che si voti l'ordine del giorno che è stato firmato da tutti i Capigruppo presenti in quest'aula che contiene il parere favorevole sul testo approvato dalla Commissione paritetica.
La risposta che noi abbiamo indicato per superare i problemi aperti soprattutto dall'articolo 5 è la creazione di due distinti organismi, di due Commissioni che tengano ben separate le funzioni, naturalmente risolvendo il problema della reintroduzione del criterio di rappresentatività, la soppressione di quella parte della norma con la quale si pretende di dettare norme rigorose di organizzazione degli uffici della Regione, perché, come abbiamo detto, questa è una competenza primaria della Regione stessa, ed infine la rivendicazione della funzione di vigilanza in materia di lavoro di cui all'articolo 2 lettera a) per la Regione Sardegna. Questa è la proposta avanzata dalla Commissione e si spera che il Consiglio la recepisca.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Il Gruppo di Rifondazione comunista ritiene che questo schema di norma di attuazione non debba passare, nel Consiglio regionale, quasi sotto silenzio, seppure illustrato con competenza, e però anche con molte sottolineature critiche, dal collega Salvatore Sanna. Proprio il fatto che, per un verso, si afferma l'esigenza di rendere le competenze regionali in materia di lavoro, più incisive e più pregnanti, e che, per altro verso, però queste norme di attuazione non solo arrivano, ancora una volta, con tanto ritardo, ma contengono anche una menomazione consistente e grave dei diritti propri della Regione, dovrebbe indurre il Consiglio regionale, qualunque sia poi la scelta definitiva, a rafforzare un poco o quanto serve, quindi forse molto, le ragioni che il collega Salvatore Sanna ha esposto, perché la norma di attuazione definitiva non sia questa, ma sia di diverso tenore. Se no si corre il rischio, come spesso avviene con gli ordini del giorno che accompagnano i provvedimenti principali, di celebrare una specie di rito, credendo di salvarsi l'anima perché, comunque, con l'ordine del giorno, si esprime la propria opinione. Io credo che quello che il Consiglio regionale pensa e vuole debba essere detto innanzitutto negli atti principali e nei provvedimenti che approva; e che l'ordine del giorno, debba essere - come dire - rafforzato, soppesato e condiviso per davvero e quindi essere strumento di lavoro per la Giunta nella fase di contrattazione successiva. Se così non fosse lo sforzo che la Commissione ha fatto e che il collega Salvatore Sanna ha qui esposto cadrebbe nel vuoto.
Questo schema di norma di attuazione soffre di molti limiti, di molte debolezze, delle quali alcune sono state già rappresentante, ma ce ne sono altre. Mi riferisco intanto al suo impianto. Questo provvedimento, è arrivato in ritardo perché c'è stata una lunga discussione, anzi una specie di braccio di ferro, non sulle funzioni della Regione, ma sul collocamento del personale. Ora, non è che il personale dipendente dello Stato, della Regione e di tutti gli enti pubblici ed anche privati non meriti ogni tutela e garanzia. Lo diciamo noi di Rifondazione Comunista che crediamo di esistere proprio per dire una parola, compiere un gesto e svolgere un'attività politica in favore dei lavoratori, ed anche di chi dovrebbe essere lavoratore ed invece è ancora disoccupato. Il mio non -è quindi un rimprovero rispetto a tutte le legittime aspettative dei lavoratori, purché siano per davvero legittime. Non si può continuare (e questa è una riflessione che devono fare il Consiglio regionale e le forze politiche) a dire che bisogna fare le riforme ed ogni volta, dico ogni volta, senza un'eccezione, manco piccola, che si tratta di fare un pezzetto di riforma, non la si fa, non la si vuole fare, la si rinvia, perché il personale, da dovunque venga, vuole essere innanzitutto regionalizzato. Prima si passa alla Regione e poi si vedrà! Poi semmai si decentra nel territorio, dimenticando che un principio inderogabile è che il personale deve seguire le funzioni, perché siano esplicate nel rispetto dei diritti dei cittadini, e sono cittadini i dipendenti pubblici ma lo sono anche quelli che sono cittadini e basta. Invece ancora una volta prevale la logica distorta del passare prima per la Regione; e ben si sa che quando si passa prima per la Regione difficilmente si arriva alla destinazione finale. La Regione non è più stazione intermedia, ma diventa il luogo dove, una volta arrivati, ci si distribuisce per assessorati, per enti e per segreterie, e alla destinazione finale non si arriva mai. Così è stato con tutte le norme di attuazione; ricordo il personale scolastico che fu, con norme e normette, trasferito alla Regione perché doveva costituire nuclei specializzati in materia di animazione culturale e scolastica nel territorio. È finito tutto negli uffici regionali, anzi di molti sono passati negli uffici regionali solo i nomi, perché spesso questo personale transita solo nominalmente per la Regione, nella uffici della ragioneria, dove si computano le buste paga, le liquidazioni e le pensioni, perché molto di questo personale vuol passare alla Regione per guadagnarsi uno status puramente economico. Ci sono tantissimi precedenti. C'è gente che non ha mai messo piede alla Regione, il cui nome è stato solo iscritto in un registro, personale dipendente dello Stato che è stato solo liquidato e pensionato dalla Regione.
Questa volta si è discusso a lungo, e si è discusso anche animatamente, si è anche un pochino bisticciato con gruppi, con rappresentanze organizzate. Perché non si è voluto fare un passo in avanti più deciso, e non si è cominciata, a prefigurare l'organizzazione dei servizi inerenti ai servizi all'impiego e in materia di lavoro? Perché non si sono previsti gli strumenti decentrati e articolati nel territorio? Si dice che la dimensione ottimale e intermedia di questo tipo di servizio e di attività dovrà essere quella delle province. Perché non prevederlo già, nel momento in cui ci si fa carico di nuove competenze, di altro personale, di nuove funzioni, in modo che mentre si fa una cosa si faccia anche un pezzo di riforma.
Fantola non è in Aula. Perché, quando parlo di riforme, invoco sempre Fantola? Lo invoco, lo cerco, lo imploro, se si può usare questa espressione, non so quali altre espressioni potrò utilizzare ancora, perché non si può vivere di rendita politica parlando di riforme e mai dire una parola, alzare un dito in quest'Aula per dire: "Questa non è una riforma, quindi mi oppongo" oppure: "E' un pezzetto di riforma, quindi la sostengo". E' presente il collega Cossa e supplirà in modo sufficiente il suo collega riformatore "redditiere" (parlo di rendita politica). Qui quasi tutti sono riformatori o riformisti, però mai si fa una riforma, o non la si fa nel momento nel quale la si deve fare, cioè non quando si fanno i programmi elettorali, non quando si fanno le conferenze stampa, non quando si presentano le mozioni o i disegnini o le propostine di legge, ma quando si deve decidere. Oggi state decidendo di fare un pezzo di controriforma; perché io penso che questi rilievi critici dovrebbero portare almeno a un ripensamento, a un approfondimento e in ogni caso a cambiamento del sistema che si sta predisponendo - non credo che ci sia nulla che scade ineluttabilmente domani - migliorando sostanzialmente questo provvedimento.
Mi rendo conto che ci sono dei tempi da rispettare e che le procedure per l'approvazione delle norme di attuazione sono un pochino strampalate, e che l'organo legislativo interviene solo quando le cose sono quasi fatte. Il Consiglio regionale non può dare un indirizzo preventivo e vincolante a chi deve trattare e concordare la norma, per cui quello che ci arriva è come un pacchetto chiuso e infiocchettato che dobbiamo prendere o lasciare. Si ritiene che un eventuale rinvio causerebbe un danno che sarebbe imputabile solo al fatto che il Consiglio regionale non decide. Tutto questo è vero, sappiamo che è così, tuttavia non può essere usato sempre come argomento per non entrare di più nel merito e non cercare di ottenere un risultato migliore.
Un altro elemento che, secondo me, va valutato criticamente, come sempre, è ancora una volta quello relativo al carico finanziario. Badate, non credo che i più accesi sostenitori della devolution cioè di quello che nella nostra lingua, si chiama decentramento, pensino di ereditare dallo Stato pezzi di ferro vecchio, ma che vogliano conquistare competenze da esercitare in modo adeguato, poco poco migliore o almeno uguale a come le esercita lo Stato. E perché, allora, funziona sempre il meccanismo per cui lo Stato, quando trasmette delle competenze, trasmette il pacco chiuso, il vagone dentro cui non si sa cosa c'è? Quali sono i profili professionali di tutto questo personale che dal Ministero del lavoro deve passare alla Regione? E questi profili professionali sono quelli di cui la Regione ha bisogno, visto che si fa carico di questa materia? Il carico che è nel vagone è tutto utile alle finalità della Regione? Se è tutto utile lo si dica e si alleghi una tabella nella quale ciò sia dimostrato, ma per avere questa dimostrazione bisognerebbe avere anche un'idea di quali uffici si devono istituire, dove e con quali funzioni. Ancora tutto questo non c'è. Accade così che lo Stato scarica alla Regione il personale e la Regione, bella e plaudente, non solo lo accoglie, ma si fa anche carico in gran parte delle spese, perché questi trasferimenti si trasformano sempre in una nuova tassa per la Regione. È stato sempre così perché, per bene che vada, lo Stato riconosce la spesa cosiddetta storica, cioè quello che spendeva per quel servizio e per quel personale, prima del trasferimento delle funzioni, poi tutto quello che accade successivamente non conta più.
Leggete l'articolo 11, che è l'articolo finanziario di questo schema di norma di attuazione. L'articolo 11 dice che il Ministero provvede a rimborsare alla Regione la spesa necessaria per le funzioni di cui all'articolo 1, quindi non a farsi carico delle spese, cioè a trasferire alla Regione quanto è necessario per l'esercizio attuale, moderno, migliorato di queste funzioni. Viene rimborsato alla Regione l'importo che lo Stato spende attualmente. E come avviene questo rimborso? In sede di prima applicazione, entro il limite delle spese sostenute nel 1997! Il personale verrà nel 2000-2001, però in sede di prima applicazione lo Stato…
(Interruzioni)
E la Regione accetta che lo Stato rimborsi, cioè paghi dopo, una cifra corrispondente alla spesa del 1997. Successivamente, non pago di questo, lo Stato che decentra, che attua il federalismo, che territorializza il suo bilancio - e la Regione che è succube, accetta tutto quello che le viene proposto, entusiasticamente o passivamente, non lo so, comunque di fatto supinamente accetta - lo Stato si impegna, e la Regione accetta, una forma di rimborso triennale.
Intanto un rimborso significa che prima la Regione paga e successivamente lo Stato dà i danari; non li dà neppure anno per anno - eppure il bilancio si fa per anno per anno - li dà ogni tre anni, e non sulla base di quello che la Regione spende effettivamente, ma sulla base di un'intesa. Questo significa che se non c'è l'intesa, lo Stato non paga. Se non si definiscono i criteri e non si stabilisce che lo Stato si impegna a dare alla Regione ciò che essa legittimamente spende, sulla base della dinamica contrattuale, che per altro oggi è anche garantita essendo stata sottratta all'intervento politico diretto, se lo Stato non si impegna a dare alla Regione quanto è necessario per svolgere queste funzioni, e la Regione accetta un rimborso ritardato di tre anni e per di più dopo un'intesa tra il Governo e il Presidente delle Giunta, teniamo conto che l'intesa fra il forte e il debole, da che mondo è mondo, è sempre un'intesa a favore del forte, oppure non c'è intesa, e se non c'è intesa il forte rimane forte e il debole rimane debole. Quindi questa procedura è, ancora una volta, non machiavellica, ma truffaldina, e ben si sa che di questo personale si farà carico la Regione, e che quando lo vorrà decentrare dovrà comunque pagare la differenza. Dovrà mandarlo in missione o in comando, se il personale accetterà, perché spesso, in questa Regione, non si riesce a fare delle cose che sono utili per i cittadini, proprio perché non si riesce a convincere, e meno che mai a costringere, perché non si dovrebbe costringere nessuno, il personale a stare dove il servizio deve essere espletato in ragione dei diritti dei cittadini.
La Regione accetta, ancora una volta - è una formula di rito ormai - e tranquillamente aggrava la sua condizione economica, alleggerendo le finanze dello Stato. Per un verso, a parole, si fanno grandi rivendicazioni, perché lo Stato dà troppo poco alla Regione, per l'altro verso ci carichiamo le spese che lo Stato attualmente sostiene. Ci stiamo autotassando. Questo è contenuto in questo schema di attuazione.
L'altro punto che dovrebbe essere dirimente, che mi limito a richiamare, perché l'ha illustrato efficacemente il collega Salvatore Sanna, è quello dell'articolo 5. Ma che idea balzana e bizzarra può essere quella di prevedere, per la sola Regione autonoma della Sardegna, una Commissione paritetica nella quale le istituzioni pubbliche, gli enti amministrativi come le Province, ma anche la Regione, siedono in un tavolo paritetico con le parti sociali, in una forma di consociazione obbligatoria? Sembrano le giunte delle Comunità montane dove si è al governo tutti, per legge, maggioranza ed opposizione. Qui si sta introducendo un sistema veramente strampalato.
Io credo che su questo punto la Regione abbia un rimedio. Posto che a quel tavolo paritetico, se paritetico sarà, dovrà andare a sostenere le sue politiche in materia di lavoro e di impiego, dovrà dotarsi, essa, di uno strumento proprio in materia di lavoro e di impiego. E siccome quando fu fatta, a suo tempo, la legge "33", che istituiva l'agenzia del lavoro, a questo si pensava, e infatti si ottenne dallo Stato, già allora, la delega delle funzioni che erano delle Commissioni regionali per l'impiego, almeno quelle che non sono di diretta appartenenza statale, io credo che la rivisitazione dell'agenzia del lavoro, o comunque di uno strumento efficace in materia di lavoro e di servizi all'impiego, possa porre rimedio, se si vorrà, dando alla Regione uno strumento non solo per l'elaborazione, ma per la gestione delle politiche del lavoro che, come possiamo ben intendere, sono la parte più delicata non solo dell'economia, ma della socialità, dovunque, ma soprattutto in questa nostra Regione dove i problemi del lavoro sono tanti e così dolorosamente aperti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.
DEIANA (I DEMOCRATICI). Presidente, colleghi del Consiglio, avrei voluto fare una dichiarazione di voto alla fine della discussione, per dichiarare il mio voto favorevole allo schema di norma di attuazione in esame, ma l'intervento del collega Cogodi, che ha richiamato alcuni aspetti dell'attività della precedente Giunta, mi spinge a intervenire ora. Voglio anche sottolineare una cosa che non mi fa piacere, cioè l'assenza dell'Assessore del lavoro. Vedo gli altri Assessori sul banco della Giunta, ma l'assenza dell'Assessore del lavoro è significativa. Spero che, tramite i colleghi, esprima parere favorevole, tanto più perché l'assessore Luridiana è espressione del Gruppo dei Riformatori sardi, cioè di un Gruppo che ha messo al centro del proprio programma la riforme. Quando il collega Cogodi citava il collega Fantola, mi sembrava quasi indelicato non sottolineare anche l'assenza, forse concordata, dell'assessore Luridiana.
Voglio esprimere anche il mio compiacimento per il fatto che questo schema di norma di attuazione, sia approdato in Consiglio regionale. Il collega Cogodi ha fatto riferimento a un "braccio di ferro", a bisticci che si sono verificati nella passata legislatura; è vero, come Assessore del lavoro, nella passata Giunta Palomba, ebbi occasione di seguire l'iter di questo schema di norma di attuazione e inizialmente ci fu un momento non facile quando, con il Ministro Treu, dovemmo accordarci sull'iter che avrebbe dovuto seguire. Il Ministro faceva riferimento alla norma riguardante le Regioni a statuto ordinario, noi invece ci richiamavamo all'iter previsto dall'articolo 56 dello Statuto che parla di passaggio alla Regione sia degli uffici sia del personale. Tra il sottoscritto che proponeva lo schema di norma di attuazione, e il collega Cogodi, il Presidente Palomba, e l'Assessore del personale e della riforma della Regione, che era il collega Ballero, c'era una diversità di vedutesu questo tema, tanto è vero che fu approvato uno schema che io non condividevo, ma la Commissione paritetica, esaminando quello schema, e consultandosi con i Ministeri competenti, ha dato ragione all'interpretazione che io sostenevo allora. Questo mi fa piacere, anche se sull'articolo 5 ci sono, come diceva il relatore in Aula, alcune perplessità che io stesso avevo espresso allora.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue DEIANA.) Il trasferimento diretto alle Province mi sembra in contrasto col dettato dell'articolo 56, ed anche l'articolo 3 dello schema di norma di attuazione in discussione stabilisce che la Regione può, con propria legge, attribuire alle province le funzioni e i compiti in materia di collocamento. Questo è un recupero e non una mortificazione della potestà legislativa della Regione.Lo schema di norma ci conferma una competenza. L'avevamo già, potevamo già fare questo, quindi non c'è una riduzione di potere in materia di organizzazione del sistema regionale di servizi all'impiego.
L'importante è che vengano conferite alla nostra Regione le funzioni e i compiti relativi ai punti richiamati all'articolo 1, sulle politiche attive del lavoro e sul collocamento. Per quanto riguarda questo aspetto ci sono cose che la Regione deve rivendicare nel confronto con lo Stato e che richiederanno un braccio di ferro, più che a livello locale e regionale, in campo nazionale. Prima di arrivare al contenuto di questo schema, è stato spesso necessario un braccio di ferro con lo Stato; ricordo che, per quanto riguarda il superamento del limite dei 100 mila abitanti - sto parlando del decentramento degli uffici - in ripetuti incontri a livello nazionale con i rappresentanti delle altre Regioni, abbiamo chiesto al Governo che fosse data la possibilità alla Sardegna, in considerazione del modo in cui sono distribuiti nel territoriale regionale i 377 comuni presenti in Sardegna, di non tenere conto del limite di 100 mila abitanti previsto dal decreto legislativo numero 469, altrimenti avremmo avuto una organizzazione del collocamento e una distribuzione degli uffici diverse in tutto il territorio regionale. Questo aspetto è legato, oltre che alla delega di funzioni e compiti al alle province, alla funzione stessa dei centri di collocamento per quanto riguarda la strutturazione delle politiche attive del lavoro, in modo che la distribuzione territoriale degli uffici sia basata sulla funzione, e non certo su un capriccio o sull'ambizione più o meno legittima di un funzionario di avvicinarsi a casa invece che di esplicare la propria funzione.
Credo che questi criteri siano stati rispettati e ritengo che il confronto, pur nelle diversità di posizione, come è avvenuto tra me e il collega Cogodi, quando eravamo insieme in Giunta, sia una cosa molto positiva.
Dobbiamo accelerare la predisposizione della nuova legge della Regione su questa materia. Mi dispiace che questo provvedimento, sul quale la Commissione paritetica, ha espresso il suo parere nel febbraio del 1999, cioè un anno e mezzo fa, arrivi con tanto ritardo per l'approvazione in Consiglio regionale; mi auguro che non sia ritardato oltre, in modo che la Giunta possa, dopo l'approvazione della norma di attuazione da parte del Consiglio dei Ministri e la sua pubblicazione, presentare le proprie proposte. Penso che dovremo misurarci sull'aspetto generale della riforma delle politiche attive del lavoro e del decentramento delle strutture preposte.
Io esprimo quindi parere favorevole su questo schema di norma; naturalmente dispiace che certe competenze restino in capo allo Stato, perché non sono state accettate le nostre richieste; mi riferisco alla competenza sulla vigilanza in materia di lavoro e sulla cooperazione, soprattutto in considerazione del fatto che oggi la cooperazione nella nostra Regione è un settore attivo che contribuisce in modo significativo ai risultati che stiamo ottenendo in termini di produzione e di occupazione nella nostra isola.
Lotteremo insieme anche per il futuro, perché sono questioni che non possono essere tralasciate. Non ci fermeremo quindi all'approvazione di questo schema.
Penso che la rivendicazione delle competenze debba continuare e debba continuare nel modo che noi riteniamo sia il più opportuno, che è quello di guardare alla qualità del servizio che questo sistema deve dare, non alla sistemazione di persone o a rivendicazioni localistiche sulla distribuzione degli uffici, al fine di dare una risposta in termini di occupazione e in termini di servizi snelli all'impiego.
Volevo dire soltanto queste poche cose, mi dispiace di essere entrato in polemica con il collega Cogodi su delle questioni che ci vedevano e ci vedono tuttora divisi, ma concordiamo sul voto favorevole a questo schema, e questa è la tappa più importante.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Brevemente, onorevoli colleghi, anch'io ; credo che ci sia in quest'Aula un senso di frustrazione, di impotenza, e per certi versi anche di inutilità quando discutiamo delle norme di attuazione, perché paradossalmente una delle funzioni legislative più alte qual è l'attuazione dello Statuto è sottratta alla procedura legislativa tipica. E` stato detto dai colleghi, e lo ribadisco, che siamo chiamati solo a decidere se "prendere o lasciare".
Ieri il Presidente Floris ci chiedeva di trovare l'unità su alcune cose. Io credo che uno dei punti su cui possiamo raggiungere subito l'unità sia la modifica di questo aspetto dello Statuto.
Noi possiamo dire che intendiamo modificare totalmente lo Statuto, e questo è l'auspicio di tutti, però, perché l'ottimo non sia nemico del bene, cominciamo a discutere almeno di questo aspetto che ricondurrebbe alla potestà del Consiglio una funzione legislativa alta, addirittura paracostituzionale in qualche modo. Su questo specifico punto dobbiamo avviare un dialogo tra di noi, perché sennò continueremo a stare qui a sentire ottimi interventi dei colleghi Sanna, Cogodi e Deiana che fanno delle osservazioni su cui tutti concordano e su cui anch'io concordo, e cioè che a questo punto un rinvio è dannoso, però concordiamo anche che l'articolo 5 è un pasticcio, perché non si capisce che cosa sia questa Commissione permanente mista.
L'articolo 11, che riguarda la parte finanziaria, è un boomerang, una scatola misteriosa, anzi chiedo alla Giunta di sapere se ha valutato che cosa significa questo in termini finanziari. Cosa significa che le risorse finanziarie che lo Stato ci dà sono determinate entro il limite delle spese effettivamente sostenute nel 1997? Già oggi questa somma non è più sufficiente. La Giunta sa oggi, nel 2000, qual è la spesa necessaria? Quanto ci costa?
Inoltre vorrei sapere dalla Giunta se ha già una idea - e per questo mi rivolgo all'assessore Masala - della gestione del personale che passa alla Regione.
Su questi aspetti - modifica della norma statutaria che disciplina le procedure di attuazione dello Statuto, valutazione da parte della Giunta dei costi e politiche regionali in materia di personale - è possibile avere una qualche valutazione della Giunta?
Noi saremo chiamati, l'abbiamo detto tutti, a votare oggi l'ordine del giorno, non credo che queste questioni si possano inserire in questo ordine del giorno, che ha una funzione specifica, ma almeno possiamo valutare l'opportunità di presentare un altro ordine del giorno che quanto meno sull'articolo 5 e sull'articolo 11, in attesa di modificare la parte dello Statuto relativa alle procedure riguardanti l'approvazione delle norme di attuazione, dia mandato alla Giunta di riaprire la trattativa con il Governo, rivendicando una modifica. Non possiamo limitarci a dire che riapriremo la trattativa in seguito. Se dipendesse da me io direi che, visto che abbiamo tardato tanto, possiamo tardare ancora un paio di settimane e riaprire la trattativa con il Governo sull'articolo 5 e sull'articolo 11. Non volete farlo, non vuole farlo il Consiglio, c'è la preoccupazione che questa norma non sia approvata entro due settimane, o entro tre o in quattro settimane? Ebbene, approviamo questo ordine del giorno, approviamo questo schema di norma di attuazione, ma impegniamo la Giunta a riattivare da subito con il Governo un confronto per modificare in tempi brevi, possibilmente entro l'anno, almeno l'aspetto relativo alla composizione della Commissione, e quello che mi preoccupa tantissimo delle risorse finanziarie.
Su questi problemi: norme di attuazione, modifica dello Statuto, valutazione della Giunta sulla norma finanziaria e sulla questione del personale, ed attivazione della procedura di modifica di queste norme di attuazione, credo che dovremmo in qualche modo pronunciarci e non limitarci a votare a scatola chiusa, perché questo mortificherebbe la stessa funzione del Consiglio Regionale.
PRESIDENTE. E` pervenuto un ordine del giorno a firma Cugini, Floris e più. Se ne dia lettura:
CAPPAI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO CUGINI - FLORIS Emilio - FRAU - FOIS - SANNA Gianvalerio - COSSA - SANNA Giacomo - CONTU - COGODI - DETTORI Bruno - BALIA sullo schema di norma di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Sardegna recante delega di funzioni amministrative alla Regione in materia di lavoro e servizi all'impiego.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sullo schema di norma di attuazione n. 7/A,
CONSIDERATO che lo schema conferisce alla Sardegna funzioni e compiti relativi al collocamento e alle politiche attive del lavoro volti a determinare migliori condizioni per l'incremento dell'occupazione;
RAVVISATA l'urgenza del provvedimento,
esprime
parere favorevole sul testo approvato dalla Commissione paritetica, con le seguenti osservazioni:
- nell'articolo 5, lettera a), si evince una sorta di commistione tra le lettere b) e c) dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 469 del 1997, con il quale sono state conferite alle regioni a statuto ordinario e agli enti locali funzioni amministrative in materia di mercato del lavoro. Infatti, per le regioni ordinarie è prevista la costituzione di due distinti organismi, la commissione tripartita, quale sede di concertazione tra organi istituzionali e parti sociali, ed un organismo istituzionale, quale sede di integrazione tra i servizi all'impiego, le politiche attive del lavoro e le politiche formative, composto da rappresentanti della regione, delle province e degli altri enti locali. Per la regione Sardegna, invece, entrambe le funzioni - quella di concertazione e quella di coordinamento - sono attribuite al medesimo soggetto, la commissione permanente, composto sia da rappresentanti di organi istituzionali sia dalle parti sociali, attribuendo a queste ultime un ruolo che non compete loro: la compartecipazione a decisioni di governo;
- per quanto riguarda la costituzione della commissione permanente di cui sopra, a differenza di quanto previsto dall'articolo 4, lettera b), del decreto legislativo n. 469 del 1997, ove le parti sociali partecipano "sulla base della rappresentatività determinata secondo i criteri previsti dall'ordinamento", nello schema di norma di attuazione non si fa riferimento al criterio di rappresentatività. Inoltre, mentre nel decreto legislativo n. 469 del 1997 è chiarito che le parti sociali compongono la commissione "rispettando la pariteticità delle posizioni delle parti sociali stesse", nello schema la dizione è meno precisa e potrebbe essere erroneamente interpretata come richiesta di pariteticità non delle parti sociali tra loro, bensì tra le parti sociali e gli altri componenti la commissione medesima;
- un altro aspetto non condivisibile riguarda il fatto che, nell'articolo 5, lettera b), viene prescritta in modo dettagliato e tassativo l'adozione di un modello organizzativo identico a quello contenuto nel decreto legislativo n. 469 del 1997, non tenendo conto della competenza primaria della regione Sardegna in materia di organizzazione dei propri uffici;
- si apprezza, invece, la modifica introdotta alla lettera c) dello stesso articolo, in quanto si prevede una distribuzione territoriale dei centri per l'impiego sulla base di bacini provinciali e sub-provinciali, facendo venir meno il limite di 100.000 abitanti previsto dal decreto legislativo n. 469 del 1997;
- si sottolinea infine l'opportunità che la vigilanza in materia di lavoro di cui all'articolo 2 lettera a) sia conferita alla regione Sardegna, lasciando allo Stato soltanto la vigilanza sui flussi di entrata dei lavoratori non appartenenti all'Unione Europea,
impegna il Presidente della Giunta regionale
a sostenere, nell'esame della norma di attuazione in sede di Consiglio dei Ministri, le posizioni espresse nel presente ordine del giorno, nonché la ferma ed inderogabile determinazione di avere riconosciuto in capo alla Regione il trasferimento contestuale delle risorse finanziarie relative all'esercizio delle funzioni delegate.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.
CUGINI (D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno si dà per illustrato. I colleghi possono ora intervenire soltanto per dichiarazione voto. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.
DEIANA (I DEMOCRATICI). Presidente, io ho già preannunciato il mio voto favorevole quando sono intervenuto nella discussione generale. Chiedo la votazione nominale dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Deiana, la sua richiesta deve essere appoggiata da otto consiglieri.
Chi condivide la richiesta del collega Deiana si alzi in piedi.
(Si levano in piedi i consiglieri DORE, DETTORI, Emanuele SANNA, MORITTU, Salvatore SANNA; CUGINI, SELIS, GIAGU, FADDA; Gian Valerio SANNA.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Sanna Salvatore (D.S.). Presidente, durante il dibattito che si è svolto sono state avanzate alcune proposte di integrazione dell'ordine del giorno. Più che intervenire per dichiarazione di voto, cosa che mi riservo di fare successivamente, io vorrei parlare su queste proposte, e speravo che vi fosse la possibilità di farlo, anche perché pensavo che la Giunta volesse intervenire in sede di dibattito. Prendo atto, per altro, che l'assessore al lavoro, che è venuto in Commissione a sollecitare la tempestività dell'approvazione, chiedendo la priorità assoluta, ed è stato per altro accontentato, oggi non è presente in Aula. Io non so cosa pensare, speravo almeno che la Giunta intervenisse per chiarire il proprio pensiero.
PRESIDENTE. Lei può intervenire solo per dichiarazione di voto.
Sanna Salvatore (D.S.). Presidente, io posso intervenire per dichiarazione di voto così come posso stare assolutamente zitto perché credo che non sia rilevante l'intervento di nessuno. Se il problema è che ci vogliamo attenere rigorosamente alle procedure "idiote", io posso anche attenermi, e stare zitto.
Presidente. Se le procedure sono idiote bisogna cambiarle, però fino a quando ci sono, abbia pazienza, vanno rispettate.
Sanna Salvatore (D.S.).Io sto intervenendo facendomi carico, per altro, pur essendo all'opposizione, di compiti e funzioni che sarebbero propri della maggioranza e del Governo, se volete sto zitto e voi andate avanti. Se qui si vuole ingabbiare tutto su una procedura...
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, la prego, non la metta su questo piano, io devo applicare il Regolamento, lei non può intervenire se non per dichiarazione di voto.
Sanna SALVATORE (D.S.). Presidente, lei applichi il Regolamento, io sto dicendo che è stato predisposto un lavoro, è stata fatta una relazione, c'è stato un dibattito, nessuno lo ha dichiarato chiuso, si è data lettura dell'ordine del giorno, lo si vuole migliorare raccogliendo delle indicazioni che sostanzialmente tengono conto del dibattito, a me pare che questo rientri nella normale procedura legislativa. Adesso lei mi dice che devo limitarmi a fare la mia dichiarazione di voto, cosa devo dichiarare? Che sono insoddisfatto e voto contro dopo aver fatto la relazione?
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, se si calma troviamo una soluzione
Sanna SALVATORE (D.S.). Io sono calmissimo Presidente, non tenga conto del tono della mia voce.
PRESIDENTE. Il Regolamento consente di intervenire solo per dichiarazione di voto, tuttavia se lei ritiene che sia necessario un incontro con alcune parti del Consiglio per migliorare l'ordine del giorno, chieda cinque minuti di sospensione per procedere a questo incontro. Io non le posso dare la parola se non per dichiarazione di voto. Se la norma è idiota la cambiamo, perché quest'Aula è sovrana, ma io non posso concedere a lei e a chiunque di parlare quando non è, per Regolamento, consentito parlare.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 25, viene ripresa alle ore 11 e 38.)
PRESIDENTE. La sospensione ha consentito di trovare un accordo su un'integrazione all'ordine del giorno.
Si dia lettura dell'emendamento all'ordine del giorno.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cugini - Floris E. - Sanna G.V. - Cossa - Contu - Deiana - Usai E. - Balia - Piana - Scarpa - Cogodi.
ORDINE DEL GIORNO N. 1
Al termine sono aggiunte le parole:
"impegna il Presidente della Giunta regionale a sostenere, nell'esame in Consiglio dei Ministri della norma di attuazione, le posizioni espresse nel presente ordine del giorno, nonché la ferma ed inderogabile determinazione di avere riconosciuto in capo alla Regione il trasferimento contestuale delle risorse finanziarie relative all'esercizio delle funzioni delegate.".
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno così integrato. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Sottolineo le cose dette dall'onorevole Sanna, che, oltre che relatore è anche l'estensore di questa proposta di modifica, ma vorrei ricordare che io ho fatto, in quest'Aula, una proposta di emendamento. Il Consiglio avrebbe potuto accoglierla o meno o il Presidente avrebbe potuto chiedermi di metterla per iscritto, però non la si può ignorare. Questo è un dibattito formale. Se io propongo di emendare il documento in discussione, il Presidente può chiedermi di formalizzare la proposta oppure può ammetterlo come emendamento orale, ma non si può ignorare la mia proposta. Ora che cosa stiamo votando? Stiamo votando l'ordine del giorno originale o quello emendato?
Un altro aspetto che voglio sottolineare è che il dibattito ha evidenziato le preoccupazioni non solo dell'opposizione ma di tutto il Consiglio, soprattutto per quanto riguarda l'articolo 5 e la norma relativa alle risorse finanziarie. Credo che tutti quanti siamo preoccupati dell'aspetto finanziario, il Governo ci darà, quest'anno e l'anno prossimo, l'equivalente della spesa del 1997, poi ci rimborserà con cadenza triennale, tendendo conto delle disposizioni della legge "122", previa intesa tra il Governo e la Regione. Su questi due aspetti credo che ci sia una preoccupazione. Per questo mi sembra opportuno chiedere alla Giunta se è in grado di valutare l'impatto finanziario della norma, quanto ci costa. Perché se la Giunta ci dice che ha fatto i conti e che non ci costa nulla, perché il Governo copre tutte le spese, siamo molto più tranquilli. Noi come Consiglio non possiamo saperlo, chiediamo alla Giunta di sapere se ha fatto una valutazione di queste cose, se ha seguito questa materia, se costa nulla, un miliardo, dieci miliardi. Qual è il personale che passa alla Regione con questo giochetto? Per il legislatore è importante sapere queste cose. Quanto di questo personale sta nelle strutture centrali e quanto nelle strutture periferiche? Sapere queste cose è essenziale per il legislatore, perché è indispensabile avere le informazioni di base. La Giunta non risponde, l'Assessore non c'è, probabilmente sottovaluta una delle cose fondamentali delle quali dovrà occuparsi nella sua gestione, nel bene e nel male, io mi auguro più nel bene che nel male, e il Consiglio deve decidere senza avere le informazioni di base.
È uno strano modo di procedere, siamo in una situazione kafkiana, non lo dico per accusare qualcuno, ma per invitare tutti a fare uno sforzo per cambiare. Cerchiamo di essere tutti quanti più coscienti di quello che si dice in quest'Aula. Io condivido le cose che ha detto ieri il collega Luigi Biggio: certe volte sembra che siamo qua di passaggio. Il legislatore siamo noi, dobbiamo fare uno sforzo; quando i provvedimenti vengono esitai dalle Commissioni devono essere corredati delle informazioni necessarie. Dire che tanto la mediazione avviene in aula è un pasticcio. Le informazioni che chiediamo ci servono per deliberare, dobbiamo trovare il modo di avere la massima consapevolezza. Annuncio il mio voto favorevole all'ordine del giorno con questa integrazione, che mi pare sia firmata da tutti i Capigruppo,.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento all'ordine del giornoha facoltà di parlare il relatore Salvatore Sanna.
SANNA SALVATORE (D.S.), relatore. Presidente, sicuramente se l'ordine del giorno, con l'integrazioneproposta, che tiene conto delle proposte emerse nel dibattito, verrà votato dall'Aula, questo dimostrerà che si è colto un po' il segno complessivo della discussione avvenuta qui stamattina.
Senza nessuna punta polemica, dico che continua a preoccuparmi il silenzio della Giunta,e spiego il perché: è del tutto evidente che l'elaborazione di questo schema di norma di attuazione è stata in qualche modo concertata con le cosiddette forze sociali, non da questa Giunta, perché il confronto è iniziato prima.
Il prodotto è questo: l'articolo 5 ipotizza una commistione di funzioni che sicuramente può produrre danni. Il Consiglio stamattina rileva questo aspetto, lo segnala nell'ordine del giorno, lo trasmette al Consiglio dei ministri perché è il Consiglio dei ministri che poi si esprimerà sul parere, approverà in via definitiva la norma e la renderà effettiva con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. La parte finale, integrativa dell'ordine del giorno, è l'aspetto che mi preoccupa e sul quale vorrei essere rassicurato. Il Consiglio chiede un impegno forte del Presidente della Giunta a sostenere le ragioni contenute in questo ordine del giorno, naturalmente, partendo proprio dagli aspetti che questo Consiglio, non quello della passata legislatura, ha in un qualche modo sottolineato. Questo aspetto è importante.
La seconda questione di cui voglio parlare non riguarda soltanto questa norma di attuazione: i colleghi sanno che l'elaborazione delle norme di attuazione viene effettuata da una Commissione paritetica composta da quattro membri, due di nomina del Governo nazionale e due di nomina del Governo regionale. Io ebbi modo già nella passata legislatura di sottolineare il fatto che scegliere i rappresentanti del Governo regionale in sede di Commissione paritetica tra alti funzionari della Regione sicuramente può comportare ritardi in relazione alla disponibilità degli stessi funzionari a lavorare insieme ai due membri espressi dal Governo. Chiederei anche su questo un impegno, perché, alla prossima tornata dell'Aula, ma naturalmente la decisione è in capo al Presidente della prima Commissione, il collega Nuvoli, se la Commissione avrà concluso i propri lavori, dovremo vedere altre due norme di attuazione molto importanti, una di recepimento del decreto legislativo numero 112, che trasferisce alla Regione, alle province e ai comuni una serie di funzioni delegate e trasferite da parte dello Stato e l'altra, altrettanto importante, in materia di agricoltura. Ma, d'ora in avanti, con l'accelerazione del processo di decentramento di funzioni, è chiaro che di norme di attuazione del genere ce ne saranno a ripetizione. Ma dobbiamo essere pronti, cioè la Commissione paritetica deve lavorare a ritmo ampio e pieno. Quindi, noi dobbiamo preoccuparci di mandare in Commissione paritetica delle persone che sostanzialmente lavorino a tempo pieno e che anticipino anche le posizioni dei due componenti di rappresentanza del Governo. Questo è un altro problema importante che ha un impatto fortissimo. Quando si dice che la nostra specialità spesse volte è un freno, è vero, perché tutti i trasferimenti sostanzialmente devono passare attraverso il filtro delle norme di attuazione.
Se noi non siamo rapidi, veloci e tempestivi, e non giochiamo d'anticipo, è del tutto evidente che la specialità può trasformarsi in un freno notevole, ma non in un freno indistinto, attenzione! Il danno che ne deriva è nella perdita secca di concorrenzialità del nostro sistema di sviluppo rispetto ai sistemi di sviluppo delle altre Regioni italiane. Questo è il punto che a me preoccupa di più, non è un generico riferimento ad una perdita di celerità in termini di forma e di immagine rispetto alle altre Regioni, è che il nostro sistema complessivo di sviluppo viene frenato oltre che dai gap infrastrutturali, che conosciamo tutti, anche da questo freno che va ad aggiungersi al freno di un sistema burocratico e degli enti che è una sorta di cappa di piombo che blocca tutto quanto. Per questo noi dobbiamo garantire la tempestività e la rapidità, almeno del processo legislativo, è un obbligo che non riguarda soltanto la maggioranza, il Governo e l'opposizione, ci deve riguardare tutti, perché è la competitività del sistema sardo che deve essere al centro della nostra attenzione.
Chiudo, naturalmente dicendo che sono assolutamente d'accordo su questo ordine del giorno, con le perplessità e le preoccupazioni che sono state sottolineate anche da altri colleghi, ma attenzione, noi stiamo parlando di funzioni delegate, non di funzioni trasferite, che comportano automaticamente il rischio di un commissariamento in applicazione dell'articolo 33 del D.P.R. numero 480, che è esplicito, e dice che in caso di persistente inattività degli organi regionali nell'esercizio delle funzioni delegate, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, può disporre il compimento degli atti relativi in sostituzione dell'Amministrazione regionale. Già altre due Regioni sono state commissariate, non illudiamoci che la nostra specialità possa servire da scudo a questo intervento.
Andiamo dunque avanti, approviamo l'ordine del giorno pur con le nostre perplessità, con la richiesta, e non dubito che lo farà, al Presidente della Giunta regionale, di sostenere con forza ed adeguatamente queste posizioni in seno al Consiglio dei Ministri e procediamo anche con le altre norme di attuazione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Io non ho nulla in contrario ad esprimere il parere della Giunta, anche se lo ritenevo superfluo, come ritengo superflue queste raccomandazioni che riguardano un dovere morale e politico del Presidente della Giunta che, andando nel Consiglio dei Ministri a sostenere l'ordine del giorno del Consiglio, non può non farlo che con forza e con determinazione e rispettando la volontà di questo Consiglio regionale.
Dico questo perché ritengo che l'assessore Deiana, sicuramente, quando ha presentato la norma di attuazione in Consiglio, ha fatto tutte le valutazioni necessarie ed ha sicuramente tutte le risposte alle domande che sono state poste da parte dell'onorevole Selis, io non ho avuto dubbi e non ho dubbi che questa grande interlocuzione di un anno e mezzo con le forze sociali che ha portato a questa norma di attuazione abbia tutti i presupposti fondamentali per rispettare il diritto e il dovere della Regione, non di avere queste funzioni delegate senza i finanziamenti, non soltanto quelli relativi alla spesa storica, ma anche quella che si renderà necessaria per il miglioramento degli stessi servizi.
E` evidente, come ha detto l'onorevole Sanna, che noi ci troveremo a confrontarci con una Commissione paritetica che continua a sollecitare l'Amministrazione regionale ad approvare queste due norme, perché siamo l'ultima Regione in Italia che ancora non le ha approvate, e che nel lavorare pienamente dovrà tener conto delle cose che sono state dette in Aula. La Commissione paritetica vorrebbe già un'interlocuzione sulla materia dei trasporti in vista del trasferimento alla Regione, noi abbiamo detto che prima occorre un'interlocuzione politica, perché non basta modificare la norma, bisogna che noi ci mettiamo d'accordo come forze politiche e come Consiglio prima di andare ad una trattativa e prima di metterci a studiare una norma di attuazione.
Quindi confermo al Consiglio che quando, il Presidente sarà chiamato al Consiglio dei Ministri perché questa norma di attuazione diventi operante,ci sarà da parte della Giunta tutta la determinazione a fare in modo che le risorse trasferite siano congrue e ci mettano in condizioni di non sciupare le risorse regionali per svolgere le funzioni che ci sono state delegate. Però è importante che noi approviamo oggi queste norme di attuazione. Credo che la delega di queste competenze alla Regione sia un passo importante per il rafforzamento di quelle prerogative autonomistiche di cui abbiamo sempre parlato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Presidente, come prima cosa vorrei dire che ho trovato di pessimo gusto la tempesta nel bicchier d'acqua che è stata scatenata da alcuni colleghi circa l'assenza dell'assessore Luridiana...
COGODI (R.C.). Di pessimo gusto sei tu!
COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Di pessimo gusto Cogodi, lo dico soprattutto a te! Perché io credo che...
COGODI (R.C.). L'Assessore deve essere presente!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, abbia pazienza, non interrompa l'oratore.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Che tu chieda a me di essere delicato mi lascia quanto meno sorpreso, Cogodi, scusami!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei non può confutare tutto quello che viene detto in Aula, quando sarà il suo turno lei potrà dire le cose che pensa, adesso non interrompa per favore.
COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). L'assessore Luridiana è assente perché si trova all'estero per motivi istituzionali, questo è il motivo dell'assenza dell'Assessore del lavoro, che comunque non spetta me a giustificare, lo sto dicendo soltanto perché i colleghi ne abbiano contezza, e perché credo anche che un minimo di fair play nei rapporti istituzionali non guasti, lo dico soprattutto al collega Cogodi che si scandalizza ad orologeria.
Certamente il risultato a cui è approdato il lavoro della Commissione paritetica, nei lavori conclusi, lo ricordo al collega Deiana, nell'ottobre del 1998, quindi non ieri, contiene molte incongruenze. Credo che si possano condividere totalmente le perplessità che molto bene il collega Salvatore Sanna ha illustrato nella sua relazione, perché il fatto che si sia pedissequamente seguito il disegno del decreto legislativo numero 469, trattando la Regione sarda alla stregua delle Regioni a statuto ordinario, pone indubbiamente dei problemi.Poi potrà essere materia di ulteriore riflessione il fatto che ci troviamo di fronte ad un fallimento complessivo della riforma del collocamento, così come è stato evidenziato qualche settimana fa da "Il Sole 24 Ore", però, certo è che si tratta di valutare tutti gli spazi che ci sono perché possa essere corretto il tiro. Ecco perché credo che debba essere accolto positivamente anche l'impegno assunto dal Presidente a nome della Giunta di portare avanti, in modo forte, una rivendicazione nei confronti del Governo, perché possano essere utilizzati tutti i margini che ci sono per fare una riforma che sia degna di tal nome e che produca realmente effetti positivi. Dico questo perché ci sono delle Regioni nelle quali si sono ottenuti risultati molto più avanzati, dove il decreto legislativo è stato applicato in termini più elastici, coinvolgendo anche le province, i comuni, le organizzazioni datoriali, in maniera da fare in modo che la riforma potesse veramente raggiungere gli effetti sperati.
Avremo occasione di riparlare di questi temi quando parleremo della riorganizzazione dei servizi all'impiego, io credo a breve. Soprattutto voglio evidenziare come sia importante approvare oggi questo provvedimento che rappresenta il presupposto della riorganizzazione dei servizi all'impiego, perché le risorse che sono previste nel Piano Operativo Regionale, nella misura 3.1 che riguarda le risorse umane, che accompagneranno il processo di riorganizzazione dei servizi, debbono produrre risultati e dovranno permetterci di raggiungere determinati indicatori entro il giugno del 2002, perché sennò c'è il rischio di perdere una fetta consistente di risorse pari al 10 per cento.
Noi naturalmente voteremo a favore del provvedimento, avremo altre occasioni comunque per confrontarci su tutta questa materia, che rappresenta un terreno di scontro e di rivendicazione nei confronti del Governo centrale nel quale naturalmente la Giunta regionale ha tutto il nostro appoggio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Nuvoli, per dichiarazione di voto.
NUVOLI (F.I.-Sardegna). Io credo che l'importanza di questo provvedimento non stia tanto nel suo contenuto, perché tutto sommato noi siamo chiamati solo ad esprimere un parere, non bisogna dimenticarcelo; come giustamente ha detto il collega Cogodi, abbiamo la possibilità di prendere o lasciare un vagone che lo Stato ci sta passando. Io credo che la cosa più importante, nell'esame di questo provvedimento, sia cogliere questa opportunità per muovere una contestazione complessiva nei confronti del rapporto tra Stato e Regione, laddove la Regione è chiamata ad esprimersi a posteriori e non a priori, laddove la Regione é chiamata sostanzialmente ad avallare un provvedimento che è in toto del Governo nazionale. Io credo che serva poco anche dilungarci sui ritardi che certamente ci sono stati, o sul fatto che in Commissione - come ha detto il collega Selis - probabilmente si sarebbe potuto limare meglio il parere ovvero l'ordine del giorno; io credo che noi tutti, maggioranza ed opposizione, siamo chiamati a sollecitare un rapporto diverso tra Stato e Regione, affinché la Regione abbia un ruolo veramente propositivo che non sia semplicemente quello di subire passivamente quanto il Governo nazionale intende rifilarci adesso per quanto riguarda questa norma di attuazione, in passato per altre materie e in futuro per altre questioni ancora.
Alcuni problemi possono essere risolti alla fonte con la riforma dello Statuto. Ma riformare lo Statuto non è facile, perciò dobbiamo cercare di muoverci in un ambito nel quale sia possibile perfezionare la situazione esistente; questo significa rapportarsi meglio, per esempio, come ha già detto il collega Tore Sanna, relatore di questo provvedimento, con la Commissione paritetica. E mi stupisce che l'ex assessore del lavoro Deiana, che peraltro, certamente, ha contribuito alla nomina di quella Commissione per quanto riguarda rappresentanza della Regione, non abbia saputo dare delle indicazioni politiche che in qualche modo preservassero meglio le prerogative della Regione. Quindi contestare l'articolo 5 e l'articolo 11 va benissimo, ma dobbiamo essere tutti consapevoli che questa contestazione probabilmente non porterà molto lontano, e do per scontato anche il Presidente della Giunta, proprio è un suo dovere istituzionale, tutelerà al meglio le posizioni di questo Consiglio regionale. Rilevo quindi la strumentalità politica delle continue sollecitazioni nei confronti della Giunta, perché garantisca le prerogative della Regione, garantisca il buon esito degli ordini del giorno che vengono approvati dal Consiglio regionale. A me pare che la Giunta l'abbia sempre fatto, e certamente lo farà anche sull'argomento in discussione.
Che cos'altro debbo dire? Debbo dire che non posso che condividere l'ordine del giorno che è stato approvato prima in Commissione e poi dai Capigruppo e poi ancora integrato da questo Consiglio. Bisogna assolutamente approvarlo perché rispetto al niente è preferibile il poco! Mi rendo conto che questo è poco, però dobbiamo anche ricordare che la Regione Sardegna è l'ultima in Italia ad esprimere il parere su queste norme di attuazione, e proprio per evitare il commissariamento, come è già avvenuto per altre Regioni, è assolutamente indispensabile stamattina, sia pure con allegato quest'ordine del giorno, approvare il parere che la Commissione sta proponendo a questo Consiglio. Non bisogna naturalmente dimenticare - come ha già detto il collega Tore Sanna - che qui stiamo parlando di funzioni delegate, non di funzioni trasferite, quindi di funzioni che comunque rimangono in capo al delegante, cioè al Governo nazionale. Consapevoli di questo, credo che tutti noi dobbiamo approvare questo provvedimento, certamente lo farà il mio Gruppo, ma il Consiglio regionale, tutti noi, dobbiamo, insieme, preservare e tutelare meglio le prerogative della Regione Sardegna attraverso una riforma dello Statuto che oramai è ineludibile e che va fatta quanto prima.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cugini, per dichiarazione di voto.
CUGINI (D.S.). Il collega Cossa non se la deve prendere se diciamo che sarebbe stato più giusto e più corretto che l'Assessore fosse presente nel dibattito su un argomento come questo, che è poi il primo provvedimento che riguarda l'Assessorato del lavoro in una materia - come sappiamo - così difficile come questa riforma che deve essere realizzata, perché la regione deve assumere queste competenze, però riguarda un settore, quello della riorganizzazione del collocamento, in un momento nel quale ci sono pochi lavoratori da collocare. Il collocamento funziona dove c'è da inserire gente nei cicli produttivi; purtroppo nelle regioni meridionali, in particolare in Sardegna, la funzione del collocamento negli ultimi anni è venuta meno perché abbiamo registrato solo mobilità dai posti di lavoro alla disoccupazione. Non si tratta quindi solo di un problema di rapporto di rapporto con lo Stato, di contestazione eccetera, è un problema di organizzazione della nuova struttura del collocamento in Sardegna, tenendo conto della situazione nella quale ci troviamo. Quindi, il rapporto tra la Regione e gli enti locali non va visto solo in riferimento alla collocazione del personale che è attualmente dipendente dal Ministero del Lavoro, ma in ragione dell'organizzazione del collocamento nella Regione sarda e soprattutto in rapporto col sistema delle imprese e del lavoro dipendente. Il limite della riforma, in particolare nel meridione, è che l'attivazione del sistema delle imprese e anche quella delle organizzazioni del lavoro dipendente, non si realizza perché non c'è la materia del contendere.
Se chiediamo, quindi, la presenza dell'assessore, che ha recentemente svolto anche dei convegni su questo argomento - ne ha fatto uno a Sassari, sul piano per il lavoro, dove l'aspetto che stiamo trattando è stato evidenziato in modo anche positivo devo dire - non se la deve prendere nessuno. L'Assessore oggi ha un impegno istituzionale ma sapeva che questo argomento doveva essere discusso da venti giorni, perché venti giorni fa è stato in Commissione, quando si è trattato l'argomento, e subito dopo è stato chiesto che venisse iscritto all'ordine del giorno. E' un suo dovere istituzionale essere qui, non in Australia o dove è oggi il collega Assessore.
Nessuno se la deve prendere! Chiudo dicendo che noi votiamo a favore dell'ordine del giorno, con tutte le sottolineature che abbiamo fatto. Presidente Floris, quello della riorganizzazione del collocamento, è un tema che dovrà essere affrontato dal Governo nel prossimo futuro. Questo è un passaggio obbligato, tra le regioni italiane siamo gli ultimi a farlo, non c'è solo la questione delle risorse riferite alla spesa storica, ma c'è anche il problema dell'aggiornamento della spesa, c'è la questione dell'organizzazione; c'è il problema del rapporto tra Regione e province, in particolare, e tra Regione ed aree del nuovo collocamento. Deve essere tutto costruito. Si tratta di una riforma importante che doveva vedere la partecipazione attiva di un esponente del partito dei riformatori, come è l'Assessore del lavoro, ed invece abbiamo verificato che sono buoni a parlare e meno buoni a fare. Questo è il dato che emerge. Se si vuole offendere, si offenda. Se l'assessore Frongia si vuole offendere al posto dell'assessore Luridiana, si offenda pure, ma nessuno vuole offendere. Qui si vogliono richiamare problemi e proporre soluzioni. Non c'è alcuna animosità; c'è invece una esigenza di coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, invece non è così. Comunque noi, al di là della posizione di Cossa, votiamo a favore dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Vorremmo, per le cose che abbiamo detto, votare contro lo schema di norma di attuazione, perché è largamente insufficiente, deficitario e per molti versi anche dannoso. Vorremmo, per converso, votare a favore dell'ordine del giorno, perché il documento, che anche noi abbiamo contribuito a redigere, contiene indicazioni che vanno in senso positivo e quindi modificano sostanzialmente, e in bene, lo schema di norma di attuazione. Siccome però le due cose si devono votare insieme, perché l'ordine del giorno contiene anche il voto sulla norma, il nostro voto sarà di astensione, che significa una valutazione critica, e comunque non una contrarietà rispetto all'insieme del provvedimento che il Consiglio si appresta ad assumere.
Siccome le cose da dire sono state dette sono state anche utilmente riprese da alcuni esponenti della maggioranza ed anche da parte della Giunta, resta ancora l'obbligo di precisare - l'hanno già fatto altri colleghi e mi permetto di farlo anch'io - che quando nel Consiglio regionale si attiva un dibattito e una interlocuzione nessuno di noi si diverte, ma credo che tutti noi siamo attenti ed applicati ad esplicare nel migliore dei modi, e con il massimo di convincimento, la nostra funzione. Consiglierei perciò a qualche collega, principalmente al collega Cossa, di astenersi dal dare voti e giudizi e dall'appellare in modo improprio gli interventi dei consiglieri regionali, che intervengono seriamente nel merito delle questioni.
L'assessore tecnico del lavoro oggi è assente e non dovrebbe esserlo. Anche ieri, dice qualcuno, e forse anche domani. E' quasi sempre assente - debbo dire che quasi sempre gli assessori tecnici sono assenti, oggi ce n'è un esemplare, e a turno ogni tanto c'è una rappresentanza.
Questo non va bene, cari colleghi del Consiglio e soprattutto carissimi colleghi riformatori, che siete i più pugnaci sostenitori della incompatibilità tra funzione legislativa e funzione di governo. Noi avevamo capito, perché la distinzione di funzioni noi stessi l'abbiamo ritenuta e la riteniamo, in certe fasi della vita politica, utile, in qualche fase anche molto utile, senza che sia un dogma, che la distinzione delle funzioni vuol dire appunto "distinzione". L'assessore tecnico non è un consigliere regionale, ma quando il Consiglio Regionale è riunito deve essere presente. L'incompatibilità non è con il Consiglio regionale, è con la sua funzione. Qui invece si sta determinando una incompatibilità non fra funzione legislativa e funzione di governo, ma fra funzione di governo e presenza in Consiglio regionale. Anzi, debbo dire che, se tutti gli assessori sono, per Regolamento, tenuti alla presenza in Aula, a maggior ragione lo sono gli assessori competenti nella materia che il Consiglio tratta, perché sono i più diretti interlocutori del Consiglio stesso. L'assenza - parlo di assenza e basta, non di assenza giustificata o meno - dell'assessore - consigliere regionale, comporta il pagamento di un dazio, perché viene a mancare un voto in Aula alla maggioranza che esprime quell'assessore. L'assenza, motivata o meno, dell'Assessore tecnico, non comporta neppure nessun dazio, perché non vota. Quindi, l'Assessore tecnico, che non prende parte all'elaborazione delle leggi, che è meno coinvolto nel processo formativo, a maggior ragione deve essere richiamato a essere presente; in ogni caso lo deve essere per regola l'assessore competente per la materia di cui il Consiglio regionale discute .
Io ho avvertito ieri, per esempio, la correttezza dell'assessore Sergio Milia che, essendo iscritto all'ordine del giorno un argomento di sua competenza, ipotizzando una sua possibile assenza giustificata oggi, ha chiesto di poterne anticipare la discussione, e tutti siamo stati d'accordo. Poi l'assessore Milia evidentemente ha cambiato programma e oggi è presente in Aula, però ha, ieri, chiesto di anticipare l'esame di un punto all'ordine del giorno perché oggi avrebbe potuto essere assente. L'Assessore tecnico di cui voi prendete in modo così efficace e inutile le difese, non solo è assente…..
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi mi scusi ma la devo richiamare ancora una volta al rispetto del tempo.
COGODI (R.C.). Non spetta al suo collega di Gruppo giustificarlo.
Conclusivamente vorrei suggerire al collega Cossa, che sicuramente ne farà tesoro, di non continuare a confondere, come spesso fa, il Regolamento del Consiglio regionale con il Manuale delle giovani marmotte; sono due cose diverse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
deiana (I DEMOCRATICI). Grazie Presidente, io ho già espresso la mia soddisfazione nel mio precedente intervento, quindi adesso farò una dichiarazione di voto a nome del Gruppo dei Democratici. Quando ho fatto notare l'assenza dell'Assessore del lavoro non l'ho fatto con malignità o furbizia, ho anche aggiunto che pensavo che l'Assessore fosse degnamente ed intelligentemente rappresentato dagli altri assessori presenti, ma in particolare modo dal Presidente della Giunta regionale. La mia osservazione era riferita soprattutto al ruolo che la parte politica alla quale l'Assessore appartiene è andata, in tutti questi ultimi anni, rivendicando con forza e con sollecitudine, sulle riforme. Quindi penso che l'assenza dell'Assessore sia compensata anche dalla presenza dei colleghi che fanno parte del Gruppo che lo ha espresso, che è quello dei Riformatori.
Io ho, in genere, l'abitudine di scrivere e di votare sui provvedimenti e meno di parlare. Dopo un anno circa di silenzio ho forse ritrovato il piacere di parlare e lo faccio con attenzione.
Prendo la parola per precisare che ho fatto riferimento alla data del febbraio 1999, perché ho letto, collega Cossa e la prego di leggerli anche lei, gli atti che sono a disposizione del Consiglio. Nello schema di norma di attuazione che stiamo esaminando, è scritto che il testo è stato approvato dalla Commissione paritetica in data 18 febbraio 1999. La Commissione l'ha approvato in questa data. e poi l'ha trasmesso al Consiglio e la Commissione consiliare l'ha approvato. L'approvazione di questo schema di norma mi rende felice perché quando, anche in posizione diversa, in questo caso all'opposizione, per quanto riguarda me e il mio Gruppo, si vede arrivare a termine un lavoro che si è iniziato, penso sia una soddisfazione per tutti.
Poiché questo provvedimento riguarda il tema delicato e difficile della ristrutturazione completa del mondo del collocamento sul piano regionale, io penso che debba essere un patrimonio di tutti, e le mie considerazioni avevano un senso positivo, e non negativo, perché miravano a richiamare tutti noi all'impegno che ci aspetta e a cercare, con il contributo di tutti, di migliorare gli aspetti che erano incompleti e che vanno man mano completandosi. Si è lavorato tanto, siamo arrivati alla conclusione, questo ci fa piacere ed è per questo che ho preso la parola per dichiarare il voto favorevole del Gruppo dei democratici.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Più che una dichiarazione la mia è una affermazione che desidero rimanga agli atti di questo Consiglio, perché parecchie delle osservazioni e delle perplessità che sono state espresse in quest'aula, soprattutto rispetto all'articolo 11, che riguarda la dotazione finanziaria e quindi le ricadute che questo provvedimento avrà nel prossimo futuro sui bilanci e sull'azione della nostra Regione erano state da me espresse in sesta Commissione. In quella sede, alla richiesta di precise spiegazioni e della documentazione necessaria per capire gli effetti di questo provvedimento, mi è stato detto che non era disponibile. Prendo atto che la Commissione espresse allora a maggioranza un voto favorevole, chiaramente con il mio voto contrario; prendo atto che a distanza di circa due mesi e mezzo dal momento in cui la nostra Commissione si è espressa, in quest'aula vengono formulate le stesse perplessità, le stesse domande, e a queste domande ancora non si dà una risposta. Noi continuiamo quindi a legiferare al buio. Qualcuno diceva che corriamo il rischio del commissariamento, che il provvedimento è urgente e indifferibile e va per forza votato. Mi rendo conto che, a questo punto, la situazione è questa, però voglio ricordare a questo Consiglio che il testo è dei primi del 1999, per cui se questo Consiglio, la Giunta e le Commissioni avessero lavorato, non soltanto ci sarebbe stato il tempo di respingere il testo, ma anche di rivolgerci alla Commissione paritetica - probabilmente anche cambiando i commissari nominati dalla regione. Forse faremmo bene anche a fare un'analisi e una valutazione del lavoro da essi svolto in questa Commissione - affinché il testo venisse profondamente modificato, e arrivasse in Consiglio uno schema di norma di attuazione corrispondente alle nostre esigenze.
Mi auguro che l'ordine del giorno, così come è stato formulato, possa portare a risultati concreti, anche se, dalle cose che ha detto l'onorevole Nuvoli, mi è sembrato che ci fossero poche speranze, nel senso che non ha dato molti elementi di buon augurio. Se così fosse, questo rafforzerebbe ancora di più la nostra posizione contraria al provvedimento, e la nostra scelta di dare un voto di astensione solo in considerazione della volontà di miglioramento espressa attraverso l'ordine del giorno.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, con l'integrazione proposta.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FRAU - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PINNA - PIRISI - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CAPELLI - COGODI - CORDA - LIORI - ORTU - VASSALLO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 63
Astenuti 7
Maggioranza 32
Favorevoli 63
(Il Consiglio approva).
Dichiarazioni del Presidente della Giunta sull'attività di controllo
della Sezione regionale della Corte dei Conti
PRESIDENTE. Il Presidente della Giunta ha chiesto di rendere al Consiglio, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, dichiarazioni sul conflitto con la Sezione regionale sarda della Corte dei Conti in ordine all'esercizio del controllo di legittimità sugli atti amministrativi regionali non assoggettabili a tale controllo.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la Giunta Regionale ritiene che il provvedimento contestato dalla Corte dei Conti sia un puro e semplice atto amministrativo di natura organizzativa interna, sotto il profilo giuridico e sostanziale. Non è un atto di natura regolamentare e non deve perciò sottostare ad alcun tipo di controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei Conti.
Si ritiene, anzi, che nel rispetto delle norme vigenti, in particolare del decreto legislativo numero 74, un comportamento diverso da parte della Giunta regionale si sarebbe configurato come una violazione di legge e, in ogni caso, sul piano politico, come una rinuncia a difendere le prerogative di una Regione a Statuto speciale, appiattita, per quieto vivere, in una linea subalterna e contraria agli interessi della Sardegna.
Che il provvedimento in questione non sia un atto regolamentare si può desumere dalla volontà espressa dal legislatore regionale che attribuisce alla competenza, quindi al diritto-dovere del Presidente della Giunta, il compito di istituire, modificare o sopprimere, con proprio decreto, i servizi delle direzioni generali della Presidenza e degli Assessorati regionali. Quella in questione è, evidentemente, materia di valutazione politica e giuridica che la Giunta regionale ha fatto, pervenendo all'adozione del provvedimento, nella certezza di essere nel pieno e totale rispetto della legalità.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue FLORIS MARIO.) Una valutazione nel merito imposta dal mero quadro istituzionale economico e sociale, che ha sconvolto il sistema nazionale mondiale, che ha modificato il rapporto tra nazioni in un rapporto di competizione di sistemi, non può che portarci a riferirci a modelli che assicurino risposte veloci a un fortissimo processo di sviluppo ed occupazione.
Siamo convinti che è necessario respingere l'interpretazione data dalla Corte dei Conti, che consideriamo invasiva delle prerogative della stessa autonomia regionale. Noi abbiamo già fatto avere ai colleghi del Consiglio gli atti, che erano stati per altro richiesti; io voglio fare ora una brevissima cronistoria. Nel mese di gennaio è stato emanato il decreto che definiva i nuovi servizi dell'amministrazione regionale, secondo i dettami della legge "31"; il 5 gennaio è stato pubblicato nel B.U.R.A.S. e il 10 marzo l'ufficio di controllo della Corte dei Conti ha rilevato la mancata presentazione del decreto al controllo preventivo di legittimità e ha chiesto chiarimenti. Il 20 marzo è stato chiesto alla Corte dei Conti di motivare la richiesta; il 31 marzo l'ufficio di controllo della Corte comunicava che, tenuto conto del contenuto, il provvedimento, al di là del suo nome "si appalesa come di chiara natura regolamentare e, come tale, soggetto al controllo preventivo di legittimità previsto dal D.P.R. numero 74". Il 5 aprile e il 9 maggio il predetto ufficio di controllo chiedeva ulteriori specificazioni e l'invio del provvedimento presidenziale; il 16 maggio l'amministrazione regionale, mentre ribadiva la correttezza del proprio operato ed il preciso rispetto della procedura dettata dalla legge "31", rilevava, ancora una volta, la mancanza di chiarezza delle affermazioni dell'ufficio di controllo prive, nonostante la richiesta della Regione, della dimostrazione del processo logico addotto per sostenere la necessità di una condotta amministrativa differente da quella osservata e conseguente al disposto di legge. L'amministrazione regionale dichiarava, tuttavia, ancora una volta, la disponibilità a una ulteriore interlocuzione. Per tutta risposta, il 13 giugno perveniva la lettera con la quale il Presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti, a seguito della richiesta del consigliere delegato dell'ufficio competente, convocava la Sezione stessa per il giorno 28 giugno per deliberare la pronuncia di assoggettabilità del decreto al controllo di legittimità preventiva.
Al di là degli aspetti giuridici, sul piano politico non è possibile accettare passivamente il controllo preventivo su atti amministrativi e di governo di una Regione insulare, che ha subito le secolari latitanze dello Stato centrale. Il rischio che le Regioni a statuto ordinario, possano sopravanzare, per efficienza e grado di autonomia, quelle a statuto speciale, sta diventando realtà. Per quanto ci riguarda noi non possiamo accettare alcuna sudditanza psicologica o istituzionale. Al riguardo occorre, in primo luogo, rilevare la carenza dei presupposti per l'adozione della pronuncia della Corte. Difatti, come specificato da deliberazioni della stessa Sezione controllo centrale della Corte dei Conti,solo quando, conclusa l'istruttoria, l'amministrazione oppone un esplicito rifiuto a trasmettere l'atto, il consigliere istruttore può chiedere che la questione venga esaminata dalla Sezione. L'ufficio di controllo ha, invece, unilateralmente interrotto il contraddittorio in corso, che era ancora in una fase interlocutoria e che, comunque, non aveva registrato un esplicito rifiuto di trasmettere l'atto in esame. Sussiste pertanto, in via preliminare, il difetto di quel contraddittorio che, in attuazione del principio generale di collaborazione, e non di scontro, tra apparati istituzionali, deve caratterizzare la fase istruttoria. Nel merito ribadisco che il decreto costituisce mera attuazione di una specifica disciplina legislativa, ovvero degli articoli 12, 13, 14 e 71 della legge "31".
La nostra posizione non vuole aprire ostilità nei confronti della Corte dei Conti con la quale, nel rispetto delle reciproche competenze istituzionali, abbiamo avuto tutti quanti, le forze di maggioranza e le forze di opposizione, un rapporto corretto, ieri come oggi. Questa Assemblea è l'espressione democratica del popolo sardo, qualunque organo dello Stato non può non tenerne conto; noi difendiamo l'interesse del popolo sardo, quali che siano le conseguenze. Tuttavia non posso non rilevare che il sistema burocratico ed amministrativo sardo è ancora disseminato di troppi lacci e lacciuoli, di meccanismi paralizzanti, che ci allontanano dal processo di integrazione della nostra autonomia. L'autonomia certamente è rispetto delle leggi e delle istituzioni, anche quando sono ingiuste, ma in qualità di eletti dal popolo, non ci possiamo fermare al solo rispetto, vogliamo cambiarle, interpretarle secondo le nuove esigenze della Sardegna. Pertanto l'accusa di arroganza e disprezzo nei confronti di un'istituzione, quando è in atto un tentativo di ridimensionare l'autonomia speciale, potrebbe appartenere ad un teorico del diritto; sul piano politico difendere ad oltranza le nostre prerogative è un dovere da parte di tutti.
Mi auguro che la Corte dei Conti, come ha fatto in altri momenti, voglia, senza rinunciare al suo ruolo istituzionale di controllo, tener conto dei limiti statutari della legge "31", e del nuovo clima istituzionale e culturale che si è creato nel nostro Paese. Noi non intendiamo rinunciare ai poteri conferitici dalla legge nella difficile opera di riorganizzazione della nostra autonomia, per creare un sistema competitivo moderno. I criteri distintivi del regolamento rispetto all'atto amministrativo generale sono ben definiti; nell'amministrazione regionale abbiamo un riferimento esemplare, e lo ricordavo, proprio in questi giorni, personalmente, al Presidente della Sezione. Il D.P.G.R. numero 97 del 1943, meglio noto come decreto Soddu, sugli standard urbanistici: venne annullato dal T.A.R. della Sardegna in quanto ritenuto atto di natura regolamentare, per il suo contenuto generale e prescrittivo. Il Consiglio di Stato, con decisione del 1985, accolse il ricorso della Regione, confermando che tale provvedimento era un atto amministrativo e non un regolamento, in quanto espressione di funzioni amministrative in materia urbanistica, di programmazione di indirizzo vincolante per la formazione dei piani urbanistici comunali.
D'altra parte, al di là dei caratteri fondamentali che lo contraddistinguono, il regolamento, per la giurisprudenza, non può considerarsi rimesso alla volontà dell'amministrazione procedente, ma deve risultare da una specifica previsione legislativa. In tal senso si sono pronunciate, anche recentemente, la Cassazione, il Consiglio di Stato, le Sezioni Unite della stessa Corte. Il decreto contestato ha, dunque, esclusivamente natura di atto amministrativo generale e costituisce espressione di potestà autorganizzatoria dell'amministrazione in attuazione della legge "31", non soggetto, pertanto, al controllo preventivo di legittimità da parte della Corte.
La Corte dei Conti vuole, evidentemente, far rientrare dalla finestra, un potere che è ormai uscito dalla porta, in virtù di un definitivo provvedimento legislativo, il D.P.R. numero 74 del 1998, che le ha tolto la competenza sul controllo preventivo di tutti gli atti della Regione, limitandolo esclusivamente al controllo di legittimità ai regolamenti e agli atti di spesa derivanti da finanziamenti comunitari.
Siamo in presenza di un atteggiamento imprevisto ed imprevedibile da parte della Corte dei Conti, che ha determinato la conseguente decisione della Giunta Regionale di avviare congrue iniziative in sede giurisdizionale, ma anche in sede politico-istituzionale. Queste sono le ragioni giuridico-politiche della Giunta.Desidero assicurare che, mentre continueremo ad operare nel rispetto più assoluto delle norme, non intendiamo affatto tollerare alcun attacco all'autonomia, non importa da chi provocato, in Sardegna, a Roma, o nell'Unione Europea. Con questo spirito, con questa determinazione mi rivolgo ai partiti della maggioranza, come dell'opposizione, ai Gruppi e agli uomini che sentono forte la spinta autonomistica, per abbandonare le polemiche e ritrovare, su questi ideali, un comune terreno di battaglia.
La nostra autonomia speciale, nello scenario dell'avvio dello Stato federale e della globalizzazione dell'economia, è ogni giorno a rischio; dobbiamo esserne consapevoli. Per queste ragioni la posizione della Corte dei conti, al di là degli aspetti giuridici, ci preoccupa non poco e deve far riflettere tutte le forze autonomistiche. E` doveroso sottolineare come alcuni colleghi consiglieri, piuttosto che schierarsi a tutela dell'autonomia, abbiano preferito adagiarsi sulla valutazione della Corte dei conti.
Queste considerazioni non derivano da una reazione giusta ad un attacco politico ingiusto, ma da un oggettivo ragionamento sulla volontà del legislatore regionale, come esplicitato dalla legge numero 31, non sindacabile dalla Corte dei conti per incompetenza assoluta, prevista esplicitamente dalla legge. L'articolo 12 che disciplina la struttura organizzativa è chiaro ed incontestabile nella sua formulazione e nei suoi obiettivi; l'articolo 13 è ancora più esplicito e lapidario: "Le direzione generali si istituiscono e si sopprimono con legge, i servizi, invece, sono istituiti, modificati e soppressi, con semplice decreto del Presidente della Giunta; le ulteriori articolazioni organizzative, con decreto dell'Assessore competente, nell'osservanza dei criteri di cui al comma 5 dell'articolo 12". La legge quindi non parla di Regolamento ma solo di decreto.
Per essere ancora più rigorosi e rispettosi della volontà del legislatore sardo, ci viene in soccorso il dibattito consiliare sulla legge "31", infatti, proprio nel corso dell'esame dell'articolo 13, il relatore di maggioranza, onorevole Macciotta ha testualmente così puntualizzato: "Nell'intendimento della Commissione del Consiglio, laddove si parla di istituzione, modificazione o soppressione delle articolazioni organizzative dei servizi, il decreto è rimesso all'Assessore competente"; l'allora assessore Loddo, a nome della Giunta, ha condiviso tale interpretazione e la norma è stata così votata ed approvata. Nello stesso articolo 15, che disciplina le dotazioni organiche e la rilevazione dei carichi di lavoro, il legislatore ha affidato al semplice atto amministrativo le determinazioni organizzative dell'amministrazione, mentre ha riservato in maniera esplicita all'Assemblea regionale l'obbligo di provvedere agli eventuali maggiori oneri finanziari. Di regolamento, come si vede, non c'è nemmeno l'ombra nella volontà del legislatore regionale.
A conferma di ciò l'intero Titolo terzo, per fare un altro riferimento puntuale, attribuisce le funzioni e disciplina i compiti e le responsabilità della dirigenza, e disciplina la fase di avvio delle nuove procedure e della nuova organizzazione della Regione che hanno sottratto, direi in maniera certosina, ogni potere discrezionale all'Esecutivo regionale, il cui compito è limitato all'emanazione di un decreto di attuazione, senza passare attraverso l'approvazione di un regolamento.
Ritornare su questi passi ed accettare acriticamente le linee della Corte dei conti significherebbe sconfessare non tanto la Giunta regionale, ma il prestigio dell'intera Assemblea legislativa regionale che ha voluto e votato all'unanimità la legge "31". Non solo, acquietarci e prostrarci, come taluno pretenderebbe, di fronte alle pretese infondate e illegittime della Corte dei conti, significherebbe svilire i poteri dell'autonomia e dell'Assemblea regionale, che verrebbero così sottoposti ad un palese controllo politico di un organo di controllo che non ha alcuna competenza specifica, che deve essere rifiutato con forza, attivando tutte le procedere di tutela consentite, financo nelle più alte sedi istituzionali.
Sostenere che l'articolo 71 lascia spazio ad interpretazioni regolamentari non è solo una forzatura giuridica, ma è una vera e propria mistificazione culturale e politica, perché in quell'articolo il riferimento occasionale che il legislatore regionale ha fatto al termine "regolamento" è riferito esclusivamente e chiaramente al passato regime organizzativo derivato dalla legge "51". Il comma 6 dell'articolo 71, fotografa, per così dire, quella situazione, riferendosi (cito testualmente) "ai settori istituiti in passato con legge o regolamento purché operanti alla data di entrata in vigore della presente legge".
Credo di aver sufficientemente argomentato le ragioni della Giunta regionale, che ha operato e continuerà ad operare nel rispetto più assoluto delle norme e che intende tutelare il suo operato e la sua immagine in tutte le sedi consentite, perché siamo in presenza di un vero e proprio inaccettabile attacco all'autonomia regionale e alle prerogative dei suoi organi che non possono essere mortificate da iniziative estemporanee e fuorvianti di chicchessia.
La Giunta regionale ha quindi operato nel pieno rispetto della lettera e dello spirito della legge numero 31, che ha radicalmente trasformato il modo di operare dell'amministrazione attraverso due fondamentali direttrici: la netta separazione delle funzioni politiche da quelle gestionali, la delegificazione dell'attività amministrativa al fine di renderla più snella e più rispondente alle esigenze di efficienza e di efficacia.
L'operato fin qui seguito dalla Giunta intendeva tutelare le prerogative del Consiglio regionale, in quanto la decisione della Corte contrasta palesemente non solo con il dettato della legge ma anche con lo spirito della stessa che, come ho accennato prima, è stato oggetto di un profondo dibattito consiliare in sede di approvazione della norma. E` questo un preciso dovere del Presidente e della Giunta.
L'articolo 2 della legge numero 1 prevede che il Presidente vigili sullo Statuto, sulle attribuzioni e sulle prerogative della Regione, e questo io ho fatto in piena coscienza.
Poiché l'atteggiamento assunto dalla Corte sta determinando una situazione di incertezza giuridica sui poteri di firma dei direttori dei servizi nominati in attuazione della "31", con inevitabili riflessi anche sulla legittimità degli atti da essi adottati, abbiamo ritenuto doveroso investire il Consiglio regionale, dopo aver adottato tutti i rimedi a disposizione in questa fase per tutelare la Regione, perché esso si pronunci in maniera definitiva sul punto. La Giunta regionale si rimette, dunque, alla volontà del Consiglio, l'unico organo costituzionale demandato a definire con certezza e in maniera autentica la portata del secondo comma dell'articolo 13 della legge regionale numero 31.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta.
E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
Invito i colleghi che intendono intervenire nella discussione a iscriversi durante il primo intervento.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, io credo che le appassionate espressioni del Presidente della Giunta sull'autonomia trovino tutti noi estremamente sensibili, ma il problema in discussione a me non sembra tanto l'autonomia.
Io credo, - lo dico come premessa, così sgombriamo il campo da questo problema - che la questione di cui discutiamo abbia tre aspetti. Il primo aspetto è questo dell'autonomia; il problema non è schierarsi a favore della Regione contro la Corte. Venire in Consiglio a porre questo problema è pleonastico. Noi siamo a favore della Regione, noi siamo la Regione, noi siamo l'autonomia, noi siamo per l'esaltazione dell'autonomia, noi siamo per una riforma dell'autonomia e dello Stato in senso federale; noi siamo, ancora prima che questo accada, perché alcune norme dello Statuto e alcuni principi fondamentali vengano riformati.
Poco prima stavamo parlando delle norme di attuazione,
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue SELIS.) e io ho proposto al Presidente e alla Giunta che, in attesa che si faccia la riforma dello Statuto, questo problema delle norme di attuazione venga in qualche modo affrontato.
Adesso stiamo parlando del problema dei controlli. Io credo che, ancora prima che si riformi profondamente lo Statuto e si introduca il sistema federale, questo problema vada affrontato. E noi garantiamo sin d'ora chesu questo noi daremo il massimo contributo perché i controlli siano sempre più interni e sempre meno esterni. Il problema non è questo. Il problema non è che il Consiglio sia a favore della Regione o della Corte. Noi siamo a favore della Regione, noi siamo per l'autonomia, noi siamo per una riforma federale dello Stato, noi siamo per attivare sin d'ora un processo di confronto ed anche di incontro sulla riforma degli aspetti fondamentali, e quindi anche del controllo.
Oggi il problema non è solo questo; c'è un secondo problema, e a questo secondo problema il Presidente ha dedicato molta attenzione, ed è questo l'oggetto della discussione, cioè la diatriba Giunta regionale - Corte dei Conti innescata dal rilievo che la Corte dei Conti ha mosso al Presidente e alla Giunta sul decreto con la quale sono stati istituiti i servizi e i settori.
Da questo punto di vista, lo dico perché noi, e credo neppure la Giunta, non conosciamo ancora pienamente il deliberato della Corte dei Conti, il Presidente sostiene che gli articoli della legge "31" citati, delegano alla Giunta regionale l'ordinamento dei servizi e settori, e che la Giunta si è attenuta rigorosamente alla lettera e allo spirito della legge. La Corte, verosimilmente, sostiene che non il Consiglio regionale non ha il potere di delegare alla Giunta una serie di funzioni che incidono, tra l'altro, sulle competenze della Corte stessa, perché noi non abbiamo il potere di incidere sui poteri della Corte stessa, e, comunque, che verosimilmente alcune norme che delegano queste competenze alla Giunta si configurano come eccesso di delega.
Voi sapete benissimo che spesso le leggi della Regione sono rinviate per eccesso di delega; quando per esempio noi nel bilancio deleghiamo la Giunta a definire i parametri per la concessione di alcuni contributi, c'è un eccesso di delega in materia finanziaria e lo Stato rinvia il bilancio. In questo caso non c'è stato un rinvio da parte del Governo, però il problema dell'eccesso di delega potrebbe essere eccepito dalla Corte,. Ma il problema reale non è neppure questo, non è neppure il fatto che si potrebbe dire qui che la legge "31" va letta alla luce dei principi generali dello Statuto e dell'ordinamento. Questi discorsi noi li lasciamo alla Corte e alla Giunta. Per quello che ci riguarda, il problema fondamentale che io credo che dobbiamo affrontare non è tanto se ha ragione la Giunta o la Corte; il problema fondamentale è quello che succederà, alla luce di questo conflitto. Alla fine del suo intervento il Presidente Floris ha detto che la Corte sta rinviando non registrati una serie di provvedimenti; e ha avviato un procedimento di infrazione. Io chiedo di sapere quali sono le conseguenze di tutto questo. C'è un problema di nullità del decreto di nomina? C'è un problema di azzeramento dei coordinatori? C'è un problema di nullità degli atti firmati da questi ultimi? C'è un problema di spese per il pagamento di indennità percepite in perfetta buona fede, quindi legittimamente, ma per il quale vi è forse una responsabilità amministrativa? C'è una responsabilità dell'Amministrazione regionale verso terzi? Il problema reale è questo. Il dibattito che stiamo facendo, che mi sembra utile ed opportuno, sarebbe stato molto più utile e molto più opportuno se lo avessimo fatto a marzo. Io mi ero permesso, con due righe, di richiamare la Giunta su questo problema mettendo in evidenza la possibilità che su questa materia si innescasse un conflitto. Con la mia lettera di tre righe, chiedevo, senza provocazione e senza arroganza, di sapere se corrispondeva al vero il fatto che la Corte dei Conti aveva formulato rilievi sul DPG, perché riteneva che esso avesse natura regolamentare, e affermavo che se questo fosse stato vero e se la Corte fosse andata avanti si sarebbe bloccata l'amministrazione regionale. Questo era il senso della mia lettera. La Giunta mi ha risposto con una lettera che ribadisce le cose dette oggi. Mi chiedo perché siamo arrivati sino ad oggi, perché siamo arrivati alla paralisi amministrativa, perché il Consiglio non è stato investito di questo problema a marzo? Il problema reale infatti è che, al di là del dibattito sulla Corte dei conti e sulle cose che il Presidente ci ha detto con tanta passione, rimangono le ripercussioni amministrative di questi fatti.
Se il Presidente ci chiede di fare una battaglia per modificare le procedure, di modificare la legge, di esaltare l'autonomia, noi siamo i primi a volerlo fare. Ma che succede oggi, dal punto di vista amministrativo? Noi non siamo tanto chiamati a decidere se ha ragione la Corte o ha ragione la Regione". Noi siamo chiamati a chiederci che cosa possiamo fare oggi, che intenzioni ha la Giunta? Immagino che la Giunta intenda ricorrere alla Corte Costituzionale perché si pronunci sul conflitto di competenze? Ma, nelle more di questo ricorso che succede all'amministrazione? Che succede ai coordinatori, che succede agli atti firmati dai coordinatori, che succede all'amministrazione regionale? Questo era il senso della nostra interrogazione. Volevamo sapere come si affronta questa situazione posto, faccio anche io una citazione, e il Presidente della Giunta me lo consentirà, che una sentenza delle Sezioni Unite della Corte dei Conti delibera che "spetta solo alla Corte dei Conti, nelle sue articolazioni del controllo, stabilire se un atto rientri o meno nelle tipologie previste dall'articolo 3 della legge numero 20, non esistendo altro organo, se si esclude la Corte Costituzionale in sede di conflitto di attribuzioni, in grado di dirimere un contrasto tra amministrazione e giudice di controllo". Questo lo dico non per sostenere le ragioni della Corte, non è questo! Voi non troverete qua nessuno che si metta a fare una battaglia meno che autonomista o federalista, ma il problema reale, che il Presidente non ci dice con chiarezza, è che cosa intende fare, quali sono le conseguenze per l'amministrazione, perché l'autonomia non è solo una enunciazione di principio ma è anche buona amministrazione. L'autonomia è non solamente richiamare le norme costituzionali, ma sapere e conoscere la giurisprudenza che ne deriva. L'autonomia non è solamente esaltare il potere della Regione, ma è anche rispettare il compito degli altri organi, e noi non abbiamo il potere di modificare gli altri organi. Noi siamo favorevoli a fare insieme una battaglia per rafforzare l'autonomia regionale, per rafforzare e per promuovere la riforma in senso federale dello Stato. Ma il problema - ripeto - non è questo; il problema è che succede, a questo punto, quali sono le conseguenze, cosa intendete fare
Nella interpellanza da noi presentata, che probabilmente è superata da questo dibattito, la questione centrale da noi posta era sapere che cosa la Giunta intende fare per affrontare questa situazione, che iniziative la Giunta intende promuovere. La Giunta può chiedere, come ha fatto il Presidente, che si esprima il Consiglio, ma io dico, come consigliere, che avremmo voluto, dovuto, potuto esprimerci a marzo.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Il decreto è di gennaio. A marzo non avevamo alcuna contestazione.
SELIS (Popolari-P.S.). Meglio ancora. Il decreto è di gennaio, la Corte si è espressa a marzo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No, a giugno.
SELIS (Popolari-P.S.). No, la Corte ha sollevato un rilievo a marzo, io ho scritto al Presidente della Giunta all'inizio di aprile, dicendo: "Badate che se questa vicenda va avanti, rischia di essere una grana". Non l'ho scritto per fare una provocazione. E noi queste grane non le superiamo con l'orgoglio autonomista, che è giusto e che deve servirci per rafforzare i nostri poteri e per riformare le norme a vantaggio della Regione. Non serve esaltare i principi autonomisti, occorre anche seguire i principi di buona amministrazione. La domanda è: che succede ora da questo punto di vista? Che succede ai coordinatori? Che cosa succede agli atti firmati dai coordinatori? Qual è la proposta che la Giunta ci sta facendo: quella di legittimare un comportamento al quale non abbiamo partecipato o di prendere iniziative per modificare in futuro questa situazione? Su questa ipotesi io personalmente sono d'accordo; mi troverei molto in imbarazzo a dover dire che il comportamento seguito dalla Giunta fino adesso è ineccepibile. Secondo me non è ineccepibile. Può avere ragione o torto ma non è ineccepibile, perché noi dovevamo evitare di arrivare a questo conflitto, non per dare ragione alla Corte dei conti, ma per evitare che i conflitti di tipo istituzionale si concretizzassero in una paralisi dell'amministrazione - è una espressione che mi pare abbia usato lo stesso Presidente -si concretizzassero in una incertezza del diritto, si concretizzassero in danni verso i terzi, si concretizzassero in una inibizione e in un rallentamento della nostra attività amministrativa. Questo è il vero problema, e questo era il senso della mia lettera di aprile. Questo è il senso dei problemi che vi stiamo ponendo, non è tanto quello di sapere chi è più autonomista o meno autonomista. Io do per scontato che noi siamo tutti fortemente autonomisti, il problema non è se ha ragione la Corte o se ha ragione la Giunta regionale. Tutto ciò premesso, qual è il problema? Volete chiederci di operare per il futuro o volete una copertura per il passato? Questo è il problema reale.
Immagino che ci sarà un dibattito su queste cose, noi ci aspettiamo di capire quali sono le conseguenze del conflitto che si è innescato, posta per scontata la nostra anima autonomista, ma c'è un'anima autonomista e una di buona gestione, come dite voi, di buon governo, che deve evitare di incagliare l'amministrazione nelle secche dei conflitti istituzionali, tanto più quando a decidere il conflitto istituzionale è, purtroppo, ancora la Corte, per la sentenza che ho letto, e noi vogliamo invece che sia la Regione, ma nella pienezza dei poteri e non nella pienezza solo delle dichiarazioni di principio. Su questi temi ci aspettiamo naturalmente un ulteriore chiarimento. Su questi temi valuteremo il comportamento della Giunta e i problemi che si porranno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Signor Presidente, i termini della questione, a mio giudizio, sono chiari ancorché complessi. Si tratta di materia delicata, complessa, ma i termini della questione mi paiono abbastanza chiari. La legge regionale "31" fa una scelta di delegificazione e attribuisce alla Giunta il potere di ridefinire con atto amministrativo i servizi dell'amministrazione. E' l'articolo 13 già ricordato. La volontà del legislatore è chiara e nitida. Io aggiungo - questa è una mia personale valutazione, ma ho partecipato, in qualche modo, all'elaborazione di quella legge - che è fondata e condivisibile, per una ragione molto semplice che voglio ricordare con parole chiare: l'esperienza ci dovrebbe aver insegnato che su questa materia è bene che non sia il Consiglio a pronunciarsi, per motivi che i colleghi capiscono, senza bisogno che vengano esplicitati nel dettaglio. Voi immaginate un impianto di riorganizzazione dei servizi, esplicitato nel dettaglio, che viene sottoposto a un'assemblea legislativa. E' un'esperienza che abbiamo già fatto negativamente. La Corte ritiene che, al di là del nomen iuris, la materia sia regolamentare, e dunque soggetta al controllo preventivo di legittimità. In virtù di tale posizione ritiene, questo mi pare si evinca dagli atti, di avere il diritto-dovere di esercitare il controllo, e dunque richiede gli atti. La Giunta tiene ferma la propria posizione e, anche se non c'è un esplicito rifiuto, come poc'anzi rilevato dal Presidente della Giunta, non dà luogo all'invio degli atti per l'esercizio del controllo da parte della Corte. La Corte, a sua volta, restituisce non registrati provvedimenti soggetti, questi sì, al controllo, come effetto della dichiarata inefficacia del Decreto del Presidente della Regione.
In sintesi, la legge "31", come ho già detto, a me appare chiara, anzi chiarissima. Si può discutere naturalmente sulla sua conformità o meno alle norme costituzionali e statutarie. Personalmente - la mia opinione è quella di un profano - penso che non contrasti con tali norme, tuttavia è materia opinabile. E chi la pensa diversamente, cioè chi ritiene che l'articolo 13 della legge "31" contrasti o con norme costituzionali o con norme statutarie può, se ne ha titolo, e la Corte sicuramente ne ha titolo, sollevare la questione. Finora questo non è stato fatto. La Giunta doveva applicare la legge, qualsiasi Giunta avrebbe dovuto applicare la legge, anche una Giunta sostenuta da una maggioranza di colore diverso da quella che oggi governa la Regione, salvo proporre essa al Consiglio di modificare la legge medesima, ma questo apre un altro ordine di considerazioni, naturalmente. La Giunta, intendiamoci, può avere applicato la legge bene o male, probabilmente l'ha anche applicata male in tante cose. Io non ho studiato la questione, ma chi l'ha vista mi dice che ci sono molti elementi criticabili, anche questo però è un altro ordine di considerazioni. Io avrei attaccato la Giunta se la Giunta avesse accettato di inviare il decreto al controllo della Corte dei Conti. Tuttavia, la Corte ritiene di avere il diritto-dovere di esercitare il controllo, e io aggiungo che, se questo è il suo convincimento, fa bene a esigere l'invio degli atti. Se la Corte pensa che quella sia materia regolamentare e ha gli argomenti per sostenere questa tesi, fa bene, esercita più che un diritto un dovere. Questo convincimento può essere fondato o non fondato, alla Corte dei conti spetta sollevare la questione, la decisione sul conflitto non appartiene alla Corte dei conti. Sennonché anche il Governo regionale fa bene a rifiutare l'invio degli atti, e io credo che il Consiglio debba, su questo punto, sostenere l'azione della Giunta, perché il legislatore regionale ha definito la materia in questione non regolamentare, quindi non soggetta al controllo preventivo di legittimità, in quanto avente il carattere di atto amministrativo di autorganizzazione. E la legge regionale, quindi, ha attribuito questa prerogativa alla Giunta, che procede con decreto del Presidente della Giunta.
Siamo innanzi a un classico conflitto tra poteri, e io penso che si tratti di ragionare ponderatamente, serenamente sul da farsi, perché ci sono due aspetti. Il primo aspetto, che veniva sottolineato con grande forza poc'anzi da Gian Mario Selis, è il rischio di paralisi dell'amministrazione. Allora dobbiamo discutere su come uscirne.
L'altro aspetto è che c'è un conflitto di poteri. Il Consiglio su questo non potrà fare l'indiano. Deve assumere una posizione, e deve dare un indirizzo alla Giunta.
In tutta la vicenda, e mi avvio a concludere, c'è un punto che merita un approfondimento. Lo faccio con molta modestia perché i miei studi sono di altra natura, parlo da profano, quindi con molta umiltà. Il punto è che la Corte, dichiarata la inefficacia del decreto del Presidente della Giunta, rifiuta di registrare atti successivi per incompetenza dell'autorità emanante. Io mi domando se non si configuri così una situazione assai singolare, che la Corte stia, di fatto, esercitando il controllo su un atto, il decreto, che in quanto non le è stato inviato non è stato assoggettato al suo controllo.
Aggiungo un cenno su una questione che merita un approfondimento, forse in un altro momento. Sarebbe forse opportuno cogliere l'occasione, per riaprire la questione dell'esercizio del controllo sugli atti derivanti dagli impegni comunitari, o meglio sulla interpretazione che se ne dà, che porta ad estendere il controllo preventivo di legittimità ai singoli atti di spesa, cosa che non accade in altre Regioni, e che noi, Consiglio regionale e Giunta, per quieto vivere, abbiamo, in qualche modo, subìto, e che però non andrebbe subìto. Secondo me bisognerebbe riaprire anche questa questione, che si traduce in lungaggini, si traduce in disfunzioni, in tempi morti, in decelerazione della spesa, e quindi in effetti negativi per quanto riguarda lo sviluppo.
Faccio ancora due considerazioni finali telegrafiche: il mio giudizio politico sulla Giunta regionale e sulla maggioranza - chiarisco perché ci sono sempre orecchie maliziose, e non vorrei che qualcuno capisse male il mio intervento - rimane quello che era, cioè assolutamente negativo. Debbo dire, lo dico dopo averci pensato, e quindi con molta serenità e tranquillità, che nel caso specifico condivido le valutazioni sull'atteggiamento della Corte rese in quest'Aula dal Presidente della Giunta. C'è una riflessione da fare con serenità e ponderazione per tutti; per chi è oggi maggioranza, per chi lo era ieri, per chi oggi è opposizione, per chi lo era ieri e io mi auguro lo sarà domani. Su materie del genere, prima della polemica politica, deve venire, necessariamente, la responsabilità istituzionale, e quindi il ragionamento sulle leggi, sul rispetto delle leggi, sulle prerogative degli organi della Regione e sul rapporto tra i poteri dello Stato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Credo che l'argomento in questione, anche se può sembrare che occupi molto tempo nei lavori di questo Consiglio, meriti un approfondimento, che richiede il tempo necessario, pur avendo tutti senso di responsabilità nell'usare questo tempo. E` un problema molto importante, di particolare rilevanza, che assume, anzi, l'aspetto di vera e propria gravità, di un conflitto istituzionale, di un conflitto di poteri, e quando c'è un conflitto di poteri, ci si può certamente chiedere, così come è stato fatto da chi mi ha preceduto, se il conflitto poteva essere evitato, oppure se la soluzione del conflitto avrebbe evitato conseguenze gravi come quelle che stiamo vivendo a seguito della dichiarazione di inefficacia del decreto, e conseguentemente della mancata registrazione di atti amministrativi molto importanti che, per adesso, riguarda, per quanto mi risulta, soltanto alcuni atti, ma che potrebbe estendersi ad un numero enorme di atti amministrativi, portando l'amministrazione alla completa paralisi. Io credo che se è vero che il conflitto c'è, occorre anche dire che questo conflitto non è stato certamente determinato dalla Regione, e in particolare non è stato provocato dalla Giunta regionale.
(Interruzioni)
Io posso anche concludere…
PRESIDENTE. La prego di scusare e di andare avanti.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Va detto chiaramente, per una sottolineatura di natura giuridico-istituzionale sia politica, che il conflitto c'è, ma che non è stato determinato dalla Regione complessivamente, e in particolare non è stato determinato dall'atteggiamento della Giunta regionale. Non è stato determinato dalla Regione che, con una propria legge, ha stabilito un certo procedimento, questa legge è stata dichiarata legittima, non contrastante con la Costituzione e con lo Statuto, da parte del Governo allora in carica. Come è stato detto anche giustamente poco fa, non è stato sollevato nessun conflitto di attribuzioni successivamente; e ora improvvisamente, di fronte ad un atto che correttamente attua questa legge regionale, viene richiesto l'invio dell'atto al controllo della Corte dei Conti, e addirittura, come è stato detto dal Presidente della Giunta, mentre si era in una fase interlocutoria per chiarire quale dovesse essere la procedura da attuare, la Corte dei Conti, in data primo luglio, ha dichiarato illegittimo l'atto in questione. Da questa dichiarazione della Corte dei Conti e dalla data di questa dichiarazione, io credo che si possa dedurre che non esiste alcuna responsabilità da parte della Giunta neanche per i tempi con cui ha affrontato questo problema, perché la dichiarazione da parte della Corte dei Conti è avvenuta molto recentemente, in data primo luglio, quindi pochi giorni fa, e quindi credo che la discussione odierna in Consiglio sia tempestiva.
La cronistoria è stata già fatta, è inutile riparlarne. Il problema, arrivando al nocciolo della questione, è che la Corte dei Conti dice che questo provvedimento ha sostanzialmente natura regolamentare e non di semplice atto amministrativo di natura organizzativa, sia pure aa valenza generale, e chiede di poter esercitare su questo atto il controllo, non rendendosi conto che la prima causa di un'eventuale illegittimità, sarebbe stata non quella di non aver inviato tale atto al controllo ma il fatto di non essere stato emanato dall'organo competente costituzionalmente e statutariamente in materia regolamentare. Ci troviamo cioè di fronte ad una eccezione di due problemi distinti, che però sono intrecciati, cioè il mancato invio al controllo e contemporaneamente il fatto che, in ogni caso, anche se fosse stato inviato a controllo, sarebbe stata evidentissima la sua illegittimità, in quanto la Giunta regionale non è competente in materia regolamentare. Ma il problema sarebbe ancora aggravato, e l'intreccio sarebbe ancora più complesso per il fatto che la Giunta non ha fatto questo arbitrariamente, ma lo ha fatto attuando correttamente una legge regionale che dà esplicitamente alla Giunta il compito di emanare questo tipo di atto. Quindi la questione, dal punto di vista giuridico, è intricatissima, e soprattutto è incomprensibile l'atteggiamento della Corte dei conti che non solo richiede l'invio di questo atto al controllo, ma lo fa senza aver prima sollevato il conflitto di attribuzioni nella sede propria, e dichiara poi inefficace questo atto, senza che la Giunta glielo abbia trasmesso per il controllo.
Io credo quindi che sia del tutto condivisibile, sul piano generale, la sottolineatura di una questione molto importante, e cioè che il processo di delegificazione delle nostre procedure, il processo che dovrebbe portare cioè ad una semplificazione del procedimento amministrativo, arrivando finalmente ad un esercizio dell'attività di controllo che sia consono ad un ordinamento che vuole effettivamente dare snellezza, efficacia ed efficienza alla propria azione, deve poter essere attuato così come la legge "31" ha voluto innovando in questa materia, e sottraendo alla materia regolamentare un tipo di provvedimento come quello in oggetto.
Credo quindi che si tratti veramente di una questione che attiene certamente ad aspetti amministrativi specifici, ma che, come giustamenteha sottolineato il Presidente pone un problema di conflitto tra poteri e, soprattutto, ancora di più, pone la questione dei limiti e della efffettiva ampiezza della nostra autonomia regionale.
Io credo che il Consiglio regionale giustamente debba, in questa occasione, intervenire, dando un sostegno alla linea individuata dalla Giunta nell'interpretazione delle norme e nell'atteggiamento nei confronti della Corte. Credo che responsabilmente maggioranza ed opposizione possano assumere una determinazione che, senza entrare nel merito dei problemi che sono legati al contenuto di questo provvedimento amministrativo, ed attestandosi invece sulla questione della competenza ad emanare questi atti, per il futuro possa consentire di avere, nei confronti della Corte dei conti, un atteggiamento chiaro. Se è necessaria una interpretazione autentica della legge la si può fare, potrebbe essere fatto anche dallo stesso Consiglio un pronunciamento che prefiguri i contenuti di una legge di interpretazione autentica. Si potrebbero anche, ed è interessante a questo proposito lo stimolo dato dal collega Scano, estendere queste considerazioni alla stessa interpretazione del decreto legislativo numero 74 relativo agli atti di attuazione di norme comunitarie, perché effettivamente il dover continuamente inviare al controllo gli atti relativi a programmi attuativi di disposizioni comunitarie, rende sempre più farraginosa e complicata l'azione amministrativa che invece richiede, soprattutto in questi settori, tempi rapidi.
Concludo dicendo che io spero che nel dibattito, da parte di maggioranza ed opposizione, si arrivi a definire un indirizzo possibilmente unitario, che dia un forte sostegno ad una linea che non deve essere prerogativa né della Giunta né del Consiglio, né di una forza politica, ma di tutta la Regione che in questo momento deve affrontare un problema concreto che ha implicazioni fortissime sulla reale portata della nostra autonomia.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori consiglieri, il dibattito che si prevede attorno a questa questione si prefigura già come un dibattito abbastanza impegnato, e io credo che vi siano ragioni più che valide perché il Consiglio proceda ad un dibattito politico impegnato.
Credo che le ragioni siano sostanzialmente due; la prima è che sono in gioco grandi principi e grandi valori, a partire dal valore supremo della difesa delle prerogative della Regione e della sua autonomia politica; la seconda ragione che non sfugge, credo, a nessuno dei consiglieri regionali, è che la vicenda di cui si tratta sta determinando, ma di sicuro determinerà ancora molto di più, un danno gravissimo alla comunità regionale perché oggi sono stati bloccati i primi provvedimenti di spesa, però, se verranno conseguentemente bloccati nel prossimo futuro tutti i provvedimenti di spesa regionale ad evidenza comunitaria, come è nella condotta che la Corte dei conti attualmente assume, è ben facile intendere il disastro che deriverà non solo all'economia ma a tutto il sistema delle relazioni anche sociali della nostra Regione. Quindi il Consiglio regionale deve non discutere in astratto, una questione di principio, deve essere capace di dirimere una questione perché ne va di mezzo l'interesse essenziale della comunità regionale, per ragioni di principio ma anche per ragioni pratiche, per il danno evidente e grave che già si è iniziato a determinare ed ancor di più si determinerà.
A me è parso di cogliere, nelle dichiarazioni del Presidente, anche questa preoccupazione, forse meno esplicitata, però le espressioni adoperate, quella di una preoccupazione forte sulle ragioni di difesa dell'autonomia, ma insieme il pericolo di un disastro che può incombere sulla comunità regionale, mi pare che rappresentassero al Consiglio interamente l'una e l'altra questione.
Ora io esprimo, a nome mio personale e del Gruppo della Rifondazione Comunista, una opinione che il Consiglio, i singoli consiglieri, la Giunta, il suo Presidente, accoglieranno nel modo che riterranno.
Noi siamo rispettosi dei ruoli, delle funzioni e delle responsabilità che incombono sulle maggioranze e sui governi, siamo altrettanto rispettosi e consapevoli della dignità del ruolo che spetta alle opposizioni e a chi intende svolgere il ruolo di opposizione.
Questo non significa che ogni cosa sostenuta dalla maggioranza o dal governo diventi sbagliata solo perché l'opposizione si deve sempre pregiudizialmente opporre. Se una cosa è giusta rimane tale anche se è sostenuta dalla maggioranza e dal governo rispetto a cui si è all'opposizione.
L'opinione nostra, però, è che in questa questione non vi sia una ragione e un torto, che non sia possibile dire dov'è l'errore, se nella condotta della Corte dei conti o nella condotta della Giunta regionale. Noi, credo, dovremmo sfuggire a questa tenaglia micidiale, che porterebbe necessariamente a doverci schierare, questa volta sì per ragioni di principio, per ragioni politiche, per ragioni pregiudiziali. Bisogna entrare nel merito delle questioni, esaminare la sostanza delle cose, al di là dello schema maggioranza - opposizione e delle differenziate responsabilità, individuare, se vi sono, gli errori e porre rimedio a quegli errori, per cui l'opinione nostra è la seguente: non vi è un errore della Corte dei Conti ed una ragione della Giunta; non vi è un errore della Giunta ed una ragione della Corte dei Conti.
Secondo noi sono in grave errore e difetto tutti e due i poteri, e se si vogliono stabilire vie d'uscita e di sblocco della situazione, bisogna individuare soluzioni che tengano conto di questo fatto. Perché? Anche dal nostro punto di vista non vi è dubbio che l'interpretazione della Corte dei Conti sia errata, perché non basta assumere che un provvedimento può rivestire natura regolamentare per dire che deve essere perciò stesso sottoposto prima al vaglio del Consiglio e poi, conseguentemente, essendo di natura regolamentare, al controllo preventivo della stessa Corte dei Conti, perché così argomentando, e cioè sfuggendo alla responsabilità della individuazione della categoria tipica del regolamento ed attribuendo ai provvedimenti carattere regolamentare, si potrebbe dire che non vi è provvedimento della pubblica amministrazione che non regolamenti qualcosa. La legge regolamenta, ma rimane legge. Ma, tra le fattispecie che derivano dalla legge, vi sono i Regolamenti, che sono una categoria tipica di regolazione; vi sono i provvedimenti amministrativi, ma financo le direttive, le circolari. Tutti gli atti della pubblica amministrazione regolano qualcosa, e se si dice che tutto quello che regola è regolamento, allora tutto è regolamento, e quindi tutto dovrebbe approvare il Consiglio, non avremmo manco bisogno di un Esecutivo, e tutto dovrebbe controllare la Corte dei Conti; il che non è.
Quindi, su questo punto, noi abbiamo un'opinione precisa, ferma. Altrettanto precisa e ferma è la nostra opinione che la Giunta regionale abbia commesso per suo conto degli errori gravi di procedimento e di sostanza, per cui il provvedimento di cui si parla, dal nostro punto di vista, è un provvedimento illegittimo per altri motivi, non perché non controllato preventivamente dalla Corte dei Conti. E incombe a noi l'onere di dare elementi di sostegno a questa tesi.
Sotto il profilo procedimentale, secondo noi la Giunta ha commesso un errore grave nel momento nel quale, contestando in radice la competenza della Corte all'esame preventivo, ha accettato il contraddittorio, cioè ha acceduto ad una fase di interlocuzione nella quale fase la sezione della Corte si è pronunciata dando torto alla Regione.
Può dirsi, in base alla nota pronuncia del 1997 della Corte stessa, che i Giudici hanno statuito per sé stessi, che solo a loro compete di decidere quali atti abbiano natura da assoggettare al loro controllo? Tutto questo è vero, e quindi anche motu proprio, anche senza interlocuzione e senza contraddittorio avrebbero potuto emettere quella pronuncia e dire che il provvedimento doveva essere assoggettato al suo controllo . Tuttavia sarebbe stato un atto unilaterale che avrebbe reso più debole la posizione della Corte dei conti e più forte, invece, e più integra, la posizione di principio che la Regione avrebbe dovuto sostenere, perché oggi la posizione della Regione è sì, come dire, esposta in modo forte, ma dopo molti mesi che questa questione è in campo, quindi tardivamente. Ed anche il tempo reca danno, perché se il Consiglio deve individuare rimedi, una cosa è individuarli il 20 di luglio, altra cosa sarebbe stato individuare rimedi nel mese di marzo, non dimenticando che nel mese di marzo noi eravamo qui ancora a discutere il bilancio e la finanziaria regionale. Quindi la Giunta ha pensato di farla franca, se posso usare questa espressione, di "scapottarsi"; non ha investito il Consiglioquando il Consiglio doveva essere investito; non ha avvertito questa esigenza e questa responsabilità istituzionale; ha pensato, come sempre fa, di fare da sola e di trovare vie traverse d'uscita. Questo è il primo errore grave della Giunta, che è un errore di procedimento ed è anche un errore politico, che rende meno credibili, o comunque attenua in qualche modo, le dichiarazioni strenue di difesa dell'autonomia e dei suoi sacri valori oggi, quando praticamente la Regione è spalle al muro.
Oggi la Regione, dopo la pronuncia della Sezione della Corte dei Conti, vede la sua spesa, tutta la spesa ad evidenza comunitaria, bloccata in attesa e fino a quando non si pronunci sul conflitto di attribuzione la Corte Costituzionale, che qualcuno dovrà ancora adire. E nel frattempo, siccome la Corte Costituzionale non si pronuncia né in tre giorni né in tre mesi, la spesa regionale bloccata. Il blocco di tutta la spesa regionale ad evidenza comunitaria è il disastro incombente su questa Regione, e rispetto a questo disastro bisogna individuare a tempo rimedi, ma rimedi efficaci, non dichiarazioni di principio.
La seconda questione è l'errore politico della Giunta di carattere sostanziale, che noi individuiamo nella errata applicazione della legge "31". Si è detto, nel dibattito in corso, nelle conferenze stampa, nei dibattiti sui giornali, ancora oggi in questo dibattito che si è avviato, che la legge "31" potrebbe anche essere stata utilizzata impropriamente dalla Giunta perché è una legge viziata da eccesso di delega, perché, essendo legge ordinaria della Regione, non può sopravanzare la norma statutaria. Questo è vero, in via di inquadramento generale, in via di principio. Sul piano pratico, però, non è accaduto questo; sul piano pratico è accaduto che la Giunta regionale non ha rispettato la legge "31", ma la ha violata. La legge "31" infatti è costituita da molti articoli, e non basta riferirsi all'articolo 13, nel quale il legislatore regionale demanda chiaramente al Presidente della Giunta la emanazione formale del decreto di istituzione o modificazione o soppressione dei servizi previa delibera della Giunta regionale medesima. La legge "31" contiene anche molti altri articoli dei quali io ne voglio richiamare almeno uno: l'articolo 19. L'articolo 19 della "31" è una norma che io non ho contribuito a redigere, approvata dal Consiglio in una fase nella quale io non ero Consigliere regionale. La conosco per averla letta, quindi dall'esterno, e qualche volta la legge riesce a parlare più chiaro a chi non ha contribuito alla sua stesura, perché è più evidente il significato letterale. L'articolo 19 stabilisce che la Giunta regionale è tenuta a trasmettere al Consiglio una relazione annuale sullo stato e i costi dell'organizzazione amministrativa regionale, ed è tenuta a trasmettere questa relazione sullo stato e sui costi unitamente al bilancio e alla manovra finanziaria, e quindi, ogni anno, preventivamente, e questa relazione deve riguardare diversi punti specifici, dei quali il primo è: "istituzione, accorpamento e soppressione dei servizi", esattamente il contenuto della competenza attribuita dall'articolo 13 al Presidente della Giunta. Quindi la legge dice tutto, non dice una parte, la legge non fa eccessi di delega, la legge non ha dimenticato il ruolo determinante e preliminare del Consiglio prima che venga emanato il decreto presidenziale di istituzione, di soppressione o di accorpamento di nuovi servizi. L'Assessore della riforma della regione fa cenno di no, ma deve farlo non a me, deve farlo alla legge il cenno di no.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Non dicevo a lei.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Intende tutti gli anni?
COGODI (r.c.). Sì, tutti gli anni, e infatti i servizi mica sono le opere eterne.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Posso?
COGODI (R.C.). Sì, prego.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. A distanza di un mese noi non abbiamo ancora l'ordinanza della Corte dei Conti, non esiste ancora.
COGODI (r.c.). Si d'accordo, abbiamo già detto che la Corte dei Conti per quanto riguarda...
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Questo per i tempi, perché non abbiamo l'ordinanza. Per quanto riguarda invece quello che sta affermando adesso è verissimo…
PRESIDENTE. Presidente Floris, mi scusi, se vuole chiedo che le diano il microfono, se no non la sente nessuno.Può intervenire dopo. Continui il suo intervento, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho colto il significato. Devo dire in tutta modestia, però, per tentare di dare un contributoperché poi anche noi proporremo una soluzione possibile, ma la vogliamo proporre in ragione dell'atteggiamento e della condotta della Corte dei Conti che, abbiamo detto e ripetiamo, riteniamo non solo sbagliata ma del tutto fuori luogo, ma anche in ragione della natura del provvedimento che riteniamo illegittimo, non valido nella sfera giuridica per altre ragioni. E la ragione principale noi la individuiamo nel mancato rispetto della procedura della legge regionale, non del Testo Unico sulla Corte dei Conti, ma della legge regionale numero 31, che ipotizza un sistema complesso per l'istituzione, la soppressione e l'accorpamento dei servizi. E' un sistema complesso che è dato dall'intervento di due organi, non solo di uno, perché l'articolo 13 dice che il decreto di nomina e la delibera preventiva sono della Giunta regionale, ma l'articolo 19 dice che è il Consiglio regionale che si pronuncia preventivamente, perché la Giunta deve informarlo attraverso quella che un tempo si chiamava relazione previsionale, e che oggi è la relazione sullo stato dell'organizzazione e della spesa - ascolti l'Assessore della riforma, ma anche l'Assessore del bilancio -, per cui la decisione della Giunta, che è successiva, perché qui parliamo di bilancio preventivo, e il decreto del Presidente derivano dalla indicazione data dal Consiglio regionale, al quale, la Giunta, quando presenta il bilancio con annessa la relazione sullo stato della spesa e della organizzazione, comunica la sua intenzione di accorpare, sopprimere o istituire i servizi alla Regione. . Non è detto che debba modificare ogni anno l'organizzazione della Regione; perciò quando la Giunta non intende apportare nessuna modifica nell'organizzazione della regione comunicherà al Consiglio la sua intenzione di mantenere l'organizzazione esistente. Ma quando intende modificarla deve, in base alla legge "31", comunicarlo preventivamente al Consiglio che, quando approva...
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. L'ha detto.
COGODI (R.C.). No, non l'ha detto, scusate.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. L'ha mandata col bilancio di previsione del 2000.
COGODI (R.C.). Lo deve dire quando è previsto dalla legge, lo deve dire con questa relazione. Ora la relazione, della quale parla la legge, è questa e io vi invito a rileggere questa relazione.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. E' stata approvata dal Consiglio in sede di approvazione del bilancio.
COGODI (R.C.). Questa relazione è stata approvata dal Consiglio in sede di approvazione del bilancio, ma non contiene quello che è contenuto nel decreto del gennaio della Giunta regionale, questo è il punto. Questa relazione è stata approvata dal Consiglio a marzo, peraltro questa è un'aggravante, perché è stata approvata dopo l'emanazione del decreto della Giunta, e non è stata integrata. Noi abbiamo votato contro il bilancio e quindi anche contro gli atti del bilancio e contro questa relazione. Voi avete votato a favore di questa relazione che non contiene l'indicazione di quella organizzazione che voi istituite con la delibera e col decreto di gennaio. Rileggetevela, dalla prima pagina all'ultima, qui è fotografata l'organizzazione precedente della Regione; qui è fotografato lo stato preesistente, non l'organizzazione successiva che la legge vi obbligava a proporre al Consiglio...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi la prego di arrivare alla conclusione.
COGODI (R.C.). Ecco perché, arrivando alla conclusione, io ritengo di poter dire - ci sono anche altre ragioni, ma avremo modo di esplicitarle nel dibattito - che quel provvedimento è sbagliato nel merito, è illegittimo nel merito. . Quel provvedimento, quindi, per ragioni di merito va tolto dal sistema regionale e va, non dico revocato, ma riconosciuto illegittimo e la Regione, la Giunta, il Governo, il Consiglio devono individuare modi attraverso cui recuperare la legittimità della direzione dei servizi e quindi diano essi, nella loro responsabilità, nella loro autonomia, non l'autonomia che io ho perché contesto altri, ma l'autonomia che io ho perché sono capace di governare e di autogovernare, una risposta. Trovi il Consiglio la soluzione, decida quali sono i servizi necessari alla Regione, dia questa indicazione alla Giunta, e la Giunta decida e il Presidente decreti, in esito all'indicazione del Consiglio, che l'articolo 19 della "31" esplicitamente prevede.
Al di fuori di questa non ce altra soluzione; perché al di fuori di questo resta una contesa puramente astratta e parolaia, però i danni non li subiranno, come qualcuno paventa, il Governo della Regione e le istituzioni ma la comunità regionale.
Questa è la riflessione che noi abbiamo voluto offrire, pensiamo che, lavorando attorno a questo recupero di legalità e di correttezza delle procedure, si possa trovare una soluzione e superare, non dico il rischio, ma il danno che è già evidente, che la Regione già subisce per via di atti che sono stati compiuti, dal nostro punto di vista, in modo improvvido sul piano politico e illegittimo sul piano formale.
PRESIDENTE. Questo dell'onorevole Cogodi era l'ultimo intervento per stamattina.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che il Gruppo di Convergenza Sarda ha eletto il proprio Capogruppo nella persona del consigliere Salvatore Amadu.
I lavori del Consiglio riprenderanno stasera alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 49.
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