Seduta n.330 del 20/03/2003 

CCCXXX Seduta

Giovedì 20 Marzo 2003

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di Giovedì 13 marzo 2003,che è approvato

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pasquale Onida e Alberto Randazzo hanno chiesto congedo per la giornata del 20 marzo 2003. Poichè non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Colleghi, mi pare che non siamo nella condizione di procedere, forse è opportuno...

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Possono essere illustrati gli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, cominciamo subito!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io sono arrivato alle 10. Per chi non c'è…

PRESIDENTE. Io sono arrivato anche prima, però ci sono le condizioni per cominciare a lavorare? Non ci sono neanche le persone che devono illustrare gli emendamenti!

BALLETTO. (F.I.-Sardegna). Pazienza! Si danno per illustrati, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis non ho intenzione di alimentare confusione. La seduta è sospesa per dieci minuti.

(La Seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene rispesa alle ore 10 e 24.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)"

(383/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 383. Siamo arrivati all'articolo 9. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 720.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, ricordo in premessa ai colleghi dell'Aula che stiamo illustrando degli emendamenti che contrariamente alla propaganda che è stata svolta in quest'Aula dai colleghi della maggioranza, e segnatamente dal Presidente della Commissione bilancio, tendono in qualche modo a dare conto di proposte integrative all'articolo 9 per il quale abbiamo già espresso il nostro giudizio e le nostre valutazioni attraverso la presentazione degli emendamenti soppressivi e che riprenderemo in sede di discussione generale.

L'emendamento 720 interviene sull'emendamento 158 per modificare l'imputazione finanziaria, la previsione finanziaria, al di là di questo fatto tecnico che cambia i riferimenti normativi delle fonti finanziarie, l'emendamento 158 interviene alla presentazione di una proposta di rideterminazione dei fondi per i contributi ai consorzi di garanzia fidi operanti nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, che sono ampiamente insufficienti rispetto alle previsioni del bilancio e che non tiene conto del ruolo sempre più importante e indispensabile svolto dai consorzi fidi nel sostegno del credito per le piccole e medie imprese di settore, che poi sono quegli strumenti che dimostrano come una gestione oculata di questo sistema, anche se privatizzato, rende efficiente il settore e consente una risposta ai sostegni del credito per le piccole e medie imprese in tempi rapidi, ragionevoli e limitati ad una valutazione concreta dei proventi finanziari.

Questi fondi noi pensiamo debbano essere allineati nelle previsioni ai 10 miliardi circa, che sono le valutazioni che i settori ci hanno proposto e che voi avete ulteriormente diminuito rispetto al fabbisogno. Dico questo per il semplice fatto che, nonostante i pronunciamenti, la grande propaganda del Presidente della Giunta sullo sviluppo quasi incontenibile dell'economia sarda, che sembra dobbiamo in qualche modo frenare perché non ce la facciamo più a correre come stiamo correndo, si disattendono nei fatti quei dati che tengono conto che in Sardegna ci sono circa 138 mila imprese produttive e che di queste il 48 per cento sono imprese che operano nel settore del commercio, del turismo e dei servizi. Spero che l'Assessore queste cose le conosca!

Se guardiamo, rispetto a questo dato, secondo fonti scientifiche di studi, che ripartiscono la composizione del PIL regionale, rispetto ai settori delle attività, noi sappiamo che il prodotto interno lordo della Sardegna, per il 35 per cento della ricchezza, è realizzato da questi settori che danno un'occupazione pari a 350 mila unità, rispetto alle 500 mila complessive e che quindi è un dato di tutto rispetto. Quindi, il peso economico di questo settore, rispetto alla congiuntura economica complessiva, è tale da rendere incompatibile, rispetto anche alle pronuncie, i riscontri delle politiche regionali in termini di risorse finanziarie e di azioni di sostegno.

Noi abbiamo cercato di analizzare il perché di questa scelta, abbiamo controllato nel Documento di Programmazione Economica dove avete scritto che è uno degli obiettivi riqualificare e sviluppare la piccola e media impresa commerciale rivitalizzando il sistema; avete scritto delle bellissime cose, oggettivamente inoppugnabili, ma non suffragate da politiche adeguate perché tutti i livelli di spesa sono allineati al ribasso con una contraddizione palese di tutto questo. All'inizio di questa seduta abbiamo visto la ricomparsa dell'assessore Fois, credo richiamato da un'esigenza più di facciata che di sostanza, si conferma l'assenza dei consiglieri di un gruppo della maggioranza. Mi rendo conto che l'impostazione della Giunta e del Presidente è stata in queste ore sicuramente quella di rispondere - come sempre - più ad un'esigenza di facciata che di sostanza, continuando a permanere una condizione di malessere evidenziato degli esiti delle votazioni di questa prima fase della finanziaria che raramente ha visto la presunta maggioranza, che regge il presidente Pili, superare i 40 voti e che denuncia un malessere del quale il presidente Pili non vuole tenere conto perché sa che l'analisi di questo consenso - non consenso rappresenterebbe la ragione e la stessa giustificazione democratica del mantenimento del suo ruolo.

Siccome questo non è argomento di cui il presidente Pili intende discutere ancor meno nella sede parlamentare perché è chiaro che sarebbe chiamato a darne dimostrazione, perché mentre le telecamere le può chiamare quando vuole e corrono velocemente nell'attesa dell'annuncio, qualche volta scopiazzato, qualche volta demagogico, ma sempre di annuncio di tratta, in questa sede è chiamato ad un confronto un po' più ruvido e volto più alla dimostrazione dei fatti. Né serve, presidente Pili, che lei irritualmente prenda la parola durante la finanziaria, perché lei della finanziaria non deve rispondere solo dell'articolo 1, lei della finanziaria deve rispondere in termini globali, dalla sua origine, dal metodo che ha messo in essere per formarla, della concertazione che ha abolito, della mancanza di rispetto che ha dei suoi stessi collaboratori, dei quali non disdegna il ridimensionamento degli stanziamenti di spesa che dovrebbero fare la sua stessa politica, ma lei ha disseminato, opportunamente e con grande oculatezza, la finanziaria dei punti essenziali attraverso i quali lei deve svolgere la sua personale strategia, che non chiamo strategia politica perché sarebbe un abuso, ma strategia propagandistica della sua immagine. Ne abbiamo colto alcune in questi primi articoli, ma ce ne sono tanti altri e li vedremo.

Quello che sorprende è come non rispetti neanche il canone di un minimo di fondamentali della politica, perché quando uno inserisce nello stato della spesa di un suo collaboratore una partita senza che l'Assessore competente ne sia minimamente a conoscenza, come è accaduto per il comma 1 dell'articolo 8, lei sta innescando autonomamente un processo di corto circuito del consenso, tra virgolette più stretto, che lo dovrebbe sostenere, e che poi è tale da ingenerare le situazioni che osserviamo con l'abbandono di una forza politica che manda un comunicato di rassicurazione ma che, di fatto, non partecipa alla dimensione parlamentare di questi giorni, in aperto dissenso e in contrasto con i comportamenti della sua stessa maggioranza.

Quindi ecco la motivazione - io spero - continua a essere assente, no! Balletto è lì, che ci ha accusato dall'inizio di non fare proposte, ma era molto attento a sentire i nostri ragionamenti sugli emendamenti soppressivi per caricarsi di quella forza demagogica di accusa, molto poco attento all'analisi di questi emendamenti che invece meriterebbero un'attenzione, che hanno un carattere propositivo e sui quali lui certamente non lesinerà un pietoso silenzio rispetto a quella che invece è la provocazione di una proposta.

Si è detto spesse volte, in queste settimane, della mancanza di una nostra proposta; la nostra proposta esiste - come vedete - negli emendamenti che stiamo presentando, che hanno una filosofia, che è quella di attingere conoscenze, stimoli, idee, non asetticamente, non acriticamente ma certamente con molta attenzione da quei settori produttivi che in questi anni, nonostante la latitanza di una legislazione innovativa, e annunciata dalla propaganda elettorale rivoluzionaria del presidente Pili, hanno dovuto attendere molti anni per constatare che questa legislazione rivoluzionaria altro non era che la riedizione scoordinata della legislazione che era stata il frutto di una filosofia che certamente non appartiene a voi.

Vede presidente Pili, al di là dei colpi teatrali di cui sembra uno dei più grandi specialisti in questa Sardegna, ma che non farà l'essenza della politica per molti anni, anche perché l'illusione, la suggestione sta cominciando a segnare delle piaghe sul corpo degli apparati sociali, imprenditoriali della Sardegna e quindi prima o poi il dolore delle piaghe e l'esigenza di curarla supererà e scavalcherà il piacere di un'illusione e di una suggestione che lei ha tentato, scimmiottando il suo padrone, di inculcare nei sardi.

E` stata una scelta sbagliata perché quella illusione della filosofia berlusconiana si rivolgeva ai poteri economici, ai poteri forti di un'Italia che tutto sommato ha fatto grandi passi in avanti e non sta nelle condizioni dei sardi. Un popolo che soffre come la Sardegna e che ha avuto l'unica speranza in questi anni, nel vedere attraverso un coordinamento delle politiche regionali con quelle nazionali, la possibilità di riprendere un cammino che si poteva accelerare anche con un uso opportuno - assessore Frongia - dei fondi comunitari che pare non siano nella vostra filosofia altro che un semplice serbatoio da utilizzare per compensare partite finanziarie che per altro verso avete canalizzato nelle spese correnti e nelle vostre spese clientelari. Aver disatteso questo, produrrà degli effetti certamente negativi, non tanto quelli che abbiamo oggi. Abbiamo fatto stamane una puntualizzazione con gli organi di stampa su questo elemento, l'assessore Masala è ampiamente tranquillo; perdiamo le premialità della prima fase del quadro comunitario, siamo ampiamente censurati dagli organi comunitari, dai comitati di sorveglianza, dalle valutazioni intermedie.

Sappiamo che questo giudizio negativo rientra in una fase nella quale voi avete approfittato e avete potuto utilizzare i progetti e le iniziative già avviate da parte degli enti locali, cosa che vi ha consentito di avere anche un valore aggiunto rispetto alla capacità di spesa, e nonostante questo i valori sono tutti negativi, i ritardi sono abissali, i giudizi sono preoccupati, i richiami a una riforma metodologica sono chiari, ma di tutto questo non si intravede alcunché, salvo questa grandiosa intuizione che bisognerà che noi ricerchiamo, bisognerà capire chi ha il copyright di questa impostazione dell'articolo 9 perché è un articolo di grande portento legislativo, soprattutto assume un carattere professionale il livello della furbizia attraverso il quale si cerca di eludere l'obbligatorietà di un confronto legislativo imposto da un decreto legislativo che incarica le Regioni a Statuto speciale a legiferare entro un termine e imporrebbe non solo di costruire i fondi necessari all'opera, ma anche di delegare la Giunta e il suo Assessore della programmazione, senza nessuna verifica e confronto programmatico col Consiglio, alla spendita di ingenti risorse secondo vincoli e limitazioni imposte e create dalla stessa Giunta.

Io credo, signor Presidente del Consiglio, che ci sia anche qui un elemento di riflessione. Non credo che la funzione degli uffici del Consiglio, dell'apparato del Consiglio, sia solo quella di verificare la legittimità procedurale. Se fosse così avremmo bisogno di un maxischermo che ci dà l'interpretazione letterale e anche di prassi dell'applicazione del Regolamento. Ma non è così, cioè noi abbiamo bisogno che rispetto a questo tipo di proposta ci sia una valutazione di merito. Quando una norma viola una fonte legislativa superiore in maniera palese, dichiarata, noi non dobbiamo chiedere alla Presidenza del Consiglio di fare valutazioni politiche, non ci interessano, non è il suo ruolo, ma quello di segnalare doverosamente all'Aula che si è in presenza di una violazione dei presupposti legislativi che stanno in capo a fonti superiori che noi siamo chiamati a rispettare questa è una valutazione che sarebbe necessaria ai lavori dell'Aula, sarebbe necessaria la chiarezza all'esterno di quest'Aula dei casi molteplici, infiniti, attraverso i quali si cercano le scorciatoie legislative, le scorciatoie in danno del Consiglio regionale, perché questa norma dell'articolo 9 è chiaramente in danno delle prerogative del Consiglio regionale, e noi non possiamo riempirci la bocca della tutela dell'autonomia quando si fa finta che tutto questo sia un processo legittimo, un processo non carico di un eccesso di delega, un eccesso di delega ingiustificato e che pone una discrezionalità inammissibile anche nel merito delle condizioni di separazione di poteri nei quali oggi noi operiamo in capo a organi politici. C'è una sovrapposizione di violazioni che noi non possiamo non evidenziare in quest'aula, ma che ci servirebbero, Presidente, per accompagnare con più forza all'esterno, all'evidenza dei settori produttivi, al sistema pensante dell'economia regionale la qualità delle proposte legislative di una maggioranza, perché noi abbiamo bisogno di questo non per accompagnare la nostra critica, non abbiamo bisogno degli stimoli di nessuno per dare un giudizio di valore su quello che è questa maggioranza e quello che ha combinato, ma perché è compito delle istituzioni nel loro complesso quello di fornire all'esterno, all'opinione pubblica i termini di un paragone che è lasciato al giudizio soggettivo loro. Ma se questi termini di paragone vengono creati in quest'Aula solo per effetto di una strumentalizzazione della contrapposizione tra maggioranza e opposizione, anche le cose che hanno un loro valore assoluto, una gravità di principi rischiano di essere ridimensionati a un fattore ordinario del confronto politico. E così non è, perché ci sono cose che consumano la credibilità delle istituzioni, ci sono cose che attengono invece alla dialettica e al confronto parlamentare. Sono cose diverse, non possiamo continuare a osservare il distacco dei cittadini dalla fiducia nella politica e nelle istituzioni se noi tutti insieme non realizziamo una separazione tra quelli che sono i compiti della imparzialità delle istituzioni e i compiti, invece, della parzialità delle visioni politiche sui soggetti e sugli oggetti di merito della dinamica politica.

Mi rendo conto che sono ragionamenti che vi passano da un orecchio all'altro senza riflessione, però non sarebbe difficile da parte vostra immaginare - e sarà così, noi abbiamo fiducia che sarà così, e ci state dando una grossa mano - che arriverà il tempo in cui i ruoli si invertiranno e avrete la prova che la cultura politica e le radici politico-culturali, che non sono mai state acqua fresca, ma sono l'essenza della politica, riassegnerà alla responsabilità di chi ha quelle radici e quella responsabilità e quella cultura la riproposizione di una dinamica di questi fenomeni che ponga la salvaguardia delle prerogative più alte che derivano anche da fonti superiori, direi anche quasi statutarie, in senso riflesso, in via privilegiata rispetto alla lotta politica. La lotta politica ha di per sé molto materiale sul quale far maturare il confronto politico. Le istituzioni, una volta che sono minate nella loro essenza, ne abbiamo un esempio, purtroppo, in questa vicenda mondiale, quando le istituzioni che devono dare le garanzie sono minate nella loro credibilità tutto diventa lecito, compreso quello che è profondamente iniquo e illecito.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, in merito alla questione che ha sollevato, le faccio notare che il Presidente del Consiglio non può esprimere un giudizio articolo per articolo, ma nella relazione della Commissione che accompagna il disegno di legge, ultimo capoverso, l'argomento è trattato, per cui tutto il Consiglio è informato. Naturalmente c'è una sovranità che è in capo all'Aula, che deve tener conto delle cose che vengono dette, delle informazioni che vengono date.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, molto brevemente anche perché le notizie sono abbastanza recenti per quanto riguarda il conflitto bellico in atto e le organizzazioni sindacali, in modo unitario, hanno stabilito una manifestazione a Cagliari, che si terrà questo pomeriggio, dalle 17 e 30, in piazza Garibaldi, per terminare poi in piazza del Carmine, attraversando la stessa via Roma.

Per quanto mi riguarda propongo all'Aula, data anche la necessità di consentire ai consiglieri regionali che lo riterranno doveroso di partecipare a questa manifestazione, di sospendere i lavori per il tempo stretto della manifestazione stessa, che inizierà alle 17 e 30 e arriverà qua dopo un'ora massimo un'ora e mezzo.

Credo che questa sospensione dei lavori di un'ora e mezzo possa soddisfare le esigenze di quei colleghi che hanno interesse a partecipare a questa manifestazione, nella piena libertà. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, io non ho nulla in contrario. Caso mai procediamo in questo modo: adesso continuiamo i nostri lavori, tanto è stasera, e diciamo che comunque in mattinata decidiamo su questo.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Una parola per dire che noi ieri, diversi rappresentanti di diversi Gruppi del Consiglio regionale, abbiamo depositato una risoluzione urgente presso la Presidenza del Consiglio regionale, perché il Consiglio esprimesse o possa esprimere una sua valutazione in termini essenziali. Si dirà: "Non è il Consiglio regionale della Sardegna che può né impedire, né fermare la guerra". Se però facessimo questa considerazione, ogni e qualsiasi cosa che pensi o faccia ognuno di noi non evita e non ferma la guerra, però che dichiarazioni di volontà formali, solenni delle rappresentanze istituzionali in certi momenti aiutano sicuramente un processo. Per cui, aderendo alla richiesta del collega Sanna, vorrei reiterare l'invito al Presidente, l'ho già fatto ieri nel corso della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ma evidentemente queste cose non sono ritenute importanti, che intanto si dia lettura in aula della risoluzione urgente, si dà lettura di tutto e non vedo perché non si sia data lettura, né ieri né oggi, di questa risoluzione urgente, punto primo, almeno come proposta, e poi, in termini ripeto essenziali, se il Consiglio ritiene, con brevissime dichiarazioni, o questo testo di risoluzione o comunque quello che la gran parte democratica del Consiglio ritenesse di adottare credo si farebbe una cosa utile se, ripeto, in termini essenziali si arrivasse anche a una risoluzione effettiva che impegni il Governo nazionale a svolgere quell'azione, nel contesto internazionale, che il Consiglio regionale della Sardegna ritenesse essere l'azione utile per la pace, contro la guerra, e per rappresentare per davvero il sentimento che sappiamo essere tanto forte e diffuso di pace nel popolo sardo.

PRESIDENTE. Lei ha ragione, io avrei dovuto farne dare lettura ieri, purtroppo nella giornata così concitata la cosa è sfuggita. A questo rimediamo subito, dopo che ha parlato l'onorevole Murgia che ha chiesto la parola, poi facciamo dare lettura dell'ordine del giorno. Prego, onorevole Murgia.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che può essere letta la risoluzione, ma noi siamo contrari all'apertura di un dibattito, perché i termini della questione sono ovviamente chiarissimi.

Per quanto riguarda la manifestazione di stasera, chi vuole andare può andare, ma noi siamo contrari a che vengano sospesi i lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)"

(383/A)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'ordine del giorno.

ORTU, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - COGODI - BALIA - SANNA Giacomo sul coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni di guerra.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione dei disegni di legge n. 383/A "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2003)" e n. 384/A "Bilancio di previsione per l'anno 2003 e bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005",

esprime la propria contrarietà alla guerra contro l'Iraq,

e impegna la Giunta regionale

a rappresentare al Governo nazionale la volontà di non fornire alcun supporto politico, diplomatico, operativo e logistico - incluse le basi militari - a qualunque azione che configuri un coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni di guerra. (1)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. E' già stato espresso qualche parere in aula, ma sulla opportunità di discuterlo nella giornata di oggi torneremo. Proseguiamo i nostri lavori, siamo all'emendamento numero 159.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io vorrei intervenire sull'ordine del giorno e in particolare sul particolare momento che stiamo vivendo nell'esame della finanziaria. E' un momento, secondo me, critico e difficile per quanto riguarda la finanziaria e legata alla finanziaria è anche la vita di questa legislatura.

Sulla legislatura è stato detto tutto, da diversi punti di vista, in questi ultimi interventi, sui successi che abbiamo avuto, che spesso non siamo nemmeno in grado di sottolineare, e sulle delusioni che abbiamo avuto in questi quattro anni di governo per non aver realizzato parti essenziali del nostro programma. Credo, e mi rivolgo soprattutto ai banchi della maggioranza, che non ci sia nessuna forza politica che non sia stata partecipe delle cose fatte e fatte bene, sia dal Governo Floris che dal Governo Pili, come non ci sia e non ci possa essere nessun Gruppo politico che si possa chiamare fuori da quelli che sono stati gli insuccessi, che riconosciamo, per le cose che avevamo promesso di fare e non siamo ancora riusciti a fare.

Mi sia consentito dire, brevissimamente, che noi Riformatori, mi piace chiarirlo, crediamo, siamo convinti di essere stati coerenti col voto elettorale e con gli impegni presi con gli elettori e vogliamo essere coerenti dal primo all'ultimo giorno della legislatura. Questa chiarezza e questa posizione, che a volte è una posizione critica, ma credo sempre costruttiva, una posizione di sostegno alla maggioranza che non è mai venuta meno, né con il voto palese, né con il voto segreto, secondo me ci permette innanzitutto di dire una cosa brevissima: che la maggioranza è oggi in un momento di passaggio, i cui termini naturalmente li possiamo rivedere, ma per essere sintetici o la maggioranza ritrova se stessa in una rifondazione sua, ritornando ad essere profondamente legata a quelle idealità che io credo ci uniscano, perché questa è una maggioranza nata su valori e ideali comuni, se riesce a svolgere un'azione nella Giunta e nel governo che vada della direzione degli impegni presi. E se non riesce a trovare delle regole interne di maggioranza che ci permettano di tradurre i programmi e di essere coerenti con gli ideali, dobbiamo dichiarare chiusa questa esperienza e questa legislatura. Credo che questo sia il nostro impegno da oggi: rifondare la maggioranza per darle significato e per renderla coerente con le sue origini.

Però il passaggio cruciale della finanziaria si lega all'andamento della legislatura e alle cose che abbiamo detto. Sulla finanziaria mi sembra che tutti i Presidenti dei Gruppi di maggioranza abbiano assunto degli atteggiamenti critici; possiamo dire che è una maggioranza che non è stata mai amata dai Gruppi di maggioranza. Io ho sentito, tutti quanti abbiamo sentito le posizioni assunte da tutti i Gruppi politici, e noi ci siamo trovati spesso su questo in un giudizio comune con l'UDC, sulle cose da fare e sul significato della finanziaria. Abbiamo tentato, e in parte ci siamo riusciti, di migliorarla nel passaggio dalla Giunta alla Commissione, in Commissione, e gli oltre 200 emendamenti che la maggioranza ha presentato in Consiglio stanno a significare che vi è ancora il tentativo, il desiderio comunque di migliorare e di cambiare questa finanziaria. Allora io mi rivolgo alla maggioranza - chiedo scusa ai colleghi dell'opposizione - innanzitutto perché oggi siamo alle strette, al momento di prendere delle decisioni, e mi rivolgo alla maggioranza per chiedere alla maggioranza stessa di avere l'orgoglio di essere maggioranza. Innanzitutto orgoglio di essere maggioranza vuol dire capire come e quando approvare questa finanziaria. Parto da un elemento che può essere secondario, ma che secondo me è un elemento centrale: una maggioranza decide in che tempi approvare questa finanziaria, non può farsi portare a spasso dall'opposizione che decide quando, come e in che tempi approvare la finanziaria. Io chiedo alla maggioranza uno scatto d'orgoglio e prendere l'impegno di approvare la finanziaria entro il mese di marzo. Poi decideremo come, i tempi, i lavori del Consiglio, ma la finanziaria va approvata entro marzo.

Vi è poi la necessità di semplificare questa finanziaria. Innanzitutto il primo punto, ma ho sentito il collega Fadda ieri, poi ho sentito altri colleghi dell'opposizione, è fare in modo che vengano reinseriti nel testo della finanziaria tutti i capitoli che ieri, in questi giorni, in queste votazioni sono caduti.

(Interruzioni)

(Segue FANTOLA.) Posso dire ...Vorrei parlare, guardate, credo di non aver mai interrotto nessuno, mai! Tutti quei capitoli che riteniamo indispensabili per il governo della Regione, alcuni esempi sono stati fatti e mi sembra che sia utile farlo, prendere l'impegno per farlo e per inserirlo nella finanziaria.

Secondo punto: bisogna snellire la finanziaria. Faccio una proposta, che è una proposta della maggioranza, la facciamo noi, ritiriamo tutti gli emendamenti presentati in Aula, senza eccezione alcuna. Secondo, interveniamo sulla finanziaria innanzitutto eliminando tutte le norme intruse, anche questo senza eccezione; secondo, se necessario, se nella finanziaria ci dovessero essere dei commi che riguardano aspetti particolari e non generali, eliminiamo anche questi aspetti dal testo della finanziaria.

Quarto, affrontiamo in maggioranza un tema che ci riguarda tutti e sul quale abbiamo discusso in tutte le riunioni, il tema degli enti locali e il tema dello sviluppo. Chi di noi, nelle riunioni di maggioranza, non ha affrontato questo tema? Chi di noi non si è fatto carico di affrontare questo tema? Questo tema va affrontato. Ritengo che questi elementi siano argomenti che accomunano la maggioranza e se una maggioranza vuol essere tale, vuole avere l'orgoglio di governare la Regione, vuole riproporsi o mira a riproporsi al Governo della Regione, deve affrontare innanzitutto con decisione, senza che ci siano contrasti interni, eliminando tutte le contraddizioni che, a volte, noi per primi, abbiamo introdotto nel testo della finanziaria e procedere in questo senso.

Concludo chiedendo dell'opposizione; innanzitutto l'opposizione farà quello che riterrà utile fare. Farà quello che riterrà utile fare, immagino e spero, per il bene della Sardegna e quello che è utile fare anche nei suoi interessi. Sta a noi verificare dopo che cosa farà l'opposizione. L'iniziativa è nostra, non è dell'opposizione. L'opposizione in quest'Aula ha più volte detto che era favorevole ad una drastica, direi un termine un po' più forte, riduzione degli emendamenti, vedremo se lo farà; l'opposizione ha detto che voleva chiudere questa finanziaria non nell'interesse nostro, ma nell'interesse della Sardegna, nei tempi più brevi possibili, verifichiamo se lo vuole fare; l'opposizione ha detto che alcuni capitoli caduti in questi giorni vanno di nuovo reinseriti, verificheremo se lo vuole fare; l'opposizione ha detto che voleva dialogare sul tema degli enti locali e sul lavoro, io dico: "Vediamo se lo vuole fare", ma noi maggioranza dobbiamo stabilire il piano di dialogo, l'ambito di dialogo, le condizioni del dialogo, dobbiamo essere noi che abbiamo l'iniziativa su questo, dobbiamo essere noi a progettare la finanziaria o a progettare le modifiche della finanziaria e non possiamo pensare che altri ci propongano modifiche. Grazie.

PRESIDENTE. Qual è la sua proposta dal punto di vista operativo?

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Credo che, a questo punto, se su questo tema si aprisse un breve scambio di opinioni, sarebbe utile per l'iter della finanziaria.

PRESIDENTE. Una sospensione quindi?

(Interruzioni)

Io mi sto rivolgendo all'Aula. Mi sto rivolgendo all'Aula, onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi, per quanto ci riguarda, intanto prendiamo atto, registriamo il discorso del collega Fantola che passerà alla storia come il discorso sull'orgoglio di maggioranza. Di che cosa si debba inorgoglire quella maggioranza è sotto gli occhi di tutti! Qui si dice: "In Consiglio, la maggioranza sia orgogliosa, decida da sola.". Chi gliel'ha mai impedito di decidere? E chi gliel'ha mai impedito di manifestare orgoglio? Ne manifesta troppo, orgoglio ed anche arroganza!

Se la maggioranza chiede di poter ancora, per suo conto, l'ha chiesto anche ieri, si sono riuniti cinque ore (non eravate riuniti cinque ore?), di dover definire al loro interno quali siano le compatibilità tra le proposte della Giunta, della maggioranza che dice di sostenere la Giunta, e quello che sta discutendo il Consiglio, si assuma anche questa responsabilità ancora di dilazionare i tempi, di non dare risposte, quelle che deve dare, e chiede i tempi di cui ha bisogno, però la finanziaria è in Consiglio, seppure è arrivata con tre o quattro mesi di ritardo, però è in Consiglio ormai da gennaio e nel momento in cui è in Consiglio, la finanziaria è di tutti, non è vostra! Voi continuate in questa visione tutta patrimoniale della politica, non è così! La finanziaria ha una parte, che è la proposta che viene avanzata al Consiglio, e adesso si arricchisce di altre proposte rispetto alle quali vi è una dignità della proposta di opposizione, che ovviamente è maggiore, ma è maggiore non perché l'opposizione sia migliore, ma perché l'opposizione non ha potere di proposta originaria, quindi può intervenire nella dialettica politica e istituzionale solo avanzando proposte dopo la maggioranza, quindi lo può fare solo sotto forma di emendamento, di proposta modificativa.

La maggioranza deve ritirare i suoi emendamenti perché ha potere di proposta originaria, o se li vuol tenere i suoi 200 emendamenti, li tenga, e sono anche un'occasione perché noi possiamo discutere meglio le nostre proposte alternative. Noi non vorremmo che, siccome il tempo sta passando, non si arrivi mai, o si arrivi in modo strozzato, a discutere di quelle cose, per esempio, che a noi stanno più a cuore. Noi, parlo di parte dell'opposizione, poi l'opposizione ha una sua impostazione e proposta di insieme, ma quella parte di opposizione che è il nostro Gruppo consiliare, la nostra parte politica, Rifondazione Comunista, non ha presentato 200 emendamenti, ne abbiamo presentato pochi, ma per essere pochi, non vuol dire che valgono meno, perché i nostri emendamenti sono, e abbiamo fatto una scelta di fondo, principalmente concentrati sui temi del decentramento delle risorse degli enti locali e del lavoro. Noi, qualunque cosa accada, sta accadendo anche la guerra, anche in guerra, noi del lavoro e di come questa Regione tratta le sue leggi per il lavoro, e di come riesce a gestirle, perché ha un dovere anche di governo delle leggi, la Giunta regionale e la maggioranza che governa, noi ne parleremo, perché voi non potete prima gestire male, governare male le leggi per il lavoro, oltre a tutte le altre, e poi dire che le abrogate o le ignorate perché funzionano male. Voi le fate funzionale male!

Quindi, innanzitutto, si facciano funzionare bene, si migliorino anche; noi l'abbiamo detto, la nostra parola d'ordine è salvare e migliorare la legislazione per il lavoro; salvare e migliorare insieme, contestualmente. Quindi si ritrovino le risorse che sono state tolte e nel contempo ragioniamo su come devono essere eliminati gli ostacoli che volutamente, o talvolta anche inavvertitamente, si saranno pure frapposti se alcune cose funzionano troppo a rilento. Però salvare e migliorare la legislazione per il lavoro, è la partita che a noi interessa di più.

Quindi, chiunque vorrà discutere, al suo interno, come dice Fantola, discutetene, ma sappiate che per quanto riguarda noi, la proposta nostra è principalmente quella. Lo sapete, quindi cominciate a dire come è che si riordina la finanziaria, come si cambia per cogliere questo obiettivo. Anche altre parti politiche, l'opposizione ha già dichiarato questo, ma l'hanno dichiarato i sindacati, le parti sociali, gli enti locali, i Comuni, i sindaci, non siamo soli in questa proposta. Dite voi qual è il passo che volete fare in avanti verso la soluzione di questa questione, così tutto è più chiaro.

La maggioranza ha bisogno di tempo, se lo prenda, ne ha avuto tanto, se ne può prendere ancora, ma per favore non tornate qui sempre con le solite tiritere che avete l'orgoglio di maggioranza e non avvertite invece la mortificazione di non essere capaci, essendo maggioranza, di governare minimamente questa Regione.

PRESIDENTE. Io non dovrei aprire su questo argomento un dibattito, però mi pare che l'onorevole Fantola abbia posto un problema che può interferire notevolmente sui tempi di approvazione della finanziaria, quindi credo valga la pena perdere dieci minuti per valutare le cose. Quindi, su questo, ho bisogno di sentire un po' i pareri.

Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Grazie Presidente, sulle questioni che ha posto il collega Fantola, per la verità, il dibattito in maggioranza è stato abbastanza largo in quest'ultimo periodo, e sulla necessità di rifondare questa maggioranza ci siamo espressi tutti, più o meno, all'unisono, abbiamo detto che non era solo una questione di orgoglio ma anche di fatti concreti.

Ora, noi crediamo che si possa lavorare e rifondare la maggioranza solamente se fossimo capaci di approvare la finanziaria nei tempi che, come diceva Fantola, la maggioranza riesce a darsi, cioè il 30 marzo appare una data possibile e interessante. Dal dibattito che è emerso in Aula e sui giornali, la sinistra, il centrosinistra poneva alcune condizioni; io credo che, proprio per rispettare lo schema del bipolarismo e tutti quei concetti ai quali ci siamo richiamati, non si possano e non si debbano dettare condizioni, ma il rapporto debba sempre avvenire alla pari.

Noi diciamo una cosa, nel rapporto con l'opposizione, la maggioranza non può vedersi snaturata la propria finanziaria. Noi diciamo che può essere aperto un tavolo di confronto, di merito, ma che questo tavolo di confronto e soprattutto sulla grande questione del recupero di ulteriori risorse, questo tavolo di confronto e di merito debba essere, in qualche modo, gestito e guidato dalla Giunta, cioè noi non vogliamo escludere da questo rapporto il valore fondamentale di indirizzo e di gestione che la Giunta ha. Se questa può essere una base d'accordo, è anche ovvio che il centrosinistra deve dare qualche dimostrazione di attenzione verso le nostre istanze, il che significa ritirare la gran parte degli emendamenti proprio per le questioni che ho posto in premessa.

Possiamo quindi discutere di tutte le questioni inerenti la finanziaria su un rapporto paritario, anche con una buona disposizione da parte del centrosinistra. La regia deve essere ovviamente della Giunta, con i Gruppi di maggioranza protagonisti della proposta politica, per poter arrivare alla chiusura della finanziaria entro il 30 di marzo. Sulle questioni di maggioranza, è evidente che il dibattito, come è ovvio, si potrà affermare probabilmente anche in altre sedi. Noi abbiamo detto che occorrerà una grande seduta di rilancio, di ascolto, di confronto proprio a partire da dopo la finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, anch'io mi rendo conto che il dibattito sulla finanziaria probabilmente è arrivato ad un binario morto, però nessuno di noi può sottacere il fatto che il dibattito politico tra maggioranza e minoranza travalica la dialettica politica inserita nella manovra, e soltanto nella manovra finanziaria, attiene a problematiche politiche più ampie. E` evidente che ognuno di noi ha la sua opinione; sulla finanziaria si stanno scaricando le tensioni e il modo di concepire anche la politica e quindi gli strumenti per portare avanti i bisogni della Sardegna che sono differenti, ci sono posizioni differenti. Noi tutti sappiamo che la Sardegna in questi ultimi cinquant'anni è cresciuta, ed è cresciuta soprattutto perché ci sono stati i finanziamenti dell'Unione Europea e dello Stato nazionale, ma non è cresciuta in quegli elementi che avrebbero dovuto fare la differenza tra le altre Regione italiane europee e la regione sarda. Per cui sono cambiati gli attori della politica economica, non sono più gli stessi, lo Stato non ha più la leva del comando del sistema economico per cui ognuno di noi ha una sua opinione. Essendo cambiati gli elementi, noi riteniamo che le organizzazioni, quindi anche il Consiglio regionale, anche tutte le autonomie locali devono fare i conti intrecciando gli interessi generali agli interessi individuali. Quindi la concertazione, quindi il fatto che si debba cambiare in qualche modo registro, è una cosa che mi sembra evidente. Però io mi chiedo: avevamo iniziato un dibattito, ricordo che intervenni all'inizio di questa finanziaria e mi rispose il collega Gian Mario Selis. Alcune cose non possono essere ridotte adesso nell'angusto ambito di una stanza, perché abbiamo detto tutti che questa finanziaria è al capolinea, abbiamo detto tutti che non è uno strumento e probabilmente mi auguro sia l'ultima volta che in questo Consiglio si parla di finanziaria, cerchiamo di fare il minor danno possibile e allora sento il dovere di esprimere la mia opinione: badate, qui bisogna ritirare tutti gli emendamenti della maggioranza e dell'opposizione che sono veri e propri interessi privati, fotografie! Bisogna eliminare dalla finanziaria tutte le norme intruse perché io, voto segreto o voto palese, voterò contro tutti questi emendamenti che non rispondono a quelli che sono gli interessi generali.

Cominciamo a fare questo. C'è questa volontà? Se c'è questa volontà, i tempi si stanno già riducendo. Poi ci sono alcune partite, come quella che dicevano Cogodi e gli altri, e su queste forse è possibile trovare un'intesa o comunque aprire un fronte, un tavolo con l'opposizione per cercare di trovare una soluzione unitaria a queste che sono le partite. Ma se non liberiamo il campo da questo e aspettiamo di risolvere i problemi prima, per poi arrivare alle proposte che io sto formalizzando, io credo che non facciamo niente di costruttivo e niente di serio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, dobbiamo dare atto al collega Fantola di aver aperto un dibattito in Aula come è da tutte le opposizioni richiesto. Non mi soffermo, collega Fantola, sugli aspetti inerenti la sua maggioranza, sul fatto che bisogna ritrovare l'orgoglio di appartenenza, che bisogna rifondare la maggioranza. Io prendo come spunto soltanto quegli aspetti che riguardano l'appello o comunque l'invito che è stato fatto alle opposizioni. Noi abbiamo detto che desideriamo discutere in Aula, alla luce del sole, di alcuni problemi seri, molto seri, che sono stati posti dalle varie organizzazioni e riguardano il problema degli enti locali, riguardano il problema dello sviluppo, riguardano il problema delle norme intruse, come dicevo, e mi fa piacere che anche il collega Floris la pensi allo stesso modo, riguardano il piano del lavoro e riguardano naturalmente l'eliminazione delle fotografie.

Credo che sino a ieri abbiamo continuamente ripetuto questi concetti. Io devo dire che mentre la maggioranza in Aula sostiene una tesi, poi ritrovo su un organo di informazione stamattina una frase che è stata attribuita al Presidente Pili, che leggo, perché è sintomatica del clima che c'è - secondo me - tra la maggioranza e la Giunta regionale. Interpellato dagli alleati sull'ipotesi di avviare finalmente un dialogo con l'opposizione per sbloccare la situazione, Pili si sarebbe detto contrario affermando di aver ricevuto da settori del centrosinistra testi di emendamenti che prevedono interventi clientelari e addirittura affaristici.

Io ritengo che il Presidente Pili debba fare nome e cognome, debba dirci chi è che gli ha proposto questi emendamenti che hanno finalità affaristiche. Lo faccia Presidente Pili! Ma, indipendentemente da questo, io ritengo che il dialogo che è stato aperto dal collega Fantola, ripreso dal collega Floris (non riesco a capire il collega Murgia quando parla di ricatti), le stesse cose che abbiamo sostenuto noi in questi giorni, le hanno riprese il collega Fantola e il collega Floris. Stiamo chiedendo e stiamo tentando di migliorare questa manovra finanziaria.

Presidente Pili, io credo che lei rappresenti tutta la maggioranza e non c'è bisogno di un dibattito, Presidente Serrenti, non c'è bisogno; noi desideriamo capire se il Presidente Pili è d'accordo sulle proposte che sono state avanzate dal collega Fantola e dal collega Floris. Se è d'accordo, lo dica, poi vedremo anche il modo. Noi, per quanto ci riguarda, le nostre quattro o cinque ipotesi di miglioramento della manovra finanziaria le abbiamo poste; sono le richieste degli imprenditori, sono le richieste delle organizzazioni sindacali, sono le richieste da parte degli enti locali. Il Presidente Pili si pronunci, una volta tanto dia all'Aula l'autorevolezza che merita! Dev'essere il Presidente Pili la sintesi della maggioranza! Non è pensabile che tutte le volte che si deve discutere di manovra finanziaria il Presidente Pili non esprima in suo parere. Noi siamo disponibili al dialogo, ma desideriamo che queste cose vengano affermate in Aula dal Presidente. E naturalmente desideriamo sapere, se è possibile adesso stesso quanto da me letto, chi sono le persone che hanno proposto emendamenti di carattere affaristico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Grazie, Presidente, anche per la tempestività con la quale mi dà la parola.

PRESIDENTE. Nel tempo in cui le spettava. L'onorevole Fadda l'aveva chiesta prima di lei. Non vorremo polemizzare anche su questo!

SPISSU (D.S.). Si faccia assistere, Presidente, così coglie le iscrizioni quando vengono fatte.

PRESIDENTE. Non voglio polemizzare su questo. Almeno queste cose le decide il Presidente.

SPISSU (D.S.). Non è questo il punto. Noi abbiamo ascoltato, apprezzandole anche oggi, ma lo andiamo ripetendo da giorni, le parole, i toni e gli argomenti che sono stati usati dall'onorevole Fantola e dall'onorevole Floris; andiamo ripetendo da giorni che se la maggioranza ritiene di affrontare un percorso di discussione che non sia quello della contrapposizione frontale, ma che sia quello di valutare alcune delle questioni che l'opposizione ha messo in campo in queste settimane e in questi mesi, noi non ci sottrarremo ad una discussione che si fa apertamente, esplicitamente, chiaramente, su argomenti precisi in quest'Aula, con gli approfondimenti tecnici che fossero necessari per arrivare ad una formulazione diversa di questa finanziaria che, come voi sapete, a noi non piace.

Non esercitiamo nessun ricatto, non formuliamo minacce, svolgiamo un'azione in quest'Aula che utilizza, così come abbiamo detto, gli argomenti e anche gli strumenti regolamentari.

Se non c'è una risposta, noi procederemo lungo questo terreno di confronto e di scontro, mantenendo il nostro argomentare. Se la maggioranza ritiene di non dover accogliere nessuna delle nostre posizione, faccia quello che deve fare, noi non siamo in condizioni di impedire ad una maggioranza, se c'è una maggioranza, di approvarsi anche la finanziaria anche così com'è, esattamente com'è.

Però, poiché la maggioranza non è in condizioni di fare questo, né di dettare ritmi, né di dettare tempi all'Aula, come ha ricordato l'onorevole Fantola, ma questo è un terreno sul quale noi non entriamo, decida la maggioranza che cosa vuole fare, decida la maggioranza che cosa vuole fare dei suoi, non dei nostri, 150 emendamenti che producono o produrrebbero nel 2003 una ulteriore spesa per 246 milioni di euro. Quindi, decida la maggioranza come vuole impostare questo confronto; noi abbiamo già detto che saremo assolutamente disponibili ad attenuare la pressione nella discussione sulla finanziaria in presenza di una agibilità politica al confronto, diversa da quella attuale.

Certamente il ritiro di moltissimi emendamenti e di moltissimi commi, che con la finanziaria non c'entrano niente, naturalmente preparerebbe un terreno di discussione positivo. Siccome ce lo stiamo dicendo da una settimana, questo terreno più che ripetuto e confermato, andrebbe finalmente agito dalla maggioranza nei modi e nelle forme che ritiene più opportune, subito, evitando in questo modo di perdere tempo.

Per quanto ci riguarda, riconfermiamo i punti sui quali noi intendiamo sviluppare l'azione, che sono quelli della modifica degli stanziamenti verso il sistema delle autonomie locali, verso il lavoro, verso le imprese. Anche su questo siamo consapevoli che agiamo in un ambito, in un terreno di risorse non illimitate, si tratta di lavorare per trovare dei punti di conclusione soddisfacenti per la Sardegna, secondo noi, non per il centrosinistra.

Tutto questo ha bisogno di una posizione della Giunta e del Presidente Pili che in questi giorni non è venuta, o meglio è venuta in modo contraddittorio; a formali aperture sono seguite sostanziali durissime chiusure, ultime le dichiarazioni che leggeva prima il collega Fadda; e naturalmente questo non ci consente di ritirare nessuno degli emendamenti proposti. Poi la maggioranza li boccerà in Aula, faccia quello che deve fare, se ha la forza di farlo, ma non ci sembra che ci sia un terreno utile per allentare la nostra pressione su questa maggioranza.

Quindi, Presidente Pili - a conclusione di questa parentesi aperta dall'onorevole Fantola - dica se ci sono le condizioni e la volontà della Giunta di procedere.

Un'ultima cosa, e ho concluso; io credo che la maggioranza dovrebbe rivalutare la proposta di sospensione per un'ora stasera dei nostri lavori per consentire, a chi voglia farlo, di partecipare ad una manifestazione sulla pace. Credo che questo non modifichi il percorso della finanziaria non più di quanto non sia stato modificato da vicende forse meno importanti di quella che alcuni consiglieri ritengono fondamentale.

PRESIDENTE. Colleghi, ho ritenuto utile uscire brevemente dai lavori che sono quelli dell'esame degli emendamenti, però vi prego di essere concisi e veloci, non posso dare la parola a tutti. Ho degli iscritti a parlare, non ne iscriverò altri perché poi dobbiamo tornare per forza all'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE ((La Margherita-D.L.). Io, ancora una volta, sarò costretto ad essere controcorrente. Naturalmente parlo a titolo personale e forse anche a titolo di qualcuno che rappresento in quest'Aula.

Rifondare la maggioranza, Massimo Fantola. Io, per rifondare, pensavo qualche altra cosa; rifondare, secondo me, vuol dire prendere atto di un fallimento, di un crollo e ricominciare da capo. Questo è rifondare. Altrimenti mi dà l'impressione della commedia degli inganni, del gioco degli equivoci, e via dicendo. Ho sentito anche alcune espressioni del collega Murgia, che mi sembra alquanto smarrito, anche se nel frattempo hanno trovato il vicario, che però in questo momento è silenzioso perché evidentemente ha capito che ogni tanto il silenzio è d'oro, e mi riferisco a Cesare Corda.

Commedia degli inganni, ho detto, gioco degli equivoci; per certi versi è anche un discorso penoso, vorrei usare la parola, ma è una parola pesante, per certi aspetti nauseante, soprattutto in un'epoca in cui si parla tanto di bipolarismo, in cui si parla di osservanza e rispetto di una linea politica, rispetto degli elettori, rispetto del mandato e di tante altre cose. Queste osservazioni, se fatte da persone serie, sono la certificazione di un fallimento e voi sapete che quando le imprese falliscono, vengono liquidate, non possono essere rinvigorite con l'aiuto della controparte, non è possibile!

Certamente anch'io sono d'accordo con i colleghi che mi hanno preceduto, che da mesi stanno dicendo, insieme alle forze sociali, ai rappresentanti delle imprese, del mondo del lavoro, di tutte le categorie che contano in Sardegna, che bisognava procedere in maniera diversa, ma qui si è andati a sbattere, tutta la Sardegna, l'ho già detto, è andata a sbattere con la testa contro il muro per oltre un mese.

Allora, di fronte a quello che è successo nei giorni scorsi, che non è stato altro che raccogliere quello che si era seminato in modo scellerato, e quello che si è seminato in modo scellerato con questa finanziaria non è altro che il riscontro di quello che si è seminato in modo scellerato con quell'imbroglio con il quale è stata corrotta questa legislatura. Io credo che le persone serie devono prendere atto di questo fatto e siccome le persone serie non mancano neanche da quella parte, ce ne sono, alcune addirittura non esistevano, non c'erano qui dentro quando sono state combinate quelle porcherie, allora se di persone serie si tratta, si deve prendere atto di questo fallimento, che è già certificato, certificato in tutti i sensi e in tutti i modi. Stamane abbiamo parlato perfino di perdita della premialità, di cento miliardi buttati a mare per l'incapacità, per le inadempienze, per l'inadeguatezza di chi ha preteso di governare la Sardegna. Allora, che si prenda atto di questo fallimento, questa Giunta se ne vada a casa e qualcuno che la sostiene, nonostante tutto, abbia il coraggio di dire: "La Giunta se ne va a casa" e si rincominci da capo, si sfrutti questo anno per lavorare seriamente, per fare qualche cosa di buono rispetto a tutto quello di pessimo che è stato fatto fino a adesso, che non è altro che il frutto di ciò che è stato seminato da una parte sciagurata.

Questo è il mio concetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, io porterò via meno del tempo che mi è concesso dal Regolamento perché credo che sia opportuno tornare subito all'articolo 9.

Ho preso la parola solo per rivolgere pacatamente un invito, non una critica, ai colleghi tutti; badate (lo dico per quel briciolo di brevissima esperienza che ho), noi non possiamo lavorare così! In questo momento sono aperti di fronte all'Aula, lo dico proprio in modo notarile, tre argomenti diversi; l'articolo 9, che sarebbe quello principale, forse; una discussione sull'ordine del giorno posta dal collega Sanna; una discussione - chiamiamola così - politica generale, aperta dal collega Fantola.

Io non credo che noi possiamo, al di là dell'opinione che ciascuno di noi può avere su questo o su quell'argomento (io ho le mie, non le dico in questo momento), l'Aula non può lavorare così! Non è una critica al Presidente perché neanche Nostro Signore riuscirebbe a governare questo bailamme, poi naturalmente si può criticare anche il Presidente, qualche volta va anche fatto e qualche volta forse lo merita, ma non è questo adesso il punto.

Qui ormai c'è questa prassi per cui chiedere la parola sull'ordine del giorno, talvolta si dice sull'ordine dei lavori e non so che cosa sia, o sul Regolamento è il passe partout per discutere di tutto, in qualsiasi momento, senza discutere di niente in particolare, e rigorosamente senza concludere nulla.

Io vi dico molto sommessamente che sta iniziando a diventare difficile continuare a far parte di questa Assemblea, sta diventando difficile continuare a far parte di questa Assemblea. Guardiamo almeno la televisione così vediamo come lavora il Parlamento; c'è un ordine del giorno, c'è una programmazione dei lavori, a nessuno viene consentito, nemmeno fosse il Padre Eterno della politica, di intervenire su quello che gli aggrada quando vuole.

Io penso che dovremmo iniziare - detto con assoluta pacatezza e sommessamente - a piantarla anche noi di dare ogni giorno questo accidente di spettacolo! Massimo Fantola, tu hai aperto una discussione in Aula, si può fare, l'hanno fatto anche altri in altri momenti, che è una discussione della maggioranza, ma fatevela! Ci sono da ritirare gli emendamenti, ma chi deve farlo? L'opposizione? Deve farlo la maggioranza se vuol dare un esempio! Ha bisogno di discuterlo in Aula? Ma quando mai! Venga in Aula e dica: "Ritiro questi emendamenti".

Poi interverrò sull'articolo 9, che forse qualche riflessione potreste fare anche su qualche articolo; ci sono articoli infatti che hanno caratteristiche tali per cui il Consiglio sta esaminandoli con una certa severità. Non leggete solo gli emendamenti; se qualcuno non ha letto gli articoli, li legga! L'articolo 9 è un articolo che, 90 su 10 - sono pronto a fare una scommessa - verrà bocciato dall'Aula. Almeno non siate così masochisti, perché è chiaro che un articolo che leva i poteri al Consiglio per darli alla Giunta è un po' difficile - poteri legislativi - che il Consiglio, se ha un barlume di saggezza, li approvi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, sono stato tentato nel rinunciare, però devo dire che invece l'onorevole Scano mi ha stimolato ulteriormente perché io trovo una certa linearità fra quanto è stato sostenuto dall'onorevole Scano e quanto proposto dal collega Fantola. E` vero, diventa sempre più difficile lavorare in questa Assemblea, ma diventa sempre più difficile portare avanti le proprie idee in questo sistema, più che in questa Assemblea. Io credo che l'onorevole Fantola non abbia mai inteso proporre quello che ha proposto pienamente condivisibile e sottoscritto da parte dell'U.D.C. in alternativa alla Giunta, ma in piena sintonia con la Giunta, cercando di portare avanti tali temi in pieno accordo di maggioranza, ma non negando il fatto che noi siamo legati ad una situazione che ci ha portato ormai ad oltre il novantesimo giorno di discussione di questa finanziaria e bisogna comunque trovare il modo perché la Sardegna abbia una finanziaria. Si è parlato di lavoro, di imprese, di autonomie locali, credo che questa non sia la bandiera di nessuno. Vorrei sapere chi, in quest'Aula, non vuole parlare di lavoro, non vuole parlare di impresa, non vuole parlare delle autonomie locali, o non voglia favorire questi processi. Forse abbiamo semplicemente due visioni diverse sul come portare avanti tali processi. Credo che l'Aula abbia necessità non di fermarsi - e questo non è stato proposto, non è stata proposta nessuna sospensione - l'Aula ha necessità di un confronto più politico, di un'azione incisiva che consenta alla finanziaria di arrivare in tempi brevi alla sua approvazione.

E` vero, onorevole Scano, che non bisogna fermarsi agli emendamenti e per quanto riguarda la maggioranza, c'è già un'idea di semplificazione di tutto l'iter degli emendamenti e questo non riguarda sicuramente l'opposizione, a cui è stato fatto un invito a fare altrettanto. E` anche vero, e nella premessa dell'intervento del collega Fantola era presente anche questo, che bisogna rivedere il testo, alcuni commi, alcune modifiche che sono state portate in Commissione, che sono utili e necessarie e che hanno contribuito a migliorare il testo, laddove ce ne fosse bisogno, della finanziaria stessa. Un testo che ormai è stato discusso, esaminato, da chi condiviso, da chi no, da chi criticato e da chi si è impegnato anche nella modifica dello stesso.

Noi comunque dobbiamo arrivare ad una definitiva gestione ottimale dell'Aula così, con questo Regolamento che già è stato discusso in vari momenti dell'esame stesso della finanziaria, con l'ostruzionismo che viene portato avanti e che non facilita il percorso della finanziaria, legittimo, per carità, perché fa sempre uso di un Regolamento legittimo anche questo, ma sicuramente antistorico. Noi abbiamo cercato di abbassare i toni, noi stiamo cercando un dialogo; capisco che alcuni punti di vista, sia della maggioranza che dell'opposizione, non coincidano - come si è visto anche negli ultimi interventi - nonostante si dica che dobbiamo discutere di politica, che dobbiamo comunque rasserenare, tenendo ognuno le sue posizioni e nessuno le potrà cambiare semplicemente per un rasserenamento del clima. Perciò il mio concetto politico, il mio concetto di società, il mio concetto di valori e di ideali non verrà modificato dalla richiesta di un confronto con le opposizioni, ma noi dal nostro vocabolario, la prego onorevole Dore, nonostante io rispetti totalmente la sua legittima posizione, iniziamo a togliere una terminologia che non contribuisce sicuramente al rasserenamento dell'Aula. Si parla troppo di imbrogli, di corrotti, di porcherie, di quant'altro, non fa parte del nostro vocabolario, gradiremo tanto che non facesse parte neanche del vostro!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.- Sardegna). Anch'io accolgo l'invito ad abbassare i toni, ma vorrei dire che siccome anche stamattina abbiamo sentito parlare di fallimenti, noi abbiamo già detto nella discussione generale, e lo ripetiamo, che diamo un giudizio molto positivo sull'azione di governo sia della Giunta dell'onorevole Floris, sia della Giunta attuale dell'onorevole Pili.

Ci rendiamo conto che bisogna approvare la manovra finanziaria nel minor tempo possibile per mettere la Sardegna in grado di poter avere un bilancio approvato. Per fare questo, abbiamo già detto nei giorni scorsi e lo ripetiamo oggi, siamo disponibili al ritiro dei nostri emendamenti e a rivisitare l'articolato della manovra finanziaria. Siamo d'accordo con la proposta e la linea che è stata indicata dall'onorevole Fantola e auspichiamo che anche il centrosinistra, come ha da più parti detto qui in Aula, sia disponibile ad un confronto stringente per arrivare nei tempi più rapidi all'approvazione della manovra finanziaria. Speriamo che questa non sia solo una manovra propagandistica, ma che nei fatti arrivi ad una soluzione concreta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I. - S.U.). Grazie Presidente. Intanto per dire che fra toni pacaati, inviti che vengono, e qualche tono eccessivamente moralisteggiante, me lo consenta Presidente, è impensabile che nell'Aula si avvii un argomento, una discussione a latere, ma non estranea alla manovra finanziaria e poi si abbia la pretesa che se un Capogruppo vuole parlare, non si possa esprimere. Sono argomenti all'attenzione dell'Aula anche questi.

E` sempre avvenuto, Presidente, che nelle manovre finanziarie si divagasse, si perdesse anche qualche ora di tempo, si esagerasse nei toni e non si approvasse la manovra finanziaria nei fatidici giorni, così come stabilito nel Regolamento, oggi e nel passato.

Ciò detto, non è che stiamo parlando di cose estranee alla manovra finanziaria, non sono argomenti intrusi che nulla hanno a che fare; abbiamo colto alcune proposte, le vogliamo raccogliere in concreto. Non si chieda all'opposizione di ritirare essa gli emendamenti, la maggioranza ha dichiarato la propria disponibilità a farlo, come prima cosa inizi ad essere in automatico, naturalmente conseguente, ritiri quelli che ritiene di dover ritirare. Perché vi possa essere un confronto dialettico utile nel merito della manovra finanziaria, la maggioranza dichiari - ci è parso di aver colto qualche segnale dall'ultimo intervento dell'onorevole Corona - la propria disponibilità a rivedere quegli aspetti relativamente a imprese, lavoro, enti locali, servizi socio - culturali. C'è questa disponibilità? Naturalmente cambierà favorevolmente l'atteggiamento anche dell'opposizione, se questa non è disponibilità generica ma concreta. Concreta vuol dire che deve verificarsi immediatamente se c'è questa opportunità in termini reali.

Mi auguro che l'onorevole Corona stia convincendo in questa direzione l'assessore Masala e il presidente Pili. La Giunta concorda anch'essa su questa linea? Perché se la Giunta non dovesse concordare, caro Fantola, caro Corona, caro onorevole Floris, è un'ulteriore perdita di tempo. Se la Giunta invece dovesse convenire che questo è utile, è opportuno, necessario, che le proposte dell'opposizione hanno una giusta legittimità, allora siamo sulla strada giusta.

Però attendiamo in questo senso, presidente Pili, un suo segnale di vita. Per cortesia esca dal silenzio e ci dica se condivide questa ipotesi di lavoro. Presidente, mi consenta un'ultima annotazione, rivolta al Presidente Murgia, rivolta a lei, onorevole Presidente del Consiglio, e a tutti i colleghi: badate, impedirci di partecipare alla manifestazione sulla pace, con la scusa che in Aula c'è il dibattito sulla finanziaria, e che sulla finanziaria non si può perdere neanche un'ora, è semplicemente inaccettabile e vergognoso!

Sappiate che se a questo voi ci doveste costringere, molti di noi alla manifestazione per la pace andranno in ogni caso, faremo a turno, ma la finanziaria, contrariamente a quello che voi credete, non farà neanche mezzo millimetro in avanti, probabilmente anzi farà molti, molti, molti passi indietro.

Siccome voglio concludere nuovamente positivamente con un invito, l'invito è alla Giunta regionale, al presidente Pili, all'assessore Masala: date un segnale di chiara disponibilità nella direzione prima indicata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, io come proponente della manovra finanziaria, cioè come colui il quale mette la sua firma in calce al disegno di legge, non ho mai avuto la speranza di proporre una cosa che potesse piacere o non piacere. Le manovre finanziarie non devono partecipare ad un concorso di bellezza per cui piacciono o non piacciono, anche perché affrontano problemi o cercano di affrontare, o meglio di indicare la soluzione ai problemi che sono nella conoscenza di tutti quanti. Quest'anno la finanziaria ha avuto una vita più difficile perché evidentemente sulla stessa sono state fatte ricadere tensioni che hanno avuto un'amplificazione, essendo ormai nella primavera del 2003, che - ahimè - è l'anno prima del 2004, anno cioè in cui tutti quanti saremo impegnati nella competizione elettorale. Quindi è chiaro che le tensioni risentono anche di questa situazione, e quindi tutte queste tensioni vanno a ricadere sulla manovra finanziaria, la quale, salvo qualche rara eccezione e in qualche rarissima circostanza, è stata degnata di essere valutata per quello che c'era scritto, perché il 99 per cento degli interventi, sia in discussione generale che su ogni articolo e persino su ogni virgola e su ogni emendamento, hanno sempre riguardato gli aspetti generali. Si è sempre fatto, da 15 giorni o 20 giorni, esclusivamente un dibattito generale, quasi che fossimo alle dichiarazioni programmatiche del Presidente e alla fiducia o sfiducia nei confronti alla Giunta. Questi sono i limiti oggettivi che hanno condizionato pesantemente anche il dibattito sulla finanziaria, per cui la proposta che l'onorevole Fantola oggi avanza pubblicamente in quest'Aula, che è stata concordata nel corso della manifestazione interna della maggioranza e che ha avuto per bocca del Presidente l'invito a tutti i partecipanti alla maggioranza stessa, al ritiro di tutti gli emendamenti, evidentemente è in perfetta sintonia con quello che la Giunta sta dicendo in ogni occasione, perché non da oggi la Giunta ha considerato la proposta una proposta aperta, l'ha considerata cinque secondi dopo. A parte il fatto che era stata indicata come proposta aperta alle organizzazioni sindacali e a tutto il mondo economico e sociale, è stata indicata proposta aperta in Commissione, è stata indicata proposta aperta alla maggioranza, la quale si è incontrata più volte con la Giunta per verificare se sussistessero le condizioni per una rimodulazione, per un aggiornamento, cosa che è stata fatta, cosa che è stata fatta tranquillamente, e mai è stato negato il confronto con le opposizioni, come ben sanno i colleghi di opposizione che sono nella Commissione competente, perché da parte dell'Assessore non c'è stato mai il rifiuto al dialogo, al confronto e anche all'esame comune di determinati problemi.

Naturalmente in Aula poi, per agevolare il confronto, bisogna anche che i toni siano adeguati al confronto, che siano invitanti al dialogo, perché è chiaro che se uno viene messo continuamente sotto il bersaglio di una fucileria contraria, quotidianamente dalle dieci del mattino alla sera, spesso dicendo cose inesatte, perché non è disdicevole neppure per l'opposizione riconoscere eventuali meriti della maggioranza. Per esempio continuare a dire in quest'Aula che il Comitato di sorveglianza ha negato la validità dei progetti realizzati dalla Sardegna è sbagliato, perché hanno detto esattamente il contrario! E poiché il vicepresidente della Commissione, che ha accompagnato il Presidente della Commissione seconda, è dell'opposizione, può tranquillamente testimoniare questo. Questi sono fatti che, evidentemente, pesano naturalmente sul ....

Il che non tocca la sostanza del problema, nel senso che la Giunta non può che riconfermare quanto, per bocca degli esponenti della maggioranza e dei Capigruppo della maggioranza, ha sempre sostenuto: la disponibilità a... Ovviamente bisogna che ognuno di noi conosca quelli che sono i limiti che le cifre impongono alla finanziaria stessa. In relazione alle cifre mi piace chiudere questo intervento di riconferma della disponibilità chiedendo a tutti i Consiglieri di opposizione, ma anche di maggioranza, che bisogna fare una netta distinzione tra stanziamenti e spese. Perché, se noi vogliamo ingannare i destinatari dei provvedimenti, possiamo stanziare quello che vogliamo; però, attenzione, i vincoli ci impongono di spendere entro un certo limite. Noi nel 2002 abbiamo speso 5.220 miliardi che vengono tenuti a base ai fini del patto di stabilità per le spese del 2003 e noi nel 2003 non potremo superare la spesa di 5.892 milioni di euro, il che significa che, se noi dovessimo scrivere 10.000 milioni di euro di stanziamenti, la metà rimane stanziamento. Cioè dobbiamo ragionare anche con oggettività e con riferimento alle cifre. Noi questo lo stiamo dicendo non da oggi, lo stiamo dicendo dal mese di settembre, da quando cioè abbiamo iniziato a parlare di finanziaria.

Ciò detto, ritengo di interpretare anche il pensiero del Presidente nel dire che, per quanto riguarda la Giunta, è coerente perfettamente con quanto affermato oggi in quest'Aula da esponenti della maggioranza.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)"

(383/A)

PRESIDENTE. Grazie Assessore. Onorevole Sanna Gian Valerio la prego di continuare con l'articolo 9. Siamo all'emendamento 159, ma se i colleghi stanno attenti anche il 437, che è a pagina 181, ha lo stesso contenuto e verrà illustrato subito dopo.

Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 159.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Noi con l'emendamento 159

riproponiamo un adeguamento degli stanziamenti che riguardano i contributi ai consorzi e alle associazioni di via per rivitalizzare i centri storici e urbani e promuovere la qualificazione dell'offerta. Mi sembra una partita importante, che si sarebbe dovuta abbinare ad altre politiche di intervento regionale, ma la domanda alla quale le imprese fanno fronte trova anche qui la Giunta assente.

Io volevo precisare alcune cose nella prosecuzione di un dibattito che è stato interessante, ma che, credo, non ha spostato di una virgola i termini della questione. Fantola parla di delusioni che aleggerebbero nella maggioranza. E' un'ammissione, le delusioni quasi sempre derivano da scelte, qualche volta anche da non scelte, ma sempre da atti compiuti da chi poi le delusioni le registra. Però se i Riformatori, caro collega Fantola, devono ammettere o ammettono in quest'Aula una loro presunta coerenza rispetto agli impegni presi, l'affermazione è abbastanza grave. La coerenza significa condivisione, condivisione di tutti i processi formativi che hanno dato origine a questa maggioranza, ai compromessi e alle cose poco chiare che ancora ci sono, però la maggioranza è nata sui valori e giustamente il problema è questo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Allora noi diciamo questo: noi, anche negli anni passati, rispetto alle esigenze di migliorare la finanziaria, abbiamo sempre osservato un comportamento contraddittorio tra disponibilità dei consiglieri della maggioranza e atteggiamenti della Giunta. Non mi sembra che al momento le cose siano mutate, perché l'assessore Masala (apprezzo il suo coraggio assessore Masala, sinceramente è un dato che mi viene spontaneo) dice: "La Giunta ha presentato una proposta di finanziaria aperta". Mi consenta, non riusciamo a immaginarci cosa sarebbe stato se fosse stata dichiarata chiusa! Non ci riusciamo, sinceramente è una cosa paradossale, è una questione paradossale. E se la trattativa rispetto alla proposta aperta è rimanere all'interno dei vincoli che voi stessi individuate in maniera unilaterale, e lei non spende una parola, dopo le cose che sono state dette, cominciando a pronunciare in quest'Aula la disponibilità di cancellare l'articolo 9, per le cose che abbiamo detto e per la gravità dei contenuti dell'articolo 9, mi sembra che grandi passi avanti non ce ne sono, al di là delle parole. Tuttavia - è un'informazione importante che io voglio rilevare, colleghi, che in qualche modo ferma e fotografa anche una responsabilità - dire che, poiché nel 2002 sono state realizzate determinate spese e, per vincoli che ci derivano dal patto di stabilità in relazione a quanto si è speso nel 2002, non possiamo eccedere di altrettanto nel 2003, significa assumersi una volta tanto una responsabilità politica di chi, avendo maturato un'inefficienza politica e amministrativa nella spesa, perché i dati del 2003 sono noti, carica e grava la Sardegna delle sue incapacità in maniera automatica con questa affermazione.

E' un'assunzione di responsabilità che assumiamo agli atti e che a maggior ragione impone a noi l'onore di fare delle scelte dentro quel margine che è stato indicato. E le scelte che noi vogliamo fare sono quelle che, proprio in ragione delle penalizzazioni che graverebbero sul sistema economico per effetto di queste scelte, dobbiamo eliminare la politica dei clienti e fare la politica strutturale dello sviluppo, cioè cancellare spese correnti, spese inutili e allocarle nella destinazione della spesa dello sviluppo. Questa disponibilità non è emersa, e allora rivisitare la finanziaria nella logica di una riforma sostanziale dei suoi contenuti per noi significa questo, perché, per il resto, eliminare norme intruse e quant'altro significa ridurre la finanziaria grosso modo al bilancio, a cominciare dalle cose che abbiamo visto con gli articoli precedenti per continuare con l'articolo 9 e via via potremmo vedere il seguito degli articoli.

Però una cosa voglio dire al collega Fantola: dire che la finanziaria deve avere tempi certi e deve uscire rapidamente dall'Aula non ci soddisfa per le cose che abbiamo visto i giorni scorsi in quest'aula, perché dire questo significa esprimere la volontà da parte di Fantola di salvare il presidente Pili, superare in maniera soft una crisi che c'è e che attiene alla questione morale che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo in quest'Aula. Noi abbiamo detto e abbiamo argomentato con chiarezza che la sincerità dell'affermazione di voler collaborare con noi, per rendere la finanziaria la più rispondente ai bisogni della Sardegna e superare la grave crisi istituzionale nella quale ci avete portato, comporta che l'assunto di rifondare (non capisco come si possa pensare di rifondare alla fine della legislatura un qualcosa che ha fallito, però ve lo lasciamo come prerogativa) una maggioranza per voi significa accettare l'assunto che vi dovete liberare del presidente Pili, perché senza liberare il Parlamento e il Governo regionali dalla presenza di un Presidente che incarna il potere e la sua responsabilità in questi termini presuppone solo che voi vi liberiate di lui.

D'altra parte noi possiamo collaborare e collaboreremo se, rispetto a questo dualismo strano tra disponibilità della maggioranza e comportamenti della Giunta, avremo la prova, al di là di parole vaghe e generiche, che la maggioranza, per un senso di orgoglio vero e di responsabilità autentica, ci da le prove di portare l'assessore Masala e il presidente Pili fuori dal bunker dell'inamovibilità che avete dimostrato in Commissione, che avete dimostrato nelle audizioni, che avete dimostrato in questo primo mese di confronto in Aula. La stessa scena alla quale abbiamo assistito nell'audizione dei diciassette sindaci che chiedevano una risposta alle loro esigenze e agli impegni stessi che i governi regionali avevano dato loro nei confronti dei colleghi del Consiglio regionale delle opposizioni è la prova provata di quella proposta non solo chiusa, poco aperta, assolutamente e incomprensibilmente blindata da una protervia ad essere gli unici depositari della verità, che noi non vi assegniamo fino a quando non avremo la prova che insieme si trovano le strade della verità e le strade anche delle migliori risposte che diceva Masala, come soluzioni ai problemi dei sardi. Non è possibile che il tenore delle risposte fra la vostra visione e la nostra visione e anche quella dei corpi sociali siano così distanti e inconciliabili, bisogna fare qualche passo in più.

PRESIDENTE. All'emendamento 159, che è stato appena illustrato, è connesso l'emendamento numero 437. Ha facoltà di illustrarlo l'onorevole Falconi che è il primo firmatario.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io ho più emendamenti, uno dopo l'altro, quindi seguo un po' la stessa procedura che è stata seguita finora con gli emendamenti all'articolo 9.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, noi stiamo seguendo questo primo ordine, come sono bloccati nella raccolta, quindi si inserisce questo e poi riprendiamo con l'emendamento 160. Poi lei sarà successivamente chiamato a illustrare gli altri emendamenti. O li vuole illustrare tutti? Però se interrompiamo, non lo so...

FALCONI (D.S.). Non fa nulla, per adesso andiamo avanti. Illustro adesso l'emendamento 437. Prima entrare nel merito di questo emendamento e illustrarlo all'Aula, vorrei fare qualche rapida considerazione in merito alle cose che questa mattina, in particolare gli ultimi interventi, hanno riportato qui nell'Aula, perché non possiamo fare finta che qui dentro ogni tanto si viene bloccati sull'argomento trattato, parliamo per qualche ora cambiando ordine del giorno, dopodiché si riprende e facciamo tutti quanti finta di nulla. Non è che possiamo far finta di nulla se il collega Fantola pone alcune piccole questioni, compresa la questione di identità della maggioranza avendo quasi una crisi esistenziale come maggioranza. Io penso che su questo dovreste interrogarvi a fondo, ma dovreste interrogarvi su questa questione come maggioranza, come su tante altre sollevate ieri. Non si può non avere qualche inquietudine quando noi leggiamo gli articoli e i vari emendamenti che agli articoli sono stati presentati, e non certamente, o almeno non sempre, per ostruzione, collega Capelli. Noi gli emendamenti li abbiamo presentati e stiamo entrando nel merito delle questioni vere, perché è giusto conoscere le questioni e farle conoscere quando gli altri vogliono, con leggerezza, andare avanti a tutti i costi a tappe forzate.

Ebbene, noi abbiamo manifestato già da ieri, ma ancora di più oggi, della inquietudine democratica che qui ci preoccupa, perché sono modi di fare, badate, quando con leggerezza non si vuole parlare della maggioranza in difficoltà, non si prende atto che su otto articoli due sono bocciati, in quegli articoli che sono stati approvati vari emendamenti hanno soppresso dei commi sostanziali di quei pochi articoli approvati, e si dice che non è successo nulla, non sta succedendo nulla. Badate, è un modo di fare veramente singolare. Qui in quest'aula oggi stiamo discutendo una finanziaria che non ha adesso nulla di due Assessorati fondamentali di questa Regione. Come si può non parlare di questo, non dare risposta?

Noi apprezziamo il coraggio temerario del collega Masala che interviene per conto suo e della sua competenza di Assessore del bilancio, ma anche facendo supplenza o tentando di supplire ai mancati interventi politici, di risposte politiche, che il Presidente, il capo della coalizione che governa la Sardegna, deve fornire a quest'Aula, a tutta l'Aula, ma prima di tutto alla sua stessa maggioranza.

Sull'articolo 9 - alcuni colleghi l'hanno ripresa, io la riprendo e la voglio anche approfondire, non solo adesso, ma più in là - badate, qui aumenta il nostro sconcerto perché non stiamo parlando di cosette, stiamo parlando di un esproprio che la Giunta cerca di attuare dalle prerogative del Consiglio regionale, ma non della opposizione, della maggioranza e della opposizione, dell'intero Consiglio regionale, perché quando, così, all'inizio dell'articolo, nel primo comma dell'articolo, si cerca di giustificare questo fatto dicendo che il meccanismo è previsto nel trattato di Roma dagli articoli 87 e 88, paragrafo 3, badate che in alcune materie, che poi sostanzialmente diventano tutti gli aiuti alle imprese, si può, con semplici regolamenti approvati dalla Giunta, rivedere in sede amministrativa tutto quanto. Non so se i rispettivi Presidenti delle Commissioni, la collega Pilo, Presidente della seconda Commissione, abbia letto con attenzione il secondo paragrafo dell'articolo 9, ma con attenzione! Il mitico collega Rassu, Presidente della VI Commissione, non so se ha letto con altrettanta attenzione il secondo comma dell'articolo 3, dove si dice, è bene riverderlo: "Di concerto con l'Assessore della programmazione" - bontà loro - "da trasmettere alla competente Commissione consiliare" - dopo che le hanno fatte, naturalmente, da trasmettere in visione per l'approvazione - "definisce con apposite direttive di attuazione le specifiche finalità, le modalità e i criteri di attuazione degli strumenti e dei regimi di cui al precedente comma, nonché dei massimali di intensità…". Sono tutte le leggi di sostegno, ma l'abbiamo letto questo. Cioè si toccano i parametri, tutto quanto, per via amministrativa e poi viene inviato per conoscenza alla Commissione competente. Ma che senso ha lasciare in piedi la Commissione seconda e la Commissione sesta se si approva questo articolo? A parte il fatto che, come alcuni colleghi hanno già sottolineato, noi riteniamo assolutamente improponibile, perché collude con lo Statuto, per cui se davvero quest'Aula approva questo articolo 9, pericolosissimo per le prerogative del Consiglio regionale, arriveremo a pensare ad altri strumenti di soppressione di questo articolo assolutamente illegittimo. Poi torneremo sul merito di questo nella discussione generale, sul merito e sulla pericolosità di questo articolo 9.

Adesso vorrei soffermarmi un po' più in generale sull'approccio che questa maggioranza e la sua Giunta stanno dando come risposta concreta al mondo dell'impresa. Ieri l'assessore Masala ha fatto riferimento, portandolo ad esempio in quest'aula, all'approccio che il ministro Tremonti, con l'ausilio di Bossi, sta praticando, diciamo, per la buona qualità in materia di spese e in materia di spesa delle risorse a favore dell'impresa. Io non so se voi avete letto ieri e anche avant'ieri sui giornali che l'hanno riportato, alcuni con enfasi positiva, altri poi sono andati un po' più a fondo, come Il Sole 24 Ore, e si sono lette le cifre vere di quel rapporto, l'Italia - come ben sapete - ha rispettato il parametro della percentuale del rapporto deficit-PIL che il patto di stabilità e la Comunità Europea ci impongono con un 3 per cento. Questo patto è stato non rispettato dalla Germania, dalla potente Germania e dall'altrettanto potente Francia, l'Italia l'ha rispettato. Ebbene, questo rapporto l'Italia l'ha rispettato addirittura col 2,3 per cento. Poi se avete letto gli articoli che riportavano questa notizia, vi hanno dato altri valori un po' più preoccupanti. Perché questo maxi valore, bene, Italia l'ha rispettato, poi vengo al come lo ha rispettato. Ma se andiamo a vedere tutti gli altri valori...

PRESIDENTE. Qualche minuto per concludere, prego.

FALCONI (D.S.). Sì, ma potrei continuare con gli altri emendamenti se lo ritiene opportuno, altrimenti posso concludere ed eventualmente mi dà la parola dopo. L'emendamento 437 riguarda i centri di strada consortili per i commercianti; era previsto sia nel cosiddetto Decreto Bersani 114, mai recepito nella Regione Sardegna, e noi abbiamo cercato di porre rimedio ad un qualcosa che dura ormai da anni in Sardegna di un non governo di tutto il comparto commerciale, lo abbiamo fatto con questo emendamento e lo faremo con altri. Qualcuno troverà anche norma intrusa, ma in effetti questo non è, noi stiamo finanziando dei centri naturali di strada che tutte le altre Regioni d'Italia hanno, solamente la Regione Sardegna non ha recepito il Decreto Bersani e quindi ancora non ha, noi cerchiamo di istituirli e soprattutto di finanziarlo per farlo funzionare. Grazie.

PRESIDENTE. L'emendamento 160. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 160 propone una correzione allo stanziamento del fondo per la concessione di garanzie sussidiarie per i finanziamenti alle imprese artigiane da consolidare. Anche qua la proposta che noi facciamo si allinea con l'esigenza di destinare risorse al consolidamento dei debiti a breve e trasformarli in debiti a medio e lungo termine per le imprese artigiane. E` uno strumento che è stato oggetto di una lunga attesa da parte della categoria, c'è stata una fatica e anche una lunga peripezia per attuarlo; la cifra che propone la Giunta è meno della metà di quella del 2002. In questo caso noi proponiamo, in linea con le richieste delle categorie, una riproposizione dello stanziamento dell'anno precedente. Non so cosa ne pensi l'Assessore, che mi sembra abbastanza impegnato in altre questioni…

(Interruzioni)

ma credo che si stia svolgendo una ricerca di giusta interpretazione sulle volontà di procedere...

(Interruzioni)

Non avevo dubbi che si stesse lavorando sullo stesso terreno. Vorrei capire innanzitutto se l'Assessore è stato lui il proponente autonomo di questa indebita riduzione di questo stanziamento, per quali ragioni eventualmente sono state ridotte e come mai le categorie fanno richiesta di una conferma, se ci sono delle motivazioni. Ma io credo che tutto questo lavoro attenga più che altro ad un'impostazione derivata da un'impostazione della finanziaria che, già con largo anticipo, l'assessore Masala interpretò in questa direzione.

"Abbiamo diversi settori, impongo un taglio percentuale al budget di ogni Assessorato.". E' un metodo, credo che sia per una Regione autonoma forse uno dei peggiori metodi, che evita un'analisi di merito delle condizioni economiche e che voglia in qualche misura rispondere ad alcune esigenze. L'abbiamo detto più volte, la cosa più semplice, più acritica che si può fare è dire: "Tagliamo tutto del 10 per cento". In questa affermazione coinvolgiamo un po' tutto, mettiamo alla stessa stregua le spese inutili con le spese produttive, si allineano le possibilità di incentivi dei sistemi produttivi con le spese invece tutte interne all'apparato regionale. E' quello che noi abbiamo criticato dall'inizio perché credo che chiunque, qualunque Assessore, avrebbe accettato in maniera diversa, la stessa maggioranza ci avrebbe evitato questo "rosario" infinito di lamentele, di insoddisfazioni e di critiche se ci fosse stato a monte dell'impostazione della finanziaria un ragionamento che diceva: "Bene, la situazione economica è quella che è, la capacità di spesa della Regione è quella che è, il contesto nazionale ha queste caratteristiche, il contesto internazionale ne ha altrettanto. Facciamo una previsione di medio o breve periodo, se volete, dal momento che il documento di programmazione economica e finanziaria si rivisita ogni anno e ci dà la possibilità di correggere le impostazioni di fondo e noi scegliamo una politica che abbia queste caratteristiche. Noi abbiamo suggerito dall'inizio del dibattito che, in una congiuntura di grave crisi economica nazionale ed internazionale, di riduzione dei trasferimenti, di politiche largamente inflattive e non espansive, in attesa che gli indicatori economici volgessero, non sulla base dei pronunciamenti faziosi e un po' anche incompetenti del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro Tremonti, che dicono una cosa un giorno e sono costretti, sulla base dei pronunciamenti della Banca Europea e degli organismi internazionali monetari, a rivedere rapidamente le loro ottimistiche valutazioni sulla base delle censure che di volta in volta arrivano all'Italia, ma sulla base di una previsione concreta l'orientamento che doveva portare la finanziaria regionale a rispondere ad una congiuntura di politica inflattiva e non espansiva, cercando come si suole indicare, non siamo noi che lo indichiamo, lo indicano gli esperti, gli economisti, quando si è in questa fase si sostiene la domanda ai consumi facendo politiche che in qualche modo tengano a galla questi settori in attesa che intervengano politiche di carattere espansivo e di crescita, che a quel punto consentirebbero un riaggancio del sistema Sardegna a quelle politiche e la ripresa della competitività. Questo è quello che abbiamo sostenuto noi. Quello che avete sostenuto voi è quello che fanno le associazioni private di vario genere, dalle Pro loco alle altre associazioni un po' così, estemporanee, che si interessano di varie cose. Il criterio più semplice "sono diminuiti i soldi, tagliamo in pari quota da tutti". Se ci consentite, a proposito di orgoglio, la cognizione che abbiamo noi delle funzioni di orientamento e di indirizzo delle politiche regionali, sono qualcosa di più delicato e di più pregnante per l'incidenza che hanno nella realizzazione del prodotto interno lordo in un'economia tutto sommato debole, un po' più nobili da doverle ridurre ad una semplificazione acritica e immotivata senza supporti scientifici della riduzione economica. Questo ce lo dovete consentire, perché noi non abbiamo sentito un solo ragionamento in quest'Aula di carattere tecnico-scientifico che suggerisse ed avvalorasse l'importanza e il fondamento di un'impostazione. E, se ci consentite ancora, a noi non basta dire che ci sono minori entrate, che ci sono pochi soldi, perché vi abbiamo dimostrato che, a fronte di minori disponibilità finanziarie, ci sono scelte che vanno nelle direzioni di inutilità della spesa e di stabilizzazione di alcune partite clientelari e prive di effetti di sviluppo, che contraddicono pesantemente questa impostazione. Allora, quando noi parliamo di incentivazione delle attività artigiane, stiamo parlando di uno di quei settori che in questi anni ha realizzato la tenuta del sistema economico in Sardegna, stiamo parlando dei protagonisti coraggiosi di una tenuta del sistema economico contro le pulsioni di una politica che, invece di guardare a loro come pionieri di una tenuta economica, guardavano ad essi come coloro che, in quel momento, serviva in qualche modo indicare come dei privilegiati e che oggi invece diventano penalizzati rispetto ad una prospettiva che è certamente peggiore di quella che aveva dato origine a quelle norme di incentivazione.

Stiamo chiedendo il mantenimento degli stanziamenti del 2002. Stiamo chiedendo che questi settori che trainano il sistema economico in questa fase difficile dell'economia nazionale, internazionale e regionale, siano salvaguardati i livelli di incentivazione e di supporto alla creazione di impresa. Vi sembra una cosa scandalosa? Vi sembra che a questo scopo sia ingeneroso sacrificare spese...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere? Tanto deve proseguire con un altro emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). No, faccio presentare a qualcun altro.

PRESIDENTE. Prego.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Pensate davvero che sia una cosa fuori luogo sacrificare le maggiori spese che mettete per le consulenze, per le varie pubblicità dirette e indirette per le missioni del Presidente? Non credo che in questo stato della politica internazionale il Presidente Pili debba andare in nessun paese per fare l'ambasciatore di chissà che cosa. E' ingiustificabile che nel capitolo delle spese di missione e di indennità di missione del Presidente della Giunta, le somme vengano raddoppiate e, se non ve ne siete resi conto, non credo che sia la mano astratta di qualche intruso ad aver fatto questa cosa, e vi diciamo anche l'UPB e il capitolo, ve lo diremo se avete pazienza, lo cerchiamo e ve lo diciamo, ma stiamo parlando di cose reali sulle quali dovete dare delle risposte.

PRESIDENTE. Emendamento 161, chi lo illustra? Poi 162, 163.

Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare l'emendamento numero 161.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, l'emendamento viene incontro a una delle proposte significative delle organizzazioni di categoria, in particolare delle organizzazioni artigiane, portando a 775 mila euro il versamento nel Fondo istituito presso la Cassa di Credito Artigiano. Questo è uno degli argomenti, una delle linee, delle proposte che fanno le opposizioni, in particolare i firmatari dell'emendamento, per aderire alle istanze delle categorie produttive e quindi mi pare che meriti una attenzione della maggioranza e dell'opposizione.

Colgo l'occasione di questa sottolineatura per tornare anche sul problema politico fondamentale con due considerazioni; la prima considerazione è breve: chiedo alla Presidenza del Consiglio di poter avere un parere dell'Ufficio Studi sull'articolo 9 sia per quanto riguarda la coerenza dell'articolo 9 con la legge di contabilità, ma questo è il meno, ma soprattutto per avere un parere di coerenza dell'articolo 9 con le competenze del Consiglio regionale a termini dello Statuto. A mio avviso, l'articolo 9 mortifica e viola le competenze statutarie del Consiglio regionale, quindi in qualche modo ha una sua incostituzionalità. Però questo è un mio parere, vorremmo avere un parere dell'Ufficio Studi per essere confortati in questo parere oppure per essere rettificati.

La considerazione fondamentale che però voglio fare è quella che riguarda il senso politico della sessione di stamattina. Ho sentito con grande attenzione, e anche con grande interesse, l'intervento del collega Fantola e del collega Floris e poi ripreso anche da componenti della maggioranza, forse dallo stesso Corona, e non smentito dalla Giunta, i quali dicono: la maggioranza si assuma la responsabilità di stabilire il percorso organizzativo dei lavori e temporale della conclusione della finanziaria e questo percorso passa, se ho capito bene, attraverso il ritiro degli emendamenti, il ritiro delle norme incluse, la depurazione delle norme finanziarie e non coerenti e una concentrazione di risorse su attività di sviluppo, enti locali, sto riferendo le parole pressoché testuali - così le ho segnate - del collega Fantola, e poi il collega Floris ha ripreso, ha rafforzato questa posizione e ha richiamato che su questa linea, pare forse lo stesso collega Corona poi le abbia riprese, è possibile un dialogo istituzionale, parlamentare, di tipo organizzativo, sulle quali noi c'eravamo già espressi, io ed altri, che sono stati richiamati stamattina da autorevoli esponenti, Floris, Fantola, Corona ed altri, e mi pare allora che se questo è il terreno del confronto, ci sia da parte nostra da aspettarci ulteriori passi per dire: "Va bene, ma se questa è una posizione condivisa dalla maggioranza, piuttosto che imbarcarci nella discussione di tutti gli emendamenti che avete detto di voler ritirare, diteci come procediamo".

Il collega Fadda e il collega Spissu forse dicevano: "Portate a sintesi la vostra posizione, sia il Presidente a dire se condivide o non condivide quello che è stato detto, perché se lo condivide - se non lo condivide è un problema all'interno della maggioranza ed allora chiaritecelo - ma se lo condivide invece di stare in questa situazione di incertezza sulle cose che dobbiamo dire, prendete la pausa dell'interruzione per il pranzo e diteci cosa rimane da discutere e che cosa invece non è più discutibile, che decade, lo ritirate, perché mi pare che sia questo il punto a cui siamo arrivati.

Se questo è non un oggetto di trattativa ma una valutazione autorevole per ora di componenti prestigiosi della maggioranza e diventa però, con l'espressione della Giunta e del Presidente che fa sintesi, l'espressione e la volontà anche della Giunta, questo semplifica il lavoro, dà una accelerazione al lavoro, perché per esempio, lo dico per molti emendamenti della maggioranza, decadono automaticamente.

Quando qualcuno mi diceva: "Ma voi che cosa ritirate?" Ma se voi fate quello che hanno detto Floris, Fantola e gli altri, Corona eccetera, molti emendamenti nostri decadono e poi, così come autonomamente voi decidete di ritirarli, sarà il nostro senso di responsabilità, che vi assicuro non è minore del vostro, a trovare il percorso. Su questo però vogliamo capire come si procede, perché altrimenti si fa un discorso importante, scendono in campo prestigiosi colleghi, poi si chiude la parentesi e si torna a discutere come prima. Non è così, bisogna trovare, dire che si interviene per organizzare i lavori. A me sembra, la tornata di stamattina, questi passaggi dei colleghi che ho più volte citati significativi, vorremmo capire se sono caduti nel vuoto o se la maggioranza li condivide, li ha fatti propri, li porta a sintesi, e noi, a quel punto, come opposizione, saremo chiamati ad interrogarci nella nostra autonomia per capire come comportarci.

Per questo, per capire come comportarci, attendiamo di sapere se erano solamente opinioni autorevoli ma individuali, o se sono condivise dalla maggioranza o non condivise.

Voi capite che se sono condivise si ha un percorso, se non sono condivise, se ne ha un altro e l'opposizione deve capire qual è il percorso che voi intendete fare; e che è stata la premessa del collega Fantola quando ha detto: "La maggioranza si assume la responsabilità di tracciare il percorso". Qual è il percorso della maggioranza, della Giunta? Attendiamo di saperlo in maniera definitiva e conclusiva e ringraziamo anche i colleghi, sia della maggioranza che dell'opposizione, che stamattina hanno dato un contributo di riflessione positivo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 162.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. L'emendamento 162 prevede anche qui un adeguamento sui livelli finanziari del 2002 agli enti creditizi convenzionati per l'amministrazione e la gestione dei fondi destinati all'incentivazione alle imprese artigiane. E' sostanzialmente il sostegno che si dà agli enti creditizi per supportare l'istruttoria e il finanziamento delle imprese artigiane, soprattutto con riguardo alla legge 51 che, non stiamo qui a ripetere; è stata ed è una delle leggi che si è assunta il compito di sostenere maggiormente in questi anni l'occupazione e lo sviluppo dell'impresa artigiana.

Ma siccome noi non lasciamo mai le affermazioni a un livello di gratuità, quello che io ho detto prima lo voglio documentare, limitandomi alle prime dodici, quindici pagine del bilancio. Assessore Masala, leggo i vostri documenti; spese per studi e progetti, ricerche, collaborazioni, stanziamento finale, nel 2002, 258 mila euro, stanziamento di competenza nel 2003 660 mila euro, più che raddoppiato. Leggo sulla partita che riguarda - importante questa - tutti stanziamenti a zero euro nel 2002, agli OPB 01047, capitolo 11/19, spese per studi progetti e ricerche, collaborazioni varie di competenza del servizio, 260 mila euro; capitolo 11/20, spesa per l'assistenza tecnica finalizzata all'implementazione e al monitoraggio dei flussi, zero nel 2002, 200 mila nel 2003; UBP 01048, spese per studi e ricerche, collaborazioni per lo svolgimento di funzioni di coordinamento, capitolo 11/21, zero nel 2002, 180 mila nel 2003; capitolo 11/22, spese per l'assistenza tecnica, interventi di aggiornamento, eccetera eccetera, zero nel 2002, 150 mila nel 2003.

E poi quello che ho contestato al Presidente, UBP S02033, capitolo 21/09, 129 mila euro per le spese di viaggio e l'indennità della Giunta e del Presidente nel 2002, nel 2003,250 mila euro, raddoppiato. Dico bene? E` una falsità? E` un atto documentato!.

Infine, le medaglie fisse di presenza e indennità di trasferta per uso smezzo proprio di tutti quelli che avete imbottito nei comitati e nelle varie Commissioni di cui non conosciamo nulla, passano da 269 mila euro a 550 mila euro.

Ho citato degli esempi per dire che se si vuole lavorare a dare del bilancio una visione credibile, che dia risposte anche agli emendamenti che abbiamo presentato noi con riguardo ai settori produttivi, la prima cosa da fare è che ci liberiamo di questa ipocrisia, di questa ipocrisia che va a premiare persone, abitudini, vezzi che vanno abbandonati. In periodo di risorse diminuite la Giunta deve diminuire le vacanze in giro, non le deve aumentare! Se sono stati sufficienti 129 mila euro nel 2002, e grazie a Dio nessuno è stato impedito di fare la sua attività, mi dovete spiegare perché si devono raddoppiare nel 2003! O ci sono delle particolari attività da svolgere o ci sono delle novità particolari. Sono aumentati i prezzi degli aerei? Non mi risulta! Dite voi che, grazie a chissà chi, stanno diminuendo. Spiegatemi! Posso anche crederci, ma qui è così! Perché capitoli messi e zero nel 2002, dove potevamo dare un senso di continuità agli studi e ai progetti, capitoli interamente messi a zero, improvvisamente nel 2003 ci vanno a portare via qualcosa come 2 miliardi di studi, progetti e consulenze. Ma che cosa dovrebbero studiare nel 2003 alla fine della legislatura? Come meglio - almeno a quelli che se lo possono permettere - determinare l'acconciatura esterna delle vostre capigliature? Che cosa dovrebbero fare questi studi e queste consulenze alla fine della legislatura? Le avremmo capite all'inizio e nella loro consequenzialità e completamento nel corso, ma siamo alla fine della legislatura! E voi insinuate la nostra demagogica posizione sulla finanziaria quando vi stiamo argomentando di allineare i finanziamenti all'anno precedente, che sarebbero comunque nel rispetto dei parametri che l'Assessore ha annunciato, e vi presentate con queste credenziali?

Dovremmo, in quest'ultimo anno, riscattare peraltro una funzione di maggiore partecipazione alla vita istituzionale, di maggiore dedizione al perfezionamento di leggi importanti che attendono l'esame del Consiglio proprio per dare delle risposte, e invece si prevedono le trasferte, altro che il confronto! E` vergognoso!

Io ho nel mio ufficio le raccolte delle leggi da quando ho iniziato questa esperienza, cioè il 1999, il 2000, il 2001 e il 2002. Partiamo dal 1999-2000 da un volume che ha certe dimensioni e approdiamo al 2002 con un fascicolo che assomiglia molto a quello che ci viene consegnato per la finanziaria che, nel suo aspetto così banale, fisico ed elementare, ha un significato di una portata enorme, che dice di un'abitudine, di una superficialità.

Come mai una Regione che un bisogno estremo di adeguare la sua legislazione, che i Riformatori hanno sconvolto con le promesse di una rivoluzione legislativa, culturale e politica, è ridotta ad un'attività legislativa di leggi che hanno uno o due articoli, di leggi che potevano essere sostanzialmente inquadrate in una riforma in testi unici in delegificazione; la risposta potrebbe essere - ma è del tutto evidente, ce l'avete detto voi stessi - noi usiamo le finanziarie per fare la legislazione! Ebbene sì, è questo che stiamo continuando a dire, che è un fatto che deve essere assunto nel piano di una trattativa su questa finanziaria come punto centrale. La finanziaria faccia la finanziaria, se volete usare la finanziaria per determinare scorciatoie legislative su competenze del Consiglio, dobbiamo chiarirci questo principio di fondo. Non è possibile! Non potete fare i porci comodi vostri e contemporaneamente espropriare una competenza che non vi appartiene! E` per quello che io ho sottolineato che gli uffici del Consiglio su questo devono assumere un aspetto più rigoroso e più puntuale, perché una cosa sono le prerogative della Giunta in ordine alla programmazione dello sviluppo e le azioni organiche, altre cose sono le funzioni legislative che non sono nel novero delle competenze e delle discrezionalità dei governi regionali.

Quando accenniamo, nel dibattito che si è aperto sul futuro dell'impianto istituzionale della Regione, alla necessità di provvedere a un riequilibrio delle funzioni, per un errore che tutti stanno riconoscendo rispetto a questa pulsione verso i governatori che sta producendo l'inaridimento della politica, l'esilio delle ragioni della politica, l'esilio della dialettica sui problemi dei cittadini e quindi anche della rappresentanza, bene, in questo clima voi candidamente presentate delle semplificazioni inaccettabili, delle scorciatoie gratuite che noi poniamo alla base di un serio confronto che dia un segnale di cambiamento che sarà utile a noi qua e potrà essere utile anche a chi, nella prossima legislatura, avrà la fortuna di fare un'esperienza, speriamo non alla pari di questa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 163.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 163 si propone di ricostituire, anche qui per importi abbastanza modesti, ma se segnalati dalle categorie ritengo essenziali nella funzione che svolgono, per la costituzione e il funzionamento delle Commissioni provinciali per l'artigianato, nonché di quella regionale.

Anche qui si tratta di una incomprensibile riduzione che, se andiamo a vedere bene, alla fine io sto facendo un ragionamento su particolari capitoli che riguardano questo comparto, ripropongono il tenore dei tagli al 10 per cento, cioè un approccio indiscriminato e un po' astratto alla problematica. Non sarebbe stato male, ma di questo, per esempio, non abbiamo traccia né nelle relazioni, in nulla, né negli interventi della Giunta. Un'analisi più puntuale, più articolata, più ricca di elementi documentali, più accompagnata da un giudizio sulla performance che questi settori economici stanno producendo. Badate, se da un lato noi rivendichiamo maggiori risorse al turismo e diciamo che le leggi di settore vanno potenziate, vanno dotate, non è che con questa partita, Assessore, si può compensare o rendere sostitutivo un intervento a supporto di particolari categorie di operatori.

Io voglio fare qui un ragionamento che so che non è molto simpatico, ma lo faccio lo stesso perché ci credo. Nella riforma Bersani, e nelle riforme che sono intervenute in quest'ultimo decennio nella legislazione nazionale, si è acquisito un elemento che è sfuggente per chi lo vuol far sfuggire, ma è centrale rispetto alla ricollocazione del potere pubblico all'interno del sistema e delle dinamiche economiche - vorrei che almeno l'Assessore mi seguisse - ed è il ruolo assegnato alle cosiddette autonomie funzionali, che insieme alle autonomie locali rappresentano un momento di rivalutazione delle funzioni complessive del governo dell'economia in una scelta di ripartizione e di riequilibro delle competenze.

Ma, mentre chiamiamo per semplificazione il potenziamento delle funzioni degli enti locali rispetto ai poteri centrali, il cosiddetto decentramento, che deve rispondere all'esigenza di avvicinare ai cittadini il luogo della domanda e il luogo della risposta ai loro bisogni, non dobbiamo fare una semplificazione di penna e eliminare da questo contesto il significato che invece hanno e assumono la rivalutazione delle autonomie funzionali, perché il ruolo delle autonomie funzionali e delle loro organizzazioni nel sistema istituzionale, ha il significato importantissimo, effettivamente rivoluzionario, di riproporre allo Stato - e quando dico Stato mi riferisco ai poteri centrali - un atto di umiltà che corrisponde ad una compartecipazione delle autonomie funzionali alla gestione, al monitoraggio e alla sollecitazione del sistema produttivo, sapendo che la filosofia con la quale noi abbiamo operato per molti decenni, in qualche caso in maniera felice, in altri casi in maniera infelice, cioè la cultura delle cosiddette partecipazioni statali, cioè la cultura di uno Stato invasivo rispetto alle dinamiche economiche, che non lasciava spazi ad alcuno per esercitare una implementazione e una concretizzazione delle strategie economiche, è finita con un faticoso avviso delle politiche di privatizzazione da un lato e con le iniziative legislative che hanno rivalutato e riposizionato nel contesto della funzione economica, le cosiddette autonomie funzionali.

Nella serie di emendamenti che stiamo proponendo, assistiamo ad un attacco indiretto al significato che ho espresso poc'anzi di arretramento, di doveroso arretramento della presunzione invasiva dello Stato, cioè dell'entità governativa, rispetto alle prerogative, alle funzioni, alla sussidiarietà - questo è un termine che dovreste conoscere bene - e al sistema di parternariato che si realizza tra strutture non più interamente connesse al sistema dello Stato, ma che si affacciano direttamente al settore economico.

Questa sfida, in questa legislatura, è stata persa; è stata persa per una sottovalutazione della portata di questa innovazione, per un ritorno al passato. Perché, badate, la cultura clientelare si annidava in quel significato di copertura tutologica che la politica e le istituzioni volevano avere sia rispetto ai sistemi economici, sia rispetto ai sistemi sociali, ma a voi non sfiora minimamente questo tipo di problema, ci pensa Pili: quattro telecamere, un bell'annuncio e la storia della Sardegna cambia! Tanto sta cambiando che ce ne stiamo accorgendo dai responsi non dai sondaggi, che non sono neanche quelli molto favorevoli e che lasciano il tempo che trovano, perché vedremo il tempo dei sondaggi più appropriati, ma il senso di una sfiducia diffusa e generalizzata di coloro che, nella concezione innovativa e liberista che volevate dare al sistema Sardegna, vi hanno abbandonato, vi hanno lasciato col cerino in mano, riservandovi delle relazioni, dei documenti di censura profonda, di contrapposizione con proposte alternative, argomentate, contro le vostre silenziose cesure, immotivate cesure. Questo sta avvenendo!

Non è che è una constatazione di carattere politico-demagogico, io ho citato delle cifre per documentare e vi potrei leggere i documenti delle categorie, categorie che erano apertamente schierate con voi. La Confindustria, a livello nazionale, è andata in un delirio di innamoramento nei confronti del Governo Berlusconi che in certi momenti non si capiva bene se D'Amato voleva baciarlo in bocca o baciarlo da qualche altra parte a Berlusconi. Siamo impazzati in questo delirio di innamoramento che poi, via via, guarda caso, si è ridimensionato quando rispetto alle grandi promesse abbiamo assistito ai problemi, alle congiunture economiche difficili, "non si può rispondere a tutto, bisogna avere pazienza, chiediamo sacrifici anche a loro". Beh, la stessa cosa è avvenuta anche in Sardegna! E` avvenuta in Sardegna rispetto ad una deviazione e ad un approccio che poteva essere anche accettabile, che ha segnato almeno la fase finale dell'esperienza condotta dal Presidente Floris, che nonostante alcune scelte criticabili, che noi abbiamo criticato, delle impostazioni, perlomeno non sacrificava dei punti di riferimento essenziali, come per esempio il valore della concertazione, perché il valore della concertazione, assessore Frongia, dovrebbe costituire sul piano pratico, il 50 per cento del suo lavoro, cioè il 50 per cento del suo lavoro è l'esito di una buona concertazione.

FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. E così è stato fatto.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Aspetti, non è così. Dovrebbe costituire il 50 per cento del suo lavoro. Invece quel 50 per cento del suo lavoro, che non è capitalizzato nelle finalizzazioni che leggiamo, quindi è - come dire - inesistente. La concertazione non è ascoltare, la capacità d'ascolto ce l'hanno tutti, non c'è bisogno di chiamarla così in maniera complicata; la concertazione è l'approccio di chi si dispone di fronte ad un interlocutore libero, con le sue ragioni, ovviamente, ma capace di ascoltare e di far proprie le ragioni degli altri. Cioè, può decidere, fatto che a voi non suona bene perché avete questo delirio di onnipotenza che magari non è insito in ciascuno di voi. Io conosco molti di voi, so che avete un carattere molto sereno, molto tranquillo, ma che è lo specchio dell'immagine che vi dà il vostro Presidente, un Presidente arrogante, un Presidente presuntuoso, un Presidente...

PRESIDENTE. La prego di concludere e poi riprende con il prossimo emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). che ha un eccesso di delirio e di onnipotenza che non si fa riguardo neppure di travolgere le regole, che non sono sue, che non sono nostre, ma che sono dell'Istituto autonomistico, di legittimazione alle funzioni che noi tutti qui cerchiamo di svolgere nel miglior modo possibile.

PRESIDENTE. Emendamento 164. Non so se è il caso di ricordarle però, onorevole Sanna, che stiamo parlando di emendamenti e lei di tutto parla, fuorchè dell'argomento per cui le viene data la parola. Sta esponendo le grandi politiche viste dal suo punto di vista, piuttosto che parlare della materia. Non è che non fa un cenno e un volo, è un utilizzo improprio dello strumento della presentazione all'emendamento. Posso solo annotarlo e poi mi rivolga alla sua cortesia per una maggiore sensibilità. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 164.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Presidente, io la ringrazio, sono sempre molto attento ai suoi richiami, però io stavo parlando di ruolo delle autonomie funzionali e tra le autonomie funzionali ci sono anche i soggetti che sono i depositari e i referenti di questi emendamenti. Io non sto vagando nell'indistinto, sto cercando di motivare, con argomentazioni che ovviamente hanno anche del carattere generale, per significare una sensibilità ridotta rispetto a questi sistemi.

Quindi, le chiedo scusa se ho dato questa impressione, ma voglio continuare ad intervenire sugli emendamenti. L'emendamento 164 interviene per ripristinare, con un incremento di 160 mila Euro, che sono utili per riproporre lo stanziamento dell'anno precedente, per riequilibrare le spese relative al contributo annuo all'istituto sardo sull'organizzazione del lavoro artigiano in conto spese correnti.

Si tratta di una cifra irrisoria, anche se credo che questa richiesta non possa che essere accompagnata dalla constatazione che questi organismi hanno fatto un po' loro tempo rispetto alle funzioni che esercitano e che sono in attesa, io credo da parte del legislatore, di un intervento strutturale che ne ridefinisca i ruoli e le funzioni. Mi basterebbe, a questo riguardo, trattandosi di attività che in qualche modo coinvolgono l'immagine della Regione e anche la promozione dei prodotti dell'artigianato sardo, ma dei prodotti in genere, fare riferimento a quello che è avvenuto quest'anno alla BIT di Milano.

In questo momento se n'è andato l'Assessore, mi sembra che gli interessava più di tutti questo argomento, io non so a chi devo parlare. Sto parlando dell'ISOLA e devo parlare con Masala che sta telefonando, con Amadu che si interessa di trasporti, ma io non sto criticando il viaggio, ed è attento!

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sospenda per un momento poi quando tornano riprenda.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). La ringrazio del consiglio. Parlare di questo finanziamento mi è utile per richiamare la grande figura che ha fatto la regione sarda all'ultimo appuntamento della BIT di Milano. Vi leggo il testo di una dichiarazione resa da un funzionario di un ente provinciale per il turismo della Sardegna, il giorno dopo del rientro, quindi è un vostro dipendente. Dice: "La borsa internazionale del turismo del 2003 ha presentato una Sardegna disomogenea, sia dal punto di vista organizzativo, che da quello geografico, mischiando i territori e disorientando i potenziali turisti e gli operatori della domanda. E` mancata la guida politica che avrebbe dovuto omogeneizzare le varie realtà, per renderle fruibili e spendibili. Gli enti pubblici (cioè quelli che voi non volete riformare e che non avete riformato) cercano con la paghetta annuale elargita dalla Regione, di promuovere i territori di competenza, ma si trovano a dover offrire ai visitatori e ai turisti un materiale proporzionale e insufficiente e a volte fatto solo di fotocopie."

Credo che sia sufficiente per sintetizzare la figura che abbiamo fatto rispetto al nostro impianto organizzativo in questa materia, che richiama la necessità urgente di un profondo cambiamento, di una profonda riorganizzare, per le quali nelle Commissioni sono depositate anche le nostre proposte, e che denunciano come ormai le spese istituzionali, e qui mi rifaccio al primo emendamento, all'articolo 1, quando dicevamo: "Dobbiamo contenere le spese della pubblicità istituzionale e degli enti regionali" è perché alla BIT di Milano c'erano tutti, comprese le comunità montane che non hanno nulla da vendere sul piano dei pacchetti turistici, compresi i comuni che sono caratterizzati per vendere prodotti di cava, che non c'entrano niente con i pacchetti turistici, compresi stand di centinaia di metri quadri dove l'unica attrattiva sembravano essere le hostess che la Sardegna o gli enti sardi avevano recuperato da paesi dell'America latina.

Questa è la regione che si è presentata alla BIT di Milano, questa è l'immagine del governo della politica generale. Si tratta di un'immagine disgregata, del bisogno di un urgente intervento di razionalizzazione della spesa di questi enti, perché - e non me ne voglia nessuno - non possiamo utilizzare questi enti per finanziare i bisogni, perché se noi dobbiamo dare un sostegno - faccio un esempio - ai quotidiani diocesani, io dico che è giusto, bisogna sostenere la stampa minore, bisogna far crescere anche quei momenti di giornalismo locale molto interessanti, ma che enti della Regione, che operano nel turismo, finanziano i giornali diocesani o altri giornaletti per accludere al centro della pagina un manifesto dove, di volta in volta, gli assessori regionali di quel territorio o il Presidente della Giunta vanno a tagliare i nastri di una sagra o di un'altra, questo è un atto gravissimo! E` un atto gravissimo perché noi stiamo dando un sostegno prezzolato che si confonde con la propaganda e che è un insulto a queste realtà, che devono essere sostenute con chiarezza, con nitidità, senza bisogno di scambiare con le pubblicità personali. Quando dico queste cose sono sicuro delle cose che dico, perché sto dicendo cose che posso documentare e che stanno accadendo da anni.

Per dirvi della necessità di un ripensamento su questa materia, della riorganizzazione dell'ISOLA e di tutti gli altri enti che in qualche modo fanno indiscriminatamente, e non sempre all'altezza delle proprie funzioni statutarie, un dovere di promozione di un'immagine della Sardegna che non serve se è paragonata ad una condizione istituzionale decadente, inutile, disgregata e priva di efficacia. C'è un nesso fra l'esigenza di organizzazione degli enti e l'immagine che si dà dell'istituzione di governo; è un nesso indissolubile. Noi abbiamo posto questioni che riguardano la riforma dell'uno e la riforma degli altri; le nostre proposte - lo dico per Balletto che si è assentato - sono depositate nelle Commissioni, so che ci sono proposte anche di altri Gruppi, credo che finiranno la legislatura in quei cassetti in nome delle più grandi riforme annunciate all'inizio della legislatura.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, ha altri quattro emendamenti, però dobbiamo decidere in base alla richiesta avanzata dall'onorevole Sanna Giacomo.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, ripeto brevemente della necessità manifestata dalla maggior parte dei Gruppi consiliari di poter partecipare alla manifestazione indetta questo pomeriggio per la pace dalle organizzazioni sindacali C.G.I.L. - C.I.S.L. - U.I.L. territoriali di Cagliari.

La manifestazione si svolge dalle 17 e 30 e parte da piazza Garibaldi, quindi dare la possibilità ai colleghi che riterranno di dover partecipare a questa manifestazione, la sospensione dell'Aula per consentire questo e la ripresa alle 18 e 30 degli stessi lavori dell'Aula.

Sentendo i colleghi mi è stato detto che forse riprendere direttamente alle 18 e 30 sarebbe stato più utile perché ci sono delle esigenze di lavori che pur non dell'Aula, ma dei Gruppi, della valutazione degli stessi emendamenti, quindi rendere proficua la sospensione anche per gli stessi.

PRESIDENTE. Effettivamente mi è stata segnalata un'esigenza di recuperare almeno un'ora - un'ora e mezzo di tempo anche perché i Gruppi, alcuni Gruppi hanno necessità di verificare alcuni aspetti della finanziaria e alcune proposte.

Se l'Aula è d'accordo, sospendiamo, chiudiamo i lavori stamattina e riprendiamo alle 18 e 30, io direi anche alle 19. Se invece ci sono dei problemi, si pongono ai voti le proposte. Ci sono due proposte: una di interrompere e riprendere alle 18 e 30, un'altra di iniziare i lavori alle quattro, sospendere alle 17 e 30 e poi riprendere. Non c'è ancora questa proposta? Ci sono altre proposte?

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, solo per dire che accediamo alla richiesta di sospensione; anche noi quali uomini di pace sicuramente vogliamo dare un contributo, anche con la presenza attiva a manifestazioni di questa natura. Quindi proponiamo che si riprenda a conclusione della manifestazione.

PRESIDENTE. Se non ci sono pareri contrari, e mi pare di avvertire dai Gruppi che non ci siano, interrompiamo i lavori adesso e riprendiamo alle ore 18 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 18.



Allegati seduta

CCCXXX Seduta

Giovedì 20 Marzo 2003

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di Giovedì 13 marzo 2003,che è approvato

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pasquale Onida e Alberto Randazzo hanno chiesto congedo per la giornata del 20 marzo 2003. Poichè non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Colleghi, mi pare che non siamo nella condizione di procedere, forse è opportuno...

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Possono essere illustrati gli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, cominciamo subito!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io sono arrivato alle 10. Per chi non c'è…

PRESIDENTE. Io sono arrivato anche prima, però ci sono le condizioni per cominciare a lavorare? Non ci sono neanche le persone che devono illustrare gli emendamenti!

BALLETTO. (F.I.-Sardegna). Pazienza! Si danno per illustrati, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis non ho intenzione di alimentare confusione. La seduta è sospesa per dieci minuti.

(La Seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene rispesa alle ore 10 e 24.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)"

(383/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 383. Siamo arrivati all'articolo 9. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 720.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, ricordo in premessa ai colleghi dell'Aula che stiamo illustrando degli emendamenti che contrariamente alla propaganda che è stata svolta in quest'Aula dai colleghi della maggioranza, e segnatamente dal Presidente della Commissione bilancio, tendono in qualche modo a dare conto di proposte integrative all'articolo 9 per il quale abbiamo già espresso il nostro giudizio e le nostre valutazioni attraverso la presentazione degli emendamenti soppressivi e che riprenderemo in sede di discussione generale.

L'emendamento 720 interviene sull'emendamento 158 per modificare l'imputazione finanziaria, la previsione finanziaria, al di là di questo fatto tecnico che cambia i riferimenti normativi delle fonti finanziarie, l'emendamento 158 interviene alla presentazione di una proposta di rideterminazione dei fondi per i contributi ai consorzi di garanzia fidi operanti nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, che sono ampiamente insufficienti rispetto alle previsioni del bilancio e che non tiene conto del ruolo sempre più importante e indispensabile svolto dai consorzi fidi nel sostegno del credito per le piccole e medie imprese di settore, che poi sono quegli strumenti che dimostrano come una gestione oculata di questo sistema, anche se privatizzato, rende efficiente il settore e consente una risposta ai sostegni del credito per le piccole e medie imprese in tempi rapidi, ragionevoli e limitati ad una valutazione concreta dei proventi finanziari.

Questi fondi noi pensiamo debbano essere allineati nelle previsioni ai 10 miliardi circa, che sono le valutazioni che i settori ci hanno proposto e che voi avete ulteriormente diminuito rispetto al fabbisogno. Dico questo per il semplice fatto che, nonostante i pronunciamenti, la grande propaganda del Presidente della Giunta sullo sviluppo quasi incontenibile dell'economia sarda, che sembra dobbiamo in qualche modo frenare perché non ce la facciamo più a correre come stiamo correndo, si disattendono nei fatti quei dati che tengono conto che in Sardegna ci sono circa 138 mila imprese produttive e che di queste il 48 per cento sono imprese che operano nel settore del commercio, del turismo e dei servizi. Spero che l'Assessore queste cose le conosca!

Se guardiamo, rispetto a questo dato, secondo fonti scientifiche di studi, che ripartiscono la composizione del PIL regionale, rispetto ai settori delle attività, noi sappiamo che il prodotto interno lordo della Sardegna, per il 35 per cento della ricchezza, è realizzato da questi settori che danno un'occupazione pari a 350 mila unità, rispetto alle 500 mila complessive e che quindi è un dato di tutto rispetto. Quindi, il peso economico di questo settore, rispetto alla congiuntura economica complessiva, è tale da rendere incompatibile, rispetto anche alle pronuncie, i riscontri delle politiche regionali in termini di risorse finanziarie e di azioni di sostegno.

Noi abbiamo cercato di analizzare il perché di questa scelta, abbiamo controllato nel Documento di Programmazione Economica dove avete scritto che è uno degli obiettivi riqualificare e sviluppare la piccola e media impresa commerciale rivitalizzando il sistema; avete scritto delle bellissime cose, oggettivamente inoppugnabili, ma non suffragate da politiche adeguate perché tutti i livelli di spesa sono allineati al ribasso con una contraddizione palese di tutto questo. All'inizio di questa seduta abbiamo visto la ricomparsa dell'assessore Fois, credo richiamato da un'esigenza più di facciata che di sostanza, si conferma l'assenza dei consiglieri di un gruppo della maggioranza. Mi rendo conto che l'impostazione della Giunta e del Presidente è stata in queste ore sicuramente quella di rispondere - come sempre - più ad un'esigenza di facciata che di sostanza, continuando a permanere una condizione di malessere evidenziato degli esiti delle votazioni di questa prima fase della finanziaria che raramente ha visto la presunta maggioranza, che regge il presidente Pili, superare i 40 voti e che denuncia un malessere del quale il presidente Pili non vuole tenere conto perché sa che l'analisi di questo consenso - non consenso rappresenterebbe la ragione e la stessa giustificazione democratica del mantenimento del suo ruolo.

Siccome questo non è argomento di cui il presidente Pili intende discutere ancor meno nella sede parlamentare perché è chiaro che sarebbe chiamato a darne dimostrazione, perché mentre le telecamere le può chiamare quando vuole e corrono velocemente nell'attesa dell'annuncio, qualche volta scopiazzato, qualche volta demagogico, ma sempre di annuncio di tratta, in questa sede è chiamato ad un confronto un po' più ruvido e volto più alla dimostrazione dei fatti. Né serve, presidente Pili, che lei irritualmente prenda la parola durante la finanziaria, perché lei della finanziaria non deve rispondere solo dell'articolo 1, lei della finanziaria deve rispondere in termini globali, dalla sua origine, dal metodo che ha messo in essere per formarla, della concertazione che ha abolito, della mancanza di rispetto che ha dei suoi stessi collaboratori, dei quali non disdegna il ridimensionamento degli stanziamenti di spesa che dovrebbero fare la sua stessa politica, ma lei ha disseminato, opportunamente e con grande oculatezza, la finanziaria dei punti essenziali attraverso i quali lei deve svolgere la sua personale strategia, che non chiamo strategia politica perché sarebbe un abuso, ma strategia propagandistica della sua immagine. Ne abbiamo colto alcune in questi primi articoli, ma ce ne sono tanti altri e li vedremo.

Quello che sorprende è come non rispetti neanche il canone di un minimo di fondamentali della politica, perché quando uno inserisce nello stato della spesa di un suo collaboratore una partita senza che l'Assessore competente ne sia minimamente a conoscenza, come è accaduto per il comma 1 dell'articolo 8, lei sta innescando autonomamente un processo di corto circuito del consenso, tra virgolette più stretto, che lo dovrebbe sostenere, e che poi è tale da ingenerare le situazioni che osserviamo con l'abbandono di una forza politica che manda un comunicato di rassicurazione ma che, di fatto, non partecipa alla dimensione parlamentare di questi giorni, in aperto dissenso e in contrasto con i comportamenti della sua stessa maggioranza.

Quindi ecco la motivazione - io spero - continua a essere assente, no! Balletto è lì, che ci ha accusato dall'inizio di non fare proposte, ma era molto attento a sentire i nostri ragionamenti sugli emendamenti soppressivi per caricarsi di quella forza demagogica di accusa, molto poco attento all'analisi di questi emendamenti che invece meriterebbero un'attenzione, che hanno un carattere propositivo e sui quali lui certamente non lesinerà un pietoso silenzio rispetto a quella che invece è la provocazione di una proposta.

Si è detto spesse volte, in queste settimane, della mancanza di una nostra proposta; la nostra proposta esiste - come vedete - negli emendamenti che stiamo presentando, che hanno una filosofia, che è quella di attingere conoscenze, stimoli, idee, non asetticamente, non acriticamente ma certamente con molta attenzione da quei settori produttivi che in questi anni, nonostante la latitanza di una legislazione innovativa, e annunciata dalla propaganda elettorale rivoluzionaria del presidente Pili, hanno dovuto attendere molti anni per constatare che questa legislazione rivoluzionaria altro non era che la riedizione scoordinata della legislazione che era stata il frutto di una filosofia che certamente non appartiene a voi.

Vede presidente Pili, al di là dei colpi teatrali di cui sembra uno dei più grandi specialisti in questa Sardegna, ma che non farà l'essenza della politica per molti anni, anche perché l'illusione, la suggestione sta cominciando a segnare delle piaghe sul corpo degli apparati sociali, imprenditoriali della Sardegna e quindi prima o poi il dolore delle piaghe e l'esigenza di curarla supererà e scavalcherà il piacere di un'illusione e di una suggestione che lei ha tentato, scimmiottando il suo padrone, di inculcare nei sardi.

E` stata una scelta sbagliata perché quella illusione della filosofia berlusconiana si rivolgeva ai poteri economici, ai poteri forti di un'Italia che tutto sommato ha fatto grandi passi in avanti e non sta nelle condizioni dei sardi. Un popolo che soffre come la Sardegna e che ha avuto l'unica speranza in questi anni, nel vedere attraverso un coordinamento delle politiche regionali con quelle nazionali, la possibilità di riprendere un cammino che si poteva accelerare anche con un uso opportuno - assessore Frongia - dei fondi comunitari che pare non siano nella vostra filosofia altro che un semplice serbatoio da utilizzare per compensare partite finanziarie che per altro verso avete canalizzato nelle spese correnti e nelle vostre spese clientelari. Aver disatteso questo, produrrà degli effetti certamente negativi, non tanto quelli che abbiamo oggi. Abbiamo fatto stamane una puntualizzazione con gli organi di stampa su questo elemento, l'assessore Masala è ampiamente tranquillo; perdiamo le premialità della prima fase del quadro comunitario, siamo ampiamente censurati dagli organi comunitari, dai comitati di sorveglianza, dalle valutazioni intermedie.

Sappiamo che questo giudizio negativo rientra in una fase nella quale voi avete approfittato e avete potuto utilizzare i progetti e le iniziative già avviate da parte degli enti locali, cosa che vi ha consentito di avere anche un valore aggiunto rispetto alla capacità di spesa, e nonostante questo i valori sono tutti negativi, i ritardi sono abissali, i giudizi sono preoccupati, i richiami a una riforma metodologica sono chiari, ma di tutto questo non si intravede alcunché, salvo questa grandiosa intuizione che bisognerà che noi ricerchiamo, bisognerà capire chi ha il copyright di questa impostazione dell'articolo 9 perché è un articolo di grande portento legislativo, soprattutto assume un carattere professionale il livello della furbizia attraverso il quale si cerca di eludere l'obbligatorietà di un confronto legislativo imposto da un decreto legislativo che incarica le Regioni a Statuto speciale a legiferare entro un termine e imporrebbe non solo di costruire i fondi necessari all'opera, ma anche di delegare la Giunta e il suo Assessore della programmazione, senza nessuna verifica e confronto programmatico col Consiglio, alla spendita di ingenti risorse secondo vincoli e limitazioni imposte e create dalla stessa Giunta.

Io credo, signor Presidente del Consiglio, che ci sia anche qui un elemento di riflessione. Non credo che la funzione degli uffici del Consiglio, dell'apparato del Consiglio, sia solo quella di verificare la legittimità procedurale. Se fosse così avremmo bisogno di un maxischermo che ci dà l'interpretazione letterale e anche di prassi dell'applicazione del Regolamento. Ma non è così, cioè noi abbiamo bisogno che rispetto a questo tipo di proposta ci sia una valutazione di merito. Quando una norma viola una fonte legislativa superiore in maniera palese, dichiarata, noi non dobbiamo chiedere alla Presidenza del Consiglio di fare valutazioni politiche, non ci interessano, non è il suo ruolo, ma quello di segnalare doverosamente all'Aula che si è in presenza di una violazione dei presupposti legislativi che stanno in capo a fonti superiori che noi siamo chiamati a rispettare questa è una valutazione che sarebbe necessaria ai lavori dell'Aula, sarebbe necessaria la chiarezza all'esterno di quest'Aula dei casi molteplici, infiniti, attraverso i quali si cercano le scorciatoie legislative, le scorciatoie in danno del Consiglio regionale, perché questa norma dell'articolo 9 è chiaramente in danno delle prerogative del Consiglio regionale, e noi non possiamo riempirci la bocca della tutela dell'autonomia quando si fa finta che tutto questo sia un processo legittimo, un processo non carico di un eccesso di delega, un eccesso di delega ingiustificato e che pone una discrezionalità inammissibile anche nel merito delle condizioni di separazione di poteri nei quali oggi noi operiamo in capo a organi politici. C'è una sovrapposizione di violazioni che noi non possiamo non evidenziare in quest'aula, ma che ci servirebbero, Presidente, per accompagnare con più forza all'esterno, all'evidenza dei settori produttivi, al sistema pensante dell'economia regionale la qualità delle proposte legislative di una maggioranza, perché noi abbiamo bisogno di questo non per accompagnare la nostra critica, non abbiamo bisogno degli stimoli di nessuno per dare un giudizio di valore su quello che è questa maggioranza e quello che ha combinato, ma perché è compito delle istituzioni nel loro complesso quello di fornire all'esterno, all'opinione pubblica i termini di un paragone che è lasciato al giudizio soggettivo loro. Ma se questi termini di paragone vengono creati in quest'Aula solo per effetto di una strumentalizzazione della contrapposizione tra maggioranza e opposizione, anche le cose che hanno un loro valore assoluto, una gravità di principi rischiano di essere ridimensionati a un fattore ordinario del confronto politico. E così non è, perché ci sono cose che consumano la credibilità delle istituzioni, ci sono cose che attengono invece alla dialettica e al confronto parlamentare. Sono cose diverse, non possiamo continuare a osservare il distacco dei cittadini dalla fiducia nella politica e nelle istituzioni se noi tutti insieme non realizziamo una separazione tra quelli che sono i compiti della imparzialità delle istituzioni e i compiti, invece, della parzialità delle visioni politiche sui soggetti e sugli oggetti di merito della dinamica politica.

Mi rendo conto che sono ragionamenti che vi passano da un orecchio all'altro senza riflessione, però non sarebbe difficile da parte vostra immaginare - e sarà così, noi abbiamo fiducia che sarà così, e ci state dando una grossa mano - che arriverà il tempo in cui i ruoli si invertiranno e avrete la prova che la cultura politica e le radici politico-culturali, che non sono mai state acqua fresca, ma sono l'essenza della politica, riassegnerà alla responsabilità di chi ha quelle radici e quella responsabilità e quella cultura la riproposizione di una dinamica di questi fenomeni che ponga la salvaguardia delle prerogative più alte che derivano anche da fonti superiori, direi anche quasi statutarie, in senso riflesso, in via privilegiata rispetto alla lotta politica. La lotta politica ha di per sé molto materiale sul quale far maturare il confronto politico. Le istituzioni, una volta che sono minate nella loro essenza, ne abbiamo un esempio, purtroppo, in questa vicenda mondiale, quando le istituzioni che devono dare le garanzie sono minate nella loro credibilità tutto diventa lecito, compreso quello che è profondamente iniquo e illecito.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, in merito alla questione che ha sollevato, le faccio notare che il Presidente del Consiglio non può esprimere un giudizio articolo per articolo, ma nella relazione della Commissione che accompagna il disegno di legge, ultimo capoverso, l'argomento è trattato, per cui tutto il Consiglio è informato. Naturalmente c'è una sovranità che è in capo all'Aula, che deve tener conto delle cose che vengono dette, delle informazioni che vengono date.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, molto brevemente anche perché le notizie sono abbastanza recenti per quanto riguarda il conflitto bellico in atto e le organizzazioni sindacali, in modo unitario, hanno stabilito una manifestazione a Cagliari, che si terrà questo pomeriggio, dalle 17 e 30, in piazza Garibaldi, per terminare poi in piazza del Carmine, attraversando la stessa via Roma.

Per quanto mi riguarda propongo all'Aula, data anche la necessità di consentire ai consiglieri regionali che lo riterranno doveroso di partecipare a questa manifestazione, di sospendere i lavori per il tempo stretto della manifestazione stessa, che inizierà alle 17 e 30 e arriverà qua dopo un'ora massimo un'ora e mezzo.

Credo che questa sospensione dei lavori di un'ora e mezzo possa soddisfare le esigenze di quei colleghi che hanno interesse a partecipare a questa manifestazione, nella piena libertà. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, io non ho nulla in contrario. Caso mai procediamo in questo modo: adesso continuiamo i nostri lavori, tanto è stasera, e diciamo che comunque in mattinata decidiamo su questo.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Una parola per dire che noi ieri, diversi rappresentanti di diversi Gruppi del Consiglio regionale, abbiamo depositato una risoluzione urgente presso la Presidenza del Consiglio regionale, perché il Consiglio esprimesse o possa esprimere una sua valutazione in termini essenziali. Si dirà: "Non è il Consiglio regionale della Sardegna che può né impedire, né fermare la guerra". Se però facessimo questa considerazione, ogni e qualsiasi cosa che pensi o faccia ognuno di noi non evita e non ferma la guerra, però che dichiarazioni di volontà formali, solenni delle rappresentanze istituzionali in certi momenti aiutano sicuramente un processo. Per cui, aderendo alla richiesta del collega Sanna, vorrei reiterare l'invito al Presidente, l'ho già fatto ieri nel corso della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ma evidentemente queste cose non sono ritenute importanti, che intanto si dia lettura in aula della risoluzione urgente, si dà lettura di tutto e non vedo perché non si sia data lettura, né ieri né oggi, di questa risoluzione urgente, punto primo, almeno come proposta, e poi, in termini ripeto essenziali, se il Consiglio ritiene, con brevissime dichiarazioni, o questo testo di risoluzione o comunque quello che la gran parte democratica del Consiglio ritenesse di adottare credo si farebbe una cosa utile se, ripeto, in termini essenziali si arrivasse anche a una risoluzione effettiva che impegni il Governo nazionale a svolgere quell'azione, nel contesto internazionale, che il Consiglio regionale della Sardegna ritenesse essere l'azione utile per la pace, contro la guerra, e per rappresentare per davvero il sentimento che sappiamo essere tanto forte e diffuso di pace nel popolo sardo.

PRESIDENTE. Lei ha ragione, io avrei dovuto farne dare lettura ieri, purtroppo nella giornata così concitata la cosa è sfuggita. A questo rimediamo subito, dopo che ha parlato l'onorevole Murgia che ha chiesto la parola, poi facciamo dare lettura dell'ordine del giorno. Prego, onorevole Murgia.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che può essere letta la risoluzione, ma noi siamo contrari all'apertura di un dibattito, perché i termini della questione sono ovviamente chiarissimi.

Per quanto riguarda la manifestazione di stasera, chi vuole andare può andare, ma noi siamo contrari a che vengano sospesi i lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)"

(383/A)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'ordine del giorno.

ORTU, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - COGODI - BALIA - SANNA Giacomo sul coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni di guerra.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione dei disegni di legge n. 383/A "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2003)" e n. 384/A "Bilancio di previsione per l'anno 2003 e bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005",

esprime la propria contrarietà alla guerra contro l'Iraq,

e impegna la Giunta regionale

a rappresentare al Governo nazionale la volontà di non fornire alcun supporto politico, diplomatico, operativo e logistico - incluse le basi militari - a qualunque azione che configuri un coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni di guerra. (1)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. E' già stato espresso qualche parere in aula, ma sulla opportunità di discuterlo nella giornata di oggi torneremo. Proseguiamo i nostri lavori, siamo all'emendamento numero 159.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io vorrei intervenire sull'ordine del giorno e in particolare sul particolare momento che stiamo vivendo nell'esame della finanziaria. E' un momento, secondo me, critico e difficile per quanto riguarda la finanziaria e legata alla finanziaria è anche la vita di questa legislatura.

Sulla legislatura è stato detto tutto, da diversi punti di vista, in questi ultimi interventi, sui successi che abbiamo avuto, che spesso non siamo nemmeno in grado di sottolineare, e sulle delusioni che abbiamo avuto in questi quattro anni di governo per non aver realizzato parti essenziali del nostro programma. Credo, e mi rivolgo soprattutto ai banchi della maggioranza, che non ci sia nessuna forza politica che non sia stata partecipe delle cose fatte e fatte bene, sia dal Governo Floris che dal Governo Pili, come non ci sia e non ci possa essere nessun Gruppo politico che si possa chiamare fuori da quelli che sono stati gli insuccessi, che riconosciamo, per le cose che avevamo promesso di fare e non siamo ancora riusciti a fare.

Mi sia consentito dire, brevissimamente, che noi Riformatori, mi piace chiarirlo, crediamo, siamo convinti di essere stati coerenti col voto elettorale e con gli impegni presi con gli elettori e vogliamo essere coerenti dal primo all'ultimo giorno della legislatura. Questa chiarezza e questa posizione, che a volte è una posizione critica, ma credo sempre costruttiva, una posizione di sostegno alla maggioranza che non è mai venuta meno, né con il voto palese, né con il voto segreto, secondo me ci permette innanzitutto di dire una cosa brevissima: che la maggioranza è oggi in un momento di passaggio, i cui termini naturalmente li possiamo rivedere, ma per essere sintetici o la maggioranza ritrova se stessa in una rifondazione sua, ritornando ad essere profondamente legata a quelle idealità che io credo ci uniscano, perché questa è una maggioranza nata su valori e ideali comuni, se riesce a svolgere un'azione nella Giunta e nel governo che vada della direzione degli impegni presi. E se non riesce a trovare delle regole interne di maggioranza che ci permettano di tradurre i programmi e di essere coerenti con gli ideali, dobbiamo dichiarare chiusa questa esperienza e questa legislatura. Credo che questo sia il nostro impegno da oggi: rifondare la maggioranza per darle significato e per renderla coerente con le sue origini.

Però il passaggio cruciale della finanziaria si lega all'andamento della legislatura e alle cose che abbiamo detto. Sulla finanziaria mi sembra che tutti i Presidenti dei Gruppi di maggioranza abbiano assunto degli atteggiamenti critici; possiamo dire che è una maggioranza che non è stata mai amata dai Gruppi di maggioranza. Io ho sentito, tutti quanti abbiamo sentito le posizioni assunte da tutti i Gruppi politici, e noi ci siamo trovati spesso su questo in un giudizio comune con l'UDC, sulle cose da fare e sul significato della finanziaria. Abbiamo tentato, e in parte ci siamo riusciti, di migliorarla nel passaggio dalla Giunta alla Commissione, in Commissione, e gli oltre 200 emendamenti che la maggioranza ha presentato in Consiglio stanno a significare che vi è ancora il tentativo, il desiderio comunque di migliorare e di cambiare questa finanziaria. Allora io mi rivolgo alla maggioranza - chiedo scusa ai colleghi dell'opposizione - innanzitutto perché oggi siamo alle strette, al momento di prendere delle decisioni, e mi rivolgo alla maggioranza per chiedere alla maggioranza stessa di avere l'orgoglio di essere maggioranza. Innanzitutto orgoglio di essere maggioranza vuol dire capire come e quando approvare questa finanziaria. Parto da un elemento che può essere secondario, ma che secondo me è un elemento centrale: una maggioranza decide in che tempi approvare questa finanziaria, non può farsi portare a spasso dall'opposizione che decide quando, come e in che tempi approvare la finanziaria. Io chiedo alla maggioranza uno scatto d'orgoglio e prendere l'impegno di approvare la finanziaria entro il mese di marzo. Poi decideremo come, i tempi, i lavori del Consiglio, ma la finanziaria va approvata entro marzo.

Vi è poi la necessità di semplificare questa finanziaria. Innanzitutto il primo punto, ma ho sentito il collega Fadda ieri, poi ho sentito altri colleghi dell'opposizione, è fare in modo che vengano reinseriti nel testo della finanziaria tutti i capitoli che ieri, in questi giorni, in queste votazioni sono caduti.

(Interruzioni)

(Segue FANTOLA.) Posso dire ...Vorrei parlare, guardate, credo di non aver mai interrotto nessuno, mai! Tutti quei capitoli che riteniamo indispensabili per il governo della Regione, alcuni esempi sono stati fatti e mi sembra che sia utile farlo, prendere l'impegno per farlo e per inserirlo nella finanziaria.

Secondo punto: bisogna snellire la finanziaria. Faccio una proposta, che è una proposta della maggioranza, la facciamo noi, ritiriamo tutti gli emendamenti presentati in Aula, senza eccezione alcuna. Secondo, interveniamo sulla finanziaria innanzitutto eliminando tutte le norme intruse, anche questo senza eccezione; secondo, se necessario, se nella finanziaria ci dovessero essere dei commi che riguardano aspetti particolari e non generali, eliminiamo anche questi aspetti dal testo della finanziaria.

Quarto, affrontiamo in maggioranza un tema che ci riguarda tutti e sul quale abbiamo discusso in tutte le riunioni, il tema degli enti locali e il tema dello sviluppo. Chi di noi, nelle riunioni di maggioranza, non ha affrontato questo tema? Chi di noi non si è fatto carico di affrontare questo tema? Questo tema va affrontato. Ritengo che questi elementi siano argomenti che accomunano la maggioranza e se una maggioranza vuol essere tale, vuole avere l'orgoglio di governare la Regione, vuole riproporsi o mira a riproporsi al Governo della Regione, deve affrontare innanzitutto con decisione, senza che ci siano contrasti interni, eliminando tutte le contraddizioni che, a volte, noi per primi, abbiamo introdotto nel testo della finanziaria e procedere in questo senso.

Concludo chiedendo dell'opposizione; innanzitutto l'opposizione farà quello che riterrà utile fare. Farà quello che riterrà utile fare, immagino e spero, per il bene della Sardegna e quello che è utile fare anche nei suoi interessi. Sta a noi verificare dopo che cosa farà l'opposizione. L'iniziativa è nostra, non è dell'opposizione. L'opposizione in quest'Aula ha più volte detto che era favorevole ad una drastica, direi un termine un po' più forte, riduzione degli emendamenti, vedremo se lo farà; l'opposizione ha detto che voleva chiudere questa finanziaria non nell'interesse nostro, ma nell'interesse della Sardegna, nei tempi più brevi possibili, verifichiamo se lo vuole fare; l'opposizione ha detto che alcuni capitoli caduti in questi giorni vanno di nuovo reinseriti, verificheremo se lo vuole fare; l'opposizione ha detto che voleva dialogare sul tema degli enti locali e sul lavoro, io dico: "Vediamo se lo vuole fare", ma noi maggioranza dobbiamo stabilire il piano di dialogo, l'ambito di dialogo, le condizioni del dialogo, dobbiamo essere noi che abbiamo l'iniziativa su questo, dobbiamo essere noi a progettare la finanziaria o a progettare le modifiche della finanziaria e non possiamo pensare che altri ci propongano modifiche. Grazie.

PRESIDENTE. Qual è la sua proposta dal punto di vista operativo?

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Credo che, a questo punto, se su questo tema si aprisse un breve scambio di opinioni, sarebbe utile per l'iter della finanziaria.

PRESIDENTE. Una sospensione quindi?

(Interruzioni)

Io mi sto rivolgendo all'Aula. Mi sto rivolgendo all'Aula, onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi, per quanto ci riguarda, intanto prendiamo atto, registriamo il discorso del collega Fantola che passerà alla storia come il discorso sull'orgoglio di maggioranza. Di che cosa si debba inorgoglire quella maggioranza è sotto gli occhi di tutti! Qui si dice: "In Consiglio, la maggioranza sia orgogliosa, decida da sola.". Chi gliel'ha mai impedito di decidere? E chi gliel'ha mai impedito di manifestare orgoglio? Ne manifesta troppo, orgoglio ed anche arroganza!

Se la maggioranza chiede di poter ancora, per suo conto, l'ha chiesto anche ieri, si sono riuniti cinque ore (non eravate riuniti cinque ore?), di dover definire al loro interno quali siano le compatibilità tra le proposte della Giunta, della maggioranza che dice di sostenere la Giunta, e quello che sta discutendo il Consiglio, si assuma anche questa responsabilità ancora di dilazionare i tempi, di non dare risposte, quelle che deve dare, e chiede i tempi di cui ha bisogno, però la finanziaria è in Consiglio, seppure è arrivata con tre o quattro mesi di ritardo, però è in Consiglio ormai da gennaio e nel momento in cui è in Consiglio, la finanziaria è di tutti, non è vostra! Voi continuate in questa visione tutta patrimoniale della politica, non è così! La finanziaria ha una parte, che è la proposta che viene avanzata al Consiglio, e adesso si arricchisce di altre proposte rispetto alle quali vi è una dignità della proposta di opposizione, che ovviamente è maggiore, ma è maggiore non perché l'opposizione sia migliore, ma perché l'opposizione non ha potere di proposta originaria, quindi può intervenire nella dialettica politica e istituzionale solo avanzando proposte dopo la maggioranza, quindi lo può fare solo sotto forma di emendamento, di proposta modificativa.

La maggioranza deve ritirare i suoi emendamenti perché ha potere di proposta originaria, o se li vuol tenere i suoi 200 emendamenti, li tenga, e sono anche un'occasione perché noi possiamo discutere meglio le nostre proposte alternative. Noi non vorremmo che, siccome il tempo sta passando, non si arrivi mai, o si arrivi in modo strozzato, a discutere di quelle cose, per esempio, che a noi stanno più a cuore. Noi, parlo di parte dell'opposizione, poi l'opposizione ha una sua impostazione e proposta di insieme, ma quella parte di opposizione che è il nostro Gruppo consiliare, la nostra parte politica, Rifondazione Comunista, non ha presentato 200 emendamenti, ne abbiamo presentato pochi, ma per essere pochi, non vuol dire che valgono meno, perché i nostri emendamenti sono, e abbiamo fatto una scelta di fondo, principalmente concentrati sui temi del decentramento delle risorse degli enti locali e del lavoro. Noi, qualunque cosa accada, sta accadendo anche la guerra, anche in guerra, noi del lavoro e di come questa Regione tratta le sue leggi per il lavoro, e di come riesce a gestirle, perché ha un dovere anche di governo delle leggi, la Giunta regionale e la maggioranza che governa, noi ne parleremo, perché voi non potete prima gestire male, governare male le leggi per il lavoro, oltre a tutte le altre, e poi dire che le abrogate o le ignorate perché funzionano male. Voi le fate funzionale male!

Quindi, innanzitutto, si facciano funzionare bene, si migliorino anche; noi l'abbiamo detto, la nostra parola d'ordine è salvare e migliorare la legislazione per il lavoro; salvare e migliorare insieme, contestualmente. Quindi si ritrovino le risorse che sono state tolte e nel contempo ragioniamo su come devono essere eliminati gli ostacoli che volutamente, o talvolta anche inavvertitamente, si saranno pure frapposti se alcune cose funzionano troppo a rilento. Però salvare e migliorare la legislazione per il lavoro, è la partita che a noi interessa di più.

Quindi, chiunque vorrà discutere, al suo interno, come dice Fantola, discutetene, ma sappiate che per quanto riguarda noi, la proposta nostra è principalmente quella. Lo sapete, quindi cominciate a dire come è che si riordina la finanziaria, come si cambia per cogliere questo obiettivo. Anche altre parti politiche, l'opposizione ha già dichiarato questo, ma l'hanno dichiarato i sindacati, le parti sociali, gli enti locali, i Comuni, i sindaci, non siamo soli in questa proposta. Dite voi qual è il passo che volete fare in avanti verso la soluzione di questa questione, così tutto è più chiaro.

La maggioranza ha bisogno di tempo, se lo prenda, ne ha avuto tanto, se ne può prendere ancora, ma per favore non tornate qui sempre con le solite tiritere che avete l'orgoglio di maggioranza e non avvertite invece la mortificazione di non essere capaci, essendo maggioranza, di governare minimamente questa Regione.

PRESIDENTE. Io non dovrei aprire su questo argomento un dibattito, però mi pare che l'onorevole Fantola abbia posto un problema che può interferire notevolmente sui tempi di approvazione della finanziaria, quindi credo valga la pena perdere dieci minuti per valutare le cose. Quindi, su questo, ho bisogno di sentire un po' i pareri.

Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Grazie Presidente, sulle questioni che ha posto il collega Fantola, per la verità, il dibattito in maggioranza è stato abbastanza largo in quest'ultimo periodo, e sulla necessità di rifondare questa maggioranza ci siamo espressi tutti, più o meno, all'unisono, abbiamo detto che non era solo una questione di orgoglio ma anche di fatti concreti.

Ora, noi crediamo che si possa lavorare e rifondare la maggioranza solamente se fossimo capaci di approvare la finanziaria nei tempi che, come diceva Fantola, la maggioranza riesce a darsi, cioè il 30 marzo appare una data possibile e interessante. Dal dibattito che è emerso in Aula e sui giornali, la sinistra, il centrosinistra poneva alcune condizioni; io credo che, proprio per rispettare lo schema del bipolarismo e tutti quei concetti ai quali ci siamo richiamati, non si possano e non si debbano dettare condizioni, ma il rapporto debba sempre avvenire alla pari.

Noi diciamo una cosa, nel rapporto con l'opposizione, la maggioranza non può vedersi snaturata la propria finanziaria. Noi diciamo che può essere aperto un tavolo di confronto, di merito, ma che questo tavolo di confronto e soprattutto sulla grande questione del recupero di ulteriori risorse, questo tavolo di confronto e di merito debba essere, in qualche modo, gestito e guidato dalla Giunta, cioè noi non vogliamo escludere da questo rapporto il valore fondamentale di indirizzo e di gestione che la Giunta ha. Se questa può essere una base d'accordo, è anche ovvio che il centrosinistra deve dare qualche dimostrazione di attenzione verso le nostre istanze, il che significa ritirare la gran parte degli emendamenti proprio per le questioni che ho posto in premessa.

Possiamo quindi discutere di tutte le questioni inerenti la finanziaria su un rapporto paritario, anche con una buona disposizione da parte del centrosinistra. La regia deve essere ovviamente della Giunta, con i Gruppi di maggioranza protagonisti della proposta politica, per poter arrivare alla chiusura della finanziaria entro il 30 di marzo. Sulle questioni di maggioranza, è evidente che il dibattito, come è ovvio, si potrà affermare probabilmente anche in altre sedi. Noi abbiamo detto che occorrerà una grande seduta di rilancio, di ascolto, di confronto proprio a partire da dopo la finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, anch'io mi rendo conto che il dibattito sulla finanziaria probabilmente è arrivato ad un binario morto, però nessuno di noi può sottacere il fatto che il dibattito politico tra maggioranza e minoranza travalica la dialettica politica inserita nella manovra, e soltanto nella manovra finanziaria, attiene a problematiche politiche più ampie. E` evidente che ognuno di noi ha la sua opinione; sulla finanziaria si stanno scaricando le tensioni e il modo di concepire anche la politica e quindi gli strumenti per portare avanti i bisogni della Sardegna che sono differenti, ci sono posizioni differenti. Noi tutti sappiamo che la Sardegna in questi ultimi cinquant'anni è cresciuta, ed è cresciuta soprattutto perché ci sono stati i finanziamenti dell'Unione Europea e dello Stato nazionale, ma non è cresciuta in quegli elementi che avrebbero dovuto fare la differenza tra le altre Regione italiane europee e la regione sarda. Per cui sono cambiati gli attori della politica economica, non sono più gli stessi, lo Stato non ha più la leva del comando del sistema economico per cui ognuno di noi ha una sua opinione. Essendo cambiati gli elementi, noi riteniamo che le organizzazioni, quindi anche il Consiglio regionale, anche tutte le autonomie locali devono fare i conti intrecciando gli interessi generali agli interessi individuali. Quindi la concertazione, quindi il fatto che si debba cambiare in qualche modo registro, è una cosa che mi sembra evidente. Però io mi chiedo: avevamo iniziato un dibattito, ricordo che intervenni all'inizio di questa finanziaria e mi rispose il collega Gian Mario Selis. Alcune cose non possono essere ridotte adesso nell'angusto ambito di una stanza, perché abbiamo detto tutti che questa finanziaria è al capolinea, abbiamo detto tutti che non è uno strumento e probabilmente mi auguro sia l'ultima volta che in questo Consiglio si parla di finanziaria, cerchiamo di fare il minor danno possibile e allora sento il dovere di esprimere la mia opinione: badate, qui bisogna ritirare tutti gli emendamenti della maggioranza e dell'opposizione che sono veri e propri interessi privati, fotografie! Bisogna eliminare dalla finanziaria tutte le norme intruse perché io, voto segreto o voto palese, voterò contro tutti questi emendamenti che non rispondono a quelli che sono gli interessi generali.

Cominciamo a fare questo. C'è questa volontà? Se c'è questa volontà, i tempi si stanno già riducendo. Poi ci sono alcune partite, come quella che dicevano Cogodi e gli altri, e su queste forse è possibile trovare un'intesa o comunque aprire un fronte, un tavolo con l'opposizione per cercare di trovare una soluzione unitaria a queste che sono le partite. Ma se non liberiamo il campo da questo e aspettiamo di risolvere i problemi prima, per poi arrivare alle proposte che io sto formalizzando, io credo che non facciamo niente di costruttivo e niente di serio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, dobbiamo dare atto al collega Fantola di aver aperto un dibattito in Aula come è da tutte le opposizioni richiesto. Non mi soffermo, collega Fantola, sugli aspetti inerenti la sua maggioranza, sul fatto che bisogna ritrovare l'orgoglio di appartenenza, che bisogna rifondare la maggioranza. Io prendo come spunto soltanto quegli aspetti che riguardano l'appello o comunque l'invito che è stato fatto alle opposizioni. Noi abbiamo detto che desideriamo discutere in Aula, alla luce del sole, di alcuni problemi seri, molto seri, che sono stati posti dalle varie organizzazioni e riguardano il problema degli enti locali, riguardano il problema dello sviluppo, riguardano il problema delle norme intruse, come dicevo, e mi fa piacere che anche il collega Floris la pensi allo stesso modo, riguardano il piano del lavoro e riguardano naturalmente l'eliminazione delle fotografie.

Credo che sino a ieri abbiamo continuamente ripetuto questi concetti. Io devo dire che mentre la maggioranza in Aula sostiene una tesi, poi ritrovo su un organo di informazione stamattina una frase che è stata attribuita al Presidente Pili, che leggo, perché è sintomatica del clima che c'è - secondo me - tra la maggioranza e la Giunta regionale. Interpellato dagli alleati sull'ipotesi di avviare finalmente un dialogo con l'opposizione per sbloccare la situazione, Pili si sarebbe detto contrario affermando di aver ricevuto da settori del centrosinistra testi di emendamenti che prevedono interventi clientelari e addirittura affaristici.

Io ritengo che il Presidente Pili debba fare nome e cognome, debba dirci chi è che gli ha proposto questi emendamenti che hanno finalità affaristiche. Lo faccia Presidente Pili! Ma, indipendentemente da questo, io ritengo che il dialogo che è stato aperto dal collega Fantola, ripreso dal collega Floris (non riesco a capire il collega Murgia quando parla di ricatti), le stesse cose che abbiamo sostenuto noi in questi giorni, le hanno riprese il collega Fantola e il collega Floris. Stiamo chiedendo e stiamo tentando di migliorare questa manovra finanziaria.

Presidente Pili, io credo che lei rappresenti tutta la maggioranza e non c'è bisogno di un dibattito, Presidente Serrenti, non c'è bisogno; noi desideriamo capire se il Presidente Pili è d'accordo sulle proposte che sono state avanzate dal collega Fantola e dal collega Floris. Se è d'accordo, lo dica, poi vedremo anche il modo. Noi, per quanto ci riguarda, le nostre quattro o cinque ipotesi di miglioramento della manovra finanziaria le abbiamo poste; sono le richieste degli imprenditori, sono le richieste delle organizzazioni sindacali, sono le richieste da parte degli enti locali. Il Presidente Pili si pronunci, una volta tanto dia all'Aula l'autorevolezza che merita! Dev'essere il Presidente Pili la sintesi della maggioranza! Non è pensabile che tutte le volte che si deve discutere di manovra finanziaria il Presidente Pili non esprima in suo parere. Noi siamo disponibili al dialogo, ma desideriamo che queste cose vengano affermate in Aula dal Presidente. E naturalmente desideriamo sapere, se è possibile adesso stesso quanto da me letto, chi sono le persone che hanno proposto emendamenti di carattere affaristico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Grazie, Presidente, anche per la tempestività con la quale mi dà la parola.

PRESIDENTE. Nel tempo in cui le spettava. L'onorevole Fadda l'aveva chiesta prima di lei. Non vorremo polemizzare anche su questo!

SPISSU (D.S.). Si faccia assistere, Presidente, così coglie le iscrizioni quando vengono fatte.

PRESIDENTE. Non voglio polemizzare su questo. Almeno queste cose le decide il Presidente.

SPISSU (D.S.). Non è questo il punto. Noi abbiamo ascoltato, apprezzandole anche oggi, ma lo andiamo ripetendo da giorni, le parole, i toni e gli argomenti che sono stati usati dall'onorevole Fantola e dall'onorevole Floris; andiamo ripetendo da giorni che se la maggioranza ritiene di affrontare un percorso di discussione che non sia quello della contrapposizione frontale, ma che sia quello di valutare alcune delle questioni che l'opposizione ha messo in campo in queste settimane e in questi mesi, noi non ci sottrarremo ad una discussione che si fa apertamente, esplicitamente, chiaramente, su argomenti precisi in quest'Aula, con gli approfondimenti tecnici che fossero necessari per arrivare ad una formulazione diversa di questa finanziaria che, come voi sapete, a noi non piace.

Non esercitiamo nessun ricatto, non formuliamo minacce, svolgiamo un'azione in quest'Aula che utilizza, così come abbiamo detto, gli argomenti e anche gli strumenti regolamentari.

Se non c'è una risposta, noi procederemo lungo questo terreno di confronto e di scontro, mantenendo il nostro argomentare. Se la maggioranza ritiene di non dover accogliere nessuna delle nostre posizione, faccia quello che deve fare, noi non siamo in condizioni di impedire ad una maggioranza, se c'è una maggioranza, di approvarsi anche la finanziaria anche così com'è, esattamente com'è.

Però, poiché la maggioranza non è in condizioni di fare questo, né di dettare ritmi, né di dettare tempi all'Aula, come ha ricordato l'onorevole Fantola, ma questo è un terreno sul quale noi non entriamo, decida la maggioranza che cosa vuole fare, decida la maggioranza che cosa vuole fare dei suoi, non dei nostri, 150 emendamenti che producono o produrrebbero nel 2003 una ulteriore spesa per 246 milioni di euro. Quindi, decida la maggioranza come vuole impostare questo confronto; noi abbiamo già detto che saremo assolutamente disponibili ad attenuare la pressione nella discussione sulla finanziaria in presenza di una agibilità politica al confronto, diversa da quella attuale.

Certamente il ritiro di moltissimi emendamenti e di moltissimi commi, che con la finanziaria non c'entrano niente, naturalmente preparerebbe un terreno di discussione positivo. Siccome ce lo stiamo dicendo da una settimana, questo terreno più che ripetuto e confermato, andrebbe finalmente agito dalla maggioranza nei modi e nelle forme che ritiene più opportune, subito, evitando in questo modo di perdere tempo.

Per quanto ci riguarda, riconfermiamo i punti sui quali noi intendiamo sviluppare l'azione, che sono quelli della modifica degli stanziamenti verso il sistema delle autonomie locali, verso il lavoro, verso le imprese. Anche su questo siamo consapevoli che agiamo in un ambito, in un terreno di risorse non illimitate, si tratta di lavorare per trovare dei punti di conclusione soddisfacenti per la Sardegna, secondo noi, non per il centrosinistra.

Tutto questo ha bisogno di una posizione della Giunta e del Presidente Pili che in questi giorni non è venuta, o meglio è venuta in modo contraddittorio; a formali aperture sono seguite sostanziali durissime chiusure, ultime le dichiarazioni che leggeva prima il collega Fadda; e naturalmente questo non ci consente di ritirare nessuno degli emendamenti proposti. Poi la maggioranza li boccerà in Aula, faccia quello che deve fare, se ha la forza di farlo, ma non ci sembra che ci sia un terreno utile per allentare la nostra pressione su questa maggioranza.

Quindi, Presidente Pili - a conclusione di questa parentesi aperta dall'onorevole Fantola - dica se ci sono le condizioni e la volontà della Giunta di procedere.

Un'ultima cosa, e ho concluso; io credo che la maggioranza dovrebbe rivalutare la proposta di sospensione per un'ora stasera dei nostri lavori per consentire, a chi voglia farlo, di partecipare ad una manifestazione sulla pace. Credo che questo non modifichi il percorso della finanziaria non più di quanto non sia stato modificato da vicende forse meno importanti di quella che alcuni consiglieri ritengono fondamentale.

PRESIDENTE. Colleghi, ho ritenuto utile uscire brevemente dai lavori che sono quelli dell'esame degli emendamenti, però vi prego di essere concisi e veloci, non posso dare la parola a tutti. Ho degli iscritti a parlare, non ne iscriverò altri perché poi dobbiamo tornare per forza all'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE ((La Margherita-D.L.). Io, ancora una volta, sarò costretto ad essere controcorrente. Naturalmente parlo a titolo personale e forse anche a titolo di qualcuno che rappresento in quest'Aula.

Rifondare la maggioranza, Massimo Fantola. Io, per rifondare, pensavo qualche altra cosa; rifondare, secondo me, vuol dire prendere atto di un fallimento, di un crollo e ricominciare da capo. Questo è rifondare. Altrimenti mi dà l'impressione della commedia degli inganni, del gioco degli equivoci, e via dicendo. Ho sentito anche alcune espressioni del collega Murgia, che mi sembra alquanto smarrito, anche se nel frattempo hanno trovato il vicario, che però in questo momento è silenzioso perché evidentemente ha capito che ogni tanto il silenzio è d'oro, e mi riferisco a Cesare Corda.

Commedia degli inganni, ho detto, gioco degli equivoci; per certi versi è anche un discorso penoso, vorrei usare la parola, ma è una parola pesante, per certi aspetti nauseante, soprattutto in un'epoca in cui si parla tanto di bipolarismo, in cui si parla di osservanza e rispetto di una linea politica, rispetto degli elettori, rispetto del mandato e di tante altre cose. Queste osservazioni, se fatte da persone serie, sono la certificazione di un fallimento e voi sapete che quando le imprese falliscono, vengono liquidate, non possono essere rinvigorite con l'aiuto della controparte, non è possibile!

Certamente anch'io sono d'accordo con i colleghi che mi hanno preceduto, che da mesi stanno dicendo, insieme alle forze sociali, ai rappresentanti delle imprese, del mondo del lavoro, di tutte le categorie che contano in Sardegna, che bisognava procedere in maniera diversa, ma qui si è andati a sbattere, tutta la Sardegna, l'ho già detto, è andata a sbattere con la testa contro il muro per oltre un mese.

Allora, di fronte a quello che è successo nei giorni scorsi, che non è stato altro che raccogliere quello che si era seminato in modo scellerato, e quello che si è seminato in modo scellerato con questa finanziaria non è altro che il riscontro di quello che si è seminato in modo scellerato con quell'imbroglio con il quale è stata corrotta questa legislatura. Io credo che le persone serie devono prendere atto di questo fatto e siccome le persone serie non mancano neanche da quella parte, ce ne sono, alcune addirittura non esistevano, non c'erano qui dentro quando sono state combinate quelle porcherie, allora se di persone serie si tratta, si deve prendere atto di questo fallimento, che è già certificato, certificato in tutti i sensi e in tutti i modi. Stamane abbiamo parlato perfino di perdita della premialità, di cento miliardi buttati a mare per l'incapacità, per le inadempienze, per l'inadeguatezza di chi ha preteso di governare la Sardegna. Allora, che si prenda atto di questo fallimento, questa Giunta se ne vada a casa e qualcuno che la sostiene, nonostante tutto, abbia il coraggio di dire: "La Giunta se ne va a casa" e si rincominci da capo, si sfrutti questo anno per lavorare seriamente, per fare qualche cosa di buono rispetto a tutto quello di pessimo che è stato fatto fino a adesso, che non è altro che il frutto di ciò che è stato seminato da una parte sciagurata.

Questo è il mio concetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, io porterò via meno del tempo che mi è concesso dal Regolamento perché credo che sia opportuno tornare subito all'articolo 9.

Ho preso la parola solo per rivolgere pacatamente un invito, non una critica, ai colleghi tutti; badate (lo dico per quel briciolo di brevissima esperienza che ho), noi non possiamo lavorare così! In questo momento sono aperti di fronte all'Aula, lo dico proprio in modo notarile, tre argomenti diversi; l'articolo 9, che sarebbe quello principale, forse; una discussione sull'ordine del giorno posta dal collega Sanna; una discussione - chiamiamola così - politica generale, aperta dal collega Fantola.

Io non credo che noi possiamo, al di là dell'opinione che ciascuno di noi può avere su questo o su quell'argomento (io ho le mie, non le dico in questo momento), l'Aula non può lavorare così! Non è una critica al Presidente perché neanche Nostro Signore riuscirebbe a governare questo bailamme, poi naturalmente si può criticare anche il Presidente, qualche volta va anche fatto e qualche volta forse lo merita, ma non è questo adesso il punto.

Qui ormai c'è questa prassi per cui chiedere la parola sull'ordine del giorno, talvolta si dice sull'ordine dei lavori e non so che cosa sia, o sul Regolamento è il passe partout per discutere di tutto, in qualsiasi momento, senza discutere di niente in particolare, e rigorosamente senza concludere nulla.

Io vi dico molto sommessamente che sta iniziando a diventare difficile continuare a far parte di questa Assemblea, sta diventando difficile continuare a far parte di questa Assemblea. Guardiamo almeno la televisione così vediamo come lavora il Parlamento; c'è un ordine del giorno, c'è una programmazione dei lavori, a nessuno viene consentito, nemmeno fosse il Padre Eterno della politica, di intervenire su quello che gli aggrada quando vuole.

Io penso che dovremmo iniziare - detto con assoluta pacatezza e sommessamente - a piantarla anche noi di dare ogni giorno questo accidente di spettacolo! Massimo Fantola, tu hai aperto una discussione in Aula, si può fare, l'hanno fatto anche altri in altri momenti, che è una discussione della maggioranza, ma fatevela! Ci sono da ritirare gli emendamenti, ma chi deve farlo? L'opposizione? Deve farlo la maggioranza se vuol dare un esempio! Ha bisogno di discuterlo in Aula? Ma quando mai! Venga in Aula e dica: "Ritiro questi emendamenti".

Poi interverrò sull'articolo 9, che forse qualche riflessione potreste fare anche su qualche articolo; ci sono articoli infatti che hanno caratteristiche tali per cui il Consiglio sta esaminandoli con una certa severità. Non leggete solo gli emendamenti; se qualcuno non ha letto gli articoli, li legga! L'articolo 9 è un articolo che, 90 su 10 - sono pronto a fare una scommessa - verrà bocciato dall'Aula. Almeno non siate così masochisti, perché è chiaro che un articolo che leva i poteri al Consiglio per darli alla Giunta è un po' difficile - poteri legislativi - che il Consiglio, se ha un barlume di saggezza, li approvi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, sono stato tentato nel rinunciare, però devo dire che invece l'onorevole Scano mi ha stimolato ulteriormente perché io trovo una certa linearità fra quanto è stato sostenuto dall'onorevole Scano e quanto proposto dal collega Fantola. E` vero, diventa sempre più difficile lavorare in questa Assemblea, ma diventa sempre più difficile portare avanti le proprie idee in questo sistema, più che in questa Assemblea. Io credo che l'onorevole Fantola non abbia mai inteso proporre quello che ha proposto pienamente condivisibile e sottoscritto da parte dell'U.D.C. in alternativa alla Giunta, ma in piena sintonia con la Giunta, cercando di portare avanti tali temi in pieno accordo di maggioranza, ma non negando il fatto che noi siamo legati ad una situazione che ci ha portato ormai ad oltre il novantesimo giorno di discussione di questa finanziaria e bisogna comunque trovare il modo perché la Sardegna abbia una finanziaria. Si è parlato di lavoro, di imprese, di autonomie locali, credo che questa non sia la bandiera di nessuno. Vorrei sapere chi, in quest'Aula, non vuole parlare di lavoro, non vuole parlare di impresa, non vuole parlare delle autonomie locali, o non voglia favorire questi processi. Forse abbiamo semplicemente due visioni diverse sul come portare avanti tali processi. Credo che l'Aula abbia necessità non di fermarsi - e questo non è stato proposto, non è stata proposta nessuna sospensione - l'Aula ha necessità di un confronto più politico, di un'azione incisiva che consenta alla finanziaria di arrivare in tempi brevi alla sua approvazione.

E` vero, onorevole Scano, che non bisogna fermarsi agli emendamenti e per quanto riguarda la maggioranza, c'è già un'idea di semplificazione di tutto l'iter degli emendamenti e questo non riguarda sicuramente l'opposizione, a cui è stato fatto un invito a fare altrettanto. E` anche vero, e nella premessa dell'intervento del collega Fantola era presente anche questo, che bisogna rivedere il testo, alcuni commi, alcune modifiche che sono state portate in Commissione, che sono utili e necessarie e che hanno contribuito a migliorare il testo, laddove ce ne fosse bisogno, della finanziaria stessa. Un testo che ormai è stato discusso, esaminato, da chi condiviso, da chi no, da chi criticato e da chi si è impegnato anche nella modifica dello stesso.

Noi comunque dobbiamo arrivare ad una definitiva gestione ottimale dell'Aula così, con questo Regolamento che già è stato discusso in vari momenti dell'esame stesso della finanziaria, con l'ostruzionismo che viene portato avanti e che non facilita il percorso della finanziaria, legittimo, per carità, perché fa sempre uso di un Regolamento legittimo anche questo, ma sicuramente antistorico. Noi abbiamo cercato di abbassare i toni, noi stiamo cercando un dialogo; capisco che alcuni punti di vista, sia della maggioranza che dell'opposizione, non coincidano - come si è visto anche negli ultimi interventi - nonostante si dica che dobbiamo discutere di politica, che dobbiamo comunque rasserenare, tenendo ognuno le sue posizioni e nessuno le potrà cambiare semplicemente per un rasserenamento del clima. Perciò il mio concetto politico, il mio concetto di società, il mio concetto di valori e di ideali non verrà modificato dalla richiesta di un confronto con le opposizioni, ma noi dal nostro vocabolario, la prego onorevole Dore, nonostante io rispetti totalmente la sua legittima posizione, iniziamo a togliere una terminologia che non contribuisce sicuramente al rasserenamento dell'Aula. Si parla troppo di imbrogli, di corrotti, di porcherie, di quant'altro, non fa parte del nostro vocabolario, gradiremo tanto che non facesse parte neanche del vostro!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.- Sardegna). Anch'io accolgo l'invito ad abbassare i toni, ma vorrei dire che siccome anche stamattina abbiamo sentito parlare di fallimenti, noi abbiamo già detto nella discussione generale, e lo ripetiamo, che diamo un giudizio molto positivo sull'azione di governo sia della Giunta dell'onorevole Floris, sia della Giunta attuale dell'onorevole Pili.

Ci rendiamo conto che bisogna approvare la manovra finanziaria nel minor tempo possibile per mettere la Sardegna in grado di poter avere un bilancio approvato. Per fare questo, abbiamo già detto nei giorni scorsi e lo ripetiamo oggi, siamo disponibili al ritiro dei nostri emendamenti e a rivisitare l'articolato della manovra finanziaria. Siamo d'accordo con la proposta e la linea che è stata indicata dall'onorevole Fantola e auspichiamo che anche il centrosinistra, come ha da più parti detto qui in Aula, sia disponibile ad un confronto stringente per arrivare nei tempi più rapidi all'approvazione della manovra finanziaria. Speriamo che questa non sia solo una manovra propagandistica, ma che nei fatti arrivi ad una soluzione concreta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I. - S.U.). Grazie Presidente. Intanto per dire che fra toni pacaati, inviti che vengono, e qualche tono eccessivamente moralisteggiante, me lo consenta Presidente, è impensabile che nell'Aula si avvii un argomento, una discussione a latere, ma non estranea alla manovra finanziaria e poi si abbia la pretesa che se un Capogruppo vuole parlare, non si possa esprimere. Sono argomenti all'attenzione dell'Aula anche questi.

E` sempre avvenuto, Presidente, che nelle manovre finanziarie si divagasse, si perdesse anche qualche ora di tempo, si esagerasse nei toni e non si approvasse la manovra finanziaria nei fatidici giorni, così come stabilito nel Regolamento, oggi e nel passato.

Ciò detto, non è che stiamo parlando di cose estranee alla manovra finanziaria, non sono argomenti intrusi che nulla hanno a che fare; abbiamo colto alcune proposte, le vogliamo raccogliere in concreto. Non si chieda all'opposizione di ritirare essa gli emendamenti, la maggioranza ha dichiarato la propria disponibilità a farlo, come prima cosa inizi ad essere in automatico, naturalmente conseguente, ritiri quelli che ritiene di dover ritirare. Perché vi possa essere un confronto dialettico utile nel merito della manovra finanziaria, la maggioranza dichiari - ci è parso di aver colto qualche segnale dall'ultimo intervento dell'onorevole Corona - la propria disponibilità a rivedere quegli aspetti relativamente a imprese, lavoro, enti locali, servizi socio - culturali. C'è questa disponibilità? Naturalmente cambierà favorevolmente l'atteggiamento anche dell'opposizione, se questa non è disponibilità generica ma concreta. Concreta vuol dire che deve verificarsi immediatamente se c'è questa opportunità in termini reali.

Mi auguro che l'onorevole Corona stia convincendo in questa direzione l'assessore Masala e il presidente Pili. La Giunta concorda anch'essa su questa linea? Perché se la Giunta non dovesse concordare, caro Fantola, caro Corona, caro onorevole Floris, è un'ulteriore perdita di tempo. Se la Giunta invece dovesse convenire che questo è utile, è opportuno, necessario, che le proposte dell'opposizione hanno una giusta legittimità, allora siamo sulla strada giusta.

Però attendiamo in questo senso, presidente Pili, un suo segnale di vita. Per cortesia esca dal silenzio e ci dica se condivide questa ipotesi di lavoro. Presidente, mi consenta un'ultima annotazione, rivolta al Presidente Murgia, rivolta a lei, onorevole Presidente del Consiglio, e a tutti i colleghi: badate, impedirci di partecipare alla manifestazione sulla pace, con la scusa che in Aula c'è il dibattito sulla finanziaria, e che sulla finanziaria non si può perdere neanche un'ora, è semplicemente inaccettabile e vergognoso!

Sappiate che se a questo voi ci doveste costringere, molti di noi alla manifestazione per la pace andranno in ogni caso, faremo a turno, ma la finanziaria, contrariamente a quello che voi credete, non farà neanche mezzo millimetro in avanti, probabilmente anzi farà molti, molti, molti passi indietro.

Siccome voglio concludere nuovamente positivamente con un invito, l'invito è alla Giunta regionale, al presidente Pili, all'assessore Masala: date un segnale di chiara disponibilità nella direzione prima indicata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, io come proponente della manovra finanziaria, cioè come colui il quale mette la sua firma in calce al disegno di legge, non ho mai avuto la speranza di proporre una cosa che potesse piacere o non piacere. Le manovre finanziarie non devono partecipare ad un concorso di bellezza per cui piacciono o non piacciono, anche perché affrontano problemi o cercano di affrontare, o meglio di indicare la soluzione ai problemi che sono nella conoscenza di tutti quanti. Quest'anno la finanziaria ha avuto una vita più difficile perché evidentemente sulla stessa sono state fatte ricadere tensioni che hanno avuto un'amplificazione, essendo ormai nella primavera del 2003, che - ahimè - è l'anno prima del 2004, anno cioè in cui tutti quanti saremo impegnati nella competizione elettorale. Quindi è chiaro che le tensioni risentono anche di questa situazione, e quindi tutte queste tensioni vanno a ricadere sulla manovra finanziaria, la quale, salvo qualche rara eccezione e in qualche rarissima circostanza, è stata degnata di essere valutata per quello che c'era scritto, perché il 99 per cento degli interventi, sia in discussione generale che su ogni articolo e persino su ogni virgola e su ogni emendamento, hanno sempre riguardato gli aspetti generali. Si è sempre fatto, da 15 giorni o 20 giorni, esclusivamente un dibattito generale, quasi che fossimo alle dichiarazioni programmatiche del Presidente e alla fiducia o sfiducia nei confronti alla Giunta. Questi sono i limiti oggettivi che hanno condizionato pesantemente anche il dibattito sulla finanziaria, per cui la proposta che l'onorevole Fantola oggi avanza pubblicamente in quest'Aula, che è stata concordata nel corso della manifestazione interna della maggioranza e che ha avuto per bocca del Presidente l'invito a tutti i partecipanti alla maggioranza stessa, al ritiro di tutti gli emendamenti, evidentemente è in perfetta sintonia con quello che la Giunta sta dicendo in ogni occasione, perché non da oggi la Giunta ha considerato la proposta una proposta aperta, l'ha considerata cinque secondi dopo. A parte il fatto che era stata indicata come proposta aperta alle organizzazioni sindacali e a tutto il mondo economico e sociale, è stata indicata proposta aperta in Commissione, è stata indicata proposta aperta alla maggioranza, la quale si è incontrata più volte con la Giunta per verificare se sussistessero le condizioni per una rimodulazione, per un aggiornamento, cosa che è stata fatta, cosa che è stata fatta tranquillamente, e mai è stato negato il confronto con le opposizioni, come ben sanno i colleghi di opposizione che sono nella Commissione competente, perché da parte dell'Assessore non c'è stato mai il rifiuto al dialogo, al confronto e anche all'esame comune di determinati problemi.

Naturalmente in Aula poi, per agevolare il confronto, bisogna anche che i toni siano adeguati al confronto, che siano invitanti al dialogo, perché è chiaro che se uno viene messo continuamente sotto il bersaglio di una fucileria contraria, quotidianamente dalle dieci del mattino alla sera, spesso dicendo cose inesatte, perché non è disdicevole neppure per l'opposizione riconoscere eventuali meriti della maggioranza. Per esempio continuare a dire in quest'Aula che il Comitato di sorveglianza ha negato la validità dei progetti realizzati dalla Sardegna è sbagliato, perché hanno detto esattamente il contrario! E poiché il vicepresidente della Commissione, che ha accompagnato il Presidente della Commissione seconda, è dell'opposizione, può tranquillamente testimoniare questo. Questi sono fatti che, evidentemente, pesano naturalmente sul ....

Il che non tocca la sostanza del problema, nel senso che la Giunta non può che riconfermare quanto, per bocca degli esponenti della maggioranza e dei Capigruppo della maggioranza, ha sempre sostenuto: la disponibilità a... Ovviamente bisogna che ognuno di noi conosca quelli che sono i limiti che le cifre impongono alla finanziaria stessa. In relazione alle cifre mi piace chiudere questo intervento di riconferma della disponibilità chiedendo a tutti i Consiglieri di opposizione, ma anche di maggioranza, che bisogna fare una netta distinzione tra stanziamenti e spese. Perché, se noi vogliamo ingannare i destinatari dei provvedimenti, possiamo stanziare quello che vogliamo; però, attenzione, i vincoli ci impongono di spendere entro un certo limite. Noi nel 2002 abbiamo speso 5.220 miliardi che vengono tenuti a base ai fini del patto di stabilità per le spese del 2003 e noi nel 2003 non potremo superare la spesa di 5.892 milioni di euro, il che significa che, se noi dovessimo scrivere 10.000 milioni di euro di stanziamenti, la metà rimane stanziamento. Cioè dobbiamo ragionare anche con oggettività e con riferimento alle cifre. Noi questo lo stiamo dicendo non da oggi, lo stiamo dicendo dal mese di settembre, da quando cioè abbiamo iniziato a parlare di finanziaria.

Ciò detto, ritengo di interpretare anche il pensiero del Presidente nel dire che, per quanto riguarda la Giunta, è coerente perfettamente con quanto affermato oggi in quest'Aula da esponenti della maggioranza.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)"

(383/A)

PRESIDENTE. Grazie Assessore. Onorevole Sanna Gian Valerio la prego di continuare con l'articolo 9. Siamo all'emendamento 159, ma se i colleghi stanno attenti anche il 437, che è a pagina 181, ha lo stesso contenuto e verrà illustrato subito dopo.

Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 159.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Noi con l'emendamento 159

riproponiamo un adeguamento degli stanziamenti che riguardano i contributi ai consorzi e alle associazioni di via per rivitalizzare i centri storici e urbani e promuovere la qualificazione dell'offerta. Mi sembra una partita importante, che si sarebbe dovuta abbinare ad altre politiche di intervento regionale, ma la domanda alla quale le imprese fanno fronte trova anche qui la Giunta assente.

Io volevo precisare alcune cose nella prosecuzione di un dibattito che è stato interessante, ma che, credo, non ha spostato di una virgola i termini della questione. Fantola parla di delusioni che aleggerebbero nella maggioranza. E' un'ammissione, le delusioni quasi sempre derivano da scelte, qualche volta anche da non scelte, ma sempre da atti compiuti da chi poi le delusioni le registra. Però se i Riformatori, caro collega Fantola, devono ammettere o ammettono in quest'Aula una loro presunta coerenza rispetto agli impegni presi, l'affermazione è abbastanza grave. La coerenza significa condivisione, condivisione di tutti i processi formativi che hanno dato origine a questa maggioranza, ai compromessi e alle cose poco chiare che ancora ci sono, però la maggioranza è nata sui valori e giustamente il problema è questo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Allora noi diciamo questo: noi, anche negli anni passati, rispetto alle esigenze di migliorare la finanziaria, abbiamo sempre osservato un comportamento contraddittorio tra disponibilità dei consiglieri della maggioranza e atteggiamenti della Giunta. Non mi sembra che al momento le cose siano mutate, perché l'assessore Masala (apprezzo il suo coraggio assessore Masala, sinceramente è un dato che mi viene spontaneo) dice: "La Giunta ha presentato una proposta di finanziaria aperta". Mi consenta, non riusciamo a immaginarci cosa sarebbe stato se fosse stata dichiarata chiusa! Non ci riusciamo, sinceramente è una cosa paradossale, è una questione paradossale. E se la trattativa rispetto alla proposta aperta è rimanere all'interno dei vincoli che voi stessi individuate in maniera unilaterale, e lei non spende una parola, dopo le cose che sono state dette, cominciando a pronunciare in quest'Aula la disponibilità di cancellare l'articolo 9, per le cose che abbiamo detto e per la gravità dei contenuti dell'articolo 9, mi sembra che grandi passi avanti non ce ne sono, al di là delle parole. Tuttavia - è un'informazione importante che io voglio rilevare, colleghi, che in qualche modo ferma e fotografa anche una responsabilità - dire che, poiché nel 2002 sono state realizzate determinate spese e, per vincoli che ci derivano dal patto di stabilità in relazione a quanto si è speso nel 2002, non possiamo eccedere di altrettanto nel 2003, significa assumersi una volta tanto una responsabilità politica di chi, avendo maturato un'inefficienza politica e amministrativa nella spesa, perché i dati del 2003 sono noti, carica e grava la Sardegna delle sue incapacità in maniera automatica con questa affermazione.

E' un'assunzione di responsabilità che assumiamo agli atti e che a maggior ragione impone a noi l'onore di fare delle scelte dentro quel margine che è stato indicato. E le scelte che noi vogliamo fare sono quelle che, proprio in ragione delle penalizzazioni che graverebbero sul sistema economico per effetto di queste scelte, dobbiamo eliminare la politica dei clienti e fare la politica strutturale dello sviluppo, cioè cancellare spese correnti, spese inutili e allocarle nella destinazione della spesa dello sviluppo. Questa disponibilità non è emersa, e allora rivisitare la finanziaria nella logica di una riforma sostanziale dei suoi contenuti per noi significa questo, perché, per il resto, eliminare norme intruse e quant'altro significa ridurre la finanziaria grosso modo al bilancio, a cominciare dalle cose che abbiamo visto con gli articoli precedenti per continuare con l'articolo 9 e via via potremmo vedere il seguito degli articoli.

Però una cosa voglio dire al collega Fantola: dire che la finanziaria deve avere tempi certi e deve uscire rapidamente dall'Aula non ci soddisfa per le cose che abbiamo visto i giorni scorsi in quest'aula, perché dire questo significa esprimere la volontà da parte di Fantola di salvare il presidente Pili, superare in maniera soft una crisi che c'è e che attiene alla questione morale che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo in quest'Aula. Noi abbiamo detto e abbiamo argomentato con chiarezza che la sincerità dell'affermazione di voler collaborare con noi, per rendere la finanziaria la più rispondente ai bisogni della Sardegna e superare la grave crisi istituzionale nella quale ci avete portato, comporta che l'assunto di rifondare (non capisco come si possa pensare di rifondare alla fine della legislatura un qualcosa che ha fallito, però ve lo lasciamo come prerogativa) una maggioranza per voi significa accettare l'assunto che vi dovete liberare del presidente Pili, perché senza liberare il Parlamento e il Governo regionali dalla presenza di un Presidente che incarna il potere e la sua responsabilità in questi termini presuppone solo che voi vi liberiate di lui.

D'altra parte noi possiamo collaborare e collaboreremo se, rispetto a questo dualismo strano tra disponibilità della maggioranza e comportamenti della Giunta, avremo la prova, al di là di parole vaghe e generiche, che la maggioranza, per un senso di orgoglio vero e di responsabilità autentica, ci da le prove di portare l'assessore Masala e il presidente Pili fuori dal bunker dell'inamovibilità che avete dimostrato in Commissione, che avete dimostrato nelle audizioni, che avete dimostrato in questo primo mese di confronto in Aula. La stessa scena alla quale abbiamo assistito nell'audizione dei diciassette sindaci che chiedevano una risposta alle loro esigenze e agli impegni stessi che i governi regionali avevano dato loro nei confronti dei colleghi del Consiglio regionale delle opposizioni è la prova provata di quella proposta non solo chiusa, poco aperta, assolutamente e incomprensibilmente blindata da una protervia ad essere gli unici depositari della verità, che noi non vi assegniamo fino a quando non avremo la prova che insieme si trovano le strade della verità e le strade anche delle migliori risposte che diceva Masala, come soluzioni ai problemi dei sardi. Non è possibile che il tenore delle risposte fra la vostra visione e la nostra visione e anche quella dei corpi sociali siano così distanti e inconciliabili, bisogna fare qualche passo in più.

PRESIDENTE. All'emendamento 159, che è stato appena illustrato, è connesso l'emendamento numero 437. Ha facoltà di illustrarlo l'onorevole Falconi che è il primo firmatario.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io ho più emendamenti, uno dopo l'altro, quindi seguo un po' la stessa procedura che è stata seguita finora con gli emendamenti all'articolo 9.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, noi stiamo seguendo questo primo ordine, come sono bloccati nella raccolta, quindi si inserisce questo e poi riprendiamo con l'emendamento 160. Poi lei sarà successivamente chiamato a illustrare gli altri emendamenti. O li vuole illustrare tutti? Però se interrompiamo, non lo so...

FALCONI (D.S.). Non fa nulla, per adesso andiamo avanti. Illustro adesso l'emendamento 437. Prima entrare nel merito di questo emendamento e illustrarlo all'Aula, vorrei fare qualche rapida considerazione in merito alle cose che questa mattina, in particolare gli ultimi interventi, hanno riportato qui nell'Aula, perché non possiamo fare finta che qui dentro ogni tanto si viene bloccati sull'argomento trattato, parliamo per qualche ora cambiando ordine del giorno, dopodiché si riprende e facciamo tutti quanti finta di nulla. Non è che possiamo far finta di nulla se il collega Fantola pone alcune piccole questioni, compresa la questione di identità della maggioranza avendo quasi una crisi esistenziale come maggioranza. Io penso che su questo dovreste interrogarvi a fondo, ma dovreste interrogarvi su questa questione come maggioranza, come su tante altre sollevate ieri. Non si può non avere qualche inquietudine quando noi leggiamo gli articoli e i vari emendamenti che agli articoli sono stati presentati, e non certamente, o almeno non sempre, per ostruzione, collega Capelli. Noi gli emendamenti li abbiamo presentati e stiamo entrando nel merito delle questioni vere, perché è giusto conoscere le questioni e farle conoscere quando gli altri vogliono, con leggerezza, andare avanti a tutti i costi a tappe forzate.

Ebbene, noi abbiamo manifestato già da ieri, ma ancora di più oggi, della inquietudine democratica che qui ci preoccupa, perché sono modi di fare, badate, quando con leggerezza non si vuole parlare della maggioranza in difficoltà, non si prende atto che su otto articoli due sono bocciati, in quegli articoli che sono stati approvati vari emendamenti hanno soppresso dei commi sostanziali di quei pochi articoli approvati, e si dice che non è successo nulla, non sta succedendo nulla. Badate, è un modo di fare veramente singolare. Qui in quest'aula oggi stiamo discutendo una finanziaria che non ha adesso nulla di due Assessorati fondamentali di questa Regione. Come si può non parlare di questo, non dare risposta?

Noi apprezziamo il coraggio temerario del collega Masala che interviene per conto suo e della sua competenza di Assessore del bilancio, ma anche facendo supplenza o tentando di supplire ai mancati interventi politici, di risposte politiche, che il Presidente, il capo della coalizione che governa la Sardegna, deve fornire a quest'Aula, a tutta l'Aula, ma prima di tutto alla sua stessa maggioranza.

Sull'articolo 9 - alcuni colleghi l'hanno ripresa, io la riprendo e la voglio anche approfondire, non solo adesso, ma più in là - badate, qui aumenta il nostro sconcerto perché non stiamo parlando di cosette, stiamo parlando di un esproprio che la Giunta cerca di attuare dalle prerogative del Consiglio regionale, ma non della opposizione, della maggioranza e della opposizione, dell'intero Consiglio regionale, perché quando, così, all'inizio dell'articolo, nel primo comma dell'articolo, si cerca di giustificare questo fatto dicendo che il meccanismo è previsto nel trattato di Roma dagli articoli 87 e 88, paragrafo 3, badate che in alcune materie, che poi sostanzialmente diventano tutti gli aiuti alle imprese, si può, con semplici regolamenti approvati dalla Giunta, rivedere in sede amministrativa tutto quanto. Non so se i rispettivi Presidenti delle Commissioni, la collega Pilo, Presidente della seconda Commissione, abbia letto con attenzione il secondo paragrafo dell'articolo 9, ma con attenzione! Il mitico collega Rassu, Presidente della VI Commissione, non so se ha letto con altrettanta attenzione il secondo comma dell'articolo 3, dove si dice, è bene riverderlo: "Di concerto con l'Assessore della programmazione" - bontà loro - "da trasmettere alla competente Commissione consiliare" - dopo che le hanno fatte, naturalmente, da trasmettere in visione per l'approvazione - "definisce con apposite direttive di attuazione le specifiche finalità, le modalità e i criteri di attuazione degli strumenti e dei regimi di cui al precedente comma, nonché dei massimali di intensità…". Sono tutte le leggi di sostegno, ma l'abbiamo letto questo. Cioè si toccano i parametri, tutto quanto, per via amministrativa e poi viene inviato per conoscenza alla Commissione competente. Ma che senso ha lasciare in piedi la Commissione seconda e la Commissione sesta se si approva questo articolo? A parte il fatto che, come alcuni colleghi hanno già sottolineato, noi riteniamo assolutamente improponibile, perché collude con lo Statuto, per cui se davvero quest'Aula approva questo articolo 9, pericolosissimo per le prerogative del Consiglio regionale, arriveremo a pensare ad altri strumenti di soppressione di questo articolo assolutamente illegittimo. Poi torneremo sul merito di questo nella discussione generale, sul merito e sulla pericolosità di questo articolo 9.

Adesso vorrei soffermarmi un po' più in generale sull'approccio che questa maggioranza e la sua Giunta stanno dando come risposta concreta al mondo dell'impresa. Ieri l'assessore Masala ha fatto riferimento, portandolo ad esempio in quest'aula, all'approccio che il ministro Tremonti, con l'ausilio di Bossi, sta praticando, diciamo, per la buona qualità in materia di spese e in materia di spesa delle risorse a favore dell'impresa. Io non so se voi avete letto ieri e anche avant'ieri sui giornali che l'hanno riportato, alcuni con enfasi positiva, altri poi sono andati un po' più a fondo, come Il Sole 24 Ore, e si sono lette le cifre vere di quel rapporto, l'Italia - come ben sapete - ha rispettato il parametro della percentuale del rapporto deficit-PIL che il patto di stabilità e la Comunità Europea ci impongono con un 3 per cento. Questo patto è stato non rispettato dalla Germania, dalla potente Germania e dall'altrettanto potente Francia, l'Italia l'ha rispettato. Ebbene, questo rapporto l'Italia l'ha rispettato addirittura col 2,3 per cento. Poi se avete letto gli articoli che riportavano questa notizia, vi hanno dato altri valori un po' più preoccupanti. Perché questo maxi valore, bene, Italia l'ha rispettato, poi vengo al come lo ha rispettato. Ma se andiamo a vedere tutti gli altri valori...

PRESIDENTE. Qualche minuto per concludere, prego.

FALCONI (D.S.). Sì, ma potrei continuare con gli altri emendamenti se lo ritiene opportuno, altrimenti posso concludere ed eventualmente mi dà la parola dopo. L'emendamento 437 riguarda i centri di strada consortili per i commercianti; era previsto sia nel cosiddetto Decreto Bersani 114, mai recepito nella Regione Sardegna, e noi abbiamo cercato di porre rimedio ad un qualcosa che dura ormai da anni in Sardegna di un non governo di tutto il comparto commerciale, lo abbiamo fatto con questo emendamento e lo faremo con altri. Qualcuno troverà anche norma intrusa, ma in effetti questo non è, noi stiamo finanziando dei centri naturali di strada che tutte le altre Regioni d'Italia hanno, solamente la Regione Sardegna non ha recepito il Decreto Bersani e quindi ancora non ha, noi cerchiamo di istituirli e soprattutto di finanziarlo per farlo funzionare. Grazie.

PRESIDENTE. L'emendamento 160. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 160 propone una correzione allo stanziamento del fondo per la concessione di garanzie sussidiarie per i finanziamenti alle imprese artigiane da consolidare. Anche qua la proposta che noi facciamo si allinea con l'esigenza di destinare risorse al consolidamento dei debiti a breve e trasformarli in debiti a medio e lungo termine per le imprese artigiane. E` uno strumento che è stato oggetto di una lunga attesa da parte della categoria, c'è stata una fatica e anche una lunga peripezia per attuarlo; la cifra che propone la Giunta è meno della metà di quella del 2002. In questo caso noi proponiamo, in linea con le richieste delle categorie, una riproposizione dello stanziamento dell'anno precedente. Non so cosa ne pensi l'Assessore, che mi sembra abbastanza impegnato in altre questioni…

(Interruzioni)

ma credo che si stia svolgendo una ricerca di giusta interpretazione sulle volontà di procedere...

(Interruzioni)

Non avevo dubbi che si stesse lavorando sullo stesso terreno. Vorrei capire innanzitutto se l'Assessore è stato lui il proponente autonomo di questa indebita riduzione di questo stanziamento, per quali ragioni eventualmente sono state ridotte e come mai le categorie fanno richiesta di una conferma, se ci sono delle motivazioni. Ma io credo che tutto questo lavoro attenga più che altro ad un'impostazione derivata da un'impostazione della finanziaria che, già con largo anticipo, l'assessore Masala interpretò in questa direzione.

"Abbiamo diversi settori, impongo un taglio percentuale al budget di ogni Assessorato.". E' un metodo, credo che sia per una Regione autonoma forse uno dei peggiori metodi, che evita un'analisi di merito delle condizioni economiche e che voglia in qualche misura rispondere ad alcune esigenze. L'abbiamo detto più volte, la cosa più semplice, più acritica che si può fare è dire: "Tagliamo tutto del 10 per cento". In questa affermazione coinvolgiamo un po' tutto, mettiamo alla stessa stregua le spese inutili con le spese produttive, si allineano le possibilità di incentivi dei sistemi produttivi con le spese invece tutte interne all'apparato regionale. E' quello che noi abbiamo criticato dall'inizio perché credo che chiunque, qualunque Assessore, avrebbe accettato in maniera diversa, la stessa maggioranza ci avrebbe evitato questo "rosario" infinito di lamentele, di insoddisfazioni e di critiche se ci fosse stato a monte dell'impostazione della finanziaria un ragionamento che diceva: "Bene, la situazione economica è quella che è, la capacità di spesa della Regione è quella che è, il contesto nazionale ha queste caratteristiche, il contesto internazionale ne ha altrettanto. Facciamo una previsione di medio o breve periodo, se volete, dal momento che il documento di programmazione economica e finanziaria si rivisita ogni anno e ci dà la possibilità di correggere le impostazioni di fondo e noi scegliamo una politica che abbia queste caratteristiche. Noi abbiamo suggerito dall'inizio del dibattito che, in una congiuntura di grave crisi economica nazionale ed internazionale, di riduzione dei trasferimenti, di politiche largamente inflattive e non espansive, in attesa che gli indicatori economici volgessero, non sulla base dei pronunciamenti faziosi e un po' anche incompetenti del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro Tremonti, che dicono una cosa un giorno e sono costretti, sulla base dei pronunciamenti della Banca Europea e degli organismi internazionali monetari, a rivedere rapidamente le loro ottimistiche valutazioni sulla base delle censure che di volta in volta arrivano all'Italia, ma sulla base di una previsione concreta l'orientamento che doveva portare la finanziaria regionale a rispondere ad una congiuntura di politica inflattiva e non espansiva, cercando come si suole indicare, non siamo noi che lo indichiamo, lo indicano gli esperti, gli economisti, quando si è in questa fase si sostiene la domanda ai consumi facendo politiche che in qualche modo tengano a galla questi settori in attesa che intervengano politiche di carattere espansivo e di crescita, che a quel punto consentirebbero un riaggancio del sistema Sardegna a quelle politiche e la ripresa della competitività. Questo è quello che abbiamo sostenuto noi. Quello che avete sostenuto voi è quello che fanno le associazioni private di vario genere, dalle Pro loco alle altre associazioni un po' così, estemporanee, che si interessano di varie cose. Il criterio più semplice "sono diminuiti i soldi, tagliamo in pari quota da tutti". Se ci consentite, a proposito di orgoglio, la cognizione che abbiamo noi delle funzioni di orientamento e di indirizzo delle politiche regionali, sono qualcosa di più delicato e di più pregnante per l'incidenza che hanno nella realizzazione del prodotto interno lordo in un'economia tutto sommato debole, un po' più nobili da doverle ridurre ad una semplificazione acritica e immotivata senza supporti scientifici della riduzione economica. Questo ce lo dovete consentire, perché noi non abbiamo sentito un solo ragionamento in quest'Aula di carattere tecnico-scientifico che suggerisse ed avvalorasse l'importanza e il fondamento di un'impostazione. E, se ci consentite ancora, a noi non basta dire che ci sono minori entrate, che ci sono pochi soldi, perché vi abbiamo dimostrato che, a fronte di minori disponibilità finanziarie, ci sono scelte che vanno nelle direzioni di inutilità della spesa e di stabilizzazione di alcune partite clientelari e prive di effetti di sviluppo, che contraddicono pesantemente questa impostazione. Allora, quando noi parliamo di incentivazione delle attività artigiane, stiamo parlando di uno di quei settori che in questi anni ha realizzato la tenuta del sistema economico in Sardegna, stiamo parlando dei protagonisti coraggiosi di una tenuta del sistema economico contro le pulsioni di una politica che, invece di guardare a loro come pionieri di una tenuta economica, guardavano ad essi come coloro che, in quel momento, serviva in qualche modo indicare come dei privilegiati e che oggi invece diventano penalizzati rispetto ad una prospettiva che è certamente peggiore di quella che aveva dato origine a quelle norme di incentivazione.

Stiamo chiedendo il mantenimento degli stanziamenti del 2002. Stiamo chiedendo che questi settori che trainano il sistema economico in questa fase difficile dell'economia nazionale, internazionale e regionale, siano salvaguardati i livelli di incentivazione e di supporto alla creazione di impresa. Vi sembra una cosa scandalosa? Vi sembra che a questo scopo sia ingeneroso sacrificare spese...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere? Tanto deve proseguire con un altro emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). No, faccio presentare a qualcun altro.

PRESIDENTE. Prego.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Pensate davvero che sia una cosa fuori luogo sacrificare le maggiori spese che mettete per le consulenze, per le varie pubblicità dirette e indirette per le missioni del Presidente? Non credo che in questo stato della politica internazionale il Presidente Pili debba andare in nessun paese per fare l'ambasciatore di chissà che cosa. E' ingiustificabile che nel capitolo delle spese di missione e di indennità di missione del Presidente della Giunta, le somme vengano raddoppiate e, se non ve ne siete resi conto, non credo che sia la mano astratta di qualche intruso ad aver fatto questa cosa, e vi diciamo anche l'UPB e il capitolo, ve lo diremo se avete pazienza, lo cerchiamo e ve lo diciamo, ma stiamo parlando di cose reali sulle quali dovete dare delle risposte.

PRESIDENTE. Emendamento 161, chi lo illustra? Poi 162, 163.

Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare l'emendamento numero 161.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, l'emendamento viene incontro a una delle proposte significative delle organizzazioni di categoria, in particolare delle organizzazioni artigiane, portando a 775 mila euro il versamento nel Fondo istituito presso la Cassa di Credito Artigiano. Questo è uno degli argomenti, una delle linee, delle proposte che fanno le opposizioni, in particolare i firmatari dell'emendamento, per aderire alle istanze delle categorie produttive e quindi mi pare che meriti una attenzione della maggioranza e dell'opposizione.

Colgo l'occasione di questa sottolineatura per tornare anche sul problema politico fondamentale con due considerazioni; la prima considerazione è breve: chiedo alla Presidenza del Consiglio di poter avere un parere dell'Ufficio Studi sull'articolo 9 sia per quanto riguarda la coerenza dell'articolo 9 con la legge di contabilità, ma questo è il meno, ma soprattutto per avere un parere di coerenza dell'articolo 9 con le competenze del Consiglio regionale a termini dello Statuto. A mio avviso, l'articolo 9 mortifica e viola le competenze statutarie del Consiglio regionale, quindi in qualche modo ha una sua incostituzionalità. Però questo è un mio parere, vorremmo avere un parere dell'Ufficio Studi per essere confortati in questo parere oppure per essere rettificati.

La considerazione fondamentale che però voglio fare è quella che riguarda il senso politico della sessione di stamattina. Ho sentito con grande attenzione, e anche con grande interesse, l'intervento del collega Fantola e del collega Floris e poi ripreso anche da componenti della maggioranza, forse dallo stesso Corona, e non smentito dalla Giunta, i quali dicono: la maggioranza si assuma la responsabilità di stabilire il percorso organizzativo dei lavori e temporale della conclusione della finanziaria e questo percorso passa, se ho capito bene, attraverso il ritiro degli emendamenti, il ritiro delle norme incluse, la depurazione delle norme finanziarie e non coerenti e una concentrazione di risorse su attività di sviluppo, enti locali, sto riferendo le parole pressoché testuali - così le ho segnate - del collega Fantola, e poi il collega Floris ha ripreso, ha rafforzato questa posizione e ha richiamato che su questa linea, pare forse lo stesso collega Corona poi le abbia riprese, è possibile un dialogo istituzionale, parlamentare, di tipo organizzativo, sulle quali noi c'eravamo già espressi, io ed altri, che sono stati richiamati stamattina da autorevoli esponenti, Floris, Fantola, Corona ed altri, e mi pare allora che se questo è il terreno del confronto, ci sia da parte nostra da aspettarci ulteriori passi per dire: "Va bene, ma se questa è una posizione condivisa dalla maggioranza, piuttosto che imbarcarci nella discussione di tutti gli emendamenti che avete detto di voler ritirare, diteci come procediamo".

Il collega Fadda e il collega Spissu forse dicevano: "Portate a sintesi la vostra posizione, sia il Presidente a dire se condivide o non condivide quello che è stato detto, perché se lo condivide - se non lo condivide è un problema all'interno della maggioranza ed allora chiaritecelo - ma se lo condivide invece di stare in questa situazione di incertezza sulle cose che dobbiamo dire, prendete la pausa dell'interruzione per il pranzo e diteci cosa rimane da discutere e che cosa invece non è più discutibile, che decade, lo ritirate, perché mi pare che sia questo il punto a cui siamo arrivati.

Se questo è non un oggetto di trattativa ma una valutazione autorevole per ora di componenti prestigiosi della maggioranza e diventa però, con l'espressione della Giunta e del Presidente che fa sintesi, l'espressione e la volontà anche della Giunta, questo semplifica il lavoro, dà una accelerazione al lavoro, perché per esempio, lo dico per molti emendamenti della maggioranza, decadono automaticamente.

Quando qualcuno mi diceva: "Ma voi che cosa ritirate?" Ma se voi fate quello che hanno detto Floris, Fantola e gli altri, Corona eccetera, molti emendamenti nostri decadono e poi, così come autonomamente voi decidete di ritirarli, sarà il nostro senso di responsabilità, che vi assicuro non è minore del vostro, a trovare il percorso. Su questo però vogliamo capire come si procede, perché altrimenti si fa un discorso importante, scendono in campo prestigiosi colleghi, poi si chiude la parentesi e si torna a discutere come prima. Non è così, bisogna trovare, dire che si interviene per organizzare i lavori. A me sembra, la tornata di stamattina, questi passaggi dei colleghi che ho più volte citati significativi, vorremmo capire se sono caduti nel vuoto o se la maggioranza li condivide, li ha fatti propri, li porta a sintesi, e noi, a quel punto, come opposizione, saremo chiamati ad interrogarci nella nostra autonomia per capire come comportarci.

Per questo, per capire come comportarci, attendiamo di sapere se erano solamente opinioni autorevoli ma individuali, o se sono condivise dalla maggioranza o non condivise.

Voi capite che se sono condivise si ha un percorso, se non sono condivise, se ne ha un altro e l'opposizione deve capire qual è il percorso che voi intendete fare; e che è stata la premessa del collega Fantola quando ha detto: "La maggioranza si assume la responsabilità di tracciare il percorso". Qual è il percorso della maggioranza, della Giunta? Attendiamo di saperlo in maniera definitiva e conclusiva e ringraziamo anche i colleghi, sia della maggioranza che dell'opposizione, che stamattina hanno dato un contributo di riflessione positivo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 162.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. L'emendamento 162 prevede anche qui un adeguamento sui livelli finanziari del 2002 agli enti creditizi convenzionati per l'amministrazione e la gestione dei fondi destinati all'incentivazione alle imprese artigiane. E' sostanzialmente il sostegno che si dà agli enti creditizi per supportare l'istruttoria e il finanziamento delle imprese artigiane, soprattutto con riguardo alla legge 51 che, non stiamo qui a ripetere; è stata ed è una delle leggi che si è assunta il compito di sostenere maggiormente in questi anni l'occupazione e lo sviluppo dell'impresa artigiana.

Ma siccome noi non lasciamo mai le affermazioni a un livello di gratuità, quello che io ho detto prima lo voglio documentare, limitandomi alle prime dodici, quindici pagine del bilancio. Assessore Masala, leggo i vostri documenti; spese per studi e progetti, ricerche, collaborazioni, stanziamento finale, nel 2002, 258 mila euro, stanziamento di competenza nel 2003 660 mila euro, più che raddoppiato. Leggo sulla partita che riguarda - importante questa - tutti stanziamenti a zero euro nel 2002, agli OPB 01047, capitolo 11/19, spese per studi progetti e ricerche, collaborazioni varie di competenza del servizio, 260 mila euro; capitolo 11/20, spesa per l'assistenza tecnica finalizzata all'implementazione e al monitoraggio dei flussi, zero nel 2002, 200 mila nel 2003; UBP 01048, spese per studi e ricerche, collaborazioni per lo svolgimento di funzioni di coordinamento, capitolo 11/21, zero nel 2002, 180 mila nel 2003; capitolo 11/22, spese per l'assistenza tecnica, interventi di aggiornamento, eccetera eccetera, zero nel 2002, 150 mila nel 2003.

E poi quello che ho contestato al Presidente, UBP S02033, capitolo 21/09, 129 mila euro per le spese di viaggio e l'indennità della Giunta e del Presidente nel 2002, nel 2003,250 mila euro, raddoppiato. Dico bene? E` una falsità? E` un atto documentato!.

Infine, le medaglie fisse di presenza e indennità di trasferta per uso smezzo proprio di tutti quelli che avete imbottito nei comitati e nelle varie Commissioni di cui non conosciamo nulla, passano da 269 mila euro a 550 mila euro.

Ho citato degli esempi per dire che se si vuole lavorare a dare del bilancio una visione credibile, che dia risposte anche agli emendamenti che abbiamo presentato noi con riguardo ai settori produttivi, la prima cosa da fare è che ci liberiamo di questa ipocrisia, di questa ipocrisia che va a premiare persone, abitudini, vezzi che vanno abbandonati. In periodo di risorse diminuite la Giunta deve diminuire le vacanze in giro, non le deve aumentare! Se sono stati sufficienti 129 mila euro nel 2002, e grazie a Dio nessuno è stato impedito di fare la sua attività, mi dovete spiegare perché si devono raddoppiare nel 2003! O ci sono delle particolari attività da svolgere o ci sono delle novità particolari. Sono aumentati i prezzi degli aerei? Non mi risulta! Dite voi che, grazie a chissà chi, stanno diminuendo. Spiegatemi! Posso anche crederci, ma qui è così! Perché capitoli messi e zero nel 2002, dove potevamo dare un senso di continuità agli studi e ai progetti, capitoli interamente messi a zero, improvvisamente nel 2003 ci vanno a portare via qualcosa come 2 miliardi di studi, progetti e consulenze. Ma che cosa dovrebbero studiare nel 2003 alla fine della legislatura? Come meglio - almeno a quelli che se lo possono permettere - determinare l'acconciatura esterna delle vostre capigliature? Che cosa dovrebbero fare questi studi e queste consulenze alla fine della legislatura? Le avremmo capite all'inizio e nella loro consequenzialità e completamento nel corso, ma siamo alla fine della legislatura! E voi insinuate la nostra demagogica posizione sulla finanziaria quando vi stiamo argomentando di allineare i finanziamenti all'anno precedente, che sarebbero comunque nel rispetto dei parametri che l'Assessore ha annunciato, e vi presentate con queste credenziali?

Dovremmo, in quest'ultimo anno, riscattare peraltro una funzione di maggiore partecipazione alla vita istituzionale, di maggiore dedizione al perfezionamento di leggi importanti che attendono l'esame del Consiglio proprio per dare delle risposte, e invece si prevedono le trasferte, altro che il confronto! E` vergognoso!

Io ho nel mio ufficio le raccolte delle leggi da quando ho iniziato questa esperienza, cioè il 1999, il 2000, il 2001 e il 2002. Partiamo dal 1999-2000 da un volume che ha certe dimensioni e approdiamo al 2002 con un fascicolo che assomiglia molto a quello che ci viene consegnato per la finanziaria che, nel suo aspetto così banale, fisico ed elementare, ha un significato di una portata enorme, che dice di un'abitudine, di una superficialità.

Come mai una Regione che un bisogno estremo di adeguare la sua legislazione, che i Riformatori hanno sconvolto con le promesse di una rivoluzione legislativa, culturale e politica, è ridotta ad un'attività legislativa di leggi che hanno uno o due articoli, di leggi che potevano essere sostanzialmente inquadrate in una riforma in testi unici in delegificazione; la risposta potrebbe essere - ma è del tutto evidente, ce l'avete detto voi stessi - noi usiamo le finanziarie per fare la legislazione! Ebbene sì, è questo che stiamo continuando a dire, che è un fatto che deve essere assunto nel piano di una trattativa su questa finanziaria come punto centrale. La finanziaria faccia la finanziaria, se volete usare la finanziaria per determinare scorciatoie legislative su competenze del Consiglio, dobbiamo chiarirci questo principio di fondo. Non è possibile! Non potete fare i porci comodi vostri e contemporaneamente espropriare una competenza che non vi appartiene! E` per quello che io ho sottolineato che gli uffici del Consiglio su questo devono assumere un aspetto più rigoroso e più puntuale, perché una cosa sono le prerogative della Giunta in ordine alla programmazione dello sviluppo e le azioni organiche, altre cose sono le funzioni legislative che non sono nel novero delle competenze e delle discrezionalità dei governi regionali.

Quando accenniamo, nel dibattito che si è aperto sul futuro dell'impianto istituzionale della Regione, alla necessità di provvedere a un riequilibrio delle funzioni, per un errore che tutti stanno riconoscendo rispetto a questa pulsione verso i governatori che sta producendo l'inaridimento della politica, l'esilio delle ragioni della politica, l'esilio della dialettica sui problemi dei cittadini e quindi anche della rappresentanza, bene, in questo clima voi candidamente presentate delle semplificazioni inaccettabili, delle scorciatoie gratuite che noi poniamo alla base di un serio confronto che dia un segnale di cambiamento che sarà utile a noi qua e potrà essere utile anche a chi, nella prossima legislatura, avrà la fortuna di fare un'esperienza, speriamo non alla pari di questa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 163.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 163 si propone di ricostituire, anche qui per importi abbastanza modesti, ma se segnalati dalle categorie ritengo essenziali nella funzione che svolgono, per la costituzione e il funzionamento delle Commissioni provinciali per l'artigianato, nonché di quella regionale.

Anche qui si tratta di una incomprensibile riduzione che, se andiamo a vedere bene, alla fine io sto facendo un ragionamento su particolari capitoli che riguardano questo comparto, ripropongono il tenore dei tagli al 10 per cento, cioè un approccio indiscriminato e un po' astratto alla problematica. Non sarebbe stato male, ma di questo, per esempio, non abbiamo traccia né nelle relazioni, in nulla, né negli interventi della Giunta. Un'analisi più puntuale, più articolata, più ricca di elementi documentali, più accompagnata da un giudizio sulla performance che questi settori economici stanno producendo. Badate, se da un lato noi rivendichiamo maggiori risorse al turismo e diciamo che le leggi di settore vanno potenziate, vanno dotate, non è che con questa partita, Assessore, si può compensare o rendere sostitutivo un intervento a supporto di particolari categorie di operatori.

Io voglio fare qui un ragionamento che so che non è molto simpatico, ma lo faccio lo stesso perché ci credo. Nella riforma Bersani, e nelle riforme che sono intervenute in quest'ultimo decennio nella legislazione nazionale, si è acquisito un elemento che è sfuggente per chi lo vuol far sfuggire, ma è centrale rispetto alla ricollocazione del potere pubblico all'interno del sistema e delle dinamiche economiche - vorrei che almeno l'Assessore mi seguisse - ed è il ruolo assegnato alle cosiddette autonomie funzionali, che insieme alle autonomie locali rappresentano un momento di rivalutazione delle funzioni complessive del governo dell'economia in una scelta di ripartizione e di riequilibro delle competenze.

Ma, mentre chiamiamo per semplificazione il potenziamento delle funzioni degli enti locali rispetto ai poteri centrali, il cosiddetto decentramento, che deve rispondere all'esigenza di avvicinare ai cittadini il luogo della domanda e il luogo della risposta ai loro bisogni, non dobbiamo fare una semplificazione di penna e eliminare da questo contesto il significato che invece hanno e assumono la rivalutazione delle autonomie funzionali, perché il ruolo delle autonomie funzionali e delle loro organizzazioni nel sistema istituzionale, ha il significato importantissimo, effettivamente rivoluzionario, di riproporre allo Stato - e quando dico Stato mi riferisco ai poteri centrali - un atto di umiltà che corrisponde ad una compartecipazione delle autonomie funzionali alla gestione, al monitoraggio e alla sollecitazione del sistema produttivo, sapendo che la filosofia con la quale noi abbiamo operato per molti decenni, in qualche caso in maniera felice, in altri casi in maniera infelice, cioè la cultura delle cosiddette partecipazioni statali, cioè la cultura di uno Stato invasivo rispetto alle dinamiche economiche, che non lasciava spazi ad alcuno per esercitare una implementazione e una concretizzazione delle strategie economiche, è finita con un faticoso avviso delle politiche di privatizzazione da un lato e con le iniziative legislative che hanno rivalutato e riposizionato nel contesto della funzione economica, le cosiddette autonomie funzionali.

Nella serie di emendamenti che stiamo proponendo, assistiamo ad un attacco indiretto al significato che ho espresso poc'anzi di arretramento, di doveroso arretramento della presunzione invasiva dello Stato, cioè dell'entità governativa, rispetto alle prerogative, alle funzioni, alla sussidiarietà - questo è un termine che dovreste conoscere bene - e al sistema di parternariato che si realizza tra strutture non più interamente connesse al sistema dello Stato, ma che si affacciano direttamente al settore economico.

Questa sfida, in questa legislatura, è stata persa; è stata persa per una sottovalutazione della portata di questa innovazione, per un ritorno al passato. Perché, badate, la cultura clientelare si annidava in quel significato di copertura tutologica che la politica e le istituzioni volevano avere sia rispetto ai sistemi economici, sia rispetto ai sistemi sociali, ma a voi non sfiora minimamente questo tipo di problema, ci pensa Pili: quattro telecamere, un bell'annuncio e la storia della Sardegna cambia! Tanto sta cambiando che ce ne stiamo accorgendo dai responsi non dai sondaggi, che non sono neanche quelli molto favorevoli e che lasciano il tempo che trovano, perché vedremo il tempo dei sondaggi più appropriati, ma il senso di una sfiducia diffusa e generalizzata di coloro che, nella concezione innovativa e liberista che volevate dare al sistema Sardegna, vi hanno abbandonato, vi hanno lasciato col cerino in mano, riservandovi delle relazioni, dei documenti di censura profonda, di contrapposizione con proposte alternative, argomentate, contro le vostre silenziose cesure, immotivate cesure. Questo sta avvenendo!

Non è che è una constatazione di carattere politico-demagogico, io ho citato delle cifre per documentare e vi potrei leggere i documenti delle categorie, categorie che erano apertamente schierate con voi. La Confindustria, a livello nazionale, è andata in un delirio di innamoramento nei confronti del Governo Berlusconi che in certi momenti non si capiva bene se D'Amato voleva baciarlo in bocca o baciarlo da qualche altra parte a Berlusconi. Siamo impazzati in questo delirio di innamoramento che poi, via via, guarda caso, si è ridimensionato quando rispetto alle grandi promesse abbiamo assistito ai problemi, alle congiunture economiche difficili, "non si può rispondere a tutto, bisogna avere pazienza, chiediamo sacrifici anche a loro". Beh, la stessa cosa è avvenuta anche in Sardegna! E` avvenuta in Sardegna rispetto ad una deviazione e ad un approccio che poteva essere anche accettabile, che ha segnato almeno la fase finale dell'esperienza condotta dal Presidente Floris, che nonostante alcune scelte criticabili, che noi abbiamo criticato, delle impostazioni, perlomeno non sacrificava dei punti di riferimento essenziali, come per esempio il valore della concertazione, perché il valore della concertazione, assessore Frongia, dovrebbe costituire sul piano pratico, il 50 per cento del suo lavoro, cioè il 50 per cento del suo lavoro è l'esito di una buona concertazione.

FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. E così è stato fatto.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Aspetti, non è così. Dovrebbe costituire il 50 per cento del suo lavoro. Invece quel 50 per cento del suo lavoro, che non è capitalizzato nelle finalizzazioni che leggiamo, quindi è - come dire - inesistente. La concertazione non è ascoltare, la capacità d'ascolto ce l'hanno tutti, non c'è bisogno di chiamarla così in maniera complicata; la concertazione è l'approccio di chi si dispone di fronte ad un interlocutore libero, con le sue ragioni, ovviamente, ma capace di ascoltare e di far proprie le ragioni degli altri. Cioè, può decidere, fatto che a voi non suona bene perché avete questo delirio di onnipotenza che magari non è insito in ciascuno di voi. Io conosco molti di voi, so che avete un carattere molto sereno, molto tranquillo, ma che è lo specchio dell'immagine che vi dà il vostro Presidente, un Presidente arrogante, un Presidente presuntuoso, un Presidente...

PRESIDENTE. La prego di concludere e poi riprende con il prossimo emendamento.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). che ha un eccesso di delirio e di onnipotenza che non si fa riguardo neppure di travolgere le regole, che non sono sue, che non sono nostre, ma che sono dell'Istituto autonomistico, di legittimazione alle funzioni che noi tutti qui cerchiamo di svolgere nel miglior modo possibile.

PRESIDENTE. Emendamento 164. Non so se è il caso di ricordarle però, onorevole Sanna, che stiamo parlando di emendamenti e lei di tutto parla, fuorchè dell'argomento per cui le viene data la parola. Sta esponendo le grandi politiche viste dal suo punto di vista, piuttosto che parlare della materia. Non è che non fa un cenno e un volo, è un utilizzo improprio dello strumento della presentazione all'emendamento. Posso solo annotarlo e poi mi rivolga alla sua cortesia per una maggiore sensibilità. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 164.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Presidente, io la ringrazio, sono sempre molto attento ai suoi richiami, però io stavo parlando di ruolo delle autonomie funzionali e tra le autonomie funzionali ci sono anche i soggetti che sono i depositari e i referenti di questi emendamenti. Io non sto vagando nell'indistinto, sto cercando di motivare, con argomentazioni che ovviamente hanno anche del carattere generale, per significare una sensibilità ridotta rispetto a questi sistemi.

Quindi, le chiedo scusa se ho dato questa impressione, ma voglio continuare ad intervenire sugli emendamenti. L'emendamento 164 interviene per ripristinare, con un incremento di 160 mila Euro, che sono utili per riproporre lo stanziamento dell'anno precedente, per riequilibrare le spese relative al contributo annuo all'istituto sardo sull'organizzazione del lavoro artigiano in conto spese correnti.

Si tratta di una cifra irrisoria, anche se credo che questa richiesta non possa che essere accompagnata dalla constatazione che questi organismi hanno fatto un po' loro tempo rispetto alle funzioni che esercitano e che sono in attesa, io credo da parte del legislatore, di un intervento strutturale che ne ridefinisca i ruoli e le funzioni. Mi basterebbe, a questo riguardo, trattandosi di attività che in qualche modo coinvolgono l'immagine della Regione e anche la promozione dei prodotti dell'artigianato sardo, ma dei prodotti in genere, fare riferimento a quello che è avvenuto quest'anno alla BIT di Milano.

In questo momento se n'è andato l'Assessore, mi sembra che gli interessava più di tutti questo argomento, io non so a chi devo parlare. Sto parlando dell'ISOLA e devo parlare con Masala che sta telefonando, con Amadu che si interessa di trasporti, ma io non sto criticando il viaggio, ed è attento!

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sospenda per un momento poi quando tornano riprenda.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). La ringrazio del consiglio. Parlare di questo finanziamento mi è utile per richiamare la grande figura che ha fatto la regione sarda all'ultimo appuntamento della BIT di Milano. Vi leggo il testo di una dichiarazione resa da un funzionario di un ente provinciale per il turismo della Sardegna, il giorno dopo del rientro, quindi è un vostro dipendente. Dice: "La borsa internazionale del turismo del 2003 ha presentato una Sardegna disomogenea, sia dal punto di vista organizzativo, che da quello geografico, mischiando i territori e disorientando i potenziali turisti e gli operatori della domanda. E` mancata la guida politica che avrebbe dovuto omogeneizzare le varie realtà, per renderle fruibili e spendibili. Gli enti pubblici (cioè quelli che voi non volete riformare e che non avete riformato) cercano con la paghetta annuale elargita dalla Regione, di promuovere i territori di competenza, ma si trovano a dover offrire ai visitatori e ai turisti un materiale proporzionale e insufficiente e a volte fatto solo di fotocopie."

Credo che sia sufficiente per sintetizzare la figura che abbiamo fatto rispetto al nostro impianto organizzativo in questa materia, che richiama la necessità urgente di un profondo cambiamento, di una profonda riorganizzare, per le quali nelle Commissioni sono depositate anche le nostre proposte, e che denunciano come ormai le spese istituzionali, e qui mi rifaccio al primo emendamento, all'articolo 1, quando dicevamo: "Dobbiamo contenere le spese della pubblicità istituzionale e degli enti regionali" è perché alla BIT di Milano c'erano tutti, comprese le comunità montane che non hanno nulla da vendere sul piano dei pacchetti turistici, compresi i comuni che sono caratterizzati per vendere prodotti di cava, che non c'entrano niente con i pacchetti turistici, compresi stand di centinaia di metri quadri dove l'unica attrattiva sembravano essere le hostess che la Sardegna o gli enti sardi avevano recuperato da paesi dell'America latina.

Questa è la regione che si è presentata alla BIT di Milano, questa è l'immagine del governo della politica generale. Si tratta di un'immagine disgregata, del bisogno di un urgente intervento di razionalizzazione della spesa di questi enti, perché - e non me ne voglia nessuno - non possiamo utilizzare questi enti per finanziare i bisogni, perché se noi dobbiamo dare un sostegno - faccio un esempio - ai quotidiani diocesani, io dico che è giusto, bisogna sostenere la stampa minore, bisogna far crescere anche quei momenti di giornalismo locale molto interessanti, ma che enti della Regione, che operano nel turismo, finanziano i giornali diocesani o altri giornaletti per accludere al centro della pagina un manifesto dove, di volta in volta, gli assessori regionali di quel territorio o il Presidente della Giunta vanno a tagliare i nastri di una sagra o di un'altra, questo è un atto gravissimo! E` un atto gravissimo perché noi stiamo dando un sostegno prezzolato che si confonde con la propaganda e che è un insulto a queste realtà, che devono essere sostenute con chiarezza, con nitidità, senza bisogno di scambiare con le pubblicità personali. Quando dico queste cose sono sicuro delle cose che dico, perché sto dicendo cose che posso documentare e che stanno accadendo da anni.

Per dirvi della necessità di un ripensamento su questa materia, della riorganizzazione dell'ISOLA e di tutti gli altri enti che in qualche modo fanno indiscriminatamente, e non sempre all'altezza delle proprie funzioni statutarie, un dovere di promozione di un'immagine della Sardegna che non serve se è paragonata ad una condizione istituzionale decadente, inutile, disgregata e priva di efficacia. C'è un nesso fra l'esigenza di organizzazione degli enti e l'immagine che si dà dell'istituzione di governo; è un nesso indissolubile. Noi abbiamo posto questioni che riguardano la riforma dell'uno e la riforma degli altri; le nostre proposte - lo dico per Balletto che si è assentato - sono depositate nelle Commissioni, so che ci sono proposte anche di altri Gruppi, credo che finiranno la legislatura in quei cassetti in nome delle più grandi riforme annunciate all'inizio della legislatura.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, ha altri quattro emendamenti, però dobbiamo decidere in base alla richiesta avanzata dall'onorevole Sanna Giacomo.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, ripeto brevemente della necessità manifestata dalla maggior parte dei Gruppi consiliari di poter partecipare alla manifestazione indetta questo pomeriggio per la pace dalle organizzazioni sindacali C.G.I.L. - C.I.S.L. - U.I.L. territoriali di Cagliari.

La manifestazione si svolge dalle 17 e 30 e parte da piazza Garibaldi, quindi dare la possibilità ai colleghi che riterranno di dover partecipare a questa manifestazione, la sospensione dell'Aula per consentire questo e la ripresa alle 18 e 30 degli stessi lavori dell'Aula.

Sentendo i colleghi mi è stato detto che forse riprendere direttamente alle 18 e 30 sarebbe stato più utile perché ci sono delle esigenze di lavori che pur non dell'Aula, ma dei Gruppi, della valutazione degli stessi emendamenti, quindi rendere proficua la sospensione anche per gli stessi.

PRESIDENTE. Effettivamente mi è stata segnalata un'esigenza di recuperare almeno un'ora - un'ora e mezzo di tempo anche perché i Gruppi, alcuni Gruppi hanno necessità di verificare alcuni aspetti della finanziaria e alcune proposte.

Se l'Aula è d'accordo, sospendiamo, chiudiamo i lavori stamattina e riprendiamo alle 18 e 30, io direi anche alle 19. Se invece ci sono dei problemi, si pongono ai voti le proposte. Ci sono due proposte: una di interrompere e riprendere alle 18 e 30, un'altra di iniziare i lavori alle quattro, sospendere alle 17 e 30 e poi riprendere. Non c'è ancora questa proposta? Ci sono altre proposte?

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, solo per dire che accediamo alla richiesta di sospensione; anche noi quali uomini di pace sicuramente vogliamo dare un contributo, anche con la presenza attiva a manifestazioni di questa natura. Quindi proponiamo che si riprenda a conclusione della manifestazione.

PRESIDENTE. Se non ci sono pareri contrari, e mi pare di avvertire dai Gruppi che non ci siano, interrompiamo i lavori adesso e riprendiamo alle ore 18 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 18.