Seduta n.17 del 05/11/1999 

XVII SEDUTA

(POMERIDIANA)

VENERDI' 5 NOVEMBRE 1999

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

La seduta è aperta alle ore 17 e 01.

FLORIS Emilio, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 5 novembre 1999, che è approvato.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.R.). Signor Presidente del Consiglio, non toccherebbe a me, ma lascio ancora alcuni minuti di riflessione al collega che mi seguirà.

Signor Presidente, signori consiglieri, all'inizio della mia recente attività politica molti di quelli che ne sanno mi hanno ripetutamente sottolineato che in politica ci vuole buona memoria. Altri, che ne sanno ancora di più, mi chiarivano che oltre alla buona memoria non si deve mai dire mai. E ancora: la gente non dimentica.

Dopo circa quattro mesi di intensa attività - si fa per dire - in queste ultime settimane questi suggerimenti mi sono tornati alla mente.

Vediamo se ho buona memoria: durante la campagna elettorale noi dell'U.D.R., partito regionalista che di fatto esiste solo in Sardegna, andavamo professando il verbo, dichiarandoci distinti e distanti dalla destra e alternativi alla sinistra, portando avanti il nostro programma fortemente caratterizzato in senso autonomistico, per essere tutti noi sardi liberi di essere.

Liberi di volare e navigare, leggasi "continuità territoriale", liberazione dai monopoli romani e napoletani; liberi di decidere, leggasi ancora "nuovo Statuto e nuove regole", e soprattutto liberi di fare scelte politiche ed autonome; liberi di intraprendere, leggasi ancora "zona franca, testi unici di legge per i settori produttivi e dei servizi, tutela delle imprese locali e legge sul commercio a forte caratterizzazione locale".

Questo era in sintesi, signor Presidente, quello che andavo a dire tra la gente sostenendo l'U.D.R., la mia persona, la voglia di fare. Nessuno, ripeto, nessuno può mettere in dubbio la verità. La verità che non è trasformabile.

Apro una parentesi perché la verità mi porta anche a chiedere scusa alle donne, perché con la mia presunzione maschilista non ho fatto abbastanza per loro. Potevo, potevamo, dobbiamo tutti fare di più, soprattutto perché sono molto migliori di noi.

Dicevo e parlavo della voglia di fare e di cambiare. Ma fare con chi? I nostri compagni di viaggio sarebbero dovuti essere allora i partiti di centrodestra, vista l'auspicata discontinuità dal governo del recente passato. La dichiarata alternatività alla sinistra e in seguito al risultato elettorale, che ha dato un chiaro ed inconfutabile indirizzo, pur conservando, noi dell'U.D.R., piena autonomia al centro.

A questo punto ho un primo vuoto di memoria: c'è chi in questi giorni mi dice che parlavamo di governabilità. Mi chiedo: "Quale governabilità?" se fin dalle prime battute della campagna elettorale i due Poli andavano sostenendo che andavano schiacciato i partiti intermedi, e che nella migliore delle ipotesi saremo stati appendici dell'una o dell'altra coalizione?

Allora noi non siamo i responsabili delle pene del mondo? Sappiamo assumerci le nostre responsabilità, a volte anche quelle degli altri, ma non siamo tanto presuntuosi da avere e sentire sulle nostre spalle, appunto, le pene del mondo.

Al resoconto elettorale ci troviamo con tre consiglieri eletti e al centro degli interessi delle due coalizioni e di chi si prodiga e si prodigava nel consigliarci la miglior scelta di parte. Altri, mentre ci facevano sproporzionate offerte lungo il corridoio del palazzo dei veleni, in aula ci definivano: "iugulatori di assessorati". Ricordate il mercato delle vacche (con tutto il rispetto per le vacche)? Cani rognosi! Bene, nonostante tutto questo, con coerenza abbiamo proseguito per la nostra strada, assumendoci le responsabilità degli errori che abbiamo commesso, e lasciando ad altri gli onori dell'infallibilità, non transigendo da quella che era stata l'indicazione elettorale ed assumendo il ruolo storico di partito di centro, definendoci sinistra del centrodestra e destra del centrosinistra. Il decidere di volta in volta i compagni di viaggio non è dato dal numero di poltrone, ma dalla condivisione dei programmi e dalle indicazioni elettorali.

Con questa convinzione e sostenendo i nostri pregiudiziali punti programmatici, abbiamo dato il nostro pieno e leale sostegno ai tentativi di giunta Pili, fino ad esporci direttamente pur di dare corso coerentemente al nostro progetto politico, che fin qui ci ha contraddistinto. Siamo usciti sconfitti.

Questo Consiglio ha sconfitto la volontà di cambiamento che la gente ha espresso con il suo voto. Volontà di cambiare programmi, metodi, procedure, finalità e tempi. Nonostante tutto ci siamo adoperati perché la forte indicazione di centro, espressa dagli elettori, potesse trovare risposta. Insistiamo nel nostro progetto di convergenza, che ci veda insieme partiti storici dell'autonomia sarda, e che in essa si riconoscono per la costruzione di una federazione che metta al centro dei suoi programmi la Sardegna, la sua gente, la specificità sarda, la valorizzazione della nostra cultura, delle nostre risorse economiche e dei nostri imprenditori.

Questo progetto, grazie al grande senso di responsabilità dimostrato dai colleghi di Alleanza Nazionale, potrebbe già trovare concreta realizzazione in quest'Aula. Per costruire seriamente e stabilmente un futuro non è mai troppo tardi. Abbiamo sbagliato in passato, ma altri errori non contribuiscono a fare una cosa giusta. Facciamo progetti concreti di sviluppo, abbandonando l'ultradecennale demagogia, appunto la demagogia, la retorica, la falsa attenzione ai problemi reali.

Presidente Selis, non posso esimermi dal farle i miei sentiti complimenti per la puntuale relazione da lei svolta, ben comprendendo e rispettando il lavoro e l'impegno da lei profusi. Ma, neanche la più attenta opposizione avrebbe potuto dipingere un quadro tanto dettagliato e realista sulla disastrosa situazione in cui versa la nostra gente, i nostri giovani, la nostra regione.

Programmazione carente, disoccupazione ai massimi storici, imprese soffocate dalla burocrazia e dalla mancata programmazione strutturale, trasporti interni ed esterni indecenti, sistema del credito che vampirizza le imprese e le famiglie, giustizia assente e così via, ma soprattutto la politica, la politica assente, infida, distruttiva individuale, che mette al centro l'arrivismo e il potere. Ma quale potere? Quello di chi crede di esercitarlo e non si rende conto di essere strumento del potere altrui?

L'elencazione del problematiche risolte, come dicevo poco fa, mi induce a chiederle signor Presidente: "Dov'era lei, onorevole Selis? Dov'era la sua Giunta Palomba, dov'era l'assessore Scano, dov'era l'assessore Cogodi?"

Io lavoravo. Io non credo ai vuoti di memoria, non credo che la gente dimentichi, non può dimenticare, perché porta addosso i segni della vostra infausta gestione. Vi proponete come governo di avvio di legislatura, che meglio definirei come "governo di continuazione di legislatura". Governo prima consigliato e poi imposto da Roma. Governo che guarda più alle prossime elezioni politiche che alla Sardegna, governo che scongiuri lo scioglimento del Consiglio. Ma molto meglio, ben vengano le urne! Recupereremo tutti un po' più di dignità.

Vi proponete come, cito testualmente dalle dichiarazioni programmatiche, punto di riferimento per i cittadini, gli imprenditori, amministratori locali per affrontare le emergenze da voi stessi create.

Ho letto con attenzione, signor Presidente, il suo programma per la stima personale che le porto, ho cercato senza pregiudizi di trovare dei motivi che mi portassero a riflettere sull'opportunità di sostenere, anche dall'esterno, un governo che risolvesse una sola delle problematiche quotidiane che tutti vivono e subiscono. Non ho trovato nulla! E non riesco a capire come possa avvenire che alcune forze politiche trovino risposta in tale programma, l'autonomia, la specificità dei sardi, i valori della nostra cultura, la libertà di decidere e programmare, c'è nel suo programma una latitanza sardista. Le riforme, proposte mercanteggiate tra l'incudine e il martello, le chiamerei: il sistema compresi(?) proporzional-maggioritario. E i democratici dovrebbero votarla? Perché? Per la governabilità o perché si è dimenticato di sostenere il referendum del 21 novembre?

I problemi legati alla pastorizia e alle relative soluzioni: un'assenza totale.

Le aziende, le imprese sarde afflitte da varie malattie, prima da tutte l'eccessiva sottocapitalizzazione, dovuta a una povertà strutturale del tessuto economico sardo e, soprattutto, ad un sistema burocratico lento e bizantino che allunga a dismisura i tempi fisiologici dell'impresa. Oggi tutti gli imprenditori sono esasperati da un sistema creditizio antiquato che considera la Sardegna una regione ad altissimo rischio, per cui le direzioni hanno l'input di raccogliere il risparmio privato, senza però fare gli investimenti. Tutti gli istituti di credito, non sardi, negli ultimi anni hanno ridotto in alcuni casi anche dell'80 per cento l'autonomia dei direttori d'area, riducendo drasticamente tutti gli affidamenti e mettendo al rientro la gran parte delle imprese, anche quelle più grandi ed importanti.

Le banche sarde, ormai unificate in quella che è una pericolosa concentrazione, si sono adeguate privilegiando gli utili di bilancio agli utili della società civile. Un comportamento miope e suicida. Infatti, l'impresa creditizia è ricca in una società ricca e si impoverisce sino a morire in una società povera, con un'economia strozzata da una finanza non dinamica, l'imprenditoria sarda rischia il collasso se non si pone prontamente rimedio ad una folle politica creditizia. Bisogna chiudere i rapporti e rendere impossibile la vita a tutti gli istituti di credito che non credono e non investono in Sardegna, non deve essere consentito a nessuno, e in particolare alle banche continentali, di drenare il denaro dei sardi senza reinvestirlo interamente nell'isola; una contrattazione con le banche per trasformare l'indebitamento a breve periodo in un debito a lungo termine, ridarebbe fiato ad un sistema imprenditoriale già penalizzato da un maggior costo del denaro, una contrattazione da avviare anche a favore delle famiglie, vista l'assenza della Regione, nella rinegoziazione dei mutui per l'acquisto della prima casa. Tutti in questo momento si devono sacrificare, la Regione, la famiglia, gli imprenditori, ma anche le banche, così le aziende risanate potranno pensare con serenità a creare una nuova ricchezza e nuova occupazione. Quanta poca attenzione, signor Presidente, avete avuto nei confronti della Sardegna!

I parchi: continuate a sostenere il concetto di riserva indiana, non dovete dispiacere il governo nazionale.

La sanità, va tutto bene, tant'è che bastano diciassette righe dove si dice tra l'altro: "Deve continuare la profonda trasformazione già avviata". Signor Presidente, venga a trovarci a Nuoro, troverà grande responsabilità, professionalità, ma troverà anche una montagna di debiti, personale demotivato, disorganizzato, non gratificato, strutture, nuove e vecchie, fatiscenti, tutto frutto di una scellerata gestione manageriale, senza offesa per i manager veri, che ha portato al suo attivo, sa che cosa? Un ascensore, ovviamente guasto.

Giustizia e sicurezza sociale, le zone interne. Qui emerge la totale superficialità e indifferenza da parte del potere politico che non presta attenzione alle zone dove ci sono pochi voti da raccogliere, ma molto malessere. Lei sa, signor Presidente, che la giustizia a Nuoro viene esercitata in una situazione logistica, drammatica, visto che da circa un decennio non si riesce a concludere i lavori di ampliamento e di ristrutturazione del locale Tribunale; ha mai sostenuto le continue rimostranze fatte da magistrati e avvocati per risolvere la carenza di personale togato e non?

I problemi sociali delle zone interne, onorevole Selis, se dovesse avere il consenso di questo Consiglio sarà e sarò la sua spina nel fianco nel ricordarle che le soluzioni dei nostri problemi passano prima di tutto per un maggior rispetto anche delle minoranze elettorali, per seri interventi strutturali, investimenti culturali, formazione sì, ma anche soprattutto educazione, non prendendo in giro la gente. Le squallide promesse elettorali che fanno leva sui bisogni della gente, le selezioni per l'avviamento alla formazione, fatte ad arte durante la campagna elettorale, illudendo migliaia di giovani, sapendo di illuderli, questo non è risolvere i problemi sociali, pensare ai giovani.

Il turismo. La Sardegna negli ultimi quindici anni ha visto un enorme sviluppo turistico che ha interessato soprattutto le aree costiere. La bellezza straordinaria dei paesaggi e il mare pulito hanno attratto un costante afflusso di turismo internazionale, questo però non ha inciso in modo significativo sulla ricchezza della regione, perché gli investimenti per le costruzioni e i servizi sono spesso controllati da grandi società che non hanno sede nell'isola e la popolazione locale ottiene solo vantaggi limitati. Come avrà notato, signor Presidente, leggevo da un altro foglio, è quanto c'è scritto sul libro di quinta elementare di mio figlio, questo è quanto siamo riusciti a programmare nel settore turistico, la maggiore ricchezza della nostra isola. Cito ancora dalla sua relazione: il 1° gennaio del 2000 decadranno le diverse leggi regionali di aiuto alle imprese, non coerenti con la normativa comunitaria, come per esempio la legge sull'imprenditorialità giovanile numero 28. Bisogna fare in fretta, la governabilità. Mi chiedo: perché invece di fare continue riunioni di Giunta, anche in questi ultimi mesi (probabilmente non tutti sanno che fino ad oggi ha continuato a governare la Giunta Palomba 6 o 7, non so bene quale), fatte per fare nomine di sottogoverno, perché non avete provveduto a deliberare le opportune modifiche richieste dalla Comunità europea? Con la stessa incoerenza sostiene che vanno aiutate e protette le aziende commerciali della piccola distribuzione locale, e non più di due mesi fa, sempre la sua - si fa per dire - Giunta delibera che gli accorpamenti riguardanti le attività commerciali vengano consentiti per superfici fino a 1500 metri quadri.

Ora venite a parlare di urgenza, di governabilità purché sia, governabilità richiesta e imposta da Roma. Già, da Roma, dai vari canili sparsi tra Palazzo Chigi e il Quirinale, presentando un governo regionale prigioniero di uno schema nazionale. Cito testualmente ancora dalle sue dichiarazioni: "Bisogna operare per una forte autonomia dei partiti e dei movimenti sardi, privilegiando le ragioni della Sardegna, anche rispetto alle logiche dei partiti centrali".

Chiedo una certa coerenza da parte sua, signor Presidente, anche lei può contribuire e aderire a un progetto tutto sardo: si affranchi da Roma, favorisca la formazione del Partito Popolare Sardo, un partito autonomo e libero. Solo in questo modo la Sardegna può diventare una regione capace di competere con l'Italia, l'Europa e il mondo intero, possiamo imparare a sbagliare da soli.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.) Onorevoli colleghi, uomini e donne del Consiglio, l'onorevole Capelli ha sostenuto testé che in politica bisogna avere buona memoria. E' vero, ma non basta. In politica, ma anche fuori della politica, nella vita, bisogna possedere anche buona intenzione, buona volontà, buona capacità e soprattutto sincerità di propositi.

In politica, e anche oltre la politica, bisogna essere seri, cioè semplicemente capaci di dire quello che si pensa e di fare quello che si dice. Essere intermedi, mi riferisco sempre al ragionamento peraltro interessante del collega Capelli, non vuol dire essere onnipotenti. Anche un sasso messo in mezzo ai binari è intermedio, può anche fermare il treno, può anche far deragliare il treno, però rimane un sasso, non sostituisce il treno, non trasporta nulla, rimane una pietra.

Chi pensa che essere intermedio vuol dire essere onnipotente è chiaro che non ha il dono della serietà. Può avere il dono nella memoria a suo uso e consumo, non ha invece quella qualità che è necessaria nella relazione politica e prima ancora nella relazione umana.

Il tema dominante, ho citato la metafora del treno, mi riporta direttamente al tema precipuo di questo nostro dibattito consiliare: come può essere garantito l'avvio, come lo ha definito il presidente Selis, di un governo e di un progetto di governo, della legislatura e di una capacità di produrre di questa legislatura. Quindi non solo un avvio come un fatto meccanico, ma un inizio di produttività politica che serva, prima ancora che a noi, ma anche a noi, perché dobbiamo pur essere messi nella condizione di poter operare nella pienezza delle nostre funzioni, ma che serva innanzitutto o soprattutto alla gente, ai cittadini, ai sardi che troppo spesso si invocano e ugualmente troppo spesso si dimenticano nei loro bisogni e nei loro legittimi interessi, che serva per rispondere alle troppe domande della società, domande alle quali finora, ad oltre quattro mesi dalle elezioni, non si è riusciti a dare un inizio di risposta e che invece richiede che qualcosa di utile si cominci a dire.

Siamo a questo punto, è stato presentato un programma di governo, un programma di governo sobrio, ma non per questo meno valido; un programma di governo che non ha fatto una lunga elencazione di cose peraltro molto note e di bisogni che debbono essere tenuti in debito conto, ma non per questo il conto della serva; un programma di governo valido, basato su una maggioranza politica e numerica che può consentire l'avvio della legislatura.

Una maggioranza, in democrazia, non può che essere anche una maggioranza numerica. La maggioranza numerica inizia poco dopo il 50 per cento, inizia dal 50 per cento. Fantola pensa che inizi anche del 13 per cento, purché abbia un voto in più nel suo maggioritario uninominale che espropria i diritti politici, ma questo è un altro ragionamento. In democrazia la maggioranza inizia dal 50 per cento e pensa anche all'altro 50 per cento; inizia dopo il 50 per cento dei rappresentanti, ma la democrazia sa, soprattutto questa democrazia che c'è un'altra parte di popolo che spesso non ha neppure partecipato al voto, eppure esiste, eppure ha i suoi problemi, e che anche la sua protesta, qualche volta anche il suo disinteresse, qualche volta anche la sua impossibilità a partecipare tuttavia non espropria questi cittadini dei loro diritti e dei loro bisogni.

E' stata presentata, quindi, una base programmatica che poggia anche su una base numerica faticosamente costruita. E' storia o è vicenda o è cronaca se volete, minore quanto ci pare, ma è la storia e la nostra vicenda, costruita con fatica non solo fisica, ma anche con molta fatica intellettuale. Si è arrivati, quindi, a una possibile conclusione, a uno sblocco, a un avvio della legislatura e della produttività nell'interesse dei cittadini, eppure c'è sempre chi pensa che un sasso messo al centro dei binari possa sostituire il treno.

Ritengo che tutti dovremmo operare una riflessione, molto più in là di quello che i giochi non politici, perché la politica non c'entra nulla, i giochi e basta, i giochi dei giocherelloni possono far pensare che poi possono avere la meglio; una riflessione seria che consenta una soluzione limpida, trasparente, di una maggioranza vera, legittima e legittimata a governare che nelle parole del presidente Selis, a nome di tutta questa maggioranza, seppure molto ridotta, molto risicata, tuttavia parla di apertura, di confronto sulle cose, sui contenuti, sugli obiettivi per andare avanti, partendo da una base d'urgenza, ma anche da una base di bisogni sociali molto avvertiti e dalla necessità di riconquistare anche credibilità nei confronti delle istituzioni autonomistiche.

Ora, io parlo in quest'Aula, parlo da consigliere regionale, ma anche da consigliere regionale di una parte politica: parlo come consigliere regionale del Gruppo della Rifondazione Comunista, e quindi, parlo per la parte comunista e ho diritto e titolo di rappresentare dal mio punto di vista, interessi e bisogni che sono diversi, differenziati e ugualmente legittimi e per quanto ci riguarda, molto più degni rispetto ai tanti e diversi altri interessi che ognuno di noi e di voi qua dentro rappresenta.

Rappresentiamo e intendiamo portare avanti nella coalizione di governo - oltre la coalizione di governo, nelle istituzioni e fuori dalle istituzioni - il nostro punto di vista, quelli interessi che vogliamo rappresentare, e lo vogliamo fare insieme agli altri, perché non abbiamo fatto della politica e della rappresentanza politica, una ragione di esistenza propria o di sopravvivenza personale; abbiamo fatto della politica e della rappresentanza politica un mezzo, uno strumento e non un fine - il più nobile - per conseguire le finalità di progresso, di affrancamento sociale, di emancipazione sociale, di liberazione umana anche nella nostra isola. Quando sentiamo troppo spesso parlare di autonomia e si vorrebbe ridurre ancora il concetto di autonomia ad una versione puramente descrittiva, qualche volta filosofica o letteraria, qualche volta anche poetica, ci domandiamo sempre quale autonomia e per chi. Noi pensiamo e vogliamo un'autonomia vera ed un'autonomia forte, che sia l'autonomia della società civile e l'autonomia delle persone, che sia cioè la libertà delle persone e quindi, il protagonismo del popolo sardo e quindi, la partecipazione vera dei cittadini, consapevole, sinergica come si vuole dire, insieme, verso determinati obiettivi, però di crescita economica ed anche di crescita civile. L'autonomia che molti intendono, come cura del proprio orto, come cura delle proprie carriere, come rifugio, rispetto alle difficoltà; no, non è quella l'autonomia che pensiamo e che vogliamo, vogliamo un'autonomia forte perché per l'autonomia è strumento di emancipazione e di riscatto come abbiamo imparato e come esercitiamo nella vita di ogni giorno, come applichiamo alla politica, questo concetto. Strumento efficiente, leva potente di emancipazione sociale; ecco perché ci ritroviamo in questa concezione insieme ad altri, che partendo da diversi punti di vista, tuttavia convergono verso un obiettivo di sviluppo, di sviluppo moderno, che non sia solo economico ma che sia anche uno sviluppo sociale. E` una crescita sociale e culturale.

Per questo siamo anche partecipi di una coalizione autonomista e più avanti della coalizione autonomista, di una coalizione democratica più ampia, quella che si candida con i numeri che allo stato sono di una maggioranza possibile al governo della Regione, perché vogliamo tenere vivi questi fuochi, vogliamo tenere accesi questi lumi; alcune nostre convenzioni profonde che oltre a essere solo convinzioni sono anche interessi reali che abbiamo chiesto e abbiamo avuto anche il mandato di rappresentare. Vogliamo riferirci innanzitutto - e con questo mi limito nel mio dire - a due principali questioni.

La prima è la questione del lavoro, del lavoro di chi non ne ha e del lavoro di chi lo esercita e lo esercita in condizioni difficili, non garantite, insufficienti nel loro corrispettivo per soddisfare i bisogni propri e delle loro famiglie come recita l'articolo 36 della Costituzione. Ricordo di aver letto pochi giorni prima della conclusione della campagna elettorale in un giornale locale ovviamente a pagamento, 124 spot di candidati all'elezione regionale, alcuni dei quali sono qui, altri sono altrove. Ovviamente non tutti potevano essere eletti, erano 124 spot (erano tutti belli) perché a pagamento tutti i candidati, nel corso delle elezioni regionali, enunciando il loro programma minimo - era a pagamento e non potevano sbilanciarsi troppo, ma lo ripetevano lo stesso, eppure costava ugualmente - tutti iniziavamo: "Mi impegno per:" e poi, qualcuno metteva un lungo elenco, tutti iniziavano il lavoro, l'occupazione. Evidentemente in quel momento, si viveva andando un po' in mezzo alla gente anche a chiedere di essere votati, si avvertiva che il dramma sociale principale di questa nostra regione è la ricerca della libertà minima attraverso un'applicazione produttiva che è diritto di ogni cittadino, che è appunto il lavoro produttivo. Noi abbiamo fatto di questa questione, come è ben noto, non solo una bandiera, ma un impegno politico generale ed anche nel nostro specifico della Sardegna, anche dell'azione del governo, e riteniamo che ancora (non questo tema di polemica, non questa bandierina piantata qua e la) questa questione sociale, politica e morale debba essere la priorità assoluta di questo Consiglio regionale che deve e può rappresentare degnamente le ansie, i bisogni, i diritti di crescita civile di tutta la Sardegna. Per quelli che dicono e non pensiamo sempre a quello che dicono e al significato di quello che dicono, che destra e sinistra pari sono, che destra e sinistra sono concetti superati, io invito queste persone a leggere o a ricordare - la forte memoria di Capelli ci aiuterà in questo - e a confrontare le dichiarazioni, cioè le intenzioni di programma di governo che in quest'aula, di fronte a tutto il popolo sardo, sono state enunciate solennemente di fronte ai cittadini da un possibile eventuale governo di centro destra e ad un possibile, e ancora allo stato delle cose, anche eventuale governo di centro sinistra.

Lavoro; è scritto nel programma del centro destra ed è stato scritto di fronte a tutti, che l'intervento straordinario per il lavoro è abolito in questa regione, è cancellato, non una parola in quel programma di governo; è scritto in quelle dichiarazioni di governo del centro destra, che il governo è una campagna campale, mi pare di ricordare che così si esprimesse Formigoni, però è una battaglia campale che va combattuta sul fronte delle aziende, neppure delle imprese, ma delle aziende, perché il lavoro si ha se le aziende stanno bene. Non basta; le aziende debbono star bene, le aziende debbono essere sane, le imprese debbono esserci e deve esserci anche nuova e migliore impresa, ma non basta, perché molte aziende sono sane e invece di far lavorare più gente, fanno lavorare meno gente. Molte aziende fanno bene, guadagnano tanto e hanno tanti profitti, e però i lavoratori stanno peggio. Non basta; siamo una società nella quale la ricchezza cresce, e cresce ogni giorno, sono tutti gli indicatori economici che lo dicono. La nostra è una società nel suo insieme ricca e sempre più ricca, ricca anche di capacità di impresa e di aziende che producono e di profitti che aumentano; però siamo anche una società in questa parte del mondo, nella parte più ricca del mondo, nella quale i lavoratori occupati diminuiscono e diminuendo i lavoratori occupati aumentano le ansie e spesso i tormenti della società civile, quella alla quale spesso, per altre ragioni, alcuni si riferiscono e invece, in relazione ai loro bisogni primari, le politiche attive del lavoro sono lo strumento attraverso cui la politica entra nei meccanismi dell'economica, e vi entra per sostenere in modo specifico le ragioni, non solo giuste, ma le ragioni che debbono essere necessariamente tenute in conto per l'armonia complessiva della società, perché in una società dove un terzo della popolazione non lavora e non produce, quel terzo della società è esclusa non solo dai beni materiali, essendo esclusa dal circuito della produzione è esclusa anche dal circuito della partecipazione sociale, è esclusa dal circuito della partecipazione politica, e quel terzo di società non accetta di essere escluso e si ribella, nei modi consapevoli e nei modi anche inconsapevoli, e si ribella malamente. La disoccupazione di massa in una società ricca è una questione che grida vendetta e questa vendetta è abbastanza presente nella società nostra, che è ingiusta. Questa vendetta è presente perché molti fenomeni di disagio sociale si trasformano anche in insicurezza e molte insicurezze si trasformano poi anche in devianza, e molte devianze, insicurezze e disagi si trasformano poi in danno collettivo di tutta la società organizzata. C'è gente che spende ormai più per le porte e le finestre di sicurezza in casa sua di quanto non debba spendere per il pane e per il latte. Questo accade in una società che è nervosa, in una società che è agitata perché è ingiusta. Può la Regione porsi meglio e più celermente questa questione? Certo. E nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis, non era, anzi vi era il contrario nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili, qui c'è la politica democratica autonomistica del centrosinistra, lì c'era la politica del centrodestra.

Noi partecipiamo a questo governo, o proposta di governo, condividendo il programma e lavoreremo per partecipare perché abbiamo spirito unitario, perché la chiarezza dei nostri propositi non ci impedisce di tener conto delle ragioni altrui nelle mediazioni possibili, per andare avanti. Mi viene un'espressione che non è neppure del tutto opportuna in questo momento, ma per liberare tutti i Sarritzu del mondo, e non solo dalla Libia, ma per liberarli dal bisogno e perché sia restituita vera libertà, e se non ce la facciamo a liberare tutti i Sarritzu del mondo, senza clamori, almeno che possiamo liberare una parte dei Sarritzu di Sardegna, quelli che non hanno lavoro nella nostra terra, quelli che sono emigrati per bisogno e che ogni giorno aspettano, chiamano con attenzione, vivono le nostre vicende perché non tutti hanno fatto fortuna, anzi molti di loro nel mondo, vivono peggio di quanto non avessero potuto vivere nella loro terra.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la invito a concludere il suo intervento.

COGODI (R.C.). Ho finito, ho ancora qualche minuto, mi pare, se ho cronometrato bene.

La seconda questione alla quale voglio fare un cenno, è la questione della democrazia e della qualità della democrazia. Anche qui vi è un dire e un ripetere talmente ossessivo che alla fine pare davvero che le bugie troppo ripetute diventino se non proprio verità, delle mezze verità. Alle difficoltà della politica si vuole imputare questa difficoltà, e spesso anche questa debolezza attuale della politica, ai modi attraverso cui si eleggono le rappresentanze. Anziché badare alla sostanza delle cose, anche qui si fa un'operazione di non verità. La non verità è falsità, è falsificazione, è alterazione della sostanza.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego, abbia rispetto di tutti e concluda il suo intervento.

COGODI (R.C.). Io ho rispetto.

PRESIDENTE. No, lei sta parlando molto oltre il tempo che le è consentito. Lei conosce le regole e le ricordo che lei non ha usucapito ancora il Consiglio regionale nonostante la sua permanenza qua, c'è da vent'anni. La prego di osservare le regole. Lei è un consigliere regionale come tutti gli altri. Si avvii a concludere, per favore.

COGODI (R.C.). Io mi meraviglio del suo garbo, nel senso che mi meraviglio proprio che sia così garbato. Io ho cronometrato diciotto minuti e qualcosa. Prendo atto che ho sbagliato, credevo di avere ancora qualche minuto. Prendo atto di aver sbagliato di qualche minuto, di qualche secondo, non completo il mio intervento e restituisco a lei la capacità di dirigere il Consiglio e anche tutto il suo garbo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signori Presidenti, onorevoli colleghi, chiedo scusa se l'avvio dell'intervento sarà un attimino irrituale, perché intendo partire da uno stato d'animo, da una condizione nella quale in questo momento mi ritrovo. Una condizione di forte disagio, presumo quello stesso disagio che deve aver provato l'onorevole Giacomo Sanna quando il suo intervento è seguito a quello dell'onorevole Grauso. Ciascuno di noi, chi per iscritto, chi mentalmente, nell'ambito del dibattito che si è svolto in quest'aula, prendendo spunto dalle dichiarazioni programmatiche, si era organizzato un discorso. Io avevo già in mente un percorso e mi trovo naturalmente obbligato, consapevole di alcune mutate condizioni, ad aggiornarlo a modificarlo, a integrarlo in alcune parti e a rinunciare per altri versi, ad altre parti del discorso che invece avrei voluto svolgere in questa sede. Mi auguro, ciò nonostante, di riuscire a seguire un ragionamento organico senza addentrarmi, ripeto, in alcuni argomenti, perché non voglio che l'intervento appaia come una specie di accanimento farmacologico su ciascuno di noi, vista la situazione nella quale ci ritroviamo allo stato attuale.

Mi sia consentito di partire facendo riferimento alla scorsa legislatura, l'inizio della quale è stato segnato - almeno così per me è stato - da forti slanci ideali, da una forte passione, da motivazioni esaltanti. Colleghi consiglieri, di maggioranza di allora e dell'opposizione di allora, alcuni di noi seggono ancora in questi banchi, tutti quanti ricorderete i propositi dell'una e dell'altra parte, tutti quanti ricorderete le forti motivazioni e tensioni ideali e tutti quanti ricorderete quando, con serietà, con molta serietà, con convinzione, con molta convinzione, ciascuno di noi parlava di legislatura costituente. Vi è stato un accumulo di idee, di cose da fare, di cose pensate e alcune realizzate, di cose pensate e alcune di esse rimaste nel libro dei sogni e da lì sono iniziati - perché non riconoscerlo? - anche i grandi tormenti e molto smarrimento. Non vi è stato, in nessuna fase della legislatura, né da parte dell'opposizione né da parte della maggioranza, un atteggiamento di totale quiescenza, di sonnolenza; vi è stata sì, invece, una consapevolezza dei limiti, una presa d'atto delle grosse difficoltà nelle quali ci trovavamo ad operare e non sempre - bisogna avere il coraggio di riconoscerlo, ma l'abbiamo già fatto in quell'occasione - l'esercizio del potere è stato esercitato con il totale e il pieno equilibrio; in alcuni casi hanno prevalso ragioni di predominio, ragioni egemoniche. Però, al di là di questa consapevolezza, che qui viene ripetuta, non credo che quella sia stata una legislatura sprecata, una legislatura inutile, come qualcuno ha teso a sottolineare, alcune problematiche difficili sono state solo avviate a soluzione, alcune di queste solo nella fase calante della legislatura a partire da quelle relative al lavoro.

Mi pongo una domanda: tutti i mali che affliggono la Sardegna ( sono tanti e li hanno richiamati i consiglieri di maggioranza oggi, li hanno richiamati i consiglieri di opposizione oggi) tutti i mali della Sardegna sono stati creati, costruiti, ideati e pensati dall'onorevole Palomba e da quella Giunta? O molti dei mali che affliggevano ed affliggono la Sardegna non sono frutto ed eredità del passato? Ed allora, mi scusi se le faccio un richiamo, onorevole Mario Floris, io condivido alcune delle analisi che in questa sede ha svolto con il suo intervento, le condivido - un po' infarcite di tanto in tanto da scudisciate, e di tanto in tanto da zuccherini - e però, non era lei, onorevole Floris, uno dei protagonisti della vita politica del passato, o è oggi lei un "naif" che si presenta in quest'Assemblea per la prima volta e prende tutti a scudisciate e rigetta, ributta, rilancia tutti quei mali e tutte quelle problematiche sull'Assemblea di oggi e sulla Giunta di Palomba di ieri? L'onorevole Floris, tutti sappiamo, non è un "naif" della politica, né tutto può essere addebitato né a lui né a quella parte politica, sono mali che si trascinano, sono mali rispetto ai quali bisogna porvi rimedio. Vi sono stati, durante questo dibattito, interventi molto appassionati, alcuni anche di grande levatura, io ne voglio citare due, e ne cito due: uno dell'opposizione ed uno della maggioranza, e sono due interventi al femminile e non cito questi due per piaggeria alcuna; li cito perché ritengo che siano stati due interventi di grossa levatura, quello di Mariella Pilo dall'opposizione, quello di Ivana Dettori dai banchi della maggioranza, con accenti, con spunti, con problematiche, con conclusioni completamente differenti. Evidentemente, c'è una sensibilità tutta al femminile che è presente e che da altre parti manca; e questa sensibilità c'è, indipendentemente dall'essere maggioranza, indipendentemente dall'essere opposizione. In altri interventi si è perso tempo, poi può essere un'esagerazione la mia, quando si pone l'accento in maniera formale, pedissequa, esasperata, su un problema: Selis, ancora oggi, non lo era ieri ma non lo è ancora oggi, titolato a ricoprire il ruolo di Presidente della Giunta regionale. Questa è discussione inutile, è discussione vacua, è inutile e vacua anche per chi la porta alla nostra attenzione, perché anche in chi la dice vi è piena consapevolezza che tutte le incongruenze derivano e sono imposte in una legge elettorale che è legge elettorale inadeguata e che va modificata. Il mio partito e io, già all'indomani delle elezioni regionali, non da soli ma anche altri della maggioranza, riconoscevamo che il risultato, al di là dell'aspetto meramente numerico, 35 consiglieri da una parte e 37 dall'altra, faceva propendere lievemente l'ago della bilancia a favore del centro-destra per una interpretazione di natura politica che di quel voto facevamo. E l'interpretazione dei voti naturalmente non possono essere solo un fatto aritmetico, sono anche e soprattutto un fatto politico. Quindi, dicevamo allora, chi ritiene di avere la titolarità, chi ritiene di essere stato indicato, chi ritiene di aver vinto le elezioni regionali, si adoperi, si muova, faccia, si attivi per costituire il governo della Regione sarda.

Abbiamo consentito con semplicità, senza arroganza, partendo da quella che era la consapevolezza dei nostri limiti, che l'onorevole Pili facesse un tentativo e badate, quando ha fatto quel tentativo, ci siamo persino astenuti dal voto. Vi è stato un secondo tentativo dell'onorevole Pili, e ciò nonostante qualcuno continua a ritenere che l'onorevole Selis e il centro-sinistra oggi non sia deputato a tentare, a provare di mettere in piedi una Giunta regionale. L'onorevole Pili allora si è scontrato con le esiguità dei numeri da una parte, ma si è scontrato anche con la vacuità delle dichiarazioni programmatiche che in Aula ha reso. E d'altronde se ieri poteva esserci ancora un ragionamento che in questa direzione poteva essere attivato, dopo il tentativo dell'onorevole Floris i cui numeri aritmetici certamente erano molto più carenti qualunque interpretazione politica si dia al risultato di quel voto, io credo che la titolarità sia piena. Ecco perché parlavo di vacuo e inutile dibattito attivato all'interno di quest'Aula.

Tra i discorsi dell'opposizione ne ho apprezzato parecchi. Mi sia consentito di dire, lo faccio anche con un certo disagio ma ne sento l'esigenza, che in modo particolare non ne ho apprezzato uno e non ho apprezzato questo discorso perché mi è apparso, non il discorso che io mi attendevo da un leader, non un discorso freddo e ragionato, non un discorso di apertura, ma mi è parso un discorso violento e di violenta chiusura verso tutto e verso tutti ed è quello di chi invece maggiore pacatezza, nel proprio intervento, avrebbe dovuto prevedere. E` quello dell'onorevole Pili. L'onorevole Pili, nel suo intervento, mi è apparso un pochino come il cavaliere inesistente di Italo Calvino. Il cavaliere c'è e in quest'Aula ha aleggiato, il cavaliere è altra cosa; ma l'inesistenza e la vacuità in questo caso non appartengono al cavaliere Berlusconi, in questo caso l'inesistenza a la vacuità appartengono proprio a Mauro Pili.

(Interruzioni)

FLORIS MARIO (U.D.R.). Non stai dicendo nulla!

BALIA (D.S.-F.D.). Onorevole Floris, se vuole intervenire, abbia la pazienza di attendere a una condizione che il Presidente del Consiglio mi consenta di recuperare il tempo che mi fa perdere.

PRESIDENTE. Onorevole Floris, per cortesia non interrompa.

FLORIS MARIO (U.D.R.). Parla delle dichiarazioni programmatiche.

Presidente. Onorevole Floris, la prego non interrompa l'oratore.

FLORIS MARIO (U.D.R.). Si ricordi che io non faccio riferimenti ai colleghi.

BALIA (D.S.-F.D.). Non accetto lezioni di etica anche perché i riferimenti che faccio ai colleghi sono corretti ed esprimono valutazioni politiche e non di altra natura.

PRESIDENTE. Continui il suo intervento, onorevole Balia, grazie.

BALIA (D.S.-F.D.). La ringrazio. Un'altra cosa che mi lascia perplesso, onorevoli colleghi, ma può essere che l'onorevole Pili faccia un discorso, faccia un intervento proponendo, presentando le nomine che dovranno essere fatte, chiunque le faccia e in qualunque momento debbano essere fatte, negli enti strumentali come un qualcosa di sporco, quasi di lercio. Gli enti strumentali sono enti voluti e creati istituzionalmente, sono enti che svolgono un ruolo, le nomine sono un fatto obbligato, e sono enti che svolgono un ruolo al servizio della regione e dei cittadini e ove così non fosse, eventualmente a quelle carenze bisogna rifarsi e non a far apparire le nomine come degne ed accettabili che se venissero fatte da una certa parte politica, come invece da rifiutare come cosa sporca da buttare da qualche parte se invece dovesse procedervi una parte politica diversa da quella.

Mi sia consentito, gli stessi richiami fatti ad accenni contenuti nelle dichiarazioni programmatiche rese dall'onorevole Selis, e quelli che in particolare si riferiscono alla presenza femminile e al ruolo delle donne nelle istituzioni e ai giovani, appaiono o vengono presentati come un fatto irridente. Non sono un fatto irridente. L'onorevole Selis poneva consapevolmente e con equilibrio un giusto problema, che è quello della presenza femminile nelle istituzioni e che è quello di far sì che i giovani, con tutte le loro problematiche, rappresentino in questa società un valore. Porre questo problema invece, siccome manca, onorevole Selis, nella proposta di Giunta che lei ha fatto, la presenza di una donna, viene vissuto come fatto irridente.

Il programma che l'onorevole Selis ha presentato, è anche un programma frutto di accordi fra parti: alcune parti erano presenti già in origine, chi già al momento elettorale era schierato all'interno della coalizione autonomistica, altre parti sono seguite, e quindi vi sono alcuni aspetti che sono certamente frutto di un accordo, non nascondiamolo. Per esempio la riforma elettorale. Vi sono divergenze, cerchiamo però di far sì che quelle divergenze non siano motivi di forte divaricazione e vengano trasformate da disvalore in possibile valore della coalizione. E facciamo, ricerchiamo una proposta operativa e positiva al riguardo. E' un programma fatto di consapevolezze, anche di consapevolezze di limiti oltre che di consapevolezze della pochezza di risorse che abbiamo. Viene rilanciata l'esigenza di riavviare, di riattivare, di riproporre un confronto duro, serio e serrato col Governo, senza che le richieste che da noi vengono fatte e le risposte che dall'altra parte vengono proposte debbano apparire delle elemosine. Ma forzare il Governo per la parte che ha, per le responsabilità che sul Governo ricadono, per ricostituire in Sardegna condizioni di giustizia sociale e di equità, perché vi sono condizioni di giustizia sociale e di equità che in Sardegna vanno ricomposte e ricostituite.

E' presente l'esigenza della concertazione delle iniziative con gli enti locali e quella dell'attribuzione delle deleghe con una Regione che dev'essere più ricondotta ad un ruolo di natura programmatoria assieme ad altri enti e con una spesa sempre più delegata verso gli enti minori e verso di enti locali.

Presidente Selis, abbiamo dignità, abbiamo orgoglio. Io la invito ad andare avanti. Se la sua Giunta dovesse ottenere la fiducia, applichi il suo potere con serietà, con equilibrio, senza subalternità a nessuna parte politica della coalizione, senza favoritismi, con dignità, senza garantire rendite di posizione a chicchessia, senza consentire egemonie né dei singoli né dei gruppi, né dei piccoli gruppi né dei grossi raggruppamenti, ma con quell'equilibrio che noi le conosciamo e che le è caratteristico. Faccia proposte di qualità e non solo di quantità; badiamo anche alla qualità, che è essenziale.

Il problema del credito è stato citato da più parti. Già abbiamo perso quel potere di controllo, di indirizzo in qualche modo, che fino a poco tempo fa potevamo esercitare sul Credito Industriale Sardo; diamo un giusto ruolo ed esercitiamo le giuste azioni di salvaguardia perché ciò non avvenga anche col Banco di Sardegna. La disoccupazione è un problema storico della Sardegna e di altri territori, ma della Sardegna ancora più che di altri territori. E' un problema che la Regione da sola, con le proprie risorse, senza quelle aggiuntive dal Governo, senza quelle aggiuntive della Comunità economica europea non può e non potrà risolvere, però la Regione può e deve esercitare un ruolo e fare la sua parte al riguardo.

Signor Presidente, partiamo dalla consapevolezza, che sinché in Sardegna abbiamo un tasso e un livello di disoccupazione così forte, così imponente, così esasperato, non solo le tensioni sociali tenderanno ad aumentare e a dilatarsi, ma vi è una parte importante, una parte essenziale - Luigi - del popolo sardo che in quel caso è parte senza dignità, è parte senza patria, è parte senza ruoli. E allora, se c'è una parte così imponente, così importante del popolo sardo che non ha dignità e ruolo, badate che il Consiglio regionale rischia di perdere la sua dignità e il suo ruolo se non vi mette mano e se non esercita nella giusta direzione...

PRESIDENTE. Onorevole Balia, la prego, le sto concedendo qualche minuto perché gliel'hanno sottratto durante l'intervento. Un minuto ancora, prego.

MEREU (F.S.D.). Sta parlando esattamente venti minuti a questo momento.

BALIA (F.D.S.). Signor Presidente, se otterrà la fiducia, organizzi, proponga, coordini, decida e decida con equilibrio e decida per il popolo di Sardegna. Noi avevamo detto, assieme ad altri, signor Presidente, che ci pareva un po' misera una maggioranza di 40 o 41 consiglieri, e manifestavamo anche perplessità sul fatto di votarla o meno. Poi abbiamo detto: "40 sono sufficienti per partire, abbiamo consapevolezza che non sono sufficienti per concludere la legislatura, però partiamo e poi ci adopereremo perché i 40 raggiungano livelli più importanti, perché diventino di più. Bastano, in ogni caso, per iniziare". E allo stato delle cose, per le dichiarazioni che ho sentito, per ciò che so, allo stato delle cose, signor presidente, una maggioranza di 40 lei ce l'ha e 40 è un numero più grande di 39. E se così è, Presidente, parta. E ai colleghi: ricerchiamo tutti assieme un rilancio, un nuovo ruolo per il Consiglio regionale, per misurarci sulle cose a partire dalle riforme, il momento del governo e la costituzione del governo speriamo che sia una fase definita. Se così fosse ritroviamo un ruolo e uno rilancio per la dignità del Consiglio. Ridando dignità al Consiglio ridiamo dignità al popolo sardo.

PRESIDENTE. Onorevole Mereu, come lei sa, il tempo viene segnalato dai funzionari al Presidente. Lei è stato Presidente.

E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (C.C.D.). Signor Presidente, colleghi, prima di parlare di lei, della sua Giunta e del suo programma, ho la necessità, riprendendo la parola in quest'aula dopo circa sei anni di esilio non volontario, di fare un po' di storia e a flash, subito, ho il dovere all'amico Balia, in riferimento a Floris, che in tutte le giunte, per memoria storica, in cui c'è stato l'onorevole Floris, di fatto non è mai mancato il Partito socialista. E chi vi parla è uno che per cinquant'anni, da cinquant'anni sta in una realtà territoriale che non ha mai eletto un parlamentare ed è stata costantemente governata da voi nella buona e nella cattiva sorte. Con affermazioni di questo genere, quando avevate tonfi elettorali, che non volevate nulla di più e nulla di meno, almeno il sindaco e l'Assessore dei lavori pubblici.

Lasciai il Consiglio, io, umile gregario di un grande partito che ha sempre insegnato a tutti che esiste il culto della minoranza, il rispetto della minoranza; lasciai il consiglio in un momento in cui tutti nel partito in cui militavo, e non solo, difendevano la regola che impediva a chi faceva l'assessore la possibilità di ricandidarsi. Mi sono distratto cinque anni e ho ritrovato tutti gli assessori uscenti candidati nei propri partiti o in altri dopo qualche fortunosa acrobazia. Ciò ha determinato per taluni un uso spregiudicatissimo - e sono in grado di dimostrarlo - degli assessorati in campagna elettorale, fatta eccezione forse per l'amico Paolo Fadda che in quel momento non l'ha utilizzato, senza che nessun riformatore di allora e di oggi abbia eccepito alcunché. Ho riscontrato ahimè, che per molti la battaglia per le riforme era finalizzata ad un più facile raggiungimento di obiettivi personali. Alcune fortunate parole d'ordine della sinistra, e non solo di allora, tipo alternanza, scelta da parte dell'elettorato della coalizione, il pluralismo contro i monopoli su chi lucra sulla regione in settori strategici come quello della sanità e della formazione professionale, la lotta alla concessione. Ci sono i classici esempi "Isar", l'edilizia sanitaria di allora; potrei citare, e ce le ho, le affermazioni dell'amico Dadea, che erano allora causa di corruzione l'esigenza di forti incompatibilità tra cariche istituzionali e attività professionali. Sono state tutte improvvisamente dimenticate per rafforzare talvolta in modo indecente poteri che oggi sono funzionali a certe parti politiche. Avremo altre occasioni per raccontare queste verità e per ripristinare un minimo di memoria storica, ma ho il dovere di evidenziare alcune impressioni: una di queste è che da un po' di tempo a questa parte qui siamo tutti santi, ci sono molti Rambo, si fa un tifo da stadio, ci si esalta, qualcuno adopera troppo impropriamente il termine "bipolare". Stamattina mi sono accorto che siamo un po' tutti bipolari, perché a seconda delle circostanze, il fatto che l'onorevole Grauso stamattina non fosse in assonanza con una certa parte, ho visto musi lunghi, accigliati eccetera. Io credo che questo non sia un modo corretto di comportarsi, ed inviterei ad evitare il termine perché è un termine improprio che determina troppo spesso disfunzioni notevoli; si va dall'esaltazione praticamente a motivi di forte depressione. Siamo sereni, è sufficiente e valido fare i consiglieri regionali.

(Voci)

OPPI (C.C.D.). Non è per te, è riferito agli altri nel caso specifico. Sono così, come per amore della verità non credo che troppa gente, qui hanno vinto tutti e non ha vinto nessuno. L'ha detto stamattina Ivana Dettori e io l'ho detto il primo giorno: non c'è maggioranza; sia 40 che 41 non c'è e non esiste. Abbiamo tracciato alcune linee; in altre circostanze il P.D.S., il Partito Comunista non avrebbe mai attivato una maggioranza di 41, avrebbe dato un appoggio esterno per la sua tradizione. Sapendo che di fatto non esiste, e se si fa opposizioni amici cari, si va a Roma ma non si vede il Papa. In una passata legislatura in 43 presenti nell'aula, nelle commissioni contro 28, per altro, molte volte non in assonanza, non c'era una maggioranza. Immaginatevi 31 contro i 39 dall'altra parte. Di fatto, in qualunque caso, non c'è maggioranza. Questo è un valore, questa è una verità che nessuno può certamente smentire.

Io credo che entrando molto rapidamente su quelle che sono state le dichiarazioni programmatiche che ho detto in altre circostanze, che l'onorevole Selis è in grado di farle e di farle bene, e quindi da questo punto di vista non posso eccepire niente, mi riferisco soltanto alla sanità per dire che in passato, noi abbiamo un piano sanitario che è praticamente del 1985 e in passato non mancava giorno o ora che parte politica non dicesse che bisognava bloccare ogni attività ad essa collegata perché il piano sanitario non c'era. Sono passati cinque anni, è vero quello che è stato scritto, è vero che c'è stato un certo impegno, ma sono stati altri cinque anni, e voi sapete che quando nei cinque anni non si fa un provvedimento, il provvedimento decade. Noi, di fatto, anche attraverso risorse pubbliche, per dare in concessione un lavoro specifico per il monitoraggio, se non sbaglio, all'ex Ministero Guzzanti, abbiamo certamente un lavoro fatto bene, ma di fatto dobbiamo ammettere che non esiste questo. Così come io avrei evidenziato, mi si consenta di dire, che esistono almeno due argomenti abbastanza importanti, disattesi non dall'assessore in carica, ben inteso, ma in questi anni. Esiste per esempio una legge numero 5, che è il protocollo d'intesa con le università, che prevedeva, era ritenuto talmente urgente da prevedere l'approvazione di stralcio del piano sanitario regionale entro un termine brevissimo e con procedure semplificate. Così come il Brotzu, in quest'aula, ebbi modo di dichiarare molti anni fa che era un falso, che non aveva i requisiti di legge, si inventò persino come una struttura, un servizio la cardiologia pediatrica, che a oggi ancora non esiste perché dovevano avere tutte e tre le specializzazioni (spero che Paolo se ne ricordi). Ebbene, doveva avere i requisiti; in carenza di requisiti dovevamo sistemare la situazione entro i tre anni; io credo che non si sia fatto niente. Questo l'ho voluto dire perché serva praticamente come ricordo.

Venendo alla parte più propriamente e squisitamente politica: signor Presidente, lei si è presentato in aula con una proposta politica volutamente debole, quella della Giunta di avvio e a termine. Anche noi ci rendiamo conto dell'urgenza di dare un governo alla Sardegna, e quindi sappiamo apprezzare, nelle circostanze date, anche le proposte politiche deboli, ma capaci di mettere in moto la macchina istituzionale. I problemi però nascono dal fatto che la sua proposta non sorge dall'emergenza istituzionale in cui una legge elettorale ormai superata ha precipitato la Regione, nasce invece dalle vicende della passata legislatura, dai toni usati durante la campagna elettorale e durante i tentativi di formazione delle Giunte Pili, dalle modalità delle sua elezione e dalla composizione stessa della sua Giunta.

Sarò brevissimo nel riepilogare questi tratti che oscurano pressoché completamente i requisiti di transitorietà e di garanzia che lei vorrebbe che noi riconoscessimo al suo esecutivo; ne sono la riprova alcuni interventi di esponenti della coalizione autonomistica anche di stamattina. Lei certamente ricorderà quanti e quali tentativi vennero fatti nella passata legislatura per porre fine all'esperienza Palomba. In molti ritenevamo e avevamo ragione che il Presidente di allora fosse il coperchio presentabile e debole sotto il quale si conduceva un'azione politica di capillare occupazione della Regione non da parte dei partiti, ma addirittura dei leader dei diversi partiti e delle loro schiere.

Al riguardo mi corre l'obbligo di citare un esempio di questo tipo. Mi riferisco, nessuno me ne voglia, ad un caso di eclatante caparbietà, arroganza del potere, mi riferisco a questo proposito, e ho l'esigenza di sottoporlo alla sua attenzione e alla vostra attenzione la gravissima situazione della A.S.L. numero 7 alla quale in modo molto garbato ma incisivo ha fatto riferimento il collega Nazareno Pacifico, che sulla sua pelle ha avuto il garbo di non infierire oltre. E` stato mortificato nella sua dignità di medico, un manager inetto, disinvolto e con metodi arroganti ha soffocato ogni forma di confronto e di dialogo instaurando un vero e proprio regime; ha mortificato le intelligenze e le professionalità disponibili importando dalle altre A.S.L. figure di basso profilo senza un titolo e senza competenza, promuovendoli sul campo, da dirigenti di primo a dirigenti di secondo livello con l'unico merito dell'appartenenza politica. Assenza totale di rapporti col sindacato, modifiche di piante organiche contravvenendo senza copertura finanziaria, senza averle contrattate con i sindacati, sperpero di danaro pubblico con innumerevoli consulenze con figure prive di requisiti (ne ho qui cinque), di figure mediocri a centinaia di milioni per competenze che non si hanno. Concorsi; voglio a questo riguardo evitare di andare oltre; ci sono gli amici, le fidanzate, gli amici delle fidanzate, ci sono uomini d'arte, figli praticamente autorevoli di tutti i dirigenti delle aziende etc., ma soprattutto ha ridotto i posti letto, non ha ottemperato eliminando cardiologia, trasformando gli ospedali più qualificati del Sulcis in poliambulatori, vedi il Santa Barbara. La produttività è scesa a livelli bassissimi determinando ingenti perdite che dovrebbero determinare il suo immediato allontanamento.

Vi sono intere zone della Sardegna in cui tutte le articolazioni del potere regionale sono state date in appalto a questo o a quel politico e ai suoi amici, con grave pregiudizio della democrazia e dello sviluppo. Potrei fare il riferimento, e voglio evitare di leggerlo, al contratto d'area sempre del Sulcis-Iglesiente, dove alcuni personaggi gestiscono mortificando, onorevole Balia, proprio quelle strutture professionali che hanno sempre svolto attività, come il CIS, a favore, non so chi le abbia scelte, con quali criteri, dei loro progetti, dell'Enisud, etc., trasferendo strutture che hanno centinaia di posti di lavoro, che producono materie prime, tipo le leghe di magnesio, vedi l'Ildoc (?), eccetera, ad Ottana per poi vendere il prodotto in quel di Portovesme.

Lei, caro Presidente, da quando era ragazzino combatteva questi poteri e questi metodi, optò nella passata legislatura per il doppio binario: da una parte continuò a prospettare la necessità del cambiamento e dall'altra non si oppose, o non ne ebbe la forza, alla spartizione degli enti, traendone qualche modesto vantaggio. Da una parte contestò l'azione della Giunta Palomba, dall'altra andò intessendo sempre più solidi rapporti con i poteri che la sostenevano fino ad ottenere la candidatura alla presidenza.

Questa sua ambivalenza politica ha lasciato vittime sulla strada del suo percorso politico, e quelle vittime oggi riducono notevolmente la sua credibilità come uomo di garanzia e di transizione. Lei, per non avere avuto il coraggio di opporsi finisce per essere omologo a quelli che contestava.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI.) Ricorderà, signor Presidente, di aver partecipato dentro il suo partito, seppure con le forme e i modi che la contraddistinguono, per ben due volte, sia nel 1994, che nelle ultime elezioni, a una vera epurazione della lista da lei capeggiata, senza alla fine ottenere nessun vantaggio per sé ma accordandosi con quanti rappresentavano ciò che lei aveva sempre contestato. Come può pensare di essere credibilmente un uomo super partes dopo aver partecipato a queste vicende?

Durante la campagna elettorale, signor Presidente, chiamava il suo avversario "giovane Pili". Io, Presidente, quando lei era un brillante giovane esponente del mondo cattolico e non aveva un voto dentro la Democrazia Cristiana, contribuii in modo determinante a farla eleggere per la prima volta nel Comitato provinciale di Cagliari con disappunto e critiche di molti suoi attuali cortigiani. Mai mi sarei aspettato di vederla usare il termine "giovane" con questa valenza dispregiativa. Ella ha esercitato durante la campagna elettorale e subito dopo un ruolo che non le si addiceva e che certo non le ha fatto acquisire consensi. Solo recentemente ha ripreso con intelligenza le doti di moralità che tutti le riconoscono, la sua serenità e il ruolo che le è più congeniale, e al riguardo lei sa bene che le ho espresso con franchezza questa mia opinione non più tardi di qualche giorno fa.

Subito dopo le elezioni, benché fosse palese che nessuno dei due Poli avesse vinto, ma anche che Pili aveva ricevuto una chiara investitura a presiedere il Governo, lei fu tra i più aggressivi a negare al Polo il diritto di governare.

Il suo ragionamento sembrava essere il seguente, ma l'ho sentito anche oggi: il diritto al governo va riconosciuto soltanto ai migliori. Noi, perché siamo il centrosinistra siamo i migliori e quindi dobbiamo governare.

Mi dica cosa c'è di coerente con le pretese culture del centrosinistra nell'affidamento della Fondazione Banco di Sardegna ad un preciso gruppo politico, neanche ad un partito, che oggi pare stia scatenando l'ennesima guerra contro il presidente del Banco, e non si capisce bene per quale motivo? Quali interessi generali doveva tutelare quella nomina? Lei, che è stato parte attiva di quella nomina, ritiene che essa oggi possa rappresentare il modo in cui voi esprimete il vostro essere migliori? E al riguardo mi suole ricordare, vorrei chiedere a questo proposito all'onorevole Sanna, oggi segretario regionale dei D.S., se non ritenga applicabile al comportamento del suo stesso partito le parole da lui pronunciate in occasione della presentazione della Giunta Floris nel settembre del 1989 allorquando diceva, alla maggioranza di allora: "Noi speriamo che nell'interesse della Sardegna abbiate la saggezza di proporre finalmente uomini di specchiata moralità e competenza, di comprovata qualificazione professionale, per riportare gli enti regionali e il governo complessivo della regione in sintonia con gli interessi della gente, sottraendolo al rapace controllo dei partiti".

Lei, signor Presidente, deve la sua elezione a Nicola Grauso. Non me ne stupisco. Grauso giunge in Consiglio regionale con l'ambizione di fare l'arbitro, cioè con l'ambizione di decidere del futuro della Sardegna. Tratta con tutti, distribuisce sentenze, fa sceneggiate, ma ecco che lei gli riconosce ruolo e nobiltà.

La sua Giunta, poi, è veramente lo specchio di questa storia: lei ha messo su una Giunta numerica, non politica, come del resto anche altri …(?). Le basti considerare che il suo Assessore dei lavori pubblici - non me ne voglia per questa battuta - trascorre i suoi fine settimana a percorrere le strade della Baronia tuonando contro il P.D.S. ma soprattutto contro Rifondazione Comunista, il cui nome gli procura evidenti orticarie fisiche e morali.

Oggi questo acerrimo...

LADU (Popolari). Non sono Assessore dei lavori pubblici e nemmeno il padrone del partito.

OPPI (C.C.D.). Io sto dicendo che sulla base delle dichiarazioni, date sempre alla stampa, posso fare una valutazione di una non spiccata simpatia nei confronti di Rifondazione Comunista, che per altro è nota a tutti, in questa sede e in quella sede.

COGODI (R.C.). E non sai quello che dice del C.C.D.!

OPPI (C.C.D.). Quello è irrilevante. Quando tu volessi ce n'è una parte consistente che riguarda anche la tua presenza. Purtroppo non ho il tempo, ma la memoria storica c'è sempre, e partendo dalla Casa dello Studente e arrivando ad oggi, una quota parte di queste cose può essere (?), con dovizia di particolari, per la tua persona.

Oggi questo acerrimo anticomunista entra in Giunta con Cogodi, fa finta di nulla come chi, sazio nella pancia, abbia deciso di staccare il cervello.

O ancora: che dire della copresenza in Giunta di Rifondazione, che non vuole che si tocchi la natura proporzionale della legge elettorale e dei democratici di Prodi, che parlano di riforme e di governabilità in senso contrario? Su quale terreno lei ha prodotto la sintesi tra questi estremi? Mi rispondo da solo: con la composizione della Giunta!

Lei ha affidato alla distribuzione del potere la coesione della sua maggioranza. Voglio usare un'espressione di un autorevole esponente della sinistra di qualche tempo fa: è un governicchio, signor Presidente, fondato su una maggioranza numerica e non politica, che per noi non è di alcuna garanzia neanche per l'avvio della legislatura, perché chi dimentica le proprie idee per il potere ha già in mente di usarlo in modo spregiudicato, duro, ostile verso chiunque possa contestarlo.

Abbiamo sperato fino alla fine che il Partito Sardo d'Azione, oltre alle logiche dei poli, potesse lui fare una proposta di garanzia e di transizione, che facesse decantare il clima politico, che attivasse i processi necessari perché nascesse una nuova maggioranza politica o perché i due schiarimenti trovassero un terreno d'intesa su alcuni problemi essenziali e su alcune riforme altrettanto indispensabili che consentissero un'azione breve, ma incisiva di un governo impegnato esclusivamente a riformare le regole e sostenere l'economia.

Così non è stato, e il Consiglio col voto di Grauso e Amadu a favore del centrosinistra è ripiombato in una contrapposizione sterile e faziosa, nel cui clima...

GRAUSO (Gruppo Misto). Amadu non c'era allora. E' molto importante questo passaggio: tra i soci fondatori Amadu non c'era!

OPPI (C.C.D.). Ah, no? Si è aggregato dopo. Chiedo venia al socio fondatore Grauso.

Il Consiglio, dicevo, è ripiombato in una contrapposizione sterile e faziosa, nel cui clima si era pensato di presentare questa Giunta come Giunta di garanzia. Forse mi si può obiettare che qualche errore in questa direzione lo ha fatto anche l'altra coalizione, è indubbio; ma resta sul campo la necessità di fare appello alle forze non incardinate nella logica nazionale dei due schieramenti, per arrivare a quella fase di decantazione, maturazione e sviluppo di cui sentiamo fermamente il bisogno.

Il mio partito, anche alla luce di quanto è avvenuto oggi in Aula, che non possiamo sottacere, si impegnerà da questo momento in poi a creare tutte le condizioni perché nasca un governo realmente di transizione, non frutto di un accordo tra i due schieramenti, ma che sia esterno e garanzia per entrambi gli schieramenti.

Ci auguriamo che il Partito Sardo d'Azione sappia soddisfare il dovere che gli è imposto dalla storia.

Niente di personale, signor Presidente, resta una grande stima, ma mi consenta di affermare che la stagione delle garanzie deve ancora trovare il suo principio posto che nè il programma, nè la Giunta da lei presentata ci soddisfa.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). E' molto faticoso e credo che dopo cinque mesi quasi di interminabile lavoro che non si esaurisce con gli incontri ma continua sempre all'interno della coscienza di ciascuno di noi, questa che stiamo vivendo, signor Presidente, non è solo la crisi più lunga che la storia della nostra autonomia abbia registrato, credo che abbia una valenza maggiore perché siamo in un periodo di transizione, siamo in un periodo difficile; per cui ciascuno di noi vive suo malgrado, in un perenne stato di disagio al limite della tollerabilità. Il risultato elettorale sembra essersi accanito oltre misura contro questo palazzo, mettendo tutti in un vicolo senza via d'uscita e decretando pertanto serie preoccupazioni di governabilità.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Dettori, prego i colleghi di accomodarsi e di far cessare questo brusio.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, vogliamo fare un po' di sospensione per dare fiato.

PRESIDENTE. Continui onorevole Dettori, prego.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Vogliamo sospendere?

PRESIDENTE. No, continui. Invito di nuovo i colleghi a stare seduti e a non parlare.

DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Il governo delle regole, proposto dai Democratici, muoveva sostanzialmente da due elementi fondamentali: dalla presa d'atto che nessuno degli schieramenti aveva i numeri per governare, e dall'irrinunciabile necessità di approvare una legge elettorale che consenta ai sardi di votare gli uomini e i programmi in un sistema bipolare maggioritario e presidenzialistico. In piena coerenza, ma ahimè inutilmente, abbiamo avviato incontri con quelle forze che potevano riconoscersi in questa battaglia trasversale sulle riforme per realizzare questi obiettivi e fare di questa legislatura una legislatura costituente. Oggi siamo ancora qui, dopo quasi cinque mesi dal voto, dopo due tentativi falliti, chiamati alla responsabilità di assicurare un governo alla nostra isola, un governo che avvii la legislatura, che consenta l'insediamento delle commissioni e il funzionamento del Consiglio regionale. Abbiamo presentato una mozione, e questa mozione puntava a riconoscere, a questa Assemblea, la possibilità di lavorare anche in condizioni di crisi, perché è sicuramente intollerabile far sì che questa istituzione possa essere bloccata per tanti mesi, perché adesso siamo quasi ai sette, otto mesi. La responsabilità, pertanto, di essere oggi chiamati a votare un governo, questa responsabilità non deve trarre in inganno nessuno; non siamo qui per condividere l'idea di un governo qualunque o di un governo a tutti i costi. Noi siamo convinti e non siamo i soli, che questa Regione per affrontare le scommesse immediate del prossimo futuro, ha necessità urgente di una serie di riforme che la rendano competitiva in Europa. Questa rimane e rimarrà la prima ragione del nostro impegno. Gli ultimi dati ISTAT sulle condizioni economiche della nostra isola presentano elementi inquietanti che non consentono facili ottimismi. Questi dati suonano come un bollettino di guerra e se è vero che se si registrano imprese che dimostrano vivacità e successo, queste realtà si scontrano con la carenza di un vero tessuto economico diffuso che impedisce in larga misura al prodotto Sardegna di decollare, manca una regia complessiva, manca ancora un'idea comune di Sardegna, manca ancora un vero ed esaltante progetto integrato di sviluppo, manca un'idea guida, manca la voglia culturale dei sardi di fare della loro isola una grande isola.

Sardegna: isola parco d'Europa è un'idea da 50 mila miliardi; può essere un'idea portante, compatibile con le sue dichiarazioni programmatiche, signor Presidente, e realizzabile attraverso vari strumenti con il concorso di tutti i paesi mediterranei ed europei. Ecco, signor Presidente, un'idea nuova, che può determinare una svolta, svolta che deve far sognare, che possa dare speranza, svolta che deve essere in totale discontinuità con il passato. Discontinuità che non vuole significare condanna gratuita, ma occasione critica costruttiva della nostra storia recente e meno recente. In questo dibattito, molti colleghi hanno svolto i loro interventi con passione, con pulizia morale degna di grande considerazione, questi colleghi hanno onorato ed arricchito il dibattito con spunti originali, hanno dimostrato alto senso di responsabilità, grandissimo impegno, serietà e amore per questa terra. Questa è la strada giusta; questo è il terreno su cui edificare la svolta, signor Presidente,sul confronto aperto e leale sulle cose da fare, sui progetti reali; solo così possiamo sconfiggere la prima emergenza che incombe su tutti noi, e dunque sull'intera istituzione consiliare, che è l'emergenza credibilità. Credibilità, che non si acquista al mercato e che quando la si perde è durissimo riconquistarla. Consigliere Lai, quale programma di formazione offriamo ai nostri giovani se l'istituzione parlamentare dei sardi, l'organo sovrano della nostra democratica viene visto solo come il palazzo delle congiure, delle nefandezze, delle poltrone, il palazzo insensibile, lontano dai cittadini e contro i cittadini, il palazzo che non riesce a scegliere un governo perché vittima di logiche non sempre comprensibili. Questo non può essere più tollerato. Tutti ci dobbiamo opporre a questo grigiore, a questi tentativi di delegittimazione per la stessa dignità dell'istituzione che rappresentiamo.

Consigliere Pilo, anche io sono offeso dall'uso cinico della politica, dalla mortificazione dei conti che non tornano per molte famiglie di nostri conterranei e dalla mortificazione di molti emigrati che scappano per trovare una speranza di vita. Per questi e tanti altri problemi, noi abbiamo il dovere, nessuno escluso, di concorrere a trovare le soluzioni, sia che si militi tra le forze di governo, sia che si sieda nei banchi dell'opposizione.

Vi è una seconda emergenza irrinunciabile con cui, signor Presidente, questo Consiglio e le strutture di governo devono fare i conti ed è l'emergenza competitività. Per vincere le nostre scommesse non possiamo non fare i conti con le sfide di una società la cui economia ha mercati sempre più vasti, ma per questo dobbiamo attrezzarci con uomini e mezzi sempre più efficienti, e pertanto diventa non più rinviabile il superamento dei nodi storici di questa regione, a partire appunto dalle riforme, da quelle che riguardano la macchina regionale, a tante altre riforme. Tra le tante mi piace ricordare quella del comparto idrico, che tanti problemi pone a qualsiasi prospettiva di sviluppo della nostra terra; per non parlare del nodo della formazione attraverso la quale poter gestire al meglio le nostre eccellenti risorse umane. Che cosa dire poi dei nodi infrastrutturali come l'acqua, l'energia e i trasporti, la cui inadeguatezza cancellerebbe qualsiasi aspirazione di sviluppo?

Non possiamo dimenticare, infine, in questa rapida carrellata, i nodi del credito, sul quale, nel corso del dibattito sono state espresse considerazioni di legittima preoccupazione.

Una terza emergenza importante, perché è quella che ci caratterizza come realtà, è la necessità di porre mano al nuovo Statuto di autonomia. Argomento questo difficile da trattare, ma fortemente e drammaticamente attuale. Si deve partire dal valore dell'identità, valore irrinunciabile per poter aspirare a una vera autonomia che esalti il principio dell'autodeterminazione. La nostra identità è fortemente in pericolo, perché aggredita da condizionamenti di ogni ordine e grado. Anche la politica compete la responsabilità di salvaguardare il grande patrimonio rappresentato dalla storia e dalla intelligenza della nostra gente. Abbiamo il dovere di conquistare un posto in questa competizione con il futuro; lo dobbiamo fare con l'orgoglio che ci distingue, ma nella consapevolezza delle grandi difficoltà oggettive. Dobbiamo ripensare a un nuovo rapporto con lo Stato e concorrere a costruire l'Europa delle Regioni. La Sardegna e i sardi vogliono essere cittadini al pari delle altre regioni e di tutti i cittadini d'Europa.

Questo Consiglio può fare molto, ma per questi temi si devono abbandonare le risse, si devono abbandonare atteggiamenti che veramente è difficile comprendere. Mi domando che cosa pensano dalla diretta televisiva nelle case i nostri concittadini quando veramente quest'aula fornisce talvolta spettacoli che per nulla si addicono a un ambito assembleare quale quello parlamentare dei sardi. Siamo chiamati tutti a questa responsabilità per non deludere quanti ci hanno onorato del loro sostegno e della loro fiducia.

Ma vi è un'ultima emergenza, ultima in ordine espositivo ma non nell'ordine logico e politico. Si tratta dell'emergenza elettorale. Il 21 novembre i cittadini sardi sono chiamati a dare a questo palazzo un'indicazione decisiva sulla non più procrastinabile necessità di cambiare una legge elettorale nata più per salvaguardare l'esistente sistema dei partiti che per garantire governabilità alla Sardegna. Occorre dare una svolta decisiva e definitiva a questo sistema elettorale. I referendum possono rappresentare questa spallata finale a un sistema che finora ha generato tranelli e trabocchetti e impedito una reale governabilità. Abbiamo apprezzato, signor Presidente, il suo nobile tentativo di conciliare le varie anime, che nel merito sono presenti all'interno del centrosinistra; ma le parole e le buone intenzioni non bastano più. Occorre trovare, all'interno di quest'Aula, le sinergie necessarie a cambiare e cambiare davvero. Lei sa che, su questo versante, noi democratici non intendiamo fare alcun passo indietro: o ci sarà la riforma elettorale in senso presidenzialista con premio di maggioranza che garantisca la governabilità, con il riconoscimento del rapporto stretto tra l'eletto e il territorio, o i democratici non sono disponibili a partecipare ad alcuno schema di governo. I fatti delle ultime ore, tuttavia, non possono non indurre a un'ulteriore e definitiva considerazione. Qualora si dimostrasse che neppure per la coalizzazione di centrosinistra vi fossero margini certi di governo della regione, sarebbe forsennato tentare ancora la strada delle parzialità politiche che hanno dimostrato di non poter reggere né dinanzi a quest'aula, né dinanzi alla pubblica opinione. I democratici pertanto ribadiscono la propria ferma intenzione di dare un governo alla Sardegna uscendo fuori degli schieramenti contrapposti e cercando intorno a un programma condiviso, che metta al primo punto l'indispensabile riforma elettorale, la massima confluenza possibile tra le forze politiche presenti all'interno del Consiglio. Solo così potremo evitare alla Sardegna l'umiliazione di un'altra improduttiva quanto inutile sceneggiata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, onorevole Presidente della Giunta, molti dei colleghi che mi hanno preceduto hanno evidenziato il carattere stantio di cose già dette e già sentite delle dichiarazioni programmatiche che l'onorevole Selis ha reso in quest'aula. Ed è una considerazione che personalmente condivido soprattutto perché da Gian Mario Selis era lecito attendersi ben di più, se non fosse stato stretto da oggettive difficoltà e soprattutto, mi pare di poter rilevare, dall'esigenza di bere fino all'ultima goccia questo calice che si preannuncia molto amaro. Perciò credo che, per la stima e per il rispetto che porto a Gian Mario Selis, e non da oggi, non gli avrei fatto un buon servizio se avessi deciso di dedicare troppa attenzione al documento che ha presentato in quest'aula.

Avrei voluto parlare, come altri colleghi hanno fatto, di Programmi integrati d'area, di Piano straordinario per il lavoro, devo dare atto a Gian Mario Selis anche di non avere usato toni enfatici nelle sue dichiarazioni programmatiche. Un po' di enfasi l'ha riservata proprio a questi due capitoli, non esaltanti, però, presidente Selis, perché credo che avremo occasione in quest'aula, me lo auguro per lo meno, di verificare alcune cose. Lei ha parlato dell'azione di governo non semplicemente come azione di pianificazione e di programmazione, ma anche di verifica dei risultati. Dovremo farci carico anche di verificare quali risultati effettivi hanno portato i PIA, quali risultati sta portando il Piano straordinario per il lavoro. Avrei voluto parlare di agricoltura, dell'emergenza idrica soprattutto, avrei voluto parlare di autonomie locali e dell'emergenza democratica che sta insorgendo con l'entrata in vigore della legge 265 del '99, che sta creando, soprattutto nei piccoli comuni, l'oggettiva impossibilità per gli amministratori di rimanere in carica, l'oggettiva difficoltà di usufruire di indennità e di permessi per poter esercitare il loro ruolo. Ma ripeto, spero che avremo altre occasioni di affrontare questi problemi delicati. Mi soffermerò, invece, inevitabilmente sulla situazione in cui questo Consiglio oggi continua a dibattersi apparentemente senza possibilità di uscita.

Presidente Selis, qualche mese fa, e ancora una settimana fa, i riformatori sardi le avevano rivolto un appello, qualcosa che in un paese normale sarebbe stata una cosa assolutamente scontata: l'impegno a rispettare l'esito del referendum del 21 novembre sul sistema elettorale maggioritario e sulla forma di governo presidenzialista da introdurre nella Regione sarda. Questo abbiamo chiesto: semplicemente il rispetto della volontà popolare; volontà popolare su cui poggia anche la legittimazione di questo Consiglio regionale, così come poggia la legittimazione di tutte le istituzioni rappresentative. Il referendum, infatti, non è un semplice momento di riflessione oppure un sondaggio per conoscere gli orientamenti dell'elettorato. E' un momento politico istituzionale fondamentale, anzi certamente il momento politico-istituzionale più importante che ci avviamo ad affrontare nel prossimo futuro, in quanto i cittadini potranno pronunciarsi, dire quello che pensano in modo inequivocabile, dare una svolta decisa ad una situazione che oggi, più di stamattina e più di ieri, assume i tratti dell'incredibilità.

Innanzitutto perché Mauro Pili, che ha avuto l'investitura popolare non ha potuto varare la sua giunta; poi perché, al terzo tentativo corrisponderà forse il terzo fallimento.

Avevamo invocato già dal mese di luglio un governo delle riforme, un governo a termine in grado di affrontare le emergenze; un vero governo di avviamento in grado di approvare i documenti finanziari e di programmazione economica, in grado di programmare i fondi del quadro comunitario di sostegno; un governo che spianasse al Consiglio la strada per l'adozione della legge elettorale e per l'avviamento delle procedure per l'istituzione dell'assemblea costituente, un organismo diverso dal Consiglio regionale, un organismo che senza la conflittualità e la precarietà, soprattutto in questo quadro, dei rapporti tra maggioranza e minoranza, fosse in grado di affrontare più serenamente le questioni istituzionali, di riscrivere lo Statuto sardo. Per evitare che una legislatura nata male, che rischia di finire peggio, finisse sprecata, come è andata sprecata sotto questo versante e purtroppo su molti altri, la precedente legislatura. Nelle sue dichiarazioni, Presidente, non abbiamo sentito un impegno in questo senso; anzi, abbiamo letto il pesante condizionamento di alcuni partiti della coalizione autonomista, in particolare di Rifondazione comunista che ha voluto precostituire le basi per lasciare le mani libere anche rispetto a quello che sarà il risultato del referendum, e ciò malgrado l'adesione al referendum di autorevoli esponenti della coalizione autonomista.

Noi non ci battiamo per una legge elettorale perfetta, lo dico all'amico e collega Giambattista Orrù e al collega onorevole Spissu; noi riteniamo che i sistemi elettorali siano figli e siano frutto del momento storico che vive un popolo, che siano strumentali rispetto agli interessi concreti in un determinato momento di un popolo. Tuttavia, ecco perché il sistema maggioritario non è un dogma, non è un articolo di fede in cui si deve credere che comporti automaticamente stabilità e governabilità. Però, in una situazione disastrosa come quella sarda, disastrosa sotto il profilo economico e occupazionale soprattutto, dove l'emergenza e l'incombenza di problemi drammatici richiede l'elaborazione di strategie, la definizione di scelte precise, forse anche impopolari, laceranti comunque, che ribaltino, che siano in grado di ribaltare il trend negativo che da molti anni purtroppo caratterizza l'economia della Sardegna, in un momento in cui le altre regioni d'Europa e in particolare, quelle che si affacciano sul Mediterraneo, nostre dirette concorrenti, si inseriscono a pieno titolo nei grandi processi economici adottando misure che portano verso la piena occupazione, soprattutto favorendo la vitalità delle imprese. In questo momento riteniamo che sia necessario ed indispensabile fissare basi solide perché la Sardegna possa contare nel futuro su una guida sicura, stabile, dotata di piena legittimazione popolare.

Si è fatto un gran parlare, in questi mesi di sardità, di autonomia dalle centrali romane, è stata addirittura creata una Casa Comune dei sardi, che in certi momenti, più che una casa è sembrata un autobus, dove volta per volta cambiano i passeggeri ed a volte, in qualche momento, è cambiato anche il conducente; però crediamo che la vera sfida sia questa: quella di trasfondere in concreta azione politica, quell'orgoglio, quella positività, quella volontà di autodeterminazione che anche la Casa Comune dei sardi si prefigge come obiettivo come è propria del nostro popolo come di altri popoli d'Europa. Per questo motivo, chiediamo ai sardi una forte mobilitazione per il 21 novembre; chiediamo a ciascun sardo il 21 novembre, di rendersi interprete dell'esigenza di rendere quest'isola governabile in grado di mettersi a livello delle altre nazionalità e degli altri popoli d'Europa, perché non possiamo dare a questo Consiglio regionale alcun pretesto per dire che i sardi accettato passivamente una situazione che stanno pagando cara, direttamente sulla loro pelle.

In conclusione, e lo faccio a titolo personale, mi rivolgo al Presidente del Consiglio regionale. Noi siamo molto rispettosi delle prerogative e del ruolo del Presidente del Consiglio regionale e siamo altrettanto rispettosi del suo ruolo e delle sue prerogative di componente del Consiglio regionale. Rispetteremo pianamente le scelte che egli riterrà di fare quali che siano, nell'una e nell'altra veste: quella di Presidente e quella di componente. Stiamo vivendo oggi una situazione delicata e difficile; anche oggi c'è una straordinaria incertezza, non sappiamo se la giunta Selis riceverà la fiducia, se sarà bocciata o se addirittura il Presidente si dimetterà in aula. Se quest'ultima eventualità dovesse verificarsi, ritengo che sarebbe molto grave se dovesse venire meno ogni riferimento nelle massime istituzioni della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari). Vorrei fare una premessa: a detta di alcuni giovani colleghi pare che fino al 1994 abbia vissuto, e tanti altri abbiano vissuto, nel paradiso terrestre, io chiedo scusa ma non me ne sono accorto. Chiedo scusa perché naturalmente me ne sarei dovuto accorgere, ho vissuto anche io alcuni momenti in quest'aula e ho vissuto le stesse difficoltà di alcuni giovani colleghi e non mi sono accorto. Chiedo scusa a loro e all'intera comunità sarda. Comunque, procediamo.

Procediamo su questo dibattito, sulle dichiarazioni programmatiche rese dal Presidente Selis che offrono finalmente l'opportunità di fare riferimento agli avvenimenti che si sono succeduti in questi mesi e che attengono ai tentativi di dare un governo alla nostra regione. E` in sintesi una riflessione, una sorta di analisi per comprendere innanzitutto le motivazioni e certi atteggiamenti che hanno generato tensioni, sospetti, con la società; è una ricerca per comprendere quale deve essere e con quanta intensità lo sforzo che insieme è doveroso fare per recuperare credibilità, per far nascere quel sentimento di fiducia verso l'istituzione che oggi noi, legittimamente, rappresentiamo. La stagione che ha accompagnato questi mesi è ricca, non di partecipata attesa di un modo nuovo di governare, bensì di slogan, di sterili contrapposizioni che evocano fantasmi che sappiamo sepolti nelle macerie di un tristissimo muro. Richiamo con frasi ripetitive a una volontà popolare che tutto sommato non ha nettamente definito ruoli di maggioranza e di opposizione, è stato l'unico collante su cui ha fatto affidamento il Polo. L'assenza di un progetto politico limpido, certamente non ha aiutato un processo di aggregazione di forze politiche. Le forze di centro sinistra, ha in ogni caso consentito che si svolgessero tutti i passaggi previsti e codificati nelle regole che ci governano. Abbiamo legittimamente protestato quando in aula si è tentato di contrabbandare una volontà che non appartiene ai sardi mistificando il valore della nostra autonomia e cercando per questa operazione, come riferimento, alcuni padri nobili che purtroppo sono convinto, oggi in quest'aula si troverebbero a disagio. Abbiamo legittimamente denunciato il non celato, ma mascherato processo di asservimento politico, e non solo politico, a centrali di potere distanti dalla nostra Isola. Centrali di potere che si muovono secondo logiche aziendaliste e che, quindi, non potranno mai essere comprensive della peculiarità che richiede qualsiasi processo in Sardegna. Abbiamo legittimamente affermato che non avremmo mai rinunciato ad un diritto-dovere dell'autodeterminazione, perciò abbiamo chiesto rispetto per quest'Assemblea che nasce legittimata da un voto democratico espresso liberamente in libere elezioni.

Non abbiamo condiviso quelle operazioni che, in nome di un inesistente successo elettorale, hanno contribuito ad accrescere quel malessere, quel distacco con l'istituzione regionale, quel dubbio di illegalità che se non rimosso non ci consentirà di procedere con autorevolezza nel nostro compito di legislatori. Abbiamo legittimamente denunciato all'opinione pubblica i rischi di questo nuovo modo di fare politica. L'abbiamo fatto con forza, coscienti di quali rischi si corrono quando le prerogative di un governo sono patti non chiari, situazioni permeate dal dubbio.

Signor Presidente, il suo programma nasce della condivisione di un progetto politico che mette la Sardegna, la sua gente, al centro della nostra azione. Le forze politiche che si richiamano a una visione dell'autonomia come pienezza di partecipazione, come diritto dei sardi a determinare le scelte del proprio avvenire, come pienezza di libertà e pienezza di responsabilità, questo è il contrario esatto di ciò che era la sostanza che accompagnava i tentativi precedenti, all'interno di quest'aula, prima della sua elezione, Presidente. Queste forze politiche hanno trovato coesione intorno a una grande sfida, che oggi è racchiusa all'interno di questo programma di governo.

Siamo certi che si apre una nuova stagione per la nostra Regione: dalle riforme ai nuovi impulsi per lo sviluppo economico, dalle grandi emergenze al nuovo ruolo dell'apparato burocratico, dai temi della sicurezza al decentramento, dalla formazione ad una sanità moderna e capillare.

Il documento nelle sue linee programmatiche rappresenta un'attenta risposta a ciò che la società sarda ci chiede. In esso sono, inoltre, contenuti gli strumenti attraverso i quali si intendono attivare quei processi riformatori e di sviluppo capaci di dare certezze alle aspettative delle nostre popolazioni.

Signor Presidente, tra questi processi il più rilevante è quello che interseca la nostra produzione legislativa con le aspettative della gente. Il corpus di leggi prodotto nelle varie legislature è notevole; leggi significative capaci di incidere profondamente nei vari segmenti economici e sociali della nostra realtà. Leggi che non riescono completamente, però, a dispiegare la loro potenzialità, perché nella maggior parte dei casi si intersecano con altri provvedimenti che inevitabilmente creano ritardi di applicazione.

E' necessario e non è più procrastinabile il nostro intervento per snellire l'ingorgo legislativo. Diventerebbe inoltre più semplice e più fruttuosa l'informazione diretta ai cittadini. Non è più pensabile che lo strumento di comunicazione degli atti, delle leggi della nostra attività sia affidato ad un sistema superato, obsoleto. Se non dovessimo portare la necessaria attenzione per la soluzione di questo problema innanzitutto saremmo tagliati fuori dal nuovo modo di comunicazione e determineremmo un ulteriore distacco tra le istituzioni che rappresentiamo e la nostra gente.

L'ammonimento viene della scorsa legislatura: non siamo stati capaci evidentemente di comunicare in modo adeguato la quantità e la qualità della nostra produzione legislativa, tant'è che in modo opinabile viene accusata l'intera classe politica di scarsa attenzione e sensibilità ai nuovi processi di sviluppo.

Sono convinto, signor Presidente, che riserverà un'attenzione particolare a questa problematica. Sono certo che il distacco sarà annullato anche dal nuovo linguaggio che sapremo adottare. Rappresentiamo una società che ci domanda chiarezza, chiarezza che trovo nel suo programma di governo a proposito del credito. Sappiamo benissimo la dimensione che occupa il credito nella nostra Isola: credito e commercio, credito e artigianato, turismo, industria, agricoltura e edilizia. Nella nostra realtà sarda le leggi d'incentivazione sono talmente importanti e talmente compenetrate nei gangli produttivi e sociali che ognuno di noi, direttamente o indirettamente, con esso è rapportato.

E' impensabile, quindi, che la Regione non possa verificare se le azioni del credito sono conseguenti ai fini determinati dalle leggi di incentivazione; non possa monitorare e verificare i risultati nei vari comparti, determinati da un'azione del credito, che spesso non risponde, per eccesso di rigidismo, alle attese prodotte dalle incentivazioni regionali.

Se la Regione dovesse continuare a rinunciare a questa sua prerogativa, siamo convinti che quel distacco, quel senso di sfiducia a cui accennavo prima, si trasformerebbe inevitabilmente in malessere sociale, da scongiurare con tutti i mezzi.

Abbiamo, al contrario, necessità di generare fiducia: fiducia nelle istituzioni, fiducia in quel nuovo ruolo economico che lei, signor Presidente, ha disegnato per questa nostra regione.

Il messaggio contenuto nel programma chiama a raccolta le intelligenze della nostra gente, le capacità dei nostri imprenditori, l'attenzione dei nostri amministratori locali per disegnare una nuova dimensione, per raggiungere nuovi orizzonti. E' un messaggio positivo dove non c'è più posto per le lamentazioni, dove non c'è più il tempo che trascorre in attesa dell'intervento dello Stato. C'è invece il posizionarsi della nostra Isola in quel disegno strategico che è il rapporto Europa-Nord Africa. La nostra posizione geografica, le scelte che sapremo fare ci autorizzano a candidarci come ponte, come crocevia di impulsi economici, di innovazioni tecnologiche, di cultura e di formazione verso questi paesi che stanno sempre di più assumendo la connotazione del nuovo Sud dell'Europa. Roma per noi deve valere Barcellona; Barcellona, Nizza; Nizza, Tunisi; Tunisi, Marsiglia e così via.

Questo è il senso della nostra cultura europeista e mediterranea che ci supporta in questa sfida, che ci consente di attrezzarci per raggiungere questo obiettivo nel quale si innestano le speranze dei nostri giovani, le aspettative dei nostri imprenditori.

La medesima attesa è in grado di sviluppare quella parte del programma che tratta l'economia integrata. Sono passaggi significativi, densi di messaggi e non solo di speranza, dove non è concesso rinchiudersi nel fatalistico pessimismo. Apprezzo, signor Presidente, la capacità di caricare i problemi che abbiamo dinanzi con una tensione creatrice.

Apprezzo il processo di connessione tra i comparti produttivi integrati, la connessione delle risorse. Turismo, trasporti, ambiente, agroindustria, viabilità e cultura. Il progetto è ambizioso: una rete per lo sviluppo della nostra economia, maglie di una stessa rete che si supportano per un obiettivo comune.

Dobbiamo essere, però, conseguenti a ciò che diciamo, e questa conseguenza, se vogliamo davvero che la coalizione autonomista ci guidi nei nostri lavori, ci porta a comprendere che uno statuto virtuale può essere la nostra legge fondante. I limiti, le competenze negate hanno compresso la nostra capacità di sviluppo. E' tempo, signor Presidente, di nuova rivendicazione; è tempo che la Sardegna operi il proprio destino con poteri pieni, non limitati, non elemosinati a Roma. Ma anche è vero che deve essere scongiurato il rischio di un nuovo centralismo. Tutte le nostre azioni rischiano l'inconcludenza se non completiamo ed esaltiamo il trasferimento e le competenze agli enti locali. Credo, onorevoli colleghi, se che al centralismo statale, dovessimo sostituire il centralismo regionale, meriteremmo per questo evidente tradimento dell'idea autonomista, l'ostilità delle nostre popolazioni.

Presidente, nel corso di questo dibattito, qualcuno molto semplicisticamente ha considerato ovvie le linee d'intervento contenute nel suo programma. Saranno ovvie, ma attengono ai problemi nostri, della nostra Isola.

Ci siamo ben guardati dal risolvere (?) nei nostri programmi problematiche ed emergenze di altre regioni. In questa ovvietà abbiamo pensato che il nostro compito primario è quello di favorire, con una partecipazione garantita a tutti, un processo economico e sociale dove tutti sono protagonisti, nessuno escluso. Nessuna componente può in questo processo ricoprire una posizione prevaricatrice.

Una partecipazione che vede coinvolto l'intero Consiglio, le parti più responsabili e sensibili che ben sanno della precarietà degli equilibri e della necessità di governo. In questo senso sono emersi al dibattito confortanti segnali. Utilizziamo al meglio le intelligenze presenti in questa Aula, non richiamando come paravento per il fallimento, che sarebbe di un'intera classe dirigente, i soliti luoghi comuni dei poteri forti e dei poteri occulti.

Le decisioni appartengono a quest'Aula, e quest'Aula tutti noi dobbiamo rispettare.

Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, prima di concludere vorrei sottolineare l'assoluta correttezza che ha caratterizzato il comportamento politico delle forze che oggi si riconoscono nel programma politico, nelle linee di governo della Regione presentate dal Presidente Selis, rappresentanti del popolarismo cattolico, autonomi e liberi che mai hanno rinunciato a quei principi così diversi della nuova cultura di destra e liberista. Le forze della sinistra democratica, i democratici, quelle forze non rappresentate in quest'Aula, e a favore delle quali garantiamo attraverso il nostro impegno di rappresentarne la sensibilità di cui sono portatrici nella società. I sardisti determinanti con una scelta responsabile e ancorata alla storia che onora la causa sardista, causa che permea la nostra coscienza e la nostra cultura; l'U.D.R. che verificata l'incompatibilità con il Polo ha scelto la governabilità, il Nuovo Movimento dell'onorevole Grauso, insieme queste forze che rappresentano l'autentica forma di partecipazione politica capace di realizzare una democrazia compiuta, hanno raccolto una sfida che viene da lontano e va oltre il 2000, una sfida all'interno della quale ci sono le speranze dei senza lavoro, le aspettative dei nostri giovani e le garanzie di tutto il nostro popolo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, debbo scusarmi perché parlerò a braccio e, conseguentemente, farò un intervento disarticolato, ma questo è dovuto anche al fatto che il mio intervento risulterà condizionato da fatti politici accaduti oggi, non so di quale rilevanza, ma certamente non tali da essere totalmente ignorati. Si può non parlarne, si può far finta che non siano accaduti, però sono presenti nella nostra mente e quindi, necessariamente il nostro intervento, o almeno il mio, sarà condizionato da questo accadimento. Conseguentemente, però, alla perdita di razionalità e di ordine del mio intervento, presumo possa corrispondere una maggiore sensibilità, una maggiore spontaneità, una maggiore aderenza al momento attuale, proprio alle ore 19 e 12 che stiamo vivendo.

Occorre innanzitutto fare una premessa che ritengo doverosa a scanso di equivoci, perché qualche collega di altri gruppi può male interpretare a volte, il pensiero che con qualche vivacità può essere espressa da colleghi del Gruppo di Alleanza Nazionale.

Tengo a rassicurare tutti che il portatore, colui che rappresenta, che porta, che esprime la voce, la volontà del Gruppo di Alleanza Nazionale è solo ed esclusivamente il suo Presidente, così come solo il Presidente del Gruppo di Alleanza Nazionale per delega evidentemente in questo caso, esprime la volontà del partito, al quale il Gruppo è ovviamente e strettamente legato.

Il signor Presidente della Giunta sa che io sono un moderato, sa anche che ho un grande senso delle istituzioni e quindi, avendo io un grande senso delle istituzioni (e così come me tutto il Gruppo di Alleanza Nazionale), certamente non mancherà mai di rispetto al Presidente della Giunta e questo però sarà in termini formali; non riconosciamo, come ho avuto modo e abbiamo avuto modo di dire, in un formale comunicato di stampa, non riconosciamo titolo politico al Presidente Selis per rappresentare la Giunta regionale, non perché sotto il profilo giuridico non abbia titolo, questo Consiglio è legittimato dallo Statuto ad eleggere un Presidente della Giunta che sia membro e componente di questa Assemblea, però, noi non possiamo non mettere questo voto in relazione a quelle che sono le indicazioni del corpo elettorale.

Debbo dire che, fino a qualche mese fa, ritenevo anch'io in perfetta buona fede che anche il Presidente Selis fosse un moderato. Avendolo visto però durante la breve permanenza nei banchi dell'opposizione, in modo - diciamo così - diverso, in una veste diversa da quella alla quale ero abituato e sono stato abituato per cinque anni, mi sono convinto che anche all'onorevole Selis, forse a lui più che a Masala Italo sicuramente, sta molto stretto fare l'opposizione. Io capisco anche perché, perché io non conosco gli eventuali vantaggi, non lo so, non essendo mai stato in maggioranza io non so che cosa ci sia dietro quel muro della maggioranza. L'onorevole Selis essendo nato all'interno della maggioranza, essendo cresciuto all'interno della maggioranza, vivendo tuttora all'interno di essa evidentemente sa che esiste un qualcosa che a me è ignoto e sconosciuto che, evidentemente, lo fa riflettere, lo fa, o diciamo così, l'ha fatto in un certo qual modo innervosire, perché il suo atteggiamento nei mesi della - diciamo così- minoranza, dell'opposizione, l'ho trovato molto nervoso, per poi riprendere nuovamente il vecchio vestito della moderazione, quello cioè che ci aveva insegnato, che ci aveva fatto vedere durante i cinque anni della scorsa legislatura, a rivestire nuovamente gli abiti della moderazione.

Io non posso non collegarlo allo status di minoranza o di maggioranza dell'onorevole Selis. Io, invece, ho la presunzione di affermare pubblicamente di non aver perso la testa il giorno in cui sono stato indicato come potenziale assessore, sono rimasto con i piedi per terra il giorno e ho i piedi per terra - grazie a Dio - ancora oggi.

Quando ho parlato di legittimazione e di mancanza di titolo politico, mi riferivo a quanto questa mattina detto dal Segretario regionale dei Popolari, onorevole Gian Valerio Sanna, egli ha detto che la legge elettorale si regge su due assi fondamentali, ha detto due assi fondamentali, e che l'attuazione di questa legge ha dato due vittorie e due sconfitte.

Io avrei detto: una vittoria e sconfitta, una sconfitta e una vittoria, quasi che giocassimo un campionato e una Coppa Italia. Perché dei due assi fondamentali, uno era quello tradizionale, quello che eravamo abituati a conoscere dal 1948 ad oggi, fino a 4 anni fa, e cioè quello che si svolge con il vecchio metodo proporzionale e che è destinato esclusivamente all'elezione di consigliere regionale, cioè senza che l'elettore in anticipo conosca che cosa faranno i consiglieri eletti.

L'altro asse invece, questo contiene la legge, ha un'indicazione precisa: chiede alla gente a quale coalizione voi intendete affidare la responsabilità di governo e con quale presidente.

Onorevole Selis, onorevoli colleghi: è vero che il Polo non ha i numeri per governare, così come è vero che il centro-sinistra non ha i numeri per governare, però non può essere contestato il fatto che nella specifica gara del governo, chiamiamola così, regionale la vittoria spetti esclusivamente al Polo.

Questo è un dato che non può essere contestato, e che il Presidente Pili sia stato indicato, legittimato dal corpo elettorale alla guida della Regione è altrettanto incontestabile e questo anche per colpa nostra. Perché, occorre ricordare che sia il candidato Pili, ma anche il candidato Selis, attraverso la stampa, attraverso le televisioni, attraverso i manifesti che gli stessi candidati hanno fatto affiggere nei muri, dicevano: "Selis candidato alla Presidenza" dicevano candidato, non indicato. E l'elettore comune che non è tenuto a conoscere la formula esatta della legge, quando è andato a votare ha ritenuto di dover votare il Presidente.

Miei elettori, cioè quando dico "miei elettori" intendo dire elettori di Alleanza Nazionale e cioè di tesserati ad Alleanza Nazionale, quando io andavo a trovarli mi dicevano: "Ma allora dobbiamo votare Pili?". Io dicevo: "Come, Pili? Tu devi votare me. Se non mi voti tu come faccio io a essere eletto, essendo - povero me - candidato nel listone insieme a Pili, ma concorrente solo per diventare consigliere regionale?" Perché l'unico dato certo era questo, che la differenza tra il candidato Pili e il candidato Masala consisteva in questo: che il candidato Masala era in corsa solo per diventare consigliere regionale, come è per mia fortuna accaduto, il consigliere Pili era sì candidato a diventare consigliere regionale, ma soltanto perché lo Statuto impone che il Presidente della Regione debba essere consigliere regionale, diversamente non sarebbe stato necessario che il candidato Pili o il candidato Selis fossero stati candidati in lista per diventare consiglieri regionali. Però la gente ha capito che nel votare o Selis o Pili intendevano votare direttamente il Presidente della Regione.

Ecco perché non sono totalmente d'accordo sulla semplificazione che ha fatto l'onorevole Gian Valerio Sanna; perché è vero, è legittimo l'affermare che questo Consiglio è sovrano e che questo Consiglio può eleggere chiunque di noi possa essere eletto a Presidente della Regione.

Ma è altrettanto vero che il presidente Selis, eletto da questo Consiglio Presidente della Giunta regionale, è stato preventivamente bocciato dal corpo elettorale. Su questo non si può assolutamente discutere. E' il Polo che ha vinto le elezioni in questo turno specifico, non solo Pili. Pili ha avuto le preferenze all'interno di quel voto affidato al Polo e quindi la titolarità, chiamiamola così, della disponibilità della carica di presidente spettava al Polo, e solo il Polo era legittimato a dire ad altri candidati: "Io propongo altri candidati, a prescindere dai voti che hai preso". Questa è una risposta preventiva alla facile eccezione che è stata sollevata, ma è semplicistica. Essendo nella nostra disponibilità, noi legittimamente abbiamo avuto la possibilità di offrire ad altri di guidare e di assumere la responsabilità del governo. Perché? Perché al ballottaggio non si è posta la domanda all'elettorato se la scelta andasse a favore di Tizio o di Caio, e quindi l'importante, se non fosse uno dei due, è che potesse andare a favore di qualunque altro. La proposta era legittima qualora avanzata a favore di qualunque altro consigliere regionale, perché nei loro confronti non c'è stata la risposta negativa che invece è derivata nei confronti del presidente Selis nel ballottaggio del 27 giugno.

Io ho detto che, a mio giudizio, il presidente Selis non ha titolo politico pur avendo titolo giuridico per formare una maggioranza. Deve guidare questa Giunta ovviamente se ha la fiducia del Consiglio. Questo mi pare che sia abbastanza elementare ed ovvio.

La fiducia però dovrà derivare da una maggioranza numerica e politica vera; non si deve reggere su alchimie aritmetiche, quali per esempio l'astensione del Presidente del Consiglio. In quest'aula io ho espresso altre volte la mia teoria sulle prerogative del consigliere, anche quando il consigliere diventa Presidente del Consiglio. Perché innanzitutto non è un consigliere con sovranità limitata; è un consigliere né più né meno come gli altri. Questo io ho sostenuto all'inizio di questa legislatura e questo sostengo oggi.

Il Presidente, prima ancora di essere presidente, è consigliere regionale e come tale è titolare delle stesse prerogative, degli stessi diritti e doveri di qualunque altro consigliere, Presidente della Giunta compreso, il quale ha il diritto di votare, di non votare e di astenersi.

Una Giunta che si reggesse sull'astensione del Presidente, implicherebbe automaticamente il carattere di parzialità del comportamento del Presidente, perché con la sua astensione farebbe diventare maggioranza quella che maggioranza non è. Occorre anche vedere il rovescio della medaglia, non solo la parte che fa comodo, bisogna anche vedere il rovescio della medaglia!

Una maggioranza non può sorgere sull'astensione di una persona, perché da quell'astensione la minoranza diventa automaticamente maggioranza. E' un esempio valido per tutti e non voglio discutere, ovviamente, sulle scelte autonome e libere che ha fatto il Presidente del Consiglio.

Oggi noi abbiamo un Presidente della Giunta solo ed esclusivamente perché il Presidente del Consiglio si è astenuto, non perché il Presidente in carica abbia avuto da questo Consiglio una maggioranza! Non ha avuto una maggioranza del plenum del Consiglio. Ha avuto una maggioranza soltanto in virtù dell'astensione del Presidente del Consiglio.

Allora, a mio parere, il presidente Selis deve assumere conseguenti determinazioni e non può, né lui né la maggioranza, far ricadere sul Presidente del Consiglio la responsabilità di fare o di non far decollare la Giunta dagli altri guidata. Se il presidente Selis dovesse assumere un atteggiamento contrario, ebbene in quell'ipotesi il Presidente del Consiglio - è sempre la mia opinione - può legittimamente e con assoluta serenità esprimere il suo voto contrario, favorevole o di astensione. Io mi auguro contrario.

Se il voto fosse contrario, a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale invito il Presidente del Consiglio, l'onorevole Serrenti, a soprassedere all'adottare decisioni che possano lasciare la Regione senza il sicuro riferimento del Presidente del Consiglio. A quel punto però, ognuno di noi deve interrogarsi sul percorso da seguire per risolvere la grave crisi nella quale ci siamo venuti a trovare.

Allora non vi è dubbio sul fatto che ci troviamo di fronte a un conflitto, non solo verbale, tra chi sostiene di aver vinto e chi sostiene di non aver perso, se non proprio di aver vinto. C'è un conflitto, che non è solo verbale, che deve essere risolto, ma va risolto in termini costituzionalmente ed elettoralmente corretti!

A mio giudizio la strada maestra da seguire è quella della corretta interpretazione del risultato elettorale, dal quale non si può prescindere. Se noi prescindessimo da questa ovvietà, come ci potremmo domani lamentare del fatto che i cittadini disertano le urne? Come è possibile pensare che i cittadini sardi si sentirebbero domani invogliati ad andare a votare per il Presidente della Regione, qualora dovessimo eleggerlo direttamente, se non avessero la certezza che il candidato che loro votano si troverà effettivamente a guidare il governo regionale?

Allora, se noi partiamo dal presupposto che nella specifica gara per il governo - e quindi io sottolineo questo particolare asse al quale l'onorevole Gian Valerio Sanna ha fatto riferimento - il Polo ha vinto ma non ha i voti necessari, se però neppure il centrosinistra ha i voti necessari per fare un governo, rimane da adottare solo una soluzione, una soluzione che sia comunque coerente al risultato elettorale. Non può quindi prescindere da responsabilità diretta di governo da parte del Polo.

Quindi deve passare attraverso un accordo serio, magari diverso da quello che è stato inutilmente e faticosamente inseguito nei mesi precedenti, un accordo tra il Polo e il soggetto politico forse ancora allo stato progettuale, ma certamente esistente e presente non solo in termini di presenza politica in quest'aula, ma nella realtà sociale e politica della Sardegna, della casa comune.

Un accordo che passi attraverso l'Alleanza tra il Polo per la Sardegna e la casa comune, tutta la casa comune dei sardi, secondo me è una soluzione che è coerente al risultato elettorale.

Ovviamente un accordo che non passi attraverso l'indicazione del candidato alla presidenza da parte del Polo così come erroneamente forse è stato fatto nella precedente e sfortunata esperienza dell'onorevole Mariolino Floris, ma, attraverso la delega, attraverso l'attribuzione alla casa comune, come soggetto autonomo che si allea con il Polo, a designare autonomamente il candidato alla presidenza, sul quale poi far convergere il voto del Polo che, ovviamente in quest'ipotesi assumerebbe la responsabilità diretta insieme alla casa comune di governo, un Presidente indicato dalla Casa comune dei sardi che in aderenza a questo voto elettorale formi il governo regionale e recuperi i forti ritardi nei quali siamo precipitati.

Naturalmente, noi siamo disponibili ad affrontare, ad esaminare qualunque tipo di proposta, quelle che vengono avanzate dai riformatori, quelle che vengono avanzate dall'U.D.R. e segnatamente, e in questo momento mi piace anche sottolineare l'apprezzamento al gruppo dell'U.D.R. per l'azione svolta in questi mesi, come pure quello dei riformatori che sono impegnati, e mi scuso per non aver avuto la possibilità di dedicare uno spazio adeguato a questo importante appuntamento che abbiamo il prossimo 21 novembre per il referendum sul presidenzialismo e sul maggioritario.

Mi suggerivano di ringraziare l'onorevole Scarpa, se non ho capito male, siccome l'onorevole Scarpa è un mio amico..

Onorevole Selis: io mi auguro che lei in queste ore se è privo di una maggioranza certa, sappia prendere le determinazioni che la circostanze impongono. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi del Consiglio: parlare a conclusione del dibattito comporta vantaggi e svantaggi. Svantaggi perché c'è il concreto rischio di ripetere concetti già espressi, per cui per portare al dibattito elementi di novità, occorre uno sforzo diciamo non usuale, ma consente anche dei vantaggi perché è possibile fare alcune valutazioni sul dibattito che si è sviluppato, tenendo conto degli elementi di novità che anche in questa occasione non sono mancati.

Un dato a mio parere comunque emerge: c'è stato un confronto di posizioni articolato che ha visto la partecipazione attiva in termini propositivi di numerosi consiglieri della coalizione autonomista, della maggioranza ma anche dell'opposizione che hanno avanzato interessanti proposte, che ritengo il presidente Selis in sede di replica non abbia difficoltà a recepire.

Tenendo presente però che vi è la necessità che il tentativo del Presidente Selis venga portato fino in fondo, vanificando il tentativo di alcuni dei 80 consiglieri di rappresentare una sorta di palo della giostra perché ognuno, a partire della massima carica istituzionale, dovrà assumersi le proprie responsabilità sulla base dell'esigenza di governabilità, perché ritengo che sia un valore il fatto che le istituzione debbano rispondere a precisi scopi che devono raggiungere, non solo devono essere usate invece per garantire degli accordi. Questo mi porta a confutare la tesi del consigliere Masala che teste ha esposto, allorquando dice che il Presidente del Consiglio deve dismettere la funzione di terzietà e di garante del funzionamento sull'assemblea per cercare, invece, di essere parte di questo Consiglio.

A mio avviso le dichiarazioni del presidente Selis hanno evidenziato quattro punti fondamentali. Primo: innanzitutto la responsabilità di garantire l'avvio di questa legislatura ponendo fine alla crisi più lunga che la storia dell'autonomia abbia conosciuto. Secondo: la consapevolezza dei limiti derivanti dal contesto politico nel momento stesso in cui viene dichiarato che si dà vita ad una giunta di avviamento con ben precisi limiti temporali e che verrà sottoposta a verifica una volta esaurito il compito per cui è nata. Terzo: in terzo luogo l'essenzialità dei contenuti programmatici che segna una netta discontinuità rispetto a precedenti dichiarazioni programmatiche tutte basate sull'enfasi e sulla retorica. Quarto: infine la centralità dei temi dell'autonomia ripensati in una versione moderna dei valori dello sviluppo che si fondano su una società sarda complessivamente positiva, che vuole crescere e competere puntando sulla qualità.

Ritengo, quindi, che il successivo confronto politico debba continuare a svilupparsi attorno a questa temi abbandonando quella lunga e infinita interpretazione del voto di giugno e le inutili e sterili affermazioni sull'illegittimità del Presidente. Mi sembra di assistere a un dopo partita, dove c'era l'appello del lunedì, il contrappello del martedì, sempre un'interpretazione su un avvenimento.

Diciamo questo, e anche il collega Masala poco fa è caduto in questo equivoco, cercando con un'interpretazione azzardata a dire che il Presidente Selis non aveva una legittimazione e un'autorità politica per ricoprire l'incarico di presidente.

Ritengo che invece l'unica vera interpretazione del voto sono gli 80 consiglieri che stanno in questa aula e che rappresentano l'autentica espressione democratica degli elettori.

Indubbiamente non mi sfuggono i limiti dell'attuale legislazione elettorale che ci impongono di procedere con determinazione lungo un processo di riforma in modo che si possa adeguatamente interpretare la volontà elettorale.

La legge elettorale però se disgiunta da un complessivo riassetto istituzionale, da sola è insufficiente; perché è vero che occorre garantire stabilità ma questa riguarda soprattutto la forma di governo, l'esecutivo, mentre non possiamo però mortificare il criterio della rappresentanza che è proprio del potere legislativo, perché il compito di un Consiglio regionale e di un parlamento non è solo quello di eleggere presidenti e di formare giunte, ma c'è anche un compito d'indirizzo e, io dico, c'è anche un compito principale, che è quello di controllo, e più sono gli attori che esercitano la funzione di controllo più viene garantita, ritengo, l'essenza stessa della democrazia.

Per cui, se non andiamo a ridisegnare le funzioni in un nuovo assetto istituzionale, la riforma elettorale da sola non risolverà i problemi.

Una considerazione, comunque, intendo farla: apparentemente questo travagliato periodo della vita politica sarda dimostra l'affermazione della logica proporzionale premiando partiti minori che hanno e stanno esercitando un fortissimo potere d'interdizione e di coalizione.

In realtà, però, l'affermazione del bipolarismo ritengo che sia una logica a cui difficilmente le forze politiche potranno sottrarsi. L'unico dato politico, anche nelle vicende di questi mesi, è che non c'è politicamente un terzo polo. La cosiddetta Casa comune è stata vagheggiata da alcuni autorevoli esponenti dei partiti intermedi perché, anziché arrivare a una unicità di linea politica, queste forze si sono ulteriormente frammentate subendo comunque un'indubbia forza d'attrazione magnetica che i poli hanno comunque esercitato. Basta vedere che cosa è successo al Nuovo Movimento, al Partito Sardo d'Azione e allo stesso U.D.R..

Questo significa che comunque c'è un meccanismo che va anche al di là delle singole volontà di alcuni partiti. Questo significa che dobbiamo tenere conto di questo mutato scenario e dobbiamo dire che certi atteggiamenti sono stati anche condizionati dalla forza delle coalizioni maggiori, dalla loro strategia e anche dai sistemi di negoziazione politica posti in essere.

Ritengo che vada dato merito al centrosinistra di essere riuscito a garantire una più trasparente negoziazione di carattere politico, nel momento in cui è riuscita a far incontrare le forze della coalizione autonomistica con un partito di lunga e grande tradizione, quale il Partito Sardo d'Azione, e con una forza di espressione moderata che condivide esperienze di governo a livello nazionale, quale l'U.D.R..

A fronte di questa chiara e trasparente iniziativa politica, il centrodestra, invece, nella gestione della crisi, seppure ha avuto delle reali opportunità di governo, ha dimostrato limiti, improvvisazione e mancanza di una salda visione strategica, che ha toccato il punto più basso nel momento in cui è stato messo in campo l'usa e getta della presidenza Pili, vanificando la stessa valenza strategica della linea portata avanti dal Polo.

Sono convinto, comunque, che ogni vicenda politica possa essere utilizzata per migliorare e adattare strategie e la condotta delle forze politiche, che pure sono sottoposte senz'altro a incertezze e a errori che sono direttamente riconducibili alla lunga fase di transizione che noi stiamo ancora vivendo in sede politica. Una fase di transizione che crea indubbiamente incertezza, turbolenza e rischio.

Io sono pienamente convinto che anche i soggetti politici e le istituzioni abbiano gli stessi comportamenti e subiscano le stesse vicende degli esseri umani, vale a dire che nascono, crescono, si sviluppano e muoiono, e sono soggetti a passioni, interessi e bisogni.

Questo vuole dire che così come ogni evoluzione umana in ogni fase di transizione può comportare anche elementi di difficoltà nello stesso riconoscimento di un'identità forte, anche nei passaggi di transizione politica, i soggetti istituzionali e le forze politiche sono soggetti a questi elementi di incertezza, di rischio e di turbolenza.

Comunque, penso che a nessuno di noi possa sfuggire il fatto che la definizione di nuovi assetti istituzionali, attraverso significativi processi di riforma, non ultimo quello elettorale, per arrivare a un compiuto passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, o che dir vi voglia, dalla prima alla seconda Regione, stenta ancora ad affermarsi.

L'obiettivo di una democrazia governante non è stato ancora raggiunto. La stabilità dei governi non è stata ancora assicurata. Però le dichiarazioni programmatiche del presidente Selis ci offrono una possibilità, quella di affrontare in modo realistico e corretto queste problematiche, nel momento in cui sono state poste nell'esclusiva competenza del Consiglio, che nella sua autorevolezza può dare le risposte più adeguate cercando di arrivare ad un punto di sintesi.

Però, nel contempo queste dichiarazioni ci indicano anche una linea di sviluppo tutta incentrata sulla triade che è quella della formazione, dell'informazione e dell'informatizzazione. Un processo di modernizzazione del sistema economico e sociale della Sardegna non può prescindere dal cimentarsi su questi temi non foss'altro per la valenza strategica che assumono. Soprattutto oggi, che il dualismo Nord-Sud fa emergere un'Italia a due velocità nella produzione della ricchezza, nell'erogazione dei servizi e, più in generale, nei processi di modernizzazione. Nel momento stesso in cui noi rilanciamo con forza le ragioni della nostra specialità autonomistica, in un contesto più ampio della questione meridionale, che continua a rappresentare, di questo dobbiamo avere la consapevolezza, uno dei nodi ancora irrisolti della storia d'Italia, dobbiamo comunque domandarci, come hanno fatto alcuni autorevoli studiosi, il perché le amministrazioni del Centro-Nord funzionano meglio di quelle del Sud.

La risposta sta nell'enorme divario dell'efficienza organizzativa, come ricorda Robert Putnam (?), della capacità di utilizzare le risorse e della velocità della spesa, ma soprattutto ciò che fa la differenza è il senso civico: più che i fattori economici contano le ragioni storiche, le tradizione di vita civile e le capacità di autogoverno locale.

Il nostro compito prioritario è dunque quello, e su questo Selis ha dato la giusta impostazione, di realizzare politiche pubbliche migliori. Non basta solo puntare sulle realizzazioni, per esempio promuovere nuove iniziative industriali, talvolta cattedrali nel deserto, ma occorre puntare con decisione, scommettendo tutte le nostre capacità d'investimento sul capitale sociale. Costruire il capitale sociale non sarà facile, ma è la chiave per far funzionare la democrazia e per attivare moderne politiche di sviluppo.

Penso che stia proprio qui l'elemento differenziale tra il programma presentato da Selis che lo pone - a mio parere - su un gradino più alto rispetto alle proposte avanzate da Pili. E sta proprio qui quella differenza che alcuni colleghi stentano a riconoscere e che comunque c'è, come ricordava Cogodi; una differenza d'approccio, una differenza di idealità, una differenza che è riconducibile a una diversa visione del mondo e dei valori che sono rappresentati dalla destra e dalla sinistra.

Ritengo che insistere troppo sul catastrofismo, sul fallimento, sulle macerie come fa il centrodestra, rappresenti solo il disconoscimento del bagaglio di esperienze tramandato dal passato che senz'altro ha avuto limiti ed errori.

Però dobbiamo stare attenti che se prevale questa convinzione, che tutto ciò che è stato fatto si è trasformato in fallimento, ci mancherà la capacità di imparare dall'esperienza del passato. A quel punto l'unica cosa che si può fare, e Pili devo riconoscere che lo ha fatto bene, è importare dall'esterno cose, atteggiamenti, valori, senza cercare di imparare dalla propria esperienza e dal proprio sostrato d'identità.

L'impostazione di Selis, invece, è completamente opposta, anche perché parte dal presupposto che in Sardegna non tutto è macerie e che una possibilità di sviluppo può partire solo da noi sardi, dalle capacità che abbiamo come popolo e dalle risorse del nostro territorio che, in ultima analisi, rappresentano ripeto, il sostrato della nostra identità.

Ho cercato, nel dare una lettura delle dichiarazioni programmatiche, che sono anche problematiche oltretutto, di cercare di ritagliare se era più utile soffermarmi nell'evidenziare alcuni aspetti, oppure di cercare di dare una lettura possiamo dire di carattere trasversale. Mi sforzerò, in questi pochi minuti in termini senz'altro sintetici, perché mi rendo conto che questi temi meriterebbero un'analisi più approfondita, di stabilire un filo conduttore rispetto ai compiti e alle sfide che ci attendono nei prossimi anni e dunque nel prossimo millennio; per fare questo, come filo conduttore vorrei tenere come traccia il testamento ultimo che ci ha lasciato un grande scrittore italiano, che anche in questa Aula oggi è stato richiamato a proposito di cavalieri inesistenti, di visconti dimezzati e di baroni rampanti.

Italo Calvino proprio nelle sei proposte che lascia in eredità per il prossimo millennio, cita alcuni concetti fondamentali che sono: la leggerezza, la rapidità, l'esattezza, la visibilità, la molteplicità, e per ultima che non è riuscita a sviluppare, la consistenza. Ritengo che se ci soffermiamo a riflettere sul contenuto di questi concetti, questi concetti possono essere presi anche a linea guida per quanto riguarda il contributo che possiamo dare per la nostra Regione.

Inizio con la leggerezza: questo significa che la nostra Regione deve essere meno elefantiaca, più leggera, che deve sapere togliere ogni peso superfluo, significa una Regione meno pesante nelle procedure, nelle funzioni e nelle competenze. Alleggerire significa anche delegificare, trasferire deleghe e funzioni agli enti locali, diminuire l'appesantimento burocratico. Togliere peso significa inoltre eliminare quella fitta rete di costrizione pubbliche e talvolta private che finiscono molto spesso per stravolgere l'esistenza dei nostri cittadini in nodi sempre più stretti. D'altronde, ogni ramo diciamo anche della scienza moderna sta a dimostrarci che il mondo si regge su entità sottilissime come i messaggi del DNA, come gli impulsi dei neuroni, ma anche l'informatica, se ci pensiamo, è la parte più leggera, il software quello che comanda.

Allora per la nostra Regione "leggerezza" significa anche e soprattutto meno gestione ma più poteri d'indirizzo, di programmazione e di alta sorveglianza.

Ma c'è un rovescio alla leggerezza: è la pietrificazione. Questo Consiglio deve evitare di diventare la statua di se stesso, e ogni consigliere, come diceva bene Cogodi, deve cercare di evitare di essere un sasso che rischia di far deragliare il treno. Così come significa allora non accettare l'invito che ha rivolto poco fa Masala al Presidente Serrenti di essere l'espressione pietrificata della Presidenza del Consiglio.

Il secondo elemento è la rapidità: rapidità che vuole dire agilità e mobilità. La Regione, come è avvenuto per i media e per le comunicazioni non può sottrarsi alla sfida della velocità e che la nostra Regione, restando lenta, rischia di stare fuori ai processi di modernizzazione.

Mi dispiace di non poter sviluppare gli altri elementi relativi all'esattezza, alla visibilità, al fatto che bisogna evitare anche nel lessico politico, che visibilità significhi solo fare da "pendant" alla ricerca di spazi di maggiore potere, ma significa soprattutto evitare che il potere occulti e che si occulti e puntare soprattutto sulla trasparenza.

Concludo, perché i limiti di tempo non mi consentono di sviluppare approfonditamente questi concetti, ribadendo che è necessario che il Presidente Selis porti fino in fondo il tentativo e che ponga tutti i consiglieri di fronte alla propria responsabilità, ed io ritengo che da parte del Gruppo dei Democratici di Sinistra e di Federazione Democratica non le mancherà il reale e convinto sostegno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

Pittalis (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, penso che questa sia la più lunga e la più grave crisi dell'autonomia regionale, almeno così risulta scorrendo gli archivi di questo Consiglio.

Ritengo che questa crisi non si concluderà con questa tornata di lavori consiliari e non si concluderà neppure se la Giunta dovesse ottenere il voto di fiducia, anche se questa è solo un'eventualità che nel tempo mi pare sempre più lontana, anzi di minuto in minuto le probabilità di ricevere una maggioranza, per lo meno numerica, visto che quella politica non è mai esistita, pare un fioco sogno.

Mi è parso veramente strano che i colleghi del centro-sinistra che mi hanno preceduto non abbiano avuto la capacità o comunque la sensibilità di fare una qualche riflessione anche sulle dichiarazioni che ha rilasciato l'onorevole Nicola Grauso. Non sono un fatto di secondaria rilevanza. L'onorevole Grauso ha contribuito in maniera determinante, onorevole Presidente, alla sua elezione. L'onorevole Grauso ha fatto delle dichiarazioni che, comunque vogliano essere valutate e considerate, pongono in luce un fatto e cioè l'impossibilità di creare una maggioranza di governo.

Su questo i colleghi del centro-sinistra hanno sorvolato. Addirittura l'onorevole Giagu, forse con un discorso scritto prima delle dichiarazioni dell'onorevole Grauso, si riferiva ad accordi con lo stesso onorevole Grauso come se nulla questa mattina fosse successo. Allora, Presidente Selis mi rivolgo a lei, non allo schieramento del centro-sinistra, mi rivolgo a lei perché lei all'atto della presentazione delle dichiarazioni programmatiche, in un brano che non è riportato dai documenti ufficiali, ha invitato a superare la fase delle contrapposizioni sterili, quella della nostra alleanza che continua a rimarcare la propria indubitabile vittoria politica, quella sulla sua coalizione che prosegue nel ribadire e nel contrapporre la propria superiorità numerica in Aula, ella stessa Presidente ha richiamato il senso di responsabilità e soprattutto il rispetto delle istituzioni.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue PITTALIS.) Ebbene Presidente, tutti noi per primi, ma quindi anche voi, tutti siamo vittime di un'epocale crisi di sistema. Vittime di una legge elettorale che ha partorito un mostro. Noi patiamo i danni di questa legge elettorale, e a poco, a nulla direi, importa in questo momento cercare i padri o i responsabili storici di questa epocale crisi, dalla quale - come già detto - questa sera non mi pare si possa uscire facilmente.

Allora, importa avere uno scatto di orgoglio, e se è vero come è vero, che nessuno dei due Poli ha una maggioranza, e se è vero come ha detto l'onorevole Mario Floris, che tre quasi vittoriosi non sono altro che tre sconfitti, almeno sul piano numerico registriamo l'impossibilità per ciascuna delle coalizioni di aggregare una maggioranza, se è vero che ella non riuscirà ad avere alcuna maggioranza, e se è vero che debbono avere rispetto, che le istituzioni debbono avere rispetto, così come se è vero, onorevole Amadu, che la governabilità, la governabilità però seria, quella che non si regge sui fragili equilibri, è un bene superiore, se tutto questo è vero allora onorevole Selis stiamo qui a chiedere da parte sua un gesto di rispetto delle istituzioni! Quel gesto che l'avrebbe subito dovuta portare, dopo le dichiarazioni dell'onorevole Grauso, a rassegnare immediatamente le sue dimissioni al Consiglio. Questo perché non si possa ulteriormente procrastinare i tempi già lunghi di una crisi grave come ho già detto. Per poter aprire una fase nuova e porci tutti dinanzi alle responsabilità di una nuova e difficilissima situazione. Una soluzione dobbiamo trovarla.

Questo Consiglio regionale non può essere occupato se non per fini istituzionali, allora o saremo in grado di dare un governo alla Sardegna, ed io penso che ci siano le possibilità proprio richiamando integralmente quanto ha già detto il collega Masala, o sarà meglio accogliere per una volta l'invito dell'onorevole Grauso e chiedere al Capo dello Stato che ponga fine a questa pantomima. Ricorda il mito nicciano dell'eterno ritorno o per dirla con Proust: "Le stesse cose ritornano".

E` da tempo il momento di dire basta e di far strada alla chiarezza e ad altri interessi a prospettive differenti.

La nostra, onorevole Selis, è una sfida, a lei accettarla e raccoglierla, ovvero arroccarsi nella torre d'avorio di una posizione snervata e sterile. La situazione è davvero diversa di quella della normalità della politica che, ad esempio, registrammo nella scorsa legislatura. Non esitò neppure lei stesso, onorevole Selis, con un impressionante atteggiamento, me lo consenta, farisaico a censurare dinanzi a quest'Aula attonita e al sistema dei mass media quelli che chiamò gli atti di corruzione compiuti dal Polo per la Sardegna. Eppure leggo sui giornali di oggi che un semplice gesto infastidito di chi minacciava quello che poi ha fatto, ha portato con affanno, lei e i suoi giannizzeri, ad offrire incarichi importanti, per così dire. Fu corruzione la nostra quando non offrimmo niente o la vostra quando offrite pubbliche prebende? E questo a proposito di pagliuzze e di travi.

Allora, onorevole Selis, se lei vuole alzare i toni della contrapposizione, noi siamo qui. E` rimesso al suo senso delle istituzioni di assumere atti conseguenti in un quadro che non le consente non di governare ma neppure di avviare questo governo.

Se dovesse nascere questo governo, noi dovremmo solo parlare con lo stesso spirito e con lo stesso entusiasmo, con la stessa potenza e con lo stesso orgoglio con il quale Charles De Gaulle parlava ai francesi da Radio Londra, durante il governo fantoccio di Vichy. Con estrema serenità, con rispetto sincero per la sua persona, ma con eguale determinazione, noi non possiamo riconoscere validità e legittimazione alle manovre di palazzo, agli appetiti mal celati, agli interventi maramaldi di potentati esterni alla democrazia limpida che di quest'Aula dovrebbe essere la regina.

Mi chiedo come si faccia a essere sepolcri così imbiancati da continuare a parlare di autonomia, quando arrivano i generalissimi da Roma ad imporre ai loro luogotenenti di dare il proprio voto all'onorevole Selis. Quello che mi dispiace è che si sia voluta scegliere una scusa così banale, come è quella della governabilità.

La governabilità oggi in questo Consiglio la si può creare solo con un incontro serio, sui programmi, sulle cose da fare insieme, altrimenti ci sarà (come sarà inevitabile) il diluvio. Il governo che ella pretenderebbe o meglio, avrebbe preteso di imporre ai sardi, per altro contro la loro volontà com'è stato da molti ricordato, signor Presidente, ha un'ulteriore grave motivo di perversione, quello sostanziale rappresentato dalla continuità genetica e in molti casi direi dall'identità genetica con i governi che hanno condotto la Sardegna alle gravissime condizioni morali e sociali che essa oggi vive, alla preoccupante crisi di sistema e di prospettiva che esiste.

Guarda caso, i protagonisti sono sempre gli stessi. Sono l'onorevole Selis, l'onorevole Cugini, l'onorevole Cogodi responsabile delle politiche del lavoro che guarda caso, ha determinato solo il piano straordinario che anche oggi ha evocato un ulteriore aumento di disoccupati fino a raggiungere la critica soglia di 350 mila unità.

E` un fatto rilevante non solo sul piano economico e sociale ma anche sul piano della sicurezza, perché situazioni di questa natura pongono anche problemi di sicurezza interna. L'onorevole Mario Floris, nel suo lucido intervento, ha ricordato che la Sardegna, i sardi di destra come quelli di sinistra, tutti hanno bisogno di un'epocale trasformazione, di un cambiamento radicale, di un'innovazione ed uno svecchiamento completo della macchina regionale.

Se anche noi avessimo voluto o potuto considerare la Giunta e il programma che ella presenta all'Aula come legittimi, non avremmo alla luce di queste considerazioni potuto esimerci dall'esprimere il più severo giudizio sul progetto che ha presentato. Anzi mi scuso dell'imprecisione linguistica con l'Assemblea, ho parlato di progetto, ma un progetto non esiste. E` lontana da noi la vocazione di parlare per ruoli o per la necessità di recitare la propria parte nel copione.

E` una considerazione schietta, frutto di una riflessione sincera. Le cartelle da lei lette lo scorso 3 novembre, tutto possono essere, fuorché un progetto o un programma, giacché è nozione comune che un programma sia per l'appunto ciò che segue alle considerazioni spesso assolutamente condivisibili, perché totalmente scontate ed ovvie, che ella ci ha dedicato. Un programma è l'indicazione pratica e concreta di una via altrettanto pratica e concreta per la realizzazione di un intervento.

Sono riflessioni scevre, mi creda, signor Presidente, di qualsiasi intento sterilmente polemico. Ma mi pare innegabile che ci troviamo dinanzi ad un programma, che non programma alcunché, che nemmeno potrebbe programmare perché non ha alcuna maggioranza politica, ma rende un'analisi tanto ovvia e tanto scontata che, come ho già detto, non può che essere largamente condivisibile.

Su un punto comunque debbo riconoscere che il suo programma porge un elemento di chiarezza e di utilità: dimostrare a chi non lo avesse ben presente quale sia la continuità culturale, intellettuale, di formazione politica e sociale che alla compagine che ella rappresenta, è quella che capitanava il suo predecessore onorevole Federico Palomba.

Sarà bastevole stigmatizzare la retorica di cui sono imbevute le pagine del suo programma, per verificare la profonda contiguità con il modulo culturale che l'ha immediatamente preceduta. Penso, giusto per cogliere fior da fiore, all'accenno poetico trasfigurante al mare che, cito testualmente dal suo programma, ha rappresentato il muro dell'isolamento e della chiusura.

Ma, Presidente Selis, di concrete proposte di legge per la continuità territoriale, quali Presidente! Dove se ne parla nel suo programma? Oppure continuiamo a farci bocciare le idee dal Ministro di turno solo perché non provengono da parte politicamente omogenea?

"La Sardegna" -lei dice - "può essere punto d'incontro e di culture, razze intelligenze, fantasie, utopie e imprese di popoli", sarà, ma non capiamo come possiamo sognare un'isola patria di incontri tra popoli, quando avreste dovuto dare una risposta da tempo, a ben -onorevole Cogodi - 350 mila sardi che non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena! Questo è il motivo di una grande vergogna, sua della sua Giunta e di questa che state per varare!

Sottolineo il riferimento, cito anche in questo caso Presidente, alla crescita straordinaria e senza clamore d'imprese e d'imprenditori, amministratori locali, intellettuali, professionisti, esponenti sociali, sindacali, animatori culturali e volontari che si sarebbe verificata in Sardegna.

Mi chiedo Presidente se volesse passare dalla sua consueta ironia ad un doloroso sarcasmo, fingendo di non rammentare che le imprese in Sardegna non solo non sono cresciute, ma al contrario sono state dismesse molte e molte attività, e il tessuto imprenditoriale che rimane totalmente estraneo alle mani dei sardi ridotti a consumare le povere e misere briciole di un capitalismo forte ed esterno al tessuto economico sardo.

Anche i subappaltatori sardi, tutti sono stati fatti fuori dal giro nel più totale e colpevole silenzio della Regione.

Per quanto riguarda poi intellettuali e professionisti, è noto anche ai sassi che i nostri migliori giovani lasciano l'isola per studiare e non vi fanno nella stragrande maggioranza dei casi più ritorno, se non per le vacanze. Se straordinarietà e clamori esistono è perché il mercato sardo è straordinariamente povero, e si è clamorosamente impoverito negli ultimi anni anche grazie al pregiudizio ideologico che il centrosinistra ha sempre dimostrato verso la classe degli imprenditori.

A conferma, Presidente, può utilizzare dati ISTAT, così come i commenti che vengono dai cittadini di qualsiasi estrazione politica.

Sono problemi epocali che segnano la sorte di una regione che si sta marginalizzando ogni giorno di più, e che ogni giorno di più è posta alla periferia dei sistemi produttivi, dell'elaborazione intellettuale e culturale dell'innovazione tecnologica.

A questi problemi si risponde con una rivoluzione, onorevole Selis, non con un governicchio!

Uno smantellamento coraggioso ed audace, non con una continuità con la giunta e con la formula politica clamorosamente bocciata dai sardi. La spia della vostra continuità risiete proprio in questo sistema di ritocchi, di aggiustamenti di regolazioni progressive rese ad un sistema politico istituzionale sociale e burocratico che, invece, necessita di una vera e propria rivoluzione.

Altri interventi susseguitisi nel corso del dibattito hanno posto in rilievo ed evidenziato questo aspetto. L'inversione di tendenza e il cambiamento devono essere radicali.

Il mondo fuori da questo ovattato Consiglio regionale è cambiato. E non basta, davvero non può bastare il ricorso alla formulazione retorica dell'informatizzazione, bisogna comprendere che occorrono nuovi occhi per vedere nuove terre. Non basta accodarsi a quanto avevamo già detto noi, alludo al suo richiamo di compagnie di bandiera e all'intollerabile situazione di monopolio e ripetere che non si è d'accordo.

E` necessario, presidente Selis, proporre al Consiglio una ricetta, ciò che non è stato fatto e che pensiamo invece debba essere fatto subito.

Signor Presidente i fatti di oggi confermano che non si può far nascere una giunta con il solo scopo di fare le nomine negli enti e proseguire nella lottizzazione e nella perpetrazione di una elefantiasi burocratico-amministrativo che ha la sua ragione nel disporre di posti di potere lautamente remunerati, per i mille galoppini di un sistema clientelare e profondamente bizantino. Nomine ed enti che rinsaldano la prassi del favore dell'accozzo, del nepotismo e nella dispensazione di favori e regalie.

Un metodo perverso, sprecone, immorale che rende un apparato saldo, diffuso, conservatore dei privilegi acquisiti delle classi dominanti. E' sufficiente scorrere le agenzie di stampa che sono seguite al suo discorso in aula. Dal sistema universitario e da quello bancario non sono mancate le note di plauso, e ci credo! Le stesse agenzie di stampa hanno descritto il Consiglio regionale nel giorno delle sue dichiarazioni, come: "gremito fino all'inverosimile nei banchi del pubblico e della stampa". Un tono elegiaco ed apologetico da far rimpiangere sinceramente l'Eiar del ventennio.

Basti vedere solo i giornali nei quali, quella che per noi era vergognosa campagna acquisti, per voi è diventato ampliamento della base politica. Quelle che per noi erano corruzioni, per voi sono diventate apporti di personalità del Consiglio e via dicendo. Un immenso immangiabile polpettone melenso.

Penso al richiamo alla sicurezza, nelle stesse ore in cui ella pronunciava questo condivisibile appello senza accompagnarlo con alcun programma, in quelle stesse ore a Cala Gonone, in pieno centro un'intera famiglia veniva sequestrata.

Sappiamo che il Presidente della Giunta regionale non ha competenze in questo, ma sappiamo anche che questo è un male, e che parlare di autonomia vuole dire voler avere mano diretta sul controllo del territorio. Presidente di una coalizione che si professa autonomista, e che è tanto autonomista da aver convinto all'impegno diretto anche i sardisti, di cui non abbiamo alcun dubbio fossero equidistanti come dicevano, non sento il dovere di assumere un qualche impegno sul campo della sicurezza. Evidentemente, anche in quel caso serviva una rivoluzione, e la creatività, si sa, non è una merce che si acquista al mercato.

Mi preme rendere all'aula alcune veloci considerazioni in tema di riforme. Tralascio di commentare il fatto che in una materia di stringente opinione pubblica, come i referendum del prossimo 21 novembre, ella ha omesso di rispondere all'invito circostanziato, come sempre, dell'onorevole Massimo Fantola.

Un nuovo equilibrismo di dichiarazione, formule che non offendano i partiti proporzionalisti che la sostengono ma che consentano dopo il 21 novembre di dichiararsi padri anche di quella vittoria.

Ma, vedo che si profila all'orizzonte un'intenzione di compiere una singolare operazione, e cioè muovendo dalla considerazione che la quasi totalità delle formazioni politiche concorda sulla necessità urgente di riforme istituzionali, si profila un interesse attivo della giunta come agente propulsore. Ma ella, presidente Selis, ha detto che la sua è una giunta a termine. Non riusciamo a capire come la sua giunta possa svolgere questo ruolo.

Delle due l'una Presidente: o si mente prima o si mente dopo Tertium sicuramente non dati.

Concludo Presidente e voglio concludere facendo un riferimento a lei Presidente del Consiglio: qui molti si agitano nel dare consigli, suggerimenti, richiami, nell'alzare anche la voce verso la sua persona, non avendo così un senso anche del rispetto della sua persona e del ruolo che ella ricopre.

Presidente, noi assicuriamo che difenderemo...

PRESIDENTE. Non le ho dato la parola onorevole Cogodi. La prego stia al suo posto, ma perché deve sempre polemizzare? Io non uso due pesi e due misure, lei spesso interrompe tutti, si lamenta continuamente, lei a volte ha parlato anche cinque minuti oltre. La prego, onorevole Cogodi.

Consigliere Pittalis, abbia pazienza, concluda.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Presidente richiamando intanto alla nostra posizione: nei difenderemo le prerogative di libertà, di autonomia di ogni singolo consigliere e, a maggior ragione, la sua in qualità anche di presidente, libero di determinarsi come ella crede, e per noi Presidente ogni suo gesto non potrà sicuramente non determinare automaticamente - come si chiede da più parti - le dimissioni. Per noi non sono assolutamente un problema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari), Presidente della Giunta. Signor Presidente, onorevole Colleghi, credo che abbiamo tutti necessità di concludere al più presto, mi consentirete mezzora per sistemare gli appunti e per rileggere anche gli appunti che ho preso anche nei numerosissimi interventi, quindi, insomma, mezzora 35 minuti, con un po' di pazienza reciproca...

PRESIDENTE. In modo che il Presidente della Giunta abbia il tempo per riordinare gli appunti. I lavori riprenderanno alle ore 21.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 20, viene ripresa alle ore 21 e 04.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la replica il Presidente della Giunta. Se vogliamo aspettare qualche minuto ancora va bene, basta che i colleghi lo dicano.

SELIS (Popolari), Presidente della Giunta. Non c'è problema, signor Presidente, comincio sapendo di contare sul rispetto e sull'attenzione dei colleghi, quelli che hanno interesse a seguire e anche del pubblico, quello che ha interesse a seguire questa fase conclusiva di un dibattito lungo e pieno di tensioni, in cui credo di aver fatto anche espiazione dei miei peccati per la pazienza con cui - naturalmente questo era mio dovere - ho sopportato una certa dose di insulti, qualche arroganza, poche proposte, quelle poche le ho recepite e le vorrei inserire nel programma, che probabilmente non servirà, ma se servisse.

Ho assistito a una manipolazione della realtà, ma insomma credo che il Presidente incaricato quando venga in quest'aula sia convinto di dover fare da bersaglio a tutte le critiche. Devo dire che qualcuna è andata oltre le righe, qualcuna ha rivelato toni, serenità, ragionamenti che non sempre provenivano dal cervello, ma qualche volta dal fegato.

Su questo capisco anche i colleghi, non replico a questo. Tra l'altro sono tanti e tali gli interventi, che se dovessi replicare a tutti non mi basterebbe il tempo che il Regolamento mi concede.

Invece entrerei immediatamente nel novero delle questioni politiche, al centro della questione politica. Da ultimo i colleghi Masala e Pittalis mi dicono: "Non hai maggioranza, dimettiti". Io non ho fatto in questa mezzora, credetemi, il giro dei colleghi per raccogliere le firme. Sono rispettoso del Consiglio, decida il Consiglio se ho o non ho una maggioranza. E' il Consiglio che mi ha dato questo mandato, è il Consiglio che è titolare della rappresentanza popolare, è il Consiglio che è titolare del potere di dare incarico a un Presidente di costituire la Giunta. E' il Consiglio che, non per una volontà propria o per un'interpretazione nostra, ma per Statuto, e quindi per la più alta fonte legislativa, cioè per la Costituzione, decide chi votare, decide a chi dare l'incarico. Decide l'interpretazione della legge, per cui è singolare dire: sei giuridicamente abilitato, ma politicamente no.

Il giuridicamente abilitato, la coerenza con la legge, la coerenza con la volontà del Consiglio è un mandato pieno che ho adempiuto con il massimo di rigore e con il massimo di serenità.

Devo dire, cari amici, che ancora una volta in quest'aula registriamo interpretazioni sul risultato elettorale, divergenti. Consentitemi di non dire anche la mia su questo problema: la conoscete, la conosciamo tutti ve ne faccio grazia, ma consentitemi anche di dire che le vostre argomentazioni non convincono me, così come le mie non convincono voi. C'è qualcosa che va rifatto e va rifatto insieme, ed è la legge elettorale, ed è questo che noi, credo, dovremo fare insieme.

Diciamoci anche che la legge elettorale si potrà fare in maniera innovativa una volta che la Costituzione, che è in corso di revisione, modifica i principi. Noi dobbiamo prepararci già da adesso in modo tale che il lavoro sia fatto. Ma prima della modifica della legge elettorale mi sembrerebbe difficile arroccarsi su posizioni univoche e pretendere di avere ragione.

Io rispetto le vostre, voi rispettate le mie. I miei amici rispettino le vostre e voi rispettate le loro. Noi siamo stati rispettosi delle vostre opinioni anche quando non le abbiamo completamente condivise. Per esempio, non è stato facile per noi venire in aula per la prima volta e dire: "Pili, vada avanti, ci asteniamo". Non è stato facile perché nel centrosinistra c'era chi diceva: "No, la legge dice che il Polo ha un candidato e presenta in aula quello, e il centrosinistra ha un altro candidato e presenta in aula quello. Il candidato del centrosinistra ha pregato i colleghi di non insistere su questo tema e di andare avanti e dire: "Pili faccia la Giunta". E' stato un atto, se volete, di stile. Non chiediamo che gli atti di stile vengano apprezzati, ma chiediamo che se ne prenda atto.

Pili ha ottenuto 36 voti. Gli dicemmo: "Verifica la maggioranza, perché con 36 voti non si governa, e per cortesia fallo prima di riprendere tutta la strada delle consultazioni, delle immagini, della passerella, del ponte passerella o delle passerelle varie".

In mancanza di questa la maggioranza che non è riuscita a costruire, però ci ha fatto perdere un paio di mesi e siamo arrivati al Pili 2. Qualche collega ha nella sua coscienza deciso che era utile che si facesse un altro tentativo, il collega Pili l'ha fatto e neanche questo è andato a buon fine.

Io mi sono candidato su proposta del centrosinistra, quando il Polo ha deciso di ritirare dell'agone politico di quest'aula il collega Pili, e di proporre il collega Floris che non era di un polo, che è un collega che lui sa di prestigio e che stimo, ma che non è il rinnovamento a cui avete fatto riferimento, che non è dotato della legittimazione popolare dei 100 mila voti, ma di molto meno, molto meno dei miei.

Il confronto è stato tra me e lui e questo Consiglio ha deciso, ha deciso 40 a 39 perché il presidente Serrenti coerentemente da come ha fatto, da come si è comportato dall'inizio della legislatura ha deciso che il suo voto non doveva influire, e non ha influito in questi giorni, né mi ha proposto in questi giorni di dimettermi, né mi ha detto che lui avrebbe cambiato atteggiamento.

Io ho tenuto i contatti con tutti, con tutti i colleghi e amici che mi hanno votato, i 40, cercando di ragionare assieme perché prendere la decisione di come andare avanti non era facile e ho chiesto giorno per giorno, incontrando e riunendo gli amici giorno per giorno, che cosa dovevo fare.

Li ho trovati tutti vicini, quasi tutti vicini, qualcun altro più impegnato che neanche l'ultimo giorno sono riuscito a contattare ed a coinvolgere in una decisione difficile per me. Vi assicuro che andare avanti con 40 voti, ho detto introducendo il dibattito che probabilmente né il collega Floris né il collega Pili, né nessuno di noi in altri tempi, avrebbe accettato di prendersi quest'onere.

Ma, abbiamo deciso ed abbiamo deciso di andare avanti perché siamo stati convinti che i 40 voti erano una maggioranza, che il presidente Serrenti non avrebbe votato, perché questa è la tradizione che il collega Mariolino Floris e il collega Contu ci hanno ricordato quest'estate dalle pagine di tutti i giornali e che ha ispirato la condotta iniziale del presidente Serrenti.

Ma, sono andato avanti con prudenza chiedendo tutti i giorni in pubblico, nella stampa, in Conferenza di Capigruppo, ditemi se c'è un'altra maggioranza che ha un solo voto di più ed io mi ritiro! Ditemi se c'è una proposta alternativa che può fare passi più avanti ed io mi ritiro! Ditemi se è lecito sciogliere il Consiglio regionale senza riforme ed io do il contributo a questo scioglimento!

Ditemi in assenza di questo, in assenza di una nuova proposta di governo, di una proposta di soluzione, di una proposta di riforma, che risposte dobbiamo dare noi.

La responsabilità non è solo del Presidente incaricato, ma di quest'aula, all'esigenza di fare un bilancio, di predisporre i piani comunitari di sostegno, di affrontare la decadenza del problema degli aiuti, di affrontare anche l'attuazione dell'intesa Stato-Regione che influisce sulle nostre entrate, che influisce sul problema dei trasporti, sui problemi dell'energia, della lingua, della cultura e nei nostri temi fondamentali. Cosa dobbiamo fare?

Se mi si chiedono le dimissioni al buio, mi dovete anche dire qual è la soluzione immediata, tra 7 giorni, tra 5 giorni. L'ho chiesto in tutto questo periodo, l'ho chiesto pubblicamente l'ho chiesto in conferenza di capigruppo, l'ho chiesto perché portare alla croce e ricostruire un governo con 40 voti non è una cosa piacevole.

Quando dico che non ero e non c'erano trionfalismi - e credo che tutti voi foste d'accordo - c'era più il senso di responsabilità e la preghiera che qualcuno trovasse qualche altra soluzione.

Allora, a mio avviso quando mi dite: "Ma, nelle tue dichiarazioni ci sono una serie di carenze, prima non ci dici le priorità e i tempi". Ma come? Sono nella prima pagina!

La prima pagina dice: "Cerco di fare un governo perché queste sono le priorità, il bilancio, il quadro comunitario di sostegno, il regime degli aiuti, l'intesa Stato-Regione" e poi, in tempi brevissimi, vengo in questo Consiglio a dire: "Verifichiamo come andare avanti" ripetendovi tutti i giorni che se c'è una soluzione che abbia un voto di più, io mi faccio da parte. Ripetendovi però che non è responsabile continuare una crisi al buio dopo 5-6 mesi, senza avere un'alternativa e senza dire come, in presenza di una crisi al buio, si affrontano quei problemi.

Allora, queste sono le priorità e questi sono i tempi strettissimi, anche oggi dicevo ai colleghi tempi strettissimi per avviare il Consiglio, per insediare le commissioni. Ma, se c'è un'altra proposta mi si faccia.

Io mi rendo conto che chi mi dice: "Non ci sono le priorità, non ci sono i tempi", evidentemente non ha letto neanche la prima pagina delle mie dichiarazioni programmatiche. D'altronde credo non abbiano letto neanche le dichiarazioni programmatiche del collega Pili che probabilmente vi dovevano interessare molto di più, altrimenti invece di scaricare tutte le colpe sul collega Pili sulle 11 province, sulle montagne e il milione di terra eccetera, qualcuno si sarebbe dovuto accorgere dell'errore; non c'è stato questo, quindi immagino che non abbiate neanche grande passione per le mie dichiarazioni programmatiche.

La seconda critica che mi è stata fatta: "Questo è un libro dei sogni", ebbene sì cari amici.

Perché la politica deve essere questa! Deve essere ancora una volta la capacità di sognare e di sognare in autonomia. Di individuare progetti e di chiederci qual è il futuro che vogliamo per questa regione, per i nostri figli, per i nostri fratelli, per gli emigrati, quale è il futuro che vogliamo?

Allora la politica è prima di tutto libro dei sogni e poi è cultura per trasformare i sogni in progetto e poi è impegno quotidiano, sacrificio, eroismo, per trasformare i progetti in azione e le azioni in lavoro. Allora questa critica l'accetto. Ma con questa precisazione.

Mi dite che sono in continuità con la Giunta Palomba. Ebbene sì! Sono in continuità con la Giunta Palomba per le cose che ho condiviso e non lo sono per le tante altre cose che non ho condiviso, che voi sapete, e che nella scorsa legislatura hanno creato fra me e il presidente Palomba (che rispetto e che saluto) motivi di frizione e di tensione.

Alcune cose sono state fatte: l'intesa Stato - Regione, la riforma delle leggi sulla programmazione, le leggi sui PIA, la riforma del bilancio, il programma per il lavoro, le leggi per il sistema delle imprese. Perché dire che non si è fatto nulla e che siamo sempre alle macerie? Sono state fatte alcune cose ma ci sono tanti altri problemi; c'è il problema del lavoro, il problema dell'incertezza della legge urbanistica e tanti altri.

Io dico: "Sì, è vero, forse sono più i problemi che ci sono che le soluzioni che abbiamo adombrato", ma dire che in questo paese ci sono solo macerie non fa giustizia a questa società che lotta, che lavora, che combatte e che studia, agli amministratori locali, agli imprenditori.

Lo dico anche all'amico Mario Floris, che ha questa visione disastrosa della Sardegna: io sono preoccupato come lui, sono preoccupato, pur non avendo mai governato direttamente. Mi faccio carico essendo stato parte con orgoglio di un partito, la Democrazia Cristiana, che ha costruito questo paese, questa regione nella libertà e nello sviluppo, nonostante i tanti limiti, sono responsabile, in quanto ero militante di quel partito; altri erano militanti di quel partito, esponenti del governo e vertici delle istituzioni.

Allora, da questo punto di vista, credo che la politica debba trovare la propria coscienza, la propria forza e la propria funzione e la funzione della politica non è di essere onnipotenti. Dobbiamo dirlo ai nostri cittadini: noi non siamo onnipotenti. L'autonomia si deve rafforzare, la Regione deve essere più efficiente, i rapporti con gli Enti Locali devono essere più decentrati, ma non siamo onnipotenti perché, se facciamo intendere di essere onnipotenti, ci creiamo noi un potere di condizionamento che mortifica la libertà di questi cittadini. E` questo ciò che noi non vogliamo fare perché questo mortifica la democrazia. Ecco allora che la nostra autonomia è un'autonomia che sa e conosce i suoi limiti, che deve essere non solo autonomia dallo Stato, dal Governo e dalle istituzioni, ma anche dai partiti.

Credo che tutti i partiti abbiano avviato un processo di regionalizzazione che dobbiamo portare avanti, che dobbiamo enfatizzare, che dobbiamo dire ai nostri cittadini che siamo più rispettosi, che prima della nostra lealtà col partito nazionale, o con il Governo nazionale, c'è la lealtà con i cittadini, con la gente che soffre e su questi costruiamo la nostra credibilità.

Cari amici, ho sentito parlare - ed è la quarta critica - di poteri forti. A me, che vengo da un paese delle zone interne, "poteri forti" è un concetto che non entra in testa, e mi chiedo: "Ma quale potere è più forte del presidente Berlusconi, della Fininvest, del monopolio nelle televisioni, della finanza?

(Interruzioni)

SELIS (Popolari), Presidente della Giunta. Buoni! Quale potere è più forte dei suoi emissari, che durante tutta la crisi circolavano qua e facevano... Quale potere è più forte?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Cari colleghi, ricordatevi che questo è il Consiglio regionale e il parlamento dei sardi. Vi esorto ad uno stile più conveniente al momento che stiamo vivendo, che è drammatico. Mi perdoni, Presidente.

SELIS (Popolari), Presidente della Giunta. Quale potere è più forte di un'azienda che crea un partito e un gruppo parlamentare e con il gruppo parlamentare tratta le riforme, e con il gruppo parlamentare pone sul problema delle riforme e della riforma dello Stato anche il problema della giustizia? Quale potere è più forte di questo?

Quando mi dite queste cose, io dico: sì, l'autonomia è coscienza, ma è coscienza di tutti. Dobbiamo fare dei passi avanti, da parte mia e da parte nostra siamo disposti a farlo.

Seconda cosa: l'autonomia è riforma; è riforma dello Statuto, è riforma della Costituzione in senso federale. Lo ha detto Giacomo Sanna, ma lo sappiamo tutto. Nella scorsa legislatura, su questi temi, abbiamo fatto dei passi avanti. A prescindere dalla Giunta che ci sarà, è possibile riprendere questi temi del rafforzamento dell'autonomia, riformare in senso federale lo Stato, riprendere il problema dell'attuazione dello Statuto, decentrare le competenze agli Enti Locali, mettere sul tappeto il problema della riforma elettorale? Lo dico anche a Massimo Fantola. A quella domanda che mi è stata fatta io ho risposto per iscritto e pubblicamente questa estate.

E' evidente che tutti noi abbiamo l'obbligo giuridico, politico e morale di rispettare la volontà popolare. Massimo Fantola lo sa e lo sanno gli altri e mi sembra strano che oggi mi venga ricordato, un po' strumentalmente, in quest'aula.

Su queste cose, su questo lavoro, credo che noi sul piano delle riforme dobbiamo lavorare, ma per lavorare dobbiamo attivare il Consiglio regionale che, a distanza di mesi, non ha ancora insediato le sue Commissioni, che a distanza di mesi non sappiamo neanche dare uno sbocco alla crisi e non possiamo e non sappiamo neanche dire a tutti noi, a queste energie politiche, culturali e umane, che voi e noi rappresentiamo e che devono essere a disposizione della Sardegna e delle aspettative del popolo, che non siamo ancora sbloccati.

Io ho detto paradossalmente: facciamo la Giunta di un giorno, in modo tale che almeno queste cose passino. E' un paradosso, ma forse credo che sarà un paradosso al quale dovremo, prima o poi, arrivare.

E allora riforme, metodo della programmazione coordinata, che non sia solo enunciazione dei principi, degli strumenti e dei progetti, anche quello, che sia il massimo di capacità, da parte nostra, di acquisire cultura progettuale che c'è nel mondo, ma sia anche capacità di verificare se i progetti che facciamo sono realizzati e realizzabili, di indicare le responsabilità e i tempi con cui si verificano le responsabilità, e dire a chi sbaglia, che paga e come paga.

Voi dite che il terzo punto della mia proposta programmatica sia sociologica. A me non sembra sociologico dire che l'amministrazione deve essere più operativa, più verificata e più giocata sulla responsabilità, più sui risultati che sulle procedure, che dobbiamo fare queste riforme. Non mi sembra un discorso sociologico! Ma se volete, io ho anche quella formazione, quindi per me era un complimento, non una critica.

La strategia: due grandi linee di strategia. Primo, completare il discorso della prima modernizzazione, che sono trasporti, energia, credito ed infrastrutture e che dobbiamo utilizzare per riequilibrare meglio il nostro territorio, per affrontare meglio il problema delle zone interne e delle zone marginali, per creare un maggiore equilibrio, ma sapendo - ed è la seconda cosa -che da sola la strategia della prima modernizzazione, che abbiamo seguito e che ci ha fatto fare dei passi avanti, non basta.

Non inseguiremo e non raggiungeremo gli altri paesi, i paesi avanzati, i paesi che investono percentuali sempre più alte del prodotto lordo in ricerca, in ricerca tecnologica, in formazione, in informazione, in informatizzazione, solamente lavorando sulla cultura materiale. Dobbiamo lavorare sulla cultura tout-court, sulla qualità, sulla ricerca. Noi sappiamo fare una scuola, ma probabilmente non sappiamo costruire dei premi nobel - è un'esagerazione - o dei professionisti.

Questo è il terreno della sfida: come costruire nuovi cervelli e nuove intelligenze. Questa è la sfida che questo Consiglio deve fare, a prescindere da me, da questa Giunta e da tutto il resto; questa è la sfida che ha la Sardegna e in Sardegna ci sono risorse, culture, intelligenze e imprenditorialità. Sono di questi giorni anche le vicende della borsa che riguardano una delle nostre aziende, forse nasce da esperienze precedenti. Queste risorse, queste culture dobbiamo giocarle, dobbiamo cercare la scorciatoia della qualità. La scorciatoia della qualità è, prima di tutto, legalità e moralità; secondo, è autonomia e responsabilità; terzo, è solidarietà e comunità; quarto, è competitività e innovazione; quinto, è cooperazione.

Siccome sono questi i valori della qualità, questi valori devono ispirare la seconda modernizzazione del sistema istituzionale, sociale, culturale, formativo, imprenditoriale, territoriale e ambientale per valorizzare queste grandi risorse e su di esse scommettere il nostro futuro.

Ho concluso, signor Presidente e cari colleghi. Questi giorni sono stati per me difficili, perché prendere la decisione di venire qua in aula, con un voto così limitato, non è stato facile. L'ho affrontata decidendo insieme a tutti voi, a quasi tutti coloro che mi avevano votato e che, in qualche modo, mi ritrovavo vicino in un momento così difficile. Credo che non stenterete a credere che se questo calice mi fosse risparmiato, non mi vedreste triste, ma altrettanto sinceramente devo dire che se il Consiglio, anche con un voto, mi dicesse di andare avanti, andrei avanti per fare quelle cose essenziali, indispensabili: bilancio, quadro comunitario di sostegno, regime degli aiuti ed intesa Stato-Regione che sono essenziali per il nostro presente e per il futuro della Sardegna.

Decida il Consiglio con grande serenità, con grande tranquillità e con grande trasparenza. Ho fatto il mio dovere, l'ho fatto meglio possibile, certamente con limiti. Rispetto il Consiglio e qualunque sia il risultato che questo Consiglio esprimerà, perché rispetto, attraverso il Consiglio, il popolo sardo, che aspetta la fine dei giochi e del trasformismo.

(Applausi)

PRESIDENTE. E` pervenuto il seguente ordine del giorno, se ne dia lettura.

FLORIS Emilio, Segretario:

Ordine del giorno Pusceddu - Giagu - Dettori Bruno - Ortu - Sanna Giacomo - Balia sull'approvazione delle dichiarazioni programmatiche e sulla nomina dei componenti della Giunta regionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

udite le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale, On. Gian Mario Selis, preso atto del dibattito,

le approva

e, in conformità alle sue proposte, nomina componenti della Giunta medesima:

Dott. Antonio BIANCU - Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione;

On. Pier Sandro SCANO - Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio;

On. Salvatore AMADU - Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica;

On. Salvatorangelo MEREU - Assessore della difesa dell'ambiente;

On. Pasqualino MANCA - Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;

Dott. Leonardo MARRAS - Assessore del turismo, artigianato e commercio;

On. Silvestro LADU - Assessore dei lavori pubblici;

On. Gianfranco TUNIS - Assessore dell'industria;

On. Luigi COGODI - Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;

Dott. Nardino DEGORTES - Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;

On. Renato CUGINI - Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale;

On. Bachisio FALCONI - Assessore dei trasporti (1).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, cari colleghi. Tra pochi minuti si esprimerà la sovrana volontà di quest'Assemblea, e noi la rispetteremo, signor Presidente; la rispetteremo anche se qualche atto istituzionale, avventato e senza precedenti, dovesse portare alla negazione della fiducia alla Giunta proposta dall'onorevole Gian Mario Selis.

Quella che stiamo vivendo è sicuramente una delle stagioni più difficili dell'autonomia sarda; sono trascorsi più di quattro mesi dalle elezioni ma la Sardegna è ancora senza un governo. Gli organi fondamentali della Regione sono paralizzati mentre nella nostra comunità regionale, come sappiamo, incalzano problemi ed emergenze di particolare ed allarmante gravità.

La Sardegna è ancora senza un governo, cari colleghi e noi sappiamo che questo è dovuto, in primo luogo, al voto di giugno che ha sancito un equilibrio paralizzante fra due schieramenti politici e programmatici alternativi.

La coalizione riformista e autonomistica con i democratici ha conquistato la maggioranza dei voti e dei seggi e il Polo conservatore ha prevalso di misura nel collegio regionale con un largo consenso personale del suo giovane leader. 72 consiglieri su 80, sia pure un una legge elettorale proporzionale, sono stati eletti con logica bipolare e si sono presentati al giudizio degli elettori con un progetto e un Presidente comune impegnandosi, in caso di successo, a governare la Regione in un quadro di stabilità e, in caso di sconfitta, a svolgere un ruolo di opposizione democratica, senza rinnegare il patto con gli elettori.

Con questo risultato elettorale il bene prezioso della governabilità e della stabilità non è però, cari colleghi, come sappiamo, nelle mani dei due schieramenti alternativi che hanno raccolto oltre l'80% del consenso popolare ed eletto ben 72 componenti di questa assemblea. Per governare e garantire una legislatura che affronti i pressanti problemi della società sarda che si affaccia al terzo millennio è indispensabile un accordo con i tre piccoli partiti che hanno eletto otto consiglieri senza patti preelettorali e dispongono di un determinante potere di coalizione.

Noi della coalizione autonomista abbiamo fatto, alla luce del sole, tutti i passi politici necessari per allargare la base politica e parlamentare della maggioranza riformista, ma i passi che abbiamo fatto in questi difficili mesi e soprattutto in questi ultimi giorni e in queste settimane non sono mai andati oltre la soglia della dignità e dell'autonomia politica, delle forze e del progetto comune della nostra coalizione.

Per questo, abbiamo mantenuto ferma e sostenuto con la massima lealtà la candidatura alla guida della Regione dell'onorevole Gian Mario Selis. Tre partiti con otto consiglieri ed anche singoli consiglieri possono decidere la maggioranza di governo, ritenendo di avere nelle loro mani le sorti di quest'assemblea e di questa difficile legislatura. Sono i frutti guasti di una legge elettorale in vigore da 50 anni e finora pressoché immodificabile per la sua natura di norma costituzionale. In nome della pari dignità dei partiti si rischia di cancellare la pari dignità degli elettori.

Sulla sovranità del popolo si tenta di far prevalere la sovranità di minoranza e di singole persone, disponibili a spendere con la massima spregiudicatezza il loro potere di interdizione.

Noi non abbiamo accettato questa logica antidemocratica e non subiremmo alcun ricatto democratico; continueremo a seguire una strada lineare facendola giudicare in ogni momento dai cittadini ed accettando il ruolo e la volontà sovrana di quest'assemblea.

Siamo preoccupati ma non rassegnati, signor Presidente! Il cammino dell'autonomia è stato difficile e spesso tortuoso in questi 50 anni, anche per i limiti delle classi dirigenti e tuttavia è stato un cammino in avanti perché la Regione, pur tra mille contraddizioni, è stata strumento di riscatto del popolo sardo, di crescita civile, di ricerca e di parziale conquista dell'autogoverno, di affermazione della nostra identità storica e culturale collettiva.

Questa assemblea è diventata il Parlamento dei sardi nella coscienza diffusa dei cittadini e delle comunità della nostra isola.

E` questo, cari colleghi, il patrimonio più grande che i sardi ci hanno consegnato lo scorso mese di giugno quando ci hanno eletto a rappresentarli in questo consesso democratico. Difendere e potenziare il ruolo di questo Parlamento regionale, rinnovare gli strumenti legislativi e di autogoverno, riportare l'autonomia in sintonia con la fiducia e gli interessi popolari, difenderla da chi vuole piegarla ed indebolirla.

Se falliamo in questo compito, se il conflitto politico vanificherà questa speranza, l'autonomia sarda, cari colleghi, corre il rischio di un irreversibile declino e ciascuno di noi, non in quanto rappresentarti di un partito o di uno schieramento politico ma come rappresentante di tutto il popolo sardo, saremmo corresponsabili di questo degrado.

Per questo, caro Presidente Selis, le riconfermiamo la nostra fiducia e il nostro incoraggiamento ad andare avanti. Lei non sarà comunque sconfitto, l'autonomia non sarà sconfitta.

Per questo, signor Presidente del Consiglio, saremmo vigili ed intransigenti nel giudicare anche i comportamenti individuali, vigili ed intransigenti nella difesa della dignità e del ruolo di questa Assemblea e del nostro Istituto autonomistico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (U.D.R.). Onorevoli consiglieri, signor Presidente della Giunta per senso di responsabilità verso la Sardegna che soffre una lunga e grave crisi politica ed istituzionale e preoccupati per la grave crisi economica e sociale, a nome dell'U.D.R., le avanzai la proposta di un'astensione che le avrebbe garantito l'avviso della Giunta.

Ella, signor Presidente, preferì l'offerta di un unico esponente di quel partito. Non possiamo votare la sua Giunta anche se lei fa parte di un'importante forza post democristiana in quanto il suo progetto politico nasce in un quadro di grande debolezza, non sono numerica ma anche politica.

Il dibattito in aula ha evidenziato, attraverso gli stessi interventi della maggioranza, le contraddizioni, la disomogeneità programmatica, la difficoltà di trovare una linea unitaria e l'incapacità di trovarsi attorno ad un'idea forza.

Il discorso del popolare Onida, ricco di grande tensione morale e autonomistica, era più in sintonia con la linea da noi indicata; l'intervento sofferto di Giacomo Sanna, quell'insistere sull'equidistanza del partito Sardo d'Azione dai due poli, quel rivendicare un nuovo modello di autonomia per la Sardegna era una testimonianza di posizioni lontane, tenute in piedi solo in nome di un'esperienza di sinistra, peraltro interrotta nella passata legislatura; l'intervento di Grauso, al di là delle sue conclusioni sul voto, manifestava il suo stupore per l'assenza di preoccupazione per il futuro della Sardegna con una Giunta debole ed esposta a tutte le intemperie.

Allora, siccome è stato chiesto di fare una proposta, noi la facciamo; facciamo una proposta che non ci vede come frutto marcio o immaturo, ma ci vede testimoni di un progetto politico e ci deve vedere testimoni di un progetto politico una volta che lo schema bipolare, valido sul piano nazionale in Sardegna, cozza contro una peculiarità nazionalitaria. Quindi, ai partiti non romani, non per onnipotenza, nell'ipotesi non remota di un fallimento della sua Giunta, spetta la responsabilità di evitare lo scioglimento e di ricercare una maggioranza capace non solo di sopravvivere ma di governare questa difficile fase di transizione.

E` una responsabilità alla quale non può sottrarsi tutta l'area moderata, compreso il Partito Popolare, per ritrovare attorno un progetto riformistico e a forte ispirazione nazionalitaria, il rilancio nello sviluppo e dell'autonomia della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.

GRAUSO (Gruppo Misto). Non capisco perché l'onorevole Sanna, per ben tre volte durante il suo intervento, si è rivolto ad affrontare il mio sguardo. Penso di essere riuscito in queste settimane in un'opera davvero impossibile: mettermi contemporaneamente contro Berlusconi e la magistratura deviata, perché se è ben vero che molte delle accuse e delle preoccupazioni che il presidente Selis ha espresso sono assolutamente condivisibili, è altrettanto vero che uno dei boomerang che hanno massacrato di più la sinistra in questi anni è stato l'uso di quegli attaccapanni che reggono delle toghe, dei bavaglini, attaccapanni perché quelle toghe non hanno degli uomini dentro, strumenti dei quali l'onorevole Sanna ha fatto in più di una circostanza uso anche nei miei confronti, e nessuno ha chiesto mai all'onorevole Sanna cosa intendesse dire il 20 settembre 1988 quando incontrando il signor Camponovo e il signor Ribolini ha detto: "Se Grauso vende l'Unione Sarda e Videolina finiranno i suoi guai giudiziari".

Ma qui parliamo ora di dichiarazioni di voto. Onorevole Selis, 18 ottobre, ore 17 e 30, lunedì, vengo a chiederle un documento politico per chiederle garanzia di come lei utilizzerà il voto che sto per darle, un voto che sto per darle dopo grandi sofferenze e un voto che sto per darle vivendo quella che Floris ha chiamato la sindrome di Stoccolma, perché guardo più a quei valori che ancora mi sembra di intravedere nella sinistra e perché mi butto dietro alle spalle tanti altri fatti e tanta altra violenza che certa pseudosinistra ha attivato contro di me. Bene, 18 ottobre, ore 18, lunedì, le chiedo: "Facciamo un documento politico". E lei mi risponde: "C'è la mia parola! Ci sono 40 fondatori, ci sono 40 elettori, in qualunque momento uno di questi 40 elettori dovesse dirmi "dimettiti" io non sono più d'accordo, immotivatamente io lo farò". Le domandai di scriverlo e lei mi rispose: "Ma hai la mia parola". Bene, io questa mattina le ho già rivolto un invito e ritengo che uno degli ulteriori errori di strategia e di scarsa lucidità politica che questa sinistra ancora una volta sta commettendo consiste nel non chiederle di dimettersi, perché le sue mancate dimissioni spianeranno automaticamente la strada, senza il minimo dubbio, a una maggioranza di centrodestra; spianeranno la strada a una emorragia da parte della sinistra - non c'è bisogno di essere profeti per immaginare questo - e determineranno un isolamento per i prossimi dieci anni di tutte le componenti pidiessine e di Rifondazione Comunista della sinistra. Ci sarà un'emorragia anche all'interno del PDS, molte forze nei prossimi cinque anni confluiranno all'interno dei democratici, molte confluiranno all'interno degli altri partiti. Questo è il risultato, onorevole Sanna, che la sua brillante politica in questi cinque anni ha determinato per la Sardegna e per il suo partito. Comunque io, onorevole Selis, le chiedo formalmente, sempre che lei intenda mantenere la sua parola, di dare le sue immediate dimissioni. E qualora questo non dovesse avvenire, io denuncio uno strappo istituzionale gravissimo, perché lei che in questo momento pretende di diventare il Presidente della Regione sarda non è un uomo che mantiene la parola. E chiamo a rispondere la sua parola data anche gli altri sottoscrittori di quel patto, i quali sicuramente non possono richiamare nessuno dei soggetti presenti al rispetto di regole istituzionali nel momento in cui non richiamano, lei per primo, al rispetto dell'impegno assunto nei confronti di un consigliere regionale che è stato determinante per la sua elezione.

Onorevole Serrenti, prima di ascoltare la risposta dell'onorevole Selis, se avrà la cortesia di darmela, rompendo forse le procedure voglio solo ricordarle una cosa: sappia che la prassi di non votare da parte del Presidente del Consiglio regionale è nata a cavallo degli anni ottanta, quando l'onorevole Raggio era presidente di questo Consiglio, ed era una prassi che si determinò considerato anche il fatto che il voto dell'onorevole Raggio non era determinante rispetto a una maggioranza di 56 consiglieri. Sappia anche che lo stesso onorevole Emanuele Sanna, eletto da una maggioranza consiliare continuò a rimanere presidente del Consiglio regionale pur in presenza di una modifica di questa maggioranza e che in più di una circostanza - forse mi sbaglio, e allora chiedo scusa - espresse anche il proprio voto.

Allora, io le confermo la richiesta di questa mattina, in subordine: primo, all'onorevole Selis di dimettersi;, secondo, esprimere il mio voto contrario; terzo, domandarle di mantenere vivo e fermo l'unico momento istituzionale all'interno di questa Assemblea e di attivare le procedure presso la Presidenza della Repubblica per lo scioglimento di questo Consiglio. Se poi in questi momenti, nei tempi necessari, dovessero crearsi le condizioni per un'altra maggioranza vorrà dire che la procedura, evidentemente, potrà essere revocata.

PRESIDENTE. Il Presidente della Giunta ha domandato di parlare per fatto personale. Potrà pertanto intervenire alla fine della seduta.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I Democratici). Purtroppo abbiamo dovuto ascoltare qualcosa che non avremmo dovuto ascoltare: l'onorevole Grauso, ancora una volta, ha usato le istituzioni nelle quali è stato eletto - sappiamo come, usando dei mezzi di comunicazione che sono di tutti, che sono dei lettori, che sono degli ascoltatori, come clave per destabilizzare le istituzioni, per destabilizzare la Sardegna, e in parte c'è anche riuscito.

A quanto punto, lui ha i suoi debiti con la giustizia, non spetta a noi giudicarlo da un punto di vista penale, però non è giusto, non è serio, non è corretto, non è accettabile che utilizzi ancora una volta quest'aula per sostenere quello che dovrebbe sostenere nelle aule di giustizia, cioè la sua difesa nei processi in cui si presenta come imputato. E io chiedo, a nome di buona parte del Consiglio, e spero anche di esponenti del centrodestra, che quest'Aula non venga usata per questi fini personali.

Questo lo chiedo perché quest'Aula e chi la dirige, chi l'amministra e chi la governa devono rispettare un altro potere dello Stato, un altro ordinamento dello Stato, che è la magistratura, che è un corpo costituzionale che quindi non deve essere assolutamente aggredito da questi scranni, da quest'Aula.

Detto questo, siccome qui si sta evidentemente portando avanti ancora una volta un progetto scellerato, e non è il primo episodio, questo è soltanto l'ultimo di quelli che abbiamo visto dall'inizio della legislatura fino a questo momento, io mi permetto di rivolgermi al Presidente del Consiglio per richiamarlo ai suoi doveri. Doveri molto precisi.

Forse non è necessario perché è storia recente del nostro paese, però mi permetto di ricordare al presidente Serrenti che si trova certamente in una situazione di conflitto personale molto forte, in un momento così delicato, cosa fece l'onorevole Violante in occasione di quella votazione nella quale cadde il Governo Prodi; l'onorevole Violante, se avesse votato, col suo voto avrebbe potuto impedire la caduta del Governo Prodi perché mancava un voto, perché un suo voto sarebbe stato decisivo, l'onorevole Violante non partecipò al voto non perché in quell'occasione non volle partecipare al voto, non partecipò al voto perché aveva il rispetto della sua carica e del suo ruolo.

(Interruzioni dai Gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)

Chiedo formalmente al presidente Serrenti di continuare nella coerenza dimostrata in questo periodo, fino a questo momento, chiedo di non rompere questo comportamento che gli fa onore e che invece altrimenti verrebbe devastato così come verrebbero devastate le istituzioni.

(Interruzione del consigliere Grauso)

Siediti, siediti e pensa agli affari tuoi che ne hai ben donde!

PRESIDENTE. Onorevole Grauso, la prego! Se no facciamo un dibattito su fatti personali stasera.

DORE (I DEMOCRATICI). Detto questo ovviamente non posso fare altro che confermare il voto a favore della Giunta Selis, invitando tutti gli uomini di buoni volontà a fare altrettanto nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, tutti noi avevamo già avvertito nel corso della serata un clima di strana euforia che si diffondeva nei banchi e nelle teste dei consiglieri regionali del centro-destra, un'euforia che alcuni colleghi attribuivano al discorso e alle dichiarazioni rese stamani dall'onorevole Grauso, alcuni di noi commentando dicevano, ma seppure vi siano elementi di preoccupazione, quale potere mai può essere attribuito e concentrato in un solo uomo? Colleghi del centro-destra, prima l'onorevole Grauso vi aveva reso felici, poi vi aveva rattristato, poi vi rende di nuovo felici, euforici, poi non si sa. Noi, come avete potuto notare, noi parte democratica di questo Consiglio siamo rimasti al nostro posto, abbiamo proseguito serenamente nel dibattito, arriviamo adesso serenamente al voto.

Il Presidente ha reso la sua replica, che sarebbe ingeneroso, ingiusto, archiviare così, una replica seria, efficace, ragionata, robusta che rende onore a questo Consiglio, rende onore alla cultura autonomistica. Dico una cosa molto semplice, che le nostre dichiarazioni di voto sono rese in ragione di queste alte dichiarazioni politiche, quelle rese dal Presidente Selis, e sarebbe davvero poco edificante se venissero invece rese in ragione delle cosette dette da Grauso, cosette tuttavia cose gravi, cose minori, marginali, estranee in gran parte a quest'Aula e alla politica, e tuttavia gravi.

In termini politici ritenevo fino a poco fa di non avere, io personalmente, e la nostra parte politica, Rifondazione Comunista, che Grauso "Nostradamus" iscrive nel novero di quelli che da domani per via del suo voto cominceranno a deperire e a morire, dicevo che noi non avevamo nulla da recriminare in termini politici nei confronti dell'onorevole Grauso per avere prima liberamente dato il suo voto per l'elezione dell'onorevole Selis, e poi per avere altrettanto liberamente scelto di non esprimere fiducia o di annunciare che non avrebbe espresso fiducia rispetto alle dichiarazioni programmatiche e alla proposta di governo.

Naturalmente le cose sono cambiate, diamo un giudizio e diamo un giudizio severo, però non è questo che ci preoccupa fondamentalmente, non è il fattore Grauso che ci preoccupa, ci preoccupa un altro fattore che non è stato, per tutta la durata del dibattito in quest'Aula, come dire, esplicitato, ma che era presente e via via emerge ed è giusto che si conosca, il fattore altro, quello più grave è che prima, timidamente, poi sempre più diffusamente e ripetutamente la Destra ha rivendicato e da ultimo anche Grauso chiede e quasi impone al Presidente del Consiglio, che esprima il suo voto determinante perché questa Regione non sblocchi la crisi, perché non si avvii la legislatura, perché si infrangano le regole delle istituzioni autonomistiche che in tutti i Parlamenti vigono, che il Presidente del Consiglio essendo arbitro non gioca la partita, se vuole giocare la partita l'arbitro si cancella dal ruolo degli arbitri, si iscrive al ruolo dei giocatori e inizia a giocare la sua partita, in libertà, come gli altri.

Noi abbiamo finora ritenuto che questo dovesse essere il comportamento del Presidente, chiunque fosse il Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato il comportamento del Presidente e abbiamo annotato le sue reiterate dichiarazioni che sarebbe stato arbitro super partes, che l'arbitro non avrebbe giocato.

Ora parrebbe, e noi non vogliamo ancora credere a questa evenienza, perché quanto teniamo allo sblocco della crisi e all'avvio della legislatura, tanto teniamo alla dignità delle istituzioni, noi ancora allo stato delle cose non crediamo che ciò possa accadere.

Per cui vorremmo essere almeno confortati, quanto prima, in questo nostro convincimento, perché davvero quello che aspettano da noi i sardi, da tutti noi, ma soprattutto da chi porta maggiori responsabilità non è di prestarsi... ma non accadrà che ci si possa prestare a giochi non del tutto svelati, neppure tutti annunciati e tutti discussi e confrontati, ma che via via mi pare prendono corpo in quest'Aula man mano che si procede anche nella forma suppletiva delle dichiarazioni di voto, e non invece quella principale che avrebbe dovuto essere il confronto in Aula, il dibattito che si è svolto.

Per queste insieme di ragioni, confortate anche dalle repliche del Presidente, dalle sue dichiarazioni e dalla necessità che la Sardegna ha di avere un governo nei termini nei quali il Presidente poi ancora stasera ha precisato, quindi un avvio di legislatura che consenta di rispondere ai bisogni della gente, io personalmente e il Gruppo di Rifondazione Comunista annuncia il suo voto favorevole.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio intende avvalersi del tempo a disposizione per i consiglieri per dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari). Signor presidente Selis, noi Popolari voteremo la sua Giunta perché è chiaro, e ne siamo convinti, che in questa situazione sia la soluzione più adeguata alle esigenze di tutto il nostro territorio, esigenze anche di quelle 350 mila persone più volte richiamate e disturbate dai demagoghi meneghini, persone che aspettano con apprensione, attendono la fine di questa crisi.

Il nostro voto sarà testimonianza di realtà e di compattezza, di senso di responsabilità, di voglia di riscatto e di difesa di fronte ai ripetuti attacchi da parte di una cultura che non ci appartiene, che alcune forze politiche, manovrate dall'esterno, ci vogliono imporre.

La bontà delle sue dichiarazioni comporterebbe una presa di coscienza anche da parte di chi non ha lavorato per costruirle, da parte di quelle sensibilità che in quest'Aula operano, da parte di coloro che ancora difendono valori pregnanti dell'agire in politica, dello stare in una comunità permeata dalla legalità, dal rispetto per le istituzioni e soprattutto delle persone.

Caro Gian Mario, procedi, vai avanti, il tuo è un agire nobile, responsabile, che incarna la volontà dei più, di tutti coloro che non si vogliono rassegnare ad una sconfitta della libertà, dell'autonomia, dell'autodeterminazione, di coloro che coltivano ancora una speranza, quella di un futuro meno incerto e più consono all'immensa dignità dei nostri conterranei.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (D.S.-F.D.). Presidente, ho ascoltato le dichiarazioni che l'onorevole Grauso ha reso in Aula e intendo riferirmi agli aspetti squisitamente politici di queste dichiarazioni. L'onorevole Grauso ha ragione quando fa un'affermazione, uno qualunque dei consiglieri, tanto più se si tratta di gruppi politici che ha espresso il proprio voto a favore del Presidente, nell'ipotesi in cui, concordata o non concordata, modifichi opinione lungo il percorso, obbliga moralmente di fatto il Presidente che ha ricevuto i voti a dimettersi; è un impegno espresso o inespresso, è un impegno d'onore e vale più degli impegni scritti.

Il problema è un altro: il problema è che siamo arrivati in Aula con la consapevolezza espressa più volte, ripetuta più volte da parte di tutti e quarantuno consiglieri, che i voti a favore dell'onorevole Selis sarebbero giunti in Aula.

Allora evidentemente questo è un colpo di scena, onorevole Grauso, mi consenta, è un colpo di scena dell'ultima ora, è un colpo di scena che serve probabilmente ad attrarre i riflettori e l'attenzione, però come tale è un colpo di scena tardivo, inutile e pertanto non può essere impegno per alcuno e non può essere impegno per alcuno, onorevole Presidente del Consiglio, soprattutto nel momento in cui dall'intervento dell'onorevole Grauso parte un richiamo esplicito, rivolto nei suoi confronti ad esprimersi, un ordine ad esprimersi per far cadere questa possibilità con una riserva anch'essa rilanciata, badi che non è obbligato a dimettersi.

Presidente, io le chiedo di non essere un Presidente ostaggio, io le chiedo un atto congruente e responsabile così come atti congruenti e responsabili lei ha svolto in quest'Aula sino a questo momento attraverso le dichiarazioni di astensione sotto il profilo giuridico, sotto il profilo politico sarebbe un assurdo che il voto del Presidente del Consiglio fosse il voto determinante per far cadere la Giunta Regionale e l'unica ipotesi di governabilità, il Presidente del Consiglio è il garante di questa governabilità sotto il profilo giuridico e sotto il profilo politico.

Sono fiducioso e voglio essere fiducioso, Presidente, sino alla fine, poi ho ascoltato le dichiarazioni rese in Aula dall'onorevole Selis, l'orgoglio, la responsabilità, l'equilibrio che le pervadono, vi è in quelle dichiarazioni una piena, totale condivisione e consapevolezza di quelli che sono i limiti, ha parlato di alcune cose da realizzare in maniera scarna, cose essenziali, irrinunciabili, urgenti, il bilancio, il quadro comunitario di sostegno, l'intesa Stato-Regione, la scadenza dei regimi di aiuti.

E` partito, diceva il Presidente Selis, con dichiarazioni programmatiche che altri hanno definito un libro dei sogni, ebbene, dal libro dei sogni si è passati ad una forte consapevolezza dei limiti, ma il libro dei sogni resta in ciascuno di noi, l'utopia è ciò che tiene in vita l'umanità, che la fa crescere, che la sorregge, che l'aiuta a vivere. Presidente, avrà in ogni caso il voto favorevole del Gruppo dei Socialisti Uniti.

PRESIDENTE. Intendo avvalermi del tempo che è concesso a tutti i consiglieri per dichiarazione di voto.

Stasera ci sono stati molti richiami chiedendomi di comportarmi in un modo o nell'altro, le posso assicurare, onorevole Balia, che non sono mai stato nella mia vita ostaggio di nessuno e non ho intenzione di cominciare adesso che sono un po' avanti con gli anni. Forse ho sbagliato molto nella mia vita e forse continuerò a sbagliare, ma gli errori che ho fatto e che farò saranno sicuramente in buona fede e saranno frutto di decisioni mie autonome, è quello che sto cercando di fare stasera.

L'onorevole Dore diceva che è sicuro che sento un grande conflitto nel mio cuore, ed è così, le assicuro, è immenso. Io sono sardista, profondamente sardista, essere sardisti è qualcosa di più che essere un autonomista, questa è la mia patria e questo è il parlamento della mia patria, credo fermamente in questo, quindi non è questo in discussione, io mi batterò, mi sono battuto tutta la vita perché così debba essere. Sono anche d'accordo con l'onorevole Sanna quando ritiene che il Presidente del Consiglio debba essere terzo rispetto ai rapporti tra maggioranza e opposizione, certo, questo quando abbiamo un sistema istituzionale che funzioni, quando c'è in un'Aula una maggioranza e una minoranza.

Ricorderete, in apertura della legislatura, ho promesso solennemente che sarei stato al di sopra delle parti e lo sono stato, lo sono stato respingendo garbate richieste, minacce, come lei sa, anche in quest'Aula da parte di consiglieri regionali "o ti comporti così, se no vedrai cosa ti capita, ma te ne devi andare, ti devi dimettere" un'arroganza insopportabile, ma che posso tuttavia comprendere.

Qui il problema non è quello di gestire una situazione di ordinaria amministrazione, una situazione ordinaria nella quale questa Assemblea, il mio Parlamento funziona. No, cari colleghi, vi ricordo che noi cinque mesi fa siamo andati a elezioni e da cinque mesi ad oggi non siamo ancora riusciti a darci una maggioranza.

Oggi mi si chiede di non votare perché se votassi farei vincere una parte, o di votare perché votando io farei vincere l'altra, in questo momento vi prego di credermi, non mi interessa chi vince, né che vinca una parte, né che vinca l'altra, ma credo che il Presidente del Consiglio non sia un vigile urbano, un semaforo, un cronometrista del Consiglio, credo che il Presidente del Consiglio sia il primo dei consiglieri regionali, quello che più di altri ha responsabilità, ma non responsabilità solo verso voi, che è dovuta, verso quest'Aula alla quale ho dato il significato che ho dato, ma responsabilità verso quei cittadini che mi telefonano, mi scrivono lettere e mi chiedono perché ancora la Sardegna non ha un governo, questo è un problema.

Qui il problema è un altro, non siamo in questo Consiglio nella condizione, dopo cinque mesi, di fare un governo, siamo nella condizione di prendere atto che ci sono due blocchi contrapposti, non esiste ormai neanche l'ordinario confronto tra maggioranza e opposizione, due blocchi di quaranta consiglieri che non possono esprimere nessuna maggioranza, si chiede al Presidente del Consiglio di votare o di non votare perché sulle sue spalle, sulla sua astensione si fonda una maggioranza del governo della Sardegna.

Ma siamo seri, ma siamo tutti quanti molto seri, abbiamo tutti responsabilità, non solo io verso quei cittadini, prendiamone atto, non c'è una maggioranza, allora, cari colleghi, altro che difendere il bipolarismo, bisogna prendere atto che qui dobbiamo dare un governo alla Sardegna, il governo si dà in un paio di modi, o i poli si scompongono o si va verso le larghe intese, se no cari amici abbiamo un sussulto di dignità, dimettiamoci tutti, andiamo casa, restituiamo la parola agli elettori.

Ha domandato di parlare per fatto personale il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per fatto personale il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari), Presidente della Giunta. Ho chiesto la parola non solo per un fatto personale, ma perché mi sembrava che i problemi che l'onorevole Grauso poneva meritassero da parte mia una risposta allo stesso onorevole Grauso, al Consiglio e alla pubblica opinione.

Io sono stato eletto con quaranta voti e ho un patto con tutti i quaranta amici di decidere insieme. Ho rispettato questo patto giorno per giorno, chiedendo a tutti quanti di stare insieme, e ci siamo visti giorno per giorno tutti quanti insieme.

Naturalmente il collega Grauso ha altri impegni, e noi lo comprendiamo; noi siamo abituati a cose più quotidiane, ma ho cercato di contattarlo e di inseguirlo direttamente, tramite gli amici che avevano più possibilità, devo dire che in questi giorni non mi ha fatto mancare le sue considerazioni che ho interpretato come una comune volontà di andare avanti.

Naturalmente i giorni sono passati, noi avevamo la comune consapevolezza di avere una maggioranza, avevamo la comune consapevolezza di doverla allargare, per quanto possibile, con un dialogo che io mi sarei aspettato più fecondo con l'U.D.R., ma queste sono le cose della politica non dei fatti personali, alla fine di questo periodo, dopo che ho sciolto, sapendo di poter contare su quel voto, la riserva in Conferenza dei Capigruppo ripetendo alla Conferenza "Se ci sono altre soluzioni ditemelo", sono andato avanti con le consultazioni, quindi mobilitando tantissime persone in tempi strettissimi ma tante persone. Sono andato avanti a estendere le dichiarazioni programmatiche e soprattutto a costruire una Giunta, e questo programma e questa Giunta li abbiamo discusse nei giorni immediatamente precedenti tutti insieme.

Ho invitato Grauso a questi incontri; qualche volta è potuto venire, abbiamo discusso anche positivamente. Io rispetto le decisioni comunque di tutti i colleghi, tutti i colleghi che sono in quest'aula hanno la stessa dignità e la stessa autonomia. L'ultimo giorno, martedì sera, abbiamo fatto una riunione una di mattina e l'altra di sera, io ho visto l'onorevole Grauso nella sera; doveva venire alla riunione plenaria per decidere insieme, ha avuto problemi e non è venuto. La mattina successiva, mercoledì, prima di andare aula, ho fatto il giro di tutti i Gruppi, ho anche chiamato l'onorevole Grauso perché dicevo: "E` il momento decisivo nel quale - io avevo pronta la lettera di dimissioni - dobbiamo decidere insieme". Lui mi ha detto: "Sto arrivando", poi non l'ho visto, avrà avuto degli impegni, non sto dando dei giudizi, sto raccontando i fatti.

Mi sono trovato a prendere una decisione con tutti coloro che sono riuscito a contattare, avendo la necessità di scegliere in coscienza, e in coscienza significa dare mandato, dare continuità al mandato del Consiglio regionale, dare mandato e dare risposte ai cittadini che avevo consultato, categorie, imprenditori, amministratori locali, e dentro di me, in assenza dell'ultima interlocuzione, ho ritenuto responsabilmente possibile andare avanti.

Mi sono assunto queste responsabilità, evidentemente l'onorevole Grauso aveva altre opinioni. Ieri mattina mi ha detto in aula: "Credo che sia meglio dimettermi" (?), ma la mattina successiva in aula avevo già presentato il programma e la Giunta, e avevo esposto persone autorevoli e non avevo intenzione di mortificarle.

Una volta che la Giunta è stata presentata in quest'aula non spetta più a me, spetta al Consiglio. Probabilmente avrei dovuto insistere di più con l'onorevole Grauso, essere più frequente, forse anche più ossequioso, d'altronde lo è stato anche Berlusconi che è venuto a trovarlo qui, lo sono stati tanti personaggi, io non ci riesco per carattere, abbiate pazienza, non vale per carattere, io non riesco per carattere a inseguire nessuno, neanche il migliore dei miei colleghi, e non solo per la presidenza della Giunta, ma per nessun altro valore al mondo, perché la dignità è, prima di tutto e soprattutto, il valore fondante della nostra autonomia.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno sull'approvazione delle dichiarazioni programmatiche e sulla nomina dei componenti della Giunta regionale.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.

(E` estratto il numero 21 corrispondente al nome del consigliere Ivana Dettori).

Prego il Segretario di procedere all'appello iniziando dalla consigliera Dettori.

Floris Emilio, Segretario procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: Dettori Ivana - Dore - Fadda - Falconi - Fois - Giagu - Ladu - Lai - Loddo - Manca - Marrocu - Masia - Mereu - Morittu - Onida - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Randazzo - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Selis - Spissu - Tunis Gianfranco - Vassallo - Amadu - Balia - Calledda - Cogodi - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori Bruno.

Rispondono no: il Presidente Serrenti e i consiglieri Fantola - Federici - Floris Emilio - Floris Mario - Frau - Granara - Grauso - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Masala - Milia - Murgia - Nuvoli - Onnis - Oppi - Piana - Pili - Pilo - Pirastu - Pittalis - Rassu - Sanna Nivoli - Scarpa - Tunis Marco - Usai - Balletto - Biancareddu - Biggio - Capelli - Cappai - Carloni - Cassano - Contu - Corda - Corona - Cossa - Demontis.

(Dopo il voto negativo del Presidente Serrenti, alla seconda chiama, applausi dai consiglieri della coalizione del centrodestra)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 80

Votanti 80

Maggioranza 41

Favorevoli 40

Contrari 40

(Il Consiglio non approva)

Presidente. Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 22 e 26.