Seduta n.230 del 13/09/2006
CCXXX Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 13 settembre 2006
Presidenza del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 13.
FADDA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 3 agosto 2006 (224), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Paolo Maninchedda, Carlo Sanjust e Giommaria Uggias hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 13 settembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca al primo punto l'elezione di due componenti del Consiglio di amministrazione dell'Istituto superiore regionale etnografico (I.S.R.E.).
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale!
PRESIDENTE. Per consentire il decorso dei termini previsti dal comma 3 dell'articolo 91 del Regolamento sospendo la seduta sino alle ore 10 e 25.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori. Onorevole Capelli, reitera la sua richiesta di verifica del numero legale?
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, no, ritiro la richiesta!
PRESIDENTE.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, per chiedere, ai sensi dell'articolo 86 del Regolamento, il rinvio dell'elezione o l'eventuale esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Presidente del Consiglio essendo già scaduti i termini per le designazioni.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, la richiesta di rinvio è accolta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca al secondo punto la discussione della proposta di legge numero 246/A.
Ha facoltà di parlare il consigliere Giagu, relatore di maggioranza.
GIAGU (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente per chiedere il rinvio della proposta di legge in Commissione per due motivi. Il primo, il testo che approda in Aula avrebbe avuto un senso se fosse stato approvato ad inizio agosto nel momento in cui si era presentata l'esigenza a cui avrebbe dovuto rispondere; secondo, in base al decreto Bersani si dovrebbero apportare delle modifiche che la Commissione deve valutare. Credo che questi siano motivi sufficienti per riportare il testo in Commissione.
PRESIDENTE. Se si intende intervenire sulla proposta dell'onorevole Giagu, ricordo che l'articolo 86 del Regolamento prevede che oltre al proponente possa parlare un consigliere per Gruppo. Ciascun intervento non può superare i cinque minuti. Alla fine della discussione la proposta viene posta in votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, poiché io credo che sia importante il parere della Giunta su questa proposta, chiederei che sia presente in Aula l'Assessore competente in materia.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, la Giunta è rappresentata in Aula, in questo momento, dall'assessore Pilia che ha la facoltà di rappresentarla per tutte le istanze in discussione.
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. È un problema della Giunta, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). No, è anche un nostro problema !
PRESIDENTE.
Sospendiamo i lavori per cinque minuti, in attesa dell'assessore Depau che, mi dicono, sta arrivando.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 34 , viene ripresa alle ore 10 e 42.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Sulla proposta dell'onorevole Giagu ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, in caso di accoglimento della richiesta di rinvio formulata dal collega Giagu, chiedo che l'argomento sia riportato all'attenzione dell'Aula entro un mese. Ovviamente la Commissione deciderà un percorso, farà le considerazioni necessarie però, senza procedere troppo in fretta per non commettere troppi errori, cerchiamo a breve di dare risposte a quanti, commercianti e cittadini, attendono una decisione seria e definitiva, mi auguro, da parte di questo Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, le ricordo che l'ultimo comma dell'articolo 86 stabilisce che l'Assemblea decide sulla durata della sospensione dell'esame di un testo in Consiglio.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Presidente, intervengo sulla proposta del Presidente della Commissione industria, anche a nome del Gruppo de La Margherita,
a sostegno del rinvio per rafforzare la seconda motivazione politica che l'onorevole Giagu ha già rappresentato. La Regione Sardegna è la regione che ha applicato i principi della riforma del sistema del commercio con il massimo ritardo possibile. Oggi abbiamo l'occasione, invece, di essere forse la prima Regione ad applicare il decreto Bersani. Mi risulta, infatti, che i colleghi della Commissione e la Giunta siano impegnati a capirne gli eventuali riflessi sul sistema sardo. Io direi quindi di accogliere la proposta di rinvio per consentire il necessario approfondimento della proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io invece esprimo parere contrario al rinvio in Commissione. E' quanto meno singolare che la Commissione, dopo aver esitato una proposta di legge pressoché all'unanimità ne chieda il rinvio in Commissione. Abbiamo oltretutto l'occasione, visto proprio quanto detto dal collega Sanna, di applicare immediatamente il decreto Bersani recependo (sono stati presentati degli emendamenti in tal senso), la lettera e), comma 1 dell'articolo 3 del decreto Bersani, sulle vendite promozionali che non vengono più limitate, così come previsto nella nostra stessa proposta di legge, mentre le altre lettere e commi non interessano il nostro provvedimento.
Vorrei sottolineare quanto ha detto ieri l'assessore Sanna a nome della Giunta, e cioè che non dobbiamo assecondare i desiderata dei portatori dei vari interessi, ma dobbiamo essere autonomi nel formulare i testi di legge e nell'approvarli o meno.
E' chiaro che, nell'arco dell'estate, le pressioni sono state notevoli e diverse, tra le tante quella del presidente Soru che ovviamente non concorda sul fatto che non si limitino le chiusure al 15 di agosto, al 1º maggio e quant'altro, e di fatto ha bloccato l'iter del provvedimento impedendo che arrivasse celermente in Aula.
Approfitterei anche dell'occasione per chiedere all'Assessore, vista la celerità con la quale vi accingete a portare avanti i progetti di leggi, visto che alcuni colleghi ieri hanno sostenuto che la produzione legislativa in questo Consiglio è al culmine, se si è adoperata per dare attuazione al disposto dell'articolo 10 della legge regionale numero 5 del 2006 che prevede, ai sensi dell'articolo 1 della legge regionale numero 5 del 2005, l'elaborazione del Piano regionale per le grandi strutture di vendita entro un anno dall'entrata in vigore della stessa legge.
Mi sembra che un anno sia passato abbondantemente. Così come sono decorsi i termini previsti sia ai commi 12, 13 e 14, dell'articolo 15, sulle autorizzazioni all'esercizio delle attività su aree pubbliche, che al comma 3 dell'articolo 36 della citata legge numero 5.
Io segnalo che in Commissione non è arrivata nessuna iniziativa in merito da parte della Giunta e quindi che siamo in notevole ritardo nella applicazione della legge numero 5 del 2006. Proprio per questi motivi io ritengo opportuno e necessario, vista l'unanimità con la quale il provvedimento è stato esitato dalla Commissione, vista la necessità di correggere immediatamente gli errori della legge regionale sul commercio in materia di aperture e di chiusure, visto vista la necessità di recepire immediatamente il decreto Bersani, per non essere per l'ennesima volta maglia nera, e visto che sono stati presentati gli emendamenti che possono consentirci questo aprendo ovviamente una democratica discussione in Aula, non rinviare il testo in Commissione.
PRESIDENTE.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà. Le chiedo scusa, onorevole Caligaris, parla per il Gruppo misto?
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, parlo in rappresentanza della Rosa nel pugno per sottolineare che ritengo opportuno un rinvio in Commissione del provvedimento; perché, pur essendo stato approvato all'unanimità, nel frattempo sono emerse delle problematiche che hanno necessità di un ulteriore approfondimento. E non mi riferisco, esclusivamente, al problema delle aperture o chiusure tout court.
Il rinvio in Commissione può anche offrire l'occasione per trovare tutti gli strumenti utili, in modo tale che vengano date ulteriori garanzie ai lavoratori. Perché accanto alle aperture, durante le festività, devono essere poste delle norme di garanzia al fine di evitare equivoci sul fatto che i lavoratori debbano poter fruire di tutti i diritti di carattere sindacale.
Ritengo quindi che il riesame in Commissione non possa che dare dei risultati positivi per una proposta di legge particolarmente importante per il settore in cui in questi anni si sono viste troppe storture e dove è necessario, invece, mettere nero su bianco con chiarezza ma anche con precisione tutto ciò che è necessario..
PRESIDENTE.
Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Io non voglio fare polemica e neanche entrare nel merito ma, ad onor del vero, va chiarito che se il piccolo provvedimento, che rimediava la vicenda di Ferragosto, non è arrivato in Aula, non è stato certo per colpa del Presidente, ma perché la minoranza ha esercitato un suo legittimo diritto e quindi non ne ha consentito l'approdo in Aula.
Ma, a parte questo, ritengo che, non tanto la campagna mediatica portata avanti nel mese di agosto, sulla quale immagino che torneremo, quanto le difficoltà, i problemi che una materia così complessa e anche innovativa sta incontrando, (le norme che interessano i Comuni in particolare), nonchè le non tantissime novità,su questo concordo, della "Visco-Bersani", impongano necessariamente una riflessione su una materia che di per sé è in continua evoluzione.
Altre Regioni hanno varato, nel corso di questi otto anni in cui noi non abbiamo legiferato, due o tre leggi sulle quali sono tornati diverse volte; quindi credo che sia opportuno e di buon senso il rinvio in Commissione, dove approfondire la riflessione tentando anche di capire meglio quali sono le volontà del corpo sociale che attorno a queste cose si muove e che non sempre in questi mesi, ho questa sensazione, ha avuto le idee chiarissime.
PRESIDENTE.
Ha domandato di parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (Progetto Sardegna). Brevemente, a nome del Gruppo Progetto Sardegna, per dire che concordiamo sia con la proposta del Presidente della Commissione, onorevole Giagu, di rinviare il testo in Commissione, sia con la richiesta del consigliere Amadu di limitare i tempi della sospensione.
Io ritengo che nell'arco di dieci giorni in Commissione si possano audire anche le parti sociali, le associazioni di categoria, gli enti locali e i sindacati e, di conseguenza, avere un quadro più preciso anche delle modifiche da apportare, tenuto conto dell'esigenza di contemperare le diverse posizioni in campo. Questo non per cedere a pressioni, ma per essere imparziali, per essere di garanzia e di equilibrio per tutti. Non possiamo non tener conto del dibattito che c'è stato quest'estate e, probabilmente, dobbiamo rimediare ad alcuni errori. Credo quindi che il rinvio in Commissione sia d'obbligo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (La Margherita-D.L.). Presidente, brevemente, perché credo siano chiaramente emerse le ragioni che hanno motivato la mia richiesta. Non c'è dubbio che la Commissione lavorerà ed elaborerà le modifiche in tempi strettissimi; però è necessario, come ricordava qualcuno, riprendere un dialogo con l'esterno. Il dibattito ferragostano ha fatto emergere le diverse posizioni assunte dalle stesse associazioni; posizioni che si sono modificate tra l'inizio e la fine di agosto. Quindi è utile, per quanto mi riguarda, per quanto riguarda la Commissione che ha esitato la proposta all'unanimità, rivedersi e chiarire le posizioni; ma penso che sia utile per tutti, in particolare per chi usufruisce dei servizi del commercio. Ritengo inoltre che il rinvio in Commissione possa anche consentire una rivisitazione del testo per aggiornarlo alle esigenze che riscontriamo oggi, e che la Commissione, compatibilmente con i lavori dell'Aula, possa produrre un lavoro serio nell'arco di quindici giorni (parliamo di due settimane lavorative); successivamente sarà la Conferenza dei Capigruppo a decidere quando inserire il provvedimento all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio.
PRESIDENTE.
Ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore tecnico del turismo, artigianato e commercio. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta concorda sul rinvio in Commissione del testo di legge perché, come è stato già detto dall'onorevole Giagu e da altri consiglieri intervenuti, è necessario cogliere questa occasione per adeguarlo al decreto Bersani. In questa direzione si sta già lavorando sia in Commissione che negli uffici dell'Assessorato. E' stato già detto e anch'io vorrei ribadire che la Sardegna ha avuto la sua legge sul commercio otto anni dopo l'approvazione della decreto Bersani, in un contesto in cui si erano consolidate determinate posizioni tra loro contrapposte in quanto espressione di interessi differenti. Infatti alcune associazioni, l'ha già ribadito l'onorevole Giagu, tra l'inizio e la fine di agosto hanno manifestato opinioni diverse, perché esistono problemi differenti che devono essere risolti in modo equilibrato.
Concordo inoltre sul fatto che il testo debba ritornare in Aula entro breve termine perché ci sono altri punti della legge che devono essere modificati secondo il "Bersani", altrimenti potrebbero creare problemi ai commercianti.
Detto questo, vorrei dire all'onorevole Capelli che il Piano regionale per le grandi strutture di vendita, previsto dalla legge del 25 febbraio 2005, numero 5 "Disposizioni urgenti in materia di commercio", è stato approvato in Giunta e inviato alla Commissione competente.
CAPELLI (U.D.C.). Posso chiederle quando è stato inviato?
DEPAU, Assessore tecnicodel turismo, artigianato e commercio. Le chiedo scusa ma non ho i dati esatti, glieli farò ovviamente avere per quanto siano dati pubblici, pubblicati anche su Internet. Il problema è che quel Piano redatto secondo le disposizioni della citata legge numero 5/2005, a seguito dell'approvazione della legge numero 5 del 2006, va necessariamente adeguato alle norme di quest'ultima legge. Questo è quello che gli uffici stanno predisponendo, per cui lei in Commissione troverà il primo Piano per le grandi strutture, redatto sulla base delle disposizioni urgenti, e anche l'adeguamento del Piano alla legge numero 5/2006. Ugualmente in Giunta dobbiamo approvare i criteri per esempio per l'istituzione dei Centri di assistenza tecnica (CAT), previsti in legge e che richiedono una serie di adeguamenti che stiamo provvedendo a porre in essere attraverso la concertazione con le categorie interessate, sempre secondo quanto scritto in legge. L'Assessorato sta lavorando in questo senso, rispettando i tempi, e credo che a breve avrete tutti i risultati di questo lavoro.
In conclusione, io credo sia auspicabile il rinvio in Commissione al fine di rivedere la normativa e definire, possibilmente entro questo mese, le norme definitive.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, sta chiedendo la parola? Su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Sulle modalità di voto.
PRESIDENTE. Si vota per alzata di mano, onorevole Capelli, come previsto dal comma 5 dell'articolo 86 del Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). Non posso chiedere il voto elettronico?
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, come le ho già detto, il Regolamento prevede che sulla materia sospensiva si voti per alzata di mano.
Onorevole Amadu, anche lei chiede la parola. Su che cosa intende intervenire?
AMADU (U.D.C.). Ribadisco la mia richiesta che, qualora si approvi la proposta di rinvio in Commissione, si stabilisca un termine non superiore ad un mese per la discussione in Aula.
PRESIDENTE. Se il Consiglio è d'accordo si può votare la proposta del relatore della Commissione, onorevole Giagu, che ha proposto un termine di quindici giorni. Ovviamente l'esame in Consiglio sarà poi frutto della programmazione trimestrale dei lavori del Consiglio decisa dalla Conferenza dei Capigruppo.
Metto quindi in votazione la proposta di rinvio in Commissione della proposta di legge numero 246/A, con l'impegno della Commissione ad esitare il provvedimento nei prossimi quindici giorni. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.
Discussione generale del testo unificato 44-138-223/A: "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura" - della proposta di legge: Biancu - Addis - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cocco - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali". (44/A), della proposta di legge: Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano: "Istituzione di una rete museale dell'emigrazione" (138/A) e del disegno di legge: "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura" (223/A).
PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca l'esame del testo unificato 44-138-223/A.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, il presente testo di legge nasce dall'esame congiunto di tre distinti provvedimenti, il disegno di legge numero 223 e le proposte di legge numero 44 e 138. Considerato che il disegno di legge presentato dalla Giunta è, di fatto, una legge quadro e che le due proposte di legge invece rappresentano due proposte per la promozione di tipologie museali specifiche e particolari, la Commissione ha assunto come testo di base, nel lavoro di unificazione dei tre testi, il testo della Giunta, che poi ha proceduto ad integrare debitamente con tutti gli aspetti fondamentali contenuti nelle altre due proposte di legge.
La Commissione, oltre alle numerose modifiche di dettaglio, ha ritenuto opportuno introdurre ex novo l'articolo 19 che riguarda i contributi regionali alle attività culturali e scientifiche di particolare rilievo.
L'esame dell'ottava Commissione, cui hanno contribuito fattivamente tutti i commissari, della maggioranza e dell'opposizione, si è concluso con l'approvazione del testo unificato senza voti contrari. Il lavoro è stato intenso anche perché il testo, oggi all'esame del Consiglio, rappresenta in qualche modo uno spartiacque tra il passato e il futuro nella gestione dei beni culturali, intesi in senso ampio, in Sardegna.
L'ottava Commissione ha esaminato con attenzione e grande senso di responsabilità il merito del provvedimento. A tal fine si è adottato un metodo di lavoro piuttosto incisivo, basato sulla conoscenza diretta delle piccole e grandi realtà territoriali.
Prima di iniziare il lavoro di analisi dei testi di legge si è infatti deciso di effettuare una serie di sopralluoghi presso i musei, i siti archeologici e le biblioteche presenti nell'Isola. La visione diretta dei luoghi ed il confronto con gli operatori che da anni, e in alcuni casi da decenni, lavorano nel settore dei beni culturali ha consentito alla Commissione di maturare una visione di insieme dei problemi, in particolare di quelli legati alla gestione e, quindi, di portare il massimo contributo nell'elaborazione finale del testo di legge
Il lavoro legislativo non poteva prescindere, secondo noi, da un esame attento, da una conoscenza approfondita della realtà e dello stato dell'arte nel quale si trovano attualmente i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura in Sardegna. Una realtà eterogenea, caratterizzata da luci ed ombre che, in molti casi - ci teniamo a dirlo, ci tengo a dirlo - è sopravvissuta esclusivamente grazie alla passione ed alla professionalità dei tanti operatori che da anni si dedicano alla salvaguardia di questo vasto patrimonio che, evidentemente, risente dell'assenza di una normativa adeguata alla natura dei problemi sorti ed aggravatisi negli anni.
In questo senso è convinzione diffusa della Commissione che le future scelte regionali, a partire dalla creazione di un sistema unico museale, dovranno tener conto da un lato delle esigenze di chi ha offerto nel passato servizi caratterizzati da standard qualitativi e professionali elevati e, dall'altro, garantire a coloro che sono rimasti indietro, e sono tanti, e a coloro che oggi si affacciano in questo settore, la possibilità di superare le difficoltà e di far parte a pieno titolo di questo sistema. Appare per questo improcrastinabile la necessità di un serio piano di investimenti affinché tutte la realtà siano messe nelle condizioni di raggiungere gli standard minimi di qualità previsti per essere inclusi, appunto, nel nuovo sistema che si va costruendo.
Particolare attenzione, inoltre, dovrà essere posta affinché gli operatori che da anni ed anni lavorano nel settore con contratti, cosa gravissima, gravissima, costantemente precari e, cosa ancora più grave, molto spesso, a causa della esiguità delle risorse finanziarie, con retribuzioni inferiori rispetto ai ruoli professionali svolti e scritti nel contratto, abbiano la garanzia del futuro lavorativo.
Così come non si può pensare che questo sistema possa nel medio, breve o anche lungo termine autofinanziarsi per ciò che concerne la gestione. Il sistema dei beni culturali, in Sardegna come in tutta Italia, non ha la possibilità per le sue caratteristiche di autofinanziarsi e quindi rinunciare all'intervento pubblico; l'intervento pubblico è necessario per la natura e le finalità di questo sistema, perciò dobbiamo adoperarci perché queste risorse siano sempre adeguate e siano, come dire, garantite a tutte le realtà territoriali.
Le strutture museali, con le aree e i siti culturali, sono oggi nell'Isola circa centoottanta, cifra paragonabile a quella di Regioni con risorse e numero di abitanti maggiori. L'assenza di una seria pianificazione regionale, infatti, ha determinato una diffusa ripetitività dell'offerta culturale, il moltiplicarsi di strutture con scarse risorse ed uno squilibrio nella distribuzione territoriale. E' una realtà molto importante perché oltre alle finalità che persegue occupa, soltanto attraverso i progetti finanziati dalla Regione 818 lavoratori, di cui 500 nei musei e 318 negli archivi e nelle biblioteche.
I musei e i siti sardi sono in grande maggioranza ancora poco visitati; i visitatori sono in preponderanza turisti e, quindi, esiste il problema del limitato coinvolgimento dei residenti dovuto probabilmente alla mancanza, nella gran parte dei casi, di una programmazione stabile delle iniziative culturali, espositive e didattiche, ostacolata dalla carenza di risorse e di personale che, seppur professionalizzato, nella maggioranza dei casi necessità di un serio piano di aggiornamento e formazione continua.
Domina quindi un modello di museo-contenitore, con cose rare e molto preziose, però statico e scarsamente proiettato all'esterno.
Quindi l'emanazione di una legge organica sul settore è un impegno significativo per la XIII legislatura, un passo obbligatorio ed urgente che qualifica la Giunta e l'intero Consiglio regionale. L'obiettivo è quello dotare la Regione di uno strumento normativo e di programmazione che definisca le funzioni e i compiti regionali e degli enti locali in materia, assicuri prospettive di sviluppo economico e coordinato all'intero comparto e porti avanti il processo dell'esercizio dell'autonomia anche nell'ambito dei beni culturali e dei luoghi della cultura.
Si tratta, quindi, di un testo assai complesso che disciplina in modo organico una materia sulla quale da anni si cerca di legiferare, nel rispetto di quanto già esiste, nelle diverse realtà territoriali, luoghi di esperienze che hanno prodotto risultati interessanti dal punto di vista della valorizzazione dei beni culturali, specie di quelli archeologici, museali, librari e archivistici.
Il patrimonio culturale della Sardegna rappresenta, non soltanto per i sardi, una risorsa di inestimabile valore. L'insieme dei beni culturali e paesaggistici della nostra terra racconta della storia di un popolo che da sempre è stato al crocevia del Mediterraneo, al centro di scambi con i paesi che su questo mare si affacciano. Si configura quindi come un tessuto di straordinaria ricchezza, la cui originalità e specificità sono il risultato del sovrapporsi di millenarie stratificazioni e contaminazioni di civiltà e culture.
Per questo motivo è urgente salvaguardare questa ricchezza, è urgente che il Consiglio regionale approvi quanto prima la proposta in esame. Per questo motivo concordo anche con il punto di vista della Giunta secondo cui perseguire la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale della Sardegna è non solo un'esigenza per i suoi abitanti ma anche un impegno etico e politico prioritario, dal momento che costituisce un aspetto importante dell'identità del popolo sardo e, come tale, riveste interesse centrale per un'azione di governo che poggi sui fondamenti della specialità e dell'autonomia.
In quest'ottica, il presente provvedimento di legge apre le porte ad una politica di sviluppo che non consideri i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura come oggetto di azioni settoriali, esclusivamente indirizzate al potenziamento del settore turistico certamente molto importante, ma li veda innanzi tutto come emblema della storia e dell'identità dei sardi, come risorsa culturale fondamentale da conoscere, salvaguardare, necessaria per la crescita dei sardi e per un rafforzamento, anche, della cittadinanza attiva di ciascuno di noi.
L'obiettivo è quello di creare le premesse per una politica di tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale materiale ed immateriale della Sardegna, inteso come fattore di crescita civile, sociale ed economica soprattutto per quanto riguarda le zone interne, zone nell'ambito delle quali si ritrovano i più grandi e più importanti siti culturali, in particolare archeologici, della nostra Isola, nelle quali le amministrazioni locali da tempo cercano di investire in questo settore, pur nell'esiguità delle risorse.
Il testo all'attenzione del Consiglio, peraltro, va oltre e disciplina le attività di fruizione e valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura, secondo quanto stabilito dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo del 22 gennaio 2004, numero 42, e alla luce dei mutamenti intercorsi nel quadro normativo statale che ha riformato il Titolo V della Costituzione in materia di competenze fra Regioni, Province e Comuni.
A seguito di questi importanti mutamenti normativi nazionali, si è avuta una sostanziale modifica della normativa regionale di riferimento che ha portato all'istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali, alla regolamentazione delle Unioni di Comuni e Comunità montane per l'esercizio associato di funzioni, nonché al conferimento di funzioni e compiti agli enti locali, rendendo finalmente operativo il processo di decentramento dei poteri e delle funzioni dello Stato alle Regioni e agli enti locali così come previsto dall'articolo 117 della Costituzione. Questo ha reso possibile, per la Regione, forme speciali di autonomia e intese pattizie di coordinamento tra Stato, Regione ed enti territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale con un conseguente assetto pluralista dei pubblici poteri in materia.
In particolare, il presente provvedimento persegue l'obiettivo dell'ampliamento delle funzioni della Regione nell'ambito di un sistema di gestione dei beni culturali quanto più possibile pluralista ed integrato, fondato sulla valorizzazione della dimensione territoriale del patrimonio, che assicuri l'esercizio unitario e coordinato delle funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio stesso. L'intento è quello di costruire fra tutti i soggetti interessati ai diversi livelli dei processi di condivisione, di progettualità e di azioni comuni, all'interno dei quali un ruolo di particolare rilievo è assegnato proprio agli enti locali di cui viene riconosciuta la centralità e il ruolo di coordinamento e di gestione tra patrimonio culturale e contesto paesaggistico-territoriale.
Il provvedimento approvato dalla Commissione delinea una politica regionale in materia di patrimonio culturale, ne definisce i principi, le finalità e gli atti programmatori nell'ambito di una strategia coerente che si compendia nei seguenti principali punti: definizione delle funzioni della Regione; introduzione dei piani provinciali e del piano triennale regionale per i beni culturali; creazione di un sistema museale e di un sistema bibliotecario regionale; previsione di standard minimi di qualità e di servizio; istituzione di due organismi tecnico-scientifici; creazione di un sistema informativo; promozione degli scavi archeologici e paleontologici d'intesa con l'università; promozione e realizzazione di iniziative di valorizzazione e sviluppo dell'arte contemporanea.
Il testo, inoltre, si propone modelli organizzativi e gestionali di tipo sistemico, basati sul coordinamento, sulla cooperazione e sulla condivisione di professionalità e servizi sulla scorta di esperienza già realizzata nell'ambito delle biblioteche ed idonea a una migliore e più adeguata efficienza della gestione e valorizzazione del patrimonio.
Le tipologie organizzative importanti, su cui bisogna richiamare l'attenzione, previste per creare questo sistema sono il sistema museale e il sistema bibliotecario regionale.
Nel sistema museale regionale, che è una vera e propria rete, accanto ai musei vengono previsti dei nuovi e importanti istituti particolarmente idonei a valorizzare il patrimonio culturale della Sardegna: i parchi archeologici e gli ecomusei. I parchi archeologici e storici, così come definiti nella legge, in un contesto come quello sardo caratterizzato dalla discriminazione dei beni storici e archeologici su vaste aree territoriali, rappresentano uno strumento particolarmente adatto alla organizzazione territoriale del patrimonio ai fini della sua gestione e valorizzazione. Per definire al meglio l'istituto degli ecomusei, un'altra tipologia molto importante per la Sardegna, delineata all'articolo 11 del testo unificato, è stata fondamentale la proposta di legge presentata dal Gruppo de La Margherita al quale va l'indubbio merito di aver posto all'attenzione del Consiglio regionale la necessità di integrare i progetti di valorizzazione del patrimonio culturale e naturale della nostra Regione all'interno delle strategie di sviluppo economico e sociale e delle politiche regionali di pianificazione territoriale. Da ciò nasce la proposta di istituire gli ecomusei come strumenti di valorizzazione diffusa e "dal basso" della cultura e delle tradizioni locali presenti in Sardegna.
Un'ulteriore forma di aggregazione e di cooperazione tra i musei, che è una novità rispetto al panorama, e gli istituti equiparati in legge, è quella delle reti regionali tematiche. Tra quelle che potranno essere costruite una, secondo la Commissione, riveste una primaria importanza: la rete museale regionale dell'emigrazione. Posto che il fenomeno migratorio rappresenta una parte molto importante della nostra storia, che non si può dimenticare, monito per le classi dirigenti, scuola per le generazioni di oggi e di domani, patrimonio da valorizzare per il bene della Sardegna, questa rete costituirà una realtà importante per la nostra Isola. Per questa ragione, pur nell'ambito di una legge quadro che per i suoi caratteri di generalità non considera specifiche tipologie e contenuti degli istituti culturali, la Commissione ha ritenuto necessario integrare adeguatamente l'importante sollecitazione contenuta nella proposta di legge presentata dal Gruppo dei Riformatori sull'istituzione di una rete museale dell'emigrazione.
Per ciò che concerne il sistema bibliotecario regionale, si deve dire che la novità importante in questo settore è la razionalizzazione legislativa, indispensabile al fine di recepire i principi del Manifesto dell'Unesco per le biblioteche pubbliche, Manifesto del '94, nonché quella di rafforzare il coordinamento a livello regionale e il ruolo degli enti locali per consolidare e sviluppare l'esistente dando il massimo impulso ai fattori di servizio, agli utenti e alla organizzazione di rete.
Concludo, Presidente, con l'auspicio che questo Consiglio regionale affronti il lavoro, rispetto a questo provvedimento, con lo stesso spirito che ha caratterizzato i lavori della Commissione e che quindi, alla fine dei lavori, si possa avere un testo decisamente migliore di quello pervenuto in Aula, per consentire effettivamente uno sviluppo opportuno e necessario del sistema dei beni culturali in Sardegna.
PRESIDENTE.
E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ricordo che il tempo a disposizione per l'intervento è di venti minuti e che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, nel progetto di legge concernente le modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione, approvato nel 2001, il settore dei beni culturali ed ambientali costituisce quanto alla tutela oggetto di legislazione esclusiva dello Stato e quanto alla valorizzazione, unitamente alla promozione ed organizzazione di attività culturali, oggetto di legislazione concorrente regionale, ex articolo 117 commi 2 e 3. Il quadro, però, non è privo di margini di incertezza, tali da rendere ancora in parte indeterminata l'individuazione dei ruoli dello Stato e degli altri livelli di Governo nell'attuazione della norma costituzionale citata.
Per vari ordini di problemi la soluzione resta, di fatto, affidata all'evoluzione della legislazione in materia e agli apporti della giurisprudenza costituzionale. Sulla nozione costituzionale di "bene culturale" il dibattito è contrassegnato da dispute e contrapposizioni per gli effetti che, sulla sfera delle competenze riconosciute alle Regioni, possono discendere dall'accoglimento di una nozione più o meno ampia. Dispute e contraddizioni dovute anche alla necessità di dare contenuti certi alle nozioni di tutela e di valorizzazione, al fine anche di stabilirne oltre i confini reciproci anche i confini, se esistono, con la nozione di gestione.
L'espressione "bene culturale" non compare nella Costituzione del 1948 né all'articolo 9, che pure dedica alla materia disposizioni sulla cui base poi la Corte costituzionale è pervenuta all'affermazione del carattere primario della tutela costituzionale del patrimonio storico ed artistico della Nazione, né all'articolo 117 tra le materie attribuite alla potestà legislativa concorrente delle Regioni. Utilizzata a partire dai primi anni 50, in documenti pattizi di diritto internazionale, l'espressione è penetrata prima negli statuti delle Regioni ordinarie e, successivamente, nella legislazione di settore (si pensi alla legge istitutiva del Ministero dei beni culturali ed ambientali), senza che tuttavia venisse data in quelle sedi una nozione di bene culturale, che invece si ricava da un atto non legislativo e, segnatamente, da una delle dichiarazioni enucleate dalla relazione con la quale la Commissione Franceschini, che era stata nominata nel '64 per fare proposte sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico della Nazione, concluse i propri lavori.
In quella sede, vennero date nozioni molto ampie sia di patrimonio culturale della Nazione, al quale si ricondussero tutti i beni aventi riferimento alla storia della civiltà, e sia di bene culturale, intendendosi come tale, al fine del suo assoggettamento alla disciplina vincolistica, oltre ai beni di interesse storico, artistico, archeologico, ambientale, paesaggistico, archivistico e librario, anche ogni altro bene che costituisca testimonianza materiale avente valore di civiltà.
Una nozione quindi aperta di bene culturale che pone l'accento non sul pregio estetico ed artistico del bene, ma sul fatto di costituire, lo stesso, testimonianza e quindi entità rappresentativa di momenti di una civiltà nel suo essere storia.
L'introduzione di una nozione normativa di bene culturale si deve al legislatore delegato che, in occasione delle deleghe di attuazione della legge 15 marzo 1997, numero 59, ha dato una nozione sintetica di bene culturale, intendendo come tali quelli che compongono il patrimonio storico, artistico, monumentale, demo-etno-antropologico, archeologico, archivistico e librario e gli altri che costituiscono testimonianza avente valore di civiltà così individuati in base alla legge. L'ampiezza di questa definizione non è senza effetti; in linea infatti con quella funzione sociale che si riconosce ormai concordemente al bene culturalecome strumento di elevazione culturale per la società, essa consente l'inclusione di ulteriori categorie di beni e, segnatamente, sia di quei beni che sono privi di un supporto materiale, mi riferisco ai cosiddetti "beni culturali e attività" quali le tradizioni popolari e folcloristiche che, al pari dei beni dotati di un supporto materiale, ben possono costituire testimonianza della storia e della civiltà e sia dei beni dell'arte e dell'architettura contemporanea, con un ulteriore effetto, l'ampliamento dello spazio d'intervento regionale, cioè, in quanto entrambe le tipologie di beni, proprio perché prive del connotato della storicità o della materialità, non possono essere sottoposte alla tutela vincolistica, il che significa che esulano dall'ambito di operatività della funzione di tutela riservata allo Stato, per essere attratte in quello della valorizzazione di competenza concorrente. Successivamente il legislatore, in sede di redazione del Testo unico in materia di beni culturali ed ambientali, ha fatto la scelta di non accogliere quest'ampia definizione di bene culturale, sottolineando l'esigenza del supporto della materialità e della storicità.
La riserva allo Stato della funzione di tutela va letta nel senso dell'attribuzione allo stesso del compito di intervenire, in via generale, al fine di garantire, attraverso una disciplina unitaria della proprietà, del godimento da parte dei rispettivi proprietari e della fruizione da parte della collettività e, in definitiva, attraverso criteri unitari di tutela, la primarietà dell'interesse alla tutela dei beni culturali e dei beni paesaggistico-ambientali, con possibilità, va ribadito, per le Regioni di intervenire nell'ambito delle materie e competenze loro attribuite.
Strettamente collegata alla funzione di tutela è quella di valorizzazione, ove per valorizzazione si intendono non soltanto interventi volti ad assicurare agevolazioni ed esenzioni fiscali ai proprietari di beni culturali ed ambientali e alle cosiddette forme di mecenatismo culturale, ma anche interventi e quindi misure contributive finalizzate al restauro, al recupero degli stessi, alla promozione di una più razionale e partecipata fruizione sociale, attraverso misure volte alla predisposizione di servizi ed altre utilità per la collettività.
Interventi di tal genere costituiscono momento qualificante di una corretta e razionale funzione di tutela e conservazione, una nozione quindi ampia quella di valorizzazione che comprende anche quelle funzioni di gestione volte ad assicurare la fruizione collettiva dei beni culturali ed ambientali e perciò stessa priva di un'autonomia concettuale rispetto a quella di valorizzazione. Con l'attribuzione alle Regioni delle funzioni di valorizzazione si è data una risposta positiva alle istanze di maggiore autonomia regionale in materia, coerentemente, del resto, al rapporto di necessaria integrazione che intercorre tra la funzione di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e le politiche locali relative all'assetto del territorio, alla disciplina del turismo, del commercio, dell'istruzione e della tutela delle minoranze linguistiche.
La funzione di valorizzazione costituisce infatti il veicolo perché i beni culturali ed ambientali diventino risorse per il territorio sul quale insistono e, come tali, capaci di generarne ulteriori in termini economico-sociali. Tra tutela del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale e sviluppo socio-economico di un territorio esiste, a ben vedere, una connessione profonda. Una razionale politica culturale, paesistico-ambientale consente infatti uno sviluppo economico sociale più equilibrato, così come il raggiungimento di quest'ultimo postula necessariamente una gestione sostenibile delle risorse naturali e culturali, la cui limitatezza ed esauribilità è un dato ormai acquisito alla moderna coscienza sociale che le concepisce come beni economici.
Sino ad oggi il settore dei beni culturali e degli istituti della cultura è stato oggetto di interventi normativi molto frammentari, quando invece è necessario un quadro normativo di riferimento, in particolare riguardo alla definizione delle competenze regionali e degli enti locali in materia. L'assetto del sistema dei beni culturali, così come si manifesta attraverso il Codice dei beni culturali e del paesaggio, il decreto legislativo numero 42 del 2004, attribuisce spazi rilevanti all'iniziativa dell'articolato sistema delle autonomie locali ed alla cooperazione tra Stato e Regioni e amplia la sfera delle competenze regionali in materia di tutela e valorizzazione, riconoscendo, da un lato, la stretta relazione dei beni culturali con il loro contesto territoriale, dall'altro l'opportunità dell'integrazione dei diversi attori istituzionali coinvolti nell'esercizio delle relative funzioni.
In quest'ottica, si mira alla creazione di un sistema regionale degli istituti e dei luoghi della cultura comprendente i musei, compresi quelli dedicati ai temi dell'emigrazione, parchi archeologici, ecomusei, biblioteche ed archivi storici; sistema fondato sulla cooperazione delle strutture, sull'incremento della qualità dei servizi e sulla valorizzazione delle professionalità degli operatori.
In particolare, mi vorrei soffermare sul sistema bibliotecario per il quale non condivido la scelta di inserimento in tale contesto. Ritengo che sarebbe stata opportuna e necessaria un'attenzione diversa che portasse ad esitare una legge organica di settore avendo, la Regione Sardegna, competenza primaria sulle biblioteche di ente locale ed essendo l'unica Regione d'Italia a non averla ancora prodotta. La storia bibliotecaria sarda ha seguito un percorso diverso rispetto alle altre regioni italiane, il dibattito politico-culturale inizia ad aprirsi soltanto alla fine degli anni '70, l'unico intervento normativo è del 1950 ed ha soli contenuti finanziari. Ciò che di positivo è stato fatto in Sardegna seppure con notevole ritardo, giova sottolinearlo, lo si deve al trasferimento dei tecnici statali della Sovrintendenza dei beni librari alla Regione sarda con delega all'esercizio delle funzioni amministrative che ancora residuavano alla competenza statale.
La politica di intervento degli Uffici beni librari ha avuto, in tutti questi anni, l'obiettivo di realizzare un servizio bibliotecario documentario regionale su tutto il territorio della Regione, cercando di rendere unitario, come tendenza, l'insieme delle varie istituzioni bibliotecarie presenti, promuovendone la nascita dove risultavano assenti, sostenendo lo sviluppo in termini di qualità-offerta, puntando alla differenziazione dei servizi, concependo il servizio come un tutto organico ed allo stesso tempo differenziato, garantendo l'indipendenza e l'autonomia dei vari istituti in grado di rispondere, in ogni punto del territorio, alle domande reali e potenziali degli utenti e, quindi, di collegarsi alle varie reti sia a livello regionale che nazionale.
Le difficoltà incontrate dall'Ufficio beni librari della Regione sono state notevoli proprio per l'assenza di una normativa di riferimento, pur tuttavia l'Ufficio ha cercato di lavorare esercitando la tutela, avendo fatto proprie le funzioni della Sovrintendenza, avviando il recupero del patrimonio storico presente nelle biblioteche più antiche, pubbliche e private, coordinando le linee di sviluppo della politica bibliotecaria nel suo insieme, indipendentemente dalla posizione giuridica degli istituti ricadenti nell'ambito territoriale (oggi 270 comuni su 280 hanno una biblioteca aperta al pubblico), ed infine svolgendo un'azione di consulenza tecnica e finanziaria.
I primi passi per poter realizzare un servizio bibliotecario, che potesse soddisfare le aspettative della popolazione ed accrescere l'approfondimento culturale in un progetto complessivo di gestione dell'informazione, sono stati fatti più dagli operatori di biblioteca illuminati e sensibili che dalla classe politica regionale. Dopo il superamento del modello di biblioteca come centro culturale polivalente, in virtù anche delle contrazioni di spesa, le risorse finanziarie sono state orientate verso i servizi informativi al pubblico, la pubblica lettura, la sperimentazione e l'adozione di nuove tecnologie, cioè verso un modello di biblioteca che avesse in primo piano l'utente.
Ottimizzando le risorse sono stati avviati i cataloghi centralizzati ed automatizzati, in funzione di un catalogo collettivo sia a livello territoriale di sistema che regionale, in modo da poter avere un recupero funzionale ed efficiente delle informazioni. La mancanza di una legge è sempre stata, soprattutto per gli operatori, un freno allo sviluppo; mancanza che è stata denunciata in più convegni dove è emersa la convinzione che la cooperazione è un metodo di lavoro obbligato per tutte le istituzioni bibliotecarie, sia pubbliche che private, statali e di ente locale. Oggi le condizioni per un intervento adeguato nella politica culturale della Sardegna sono più che mature; ecco perché sono convinta che il settore avrebbe meritato ben altra attenzione con una apposita e distinta legge quadro.
Alla biblioteca, concepita come un servizio pubblico, deve essere data la possibilità di promuovere ed attuare, a diversi livelli, forme e strumenti di cooperazione in accordo con gli altri comuni e le province sulla base di norme regionali. Compito di un sistema bibliotecario regionale integrato deve essere quello di essere razionalizzato, programmato e contemporaneamente delegato ed articolato, al fine di offrire una risposta adeguata al bisogno di istruzione e di cultura oggi più che mai sentito a livello periferico. La sua funzione è quella di rendere la biblioteca uno strumento efficace ed efficiente che, attraverso l'analisi del territorio, si rivolga non solo ai suoi utenti abituali ma anche al suo pubblico latente.
Un sistema, in sintesi, articolato ed integrato di servizi bibliotecari sul territorio con un programma che comprenda non solo le biblioteche di ente locale, ma tutte le strutture culturali presenti come biblioteche scolastiche, universitarie, di sedi vescovili e via dicendo. Attraverso la pratica della cooperazione si riconduce l'insieme dei servizi ad unitarietà di fini e di metodologie tecniche e gestionali tra enti giuridicamente diversi. Con la programmazione bibliografica si evitano gli sprechi, con la pianificazione si attua la piena utilizzazione delle risorse disponibili, oggi disperse tra competenze e servizi diversi, e il riequilibrio fra le differenti aree per un collegamento fra il settore della pubblica lettura e quelli complessivi del diritto allo studio, dell'educazione permanente e della cultura.
Alle biblioteche, attraverso strumenti normativi e risorse finanziarie certe, deve essere data la possibilità di essere presenti attivamente sul territorio e di servire da stimolo alla produzione culturale locale assicurandone la diffusione. Avviandomi a concludere, rilevo che si sarebbe potuto benissimo fare a meno di due organismi pletorici come l'Osservatorio regionale dei musei e l'Osservatorio regionale delle biblioteche, un inutile appesantimento; soprattutto mi chiedo quale sarà realmente la loro funzione alla luce dall'atteggiamento della Giunta ma, in particolare, del suo Presidente che persiste nel decidere in totale solitudine nella convinzione di essere sempre e comunque nel giusto, quasi fosse il depositario di un mandato esclusivo del corpo elettorale.
Ma quale funzione consultiva e propositiva potranno mai avere questi osservatori se già non si tiene conto del parere consultivo delle Commissioni consiliari! Le associazioni di categoria, le parti sociali vengono costantemente e totalmente ignorate; da un Presidente che non si confronta con la sua stessa maggioranza che cosa ci possiamo aspettare?
Sorge quindi spontaneo e legittimo il dubbio che la funzione di questi organismi sia, più che altro, quella della gratificazione dei suoi componenti attraverso l'elargizione dei gettoni di presenza. D'altronde, questa maggioranza ha già dato dimostrazione, anche con la recente legge di riforma degli enti agricoli, di essere particolarmente sensibile e disponibile alla moltiplicazione delle poltrone. Concludo, sottolineando che bisogna assolutamente dare corpo al sistema delle autonomie locali, valorizzandone il ruolo con l'attribuzione di compiti di programmazione e coordinamento nei rispettivi territori ma, soprattutto, attraverso il trasferimento delle risorse finanziarie necessarie ed indispensabili per l'esercizio delle nuove funzioni attribuite, funzioni che non possono essere solo sulla carta, ma devono essere effettive.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Cerina. Ne ha facoltà.
CERINA (Progetto Sardegna). E' con piacere che intervengo a sostegno di un provvedimento di legge che spero segni l'inizio di una serie di interventi legislativi riguardanti il settore della cultura. Voglio cominciare questo mio intervento con una citazione che il professor Lilliu fece nel 1988: "I reperti di qualsiasi genere acquistano maggior valore storico e migliore evidenza culturale quando siano ricollocati e mostrati nel terreno e nell'umore ambientale che li ha espressi in origine". Citare il professor Lilliu vuol dire dare anche un riconoscimento a un grande studioso che ai beni culturali ha dedicato lunghi e operosi anni e una grande passione. I risultati, sul piano della ricerca e della valorizzazione dei nostri beni culturali, sono sotto gli occhi di tutti e a lui, come padre fondatore di una stagione di scoperta del nostro patrimonio culturale, dobbiamo certamente in questo momento rivolgere un pensiero riconoscente.
La citazione, se pure riferita ad un settore particolare, però può essere assunta come linea guida del progetto di legge oggi in discussione, nel senso che il bene culturale viene visto in un contesto regionale come riscrittura, come riordino di una realtà complessa e ricca che finora ha seguito un percorso, dobbiamo dire, volontaristico; ha seguito certamente la realizzazione di istituzioni culturali - penso ai piccoli parchi etnografici, ai parchi archeologici - affidate soprattutto alla passione di singoli o di enti locali che hanno voluto così preservare da sicura rovina resti importanti della nostra storia.
E allora, ricollocare nell'ambito territoriale, all'interno di un quadro di riferimento storico e culturale l'insieme variegato e ricco del nostro patrimonio culturale credo fosse una scommessa che, finalmente, siamo in grado di onorare. Il merito di questo provvedimento di legge è, dunque, quello di essere non una legge di settore, ma una legge complessiva, una legge che cerca di descrivere un sistema non semplice, complesso, in cui le due macrostrutture portanti sono quelle che riguardano i beni archeologici e culturali, anche in senso artistico, e quelle che riguardano i beni librari e archivistici, con un'inclusione importante: quella del paesaggio che in una concezione moderna non è più una realtà che è sotto i nostri occhi, a cui ci siamo abituati fino a non percepirla più, ma diventa anche esso, nella sua definizione e caratterizzazione umana, un fatto culturale.
Va dato merito a chi ha proposto l'istituzione dell'ecomuseo di porre proprio al centro di questa strategia nuova, moderna, il territorio, l'istituzione culturale che rappresenta, valorizza e comunica il paesaggio, la storia di una comunità, i segni, i marchi della sua identità, così come va dato atto, anche se in un settore diverso, a chi ha proposto la rete museale dell'emigrazione, un debito aperto con la nostra storia e con i nostri emigrati che già la legislatura precedente aveva avanzato e che Progetto Sardegna, Sardegna Insieme aveva promesso in sede elettorale. Una rete museale dell'emigrazione che si proietta in una dimensione internazionale secondo un criterio, un parametro che è della politica di questo Governo e che la legge sui beni culturali interpreta e mette in atto.
Il progetto di legge nasce in linea con la legge nazionale e si basa soprattutto su una ridefinizione, in senso più moderno, di due concetti: tutela e valorizzazione, dando loro un contenuto chiaro e rigoroso e precisando in modo univoco il necessario rapporto di subordinazione che lega la valorizzazione alla tutela, così da rendere la seconda, cioè la tutela, parametro e limite per l'esercizio della prima.
E' cioè una visione moderna del bene culturale che non è visto come un reperto, come un fossile, ma come qualche cosa che parla perché porta in sé, stratificati, i segni di un passato, la memoria storica, la memoria antropologica di una comunità, non più interpretato quindi come qualche cosa da conservare in un museo, ossificato, fruibile in modo parziale, ma come risorsa in un duplice significato: una risorsa culturale e una possibile risorsa economica.
Una risorsa culturale perché attraverso questi segni, attraverso il riordino, la messa a sistema, la comunicazione tra questi sistemi noi abbiamo l'occasione di dialogare col nostro passato, di dialogare con la nostra memoria e quindi di proporre un processo di crescita culturale che forse è la carenza più grande della nostra Regione, la disattenzione - dobbiamo riconoscerlo - che anche questo Consiglio, pur qualificato, ha per i problemi culturali. C'è meno passione, c'è meno interesse come se fosse un di più, non qualche cosa da costruire, non una risorsa intellettuale ma anche economica.
Sempre più - e questo lo evidenzia in una ricerca il CRENOS, che sta lavorando parallelamente alla valorizzazione di questi nostri beni culturali -coloro che vengono da fuori a visitare la nostra isola, richiedono viaggi culturali; e anche il turismo religioso può rappresentarne un segmento Un progetto educativo e formativo, dunque, che interessi non solo le scuole, ma la sensibilità degli operatori culturali, dei tour operators, di quelli che fanno politica. Io vorrei chiedere a ciascuno di voi che conoscenza diretta abbiamo dei nostri beni culturali.
Noi abbiamo avuto la fortuna, su proposta di Francesca Barracciu alla quale va dato il merito, di andare in ricognizione, nel corso di giornate afosissime del mese di luglio, in alcuni siti campione del nostro territorio per capirne le modalità di istituzione e di gestione. Beh, vi devo dire che l'esperienza è stata utilissima e che difendere e tutelare i beni culturali significa innanzitutto conoscerli, percepirli con una sensibilità e una coscienza diverse.
Questo provvedimento di legge ha avuto la fortuna di venire alla luce in un momento in cui la Regione vede ampliate le proprie competenze, ma è anche diffusa una coscienza ambientalista, una sensibilità diversa rispetto all'ambiente; questo è un dato sotto gli occhi di tutti.
Ma anche su questo fronte non dobbiamo lasciare che le cose vadano là dove ti porta il cuore. No! Occorrono una consapevolezza e un senso di responsabilità tali da far sì che i provvedimenti che noi stiamo approvando siano poi attuati al meglio. Fare leggi è difficile, è impegnativo, richiede impegno da parte di tutti, ma credo che attuarle sia molto più difficile.
Il problema della gestione credo sia la grande scommessa di questa legislatura. Stiamo facendo leggi di svolta, leggi radicali, leggi che cambiano la nostra concezione e il nostro rapporto con il territorio, la concezione della cultura, i rapporti che noi abbiamo con la Nazione e con il mondo. Ma siamo pronti a gestire e ad attuare al meglio queste leggi? Le professionalità che queste leggi richiedono ci sono? Se ne devono inventare nuove e si devono riqualificare le altre? Suona come campanello d'allarme per il centrosinistra un recente articolo di Salvatore Settis, un'autorità assoluta nel campo degli ambiti culturali, nel quale lo studioso dice che il centrosinistra, che nel programma elettorale ha promesso la modernizzazione dei beni culturali, in realtà corre il rischio ricalcando "impudicamente", così dice Settis, il peggior Tremonti, di farne ancora una volta scempio. Questo deve suonare preventivamente come un campanello di allarme per noi, perché ci attrezziamo immediatamente, parallelamente, affinchè questa gestione sia fatta con servizi, strutture, professionalità adeguate, ripeto, adeguate.
Devo dire una cosa, perché è bene non tacere (un campanello d'allarme lo sentiamo anche noi), e cioè che gli Uffici di tutela del paesaggio non sono sintonizzati fra di loro. La proposta di rete, che è dei beni archeologici, dei beni culturali - le biblioteche si sono già attrezzate e garantiscono la circolazione di comunicazione e il flusso delle informazioni - evidentemente non funziona a livello di Uffici di tutela; e voi sapete che l'Ufficio di tutela è l'ultimo tassello che può bloccare oppure incentivare l'attuazione di progetti che riguardano, appunto, il nostro patrimonio architettonico, culturale, paesaggistico e quant'altro.
Per questo io penso che ci voglia una diversa mentalità, che ci debba essere la consapevolezza che i funzionari, che gli operatori culturali sono al servizio del cittadino, non sono lì per dire no! Sono lì per orientarlo, per venire incontro alle proposte, anche se queste fossero distorte o male impostate. Forse, è in atto più un'azione di bloccaggio che un'azione di incentivazione; provveda chi di dovere e noi dobbiamo essere custodi attenti e responsabili della gestione di questi nostri beni culturali. Un altro problema attiene al fatto che questi provvedimenti di legge devono essere oggetto di una comunicazione diffusa. La concertazione, dice qualcuno, non è un fine, è un processo e cioè serve in quanto mette insieme parti distanti che progressivamente condividono un percorso. Condividono un percorso! Allora, è necessario comunicare con gli enti locali, comunicare con le scuole, comunicare con i cittadini, comunicare con gli operatori culturali e con le associazioni, perché tutti sappiano che stiamo vivendo una stagione diversa dove la responsabilità deve essere di tutti, non deve essere solo la nostra.
E io vorrei che questa strategia, perché di strategia culturale importante si tratta, presente nel testo in discussione, servisse a rassicurare quanti pensano - come ha recentemente titolato un quotidiano sardo - che "la nostra è un'isola di creatività ma senza strategie". Allora, io credo che forse dobbiamo lavorare insieme perché cresca questa cultura, questa consapevolezza di quello che siamo anche attraverso i nostri beni culturali, che muti una mentalità in linea con una prospettiva di modernizzazione, di confronto e di apertura internazionale.
Mi piace, a questo proposito, chiudere con una dichiarazione del direttore generale dell'UNESCO, Matsuura, che così definisce la cultura: "Patrimonio comune dell'umanità che prende forme diverse attraverso il tempo e lo spazio, si incarna nell'originalità e nella pluralità delle identità che caratterizzano i gruppi e le società che compongono l'umanità, è fonte di scambi, di innovazione e di creatività". Come apporto di identità e di peculiarità specifiche la Sardegna ha da dare al resto del mondo un contributo altissimo. Lavoriamo perché questo sia possibile.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, il testo unificato che definisce in modo organico le nuove norme sui beni culturali, disciplinando il settore di musei, biblioteche, archivi, parchi archeologici ed ecomusei, rappresenta - come ha affermato la relatrice, onorevole Barracciu - un momento straordinario di valorizzazione, conservazione, crescita e fruizione di questo enorme giacimento presente nella nostra Isola, fatto di preziose conoscenze, di produzioni artistiche di altissimo livello e di beni architettonici, archeologici e culturali.
Concordo con l'impostazione che questo testo di legge assegna a questi beni rappresentati, giustamente, come pietre miliari della vicenda umana, perché è su questi frammenti preziosi di storia che si è consolidata nei secoli l'identità della nostra Isola. Ed è, appunto, dalla corretta gestione dei beni culturali che dipende non solo la tutela di un patrimonio inestimabile che, come diceva prima l'onorevole Cerina, ci permette di dialogare con la nostra storia, ma anche l'opportunità di contribuire in modo creativo allo sviluppo economico dell'isola.
In Sardegna il problema della gestione dei beni culturali è importante perché è strettamente legato alla possibilità di dilatare la stagione turistica. Da tempo, infatti, si discute sulla necessità di considerare il turismo come risorsa da sfruttare dodici mesi all'anno; questo può avvenire se si decide di puntare seriamente sulla valorizzazione e utilizzazione del patrimonio storico, artistico ed ambientale, perché nell'isola queste due realtà sono strettamente connesse e presentano espressioni uniche per la specificità di forme e contenuti. Da qui l'esigenza di riflettere sulla promozione e la gestione di questo patrimonio che può rappresentare una straordinaria risorsa per l'economia sarda.
Questa è una delle ragioni di fondo che rendono importante questo provvedimento in discussione che, per la prima volta, delinea il sistema regionale dei beni culturali e degli istituti e luoghi della cultura, definendo funzioni e compiti della Regione e degli enti locali in un'ottica di crescita economica e occupazionale. E' interessante anche l'attenzione che viene riservata all'arte contemporanea; viene previsto infatti un preciso sostegno alla sua valorizzazione attraverso la ricerca e la sperimentazione artistica e la possibilità di acquisire al patrimonio pubblico una parte di queste nuove opere. In pratica, si ripropone una prassi che esisteva nel passato e che ha permesso di non disperdere, mantenendole nell'Isola e rendendole fruibili a tutti, una buona parte delle migliori opere di Ciusa Romagna, di Ballero, di Biasi, di Palazzi, di Delitala, di Floris, di Nivola, di Manca e di tanti altri artisti che rappresentano le basi portanti di una felice stagione artistica isolana.
La sperimentazione per l'arte contemporanea è la chiave di volta su cui comporre nuovi linguaggi. L'arte, si sa, segue da sempre l'evoluzione degli uomini, della loro cultura e cerca di ritrarne emozioni e contraddizioni attraverso nuovi linguaggi che, il più delle volte, parlano di situazioni individuali inserite, però, all'interno di memorie collettive. I prodotti artistici sono universali, appartengono cioè all'umanità perché sono il frutto dell'ingegno e della creatività degli uomini. Per questo è necessario che l'arte venga favorita nella sua crescita, per avere una sua estrinsecazione sempre più alta e globale. E' fondamentale offrire, quindi, agli artisti isolani un'occasione di confronto con altri mondi, con altre culture, con altre visioni della vita in modo da collegarli in maniera produttiva ai grandi filoni di ricerca europea e mondiale, per costituire uno scambio di esperienze che sicuramente sarà salutare per sprovincializzare la nostra arte e per farla maturare, favorendo in questo modo la nascita di nuove espressioni artistiche.
Un altro punto importante di questo testo di legge, ne ha già parlato chi è intervenuto prima, secondo me riguarda gli ecomusei. Su questo argomento specifico va ricordato che vi era una proposta specifica de La Margherita che è stata integrata all'interno di questo progetto di legge. Gli ecomusei rappresentano uno strumento importante per quegli enti locali che vogliono valorizzare, all'interno di una strategia di sviluppo economico e sociale, il patrimonio culturale e naturale della loro comunità.
L'articolo 11, che li disciplina, recita: "L'ecomuseo è un'istituzione volta a rappresentare, valorizzare e comunicare al pubblico i caratteri, il paesaggio, la memoria e l'identità di un territorio e della popolazione che vi è storicamente insediata…"; questo significa che questo strumento non è calato dall'alto, ma costruito e riempito di contenuti attraverso un coinvolgimento delle comunità locali interessate, delle varie istituzioni scolastiche che devono aderire attivamente ad un processo non soltanto conservativo della memoria storica del territorio, dei suoi saperi, delle sue espressioni materiali e immateriali, ma anche propositivo di attività rivolte ad un turismo diverso dal passato, che non aggredisce il territorio ma ricerca quei servizi e quelle produzioni locali che sono il frutto di un lungo processo di filtrazione comunitaria. E' importante inoltre l'assetto che il testo unificato stabilisce per l'intero sistema museale in cui è chiaro il ruolo della Regione e degli enti locali e il loro rapporto basato sulla cooperazione e l'integrazione dell'offerta culturale.
Accanto ai musei, oltre gli ecomusei, vengono introdotti i parchi archeologici da inserire nell'organizzazione museale regionale; il tutto viene messo in comunicazione in modo razionale e fruttuoso creando una vera rete unitaria museale della Sardegna rivolta a favorire la fruizione complessiva dei beni culturali. In questo modo si recupera un ritardo della Sardegna nella valorizzazione del proprio patrimonio archeologico.
Una novità interessante è data dal comma 6 dell'articolo 12 che prevede la possibilità che i musei possano istituire una rete museale dell'emigrazione, considerata la rilevanza del fenomeno migratorio; i sardi nel mondo, attraverso i circoli, tengono viva l'appartenenza culturale alla nostra comunità, per cui sono convinto che l'istituzione di una rete virtuale possa rappresentare non soltanto un cordone ombelicale fra la Sardegna e il mondo dell'emigrazione, ma una vera e propria rete di congiunzione culturale con questo mondo e, di conseguenza, rappresentare una grande risorsa per la nostra isola.
Nel Capo II vengono delineati i compiti delle biblioteche e degli archivi. Per queste strutture si pone con forza l'esigenza di consentire l'esplicazione di un diritto primario: l'accesso all'informazione, cioè il libero accesso alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all'informazione che deve essere garantito a tutti i cittadini. L'articolo 15 definisce il Sistema bibliotecario regionale, i sistemi bibliotecari territoriali e l'organizzazione dei servizi di coordinamento dei programmi di cooperazione bibliotecaria e afferma che il sistema bibliotecario isolano si ispira ai principi espressi nel Manifesto dell'Unesco per le biblioteche pubbliche.
Voterò quindi a favore di questo provvedimento di legge che il Consiglio sicuramente, durante il dibattito, saprà migliorare ed arricchire perché ritengo che possa rappresentare per la nostra isola in questo contesto storico una grande opportunità di sviluppo culturale ed economico.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non so se la mia sarà una voce fuori dal coro, ma certamente mi preme rilevare innanzitutto l'ovvietà delle considerazioni espresse dai colleghi del centrosinistra. L'onorevole Cerina, che è certamente persona di cultura, può insegnare a tutti quanti noi moltissime cose ma, di fronte all'ovvietà e alla banalità, ognuno di noi è portato a pensare che si voglia trasferire qui quella conoscenza, quella sensibilità che parrebbero esserci lontane. Vede, onorevole Cerina, lei ha fatto riferimenti importanti, ha citato il professor Lilliu, e subito dopo il suo collega Floris ci ha detto che siamo in grande ritardo come se non fosse stato fatto niente nella salvaguardia dei beni culturali. Io credo che così non sia, io credo che molto si sia fatto anche se forse in maniera disorganizzata, questo può essere e si evince dalla vostra relazione nella quale parlate di circa centoottanta strutture museali o pseudo-museali esistenti sul territorio e visitate, come ha detto la professoressa Cerina, a campione. Io sarei stato piuttosto rigoroso nel verificare di che tipo di strutture museali stiamo parlando, e quale contributo culturale queste strutture museali possono dare ai sardi e ai non sardi, a coloro che dovrebbero scegliere la Sardegna come luogo di acculturamento, come luogo di visione, come luogo di scoperta, come luogo di saperi nuovi. Io la Sardegna un pochino la conosco e posso dire che ci sono delle strutture museali, pseudo-museali che tutto possono fare fuorché cultura.
Troppi soldi della legge numero 37 del 1998 sono stati utilizzati in quella direzione, e non solo di quella legge, c'è stata la corsa ad avere il museo, che si tratti di musei archeologici, che si tratti di musei librari, che si tratti del museo degli strumenti musicali che è forse uno dei pochi che si distingue in un disordine generale. Mi sarei aspettato che in questo testo di legge si fosse puntato proprio su quei musei che hanno veramente qualcosa da dire.
Il titolo del testo unificato è piuttosto emblematico, infatti recita " Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi di cultura"; norme, genericamente norme, poi si pretende di portare ordine all'interno dell'articolato, quando non è disordine. Vedete, cari colleghi, io mi sono fatto un'idea di questo provvedimento e basta leggere un comma di questa legge per capire dove sta il problema, ma probabilmente sfugge a tutti quanti voi, ed è un problema che mi porterà a votare certamente contro questa legge, lo dico ovviamente a titolo personale.
Chi di voi ha avuto modo di leggere con attenzione questo articolato avrà visto che all'articolo 4 il secondo comma recita: "La Regione previa intesa con lo Stato", previa un'intesa con lo Stato, che ancora non c'è "esercita i compiti e le funzioni di sopraintentendenza regionale dei beni culturali".Cari colleghi, con questa norma si sta smantellando un sistema che vige dal 1872, stiamo smantellando le sopraintendenze. È questa la volontà? E' questo che si vuole fare? Perché se voi dite "previa intesa con lo Stato", questo mi fa pensare che ci sia già a monte un'intesa con lo Stato.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue DIANA.) Penso alle cinquecentosettanta persone circa che operano sia nelle sopraintendenze interprovinciali che nella sopraintendenza regionale che hanno salvaguardato, anche disordinatamente, forse, lo ripeto, un patrimonio immenso come quello archeologico, storico, architettonico, culturale, librario della Sardegna, e all'improvviso la Regione Sardegna dice che "previa intesa" intende attribuirsi tutti quei compiti e tutte quelle funzioni che fino adesso erano delegate o di stretta competenza delle sopraintendenze. La prima cosa che mi viene da pensare è che si vuole gestire un potere, cioè si vuole spogliare una parte per acquisirne la piena potestà e quindi avviare una gestione estremamente politica e non una gestione tecnica come fino adesso è stato. Io non trovo nulla in contrario alla stipula di intese con lo Stato, ci mancherebbe altro! Debbono essere ricercate anche in virtù delle risorse che vengono stanziate sia dallo Stato che dalla Regione; però, nel momento in cui si dice che la Regione, previa intesa con lo Stato, esercita i compiti, non si dice cioè che può esercitare, ma che esercita i compiti e le funzioni di sopraintendenza regionale dei beni culturali, per me ha un solo senso: si vuole smantellare il sistema fino ad oggi in vigore.
Se così non fosse, questo comma cadrebbe, non avrebbe ragione d'essere; ma, per come è impostato tutto l'articolato di questo progetto di legge, mi pare evidente che il sunto di tutto sia proprio il secondo comma dell'articolo 4. Ed è su questo che non sono d'accordo! E' proprio su questo che non sono d'accordo! Sono riuscito a capire che il ministro Rutelli ha qualche idea in questo senso. Non ne ha fatto mistero e non ne farà mistero, visto che voi ritenete che un comma come questo non possa essere impugnato dallo Stato! Io credo che questo sarà un altro motivo di impugnazione, perché ci sono dei beni che non possono essere considerati patrimonio solo della Regione Sardegna. E lo avete detto voi!
La professoressa Cerina ha citato l'Unesco, troppo abbondantemente citato forse in Sardegna! Perché alla fine, insomma, tutto ciò che c'è in Sardegna dovrebbe diventare patrimonio dell'umanità! Ma allora facciamo questo! Non è che deve diventare patrimonio dell'umanità il nuraghe di Barumini e gli altri nuraghi no! Non è che deve diventare patrimonio dell'umanità il pastoralismo delle zone interne del nuorese e non il pastoralismo di altre zone! Si tratta sempre di un patrimonio culturale! E sono d'accordo perché si faccia anche una battaglia in questo senso. Ma questa impostazione nasce da una visione, secondo me parziale, che sottintende la volontà di mettere mano ad un sistema, quello dei musei della Sardegna, priva di razionalità.
Il presidente Soru, qualche mese fa, nella ripartizione dei 24 milioni di euro per i poli museali della Sardegna, ha già identificato i siti e l'argomento dei quali debbono trattare questi musei. Salvo poi premiare la sua città di nascita, Sanluri, dimenticando che Sanluri è la morte del Medioevo in Sardegna. Se n'è dimenticato! Il Medioevo in Sardegna è morto a Sanluri! Si spoglia Oristano, guarda caso capoluogo del Giudicato d'Arborea e certamente molto più importante, per veicolare 1 milione di euro anche al museo di Sanluri. E' un bel connubio col museo di Villanovaforru! Dove, annualmente, centoventi, centotrenta forse anche centocinquantamila visite distolgono l'attenzione dei nostri giovani, dei nostri turisti dai veri ambienti culturali della Sardegna. Nel periodo in cui era aperta la mostra dei dinosauri, non c'è stata una scolaresca sarda che non sia stata veicolata a vedere i dinosauri. Un aspetto importantissimo della nostra cultura! Siamo tutti eredi, evidentemente, dei dinosauri! Non ci appartengono per niente! Non ci sono mai appartenuti!
Onorevole Barracciu, quel famoso 78 percento, , che lei menziona nella relazione e che, guarda caso, fa capo al 10 per cento delle strutture museali sarde significa che, fatto cento, settantadue vanno a visitare dieci musei. Il restante interessa il 28 percento. Questo significa che ci sono strutture museali in cui, probabilmente, la visita guidata o non guidata è quella di coloro che ci lavorano e che ci operano e che, sistematicamente, tutte le mattine mettono una firma! E' questo che vogliamo dai beni culturali in Sardegna? E' questo l'obiettivo che vi prefiggete con questo testo di legge? Io credo che non debba essere così!
Mi spaventa molto questo articolato, perché oltre a non dettare nessuna norma, ancora una volta - lo potete verificare leggendo l'articolato - accentra i compiti e i poteri nelle mani della Regione e i compiti residuali li lascia agli altri enti locali. Perché di compiti residuali si tratta!
Si è parlato di libri; e l'onorevole Lombardo bene ha detto sul fatto che l'aspetto librario andava stralciato da questo provvedimento. Non ha nessun senso! Le biblioteche, per esempio, sono una moltitudine infinita; pensate che solo nella provincia di Oristano, ufficiali, ce ne sono circa centocinquanta! Centocinquanta biblioteche, solo in provincia di Oristano; in provincia di Nuoro credo ce ne siano più di duecento! Per il resto del territorio sardo lascio fare i conti a voi. Certo, è una cosa bellissima, salvo verificare chi sono i famosi fruitori di queste biblioteche! Perché vedete fruisce della biblioteca, fruisce di Internet chi, da ragazzo, è cresciuto, perché gli è stato inculcato, con la voglia di apprendere, con la voglia di conoscere. Ma, quando questo interesse non c'è, la voglia di conoscere diventa la voglia di vedere i cartoni animati a Villanovaforru, la mostra dei dinosauri, insomma!
Non vi potete neanche "riempire la bocca" più di tanto per la scelta dell'ecomuseo, che sa tanto di ecomostro per quanto mi riguarda, e per la salvaguardia ambientale. Ne parliamo ancora, nonostante non siano neanche ultimate le polemiche sul Piano paesaggistico regionale. Ma, sulla salvaguardia dell'ambiente in linea di principio siamo tutti d'accordo, è su comeattuarla, ovviamente, che ci sono molte discordanze.
Comunque, colleghi della Commissione, forse avreste fatto cosa gradita al Consiglio se aveste distribuito una scheda contenente oltre l'indicazione del numero dei musei che ci sono in Sardegna, anche quella del numero dei siti archeologici che rispondono ai dettami che voi avete posto all'attenzione del Consiglio regionale. Prendiamo in esame l'articolo 10 appunto, parchi archeologici, che al comma 5 prevede che il parco si articola in diverse zone e, più specificamente, alla lettera a) si legge: : "zona archeologica, ossia l'area su cui insistono i beni (monumenti, insiemi architettonici ed emergenze di interesse archeologico)"; cioè a dire il 90 percento del territorio sardo! La Sardegna è nel suo complesso un'emergenza archeologica, un'emergenza culturale! Per sapere che cos'è la zona archeologica leggete la successiva lettera b) che recita: "zona ambientale e paesaggistica" - guarda caso - "comprendente l'area di rispetto intorno alla zona archeologica". Area di rispetto, altri due chilometri attorno? Altri duecento metri? Altri centocinquanta metri, onorevole Orrù? Non sto facendo questioni di distanze, sto parlando del metodo! E continua: "…e idonea a garantire l'inserimento e la conservazione dei valori paesaggistici del contesto in cui la zona archeologica è inserita". In concreto non si può fare niente!
Poiché le emergenze archeologiche della Sardegna sono tali e tante (solo i nuraghi censiti, più o meno studiati, più o meno catalogati, sono settemila) provate a immaginare, se consideriamo area di rispetto attorno ad ogni sito di interesse nuragico almeno un ettaro, due ettari, di terreno, moltiplicati per i settemila siti, quanti ettari di terreno vengono, ovviamente, vincolati. A Barumini saranno dieci ettari! A Orroli lo stesso, forse addirittura trenta ettari! Se consideriamo tre ettari per emergenza archeologica di quel tipo, e stiamo considerando solo i nuraghi, siamo intorno a circa trentamila ettari vincolati. Trentamila ettari vincolati! E stiamo parlando solo dei nuraghi. Figuriamoci se consideriamo tutto il resto! Dove si vuole arrivare?
Poi si menzionano gli enti locali e si scopre che gli enti locali, senza il parere vincolante della Regione, non hanno alcun potere. Non possono fare nulla! Non si può avere la presunzione di pensare che con questa legge stiamo mettendo ordine, stiamo razionalizzando, perché non vedo altri ordini di divieti oltre quelli ambientali. Questi ultimi fanno parte della vostra cultura, benissimo, ne prendiamo atto, ma quando termina lo scempio delle centinaia di musei, quando termina? Quali debbono essere le caratteristiche perché la Regione possa dire che un determinato museo non ha senso che rimanga aperto? Quando non avrete più la pressione delle cooperative che debbono assolutamente lavorare? Bisogna dire anche questo, ci sono cooperative che presentano i progetti per le amministrazioni comunali per vedere favorito lo sviluppo di un piccolo museo, si fanno carico di tutto, certo cercano il loro lavoro, è ovvio anche che lo facciano, ci mancherebbe altro! Ma alla fine la Regione dovrebbe intervenire su questo oppure deve lasciare via libera a tutti quanti?
Io non ho una grande esperienza in questo settore, ma ho esperienza di amministratore pubblico; sono stato chiamato decine di volte ad inaugurare mostre, nuovi musei, ne ho visto di tutti i colori! Ci sono strutture che meritano certamente, che nascono con un disegno che ha delle finalità, ma ce ne sono altre che nascono e non sono mai state aperte al pubblico. Anche da poco abbiamo avuto notizia di un museo che è stato finanziato dalla Regione Sardegna per circa 1 milione di euro e non ha mai aperto, non ha mai funzionato!
Io mi sarei aspettato che, almeno nel preambolo di questa legge, si dicesse che, essendo il caos pressoché totale, si cominciavano a mettere dei "puntini sulle i" stabilendo ciò che si può fare e ciò che non si deve fare. Invece questo è lasciato al libero arbitrio. Inoltre, nella norma finanziaria gli oneri sono valutati in circa 28 milioni di euro per il 2006 e circa 29 milioni per il 2007 e i successivi. Ancora, vorrei capire se l'Assessore ritiene che il personale delle sopraintendenze (cinquecentosettanta persone che attivamente operano, capaci e meno capaci) debba essere sommato a quella pluralità di soggetti che presteranno la loro opera, o se anche questo sarà argomento d'intesa con lo Stato, in questo caso con il ministro Rutelli, oppure se c'è un altro intendimento che è quello di mantenere una sopraintendenza regionale, tanto cara al presidente Soru, per favorire ancora una volta un personaggio che non si è mai cimentato con la materia, non è mai entrato nel merito delle questioni che lo riguardano da vicino come i siti minerari dismessi, altra emergenza di archeologia industriale che, non dimentichiamolo, è ugualmente cultura, è storia!
In effetti mi viene da pensare che si vogliano far fuori i sopraintendenti. I sopraintendenti, però, sono dirigenti dello Stato che se non trovano occupazione in Sardegna troveranno occupazione altrove, certamente non possono essere licenziati. Ma tutti quei soggetti che operano in Sardegna e che sono cresciuti conoscendo anche il professore Lilliu, certamente come figura di spicco, che hanno assimilato la sua cultura, il suo modo di operare, dove le dobbiamo mandare queste persone? Ci avete pensato o non ci avete pensato? O vi è sfuggito questo aspetto che invece è l'aspetto che mi interessa maggiormente, mentre su tutte le altre questioni tornerò durante la discussione dell'articolato.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, dopo gli interventi dell'onorevole Barracciu, dell'onorevole Cerina e anche dell'onorevole Lombardo, che ha in breve illustrato' le varie definizioni che sono state date al termine "beni culturali", credo sia importante fare qualche riflessione sulle motivazioni che hanno portato questa Commissione a varare questo testo di legge.
Intanto se volgiamo lo sguardo sulla situazione generale sarda, sul suo patrimonio, credo che la motivazione sia evidente. Bene ha fatto Giovanna Cerina a chiedere quanti di noi conoscono questo patrimonio immenso. Non credo molti! Noi della Commissione abbiamo avuto anche il privilegio, perché sicuramente è stato un privilegio, durato pochi giorni, ma comunque tale deve essere considerato, di girovagare faticosamente per una parte della Sardegna e di renderci conto direttamente di quello che questo territorio possiede. E anche chi di noi è un po' più esperto, un po' più attento a queste cose ha avuto qualche sorpresa. Vi racconto, perché è bello farlo, una esperienza personale.
Ricordo che siamo stati in un paese dell'oristanese, onorevole Diana, credo fosse Masullas, il paese dell'onorevole Dedoni, a visitare uno splendido museo sito nel monastero; poi ci siamo divisi, un gruppo è andato verso l'oristanese, altri colleghi sono andati in un'altra direzione. Io mi sono trattenuto invece in questo paese che non avevo mai visitato e ho conosciuto una persona straordinaria. Una persona che per 30, 40 anni se non sbaglio, nel silenzio generale e totale, sia quello istituzionale sia quello sociale, ha raccolto migliaia, forse decine di migliaia, di reperti paleontologici e mineralogici che sono stati sistemati in un magazzino. Bene, siamo andati a visitare questo magazzino e, con nostra grande sorpresa, abbiamo assistito ad uno spettacolo di luci creato da alcuni minerali sotto diverse forme; straordinario. Dietro il magazzino, era depositato un complesso di materiali immenso. Bene, sfido molti di voi a dire se conoscevano l'esistenza di questo straordinario conglomerato di fossili e di minerali. Comunque, chiacchierando, questa persona ha raccontato anche la sua storia umana, personale, una storia che l'ha portata poi a dedicare l'intera vita alla raccolta di questi straordinari reperti, tutti catalogati e conservati, ripeto, in questo garage. Dietro la storia di quest'uomo c'è quella delle miniere della zona.
Bene, questo è un esempio che ho voluto portare alla vostra attenzione, per far capire che l'approvazione di questo provvedimento di legge, pur con tutti i difetti che può avere, perché è chiaro che bisognerà seguirla nella sua attuazione pratica, ha ragione Giovanna Cerina a dire questo, forse riuscirebbe a salvare il patrimonio di quell'anziano di Masullas che nessuno conosce.
Ricordo anche la visita all'ecomuseo di Seulo, abbiamo conosciuto anche lì altre persone straordinarie, questa volta giovani. Quindi l'anziano, la memoria storica, il giovane, il futuro. Questi giovani ci hanno detto e ripetuto con passione che hanno fatto una scelta; hanno fatto la scelta di stare assieme, di rivitalizzare questo paese e lo volevano e lo potevano fare con la costruzione, l'ammodernamento e l'ampliamento di questo progetto ecomuseale.
Allora questi due aspetti dobbiamo considerarli seriamente mentre si discute appunto del provvedimento, di un qualcosa che ci deve coinvolgere tutti, che ci deve appartenere e che ci appartiene: se da una parte c'è la memoria, dall'altra c'è il futuro; e il futuro guardate riguarda soprattutto le zone dell'interno, riguarda quelle zone che oggi stanno rischiando (gli indici ormai sono davvero tragici) uno spopolamento, un esodo biblico dall'interno, se va bene, verso le coste della Sardegna, se va male, verso il Nord Italia e anche verso il Nord Europa. Quanti ragazzi ci sono nella mitica Irlanda, oggi in crisi comunque, quanti ragazzi sono finiti lì? Questi ragazzi di Seulo, invece, hanno le idee chiare ma avranno le idee ancora più chiare se questo progetto di legge sarà approvato consentendo di gestire, appunto, tutto questo.
Quindi, c'è una finalità occupazionale in queste norme in discussione, ma c'è una ulteriore finalità estremamente importante: quella di arrivare a un'intesa tra Stato e Regione per la promozione di scavi. Dieci o quindici giorni fa, non devo per forza di cose parlare del mio paese, lo faccio perché mi appassiona l'argomento, forse avete visto in televisione, al Tg3 un ottimo servizio in cui finalmente, una volta tanto, il mio paese veniva presentato in maniera positiva, in relazione ad una straordinaria scoperta che metterà in discussione, sono stati già scritti dei saggi in merito, tutta la storiografia precedente. È stata scoperta a Sant'Efis una cittadella romana che, probabilmente, risulta essere la terza cittadella della Sardegna. Questi scavi sono stati fatti attraverso un'intesa tra l'Università e il comune di Orune, hanno partecipato una quarantina di studenti universitari provenienti da Sassari, Padova, Parma, Bologna, una presenza abbastanza eterogenea; i reperti ritrovati dimostrano come i romani siano penetrati nel centro Sardegna! Dimostrano che i romani, nell'età tardo-romana, erano stanziali! Addirittura sono stati ritrovati dei reperti provenienti dal Nord Africa! Quindi, un percorso, un passaggio lungo la strada Cagliari-Olbia. Allora, attraverso questo progetto di legge sarà possibili siglare un'intesa tra Regione, Comune e Provincia per cercare di organizzare, in maniera seria, continuativa e costante scavi di questo tipo.
Onorevole Diana, io posso anche capire le sue perplessità, bisogna anche considerare il ruolo che deve sostenere, però che questa legge non si ponga come primo obiettivo quello della riorganizzazione, della organizzazione di tutto questo patrimonio che noi abbiamo, mi sembra anche molto evidente: è anche banale dirlo. Non sto dicendo che siamo riusciti a produrre una legislazione perfetta, no, ma credo sia molto importante il fatto che stiamo iniziando a parlarne, forse perché il momento è giusto, visto che si parla di identità, si parla di appartenenza ai propri territori..
L'altro collegamento attraverso la biblioteca è quello con la scuola. Ma, avete visto ieri quelle pagine tremende su "La Nuova Sardegna" e su "L'Unione Sarda" che riportavano i dati di un'indagine particolare che ci proietta verso gli ultimi posti in tema di istruzione; pagine tremende anche per le dichiarazioni del dottor Pietrella. Non so in quale mondo viva il dottor Pietrella; è vero, è in Sardegna da tanti anni ma, sinceramente, per quanto mi riguarda, la scuola sarda non l'ha proprio capita se accusa gli insegnanti che scioperano, se ritiene cioè lo sciopero degli insegnanti l'elemento determinante per la posizione negli ultimi posti della classifica della scuola sarda. Davvero è difficile comprendere dichiarazioni di questo tipo.
Faccio un altro esempio sul legame tra la biblioteca e la scuola. La biblioteca Sebastiano Satta di Nuoro, che l'Assessore conosce molto bene, in questi ultimi 20-30 anni è stata il centro di aggregazione culturale della città di Nuoro e non solo della città di Nuoro e della scuola del nuorese. Tutte le biblioteche devono diventare questo. Onorevole Diana, le biblioteche a Nuoro sono duecento? Ce ne vorrebbero trecento di biblioteche scolastiche, piccole biblioteche, piccoli luoghi d'incontro dove si discute appunto del libro! Si legge poco oggi, purtroppo. Questo progetto di legge cerca di mettere ordine anche lì, cerca di invogliare alla lettura, soprattutto. Non capisco quindi la motivazione di questa non condivisione, in particolare dal punto di vista culturale.
Allora, ripeto, la Commissione ha avuto il privilegio, visitando un pezzo di Sardegna, di toccare con mano una realtà che può essere considerata comune a tutta la regione; di conseguenza ha maturato la consapevolezza che questo provvedimento di legge fosse assolutamente necessario. E' chiaro che bisognerà verificare l'evolversi dell'attuazione della normativa in oggetto, ha ragione Giovanna Cerina infatti quando si interroga sulla capacità gestionale, però bisogna partire.
Per finire, voglio fare un elogio a questa Commissione tanto bistrattata, a questa Commissione che quasi quasi, in quest'Aula, viene vista come un qualcosa di superficiale, di secondario; quasi quasi è meglio che si dimetta! Sono mormorii che si sentono in Aula e nei corridoi, ci sono stati. Bene, questa Commissione tanto bistrattata, con l'aiuto molto prezioso dell'Assessore, è riuscita comunque a produrre un lavoro essenziale, necessario e molto importante per il futuro. Cerchiamo di stare attenti nel tranciare giudizi così taglienti, che fanno male. Ripeto, la Commissione, con tanta difficoltà, è riuscita a produrre questo lavoro anche con l'aiuto della minoranza, anch'esso prezioso, e credo che questo sia gratificante non solo per i componenti della maggioranza ma per tutti, in un momento in cui la cultura e l'identità culturale sarda stanno cercando di fare proseliti anche all'esterno.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Franco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCO (D.S.). Signor Presidente, credo che questo progetto di legge sia la risposta corretta a chi poneva, giustamente, l'esigenza di una migliore tutela, valorizzazione e fruizione dell'immenso patrimonio culturale della Sardegna. Credo dia una risposta anche a chi, come me, ha sempre considerato questa esigenza come un impegno etico e politico prioritario, vedendo i beni culturali innanzitutto come simboli della storia e dell'identità dei sardi, come risorsa fondamentale per far crescere il senso di appartenenza alle comunità locali.
Il primo obiettivo, dunque, è incoraggiare la domanda culturale dei residenti e favorire l'orientamento del territorio verso l'innovazione, la razionalizzazione e le professioni creative legando i beni culturali all'ambiente, al paesaggio, alla realtà del territorio. La prima domanda che mi sono fatto, nell'esaminare questo provvedimento di legge, è se i musei, intesi come luoghi istituzionali della cultura del passato e delle tendenze del presente, avranno un futuro. I musei come luoghi della cultura sono un'istituzione recente, che risale a meno di due secoli fa, nulla vieta di credere che questa, come altre forme storiche, possa perdere nel tempo vitalità, cosa che è possibile per non dire probabile se non si eviterà di accreditare la separatezza tra mondo dell'arte e mondo reale.
Parlo di musei ma intendo, più in generale, il patrimonio culturale il quale, in gran parte, non sta dentro i musei e costituisce un pericolo mettercelo, secondo una tendenza sviluppatasi negli ultimi anni che si colloca a metà strada tra la salvaguardia delle opere classificate come opere d'arte e la loro utilizzazione a scopi commerciali. Tendenza, a mio avviso, pericolosa, che tende ad allontanare oggetti e situazioni dai luoghi naturali. A mio parere è, questo, un gesto distruttivo che incide profondamente sul contesto storico; sono convinto che i musei - scusate se insisto su questa terminologia che io, ripeto, comprende "istituti e luoghi della cultura materiale" - non siano spazi separati ma proiezioni delle rispettive comunità, siano l'illustrazione della storia ma anche delle attività prevalenti che hanno fatto la storia locale, e non di idee astratte ma, per così dire, la rappresentazione del tessuto urbano.
Allestire un museo o un luogo di cultura è abbastanza semplice, più difficile è realizzare un modello culturale che rispetti la nostra società. Se non si sta attenti si corre il rischio di mettere in piedi operazioni di immagine commerciale e politica.
Da questo approccio alla discussione del testo di legge che detta "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura", emerge prima di tutto la convinzione che tra allestimenti culturali e territorio deve esserci una stretta, indispensabile relazione e che la vera redditività del patrimonio culturale non sia da intendersi come la sua commercializzazione e l'indotto generato. La cultura, a mio parere, non è unbusiness - aspetto del tutto secondario rispetto al discorso che vogliamo portare avanti - è, al contrario, il senso di identificazione e di appartenenza ad una comunità che può disegnare la storia, anche senza eventi epici o grandi espressioni artistiche, capace di stimolare la creatività delle generazioni presenti e future con la memoria e la presenza del passato.
Memorie note e memorie da scoprire. Il nuraghe di Teti o il pozzo sacro del mio paese non devono stare lì e basta, non devono essere reperti di una memoria antica, carichi di messaggi e suggestioni, ma la documentazione di una società che li ha creati e li ha creati in un certo modo, perché quella era una certa società, con i suoi riti quotidiani, la lenta vicenda umana, gli usi e le credenze. Su ciascuno di questi aspetti occorre indagare, prima di tutto per noi stessi e poi per chi, tra curiosità e interesse, vorrà conoscere la nostra storia, quella delle pietre, degli edifici, degli arnesi: documenti che spesso sono trascurati.
A me sembra che quando si parla di patrimonio culturale non si debba parlare solo di arte ma anche delle espressioni del lavoro dell'uomo e che gli istituti, i luoghi della cultura debbano occuparsi delle espressioni del lavoro dell'uomo e diventare i musei anche della tecnologia e dell'organizzazione sociale.
Uno dei pregi di questo progetto di legge, che io considero sufficientemente attento ai problemi che sto indicando, è il percorrere soprattutto la strada del locale, oggi che impera la retorica del globale. Sfuggire alla retorica della globalizzazione è un fatto positivo per contribuire a rafforzare la cultura e a difendere il patrimonio culturale. Se ci fosse spazio per una correzione io insisterei su questo punto e proporrei una sorta di "archeologo condotto", con il compito di essere maestro sul campo della evoluzione storica del nostro popolo. Potrebbe essere questa la strada da percorrere per rispondere alla domanda iniziale, se i musei avranno nella nostra società, così come è orientata ai consumi e agli aspetti commerciali della cultura, un futuro.
Per noi sardi, la cui vastità temporale del patrimonio culturale spazia per millenni, anche se tende a cristallizzarsi solo su alcuni aspetti di facile assonanza, sarebbe un percorso riduttivo; occorre perciò far emergere una funzione dell'archeologia che incida nel modo di vivere contemporaneo per far comprendere più a fondo i complessi monumentali, le chiese campestri, i santuari, le testimonianze di un passato mai totalmente passato.
La storia non muore ed anche quella lontana tanti secoli da noi riscopre impensate potenzialità riconoscendole una utilità sociale più ampia rispetto a quella che coinvolge lo studioso o il ricercatore.
Mi sembra che il patrimonio culturale inteso in questo modo, come espressione vivente della nostra storia - uso la parola "vivente" per porre l'accento sulla funzione educativa permanente delle testimonianze storiche di un passato-presente - patrimonio destinato alle nostre coscienze e alla formazione delle nuove generazioni, la cui coscienza non dovrà sbiadirsi nella competizione internazionale, potrebbe diventare una ricchezza-Paese.
L'Italia, culla di straordinarie culture umane, rappresenta un riferimento indiscutibile e ampiamente riconosciuto. La nostra Costituzione è stata la prima ad inserire, quindi ad avvertire questa esigenza, la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale tra i principi fondanti dello Stato. E' un passaggio da tenere presente nel suo insegnamento, di fronte all'insidia di quella cultura commerciale che minaccia di far abbassare la guardia sull'opportunità di leggi di tutela, concepite come strumento di ordine ma soprattutto di arricchimento sociale.
Ci sono segnali, a livello politico, di pericolo; da un lato si avverte la pressione commerciale su alcuni oggetti d'arte per alimentare un mercato che cresce di interesse anche per la miopia e la sordità di certe istituzioni rispetto alle acquisizioni, dall'altro si avverte un ruolo marginale riservato alla cultura in periodi oggettivamente difficili di vacche magre, nei quali le risorse sono insufficienti.
La drastica riduzione delle risorse decisa con la Finanziaria nazionale confina la cultura tra i problemi di minore urgenza sociale. Indiscutibilmente la crisi del lavoro e il ridimensionamento dello Stato sociale attirano nell'immediato maggiore attenzione; ma il discorso del patrimonio culturale va inteso come un aspetto formativo delle generazioni, non come occasione di svago, sia pure di alto profilo. Le promesse fatte dal vicepremier Rutelli, responsabile di quel Dicastero, lasciano ben sperare anche per i possibili riflessi sull'occupazione, essendo la gestione dei luoghi della cultura un aspetto essenziale di divulgazione che, ancora oggi, si basa su iniziative di carattere volontaristico e precario, pur necessarie e meritorie.
DIANA (A.N.). Ma che cosa stai dicendo?
SANNA FRANCO (D.S.). Finora è stato così!
Questo è il secondo punto importante di questa proposta da affrontare senza paraventi ed equivoci. Poiché non si fanno le nozze coi fichi secchi non deve essere, questa, una legge di facciata ma deve avere strumenti a disposizione per realizzare quelle finalità che ho cercato di indicare nella prima parte del mio intervento.
Le testimonianze che questo progetto di legge si propone di tutelare e valorizzare, ma soprattutto di coglierne l'identità, vanno finanziariamente sostenute; e mi sembra che lo sforzo finanziario previsto in questo provvedimento vada in questa direzione.
In un passato recente, non ancora totalmente trascorso, iniziative a carattere locale, lodevoli ma spesso inadeguate, hanno avuto il merito di tenere la barca a galla. Si è trattato e si tratta di cooperative, perlopiù di giovani, che si sono inventati un lavoro, lavoro intelligente, ma ora la Regione deve fare di più, deve fare uscire dalla precarietà chi lavora con impegno in questo settore, deve favorire progetti di sviluppo allo scopo di coniugare i valori culturali e ambientali con la capacità di creare sviluppo economico. La valorizzazione delle professionalità degli operatori, la tendenza a superare la frammentarietà degli interventi, anche attraverso la previsione di una procedura di riconoscimento regionale degli istituti e dei luoghi della cultura, in base al possesso dei requisiti minimi di qualità e di criteri per l'istituzione di musei, parchi archeologici, ecomusei e biblioteche, mi sembra che siano contenute in giusta misura nel testo di legge in discussione.
Quando parlo di "archeologo condotto", definizione che potrebbe anche far sorridere, intendo proprio l'attenzione che deve essere data a un problema di vasta dimensione, che investe e riguarda praticamente l'intera Sardegna, che in primo luogo consolida la cultura sarda nel ruolo di leader del Mediterraneo, in un momento di riscoperta del ruolo del nostro mare come epicentro di civiltà. In secondo luogo, apre conseguenti scenari di sviluppo e di interscambio nell'ambito dei quali l'identità deve essere rafforzare e costituire quella differenza che arricchisce. In terzo luogo pretende un confronto d'alto profilo che metta in evidenza la nostra capacità di essere interlocutori validi nella proposta culturale, premessa sicuramente importante in una società multirazziale, dalla quale si dipanano altre attività, compresa quella economica.
Personalmente faccio poche distinzioni tra i luoghi della cultura, ciascuno di essi ha una sua ragion d'essere e un suo peso specifico; come in altre competenze, in altri campi, ciascuno può far parte di una sinergia che costruisce un'immagine più complessa; musei nell'accezione corrente del termine, ecomusei, musei dell'emigrazione, la cui esperienza dei sardi, con la classica valigia di cartone piena di speranze ma anche di amarezze, è la copertina un po' retorica ma utile da ricordare di una vicenda sicuramente più profondamente umana, biblioteche, pinacoteche, eccetera, sono risorse da coordinare al pari delle iniziative di storicismo domestico, la cosiddetta storia minore, sparpagliate nell'isola che vanno incoraggiate e difese.
Il problema, a mio avviso, è di legare quanto più possibile le testimonianze ai luoghi della memoria evitando quella separatezza tra mondo culturale e mondo reale, alla quale ho accennato, che a me sembra costituisca un modo trascorso di concepire sotto vetro l'identità storico-artistica di un popolo. Ciò consentirebbe, tra l'altro, da un lato di far partecipare tutta la Sardegna con la consapevolezza dei valori e dei contenuti del progetto, dall'altro ad evitare che siano le maggiori aree urbane a mettere in campo un'offerta, che giudico in parte artificiosa, mancando agli oggetti i riferimenti locali dai quali è più facile risalire all'identità delle varie comunità.
Ieri i musei hanno salvato da distruzione migliaia di oggetti d'arte e per questo motivo hanno acquisito benemerenza, oggi che la cultura dell'arte ha avviato un corso, diciamo così, popolare (requisito che l'arte a mio modo di vedere deve sempre avere), è possibile che i musei, in senso lato, abbiano una stretta correlazione con l'ambiente e possano aiutare a rafforzare le nostre consapevoli ambizioni di popolo. Per garantire un migliore tutela, valorizzazione e fruizione di beni e servizi culturali, mi sembra che un punto da non trascurare sia il coinvolgimento delle Province e dei Comuni, delle istituzioni culturali, delle università e dei privati, di cultori e di appassionati. Questo per permettere un sistema di gestione dei beni culturali reale, pluralista, integrato e condiviso, migliorando l'efficienza e l'efficacia della gestione, promuovendo l'organizzazione a sistema, agevolando e sostenendo la ricerca, delineando strategie di sviluppo fondato sull'intreccio tra cultura, ambiente, paesaggio e realtà produttiva.
Sono certo che il dibattito in Aula sarà convinto e qualificato, con lo scopo di costruire tutti insieme una legge che consolidi la memoria storica di una terra estremamente ricca di testimonianze per creare, per dire come si usava qualche decennio fa, la giusta vetrina ad un vastissimo museo a cielo aperto, nel quale i sardi hanno camminato per millenni sospinti da una tenacia e fiducia nell'avvenire che, ancora oggi, costituisce un grande e maturo insegnamento.
Mi sembra fosse indispensabile che la Regione assumesse strumenti normativi e di programmazione, che definissero funzioni e compiti, per assicurare prospettive certe e durature ad un comparto così importante. Tutte le leggi possono essere migliorate ed anche questa sicuramente può esserlo. Credo tuttavia che lo sforzo fatto dall'Assessore e dalla Commissione abbia consentito di portare all'attenzione del Consiglio una buona proposta.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Onorevole Presidente, onorevole Assessore e onorevoli colleghi, intervengo in quest'Aula per riproporre alcune delle perplessità che abbiamo sollevato in Commissione; trovandoci concordi sul principio della tutela, non possiamo partire chiaramente dal presupposto che la maggioranza vuole tutelare i beni della Sardegna mentre l'opposizione li vuole danneggiare. L'unico problema che è stato sollevato in Commissione, tramite lettera pervenuta alla Commissione medesima, che penso a tutt'oggi non sia stato risolto, è come i costi effettivi dei musei che nasceranno potranno incidere sulle risorse regionali.
In una relazione del 2005 della Corte dei Conti risultavano operativi in Sardegna, a seguito di un censimento, centosessanta musei, l'anno successivo in Commissione nel corso dell'istruttoria sul provvedimento in discussione ne risultavano censiti ben venti in più. Faccio questa sottolineatura perché qualcuno ha accusato l'ex maggioranza di centrodestra di aver sempre chiuso gli occhi, di non aver fatto i controlli opportuni, di aver fatto nascere musei di giorno in giorno. In Commissione sono arrivate delle lettere, firmate dalle cooperative di gestione di queste strutture, nelle quali si dichiarava che il 60-80 per cento dei costi è dovuto al personale, la restante quota è relativa invece alle spese di manutenzione ordinaria.
Poichè nel testo di legge avete scritto che dobbiamo anche valorizzare e tutelare le opere, a tutt'oggi io mi chiedo ancora qual è la parte riservata alla tutela del bene in sé; e parliamo di tutto ciò che entra in un museo, che attrae il turista. Ancora, come numero di addetti a queste strutture siamo al di sopra della media nazionale, questo ci fa onore; ma, visto che nel provvedimento stiamo scrivendo che debbono esserci alte professionalità, mi chiedo quali garanzie offriamo a quei giovani che fino ad oggi hanno lavorato alla tutela e salvaguardia di questo patrimonio, magari non avendo neanche uno stipendio adeguato alla qualifica ricoperta, perché sicuramente le entrate ordinarie, se si fosse pagato il personale in base alle qualifiche effettivamente svolte, non sarebbero state sufficienti a coprire i costi effettivi di gestione della struttura.
Concordiamo in linea di massima sulla relazione della collega Barracciu, ma ciò che ci spaventa, a tutt'oggi, è che in Italia in media il 22,5 per cento delle entrate dei musei deriva dal pagamento del biglietto d'accesso alle strutture. La collega nella relazione ribadiva che il 72 per cento delle entrate ordinarie riguarda dieci strutture specifiche, mi preoccupo quindi per le altre centosettanta e vorrei sapere anche come riusciremo a ripartire le risorse, non penso che si vada contro qualche cooperativa, non penso che le strutture museali, diminuiranno, non riusciremo neanche a razionalizzare la spesa. Mi preoccupa la spesa per i dipendenti, la media in Sardegna è di sette dipendenti per struttura, soprattutto mi chiedo come copriremo i costi derivanti dall'impiego di quelle figure professionali che riteniamo essere l'asse portante delle strutture chiave che stiamo creando. La Regione Sicilia, ma anche altre, copre il 50 per cento del fabbisogno del sistema museale (tutela dei posti di lavoro, tutela delle opere, tutela dei beni archeologici e così via), che non è secondo alla Sardegna, con una tassa che il turista paga quando accede alla bellissima isola nostra vicina. Questi sono dati estrapolati da pubblicazioni di Ministeri, Corte dei conti e enti di Stato.
Una curiosità sorge spontanea in merito al numero e alle caratteristiche degli ecomusei che, a oggi, abbiamo detto essere centoottanta. Io vorrei sapere se l'Assessore, nel suo intervento, potrà quantificare definitivamente il loro numero. Un'altra considerazione attiene ai musei agricoli che non entrano, ovviamente, in questo testo di legge e che finora venivano finanziati dall'Assessorato dell'agricoltura. Io vorrei sapere in primo luogo se queste strutture sono state censite in quei centottanta ecomusei e, in secondo luogo, se rientreranno nel collegio regionale tutte le strutture, anche quei piccoli musei che magari vengono visitati ma sicuramente non reperiscono molte risorse dal pagamento dei biglietti di ingresso.
Che iniziative vuole intraprendere la Giunta per poter attrarre soprattutto i turisti in quelle zone? Siamo tutti d'accordo, maggioranza e opposizione, sulla necessità di una riforma del settore; però vorremmo conoscere e capire le soluzioni. Se noi entriamo nel merito non possiamo dire che Barumini è un bel museo, si dovrebbe reggere autonomamente, però non riesce a staccare neanche un numero di biglietti sufficiente a pagare il personale. Vorrei capire, nel contesto delle varie attività qual è alla fine la promozione concreta che stiamo proponendo per far sì che il visitatore o il turista che viene in Sardegna abbia interesse a visitare strutture soprattutto delle zone interne; abbiamo infatti delle opere e delle strutture bellissime in quelle zone che, purtroppo, non sono valorizzate perché non sono conosciute neanche dai residenti in Sardegna, e su questo concordo con le osservazioni della professoressa Cerina.
Anche io faccio il mea culpa, delle centoottanta strutture museali ne conoscerò sì e no cento, sono il primo a non conoscere neanche tutti i musei che sono censiti nella proposta in discussione, però non posso obbligare nessuno ad andare a vedere qualcosa. Però, se specializziamo certi musei, sicuramente promuoviamo il prodotto che la gente vuole vedere; quando la gente va a visitare il museo di Grazia Deledda sa già che cosa va a vedere. Va detto però che c'è a questo punto un sovrapporsi di competenze con la sopraintendenza. Le cito un esempio; gli studi sul mosaico scoperto a Villaspeciosa, l'abbiamo citato in Commissione, oggi vengono finanziati tramite progetti, ex legge numero 37, gestiti dall'Università di Sassari, quindi il professor Lilliu e altri. Ora, un domani, chi gestirà questo sito, chi dovrà seguire le attività collaterali che "fanno cassa" e ci permettono di mantenere queste strutture?
Provocatoriamente, è stato suggerito che un modo per aiutare la gestione ordinaria dei musei sarebbe quello di autorizzare una "vendita del ricordo", come avviene in tutta Italia. Quando io visito un museo, infatti, oltre a pagare il biglietto, entro in un circolo vizioso per cui compro un piccolo oggetto che mi ricorda ciò che ho visitato. Siamo d'accordo che la legge di riforma deve essere fatta, però cerchiamo di far camminare queste strutture con le loro gambe; non sto dicendo che non dobbiamo dare una copertura finanziaria, sto dicendo che dobbiamo mettere in condizione queste cooperative di dare servizi migliori, di poter fare attività connesse all'ordinaria gestione, tipo l'apertura di un punto di ristoro e la vendita appunto di oggetti legati alla struttura visitata. Sono discorsi spiccioli, ma voglio sottolineare che tutto serve per arrivare a quel 22 per cento di entrate autonome. Non sto chiedendo che si mantengano da soli, perché la cultura non deve essere mai un costo. Ben venga chi vuole vedere un'opera, per cui ritengo che si debbano stanziare risorse per tutelare, valorizzare, migliorare, tenere in efficienza un bene, per aiutare questi operatori culturali che hanno spirito di iniziativa e che la maggior parte delle volte vengono lasciati da soli.
Assessore, ripeto, io vorrei sapere, soprattutto, se centoottanta, che è il numero dei musei che abbiamo scritto nel testo di legge, è un dato definitivo o se nel frattempo ne sono stati censiti altri; vorrei conoscere la situazione ad oggi e soprattutto, per poter parlare domani, se sono destinati ad aumentare oppure riusciremo finalmente a fare un cerchio unico, comunque non obbligando per forza a consorziarsi paesi vicini; può anche andar bene programmare visite guidate a strutture simili e vicine , però non devo mai contrapporre la cultura di un paese e le opere di un paese a quelle di un altro perché i paesi e le opere non sono mai uguali e ogni paese ha una sua storia.
Visto che stiamo valutando come tutelare, io parlo di tutela in tutti i sensi: ambientale, archeologica, e via dicendo. Qualcuno ipotizzava che ci potesse essere una vendita di opere d'arte. Io penso che a oggi, almeno le opere di nostra conoscenza che sono allocate in strutture pubbliche o private siano censite, spero che siano censite. Quindi, non mi metto questo problema. Più che altro penso si debba stare attenti quando vengono eseguiti scavi che non sono sotto la tutela della Sovrintendenza o della Regione, almeno capire in quel momento chi deve preservare quel presidio sino a che non vengono ultimati gli scavi. Sono piccoli problemi, sentiti così, però fanno sì che la legge vada nella giusta direzione per cui avremo realmente una tutela dell'esistente.
Io ribadisco, e lo farò in qualsiasi sede, di voler tutelare quelle unità operative che la collega Barracciu ricordava, cioè gli ottocentodiciotto dipendenti distribuiti nelle varie strutture. Però, facciamo di tutto perché non si frazioni ancora la spesa e si debba dare ancora meno rispetto alla somma oggi assegnata. Non entro nel merito perché penso che la suddivisione del riparto la facciano la Regione, e gli enti locali per la parte di loro competenza, magari integrando.
Io do per certo che tutto è fatto in buona fede, ovviamente, da una parte e dall'altra, però io chiedo nell'Aula parlamentare, che è il massimo organo legislativo della Sardegna, di partire dalla tutela dell'esistente. La preoccupazione che non è solo nostra ma anche di tutte le cooperative e associazioni che ci hanno scritto è quella del domani, della mancanza di risorse per le strutture esistenti data dal nascere di nuove strutture, quali gli ecomusei e il museo dell'emigrazione. Io spero di sbagliarmi, ma fare le cose affrettate, non avere un quadro di quello che sarà il domani mi può complicare la situazione esistente; non vorrei che domani dovessimo tornare in quest'Aula per dire appunto che non riusciamo neanche a coprire l'esistente Prevenire è meglio che curare, così ci hanno insegnato, Assessore.
Io vorrei sapere se, a oggi, c'è già l'accordo fra Regione, comuni e province, se c'è già un quadro di base su come questo provvedimento di legge sarà applicato sul territorio, se ci sono già zone di interesse, se c'è un censimento serio di quello che sarà il domani, se sappiamo già dove concentrare gli ecomusei, se sappiamo dove situare (e se ad oggi sono pervenute richieste) il museo dell'emigrazione. Questi problemi io li sto ascoltando in quest' Aula ma sono stati posti dalle cooperative, da chi rappresenta questi lavoratori e io devo sollecitare su questo punto perché io mi auguro di sbagliare, onorevole Davoli, lei sa che molte volte ci troviamo d'accordo in Commissione, però tra il vedere e il non vedere io vorrei che la risorsa finanziaria servisse a tutelare, ed è questo il nostro compito come rappresentanti della Sardegna, quello che esiste.
Io non so che cosa fanno le cooperative, come applicano i contratti, perché abbiamo sentito le due campane, gli uni sono troppo bravi, gli altri sono disonesti, non sono in quest'Aula per commentare le dichiarazioni che hanno fatto, io parto dal presupposto che la Regione fa i suoi controlli e soprattutto che, finalmente, faccia controlli sulla contabilità, perché la Regione deve essere chiara perché la Corte dei Conti, non io, rileva che il 90 per cento dei rendiconti degli enti locali non vengono verificati, né suddivisa la spesa che vi è nel bilancio. La Regione svolga a pieno quindi la sua funzione di garante dei diritti e non si sostituisca, soprattutto, al Ministero del lavoro; se le strutture rimangono aperte, i diritti ai lavoratori dobbiamo sempre garantirli, ma non devo essere io perché non lavoro per il Ministero del lavoro, devono essere gli organi preposti alla tutela dei contratti che firmano e al'attuazione delle norme minime ed essenziali del mondo del lavoro. Io parto dal presupposto che devono essere riconosciuti i diritti di tutti, soprattutto dei lavoratori, ma non devo essere io a verificare bensì la Regione, che ha un servizio ispettivo, verifichi che non avvengano certe anomalie. Ripeto, la legge di riferimento serve. Io chiedo solo, ovviamente l'Assessore replicherà dopo gli interventi dei colleghi, di rassicurare, perché queste preoccupazioni che ho sollevato appartengono alle persone che operano nel settore e le loro lettere sono agli atti del Consiglio perché protocollate e trasmesse alla Commissione, quindi dovrebbero essere a conoscenza di tutti.
Iniziamo a garantire l'essenziale. Abbiamo 818 lavoratori, valorizziamoli, formiamoli, ma non inventiamoci formule nuove per dire che se non ho tutti i Norberto Bobbio nel museo di Pimentel, il museo di Pimentel non può camminare. Siamo realisti, iniziamo a tutelare quel che esiste, miglioriamo le professionalità delle figure già ad oggi in essere …
PRESIDENTE. Onorevole Randazzo, il tempo a sua disposizione è scaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, credo che i suggerimenti dell'onorevole Randazzo saranno tenuti nella debita considerazione dalla Commissione e dalla relatrice. Io, signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi intervengo per dare un piccolissimo contributo a questa discussione perché ritengo che la Regione con questo provvedimento, di cui si avvertiva una profonda necessità, intenda porre ordine, finalmente, in un settore estremamente importante come quello dei beni culturali, artistici e degli istituti e luoghi della cultura, con particolare riferimento ai musei e alle biblioteche.
Vorrei esprimere il mio plauso per il lavoro svolto dalla Commissione, un lavoro certamente importante, interessante; e vorrei anche esprimere il mio apprezzamento per la relazione svolta in quest'Aula dall'onorevole Barracciu. Colleghi, io credo che l'onorevole Diana, che ha detto che la sua voce sarebbe stata un po' fuori dal coro, con il suo intervento, in realtà, non abbia mosso una critica, ma abbia fatto assieme agli altri una disamina delle problematiche aperte; il suo intervento mi pare quindi che abbia avvalorato la necessità che in questo comparto si intervenga in maniera energica, così come questo testo di legge cerca di fare.
Credo che sia giusto dire che salvaguarddare la nostra storia, le nostre tradizioni, i nostri usi, costumi, il nostro patrimonio storico-artistico in una parola, salvaguardare le nostre radici più profonde, sia un compito fondamentale di una classe dirigente matura e responsabile; e questa maggioranza si pone esattamente in questa ottica perseguendo l'obiettivo di salvaguardare e di valorizzare tutto il nostro patrimonio storico e culturale. Questa maggioranza di centrosinistra, cari colleghi, in questa materia ha una visione diversa da quella del centrodestra. Come diceva l'onorevole Davoli, questa nostra Commissione è un po' negletta, quasi poco considerata perché così è considerata la cultura in generale, perché sembra che apparentemente non muova interessi materiali e concreti come i metri cubi, come gli indici di fabbricabilità e come le questioni che stanno molto più a cuore a questa Aula.
Devo dire che c'è stato un calo di tensione forte dai giorni scorsi ad oggi e, devo dirlo, colleghi, è desolante vedere nei banchi della Giunta l'unica presenza dell'Assessore della pubblica istruzione. E' un peccato comunque, onorevoli colleghi, ma è un peccato, Assessore, che questa sia la considerazione che plasticamente sta dando anche il Governo della Regione. La desolazione presente anche nei banchi del centrosinistra mi porterebbe quasi a dire che esistono ancora delle concezioni della cultura come quella di chi diceva, non vorrei fare una citazione sbagliata, ma mi pare fosse Goebbels, che quando sentiva parlare di cultura la mano correva di istinto alla fondina per prendere la pistola in mano.
Io invece credo che la cultura sia un'arma della quale noi ci dobbiamo avvalere perché abbiamo da fare molta strada qui in Sardegna. Io credo che sia anche doveroso esprimere in questa sede, dato che stiamo parlando di cultura, il nostro sentimento di orgoglio e un plauso nei confronti di un nostro conterraneo, Salvatore Niffoi, che ha ricevuto il premio Campiello. E Salvatore Niffoi scrive - e lo dice in maniera espressa, come ha fatto anche ieri in un'intervista comparsa sulla stampa - difendendo le sue radici culturali, la propria origine, la sua lingua, perchè la sua scrittura utilizza espressioni in lingua sarda Credo che questo sia un fatto importante, come credo che sia importante, l'ha richiamato anche il collega Vincenzo Floris, valorizzare tutti gli artisti che sono nati in questa terra e che appartengono a questa terra. Quindi credo che questo provvedimento di legge vada nella direzione di "mettere ordine" in realtà che in Sardegna non vanno bene.
Ritengo certamente un po' preoccupante il dato - è stato citato da altri, ha colpito anche me - che ha fornito l'onorevole Barracciu quando ha affermato che su 180 strutture museali il 72 per cento dei visitatori si concentra sul 5 per cento circa delle strutture complessive, cioè 10 strutture ospitano il 72 per cento delle visite. E questo preoccupa! Evidentemente qualcosa in passato non è andata bene! Non dobbiamo andare a cercare responsabilità pregresse, ma se i musei vengono aperti e non vengono utilizzati, non vengono fruiti, sono la testimonianza statica di sé stessi beh, io credo che forse qualche domandina ce la dovremmo porre.
Io credo che sia anche giusto, come qualcuno ha detto, valorizzare l'arte moderna. A questo proposito ritengo di dover citare un piccolo museo, il Museo d'arte di Nuoro, il MAN, che ha una intensa attività culturale. La dottoressa Collu è stata giudicata da un famosissimo critico d'arte, Bonito Oliva, l'anno scorso, la migliore direttrice di museo d'Italia. Sono delle piccole cose però hanno importanza e contano.
Io credo quindi che sia indispensabile, Assessore, un rapporto sinergico tra le scuole della Sardegna e i musei, tra le scuole della Sardegna e il sistema bibliotecario, ma è necessario anche che il Governo regionale spenda i danari che occorrono affinché concretamente dimostriamo che non vogliamo rischiare , come ha detto poc'anzi l'onorevole Cerina, che le leggi che nascono con tanta fatica rimangano lettera morta. Noi, questo, non vorremmo che accadesse.
L'articolo 9 della Costituzione recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica" e nel comma successivo dice: "tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione". Il provvedimento odierno e il Piano paesaggistico recentemente varato sono, se così possiamo dire, figli dello stesso articolo della Costituzione, cioè cultura e paesaggio, cultura e tutela dell'ambiente, cultura e valorizzazione del nostro patrimonio storico, artistico e quant'altro sono contenute come indicazione nell'articolo 9 della nostra Carta costituzionale.
Io credo - e lo ribadisco - che ci sia stato un forte calo di tensione. Non è bello quando si discute di questi argomenti lasciare in solitario l'Assessore e vedere anche l'Aula che si svuota perché, come ho già detto, non si discute delle cose dibattute fino all'altro giorno. Ci sono delle differenze nella percezione, nella valorizzazione, nella considerazione di questo aspetto al di là della sensibilità soggettiva e singola che su questi argomenti hanno in tanti e che io conosco; ma, se permettete, io parlo soprattutto alla coalizione di centrodestra che su questo tema non presta assolutamente l'attenzione che sarebbe necessaria.
Io credo che il problema della cultura e delle risorse che devono essere stanziate, della cultura e del riequilibrio territoriale, della tutela del paesaggio e della creazione di posti di lavoro non sia avulso dall'argomento che oggi noi stiamo discutendo. E, proprio alla luce del testo di legge oggi in discussione, vorrei fare qualche considerazione sollevando anche qualche dubbio.
L'onorevole Cerina nel suo intervento, che ho molto apprezzato, citando il professor Lilliu, diceva che è necessario ricollocare i vari beni nell'ambito territoriale e all'interno delle strutture che devono essere inserite, a loro volta, nel contesto che quei beni ha espresso. Ma, a questo punto, io rivolgo una domanda a me stesso e a tutti noi chiedendomi in quale rapporto si pone con questa affermazione dell'onorevole Cerina, che io condivido, la realizzazione del Museo di arte nuragica che dovrebbe sorgere nel borgo Sant'Elia di Cagliari. Io non capisco in che modo sia collocato questo importantissimo e fondamentale strumento di conoscenza e di cultura per la cui costruzione la spesa prevista al momento (spesa che sappiamo come vanno queste cose, potrebbe anche aumentare) è di 40 milioni di euro .
Ma io credo che una struttura di questo tipo si dovrebbe collocare, perché siamo ancora in tempo, nei luoghi dove le vestigia sono presenti in maggior numero cercando di portare avanti una politica come quella che gli spagnoli, per esempio, hanno fatto con la realizzazione del Guggenheim Museum a Bilbao che ha comportato anche la modifica dell'assetto urbano di quella città.
Io credo che si tratti di occasioni importanti sulle quali qui riflettere, a voce alta, perché io credo che questa sia la sede opportuna per ragionare anche di questi argomenti. Ritengo che possa essere fatta la scelta di dislocare quest'opera in un altro contesto perché il fenomeno dello spopolamento delle zone dell'interno vede lo spostamento soprattutto verso le grandi città e le coste; allora bisogna delocalizzare, se vogliamo essere conseguenti, ed è questa un'occasione che non può essere persa. Non può essere persa!
Un altro aspetto importante all'interno di questo progetto di legge è l'inserimento degli ecomusei su proposta, e anch'io plaudo nei loro confronti, dei colleghi de La Margherita. Però, cari colleghi e caro Assessore, nel 1989 la Regione sarda si dotò della legge numero 31, antesignana della legge nazionale numero 394 del 1991 con la quale vennero istituiti i parchi nazionali; e ricordo che, sempre nel '91, fu istituito anche il Ministero dei beni culturali. Ebbene, questa Regione, si è dotata di una rete di musei, degli ecomusei, grandi, non secondo l'accezione, che io condivido, espressa all'articolo 11 del testo di legge in discussione, ebbene io credo che sia il caso di dire che scontiamo dei ritardi inaccettabili e per quanto mi riguarda ritengo che abbiamo fatto un gravissimo errore quando abbiamo voluto ridurre, o ipotizzato di ridurre al rango di parco di terzo,- -quarto ordine il Parco nazionale del Gennargentu. L'inserimento di quel territorio tra i parchi nazionali, un territorio che aveva dignità per essere considerato tale, non fu un atto arbitrario tentato dal Governo, , ma ci fu un'azione avviata tanti anni prima perchè il primo a iniziare questo discorso fu un senatore di Orgosolo, il senatore della Democrazia Cristiana, Monni.
Ebbene, non credo che noi possiamo anche in questo caso attraverso scorciatoie, lo dico con il massimo rispetto, fare il parco dei "tre bottoni e del Cambale" che sostituirebbe il Parco nazionale del Gennargentu. A me sembrano delle cose un tantino strane e comunque io esprimo plauso ai colleghi de La Margherita che, con gli ecomusei, hanno voluto richiamare l'attenzione su questo importante argomento.
Signor Presidente, in conclusione voglio sottolineare come il patrimonio culturale, la risorsa culturale, tutto ciò di cui stiamo discutendo, e che è contenuto all'interno della proposta in esame, può essere occasione per creare sviluppo all'interno di un progetto più vasto che riguarderà il turismo culturale. Penso che sia imminente anche il passaggio in Aula del Piano del turismo sostenibile, così da definire un disegno strategico, che deve esserci.
Oggi noi stiamo parafrasando altri interventi di chi mi ha preceduto, stiamo attuando leggi di svolta importanti, leggi che modificano la nostra cultura, che modificano la nostra percezione del paesaggio, dell'ambiente e del nostro patrimonio storico e culturale. Io, Assessore, ritengo che noi dobbiamo dare prove concrete e tangibili affinché il suo Assessorato venga dotato di risorse adeguate, perché dalle enunciazioni contenute nel provvedimento e dalle cose che qui stiamo dicendo si passi ai fatti concreti.
Io credo che questo Consiglio, se condividerà questo provvedimento di legge, dovrà pure stanziare le risorse necessarie perché abbia gambe per andare avanti; Al momento dell'approvazione del testo unificato ci stiamo assumendo questo compito e, quindi, dobbiamo essere conseguenti.
Concludo dicendo all'onorevole Davoli di non abbattersi troppo perchè abbiamo in grande considerazione la Commissione ottava, alla quale andrà ascritto il merito principale della buona legge che approveremo e che la Sardegna attendeva.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessore, colleghi e colleghe, in questi giorni ho avuto modo di leggere sulla stampa sarda articoli sulla produttività del Consiglio regionale. Sono stati intervistati sia alcuni leaders dei partiti di maggioranza e di opposizione sia il Presidente del Consiglio che ha chiuso la serie delle interviste dichiarando che, tutto sommato, quest'Aula ha lavorato, e sottolineando che molti dei provvedimenti esitati contenevano diverse disposizioni legislative afferenti a diversi argomenti. Oggi, noi stiamo discutendo un provvedimento che è la risultante di tre progetti di legge, su tre argomenti diversi che, come ricordava l'onorevole Claudia Lombardo nel suo intervento, meriterebbero di essere trattati separatamente.
E' un ragionamento che ci deve far riflettere, che probabilmente bene si attaglia a quanto poc'anzi l'onorevole Pirisi, che ho ulteriormente apprezzato per la sua manifestazione di sincerità posta all'attenzione del Consiglio,ha detto relativamente al fatto che, probabilmente, questa proposta arriva in un momento non adeguato in un'Aula in cui si sono consumati strappi, in cui si sono misurate in termini di metri le tutele paesaggistiche; un'Aula in cui il Presidente della Regione, lui che non accetta che qualcuno usi toni di voce forse un po' più alti, richiamava a una pacatezza che non ho capito in quale direzione dovesse essere rivolta. Dirò anche che se si rivolgeva a me per le tonalità che uso, io ben volentieri dico che uso una tonalità che forse sa di ruggito, ma diffido di chi squittisce come un macaco, oppure sibila come un serpente!
E' preferibile essere puntuali e presenti sui problemi che il momento pone e ai quali bisognerà, necessariamente, trovare una soluzione. Sono perfettamente d'accordo che, spesso e volentieri, la cultura è stata negletta, non è stata considerata per la sua importanza, salvo poi ancora una volta praticare la politica dello spot e dire che deve essere salvaguardata la lingua sarda, che deve essere salvaguardata l'identità dei sardi, che ci sono necessità e opportunità che dovrebbero essere maggiormente valutate nelle attenzioni che quest'Aula dovrebbe avere nei confronti del popolo sardo che affronta un disagio e una difficoltà sempre maggiori nel vivere.
Ora, se può essere vero che qualche metro cubo in più possa offrire maggiore tranquillità e serenità all'ospite turista che viene in Sardegna, io vorrei ricordare che sugli aspetti culturali altri popoli, con grande intelligenza, hanno saputo costruire interessi vitali dando un'immagine di sapienza e di innovazione nei rapporti fra Stati e popolazioni. Io credo anche che bisognerà prestare una cura più attenta alle tematiche della cultura sarda che noi vogliamo sia portata al livello alto cui altri luoghi, come Bilbao o altre località, hanno portato la loro.
Ma vede, Assessore, a parte il fatto che, ancora una volta, è stato sottolineato come lei sia qui sola a rappresentare la Giunta che non c'è perché, probabilmente, in questo provvedimento non ci sono grandi interessi da difendere, ma questo vale anche
per una parte sia della maggioranza che della minoranza, io credo che tutte le parti dovrebbero fare ammenda e cercare di trovare una soluzione, la migliore possibile, invece di remare l'un contro l'altro pensando, come diceva l'onorevole Pirisi poco fa, che la cultura possa essere una pistola da puntare ora nei confronti degli uni, ora nei confronti degli altri. La cultura militante spesso e volentieri, infatti, ha creato dei danni alla cultura con la "c" maiuscola creando contrapposizioni inesistenti, mortificando magari chi ha lavorato e continua a lavorare all'interno del comparto della cultura.
Mi riferisco anche a quelle cooperative che vivono momenti non facili quando la Regione non garantisce i flussi finanziari agli enti locali nel cui ambito le stesse operano.
Vi è la necessità di ripensare quindi a un rapporto Stato-Regioni in tema non soltanto di competenze attribuibili alla Regione, che in parte già le ha, ma di finanziamenti che si dice forse arriveranno con la prossima finanziaria, ma che non si sa dove e come verranno utilizzati. Allora, perché non effettuare eventualmente uno scambio alla pari con lo Stato su certe materie (vedi il settore culturale) ricevendo attribuzioni e garanzia di flussi finanziari diretti che, per altro, non sono sostitutivi di quelli ordinari.
Se non si coglie l'aspetto del vivere appieno tutto quello che è in discussione in questi giorni attorno al testo di legge unificato, non si coglierà appieno il sentimento di ansia che da tanto tempo provano gli operatori della cultura, della scuola, del sistema bibliotecario regionale. Da sempre è attesa una legge che, normando in modo puntuale tutti i settori della cultura, dia certezze agli operatori.
Io credo che la normativa in discussione abbia bisogno della massima attenzione da parte di tutte le componenti politiche presenti in quest'Aula, per essere migliorata e, se del caso, corretta al fine di essere rispondente alle sfide prossime future. Sfide che consistono non tanto nella realizzazione di reti museali , quanto nella possibilità di mantenere i musei esistenti e di costruirne altri, tematici, che abbiano in sé la potenzialità di creare un indotto economico tale da consentire una rivalutazione delle zone interne. Cito "Su Tempiesu" di Orune, il "Tadasuni", il museo della musica, il museo mineralogico, un museo sul sistema naturalistico della Sardegna.
Quando si parla di tutela del paesaggio non bisogna pensare solo a istituire divieti; tutela del paesaggio significa intanto creare cultura, significa creare occasioni di comprensione dei beni naturali, archeologici, architettonici, paesaggistici presenti nella nostra isola intanto valorizzandoli, facendo capire a noi sardi prima di tutto quale capacità di penetrazione possiamo avere nel sistema culturale mondiale se il tutto viene sfruttato nel migliore dei modi per garantire sviluppo sociale, occupazione e sviluppo economico, quello sviluppo che da un po' di tempo a questa parte nell'Isola ristagna. Parlare di cultura a tutto campo implica che la valorizzazione di questi beni paesaggistici avviene non commisurando le cose con i metri cubi, ma valutando quello che è da preservare in via assoluta rispetto a quello che, una volta tutelato, una volta disvelato, è fatto fruire da tutti quelli che hanno interesse e che certamente sono i più numerosi all'interno della società, si creano quindi le occasioni di turismo diverso, alternativo che possono portare un sistema ancora più ampio di presenze nella nostra isola e in tempi differenziati che non siano solo quelli legati alla spiaggia e al mare.
Mi sia consentito, non voglio utilizzare tutti i minuti a disposizione, di sottolineare il fatto che forse la Commissione doveva porre maggiore attenzione (oggi accentuazioni diverse sono venute da vari interventi), sulla tematica dell'emigrazione che, a mio avviso, va inserita e discussa con più compiutezza all'interno di questa normativa; e infatti ho presentato un emendamento in merito. E non aggiungo altro perché è stato già detto da tutti gli intervenuti quale significato morale, etico, comportamentale abbia un museo sulla diaspora dei sardi; credo sia importante capire che è un momento di levatura sociale del popolo sardo che s'identifica in maniera permanente con i sardi che risiedono in continente e all'estero, non per la necessità di celebrare il fatto che abbiano cercato altre vie a causa della difficoltà di trovare occupazione in Sardegna, ma per ricordare quale monito perenne alle future generazioni la sofferenza di quei sardi, quanto siano stati interessanti i rapporti che questi sardi hanno intessuto nei luoghi dove vivono, come con loro rimesse abbiano sostenuto famiglie e lo sviluppo economico avviato nella nostra Sardegna.
Tutto questo, ripeto, meritava maggiore attenzione da parte della Commissione; sono sicuro che la maggioranza con un atto d'intelligenza, di serietà e capacità saprà rappresentare in modo più esaltante questo ruolo dei sardi all'estero dando il giusto rilievo a quel fenomeno all'interno di questa norma.
Ma, e concludo, l'aspetto più importante, caro Assessore, credo che sia quello finanziario. Leggendo i dati delle allocazioni, delle disponibilità finanziarie abbiamo l'impressione che vengano coperte esclusivamente, e anche con difficoltà, le situazioni attuali; poi mi si sussurra che probabilmente ci sono altre disponibilità che verranno allocate in altri stanziamenti. Io vorrei certezze! Perché tutti ci riempiamola bocca sul valore della cultura, ma se il valore della cultura è commisurato sull'entità del dato finanziario, non vi è la possibilità di un vero raffronto tra le esigenze espresse da questi settori, che io definisco produttivi ma in sofferenza, e le volontà politiche di dare una risposta concreta a queste reali esigenze.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore16 e 30. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Gessa..
La seduta è tolta alle ore 13 e 50.
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