Seduta n.317 del 30/07/1998
CCCXVII SEDUTA
(Pomeridiana)
Giovedì 30 luglio 1998
Presidenza del Vicepresidente Milia
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 16 e 34.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 28 luglio 1998 (313), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Vassallo ha avuto un problema tecnico, sospendiamo per dieci minuti, la seduta riprende alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 35, viene ripresa alle ore 16 e 45)
Continuazione della discussione e non approvazione della mozione Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo sulle dimissioni dalla carica di Assessore regionale dell'avv. Cogodi. (166)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 166. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C. - Progr.). Signor Presidente, signori consiglieri, stamattina abbiamo posto un problema pregiudiziale in quanto ritenevamo che la mozione, così come formulata, fosse infondata, perché ritenevamo che non corrispondesse alla verità, e pur essendo rispettosi del pronunciamento del Presidente, quindi dell'interpretazione che è stata data del Regolamento, rimaniamo della stessa opinione, in quanto, se è vero che vi sono una serie di norme regolamentari che non prevedono esplicitamente questa fattispecie, se si analizza la mozione nel suo dispositivo e nelle stesse considerazioni che sono state adottate dagli espositori della mozione, si rileva che le cose affermate, a nostro avviso, non corrispondono alla realtà.
Affermo questa cosa non come una presunzione di sentimento perché si ritenga che sia così, fine a se stessa, ma perché è motivata da una precisa considerazione, che non può essere sottaciuta e non può essere nemmeno ignorata; e mi riferisco esattamente al fatto che il Presidente del Consiglio ha inviato a tutti i Gruppi politici presenti in questo Consiglio un fascicolo dove esattamente ripercorre l'intera vicenda di cui trattasi nella mozione. Ma non solo, successivamente a questa trasmissione lo stesso Assessore Luigi Cogodi ha avuto cura di trasmettere a tutti gli 80 consiglieri, tramite i propri Gruppi, l'ulteriore documentazione che evidenzia, senza ombra di dubbio, che una serie di affermazioni contenute nella mozione non corrispondono a realtà.
Voglio precisare anche quali sono queste affermazioni, che per altro corrispondono anche allo stesso ragionamento fatto dall'onorevole Locci nella sua esposizione della mozione, dove ha indicato i tre punti fondamentali su cui lui riteneva si potesse basare la considerazione che giustificasse non soltanto la presentazione della mozione, ma anche il dispositivo finale, quello dove invita l'Assessore regionale a dimettersi.
Noi siamo sempre stati rispettosi della volontà del Consiglio, però siamo sempre stati anche rispettosi della verità, per cui riteniamo che l'Assessore abbia, non soltanto attraverso la sua, non la chiamerei autodifesa, ma nella sua esposizione, motivato ampiamente le ragioni per cui si ritiene che non vi siano motivi di incompatibilità, e per cui non vi sia nemmeno l'accettazione di fronte ad inviti che sono, a nostro avviso, immotivati, ma perché la considerazione che viene fatta quando si dice che il debitore è stato messo in mora a richiesta dell'Assessorato regionale della programmazione e bilancio, credito ed assetto del territorio della Regione sarda, mediante notifica della sentenza suddetta munita di formula esecutiva. Io voglio ricordare e ribadire che, sulla base della documentazione in vostro possesso e in possesso di tutti noi, si evince chiaramente non soltanto la non corrispondenza di quanto considerato nella mozione e di quanto affermato rispetto al punto uno dall'onorevole Locci, dove afferma che quando un assessore regionale è debitore nei confronti della Regione Sardegna, per cui si configura un rapporto debitorio, bisogna prendere atto di questo fatto, ma perché nelle note trasmesse si evince chiaramente che l'assessore Cogodi non è debitore di un bel nulla. E questo è certificato dal coordinatore generale dottor Giambattista Melis della programmazione, ed è certificata dal coordinatore generale avvocato Graziano Campus.
Io mi riservo di leggervi queste due ordinanze e questa relazione dell'avvocato Campus, perché tutti voi avete avuto occasione di leggerle e comunque le avete avute in copia, per cui ne siete perfettamente a conoscenza, ma perché le suddette motivazioni, per cui l'onorevole Assessore Cogodi non è assolutamente stato messo in mora da chicchessia, e tanto meno dall'Assessorato alla programmazione, è confermato anche dalla stessa Corte dei Conti, dove accetta in effetti il ricorso ritenendo che nell'esposizione del ricorso fatta dai ricorrenti vi siano gli elementi perché questo ricorso possa essere ammesso all'attenzione della Corte dei Conti.
Oltre questo si ravvisa un altro elemento, quando si dice che l'Assessore Cogodi è in causa con la stessa Regione, per cui è in conflitto con la Regione perché ha intentato causa alla stessa Regione. Non mi sembra che sia esattamente così, perché non risulta da nessuna parte che l'Assessore, in quanto tale, abbia intentato causa alla Regione; è invece vero tutt'altro, che l'Assessore Cogodi ha attivato una procedura di tutela nei confronti della stessa Corte dei Conti che aveva emesso una sentenza.
Io non sono né un avvocato, né un giurista, per cui non mi voglio addentrare in queste cose, anche se è palese a tutti, anche a chi non è un giurista e non è un avvocato, che le cose stanno così, come le sto dicendo e come tutti voi avete avuto occasione di poter verificare dai documenti che avete sottomano. Ma soprattutto emerge un altro fatto, è emerso non soltanto nell'esposizione dell'Assessore, non soltanto dall'appropriato, lungo ed anche compiuto intervento dell'onorevole Marras, quando si evince chiaramente che l'Assessore non era in carica all'epoca dei fatti contestati. E questo fatto non soltanto si rileva dalle dichiarazioni di onorevoli esponenti non soltanto della maggioranza, ma anche della minoranza, ma si rileva dalla stessa documentazione che vi è stata inviata, perché se avete avuto modo di esaminare questa documentazione voi vedete, all'ultima pagina, dove vi sono tutti gli ordini di accreditamento disposti nel 1987, nel periodo in cui era Assessore Luigi Cogodi, dove si evince chiaramente che tutti gli ordini che sono stati eseguiti in quel periodo risultano esattamente a pareggio, nel senso che tutti i pagamenti corrispondono a spese effettivamente effettuate. Per cui hanno tutti una corrispondenza di spesa, per un totale - mi sembra - di 159.066.000.
Anche questo non è un fatto che è puramente una diceria, è un fatto che è rilevato dalla Ragioneria e certificato, per cui si evince chiaramente che nel periodo dell'87, in cui l'assessore Cogodi era in carica presso l'Assessorato, nessun ammanco si è verificato.
Allora, se questo è vero, come corrisponde che sia vero, mi chiedo il perché di questa mozione; mi chiedo perché si è voluto, attraverso questa mozione, seppur riconoscendo il fatto che ognuno consideri nell'onorevole Cogodi e nell'assessore il non dolo, il fatto che vi sia gratitudine ed anche riconoscenza, però poi non si capisce perché si sia insinuata una mozione che mette comunque in dubbio l'onorabilità dello stesso Assessore, per cui assimili lo stesso Assessore ai ladroni, a quelli che hanno operato la malversazione del denaro pubblico.
Quando si parla di queste cose, quando a livello politico si cerca di utilizzare, colpire una persona per raggiungere probabilmente ben altri fini, penso che si stia superando il limite di quella convivenza politica che ha sempre regolato e regola i rapporti tra forze politiche, nel senso che non si può pensare di far politica importando all'interno delle aule, politiche in questo caso, del Consiglio regionale, fatti e cose che non hanno attinenza con l'attività che noi svolgiamo, sotto le mentite spoglie di voler tutelare chissà cosa, perché veramente non si capisce cosa si voglia tutelare quando si chiede all'onorevole Cogodi di prendere atto di una situazione e di dimettersi.
Per cui si capisce la lotta politica, però si capisce quando questa è fatta nelle norme e nell'uso consensuale della battaglia politica che generalmente si fa in un Consiglio regionale, ma anche in altre sedi.
Io non voglio riprendere considerazioni di carattere strettamente giuridico, voglio però riprendere alcune considerazioni di carattere politico, rispetto al senso di questa mozione, rispetto al fine che essa si propone. Io capirei e comprenderei se oltre a queste considerazioni, seppur non condivise, venissero introdotti altri elementi di carattere politico, rispetto all'inefficienza dell'assessore, rispetto a una contestazione sull'operato, rispetto a considerazioni di tipo strettamente politico operativo sull'operato dell'assessore. Invece si evita, anzi si dichiara in aula che, rispetto a questi fatti, nulla vi è da rilevare, che però vi è da rilevare un aspetto di tipo morale.
Forse, se discutiamo degli aspetti di tipo morale, sarebbe bene fare una riflessione rispetto a questo campo, rispetto alla stessa nostra competenza di discutere degli aspetti morali, ci vorrebbe un attimo di riflessione rispetto alla portata e alle conseguenze che noi introduciamo nell'accettazione che si possa discutere sulla moralità della gente, basata non su considerazioni di tipo preciso, ma su considerazioni puramente personali. Si arriverà al punto che, se passa un concetto di questo tipo, che si può discutere sulla moralità delle persone, chiunque esse siano, assessori, consiglieri e quant'altro, ci possiamo trovare tutti i giorni a discutere della moralità di ognuno di noi; ma non basandoci su fatti concreti, basandoci sulle supposizioni che ognuno di noi può fare. Ma vi sembra questa forse una cosa logica, una cosa corrispondente al regolamento, ma soprattutto corrispondente al buon senso di ognuno di noi? Non ci sembra assolutamente che sia così.
Per cui noi accettiamo, ed accettiamo di buon grado che la Giunta, l'assessore, la maggioranza, un partito politico, anche uno stesso consigliere possa essere censurato rispetto all'operato politico della forza dell'assessore e del consigliere, ma non possiamo accettare che ci possano essere censure di tipo puramente morale, basate su considerazioni che non sono suffragate da fatti. Questa è la realtà!
Se questa è la realtà, e questa è la realtà derivante dai carteggi che voi avete, non si può, solamente perché c'è una sentenza passata in giudicato, a sua volta appellata, per cui non ancora esecutiva, pensare che questa persona, o qualunque persona, possa essere messa sul banco degli imputati e possa essere messa alla gogna, solamente perché il fine - probabilmente - è un altro. E se il fine è un altro, come veramente noi crediamo che sia, che sia quello di trovare un marchingegno perché susciti nelle persone reazioni di altra natura, la reazione dello sparo attraverso un muretto a secco, già la volta scorsa ripresa da più consiglieri in quest'aula, per cui questa cultura di colpire una persona, non per le ragioni espresse nella mozione, ma per altre ragioni politiche, attraverso lo sparo, attraverso un muretto a secco, convalidare una cultura che porta veramente le istituzioni allo sfascio, porta le istituzioni alla mancanza delle regole elementari. Le regole elementari sono di guardarsi in faccia, avere il coraggio non solo di dire le cose che si pensano, ma soprattutto di saperle esprimere anche al momento del voto, al momento finale, per cui la facoltà - così come recita la vera democrazia - di potersi esprimere liberamente, sapendo che le parole, le dichiarazioni, le affermazioni di ognuno sono comunque un frutto cui si deve rispetto. No, il metodo che si sta adottando è un altro. E` la cultura del sospetto, è la cultura dell'insinuazione e, attraverso questa insinuazione che viene perpetrata non soltanto attraverso cose scritte che ci sono nella mozione, ma anche riaffermate in quest'aula, si cerca di far passare concetti e principi che non stanno certamente nella regole della nostra democrazia.
Quando sento, inoltre, che non vi è nessun processo all'assessore, per cui si afferma e si riafferma in più occasioni: "Non vi è nessun processo all'assessore", però permane questo aspetto morale che va comunque chiarito, e quindi un aspetto su cui si ritiene che il Consiglio si debba esprimere, e si debba esprimere con voto, io, pur non condividendo questa logica, sono convinto che allo stato dei fatti e allo stato delle cose, proprio perché c'è stato questo dibattito, questa Assemblea si debba esprimere con un voto. E si deve esprimere con un voto per dare la possibilità ad ognuno di noi in quest'Aula, che ha avuto modo di verificare gli atti, ha avuto modo di sentire l'assessore, ha avuto modo di seguire il dibattito, di potersi esprimere in piena coscienza di giudizio. Però si deve esprimere, a mio avviso, in termini politici, rispetto alle cose che conosce, rispetto ai fatti.
Vi sono due verità: una è quella per cui si cerca di far supporre che vi sia un comportamento comunque moralmente perseguibile, da parte di un assessore, dall'altra vi è la realtà dei fatti, la realtà della constatazione delle cose. Questo fatto è innegabile, non è soltanto una questione di opinione. Quando abbiamo chiesto l'applicazione dell'articolo 79, e l'abbiamo chiesto in termini preventivi, pur sapendo benissimo che il Regolamento prevedeva solamente questa richiesta in fase di discussione, quindi che fosse già stata avviata la fase di discussione, lo chiedevamo invece in termini preventivi, perché ritenevamo che in termini preventivi questo Consiglio sarebbe potuto entrare nel merito delle questioni che la mozione sollevava, quindi nel merito della legittimità che le questioni che venivano sollevate erano dunque reali, quindi che si basavano su un merito reale, su un merito che avesse un minimo di sostanza, di legittimità, legale.
Adesso abbiamo sentito dall'onorevole Marras che la parte iniziale della mozione non ha ragione di esistere, perché non si sostiene, dal punto di (PS4) vista della legittimità delle leggi, da nessun fondamento; per la seconda parte abbiamo accertato, perché abbiamo i documenti, che quel considerato non si regge perché nei fatti non sussiste, allora io mi chiedo se questa facoltà ci fosse stata data, e non dico dal Presidente, che si trovava ad applicare un regolamento di sicuro astruso, che è carente da questo punto di vista, ma soprattutto dai presentatori della mozione, che proprio a conoscenza di questo si dovevano sentire in dovere di fare questo approfondimento tecnico - giuridico, che portava anche loro a considerare l'inammissibilità della mozione che essi stessi avevano presentato.
Io non voglio andare oltre, considero soltanto una cosa, e una sola cosa considero legittima, non tanto della mozione, ma delle argomentazioni che sono state poste in essere in quest'aula rispetto ad alcune considerazioni, e le considerazioni a cui mi riferisco riguardano il recupero del credito rispetto ai ladroni che hanno operato il prelievo di queste somme, di questi 9 miliardi dalle casse della Regione. E` stato sollevato in quest'aula, dall'onorevole Locci, ritengo anche propriamente, il fatto che l'avvocato Luigi Campus sollevi ulteriormente un problema, e cioè solleciti la Giunta, o comunque il Consiglio e la Giunta ad operare il recupero di questo somme. Io sono convinto che nella replica il Presidente della Giunta motiverà e dirà come stanno le cose, quindi quello che la Giunta ha fatto per recuperare questi 9 miliardi, o parte di questi 9 miliardi che sono stati sottratti dalle casse della Regione. L'unica cosa che ritrovo propria, rispetto alle motivazioni che sono state addotte in quest'aula dal Gruppo di Alleanza Nazionale è questa parte, alla quale mi associo. Ed io sono convinto che il Presidente nella sua replica motiverà anche lo stato delle cose, quindi quello che si è fatto sino ad oggi rispetto al recupero di queste somme.
Però una cosa è certa, che queste somme non potevano essere richieste sull'assessore Cogodi, perché vi sono due certificazioni che dicono che nemmeno volendo l'Assessore avrebbe potuto versare questa somma alla Regione sarda, perché questa somma allo stato attuale non è dovuta, e questo deve essere riconosciuto da tutti!
Oltre a questo sia chiaro che l'assessore Cogodi, qui presente, non ha intascato nemmeno una lira, nel senso che è stato citato a risarcire qualcosa attraverso lo strumento della sussidiarietà, quindi della solidarietà tra coimputati.
Ma un fatto ancor più è chiaro dalla documentazione che voi avete, quando si afferma e quando la stessa Corte dei Conti accetta il ricorso dei ricorrenti rispetto a una sentenza, non è detto che poteva accettarlo per forza, e quando l'accetta è perché considera che nel frattempo i ricorrenti abbiano portato elementi tali che la stessa Corte possa riformulare un altro giudizio.
Allora, se non vogliamo essere giustizialisti a tutti i costi, come si può affermare che uno è colpevole quando nessuno ha ancora affermato, in ultima analisi, che è veramente colpevole? Non si riesce a capire questo! Sennonché noi riteniamo che…(?) ancora essere condannato in maniera definitiva debba già pagare la sentenza, ossia le conseguenze di una sentenza non ancora esecutiva.
Per cui penso che questa mozione, oltre ad essere inappropriata, così come è stata formulata, a mio avviso sia anche poco curata. E questo meraviglia; meraviglia il fatto che questa mozione non è l'unica presentata sulla richiesta di dimissioni o di sfiducia all'assessore Cogodi, ma è la terza mozione, che è stata modificata a più riprese per raggiungere un obiettivo politico che ben non si capisce quale sia, se non che non si voglia cogliere in aspetti che nulla hanno a che fare con questa vicenda debolezze all'interno della maggioranza che, attraverso un voto di sfiducia a Cogodi, si possano incrinare le stesse sorti di una maggioranza che non è basata certamente su fatti di questo tipo, ma è basata su cose politicamente ben più fondate e ben più solide, rispetto alle cose che qui vengono messe in luce.
L'esercizio della revocazione non è un esercizio fine a sé stesso; è un esercizio fissato dalle norme e dalle leggi, e non si può pretendere che di fronte ad una sentenza passata in giudicato, così come quella che è stata citata, qualunque cittadino, consigliere o assessore che sia, non abbia il diritto di difendersi, quando per di più la difesa è basata su fatti concreti. E allora perché si vuole addurre nessuna importanza a questo esercizio della revocazione? Perché si vuole ignorare un fatto concreto che è avvenuto? Perché si vuole ignorare che la stessa Corte dei Conti ha accettato questo esercizio? Perché si vuole negare il diritto ad una persona di potersi difendere, e di potersi difendere fino alla fine, di fronte al fatto che siamo in presenza di atti che dichiarano e certificano l'insussistenza dei fatti che avevano provocato la stessa sentenza?
Io non ho avuto modo di seguire il procedimento, così come ha fatto l'onorevole Marras, né modo di dichiarare che quello che si fece allora, quello che i giudici fecero allora, fu un grande abbaglio, e forse vi era in quel momento un'esigenza di giustizia, un'esigenza di trovare un capro espiatorio. Non sono in grado di dire questo, però sono in grado di affermare con profonda convinzione, perché gli atti sono sotto gli occhi, e sono anche sotto i vostri occhi, che le ragioni che sono addotte nella richiesta di revocazione ci sono. Perché? Perché vi sono ampie circostanze e ampie certificazioni, non redatte dall'assessore Cogodi, ma redatte dagli uffici competenti, che dicono - e lo ripeto -che l'Assessore in quel periodo non era in carica, che nel periodo in cui lui esercitava la carica nulla è mancato, che nel periodo in cui era in carica la registrazione delle entrate e delle uscite risulta pienamente a pareggio, per cui non risulta assolutamente nessun ammanco.
Voglio concludere facendo un'ultima affermazione: io avrei preferito che una questione di questo tipo, peraltro tutta giocata sotto aspetti procedurali, sotto aspetti legali per dimostrare che uno è debitore o non è debitore, per cui su aspetti di tipo morali, in quest'aula non abbiamo più a divenire, e me lo auguro perché vedete, questa logica potrebbe portare domani alla presentazione di ulteriori mozioni che insinuano situazioni che poi si avrà a dimostrare che non sono attinenti ai fatti e non hanno nessuna realtà.
Per cui io voglio chiudere facendo un invito che si chiuda questa vicenda, si chiuda con un voto e non attraverso lo sparo attraverso un muretto a secco, ma attraverso un voto palese. L'Aula avrà modo di esprimersi, deve avere modo di esprimersi liberamente, e alla gente che vuole sparare, eventualmente, dietro i muretti a secco le deve essere negato, perché questa è la cultura della democrazia, questa è la cultura della trasparenza.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vassallo.
E` iscritto a parlare il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.
RANDACCIO (D.R.I. e Indip.). Grazie signor Presidente. Gentili colleghi e colleghe, il nostro atteggiamento iniziale in questa vicenda è stato quello di valutare in coscienza innanzitutto la realtà dei fatti, ritenendo che tale conoscenza fosse utile e indispensabile per noi, per la necessità di trasparenza verso l'intero Consiglio ed anche verso l'esterno, cioè tutti quelli che guardano con estrema attenzione ai fatti che si svolgono all'interno di questa Aula.
Veniamo ai fatti: la mozione pone in rilievo la questione di incompatibilità con due presupposti essenziali, prima di tutto si parla di sentenza passata in giudicato, l'altro fatto, l'altro presupposto è che non abbia ancora estinto il debito. Qualche lezione di lettura mi verrà dall'onorevole Noemi.
Credo sia chiaro dal dibattito che si è svolto stamane in quest'Aula e dai contenuti chiarificatori che lo stesso dibattito ha evidenziato, che questi presupposti non sussistono, anzi sull'intera vicenda pende giudizio di revocazione della sentenza, e personalmente ringrazio l'onorevole Marras, che nel suo intervento, al di là della facile demagogia che si può pensare in questo ringraziamento, ha ristabilito la verità. Sono dei fatti inequivocabili, che arrivano anche da un esponente dell'opposizione, estremamente chiari e chiarificatori. Un intervento fatto con una premessa a livello personale, ma per le riconosciute capacità (non spetta certamente a noi riconoscerle, ma sono certamente acclamate dappertutto) dell'onorevole Marras è chiarissimo, ha ristabilito con elementi chiari e concreti la verità dei fatti. Chiedere quindi, caduta miseramente, come è caduta, la struttura portante della mozione, di assumere azioni eclatanti, dimissioni o quant'altro, richiamando una dovuta o presunta sensibilità politica, che noi riteniamo possa peraltro essere esclusivamente offerta e mai richiesta, alla luce dei fatti questa richiesta ci sembra assolutamente fuori luogo. Mi chiedo tra l'altro quanti amministratori comunali e comuni dovrebbero andare a prossime elezioni se passasse un concetto di questo tipo, ma è chiaro che si tratta, secondo noi, di una normale o di un normale esercizio delle opposizioni, e noi valutiamo come tale questa mozione.
Peraltro si evince chiaramente anche dalla lettura, ancora prima del dibattito in Aula, della stessa mozione che la struttura portante di questa mozione è estremamente debole, e riconoscendo non ricorrenti le condizioni legali di incompatibilità con l'ufficio di Assessore invita poi alla fine alle dimissioni dalla carica di Assessore regionale. Per cui anche all'interno della mozione era chiaro, era palese per chi ha presentato la mozione, che non sussistevano delle condizioni tali da chiedere formalmente all'Assessore le proprie dimissioni. Per cui è un invito; è, come è stato detto chiaramente prima, un esercizio, secondo noi, dell'opposizione.
Noi voteremo di conseguenza, seguendo la nostra coscienza, ma ancora di più la nostra conoscenza dei fatti, credendo fermamente che non ci sia niente di politico in questa discussione oggi tenuta in Aula, se per politica intendiamo chiaramente qualcosa di nobile e superiore.
Riteniamo che non sia ricorrendo a questi mezzucci che si facciano gli interessi del Consiglio e della Regione. Molte cose ci dividono da Rifondazione Comunista e dalla sua politica, però non possiamo tollerare che la lotta politica scenda al punto di falsificare i fatti ledendo, per giunta, la dignità personale.
Noi crediamo che gli interessi dell'Isola li si persegua con i programmi e con l'azione politica ed amministrativa. Rinnovamento Italiano accetta di buon grado di misurarsi con Rifondazione Comunista, su questo terreno però, e su questo terreno può anche misurarsi con durezza, ma l'adesione ai principi etici della democrazia liberale ci impedisce di fare dell'insinuazione e del sospetto strumenti di azione politica.
A questo sistema diciamo di no con decisione, lasciando a chi lo vuol seguire la responsabilità di farlo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Randaccio.
E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.D.S. - Progr. Sard.). Signori Presidenti, colleghi, commentavamo con un funzionario del Consiglio regionale poco fa, prima della riapertura della seduta consiliare di questo pomeriggio, che l'avvio che si è avuto stamattina in Aula aveva un primo risvolto di natura meramente e strettamente politica, e cioè il richiamo fatto allora dall'onorevole Locci nei confronti del Presidente della Giunta e della Giunta medesima, il richiamo al rispetto delle mozioni approvate da questo Consiglio; e una seconda parte, invece, dell'intervento, ma non solo dell'intervento dell'onorevole Locci, ma anche di quelli successivi che facevano nascere un dubbio, e cioè che il Presidente del Consiglio regionale, onorevole Selis, che stamane presiedeva la seduta, rappresentasse il Presidente del Tribunale, che l'onorevole La Rosa fosse il giudice a latere, e il dottor Pirina il segretario verbalizzante.
Il richiamo fatto dall'onorevole Locci, di natura squisitamente politica, nei confronti del Presidente della Giunta, credo sia un richiamo condivisibile, un richiamo al rispetto delle decisioni, delle indicazioni, delle scelte, degli indirizzi dati da questa Aula indipendentemente dai modi e dalle forme con i quali si è arrivati a quel voto.
La Giunta, sotto questo profilo, credo debba essere sempre conseguente, ed operare nel pieno rispetto di quelli che sono gli indirizzi che dall'Aula vengono. Detto questo, l'altro richiamo invece, quello relativo alla vicenda della quale oggi stiamo dibattendo, lascia perlomeno perplessi e dubbiosi. Personalmente stimo, apprezzo l'onorevole Cogodi, per molte delle battaglie politiche che ha condotto, e non ho remore a confermare che dissento rispetto ad alcune vedute e alcune azioni politiche poste in essere dallo stesso onorevole Cogodi, oggi ed anche nel passato. Abbiamo riferimenti ideali per certi versi vicini ma pure differenti; abbiamo, ciascuno nel rispetto reciproco, modi d'essere l'uno diverso dall'altro, abbiamo legittimi, differenti approcci rispetto ai problemi, per cui più volte in tono amichevole, più volte in sede di incontri di maggioranza, qualche volta persino in quest'aula ho dissentito rispetto ad azioni politiche poste in essere dall'onorevole Cogodi. E il dissentire, badate, è legittimo, talvolta è persino auspicabile, perché non è sempre con il consenso ricercato a tutti i costi che si esaltano le idee, le opinioni e le azioni degli uomini, ma talvolta idee, opinioni, azioni si esaltano manifestando il dissenso e ciascuno rinunciando ad un pezzo delle proprie idee per ritrovare una formulazione e una operatività comune, ma questo attiene all'azione di natura squisitamente politica.
Altro conto è il discorso, ed altro conto sono gli argomenti dei quali invece nella seduta odierna noi ci stiamo occupando. Problema, si dice, di trasparenza, il problema è di etica politica, il problema è di moralità. Io non riesco ancora a comprendere in che cosa l'onorevole Cogodi abbia mancato rispetto a principi di etica politica, rispetto ai principi della trasparenza, rispetto a comportamenti di moralità.
L'onorevole Cogodi ha subito una condanna, personalmente - ma questo è un giudizio, consentitemi, del tutto personale - reputo ingiusta quella condanna, e come tante persone innocenti si è avvalso di una facoltà, cioè della facoltà, sulla base della legislazione vigente, di presentare opposizione attraverso i modi e le forme consentite a quella sentenza medesima.
Questa opposizione nel frattempo ha dato parziale e non definitiva ragione all'onorevole Cogodi, ma ha dato parziale ragione all'onorevole Cogodi nel momento in cui ha introdotto una sospensiva rispetto alla sentenza originaria che imponeva all'onorevole Cogodi e ad altri di effettuare il pagamento della somma per la quale erano stati a suo tempo condannati dalla Corte dei Conti.
Sarà la sentenza definitiva, al di là delle opinioni personali di ciascuno di noi, a stabilire laddove stia la verità, ed io credo che questo Consiglio debba ricercare la verità, e non credo la debba cercare attraverso contorsionismi politici, attraverso formulazioni, sia pure molto colorite, molto ricercate, molto dotte, perché fatte da colleghi dotti, e dotti proprio nel settore giuridico. Non credo sia attraverso questo forme che si debbano invece emettere sentenze di condanna di natura definitiva, che invece spettano assolutamente ad altri.
Vi è una reale, concreta, certa impossibilità da parte dell'onorevole Cogodi ad adempiere, anche ove esso volesse adempiere, al pagamento della cifra della somma per la quale è stato condannato, tant'è che in una prima fase chi tra i burocrati regionali era, ed è, deputato a incassare quelle somme ha richiesto all'onorevole Cogodi l'immediato pagamento, cosa invece che non solo non ha potuto ripetere in una seconda fase, ma ha dovuto ammettere quello stesso burocrate l'impossibilità a che il pagamento venisse accettato, proprio in conseguenza di quella sospensiva che l'onorevole Cogodi aveva e ha ottenuto.
Così come badate non risponde - per quanto almeno io ne so - a piena verità che la burocrazia regionale, che prima di altri è deputata al recupero delle somme e dei crediti vantati, nel passato non si sia minimamente attivata. Risulta, per esempio, che la Banca Nazionale del Lavoro abbia adempiuto alla richiesta di pagamento versando i 300 milioni per i quali era stata condannata anziché fare opposizione, perché l'opposizione probabilmente in quel caso poteva rappresentare un rischio che poteva tradursi a danno della Banca Nazionale del Lavoro e non a suo favore, non a suo vantaggio.
Quindi la burocrazia regionale, che è la parte deputata ad attivarsi prima ancora della Giunta in questa direzione, ha già esperito alcuni tentativi, e se non avesse esperito tutti i tentativi, così come previsto dalla legislazione vigente, ovviamente l'invito in questo senso verrebbe non solo dalle opposizioni in questo Consiglio regionale, ma verrebbe anche per parte della maggioranza perché si attivi e si attivi nel giusto modo. L'altra cosa che viene detta è che l'onorevole Cogodi ha subito una condanna, sia pure con sentenza non passata in giudicato, e che questo fatto, di per se stesso, pur non trattandosi di condanna definitiva, dovrebbe costituire un ostacolo se non di natura giuridica, almeno di natura morale per occupare lo spazio di Assessore all'interno di questa Giunta regionale. Io voglio richiamare alla memoria di tutti noi le esperienze drammatiche, tristi, vissute da tanti amministratori della Sardegna e fuori della Sardegna, a partire dai sindaci, che si sono visti non una ma più volte condannati per fatti a loro imputabili, per esempio la mancata attivazione di discariche controllate; per esempio gli incendi partiti dalle discariche medesime, e cioè in alcuni casi per responsabilità che difficilmente potevano, in maniera diretta, essere imputate a quegli amministratori e che configuravano più o meno una specie di culpa in vigilando, così come è stata configurata nei confronti dell'Assessore Cogodi. Noi saremmo andati incontro ad un disagio sociale terribile se ciò che oggi viene richiesto all'onorevole Cogodi fosse stato allora, o venisse contemporaneamente e contestualmente richiesto dai banchi di questo Consiglio o da qualunque altra istituzione pubblica a quegli amministratori locali ed ai quei sindaci di essere conseguenti nei comportamenti in quanto hanno subito una condanna, definitiva o meno che sia.
Nel caso di specie la condanna non è definitiva, ma se la condanna fosse stata definitiva l'onorevole Cogodi avrebbe potuto adempiere a quella obbligazione versando i cento milioni ai quali era stato condannato, e dopodiché avrebbe potuto con tutta serenità occupare lo stesso spazio politico che oggi occupa; siccome invece riteneva e ritiene di essere innocente e ha presentato opposizione in attesa della sentenza definitiva, oggi non potrebbe occupare quello spazio per questo semplice motivo, alla stregua di una persona che non abbia capacità economiche per potervi far fronte.
Presidenza del Presidente Selis
(Segue BALIA.) Io non credo Luigi che tu abbia le valigie pronte per scappare all'estero qualora venga condannato in via definitiva; credo che allora, sia pure con il malessere, con il disagio profondo al quale certamente andrai incontro, saresti in ogni caso disponibile, non dico felice, perché ho compreso benissimo che riterresti quella sentenza una sentenza ingiusta, ma saresti in ogni caso disponibile ad adempiervi e ad adempiervi immediatamente. Ed allora la differenza è che non ti sei immediatamente adeguato ad una sentenza non definitiva, mentre l'adeguarsi, mentre il non ricorrere pur avendone la disponibilità, per avendone la possibilità, quello sì avrebbe potuto significare ammissione, sia pure parziale, di colpa. Quindi io credo che il ragionamento debba essere, rispetto a quello che è stato fatto da altre parti, nettamente invertito.
Io comprendo e avrei ben compreso, e comprenderò in futuro ogni e qualunque mozione venga presentata nei confronti di chicchessia, a condizione che abbia un indirizzo, una valenza, una certezza, una caratteristica di natura squisitamente politica. Colleghi consiglieri, se avete obiezioni politiche, motivazioni sulle scelte politiche, mozioni aventi riflessi di natura politica sull'operato dell'onorevole Cogodi, vi invito a presentarle e, come mi è accaduto anche in un passato recente, se le dovessi trovare circostanziate, veritiere, degne di considerazione, sarei anche disponibile a votarle indipendentemente dal tipo di voto richiesto; le voterei a testa alta, pure dai banchi della maggioranza, a voto palese. Ma le motivazioni attuali nulla hanno di rilievo politico, nulla hanno di sostanza politica, ma si sta mascherando attraverso altre forme un problema che di politico nulla ha. Ed è alla luce di queste e di altre considerazioni che ciascuno di voi certamente fa e farà, con la propria coscienza, con il proprio metro di valutazione, credo che da questo fatto scaturirà una decisione da parte di questa Assemblea consapevole, che consenta a ciascuno di noi di continuare ad avere il coraggio ogni mattina di guardarsi alle specchio senza arrossire, sapendo di avere fatto il proprio dovere.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Io molto brevemente svolgerò qualche considerazione dicendo subito che ho ascoltato con straordinaria attenzione la presentazione della mozione da parte dell'onorevole Locci, molto incuriosito da un argomento che francamente non avevo mai avuto modo di potere ascoltare in quest'aula del Consiglio regionale, incuriosito anche dalle argomentazioni tecniche e dalla profondità delle argomentazioni tecniche che venivano addotte a corredo della semplicità della mozione che è stata presentata, ma debbo dire anche molto preoccupato, perché mi è sembrato di cogliere degli aspetti sui quali io stesso, e così credo anche i colleghi, molti dei nostri colleghi, hanno difficoltà ad esprimere oggi un giudizio, un atto di scelta, comunque un atto di scelta. Io debbo dire che ho questa grande difficoltà se il terreno sul quale sono stato trascinato è un terreno tecnico, potrei chiedere lumi al Presidente del Consiglio in questo momento, o anche in privato, su questa materia, come spesso faccio nella vita politica, ma penso che sia difficile oggi portare elementi di chiarezza, di decisione, di determinazione in quest'Aula riferiti ad un argomento che ha sfaccettature così profonde, così differenziate, argomentazioni così diffuse da approfondire che mi pare difficile che noi possiamo essere chiamati ad esprimere una scelta a cuor leggero.
Io ho apprezzato le argomentazioni del collega Locci, che ha cercato di dimostrare, da un punto di vista strettamente tecnico, la bontà e le motivazioni della loro mozione, ma debbo dire che non ho alcun elemento per poterlo decidere. E` un atto che non è cogente, sappiamo che non è cogente, e come tale è stato posto a questo Consiglio; è stata scelta la forma non cogente, non determinante di una scelta del Consiglio per evitare la forma determinante, per evitare la mozione di sfiducia. Però, comunque, qualsiasi scelta, una scelta di grande rilievo morale, sarebbe comunque una sentenza di condanna; nessuno potrebbe negare, né noi di fronte alla nostra coscienza personale, ne di fronte, guardandoci negli occhi tutti, potremmo negare che l'accoglimento di quella mozione non sia un atto di condanna, che avviene in un momento particolare della nostra vita politica, civile, in Sardegna e fuori dalla Sardegna, dove tutti stiamo cercando faticosamente di ritrovare il senso della giustizia vera, il senso della riconciliazione tra le istituzioni pubbliche e i cittadini, dove stiamo tutti, un po' da tutte le parti, da destra, da sinistra e dal (PS8) centro, ricercando il senso dell'impegno politico e la distinzione seria, serrata, tra il giudizio dei giudici e la politica, dove tutti stiamo cercando di ritrovare un terreno di confronto normale e democratico fuori dal giustizialismo.
Si cala anche in questi sentimenti questa mozione, veniamo chiamati ad esprimerci nella nostra libertà, perché se il problema che viene posto, così come si dice, ha fondamenti tecnici, nella nostra libertà non nell'appartenenza ad uno schieramento di maggioranza o di opposizione, ma ci viene richiesta la nostra libertà di scelta. Ma io dovrei scegliere, eventualmente, un atto di condanna in un momento in cui mi calo anche in questi diffusi sentimenti, in questa diffusa cultura, per fortuna, nel nostro paese. E d'altro canto gli elementi sono molto controversi, io mi guardo bene dall'entrare nel ginepraio tecnico giuridico, perché non ne ho la strumentazione tecnica, non ho neanche i fondamentali, onorevole Locci, però ne capisco i fondamenti politici e morali, da cui partono queste scelte. Elementi controversi, e stamattina li abbiamo sentiti dall'onorevole avvocato Locci, dall'onorevole avvocato Carloni, dall'onorevole avvocato Biancareddu, dall'onorevole avvocato Marras, e via dicendo. Abbiamo sentito le argomentazioni controverse, non lineari, non convergenti su un'unica soluzione tecnica, ed è lì che ho capito dove sta lo spartiacque tra le argomentazioni tecniche e le valutazioni politiche.
Debbo dire, colleghi presentatori della mozione, che ho colto anche il fatto che, man mano che venivano indebolite le fondamenta tecniche del vostro ragionare vi appellavate ancor di più al senso politico della mozione. C'è stata, nei vostri interventi, una sorta di cambiamento durante la partita, di cambiamento tattico, forse anche di cambiamento strategico, o forse anche la vostra stessa indecisione, la vostra stessa difficoltà nel capire gli obiettivi che intendete perseguire con questa mozione. Man mano che interventi di autorevoli colleghi competenti, hanno messo in discussione, presumo liberamente, le fondamenta tecniche del vostro argomentare, man mano che venivano meno, almeno per la controversia che è stata posta, tanto più riemergevano le motivazioni politiche.
Allora io sono disponibile, lo diceva adesso il collega Balia, io sono disponibile come sempre ad affrontare temi politici, nell'assoluta libertà delle contrapposizioni, delle posizioni politiche, nella libertà della maggioranza di difendere l'operato della Giunta, nella libertà dell'opposizione di attaccare, con tutte le forme consentite dai nostri regolamenti democratici, il governo. E questa è dialettica politica, e per risolvere le controversie politiche, per dare soluzione alla dialettica politica, per andare in goal nel gioco politico ci sono le regole precise, fissate dall'ordinamento che ci siamo dati.
Ho colto, invece, questo ondeggiare, che mette in difficoltà credo tutto il Consiglio, non solo i protagonisti stessi dell'ondeggiamento. Si diceva e si è detto che mancano due elementi per poter decidere, manca un'istruzione preventiva - l'ha detto l'Assessore nel suo intervento - ma credo manchi anche il collegio super partes che risolva poi questa controversia, queste distinzioni profonde che sono state poste, anche sugli aspetti più strettamente giuridici. Non c'è né l'istruzione preventiva, né il collegio giudicante super partes; né l'uno né l'altro, non siamo in condizioni di decidere, se non da un punto di vista politica, ma è un'altra cosa.
Io mi permetto di dire ai colleghi presentatori di approfondire meglio questioni che ci interessano tutti, fra l'altro, non la questione di un Assessore che è stato assessore e che oggi è Assessore del governo, della Giunta regionale, ma i problemi, per esempio, del controllo severo dell'ammistrazione regionale, della severità nelle garanzie che devono esserci alla base dell'azione amministrativa degli ufficiali pubblici, nella garanzia che c'è un principio di responsabilità diretta di chi compie gli atti amministrativi, e che vanno individuati. Stiamo per approvare, io spero presto, la legge 101 (non c'è il collega Masala, al quale auguro un prontissima guarigione), ma per anni abbiamo discusso in prima Commissione del principio di responsabilità dei funzionari pubblici, dei funzionari della pubblica amministrazione, e crediamo, o almeno abbiamo l'ambizione di aver tradotto in norma, in legge, che è già approdata in Consiglio, questo principio della responsabilità diretta. Su questo siamo disponibili a discutere, ad affrontare l'argomento, ad andare fino in fondo e a portare tutte le argomentazioni positive, per migliorare la macchina amministrativa della Regione. Da questo punto di vista alcune delle argomentazioni del collega Locci, che ha presentato la mozione, sono da condividere, quando indica alcuni punti, alcuni elementi che debbono impegnarci a cambiare l'amministrazione regionale. Per queste ragioni mi permetto di dire che occorre approfondire e che sarebbe un atto di liberazione e di maggiore lealtà fra di noi, al di là della contrapposizione maggioranza - opposizione, se questa mozione venisse ritirata e se affrontassimo, magari anche in sede di discussione del disegno di legge numero 101 e della proposta di legge numero 22, questi argomenti in maniera più approfondita.
Ho ascoltato anche con attenzione l'appassionato intervento dell'Assessore. Ha la nostra solidarietà, ma non ne ha bisogno; noi siamo stati distanti dall'Assessore, dalle concezioni politiche dell'Assessore, io personalmente da quando ero matricola all'università di Cagliari. Forse avevamo entrambi in comune l'ambizione per cambiare la società sarda, per migliorare e per cambiare i rapporti tra cittadini e potere, per cambiare anche i protagonisti del potere, forse avevamo in comune tante ambizioni, ma partivamo da mondi, da culture, da concezioni distinte e lontane. Poi la vita, la vita politica, ma anche umana, ci ha fatto incontrare anche nella comune condivisione dei rapporti politici e del governo e dell'ammistrazione. Io credo che l'Assessore abbia fatto un'intervento molto onesto, molto chiaro ed esplicito, si è anche onestamente sottoposto al dibattito del Consiglio, però ha difeso il ruolo dei pubblici amministratori, di quelli cioè che, non solo noi, ma nel governo diffuso della Sardegna, sono chiamati e sottoposti in continuazione a procedimenti derivanti da responsabilità oggettiva. Un ultimo caso me lo diceva un collega popolare che è stato sindaco in un paese del cagliaritano, che è stato proprio in questi giorni, e ha dovuto pagare in solido per responsabilità cosiddetta oggettiva, della quale nulla egli sapeva e forse nulla poteva sapere.
E` un problema che esiste, ma noi abbiamo il dovere di distinguere, di non essere giustizialisti, di difendere i pubblici amministratori, quelli cioè che hanno un'idea, un'ideale, e per questo ideale si espongono ed espongono la propria immagine, espongono la propria dignità e la propria vita. Su queste discussioni noi siamo disponibili ad aprire un confronto.
Io leggo così la mozione, si richiama la moralità dei comportamenti; ma è evidente, questo è molto evidente, soprattutto dopo alcuni interventi. Ma io sono oggi in condizione di giudicare la moralità dei comportamenti di un altro qualsiasi collega, di un Assessore, che reputo per dati oggettivi moralmente ineccepibile, che posso anche contrastare duramente sugli atti politici e sulle scelte politiche, ma non ho il diritto, e non mi richiamo a ciò che per noi è sempre un riferimento almeno quanto Gramsci, onorevole Assessore, al Vangelo, "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Non mi richiamo a queste cose, sarebbe si parva licet componere magnis, ma il problema è che io non mi sento in grado di dare un giudizio di condanna morale ad un Assessore, ad un collega.
Sono disponibile a discutere della politica, lo diceva il collega Balia, sono disponibile a discutere degli atti politici della Giunta, lo facciamo ogni giorno, lo facciamo nella nostra vita quotidiana, non siamo stati mai disponibili ad accogliere in maniera inerte gli atti della Giunta o dei singoli Assessori, siamo qui sempre per discuterli e metterli in discussione, per cambiarli e per migliorarli, perché questo è il nostro ruolo. C'è lo strumento della mozione politica, se viene presentata non ci sottriamo al dibattito, siamo disponibili, come sempre, a portare anzi chiarezza nel dibattito o nella collocazione politica; d'altro canto alcuni elementi innovativi, anche nella politica, stanno emergendo in Sardegna, al forum delle opposizioni mi auguro che a breve si possa contrapporre il forum della maggioranza, o in qualche modo un qualche elemento che tenda a rafforzare e dare una prospettiva politica alla maggioranza, ma anche questo è un grande elemento di chiarezza nel dibattito attuale. Io ne ho colto gli aspetti di oggi, gli aspetti che influiranno certamente nel dibattito politico consiliare, negli atti amministrativi; significherà che le opposizioni si stanno dando un'organizzazione più puntuale e più precisa per svolgere il loro compito, a noi spetterà darci un'organizzazione più puntuale e più precisa per svolgere il compito della maggioranza. Poi, è chiaro che nella chiarezza, fino in fondo anche qui, tutti vorremmo sapere, vorremmo conoscere le prospettive: le prospettive di alleanza fra il P.S.d'Az. e Alleanza Nazionale in temi di federalismo e di autonomia; le prospettive sulla candidatura alla Presidenza della Giunta, perché ho letto di recente in diverse occasioni che la parola finale sul candidato del Polo alla Presidenza spetta a Berlusconi, l'ho letto nelle dichiarazioni ufficiali, scopriremo se gli altri partiti, compreso il P.S.d'Az., che è nel forum delle opposizioni che si dà questa prospettiva, è d'accordo per esempio su questa impostazione.
Però questi sono temi che fanno parte della battaglia politica, ma che saranno capaci di portare elementi di chiarezza. Io sono molto disponibile ad affrontare questi temi, anche perché siamo alla vigilia delle elezioni regionali, che ci imporranno, di fronte ai cittadini sardi, molta chiarezza.
Io rinnovo l'invito a ritirare la mozione, con questi convincimenti, e comunque, se dovesse restare, il Gruppo dei Popolari voterà naturalmente contro questa mozione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, a conclusione del dibattito penso che si possa affermare, senza grande preoccupazione, che la parte tecnico-giuridica della materia è stata sufficientemente trattata. L'hanno già detto altri colleghi, bravi avvocati si sono misurati, le due scuole di pensiero sull'argomento hanno dimostrato di avere argomenti abbastanza validi per sostenere la propria tesi, e quindi, per chi avvocato non è, questa parte può essere - nel mio caso in particolare - demandata a chi avvocato invece è e ha trattato questa mattina in particolare l'argomento.
Noi, non avvocati, semplici consiglieri regionali, possiamo essere equiparati in questa occasione ai giudici non togati, ai giudici del popolo, e quindi rappresentiamo la parte popolare della giuria, e abbiamo chiaramente criteri di valutazione che sono quelli del nostro mandato, criteri di valutazione che ci vengono dalla nostra esperienza politica, dal rappresentare un mandato anche sull'argomento che è stato proposto come questione tecnico-giuridica, che però poi è scivolato pian piano nel dibattito, ma - devo dirlo al collega Locci - anche nell'illustrazione della mozione solo come questione di tipo giuridico.
La parte politica, che era ed è presente nella mozione, poco è stata illustrata, poco è stata ampliata nell'intervento del collega Locci. Anzi, il collega Locci ha sottolineato, proprio in premessa, riferendosi al comportamento della Giunta quando si votano, si discutono mozioni e si impegna la Giunta all'esecuzione di quelle indicazioni, ha richiamato l'esigenza di essere sempre conseguenti.
Io mi permetto, collega Locci, di non concordare con questa impostazione. Bisogna essere conseguenti quando le competenze sono del Consiglio regionale, allora sì che occorre essere conseguenti, ma quando le competenze sono di un altro livello del Governo della Regione, allora occorre rispettare le competenze. Io rimango alla prima parte, alla conseguenza quando le competenze sono di natura consiliare, e questo aspetto lei l'ha solo richiamato, ma non l'ha approfondito.
Però il dibattito è ancora aperto, quindi possiamo senz'altro intrattenerci brevemente sull'argomento stesso. E` chiaro, il dibattito si è sviluppato in punta di codice e di regolamenti, e noi abbiamo assistito ad un confronto su una materia complessa, ma resa chiara dal dibattito; devo dire che è stata resa chiara e di questo, per la parte politica, bisogna dare atto alla mozione, è stata messa in chiaro una questione che chiara non era all'opinione pubblica, che chiara oggi è, almeno per me che svolgo appunto la funzione di giudice popolare, e nella chiarezza devo dire che il dispositivo finale della mozione è un dispositivo che non può essere accolto dal collega Cogodi.
Non può essere accolto soprattutto perché il collega Cogodi, nel suo intervento, ha evidenziato bene la questione di merito ed altrettanto bene la questione morale, e credo che i colleghi di Alleanza Nazionale concorderanno su quella parte, perché oltre ad avere messo in evidenza il fatto così come si è allora manifestato, ed avere messo in evidenza le responsabilità così come allora si erano manifestate, rende tutti più tranquilli nell'esprimere il voto. Il fatto è avvenuto quando l'assessore Cogodi non era più Assessore in quell'assessorato, e l'imputazione è quella di non aver organizzato l'ufficio con una vigilanza tale da impedire, io aggiungo, è inutile mettere le sbarre per impedire al ladro di rubare, se uno ha l'intenzione di rubare, ruba anche con le sbarre grosse, anche se aumentiamo lo spessore delle sbarre di dieci centimetri, quando uno ha l'intenzione di rubare, come in quel caso, non c'è nessuna possibilità di impedire che si rubi! Questo è stato il fatto, quelli erano ladri patentati, l'hanno dimostrato, l'hanno fatto in modo organizzato, e noi dobbiamo trattare quell'argomento! E dire, sono d'accordo, che occorre che la Regione si muova per recuperare le risorse.
Poi non concordo neanche sul fatto, che è stato qui richiamato dallo stesso collega Cogodi, che la penalità sarebbe di cento milioni; non si sa quale sarà la penalità, perché se la Regione dovesse recuperare tutto il maltolto, non c'è niente da pagare da parte di Cogodi. Allora perché ci vogliamo accanire su un argomento che, alla fine, potrebbe essere improponibile, persino dal punto di vista tecnico? Lo stiamo facendo, ammettiamolo, perché vogliamo fare politica utilizzando anche questo strumento.
Allora, se stiamo alla politica, io dico che occorre soprassedere su questa questione, aspettare che si completi tutto l'iter, verificare se alla fine il collega Cogodi sarà chiamato effettivamente a pagare, e per quanto sarà chiamato a pagare e se pagherà.
Stamattina ha detto: "Sono disponibile a pagare, ma non so a chi consegnare il denaro". E questo è un altro aspetto della questione morale, che viene richiamato nel dispositivo finale. Mi viene da fare una battuta, recentemente pare sia stato pagato un riscatto a persone diverse da quelle che avevano a loro volta titolo per rivendicare il riscatto, quindi evitiamo che succeda una cosa del genere, c'è già un caso in Sardegna, non facciamone un altro! Però, siccome la cosa è seria (anche quell'altra è seria, chiaramente), aspettiamo che si completi l'operazione e verifichiamo se la questione morale del dispositivo finale si propone; allora si può riprendere il dialogo, si può riprendere il confronto. Non siamo di fronte a questo fatto.
Quindi io confermo, perché voglio essere breve, che la questione morale è stata ben richiamata, che il dispositivo non deve, qualora dovessimo accogliere, avere efficacia, che la parte invece riferita al fatto che la Regione si deve attivare mi trova d'accordo, ed anche questa è una parte politica della mozione, che si può senz'altro apprezzare, ma nei limiti che prima ho richiamato. Quindi non siamo in presenza di una sentenza passata in giudicato, non siamo in presenza di una questione morale richiamata nel dispositivo, non siamo in presenza di una mozione di sfiducia, siamo in presenza di un richiamo, e il richiamo è stato qui ben argomentato nella sua non applicabilità. Conseguentemente mi permetto di suggerire ai colleghi di Alleanza Nazionale di ritirare la mozione, oppure se l'obiettivo era politico, lasciare la mozione di fiducia così come nella fase iniziale era stata proposta, perché su queste questioni è bene che ci guardiamo tutti in faccia, perché siamo tutti componenti del Consiglio regionale, impegnati in politica e nelle amministrazioni, e tra di noi si deve sviluppare un comportamento di grande lealtà su fatti che toccano anche la cosceinza e che in questo modo devono essere affrontati.
Concludo quindi il mio intervento confermando che noi, come Gruppo Progressista Federativo, voteremo per respingere la mozione di Alleanza Nazionale, che facciamo voti comunque perché Alleanza Nazionale la ritiri prima del voto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Il collega ed amico Gianni Locci questa mattina ha illustrato, con la chiarezza e la linearità che gli è consueta, la mozione che oggi discutiamo. E il collega Locci ha esposto in maniera non solo chiara, ma anche con un tono pacato e sereno, le ragioni non solo giuridiche ma anche di ordine politico che stanno alla base della iniziativa assunta dal Gruppo di Alleanza Nazionale. Respingendo perfino il tentativo dell'onorevole Vassallo di accreditare l'impressione che questa Assemblea si dovesse trasformare necessariamente in un tribunale, accreditando l'impressione che vi fosse da un lato una vittima e dall'altra dei carnefici. Ma questo non era e non è nelle intenzioni dei proponenti, questo non è e non sarà nelle intenzioni certamente nostre.
Perché, onorevole Vassallo, lei probabilmente si è convertito con ritardo ai principi del garantismo, ai principi della civiltà giuridica dell'occidente che hanno radici in quella corrente di pensiero illuministica la cui tradizione probabilmente è a lei estranea, e non le nascondo che mi ha fatto piacere sentire, almeno in quest'Aula, da lei che rappresenta il Gruppo del partito della Rifondazione Comunista, richiamarsi a quei principi.
Ed aggiungo subito che, pur svolgendo da circa sedici anni la professione di avvocato, non entrerò, come è stato egregiamente fatto da altri colleghi avvocati, nel merito delle questioni di diritto, o della interpretazione legittima che ciascun oratore che è intervenuto sulla questione ha dato. Per la verità, onorevole Vassallo, glielo dico simpaticamente, lei come difensore lascia un po' a desiderare. Glielo dico da avvocato e glielo dico benevolmente; perché molte volte un maestro, un anziano avvocato, mi diceva che non bisogna difendere sempre tutti ad ogni costo, perché si rischia anche di perdere la causa, a volte, assumendo una difesa qualunque essa sia.
Allora, delle questioni di diritto si sono già occupati i giudici, e noi siamo rispettosi della funzione giurisdizionale, e non sindachiamo il contenuto di atti giurisdizionali, non ci interessa. Hanno fissato i giudici le responsabilità, fisseranno i giudici interessati dell'istanza di revocazione della sentenza se le persone coinvolte in quel bruttissimo affare, che ha visto purtroppo persone innocenti ed altre che hanno anche subito procedimento penale, a noi interessa cogliere l'aspetto più propriamente politico che quella mozione, presentata da Alleanza Nazionale, pone alla riflessione di tutti noi, e cioè se esistano motivi di opportunità, prima ancora che di stretto diritto per imporre all'onorevole Assessore Luigi Cogodi di permanere nella sua funzione di componente della Giunta regionale, direi anche se esistevano, prima ancora di avere assunto questa funzione, le condizioni perché il Presidente della Giunta regionale, onorevole Federico Palomba, lo chiamasse a questo incarico.
E quindi sgombriamo il campo dagli equivoci, perché sul piano strettamente personale tutti noi penso dobbiamo, in ogni momento, grande considerazione e grande rispetto, e possiamo avere anche l'opinione che non solo l'Assessore Cogodi, ma anche gli altri funzionari implicati in quella vicenda possano essere esenti da responsabilità, non solo penale ma anche contabile, ma sono giudizi che appartengono alla sfera valutativa di ciascuno di noi. Sono giudizi che hanno una grande importanza, una grande anche influenza sulle determinazioni che ciascuno di noi andrà ad assumere ma rimarranno tali, non debbono in ogni caso interessare la valutazione politica che questa Assemblea oggi è chiamata a dare sul complesso della vicenda.
Ciò che però mi preme evidenziare è la circostanza che sulle vicende giudiziarie, intese in senso lato, spesso abbiamo sentito delle cose talmente lontane a quelle che oggi vengono invece proposte, perché posso convenire con lei onorevole Vassallo: come poteva sapere un Assessore di tutto quello che avveniva negli uffici, anche nei più lontani, come poteva non sapere? Sarebbe come chiedere al Presidente di una grande società, una società che magari abbia dipendenti in numero pari a cento, mille, diecimila volte tanto un Assessorato regionale, di sapere cosa occorra in ciascuno degli uffici che formalmente da lui dipendono, cosa esce e cosa entra in quegli uffici. E` chiaramente una cosa assurda, una cosa che non è affatto credibile, che non lo può essere sicuramente per un uomo intelligente come Luigi Cogodi, né per la sua garantista formazione politica, ma purtroppo non lo è stato per quel partito di Rifondazione Comunista che ha preferito tacere quando un altro uomo accusato come Cogodi è stato condannato con la motivazione "Non poteva non sapere". E se vergogna fu quella, allora lo deve essere anche questa, ma se vergogna quella non fu mi chiedo come può esserlo questa, onorevole Vassallo.
L'onorevole Vassallo sa cosa è il garantismo; ritiene che sia un valore assoluto o un valore relativo? Vedete Forza Italia ha tatuato nel suo animus il garantismo, e siamo orgogliosi che il nostro garantismo non sia come quello di Rifondazione Comunista che funziona a ritmi alterni: un po' sì, un po' no, a seconda di chi sieda, perché oggi mi domando e domando a voi se al posto dell'onorevole Luigi Cogodi si trovasse un esponente politico del Polo delle Libertà, o comunque un avversario delle sinistre, quale sarebbe stato il trattamento da riservare ad esso. E vedete, su queste questioni non si può essere un giorno in un modo e l'altro invece agire in maniera differente. Io penso che anche in Sardegna, almeno in certe aree, si siano consumate delle gravissime ingiustizie; e proprio in alcune aree, ricordo per tutte l'Ogliastra, dove è stata addirittura falcidiata un'intera classe politica di ex socialisti, di ex democristiani, da parte di chi ha assunto le vesti, ma soltanto perché era una bruttissima copia della brutta copia del dottor Antonio De Pietro, ha assunto iniziative giudiziarie che poi si sono rivelate assolutamente inconsistenti e infondate, perché queste persone che hanno anche subìto carcerazione preventiva della durata di tre mesi sono state poi assolte con formule perché il fatto non sussiste. Eppure non abbiamo sentito, da parte di chi oggi si converte alle regole del diritto, dei valori e dei principi del garantismo, non abbiamo mai sentito alzare la voce in difesa di questi amministratori. E non abbiamo certo visto a Roma, nel momento in cui si è scatenata un'offensiva giudiziaria senza precedenti nei confronti di alcuni soggetti politici ben individuati, come lo stesso Presidente Silvio Berlusconi, non solo non abbiamo sentito dai banchi della sinistra il richiamo a questi valori e a questi principi, anzi si è cercato di armare la mano della magistratura perché si consumasse quello che poi si è consumato, un grave, gravissimo attentato anche ai ruoli istituzionali, al da là del ruolo e della funzione stessa, e della persona stessa del Presidente Berlusconi. Ed allora criminalizzare senza alcuna motivazione, assumere iniziative per chiedere la testa del leader dell'opposizione, come ha fatto a Roma il partito della Rifondazione Comunista, sono situazioni che avrebbero dovuto far riflettere anche qui in Sardegna, anche qui a Cagliari il partito dell'assessore Cogodi.
Sia ben inteso, noi non vogliamo confondere le due cose, ma richiamiamo l'episodio, la situazione che ha investito il presidente Berlusconi che, senza tanti complimenti, dall'onorevole Vendola è stato addirittura indicato come associato alla mafia, per porre alla riflessione sua, onorevole Vassallo, cosa significa, cosa vuol dire garantismo, perché mi pare che la sua sia stata solo una esercitazione verbosa.
Ed allora, e concludo, lei onorevole Vassallo è disponibile a sottoscrivere un ordine del giorno che Forza Italia presenta a conclusione di questo dibattito nel quale condanna queste iniziative giudiziarie delle Procure di Palermo e di Napoli che hanno condannato un uomo non per responsabilità personale diretta, ma per responsabilità oggettiva, usando il metodo del bastone e della carota, condannando un uomo perché non poteva non sapere? E allora sì che anch'io sarò profondamente convinto che quello che lei ha detto a difesa e a sostegno della posizione dell'assessore Cogodi, mi convincerà intimamente e di questo io le sarò profondamente grato.
E' su questo terreno, su questi argomenti, onorevole Vassallo, signori consiglieri della maggioranza che vi invitiamo a riflettere. Noi ci atterremo, come ha detto l'assessore Cogodi, ad esprimere sulla vicenda un voto politico, lo ha sollecitato lui stesso, non un voto sulla sua vicenda giudiziaria. Noi non esprimeremo mai un voto su una persona su una vicenda giudiziaria, lo sappia, perché noi siamo garantisti a 360 gradi; noi siamo garantisti prima di tutto nei confronti di nostri avversari.
Noi esprimiamo un giudizio politico, noi esprimiamo un voto politico sul concetto di garantismo, esprimiamo un voto politico su di lei, Assessore, perché non ha portato ancora in Giunta il Piano sulle province, esprimiamo un giudizio politico assolutamente negativo sull'operato suo e della sua Giunta. E non si dica che la mozione non è questa; ho già spiegato le considerazioni di ordine politico che la sottendono. Se l'onorevole Busonera sta fuori dell'aula sicuramente non capirà e sarà indotta ad esprimere giudizi errati, poi legittimamente lei può dissentire, ma vi sono altre motivazioni che ho chiarito.
Su questi temi noi invitiamo alla riflessione, su questi temi noi sfidiamo la maggioranza, su questi temi, onorevole Marteddu, noi ci presentiamo come opposizioni compatte, mi dispiace che non sia in aula.... Si è già seduto sui banchi assessoriali, voi avete forse già risolto il problema della presidenza, ma sa per noi il problema della presidenza, onorevole Marteddu, è un problema di democrazia. Noi ne discutiamo all'interno dei nostri partiti, noi non abbiamo presidenti confezionati, noi siamo aperti al dialogo con le altre forze di opposizione, e vede, onorevole Marteddu le altre forze di opposizione, anche quelle più piccole, nel nostro tavolo siedono con uguale e pari dignità. Non ci sono rapporti di forza, non ci sono bracci di ferro e le assicuro che il fatto che lei oggi abbia parlato del forum delle opposizioni mi ha fatto notevolmente piacere, perché sicuramente qualche pensiero almeno nei politici più avveduti lo sta determinando.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il consigliere Palomba.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Presidente, colleghe e colleghi, a questo punto del dibattito la Giunta potrebbe anche non intervenire formalmente perché si riconosce pienamente nel contenuto dell'intervento dell'assessore Cogodi e d'altra parte molti interventi hanno sgombrato il campo anche provenendo, da chi dice di votare a favore della mozione, da quelle che sembravano cose rimaste in dubbio.
Eppure poche parole ritengo di dover dire a nome della Giunta, affidando comunque all'Assemblea, nel momento del voto, alla coscienza di ciascuno quello che l'assessore Cogodi ha detto stamattina nel suo intervento.
Poche parole, però, per scongiurare definitivamente un rischio che può essere rimasto da questo dibattito, che può essersi insinuato nelle sensibilità, spero non all'interno di quest'aula, ma forse all'esterno di quest'aula, e cioè una sorta di alone, di sospetto, di logica del dubbio che non ha ragione di albergare in una società democratica e in una società civile.
Non si tratta di esprimere la solidarietà all'Assessore. Questa è del tutto scontata ed egli non ne ha bisogno. Mesi di impegno quotidiano nella gestione della cosa pubblica, che hanno visto ora per ora tutti gli Assessori lavorare insieme all'assessore Cogodi, ci hanno fatto rendere conto di quanto egli abbia rispetto sacrosanto della cosa pubblica, di quanto egli unisca allo straordinario impegno per questa terra, anche una trasparenza difficilmente realizzabile e difficilmente verificabile. Però io credo che nessuna logica di sospetto possa uscire da quest'aula a conclusione di questo dibattito. Questo è l'elemento più insidioso che nasce dalla mozione; io non so se questo sia voluto, credo di no. non lo credo e non lo voglio credere, ma ho il dovere di operare con tutte le mie forze per respingere ogni minimo residuo anche di una logica di sospetto, non soltanto in nome di un garantismo che in questa società democratica deve avere il primato, ma anche per eliminare da una persona che è stata definita dagli stessi proponenti un galantuomo ogni rischio che posso restare un'ombra. E anche perché quest'ombra deve essere eliminata complessivamente dalle istituzioni, che trascendono le persone che hanno una vita propria e che vanno continuamente e costantemente tutelate da chiunque, al di là delle tattiche o delle strategie politiche.
Il sospetto che si deve eliminare, che va eliminato e che non può albergare è che l'Amministrazione, un'Amministrazione pubblica possa essere tiepida nei confronti di chiunque e che l'essere una persona Assessore di questa Giunta possa comunque influire sul procedimento volto a regolare il rapporto tra Amministrazione pubblica e soggetti nei confronti dei quali questa Amministrazione ha un qualunque rapporto, compreso quello del rapporto del debito. Questo sospetto viene immediatamente fugato soltanto che si consideri che la vita pubblica in un ordinamento democratico, in uno Stato di diritto, non è lasciata al libero fluttuare delle persone, dei sentimenti e delle determinazioni, ma è disciplinata da regole rigorose.
La prima regola è quella sull'accesso alle cariche politiche, lo ha ricordato già in maniera assolutamente limpida stamattina il collega Marras, ogni norma che tenda a limitare il diritto di un cittadino all'accesso alle cariche pubbliche deve essere considerata come eccezionale, non può essere considerata come normale, e dunque si tratta di regole di stretta legalità, alle quali non si può supplire con considerazioni di merito, con considerazioni di altro genere, ma a questa considerazione se ne deve aggiungere un'altra.
Ci sono anche regole che determinano la nomina alle cariche pubbliche e la permanenza nelle cariche pubbliche, compreso il rapporto di fiducia, in questo caso tra Consiglio e Assessore nominato. Queste regole sono regole di carattere formale alle quali non si può sfuggire, la regola della nomina, la regola della revoca sono determinate da strumenti regolamentari espressi in maniera normativa e non possono essere sostituiti da niente. Se è quello che si vuole si deve parlare chiaro e si deve dare ad ogni cosa il giusto significato e il valore che il sistema delle regole impone. Questo è garantismo, perché la lesione delle libertà civili non può essere lasciata a logiche di opportunità, né a logiche di sospetto. C'è un problema fondamentale in una democrazia per cui ciascun cittadino ha il diritto di accedere alle cariche pubbliche, di esprimere la partecipazione alla vita pubblica e alla vita politica secondo le regole dell'ordinamento.
Questo diritto costituzionalmente garantito non può essere leso o limitato da nessuna considerazione di merito, nessuna considerazione di opportunità. Ci sono poi le regole che riguardano la ripartizione delle funzioni e delle responsabilità all'interno dell'Amministrazione, questa è una questione ulteriore che può contribuire a fugare definitivamente ogni possibilità di sospetto, e nella Regione questa funzione e questa responsabilità sono affidate alla struttura amministrativa senza alcuna possibilità di interferenza alcuna da parte del livello politico.
Questo è giusto che sia, questo è ciò che stiamo andando ad accentuare ancora di più con l'approvazione del nuovo ordinamento del personale, perché l'attribuzione di funzioni di responsabilità secondo regole prestabilite ai livelli dell'Amministrazione, secondo le regole di competenza, è proprio quello che può eliminare i rischi di interferenza che il livello politico può esercitare sul livello amministrativo.
Ora, questa responsabilità e questa funzione è stata esercitata, e la si sta esercitando, da parte del livello dell'Amministrazione pubblica senza interruzione nei confronti di chiunque, tanto che già nello scorso anno sono state trasmesse le lettere di invito a tutte le persone che sono state ritenute responsabili a titolo diretto o a titolo riflesso, cioè di solidarietà, le lettere di richiesta di pagamento di quanto la Corte dei Conti aveva dichiarato, aveva stabilito. Questo è un elemento nuovo che i proponenti della mozione hanno introdotto stamattina, non è un elemento contenuto all'interno della mozione che parla soltanto di mancanza di incompatibilità e quindi di invito alle dimissioni. Ma noi riconosciamo, riteniamo giusto adeguarci a qualunque richiesta di controllo ispettivo da parte del Consiglio regionale, e quindi siamo disponibili oggi, immediatamente, in qualunque fase successiva a rendere conto di quello che sta avvenendo a livello delle responsabilità stabilite dalle regole e cioè a livello della pubblica Amministrazione. Non solo è stato richiesto il pagamento delle somme determinate e stabilite dalla Corte dei Conti, ma l'Ufficio Legale è stato anche incaricato, dopo la nota modifica alla novella legislativa, che ha escluso il principio della solidarietà e a seguito anche della sospensione della esecuzione della sentenza in corso di giudizio di revocazione, ha proceduto a chiedere all'ufficio legislativo di mettere in atto tutti gli strumenti di escussione del debito nei confronti degli obbligati principali. Ma su questo, se ci sarà una richiesta più specifica di informazioni alla Giunta con un'interpellanza, con un'interrogazione, con un qualunque altro strumento di controllo ispettivo che è doveroso da parte del Consiglio, noi siamo pronti in qualunque momento. Questo per dire che questo problema non ci coglie impreparati; questo problema del rapporto tra la posizione dell'assessore Cogodi e la possibilità, l'opportunità, la legittimità della sua partecipazione a livello regionale è stata per noi un motivo di esame, di indagine estremamente approfondita, dapprima che lo stesso assessore Cogodi venisse proposto per la nomina e venisse poi successivamente nominato dal Consiglio.
Noi abbiamo riscontrato che nessuna ragione di incompatibilità c'era, di più abbiamo riscontrato che dalle indagini svolte dai nostri uffici i fatti a lui addebitati si erano svolti in un periodo in cui egli non era più Assessore. Quindi a lui non si applica il principio per cui non poteva non sapere, si deve piuttosto applicare il principio del non poteva sapere, perché non era Assessore.
Sotto questo profilo, anche stabilire delle relazioni, dei rapporti tra la situazione dell'assessore Cogodi ed altre situazioni, quella di Scomazzon, che si diceva bisogna evitare che potesse domani far parte della Giunta regionale, lo vedo improbabile - e la situazione del Presidente di Forza Italia, Berlusconi, senza entrare nel merito non sono questioni comparabili tra di loro. Il garantismo spetta a tutti, su questo non c'è alcun dubbio, ma non mi pare che questo caso di cui ci stiamo occupando possa rappresentare una sede nella quale trattare una questione più ampia, delicata, complessa che investe la nostra vita pubblica e che in altre sedi dovrà essere trattata ed è in corso di trattazione.
Io credo che anche per l'intervento ultimo del collega Pittalis è rimasto provato che nessuna ragione di incompatibilità esiste, che ci sarebbe soltanto una questione di opportunità. Ora io ho già detto che non possiamo far passare, per problemi di opportunità, problemi di limitazione alle libertà civili; il dibattito è stato serio, mi pare, ed è andato oltre gli schieramenti di maggioranza e di opposizione, come è giusto che sia, quando sono in gioco questioni profonde, di rilevanza costituzionale. Noi non possiamo accettare il principio e il criterio per cui sulla base di una logica di sospetto a qualunque cittadino possa essere chiesto di limitare la sua partecipazione alla vita pubblica, alla vita amministrativa, al di fuori delle regole, quando le regole dicono che la sua partecipazione è pienamente legittima. Questo mi è parso di percepire da tutti gli interventi che sono emersi ed io sono convinto che l'Assemblea nella sua sensibilità saprà garantire il diritto di ciascuno a combattere per avere giustizia e a combattere per respingere da sè ogni dubbio ed ogni sospetto. Oggi noi siamo chiamati a votare sulla mozione che riconoscendo che non esiste incompatibilità pone una delicata questione morale ad uno di noi. Io invito ciascuno di noi a fare attenzione, a riflettere sul rischio che questo può comportare nel momento nel quale il Consiglio, un'Assemblea parlamentare quale che sia, volesse o potesse pensare di esprimere giudizi morali su chiunque di noi, su ciascuno di noi.
Io credo che noi non siamo chiamati nella nostra coscienza ad emettere una sentenza scritta a molte mani, dobbiamo avere soltanto la certezza che nessuno in questa Amministrazione ha immunità, i controlli devono essere esercitati, ma a nessuno può essere precluso il diritto di partecipare alla vita pubblica quando ha la coscienza della propria innocenza, e quando questa innocenza risulta con estrema chiarezza.
Il primato deve essere il primato della regola, perciò questo si è detto è un voto politico, ma io spero davvero che ciascuno di noi sfugga alla tentazione di attribuire al significato politico del voto, un significato che possa andare contro le regole della convivenza civile. Noi non siamo chiamati a votare due mozioni diverse, così come è sembrato affermare il collega Pittalis, una sulla questione della incompatibilità, una sulle province e su altre cose. Noi siamo chiamati ad esprimere nelle nostre coscienze una valutazione seria, approfondita, delicata, difficile, e cioè se possiamo, sulla base di giudizi o di pregiudizi di carattere morale, chiedere di gettare dei sospetti su un cittadino e chiedergli di rinunciare a quella che è una sua prerogativa costituzionale.
Io credo che nessuno di noi accetterà questo rischio, accetterà il rischio che si corra questo precedente.
E` per questo che insieme ad un voto contrario a questa mozione, ma soltanto sotto questo profilo e nel rispetto del principio per cui il potere ispettivo del Consiglio è un potere sovrano che la Giunta si impegna a rispettare in ogni momento, insieme a questo voto dell'aula, io spero che l'Assessore Cogodi vorrà e potrà ancora assicurare al Governo regionale e alla Sardegna, insieme agli altri Assessori, il contributo determinante che finora ha assicurato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Locci. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Intervengo solo perché, a conclusione del mio intervento, purtroppo, distratto dall'amico Matteo Marteddu, non ho poi espresso, in sintesi, quale sarà l'orientamento del Gruppo di Forza Italia. Si rimetterà alla libera determinazione di ciascun consigliere, quindi libertà di voto senza una indicazione precisa, ma ognuno si determinerà secondo propria coscienza.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la replica il consigliere Locci.
LOCCI (A.N.).. Io voglio esordire, Presidente, così come ho anticipato stamane, nella stessa maniera nella quale mi sforzerò di intervenire da qui al termine della legislatura, confortato in questo, e questo mi ha fatto piacere, anche dall'onorevole Balia. E cioè, Presidente Palomba, io la richiamerò tutte le volte che prenderò la parola, al rispetto delle mozioni, e quindi della volontà di quest'Aula, e pertanto, per restare solo alle ultime, a rispettare la volontà del Consiglio, in relazione alle mozioni Capelloni e Banco di Sardegna.
E` vero, collega Cugini, che gli atti e le prerogative di governo non si possono confondere con le prerogative e le potestà del Consiglio; tuttavia, o scriviamo che la discussione e la votazione di quelle mozioni è un atto totalmente inutile, ovvero se accettiamo la discussione, se accettiamo il dibattito, se accettiamo il voto, e quindi la formazione della volontà della Sardegna, piaccia o non piaccia, la volontà della Sardegna occorre rispettarla!
Non è possibile che di fronte a delle mozioni vi sia un governo che non si pone neanche il problema di esaminarle, di concedere al Consiglio la soddisfazione di avere una risposta, almeno in merito all'inerzia(?).
Ed allora, rispetto a questo, io le rinnovo l'invito Presidente. Avrei gradito, nel suo intervento, anche una risposta su questo.
Sapevamo, quando abbiamo predisposto questa mozione, per la verità estesa dal nostro capogruppo Masala, che ci saremmo dovuti confrontare anche con taluni poteri forti. La cosa è puntualmente avvenuta. Sappiamo che i poteri forti circolano in quest'Aula; sappiamo che non hanno appartenenza; non hanno quello che i partiti chiamano "il senso di appartenenza", e che sono sempre trasversali. Puntualmente, nei momenti cruciali dell'Aula, vengono a galla, e ne abbiamo constatato, ancora una volta, la presenza; non è la prima volta.
La terza questione preliminare è quella posta dal collega Pittalis. Dall'intervento del Presidente Palomba si evince che si può essere garantisti per l'appunto ad intermittenza, e cioè quando le questioni riguardano un collega di Giunta del Presidente occorre essere massimalmente garantisti. Quando le stesse questioni, o questioni diverse, ma comunque questioni di giustizia, attengono al Presidente Berlusconi occorre fucilarlo in piazza, possibilmente con giudizio sommario.
Diversamente, la sfida che il collega Pittalis propone sarebbe interessante; verificare cioè, se l'aula ha la capacità e la maturità di dire che la giustizia non è materia di scontro politico, e che quindi su questo si possa trovare un punto di unità di intenti su tutto ciò che sta accadendo in Italia. Tutto, niente escluso!
La questione che abbiamo analizzato stamattina, colleghi, ha due risvolti: uno che attiene propriamente alla mozione numero 166, e un altro risvolto che non attiene alla mozione, ma che pure è stato trattato: il problema della sentenza.
Caro collega Vassallo, la sentenza non è passata in giudicato. Speriamo che questa volta sia chiaro. Non è questo il termine del problema. La sentenza non è passata in giudicato, ma è una sentenza esecutiva; quindi significa che comunque può essere azionata. L'avvocato Carloni stamattina ha detto: "Se un cliente mi avesse incaricato di ciò, io l'avrei eseguito". Le due cose sono diverse.
E tanto è vero che la sentenza è esecutiva, che il ricorso per revocazione, presentato dall'assessore di Rifondazione Comunista, chiede preliminarmente la sospensione degli effetti, e fa una richiesta doppia, richiede due cose: la sospensione degli effetti dell'intera sentenza, oppure, in subordine, la sospensione degli effetti della sentenza, limitatamente al vincolo di solidarietà tra le parti condannate. Benissimo, il Tribunale, o meglio, la Corte dei Conti, ha optato per respingere la prima richiesta, cioè quella di ritenere valida ed efficace l'intera sentenza, eliminando il vincolo di solidarietà.
Questa è la situazione, e non altre, perché ha ragione Pittalis, quando abbiamo sentito parlare qui di cose, le più diverse, e forse questa volta sì, poco attinenti anche alla questione che avevamo in campo.
La sentenza è giusta o è ingiusta? Questo è un bel problema. E, di contralto a questo, la sentenza è giusta o è ingiusta, e la mozione è motivata o è immotivata? Ha contenuto politico o non ha contenuto politico? Noi volevamo evitare di fare un'analisi di questo genere. Volevamo evitare di iscrivere in mozione che secondo noi l'assessore Cogodi non è un ottimo amministratore. Ci limiteremo a leggere, senza commentare, alcuni passi della motivazione della sentenza di secondo grado, e su questo invitiamo alla riflessione, se vi può essere, sulla qualità dell'amministrazione una valutazione di carattere politico. Sono atti pubblici, non vi è alcun tipo di segreto.
Leggiamo un passaggio che riguarda l'accoglimento dell'appello proposto da un funzionario che si chiama Muroni, coordinatore del servizio finanze nell'ambito dell'Assessorato finanze, il quale ha dimostrato, con documentazione idonea, versata in atti, di non aver potuto esercitare la vigilanza sull'attività illecita posta in essere dallo Scomazzon, e a causa attiva del danno erariale per cui è causa. Prosegue: "Fu in fatto, impedita al medesimo, in ragione di esplicite disposizioni scritte degli assessori (tre assessori, ivi compreso l'assessore regionale di Rifondazione Comunista), al medesimo indirizzate, e nelle quali si afferma essere l'ufficio economato e cassa , autonomo e direttamente assoggettato all'assessore alle finanze e al coordinatore generale". Atti scritti, non culpa in vigilando, come ho sentito dire.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.Se non controllava quello non poteva controllare un altro. Non è onesto. Se non controllava quello... Quello è per assolvere uno, non per condannare un altro. Non è ammissibile! C'è il Tribunale per questo.
LOCCI (A.N.). Io non voglio commentarle queste cose!
CARLONI (A.N.).E' una sentenza dello Stato, non stà inventando niente.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.Non puoi leggere solo quattro righe.
LOCCI (A.N.). Presidente, io rinuncio, perché con questo clima....
PRESIDENTE. Consigliere Locci, continui per favore.
LOCCI (A.N.). Con questo clima io non parlo! Non parlo! Francamente, lo voglio dire, in settimana ci sono stati vari tentativi di pressioni, di sollecitazioni, di minacce velate. Io, francamente, vorrei sapere se ancora qui abbiamo la libertà di parlare. Se non c'è più questa libertà ditelo! Ditelo! Ditelo!
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.Non di calunniare.
CARLONI (A.N.).Con una sentenza dello Stato si calunnia?
PRESIDENTE. Per cortesia, consigliere Locci, svolga il suo intervento.
LOCCI (A.N.). Si è detto: "Ma quando sono avvenuti gli ammanchi, l'assessore di Rifondazione Comunista non era più al suo posto".
MONTIS (R.C.-Progr.). In questo sbagli! Parla di assessore, e non di assessore di Rifondazione Comunista.
LOCCI (A.N.). Ti prego di scusarmi, Ribelle. Cosa dice la sentenza in merito a questo passaggio? "Ma vi è di più. Hanno, nella realtà fattuale per cui è causa, inciso, in misura determinante, nella causazione dell'evento di cui si discute, tantoché, come ivi evidenziato, specifica attività hanno svolto, nella obiettiva organizzazione degli assessorati della Presidenza, e con riguardo alla loro sfera di competenza - Presidente Palomba, competenza - che comprendeva la vigilanza gerarchica e disciplinare sul cassiere funzionario delegato. Hanno inoltre omesso di emanare direttive tali da poter raggiungere l'obiettivo e la concreta attuazione". Cio significa che comportamenti commissivi ed omissivi, hanno determinato una situazione che perdurava nel tempo e che nel tempo ha favorito l'evento. Questo lo dicono i giudici, non lo diciamo noi. Puo piacere o non piacere, però questo è quello che hanno detto i giudici.
Allora, non commentiamo queste cose. Tuttavia, la domanda è una: "Si osservano le regole", dice il Presidente Palomba, allora, nell'osservare le regole, vi è una regola per cui in Italia si osservano i dettati delle sentenze? Sì o no? Si osservano sempre, salvo verso taluni assessori, oppure gli assessori sono cittadini italiani? Sono cittadini italiani. Allora, se lei ammette che devono essere osservate le sentenze, le sentenze si osservano per intero. Perché se le sentenze, Presidente, si osservano, allora è chiara l'esistenza di un debito. C'è l'esistenza di un debito, da parte di un assessore regionale, nei confronti della Regione che lui stesso rappresenta. Questo è un fatto incontrovertibile. Ed allora, quali sono gli obblighi del debitore? Ho sentito stasera delle cose stravaganti, per cui non si accettano i soldi. il funzionario non accetta il pagamento del dovuto, e quindi non si può pagare. Questa è veramente una cosa stravagante.
Io credo che obbligo di ogni debitore, secondo il nostro ordinamento, e anche in assenza di qualsiasi giudicato, ma in assenza di qualsiasi causa, in assenza di alcunché, è esattamente adempiere l'esatta obbligazione dovuta. Questo, in assenza anche di una lettera di corrispondenza. Il debitore ha l'obbligo, secondo il nostro ordinamento, di assolvere l'esatto adempimento della prestazione dovuta. Non deve fare altro; non c'è bisogno d'altro. Qui invece, abbiamo comunque una sentenza esecutiva. Ammettiamo, Presidente, che i funzionari non ricevano la somma. Lei sa bene che nel nostro ordinamento esiste l'istituto dell'offerta reale, che avrebbe potuto liberare il debitore, cioè il debitore avrebbe potuto incaricare l'ufficiale giudiziario a consegnare e a fare offerta di una somma pari a quella dovuta al funzionario, e sarebbe bastato che il funzionario l'avesse rifiutata, per cui l'obbligo, o meglio la condizione di inadempienza, in quel momento sarebbe cessata.
D'altra parte, mi chiedevo: ma se anche la somma fosse stata pagata, e in pendenza di revocazione, la revocazione poi venisse accolta, ma scusate, ma la Regione non è in grado di essere solvibile per restituire la somma con gli interessi? Ma perché mai? Ma ditemi per quale motivo la Regione non sarebbe in grado di restituire questi soldi? La Regione è solvibile, e quindi può sicuramente pagare le somme dovute. Dopodiché, caro collega Cugini, è facile anche dire "Il Presidente Palomba ha detto che hanno mandato le lettere", ma qui non vi siete azionati neanche nei confronti di Scomazzon, che non ha neanche proposto appello! Le sentenze che condannano Scomazzon, sono relative ad una barca di anni fa! Ed allora, adesso vi riparate dietro la questione che siccome non si può escutere il debitore principale, non possiamo agire nei confronti di quelli sussidiari. Sì, e perché non vi siete attivati? Perché non vi siete attivati nei confronti di Marcello Scomazzon, che non ha neanche fatto appello!
PRESIDENTE. Consigliere Locci, la richiamo al rispetto del tempo.
LOCCI (A.N.). Chiudo Presidente, due minuti, abbreviamo altre cose che volevo dire, ma le lasciamo fuori.
Rimane comunque una questione sulla incompatibilità, che non è scritta in mozione, e il collega Carloni mi diceva che a breve potremmo predisporne una, magari di diverso avviso: si applicano le leggi o non si applicano, presidente Palomba? Perché se si applicano, la nostra legge elettorale dice che qui si applica il Decreto del Presidente della Repubblica numero 1462 del 1948, il quale dice: "Coloro che hanno lite pendente sono incompatibili". Qui non c'è più né questione di debito, né questione di somme, né questioni di niente. C'è solamente una questione che riguarda una lite pendente. La lite pendente esiste. Allora, rispetto a questo, cosa volete fare? Su questo noi chiudiamo, anche se io non so se sia possibile, credo che sulla materia, trattandosi di una persona, noi dobbiamo votare con voto segreto, collega Vassallo. Non possiamo votare su questa materia a voto palese. Poi venga quello che venga. Voglio dire, per noi non costituisce assolutamente nessun problema. Per noi questa non è la madre di tutte le battaglie, non ci importa assolutamente niente. Abbiamo portato oggi questa questione; abbiamo delle altre questioni pronte. Io credo che se non arriveranno le leggi sulle province, lo schema di assetto in aula, abbiamo già un'altra mozione, ma ne stiamo preparando altre.
PRESIDENTE. Consigliere Locci, la prego di concludere.
LOCCI (A.N.). Quindi l'assessore Cogodi dovrà ancora verificare alcuni passaggi insieme con noi. Credo -e questo lo voglio dire Presidente - che qui dentro siamo ancora persone libere. Non accettiamo pressioni, non accettiamo minacce, e voglio ancora dire che se dovessero arrivare pressioni, minacce, o cose che assomigliano a questo, sappiate che le nostre forze si triplicheranno, si quadruplicheranno!
PRESIDENTE. Consigliere Locci, la prego di concludere.
LOCCI (A.N.). Se il clima deve essere quello democratico va bene. Se il clima non sarà quello democratico, sappiate che ci troverete preparati!
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione.
BIGGIO (A.N.). Che tipo di votazione stiamo facendo? Palese o segreta? Noi avevamo chiesto il voto segreto.
PRESIDENTE. E` stato chiesto il voto segreto. L'argomento è stato oggetto di grande discussione, e lo è ancora, pur non potendo e non dovendo riepilogare in questa sede le riflessioni, i dibattiti che hanno, in altri momenti di questa legislatura, condotto ad una scelta non facile, in base al Regolamento attuale, un regolamento, tra l'altro, che occorre riformare, e più volte ho richiamato la Conferenza, richiamo l'Aula, che credo che dovremo affrontare nelle prossime settimane, l'interpretazione che questa Presidenza ha dato in merito, non oggi, ma in altra sede, che qua sto solamente richiamando, che ci sia stata una distinzione tra le mozioni di revoca e l'invito a dimettersi. Questo Consiglio ha il potere di nominare e di revocare. Il potere di nomina e di revoca è stato ed è assoggettato alla votazione palese. L'invito a dimettersi, è stato in altra sede, e in altro momento di questa legislatura -e quindi qua non possiamo che essere coerenti con le decisioni -considerato votabile col voto segreto. Il che significa che il Consiglio, in ogni caso, non revoca, ma se la mozione dovesse essere accolta, la facoltà di decidere spetta al singolo assessore, d'intesa con la sua Giunta, con la sua maggioranza, in base alle valutazioni che l'assessore farà del dibattito che c'è stato, e soprattutto dei contenuti della mozione, che possono essere condivisi e non condivisi. Le riflessioni che abbiamo fatto in altra sede, che qua sarebbe lungo riepilogare, prendono atto dell'attuale stato del Regolamento, della diffusione, nel nostro Regolamento della facoltà del voto segreto, e quindi dichiaro che questa mozione, così com'è stata formulata e presentata, si può votare a voto segreto.
Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della mozione numero 166.
Mentre aspettiamo l'esito delle votazioni, ricordo all'Assemblea che dobbiamo procedere all'elezione di due componenti del CO.CI.CO., per la quale occorre la maggioranza dei due terzi. Quindi vi pregherei di stare in aula, per poter procedere subito dopo a queste elezioni. Dopodiché si rinvia alla tornata successiva.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 77
Votanti 74
Astenuti 3
Maggioranza 38
Favorevoli 36
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione: ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si sono astenuti: il Presidente SELIS e i consiglieri BALLETTO - MARRAS.)
Elezione di un componente del Comitato circoscrizionale di controllo sugli atti degli enti locali di Iglesias e del Vicepresidente del Comitato circoscrizionale di controllo sugli atti degli enti locali di Cagliari
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione del Vicepresidente del Comitato Circoscrizionale di Controllo sugli atti degli enti locali di Cagliari, in sostituzione di Pietro Oggianu, categoria D, dimissionario.
Do lettura della procedura e vi comunico anche che, dovendo procedere a due nomine, verranno distribuite due schede e si farà un'unica votazione. "Il Consiglio regionale deve procedere ai sensi della legge 13 dicembre 1994 numero 38, modificata dalla legge regionale 14 gennaio 1995 numero 4, all'elezione di un componente, categoria A, del Comitato Circoscrizionale di Controllo di Iglesias, in sostituzione di Daverio Giovannetti, dimissionario". Ricordo che la lettera A dell'articolo 4 della legge regionale numero 38 citata, riguarda i componenti da eleggere tra chi abbia ricoperto complessivamente, per almeno tre anni e sei mesi, le cariche di sindaco, presidente di provincia, consigliere regionale o parlamentare nazionale. Ricordo ancora che la legge citata prevede che risulterà eletto chi avrà ottenuto il voto di due terzi dei componenti nell'Assemblea, cioè 54 voti. Qualora nessuno ottenga la presunta maggioranza, le votazioni sono ripetute a distanza di non più di 24 ore, e risulterà eletto chi abbia ottenuto la maggioranza assoluta, cioè la metà più uno dei voti".
Il Consiglio deve altresì procedere ai sensi della legge numero 38 del 1994, modificata con legge regionale numero 4 del 1995 alla elezione di un componente categoria D) del comitato circoscrizionale di Iglesias, in sostituzione del dottor Pietro Oggianu, categoria D, dimissionario, ricordo che la legge citata prevede che risulterà eletto chi avrà ottenuto il voto di due terzi dei componenti dell'Assemblea. Qualora nessuno ottenga la presunta maggioranza, la votazione si ripete come nel caso precedente.
Prego i Segretari di procedere alla chiama e i colleghi di votare.
Giustamente qualche collega mi chiede di precisare l'ordine dei lavori della settimana prossima. Forse l'ho già fatto in una delle sedute precedenti, però, la prossima settimana la Conferenza dei Capigruppo ha deciso questo ordine dei lavori, di riservare, di lasciare il giorno di martedì alle Commissioni che devono concludere alcuni provvedimenti importanti o esprimere pareri vari. Di affrontare mercoledì e giovedì e venerdì gli altri argomenti, alla fine della seduta, lo abbiamo deliberato questa mattina, ci sarà la mozione di fiducia alla Giunta presentata dalla maggioranza, mercoledì e giovedì queste tornate ci saranno, verranno affrontati i disegni di legge urgenti, tra questi il primo punto è l'Emsa, il 402, e il DPEF. Riceverete la convocazione. Comunque, questo è l'ordine dei lavori.
Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.
Comunico all'Assemblea l'esito delle votazioni. Siccome non si è raggiunto il numero legale in base alla procedura di cui abbiamo dato lettura prima, le elezioni sono nulle e le ripeteremo la prossima tornata. Per completezza comunico che per l'elezione di un sostituto del Giovannetti, categoria A, componente del Co.Ci.Co di Iglesias, i votanti sono stati 53 e dovevano essere 54, e ugualmente per l'altra sostituzione di Oggiano. Quindi dovremo ripetere le elezioni la settimana prossima. Vi ringrazio. Buona serata.
La seduta è tolta alle ore 19 e 37.
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