Seduta n.273 del 01/09/1993 

CCLXXIII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

MERCOLEDI' 1 SETTEMBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

del Vicepresidente SERRENTI

INDICE

Dichiarazioni della Giunta regionale sul dramma degli incendi. (Discussione):

DADEA ...................................

SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente …………

MARTEDDU...........................

MORITTU................................

PILI...........................................

ZUCCA....................................

CADONI..................................

SATTA ANTONIO .................

DEMONTIS ............................

Disegni di legge (Annunzio dipresentazione) ……….

Interpellanze (Annunzio) ......

Interrogazioni (Annunzio) ....

Interrogazioni (Risposta scritta) ….

Leggi regionali (Annunzio di rinvio) …….

Mozioni (Annunzio) ..............

Proposte di legge (Annunzio di presentazione) ………

La seduta è aperta alle ore 10 e 02.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 3 agosto 1993, che è approvato.

Annunzio di rinvio di leggi regionali

PRESIDENTE. Comunico che il Governo in data 7 agosto 1993 ha rinviato a nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 16 luglio 1993: "Norme sull'articolazione in servizi e settori e sulle sedi periferiche degli uffici dell'amministrazione regionale dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna". La legge rinviata è stata trasmessa alla prima Commissione.

Comunico che in data 10 agosto 1993 il Governo ha rinviato a nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 16 luglio 1993: "Adeguamento degli interventi a favore della industria e istituzione di un fondo speciale per l'abbattimento dei tassi di interesse e rilascio di garanzia per anticipazioni su commesse a favore delle imprese industriali di produzione della Sardegna e modifiche alle leggi regionali 10 dicembre 1976, n. 66, 20 giugno 1989, n. 44, e 20 aprile 1993, n. 17 (legge finanziaria). La legge rinviata è stata trasmessa alla sesta Commissione.

Comunico che in data 10 agosto 1993 il Governo ha rinviato a nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 16 luglio 1993: "Copertura di disavanzi annui 1987, 1988, 1990, 1991, 1992 delle Aziende di trasporto pubbliche e private". La legge rinviata è stata trasmessa alla quarta Commissione.

Comunico che il Governo in data 28 agosto 1993 ha rinviato a nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 23 luglio 1993: "Nuove norme sul controllo sugli atti degli enti locali". La legge rinviata è stata trasmessa alla prima Commissione.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Interventi a favore della ricerca e della innovazione tecnologica". (415)

(Pervenuto l'8 luglio 1993 ed assegnato all'ottava Commissione.)

"Norme provvisorie in materia di lavori di sistemazione idraulico-forestale condotti in economia dagli uffici forestali degli ispettorati e dell'Azienda foreste demaniali". (421)

(Pervenuto il 19 luglio 1993 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Interventi per assicurare la continuità territoriale fra la Sardegna e il continente". (422)

(Pervenuto il 19 luglio 1993 ed assegnato alla quarta Commissione.)

"Nuove norme inerenti provvidenze a favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna". (423)

(Pervenuto il 19 luglio 1993 ed assegnato alla settima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Fadda Paolo - Morittu - Ladu Giorgio - Pes - Fadda Antonio - Manca - Mulas Maria Giovanna - Oppi - Porcu - Sechi - Serra - Serri - Tarquini - Tidu:

"Integrazioni dell'articolo 14 della L.R. 27 agosto 1992, n. 75, concernente: 'Nuove norme inerenti provvidenze a favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna'". (416)

(Pervenuta il 27 luglio 1993 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri Pubusa - Tidu - Tamponi - Dadea - Mannoni - Ortu - Usai Edoardo - Merella - Murgia:

"Norme in materia di funzionamento e di assegnazione di personale ai gruppi consiliari". (417)

(Pervenuta il 29 luglio 1993 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Ferrari - Manchinu - Cadoni - Baroschi:

"Modifiche alla L.R. 30 ottobre 1986, n. 58, concernente: 'Norme per l'istituzione di nuovi comuni, per la modifica delle circoscrizioni comunali e della denominazione dei comuni e delle frazioni'". (418)

(Pervenuta il 4 agosto 1993 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Morittu - Cogodi - Salis - Urraci - Murgia:

"Piano straordinario per la ricomposizione dell'ambiente naturale della Sardegna distrutto dagli incendi e norme per la lotta agli stessi". (419)

(Pervenuta il 18 agosto 1993 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dai consiglieri Onida - Murgia - Manchinu - Planetta - Cocco - Degortes - Erittu - Fantola - Satta Antonio - Scano - Serra Pintus - Soro - Cadoni:

"Norme in materia di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e collaborazione con i Paesi dell'Europa centrale ed orientale". (420)

(Pervenuta il 18 agosto 1993 ed assegnata alla seconda Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Carusillo sulla definizione di un nuovo Albo degli imprenditori agricoli". (511)

(Risposta scritta in data 9 agosto 1993.)

"Interrogazione Pau sull'attività dei veterinari alle dipendenze dell'ARA". (512)

(Risposta scritta in data 9 agosto 1993.)

"Interrogazione Carusillo sulla situazione sanitaria veterinaria dell'Isola - organici personale veterinario, parasanitario ed ausiliario delle Unità sanitarie locali". (530)

(Risposta scritta in data 9 agosto 1993.)

"Interrogazione Pau sulla chiusura dell'impianto di macellazione di Nuoro e sulla crisi del comparto zootecnico isolano". (538)

(Risposta scritta in data 9 agosto 1993.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nell'utilizzazione di risorse finanziarie destinate all'aeroporto di Fenosu". (587)

"Interrogazione Marteddu - Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle conclusioni del vertice Governo-Giunta regionale per la cartiera di Arbatax". (588)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di soluzioni al problema dell'imminente chiusura di mattatoi del Logudoro e del Goceano (Sassari)". (589)

"Interrogazione Atzori, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione creatasi presso il Banco di Sardegna e su una più coerente politica creditizia in Sardegna". (590)

"Interrogazione Usai Edoardo sulle dimissioni dell'Assessore regionale della sanità". (591)

"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei macelli pubblici e privati in Sardegna". (592)

"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla discriminazione in essere fra le diverse province dell'Isola nell'erogazione delle provvidenze in agricoltura". (593)

"Interrogazione Tamponi - Piras - Corda - Sanna - Usai Sandro, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo dei locali situati a Castiadas e di proprietà dell'ERSAT, già sede della Stazione dei Carabinieri, da adibire a Ufficio della Stazione forestale e di vigilanza ambientale". (594)

"Interrogazione Onida, con richiesta di risposta scritta, sull'attentato dell'ambiente circostante la zona del Santuario di San Costantino di Sedilo". (595)

"Interrogazione Lorettu, con richiesta di risposta scritta, sulle modalità di realizzazione del complesso dei servizi turistici integrati congressuali-sportivo-culturali di Alghero". (596)

"Interrogazione Ladu Leonardo, con richiesta di risposta scritta, sull'incendio verificatosi venerdì 6 agosto a Olbia". (597)

"Interrogazione Cocco - Dadea - Casu - Manca, con richiesta di risposta scritta, sui lavori di restauro della Chiesa di Santa Sabina a Silanus". (598)

"Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla sede ed uffici dell'Azienda foreste demaniali di Oristano". (599)

"Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle assegnazioni di pomodoro alla CONSAR di Zeddiani". (600)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Interpellanza Pes - Planetta - Manchinu - Desini - Dettori sull'esito degli esami di maturità nella gran parte degli Istituti scolastici di Sassari". (337)

"Interpellanza Sardu - Dadea - Cuccu - Cocco - Ruggeri - Pubusa - Serri sull'incontro delle Amministrazioni comunali di Teulada e Domus de Maria con il Sottosegretario alla Difesa sulla paventata installazione di un radar dell'Aeronautica militare". (338)

"Interpellanza Piras - Tamponi - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Sanna - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sulla richiesta di proroga per la presentazione delle domande per l'integrazione del grano duro". (339)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

"Mozione Cuccu - Dadea - Ruggeri - Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Pubusa - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri sulla costituzione della nuova società per la gestione delle miniere piombo-zincifere dell'Iglesiente e sulle nomine regionali in società o enti economici". (140)

"Mozione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle misure atte a ristabilire l'equilibrio e la sicurezza ambientale nella zona di Portovesme". (141)

"Mozione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul pesante intensificarsi degli incendi nell'Isola". (142)

"Mozione Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Satta Gabriele - Zucca - Cocco - Casu - Cuccu - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sul dramma degli incendi in Sardegna". (143)

"Mozione Mannoni - Baroschi - Degortes - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Lombardo - Manchinu - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Pili sull'impressionante gravità assunta dagli incendi in Sardegna". (144)

"Mozione Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis sull'attività di prevenzione e lotta agli incendi in Sardegna". (145)

Dichiarazioni della Giunta regionale sul dramma degli incendi in Sardegna

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni della Giunta regionale sul dramma degli incendi in Sardegna.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, solo per chiedere una breve sospensione della seduta, perché mi pare che non si possa iniziare il dibattito in assenza dell'Assessore dell'ambiente.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, sospendiamo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 21.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la Giunta regionale ha condiviso e sollecitato questa seduta straordinaria del Consiglio che si riunisce ancora una volta per discutere l'annoso problema degli incendi estivi. Gli incendi sono, come sappiamo, un male antico ed endemico della nostra Isola, ma quando il fuoco si manifesta con l'intensità e con la virulenza che si è registrata nel corso di questa drammatica estate del 1993 e quando il fuoco, da qualcuno voluto e sistematicamente appiccato, provoca vittime, danni economici rilevanti e devastazioni ambientali di incalcolabile portata, io penso sia doveroso tornare qui, nella sede più alta dell'autonomia e della sovranità del popolo sardo, e qui in Consiglio regionale si deve realizzare non solo la più rigorosa analisi di questo fenomeno, ma anche l'impegno politico ed istituzionale più efficace per tentare di trovare una soluzione ad un problema, onorevoli consiglieri, che si ripropone come uno dei nodi strutturali del sottosviluppo e della insicurezza della nostra Regione. La Giunta sente quindi in termini pressanti oggi l'esigenza di riferire in Consiglio, di rendere conto del suo operato, di sottoporre all'esame dell'Assemblea le sue valutazioni sia in ordine agli interventi che sono di stretta competenza dell'amministrazione regionale, sia in ordine a quegli interventi che sono, invece, più direttamente affidati alla responsabilità degli apparati statali e di altre pubbliche amministrazioni.

La Giunta e in particolare l'Assessore della difesa dell'ambiente avvertono anche l'esigenza di riferire all'Assemblea le proprie valutazioni in ordine a tutte e possibili cause e a tutti i potenziali autori degli oltre tremila incendi che da mese di giugno ad oggi, con una sistematicità impressionante, hanno devastato il territorio della nostra regione. Gli incendi di questa estate, onorevoli consiglieri, si inquadrano ancora in un contesto consolidato di malessere sociale, di sottosviluppo culturale e produttivo, di perniciosa e atavica aggressività contro la natura di una parte ancora consistente della nostra comunità regionale. Ma io sono profondamente persuaso che nella casistica degli incendi degli ultimi mesi ci sono anche motivazioni nuove, minacce che vengono non solo dal fronte interno della nostra isola, strategie più evolute e interessi più aggressivi rispetto a quelli tradizionali. Su queste problematiche, come sapete, si è acceso sulla stampa regionale e nazionale, negli ultimi mesi e nelle ultime settimane, un dibattito molto vivace al quale hanno partecipato numerosi esponenti della cultura, dei movimenti ambientalisti e poiché su queste problematiche nel mese di agosto, come sapete, c'è stato anche un serrato confronto della Giunta col Governo nazionale, a me sembra doveroso che oggi questo cruciale aspetto del problema incendi venga affrontato e approfondito anche dall'Assemblea.

Penso, onorevoli consiglieri, che sia opportuno, nel rapporto della Giunta, partire dai dati che caratterizzano, in termini molto allarmanti, gli incendi di quest'anno sia per quanto riguarda il numero degli episodi, sia per quanto attiene alla quantità e soprattutto alla qualità dei territori interessati. Il numero degli incendi è in assoluto il più alto degli ultimi anni, al 31 agosto si registrano 3164 incendi, con un discreto incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando gli episodi furono 2961; la superficie percorsa dal fuoco sulla base di stime - si badi bene - approssimative, e in attesa dei rilievi che in forme più accurate si potranno fare solo a fine estate, è però eccezionalmente elevata, come potrete valutare dai dati che abbiamo appena distribuito, avendo interessato circa 67 mila ettari di territorio che costituiscono - si badi bene - circa un quarto dei terreni bruciati nel nostro Paese nel corso del 1993; circa un quarto della superficie complessiva percorsa dal fuoco è costituita da boschi e macchia mediterranea evoluta .Questo dato, signori consiglieri, risulterà probabilmente sovrastimato nel bilancio definitivo perché in autunno, come negli anni scorsi, si potrà verificare per fortuna che una quota dei boschi incendiati avrà resistito alla violenza delle fiamme, avrà capacità di rigenerarsi, e tuttavia io vorrei segnalare al Consiglio il fatto che una distribuzione annuale di 15-20 mila ettari di boschi affaccia la catastrofica prospettiva di un'isola di 24 mila chilometri quadrati senza boschi e senza alberi in un arco di tempo di circa trent'anni.

Anche noi non più giovani, e soprattutto i sardi delle nuove generazioni, rischiamo di vedere lo spettacolo apocalittico di una regione senza alcuna espressione di vita vegetale: 400 mila ettari di foreste sopravvissute alle spaventose devastazioni del patrimonio boschivo della nostra isola, che si sono - come sapete - consumate sistematicamente nel corso degli ultimi 150 anni, rischiano di essere desertificati nello spazio dei prossimi trent'anni se gli incendi dovessero camminare con lo stesso ritmo spaventoso con cui hanno camminato quest'anno.

Nascere o vivere in Sardegna nel 2020 senza boschi e senza alberi è una prospettiva apocalittica, ma non è, onorevoli consiglieri, purtroppo una prospettiva irrealistica. Questi sono i termini della sfida terribile che i criminali incendiari hanno lanciato al patrimonio boschivo e naturale della Sardegna. Ma in gioco non ci sono solo alberi, boschi, equilibri naturali, delicati e irripetibili ecosistemi; quel che si profila non è solo una catastrofe eco-ambientale: in gioco c'è una posta per noi ben più importante, in gioco c'è il futuro, la sicurezza, lo sviluppo e la civiltà della Sardegna.

Io ho scritto recentemente che è in atto, attraverso il fuoco, un attacco feroce all'ambiente, all'economia e all'immagine della Sardegna. Ho meditato prima di pronunciare quelle parole, ma sono giunto a questa convinzione analizzando obiettivamente le inquietanti novità che hanno caratterizzato gli incendi degli ultimi anni e in particolare gli incendi di questa estate. Sono giunto a questa diagnosi, signori consiglieri, che non ha, ovviamente, la pretesa di essere infallibile, ascoltando innanzi tutto le valutazioni che i tecnici più qualificati dello Stato e della Regione hanno fatto, nelle scorse settimane, attraverso un esame comparativo con le precedenti campagne di lotta agli incendi estivi e analizzando con molta attenzione le strategie, le dinamiche, le tecniche e gli obiettivi prioritari con cui i criminali hanno condotto il loro attacco al territorio e alle comunità della nostra isola. Oltre tremila incendi in un arco di tempo molto limitato, con una media di 45 focolai al giorno, rappresentano già un dato allarmante che denota il carattere sistemico e la tendenza all'aggravamento di questo fenomeno.

Quest'anno in Italia il numero degli incendi si è triplicato rispetto allo scorso anno; l'escalation degli incendi dolosi su scala nazionale, come sapete, è un fatto che sta allarmando la pubblica opinione del nostro Paese, e qualcuno potrebbe trarne la conclusione falsamente consolatoria che in fin dei conti anche l'incremento dei danni causati dal fuoco in Sardegna è un dato che si inquadra in un processo degenerativo generale che interessa l'insieme del territorio nazionale e non risparmia ormai alcuna regione italiana, comprese quelle che sono state finora del tutto esenti da questi fenomeni. Io penso che non ci dobbiamo limitare a questa analisi, né tanto meno ci possiamo consolare con questa analisi. Anche la Sardegna fa parte dell'Italia e l'incremento pauroso degli incendi su scala nazionale deve far riflettere anche noi; sarebbe un errore ignorare questo dato e il contesto generale nel quale si sono manifestati i 18.788 incendi che dal primo gennaio a oggi hanno percorso tutto il territorio nazionale. Però dobbiamo andare oltre questo dato generale e scavare in profondità sulle particolarità e sulle novità degli incendi nella nostra isola alla luce delle disastrose conseguenze che stanno determinando questa estate. Bisogna dire che condizioni ambientali decisamente sfavorevoli, un'estate precoce, lunga ed eccezionalmente calda, hanno sicuramente incoraggiato gli incendiari, che colpiscono quando sanno che le temperature torride e la violenza del vento moltiplicano gli effetti distruttivi dei loro atti criminali.

La storia lunga e tragica degli incendi estivi ci ha purtroppo insegnato che, quando temperatura e vento superano la soglia del massimo rischio, in poche ore si può incenerire una quota rilevante del patrimonio boschivo della nostra isola. Nessuno di noi ha dimenticato quelle tragiche giornate della fine di luglio del 1993. Anche quest'anno i dati degli incendi confermano il peso determinante che assumono le condizioni ambientali: temperature decisamente al di sopra delle medie stagionali, ventosità elevata, secchezza della vegetazione a causa della prolungata e impietosa siccità. Tuttavia queste sfavorevoli condizioni non sono, come sappiamo, infrequenti nella nostra isola e da sole, a mio giudizio, non giustificano la gravità degli incendi del corrente anno; ci sono altre novità particolarmente preoccupanti. Quest'anno il fuoco è stato indirizzato reiteratamente e sistematicamente contro le comunità; quando le condizioni ambientali rendevano vulnerabile qualsiasi apparato di difesa gli incendi sono stati lanciati verso le città, verso i nostri paesi, verso i villaggi turistici e nelle zone più densamente popolate. Quei fuochi hanno provocato non solo devastazioni ambientali e altre vittime, non solo insicurezza e un grande allarme sociale, ma un danno grave all'immagine turistica della nostra isola. Dopo i roghi di questa estate nell'opinione pubblica internazionale si sta facendo strada l'idea di un'isola insicura, circondata dal mare più limpido e dalle coste forse più belle del Mediterraneo, ma nella quale la morte fra le fiamme si può incontrare in qualsiasi momento anche nei villaggi turistici apparentemente super protetti. Questo danno all'immagine della Sardegna e a un settore fondamentale per lo sviluppo economico della nostra Regione, onorevoli consiglieri, è altrettanto pesante, a mio giudizio, del danno che gli incendi hanno provocato questa estate al nostro patrimonio boschivo e naturale. Io penso che su questo aspetto non del tutto inedito, in quanto si era già manifestato gli anni scorsi con i morti nelle località turistiche più rinomate della Gallura, che si è riproposto quest'anno con una evidenza e una sistematicità ancora più nette, si debba riflettere con la massima attenzione. I tanti esperti di incendi che si sono esercitati sulla stampa questa estate e che nelle loro analisi unilaterali e spesso manichee hanno individuato soltanto motivazioni socio-culturali e hanno prescritto ai sardi solo terapie autoimmunizzanti, penso che dovrebbero anche essi cimentarsi con l'ineludibile compito di analizzare in termini più problematici e più rigorosi la complessità non solo degli incendi di questa estate, ma anche la complessità e le modificazioni profonde che sono avvenute nella società sarda contemporanea. I tanti incendiologi che scrivono e prescrivono rimedi palingenetici dovrebbero anche essi chiedersi perché contadini o pastori o caprai avrebbero lanciato quest'anno il fuoco contro le città di Nuoro e di Sassari, contro le coste e le pinete affollate di gente tra Olbia e Golfo Aranci, a Porto Rafael, a Caprera, a Teulada, a Carloforte, ad Alghero, a Is Molas, a Palau e in tante altre località frequentate nei mesi di luglio e agosto da centinaia e migliaia di turisti. Senza che salgano in cattedra storici, antropologi e sociologi di professione, sappiamo tutti che gli incendi sono una malattia cronica della nostra isola e che il fuoco è stato da noi per esperienza plurisecolare strumento di offesa e di distruzione. I sardi della mia generazione, in particolare quelli cresciuti nelle comunità contadine e pastorali, hanno un ricordo incancellabile dei roghi che si accendevano ogni estate nella nostra Isola intorno agli anni 50, quando la nostra autonomia regionale stava facendo i primi difficili passi. Allora non c'era l'antincendio regionale, non c'erano la Costa Smeralda e il turismo di massa e quei fuochi camminavano indisturbati per settimane nelle nostre montagne e nelle nostre campagne ingiallite, divorando una quota ben più impressionante di quella odierna del patrimonio forestale della Sardegna. Quei fuochi camminavano incontrollati fino a trenta, quaranta anni fa e non suscitavano né clamori giornalistici, né tanto meno interventi di difesa da parte dello Stato, della Regione e delle altre pubbliche amministrazioni. A quei fuochi con molti rischi, con mezzi rudimentali, con frasche e con roncole o con su fogu contrariu si opponevano solo le popolazioni locali quando le campagne avvertivano che le fiamme stavano minacciando paesi e stazzi, pinnetas e cuiles. Quei fuochi nascevano in gran parte da controversie e da sistemi arcaici di produzione del mondo agro-pastorale. Su fogu fuiu a chi preparava con la tecnica atavica e rischiosa del fuoco la semina e i pascoli autunnali ha sicuramente provocato danni rilevanti al patrimonio ambientale della Sardegna. Sappiamo tutto questo, ma sappiamo anche che quei fuochi si accendevano e spesso scappavano quasi esclusivamente nella seconda metà di settembre e nel mese di ottobre perché prima, se la primavera era stata piovosa, l'erba secca, sa pastura, rappresentava una fonte preziosa e insostituibile per nutrire d'estate, attraverso il pascolo brado, le greggi e il bestiame. Le tensioni, i conflitti e i fuochi del mondo agro-pastorale io so e noi sappiamo che non sono ancora definitivamente spenti, ma questa componente non ha più a mio giudizio, come nel passato, un peso esclusivo e preponderante. La storia ha sempre qualcosa di utile da insegnare ma oggi sarebbe un'autolesionistica leggerezza continuare a considerare gli incendi una mala pianta inestirpabile che cresce solo tra le faide e nella arretratezza del mondo agro-pastorale, un mondo che tanti superficiali osservatori continuano a considerare un serbatoio non bonificabile nel quale si riprodurrebbe la genetica piromania dei sardi.

Io non considero, si badi bene, questo mondo estraneo del tutto rispetto agli incendi di questa estate, ma non lo considero, onorevoli consiglieri, né l'unico né il maggior responsabile di queste distruzioni. Nella casistica e nella virulenza degli incendi si stanno inserendo altri fattori e nuovi conflitti di interessi economici e sociali, in un contesto culturale e produttivo profondamente mutato. A me sembra, signor Presidente, si possa obiettivamente dire che nella fenomenologia degli incendi si sta innestando una componente dichiaratamente criminale che agisce ormai con tecniche e con strategie di tipo terroristico e punta a determinare non solo insicurezza collettiva, ma anche condizionamento delle istituzioni pubbliche e delle comunità locali nell'uso del territorio. Quando parlo, onorevoli consiglieri, di strategia terroristica e di evoluzione criminale nell'uso del fuoco, come ho avuto modo di dire al Ministro degli interni e ai massimi responsabili dell'ordine e della sicurezza pubblica del nostro Paese, non penso ovviamente ad una organizzazione unitaria o ad un'unica regia che progetta e attua gli incendi su tutto il territorio regionale. Penso invece ad una pluralità di fattori e di interessi concreti che si confrontano soprattutto nel campo dell'uso del territorio e che si sono fatti più aggressivi sino al punto di mettere nel conto non solo le distribuzioni ambientali ma anche la strage di cittadini inermi e incolpevoli. Penso a una minoranza rapace di interessi e di componenti sociali prevalentemente, ma non solo, interne alla nostra Isola che progettava l'uso speculativo delle parti più pregiate del territorio della Sardegna e che oggi reagisce con rabbia forse anche alle più recenti decisioni della nostra Regione autonoma in materia di uso e di tutela del territorio. Il fuoco che provoca allarme sociale, insicurezza permanente e vittime, il fuoco che depaupera le risorse naturali può essere nel disegno dei criminali uno strumento efficace non solo di rappresaglia, ma anche di pressione per allentare i vincoli giuridici sul territorio della Sardegna.

Sono stato il 17 agosto nel Tribunale di Oristano in qualità di parte lesa, essendosi la Regione costituita parte civile nel processo contro Tommaso Cadau di Silanus, colto in flagranza di reato e reo confesso per incendio doloso. Quel processo ha assunto per molti aspetti un significato emblematico, e ancora più emblematica è diventata, come sapete, la condanna. L'incendiario è stato consegnato alle guardie forestali e alle forze dell'ordine da due pastori del luogo; decine di cittadini, superando quella terribile logica del silenzio e dell'omertà, che ostacola nella nostra Isola il corso della giustizia e della convivenza civile e la individuazione dei criminali, hanno testimoniato in tribunale contro Tommaso Cadau. La condanna è stata esemplare perché ha sancito la espiazione della pena in stato di detenzione, perché la non concessione delle attenuanti ha corrisposto ai sentimenti e alle aspettative popolari, perché ha, forse per la prima volta, dimostrato che chi incendia e devasta l'ambiente può essere condannato da un tribunale. La condanna è stata a mio giudizio esemplare nell'ambito dei limiti della legislazione penale vigente che, a mio giudizio, andrebbe adeguatamente inasprita, perché i reati contro l'ambiente sono reati contro la comunità e provocano, specie quelli causati dagli incendi, danni irreparabili che riguardano non solo interessi e beni privati, ma riguardano interessi e diritti generali dei cittadini. Tuttavia, onorevoli consiglieri, se si guarda al profilo umano e sociale dell'incendiario di Silanus, bracconiere, disoccupato, etilista, non mi sembra si possa dire che sia il prototipo del criminale che scatena gli incendi nella nostra Isola. Gli autori degli incendi della Gallura, non dico quelli delle sugherete di Calangianus e del Limbara e neanche quelli della Valle della Luna di Aggius, che il sindaco sta tentando giustamente e coraggiosamente di difendere dalla implacabile avanzata dei cavatori di granito, parlo degli incendiari delle coste e dei villaggi turistici della Gallura, non penso che siano stati altri Tommaso Cadau e non penso neanche che si tratti di fuochi che nascono da conflitti agro-pastorali. Penso che lì agiscano altre cause e altri interessi. Penso che non sia, onorevoli consiglieri, una forzatura, una bizzarria ritenere che in quei luoghi il fuoco abbia come propellente principale, come obiettivo, lo straordinario valore economico, commerciale e immobiliare che hanno assunto negli ultimi lustri quei territori. Le risorse naturali ed economiche più rilevanti suscitano interessi imprenditoriali positivi e suscitano sviluppo, ma possono anche richiamare interessi ed attività criminali. Anche questa considerazione, signor Presidente, non è frutto di una mia personale interpretazione degli episodi e delle dinamiche degli incendi in alcune località della Sardegna di questa estate. Il Ministro degli interni, il 6 agosto a Cagliari e poi l'11 agosto a Roma, ha richiamato la nostra attenzione e quella dei massimi magistrati dell'isola e dei maggiori responsabili dell'ordine e della sicurezza del nostro Paese sul fatto che le grandi organizzazioni criminali che realizzano profitti colossali con attività illecite stanno investendo in attività apparentemente lecite nelle parti e nelle coste più pregiate del territorio del Nord Sardegna. Il denaro sporco di mafia, camorra, n'ndrangheta si cerca di trasformarlo in danaro pulito attraverso imprese immobiliari e commerciali che operano in una zona vasta e appetibile del Nord Sardegna e che ha come epicentro i territori di Olbia e della Gallura. Questo richiamo ci deve rendere più vigili e ci deve far riflettere anche sulle cause e sulle finalità degli incendi di questa estate.

Di fronte a una minaccia e a una sfida così complessa non dobbiamo, signor Presidente e onorevoli consiglieri naturalmente commettere l'errore di fuggire dalla realtà e dalle nostre responsabilità, né quello di cercare alibi, complotti o nemici che vengono solo dall'esterno, ma parimenti non va neanche commesso l'errore di non vedere i nuovi e inquietanti fattori che alimentano la casistica degli incendi più recenti. Questo filone nuovo della nostra ricerca su tutte le possibili cause degli incendi non deve mettere in ombra ovviamente tutti gli altri possibili fattori che sono ancora individuabili, a mio giudizio, in quell'area grigia e ancora vasta di interessi e cattive tradizioni che ha prosperato storicamente in una parte della società isolana attraverso l'uso distruttivo delle risorse naturali e che ancora ha interesse a mantenere insicure e poco presidiate le nostre campagne. Il rischio di incendi è aumentato anche perché zone vaste dell'isola si sono spopolate paurosamente, perché le campagne sono meno abitate e meno coltivate, perché ci sono in alcuni luoghi o poche o troppe strade, perché la pressione antropica e urbanistica è stata concentrata disordinatamente solo sulla fascia costiera e nelle parti più delicate del territorio regionale. Il tempo stabilito dal Regolamento non mi consente un approfondimento di questa analisi, ma la sua parzialità e i suoi limiti saranno sicuramente corretti dal dibattito.

Vorrei fare, prima di concludere, qualche schematica considerazione sulla nostra organizzazione antincendi regionale, sulla sua adeguatezza e sui limiti che a mio giudizio ancora manifesta. La Regione sarda dispone, come sapete, di una imponente, onerosa e qualificata organizzazione antincendi; nessuna regione italiana per difendere il proprio territorio dagli incendi spende purtroppo quanto la Regione sarda. I costi per il bilancio regionale sono assai onerosi e anche quest'anno, come sappiamo, nonostante la drastica riduzione dei trasferimenti statali, alla organizzazione antincendio sono state garantite dalla Giunta e dal Consiglio le risorse finanziarie degli anni precedenti. Nel bilancio 1993 come sapete, sono previsti 49 miliardi e 500 milioni, una somma rilevante, anche se è meno della metà di quella che il giornalista Franchini ha scritto ripetutamente nei giorni scorsi su "La Nuova Sardegna", incorrendo o forse deliberatamente promuovendo un caso classico di disinformazione.

La Regione si avvale nell'opera di prevenzione, di avvistamento e di estinzione degli incendi di personale dipendente degli ispettorati forestali, del Corpo di vigilanza ambientale e territoriale, dell'Azienda foreste demaniali, di operai e personale di cantieri forestali, nonché di personale che opera solo nei tre mesi estivi reclutato attraverso gli Uffici di collocamento dai Comuni e dagli ispettorati forestali. Concorrono in forme particolarmente utili ed efficaci alla lotta contro gli incendi le compagnie barracellari e numerose organizzazioni di volontariato. Intervengono con uomini e mezzi indispensabili i Vigili del fuoco, il Corpo forestale dello Stato, l'esercito e le forze armate. Complessivamente nella guerra annuale estiva contro il fuoco scendono in campo in Sardegna quasi novemila uomini. I dati li trovate nella cartella che abbiamo distribuito. Lo schieramento di mezzi tecnici è imponente e tuttavia, di fronte alla violenza degli incendi e degli incendiari, in certe condizioni, questa organizzazione e questi messi si sono rivelati assolutamente inadeguati. Abbiamo trovato chilometri e chilometri quadrati minati da esche incendiarie di ogni tipo.

Durante questa estate, le tecniche più sofisticate e proditorie con cui vengono appiccati gli incendi in contesti territoriali e ambientali difficilmente controllabili, hanno insegnato che per contenere i danni degli incendi sono assolutamente indispensabili i mezzi aerei. Se non fosse, signor Presidente, un argomento drammaticamente serio verrebbe da sorridere per le affermazioni di quanti, pontificando sulla stampa e senza aver mai visto un incendio vero, dichiarano che con la prevenzione, con il monitoraggio del territorio, con gli occhi elettronici a raggi infrarossi, con una organizzazione ben coordinata e capillarmente diffusa, si potrebbe prescindere dagli onerosi mezzi aerei per il contenimento degli incendi. L'esperienza insegna che non si può assolutamente fare a meno di questi mezzi di fronte ad un fenomeno e a un attacco così virulento. Quando il fuoco, alimentato dal vento che in Sardegna come sappiamo è una costante permanente, raggiunge territori inaccessibili con i mezzi meccanici e con le squadre antincendio, per quanto dotate delle più idonee attrezzature di protezione e di estinzione, e quando il fronte del fuoco cammina sulle chiome degli alberi raggiungendo temperature che sfiorano gli 800 gradi non c'è esercito a terra che possa efficacemente operare. Tutti i Paesi del mondo hanno mezzi aerei antincendio e gli aeromobili ad ala fissa e ad ala rotante sono stati via via perfezionati per questa particolare funzione. La Regione, come quasi tutte le Regioni italiane, utilizza purtroppo elicotteri privati, noleggiati attraverso regolari gare d'appalto, che sono a disposizione di tutti, dotati delle più moderne tecnologie antincendio. Gli elicotteri in servizio in Sardegna da diversi anni hanno le stesse caratteristiche tecniche di quelli utilizzati dalla Protezione civile francese e dagli altri Paesi e sono adeguati alle condizioni orografiche, idrografiche e ambientali del nostro territorio. C'è un concorso positivo ma insufficiente, per difficoltà del bilancio dello Stato, da parte dei mezzi militari dell'aviazione e dell'esercito. Se lo Stato e la Protezione civile nazionale disponessero di una flotta adeguata di mezzi aerei, noi non saremmo costretti a questo nolo permanente e oneroso di elicotteri e di aerei. Occorrono soprattutto, nelle situazioni ambientali più critiche, quei mezzi insostituibili che si chiamano Canadair. L'inerzia e la mancanza di previdenza del nostro Paese in questo settore è stata davvero sconcertante. I dati li conoscete tutti perché la stampa li ha ampiamente riportati nel corso di questa estate: l'Italia dispone di 3 Canadair, la Spagna ne ha 19, la Francia ne ha 20, la Grecia 15, la Turchia 15. Non c'è più uno di questi mezzi disponibili nel mercato internazionale e sono stati tutti prenotati sino al 1996 dagli altri Paesi, mentre qui i Soloni della Protezione civile nazionale discutevano e si trastullavano sulla efficacia e sulla utilità di questi mezzi. La vicina Corsica dispone per un terzo del territorio di 6 Canadair, che diventano 8 quando le condizioni ambientali si fanno particolarmente critiche. Per quanto riguarda comunque i mezzi aerei più sofisticati e più onerosi - e ritornerò, se sarà necessario, in sede di replica su questo punto che non posso approfondire per limiti di tempo - sia per l'acquisizione che per la gestione, io ritengo che lo Stato e anche la Regione debbano dotarsi di una organizzazione pubblica adeguata assolutamente impermeabile a degenerazioni affaristiche di qualsiasi tipo e di qualsiasi provenienza.

A proposito di talune critiche poco documentate, vorrei sottolineare che la nostra organizzazione antincendio regionale, che ha ancora molti limiti,come dicevo prima, ha dimostrato però anche quest'anno, con i mezzi disponibili, un'efficacia nelle opere di spegnimento che non ha altri riscontri su scala nazionale. L'isola di Capri, come sapete, ha bruciato per tre giorni, il parco del Pollino ha bruciato ed è andato distrutto nel corso di una lunga settimana. I nostri incendi, anche quelli più gravi e più devastanti, sono stati in genere spenti nello spazio di poche ore, perché questa organizzazione, che si è formata sul campo e che registra ancora molti limiti, ha dimostrato di sapere intervenire efficacemente.

Però occorre accentuare, signori consiglieri, e vado a concludere, la nostra attenzione e il nostro impegno sui punti ancora deboli e vulnerabili della nostra organizzazione. Richiamo in più importanti, schematicamente: occorre innanzi tutto uscire da una logica un po' fatalistica e un po' burocratica, secondo cui gli incendi colpiscono solo dal primo luglio al 30 settembre e vanno quindi affrontati solo con una concentrazione stagionale di mezzi e di uomini, così come si affrontano le emergenze e le calamità naturali. Io penso che la Regione e lo Stato debbano autocriticamente superare questa impostazione, organizzando un sistema permanente di protezione civile e di difesa del patrimonio boschivo nazionale rispetto al rischio di incendi in grado di intervenire permanentemente e su tutto il territorio nazionale.

Si può dissanguare, signori consiglieri, ulteriormente il bilancio della nostra Regione per sopperire alla sistematica latitanza dello Stato in materia di protezione civile, ma nessuna flotta di aerei e di elicotteri potrà avere successo se continueremo ad attingere il personale necessario per lo spegnimento e per l'avvistamento del fuoco nei tre mesi estivi dal grande serbatoio dei disoccupati sardi, creando nelle nostre comunità, in ogni comune, tensioni sociali che si trasformano inevitabilmente in una temibile minaccia per l'ambiente. Il sistema di reclutamento del personale dell'antincendio, di quello stagionale e dei cantieri di forestazione, i rapporti del Corpo forestale con le comunità locali e con il mondo agro-pastorale vanno sottoposti a rigorose verifiche e, a mio giudizio, anche a radicali correzioni.

Noi siamo impegnati con la massima determinazione in questo complesso e ineludibile lavoro, penso in particolare al Corpo di vigilanza ambientale e territoriale. Infine penso che occorra andare, onorevoli consiglieri, ben oltre le analisi teoriche sulle efficienze e sulle inefficienze degli apparati antincendi e sulle tante tensioni e contraddizioni che attraversano oggi la società sarda. Ognuno, nel suo posto di responsabilità, di fronte a questa sfida faccia la sua parte, ogni sardo testimoni il suo impegno con le sue idee e anche con l'esercizio corretto delle sue responsabilità. Qualsiasi istituzione pubblica, qualsiasi Giunta, ognuno di noi è destinato alla sconfitta se opera in solitudine e non contribuisce alla riforma delle coscienze e alla mobilitazione straordinaria della nostra comunità regionale. Bisogna assolutamente individuare i criminali e in ogni comunità devono essere isolati e colpiti moralmente dai cittadini onesti e poi devono essere individuati e colpiti più severamente anche dagli organi e dalle leggi dallo Stato. Bisogna spegnere il fuoco nella coscienza collettiva, senza rincorrere l'illusione che tutto si possa risolvere delegando ogni problema alle istituzioni pubbliche. Lo Stato e la Regione devono sicuramente fare più puntualmente la loro parte, ma ogni comunità e ogni sardo devono a mio giudizio scendere in campo per difendere la nostra terra, la nostra civiltà e il nostro futuro. La Giunta è venuta per riferire, ma è venuta soprattutto per ascoltare il giudizio e le valutazioni del Consiglio e a queste valutazioni e a queste indicazioni impronterà la sua linea di condotta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, dopo le comunicazioni dell'Assessore all'ambiente, credo sia necessario approfondire in qualche modo, anche in tempi molto brevi, le dichiarazioni testé fatte, per cui chiedo una sospensione di mezz'ora.

PRESIDENTE. Onorevole Morittu, ci sono 18 iscritti a parlare, credo che altri se ne iscriveranno prima che termini il primo intervento. Abbiamo deciso di chiudere i lavori del Consiglio entro la giornata di oggi, perché la Giunta ha comunicato che domani non sarà disponibile in quanto impegnata in un incontro a Roma.

Vorrei conoscere il parere del Consiglio sulla richiesta formulata dall'onorevole Morittu.

Se non ci sono osservazioni, sospendiamo i lavori del Consiglio per trenta minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11, viene ripresa alle ore 11 e 35.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (D.C.). Prendo atto, signor Presidente, del fatto che la Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente, che ne esprime la volontà, non hanno sottovalutato la straordinarietà di questa seduta che è tale non solo perché il Consiglio regionale è stato convocato in via straordinaria e perché l'argomento che è in discussione è straordinario, ma per la coscienza e per l'attenzione che attorno a questo tema si avvertono oggi in Sardegna. Credo che questo Consiglio regionale sia visto, almeno così io lo vedo, come un Consiglio di guerra; è stato scritto da alcuni nel mese di agosto che alla guerra si risponde attrezzandosi, che al generale fuoco non si può rispondere con truppe raccogliticce. Anche se i dati e i numeri che l'Assessore ci ha fornito purtroppo si riferiscono a una pellicola già girata, che abbiamo vissuto in diretta, e che conosciamo, oggi ci appaiono in tutta la loro drammaticità. Ci viene riproposta una strategia approfondita della ricerca della genesi del fuoco. Certo è importante capire; tutta la cultura sarda si è esercitata in queste settimane nella ricerca delle cause più profonde, da quelle ancestrali fino a quelle più moderne. E' importante capire, e in queste settimane è nata anche una nuova figura, la figura del pirologo, cioè di colui che descrive, ricerca, valuta, dà indicazioni non sul campo. Ma io ritengo, signor Presidente, che noi abbiamo soprattutto il compito di ricercare modi di agire, di fare una valutazione sugli indirizzi e le risorse che il Consiglio regionale ha messo a disposizione e su come questi indirizzi e queste risorse sono state utilizzate in questi due mesi di questa estate infernale del 1993.

Questo Consiglio si riunisce e fa un bilancio ormai su una distesa di cenere, tant'è che se non produciamo delle proposte concrete serie, se non diamo indirizzi e tempi certi all'attività e alle iniziative, rischia anche questa di diventare una danza rituale attorno al demone del fuoco. Siamo qui a fare un bilancio economico e ambientale disastroso, anche se per certi versi annunciato. I dati sono anche superiori a quelli che io immaginavo: 67 mila ettari di territorio regionale, un dato ancora più drammatico se si considera che si tratta è vero, di circa 45 mila ettari di pascolo, ma di oltre 25 mila ettari di bosco. Sono oltre 30 mila ettari solo nella provincia di Nuoro, cioè nel centro del polmone verde della Sardegna, laddove consistenti risorse della Regione e dello Stato andranno a destinarsi per il Parco del Gennargentu e per i parchi regionali. Ho l'impressione davvero che l'apocalisse sia già di fronte a noi e più volte lo stesso Assessore ha dichiarato l'impotenza, io dico l'approssimazione e l'impreparazione della Regione, di fronte alla straordinarietà di questo fenomeno, che non può essere più affrontato con la strumentazione ordinaria dei decenni passati, quando bastava il decreto luogo-tendenziale del 1944 che delegava alla Regione Sardegna il compito di emettere un decreto per pulire i bordi delle strade, per impedire che le aie venissero bruciate e che la produzione di frumento venisse vanificata. Non è più sufficiente questo, anche se io credo che occorrerebbe rifarlo perché toglierebbe costi notevoli alla Regione, cioè obbligare l'Anas, per esempio, e anche i privati a pulire i bordi delle strade che sono la prima area a grandissimo rischio. La gravità e la straordinarietà di questa estate deriva dal fatto che sono andati in fumo non i soliti ettari di pascolo, ma veri e propri tesori ambientali sui quali la stessa Regione in questi decenni ha investito. Basta pensare a Parco di Texile, ad alcuni polmoni verdi nel centro della Sardegna. Sono stati intaccati i parchi futuri e l'ironia della storia o la vendetta della storia, come qualcuno ha scritto, è che mentre l'Assessore girava la Sardegna per convincere le amministrazioni comunali a firmare i contratti per i parchi regionali, negli stessi giorni e nelle stesse ore si appiccavano gli incendi. Quindi la straordinarietà della strategia era mirata verso i santuari delle bellezze della Sardegna e del turismo.

L'Assessore ha ricordato che sono state circondate le città e i villaggi della Sardegna; ci sono state vittime, a Sarule, a Nuoro, a Sos Aranzos, sono state bruciate risorse economiche ingenti che ancora oggi non riusciamo a calcolare, ma sono state bruciate, soprattutto, io credo, anche risorse morali. Le comunità, come hanno affermato, come affermano, come ci scrivono, non confidano nelle istituzioni regionali e statuali, se è vero, come è vero, che si stanno autonomamente organizzando, se è vero, come è vero, che da quei primi di luglio, quando, per esempio, le campagne di Sarule sono state devastate, hanno organizzato dei turni per controllare le strade e le campagne e tutta la popolazione è coinvolta, fatto importante di solidarietà civica, ma emblematico di una sfiducia radicale verso le istituzioni sovra comunali.

Sono state distrutte risorse morali, c'è la coscienza diffusa ormai della sconfitta di un'Isola che è alla deriva e che è stata alla deriva per diverse settimane. Abbiamo avuto la consapevolezza, prima di tutto noi stessi, l'ho avuta io prima di tutto, di trovarmi di fronte al fallimento della ideazione e della gestione della politica della prevenzione e dello spegnimento degli incendi, cioè della strategia per affrontare uno dei drammi epocali della nostra Isola. E questa coscienza della sconfitta viene accresciuta dal fatto che non si intravedono responsabilità, che nessuno ne risponde, che c'è la rincorsa agli alibi interni ed esterni, che si cercano consolazioni, che nessuno, a nessun livello, trae le conseguenze di questi fatti. Certo, c'è stato di positivo un fortissimo sviluppo delle scienze sociali in questo mese - lo diceva anche l'Assessore - antropologi, politologi, pirologi si sono cimentati alla ricerca di cause, ma nessuno che abbia ammesso il senso della sconfitta, il senso della responsabilità diretta. Invece occorre proprio una scelta radicale, una scelta radicale che per la verità in ventotto consiglieri della Democrazia Cristiana sollecitavamo con un'interpellanza presentata il 9 di luglio, quando i primi segnali drammatici della stagione che ci attendeva erano già evidenti. Al 10 luglio, quindi sin dall'inizio della campagna, tutta la fascia della media valle del Tirso sino a Santulussurgiu, sino alle montagne di Cuglieri, al centro regionale della Rai era in cenere, bruciava. Avevamo chiesto il dibattito in Consiglio per verificare se rispondevano al vero in qualche modo le segnalazioni, che ci venivano dalle comunità interessate, di ritardi, di pressappochismo nell'affrontare questo dramma che - era chiaro già da quelle prime settimane - era un dramma non ordinario, ma straordinario. Invece molte comunità sono state lasciate allo sbando, a piangere sulla cenere. E' vero, c'è stata una riunione della Commissione ambiente, ho potuto verificarne le conclusioni da un comunicato dell'Assessorato all'ambiente abbastanza ottimistico che sosteneva che la Commissione aveva espresso apprezzamento per l'opera che l'Assessorato aveva avviato sino a quel momento.

SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. L'Assessorato non ha fatto nessun comunicato dopo la riunione della Commissione ambiente.

MARTEDDU (D.C.). Assessore, bisognava smentire allora la notizia. Io ho letto sulla stampa, come lo ha letto lei, che l'Assessorato aveva emesso un comunicato. Io riferisco una notizia che ho appreso dalla stampa. In quei giorni noi avevamo chiesto, proprio per la straordinarietà della situazione, un dibattito in Consiglio. Rilevo oggi che in quella fase abbiamo avuto una incapacità strutturale di avere una visione critica delle scelte fatte. Non siamo stati capaci di dire: "Siamo di fronte a una stagione straordinaria che come tale va affrontata; vediamo come si può affrontare". Io sono convinto che l'Assessore è stato tratto in inganno dalla struttura, che sicuramente gli ha mostrato rose e fiori in quelle prime settimane, quando già la Sardegna centrale era diventata tutto un rogo. Certo i tempi di verifica sono stati brevissimi, anzi sono stati bruciati troppo in fretta, perché mi risulta che la delibera sulla distribuzione delle risorse e dei fondi è stata assunta l'11 giugno e il 17 giugno è stata data comunicazione ai comuni della distribuzione delle risorse per le squadre antincendio; tutte misure normali che rientravano nella maniera ordinaria di affrontare la campagna antincendio, ma che non potevano essere la base concreta per affrontare la straordinarietà di questa stagione, che già dagli inizi stava dimostrando di essere diversa dalle altre. Già da allora i sindaci avevano posto il dito sulla piaga citando inefficienze, citando dei fatti concreti. E a leggere le cronache di quei giorni dei mesi di luglio e di agosto c'è davvero di tutto: ritardi degli elicotteri e dei Canadair denunciati dal sindaco di Siniscola, inefficienza e inadeguatezza dei mezzi regionali, dispersione di risorse, mancanza di coordinamento. Non si è capito bene in una certa fase chi dovesse coordinare gli interventi. Dalle cronache si leggono delle notizie circostanziate sull'incapacità delle strutture sul campo di trovare anche n semplice collegamento, non dico un coordinamento da task force americana, ma un semplice collegamento per capire almeno dove ciascuna forza, ciascun uomo si trovasse al momento. Si è aperta una polemica sull'utilizzo del volontariato e sui barracelli che non si è ancora placata e sulla quale occorrerà dire cosa esattamente la Regione, che per questo settore ha fatto una legge e si appresta a farne un'altra, intende fare.

C'è poi il problema della competenza del personale addetto e non solo del personale stagionale che viene assunto dagli uffici di collocamento e che si trova improvvisamente ad occuparsi di un problema di una delicatezza assoluta, senza nessun addestramento, ma anche del Corpo di vigilanza ambientale che come tale, anche per il numero, non solo per la qualità, deve sostituire in qualche modo l'esercito nel controllo del territorio, perché ha gli strumenti, perché ha i mezzi, ha le risorse della Regione. Se gli ufficiali sono addestrati per fare queste cose non possono limitarsi a rincorrere qualche tombarolo lungo i nuraghi di Orgosolo. Devono fare vigilanza ambientale e devono avere precise direttive. Deve essere rivisto radicalmente il ruolo di questo Corpo che è giovane e sta scontando la assoluta inesperienza dei suoi comandanti e delle sue truppe.

Ed entro questa cronaca c'è tutta una conflittualità che si è esasperata dei sindaci con la Regione. L'ultima presa di posizione è dei sindaci della Gallura che mostra ormai un fronte organizzato di amministrazioni locali che vedono nella Regione una controparte e non più un punto di sintesi delle diverse volontà che possono esprimersi nel territorio regionale. A margine di tutto questo si è sviluppata, come dicevo prima, tutta una sociologia per individuare l'identikit del piromane. Lei ha citato il caso emblematico del povero cristo di Silanus, ma noi ci siamo tutti, probabilmente, adagiati in una sorta di rito catartico collettivo perché credevamo di avere individuato la figura del piromane. Sappiamo, e lei Assessore l'ha detto, che così non è.

Occorre quindi uscire dalle analisi per dire cosa fare, perché le analisi continueranno, ma noi non abbiamo tempo di continuare nelle analisi. Noi dobbiamo dire che cosa fare oggi per dare tempi precisi alla Giunta per la presentazione di un progetto che credo stia già elaborando, che vogliamo conoscere, che oggi non abbiamo avuto modo di conoscere, un progetto che deve pervenirci entro quest'anno per il prossimo anno, anche se non possiamo passare un colpo di spugna su quello che è stato. Io credo che la Giunta e l'Assessore e le Commissioni consiliari debbano verificare in maniera molto precisa le responsabilità e le competenze; sapere dove è dislocato il personale addetto al settore e che funzione ha. Non c'è bisogno di Commissioni straordinarie per capire come è stato l'utilizzo delle risorse che sono ingenti, e nessuno dice infatti che occorre aumentare le risorse - l'ha detto anche l'Assessore -, sono tra le più ingenti che siano state destinate sul territorio nazionale. Vogliamo capire che mansioni hanno i circa 10 mila addetti che ruotano attorno a questo problema in Sardegna, che sono un esercito e come tale in una guerra si devono muovere. Io penso che oggi nessuno sia in grado di dire esattamente dov'è e che cosa fa questo personale. Ci saranno dei responsabili territoriali operativi e questi devono risponderne.

Occorre introdurre il principio di responsabilità, quindi la possibilità di sanzioni, ivi compresa la rimozione di chi deve rispondere di queste cose. Qualunque azienda di fronte a un disastro di questo genere avrebbe già fatto il bilancio delle perdite e avrebbe assunto delle decisioni ben più radicali nei confronti dei responsabili. Quindi abbiamo la necessità di capire come questo personale si rende operativo, e se per esempio il Corpo di vigilanza ambientale, posto che è contiguo alle forze di polizia, perché svolge anche funzioni di polizia nei paesi e nelle campagne, almeno in alcuni - a meno che non sia in alcuni sì e in altri no -, è in condizioni di svolgere queste funzioni di controllo e di investigazione. Se a questo non sono addestrati gli ufficiali vanno addestrati. Non possiamo chiedere solo allo Stato, non possiamo chiedere solo al Ministero degli interni a cui pure va chiesto, che i comandanti delle stazioni dei carabinieri che sono in Sardegna e che in quei mesi hanno anche la funzione di prevenzione di questo crimine, perché di un crimine si tratta, debbano essere in qualche modo addestrati. Abbiamo detto, l'ha detto anche lei Assessore, che così come c'è un piano antisequestri in Sardegna occorre fare un piano anticrimine riferito agli incendi perché di un crimine si tratta. Ormai credo sia accertato che si tratta di un crimine, poi le origini possono essere le più disparate, possono essere origini mafiose, possono essere origini delinquenziali comuni, possono essere spacconerie, ma si tratta di un crimine. Non basta lo Stato, quindi dobbiamo prima di tutto fare il nostro dovere e riconvertire questo esercito per funzioni specifiche e per funzioni mirate. Occorre un piano immediato per fare tutto questo. Quindi le decisioni sul personale vanno assunte subito, partendo dal fatto che ci sono episodi numerosissimi di improvvisazione e di aprofessionalità manifestati, dichiarati e denunciati. Lo dice anche lei, Assessore, che il 14 ha scritto alcune riflessioni, che la Regione deve organizzare un sistema di prevenzione e di lotta agli incendi dotato di mezzi e di professionalità adeguate e assolutamente impermeabile alle degenerazioni clientelari o affaristiche di qualsiasi tipo.

Io credo che dobbiamo vedere un progetto preciso su questo perché si tratta dello snodo più delicato per arrivare a questo. Quindi occorre una svolta; dobbiamo prendere atto che, rispetto agli obiettivi che ci eravamo prefissi, visti i risultati che, nonostante gli sforzi e gli atti di eroismo personale e collettivo sono certamente fallimentari, occorre una svolta, occorre una svolta morale, occorre una svolta nelle proposte. Io ritengo che vadano maggiormente coinvolte, per quanto riguarda la prevenzione, le amministrazioni locali e le scuole; queste ultime da subito perché la programmazione didattica si fa nel mese di settembre, non si fa a marzo e a giugno. Vanno coinvolte le amministrazioni locali che devono essere messe in condizione di infrastrutture e controllare il territorio. Va rivisto nelle campagne l'istituto dell'uso civico, che contribuisce oggi a rendere le campagne abbandonate e quindi non controllate. Questo è da fare subito. Vanno contestualmente, lo dico con un po' di amara ironia, rimossi alcuni manifesti pubblicitari, che sono anch'essi anneriti dal fumo.

Nuovi mezzi: c'è la proposta dei Canadair. Io credo che ci siano notevoli difficoltà a reperirli, ma è fuor di dubbio che occorrono mezzi di questa forza, di questa potenza. Se la Corsica ne ha 18, visto che dalla Corsica si arriva prima che da Pisa, possiamo studiare la possibilità di un accordo con la Corsica; anche su questo versante vanno esperite opportune iniziative. Io credo che non sia necessario aumentare i fondi e le risorse regionali. Va fatta subito la legge sulla polizia urbana e rurale, perché anche questa può svolgere un ruolo importante in questo senso, vanno utilizzate al meglio le risorse umane che la Regione ha a disposizione in questo momento.

L'ultima considerazione, colleghi, è che un unico Assessorato per tute queste problematiche non è sufficiente. Iniziamo a riflettere su questo. Da un lato si predispone una legislazione complessa per la difesa dell'ambiente e per la tutela delle coste e del paesaggio, dall'altro si continua a ritenere che un solo Assessorato possa affrontare questo tema così dirompente per i prossimi anni. Io penso che occorre una task-force interassessoriale. Cosa fa l'Assessorato al lavoro per la formazione professionale degli addetti, cosa può fare? Bisogna coinvolgere l'Assessorato degli enti locali e quello dell'agricoltura. Dobbiamo partire da oggi per un cambiamento radicale e entro due o tre mesi qual è il progetto esatto della Giunta regionale per affrontare la prossima stagione partendo da queste considerazioni veramente difficili da digerire. Io personalmente non vorrei fare come il generale Cadorna che dopo Caporetto scriveva alla moglie attribuendo la responsabilità della sconfitta agli ufficiali e ai soldati.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io vorrei ricordare, anzi meglio, dare un'immagine di quella che è oggi la Sardegna con le parole di un caro amico, che, beato lui, ha la grande dote di sapere scrivere poesie in lingua sarda e a proposito del fuoco, de su fogu, scrive:

Su Fogu

Est passadu su fogu,

hat brujadu sas pedras de su riu!

Sas mattas d'arradellu

sun ischeletros negros

cun sas manos boltadas a su chelu.

Sa terra che foghile

coberta de chijina

chi suppesat a nues e pubadas

una frina infogada.

Su corvu a limba fora

rodiende in s'aera

chircata e no agatat

una nae, una pedra

inue si pasare.

Solu su zilibriu

aisettat a sero

chi sa terra s'infritet unu pagu

pro calare famidu

a s'attattare

de bonas tilighertas arrustidas.

In sa 'ucca fumosa

s'accherat indezisu unu 'erittu,

isperiat in giru timorosu

e tuccat a su riu

trotta trotta, illumbadu:

forsis chi b'hapat unu filu 'e abba.

Cudd'ulume zigante

Chi 'ettaiat umbra a su pinnettu,

unu mostre est nieddu

chi cheret afferrare

cun sas francas de ghisu

sas pedras affumadas

totu a inghiriu postas,

pro distruer su pagu ch'est restadu

de s'alapinna 'ezza 'e su pastore.

Vittorio Falchi

Signor Assessore, questa è l'immagine della Sardegna di oggi, non di quella del 2020. Oggi la Sardegna è una terra nella quale prevale la cenere, prevale il deserto, e in questa torrida estate l'abbiamo vista presente, negli organi di informazione scritta e parlata, l'abbiamo vista alla ricerca di cause. Lei ha palato anche di mafia, ne ha palato anche oggi, ha parlato di terrorismo, addirittura lei consente ad un Sottosegretario del Governo di affermare che tutto è dovuto allo scadimento morale dei sardi. Io vorrei solo ricordare a quel Sottosegretario quanto è avvenuto da poco in un paese della Sardegna quando dei giovani hanno cercato di fermare un incendiario, un poveretto anche lui, rischiando perfino la loro incolumità. Questo non è dimostrazione di scadimento morale, è la risposta dei sardi alle affermazioni di un signore che forse conosce della Sardegna solo la Costa Smeralda o qualche altra bella zona dove viene a trascorrere momenti di tranquillità, di pace e anche di riposo.

Si è detto che i responsabili degli incendi sono gli esclusi dalle squadre antincendio, si è detto che sono i pastori, si è detto che c'è un fenomeno di emulazione, si è anche attribuito il fenomeno alla incoscienza dei turisti menefreghisti che buttano la sigaretta accesa lungo la strada. Qualcuno ha addirittura visto negli incendi un modo per impegnare le forze dell'ordine nello spegnimento mentre si compiono rapine nei Comuni vicini, come è avvenuto da poco nella zona di Cordongianus e di Ploaghe. Potrebbero essere queste le cause, potrebbero esserlo in parte, così come può essere che nessuna di queste sia tra le cause. La realtà vera è che la Sardegna è terra bruciata, e non solo perché spariscono i boschi e il sottobosco, ma perché sparisce ogni forma di vita, e il grande crimine non consiste solo nel bruciare gli alberi ma nella distruzione della vita delle campagne. Quando poi a questo si aggiunge la distruzione di vite umane non c'è pena che possa punire i colpevoli.

In tutto questo, signor Assessore, delle sue dichiarazioni compendiamo che la Regione è assente, o quanto meno è presente ed inefficace. Il collega Marteddu ha appena parlato di disorganizzazione e di scoordinamento. Se noi andiamo a leggere il Piano antincendi, nell'introduzione al Piano troviamo che non si parla d'altro che di antincendi migliorato nell'organizzazione e nella capacità operativa nel contenimento del fenomeno incendi. Questa affermazione viene pomposamente fatta nel Piano antincendi 1993. Si afferma che nelle emergenze l'apparato ha mostrato i propri limiti operativi, emergenza cioè i grossi incendi, gli incendi ormai ingovernabili. In sostanza tutta la strategia del Piano è saltata ed è stato un fallimento generale. Un grande incendio, prima di diventare tale è obbligatoriamente piccolo; diventa grande e quindi emergenza se gli si dà il tempo di crescere e di svilupparsi. Perché dunque un incendio diventa grande? Perché si sviluppa? Ritardi nell'intervento dopo le segnalazioni? Disorganizzazione nel rilevamento e nella comunicazione dello stesso? Nel mettere in moto l'apparato? Assessore, lei su questo non ci ha detto niente. Io vorrei ricordarle che in un'intervista rilasciata a "La Nuova Sardegna", mercoledì 11 agosto del 1993, al giornalista che le chiedeva a che punto forse il progetto di telerilevamento lei ha risposto che dopo gli incendi del 1989 il Governo, senza consultare la Regione, stanziò 50 miliardi per realizzare il progetto degli occhi elettronici e che per la gestione degli stessi il costo sarebbe di 11 miliardi l'anno. Queste sono sue affermazioni che io leggo su "La Nuova Sardegna".

Ora, signor Assessore, mi pare che il problema del rilevamento non sia nato nel 1989 con l'intervento dello Stato, ma che la Regione sarda già dal 1986 abbia attivato interventi di questo tipo con sperimentazioni nel comune di Arzana, se non ricordo male. Lo Stato si è impegnato nell'aprile del 1988 attuando degli impianti a Caprera; la Regione sarda nel giugno del 1990 o nel maggio del 1991 ha realizzato altri impianti a sue spese regolarmente collaudati e quindi funzionanti a Neoneli e sui Sette Fratelli. Questi impianti nel 1992, appena attivati, hanno rilevato 382 principi di incendio; le posso dire anche - è una notizia del radiogiornale nazionale di qualche giorno fa - che in uno Stato americano viene utilizzata, per il rilevamento degli incendi, tecnologia italiana che sta dando risultati eccellenti proprio per la tempestività con la quale si può arrivare a spegnere gli incendi. Ora, questi impianti di Arzana, di Neoneli e dei Sette Fratelli, Assessore, sono spenti, non funzionano perché - questo io, ripeto, lo leggo su "La Nuova Sardegna" - la loro gestione costerebbe 11 miliardi l'anno, ma a me risulta che attivare questi tre impianti per tre mesi costerebbe 450 milioni. A lei, Assessore, rispondermi su questo, cioè dirmi se questi impianti sono efficienti e sono utili, e se costano 11 miliardi o 450 milioni. Perché, vede Assessore, con tutto il rispetto per coloro i quali operano in questo settore, l'occhio umano arriva sempre nel rilevamento degli incendi, un po' più tardi di un occhio elettronico. Ci può essere una qualsiasi deficienza nell'apparato di trasmissione, ci può essere un qualsiasi disguido nel coordinamento (come diceva il collega Marteddu) ed ecco che vince l'incendiario nonostante tutto l'apparato e le migliaia e migliaia di persone che in questo settore operano. Ma mi risulta anche, Assessore, che le centrali operative per il rilevamento elettronico di Neoneli, dei Sette Fratelli e di Arzana sono dotate non solo di sistemi per il telerilevamento dei principi di incendio, ma anche di un sistema informatizzato di comando e controllo in grado di dare modelli di previsione di sviluppo degli stessi incendi ed anche modelli di intervento. Assessore, se questo fosse vero, ci sarebbero delle grosse responsabilità. Io non so, Assessore, se lei abbia visto, e se i colleghi abbiano visto, quest'estate, i vari telegiornali, le immagini televisive che ci mostravano la tragedia incendi. A me è capitato di vederle più di una volta e ho visto che di fronte ad un grattacielo in fiamme ci si arrabattava con un fazzoletto in bocca, in jeans, con frasche nel tentativo di opporsi alla furia devastatrice del fuoco. Io so che gli agenti del Corpo di vigilanza territoriale sono dotatissimi di attrezzature, anche di vestiario, col quale possono affrontare il fuoco con una certa sicurezza. Avviene altrettanto per tutte le squadre antincendio che operano nei comuni? Sono dotate di abbigliamento, di strumenti e di attrezzature che consentano loro di affrontare il fuoco senza correre grossi rischi? Sembra che non sia cosi. Anche questa, Assessore, è una grande responsabilità, perché per salvare un bosco non possiamo consentire che si vada ad annientare quel bene più importante del bosco che è una vita umana.

Quello che chiedo, signor Assessore, è con quale professionalità questo personale affronta lo spegnimento in un incendio? Da chi sono guidati? Ma gli stessi agenti del Corpo di vigilanza territoriale sono preparati ad affrontare il fuoco? Tutte queste cose, Assessore, non ci sono state dette, noi vediamo e abbiamo visto molta improvvisazione, come negli anni passati, e abbiamo visto anche molta incoscienza nell'affrontare il fuoco: abbiamo visto che è stato consentito a turisti, in pantaloncini corti e in scarpe da tennis, a torso nudo, avvicinarsi al fuoco per spegnerlo con le frasche. Questa è incoscienza. Professionalità significa anche non consentire ai curiosi di avvicinarsi all'arrostimento volontario, oltretutto, essi sono anche di impaccio e di impedimento all'opera degli addetti a questo compito. Il problema della prevenzione e della sicurezza del personale e della sua professionalità credo vada posto in testa a tutta la problematica relativa agli incendi. Vorrei anche sapere, Assessore, quanti dei mille e passa agenti del Corpo di vigilanza territoriale e ambientale vanno effettivamente in campagna, quanti sono quelli che svolgono le mansioni previste dalle legge e quanti operano dentro gli uffici. Vorrei anche sapere qual è il rapporto che gli stessi agenti hanno con le comunità in cui operano, se è un rapporto di collaborazione, se consiste anche nel portare a conoscenza della gente i problemi delle campagne o se si occupano solo di repressione. Quando un pastore o un contadino che, per una necessità qualsiasi, estirpa una piantina di murdegu viene immediatamente penalizzato con multe di 3 milioni e mezzo, in quel momento io credo che stiamo creando un potenziale incendiario.

Assessore, io non mi aspettavo, un'analisi sociologica, che non mi interessa più di tanto, perché anche il discorso sulla mafia che incendia perché deve riciclare i quattrini in Sardegna, non mi pare molto realistico. Al di là di quelle che possono essere le cause, io avrei gradito sentire da lei qualche proposta, qualche argomentazione o qualche documento che ci potesse consentire di arrivare a soluzioni concrete. Ho già detto alla Conferenza dei Capigruppo che noi, che siamo tra coloro che hanno sollecitato questa riunione straordinaria di Consiglio, non siamo disponibili ad ordini del giorno-pezzi di carta. Abbiamo detto che intendiamo, in questa seduta di Consiglio, arrivare a un documento che fissi dei termini e indichi proposte concrete finalizzate a risolvere il problema. Io penso che sia possibile fissare il termine di ottobre, perché non dobbiamo dimenticare la sua urgenza. Le proposte su questo problema devono camminare in una corsia preferenziale, sia in Commissione che in Aula. Noi abbiamo elaborato una proposta di legge che non ha la presunzione di essere uno strumento perfetto, ma, senza nessuna presunzione, vuole essere un momento di discussione per uscire da questa impasse nella quale non siamo capaci di trovare soluzioni concrete.

Abbiamo fatto questa proposta proprio perché, a nostro parere, questa estate su questo problema si è chiacchierato troppo, tanto da consentire affermazioni all'esterno abbastanza pesanti e inopportune come quella che ho citato prima. Io non vedo attacchi al turismo in Sardegna. Del resto, Assessore, il numero degli incendi del 1993 è all'incirca quello del 1991. E' aumentato il numero degli ettari incendiati, probabilmente si è intervenuti tardi, quando gli incendi erano ormai ingovernabili. Ecco perché credo che bisogna prendere decisioni subito. Nella nostra proposta abbiamo anche detto che bisogna pensare a ricomporre l'ambiente naturale della Sardegna. Noi proponiamo un piano decennale di rimboschimenti in tutti i Comuni, attuato con professionalità da persone che debbono essere qualificate e sapere come comportarsi nel momento in cui il loro posto di lavoro viene attaccato dal fuoco o da altro. Poi bisognerà anche difendere questo patrimonio che si andrà ad integrare e a ricomporre; e per questo noi proponiamo una flotta sarda, Assessore, con nuovi mezzi aerei e terrestri, e chiediamo anche interventi immediati, per l'attivazione degli aeroporti di Tortolì e di Fenosu.

Diciamo anche che è necessario creare una grande rete di laghi collinari, non soltanto per la loro utilità nella lotta agli incendi, ma anche per questo; è capitato che qualche elicottero abbia dovuto addirittura pescare l'acqua nella vasca dell'orto di un poveretto, che doveva irrigare i suoi ortaggi, non essendoci acqua a disposizione nella zona.

Quindi ricomposizione dell'ambiente e difesa dello stesso, qualificazione del personale, dotazione di mezzi aerei e terrestri, laghi collinari e corsi di formazione, attrezzature adeguate e conformi alle leggi vigenti per la sicurezza sul lavoro. Questo, signor Assessore, è quello che noi abbiamo proposto all'attenzione del Consiglio. Non vogliamo avere nessuna primogenitura, ma vogliamo contribuire in modo concreto e fattivo alla soluzione del problema. Per quanto riguarda i disastri di quest'anno credo che la responsabilità la si debba individuare nella Giunta e nell'Assessore che non hanno saputo fronteggiare, pur con tanti mezzi a disposizione, questo attacco violento nei confronti della nostra Sardegna

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.

PILI (P.S.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il problema serio, grave ed urgente degli incendi meritava certamente una trattazione specifica da parte di questo Consiglio; tuttavia è un problema non indipendente da altri che riguardano il territorio e la società sarda. Ho sentito parlare di emergenza incendi. Io credo che questo sia un errore politico di fondo; scambiare per emergenza, ad ogni estate, un flagello che si ripete da decenni credo che non sia corretto.

Ognuno di noi certamente ha provato un senso di rabbia frammista all'angoscia per la manifesta incapacità della Regione e dello Stato di fronte ad un fenomeno che da troppi anni ormai fa vittime, devasta paesaggi, distrugge gran parte del nostro modesto patrimonio verde. Purtroppo i danni non sono neanche valutabili attentamente perché non si valutano dalla quantità di legname bruciato; i più gravi e i più difficilmente quantificabili sono arrecati all'ambiente naturale, in particolare al suolo e al paesaggio che ha un valore culturale non monetizzabile. Ma non è sufficiente, almeno per noi in quest'aula, limitarsi a manifestare sgomento, elencare statisticamente i danni, denunciare. Noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni. E' incredibile che gli incendiari non vengano mai arrestati e condannati e si continuino a fare ipotesi sulle loro motivazioni.

Certo può essere importante anche sapere quanti incendi sono stati appiccati con l'intento di aumentare le giornate ed il numero degli addetti per le campagne stagionali e per i cantieri di forestazione. A questo proposito, già in una riunione di Commissione, erano state avanzate delle proposte sulla esigenza di una maggiore qualificazione degli assunti, soprattutto le vedette, con un corso e con un successivo esame da parte dei vigili del fuoco e degli ispettorati forestali; i giovani di leva, come qualcuno ha ricordato stamattina, possono svolgere il servizio militare tra i forestali nel Corpo di vigilanza soprattutto con funzioni di sorveglianza. Occorre sorvegliare cioè giorno e notte le zone a rischio, con maggiore impegno nei periodi secchi e ventosi. Non basta mobilitare l'esercito dopo i disastri. Certo sarebbe importante quanti incendi sono stati appiccati per aumentare le ore e il numero degli interventi dei mezzi aerei privati, ma anche qui occorre eliminare le possibilità di speculazione con le ditte di nolo dei mezzi.

Sono state avanzate proposte sulla creazione nella nostra regione di una flotta aerea propri di elicotteri e di Canadair. Queste sono certamente cose importanti, però non dobbiamo mai dimenticare il costo di queste cose, anche se io non escludo che iniziative di questo genere, sia pure con accordi interregionali, possano essere avanzate e studiate. Per esempio so che la Lombardia ha in passato utilizzato aerei ed elicotteri che venivano utilizzati anche in Sardegna in periodi diversi; in Lombardia, infatti, il problema degli incendi va da dicembre a marzo per le secche dovute al gelo e al freddo, mentre noi li abbiamo in un altro periodo, per cui si potrebbe stringere un accordo con la Regione Lombardia che consentirebbe di studiare qualcosa del genere. Ma anche con la Corsica, per esempio, si può vedere con rapporti internazionali. Comunque ricordiamo sempre che gli aerei e gli elicotteri servono per le perlustrazioni, ma in gran parte servono per quando gli incendi sono stati già appiccati, mentre bisognerebbe non arrivare fino a quel punto. Quindi, possibilità dell'utilizzo di questi mezzi a tempo pieno: è un problema che può essere approfondito in considerazione anche che nella nostra Regione, per esempio, gli elicotteri possono essere utilizzati nei sistemi di irrigazione nei campi, quindi in collaborazione con gli altri enti. Questo problema può essere esaminato e credo che la Giunta lo possa fare e lo faremo anche in Consiglio se sarà necessario.

Certo può essere interessante proseguire nelle ipotesi sulle motivazioni, chiamare in causa i pastori, i terroristi, la mafia, eccetera. Il dato di fatto è, come qualche altro collega ricordava, che il territorio regionale è indifeso e non possiamo consentire che si continui così. Tutte le proposte possono essere utili ma occorrono priorità; le risorse disponibili, pur consistenti, non sono sufficienti a fare tutto. Io conoscevo da tempo una sperimentazione americana, non so se sia la stessa che citava il collega Morittu, sul sistema degli incendi che è stata sperimentata anche da qualche privato in Sardegna. In realtà non è nulla di nuovo, nel senso che queste tecnologie si stanno applicando un po' dappertutto; si tratta dei soliti programmi al computer. Bene, in questo programma al computer sono stati inseriti tutti gli elementi conoscitivi necessari, caratteristiche locali naturalmente: dalla ventosità alla temperatura, alla pedologia, le zone a rischio per intensità forestale, la varietà delle piante, le disponibilità idriche, le distanze e così via. Da queste analisi, da queste esperienze fatte nella nostra Regione emerge sempre che uno degli interventi necessari, prioritari, è la pulizia del sottobosco. Quando ho letto questo mi è venuto da sorridere e pensare che quando hanno fatto la carta de logu non avevano il computer che prevedeva pure la pulizia del sottobosco. Però, ecco, questo è uno degli elementi che va tenuto presente; le fasce parafuoco, mi risulta, non sono mai state sufficienti per bloccare gli incendi anche quando queste sono state larghe quaranta metri. Hanno avuto la loro efficacia quando, contigua alla fascia parafuoco, si è creata una fascia di un centinaio di metri di bosco pulito, cioè di alberi spalcati in modo tale che il fuoco non potesse, dopo aver bruciato le stoppie basse della fascia parafuoco, proseguire, e quindi i danni sono stati notevolmente delimitati. Il dato statistico, se può essere utile, è che nelle aree dove così si è operato, il danno degli incendi è stato di un quinto rispetto a tutto il resto del territorio, cioè su cento si è avuto danno venti, rispetto al cento delle altre zone. Non è quindi cosa da poco e anche questa non va sottovalutata. Ma un elemento importante, a mio avviso, sul quale il Consiglio e la Giunta si devono soffermare è che il pastore deve stare dentro il bosco, lo si deve mettere in condizione di avere il proprio spazio. Qualche esperienza nella nostra Regione ha dimostrato che questo è positivo ed è possibile con il concetto degli usi possibili e sostenibili. Il bosco deve essere vissuto, sia pure, ripeto, con questo concetto.

Credo che un altro problema sia quello di concentrare le risorse sulle priorità. Non so se sia utile fare molti impianti nuovi di forestazione, visto che abbiamo dimostrato l'incapacità a gestire l'esistente. Credo che sia necessario concentrare le poche risorse disponibili prioritariamente sulla gestione dell'esistente, sia relativamente alle zone di approvvigionamento d'acqua, sia per quanto riguarda i mezzi e il tempo di arrivo di questi mezzi sia terra che aerei. Occorre cioè passare dalla politica dell'emergenza a quella della prevenzione che richiede un rinnovato rapporto dell'uomo con la terra e il bosco; non solo quindi vincoli di tutela passiva, non solo vincoli che inaspriscano gli animi ma, là dove è possibile e necessario, sgravi fiscali ed incentivi a chi riprende colture abbandonate e impianta boschi con tecniche idonee - non certo dopo incendi sospetti - benefici tangibili e immediati alle popolazioni che sono comprese nelle aree protette. La conservazione della natura con la spontanea difesa dagli incendi richiede un consenso più forte e diffuso. Credo, lo accenno solo, che maturità politica e opportunità avrebbero dovuto suggerire anche alla Giunta l'inopportunità nel periodo estivo di iniziative come le Conferenze sui parchi; credo che sarebbe stato opportuno consentire un tipo di caccia, quella alla tortora, che nella nostra Regione è stata generalmente consentita per due giornate nel periodo critico, quello del maggior caldo. Questo avrebbe portato circa diecimila cacciatori a circolare per una ventina di giorni nelle campagne prima e dopo le giornate di caccia alla tortora e controllare le campagne. I cacciatori sono interessati a che non si bruci.

(Interruzioni)

Sono tutte opportunità che nella nostra Regione vanno considerate con meno superficialità e meno estremismi ambientalistici, perché tutti siamo ambientalisti sotto questo aspetto, occorrono cioè meno proclami e più fatti.

Quello che mi pare sia assolutamente assente, almeno per un certo livello, è il discorso del coordinamento della sinergia indispensabile tra tutela del patrimonio ambientale, boschivo, e il lavoro. Ci sarebbe dovuto essere un piano regionale, previsto anche dalle leggi nazionali, come punto di riferimento, sia per il Governo che per gli amministratori locali, il Corpo forestale, le associazioni di volontariato, i lavoratori e le imprese. Si possono avanzare anche ulteriori proposte, come già si sta facendo in merito alla severità delle pene, al ruolo dei barracelli e ai rilevamenti elettronici e così via, ma è assolutamente importante un coordinamento generale che necessita di riferimenti che sono peraltro previsti dalla legislazione vigente e che la Giunta regionale sta trascurando da almeno due anni. Tre anni fa questo problema era stato affrontato dalla Giunta regionale. La tutela del patrimonio boschivo, come molti di voi sanno, che era già confermata dalla legge Galasso, ha trovato poi una sua sistemazione complessiva nella legge di riforma ambientale e istituzionale per la difesa del suolo, la legge 183 del 1989, che ha introdotto nell'ordinamento nazionale la pianificazione ambientale dell'acqua e del suolo a scala di ecosistema di bacino per tutto il territorio regionale. Ho avuto modo di leggere recentemente che il Comitato nazionale per la difesa del suolo ha ultimato le specifiche direttive per il piano di bacino, dove si dice che questo costituisce un piano territoriale a tutti gli effetti, che prevede la gestione dei boschi, dei pascoli, delle falde idriche, la qualità delle acque, il controllo dell'inquinamento, il controllo dell'ecosistema, i piani abitativi, le testimonianze storiche e culturali e così via. Il piano di bacino è sostanzialmente uno strumento sovraordinato a tutti gli altri, di questo ne abbiamo fatto cenno quando si è parlato dei piani paesistici, ma questo problema si porrà quando si parlerà dei parchi, del piano acque, dei piani di forestazione previsti dai regolamenti comunitari e di qualunque altro piano.

Non a caso la Giunta regionale, fin dal 22 agosto del 1990, cioè tre anni fa, aveva deliberato la predisposizione del programma per lo sviluppo e la gestione delle attività conoscitive ai fini della pianificazione del bacino unico regionale, programma che deve contenere tutta una serie di elementi indispensabili per non continuare a spendere e spandere senza profitto e organizzare tutto quanto riguarda il territorio. Sono previsti un censimento, studi, ricerche, elaborati cartografici, rilievi, sistemi di monitoraggio già presenti sul territorio, predisposti dallo Stato, dagli enti pubblici, da istituti di ricerca, Università o altri, l'analisi critica del patrimonio conoscitivo desunto da questo censimento, la individuazione e l'inquadramento delle problematiche emergenti, la definizione degli ambiti territoriali e delle aree critiche interessate da ciascuna di queste problematiche. E potrei continuare. E' indicato con estrema chiarezza quanto è necessario perché possiamo intervenire anche su questo problema con coscienza e conoscenza. Non è quindi più tempo di armate Brancaleone; la conoscenza dei problemi e l'efficienza operativa sono ormai indispensabili. Non credo che possiamo vedere il problema degli incendi come una fatalità o qualcosa di inevitabile.

Voglio concludere con un'altra considerazione personale: al di là del discorso della "183", per la quale ho ripetutamente sollecitato la Giunta e non mi pare che finora sia stato fatto niente - e questo è estremamente grave, perché ci sono finanziamenti nazionali, disponibili da tre anni - voglio fare un riferimento a quello che è stato il dibattito sui grandi temi della nostra Regione, a partire dalla legge "268" del 1974 agli interventi successivi, come la legge "44" del 1976 della riforma agro-pastorale. Io non so se le forze politiche hanno fatto bene ad abbandonare il discorso della riforma agro-pastorale. Io credo che sia un grave errore perché il concetto che era alla base della riforma agro-pastorale era un concetto programmatorio che prevedeva la permanenza dell'uomo nella campagna e questo soprattutto in quelle aree dove maggiormente si sono verificate e si verificano le difficoltà anche in questo momento. Però vi invito a riflettere su questi dati: gli studi di delimitazione già definiti e deliberati sono estesi per 535 mila ettari; nella nostra Regione l'Azienda regionale foreste demaniali è ormai proprietaria di circa 150 mila ettari; i demani comunali e pubblici comprendono altri 300 mila ettari, cioè quasi il 50 per cento del territorio regionale è sostanzialmente delimitato, controllato e non si riesce a capire come, con tutti questi elementi, noi non siamo in condizioni di controllare, di fare proposte operative per intervenire concretamente.

Un'altra riflessione che il Consiglio, a mio avviso, deve fare, riguarda il perché, nonostante venga sistematicamente denunciata la mancanza dell'acqua non soltanto per spegnere gli incendi, ma anche per farsi le docce nelle aree turistiche e in molti paesi della nostra Regione, il piano acque sia ancora bloccato da alcuni anni nella Commissione programmazione, che aveva chiesto specificatamente al Consiglio la delega per trattarlo e non ha poi fatto niente. Questo è un problema serio e gravissimo e se le norme in vigore non sono sufficienti occorreranno nuove norme per imporre nei campeggi e in tutte le aree delle zone turistiche in cui questo è necessario i sistemi anti incendio, ma per fare questo è indispensabile la disponibilità dell'acqua perché si possa intervenire in qualunque momento. Diversamente tutti i discorsi sono inutili. Sotto questo aspetto credo che la Giunta si debba dare uno scossone; per quanto riguarda noi lo faremo.

Io credo che anche nella legge sulla caccia, per esempio, che stiamo discutendo in Commissione, ci possano essere elementi utili, se vogliamo affrontare anche questo problema in termini seri, perché si dia un contributo al discorso degli incendi con la creazione delle aziende faunistico-venatorie. Noi dobbiamo sotto questo aspetto essere il più aperti possibile guardando in faccia la realtà.

Faccio alla Giunta un altro richiamo che ho fatto anche personalmente; ho notizia che quasi tutte le altre nazioni hanno ormai presentato alla Comunità Economica Europea i loro programmi per i piani di forestazione. La Commissione ha più volte sollecitato la presentazione di questo programma. Non ce l'avete ancora trasmesso. State aspettando che finiscano i soldi alla CEE? Questo, consentitemelo in chiusura, cari amici della Giunta, non mi pare che sia un segnale positivo di rinnovamento. Credo che occorra un impegno molto maggiore e molta maggiore determinazione nell'affrontare i problemi. Da parte mia credo che sia finito il tempo del rodaggio necessario per il cosiddetto nuovo e diverso. Se questo nuovo e diverso non dovesse emergere, cari colleghi, credo che occorrerà rimboccarci nuovamente le maniche e riprendere il lavoro serio e impegnato che abbiamo fatto nel passato per superare questo momento estremamente negativo e pesante per la nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Zucca. Ne ha facoltà.

ZUCCA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è veramente sconfortante che ogni anno, talvolta ad agosto, talaltra a settembre dobbiamo riunirci a discutere e a celebrare non dico un rito lugubre, ma qualcosa che in qualche misura a questo purtroppo assomiglia. Evidentemente la riflessione collettiva e dei singoli - intellettuali, sociologi, criminologi - che pure dura d anni, che pure ha fornito elementi importanti di approfondimento, non è stata sufficiente a produrre effetti decisivi. C'è bisogno certamente di conoscenze anzitutto più precise; né vorrei che si passasse da una sbrigativa e superata diagnosi che riconduceva al mondo agro-pastorale e alla sua arretratezza il fenomeno incendi, non vorrei che si passasse da questa desueta spiegazione ad una spiegazione altrettanto sbrigativa che confondesse gli aspetti peculiari che il fenomeno ha in Sardegna con la criminalità incendiaria che ha interessato tutta l'Italia. Perché è vero che imputare al mondo agro-pastorale questa immane sciagura è sbagliato, ma è altrettanto vero che il mondo agro-pastorale sardo con quei connotati esiste ed opera in gran parte dei territori interessati dagli incendi o limitrofi. Ebbene, questo mondo non ha potuto o in qualche caso forse non ha voluto evitare, prevenire, impedire, smascherare, denunciare gli incendiari. E' un dato di fatto inconfutabile questo. Quindi coesistenza di aspetti marginali di un fenomeno antico e di elementi di preoccupante novità. Anche qui però io mi guarderei dal parlare ogni anno ripetitivamente di un salto di qualità. Perché? Basta leggere anche frettolosamente le cronache che riguardano il 1983 e il 1989; nel 1983 strage di Curraggia, nell'89 Arzachena, Portisco, Porto S. Paolo, S. Pantaleo, per citare solo alcuni riferimenti facili da ricordare; anche allora il rogo forse fu causato da chi concepiva, carta geografica alla mano, fu detto giustamente, un disegno criminale: la distruzione di mezza Gallura senza risparmiare anche allora i centri abitati. Dunque, se le cose stanno così, ciò che sgomenta di più è che dopo quattro anni da quel maledetto 1989, con un dispendio innegabile di risorse, con sforzi consistenti da parte della Regione - non ripeto le cifre che ci ha poc'anzi letto l'Assessore, 11 miliardi per nolo mezzi, 4 miliardi e mezzo per automezzi, 10 miliardi per il personale, 11 miliardi per finanziamenti ai comuni, eccetera - con un Corpo forestale che dal 1989 è pressoché raddoppiato come numero di addetti, con alle spalle un'esperienza così lunga e terrificante, siamo di fronte ai dati terribili che l'Assessore ci ha fornito. Io avevo scritto i dati, basandomi sull'audizione che la Commissione aveva fatto dell'Assessore, ma purtroppo sono larghissimamente superati, perché durante l'audizione di luglio l'Assessore ci aveva parlato di 2500 incendi, adesso sono più di 3000, sono dati terrificanti che francamente sgomentano. Un aspetto che sgomenta ancora di più è quello dei luoghi sacri alla memoria collettiva, profanati. Uso il termine profanazione perché di questo si tratta. Che fare? La doverosa e giusta protesta contro l'incredibile inefficienza o quasi inesistenza del ruolo della Protezione civile dello Stato non ci esime dalla riflessione su ciò che ha funzionato male, o comunque può funzionare meglio nella stessa Regione, sia in ordine alla prevenzione, sia in ordine agli interventi.

Le riflessioni e i suggerimenti che in tutta modestia e umiltà intendo proporre prescindono da un tentativo di individuazione delle concause remote e prossime che sono tante e differenziate, sono differenziate a seconda dei periodi, a seconda delle zone interessate dagli incendi. Non voglio dire, sia chiaro, che non è essenziale scavare, indagare sulle cause, alcune delle quali eliminabili, altre no, nell'immediato. Voglio semplicemente dire che alcune misure saranno o potranno essere giuste, al di là di quelle che sono le cause che producono il fenomeno. Tra gli articoli degli intellettuali ho apprezzato moltissimo l'ottimo intervento sulla stampa dell'ottimo professor Lilliu a questo riguardo. Intanto una collaborazione con le popolazioni. Io ho presente la situazione di qualche paese che conosco molto bene, dove il bosco è stato ripetutamente difeso da tutta la popolazione, ma in quei paesi viene distribuita la legna a quelli che ne hanno bisogno e i pastori nel bosco pascolano il gregge e vigilano. In altri paesi invece non ci sono queste opportunità di godimento del bene bosco, ma anzi degli interventi sanzionatoti talvolta schematici, talvolta privi del buon senso. Posso citare un microesempio, ma anche le piccole cose alle volte sono significative: una vedova ha dovuto pagare una multa di 800 mila lire per avere tagliato con una roncoletta due rami per chiudere s'aidu, aperto probabilmente da qualche cacciatore nel suo fondo, per impedire che il bestiame fuggisse. Quando gli interventi sanzionatori sono di questo tipo non dico che nasca la volontà di appiccare il fuoco - in questa vedovella certamente non è nata questa volontà - ma certamente si spegne lo spirito di fattiva collaborazione. Quindi è necessario anche un rapporto migliore dei forestali con le popolazioni, un rispetto della cultura del luogo dove operano, non l'applicazione schematica di tabelle sanzionatorie predisposte in astratto, perché questo può produrre disamore e mancanza di collaborazione. E a proposito di comunità locali, onestamente non si può fare affidamento sulle squadre comunali alle quali possono essere lasciati ruoli non superiori alle loro forze. Condivido perfettamente quello che ha detto l'Assessore in ordine al modo in cui viene attualmente reclutato il personale, che oltre che suscitare invidie e malumori è a un tempo sintomo di disagio sociale. La dispersione degli interventi in rivoli poco ha a che fare con il decentramento. Sono necessari interventi che permettano uno standard minimo di efficienza, di mezzi, di coordinamento soprattutto, di preparazione degli uomini. E' stato detto ma giova ribadirlo. E avere uomini preparati, specializzati e coordinatori significa anche utilizzare al meglio il volontariato. Non è facile certo, capisco, mettere insieme ad esempio cacciatori e verdi, che tutti poterebbero essere impegnati per difendere i boschi, ma non si può in futuro rinunciare all'intervento del volontariato, soprattutto nell'opera di prevenzione, e il concetto è talmente elementare da essere banale. La consapevolezza che nelle zone a rischio, a intervalli non regolari, ma con grande frequenza, passano degli osservatori, è certamente più dissuasiva di una pena anche dieci volte inasprita. Se io so che ci sono molte probabilità di essere visto appiccare il fuoco sono dissuaso molto più di quanto non lo sia dalla previsione di una pena dieci volte maggiore, se nel 99 per cento dei casi so che non sarò acciuffato. Io farei rientrare nella prevenzione anche il telerilevamento senza mitizzare questo strumento. Lo farei rientrare nella prevenzione perché quando il telerilevamento funziona non solo permette un pronto intervento di spegnimento, ma permette anche di scoprire più facilmente e anche di catturare chi ha appiccato il fuoco. Se immediatamente "alla prima favilla che gran fiamma seconda", si vede da dove parte, è chiaro che è più facile fare accertamenti. Anche questo, quindi, è uno strumento in qualche misura dissuasivo e preventivo, anche se, ovviamente non va mitizzato. Io direi che anche la presenza dei militari, certo in armonia con le popolazioni, non ha niente di scandaloso. Ma perché i militari impiegati nella protezione civile dovrebbero essere guardati con sospetto? Non è molto meglio che i soldati ci aiutino a salvare i nostri boschi anziché praticare attività di natura strettamente bellica o militare? Cosa c'è di scandaloso? Io auspico, in armonia con le popolazioni e con le altre forme di intervento, la presenza dei militari di terra e di aria, perché l'aeronautica ha dei mezzi.

Il problema è quello di trovare, per tutti gli interventi futuri, un punto di riferimento, un punto di coagulo nella Regione che è la principale responsabile della tutela del proprio territorio. Dichiariamo da subito di mettere a disposizione tutte le nostre energie per mettere a punto da oggi un piano puntuale nella definizione di uomini, di mezzi e di capitali necessari. Facciamolo in questi mesi che ci separano dalla scadenza del nostro mandato; lasciamo al nuovo Consiglio e alla nuova Giunta una preziosa eredità di un piano dettagliato ed efficace che faccia tesoro delle tragiche esperienze di questi anni e che eviti per il futuro il ripetersi di simili calamità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cadoni. Ne ha facoltà.

CADONI (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il fenomeno degli incendi ha sempre interessato la Sardegna. Io vorrei ricordare alcuni dati: la Sardegna aveva 416 mila ettari di bosco, pari al 13,7 per cento della superficie territoriale. Questo non trascurabile patrimonio silvano è stato ed è sottoposto a pesanti condizionamenti zootropici che ne hanno sovvertito composizione, struttura, capacità di rinnovamento a causa di una scarsa coscienza forestale derivante dal prevalere di interessi speculativi diversi, specialmente di tipo pastorale. L'incendio come pratica di miglioramento del pascolo, come strumento per il ringiovanimento delle macchie da utilizzare come fonte di unità foraggera per le capre e i bovini rustici, come mezzo per il diradamento delle formazioni forestali chiuse, assolutamente inospitali per le greggi, era la causa primaria della degradazione dei popolamenti forestali dell'isola .Senza andare a ritroso per un arco di tempo troppo ampio, limitando l'analisi agli ultimi quindici anni, si osserva che ben 60 mila incendi hanno interessato l'isola, con una media annua di circa 3 mila episodi, che hanno percorso una superficie di 800 mila ettari pari a circa 55 mila ettari l'anno. Nel periodo considerato, le aree boscate percorse e danneggiate o distrutte dal fuoco sono state di ettari 130 mila, pari a una media di 9 mila ettari l'anno, per passare ai 20 mila del 1993, come riferisce l'Assessore, vale a dire la Sardegna fra dieci o quindici anni non avrà un solo albero. Mediamente l'entità dei boschi bruciati è stata pari al 16 per cento della superficie forestale dell'isola in un crescendo pauroso rispetto agli altri periodi. Ciò che colpisce maggiormente è constatare comunque che negli ultimi quaranta anni sono stati danneggiati o distrutti dagli incendi 250 mila ettari di boschi pari a circa il 60 per cento della superficie forestale. E' un valore che deve far riflettere sulla necessità che in questa sede siano assunte con fermezza e decisione le iniziative più opportune per definire i limiti entro i quali il territorio naturale della nostra isola può essere utilizzato, perché siano impediti gli abusi che sono stati perpetrati finora da chiunque abbia percorso la campagna per i motivi più disparati, con la tacita acquiescenza di chi dovrebbe esercitare un più puntuale e rigoroso controllo e nell'assoluta assenza di chi deve assolvere la ormai irrinunciabile funzione di programmare l'uso dei suoli sulla base di riconosciute qualità specifiche.

E' evidente che non sono sufficienti le leggi a limitare l'uso del fuoco se manca una seria programmazione impostata sulla prevenzione. La prevenzione non si fa certamente nei mesi di luglio e di agosto, e non si fa certamente assumendo personale generico dagli uffici di collocamento, solo per permettere ai disoccupati di avere un certo salario, disoccupati che non solo non conoscono il fenomeno, ma soprattutto non conoscono la campagna, non sanno muoversi e causano molte volte con la loro presenza più danni che benefici. Infatti le nuove assunzioni non tengono conto delle varie qualifiche; basta andare negli uffici di collocamento e vedere che molti giovani che hanno la qualifica di esperto forestale o di esperto agricoltore rimangono fuori o per limiti di età o perché non si trovano nelle condizioni più svantaggiate. La prevenzione si fa in autunno pulendo i boschi, la macchia, preparando le fasce frangi fuoco e le strade di penetrazione agraria che permettono un intervento nell'intero territorio, soprattutto nei territori a rischio. La prevenzione si fa anche applicando le circolari dei sindaci che prevedono la pulizia delle strade di campagna, cosa che non fanno puntualmente. In questo caso la pubblica amministrazione dovrebbe sostituirsi al privato, andare a pulire tute quelle zone a rischio, eventualmente rifacendosi poi sui proprietari dei terreni, facendogli pagare quel lavoro che avrebbero dovuto fare loro. La prevenzione si fa soprattutto creando i famosi laghetti montani dove reperire l'acqua per le zone interne in caso di incendio, per evitare, come ha ricordato il collega Morittu, che un povero agricoltore che si è tenuto la scorta dell'acqua per innaffiare gli ortaggi, veda un elicottero arrivare e portargli via quel po' d'acqua che gli serve per andare avanti tutto l'anno. Di questi laghetti se n'è sempre parlato, esistono anche delle agevolazioni previste dalla normativa europea, se ne parla tanto ma di fatto non esistono. La prevenzione si fa impiegando a pieno tutte le risorse finanziarie per dotarsi di quei mezzi moderni di rilevamento e di monitoraggio che permettono di individuare l'incendio ed eventualmente anche di individuare i colpevoli in tempo reale, con i mezzi aerei e con i mezzi a terra. La prevenzione si fa facendo sì che l'ANAS abbia cura della pulizia delle banchine, visto che un buon 80 per cento degli incendi si sviluppa dalle strade; infatti noi vediamo che gli operai ANAS, quasi sempre anche in piccole squadre, operano nei mesi di luglio e di agosto, ma vediamo anche che lungo i tratti delle Ferrovie dello Stato non vi è nessuna pulizia; l'unica pulizia la fanno le Ferrovie complementari lungo il loro tracciato.

La prevenzione si fa coinvolgendo le popolazioni con una sana educazione al rispetto per la natura anche dicendo: un albero per ogni nascita; si fa con le squadre di volontari che controllano il territorio, territorio che loro conoscono perfettamente e sanno dove si può andare ad appiccare il fuoco. Non è pensabile che a fronte dei 10 mila addetti dei quali non si conosce la preparazione, ci sia un aumento degli incendi; ma soprattutto non è pensabile che ci sia un palleggiarsi di responsabilità che lascia intatti i quesiti e non fa intravedere nulla di buono per il futuro. Il sottosegretario Riggio dichiara che su 10 mila incendi divampati negli ultimi due mesi 5400 sono di origine dolosa, 2200 colposa e 1500 di natura ancora da determinare. Si difende dall'accusa di scarsa efficienza ricordando che i suoi uomini possono intervenire solo su specifica richiesta delle Regioni. All'orizzonte comunque non c'è nessuna soluzione a breve termine se non il ricorso alla solita legge quadro. Questo comunque è il solito resoconto di fine anno che non vorrei si ripetesse anche per il 1994, come dal 1983 a questa parte si sta ripetendo tutti gli anni

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.

SATTA ANTONIO (D.C.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, ho apprezzato lo sforzo che l'Assessore ha fatto nel compiere un'analisi dettagliata di quello che è stato il dramma dell'estate 1993 in Sardegna, che ha visto anche quest'anno, oltre che la distruzione del territorio, delle vittime umane. Uno sforzo che ha fatto cercando di cogliere tutte le cause, direi una relazione a 360 gradi che però, mi consenta l'Assessore, mi è parsa un po' più di commemorazione che di proposte effettivamente incisive, anche se l'Assessore ha aggiunto in conclusione che la Giunta sta esaminando una proposta globale articolata per quanto riguarda le prospettive di difesa del suolo e dell'ambiente. Quindi sarà forse meglio aspettare questo appuntamento per confrontarsi su quelle che saranno le misure e le strategie in questo progetto organico, di cui parlava anche poc'anzi il collega Zucca, che dovrebbe finalmente dare un taglio diverso alla impostazione della campagna antincendi in Sardegna.

L'Assessore ci ha consegnato un prospetto significativo di quello che è avvenuto in questi anni, dall'88 al 1993, e da quello che ho potuto capire anche nel corso della sua relazione mi è sembrato di cogliere che la presenza del Canadair sia uno strumento quasi risolutivo del problema. Forse ho capito male. Io ritengo, infatti, che il Canadair sia uno strumento importante, ma che certamente non sia uno strumento risolutivo, perché qui si parla sempre di cosa bisogna fare quando scoppia un incendio e ci soffermiamo poco su quello che si dovrebbe fare per evitare che l'incendio scoppi. Quindi anche la campagna antincendio rischia di diventare campagna per un esame di quello che l'incendio ha fatto in Sardegna.

Basta dare uno sguardo a questo prospetto per fare un piccolo raffronto. Nel 1991 il numero degli incendi è più o meno uguale a quello del 1993; solo che nel 1991 evidentemente gli incendi sono stati spenti e nel 1993 gli incendi sono divampati e quindi la superficie è quasi raddoppiata rispetto a quella del 1991. Neppure nel 1991 c'erano i Canadair come non c'erano nel 1993. Allora, onorevole Assessore, il problema di fondo, che già altri colleghi hanno posto, è che alla base di tutto, di ogni campagna antincendi ci deve essere un coordinamento forte, e lei non ci ha detto perché il coordinamento non c'è stato; e questo non vuol dire che sia colpa della Regione, forse tutt'altro. Ma quando si pensa, e basta parlare con i sindaci dei territori investiti dagli incendi, che i vigili del fuoco non comunicavano con quelli della forestale, la forestale parlava su un canale diverso da quello delle forze dell'ordine, la Prefettura faceva i vertici per conto proprio, con la Regione che invece sentiva una grande responsabilità, avendo questo grande impegno, di difendere quello che è un patrimonio, che davvero ha un pregio notevole, dell'ambiente della Sardegna. Finché non ci sarà coordinamento, Assessore, anche se avessimo sei o sette Canadair, non so se riusciremmo a far sì che questa piaga cessi. Forse sarebbe stato utile raccogliere la richiesta del Gruppo della Democrazia Cristiana in luglio, quando è stato portato all'attenzione della Giunta regionale un problema, come diceva l'onorevole Marteddu, che era agli inizi, che ancora poteva forse essere preso almeno per i capelli per cercare di guidarlo diversamente.

Io parlo, onorevole Assessore, forse in maniera diversa un po' dagli altri perché vivo in un territorio che è stato colpito ulteriormente e ha pagato anche con vittime umane, anche questa estate, dopo quanto è successo nell'89. Il fuoco ha toccato territori a ridosso dei villaggi, degli abitati. Non c'è stato coordinamento, Assessore. Io sono stato testimone e non condivido la risposta data dall'Assessorato all'onorevole Ladu, ho visto personalmente quello che è successo nel territorio, tra Olbia e Golfo Aranci. Il secondo giorno, onorevole Assessore -forse lei non è stato informato bene - è passata un'intera mattinata, fin verso le 15, con squadre verso la strada che guardavano cosa succedeva a monte, con due focolai che sembravano innocui, aspettavano si spegnessero anziché andare a spegnerli. Poi c'è stato un cambio violento del vento che ha travolto tutti e tutto e in quel momento ci sono anche state le vittime umane in quell'occasione, e almeno questa pagina oscura poteva tranquillamente essere evitata.

Lei dice che non ci sono responsabilità. Io credo che non ce ne siano, ma non sono assolutamente convinto. Essendoci le condizioni, gli strumenti, le attrezzature, una giornata splendida, non si poteva lasciar passare un'intera mattinata, con la gente che avvisava gli operatori incaricati di spegnere il fuoco, che si sono semplicemente limitati a controllare, così dicevano, i focolai che stavano a monte, parlo del monte di Terrata, e nel vallone a fianco, che ormai erano sotto controllo. Quindi, si diceva, non sarebbe successo più nulla. Strano a dirsi dopo sette ore il fuoco ha preso un altro verso, è sceso giù fino alla spiaggia, con tute le conseguenze che noi abbiamo verificato. Credo che questo sia quanto meno mancanza di coordinamento, se non impreparazione, perché le forze sono notevoli, lei lo ha detto, è una task-force. Io credo che sia vero che la Sardegna sia al prima posto nel destinare risorse e strumenti per combattere gli incendi e sono convinto che in questa situazione di mancanza di coordinamento neppure i Canadair avrebbero evitato le tragedie questa estate. Ecco perché dicevo che forse questo Consiglio rischia di fare una commemorazione simile a quelle che si fanno tutti gli anni per commemorare quelli che sono morti nell'89. E' un'occasione perché le popolazioni locali, le amministrazioni locali, diano corpo alla rabbia non vedendo ancora strumenti atti a debellare un autentico pericolo. Io non so se ci sia un attacco all'immagine della Sardegna o all'immagine del turismo sardo, internazionale, attacco all'ambiente sicuramente lo è, perché l'attacco all'immagine dovrebbe essere un attacco generalizzato, l'attacco a Capri, l'attacco a Ischia, l'attacco alle bellezze naturali di tutto il nostro Paese. La Costa Azzurra stessa, la stessa Corsica sono state bruciate per gran parte negli anni passati, nonostante i Canadair. Io credo che tutti noi possiamo fare, come dice l'Assessore, un grande sforzo di sociologia, di pirologia, usando un termine coniato questa mattina dall'amico Marteddu, o di politologia per trovare un alibi che ci possa dire: abbiamo trovato la causa. Si parla di mafia, ma io dico che se si parla di mafia bisogna che chi ne parla metta in condizioni anche il Consiglio, le forze politiche, le comunità locali perché questa verità venga dimostrata e venga a galla, perché sarebbe gravissimo se si parlasse soltanto di mafia per creare un alibi e poi non ci fossero dei riscontri. Questo, quindi, è un impegno della Giunta ma anche del Consiglio per fare chiarezza su quelle che possono essere le cause che portano ogni estate a rendere la Sardegna quasi un rogo. Ma la cosa importante, Assessore, credo che lei la debba cogliere in questo Consiglio, nello sforzo che tutti vogliamo fare insieme con lei, con la Giunta, perché quanto meno questa pagina sia davvero l'ultima pagina nera della Sardegna, nera perché è il nero del carbone, dell'incendio che ha devastato gran parte del nostro territorio.

Io pensavo anche che oggi la Giunta ci dicesse che c'è un impegno del Governo regionale per venire incontro a risistemare le aziende distrutte; ci sono aziende sughericole distrutte, ci sono aziende vinicole distrutte, ci sono infrastrutture comunali distrutte, ci sono anche sistemi antincendio distrutti. Su questo ha ragione l'onorevole Pili quando sollecita una diversa normativa anche per quanto riguarda la sicurezza delle abitazioni soprattutto nei villaggi turistici. Io ho potuto verificare, per esempio, che nella zona di Sos Aranzos, di Golfo Aranci, dove io abito, alle case dei belgi, di proprietà belga, pur essendo state toccate dalle fiamme intorno, non è successo nulla, perché intorno a queste case è installato un sistema antincendio alimentato da un generatore di corrente che quindi anche in mancanza dell'energia elettrica funziona, che con degli irrigatori lancia dell'acqua, rende fresco l'ambiente e la casa viene salvata. Gli abitanti sono rimasti dentro le case pur essendoci il fuoco intorno, senza che succedessero quanto meno drammi.

LADU LEONARDO (P.D.S.). E' solo che non c'è l'acqua in quella zona.

SATTA ANTONIO (D.C.). Va bene, in alcune zone evidentemente si sono forniti anche d'acqua. Stavo per arrivare anche a questo, indubbiamente il problema dell'acqua è fondamentale, perché anche gli elicotteri hanno trovato difficoltà a prendere dell'acqua là dove c'erano gli incendi, perché mancava l'acqua.

Io credo, Assessore, che le risorse umane a disposizione della Regione nel settore dell'ambiente, siano talmente grandi che, se organizzate meglio potrebbero dare risposte molto più puntuali.

Signor Assessore, ci sono ottanta caserme forestali in Sardegna, con circa 1.200 unità; lei è a conoscenza del fatto che per ogni caserma si prevede un certo numero di unità. Credo che lei sappia che nel Nord Sardegna, che è una zona molto a rischio, queste caserme si sono lentamente desertificate, nel senso che sono avvenuti molti trasferimenti verso il Sud che non sono stati mai ripianati, per cui caserme di quindici unità di forestali oggi ne hanno nove, otto, sette, chi ne aveva dodici ne ha sei, chi ne aveva sei ne ha tre. E' evidente che in queste condizioni è più difficile operare. Non solo, Assessore, ma le debbo dire questo - già lo accennavano l'onorevole Pili e l'onorevole Zucca - questi nostri agenti forestali che sono molto preparati hanno un senso di grande emulazione, vogliono più apparire come agenti di polizia, carabinieri o guardie di finanza, che agenti di vigilanza ambientale. Io credo che se i nostri agenti fossero richiamati e facessero veramente più vigilanza ambientale e andassero più nelle campagne e si ripristinassero le caserme dentro le aziende forestali avremmo una presenza più rispondente a quelle che sono le aspettative della popolazione della Sardegna. E' un esercito molto importante che è attrezzato, che è intelligente, e quindi sa che la sua presenza può certamente essere un modo importante di prevenzione degli incendi, così come è da salutare positivamente la presenza, dell'esercito che arriva in ritardo. Lo scorso anno, pur tra tante polemiche, l'operazione "fortza paris" ha dato dei risultati, perché, come diceva il collega Pili, la costante presenza dell'uomo nel bosco, sia esso militare sia esso civile, cioè un rapporto nuovo tra uomo e territorio, è anche questo un modo importante di prevenire.

Io sono convinto che se funzionasse meglio la prevenzione avremmo meno incendi, o sarebbe comunque più facile domarli, così come è avvenuto anche in passato. Il volontariato va incentivato, le compagnie barracellari vanno riorganizzate e bisogna evitare che nelle compagnie barracellari (questo lo dico all'Assessore degli enti locali), come avviene in molti casi, i finanziamenti dati dalla Regione per potenziare le strutture vengano, invece, tenuti nel cassetto e divisi a fine anno tra i componenti delle compagnie. Quindi qualche barracello entra nella compagnia perché a fine anno può mettersi in tasca quei 3 o 4 milioni che gli fanno comodo per aver fatto un po' di presenza nel territorio in qualche ora notturna. Io credo che se questi fondi fossero usati esclusivamente per potenziare le strutture, gli strumenti e far capire che si tratta di un compito di volontariato anche il resto della popolazione collaborerebbe non solo allo spegnimento dell'incendio, ma anche alla prevenzione. Di fronte a organizzazioni remunerate, infatti, la popolazione si tira indietro, si sente quasi mortificata e non è certamente propensa a dare il suo contributo al contrario di quando, invece, c'è soltanto una presenza responsabile, coinvolgente, dell'intera popolazione attraverso queste forme di volontariato che sono presenti nel territorio.

Lei sa che in Trentino, per esempio, esistono in tutti i paesi e anche nelle frazioni i nuclei di Vigili del fuoco volontari, proprio per prevenire e intervenire in caso di incendio. Noi abbiamo questo strumento delle compagnie barracellari, possiamo anche modificarlo, possiamo renderlo più vicino alle nostre esigenze, superato ormai in maniera abbastanza forte il fenomeno dell'abigeato, dando più marcatamente forza...

(Interruzioni dell'onorevole Carusillo)

SATTA ANTONIO (D.C.). Quello è il fondo comune, deciso molto affrettatamente qui in Consiglio, ma credo che questo sia un modo per ripensarlo. Fra l'altro so che la parte che riguardava il finanziamento per potenziare le strutture delle compagnie barracellari è rimasta in capo all'Assessorato, solo una parte è stata tolta dal capitolo, ma credo che questo elemento possa far riflettere e nel prossimo bilancio il famoso capitolo omnibus, del quale tra l'altro tutti i comuni sono scontenti, possa essere rivisto e possano essere date più certezze finanziarie a tutti i comuni della Sardegna. Io credo comunque che uno sforzo vada fatto da tutto il Consiglio, uno sforzo che veda coinvolta non solo la Regione ma tutti gli enti locali posti in grado anch'essi di operare con un coordinamento che possa rispondere a quelle che sono le esigenze che pone un dramma così forte come quello degli incendi.

Per quanto mi riguarda sono chiaramente disponibile a dare un contributo come consigliere regionale, perché da questo Consiglio possa aversi un grande conforto a eventuali disegni di legge che ella o la Giunta nel suo insieme potreste portare all'attenzione dell'Aula, perché il prossimo anno possa nascere sotto diversi auspici. Intanto chiedo che almeno sul problema dei danni immediati, che hanno colpito persone, che hanno colpito le aziende sughericole, le aziende vinicole e altre aziende, o le infrastrutture civili, la Giunta faccia una riflessione quanto più velocemente possibile per porre in grado coloro i quali ancora credono nell'economia agricola della nostra Sardegna, quella parte dell'economia che ancora è valida, di riprendere fiducia, non con contributi, ma mantenendo questa linea che la Giunta regionale si è data, che il Consiglio regionale ha approvato, di dare incentivazioni per mettere in condizioni gli operatori di arrivare ad avere finanziamenti con tasso agevolato. Credo che sia un'iniziativa che si può prendere quanto prima e già può essere questa una risposta importante.

Per quanto riguarda le tre proposte che l'Assessore ha fatto del Canadair, del reclutamento in termini diversi del personale e dell'inasprimento delle pene previste per chi appicca il fuoco, io credo che non ci siano opposizioni al riguardo, anche se - ripeto - per quanto riguarda il Canadair, dati i tempi che lei ci ha prospettato, credo che sia perseguibile la proposta dell'onorevole Marteddu di attivare una intesa Sardegna-Corsica, anche inserendola in un programma che possa consentire questo intervento. Speriamo che non ci sia più bisogno del Canadair in modo tale che tutte le risorse che sono notevoli, che la Regione ha già posto a disposizione di questo importante settore, possano essere meglio utilizzate - credo che questo tutti quanti lo auspichiamo - nell'interesse generale della Sardegna, del suo territorio e di questo ambiente, che tutti quanti vogliamo che sia preservato, perché è la più grande ricchezza di quest'Isola ed è soltanto attraverso questa ricchezza che questa Regione può fare dei passi avanti sotto ogni punto di vista.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS (P.S.d'Az.). Signor Presidente, la mia impressione è che anche questa volta si spenderanno fiumi di parole per parlare della Sardegna che brucia. Alla fine di tutto si concluderà che lo stanziamento di ulteriori somme con la speranza di convincere ancora una volta i sardi che il problema degli incendi estivi si risolve con l'impegno di maggiori risorse finanziarie. La verità è che la gente non crede più al maggior impiego di denaro pubblico per risolvere i problemi di interesse generale, perché ne è stato speso già troppo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti a dimostrazione dell'esatto contrario. Infatti è opinione comune che le maggiori risorse puntualmente spese finiscano per aumentare gli utili di pochi favoriti. Spesso si parla di imprenditori, professionisti, associazioni, consorzi vari; un po' meno - ma i maligni lo fanno - si parla anche della fortuna che verrebbero avuto quelli che comandano, intendendo certamente quelli che governano, confortati in ciò dalle cronache quotidiane su tangentopoli che, meno male, per nostra fortuna, non riguardano (almeno per ora) chi comanda in Sardegna o chi governa i sardi.

Signor Presidente, la Sardegna brucia e non da oggi, ma mai e poi mai sono stati attuati gli interventi idonei per rimuovere le cause, per cui puntualmente ogni estate la nostra terra diviene un rogo infernale. Nemmeno quando le ragioni erano meno complesse di oggi si è riusciti ad essere seri e obiettivi nell'individuare le giuste cause e adottare di conseguenza adeguate soluzioni.

Quando non esisteva la Costa Smeralda e non si parlava di affari immobiliari, di urbanistica, di insediamenti turistici, di camorra e di mafia, la Sardegna bruciava comunque, non in Gallura ma in Barbagia, nel Marghine Planargia, in Ogliastra, nel Sarcidano, nel Sulcis Iglesiente, nel Sarrabus Gerrei, bruciava cioè in quei territori dove più forte era la pratica dell'allevamento del bestiame ovino e caprino. Perché? Quasi certamente per ragioni di convenienza politica, di consensi elettorali consolidati e da mantenere non si è voluto puntare il dito nella giusta direzione. Ne è conseguito il non approfondimento delle cause che determinavano i numerosi incendi estivi che andavano divorando un immenso patrimonio boschivo, ambientale ed economico. Con altrettanta cautela ci si muoveva per individuare i responsabili che giravano indisturbati e spesso in momenti di convenienza e sicurezza, e cioè dopo il tramonto, ottenendo comunque quei risultati sperati anche se non favoriti dall'umidità della sera e dall'abbassarsi della temperatura rispetto alle ore calde del giorno certamente più favorevoli, ma maggiormente a rischio.

Se soltanto da venti anni a questa parte gli amministratori regionali avessero prestato una maggiore attenzione al problema degli incendi, oggi il patrimonio boschivo e ambientale non sarebbe così degradato. In buona parte sarebbe stato sufficiente parlare con la gente dei paesi e attivare rapporti di consulenza e informazione con le persone che vivevano del lavoro della campagna, invece si è lasciato che i funzionari Ersat soggiornassero indisturbati nei loro uffici e che i pastori vivessero in solitudine i loro problemi, in pieno distacco dal mondo, ignorando le vere alternative possibili al fuoco per migliorare e allargare il pascolo, o più semplicemente per aprire varchi per consentire al bestiame di raggiungere più agevolmente i pascoli situati in territori poco accessibili. Cosa potevano saperne tanti di loro dei vantaggi per il mantenimento del bestiame in un ovile moderno e con l'ausilio delle scorte e cosa ha fatto la Regione per informali e aggiornarli? La risposta è nelle campagne desolate, dove ancora oggi tanti vivono in solitudine senza stalla per il bestiame, senza mungitrice meccanica o automatica, senza acqua, senza elettrificazione, senza strade, ma al contrario dispongono di un bel trattore nuovo fiammante che viene usato quasi esclusivamente per il trasporto del latte prodotto giornalmente. La Regione, per far fronte al dilagare del fenomeno degli incendi, istituisce le squadre antincendio di pronto intervento, miseramente retribuite perché costituite da volontari scalzi e mal vestiti, ben inteso per poter fronteggiare il fuoco. Agli inizi questi volontari erano gli artigiani dei paesi che evidentemente, oltre che sentire il problema degli incendi, disponevano di tempo libero per le limitate richieste di lavoro; in seguito sono stati sostituiti da altri volontari quasi sempre giovanissimi e disoccupati. Anche questi come i rambo braccianti agricoli o agricoltori di oggi impegnati nelle squadre antincendio, spesso venivano accusati di essere gli autori responsabili degli incendi per garantirsi il posto. Signor Presidente, per mia esperienza personale posso assicurarle che quelle accuse erano false e strumentali, e penso lo siano ancora oggi nei confronti di coloro che ancora lottano contro il fuco. Quei volontari, basta vedere i rapportini degli interventi, operavano con impegno e severità, riuscendo più di quanto avvenga oggi a cogliere sul fatto gli incendiari e a denunciarli alle autorità giudiziarie. Oggi si parla di condanne esemplari, staremo a vedere! Allora un po' meno, forse per come era sentito il problema degli incendi a livello generale, sia da parte dell'autorità, che dell'opinione pubblica; il pretore infliggeva condanne di qualche migliaio di lire di ammenda e di qualche giorno di arresto da non scontare. Signor Presidente, la Sardegna brucia e non da oggi. Allora diciamo che sta finendo di bruciare quel che è rimasto dal fuoco intenso cui è stata sottoposta negli ultimi decenni, quindi brucia anche la Gallura che si era salvata, non so se miracolosamente o perché - e questo mi sembra più probabile - i sardi che l'abitavano hanno avuto l'accortezza di proteggerla o per lo meno non hanno sentito l'esigenza e la beffarda incoscienza che i sardi di altre realtà, certamente più povere, hanno manifestato proprio perché allevavano ovini e caprini mentre in Gallura no.

A questo punto cosa fare? Ripetere gli errori del passato ignorando e non approfondimento le cause per non adottare soluzioni adeguate? Sarà sufficiente convincerci che il piromane non è sardo, mentre lo è l'incendiario che certamente è un sardo morto di fame, sicuramente ben pagato per girare in lungo in largo la Gallura e non soltanto seminando fuoco, terrore e morte ovunque in Sardegna. Sarà sufficiente e consolante per tutti poter dire che non c'entrano niente i pastori, perché la maggior parte degli incendi partono dalle strade statali e provinciali, ma non per incolpare i cantonieri che non ripuliscono dalle erbacee le scarpate e le cunette, ma per poter affermare che gli incendiari si muovono utilizzando macchine non sospette, fumando sigarette incendiarie e a doppio filtro, non Alfa, lanciandole dall'autovettura in corsa senza destare alcun sospetto. O sarà più conveniente approfondire il fatto che in alcuni incendi sono stati ritrovati ordigni esplosivi che vengono piazzati per tempo dagli incendiari e probabilmente sono prodotti importati da organizzazioni criminali di tipo mafioso e terroristico la cui presenza in Sardegna una volta si dà per certa, un'altra volta si esclude nella maniera più assoluta, ma a molti fa comodo accettarne la presenza, tanto non se ne conosce l'identità personale, per cui si può dire e fantasticare a volontà e, perché no, coprire anche eventuali responsabilità, salvo non ci capiti la sfortuna di conoscerne nome e cognome per costringerci a mettere il bavaglio, così come ci è capitato di zittirci tutti allorché si è scoperto l'autore della decapitazione della tartaruga di San Teodoro. Quanto silenzio intorno al proprietario dell'imbarcazione e all'autore del gesto vandalico per non parlare dei complici a brodo che risultano ancora anonimi.

Signor Presidente, si parla anche di incendi appiccati per dispetto; può essere anche vero, così come era vero quando i pascoli venivano bruciati alla conclusione delle liti in tribunale fra pastore affittuario e contadino proprietario del fondo, per effetto della legge Cipolla, così la chiamano per meglio individuarla gli interessati alle controversie per pascoli. Qualunque fosse il verdetto si bruciava, se favorevole al proprietario incendiava il pastore estromesso, se favorevole al pastore era il proprietario ad appiccare l'incendio, sperando in un vincolo che impedisse il pascolo. Così come sono stati incendiati i boschi di sughera eccessivamente protetti, o meglio per i pastori vincolati dalla recente legge regionale sulle sugherete, così come parrebbe vero che diversi incendi sviluppati nei cantieri forestali siano opera degli stessi operai che vi lavorano, allo scopo di ottenere il rifinanziamento dei lavori e quindi nuove occasioni di lavoro; così come avrebbe fondamento il fatto che a incendiare gli stessi cantieri forestali siano gli esclusi dal cantiere, e cioè dai lavori, costretti quindi alla disoccupazione. Questo fatto, signor Presidente, parrebbe ancora più grave, se veramente le assunzioni fossero determinate, così come si dice, dall'ingerenza politica che, in maniera brutale determinerebbe non tanto l'assunzione al lavoro quanto l'esclusione, in dispregio delle leggi per l'occupazione e di anni di attesa nelle liste dei disoccupati dell'ufficio di collocamento. Se da ciò risultassero gesti folli ed incendiari sarebbe ancora più grave e penoso per tutti.

Signor Presidente, se la situazione a terra e nelle istituzioni è questa, a cosa servono gli aerei e gli elicotteri in volo? A cosa serviranno i maggiori finanziamenti se sono soltanto destinati all'acquisto di nuovi velivoli per intensificare la lotta al fuoco se poi aumentano gli esclusi e conseguentemente gli incendi? Siamo veramente convinti di avere tutti a cuore le sorti dell'ambiente in Sardegna? Seppure in stato di emergenza ci priviamo dei pochi mezzi a disposizione per farli intervenire altrove, così dice la stampa, per non dire fuori Sardegna e cioè in Italia, e lasciare che Caprera bruci per giorni interi, proprio dove l'elicottero avrebbe operato tempestivamente evitando danni incalcolabili. In ciò si manifesta anche una cattiva gestione delle poche risorse esistenti attualmente. Come mai nonostante fosse chiaro che la Gallura era stata presa di mira dagli incendiari non è stata controllata sufficientemente, per evitare il ripetersi degli incendi che si sono sviluppati a tutte le ore, di giorno e di notte, come a voler decretare una vittoria dei piromani nei confronti dell'apparato antincendio e quindi dell'intera Regione? Questa sconfitta dovrebbe bruciare sul Governo regionale quanto gli incendi in Gallura, ma finché coloro che governano - e forse non soltanto loro - non sapranno indicare quale Sardegna vogliono e quale Sardegna intendano costruire, gli incendi continueranno ad esserci finché la desertificazione si completerà con buona pace dei sardi.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio proseguiranno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 55.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Carusillo sulla definizione di un nuovo "Albo degli imprenditori agricoli". (511)

In ordine alla interrogazione in oggetto si precisa che:

- l'Albo degli imprenditori agricoli previsto dal titolo IV della legge regionale 23 marzo 1979, n. 19 e abrogato dalla L.R. 27 agosto 1992, n. 17 comprendeva circa 28.000 iscritti;

- gli uffici dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dell'ente di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura hanno lavorato alla preparazione di un documento che illustra i criteri politico-amministrativi di cui al quarto comma dell'articolo 14 della L.R. 27 agosto 1992, n. 17.

Nella definizione di tali criteri si è tenuto conto delle probabili implicazioni della legge approvata dal Consiglio regionale in data 16 aprile 1993 che, sopprimendo gli organismi comprensoriali, ha di fatto posto le basi per la soppressione dei Comitati comprensoriali agricoli a cui era demandata la gestione dell'Albo degli IATP.

Si è ritenuto pertanto opportuno avanzare l'ipotesi, per la cui definizione è necessaria la predisposizione di una norma specifica, di affidare la gestione dell'Albo ad un organismo diverso da C.C.A.

L'Assessore dell'agricoltura intende promuovere in tempi brevi i necessari confronti con i rappresentanti delle organizzazioni professionali e degli enti locali interessati, sui contenuti di tale documento per giungere rapidamente alla definizione del nuovo Albo degli imprenditori agricoli.

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Pau sull'attività dei veterinari alle dipendenze dell'ARA. (512)

Si premette che i veterinari dipendenti ARA sono in numero di 96 unità. A questo numero si è giunti a decorrere dal 1° settembre 1992 a seguito del passaggio alle dipendenze dell'ARA di 67 veterinari provenienti dalle Cooperative lattiero-casearie e operanti nel programma di assistenza sanitaria.

I veterinari sono stati assunti dall'ARA in forza del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle Organizzazioni degli allevatori, Consorzi ed enti zootecnici, approvato il 6 marzo 1990 e tuttora in vigore.

A termini del contratto, i veterinari sono stati inquadrati nella 2° categoria (impiegati, assistenti tecnici, veterinari, tecnici dell'alimentazione, tecnici dell'ipofecondità, tecnici della qualità del latte).

Nel programma "ipofecondità" approvato lo scorso anno dalla Giunta regionale, sono precisate le mansioni proprie dei veterinari, che comprendono, tra l'altro, l'obbligo della ricettazione, ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo n. 119/92 del 27.01.1992. Tali mansioni sono riportate nella lettera di assunzione dai veterinari regolarmente sottoscritta.

Nonostante ciò, da qualche tempo, in maniera non omogenea, i veterinari ARA si rifiutavano di fare la ricettazione, venendo meno ad un obbligo contrattuale e creando malumore e disorientamento nell'ambito degli allevatori assistiti.

Il problema è stato affrontato in una riunione convocata da questo Assessorato il 16 marzo u.s. alla presenza dell'Assessore dell'agricoltura, del responsabile dei servizi veterinari dell'Assessorato dell'igiene e della sanità, del Presidente della Federazione regionale degli ordini provinciali dei medici veterinari, del Presidente e del Direttore dell'ARA, dei sindacati e delle organizzazioni professionali di categoria, dei delegati dei sindacati aziendali.

Chiarite le diverse posizioni delle parti in causa, è emersa la volontà di arrivare a un superamento del problema, non come fatto congiunturale ma come fatto strutturale in grado di garantire assistenza veterinaria alle aziende zootecniche. Nel rispetto dei modi e delle responsabilità dei soggetti chiamati in causa, gli approfondimenti sulle modalità per la risoluzione del problema sono stati affidati ad incontri bilaterali tra le parti.

Ciò è stato sufficiente per dare sbocco al problema, tant'è che qualche giorno più tardi, si è avuta conferma della ripresa dell'attività di assistenza veterinaria e di ricettazione da parte dei veterinari dipendenti dell'ARA.

Successivamente, nella riunione convocata presso questo Assessorato in data 25 marzo 1993, presenti le parti sopra menzionate, è stata siglata, con la mediazione di questo Assessorato, una ipotesi di Contratto integrativo regionale, tuttora all'esame degli Organi dirigenti delle organizzazioni in causa, che dovrebbe risolvere in maniera definitiva la vertenza mossa dai veterinari ARA.

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Carusillo sulla situazione sanitaria veterinaria dell'Isola - organici personale veterinario, parasanitario e ausiliario delle Unità sanitarie locali. (530)

In ordine alla interrogazione a margine, limitando il discorso agli aspetti produttivi ed economici (quelli più propriamente sanitari saranno oggetto di risposta da parte del ramo dell'amministrazione competente) si condividono le preoccupazioni dell'interrogante circa le drammatiche conseguenze che le carenze del Servizio veterinario pubblico potranno determinare negli allevamenti zootecnici della Sardegna, ed in particolare in quelli ovini e caprini, alla luce delle norme sanitarie contenute nella direttiva n. 92/46/CEE del 16/6/1992 relativa alla produzione ed alla commercializzazione del latte e dei prodotti lattiero-caseari.

Gli aspetti più preoccupanti riguardano la lotta contro la brucellosi ovina e caprina e le qualità microbiologiche del latte, in quanto a decorrere dal 1° gennaio 1994 il latte, per essere ammesso agli stabilimenti di trattamento e di trasformazione, deve provenire da allevamenti ufficialmente indenni o indenni da brucellosi (Brucella melitensis) e non deve contenere un tenore in germi superiore a 1.000.000 per ml.

Si è del parere che la linea principale per affrontare l'emergenza sanitaria derivante non solo dalla citata direttiva CEE 92/46, ma da altre patologie (peste suina classica, peste suina africana, afta epizootica, enterite vescicolare suina, etc.) debba essere ricercata nel rafforzamento delle piante organiche del Servizio veterinario delle UU.SS.LL, a livello di dotazioni di personale veterinario, di personale parasanitario, nonché di personale amministrativo.

Di fronte alle attuali difficoltà economiche che non consentono di coprire le piante organiche esistenti e, tanto meno, di rafforzarle, si rende necessario operare in forma congiunta il massimo sforzo che veda coinvolti sul versante sanitario e dei piani di lotta contro le malattie del bestiame, le Organizzazioni professionali di categoria, le Associazioni provinciali e l'Associazione regionale degli allevatori. Sotto questo aspetto, l'Assessorato dell'agricoltura, agendo in sintonia con l'Assessorato della sanità, è disponibile per far fronte all'emergenza, a mettere a disposizione per la rapida attuazione del piano di profilassi contro la brucellosi ovi-caprina, i veterinari (80/90 unità) dipendenti dalla Associazione regionale allevatori impegnati attualmente nel piano "ipofecondità".

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Pau sulla chiusura dell'impianto di macellazione di Nuoro e sulla crisi del comparto zootecnico isolano. (538)

La predisposizione di un piano regionale di impianti di macellazione è oggetto già da tempo di accesi dibattiti e di discussioni, non sempre concordanti, tra le istituzioni interessate (Assessorato della programmazione, Assessorato dell'igiene e sanità, Assessorato dell'agricoltura, Comunità montane e Comuni), le Associazioni dei produttori e le Organizzazioni professionali di categoria.

I condizionamenti sono rappresentati, da un lato, dalla quantità e dalla localizzazione degli impianti esistenti e, d'altro lato, dai mutamenti che in epoca recente ha fatto registrare il sistema di commercializzazione e di distribuzione delle carni.

Nel nostro Paese si sta assistendo, come già da tempo è accaduto in altri Paesi europei in ambito comunitario, all'affermazione degli impianti di macellazione, intesi non più come strutture di servizio di carattere annonario, ma come stabilimenti di lavorazione e di commercializzazione all'ingrosso delle carni e di tagli di carne, per la distribuzione al dettaglio (macellerie e supermercati).

Gli impianti di macellazione di grossa capacità, oltre che perseguire economie di scala, sono in grado di valorizzare l'animale macellato, sia per quanto riguarda le carni propriamente dette che per quanto riguarda il quinto quarto, e si impongono sul mercato come strutture di commercializzazione all'ingrosso, escludendo validità economica alle piccole strutture di macellazione, di ambito comunale o intercomunale, che si propongono con funzioni di servizio annonario.

La distribuzione organizzata, resa possibile dalla catena del freddo, mette in discussione la sopravvivenza della figura del macellaio, come operatore che acquista l'animale da macello, si serve dalla struttura annonaria di macellazione per l'abbattimento del capo e provvede alla vendita delle carni ottenute nella propria macelleria.

Lo studio di un piano regionale di impianti di macellazione deve confrontarsi con l'esistenza e la sopravvivenza, o meglio l'affermazione delle due grosse strutture di macellazione presenti in ambito regionale e provviste di marchio CEE (Valriso di Uta e 3C di Chilivani), con gli impianti, privati e pubblici, dispersi nel territorio, che hanno chiesto ed ottenuto deroga per l'adeguamento degli stessi alla normativa comunitaria, con l'esigenza di creare nuove strutture valide sul piano produttivo ed economico.

A questo punto appare essenziale che le aziende interessate ad operare sul settore della macellazione si adeguino, sotto l'aspetto strutturale e delle condizioni igienico-sanitarie, alla normativa comunitaria per ottenere il bollo CEE, e che alle strutture già dotate di bollo CEE possa essere garantita piena operatività in rapporto alla capacità degli impianti di dotazione.

La creazione di nuove strutture di macellazione, specie se nascono con incentivazioni pubbliche, va vista con molta attenzione, valutandone l'ubicazione, il bacino di raccolta, il dimensionamento, l'organizzazione e la prospettiva di validità economica.

Pur con detta cautela, questo Assessorato propende in ogni caso per la presenza di pochi stabilimenti di macellazione di tipo consortile, gestiti da organizzazioni di produttori, che si propongono sul mercato come strutture di commercializzazione, di distribuzione e di valorizzazione della produzione.


Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Pes - Planetta - Manchinu - Desini - Dettori sull'esito degli esami di maturità nella gran parte degli istituti scolastici di Sassari.

I sottoscritti,

VENUTI a conoscenza, per via diretta e per notizie di stampa, del fatto che nei numerosi istituti della città di Sassari, e quindi in numerose commissioni di esame per la maturità 1992-1993, si sono verificati risultati confusi e comunque molto negativi, tali da porre Sassari in una posizione assolutamente abnorme di grande, negativo, divario rispetto alle medie regionali e nazionali;

CONSTATATO che, stando alle notizie apprese come sopra, si sarebbero verificati innumerevoli casi di grave e pesante differenza tra le valutazioni delle commissioni e i giudizi della scuola di provenienza;

SOTTOLINEATO inoltre che, con analoga frequenza, sono stati penalizzati nel voto candidati che presentavano un curriculum di buona qualità pur in presenza di prove di esame positive;

VALUTATO in maniera molto severa il fatto che, tra i casi sopra esposti, vi sono per di più candidati-lavoratori che, con grave sacrificio, partendo da buoni risultati di ammissione, si sono visti poi penalizzare nel voto o addirittura bocciare, parrebbe addirittura con commenti intollerabilmente sprezzanti;

APPRESO con viva preoccupazione che l'apparente severità e rigorosità delle commissioni, sempre secondo le notizie circolate come sopra, sembrerebbe contraddetta da atteggiamenti se non vacanzieri quantomeno ben distanti dall'alta professionalità che numerosi Presidenti e Commissari esterni parrebbero aver voluto asseverare con la rigorosità dei loro giudizi sopra riportata;

RITENUTO che tutto ciò, per la evidente abnormità dei risultati, sia in termini di elevato tasso di bocciature, sia in termini di elevato tasso di votazioni minime o quasi minime, risulti gravemente pregiudizievole per gli studenti che hanno sostenuto gli esami, sia per l'accesso immediato al lavoro, sia per quello all'Università (si pensi alle Facoltà a numero chiuso) e che per di più tutto ciò sia lesivo del buon nome di istituti di grande tradizione;

SOTTOLINEATO, infine, che tutto ciò, per le modalità esposte, possa configurare una inaccettabile disparità di trattamento ai danni di cittadini italiani che debbono avere invece immutato orgoglio di essere innanzitutto sassaresi e sardi,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, per conoscere quali iniziative, nel quadro delle proprie competenze di indirizzo nel settore in Sardegna, intenda intraprendere nei confronti del Ministero perché, ad opera dello stesso:

a) possa essere posto rimedio alle sperequazioni sopra enunciate e siano quindi eliminati i danni che ne derivano ai candidati ed agli istituti;

b) anche attraverso una rigorosa azione di richiamo ai Commissari d'esame interna al Ministero e siano scongiurati d'ora in poi casi analoghi. (337)

Interpellanza Sardu - Dadea - Cuccu - Cocco - Ruggeri - Pubusa - Serri sull'incontro delle Amministrazioni comunali di Teulada e Domus de Maria con il Sottosegretario alla difesa sulla paventata installazione di un radar dell'Aeronautica militare.

I sottoscritti,

PREMESSO che

- in data 24 maggio 1993 il Gruppo consiliare del P.D.S. ha presentato una interpellanza al fine di conoscere la volontà politica della Giunta regionale sulla necessità di ridurre le servitù militari ed in particolare per porre in essere quanto in suo potere al fine di evitare ulteriori vincoli militari;

- gli amministratori dei Comuni di Teulada e di Domus de Maria in un incontro col Sottosegretario Nino Giagu De Martini, nel corso del quale è stata ribadita la decisione unilaterale dei militari e del Ministero della difesa di localizzare il radar nell'area in questione, hanno espresso tutta la loro contrarietà a sottoporre a vincolo di servitù militare un'ulteriore parte di territorio pari a 7.200 ettari in un'area già sovraccarica di vincoli militari,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale al fine di conoscere:

1) se non ritenga opportuno rispondere alla interpellanza di cui in premessa, al fine di consentire agli interpellanti di conoscere gli indirizzi politici nel merito della questione servitù militari in Sardegna;

2) se non ritenga necessario ribadire e fare propria l'indicazione dei Comuni interessati di localizzare l'area del radar all'interno dei territori già vincolati a servitù militari anche in considerazione del fatto che la Regione sarda ha già dato troppo in termini di territori utilizzati per le necessità di difesa del territorio nazionale;

3) se non ritenga opportuno procedere alla sostituzione dei componenti dimissionari espressi dalla Regione nella commissione paritetica sulle servitù militari al fine di dare alla stessa la dovuta dignità e piena funzionalità. (338)

Interpellanza Piras - Tamponi - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Carusillo - Corda - Deiana -Dettori - Fadda Paolo - Giagu - Lorettu - Manunza - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Sanna - Satta Antonio - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sulla richiesta di proroga per la presentazione delle domande per l'integrazione del grano duro.

I sottoscritti chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'agricoltura per chiedere se sia a conoscenza che l'Ente di sviluppo ha provveduto in data 29 luglio a distribuire agli agricoltori interessati le domande, la cui firma deve essere autenticata secondo le norme di legge. I tremila produttori interessati della sola provincia di Cagliari, e gli stessi funzionari dell'ERSAT, hanno a disposizione ventiquattro ore di tempo per il perfezionamento e la presentazione delle pratiche entro il 30 luglio, termine ultimo disposto per l'adempimento amministrativo.

E' evidente, palmare, che tale termine non potrà essere rispettato dalla quasi totalità degli operatori agricoli interessati per cui si rende necessario concedere una proroga di almeno due mesi per la presentazione delle domande. In caso contrario è prevedibile un grave danno per gli agricoltori, che già patiscono per altre contingenze negative e quest'ultima circostanza aggraverebbe la loro situazione economica. (339)

Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nell'utilizzazione di risorse finanziarie destinate all'aeroporto di Fenosu.

I sottoscritti,

RICORDATO che l'Assessorato dei trasporti della Regione sarda ha concesso da anni all'Amministrazione provinciale di Oristano un contributo di 2 miliardi al fine di realizzare opere utili rendere operativo l'aeroporto di III livello "Fenosu" di Oristano;

CONSIDERATO che il relativo progetto presentato dall'amministrazione provinciale è stato approvato dal CTR, approvazione n. 19867 del 27 dicembre 1991, e da Civilavia in data 7 aprile 1992;

RILEVATO che con la realizzazione delle opere previste in progetto l'aeroporto sarebbe funzionale per aeromobili capaci di trasportare fino a 40 passeggeri e per un carico minimo di 1.200 Kg e massimo di 6.000 Kg;

RITENUTO che la presenza dell'aeroporto favorirebbe l'attivazione e la realizzazione di consistenti potenziali risorse turistiche, culturali, archeologiche e costiere presenti nel territorio e darebbe notevole impulso a tutta l'economia dell'Oristanese e del centro occidentale dell'isola;

APPRESO che il Comune di Oristano, pur trascorso un anno dalla richiesta, nonostante il parere favorevole espresso dalla Commissione edilizia, non ha ancora rilasciato all'Amministrazione provinciale la necessaria concessione edilizia perché possano essere realizzate le opere previste dal progetto;

VALUTATI i consistenti danni che ne conseguono all'economia della città e del territorio,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti al fine di conoscere quali iniziative intenda assumere per accertare eventuali inadempienze, superare le difficoltà insorte o infrapposte al fine di realizzare sollecitamente l'importante opera che certamente può concorrere all'avvio di un processo di sviluppo per tutto il territorio interessato. (587)

Interrogatone Marteddu - Corda, con richiesta di risposta scritta, sulle conclusioni del vertice Governo-Giunta regionale per la cartiera di Arbatax.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- le conclusioni dell'incontro tra la Giunta regionale e il Ministro dell'industria per la cartiera di Arbatax si stanno prestando alle interpretazioni più disparate;

- durante l'incontro, alla presenza dei sottoscritti e del Consiglio provinciale di Nuoro, sono state riaffermate le perplessità e i noti dubbi da parte del ministro Savona;

- appaiono, pertanto, quanto mai premature le note di cauto ottimismo espresse dalla Giunta regionale,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere se non ritenga opportuno e urgente riferire al Consiglio regionale le conclusioni e gli impegni sottoscritti tra le parti nell'incontro del 28 luglio e in particolare:

1) gli impegni assunti dal Ministro dell'industria in merito alla delibera CIPI;

2) gli impegni dei commissari straordinari con i tempi certi per l'attuazione della delibera, posto che tra gli stessi commissari ed il Ministro si sono registrate palesi e dichiarate divergenze;

3) gli impegni della Regione al fine di garantire l'approvvigionamento del legname in Sardegna.

Tutto ciò per dipanare fumi di facili entusiasmi che non agevolano la chiarezza e la trasparenza verso il Consiglio regionale. (588)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di soluzioni al problema dell'imminente chiusura dei mattatoi del Logudoro e del Goceano (Sassari).

Il sottoscritto chiede di interrogare gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e dell'agricoltura per sapere quali iniziative urgenti intendano assumere per trovare adeguate soluzioni nell'ipotesi, ormai imminente, di chiusura dei mattatoi comunali del Logudoro e del Goceano.

CONSIDERATO che il servizio competente della U.S.L. n. 5 ha doverosamente informato i sindaci dei citati territori sulla necessità del rispetto della normativa in vigore, in base alla quale i mattatoi attualmente in funzione risulterebbero in contrasto con la medesima e, pertanto, non più adeguati.;

TENUTO CONTO del fatto che l'attività agro-pastorale delle zone interessate costituisce, seppure in grave crisi, un'insostituibile risorsa economica e non può subire ulteriori intralci, con ripercussioni prevedibili non solo di carattere economico, ma anche sociale e di ordine pubblico,

il sottoscritto chiede agli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e dell'agricoltura quali provvedimenti intendano assumere per quanto di competenza loro e della Giunta regionale e se ritengano necessario convocare urgentemente un incontro operativo con l'U.S.L. n. 5, con tutti i sindaci interessati e i responsabili del Frigo macello di Chilivani, al fine di valutare preventivamente la situazione che si verrà a creare e di decidere senza indugio quali rimedi è possibile attuare. (589)

Interrogazione Atzori, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione creatasi presso il Banco di Sardegna e su una più coerente politica creditizia in Sardegna.

Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica, in merito all'avvicendarsi presso il Banco di Sardegna, del Direttore generale che nel giro di alcuni anni ha cambiato nome per ben tre volte. Di questa situazione di incertezza nella dirigenza del massimo istituto di credito isolano si è preso carico un'assemblea del personale che ha lamentato innanzitutto la mancata scelta per l'alto incarico di personale interno all'istituto che vanta esperienza e professionalità adeguate per ricoprire il posto vacante di Direttore generale.

L'interrogante chiede quali siano le ragioni che impediscano, nella circostanza, di addivenire alla ricerca previa selezione di tutto il personale dirigente e alla nomina del nuovo Direttore generale tra il personale in servizio all'interno dell'Istituto.

L'interrogante, inoltre, chiede che le competenze assegnate dallo Statuto speciale alla Regione in materia di credito, nel punto b) dell'articolo 4, vengano esercitate puntualmente adottando, innanzitutto, le necessarie norme di attuazione e successivamente venga predisposta ed approvata una legge regionale che, nel quadro delle leggi statali, adotti nuovi criteri in materia di credito che sviluppino una maggiore possibilità di accesso al credito da parte dei cittadini sardi che oggi sono particolarmente vessati, perché il costo del danaro in Sardegna, rispetto al resto del Paese, viene a costare mediamente due punti percentuali in più con grave impedimento per i produttori che, oltre ad altre situazioni negative come i trasporti e l'importazione di materie prime, frena quello sviluppo sociale ed economico reiteratamente invocato dai settori politici e sindacali oltre che, naturalmente, dai cittadini preoccupati dall'affermarsi di una legge di mercato selvaggio. (590)

Interrogazione Usai Edoardo sulle dimissioni dell'Assessore regionale della sanità.

Il sottoscritto, in relazione alle gravissime dichiarazioni rilasciate dalla prof.ssa Marrosu nell'annunciare le proprie dimissioni dalla carica di Assessore della sanità ed in particolare:

- al fatto "che non si possa governare la sanità obbedendo a logiche spartitorie e di divisioni";

- al fatto che "le nomine della USL sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso";

- alla "presenza di spie nell'Assessorato e al trafugamento di pratiche dallo stesso Assessorato";

- alla "eredità di 40 miliardi di deroghe concesse senza copertura";

- alla "classe politica totalmente intossicata dal potere, un cancro, una parte infetta che impedisce il rinnovamento",

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

- se risulti al Presidente che la sanità sia mai stata amministrata in Sardegna seguendo logiche spartitorie e di divisioni;

- se sia a conoscenza, il Presidente, delle nomine cui si riferisce la prof.ssa Marrosu e del contenuto del vaso menzionato dall'ex Assessore;

- se altresì, il Presidente, sia a conoscenza della presenza di spie nell'Assessorato della sanità e del trafugamento di pratiche dallo stesso Assessorato e, in caso affermativo, quali siano i nomi delle spie, a favore di chi effettuassero lo spionaggio e per quali fini, e quali le pratiche trafugate;

- quali siano i contenuti delle deroghe per 40 miliardi ricevute in eredità dalla prof.ssa Marrosu nell'assumere la carica di Assessore;

- Se, infine, il Presidente abbia qualche sospetto per ritenere che le valutazioni della prof.ssa Marrosu sulla classe politica sarda si riferissero al Presidente ed alla Giunta regionale. (591)

Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei macelli pubblici e privati in Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- in data 19 novembre 1992, con le interrogazioni nn. 442/A e 443/A richiamava l'attenzione dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale sulle direttive CEE nn. 91/497 e 91/498 che - a far data dal 1° gennaio 1994 - impongono alle strutture di macellazione pubbliche e private precisi requisiti igienico-sanitari e strutturali che, con le sole eccezioni dei frigo macelli di Chilivani e della Valriso, non sono presenti negli stabilimenti dell'isola;

- con le interrogazioni sopra richiamate si sollecitava, inoltre, la predisposizione di un razionale piano regionale dei macelli che venisse definito attraverso la combinata valutazione delle strutture che avevano ottenuto dal Ministero della sanità parere favorevole alla concessione di deroghe (che con investimenti relativamente contenuti potevano essere "messe a norma CEE") e dei bacini di produzione zootecnica suggerendo, inoltre, che sugli impianti così individuati si dovessero concentrare le risorse regionali contenute nei relativi capitoli degli Assessorati della II.SS. e dei LL.PP. che, "da sempre", venivano utilizzati con finanziamenti "a pioggia" che non potevano incidere in alcuna misura sull'adeguamento degli impianti di macellazione alle vigenti normative igienico-sanitarie;

- con dette interrogazioni si chiedeva che venisse inoltrata al competente Ministero della sanità istanza perché si facesse parte attiva in sede comunitaria affinché - considerata la peculiarità della macellazione degli agnelli nell'Isola - alla Sardegna, in stretta analogia a quanto già concesso alla Grecia, venisse accordata una deroga che consentisse agli stabilimenti di macellazione in attività, di continuare ad operare pur privi di alcuni dei requisiti strutturali ed igienico-sanitari richiesti;

- pur avendo a suo tempo l'Assessore regionale dell'igiene e sanità assicurato con la risposta alle più volte richiamate interrogazioni nn. 442/A e 443/A di concordare sulle richieste e sulle proposte dal sottoscritto formulate, a tutt'oggi non risulta essere stata intrapresa alcuna iniziativa operativa tendente a realizzare il prescritto adeguamento strutturale ed igienico-sanitario, tanto che le competenti autorità sanitarie hanno imposto la chiusura del maggior numero degli stabilimenti isolani;

- la situazione che si è andata a creare determina gravissime ripercussioni economiche e fortissime tensioni sociali nel comparto agro-zootecnico isolano e nella categoria degli operatori del settore,

chiede di interrogare gli Assessori regionali della sanità e dell'agricoltura per sapere:

- se è stato predisposto il piano regionale dei pubblici macelli sui quali concentrare le risorse attualmente disponibili e quelle che a tal fine verranno individuate (per esempio, i 10 miliardi previsti nella finanziaria bis che il Consiglio regionale si auspica possa incrementare nei prossimi giorni quando esaminerà il relativo provvedimento);

- se ha avuto riscontro (ed eventualmente di quale tipo) la richiesta di deroga per la macellazione degli agnelli;

- se sono state intraprese altre iniziative (ed eventualmente quali) per superare l'attuale gravissima situazione nel settore che, altrimenti, sarebbe destinata a precipitare rovinosamente in tempi brevissimi. (592)

Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla discriminazione in essere fra le diverse province dell'Isola nell'erogazione delle provvidenze in agricoltura.

Il sottoscritto, in data 7 ottobre 1992, ha presentato la sotto riportata interrogazione n. 416/A:

"Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la Regione autonoma della Sardegna provvede alla ripartizione delle proprie risorse secondo i vincoli percentuali attribuiti alle sette aree programma nelle quali è ripartita l'Isola con l'atto di programmazione pluriennale;

- dette percentuali sono definite dalla combinata valutazione dei seguenti parametri:

a) popolazione;

b) quota territorio;

c) indice inoccupazione;

d) indice minore reddito;

- detta parametrazione, in linea generale, costituisce una valida metodica di programmazione in quanto rappresenta strumento atto a perseguire un riequilibrio sociale ed economico tra le diverse aree della nostra Isola;

- l'applicazione rigida e generalizzata del sopraindicato criterio di programmazione potrebbe determinare e, di fatto, ha determinato "distorsioni" almeno nel settore agricolo-zootecnico per il quale gli elementi fondamentali cui riferirsi per la ripartizione delle risorse dovrebbero essere diversi e "peculiari" (per esempio, la popolazione zootecnica e non quella umana, la prospettiva e la "vocazione" naturale, il numero delle aziende e degli addetti del settore, lo stato attuale delle infrastrutture, etc.);

- l'attuale ripartizione non solo non ha consentito di ridurre la "storica" disparità fra le diverse province della Sardegna che, anzi, giusto per la in congruenza derivante dall'applicazione dei parametri richiamati al settore agricolo-zootecnico, almeno per quanto attiene il settore del miglioramento fondiario è ulteriormente incrementata in provincia di Sassari con un ritardo nell'evasione delle pratiche di oltre due anni rispetto a Cagliari ed Oristano e ben quattro rispetto alla provincia di Nuoro;

- detta disparità rappresenta una vera e propria discriminazione ancora più penalizzante ed inaccettabile nella prospettiva della imminente attivazione del mercato unico europeo;

- il Consiglio regionale, in chiusura del dibattito in aula "sulla grave crisi che attraversa l'intero settore agricolo", ha votato l'ordine del giorno unitario n. 57 col quale, fra l'altro, impegna la Giunta "ad assumere le determinazioni necessarie per uniformare nelle quattro Province della Sardegna - anche sotto il profilo cronologico - l'erogazione delle provvidenze regionali a favore delle aziende agricole, con particolare riferimento alle pratiche di miglioramento fondiario, a tal fine prescindendo dai parametri previsti per le aree programma",

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:

1) se non ritenga necessario ed urgente attivare adeguate iniziative atte a consentire il riferimento a parametri "peculiari" per la ripartizione nelle sette aree programma delle risorse destinate all'agricoltura;

2) per quali motivi non è stata attivata alcuna determinazione in ossequio al disposto dell'ordine del giorno soprarichiamato;

3) quali iniziative intende intraprendere per realizzare un atto di giustizia nei confronti degli operatori del settore della Provincia di Sassari che allo stato attuale risultano così gravemente penalizzati".

Atteso che a detta interrogazione a tutt'oggi non è pervenuta alcuna risposta, ritenendo che l'argomento trattato sia di grandissima rilevanza ed attualità,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere se non intenda dare (e per quali motivi) risposta urgente alla interrogazione sopra riportata. (593)

Interrogazione Tamponi - Piras - Corda - Sanna - Usai Sandro, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzo dei locali situati a Castiadas e di proprietà dell'ERSAT, già sede della Stazione dei Carabinieri, da adibire a Ufficio della Stazione forestale e di vigilanza ambientale.

I sottoscritti chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e quello degli enti locali, finanze ed urbanistica, per sapere quali siano le ragioni che impediscono di utilizzare i locali della Caserma dei Carabinieri di Castiadas e destinarli a Comando della Stazione forestale.

Poiché i locali occupati dai Carabinieri risultano essere di proprietà di un ente strumentale della Regione (ERSAT), una volta che tali locali si rendono disponibili, perché i Carabinieri hanno trovato un'altra sistemazione, non si comprende perché si oppongano resistenze, per ora sotterranee e non rese pubbliche, perché nei locali della ex caserma venga installata la sede del Comando della Stazione forestale di Castiadas, per la quale sembrerebbe profilarsi addirittura un trasferimento di sede in un paese sulla costa (Villasimius) senza oggettive motivazioni logistiche e funzionali e per giunta per utilizzare un locale in affitto a prezzi di mercato libero.

Nel senso dell'utilizzo del locale di Castiadas si sarebbe mossa l'Amministrazione comunale ottenendo l'assenso dell'Assessore regionale degli enti locali.

Per le ragioni esposte e per la superata difficoltà iniziale di trovare idonei locali ove sistemare il Comando della Stazione forestale a Castiadas gli interroganti chiedono che l'Assessore regionale dell'ambiente esamini la favorevole opportunità offerta della disponibilità di locali idonei di proprietà regionale e la contestuale richiesta del Comune di Castiadas. (594)

Interrogazione Onida, con richiesta di risposta scritta, sull'attentato dell'ambiente circostante la zona del Santuario di San Costantino di Sedilo.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se sia a conoscenza di un cervellotico progetto predisposto dall'Amministrazione comunale di Sedilo, definito dall'opinione pubblica locale semplicemente "insensato", che prevede la costruzione di una strada, indicata in due deliberazioni adottate dalla Giunta comunale che ha per oggetto la generica dizione "lavori di realizzazione di opere di urbanizzazione in località San Costantino", senza ulteriore specificazione, nel dispositivo, di quale opera si tratti. In realtà si vuole costruire una strada asfaltata che dovrebbe attraversare il suggestivo scenario del Monte Isei ove, appunto, insiste il secolare Santuario dedicato al venerato San Costantino, progetto che se attuato deturperebbe "Sa Corte" e stravolgerebbe il percorso dell'Ardia rovinando lo stato dei luoghi e l'ambiente circostante.

Il sottoscritto deve rendere edotto l'Assessore interrogato che la zona interessata al progetto comprende le alture intorno al Santuario e le pendici sul lago Omodeo che è stata sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto del Ministro per i beni culturali 29 marzo 1980, ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali.

A questo primo vincolo se ne aggiunge uno specifico contenuto nel piano urbanistico comunale, di recente approvazione (febbraio 1993), che all'articolo 8 proibisce nell'area del Santuario qualsiasi tipo di intervento vietando, inoltre, tutte le nuove opere, comprese quelle di costruzione di servizi igienici esterni, di sistemazione di aree per il pubblico, di piantumazione di nuove essenze vegetali, di sistemazione viaria, etc., fino all'approvazione, da parte della Soprintendenza dei beni ambientali, di apposito piano particolareggiato.

Infine, il sottoscritto rende noto che lungo il tracciato della progettata strada è stata accertata l'esistenza di reperti archeologici di notevole interesse storico riguardante un insediamento nuragico, all'interno del quale si pensa insistano beni archeologici di notevole valore.

Tutte queste ragioni hanno determinato nella popolazione sedilese una vera e propria indignata sollevazione che ha trovato sbocco nella raccolta di firme contro la determinazione della Giunta comunale di Sedilo, il cui comportamento, apprezzabile per l'impegno posto nell'utilizzo delle risorse finanziarie disponibili, appare a tutti incomprensibile quando insiste nella realizzazione di un progetto che in maniera evidente trasformerebbe il percorso dell'Ardia in una pista automobilistica, con le conseguenze che è facile immaginare per la conservazione della tradizionale corsa storica che va preservata, ad ogni costo, da contaminazioni modernistiche che, peraltro, ne renderebbero impossibile l'effettuazione.

L'interrogante, considerata l'importanza del problema esposto e dei beni storici e ambientali che sono posti in pericolo da un atteggiamento di attivismo operativo irresponsabile della Giunta comunale di Sedilo, ritiene sia necessario un urgente provvedimento per bloccare qualsiasi intervento presso il Santuario di San Costantino, posto sotto tutela da precise disposizioni di legge, da atti amministrativi di tutela sia ministeriali che locali, al fine di conservare intatto un ambiente sul quale annualmente per una tradizione secolare diviene un punto di attrazione per decine di migliaia di persone provenienti da tutta la Sardegna. (595)

Interrogazione Lorettu, con richiesta di risposta scritta sulle modalità di realizzazione del complesso dei servizi turistici integrati congressuali-sportivo-culturali di Alghero.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) se sia a conoscenza del fatto che le modalità con cui si sta realizzando il Palazzo dei Congressi nell'ambito del complesso di servizi turistici integrati congressuali-sportivo-culturali di Alghero sembrano rendere la struttura non idonea allo svolgimento della funzione teatrale, prevista nel programma d'intervento concordato con l'Amministrazione comunale di Alghero ed assegnata come tema progettuale al professionista incaricato per integrare l'attività congressuale in senso stretto, ampliare la gamma di utilizzazione della struttura rispondendo ad una molteplicità di esigenze, rendere economico l'investimento e sostenibile la gestione della struttura;

2) se non ritenga che il dimensionamento volumetrico della struttura, determinato per contenere un palcoscenico di grandi dimensioni, essenziale per lo svolgimento ottimale della funzione teatrale, non trovi giustificazione a fronte della avvenuta realizzazione di una semplice piattaforma in conglomerato cementizio che sembrerebbe del tutto inidonea a svolgere la funzione di palcoscenico teatrale;

3) se non ritenga che l'inidoneità della struttura a svolgere i termini ottimali anche la funzione teatrale snaturerebbe l'intervento, vanificherebbe la possibilità di rispondere ad importanti esigenze del movimento turistico e della collettività residente e, soprattutto, contrasterebbe apertamente col principio di economicità che deve ispirare l'utilizzazione delle risorse pubbliche;

4) se non ritenga, alla luce di quanto esposto, di disporre, d'intesa con l'Amministrazione comunale interessata, rigorose verifiche tecniche specialistiche per accertare se il Palazzo dei Congressi di Alghero, per le modalità con cui si sta realizzando, sia pienamente idoneo allo svolgimento, in termini ottimali, della funzione teatrale e, in caso negativo, quali modifiche, anche strutturali, e quali opere complementari occorra realizzare per consentire il pieno conseguimento della finalità programmata ed evitare così un colossale sperpero di risorse pubbliche;

5) se non ritenga, sulla base dei predetti accertamenti, di adottare tempestivamente tutti i conseguenti provvedimenti amministrativi. (596)

Interrogazione Ladu Leonardo, con richiesta di risposta scritta, sull'incendio verificatosi venerdì 6 agosto a Olbia.

Il sottoscritto,

ACCERTATO che venerdì 6 agosto un vasto incendio partito da Olbia era stato a tarda notte bloccato lungo la strada Olbia-Golfo Aranci e per tutta la notte gli addetti al servizio antincendi e centinaia di volontari avevano presidiato la zona per impedire che il fuoco saltasse la strada e proseguisse la sua opera devastatrice;

VERIFICATO che il giorno dopo, verso le 112, a seguito dell'aumento della temperatura ambientale, dalle ceneri del richiamato incendio si sprigionavano fiamme che, superando la strada Olbia-Golfo Aranci al chilometro 9,8, raggiungevano rapidamente la zona Sos Aranzos e, oltre alla distruzione dell'ambiente, causavano la morte di Francesco Benedetto ed arrecavano danni gravi ad altri villeggianti,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere se non ritenga opportuno accertare se si possano individuare responsabilità e di chi, per non avere bonificato adeguatamente l'area investita da un incendio, ormai sopito da oltre 12 ore e dal quale per tale mancato intervento si è poi sviluppato un altro incendio questa volta mortale. (597)

Interrogazione Cocco - Dadea - Casu - Manca, con richiesta di risposta scritta, sui lavori di restauro della Chiesa di Santa Sabina a Silanus.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la Regione sarda a partire dal 1983 ha stanziato, per i lavori di restauro della Chiesa di Santa Sabina a Silanus, importi vari per complessive lire 383.000.000;

- la Chiesa di Santa Sabina è uno dei più significativi monumenti dell'arte religiosa medievale della Sardegna centrale;

- del progetto di restauro e della direzione dei lavori venne incaricato l'architetto Luciano Virdis e che tale incarico gli venne tolto in data 14 dicembre 1992 per essersi rifiutato di modificare, secondo le disposizioni della Soprintendenza ai BB.SS.AA. di Sassari, la sagoma di copertura della Chiesa in argomento:

- il comportamento dell'architetto Virdis era motivato dalla preoccupazione che le direttive della Soprintendenza avrebbero recato danni ai valori artistici del monumento, e che tale comportamento è stato avvalorato dal parere di illustri studiosi dell'arte medievale (per tutti la professoressa Renata Serra, ordinaria di storia dell'arte medievale),

tutto ciò premesso, chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per conoscere le iniziative che intende assumere per far sì che venga garantito il rispetto dei valori architettonici ed artistici della Chiesa di Santa Sabina a Silanus. (598)

Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla sede ed uffici dell'Azienda foreste demaniali di Oristano.

I sottoscritti,

ATTESO che è stata approvata e pubblicata nel BURAS la legge che istituisce l'ufficio provinciale dell'Azienda foreste demaniali della Sardegna per la provincia di Oristano;

CONSIDERATO che l'Amministrazione regionale e la Direzione dell'Azienda si apprestano a dare attuazione alla legge predisponendo gli atti relativi al personale ed ai locali degli uffici;

RILEVATO che in Oristano, all'angolo tra via Sardegna e via Canepa, e pertanto al centro della città, consiste una palazzina con giardino e garage dell'ex Genio civile e pertanto parte del patrimonio regionale;

RILEVATO, inoltre, che la palazzina per le sue dimensioni e funzionalità è adeguata ad ospitare gli uffici dell'azienda;

ACCERTATO che da tanti anni l'edifico non è utilizzato e rischia, nell'abbandono e privo di un minimo di manutenzione, di andare a totale degrado,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica, al fine di conoscere se intendono allocare la sede dell'Ufficio provinciale dell'azienda foreste demaniali di Oristano in detto edificio o se, oltre i molti altri già occupati da uffici regionali, si voglia ancora procedere ad acquisti o assunzioni in affitto. (599)

Interrogazione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle assegnazioni di pomodoro alla CONSAR di Zeddiani.

I sottoscritti,

RICORDATO che l'unica industria conserviera operante nell'Oristanese è la CONSAR di Zeddiani, che può dare lavoro a 400 operai stagionali;

CONSIDERATO che i fertili campi di Oristano e del Terralbese con migliaia di ettari irrigati, sui quali gravano elevate imposte di bonifica ed erariali, possono garantire notevoli produzioni orticole e pertanto lavoro e reddito a tanti contadini e braccianti agricoli;

RILEVATO che l'ARPOS ha assegnato alla CONSAR una quota di conferimenti per 85.000 quintali di pomodoro per uso industriale dei 220.000 che invece le erano stati assicurati all'inizio della stagione, garantendo invece il cento per cento del quantitativo assegnato ad altre conserviere;

RITENUTA la decisione dell'ARPOS iniqua nei confronti della CONSAR e dei suoi operai, penalizzante nei confronti dei coltivatori della zona per le diseconomie conseguenti sul costo dei trasporti,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e l'Assessore regionale dell'industria al fine di conoscere i criteri dall'ARPOS adottati per il riparto delle quote di pomodoro assegnate alle varie conserviere per la lavorazione e quali iniziative abbiano assunto o intendano assumere per richiamare l'ARPOS ad una maggiore equità nella distribuzione dei quantitativi da assegnare alle diverse conserviere, tenendo anche conto dell'ampiezza delle zone di produzione e della opportunità di non far calare la media di lavorazione annua per stabilimento, che negativamente inciderebbe poi sulle future quote. (600)

Mozione Cuccu - Dadea - Ruggeri - Ladu Leonardo - Manca - Zucca - Casu - Cocco - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Pubusa - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Serri sulla costituzione della nuova so-cietà per la gestione delle miniere piombo-zincifere dell'Iglesiente e sulle nomine regionali in società o enti economici

IL CONSIGLIO REGIONALE

RICHIAMATA l'interrogazione n. 578/A del 6 luglio 1993 con la quale si chiedevano notizie e spiegazioni circa gli assetti della costituenda società per la gestione delle miniere piombo-zincifere dell'Igle-siente e alla quale nessuna risposta è stata data;

ACCERTATO che i rischi paventati nella suddetta interrogazione circa il coinvolgimento della Mineraria Silius nella gestione della nuova SMI e circa la nomina di persone prive di qualificazione specifica nel consiglio di amministrazione si sono mostrati rispondenti al vero;

CONSIDERATO che altre nomine dovranno essere fatte dalla Giunta regionale in altre aziende in cui la RAS ha assunto partecipazioni dirette,

impegna la Giunta regionale

a) a riferire al Consiglio regionale circa i criteri e le motivazioni che hanno indotto a compiere le scelte - fortemente criticate anche dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori - circa la struttura e le nomine degli amministratori della SMI;

b) a riferire al Consiglio regionale circa i criteri che intende adottare per il futuro in relazione a provvedimenti analoghi che si dovessero assumere. (140)

Mozione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle misure atte a ristabilire l'equilibrio e la sicurezza ambientale nella zona di Portovesme.

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPRESA la grave tragedia avvenuta nel mare di Portovesme con la morte per annegamento di sei persone;

RILEVATO che la causa del disastro non può essere attribuita a fenomeni naturali imprevisti ed imprevedibili, ma ad opere e interventi dell'uomo sull'ambiente e che la zona è soggetta a permanenti e gravi rischi ambientali derivanti da inquinamenti dell'aria, delle acque e dei prodotti agricoli;

CONSIDERATI i pesanti limiti che tutto ciò comporta alle coltivazioni agricole, i condizionamenti allo sviluppo del turismo ed i costanti pericoli incombenti sulla salute delle persone e degli animali,

impegna la Giunta regionale

- a compiere in tempi brevi una attenta, severa e particolareggiata indagine sullo stato di degrado ambientale della zona;

- a studiare e predisporre un pino generale di recupero e di sicurezza ambientale che renda compatibili sviluppo economico in ogni settore produttivo e qualità della vita;

- ad accertare, nell'immediato, le carenze di mezzi e di interventi istituzionali, a tutti i livelli, e di privati finalizzati ad un preciso adempimento di leggi e regolamenti a difesa dell'ambiente e della sicurezza;

- a riferire entro il 30 ottobre del corrente anno sui risultati dell'indagine conoscitiva, sulle possibili iniziative immediate assunte o da assumere per ovviare alle carenze riscontrate;

- a riferire, inoltre, sulle iniziative assunte in relazione all'elaborazione ed attuazione di un piano globale di recupero ambientale della zona. (141)

Mozione Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sul pesante intensificarsi degli incendi nell'Isola.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATO che l'antica piaga degli incendi nell'Isola va progressivamente aggravandosi investendo zone prima scarsamente interessate da questo triste fenomeno ed impoverendo ulteriormente il patrimonio boschivo sardo;

CONSIDERATO che la Regione sarda impegna risorse finanziarie considerevoli del suo bilancio nella politica di forestazione e occupando migliaia di disoccupati nei cantieri forestali;

RICORDATO che da qualche tempo opera il Corpo di vigilanza ambientale con stazioni dislocate su tutto il territorio dell'Isola;

CONSIDERATO che squadre antincendio locali vengono istituite per i mesi estivi, con finanziamento dell'Assessorato dell'ambiente, dai Comuni e dalle Comunità montane per prevenire e combattere gli incendi;

RILEVATA la scarsa dotazione di mezzi adeguati di cui dispongono i diecimila uomini impegnati ogni anno nella campagna antincendi;

CONSIDERATO che costosissimi strumenti ad alta tecnologia per una rapida individuazione degli incendi sebbene installati non sono ancora entrati in funzione;

EVIDENZIATA l'indisponibilità quasi assoluta di mezzi aerei di grande efficacia che garantiscano l'immediato intervento;

EVIDENZIATO il disimpegno in Sardegna dello Stato ed in particolare della Protezione civile nella lotta impari che la Sardegna affronta contro gli incendi estivi nelle campagne;

RITENUTA inadeguata e non sufficientemente coordinata l'azione dell'insieme dell'organizzazione preposta all'incendio, ogni anno sempre in ritardo a livello locale nella sua costruzione e nel dispiegare appieno a propria azione

impegna la Giunta regionale

- a presentare al Consiglio regionale, a cura dell'Assessore dell'ambiente, una relazione entro il mese di ottobre sui risultati dell'ultima campagna antincendi;

- ad organizzare, per la prossima estate, un sistema di difesa dagli incendi più funzionale e coordinato con personale dotato di specifica professionalità;

- a dotare il sistema antincendi di mezzi in numero adeguato alla superficie dell'Isola, tecnicamente avanzati, efficaci e rispondenti alle particolari caratteristiche geo-morfologiche dell'ambiente in cui dovranno operare;

- a convocare, in collaborazione con gli enti locali, il Corpo di vigilanza ambientale, il Corpo dei vigili del fuoco, le compagnie barracellari, le organizzazioni del volontariato e tutte le forze dell'ordine, ogni anno, in fase di organizzazione della difesa antincendi, conferenze di servizio per una messa a punto e coordinamento del complesso apparato ed un suo indispensabile e funzionale coordinamento. (142)

Mozione Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Satta Gabriele - Zucca - Cocco - Casu - Cuccu - Erittu - Lorelli - Muledda - Pes - Pubusa - Ruggeri - Sardu - Scano - Serri sul dramma degli incendi in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- dal primo di giugno ad oggi si sono registrati in Sardegna oltre 2.500 incendi che hanno investito una superficie superiore ai 60.000 ettari, di cui oltre 20.000 di boschi e macchia mediterranea evoluta;

- il fuoco omicida ha mietuto cinque vite umane;

- il fuoco è stato sistematicamente indirizzato, nelle condizioni ambientali di maggior rischio (temperature elevate, ventosità sostenuta) verso le città, i centri abitati, i villaggi turistici, verso boschi secolari, provocando vittime, allarme sociale e la distruzione di parte importante del nostro patrimonio ambientale più pregiato;

- gli incendi estivi sono una costante storica, una sorta di malattia endemica della nostra Isola, che divorano ogni anno, porzioni importanti del nostro patrimonio naturale, e le cui cause erano da ricercarsi nel passato anche recente, essenzialmente all'interno delle contraddizioni del mondo agro-pastorale;

- il dramma degli incendi non può, però, trovare oggi spiegazione solo nell'arretratezza del mondo agro-pastorale o peggio ancora in una sorta di "tara genetica" dei sardi incendiari da secoli abituati a convivere con il fuoco, alla stregua di qualunque altra calamità naturale;

- si percepiscono elementi inquietanti di novità nel manifestarsi del fenomeno, nel quale sembrano convivere una pluralità di motivazioni che vanno a sommarsi a quelle tradizionali: una matrice terroristica che non rifugge dal mettere a repentaglio la vita umana; il tentativo di colpire interessi economici vitali della nostra Isola; una commistione di interessi che sembra prosperare intorno alla "industria" degli incendi; le stesse modalità di reclutamento del personale stagionale dell'antincendio, che generano tensioni sociali difficilmente controllabili; una rabbiosa reazione alle iniziative legislative della Regione in materia di tutela delle coste e di istituzione dei parchi naturali;

- di fronte alla gravità del fenomeno si assiste, di converso, alla sostanziale inadeguatezza ed insufficienza della Protezione civile, a testimonianza di una persistente latitanza dello Stato,

impegna la Giunta regionale

1) a potenziare l'azione di prevenzione degli incendi, attraverso iniziative che non si riducono ai soli mesi di luglio e di agosto, ma che abbiano invece un carattere permanente e duraturo;

2) a valutare l'opportunità di attingere dal bilancio regionale, vista la inadeguatezza dei mezzi messi a disposizione dalla Protezione civile, le risorse per potere dotare la nostra Regione di una propria flotta aerea (Canadair, elicotteri) al fine di assicurare interventi tempestivi e risolutivi contro gli incendi;

3) ad avviare una rigorosa verifica, e ad introdurre le necessaire correzioni, sul sistema di reclutamento del personale dell'antincendio e dei cantieri di forestazione, sui rapporti del Corpo forestale con le comunità locali e con il mondo agro-pastorale;

4) a promuovere una fattiva collaborazione ed un pieno coinvolgimento delle associazioni di volontariato che operano nel settore dell'ambiente e della protezione civile;

5) a predisporre un programma di sensibilizzazione culturale che, a partire dalla scuola, diffonda una conoscenza e una consapevolezza nuova sul valore del nostro territorio e del nostro ambiente, come elementi di uno sviluppo compatibile e di una crescita di civiltà e di progresso;

6) a chiedere al Governo:

a) la creazione di un moderno sistema di prevenzione e di lotta agli incendi dotato di mezzi idonei e tecnologicamente avanzati e di professionalità adeguate, basato su una reale e fattiva collaborazione tra Protezione civile, Ministero della difesa e degli interni e le Regioni;

b) un potenziamento dell'azione investigativa delle forze dell'ordine nei confronti degli incendiari, al fine di prevenire e reprimere un fenomeno che si sta sempre di più configurando come una "questione criminale";

c) di valutare l'opportunità di un inasprimento delle sanzioni penali, oggi del tutto risibili, nei confronti degli incendiari. (143)

Mozione Mannoni - Baroschi - Degortes - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Lombardo - Manchinu - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Pili sull'impressionante gravità assunta dagli incendi in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO:

- che l'annuale ripetersi dell'angosciosa sequela degli incendi, che registra emergenze statistiche oscillanti, ma comunque ad altissima pericolosità e ad altissimo danno, pone la questione della prevenzione e della lotta ancora una volta al centro dell'attenzione degli organi di governo e della società civile;

- che negli ultimi anni ai gravi danni per l'ambiente naturale e per l'economia si sono aggiunte le tragiche perdite di vite umane;

- che nell'estate corrente il rischio per l'incolumità dei cittadini è andato crescendo in relazione alle modalità di accensione dei fuochi, spesso verificatesi sopravvento ai centri abitati ed alle località turistiche;

- che emergono da quanto sopra elementi di preoccupante novità nel manifestarsi di un fenomeno peraltro secolare;

- che il piano antincendi regionale, nonostante le nuove disponibilità di personale specializzato (oltre 800 nuove guardie forestali), non sembra registrare le innovazioni necessarie a rispondere con più efficienza alla recrudescenza ed alle nuove manifestazioni del fenomeno;

VERIFICATA con sconcerto l'insufficienza dell'intervento del sistema della Protezione civile;

VISTE le prese di posizione degli enti locali che hanno manifestato allarme, preoccupazione, ma che hanno anche avanzato proposte di soluzione di grande rilievo,

impegna la Giunta regionale

- a riconsiderare la questione degli incendi, sia nei suoi aspetti di prevenzione che come fatto di grave emergenza, nell'ambito di un quadro organico di politica per l'ambiente;

- a procedere ad una revisione del piano antincendi in cui si ponga l'obiettivo di una migliore utilizzazione delle risorse finanziarie esistenti eliminando sprechi, duplicazioni e incongruenze;

- a rinnovare il sistema di propaganda antincendio oggi per lo più incentrata sui messaggi radio televisivi dispensati da alcune emittenze ad alto costo, talvolta di scarsissima qualità e tali da correre il rischio di suscitare effetti contrari alle intenzioni;

- ad impartire precise disposizioni alle autorità di politizia forestale affinché sia svolta nei confronti degli operatori agricoli e zootecnici attività di informazione e sostegno piuttosto che di semplice interdizione e repressione;

- a presentare al Consiglio regionale entro 60 giorni disegni di legge che avviino con gradualità e ragionevolezza l'attuazione dei parchi regionali;

- a promuovere e sostenere l'attività delle associazioni di volontariato operanti nel settore del l'ambiente ed in particolare nella difesa contro gli incendi;

- a sollecitare il Governo nazionale affinché consideri l'enorme incidenza degli incendi in Sardegna sia sotto il profilo del numero che per l'estensione da essi investita, rispetto al resto del Paese pur esso nel suo insieme colpito dalla recrudescenza del fenomeno, al fine di adibire alla lotta un apparato di mezzi e di uomini ben più ampio di quello finora destinatovi.

Dà inoltre mandato alla Quinta Commissione consiliare:

- di attivare una sessione di lavoro sul problema degli incendi e sugli strumenti per prevenirli e combatterli;

- di riferire in proposito al Consiglio regionale e di affrontare infine l'esame e l'elaborazione di proposte programmatiche e normative sull'argomento entro il 30 ottobre p.v. (144)

Mozione Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis sull'attività di prevenzione e lotta agli incendi in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- con regolare e ricorrente stagionalità il fenomeno degli incendi comporta per la nostra Isola incalcolabili danni ambientali distruggendo alberi e boschi e mette repentaglio l'incolumità delle persone;

- nel corso dell'attuale stagione tale fenomeno ha assunto dimensioni allarmanti mandando in fumo decine di migliaia di ettari e ponendo la Sardegna al primo posto per la quantità di superfici interessate e per il numero di incendi sviluppatisi;

- nonostante le ingenti risorse finanziarie stanziate (60 miliardi per il piano antincendi 1993) le misure di prevenzione e la lotta si sono rilevate inefficienti a garantire una soddisfacente tutela del territorio ed una adeguata sicurezza per i cittadini;

- le cause di detti incendi sono per la quasi totalità di natura colposa o dolosa e che questo anno introducono elementi di novità che vanno ad aggiungersi alle cause riferibili a motivi propri della cultura agro-pastorale;

- sono stati colpiti territori di grande valenza naturalistico-ambientale, quali zone protette e destinate a parco, o di grande interesse turistico, minando in tal modo le basi strategiche per lo sviluppo dell'economia della nostra Isola;

- nell'attività di prevenzione grande importanza viene assunta dall'opera di vigilanza come ha dimostrato l'esperienza positiva dell'operazione militare "Fortza paris";

- per una efficace lotta agli incendi occorrono mezzi adeguati che si avvalgano di strumenti ad alta tecnologia anche ai fini di monitoraggio, nonché una più consistente flotta aerea per fronteggiare adeguatamente le situazioni di maggiore emergenza;

- appare di tutta evidenza la necessità di disporre di personale fisso, al quale si affianchi l'opera dei volontari in possesso comunque di una adeguata e specifica professionalità,

impegna la Giunta regionale

1) a riconsiderare l'organizzazione del piano antincendi sulla base di una ottimizzazione dei mezzi a disposizione ed una finalizzazione delle risorse in termini di efficacia e di efficienza;

2) a costituire nuclei di pronto intervento alle dirette dipendenze di una unità di crisi da locare presso il COR (Centro operativo regionale) al fine di fronteggiare adeguatamente le più gravi emergenze in una ottica di coordinamento dei mezzi e delle risorse ed alla quale assegnare un ruolo di Authority rispetto ai diversi organismi ed istituzioni interessati all'attività antincendio;

3) a riferire sui motivi della mancata attivazione di sistemi organici di monitoraggio elettronico permanente per la prevenzione degli incendi boschivi specificando il tipo ed il contenuto delle convenzioni sottoscritte e l'incidenza della spesa a valere su fondi regionali e statali;

4) a predisporre un piano straordinario di formazione professionale nel settore della protezione civile in termini di qualificazione e riqualificazione per il personale, anche volontario, da adibire in primo luogo nel servizio antincendio e nelle operazioni di soccorso;

5) a predisporre, ai sensi della legge 1° marzo 1975, n. 47, un catasto aggiornato delle particelle nominali delle aree danneggiate dal fuoco al fine di garantire l'inedificabilità dei terreni incendiati;

6) a chiedere al Governo:

a) un potenziamento dei mezzi aerei da adibire alla lotta contro il fuoco prevedendo nel contempo di dislocare almeno un Canadair permanentemente in una base aerea della Sardegna;

b) di riconvertire, per quanto possibile e compatibile, mezzi e uomini della Difesa a fini di protezione civile attraverso campi di addestramento stagionali e la disponibilità di mezzi aerei;

c) di istituire un fondo straordinario per l'emergenza;

d) di prevedere un inasprimento delle sanzioni amministrative e penali per gli incendiari;

e) di destinare alle Regioni più a rischio mezzi e personale statale a seguito del riordino del soppresso Ministero dell'agricoltura. (145)