Seduta n.215 del 26/07/2006 

CCXV Seduta

(Pomeridiana)

Mercoledì 26 luglio 2006

Presidenza del Presidente Secci

Indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 16 e 09.

ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 20 luglio 2006 (209), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pierangelo Masia, Stefano Pinna e Ignazio Paolo Pisu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di mercoledì 26 luglio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (R.C.). Signor Presidente, poiché alcuni Capigruppo sono impegnati in una riunione, chiedo una sospensione dei lavori.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta sino alle 16 e 40.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 10, viene ripresa alle ore 16 e 41.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Oscar - Corda - Corrias - Cucca - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Mattana - Meloni - Orrù - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.)

PRESIDENTE. Sono presenti 37 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta per 30 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 43, viene ripresa alle ore 17 e 12.)

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato n. 151-237/A "Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna" della proposta di legge Floris Mario, Cherchi Oscar: "Modifica all'articolo 13 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 (Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione) e successive modifiche (151) e del disegno di legge: "Norme in materia di bilancio e contabilità della Regione autonoma della

Sardegna" (237)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato della proposta di legge numero 151 e del disegno di legge numero 237.

La discussione prosegue con la votazione degli emendamenti all'articolo 2, a partire dall'emendamento numero 4. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu che decade in quanto assente.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 4.

PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione nominale. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto favorevole e per meglio esplicitare che il programma regionale di sviluppo rappresenta il primo tentativo di programmazione operativa, dato che cerca di istituire una connessione reale tra interventi di natura programmatica e spesa regionale. Questo significa, nella sostanza, che il programma regionale di sviluppo è il motore dell'intero processo, tanto che esso costituisce il termine di riferimento del sistema dei bilanci.

Quindi, il PRS definisce il sistema degli obiettivi che la Regione si propone, li traduce in strategie, individua le conseguenze politiche che valgono come direttive per i diversi piani e definisce nei progetti le azioni della Regione. In questo modo, quindi, si mette a disposizione del Consiglio uno strumento capace di avviare una programmazione certa e in sintonia con il mandato degli elettori, così come previsto al comma 3 proprio di questo emendamento. Io penso, pertanto, che questo disegno di legge, nella sostanza, rappresenti nuova linfa per questo Consiglio regionale e non certamente il funerale dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, colleghi, l'autonomia risale a "qualche" anno prima di questa legislatura: credo che risalga alla legge costituzionale numero 3 del 1948. E di programmazione dello sviluppo in Sardegna se n'è parlato giorni prima di oggi, sicuramente molto e sicuramente anche molto bene. Da Paolo Dettori a Pietrino Soddu, notevoli esponenti della politica regionale hanno svolto funzioni di governo di primo rilievo, si sono dedicati a programmare lo sviluppo di questa Regione con risultati che io ritengo complessivamente soddisfacenti, come può confermare chi ha conosciuto (io non sono uno di quelli) la Sardegna prima dei Piani di rinascita, prima degli interventi straordinari per il mezzogiorno, prima del '64, prima dell'azione di programmazione della Regione, di quelle risorse conquistate con le vertenze portate avanti dai lavoratori, dai contadini, dal popolo di Sardegna.

Disconoscere questo e datare ad oggi la coincidenza tra l'azione programmatrice del Consiglio regionale, del Governo regionale e la spesa regionale, mi sembra un atto di ingratitudine verso chi ci ha preceduto. Io ritengo che il programma regionale di sviluppo sia utile, mi adopererò perché decolli, con contenuti significativi di innovazione, pensando che questa è una specificazione di questo tempo e non è né la prima né la seconda e non sarà penso neppure l'ultima volta che in quest'Aula si parlerà di programmazione dello sviluppo dell'economia e della società sarda.

PRESIDENTE. Onorevole Uras ci dice anche come vota?

URAS (R.C.). L'ho già detto: a favore.

PRESIDENTE. Bene, siamo in votazione a scrutinio palese.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, volevo segnalarle che mi sono prenotato mentre il collega Uras concludeva il suo discorso.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io sono stato attentissimo!

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4 della Giunta con proposta di notifica avanzata dal consigliere Biancu durante la discussione.

(Segue votazione)

Prendo atto che i consiglieri Moro, Farigu e Capelli hanno votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Amadu - Biancareddu - Capelli - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Licandro - Lombardo - Milia - Moro - Petrini - Rassu - Sanjust.

Si sono astenuti i consiglieri: Atzeri - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 59

votanti 57

astenuti 2

maggioranza 29

favorevoli 42

contrari 15

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Emendamento aggiuntivo numero 20.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto a favore dell'emendamento numero 20. Stupisce l'atteggiamento di qualche collega al quale bastano dieci minuti di chiacchierata per convincerlo a riporre la spada nel fodero pur in assenza di qualsiasi modifica di questa legge.

Voglio comunque rispondere alle continue accuse che vengono rivolte alla minoranza nel suo complesso, a questa minoranza aziendalista, liberale, eccetera…

Certo, siamo liberali, con regole certe però, e siamo probabilmente anche aziendalisti, ma non nella pubblica amministrazione: fuori da qui, con le regole certe e con la libertà di fare azienda. In un'amministrazione trasformata in "aziendopoli" mi sembra peraltro quantomeno fuori luogo muovere adesso accuse alla minoranza. E se qualche rappresentante di queste forze politiche ha rappresentato, o ha portato avanti in maniera eccessiva i principi aziendali all'interno della coalizione, siamo sempre stati in grado di discuterlì, diversamente da voi, ma di discuterli nei fatti, con i voti, col voto in Aula, pagando anche per questo. Voi invece sapete soltanto urlare, urlare ai quattro venti demagogia, populismo, come confermate anche in questo caso, non accogliendo l'emendamento numero 20, che pur non condizionante nei tempi la Commissione, potrebbe servire per rendere ancor più cristallino e ancor più trasparente il percorso di approvazione delle schede riepilogative. Queste schede non sono solo schede di rappresentazione, ma lì si definiscono anche gli impegni finanziari.

Ovviamente - l'avete appena votato, io ero decisamente contrario - il Piano regionale di sviluppo deve essere in linea, in sintonia con il programma della coalizione di Governo. Ma se vengono suggerimenti dall'opposizione utili e necessari non in sintonia con quel programma, non siamo più in sintonia col Piano generale di sviluppo?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole a quest'emendamento che ha lo scopo di correggere il procedimento di approvazione del Programma regionale di sviluppo. Abbiamo già ricordato durante la discussione generale che la necessità dell'accelerazione delle procedure, dello snellimento e quindi di una maggiore efficacia dell'azione programmatoria non deve però portare ad una eccessiva riduzione del confronto preliminare e della verifica non solo successiva ma anche interna e concomitante agli atti di programmazione stessi.

Ecco, quest'emendamento che tende semplicemente a prevedere in legge un passaggio in Consiglio regionale per dar modo alla Commissione di esprimere un parere, noi crediamo che possa in qualche modo correggere l'impostazione di questo progetto di legge che tende invece a concentrare in capo alla Giunta tutte le azioni di programmazione senza un adeguato confronto con le forze politiche e senza un preventivo confronto con le parti sociali. Vi è infatti la totale mancanza di una previsione normativa di questi passaggi; poi è naturale che la Giunta sia libera ugualmente di confrontarsi con chi vuole, però la mancata di previsione rende questi passaggi facoltativi e non obbligatori. Con questo emendamento si cerca pertanto di sopperire almeno in parte a questa carenza, prevedendo un parere della Commissione consiliare competente. Chiediamo un ripensamento sull'opportunità dell'approvazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. L'onorevole La Spisa chiede la votazione nominale sull'emendamento numero 20.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 20.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Rassu ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Floris Mario - La Spisa - Licandro - Lombardo - Milia - Moro - Rassu - Sanciu - Sanjust.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.

Si sono astenuti i consiglieri: Atzeri - Farigu - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 57

votanti 54

astenuti 3

maggioranza 28

favorevoli 16

contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 13, con la modifica proposta oralmente dall'onorevole Licheri.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per concludere anche il ragionamento precedente che serve poi a motivare il mio voto contrario all'emendamento numero 13.

Io vorrei che l'Aula specificasse che ci sono piani di intervento finalizzati all'agricoltura, al turismo, all'industria, alla sanità, ai trasporti e a quant'altro. Non vedo perché si debba specificare in legge che il PRS è corredato solo da specifici piani di intervento finalizzati a contrastare l'elusione e l'evasione fiscale. Concettualmente posso essere d'accordo che ci debba essere un piano di intervento per limitare, contrastare l'evasione e l'elusione fiscale, assolutamente d'accordo nel merito, ma mi chiedo perché specifichiamo questo e non specifichiamo altro, perché non entriamo nel merito dell'agricoltura, dell'industria, del commercio, dell'artigianato, di quant'altro, cosa che tra l'altro la Giunta ha già fatto al paragrafo 1.2 del Dpef che è stato presentato.

Questo sì che è un modo strano di fare le leggi! E' un modo per incartocciarsi intorno a dei concetti che devono essere acquisiti, da chi governa, ovviamente, ma anche dall'Aula. Ma vogliamo veramente ingessare o mettere in discussione una legge soltanto per dare soddisfazione a un'enunciazione populistica e demagogica che non è più tale solo nel momento in cui si è convinti, ognuno per sé stesso, che queste azioni devono fare parte di una seria azione di governo? Ecco perché non condivido l'emendamento numero 13, ecco perché non capisco l'atteggiamento della Giunta su questo emendamento e ancor meno continuo a capire l'atteggiamento precostituito che la Giunta e questa maggioranza hanno nei confronti degli emendamenti della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente. Voterò a favore dell'emendamento numero 13 anche se francamente ritengo che la modifica proposta, in qualche modo cambi nella sostanza l'intendimento espresso dall'emendamento nella sua formulazione originale.

Ritengo come mio punto di vista, relativamente a quello che diceva l'onorevole Capelli testé, che esista in Sardegna un'emergenza sociale e il contrasto alle nuove e alle vecchie povertà rappresenti nel nostro sistema una vera e propria emergenza a cui dare immediato ristoro. Credo, quindi, che insieme a questo non si possa tralasciare un altro aspetto fondamentale che riguarda tutti: l'inclusione sociale. Esiste, anche se è noto a tutti, una proposta di legge di cui sono tra i firmatari, che attiene al reddito di cittadinanza, un problema che "La Rosa nel Pugno" ha posto a livello nazionale.

Se i proponenti lo ritengono, questo emendamento può essere votato per parti lasciando l'ultima, quella modificata, separata da quella che precede.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, la stesura originaria dell'emendamento può essere semplificata non svilendone il significato. Gli elementi che noi riteniamo significativi, cioè la finalizzazione delle entrate aggiuntive al sostegno delle "politiche regionali e locali per il lavoro, per il contrasto delle nuove e vecchie forme di povertà e per l'inclusione sociale", potrebbero essere meglio precisate introducendo i concetti di riequilibrio territoriale, di coesione e di inclusione sociale. Cosa diversa sono le politiche di sviluppo, che riguardano il Piano regionale di sviluppo nel suo complesso e che sarebbe molto strano che il Piano stesso non contenesse per definizione.

Il PRS ha bisogno di coperture finanziarie. E' di alcuni giorni fa il dato reso pubblico dall'Agenzia delle entrate che rivela che adesso, in Sardegna, l'evasione fiscale ha la stessa incidenza che ha nel resto dell'Italia sulle mancate entrate dello Stato e, quindi, essendo le entrate dello Stato quasi totalmente destinate al bilancio della Regione, almeno per quanto riguarda quelle derivanti dalle imposte sui redditi delle persone fisiche e giuridiche, la lotta all'evasione fiscale significa recupero di risorse per il bilancio regionale. Sarebbe gravissimo se il Piano regionale di sviluppo, che nasce con questi contenuti di novità, non ne tenesse conto. Tanto più che l'articolo 9 dello Statuto dà un indirizzo sui comportamenti che la Regione deve tenere. Quindi questa risulterebbe una sorta di norma di attuazione dello stesso Statuto, garantendo alla Regione un incremento di entrate che, prioritariamente non esclusivamente, sarebbero orientate proprio al riequilibrio territoriale, alla coesione e all'inclusione sociale, che ormai da molto tempo costituiscono le emergenze di questa Regione.

Noi riteniamo che su questa proposta nessuno possa essere contrario, né per vezzo né per capriccio, né per vendetta né per interesse di parte. Quindi, credo che tutti quanti noi potremo, tranquillamente, sostenere questa formulazione dell'emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Licheri, relatore di maggioranza.

LICHERI (R.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, intervengo per esprimere il parere della Commissione, perché non l'abbiamo fatto in precedenza. Noi avevamo accolto positivamente l'emendamento in quanto era stata accettata una modifica che aveva chiesto la Commissione. Adesso però mi ritrovo un nuovo testo, che è frutto di un'ulteriore mediazione intervenuta tra i presentatori dell'emendamento, i consiglieri e il Presidente.

Io, personalmente, non condivido né il metodo né la sostanza, ma per consentire uno svolgimento sereno del dibattito consiliare e un'ulteriore disponibilità al confronto, il parere della Commissione, è positivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, prendo la parola solo per capire se è successo qualcosa nelle ultime ventiquattr'ore, anzi meno, sedici ore! Perché avendo presieduto, per una serie di circostanze assolutamente sfavorevoli, la III Commissione durante l'esame degli emendamenti, pur non avendo svolto un gran lavoro, mi sono comunque premunito di appuntare il parere della Commissione, ma soprattutto il parere della Giunta. Ora capisco che le interlocuzioni antimeridiane, probabilmente seguite anche da interlocuzioni pomeridiane, possano aver portato ad un radicale stravolgimento delle posizioni, però, vero è, onorevole Licheri, - ma parlo a lei, perché mi ascolti l'Assessore, ovviamente! - che in quell'occasione io avevo appuntato non un no, ma due no!

Ieri, infatti, in Commissione, alle ore 20 e 22, l'Assessore aveva affermato che su questo emendamento non c'era assolutamente da discutere, punto e basta! Evidentemente sono intervenuti fatti nuovi, magari sarebbe opportuno che l'onorevole Uras ci comunicasse se ci sono anche altre questioni che poi salteranno fuori o in questa legge o in altre, perché, l'onorevole Uras, sta diventando estremamente capace: tutte le volte che prende la parola su una legge particolarmente importante, guarda caso, porta a casa sempre qualcosa! Tutti quanti, infatti, andiamo via da qui la sera soddisfatti, contenti, e diciamo: oggi ho lavorato, ho lavorato di più, ho lavorato di meno. No! L'onorevole Uras porta a casa sempre qualcosa in più. Ma questa storia non può continuare in eterno, eh no!

Questa volta, in aggiunta, c'è anche il parere favorevole del Capogruppo che, guarda caso, è anche relatore di maggioranza. Ieri il suo Capogruppo, nonché relatore di maggioranza (onorevole Uras, lo dico a lei, ma è risaputo da tutti) ha decisamente respinto quest'emendamento, d'accordo ovviamente con la maggioranza e con l'Assessore. Cos'è successo dalle 20 e 22 di ieri alle 17 e 44 di oggi? E' cambiato qualcosa? E' intervenuto il presidente Soru? Quando noi abbiamo chiesto, stamattina alle ore 13, di interrompere i lavori del Consiglio, perché avevamo bisogno di misurarci su un certo argomento, beh, questo era l'oggetto del contendere. E io ho fatto una scommessa, onorevole Uras, ho detto che la Giunta avrebbe accettato questo emendamento. Tutti quanti i colleghi mi hanno detto: "Non è assolutamente possibile". Io ho risposto: "Scommetto che questa è la chiave della questione. L'Onorevole Uras, anche questa sera, porterà a casa un risultato!".

Beh, insomma, onorevole Uras, ma quanto può durare questa storia? Non può durare all'infinito, ma non per noi, per rispetto verso i suoi colleghi, verso la sua maggioranza. Lei è abilissimo a fare questo tipo di ragionamento, però, non può andare avanti così! Non è assolutamente possibile! Questo induce noi che, in qualche maniera, potevamo essere…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Diana. Tra l'altro ha utilizzato, per mia imperizia, almeno 30 secondi in più, quindi la prego di concludere.

DIANA (A.N.). Perché lei è diventato anche cronometrista adesso?!

PRESIDENTE. No i cronometristi lo fanno altri. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

Bene, sono state avanzate due proposte, una, contenuta in un emendamento orale - e chiedo all'Aula se è accettata da tutti - che modifica la parte finale dell'emendamento. La seconda proposta è quella della collega Caligaris, di votazione per parti, e chiedo se la mantiene!

CALIGARIS (Gruppo Misto). Decade se si accetta la modifica!

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, metto in votazione l'emendamento con la modifica proposta. Pertanto l'ultimo periodo viene riformulato come segue: dopo le parole "politiche regionali e locali" le parole successive vengono sostituite con le seguenti: "di riequilibrio territoriale, di coesione e di inclusione sociale".

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo solo per dichiarare il voto a favore dell'emendamento, così come modificato oralmente dal relatore e per apprezzare l'atteggiamento avuto, di sintesi, del relatore della legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 13, con le modifiche proposte.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Licandro ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Artizzu - Cappai - Diana - Farigu - Licandro - Milia - Moro.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 50

votanti 50

maggioranza 26

favorevoli 43

contrari 7

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'emendamento numero 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 19, che tende ad inserire, nella norma, una procedura di consultazione preliminare, rispetto alla predisposizione del Programma regionale di sviluppo, consultazione preliminare che manca totalmente in questo testo. Noi insistiamo ancora, si sta commettendo un gravissimo errore nel semplificare, oltre ogni ragionevole misura, la procedura di predisposizione, di approvazione. Il Programma regionale di sviluppo non è semplicemente un atto che serve per individuare obiettivi e liberare o mettere in circolazione delle risorse finanziarie. E' lo strumento fondamentale di attuazione della politica regionale, certamente in coerenza con il programma elettorale che ha portato la coalizione vincente a convincere i cittadini della bontà delle proprie proposte, ma anche aperto ai contributi di tutti.

Non si può pensare, così come voi state facendo, ad un Programma regionale di sviluppo che costituisca semplicemente lo strumento di traduzione in atti di programmazione del programma col quale le forze politiche si sono presentate agli elettori. Il programma è un atto che si forma all'inizio della legislatura, ma raccogliendo tutte le osservazioni, le proposte, i contributi di idee, progettuali, di tutte le realtà presenti nel tessuto regionale. Ed è per questo che è necessario recuperare, quantomeno, una parte delle procedure di consultazione, che erano previsti nella vecchia legge sulla programmazione regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, perché anche il relatore si possa esprimere in maniera compiuta - ma mi sembra che abbia già espresso il parere negativo - la legge di riferimento è la numero 33 del 1975 e non la 3, come erroneamente indicato nell'emendamento. Se pertanto ha detto no all'emendamento, perché ha cercato le legge numero 3 de '75 e non l'ha trovata può rivedere la sua posizione. Adesso comunque gli è chiaro ed è chiaro anche ai colleghi di che cosa si tratta: è il richiamo alla concertazione che, appunto, è normata fin dal 1975, e che richiede la partecipazione delle parti economiche e sociali all'attività di programmazione, in questo caso al Piano regionale di sviluppo.

Con questo emendamento si certifica semplicemente che questa Giunta, questo Esecutivo e questo Consiglio scelgono, riconfermano la via della concertazione, che non può essere affidata, come si è visto in questi ultimi due anni, al buon senso del Presidente della Regione di turno. Sicuramente il collega Uras avrà già preso visione di quest'emendamento e magari, assentandosi dall'Aula, darà o negherà il suo assenso. Certo è che, nel caso quest'emendamento venisse rigettato, sarebbe chiara la posizione della Giunta, di questa maggioranza e del suo Presidente; sarebbe chiaro qual è il pensiero che segue l'azione, la mancata concertazione di questi anni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole sull'emendamento numero 19. Io posso capire che la maggioranza si chiuda a riccio, quando l'opposizione propone emendamenti soppressivi o stravolgenti le norme di indirizzo proposte dalla Giunta. Ma qui stiamo parlando di concertazione, non stiamo chiedendo di stravolgere le norme, stiamo dicendo che è necessario prevedere nel programma regionale di sviluppo un rapporto più coerente, legislativamente stabilito, con gli enti locali e con le parti sociali e con tutti quei soggetti che dovrebbero, io penso, costituire quella famosa Conferenza della programmazione regionale.

Mi dispiace che l'onorevole Uras, dopo aver raggiunto una posizione consolidata (come aveva detto un ragazzo che era partito per fare il servizio militare ed era diventato appuntato dei carabinieri) cioè raggiunto lo scopo, abbia lasciato l'Aula. L'onorevole Capelli, infatti, strumentalmente aveva fatto, in Commissione, riferimento ad una legge numero 3. Egli sapeva benissimo che il riferimento giusto era alla legge numero 33, ma voleva vedere se gli emendamenti presentati dall'opposizione venivano almeno esaminati, se la struttura del Centro regionale di programmazione o dell'assessorato del bilancio verificavano almeno il contenuto degli emendamenti. E invece niente! L'assessore, come ha visto la calligrafia, anzi il nome del primo firmatario, Capelli, non ha nemmeno esitato, no assolutamente bocciato…

(Interruzioni)

MARROCU (D.S.). Anche nella precedente legislatura gli emendamenti Cappai e Capelli venivano sempre bocciati.

DIANA (A.N.). Se si è sbagliato allora non per ciò si deve perseverare nello sbaglio, onorevole Marrocu. Volete perseverare? Benissimo… io dico solo che su una legge come questa, sul programma regionale di sviluppo, non normare, facendo riferimento ad una legge che ormai è una legge antica, che ha oltre trent'anni, è sbagliato. Quali sono le difficoltà? L'unica vostra difficoltà è che non riuscite ad accettare la benché minima proposta che arriva dalla opposizione o dalla minoranza, a seconda di come preferite chiamarla. Questo potrebbe indurre la minoranza…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Diana…

DIANA (A.N.). Ho concluso Presidente, sto invitando la maggioranza ad avere maggior rispetto della minoranza altrimenti questo provvedimento di legge starà quattro giorni in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, avevo deciso, come quasi è mia prassi quando si esaminano degli emendamenti, di non intervenire, perché nella mia breve esperienza mi sono reso conto che ogni volta che si deve discutere una legge, si recita a soggetto. Gli onorevoli Diana e Capelli hanno dimostrato che la maggioranza non prende neanche in considerazione gli emendamenti presentati dalla minoranza, che non va neanche a vedere di che cosa si tratta. Io allora domando alla stessa opposizione o allo stesso Consiglio: ma vi sembra che sia necessario interpretare questo recital tutte le volte che dobbiamo discutere in Aula una legge?

Io avrei cercato un altro sistema, perché è vero che ci sono i "furbetti di quartiere" che parlano con il Presidente e ottengono qualche cosa, ma questo mi disturba profondamente dal punto di vista intellettuale, perché non posso pensare che tra gli 85 presenti che stanno discutendo una legge che va in favore dei sardi ci siano quelli più fortunati e quelli meno fortunati. Secondo la mia esperienza, che penso sia anche condivisa da tutti, ogni qual volta si discute di qualche emendamento sembra che ciò che afferma una parte non possa essere accettato dall'altra o viceversa.

Ogni volta che andiamo a votare un emendamento guardiamo chi è il primo firmatario e sappiamo già qual è l'esito finale della votazione. Siamo persone adulte e non credo che questa perdita di tempo, questo recital, questo teatrino, che viene allestito in questa Aula possa aiutare ad avere una società sarda che viva meglio; io penso che tutto ciò possa essere fatto diversamente.

Ho detto nel mio intervento preannunciato in sede di discussione generale (perché mi occupo e parlerò solo ed esclusivamente della legge nel suo complesso, il resto è solo perdita di tempo) che c'è il manovratore, cioè il Presidente (non la Giunta, che non conta nulla; sono solo dei consulenti al soldo del Presidente) che dice: "lasciatemi lavorare, non voglio essere disturbato!".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole sull'emendamento numero 19 e per avere, se possibile, prima del voto, qualche chiarimento da parte di colleghi del centrosinistra.

Questo emendamento introduce all'interno di questa legge il principio della concertazione; tutto sommato è quasi atipico che venga presentato dal centrodestra, perché introduce un concetto che per cultura è assai più caro alla parte politica che voi rappresentate che non alla nostra; è possibile anzi dire che forse noi siamo arrivati grazie a voi a comprendere e in parte ad accettare il valore e il significato che queste procedure rivestono. Voi ci avete ricordato il valore e il significato delle procedure concertative durante la lunga discussione della scorsa settimana in Aula sulla legge di riforma sanitaria, dove avete introdotto, seguendo la vostra cultura, elementi di concertazione dappertutto, su qualunque argomento, su qualunque piccola o grande decisione che dovesse essere presa nell'ambito della sanità dal direttore generale delle AA.SS.LL..

Allora vi chiediamo: come è che "schizofrenicamente", una settimana dopo, sulla programmazione generale scompare il concetto della concertazione? E' un passo avanti o un passo in direzione diversa rispetto alle vostre posizioni tradizionali? La concertazione ha perso quel valore, quel significato, nella programmazione, che tante volte voi avete dichiarato di voler attribuire? Ve lo chiediamo perché rimanga come pietra miliare per le discussioni future che si svolgeranno in questa Aula. L'evoluzione culturale delle posizioni è sempre consentita, è sempre accetta, l'importante è che sia chiaro che da parte vostra c'è stato un superamento delle posizioni che per lungo tempo vi hanno caratterizzato, e che oggi voi riteniate che la programmazione in capo alla Giunta, in coerenza con il programma elettorale, sia una programmazione che ha già avuto sufficienti interlocutori, e che non sia più necessario attivare alcun procedimento di tipo concertativo.

E' una novità rispetto a posizioni, anche in quest'Aula, tante volte sentite, soprattutto dai banchi di centrosinistra. Se ne prenda atto, così non rimarrà un punto fermo per i ragionamenti che in futuro intraprenderemo su argomenti simili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, intervengo per affermare che siamo favorevoli all'emendamento numero 19; siamo stati firmatari di questo emendamento e non riusciamo veramente a capire perché dai banchi del centrosinistra non venga accolto quando ormai sembrava un fatto assolutamente pacifico. L'idea che noi ci stiamo facendo su questo disegno di legge è che non ci sia la volontà di apportare alcuna modifica, alcun miglioramento alla legge stessa e che praticamente, già da prima che arrivasse in Aula, la decisione fosse stata presa.

Noi crediamo che questo non sia un metodo corretto di confronto fra maggioranza e opposizione; riteniamo che l'Aula debba comunque continuare a svolgere il suo ruolo, e sbaglia la maggioranza quando pensa che comunque tutto ciò che si decide in quest'Aula debba essere prima concordato in altre sedi lasciando all'Assemblea la funzione di passacarte o poco più.

Noi crediamo che questo Consiglio regionale debba avere una dignità diversa, debba continuare a svolgere il suo ruolo. Così facendo, invece, noi impoveriamo sicuramente il ruolo importante di questa assise, e non contribuiamo certo a migliorare la legge.

Quando vengono proposti degli elementi migliorativi, come in questo caso, io credo che la maggioranza debba riflettere, la Giunta debba riflettere. Si tratta, del resto, di proposte dal contenuto quasi ovvio, perché un emendamento come questo non dice nulla di particolare, dice semplicemente che è indispensabile una maggiore concertazione. Rigettare anche questa proposta, credo che voglia dire commettere, come Consiglio, un errore gravissimo; un errore che non possiamo permetterci di fare.

PRESIDENTE. Per la Giunta, ha facoltà di parlare l'assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

PIGLIARU Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per sottolineare, oltre che ribadire, ciò che ho avuto occasione di sostenere ieri in quest'Aula.

Il fatto che non ci sia un riferimento esplicito in questo disegno di legge all'utilità della concertazione e di un'ampia consultazione, non significa assolutamente che questo Governo regionale sia intenzionato a sottovalutarne il ruolo. Stiamo soltanto facendo quello che è stato fatto esattamente con la legge numero 11 del 1983, nella quale non c'è alcun riferimento alla concertazione, ai metodi della concertazione e della consultazione.

E' impegno di questa Giunta effettuare in modo ampio, proporzionatamente più ampio che nel passato - dato che lo strumento di programmazione di cui parliamo è più importante di quelli che abbiamo discusso in passato - l'attività di concertazione e di consultazione; è un impegno che viene assunto qui esplicitamente benché credo debba essere considerato implicito.

Volevo inoltre aggiungere che la proposta di fare riferimento alla legge numero 33 del 1975, agli articoli della legge numero 33, ha certamente notevole bisogno di essere aggiornata. Nel frattempo, infatti, è stato costituito il Consiglio delle autonomie, esiste il CREL, e forse fra qualche giorno esisterà un documento di programmazione più complesso, così come credo siano cambiati, dal '75 ad oggi, la natura e gli scopi della consultazione e della concertazione. Sarebbe pertanto molto giusto, per offrire un vero contributo a questo tipo di fondamentale attività di confronto e di consulto, dare una attenta occhiata alla legge numero 33 e avanzare delle proposte di aggiornamento; questa mi sembra che sia la strada giusta per raggiungere il risultato auspicato.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Cachia - Capelli - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Farigu - Gallus - La Spisa - Ladu - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Calledda - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 61

votanti 61

maggioranza 31

favorevoli 20

contrari 41

(Il Consiglio non approva).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:

Art. 3

Progetti di intervento in attuazionedel Programma regionale di sviluppo

1. I progetti di intervento di cui al comma 2 dell'articolo 2 e al comma 3 dell'articolo 4, sono approvati con deliberazione della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di programmazione di concerto con gli Assessori interessati.

Emendamento aggiuntivo Uras - Pisu - Davoli

Articolo 3

L'articolo 3 è soppresso. (11)

Emendamento soppressivo parziale Vargiu - Diana - La Spisa - Capelli - Ladu - Floris

Articolo 3

Al comma 1 dell'articolo 3 le parole "e al comma 3 dell'articolo 4" sono soppresse. (22).)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessoredella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Vorrei presentare un emendamento orale all'articolo 3. Propongo che sia sostituito il periodo dopo le parole "dell'Assessore competente" con il seguente: "d'intesa con l'Assessore della programmazione che riferisce in merito al loro inquadramento strategico entro il PRS".

PRESIDENTE. Il testo dell'articolo 3 proposto diventerebbe, quindi: "I progetti di intervento di cui al comma 2 dell'articolo 2 e al comma 3 dell'articolo 4, sono approvati con deliberazione della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore competente d'intesa con l'Assessore della programmazione che riferisce in merito al loro inquadramento strategico entro il PRS".

E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, questa mattina abbiamo sentito un brillante intervento del professor Paolo Maninchedda, consigliere regionale dello schieramento di centrosinistra, sui temi della conoscenza. Il professor Maninchedda ha anche, poi, toccato altri temi: i temi del riequilibrio dei rapporti, i temi correlati ai rapporti tra premierato e poteri della minoranza, chance della minoranza, i temi correlati ai rapporti che sussistono nella Regione Sardegna in conseguenza della nuova attribuzione di poteri al Presidente della Regione e al Consiglio, entrambi frutto della volontà popolare. Ma, quando ha toccato i temi della conoscenza, ai quali peraltro non sono estranei i temi dell'equilibrio dei poteri, ha sottolineato un argomento che mi sembra che in Aula sia passato lieve, come dice il titolo di un romanzo di Atzeni, e cioè che non abbia toccato le coscienze né abbia toccato il sentimento, il ragionamento, né della Giunta né del Consiglio. Eppure, il professor Maninchedda ha posto un problema importante, cioè ha posto il problema della difficoltà di operare in qualunque campio senza conoscenza.

Quando il Consiglio regionale deve approvare una legge, se i consiglieri non sono messi in condizione di essere parte attiva nella stesura della stessa, cioè se non hanno le informazioni, se non hanno le competenze tecniche, se non dispongono della rassegna legislativa delle altre regioni in cui si è comunque legiferato su argomenti simili, beh, è difficilissimo che, di fronte a un disegno di legge della Giunta, che dovrebbe avere gli strumenti per effettuare questi studi, il Consiglio possa in qualche misura svolgere la sua parte, cioè essere un interlocutore intelligente che contrappone (se vuol contrapporre) un proprio progetto, o comunque (come è normale nei rapporti tra maggioranza e Giunta), pone in essere un'attività dialettica con la Giunta finalizzata al miglioramento del progetto in esame in Aula. Insomma, io credo che sia difficilissimo sostenere che il ragionamento di Maninchedda presentasse qualche sbavatura. Ragionamento che si è sentito altre volte in quest'Aula, che anche il sottoscritto ha sviluppato sia in Aula che in Commissione, un ragionamento importante che si lega a quell'altro che pure abbiamo svolto e che, ugualmente, è frutto della necessità di un maggiore garantismo nel legiferare, e cioè il ragionamento per cui, comunque, è necessario avere in mano il testo dei progetti di legge un po' prima che si discutano in Aula.

Se noi infatti prendiamo in mano il testo definitivo di un progetto di legge 20 minuti, un'ora, mezz'ora prima dell'inizio della discussione in Aula, beh, è difficilissimo che si possa offrire un contributo propositivo di livello; è ciò che probabilmente succederà anche per quanto riguarda il testo del progetto di legge sull'agricoltura, che fino a poco fa non era ancora disponibile, non era ancora nella disponibilità dei singoli consiglieri. Quindi, è un problema importante anche questo. Sono problemi a cui poi la nostra attività di legislatori è sottoposta in ogni momento, in ogni attimo.

Allora, in questa ottica rientra anche le considerazioni che, se i provvedimenti non arrivano sufficientemente istruiti, poi il percorso d'Aula diventa estremamente difficile, e il Consiglio, come purtroppo accade spesso, finisce per essere chiamato a riprendere in mano, dopo un mese, dopo due mesi, provvedimenti appena licenziati, in quanto in parte incongruenti rispetto alla volontà politica del Consiglio. E' successo con la legge di tutela dei diritti della persona, ve lo ricordate tutti, e probabilmente è successo anche con la legge sul commercio, considerato che siamo stati invitati a una riflessione per verificare se, in questa tornata, sia possibile portare in Aula un piccolo provvedimento di correzione.

Ma perché succede questo? Beh, insomma, è evidente, succede perché tutto ciò che è legato all'estemporaneità, tutto ciò che è privo della luce della conoscenza di cui parlava il collega Maninchedda, tutto ciò che viene fatto nell'incalzare veloce del tempo, è sempre suscettibile di rivisitazione. Oltretutto la nostra attività di consiglieri regionali non si esaurisce nell'impegno da legislatore, c'è anche l'impegno del recepimento delle istanze che arrivano dal territorio. Si scrivono interrogazioni, si scrivono mozioni, si scrivono interpellanze, si incontrano parti sociali; è un'attività comunque complessa che non può essere compiutamente svolta se il lavoro in Consiglio prosegue dalle 10 del mattino alle 9 di sera, con magari un'appendice in Commissione. Questo comporta che la nostra attività di legislatori corra il rischio di presentare delle lacune importanti che, poi, vengono come nodi al pettine puntualmente, al momento in cui ci si trova di fronte al problema.

Allora, io credo che sia del tutto incongruo che si alzi in Aula l'Assessore della programmazione, e cioè colui che è il padre della legge, e che proponga un articolo 3 completamente diverso da quello che è arrivato in Aula; non solo, ma anche completamente diverso da quello che noi conosciamo attraverso gli emendamenti depositati entro i termini di ieri sera.

Assessore, quando io ieri ho chiesto una sospensione dei lavori per un paio d'ore, per consentire al Consiglio e alla Giunta di presentare degli emendamenti, avevo in mente la possibilità che, nella fretta e nella corsa, qualche parte di questa legge non fosse perfetta e, quindi, che ci fosse la necessità di fermarsi un attimo e di effettuare un'ultima verifica. Non dico di essere stato irriso da molti colleghi della minoranza, dico che la richiesta che io ho formulato, ha fatto sorridere, e che molti colleghi sono venuti a dirmi: "Ma ormai la legge è fatta, è quasi perfetta; è un capolavoro, come un mosaico di Nora, dove le tessere sono inserite al punto giusto, componendo un quadro che è da incorniciare per la sua bellezza d'insieme, ma anche per la per la sua perfezione nel dettaglio. Insomma, adesso arriviamo in Aula, e lei Assessore si alza e ci dice che l'articolo 3 va riscritto, con un emendamento orale! Fosse la prima volta che quest'Aula legifera sulla base di emendamenti verbali…

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo è, lo è.

VARGIU (Riformatori Sardi). …noi diremmo: "Si è verificato un caso straordinario ed eccezionale, comprendiamo e abbiamo simpatia istintiva nei confronti dell'azione dell'Assessore, non abbiamo niente da eccepire, una volta nella vita succede". Ma di emendamenti verbali, solo a questa legge, soltanto stamattina dal collega Biancu, tanto per citarne uno, ne vengono presentati ogni piè sospinto. E allora, insomma, ve la siete guardata questa legge? Ve la siete studiata? Gli emendamenti che avete presentato, avete avuto il tempo di scriverli? Perché, se non avete avuto il tempo, sospendiamo la seduta, rimandiamo la legge in Commissione, ve la controllate bene, ce la controlliamo bene, dopodiché la riscriviamo, la riscrivete anzi, perché la responsabilità di Governo è sostanzialmente in capo a voi, e cercate almeno di essere d'accordo su quello che voi stessi avete scritto. Non è possibile che veniate in Aula e non siate d'accordo nemmeno con voi stessi.

E mentre ieri avete sorriso per la richiesta di avere un po' di tempo per valutare se fosse tutto a posto, se servisse ancora qualche emendamento per modificare aspetti di dettaglio, oggi invece presentate su ogni articolo emendamenti verbali. Mah, io non credo che questo sia un buon modo di approvare le leggi, non credo, non sono sicuro… Ovviamente ho capito il senso di quello che l'assessore Pigliaru propone all'Aula; probabilmente ciò che l'assessore propone è intriso di buon senso. Però, se è intriso di buon senso, come mai non vi è venuto in mente prima? Avete avuto tutto il tempo per presentare emendamenti, avete sorriso, addirittura, quando vi è stato chiesto se avevate bisogno ancora di tempo. E allora? Cosa sta succedendo?

Ma dobbiamo andare avanti così? Dobbiamo portare in Aula di corsa leggi che voi in presa diretta riemendate, non soltanto attraverso gli emendamenti che depositate, ma anche verbalmente nel momento in cui vengono discussi gli articoli. Io credo che questo non sia un buon modo di procedere, credo che questo sia un modo di incrinare, non solo i rapporti fiduciari tra maggioranza e minoranza, ma anche i rapporti fiduciari tra il Consiglio e chi sta fuori dal Consiglio. Se la gente fuori sapesse che stiamo legiferando in questo modo, non potrebbe essere sicura della volontà dell'azione legislativa, neanche quelli che la pensano come voi. Quindi, colleghi, cerchiamo di mettere un freno a questo modo di fare, perché questo modo di fare non aiuta nei rapporti interni consiliari, non nobilita in nessun modo il Consiglio, e, a mio avviso, non ci fa approvare neppure buone leggi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, "in camminu s'acconza barriu". E' così, purtroppo: la necessità degli emendamenti orali è dovuta ad interlocuzioni nella maggioranza che non sono avvenute nelle sedi e nei luoghi opportuni. Si pensava che l'accordo con la maggioranza, potesse essere raggiunto almeno in Commissione e quindi, così come noi abbiamo avuto poco tempo per presentare gli emendamenti, poco tempo avrà avuto anche la maggioranza e la Giunta. C'è però una differenza: la maggioranza e la Giunta dispongono di un supporto tecnico certamente molto più rilevante di quello di cui dispone la minoranza e, pertanto, non si capisce da dove discenda la necessità di emendamenti orali. Gli emendamenti orali nascono nel momento in cui, probabilmente, la maggioranza, o una parte di essa, prende coscienza del contenuto del disegno di legge e si accorge di non condividerlo.

L'onorevole Maninchedda - passo ad un altro argomento - mi ha accusato l'altra settimana di essere uno che gioca di rimessa; io voglio fare presente che non ho mai giocato di rimessa in vita mia. Qualche volta forse ho sbattuto il muso contro qualche porta, ma non ho mai giocato di rimessa, sono sempre stato un attaccante, pur non avendo mai giocato al calcio. Sono sempre stato un attaccante, per natura. Ora, l'onorevole Maninchedda che invece accusa altri di essere giocatori di rimessa, di fatto, ha preso la parola stamattina, pensando di fare la sua bella figura, e poi è scappato. E ci ha parlato, e ci ha enunciato un principio che è quello della conoscenza.

Io sfido l'onorevole Maninchedda a trovare un modo per individuare all'interno di questo disegno di legge qualcosa che ci illumini, che ci dia conoscenza. Ho invitato stamattina lui e i vostri illustri colleghi della maggioranza a guardare con attenzione l'emendamento numero 38 che invia un segnale di come avviene la conoscenza. Non è la Bibbia, non è il Vangelo, però nell'emendamento numero 38 noi ci siamo fatti carico di dire: "Beh, quando arriva un provvedimento di legge in Aula vogliamo conoscere almeno queste cose fondamentali?" Strategie, indirizzi, da dove arrivano le risorse, la parte che fa capo…

BIANCU (La Margherita-D.L.). C'è la legge!

DIANA (A.N.). Sì, sì, c'è la legge, onorevole Biancu. Deve essere scritto in questa legge, non in quella legge…

BIANCU (La Margherita-D.L.). E' scritto in questa legge!

DIANA (A.N.). …in questa legge deve essere scritto. Guardate, per esempio, l'articolo 3, "Progetti di intervento in attuazione del programma regionale". Il titolo è tutto un programma! Questo articolo 3 è scarno, certo, sono cinque righe, sei righe, sembrerebbe non dire niente, sembrerebbe non modificare nulla, però il contenuto del programma regionale di sviluppo è lì. I progetti non passano più in Consiglio regionale, i piani di attuazione e spesa non vengono chiamati così. Se ci sarà una legge, tornerà in Consiglio, ma se non ci sarà una legge non ci tornerà più! E allora, la modifica che oralmente ha proposto l'Assessore, e che bene ha fatto l'onorevole Vargiu a sottolineare, è la conseguenza di una prassi; l'emendamento orale, infatti, è diventato la prassi. Potremmo, d'ora in avanti, non presentare emendamenti scritti e presentare singolarmente tutti gli emendamenti orali che vogliamo, perché finisce così.

Io personalmente, Assessore, non ho capito la ratio di quell'emendamento; anche perché non ci è stato consegnato il testo scritto. Io credo che almeno questo dovrebbe essere fatto, perché mentre lei lo ha discusso con la sua maggioranza noi non possiamo sapere a che cosa miri. L'opposizione di che cosa si deve far carico? Di capire quali sono le interlocuzioni tra la maggioranza e la Giunta? Tra la maggioranza e il Presidente? Tra l'onorevole Uras e il Presidente? E' questo che dobbiamo capire? Non lo dobbiamo capire noi! Quanto meno, Presidente del Consiglio facente funzioni, neopresidente eletto...

PIRISI (D.S.). E' in carica!

DIANA (A.N.). ... sì, è in carica. Come Vicepresidente sta svolgendo le funzioni di Presidente, e quindi fa le funzioni di Presidente. Credo di non essere offensivo, non è assolutamente un'offesa ma se tale fosse chiedo scusa al Presidente.

PRESIDENTE. Per fortuna non stavo seguendo, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Chiedo, comunque, Presidente, che venga consegnato all'Aula il testo scritto dell'emendamento orale proposto dalla Giunta. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana, stiamo provvedendo.

Prima di concedere la parola all'onorevole Capelli, che si è iscritto, voglio ricordare a tutti i colleghi che però è previsto dal Regolamento che chi intende parlare sull'articolo e sugli emendamenti si iscriva durante l'intervento del primo oratore. Siccome i colleghi stanno continuando a iscriversi su per intervenire su questo articolo, considerata anche la mia inesperienza, per questo articolo si continuano ad accettare le iscrizioni, dal prossimo articolo applichiamo il Regolamento così come è previsto

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Inizi da questo!

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è questo proprio uno strano modo di fare leggi, è uno strano modo di presentarle, è uno strano modo di emendarle. Allora, io dichiaro fin da ora che sono contrario all'emendamento orale, non per il metodo ma semplicemente perché condivido molto di più il testo originario in quanto precisa molto meglio, rispetto all'emendamento orale, le funzioni e il concerto richiesto da parte dell'Assessore alla programmazione, competente in materia. Tant'è che dell'emendamento orale ho difficoltà - per mio difetto sicuramente - a comprendere la ratio. Inoltre, fa specie che si discuta degli articoli e degli emendamenti e in anteprima si discuta dell'emendamento orale. Noi siamo in fase di discussione dell'articolo e degli emendamenti presentati, poi nel caso si discuterà di eventuali emendamenti orali che stanno diventando una prassi, purtroppo.

Io ho meno esperienza del presidente Secci, però mi sembra di ricordare che l'emendamento orale era generalmente un emendamento di sintesi, di discussione e di specificazione; insomma costituiva, pur nella mia breve esperienza, un evento. Nella nuova formulazione dell'emendamento non riesco a capire come, per esempio, nella presentazione del piano di intervento, contro l'evasione e l'elusione, l'Assessore competente in materia, quello della programmazione, possa esprimere un giudizio di congruità per il piano regionale di sviluppo all'Assessore alla programmazione. Magari cambia un attimo sedia, perché la competenza è uguale, è sempre dell'Assessorato della programmazione. Così come non riesco a comprendere alcuni interventi, alcune specificazioni, di colleghi, verificatesi nel corso della mattinata. Proprio in questo caso, la conoscenza, il far bene una legge... Certo, non abbiamo strumenti in Consiglio, tutti condividiamo che dovremmo dotarci di un centro studi adeguato, di personale numericamente e qualitativamente sufficiente, ma questo non ci deve assolutamente esimere dal conoscere e dal parlare, per quanto possibile, per quanto di nostra competenza, con cognizione di causa, dal dare suggerimenti che siano riferiti a leggi attuali, precedenti o quant'altro, avvalendoci anche della collaborazione dei funzionari del Consiglio.

Noi dobbiamo intervenire per migliorare le leggi, per fornire quei suggerimenti utili affinché una legge sia, oltre che non censurabile sotto il profilo giuridico, ricca di buon senso, cercando di sopperire, per quanto possibile ma con grande impegno, alle carenze strutturali di cui soffriamo. Perciò è sempre il momento giusto il momento per discutere della necessità di approvare provvedimenti di legge, norme, regolamenti, con senso compiuto, con grande senso di responsabilità e con conoscenza. Questo, per chi non lo sapesse, costa tanta fatica, considerate le tante critiche di cui nostro ruolo è oggetto, ma è necessario sopperire alle carenze organizzative presenti nel Consiglio regionale.

Approfitto comunque dell'intervento per illustrare anche gli altri emendamenti. Non sono favorevole alla soppressione di questo articolo, così come proposta dall'emendamento numero 11, e credo di aver spiegato anche il perché. Mi sembra infatti più che corretto, rispetto alla proposta della Giunta nell'articolo originale, che quanto meno ci sia il concerto dell'Assessore competente in materia. Se l'Assessore dell'agricoltura propone il piano di intervento mi sembra sia più corretto che ci sia il concerto dell'Assessore della programmazione che è garante e responsabile dei piani regionali di sviluppo. Questo non era previsto nel testo originario; è stato inserito in Commissione. Prima si diceva solo che la Giunta, su proposta dell'Assessore della programmazione, adotta i piani di intervento, senza richiamare neanche il concerto con gli Assessori competenti.

Sicuramente non per tutti è molto importante quello che sto dicendo, pensavo però che potesse quanto meno richiamare l'attenzione dell'Assessore della programmazione; comunque io parlo perché rimanga agli atti. Poi c'è l'emendamento numero 22, che mira a cancellare il riferimento al comma 3 dell'articolo 4. Perché lo si vuole cancellare? Perché anche il comma 3 dell'articolo 4 è espressione della volontà di estromettere il Consiglio. Recita infatti detto comma che "con apposito allegato tecnico al DAPEF, non soggetto ad approvazione consiliare, è data rappresentazione dell'aggiornamento delle schede riepilogative di cui al comma 2 dell'articolo 2". Perciò nel caso qualcuno avesse il dubbio che ci fosse una sorta di passaggio in Consiglio, di approvazione dell'allegato tecnico del DAPEF e quindi dell'allegato tecnico che si richiama anche nei progetti di intervento, adesso appare chiaro che il Consiglio non entra nel merito, proprio grazie a quel pessimo richiamo ("non soggetto ad approvazione consiliare") che abbiamo fortunatamente cancellato negli articoli precedenti.

E allora, se nei precedenti articoli abbiamo ritenuto opportuno cancellarlo, dobbiamo cancellarlo anche in questo. Perciò che sia questo il testo proposto o che sia accettato dall'Aula l'emendamento orale che comunque non cancella il riferimento, in ogni caso deve essere preso in considerazione l'emendamento proposto che tende ad eliminare dal testo la frase "al comma 3 dell'articolo 4".

Detto questo, visto che non siete stati sensibili alla concertazione, visto che amate parlare in maniera populistica delle nuove povertà, delle grandi situazioni di imbarazzo sociale, economico, che vive la nostra regione... (ne ha parlato anche la collega Caligaris, con qualche eccesso a mio avviso) perché non riconoscete che anche gli atti che state ponendo in essere stanno contribuendo a creare nuove povertà? I dati forniti dall'ISTAT, infatti, vanno letti interamente. Vanno letti i dati ISTAT sulle nuove povertà, sulla disoccupazione, sul potere d'acquisto che diminuisce ulteriormente e possiamo anche leggerli in comparazione con altre regioni. Non basta emanare proclami e farsi paladini della difesa della nuova povertà: voi state, di fatto, creando nuove povertà con le vostre azioni, nuove povertà, ahimé, anche di tipo intellettuale, visto che i riferimenti sono sempre gli stessi, e le enunciazioni sono sempre le stesse, le azioni, purtroppo, stanno sicuramente portando verso una regressione.

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che sono stato cattivo profeta perché ho annunciato che avrei applicato dal prossimo articolo il Regolamento e ho ottenuto la moltiplicazione degli interventi; non voleva essere questo naturalmente un invito a continuare a iscriversi a parlare sull'articolo. Comunque ho detto che avrei applicato il Regolamento dal prossimo articolo, pertanto continuiamo.

E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, io sono uno di coloro che si sono iscritti nei tempi previsti dal Regolamento...

PRESIDENTE. Sino a Dedoni sono tutti iscritti nei termini.

URAS (R.C.). ...e mi sono iscritto per due ragioni fondamentali. Intanto perché voglio dare ragione all'onorevole Capelli e quindi ritirare l'emendamento numero 11 che ho presentato…

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue URAS.) ...accogliendo l'invito di considerare - con riferimento alle modifiche all'articolo 3, ma soprattutto, con riferimento alle modifiche intervenute nel comma 2 dell'articolo 2 - non totalmente superate le eccezioni che avevo sollevato ma rinviate al momento in cui ci troveremo di fronte alla nuova situazione della programmazione regionale. In quell'occasione saremo costretti a valutare che cosa di fatto sia l'allegato tecnico che contiene gli interventi attuativi previsti nell'ambito del piano regionale di sviluppo, con riferimento in modo specifico ai contenuti delle schede riepilogative relative ai risultati attesi, alle risorse necessarie e all'individuazione delle fonti di finanziamento ai soggetti responsabili dell'attuazione degli stessi interventi. Ogni atto che viene prodotto dall'amministrazione è infatti un atto che ha una sua rilevanza giuridica, e comprenderne la rilevanza, forse, non è di questo momento, ma di un momento successivo, ed esattamente quando ci appresteremo ad esaminare il primo Piano regionale di sviluppo, ai sensi delle disposizioni di legge che stiamo esaminando e che ci proponiamo di approvare.

Ciò detto sono stato sollecitato a prendere la parola anche dall'intervento pronunciato stamattina dall'onorevole Maninchedda, e questo pomeriggio dall'onorevole Vargiu, che richiamano l'attenzione dell'Aula sulla debolezza delle strutture del Consiglio nel rispondere ai bisogni, di ciascuno dei consiglieri e dell'Aula nel suo complesso, in ordine alla funzione legislativa (cioè come facciamo le leggi, come siamo assistiti nel fare questo e in che modo possiamo ricavare i dati necessari perché i nostri interventi siano puntuali ecc.). Vi è poi il problema della disparità che esiste tra gli strumenti in possesso della minoranza e quelli in possesso del Governo, e anche della maggioranza.

Poi bisognerebbe vedere quale maggioranza: la maggioranza che esercita le funzioni prime di responsabilità politica, oppure la maggioranza nel suo complesso, di questo o di quel partito, che eventualmente in quanto più strutturato, avendo ricevuto un maggior consenso e quindi avendo anche un quadro dirigente più qualificato e una rappresentanza istituzionale più vasta, può affrontare con più strumenti rispetto a quei partiti che, invece, hanno una consistenza decisamente inferiore? Poi - è vero - c'è l'esperienza personale di ciascun consigliere, che si porta dietro il bagaglio di conoscenze dell'attività professionale svolta, quindi anche conoscenze dirette, competenze specifiche. Io però credo che la funzione legislativa non debba essere affidata alle qualità personali o di gruppo, che la funzione che noi dobbiamo esercitare, per esercitarla nel modo più adeguato, la dobbiamo esercitare avendo strumenti che sono posti a disposizione dall'istituzione, e quindi dal Consiglio regionale.

Io faccio il questore di questo Consiglio regionale, sono uno di coloro che ha una competenza amministrativa, e ritengo che su questo problema sia necessario ragionare, nelle sedi opportune, nell'Ufficio di presidenza, nel collegio dei questori per quanto di competenza, e anche in sede di Giunta per il Regolamento. E' opportuno che vada recuperato anche lo scarto di capacità di analisi e di realizzazione che esiste tra la Giunta regionale e il Consiglio regionale, il quale Consiglio non ha solo la funzione di approvare leggi, ma anche quella di controllare l'operatività dell'Esecutivo. Noi lo facciamo ogni tanto con interrogazioni, interpellanze, mozioni, con i dibattiti in Aula.

Io ho presentato un'interrogazione circa un anno e mezzo fa, l'ho reiterata ed è diventata un'interpellanza. Si sarebbe dovuta discutere in Commissione ma non è mai stata discussa. Era indirizzata agli Assessori del lavoro e dell'industria; l'Assessore del lavoro non mi ha risposto. E' un'interrogazione che avevamo presentato come Gruppo della Rifondazione Comunista, firmatari tutti i componenti del Gruppo. Tutti i componenti onorevole Diana, perché quelle cose che riusciamo a conquistare per il popolo sardo, soprattutto per quello più emarginato, le otteniamo combattendo con i denti e con le unghie, e facendo ciò che secondo noi dovrebbe essere nella normalità dell'iniziativa politica della maggioranza; non dovrebbe rappresentare l'eccezione, non si dovrebbe "digerire", ma dovrebbe essere il pasto quotidiano, quello che noi vogliamo! E invece è il frutto di battaglie - e in questo lei ha perfettamente ragione - battaglie che bisogna condurre e che qualche volta ottengono un risultato.

In questa maggioranza così ampia, di 50 e più consiglieri regionali, non tutti (come del resto in tutti gli schieramenti, anche nel vostro) hanno infatti lo stesso modo di pensare. E dobbiamo abituarci sempre di più a pensare ad un Consiglio regionale che non è chiamato semplicemente ad eseguire le disposizione di chi comanda lo schieramento politico, ma che esercita la funzione attraverso anche ogni singolo consigliere, così come stabilito dalla Costituzione, dallo Statuto speciale, così come è nelle leggi, così come succede quando ci presentiamo all'elettore. Ciascuno di noi si presenta anche con la propria faccia, raccoglie le preferenze.

Anche per essere eletti all'interno del proprio partito, onorevole Diana, si devono prendere più preferenze di altri. E quindi il consigliere deve esprimere una soggettività che non è solo politicamente riconosciuta, ma è giuridicamente rilevante. Bisogna pertanto anche abituarsi a questo: ad avere, cioè, un Consiglio che sa parlare. Io posso parlare con l'onorevole Vargiu e concordare con lui su alcune posizioni, anche se sono posizioni che non sono condivise dall'onorevole Davoli, o dall'onorevole Maninchedda, che sono miei compagni di partito, oppure miei compagni o colleghi di maggioranza. E allora questo Consiglio deve fare questo sforzo, attrezzandosi per consentire a ciascun consigliere l'esercizio effettivo della sua funzione. Quando un consigliere presenta le proposte di legge, quando presenta le mozioni e le interrogazioni, non deve ricevere risposte del tipo "è competenza dello Stato rivolgiti ad un altro", come ha risposto l'Assessore dell'industria per la "488", ma deve sforzarsi di dire: ti aiuto a trovare, a monitorare l'effettiva realizzazione nell'ambito del territorio regionale di quell'intervento pubblico di incentivazione industriale, perché è nell'interesse generale di tutti noi che…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, effettivamente l'onorevole Capelli faceva bene a sorridere sull'inesperienza del Presidente che la precedeva, perché, al di là della cortesia, della disponibilità manifestata nell'accettazione delle iscrizioni a parlare dopo il primo intervento, credo che sia un profondo conoscitore del Regolamento consiliare.

All'articolo 77 il comma due bis infatti recita "il Presidente può autorizzare l'iscrizione oltre il primo intervento qualora nel corso della discussione emergano nuovi argomenti che modifichino gli ambiti della discussione stessa". Non credo che ci sia molto da commentare, considerato che l'Assessore della programmazione ha ritenuto opportuno presentare nella seduta pomeridiana un argomento nuovo, modificando sostanzialmente l'articolo in discussione. Non vorrei però sfuggire, non vorrei sfuggire neanche ad un esame dell'emendamento presentato, che modifica sostanzialmente il disposto del disegno di legge, dove sembra che l'Assessore della programmazione intenda recuperare a sé quel ruolo che gli viene sistematicamente messo in discussione nella diaspora predisposizionale dei piani attuativi previsti nell'articolo 3 medesimo.

Ora io potrei leggere in questo articolo e nel comma due dell'articolo 2, la volontà, da parte dell'Esecutivo e della stessa maggioranza, di voler inserire una sorta di PEG di piano esecutivo di gestione, previsto negli altri enti locali. Ma se così è, io pregherei di farlo in maniera esplicita, e in tal caso sì, sarebbe di tutta pertinenza della Giunta.

Prima si parlava di responsabilità di attuazione da parte del titolare; ma del titolare chi? Del titolare che dovrebbe essere l'Assessore competente! Ma ciò non è possibile perché esiste la legge numero 31, esiste la legge numero 1, esiste la separazione tra ambito politico e ambito di gestione. Dovremo pertanto andare a fondo e arrivare al nocciolo delle questioni, che sono quelle che, da una parte l'onorevole Maninchedda stamane, dall'altra altri consiglieri, come l'onorevole Uras poc'anzi, hanno richiamato. Essi dicevano: "Attenzione, lì a monte" - lo dicevo anche io, peraltro, nel mio intervento introduttivo di ieri - "ci sono delle problematiche che riguardano la formazione delle leggi. Se non si ha contezza di ciò che si vuole realizzare, se non si ha il convincimento di voler creare un'architettura istituzionale adeguata alle proprie idealità, poi si fanno dei pasticci che rendono necessaria la presentazione di emendamenti orali o un nuovo esame delle leggi una volta approvate".

Probabilmente qui ha perfettamente ragione il mio Presidente di Gruppo, l'onorevole Vargiu, il quale afferma che manca a quest'Aula una comunicazione con l'esterno, perché se la gente sapesse come vengano approvate le leggi ("a cottimo", dico io) Dio solo sa che cosa penserebbe. Il tempo dovrebbe essere dedicato tutto per far sì che la legge venga approvata nel modo più ponderato e razionale.

Ma qui ci troviamo nelle condizioni di dover approvare in due giorni una certa legge, perché poi dobbiamo lavorare su un'altra, altrimenti non si nota la capacità di lavoro del Consiglio. Ma è ridicolo! E' ridicolo! E chi lo afferma contraddice se stesso e questa Aula. Ma pensate alle contraddizioni sociali che state scatenando all'esterno di quest'Aula! Ora io credo che bisognerà riprendere veramente cognizione delle iniziative che ciascuna parte è libera di porre; certamente dovrebbero far riflettere molto di più coloro che hanno una maggiore responsabilità, coloro che hanno la responsabilità del Governo e della maggioranza; dovrebbero avere più sensibilità.

Io non credo che si possano approvare delle leggi in tempi strettissimi e ridottissimi. Se la stampa rendesse pubblico che spesso le leggi che voi approvate devono essere riportate all'interno dell'Aula per essere modificate perché già in origine non erano rispondenti ai vostri intendimenti; se rendesse pubblico che, sistematicamente, modificate i vostri stessi disegni di legge con emendamenti scritti e, ancor di più, con emendamenti orali, io credo che qualcuno rifletterebbe molto sulla vostra capacità di governare e di legiferare speditamente. E credo che esigerebbe, da quest'Aula e dai singoli consiglieri, maggiore professionalità, capacità e attività, al di là delle carenze che esistono, che sono state denunciate in più di una circostanza e per le quali, probabilmente, dovrebbero essere cercate soluzioni diverse ed articolate.

Ma quello che a volte mi spaventa è che, in seguito a questa situazione, caro Presidente, spesso e volentieri si sente qualcuno dire: "Quest'Aula è improduttiva", pensando di sollevarsi ghermendo quest'Aula o questo sistema. Attenzione, riconosciamo dignità a quest'Aula autonomistica, a quello che dovrebbe essere il Parlamento serio del popolo sardo. Denigrare il nostro lavoro non porta vantaggi a nessuna parte politica, né alla maggioranza né all'opposizione.

Credo che sia importante, invece, approvare buone leggi nell'interesse dei sardi, nell'interesse di quello sviluppo che la Sardegna merita anche in virtù della sua collocazione geografica di isola in mezzo al Mediterraneo e di momento di unione tra l'Europa e l'Africa. Invece da due anni stiamo assistendo alla deriva di una regione che rischia di sprofondare in una condizione di degrado assoluto.

PRESIDENTE. Colleghi, ci sono sette consiglieri che si sono iscritti oltre i termini previsti dal Regolamento e che quindi non posso far intervenire, come aveva già annunciato chi mi ha preceduto nella direzione dell'Assemblea.

LADU (Fortza Paris). Io mi ero iscritto.

LA SPISA (F.I.). Io mi ero iscritto prima della fine del primo intervento.

PRESIDENTE. No, onorevole La Spisa, onorevole Ladu, vi siete tutti iscritti dopo il primo intervento

LA SPISA (F.I.). Io ho diritto di parlare.

PRESIDENTE. Ripeto quello che vi ho detto. Vi assicuro…

LA SPISA (F.I.). No, lei non può assicurare nulla, perché non era presente.

PRESIDENTE. Beh, io assicuro perché chi doveva vigilare ha vigilato e mi dice che è andata così, onorevole La Spisa. Quindi, la prego di non aprire polemiche sulla certificazione dell'iscrizione, perché è così. Va bene?

LA SPISA (F.I.). Non è assolutamente così.

PRESIDENTE. Va bene, andiamo avanti.

LA SPISA (F.I.). Non è assolutamente così.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. E' una precisa applicazione del Regolamento.

LA SPISA (F.I.). No, Presidente, lei non può fare questo; noi ci siamo iscritti prima.

PRESIDENTE. Andiamo avanti, colleghi.

LA SPISA (F.I.). Presidente, lei non può fare questo.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole La Spisa, per quale motivo - e do la parola solo a lei - non posso fare questo, o non potrei fare questo?

CAPELLI (U.D.C.). Lo deve fare per il buonsenso.

DIANA (A.N.). Domando di parlare sul Regolamento, Presidente.

PRESIDENTE. Un attimo, onorevole Diana.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io sono sicuro - lo dico senza nessuna vena polemica - non lo direi se non fosse vero - mi sono iscritto durante il primo intervento. Sono stato attentissimo ad iscrivermi durante il primo intervento. Questo è accaduto. E' possibile che si sia organizzato l'ordine degli interventi in maniera diversa, così come spesso accade far parlare alla fine i Capigruppo, ma io sono certissimo di essermi iscritto durante il primo intervento. Non possiamo consentire che anche in quest'occasione ci siano forzature del Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, nessuna forzatura. L'ordine degli interventi viene deciso sulla base della sequenza con la quale i colleghi si iscrivono a parlare. Il presidente Secci aveva avvertito che alcuni colleghi continuavano a iscriversi quando il primo intervento…

LADU (Fortza Paris). Non ha detto quando.

PRESIDENTE. Aspetti, un attimo, onorevole Ladu. Non ha più ragione se grida di più.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non è così. Non è così. No, l'aveva fatto per quello precedente, lo aveva fatto per quello precedente.

MORO (A.N.). Sull'articolo 3, basta chiamare in Aula il presidente Secci e glielo potrà confermare personalmente.

PRESIDENTE. Onorevole Moro, mi fa finire di parlare?

Quindi, l'ordine degli interventi è questo. Ci sono colleghi che si sono iscritti quando io stavo già presiedendo, e quindi ben oltre il primo intervento. L'onorevole Diana certamente, l'onorevole Floris, anche, e l'onorevole Marrocu pure. Questi si sono certamente iscritti dopo il primo intervento. Gli uffici, onorevole La Spisa, mi dicono che anche la sua prenotazione è arrivata dopo il primo intervento. Quindi, io non forzo nessun Regolamento, faccio esattamente ciò che è previsto dal Regolamento.

LA SPISA (F.I.). Questo non è vero. In ogni caso è stato consentito di intervenire ad altri colleghi, da chi presiedeva l'Aula poco fa, che si sono iscritti dopo il primo intervento.

PRESIDENTE. Sì, ma il presidente Secci ha chiesto scusa per aver consentito, nell'articolo precedente, che la discussione andasse in quel modo.

LA SPISA (F.I.). Questo non è affare nostro.

PRESIDENTE. Otto colleghi si sono iscritti a parlare sicuramente dopo il primo intervento. Va bene?

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris sul Regolamento. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io non voglio aprire una polemica con la Presidenza, anche perché il tempo lo possiamo recuperare iscrivendoci, tutti, adesso, a parlare su ogni articolo e su ogni emendamento. Comunque, faccio un richiamo all'articolo 77 del Regolamento, perché è vero quello che lei afferma, che si devono iscrivere durante il primo intervento. Non è la prima volta che questa norma non è stata applicata. Io che ho presieduto altre volte, mi sono reso conto degli argomenti. Questo articolo è il cuore della legge. L'articolo 77 bis prevede che il Presidente possa autorizzare l'iscrizione oltre il primo intervento… Presidente, se mi ascolta…

PRESIDENTE. Sto ascoltando, sto ascoltando.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto) Come vede lei l'arma ce l'ha. Qualora nel corso della discussione emergano nuovi argomenti che modifichino gli ambiti della discussione stessa è possibile autorizzare l'iscrizione dopo il primo intervento. E questi nuovi argomenti sono emersi, perché la proposta dell'Assessore modifica sostanzialmente tutto. Abbiamo accettato tutti gli emendamenti orali che, ripeto, non dovrebbero avere legittimità in quest'Aula. Quindi non credo che ci siamo comportati male. Pertanto la prego di rivedere la sua posizione.

PRESIDENTE. Io la mia posizione posso sempre rivederla, onorevole Floris. Però è anche vero che sebbene l'introduzione di nuovi argomenti possa consentire al Presidente l'utilizzo dell'articolo 77, questa non può diventare la norma, perché allora ogni volta si possono introdurre argomenti che consentono di modificare la regola. Stabiliamo che la regola è questa, e che la discussione sull'articolo 3 finisce con questa deroga e poi torniamo all'ordinarietà, con gli articoli successivi.

LA SPISA (F.I.). Certo, è stato già detto.

PRESIDENTE. Sì, onorevole La Spisa, siccome però vi si ritorna ad ogni articolo, allora lo diciamo conclusivamente.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana sul Regolamento. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, intendo intervenire perché, guarda caso, credo di essere stato il primo a parlare sull'articolo 3, sollevando un problema a seguito dell'emendamento orale proposto dalla Giunta. Nel mio intervento ho chiesto che venisse distribuito all'Aula il testo scritto dell'emendamento orale proposto dalla Giunta, punto. Da lì, è iniziato di nuovo tutto il nostro discutere, perché in assenza di un testo scritto, nessuno di noi era in grado di iniziare una discussione seria e attenta sull' emendamento orale presentato dalla Giunta.

Quindi, al di là dell'articolo 77 del Regolamento, c'è un fatto tecnico importantissimo. L'articolo è stato sostanzialmente modificato rispetto al testo originario, per cui era necessario che noi ne prendessimo visione in forma scritta, e non in forma orale. Ecco perché mi sono riscritto a parlare, perché intendevo intervenire sull'emendamento formulato in forma scritta.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, io la ringrazio, la ringrazio, nel senso che ci sforziamo tutti di lavorare meglio. Il primo intervento l'aveva pronunciato l'onorevole Vargiu, quindi, insomma, vediamo un pochino di stare all'interno delle cose che ci siamo detti. La discussione dell'articolo 3 si è sviluppata così com'è stato detto; i colleghi che si erano iscritti fuori dai tempi previsti dal Regolamento li facciamo parlare, perché riteniamo che sia utile per tutti, e poi tutti insieme ci sforziamo, dall'articolo 4, di ritornare all'interno della fisiologia del Regolamento. Così, i Presidenti potranno svolgere meglio il loro ruolo, senza dovere di volta in volta valutare quale sia il fatto eccezionale che necessita di deroga al Regolamento.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento orale non è più in discussione.

MARROCU (D.S.). Non c'è perché Capelli ha detto che non è più d'accordo.

PRESIDENTE. Insomma, l'emendamento orale è stato proposto ma non è stato accolto. Quindi, non vorrei che discutessimo di un problema che è già stato definito. L'Aula non l'ha accettato, quindi andiamo avanti sul testo…

CAPELLI (U.D.C.). Posso chiedere la parola?

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, la prego di intervenire. Onorevole Capelli, se vuole chiedere la parola, poi, la può chiedere. Adesso la prego di consentire la prosecuzione della discussione nei modi e nelle forme opportune.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato n. 151-237/A "Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna" della proposta di legge Floris Mario, Cherchi Oscar: "Modifica all'articolo 13 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 (Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione) e successive modifiche (151) e del disegno di legge: "Norme in materia di bilancio e contabilità della Regione autonoma della

Sardegna" (237)

E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, questo articolo, per come è stato formulato, e soprattutto per la proposta emendativa, presentata in ritardo dalla Giunta, presenta, man mano che la discussione va avanti, sempre maggiori aspetti che destano perplessità. Provo a ricapitolare la questione per come l'ho compresa.

Il programma regionale di sviluppo è lo strumento di programmazione generale. Nel programma si accennano, vengono semplicemente elencati i punti che costituiranno progetti di intervento. Questi progetti, che sono poi descritti in schede riepilogative che fanno parte comunque del programma regionale di sviluppo, dovranno essere sviluppati (secondo la proposta presentata dalla Giunta) dalla stessa Giunta regionale, attraverso delibere di approvazione dei progetti di intervento previsti dal comma 2 dell'articolo 2, e dal comma 3 dell'articolo 4, cioè dall'articolo che prevede il documento annuale di programmazione economico-finanziaria.

La Giunta si è accorta di aver previsto che questi progetti siano presentati dall'Assessore competente in materia di programmazione, con il concerto degli Assessori interessati per materia. La proposta di correzione dell'Assessore, credo che tendesse invece a fare in modo che l'impulso arrivasse come ordinariamente arriva, dagli Assessorati di merito, dagli uffici, e, quindi, dagli Assessori che, per materia, seguono tutte le diverse problematiche e le diverse possibilità di intervento, e quindi arrivino in Giunta proposti dall'Assessore competente.

E' ovvio che sia più logico così, che cioè il concerto, se di concerto si tratta,o l'intesa, così come proponeva la Giunta, arrivi sulla base di una istruttoria e di una proposta elaborata, studiata, soppesata da chi segue la materia. E' veramente strano che si possa pensare che, in materia di sanità, tutto lo studio e l'elaborazione della proposta, del progetto, parta dall'Assessorato della sanità, e poi, però, debba essere presentata, in Giunta regionale, dall'assessore della programmazione. L'articolo 3, così come voi l'avete confezionato, senza essere stati in grado di proporre una adeguata modifica, determinerà nella procedura di approvazione dei progetti, sicuramente degli intoppi, delle difficoltà. L'Assessorato della programmazione dovrà preventivamente accogliere le proposte di questi assessorati e successivamente proporle in Giunta. Quindi, un qualunque Assessore, poniamo l'Assessore dei lavori pubblici che deve realizzare un progetto riguardante una serie di opere importanti per il territorio regionale, dovrà elaborare la sua proposta, presentarla all'Assessore della programmazione il quale dovrà proporla in Giunta. L'Assessore della programmazione, pertanto, dovrà procedere ad un esame preventivo, a un'attività di elaborazione, di verifica, per poi sottoporre, successivamente, all'Assessore competente, il concerto; un concerto che dovrebbe necessariamente arrivare, perché la proposta nasce proprio da quell'Assessorato.

Questo articolo, breve ma confuso, è un esempio di pessima capacità di elaborare testi normativi e della vostra disattenzione, derivante probabilmente dalla fretta di proporre le norme e di farle approvare da un'Aula distratta che neanche le legge. Questo aspetto, che porrà problemi a voi, porrà problemi a tutti, oggi, può essere corretto soltanto non da un emendamento proposto verbalmente dall'Assessore, chiedendo la cortesia al Consiglio di far fronte a un'esigenza concreta, ma da un atto, formale, di scuse, da parte della Giunta, per aver portato all'Aula un testo così mal scritto, così poco intelligentemente pensato e scritto. Questa è la verità, spiace dirlo, ma questa è la realtà delle cose.

E quando noi vi diciamo che questo Consiglio regionale è veramente appiattito sulle vostre proposte, è per colpa della Giunta, per colpa di una maggioranza che non è capace neanche di leggere le proposte che arrivano in Aula, è per colpa di una prassi che ormai vede questo Consiglio regionale rassegnato al fatto che tutto dev'essere approvato così come è, in blocco, senza modificare nulla, tranne quello che qualcuno riesce a concordare a seguito di una minaccia da parte di qualche Gruppo della maggioranza. Questa è la verità! Questo è quello che sta accadendo in quest'Aula, e ciò costituisce veramente una mancanza di rispetto della Giunta e degli stessi consiglieri, in particolare quelli di maggioranza, nei confronti del ruolo del consiglio e dei suoi componenti.

Stiamo facendo, attraverso questo articolo, una pessima legge, una legge che sarà di difficile attuazione, che sarà lenta nelle procedure, che potrebbe portare, paradossalmente, a ammettere, nel programma regionale di sviluppo, un numero di progetti molto limitato. Per evitare che si verifichi questo problema, pensateci bene, prima di scrivere queste norme.

PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghi, l'articolo 3, effettivamente, introduce qualche novità, anche se, devo dire, nella sostanza già il comma 2 dell'articolo 2 prevedeva le stesse cose. L'articolo tre, praticamente, ci ricorda che è la Giunta regionale - anche se era già implicito che fosse così - che deve approvare questi progetti; poi, a questo articolo, è stato presentato un emendamento orale un po' atipico, nel senso che noi eravamo abituati ad emendamenti orali che costituivano un momento di sintesi in quanto concordati da tutti i Gruppi o, perlomeno, accettati, a meno che non si trattasse di qualche piccola correzione che poteva essere fissata mentalmente anche senza una proposta scritta. Ma qui siamo di fronte ad un emendamento che cambia profondamente il senso del comma, e comunque, ad un emendamento che aveva bisogno di una presentazione scritta per dar modo a tutti quanti di riflettervi.

Qualcuno l'ha chiesto, mi pare, l'onorevole Diana e altri, però io, per la verità, non ho ancora visto nulla. Bene, anche questo è un sistema che va cambiato, Assessore, anche questo dimostra la poca attenzione che c'è nei confronti di questo Consiglio. Quando un Gruppo, un rappresentante dell'opposizione, a nome dell'opposizione, chiede che l'emendamento venga scritto, cosa costa passare al Consiglio il testo scritto? E' chiaro, insomma, che quando viene steso per iscritto l'emendamento può essere valutato con più attenzione.

Comunque la modifica da voi proposta, secondo la quale l'assessore competente deve presentare i progetti all'Assessore della programmazione, che in una seconda fase avrebbe dovuto presentare gli stessi progetti alla Giunta, costituisce un aspetto del problema ma non è tutto il problema. Noi abbiamo avanzato già da questa mattina, da ieri, tutta una serie di perplessità che non sono ancora state fugate, Assessore.

Io, pensavo che questa volta, siccome autorevoli esponenti della maggioranza hanno manifestato delle perplessità, li abbiamo sentiti, in merito ad alcuni contenuti del provvedimento, si arrivasse, Assessore, a prendere in considerazione queste perplessità. Naturalmente quando dico: "autorevoli esponenti della maggioranza" non mi riferisco all'onorevole Uras (non so se ci sia ancora) perché tanto lo sappiamo, l'onorevole Uras, come spesso fa il suo Gruppo, protesta, poi, alla fine, rientra tutto. Adesso pare che abbia ritirato l'emendamento numero 11.

D'altronde, a livello nazionale sta succedendo la stessa identica cosa: questo Gruppo che è al Governo, vorrebbe essere contemporaneamente anche all'opposizione, vorrebbe fare l'opposizione stando al Governo. Mi dispiace, onorevole Uras, questo non è possibile; avete scelto di stare al Governo? State al Governo, assumetevene le responsabilità, non fate come i vostri colleghi a livello nazionale, che, praticamente, prima dicono una cosa, poi ne fanno un'altra. A livello nazionale hanno minacciato di votare contro l'intervento in Afganistan, ma, è chiaro, che poi, alla fine, o perché si chiede la fiducia del Governo, o per chissà quale altra motivazione, questo voto diventerà un voto favorevole.

Allora non è colpa nostra se sono state portate nelle piazze le folle, per protestare contro tutti quegli interventi che, oggi, tranquillamente, vengono approvati dalla maggioranza di Governo nazionale. Anche qui, peraltro, sta succedendo la stessa cosa. E allora dice l'onorevole Uras: "Sì, ma, noi, intanto otteniamo qualcosa". Ma, io vorrei capire che cos'è che si sta ottenendo? Se si riferisce al passato, non mi pare che Rifondazione Comunista abbia ottenuto qualcosa, probabilmente ha agitato un po' i problemi, però, i risultati non si sono visti. Poi, qualcuno mi dirà quali sono i risultati che ha portato a casa Rifondazione Comunista con questa politica. Perché se i risultati sono quelli che hanno portato alla presentazione dell'emendamento numero 4 della Giunta regionale, io dico che non sono risultati.

Questo emendamento, chiaramente, non può costituire una risposta né all'onorevole Caligaris né all'onorevole Balia, né a qualche altro che è intervenuto ponendo il problema del coinvolgimento del Consiglio regionale in merito ad alcuni provvedimenti che riguardano questa legge e all'allegato tecnico della legge stessa. Io, per dire la verità, ancora non ho capito bene - chiedo all'Assessore che lo chiarisca una volta per tutte - se questo allegato tecnico, alla fine, deve essere approvato o no dal Consiglio regionale. Perché l'emendamento numero 4, per tacitare alcuni rappresentanti della maggioranza, prevede che l'allegato tecnico della Giunta regionale sia trasmesso al Consiglio regionale, con i progetti eccetera… "Trasmette al Consiglio regionale", non significa assolutamente nulla, non significa che un Consiglio regionale debba approvare l'allegato tecnico. Quindi questo non cambia assolutamente nulla, si sta producendo solo fumo perché, secondo me, i contenuti, non cambiano nella maniera più assoluta; i contenuti della formulazione iniziale, sono rimasti.

La trasmissione al Consiglio regionale dell'allegato tecnico non significa nulla se poi non si dice cosa debba fare il Consiglio regionale di questo atto. E quindi non mi pare corretto, Assessore (e mi riferisco alla Giunta naturalmente). Un emendamento di questo genere io non l'ho capito! Io l'avrei capito se fosse stato precisato cosa deve fare il Consiglio regionale di questo elaborato tecnico. Deve prenderne atto? Deve approvarlo? Non so cosa ne debba fare, perché una volta che arriva in Consiglio si possono fare mille cose, ma queste mille cose vanno chiarite e questo emendamento non chiarisce assolutamente nulla.

Io ho sentito anche altri interventi questa mattina. Alcuni li ho ascoltati con attenzione, come quello dell'onorevole Maninchedda, che ha fatto delle affermazioni giustissime; peccato che non abbia detto alcune cose importanti in merito a questa legge. E questo è importante, perché non si possono sempre rinviare al dopo i problemi. Questa legge impegnerà non solo questa legislatura, ma anche quelle successive e introduce un elemento di grande importanza nella programmazione regionale, ma soprattutto nel ruolo del Consiglio regionale. Allora, se noi non chiariamo oggi questi aspetti stiamo recando un grave danno a questo Consiglio regionale che, come dicevo prima, sta rischiando di diventare assolutamente inutile, incapace di offrire un contributo importante alla programmazione della Regione, perché in questo modo io credo che noi lo stiamo completamente esautorando.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, a me pare, forse è solo una mia impressione, che pur nell'esame dell'articolato si tenti di tornare alla discussione generale riproponendo argomenti che, per quanto utili al dibattito e sempre utili nel confronto politico, forse lasciano perdere di vista l'obiettivo sul quale ritengo debba accentrarsi, invece, la nostra attenzione. E da questo punto di vista ritengo che l'intervento del collega Giorgio La Spisa, lucido, chiaro, sia da segnalare per coerenza - e lo dico subito - perché ha colto esattamente il problema, il punctum dolens di questo articolo 3 sul quale giustamente l'assessore Pigliaru ha proposto, e non poteva fare altro, che proporre un emendamento orale per rimediare ad un sistema inadeguato quale quello congegnato nella formulazione originaria.

Formulazione originaria che è assolutamente carente perché pone in capo all'Assessore della programmazione una competenza che invece è bene che rimanga in capo ai singoli Assessori. Questi devono attivarsi per formulare i progetti di intervento e la Giunta approva i progetti di intervento così formulati, su proposta dell'Assessore competente per la materia, di intesa, naturalmente, con l'Assessore della programmazione, che deve riferire in merito alla loro compatibilità all'interno del quadro strategico del Piano regionale di sviluppo. Debbo dire che sottoscrivo tutta la parte costruttiva dell'intervento del collega Giorgio La Spisa che, dunque, ha dato significanza alla proposta di emendamento orale dell'assessore Pigliaru. Al di là di quella che è la naturale, fisiologica diatriba o anche, se si vuole, scontro tra opposti schieramenti dobbiamo ricordarci che questa è una legge che domani servirà e potrà servire anche all'altra parte politica, nel momento in cui sarà chiamata ad esercitare funzioni di governo. Cioè qui non stiamo facendo una cortesia alla Giunta Soru o all'assessore Pigliaru o ad una maggioranza piuttosto che ad un'altra; stiamo cercando insieme, faticosamente, di scrivere o riscrivere regole fondamentali su una materia delicatissima e complessa quale è quella della contabilità e della programmazione.

E allora, pur concordando che probabilmente il testo poteva essere meglio esaminato, meglio verificato (su questo, caro Giorgio, sono d'accordo con te) considerando che stiamo approvando una legge che deve servire a far funzionare la Regione, non una parte politica, ritengo che, seppur proposto in forma irrituale questo emendamento, con uno sforzo di comune volontà, debba essere considerato ammissibile e debba essere accolto perché va nella direzione di rendere il sistema funzionante nell'interesse di tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ho insistito perché consentisse ai consiglieri regionali di intervenire in questa discussione che a me pare importante, che magari ripropone temi che abbiamo già discusso in quest'Aula, ma che sono assolutamente di straordinaria rilevanza per il futuro della legislatura e anche per i rapporti che mi auguro ci saranno tra maggioranza e opposizione.

La Sardegna ha una grande tradizione di cultura giuridica e devo dire che, in oltre cinquant'anni, abbiamo riscosso il plauso da parte di tanti Governi e da parte di tante altre Regioni italiane che hanno preso a modello la Sardegna, che hanno copiato le leggi di questo Consiglio regionale, che ci hanno fatto i complimenti perché abbiamo sempre instaurato, in quest'Aula, un modo di concepire le leggi che è sempre stato quello di sfruttare fino in fondo le intelligenze esistenti al suo interno e, più in generale, all'interno della società sarda.

Alcune leggi, anche importanti, come quelle riguardanti il sistema elettorale, sono state prese ad esempio anche dal Governo nazionale. Ecco perché io ritengo che sia importante che noi discutiamo e ne discutiamo in maniera seria. Io non chiedo di farlo ai colleghi che fino a poco tempo fa, a pochi mesi fa, a pochi anni fa si rifiutavano soltanto di prendere in considerazione un nuovo modello di sviluppo della Sardegna e come strumento della programmazione economica e finanziaria il Piano regionale di sviluppo, perché ricordo anche le motivazioni: sostenevano che i Piani generali di sviluppo avevano fatto fiasco in tutti i Paesi dell'est e in tutti i Paesi bolscevichi.

Ricordo chiaramente quale era la presa di posizione di alcuni colleghi, che sono anche presenti in quest'Aula, contro questa volontà di ripristinare questo modello. Però, vorrei ricordare all'Assessore - senza supponenza e senza annoiarsi, perché si pensa che quello che dicono gli altri siano sempre sciocchezze, mentre quello che qualcuno dice siano sempre cose intelligenti - che il primo Piano regionale di sviluppo in Sardegna ha ricevuto il consenso e il conforto di Dessanay, di Raggio, di Dettori, di Soddu e di quant'altri e con tutti i Comuni, le Province, i sindacati, le associazioni di volontariato, la gente comune, che a Santa Margherita veniva per raccontare le sue vicissitudini, per creare questo modello e questo strumento della programmazione economica e finanziaria.

E allora, ricordo anche che insieme al Piano regionale di sviluppo c'era il Comitato per la programmazione che funzionava e che controllava lo stesso Assessorato della programmazione, che all'interno del Comitato per la programmazione c'era l'organo dei sindacati, i quali a un certo punto hanno abbandonato e ci hanno mandato a quel paese perché non si riconoscevano più in questo modello, in questo strumento della programmazione economica e finanziaria. Ma mettiamoci d'accordo almeno su un paio di cose!

Siamo dell'opinione che il Piano regionale di sviluppo sia uno strumento che rimane in piedi indipendentemente dalle maggioranze che governano questa Regione? Io credo di sì. Siamo d'accordo che nell'azione di governo, man mano che si presentano le esigenze, il Piano regionale di sviluppo vada modificato? Siamo d'accordo che il Piano regionale di sviluppo non rappresenta le vecchie dichiarazioni programmatiche e tanto meno le maggioranze che presentano le dichiarazioni elettorali? Guardate, colleghi, non lo so se riusciremo ad approvare una legge elettorale. Non lo so se rimetteremo in discussione l'elezione diretta del Presidente. Lo stanno facendo a livello nazionale! Chiti lo ha ripetuto più volte! Non è possibile continuare con l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni; questo sistema lasciamolo soltanto per le Province e per i Comuni, perché troppo grandi sono gli interessi delle Regioni e non è possibile affidare a un solo uomo le sorti di un popolo! Non si arriverà a questo, ma almeno si arriverà a dire che la caduta del Governatore non vuol dire la caduta del Consiglio!

FARIGU (Gruppo Misto). Certo!

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). E se la caduta del Governatore non vuol dire la caduta del Consiglio, vuol dire che il Piano regionale di sviluppo rimane in piedi indipendentemente da tutto quello che è stato detto e non detto. Allora, se noi adottiamo il DAPEF, Assessore, mi rivolgo a lei, ma una volta tanto risponda! Io non so se lei possa o non possa rispondere…

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Parli con gentilezza. Grazie.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io non lo so.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ah, non lo sa?

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io questo non lo so. Però per costume in quest'Aula gli Assessori di tutti i governi della Regione hanno risposto sempre e puntualmente ad ogni domanda! Ad ogni domanda!

Allora, se il DAPEF è l'adeguamento del Piano regionale di sviluppo, io voglio conoscere e sapere qual è il ruolo di questo Consiglio, perché se coi procedimenti amministrativi io posso modificare di volta in volta il DAPEF e ne posso fare quello che voglio, allora mi si deve dire qual è il potere di controllo reale di questa Assemblea nei confronti del comportamento e dei procedimenti della Giunta. Non lo abbiamo!

Io ricordo, cari colleghi, che quando presiedevo la Regione e presentavo i bilanci, insieme con la minoranza facevamo addirittura gli articoli programmatici! Gli articoli programmatici! Abbiamo fatto insieme articoli per cercare di rispondere a esigenze reali! Ma adesso questo rapporto tra la maggioranza e la minoranza si vuole ottenere o non si vuole ottenere? Allora, qual è il ruolo di questo Consiglio? Io lo sto dicendo perché le leggi devono essere neutrali e non possono essere fatte per assecondare i desideri di chi oggi governa la Regione! Non è possibile! Perché tutta questa legge continua ad essere incentrata su questo!

Io mi auguro che non sia vero, per esempio, che il 31 dicembre, quando scade il servizio di tesoreria regionale abbiate intenzione di rinnovarlo per un anno, forse per due, in attesa di una gara internazionale che modifichi sostanzialmente il sistema. Ma qualcuno lo soffia! E io ho il diritto di saperlo! Su ognuno di questi articoli c'è dietro un disegno, che noi non conosciamo e che vorremmo conoscere! Ma guardate che non sono articoletti da niente. Qui si è messo persino la carta di credito! Non ho capito perché, infatti in una legge si prevede che si possa utilizzare la carta di credito per missioni nazionali ed estere… Ma vi rendete conto? Ma è una cosa da mettere in legge questa? Io veramente non mi ci raccapezzo più!

Per cui ecco, signor Presidente del Consiglio, le nostre motivazioni sono motivazioni politiche, profonde! Poi, se uno le vuol cogliere le coglie, se non le vuol cogliere non le coglie, però sono motivazioni politiche serie. L'Aula non può andare avanti così. Noi non abbiamo gli strumenti per esprimere un giudizio. La Giunta non ci fornisca le informazioni e quindi non siamo in condizioni di apprendere, neanche attraverso queste informazioni, che cosa nascondano questi disegni. Che cosa stiamo a fare qui? O il Consiglio si attrezza e su ogni articolo va a vedere e a verificare e porta a conoscenza i singoli consiglieri e l'Assemblea di quello che si vuol dire, o sennò queste sono leggi di enunciazione che nascondono un qualche cosa che soltanto in pochi sanno e che l'Assemblea non è in condizioni di valutare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, parlare dopo un intervento così robusto del collega Floris mi sembra sminuire l'argomento, ma proverò. Avevo detto anche che non sarei intervenuto, ma mi è venuto in mente che se uno vuole imparare a parlare in pubblico è necessario che parli in pubblico. Almeno questo tirocinio consentitemi di farlo; già poco fa avevo azzardato nel dire che è tempo perso porre mano agli emendamenti.

Stiamo parlando dell'articolo 3; anche il più sprovveduto tra di noi si rende conto che è il fulcro, il centro nodale, di questa legge inutile che lo stesso collega Floris, nel suo intervento precedente, aveva detto essere la fotocopia di una norma e di una legge che esisteva già dagli anni ottanta e novanta. Però, io farei una cenno anche all'intervento inopportuno pronunciato dal presidente Spissu tendente a impedire che si parlasse in un'Aula parlamentare. I colleghi hanno sentito l'esigenza di intervenire e a me sembra che siano questi i momenti alti in cui si verifica il coinvolgimento generale del Parlamento sardo.

Del resto se un consigliere durante un dibattito viene stimolato da un argomento trattato da un suo collega e vuole intervenire per offrire il proprio contributo non capisco per quale motivo debba essere impedito a questo collega di intervenire. Ho l'impressione che veramente vogliamo farci male da soli! E poiché il collega Maninchedda, questa mattina, dall'alto della sua esperienza, ha parlato di conoscenza, io sono convinto che la maggior parte dei colleghi siano inconsapevoli di quello che vanno ad approvare; forniamo ai sardi norme e leggi soltanto perché alcuni conoscono i meccanismi.

Diceva poco fa il collega Floris che dietro ogni articolo c'è un problema; credetemi, a me sfuggono, perché non ho l'esperienza del collega Floris! Ecco per quale motivo ritengo che sarebbe opportuno concedere a tutti i colleghi la possibilità di intervenire. Il collega Maninchedda, nel suo intervento, ha fatto un excursus sul problema della conoscenza. Egli però non immagina nemmeno come si opera adesso all'interno della prima Commissione, da lui precedentemente presieduta, dove con il collega Floris certe volte ci guardiamo stupiti e diciamo "noi dobbiamo esprimere dei pareri nell'arco di un'ora su leggi o su articoli quando le varie Commissioni hanno discusso per mesi?". Tutto ciò mi sembra fuori da qualunque criterio; non è possibile, in queste condizioni, offrire contributi per risolvere i problemi. Quindi, caro Maninchedda, io vorrei che lei si adoperasse all'interno della sua maggioranza per far cambiare rotta ad un atteggiamento che è dannoso.

Quando si afferma, e qualcuno l'ha affermato, che la maggioranza non legge neanche le proposte che vengono avanzate, ha ragione! La maggioranza non ha bisogno di leggerle, perché non può cambiar nulla! Quindi, se a me consegnassero un libro e dicessero: "guarda, dovresti leggere questo libro ma non puoi cambiare nulla", io non leggo neanche! Perché come sempre riconosciuto da diverse parti, qui arrivano le leggi blindate, gli argomenti blindati, ma arrivano così anche nelle Commissioni, egregi colleghi.

Sto parlando a persone che siedono sui banchi questo Consiglio, lo sto dicendo ai sardi che stanno fuori, perché qui tutti quanti stiamo operando in questo regime, nessuno di noi può dare suggerimenti al manovratore, l'abbiamo detto! Quando le norme, le leggi, gli articoli, arrivano nelle Commissioni, sono già state studiate dal Presidente! Io non so chi sia e chi possa essere il suggeritore occulto di questo signore.

Un altro errore che la maggioranza, a mio avviso, sta commettendo è quello di esitare norme e leggi convinta che rimarrà sempre tale, sempre al governo. Mettiamocelo in testa: il presidente Soru è una meteora, non ci sarà fra tre anni e ce lo ricorderemo soltanto per lo sfascio che ha prodotto nella società sarda.

AMADU (U.D.C.). Si ricandida!

MORO (A.N.). Mah, se si ricandida, bene per noi! E quando dicono che in questa legge, in quest'articolo viene eliminata la possibilità da parte del Consiglio di poter controllare l'Esecutivo, ciò rientra totalmente nello spirito del Presidente Soru! "Non disturbatemi", "Sto lavorando", o, quando si tratta di questi argomenti che hanno spessore, "Vorrei che faceste silenzio in Aula" sono frasi ricorrenti nella bocca del Presidente Soru. Ecco perché questa sera sono contento: con l'inconveniente portato nell'Aula dal presidente Spissu, abbiamo portato all'attenzione dell'opinione pubblica le perplessità della maggior parte dei consiglieri. Sono emerse, con molta forza anche, le divisioni esistenti all'interno della maggioranza. Abbiamo visto un presidente di Commissione che in Commissione boccia un emendamento, poi in Aula lo approva perché un suo collega di Gruppo ha avuto un colloquio serrato e segreto con il Presidente.

Io dico che, effettivamente, qua dovremmo correggere la rotta perché con l'articolo 3, con i riferimenti al comma 3 dell'articolo 4, praticamente ci stiamo facendo male da soli. Praticamente con questi articoli stiamo dicendo: "Voi fate, noi non vogliamo neanche controllare quello che voi fate". Io dico che effettivamente questi sono passaggi che vanno pensati, vanno pesati; qui, per la fretta, state correndo il rischio che la gatta partorisca i gattini ciechi. Qua stiamo approvando delle norme che non decadono dopo la fine dell'era Soru; stiamo approvando delle leggi che opereranno anche dopo questa famigerata legislatura. Attenzione, perché poi non si possono correggere i veicoli in corsa!

D'altronde anche il collega Uras ha detto che ciascuno di noi deve poter esprimere il proprio pensiero a prescindere dall'appartenenza. Ma ho l'impressione che non sia così. Ogni tanto, infatti, il collega Uras fa finta di uscire dalla maggioranza, di assumere posizioni diversificate da quelle contenute nelle linee guida della maggioranza, ma poi vi ritorna con uno stratagemma che ormai è noto a tutti; approfitta della presenza del Presidente in Aula e chiede una convergenza.

Noi abbiamo l'opportunità di essere la coscienza critica di questa maggioranza, perché questa maggioranza è appiattita nei desiderata del Presidente. Abbiamo delle responsabilità che poi ricadano non soltanto su di noi ma anche sui sardi. E' inutile che si parli qui di sviluppo socioeconomico, culturale e chi più ne ha più ne metta! Qua stiamo approvando leggi che costituiranno veramente un ostacolo nei confronti di uno sviluppo sociale ed economico. Quindi, ripeto, l'esperienza che noi stiamo vivendo nella nostra Commissione - e il collega Floris mi è testimone - è figlia di un metodo che bisognerà cambiare.

Quando ieri, dopo la presentazione di tutti questi emendamenti, che fanno riferimento a leggi che tra l'altro neanche la maggioranza conosce, ma neanche noi conosciamo, si è chiesta una sospensione dei lavori per esaminarli, non capisco per quale motivo si sia sorriso. Come è stato detto poco fa da chi mi ha preceduto, quando si approvavano leggi di un certo tipo, intervenivano tutti, partecipavano tutti, c'era la chiamata di correo sia da parte della maggioranza sia da parte dell'opposizione ma anche di figure esterne al Consiglio. Oggi tutto viene vengono consumato all'interno di una stanza nella quale sono convinto che non è permesso neanche alla maggioranza stessa di entrare poter partecipare a queste decisioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, ogni volta che qualche collega non riesce bene a entrare nella discussione specifica, la "butta" sempre su Soru. Vi garantisco, il tiranno qui è l'assessore Pigliaru, non è Soru; anzi Soru, forse, non è nemmeno d'accordo! Se questo può servire ad aiutarci, vi dico subito che Soru è contrario. Gli facciamo un grande torto approvando in fretta! Ovviamente sto scherzando. Però è vero che si parla sempre d'altro, si dice "ma Soru, il Consiglio…" e non si parla del merito. Io devo dire la verità, non condivido l'intervento, del collega La Spisa e neanche quello di Pietro Pittalis e quindi non condivido neanche l'emendamento orale. Vorrei essere seguito nel mio ragionamento; può darsi che sbagli io o che abbia capito male.

L'articolo 3 che dovremo approvare, fa riferimento al comma 2 dell'articolo 2 e al comma 3 dell'articolo 4. Il comma 2 dell'articolo 2, che abbiamo già votato, prevede che in un separato allegato tecnico la Giunta trasmetta al Consiglio regionale l'elenco dei progetti di intervento. E poi aggiunge che tali progetti sono descritti in schede riepilogative che contengono in particolare i risultati attesi, le risorse necessarie con le relative fonti di finanziamento e i soggetti responsabili dell'attuazione. Il comma 3 dell'articolo 4, nella stesura prevista dall'emendamento numero 5 della Giunta, recita "In un separato allegato tecnico" - e quindi fa sempre riferimento all'allegato tecnico - "la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale l'aggiornamento delle schede riepilogative, di cui al comma 2 dell'articolo 2".

Ora, questo articolo lo interpreto nel senso che questo allegato tecnico viene trasmesso al Consiglio regionale da una delibera della Giunta regionale e questa delibera viene prima presentata alla Giunta dall'Assessore della programmazione in concerto con i singoli Assessori che hanno predisposto le schede. Io ritengo che sia più corretta la dicitura dell'articolo 3. Quindi quando arriva l'allegato tecnico che è esplicativo di come vengono utilizzate le risorse all'interno degli UPB e dei singoli capitoli, l'Assessore di competenza presenterà all'Assessore, come è stato fatto normalmente in tutti questi anni passati, le sue esigenze e dirà "Guarda che io ho questa esigenza, ho questa idea e ho questo progetto" quindi rappresenterà le sue esigenze finanziarie e poi distribuirà quelle risorse nei vari UPB e nei vari capitoli.

Ma quell'atto che arriva al Consiglio, cioè quello previsto dall'articolo 2, comma 2, e quell'altro successivo previsto dall'articolo 4, comma 3, anche se è l'insieme di singole iniziative proposte dagli Assessori, è un atto deliberativo che assume la Giunta su proposta dell'Assessore della programmazione e bilancio. O qui dovrebbero arrivare l'insieme di 150, 200, 300 delibere dei singoli assessorati per ogni singolo progetto attuativo e per ogni scheda? Io penso di no.

Io penso che quel problema che voi vi ponete, e cioè che se c'è un progetto che riguarda l'ambiente debba essere presentato dall'Assessorato dell'ambiente che ne ha competenza, riguardi i progetti attuativi, non l'allegato tecnico che è l'insieme delle schede prodotte. Del resto così avveniva anche nel passato, con la differenza che mentre prima l'Assessore di competenza dei lavori pubblici diceva "Io ho bisogno di due milioni di euro su questo capitolo e su questa UPB, perché ho quest'idea" adesso lo stesso Assessore deve allegare a questa esigenza finanziaria un progetto nel quale indica qual è l'esigenza, qual è l'obiettivo, quali sono le risorse di cui ha necessità (magari risorse regionali, risorse comunitarie o nazionali) e quali sono i soggetti ai quali ritiene debba essere demandata l'attuazione, e ciò farà parte di un'unica successiva delibera che verrà trasmessa al Consiglio che io non ho dubbi debba essere approvata su indicazione dell'Assessore della programmazione e di concerto con i singoli Assessori.

Se invece, ciò a cui lì si fa riferimento non è l'allegato tecnico che viene trasmesso al Consiglio attraverso una delibera di Giunta proposta dall'Assessore della programmazione ma è già l'indicazione di cosa dovrà essere il singolo progetto quindi i singoli progetti attuativi, allora questi non hanno nulla a che vedere con l'articolo 2 comma 2 e con l'articolo 4 comma 3; sono due cose diverse. E' evidente poi che questo sarebbe un modo di stravolgere la legge numero 1 del 1977.

Il singolo assessorato, che fra l'altro è un organo dell'Amministrazione regionale e non un delegato dell'Assessore della programmazione o del Presidente, ha competenze dirette che gli attribuisce la legge; ci mancherebbe altro che noi attraverso questo articolo stravolgessimo le competenze che sono in capo ai singoli Assessori! Così come è scritto il comma 2 dell'articolo 2 e il comma 4 dell'articolo 3 sono riferibili solo all'allegato tecnico che arriva in Consiglio, tra l'altro per conoscenza, con il quale la Giunta informa su quali sono i progetti che essa intende realizzare sulla base di quel programma. E' scritto così; del resto gli atti deliberativi, attuativi di quel progetto, non possono essere presentati assieme al bilancio, sono qualcosa di successivo.

Quindi a me pare che debba rimanere la formulazione iniziale dell'articolo 3, non quella dell'emendamento orale, da ritirare l'emendamento orale. Occorre certamente dargli questa interpretazione, che mi sembra, leggendo la norma, sia l'interpretazione più giusta, perché le singole delibere attuative sono di competenza dei singoli Assessori in forza della legge numero 1, e non è certamente un piccolo comma interpretato male che può modificarla. Ma la presentazione delle schede riepilogative è di competenza dell'Assessore della programmazione, così come succedeva per l'allegato tecnico con i vari capitoli e con le varie UPB e con le varie esigenze che ogni Assessore trasmette all'Assessore della programmazione, il quale ne fa sintesi e la trasmette a noi attraverso un atto deliberativo.

Prima era sufficiente indicare la posta in bilancio, oggi invece con quella posta deve essere indicato il progetto, il soggetto attuatore, le fonti di finanziamento. Io non vedo pertanto quale sia - e mi rivolgo al collega Floris - l'intento nascosto. Non capisco perché dobbiamo sempre vedere non so quali scenari nascosti di attentato alla democrazia, di offesa al Consiglio. Io mi atterrei sempre a quello che c'è scritto, a quello che dobbiamo approvare senza immaginare scenari così diversi da quelli che invece si evincono naturalmente dalla lettura della norma.

Pertanto, alla luce della interpretazione testé illustrata della norma, penso che sia giusto che l'emendamento orale venga ritirato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, forse siamo arrivati alla chiusura del cerchio. Onorevole Marrocu, veda, se fosse come dice lei non ci saremmo neanche attardati in questa discussione. Io intanto vorrei capire, Presidente Spissu, se dobbiamo ragionare sul testo che c'è stato presentato in forma orale e poi scritta dall'assessore Pigliaru o se dobbiamo ragionare sull'articolo 3 tal quale. Aspetto.

PRESIDENTE. Avevamo già chiarito, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). No.

PRESIDENTE. Avevamo detto che il testo non era quello in circolazione, dato che l'emendamento non è stato ammesso.

DIANA (A.N.). Questa è una sua libera interpretazione. Forse ci sarà sfuggito, ma se l'onorevole Marrocu ha avuto adesso la necessità di invitare al ritiro, vuol dire che l'emendamento esiste ancora!

(Interruzioni)

Il collega Capelli ha fatto un'altra considerazione, non perché voglio fornire l'interpretazione autentica del suo pensiero, ma il collega Capelli ha detto che anche con questa modifica comunque non avrebbe votato l'articolo 3. Questo ha detto!

(Interruzioni)

Però Presidente, io attendo di capire cosa sta succedendo. Allora Presidente, chiedo scusa perché tanto non ne veniamo a capo… Presidente posso iniziare il mio intervento?

PRESIDENTE. Onorevole Diana, come lei sa, gli emendamenti orali possono essere ammessi o con un pronunciamento unanime dell'Aula o, qualora servano ad una migliore comprensione del testo, possono essere accolti dal Presidente del Consiglio. Su quest'emendamento alcuni colleghi intervenuti nel dibattito hanno detto di non essere d'accordo, manifestando quindi in questo modo la mancanza dell'unanimità sull'emendamento stesso. Ecco perché, dicevo, l'emendamento non è in discussione: perché di fatto l'Aula non lo ha accolto. Mi dicono che sia l'onorevole Capelli che l'onorevole Vargiu si siano pronunciati in questo senso.

Prego onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente, grazie. Allora, discutiamo dell'articolo 3 così come presentato, senza emendamenti orali. Per chiarire, colleghi della maggioranza: l'emendamento orale non era rivolto a noi, era rivolto a voi, non era una necessità che aveva l'Assessore di venire incontro alle esigenze dell'opposizione ma era dovuto alla necessità di mettervi d'accordo, e non vi siete messi d'accordo neanche su questo punto. Però questo emendamento, benché non accolto, ha il pregio di raccontare la verità sull'articolo 3. Ecco perché è importante quest'emendamento orale: perché ci rivela esattamente qual è l'intendimento della Giunta. E l'intendimento della Giunta, colleghi… Forse onorevole Marrocu se lei stesse attento un attimo probabilmente potrebbe convenire con noi sulla ratio della nostra ostilità nei confronti dell'articolo 3.

Cosa si dice nell'emendamento orale proposto dalla Giunta? Si dice che l'Assessore competente, d'intesa con l'Assessore della programmazione, riferisce in merito (non si capisce a chi riferisce, io lo capisco e credo che lo capiate anche voi) riferisce in merito all'inquadramento strategico dei progetti di intervento entro il Programma regionale di sviluppo. Ma, cari colleghi, la strategia del programma regionale di sviluppo non viene votata da quest'Aula? Viene votata da quest'Aula? Certamente. E come può un Assessore, per altro tecnico, entrare nel merito delle scelte strategiche che questo Consiglio regionale è chiamato a votare? E riferisce a chi? All'Assessore competente?

Praticamente l'Assessore della programmazione dice all'Assessore competente "Si, sei stato bravo stamattina, questo progetto è coerente con gli indirizzi che sono stati dati dal Consiglio". Lo dice l'Assessore al collega? O glielo deve dire il Consiglio che è coerente con gli indirizzi e con le strategie stabilite dal Consiglio regionale? Ecco perché ho chiesto al Presidente del Consiglio di capire se questo emendamento era la base della discussione, o se invece l'articolo da esaminare era quello originario. Per me va benissimo che sia l'articolo 3, ma avverto i colleghi che la verità di quello che è contenuto nell'articolo 3 è l'interpretazione autentica dell'articolo 3 emendato dalla Giunta. Se così è…

CUGINI (D.S.). Però siamo in Aula e stiamo cercando di trovare una soluzione…

DIANA (A.N.). Benissimo, io la proposta la avanzo; se lei onorevole Cugini mi lascia continuare nel mio ragionamento io consiglio una possibile soluzione. L'onorevole Marrocu ha minimizzato i progetti; onorevole Marrocu, questi non sono i progetti della rete fognaria di Boroneddu, questi sono i progetti strategici per lo sviluppo della Regione Sardegna, sono inquadrati in un contesto che è il Programma regionale di sviluppo, e che sono interventi di grande respiro.

Faccio un esempio, che non è attuale, però lo potrebbe diventare. Pensate a tutto il caos mondiale, le guerre, i conflitti; noi siamo un'isola e potremmo trovarci, così come secoli fa si trovarono i nostri governanti di allora, a dover presidiare il territorio della Sardegna. Come? Per esempio con le torri costiere, progetto di grande respiro. In quegli anni le torri costiere costituivano l'avamposto, lo strumento di controllo per evitare i pirati, per evitare i predoni, per evitare tutto! Oggi non ci troviamo più in quella situazione però, chi lo sa, qualcuno potrebbe convincersi che è necessario comunque, sulle coste della Sardegna, iniziare a presidiare il territorio. Lo può fare la Regione Sardegna, per esempio, con la conservatoria delle coste, ma lo potrebbe fare anche a un privato, con l'affidamento in concessione?

Cominciamo a guardare attorno, a quello che succede nel mare (non si sa mai, con tutti questi conflitti che scoppiano nel Mediterraneo) e cominciamo a presidiare il territorio, magari non più con le torri costiere, che oggi, per la qualità della vita alla quale ci siamo abituati, sono abbastanza scomode. Forse è meglio intervenire in un altro modo: cominciamo ad acquisire al patrimonio, non si sa di chi, nei punti strategici e quindi sui promontori, le zone che guardano di più a nord, a est, a ovest, a sud-est, a sud-ovest, che guardano il sorgere del sole e il tramontare del sole e in queste zone cominciamo a costruire degli immobili, delle belle ville che, guarda caso, guardano a oriente e a occidente, a levante e a ponente. E' un progetto assolutamente innovativo, però siccome è un progetto, l'onorevole Marrocu, che forse avrebbe fatto bene ad ascoltare quello che sto dicendo…

MARROCU (D.S.). Ti sto ascoltando!

DIANA (A.N.). Non l'avevo vista, chiedo scusa! Dicevo, è un progetto strategico, onorevole Marrocu: lo può decidere la Giunta? O meglio, la Giunta lo può decidere, lo sta decidendo, anzi lo sta facendo. Il Consiglio regionale ovviamente non può entrare nel merito delle decisioni che assume la Giunta, non ci può entrare! Però è un progetto di grande respiro. Guarda caso lo può adottare solo la Giunta o una parte di essa. Ma è pur sempre un progetto.

Per semplificare il tutto: i progetti di intervento di cui al comma 2 dell'articolo 2 e al comma 3 dell'articolo 4 sono approvati con deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore competente, in materia di programmazione, di concerto con gli assessori interessati e trasmessi al Consiglio regionale, per l'approvazione con eventuale legge. Basta aggiungere una riga, due righe, quei progetti, che non sono cose di poco conto ma sono gli atti più importanti del programma regionale di sviluppo, vengono trasmessi per l'approvazione, con eventuale legge (perché ci sarà bisogno, ci sarà necessità di una legge) al Consiglio regionale.

Finita la giostra! Non bisticcia più nessuno! Eh, lo so che lei non è d'accordo onorevole Marrocu, lo so che non è d'accordo!

MARROCU (D.S.). Io sono d'accordo!

DIANA (A.N.). Se fosse d'accordo, allora, state tranquilli, che tutta l'opposizione accoglierebbe questo emendamento orale. Bisogna capire se la maggioranza è disponibile ad accogliere una proposta come questa. Quei progetti debbono tornare qua, se vogliamo che il Consiglio abbia ancora un ruolo.

L'onorevole Biancu sta, in questo momento, cercando di avviare quella trattativa operata stamattina dall'onorevole Uras, però con intendimento diverso, certamente! Perché l'onorevole Biancu - lo conosco da ragazzino, siamo cresciuti assieme - non fa le cose che fa l'onorevole Uras. Quindi sta lavorando nell'interesse di tutti. Non sta facendo una "marchetta"!

BIANCU (La Margherita-D.L.). Siamo cresciuti assieme!

DIANA (A.N.). Eh, esatto, esatto, l'ho detto! Io ho avanzato una proposta, ho proposto che quei progetti vengano trasmessi al Consiglio regionale per l'approvazione con eventuale legge. Perché quei progetti, caro Assessore, se sono progetti di grande respiro, immagino che avranno bisogno di una legge o di più di una legge, per essere attuati. Altrimenti che progetti di grande respiro sono? Sono i progetti che devono dare le gambe al Programma regionale di sviluppo. Ci dev'essere per forza una legge per ogni progetto, è impossibile che così non sia! E quella legge, automaticamente, deve arrivare in Aula. Ma se deve arrivare in Aula la legge contestualmente ci deve venire…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. E' stata chiesta una breve sospensione. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 09, viene ripresa alle ore 20 e 35.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La lunga discussione che c'è stata in quest'Aula, intorno all'articolo 3, mi convince del fatto che lo stesso articolo è stato scritto in un modo non sufficientemente chiaro.

La differenza tra il testo proposto nella prima versione e l'emendamento orale, da me proposto in quest'Aula, dipende dal fatto che, nella discussione in Commissione, abbiamo meglio specificato la differenza tra schede riepilogative e progetti. A questo punto, dopo una lunga discussione, credo che sia diventato chiaro ciò che l'articolo 3, nella versione da me proposta, prevede. Fatemelo riassumere perché mi è stato richiesto di spiegarne meglio il senso.

Il senso dell'emendamento è che nell'articolo 3 si parla di progetti attuativi e non di schede riepilogative, e, quindi, per questo motivo avevo proposto una correzione. I progetti attuativi devono infatti essere proposti dagli Assessori competenti e, semmai, con l'intesa dell'Assessore della programmazione, che controlla la coerenza col Programma regionale di sviluppo. Quindi, la proposta di emendamento nasceva dalla evidente necessità di correggere una formulazione ambigua e che era ambigua per responsabilità di chi parla. È stato un testo, in questo senso, non sufficientemente chiaro. E di questa scarsa chiarezza mi assumo la responsabilità.

Io credo che, onorevole La Spisa, quando si commette un errore, un'imprecisione, sia giusto, sia doveroso, sia serio ammetterlo. Credo che sia anche serio non estrapolare dei giudizi generali da delle difficoltà specifiche. Il suo giudizio su questa legge di riforma, basato sulla discussione dell'articolo 3, mi è sembrato francamente, particolarmente ingeneroso. Lei sa che questa è una legge che riforma, profondamente, una materia che ha fortemente bisogno di essere riformata.

Ciò detto, gli approfondimenti che abbiamo appena fatto in quest'Aula e che abbiamo appena concluso, ci convincono della necessità di semplificare la materia in modo ulteriore, di semplificarla in modo netto. Il modo per semplificarla nettamente è quello di accettare, approvare un emendamento che cancelli l'articolo 3. Riflessioni più approfondite ci convincono infatti che, considerato che stiamo parlando di progetti esecutivi, l'articolo diventa ridondante. I progetti esecutivi sono ovviamente proposti dagli Assessori competenti e, quindi, quest'articolo non fa altro che ripetere ciò che è già normato dalle leggi regionali.

Quindi, la proposta e l'invito, da parte della Giunta, è quello di cancellare l'articolo 3, perché l'articolo 3, in effetti, non sta aggiungendo una norma significativamente innovativa rispetto a ciò che già è normato nelle leggi regionali. Il che significa poi, tecnicamente, che la Giunta esprime parere positivo, se non sbaglio, sull'emendamento numero 11, che è soppressivo dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Licheri, relatore.

LICHERI (R.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, in verità, erano presenti due emendamenti, l'11 e il 22, uno di soppressione totale e uno di soppressione parziale e, quindi, a questo punto, la Commissione accoglie positivamente la proposta dell'Assessore per la soppressione, che coincide anche con l'emendamento numero 11, e esprime parere negativo all'emendamento numero 12.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, a me risulta che l'emendamento numero 11 sia stato ritirato; non capisco, pertanto, come il relatore possa esprimere un giudizio su un emendamento che è stato ritirato. Se serve lo faccio mio, così lo possiamo votare.

PRESIDENTE. L'ha fatto proprio la Giunta, evidentemente, onorevole Capelli, nel momento in cui ne propone l'approvazione. Pronunci la sua dichiarazione di voto, onorevole Capelli. Proviamo tutti a sforzarci di dare una mano!

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io la invito a non sminuire quello che sto dicendo!

PRESIDENTE. Io non sminuisco le sue parole ma la prego di interpretare le parole dell'Assessore, che propone di accogliere e di approvare l'emendamento numero 11, come una dichiarazione con la quale fa proprio l'emendamento numero 11. Quindi la Giunta fa proprio l'emendamento numero 11.

CAPELLI (U.D.C.). Questo lo sta dicendo lei!

PRESIDENTE. Andiamo avanti, onorevole Capelli! Prego, pronunci la dichiarazione di voto!

CAPELLI (U.D.C.). Le sto dicendo che, se serve per agevolare, che qualcuno lo faccia proprio, lo faccio io.

BIANCU (La Margherita-D.L.). L'ha già fatto proprio l'Assessore.

CAPELLI (U.D.C.). Adesso l'ho capito. Bene, io confermo il giudizio espresso precedentemente. Cioè, io voterò a favore dell'articolo. Anche se il collega Porcu ride. Hai seguito i lavori Porcu? O sei arrivato adesso?

PORCU (Progetto Sardegna). Continui!

CAPELLI (U.D.C.). Allora, cerca di ragionare un po'! Come ho detto in premessa, non accettavo l'emendamento orale dell'Assessore, perché nel merito condividevo e condivido l'articolo 3. Fatta salva la parte da me emendata, che richiama l'articolo 4.

Perché, Assessore, dico questo? Dico questo perché, né il comma 2 né la legge numero 1, precisano chi deve presentare i progetti di intervento, di cui al comma 2. Non lo precisa nessuno. Io mi sentirò autorizzato a farmi bocciare proposte di progetti di intervento. Qui fino a adesso, e nemmeno negli articoli seguenti, non c'è scritto chi li propone. E non c'è scritto neanche chi propone i progetti di intervento di cui al comma 2! Nell'articolo 3 c'è scritto giustamente: "L'Assessore competente, di concerto con l'Assessore della programmazione, che ne deve verificare la correlazione diretta con il piano regionale di sviluppo". Se non lo scriviamo, chi li propone? Può proporli anche il Consiglio! È indubbio che anche il Consiglio possa proporre progetti di intervento, altrimenti gradirei che qualcuno mi spiegasse chi è autorizzato e chi no a proporli.

Come è stato detto anche stamattina, abbiamo fatto diverse osservazioni sulle leggi, non accorgiamocene dopo, almeno riflettiamoci. Questa discussione era una discussione da Commissione, non da Aula. Sarebbe stato opportuno discuterne in Commissione, però la Commissione doveva fare in fretta e questo è il risultato. Il risultato dell'esame frettoloso in Commissione è il confronto che c'è in atto adesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io dichiaro il voto di astensione dei riformatori sull'emendamento numero 11. Vorrei soltanto far rilevare al Consiglio come siamo andati avanti, qualora qualcuno non l'avesse colto pienamente, sull'articolo 3, correggendo anche un'inesattezza in ciò che le è stato riferito quando lei era fuori dall'Aula.

Nel mio intervento non ho dichiarato di non accettare l'emendamento orale che aveva proposto l'assessore Pigliaru; ho semplicemente detto che mi sembrava incongruo il modo di legiferare che il Consiglio stava adottando in quel momento. Lo confermo, nel senso che l'articolo 3 è arrivato in Aula per la sua approvazione, dopodiché l'assessore Pigliaru ha proposto un emendamento verbale.

Devo annotare che su questo emendamento verbale proposto in aula dall'assessore Pigliaru il capogruppo dei D.S., l'onorevole Marrocu - cosa straordinaria - ha detto di non essere d'accordo. Quindi non è l'opposizione che ha detto di non essere d'accordo, ma una parte della maggioranza. Questo ha determinato un'interruzione dei lavori, al termine della quale ci viene detto che un emendamento ritirato dal collega Uras viene fatto proprio dalla Giunta.

Io lo ribadisco: mi sembra che questo modo di legiferare assomigli a quello di uno Stato sudamericano, forse a quello della Repubblica delle banane, dove ogni cosa viene modificata 3, 4, 5 volte in corso d'opera. Mi sembra che non sia un buon modo di legiferare; se avevate bisogno di tempo per esaminare gli emendamenti, avreste dovuto utilizzare il tempo che vi è stato offerto ieri sera, e avreste dovuto cercare di riscrivere in maniera congrua la legge, e non solo questa, ma anche tutte le leggi che esamineremo in futuro. Perché non è pensabile che noi in Aula possiamo approvare delle leggi sulla base solo di indicazioni estemporanee, che non passano al vaglio tecnico di nessuno, se non a quello del buon senso, solo del buon senso, dei consiglieri e della Giunta, non è pensabile che noi possiamo approvare leggi in questo modo!

Se questo è il ruolo che la maggioranza e la Giunta vogliono assegnare a questo Consiglio, non lamentiamoci se la considerazione che di questo Consiglio ci sarà all'esterno di questo palazzo, sarà sempre più bassa!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto di astensione e per esprimere la mia solidarietà nei confronti dell'assessore Pigliaru, perché, insomma, colleghi, gli avete fatto fare certo una non bella figura, secondo me immeritata.

Perché dico immeritata? Perché noi non avevamo proposto, così come aveva fatto l'onorevole Uras, l'abrogazione dell'articolo 3. Abbiamo proposto alcuni emendamenti che lo modificassero, ma proprio sull'articolo 3 non abbiamo presentato emendamenti soppressivi. Proprio perché c'era una ratio. E adesso che questo articolo 3 cade, benché il Presidente del Consiglio abbia cercato tranquillizzare il Consiglio sulla base del contenuto dell'emendamento numero 4, beh insomma, i termini della vicenda non cambiano. Anzi, probabilmente peggiorano perché con l'emendamento numero 4, l'articolo 2, comma 2 recita "in un separato allegato tecnico la Giunta regionale trasmette al Consiglio l'elenco dei progetti di intervento".

Infatti, con la soppressione dell'articolo 3 viene a cadere la norma che prevede che quei progetti vengano approvati con deliberazione della Giunta. Quindi non si capisce chi è che debba approvare quei progetti. Pertanto forse bisognava ragionarci meglio! Forse sarebbe stato opportuno accettare la proposta che era stata avanzata da questi banchi: lasciare in piedi l'articolo 3, con la sola aggiunta che quei progetti dovessero tornare in Consiglio regionale per la approvazione. Non sarebbe successo assolutamente niente, se erano progetti che meritavano l'attenzione del Consiglio; se non avevano questa caratteristica sarebbero diventati un atto della Giunta punto e basta!

Ho fatto il discorso delle torri costiere, o delle terrazze dalle quali si può ammirare il panorama straordinario che circonda la Sardegna. L'ho fatto proprio per questo, perché solo quando si tratta di progetti strategici è necessario che il Consiglio regionale ne prenda atto…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, per dichiarare il voto a favore e segnalare ai colleghi una strana situazione: per due giorni non si fa altro che dire: "è inutile che si discuta, perdiamo solo tempo, arrivano progetti di legge blindati, il dibattito non serve ecc.." Oggi si arriva ad un articolo, si discute, ci si confronta, si accoglie un'indicazione, anzi l'Assessore fa sua una proposta che nasce in Aula, tornando indietro rispetto ad una posizione assunta, e invece di apprezzare questo fatto (che l'Aula "conta", che il dibattito è servito, che si fa sintesi) si dice: "ma siamo un'armata Brancaleone!". Insomma, delle due una: o sbagliamo quando diciamo che l'opposizione è blindata, oppure non diventiamo armata Brancaleone quando invece c'è la disponibilità ad accogliere le posizioni della minoranza.

A me pare che la decisione sia saggia. Abbiamo detto che se la norma fa riferimento alle schede, la competenza era già definita dall'articolo 2 al comma 2, là dove recita "la Giunta trasmette", quindi il soggetto è la Giunta, perché è un atto programmatorio. Se fa riferimento, invece, ai progetti, singoli, cioè gli atti attuativi, la competenza è già stabilita dalla legge numero 1 del 1977, pertanto ripeterla inb questa legge diventava superfluo. Siccome tutto questo appariva un po' ambiguo, si è deciso di eliminare la norma considerando, come già detto, che per le schede la competenza la stabilisce già l'articolo 2 al comma 2, mentre per gli atti attuativi c'è già la legge numero 1, che non abbiamo modificato e non modifichiamo con questa legge.

Pertanto mi pare saggia la decisione assunta dalla Giunta in seguito ad un dibattito, così come mi pare saggio proseguire nella direzione secondo la quale ci si rende conto che le osservazioni pertinenti si possono e si devono accogliere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io dichiaro il voto di astensione sull'emendamento numero 11 perché siamo veramente attoniti di fronte a quello che è successo…

(Interruzioni)

Sì, Sì, dico attoniti, perché voi siete arrivati qua dicendo che questa sarebbe stata una grande riforma non solo della contabilità ma anche della programmazione; avete detto che avreste portato, attraverso questa legge, la trasparenza, un nuovo sistema della programmazione, ma cosa avete fatto? Cancellando l'articolo 3 cade tutto il sistema perché il sistema era programma-progetto. E' inutile che facciate finta che vada bene così! Chi ha pensato a questa via d'uscita è molto furbo, non so chi sia, ma immagino anche il sorrisetto con cui ha proposto questa soluzione.

Ma vi rendete conto che state facendo veramente di questa legge una "cosettina"? Ma questa è la grande legge di programmazione? Un programma regionale di sviluppo per il quale sprecate ben quattro commi di un articolo, dove non è previsto uno "straccio" di concertazione, quanto meno indicativa, non dico obbligatoria, ma indicativa. Prevedete un sistema di programma, seguito da progetti, mettete nell'articolo del programma anche l' indicazione delle schede e dei progetti e poi dite: ma no, non li approviamo! Soltanto perché così almeno riuscite a fare in modo che i progetti vengano proposti dall'assessore competente di concerto con l'assessorato della programmazione. Ma stiamo sfiorando il ridicolo: i progetti sono solo enunciati, sono eventuali, li farete quando vi farà comodo, quando non vi farà comodo non li farete.

State dimostrando, comunque, di avere una cultura giuridica minimalista (così come certe architetture ormai in voga) che sfiora la rozzezza. Almeno qualche volta dite qualcosa di sinistra! La programmazione era la bandiera del riformismo di sinistra negli anni '70-'80; che cosa ne state facendo della vostra stessa cultura politica?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio l'astensione relativa all'emendamento numero 11, però vorrei davvero trasformare in positiva la mia dichiarazione di voto. Basterebbe eliminare quella contraddizione, che mi pare ormai abbastanza palese, tra l'affermazione appena pronunciata dal capogruppo dei D.S., l'onorevole Marrocu (che fa proprio il superamento della proposta emersa stamattina nel dibattito e che noi dicevamo essere un vero e proprio esproprio delle competenze del Consiglio) e la posizione dell'assessore Pigliaru che ha appena finito di dire: "sopprimiamo l'articolo numero 3 perché è ininfluente".

Io credo invece che per come è stato modificato l'articolo 2, il fatto che la Giunta debba solo trasmettere queste schede (perché resta in piedi quel termine) e che queste schede siano correlate al programma della lettera a) del comma 1, voglio dire - e così intende anche l'onorevole Marrocu - che la competenza di approvazione delle medesime diventa un tutt'uno con il programma regionale di sviluppo, e quindi di totale pertinenza di questo Consiglio. Se così fosse, assessore Pigliaru, lei se ci certificasse che non c'è trucco, non c'è inganno, noi davvero saremmo disposti a votare a favore dell'emendamento numero 11.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 11.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 11.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Meloni - Orru' - Pacifico - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias - Uras.

Si sono astenuti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Capelli - Contu - Dedoni - Diana - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Milia - Moro - Murgioni - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanna Matteo - Scarpa - Spissu - Vargiu

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 42

astenuti 20

maggioranza 22

favorevoli 42

(Il Consiglio approva).

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, mi risulta che domani sia stata convocata la Commissione sesta, in deroga, senza che fosse stato interpellato alcun Capogruppo. La Commissione, tra l'altro, dovrebbe riunirsi per esaminare un disegno di legge dalle 9 alle 10, in concomitanza con i lavori dell'Aula. Io pertanto ho già espresso al Presidente della Commissione la mia contrarietà alla convocazione di questa Commissione, che eventualmente potrebbe essere convocata martedì mattina, nelle forme normali, rinviando a un'ora successiva (invece che alle 10 alle 11) il Consiglio. Ma, per quanto riguarda il nostro Gruppo, non c'è l'assenso alla convocazione di quella Commissione…

LA SPISA (F.I.). Non è stato neanche chiesto!

CAPELLI (U.D.C.). E non è stato chiesto a nessuno, come invece previsto dal Regolamento, l'assenso o quantomeno l'opinione sulla convocazione della Commissione stessa. Perciò chiedo che venga "sconvocata".

PRESIDENTE. Dunque, onorevole Capelli, i componenti della Commissione erano d'accordo perché venisse convocata la Commissione su una materia che era stata oggetto…

LA SPISA (F.I.). Sentiti i Capigruppo.

SECCI (La Margherita-D.L.). Sentiamoli adesso.

PRESIDENTE. Sì, lei ha ragione onorevole La Spisa. Siccome i Capigruppo su questa questione sono stati sentiti in Conferenza dei Capigruppo…

CAPELLI (U.D.C.). No!

PRESIDENTE. Mi lasci concludere, onorevole Capelli, altrimenti rischiamo di non capirci mai, quando parliamo. Ho detto, in sede di Conferenza dei Capigruppo, che emergeva una diffusa esigenza di intervenire sulla legge numero 9; siccome era diffusa, ritenevo che ci fosse un'opinione convergente. Se ci sono problemi, la Commissione può riunirsi la prossima settimana in orari diversi da quelli del Consiglio, così come prevede…

LA SPISA (F.I.). Non ci sono problemi, ma il parere va chiesto!

PRESIDENTE. Sì, onorevole La Spisa, ripeto: io ero convinto che su questo…

LA SPISA (F.I.). Non si acquisisce un parere implicito!

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, implicitamente lo abbiamo acquisito in Conferenza dei Capigruppo, dopodiché mi rendo conto che non bisogna dare per implicito. Quindi, siccome viene sollevata un'obiezione, la Commissione verrà convocata per la prossima settimana in orari diversi da quelli del Consiglio regionale e senza, quindi, autorizzazione dei Presidenti di Gruppo.

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 05.