Seduta n.181 del 15/11/2001 

ClXXXI SEDUTA

Giovedì 15 Novembre 2001

Presidenza del Vicepresidente Carloni

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Carloni

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 10 e 10.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 25 ottobre 2001 (176), che è approvato.

PRESIDENTE. Constatata l'assenza di numerosi colleghi, mi sembra opportuno sospendere i lavori per un quarto d'ora. La seduta riprenderà alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 10, viene ripresa alle ore 10 e 29.)

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione.

E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, con l'elezione del Presidente Pili e con la fiducia, se oggi gli verrà concessa, alla sua Giunta e alla sua proposta di governo, si chiude definitivamente quella prima fase interlocutoria che era stata avviata proponendo, con enfasi, la via autonomistica al cosiddetto "bipolarismo imperfetto", che doveva essere un laboratorio politico di valenza nazionale, se bene ricordiamo.

La proposta politica e programmatica alla nostra attenzione ha tanti limiti, ma ha certamente anche un pregio, e cioè quello di ricondurre le forze politiche, i partiti, gli schieramenti all'interno di un quadro più chiaro e quindi anche più decifrabile da parte dei cittadini e dell'opinione pubblica, soprattutto sotto il profilo delle diverse responsabilità; il centrodestra ha la responsabilità del governo, il centrosinistra ha la responsabilità di essere opposizione.

Il fatto che il quadro di insieme sia più chiaro e comprensibile non significa tuttavia che siano superate le divisioni, le insufficienze degli attuali partiti, anzi, semmai è vero esattamente il contrario. I Gruppi e i partiti di maggioranza in particolare, come stiamo constatando in questi giorni e in queste ore, si compongono e si scompongono a seconda degli spazi che si determinano nella gestione del potere, in pratica i posti e di governo e di sottogoverno.

Il centrodestra, con o senza Pili, non solo non dimostra di essere immune da questo virus, che per anni è stato attribuito al centrosinistra ma, anzi, gli sta facendo assumere un carattere endemico; mi sembra invece apprezzabile il non aver fatto ricorso, da parte del Presidente Pili, nelle sue dichiarazioni, alla "favola" del peso insopportabile dell'eredità del passato, dei diversi decenni in cui il centrosinistra, e la sinistra in particolare, avrebbe governato la Sardegna.

Penso si tratti di un punto di approdo significativo che, comunque vada il suo tentativo, produrrà effetti politici importanti nel prossimo futuro, certamente sotto il profilo della chiarezza dei ruoli e delle diverse responsabilità.

E` anche per questa ragione che io non ritengo sia né giusto né utile sminuire, banalizzare questo passaggio politico-istituzionale. Non è giusto innanzitutto nei confronti di questa istituzione, di ciò che ha rappresentato e di ciò che rappresenta per la Sardegna. Non è giusto in particolare nei confronti della domanda di governo, di buon governo, per usare un vostro slogan, che viene dalla società sarda, che solo in piccolissima parte, mi creda, onorevole Pili, è ossessionata dai corsi borsistici nazionali ed internazionali, e che attende invece dalla sua classe dirigente, da questa parte di classe dirigente alcune indicazioni chiare, proposte concrete, un percorso comprensibile e possibilmente, ma non necessariamente, condiviso, su come imboccare la strada dello sviluppo e dell'autodeterminazione, sfuggendo alla marginalizzazione e alla dipendenza, perché questo, come sappiamo tutti, è il crinale su cui è pericolosamente in bilico la nostra isola.

Il centrodestra, il polo sardo, perché questo siete adesso, nonostante le origini incerte e i travagli di questa prima fase della legislatura regionale, ha il dovere di dare la sua risposta a questa domanda, perché ha la responsabilità del governo, ce l'ha interamente, pienamente, e ce l'ha ormai da due anni.

Noi cercheremo di costruire un'altra risposta, una risposta che stante ciò che abbiamo davanti non può che essere alternativa, e priva, purtroppo, di punti di contatto con la vostra. Dico "purtroppo" non per l'assenza di intrecci equivoci di cui non c'è affatto bisogno, ma semplicemente perché sulle scelte fondamentali quali la revisione del nostro Statuto, la legge elettorale, il riordino istituzionale, questi contatti sotto forma di dialogo costruttivo, di confronto costruttivo, sarebbero indispensabili. Tuttavia cercheremmo invano una semplice indicazione nelle sue dichiarazioni, perché mi sembra si vada in tutt'altra direzione.

Siccome le cose non accadono mai per caso, è evidente che la scelta, sua e della maggioranza, non è quella di superare su questo delicato e decisivo versante le divisioni, come dire, pregiudiziali sullo strumento della Costituente adottato da questo Consiglio, attraverso un confronto sul merito e quindi sui contenuti di ciò che questo Consiglio può e deve affrontare con i poteri e gli strumenti che adesso ha a disposizione, a Costituzione vigente, in particolare dopo la riforma del Titolo V della Costituzione con la conferma referendaria.

Poiché non vi è alcun cenno compiuto nelle sue dichiarazioni, è del tutto evidente che manca la volontà non solo di ricercare un dialogo costruttivo sulle regole appunto fondamentali ma, cosa ancor più seria, non vi è alcuna volontà di porre mano ad un serio processo riformatore, perché questo sottende, rinviando il tutto di fatto alla palingenesi della Costituente.

Onorevole Pili, se poi la Regione è un pachiderma immobile, i rapporti tra Consiglio e Giunta si inaspriranno, se lungi dall'introitare ulteriori risorse rischieremo di perdere persino quelle acquisite, se anche per gli anni a venire si accumuleranno ulteriori ritardi, se anziché decentrare poteri, funzioni, risorse come avviene nel resto d'Italia, la nostra Regione si ostinerà a voler preservare la sua funzione gestionale, la responsabilità politica non sarà né del passato, né del destino, ma sarà interamente sua e della sua maggioranza.

Noi pensiamo che si debba e si possa percorrere una strada opposta, diversa, alternativa, instaurando un confronto aperto sul merito delle riforme da introdurre nel nostro sistema istituzionale e nei rapporti con lo Stato, un confronto dirimente e non dilatorio anche su poche ma significative questioni.

Ma non dipende solo da noi, perché la disponibilità, soprattutto in questo caso, non può essere unilaterale. Trovo inoltre sorprendente il suo richiamo alla continuità con l'esperienza che abbiamo ormai alle spalle, anche se ne capisco le ragioni legate alla contingenza politica, cioè la necessità di rappezzare anziché costruire un nuovo tessuto connettivo politico e programmatico; obiettivo politico ambizioso, questo, che chi l'ha preceduta comunque aveva tra le sue aspirazioni e le sue finalità.

Il Presidente Floris in quest'Aula ha infatti ammesso con franchezza di non essere riuscito a trasformare la sua maggioranza numerica in maggioranza politica, dotata cioè di un programma di governo condiviso, di una coesione, di una solidarietà politica su obiettivi comuni su cui far leva per superare le normali difficoltà quotidiane dell'azione di governo.

Non era, come si può intuire e constatare, una considerazione politica di scarso rilievo per i due anni che abbiamo alle spalle, ma forse rappresenta ancora di più una sorta di ipoteca politica sulla fase successiva che si è aperta con la sua elezione, Presidente Pili e con l'elezione della sua Giunta, se avrà la fiducia. Giunta che è espressione della stessa identica maggioranza, uno in più, uno in meno, questo dipenderà da molte cose, priva di un progetto politico condiviso e quindi aperta a tutti i particolarismi che hanno minato, fiaccato e infine demolito l'esperienza di governo che si è appena conclusa; del resto basta ed avanza, a sostegno di quanto sto dicendo, il tenore di alcuni interventi che abbiamo ascoltato in quest'Aula.

Mi sarei aspettato uno scatto, una rivendicazione di discontinuità politica, non una mera e semplice affermazione di continuità. Delle due l'una. O non è del tutto sincera l'affermazione di continuità, oppure lei dispera sul serio di invertire la rotta e raddrizzare la barca del centrodestra e spera di proseguire il galleggiamento verso il prossimo appuntamento elettorale. Non a caso lei infatti si definisce non un eroe, non un capo, ma un navigatore.

Scartando quindi la tesi tendenziosa della non corrispondenza delle sue affermazioni ai suoi reali intendimenti, la scelta effettuata da lei e dalla sua maggioranza non è e non sarà né neutra, né priva di effetti, può risultare anzi devastante per il fragile tessuto economico e sociale della nostra isola.

Se il buongiorno si vede dal mattino, i sardi e la Sardegna devono quindi attendersi il ripetersi di una stagione fatta di annunci roboanti cui corrisponderà un sostanziale immobilismo. Così è sulle riforme, come ho già detto ci penserà la Costituente, sull'energia, quando nel 2010 ci sarà il metanodotto Algeria-Francia (del resto lo ricordava anche il Presidente Floris), ma e la gara internazionale, lo strumento intergovernativo, le risorse finanziarie, e la Carbosulcis, il piano energetico regionale che fine faranno? Sulle risorse idriche speriamo di arrivare in tempo, prima del 2030, per evitare la desertificazione, intanto però 700 mila sardi, il 40 per cento della popolazione sarda ha l'acqua per sei-otto ore al giorno.

Sullo sviluppo industriale, in attesa che la Silicon Valley si trasferisca dalla ricca California nella nostra isola, che cosa si decide sulla chimica, sui poli industriali, sul comparto meccanico e manifatturiero? Questo senza trascurare affatto l'importanza di ciò che già si va consolidando, come le è stato ricordato, perché sono atti di governo già in essere e attuati col nostro contributo determinante.

Ed infine, ai tanti annunci cui non fa seguito alcuna scelta concreta, manca singolarmente, non dico un annuncio ma un cenno alla questione che da tutti viene, non a torto, ritenuta la prima emergenza sarda: la questione dell'occupazione. Poiché stiamo parlando di veri drammi che toccano decine di migliaia di sardi, giovani e donne in particolare, mi auguro che in lei sia prevalso il senso di responsabilità, così da non creare false illusioni in chi è costretto per la sua condizione ad aggrapparsi a tutto, talvolta anche alle illusioni, ma non credo che sia né giusto né corretto tuttavia passare dall'annuncio roboante al nulla, al silenzio totale.

Mi voglio soffermare solo su un punto, se mi è consentito sull'articolo 19 della legge numero 37/98,il cosiddetto Piano straordinario per il lavoro,, che la Giunta uscente nel DPEF all'articolo 1 non aveva riproposto. Non a caso il Consiglio aveva bocciato l'articolo 1 che sanciva il superamento sostanziale di questo strumento senza prevedere una alternativa, quasi che l'emergenza lavoro fosse ormai un lontano ricordo, attribuendo, penso, sbrigativamente ai comuni la responsabilità di una eccessiva lentezza nell'utilizzo delle risorse e un loro uso improprio.

Vorrei ricordarle sommessamente, signor Presidente, che ai comuni è stata concessa la piena operatività sull'articolo 19 poco più di un anno e mezzo fa, all'inizio del 2000; ora, a me risulta che per quanto attiene la prima annualità '99nella stragrande maggioranza dei casi i comuni sardi abbiano utilizzato interamente la dotazione finanziaria a loro disposizione, l'abbiano impegnata e spesa.

Mi saprebbe portare l'esempio di un altro strumento di incentivazione che nel giro di un anno e mezzo decolli ed abbia, con rapidità ed anche efficacia, una ricaduta diffusa sul territorio? Da dove pensa che siano venuti i tremila posti di lavoro in più? Io credo in parte anche dalla attivazione di questo strumento.

Naturalmente tutti gli strumenti previsti dalla normativa vigente, in particolare quelli a sostegno dell'occupazione, devono essere verificati, compreso questo di cui stiamo parlando insieme agli altri, ma non possono essere cancellati senza che venga prima effettuata una valutazione politica, democratica, da parte del Consiglio regionale e non solo della Giunta.

A mio avviso non va affossato, non va liquidato, in attesa che il prodotto interno lordo della Sardegna voli a quote del 5-6 per cento, uno strumento di incentivazione che operando peraltro su tutto il territorio regionale ha dato risposte concrete a tanti giovani.

Personalmente non ho mai ritenuto, né lo ritengo ora, necessario che i documenti politico-programmatici che accompagnano la presentazione di una nuova Giunta debbano contenere il dettaglio della sua azione di governo, a questo scopo rispondono i documenti finanziari che dovremo comunque affrontare sin dai prossimi giorni. Ma anche qui non credo sia un caso se lei non accenna né ad una priorità né ad un impegno della sua maggioranza per una sessione straordinaria, o forse non si ritiene che costituisca una iattura il terzo mese di esercizio provvisorio consecutivo, per cui la spesa rimarrà ferma alla soglia del 30 per cento alla fine di ogni anno, perché questo è il dato di fatto.

Da queste poche considerazioni, e mi scuso se risulteranno eccessivamente sintetiche, forse anche sbrigative, credo tuttavia si possa intuire il ragionamento, non dico la filosofia, che fa da filo conduttore alla impostazione politica delle sue dichiarazioni programmatiche. Io le ritengo un preambolo politico costruito soprattutto in funzione di un futuro programma elettorale, da rilanciare costantemente nei prossimi mesi o anni (dipenderà poi dai rimpasti, dalle staffette, dagli avvicendamenti che già si preannunciano prima ancora che decolli questa Giunta). Questa è la vera scelta politica di fondo, costituita dalla rinuncia ad affrontare i nodi politici e i problemi veri della Sardegna.

E' una sua scelta, Presidente Pili, può darsi che si riveli produttiva per le sue fortune personali; certamente, se così sarà, si può dire sin d'ora, però, che purtroppo non sarà affatto produttiva per la Sardegna e per i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi; in questi due giorni di dibattito abbiamo sentito tutti un certo disagio, che è emerso specialmente nel corso dei primi interventi.

Questa Giunta parrebbe nascere con tormento, probabilmente la sua nascita ha provocato dei traumi all'interno di qualche forza politica della maggioranza stessa. Traumi e tormenti che ritengo tuttavia, e ne sono convinto, saranno senz'altro superati nei giorni a venire dalle forze della coalizione di maggioranza.

Questa Giunta, per affermazione del Presidente incaricato, nasce non senza rischi; certo, anche questo è vero, ma il rischio è la caratteristica principale che caratterizza un imprenditore, che caratterizza ogni iniziativa sia essa imprenditoriale, politica, sociale. E l'intelligenza, la capacità, la determinazione e l'entusiasmo che l'imprenditore, ogni soggetto preposto a portare avanti l'iniziativa ha, è condizione sine qua non affinché il rischio venga superato e coperto.

Credo che l'entusiasmo e la determinazione che caratterizzano il nostro Presidente, il Presidente voluto dal popolo della Sardegna, il suo entusiasmo giovanile soprattutto, gli consentiranno di superare senz'altro queste prime difficoltà, queste prime incomprensioni, questi primi distinguo e i dubbi che hanno caratterizzato qualche intervento dei colleghi di Forza Italia ed anche di altre forze della maggioranza. Di questo ne sono convinto. Ma principalmente è l'essere fortemente motivato (oltre la determinazione e l'entusiasmo), che consentirà al Presidente incaricato di portare avanti il suo programma sino alla fine della legislatura. Questa forte motivazione, sono sicuro, farà sì che il Presidente porti la politica al di fuori di questo palazzo, in mezzo alla gente, al servizio dei cittadini e non certamente al servizio di chicchessia né tantomeno di nessun potere o di nessuna logica che sia al di fuori di questo contesto politico.

Sono sicuro di quanto dico, perché sono sicuro delle capacità del nostro Presidente che lo porteranno ad affrontare tutte le gravi problematiche che in questo momento attanagliano la nostra società, prima fra tutte quella della mancanza di lavoro

Il problema della disoccupazione riguarda decine di migliaia di nostri concittadini, e fa vivere nella disperazione migliaia e migliaia di famiglie. Queste persone attendono azioni concrete e mirate affinché questo fenomeno possa essere, se non cancellato nel medio termine, perlomeno attenuato.

Ai problemi del mondo del lavoro si aggiunge, in questo periodo, la disastrosa situazione che sta vivendo il mondo agro-pastorale; un mondo che merita da parte della Giunta che lei presiederà una particolare attenzione.

L'economia agro-pastorale in questi anni ha subito una serie di calamità, da quelle che definirei bibliche fino alla BSE e alla blue tongue, che di fatto stanno mettendo in ginocchio un intero comparto che rischia di perdere tutto il proprio capitale fondiario. Ma è in ginocchio, di fatto, l'intera economia di quel settore, che con i suoi quasi centomila addetti è uno dei settori trainanti e determinanti per l'economia della nostra Isola, un settore i cui componenti sino ad oggi hanno affrontato i disagi in silenzio, hanno vissuto in silenzio la loro disperazione.

Ma, credetemi, è una disperazione silenziosa che ormai equivale al rombo di un fiume in piena, un fiume che se rompe gli argini difficilmente potrà essere contenuto e ne potranno essere contenute le disastrose conseguenze.

Quindi le chiedo, signor Presidente, una particolare attenzione verso il mondo e il popolo delle campagne che storicamente rappresenta nel modo più puro la nostra etnia sarda. Certo, non sono solo questi i problemi che lei, nel breve e medio periodo dovrà affrontare.

Tralascio di parlare degli altri settori che hanno ampiamente analizzato i colleghi che mi hanno preceduto; dalla sanità, all'ambiente, al problema impellente, importante, inderogabile, improcrastinabile delle riforme. Evito di parlaredi questi argomenti perché non voglio dare a questo dibattito, già un po' distratto ed ormai stanco, ulteriore motivo di stanchezza.

Richiamo altresì la sua attenzione sulle problematiche delle piccole e medie imprese, sui comparti dell'artigianato, del commercio e della piccola e media industria alle cui esigenze sono state date, in quest'ultimo anno, delle risposte di grande respiro, di respiro storico, direi, attraverso dei provvedimenti di legge che stanno per arrivare in Aula in quanto già esitati dalla sesta Commissione, che mi onoro di presiedere.

Ma voglio soffermarmi brevemente sui problemi di un settore a cui non si è minimamente accennato in quest'Aula. Mi riferisco al sistema del credito, al quale è necessario riservare una particolare attenzione. E' necessario, in breve, portare all'interno di quest'Aula la discussione sul sistema del credito isolano, affinché non si verifichino più i gravissimi errori che nel passato, anche recente, hanno fatto sì che la maggioranza delle azioni della Banca CIS prima e del Banco di Sardegna poi passasse nelle mani di gruppi bancari del Continente; un passaggio che ha tolto alla Sardegna, innanzitutto, una importantissima risorsa storica, economica e finanziaria, e a queste due banche l'autonomia stessa negli interventi.

Io so perfettamente che noi non abbiamo competenza legislativa nel settore bancario, ma abbiamo un'ampia autonomia legislativa in altri settori e questo consente alla Regione di mettere in campo ingenti flussi di danaro, di portare avanti una politica economica e finanziaria che può senz'altro condizionare lo stesso sistema bancario e far sì che i grossi gruppi scendano a patti con noi.

E' indispensabile e necessario che i flussi di danaro, e la raccolta dello stesso, che questi istituti di credito giornalmente mettono in movimento nel nostro territorio siano investiti in Sardegna. Per far questo è indispensabile e necessario intervenire sugli stessi piani industriali ipotizzati dagli istituti di credito. Noi abbiamo ancora una carta da giocare, che è quella della SFIRS. E' necessario assegnare alla SFIRS un ruolo centrale; in questa direzione si era orientata l'azione dell'assessore Pirastu nella precedente giunta. Ma è necessario dare un ruolo più determinante alla SFIRS, affinché possa essere anche lo strumento col quale la Regione coordina le iniziative degli altri istituti di credito al fine di creare ricchezza che porti ricadute positive sulla nostra economia.

Questo è un problema improcrastinabile, signor Presidente, perché da questo dipende la vita stessa e il futuro delle nostre piccole e medie imprese che operano sia nel settore artigianale, sia nel settore commerciale, sia nell'industria ma anche nel settore agro-pastorale. Ma occorre anche portare avanti iniziative tali da eliminare assolutamente nel medio termine, mentre nel breve termine è possibile solo attenuarlo, il famigerato rischio Sardegna. Bisogna, cioèche gli imprenditori del Continente investano in Sardegna

Il grido di allarme che l'altro ieri hanno lanciato le associazioni imprenditoriali è un segnale da non sottovalutare, e non possiamo tapparci le orecchie per non sentirlo. Questo, lo ribadisco, è uno dei problemi indispensabili ed essenziali da risolvere; la nostra è una economia chiusa, abbiamo necessità di flussi di danaro esterni per poter scommettere sul nostro futuro, turismo compreso, perchè la nostra politica è basata principalmente su quel grande filone economico rappresentato dal turismo. Ma per far sì che determinate iniziative possano prendere piede e andare avanti è necessario garantire la sicurezza dell'investimento stesso. Certamente con una sana politica urbanistica, ma ancor più con una sana e trasparente politica finanziaria che dia certezze agli investimenti.

Questa problematica, su cui ho voluto mettere l'accento, , si era già iniziato ad affrontarla con la vecchia Giunta presieduta dall'onorevole Floris, che tanto in questi due anni ha fatto dando risposte a problemi nodali che riguardavano la nostra economia. Voglio, tra l'altro, complimentarmi col presidente Floris per l'elevato spessore politico del suo intervento.

Signor Presidente, se ognuno di noi dovesse parlare su tutte le varie problematiche, di natura politica ed economica, di cui lei dovrà occuparsi, credo che ad ognuno di noi non basterebbe un anno ; ma su un altro problema comunque voglio soffermare la mia attenzione; il problema è quello della sburocratizzazione della macchina regionale, a cui lei ha già accennato.

E' indispensabile e necessario modificare l'organizzazione del lavoro all'interno della Regione, così come hanno fatto le banche, così come hanno fatto alcune aziende leader; il fine da raggiungere è quello di eliminare le sacche di inefficienza, gratificando invece quelle strutture che fanno andare avanti la macchina burocratica e garantiscono, seppur non sufficientemente, la realizzazione di quei programmi che la "politica" ad essi delega.

Ma per procedere su questa strada, signor Presidente, è necessario che lei stia attentissimo al rapporto che intercorre tra la Giunta e il Consiglio, al rapporto tra l'organo esecutivo e l'organo legislativo. In meno di un anno, dall'inizio della mia esperienza di Presidente della sesta Commissione, e i colleghi me ne daranno atto, abbiamo assistito ad un completo scollamento di questi rapporti, non tanto relativamente alla disponibilità degli Assessori che per competenza, di volta in volta, venivano chiamati a partecipare a un'audizione, ( sono sempre stati più che disponibili), ma bensì per la mancanza di sinergia nell'azione politica e programmatica tra la Giunta e il Consiglio regionale.

E' accaduto molte volte, quasi ogni settimana, che in Commissione siamo stati costretti ad esaminare documenti caratterizzati da massima urgenza, tralasciando di conseguenza, purtroppo, l'esame di importantissimi provvedimenti di legge, ma molte volte questa documentazione era in contrasto, quando addirittura non sminuiva, il lavoro portato avanti, magari per mesi, dalla stessa Commissione che di punto in bianco vedeva superato il proprio lavoro e il proprio impegno da un provvedimento presentato con la massima urgenza dalla Giunta.

E' necessario, quindi, signor Presidente, che questo aspetto del rapporto Giunta-Consiglio venga affrontato con la massima attenzione per evitare che si ripresenti una simile situazione; stabilire infatti un rapporto sinergico tra organo di governo ed organo legislativo significa migliorare la funzionalità stessa della macchina regionale.

Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario, e lo dico qui, apertamente, che gli assessorati siano delle chiese aperte e non protettorati personali o al servizio di quella o di quell'altra forza politica. Questo vuol dire moralità politica, questo vuol dire mettere la politica al servizio del cittadino. I consiglieri regionali non possono e non devono chiedere il permesso per potersi recare presso un assessorato a chiedere informazioni. E questo è successo, non presso tutti gli Assessorati, certamente, ma qualcuno si è distinto in tal senso. E' indispensabile e importante, invece, per la serenità degli amministratori e per la reciproca collaborazione tra il Consiglio regionale e la Giunta, che questo fatto non si verifichi.

Consentitemi ora un accenno alla Costituente. Dopo cinquant'anni di colposo silenzio e di sottomissione verso il Governo centrale, la Costituente è l'unico e il più grande atto di riscatto, segno di orgoglio nazionale, che il nostro popolo sta mettendo in atto in questo periodo. Il suo governo vedrà la nascita della Costituente, vedrà la sua maturazione, vedrà il suo concreto realizzarsi. Questo, mi creda, storicamente non è cosa da poco conto.

Io ho colto, e con me molti fra noi, la portata storica di questo grande evento che vedrà finalmente il popolo della Sardegna compiere un atto di autodeterminazioneautonomistica che segnerà per i prossimi cinquant'anni il cammino, lo sviluppo e la storia dei sardi. Lei avrà il privilegio di lavorare a questa iniziativa, sulla quale, sono sicuro, il suo entusiasmo la porterà a riversare le sue capacità. Signor Presidente, concludo perché credo che molti di noi siano stanchi, e vogliano arrivare a concretizzare questi giorni di dibattito col voto alla sua Giunta. Lei, come ho detto poc'anzi, è il Presidente voluto fortemente dal popolo della Sardegna. Sono assolutamente certo che lei darà, col suo impegno, risposta alle speranze che il popolo sardo ha riposto in lei e in noi. Per quanto mi riguarda sarò sempre al suo fianco, lealmente, correttamente, come sono stato al fianco della precedente Giunta, affinché possa modestamente contribuire alla buona riuscita del suo operato. Auguri Presidente!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Patto Segni-Rif.sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri; limiterò il mio pur breve intervento non a difendere i Riformatori dagli infondati e ingiustificati attacchi che ci sono stati rivolti, ma ad esprimere al Presidente incaricato, onorevole Mauro Pili, il mio personale compiacimento per l'impegno e la passione e allo stesso tempo la dedizione che ha posto nel presentare le sue dichiarazioni programmatiche in quest'Aula.

Cercherò di evitare il ripetere di cose già dette, come altri colleghi hanno fatto nello scorso periodo e come altri colleghi hanno fatto anche durante questo dibattito.

Chiederò invece al Presidente Pili e alla sua Giunta, che andremo stasera ad eleggere, di fare in fretta, di non perdere altro tempo; i sardi guardano a noi con attenzione ed interesse, per questo non possiamo continuare a sbagliare.

Come altri hanno già sottolineato, la Sardegna infatti rischia di perdere importanti risorse economiche e finanziarie che permetterebbero di creare le condizioni più favorevoli per una ripresa economica tale da consentire alla nostra isola di superare la grave crisi che oggi sta vivendo; se è vero, come è vero, che i ritardi non sono da imputare soltanto alla maggioranza ma anche all'opposizione. Opposizione che ha l'obbligo, più che il dovere, di garantire e dare il proprio contributo al funzionamento dell'istituzione regionale svolgendo il proprio ruolo di controllo, di stimolo e soprattutto di critica, a volte severa, nei confronti della maggioranza, ma senza mai e poi mai dimenticare che deve agire nel supremo interesse di tutti i sardi, contribuendo alla soluzione dei problemi che abbiamo di fronte.

Presidente Pili, il suo è un programma ambizioso che, se realizzato in breve tempo, cambierebbe completamente il volto della nostra isola. Ma, per tradurlo in realtà, occorre una maggioranza compatta, forte e coesa senza divisioni né assenze, che apra porte e finestre al contributo determinante delle opposizioni.

Per questo mi permetto, onorevole Presidente, di suggerirle di riprendere immediatamente il dialogo con le forze di opposizione poiché, in una maggioranza parlamentare anomala ed incompleta come la nostra, è non solo determinante il contributo del singolo, ma diventa indispensabile e necessario soprattutto quello della opposizione. Essa deve essere coinvolta nelle grandi, ma soprattutto, se è il caso, anche nelle piccole scelte senza confusione di ruoli. I sardi al momento opportuno sapranno valutare e scegliere intelligentemente, come sempre hanno fatto, i propri rappresentanti.

Presidente Pili, i Riformatori non sono subalterni a nessuno, non hanno imposto niente, né ieri con la Giunta presieduta dall'amico onorevole Mario Floris, né oggi, siamo fieri di essere tali e continueremo sulla strada del cambiamento, della modernizzazione e delle riforme, perché per questo siamo nati, siamo cresciuti, stiamo continuando a crescere.

Per questo voglio ricordare in particolare il suo richiamo all'istituzione dell'Assemblea costituente; istituzione che è stata per noi il riconoscimento di una lunga battaglia portata avanti con tenacia e lungimiranza, coinvolgendo in questo cammino anche consiglieri schierati dall'altra parte in quest'Aula, ma che hanno saputo superare divisioni ideologiche per giungere al comune obiettivo di ridare una speranza ai sardi.

L'impegno che questo Consiglio ha assunto deve ora più che mai essere sostenuto nel confronto col Parlamento per esprimere la volontà dei sardi di riscrivere da soli il proprio Statuto per affermare il proprio orgoglio, la propria dignità e la propria voglia di riscatto.

Per questo ho la convinzione che se la lasceranno lavorare ce la farà; anche se ho il sospetto che talune forze politiche, taluni consiglieri più che preoccuparsi delle cose che potrebbe non riuscire a realizzare siano preoccupati, al contrario, dei problemi che riuscirebbe con la sua Presidenza a risolvere. Per ciò che mi riguarda posso garantire che da parte del Gruppo dei Riformatori sardi l'appoggio e il sostegno alla sua azione saranno totali.

In questo momento infatti i sardi hanno bisogno di una classe dirigente affidabile che guardi ai problemi veri della nostra isola; una classe dirigente che venga in Aula non per rifarsi di questa o di quell'altra sconfitta elettorale, per prendersi qualche rivincita personale, per vincere una scommessa annunciata, ma per dare risposte alle giuste attese dei sardi.

Per dare risposte ai problemi dell'agricoltura che attraversa una delle sue peggiori crisi a causa della siccità, della lingua blu, dei ritardi e della mancata sintonia dell'amministrazione regionale con l'Unione Europea; per dare risposte ai problemi dell'ambiente con l'impegno di trasferire, questo sì, onorevole Pili, agli enti locali il diritto-dovere di esprimere il proprio parere vincolante in materia di concessione ed autorizzazione all'attività di cava sottratta oggi ai comuni, soprattutto ai sindaci, come è il caso del nostro territorio; per dare risposte, ancora, ai problemi del turismo, del commercio, dell'artigianato, della cultura, dello sport, della sanità e dei trasporti, anche alla luce del riconoscimento della continuità territoriale, senza tralasciare l'importanza che riveste la viabilità con un occhio di riguardo alla "131"; anche se mi preme ricordare, in tema di viabilità la camionabile Sassari-Porto Torres ed il completamento della Sassari-Alghero per l'aeroporto, che l'onorevole Ladu e l'onorevole Pittalis, in qualità di assessori competenti, si erano impegnati a portare avanti.

Quello che io invoco è che l'assessore Masala, che sarà il futuro Assessore della Programmazione, prenda nota e quindi onori gli impegni assunti dai suoi o dal suo predecessore.

Presidente Pili, io sono sempre stato un uomo libero, coerente, limpido e trasparente come lei, un uomo che ha tratto le sue "fortune politiche", e lo dico tra virgolette, dal consenso popolare, che non appartiene ai poteri forti che in quest'Aula qualche collega ha richiamato, che non ha interessi particolari da difendere, che non risponde ad interessi che vengono da lontano, ma solo a quelli della nostra gente, dei più deboli e degli indifesi, dei giovani e meno giovani, dei pensionati e dei lavoratori socialmente utili, senza falsa demagogia, onorevole Alberto Sanna, ma sono un uomo che non intende neppure subire la prepotenza e l'azione del più forte.

Presidente Pili, lei che ha vissuto come me l'esperienza di sindaco conosce, sa perfettamente lo stato in cui versano i nostri comuni, che in alcuni casi non solo non riescono a dare risposte e a rispettare normative vigenti, ma neppure riescono a garantire l'ordinaria amministrazione, sempre per mancanza di strutture e di risorse che lo Stato in base alle nuove normative dovrebbe trasferire, normative che puntualmente disattende.

Numerosi consiglieri, molto probabilmente, non avendo altre motivazioni valide, hanno criticato il centrodestra, e quei partiti e movimenti che prevedono l'alternanza nel ruolo di assessore da qui alla fine della legislatura. Ma non capisco che cosa ci sia di così scandaloso, se si considera che questo avviene, è sempre avvenuto e sempre avverrà in Parlamento, nelle province e nei comuni capoluogo, nei grandi e nei piccoli comuni amministrati dal centrodestra, ma soprattutto amministrati dal centrosinistra, un male e un danno si ha invece quando si creano i vuoti, come è avvenuto nel recente passato.

Ho sempre sostenuto che chi si candida, chi chiede ed ottiene la fiducia dagli elettori deve essere sempre pronto ad assumere in qualsiasi momento le proprie responsabilità di governo. Una squadra di calcio che si rispetti, che ha delle grosse ambizioni deve avere in panchina giocatori validi, pronti a sostituire i titolari in qualsiasi momento della partita, perché più di una volta ciò determina soprattutto la vittoria.

Per questo le chiedo di andare avanti, poiché se da un lato deve stare attento a situazioni personali e caratteriali imprevedibili di qualche consigliere regionale, preoccupato più che dei problemi dei sardi della sua immagine personale, dall'altra sappia di avere dalla sua parte la stragrande maggioranza dei sardi che, ripeto, in lei ripongono la loro fiducia e le loro speranze.

Solo l'assenza di una legge elettorale che permetta a chi vince le elezioni di assumere la responsabilità del governo le ha impedito di guidare fino ad oggi la Regione, anche se debbo, dal cuore veramente, ringraziare il Presidente Floris, la sua Giunta, per il lavoro svolto, per i risultati ottenuti in questi due anni di governo della Regione.

Presidente Pili, lei ha chiesto di essere giudicato dai fatti, per le cose enunciate nel suo programma e che riuscirà a realizzare in tempi brevi. I Riformatori sono fiduciosi e per questo appoggeranno la sua Giunta, io personalmente la prendo in parola e seguirò puntualmente, con estrema attenzione, vigilando perché le parole corrispondano ai fatti. Quindi, Presidente, auguri a lei e alla sua Giunta. PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Cassano sono terminati gli interventi dei singoli consiglieri; sono adesso iscritti a parlare i consiglieri Capigruppo.

Il primo iscritto a parlare è il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signori Presidenti, ho seguito, credo al pari di tutti gli altri consiglieri regionali, con molta attenzione la lettura delle dichiarazioni programmatiche resa in Aula dall'onorevole Pili.

L'ho seguita con attenzione e ho letto con altrettanta attenzione a casa sia il documento politico che le dichiarazioni programmatiche; insomma, ho studiato, ho fatto il compitino da studente diligente. Per iniziare non nascondo che ad osservare, anche visivamente, la solitudine da cui il Presidente proposto era ed è circondato, isolato, negletto, certo, sugli scranni alti, ma solo, il Presidente un po' di tenerezza la faceva.

E tanto più faceva tenerezza perché in me vi era, vi è la consapevolezza che si tratta di un Presidente proposto, che di consensi popolari ne ha ricevuti, e di consensi popolari ne ha ricevuti tanti, quindi sotto questo profilo, con le carte formalmente in regola per ricoprire quell'incarico, per svolgere la funzione più importante.

E debbo riconoscere che stavolta, contrariamente ad altre, anche il tono, da un lato sicuro, deciso, ma giustamente senza eccessiva enfasi retorica, e il desiderio dall'onorevole Pili manifestato di voler pensare alto, di voler volare alto, al di là di qualche eccesso, perdonabile però, e cioè quel richiamo ai giganti, alle spalle titaniche sulle quali vuole salire, e quella più volte ripetuta in Aula dall'onorevole Pili, consapevolezza dei limiti, non nascondo che anche quell'avvio sussurrato dagli amici dell'onorevole Pili, quel "stai attento, stai attento" ripetuto, che mentre lo incoraggiavano ad accettare l'incarico, lo mettevano però sull'avviso, direi tutto ben ponderato, ben calcolato, ben recitato, ben modulato, e si sa, la moderazione, la pacatezza, la saggezza in politica è un valore, insomma, per questo insieme di elementi mi sono detto: "sta a vedere che questa può essere davvero la volta buona".

Ma, a proposito dell'invito degli amici, di quegli avvertimenti sussurrati dagli amici, di quel "stai attento" poi scopro che titolare degli stessi avvertimenti non è stato e non è solo l'onorevole Pili, ma lo è stato anche l'onorevole Floris, il Presidente della passata Giunta. Ed avendo essi ricevuto lo stesso invito mi sono detto: "sta a vedere che quando l'uno recitava in Aula, richiamava in Aula quell'invito, forse parlavano della loro amicizia, forse era l'onorevole Pili che a suo tempo aveva sussurrato all'onorevole Floris "stai attento", e forse oggi l'onorevole Floris gli ha sussurrato lo stesso avvertimento".

Probabilmente ve lo siete scambiati, insomma, ascolto e leggo: "documento politico e dichiarazioni programmatiche" e rifletto anche sulla capacità di esprimere aforisticamente, cioè in modo sintetico, sentenzioso queste dichiarazioni programmatiche. Ma poi, il poi non c'è, comprendo solo che hanno una funzione paradigmatica, che c'è sullo sfondo e in fondo al tutto un modello, ed è il modello berlusconiano, quello dell'istituzione-azienda, e lo vedi subito questo fatto, è visivo; se poi passi all'esame dei settori, a partire da quello turistico, con quella semplificazione che viene introdotta per gli aspetti urbanistici e che ci fa gridare "viva l'economia", ma l'economia a tutti i costi; mancano regole urbanistiche, non importa, le inventiamo, e magari le inventiamo secondo l'imprenditore interessato, secondo la persona.

Sì, Presidente, lei ha scelto il taglio giusto, sobrio, asciutto, ed è giusto scegliere il taglio di un discorso, ma poi assieme al taglio ci deve essere il resto. Il resto manca, si ode l'eco, ma non si vede la proposta, alcune cose le dice ma non le esplicita più di tanto, uno più che altro deve sforzarsi di intuire, di comprendere, è più quello che trascura di dire, che quello che dice; documento politico e dichiarazioni programmatiche, lo dico con rispetto, sono una cosa così leggera, una zuffolatina, insomma; ci sono i propositi, ma manca la proposta, oppure quando la proposta c'è, solo raramente, purtroppo, è condivisibile.

Poi ieri, in Aula, l'ho anche detto ad alcuni colleghi, che però mi hanno dissuaso, a dir la verità, ero abbastanza tentato di intervenire in apertura sull'ordine dei lavori ma, di fatto, per chiedere all'onorevole Presidente Pili, se alla luce delle assenze della maggioranza in Aula (mancava per tutta la mattinata, e per parte del pomeriggio, un intero Gruppo politico), se alla luce degli interventi della mattinata da parte di consiglieri della maggioranza, ma anche alla luce di alcune dichiarazioni rese alla stampa da assessori designati, quindi da componenti autorevolissimi della Giunta che l'onorevole Pili in Aula ha presentato, i non ritenesse opportuno trarre anticipatamente le conclusioni, anche perché alcuni dei consiglieri di maggioranza che sono intervenuti, stavolta quel "stai attento" non c'entra proprio nulla, non possiamo dire, onorevole Pili, che l'abbiano pugnalata alle spalle. Accidenti, sono stati sin troppo espliciti, hanno detto che lei, lei insieme ad una parte della sua maggioranza, avete tirato troppo la corda, è vero onorevole Cesare, o no?

Insomma, alcuni consiglieri ieri ci hanno rubato il mestiere, il mestiere di opposizione, hanno fatto lezione come oppositori, ci hanno fatto barba e capelli.

Poi apprendiamo dalla stampa che qualche componente, sempre autorevolissimo, della sua autorevole Giunta, la implora - e poiché non viene smentito, presumiamo che l'implorazione davvero vi sia stata - perché gli venga cambiata la delega in quanto ritiene di essere inidoneo a ricoprire l'incarico di Assessore delle riforme. Ecco, per inciso, e benevolmente, amichevolmente, onorevole Fois, mi scusi, ma lei non proviene dal partito delle riforme, non ha le proprie radici dentro il partito di Segni e Fantola? Questa è una mia domanda.

Ma l'onorevole Fois ammette i propri limiti e sostiene anche che occuparsi di riforme equivarrebbe per lui ad imparare a volare.

FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Non è esattamente così; ieri ho rilasciato delle dichiarazioni che hanno chiarito la mia posizione che evidentemente a te sono sfuggite.

BALIA (F.S.D.). Se lei nel frattempo ha imparato a volare non lo so, i giornali di oggi non li ho ancora letti. Insomma, onorevole Pili, nella nuova Giunta abbiamo i novelli Icaro, e lei, Presidente, deve averne consapevolezza, perché glielo hanno notificato, e deve raccogliere il grido di dolore dell'onorevole Fois, che si ritiene inadeguato in un ruolo determinante qual è quello di Assessore delle riforme, diversamente lei avrebbe un Assessore che da solo, senza bisogno di testimoni, senza bisogno di notai, si dà, si attribuisce una autocertificazione di incompetenza. O la funzione è più importante dell'autorevolezza? Questo lo chiedo a voi. E' pur vero che con le leggi Bassanini sono entrate in vigore le autocertificazioni e, quindi, non so, se ritenete sia il caso di andare avanti.

Ancora non sappiamo se su quelle sedie di fianco al Presidente si siederanno le persone che il Presidente intende nominare e, nell'eventualità la nomina abbia corso, per quanto tempo. Non vorrei che questa Giunta anziché nascere sulla politica, anziché nascere sulle proposte, anziché nascere su un amalgama unitario del centrodestra, che trovafondamento nelle linee politiche e programmatiche, nascesse invece sulla disperazione.

Ma d'altronde lei stesso, Presidente Pili, forse consapevole dell'esigenza di dover integrare quelle dichiarazioni programmatiche, annuncia che fra tre mesi le rivisiterà, le migliorerà, le integrerà, le completerà. Io non vorrei che lei sia sospeso, sia afflitto, sia in una fase di forte riflessione e viva questi momenti secondo il responso della Sibilla cumana, noi ce lo chiediamo, non so se lei se lo stia chiedendo, ibi redibis, non morieris in bello, oppure ibi redibis non, morieris in bello.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (C.C.D). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, nel momento in cui mi accingo ad intervenire, il mio primo pensiero va verso le categorie più deboli della nostra comunità regionale, le quali attendono risposta alle loro pressanti richieste.

Ritengo che questo debba costituire uno dei punti fermi della nuova Giunta che si andrà a votare. Pur riconoscendo che il quadro economico dell'Isola in questo biennio ha fatto finalmente registrare dei sensibili ed evidenti progressi sul fronte dell'occupazione, grazie all'azione della precedente giunta Floris e alle forze di maggioranza che l'hanno sostenuta, credo che l'entusiasmo giovanile del presidente Pili, la sua sensibilità e le azioni concrete di politica economica che il nuovo Governo regionale, nel suo complesso, porrà in essere, anche con il conforto della nostra Assemblea, sapranno aggredire con forza le difficoltà che pervadono tuttora il nostro sistema economico.

Condivido i cinque grandi problemi posti dal Presidente della Regione alla nostra attenzione, che devono essere affrontati con lo Stato, al fine di poter dare soluzione agli annosi problemi che rallentano il processo di crescita della Sardegna.

In questo intervento desidero soffermare la mia attenzione su due temi a me particolarmente cari: l'agricoltura e la sanità. In merito al primo tema concordo sull'impostazione data dal Presidente Pili, sulla stretta connessione esistente tra la difesa dell'ambiente e la gestione dell'attività agricola. Ritengo che nel settore agricolo occorra tracciare le linee fondamentali per il suo ammodernamento, con l'obiettivo di sviluppare la competitività delle imprese e di assicurare nel contempo sia il soddisfacimento della domanda del mercato interno, sia la tutela dei consumatori, garantendo loro un elevato livello di sicurezza alimentare.

Ritengo altresì che alcune linee direttrici per l'ammodernamento del comparto possano essere la ricomposizione della proprietà fondiaria, il miglioramento delle opere fondiarie, l'irrigazione, l'incentivazione delle produzioni biologiche. Invito sull'argomento il nuovo Esecutivo a voler formulare e presentare al Consiglio, in tempi ragionevoli, appositi disegni di legge di rivisitazione della normativa regionale vigente.

Penso che un rafforzamento delle produzioni biologiche, in considerazione delle aumentate richieste di mercato interno ed esterno, possa rappresentare per i nostri operatori agricoli una occasione da non perdere per occupare il posto che gli compete, per la genuinità dei loro prodotti. Penso altresì alla necessità di consolidare e rafforzare l'agriturismo, dato il favorevole accoglimento riscontrato tra gli operatori del mercato turistico.

Presidente, se si porrà la dovuta attenzione a ciò, anche gli insediamenti abitativi delle zone rurali ne ricaveranno grande beneficio e realizzeremo un'efficace tutela ambientale, dato che l'ambiente è sicuramente il nostro maggior patrimonio.

Per quanto concerne il settore sanitario, la nuova Giunta regionale dovrà proseguire nell'azione tendente a contenere la spesa, garantendo gli standard, attraverso una riqualificazione della stessa. In questo contesto rappresento l'esigenza, oramai improcrastinabile, di dotare la Regione sarda di un nuovo piano sanitario e pertanto invito il nuovo Esecutivo a voler presentare, in tempi brevi, al Consiglio la relativa proposta, in modo da porre un punto fermo per la programmazione della spesa regionale nel settore.

Noi non possiamo far passare sotto silenzio l'alto valore sociale che il servizio sanitario rappresenta per la nostra gente. Ritengo sia necessario ridistribuire le risorse disponibili in maniera funzionale a una maggiore solidarietà verso i ceti più deboli, o che versano in una situazione di grave disagio. Penso che la cultura della solidarietà debba permeare l'azione del nuovo Esecutivo, al fine di raggiungere nella sanità il necessario equilibrio con il principio della economicità di gestione.

Ritengo altresì indispensabile procedere a una revisione della legislazione regionale delle ASL, prevedendo dei controlli rigorosi, al fine di garantire efficienza e managerialità nella gestione del pubblico, attraverso la riduzione o il contenimento delle spese ordinarie.

A conclusione di questo mio breve intervento, invito il Presidente Pili a voler accogliere i miei suggerimenti ed esprimo nel contempo il voto favorevole mio e del Gruppo del C.C.D. sulla costituzione della nuova Giunta regionale e sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, fra poco il Consiglio regionale esprimerà un voto, che nel linguaggio politico si definisce voto di fiducia, alle dichiarazioni programmatiche e alla Giunta che viene presentata.

Probabilmente lei fra poco avrà il voto maggioritario del Consiglio regionale, sicuramente non avrà la fiducia e quindi si opererà ancora una volta, e ancor di più, una sorta di scissione schizofrenica fra quello che si pensa, quello che si dice e quello che si fa in qualche parte della politica.

Voi avete attribuito ancora una volta, e da ultimo anche nelle dichiarazioni programmatiche, la causa principale della crisi politica alla legge elettorale, una legge elettorale che sarebbe, secondo voi, bislacca. Ma non vi sembra che sia principalmente bislacca questa situazione politica, cioè che sia una situazione stravagante, vagabonda, perfino?

Titola oggi un giornale, o sottotitola, ma comunque a tutta pagina: "Il centrodestra si schiera compatto sull'appoggio al Progetto Sardegna" cioè alle dichiarazioni di Pili. Ma c'è qualcuno dentro quest'Aula o fuori di quest'Aula che abbia appena, non dico, seguito con attenzione, ma orecchiato, che cosa davvero è avvenuto ieri e che, di conseguenza, possa ritenere minimamente che lei, signor Presidente, abbia ricevuto dal centrodestra un appoggio? Ha avuto già tante raccomandazioni, tutte simpatiche e tutte disinteressate, dice lei, e tanti consigli. Se riceve anche tali appoggi veramente lei si troverà in pessime condizioni!

Ma non abbiamo sentito in quest'Aula, per parte di maggioranza, l'onorevole Locci dire: "Delle dichiarazioni programmatiche siamo assolutamente insoddisfatti"? Non ha detto "relativamente insoddisfatti", ma "assolutamente insoddisfatti", cioè totalmente, pienamente insoddisfatti. Può essere che l'onorevole Locci, però, poi, assolutamente insoddisfatto, quindi non essendo d'accordo su nulla, dia un voto che non contiene però la fiducia. Ma non abbiamo sentito in quest'Aula l'onorevole Corda dire: "Ci avete offerto compensazioni che ci hanno offeso, ci volevate raggirare, siamo indignati?" E tuttavia può essere che l'onorevole Corda, esponente della maggioranza, esprima un voto che non contiene la fiducia. Non abbiamo sentito più autorevoli voci ancora, l'onorevole Pirastu, dire: "Ma quale Silicon Valley, ma quale California, qui è la Sardegna, Sa Illetta è Silicon Valley. Sono già in cammino le cose che dovevamo fare, che c'entra tutta quella peregrinazione, divagazione per il mondo?" Ma non abbiamo sentito ancora l'onorevole Floris, già Presidente della Regione, fino a qualche giorno fa dire: "Non continuate su questa strada suicida, non colpite lungo strada chi fa bene"?

Non avete sentito o non avete letto quello che ha dichiarato il proposto assessore e consigliere regionale Fois, il quale fra virgolette, quindi dichiarazione da ritenere autentica, dice: "Non sono adatto a fare l'Assessore degli affari generali", dice lui, ma un po' a tutto "non ne ho la competenza, non ne ho la capacità, è come chiedermi di volare, non lo so fare". Perché lei propone uno che non sa fare l'assessore ad assessore? Perché chi non lo sa fare tuttavia rischia di rimanere assessore? Non sa fare l'Assessore degli affari generali e della riforma della Regione, avrebbe potuto completare l'invocazione dicendo: "Per favore, questo Assessorato della riforma lo assumano i Riformatori"; ma no, Fantola e company ben se ne guardano dall'impegnarsi in una postazione di comando, di adoperare strumenti che potrebbero consentire di avviare le riforme, essendo loro Riformatori mai le riforme si dovranno fare, se no finisce la ragione sociale della ditta.

E quindi chi si "chiama" per le riforme non vuole fare riforme, chi viene candidato e verrà votato assessore dice di non avere la patente per fare l'assessore degli affari generali, ma siccome non sa neanche volare, quindi, la battuta non è solo mia, è circolata, non può fare neanche l'assessore dei trasporti, perché per quanto dica di voler fare l'assessore dei trasporti io chiedo come la mettiamo allora con la continuità territoriale. Non può, tuttavia rimarrà dove è e non sapendo fare, dichiarandolo e implorando di non saper fare l'assessore, quindi di risparmiarlo, tuttavia succede che lo farà.

E così lei ancora nelle dichiarazioni programmatiche, ma per non dire di altri interventi, sempre di maggioranza, parla di trappole, di agguati, di tagliole, qualcuno ci ha aggiunto la ghigliottina e Floris parla di omicidi, di suicidi, di ferimenti, di transazioni, lui e altri, non si capisce più niente, aggiungete a tutto questo anche i fantasmi, invece della Casa delle Libertà fatevi la "Casa degli spiriti", e prossimamente invece di avere solo l'alta guida politica di Comincioli, chiamate in servizio in Sardegna per assistervi anche Dario Argento.

Davvero siamo in una situazione che se non fosse tragica sarebbe ridicola sul piano politico, ben si intende, però voi chiaramente insistete. E Pili, il Presidente, io non so Cassano, e altri che sono intervenuti, a che cosa si riferiscano, qui stiamo discutendo le dichiarazioni programmatiche rese dall'onorevole Pili, ed è in quelle dichiarazioni programmatiche che sono contenute cose precise. Conclude Pili, rivolto al Consiglio, ma immagino rivolto di più alla sua maggioranza: "Colleghi, io vorrei trovare in quest'Aula la fermezza interiore, la forza per resistere al naufragio di tutte le speranze, vorrei trovare con voi" - mica con noi, con la maggioranza, "l'entusiasmo per realizzare tutto ciò che è possibile", questa è la chiosa, è il compendio, è la sintesi delle dichiarazioni del Presidente che oggi discutiamo e dobbiamo votare.

Signor Presidente, lei che è stato eletto con 41 voti, e se ne sottrae quattro, cinque, sette, non è più maggioranza, è minoranza quel che resta, le sembra davvero di aver trovato questo conforto che la porti a superare la sua insicurezza interiore, posto che chiedeva di ricevere fermezza interiore, non ce l'aveva, doveva trovarla, gliela dovevano dare? Ha trovato, negli interventi di maggioranza, la forza per resistere, resistere a che cosa? Al naufragio di tutte le speranze? No, non l'ha trovata questa forza, il naufragio si è verificato, lei chiedeva di essere iscritto nell'albo dei capitani coraggiosi, rimane nella categoria dei rari nantes in gurgite vasto, a vagabondare alla ricerca di un salvataggio.

Però lei , così ha detto e questo ha chiesto alla maggioranza, non l'ha avuto, forse avrà un voto, non avrà la fiducia, lei sa di non avere la fiducia, sa di essere in questa condizione di fragilità psicologica, lo dice lei, di insicurezza, sa di essere un naufrago e tuttavia prosegue l'avventura, qui non basta più il consulente amministrativo per governare, qui ci vuole lo psicologo.

SANNA NIVOLI (A.N.). Io sono una psichiatra.

COGODI (R.C.). Lei è "studiata" in materia, dice lei, quindi offra i suoi buoni servigi. Vorrei invece riferirmi, seppure per sommi capi, almeno ad alcune questioni di merito che riguardano le dichiarazioni programmatiche.

Accennerò a tre questioni; due di queste non sono contenute nelle sue dichiarazioni, una è contenuta ed è trattata malissimo. Per quanto riguarda le due questioni non contenute, certo un impegno programmatico non può contenere tutto, ma alcune cose non possono non esserci, la prima è il riferimento allo scenario internazionale. Leicosì scrive nel suo documento "il programma di governo che desidero proporvi è anche uno scenario sul futuro prossimo della nostra terra, oggi noi siamo chiamati a svolgere in modo nuovo il compito antico di governare e fare le leggi per traghettare l'isola nel terzo millennio, nel Nuovo Mondo della Globalizzazione". Tutto scritto maiuscolo!

Grazie Caronte, grazie per il passaggio, ma noi nel nuovo mondo della globalizzazione, della sua globalizzazione, non vogliamo essere traghettati, la Sardegna non ha interesse ad essere traghettata, e lei parla di traghettamento nel nuovo mondo della globalizzazione, quale che sia, senza porsi minimamente il problema del nuovo scenario internazionale, non fa un accenno al dopo 11 settembre, lei è fermo a prima dell'estate.

Non si era detto che tutto cambiava o era cambiato nel mondo? Sono cambiate le relazioni politiche, sono cambiate le relazioni economiche, c'è una guerra, anzi, ci sono le guerre in atto nel mondo, e sono guerre dove si combatte con le armi e con le azioni militari, ma ci sono anche intolleranza, terrorismo, incomprensione, dominio. In questo Nuovo Mondo (maiuscolo) e Globalizzazione (maiuscola), nella quale ci vorrebbe traghettare, c'è la ricchezza, ma c'è anche la povertà, e la ricchezza è tanta ed è in mano a pochi e la povertà è tantissima, e colpisce tantissimi, uomini e donne.

In questo mondo della globalizzazione c'è pure la miseria, c'è la discriminazione, c'è l'ingiustizia, c'è il dominio dei pochi suoi molti, c'è l'insubordinazione, perché non porsi il problema del come esserci nel mondo e nel nostro mondo e dal nostro mondo essere partecipi della vicenda umana, dove dovremmo essere traghettati?

Da qui, con le nostre idee, con le nostre capacità, noi dobbiamo essere partecipi della vicenda umana; zero, niente, neanche un accenno a queste questioni nelle sue dichiarazioni.

L'altra questione che manca del tutto, e non è possibile che manchi, è il riferimento, almeno il ricordo, se non la considerazione di un pezzo del popolo sardo che non è in questa terra, ma è di questa terra, ed è di questa cultura. Non è il richiamo generico e tradizionale al mondo dell'emigrazione, è la condizione umana, sociale, economica, culturale di un quarto del popolo sardo che nel mondo è sparso, il problema dei sardi nel mondo, zero, nulla. Di quale popolo si va parlando? Se un pezzo del popolo è sempre e comunque dimenticato, credo che sia la prima volta in una dichiarazione programmatica della Regione da quando esiste che ciò accada, e non è casuale.

Debbo dire invece, e da ultimo, di una questione che nelle dichiarazioni programmatiche non è sufficientemente trattata, ma è maltrattata, non solo perché è trattata male, ma perché è vessata, seviziata, ed è la questione lavoro. Non c'è nessun capitolo e nessun titolo che si riferisca alla questione lavoro in questa Regione.

Noi abbiamo cercato con attenzione, prima nel documento politico, poi nel faldone complessivo, poi anche nelle dichiarazioni assessoriali, andate a vedere le dichiarazioni assessoriali: per parlare di lavoro, ci sono i numeri telefonici, l'elenco degli uffici dell'Assessorato del lavoro, ma per questo c'è già l'elenco telefonico, c'era bisogno di portarlo in Consiglio? Il problema, il tema, la questione lavoro non c'è nelle dichiarazioni programmatiche, è inutile che molti colleghi, anche di maggioranza, aprano i loro interventi dicendo: "Ci riferiamo ai più deboli", li ignorate i più deboli, non ci sono nell'azione di governo che si prospetta per la Regione.

Alla fine, girando e rigirando, cercando fra le righe abbiamo trovato finalmente la parola "disoccupati" ma la parola "disoccupati" voi la ponete a pagina 14 delle dichiarazioni programmatiche, nel passaggio nel quale parlate non di lavoro, ma parlate invece di variante urbanistica automatica e contestuale, per dire che la variante urbanistica, automatica e contestuale sarebbe una risposta alle imprese, ma soprattutto alla moltitudine dei disoccupati. Se non ci fosse la variante urbanistica contestuale che voi proponete "i disoccupati" come parola, come nozione, come concetto, come riferimento sociale non ci sarebbe in nessuna parte delle dichiarazioni programmatiche. E tutto questo è ingiusto!

In questa regione esiste oltre alla parte di popolo che è disperso nel mondo, un'altra parte di popolo che è disperso in questa terra; quanti sono i precari, quanti sono i lavoratori in condizioni di difficoltà, quanti sono i lavoratori in condizioni di insicurezza, quanti sono i lavoratori a rischio di perdere il lavoro, quanti sono i lavoratori che non hanno lavoro, 150-200-300 mila?

In questo insieme di condizioni difficili un altro terzo del popolo sardo, che manifesta capacità di lavoro, è tagliato fuori non solo dalle politiche usuali, dalla condizione economica data, da quel sistema di economia globalizzata ma è tagliato fuori qui dalla possibilità di avere diritti minimi di cittadinanza.

Ed allora per concludere, lo ha già fatto il collega Ortu intervenendo a nome del Gruppo di Rifondazione, lo ha già fatto il collega Vassallo ieri, ancora intervenendo a nome di Rifondazione, lo rifacciamo coralmente insieme come Gruppo di Rifondazione di riproporre questa questione; voi siete duri, ma noi siamo su questa questione altrettanto e ancora di più duri.

Il bilancio della Regione è il bilancio del popolo sardo, le risorse di questa Regione sono di tutti, se il trenta per cento delle persone che hanno capacità di lavoro in questa regione sono esclusi, il trenta per cento del bilancio della Regione deve essere rivolto a questi esclusi, a questi emarginati. Non basta che voi diciate: "Pensiamo ai deboli", bisogna governare intendendo e comprendendo che anche i deboli, e soprattutto i deboli, devono essere tenuti in debita considerazione. Allora mille, duemila dei dodici mila miliardi che la Regione ha in bilancio ogni anno, che è meno del venti per cento, fosse anche il dieci per cento, devono essere ogni anno devoluti ad un fondo che attivi progetti di lavoro, quello è il "Progetto Sardegna"; un progetto di lavoro, di socialità, di cultura e di nuova impresa. Perché la nuova impresa può dare lavoro, ma anche il lavoro dà nuova impresa.

Per concludere, dicevo, che l'impresa dà lavoro e dà anche profitto, ovviamente, ma anche il lavoro dà nuova impresa. Ecco quindi che dovete cessare di usare i lavoratori e i disoccupati come scudi umani dietro cui nascondere o proteggere le mire speculative sul territorio. Bisogna creare lavoro, impresa sana e durevole in questa nostra Regione che derivi dalla capacità propria della Sardegna, dalla capacità di chi pensa, di chi opera, di chi vuole contribuire, da questa parte del mondo, al benessere e alle relazioni giuste nel globo. Questa è l'altra globalizzazione, questo è l'altro mondo al quale possiamo pensare e che, se vogliamo, è possibile; voi siete contro questa idea, voi siete per conservare le ingiustizie ed aggravare le ingiustizie del presente.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, alla fine di questi tre giorni di discussione sulla fiducia alla nuova Giunta che dovrebbe governare la Sardegna, ritengo che si possano sviluppare alcune riflessioni sui toni da adottare nei discorsi a sostegno del nuovo Esecutivo.

Ci sono i toni propri del comizio, il più possibile enfatici, che non credo però fornirebbero l'aiuto migliore oggi alla Presidenza Pili e alla sua Giunta; e soprattutto non sarebbe questo aiuto in sintonia con le posizioni sino ad oggi espresse dai Riformatori.

Oggi, come altre volte in quest'Aula, i Riformatori vogliono invece sviluppare un ragionamento, una riflessione che tenga conto della pluralità di voci che in questi giorni si è sentita in quest'Aula.

Noi intanto diciamo, così che sia chiaro ed inequivocabile, che sosteniamo la Giunta Pili, sosteniamo il Presidente Pili e sosteniamo il suo programma; e lo sosteniamo per dei motivi palesi. Il primo motivo è che l'onorevole Pili è stato indicato da 152 mila cittadini per svolgere il ruolo di Presidente della Giunta; 152 mila cittadini che, pur non avendo a disposizione una legge elettorale che consentisse loro l'elezione diretta del Presidente, hanno comunque dato, anche per come si è svolta la campagna elettorale, un'indicazione precisa.

E noi, da liberali, accogliamo le indicazionicontenute nel "Progetto Sardegna" presentato dall'onorevole Pili, perché in questo documento si parla di cittadini portatori di diritti e doveri ogni volta che ci si rivolge a ciascuno dei sardi che noi stiamo rappresentando.

Un altro dei motivi per i quali daremo un sostegno sicuramente onesto, corretto e leale sino in fondo alla Giunta Pili, è il fatto che condividiamo le dichiarazioni programmatiche; condividiamo sino in fondo le dichiarazioni che l'onorevole Pili ha espresso, ma condividiamo anche lo spirito che informa queste dichiarazioni. E le condividiamo probabilmente anche perché pensiamo che quei 152 mila elettori che hanno espresso la loro preferenza per l'onorevole Pili, lo abbiano votato per ciò che di diverso Pili e la maggioranza che oggi egli rappresenta esprimono, ed è una diversità nei toni, nei progetti e nelle proposte.

Io ho il massimo rispetto per il collega Cogodi, che sostiene: "noi non vogliamo nessun Caronte" - Caronte traghetta all'Inferno - "che ci traghetti verso la globalizzazione"; è una posizione assolutamente rispettabile; ma è la posizione di una parte politica. Noi crediamo di rappresentare la posizione di un'altra parte politica, quella di chi si interroga sui rischi della globalizzazione, ed è consapevole di quello che la globalizzazione può portare anche in termini negativi per la Sardegna e per l'intero mondo, ma che nello stesso tempo guarda alla globalizzazione come ad una sfida futura, una sfida che potrebbe fornire delle risposte anche ai problemi della Sardegna.

Ecco, Mauro Pili probabilmente ha rappresentato per i 152 mila sardi che l'hanno votato l'idea della discontinuità rispetto al passato e della sfida verso il futuro; e noi a questo lo vogliamo richiamare oggi; è stato votato perché giovane, e questa discontinuità anagrafica significa per la gente che Pili ha avuto meno tempo di quanto ne ho avuto io, meno tempo certo di quanto ne ha avuto Felicetto Contu, decano del Consiglio, per avere con il potere politico e con le prassi del potere politico quelle compromissioni che tante volte la gente ha dimostrato di non accettare e di non tollerare.

Oggi qualcuno ha detto che il Presidente Pili non è più un giovane, che è un giovane vecchio! Beh, colleghi, quest'Aula invecchia in fretta, chiunque entra giovane in quest'Aula non rimane giovane tanto a lungo, perché le prassi, i meccanismi, i modi di essere di quest'Aula aiutano a diventare vecchi in fretta chiunque, anche chi entrasse veramente giovanissimo in quest'Aula.

Queste sono le nostre considerazioni iniziali; devo dire che i Riformatori sono molto preoccupati, questo l'ha detto il collega Balia ed io raccolgo, è stato l'ultimo a parlarne in mattinata, per come ha aperto l'intervento Mauro Pili, quando ha parlato di camarille, amici, meno amici, disinteressati, e non, che gli dicono "stai attento, stai attento".

Anche noi Riformatori avremmo preferito che gli amici, le lobby, quelle aperte, quelle visibili, andassero da Mauro Pili e gli dicessero: "vola Mauro Pili, vai avanti con forza e facci volare insieme a te, porta la Sardegna verso l'Europa". Non capiamo, non comprendiamo, abbiamo mille perplessità di fronte all'invito a restare coperto, a temere "le idi di marzo", a temere le pugnalate date sia alle spalle che davanti.

Allora, su queste considerazioni di Mauro Pili forse è giusto che apriamo una riflessione, anche perché la riflessione è stata aperta, in maniera ben più cruenta, di quanto stia facendo io con le mie parole, da altri consiglieri in quest'Aula.

Perché noi siamo maggioranza? Perché oggi ci stiamo proponendo a questo Consiglio per costituire una nuova Giunta che governi la Sardegna? Signori, per me la risposta è che ci sono più di 40 consiglieri che hanno valori ideali comuni e su questi valori ideali intendono dare battaglia e farne una ragione della loro esistenza politica all'interno del Consiglio; se questo è c'è maggioranza, se questo non è maggioranza non c'è.

Mi rivolgo ora al collega Locci il cui intervento, come peraltro quelli degli altri colleghi, ho ascoltato con estrema attenzione. Io condivido con il collega Locci dei passaggi politici che definirei esistenziali. Entrambi non siamo eccessivamente anziani, ma probabilmente ci siamo accostati alla politica da giovani.

Caro collega Locci, anch'io come te credo di aver fatto per tantissimi anni battaglie politiche di minoranza; nelle mie battaglie di minoranza c'erano anche quelle che prevedevano, perché i tempi erano quelli, che si sdoganasse il Movimento sociale italiano; credo che una cultura libera non possa accettare ghettizzazioni nei confronti di chiunque esprima posizioni libere in un contesto dialettico, in un contesto democratico. Allora, provenendo da questa cultura politica io sposo quella parte del tuo intervento nella quale hai sostenuto con forza che la sfida di questa maggioranza non è quella delle compensazioni, sono d'accordo con te! La sfida di questa maggioranza è il cambiamento della Sardegna; hai detto bene, la sfida di questa maggioranza è la cura dimagrante di questa Regione, che da Regione piovra che ingoia tutto soltanto per alimentare e mantenere sé stessa, diventi una Regione al servizio del cittadino, una Regione amica del cittadino. Noi non siamo Osama Bin Laden che si deve nascondere dentro un tunnel sotterraneo per sfuggire al mondo e che parla attraverso i video alla gente; noi siamo persone che devono stare in mezzo alle persone, cittadini che devono stare in mezzo ai cittadini.

Io raccolgo questa sfida che tu hai posto a questo Consiglio e che è prima di tutto una sfida per la maggioranza, perché è posta su valori etici e culturali che noi condividiamo, su valori di libertà che noi dobbiamo dimostrare che possono essere i valori fondanti di questa maggioranza.

Tante volte dai banchi della minoranza si è sentito dire che bisogna osteggiare il liberismo sfrenato di questa maggioranza. Signori, ma quale liberismo sfrenato? Noi siamo in un'isola che ancora oggi campa esclusivamente di assistenzialismo, che esce dall'obiettivo 1 non perché è diventata ricca, perché è migliorato il prodotto interno lordo, perché la vita dei cittadini è cambiata, ma rischia di uscire dall'obiettivo 1 perché stanno entrando quelli più poveri di noi, questa è la realtà.

Introduciamo qualche elemento di mercato in questa isola dell'assistenzialismo, introduciamo qualche elemento di libertà che abolisca il privilegio, perché laddove non esiste libertà, laddove non esiste mercato, esiste soltanto la burocrazia e il privilegio che tutti abbiamo ben conosciuto.

Noi Riformatori ci proponiamo, nel proseguo della nostra attività, di essere garanti di questo spirito all'interno di questa maggioranza e raccogliamo la sfida che è stata lanciata e che, dobbiamo ammettere, ha radici reali in chi ci ha detto: "questo non è il primo ottobre, il giorno di San Remigio della maggioranza, questa maggioranza ha già governato per due anni, sulle riforme i Riformatori cos'hanno fatto sinora?" Bene, amici, avete ragione; sulle riforme il nostro rendiconto è negativo e noi Riformatori siamo disponibili, perché è ovvio che sia così, ad assumerci la nostra parte di responsabilità per il fatto che una parte delle riforme sia ancora al punto di partenza; ma non possiamo accettare, e non lo dovrebbe accettare nessuno nella maggioranza che si sta costituendo, che le riforme possano essere messe in carico ai Riformatori, siccome è il "nome della ditta", come dice l'amico Cogodi, le riforme sono l'elemento caratterizzante di questa maggioranza che ha promesso ai sardi che avrebbe cambiato con le riforme la Sardegna.

Noi abbiamo quattro consiglieri regionali, i nostri quattro consiglieri regionali sono pronti in ogni momento a pagare il prezzo delle riforme che non sono state ancora fatte. Ma, la ragione sociale non è solo dei Riformatori che ce l'hanno anche nel nome di battesimo, la ragione sociale è nell'intera maggioranza, e la "ditta" fallisce tutta intera se le riforme non vengono fatte.

Ma, cari amici, ricordatevi anche un'altra cosa, e ve la ricorda l'onorevole Pier Sandro Scano con lucidità, ci sono riforme che spettano alla maggioranza e ci sono riforme che spettano all'intero Consiglio, perché siamo stati eletti tutti ed ottanta come legislatori e non soltanto quarantuno, e quindi, non ci sono quarantuno pagati per fare e trentanove pagati per disfare, ci sono ottanta consiglieri pagati per fare e ci sono delle scommesse, come quella della Costituente, che sono scommesse di quest'Aula, ma anche della società civile fuori di quest'Aula, e sostenerle è impegno di tutti. Ma non sono solo queste scommesse "alte" quelle sulle quali ci confrontiamo, ci sono anche quelle meno "alte" perché, lo ricorda ancora l'onorevole Pier Sandro Scano, quando noi pensiamo che si potrebbe tornare dagli elettori, com'è giusto, in qualunque momento, per chiedere che cosa pensano di noi, e quindi, rivotando, non possiamo pensare di andarci con una "legge da Bulgaria", con un listino che consenta ai segretari di partito di mettere chiunque all'interno di posti bloccati e salvi che sono zona franca per chiunque. Quella legge deve venire in Aula, noi dobbiamo discuterla, se vogliamo proporre agli elettori quel tipo di legge, sappiano che noi stiamo proponendo quel tipo di legge e su questo ci giudichino.

SignorPpresidente Pili, sul suo programma come Riformatori vogliamo fare soltanto tre sottolineature. La prima è la distinzione che lei ripropone tra il potere legislativo e il potere esecutivo. Questa distinzione non l'ha inventata lei e neanche noi, l'ha inventata Montesquieu, ma noi su questo concordiamo e le ricordiamo che la incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere era legge di questo Consiglio regionale. Noi chiederemo, nei prossimi mesi, che la legge sulla incompatibilità tra le due cariche ritorni in Consiglio regionale affinché ci possa essere nuovamente questa distinzione di ruoli che lei propone e che noi condividiamo in pieno, perchè aiuta a migliorare i rapporti tra l'esecutivo e il legislativo, aiuta il funzionamento delle Commissioni.

Sui tempi di attuazione del programma, lei ha parlato di tempi certi; noi, durante il dibattito che ha preceduto le sue dichiarazioni, abbiamo chiesto un'autorità di maggioranza che certificasse lo stato di attuazione del programma. Esiste un ministro per l'attuazione del programma, noi non chiediamo il tredicesimo assessore e neanche il sedicesimo; chiediamo che i rapporti tra la maggioranza e la Giunta siano garantiti dalla presenza di un'autorità che ci dica quali sono le fasi di attuazione del programma, quali sono i tempi, quali sono i momenti, che ci dia certezze ma non le dia soltanto alla maggioranza, bensì all'intero Consiglio e all'intera Sardegna.

Infine, lei ha parlato dell'attivazione di competenze esterne, italiane ed europee, che sostengano la macchina burocratica della Regione nella sua azione di modernizzazione. Condividiamo in pieno. Se il nostro viatico le può essere utile sposiamo in pieno questa tesi, la sposiamo non perché pensiamo che la macchina regionale sia inefficiente, ma perché pensiamo che ci sia la necessità di un'opera di modernizzazione complessiva che ancora non si è fatta, e non si vede neanche in nuce, che possa realmente cambiare questa Regione e che possa raccogliere la sfida che il collega Locci ha lanciato a quest'Aula per una Regione diversa, che venga sentita veramente da tutti i cittadini sardi come una Regione amica.

Lei sta facendo una scommessa importante, Presidente, sta scommettendo se stesso, in altri termini sta "scommettendo la sua faccia" . La nostra faccia è meno conosciuta e meno nota della sua, ma ognuno di noi nella sua dignità la considera altrettanto importante, e la scommessa è comune. Cerchiamo di vincerla insieme, cerchiamo di avere veramente una Regione diversa.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue VARGIU.) Concludo, Presidente, per dirle che questa è - per usare dei termini che lei mutua dalla terminologia aziendale, e che condividiamo,- la missione che i 152 mila elettori le hanno affidato e che tutti i sardi che hanno votato per questa coalizione di maggioranza condividono. E su questa missione, su questo progetto Sardegna che lei oggi ci ha presentato, noi Riformatori le chiediamo di andare avanti, di non dimenticarlo nel cassetto, quindi, di ricordare che i programmi non servono soltanto per la presentazione della Giunta, ma sono poi l'anima attraverso cui la maggioranza è o non è.

Quindi, se il programma sarà il collante di questa maggioranza, questa è una maggioranza; se il programma sarà nel cassetto, questa sarà una rissa che inizierà oggi e che durerà non si sa fino a quando.

Se lei quel Progetto Sardegna lo tenesse nel cassetto, probabilmente tradirebbe se stesso, tradirebbe noi che oggi insieme a lei collaboriamo in questa maggioranza, ma soprattutto lei deciderebbe autonomamente che non ha nessuna intenzione di fare la strada insieme con i 152 mila sardi che hanno votato lei e con le centinaia e migliaia di sardi che hanno votato per questa maggioranza che oggi governa. I Riformatori invece vogliono fare questa strada insieme.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Non si realizzerebbe mai ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse sempre all'impossibile. Ma colui che può farlo dev'essere non solo un capo, ma anche un eroe. Non sono parole mie, è la frase conclusiva delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, l'onorevole Pili. Non c'è che dire! Ma non basta, Pili ha anche proclamato di aver cercato di salire sulle spalle dei giganti per vedere più lontano. Dato che Pili ha riconosciuto - bontà sua! - di non essere né un capo, né un eroe, evidentemente non gli resta che confidare nei giganti sulle cui spalle dice di aver cercato di salire per vedere più lontano.

Non ha precisato chi sarebbero questi giganti ma, tenuto conto di come si è trovato improvvisamente proiettato dal ruolo di sindaco di una piccola città a quello di candidato alla guida di una grande regione, si direbbe che per lui i giganti non possano essere altri che il cavaliere Berlusconi e il suo proconsole Comincioli, che l'hanno miracolato, in effetti.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Questa è nuova, è la prima volta che lo si dice!

SANNA NIVOLI (A.N.). Repetita iuvant.

DORE (I DEMOCRATICI). Repetita iuvant, grazie.

Giganti ai quali sembra essersi aggiunto all'ultimo momento il ministro Moratti, che dovrà dare a Pili il viatico per l'introduzione nelle scuole sarde - sono parole di Pili - di un corso sperimentale in "motivazione". Non sono il primo che ne parla, ma anche qui repetita iuvant, perché Pili ha parlato di un "corso sperimentale in motivazione". Ma, motivazione a far che, onorevole Pili? Motivazione a studiare seriamente per i giovani, a impegnarsi con generosità nel volontariato sociale, a imparare a rispettare i valori della natura, del paesaggio, dell'ambiente, delle tradizioni sarde, a svolgere correttamente il ruolo di cittadini ovvero motivazione "al rampantismo", scusate la parola, sociale e politico, motivazione a copiare, motivazione a vendere fumo? Ci risponda. Quale tipo di motivazione propone?

Il Presidente uscente, l'onorevole Mario Floris, che dice di essere cattolico, aveva concluso le sue dichiarazioni programmatiche votandosi alla Divina Provvidenza. Questa peraltro, dopo averlo assistito per due anni, alla fine, deve essersi stancata e gli ha voltato le spalle. E' stato pugnalato. Per Pili, che è laico, evidentemente la Divina Provvidenza si incarna invece nel Cavaliere, che lo ha appunto miracolato, nominandolo suo delfino e che, a quanto pare, continua a sostenerlo mandandogli continuamente, nella veste di angeli custodi, assistenti e consulenti, oltre il solito ben noto proconsole.

Ma, stando alle dichiarazioni programmatiche e ai nomi dei componenti della sua Giunta non sembra che Mauro Pili, arrampicandosi sulle spalle del Cavaliere, che proprio un gigante non è, sia riuscito nello scopo di vedere più lontano, tutt'altro. La Sardegna, infatti, per fortuna non è Arcore; i giovani sardi, pur mortificati, Mauro, da una classe dirigente inetta e meschina, e se dici questo hai ragione, hanno amor proprio e sono orgogliosi, credono ancora nei valori fondamentali, non sono disposti a vendersi, né a farsi colonizzare, né a farsi prendere in giro, non hanno bisogno di andare a scuola di motivazione, hanno solo bisogno di avere risposte serie e concrete, hanno diritto di pretenderle; hanno il diritto da pretendere che la scuola funzioni, che si creino opportunità ed occasioni di lavoro durature, non elemosine, di pretendere che la politica sia svolta come servizio per la comunità e non venga degradata all'indecoroso mercato delle vacche al quale l'ha ridotta questa maggioranza spuria. Pierpaolo Vargiu, "maggioranza spuria", cioè con tutto quello che vuol dire questa parola. Una maggioranza che da due anni e mezzo, senza aver vinto le elezioni, pretende di governare la Sardegna con l'aiuto dei bancarellai e dei ciabattini, dei quali noi parliamo appunto da due anni e mezzo e dei quali solo adesso qualcuno, anche nel Polo, comincia, bontà sua, ad accorgersi. Questo ha fatto ieri l'onorevole Gianni Locci, al quale da questo punto di vista va il nostro apprezzamento, così come va agli altri che hanno avuto il medesimo coraggio. Ci sarebbe da dire, però, meglio tardi che mai! Ed allora, Vargiu, dove stanno i valori ideali che tengono unita questa maggioranza, che tengono uniti i 41, i 43 di allora, e i 44 consiglieri che compongono l'attuale maggioranza, dove stanno i valori ideali? Sono quelli di cui parla Locci facendo riferimento ai bancarellai o o ciabattini che dir si voglia? A voi la risposta.

Di questa maggioranza Pili, dopo aver contribuito a formarla, perché non è stato estraneo ai fatti verificatisi due anni or sono, è oggi l'esponente e il portabandiera, tanto da aver chiamato a comporre la sua squadra, quale Assessore delle riforme e degli affari generali, niente po' po' di meno che, addirittura, mi dispiace dirlo, un inquisito proprio per i fatti accaduti due anni or sono. Perché questo sappiamo.

Questa maggioranza che non potendo disporre di 41 assessorati per soddisfare i lupi famelici che pensano solo a spartirsi ciò che resta della Regione ha a quanto pare già ipotecato la Presidenza di enti che ancora devono nascere come l'ARPA, Agenzia di Protezione dell'Ambiente, che anziché da un gruppo di esperti come avevamo proposto noi, nella proposta di legge presentata quasi due anni or sono, si pretenderebbe a quanto sembra di far guidare da un burocrate, referente politico di un partito.

I giovani sardi non sanno che farsene dei corsi di motivazioni; pretendono che alla scuola siano attribuite le risorse necessarie per farla funzionare decorosamente, pretendono che i valori dell'ambiente, del paesaggio e del territorio, cioè i principali beni di cui la Sardegna dispone vengano tutelati e preservati per le nuove generazioni di oggi e di domani e per il mondo intero. Pretendono che questi beni vengano valorizzati e non svenduti in cambio di pochi e precari posti di lavoro agli speculatori di turno, magari di provenienza lombarda o eventualmente gallurese, senza offesa per la Gallura, nobile regione. Pretendono che i valori della cultura e delle tradizioni sarde vengano salvaguardate. Altro che traghettare l'isola nel terzo millennio, nel nuovo mondo della globalizzazione! Altro che voler digitalizzare la Sardegna e trasformarla nella Silicon Valley d'Europa.

Anch'io, come il collega Cogodi che mi ha preceduto, ho l'impressione che Mauro Pili nella sua disamina si sia fermato a prima dell'estate, quando ancora non si erano verificati i gravi fatti di Genova, e soprattutto quando ancora non si era verificata l'immane tragedia di New York, e non era ancora scoppiata la guerra che ne è seguita, nella quale ci troviamo tutti in qualche modo coinvolti. Ma, se anche ciò non fosse accaduto, chi dovrebbero essere gli artefici di questi che a detta di Pili sarebbero i miracoli annunciati? Forse una Giunta formata in prevalenza da politici di lungo corso, da generici o peggio da riciclati? Una Giunta che ha confermato alcune figure che in questi anni si sono distinte, mi dispiace dirlo, soprattutto per inerzia e per incapacità. Una Giunta dove ancora una volta non ha trovato spazio alcun tecnico di valore, di reale valore, né alcuna esponente del mondo femminile che pure in Sardegna vanta persone di grande valore, perché? Perché non c'è nemmeno una donna? Sono peggiori degli uomini? Una Giunta - dico anche questo - da cui è stato espulso quello che è stato forse il miglior componente della Giunta precedente, chissà perché!. Stava lavorando bene, era bravo e l'hanno espulso. Non facciamo nomi, è fin troppo evidente!

I miracoli dovrebbero forse essere compiuti da un Presidente che dice di voler superare gli intoppi burocratici con la variante urbanistica automatica e contestuale? E` così che si vuole tutelare il territorio, il paesaggio e l'ambiente? E` sufficiente, onorevole Pili, che un comune o come dice lei qualunque altro ente promuova un atto di programmazione negoziata perchè la Giunta debba aprire subito una corsia privilegiata approvando una variante che preveda magari la cancellazione dei vincoli e la conseguente devastazione del paesaggio e dell'ambiente con colate di cemento? Vorrei una risposta.

E` così che si vuole incrementare lo sviluppo e il turismo? Quali sono i progetti con cui si intende restituire alle future generazioni una Sardegna rigogliosa, come ha detto lei, di boschi e di foreste? Quali sono i progetti? Perchè nel programma di Pili non si trova nemmeno una parola, lo hanno già detto altri, sui parchi naturali che per una Regione come la Sardegna, che oltre ad essere spopolata, vanta le aree più pregiate dall'intero bacino del Mediterraneo, dovrebbero essere la scommessa degli anni 2000 e il motore per il rilancio dell'economia e dell'occupazione?

Come si intende tutelare la cultura e le tradizioni sarde? Nemmeno una parola. Quali sono le politiche sociali con cui Pili intende valorizzare la famiglia e tutelare i più deboli? Nemmeno una parola.

Ma io forse disturbo! L'onorevole Pili preferisce voltarmi le spalle, capisco sono cose imbarazzanti però bisogna che le senta. E che dire dell'enfasi e del populismo con cui Pili ha parlato dell'Assemblea costituente come della panacea di tutti i mali della Sardegna? Meno male che Pili, che pur essendo piuttosto imprudente, stupido non è di sicuro, ha riconosciuto che il cammino parlamentare che la Costituente sarda sta imboccando si presenta difficile ed impervio. Queste sono parole sue. Peraltro non ha spiegato il perché. Non sarà per caso per il fatto che si tratta di un percorso acrobatico e in contrasto con i principi costituzionali? Non sarà per caso che con esso si delegittimerebbe il Consiglio regionale e si violerebbero le prerogative dello stesso Consiglio e dei singoli consiglieri?

Ed allora, caro Pili, perché si vuole sbattere per forza la testa contro il muro? Perché non seguire un percorso ragionevole che, nel rispetto dei principi costituzionali, garantisca ugualmente, come evidenziato nella proposta di legge da noi presentata nei giorni scorsi, il coinvolgimento delle autonomie locali e delle principali componenti della società civile? In fondo è questo lo scopo. Perché invece si vuole fare qualcosa che non si sa dove ci porta? Perché non impegnarsi seriamente sulle riforme a cominciare dalla nuova legge elettorale, essa sì urgente e necessaria? Perché Pili da questo punto di vista non ha dato un segnale di serietà nominando Assessore delle riforme un esperto di diritto costituzionale o regionale, anziché un esperto in ribaltoni, persona del tutto digiuna della materia e disinteressata alla materia stessa come ha detto anche sulla stampa? Per quale ragione? Non si rende conto Pili che la sua maggioranza non solo non ha prodotto alcuna seria riforma, e qui il riferimento ancora una volta ai Riformatori è inevitabile, ma ha lasciato marcire nei cassetti delle commissioni centinaia di progetti di legge?

Perché Pili anziché prendere atto che ci sono adempimenti urgentissimi ed indilazionabili di cui preoccuparsi, e se otterrà la fiducia, si tratterà, come è stato già detto, solo di una fiducia a termine per espletare questi adempimenti urgenti, si è lanciato in improbabili voli pindarici?

La sua è, come dovrebbe essere, una proposta programmatica della seconda partedella legislatura o è un manifesto in vista di nuove elezioni? Dove Pili ha intenzione di condurre la Sardegna? Perché vuole proseguire l'opera del suo predecessore gettandola nel baratro dello sfacelo totale?

Non ha sentito che cosa hanno detto e scritto nei giorni scorsi i suoi alleati, o almeno alcuni dei suoi alleati, e che cosa hanno ripetuto ieri in Aula discutendo le sue dichiarazioni programmatiche? Perché non mette finalmente i piedi per terra e non ridimensiona il suo programma velleitario e populista? No, caro Presidente Pili, così non andrà da nessuna parte. La sua proposta non è credibile, né è minimamente accettabile. Il suo volo rischia di essere di breve durata, come Icaro lei rischia di perdere le ali e di finire rovinosamente al suolo. Ci pensi bene prima che sia troppo tardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, " e quindi uscimmo a riveder le stelle"!

Abbandoniamo il tunnel della crisi con nocchiero sicuro, nonostante Scilla e Cariddi possano ancora disseminare di rischi la rotta di un'imbarcazione che non rappresenta ancora l'ultimo modello di nave europea che il Presidente Pili avrebbe voluto guidare verso i lidi sognati della grande nazione sarda, moderna, mediterranea ed europea. Ma, soprattutto madre, e non matrigna dei propri figli.

La crisi poteva non essere crisi, ma un naturale avvicendamento alla guida della coalizione di governo.

Mi pare necessario risalire alla genesi di questa maggioranza per fare un'analisi corretta e capire le ragioni degli avvenimenti di oggi.

La rottura dei rapporti interni al Partito Popolare Italiano, annunciata durante il dibattito in Aula sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis, e consumatasi con la mancata approvazione della Giunta proposta dallo stesso Presidente, ha determinato con il nostro apporto la nascita di una maggioranza di centrodestra, fortemente contrassegnata da una presenza centrista nello schieramento.

Per chi avesse la memoria corta vorrei riportare un passo del mio intervento in Aula durante il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis.

"Noi, i dissidenti Popolari, non siamo mai venuti meno all'impegno assunto prima delle elezioni di sostenere l'amico Selis alla Presidenza. Sino all'ultimo tentativo. Abbiamo mantenuto fede all'impegno, e questo nonostante il disagio della convivenza nel Gruppo e nella coalizione; mai abbiamo speso una parola diversa nei confronti della coalizione di centrodestra ", queste sono parole che ho detto in quella occasione mentre discutevamo le dichiarazioni dell'amico Gian Mario, "alla quale coalizione di centrodestra avremmo dato il consenso in nome della governabilità, nell'interesse dei sardi, nell'ipotesi che il tentativo del Presidente Selis non fosse andato in porto". Lo abbiamo annunciato prima, non dopo.

Poi, è avvenuto che il Presidente Selis non abbia portato a termine la sua proposta di governo perché la Giunta attraverso i franchi tiratori non è passata. Ma noi avevamo detto, prima, durante la discussione che non era più possibile, trascorsi sei mesi dalle elezioni, non consentire un governo alla Sardegna.

Venne avviata quindi la legislatura con l'esigenza, posta con chiarezza dai componenti del Gruppo del P.P.S., ed accettata da tutti i partner della coalizione, per cui il Presidente del nuovo governo sarebbe dovuto essere individuato nell'area moderata dello schieramento. Così l'onorevole Floris, eletto Presidente, iniziò il suo percorso di governo che si conclude soltanto oggi, e debbo dire con notevoli risultati.

Contestualmente al governo, il Presidente Floris ha tenuto ferma l'attenzione all'evolversi delle vicende politiche, particolarmente quelle interne al centrodestra, alla Casa delle Libertà e al Polo. Politica e governo strettamente legati in una visione di prospettiva che ha portato il Presidente Floris a collocarsi sempre più decisamente in Forza Italia, o almeno dentro un sistema di Forza Italia.

Il mantenimento poi dell'UDR come zattera esterna al contesto del Polo, dimostra l'ambivalenza strategica dell'onorevole Floris nel condurre la propria linea politica. Tutto questo, onorevoli colleghi, appartiene alla politica ed è quindi legittimo e degno di rispetto, come d'altra parte abbiamo ritenuto legittimo e degno di rispetto rivedere noi del PPS la valutazione originaria circa l'appartenenza del Presidente Floris all'area moderata.

Il nuovo scenario interno al centrodestra, così come si è definitivamente appalesato con lo svolgimento e l'esito delle ultime elezioni parlamentari, ha rimosso nella nostra coscienza quel grado di opzione e di privilegio che all'origine della legislatura ci aveva suggerito di individuare nella figura del Presidente Floris la persona giusta che avrebbe consentito coerenza tra la nostra scelta di campo e la nostra sensibilità politica.

E' emersa, a questo punto, con tutta la prepotenza che onestà intellettuale vuole, l'esigenza di riportare a coerenza con il risultato elettorale la guida del governo regionale.

Oggi quest'Aula esprimerà il proprio giudizio sulla squadra di governo e sul programma. Sul Presidente si è già espressa accordandogli la fiducia nonostante il permanere in vita dei franchi tiratori.

Sulle dichiarazioni programmatiche tornerò più avanti, non posso però non soffermarmi a riflettere un attimo sulla figura e sul ruolo nuovo del Presidente e sulla sua squadra di governo, e soprattutto sul progetto politico e sul quadro di maggioranza.

Il quadro di maggioranza oggi è lo stesso di ieri, ma vanta una maggiore compattezza all'interno, abbiatene la certezza. Ed è quanto è rimasto di una seria apertura, non accolta, anche se con diverso livello di gradevolezza, a forze laiche sardiste, rimane una prospettiva che si allontana nel tempo ma che per quanto ci riguarda non può essere definitivamente rimossa. Il Presidente Pili al proposito ha operato bene.

L'UDR sta dentro la maggioranza, al Governo, e il Presidente Floris avrà occasione di rafforzare l'azione del Presidente Pili, suggellando il patto di interesse comune a chiudere la legislatura che rimane l'imperativo categorico di Forza Italia, dell'intera maggioranza, ma soprattutto il bisogno vero e profondo della Sardegna e dei sardi.

La giunta Pili sarà giunta di legislatura, Presidente, a due condizioni. La prima è che nell'immediato si approvino il DPEF, la legge finanziaria e di bilancio, si definiscano le questioni che attengono ai fondi comunitari ed ai relativi programmi e si definisca la legge di riforma elettorale.

La seconda condizione implica che la giunta, in ordine al governo complessivo della Regione, dispieghi impegno, energia e determinazione per impedire il tracollo della nostra fragile economia, mantenendo centralità alle problematiche ambientali, recuperando essenzialità al ruolo dell'agricoltura, sottraendola alla sofferenza grave in cui versa da troppo tempo a causa di siccità, alluvioni, blue tongue, puntando all'infrastrutturazione del territorio, alla gestione parsimoniosa e moderna delle acque, all'energia, al credito, come alle irrinunciabili precondizioni dello sviluppo, chiudendo il dibattito sulla continuità territoriale, definendone pienamente i contenuti e l'applicazione concreta. E riaprendo, sino al riconoscimento della sovranità del popolo sardo e, quindi, al riconoscimento del proprio diritto all'autogoverno, una sfida alta nei confronti dello Stato italiano, su tutte le questioni che riguardano la nostra identità, la nostra lingua, la nostra cultura, la tutela dei nostri beni culturali, ambientali e paesaggistici, il nostro essere popolo e nazione nel rispetto dell'anelito diffuso nelle coscienze dei cittadini e dei giovani ad una libertà vera, ad uno sviluppo reale, al diritto al lavoro.

Anche noi riteniamo che la Costituente, lo Statuto riscritto col coinvolgimento diretto di tutto il popolo sardo, siano lo strumento più idoneo al raggiungimento degli obiettivi.

Ancora, sul quadro di maggioranza, intendiamo difendere, saldare e rendere quanto prima forte, seria e decisa la maggioranza politica che accomuna, pur con le dovute distinzioni all'interno della Casa delle Libertà, partiti di ispirazione liberal-riformista, popolari e cristiano democratici; forze di evidente ispirazione laica e cattolica che fanno del liberismo governato e solidale la nuova forza dello sviluppo, ma dello sviluppo umano e civile, con attenzione non simbolica o formale alle aree deboli del mondo e dell'Europa, dell'Italia, della stessa Sardegna.

A queste forze ricordo il dovere di precorrere i tempi della semplificazione organizzativa, abbandonando velleità egoistiche di gruppo, per approdare a quella immediata federazione, sempre da tutti auspicata e mai rincorsa, che preluda all'unificazione nei tempi possibili, con chiarezza, all'interno della Casa delle Libertà.

Anche noi, espressione del PPS nel Consiglio regionale, siamo dentro questa sfida. Ma noi chi? A distanza di due anni e più, dall'inizio della legislatura, abbiamo anche noi bisogno di capire chi siamo. Franchi tiratori? Voltagabbana? Giuda prezzolati? Ricattatori? Comprati? Comprabili ieri ed ancora oggi? Oppure onesti cittadini, più fortunati degli altri ma non migliori, perché siamo approdati a rappresentare valori, territori, consenso? E` anni ormai che riceviamo ingenerose offese che feriscono gravemente la nostra onorabilità ed il sentimento delle nostre famiglie, dei nostri amici, dei nostri elettori. Ma vi ricordiamo, come abbiamo fatto anni or sono, all'origine della contesa, che non ci faremo intimidire né processare da chi non ne ha il diritto. Abbiamo chiesto giustizia e speriamo ancora di ottenerla.

A questo proposito, mi sia consentito, cari colleghi, esprimere tutto il mio disagio, la mia tristezza, la mia sofferenza e quella dei miei colleghi, dei nostri amici, ma soprattutto delle persone oneste in ordine alla nostra richiesta di giustizia; una richiesta di giustizia che significa chiedere una sentenza di assoluzione o di condanna rispetto alle accuse infamanti che da due anni ricorrono sui giornali e sulle televisioni.

Noi tre siamo accusati di esserci prestati, per alcuni dietro compenso di assessorati e ruoli di potere, per altri dietro pagamento di danari, ad accettare l'offerta del centrodestra per consentire l'avvio di un governo alternativo alla sinistra; un giornale "La Nuova Sardegna", e un giornalista, Giorgio Melis, hanno puntualmente rappresentato all'opinione pubblica questo gravissimo atto di immoralità di cui noi saremmo stati protagonisti.

E la solfa è continuata sino ad oggi, vedi la nota su "La Nuova Sardegna" di qualche giorno fa, rozza, maleducata, nauseante, miserabile, che tutti presumo abbiate letto. Ma immediatamente, due anni fa, dopo le accuse, attraverso il nostro legale abbiamo esposto querela nei confronti del giornale e del giornalista, abbiamo sperato in una veloce istruttoria e decisione della pratica, ma tutto questo oggi non è ancora avvenuto.

Onorevoli colleghi, la giustizia è una cosa seria, e soprattutto la repentinità delle decisioni rileva sulla qualità della giustizia. Io so di essere innocente, altrettanto ritengono i miei amici, io non so più che cosa dire ai miei figli, ai miei amici, ma ho il coraggio di guardarli negli occhi, ed essi hanno fiducia in me. Ma se la magistratura, che ha tutta la nostra stima, tutto il nostro rispetto, avesse deciso sul problema, o noi oggi non saremmo qui, ma neppure in quest'Aula, o non sarebbero più nella condizione di dover continuare ad orientare l'opinione pubblica personaggi non idonei, incapaci di obiettività e di neutralità.

Il Parlamento sardo è sacro, ai giudici io chiedo di non lasciarci allo sbando, di decidere, perché le funzioni parlamentari (come la vostra, di erogatori di giustizia) sono funzioni essenziali alla democrazia e al vivere civile. Non sembrino piccole cose, quelle di cui ci lamentiamo.

Avvertiamo nello svolgersi di questa crisi una sensazione, e cioè che davvero si stia insinuando nella coscienza di molti amici del centrodestra la macchia della nostra presenza, che grava sulla purezza dell'alleanza. Ve lo abbiamo ripetutamente detto, siamo pronti a ricollocarci fuori da un contesto politico che noi abbiamo scelto non come una linea tattica, ma come un disegno strategico della nostra avventura politica, basta che ce lo diciate.

Caro Mauro, non aver timore di andare avanti nel tuo governo per causa nostra, lascia la strumentalizzazione sui voltagabbana a qualche vecchio alambicco del sistema repubblicano che non ha colto né prima e né dopo il senso profondo della democrazia e delle sue implicazioni. E mi piace, però, ricordare la provocazione contenuta nel saggio di Pia Luisa Bianco: finché ci saranno dei voltagabbana saremo sicuri di vivere in una democrazia, finché si potrà cambiare partito saremo sicuri di averne a disposizione più di uno, finché si potrà fare una scelta di campo ed anche tornare indietro saremo sicuri di non aver scelto un campo di concentramento.

Vai avanti Presidente, non saremo noi a macchiare la tua immagine di novello governatore, né le nostre azioni di governo che saranno improntate, così come lo furono durante la giunta Floris, a trasparenza e limpidezza, e non a gestione dei nostri collegi elettorali. E se anche fosse, il profondo interno della Sardegna merita l'attenzione che probabilmente qualcuno dei nostri amici ha assegnato a quel territorio.

Ad Alleanza Nazionale, che saluto con stima e rispetto per tutti i suoi rappresentanti che siedono in quest'Aula, voglio ricordare che in democrazia la concezione alta della rappresentanza istituzionale e il ruolo che incide forte nell'azione di governo non sempre e non solo dipendono dal perfetto uso del manuale Cencelli nell'attribuzione del potere. Cinquant'anni di storia democratica in Italia lo hanno abbondantemente dimostrato. E spesso accade che qualche sofferta, ma intelligente rinuncia oggi può risultare un forte investimento domani.

Cari colleghi, tutti ricorderete come noi, alle ultime elezioni politiche, abbiamo rinunciato a scendere in campo con i nostri candidati, rompendo un rapporto solidale con Sergio D'Antoni e Democrazia europea, che ci chiedevano un impegno diretto in contrapposizione alla Casa delle Libertà. Oggi parte dei vostri eletti in Parlamento sono anche frutto del nostro consenso.

Voi siete indispensabili all'alleanza, anche per il progetto che portate avanti e che mi pare abbondantemente contenuto nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili. Avanti dunque per rilanciare alleanza e progetto, sul voto segreto concordiamo con voi. L'abolizione del voto segreto costituisce la vera, prima riforma morale che restituirà dignità e trasparenza alla politica e all'azione amministrativa. Non ci sarà mai più motivo, anche quando si tratti di persone, di non dare trasparenza alla propria manifestazione di volontà, trattandosi comunque, sempre, di decisioni che attengono alla vita pubblica e al pubblico generale interesse. Queste cose noi del PPS le stiamo dicendo da molto tempo.

Ho accennato al Presidente e al suo nuovo ruolo. La differenza con Floris è grande. Floris è presidente di compromesso e di mediazioni, può essere un grande presidente nell'azione di governo. Pili, a questo punto, riconquista il senso della sovranità popolare e dell'investitura che ne è derivata, governatore di fatto se non di diritto. Noi chiediamo a Pili che eserciti questa funzione; la squadra di governo è quella che passa il convento, ma il convento è lo stesso della giunta Floris, con l'aggiunta di qualche fraticello pentito. Non manca la qualità, e siamo certi che darà i suoi frutti; probabilmente potevano essere meglio prese le misure degli abiti, ma "in caminu s'acconza barriu".

E' necessario ricondurre su un binario di perfetto equilibrio il rapporto Giunta-Consiglio e all'interno del Consiglio il rapporto maggioranza-opposizione. Affinché questo avvenga, tu Presidente, che sei il capo della maggioranza, dovrai adoperarti in continuazione, in un rapporto di mediazione fra le parti, coadiuvato dagli uomini più illuminati del sistema consiliare. L'esito sarà una maggioranza produttiva nei lavori delle Commissioni e dell'Aula.

Non mi soffermo a questo punto sulle dichiarazioni programmatiche che noi però riteniamo non soltanto un "libro dei sogni", ma dichiarazioni valide, concrete, pragmatiche. Valuteremo strada facendo la capacità di tradurle in atti di governo.

Ma io ricordo le dichiarazioni programmatiche del presidente Selis che si ispiravano a sogno e a utopia e tutti le apprezzammo, anche per questo. Quindi credo che non sia assolutamente possibile che oggi ci sia un atteggiamento diverso in ordine ad aspetti uguali e comuni che sono contenuti all'interno delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili.

Auguri, Presidente, noi ti saremo al fianco nel tuo lavoro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (R.C.). Io non sono, come si sa, esperto di conventi, lo dico per il collega Onida, e quindi non so se l'abito è di colore giusto e se la taglia è quella giusta, però ho la memoria buona e quindi ricordo che le cose in Aula, quando abbiamo votato per la giunta Selis, non sono andate come le ha prospettate il collega Onida. E questa premessa, per la spiegazione della sua posizione, è proprio la difficoltà che sta alla base del ragionamento del collega Onida. Non furono i franchi tiratori, Onida, che non diedero la maggioranza alla giunta Selis, perché il voto era palese, e il voto palese ci dice che il Presidente del Consiglio, per la prima volta, ha votato contro una giunta, contro la giunta di centrosinistra. Da lì nasce tutto il meccanismo o continua il meccanismo del quale si è parlato in questi giorni.

Tornare alla chiarezza è importante, perché, io sono d'accordo, non si tratta qui di fare comizi, ma di fare ragionamenti pacati; e pacatamente voglio dire che non è proponibile al Consiglio e alla Sardegna un ragionamento che faccia partire da questo momento la nostra esperienza, questo mandato, dimenticando che il centrodestra governa ormai da oltre due anni. E' un errore politico, è una mancanza di assunzione di responsabilità; e non si può dire, come ha fatto il Presidente Pili, che la responsabilità è di una legge bislacca. No. Floris ha governato perché una parte dei consiglieri regionali, eletti con i voti del centrosinistra, ha abbandonato il centrosinistra, è passato col centrodestra e ha fatto nascere, insieme a Grauso, la giunta Floris. E avete governato due anni e mezzo. E dite oggi: "Le dichiarazioni del Presidente Pili sono dichiarazioni che corrispondono ai bisogni della Sardegna", perché non volete dire che in questi due anni e mezzo la Sardegna ha sofferto un'assenza di buon governo. E questa assenza nasce, appunto, dal fatto che sono stati messi avanti allora interessi che non erano certamente di natura programmatica, ma avevano altri fini. E questi sono miseramente falliti.

I colleghi del centrosinistra che mi hanno preceduto, ma devo dire anche qualche collega del centrodestra, correttamente e onestamente, hanno ammesso che se noi non ci muoviamo rapidamente (ma la rapidità non è riferita alla velocità) perdiamo circa 1.200 miliardi di risorse comunitarie. A chi vogliamo attribuire questa responsabilità? Alle opposizioni? Io penso che questa responsabilità debba essere attribuita a chi ha governato la Regione sarda, e lo dobbiamo fare pacatamente perché c'è bisogno di utilizzare i prossimi due anni per cercare di evitare di perdere ulteriori risorse.

Ed è qui il punto di debolezza delle dichiarazioni programmatiche di Pili, perché Pili dice: "Io preciserò nei prossimi tre mesi quali saranno le priorità". Nei prossimi tre mesi si svilupperà l'iniziativa concreta sulla base delle indicazioni che Pili ha richiamato. Pili ci aveva detto la settimana passata: "Giudicatemi per quello che dirò nelle dichiarazioni programmatiche" e devo dire che tutti ci siamo attenuti a questa richiesta. Però, oggi lo dobbiamo dire, le dichiarazioni programmatiche sono sottolineate dalla premessa del Presidente Pili sull'avvertimento che gli è stato dato: "Stai attento". Io aggiungo: "stai attento a quello che fai", perché dietro l'iniziativa politica di queste due settimane, da quando Floris ha in modo ritardato e colpevole dato le dimissioni, si è sviluppato un confronto tra la centrale romano-milanese e il centrodestra sardo, o meglio, apprendo qui in Aula, non tutto il centrodestra sardo. Si è sviluppato un confronto per costruire dichiarazioni programmatiche che spostino nel tempo, ossia fra tre mesi, le priorità da proporre perché, se dette oggi quelle priorità, non darebbero la fiducia a Pili e si andrebbe al voto, un voto che penalizzerebbe il centrodestra. Allora si trova l'escamotage del rinvio delle dichiarazioni programmatiche, perché l'accordo segreto, riservato, del quale non si può parlare, voi, cari colleghi della maggioranza, lo conoscerete nei prossimi mesi.

Ed allora può essere che ragionamenti come quelli che ha proposto il collega Locci sarete chiamati e saremo chiamati in molti a farli, al di là della nostra collocazione politica; non si sa oggi, che state votando le dichiarazioni programmatiche di Pili, quali saranno le priorità di Pili, perché non si possono confessare. Sono priorità che nascono in luoghi segreti, fuori da questo Consiglio regionale, nascono altrove. Siccome quando si citano persone si dice "ancora!" io non citerò nessuno; però relativamente alle dichiarazioni programmatiche, così è stato detto, non sulle questioni pratiche della spesa delle risorse normali, ordinarie che bisogna fare, ma sulle grandi scelte, per quella incognita urbanistica, che è stata introdotta nelle dichiarazioni programmatiche, noi saremo chiamati a confrontarci.

E lì, in quell'occasione si vedranno gli autonomisti e in quell'occasione si vedranno i veri difensori degli interessi della Sardegna. Allora si preciserà; ed è inutile che qualche collega della maggioranza richiami norme urbanistiche che sono in vigore, sospese in parte, non stiamo parlando di quelle, stiamo parlando di interessi altri. Fra tre mesi scopriremo l'accordo, anzi prima, guardate lo scopriremo passati due anni e mezzo quando si può ragionare di scioglimento del Consiglio, senza che buona parte di voi rimarranno a casa, allora ne parleremo.

Adesso c'è bisogno di passare "a nuttata", ed allora si fanno dichiarazioni programmatiche civetta, si discute astrattamente di quello che si deve fare, e si sviluppa tra di noi in quest'Aula un confronto e una riflessione. Floris dice che occorre che il Centro ci ripensi, allora il Centro discuta della sua funzione e si candidi nel futuro a svolgere in Sardegna una funzione centrale.

Però dobbiamo dire, anche questo è un argomento che si potrà riprendere, che le prime risposte che sono state date dal Centro sono risposte negative; Onida ha detto: "Noi vogliamo costruire un centro nella Casa delle Libertà", Fantola aveva detto ieri, quando abbiamo incominciato la discussione: "Occorre fare un balzo in avanti", e siamo d'accordo; però quelli che ritengono che si debba fare il passo in avanti, che si debba rispondere con un'iniziativa autonomista e con una risposta di dimensione nazionale, europea per favorire lo sviluppo, coloro che pensano giustamente , aggiungo io, che occorra procedere alle riforme, che occorra fare subito una legge elettorale, dove sono nella funzione attiva perché questo avvenga?

Le riforme vengono chiamate per non essere fatte, questo è il punto! E` possibile dire che entro tre mesi, prima dell'annuncio finale, noi discuteremo in quest'Aula, ognuno dal proprio punto di vista, la possibile legge elettorale con la quale andare a votare? Noi la proponiamo, dobbiamo fare una mozione per richiamare l'argomento in Aula? Noi non vorremmo farlo perché diventa una iniziativa di parte. Ed allora mettiamola all'ordine del giorno come iniziativa dei Capigruppo, facciamo una discussione libera, come si dice, sul tema, evitiamo i meccanismi della legge nazionale che sono stati giustamente criticati, ma facciamo la legge elettorale, perché se non c'è la legge elettorale è inutile ragionare con ipotesi di scioglimento del Consiglio, perché se parliamo di quelle ipotesi la legge elettorale che non c'è diventa un alibi e poi aggiungo che nel patto segreto, del quale si parlerà nei prossimi mesi, c'è anche scritto che si può andare a votare quando le elezioni serviranno a Forza Italia, c'è scritto questo, Forza Italia proporrà per voi il candidato alla Presidenza della Giunta.

Ecco perché è indefinito il ragionamento programmatico, perché si può andare a votare in qualunque momento del prossimo anno, non si va a votare oggi perché il risultato sarebbe distruttivo per voi, allora bisogna creare un clima ed allora gli amici che parlano di laboratorio della Sardegna, che si vogliono collocare al centro, in parte con equidistanza, devono sapere che sono uno strumento in mano dei poteri esterni alla Sardegna, consapevole o inconsapevole, per una parte credo in modo inconsapevole, ma per altri che qui ho sentito in modo consapevole; e questi sarebbero pronti ad andare a votare con quella legge che io considero una truffa per quanto riguarda il "listino", perché alcuni che hanno avuto responsabilità nel pasticcio sardo verrebbero collocati al riparo degli elettori.

Allora facciamo la legge, andiamo a discutere di come deve essere fatta e vedrete che gli onesti, i corretti, quelli che vogliono davvero l'interesse della Sardegna troveranno un punto di incontro, ma in presenza di azioni precise, perché Pili dice nelle sue dichiarazioni: "Occorre ricontrattare un piano di nascita", è vero, c'è nell'intesa. Ma, colleghi, c'è qualcuno di voi che può dire che in Sardegna non ci siano risorse economiche in questo periodo? Chi può dire che in altri periodi in Sardegna ci sia stata una tale, alta quantità di risorse ?

Anche quello è un argomento che viene proposto per un rapporto dipendente tra il Consiglio regionale, nell'ipotesi del dichiaratore programmatico, e la maggioranza del Parlamento; mille e duecento miliardi di risorse comunitarie sono due piani di rinascita e rischiate di sprecarli nei prossimi mesi.

Non si tratta solo di una rinascita che incrementi le risorse, ma si tratta di una rinascita che tenga conto del Titolo quinto, del referendum, delle grandi competenze che sono state trasferite, e di questo il dichiaratore programmatico non dice nulla perché non è un argomento quello a breve scadenza. Allora parliamo di un piano di rinascita o di una rinascita con competenze, che non sono solo le risorse.

Allora si parla molto di Assessore degli affari generali; ormai dopo tanti anni ci conosciamo un po' tutti. Le riforme attribuite al collega Fois non si faranno, è così, ma non perché io sono maligno, è così, cari colleghi, perché sappiamo che stiamo mettendo una macchina in mano ad un collega che dice di non avere le competenze; perché la macchina regionale è già una macchina complessa nelle mani di uno che ha competenze, figuriamoci di un incompetente!

SANNA NIVOLI (A.N.). Le riforme le fa il Consiglio.

CUGINI (D.S.). Le riforme le rifa' il Consiglio, ma tutte le leggi le fa il Consiglio, tutte, Noemi, non c'è legge che non faccia il Consiglio, le uniche cose che non fa il Consiglio sono le dichiarazioni programmatiche di Pili, perché quelle vengono fatte fuori.

Allora penso che noi dobbiamo essere chiari nel ragionamento, non ci sono oggi le possibilità di dire che la crisi è stata superata, siamo dentro la crisi, i numeri della maggioranza sono quelli che abbiamo potuto verificare, il confronto interno alla maggioranza è molto teso, e io non l'attribuisco minimamente alla divisione degli assessorati, è un confronto politico molto teso sulla funzione dei partiti, sul ruolo dei partiti, che ognuno di noi esprime con la cultura che lo ha formato, con la passione e la freddezza che caratterizza ognuno di noi, però che ci sia bisogno di un salto di qualità nel confronto tra le forze politiche è chiaro, ma che lo proponga il collega Floris parlando della funzione dei partiti, ed essendo stato Floris Presidente della giunta regionale, senza partito, al pari del Presidente del Consiglio regionale, senza partito, è un tema che ci deve far riflettere.

Perché il potere che in questo Consiglio, oggi, è presente, è un potere tale e tanto forte ed alto, ed oggi Floris l'ha toccato con mano, che può far cadere una giunta con l'auspicio dell'allargamento, sapendo che non si può fare, per sostituire il Presidente, ed aggiungo , perché io non sono così disfattista nella valutazione, anche per sostituire il programma.

Il passaggio, e chiudo su questo concetto, tra settore e sistema nel comparto turistico è possibile se non si riempiono le coste di cemento, siano queste coste a Olbia o in qualunque altra parte della Sardegna. E invece questo è il disordine etico, caro Floris, della politica.

Allora siamo ancora dentro l'ambiguità, siamo ancora dentro la crisi, come uscirne? Con una assunzione di responsabilità di questo Consiglio. E' un ostacolo votare con questo sistema elettorale, io lo considero un ostacolo. Facciamo la legge elettorale con il dibattito in Aula, creiamo i presupposti per un nuovo confronto in quest'Aula, assegniamo a quel dibattito un confronto di tipo alto, costituente, verifichiamo se ci sono convergenze, facciamo la legge e dopo sciogliamo il Consiglio ed andiamo a votare. I cittadini capiranno chi ha fatto bene, chi ha fatto male.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, non nego che questo sia uno dei miei interventi più delicati. I giorni che abbiamo alle spalle sono stati difficili ed anche complicati, ed avrei voluto parlare immediatamente di un futuro luminoso, ma la politica spesso riserva prove dure da affrontare, e questa è una di quelle.

Infatti il centrodestra deve spiegare ai sardi il perché di questa lunga crisi che ha portato in meno di un mese ad avere un nuovo esecutivo regionale, anche se con la stessa maggioranza. Questa Giunta nasce con la stessa formula politica che aveva caratterizzato la Giunta precedente. Lo dico chiaramente, Presidente Pili, è un limite politico da superare, riaprendo quella strada che nel periodo scorso è stata abbandonata con troppa leggerezza e che vede insieme forze riformiste e liberali, cattoliche e laiche e soprattutto nazionalitarie e autonomiste, e c'è - consentitemelo - la destra di Alleanza Nazionale che ha compiuto e terminato una lunga traversata, che porta una sua originale visione delle cose, che accetta e si confronta una volta per tutte con i modelli autonomisti e nazionalitari, che apre alle opposizioni attuali, quando si tratta di fare fronte comune, almeno per i temi condivisi. Una casa comune in cui una moderna sardità sia valore politico aggiunto.

Dobbiamo andare oltre, colleghi, non fermarci, questo è il compito al quale Alleanza Nazionale vuole e deve lavorare; andare oltre per radicare una politica che veda, nelle diversità, unità su progetti di riforma del sistema politico e istituzionale; una casa comune nella quale a noi tutti sia consentito, col garbo e nel rispetto assoluto delle esperienze e dei valori di ciascuno, un ricambio generazionale effettivo, un ricambio che insisto a chiamare generazionale perché è non solo anagrafico ma, come è drammaticamente attuale, culturale.

Occorre innovare nel modo stesso in cui la cosa pubblica viene pensata, concepita e strutturata.

Tutto questo tuttavia non ha senso, se la politica non si libera dal gioco dei veti incrociati, dagli ostacoli continui, dai personalismi e dai tatticismi. Dobbiamo rafforzare il valore e l'idea stessa di coalizione, ci vuole più rispetto reciproco, troppo spesso ci guardiamo di traverso, colleghi del centrodestra, ma noi non siamo affatto compagni di strada occasionali.

Ve lo dico assolutamente convinto, il valore "coalizione" è quello che ci ha consentito un'ampia ed orgogliosa vittoria alle elezioni dello scorso maggio, la cultura della frammentarietà e dell'individualismo hanno portato le sinistre invece ad una sconfitta dolorosa.

Questa deve essere la lezione autentica per il centrodestra, non ripetiamo quegli errori, salviamo l'embrione del bipolarismo sardo, non possiamo mai prescindere dal confronto continuo con l'elettorato, con l'occhio rivolto a quegli interessi, a quelle istanze, così la rinuncia alle proprie, legittime, personali aspirazioni diventa più accettabile, più comprensibile e più nobile.

Presidente Pili, il confronto continuo deve riguardare anche l'Esecutivo regionale che lei guiderà. Alleanza Nazionale non vuole dar corso a quella che viene definita la democrazia della delega, quella per la quale il Presidente eletto governa ed agli altri spetta il compito di non disturbare il manovratore. Il Governo è cosa complessa, è opera di dialogo aperto con le organizzazioni di categoria, con la libera stampa, con le parti sociali, con i cittadini, ma anche con i consiglieri regionali.

Il Consiglio regionale deve essere messo nelle condizioni, prima di tutto regolamentari, di lavorare speditamente, di concretizzare il lavoro della Giunta regionale, di essere il centro nobile di trasmissione naturale delle richieste della società sarda.

Senza un Consiglio autorevole ed efficiente nessuna Giunta può operare bene; un organismo che legifera in sintonia con l'Esecutivo è il presupposto per affrontare quel problema che ella ha citato nelle sue dichiarazioni programmatiche, che è un problema antico, ma che intendo riprendere perché mi pare il vero rompicapo sardo.

Parlo ovviamente del rapporto tra la società civile e la politica, delle due diverse velocità che le caratterizzano, veloce, sempre più veloce la prima, irrimediabilmente lenta, oscura e persino incattivita la seconda. Dovremo capire come quelle due velocità si bilancino, come vadano adeguate tra di loro, ma la sua è una sfida che raccogliamo volentieri, tanto da lanciare l'idea che serva una Silicon Valley non tanto della nuova economia, quanto della politica, dell'azione politica e della selezione della classe dirigente.

Una sfida che Alleanza Nazionale rilancia, ma che ha bisogno - lo dico senza infingimenti - di essere riempita di contenuti più precisi. Noi, Presidente Pili, vogliamo farlo insieme a lei e sconfiggere questa ondata di pessimismo che aleggia in quest'Aula da due giorni. Non mancano le volontà, il gusto della sfida, la voglia di dimostrare che è possibile aprire una stagione di buon governo. Attendiamo la sua replica, Presidente, consigliandole da uomini di destra quali siamo, di non distinguere tra la politica delle idee forti, o se preferisce delle ideologie, e quella delle soluzioni concrete.

Le soluzioni concrete, Presidente, vengono da quelle ideologie che della politica sono il sale, l'anima e la forza, quei valori sociali, quelle regole che i consiglieri di Alleanza Nazionale hanno rivendicato con forza, quei sentimenti che ci hanno spinto, uniti sui grandi concetti, a chiedere un ruolo politico adeguato a quello che noi abbiamo nella società sarda.

La questione dell'appoggio esterno che Alleanza Nazionale nobilmente aveva annunciato di dare alla sua Giunta, merita un chiarimento per superare le letture strumentali che sono state date, ed anche quelle ignobili. Non abbiamo fatto una "storia di poltrone". Per quanto, forse anche per essere io personalmente un poco contro corrente, l'ondata di moralismo che si solleva sull'argomento, tutto questo parlar male di posti di sottogoverno, mi fa sinceramente e veramente sorridere. Non si è mai trattato di questo, non c'è stata alcuna contrattazione, non è stata una questione volgare di do ut des, non è questa la politica, colleghi, nella quale siamo cresciuti; ma, al contrario, è stato posto, sul tavolo della coalizione, un problema squisitamente politico, di democrazia e di rappresentanza.

Ma io, caro Pasquale Onida, apprezzo le tue parole. In questo quadro ognuno di noi consiglieri, in particolare di Alleanza Nazionale, può giocare serenamente un ruolo, può mettere a disposizione intelligenza e fantasia, lo può fare se la pazienza prevale, se è inserita dentro il futuro, se non guarda solo all'orizzonte di domani mattina. Per questo, se Alleanza Nazionale non avesse direttamente partecipato alla Giunta regionale, il Presidente Pili sarebbe stato costretto a una partenza zoppa, la Sardegna avrebbe avuto da questo indebito prolungamento della crisi un danno incalcolabile.

I problemi sul tappeto rimangono, tuttavia Presidente, sarebbe sciocco accantonarli. Come per il Governo nazionale vogliamo avere un impegno per i primi cento giorni della sua attività. Subito, dall'approvazione del DPEF e della finanziaria 2002, diamoci cento giorni per avviare a soluzione la revisione del Titolo terzo dello Statuto, l'aggiornamento dell'intesa Stato-Regione, la riforma del Regolamento. Sono problemi di rilievo la cui risoluzione consentirà di avviare una più vasta campagna di modernizzazione della macchina regionale, a cominciare dal comparto idrico, per arrivare alla realizzazione di un decentramento amministrativo già abbondantemente discusso.

C'è la consapevolezza che non esistono soluzioni politiche alternative, c'è la saggezza che ci impone una naturale cautela, e c'è la voglia anche di vincere lo scetticismo.

Alleanza nazionale voterà la fiducia alla sua Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Pili, colleghe e colleghi, aiuterei volentieri il Presidente Pili a rischiare, come ci ha domandato, lo farei senza indugio alcuno, se parlassimo entrambi a titolo personale, se il rischio cioè ricadesse soltanto e per intero sulle persone che accettano di giocare una scommessa, e non già su un partito e sull'intera Sardegna. In questo caso, meglio sarebbe parlare di assunzione di responsabilità. Allora, dico che è lecito attendersi che altre volte il Presidente giochi la carta della vita, ma è altrettanto lecito e comprensibile che il Partito Sardo d'Azione continui a tenere la benda sugli occhi, non certo come atteggiamento isolazionista, quanto come gesto di autotutela, necessario per non perdere di vita il nostro orizzonte politico e la difesa del nostro patrimonio di idee, progetti e valori.

Solo in una partita fra giocatori d'azzardo potrebbero immaginarsi atteggiamenti diversi. Infatti, se tre parole bastano per costruire un jingle di successo è difficile immaginare che siano sufficienti a garantire un'efficace azione di governo. In un contesto politicamente difficile, esasperato da una gestione particolare ed anomala delle vicende del dopo elezioni, le accelerazioni della maggioranza, negli ultimi mesi, non sono per noi il segno di una ritrovata unità di intenti, quanto piuttosto la testimonianza del perdurare di divisioni, contrasti e vendette non ancora consumati.

Abbiamo il fondato timore che anche questo sia un Governo con un termine prestabilito, che non è quello della legislatura. Abbiamo ragioni per pensare che il cinismo politico continui a rappresentare l'unico valore condiviso della maggioranza, la spartizione degli assessorati e degli enti l'unico collante.

A ciò si aggiunga la sufficiente stima che nutriamo nei confronti dei colleghi di Alleanza Nazionale per credere che non esista per davvero il mercato delle vacche. Non ci sorprendono dunque né i modi e neppure i tempi della soluzione della crisi, chiusa soltanto formalmente e non anche politicamente. Ci sentiamo in imbarazzo, invece, nel ricercare, in tale contesto, un qualcosa di politico. Per questo, se ci si chiede un contributo per cambiare il modo di fare politica in Sardegna, non possiamo che rispondere, anche noi, al presidente Pili con tre parole: "Inizi a fare politica", in caso contrario diventerà impossibile trovare i termini del confronto. Le difficoltà sarebbero davvero insormontabili, basti pensare che la scomposizione in fattori da formula matematica è diventata alchimia per garantire quote minoritarie di partecipazione governativa. Non soltanto i programmi altrui, ma perfino i nominalismi vengono assunti a fondamento per nuove pattuglie di consiglieri regionali.

Certo, il diffuso giudizio di impunità, di cui gode la maggioranza di governo a partire dal '99, non scoraggia quanti traggono vantaggio dal perdurare di una situazione al limite del paradosso. Certa stampa ha dismesso da tempo gli abiti del censore del malgoverno in Sardegna. Associazioni dei lavoratori e dei produttori sembrano impegnate a ricercare equilibri improbabili nei mutati scenari di governo piuttosto che la tutela dei legittimi interessi delle categorie rappresentate. Così è stato per la finanziaria dello scorso anno; con 18 disegni di legge collegati ogni categoria aveva di che felicitarsi, con un così grande consenso preventivo la Giunta aveva di che vantarsi, salvo poi restare tutti con un pugno di mosche. Di quei collegati, infatti, soltanto uno è arrivato all'approvazione dell'Aula.

Ma episodi più recenti testimoniano che la ricerca di posizionamenti, per così dire, più in linea, non è assolutamente terminata; capita così che, senza mezzi termini, il Presidente degli industriali sardi accusi l'intera classe politica di inettitudine, quasi che non esistano più differenti responsabilità tra la maggioranza che governa e la minoranza che si oppone. Se il Presidente degli industriali, con l'espressione "classe politica regionale" si riferisce all'incapacità e all'insufficienza dell'azione di governo di questa maggioranza, ne condivido per intero il pensiero. Se invece, senza alcuna responsabilità anche il nostro partito viene ricompreso fra le categorie degli inetti, allora devo rigettare le semplificazioni e il gratuito giudizio.

Sarebbe interessante invece, conoscere il giudizio del Presidente degli industriali a proposito di un Presidente della Giunta che nelle dichiarazioni programmatiche confonde la sede legale con il domicilio fiscale delle imprese, oppure valutare le prospettive di successo del serrato confronto con lo Stato italiano in materia di trasferimenti, se si parte confondendo la buca delle lettere delle imprese con il domicilio dove queste pagano le imposte. Non è una questione di poco conto e neppure un errore veniale. Infatti, i mancati introiti nelle casse regionali, dei tributi dovuti per le produzioni di quelle imprese che hanno domicilio fiscale al di fuori dell'Isola, rappresentano la chiave per porre fine a una situazione che penalizza lo sviluppo e la crescita della nostra Isola, oggi più di ieri, alla luce della massiccia introduzione dei principi del federalismo fiscale.

Ma a nostro giudizio appare carente e superficiale l'intera trattazione degli argomenti inerenti ai trasferimenti dello Stato e alla fiscalità. Non vi sono proposte e soluzioni che vadano nel verso della non dipendenza della Sardegna dallo Stato italiano. Si ipotizza la rinegoziazione dei trasferimenti statali su iva e gettito fiscale, ma non si rimarca l'inderogabilità di un ufficio tributi regionale, cioè, non si tiene conto della necessità di conoscere prima le fonti finanziarie e successivamente valutare l'aumento dei tributi. Al momento la Regione sarda non verifica la corrispondenza fra le somme inviate dall'amministrazione finanziaria statale e gli importi effettivamente spettanti. In altre realtà, come nel Friuli Venezia Giulia, la liquidazione delle quote spettanti alla Regione è addirittura mensile, una commissione paritetica ne verifica costantemente l'ammontare e il trasferimento.

A noi non è dato sapere, invece, quali siano i termini entro i quali tali trasferimenti avvengono per la Sardegna, e soprattutto quale sia il grado di efficacia delle verifiche. Posso affermare con certezza che non tutte le imposte spettanti vengono devolute dallo Stato alla Regione sarda. Se solo ci fosse un corretto strumento per verificarlo efficacemente, scopriremmo che mancano certamente quelle derivanti dai 7/10 delle ritenute alla fonte trattenute ai dipendenti delle imprese operanti in Sardegna, anche di quelle con sede fiscale fuori dell'Isola.

Nonostante la conclamata morosità nei confronti della Sardegna, anche questa Giunta sembra avere fiducia illimitata nello Stato italiano, al punto tale da evitare di verificare che questo ci dia ciò che per legge ci spetta. Tutto ciò non significa non essere d'accordo sulla rinegoziazione, così come ci viene prospettata, ma limitarsi a semplici enunciazioni, rinunciando a un'analisi puntale, non credo che significhi ispirarsi alla politica del fare e della concretezza. Così potremmo dire della forza delle idee per lo sviluppo: questa sembra inversamente proporzionale alla concreta prospettiva di realizzazione.

Una valutazione meritano le cinque grandi questioni, Presidente Pili, o meglio, una valutazione approfondita merita la grande questione assente, quella rappresentata dalla politica del credito. Non una riga nel documento politico. Davvero troppo per interpretare tale omissione con una semplice dimenticanza; ci aspettavamo almeno una semplice dichiarazione di intenti, se è vero che le politiche precedentemente adottate sono state talmente inefficaci e ingiuste da meritare perfino l'occupazione della sede sassarese di una banca, sbagliando anche la sede.

Dal giugno del '99 i problemi del settore non si sono affievoliti, al contrario, continuano a persistere e a compromettere un corretto e dinamico processo di sviluppo. Di recente sono emerse le pesanti contraddizioni sulla gestione finanziaria delle sofferenze bancarie; è emerso un vero e proprio conflitto di interessi fra la Regione sarda, socio pubblico di minoranza in Banca cis, e Banca intesa, socio privato di maggioranza nell'ex Credito Industriale Sardo. Al di là dagli aspetti di rilevanza patrimoniale, derivanti dalla svalutazione dei crediti e dalla loro cessione a istituti controllati dal socio privato di maggioranza, era lecito attendersi almeno una qualche attenzione per i possibili effetti delle azioni di recupero dei 3.000 miliardi di crediti.

Questo è solo un esempio; altri sono possibili e meritevoli di uguale attenzione. Ma tante altre considerazioni, come è logico, potrebbero farsi per altri importanti settori. Sarebbe però davvero ingiusto pretendere delle dichiarazioni programmatiche completamente esaustive. Noi ci limitiamo ad affermare che dopo un'attenta lettura - chiacchierate a cena, in genere - delle dichiarazioni del Presidente, restiamo del parere che i nodi storici del sottosviluppo rischiano di restare insoluti.

Non intravediamo soluzioni efficaci, non riscontriamo proposte credibili e politicamente realizzabili in materia di energia, di trasporti e di credito. Ieri qualche collega faceva osservare che l'Italia paga il 40 per cento in più di energia elettrica rispetto al resto d'Europa, la Sardegna ne paga un ulteriore 40 per cento in più, siamo i primi in classifica in Europa, accontentiamoci. Lo diciamo senza polemiche e senza preconcetti, convinti che dall'originale soluzione di tali handicap strutturali dipenderà la ripresa rapida e sicura dell'intero sistema Sardegna.

Ci sia dunque consentito di poter affermare che le soluzioni che da sardisti prospettiamo sono ancor oggi le più adatte e le più adeguate. Ci derivano da una grande conoscenza dei problemi della nostra isola, dall'essere partito nazionalitario sardo e da una lunga tradizione politica e culturale. Ma oggi discutiamo di proposte e soluzioni, altre, formulate da forze politiche differenti dalla nostra, non ci sottrarremo al confronto, non faremo mancare il nostro contributo sulle cose da fare, sui grandi temi e le grandi prospettive che si offrono alla Sardegna, a iniziare proprio dalla Costituente, che non è un problema di maggioranza, sia essa di destra o di sinistra, ma è un problema della Sardegna, di questo Consiglio regionale. Lo dimostra il fatto stesso che questa legge sia stata approvata in quest'Aula, grazie anche ai numeri provenienti in quell'occasione dall'opposizione, e cioè dal Partito Sardo, dal movimento di Democratzia e dal collega Deiana, sono stati i loro i voti necessari per far passare la legge; questo perché il problema è più ampio, più grande, più reale rispetto alle restrizioni che qualcuno, sia da una parte che dall'altra, vuole dargli, considerandolo cioè solo un problema di maggioranza.. Ma non ci assumiamo la responsabilità di rinunciare al nostro ruolo critico di forza di opposizione, rispettosi delle istituzioni e delle forze politiche che dimostrano nei fatti di rispettare la nostra storia e il nostro patrimonio politico.

Lei, Presidente Pili, nelle sue dichiarazioni programmatiche ha dimostrato quel rispetto che in altre circostanze era venuto meno - parlo nei nostri confronti - ha dimostrato di rispettare il ruolo politico del partito che mi onoro di rappresentare in quest'Aula. Le sono grato per avere evitato di ammantarsi di quei valori che da ottant'anni rappresentano la grande ricchezza dei sardisti e che sono altro rispetto a lei e alla sua maggioranza. Le sono grato per averci riconosciuto come partito che incarna i valori della sardità.

Qualcuno nell'ultimo periodo molto frequentemente, stava cercando, e cerca tuttora di metterlo in dubbio, ed è stato già detto infatti che il sardismo altro non è che il modo di essere della coscienza politica dei sardi. Per questo siamo orgogliosi del nostro presente e siamo convinti che il nostro futuro sarà all'altezza del nostro glorioso passato.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio vengono sospesi, riprenderanno fra cinque minuti.

­­(La seduta, sospesa alle ore 13 e 49, viene ripresa alle ore 14.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Sono previsti altri due interventi.

E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

Corona (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, con la presentazione al Consiglio delle dichiarazioni programmatiche e della nuova Giunta si compie un passo in avanti, decisivo, per chiudere in tempi rapidi la crisi. Una crisi che si preannunciava complessa e di difficile soluzione; ha prevalso invece un forte senso di responsabilità e il rispetto degli interessi generali di tutti i sardi, ma non solo, abbiamo ritrovato una motivazione ideale e politica tra le forze di maggioranza che oggi governano la Regione.

Oggi dobbiamo, con maggiore fiducia, superare le difficoltà che pure sono comprensibili. Ma dobbiamo anche affrontare alcune questioni politiche rilevanti chiedendoci, in particolare, quali siano le prospettive future per le forze di maggioranza. Le anomalie del sistema elettorale nel 1999 proclamarono un risultato non univoco, fu così che nacque la giunta Floris. Con questa consapevolezza oggi dobbiamo ancora lavorare per creare le condizioni di una forte coesione interna, e soprattutto per aprire nuovi rapporti ponendo fin da oggi le basi per un progetto politico e programmatico.

La soluzione della crisi sarà una vera soluzione soltanto se sapremo rilanciare i temi del bipolarismo regionale. Occorre approfondire il confronto tra le forze politiche dell'attuale maggioranza, consolidando le ragioni dello stare insieme. Tutto questo potrà avvenire solo se sapremo trovare punti di convergenza più ampi, proprio con quelle identità culturali, politiche e autonomiste che vanno oggi oltre lo schema degli attuali poli.

In Sardegna la sfida si vince se si riuscirà a dialogare, a costruire una coalizione coesa con le forze politiche che non appartengono organicamente ai due poli, e che rappresentano istanze politiche reali, quindi una componente importante della società sarda.

L'esperienza di governo ha consentito di sperimentare direttamente la portata delle cose da fare, e le priorità da porre alla base dell'impegno di governo. Credo che sia doveroso a questo punto un sentito ringraziamento al Presidente Mario Floris insieme a tutti i suoi Assessori. La coalizione per questo è cresciuta in consapevolezza, conoscenza e capacità di governo, questi aspetti rappresentano un importante patrimonio politico del quale dobbiamo fare tesoro nel momento in cui inizia un nuovo governo.

A questo proposito un importante aspetto va sottolineato. A livello nazionale le forze del Polo hanno dimostrato come su solide basi programmatiche sia stato possibile non soltanto costruire la decisiva alleanza con la Lega, ma anche con altre forze di ispirazione popolare, laica, liberale e socialista; è stata questa la ricetta vincente che ha consentito alla Casa delle libertà di conquistare il Governo nazionale, andare oltre le tre componenti storiche: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, per allargare la coalizione trovando forti convergenze e risposte concrete alle istanze federaliste, laiche e riformiste.

Il risultato del Molise di domenica scorsa rappresenta solo l'ultima conferma, ma a livello regionale sardo, pur con le evidenti differenze, avevamo già lavorato da anni nella stessa direzione, la stessa che a livello nazionale ha consentito alle nostre forze, le forze della Casa delle Libertà, di conquistare il governo centrale.

Le fondamenta della nuova forma di governo, che si realizzerà a partire dalle prossime elezioni regionali, verranno gettate in questi due anni di legislatura rimanenti. Mauro Pili oggi prende il testimone consapevole di questo articolato quadro, ma anche convinto della necessità di alcuni positivi e sostanziali elementi di novità che devono essere indirizzati verso un obiettivo finale, condiviso, che assicuri la governabilità.

Il riferimento centrale, per costruire solide e più ampie convergenze in questo delicato momento di transizione, deve essere rappresentato da una chiara base programmatica intorno alle cose da fare per la Sardegna. Proprio dal programma dobbiamo ripartire per costruire il nuovo quadro delle convergenze. Un programma riformatore, moderno, autonomistico con l'obiettivo di affermare i rigorosi criteri di modernizzazione, produttività ed efficienza. Un programma di convergenza per l'autonomia, per affermare non soltanto le emergenze, ma per porre le basi della Sardegna del terzo millennio.

Il programma che il Presidente Pili presenta al Consiglio va letto con questa ulteriore e primaria chiave di lettura che associa agli specifici contenuti dell'azione di governo una ulteriore e duplice finalità, cementare come collante ideale le istanze e le motivazioni delle forze che già si riconoscono nell'attuale maggioranza; aprire un dialogo costruttivo alla ricerca di più ampie intese ed accordi, con quelle forze di ispirazione autonomistica e sardista che ancora oggi mantengono una posizione di equidistanza dai due poli.

Sul fronte dei contenuti, il programma presentato dal Presidente Pili è caratterizzato da una chiara e duplice consapevolezza, occorre essere realisti da una parte, rispetto alla concreta possibilità di attuare nei pochi anni restanti un programma centrato su alcuni obiettivi essenziali. Occorre però non rinunciare a pensare in grande, ad essere lungimiranti nella scelta dei nostri obiettivi.

Vorrei sottolineare alcuni di questi obiettivi strategici, esprimendo al Presidente l'apprezzamento per le indicazioni date.

L'avvio di una stagione di grandi investimenti pubblici a favore dello sviluppo nelle direttrici strategiche già delineate dall'azione della precedente Giunta: acqua, trasporti, energia, reti telematiche. Grande attenzione all'evoluzione dei settori produttivi come quelli innovativi e quelli tradizionali. Un rapporto strettissimo con il Consiglio per l'approvazione dei progetti di legge all'esame delle Commissioni e dell'Aula, avvio di alcune importanti riforme, modernizzazione della struttura regionale, valorizzazione delle autonomie locali, forte sostegno al progetto dell'Assemblea Costituente sarda.

In questo contesto vanno quindi inquadrati ed assumono una valenza strategica i principi ispiratori della nuova politica di sviluppo economico regionale, posti alla base delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili. Su questi temi il programma di governo individua le principali risposte che investono i nodi del nostro sviluppo: una efficiente amministrazione, un sistema di trasporti competitivo, una politica per l'energia a basso costo, il forte coinvolgimento dei privati con lo strumento della finanza di progetto, la zona franca.

La riforma complessiva della Regione e dei suoi enti, la modifica della legge elettorale, la modifica della legge regionale sulle attribuzioni dei poteri e delle competenze alla Giunta regionale, le norme di attuazione dello stato di autonomia ancora mancanti, avviando un confronto serrato con il Governo nazionale. Quest'ultimo è un tema direttamente collegato con quello ben più rilevante dell'Assemblea Costituente, del federalismo e dei nuovi poteri da attribuire alla Regione e agli enti locali; tutto questo per il nostro impegno, quello dello sviluppo e dell'occupazione.

Nonostante i segnali di miglioramento abbiamo ancora tassi di disoccupazione troppo elevati, e quella giovanile assume dimensioni inquietanti e pericolose sul piano sociale; di fronte a questi dati, all'esigenza di interventi strutturali in economia, il programma del Presidente Pili propone un progetto strategico di sviluppo da attuare attraverso una programmazione modificata radicalmente negli obiettivi e negli strumenti.

L'azione di governo dovrà concretizzarsi con queste priorità: attuare i programmi già avviati, proseguire l'opera di adeguamento della legislazione regionale nei diversi settori organici di materie, rapporto costruttivo con lo Stato e con l'Unione Europea al fine di ottenere un reale riconoscimento della specialità dell'autonomia sarda.

Su questi temi alla maggioranza di governo compete la funzione di instaurare un rapporto leale e corretto con l'opposizione in modo da trovare regole, procedure e comportamenti che non rendano sterile l'azione di governo e l'azione legislativa.

Chiediamo, in particolare ai sardisti, di giudicare il programma e valutare di volta in volta se saremo conseguenti nel rispettare quelle priorità che hanno da sempre rappresentato le battaglie storiche del sardismo.

Ritengo infine indispensabile una più forte e visibile azione di raccordo tra la Giunta e il Consiglio regionale. Sono in gioco non gli interessi di una maggioranza e di una coalizione politica, ma gli obiettivi generali e reali di crescita democratica, economica e sociale di tutti i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, mi si consenta di dire all'onorevole Corona, che ha appena parlato, che è singolare che non si sia accorto che i sardisti hanno già espresso la loro valutazione sul programma. Signor Presidente, lei nell'aprire il suo intervento ha paventato messaggi cifrati, nascosti, congiure di palazzo. A me pare di poter rilevare che, certamente, i messaggi ci siano stati in quest'Aula, e provenienti da più parti, ma non cifrati, non subdoli, non sotterranei, bensì indubbiamente da parte dell'opposizione, espliciti, ma tali anche da parte di molti componenti della maggioranza. Non li cito, li ha sentiti. A questo punto direi che il clima in cui nascono il suo programma, la sua Giunta, il suo quadro politico, non sia esaltante né per lei né per la Sardegna. Abbiamo svolto le nostre riflessioni senza ipocrisia, senza infingimenti; nessuno per esempio si è permesso - un po' come ha fatto lei - di esprimere un apprezzamento forzato all'onorevole Floris dopo averlo liquidato in questo caso sì, con congiure di palazzo. Rimane in piedi la domanda che alcuni di voi hanno posto, che noi abbiamo posto "ma se erano così bravi il Presidente Floris e la sua giunta, perché li avete liquidati?

La Giunta Floris non ha dato, secondo noi, un grande esempio di innovazione nell'attività di governo. Noi, che siamo l'opposizione, facciamo il nostro mestiere, per cui con rigore e con determinazione abbiamo sottolineato i limiti della Giunta Floris. Ma da lei che è stato, in quanto coordinatore della maggioranza o quanto meno di Forza Italia, uno dei corresponsabili in quella esperienza di governo, ci saremmo aspettati un qualche sforzo in più per dire questi due anni a che cosa sono serviti, al di là di qualche dato statistico. Avremmo gradito l'indicazione di qualche azione di governo significativa della Giunta Floris che la renda meritoria di essere ricordata, o quanto meno una sua autocritica che non c'è stata.

Certo lei si impegna, si sta impegnando e la sua esperienza rischia di essere certamente peggiore di quella della stessa Giunta Floris.

Signor Presidente, con la pacatezza e con il rigore che il caso richiede, vorrei esaminare tre aspetti che emergono dalle sue dichiarazioni: la retorica, che è l'aspetto dominante, la politica e il quadro politico, il programma. E' retorica, e mi ha colpito, questo riferimento ai giovani: "Dobbiamo motivarli, dargli entusiasmo", lei scrive. Io credo che questa sia una missione alta, che ci trova d'accordo, però per fare questi appelli alti occorre avere titoli, valori, rigore. Ed allora io esamino i vostri titoli, i vostri valori, il vostro rigore, e lo faccio il più pacatamente possibile.

La competenza; ci dia atto, in questo momento, di aver avuto stile avendo sorvolato sulle dichiarazioni programmatiche copiate che erano un segno di incompetenza e, sicuramente, non un segnale positivo per i nostri giovani, sorvoliamo su questo, quindi, ma è dalle dichiarazioni nel loro insieme che traspare il senso di una inadeguatezza culturale, politica, progettuale.

Per motivare i giovani ci vuole lealtà, non le dico di rivolgersi a Floris per chiedere un giudizio sulla lealtà, però lei mi può dire se questa Giunta è basata sulla lealtà e sulle idealità, oppure se non ci sia stato e non ci sia un perdurante mercato politico, uno scambio di voti e di poltrone; è questo il segnale che date ai giovani? Ci vuole dedizione, generosità; ma lo spettacolo di lottizzazione selvaggia, continua, offerto in questi giorni, per cui vi spartite anche quello che non esiste dopo aver toccato il fondo del barile di quello che esiste, è un segno di dedizione, di generosità?

Occorre avere senso dell'autonomia, della sardità, dignità, ma non si sono ispirati a questi principi i primi atti del suo governo, e sono stati i viaggi a Roma per chiedere protezione, e il protettore è venuto, lo abbiamo visto concreto, tangibile, invadente, ingombrante ed umiliante, com'è umiliante quando dice: "Pili è una mia creatura". Non consenta, Presidente Pili, a quel tizio di dire queste cose perché non mortifica solamente lei, mortifica anche tutti noi.

Ci vuole senso del dovere, però signor Presidente vada a vedere il registro delle vostre presenze in Aula ed in Commissione, la mancanza del numero legale quanto ha bloccato questa azione di governo e di legislazione in questo scorcio di legislatura, e vada a vedere in particolare le sue di assenze, e alla luce di queste cose si chieda se ha titolo per fare appelli ai giovani, se ha titolo in base alla competenza, alla lealtà, alla generosità, al senso del dovere, alla cultura. Con questi valori e con queste carenze io credo che prima di fare appelli ad altri bisognerebbe fare un esame di coscienza, un appello a sé stesso ed a noi stessi, a tutti per essere più impegnati, più rigorosi, più convinti perché non sono le nostre parole lo strumento dei nostri appelli, ma sono i comportamenti, gli atti.

Ed allora alla Moratti, se verrà la Moratti, non chieda seminari per insegnare ai giovani le motivazioni; i nostri giovani sanno e vivono la difficoltà della vita quotidiana e sono motivati a lottare ed a non cedere, ma hanno bisogno di scuole, di strutture, di aule, di computer, di laboratori. Le chieda di dirci quanto spende lo Stato per la ricerca scientifica, che nella finanziaria è stata pressoché liquidata, perché di queste cose abbiamo bisogno.

Lei poi, sempre rimanendo in tema di retorica, si rivolge alle imprese, devo dire, con un tono suadente, ammiccante, quasi a fare intendere di poter essere il loro benefattore; ebbene, perché lei, la sua Giunta, la sua maggioranza non cominciate a spiegare alle imprese il perché dei ritardi del DPEF, il perché dei ritardi nella manovra finanziaria, la vostra incapacità ad approvare un bilancio nei termini. Perché non spiega i ritardi nella spendita dei fondi comunitari, perché non spiega i ritardi nella gestione dell'amministrazione dei fondi regionali, perché non spiega i ritardi nella adozione delle riforme e nella semplificazione delle procedure, perché non dice queste cose e coglie l'occasione per fare un'autocritica che renda credibile il discorso che fa per il futuro.

Nella parte delle sue dichiarazioni che ho definito retorica, lei non si rivolge certamente ai disoccupati, non ha una politica per il lavoro, non si rivolge agli agricoltori e agli allevatori in crisi, ne ignora i problemi ed i drammi, non si rivolge agli immigrati, non si rivolge ai giovani imprenditori che aspettano risposte sulla legge 28, non si rivolge ai senzatetto, agli emarginati, agli ultimi, quelli che dovrebbero essere il centro della politica, il centro delle istituzioni, il centro del nostro impegno.

Signor Presidente, da cristiani, lo ha già detto Gian Valerio Sanna ieri, noi riteniamo di dare un interesse prioritario non alle chiese, agli edifici, ai monumenti, ma agli uomini e tra questi agli ultimi, perché essi siano per noi pietra di inciampo, elemento di scandalo della nostra inadeguatezza, motivo di forza del nostro impegno in politica.

E per quanto riguarda la politica, signor Presidente, la sua politica, il quadro politico, l'alleanza che dovrà sostenere questa Giunta, non c'è traccia di sue dichiarazioni programmatiche in merito, non ha tempo per questi problemi, non l'ha avuto; siete stati e siete ancora troppo occupati nei vostri regolamenti di conti, nella costruzione dei vostri organigrammi, siete troppo occupati a trattare il prezzo di questo o di quel voto o di questo consenso.

Pasquale Onida nel suo intervento ha trovato una giustificazione per i voltagabbana; è una parola che non mi piace, non l'avrei usata, ma la trovo nel suo discorso come un'autodefinizione; altri colleghi e non solo del centrosinistra parlano con termini troppo forti, secondo me, di mercenari della politica, di professionisti del tradimento. Io eviterei anzi, vi prego, evitiamo questa terminologia; però lei, Presidente, teorizza la pratica di cui sopra quando dice nelle sue dichiarazioni programmatiche dove ha fallito la legge elettorale che non le ha dato, pur avendo ottenuto lei un notevole consenso la maggioranza dei seggi. Dove ha fallito la legge elettorale deve sopperire la politica, e come sopperisce la politica nel conquistare i seggi mancanti per formare una maggioranza? Aprendo una trattativa continua, costante, logorante, costosa, inquinante per la stessa vita politica e per le stesse istituzioni. E allora non siamo noi i cattivi, quelli che mancano di rispetto ai colleghi che hanno cambiato campo, cambiato casacca, i voltagabbana come si sono autodefiniti.

Ci spieghino il perché lo hanno fatto, ce lo spieghino in termini ideali, ce lo spieghino in termini programmatici; perché quando abbiamo fatto la campagna elettorale insieme hanno e abbiamo parlato di ideali, abbiamo parlato di valori, abbiamo parlato di programmi. Sarebbe stato credibile o perlomeno più tollerabile il passaggio di campo se, colpiti da una crisi di coscienza, per consentire la governabilità, avessero dimostrato un disinteresse per il potere stando fuori e dando un appoggio esterno, ma dire questo è scandaloso, non si può.

Ed allora ai colleghi, ai miei colleghi che hanno avuto questa crisi di coscienza e che hanno cambiato campo, dico che non avete abbandonato me, non vi dovete giustificare né con me e forse neanche tanto con i nostri colleghi del centrosinistra, le spiegazioni dovete darle alle persone, alle quali avete e abbiamo stretto la mano, con le quali abbiamo impegnato il nostro onore, la nostra coscienza, la nostra storia, le nostre biografie, le nostre energie, e abbiamo detto loro che avremmo condotto le battaglie secondo la dignità reciproca perché il centrodestra e il centrosinistra, non sono la stessa cosa, i programmi, i valori, la cultura, gli interessi prioritari sono diversi, spiegate questo a queste persone.

Ed allora io credo che la difficoltà, l'imbarazzo li proviate non tanto quando intervenite in quest'Aula, ma quando attraversate le piazze, le strade e incontrate le persone con le quali avete preso impegni.

Colgo nelle parole del collega Onida un principio di un sentimento di vergogna che, se fosse confermato, sarebbe comunque un atto di redenzione e di riscatto; se così non è, se non capisce l'errore che hanno fatto, la ferita che è stata aperta (e noi non volevamo parlarne, ma l'avete fatto voi per primi), rimarrà aperta nelle vostre coscienze e sarà inquinante, dannosa, logorante per la stessa vita della democrazia.

Signor Presidente, il programma, che è il terzo aspetto sul quale volevo fare una riflessione, è un programma, asfittico e incolore, per cui questa volta nessuno di noi si sente di dire e di sospettare che sia copiato, perché non può esserlo. E` povero di cultura, sono inesistenti le analisi culturali, manca qualunque riferimento a quanto è successo, e sta succedendo, non solo nel mondo esterno, ma anche nella nostra realtà isolana. Manca qualunque interpretazione della realtà sarda, del malessere che è presente nei giovani e negli anziani, non c'è una parola su questo, sul mutamento di questa complessità e di questa sofferenza.

Il programma è carente di analisi politica; forse perché la politica, la crisi della politica, la fuga dei giovani e delle persone dalla politica, la frattura tra i cittadini e le istituzioni e la crisi dell'autonomia, il malessere degli enti locali e la sfiducia della gente non meritano un momento di riflessione? E se la sede per questa analisi non è il programma, quando la farà? E' povero nell'analisi economica: non si interpreta, non si comprende, non si analizza, né la crisi della grande industria, né il travaglio delle campagne e della zootecnia, né i travagli degli altri settori e non si fa perciò una proposta seria Lei mi dirà che non c'era tempo, ma negli allegati si potevano proporre queste analisi.

Il suo programma per questo è senza bussola, senza cultura e senza coscienza dei bisogni, delle potenzialità e delle tendenze, e senza una mappa non si può guidare la Regione, le istituzioni, la società, il futuro. Queste analisi avrebbero dovuto, infatti, ispirare le priorità, le strategie, i progetti, il ruolo degli attori sociali, economici e istituzionali. A me pare che l'assenza di queste analisi vi induca a brancolare nel buio.

Per questo il suo programma, Presidente, mi sembra più una serie di luoghi comuni, di scatole vuote, di slogan. Non le sembri un eccesso, io la sfidolei e la sua maggioranza, a trovare il programma di una delle Giunte precedenti in cui non ci sia la sequenza relativa a trasporti, energia, ricerca, acqua, risorse. E le cinque idee-forza che cosa saranno mai? L'agricoltura, l'ambiente. Che grande fantasia, che grande innovazione! E' in base a questa fantasia e a questa innovazione che volete ispirare e alimentare la speranza e la fiducia della Sardegna?

Non c'è nel suo programma un impegno preciso, una scadenza, un progetto che dia credibilità, non c'è il senso della coscienza dei problemi del governo, dei lavori in corso, del DPEF, della finanziaria, dei fondi comunitari che rischiamo di perdere. E invito voi, colleghi della maggioranza - i colleghi della opposizione lo hanno già fatto - a cercare nel programma le politiche del credito, diceva Giacomo Sanna, ma io aggiungo le politiche del lavoro, dell'innovazione, per gli enti locali, per i settori produttivi, per l'assistenza, per la qualità della vita, per la sanità. Questi sono tutti elementi che concorrono a definire il nostro futuro, il percorso su cui vorremmo crescere, e che sono inesistenti

Quando lei dice, signor Presidente: "Sfidatemi sul fare", io ci ho provato, mi sono esercitato, ma poi alla fine mi sono chiesto: "sul fare che cosa"? Perché al di là dei luoghi comuni del passato, il fare doveva essere precisato con delle scadenze certe; su che cosa la sfido, se lei ha rinviato di tre mesi l'appuntamento del confronto sul fare? Ma questo le sembra un atteggiamento corretto ? O non doveva essere questo il momento centrale del confronto? Allora l'avremmo sfidata, forse avremmo fatto anche un'apertura di credito, verificandola nel tempo, ma oggi ci troviamo senza impegni, senza programmi, senza progetti.

E lo stesso discorso vale per le riforme; se la Giunta Floris da questo punto di vista è stata fallimentare, il suo programma si può definire vuoto. Non c'è una parola sulla riforma degli enti perché degli enti non ne disponete più, li avete lottizzati e appaltati; non c'è una parola sugli enti locali, non c'è una parola che dimostri che si ha consapevolezza del problema relativo al Titolo V, delle competenze cioè che dovrete e che dovremo gestire.

Ed allora, quando c'è questo vuoto il discorso sull'Assemblea costituente - mi consenta di dirlo con chiarezza - è solamente una copertura perché l'Assemblea costituente, ci piaccia o no, è stata votata dal Consiglio, a qualcuno piace, ad altri no, aspettiamo che decida il Parlamento. Se il Parlamento deciderà favorevolmente noi faremo una battaglia per partecipare alla sua elezione e portare le nostre idee, se no ci dovremo preparare ed assumerci in quest'Aula tutte le responsabilità, portando ognuno di noi la propria cultura, il proprio progetto. Ma senza questo impegno, le sue riforme, la stessa proposta di riforma burocratica, che impegna tante pagine del suo programma, è solamente un pretesto per arrivare alla conclusionedi "comprare" le competenze all'esterno, ed è facile quindi prevedere l'assalto di amici e parenti.

Signor Presidente, come pensa di andare avanti, al di là delle nostre preoccupazioni e della nostra seria, concreta, rigorosa e costruttiva opposizione? Come pensa di sopravvivere politicamente, intendo, se ogni giorno dovrà fare i conti con i ricatti, con i compromessi, con un mercato politico costantemente aperto, come l'esperienza ci ha dimostrato? Come potrà e quale prezzo dovrà pagare per avere costante protezione da Roma, se non governare in funzione degli interessi che la proteggono? Come potrà colmare il vuoto di progetti e di idee, se non continuando a giocare la carta della propaganda, della retorica, della pubblicità?

Ma viene il tempo della resa dei conti, della verità, perché non si può governare - lo dico a lei e a tutti noi - senza valori e senza cultura, senza idee e senza programmi. Non si può governare in balia dei mercanti della politica, non si può governare bluffando e non si può vivere di propaganda.

Ecco perché, signor Presidente, noi annunciamo la nostra opposizione seria, concreta, rigorosa, costruttiva, ispirata a una forte preoccupazione per il presente e per il futuro della Sardegna; una Sardegna in balia dei mercanti di voti, degli interessi forti esterni, della vostra incompetenza. La nostra azione sarà rigorosa, forte, ferma, costruttiva per salvare la Sardegna.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi, riprenderanno alle ore 15 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 33, viene ripresa alle ore 15 e 40.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, chiedo una breve sospensione per consentire ai colleghi di raggiungere l'Aula.

CUGINI (D.S.). Molti non ci vogliono venire!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ti assicuro, Renato, che sono ansiosi anche di ascoltare la replica del Presidente.

PRESIDENTE. Se siamo d'accordo, interrompiamo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 15 e 41, viene ripresa alle ore 15 e 55.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione per la replica.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi innanzitutto di scusarmi se non replicherò in modo organico, ma preferisco subito sottolineare che il dibattito, sin dalle prime battute, ha permesso un confronto franco, leale, severo, senza sconti né da destra, né da sinistra. Colleghi, vi ringrazio tutti per i contributi utili che avete offerto in questa discussione sulle dichiarazioni programmatiche, utili per comprendere l'approccio politico da seguire in questa mia, nostra, esperienza di governo.

Sono stati contributi utili al fine di acquisire consapevolezza delle difficoltà; ed infatti, oggi, non posso qui nascondere che provo un sentimento anche di timore ad affrontare questa esperienza di governo, perché i problemi che voi tutti avete sottolineato, ricordato, rievocato rendono il percorso intrapreso ancora più difficile.

I modi per affrontare il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche erano due. Si potevano portare proposte anche critiche, volte comunque a migliorare il contenuto delle dichiarazioni programmatiche; oppure si poteva operare una critica dura, severa, partigiana, a volte stizzita ed anche risentita.

Colleghi, ognuno ha scelto il modo che ha ritenuto più efficace ed opportuno, ed anche quello che meglio gli si addice. Ora, anche per me ci sono due modi attraverso i quali proporre al Consiglio ed ai rappresentanti del popolo sardo la replica. Potrei scegliere di difendermi attaccando, alzando i toni e rispedendo al mittente, sarebbe davvero facile, quelle che sono apparse a volte affermazioni sopra le righe; tali sono le asserzioni secondo le quali avrei umiliato le istituzioni e dato schiaffi all'autonomia. Questa è una strada. Ma posso anche scegliere la strada di una presa d'atto silenziosa e rispettosa delle dure accuse formulate, cogliendo invece i contributi positivi che pure in gran numero sono venuti sia dall'opposizione che, ovviamente, dalla maggioranza. Sceglierò questa seconda strada.

Cercherò di non sfuggire alle critiche, cercherò di rispondere compiutamente anche a quelle valutazioni secondo le quali questo è un progetto che vola troppo alto, mentre secondo altre vola troppo basso; cercherò di controbattere alle accuse di aziendalismo spinto, e a quelle che hanno definito le dichiarazioni uno schiaffo all'autonomia..

Colleghi, io che navigato non sono, che ho davvero poca esperienza, mi permetto di dire ad ognuno di noi la sacrosanta verità, e cioè che qualsiasi proposta programmatica avrebbe avuto le stesse critiche. Se fossero state dichiarazioni programmatiche a colori, qualcuno ne avrebbe rivendicato l'edizione in bianco e nero; altri, se l'edizione fosse stata in bianco e nero, l'avrebbero criticata perché non a colori.

Io vorrei cercare di rendere lo sforzo progettuale, ideale, di strategia, e non certo di approfondimento, sottostante le dichiarazioni programmatiche; ho cercato davvero con tutto l'impegno della maggioranza, di chi mi è stato affianco, di tracciare una strada, di costruire un modestissimo ponte-passerella tra le ambizioni, i sogni e le soluzioni possibili. Ho detto a voi, colleghi dell'opposizione, e ho chiesto agli amici della maggioranza: "Lasciatemi provare, lasciateci provare, giudicatemi, giudicateci in base al lavoro che sapremo portare avanti, valutate gli atti posti in essere dal governo regionale"; questo ben sapendo che occorre perseguire molto spesso ciò che appare impossibile per raggiungere ciò che invece è possibile, che è alla portata di mano di questo Consiglio regionale, che è a portata di mano dell'intera classe politica dirigente del nostro paese.

Ma c'è un'accusa, colleghi, che a differenza delle altre mi colpisce sul piano personale, sul piano umano e su quello culturale, ed è l'accusa che io possa essere un Presidente-ostaggio, un Presidente succube delle centrali romane e milanesi. So, colleghi, che vi è in politica una cultura cosiddetta "del venticello" che consiste nel dire qualcosa su qualcuno che possa comunque infangare perché, seppure non vera, in parte resterà.

Colleghi, io non so chi abbia l'autorità di concedere a me, a questa maggioranza, alla Giunta che mi affiancherà se avrà la fiducia nel lavoro del governo, patente di autonomista, di sardista, la patente che certifichi che crediamo negli interessi reali della nostra comunità. Non credo che qualcuno abbia questi titoli, le patenti di autonomismo non le dà nessuno di noi, è il popolo sardo che le assegna esprimendo il proprio voto.

Vedete, io potrei fare ogni tipo di dichiarazioni di principio in quest'Aula, ogni prova di sangue, sarebbe inutile, sarebbe propaganda, sarebbe un giuramento senza senso. Le storie dei proconsoli milanesi e romani ai sardi, in epoca recente e anche futura, interessano poco. Credo che sia assolutamente sbagliato improntare la sfida politica fra una maggioranza ed un'opposizione su chi è più sardo e più milanese nell'interpretare la politica del governo regionale. Se è questa la sfida io non la accetto, è una sfida che non mi appassiona, non mi interessano i dogmi, l'ho già detto, ma le soluzioni concrete, nel rispetto delle ideologie, nel rispetto di quello che le ideologie sapranno davvero realizzare nell'interesse della nostra.

E qui - consentitemelo colleghi - vi è un limite, mio innanzitutto, ma forse anche della classe politica e della classe dirigente. Sembra che parlare di efficienza, di modernità e di innovazione ci faccia dimenticare di essere sardi; o forse i sardi non possono parlare di modernità, di efficienza, di innovazione perché diventano automaticamente milanesi o romani? E forse tutti quei giovani che lavorano nelle intraprese economiche, finanziarie, nate pure in Sardegna, che vivono e crescono pensando all'innovazione come modello di vita, forse non sono sardi? O forse i giovani che hanno sofferto, che hanno lottato, le cui famiglie hanno sofferto e lottato per mandarli a studiare fuori dall'Isola, quei giovani che parlano due o tre lingue, che parlano di innovazione, di crescita culturale, forse non sono più sardi? Credo che siano sardi come tutti noi e che abbiamo il diritto e il dovere di vedere davvero una Sardegna che non confligga con l'autonomismo concreto, con l'autonomismo moderno, l'autonomismo delle soluzioni concrete.

Oggi, vedete colleghi, vi è una richiesta forte di modernità anche in Sardegna, e noi faremmo un grave errore se sottovalutassimo e se in qualche modo tentassimo di irridere a questo tentativo di fare un passo in avanti, cioè di metterci al passo, non inseguitori ma apripista; chiunque pensi che questo sia uno slogan continui pure a pensarlo, ma noi abbiamo il dovere di parlare alla nostra comunità scegliendo le parole con le quali pensiamo di farci capire, qualcuno potrà utilizzare altri termini io scelgo questi e dico "non ultimi ma primi, non inseguitori ma apripista".

Io lascerò alla comunità, a questo Consiglio regionale, la scelta sul modo di rappresentare all'opinione pubblica questa idea; io scelgo questo, che può sembrare uno slogan, può sembrare una forma di propaganda, ma è invece davvero un convincimento forte che io porto in questo Consiglio.

Ed allora la nostra non deve essere un'autonomia che pietisce, non può essere un'autonomia che rivendica punto e basta; e sentendo alcuni interventi mi domandavo: "Ma io a Roma vado o non vado? Vado col capello in mano o con un progetto strategico?". Anche in questo io voglio che la mia maggioranza, la maggioranza che governerà la Sardegna nei prossimi anni sia una maggioranza che alzi forte il vessillo di chi vuole svolgere, senza alcun timore reverenziale verso il Governo nazionale, un ruolo strategico. Oggi l'autonomia può compiere un vero salto di qualità se si riesce a rendere la nostra terra strategica rispetto ai processi internazionali.

Se noi non comprendiamo questo allora sì che stiamo isolando la nostra terra, se noi non comprendiamo che la Sardegna può svolgere davvero un ruolo di cerniera tra il nord Africa, Italia, e l'Europa, noi sbagliamo l'approccio politico alle scelte strategiche che i giovani sardi stanno già perseguendo.

E vedete io sono convinto che sia questa la scelta giusta per la Sardegna. E stamani il Consiglio dei Ministri, infatti, ha approvato, su proposta del Presidente Berlusconi, la realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna da inserire in un collegato alla legge finanziaria. E' questo il ruolo strategico che noi dobbiamo puntare ad ottenere per la nostra terra; questo vale anche per le "autostrade del mare"; noi abbiamo ragione di puntare a costruire in Sardegna una "131" che sia autostrada, ma non è economicamente sostenibile se questa non fa parte di un disegno strategico delle "autostrade del mare", che possa davvero in qualche modo scaricare il carico del traffico sulla rete appenninica e spostarla invece sul fronte che dai paesi del Magreb passa attraverso la Sardegna, la Corsica, l'Europa. Se noi comprendiamo che la Sardegna ha un valore aggiunto, potenziale che le assegna una posizione strategica nel panorama internazionale allora, sì, noi possiamo costruire una prospettiva davvero esaltante per le generazioni a venire.

Ho sentito stamani parlare di "case dei fantasmi", di Dario Argento, e con tutte queste telecamere verrebbe da dire che siamo nella stanza del "grande compagno"; però, io molto seriamente vorrei riprendere, lasciando da parte le battute che pure sono lecite in questo Consiglio regionale, un tema che non può provocare battute di spirito, o contrapposizioni. Si è detto che in queste dichiarazioni programmatiche non si parla di lavoro, non si parla di occupazione. Colleghi, vedete, ci sono due modi di intendere il lavoro; c'è quello che ha caratterizzato questi anni, e la stessa coalizione che ha governato fino ad oggi ha cercato di perseguire una logica di politiche attive del lavoro ben sapendo però che occorreva costruire un nuovo modello di sviluppo perché il lavoro non fosse più assistito. Se noi dovessimo continuare a illudere i nostri giovani creando lavoro in maniera artificiosa, senza dare continuità a quel lavoro, senza superare la prospettiva dei tre mesi, allora sì che le risorse andrebbero buttate al vento.

Occorre invece ribaltare questa impostazione, è questa la grande sfida, non della destra, non della sinistra, ma di questo Consiglio regionale, e cioè la capacità di tradurre in termini economici lo sviluppo della nostra terra. Questo abbiamo la possibilità di farlo anche attraverso leggi importanti come la legge numero 37/98; chi pensa di cancellarle questa legge sbaglia, ma certo non può essere il fondamento di una reale politica dell'occupazione; l'occupazione si potrà creare solo se noi con grande attenzione perseguiremo gli strumenti dello sviluppo, in mancanza dei quali non riusciremo a costruire il futuro.

La politica dell'acqua, la razionalizzazione degli enti, pure contenuta in maniera molto attenta nelle dichiarazioni programmatiche, la necessità di qualificare l'utilizzo delle risorse idriche relativamente non alla quantità ma alla qualitàdello stesso. E' questo il principio cui dobbiamo ispirarci. Quando in città come Cagliari, per esempio, il consumo è di settecento litri a persona, mentre la media europea è di trecento, è evidente che qualcosa non funziona. Allora è indispensabile intervenire sulla qualità della gestione.

Colleghi, io credo che siano davvero immeritati i rilievi mossi sulla politica delle entrate; immeritati perché noi abbiamo davvero necessità di un confronto serrato col Governo. So bene che ci sono intese che precedono questo accordo, e io farò di tutto, insieme alla Giunta e alla maggioranza, per utilizzare il percorso già seguito dall'amico Mario Floris e dai Presidenti che ci hanno preceduto. E' inutile negare infatti che questa è una partita che deve arrivare a compimento ma non con proposte che modifichino un elemento o un altro del problema, perchè ci sono regioni che acquisiscono le nostre rendite sul reddito imponibile e le traducono in benefici per la loro popolazione. Poiché questo non è corretto, il nostro compito, il nostro obiettivo, è quello di far sì che lo Stato fiscale, federalista abbia nei nostri confronti lo stesso atteggiamento che ha, per esempio, nei confronti della Sicilia e della Val d'Aosta.

E ancora, colleghi, si parla degli strumenti per il governo del territorio; vedete io non ho fatto uno sforzo per innovare in questa materia, ho cercato di cogliere le esperienze che in gran parte della Sardegna si sono vissute in questi anni su una materia delicatissima su cui, da un momento all'altro, si può essere tacciati di essere dei cementificatori; è la cosa più semplice, più banale che si possa dire ad una maggioranza che vuole cercare una soluzione su un tema che riguarda lo sviluppo e non la cementificazione.

Noi lo abbiamo detto, il nostro primo obiettivo non è quello di cementificare ma è quello di utilizzare al meglio le volumetrie già esistenti, qualificandole, rendendole fruibili ai fini dello sviluppo economico; quindi rispetto al passato vogliamo fare qualcosa in più. Oltretutto in questi anni in Sardegna sono stati stanziati, bilanciati, impegnati centinaia e centinaia di miliardi in progetti di sviluppo che non si sono concretizzati. Perché non dire che i piani integrati d'area nati nel '96 sono diventati in alcune aree uno strumento inutile, perché pur avendo accantonato le risorse acquisite con ricorso ai mutui, poi queste risorse non si sono tradotte in realtà produttive; e perché questo non è avvenuto? Ce lo siamo mai domandato, siamo mai andati a vedere la scheda attuativa dei piani integrati d'area nati nel '96? Ho cercato di capire i motivi. Uno dei motivi principali è che sono stati finanziati, dalle giunte di centrosinistra, progetti validi, molti validi, che però non si potevano attuare realmente e concretamente per la mancanza della norma urbanistica. Allora perché dobbiamo imbrogliare - passatemi questo termine - i giovani sardi sostenendo che noi comunque le risorse per favorire lo sviluppo le abbiamo stanziate. Certo, sono stati finanziati i pia, ma se poi i pia non si possono realizzare, se poi i pia restano soltanto un mero accordo di programma tra comuni, provincia e Regione e non si traducono invece in reale, concreta occupazione per i nostri giovani, che senso ha finanziarli?. E' questo il tema che sottoponiamo, portando avanti anche delle proposte, alla riflessione del Consiglio regionale; chiediamo cioè se sia possibile tenere centinaia, se non migliaia, di miliardi bloccati perché la pianificazione territoriale, la pianificazione urbanistica non va di pari passo con quella economica. Se noi decidiamo di non utilizzare queste risorse perché dobbiamo tenerle bloccate per finanziare progetti che non si possono realizzare, destiniamole a progetti realizzabili.

Chi ha detto che vogliamo violare la cassaforte delle coste? Abbiamo detto che vogliamo, certo, porre un limite ad un utilizzo sfrenato delle coste, ma non vogliamo immobilizzare comunque lo sviluppo economico della nostra terra; ed aggiungo che sarebbe facile sostenere che noi non abbiamo inventato niente di nuovo perché la variante urbanistica automatica esiste in un ordinamento legislativo nazionale dal 1990, esiste nella legge 142, articolo 27 in particolar modo, che sugli accordi di programma recita: "L'accordo consiste nel consenso unanime del Presidente della Regione, del Presidente della provincia, dei sindaci, delle altre amministrazioni competenti ed interessate, è approvato con atto formale determinando le eventuali e conseguenti variazioni di strumenti urbanistici e sostituendo le concessioni edilizie, sempre che vi sia l'assenso dei comuni interessati".

Noi abbiamo cercato di dare attuazione ad una norma che purtroppo non ha avuto in Sardegna efficacia perché è mancato il raccordo tra le varie agenzie interessate alla valutazione urbanistica, alla valutazione ambientale, a tutto quello che concerne la determinazione finale di un accordo di programma. Noi diciamoche dobbiamo riuscire o a effettuare questo coordinamento tra le varie agenzie, operando una sintesi tra modello di sviluppo e norme urbanistiche, oppure ad intervenire sulla norma. E' chiaro che noi tenteremo la prima strada, che è quella di coordinare l'azione delle agenzie che hanno competenza sul territorio.

Colleghi, ecco perché non accettiamo in alcun modo l'accusa di essere dei cementificatori; noi vogliamo valorizzare l'ambiente che consideriamo il principale strumento dello sviluppo della nostra terra, senza la valorizzazione dell'ambiente non c'è sviluppo né turistico, né di altro genere, né nelle zone interne, né nelle coste. Se noi deturpiamo l'ambiente delle coste noi perdiamo davvero il grande patrimonio che i nostri figli devono ricevere da noi, che è quello di mantenere intatta la nostra Regione. Ma questo non significa immobilizzare in maniera irragionevole, in maniera dogmatica l'utilizzo del patrimonio e del nostro territorio.

La questione della accelerazione delle procedure amministrative può sembrare nelle dichiarazioni programmatiche un elemento vacuo - come ha detto qualcuno - fumoso; ognuno dà a quanto scritto in merito l'interpretazione che preferisce, consentitemi però di ribadire la mia interpretazione. Io conosco infatti, essendo stato un amministratore locale, come lo sono stati molti di voi, le difficoltà che si incontrano a causa dei tempi della burocrazia; tempi lunghi che costituiscono il più grande limite per consentire la realizzazione degli investimenti, per offrire corsie privilegiate ai singoli cittadini, che quando si rivolgono alla Regione non possono attendere anni per avere una risposta su un contributo, su un finanziamento, su una procedura amministrativa.

Laddove la classe dirigente si accorga che vi è un nodo, un ostacolo, una trave che blocca quel tipo di collegamento tra la Regione e i cittadini e in qualche modo le imprese, deve adoperarsi per superarlo; e sapete quando io ho capito che qualcosa poteva farsi in tal senso? L'ho capito nel 1998, quando ero sindaco di quello che l'onorevole Dore ha definito "piccolo paese della provincia di Cagliari" o " piccola città della provincia di Cagliari", piccola ma grande, a seguito di un'iniziativa dell'allora assessore della programmazione, onorevole Piersandro Scano. Nel '98, mi corregga l'onorevole Scano, vi era un residuo in bilancio di 150 miliardi a favore dei centri storici, che occorreva spendere prima del 1999, se non si voleva correre il pericolo di perdere quei finanziamenti.

Allora, il 21 settembre del '98, la Giunta regionale deliberava l'assistenza tecnica esterna per l'attuazione dei programmi europei in materia di centri storici. Ecco, colleghi, prendere esempio, copiare, qualche volta aiuta, aiuta a tradurre quello che è stato un corretto esperimento di attribuzione di competenze regionali attraverso utilizzo di risorse esterne per far meglio camminare la macchina regionale. Chiunque dica all'esterno che noi vogliamo cacciare via i dirigenti, i funzionari, i burocrati, dice soltanto quello che lui ha pensato, noi abbiamo pensato una cosa diversa: vogliamo creare una Regione moderna utilizzando tutte le risorse possibili ed immaginabili che nella nostra Regione ci sono. Il personale è una ricchezza preziosa, non possiamo perderla, non possiamo trascurarla; occorre perciò motivare il personale, farlo crescere sul piano professionale, sul piano della capacità amministrativa per poter gestire procedimenti di varia natura, per esempio quelli contabili; le procedure contabili della Regione infatti non dialogano con quelle europee. Occorre quindi far crescere la nostra classe dirigente, il nostro funzionario pubblico.

Colleghi, l'assistenza tecnica, sancita dalla direttiva europea del 21 giugno '99, è uno strumento che noi possiamo decidere di usare o di non usare, noi possiamo anche ritenere - lo dico alla maggioranza - che in questi due anni non si possa utilizzare questo strumento per dare risposte nelle zone d'ombra, quelle cioè dove non si riesce ad accelerare le procedure amministrative, sia incrementando i processi che automatizzandoli, ma è evidente che non possiamo permettercelo. A mio avviso sarebbe corretto utilizzare fino in fondo queste procedure.

Si è detto della accelerazione delle opere pubbliche; qualcuno può pensare che questo sia uno slogan demagogico, io sono convinto invece che si possa davvero pensare di costruire un processo di sviluppo grazie ad una economia che cammina, che corre e che dà le risposte corrette.

Dicevo, colleghi, per concludere sulla parte politica, che mi si può accusare di non aver tenuto conto dei fatti dell'11 settembre. Nelle dichiarazioni programmatiche, a pagina 54, ho fatto un richiamo molto puntuale, ma credo che sia molto più puntuale l'analisi della Banca d'Italia che parla al momento di una valutazione ancora difficile; " perdonerete quindi la mia modestia, ma neanche io purtroppo ho oggi la capacità di esaminare quello che potrà succedere sull'economia a livello mondiale. Certamente dovremo difendere l'economia della nostra isola e porre in essere tutti gli strumenti possibili per limitare i danni che potrebbero derivare da una condizione negativa dell'economia in Italia e in Europa.

Mi è stata infine rimproverata la scelta della continuità con la giunta presieduta dall'onorevole Floris. Non posso accettare il rimprovero, colleghi, al contrario ribadisco la volontà di sviluppare tutte quelle iniziative della Giunta precedente che si sono rivelate utili per l'economia e per la società sarda, come attestano analisi autorevoli e i non sospetti istituti specializzati.

Rispetto alle critiche politiche più pungenti che definiscono questa giunta, che oggi potrebbe nascere, soltanto come una giunta a termine, dico che nessuno mi ha mai proposto né direttamente, né indirettamente di costituire una simile giunta, e se qualcuno l'avesse fatto avrei respinto decisamente la proposta. Mi è, infatti, assolutamente chiaro che, da un lato, il mandato personale ricevuto dagli elettori e, dall'altro lato, ancora più importante, la maggioranza politica che mi onoro di rappresentare legittimano quella che ripropongo come una giunta del tutto idonea a completare la legislatura.

Certo non chiudo gli occhi di fronte a talune difficoltà che sono state chiaramente manifestate anche dall'interno della maggioranza; spero di poter assumere iniziative che consentano di superarle definitivamente. Ma, ripeto, se avrò la fiducia del Consiglio regionale nascerà una giunta dotata di mandato pieno e privo di condizionamenti, che non siano quelli derivanti dai vincoli del programma e dal patto politico di maggioranza.

Sia chiaro, comunque, che non sono e non sarò mai disponibile a guidare una giunta di mera sopravvivenza o a vivere di espedienti. Ciò vuole dire che, ove venissero meno le condizioni per un'efficace azione politica e programmatica, non esiterei un attimo a trarne le conseguenze, assumendomi tutte le responsabilità di fronte alla maggioranza, all'intero Consiglio e al popolo sardo.

Ora, però, colleghi, il mio dovere è un altro, il nostro dovere è un altro; è quello di non lasciare nulla di intentato perché la Regione abbia un governo tutto teso a tutelare gli interessi generali della Sardegna e dei sardi, nonché a far sì che la vita politica regionale possa trovare nella nuova giunta non un fattore di ulteriore instabilità, ma un elemento di chiarificazione e ricomposizione. Ma proprio per questo, proprio perché i rischi di confusione sono ragionevolmente scongiurati in partenza, sono convinto che maggioranze e opposizioni possano serenamente ricercare il dialogo e il confronto, specialmente quando siano chiamati ad affrontare e a confrontarsi sui problemi istituzionali e sui grandi nodi della questione sarda.

Dunque, onorevoli colleghi, questa seconda fase della legislatura dovrà servire a ridisegnare i rapporti politici e a porre su basi più solide quella democrazia dell'alternanza che deve potersi imporre nella Regione, dopo essersi positivamente imposta nelle amministrazioni comunali e provinciali della nostra Isola; quella democrazia dell'alternanza che è sinonimo di stabilità politica e premessa di buon governo.

Ecco, dunque, e concludo davvero, Presidente e colleghi, e perdonatemi per aver utilizzato qualche minuto oltre il tempo concessomi, aprirsi davanti a noi uno spazio politico di dialogo e di confronto, sul quale maggioranza e opposizione, pur con diverse responsabilità, potranno condurre a miglior esito questa legislatura e gettare le basi di un'autonomia più salda e feconda.

A voi, colleghi di maggioranza, non chiedo solo un votodi fiducia; a voi chiedo di aiutare la Sardegna ad andare avanti, vi chiedo di farlo con motivazione, determinazione e con entusiasmo per nobilitare ancora di più sia questa Assemblea che il nostro ruolo di rappresentanti del popolo sardo.

(Applausi dai banchi di centrodestra)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, mi sconvolge!

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, il suo Capogruppo mi ha portato la sua richiesta di iscrizione a parlare per dichiarazione di voto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per quanto possa sforzarmi, dopo la replica del Presidente, di alto contenuto e di altissimo valore, , non potrò dire niente di più e niente di meglio di quanto il Presidente abbia già detto.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, veda lei, può anche non parlare! Io comunque capisco il suo ragionamento, ma il suo Capogruppo ha presentato la sua richiesta di iscrizione a parlare per dichiarazione di voto, forse non c'è un'intesa tra lei e il suo Capogruppo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). No, certamentee parlerò e dirò, però, ovviamente, mi consenta, dopo una replica di tal fatta non è facile prendere la parola.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (C.S.). Volevo chiedere se è stato presentato o meno, visto che non ne è stata data lettura, un ordine del giorno sul quale svolgere le dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno è pervenuto. Se ne dia lettura.

PIANA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO CORONA - MURGIA - ONIDA - VARGIU - CAPPAI - FLORIS - CAPELLI - RANDAZZO sull'approvazione delle dichiarazioni programmatiche e sulla nomina dei componenti della Giunta regionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

udite le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione, On. Mauro PILI, preso atto del dibattito,

le approva

e, in conformità alle sue proposte, nomina componenti della Giunta medesima:

On. Pietro FOIS Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione;

On. Italo MASALA Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio;

On. Andrea BIANCAREDDU Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica;

Dott. Emilio PANI Assessore della difesa dell'ambiente;

On. Felice CONTU Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;

Dott. Roberto FRONGIA Assessore del turismo, artigianato e commercio;

On. Silvestro LADU Assessore dei lavori pubblici;

On. Giorgio LA SPISA Assessore dell'industria;

Dott. Matteo LURIDIANA Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;

On. Beniamino SCARPA Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;

On. Giorgio OPPI Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale;

On. Salvatore AMADU Assessore dei trasporti. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, intanto sento di dovere ringraziare il Presidente Pili per la sua replica, con la quale ha puntualmente chiarito, almeno così è per le persone di buon senso, qual è la sua posizione personale e quella della coalizione di centrodestra che lo sosterrà in questo non facile compito.

Le chiedo, Presidente, che cosa avrebbe potuto aspettarsi dall'attuale opposizione se non dure critiche fini a se stesse, come lo sono sempre state in questo scorcio di legislatura, e che hanno solo l'obiettivo della propaganda, la loro propaganda tesa a riqualificarsi come forza di governo. Forza di governo che non è più, perché nel giugno del 1999 l'elettorato ha valutato negativamente i risultati della loro azione di governo nella legislatura caratterizzata dalle sei esperienze delle giunte Palomba. Credo, anzi sono convinto, Presidente Pili, che questa opposizione di facciata, sterile, non avrà l'esito sperato sulla cittadinanza che ci ascolta, cittadinanza che, anzi, con questa diretta televisiva è messa nella condizione di poter valutare immediatamente. Anzi, sotto questo aspetto, io sarei favorevole a che tutte le sedute del Consiglio fossero pubbliche, perché allora si vedrebbe qual è la qualità della vostra opposizione, si vedrebbe quanto è sterile e quanto è improduttiva.

GIAGU (Popolari-P.S.). Anche le Commissioni lo sono!

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Tutto questo, Presidente, purtroppo rientra nel gioco delle parti, non avremmo potuto aspettarci niente di diverso. Bene lei ha fatto a parlare così, con spontaneità e sincerità di iniziative che sicuramente sarà in grado di portare avanti con il supporto e il sostegno di questa maggioranza.

Come dicevo quello che conta è il giudizio finale che viene dato solamente al termine di un intero mandato. Lo stesso Presidente Floris, all'inizio del suo mandato, diceva che per cambiare la Sardegna, quella che c'è stata tramandata con una triste eredità, non sarebbe bastata - Presidente Floris mi consenta - con tutta la buona volontà e con la collaborazione di tutte le forze politiche, una legislatura, forse ne sarebbero occorse due. Sono passati appena due anni e ancora sento di dovere ringraziare il Presidente Floris, e la giunta che allora l'ha coadiuvato in quell'opera e la giunta che l'ha sostenuto per l'opera intrapresa in questa fase iniziale. Sono convinto che la maggioranza saprà, in questo ulteriore scorcio, dimostrare tutte le proprie capacità, tutto il proprio valore e dare risposta, così come è stato chiesto dai cittadini in campagna elettorale, ai bisogni della nostra comunità.

Il mio voto personale è scontato, e così sarà, ne sono convinto, quello dell'intera maggioranza. Auguri, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Nivoli . Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere Cugini)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, alcuni Gruppi mi hanno portato un elenco.

CUGINI (D.S.). Non è così. Non innoviamo per peggiorare, continuiamo come sempre.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, se ho l'elenco io posso alternare e chiamare un esponente della maggioranza ed uno dell'opposizione, se così non è si alzi la mano e man mano che ci si iscrive a parlare io chiamo.

Se procediamo così, ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà .

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente della Giunta, io ascoltando con molta attenzione il Presidente della Giunta, nel corso sia delle dichiarazioni programmatiche che della replica, avevo deciso di non intervenire nel dibattito. Aspettavo, Presidente Pili, di vedere se lei sarebbe stato conseguente almeno rispetto a quelle poche cose che potevano essere condivise dall'opposizione.

Lei ha scritto nelle sue dichiarazioni programmaticheche occorre capire e agire, parlare e fare, perché spesso noi parliamo e basta. Credo che tutta l'opposizione le riconosca la capacità di saper parlare, è un dono, e quindi nel suo intervento, senza dubbio, lei ha cercato di fare in modo che le sue truppe riacquistassero un minimo di orgoglio, però ha parlato e basta; noi ci aspettavamo ben altro dalle sue dichiarazioni programmatiche.

Ci aspettavamo che l'onorevole Pili desse delle risposte, delle risposte alla sua maggioranza, delle risposte all'onorevole Floris, delle risposte anche all'opposizione; tanto più che aveva dichiarato, al termine del dibattito generale, la sua disponibilità a rispondere.

Bene, Presidente Pili, con molta serenità, quella serenità con la quale lei ci ha chiesto di giudicarla su quello che farà, io mi permetto in questa occasione di esprimere una valutazione su quello che ha già fatto.

Lei è da due anni e mezzo consigliere regionale, da un annocirca responsabile del partito di Forza Italia; lei è il maggiore responsabile della crisi regionale; crisi regionale che ha causato e sta causando enormi danni. Presidente Pili, ieri ho ricevuto una telefonata da un suo giovane elettore che mi ha detto: "Ma in che modo il Presidente della Giunta ci chiede di essere motivati? Vuole andare dal ministro Moratti per istituire un corso per la motivazione. Io sono laureato, sono uno dei tanti giovani che hanno presentato domanda ed aspettano risposta per la legge numero 28, a causa di questa crisi, e il Presidente Pili ne è il maggiore responsabile, io neanche quest'anno riuscirò a concretizzare il mio "entusiasmo". Anzi, le posso dire onorevole che ho messo in crisi la mia famiglia".

Comunque, dicevo, Presidente Pili, che lei è il maggiore responsabile di questa crisi; e inoltre non ha risposto alle osservazioni fatte da diversi colleghi sul rischio di perdere circa duemila miliardi dei fondi europei, non ha risposto sui ritardi del DPEF, non ha risposto sui ritardi della finanziaria, non ha risposto in merito al fatto che una legge importante come la legge numero 28, che stava per essere approvata dalla Commissione, non possa essere approvata per le sue lunghe assenze. Perché lei è il più grande destabilizzatore di questa giunta regionale. Le ha tentate tutte, Presidente Pili, prima di tutto cercando di promuovere ad altri incarichi il Presidente Floris, non ci è riuscito, ha organizzato nel momento peggiore per la nostra isola una trappola.

Ecco perché non sono suoi amici coloro che le hanno detto di stare attento, io credo che quello che lei ha scritto - sto per terminare Presidente - di stare attento, era la sua coscienza che diceva: "Devo stare attento perché ne ho combinato tante!". E quando, Presidente Pili, lei dice a tutti noi: "Noi dobbiamo avere la capacità di fare di più e per questo il coraggio di rischiare mettendo a disposizione anche le nostre personali carriere", beh, io credo che tutta la Sardegna sappia che lei, pur di arrivare alla presidenza della giunta regionale, ha giocato sulla pelle dei sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, come è evidente voterò la fiducia al governo che l'onorevole Pili presenta all'Aula. Dico "evidente" perché è come se votassi, così facendo, la fiducia all'esecutivo del quale fino a ieri facevo parte. Identica la formula politica, praticamente uguale la distribuzione delle deleghe, anche i volti degli assessori non si discostano troppo da quelli che ho veduto per due anni intorno al tavolo ovale di Villa Devoto.

E` una fiducia doverosa dunque, anche per il richiamo alla continuità amministrativa da lei dichiarato, e doverosa anche perché il partito nel quale politicamente sono nato e nel quale intendo continuare a impegnarmi ha assunto questa decisione.

La bandiera che rappresenta il partito di Forza Italia è una bandiera ampia, amplissima forse, però non infinita; e l'amore e il rispetto che le si portano non consentono comunque di coprire tutto e di ammantare ogni cosa. Sono convinto, Presidente Pili, e sono certo che ella in questo non può che essere d'accordo, che noi tutti dobbiamo alle istituzioni un rispetto sacrale, rispetto che non solo va proclamato, va anche dimostrato con un attaccamento al lavoro e alla produttività, i colleghi mi consentano il termine improprio, tale da non suscitare dubbi; rispetto che va dimostrato ricordando che i nostri elettori sul territorio non hanno bisogno di assemblee e di promesse, ma della politica dei fatti concreti, come lei ha detto nelle sue dichiarazioni.

Politica dei fatti concreti che vuole dire realizzazioni in tempi certi, impegni che dobbiamo assumere e che chiedo a lei, Presidente, di concretizzare con un calendario che sia vincolo per la giunta, così come per la maggioranza che la sostiene.

Il DPEF è già arrivato in Aula, la prossima finanziaria, il piano di riorganizzazione degli uffici pubblici, il completamento dei trasferimenti di competenze agli enti locali, il piano delle acque, l'intesa Stato-Regione per questo sono priorità per le quali chiediamo scadenze ed assunzione di impegni.

La grave crisi politica di questa Regione, crisi che non si risolve certo con questo passaggio consiliare, deve avere risposte all'altezza della situazione

In primo luogo chiedo a lei, Presidente, che si dia attuazione regolamentare alla legge di istituzione delle nuove province, che si dirima questa farsesca questione dei capoluoghi, che si appronti una legge elettorale che recepisca il nuovo assetto provinciale, grande conquista dell'azione politica anche di chi vi parla, ma che soprattutto si superi lo stallo creato da questa legge elettorale.

Una nuova legge elettorale che riesca a non essere peggiore di questa; e se fosse vero quanto circola nei corridoi del "palazzo", sulla volontà di recepire una lista regionale bloccata come avviene altrove, noi infliggeremmo una gravissima ferita all'autonomia sarda, di più, offenderemmo l'istituzione Consiglio. I consiglieri regionali li eleggono i cittadini e non li nominano i partiti, tanto più quando i partiti sono ancora deficitari di democrazia interna.

L'intervento del collega, onorevole Pier Sandro Scano, mi trova in totale sintonia; ha ragione anche il Presidente Floris quando dice che dobbiamo ricostruire i partiti e ridonare loro il ruolo che la Costituzione della Repubblica riconosce, ma partiti democratici aperti. Partiti e consorterie sono cose diverse, sarà bene ricordarlo. Presidente Pili le rinnovo la mia fiducia per la terza volta in questa legislatura, augurando a lei e alla sua Giunta il lavoro più proficuo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ci possiamo esimere dal spiegare il nostro voto, il mio personale sarà contrario, dopo le esternazioni di alcuni colleghi della maggioranza che hanno evidenziato come qui sia in atto il gioco tra chi interpreta il ruolo della colomba e chi interpreta quello del falco. Allora meglio spiegare come e che cosa pensiamo.

Caro Presidente ed onorevoli colleghi, se non mi rendessi conto che il momento che stiamo vivendo è uno dei più critici dell'ultimo decennio, sarei tentato di manifestare silenzio e disinteresse per una vicenda che ha ben poco a che fare con la nostra attività e con il nostro impegno quotidiano, che poco attiene, tutto sommato, allo sviluppo complessivo della nostra società e che poco contribuirà ad arricchire la storia della nostra autonomia.

Ho la convinzione che si viva una situazione compromessa, totalmente sfasata, fuori tempo certamente e con il Presidente incaricato in piena confusione mentale. E` questa la sensazione che mi pervade, confermata dalla replica, di una lettura della situazione attuale totalmente fuorviante, mistificante, ingannevole e, se permettete, cari colleghi, anche offensiva.

Il bilancio consuntivo esposto dal Presidente Pili dei primi due anni e mezzo di governo della destra, e la sua replica lo conferma, dà l'esatta dimensione della pochezza della proposta elettorale dell'intero Polo, e conseguentemente dello stesso Pili, e dell'assenza totale di schemi e di strategia amministrativa nella gestione del bene pubblico. Non vi è mai stato un obiettivo chiaro e netto da raggiungere, mai una rivendicazione degna di tale nome. Solo una navigazione a vista tra le nebbie delle vostre contraddizioni, dei vostri raggiri, del vostro mercatino dell'usato, dei vostri contratti a termine.

Diciamo che avete dipinto un quadretto di poco valore, altro che efficienza, modernizzazione, innovazione. Oggi è questa la condizione della politica, non generalizzata certo, ma che voi rappresentate, voi Polo, lei onorevole Pili. La negazione di ogni responsabilità per il passato dà la misura della vostra consistenza politico-amministrativa. E' quasi incredibile che ancora oggi cerchiate di "imboscarvi", adducendo a motivo di malgoverno una legge elettorale inadeguata, non a passo con i tempi, figlia della così detta, ahimè, Prima Repubblica. Stolto chi ci crede, o meglio chi vuol credere ad inutili e improponibili giustificazioni avendo di fronte a sé questo grande risultato, cioè le macerie e l'inaridimento dei processi di sviluppo.

Riferire in Aula che si darà una continuità amministrativa, facendo tesoro dei risultati già conseguiti, significa, caro onorevole Pili, riproporre il nulla, aggiungere niente al niente. Da parte di chi? Da parte di chi come abile illusionista attribuisce consistenza ai propri sogni e alle proprie speranze.

Inganno, sempre più inganno, questa è la parola d'ordine che precede le sue prime dichiarazioni programmatiche e che riaffiora in queste ultime. Il continuo riferimento alla continuità territoriale della quale, è bene dirlo, state solo rallentando l'attuazione, è la prova della sterilità della vostra azione di governo, e se continuate ad attribuirvi i meriti che non avete, e sommiamo a questi meriti anche il ventilato stanziamento di ulteriori finanziamenti, magari faremo credere ai sardi che oltre al viaggio gratis avranno anche l'indennità di trasferta.

Le devo dire, però, che con Floris sapevamo almeno dove saremmo approdati, considerata l'allegra combriccola che lo sosteneva, forse è un termine azzardato, diciamo che lo appoggiava, e considerata la sua lunga esperienza ed abilità di governo. Però, caro Mario Floris, la moderazione che richiami si evince dalle azioni e non dalle parole, e tanto meno dalle liste di proscrizione. Oggi con lei si restringe l'orizzonte, caro onorevole Pili, cala la notte e le sue esternazioni elettorali ci convincono dell'inadeguatezza del suo pensiero.

Lei ha fatto un'elencazione dei problemi che la Sardegna vive, e le dico la verità, nonostante ne abbia individuato diversi, molti ho l'impressione che non li conosca. Semplice elencazione, grandiosa e scontata ipotesi di soluzioni che, come lei ben sa e vuole, susciteranno una iniziale euforia all'esterno, ma si riveleranno, come già detto, nell'illusione devastanti e inattuabili, ricordando sempre che due anni e mezzo li avete già bruciati.

La depressione prenderà il sopravvento e non basteranno più i richiami ai suoi 152 mila voti. Pessima previsione, lo so, ma spesso o megliosenza il conforto che questa volta ci hanno dato colleghi quali gli onorevoli Locci e Corda, dei quali condividiamo il travaglio, io personalmente lo condivido perchè so bene che cosa sta attraversando il mondo della destra.

Onorevole Pili, di che cosa parliamo? Parliamo dei giovani che aiutate sostenendo la legge 28, oppure delle future generazioni che già oggi state bruciando? Di che cosa parliamo, onorevole Pili? Quello che voglio dire è che quella che lei ha messo in campo sarà una giunta di corto respiro, con basi minate, e neanche le persone che lei ha indicato potranno fare qualcosa per impedire lo sfascio. Rifletta, onorevole Pili, la politica ha senso se si basa sulla chiarezza del comportamento. Se non aiuteremo gli altri a vedere nei nostri comportamenti il primo segnale del nuovo modo di vivere insieme, non potremo essere creduti quando indicheremo qualcosa per cui valga la pena di vivere e lottare. Questa è l'unica motivazione che dovrebbe animarla

ma io ho la profonda convinzione che stiate soffocando un'altra grande speranza di questa terra.

PRESIDENTE. Devo pregare tutti i colleghi di contenere il loro intervento nei cinque minuti concessi dal Regolamento. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevoli Presidenti, onorevoli colleghi, sembra che siano trascorsi anni luce da quella serata del 29 novembre 1999 in cui facevo la dichiarazione di voto, esprimendo il mio entusiasmo, per la nascita della prima giunta di centrodestra nella storia dell'autonomia sarda. Una giunta che vedeva Alleanza Nazionale, la destra politica, unica e vera novità nel campo politico sardo, al governo della Regione.

Eppure oggi, sono trascorsi circa due anni, il mio stato d'animo è sicuramente diverso, e me ne dispiace, rispetto a quello di quei momenti di alta tensione, anche per quello che è successo ieri. Pertanto, onorevole Pili, se le dicessi che questo pomeriggio sono soddisfatto, le direi sicuramente una bugia, perché viste le esperienze precedenti e i comportamenti di tanti che non hanno compreso il momento storico ho molti, molti dubbi sulla facilità del percorso che si sta per intraprendere, sperando comunque ben volentieri di essere smentito.

Come lei sa, io ho il brutto vizio di esprimere ad alta voce i miei pensieri, di scrivere e di sottoscrivere le mie posizioni politiche non sempre nella ortodossia rispetto alle scelte del Gruppo e del partito. Pertanto le contestai subito l'opportunità di portare in maggioranza e in giunta colleghi che erano stati, con il loro comportamento, responsabili in prima persona, e non sempre per nobili motivi, del grave e prolungato malessere che la Giunta Floris ha dovuto soffrire. Le dissi anche che la Sardegna aveva e ha la necessità di un governo, ma di un governo serio e non pasticciato, altrimenti un "governo a tutti i costi", visti i precedenti, inesorabilmente potrebbe diventare ostaggio di assenteisti e di franchi tiratori.

Le dissi anche che la Sardegna aveva e ha la necessità di una maggioranza di governo che, con un impegno d'onore e con dedizione, vada avanti per risolvere i problemi della nostra terra. I miei dubbi, la mia insoddisfazione restano per intero, non ne faccio mistero, perché si premiamo coloro i quali non hanno dimostrato molta affidabilità, e perché l'impegno e l'onore di andare avanti, se si crede nel centrodestra, esiste solo nei buoni propositi. Ma dissi, e lo dissi a voce alta anche attraverso i mass media, che essendo un uomo di partito, con una tessera di partito in tasca e con un alto senso di appartenenza, per disciplina di partito avrei votato la Giunta Pili, se il partito o il Gruppo avessero scelto questa soluzione pur non avendo cambiato di una virgola le mie chiare e precise posizioni.

A questo proposito stia tranquillo, io voterò a favore della sua Giunta. Infatti, nel momento in cui si profilava la scelta di un appoggio esterno io definii quella posizione ibrida, poco comprensibile dall'opinione pubblica sarda, ma principalmente dalla base di Alleanza Nazionale. Era necessaria, dissi in quel momento, una scelta di campo preciso, o dentro la giunta organicamente oppure responsabilmente e chiaramente all'opposizione.

Il problema, onorevoli colleghi, non era e non è, e chiarii questo immediatamente, avere un assessorato in più o in meno, questo significherebbe svilire l'azione politica, anche se bisogna riconoscere che Alleanza Nazionale è sicuramente sotto dimensionata nella rappresentanza in giunta in relazione alla consistenza del Gruppo. Ma l'impegno doveva essere di lavorare insieme, operosamente, in attuazione di un programma, di un governo comune e condiviso, ma assolutamente concreto e cadenzato.

In poche parole, occorreva quella governabilità che era mancata nell'esperienza precedente per colpa di alcuni; quindi come recita il nostro ultimo documento, è necessario aumentare, la produttività del Consiglio in Aula e in Commissione, cambiando il ritmo per passare dall'adagio attuale all'impetuoso per il futuro. Questo deve essere l'obiettivo della nostra azione, questa credo deve essere la posizione di A.N. anche se qualche incosciente ieri ha provocato una bufera. Su questo Alleanza Nazionale deve vigilare attentamente con il coraggio di mettere in mora, con puntualità e precisione, quanti dovessero ripetere comportamenti lesivi dell'immagine della maggioranza, con il coraggio, se del caso, di arrivare a soluzioni traumatiche.

Onorevole Pili, lei scrive nelle sue dichiarazioni politiche: "Se dovessi sintetizzare l'azione di governo che mi propongo di svolgere, la fisserei in tre parole chiave: motivazione, determinazione ed entusiasmo". Lei ha anticipato questa sua azione di governo nella conferenza programmatica che il coordinamento provinciale di A.N. ha tenuto ad Alghero il 27 e il 28 ottobre scorso;, io dissi, già in quell'occasione, pur con tutti i dubbi e le insoddisfazioni che ho esposto in questa mia dichiarazione, che il consigliere Frau è sempre motivato, determinato ed entusiasta sulle cose da fare, sperando che lo siano, nel contempo e senza soluzione di continuità, tutti gli altri consiglieri che si impegnano a costituire questa maggioranza di centrodestra.

Auguri, Presidente!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (F.S.D.). Signor Presidente, io non aderirò all'ordine del giorno che è stato proposto, primo firmatario l'onorevole Corona. Dopo aver ascoltato con attenzione gli interventi che ieri e oggi si sono svolti in quest'Aula, ma soprattutto anche le dichiarazioni di voto espresse dai colleghi che mi hanno preceduto, io, onorevole Pili, non voterò a favore del suo programma e della sua giunta.

Non lo farò per i motivi di merito che nel corso di questo dibattito sono stati illustrati; non lo farò per i motivi che qui non ripeterò, ma che ho già anticipato nel dibattito che si è tenuto in quest'Aula quando cadde la Giunta Floris, perché sono convinto che la giunta che lei si appresta a guidare non sarà utile per i sardi.

Voterò contro la sua proposta politica e la sua giunta perché questa nasce debole, in quanto è basata su equilibri di potere invece che sull'ideale politico, pure un ideale politico di centrodestra su cui dovrebbe innestarsi per avere la solidità, quella solidità politica condivisa che emerge continuamente e che pur tuttavia lei si ostina a non tenere in considerazione e a tenere quasi in un cantuccio come se fosse argomento di poca importanza.

Non voterò per la sua giunta perché questa, al di là degli slogan e delle frasi a effetto, non ha nulla di caratteristico della sardità, non ha nulla di nostro, non ha nulla di identità sarda, come per altro non potrebbe avere visto che sta nascendo con l'aiuto dell'ostetrico che è stato necessario chiamare da Roma. Non voterò la sua giunta perché non mi dà ragionevoli motivi per farmi credere, nonostante la sua replica, che tra gli interessi dei sardi e della Sardegna e quelli dei lottizzatori, visti i pericoli che corrono le coste e la parte urbanizzabile del nostro territorio lei sceglierà gli interessi dei sardi.

Non la voterò perché mi dà ragionevoli motivi per temere che il cambiamento della politica a cui aspira sarà un cambiamento in peius, con maggiore prepotenza e minore democrazia partecipata; perché propone con le sue dichiarazioni un libro di sogni fatto di astrattezze e di nuvole di politica, in alcuni passaggi addirittura offensivo per la disinvolta superficialità con cui affronta i problemi del lavoro e dello sviluppo, il rapporto tra i cittadini e il ruolo della Regione, la riforma elettorale e quella che lei chiama la disarticolazione della politica, il bipolarismo che lei chiama "quello possibile", senza dire quale e come, perché neppure lei ha un'idea unica che valga per tutta la sua maggioranza.

Si dichiara antidogmatico, ma nello stesso tempo veste i panni del massimo depositario di scelte politiche che ancora devono essere rivelate e conosciute (pagina 8 delle sue dichiarazioni). Non avrà la forza di cambiare proprio niente nonostante le sue dichiarazioni e le sue intenzioni, né sarà in grado di innescare alcun nuovo processo autonomistico.

Voterò contro la sua Giunta perché questa Regione non ha bisogno di frivole cicale, ma di formiche silenziose e operaie, e lei ha le caratteristiche delle prime, ma le mancano quelle delle seconde.

Pur tuttavia, per la lunga amicizia che sul piano personale ci lega ormai da molti anni, voglio anch'io darle un suggerimento e voglio paragonarlo a un grande della storia greca, Temistocle, che di sé diceva: "Non so suonare l'arpa, ma so come costruire un grande Stato!" Siccome io non sono convinto che lei sia in grado di costruire una grande Regione-Stato, mi sento di consigliarle almeno di iniziare a prendere lezioni di musica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, nel corso della giornata odierna, sotto certi aspetti, mi sono "acculturato"; infatti ho sentito stamattina degli oracoli, delle Cassandre, anzi quasi delle prefiche, che hanno alzato le loro lamentazioni al cielo ipotizzando disastri elettorali per la maggioranza di centrodestra, rea e responsabile di tutte le disgrazie possibili e immaginabili che in questa nostra tribolata Sardegna stanno avvenendo da qualche tempo a questa parte, dimentichi, probabilmente, o forse ben consci, che buona parte di questi disastri derivano dal tipo di gestione della cosa pubblica posto in essere da chi ha amministrato la nostra isola negli ultimi 11 anni.

Certo è che la Giunta Floris non ha potuto affrontare e risolvere del tutto ciò che poteva e doveva essere affrontato e risolto in questo anno e mezzo, ma tanto è stato fatto. Sono stati compiuti concreti passi in avanti e bisogna riconoscerlo.

Non credo che la Giunta dell'onorevole Pili possa risolvere, in questo scorcio di legislatura, i gravi problemi che ancora restano da affrontare, ma occorrerebbe individuare all'interno di queste importanti problematiche ancora irrisolte delle priorità.

L'onorevole Fadda chiedeva che l'onorevole Pili dimostrasse immediatamente la verità - neanche fosse il verbo incarnato - di ciò che stava affermando. Gli ha chiesto il miracolo in diretta quando l'ha rimproverato perché sta solo parlando, ma non sta agendo. Bene, onorevole Pili, un miracolo è già avvenuto; dica all'onorevole Fadda di richiamare quel giovane che non riusciva ad usufruire della legge 28, per informarlo che, la nuova legge sull'occupazione giovanile presentata dalla Giunta Floris, ed esaminata e portata avanti dalla sesta Commissione, in data odierna ha avuto il visto di Bruxelles. Quindi tutti quei giovani che hanno presentato progetti di investimento per quasi 650 miliardi avranno sicuramente una risposta. Ecco il primo miracolo.

Onorevole Pili, lei non potrà certamente risolvere tutti i problemi che ha di fronte; ma lei deve stare attento perché non potrà avere sconti, in quanto lei ha avuto l'investitura dagli elettori sardi, per cui deve rispondere alle loro aspettative, deve rispondere alle loro speranze, deve rispondere agli impegni precisi che ha preso con loro.

Auguri, onorevole Pili, il nostro appoggio è scontato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Appare del tutto comprensibile, signor Presidente e colleghi, anche l'euforia che gli amici del Presidente e dei nominandi Assessori esprimono in questa sede, ci mancherebbe! E` un fatto del tutto legittimo e per molti versi un fatto anche simpatico. Meno simpatico e meno legittimo è invece che esprimano euforia e tifo da stadio di periferia i colleghi signori della cosiddetta maggioranza, i quali se avvertissero il senso della loro responsabilità avrebbero di che essere un pochino più preoccupati ed anche abbastanza più pensierosi. Mi sto riferendo all'ultima enunciazione che è venuta da quella parte politica. Ha appena finito di parlare, in questo istante, un consigliere regionale, nominato e ritenuto un legislatore, dicendo che stamattina a Bruxelles sarebbe stata approvata la nuova legge 28 di questa Regione. Impossibile! Perché la nuova legge 28 questo Consiglio non l'ha ancora approvata.

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Voi potete anche insorgere, ma non si possono dire bugie politiche-istituzionali e quant'altro, perché così non si è costruito e non si costruirà un bel niente.

RASSU (F.I.-Sardegna). Ma la Commissione l'ha inviata a Bruxelles prima. Dai!

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la prego, non ha la parola.

COGODI (R.C.). Presidente, chiedo per un dovere minimo di chiarezza e di onore alla verità che si interrompa trenta secondi il Consiglio e che lei in qualità di Presidente di questa Assemblea dichiari su questo punto se ho ragione io o se ha ragione Rassu.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cogodi, adesso però intende continuare o ha concluso la sua dichiarazione di voto?

COGODI (R.C.). Non accetto bugie plateali su questo terreno.

PRESIDENTE. Ma ha concluso la sua dichiarazione di voto?

COGODI (R.C.). No.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere la sua dichiarazione di voto.

COGODI (R.C.). Non è un fatto personale, badate, qui siamo di fronte a fatti politici e istituzionali. Qui è stato affermato poc'anzi che stamattina a Bruxelles sarebbe stata approvata una legge di questa Regione presentata da questa nuova maggioranza. Questo Consiglio quella legge non l'ha approvata perché non l'ha neanche ricevuta, quindi a Bruxelles non può essere stato approvato nulla.

Se noi non ristabiliamo elementi minimi di chiarezza e di verità verso l'opinione pubblica e se lasciamo passare l'idea che si possa dire tutto e il contrario di tutto quando non è vero, non è che ci guadagna la destra e ci perde la sinistra, ci perdono tutti. Quindi io le ho chiesto di certificare presso il Consiglio e presso l'opinione pubblica come stanno realmente le cose, perché a lei risulta.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, questo punto verrà chiarito, le chiedo adesso di concludere le sue dichiarazioni.

COGODI (R.C.). Quindi, chiusa la parentesi, per questa e per tante altre ragioni, per quanto poc'anzi ha detto anche il collega ex Assessore dell'urbanistica, per quanto hanno detto altri componenti della maggioranza, poiché quasi mezzo Gruppo di A.N. si appresta a dichiarare un appoggio esterno alla Giunta, pur dando il voto favorevole, per quanto ci risulta, vedete che non era una battuta quella con cui stamattina abbiamo definito la Casa delle Libertà come la Casa degli Spiriti, ma oltre che la Casa degli Spiriti mi pare che stiate per diventare anche la Casa degli Spiritati.

PILO (F.I.-Sardegna). E basta!

COGODI (R.C.). Corona stamattina diceva: "Dateci tempo che dobbiamo cementare la maggioranza", ma cementatela questa maggioranza e possibilmente usatene molto di cemento fra di voi, perché più ne usate per cementarvi voi, meno ve ne rimane, caro Corona e amici, per cementare le coste della Sardegna.

Da ultimo, al Presidente della Regione grazie per la sua replica, perché delle due valenze che può avere una replica, cioè di dare risposte o di ripetere le cose già dette, lei è stato bravissimo, diciamo bravino, perché non ha né risposto né ripetuto, ha parlato d'altro.

A rigore dovremmo ricominciare a discutere la sua replica, perché lei ha detto cose del tutto diverse, ha detto anche cose nuove, però siccome sono cose così diverse da quelle dette tre giorni fa non sono credibili, non erano vere quelle di prima non sono vere quelle di dopo.

PRESIDENTE. Ancora pochi secondi.

COGODI (R.C.). Presidente, mi deve ridare il tempo che ho impiegato per ristabilire un elemento di verità, che va non solo a vantaggio mio, ma anche a vantaggio suo.

In materia di lavoro, pur cercando riferimenti alla questione lavoro nelle sue dichiarazioni e nei documenti allegati, noi non abbiamo trovato questa questione elencata né tra le tre parole chiave, né tra le cinque grandi questioni, né tra le cinque grandi sfide, né tra le cinque idee forza; la questione lavoro non c'era. Finalmente nella replica, timidamente, la questione è riapparsa, ed è riapparsa anche con una novità; il Presidente ha detto che la legge numero 37, cioè la legge quadro delle nuove politiche del lavoro dovrà essere migliorata ma non abrogata. Un mese fa nel DPEF che qui non è passato, e a causa del quale Floris non è più Presidente, e invece lei tra poco lo sarà, la legge numero 37 si proponeva di abrogarla. Si può vedere quindi a che cosa serve la dialettica politica; noi partiamo da questo punto acquisito ed aspettiamo di avere in questa Regione la difesa dei diritti dei disoccupati, dei lavoratori precari e impegnati nella produzione, aspettiamo di avere un nuovo DPEF, nuove leggi, sicuramente aspettiamo tutte le vostre proposte perché avrete da fare i conti con le nostre iniziative, le nostre idee per difendere il lavoro in questa Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, io non so se sia in atto la diretta televisiva o meno, ma immagino che nel caso fossimo in diretta chi è seduto davanti alla televisione e ci ascolta sentendo Cogodi non sa se siamo su Zelig o nel Consiglio regionale.

(Interruzioni)

SANNA SALVATORE (D.S.). Guarda che il buffone sei tu!

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, proceda perché poi il tempo passa e io le dovrò togliere la parola.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Comunque per tornare alle cose serie, credo che il livore di alcuni autorevoli interventi di stamani abbia dimostrato quanta paura faccia il cambiamento.

(Risate)

SANNA SALVATORE (D.S.). Spiegalo a Sergio Milia!

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Non pensavo di essere tanto stimolante!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). La partecipazione e la pacatezza dei nostri interventi, la precisione della sua replica, signor Presidente, dimostrano che qualcosa qui in quest'Aula e per la Sardegna fortunatamente sta, finalmente, iniziando a cambiare. La nostra comunità in questo ci ha già preceduto da tempo, noi interpreti della loro volontà stiamo cercando di recuperare.

Si è accennato ai cambiamenti verificatisi in quest'Aula, si è accennato ai mutamenti di valutazione, di opinione, di parte. Bene, ci sono stati anche i cambiamenti di guida, ben vengano i cambiamenti, ben vengano le intelligenze in grado di cogliere il cambiamento, in grado di mettersi in discussione.

E'proprio la gente che si incontra per strada che ci incoraggia a continuare questo percorso. Tutte quelle persone che ogni giorno stringono la mano ai nostri amici del P.P.S.; agli amici democristiani che nelle ultime elezioni, sia amministrative che politiche, hanno già avuto il conforto dell'elettorato che ha accettato il loro cambiamento. Chiarendo una volta per tutte che i democratici cristiani, quelli che hanno storia, valori, ideali consolidati sono da questa parte, sono con noi, e hanno saputo superare gli attacchi, le offese, i soprusi. Ma appunto la storia, gli ha dato e gli darà ragione; quella stessa storia riconfermata nelle recenti elezioni molisane, quella stessa storia che vi dice, cari amici popolari, che oggi siete al fianco coi nemici di sempre.

Come ragione avranno questa maggioranza e il suo legittimo Presidente che ha risposto con correttezza, pacatezza e coerenza, con parole che forse spaventano un po', immaginate che cosa succederà quando dalle parole si passerà ai fatti. Si stanno strumentalizzando date ed eventi. Amico e collega Paolo Fadda, a quel giovane, io avrei risposto chiedendo scusa, chiedendo scusa per non aver trasmesso per tempo alla Comunità Europea la legge numero 28, alimentando così le sue speranze; chiedendo scusa per non aver provveduto ancor prima a renderla legittima secondo le norme della Comunità Europea. Però gli avrei anche dettodi stare tranquillo perché l'attuale maggioranza aveva già provveduto in tal senso.

FADDA (Popolari-P.S.). No, ha provveduto il centrosinistra.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Hanno provveduto questa maggioranza e questo Consiglio, apportando le opportune modifiche in Commissione e comunicandolo, ancor prima della sua approvazione, alla Comunità Europea che ieri ha dato la sua approvazione. La Commissione esaminerà e provvederà a licenziare il provvedimento, il Consiglio regionale darà corso alla nuova legge 28.

FADDA (Popolari-P.S.). Devi dire di chi sono le proposte di legge.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardo). Questa è la storia, la proposta di legge viene dal Consiglio.

Anche noi, signor Presidente, come lei sentiamo il peso della responsabilità, anche noi sentiamo un po' di paura, solo i pazzi non ne hanno.

Con il nostro voto alla sua giunta rinnoviamo anche la fiducia a questa maggioranza, con l'intendo di recuperare la fiducia anche di quel giovane che evidentemente l'aveva persa. Per ora, Presidente, oltre la fiducia di quel giovane, si accontenti della nostra fiducia, quella del Gruppo del P.P.S. e del C.D.U.. Siamo pronti con molta umiltà a iniziare a volare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Granella. Ne ha facoltà.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, onorevoli colleghe che non siete state ritenute degne di occupare un posto in giunta, onorevoli colleghi, la mia dichiarazione non vuole essere un atto di guerra, vuole essere una presa d'atto degli interventi svolti in questo Consiglio, vuole portare anche una nota di serenità nel dialogo con il Presidente Pili come ha già fatto anche qualche altro esponente dell'opposizione Per esempio l'onorevole Selis, le ha già fatto un complimento quando le ha detto che non ha copiato; deve accontentarsi anche di questi piccoli contributi.

Lei ha detto che comunquefosse stata la copertina delle sue dichiarazioni, in bianco e nero o a colori, avrebbe sollevato comunque critiche. Io personalmente non sono critico, anzi la ringrazio vivamente a nome di tutti i Democratici, del titolo che ha voluto dare al suo programma: "Progetto Sardegna", nome della rivista del Gruppo de "I Democratici" fondata nel 1998.

Di questo la debbo veramente ringraziare, sono felice che lei abbia compreso i Democratici nel suo programma. Arriviamo però alle note, non "dolenti" assolutamente, ma purtroppo "povere"; bella copertina, ma quando mi sono inoltrato nella lettura delle dichiarazioni sia politiche che programmatiche, al di là delle belle frasi rituali, altisonanti, delle belle promesse non ho trovato granché. Ho trovato la promessa di avvio di grandi opere, grandi opere che guarda caso non farà l'amministrazione regionale, ma farà lo Stato perché con lo Stato avete un ottimo rapporto. Ma queste opere, mi chiedo, potranno essere fatte in quell'esiguo tempo che ci resta prima della fine della legislatura? Non credo, sono tutte opere che, se va bene, potranno essere iniziate abbastanza tardi e non potranno certamente essere completate in questa legislatura.

Nel leggere la sua opera mi sono perso, non ho più capito che cosa stavo leggendo, mi è sembrato di leggere un proclama elettorale, un programma elettorale, come quelli che voi sapete fare, pieno di grandi cose, di grandi illusioni, con l'offerta di enormi possibilità mai scoperte e mai ricercate, però pur sempre un programma elettorale. A questo punto mi chiedo, quando si svolgeranno le elezioni? Se si svolgeranno entro trenta giorni, quel programma è legittimo, è legale, se manca ancora tanto tempo, lei sta contravvenendo alle norme della legge elettorale, Presidente Pili.

Comunque, la ringrazio ancora, le faccio i miei migliori auguri per questo attimo di felicità e di notorietà che mi ha dato e che ha dato ai Democratici, e votando "no" le assicuro che la nostra opposizione sarà come sempre leale e costruttiva ma, sia ben chiaro, a condizioni di assoluto e reciproco rispetto e lealtà.

Un piccolo cenno sulla giunta, gli assessori sono tutte persone degnissime, ce n'è uno più fortunato di tutti, l'Assessore dell'agricoltura, appena è stato proposto ha cominciato a piovere. Lo ringraziamo e ci felicitiamo con lui. Da oggi in poi non potremo più dire quando in Sardegna piove "governo ladro". PRESIDENTE. Un po' di fortuna non guasta mai nella vita!

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, i colleghi le hanno chiesto di chiarire, penso che lo farà a conclusione della seduta, che quanto ha comunicato il collega Rassu, senza fare polemica, non corrisponde al vero, nel senso che Bruxelles non poteva approvare una legge che non è stata licenziata dal Consiglio. E` stato presentato un provvedimento preliminare e questo provvedimento ha ottenuto un parere favorevole; ora bisogna riunire la Commissione, fare la legge, portarla in Aula, discuterla e votarla. Siccome molti cittadini sardi attendono risposte da questo provvedimento, è bene dare l'informazione giusta; quindi, senza polemica, dico questo per evitare che davvero passi l'idea che qui si fanno i miracoli; non è così.

Così come, qui introduco il dubbio, non ho nessuna certezza, pare che il Consiglio dei Ministri questa mattina non si sia tenuto, sembrerebbe che ci sia stato qualche intoppo, chiaramente se non si è tenuto non ha assunto provvedimenti, è normale questo. Questo lo dico per evitare anche qui di dare indicazioni non esatte per la fretta, magari le questioni erano anche all'ordine del giorno, poi per un motivo qualunque è saltata la riunione, neanche questo miracolo quindi è stato fatto. Siamo fermi allo stesso punto in cui eravamo avantieri per quanto riguarda i provvedimenti che sono stati richiamati.

Noi, Presidente Pili, abbiamo avanzato critiche e rilievi, lei ha avuto occasione di replicare lungamente; noi abbiamo argomentando, dichiarato di non aver condiviso il suo programma. Adesso dobbiamo dichiarare che non abbiamo condiviso le sue conclusioni perché da ieri ad oggi molti colleghi del centrosinistra hanno documentato i loro interventi, hanno prodotto documenti che, non essendo di origine parlamentare o istituzionale, non possono essere addebitati al centrosinistra, sono infatti provvedimenti di emanazione della Comunità europea che muovono critiche e rilievi.

Lei può non parlarne, come ha fatto, e quindi può sembrare che il problema sia risolto, ma sappiamo che non è così. Allora, noi non possiamo accogliere le sue conclusioni, anche se c'è stata qualche precisazione che io apprezzo; però le sue conclusioni sono state più una reazione alle considerazioni che abbiamo fatto noi come centrosinistra, che non al progetto che lei ha proposto. Quindi, anche quelle considerazioni, seppure apprezzabili, le valuteremo nei prossimi mesi.

Lei ha avuto molto tempo per formulare la sua replica, ma questo tempo non l'ha utilizzato per rispondere puntualmente alle proposte, non alle critiche, ma alle proposte che sono state avanzate; e ne sono state avanzate tante che sarebbe bastato rispondere alla metà per ottenere, non il consenso del centrosinistra, ma il cambiamento delle posizioni espresse nel dibattito da parte di colleghi del centrodestra. E invece lei questo non l'ha fatto!

Quindi, io non so che cosa faranno i colleghi del centrodestra, certo è che noi voteremo contro il programma e le sue conclusioni, perché appunto le lacune vengono confermate, non c'è un impegno preciso per dare delle risposte, io non ho avanzato alcuna ipotesi di lavoro riferita al Governo, ma ne ho avanzato una riferita all'Aula. Ma la vogliamo fare la discussione sulla legge elettorale oppure viene richiamato l'argomento solo perché dobbiamo ragionare sulla fiducia? Io mi aspetto, da parte di colleghi della maggioranza, una risposta, "sì" o "no", perché se dovesse essere "no", è chiaro che l'impegno ricadrà sul centrosinistra; se invece ci dovesse essere una disponibilità, l'impegno ricadrà sull'Aula. E io sono perché l'impegno venga proposto all'Aula.

Altri colleghi poi vorranno indicare altre priorità, liberi di farlo. Ma noi ne indichiamo una, e chiudo su questo concetto, perché il collega Scano parlando della legge elettorale ha parlato di "listino", da noi si chiamava "listone" e ha detto "che una quota verrà messa in capo ai partiti, a tutti i partiti, e quindi lì verranno candidati quelli che i partiti indicheranno; lo dico per i colleghi del centrodestra che hanno espresso dubbi ed opinioni diverse in questo dibattito. Se non cambiamo questo punto molti di voi non saranno candidati; è bene cambiarla per il bene delle opinioni che abbiamo espresso su questo argomento, proprio per evitare che qualcuno di noi venga richiamato per le opinioni espresse. Le opinioni sono libere e sempre devono essere espresse e poi si deciderà. Quindi questo aspetto adesso assume un altro valore, un valore di libertà e di democrazia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Presidente, colleghi, in merito ad alcuni degli interventi, svolti da esponenti dell'opposizione, mi pare di poter dire che denotino più la preoccupazione per il fatto che la crisi si stia palesemente risolvendo, piuttosto che la preoccupazione per le sorti della Sardegna, e questo francamente mi dispiace. Io devo dire onestamente che non sempre questa maggioranza ha mostrato, soprattutto in questo dibattito, la parte migliore di sé. Debbo anche dire che sicuramente questa maggioranza sconta, e va evidenziato, la mancanza di esperienza, , ma credo che vada comunque ribadita una affermazione che anche il collega Fantola ha fatto nei giorni scorsi. Noi siamo sostanzialmente diversi, e questo ci può portare a fare delle affermazioni o ad assumere dei comportamenti che paiono strani, ma che nascono sicuramente dalla necessità di ampliare un confronto interno a questa maggioranza nell'interesse di tutta la Sardegna e dei sardi, perché noi siamo comunque una maggioranza di governo.

Quello che mi sembra grave, nonostante gli inviti a ridare dignità a questa istituzione, i richiamo continui al senso di responsabilità venuti da parte dell'opposizione sono gli attacchi personali che si sono sprecati durante questo dibattito in Aula. Questo è un fatto veramente vergognoso, segno di una profonda pochezza politica; invito perciò tutti i colleghi che hanno usato questi toni indecenti, a ritornare su un canale di pacifico e democratico confronto all'interno di quest'Aula.

Io credo che alcuni dei colleghi che sono stati palesemente insultati, non ultimo il nostro Presidente Pili ma anche altri, francamente avrebbero potuto avere delle reazioni scomposte. Io credo che il rispetto sia dovuto a ciascuno di noi, non solo per le capacità individuali, ma anche per ciò che rappresentiamo. Tutti noi, belli o brutti, bravi o cattivi, abbiamo comunque ricevuto mandato dai nostri elettori, dai cittadini della Sardegna, a rappresentarli all'interno di questa istituzione, e quindi credo davvero che alcune di queste affermazioni siano state gratuite, cattive, insensate e, in gran parte, vergognose.

Cari colleghi dell'opposizione, voi siete meravigliati perché noi non siamo arrivati qui in Aula presentando un mero elenco delle cose tristi che "toccano" la Sardegna. Ma noi abbiamo deciso di incidere su alcune questioni strategiche, come vi abbiamo detto, per modificare l'attuale situazione dell'Isola. E' chiaro che non siamo venuti qui per piangere sulla disoccupazione, sull'acqua che manca, anche perché avreste dovuto piangere insieme a noi, dal momento che gran parte di questi problemi li avete causati voi. Forza Italia certamente non c'era.

PIRISI (D.S.). Ma smettila, ormai siete al governo da due anni e mezzo, dai!

PILO (F.I.-Sardegna). E il problema della disoccupazione, cari colleghi, non si risolve con l'elemosina e con l'assistenzialismo. Noi siamo convinti che il problema della disoccupazione si risolva grazie all'attività delle imprese, imprese che diano occupazione stabile; si risolve con lo sviluppo e questo è quello che contiene la proposta che viene avanzata dal Presidente Pili. Noi siamo contro le elemosine. Ma sapete perché siamo soprattutto contro le elemosine? Perché non vogliamo che il problema occupazionale venga gestito a livello assistenziale, elettorale e, soprattutto, clientelare; perché questo è quello che è successo per molti anni in Sardegna. La gente ha diritto ad avere una posto di lavoro perché gli spetta, perché lo sancisce la Costituzione, noi questo vogliamo dare.

Per questi motivi io voterò sì alla Giunta Pili, al nostro Presidente e al programma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.

SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente Pili, intervengo, per esprimere la fiducia, ovviamente, a lei e al governo che va formandosi questo pomeriggio.

Non elencherò le numerose ragioni che sostengono il mio voto di fiducia ma, se mi permette, vorrei esporle due o tre ragioni di dissenso, perché spero che questa manifestazione di dissenso, che non ho espresso durante la discussione generale, perché altri più di me l'hanno urlato, sia in qualche maniera un'indicazione per una correzione di rotta.

Come sapete il Consiglio mi ha onorato offrendomi di svolgere un ruolo istituzionale, sono infatti Presidente della Commissione sanità, quindi ogni volta che prendo la parola non posso far finta di ignorare che esiste un "problema sanità"; purtroppo constato che nel suo programma, malgrado i suggerimenti del collega Cappai, ci sono pochi cenni su questo problema.. Ma io non le chiedevo un progetto straordinario sulla sanità, mi sarebbe piaciuto, per esempio, sapere dove lei vorrebbe fissare il punto di interfaccia che oramai è indispensabile stabilire fra pubblico e privato nella sanità; pfrancamente, non è detto che le scelte del centrosinistra debbano essere rivoluzionarie rispetto a quelle del centrodestra e viceversa, ma è chiaro che pubblico e privato sono un'interfaccia che di volta in volta si modifica a seconda del momento sociale e politico prevalente.

Io questa indicazione non l'ho trovata, penso che lei abbia delegato in tal senso l'Assessore competente e allora, siccome lei ha fiducia nei confronti dell'Assessore competente, io do fiducia all'Assessore competente, ma è una fiducia al buio, caro Presidente Pili. Lasciamo perdere la sanità.

Altro elemento di perplessità, di cui alcuni hanno già detto, è il fatto che né lei Presidente, né i numerosi e variegati Gruppi che concorrono a formare questa maggioranza, hanno avuto quella che si può chiamare sensibilità o intelligenza di inserire una donna nell'esecutivo. Io prendo atto di questa mancanza, Presidente Pili, non infierisco perché non è il caso, sarà l'opinione pubblica forse a farlo, però io prendo atto, duramente, di questa sorta di conventio ad excludendum che il centrodestra per la seconda volta pone in essere. Presidente, non è niente di grave!

C'è una ragione, però, importante per cui, finalmente, io le posso dare la fiducia; una fiducia che per due anni era stata sospesa, era stata data ad altri che l'avevano meritata prima di lei, per carità; però io posso finalmente restituirgliela e questo mi permette di soddisfare la mia vocazione presidenzialista, perché in fondo lei era il Presidente designato e i miei elettori hanno votato me e attraverso me hanno votato lei. Quindi si riequilibra il rapporto con gli elettori, e di questo io ringrazio il Consiglio che mi dà questa opportunità, e non è cosa da poco.

Ma è proprio la mia vocazione presidenzialista che si allarma quando sento, Presidente Pili, la sua concezione - la leggo nelle dichiarazioni programmatiche - del rapporto che deve intercorrere tra Esecutivo e Consiglio. La sua opinione differisce dalla mia, Presidente Pili, ed ecco che è opportuno parlare di legge elettorale perché lei non può chiedere, mi scusi, al Consiglio, collaborazione perché si lavori insieme. Lei deve rispettare il ruolo del Consiglio che è un ruolo di controllo e, se mi permette, soprattutto se andiamo così velocemente verso un'idea presidenzialista di governo, è un ruolo fondamentale di bilanciamento del potere enorme che il Presidente, autorevolmente, ha perché lo riceve direttamente dal popolo. Quindi, noi siamo coloro che garantiscono che non vengano compiuti abusi, Presidente, e mi sarebbe piaciuto leggere questo nelle sue dichiarazioni. Ma io penso che, nel momento in cui tutti collaboreremo alla stesura della legge elettorale, verrà sancito questo principio sacrosanto di due poteri che si bilanciano, che non devono collaborare per motivi di buonismo, né devono essere contrapposti l'uno all'altro, ma devono trovare una nuova riedizione del rapporto. E, le ripeto, la legge elettorale stabilirà quale sarà la forza del Consiglio, Presidente.

Quindi auspico, come lo auspica il centrosinistra, che si faccia una legge elettorale che ridefinisca i rapporti tra Giunta e Consiglio perché, un'ultima cosa Presidente, le fibrillazioni che sono state avvertite in quest'Aula, non è vero o non è solo vero che sono legate a motivi attinenti a "poltrone" mancate o a insoddisfazioni personali. C'è, dietro, questo timore di prevaricazione di un potere rispetto all'altro e questo significa non dico la morte della democrazia, ma certamente una frustrazione della democrazia.

Per finire, Presidente, io le auguro che, oltre alle caratteristiche che lei ha come dire, richiamato su di sé, cioè la motivazione, la determinazione e l'entusiasmo che sono indispensabili in un consigliere regionale, ma non sono sufficienti per fare un governatore, né sono sufficienti per fare uno statista, in questo percorso lei possa trovare la saggezza che le permetta di rapportarsi di nuovo con tutti noi con un certo garbo, e la fermezza che è indispensabile perché incontrerà molti ostacoli provenienti da tutte le parti.

Tanti auguri, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, abbiamo ascoltato la sua replica, ma potrei dire che ha replicato sé stesso, la sua miopia istituzionale e la sua supponenza, forse anche la sua evidente solitudine ideale. Le sue dichiarazioni restano il valzer delle buone intenzioni. Quando si disconoscono gli scenari che incombono, e non ho mai conosciuto un governo regionale che attenda l'opinione della Banca d'Italia, e quando la recita non ha sotto i piedi nessun palcoscenico io credo che nessuno di noi possa dire di fare il proprio dovere.

Alla maggioranza dico che noi non vogliamo rompere affatto l'idillio e il trasporto amorevole, e in qualche caso perfino morboso (è il caso del collega Balletto e dell'onorevole Pilo) che vi lega al Presidente Pili. Oggi, lo comprendiamo, prevale il giovane Presidente che appare rispetto a quello che egli porta con sé e che è potenzialmente capace di fare. E' un atteggiamento diffuso, forse lo stesso che ha originato le 152 mila preferenze.

Anche Pili con voi si "sgonfierà" quando sarà costretto a verificare la prova dei fatti. I due anni che avete consumato lo dimostrano. Non avete infatti dotazioni e culture sufficienti per far innamorare ancora tanti sardi che stanno invece rapidamente rivedendo le proprie scelte sbagliate sotto i colpi dei ritardi, delle promesse e dei baratti; e il nervosismo, che qualcuno di voi manifesta, indica che il termometro del consenso, a parte il "vogliamoci bene", è tutt'altro che positivo.

A Floris chiediamo costanza e coerenza di comportamenti rispetto a quando sfasciava e ricomponeva i Gruppi per sopravvivere; ed ora che è orfano delle primizie e invoca il ruolo centrale dei partiti e la loro insostituibile funzione, gli diciamo che non deve convincere noi. Noi abbiamo avuto e manteniamo infatti coerenza e testimonianza su questi fatti.

L'onorevole Capelli, che è una vittima di questa incoerenza, vanta la casa che ha dovuto costruire dopo lo sfratto del suo partito elettivo, così come altri hanno dovuto inventare case nuove per avere nuovi panorami e viste sul mare, ma se le nozioni costruttive erano giuste, sarà il tempo a dircelo, onorevole Capelli, così come la verità sulle certezze che lei avanza, sulla retorica e sulle insincerità, perché comprendiamo che anche lei deve recitare la sua parte per sperare in un futuro più generoso per lei.

All'onorevole Pili vogliamo dire ancora che far finta di scansare le cose spiacevoli invertendo, violentando il diritto alla rappresentatività, come pare sia emerso da alcuni dissensi all'interno della maggioranza, non è di buon auspicio per quello che dovrà affrontare. Il germe della fragilità e della inconsistenza di questa seconda parte della legislatura è maturato all'alba di questa legislatura, e il segno del discrimine della nostra diversità sta lì, scolpito e indelebile, neppure la sua voglia di rivalsa cancellerà questo punto fermo e incontrovertibile.

L'intervento del collega Milia, forse quello di altri colleghi, ma forse ancora di più quello che qualcuno di voi pensa senza dirlo, conferma e scandisce il timer della sua parte di percorso. Lei avrà i voti ma non la fiducia di tutti i suoi compagni di viaggio, anche con Floris, la grande compattezza annunciata della maggioranza fu rinviata e delegata al lavoro scientifico delle compensazioni parentali. Ora purtroppo non potete beneficiare che del fondo del barile e tutto sarà più difficile. Tuttavia, quando il timer suonerà e si dovrà fermare, ci ritroveremo; per ora, non ci sono le condizioni per meritare la nostra fiducia e le conformiamo così il voto contrario dei Popolari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (Gruppo Misto). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, ho letto con attenzione le riflessioni del Presidente Pili, soprattutto ho letto con interesse le indicazioni che hanno accompagnano la sua relazione programmatica. Non c'è dubbio, ci troviamo dinanzi ad un Presidente coraggioso ed ottimista perché nonostante il mare agitato, che egli stesso richiama nel suo programma, ha trovato la forza e la volontà di andare avanti nella sua missione di assicurare un governo alla Regione della Sardegna.

La sua giovane età, al pari della mia, non dà spazio e peso alle alchimie del vecchio modo di far politica in cui tutto ciò che si dichiara in pubblico va letto come esatto contrario dell'obiettivo che si persegue. Il Presidente Pili può governare la Sardegna, propone un programma che condividiamo, salvo alcune parti che nell'azione di governo chiederemo che vengano approfondite e modificate. Il Presidente Pili chiede la fiducia di quest'Aula per andare avanti. Ebbene, i Democratici Cattolici Sardi, rappresentati da me, e il movimento politico rappresentato dal collega Amadu sono disposti a concedere al Presidente Pili la loro fiducia. Lo abbiamo votato, abbiamo accettato con estremo spirito di servizio una delega e siamo disposti ad accompagnarlo nel suo cammino con lealtà, soprattutto perché crediamo che in questa difficile fase istituzionale debba prevalere solo una logica, quella della lealtà e della responsabilità. Dico di più: è bene che oggi si possa inaugurare la stagione della lealtà istituzionale verso i sardi che ci osservano ed attendono da noi risposte chiare, immediate, efficaci.

Onorevoli colleghi, oggi esprimiamo la fiducia alla Giunta, soprattutto esprimiamo un atto di fiducia all'Assemblea regionale e, contestualmente, restituiamo la fiducia al popolo che ci ha proposti come suoi rappresentanti. Se ci soffermassimo sull'esiguità dei numeri che hanno determinato l'elezione del Presidente Pili, apriremmo solo una polemica caccia alle streghe, a quelle stesse streghe che lasciano intravedere una vita breve per questo esecutivo condannato a essere riassettato o demolito subito dopo gli appuntamenti iniziali dei prossimi mesi. Presidente, vada avanti per la tutela della sua dignità personale e per il rispetto e l'orgoglio di tutti i sardi.

Dalle affermazioni rese in Aula da maggioranza ed opposizione si è evinto, in modo chiaro ed inequivocabile, che si vuole realmente avviare la stagione della lealtà ed allora persegua fino in fondo il mandato che questa Assemblea le ha affidato. Certo, qualcuno ha definito il suo programma un "libro dei sogni", forse ha ragione o forse ha torto; io dico che è meglio sognare in positivo piuttosto che continuare a piangersi addosso o addirittura inasprire qualsiasi forma di dialogo. Si ricordi l'attesa del mondo agricolo che vive un momento di drammatica difficoltà, lo stato attuale del disagio nel settore dei trasporti e le prospettive legate alla continuità territoriale, suscettibili di sciogliere i nodi legati al turismo, al commercio, all'artigianato e alla produzione. Questi problemi ci devono vedere tutti impegnati per la loro soluzione, la situazione è infatti di vera emergenza. Per il superamento di questa emergenza occorre uno sforzo comune delle forze sia di maggioranza che di opposizione.

Continuo manifestando un'esigenza di carattere programmatico che è anche un auspicio. Il Presidente parla di attenzione verso il sociale, di maggior apertura verso le categorie deboli e disagiate. Gli fa onore richiamare l'attenzione collettiva verso il problema delle tossicodipendenze e la riabilitazione di soggetti che hanno avuto la sventura di trovarsi coinvolti in azioni delittuose. Saremo con lei in queste battaglie. Vogliamo però ricordarle che il cosiddetto terzo settore è un comparto ampio che coinvolge sfere e soggetti estremamente delicati ed abbisognevoli di tutela, assistenza ed interventi incisivi. Presidente, i disabili, gli anziani, i malati di mente, i pazienti affetti da diverse patologie attendono risposte concrete, non parole d'affetto e di considerazione, attendono fatti.

Ho un sogno, Presidente, vorrei che nella sua azione di governo lei spendesse un impegno più concreto verso queste categorie deboli. Se lo farà saremo ancora più lieti di stare al suo fianco, e se le sue parole troveranno riscontro nei fatti saremo orgogliosi di confermare quella fiducia che oggi, io e il mio collega Amadu, le accordiamo, accettando una delega sulla base dello spirito di servizio che ha sempre contraddistinto la nostra azione politica.

Presidente, vada avanti. Noi votiamo la fiducia alla Giunta che lei propone, augurandole buon lavoro nell'interesse di tutti sardi..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N). Presidente, lei ha iniziato le sue dichiarazioni programmatiche riferendo di raccomandazioni che le sono state fatte: "Stai attento, stai attento, perchè ci sono persone che vogliono tenderti degli agguati"., Presidente, io ho ascoltato la sua replica e sono soddisfatto delle cose che lei ha detto. E le dirò che nonostante i toni forti usati ieri, ma lei ha compreso benissimo le ragioni di questi toni forti, lei può essere certo che io ed anche qualche amico saremo un baluardo insormontabile in difesa di una Giunta se lei lavorerà e manterrà le promesse che ha fatto.

Saremo un baluardo insormontabile anche se ci dovesse essere un tentativo, peraltro legittimo, del centrosinistra di riconquistare il potere alla Regione.

Vede, questa può apparire e può essere una mia, una nostra debolezza, ma io non mi preoccupo di avere potere o di avere forza, io spero di avere il coraggio di continuare a combattere per le cose nelle quali credo, nelle quali noi crediamo. E, a proposito delle cose nelle quali credo, io le vorrei chiedere Presidente e glielo chiedo non con arroganza, non sotto forma di minaccia, ma sotto forma di preghiera, di occuparsi di un problema sul quale lei stesso pose forse una delle prime pietre, quello della continuità territoriale.

Il popolo sardo ha avuto, con la firma del Ministro, il diritto ad ottenere tariffe agevolate, il 19 ottobre scorso se non ricordo male. Le compagnie aeree, con ragioni secondo me pretestuose cincischiano, dicono che non sono pronte mentre nella realtà sarebbe sufficiente cambiare il prezzo del biglietto. Io credo che i sardi, avendo acquisito questo diritto per legge, abbiano il diritto di essere tutelati. Lei, essendo il Presidente di tutti noi, mi auguro che dia priorità assoluta alla soluzione di questa questione.

Questo passaggio dalle tariffe di mercato alle tariffe agevolate, ha creato qualche scompenso. Per esempio, io ho parlato coi lavoratori di Meridiana che rischiano di essere licenziati, e ho sottoposto alla sua attenzione un documento scritto da queste persone che rischiano di perdere il lavoro e, quindi, meritano tutta la nostra attenzione. Si dovranno studiare, e credo che lei sarà bravo nel farlo, delle compensazioni perché da una parte c'è il diritto dei sardi di viaggiare a prezzo agevolato e dell'altra c'è il diritto di altri sardi di non perdere il lavoro, di non pagare con il loro mancato stipendio, la concessione di questo diritto. Anche le agenzie di viaggio credo siano in crisi per effetto di questa decisione. Io vorrei sottoporre alla sua attenzione anche il problema del Regolamento del Consiglio, del quale ha già parlato il mio Capogruppo, che so non essere di competenza della Giunta, compete infatti alla Giunta per il Regolamento e quindi al Consiglio. Ce ne occuperemo. Il Presidente Serrenti mi ha informalmente assicurato che quanto prima ci occuperemo di questo argomento per mettere il Consiglio nelle condizioni di poter lavorare con efficienza, magari abolendo quella cosa ignobile che è il voto segreto.

Presidente, io le do la fiducia, ma il nostro voto deve essere inteso come un voto di appoggio esterno, non perché io non sia o non sarò leale, o noi non saremo leali nei suoi confronti, ma perché la nostra scelta politica, per le ragioni che lei comprende, è questa e non può che essere questa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Ringrazio doppiamente l'onorevole Corda per questa ultima espressione e lo cito riferendomi a quel principato di Guasila che lui ha citato ieri per ricordargli che il 15 di agosto ogni anno a Guasila si corre un palio importante, il palio dell'Assunta. Era una tradizione tra l'altro, fino a qualche anno fa, che questo palio dell'Assunta si concludesse con l'omelia del povero Don Floriano Piras il quale, quasi a titolo di incoraggiamento e di augurio a tutti i guasilesi e a tutti i fedeli presenti diceva che Is cuaddus fortis si binti a s'urtimu giru. Presidente, lei nel suo ultimo giro è stato davvero forte, ha fatto un grande ultimo giro che inorgoglisce tutti noi.

E noi riformatori, naturalmente, le ribadiamo tutto il nostro appoggio e le anticipiamo il nostro voto favorevole.

Io credo che l'onorevole Rassu poc'anzi abbia detto che la legge 28 è stata approvata a Bruxelles non tanto perchè euforico, come ha detto l'onorevole Cogodi, ma perché trasportato dalla sua voglia di fare.

La legge numero 28 ha avuto il benestare da parte della Commissione per la concorrenza e questo significherà, in base soprattutto al famoso articolo 12, il finanziamento (chiaramente dopo l'approvazione del Consiglio) di tutti i 350 progetti approvati.

Sono certo che lei, nella sua veste di Presidente, farà in modo di imprimere la massima accelerazione all'iter del provvedimento, proprio per dare delle risposte e per riconquistare anche il voto di quel suo concittadino.

Ringrazio anche l'onorevole Noemi Sanna per le parole suadenti di incoraggiamento ad andare avanti rivolte a questa maggioranza.

Dispiace constatare però, sul finire di questo dibattito, che i dubbi che ieri erano stati manifestati dagli amici di Alleanza Nazionale ancora permangano. Mi dispiace e io, mi si consenta, vorrei rivolgere un monito anche all'onorevole Locci invitandolo a fare attenzione, dopo aver atteso infatti questo appuntamento per trentacinque anni, l'onorevole Locci lo sta forse rimandando di altri trentacinque.Lo sollecito quindi a non assumersi questa responsabilità, non se l'assuma!

Io, Presidente, naturalmente nel farle gli auguridico che abbiamo molto apprezzato alcune osservazioni formulate da molti componenti dell'opposizione, alcune forse le abbiamo apprezzate meno, ma anche queste le interpretiamo ancora una volta con la saggezza tipica di noi sardi e, per restare in tema di cavalli, diciamo che "Is cuaddusu friausu timinti sa sedda". Il detto tradotto significa che il cavallo che è stato ferito dalla sella ha paura di essere sellato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI. (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, onorevole Presidente della Giunta, voglio premettere che non sono abituato per percorso politico e per storia personale a farmi intimidire facilmente da velate minacce; né da quelle di stampo giornalistico, né da quelle di generali in cerca di una truppa. I quali generali dovrebbero sapere, e di conseguenza ponderare, che qualora dovessero prendere sul serio in esame l'ipotesi di leggere il nostro D.N.A., si configurerebbe per loro il reato di esercizio abusivo della professione medica.

Dichiaro di condividere in toto il senso e il merito delle critiche dei colleghi Corda e Locci, così come ritengo sia venuto a mancare nel Gruppo di A.N. il senso della giustizia e della lealtà nonché il rispetto delle persone. In merito alle dichiarazioni programmatiche, voglio sottolineare di non aver trovato certezze in ordine alla riforma del settore delle acque (settore nel quale mi sono impegnato con studi e ricerche in prima persona), né forme di tutela delle categorie più deboli soprattutto disabili, emarginati, disoccupati (a favore dei quali mi onoro di aver presentato delle proposte di legge), così come ho notato carenze nella tutela delle comunità marginali e dei loro territori, che si vanno sempre più spopolando e desertificando. Emerge dalle scelte di Giunta infatti una perdita di peso politico delle province più povere, parlo della provincia di Oristano, di quella di Nuoro nella quale sono nato, del territorio dell'Ogliastra che si è vista derubata da cavilli politici e da accordi strani di partito fra due consiglieri regionali, senza che nessuno sentisse il dovere di parlarne in quest'Aula, e questo vale anche per il Sarrabus, il Gerrei e altre zone marginali; poiché non mi sento rassicurato neanche dalla presenza in Giunta di due assessori di A.N., soltanto per senso di responsabilità e di rispetto verso le istituzioni e i miei elettori, che per questo mi hanno votato, ritengo di affidare a lei, Presidente, il mio voto, da intendersi come appoggio esterno basato sulla fiducia alla sua persona, e condizionato ad una verifica quotidiana dell'azione di governo.

Stia certo, Presidente, che se questo rapporto dovesse modificarsi non esiterei un attimo a comunicarglielo in prima persona, così come è nostro costume. Auguri Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signori Presidenti, qualche osservazione, con molta pacatezza, e stia tranquillo, onorevole Capelli, senza livore alcuno, non rientra per altro nel mio costume. Vorrei comprendere, visto che l'onorevole Capelli ha inneggiato gioiosamente al cambiamento, di quale cambiamento si tratta. Il cambiamento è avvenuto nei modi, nei programmi, nelle forme? E' avvenuto negli uomini forse, negli uomini e nelle donne, nelle donne che non c'erano prima in Giunta e non ci sono oggi; gli Assessori sono stati scelti sei tra i consiglieri regionali e sei all'esterno del Consiglio, ma nessuna donna, né tra quelle presenti in Consiglio, né tra quelle presenti nella società sarda, viene individuata per meriti personali, per fantasia personale, per capacità personale, per professionalità, e non perché si riservano delle quote.

Ed allora mi chiedo, quale cambiamento? Quello a cui ha fatto riferimento l'onorevole Pili? Quello della modernità, dell'efficienza, dell'innovazione? E la domanda conclusiva, finale: ma questi tre termini fanno sentire i sardi meno sardi? No, no. I sardi non sono ossequiosi, però, ai messaggeri romani, messaggeri che violano l'autonomia. I sardi, però, non vogliono sentirsi inquilini, dentro questo Consiglio regionale, e gli altri i padroni, questo no. Ma al di là dei termini, Presidente Pili, l'innovazione, l'efficienza, la modernità, non le abbiamo viste surrogate poi da proposizioni concrete nelle sue dichiarazioni programmatiche. Sta vivendo il suo glorioso attimo fuggente.

Avremmo voluto sapere le sue opinioni, per esempio, sui piani integrati d'area, su quelli che sono ancora bloccati, e sui quali esiste una norma di legge approvata da questo Consiglio regionale, che prevede una riserva del 60 per certo delle risorse a favore di quei territori il cui prodotto interno lordo non raggiunge il 60 per cento del prodotto interno lordo italiano; non se ne parla. Vedremo se quella norma di legge verrà rispettata, vedremo che politica proporrà per le zone interne.

Siccome nessun uomo vive a lungo quando muoiono i suoi sogni, non uccida le speranze e i sogni dei sardi, soprattutto delle classi più disagiate, dei senza lavoro. Oltre tutto, onorevole Pili, ma anche questo glielo dico con il dovuto rispetto , in modo molto amichevole, lei ha fatto due affermazioni nella sua replicadalle quali appare un po' bugiardello, nulla di più. La prima affermazione è quella relativa al gasdotto in cui lei fa apparire quest'opera come una grande innovazione, come un qualcosa in più che non era previsto. E invece la nota d'agenzia, che noi abbiamo, dice che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle attività produttive Marzano, rilancia - quindi la proposta esisteva già - il nuovo gasdotto Algeria-Italia, via Sardegna; peraltro, Presidente Pili, vengono previsti anche i fondi che verranno stanziati fra il 2003 e il 2004. Bisogna quindi richiamare le cose così come sono. Ma lei è anche un po' bugiardello nel momento in cui dice che sceglie la strada del rispetto, e che non intende, invece, cogliere la strada del battibecco. Lei "battibecca" ed assorbe le critiche, tutte, è vero. "Ogni anima si amministra attraverso la carne", lo dice la Yourcenar, non lo dico io; ma se lei, Presidente, fosse stato sensibile e avesse scelto, invece, la strada della riflessione avrebbe tenuto conto delle considerazioni che l'opposizione oggi ha fatto qui.

Io non capisco bene il momento in atto quando sento persone appartenenti allo stesso Gruppo che, pur votando la fiducia alla Giunta, dichiarano di dare un appoggio esterno; vorrei che mi venisse spiegata questa scelta. Lasci pure perdere le critiche dell'opposizione, ma quelle della maggioranza e il grido di dolore dell'onorevole Icaro, Presidente, avrebbe dovuto coglierlo.

Presidente, noi votiamo contro, ma conserviamo la cartella perché fra sei mesi sulla copertina, lasceremo il titolo: "Progetto Sardegna", ma cambierà il nome del Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Brevemente, Presidente, per rassicurare innanzitutto il collega Pisano, che non ho assolutamente intenzione di trattenermi qui né per trentacinque anni, né credo per molto meno. Soprattutto se l'Assemblea sarda verrà mantenuta ingessata da persone incapaci di produrre politica, e quindi sarà sostanzialmente inutile alla propria terra.

Presidente, il suo è un percorso difficile, e lei dice di avere anche qualcosa da temere. Non avrà certo da temere la nostra chiarezza e la nostra lealtà; noi, Presidente, le confermiamo il voto di fiducia, seppure sotto forma di appoggio esterno;: sosterremo lei, mentre sosterremo l'azione della maggioranza, volta per volta, scegliendo il bene per la nostra terra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Gruppo Misto). Signor Presidente, per annunciare il mio voto contrario alla giunta del Presidente Pili, e per fare alcune considerazioni. Il collega Pisano ha detto che l'ultimo giro è stato il più forte. E` stato davvero il più forte, perché l'onorevole Pili si è sorpassato, le ha sparate davvero più grosse, ma stando sempre sulla scia della propaganda, della retorica, dei discorsi di facciata, e della supponenza.

Egli non ha dato nessuna risposta che tenesse conto dei contributi che, , in modo responsabile, l'opposizione ha fornito. Ma passi questo. Quello che, invece, è inaccettabile è che le emergenze della Sardegna, che hanno posto alla sua attenzione quelle forze sociali e produttive che lei ha consultato in modo sbrigativo, non fanno parte di questo ultimo giro, di questo giro più forte che è stato accompagnato da un grande applauso, rapidamente sfreddatosi per l'intervento, non dell'opposizione, ma dei consiglieri della stessa maggioranza che dovrebbe sorreggere il grande evento innovatore della presidenza Pili.

Non ha parlato, non si è reso conto evidentemente, del fatto che siamo a fine anno e non è stato approvato neanche il DPEF, non ha fatto cenno ai tempi necessari per dare una legge finanziaria alla nostra Regione, non ha minimamente accennato a quali interventi intende mettere in atto per recuperare i due anni persi nell'impiego dei fondi strutturali e, in particolare, per l'attuazione dei PIT. E, soprattutto, non ha fatto nessun riferimento alla legge elettorale, a quelle nuove regole cioè di cui abbiamo proposto di discutere tutti assieme, che, se approvate, ci consentirebbero in qualunque momento di ripresentarci davanti agli elettori; elettori che potrebbero così esprimere nuovamente un giudizio, per esempio, su questi due anni e mezzo di legislatura.

Quindi, ci sono tutte le ragioni per confermare un voto nettamente contrario. Ma quello che sconcerta in quest'Aula, quello che mi fa paura, Presidente Serrenti, è che alla palese bugia del collega Rassu, voglio ricordare che quel progetto di legge non è stata approvato neppure in Commissione, si aggiungano altre bugie.

Il Presidente Pili ha dichiarato che questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato il gasdotto Algeria-Sardegna-Corsica.

BIGGIO (A.N.). E' stato inserito nel programma, non è stato approvato.

PINNA (D.S.). Non è così, ha detto "ha approvato". Io la prego di ascoltare le registrazioni, collega Biggio, e soprattutto prego il Presidente del Consigliodi avere il dovuto rispetto per quest'Aula, dove non possono esserci soltanto bugiardi;, io, infatti, un quarto d'ora fa, ho telefonato all'ufficio stampa della Presidenza del Consiglio e mi è stato risposto che questo problema non era neanche all'ordine del giorno. Sono stati discussi, stamattina, in Consiglio dei Ministri solo i collegati alla finanziaria, non so se davvero è stato citato questo problema.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). E' un collegato infatti.

PINNA (Gruppo Misto). Allora, Presidente Serrenti, io la prego di fare questa verifica, perché non è possibile che quest'Aula debba esprimere un voto di fiducia di fronte a bugiardi che vengono platealmente smentiti dai fatti. Ci sono motivi in abbondanza per votare contro, ma io la prego di effettuare ancora questa verifica perché non è concepibile offendere, in questo modo, l'Assemblea del popolo sardo.

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, la prego di usare termini parlamentari. Poi cercheremo di chiarire anche questo.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio regionale, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi consiglieri, la lunga crisi politica che viviamo non è solo una crisi eventuale o una delle mille che questa Regione ha conosciuto negli anni. E', al contrario, una crisi di sistema, una crisi profonda e lacerante del nostro tessuto democratico. Infatti, la sua elezione alla funzione di Presidente della Regione, di cui oggi siamo così lieti, onorevole Pili, avviene comunque due anni dopo l'indicazione in tal senso fatta dai cittadini sardi.

Questo è proprio il primo aspetto di un'anomalia che è ancora presente, stante i malumori che ancora dobbiamo purtroppo, e sottolineo purtroppo, registrare in quest'Aula. Un'anomalia dovuta, come tutti noi sappiamo, e come lei stesso ha ricordato, signor Presidente, alle disfunzioni di una legge inadeguata e bizantina, una legge elettorale che ha bocciato i vincenti e premiato chi ha avuto meno consensi. Un'anomalia che porta inevitabilmente a un problema di rappresentanza dei Gruppi e di rispetto del voto democratico.

In questa crisi di sistema siamo consapevoli di essere in mezzo al deserto, ancora; siamo consapevoli che il momento è difficile e che molta strada deve essere ancora fatta, ma, parimenti, siamo convinti che nessun altro possa essere il percorso. Per questo, in modo convinto, signor Presidente, voterò la fiducia alla giunta da lei capitanata.

Senza alcuna retorica, ma con sincerità voglio pubblicamente riconoscere al programma che lei ha presentato a quest'Aula una grande tensione morale e ideale nei confronti dei giovani, riconosciuti, finalmente, come obiettivo prioritario dell'azione di governo. Il via libera che oggi l'Aula le darà, come speriamo, signor Presidente, è per i giovani il miglior viatico possibile per cominciare concretamente quel ricambio generazionale che deve essere davvero il sale di questa nuova fase politica.

La società sarda è gravemente arretrata rispetto alle molte sfide che l'attendono. Giustamente lei, nel suo intervento, signor Presidente, ha posto al vertice dell'agenda politica e istituzionale il superamento del dualismo società civile-mondo politico, come è stato anche autorevolmente ripreso nel suo intervento dal collega Murgia. E' questa, colleghi, la più difficile e la maggiore delle sfide che dovremo affrontare. Adeguare le nostre istituzioni prima di tutto e quindi l'intero sistema sociale e produttivo della nostra Isola a un mondo che è profondamente mutato, un mondo che cambia ancora in continuazione a velocità rapidissima, un mondo che ha bisogno di istituzioni che siano all'altezza della sfida.

In questo contesto, a noi, eletti e incaricati del governo, spetta tenere fede all'impegno che abbiamo assunto con i cittadini, e se i colleghi mi consentono di dirlo, senza alcuna iattanza, a noi giovani ancora di più spetta sintonizzare sulla stessa frequenza quel mondo che cambia e questa società politica che invece si ostina a ripetere vecchi rituali, vecchi copioni, vecchi scenari.

La sua puntuale, appassionata ed esplicativa replica ha, a mio avviso, signor Presidente, convinto e rafforzato in quei 152 mila sardi che nel '99 l'hanno votata l'opinione di non avere sbagliato. La sua motivazione, la sua determinazione, il suo entusiasmo sono anche i nostri. Forza, Presidente!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto contrario a una Giunta a termine, a una nuova maggioranza uguale alla vecchia, ma più critica, più litigiosa, e che ora vedo anche sfilacciata. Nel suo programma ho letto molti slogan, poche proposte, solo elencazioni di problemi; e, anche se mi fermassi qui, sarebbe ampiamente motivato il mio voto contrario.

Eppure ritengo sia necessario fare alcune considerazioni ulteriori; le ritengo necessarie anche perché condivido l'idea, già esposta dalla collega, onorevole Pilo, che in questi momenti occorre dimostrare di tenere alla Sardegna. Onorevole Pili, ritiene che le Commissioni con questa maggioranza da domani saranno diverse? Anni per esitare una qualunque legge, un solo collegato alla finanziaria approvato, dei diciotto previsti, credo che questi dati siano una dimostrazione più che sufficiente del lavoro che, in questi due anni, questo Consiglio ha portato avanti, nulla o quasi. Ritiene che da ora in poi sarà diverso? Che la quantità di lavoro svolto sarà maggiore?

Le assenze dei consiglieri, i franchi tiratori, le assenze di proposta della sua maggioranza, l'uso di questo Consiglio per fare clientela ed ambulatorio crede che verranno meno tenendo conto che la maggioranza è la stessa? L'esecuzione sommaria, onorevole Pili, della Giunta Floris, perché di questo io ritengo si sia trattato, una giunta durata, vissuta come ha vissuto in maniera precaria, circa due anni, ha determinato, come già detto da tanti consiglieri, anche della sua parte politica, la nascita di una nuova giunta che, se non è uguale, è decisamente simile.

Onorevole Pili, la Sardegna io credo che oggi debba sapere che l'elefante ha partorito un topolino. Devono sapere la nostra Regione, i sardi, i nostri elettori che i ritardi di questa maggioranza non sono stati tutti causati dall'inefficienza della Giunta Floris, anche perché nonostante più volte Floris stesso abbia denunciato qui in Consiglio, l'assenza, l'inefficienza, la mancanza di collegialità della sua stessa maggioranza, niente è cambiato. Floris si è dimesso perché non gli avete concesso spazi, gli avete tolto l'ossigeno, anzi gli avete dettodi farsi da parte perché avevate un progetto nuovo, perché essendo di più, non sareste stati precari. Però il risultato è quello che stiamo vedendo, è davanti a tutti.

Un consigliere, futuro Assessore, le ha chiesto di mettersi le scarpe da tennis; Presidente, io credo che lei forse più che pensare a correre deve cimentarsi ancora una volta, la terza volta, in un salto in alto. L'onorevole Fois, che lo ha capito in quanto lui è abituato a navigare, ha deciso subito che non sa volare, che non le vuole venire dietro. Le hanno consentito alcuni, non tutti per quello che stiamo vedendo, di fare questo ulteriore tentativo, dall'alto naturalmente dei suoi 152 mila voti. Ha preso una rincorsa, una rincorsa di due anni; bene, io credo che la sua rincorsa, onorevole Pili, alla carica di Presidente sia stata la vera mina vagante che ha abbattuto la Giunta Floris, però lei oggi ha la stessa giunta con maggiori problemi, maggiori vincoli, meno tempo, il poco tempo che le daranno i consiglieri della maggioranza per quel che vedo; la sua maggioranza che mi porta a chiedere come potrei essere d'accordo, come potrei darle un voto favorevole.

Quell'asta del salto in alto, di cui parlavo poco fa, che lei crede, che lei ritiene con la sua giovinezza di poter superare, sappia onorevole Pili che cadrà, perché i suoi, la sua stessa maggioranza, stanno già muovendo le aste perché quella asticella cada da sola. Non ne avrà il tempo, e allora è per questo che io sono contrario. Sono contrario alle perdite di tempo, onorevole Pili, e non è una posizione di parte la mia. Io sono contrario al consumo di qualunque tipo di energie che avvenga dentro questo Consiglio, siano esse di destra, siano esse di sinistra. La nostra Regione non se lo può permettere. Ribadisco per questo motivo il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.

CARLONI (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghi, io intervengo per chiarire dei fatti e dei concetti. Innanzitutto vorrei chiarire, anche se potrà sembrare strano, che io non ho mai gioito per l'alternarsi delle diverse, ben sette, Giunte Palomba. Preconizzavo infatti quello che è poi successo in questa tornata elettorale, che ha dimostrato come quello fosse un presidenzialismo di facciata, e che il famoso "trilottaggio", che eravamo riusciti ad eliminare, era soltanto una vittoria di Pirro, una vittoria di facciata anche quella, e che quindi sarebbe stato necessario ed indispensabile concordare con l'opposizione di oggi, maggioranza allora, attraverso interlocuzioni, che vi furono, una legge elettorale che "convenisse" a tutti per toglierci dai pasticci nei quali oggi ci troviamo. E quindi ho impostato la mia campagna elettorale su due o tre punti fondamentali, e abbiamo avuto facile ragione, perché abbiamo lucrato anche sulle disgrazie degli avversari, e abbiamo ottenuto il risultato che abbiamo avuto, cioè un Presidente, semipresidente, perché tutti pensavano che avrebbe potuto costituire lui la giunta, cosa che non è stata giudicata invece possibile.

Allora, questo è il fatto, o meglio l'antefatto. Il concetto che voglio chiarire agli altri e a me stesso, invece, è il concetto di lealtà. Ed allora, come si può rimproverare Alleanza Nazionale e un iscritto di Alleanza Nazionale che, nella prima fase della legislatura, pur essendo il secondo maggiore partito della coalizione, tace, acconsente cioè a che il Presidente della Giunta non provenga dalla coalizione di partenza, e che quelli siano gli assetti, perché la governabilità, e noi siamo un partito della governabilità, richiede questo e a questo noi ci atteniamo? E abbiamo atteso due anni per vedere se i programmi che avevamo impostato nella campagna elettorale e che avevamo chiesto a quell'esecutivo di rispettare fossero stati rispettati.

Ed allora in due anni, parliamoci chiaro, risultati concreti ce ne sono stati pochi. E se le lamentazioni ci sono state, noi le abbiamo fatte in faccia al Presidente Floris e gli abbiamo richiesto il perché non si concordasse tutti insieme l'andamento e il proseguimento dei lavori di quella Giunta. Ma altri hanno preferito utilizzare il modo che noi non abbiamo mai utilizzato, cioè far cadere proditoriamente una Giunta senza che a noi si dicesse nulla, senza che noi fossimo consapevoli della volontà di far cadere quella Giunta.

Quindi ad altri la responsabilità di aver fatto cadere quell'esecutivo. E noi dopo la caduta di quell'esecutivo, ed avendone sentito preventivamente odore, avevamo detto per bocca dei più autorevoli rappresentanti del partito, qui e fuori di qui, che non avevamo assolutamente nessuna pregiudiziale nei confronti di Pili, indicato con centocinquantamila voti di preferenza; Pili poteva formare la nuova Giunta purché riuscisse a costruire un nuovo assetto supportato da una maggioranza più consistente. Questi erano i fatti sui quali si sarebbe dovuto ragionare.

Questa era la premessa che si sarebbe dovuta rispettare. Questo non è accaduto, è accaduto invece che si sia costituita una nuova maggioranza senza che l'alleato principale sapesse niente dei nuovi assetti e delle determinazioni del nuovo esecutivo. Abbiamo appreso questi fatti dalla stampa. Abbiamo sopportato anche questo; abbiamo tentato di protestare dicendo che non era questo il modo di trattare il migliore alleato, e abbiamo minacciato di comunicare a mezzo stampa

che all'unanimità il Gruppo di Alleanza Nazionale si era dichiarato per una astensione motivata e le motivazioni lei, che gentilmente è venuto al Gruppo di Alleanza Nazionale, le ha sentito con le sue orecchie dalla nostra voce, non gliele abbiamo mandate a dire. Non abbiamo mandato mandanti o messaggi di nessuna natura, abbiamo parlato chiaro. E lei altrettanto chiaramente, dopo la seconda riunione, non la prima, la seconda riunione nella quale era stato ribadito che non c'erano le condizioni perché noi si entrasse in Giunta, dato che la situazione non era cambiata ha lasciato la sede di Alleanza Nazionale dicendo: "prendere o lasciare, signori, questi sono gli assetti, questa è la volontà del Governo".

Benissimo, allora non essendo intervenuti fatti nuovi, la conseguenza qual è? Io la lascio trarre a qualsiasi persona che ragioni con una logica elementare, banale, la lascio trarre a voi.

Noi abbiamo ribadito che non le tendiamo le imboscate, come invece fanno altri; e i miei colleghi, Locci in testa, le hanno detto perché la situazione politica meriti e determini soltanto questo genere di consenso da parte di Alleanza Nazionale. E io ribadisco le affermazioni del collega, e le faccio mie.

Allora, perché noi si abbia atteggiamenti diversi occorre avere nei nostri confronti, nei confronti dell'alleato principale, una considerazione diversa. Ed allora superiamo anche questo ulteriore oltraggio, perché si fa di tutto e con tutti alle spalle nostre, e diamo il nostro consenso. Ma in questa situazione, e sto raccontando fatti, non ipotesi, sto raccontando soltanto fatti, l'atteggiamento politico corretto da assumere , visto che lei, come la Giunta precedente, non ci ha dato prima, e non ci dà in concreto adesso assicurazioni che vengano accolte le nostre richieste, è l'appoggio esterno.

Appoggio esterno che per noi, e se qualcuno vuole possiamo continuare a spiegare che cosa intendiamo noi per appoggio esterno, significa lealtà. Non la stiamo tradendo, la stiamo votando.

La stiamo votando e continueremo a votarla se si comporterà nel modo da noi richiesto; ed è quello che le avevamo già detto quasi alla unanimità nella sede di Alleanza Nazionale. Il nostro ragionamento non ècambiato; per cui atteniamoci alla real politik, tenendo conto inoltre anche del fatto che noi siamo per il presidenzialismo, e lei pur nell'ambito di un presidenzialismo atipico è stato indicato dagli elettori a ricoprire la carica di capo dell'esecutivo, noi vediamo in lei il conduttore dell'unica Giunta possibile oggi.

La voteremo, ma la voteremo a condizione che i punti principali presenti nel nostro programma vengano attuati. In questo caso noi saremo alleati leali come lo siamo sempre stati, da noi imboscate non ne avrà. Avrà soltanto avvisi e notificazioni di ciò che ci va bene e ciò che non ci va bene. Con queste motivazioni noi diamo l'appoggio esterno alla Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ho ascoltato con grande attenzione il dibattitosviluppatosi nell'intera giornata di ieri; e dopo aver sentito gli interventi dei colleghi, soprattutto di quelli della maggioranza ( il collega Pirastu, il collega Corda e così via), mi ero fatto un'idea sotto l'aspetto politico della situazione che all'interno dell'Aula, in questa maggioranza, si stava vivendo.

Stamattina ho aperto un giornale, un quotidiano locale, e ho letto che il centrodestra si schiera "compatto" sull'appoggio al "Progetto Sardegna". Il termine "compatto" mi è sembrato un po' strano. Per prima cosa ho pensatodi aver interpretato male alcuni passaggi dei colleghi. Ma la mia interpretazione non era poi così sbagliata, ed io questo pomeriggio ne sto avendo la conferma; anche se qualche collega stasera ha fatto finta di niente, dopo l'intervento dell'onorevole Milia.

L'onorevole Milia è stato di una chiarezza unica, anche se si è fatto finta che Sergio Milia in quest'Aula non abbia parlato. Invece ha detto, ma ha detto tanto e con, ripeto, assoluta chiarezza.

Signor Presidente, lei ha detto che in Sardegna vi è una richiesta forte di modernità; osservando lo scenario che oggi io ho davanti agli occhi, se la modernità è questa, credo che lei si stia preparando a guidare un'auto fuori produzione e pagata, inutilmente, come nuova. Non la fanno più, se la ritrova solo lei.Ed è questo un pericolo, per cui credo che dovrà anticipare i tempi di quella lezione di "motivazione". E quando nel mio intervento le ho detto che la crisi si era chiusa solo formalmente e non politicamente questo intendevo dire. Formalmente è chiusa, hanno eletto lei, lei ha nominato la Giunta, voteremo o meno la fiducia, ma se i voti non fossero sufficienti, signor Presidente, le darei anche il mio perché lei ha intrapreso un percorso e ritengo che debba andare avanti.

Chi l'ha voluta alla Presidenza della Giunta se la deve tenere sino alla fine, non si può tornare indietro. Nessuno di voi può tornare indietro, dovete andare avanti sino alla fine; dovete avere senso di responsabilità e coscienza del ruolo istituzionale perché quando si è maggioranza lo si è sino in fondo, anche se colpiti dalla sindrome di Stoccolma, che qualcuno si trascina dietro dal '99, perché siete prigionieri.

E' ripetitivo quello che sto dicendo, ma siete veramente prigionieri di una realtà che voi stessi avete contribuito, forse anche costretti, a costruire, Non è piacevole ritrovarsi in questa situazione, ma è necessario che andiate avanti. E la modernizzazione che io ho sentito prospettare in questi ultimi interventi non può essere la soluzione ai problemi. Non mi meraviglia, in quest'Aula se ne sono sentite altre, però ogni tanto, dato che siamo in diretta televisiva, è bene spiegare ai colleghi e a chi ci ascolta il motivo della modernizzazione.

Guardate, io voglio chiudere, perché sta terminando il tempo concesso, con una riflessione che serva a tutti. Qua dentro molti di voi hanno detto che vogliono volare, lasciate perdere, imparate a camminare. Ma imparate a farlo in fretta e speditamente, perché di questo la Sardegna ha bisogno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Presidenti e colleghi, io mi sforzerò di parlare brevissimamente di politica, non di fatti interni a partiti o a Gruppi. Avevo preparato una scaletta, cercando di ricordare all'attuale opposizione le responsabilità, che non sono mai esaurite, delle Giunte che ci hanno preceduto.

Le ricordo soltanto per memoria, perché tanto siamo tutti quanti conoscitori dei problemi, sappiamo quale è stata la situazione nel corso degli ultimi cinque, dieci, quindici, o venti anni, e giù di lì.

Io devo fare un ringraziamento al Presidente Floris perché nel corso di questi due anni e mezzo è riuscito a governare, e lo dico senza enfasi, in maniera egregia questa Regione. Al Presidente Floris e alla sua Giunta, che in questi due anni e mezzo hanno fatto il miracolo di non provocare nessun tipo di crisi, così come era accaduto in altre occasioni, ma ripeterei il primo argomento del quale ho parlato.

Si è parlato a lungo della ingordigia di Alleanza Nazionale in ordine ad assessorati richiesti "a compensazione". Brutte parole queste, non assessorati ahimè, perché fra un po' ci saranno dodici assessori, quindi non è questa una brutta parola, ma "a compensazioni". Alleanza Nazionale all'interno di questo Consiglio rappresenta una fetta importante della società sarda; Alleanza Nazionale era legittimata quindi a richiedere una rappresentatività maggiore rispetto a quella che ha.

Le ragioni della politica, però, cari amici della opposizione e rischio di diventare strabico e, consentitemelo, le ragioni del buon governo, sono diverse rispetto alle ragioni degli appetiti personali e dell'orgoglio di partito. Un orgoglio di partito che io condivido.

Ed allora Alleanza Nazionale è diventata una destra di governo non per avere posti di sottogoverno, non per fare clientela, non per valutare che indennità prende quel presidente o quel consigliere di amministrazione, non per incassare prebende. Alleanza Nazionale ha fatto un lungo percorso per diventare destra di governo, e per diventare destra di governo con pari dignità, senza sdoganamenti da parte di nessuno, per dare una svolta alla politica, per dare un futuro alla politica, per dare una speranza alla politica e alla Sardegna.

Io rischierò anche di non farmi stimare dall'onorevole Dore e da altri, che hanno distribuito patenti di credibilità "a quelli va la nostra stima, a quegli altri va la disistima". Io, rischiando di non avere la patente neppure dall'onorevole Dore, dirò che voterò per il Presidente Pili. E voterò per il Presidente Pili per una serie di motivi. Primo, perché il Gruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio regionale ha stabilito di dare la fiducia al Presidente Pili. Secondo, perché il coordinamento regionale del partito, al quale io sono iscritto, ha stabilito di dare la fiducia all'onorevole Mauro Pili.

Terzo - ne avrei anche altri di motivi - perché è in atto uno scontro forte, Presidente; è in atto uno scontro, e non è dentro Alleanza Nazionale, fra una maggioranza che è per la modernizzazione, e una minoranza che è per la conservazione. Lo scontro è fra una maggioranza che vuole un'economia liberale, e una minoranza che vuole un'economia dirigistica, e si è visto dai vostri interventi.

Perché noi siamo per il lavoro produttivo, e molti del centrosinistra sono per il lavoro assistito; noi siamo per la Sardegna dentro l'Europa, voi siete per una Sardegna isolata e chiusa dal mare.

Noi siamo per una Sardegna che abbia la speranza di crescere, di diventare una cosa importante, voi siete per la rassegnazione.

Per questo noi votiamo l'onorevole Mauro Pili, così come ha stabilito il Gruppo di Alleanza Nazionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, dichiaro il mio voto contrario alla Giunta Pili; una Giunta che nasce tra contrasti e tensioni, così forti, da risultare fragilissima, debolissima, quasi esplicitamente destinata a durare qualche mese. Il Presidente Pili, del quale parlo con rispetto istituzionale e politico, sarà pure salito sulle spalle di un gigante, ma la sensazione è che il gigante abbia i piedi di argilla. Mi pare, a dire il vero, che dopo le dichiarazioni dell'onorevole Milia, e le dichiarazioni di appoggio esterno dei colleghi di Alleanza Nazionale, la sensazione sia diventata ora dopo ora una certezza. Tra qualche mese, probabilmente, saremo daccapo. Colgo l'occasione per rispondere a quei colleghi del centrodestra che parlano come se la Sardegna sia stata governata per cinquant'anni dalla sinistra.

E' come se per la prima volta nella storia della Regione essi solo ora siano entrati nelle stanze dei bottoni. Così non è. Questa rappresentazione non è storia, è barzelletta. Potrebbero spiegarglielo con dovizia di argomenti colleghi presenti nelle sue file: Floris, Contu, Oppi per esempio.

Ci sono, allora, oltre alle evidenti ragioni politiche generali, due ragioni importanti, tra le altre, che motivano il mio voto negativo. Per ragioni di tempo le voglio brevemente ricordare. Nella passata legislatura il centrosinistra era riuscito a mettere al centro della sua azione politica un tema di grande interesse, le zone interne della Sardegna; colpisce perciò l'assenza, onorevole Pili, nelle sue dichiarazioni programmatiche, di una politica complessiva per queste zone.

Di fronte ad alcuni processi e trasformazioni demografiche, sociali ed economiche che stanno modificando profondamente intere aree della nostra Isola, purtroppo anche per l'assenza di una incisiva politica economica in questi ultimi due anni, non scatta la necessità di una attenta analisi nelle sue dichiarazioni e di una conseguente proposta politica incisiva.

Un'altra questione; il processo di modernizzazione del Paese, così come tanto avete voluto sottolineare, così come è spesso richiamato, non solo nelle sue dichiarazioni, onorevole Pili, ma anche di tanti suoi colleghi di maggioranza e soprattutto dalle colleghe delle sua maggioranza, ha visto le donne come principali protagoniste dei profondi cambiamenti intervenuti nella società. Non valeva la pena allora che richiamasse solo quelle due righe sulla famiglia.

Infine, la perdurante e sempre più accentuata esclusione delle donne dai luoghi della decisione è il sintomo, il riflesso di strozzature, contraddizioni, paradossi che si pensava, che le sue colleghe di maggioranza pensavano, lei avrebbe respinto. Lei è stato, come altri suoi colleghi in precedenza, vittima ed ostaggio di una politica fatta di uomini che non mollano il potere perché vogliono utilizzarlo, non sempre e non solo, per modificare i processi sociali e di modernizzazione della nostra Isola. Non l'ha fatto, e questo non depone a suo favore, onorevole Pili. Non so se sarà capace nel prossimo futuro di modificare questo, ma certamente un giovane Presidente della Regione si sarebbe potuto distinguere per un'inversione di politica, e la rappresentanza di genere, onorevole Pili, è un cambiamento di rotta forte che le donne e gli uomini che l'hanno votata avrebbero meglio compreso e capito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, gentili colleghe e colleghi, nel mio intervento di ieri pomeriggio mi sono soffermato prevalentemente su quattro punti del programma, presentato alla nostra attenzione, allo scopo di essere rassicurato sul loro vero significato. I punti, in termini sintetici, erano il turismo inteso come industria turistica, capace di governare lo sviluppo nella piccola e media impresa, nel terziario, nell'agricoltura, nell'artigianato, nella pesca; l'altro punto era l'ambiente e l'agricoltura, qualificando la produzione agricola in termini strategici e facendo dell'ambiente il motore dello sviluppo. Poi la relazione tra turismo e tutela del passaggio, e la necessità di riformulare normative generali in materia urbanistica, e infine la riforma della burocrazia, indispensabile per stimolare i progetti di investimenti strategici capaci di creare ricchezza ed occupazione.

Nella sua replica ha risposto indirettamente alle mie puntualizzazioni e direttamente alle perplessità e critiche dell'opposizione, ritengo in maniera esauriente.

Pertanto vorrei dichiarare il mio voto favorevole ed augurare e lei e alla sua Giunta un proficuo lavoro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, nessuno di noi era ed è così ingenuo da pensare, pur essendo a conoscenza del malessere e del dissenso presenti all'interno della presunta maggioranza che si appresta a votare l'ordine del giorno, che il voto finale non sarebbe stato, come sarà, un voto favorevole. Non eravamo così ingenui, non lo siamo, però nessuno di noi avrebbe pensato che il dissenso fosse così marcato, che il malessere sarebbe emerso già dal primo giorno del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, e che si sarebbe ancora più acuito come si evince dalle dichiarazioni di voto. Tanto che pensiamo di poter dire che la giunta che nasce, nasce di fatto senza una maggioranza, senza una maggioranza politica, senza una maggioranza politico-- programmatica. E forse, se Mauro Pili non è un ingenuo, anche lui prenderà atto che non c'è questa maggioranza, che nasce una giunta di minoranza in questo Consiglio.

Era evidente che il dissenso e il malessere si sarebbero comunque manifestati; erano già presenti nel Gruppo stesso del Presidente, in Forza Italia; si può infatti sostenere che vi è continuità con la giunta precedente, si può dire che la giunta precedente ha operato bene, ma poi come si può giustificare anche all'interno del proprio Gruppo, a cui vengono attribuiti gli stessi assessorati, la rimozione degli assessori che fino ad allora avrebbero operato bene? Di fatto questo significa ammettere indirettamente la loro incompetenza, è un giudizio negativo sugli assessori sostituiti .

Si può nominare un assessore che dichiara pubblicamente di essere incompetente? In verità avrei trovato difficoltà anch'io a trovare un assessorato sul quale il consigliere Fois avrebbe potuto ammettere la sua competenza, però tutto si può fare, ma continuare senza prendere atto delle difficoltà reali e del dissenso che viene qui manifestato, secondo me, è sbagliato.

Io non so quanto tempo passerà prima che questo dissenso che si è manifestato già nel corso della prima votazione, quella nella quale è stato eletto il Presidente della giunta, si ripresenti in altre votazioni. E quei tre franchi tiratori io non so se chiamarli "infami", come fa il collega Corda, o rappresentanti un voto di libertà, come ha detto oggi il collega Onida. Ma comunque questo dissenso quando si ripresenterà? Fra tre mesi, quattro mesi? E' la domanda che si pongono un po' tutti, quanta vita avrà questa giunta? E aggiungo che se questa giunta avrà una vita più lunga, forse non avrà vita lunga per convinzione, o perché c'è una maggioranza coesa sulle scelte programmatiche, ma avrà vita lunga per la paura di quello che potrebbe succedere nell'immediato futuro.

Ecco perché io penso che quella che poteva sembrare una battuta finale del collega Cugini, detta senza convinzione, sia invece l'indicazione dell'unica vera strada da percorrere, perché questo Consiglio non è in grado di esprimere né una maggioranza di centrodestra, né una maggioranza di centrosinistra. E questo Consiglio farebbe bene, come è stato suggerito, nell'intervento, dal collega Cugini nel finale, a prendere atto che non si può esprimere un governo che abbia una maggioranza vera, politica, coesa in questo Consiglio e che l'unica cosa realmente da fare in questi due o tre mesi, sono quelle riforme di cui abbiamo parlato, per poi ridare la parola agli elettori. Altrimenti quello che viene chiamato un libro dei sogni, quello di Mauro Pili, per Mauro Pili, per il Consiglio e per la Regione diventerà invece, più che un sogno, un incubo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, udite le dichiarazioni del Presidente Pili e anche le ulteriori dichiarazioni dei colleghi che sono intervenuti per esprimere il loro voto, il Gruppo dei Riformatori conferma il proprio voto favorevole alla giunta Pili, alla quale offrirà il suo completo appoggio. Il Gruppo dei Riformatori, ancora, augura all'onorevole Pili che questo inizio che avviene con le restrizioni della Quaresima, possa avere, come la Quaresima, una soluzione che sia in gloria.

Personalmente noi intendiamo dare all'onorevole Pili soltanto alcune raccomandazioni, che nascono dall'ascolto degli interventi svolti oggi in quest'Aula, conseguenti anche alle precisazioni date nella replica.

La prima raccomandazione è quella di raccogliere e valorizzare tutto ciò che la maggioranza le ha dato, comprese le fibrillazioni che alcuni consiglieri della maggioranza hanno espresso. Il dissenso tante volte è ricchezza. Dopo aver ascoltato i consiglieri che hanno spiegato le ragioni dell'appoggio esterno, che essendo una espressione semanticamente difficile ha richiesto qualche attenzione in più, debbo dire che neanche questo è un grande scandalo. I consiglieri le hanno detto, e mi correggano se sbaglio, che la voteranno personalmente per fiducia e voteranno tutti i provvedimenti della sua giunta che saranno fatti nell'interesse della Sardegna. Io credo che abbiano espresso lo spirito della fiducia che l'intera maggioranza le esprimerà.

Voteremo tutti i provvedimenti che questa Giunta varerà se ne saremo convinti, se questi provvedimenti saranno nell'interesse della Sardegna. La crescita dello spirito di coalizione che noi Riformatori crediamo di rappresentare e che auspichiamo che cresca fra tutte le componenti di questa maggioranza è il miglior viatico per superare ogni perplessità che all'interno di questa maggioranza ci dovesse essere sulle azioni future della giunta.

La seconda raccomandazione, Presidente, è quella di valorizzare anche la lealtà di tutti coloro che in maggioranza non fibrillano, perché la fibrillazione non è l'unico modo per rappresentare la volontà di risolvere insieme i problemi della Sardegna. In tanti le hanno dato e le hanno confermato lealtà e appoggio, esattamente come lealtà e appoggio avevano confermato alla giunta del Presidente Floris. Tenga conto di questo dato, lo valorizzi, valorizzi le diversità delle espressioni culturali che, all'interno di questa maggioranza, pure esistono.

La terza raccomandazione è quella di valorizzare tutto ciò che di positivo le è pervenuto durante il dibattito in quest'Aula, non soltanto dalla maggioranza, ma anche dalle opposizioni. Molti degli interventi degli oppositori di questa maggioranza sono stati costruttivi, molti sono stati ragionevoli. Ha ragione il collega Gian Valerio Sanna che, pure con toni che io non mi sento di condividere per la loro rigidità culturale, ci ricorda che viviamo una congiuntura mondiale davvero difficile. Questo Consiglio ha il dovere di dare risposte che siano all'altezza delle esigenze di tutta la Sardegna e all'altezza del compito di legislatore che questo Consiglio comunque ha.

Quindi, ricordiamoci delle importanti aperture che sono state fatte in questo Consiglioda tutti i partiti, di maggioranza e di minoranza, su alcune riforme, e soprattutto su quelle che metterebbero il Consiglio regionale, o il Consiglio regionale che verrà dopo di questo, in condizioni di ben lavorare. Prime fra tutte la riforma del Regolamento interno, con l'abolizione del voto segreto, ma soprattutto la riforma della legge elettorale, perché senza una riforma della legge elettorale non ci può essere un Consiglio regionale che realizzi davvero le regole dell'alternanza liberal-democratica.

La quarta e ultima raccomandazione che le voglio fare, Presidente Pili, a nome dei Riformatori, ed è anche la più importante, è quella di ricordarsi di valorizzare le 152 mila preferenze personali che lei ha avuto, e le centinaia di migliaia di preferenze elettorali che questa coalizione di centrodestra che governa la Sardegna ha avuto. Credo che questo sia il nostro impegno davvero più importante, in merito al quale non possiamo permetterci di sbagliare; ed è l'impegno che abbiamo preso con tutti i sardi che ci chiedono discontinuità: discontinuità di comportamenti, discontinuità di prassi politica, discontinuità nella nostra azione amministrativa e legislativa. Presidente, ricordiamocene tutti, membri della maggioranza e membri di giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, voglio fare alcune osservazioni sul programma e sul quadro politico, partendo da quest'ultimo. Vorrei dire che il fatto politicamente più rilevante che si è verificato qui stasera, al di là degli entusiasmi da tifo da stadio di alcuni colleghi, è l'appoggio esterno espresso pubblicamente da una parte consistente del Gruppo di Alleanza Nazionale, e la posizione estremamente critica espressa ieri dal collega Pirastu ed oggi dal collega Milia, cioè due dei migliori assessori, così dicono le cronache, della giunta del Presidente Floris.

Allora, a me pare che in una situazione normale, della vita politica normale, questo fatto avrebbe dovuto indurre il Presidente Pili a chiedere una breve sospensione dei lavori del Consiglio e indire una rapida riunione della maggioranza, comprendendo anche i colleghi che hanno assicurato il loro voto a favore nonostante abbiano modificato radicalmente il loro atteggiamento, arrivando a dire di non riconoscere come loro la delegazione in giunta; dopo questa riunione il Presidente dovrebbe tornare in Aula per fare ulteriori dichiarazioni.

Ma così non è, così pare che non debba avvenire, perché qui abbiamo tutti fretta, perché dobbiamo inseguire la innovazione, la modernità. Però la verità è che c'è una maggioranza in forte fibrillazione, che quindi non è sicuramente in grado di supportare, Presidente Pili, tutte le parti più innovative del suo programma.

Io non definisco il suo programma "un libro dei sogni", e non considero neanche le cose da lei proposte come irrealizzabili. Io sono pronto a sfidarla su questo terreno e sono pronto anche a dimostrare, a lei e alla sua maggioranza, che laddove noi abbiamo governato vi abbiamo preceduto ed anticipato di molto sul terreno della innovazione, sul terreno della modernizzazione, e che siete voi in ritardo.

E siete in ritardo soprattutto alla luce del fatto che state governando da due anni e mezzo, e che se volevate davvero innovare e modernizzazione potevate farlo e non l'avete fatto. Presidente Pili, la legge "31" che ha creato le condizioni per rivoluzionare l'assetto della burocrazia regionale, in recepimento delle leggi nazionali più moderne, è in vigenza dal 1998. Solo l'insipienza vostra non ha utilizzato questi strumenti, voi siete quelli che avete in un qualche modo obbligato l'attuale dirigenza regionale a recitare un ruolo servile che sicuramente non è funzionale ai progetti di modernizzatore. Questa è la verità! E` la vostra insipienza che non ha saputo utilizzare quegli strumenti.

Allora, come posso io credere che lei riuscirà in questi ultimi due anni, senza una maggioranza solida e coesa, a fare quello che con una maggioranza più solida non siete riusciti a fare nei due anni precedenti? Questo cos'è? Un attacco sconclusionato dell'opposizione o è semplicemente il sottolineare un dato di fatto, che è reale? Perché queste sono le cose e non le altre che mi sono sentito raccontare. Io provo un grande rispetto per i colleghi di A.N. che hanno dichiarato qui tutto il loro malessere e il loro disagio, e li capisco, perché è lo stesso disagio che io ho provato nella passata legislatura quando il mio partito, per senso di responsabilità, doveva a qualsiasi costo garantire la governabilità.

PRESIDENTE. Ancora qualche minuto per concludere.

SANNA SALVATORE (D.S.). Però attenzione, perché non sempre la garanzia della governabilità, anche nei casi laddove non esistono i presupposti minimi, come mi pare che sia questo, consente di andare avanti e dare frutti vantaggiosi. Allora, occorrono saggezza ed equilibrio, colleghi del Consiglio, perché ci sono alcune cose che occorre fare subito, prioritariamente. La legge elettorale, l'abbiamo detto tutti, facciamola subito. Ma io ho sentito parlare qui di riforme del Regolamento che tenterebbero, per spianare la strada al governo, di abolire il voto segreto, di abolire le garanzie della vita democratica del Consiglio. Stiamo attenti, colleghi, facciamo le cose urgenti per il bene della Sardegna e non solo per la difesa di una parte o di uno schieramento politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

Licandro (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, Presidente Mauro Pili, colleghi, dopo l'intervento dell'onorevole Cogodi voglio specificare che la Giunta Pili avrà, non soltanto, il mio voto ma anche e soprattutto la mia fiducia. Nel mio intervento di ieri ho voluto soltanto difendere la mia provincia, la provincia di Oristano, niente a che vedere sulla fiducia incondizionata che nutro nei confronti del Presidente e della sua Giunta, nulla a che fare con le accuse strumentali di chi asserisce che ho tradito il mio territorio, e visto che ci siamo, nulla a che vedere con le affermazioni in Aula di alcuni colleghi del centrosinistra che hanno voluto interpretare le mie parole come una dichiarazione di guerra.

Onorevole Scano, lei ieri ha gustosamente ironizzato sulla mia esatta collocazione nell'arco costituzionale, probabilmente perché anche a lei è successo qualche volta che i suoi colleghi del centrosinistra abbiano equivocato sulla sua di collocazione. Onorevole Pirisi, le farò avere il resoconto stenografico del mio intervento di ieri, così si accorgerà che non c'era critica nei confronti della giunta nascente, ma solo il desiderio di una particolare attenzione per una provincia debole, forse ancora un po' più debole addirittura della provincia di Nuoro, così come ha asserito ieri nel suo intervento l'onorevole Capelli. Una provincia che, quando non piove, al terreno desolatamente asciutto aggiunge il deserto della rassegnazione e la sfiducia nelle istituzioni.

Da parte mia non ho assolutamente dubbi, non ho di certo alcun dubbio che il Presidente Pili, il quale già conosce i nostri problemi, saprà dare le giuste risposte alle mie richieste di aiuto per tutte quelle persone dell'oristanese che nutrono legittime aspettative di riscatto.

Voglio sottolineare con forza, se mai ancora ce ne fosse bisogno, che pur difendendo in primis gli interessi della provincia dalla quale vengo, Oristano, sono un consigliere del Consiglio regionale della Sardegna, e quindi rappresento tutti i sardi. Consentire alla Giunta Pili di decollare significa dare spazio alle politiche di sviluppo per l'intera isola, e quindi anche per l'oristanese.

Vorrei concludere citando la chiusura dell'onorevole Capelli, parafrasando un po' un film famoso: "sì, ma quanti siamo?". Presidente Pili, inizi a lavorare serenamente con quelle qualità che le appartengono e che io conosco bene e vedrà che saremo un numero sufficiente per farle raggiungere, a piedi o volando, questo non ha importanza, quel traguardo che i sardi si aspettano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

falconi (D.S.). Rubo a me stesso il primo minuto per chiarire la questione della legge numero 28 sull'imprenditoria giovanile, , menzionata qualche ora fa. Non ce l'ho con lei, Presidente Pili, so bene che di questo problema non se n'è occupato neanche da consigliere. Volevo chiarire comunque questo aspetto. Noi in sesta Commissione abbiamo sollecitato la precedente giunta regionale, per un anno e mezzo, affinché predisponesse un disegno di legge che allo stato è pervenuto, e siamo stati noi, consiglieri dell'opposizione ad indicare alla giunta regionale - la procedura giusta, e solo allora, alcuni mesi fa, è stata inviata a Bruxelles una bozza di disegno di legge che oggi è stata approvata dalla Commissione competente per gli aiuti di Stato. Questo è lo stato dell'arte, il testo rientrerà da Bruxelles, la Commissione lo rivedrà, lo approverà, perché lo deve ancora approvare, e successivamente arriverà in Aula. Questo per la chiarezza a beneficio di tutti quei giovani che hanno dovuto aspettare a lungo e che dovranno ancora aspettare. Su queste tematiche bisogna essere seri e chiari, senza vendere fumo.

Presidente Pili, io penso che la sua replica sia la dimostrazione della stridente situazione che si vive in quest'Aula, tra il tifo da stadio che la collega Pilo e il collega Balletto hanno manifestato poc'anzi e la sofferenza, io la chiamo così, con serietà, proprio perché noi utilizziamo sempre un linguaggio parlamentare, la sofferenza, dicevo, che sta vivendo il Gruppo di A.N., quattro componenti del quale le danno l'appoggio esterno.

Le voglio solo ricordare che lei qualche giorno fa ha dichiarato alla stampa che si sarebbe dimesso se il Gruppo di A.N. le avesse dato l'appoggio esterno; bene, il 40 per cento di quel Gruppo, con grande sofferenza che io rispetto, le sta annunciando il suo appoggio esterno.

Lei non ha dato grandi risposte alle questioni poste da esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione, dagli assessori uscenti che non hanno capito, ma non l'ha capito la sua stessa maggioranza, perché sono stati rimossi, perché sono stati fatti fuori, come si suol dire, tant'è che hanno manifestato in quest'Aula, giustamente, il loro dissenso.

Questo è il clima nel quale si avvia la sua giunta, e lei nella replica, oltretutto, non dà risposte. Noi, ma anche i colleghi della maggioranza, abbiamo posto questioni di respiro internazionale, questioni che non erano presenti nelle sue dichiarazioni programmatiche, ma neanche nella sua replica; abbiamo posto questioni di ordine pubblico e di malessere delle nostre zone interne, questioni di emergenza di alcuni settori, questioni di federalismo, di decentramento interno, di riforme del nostro ordinamento. A tutte queste nostre domande lei non ha risposto.

Vola alto, vola ponendo altre questioni fortemente innovative, accattivanti ma di facciata; non ci convince quindi, non ci convince davvero. Confermiamo che le sue dichiarazioni sono "un libro dei sogni" che non riguarda i sardi; ai sardi interessano le leggi sull'imprenditoria giovanile, le emergenze, la serietà delle azioni con le quali bisogna creare il lavoro.

Mi sia concessa una battuta sulla composizione della Giunta. Lei ha assegnato assessorati ad assessori che si dichiarano incompetenti su quella materia. Non lo diciamo noi, lo dite voi pubblicamente, lo dice la sua giunta. Queste non sono stravaganze dell'opposizione. Comunque, con la simpatia che le ho manifestato per questioni generazionali, Presidente; e che confermo, dichiaro il mio voto contrario a lei, signor Presidente, e alla sua giunta. Auguri!.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

Dore (I DEMOCRATICI). Come è stato già detto molto bene dai colleghi di Gruppo che mi hanno preceduto ieri, dal coordinatore regionale, l'onorevole Biancu e oggi dall'onorevole Granella, e come io stesso ho detto meno bene stamani, noi non voteremo la fiducia all'onorevole Pili.

Quello che abbiamo sentito questa sera in qualche modo ci avrebbe dovuto soddisfare, perché vedere un avversario politico in difficoltà in teoria dovrebbe essere segno e motivo di soddisfazione, però non è così. Francamente proviamo un po' di amarezza nell'ascoltare i discorsi dei colleghi.

E` vero, Mauro Pili ha delle grosse responsabilità, noi le abbiamo evidenziate e forse qualcuno di noi, io in particolare in modo un po' duro, però credo in modo leale e a viso aperto; ciò non toglie che fa un po' di tenerezza vedere Pili in questa situazione, attaccato dalla sua maggioranza. Francamente ancora una volta viene un po' difficile comprenderne il comportamento, le reazioni e le non reazioni; perché Vargiu poco fa ha detto che alla Quaresima segue il Gloria, ma mi sembra che non sia bene informato: la Quaresima si conclude con la crocifissione. Mauro Pili in questo momento francamente mi sembra un crocefisso, e questo è un motivo di disagio.

Onorevole Pili, non so, forse sarò un po' irruente, però io al suo posto, di fronte a una situazione di questo genere, per quanto io consideri l'espressione di un dissenso come un atto di coraggio, poiché io ritengo che ci sia un limite a tutto, francamente mi sarei già dimesso. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che crede, io credo che lei abbia la pelle dura e non si dimetterà.

Torniamo, ora, come diceva Giacomo Sanna, con i piedi per terra. Io mi chiedo che cosa si può ancora fare in questa regione, in questa situazione. Che cosa significa quella formula "giunta per le regole" della quale qualcuno di noi parla da oltre due anni? Era un'utopia o era forse il rendersi conto della particolarità della situazione? Bene, a questo punto qualcuno dovrebbe dare una risposta; invece, nessuno risponde più neanche a Cugini che chiedeva un impegno sulla legge elettorale, una legge elettorale che nessuno vuole portare avanti in questa maggioranza. Poco se n'è parlato, infatti, soprattutto nella parte decisiva e conclusiva delle varie dichiarazioni e delle varie contestazioni; ma io vi invito ugualmente a non dimenticare la legge elettorale.

Onorevole Pili, facciamo le cose urgenti, lei forse non era la persona giusta per guidare una Giunta di questo genere, prenda l'impegno di fare le cose urgenti, di chiudere i documenti finanziari, di spingere anche lei perché si faccia una legge elettorale decente, democratica come è stato giustamente chiesto e poi traiamo le conseguenze da tutto ciò.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.

Grauso (Gruppo Misto). Parlerò meno di quattro minuti e per rendere più breve il mio intervento voglio appropriarmi delle parole dette da Gian Mario Selis questa mattina che, lo dico senza ironia, condivido totalmente.

Oggi voterò a favore della giunta e di Mauro Pili, ma nello stesso tempo riprendendo le parole di Gian Mario Selis devo sottolineare quello che tutti i sardi, che in questo momento ci guardano, hanno capito perfettamente, anche se noi all'interno di quest'Aula talvolta fingiamo di mascherare, di coprire con ragioni di ordine politico e ideologico quelli che in effetti sono solo discorsi di potere.

Cari colleghi del centrodestra, sicuramente in questi giorni, in queste settimane non è stato offerto uno spettacolo dignitoso. Devo anche dire però, che l'intervento di Gian Mario Selis, che ribadisco di fare mio in toto, mi stupiva oggi perché, ascoltando anche le critiche rivolte da Giacomo Sanna ad alcuni aspetti del sistema creditizio in Sardegna, mi chiedevo: "ma chi è che ha fatto questo? Chi è che ha regalato le banche e ha precostituito queste condizioni se non la giunta Palomba?"

Poi, quando sentivo Sanna parlare degli errori nella politica energetica mi chiedevo: "ma chi è, se non la Giunta di sinistra, che ha precostituito e determinato quelle situazioni per cui oggi, a 15 km. in linea d'aria da Cagliari si brucia una quantità immane di immondizia che arriva da tutte le raffinerie del Mediterraneo, e non solo?". E noi oggi ignoriamo totalmente gli effetti che questo può avere anche sulla nostra salute.

Quando si parla, Presidente Pili, della tua Giunta debole, non mi preoccuperei più di tanto. Io ho la sensazione che questa Giunta durerà, ma quando Gian Mario Selis, e lo dico senza ironia, sottolinea il rischio di una Giunta debole, oggi, dimentica quella che è stata la precedente esperienza della Giunta Palomba. E quando poi la sinistra, che da oggi esprime nei confronti dei suoi avversari un peso politico assolutamente negativo, dimentica di essere stata battuta da questa destra, ed esprime nei confronti di questa destra un giudizio negativo, rende immediatamente visibile la considerazione e la misura della propria autostima. Miracolata da un percorso e da una serie di rimbalzi impossibili, la sinistra due anni fa ha avuto l'opportunità, con il mio voto che sarebbe stato determinante, di poter riacciuffare, dopo una serie infinita di errori, il Governo della Regione. Oggi la sinistra parla di voti comprati, di consiglieri comprati, ma dimentica che quel progetto di governo della sinistra, con il mio voto determinante, cadde proprio perché in poche ore, attraverso grandi sofferenze personali, decisi di aderire a un'ipotesi di questo tipo, poche ore dopo, un grande e illuminato stratega della sinistra si adoperò per avvicinare Tore Amadu e chiedergli se era disponibile a passare al governo di centrosinistra comprando, tra virgolette, il suo voto e il suo consenso con un corrispettivo non privato ma pubblico.

Per finire, Presidente Pili, stia attento alla cogestione. La sinistra parla, sbraita, attacca, dopo di che però in questi primi due anni qual è stato nel settore della sanità l'atteggiamento dell'opposizione? Il silenzio totale, , perché la destra ha attivato con la sinistra, attraverso persone ben identificabili, un sistema di cogestione della sanità che ha garantito alla destra la mancanza di qualsiasi forma di opposizione.

OPPI (C.C.D.).Questa è una stronzata!

Grauso (Gruppo Misto.). Quindi, non parlate per cortesia. Non mancheranno le occasione per produrre elementi e circostanze. Nel settore dei lavori pubblici, sulle questioni del porto, dell'aeroporto, che cosa ha fatto questa sinistra e che cosa ha avuto in cambio per lasciare la totale libertà d'azione.?

PIRISI (D.S.). Perché non vieni nel Consiglio regionale? Sei una vergogna!

Presidente. Colleghi, chi parla in Consiglio regionale ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, abbiate pazienza.

PIRISI (D.S.). Anche lui deve sottostare al tempo.

PRESIDENTE. Ma io qualche secondo l'ho dato a tutti, lo sto dando anche all'onorevole Grauso al quale ridò la parola pregandolo di arrivare alle conclusioni.

Grauso (Gruppo Misto). Io ho finito, Presidente, dicendo che non mancheranno sicuramente le occasioni, qualora si ripresentino queste latitanze da parte dell'opposizione, per svolgere un ruolo, che non mi appartiene, di controllo nei confronti di questa maggioranza alla cui giunta comunque oggi mi appresto a votare la fiducia.

Presidente. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

Demuru (D.S.). Onorevole Pili, io sarò molto breve per quanto concerne la dichiarazione del mio voto, che è un voto contrario. Per quanto riguarda le motivazioni, oltre quelle già espresse dal mio Capogruppo e da tutti i consiglieri del centrosinistra, io mi sento di sottoscrivere ed allegare in fotocopia alcune dichiarazioni dei consiglieri della maggioranza che le hanno usate per accordare a lei, sì, un voto favorevole, ma non la fiducia.

Le faccio comunque i migliori auguri perché ne ha bisogno, e qui chiudo le due note scritte, perché l'intervento dell'onorevole Grauso mi porta a fare un'altra considerazione, e mi rivolgo alla maggioranza e non più al Presidente Pili.

Tutti, o quasi tutti, avete già espresso una dichiarazione di voto favorevole al Presidente Pili; ebbene, io mi chiedo se in questa dichiarazione sia compreso anche l'impegno a partecipare, garantendo l'agibilità dei lavori delle Commissioni e del Consiglio. Noi abbiamo già dimostrato, anche in questi due anni trascorsi, il nostro impegno e la nostra presenza, aspettiamo che la nuova, o meglio, vecchia maggioranza, onori questo impegno. Visto il clima che regna nella maggioranza e il contenuto di alcuni interventi mi vengono forti dubbi che ciò avvenga; a voi smentirmi.

All'onorevole Grauso dico che ho ascoltato con grande attenzione le sue parole, riconosco che ha delle ottime capacità oratorie e forse anche di analisi; invito perciò l'onorevole Grauso a dimostrarle più frequentemente . E` evidente che la serietà di ciascuno di noi , si dimostra assolvendo agli obblighi e agli impegni che qualsiasi carica comporta.

Grauso (Gruppo Misto). Chiedo di parlare per fatto personale.

PIRISI (D.S.). Ma quale fatto personale, per favore!

Demuru (D.S.). Non venga onorevole Grauso saltuariamente, molto saltuariamente, qui a proferire insulti e a insinuare non so quali cose. Personalmente non voglio insultare nessuno, però bisogna evidentemente essere coerenti e seri. Pertanto, chiudendo con queste due battute, io rinnovo il mio augurio all'onorevole Pili, anche se purtroppo non posso dargli il mio voto favorevole.

Presidente. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, io ho posto sostanzialmente due questioni nel mio intervento: la questione dello sviluppo moderno dell'agricoltura e la questione dell'adeguamento del sistema dei trasporti interno ed esterno della nostra Isola. Lei di questi due problemi, che sono due problemi enormi della Sardegna, non ha delineato la soluzione né nelle sue dichiarazioni, né tanto meno nella replica, come io mi sarei aspettato.

Onorevole Pili, gradirei essere ascoltato, visto che mi sto rivolgendo a lei, per un fatto anche di educazione. Presidente Serrenti io vorrei recuperare questo minuto, perché voglio che l'onorevole Pili mi degni della sua attenzione.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Sanna, vada avanti.

SANNA ALBERTO (D.S.). Inoltre la mia dichiarazione di voto verte anche sul fatto che la provincia di Oristano, come è stato già detto, non è presente, né con suoi rappresentanti in Giunta, né è presente nei suoi programmi, onorevole Pili. La nostra provincia ha bisogno di molte attenzioni perché è un territorio debole, e ha bisogno non di garanti, come è stato detto (qualcuno ha detto che lei, onorevole Pili, sarà il nostro garante), ma di attenzioni doverose, perché ha diritto al proprio sviluppo; sono attenzioni che un territorio debole, però ricco di potenzialità di sviluppo per sé e per tutta la Sardegna, deve avere dalla giunta regionale, giunta che comunque deve prestare attenzione a tutta la regione.

In questo senso io mi permetto di segnalare, visto che lei questi problemi non li ha nella sua agenda, che la provincia di Oristano può dare un contributo fondamentale per la soluzione del problema idrico in Sardegna, perché ha una ricchezza idrica, importante, che non viene valorizzata. Mi riferisco alla necessità di realizzare la diga di S'Alusia, lungo il corso del rio Flumineddu, mi riferisco alla necessità di intervenire per realizzare la diga sul rio Mogoro due interventi che darebbero una grande possibilità a vaste aree della nostra regione.

Sul turismo, onorevole Pili, mi auguro che lei si occupi del problema dell'insediamento turistico di Is Arenas che, a nostro avviso, è fondamentale per il nostro sviluppo, e che sostenga i programmi del Consorzio della Sardegna Ovest, che ha presentato anche nei PIT una proposta organica di sviluppo in questo settore. Noi abbiamo vitale necessità di questi interventi, perché siamo, pur avendo grandi potenzialità, la provincia che ha meno posti letto e che quindi è quella più indietro anche nel settore del turismo.

Infine, voglio ricordarle, onorevole Pili, che anche l'opera di risanamento degli stagni, in particolare quello di Cabras, già finanziato con una legge approvata l'anno scorso da questo Consiglio, non è stata messa in pratica. Lo stagno di Cabras oggi non sta producendo quasi niente, le risorse sono ferme, il risanamento non è stato fatto, gli stessi indennizzi per i pescatori sono stati stanziati per il primo anno e poi sono stati poi dirottati altrove. Poi mi auguro che si preoccupi anche del problema della lingua blu che sta danneggiando migliaia di famiglie in tutta la Sardegna, e naturalmente anche molte famiglie nella nostra provincia.

Sui PIT infine voglio ricordarle che la finanziaria regionale prevedeva che il 60 per cento delle risorse stanziate sui PIT venisse destinato alle aree più deboli della nostra regione. Questo non è stato fatto dalla precedente giunta, io mi auguro che lei, onorevole Pili, si occupi di questo problema e renda giustizia anche ai nostri territori.

Per quanto riguarda l'onorevole Grauso, che interviene sempre quando ci sono fiducie da dare o da togliere, insultando ed offendendo queste istituzioni, io mi auguro, onorevole Pili, che lei rinunci al voto di fiducia di questo consigliere che non partecipa mai alle sedute del Consiglio e che non dà nessun contributo. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

Morittu (D.S.). Non deve chiamare me, io mi sono iscritto dopo l'onorevole Pittalis.

PRESIDENTE. E' vero questo, però, onorevole Morittu, per prassi in genere, parla per penultimo un rappresentante della maggioranza e per ultimo un rappresentante della opposizione.

Morittu (d.s.). Mi consenta di dissentire dalla sua interpretazione. Uno parla per dichiarazione di voto nel momento in cui chiede di parlare. Non c'è un ordine prescritto dal Regolamento.

PRESIDENTE. Sì, la norma in genere è questa, poi siccome non è stabilito da nessuna parte, l'ordine lo stabilisce il Presidente.

Morittu (d.s.). Ho visto l'elenco degli iscritti a parlare e ho chiesto di parlare dopo il consigliere Pittalis. Abbiamo concordato l'ordine, lei non lo può cambiare.

PRESIDENTE. No, io non ho concordato niente con lei, abbia pazienza.

Morittu (d.s.). Io sono iscritto dopo l'onorevole Pittalis, salvo che l'onorevole Pittalis non rinunci a parlare.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Questo lo vedo io.

Morittu (d.s.). E allora, io mi sono iscritto dopo di lei e parlo dopo di lei.

PRESIDENTE. Onorevole Morittu, l'ordine degli interventi lo stabilisce il Presidente, c'è scritto nel Regolamento questo.

COGODI (R.C.). L'ordine, non il disordine!

SCANO (D.S.). Io mi sto iscrivendo adesso.

PRESIDENTE. Onorevole Morittu, se lei vuole parlare le do la parola, se non vuole parlare io vado avanti, le do la parola dopo. Non c'è ombra di dubbio, gliela do dopo.

COGODI (R.C.). Lei deve stabilire l'ordine, non il disordine.

PRESIDENTE. Onorevole Morittu, intende parlare adesso o dopo?

Morittu (D.S.). Lo pongo come un problema di principio, Presidente.

SANNA ALBERTO (D.S.). Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Volevo dire che quando io mi sono iscritto a parlare, l'onorevole Pittalis era già iscritto in quella lista, ed era prima di me, non capisco quindi perché sia stato poi anteposto il mio intervento, e si voglia portare ancora avanti questa operazione.

PRESIDENTE. Attualmente ho due iscritti del centrosinistra e uno del centrodestra. Se non ci sono altri iscritti, perché si possono iscrivere sempre, l'ordine lo stabilisce il Presidente.

SANNA ALBERTO (D.S.). Faccia parlare il centrodestra allora. PRESIDENTE. Perché devo far parlare il centrodestra?

Si è iscritto a parlare anche l'onorevole Scano, quindi ho iscritti a parlare tre consiglieri del centrosinistra e uno del centrodestra. Tutta la sera ho cercato di alternare un intervento del centrodestra e uno del centrosinistra. Lasciate al Presidente almeno i poteri che gli derivano dal Regolamento, il quale dice che l'ordine lo decide il Presidente. Stia tranquillo, non è mia intenzione danneggiare nessuno. Si è iscritto anche l'onorevole Vassallo.

Onorevole Morittu vuole parlare più avanti?

Morittu (D.S.). Parlerò più avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

Lai (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, mi pare che l'intervento del collega Grauso abbia sortito l'effetto di distrarre dalla situazione che in quest'Aula si è creata oggi pomeriggio e che non può che essere sottolineata. Parlo, ovviamente, per annunciare il mio voto negativo, e aggiungo anche che il Gruppo dei Democratici di sinistra aveva deciso di essere rappresentato nell'espressione del voto soltanto dall'intervento del suo Presidente, poi, visto che la maggioranza ha sentito l'obbligo di giustificare quasi singolarmente il proprio voto, è venuto quasi naturale che anche noi facessimo delle osservazioni più specifiche e approfondite sulla replica del Presidente Pili.

A me pare significativo che se prima per molti colleghi della maggioranza il boccone della giunta Pili era un boccone indigesto, dopo l'ultimo intervento della maggioranza, mi sembra che sia diventato un boccone quasi velenoso, caro Presidente Pili. Mi sembra che si sia oramai reso palese che esiste un commensale in più alla sua tavola ed è un commensale esoso ed anche molto pericoloso.

C'è poi da notare che la maggioranza si è divisa in due parti molto precise; da una parte chi ha detto con chiarezza la sua posizione di grande insofferenza, e non insofferenza banale, insofferenza di persone importanti dentro la maggioranza, ho fatto un elenco di nove interventi negativi e chi invece ha rappresentato una realtà mielosa, caramellosa. Mi sembra che ci sia una bella differenza: Questa differenziazione mi ricorda la storiella di quel papà al quale veniva comunicato che la figlia, non ancora sposata, era rimasta incinta, però per rassicurarlo gli dicevano "ma poco poco, non ti preoccupare!".

Insomma, Presidente, non si preoccupi "poco poco", non è tanto che alcuni suoi consiglieri abbiano detto le cose che hanno detto e abbiano espresso una distanza, abbiano dichiarato di essere disponibili ad un appoggio esterno per lei, appoggio verso dove non si capisce, e nello stesso tempo abbiano dichiarato che avrebbero votato la maggioranza di volta in volta.

Caro Presidente, c'è un solco profondo, un abisso profondo non ancora tutto esplorato, e non solo per gli addetti ai lavori, ma chi ha avuto la pazienza qui dietro di ascoltare dal pubblico o da casa, anche senza essere impegnato in politica, non può aver visto altro che quello che abbiamo visto noi, un solco profondo, una differenza profondissima tra l'idea mielosa e caramellosa che lei ha proposto nella sua recita, il suo atteggiamento anche mieloso e caramelloso, quel suo finto chiedere scusa che fa a pugni con gli interventi fatti dalla sua maggioranza, fa a pugni con la realtà di questi due anni di cui lei ha responsabilità perché lei era il coordinatore del partito di maggioranza. Sto parlando delle due bruttissime finanziarie corrette soltanto in parte, in dirittura d'arrivo, dal centrosinistra e i due bruttissimi Dpef, uno dei quali è stato causa, oggetto, luogo dell'imboscata al suo predecessore. Un bilancio consiliare delle Commissioni che è disastroso per voi.

Sui contenuti poi si motiva il mio "no", e le motivazioni le elenco molto velocemente. Lei ha concentrato gran parte della sua immagine, gran parte della sua proposta di programma sulla questione giovani, cultura, istruzione, sociale. Ebbene, complessivamente, sfogliando i due documenti, quello politico e quello programmatico, verifichiamo che lo spazio dedicato alle risorse umane, quindi al futuro, si riduce in tutto a un paio di pagine, di cui una utilizzata totalmente per parlare del problema delle tossicodipendenze, citando strumentalmente un uomo importante per la Sardegna, un grande sacerdote della Sardegna, al quale spero abbia chiesto almeno il permesso di poterlo citare.

Ma soprattutto, in questa vicenda c'è solo una discontinuità di facciata, anzi c'è una continuità molto precisa, voi siete partiti di nuovo, come siete partiti l'altra volta, con l'inganno. L'inganno tra di voi. Non è chiusa la questione Alleanza Nazionale, c'è anche una questione Forza Italia, il suo partito. Insomma, la crisi è chiusa, ma "poco poco".

Presidente, io non le posso augurare alcun male perché ritengo che la Sardegna abbia bisogno di tutte le forze disponibili, però davvero avrà bisogno dell'aiuto di molti e di molta buona fortuna, perché lei tenterà, solo con il cambiamento della persona del Presidente, quello che non è riuscito in due anni con la stessa giunta al Presidente Floris. Mi sembra che non ci siano le basi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

morittu (D.S.). Lei mi richiama, e io - come dire - per cortesia, per semplice cortesia istituzionale prendo la parola.

PRESIDENTE. Io le sono grato per questo.

MORITTU (D.S.). Ma ribadisco comunque la mia contrarietà rispetto alle procedure che lei ha messo in atto questa sera in merito all'ordine dei lavori.

Farò una breve dichiarazione per ribadire peraltro alcune mie considerazioni già espresse nell'intervento sulla discussione delle dichiarazioni programmatiche. Io ho ascoltato questa sera, con attenzione, una replica convinta, molto determinata, molto piena di enfasi, non priva di abile demagogia, una replica tutta rivolta all'esterno e soprattutto ai giovani sardi, qualcuno ha detto, prima di me, una replica a se stesso, cioè una replica alle sue dichiarazioni programmatiche. Infatti ne ha ribadito il taglio elettoralistico e ha come al solito schivato tutti i problemi politici e di merito che sono stati sollevati dalle opposizioni e dalla sua stessa maggioranza.

Questa sera abbiamo colto nelle dichiarazioni di numerosi consiglieri della maggioranza, o della supposta maggioranza, forti riserve, espliciti dissensi politici, annunci di astensione da ben quattro, mi pare, consiglieri di Alleanza Nazionale, astensione con appoggio esterno, voti favorevoli fortemente condizionati, richieste di verifica a breve e tanti auguri; auguri però a volte, secondo me, velati da ipocrisia e da ironia. Qualcuno faceva gli auguri ma sembrava dire dire: "Vai avanti tu che a me scappa un po' da ridere".

Caro Presidente Pili, a me pare, ma credo che sia oggi evidente a tutti in questa Aula, che il quadro politico della maggioranza sia in pieno disfacimento, ed oggi appare molto più chiaramente di ieri, e dell'occasione nella quale abbiamo discusso le ragioni della crisi della Giunta Floris, il quadro tormentato di questa maggioranza.

Non era un fatto tecnico addebitato all'onorevole Giovannelli la caduta sul DPEF, era una trappola, era una chiarissima trappola tesa alla Giunta Floris per farla cadere, era il momento in cui poteva cadere; mentre proseguendo nella discussione del DPEF e poi della Finanziaria, Floris non si sarebbe dimesso, sarebbe andato avanti, da buon navigatore quale si è peraltro dimostrato, seppure guidando una giunta del tutto inconcludente e, noi aggiungiamo, dannosa per gli interessi della Sardegna. E questo lo rileva anche un comunicato che è stato richiamato dall'onorevole Mario Segni, nel quale si mette in guardia sul fatto che stiamo per perdere numerose, copiose risorse così faticosamente conquistate anche grazie al quadro politico retto dal centrosinistra nella precedente legislatura.

Ed allora a me pare davvero, parafrasando una vecchia frase, che ci sia dentro quest'Aula un fantasma, più di uno, uno è apparso anche stasera, ma ce n'è un altro più sottile: l'ipocrisia, davvero è questo il fantasma che si aggira in quest'Aula. Non si vuole riconoscere che siete incapaci di costruire una qualsiasi maggioranza. Ed allora noi abbiamo avanzato una proposta, e su questa proposta, come dire, non c'è stata una risposta da parte dell'onorevole Presidente Pili, né da parte di altri autorevoli esponenti della maggioranza. Ne ha parlato l'onorevole Floris dando la sua vecchia interpretazione, e cioè che in Sardegna è necessario costruire un laboratorio politico del Centro, il Centro, come io l'ho chiamato una volta "di gravità permanente", il Centro degli equilibri dinamici, il Centro del pasticcio che è stato il governo del centrodestra in questi ultimi due anni, cioè il Centro che ha prodotto il disfacimento o, meglio, ha aumentato, se non prodotto, il disfacimento del quadro politico.

Il Centro che si è retto su una testa, un partito, un assessore, ed allora non è questa la strada! Io su questo ho espresso la mia opinione durante il dibattito per la crisi della Giunta Floris e non ci ritorno, ma ritorno sulla proposta che noi abbiamo avanzatodi formulare e approvare una legge elettorale all'interno di quest'Aula, nonché di procedere con le riforme possibili, quelle urgenti, anche la riforma dello Statuto in adeguamento alle modifiche apportate al Titolo Quinto della Costituzione. E si vada poi a chiedere all'elettore l'approdo del sistema politico sardo, quel sistema politico che si dibatte nelle convulsioni che oggi abbiamo visto in quest'Aula.

PRESIDENTE. Io devo sospendere i lavori del Consiglio per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 06, viene ripresa alle ore 20 e 20.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signore del Consiglio, onorevoli colleghi; pochi minuti, credo neanche cinque, per motivare ovviamente il mio voto a favore della giunta presieduta da Mauro Pili. Il mio voto a favore nasce in primo luogo dalla condivisione del programma di Mauro Pili; e, . in secondo luogo, dal fatto che io non dimentico di essere stato eletto nel listone regionale e quindi di essere stato uno di quei dodici che hanno contributo, credo in maniera importante, a portare all'elezione e all'indicazione di Mauro Pili quale Presidente della giunta regionale. Questa è una motivazione fortissima; ho condiviso la candidatura elettorale che lo indicava alla Presidenza della giunta, condivido quindi oggi la sua elezione a Presidente della giunta regionale.

C'è un altro motivo che mi porta a votare la fiducia a Mauro Pili e a condividere le sue scelte di giunta; è un motivo politico: io sono un esponente di Alleanza Nazionale, ed è giusto che questo si sappia. Alleanza Nazionale ha scelto, ha condiviso e ritiene fondamentale che questa giunta nasca e vada avanti per traghettarci poi nella nuova legislatura, certo, con tutta una serie di riforme, alcune delle quali le ho affrontate nell'intervento che ho tenuto ieri Ecco perché condivido questa scelta, ecco perché invito il Presidente Pili a considerare, non ha bisogno di grandi consigli, nella maniera più opportuna e più adeguata, tutti i suggerimenti che gli sono stati dati nel corso del dibattito, così come le critiche; questo glielo dico a titolo personale, perché chi è abituato come me a misurarsi quotidianamente con una istituzione consiliare sa che cosa vuol dire.

Ci sono anche altri colleghi qua che hanno vissuto questa esaltante esperienza di stare dall'altra parte, e tutti sappiamo benissimo quali sono le sollecitazioni che arrivano dalla maggioranza e dall'opposizione.

Bene, io credo che la replica di Mauro Pili sia stato il passaggio fondamentale che noi abbiamo vissuto in quest'Aula, perché la replica di Mauro Pili è stata molto più caratterizzante delle sue stesse dichiarazioni programmatiche. E' lì che si è visto il carattere, è lì che si è visto l'uomo, è lì che si è vista la persona, è lì che noi abbiamo scoperto, qualora ancora non lo sapessimo, quanto può valere un Presidente della giunta regionale come Mauro Pili. In bocca al lupo Mauro, e molti auguri!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Io ho ascoltato con molta attenzione la replica del Presidente Pili, e debbo dire che su una delle due questioni in particolare da me poste, tra le varie considerazioni formulate nel mio intervento è venuta un'apertura. Mi sto riferendo al rilievo che avevo mosso sull'assenza totale di una qualunque indicazione su quella che è considerata, giustamente, da tutti, la prima delle emergenze della nostra regione, cioè la questione occupazionale. E avevo chiesto che vi fosse un ripensamento rispetto alla decisione assunta dalla Giunta uscente di non riproporre, nel documento di programmazione economica e finanziaria, alcun tipo di intervento sostitutivo rispetto all'articolo 19 della legge numero 37, cioè il piano per l'occupazione di competenza dei comuni.

Nella sua replica il Presidente Pili ha fatto su questo un'apertura, gliene do atto, e verificheremo se vi sarà un seguito.

Sull'altra questione che ponevo, invece, che ha ripreso il mio Capogruppo, non è stata data ancora alcuna risposta; io ho chiesto se la maggioranza, il suo Presidente intendano o no porre tra le prime priorità da affrontare, anche in rapporto alla situazione politica che stiamo verificando qui questa sera, la riforma elettorale. Dell'urgenza e della necessità di dotare la Sardegna di una riforma elettorale, di uno strumento cioè che metta in condizioni perlomeno il prossimo Consiglio regionale di lavorare per dare risposte ai cittadini, non c'era traccia nelle sue dichiarazioni programmatiche e non c'è traccia nella sua replica di questo pomeriggio. Io credo che questo sia un atto miope, ed è qualcosa che riguarda l'insieme delle forze politiche, non è qualcosa che riguarda solo la maggioranza, non è qualcosa che riguarda solo l'opposizione. Quindi io ribadisco l'esigenza di affrontare questo problema, e sono convinto che la risposta non data costituisca un ulteriore elemento a dimostrazione della debolezza della proposta che complessivamente è stata avanzata, e che non ha convinto l'opposizione. Ma, a questo punto, mi pare, si possa dire che abbia convinto ancor meno la maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi; non avevo alcuna intenzione di intervenire perché pensavo di avere assolto al mio compito stamani esprimendo il mio e il nostro voto favorevole alle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili; ma il tenore di voce di tanti colleghi, che vedo impegnati più che a dare risposte alle attese della gente a sperare che questa Giunta non parta, mi induce ad intervenire, perchè se non avremo una guida autorevole e rappresentativa in tempi brevi si perderanno prospettive di lavoro, si perderanno prospettive di speranza, si perderanno prospettive di sviluppo per la Sardegna e per tutti i sardi. , Sarà che io provengo da esperienze maturate in ambiti e consessi diversi; da questo in cui mi trovo oggi ad operare, ma fossi in lei, signor Presidente, - non voglio darle dei consigli - non cadrei nel tranello di chi vuole portarla a rinunciare, non fosse altro perché coloro i quali, con affanno, con difficoltà le chiedono di lasciare, probabilmente, anzi, con certezza, farebbero molto peggio, e l'esperienza insegna, di quanto magari non riusciremmo a fare noi.

I sardi, due anni orsono, hanno voluto cambiare e con il voto popolare decretare la fine dei governi di centrosinistra. I sardi hanno bocciato le chiacchiere, cari colleghi del centrosinistra, hanno bocciato le false promesse, e quelle sì erano false promesse, onorevole Fadda, altro che quelle contenute nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili!

Presidente, i sardi hanno riposto in lei e in noi la loro fiducia, ed allora noi abbiamo l'obbligo, più che il dovere, di andare avanti, di dare risposte e soluzioni ai numerosi problemi che affliggono la nostra Isola. Facciamolo! Facciamolo possibilmente in fretta, non perdiamo neppure un solo giorno, neppure una sola ora.

Cari amici dell'opposizione, tra qualche istante, quando in quest'Aula spegneremo le luci delle telecamere e calerà il sipario sulle vostre chiacchiere, ai sardi non rimarrà nulla di positivo e di proficuo.

I sardi infatti si attendono fatti e non parole. Cagliari, che da sempre in tutti questi anni a più riprese era stata definita matrigna della nostra provincia di Sassari, oggi, ha riconosciuto i sassaresi come propri figli. Infatti questa Giunta ha un potenziale di sei assessori su dodici, e da voi , cari assessori del sassarese, il nostro territorio si aspetta tanto.

A lei, signor Presidente, sono affidate le speranze di tutti i sardi, a lei, signor Presidente, affidiamo la guida della nostra Isola; con lei e la sua Giunta intendiamo percorrere questa strada, fiduciosi e profondamente convinti di aver scelto bene; e serenamente diciamo ancora una volta al Presidente Pili: auguri!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, sarà forse a causa di queste luci immobili e che rendono il giorno uguale alla notte se, in questa ovattata Aula, si ripetono stranamente riti fuori dal tempo. E questo mi pare il primo limite del dibattito: il non aver saputo cogliere, e lo dico ai colleghi dell'opposizione, la buona occasione offerta da un ottimo programma, discutibile, censurabile anche quanto si vuole, ma un ottimo programma di cambiamento e di ammodernamento del sistema regionale, per un confronto ampio, a tutto campo, e si sia invece ridotto il dibattito ad un teatrino, ad un déjà vu della politichetta rionale.

Presidente Pili, qualunque cosa lei avesse proposto, anche se avesse parlato il linguaggio della sinistra, da questi signori che hanno soltanto la cultura della intolleranza, che non hanno la cultura del confronto, lei oggi sarebbe stato sempre attaccato ed insultato per avere dato ai sardi una speranza, un sogno di cambiamento.

Allora, vede, noi non usiamo l'insulto. Chi insulta la Casa delle Libertà, chiamandola la casa dei fantasmi e degli spiriti, è colui che neppure dovrebbe nominare la parola "libertà", perché viene dai soviet, viene dalla casa delle tenebre, da quella casa che egli ben conosce e che grandi lutti ha creato all'umanità. Ma questi signori sono anche abili maestri nella disinformazione. Oggi abbiamo sentito l'onorevole Pinna addirittura darle del bugiardo per una cosa che lei correttamente ha riferito all'Aula, per quanto riguarda il potenziamento delle infrastrutture di approvvigionamento di gas naturale dall'Algeria in Italia attraverso la Sardegna.

Onorevole Pinna, ecco qua le carte inviate dal Presidente del Consiglio dei Ministri testé, a riprova che il bugiardo è lei, e lei non deve permettersi di dare del bugiardo al Presidente della Giunta regionale! Lei offende tutti i sardi, abbia più rispetto anche delle istituzioni!

(Proteste dai banchi della sinistra)

Ecco perché, onorevoli colleghi, mi pare che...

(Interruzioni)

Presidente, io chiedo di recuperare il tempo che questi signori mi stanno facendo perdere, perché io ho ascoltato tutti gli sproloqui che loro hanno detto in questi giorni di dibattito.

PRESIDENTE. Devo invitare sia l'onorevole Pittalis che tutti i consiglieri alla calma, vista l'ora, siamo stanchi perchè siamo qua tutto il giorno. Moderiamo i termini, cerchiamo di portare avanti le nostre idee, i nostri confronti nel rispetto reciproco da una parte e dall'altra. Mi scusi onorevole Pittalis, le do di nuovo la parola.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Avremmo avuto piacere che il dibattito si svolgesse in modo franco e sereno per individuare insieme soluzioni innovative, dato che vi erano tutti i presupposti per fare ciò nel programma presentato dal Presidente Pili. Ma, ancora una volta, da parte vostra sono mancate condizioni favorevoli a un dialogo, anche minimo.

Vedete, noi non abbiamo bisogno delle vostre lezioni, non abbiamo bisogno di lezioni di buon governo, non abbiamo bisogno di sapere che cosa è l'autonomia che in anni di malgoverno voi avete mortificato, non abbiamo bisogno di sapere come si fa per combattere la disoccupazione, onorevole Cogodi, visto che quel fantomatico piano straordinario del lavoro, nonostante lo stanziamento di mille miliardi, ha creato solo miseria e disagio sociale!

(Interruzioni dai banchi della sinistra)

COGODI (R.C.).Se parla lui chiedo di parlare anche io, perché bugiardo è lui, miserabile!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Stiamo toccando i nervi scoperti! Bugie l'onorevole Cogodi ne ha dette tante e le ha dette anche a proposito della legge numero 28.

COGODI (R.C.).E' fuori tempo!

PRESIDENTE. Il cronometro non lo controllo io, onorevole Cogodi, stia seduto. O vuole parlare solo lei in questo Consiglio?

PITTALIS (F.I.-Sardegna) Allora, la legge numero 28, per la quale abbiamo previsto mille miliardi, è solo frutto dell'intelligente lavoro svolto dal governo dell'onorevole Mario Floris prima, un lavoro, ne sono sicuro, che sarà proseguito dall'azione politica del Presidente Pili.

Vedete, voi, onorevole Pirisi, avete soltanto dato l'opportunità di svendere i territori delle zone centrali, questo è il progetto che avete proposto per le aree deboli, noi abbiamo recuperato lo sviluppo delle zone interne. Altro che Parco del Gennargentu, che non abbiamo voluto ieri, non vogliamo oggi e non vorremo domani.

Presidente Pili, avremo altre occasioni per entrare nel merito del suo ottimo programma. Lei è l'esempio dell'ottimismo, Presidente Pili, e la storia, voglio ricordare, la fanno gli ottimisti mentre i pessimisti sicuramente la subiscono.

PRESIDENTE. Colleghi, quando il Presidente interrompe un oratore il timer viene bloccato; quando il Presidente ridà la parola il timer riparte. L'onorevole Pittalis ha parlato esattamente per cinque minuti.

COGODI (R.C.). Non faccia ridere i polli!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Esattamente 4 minuti e 45 secondi, molto meno di quanto hanno parlato altri colleghi.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Il collega Pittalis ha fatto un discorso contro l'intolleranza, solo che a me è sembrato un discorso intollerante contro l'intolleranza.

Io prendo la parola per dichiarare il voto contrario. Le ragioni le ho espresse nel mio intervento, e sono le ragioni che sono state espresse in generale dai colleghi del centrosinistra intervenuti nel dibattito, e non solo, anche da colleghi che non fanno parte del centrosinistra, ma che votano contro la Giunta.

Prendo la parola perché dal dibattito è emerso un dato che prima non era chiaro, cioè che in quest'Aula non c'è una maggioranza e una minoranza, non è questa la situazione, ma ci sono due minoranze, una un po' più grande e una un po' più piccola, ma due minoranze.

La sua, caro presidente Pili, non è una maggioranza. Lei ha svolto questo pomeriggio una replica devo dire brillante e anche con diversi punti condivisibili, e che io condivido, ma questo non basta a creare una maggioranza politica di governo, e senza una maggioranza non si governa, senza una maggioranza non si fa una buona legge finanziaria, senza una maggioranza non si rimette ordine nel caos dei fondi strutturali e dei PIT, senza una maggioranza tantomeno si fanno riforme, senza una maggioranza si perde del tempo.

Badate, colleghi del centrodestra, voi non ve la caverete dicendo "l'eredità, i cinquant'anni, trent'anni, vent'anni", peraltro in quei cinquant'anni, trent'anni, vent'anni, salvo Alleanza Nazionale, c'eravate più voi di tanti di noi. In ogni caso, di questi due anni dovete rispondere, e il bilancio di questi due anni è negativo, e i fatti positivi che sono stati ricordati, non del tutto, perché non voglio essere fazioso, ma in gran parte la continuità territoriale, il miglioramento negli indicatori economici non sono merito vostro, sono frutto di azioni di governo, nazionali e regionali, di anni, non dell'ultimo anno e mezzo o degli ultimi due anni.

Per avere la fotografia di questi due anni guardate gli indici della spesa regionale di quest'anno: avete speso quattro soldi di un grande bilancio, grande come entità di risorse.

E allora, per concludere, la Sardegna ha bisogno che la crisi si chiuda, lo diciamo anche noi dall'opposizione, sennonché la crisi non si chiude, ha detto Milia, la crisi rimane aperta. La Sardegna ha bisogno di un governo, voi adesso voterete un governo, ma la Sardegna rimarrà senza governo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, io ho ascoltato con grande interesse e attenzione la sua replica, signor Presidente Pili, e devo dire che non mi ha soddisfatto assolutamente.

Col tempo che ho a disposizione dirò solo due o tre cose. In apertura del mio interrvento però mi preme dire, signor Presidente Pili, la prego di ascoltare, che sarebbe opportuno fare urgentemente una legge affinché finisca la vergogna di quei consiglieri regionali che non hanno mai partecipato ai lavori del Consiglio, secondo il mandato ricevuto e secondo le regole che ha questo Parlamento regionale, e questo per anni, e vi tornano solo in alcuni momenti, quando ci sono le televisioni accese! ! Allora la maggioranza si faccia carico di questa responsabilità in tempi rapidi, caro Presidente Pili.

Altra questione, noi abbiamo ascoltato con attenzione la sua replica fatta con tono pacato e moderato, ma la filippica dell'ex assessore Pittalis di poc'anzi sembra già risentire di una specie di crisi di astinenza o di vedovanza assessoriale. Uno che è stato tra i peggiori e i maggiori responsabili, chiedo scusa, di ciò che in Sardegna non è andato bene in questi due anni viene qui a dare lezioni al centrosinistra! E' un fatto intollerabile!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Soprattutto a lei!

PIRISI (D.S.). Le risorse non spese sui fondi europei sono risorse che stavano in capo a quell'Assessorato. Le politiche di riequilibrio del nostro territorio non sono state fatte, neanche avviate. Non è stato fatto nulla, e la responsabilità è di chi pensa di farci prediche con quei toni! Onorevole Pittalis, il territorio della provincia di Nuoro, ha risentito della sua permanenza in quell'assessorato. Lei prima ha parlato di svendita. Di quale svendita parla? Quando tra l'altro avete - non gliele faccio passare queste cose - gente che dall'esterno indica i percorsi politici che dovete percorrere e, probabilmente, li avete anche all'interno degli Assessorati? E le devo dire anche un'altra cosa, onorevole Pittalis, e cioè che io ho presentato un'interpellanza urgente per un "imbroglio" che è stato compiuto in relazione al centro intermodale, perchè la proposta che è stata licenziata da quest'Aula, nel tragitto compiuto da qui all'Assessorato della programmazione e bilancio, è stata modificata! Ne avevo già parlato con lei, signor Presidente, ripropongo in maniera forte, qui, oggi, la questione perché mi venga data risposta. E dico anche che ci sono, caro Presidente Pili, alcuni problemi riguardanti alcuni settori (turismo, lavoro, eccetera), sui quali, Presidente, non ci ha dato alcun tipo di indicazione nella replica.

Ma, soprattutto, io credo che vada ricordato anche ai colleghi della maggioranza, quando si parla di assenteismo e scarsa produttività, che il presidente Cappelli si dimise da presidente di Commissione per dissidi con la maggioranza e a causa del forte assenteismo; lo stesso problema ebbe la collega Pilo che ugualmente si dimise paralizzando la funzionalità della Commissione. E la responsabilità è della maggioranza. La stessa maggioranza con la quale lei, Presidente Pili, si appresta a governare. Vada a vedere qual è il tasso di presenza dei colleghi del centrosinistra nelle Commissioni, i cui presidenti ci hanno sempre ringraziato, in tutte le sedi, per l'apporto che abbiamo dato nel mandare avanti le poche cose che fino ad ora sono state fatte.

Un'ultima cosa e concludo; onorevole Pili, il problema dell'equilibrio territoriale che poneva oggi il collega Licandro è un problema reale, ma lei non ha parlato di questo neanche nella replica, così come non ha affrontato la questione "dell'emergenza democratica" propria di certi territori. Ma come si fa a fare marketing territoriale se non si pensa alla sicurezza e al fatto che ci sono comuni della nostra Regione che non hanno una amministrazione? E che dire ancora degli episodi di violenza, quali gli omicidi cui stiamo assistendo, e dei quali ugualmente non c'è traccia nelle sue dichiarazioni?

Come si può pensare di fare marketing territoriale se non pensiamo anche a risolvere questi problemi; se noi non elaboriamo un progetto, qui dentro, per territori importanti della nostra Regione?

Ecco Presidente, ormai il mio tempo è scaduto, però voglio dirle che il mio voto sarà contrario, come già preannunciato, e purtroppo niente ha detto affinché io potessi cambiare la mia opinione e il mio voto. Opposizione dura, tranquilla, però serena e costruttiva.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Regione, io voterò contro l'ordine del giorno sull'approvazione delle dichiarazioni programmatiche e sulla sua proposta di nomina dei componenti della Giunta regionale. Lo faccio innanzitutto per una valutazione di carattere politico. Lei ha assunto l'incarico con l'obiettivo politico dell'allargamento e del rafforzamento dell'alleanza con un'apertura verso il Partito sardo d'Azione. e i socialisti. Questo non è avvenuto, anzi, la sua maggioranza si è indebolita e le dichiarazioni che sono state rese in Aula ,da importanti settori delle forze politiche che dovrebbero sostenerla, ne sono la testimonianza.

Io ritengo inoltre che l'ipotesi politica di dare maggiore spessore autonomistico alla sua azione sia contraddetta dal suo stesso documento politico nel momento in cui afferma, a pagina 6, che rivendica il ruolo guida della Casa delle Libertà per una nuova autonomia della Sardegna.

Riteniamo che una nuova autonomia della Sardegna non possa essere esercitata dai cloni di Berlusconi, Fini e Buttiglione. Lo spettacolo che avete offerto in questi giorni è stato infatti uno spettacolo deprimente, è stata una guerra senza esclusione di colpi alla ricerca di incarichi in una lottizzazione infinita fino all'ultimo dei posti e che ha coinvolto anche gli enti ancora da istituire. E' questo il segnale che voi date? Intendete quindi la politica come occupazione e come spartizione e non come servizio per risolvere i gravi problemi della Sardegna.

Questi problemi della nostra isola sono stati posti in secondo piano, se non del tutto esclusi, dalle trattative che avete portato avanti e dallo stesso dibattito politico.

Presidente, lei ha insistito molto sulla "motivazione", ma ci spieghi qual è la motivazione che hanno i consiglieri della sua maggioranza per votare la sua Giunta; quali sono gli argomenti di persuasione che lei ha utilizzato per motivarli; non penso che siano stati convinti dalle sue dichiarazioni, soprattutto quando ha parlato dell'esigenza di riforme profonde, di sburocratizzare l'amministrazione regionale, di dare un'accelerazione alle procedure. Proprio sull'Assessorato delle riforme, che dovrebbe essere strategico, abbiamo visto che A.N. non l'ha più voluto perché l'ha inteso come un assessorato di serie B, che i Riformatori di Fantola non l'hanno rivendicato perché le riforme vogliono enunciarle ma mai attuarle, e che lo stesso Assessore indicato del P.P.S. ha dichiarato di non volerlo per una autonoma dichiarazione di incapacità.

In merito poi allo stesso giudizio che lei ha dato sulla Giunta Floris, sugli indicatori economici riportati, innanzitutto, vi chiediamo per favore di mettervi d'accordo tra di voi. Lei dice nelle dichiarazioni programmatiche che ci sono stati cinquantaquattro mila nuovi posti di lavoro in Sardegna, posti che nessun disoccupato ha visto, mentre l'ex assessore Pittalis ha poc'anzi dichiarato che non c'è stato incremento di occupazione.

Ma io vi leggo altri dati, che sono forniti dalla Direzione regionale del lavoro, e che non sono opinioni; questi dati dicono che dal luglio 1999, data di inizio di questa legislatura, al 2001 gli occupati in Sardegna sono passati da 526 mila a 524 mila unità. Il tasso di occupazione è passato dal 37,8 nello stesso periodo al 37,4, in controtendenza rispetto al sud, dove è cresciuto dal 34,3 al 35,1 e del Paese in generale dove è passato dal 42,8 al 43,4.

Per cui, per concludere, io ritengo valida l'affermazione del consigliere Pittalis, che oltretutto nella veste di assessore ha bene operato, perciò che senso aveva sostituirlo? Forse l'unico senso è quello che voi state dando a questa legislatura, infangandola, ritenendo che stare in giunta sia come fare un giro in giostra e che ognuno di voi debba farne uno, per cui avete già ipotizzato possibili cambiamenti a distanza di tre mesi o di un anno.

Concludo per dire ai pasdaran di questa maggioranza, ai Balletto, ai Pittalis che vantano questa maggioranza come una maggioranza ferrea, che questa ipotesi di Pili è una verniciatura sul ferro. Però, Presidente, stia attento perchè quando la vernice viene passata sulla ruggine dopo un po' si formano le bolle!

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, le do la parola a patto che siamo tutti d'accordo che riapriamo le dichiarazioni di voto, perché lei le ha già fatte.

PINNA (D.S.). Domando di parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. A fine seduta mi dirà qual è il fatto personale e le darò la parola.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Do lettura di una brevissima lettera indirizzatami da alcuni colleghi che, dovendo partecipare ad un congresso a Roma, sono stati costretti a lasciare l'Aula. "Illustre signor Presidente, dovendo partecipare in qualità di delegati al Congresso Nazionale dei D.S., siamo costretti a lasciare l'Aula non oltre le 18 e 30. Essendosi purtroppo protratti i lavori del Consiglio oltre i tempi che erano stati concordati nella Conferenza dei Capigruppo, la preghiamo di giustificare formalmente la nostra assenza e la nostra impossibilità a partecipare alla votazione finale sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale. Firmato: Cugini Renato, Sanna Emanuele e Calledda Antonio".

L'onorevole Cogodi ha sollevato un problema sul quale mi pare giusto dare una risposta perché riguarda questioni del Consiglio, cosa diversa è invece la questione sollevata dall'onorevole Pinna che è essenzialmente un problema da annoverare fra le interrogazioni da presentare alla Giunta o al Presidente della Giunta, quindi lo invito, appena possibile, a seguire questa strada. Per ciò che riguarda, invece, il problema sollevato dall'onorevole Cogodi, relativo al disegno di legge numero 201, sull'imprenditoria giovanile, comunico che il disegno di legge, che era stato inviato alla Commissione CE per il prescritto parere, è stato da questa approvato con gli emendamenti negoziati dalla Giunta regionale che tendevano a salvare tutte le pratiche sulla legge 28 presentate entro il 31 dicembre 1999, il 13 novembre 2001.

Il Provvedimento dovrà essere sottoposto esclusivamente all'approvazione del Consiglio.

FADDA (Popolari-P.S.). Non per aprire un dibattito, ma per informazione. Prima del disegno di legge era stata presentata una proposta di legge del centrosinistra. Quindi la prego di dare le informazioni in modo completo..

PRESIDENTE. Per quanto abbia una memoria da elefante, devo andare a vedere i documenti, e i documenti dicono questo.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale con procedimento elettronico dell'ordine del giorno sulla nomina dei componenti della Giunta regionale.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.

(E' estratto il numero 1, corrispondente al nome del consigliere Amadu Salvatore)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Amadu Salvatore.

CAPPAI, Segretario procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GRANARA - GRAUSO - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

(Al quarantunesimo voto applausi dai banchi del centrodestra)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 73

astenuti 1

maggioranza 37

favorevoli 43

contrari 30

(Il Consiglio approva)

(Vivissime congratulazioni da parte di tutti i consiglieri al Presidente neoeletto)

Giuramento di assessori non consiglieri

PRESIDENTE. Ricordo chegli assessori Roberto Frongia, Matteo Luridiana, ed Emilio Pani, nominati con l'ordine del giorno testé approvato, non essendo consiglieri regionali devono prestare il giuramento prescritto dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica del 19 maggio 1949, numero 250. Invito gli Assessori ad avvicinarsi al banco della Presidenza in modo che possa dare lettura della formula del giuramento previsto dall'articolo 3 del citato D.P.R., al cui termine gli Assessori tecnici risponderanno lo giuro:

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

Frongia. Lo giuro!

LURIDIANA. Lo giuro.

PANI. Lo giuro.

PRESIDENTE. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 21 e 13.