Seduta n.238 del 02/10/2006
CCXXXVIII Seduta
(Antimeridiana)
Lunedì 2 ottobre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 11 e 35.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 14 settembre 2006 (232), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Roberto Capelli, Silvio Lai, Pierangelo Masia e Alberto Sanna hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 2 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del PresidentePRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 10, 17, 24, 31 gennaio 2006, dell'8, 14, 21, 28 febbraio 2006 e dell'8, 14, 21, 28, 30 marzo 2006, del 4, 13, 18, 26 aprile 2006, del 5, 12, 18, 22, 24, 30 maggio 2006 e del 7, 13, 19, 21, 27, 30 giugno 2006.
Comunico che il Presidente della Regione, con nota del 28 settembre 2006, ha informato di aver nominato l'ingegnere Cicito Morittu assessore regionale della difesa dell'ambiente.
Giuramento di Assessore tecnico
PRESIDENTE. Invito l'assessore Morittu ad avvicinarsi al banco della Presidenza per prestare giuramento.
(L'assessore Morittu si avvicina al banco della Presidenza)
Ricordo che gli Assessori nominati dal Presidente della Regione, non consiglieri regionali, devono prestare giuramento ai sensi dell'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 3 del citato D.P.R.: "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
Invito, pertanto, l'assessore Morittu a rispondere "Giuro".
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.Giuro e confermo.
(Applausi)
PRESIDENTE. Colleghi, comunico che non si può procedere all'elezione dei componenti della Consulta, prevista per oggi, in quanto i Presidenti dei Gruppi hanno convenuto di accantonare tale adempimento perché soltanto due Gruppi hanno presentato, entro il termine previsto, le relative liste. .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 91.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Ladu - Murgioni - Gallus - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Artizzu - Pisano - Farigu - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Vargiu - Cassano - Capelli - Cuccu Franco Ignazio sulla politica regionale della pesca, problematiche e prospettive, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che:
- la pesca costituisce un'attività produttiva fondamentale, interessando oltre 3 mila addetti e 1000 imbarcazioni;
- il problema che la pesca sta affrontando allo stato attuale è relativo all'aumentare dei costi di gestione;
PRESO ATTO che:
- è necessaria un'equilibrata e lungimirante politica regionale sulla pesca impostata sulla competitività delle imprese di pesca sarde e della loro economicità, sempre nel rispetto delle risorse acquatiche;
- l'attuale eccessiva dipendenza dalla fonte petrolifera è diventata sempre più penalizzante a seguito dei ripetuti rincari del prezzo del gasolio con un aumento stimato intorno al 100 per cento;
- il carburante incide per il 45 per cento sul costo totale dell'impresa per cui è evidente che i margini di profitto vengono erosi dal maggior costo;
- l'inadeguata commercializzazione (esiste in Sardegna un solo mercato ittico) e l'incontrollata importazione (circa il 60 per cento dell'intero prodotto consumato in Sardegna) creano nelle nostre imprese di pesca una situazione insostenibile;
- il depauperamento della risorsa ittica, contrariamente a quanto sostenuto come luogo comune, non è dovuto esclusivamente alla pesca, ma concorrono altri fattori quali: inquinamento, distruzione di intere praterie di poseidonia dovute ai dragaggi, indiscriminato posizionamento delle gabbie galleggianti;
- in inverno le condizioni meteorologiche costringono i pescatori a stare molti giorni a terra senza lavorare e senza percepire alcun indennizzo;
- in estate, invece, arrivano a pescare molte barche da altre regioni nelle nostre acque territoriali e, di conseguenza, il mercato è soggetto così a un calo eccessivo dei prezzi;
SOTTOLINEATO che:
- da tempo si discute sulle scelte strategiche e sull'individuazione di norme che, da un lato, prevedano la protezione della risorsa e, di contro, tengano conto delle esigenze di economicità delle imprese nel sistema sardo;
- è stato presentato un piano della tutela delle risorse marine, redatto unilateralmente dall'Università degli studi di Cagliari, senza che questo abbia avuto la condivisione e la partecipazione di tutte le rappresentanze degli operatori della pesca i quali, anzi, sostengono la sua assoluta inattuabilità; in particolare detto piano non tiene conto di alcune situazioni di tutta evidenza che renderebbero, se attuate, impossibile l'esercizio della pesca meccanica in tutte le acque territoriali sarde ovvero entro le 12 miglia;
- in quest'ottica proporre di vietare la pesca entro le 6 miglia dalla costa alle imbarcazioni superiori a 60 TSL equivale a vietarla nell'ambito delle 12 miglia non essendoci in gran parte della piattaforma morfologica marina sarda, zone di pesca comprese tra le 6 e le 12 miglia;
- nella zona orientale della Sardegna (Punta Niedda di Osalla - Punta su Mastici) a un miglio dalla costa siamo in presenza di una profondità stimata intorno ai 700 metri, a 5 miglia dalla costa siamo in piena piattaforma mediterranea (200 m);
- per la piccola pesca (cosiddetta pesca artigianale) risulta dal piano vietata l'attività di pesca nelle giornate di sabato e domenica producendo una evidente contraddizione in quanto tale tipo di pesca viene esercitata con l'utilizzo di attrezzi fissi (reti da posta, nasse, ecc.) che sono per tutta la stagione in mare e che di norma vengono salpate giornalmente; impedire il loro controllo nel fine settimana equivale ad autorizzare la cattura di pesci che il lunedì vengono ritrovati in condizione di non commerciabilità;
- la Sardegna, essendo posizionata al centro del Mediterraneo, statisticamente ha il numero di giornate lavorative più basse per imbarcazione rispetto a tutta l'Italia;
- i motopescherecci, per effettuare lavori di carenaggio ordinari e straordinari, devono recarsi obbligatoriamente in cantieri ubicati nella penisola, sopportando ulteriori ingiustificati costi, in quanto nell'Isola non esistono strutture adeguate per la manutenzione degli stessi,
impegna la Giunta regionale
a riferire in Consiglio sui seguenti punti:
a) quale politica della pesca sia posta in essere su base pluriennale per far fronte alla emergenza determinata dall'aumento dei costi di gestione delle imprese di pesca isolane, con particolare riferimento al costo del carburante;
b) quale piano effettivo di gestione delle risorse acquatiche, di concerto con le associazioni di categoria, e quali stanziamenti verranno previsti per garantire adeguate misure sociali di accompagnamento;
c) quali comparazioni siano previste a fronte di un imposto ed obbligatorio periodo di interruzione tecnica della attività della pesca in Sardegna;
d) quali iniziative la Giunta abbia intrapreso per portare a conoscenza della grave situazione che vivono le imprese di pesca sarde, in quanto è compito degli Stati membri e delle regioni a statuto speciale informare la Comunità di particolari situazioni di disagio di un comparto al fine di prevedere e concordare misure di sostegno.(91).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LA SPISA (F.I.). Questa mozione sulla pesca interviene su una questione molto controversa alla quale, lo premetto, sono certamente interessate diverse categorie di imprese di piccole, medie e medio-grandi dimensioni; ovviamente, il termine "grande", in questo caso, è valutato, necessariamente, sulle dimensioni massime di un'impresa di questo tipo. Intervenire sul tema della pesca significa anche avere presente uno spettro di interessi ampio e diversificato. Certamente le misure che si prevedono a favore della piccola pesca sono diverse rispetto a quelle che si prevedono per la pesca di altura, così come sono diversi gli interventi in materia di pesca che si effettua nelle nostre acque territoriali rispetto agli interventi in materia di pesca svolta all'interno delle nostre lagune. Quindi, ribadisco che le situazioni e i problemi sono diversi, di conseguenza sono tali anche le posizioni assunte dalle diverse categorie (è comprensibile proprio ricordando quanto ho detto in premessa), e così sono emerse anche nella riunione del Comitato per la pesca indetto a seguito della decisione della Giunta regionale su proposta dell'Assessore dell'ambiente competente per materia
Devo dire che noi dell'opposizione abbiamo registrato una critica che in certi casi è stata anche, verbalmente, molto vivace.. Stiamo parlando comunque di categorie sicuramente non paragonabili in termini numerici a quelle dell'industria o dell'agricoltura, ma importanti nel nostro sistema produttivo perchè svolgono un'attività che, , come è a tutti evidente, incide sull'ambiente; un'attività che è quindi necessario razionalizzare attraverso degli interventi volti a favorire sia l'equilibrio dell' ambiente, che la stessa prosecuzione dell'attività di pesca. Al momento è in vigore una normativa che disciplina dettagliatamente le modalità, la strumentazione ammissibile, i tempi con i quali si svolge l'attività della pesca.
Ora, in merito ai tempi di esercizio della pesca, e proprio per rispettare e garantire il ripopolamento della fauna ittica (un vantaggio per gli stessi operatori della pesca) sono state previste alcune misure, che tutti conosciamo sotto la denominazione di fermo biologico o fermo pesca. Queste misure, evidentemente, incidono per periodi importanti nello svolgimento dell'attività imprenditoriale ed è di tutta evidenza che hanno un effetto negativo sul reddito dei singoli lavoratori, ma anche sui costi dell'impresa.
A questo punto arrivo al problema di fondo, al problema forse centrale di questa mozione, e cioè che le disposizioni previste nelle norme che regolano il fermo pesca sono in qualche modo generalizzate e, di conseguenza, producono un effetto diversificato rispetto ai vari settori. Facciamo l'esempio di un'azienda di piccole dimensioni che ha chiaramente costi di esercizio molto più bassi rispetto ad un'azienda di medie o grandi dimensioni e, quindi, un rapporto fra costi dell'impresa e costo del personale ugualmente basso; in questo caso l'indennizzo previsto nel decreto di fermo pesca va innanzitutto e fondamentalmente a ristorare il mancato reddito per il lavoratore che, nel caso delle piccole imprese, è quasi sempre anche l'imprenditore perché spesso sono imprese a gestione familiare, quasi sempre. È evidente quindi che l'incidenza dell'indennizzo per una piccola impresa di pesca è diversa da quella che registra un'impresa di grandi dimensioni. D'altra parte proprio le imprese di grandi dimensioni forniscono, il maggiore apporto di prodotto sul mercato di questo settore e, date le dimensioni, offrono anche maggiori opportunità di occupazione e di distribuzione del reddito. Però la Sardegna non ha una grandissima tradizione di pesca di altura - non è nel nostro DNA, nella nostra stessa cultura, nella formazione dei nostri padri - ma sono comunque imprese che vanno rispettate e che hanno rimarcato come, nelle disposizioni previste dalla Regione, non sia ristorato adeguatamente il costo aggiuntivo che comporta la fermata per i giorni stabiliti nel decreto costringendo gli armatori a spese di manutenzione, per non parlare dell'incidenza complessiva dei costi fissi sul bilancio annuale, che incide fortemente nell'attività di pesca, incide fortemente sul bilancio complessivo.
Se a questo si aggiungono alcuni dati che sono a conoscenza di tutti, ma che occorre certamente ricordare in questa sede, primo fra tutti l'incremento fortissimo dei costi di carburante negli ultimi anni, stimato intorno al 100 per cento, causato dai ripetuti rincari del prezzo del gasolio; bisogna tenere presente che il carburante incide nella misura del 45 per cento sui costi totali dell'impresa, quindi è evidente che i maggiori profitti vengono erosi dai maggiori costi.
Inoltre, le strutture di commercializzazione nel settore della pesca sono molto fatiscenti e molto limitate: in Sardegna esiste un solo mercato ittico. L'importazione è altissima, circa il 60 per cento dell'intero prodotto consumato in Sardegna viene importato. A questo insieme di problemi si somma quello del depauperamento della risorsa ittica, che non è determinato tanto dall'attività, controllata o meno, della pesca, ma da fattori quali: inquinamento, distruzione di intere praterie di Poseidonia dovute ai dragaggi e al discriminato posizionamento delle gabbie galleggianti. Questo, evidentemente, pone un problema che deve essere affrontato con intelligenza, basandosi su indicazioni e valutazioni di tipo scientifico appropriate, equilibrate, che abbraccino tutta intera la problematica relativamente alla vita della risorsa, accompagnate però da valutazioni sul sistema economico della microimpresa di pesca, assunte sempre sulla base di altrettanto validi sistemi scientifici, perchè prevedere (così è detto nel Piano redatto in modo unilaterale dall'Università di Cagliari) di vietare la pesca entro le sei miglia dalla costa per le imbarcazioni che superano un certo tonnellaggio significa sostanzialmente vietarla nell'ambito delle dodici miglia. Infatti, forse non tutti sanno che in gran parte della piattaforma morfologica marina della Sardegna non ci sono zone di pesca comprese tra le 6 e le 12 miglia. Se a questo si aggiunge che, sempre con il provvedimento del fermo pesca, alle barche di queste dimensioni non viene impedito semplicemente di pescare all'interno delle acque territoriali, ma è impedito transitare, per cui non è possibile in quei giorni andare a pescare oltre le 12 miglia, si capisce come si renda possibile così che quelle aree marittime siano sfruttate soltanto da pescatori provenienti da altre regioni, in particolare, come sappiamo tutti, dalla Sicilia o da altri territori in cui la flottiglia è molto più agguerrita e attrezzata.
Allora nel decreto sul fermo pesca il contributo previsto da un lato è assolutamente inadeguato a ristorare il reddito da impresa di pesca e dall'altro non tiene conto, soprattutto per le imprese di una certa dimensione, degli alti costi di gestione sui quali non si riesce ad intervenire. Sappiamo bene che ci sono norme dell'Unione Europea che vincolano, per alcuni aspetti, la possibilità di ristorare il costo dell'impresa, ma noi sappiamo anche che alcuni di questi obiettivi, se si vuole, possono comunque essere raggiunti con altri strumenti. A questo si aggiunga il fatto - noi dobbiamo sottolinearlo - che è la stessa politica adottata da questa Giunta nel settore della pesca che desta fortissime perplessità e contrasti all'interno del settore nel suo complesso e non soltanto nel comparto della pesca professionale. In questo decreto viene introdotto anche il divieto delle iniziative di pesca sportiva, un'attività che non ha statisticamente alcuna incidenza sulla popolazione ittica, perché è bassissima la quantità di prodotto che può essere asportato attraverso queste manifestazioni,. Dobbiamo rilevare che questo Governo regionale è condizionato nelle sue decisioni da un ambientalismo di tipo veramente integralista. In tutte le coste della Sardegna per la prima volta è stata vietata, non con questo ma con un provvedimento precedente, anche la pesca del corallo, adducendo come motivazione il fatto che si depaupera la risorsa o (pare addirittura che sia stato detto questo), che in altre località il corallo non viene colto per essere mostrato ai turisti.
Chi fa queste osservazioni non sa neanche come è fatto il mare, evidentemente, soprattutto non sa come è fatto il mare della Sardegna, perché il corallo si trova a 100 metri di profondità, per cui è ben difficile che i turisti possano essere condotti a visitare queste bellezze naturali; eppure la pesca del corallo è stata bloccata. Tutto ciò è sintomatico di un punto di vista che tende a guardare l'attività umana che incide sull'ambiente come contraria all'ambiente stesso; quasi che l'ambiente debba essere eternamente considerato un bene da conservare intatto e difeso dalle mani rapaci dell'uomo. Un uomo che deve pur vivere in questo ambiente pur non essendo più considerato un essere razionale, intelligente, che fa e deve far di tutto per tenere intatta la risorsa ambientale; continuando di questo passo rischiamo di avere un insieme di norme che ostacolano l'attività imprenditoriale in quanto tale, perchè recano disposizioni, oltretutto non supportate da dati scientifici, che si accaniscono contro alcune categorie.
Noi invitiamo l'Assessore che, essendo subentrato in questi giorni al suo predecessore, credo abbia un incentivo in più, a prevedere su questo argomento una valutazione più approfondita; una valutazione che tenga conto di tutte le voci che possono avere ragioni da obiettare all'orientamento che è stato assunto, in qualche modo, unilateralmente. Vi è stato sicuramente un confronto nel Comitato pesca, ma noi ci permettiamo di dire che, in questo caso, non è sufficiente perché non sempre questi organismi rappresentano adeguatamente tutta la categoria. Inoltre quando vi sono delle motivazioni per cui la rappresentanza, in qualche modo, non è realisticamente onnicomprensiva, è saggio da parte dell'Esecutivo fare un supplemento di concertazione per varare norme che non incidano negativamente sull'attività imprenditoriale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessore, Presidente della Giunta, colleghi del Consiglio, qualche giorno fa abbiamo avuto modo di conoscere i problemi reali della pesca in Sardegna; anche in questo settore, nonostante l'approvazione con largo consenso di una nuova legge di riordino del settore non più tardi di alcuni mesi fa, registriamo un atteggiamento del Governo regionale che, in molti casi, appare dettato da un'inspiegabile volontà punitiva.
Ci riferiamo ai fatti, più o meno recenti, ma tutti in aperto contrasto con la stessa volontà del legislatore regionale, di venire incontro ad un comparto produttivo che, accanto ai grossi problemi di natura strutturale, vive ormai da troppo tempo in una condizione di semi sopravvivenza. Questo è quanto è stato riferito da alcuni rappresentanti della categoria che prima hanno interloquito con il Presidente del Consiglio e poi anche con noi dell'opposizione. Nel concreto, non si riesce davvero a trovare una spiegazione logica, e ci guardiamo bene dallo scomodare la scienza per così poco, per provvedimenti come quello che limita la pesca sportiva a due sole giornate, il sabato e la domenica, nei periodi di fermo biologico. E' una decisione che non ha precedenti nella legislazione regionale italiana e, per la verità, nemmeno in quella della Regione Sardegna; non ha, inoltre, alcun fondamento rintracciabile nella letteratura scientifica e purtroppo avrà, come unica conseguenza, quella di assestare un duro colpo sia alle attività agonistiche, oltretutto senza preavviso ed a stagione già programmata e, di fatto, in corso, che all'indotto commerciale profondamente radicato in ben precise realtà territoriali della nostra Isola.
Analoghe considerazioni sono state rivolte alla Regione da numerose associazioni di categoria anche politicamente vicine alla sinistra, se proprio vogliamo scendere su questo piano, sempre senza esito; si segue sempre la logica del fatto compiuto, unita all'intollerabile supponenza di chi si ritiene depositario del bene assoluto e del sapere universale e non ha bisogno, quindi, di ascoltare nessuno. Non solo, si avrà un'altra ricaduta negativa per l'immagine della Sardegna come terra assolutamente off limit per il mondo della pesca sportiva che, naturalmente, potrà orientarsi altrove, visto che sul territorio nazionale esistono ben altre opportunità, incentivate e sostenute dalle Regioni oltre che dalle comunità locali.
Piccole cose, ma non sono poi così piccole dato che attorno a questo movimento sportivo, che mostra sempre più legami molto interessanti con lo sviluppo dei flussi turistici, ruotano migliaia di professionisti e di appassionati; sono, piuttosto, decisioni indicative di un clima, di una filosofia, di una visione dell'ambiente, terrestre o marino non fa differenza, che a parole proclama la necessità di nuove regole, e possiamo anche essere d'accordo in linea di principio, ma in pratica traduce sempre il termine "regola" nel termine "divieto", e come ben sappiamo si tratta di cose completamente diverse. Così come si è passati con il massimo della disinvoltura dalla regola, comunque punitiva ed a stagione già iniziata, al divieto per la pesca del corallo per la stagione 2007, lo ha ricordato adesso il collega La Spisa. Anche qui nessun supporto scientifico e nessuna valutazione di merito, come hanno giustamente sottolineato ancora una volta gli amministratori di Alghero, ai quali il provvedimento è giustamente apparso come una sorta di legge ad hoc, una bomba politica intelligente che colpisce proprio là dove deve colpire, per ridurre al silenzio le sacche di dissenso nei confronti del pensiero unico regionale della sinistra.
Una decisione di tale portata avrebbe meritato ben altro spessore di analisi scientifica e ben altro livello di approfondimento. Così si procede, infatti, nelle istituzioni pubbliche che lavorano in modo serio e responsabile; così si procede, inoltre, anche nell'Unione Europea, molto spesso citata a sproposito dal Governo regionale in materia di ambiente. Nel rapporto su pesca ed acquacoltura in Europa, pubblicato alla fine dell'anno scorso dall'Unione europea si sottolinea come la finalità di proteggere le risorse non possa mai giustificare la prassi delle misure di emergenza che vanno adottate il più raramente possibile, per un massimo di sei mesi ed a seguito di relazioni scientifiche predisposte con il massimo rigore. Questa metodologia è stata adottata negli anni scorsi per le acciughe della Guascogna in Spagna e per le scogliere coralline devastate dalla pesca a strascico in Inghilterra. In Sardegna, evidentemente, si è fatto un uso volutamente distorto della normativa di emergenza.
Ma, allora, quale pesca vogliamo? Questo è il "cuore", la domanda che motiva la presentazione di questa mozione. Credo sia chiaro a tutti che un settore produttivo non può svilupparsi se, come abbiamo indicato nel testo della mozione, è periodicamente condannato a "stare appeso" agli indennizzi dell'Unione Europea per il fermo biologico, del resto insufficienti ed inadeguati allo specifico della realtà sarda, e riservato solo ai dipendenti, non agli armatori. Uno strano caso in cui si aiutano i lavoratori, e nessuno nega che ciò sia giusto, ma non le imprese.
A questo punto dobbiamo chiederci dove vanno a lavorare le persone se le aziende chiudono. Questa è una domanda elementare. Lo scenario che si va configurando nel mondo della pesca vede una Sardegna da un lato assistita, peraltro poco e male, credo che si percepiscano 1600 euro, se non vado errato, per i quarantacinque giorni di fermo, e dall'altro terra di conquista per le altre marinerie del Mediterraneo e per altri mercati. Dovrebbe far riflettere, sotto questo profilo, il dato citato nella mozione relativo al prodotto ittico consumato in Sardegna che per il 60 per cento proviene da un mercato estero.
Ecco perché di fronte ai grandi problemi strutturali sul versante della produzione, dal costo del carburante - lo ha ricordato il collega prima - che incide per il 45 per cento sul costo totale dell'impresa, alla inadeguata commercializzazione e, aggiungiamo, i problemi della logistica e della cantieristica, non può bastare la politica degli indennizzi, mettiamocelo in testa! Ma, a monte, non si può condividere una politica esclusivamente ed ottusamente protezionistica, costruita su una fitta ed insuperabile trama di divieti incrociati che avrà il solo risultato di impoverire ulteriormente l'economia della Sardegna anche in questo settore.
Dai passi fin qui compiuti emerge che la Regione non ha una politica per la pesca, per un suo rilancio che passi attraverso la modernizzazione, per un suo sviluppo che richiede strategie di medio e lungo termine, investimenti ed un legame forte con il mondo associazionistico e le categorie produttive del comparto. Sul piano strategico non sarebbe azzardato pensare ad una riforma del fermo biologico (in Sardegna è fra i più lunghi a livello nazionale, mentre il numero delle giornate lavorative è tra i più bassi) da proporre al Governo e all'Unione Europea.
E' una riforma possibile perché si tratterebbe di individuare divieti temporanei e limitati alle zone di produzione del novellame in modo da superare l'attuale normativa che istituzionalizza la completa inattività per tutti. E' una riforma possibile anche perché su questo terreno si potrebbe realizzare la convergenza di altri Paesi del Mediterraneo che hanno problemi simili ai nostri e sarebbe compatibile sia con il rispetto dell'ambiente che con la necessità, avvertita dai pescatori per primi, di preservare la risorsa ittica.
Quindi, per concludere, occorre la buona volontà di ragionare per far crescere la pesca sarda e non solo quella, invece di buttare acqua, magari maldestramente e in ritardo, sui focolai del malcontento che nascono qua e là a causa di una situazione di crisi priva di vie d'uscita.
Comunque abbiamo portato alla Presidenza del Consiglio questa riflessione e abbiamo già dimostrato in occasione del dibattito sul disegno di legge numero 173, poi diventato legge regionale numero 3 del 2006, di avere a cuore la sorte della pesca in Sardegna, badando soprattutto ai contenuti ed ai problemi reali delle imprese e dei lavoratori del settore.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro.
MORO (A.N.). Ci auguriamo quindi che l'intero Consiglio, un secondo Presidente, non voglia farsi sfuggire l'occasione di dare un segnale preciso rivedendo in modo approfondito ciò che è possibile migliorare.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Onorevole Presidente, colleghi, il recente dibattito in quest'Aula sullo stato dell'agricoltura in Sardegna non poteva che provocare un altro dibattito, per questioni se non altro di equità e di giustizia, su un altro settore produttivo fortemente in crisi. Parliamo della pesca che, probabilmente, versa in condizioni ancora più gravi, se fosse possibile, del settore agricolo.
Intorno alla pesca e intorno a questa economia così lontana, purtroppo, dalla quotidianità del dibattito politico si è formata una spessa cortina di silenzio che spesso, troppe volte, tutto avvolge. Ora, con questa mozione noi, forze dell'opposizione, intendiamo richiamare la Giunta in ordine ai suoi doveri e, al tempo stesso, dare anche corpo e voce alle proteste che giungono dalle associazioni di categoria, alle prese con una crisi che aggrava ancora di più la debolezza strutturale, storicamente data, di tutto il comparto.
E' stato detto che l'aumento del greggio e, dunque, anche del gasolio, nel 2005 si è fatto sentire in maniera pesante nel settore della pesca provocando come primo risultato un innalzamento dei costi generali per chi, sempre meno purtroppo, esercita l'impresa della pesca. Non è un caso, anzi è uno degli effetti di questo aumento del carburante, che siano aumentati e aumentino ormai in modo inarrestabile le importazioni del pescato, lo ha detto anche prima il collega Moro, che sono pari ormai al 60 per cento del prodotto venduto in Sardegna. Questo è certamente un dato inquietante che non fa onore né alla nostra Isola, né a chi la governa. Dunque più della metà del pesce che noi consumiamo in Sardegna arriva da altri mari oppure arriva dai nostri mari ma non da imprese di pesca sarde. Ci avviciniamo così a un regime di assoluta dipendenza dall'esterno anche in questo settore, come se non bastassero gli altri settori nei quali la forza produttiva sarda è in crisi e già da tempo ha ceduto o sta cedendo il passo ad altre organizzazioni produttive non sarde.
Presidente, davanti a questa situazione pericolosa per l'oggi e anche per il domani noi vorremmo sapere dalla Giunta qual è la sua politica per la pesca e per i pescatori sardi soprattutto. Non ci interessa la retorica, noi ci chiediamo soltanto se la Giunta abbia mai elaborato una vera politica per la pesca e in quali azioni consista. I pescatori sardi pagano come tutti gli altri l'aumento dei costi generali della produzione, ma pagano anche l'assenza di una flotta che sia capace di stare per giorni e giorni in mare accumulando il pescato, mentre altre marinerie di altre Regioni e Stati, non fanno i conti con questo problema.
C'è poi la questione del depauperamento della risorsa ittica, non soltanto per effetto della pesca e di una pesca indiscriminata, come banalmente è conveniente dire e si è sempre detto, ma anche e soprattutto per effetto dell'inquinamento del nostro mare e della distruzione di praterie di poseidonia a causa dei dragaggi. E parlando di pesca, io non credo di uscire fuori tema, ma sappiamo che esistono problematiche diverse legate a questo settore, così come sappiamo che esistono Province che, più di altre, pagano un tributo importante a causa di questa crisi profonda.
Nella provincia di Oristano la pesca, insieme all'agricoltura e all'allevamento, rappresenta una parte importante, troppo importante, della sua economia e i disastri ecologici che nella nostra provincia continuano a manifestarsi con cadenze quasi regolari, periodicamente mettono in ginocchio un settore e un'economia già fortemente compromessi. Disastri ecologici che, sappiamo tutti, sarebbe oltremodo riduttivo imputare soltanto alle bizzarrie della natura, l'uomo lo sappiamo bene ha sempre una forte responsabilità nelle cosiddette calamità naturali. Penso ad una delle più gravi, quella che nel 1999 ha colpito lo stagno di Cabras distruggendone quasi completamente ogni forma di vita. Ebbene, nonostante gli immediati e solleciti finanziamenti da parte della Regione, i pescatori e con loro tutta l'economia e la comunità di Cabras, ancora stanno aspettando quelle opere di bonifica e di risanamento per evitare, possibilmente, disastri futuri.
Che dire poi della questione, oramai annosa, dei cosiddetti predatori protetti della nostra isola? Mi riferisco naturalmente ai cormorani che sono assolutamente liberi di scorrazzare oltreché di pasteggiare come e quando vogliono, e questo soltanto per un piccolo particolare: i cormorani sono specie protetta, mentre i pescatori, purtroppo, non lo sono. E quindi, ogni qualvolta i pescatori imbracciano le doppiette per cercare di scacciarne qualcuno, ecco che si levano alte le grida e le urla degli ambientalisti, degli amici della natura, voci che purtroppo riescono a coprire, anche fin troppo bene, quelle di un dolore diverso: il dolore dei capifamiglia che non sanno, invece, che cosa portare a casa per i propri figli.
Ci sono poi anche altri nodi strutturali che impediscono la crescita del settore, come l'assenza di strutture in Sardegna per i lavori ordinari di manutenzione della flotta che devono essere svolti oltre Tirreno con, naturalmente, un aggravio dei costi e con sacrifici in termini anche di giornate lavorative perse. Dunque, qual è mai la politica della Giunta per risollevare nel tempo le sorti della pesca in Sardegna? Noi non riusciamo a intravederne una, abbiamo quasi l'impressione che la Giunta sia impegnata e affannata da tanti altri impegni da non scorgere nemmeno la necessità di affrontare questo problema. Noi gradiremmo essere smentiti sia con i fatti che con stanziamenti adeguati e questo, naturalmente, lo gradirebbero anche le associazioni di categoria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, non c'è dubbio che il merito di questa mozione, al di là del risultato in termini politico-istituzionali e legislativi che essa potrà produrre, è quello di riportare all'attenzione di questa Assemblea una problematica che riguarda un settore importante della nostra economia. La sua discussione avviene inoltre, sarà una fatalità, mi auguro per i pescatori, mi auguro per l'economia della Sardegna -proprio nel giorno in cui si insedia il nuovo Assessore a cui, ovviamente, in termini istituzionali formulo i migliori auguri di buon lavoro.
Assessore, proprio oggi si trova sotto il Palazzo un'ampia delegazione di varie categorie del mondo della pesca che, in modo diretto o indiretto, sono coinvolte dal provvedimento di fermo pesca. Ebbene, io le chiedo di inaugurare un nuovo corso nel suo Assessorato incontrando oggi stesso una delegazione di questi lavoratori (senza aspettare che l'Assessorato venga invaso, nei prossimi giorni, da gente disperata, magari strumentalizzata da qualcuno) che , evidentemente, vuole porre in termini civili ma fermi un preciso punto di vista che non può essere trascurato ma va tenuto in congrua considerazione.
Perché dico questo? Perché non dobbiamo aspettare l'aggravarsi dei problemi ma dobbiamo cercare prima la loro soluzione per evitare maggiori conseguenze anche all'immagine stessa delle istituzioni: Giunta e Consiglio regionale.
Io credo che una delle prime cose che il nuovo Assessore dovrà fare, a questo punto, sia prendere visione del decreto firmato nei giorni scorsi dal suo predecessore, l'assessore Dessì, e successivamente pubblicato, che parte dall'esigenza di istituire il fermo pesca perché ci sono attese in questo senso anche nelle marinerie, soprattutto nelle marinerie del cagliaritano, dell'oristanese, del nord Sardegna.
Oggi sono presenti delegazioni provenienti da Alghero, da Stintino, da Porto Torres, da Castelsardo che intanto chiedono una svolta nella politica della pesca della Regione. Chiedono una svolta perchè vogliono offrire la loro esperienza professionale, la loro esperienza umana per migliorare la loro attività, per offrire nuove opportunità di lavoro a chi è disoccupato. Se la nostra fosse una Regione ricca, probabilmente, avremmo potuto anche non tener conto di questo particolare, ma io credo che ogni iniziativa anche di carattere finanziario che si assume in questa regione debba avere come stella polare lo sviluppo dell'occupazione. Ahimè, ad oggi - e io credo che la Giunta su questo debba recitare un mea culpa - non c'è un settore tra quelli che la Giunta ha cercato di migliorare che non abbia perso occupati.
Sappiamo che in questi giorni stanno partendo ulteriori lettere di licenziamento nel campo della formazione professionale e in altri settori; mi chiedo, chiedo soprattutto al Presidente, agli Assessori, ai partiti, ai colleghi consiglieri che sostengono la Giunta, se vi è stata in qualche settore una qualche ricaduta occupazionale, perché io tardo a trovare un esempio. Non vorrei che questa situazione si estendesse al mondo della pesca, per cui credo che sia necessario ascoltare questi lavoratori e capire come rimediare.
Qualche collega che mi ha preceduto ha già sottolineato come l'azione portata avanti dalla Giunta sia prettamente ambientalistica, ed è stato accennato al problema dei corallari di Alghero; problema su cui si sono fatte tavole rotonde, si sono sentite varie dichiarazioni di solidarietà, ahimè, anche da parte dei colleghi della maggioranza, ma tutto è rimasto aria fritta. Signori, stiamo parlando di persone che lavorano tutti i giorni con grande fatica e poi si trovano costrette a ricorrere alle vie legali per salvaguardare il proprio diritto di lavorare.
La vicenda dei corallari è una vicenda triste nella vita di questa Giunta, e io chiedo all'Assessore di valutare questa questione più serenamente, più obiettivamente, in maniera più rispettosa delle esigenze locali ma, soprattutto, in maniera più rispettosa di quell'aspetto che io poc'anzi ho detto essere fondamentale, da tenere sempre presente: l'aspetto occupazionale; occorre cioè avere chiaro quello che succede quando si attuano dei provvedimenti "restrittivi" dell'espansione economica e si colpiscono indiscriminatamente, senza dare alternative, padri di famiglia, lavoratori che a quel punto per disperazione potrebbero solo attraversare il Tirreno e andare altrove a mendicare un tozzo di pane.
Quindi io credo che bisogna cambiare linea; io chiedo all'Assessore di esaminare attentamente il decreto emesso dal suo predecessore sul fermo pesca perchè l'importo del cosiddetto equo indennizzo che viene indicato in quel decreto è davvero, cari colleghi, una vergogna; è necessario mettere mano immediatamente a quel decreto e reperire risorse finanziarie perché l'indennizzo, come è stato negli anni passati, risponda all'esigenza di compensare i pescatori, almeno parzialmente, della mancata attività.
Quindi, Assessore, l'importo stabilito per il fermo biologico deve essere immediatamente rivisto perché non è pensabile che si possa liquidare con una miseria chi è impedito di lavorare. Peraltro, come ormai tutti sanno, questo fermo biologico in nulla giova alla natura, all'ambiente, al ripopolamento della fauna ittica; e allora mi chiedo perché si fa. Mi chiedo quale sono le ragioni che inducono a varare provvedimenti di questa natura che ormai sono davvero anacronistici; e valuterei anche con attenzione, ormai oggi e domani più di ieri, quanto si sia spinti all'adozione di questi provvedimenti da consulenti che non so quali finalità abbiano.
Assessore, io la invito a compiere un'attenta riflessione anche su questi aspetti perché molte delle azioni che si pongono in essere spesso scaturiscono da valutazioni, da analisi che non sempre hanno come obiettivo politico, che magari in buona fede anche un Assessore, una Giunta si pongono, quello di perseguire l'interesse generale che noi invece auspichiamo.
Io termino il mio intervento ribadendo la necessità di recuperare immediatamente risorse da destinare a una rivalutazione dell'equo indennizzo, invitando lei, Assessore, a ricevere oggi una delegazione che possa presentarle in termini civili ma chiari le esigenze delle categorie che rappresentano, infine auspicando che noi, legislatori regionali, affrontiamo con uno spirito diverso in prospettiva questa tematica perché la pesca, che dovrebbe essere per un'isola come la nostra un fattore di ricchezza e di occupazione, non diventi invece un ulteriore elemento di povertà e di assistenzialismo. Questo noi non lo vogliamo, ma puntiamo invece a una rivalutazione dell'attività della pesca in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento formulando all'Assessore gli auguri di buon lavoro; dai precedenti discorsi credo infatti che l'assessore Morittu abbia capito che c'è da lavorare non solo per il comparto della pesca ma per tutti gli altri settori che sono in capo al suo Assessorato dove, spesso e volentieri, le problematiche non solo non sono state risolte ma qualche volta neanche affrontate, come in questo caso.
Credo che la mozione ponga in risalto come per noi sul comparto della pesca si debba iniziare un percorso conoscitivo che, partendo dall'analisi delle problematiche del settore, evidenzi i bisogni strutturali a livello ambientale e lavorativo per passare, come diceva poc'anzi il collega Amadu, dalla fase assistenzialistica a una fase in cui si diano certezze attraverso l'elaborazione e l'attuazione di programmi di intervento pluriennali dotati di risorse economiche adeguate.
Nella mozione si parla di tremila operatori del settore e di circa un migliaio di imbarcazioni, non sono numeri inconsistenti, eppure questo è un comparto sul quale la Regione sarda spesso ha latitato, e quando è intervenuta ha imposto soltanto vincoli con l'istituzione dei parchi e delle oasi marine protette. Abbiamo fatto degli interventi infrastrutturali che, spesso e volentieri, non hanno dato le risposte giuste e corrette per cui oggi la Sardegna importa circa il 60 per cento dell'intero prodotto ittico consumato abitualmente. è chiaro che questo sbilancio a favore dell'importazione non favorisce un giusto prezzo del prodotto, non favorisce la presenza sul mercato di un'offerta rispondente alla domanda, ma soprattutto mette in evidenza che in questo settore noi potremmo continuare a investire, perché effettivamente si ha bisogno di nuovi investimenti per diverse ragioni.
Abbiamo già accennato agli investimenti per favorire l'occupazione, ma occorre investire nella flotta dei pescherecci per consentire a questi di poter trarre dal mare la risorsa da mettere a disposizione dei nostri mercati. Investire ancora nella rete di distribuzione del prodotto, visto che l'unico mercato ittico all'ingrosso presente in Sardegna si trova a Cagliari e non è chiaramente sufficiente per rispondere a tutte le necessità della nostra isola. Sappiamo benissimo che i nostri operatori devono rivolgersi ai mercati nazionali e internazionali per l'approvvigionamento del pesce che non viene neanche pagato a prezzi competitivi, anzi, spesso si paga il fatto che i prodotti arrivano non solo dalla penisola ma un po' da tutto il mondo, come oggi è possibile verificare osservando la merce esposta sui banchi del commercio minuto.
Per curiosità personale, ho seguito diverse volte il programma settimanale, "Linea blu" (va in onda sul primo canale della Rai) che dà diverse notizie sui benefici derivanti dalla realizzazione dei parchi marini e delle oasi marine. Uno di questi benefici, è stato detto anche di recente, è stato quello di ricreare le condizioni che hanno consentito il riprodursi della flora e della fauna marine .
Ma, se questa è la realtà in diverse zone della Penisola, vorrei sapere perché non è così per chi è stato chiamato a redigere il Piano di tutela delle risorse marine. Nel suddetto Piano si sostiene infatti che i nostri mari diventeranno più produttivi, più pescosi, vietando l'attività di pesca il sabato e la domenica alla cosiddetta pesca artigianale o piccola pesca. La piccola pesca viene esercitata prevalentemente nel raggio delle sei miglia e utilizzando attrezzi fissi(reti da posta, nasse, eccetera), per cui stiamo impedendo di portare a terra un pescato che rimane impigliato nelle reti magari dal venerdì. In questo modo il prodotto va perso, perché può essere salpato solo dal lunedì, arrecando un grave danno all'ittiofauna e all'impresa di pesca.
Mi chiedo anche perché a oggi non vengano favorite le realizzazioni di impianti di carenaggio anche in Sardegna, perché non si propone nella programmazione la possibilità di interventi anche in questo settore. Proprio di recente abbiamo sentito il presidente Soru - mi dispiace che non sia in Aula in questo momento - dire che si intendeva favorire a La Maddalena, appunto, la realizzazione di impianti per i lavori di carenaggio. Invece pensiamo alle strutture per i maxi yacht e non pensiamo alla costruzione dei cantieri per evitare che i nostri pescatori siano obbligati ad andare nella penisola per fare anche le manutenzioni ordinarie.
Ma, Assessore, noi abbiamo bisogno di conoscere -le problematiche del comparto, di sapere se effettivamente il comparto sopporta le difficoltà che il mio Capogruppo innanzitutto, nella presentazione della mozione, ha evidenziato. Mi riferisco agli aggravi di spesa determinati dai rincari del prezzo del gasolio, per cui il carburante grava per circa il 45 per cento sul costo totale d'impresa; mi riferisco al fatto che, a causa prevalentemente delle condizioni meteorologiche, i nostri pescatori hanno il minor numero di giornate lavorative per imbarcazione rispetto a tutta l'Italia. Un altro elemento negativo è dato dal fermo pesca che interessa anche la pesca del corallo e quella delle aragoste, cioè i prodotti nobili che il mare, grazie a Dio, qui in Sardegna continua a produrre.
E' importante quindi poter valutare complessivamente le problematiche del comparto perché questo ci può aiutare sia nella programmazione pluriennale degli interventi più idonei che nella definizione degli incentivi da destinare alla realizzazione degli investimenti volti a rendere questo settore non più assistito, ma nuovamente produttivo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, personalmente considero la pesca non un'attività in estinzione (così è stato detto da qualcuno anche a livello di altissima responsabilità regionale), ma una voce importante della nostra economia; e non potrebbe essere altrimenti essendo la Sardegna un'isola, avendo un grande sviluppo costiero, fondali adatti ad una lunga tradizione di pesca. Anche in periodi poco favorevoli, come quelli che stiamo vivendo, la pesca registra un fatturato e un numero di addetti significativi. Ogni nostro intervento legislativo deve essere perciò orientato a difendere e valorizzare il settore.
Nei mesi scorsi abbiamo salutato positivamente l'approvazione di una legge regionale che, colmando un'annosa lacuna, disciplina il settore e consente di mettere in campo risorse ma, soprattutto, la legge intende difendere il patrimonio ittico, punto di partenza di qualunque discorso sul futuro dell'attività. I nostri fondali - parlo soprattutto di Alghero, ma credo che la situazione non sia dissimile altrove - non sono più ricchi come una volta; una pesca incontrollata, con sistemi che danneggiano habitat e specie ittiche, li ha sottoposti in passato ad uno sforzo eccessivo i cui effetti sono evidenti. Il risultato è che oggi occorre intervenire perché i mari possano ripopolarsi e l'attività progredire.
La legge regionale intende mettere ordine anche sotto questo aspetto. Essa crea infatti i distretti di pesca, dividendo la fascia di mare entro le 12 miglia in sette distretti ed assegnando ciascun distretto alle marinerie locali perché coltivino il mare, non lo sottopongano a prelievi esagerati, lo difendano da pescatori di altre provenienze che non avvertono questa responsabilità. Operino cioè, le marinerie, con la stessa logica con cui si coltiva un terreno agricolo, sottoponendolo a rotazione ed evitando di renderlo sterile a causa di un esagerato sfruttamento.
Un discorso, questo, di prospettiva che impegna ciascun pescatore ad essere imprenditore di se stesso e che dovrebbe convincere l'Unione Europea a considerare finalmente ammissibili i benefici del fermo biologico, sicuramente utile per ripopolare i nostri mari e favorire lo sviluppo del novellame. Il fermo biologico non è una regalia, esso deve essere considerato un intervento compensativo per la mancata attività; tuttavia economicamente è molto modesto. Per carità! Trentasei euro al giorno per i quarantacinque giorni di fermo, signor Presidente! Milleseicento euro in tutto! E non tutti ne beneficiano, riguarda infatti solo i lavoratori imbarcati ed esclude invece gli imprenditori, i piccoli armatori che direttamente non svolgono attività a bordo, ma che spesso hanno oneri da affrontare per tenere, come si dice in gergo, "bene armata" la barca. Probabilmente la Regione dovrebbe trovare altri strumenti per creare, come in tutte le altre attività economiche, ammortizzatori sociali destinati a tutti gli addetti del settore.
Io credo che il Consiglio, pur conoscendo i limiti di tali interventi, mi riferisco alla soglia dei de minimis oltre la quale la Comunità europea interviene con procedure d'infrazione, debba chiedere alla Giunta un impegno in questo senso. Purtroppo la legge regionale è ancora ferma non avendo ricevuto il visto comunitario, condizione esplicita per la sua entrata in vigore. Mi risulta che siano in corso contatti tra l'Assessorato dell'ambiente e l'Unione Europea, ma non c'è ancora niente di definito; c'è perciò il rischio che anche le somme previste a compensazione del fermo biologico possano non essere erogate perchè si attende, infatti, il benestare dell'Unione europea.
Ci rendiamo conto che la strada è in salita e che le norme comunitarie sono vincolanti per la legislazione regionale, tuttavia occorre trovare una soluzione e intervenire non solo per il fermo biologico ma anche per il fermo tecnico; sono interventi diversi e distinti, signor Presidente e signor Assessore, entrambi devono essere visti nell'ottica del rilancio del settore, prospettiva che rende ammissibile l'intervento comunitario, che ha bisogno di attenzioni, di politiche adeguate e di prospettive più sicure.
Signor Assessore, come si vede la materia è complessa e ben lontana dall'essere considerata definita; la Regione non può ritenere conclusa la partita: le leggi di settore sono efficaci se incidono sulle attività produttive e le aiutano ad adeguarsi al mercato. Noi sollecitiamo interventi che aiutino la pesca nell'ambito della concorrenza, come chiede l'Unione Europea; il settore è in sofferenza: i ricavi sempre più scarsi e gli utili deboli. E' in sofferenza soprattutto la piccola pesca, in Sardegna molto diffusa, che spesso non è attrezzata in modo sufficiente e può esercitare di conseguenza la propria attività solo in ambienti di mare.
Credo sia necessario rivedere l'intera filiera, il percorso complessivo di questa attività che comunque assicura lavoro a poco meno di 5 mila addetti, e questo non è un dato trascurabile, signor Assessore. Bisogna affrontare i nodi della commercializzazione, della identificazione del prodotto per garantire la qualità della trasformazione e conservare il pescato nel periodo di maggiore abbondanza ed è indispensabile che chi esercita l'attività sia messo in condizioni di adeguare gli strumenti di lavoro alle tecnologie, alla funzionalità operativa e a tutto ciò che concorre a creare un'attività moderna.
Oggi, signor Assessore, delle marinerie esercitano la pesca ancora con sistemi considerati arcaici. Come si deve, a mio parere, tenere conto del costo del carburante che costituisce la spesa più elevata della gestione delle imbarcazioni, una spesa cresciuta a dismisura negli ultimi due anni. I sette distretti di pesca, li cito in senso antiorario, indicando il loro epicentro: Arbatax, La Maddalena, Porto Torres, Alghero, Oristano, Calasetta, Isola dei Cavoli, Cagliari, attendono di poter decollare! Ma non basta chiedere alle marinerie di essere avvedute, di amministrare bene il tratto di mare loro assegnato, di favorire anche con sacrificio il ripopolamento dei mari; occorre che la Regione attui una organica politica della pesca.
La legge di per sé è uno strumento, ma il raggiungimento degli obiettivi dipende dall'impulso che il Governo regionale saprà dare al settore. Ad esempio, è necessario incentivare i giovani a praticare la pesca; oggi ci sono marinerie in Sardegna dove la maggioranza dei pescatori ha varcato di gran lunga la soglia dei cinquant'anni, basta questo per comprendere che il futuro è incerto, l'attività poco appetibile anche per la componente di rischio che comporta. Alghero ha una grande tradizione da difendere anche in questo campo, non può sentirsi tradita anche questa volta!
L'intervento della Regione che prevede per il prossimo anno la sospensione della pesca del corallo, decisione peraltro non sostenuta da motivazioni scientifiche, è un segnale d'allarme. Si configura come una scelta di politica ambientale che non tiene conto delle esigenze economiche, storiche e culturali della comunità; per l'affermarsi di questa politica il territorio di Alghero è stato penalizzato - e non passerà occasione senza che lo ricordi - mentre un Piano paesaggistico regionale invece premia chi ha cementificato le coste. Queste decisioni possono favorire senza rimedi il declino della città. La pesca è un altro tassello di questo disegno, anche per questi motivi la difendiamo se siamo convinti, come lo sono io, che la pesca non sia un'attività in estinzione ma possa contribuire, se opportunamente sostenuta in un progetto di rilancio, a ridare forza ai territori costieri..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Colgo l'occasione del mio intervento per augurare un buon lavoro all'assessore Morittu. Entrando nel merito della discussione, anch'io ritengo che la decisione di vietare parzialmente la pesca sportiva (ho presentato un'interpellanza al riguardo) come stabilito nel decreto cosiddetto "fermo pesca", sia stata non solo un errore, ma del tutto inefficace rispetto agli obiettivi che il "fermo pesca" si pone. Credo infatti che questa decisione non sia supportata scientificamente, a meno che non si prendano come riferimento i racconti dei pescatori sul danno che questo tipo di pesca può provocare. Un tipo di pesca che è diventata anche una tradizione culturale propria di larga parte di cittadini di molte parti della Sardegna, in una società che non offre molte alternative per il tempo libero.
Ci sembra quindi una punizione eccessiva nei confronti di dilettanti, ma credo non vada sottovalutato il danno che questo errore (io considero questa decisione un errore, indotto da tanti motivi tra cui anche qualche valutazione espressa dal Comitato per la pesca) può provocare in una Regione come la nostra, dove va incoraggiato ogni sforzo per creare nuovi posti di lavoro il più possibile legati, e torniamo a capo, anche alle nostre tradizioni, alle nostre abitudini, nell'indotto esistente nel settore; si tratta di decine e decine di posti di lavoro che non sempre hanno visibilità; io, per esempio, ho conoscenza di tre o quattro cooperative che operano nella ricerca delle esche, un'attività dalla quale ricavano un reddito per decine e decine di famiglie, per non parlare dei negozi specializzati nel settore e così via.
Assessore, credo non sia molto difficile, modificare quel decreto; e la invito anch'io, ma lei ha già dato la sua disponibilità, ad incontrare i rappresentanti delle associazioni che stanno manifestando sotto il Palazzo. Contemporaneamente, come già altre volte è stato fatto nella storia della Sardegna, credo che anche quel comparto possa essere regolamentato (si è intervenuti per esempio disciplinando il numero delle canne, il numero degli ami), sicuramente va posto rimedio a qualche dimenticanza perchè contemporaneamente al divieto di pesca con la cannetta nelle rocce, si consente la pesca subacquea tutto l'anno che probabilmente può creare anche altri danni.
Nell'ambito di questa regolamentazione bisogna poi stare molto attenti a forme di, cosiddetta, pesca sportiva che niente hanno di pesca sportiva; mi riferisco alla pesca con i palamiti o ad altre forme di questo genere che spesso concorrono (è capitato di ritrovare ami e altro nei piatti) a rifornire i ristoranti di diverse località della nostra Sardegna.
Per quanto riguarda altri punti della mozione, io ho fatto qualche fatica a capire non quello che è stato detto, perché gli interventi sono stati estremamente chiari, ma la bussola dei ragionamenti che stanno alla base della presentazione della mozione. Il problema è il fermo pesca? Sono un problema la tutela dei nostri mari, delle aree marine? Io credo che non siano questi i problemi e né credo che i colleghi della minoranza abbiano voluto sollevare questo problema, così come non sono del tutto convinto che il settore pesca in Sardegna attraversi la crisi drammatica che è stata denunciata. Credo che il settore pesca, in Sardegna…
(Interruzione del consigliere Moro)
CHERCHI SILVIO (D.S.). I pescatori dicono tante cose, giustamente, come ognuno di noi. Io credo che in Sardegna gli imprenditori nel mondo della pesca siano cresciuti, così come non è in diminuzione ma è in aumento lo stesso numero di persone che pescano e la stessa incidenza del pescato sul consumato sardo, che è intorno al 40 per cento, un dato ancora lontano da quello che potremmo condividere e auspicare, è in crescita. Mi si consenta di ricordare che questo dato rispecchia una nostra endemica difficoltà, perché lo stesso discorso vale per i maialetti sardi, quelli allevati con le ghiande che, gran parte, sono importati.,.
Questo naturalmente significa soltanto una cosa, e cioè che se non è vero che la crisi è drammatica, è vero però che ci sono dei grossi problemi quali il costo dei carburanti o il fatto che non esista una legislazione omogenea delle regioni italiane per impedire danni ed incursioni; e questi sono tutti terreni di lavoro anche per questa Giunta e per questo Consiglio regionale.
I nostri problemi derivano dal fatto che, a differenza di altre regioni italiane in cui la pesca è una vera e propria attività industriale, la Sardegna ha una delle più alte percentuali di pesca artigianale; inoltre non abbiamo ancora risolto i problemi del rapporto tra la pesca nelle acque interne, una delle cose più belle e più interessanti che abbiamo, e il turismo in tutte le sue manifestazioni e articolazioni.
Esistono molti problemi che sono legati anche a una nostra, come dire, storica difficoltà a considerare questo settore come una nostra risorsa naturale su cui investire. Questo credo debba essere oggetto di discussione, perché il comparto della pesca può essere considerato a pieno titolo strategico per il raggiungimento dell'obiettivo che abbiamo proposto agli elettori: la produzione di prodotti di alta qualità. Occorre quindi seguire il percorso della filiera e della certificazione dei nostri prodotti affinchè non vengano smerciati di contrabbando, come avviene oggi, per esempio, nelle ristorazioni nazionali e non solo, ma siano riconoscibili. Credo che su questo ci sia molto da fare, ma comunque non dobbiamo partire da un giudizio sbagliato sulla realtà.
Naturalmente, ha ragione onorevole Moro, non può bastare una politica degli indennizzi ed è coerente la sua affermazione; infatti il suo schieramento ha corso il rischio, non essendosene occupato per cinque anni, poiché non avevamo ottenuto il placet della, allora, Comunità Europea sul fermo pesca dopo il 1998, di costringere i pescatori a restituire cento milioni di euro per una disattenzione, diciamo così, di chi ha governato nella passata legislatura. Di conseguenza si è saltato un anno di fermo pesca così che gli indennizzi non venissero considerati aiuti di Stato ma venissero ricollegati all'interno di una politica complessiva di tutela, di ripopolamento e di salvaguardia dell'ambiente nel tentativo di evitare una procedura di infrazione.
Io credo, tutto è perfettibile, per carità!, che anche le valutazioni date dal Comitato pesca possono indurre a delle riflessioni, a stare un po' più attenti su alcune decisioni e proposte che vengono avanzate; però la scelta di passare al Piano di gestione, lo stesso studio proposto dall'Università di Cagliari, a mio avviso percorrono una strada che è in linea con quello che sta avvenendo in altre parti d'Italia e del mondo, per cui con l'adozione di periodi di fermo articolati diversamente per tipo di pesca, così come viene detto, si possa consentire anche ai lavoratori, naturalmente, di avere giustamente una compensazione per quei periodi in cui quel tipo di pesca non si può effettuare. Naturalmente, sono un po' più fiducioso di chi mi ha preceduto, questo ci consente probabilmente di sfuggire anche alla tagliola degli aiuti di Stato e delle diirettive comunitarie che vanno nella direzione contraria.
Nella mozione secondo me è contenuta un'affermazione non vera, cioè che lo studio proposto dall'Università di Cagliari sia stato fatto in perfetta solitudine. Le organizzazioni della pesca, alle quali aderiscono forse il 90 per cento delle imprese e dei pescatori, sono state consultate, hanno collaborato, hanno espresso un parere positivo
su quel Piano. Quindi, secondo me, la Commissione e il Consiglio debbono riflettere innanzitutto su questo:sull'adeguamento dell'indennità per il fermo pesca, che ormai è ferma da diversi anni, e sulla necessità di modificare la norma sul fermo pesca passando dal periodo di blocco totale ai periodi di blocco articolati per tipo di pesca..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
Intervengo innanzitutto per formulare non gli auguri al neo Assessore quanto un "in bocca al lupo" perché credo abbia bisogno proprio di questo per svolgere l'incarico appena assunto. Personalmente avrei preferito discutere stamattina la mozione sulle dimissioni dell'assessore Dessì e la sua conseguente sostituzione, avremo forse tempo per farlo anche perchè non condivido assolutamente che il Presidente della Regione, il collega Soru, interrompa i lavori dell'Aula per rendere delle comunicazioni (e lei, onorevole Spissu, ha consentito questo atteggiamento con la sua decisione), che saranno certamente importanti, non ho dubbi, ma che probabilmente si sarebbero potute svolgere in altro momento, anche al termine della seduta consiliare. Una seduta consiliare che, lo ricordo, essendo prevista dallo Statuto è obbligatoria.
Il dato più importante che voglio sottolineare, però, è che all'ordine del giorno vi sono tre mozioni presentate ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54, quindi con conseguente convocazione straordinaria del Consiglio. Ora, si è voluto invece adottare un meccanismo diverso, iniziano di nuovo i fuochi d'artificio, è giusto perciò che i sardi, come un mio attento collega mi ha suggerito, stiano col naso all'insù. Non so per quanto tempo ancora questi fuochi d'artificio e queste granate continueranno a scoppiare e per quanto tempo ancora i sardi si convinceranno che guardando su si evita tutto quello che succede giù.
Un altro motivo che ha determinato il mio intervento è il fatto che io vivo, opero, amministro, nella provincia sarda, Oristano, che ha la percentuale più alta sul totale delle imprese operanti nel settore. La provincia di Oristano è al terzo posto tra le marinerie in Italia (se ci limitassimo al numero di licenze sarebbe la prima), per questo motivo l'argomento in discussione mi interessa molto.
Mi interessa la pesca professionale, ma mi interessa anche la pesca sportiva, e ringrazio il collega Silvio Cherchi che con molto acume e attenzione ha evidenziato anche questo argomento, così come mi interessa che il Consiglio regionale capisca che il mondo della pesca è composto da una moltitudine di soggetti che operano, in maniera professionale, in quel settore.
Tra questi esistono anche i proprietari delle grosse imbarcazioni da pesca, quelle oltre le 60 tonnellate, che sono stati sottoposti a delle restrizioni. Ora, è difficile stabilire chi ha torto e chi ha ragione; è ovvio che la piccola pesca si sente ben garantita dal fatto che si sia posto un limite all'interno delle 6 miglia per le imbarcazioni di grosso tonnellaggio. Non so se questa sia la strada giusta o corretta, mi preoccupa tutta la legislazione sulla pesca, e mi preoccupa un comparto che certamente, da sempre, non gode di buona salute.
Dov'è il problema principale della pesca? Bisognerebbe che il Presidente della Commissione, oggi assente - forse sarebbe stato più utile che il congedo l'avesse chiesto nel primo pomeriggio piuttosto che stamattina così da rendersi conto anche delle cose che si dicono - facesse una visita estemporanea - come ogni tanto fa il presidente Soru in qualche ospedale della Sardegna - al mercato ittico di Cagliari la mattina (certo bisogna alzarsi alle tre del mattino per poter verificare che cosa succede al mercato ittico di Cagliari), perché da lì nasce tutto il problema della pesca in Sardegna. E forse si sarebbe reso conto che quando sui banchi del mercato ittico di Cagliari sono in vendita le sogliole da 15 grammi, le triglie da 2 grammi e mezzo, e via dicendo, cioè tutta una serie di cose che certamente incide sull'economia della pesca, non c'è fermo biologico che tenga, ammesso che quel fermo biologico con quelle risorse abbia un'utilità. Come ha detto infatti il nostro esimio Questore l'indennizzo è pari a33 euro al giorno che, moltiplicati per 45 giorni, beh, credo siano ben poca cosa, perché occorre affrontare comunque le spese di gestione dell'imbarcazione e le spese per mantenere la famiglia. Con 33 euro io immagino che non si faccia molto.
Quindi questo è il primo problema. Come può essere risolto? La Regione Sardegna ha il modo di controllare, ma non è mai stato fatto neanche con questa Giunta, se vengono rispettate le norme. Non si può vietare l'attività di pesca il sabato e la domenica quando si sa benissimo che nella piccola pesca le nasse e le reti vengono messe in mare e ritirate una volta al giorno; lasciarle in mare per due giorni significa, lo capiamo tutti quanti, chi almeno si interessa dei problemi della pesca, che il pesce non è più commerciabile ed è destinato ai cormorani e a tutti gli animali e agli uccelli ittiofagi che vivono nella nostra terra.
Io intanto gradirei che sulla discussione di questa mozione ci fosse la massima attenzione da parte dell'Aula, e mi pare che ci sia, forse. Forse sarebbe stato necessario che da parte del centrosinistra non prendesse la parola solo l'onorevole Cherchi; ma, al di là della correttezza o meno della valutazione espressa dal collega e sulla mozione, ciò che è importante è capire se questa Giunta regionale vuole porre veramente attenzione ad un comparto importantissimo, non solo da un punto di vista numerico (3.700 operatori, barche di tonnellaggi vari), ma per quello che rappresenta nella storia della Sardegna.
Con questo non voglio dire che il popolo della Sardegna sia un popolo di pescatori, perché, guardate, lo sanno tutti che i sardi non sono mai stati eccellenti pescatori, non era questa l'attività prevalente, eccellenti pescatori erano in altre regioni d'Italia; però noi abbiamo quasi 2.000 chilometri di coste, abbiamo marinerie importanti, approdi (forse non sufficienti), e i costi che affrontano i nostri pescatori però non possono essere sviliti assegnando un indennizzo di 33 euro per il fermo biologico. Questo è un problema, ma c'è anche il problema dei pescatori che svolgono la loro attività nelle acque interne e che, nel momento in cui non reperiscono un prodotto sufficiente, sono costretti ad operare anche in mare.. Prima o poi si vorrà disciplinare anche questa suddivisione? Ma non per sminuire il valore dell'uno o per far stare meglio l'uno rispetto all'altro, ma per soddisfare le esigenze di tutti, perché altrimenti abbiamo una doppia pesca: nel momento in cui non si può pescare nelle acque interne, si va a pescare in mare, quando il mare è agitato si pesca nelle acque interne.
Dai dati riportati nella mozione ovviamente lascio a voi il conteggio di quanti operatori, direttamente e indirettamente sono coinvolti nel comparto. Il mercato ittico di Cagliari è considerato uno dei più importanti mercati ittici d'Italia perché, come forse sapete, il cagliaritano verace -io dico tutti i sardi ma i cagliaritani ancora di più - sono una delle popolazioni che mangia più qualità di pesce. Il cagliaritano mangia tutti i pesci, al contrario degli abitanti di altre parti della Sardegna. Il cittadino dell'oristanese mangia solo alcune qualità di pesci; il cagliaritano, per tradizione, per consuetudine anche per necessità, forse a causa dei periodi di scarso approvvigionamento alimentare, è stato costretto ad inventare anche diversi modi di cucinare il pesce; fatto sta che il cagliaritano mangia una varietà di pesci come pochi in Italia
Quindi, se l'Assessore accogliesse l'invito che il collega Cherchi gli ha rivolto di modificare il decreto, come primo atto, non che si pensi che l'assessore Dessì sia stato rimosso in funzione di questo decreto, assolutamente, non c'entra niente, anche se già questo sarebbe stato sufficiente, forse potremmo iniziare una nuova era. Mi auguro che così sia perchè la Giunta, non so quando sarà, potrebbe risolvere questo problema in uno o due giorni..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Effettivamente il collega Diana, signor Presidente e colleghi del Consiglio, ha ragione quando sottolinea l'importanza della pesca per i cagliaritani; nel 1906 un politico di chiara fama, rispetto all'assessore Dessì, il sindaco Ottone Bacaredda, proprio sui problemi del costo del pescato rischiò di perdere la poltrona da sindaco di Cagliari. Però effettivamente il problema dalla pesca io credo debba essere affrontato da questa Giunta in modo diverso rispetto a come è stato fatto fino adesso e, nel fare, anche a nome dei Riformatori, gli auguri al neo assessore Morittu, e quindi nell'avere un'indulgenza superiore rispetto a quella che avremmo avuto nei confronti di un altro Assessore nella discussione odierna, devo però sottolineare che sicuramente l'assessore Morittu, essendo un uomo di partito, quindi persona addentro ai problemi, anche se non li ha vissuti in prima persona come esponente della Giunta, è sicuramente in grado di darci qualche spiegazione, su quale atteggiamento la Giunta intenda adottare nei prossimi anni sui problemi della pesca.
Dico questo perché, assessore Morittu, Giunta, colleghi del Consiglio, nella mozione che il centrodestra ha presentato oggi, ci sono alcuni numeri che, probabilmente, se venissero letti fuori da questa Aula desterebbero una qualche attenzione. Uno è il numero relativo alla dimensione dell'impresa pesca in Sardegna: 3 mila addetti, numero di famiglie da valutare in rapporto al numero degli addetti, una flotta di 1000 imbarcazioni. C'è poi un altro dato, che io ritengo interessante e sul quale noi che facciamo politica dovremmo riflettere un attimo, è quello relativo alla percentuale di prodotto consumato in Sardegna che non proviene dal pescato sardo.
Sicuramente una delle cause è legata ai problemi del fermo biologico, non c'è dubbio, però in questa Aula continuiamo a interrogarci, e questo è l'aspetto più importante, sul ruolo che questo Governo regionale attribuisce al mondo della pesca sarda. In altre parole, vorremmo capire che cosa si chiede a quel mondo che oggi protesta, sia attraverso manifestazioni di piazza, se così vogliamo chiamarle, che si svolgono alle porte del Consiglio regionale, sia negli incontri che sono stati sollecitati, richiesti ed ottenuti con i Capigruppo di maggioranza e di minoranza, palesando uno stato di sofferenza che difficilmente prelude ad un buon andamento delle cose nei prossimi anni.
La domanda fondamentale che noi rivolgeremo alla Giunta e alla quale speriamo si risponda concretamente, è proprio questa: qual è il futuro della pesca in Sardegna? La Giunta ha chiaro in testa che cosa proporre al Consiglio, che cosa proporre al mondo dell'impresa sarda che vive di pesca, ha una propria idea su quello che deve essere lo sviluppo futuro? Faccio una domanda ancora più specifica: riteniamo che la pesca sarda debba essere un "settore di assistenza" o riteniamo che debba essere un "settore di impresa"? Riteniamo che la pesca sarda possa vivere di indennizzi, indennizzo per il fermo biologico giustificato quanto vogliamo, ma indennizzo, che debba vivere degli indennizzi per le marinerie nei cui specchi d'acqua gravita la presenza militare italiana o alleata? Oppure riteniamo che ci siano degli spazi per uno sviluppo imprenditoriale della pesca sarda? Se riteniamo che ci sia questa possibilità allora, in qualche maniera, dobbiamo interloquire con chi fa impresa in questo settore, dobbiamo cercare di capire qual è il tipo di intervento che questo settore si aspetta dalla Regione e, ancora, se il tipo di intervento che la Regione vuol fare è compatibile sia con gli interessi di impresa del settore sia con le normative comunitarie e di riferimento.
Potremmo essere anche più dettagliati; infatti qualche collega, lo stesso onorevole Cherchi, rappresentante della maggioranza, è intervenuto su aspetti importanti dal punto di vista culturale: quelli legati alla cosiddetta pesca sportiva, o pesca d'affezione. Però esistono anche dei problemi determinati dalla cultura ambientale di cui noi oggi siamo portatori in Sardegna;la cultura ambientalistica di cui siamo portatori è tale da gravare sul mondo della pesca, e quindi sul mondo dell'impresa nel comparto della pesca, in maniera tale da aggiungere ulteriori gravami rispetto a quelli esistenti. Quindi, oltre al fermo biologico, necessario e quindi non più discutibile, oltre al ragionamento relativo alle aree militari interdette rispetto alla pesca, oltre al conflitto che può esistere con altre nazioni europee od extra europee sulla gestione dei mari, oltre tutto questo esistono anche delle connotazioni di carattere ideologico ambientalista che comportano ulteriori limiti, ulteriori vincoli a chi esercita nel mondo della pesca. Questo oggi accade perchè ci sono marinerie confinanti rispetto a quella della Regione Sardegna autorizzate all'utilizzo di strumenti che non sono invece autorizzati in Sardegna. Allora questo comporta, chiaramente, una ulteriore riduzione delle capacità concorrenziali delle nostre flotte rispetto a quelle di altre regioni italiane, o di altre regioni che si affacciano comunque nel Mediterraneo.
Avere quindi un'idea precisa di che cosa si vuole fare sotto il profilo normativo è oggi importante per aprire un tavolo di confronto con il mondo delle imprese di pesca senza avere semplicemente un atteggiamento impositivo nei loro confronti. Ma è importante soprattutto in riferimento al ragionamento del collega Giorico che nel suo intervento ha sottolineato, sicuramente dall'alto di un'esperienza che gli deriva, oltre che dalla conoscenza dei problemi, anche dall'anagrafe e dal legame con un territorio che sicuramente ha un'esperienza specifica su questo tema, l'importanza di favorire anche il ricambio generazionale nel mondo della pesca.
È importante quindi che noi diamo ai giovani il segnale che dal mondo della pesca, dal mondo dell'impresa legata alla pesca si può vivere. Collega Giorico, siamo in grado di darlo questo segnale? Cioè noi siamo in grado di dire ai giovani che si avvicinino serenamente al mondo dell'impresa di pesca perché si può ricavare da vivere in questo settore? Oppure, come per le miniere il nostro messaggio è che, probabilmente, non vi è una valutazione economica che ci faccia pensare, che questo possa essere un settore trainante nel futuro in Sardegna, quindi non continuiamo a pensare che la coltivazione delle miniere possa costituire un fattore di sviluppo della Sardegna perché così non è!
Da parte del Governo regionale ci attenderemmo una risposta dalla quale fosse possibile capire se ha o meno un significato per un giovane avviare un'impresa, o comunque cercare una occupazione, nel settore della pesca. Perché se la pesca deve vivere di indennizzi e, quindi, i pescatori saranno sostanzialmente dei cassintegrati o, comunque, degli individui che dovranno essere sostenuti attraverso un sistema di ammortizzatori sociali, ciò significa abbastanza chiaramente che sarà necessario andare a cercare occupazione altrove.
Assessore Morittu, se fosse possibile (capiamo che lei è al primo impatto con questi problemi) noi vorremmo che lei nella sua replica ci tratteggiasse le condizioni fondamentali per lo sviluppo della pesca in Sardegna, per consentirci di comprendere se il Governo regionale ha un piano strategico sulla pesca in Sardegna e se ritiene o no che questo settore, pur nelle limitazioni della normativa europea e di quella nazionale, abbia un futuro e quale sia .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, nel formulare anche noi gli auguri di buon lavoro al neo Assessore dell'ambiente, esprimiamo la speranza che in questo scorcio di legislatura egli riesca a dare un'impronta diversa alle politiche inerenti il settore pesca. La motivazione della presentazione della mozione è seria ed è relativa alla necessità che questo Consiglio regionale sia chiamato a dibattere, a misurarsi, a confrontarsi sui problemi del settore della pesca. Ci si meraviglia quindi della meraviglia (scusatemi il gioco di parole) espressa per la presentazione della mozione nell'unico intervento svolto a nome della maggioranza, quasi non accorgendosi, così sembrerebbe, delle diverse delegazioni di pescatori presenti fuori del Palazzo che vogliono un confronto, un incontro con l'Assessore dell'ambiente su alcuni problemi oggettivi del settore.
Ma, devo dire che lo stesso collega Cherchi in effetti nel suo discorso ha sostenuto la necessità sia di apportare delle modifiche al decreto sul fermo che di predisporre interventi riguardanti tutto il mondo della pesca nel suo complesso.
Io credo che noi dobbiamo partire da un presupposto fondamentale: capire, Presidente e Assessore, se il mondo della pesca in Sardegna ha o non ha un futuro. Questa Assemblea deve dire chiaramente se c'è un futuro per un settore che io ritengo importante, fondamentale per la nostra economia, soprattutto perché diverse migliaia di persone vi lavorano; ma a mio avviso se noi impostiamo una politica seria gli addetti nel comparto della pesca possono aumentare, non fosse altro perché la Sardegna è un'isola e quindi dovrebbe ottenere importanti risultati nel settore se questo fosse disciplinato diversamente rispetto a come lo è stato fino adesso.
Se è vero come è vero che nella nostra regione, pur essendo un'isola, si importa la maggior parte del pesce consumato, io credo che potremmo fare davvero un importante passo avanti se iniziassimo a pensare che da questo settore la Sardegna può trarre dei grandi vantaggi, anche verificando chi sono oggi i lavoratori del mondo della pesca. Agli inizi del secolo, infatti, le nostre marinerie sono state "invase" da un'ondata di ponzesi e, più in generale, da pescatori provenienti dal napoletano. Adesso il popolo dei pescatori è formato sia dai discendenti di queste persone, sia da molti sardi, un fatto che non si vedeva da molto tempo, e a queste persone comunque dobbiamo dare una risposta.
È questo il motivo principale che ci ha spinto a presentare la mozione, perchè dobbiamo anche vedere in che modo motivare ulteriormente gli operatori del settore.
Noi conosciamo le difficoltà oggettive che oggi la pesca attraversa: gli alti costi di gestione determinati, soprattutto negli ultimi anni, dagli aumenti altissimi del prezzo dei carburanti; una importazione eccessiva che sta mettendo in difficoltà il mercato sardo perché il comparto in Sardegna è debole ed è messo ulteriormente in difficoltà da altre marinerie sicuramente molto più forti rispetto alle nostre; infine problemi, non di oggi ma storici, dovuti alle carenze infrastrutturali del mondo della pesca sardo. E' stato sottolineato in precedenti interventi come in Sardegna, oggi, esista un solo mercato ittico, per cui tutte le mattine i pescatori del nord Sardegna devono fare dai 250 ai 300 chilometri per consegnare i loro prodotti al mercato ittico di Cagliari, mentre una diversa gestione dei mercati in Sardegna avrebbe costituito una risposta importante. Un discorso simile va fatto per i cantieri di carenaggio, inesistenti in Sardegna per cui gli operatori sono costretti a spostarsi in altre parti d'Italia,.
Una lunga serie di problemi quindi, problemi che vanno affrontati e risolti utilizzando i fondi del bilancio regionale, visto che stiamo esaurendo le ultime risorse provenienti dall'Unione Europea.
Al di là dei problemi strutturali del settore, come Consiglio regionale secondo me dovremmo affrontare alcuni problemi oggettivi, contingenti, legati al fermo pesca, o fermo biologico che dir si voglia; manca ancora uno studio compiuto e adeguato che ci dica se questo fermo biologico serve realmente o no e qual è il fermo biologico più adatto al ripopolamento, oggi, delle nostre coste: questo è un altro problema serio.
Noi per anni abbiamo praticato il fermo biologico, però i risultati, sinceramente, non li abbiamo visti, o comunque non abbiamo dati sul raggiungimenti di risultati importanti. Quest'anno sono state riviste alcune regole, che non so se favoriranno o meno risposte in positivo;, certo è che oggi il fermo è in atto e che l'indennità concessa agli operatori della pesca è minima (è uno dei motivi della protesta odierna), 36 euro al giorno, in confronto al danno che dovrebbe ristorare. È una cifra assolutamente inadeguata e che non riguarda tutti gli operatori della pesca, ma soltanto quelli imbarcati. Questa è un'altra disparità tra gli operatori del settore perché, oltre gli imbarcati, dobbiamo considerare tutti coloro che sono coinvolti nel processo produttivo dal momento della cattura a quello della vendita, senza dimenticare l'indotto. Questo è un aspetto da considerare e rivedere.
Ci sono inoltre alcune questioni che riguardano in particolare la pesca sportiva, che è importante per lo sviluppo della Sardegna, soprattutto quello turistico; con questo provvedimento si impedirà a moltissimi appassionati di pesca sportiva di praticarla, anche se io non credo che la pesca sportiva crei problemi seri al ripopolamento. Ritengo quindi che la misura adottata sia inefficace, anzi, inopportuna in questo momento e vada rivista.
Io credo in particolare che questa riunione non debba servire per parlarci addosso, ma per sviluppare un ragionamento serio su come noi vogliamo far crescere un settore importante, strategico per la Sardegna. Per fare questo, però, noi dobbiamo già poter dire come la nostra marineria possa diventare competitiva nei confronti delle altre marinerie che oltre le dodici miglia, ma spesso anche entro questa perimetrazione, percorrono i nostri mari..
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli consiglieri, ho firmato questa mozione perché convinto che dovesse suscitare un dibattito del quale la Giunta cogliesse gli aspetti più salienti e li utilizzasse quali indirizzi per un'azione di Governo, una proposta operativa a favore di quello che oggi, in tutti gli interventi è stato riconosciuto essere un settore portante e importante dell'economia sarda. Ancora una volta abbiamo invece registrato che la maggioranza, probabilmente con l'intento di non consentire un dibattito pieno nell'Aula, ha levato la propria voce con un solo intervento, quello dell'onorevole Cherchi. E' vero anche che è stata approvata una norma regionale sulla pesca, ma è altrettanto vero che quella norma non può disciplinare al meglio gli interessi di quest'Isola, dei sardi, su tutto ciò che concerne la pesca e attorno alla pesca ruota.
Io capisco che le dichiarazioni dell'onorevole Cherchi sono importanti, sono "robuste", rappresentano l'esperienza di una parte della cooperazione; ma anche io ritengo di essere portatore di questa esperienza avendo organizzato il movimento cooperativo per lungo tempo nella provincia di Oristano. Così come non vorrei che qualcuno dimenticasse che l'80 per cento delle zone umide della Sardegna insiste nella provincia di Oristano e le tre grosse valli di pesca dell'Oristanese danno, certamente, o potrebbero dare un apporto sostanziale per consentire alla pesca sarda di avere un riferimento più importante di quello attuale. Basti pensare che, nonostante i miliardi spesi in tutti questi anni da Giunte di centrodestra e da Giunte di centrosinistra, a fronte della possibilità di pesca data dallo stagno di Santa Giusta: 800 quintali per ettaro (addirittura livelli giapponesi), questi erano i dati di qualche tempo fa, oggi si registra un dato marginale che non consente la creazione di un reddito opportuno per quella valle e per chi ci pesca.
Sono problemi seri che non sono convinto riflettano la non capacità dei sardi di essere un popolo di navigatori, cosa peraltro che viene pian piano smentita anche in termini storiografici, o di pescatori. Credo che ci siano invece problematiche più profonde che occorre scandagliare, affrontare e possibilmente risolvere. Parliamo di una pesca a valle, o piccola pesca, che non è mai stata sufficientemente monitorata, controllata e assistita; parliamo di una pesca d'altura che è sempre stata negletta in Sardegna tanto è vero che l'istituzione regionale non ha mai avuto, negli anni, un interesse puntuale al ricambio della flotta peschereccia ; parliamo di carenza formativa nel sistema pesca; parliamo della necessità di un ragionamento attorno a quale ruolo assegnare per il futuro al credito in Sardegna, l'asse portante per tutti i settori produttivi .
È necessario organizzare al meglio il sistema della pesca, sono stati toccati molti interessi, ma è altrettanto importante la questione del fermo biologico allargato ai pescatori di corallo e anche ai pescatori sportivi. Non credo che i pescatori sportivi possano incidere sul depauperamento delle risorse marine e lo stesso vale per la pesca del corallo; qualcuno ha fatto bene a dire che, probabilmente, non sono state fatte le giuste valutazioni quando si sono imposti blocchi e divieti.
Io credo che l'azione di tutela dei propri mari che la Sardegna può svolgere vada a favore di tutto il mar Mediterraneo, ed è un interesse internazionale, perché anche gli attriti tra marinerie all'interno del Mediterraneo hanno consentito che si creassero le condizioni di annullamento di un sistema biologico marino; e questo, certamente, non ha aiutato e non aiuta il carico di pesca.
Nel settore della pesca è mancata inoltre una attività di ricerca e di innovazione scientifica per esempio nel campo della pescicoltura o della maricoltura. L'Università ha preso a cuore lo studio di questo settore, e ha preso anche tanti finanziamenti, ma non ha risolto o non risolve i problemi seri, effettivi delle valli di pesca, quindi degli stagni, né quelli in prospettiva di utilizzo del mare aperto.
Faccio queste osservazioni non per formulare delle accuse nei confronti di qualcuno ma, come dicevo all'inizio, per trovare momenti di sintesi, di indirizzo che possono essere di interesse comune. Io credo che la buona volontà della Giunta in questa direzione, possa consentire, non solo attraverso i divieti, non solo attraverso la costituzione di riserve marine, una possibilità allo sviluppo della pesca nei mari e nelle valli della Sardegna. Credo anche che si debba iniziare a dire che cosa effettivamente si è fatto e si vuole fare, stanziando importanti risorse finanziarie, prendo un esempio per tutti, per appurare da dove proviene l'inquinamento presente nelle valli di Marceddì, a Corru Mannu e a Corru S'Ittiri, non solo ricorrendo alla carta bollata per chiamare in giudizio l'uno o l'altro degli operatori dell'agricoltura ma per capire, esattamente, come risollevare un settore che, però, deve essere chiaro per tutti, per questa e per l'altra parte, non può essere foraggiato se non si sa dove finiscono quelle risorse; né può essere un settore assistito se non come viene assistita l'agricoltura, uno dei settori primari insieme alla pesca, negli Stati Uniti d'America dove c'è un'alta percentuale di incentivi pur essendovi una minoritaria presenza di addetti alla pesca e all'agricoltura. Bisogna, quindi, intenderci - ripeto - su quali scelte si intende costruire il domani.
Io credo di aver disturbato molto l'Aula portando queste mie osservazioni, probabilmente tutti i miei colleghi sanno tanto sulla pesca e, Presidente, grazie alle loro capacità, possono dare gli indirizzi più opportuni alla Giunta.
PRESIDENTE..
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, intanto mi corre l'obbligo, prima dell'inizio del mio intervento in risposta alle tante domande postemi dagli onorevoli consiglieri del centrodestra, ringraziare il Presidente della Regione per la fiducia che ha riposto nella mia persona, ringraziare il Presidente del Consiglio e gli onorevoli consiglieri per l'affettuosa accoglienza manifestatami in inizio di seduta e così anche i miei colleghi Assessori per l'affetto che mi hanno voluto riservare sin dalla prima riunione di Giunta.
Ciò detto, io condivido la valutazione generale espressa sulla importanza che questo settore riveste sempre di più per l'economia della nostra isola e condivido anche alcune preoccupazioni che sono stati evidenziate in numerosi interventi. Tuttavia devo dire che questa preoccupazione, questa attenzione andava manifestata anche in tempi passati, mentre ciò non è stato fatto con la dovuta attenzione e anche con la dovuta determinazione. Ora, se è vero che questo comparto ha una sua rilevanza, è vero anche che la Giunta regionale, questo Consiglio regionale proprio quest'anno gli ha riservato una seduta approvando un disegno di legge, diventato legge numero 3 del 2006, che risponde ad un indirizzo comunitario del 2002 che modifica la precedente impostazione legislativa regionale del 1998. Enumerando questi dati non voglio sottolineare il fatto che sia nel '98 che nel 2006 governava il centrosinistra. Diciamo che le due leggi fondamentali sulla pesca sono ascrivibili alle legislature nel corso delle quali ha governato il centrosinistra e, quindi, vi è stata e vi è tutt'oggi una evidente attenzione rispetto a questo comparto.
La legge numero 3 del 2006 prevede peraltro alcuni adempimenti; il primo, quello fondamentale, il perno per la futura programmazione, è anche quello che dovrebbe rispondere agli interrogativi che hanno posto i colleghi del centrodestra in quest'Aula, non ultimo l'onorevole Vargiu, e cioè: puntiamo sull'assistenza o puntiamo sullo sviluppo, in particolare su quello imprenditoriale? A mio avviso questa è una partita che è già iniziata con l'approvazione della legge prima citata, con l'approvazione di un Piano previsto dalla suddetta legge all'articolo 6, che è il Piano triennale di protezione delle risorse acquatiche della Sardegna, redatto dall'Università di Cagliari, che è il presupposto del decreto di cui si sta parlando in quest'Aula, ma è soprattutto il presupposto fondamentale del programma che l'Assessorato ha in fase di elaborazione.
Questo programma dovrebbe dare le risposte alle domande che qua sono state sollevate e, in primis, alla domanda fondamentale: che cosa vogliamo fare di questo comparto? Continuiamo, come abbiamo fatto dal '99 ad oggi, a concedere soltanto l'equo indennizzo per il fermo biologico o prevediamo una politica di sviluppo? Deve essere chiaro, però, che non può essere una politica di sviluppo tout court, bensì deve essere una politica di sviluppo che si fonda sulla sostenibilità della risorsa ittica. Infatti questa risorsa, nel Mediterraneo, non è più quella dei tempi di Ulisse ma sta subendo un processo di depauperamento per mille motivi che questo Consiglio conosce perché sono stati sottolineati ed evidenziati dallo studio che è alla base del decreto del mio predecessore.
Allora, la scelta tra politica di assistenza o politica di sviluppo si impone anche riguardo all'atteggiamento da assumere sul sostegno da dare nell'immediato. Il problema della scelta tra queste due politiche nel Meridione è ad oggi non risolto. L'assistenza, o comunque alcuni incentivi di sostegno sono o dovrebbero essere presupposti per lo sviluppo. Tutto sta nel cercare di coniugare le due politiche in maniera produttiva.
Se noi andiamo avanti, come è stato fatto nei cinque anni passati, dando l'equo indennizzo per il fermo biologico la marineria continuerà a navigare come ha sempre navigato. La sfida, evidentemente, è un'altra e io credo che la Giunta regionale la raccoglierà predisponendo, così come previsto dall'articolo 3 della legge approvata da questo Consiglio, un Piano di sviluppo che conterrà obiettivi, finalità, ma anche risorse finanziarie a sostegno del programma di sviluppo.
Ora, va detto che non è vero che non siano stati messi in essere in questi anni atti di programmazione per interventi strutturali. Mi hanno segnalato un intervento strutturale sullo stagno di Marceddì, la rivisitazione o la ricostruzione di un'opera infrastrutturale importante di viabilità, un ponte e così via, una programmazione per la ricostituzione della fauna ittica attraverso interventi sulla avannotteria e anche contatti con altre marinerie del Mediterraneo alle quali noi dobbiamo guardare sempre di più naturalmente, che siano nazionali o non nazionali, per affrontare il tema di uno sviluppo in joint venture per fare in modo che la nostra marineria possa irrobustirsi nel tempo.
Nel corso del dibattito tanti di voi hanno detto a proposito della storia della marineria sarda e niente voglio aggiungere; sappiamo bene che non siamo stati, nella storia, un popolo di pescatori, ma essendo oggi presenti in quel comparto dobbiamo lavorare per svilupparlo.
In merito al decreto, va detto che registra sostanzialmente l'opinione del Comitato per la pesca che, come ben sapete, rappresenta associazioni, comitati e quant'altro, anche la pesca sportiva è rappresentata nel Comitato. Ebbene, il Comitato per la pesca il 2 di agosto ha approvato il Piano triennale di protezione delle risorse che è, come dicevo, il presupposto del decreto ma anche del futuro Piano programma di sviluppo della pesca in Sardegna. Quindi, se chi è in quel Comitato rappresenta il mondo della pesca, se il 2 di agosto ha espresso parere positivo su quel Piano e ha anche richiesto fortemente un atto dell'Assessore per il fermo biologico, delle due l'una: o chi rappresenta in Comitato in effetti non rappresenta, oppure ci sono delle differenziazioni.
Io, rispetto alle osservazioni espresse sul decreto, registro una riflessione dell'onorevole Silvio Cherchi, ripresa anche da qualche altro consigliere, sulla non completa utilità di un divieto nei confronti della pesca sportiva. Io credo che la Giunta e l'Assessore affronteranno questo tema (chiaramente l'Assessore chiede che gli si dia il tempo per poterlo approfondire adeguatamente), fermo restando che vale sempre e comunque il principio di cautela e se non è dimostrato che si produce danno vale la cautela sul danno, se invece, come si dice, si dimostra che una certa attività sportiva non è assolutamente, come dire, dannosa per la costituzione della fauna ittica si può, io credo, fare un ragionamento diversificato. Ma la valutazione su questi temi naturalmente è demandata ad un approfondimento da parte della Giunta e dell'Assessore nei giorni a venire. Non vogliamo naturalmente disconoscere i problemi, li vogliamo affrontare e li vogliamo affrontare con la tenacia e la determinazione che essi meritano.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Devo dire che l'intervento dell'Assessore un po' mi ha sorpreso perché più che l'intervento di un Assessore mi è sembrato l'intervento di un esponente politico, che noi conosciamo, che rispettiamo e che apprezziamo per il confronto che c'è stato nella scorsa legislatura, ma che, a mio parere, ha subito fatto l'errore spero non si ripeta, di spostare il discorso sul piano politico rimarcando il fatto che i provvedimenti a favore della pesca li ha sempre adottati il centrosinistra.
PIRISI (D.S.). E' la verità!
LA SPISA (F.I.). Voi conoscete molte verità, non sapete mai a quale affidarvi però sapete di conoscerne molte. Io credo che il problema che noi abbiamo posto sia non un problema politico bensì un problema, invece, di contenuti e di richieste di modifica degli atti amministrativi assunti da questa Giunta, in considerazione di alcune questioni che sono emerse a seguito dell'approvazione di questi atti.
Non abbiamo fatto e non stiamo facendo la storia della politica per la pesca negli ultimi venti anni, anche perché le responsabilità potrebbero essere suddivise equamente;infatti, la legislatura in corso è arrivata ormai quasi a metà, per cui non vale più la giustificazione del "hanno sbagliato quelli che c'erano prima di noi", ma bisogna vedere che cosa si sta facendo in concreto.
Sul piano sostanziale invece non mi sembra che l'intervento dell'Assessore abbia dato risposte. Certo, l'Assessore ha sottolineato il fatto, rimarcato d'altra parte anche da noi, che l'attività di pesca incide su un contesto ambientale che deve essere adeguatamente salvaguardato e che si pone sicuramente, l'esigenza, della difesa della risorsa ittica, evidentemente, sia a tutela dell'ambiente, sia a tutela della validità e della possibilità di generare reddito da parte delle imprese interessate.
Noi abbiamo segnalato che alcune cose non vanno bene, chiediamo - per senso di ragionevolezza, facendo appello al buon senso dell'Esecutivo - di prendere in considerazione le richieste di modifica che sono state rappresentate e sottolineiamo anche il fatto che il Comitato per la pesca, vale per tutti i comitati, non sempre ha il potere di rappresentare in modo adeguato tutte le istanze del mondo che dovrebbe rappresentare. Premetto che non conosco i verbali, però credo che anche nella deliberazione del 2 di agosto, citata dall'Assessore, alcune prese di posizione di alcuni rappresentanti non siano state totalmente a favore né dello studio né di quanto si prospettava per il decreto di fermo; e neanche credo che sia stato espresso in quel consesso un parere preventivamente favorevole al divieto per la pesca sportiva; così come credo che le imprese di una certa dimensione, non quelle della piccola pesca, non abbiano complessivamente approvato e condiviso totalmente l'orientamento della Giunta e neanche quello dello studio che è stato presentato.
Poiché siamo in una fase di ripresa di attività di questo anno e nella fase attuativa del decreto, credo che il buon senso possa suggerire allo stesso Assessore di prendere in mano subito la questione e di accettare un confronto ulteriore con le rappresentanze del settore; alcune di queste hanno sollecitato questo dibattito, sono intervenute sulla stampa, sono presenti fuori da questa Aula e chiedono di poter interloquire con la Giunta, oltreché col Consiglio regionale. Se vi è questa disponibilità ad un confronto sul merito della questione, non sulle rivendicazioni di posizioni politiche, credo che si possa sospendere anche la votazione della stessa mozione. Eventualmente, si potrà riprendere l'argomento successivamente al confronto tenendo conto soprattutto del fatto che alcune problematiche rappresentate sulla stampa non sono contenute nella mozione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Poichè il dibattito si è prolungato oltre l'orario previsto in Conferenza dei Capigruppo, propongo di rinviare la votazione al pomeriggio. Ricordo, colleghi, che all'ordine del giorno di questa sera abbiamo inserito le comunicazioni del Presidente della Regione sulla materia delle entrate e del rapporto con lo Stato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Presidente, per chiedere di sospendere.
PRESIDENTE. Prima di sospendere chiedo all'onorevole La Spisa di confermare se ha proposto di non votare neanche questo pomeriggio. Prego, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Io, nel mio intervento, ho detto esattamente che la votazione sulla mozione poteva essere sospesa. Lo svolgimento di un possibile confronto potrebbe infatti arricchire la discussione di ulteriori elementi non contenuti nella mozione. Quindi, si può anche non votare.
PRESIDENTE. Una cosa è che si decida di non votare, altra cosa è decidere di non votare perché intendiamo fare degli approfondimenti e poi votare, magari riaprendo il dibattito. Poichè mi pare che non siamo in questa condizione,. io propongo di votare la mozione nel primo pomeriggio, per le questioni che ho richiamato.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Alcuni Gruppi sono assenti, se hanno chiesto gentilmente di non votare perché non erano presenti mi pare giusto rispettare questa volontà. Io vorrei, invece, raccogliere le indicazioni del collega La Spisa proponendo non di sospendere la mozione ma semplicemente di ritirarla e trasferire in quinta Commissione il confronto sulla materia. Se poi non si arriva a una definizione delle questioni nessuno impedisce che la mozione possa essere ripresentata..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il ritiro della mozione, essendo una mozione firmata da molti colleghi non tutti presenti in Aula, richiederebbe quantomeno una consultazione interna. Quindi la mozione può essere votata adesso, e noi non abbiamo problemi a votarla adesso naturalmente, oppure se, come mi è sembrato di capire, l'Assessore è disponibile ad un'interlocuzione per approfondire la questione, può essere spostata la votazione al pomeriggio ed eventualmente a seconda delle posizioni che emergono si può decidere di ritirarla o spostare il dibattito in Commissione. Adesso non ritengo opportuno concludere con una votazione senza valutare la possibilità di un ulteriore approfondimento per il quale'è stata già data la disponibilità.
PRESIDENTE. La disponibilità dell'Assessore all'incontro c'è, ma la disponibilità non significa una modifica del decreto e neanche una modifica complessiva della discussione. È un tema complesso che eventualmente può essere affrontato in Commissione se non si vuole arrivare al voto della mozione. In conclusione, onorevole La Spisa, rinviamo la votazione della mozione al primo pomeriggio prima delle comunicazioni del Presidente della Regione. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 14 e 03.
Allegati seduta
CCXXXVIII Seduta
(Antimeridiana)
Lunedì 2 ottobre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 11 e 35.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 14 settembre 2006 (232), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Roberto Capelli, Silvio Lai, Pierangelo Masia e Alberto Sanna hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 2 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del PresidentePRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 10, 17, 24, 31 gennaio 2006, dell'8, 14, 21, 28 febbraio 2006 e dell'8, 14, 21, 28, 30 marzo 2006, del 4, 13, 18, 26 aprile 2006, del 5, 12, 18, 22, 24, 30 maggio 2006 e del 7, 13, 19, 21, 27, 30 giugno 2006.
Comunico che il Presidente della Regione, con nota del 28 settembre 2006, ha informato di aver nominato l'ingegnere Cicito Morittu assessore regionale della difesa dell'ambiente.
Giuramento di Assessore tecnico
PRESIDENTE. Invito l'assessore Morittu ad avvicinarsi al banco della Presidenza per prestare giuramento.
(L'assessore Morittu si avvicina al banco della Presidenza)
Ricordo che gli Assessori nominati dal Presidente della Regione, non consiglieri regionali, devono prestare giuramento ai sensi dell'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 3 del citato D.P.R.: "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
Invito, pertanto, l'assessore Morittu a rispondere "Giuro".
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.Giuro e confermo.
(Applausi)
PRESIDENTE. Colleghi, comunico che non si può procedere all'elezione dei componenti della Consulta, prevista per oggi, in quanto i Presidenti dei Gruppi hanno convenuto di accantonare tale adempimento perché soltanto due Gruppi hanno presentato, entro il termine previsto, le relative liste. .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 91.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Ladu - Murgioni - Gallus - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Artizzu - Pisano - Farigu - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Vargiu - Cassano - Capelli - Cuccu Franco Ignazio sulla politica regionale della pesca, problematiche e prospettive, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che:
- la pesca costituisce un'attività produttiva fondamentale, interessando oltre 3 mila addetti e 1000 imbarcazioni;
- il problema che la pesca sta affrontando allo stato attuale è relativo all'aumentare dei costi di gestione;
PRESO ATTO che:
- è necessaria un'equilibrata e lungimirante politica regionale sulla pesca impostata sulla competitività delle imprese di pesca sarde e della loro economicità, sempre nel rispetto delle risorse acquatiche;
- l'attuale eccessiva dipendenza dalla fonte petrolifera è diventata sempre più penalizzante a seguito dei ripetuti rincari del prezzo del gasolio con un aumento stimato intorno al 100 per cento;
- il carburante incide per il 45 per cento sul costo totale dell'impresa per cui è evidente che i margini di profitto vengono erosi dal maggior costo;
- l'inadeguata commercializzazione (esiste in Sardegna un solo mercato ittico) e l'incontrollata importazione (circa il 60 per cento dell'intero prodotto consumato in Sardegna) creano nelle nostre imprese di pesca una situazione insostenibile;
- il depauperamento della risorsa ittica, contrariamente a quanto sostenuto come luogo comune, non è dovuto esclusivamente alla pesca, ma concorrono altri fattori quali: inquinamento, distruzione di intere praterie di poseidonia dovute ai dragaggi, indiscriminato posizionamento delle gabbie galleggianti;
- in inverno le condizioni meteorologiche costringono i pescatori a stare molti giorni a terra senza lavorare e senza percepire alcun indennizzo;
- in estate, invece, arrivano a pescare molte barche da altre regioni nelle nostre acque territoriali e, di conseguenza, il mercato è soggetto così a un calo eccessivo dei prezzi;
SOTTOLINEATO che:
- da tempo si discute sulle scelte strategiche e sull'individuazione di norme che, da un lato, prevedano la protezione della risorsa e, di contro, tengano conto delle esigenze di economicità delle imprese nel sistema sardo;
- è stato presentato un piano della tutela delle risorse marine, redatto unilateralmente dall'Università degli studi di Cagliari, senza che questo abbia avuto la condivisione e la partecipazione di tutte le rappresentanze degli operatori della pesca i quali, anzi, sostengono la sua assoluta inattuabilità; in particolare detto piano non tiene conto di alcune situazioni di tutta evidenza che renderebbero, se attuate, impossibile l'esercizio della pesca meccanica in tutte le acque territoriali sarde ovvero entro le 12 miglia;
- in quest'ottica proporre di vietare la pesca entro le 6 miglia dalla costa alle imbarcazioni superiori a 60 TSL equivale a vietarla nell'ambito delle 12 miglia non essendoci in gran parte della piattaforma morfologica marina sarda, zone di pesca comprese tra le 6 e le 12 miglia;
- nella zona orientale della Sardegna (Punta Niedda di Osalla - Punta su Mastici) a un miglio dalla costa siamo in presenza di una profondità stimata intorno ai 700 metri, a 5 miglia dalla costa siamo in piena piattaforma mediterranea (200 m);
- per la piccola pesca (cosiddetta pesca artigianale) risulta dal piano vietata l'attività di pesca nelle giornate di sabato e domenica producendo una evidente contraddizione in quanto tale tipo di pesca viene esercitata con l'utilizzo di attrezzi fissi (reti da posta, nasse, ecc.) che sono per tutta la stagione in mare e che di norma vengono salpate giornalmente; impedire il loro controllo nel fine settimana equivale ad autorizzare la cattura di pesci che il lunedì vengono ritrovati in condizione di non commerciabilità;
- la Sardegna, essendo posizionata al centro del Mediterraneo, statisticamente ha il numero di giornate lavorative più basse per imbarcazione rispetto a tutta l'Italia;
- i motopescherecci, per effettuare lavori di carenaggio ordinari e straordinari, devono recarsi obbligatoriamente in cantieri ubicati nella penisola, sopportando ulteriori ingiustificati costi, in quanto nell'Isola non esistono strutture adeguate per la manutenzione degli stessi,
impegna la Giunta regionale
a riferire in Consiglio sui seguenti punti:
a) quale politica della pesca sia posta in essere su base pluriennale per far fronte alla emergenza determinata dall'aumento dei costi di gestione delle imprese di pesca isolane, con particolare riferimento al costo del carburante;
b) quale piano effettivo di gestione delle risorse acquatiche, di concerto con le associazioni di categoria, e quali stanziamenti verranno previsti per garantire adeguate misure sociali di accompagnamento;
c) quali comparazioni siano previste a fronte di un imposto ed obbligatorio periodo di interruzione tecnica della attività della pesca in Sardegna;
d) quali iniziative la Giunta abbia intrapreso per portare a conoscenza della grave situazione che vivono le imprese di pesca sarde, in quanto è compito degli Stati membri e delle regioni a statuto speciale informare la Comunità di particolari situazioni di disagio di un comparto al fine di prevedere e concordare misure di sostegno.(91).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LA SPISA (F.I.). Questa mozione sulla pesca interviene su una questione molto controversa alla quale, lo premetto, sono certamente interessate diverse categorie di imprese di piccole, medie e medio-grandi dimensioni; ovviamente, il termine "grande", in questo caso, è valutato, necessariamente, sulle dimensioni massime di un'impresa di questo tipo. Intervenire sul tema della pesca significa anche avere presente uno spettro di interessi ampio e diversificato. Certamente le misure che si prevedono a favore della piccola pesca sono diverse rispetto a quelle che si prevedono per la pesca di altura, così come sono diversi gli interventi in materia di pesca che si effettua nelle nostre acque territoriali rispetto agli interventi in materia di pesca svolta all'interno delle nostre lagune. Quindi, ribadisco che le situazioni e i problemi sono diversi, di conseguenza sono tali anche le posizioni assunte dalle diverse categorie (è comprensibile proprio ricordando quanto ho detto in premessa), e così sono emerse anche nella riunione del Comitato per la pesca indetto a seguito della decisione della Giunta regionale su proposta dell'Assessore dell'ambiente competente per materia
Devo dire che noi dell'opposizione abbiamo registrato una critica che in certi casi è stata anche, verbalmente, molto vivace.. Stiamo parlando comunque di categorie sicuramente non paragonabili in termini numerici a quelle dell'industria o dell'agricoltura, ma importanti nel nostro sistema produttivo perchè svolgono un'attività che, , come è a tutti evidente, incide sull'ambiente; un'attività che è quindi necessario razionalizzare attraverso degli interventi volti a favorire sia l'equilibrio dell' ambiente, che la stessa prosecuzione dell'attività di pesca. Al momento è in vigore una normativa che disciplina dettagliatamente le modalità, la strumentazione ammissibile, i tempi con i quali si svolge l'attività della pesca.
Ora, in merito ai tempi di esercizio della pesca, e proprio per rispettare e garantire il ripopolamento della fauna ittica (un vantaggio per gli stessi operatori della pesca) sono state previste alcune misure, che tutti conosciamo sotto la denominazione di fermo biologico o fermo pesca. Queste misure, evidentemente, incidono per periodi importanti nello svolgimento dell'attività imprenditoriale ed è di tutta evidenza che hanno un effetto negativo sul reddito dei singoli lavoratori, ma anche sui costi dell'impresa.
A questo punto arrivo al problema di fondo, al problema forse centrale di questa mozione, e cioè che le disposizioni previste nelle norme che regolano il fermo pesca sono in qualche modo generalizzate e, di conseguenza, producono un effetto diversificato rispetto ai vari settori. Facciamo l'esempio di un'azienda di piccole dimensioni che ha chiaramente costi di esercizio molto più bassi rispetto ad un'azienda di medie o grandi dimensioni e, quindi, un rapporto fra costi dell'impresa e costo del personale ugualmente basso; in questo caso l'indennizzo previsto nel decreto di fermo pesca va innanzitutto e fondamentalmente a ristorare il mancato reddito per il lavoratore che, nel caso delle piccole imprese, è quasi sempre anche l'imprenditore perché spesso sono imprese a gestione familiare, quasi sempre. È evidente quindi che l'incidenza dell'indennizzo per una piccola impresa di pesca è diversa da quella che registra un'impresa di grandi dimensioni. D'altra parte proprio le imprese di grandi dimensioni forniscono, il maggiore apporto di prodotto sul mercato di questo settore e, date le dimensioni, offrono anche maggiori opportunità di occupazione e di distribuzione del reddito. Però la Sardegna non ha una grandissima tradizione di pesca di altura - non è nel nostro DNA, nella nostra stessa cultura, nella formazione dei nostri padri - ma sono comunque imprese che vanno rispettate e che hanno rimarcato come, nelle disposizioni previste dalla Regione, non sia ristorato adeguatamente il costo aggiuntivo che comporta la fermata per i giorni stabiliti nel decreto costringendo gli armatori a spese di manutenzione, per non parlare dell'incidenza complessiva dei costi fissi sul bilancio annuale, che incide fortemente nell'attività di pesca, incide fortemente sul bilancio complessivo.
Se a questo si aggiungono alcuni dati che sono a conoscenza di tutti, ma che occorre certamente ricordare in questa sede, primo fra tutti l'incremento fortissimo dei costi di carburante negli ultimi anni, stimato intorno al 100 per cento, causato dai ripetuti rincari del prezzo del gasolio; bisogna tenere presente che il carburante incide nella misura del 45 per cento sui costi totali dell'impresa, quindi è evidente che i maggiori profitti vengono erosi dai maggiori costi.
Inoltre, le strutture di commercializzazione nel settore della pesca sono molto fatiscenti e molto limitate: in Sardegna esiste un solo mercato ittico. L'importazione è altissima, circa il 60 per cento dell'intero prodotto consumato in Sardegna viene importato. A questo insieme di problemi si somma quello del depauperamento della risorsa ittica, che non è determinato tanto dall'attività, controllata o meno, della pesca, ma da fattori quali: inquinamento, distruzione di intere praterie di Poseidonia dovute ai dragaggi e al discriminato posizionamento delle gabbie galleggianti. Questo, evidentemente, pone un problema che deve essere affrontato con intelligenza, basandosi su indicazioni e valutazioni di tipo scientifico appropriate, equilibrate, che abbraccino tutta intera la problematica relativamente alla vita della risorsa, accompagnate però da valutazioni sul sistema economico della microimpresa di pesca, assunte sempre sulla base di altrettanto validi sistemi scientifici, perchè prevedere (così è detto nel Piano redatto in modo unilaterale dall'Università di Cagliari) di vietare la pesca entro le sei miglia dalla costa per le imbarcazioni che superano un certo tonnellaggio significa sostanzialmente vietarla nell'ambito delle dodici miglia. Infatti, forse non tutti sanno che in gran parte della piattaforma morfologica marina della Sardegna non ci sono zone di pesca comprese tra le 6 e le 12 miglia. Se a questo si aggiunge che, sempre con il provvedimento del fermo pesca, alle barche di queste dimensioni non viene impedito semplicemente di pescare all'interno delle acque territoriali, ma è impedito transitare, per cui non è possibile in quei giorni andare a pescare oltre le 12 miglia, si capisce come si renda possibile così che quelle aree marittime siano sfruttate soltanto da pescatori provenienti da altre regioni, in particolare, come sappiamo tutti, dalla Sicilia o da altri territori in cui la flottiglia è molto più agguerrita e attrezzata.
Allora nel decreto sul fermo pesca il contributo previsto da un lato è assolutamente inadeguato a ristorare il reddito da impresa di pesca e dall'altro non tiene conto, soprattutto per le imprese di una certa dimensione, degli alti costi di gestione sui quali non si riesce ad intervenire. Sappiamo bene che ci sono norme dell'Unione Europea che vincolano, per alcuni aspetti, la possibilità di ristorare il costo dell'impresa, ma noi sappiamo anche che alcuni di questi obiettivi, se si vuole, possono comunque essere raggiunti con altri strumenti. A questo si aggiunga il fatto - noi dobbiamo sottolinearlo - che è la stessa politica adottata da questa Giunta nel settore della pesca che desta fortissime perplessità e contrasti all'interno del settore nel suo complesso e non soltanto nel comparto della pesca professionale. In questo decreto viene introdotto anche il divieto delle iniziative di pesca sportiva, un'attività che non ha statisticamente alcuna incidenza sulla popolazione ittica, perché è bassissima la quantità di prodotto che può essere asportato attraverso queste manifestazioni,. Dobbiamo rilevare che questo Governo regionale è condizionato nelle sue decisioni da un ambientalismo di tipo veramente integralista. In tutte le coste della Sardegna per la prima volta è stata vietata, non con questo ma con un provvedimento precedente, anche la pesca del corallo, adducendo come motivazione il fatto che si depaupera la risorsa o (pare addirittura che sia stato detto questo), che in altre località il corallo non viene colto per essere mostrato ai turisti.
Chi fa queste osservazioni non sa neanche come è fatto il mare, evidentemente, soprattutto non sa come è fatto il mare della Sardegna, perché il corallo si trova a 100 metri di profondità, per cui è ben difficile che i turisti possano essere condotti a visitare queste bellezze naturali; eppure la pesca del corallo è stata bloccata. Tutto ciò è sintomatico di un punto di vista che tende a guardare l'attività umana che incide sull'ambiente come contraria all'ambiente stesso; quasi che l'ambiente debba essere eternamente considerato un bene da conservare intatto e difeso dalle mani rapaci dell'uomo. Un uomo che deve pur vivere in questo ambiente pur non essendo più considerato un essere razionale, intelligente, che fa e deve far di tutto per tenere intatta la risorsa ambientale; continuando di questo passo rischiamo di avere un insieme di norme che ostacolano l'attività imprenditoriale in quanto tale, perchè recano disposizioni, oltretutto non supportate da dati scientifici, che si accaniscono contro alcune categorie.
Noi invitiamo l'Assessore che, essendo subentrato in questi giorni al suo predecessore, credo abbia un incentivo in più, a prevedere su questo argomento una valutazione più approfondita; una valutazione che tenga conto di tutte le voci che possono avere ragioni da obiettare all'orientamento che è stato assunto, in qualche modo, unilateralmente. Vi è stato sicuramente un confronto nel Comitato pesca, ma noi ci permettiamo di dire che, in questo caso, non è sufficiente perché non sempre questi organismi rappresentano adeguatamente tutta la categoria. Inoltre quando vi sono delle motivazioni per cui la rappresentanza, in qualche modo, non è realisticamente onnicomprensiva, è saggio da parte dell'Esecutivo fare un supplemento di concertazione per varare norme che non incidano negativamente sull'attività imprenditoriale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessore, Presidente della Giunta, colleghi del Consiglio, qualche giorno fa abbiamo avuto modo di conoscere i problemi reali della pesca in Sardegna; anche in questo settore, nonostante l'approvazione con largo consenso di una nuova legge di riordino del settore non più tardi di alcuni mesi fa, registriamo un atteggiamento del Governo regionale che, in molti casi, appare dettato da un'inspiegabile volontà punitiva.
Ci riferiamo ai fatti, più o meno recenti, ma tutti in aperto contrasto con la stessa volontà del legislatore regionale, di venire incontro ad un comparto produttivo che, accanto ai grossi problemi di natura strutturale, vive ormai da troppo tempo in una condizione di semi sopravvivenza. Questo è quanto è stato riferito da alcuni rappresentanti della categoria che prima hanno interloquito con il Presidente del Consiglio e poi anche con noi dell'opposizione. Nel concreto, non si riesce davvero a trovare una spiegazione logica, e ci guardiamo bene dallo scomodare la scienza per così poco, per provvedimenti come quello che limita la pesca sportiva a due sole giornate, il sabato e la domenica, nei periodi di fermo biologico. E' una decisione che non ha precedenti nella legislazione regionale italiana e, per la verità, nemmeno in quella della Regione Sardegna; non ha, inoltre, alcun fondamento rintracciabile nella letteratura scientifica e purtroppo avrà, come unica conseguenza, quella di assestare un duro colpo sia alle attività agonistiche, oltretutto senza preavviso ed a stagione già programmata e, di fatto, in corso, che all'indotto commerciale profondamente radicato in ben precise realtà territoriali della nostra Isola.
Analoghe considerazioni sono state rivolte alla Regione da numerose associazioni di categoria anche politicamente vicine alla sinistra, se proprio vogliamo scendere su questo piano, sempre senza esito; si segue sempre la logica del fatto compiuto, unita all'intollerabile supponenza di chi si ritiene depositario del bene assoluto e del sapere universale e non ha bisogno, quindi, di ascoltare nessuno. Non solo, si avrà un'altra ricaduta negativa per l'immagine della Sardegna come terra assolutamente off limit per il mondo della pesca sportiva che, naturalmente, potrà orientarsi altrove, visto che sul territorio nazionale esistono ben altre opportunità, incentivate e sostenute dalle Regioni oltre che dalle comunità locali.
Piccole cose, ma non sono poi così piccole dato che attorno a questo movimento sportivo, che mostra sempre più legami molto interessanti con lo sviluppo dei flussi turistici, ruotano migliaia di professionisti e di appassionati; sono, piuttosto, decisioni indicative di un clima, di una filosofia, di una visione dell'ambiente, terrestre o marino non fa differenza, che a parole proclama la necessità di nuove regole, e possiamo anche essere d'accordo in linea di principio, ma in pratica traduce sempre il termine "regola" nel termine "divieto", e come ben sappiamo si tratta di cose completamente diverse. Così come si è passati con il massimo della disinvoltura dalla regola, comunque punitiva ed a stagione già iniziata, al divieto per la pesca del corallo per la stagione 2007, lo ha ricordato adesso il collega La Spisa. Anche qui nessun supporto scientifico e nessuna valutazione di merito, come hanno giustamente sottolineato ancora una volta gli amministratori di Alghero, ai quali il provvedimento è giustamente apparso come una sorta di legge ad hoc, una bomba politica intelligente che colpisce proprio là dove deve colpire, per ridurre al silenzio le sacche di dissenso nei confronti del pensiero unico regionale della sinistra.
Una decisione di tale portata avrebbe meritato ben altro spessore di analisi scientifica e ben altro livello di approfondimento. Così si procede, infatti, nelle istituzioni pubbliche che lavorano in modo serio e responsabile; così si procede, inoltre, anche nell'Unione Europea, molto spesso citata a sproposito dal Governo regionale in materia di ambiente. Nel rapporto su pesca ed acquacoltura in Europa, pubblicato alla fine dell'anno scorso dall'Unione europea si sottolinea come la finalità di proteggere le risorse non possa mai giustificare la prassi delle misure di emergenza che vanno adottate il più raramente possibile, per un massimo di sei mesi ed a seguito di relazioni scientifiche predisposte con il massimo rigore. Questa metodologia è stata adottata negli anni scorsi per le acciughe della Guascogna in Spagna e per le scogliere coralline devastate dalla pesca a strascico in Inghilterra. In Sardegna, evidentemente, si è fatto un uso volutamente distorto della normativa di emergenza.
Ma, allora, quale pesca vogliamo? Questo è il "cuore", la domanda che motiva la presentazione di questa mozione. Credo sia chiaro a tutti che un settore produttivo non può svilupparsi se, come abbiamo indicato nel testo della mozione, è periodicamente condannato a "stare appeso" agli indennizzi dell'Unione Europea per il fermo biologico, del resto insufficienti ed inadeguati allo specifico della realtà sarda, e riservato solo ai dipendenti, non agli armatori. Uno strano caso in cui si aiutano i lavoratori, e nessuno nega che ciò sia giusto, ma non le imprese.
A questo punto dobbiamo chiederci dove vanno a lavorare le persone se le aziende chiudono. Questa è una domanda elementare. Lo scenario che si va configurando nel mondo della pesca vede una Sardegna da un lato assistita, peraltro poco e male, credo che si percepiscano 1600 euro, se non vado errato, per i quarantacinque giorni di fermo, e dall'altro terra di conquista per le altre marinerie del Mediterraneo e per altri mercati. Dovrebbe far riflettere, sotto questo profilo, il dato citato nella mozione relativo al prodotto ittico consumato in Sardegna che per il 60 per cento proviene da un mercato estero.
Ecco perché di fronte ai grandi problemi strutturali sul versante della produzione, dal costo del carburante - lo ha ricordato il collega prima - che incide per il 45 per cento sul costo totale dell'impresa, alla inadeguata commercializzazione e, aggiungiamo, i problemi della logistica e della cantieristica, non può bastare la politica degli indennizzi, mettiamocelo in testa! Ma, a monte, non si può condividere una politica esclusivamente ed ottusamente protezionistica, costruita su una fitta ed insuperabile trama di divieti incrociati che avrà il solo risultato di impoverire ulteriormente l'economia della Sardegna anche in questo settore.
Dai passi fin qui compiuti emerge che la Regione non ha una politica per la pesca, per un suo rilancio che passi attraverso la modernizzazione, per un suo sviluppo che richiede strategie di medio e lungo termine, investimenti ed un legame forte con il mondo associazionistico e le categorie produttive del comparto. Sul piano strategico non sarebbe azzardato pensare ad una riforma del fermo biologico (in Sardegna è fra i più lunghi a livello nazionale, mentre il numero delle giornate lavorative è tra i più bassi) da proporre al Governo e all'Unione Europea.
E' una riforma possibile perché si tratterebbe di individuare divieti temporanei e limitati alle zone di produzione del novellame in modo da superare l'attuale normativa che istituzionalizza la completa inattività per tutti. E' una riforma possibile anche perché su questo terreno si potrebbe realizzare la convergenza di altri Paesi del Mediterraneo che hanno problemi simili ai nostri e sarebbe compatibile sia con il rispetto dell'ambiente che con la necessità, avvertita dai pescatori per primi, di preservare la risorsa ittica.
Quindi, per concludere, occorre la buona volontà di ragionare per far crescere la pesca sarda e non solo quella, invece di buttare acqua, magari maldestramente e in ritardo, sui focolai del malcontento che nascono qua e là a causa di una situazione di crisi priva di vie d'uscita.
Comunque abbiamo portato alla Presidenza del Consiglio questa riflessione e abbiamo già dimostrato in occasione del dibattito sul disegno di legge numero 173, poi diventato legge regionale numero 3 del 2006, di avere a cuore la sorte della pesca in Sardegna, badando soprattutto ai contenuti ed ai problemi reali delle imprese e dei lavoratori del settore.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro.
MORO (A.N.). Ci auguriamo quindi che l'intero Consiglio, un secondo Presidente, non voglia farsi sfuggire l'occasione di dare un segnale preciso rivedendo in modo approfondito ciò che è possibile migliorare.
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Onorevole Presidente, colleghi, il recente dibattito in quest'Aula sullo stato dell'agricoltura in Sardegna non poteva che provocare un altro dibattito, per questioni se non altro di equità e di giustizia, su un altro settore produttivo fortemente in crisi. Parliamo della pesca che, probabilmente, versa in condizioni ancora più gravi, se fosse possibile, del settore agricolo.
Intorno alla pesca e intorno a questa economia così lontana, purtroppo, dalla quotidianità del dibattito politico si è formata una spessa cortina di silenzio che spesso, troppe volte, tutto avvolge. Ora, con questa mozione noi, forze dell'opposizione, intendiamo richiamare la Giunta in ordine ai suoi doveri e, al tempo stesso, dare anche corpo e voce alle proteste che giungono dalle associazioni di categoria, alle prese con una crisi che aggrava ancora di più la debolezza strutturale, storicamente data, di tutto il comparto.
E' stato detto che l'aumento del greggio e, dunque, anche del gasolio, nel 2005 si è fatto sentire in maniera pesante nel settore della pesca provocando come primo risultato un innalzamento dei costi generali per chi, sempre meno purtroppo, esercita l'impresa della pesca. Non è un caso, anzi è uno degli effetti di questo aumento del carburante, che siano aumentati e aumentino ormai in modo inarrestabile le importazioni del pescato, lo ha detto anche prima il collega Moro, che sono pari ormai al 60 per cento del prodotto venduto in Sardegna. Questo è certamente un dato inquietante che non fa onore né alla nostra Isola, né a chi la governa. Dunque più della metà del pesce che noi consumiamo in Sardegna arriva da altri mari oppure arriva dai nostri mari ma non da imprese di pesca sarde. Ci avviciniamo così a un regime di assoluta dipendenza dall'esterno anche in questo settore, come se non bastassero gli altri settori nei quali la forza produttiva sarda è in crisi e già da tempo ha ceduto o sta cedendo il passo ad altre organizzazioni produttive non sarde.
Presidente, davanti a questa situazione pericolosa per l'oggi e anche per il domani noi vorremmo sapere dalla Giunta qual è la sua politica per la pesca e per i pescatori sardi soprattutto. Non ci interessa la retorica, noi ci chiediamo soltanto se la Giunta abbia mai elaborato una vera politica per la pesca e in quali azioni consista. I pescatori sardi pagano come tutti gli altri l'aumento dei costi generali della produzione, ma pagano anche l'assenza di una flotta che sia capace di stare per giorni e giorni in mare accumulando il pescato, mentre altre marinerie di altre Regioni e Stati, non fanno i conti con questo problema.
C'è poi la questione del depauperamento della risorsa ittica, non soltanto per effetto della pesca e di una pesca indiscriminata, come banalmente è conveniente dire e si è sempre detto, ma anche e soprattutto per effetto dell'inquinamento del nostro mare e della distruzione di praterie di poseidonia a causa dei dragaggi. E parlando di pesca, io non credo di uscire fuori tema, ma sappiamo che esistono problematiche diverse legate a questo settore, così come sappiamo che esistono Province che, più di altre, pagano un tributo importante a causa di questa crisi profonda.
Nella provincia di Oristano la pesca, insieme all'agricoltura e all'allevamento, rappresenta una parte importante, troppo importante, della sua economia e i disastri ecologici che nella nostra provincia continuano a manifestarsi con cadenze quasi regolari, periodicamente mettono in ginocchio un settore e un'economia già fortemente compromessi. Disastri ecologici che, sappiamo tutti, sarebbe oltremodo riduttivo imputare soltanto alle bizzarrie della natura, l'uomo lo sappiamo bene ha sempre una forte responsabilità nelle cosiddette calamità naturali. Penso ad una delle più gravi, quella che nel 1999 ha colpito lo stagno di Cabras distruggendone quasi completamente ogni forma di vita. Ebbene, nonostante gli immediati e solleciti finanziamenti da parte della Regione, i pescatori e con loro tutta l'economia e la comunità di Cabras, ancora stanno aspettando quelle opere di bonifica e di risanamento per evitare, possibilmente, disastri futuri.
Che dire poi della questione, oramai annosa, dei cosiddetti predatori protetti della nostra isola? Mi riferisco naturalmente ai cormorani che sono assolutamente liberi di scorrazzare oltreché di pasteggiare come e quando vogliono, e questo soltanto per un piccolo particolare: i cormorani sono specie protetta, mentre i pescatori, purtroppo, non lo sono. E quindi, ogni qualvolta i pescatori imbracciano le doppiette per cercare di scacciarne qualcuno, ecco che si levano alte le grida e le urla degli ambientalisti, degli amici della natura, voci che purtroppo riescono a coprire, anche fin troppo bene, quelle di un dolore diverso: il dolore dei capifamiglia che non sanno, invece, che cosa portare a casa per i propri figli.
Ci sono poi anche altri nodi strutturali che impediscono la crescita del settore, come l'assenza di strutture in Sardegna per i lavori ordinari di manutenzione della flotta che devono essere svolti oltre Tirreno con, naturalmente, un aggravio dei costi e con sacrifici in termini anche di giornate lavorative perse. Dunque, qual è mai la politica della Giunta per risollevare nel tempo le sorti della pesca in Sardegna? Noi non riusciamo a intravederne una, abbiamo quasi l'impressione che la Giunta sia impegnata e affannata da tanti altri impegni da non scorgere nemmeno la necessità di affrontare questo problema. Noi gradiremmo essere smentiti sia con i fatti che con stanziamenti adeguati e questo, naturalmente, lo gradirebbero anche le associazioni di categoria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, non c'è dubbio che il merito di questa mozione, al di là del risultato in termini politico-istituzionali e legislativi che essa potrà produrre, è quello di riportare all'attenzione di questa Assemblea una problematica che riguarda un settore importante della nostra economia. La sua discussione avviene inoltre, sarà una fatalità, mi auguro per i pescatori, mi auguro per l'economia della Sardegna -proprio nel giorno in cui si insedia il nuovo Assessore a cui, ovviamente, in termini istituzionali formulo i migliori auguri di buon lavoro.
Assessore, proprio oggi si trova sotto il Palazzo un'ampia delegazione di varie categorie del mondo della pesca che, in modo diretto o indiretto, sono coinvolte dal provvedimento di fermo pesca. Ebbene, io le chiedo di inaugurare un nuovo corso nel suo Assessorato incontrando oggi stesso una delegazione di questi lavoratori (senza aspettare che l'Assessorato venga invaso, nei prossimi giorni, da gente disperata, magari strumentalizzata da qualcuno) che , evidentemente, vuole porre in termini civili ma fermi un preciso punto di vista che non può essere trascurato ma va tenuto in congrua considerazione.
Perché dico questo? Perché non dobbiamo aspettare l'aggravarsi dei problemi ma dobbiamo cercare prima la loro soluzione per evitare maggiori conseguenze anche all'immagine stessa delle istituzioni: Giunta e Consiglio regionale.
Io credo che una delle prime cose che il nuovo Assessore dovrà fare, a questo punto, sia prendere visione del decreto firmato nei giorni scorsi dal suo predecessore, l'assessore Dessì, e successivamente pubblicato, che parte dall'esigenza di istituire il fermo pesca perché ci sono attese in questo senso anche nelle marinerie, soprattutto nelle marinerie del cagliaritano, dell'oristanese, del nord Sardegna.
Oggi sono presenti delegazioni provenienti da Alghero, da Stintino, da Porto Torres, da Castelsardo che intanto chiedono una svolta nella politica della pesca della Regione. Chiedono una svolta perchè vogliono offrire la loro esperienza professionale, la loro esperienza umana per migliorare la loro attività, per offrire nuove opportunità di lavoro a chi è disoccupato. Se la nostra fosse una Regione ricca, probabilmente, avremmo potuto anche non tener conto di questo particolare, ma io credo che ogni iniziativa anche di carattere finanziario che si assume in questa regione debba avere come stella polare lo sviluppo dell'occupazione. Ahimè, ad oggi - e io credo che la Giunta su questo debba recitare un mea culpa - non c'è un settore tra quelli che la Giunta ha cercato di migliorare che non abbia perso occupati.
Sappiamo che in questi giorni stanno partendo ulteriori lettere di licenziamento nel campo della formazione professionale e in altri settori; mi chiedo, chiedo soprattutto al Presidente, agli Assessori, ai partiti, ai colleghi consiglieri che sostengono la Giunta, se vi è stata in qualche settore una qualche ricaduta occupazionale, perché io tardo a trovare un esempio. Non vorrei che questa situazione si estendesse al mondo della pesca, per cui credo che sia necessario ascoltare questi lavoratori e capire come rimediare.
Qualche collega che mi ha preceduto ha già sottolineato come l'azione portata avanti dalla Giunta sia prettamente ambientalistica, ed è stato accennato al problema dei corallari di Alghero; problema su cui si sono fatte tavole rotonde, si sono sentite varie dichiarazioni di solidarietà, ahimè, anche da parte dei colleghi della maggioranza, ma tutto è rimasto aria fritta. Signori, stiamo parlando di persone che lavorano tutti i giorni con grande fatica e poi si trovano costrette a ricorrere alle vie legali per salvaguardare il proprio diritto di lavorare.
La vicenda dei corallari è una vicenda triste nella vita di questa Giunta, e io chiedo all'Assessore di valutare questa questione più serenamente, più obiettivamente, in maniera più rispettosa delle esigenze locali ma, soprattutto, in maniera più rispettosa di quell'aspetto che io poc'anzi ho detto essere fondamentale, da tenere sempre presente: l'aspetto occupazionale; occorre cioè avere chiaro quello che succede quando si attuano dei provvedimenti "restrittivi" dell'espansione economica e si colpiscono indiscriminatamente, senza dare alternative, padri di famiglia, lavoratori che a quel punto per disperazione potrebbero solo attraversare il Tirreno e andare altrove a mendicare un tozzo di pane.
Quindi io credo che bisogna cambiare linea; io chiedo all'Assessore di esaminare attentamente il decreto emesso dal suo predecessore sul fermo pesca perchè l'importo del cosiddetto equo indennizzo che viene indicato in quel decreto è davvero, cari colleghi, una vergogna; è necessario mettere mano immediatamente a quel decreto e reperire risorse finanziarie perché l'indennizzo, come è stato negli anni passati, risponda all'esigenza di compensare i pescatori, almeno parzialmente, della mancata attività.
Quindi, Assessore, l'importo stabilito per il fermo biologico deve essere immediatamente rivisto perché non è pensabile che si possa liquidare con una miseria chi è impedito di lavorare. Peraltro, come ormai tutti sanno, questo fermo biologico in nulla giova alla natura, all'ambiente, al ripopolamento della fauna ittica; e allora mi chiedo perché si fa. Mi chiedo quale sono le ragioni che inducono a varare provvedimenti di questa natura che ormai sono davvero anacronistici; e valuterei anche con attenzione, ormai oggi e domani più di ieri, quanto si sia spinti all'adozione di questi provvedimenti da consulenti che non so quali finalità abbiano.
Assessore, io la invito a compiere un'attenta riflessione anche su questi aspetti perché molte delle azioni che si pongono in essere spesso scaturiscono da valutazioni, da analisi che non sempre hanno come obiettivo politico, che magari in buona fede anche un Assessore, una Giunta si pongono, quello di perseguire l'interesse generale che noi invece auspichiamo.
Io termino il mio intervento ribadendo la necessità di recuperare immediatamente risorse da destinare a una rivalutazione dell'equo indennizzo, invitando lei, Assessore, a ricevere oggi una delegazione che possa presentarle in termini civili ma chiari le esigenze delle categorie che rappresentano, infine auspicando che noi, legislatori regionali, affrontiamo con uno spirito diverso in prospettiva questa tematica perché la pesca, che dovrebbe essere per un'isola come la nostra un fattore di ricchezza e di occupazione, non diventi invece un ulteriore elemento di povertà e di assistenzialismo. Questo noi non lo vogliamo, ma puntiamo invece a una rivalutazione dell'attività della pesca in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento formulando all'Assessore gli auguri di buon lavoro; dai precedenti discorsi credo infatti che l'assessore Morittu abbia capito che c'è da lavorare non solo per il comparto della pesca ma per tutti gli altri settori che sono in capo al suo Assessorato dove, spesso e volentieri, le problematiche non solo non sono state risolte ma qualche volta neanche affrontate, come in questo caso.
Credo che la mozione ponga in risalto come per noi sul comparto della pesca si debba iniziare un percorso conoscitivo che, partendo dall'analisi delle problematiche del settore, evidenzi i bisogni strutturali a livello ambientale e lavorativo per passare, come diceva poc'anzi il collega Amadu, dalla fase assistenzialistica a una fase in cui si diano certezze attraverso l'elaborazione e l'attuazione di programmi di intervento pluriennali dotati di risorse economiche adeguate.
Nella mozione si parla di tremila operatori del settore e di circa un migliaio di imbarcazioni, non sono numeri inconsistenti, eppure questo è un comparto sul quale la Regione sarda spesso ha latitato, e quando è intervenuta ha imposto soltanto vincoli con l'istituzione dei parchi e delle oasi marine protette. Abbiamo fatto degli interventi infrastrutturali che, spesso e volentieri, non hanno dato le risposte giuste e corrette per cui oggi la Sardegna importa circa il 60 per cento dell'intero prodotto ittico consumato abitualmente. è chiaro che questo sbilancio a favore dell'importazione non favorisce un giusto prezzo del prodotto, non favorisce la presenza sul mercato di un'offerta rispondente alla domanda, ma soprattutto mette in evidenza che in questo settore noi potremmo continuare a investire, perché effettivamente si ha bisogno di nuovi investimenti per diverse ragioni.
Abbiamo già accennato agli investimenti per favorire l'occupazione, ma occorre investire nella flotta dei pescherecci per consentire a questi di poter trarre dal mare la risorsa da mettere a disposizione dei nostri mercati. Investire ancora nella rete di distribuzione del prodotto, visto che l'unico mercato ittico all'ingrosso presente in Sardegna si trova a Cagliari e non è chiaramente sufficiente per rispondere a tutte le necessità della nostra isola. Sappiamo benissimo che i nostri operatori devono rivolgersi ai mercati nazionali e internazionali per l'approvvigionamento del pesce che non viene neanche pagato a prezzi competitivi, anzi, spesso si paga il fatto che i prodotti arrivano non solo dalla penisola ma un po' da tutto il mondo, come oggi è possibile verificare osservando la merce esposta sui banchi del commercio minuto.
Per curiosità personale, ho seguito diverse volte il programma settimanale, "Linea blu" (va in onda sul primo canale della Rai) che dà diverse notizie sui benefici derivanti dalla realizzazione dei parchi marini e delle oasi marine. Uno di questi benefici, è stato detto anche di recente, è stato quello di ricreare le condizioni che hanno consentito il riprodursi della flora e della fauna marine .
Ma, se questa è la realtà in diverse zone della Penisola, vorrei sapere perché non è così per chi è stato chiamato a redigere il Piano di tutela delle risorse marine. Nel suddetto Piano si sostiene infatti che i nostri mari diventeranno più produttivi, più pescosi, vietando l'attività di pesca il sabato e la domenica alla cosiddetta pesca artigianale o piccola pesca. La piccola pesca viene esercitata prevalentemente nel raggio delle sei miglia e utilizzando attrezzi fissi(reti da posta, nasse, eccetera), per cui stiamo impedendo di portare a terra un pescato che rimane impigliato nelle reti magari dal venerdì. In questo modo il prodotto va perso, perché può essere salpato solo dal lunedì, arrecando un grave danno all'ittiofauna e all'impresa di pesca.
Mi chiedo anche perché a oggi non vengano favorite le realizzazioni di impianti di carenaggio anche in Sardegna, perché non si propone nella programmazione la possibilità di interventi anche in questo settore. Proprio di recente abbiamo sentito il presidente Soru - mi dispiace che non sia in Aula in questo momento - dire che si intendeva favorire a La Maddalena, appunto, la realizzazione di impianti per i lavori di carenaggio. Invece pensiamo alle strutture per i maxi yacht e non pensiamo alla costruzione dei cantieri per evitare che i nostri pescatori siano obbligati ad andare nella penisola per fare anche le manutenzioni ordinarie.
Ma, Assessore, noi abbiamo bisogno di conoscere -le problematiche del comparto, di sapere se effettivamente il comparto sopporta le difficoltà che il mio Capogruppo innanzitutto, nella presentazione della mozione, ha evidenziato. Mi riferisco agli aggravi di spesa determinati dai rincari del prezzo del gasolio, per cui il carburante grava per circa il 45 per cento sul costo totale d'impresa; mi riferisco al fatto che, a causa prevalentemente delle condizioni meteorologiche, i nostri pescatori hanno il minor numero di giornate lavorative per imbarcazione rispetto a tutta l'Italia. Un altro elemento negativo è dato dal fermo pesca che interessa anche la pesca del corallo e quella delle aragoste, cioè i prodotti nobili che il mare, grazie a Dio, qui in Sardegna continua a produrre.
E' importante quindi poter valutare complessivamente le problematiche del comparto perché questo ci può aiutare sia nella programmazione pluriennale degli interventi più idonei che nella definizione degli incentivi da destinare alla realizzazione degli investimenti volti a rendere questo settore non più assistito, ma nuovamente produttivo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.
GIORICO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, personalmente considero la pesca non un'attività in estinzione (così è stato detto da qualcuno anche a livello di altissima responsabilità regionale), ma una voce importante della nostra economia; e non potrebbe essere altrimenti essendo la Sardegna un'isola, avendo un grande sviluppo costiero, fondali adatti ad una lunga tradizione di pesca. Anche in periodi poco favorevoli, come quelli che stiamo vivendo, la pesca registra un fatturato e un numero di addetti significativi. Ogni nostro intervento legislativo deve essere perciò orientato a difendere e valorizzare il settore.
Nei mesi scorsi abbiamo salutato positivamente l'approvazione di una legge regionale che, colmando un'annosa lacuna, disciplina il settore e consente di mettere in campo risorse ma, soprattutto, la legge intende difendere il patrimonio ittico, punto di partenza di qualunque discorso sul futuro dell'attività. I nostri fondali - parlo soprattutto di Alghero, ma credo che la situazione non sia dissimile altrove - non sono più ricchi come una volta; una pesca incontrollata, con sistemi che danneggiano habitat e specie ittiche, li ha sottoposti in passato ad uno sforzo eccessivo i cui effetti sono evidenti. Il risultato è che oggi occorre intervenire perché i mari possano ripopolarsi e l'attività progredire.
La legge regionale intende mettere ordine anche sotto questo aspetto. Essa crea infatti i distretti di pesca, dividendo la fascia di mare entro le 12 miglia in sette distretti ed assegnando ciascun distretto alle marinerie locali perché coltivino il mare, non lo sottopongano a prelievi esagerati, lo difendano da pescatori di altre provenienze che non avvertono questa responsabilità. Operino cioè, le marinerie, con la stessa logica con cui si coltiva un terreno agricolo, sottoponendolo a rotazione ed evitando di renderlo sterile a causa di un esagerato sfruttamento.
Un discorso, questo, di prospettiva che impegna ciascun pescatore ad essere imprenditore di se stesso e che dovrebbe convincere l'Unione Europea a considerare finalmente ammissibili i benefici del fermo biologico, sicuramente utile per ripopolare i nostri mari e favorire lo sviluppo del novellame. Il fermo biologico non è una regalia, esso deve essere considerato un intervento compensativo per la mancata attività; tuttavia economicamente è molto modesto. Per carità! Trentasei euro al giorno per i quarantacinque giorni di fermo, signor Presidente! Milleseicento euro in tutto! E non tutti ne beneficiano, riguarda infatti solo i lavoratori imbarcati ed esclude invece gli imprenditori, i piccoli armatori che direttamente non svolgono attività a bordo, ma che spesso hanno oneri da affrontare per tenere, come si dice in gergo, "bene armata" la barca. Probabilmente la Regione dovrebbe trovare altri strumenti per creare, come in tutte le altre attività economiche, ammortizzatori sociali destinati a tutti gli addetti del settore.
Io credo che il Consiglio, pur conoscendo i limiti di tali interventi, mi riferisco alla soglia dei de minimis oltre la quale la Comunità europea interviene con procedure d'infrazione, debba chiedere alla Giunta un impegno in questo senso. Purtroppo la legge regionale è ancora ferma non avendo ricevuto il visto comunitario, condizione esplicita per la sua entrata in vigore. Mi risulta che siano in corso contatti tra l'Assessorato dell'ambiente e l'Unione Europea, ma non c'è ancora niente di definito; c'è perciò il rischio che anche le somme previste a compensazione del fermo biologico possano non essere erogate perchè si attende, infatti, il benestare dell'Unione europea.
Ci rendiamo conto che la strada è in salita e che le norme comunitarie sono vincolanti per la legislazione regionale, tuttavia occorre trovare una soluzione e intervenire non solo per il fermo biologico ma anche per il fermo tecnico; sono interventi diversi e distinti, signor Presidente e signor Assessore, entrambi devono essere visti nell'ottica del rilancio del settore, prospettiva che rende ammissibile l'intervento comunitario, che ha bisogno di attenzioni, di politiche adeguate e di prospettive più sicure.
Signor Assessore, come si vede la materia è complessa e ben lontana dall'essere considerata definita; la Regione non può ritenere conclusa la partita: le leggi di settore sono efficaci se incidono sulle attività produttive e le aiutano ad adeguarsi al mercato. Noi sollecitiamo interventi che aiutino la pesca nell'ambito della concorrenza, come chiede l'Unione Europea; il settore è in sofferenza: i ricavi sempre più scarsi e gli utili deboli. E' in sofferenza soprattutto la piccola pesca, in Sardegna molto diffusa, che spesso non è attrezzata in modo sufficiente e può esercitare di conseguenza la propria attività solo in ambienti di mare.
Credo sia necessario rivedere l'intera filiera, il percorso complessivo di questa attività che comunque assicura lavoro a poco meno di 5 mila addetti, e questo non è un dato trascurabile, signor Assessore. Bisogna affrontare i nodi della commercializzazione, della identificazione del prodotto per garantire la qualità della trasformazione e conservare il pescato nel periodo di maggiore abbondanza ed è indispensabile che chi esercita l'attività sia messo in condizioni di adeguare gli strumenti di lavoro alle tecnologie, alla funzionalità operativa e a tutto ciò che concorre a creare un'attività moderna.
Oggi, signor Assessore, delle marinerie esercitano la pesca ancora con sistemi considerati arcaici. Come si deve, a mio parere, tenere conto del costo del carburante che costituisce la spesa più elevata della gestione delle imbarcazioni, una spesa cresciuta a dismisura negli ultimi due anni. I sette distretti di pesca, li cito in senso antiorario, indicando il loro epicentro: Arbatax, La Maddalena, Porto Torres, Alghero, Oristano, Calasetta, Isola dei Cavoli, Cagliari, attendono di poter decollare! Ma non basta chiedere alle marinerie di essere avvedute, di amministrare bene il tratto di mare loro assegnato, di favorire anche con sacrificio il ripopolamento dei mari; occorre che la Regione attui una organica politica della pesca.
La legge di per sé è uno strumento, ma il raggiungimento degli obiettivi dipende dall'impulso che il Governo regionale saprà dare al settore. Ad esempio, è necessario incentivare i giovani a praticare la pesca; oggi ci sono marinerie in Sardegna dove la maggioranza dei pescatori ha varcato di gran lunga la soglia dei cinquant'anni, basta questo per comprendere che il futuro è incerto, l'attività poco appetibile anche per la componente di rischio che comporta. Alghero ha una grande tradizione da difendere anche in questo campo, non può sentirsi tradita anche questa volta!
L'intervento della Regione che prevede per il prossimo anno la sospensione della pesca del corallo, decisione peraltro non sostenuta da motivazioni scientifiche, è un segnale d'allarme. Si configura come una scelta di politica ambientale che non tiene conto delle esigenze economiche, storiche e culturali della comunità; per l'affermarsi di questa politica il territorio di Alghero è stato penalizzato - e non passerà occasione senza che lo ricordi - mentre un Piano paesaggistico regionale invece premia chi ha cementificato le coste. Queste decisioni possono favorire senza rimedi il declino della città. La pesca è un altro tassello di questo disegno, anche per questi motivi la difendiamo se siamo convinti, come lo sono io, che la pesca non sia un'attività in estinzione ma possa contribuire, se opportunamente sostenuta in un progetto di rilancio, a ridare forza ai territori costieri..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Colgo l'occasione del mio intervento per augurare un buon lavoro all'assessore Morittu. Entrando nel merito della discussione, anch'io ritengo che la decisione di vietare parzialmente la pesca sportiva (ho presentato un'interpellanza al riguardo) come stabilito nel decreto cosiddetto "fermo pesca", sia stata non solo un errore, ma del tutto inefficace rispetto agli obiettivi che il "fermo pesca" si pone. Credo infatti che questa decisione non sia supportata scientificamente, a meno che non si prendano come riferimento i racconti dei pescatori sul danno che questo tipo di pesca può provocare. Un tipo di pesca che è diventata anche una tradizione culturale propria di larga parte di cittadini di molte parti della Sardegna, in una società che non offre molte alternative per il tempo libero.
Ci sembra quindi una punizione eccessiva nei confronti di dilettanti, ma credo non vada sottovalutato il danno che questo errore (io considero questa decisione un errore, indotto da tanti motivi tra cui anche qualche valutazione espressa dal Comitato per la pesca) può provocare in una Regione come la nostra, dove va incoraggiato ogni sforzo per creare nuovi posti di lavoro il più possibile legati, e torniamo a capo, anche alle nostre tradizioni, alle nostre abitudini, nell'indotto esistente nel settore; si tratta di decine e decine di posti di lavoro che non sempre hanno visibilità; io, per esempio, ho conoscenza di tre o quattro cooperative che operano nella ricerca delle esche, un'attività dalla quale ricavano un reddito per decine e decine di famiglie, per non parlare dei negozi specializzati nel settore e così via.
Assessore, credo non sia molto difficile, modificare quel decreto; e la invito anch'io, ma lei ha già dato la sua disponibilità, ad incontrare i rappresentanti delle associazioni che stanno manifestando sotto il Palazzo. Contemporaneamente, come già altre volte è stato fatto nella storia della Sardegna, credo che anche quel comparto possa essere regolamentato (si è intervenuti per esempio disciplinando il numero delle canne, il numero degli ami), sicuramente va posto rimedio a qualche dimenticanza perchè contemporaneamente al divieto di pesca con la cannetta nelle rocce, si consente la pesca subacquea tutto l'anno che probabilmente può creare anche altri danni.
Nell'ambito di questa regolamentazione bisogna poi stare molto attenti a forme di, cosiddetta, pesca sportiva che niente hanno di pesca sportiva; mi riferisco alla pesca con i palamiti o ad altre forme di questo genere che spesso concorrono (è capitato di ritrovare ami e altro nei piatti) a rifornire i ristoranti di diverse località della nostra Sardegna.
Per quanto riguarda altri punti della mozione, io ho fatto qualche fatica a capire non quello che è stato detto, perché gli interventi sono stati estremamente chiari, ma la bussola dei ragionamenti che stanno alla base della presentazione della mozione. Il problema è il fermo pesca? Sono un problema la tutela dei nostri mari, delle aree marine? Io credo che non siano questi i problemi e né credo che i colleghi della minoranza abbiano voluto sollevare questo problema, così come non sono del tutto convinto che il settore pesca in Sardegna attraversi la crisi drammatica che è stata denunciata. Credo che il settore pesca, in Sardegna…
(Interruzione del consigliere Moro)
CHERCHI SILVIO (D.S.). I pescatori dicono tante cose, giustamente, come ognuno di noi. Io credo che in Sardegna gli imprenditori nel mondo della pesca siano cresciuti, così come non è in diminuzione ma è in aumento lo stesso numero di persone che pescano e la stessa incidenza del pescato sul consumato sardo, che è intorno al 40 per cento, un dato ancora lontano da quello che potremmo condividere e auspicare, è in crescita. Mi si consenta di ricordare che questo dato rispecchia una nostra endemica difficoltà, perché lo stesso discorso vale per i maialetti sardi, quelli allevati con le ghiande che, gran parte, sono importati.,.
Questo naturalmente significa soltanto una cosa, e cioè che se non è vero che la crisi è drammatica, è vero però che ci sono dei grossi problemi quali il costo dei carburanti o il fatto che non esista una legislazione omogenea delle regioni italiane per impedire danni ed incursioni; e questi sono tutti terreni di lavoro anche per questa Giunta e per questo Consiglio regionale.
I nostri problemi derivano dal fatto che, a differenza di altre regioni italiane in cui la pesca è una vera e propria attività industriale, la Sardegna ha una delle più alte percentuali di pesca artigianale; inoltre non abbiamo ancora risolto i problemi del rapporto tra la pesca nelle acque interne, una delle cose più belle e più interessanti che abbiamo, e il turismo in tutte le sue manifestazioni e articolazioni.
Esistono molti problemi che sono legati anche a una nostra, come dire, storica difficoltà a considerare questo settore come una nostra risorsa naturale su cui investire. Questo credo debba essere oggetto di discussione, perché il comparto della pesca può essere considerato a pieno titolo strategico per il raggiungimento dell'obiettivo che abbiamo proposto agli elettori: la produzione di prodotti di alta qualità. Occorre quindi seguire il percorso della filiera e della certificazione dei nostri prodotti affinchè non vengano smerciati di contrabbando, come avviene oggi, per esempio, nelle ristorazioni nazionali e non solo, ma siano riconoscibili. Credo che su questo ci sia molto da fare, ma comunque non dobbiamo partire da un giudizio sbagliato sulla realtà.
Naturalmente, ha ragione onorevole Moro, non può bastare una politica degli indennizzi ed è coerente la sua affermazione; infatti il suo schieramento ha corso il rischio, non essendosene occupato per cinque anni, poiché non avevamo ottenuto il placet della, allora, Comunità Europea sul fermo pesca dopo il 1998, di costringere i pescatori a restituire cento milioni di euro per una disattenzione, diciamo così, di chi ha governato nella passata legislatura. Di conseguenza si è saltato un anno di fermo pesca così che gli indennizzi non venissero considerati aiuti di Stato ma venissero ricollegati all'interno di una politica complessiva di tutela, di ripopolamento e di salvaguardia dell'ambiente nel tentativo di evitare una procedura di infrazione.
Io credo, tutto è perfettibile, per carità!, che anche le valutazioni date dal Comitato pesca possono indurre a delle riflessioni, a stare un po' più attenti su alcune decisioni e proposte che vengono avanzate; però la scelta di passare al Piano di gestione, lo stesso studio proposto dall'Università di Cagliari, a mio avviso percorrono una strada che è in linea con quello che sta avvenendo in altre parti d'Italia e del mondo, per cui con l'adozione di periodi di fermo articolati diversamente per tipo di pesca, così come viene detto, si possa consentire anche ai lavoratori, naturalmente, di avere giustamente una compensazione per quei periodi in cui quel tipo di pesca non si può effettuare. Naturalmente, sono un po' più fiducioso di chi mi ha preceduto, questo ci consente probabilmente di sfuggire anche alla tagliola degli aiuti di Stato e delle diirettive comunitarie che vanno nella direzione contraria.
Nella mozione secondo me è contenuta un'affermazione non vera, cioè che lo studio proposto dall'Università di Cagliari sia stato fatto in perfetta solitudine. Le organizzazioni della pesca, alle quali aderiscono forse il 90 per cento delle imprese e dei pescatori, sono state consultate, hanno collaborato, hanno espresso un parere positivo
su quel Piano. Quindi, secondo me, la Commissione e il Consiglio debbono riflettere innanzitutto su questo:sull'adeguamento dell'indennità per il fermo pesca, che ormai è ferma da diversi anni, e sulla necessità di modificare la norma sul fermo pesca passando dal periodo di blocco totale ai periodi di blocco articolati per tipo di pesca..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
Intervengo innanzitutto per formulare non gli auguri al neo Assessore quanto un "in bocca al lupo" perché credo abbia bisogno proprio di questo per svolgere l'incarico appena assunto. Personalmente avrei preferito discutere stamattina la mozione sulle dimissioni dell'assessore Dessì e la sua conseguente sostituzione, avremo forse tempo per farlo anche perchè non condivido assolutamente che il Presidente della Regione, il collega Soru, interrompa i lavori dell'Aula per rendere delle comunicazioni (e lei, onorevole Spissu, ha consentito questo atteggiamento con la sua decisione), che saranno certamente importanti, non ho dubbi, ma che probabilmente si sarebbero potute svolgere in altro momento, anche al termine della seduta consiliare. Una seduta consiliare che, lo ricordo, essendo prevista dallo Statuto è obbligatoria.
Il dato più importante che voglio sottolineare, però, è che all'ordine del giorno vi sono tre mozioni presentate ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54, quindi con conseguente convocazione straordinaria del Consiglio. Ora, si è voluto invece adottare un meccanismo diverso, iniziano di nuovo i fuochi d'artificio, è giusto perciò che i sardi, come un mio attento collega mi ha suggerito, stiano col naso all'insù. Non so per quanto tempo ancora questi fuochi d'artificio e queste granate continueranno a scoppiare e per quanto tempo ancora i sardi si convinceranno che guardando su si evita tutto quello che succede giù.
Un altro motivo che ha determinato il mio intervento è il fatto che io vivo, opero, amministro, nella provincia sarda, Oristano, che ha la percentuale più alta sul totale delle imprese operanti nel settore. La provincia di Oristano è al terzo posto tra le marinerie in Italia (se ci limitassimo al numero di licenze sarebbe la prima), per questo motivo l'argomento in discussione mi interessa molto.
Mi interessa la pesca professionale, ma mi interessa anche la pesca sportiva, e ringrazio il collega Silvio Cherchi che con molto acume e attenzione ha evidenziato anche questo argomento, così come mi interessa che il Consiglio regionale capisca che il mondo della pesca è composto da una moltitudine di soggetti che operano, in maniera professionale, in quel settore.
Tra questi esistono anche i proprietari delle grosse imbarcazioni da pesca, quelle oltre le 60 tonnellate, che sono stati sottoposti a delle restrizioni. Ora, è difficile stabilire chi ha torto e chi ha ragione; è ovvio che la piccola pesca si sente ben garantita dal fatto che si sia posto un limite all'interno delle 6 miglia per le imbarcazioni di grosso tonnellaggio. Non so se questa sia la strada giusta o corretta, mi preoccupa tutta la legislazione sulla pesca, e mi preoccupa un comparto che certamente, da sempre, non gode di buona salute.
Dov'è il problema principale della pesca? Bisognerebbe che il Presidente della Commissione, oggi assente - forse sarebbe stato più utile che il congedo l'avesse chiesto nel primo pomeriggio piuttosto che stamattina così da rendersi conto anche delle cose che si dicono - facesse una visita estemporanea - come ogni tanto fa il presidente Soru in qualche ospedale della Sardegna - al mercato ittico di Cagliari la mattina (certo bisogna alzarsi alle tre del mattino per poter verificare che cosa succede al mercato ittico di Cagliari), perché da lì nasce tutto il problema della pesca in Sardegna. E forse si sarebbe reso conto che quando sui banchi del mercato ittico di Cagliari sono in vendita le sogliole da 15 grammi, le triglie da 2 grammi e mezzo, e via dicendo, cioè tutta una serie di cose che certamente incide sull'economia della pesca, non c'è fermo biologico che tenga, ammesso che quel fermo biologico con quelle risorse abbia un'utilità. Come ha detto infatti il nostro esimio Questore l'indennizzo è pari a33 euro al giorno che, moltiplicati per 45 giorni, beh, credo siano ben poca cosa, perché occorre affrontare comunque le spese di gestione dell'imbarcazione e le spese per mantenere la famiglia. Con 33 euro io immagino che non si faccia molto.
Quindi questo è il primo problema. Come può essere risolto? La Regione Sardegna ha il modo di controllare, ma non è mai stato fatto neanche con questa Giunta, se vengono rispettate le norme. Non si può vietare l'attività di pesca il sabato e la domenica quando si sa benissimo che nella piccola pesca le nasse e le reti vengono messe in mare e ritirate una volta al giorno; lasciarle in mare per due giorni significa, lo capiamo tutti quanti, chi almeno si interessa dei problemi della pesca, che il pesce non è più commerciabile ed è destinato ai cormorani e a tutti gli animali e agli uccelli ittiofagi che vivono nella nostra terra.
Io intanto gradirei che sulla discussione di questa mozione ci fosse la massima attenzione da parte dell'Aula, e mi pare che ci sia, forse. Forse sarebbe stato necessario che da parte del centrosinistra non prendesse la parola solo l'onorevole Cherchi; ma, al di là della correttezza o meno della valutazione espressa dal collega e sulla mozione, ciò che è importante è capire se questa Giunta regionale vuole porre veramente attenzione ad un comparto importantissimo, non solo da un punto di vista numerico (3.700 operatori, barche di tonnellaggi vari), ma per quello che rappresenta nella storia della Sardegna.
Con questo non voglio dire che il popolo della Sardegna sia un popolo di pescatori, perché, guardate, lo sanno tutti che i sardi non sono mai stati eccellenti pescatori, non era questa l'attività prevalente, eccellenti pescatori erano in altre regioni d'Italia; però noi abbiamo quasi 2.000 chilometri di coste, abbiamo marinerie importanti, approdi (forse non sufficienti), e i costi che affrontano i nostri pescatori però non possono essere sviliti assegnando un indennizzo di 33 euro per il fermo biologico. Questo è un problema, ma c'è anche il problema dei pescatori che svolgono la loro attività nelle acque interne e che, nel momento in cui non reperiscono un prodotto sufficiente, sono costretti ad operare anche in mare.. Prima o poi si vorrà disciplinare anche questa suddivisione? Ma non per sminuire il valore dell'uno o per far stare meglio l'uno rispetto all'altro, ma per soddisfare le esigenze di tutti, perché altrimenti abbiamo una doppia pesca: nel momento in cui non si può pescare nelle acque interne, si va a pescare in mare, quando il mare è agitato si pesca nelle acque interne.
Dai dati riportati nella mozione ovviamente lascio a voi il conteggio di quanti operatori, direttamente e indirettamente sono coinvolti nel comparto. Il mercato ittico di Cagliari è considerato uno dei più importanti mercati ittici d'Italia perché, come forse sapete, il cagliaritano verace -io dico tutti i sardi ma i cagliaritani ancora di più - sono una delle popolazioni che mangia più qualità di pesce. Il cagliaritano mangia tutti i pesci, al contrario degli abitanti di altre parti della Sardegna. Il cittadino dell'oristanese mangia solo alcune qualità di pesci; il cagliaritano, per tradizione, per consuetudine anche per necessità, forse a causa dei periodi di scarso approvvigionamento alimentare, è stato costretto ad inventare anche diversi modi di cucinare il pesce; fatto sta che il cagliaritano mangia una varietà di pesci come pochi in Italia
Quindi, se l'Assessore accogliesse l'invito che il collega Cherchi gli ha rivolto di modificare il decreto, come primo atto, non che si pensi che l'assessore Dessì sia stato rimosso in funzione di questo decreto, assolutamente, non c'entra niente, anche se già questo sarebbe stato sufficiente, forse potremmo iniziare una nuova era. Mi auguro che così sia perchè la Giunta, non so quando sarà, potrebbe risolvere questo problema in uno o due giorni..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Effettivamente il collega Diana, signor Presidente e colleghi del Consiglio, ha ragione quando sottolinea l'importanza della pesca per i cagliaritani; nel 1906 un politico di chiara fama, rispetto all'assessore Dessì, il sindaco Ottone Bacaredda, proprio sui problemi del costo del pescato rischiò di perdere la poltrona da sindaco di Cagliari. Però effettivamente il problema dalla pesca io credo debba essere affrontato da questa Giunta in modo diverso rispetto a come è stato fatto fino adesso e, nel fare, anche a nome dei Riformatori, gli auguri al neo assessore Morittu, e quindi nell'avere un'indulgenza superiore rispetto a quella che avremmo avuto nei confronti di un altro Assessore nella discussione odierna, devo però sottolineare che sicuramente l'assessore Morittu, essendo un uomo di partito, quindi persona addentro ai problemi, anche se non li ha vissuti in prima persona come esponente della Giunta, è sicuramente in grado di darci qualche spiegazione, su quale atteggiamento la Giunta intenda adottare nei prossimi anni sui problemi della pesca.
Dico questo perché, assessore Morittu, Giunta, colleghi del Consiglio, nella mozione che il centrodestra ha presentato oggi, ci sono alcuni numeri che, probabilmente, se venissero letti fuori da questa Aula desterebbero una qualche attenzione. Uno è il numero relativo alla dimensione dell'impresa pesca in Sardegna: 3 mila addetti, numero di famiglie da valutare in rapporto al numero degli addetti, una flotta di 1000 imbarcazioni. C'è poi un altro dato, che io ritengo interessante e sul quale noi che facciamo politica dovremmo riflettere un attimo, è quello relativo alla percentuale di prodotto consumato in Sardegna che non proviene dal pescato sardo.
Sicuramente una delle cause è legata ai problemi del fermo biologico, non c'è dubbio, però in questa Aula continuiamo a interrogarci, e questo è l'aspetto più importante, sul ruolo che questo Governo regionale attribuisce al mondo della pesca sarda. In altre parole, vorremmo capire che cosa si chiede a quel mondo che oggi protesta, sia attraverso manifestazioni di piazza, se così vogliamo chiamarle, che si svolgono alle porte del Consiglio regionale, sia negli incontri che sono stati sollecitati, richiesti ed ottenuti con i Capigruppo di maggioranza e di minoranza, palesando uno stato di sofferenza che difficilmente prelude ad un buon andamento delle cose nei prossimi anni.
La domanda fondamentale che noi rivolgeremo alla Giunta e alla quale speriamo si risponda concretamente, è proprio questa: qual è il futuro della pesca in Sardegna? La Giunta ha chiaro in testa che cosa proporre al Consiglio, che cosa proporre al mondo dell'impresa sarda che vive di pesca, ha una propria idea su quello che deve essere lo sviluppo futuro? Faccio una domanda ancora più specifica: riteniamo che la pesca sarda debba essere un "settore di assistenza" o riteniamo che debba essere un "settore di impresa"? Riteniamo che la pesca sarda possa vivere di indennizzi, indennizzo per il fermo biologico giustificato quanto vogliamo, ma indennizzo, che debba vivere degli indennizzi per le marinerie nei cui specchi d'acqua gravita la presenza militare italiana o alleata? Oppure riteniamo che ci siano degli spazi per uno sviluppo imprenditoriale della pesca sarda? Se riteniamo che ci sia questa possibilità allora, in qualche maniera, dobbiamo interloquire con chi fa impresa in questo settore, dobbiamo cercare di capire qual è il tipo di intervento che questo settore si aspetta dalla Regione e, ancora, se il tipo di intervento che la Regione vuol fare è compatibile sia con gli interessi di impresa del settore sia con le normative comunitarie e di riferimento.
Potremmo essere anche più dettagliati; infatti qualche collega, lo stesso onorevole Cherchi, rappresentante della maggioranza, è intervenuto su aspetti importanti dal punto di vista culturale: quelli legati alla cosiddetta pesca sportiva, o pesca d'affezione. Però esistono anche dei problemi determinati dalla cultura ambientale di cui noi oggi siamo portatori in Sardegna;la cultura ambientalistica di cui siamo portatori è tale da gravare sul mondo della pesca, e quindi sul mondo dell'impresa nel comparto della pesca, in maniera tale da aggiungere ulteriori gravami rispetto a quelli esistenti. Quindi, oltre al fermo biologico, necessario e quindi non più discutibile, oltre al ragionamento relativo alle aree militari interdette rispetto alla pesca, oltre al conflitto che può esistere con altre nazioni europee od extra europee sulla gestione dei mari, oltre tutto questo esistono anche delle connotazioni di carattere ideologico ambientalista che comportano ulteriori limiti, ulteriori vincoli a chi esercita nel mondo della pesca. Questo oggi accade perchè ci sono marinerie confinanti rispetto a quella della Regione Sardegna autorizzate all'utilizzo di strumenti che non sono invece autorizzati in Sardegna. Allora questo comporta, chiaramente, una ulteriore riduzione delle capacità concorrenziali delle nostre flotte rispetto a quelle di altre regioni italiane, o di altre regioni che si affacciano comunque nel Mediterraneo.
Avere quindi un'idea precisa di che cosa si vuole fare sotto il profilo normativo è oggi importante per aprire un tavolo di confronto con il mondo delle imprese di pesca senza avere semplicemente un atteggiamento impositivo nei loro confronti. Ma è importante soprattutto in riferimento al ragionamento del collega Giorico che nel suo intervento ha sottolineato, sicuramente dall'alto di un'esperienza che gli deriva, oltre che dalla conoscenza dei problemi, anche dall'anagrafe e dal legame con un territorio che sicuramente ha un'esperienza specifica su questo tema, l'importanza di favorire anche il ricambio generazionale nel mondo della pesca.
È importante quindi che noi diamo ai giovani il segnale che dal mondo della pesca, dal mondo dell'impresa legata alla pesca si può vivere. Collega Giorico, siamo in grado di darlo questo segnale? Cioè noi siamo in grado di dire ai giovani che si avvicinino serenamente al mondo dell'impresa di pesca perché si può ricavare da vivere in questo settore? Oppure, come per le miniere il nostro messaggio è che, probabilmente, non vi è una valutazione economica che ci faccia pensare, che questo possa essere un settore trainante nel futuro in Sardegna, quindi non continuiamo a pensare che la coltivazione delle miniere possa costituire un fattore di sviluppo della Sardegna perché così non è!
Da parte del Governo regionale ci attenderemmo una risposta dalla quale fosse possibile capire se ha o meno un significato per un giovane avviare un'impresa, o comunque cercare una occupazione, nel settore della pesca. Perché se la pesca deve vivere di indennizzi e, quindi, i pescatori saranno sostanzialmente dei cassintegrati o, comunque, degli individui che dovranno essere sostenuti attraverso un sistema di ammortizzatori sociali, ciò significa abbastanza chiaramente che sarà necessario andare a cercare occupazione altrove.
Assessore Morittu, se fosse possibile (capiamo che lei è al primo impatto con questi problemi) noi vorremmo che lei nella sua replica ci tratteggiasse le condizioni fondamentali per lo sviluppo della pesca in Sardegna, per consentirci di comprendere se il Governo regionale ha un piano strategico sulla pesca in Sardegna e se ritiene o no che questo settore, pur nelle limitazioni della normativa europea e di quella nazionale, abbia un futuro e quale sia .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, nel formulare anche noi gli auguri di buon lavoro al neo Assessore dell'ambiente, esprimiamo la speranza che in questo scorcio di legislatura egli riesca a dare un'impronta diversa alle politiche inerenti il settore pesca. La motivazione della presentazione della mozione è seria ed è relativa alla necessità che questo Consiglio regionale sia chiamato a dibattere, a misurarsi, a confrontarsi sui problemi del settore della pesca. Ci si meraviglia quindi della meraviglia (scusatemi il gioco di parole) espressa per la presentazione della mozione nell'unico intervento svolto a nome della maggioranza, quasi non accorgendosi, così sembrerebbe, delle diverse delegazioni di pescatori presenti fuori del Palazzo che vogliono un confronto, un incontro con l'Assessore dell'ambiente su alcuni problemi oggettivi del settore.
Ma, devo dire che lo stesso collega Cherchi in effetti nel suo discorso ha sostenuto la necessità sia di apportare delle modifiche al decreto sul fermo che di predisporre interventi riguardanti tutto il mondo della pesca nel suo complesso.
Io credo che noi dobbiamo partire da un presupposto fondamentale: capire, Presidente e Assessore, se il mondo della pesca in Sardegna ha o non ha un futuro. Questa Assemblea deve dire chiaramente se c'è un futuro per un settore che io ritengo importante, fondamentale per la nostra economia, soprattutto perché diverse migliaia di persone vi lavorano; ma a mio avviso se noi impostiamo una politica seria gli addetti nel comparto della pesca possono aumentare, non fosse altro perché la Sardegna è un'isola e quindi dovrebbe ottenere importanti risultati nel settore se questo fosse disciplinato diversamente rispetto a come lo è stato fino adesso.
Se è vero come è vero che nella nostra regione, pur essendo un'isola, si importa la maggior parte del pesce consumato, io credo che potremmo fare davvero un importante passo avanti se iniziassimo a pensare che da questo settore la Sardegna può trarre dei grandi vantaggi, anche verificando chi sono oggi i lavoratori del mondo della pesca. Agli inizi del secolo, infatti, le nostre marinerie sono state "invase" da un'ondata di ponzesi e, più in generale, da pescatori provenienti dal napoletano. Adesso il popolo dei pescatori è formato sia dai discendenti di queste persone, sia da molti sardi, un fatto che non si vedeva da molto tempo, e a queste persone comunque dobbiamo dare una risposta.
È questo il motivo principale che ci ha spinto a presentare la mozione, perchè dobbiamo anche vedere in che modo motivare ulteriormente gli operatori del settore.
Noi conosciamo le difficoltà oggettive che oggi la pesca attraversa: gli alti costi di gestione determinati, soprattutto negli ultimi anni, dagli aumenti altissimi del prezzo dei carburanti; una importazione eccessiva che sta mettendo in difficoltà il mercato sardo perché il comparto in Sardegna è debole ed è messo ulteriormente in difficoltà da altre marinerie sicuramente molto più forti rispetto alle nostre; infine problemi, non di oggi ma storici, dovuti alle carenze infrastrutturali del mondo della pesca sardo. E' stato sottolineato in precedenti interventi come in Sardegna, oggi, esista un solo mercato ittico, per cui tutte le mattine i pescatori del nord Sardegna devono fare dai 250 ai 300 chilometri per consegnare i loro prodotti al mercato ittico di Cagliari, mentre una diversa gestione dei mercati in Sardegna avrebbe costituito una risposta importante. Un discorso simile va fatto per i cantieri di carenaggio, inesistenti in Sardegna per cui gli operatori sono costretti a spostarsi in altre parti d'Italia,.
Una lunga serie di problemi quindi, problemi che vanno affrontati e risolti utilizzando i fondi del bilancio regionale, visto che stiamo esaurendo le ultime risorse provenienti dall'Unione Europea.
Al di là dei problemi strutturali del settore, come Consiglio regionale secondo me dovremmo affrontare alcuni problemi oggettivi, contingenti, legati al fermo pesca, o fermo biologico che dir si voglia; manca ancora uno studio compiuto e adeguato che ci dica se questo fermo biologico serve realmente o no e qual è il fermo biologico più adatto al ripopolamento, oggi, delle nostre coste: questo è un altro problema serio.
Noi per anni abbiamo praticato il fermo biologico, però i risultati, sinceramente, non li abbiamo visti, o comunque non abbiamo dati sul raggiungimenti di risultati importanti. Quest'anno sono state riviste alcune regole, che non so se favoriranno o meno risposte in positivo;, certo è che oggi il fermo è in atto e che l'indennità concessa agli operatori della pesca è minima (è uno dei motivi della protesta odierna), 36 euro al giorno, in confronto al danno che dovrebbe ristorare. È una cifra assolutamente inadeguata e che non riguarda tutti gli operatori della pesca, ma soltanto quelli imbarcati. Questa è un'altra disparità tra gli operatori del settore perché, oltre gli imbarcati, dobbiamo considerare tutti coloro che sono coinvolti nel processo produttivo dal momento della cattura a quello della vendita, senza dimenticare l'indotto. Questo è un aspetto da considerare e rivedere.
Ci sono inoltre alcune questioni che riguardano in particolare la pesca sportiva, che è importante per lo sviluppo della Sardegna, soprattutto quello turistico; con questo provvedimento si impedirà a moltissimi appassionati di pesca sportiva di praticarla, anche se io non credo che la pesca sportiva crei problemi seri al ripopolamento. Ritengo quindi che la misura adottata sia inefficace, anzi, inopportuna in questo momento e vada rivista.
Io credo in particolare che questa riunione non debba servire per parlarci addosso, ma per sviluppare un ragionamento serio su come noi vogliamo far crescere un settore importante, strategico per la Sardegna. Per fare questo, però, noi dobbiamo già poter dire come la nostra marineria possa diventare competitiva nei confronti delle altre marinerie che oltre le dodici miglia, ma spesso anche entro questa perimetrazione, percorrono i nostri mari..
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli consiglieri, ho firmato questa mozione perché convinto che dovesse suscitare un dibattito del quale la Giunta cogliesse gli aspetti più salienti e li utilizzasse quali indirizzi per un'azione di Governo, una proposta operativa a favore di quello che oggi, in tutti gli interventi è stato riconosciuto essere un settore portante e importante dell'economia sarda. Ancora una volta abbiamo invece registrato che la maggioranza, probabilmente con l'intento di non consentire un dibattito pieno nell'Aula, ha levato la propria voce con un solo intervento, quello dell'onorevole Cherchi. E' vero anche che è stata approvata una norma regionale sulla pesca, ma è altrettanto vero che quella norma non può disciplinare al meglio gli interessi di quest'Isola, dei sardi, su tutto ciò che concerne la pesca e attorno alla pesca ruota.
Io capisco che le dichiarazioni dell'onorevole Cherchi sono importanti, sono "robuste", rappresentano l'esperienza di una parte della cooperazione; ma anche io ritengo di essere portatore di questa esperienza avendo organizzato il movimento cooperativo per lungo tempo nella provincia di Oristano. Così come non vorrei che qualcuno dimenticasse che l'80 per cento delle zone umide della Sardegna insiste nella provincia di Oristano e le tre grosse valli di pesca dell'Oristanese danno, certamente, o potrebbero dare un apporto sostanziale per consentire alla pesca sarda di avere un riferimento più importante di quello attuale. Basti pensare che, nonostante i miliardi spesi in tutti questi anni da Giunte di centrodestra e da Giunte di centrosinistra, a fronte della possibilità di pesca data dallo stagno di Santa Giusta: 800 quintali per ettaro (addirittura livelli giapponesi), questi erano i dati di qualche tempo fa, oggi si registra un dato marginale che non consente la creazione di un reddito opportuno per quella valle e per chi ci pesca.
Sono problemi seri che non sono convinto riflettano la non capacità dei sardi di essere un popolo di navigatori, cosa peraltro che viene pian piano smentita anche in termini storiografici, o di pescatori. Credo che ci siano invece problematiche più profonde che occorre scandagliare, affrontare e possibilmente risolvere. Parliamo di una pesca a valle, o piccola pesca, che non è mai stata sufficientemente monitorata, controllata e assistita; parliamo di una pesca d'altura che è sempre stata negletta in Sardegna tanto è vero che l'istituzione regionale non ha mai avuto, negli anni, un interesse puntuale al ricambio della flotta peschereccia ; parliamo di carenza formativa nel sistema pesca; parliamo della necessità di un ragionamento attorno a quale ruolo assegnare per il futuro al credito in Sardegna, l'asse portante per tutti i settori produttivi .
È necessario organizzare al meglio il sistema della pesca, sono stati toccati molti interessi, ma è altrettanto importante la questione del fermo biologico allargato ai pescatori di corallo e anche ai pescatori sportivi. Non credo che i pescatori sportivi possano incidere sul depauperamento delle risorse marine e lo stesso vale per la pesca del corallo; qualcuno ha fatto bene a dire che, probabilmente, non sono state fatte le giuste valutazioni quando si sono imposti blocchi e divieti.
Io credo che l'azione di tutela dei propri mari che la Sardegna può svolgere vada a favore di tutto il mar Mediterraneo, ed è un interesse internazionale, perché anche gli attriti tra marinerie all'interno del Mediterraneo hanno consentito che si creassero le condizioni di annullamento di un sistema biologico marino; e questo, certamente, non ha aiutato e non aiuta il carico di pesca.
Nel settore della pesca è mancata inoltre una attività di ricerca e di innovazione scientifica per esempio nel campo della pescicoltura o della maricoltura. L'Università ha preso a cuore lo studio di questo settore, e ha preso anche tanti finanziamenti, ma non ha risolto o non risolve i problemi seri, effettivi delle valli di pesca, quindi degli stagni, né quelli in prospettiva di utilizzo del mare aperto.
Faccio queste osservazioni non per formulare delle accuse nei confronti di qualcuno ma, come dicevo all'inizio, per trovare momenti di sintesi, di indirizzo che possono essere di interesse comune. Io credo che la buona volontà della Giunta in questa direzione, possa consentire, non solo attraverso i divieti, non solo attraverso la costituzione di riserve marine, una possibilità allo sviluppo della pesca nei mari e nelle valli della Sardegna. Credo anche che si debba iniziare a dire che cosa effettivamente si è fatto e si vuole fare, stanziando importanti risorse finanziarie, prendo un esempio per tutti, per appurare da dove proviene l'inquinamento presente nelle valli di Marceddì, a Corru Mannu e a Corru S'Ittiri, non solo ricorrendo alla carta bollata per chiamare in giudizio l'uno o l'altro degli operatori dell'agricoltura ma per capire, esattamente, come risollevare un settore che, però, deve essere chiaro per tutti, per questa e per l'altra parte, non può essere foraggiato se non si sa dove finiscono quelle risorse; né può essere un settore assistito se non come viene assistita l'agricoltura, uno dei settori primari insieme alla pesca, negli Stati Uniti d'America dove c'è un'alta percentuale di incentivi pur essendovi una minoritaria presenza di addetti alla pesca e all'agricoltura. Bisogna, quindi, intenderci - ripeto - su quali scelte si intende costruire il domani.
Io credo di aver disturbato molto l'Aula portando queste mie osservazioni, probabilmente tutti i miei colleghi sanno tanto sulla pesca e, Presidente, grazie alle loro capacità, possono dare gli indirizzi più opportuni alla Giunta.
PRESIDENTE..
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, intanto mi corre l'obbligo, prima dell'inizio del mio intervento in risposta alle tante domande postemi dagli onorevoli consiglieri del centrodestra, ringraziare il Presidente della Regione per la fiducia che ha riposto nella mia persona, ringraziare il Presidente del Consiglio e gli onorevoli consiglieri per l'affettuosa accoglienza manifestatami in inizio di seduta e così anche i miei colleghi Assessori per l'affetto che mi hanno voluto riservare sin dalla prima riunione di Giunta.
Ciò detto, io condivido la valutazione generale espressa sulla importanza che questo settore riveste sempre di più per l'economia della nostra isola e condivido anche alcune preoccupazioni che sono stati evidenziate in numerosi interventi. Tuttavia devo dire che questa preoccupazione, questa attenzione andava manifestata anche in tempi passati, mentre ciò non è stato fatto con la dovuta attenzione e anche con la dovuta determinazione. Ora, se è vero che questo comparto ha una sua rilevanza, è vero anche che la Giunta regionale, questo Consiglio regionale proprio quest'anno gli ha riservato una seduta approvando un disegno di legge, diventato legge numero 3 del 2006, che risponde ad un indirizzo comunitario del 2002 che modifica la precedente impostazione legislativa regionale del 1998. Enumerando questi dati non voglio sottolineare il fatto che sia nel '98 che nel 2006 governava il centrosinistra. Diciamo che le due leggi fondamentali sulla pesca sono ascrivibili alle legislature nel corso delle quali ha governato il centrosinistra e, quindi, vi è stata e vi è tutt'oggi una evidente attenzione rispetto a questo comparto.
La legge numero 3 del 2006 prevede peraltro alcuni adempimenti; il primo, quello fondamentale, il perno per la futura programmazione, è anche quello che dovrebbe rispondere agli interrogativi che hanno posto i colleghi del centrodestra in quest'Aula, non ultimo l'onorevole Vargiu, e cioè: puntiamo sull'assistenza o puntiamo sullo sviluppo, in particolare su quello imprenditoriale? A mio avviso questa è una partita che è già iniziata con l'approvazione della legge prima citata, con l'approvazione di un Piano previsto dalla suddetta legge all'articolo 6, che è il Piano triennale di protezione delle risorse acquatiche della Sardegna, redatto dall'Università di Cagliari, che è il presupposto del decreto di cui si sta parlando in quest'Aula, ma è soprattutto il presupposto fondamentale del programma che l'Assessorato ha in fase di elaborazione.
Questo programma dovrebbe dare le risposte alle domande che qua sono state sollevate e, in primis, alla domanda fondamentale: che cosa vogliamo fare di questo comparto? Continuiamo, come abbiamo fatto dal '99 ad oggi, a concedere soltanto l'equo indennizzo per il fermo biologico o prevediamo una politica di sviluppo? Deve essere chiaro, però, che non può essere una politica di sviluppo tout court, bensì deve essere una politica di sviluppo che si fonda sulla sostenibilità della risorsa ittica. Infatti questa risorsa, nel Mediterraneo, non è più quella dei tempi di Ulisse ma sta subendo un processo di depauperamento per mille motivi che questo Consiglio conosce perché sono stati sottolineati ed evidenziati dallo studio che è alla base del decreto del mio predecessore.
Allora, la scelta tra politica di assistenza o politica di sviluppo si impone anche riguardo all'atteggiamento da assumere sul sostegno da dare nell'immediato. Il problema della scelta tra queste due politiche nel Meridione è ad oggi non risolto. L'assistenza, o comunque alcuni incentivi di sostegno sono o dovrebbero essere presupposti per lo sviluppo. Tutto sta nel cercare di coniugare le due politiche in maniera produttiva.
Se noi andiamo avanti, come è stato fatto nei cinque anni passati, dando l'equo indennizzo per il fermo biologico la marineria continuerà a navigare come ha sempre navigato. La sfida, evidentemente, è un'altra e io credo che la Giunta regionale la raccoglierà predisponendo, così come previsto dall'articolo 3 della legge approvata da questo Consiglio, un Piano di sviluppo che conterrà obiettivi, finalità, ma anche risorse finanziarie a sostegno del programma di sviluppo.
Ora, va detto che non è vero che non siano stati messi in essere in questi anni atti di programmazione per interventi strutturali. Mi hanno segnalato un intervento strutturale sullo stagno di Marceddì, la rivisitazione o la ricostruzione di un'opera infrastrutturale importante di viabilità, un ponte e così via, una programmazione per la ricostituzione della fauna ittica attraverso interventi sulla avannotteria e anche contatti con altre marinerie del Mediterraneo alle quali noi dobbiamo guardare sempre di più naturalmente, che siano nazionali o non nazionali, per affrontare il tema di uno sviluppo in joint venture per fare in modo che la nostra marineria possa irrobustirsi nel tempo.
Nel corso del dibattito tanti di voi hanno detto a proposito della storia della marineria sarda e niente voglio aggiungere; sappiamo bene che non siamo stati, nella storia, un popolo di pescatori, ma essendo oggi presenti in quel comparto dobbiamo lavorare per svilupparlo.
In merito al decreto, va detto che registra sostanzialmente l'opinione del Comitato per la pesca che, come ben sapete, rappresenta associazioni, comitati e quant'altro, anche la pesca sportiva è rappresentata nel Comitato. Ebbene, il Comitato per la pesca il 2 di agosto ha approvato il Piano triennale di protezione delle risorse che è, come dicevo, il presupposto del decreto ma anche del futuro Piano programma di sviluppo della pesca in Sardegna. Quindi, se chi è in quel Comitato rappresenta il mondo della pesca, se il 2 di agosto ha espresso parere positivo su quel Piano e ha anche richiesto fortemente un atto dell'Assessore per il fermo biologico, delle due l'una: o chi rappresenta in Comitato in effetti non rappresenta, oppure ci sono delle differenziazioni.
Io, rispetto alle osservazioni espresse sul decreto, registro una riflessione dell'onorevole Silvio Cherchi, ripresa anche da qualche altro consigliere, sulla non completa utilità di un divieto nei confronti della pesca sportiva. Io credo che la Giunta e l'Assessore affronteranno questo tema (chiaramente l'Assessore chiede che gli si dia il tempo per poterlo approfondire adeguatamente), fermo restando che vale sempre e comunque il principio di cautela e se non è dimostrato che si produce danno vale la cautela sul danno, se invece, come si dice, si dimostra che una certa attività sportiva non è assolutamente, come dire, dannosa per la costituzione della fauna ittica si può, io credo, fare un ragionamento diversificato. Ma la valutazione su questi temi naturalmente è demandata ad un approfondimento da parte della Giunta e dell'Assessore nei giorni a venire. Non vogliamo naturalmente disconoscere i problemi, li vogliamo affrontare e li vogliamo affrontare con la tenacia e la determinazione che essi meritano.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Devo dire che l'intervento dell'Assessore un po' mi ha sorpreso perché più che l'intervento di un Assessore mi è sembrato l'intervento di un esponente politico, che noi conosciamo, che rispettiamo e che apprezziamo per il confronto che c'è stato nella scorsa legislatura, ma che, a mio parere, ha subito fatto l'errore spero non si ripeta, di spostare il discorso sul piano politico rimarcando il fatto che i provvedimenti a favore della pesca li ha sempre adottati il centrosinistra.
PIRISI (D.S.). E' la verità!
LA SPISA (F.I.). Voi conoscete molte verità, non sapete mai a quale affidarvi però sapete di conoscerne molte. Io credo che il problema che noi abbiamo posto sia non un problema politico bensì un problema, invece, di contenuti e di richieste di modifica degli atti amministrativi assunti da questa Giunta, in considerazione di alcune questioni che sono emerse a seguito dell'approvazione di questi atti.
Non abbiamo fatto e non stiamo facendo la storia della politica per la pesca negli ultimi venti anni, anche perché le responsabilità potrebbero essere suddivise equamente;infatti, la legislatura in corso è arrivata ormai quasi a metà, per cui non vale più la giustificazione del "hanno sbagliato quelli che c'erano prima di noi", ma bisogna vedere che cosa si sta facendo in concreto.
Sul piano sostanziale invece non mi sembra che l'intervento dell'Assessore abbia dato risposte. Certo, l'Assessore ha sottolineato il fatto, rimarcato d'altra parte anche da noi, che l'attività di pesca incide su un contesto ambientale che deve essere adeguatamente salvaguardato e che si pone sicuramente, l'esigenza, della difesa della risorsa ittica, evidentemente, sia a tutela dell'ambiente, sia a tutela della validità e della possibilità di generare reddito da parte delle imprese interessate.
Noi abbiamo segnalato che alcune cose non vanno bene, chiediamo - per senso di ragionevolezza, facendo appello al buon senso dell'Esecutivo - di prendere in considerazione le richieste di modifica che sono state rappresentate e sottolineiamo anche il fatto che il Comitato per la pesca, vale per tutti i comitati, non sempre ha il potere di rappresentare in modo adeguato tutte le istanze del mondo che dovrebbe rappresentare. Premetto che non conosco i verbali, però credo che anche nella deliberazione del 2 di agosto, citata dall'Assessore, alcune prese di posizione di alcuni rappresentanti non siano state totalmente a favore né dello studio né di quanto si prospettava per il decreto di fermo; e neanche credo che sia stato espresso in quel consesso un parere preventivamente favorevole al divieto per la pesca sportiva; così come credo che le imprese di una certa dimensione, non quelle della piccola pesca, non abbiano complessivamente approvato e condiviso totalmente l'orientamento della Giunta e neanche quello dello studio che è stato presentato.
Poiché siamo in una fase di ripresa di attività di questo anno e nella fase attuativa del decreto, credo che il buon senso possa suggerire allo stesso Assessore di prendere in mano subito la questione e di accettare un confronto ulteriore con le rappresentanze del settore; alcune di queste hanno sollecitato questo dibattito, sono intervenute sulla stampa, sono presenti fuori da questa Aula e chiedono di poter interloquire con la Giunta, oltreché col Consiglio regionale. Se vi è questa disponibilità ad un confronto sul merito della questione, non sulle rivendicazioni di posizioni politiche, credo che si possa sospendere anche la votazione della stessa mozione. Eventualmente, si potrà riprendere l'argomento successivamente al confronto tenendo conto soprattutto del fatto che alcune problematiche rappresentate sulla stampa non sono contenute nella mozione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Poichè il dibattito si è prolungato oltre l'orario previsto in Conferenza dei Capigruppo, propongo di rinviare la votazione al pomeriggio. Ricordo, colleghi, che all'ordine del giorno di questa sera abbiamo inserito le comunicazioni del Presidente della Regione sulla materia delle entrate e del rapporto con lo Stato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Presidente, per chiedere di sospendere.
PRESIDENTE. Prima di sospendere chiedo all'onorevole La Spisa di confermare se ha proposto di non votare neanche questo pomeriggio. Prego, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Io, nel mio intervento, ho detto esattamente che la votazione sulla mozione poteva essere sospesa. Lo svolgimento di un possibile confronto potrebbe infatti arricchire la discussione di ulteriori elementi non contenuti nella mozione. Quindi, si può anche non votare.
PRESIDENTE. Una cosa è che si decida di non votare, altra cosa è decidere di non votare perché intendiamo fare degli approfondimenti e poi votare, magari riaprendo il dibattito. Poichè mi pare che non siamo in questa condizione,. io propongo di votare la mozione nel primo pomeriggio, per le questioni che ho richiamato.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Alcuni Gruppi sono assenti, se hanno chiesto gentilmente di non votare perché non erano presenti mi pare giusto rispettare questa volontà. Io vorrei, invece, raccogliere le indicazioni del collega La Spisa proponendo non di sospendere la mozione ma semplicemente di ritirarla e trasferire in quinta Commissione il confronto sulla materia. Se poi non si arriva a una definizione delle questioni nessuno impedisce che la mozione possa essere ripresentata..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il ritiro della mozione, essendo una mozione firmata da molti colleghi non tutti presenti in Aula, richiederebbe quantomeno una consultazione interna. Quindi la mozione può essere votata adesso, e noi non abbiamo problemi a votarla adesso naturalmente, oppure se, come mi è sembrato di capire, l'Assessore è disponibile ad un'interlocuzione per approfondire la questione, può essere spostata la votazione al pomeriggio ed eventualmente a seconda delle posizioni che emergono si può decidere di ritirarla o spostare il dibattito in Commissione. Adesso non ritengo opportuno concludere con una votazione senza valutare la possibilità di un ulteriore approfondimento per il quale'è stata già data la disponibilità.
PRESIDENTE. La disponibilità dell'Assessore all'incontro c'è, ma la disponibilità non significa una modifica del decreto e neanche una modifica complessiva della discussione. È un tema complesso che eventualmente può essere affrontato in Commissione se non si vuole arrivare al voto della mozione. In conclusione, onorevole La Spisa, rinviamo la votazione della mozione al primo pomeriggio prima delle comunicazioni del Presidente della Regione. Il Consiglio è riconvocato alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 14 e 03.
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