Seduta n.110 del 27/07/2005
CX Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 27 Luglio 2005
Presidenza del Presidente Spissu
Indi
del Vicepresidente Fadda
La seduta è aperta alle ore 16 e 44.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 20 luglio 2005 (105), che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione FLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU - SANNA Franco, con richiesta di risposta scritta, sulla compravendita della società AES Ottana Energia srl". (273)
"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata assunzione obbligatoria di un lavoratore disabile all'Ente Autonomo Flumendosa (EAF)". (274)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, su disfunzioni e ritardi nei lavori della Telecom Italia in Sardegna". (275)
"Interrogazione AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sull'evoluzione negativa della continuità territoriale aerea da e per la Sardegna". (276)
"Interrogazione DEDONI - BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione economica del CRS4". (277)
PRESIDENTE. Comunico che l'interpellanza numero 102, annunziata nella seduta del 20 luglio 2005 è stata ripresentata per essere svolta in Commissione anziché in Aula.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza
CASSANO, Segretario:
"Mozione LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO - BIANCAREDDU - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - LIORI - LOMBARDO - PILI - PETRINI - CONTU - MILIA - LICANDRO - RASSU - SANJUST - SANCIU - DEDONI -CASSANO - PISANO - MURGIONI sulla alienazione delle aree minerarie con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dell'articolo 54, comma 2, del Regolamento". (41)
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la proposta di legge numero 89/A il cui esame prosegue con la discussione dell'articolo 1 bis, al quale è stato presentato l'emendamento 69, a firma Maninchedda, Balia e più.
(Si riporta il testo dell'articolo e dell'emendamento:
Art 1 bis
Riordino degli ambiti territoriali
1. Il programma per il riordino degli ambiti territoriali per l'esercizio associato delle funzioni è approvato in sede di prima applicazione quattordici mesi dopo l'entrata in vigore della presente legge e successivamente ogni tre anni.
2. Il programma:
a) individua i caratteri degli ambiti adeguati per l'esercizio delle funzioni in forma associata, fermi restando i limiti minimi previsti dalla presente legge;
b) opera la ricognizione delle gestioni associate costituite o in itinere;
c) specifica i criteri per l'accesso di unioni di comuni e comunità montane ai finanziamenti previsti dalla legge per l'esercizio delle funzioni in forma associata eventualmente estendendolo a altre forme di gestione associata.
3. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore degli enti locali, predispone sulla base delle unioni dei comuni, delle comunità montane e delle altre forme di gestione associata già realizzate e tenuto conto delle funzioni conferite o da conferire, uno schema di programma.
4. Lo schema di programma è trasmesso al Consiglio regionale per l'espressione del parere da parte della Commissione consiliare competente. Insieme con la richiesta di parere è trasmessa una relazione sul funzionamento della presente legge, sui processi di aggregazione e collaborazione fra comuni, sull'efficacia degli incentivi previsti, sulle ricadute nell'esercizio delle funzioni con particolare riguardo ai vantaggi per i cittadini ed al riequilibrio socio economico fra territori. Il parere è espresso entro trenta giorni, decorsi i quali si prescinde da esso.
5. Il programma è quindi sottoposto alla Conferenza permanente Regione enti locali per l'acquisizione dell'intesa ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale 12 gennaio 2005 n. 1 (Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione - Enti locali) e pubblicato con decreto del Presidente della Regione.
Emendamento sostitutivo totale Maninchedda - Balia - Corrias - Cugini - Marracini - Orrù - Sanna Francesco - Uras
Art. 1 bis
Riordino degli ambiti territoriali
1. Il Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali per l'esercizio associato delle funzioni è approvato in sede di prima applicazione sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente legge e successivamente ogni tre anni.
2. Il Piano:
a) individua i caratteri territoriali degli ambiti adeguati per l'esercizio delle funzioni in forma associata, in considerazione della memoria storica e culturale dei tenitori e della conformazione delle regioni storiche della Sardegna;
b) opera la ricognizione delle gestioni associate costituite o in itinere;
c) specifica i servizi comunali ritenuti fondamentali e prioritari per l'esercizio delle funzioni in forma associata con particolare riguardo: ai servizi, amministrativi, tecnico-urbanistici, ambientali, di vigilanza urbana, culturali, scolastici, socio assistenziali.
3. Entro 4 mesi dall'entrata in vigore della presente legge i comuni della Regione con atto deliberativo del Consiglio Comunale da inoltrare all'Assessorato Regionale degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, esprimono le proprie determinazioni riguardanti la collocazione del proprio comune in ambiti ottimali per l'esercizio associati di funzioni con riguardo:
a) alle circoscrizioni provinciali;
b) alle regioni storiche e ai caratteri sociali ed economici dei territori;
c) alle precedenti delimitazioni delle comunità montane;
d) alla presenza di forme associate di gestione di funzioni fra comuni.
Al fine di un corretto avvio ed informazione sulle procedure di cui al presente comma, le Amministrazioni provinciali, in accordo con l'Assessorato Regionale degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, indicono apposita assemblea provinciale dei Sindaci del territorio per esporre obiettivi, indirizzi e procedure volte al pieno conseguimento di quanto previsto dal presente articolo.
4. La Giunta regionale entro i successivi 2 mesi, su proposta dell'Assessore degli Enti Locali, predispone uno schema di Piano.
5. Lo schema di Piano è trasmesso al Consiglio delle Autonomie locali per le procedure di cui all'articolo 13 della L.R. n. 1/2005 ed al Consiglio regionale per l'espressione del parere da parte della Commissione consiliare competente. Insieme con la richiesta di parere è trasmessa una relazione sui processi di aggregazione e collaborazione fra comuni, sugli obiettivi degli incentivi previsti, sulle ricadute attese, nell'esercizio delle funzioni con particolare riguardo ai vantaggi per i cittadini ed al riequilibrio socio economico fra territori. Il parere è espresso entro quindici giorni, decorsi i quali si prescinde da esso.
6. Il Piano degli ambiti ottimali per le funzioni associate è approvato dalla Giunta regionale e pubblicato con decreto del Presidente della Regione.
7. Successivamente all'approvazione del Piano, con motivata delibera della Giunta Regionale su proposta dell'Assessore degli Enti Locali, può essere disposta deroga al Piano di cui al presente articolo, su specifica richiesta di un Comune interessato, comprovante sul piano territoriale, economico e sociale una differente configurazione di appartenenza, all'ambito ottimale. Se la richiesta riguarda contemporaneamente più comuni, la procedura di modifica degli ambiti ottimali è quella prevista dal comma 5 e seguenti.
8. La procedura di cui al presente articolo si applica in sede di rinnovo triennale del Piano. A tal fine la Giunta regionale con avviso da pubblicarsi nel BURAS, comunica la data di avvio delle procedure di rinnovo. (69)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Francesco Sanna.
SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Colleghi consiglieri, signori della Giunta, enunciati all'articolo 1 i principi generali e in sintesi i contenuti della legge, l'originario articolo 1 bis, che ovviamente poi nella numerazione potrà avere una coordinata e definitiva collocazione, prevedeva che entro 14 mesi l'Esecutivo predisponesse un programma di riordino degli ambiti ottimali territoriali per l'esercizio associato delle funzioni.
Questa dizione che, forse per la prima volta, entra a far parte dell'ordinamento giuridico della Regione Sardegna è tratta dal sistema col quale la legislazione attuativa della prima legge Bassanini ha risolto, o tenta di risolvere, il problema di come conferire a tutti i comuni in maniera eguale funzioni amministrative tenendo conto però del fatto che vi è, e continua a esservi, una profonda differenza tra i comuni grandi e quelli più piccoli.
A questi ultimi è riservata un'attenzione particolare e una sollecitazione a trovare appunto nella gestione associata la soluzione al raggiungimento della massa critica necessaria di competenze, di servizi al proprio interno, tale da potere essere poi oggetto appunto di conferimento, il più ampio, di funzioni da parte dello Stato e della Regione. Anche senza prevedere in questa sede trasferimenti e conferimenti di funzioni nuove, la situazione dei comuni della Sardegna, come tutti ben conosciamo, è quella di comuni che se non si associano non riescono già oggi a erogare un corretto, efficiente servizio ai cittadini in tutti gli ambiti, quelli più ordinari della loro tradizionale competenza e, in prospettiva, quelli futuri di soggetti a cui verranno trasferiti compiti e funzioni nuovi. L'articolo 1 bis nel testo dell'emendamento che illustro a nome di tutti i firmatari dei Gruppi del centrosinistra, ha la caratteristica rispetto alla previsione originaria di accelerare i tempi di predisposizione del programma di riordino di questi ambiti territoriali, e di precisare come l'intero sistema delle autonomie locali procederà alla riorganizzazione e alla definizione di questi ambiti.
Al comma 1 vengono stabiliti il termine temporale entro cui deve essere adottato il piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali per l'esercizio associato delle funzioni e quello di validità, che sarà di tre anni, i contenuti e il procedimento per l'adozione del piano stesso. Come accennavo, prevede che nei quattro mesi successivi alla approvazione della legge, tutti i comuni della Sardegna si pronuncino con un atto deliberativo del consiglio comunale circa la loro collocazione in un ambito territoriale, tenendo conto di quattro criteri: le circoscrizioni provinciali nelle quali i comuni sono inseriti, le regioni storiche e i caratteri sociali ed economici dei territori, le precedenti delimitazioni delle comunità montane e la presenza di forme associate di gestione di funzioni fra i comuni già esistenti. Quindi da una parte la valorizzazione dell'esistente, dall'altra la richiesta ai comuni di porsi nella prospettiva di un più intenso esercizio associato delle funzioni.
I criteri che sono stati indicati non sono criteri vincolanti ma sono criteri orientativi, cioè sarà anche possibile stabilire un ambito territoriale ottimale sfuggendo alla precedente delimitazione di forme associate di gestione di funzioni, per esempio potrà esserci un ambito ottimale diverso da quello del consorzio, dell'unione dei comuni o della comunità montana già esistenti, così come saranno possibili delimitazioni di ambiti ottimali di natura sovra-provinciale, ma tutto questo andrà ovviamente motivato spiegando le ragioni per cui ci si discosta dai criteri guida che sono quelli cui ho accennato. Un procedimento che verrà guidato, coordinato dalle amministrazioni provinciali e dalla Regione, che esprime in questo modo una forma tipica di leale collaborazione alla riconfigurazione del sistema delle autonomie locali esercitando la propria competenza statutariamente sancita.
Nei successivi due mesi, ottenuti quindi i pronunciamenti da parte dei comuni, su proposta dell'Assessore degli enti locali, la Giunta regionale predisporrà uno schema di piano. Lo schema di piano avrà come contenuto tipico quindi, una identificazione precisa degli ambiti ottimali e darà, con una relazione della Giunta che sarà allegata, una valutazione sull'efficacia degli incentivi previsti, sulle ricadute attese, sui vantaggi per i cittadini e il riequilibrio socio economico fra i territori. Questo sarà il contenuto dello schema di piano da sottoporre, secondo la procedura tipica adottata in casi di questo tipo, prevista dalla legge numero 1 del 2005, all'intesa con le autonomie locali in sede di Conferenza Regione-enti locali; è da intendersi in questo modo il riferimento alla trasmissione al Consiglio delle autonomie locali per le procedure di cui all'articolo 13. Insieme lo schema viene trasmesso anche al Consiglio regionale che esprime un parere mediante la propria competente Commissione.
È prevista negli ultimi due commi una procedura per cui in fase di sperimentazione di questo sistema nuovo, un comune potrà motivatamente giustificare la richiesta di cambiare collocazione e, con provvedimento della Giunta regionale, si potrà derogare alla iniziale delimitazione dell'ambito ottimale. Mentre invece, quando saranno più comuni a porre il problema di ridefinizione degli ambiti territoriali ottimali, si ricadrà nella procedura più generale che prevede l'obbligo di raggiungere l'intesa nell'ambito della Conferenza Regione- autonomie locali e il parere da parte del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.
BALIA (Gruppo Misto). Si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie. Presidente, relativamente all'emendamento testè illustrato dal collega Sanna, leggo dal Testo unico sugli enti locali, cioè il decreto legislativo numero 267, capo quarto, articolo 27, comma 4: "La legge regionale disciplina le comunità montane stabilendo in particolare: a) le modalità di approvazione dello statuto;" (e mi pare che siano previste), "b) le procedure di concertazione" che mi pare non siano previste in nessuno articolo se non le inseriamo in questa parte della legge che credo sia quella deputata a ciò. Non ho visto emendamenti che facciano capire che c'è una procedura di concertazione, ripeto il discorso di stamattina. La maggioranza apparentemente ha raggiunto un accordo su questo emendamento, ho ascoltato con attenzione il parere conforme della Giunta, ma le procedure di concertazione non sono previste in questo emendamento e neanche negli articoli successivi.
Pertanto pongo il problema: il Testo unico all'articolo 27 prevede questo ed altro; come ho detto prima: le modalità di approvazione dello statuto; la disciplina dei piani zonali e dei programmi annuali; i criteri di ripartizione tra le comunità montane dei finanziamenti regionali e di quelli dell'Unione europea; i rapporti con gli altri enti operanti nel territorio, e alla lettera b) le procedure di concertazione, che però non sono previste in questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). L'emendamento è sostitutivo totale dell'articolo 1 bis del testo esitato dalla Commissione. Su questo articolo e su questo emendamento si è aperta anche una discussione all'interno della stessa Commissione per capirne la portata, soprattutto per fare chiarezza sulle finalità.
Ho avuto modo già nella fase della discussione generale di intervenire sostenendo che le buone leggi non si riconoscono dalla loro formulazione, ma si riconoscono dalla loro attuazione, e che quindi buoni articoli di legge possono anche diventare pessime disposizioni normative a seconda delle finalità alle quali si tende piegarli. C'è un vezzo nell'amministrazione pubblica in generale, ma in modo direi quasi patologico nell'amministrazione regionale, che mira nella fase attuativa della norma a trasformarne i contenuti, a piegarli alle volontà politiche del momento, a renderla cioè vuota rispetto al suo significato originario e piena invece di altri contenuti.
Non può sfuggire che la dinamica che è prevista nell'emendamento sostitutivo totale è una dinamica molto delicata. La Regione individua gli ambiti ottimali per l'esercizio delle funzioni in forma associata e individua anche i servizi comunali ritenuti fondamentali e prioritari da erogare in forma associata, cioè individua due caratteristiche essenziali della funzione di governo unitario, di più enti locali, di più comuni per erogare i servizi ai cittadini, in modo particolare i servizi amministrativi, tecnico urbanistici, ambientali, di vigilanza urbana, culturali, scolastici, socio assistenziali, cioè l'intera gamma dei servizi comunali. I comuni esprimono la loro propensione a stare dentro ambiti geografici che sono definiti dal piano. Quindi da una parte si definiscono le funzioni e dall'altra si definiscono gli ambiti territoriali e si esplicitano anche le motivazioni di appartenenza a questo o quell'ambito considerato ottimale. Lo si fa attraverso l'espressione di volontà dei Consigli comunali, che vengono inviate alla Regione. La Regione opera sulla base anche di queste indicazioni, procede quindi alla definizione degli ambiti ottimali, raccoglie pareri della Commissione consiliare e del Consiglio delle autonomie e predispone questa mappa.
La finalità è quella di gestire in modo più efficiente funzioni tra comuni diversi per sopportare meglio il peso delle difficoltà gestionali ed anche per dare un servizio migliore, di qualità superiore al cittadino. Questa è la finalità che io ho inteso perseguire nel proporre questo emendamento. Ma se la finalità che altri intendono è un'altra, cioè quella del superamento, mi pare quasi ossessivo, del cosiddetto nanismo, per cui tutti quanti dobbiamo essere alti due metri, rinnegando anche le nostre caratteristiche genetiche, se cioè l'idea è che attraverso processi forzati di unificazione prima pratica, concreta, gestionale e poi istituzionale - questo anche nell'individuazione degli ambiti ottimali con il riferimento ad appartenenze alle regioni storiche in cui si articola la Sardegna - si punta al superamento delle municipalità, dei nostri 370 comuni, dei nostri piccoli comuni, dei nostri essenziali presidi del territorio, se si vuole questo e si utilizza male questa giusta sollecitazione verso uno sforzo comune per migliorare la presenza dell'amministrazione locale nel territorio, allora si fa un'operazione dirigista, si fa un'operazione diversa, lo si fa avendo oggi riserve di natura politica, di natura culturale, che sarebbero inaccettabili. I nostri comuni sono i soggetti istituzionali essenziali per il governo equilibrato del territorio, sono anche la radice da cui si sviluppa la nostra classe dirigente, che non necessariamente viene tutta dall'università iperspecialistica, da competenze che dobbiamo andare a rintracciare al di là del Tirreno e in altre parti del mondo. Si matura anche nello sforzo quotidiano di dare risposta insieme ai propri concittadini sui problemi concreti di sopravvivenza di quelle comunità, di quegli uomini e di quelle donne.
Tutto non può essere ridotto a numero, indennità, risorse finanziarie, risparmi forzati e forzosi il cui vero obiettivo è la cancellazione di una classe dirigente politica, di una classe dirigente anche imprenditoriale, di una classe dirigente che si sviluppa e si realizza nelle proprie comunità, nei propri territori. Quindi questo è un articolo delicato, secondo me è il cuore della legge, e deve essere chiara la sua finalità, cioè deve essere esplicitata e rimanere agli atti di questo Consiglio, ai fini dell'interpretazione autentica della norma, che vincola poi chi la dovrà applicare a perseguire quelle finalità. Deve cioè, questo Consiglio, chiarire oggi la portata di questo articolo. Se ciò non facessimo forse passerebbero disegni anche suggestivi che vogliono, così come altre volte si è provato a fare, una semplificazione della nostra vita istituzionale e politica. Le semplificazioni forzate hanno sempre creato disastri, quelle che nascono naturalmente attraverso lo sviluppo dello spirito cooperativo delle comunità, degli uomini e delle donne di questa Sardegna hanno invece prodotto effetti benefici alla nostra terra, e quindi dobbiamo tenere conto assolutamente delle volontà, e dobbiamo rispettarle: il piano deve porle come priorità...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente. Ascoltando poc'anzi gli interventi dei colleghi sull'articolo 1 bis mi sorgeva il dubbio che la presentazione dell'emendamento sostitutivo totale non fosse un tentativo di porre rimedio ad un grossolano errore contenuto nel testo esitato dalla Commissione, cioè l'assenza del soggetto che approva il piano disciplinato dall'articolo 1 bis. La prima considerazione è che questo emendamento appare come una sfiducia totale nei confronti del Presidente della stessa Commissione, che nel suo intervento, nei giorni scorsi, ha richiamato l'attenzione di noi tutti sul tentativo della Giunta regionale di porre in essere una appropriazione indebita di poteri su un argomento così importante che rientrava interamente nelle prerogative del Consiglio regionale. Con questo emendamento si certificata quello che avevamo in qualche modo intuito dalla lettura dell'articolo 1 bis predisposto dalla Commissione che oggi viene in maniera molto più chiara esposto dai presentatori dell'emendamento, e cioè che il programma è di diretta emanazione della Giunta regionale, cioè stiamo acclarando che i principi ai quali il programma deve ispirarsi, che sono di stretta competenza consiliare perché disciplinati dalla stessa legge, possono essere in qualsiasi momento modificati dalla Giunta regionale senza che il Consiglio ne venga più investito sul piano legislativo, sostanziale e formale. E quindi è evidente che c'è da parte della Commissione un atteggiamento che è l'esatto contrario di quello enunciato dall'onorevole Maninchedda, cioè la stessa Commissione, lo stesso Presidente della Commissione danno mandato alla Giunta regionale perché predisponga l'atto che lo stesso collega Uras poc'anzi definiva fondamentale, cioè il cuore di questa proposta di legge, una delega totale con nessuna possibilità da parte di alcun soggetto istituzionale di interferire, perché non vi è nessuna determinazione vincolante da parte di nessuno dei soggetti concorrenti all'esame successivo della stessa proposta di programma e quindi ancora una volta la Giunta si appropria di poteri che erano di competenza del Consiglio regionale. Ma se questa è la strada che la maggioranza sta seguendo è evidente che non si sente all'altezza di svolgere il proprio ruolo legislativo e demanda tutto all'Esecutivo; è una scelta politica di cui non possiamo fare altro, purtroppo, che prendere atto.
Vi è però, nell'articolo 1 bis, un altro elemento grave di carattere politico - istituzionale, che riguarda i soggetti che il Titolo V della Costituzione ha messo sullo stesso livello istituzionale e costituzionale: comuni, province e Regione. E in questo caso vi è un tentativo di mettere - passatemi il termine - le mani sui comuni per realizzare il protettorato della Regione che in qualche modo guida in tutto e per tutto l'operato dei comuni che erano liberi, anche rispetto alle norme nazionali, di associarsi come e quando volevano, mettendo insieme funzioni e poteri rispetto a specifiche materie di competenza comunale. E voi cosa dite? Dite per esempio, al termine del terzo comma, che "Al fine di un corretto avvio ed informazione sulle procedure di cui al presente comma, le Amministrazioni provinciali, in accordo con l'Assessorato regionale degli Enti locali, eccetera, indicono apposita assemblea provinciale dei sindaci del territorio per esporre obiettivi, indirizzi e procedure". Obiettivi indirizzi e procedure! Ma allora i comuni che ruolo sono chiamati a svolgere se l'Amministrazione provinciale, di concerto con quella regionale, espone obiettivi, indirizzi e procedure? I comuni diventano in questa procedura dei passacarte! Cioè devono perseguire gli obiettivi che il neocentralismo regionale, insieme a quello provinciale, vogliono dettare ai loro sindaci. È forse questa l'attenzione che avete mostrato con questo emendamento sostitutivo, che dimostra quanto fosse sbagliato il testo approvato dalla Commissione, quanto fosse privo di alcuni elementi sostanziali e fondamentali, come fosse errato anche dal punto di vista della tecnica legislativa, perché quando in una legge manca il soggetto è evidente che è sfuggito non soltanto ai legislatori ma anche a chi aveva il compito di trasmettere all'Aula un testo contenente l'elemento cardine costituito dal soggetto che doveva approvare il piano e che ci viene oggi esplicitato, cioè la Giunta regionale.
Allora colleghi questa è la riforma che si vuole proporre? È questa la valutazione che si vuole dare del ruolo delle autonomie locali nella grande riforma da voi annunciata? Non c'è nessuna riforma, c'è purtroppo una vittoria della burocrazia politica, ci sono nuove recinzioni e nuovi paletti, vi è una involuzione del concetto di sussidiarietà, che doveva essere utilizzato per accrescere l'autonomia delle comunità locali e che invece oggi assurge ad un ruolo di strumento che consentirà al Governo regionale di decidere se, appunto, ci sono le condizioni o meno per creare una associazione tra comuni. È evidente che non possiamo far altro che essere contrari a questo emendamento e allo stesso articolo, perché violano quel principio costituzionale che mette sullo stesso livello i comuni, le regioni e le province, e tendono a riaffermare il principio secondo il quale la Regione detta legge e i comuni devono obbedire. Ho sentito alcune dichiarazioni che tendono a far passare questa come una legge che valorizza i comuni, non solo non li valorizza ma ne svilisce alla radice l'autonomia. Gli si impongono obiettivi, indirizzi e procedure per fare qualcosa che è già disciplinato. Le associazioni dei comuni sono disciplinate già da anni e già molte autonomie locali della Sardegna hanno svolto il ruolo di aggregazione rispetto ai comuni, mancava l'elemento dell'incentivazione finanziaria, perché l'associazionismo potesse realmente concretizzarsi e fosse veramente un vantaggio per le autonomie locali. Con questa legge si torna indietro, da una parte si toglie la libertà di associazionismo e dall'altra non gli si danno le risorse finanziarie necessarie a consentire loro di rispondere alle esigenze dei loro amministrati.
Ecco colleghi, se questa legge rappresenta l'alba della nuova autonomia, possiamo dire di essere già giunti al tramonto del rispetto che questo Consiglio regionale deve garantire all'autonomia ed al nuovo ruolo assegnato ai comuni della Sardegna. Se questo articolo verrà approvato, i comuni sardi saranno riportati a quella condizione di minore età rispetto agli altri comuni in Italia che sono maggiorenni perché possono aggregarsi come e quando vogliono, senza passare sotto le forche caudine dell'assessore regionale di turno; in Sardegna, grazie a questo articolo 1 bis, dovranno passare al vaglio del neocentralismo regionale che, senza avere definito gli obiettivi e gli indirizzi della propria politica, pretenderebbe di dettare anche quelli per i comuni della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, volevo originariamente intervenire molto brevemente per fare una precisazione dovuta al Capogruppo di A.N. relativamente alla concertazione, ma dopo l'intervento dell'onorevole Pili sinceramente resto da un lato perplesso e dall'altro lato preoccupato. Perplesso e preoccupato perché ho la sensazione che in quest'Aula si susseguano gli interventi l'uno dopo l'altro ma che non ci sia sufficiente attenzione da parte dei colleghi rispetto alle cose che vengono dette, perché l'onorevole Sanna ha tracciato in maniera puntuale, anche definendo i termini temporali, le procedure e percorsi indicati dall'articolo 1 bis. Ma la cosa più preoccupante è che l'onorevole Pili, oltre a essersi isolato e non avere ascoltato le cose che venivano dette in Aula, evidentemente interviene senza neanche avere letto con la sufficiente attenzione il testo dell'articolo in esame. Intanto, premesso che qualcosa sul programma ed anche il soggetto al quale il programma è demandato è accennato nell'articolo 1, onorevole Pili, il comma 6 dell'articolo 1 bis specifica in maniera assolutamente precisa il soggetto al quale è demandata l'approvazione del piano, soggetto che lei dice essere mancante. Leggo testualmente: "Il piano degli ambiti ottimali per le funzioni associate è approvato dalla Giunta regionale e pubblicato con decreto del Presidente della Regione". Quindi come vede, onorevole Pili, il soggetto c'è, è ben presente e collocato esattamente nel punto in cui doveva essere collocato. Evidentemente lei si è distratto un attimino. Relativamente poi alle altre affermazioni parrebbe che prima ci fosse, secondo l'interpretazione data dall'onorevole Pili, un primo testo approvato dalla Commissione al quale poi è succeduto un secondo testo totalmente diverso.
Onorevole Pili, le faccio presente che non solo l'emendamento non va letto come sconfessione della Commissione, ma è firmato da tutti i componenti della Commissione, perché serve a chiarire, a introdurre elementi di semplificazione e a dettare un percorso, così come l'onorevole Sanna ha detto, più puntuale, più preciso e più accelerato di quello previsto dal precedente articolo 1 bis. E relativamente poi ai comuni che sarebbero soverchiati non so da quale potere centrale e che non sarebbero liberi di agire - mi pare che l'intervento dell'onorevole Uras in questo senso sia stato più che esauriente - tutto l'articolo è permeato, ma direi che lo è l'intero articolato, dal rispetto della volontà di autodeterminazione dei comuni e la Regione svolge una funzione di raccordo, una funzione di assemblaggio, una funzione di coordinamento che serve soltanto a semplificare quel percorso, a renderlo compatibile o a portarlo a piena attuazione in tempi credibili. Non c'è assolutamente alcuna volontà di mettere in secondo piano gli enti locali. Siamo perfettamente consapevoli che sono enti territoriali dotati di piena autonomia operativa e la stiamo esaltando quella autonomia operativa. Infatti - tornando all'intervento del Capogruppo di A.N. - non solo è previsto il processo di concertazione, così come lei accennava, nel rispetto dell'articolo 27 del testo unico sull'ordinamento degli enti locali, ma il processo di concertazione è persino allargato, perché vi è una diretta iniziativa dei comuni. E con chi concertare se non con gli interessati che sono i soggetti primari che intervengono, che agiscono, che operano e che indirizzano anche, perché dicono all'Assessore degli enti locali: "Bada, non sono d'accordo sulla delimitazione degli ambiti ottimali e non sono d'accordo per questi motivi, e preferirei che...". Se poi, invece, ci si intende riferire alla concertazione con la Conferenza Regione-autonomie locali, anche in quel caso si va oltre perché non solo è prevista la concertazione ma viene addirittura richiesta l'intesa che a mio avviso è qualcosa di più. Quindi il testo in discussione è perfettamente rispettoso, come dicevo, dei contenuti del decreto legislativo numero 267, è totalmente condiviso dalla Commissione e anche dalla Giunta regionale, dall'una e dall'altra, e traccia un percorso che è di semplificazione ma anche di democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, in effetti credo che dagli ultimi interventi l'unica cosa che è emersa in maniera abbastanza omogenea è che da ambo le parti si è definito questo articolo il cuore della legge. Io credo che questo sia giusto e appropriato, anche se poi, come sempre accade, ognuno dà le letture che più gli fanno comodo, in un esercizio di tipo speculativo, che credo che in politica abbia poca attinenza di fronte a processi di riforma importanti e delicati come questo. Lo dico con riferimento anche alle cose che diceva l'onorevole Pili, perché basterebbe prendere due ragazzini della prima liceo e fargli leggere l'articolo 1 bis del testo approvato dalla Commissione e l'articolo 1 bis nel testo emendato e chiedergli, rispetto ai procedimenti delineati, quale dei due garantisca maggiormente l'autonomia comunale. Io credo che non ci sarebbe il minimo dubbio che risponderebbero esattamente il contrario di quello che ha sostenuto l'onorevole Pili. Per alcuni aspetti molto evidenti: il primo è che bisogna, nella lettura di questo articolo, scindere la responsabilità di pianificazione e di tutela dell'eguaglianza delle opportunità e dei diritti che competono agli enti locali, che credo che anche nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà competa alla Regione - non a caso ieri ho avuto modo di dire che nella nostra Sardegna gli aspetti spontaneistici quasi sempre si sono portati appresso un grande bagaglio di ingiustizia nei confronti dei diritti dei cittadini, cosa che noi vorremmo il più possibile evitare - dall'aspetto che più propriamente caratterizza l'autodeterminazione, ovvero la sovranità, perché è chiaro che non possiamo imporre ad alcun comune di consorziarsi per erogare un servizio di propria competenza se non intende gestirlo in comune con altri. E questo non lo possiamo imporre né con questa legge né con nessun'altra legge; la libertà di decidere in merito a queste scelte fa parte delle potestà che hanno i comuni e questa sovranità è riconosciuta.
Come orientiamo le loro scelte? Le orientiamo attraverso un processo di formazione di ambiti ottimali che come si dice poi - basterebbe leggere la seconda parte del comma 5 - la Giunta regionale a conclusione del percorso, che è abbastanza nutrito di contributi e salvaguardato rispetto alla invadenza della Giunta regionale, deve accompagnare il piano con una relazione nella quale deve argomentare sulla base di elementi e motivazioni concreti gli obiettivi che si pone, il processo di aggregazione che ha dato luogo a quel piano, le ricadute attese dall'esercizio associato delle funzioni, la norma dice: "con particolare riguardo", cioè bisognerà spiegare che tutto questo avviene con riguardo ai vantaggi per i cittadini e quindi al riequilibrio socioeconomico dei territori.
Questa sottolineatura spiega come non si potrebbe affermare questo principio disconoscendo i principali valori costituzionali posti a fondamento dell'autonomia comunale e delle funzioni che i comuni esercitano a vantaggio dei cittadini. Io credo che possiamo dire, come Giunta, di essere stati in qualche modo partecipi e attori della riformulazione di questo articolo nella direzione esattamente opposta a quella che sosteneva l'onorevole Pili, cioè noi crediamo che: primo, i comuni devono essere riconosciuti come autonomie principali della nostra comunità, tant'è che è stato previsto che non le giunte, non i sindaci, ma i consigli comunali, attraverso un dibattito che coinvolge i rappresentanti diretti di quella comunità, orientino la scelta di collocazione del proprio comune in ambiti territoriali ottimali, proprio perché fosse l'ente Comune a dire la sua sull'orientamento da dare al piano. Successivamente la provincia è chiamata a svolgere una funzione indispensabile sul piano della informazione, perché noi riteniamo che non siano solo le funzioni proprie dei comuni che in qualche modo debbono essere prese in considerazione ai fini della delimitazione degli ambiti ottimali per l'esercizio associato, ma anche quelle che deriveranno dal decentramento di funzioni che realizzerà la Regione e successivamente anche la Provincia.
Io credo che noi, attraverso questo articolo, abbiamo esplicitato meglio la parità di opportunità che vogliamo realizzare nel territorio regionale, abbiamo rispettato il principio di equiordinazione, perché la Giunta regionale, pur avendo l'ultima parola, deve seguire un percorso segnato da alcune procedure, di concertazione diretta nei confronti degli enti locali, come diceva l'onorevole Balia, ma anche nei confronti del Consiglio regionale e della rappresentanza dei comuni attraverso il Consiglio delle autonomie locali. L'unica cosa che io mi permetto di dire in questa fase è che bisognerebbe tener conto che attraverso questa procedura forse riusciremo a superare forme di aggregazione che in questi anni e in passato si sono attuate in Sardegna, anche fra comuni, non proprio liberamente, ma spesso condizionate da simpatie, da antagonismi territoriali privi di qualunque ragione, con gravitazioni innaturali di territori su altri territori in ragione di scelte che non avevano niente a che vedere con l'ottimizzazione degli ambiti territoriali, che invece noi vorremmo delimitare attraverso un piano che metteremo a disposizione perché la sovranità di ogni comune possa essere esplicata nel miglior modo possibile. Mi preoccupo semmai di un altro aspetto: se è questo il cuore della legge e se dentro questo articolo sta l'esaltazione de principio di sussidiarietà, dovremo stare tutti molto attenti nel prosieguo dell'esame di questa legge che questo principio sia garantito senza nessun'altra strozzatura e altro impedimento.
PRESIDENTE. Siamo nella fase della votazione dell'emendamento numero 69 sostitutivo totale all'articolo 1 bis. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente, preanuncio il mio voto contrario su questo emendamento sostitutivo dell'articolo 1 bis e colgo l'occasione per chiedere all'onorevole Balia, che solitamente passa il tempo un po' al telefono e un po' distratto, di seguire un po' meglio come relatore i lavori dell'Aula perché evidentemente non ha colto le riflessioni che io ho proposto all'Aula stessa.
Io ho detto esattamente quello che lei ha voluto ribadire, e cioè che è stato presentato un emendamento che sconfessa totalmente non il testo della Commissione, ma quello che correttamente il Presidente della Commissione autonomia ha affermato qualche giorno fa in quest'Aula. E se lei onorevole Balia fosse stato attento allora adesso avrebbe capito che la ratio era quella di non delegare alla Giunta un potere così esplicito e forte su una materia che invece oggi vogliamo ribadire essere di competenza del Consiglio regionale. Quindi, onorevole Balia, non confondiamo l'accusa di distrazione con la confessione della propria disattenzione.
Dite che questa è' una legge che serve per semplificare, ma qual è la norma dell'articolo 1 bis che semplifica? Io colgo soltanto un elemento: oggi i comuni, attraverso le leggi nazionali, per creare un'associazione fanno un semplice atto, un atto bilaterale o trilaterale se sono più comuni e si associano. Con questo articolo voi prevedete quattro passaggi, se si esclude la modifica ogni tre anni del piano, quattro passaggi che investono direttamente il Governo della Regione, ribadendo la sua supremazia sull'autonomia locale. E quando si dice, e lo ha detto sempre l'onorevole Balia, che non è assolutamente vero che si voglia sottrarre il compito alle autonomie locali, ciò è in contrasto con quanto è stabilito dal comma 3, dove si dice che "al fine di un corretto avvio e informazione sulle procedure le amministrazioni provinciali, in accordo con l'Assessore regionale degli enti locali, indicono apposita assemblea per esporre obiettivi, indirizzi e procedure". Obiettivi e indirizzi, colleghi, che state tracciando rispetto funzioni demandate all'autonomia dei consigli comunali, che dovrebbero restare liberi di scegliersi loro gli obiettivi e gli indirizzi sulle funzioni da gestire in modo associato.
Quindi non vi è nessuna competenza del Governo regionale, semmai vi è un'appropriazione indebita che, assessore Sanna, apparirebbe chiara non ad uno studente di prima liceo scientifico ma persino ad uno studente di prima elementare, perché anche un bambino di prima elementare, onorevole Sanna, capirebbe che la Giunta regionale, col suo sorrisino, sta facendo man bassa dei poteri del Consiglio regionale e li vuole gestire come meglio crede. Credo che questo possa assolutamente comprenderlo anche un bambino delle elementari! Così come è chiaro che questo articolo appare assolutamente riduttivo di quel potere che invece oggi i comuni hanno di associarsi in piena autonomia per la gestione di tutte le funzioni che rientrano nella loro competenza. E allora perché ci deve essere una richiesta da inoltrare all'Assessorato regionale degli enti locali? Perché devono avere il tutore, il protettore, perché devono avere qualcuno che controlla se la loro associazione è corretta o meno? Per quale motivo un comune non si potrebbe associare con un altro? E per quale motivo deve passare attraverso la Regione sarda se in tutta Italia i comuni si possono associare prescindendo dal potere regionale?
Oggi con questo articolo si sta ribadendo un principio che rispecchia la linea di questa maggioranza tendente ad espropriare il potere ai comuni per riportarlo nell'ambito del controllo regionale delle burocrazie politiche. E con questo articolo 1, rendete complicato ciò che era invece per i comuni sardi semplice. E lo dimostrerà la difficoltà attuativa di questa norma attraverso la quale, nell'abito di un procedimento così complesso, il Governo regionale potrà dire sì o no sulla base degli orientamenti politici dei consigli comunali. Credo che questa scelta del Governo della Regione rappresenti veramente un passo indietro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, cercherò di evitare che questo mio breve intervento si trasformi in una sorta di presa di posizione quasi da tifoseria da stadio, quale è quella che mi pare emergere da questo dibattito! Io non sono incline a censurare e a criticare, e chi conosce la mia storia politica sa bene che non esito farlo nei dovuti e garbati modi. Ma non posso neanche sottrarmi, perché farei un torto innanzitutto alla mia intelligenza, sia pure modesta, dal dare atto a lei, onorevole Sanna e a lei, onorevole Dadea di aver innescato un processo riformatore che da anni era assente nell'Aula di questo Consiglio. Ed è un processo riformatore al quale io non intendo sottrarmi e assicuro che offrirò un mio contributo personale, per quanto modesto, di proposte e soprattutto di attenzione.
La legge di modifica del sistema delle comunità montane è un primo banco di prova, seguiremo con attenzione la preannunciata riforma dei consorzi industriali, del regolamento del Consiglio e soprattutto della legge che dovrà ridisegnare il sistema della burocrazia regionale e degli Assessorati, e cioè della legge numero 1 del 1977. E ritengo che in questa sede il contributo debba essere, quindi, anzitutto scevro da condizionamenti di appartenenza, perché altrimenti difficilmente si potrebbero riscrivere le regole del gioco, le regole della democrazia in questo caso di enti territoriali, di enti locali. E allora, siccome il problema di fondo penso sia quello di spogliarci proprio dei condizionamenti di appartenenza, io non farò una battaglia pregiudizialmente a favore perché la proposta viene dalla Giunta regionale o dai banchi del centrosinistra e cercherò di seguire attentamente l'esame di questa legge, articolo per articolo, e di segnalarvi eventuali disfunzioni o quant'altro ritenga in tutta coscienza di dover segnalare. Ciò che voglio evitare è appunto che si inneschi una sorta di contrapposizione che probabilmente farà conquistare a qualcuno qualche titolo o qualche fotografia in più sui quotidiani sardi, ma che sicuramente non contribuirà a farci fare fino in fondo il nostro dovere. In questo senso voglio raccogliere l'invito anche dell'onorevole Paolo Maninchedda che mi sembra giusto e corretto se vogliamo che il Consiglio regionale diventi veramente il cantiere in cui si produce il materiale di costruzione; il materiale di costruzione si produce se si hanno idee, se si hanno progetti, ed ecco allora perché preannuncio il mio voto favorevole sull'emendamento numero 69 perché ritengo che siano state salvaguardate le prerogative degli enti locali, la procedura mi pare corretta e non mi pare che vi sia alcun attentato al sistema delle autonomie locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Presidente, colleghi e rappresentanti della Giunta, concentro la motivazione di questo voto unicamente sull'interrogativo che ci è stato proposto: potranno i comuni continuare a fare come vogliono, e se lo vogliono, le loro unioni, i loro consorzi, le loro forme di aggregazione? L'onorevole Pili ha sostenuto che con questa legge non potranno continuare a farlo. Ed invece non è così. Io vorrei veramente persuaderlo di questo; con l'articolo 1 bis noi stiamo procedendo a svolgere un compito, e cioè la individuazione degli ambiti ottimali per lo svolgimento di funzioni associate, che la Regione non aveva mai precedente disciplinato e che la normativa nazionale invece ci invitava a svolgere. L'articolo 33 del Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali infatti dispone: "Al fine di favorire l'esercizio associato delle funzioni dei comuni di minore dimensione demografica, le regioni individuano livelli ottimali di esercizio delle stesse, concordandoli nelle sedi concertative" concertazione che noi abbiamo previsto, ed abbiamo previsto nella forma più salda e cioè quella dell'intesa; non solo i comuni delibereranno ma poi nella sede della Conferenza Regione-autonomie locali il piano predisposto dalla Regione dovrà trovare l'intesa delle rappresentanze dei comuni, col più ampio e più garantista rispetto della loro autonomia.
Qui il problema è un altro, e cioè che la Regione era inadempiente perlomeno da cinque anni. Perché la individuazione di questi ambiti ottimali è compito della Regione in quanto discende da quel principio costituzionale per cui una volta che la Regione Sardegna ha acquisito, con la legge di modifica dello Statuto del 1993, la competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali, deve esercitarla, e quindi deve dare, applicando il principio di leale collaborazione, linee di indirizzo generali alle autonomie locali senza le quali quelle esse male esercitano le loro funzioni; la loro è una libertà apparente perché senza un coordinamento di area più vasta è una libertà il cui esercizio non consentirà agli enti locali di svolgere sino in fondo i compiti che invece le norme di livello costituzionale e statutario hanno loro attribuito.
Quindi, se un comune vorrà continuare a costituire un'unione con altri comuni, magari al di fuori dall'ambito ottimale che ha contribuito ad individuare, potrà farlo, però non sarà incentivato perché sarebbe un controsenso; questo dice la legge, questo dice in maniera piana l'emendamento che mi appresto ad approvare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, ho ascoltato con molta attenzione e con la convinzione che l'intervento del relatore di maggioranza, ma soprattutto dell'Assessore, potesse - come dire - portarmi su una strada di comprensione che per quanto mi riguarda veramente non ho raggiunto. Continuo a pensare, e adesso forse in maniera ancora più convinta, che proprio perché questo articolo è il cuore di questa legge, sia un cuore malato, un cuore infartuato prima di nascere, perché nessuna delle necessarie, opportune, condizioni imposte dal decreto legislativo 267 viene rispettata in questo articolo. Trascuro il rinvio, per l'approvazione dello statuto delle unioni di comuni, alle modalità di approvazione degli statuti comunali, io l'avrei scritto comunque perché bisogna scriverlo, non si può dire che si rinvia alle modalità di approvazione dello statuto comunale, io avrei previsto, così come è previsto nel Testo Unico, la maggioranza dei due terzi, con successive votazioni che debbono svolgersi per due volte consecutivamente con lo stesso risultato. Ma ancora questo potrebbe passare, ma le procedure di concertazione che l'onorevole Balia si sforza di individuare in questo articolo non sono assolutamente previste, onorevole Balia, perché le procedure servono per indicare ai comuni entro quanti giorni, per esempio, devono comunicare le loro delibere, e a chi debbono trasmettere queste delibere, alla Giunta regionale? Ma il procedimento di concertazione, con chi avviene? Con la Giunta regionale? Il procedimento di concertazione avviene tra la Giunta regionale e il Consiglio delle Autonomie locali, questo procedimento deve essere disciplinato ed entro un certo periodo, bisogna scriverlo, è necessario che il tavolo della concertazione dia la risposta ai comuni. Non è previsto neanche questo, si dice genericamente "entro quattro mesi". Cosa vuol dire entro quattro mesi? Non vuol dire proprio un bel niente.
Noi dobbiamo prevedere delle norme certe che in questa legge non ci sono. E qualora qualcuno di questi comuni sia contrario al piano proposto sulla base di quella famosa concertazione che voi vorreste individuare, ma che non potete individuare perché decide la Giunta regionale, e la Giunta regionale sarà contraria alle determinazioni e deliberazioni di quel Consiglio comunale, cosa farà la Giunta regionale? Rinvierà la deliberazione al Consiglio comunale dicendo che non è d'accordo e quindi imponendogli di ricominciare daccapo? O si deve indicare un termine certo di venti giorni, trenta giorni, un mese, quindici giorni, entro i quali la Giunta decide? Questo deve stabilire un procedimento di concertazione. Non stiamo parlando di un tavolo generico di concertazione, onorevole Balia. Nella legge devono essere stabiliti tutti questi passaggi, così come deve essere stabilito entro quale termine le comunità montane, una volta istituite, debbano presentare il piano pluriennale, il piano annuale, ma ci sono queste cose in questo articolo? Non mi pare proprio! O queste comunità montane nascono senza avere questi obblighi e questi impegni! E chi è legittimato ad approvare il piano pluriennale delle comunità montane? Lo avete scritto? Lo deve approvare la Giunta regionale o forse in questo caso è meglio tirare in ballo le province, che devono inserire quel piano pluriennale nella loro programmazione provinciale? E non la Giunta regionale, e non il Consiglio regionale. Peraltro è previsto dalle norme che tutte le province possano partecipare alla stesura dei programmi pluriennali e annuali della Regione Sardegna. Questo è il ragionamento che deve essere fatto, questo articolo è di utilità esclusivamente per l'Esecutivo, e proprio adesso che ne sto parlando mi viene da pensare che probabilmente il risultato delle elezioni amministrative ancora non aveva avuto modo di interferire nell'attività del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Concluda, prego onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Non aveva, dicevo, avuto modo ancora di interferire nei lavori di quest'Aula. Colleghi, state attenti, perché voi vi state spogliando non di ciò che è legittimo che venga trasferito alle province, ma di una funzione propria del Consiglio regionale e della Giunta regionale nel procedimento di concertazione, una funzione che non può essere certamente delegata.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione dell'emendamento sostitutivo totale dell'articolo 1 bis, numero 69. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, LOMBARDO, SANJUST, SANCIU, OPPI, CAPELLI, MURGIONI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 69.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PILI - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CASSANO - DEDONI - PISANO - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 65
Votanti 58
Astenuti 7
Maggioranza 30
Favorevoli 39
Contrari 19
(Il Consiglio approva).
Passiamo ora all'esame dell'articolo 2 al quale sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi parziali numero 84 e 85 a firma dell'onorevole Ladu e l'aggiuntivo numero 86 sempre a firma dell'onorevole Ladu.
(Si riporta il teso dell'articolo e degli emendamenti:
Capo I
Unioni di comuni
Art. 2
Statuto
1. Le unioni di comuni sono enti locali costituiti da due o più comuni di norma contermini, allo scopo di esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni o servizi di loro competenza.
2. L'atto costitutivo e lo statuto dell'unione sono approvati dai consigli dei comuni partecipanti con le procedure e le maggioranze richieste per le modifiche statutarie. Lo statuto individua gli organi dell'unione e le modalità per la loro costituzione.
3. Lo statuto deve prevedere che il presidente dell'unione sia scelto tra i sindaci e che gli altri organi siano formati da componenti delle giunte e dei consigli dei comuni associati.
4. L'organo esecutivo, che deve essere espressione della maggioranza dell'organo assembleare, non può essere composto da più di 4 membri oltre il presidente per unioni con popolazione fino a 20.000 abitanti e da più di 6 membri oltre il presidente per le unioni con più di 20.000 abitanti. Per le deliberazioni di competenza dell'organo esecutivo che riguardano la gestione associata di funzioni lo Statuto prevede modalità di informazione e di consultazione dei comuni che non vi sono rappresentati.
5. Per gli altri organi valgono i limiti previsti per i comuni di dimensione pari alla popolazione complessiva dell'unione.
6. Per quanto non previsto si applicano le disposizioni del decreto legislativo 28 settembre 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali).
Emendamento sostitutivo parziale Ladu
Art. 2
Il comma 1 dell' articolo 2 è sostituito dal seguente: " le unioni di comuni sono enti locali costituiti da 5 o più comuni di norma contermini, allo scopo di esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni o servizi di loro competenza". (84)
Emendamento sostitutivo parziale Ladu
Art. 2
Al comma 4 dopo le parole " l'organo esecutivo, che deve essere espressione della maggioranza dell' organo assembleare" , è sostituito da: " non può essere composto da più di 3 membri compreso il Presidente per unioni con popolazione fino a 30.000 abitanti e da più di 5 membri compreso il Presidente per le unioni con più di 30.000 abitanti. (85)
Emendamento aggiuntivo Ladu
Art. 2
Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente comma 6 bis:
"6 bis. Le indennità previste dal decreto legislativo 28 settembre 2000, n. 267, di cui al comma precedente, per i componenti degli organi esecutivi delle unioni dei comuni sono decurtate di una quota pari almeno al 50% di quelle previste". (86) )
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati.
Ha facoltà di parlare il consigliere Ladu per illustrare gli emendamenti.
LADU (Fortza Paris). Come dicevo questa mattina, il rischio che corriamo è che con questa legge si ridurrà certamente il numero delle comunità montane, come è giusto che sia, però poi praticamente si porterà il numero degli enti sovracomunali forse a 40 o 50. Io continuo a dire che questa è una cosa folle, che questo Consiglio regionale sta approvando un mostro perché le poche risorse che sono previste nella norma finanziaria, non serviranno neanche per pagare gli amministratori di tutti questi enti. Io mi auguro veramente che si abbia il coraggio di guardare bene il contenuto della legge e vedere se si può davvero arrivare ad una semplificazione che non preveda un aumento di enti che snaturerebbero anche il ruolo importante dell'unione dei comuni. Credo che questo testo vada valutato veramente con molta attenzione.
In un momento in cui questa Regione giustamente riduce gli enti regionali, che fa una riforma sui consorzi industriali, giusta anche questa, che tende ad una semplificazione non si capisce perché questa legge adesso debba snaturare e in qualche caso stravolgere anche gli equilibri all'interno delle comunità montane alcune delle quali, devo dire, hanno funzionato molto bene, non è vero che hanno lasciato un'esperienza negativa. Bene, con questa legge noi praticamente andiamo a creare una situazione che effettivamente andrebbe in senso opposto rispetto a tutte le cose che sta dicendo questa Giunta regionale. Tenuto conto di questo, la finalità dell'emendamento numero 84 è quella di impedire che si formi un'unione di due o tre comuni, perché in caso contrario probabilmente arriveremo anche a sessanta enti sovracomunali, e quindi portare almeno a cinque i comuni contermini che possono istituire l'unione di comuni. Questo è il motivo per cui è stato presentato l'emendamento numero 84.
L'emendamento numero 85 va nella stessa logica, nel senso che si aumenta la popolazione dell'unione dei comuni e si dice che la giunta o il consiglio di amministrazione di questi nuovi enti deve essere formato al massimo da tre membri, compreso il presidente per le unioni con popolazione fino a trentamila abitanti e da cinque membri, compreso il presidente, per unioni con più di trentamila abitanti. Però noi sappiamo che sia i presidenti delle comunità montane sia quelli dell'unione di comuni, percepiscono un'indennità che corrisponde al numero degli abitanti, quindi se gli abitanti sono quarantamila il presidente, così come gli assessori, percepiscono un'indennità che è uguale a quella prevista per i componenti del medesimo organo di un comune di quarantamila abitanti. Pensate a quanto spenderebbe la Regione di fronte ad un proliferare di enti come questo, sono convinto che dei finanziamenti previsti non andrà nulla ai comuni, perché serviranno a pagare soltanto le indennità degli amministratori. Questa è una cosa che noi non possiamo assolutamente accettare, per cui con la presentazione di questo emendamento si voleva invitare la maggioranza ad una riflessione, probabilmente...
PRESIDENTE. Illustri gli emendamenti tutti insieme, onorevole Ladu, adesso passi a quello successivo.
LADU (Fortza Paris). L'ho detto che stavo illustrando il numero 85. In buona sostanza c'è la necessità effettivamente di fermarsi un momento a riflettere perché noi rischiamo di far sì che le risorse della Regione servano soltanto a pagare indennità di amministratori ed ai comuni non vada niente. Tanto più che mi pare che le risorse destinate alle unioni di comuni provengano dalla legge 25, che sono quelle che assicurano ai comuni una certa autonomia di spesa per cui noi da ora in poi priveremo molti comuni anche di questa minima autonomia perché comunque le risorse invece di essere assegnate ai comuni verranno assegnate all'unione di comuni, infatti non mi pare che siano previste risorse aggiuntive e quindi io ritengo che questo aspetto vada rivisto.
Infine, Presidente, l'emendamento numero 86 stabilisce che le indennità dovuta ai componenti degli organi esecutivi dell'unione di comuni siano decurtate di una quota pari almeno al cinquanta per cento rispetto a quelle previste per i componenti dei medesimi organi degli enti locali. Anche questo per fare in modo che non ci sia una corsa a ricoprire queste cariche, perché per esse sono previste indennità consistenti che sicuramente questa Regione non sarebbe neanche in grado di garantire. Pertanto la mia preoccupazione nei confronti di questa legge aumenta sempre di più, ma devo anche dire che una legge sulla unione di comuni è molto importante e se viene fatta con maggiore serenità da parte di questo Consiglio regionale, sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, io sono convinto che verrà fuori una buona legge perché effettivamente il principio è giusto e sacrosanto, invece in questo modo noi rischiamo effettivamente di trasformare un principio di grande importanza in una corsa alle poltrone che non mi pare sia oggi l'obiettivo che questo Consiglio regionale vuole raggiungere.
Quindi sollecito ancora la maggioranza e la Giunta a rivedere le norme contenute in questa legge, perché se c'è un po' di buon senso sono convinto che possa essere migliorata, che si possa fare una buona legge sulle comunità montane e si possano disciplinare bene le unioni di comuni, senza che si traducano in una corsa alle indennità, così come sarà se non modifichiamo queste norme, che non favoriranno certo l'unione dei comuni né sopratutto i piccoli comuni.
Pertanto io vedo molto negativamente il contenuto della legge, e continuo a sperare che da parte della maggioranza ci sia la volontà di modificare quelle parti su cui, secondo me, è assolutamente indispensabile intervenire.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ladu. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.
BALIA (Gruppo Misto). Non si accoglie nessuno dei tre emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore agli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Sull'articolo e sugli emendamenti è aperta la discussione.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare, pongo in votazione l'emendamento numero 85. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Prima della votazione comunico all'Assemblea che i consiglieri regionali Cappelli, e Oppi, che avevano chiesto congedo, sono rientrati in Aula; la comunicazione serve ai fini del calcolo del numero legale.
Chi appoggia la richiesta del collega Ladu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, LOMBARDO, SANJUST, SANCIU, OPPI, CAPELLI, MURGIONI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 85.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PISANO - SANJUST - SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANINCHEDDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CAPELLI - PILI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 56
Votanti 53
Astenuti 3
Maggioranza 27
Favorevoli 11
Contrari 42
(Il Consiglio non approva).
Poiché nessuno domanda di parlare, pongo in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Pongo in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 86. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Ladu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANJUST, SANCIU, PETRINI, LOMBARDO, PILI, OPPI.)
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 86 presentato dal collega Ladu, ma personalmente penso che non possa che essere condiviso da tutti, io credo che non possa passare inosservato perché dispone che l'indennità prevista per gli amministratori locali in questo caso sia ridotta del cinquanta per cento, e non per sminuire l'importanza delle attività svolte da questi nuovi enti, ma per dare un'indicazione molto chiara che non incentivi la proliferazione di queste istituzioni con un aggravio di costi per le stesse amministrazioni locali, non certo per l'Amministrazione regionale, con sovrapposizione di indennità, di remunerazioni in un momento in cui questo può essere indicativo di una legge che, di fatto. anziché porre un freno alla eccessiva presenza di istituzioni pubbliche che si sovrappongono agli enti locali, cioè i comuni, le province, la Regione, le altre articolazioni già previste dalla legislazione vigente, ne provoca l'aumento .
La critica che viene rivolta da più parti in quest'Aula a questa legge è quella che partendo dalla esigenza di razionalizzare un sistema in realtà innesca un processo che porterà ad un numero molto alto di comunità montane, o di unioni di comuni montani, con un aggravio di costi alto. Gli emendamenti proposti dal collega Ladu, evidentemente, hanno la finalità di porre un argine a questa proliferazione.
Io credo che sia giusto annunciare il nostro voto favorevole pur essendo la nostra posizione sul problema ampiamente esplicitata; anche se la maggioranza vorrà andare in questa direzione, almeno che si ponga un freno rispetto alle spese e al riconoscimento di indennità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente; non sarei intervenuto su questo emendamento, lo faccio solo, oltre che per preannunciare il mio voto contrario, perché penso che sia giusto che ci sia tra di noi un minimo di coerenza. Nelle unioni di comuni saranno i sindaci quelli che verranno chiamati a svolgere la funzione e hanno già un'indennità, normalmente con le norme vigenti la maggiore assorbe la inferiore, non si cumulano. Ma non sto intervenendo per questo. Intervengo solo per dire che un po' di coerenza può aiutare. Ci sono consiglieri regionali che continuano a svolgere la propria attività, addirittura anche quando erano Assessori si assentavano o il giovedì o il venerdì perché dovevano fare ambulatorio, per non perdere quell'altro appannaggio. E allora io penso...
LADU (Fortza Paris). Certo, chi ha un lavoro deve curarlo. Chi come te non ha mai lavorato e ha sempre fatto il politico di professione certamente non ha di questi problemi.
CUGINI (D.S.). Secondo me, Presidente, qualche professione conviene saperla fare! Almeno una! Allora io penso che questo emendamento debba essere bocciato perché c'è incoerenza tra quanto si afferma nello scritto e quanto si fa nell'attività ordinaria.
OPPI (U.D.C.). Il Presidente ride, ma poi parleremo di tutti i casi di incompatibilità che ci sono qui
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cugini. Onorevole Oppi non rido, stavo scambiando due...
OPPI (U.D.C.). Certamente quello che avete fatto stamattina è un atto di scorrettezza.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, di qualunque cosa lei voglia parlare siamo naturalmente a disposizione, ma io non ridevo di nessuna affermazione fatta in Aula, scambiavo un'opinione con l'onorevole Sanna.
OPPI (U.D.C.). Quando si offende un singolo consigliere lei non deve ridere.
PRESIDENTE. Ma io non ridevo di questo, onorevole Oppi.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, per piacere non faccia queste allusioni; onorevole Oppi, io la ringrazio per i suoi suggerimenti, le assicuro che io non rido ed invito, così come ho sempre fatto, i consiglieri a tenere fra di loro un atteggiamento che sia rispettoso delle persone ed anche...
LADU (Fortza Paris). Qui si offendono persone che hanno una professione, che lavorano!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, faccia dire a me quello che devo dire. Dicevo che invito i consiglieri a tenere fra di loro un atteggiamento che sia rispettoso delle persone e della funzione che svolgiamo. Questo naturalmente è un invito rivolto a tutti, a cominciare dal sottoscritto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento 86.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PITTALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANINCHEDDA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - PISANO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 52
Votanti 50
Astenuti 2
Maggioranza 26
Favorevoli 14
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Passiamo ora all'esame dell'articolo 3, al quale sono stati presentati due emendamenti, il numero 87 soppressivo totale, presentato dall'onorevole Ladu e il numero 70 sostitutivo totale, presentato dagli onorevoli Maninchedda, Balia ad altri.
(Si riporta il teso dell'articolo e degli emendamenti:
Art. 3
Ambiti adeguati: requisiti minimi
1. Fino a quando non diversamente previsto dal programma di cui all'articolo 1 bis, sono considerati ambiti adeguati e beneficiano degli interventi della presente legge le unioni, costituite fra almeno quattro comuni, che abbiano una popolazione compresa fra i 5.000 e i 25.000 abitanti.
Emendamento soppressivo totale Ladu
Art. 3
L'articolo 3 del presente testo di legge è soppresso. (87)
Emendamento sostitutivo totale Maninchedda - Balia - Corrias - Cugini - Marracini - Orrù - Sanna Francesco - Uras
Art. 3
Ambiti adeguati: requisiti
1. Sono considerati ambiti adeguati e beneficiano degli interventi della presente legge, le Unioni, costituite di norma fra almeno quattro comuni e con una popolazione compresa fra i 5.000 e i 25.000 abitanti. (70))
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Chiedo scusa onorevole Ladu, onorevole Balia su che cosa intende intervenire?
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, chiedo che l'esame e la discussione dell'articolo 3 e degli emendamenti venga rinviata ad una fase successiva e che procediamo con l'articolo 4.
PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Ladu, stiamo accertando se esiste una disponibilità ad accogliere la richiesta dell'onorevole Balia. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Noi siamo decisamente contrari. Così come i colleghi non hanno mostrato alcuna sensibilità stamattina nei confronti dei cinque consiglieri regionali dell'U.D.C. che andavano a votare per eleggere i componenti della direzione nazionale, noi non ne abbiamo nei confronti degli stessi colleghi che, di volta in volta, come in questo momento, non essendo preparati ad affrontare un argomento o avendo problemi interni chiedono di rinviarne la discussione, per cui siamo decisamente contrari a questa richiesta. Come spesso viene auspicato dalla maggioranza, vorremmo andare avanti.
PRESIDENTE. Onorevole Balia mi pare che non ci siano le condizioni perché venga sospesa la discussione dell'articolo 3 e rinviata ad una fase successiva. Ha facoltà di parlare il consigliere Ladu per illustrare l'emendamento numero 87.
LADU (Fortza Paris). Io non mi stancherò mai di ripetere che quella che si sta approvando non è una legge, ma è veramente un mostro che servirà ad alleggerirele casse della Regione sarda e a spendere un po' di risorse per disoccupati e politici di turno che magari non hanno un lavoro, che non hanno una professione e che però devono vivere alle spalle della politica.
Presidente Soru, io mi volevo rivolgere a lei perché, considerato che anche lei viene dal mondo delle professioni, potrebbe avere un orecchio più sensibile a questo problema; lei ha avviato questa legislatura praticamente dicendo che bisognava arrivare ad un riordino degli enti regionali, dei consorzi industriali, di tutta una serie di enti che andavano riformati, comprese le comunità montane.
Io mi rivolgo a lei perché qui si sta approvando una legge che era partita dal presupposto di ridurre il numero eccessivo di comunità montane, che attualmente sono 25, e noi su questo siamo d'accordo perché 25 comunità montane in Sardegna sono troppe per cui il loro numero va notevolmente ridotto; lo stesso discorso vale per i dodici assessori per comunità montana che sono troppi e vanno ridotti così come è stato proposto in legge, così come è giusto che i comuni capoluogo di provincia e quelli con un numero di abitanti maggiore di quarantamila non debbano far parte delle comunità montane, su questo siamo perfettamente d'accordo. Ma oggi si sta approvando una legge che ridurrà il numero delle comunità, ma praticamente con queste unioni formate da due o più comuni noi avremo un proliferare di enti sovracomunali che non saranno più 25, come le comunità montane, ma probabilmente arriveremo a 40 o a 50 e tutti i componenti dei loro organi saranno pagati come gli amministratori delle comunità montane e degli enti locali, così come previsto dalla legge di riordino.
Allora, io credo che noi davvero dovremo riflettere su questo. Qui si sta dicendo che è giusta la legge sul riordino delle comunità montane, così come è giusta l'idea di andare verso l'unione di comuni, anzi secondo me questa è una cosa giustissima; però, noi dobbiamo stare attenti perché approvando questa legge a colpi di maggioranza, senza volere riflettere - io comunque continuerò a dire le cose che penso - rischiamo di istituire nuovi enti che purtroppo serviranno a collocare politici che probabilmente non hanno altra sistemazione, non hanno un lavoro e quindi devono continuare ad essere pagati con risorse pubbliche, in questo caso regionali, o con risorse che dovrebbero andare all'unione di comuni. Noi ci rifiutiamo di approvare una legge di questo tipo.
Io credo che effettivamente sia il momento di rivedere questa decisione perché è assolutamente assurdo che noi, per ridurre il numero delle comunità montane, per come è formulato oggi il testo in discussione, approviamo una "legge mostro" che creerà 40 o 50 enti sovracomunali. Ed allora approvatevela se volete questa legge, non avrà mai il mio e il nostro consenso, perché vi accorgerete che poi queste risorse che dovrebbero andare ai comuni e forse anche alle comunità montane, serviranno per pagare amministratori o comunque per pagare indennità di carica, e non credo che fosse questo l'obiettivo che si ponevano la Giunta regionale e anche questo Consiglio regionale. Allora io vi invito ancora a riflettere su questo, perché effettivamente il testo che si sta approvando è indecente, questa Regione praticamente sta approvando una riforma che moltiplica gli enti sovracomunali che serviranno a svuotare definitivamente le casse dello Stato.
Vorrei sapere proprio che cosa pensa il presidente Soru di questa proposta di riforma che, per quanto mi riguarda e ci riguarda, è veramente assurda.
PRESIDENTE.. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento numero 70.
ORRU' (D.S.). Grazie Presidente, ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni dei colleghi sull'articolo 1 bis e sull'articolo 2, lo dico in premessa nell'illustrare l'emendamento, non sto divagando e né voglio andare fuori tema. Io credo che siano in parte, non me ne vogliano i colleghi, un po' lo specchio fedele ed anche la spiegazione di ciò che è accaduto in questi cinque anni. Vorrei ricordare sommessamente che il testo unico emanato col decreto legislativo numero 267 è del settembre del 2000; la Regione Sardegna, come le altre regioni del Paese, aveva cinque anni di tempo per provvedere agli adempimenti di cui all'articolo 32 sulla formazione delle unioni di comuni, dettando indirizzi, realizzando la cosiddetta concertazione e svolgendo il suo compito e il suo dovere.
Non solo! La Regione aveva tutti gli strumenti per realizzare anche il riordino delle comunità montane di cui all'articolo 27 e all'articolo 4, e secondo la disciplina dettata dal decreto legislativo numero 112 del 1998 previsto dalla legge Bassanini,, però in cinque anni si è passati da un estremo all'altro, cioè dal dire che i comuni non hanno alcuna potestà, perché questo dice l'onorevole Ladu - sto estremizzando la sua posizione - quando si chiede quale garanzia abbiamo che i comuni non si approprino delle risorse. Ma di quali risorse? Noi stiamo parlando di unione di comuni, il TUEL prevede che due o più comuni possano formare un'unione di comuni, associarsi e svolgere le funzioni proprie o trasferite, non glielo vieta nessuno! È una loro prerogativa costituzionale, di che cosa stiamo parlando? Il fatto che in Sardegna si sia formata solo un'unione di comuni, e qualche altra cerchi stentatamente di formarsi, deriva dalla mancanza di qualsiasi incentivo, non c'è a monte un disegno, sono lasciate al loro - come dire - destino nonostante tutti diciamo che sia utile che si costituiscano. Io credo che dobbiamo suparare la giusta preoccupazione di non moltiplicare gli enti, condivido questa preoccupazione, ma ci sono dei correttivi anche in questa legge: perché sono i sindaci che debbono presiedere le unioni dei comuni? Perché non possono doppiare l'indennità, ma non si parla da nessuna parte di indennità. Così come io credo che vada...
LADU (Fortza Paris). Si fa riferimento alla legge; c'è un capitolo…
ORRÙ (D.S.). Ci arrivo onorevole! Ma, collega Ladu, la Regione può disporre delle proprie risorse e non delle risorse dei comuni e siccome questo è affidato alle risorse dei comuni la Regione...
LADU (Fortza Paris). È la stessa cosa.
ORRÙ (D.S.). Presidente, io non ho l'abitudine di interrompere.
PRESIDENTE. Infatti prosegua onorevole Orrù; onorevole Ladu, consenta al collega di terminare l'intervento.
ORRÙ (D.S.). Per la parte relativa alle risorse che eventualmente la Regione destinerà, in presenza di tutte quelle condizioni previste, è necessario chiarire in primo luogo che intanto non lo ha ancora fatto, perché il disegno di legge sul trasferimento di funzioni e di competenze è ancora in Commissione, non è stato approvato, quindi non avremmo nessun diritto di dire nulla! In secondo luogo le unioni dei comuni funzionano sulla base di risorse proprie e in più l'aiuto minimo che la Regione ha stabilito sulla base della legge numero 25 e poco altro. Non solo, noi in questa legge prevediamo, all'articolo 11, che alle cosiddette spese generali di funzionamento non può essere destinato più del dieci per cento delle risorse trasferite dalla Regione, ciò vuole dire che non è possibile attribuire artatamente a spese generali e di funzionamento delle unioni i costi della politica. I costi che possono essere coperti da quel finanziamento devono essere per il novanta per cento quelli necessari all'espletamento delle funzioni, e ciò deve essere certificato; quindi non è che non vi siano i correttivi. Inoltre credo che se tutti i soggetti istituzionali hanno pari dignità costituzionale, non possiamo partire dal presupposto che altri utilizzino malamente le risorse per ripartirsi incarichi. Io credo che l'atteggiamento della Regione non possa essere questo ma debba essere un altro: quello di stabilire regole, che non sono quelle paventate, ma sono quelle di carattere ordinamentale, principi, obiettivi ed anche disciplinare il rapporto tra i vari livelli istituzionali.
L'emendamento numero 70 serve a superare l'eccessiva rigidità della norma che individuava il range di ambito territoriale ottimale tra i cinque e i venticinquemila abitanti prevedendo che l'unione di comuni debba essere costituita di norma fra almeno quattro comuni e con una popolazione compresa fra i cinque e venticinquemila abitanti. Poiché l'iniziativa è dei comuni vi è l'esigenza di verificare l'ambito ottimale non sulla base di criterio di carattere demografico, ma in base alle situazioni concrete e reali che si verificano in quel territorio ed in quell'ambito. Io ricordo ai colleghi e al Consiglio, e alla Giunta anche, che noi abbiamo una situazione abbastanza diversificata nella nostra Isola; come tutti sappiamo, non abbiamo una situazione omogenea, con la presenza in un'intera area di comuni tutti tra i cinque e i diecimila abitanti, oppure in un'altra area tra i tre e i cinquemila abitanti, ma abbiamo una situazione molto diversificata, omogenea solo in riferimento alla presenza ovunque di comuni molto piccoli. Potrebbe verificarsi - io non sono in grado di stabilirlo adesso, e nessuno di noi è in grado di stabilirlo - che in alcune aree della nostra Isola - io penso alla Trexenta, penso alla bassa ed alta Marmilla, penso a Barigadu e penso ad altre realtà, dove c'è una presenza di comuni molto piccoli, piccolissimi addirittura, cioè tra i trecento e i cinquecento, gli ottocento e i mille abitanti - per avere seimila abitanti sia necessario aggregare sette, otto o nove comuni. Mettere assieme servizi di otto comuni non è cosa facile, soprattutto se parliamo di servizi amministrativi, e noi stiamo parlando di servizi amministrativi, non stiamo parlando di programmazione, di servizi che incidono direttamente sullo sviluppo, anche se è vero che una buona organizzazione di tali servizi favorisce lo sviluppo..
Ed allora dare la possibilità ai sette o agli otto comuni di costruire una unione, se questa è la dimensione ottimale in quel territorio, io credo che sia giusto. Se riteniamo più utile che ci sia la presenza anche di un comune di tremila o cinquemila abitanti, che è lì vicino, noi abbiamo tutti gli strumenti per includerlo, ce li ha la provincia nella fase istruttoria in cui indice l'assemblea, ce li ha la Regione, nella fase appunto di concertazione, collega Diana, cioè di collaborazione più che concertazione, di partecipazione ad un processo di costruzione, e ce li ha anche in fase di correzione, se vuole, ma deve motivare la sua decisione. Allora, io credo che questa libertà e questa maggiore flessibilità vadano mantenute.
Lo scopo dell'emendamento 70 non è quello di moltiplicare le unioni, fermo restando, ripeto, che di unioni i comuni ne possono costituire duecento e non venticinque, sulle base delle loro prerogative e della disciplina dettata dal decreto legislativo numero 267 e non glielo può vietare nessuno, la Regione può negare l'aiuto economico ma non altro. Ed allora non va disciplinato il numero, va disciplinata la qualità ed aiutati i comuni ad individuare gli ambiti ottimali, perché attualmente chi fa il sindaco non ha alcun interesse a fare il Presidente dell'unione perché non ha il personale e le risorse finanziarie da mettere a disposizione dell'unione, ma deve pensare innanzitutto a pagare gli stipendi al proprio personale e ad assicurare i servizi e già lo fa con fatica, immaginiamoci se ha la possibilità di dare soldi e risorse al sistema politico attraverso l'unione dei comuni.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti numero 70 e 87 ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.
BALIA (Gruppo Misto), relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento numero 87 e parere favorevole sul numero 70.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti 70 e 87 ha facoltà di parlare l'Assessore degli Enti locali Finanze ed Urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula su tutte e due gli emendamenti e spiegherà le ragioni di questa scelta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore agli Enti locali Finanze ed Urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore agli Enti locali Finanze ed Urbanistica. Grazie Presidente, su questo punto abbiamo l'esigenza di fare un chiarimento che ci pare coerente con gli elementi che sono venuti maturando anche con l'approvazione dell'emendamento all'articolo 1 bis. La Giunta sostiene che l'articolo 3 è nato ed è stato concepito come norma transitoria, relazionato all'articolo 1 bis del testo originario che prevedeva un termine di quattordici mesi per l'adozione del piano di riordino degli ambiti territoriali per cui si era introdotta questa norma che prevedeva una disciplina fino a quando non fosse entrato in vigore il piano, norma che non ha più ragion d'essere giacché il piano trova immediata applicazione nel momento in cui viene varato.
L'emendamento che è stato proposto è in contrasto con lo spirito del piano, perché la norma prevista dall'emendamento doveva essere inserita tra i criteri informatori per la predisposizione del piano e, quindi, nell'articolo 1 bis. Questa formulazione è in contrasto palese con lo spirito dell'articolo 1 bis, nel senso che se la definizione di ambito ottimale è questa solo "di norma", come si potrebbe impedire che un'unione di tremila abitanti possa accedere ai finanziamenti? L'inciso "di norma" infatti, significa che il criterio indicato vale e può valere per trentamila abitanti e anche per tremila abitanti, quindi come può la Giunta regionale privare dei finanziamenti un'unione con quelle caratteristiche, posto che c'è sempre a fronte la sovranità dei comuni? Noi saremo costretti a piegare gli incentivi anche a formule di questo genere che, a mio giudizio, rappresentano né più né meno il mantenimento dello status quo. Se ci sono dei problemi che riguardano la comprensione delle diverse fattispecie, che si possono riscontrare nel processo di ricognizione che invece è prescritto dal piano, questo è possibile farlo argomentandolo senza porre dei vincoli, vincoli che non sono neanche vincoli, perché introdurre le parole "di norma" significa prevedere che tutto è possibile, in questo modo però, si introduce una definizione di ambito ottimale che è in contrasto col principio informatore del processo di riordino in cui il piano, per definizione dell'articolo 1 bis, è lo strumento attraverso il quale si definiscono gli ambiti ottimali. Da questo punto di vista la nostra posizione è molto chiara. Aveva un senso l'articolo 3 qualora fosse stato mantenuto il testo originario dell'articolo 1 bis, ma a seguito della modifica introdotta l'articolo 3 è ritenuto dalla Giunta superato ed assorbito dal procedimento che nel nuovo articolo 1 bis è puntualmente disciplinato ai fini della individuazione degli ambiti ottimali che peraltro dovranno persino essere giustificati ed argomentati sul piano della loro conformazione riguardo agli obiettivi da conseguire, riguardo alle preesistenti forme consortili ed alle esperienze di esercizio associato di funzioni sul territorio, un procedimento che quindi consente di ovviare a tutte quelle preoccupazioni che probabilmente hanno dato vita a questa riformulazione.
Per cui io chiedo cortesemente, ai consiglieri che l'hanno proposto, di accedere all'ipotesi di superamento dell'articolo 3 anche nel testo riformulato in quanto ampiamente disciplinato e normato dall'articolo 1 bis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'articolo 3 ed il successivo articolo 6, sono gli unici due articoli di indirizzo di tutto l'articolato. L'articolo 3 in riferimento alle unioni dei comuni e l'articolo 6 in riferimento alle comunità montane. Ora, le osservazioni certamente equilibrate che l'assessore Sanna adesso esponeva, tenderebbero però quasi a sostenere che l'articolo 3 si sovrappone all'articolo 1 bis. Avremmo potuto inserire il contenuto dell'articolo 3 anziché in un articolo autonomo all'interno dell'articolo 1 bis, articolo che però, nel frattempo, è stato già approvato.
Peraltro l'Assessore, in maniera convinta, così come convinti siamo noi, rimarca la sovranità dei comuni che non può in ogni caso essere intaccata, al massimo la Giunta regionale, questo sì, può decidere di non attribuire risorse finanziarie aggiuntive rispetto a quelle di cui i singoli comuni dispongono, a quelle unioni di comuni che si sono costituite per motivi diversi da quelli di razionalizzazione della gestione delle funzioni che fossero eventualmente delegate, quindi, l'osservazione mi pare, sotto questo profilo, un po' fuori portata.
Peraltro, vorrei intervenire tre secondi sul testo dell'articolo 3 che non ho capito perché spaventi e preoccupi tanto sia l'Assessore che il collega onorevole Silvestro Ladu. Si contesta il fatto che preveda almeno quattro comuni per la costituzione dell'unione, ma questo dovrebbe essere, scusatemi, un elemento di garanzia, perché porre un limite al di sotto del quale non si può andare è elemento di garanzia per tutti perché diversamente potrebbe nascere una unione con due soli comuni. Inoltre l'articolo indica un limite minimo e un limite massimo di popolazione, preoccupa quel "di norma" che aprirebbe le porte alla costituzione di unioni in deroga a tali parametri. Beh, non apre niente quel "di norma", ma significa semplicemente che la regola è che ci siano almeno quattro comuni, che abbiano una popolazione nell'insieme ricompresa fra i 5.000 e i 25.0000 abitanti. Ci può essere l'eccezione? Certo. L'eccezione può esserci laddove risulti impossibile, Assessore e onorevole Ladu, una composizione così armonizzata e in relazione al numero e in relazione alla popolazione, ma allora è un'eccezione che in qualche modo è concordata, ma in quanto eccezione conferma la regola, che resta in ogni caso valida. Questo è il ragionamento che ci ha indotto in Commissione a modificare la vecchia formulazione dell'articolo 3, così come peraltro ha abbondantemente argomentato il collega Orrù, e a proporre una nuova formulazione che a noi appare assolutamente necessaria perché di indirizzo, garantista perché fissa dei paletti e affida l'eccezione invece a una valutazione di natura diversa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie. Presidente, io sono contrario all'emendamento numero 70 e prendo atto della profonda e netta presa di distanza della Giunta da questo emendamento. Vi è un fatto politico rilevante nelle dichiarazioni dell'assessore Sanna, che ha espresso, dopo la comparsa del presidente Soru in quest'aula, il parere contrario sull'emendamento predisposto dalla Commissione o meglio dai componenti di maggioranza della Commissione autonomia.
Tali dichiarazioni sono indice di quello scontro tra legislativo ed esecutivo che inizialmente abbiamo posto all'attenzione di questo dibattito, e cioè chi è che deve disciplinare le caratteristiche, gli ambiti, i benefici dell'associazione dei comuni? Lo deve fare il Consiglio o lo deve fare la Giunta? La Giunta per bocca dell'assessore Sanna ha detto: "Vi era nell'originario articolo della legge proposta, e cioè l'articolo 3, una parziale individuazione temporanea dei criteri e dei principi relativi all'unione di comuni", ma il programma individuato nell'articolo 1 bis dalla Commissione doveva essere adottato entro il termine di quattordici mesi, articolo poi modificato con un emendamento della Commissione sul quale la stessa Giunta ha espresso parere favorevole. E allora questo è il problema che abbiamo posto fin dall'inizio della discussione.
Personalmente sono contrario all'emendamento numero 70 per una semplice ragione: perché, come diceva poc'anzi il collega Balia, si vogliono introdurre ulteriori paletti all'unione di comuni, quando si sa che la disciplina legislativa nazionale prevede un minimo di due comuni per cui non è accettabile che in Sardegna si richiedano, per la costituzione dell'unione di comuni, i requisiti di almeno quattro comuni con una popolazione compresa tra cinquemila e venticinquemila abitanti. Il collega Orrù ha citato il Barigadu: io vi invito a guardare i comuni contermini ad Allai, Ruinas, lo stesso Fordongianus che non riescono, anche associandosi, a costituire una base di cinquemila abitanti. Non è assolutamente...
SANNA ALBERTO (D.S.). Samugheo ne conta tremila.
PILI (F.I.). Samugheo non è detto che possa accettare perché potrebbe anche non ritenersi un piccolo comune! I comuni contermini che vanno a costituire l'unione non li decide la Giunta regionale e non li decide nemmeno lei, onorevole Sanna, sono loro stessi a decidere e se i piccoli comuni vogliono aggregarsi e la legge nazionale dice possono farlo anche in due, non si comprende perché si vorrebbe imporre ai comuni piccoli della Sardegna, che hanno caratteristiche demografiche assolutamente diverse rispetto ai comuni delle altre regioni italiane, l'ulteriore gravame di avere una popolazione tra cinquemila e venticinquemila abitanti. Ci sono realtà dove prima di arrivare ad avere cinquemila o venticinquemila abitanti occorre raggruppare decine e decine di comuni.
E' evidente che questa norma va a limitare ulteriormente il potere di associazionismo dei comuni così come definito dalla norma nazionale, che andava attuata in sede regionale disciplinando le funzioni da attribuire e le caratteristiche delle agevolazioni che potevano essere date, ma non limitando il numero dei comuni; soprattutto questa parte politica non può soccorrere una maggioranza e una Giunta che oggi sono di fronte alla resa dei conti. Su questo tema c'è una proposta della maggioranza e della Commissione e vi è un parere contrario della Giunta regionale. Noi vogliamo capire qual è la reale posizione di questa maggioranza considerato che l'onorevole Cugini ha detto: "Non ci sono mai state discussioni, non vi sono stati mai confronti serrati". Oggi vi è un atto chiaro della Giunta regionale che esprime il parere contrario su questo emendamento per cui lo ritirate o lo approvate e noi staremo a vedere come andrà a finire, evidentemente in questa vicenda qualcuno sarà sconfessato rispetto a quella preannunciata rivoluzione delle riforme delle quali questa appare tutt'altro che rivoluzionaria, anzi sembra assolutamente finalizzata a far ritornare indietro i comuni sardi rispetto a quelli delle altre realtà nazionali. Non solo non si semplifica si complica, non solo si complica ma si cerca di limitare ulteriormente il potere di associazione dei comuni sardi derogando alla norma nazionale che disciplina la materia per tutti i comuni di Italia, che prevede un numero minimo di due comuni per una gestione associata delle funzioni, da quelle amministrative a quelle sull'utilizzo degli impianti sportivi, delle biblioteche, alla nettezza urbana e quant'altro. Mi spiegate qual è la ratio di imporre a un comune di doversi aggregare per forza con altri tre, impedendogli di associarsi con quello confinante? Qual è la ratio normativa? Qual è la ratio di carattere finanziario? Se due comuni intravedono nella gestione associata dei rifiuti solidi urbani una convenienza economica per i cittadini perché devono associare anche il comune che magari dista venti chilometri e ripartire i costi del trasporto dei rifiuti su più comuni? Qual è la ratio, se non quella di complicare e di mettere dei paletti che certamente sono contrari alle aspettative dei comuni? Per questo il mio voto sull'emendamento numero 70 sarà contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Intanto intervengo per dichiarare il mio voto contrario sull'emendamento numero 70, ma anche per ritornare un attimino su argomenti che peraltro stiamo affrontando ormai da qualche giorno. In un precedente intervento ho rilevato come accomunare argomenti come quello che riguarda le comunità montane alle unioni dei comuni era un errore, un errore che si sta palesando tale.
Una legge sul riordino delle comunità montane, l'abbiamo detto tutti, era opportuna, era necessaria. Qual è stata la molla che ha fatto scattare l'inserimento delle unioni dei comuni all'interno di questa proposta di legge? Perché le unioni dei comuni sì che creano ulteriori problemi! Allora, se la maggioranza aveva problemi a rideterminare i confini delle comunità montane con queste norme si aggiungono altri problemi. Dico questo perché - qualcuno lo ha già detto - per costituire le unioni dei comuni gli enti locali si associano volontariamente per svolgere assieme alcune delle funzioni che gli sono state delegate, punto. Queste sono le unioni dei comuni; i comuni si possono associare, si possono non associare. Quando si costituiscono in unione di comuni perché lo fanno? Perché fanno economia, perché utilizzano un solo comandante dei vigili urbani, perché utilizzano un solo dirigente dell'area tecnica, perché utilizzano probabilmente un solo segretario generale, perché fanno economia e questo di per sé è un vantaggio. Quindi è una volontà loro: "Ci mettiamo assieme per limitare dei costi e quindi dare maggiori servizi". Non hanno chiesto contributi, non hanno chiesto aiuti, non hanno chiesto niente. Ci sono comuni che sono in questa situazione, è piena l'Italia di unioni di comuni.
Diverso è il caso se riteniamo che queste unioni di comuni debbano impegnarsi a svolgere altre funzioni oltre a quelle che gli sono state delegate, per questo è stata prevista una pluralità di soggetti, lo abbiamo detto, che sono menzionati nel testo unico sull'ordinamento degli enti locali. Ci sono Regioni che per limitare la proliferazione delle unioni dei comuni danno l'incentivo solo alle unioni dei comuni sotto i cinquemila abitanti, cioè a dire stanno privilegiando quei piccoli comuni che più di altri hanno la necessità di associarsi, non un consorzio di comuni o un'unione di comuni di venticinque mila abitanti, caso che non è previsto dalla legislazione nazionale. E' assurdo, non esiste un'unione di comuni di venticinque mila abitanti! E non mi si venga a dire che poi l'indennità del presidente non varia! Onorevole Cugini, non è che dice le cose e poi scappa, c'è scritto qui che al presidente compete l'indennità prevista per i sindaci dei comuni aventi popolazione pari a quella della sommatoria dei comuni che fanno parte di quella unione, cioè a dire che se è un sindaco di un comune di 650 abitanti nel momento in cui assume la carica di presidente dell'Unione avrà un'indennità pari a quella del sindaco di un comune con un numero di abitanti dato dalla sommatoria degli abitanti dei comuni che fanno parte dell'unione.
BALIA (Gruppo Misto). Dove è scritto?
DIANA (A.N.). Dopo lo vediamo, non è argomento che rileva in questo momento. Io voglio solo dire che questo voler vendere al territorio, ai sindaci, agli amministratori, la soppressione di dieci, tredici, quattordici, quindici comunità montane con lo specchietto delle allodole che possono essere sostituite con unioni di comuni, è un fatto negativo, ecco perché dicevo che questa doveva essere una legge solo ed esclusivamente per le comunità montane, punto. Poi avremmo potuto affrontare anche altri problemi, ma non contestualmente, perché in questo modo, lo capite anche voi, create un problema ancora più grosso per voi stessi perché delle 25 comunità montane 22 sono amministrate da vostri amministratori, ed è chiaro che quindi qualche problemino ve lo stanno creando ed è legittimo che lo creino, ma perché infilarci adesso le unioni dei comuni? E' strano che non ci abbiano infilato, onorevole Biancu, i consorzi, che costituiscono una forma di collaborazione felicissima prevista dal testo unico, i consorzi stanno funzionando. Nella Marmilla, per esempio, non hanno costituito unione dei comuni, hanno costituito consorzi che gestiscono in forma associata una pluralità di servizi. C'è qualcuno che li finanzia? C'è un obbligo in capo alla Regione di finanziarli? No, fanno economia, fanno veramente economia, ma con le unioni dei comuni l'economia è ancora più palese, perché le unioni dei comuni nascono per gestire funzioni in forma associata; funzioni non servizi, funzioni ad esse delegate. A quel punto si avrà un segretario generale per quattro o cinque comuni, un capo dell'ufficio tecnico o dei vigili urbani per quattro comuni, stiamo parlando di comuni che hanno un vigile urbano o due vigili urbani, quando li hanno. Nella Marmilla per fare cinquemila abitanti ci vogliono sedici paesi. Sedici! E voi pensate di poter risolvere i problemi in questo modo? Ma li avete visti i collegi elettorali per le provinciali? Ci sono collegi elettorali con diciotto comuni! Ma come è possibile arrivare a 6000 abitanti, a 5500 abitanti? Non è assolutamente possibile, ecco perché tutta questa parte andava stralciata.
Legiferiamo sulle comunità montane, bisticciamo, se vogliamo, o bisticciate con i vostri presidenti, con i vostri assessori, con i vostri amministratori, bisticciamoci anche noi, ma risolviamo una volta per tutte il problema rappresentato in questo momento dalle comunità montane. Non certamente dalle unioni dei comuni che sono abbondantemente normate. E' vero - qualcuno lo ha detto - che dall'agosto del 2000 non abbiamo fatto granché, non era stato fatto niente neanche per dare attuazione al decreto legislativo numero 112 e alla legge numero 54. Non era stato fatto niente onorevole Orrù, certamente, però le comunità montane in Sardegna sono esistite, al di là del fatto che sia stato emanato il testo unico. Ma oggi, se riteniamo e ritenete che le grandi riforme di questa Regione debbano partire dalle comunità montane, benissimo partiamo dalle comunità montane, ritirate questo progetto di legge e ripartiamo dalle comunità montane, punto e basta. Facciamo una bella concertazione e convinciamo tutti insieme i presidenti e gli amministratori delle comunità montane, che è più opportuno e più razionale, si ottengono maggiori risultati se le comunità montane vengono ridefinite e godono di privilegi importanti come quello di svolgere le funzioni associate, per cui è necessario assommare un certo numero di comuni che lasciano pochi spazi ai comuni di una certa dimensione e invece lasciano abbondanti spazi ai comuni di piccole dimensioni che più di altri hanno necessità di essere sostenuti.
Se non si capisce questo ragionamento noi come minoranza continueremo certamente a cercare di capire qual è l'andamento dell'Aula, in questo momento ci pare opportuno sostenere la Giunta, perché questo stiamo facendo, stiamo sostenendo la Giunta! E lo facciamo a viso aperto, siamo convinti di quello che stiamo facendo, perché la Giunta si è opposta a questo emendamento e bene ha fatto l'assessore Sanna, e quindi noi siamo ovviamente portati a votare contro questo emendamento e lo faremo ogni qualvolta ne ravviseremo l'opportunità politica e l'opportunità amministrava. State tranquilli che questo succederà stasera e succederà anche domani, perché a questo punto il ruolo della minoranza non può che essere quello di vigili controllori, cerchiamo di ottenere dei risultati, non cerchiamo di andare con la fotografia sui giornali, perché basta molto meno di un intervento in Consiglio regionale per essere in prima pagina! Per cui chi ha pensato che certi interventi siano determinati dal fatto di voler comparire sui giornali a tutti i costi, credo che farebbe meglio a tacere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io ho cercato di recuperare il tempo che non ci è stato concesso per entrare nel vivo dell'argomento in discussione ed essere alla pari dei colleghi, visto che probabilmente si è preferito che non tutti fossero presenti, e ora capisco il perché. Capisco il perché facendo un rapido esame degli emendamenti di una parte della maggioranza consiliare fino all'altro ieri sconosciuti, emendamenti dell'ultima ora direi, e cerco di comprendere se questa riforma sia realmente una riforma. Ho fatto memoria delle dichiarazioni del Presidente della Commissione in fase di discussione generale e ho fatto memoria anche di quanto da me sostenuto in quella fase di discussione. Il Presidente si lamentava del fatto che ci fossero tanti emendamenti e giustamente, a mio avviso, dal suo punto di vista, perché questa era giudicata una buona legge, anche da me, un inizio per le riforme auspicate da tutti e cavalcate da molti; perciò si sentiva dopo un gran lavoro quasi sconfessato essendo messa in discussione la bontà stessa della legge.
Ho visto ora, e soltanto ora, che su 25 articoli, tolta la norma finanziaria ed altri articoli meno importanti nel merito, il cinquanta per cento sono emendati dalla stessa maggioranza; ed allora mi chiedo: contrariamente a quanto avete fatto voi, Presidente, se avete necessità di un'ulteriore sospensione noi siamo favorevoli perché comprendiamo le difficoltà che ci sono tra una parte della maggioranza ed un'altra parte della maggioranza, e tra la maggioranza e la Giunta, perché noi siamo rispettosi delle istituzioni. Perciò se voi ritenete che possiamo evitare questa spiacevole situazione in cui si manifestano le diversità di vedute, le contrarietà che non sono state superate nelle ripetute e continue richieste di sospensione, badate bene che questa legge noi la stiamo esaminando ufficialmente dal 21 di luglio, ufficialmente, ufficiosamente dal 15 perché si sono chieste sospensioni continue per non arrivare alla discussione in Aula e questo mentre si agita la bandiera del Regolamento che dovrà velocizzare e innovare la capacità di produrre di questo Consiglio. Spero vi rendiate conto che non stiamo producendo nulla e costando parecchio!
Perciò quando si esaminano questi emendamenti, ed io devo dire che ho ascoltato, senza grande soddisfazione, le motivazioni del parere di remissione all'Aula dell'Assessore, che praticamente ha chiesto a chi vorrà prendere in considerazione le parole della Giunta, di rigettare l'emendamento numero 70, ed io pur essendo convinto che questa fosse una legge il cui iter andava velocizzato e che apriva alle riforme, e perciò che gran parte gli emendamenti andavano discussi tra chi le riforme le deve fare, cioè il Consiglio regionale, do ragione alla Giunta in questo caso e concordo con quanto dichiarato dai colleghi che mi hanno preceduto, l'onorevole Diana e l'onorevole Pili, che bene hanno spiegato le ragioni del nostro voto e non vorrei tornare su questo argomento.
Io credo che in una legge quando si scrive "di norma" si stia praticamente cercando di far sì che la norma non sia rispettata; allora, mi sto chiedendo: non è che l'unione dei comuni, che io non vedo utile e necessaria, serva a ricostituire sotto diverso nome le comunità montane che volete abolire? Non è che poi alla fine, tirando le somme, perché i bilanci si fanno in maniera analitica, voce per voce, poi si costituiscono le macro-aree che magari ci costano di più. Non è che magari state pensando che i componenti della comunità montana, assessori, presidenti e quant'altro, che non riuscite a piazzare nelle comunità montane il cui numero state sempre di più aumentando, li volete mettere nelle unioni di comuni?
Io faccio una domanda perché sono ignorante in materia, lo dichiaro, a cosa servono le unioni dei comuni? A cosa serve disciplinare le unioni dei comuni in questa legge? Per utilizzare in forma associata i funzionari? Si possono istituire comunque senza questa legge a beneficio di diversi comuni che si associano, comunque e in ogni caso; a cosa serve? Per fare un progetto comune? Si può fare comunque è previsto anche nelle leggi sui POR, è previsto in quelle sui PIA, è previsto nelle leggi di finanziamento per gli investimenti; allora mi chiedo: non è che servano per sistemare tre o quattro assessori o qualche presidente?
Io ho visto che avete dato parere negativo, lo vedremo anche in seguito, sull'emendamento da noi proposto che prevede quattro Assessori e non sei per le comunità montane, è un po' ridicolo che non si accetti questo emendamento, visti i presupposti, visto che possiamo concordare sulla necessità di fare davvero le riforme e di farle seriamente; allora io non vorrei che ci stessimo incartando, che da una legge che aveva degli obiettivi, presumo, sani, da una legge che voleva realmente aprire alle riforme in questo Consiglio ci stiamo pian pianino incanalando nella solita legge all'italiana, definiamola in questo modo, così saremo in buona compagnia, che cerca di riformare non riformando niente e complicando quello che già esisteva.
Non è che l'esito finale di questa legge, dove non si esprimono chiaramente alcuni passaggi - sull'articolo 1 bis non sono potuto intervenire tempestivamente, però, i colleghi e voi tutti avete sostanzialmente detto tutto quello che c'era da dire pur votando un emendamento che a mio avviso complica ulteriormente, ma ovviamente non mi è consentito tornare su emendamenti e su articoli che abbiamo già votato - se valutiamo la fase di avvio di questa legge e questa discussione, sia quello davvero di istituire l'assessorato della complicazione affari semplici? Cioè ci stiamo incartando! Stiamo complicando sia l'unione dei comuni e, lo vedremo in seguito, anche questo avvio di riforma delle comunità montane.
Ecco perché dico, siccome non è in atto uno scontro politico e non ci deve essere, nel senso che quello che diciamo qui e quello che decideremo non è una vittoria di una parte sull'altra, non è la vittoria della Giunta sulla sua maggioranza visto che oggi sostengono posizioni divergenti, perché io sto pensando, in fase di dichiarazione di voto chiarirò meglio il mio concetto, che forse sarebbe meglio astenersi e lasciare a voi decidere chi è che ha ragione: la Giunta o questa maggioranza. Perché state emendando un articolo che avete approvato all'unanimità in Commissione, lo stanno emendando quegli stessi che l'hanno approvato, e state andando contro il parere della Giunta che, guarda caso, in questo momento noi condividiamo. Ma a cosa servirà l'appoggio dei voti della minoranza alla posizione della Giunta? Ben poco se sarete uniti; ed allora non è meglio chiarire che è un problema vostro, ma purtroppo i problemi vostri e nostri non li paghiamo noi, li pagano quei signori che stanno passeggiando laggiù in via Roma e da altre parti. Allora, non sarà meglio fermarsi un attimo e cercare di capire che gli effetti di questa legge li pagheranno altri e non istituire l'assessorato complicazioni affari semplici? Perché vi state incartando e noi non vorremmo incartarci con voi!
Perciò non sarebbe il caso non di riportare il testo in Commissione, cosa che non farete perché siete anche presuntuosi e avete poca considerazione di quelli che stanno fuori, ma quanto meno di fare una sospensione che noi siamo pronti a concedervi perché comprendiamo il vostro momento di difficoltà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Ho voluto prendere la parola, anche se non ne avevo alcuna intenzione, per cercare di cambiare almeno il tono usato da questa mattina, perché ho la sensazione che siano sempre gli stessi colleghi ad occuparsi delle problematiche affrontate da questo provvedimento che è arrivato in Aula oggi. Solo ed esclusivamente per questo e per testimoniare dal vivo una mia esperienza personale fatta negli anni Ottanta, quando presiedevo un comprensorio di tredici comuni con venticinquemila abitanti, ed i colleghi cosiddetti politici di quel periodo mi dicevano: come mai i politici non vengono mai a far visita ad un paese che fa ottocento abitanti, seicento abitanti? La mia risposta era quella di dire che loro preferivano andare nel rione di Latte Dolce in quel di Sassari perché da solo comprendeva 28 mila abitanti; quindi piuttosto che girare tredici comuni del mio comprensorio preferivano fare la visita in un rione della città.
Però ritorno all'argomento in questione; mi ha fatto sorridere qualche esponente della Giunta e della maggioranza che diceva che questa è la stagione delle riforme. Se per riforme intendiamo questa legge ho la sensazione che stiamo portando all'attenzione dei nostri elettori ben poca cosa perché l'effetto di questa normativa è molto semplice. E' semplice innanzitutto perché aggiungiamo danno a danno; la nostra posizione è quella della eliminazione totale delle comunità montane, come aveva sostenuto il presidente Soru,. Qua nessuno esplicitamente lo ha detto, lo ha detto soltanto il collega Biancareddu che ha presentato un emendamento, il numero 4, che voteremo con molto piacere. E dico anche perché. Perché durante quella esperienza come presidente del comprensorio, quando Mario Melis voleva giustamente abolire i comprensori che erano delle associazioni di comuni più che altro con funzioni di programmazione, la proposta che allora fu avanzata nel mio comprensorio fu quella di costituirci in consorzio di comuni per poter erogare, senza aggravio di spese per la comunità, tutti quei servizi che i comprensori allora non erogavano. Quindi praticamente stiamo percorrendo venticinque anni dopo una strada che era stata ipotizzata negli anni Ottanta.
Oggi, invece, si vogliono riproporre nuovamente le comunità montane seppur ridotte, sapendo, anche a detta di funzionari che vi lavorano, che sono un fallimento sotto ogni profilo ed aspetto. Abbiamo in Sardegna, come è stato ricordato, otto province che dovranno assumere il ruolo di unico ente intermedio, avrei capito questo discorso se lo avessimo fatto quando addirittura si pensava di abolire le province per creare nuovi enti intermedi. Questo non è avvenuto e non capisco per quale motivo questa grande era di riforme si voglia iniziare con il passo falso dell'istituzione delle comunità montane.
Molti colleghi che mi hanno preceduto, con dati alla mano, hanno confermato la mia previsione nel senso che ridurremo le comunità montane ma aumenteremo in un modo smisurato quegli enti che peseranno poi sulla finanza pubblica che il presidente Soru, praticamente, ha sempre predicato di dover contenere, e per questo motivo è tacciato da più parti di pensare solo alla riduzione delle spese; quindi, io direi che bisognerebbe fare una riflessione e se questa legge sul riordino delle comunità montane è diventata un pezzo molto importante - come qualcuno ha detto - della riforma della Regione, credo che sia doveroso fermarsi per riflettere, per vedere se non sia il caso magari di promuovere la costituzione di associazioni dei comuni, perché ci sono troppi enti, dal consiglio delle autonomie che è stato costituito sul modello della conferenza Stato - Regioni, a tutti gli altri enti che abbiamo qui in Sardegna. Mi sembra che sia anche giustificabile il riordino di alcuni enti di secondo livello perché anche di quelli ne abbiamo troppi ed adesso ne vogliamo aggiungere anche altri dicendo di voler procedere al riordino delle comunità montane, mi sembra un controsenso. Credo che questa legge non sia fatta solo ed esclusivamente per andare incontro alle esigenze dei cittadini, come voi dite, perché se voi andate a controllare bene la legge si basa solo ed esclusivamente su un requisito altimetrico, non prende in considerazione requisiti legati alla situazione socio - economica delle diverse realtà. Il collega Biancareddu, nell'illustrare un emendamento, ha detto una cosa molto molto importante. Di queste comunità montane addirittura ne abbiamo alcune che includono comuni costieri e ha citato Porto Cervo che risulta far parte di una comunità montana, mentre il comune di Laerru che è in una zona depressa, che più depressa non si può, non fa parte di alcuna comunità montana.
Quindi, io sto dicendo che noi avremmo dovuto fare un riordino degli enti, però utilizzando l'associazione dei comuni e ponendo in capo alle province la gestione di queste realtà, in questo modo sono convinto che fa'avremmo reso un grande servizio al cittadino sardo, perché le province sono ormai otto e presidiano in un modo capillare il territorio, addirittura abbiamo province con 50.000 abitanti a fronte di comuni come Quartu Sant'Elena che mi sembra abbia 60.000 abitanti. Le province con i comuni che sono gli enti più antichi, quelli storici, quelli radicati veramente nel territorio e che conoscono le esigenze dei cittadini che vi abitano, potrebbero benissimo usufruire, se ne hanno i requisiti, ed è di questi che dobbiamo discutere, di tutti i proventi che vengono sia dalla Regione, sia dallo Stato sia dall'Europa.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 70. Effettivamente il fatto che ci sia scritto "di norma" rispecchia quello che mi disse un segretario comunale che avevo in quegli anni, che mi fece notare effettivamente la farraginosità delle leggi attuali a confronto di quelle del 1890 che erano chiare, limpide e trasparenti, e qualunque persona le leggesse capiva che cosa vi era scritto. Qui addirittura su tre righe abbiamo voluto aggiungere l'inciso "di norma", io poc'anzi ho fatto un esempio di comprensorio in cui venticinquemila abitanti venivano raggiunti assommando quelli di tredici comuni. Quindi, se in questo articolo 3 si cassassero le parole "di norma" evitando di dare tutte quelle interpretazioni filosofiche o i bizantinismi vari, io sono convinto che faremo capire più chiaramente che cosa vogliamo dire e quale tipo di legge vogliamo dare ai sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regionee. Grazie signor Presidente, ritengo anch'io che questa legge non possa essere vista come una mera, seppure importante, normativa di soppressione delle comunità montane ma è una parte importante del processo di riforma delle autonomie locali della Regione, e per questo va vista con molta attenzione, così come è stata vista, ed è stata oggetto di un processo continuo di miglioramento che eventualmente potrà ancora continuare in quest'Aula e deve essere, ritengo, compresa interamente con chiarezza
Le comunità montane così come le abbiamo conosciute sono soppresse, sono cancellate, non esisteranno più, non è che ne esisteranno di meno; non esisteranno più così come le abbiamo conosciute, con un presidente eletto al di fuori dei sindaci che la compongono, con delle giunte pletoriche di dodici persone, con il ruolo di ente intermedio tra i comuni e le province e con delle funzioni autonome. Queste comunità montane non esisteranno più; si tratterà semplicemente di unioni composte da comuni che hanno le caratteristiche, per la legge nazionale, di comuni montani; si tratta di unioni di comuni montani e non più di un ente intermedio. Non esisterà più un presidente della comunità montana eletto al di fuori dei sindaci dei comuni che la compongono, ed essere uno dei sindaci dell'unione dei comuni significa che non ci sarà più un incarico retribuito di presidente della comunità montana, non ci saranno più dodici assessori ma ce ne saranno cinque e non saranno più retribuiti come assessori del comune di fascia composta dalla sommatoria di tutti i comuni della comunità ma del comune più grande...
LA SPISA (F.I.). Bisogna cambiare il testo.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Non credo, bisogna leggerlo! Quindi, le comunità montane non esisteranno più come le abbiamo conosciute e, con questa riforma, ci saranno trecento posti circa di assessori di comunità montane che spariscono, assessori che pesavano sulle...
DEDONI (Riformatori Sardi). Stanno chiedendo da 10 anni e passa, questo, le comunità montane.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Quindi, accadrà adesso che trecento assessori non ci saranno più. Credo che sia un momento importante sia per la limitazione del costo di quest'apparato, ma anche per la semplificazione che ci sarà della Pubblica Amministrazione.
Le unioni dei comuni non sono altri enti che peseranno sui cittadini, sono semplicemente associazioni che si formeranno col presupposto di risparmiare e di dare dei servizi più efficienti a tutti i piccoli comuni della Sardegna. Ci sono una pletora di piccoli comuni - come sapete - che non hanno la possibilità di gestire in maniera autonoma e minimamente efficiente servizi importanti come quelli della polizia locale, come quelli relativi alle politiche sociali e a volte anche dell'urbanistica, della gestione dei rifiuti solidi urbani, dei servizi sportivi, culturali, delle biblioteche e così via. Si tratta di associazioni che non prevedono la composizione di giunte, che non prevedono costi aggiuntivi di nessun tipo per la comunità, danno la possibilità di erogare servizi migliori ai cittadini e di risparmiare. Perciò questa è una legge importante di riforma degli enti locali della Sardegna e non credo che sia possibile in alcun modo che qualcuno, nemmeno con la vista più debole possibile, possa immaginare che sia un'occasione di moltiplicazione di posti di alcun genere e di occasioni di lavoro per qualcuno.
LA SPISA (F.I.). Il testo della legge va letto; non offenda il Consiglio, per favore!
PRESIDENTE. Colleghi c'è la possibilità di iscriversi a parlare. L'onorevole Capelli è iscritto a parlare, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io credo che la richiesta di sospensione sia più che mai opportuna, così avrete anche modo - cerco di esprimermi con un linguaggio noto al Presidente della Giunta - di collegare il file! Cioè di dialogare sullo stesso file, perché quello che lei ha detto, Presidente, non fa parte del testo all'ordine del giorno di questa seduta. Lei ha parlato di unione dei comuni montani, noi stiamo parlando dell'unione dei comuni e non necessariamente montani; ha parlato di cinque assessori e ne prevedete sei, a meno che non abbia intenzione di presentare emendamenti dell'ultima ora, noi ne abbiamo proposto quattro. Ha parlato di assenza di oneri aggiuntivi dell'unione dei comuni e di assenza di assessori, ma io credo che lei stia parlando di un'altra legge, non sta parlando della legge oggi in discussione. Non ha evidentemente avuto modo di esaminare né il testo della legge, né il testo degli emendamenti che voi avete presentato. Per cui vede, Presidente, le comunità montane a meno che non si vada al 20 di agosto, se prima di quella data si approverà questa legge, esisteranno e continueranno ad esistere. Noi addirittura continuiamo a dire che bisogna definire quante devono essere le comunità montane e voi vi rifiutate di farlo. Forse non sa che sono stati accolti degli emendamenti dalla Commissione e, quindi, presumo, lo saranno anche dal Consiglio, che prevedono che i presidenti delle comunità montane non debbano per forza essere sindaci; forse non è stato informato adeguatamente ed allora cerchiamo di ricollegare il file!
(Interruzione)
Dunque, io credo gli emendamenti di averli letti, poi purtroppo non ci avete dato la possibilità di partecipare alla seduta di Commissione di stamattina perché evidentemente a qualcuno faceva comodo che noi non partecipassimo e continuo a dire che, nonostante a noi non sia stata concessa la sospensione che abbiamo richiesto, secondo me anche violando una prerogativa del consigliere, ma questo è un altro discorso, sia opportuno prendere visione degli emendamenti, poi l'Aula deciderà se approvarli o meno, giusto? Perciò gli emendamenti ci sono! Il contenuto lo vedremo nel momento in cui discuteremo ciascun emendamento, se poi invece ci sono dei relatori che danno notizie diverse da quelle che sono le intenzioni politiche dei gruppi questo è un altro discorso; allora, cerchiamo di rimettere il Presidente nelle condizioni di poter intervenire, magari potrà anche riprendere la parola sull'articolo o per dichiarazione di voto, non so, però io voglio essere cortese e dargli la possibilità di intervenire appropriatamente, perciò gli dico: Presidente, stiamo parlando di un'altra cosa. Se desidera magari possiamo anche fare a meno di tenere a memoria quello che ha detto, così riprendiamo da capo, dal primo file, e ci ricolleghiamo!
Allora noi stiamo parlando della proposta di legge numero 89/A e, precisamente, in questo momento, stiamo facendo le dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 70, proposto da una parte del Consiglio, con l'espressione di parere contrario da parte della Giunta. Perciò io confermo l'astensione dal voto su quest'emendamento perché ritengo che sia un problema tutto vostro, l'ho già detto prima, lo ripeto per quelli che erano assenti, così gli assenti si potranno ricollegare velocemente all'argomento che abbiamo in discussione oggi. Credo che sia opportuno evitare di fare delle apparizioni in quest'Aula intervenendo su un argomento che non si conosce, fosse fatto da un consigliere regionale sarebbe già grave ma fatto dal Presidente della Giunta lo è ancora di più!
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, siamo in sede di dichiarazioni di voto sull'emendamento soppressivo totale numero 87 e non del sostitutivo totale numero 70, che verrà messo in votazione successivamente, chiedo scusa soltanto perché anche noi abbiamo a volte delle difficoltà a seguire l'ordine dei lavori. Io ho iscritto a parlare, ripeto, sul soppressivo totale numero 87 l'onorevole Diana.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, la prima volta che mi sono recato in Spagna gioco forza sono andato a vedere una corrida e dal primo momento mi sono schierato dalla parte del toro, chissà perché! Però mi sono schierato dalla parte del toro e pur essendo nato e cresciuto anche a contatto con questo genere di quadrupede ho privilegiato i quadrupedi ai bipedi in quel momento. Mi sono ricordato di questa ormai ultratrentennale esperienza, perché non avevo ancora venticinque anni e, quindi, da allora è passato tanto tempo e sono sicuro che se dovessi andare a vedere di nuovo la corrida probabilmente mi schiererei ancora una volta dalla parte del toro! In qualche maniera quello spettacolo mi aveva fatto un effetto brutto. Mi aveva creato qualche problema.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE Paolo FADDA
(Segue DIANA.) Mi sembrava ingeneroso stare dalla parte del torero e stasera, come dire, mi sono ritrovato quasi quasi nella stessa situazione. E dico questo, presidente Soru, non perché voglia utilizzare questa metafora, per venirle in soccorso, però la tentazione ce l'avrei! E non so se riuscirò a sottrarmi alla tentazione di venirle in soccorso. Come? Beh, certo, per un Presidente partecipare sempre e comunque ai lavori dell'Aula diventa difficile, per cui si finisce col perdere delle parti magari importanti degli interventi che si sono succeduti; le premetto che ci sono stati interventi importantissimi dal punto di vista politico, guardi abbiamo sentito in questi due giorni dei ragionamenti di grande livello e di grande spessore, li abbiamo sentiti dall'onorevole Cugini, dall'onorevole Maninchedda e dall'assessore Sanna; abbiamo sentito interventi di grande spessore politico che servivano certamente a fare chiarezza all'interno della maggioranza, forse non ci si è riusciti e probabilmente se lei ne avesse avuto conoscenza sarebbe intervenuto prima e non ci saremmo trovati in questa situazione. Certo è che io oggi non me la sento di non schierarmi dalla parte del toro, continuerò ancora a schierarmi dalla parte del toro! Perché in questa circostanza, in quest'aula che rischia di diventare un'arena, io penso che l'unico che non ha responsabilità di quello che è successo sia proprio il Presidente. Qualcuno mi chiederà perché. Intanto, voglio dire, non ha responsabilità nel senso che la sua intenzione, e lo ha detto molto chiaramente, era quella comunque di vedere un qualcosa di diverso dalle comunità montane, per cui io credo che gli input che il Presidente aveva dato erano veramente di arrivare ad un qualcosa di diverso. E con questa convinzione probabilmente il presidente Soru è venuto qua, forse è venuto per verificare se i toreri e se tutto il contorno agiscono nel rispetto di certe norme, se seguono le direttrici enunciate in campagna elettorale sulla grande riforma della Regione. L'ho detto l'altro giorno, presidente Soru, questa è la prima legge di riforma, ho detto anche che forse questa è la prima legge che questo Consiglio regionale affronta, ho tralasciato di considerare la legge sulle coste perché certamente è una legge di grande importanza contrastata da noi, ma comunque è una legge rilevante; tutto il resto è routine: assestamenti finanziari, piccole modifiche di leggi che servono per variare i numeri nell'autorità d'ambito, insomma cosettine di poco conto! Questa era la prima legge che veniva in Consiglio regionale e doveva...
PRESIDENTE. Onorevole Diana ha terminato il tempo a sua disposizione, pertanto le tolgo la parola; lo sa, lo faccio con tutti, mi dispiace.
DIANA (A.N.). Hanno continuato tutti; non può interrompere me!
(Interruzione del consigliere Diana)
PRESIDENTE. Questo tono non lo usi perché lo faccio per far rispettare il Regolamento. Onorevole Diana può rintervenire dopo.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C). Grazie Presidente e colleghi, io pregiudizialmente devo ringraziare il presidente Soru perché finalmente un collega, anche se di diverso rango, perché è il Presidente della Giunta, ha sposato in pieno la mia tesi; finalmente uno che parla chiaro. Presidente, i suoi Assessori e la sua maggioranza, quando parlano di questa legge, non sono pratici come lei; l'assessore Sanna fa filosofia, ieri ci ha parlato di Montesquieu, di Rousseau, e siamo contenti di seguire queste lezioni. L'assessore Dadea ci parla di riforma del Titolo V, di separazione dei poteri, di vari livelli intermedi di amministrazione, e grazie anche a lui. Gli altri colleghi di maggioranza dicono che è la prima riforma ben fatta eccetera, eccetera, però, poi cosa comporta in termini pratici nessuno ce lo dice. Lei, presidente Soru, che è un uomo pratico ce l'ha detto; ha detto finalmente che c'erano 25 presidenti di comunità montana, 300 assessori, io le dico anche quanti erano i componenti delle assemblee, c'erano 870 membri nelle assemblee e questo sistema andava riformato; però, Presidente, questa legge non raggiunge lo scopo che credo, almeno in parte, era simile a quello che volevo raggiungere io, cioè una razionalizzazione, qua prima si dice una cosa e poi se ne fa un'altra. Perché quando per comune montano s'intende anche un comune che è a livello del mare, però confina con un comune montano e per ciò soltanto diventa automaticamente montano...
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Ma non è vero! Non ha letto la legge.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Poi leggiamo l'articolo! Quando un comune diventa montano perché ha un picco di 600 metri (Olbia si salva perché Tavolara è di 500 altrimenti sarebbe montana anche Olbia), quando un comune diventa montano solo perché è intercluso tra comuni montani ma può essere anche in una depressione, però diventa montano, sono deroghe che fanno diventare montani tanti comuni, e poiché le comunità montane che si prefigurano in questa legge hanno un esecutivo di un presidente e sei assessori, e con questa legge le comunità montane diventeranno da 25 a 16, c'è un risparmio ma non così grande. Io sto cercando di leggere la legge. Se poi i comuni che non fanno parte delle comunità montane sono giustamente legittimati a costituire unione di comuni e le unioni dei comuni hanno il presidente più sei assessori...
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Ma non è vero! Non ha letto la legge!
BIANCAREDDU (U.D.C). Vi vedo un po' scomposti, come mai?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Pinna!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Pinna lei è sempre così calmo e sereno, si iscriva a parlare, onorevole Pinna.
BIANCAREDDU (U.D.C). Presidente, chiedo di recuperare il tempo che mi stanno facendo perdere! Leggo testualmente l'articolo 2,: "L'organo esecutivo è composto da più di quattro membri oltre il presidente per l'unione dei comuni con popolazione fino a ventimila abitanti", c'è scritto, l'avete scritto voi.
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu si rivolga alla Presidenza.
CUGINI (D.S.). Meno male che fai parte della Commissione!
BIANCAREDDU (U.D.C). Poi passiamo alle comunità montane. "L'organo esecutivo non può essere composto da più di sei membri oltre il presidente". Quindi prima le scrivete le cose e poi vi scandalizzate se uno le legge.
Poi, Presidente, deve sapere che se un sindaco - lei ha detto che non c'è il cumulo tra le indennità - è il sindaco di un comune di cinquecento abitanti e diventa presidente della comunità montana di ottantamila abitanti, invece di guadagnare cinquecento euro guadagna cinquemila euro, quindi la differenza sono 4500 euro, giusto per essere chiari e coerenti. Presidente, lei prima ha detto, mi scusi se mi ripeto, che siccome il presidente è un sindaco non c'è aggravio di spesa. Io le faccio un esempio di un sindaco che diventa presidente di una comunità montana, se è un sindaco di un comune di cinquecento abitanti o di mille abitanti guadagna una indennità di cinquecento euro, se diventa presidente di una comunità montana di cinquantamila abitanti - come potrebbe essere - prende la differenza, e quindi il risparmio è solo della cifra corrispondente all'indennità che lui percepiva da sindaco. Quindi anche in questo caso, senza nasconderci, c'è un aggravio di spesa! E così per gli assessori, altrimenti voi...
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu può continuare per un altro minuto.
BIANCAREDDU (U.D.C). Scrivete chiaramente queste cose e automaticamente succede questo!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego, siccome vogliamo andare velocemente, aiuti la Presidenza.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, all'inizio di seduta ho apprezzato l'intervento che ha fatto l'onorevole Pietro Pittalis quando ha detto all'Aula a quale comportamento avrebbe improntato le proprie determinazioni e nello specifico relativamente a questo progetto di legge. Inizio ad apprezzare molto meno altri colleghi che sono intervenuti che, Presidente, mi sia consentito, non hanno parlato nel modo più assoluto dell'articolo in discussione e hanno richiamato articoli successivi interpretandoli a modo loro, senza che vi sia possibilità di replica perché non stiamo discutendo quegli articoli, così facendo si comportano da imbonitori, non ho capito a favore di chi né perché. L'intervento corretto, quasi cortese per certi versi, dell'onorevole Diana è preceduto da un intervento durissimo dell'onorevole Capelli, che anche nei richiami che ha fatto nei confronti del Presidente era, onorevole Capelli, sopra le righe, a dir poco. Inoltre l'onorevole Capelli si ostina a suggerire di accantonare gli emendamenti in esame. Però, onorevole Presidente del Consiglio, mi rivolgo a lei ora per dire che non riteniamo di dover sospendere alcunché, per un motivo semplice, perché avevamo chiesto di sospendere l'esame dell'articolo 3, non di sospendere i lavori, per discutere prima gli articoli 4 e 5; l'articolo 3 lo avremmo esaminato magari domani mattina. Lo dico con molto rispetto, ma anche con molta sorpresa, il Presidente del Consiglio che presiedeva in quella fase, e che era l'onorevole Spissu, non ha accolto la nostra richiesta per una obiezione dell'onorevole Oppi, quasi che l'onorevole Oppi possa esercitare in quest'Aula una specie di diritto di veto. Onorevole Oppi, lei non è un dominus, a quella sua osservazione che diceva: "Andiamo avanti esaminando l'articolo 3", ripeto, lo dico con molto rispetto per il Presidente…
OPPI (U.D.C.). Perché lo dice a me? Lei è intelligente, avrebbe dovuto chiedere che la proposta fosse messa in votazione!
PRESIDENTE. Onorevole Oppi!
BALIA (Gruppo Misto). Il Presidente, a mio avviso, in base al Regolamento, così come altre volte è avvenuto, avrebbe dovuto chiedere che l'Aula si esprimesse. Ha accolto invece quella richiesta di andare avanti con l'esame dell'articolo 3 e adesso l'onorevole Capelli, da uomo molto cortese, porge la mano a questa maggioranza e suggerisce l'ipotesi di un rinvio.
Allora mentre dichiaro che voterò contro sull'emendamento numero 87, presentatore Ladu, chiedo, Presidente, che dopo le dichiarazioni di voto si passi alla votazione degli emendamenti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balia, avrebbe anche potuto fare queste osservazioni quando c'era il Presidente del Consiglio. Sarebbe stato più corretto.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Presidente, io dichiaro il mio voto favorevole sull'emendamento in discussione, ma credo che sia utile sottolineare che questo numero elevato di dichiarazioni di voto su questo emendamento nasce evidentemente non solo dall'esigenza di motivare il voto a favore o contro, ma di esprimere la sorpresa di quest'Aula, certamente di questa opposizione, per la estemporaneità, la superficialità e l'assenza di rispetto per l'Aula che il Presidente della Regione ha manifestato con la sua dichiarazione di voto. Il Presidente della Regione fa delle apparizioni rapidissime, come è evidente anche in questo momento, saltuarie e fugaci, nel senso che si tratta soltanto di spot, di comunicati stampa estemporanei e imprecisi, e perciò irriguardosi nei confronti dell'Aula, dimostrando evidentemente di non conoscere neanche il testo della legge in discussione, com'è evidenziato dal fatto che indica il numero dei componenti degli organi esecutivi, delle comunità montane o delle unioni di comuni montani, con assoluta imprecisione, facendo capire che si tratta di una grande riforma che tende a razionalizzare la spesa oltre che il sistema organizzativo di questi enti indicando numeri ben precisi ed essendo assolutamente impreciso, però, sul testo di questa legge. Noi crediamo che quest'Aula, e speriamo che ciò accada anche fuori da quest'Aula, cominci a percepire la stanchezza, la noia rispetto a un atteggiamento del Presidente della Regione che davvero è assolutamente inqualificabile.
Come ha già detto il collega Diana, noi comprendiamo che per impegni istituzionali il Presidente possa anche non essere sempre presente e partecipare attivamente e costantemente ai lavori del Consiglio regionale, possiamo anche ammettere che ciò succeda, contrariamente alla prassi seguita anche nelle precedenti legislature, e siamo certamente molto rispettosi di questa esigenza concreta considerando, con un'interpretazione di buona fede, che sia, nell'interesse della Sardegna, impegnato in altre occupazioni speriamo veramente istituzionali, sempre istituzionali. Diamo il beneficio della buona fede a tutti, anche al Presidente, ma non possiamo ammettere e accettare che quest'Aula venga sistematicamente offesa, come nell'occasione in cui il Presidente è venuto qui a spiegare le ragioni della sostituzione di un Assessore, e lo ha fatto con due parole comunicando semplicemente e in modo laconico una decisione già presa, come ha fatto in questo momento giustificando la ratio di questa legge in maniera assolutamente demagogica, dimostrando chiaramente di essere ignorante anche sui dettagli certamente non secondari di questa legge. Quest'Aula è stanca di questo atteggiamento e chiediamo anche alla Presidenza di essere più attenta su questo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Avrei voluto che fosse presente il Presidente della Giunta regionale, perché credo che bisogna chiarire subito alcune sue affermazioni, perché prima di andare avanti effettivamente noi vogliamo capire qual è l'esatta posizione della Giunta regionale in merito a questa legge.
Il Presidente ha detto, e io non ho dubbi che lui lo pensi veramente, che l'unione di comuni è presieduta da uno dei sindaci dei comuni e che non ha un'indennità, e che non c'è una giunta nell'unione di comuni. L'articolo 2, non che stiamo discutendo ma che abbiamo già approvato, al comma 4 dice: "L'organo esecutivo, che deve essere espressione della maggioranza dell'organo assembleare, non può essere composto da più di quattro membri oltre al Presidente per unioni con popolazione fino a ventimila abitanti e da più di sei membri oltre al Presidente per le unioni con più di ventimila abitanti". L'abbiamo già approvato, non è che lo stiamo discutendo! Noi abbiamo già approvato una legge che prevede un esecutivo dell'unione di comuni formato da cinque o sette membri. Poi, lui dice: "Le unioni di comuni sono improntate al risparmio" E' giusto, cioè le unioni di comuni sono fatte per fare in modo che più comuni possano usufruire delle professionalità di cui ciascun comune dispone, un ingegnere capo, un ragioniere capo, il segretario comunale. Non è così! Noi praticamente stiamo approvando una legge che, guardate bene cosa dice al comma 6 dell'articolo 2, già approvato anche questo, siccome non si fa riferimento alle indennità di carica...
LICHERI (R.C.). Sta parlando di un'altra cosa! Stiamo parlando dell'emendamento numero 87 all'articolo 3.
LADU (Fortza Paris). Leggi la legge, non l'hai vista! Al comma 6 dice: "Per quanto non previsto si applicano le disposizioni del decreto legislativo 28 settembre 2000, numero 267, (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali)". Allora, non bisogna aver frequentato le scuole superiori o l'università per capire che sulle indennità di carica si fa riferimento al decreto legislativo 267, che dice esattamente le cose che abbiamo detto prima, che per esempio nelle unioni di comuni di trentamila abitanti, il presidente avrà una indennità pari a quella del sindaco di un comune con trentamila abitanti e così via. Quindi noi stiamo dicendo una cosa e stiamo facendo l'esatto contrario di quello che stiamo dicendo.
Siccome credo che stiamo facendo un danno alla Sardegna con questa legge, penso che ci siano ancora le condizioni per rivedere questo obbrobrio che noi stiamo approvando, che veramente servirà per scialacquare le risorse della Regione per pagare consigli d'amministrazione ed esecutivi che non credo che servano a granché, perché l'unione di comuni è prevista con un'altra logica, che è quella di un'associazione di comuni vera che serve per risparmiare e non per sperperare risorse come prevede questa legge.
Pertanto l'emendamento numero 87 che io ho presentato, che è soppressivo totale, chiaramente è finalizzato soprattutto al ritiro di questa legge perché in queste condizioni stiamo approvando una legge che avrebbe dovuto essere di riordino delle comunità montane ed invece è un papocchio che danneggerà tutti gli enti locali della Sardegna.
PRESIDENTE. Quindi lei voterà a favore del suo emendamento, così dichiara.
LADU (Fortza Paris). E' logico!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Un collega, mi pare il collega Biancareddu, invitava a non fare filosofia e a parlare in concreto della legge. Io lo farò dichiarando che voterò contro l'emendamento del collega Ladu. Sono convinto che ci sia bisogno di indicare in legge un minimo di parametri che regolino sia l'azione della Giunta nel delimitare gli ambiti dell'unione di comuni, sia l'azione dei comuni nell'aggregarsi. La Commissione indica un parametro anche minimo di cinquemila abitanti; si è discusso anche all'interno della maggioranza e con la Giunta se indicare un parametro basso possa incentivare più aggregazioni dei comuni. Io ho molta fiducia nell'intelligenza degli amministratori locali e sono convinto che le aggregazioni, anche in relazione alle decisioni di competenza della Giunta, avverranno sulla base di quelle che abbiamo sempre definito identità storiche e culturali di quelle comunità e che quindi ci sarà un'azione molto seria e concreta su quello che avverrà.
Si voleva evitare che dei comuni fossero forzatamente obbligati ad aggregarsi con altri per gestire i servizi quando non c'è una identità comune e quando le due comunità non dialogano fra di loro. Sarebbe una forzatura e un fatto di imposizione centralistica che non condividiamo. Quindi abbiamo fissato un parametro basso. Se avessimo fissato un parametro alto le deroghe sarebbero state comunque in quella direzione. L'importante è che la legge sia attuata con equilibrio e buonsenso, e comunque ritengo corretto stabilire un minimo di parametri come prevede l'articolo 3, nel testo emendato dalla Commissione, perché costituisce un'indicazione che viene data ai comuni.
Tutto il resto che cosa c'entra? Io ritengo giusto, infatti, che si dia l'opportunità ai comuni, attraverso il sostegno finanziario previsto da questa legge, di organizzarsi in unione di comuni alla quale delegare funzioni oggi in capo al comune per esercitarle insieme, per fare in modo che i servizi gestiti in comune siano più adeguati, più moderni e più efficienti, e soprattutto costino meno, perché sono gestiti a livello di unione dei comuni. Ciò significa consentire a questi comuni, montani o non montani, di stare insieme e di ragionare insieme non solo dei servizi che verranno delegati all'unione dei comuni, ma anche delle proprie prospettive di sviluppo, di ragionare insieme, di superare, come dicevo anche ieri, una visione campanilistica dei problemi. E' questa la finalità di questa legge, e questo fa in modo concreto, poi se a costituire l'unione sono comuni definiti montani sulla base dei parametri dell'articolo 5, si riconosce ad essa una funzione aggiuntiva rispetto a quella ordinaria derivante dal disagio che comporta la gestione di un territorio montano, anche quando non ha le dimensioni della montagna dell'Alto Adige, per le sue caratteristiche morfologiche e anche socioeconomiche, per cui a quelle comunità si riconosce la possibilità di aggregarsi in comunità montane o unioni di comuni. Tutto l'altro non c'è. Io devo dire che non è volontà mia tagliare la testa degli amministratori, ridurre il numero degli amministratori. Non è questo l'argomento in discussione, ma interrogarsi sul fatto che servano o non servano. E' uno strumento che viene dato ai comuni per organizzare meglio nel territorio i servizi e per autogovernarsi. Questo è l'unico argomento che deve essere preso in considerazione.
Io sono convinto che servono, che possono svolgere una funzione importante a livello subprovinciale, sono convinto che molti comuni di due o trecento abitanti, come lo sono molti di quelli che abbiamo in Sardegna, non sono in grado di fornire ai propri territori e ai propri cittadini dei servizi e devono aggregarsi e noi dobbiamo favorire la loro aggregazione. E poi un'ultima cosa: io sinceramente non trovo affatto scandaloso il loro costo come qualcuno dice, credo che sia giusto riconoscere un'indennità adeguata a chi svolge una funzione pubblica, l'importante è che la funzione sia esercitata e che non si inventino scatole vuote per moltiplicare amministratori e trovare compensazioni a livello di unioni di comuni. L'importante è che svolgano le funzioni che gli attribuiamo e non si moltiplichino gli enti come è avvenuto con le comunità montane. E poi si sa che la democrazia ha dei costi, ed anche la gestione di un intervento comunale.
LADU (Fortza Paris). Sta dicendo l'esatto contrario di quello che ha detto il Presidente. Mettetevi d'accordo!
MARROCU (D.S.). Sto dicendo il mio parere. A me non scandalizza perché la politica ha dei costi e sono contrario al fatto che possa dedicarsi ad essa solo chi ha già soldi e quindi può farla gratuitamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io mi scuso se all'inizio di questa seduta, non come dominus - non so se l'onorevole Balia abbia qualche parente che è dominus - ma come semplice consigliere, ho semplicemente detto un mio parere, perché, vedete, noi non applichiamo lo stesso metodo vostro. Ieri mattina per un'ora e mezzo abbiamo aspettato il vostro arrivo nella Giunta del Regolamento! Se avessimo applicato il vostro metodo avremmo potuto far saltare la riunione, lo faremo d'ora in avanti. Così come non siamo noi che vogliamo spendere di più - io voterò a favore di questo emendamento - tant'è che abbiamo proposto che venga ridotto a quattro il numero degli assessori. Effettivamente c'è un po' di confusione, anche il Presidente ha detto alcune imprecisioni: perché non avere il coraggio di dire le cose come stanno? La verità è che il Presidente ha parlato di cinque componenti, questo numero evidentemente non esiste a guardare l'articolato, ha sbagliato! Così come sembrava quasi che fossimo noi che volessimo non far risparmiare, e invece abbiamo proposto che il numero degli assessori venga ridotto a quattro.
Abbiamo chiesto due cose nel corso della discussione di questa legge, ma vedo che si è sordi, infatti, io stesso mi sono scusato poi con l'assessore Sanna dicendogli che eravamo disponibilissimi a passare all'esame dell'articolo 4. Ci siamo meravigliati che molti di voi al contrario di noi, che sempre abbiamo dato la disponibilità in presenza di impegni di partito, praticamente ci volessero impedire di andare ad eleggere i nostri organismi nazionali, cosa che non si era mai verificata, pertanto in futuro anche noi faremo di tutto per evitare che si sperperi il denaro pubblico, che si inventino gruppi consiliari composti da due o tre consiglieri, eccetera, prevaricando il nostro Regolamento, se questo è il vostro modo di essere. Il collega Capelli ha usato toni certamente pacati, in ogni caso non abbiamo chiesto grandi cose, abbiamo chiesto di capire, perché nella passata legislatura chi ha proposto una legge per abolire le comunità montane è stato il collega Biancareddu, mica voi, la maggior parte di voi era contraria perché la maggioranza delle comunità montane era praticamente di fatto gestita dal centrosinistra e in qualcuna, come in quella del territorio di Olbia, vi erano strani connubi, e alcuni personaggi vostri amici sono passati all'altra parte pur di raggiungere posizioni di un certo potere.
Allora, noi abbiamo detto che questa legge crea confusione ed avremmo preferito scorporare dalla disciplina sulle comunità montane quella sull'unione di comuni, questo è forse commettere un reato? Non abbiamo capito questa filosofia dei sindaci che sono dappertutto, quasi nuovi podestà, sono praticamente nei consorzi industriali eccetera, abbiamo proposto un emendamento, questo è legittimo? Penso di sì. Abbiamo anche detto che c'è qualche stortura come in passato, stiamo attenti perché se una comunità montana ha grosso modo cinquanta mila abitanti e quindi deve esprimere trenta consiglieri ed è composta da sedici comuni, non vedo come il quoziente di 1,23 possa garantire un'adeguata rappresentanza di ciascun comune, probabilmente dovremo in un prossimo futuro inventarci un meccanismo diverso, attraverso una norma interpretativa, un articolo unico.
Ma voi siete sordi, non volete ascoltare questi suggerimenti, ebbene noi facciamo la nostra parte, e se confusione c'è stata, va detto con molta chiarezza, è stata nel suo intervento, Presidente. Lei ha detto alcune imprecisioni, non ha certamente parlato dell'argomento in discussione, non ha parlato dell'emendamento. Quindi, onorevole Balia, quando parla cerchi di essere obiettivo e se lancia una frecciata a destra la lanci anche a sinistra, perché se ci sono stati errori sono stati fatti da una parte e dall'altra.
Comunque faremo certamente molti altri interventi, cercheremo di recuperare il tempo perduto perché ci avete impedito di essere presenti in Aula, vorrà dire che d'ora in avanti i nostri comportamenti saranno in funzione dei vostri comportamenti. Comunque ci sia consentito fare la nostra parte, si riconosca che i toni adoperati dall'onorevole Capelli rientrano nella prassi consolidata di questo Consiglio, e sono irrilevanti rispetto a quello che abbiamo visto, al caos, a cose che noi non ci siamo mai permessi di fare, come interrompere il Presidente anche quando ha parlato dodici minuti in più, caro onorevole Balia, questa è correttezza politica. D'ora in avanti vorremmo che fosse una prerogativa di tutti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie. Presidente, voterò a favore sull'emendamento 87 del collega Ladu; credo che la proposta del collega Ladu sia un viatico che consente anche alla maggioranza di uscire da una impasse politica che per la prima volta in questa legislatura si palesa in maniera chiara ed esplicita in questo Consiglio regionale e, cioè, un parere contrario già espresso dall'Assessore dell'urbanistica e degli enti locali, onorevole Sanna, sull'emendamento successivo e cioè sul numero 70 presentato dalla maggioranza della Commissione autonomia, che è già agli atti di questo Consiglio; perché dico che l'emendamento Ladu è un viatico? Perché elimina la ragione del contendere, perché ci riporta in quella condizione ottimale che la legge nazionale ha ben codificato e ha ben normato, che dice sostanzialmente che né la Giunta e né il Consiglio individuano i parametri per la costituzione dell'associazione dei comuni, perché la legge nazionale prescrive che due comuni sono sufficienti per costituire un'associazione tra comuni e non entra nel merito della composizione dell'esecutivo. Quello che ha detto Soru poc'anzi in quest'Aula è diametralmente opposto a quello che è contenuto in questa legge. In questa legge avete scritto esplicitamente, all'articolo 8, comma 3, che l'organo esecutivo della comunità montana non può essere composto da più di sei membri più il presidente, inoltre davvero con questa legge si va incontro a quel fenomeno che noi abbiamo più volte denunciato per cui con il collega Biancareddu ed altri colleghi del Consiglio abbiamo presentato un emendamento per evitare in modo assoluto qualsiasi sovrapposizione istituzionale e di competenze tra comunità montane e le otto nuove province perché ci dovete ancora spiegare che cosa dovranno fare quei sei Assessori che avete previsto, si occuperanno di politiche sociali? In questo caso si sovrapporrebbero agli Assessori ai servizi sociali delle province. Si occuperanno di attività produttive? Anche in tal caso si sovrapporrebbero a quelli delle province con una moltiplicazione delle funzioni, delle spese, dei poteri che certamente non coincidono con le ragionevoli esigenze di una riforma appropriata che valorizzi gli enti locali, direzione nella quale va l'emendamento numero 87. Se potessi darvi un consiglio, vi consiglierei di approvarlo perché altrimenti vedremo quello che succederà nel rapporto tra la Giunta e la sua maggioranza, perché Soru è venuto e ha dettato le condizioni, ha detto che non vuole assessori, il contrario di quello che avete scritto nell'articolo 8, ha detto che non vuole le comunità montane e voi dite che volete le comunità montane, ha detto che bisogna risparmiare e voi dite che bisogna spendere di più. L'emendamento numero 70 rappresenta la resa dei conti perché sulla base della disciplina che proponete la Giunta non avrà il potere di individuare i parametri; ed allora qui si tratta di vedere quello che realmente sarete in condizioni di fare.
Io sarei stato contrario ad una sospensione dell'esame del testo in discussione perché oggi credo che si sia esplicitata davvero la confusione di questa maggioranza e di questa Giunta, una confusione che non tiene conto delle reali esigenze degli enti locali che sono esigenze di carattere finanziario innanzitutto; i comuni si sarebbero già aggregati anche in base alla legge nazionale se avessero avuto le risorse, la cui mancanza non solo non ha agevolato le associazioni ma non ha creato le condizioni perché quelle funzioni potessero essere gestite in comune e ha costituito un limite invalicabile; rispetto al resto del Paese in Sardegna si vogliono porre ulteriori limiti all'aggregazione dei comuni prevista per creare i servizi migliori per i cittadini.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 87 soppressivo totale. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Da chi viene accompagnata la sua richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PETRINI, CONTU, SANJUST, SANCIU, MURGIONI, LADU, AMADU.)
Bene, invito i colleghi a prendere posto
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 87.
Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LADU - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 51
Votanti 51
Maggioranza 26
Favorevoli 14
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 70.
E' stato chiesta la votazione nominale dal collega Pili Invito i colleghi a prendere posto. Ricordo che l'emendamento numero 70 ha come primo firmatario l'onorevole Maninchedda.
PILI (F.I.). Può ricordare all'Aula il parere della Giunta sull'emendamento?
PRESIDENTE. Si è rimessa all'Aula.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 70.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LADU - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Si è astenuto il consigliere: DEDONI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 54
Astenuti 1
Maggioranza 28
Favorevoli 38
Contrari 16
(Il Consiglio approva).
I lavori terminano con questa votazione e riprenderanno domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 12.
Allegati seduta
Testo delle interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
INTERROGAZIONEFLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU - SANNA Franco, con richiesta di risposta scritta, sulla compravendita della società AES Ottana Energia srl.
----------------------------
I sottoscritti,
premesso che l'AES Ottana Energia srl, lo scorso maggio aveva comunicato, nel corso di un incontro alla task force per l'occupazione della Presidenza del Consiglio, la propria intenzione di abbandonare, entro l'anno, l'impianto per la produzione di energia elettrica Ottana e di ricercare nel frattempo un nuovo operatore interessato all'acquisto della centrale;
considerato che il 13 luglio 2005 la società, attraverso uno stringato comunicato stampa, annunciava che l'AES Baltic Holdings BV aveva firmato un contratto di compravendita col Gruppo Clivati per l'acquisto, da parte di quest'ultimo, dell'intero capitale sociale della AES Ottana Energia srl, che dovrebbe perfezionarsi, una volta ottenuta l'autorizzazione dell'autorità garante della concorrenza e del mercato, all'inizio del prossimo mese di agosto 2005;
evidenziato che risulta, da notizie di stampa, che il Gruppo Clivati, operante nel settore energetico dell'area industriale di Oristano, attraversa, da diversi mesi, una crisi di liquidità che ha determinato un prolungato e grave ritardo nel pagamento degli stipendi ai propri dipendenti;
rilevato che la centrale termoelettrica di Ottana, che produce aria compressa, azoto, acqua refrigerata, demineralizzata ed energia elettrica, è un impianto decisivo non solo per il mantenimento in vita delle attuali produzioni che gravitano nel sito, ma rappresenta anche la condizione basilare per permettere all'impresa CFP, finanziata all'interno dell'Accordo di programma per la chimica del 14 luglio 2003 con un contratto di localizzazione, di ubicare il nuovo impianto nel sito di Ottana;
sottolineato il rischio che andare avanti con un'operazione che sembrerebbe offrire ben poche garanzie di risultato positivo significhi decretare la fine dell'industrializzazione nella Sardegna centrale,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere quali atti abbia posto o intenda porre in essere con il Governo nazionale per sospendere l'operazione di compravendita dell'AES Ottana, chiedendo nel contempo al gruppo interessato di fornire un credibile piano industriale e tutte quelle garanzie di carattere finanziario che sono indispensabili per affrontare seriamente un'intrapresa industriale così impegnativa e importante. (273)
INTERROGAZIONECALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata assunzione obbligatoria di un lavoratore disabile all'Ente Autonomo Flumendosa (EAF).
----------------------------
La sottoscritta,
premesso che l'EAF in data 18 marzo 2005 aveva presentato una richiesta numerica per assunzioni obbligatorie ai sensi della Legge 12 marzo 1999, n. 68, del Decreto del Presidente della Repubblica, 18 giugno 1997, n. 246 e del Decreto legislativo n. 165 del 2001, assunzioni obbligatorie negli enti pubblici;
rilevato che l'11 maggio 2005 il servizio politiche del lavoro della direzione provinciale del Ministero ha autorizzato l'assunzione nominativa di un lavoratore disabile con la qualifica di archivista in categoria B;
considerato che in data 10 giugno 2005 l'EAF, anziché procedere all'assunzione obbligatoria entro 60 giorni ha comunicato al lavoratore che " all'avviamento da parte della direzione provinciale del lavoro, seguirà la convocazione a selezione non appena acquisita la documentazione integrativa richiesta";
ritenuto che la procedura adottata dall'Ente possa creare una palese discriminazione nei confronti del lavoratore disabile ed una violazione della specifica normativa,
chiede di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:
1) se non ritengano opportuno intervenire nei confronti dell'Ente Autonomo del Flumendosa per il rispetto della legge sull'assunzione obbligatoria dei lavoratori disabili negli enti pubblici;
2) se giudicano corretta la procedura, non prevista, di sottoporre a selezione un lavoratore in possesso di autorizzazione nominativa all'assunzione e che, peraltro, aveva già prestato servizio all'Ente Autonomo Flumendosa con la mansione specifica, ed attualmente tirocinante archivista in un altro ente regionale. (274)
INTERROGAZIONECASSANO, con richiesta di risposta scritta, su disfunzioni e ritardi nei lavori della Telecom Italia in Sardegna.
----------------------------
Il sottoscritto,
premesso che la tendenza del legislatore a livello nazionale e regionale è quella di decentrare le varie competenze così come prevede il Titolo V della Costituzione;
preso atto che la Telecom Italia evidentemente non conosce e quindi non rispetta determinate regole;
avendo appreso che per ogni e qualsiasi intervento, anche quello più banale, le sedi periferiche di Telecom sparse in tutto il territorio sardo non possono agire se prima non arriva il nulla osta romano;
visto che questo stato di cose impedisce non solo al semplice cittadino ma anche ad enti e amministrazioni pubbliche (comuni) di realizzare nel tempo previsto gli interventi sul patrimonio pubblico e privato;
considerato che non vi è struttura pubblica o privata in Sardegna che non sia interessata da attraversamento telefonico della Telecom sul proprio stabile senza avere un euro di indennizzo;
appurato che la Telecom Italia che beneficia di questi servizi a spese dell'intera comunità sarda non usa altrettanto rispetto e tanto meno attenzione, basti pensare che per la Sardegna non esiste alcun riferimento se non quello "romano" e quando uno chiede spiegazioni è come se dovesse cercare un ago non in un pagliaio ma nell'oceano;
dal momento che la Sardegna non può e non deve subire questa ulteriore beffa, oltre alle altre continue ingiustizie che già patisce per l'accentramento statale di settori che sono invece di competenza strettamente regionale,
chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:
1) se sia a conoscenza del fatto che un sardo che intende risanare o restaurare la propria casa, qualora essa sia attraversata da un cavo telefonico, per avere la necessaria autorizzazione deve attendere diversi mesi;
2) se non ritenga di dover avanzare nelle sedi ministeriali competenti la richiesta affinché la Sardegna abbia in questo settore la sua legittima autonomia da Roma;
3) se non ritenga di dover attivare tutte le procedure affinché in tutte le otto province le sedi Telecom esistenti possano operare senza dover aspettare il nulla osta da Roma, almeno per gli interventi ordinari, in quanto i ritardi nell'operato della società telefonica ricadano sullo sviluppo economico dell'Isola, che già paga per carenze infrastrutturali in molti altri settori. (275)
INTERROGAZIONEAMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sull'evoluzione negativa della continuità territoriale aerea da e per la Sardegna.
----------------------------
I sottoscritti,
premesso che la continuità territoriale aerea continua a evolversi in termini fortemente negativi, mettendo in serio rischio il diritto dei sardi di volare nelle tratte da e per la Sardegna a tariffe agevolate;
preso atto dell'inerzia del governo regionale, che sulla materia subisce gli avvenimenti ed è incapace di assumere forti iniziative per una nuova continuità territoriale, tanto promessa un anno fa all'atto dell'insediamento della Giunta in carica;
constatato che la polemica recante tra il Presidente dalla Regione e l'Assessore regionale dei trasporti da un lato, e un autorevole consigliere di amministrazione dell'ENAC dall'altro, lascia intravedere l'imminente perdita di un finanziamento destinato alla continuità territoriale sarda, la cui attuale gestione è governata da un decreto del 2000 tanto criticato a suo tempo da autorevoli settori dell'attuale maggioranza e da qualche sindacato oggi stranamente silenzioso;
ritenuto che occorre tutelare adeguatamente i passeggeri sardi e garantire al più presto il collegamento aereo degli scali di Alghero, Elmas e Olbia con altri aeroporti della Penisola estendendo i benefici delle tariffe agevolate ai familiari degli emigrati,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere la posizione della Giunta regionale in relazione alle voci sul dirottamento delle risorse finanziarie destinate alla continuità territoriale aerea della Sardegna e i motivi della mancata convocazione della conferenza di servizio che deve approvare i contenuti del nuovo decreto. (276)
INTERROGAZIONE DEDONI - BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione economica del CRS4.
----------------------------
I sottoscritti,
premesso che l'8 luglio 2005 il consigliere Dedoni ha chiesto al Presidente della Regione di sospendere ogni operazione di trasformazione societaria del CRS4, in attesa di affrontare il tema nella sede opportuna quale è il Consiglio regionale, al fine di evitare la fuga di importanti aziende industriali internazionali come la IBM, la IS Microelectronics, Tiscali e Saras dalla compagine sociale;
avendo appreso che, nonostante ciò, l'assemblea dei soci, con la maggioranza posseduta dal Consorzio 21, ha abbattuto e ricostituito il capitale sociale, trasformando il CRS4 da società consortile mista pubblico-privata in un ennesimo carrozzone pubblico;
sottolineato che la insistenza nel richiedere chiarimenti nasce dal fatto che, nulla togliendo a tutte le realtà piccole o medie che si sono insediate nel parco scientifico Polaris, già definito da lei stesso "un'operazione immobiliare", era giustificata da due importanti presenze di fama internazionale il professor Rubbia ed il professor Gessa;
considerato che:
- la recente estromissione del professor Gessa dalle attività di neuroscienze aveva destato preoccupazione sul successo di quella filiera di ricerca applicata "made in Sardinia" e le attuali notizie sulla crisi del CRS4 hanno ancora di più rafforzato gli interrogativi sulla critica situazione generale del parco scientifico della Sardegna Polaris e sulla gestione dell'attività da parte del Consorzio 21, il quale, come appare ormai evidente, necessita di un approfondito dibattito pubblico con il coinvolgimento di tutte le parti sociali interessate;
- i ritardi cronici con cui sono stati sempre conferiti i contributi pubblici al CRS4, mediamente pari al cinquanta per cento delle entrate e la dichiarata impossibilità di finanziare con capitale pubblico il consorzio con i privati in quanto farebbe scattare il veto dell'EU agli aiuti di Stato all'impresa, sarebbero state le argomentazioni che hanno portato a considerare bruciato l'intero capitale sociale del CRS4, pari ad oltre 6 miliardi di vecchie lire, ed a ricostituirlo con risorse interamente pubbliche fornite dalla Regione tramite il Consorzio 21;
evidenziato che:
- le motivazioni su esposte, discutibili ma contenenti un fondo di verità, non cancellano il gravissimo fallimento di una delle principali missioni del CRS4, cioè attrarre medie e grandi imprese industriali in Sardegna, in quanto l'IBM e la IS Microelectronic sono andate via dall'isola sia per quanto riguarda la ricerca, sia di avvio di attività industriali ad essa legate; anche Tiscali si è defilata e la Saras si è rinchiusa in attività di ricerca del gruppo;
- la fuga di così importanti soci fondatori del CRS4 sorprende in quanto dalla sua nascita ha contribuito alla crescita di nuove attività nell'ICT in Sardegna, ricevendo dalla Regione oltre 150 miliardi di vecchie lire, delle quali parrebbe che circa 30 miliardi di vecchie lire sarebbero state versate alla IBM per acquisti di macchinari e servizi senza che la stessa multinazionale abbia, come pattuito, conferito al CRS4 commesse di ricerca, né abbia concorso a realizzare in Sardegna e nel Parco scientifico alcuna attività di ricaduta. Sarebbe opportuno pertanto accertare se nella gestione del CRS4 sia configurabile un discutibile trasferimento di rilevanti risorse aziendali ad un socio e se tale operazione finanziaria sia sta una concausa del recentissimo abbattimento del capitale sociale insieme ad una discutibile amministrazione e soprattutto un mancato controllo regionale;
tenuto conto che la IS Microelectronic, importantissima società internazionale, avrebbe coinvolto il CRS4, il Consorzio 21 e la società sarda Techso, nel progetto Camaleonte (oltre 50 valenti ricercatori sardi) e avrebbe assorbito in esso oltre 20 miliardi di vecchie lire dei sardi, ma con un complessivo esito nefasto in quanto la IS Microelectronics, dopo aver concluso positivamente il progetto, ha abbandonato la Sardegna, trasferito i ricercatori a Catania e mai pagato alla Regione sarda le royalties dovute per contratto e relative all'impiego industriale del prodotto realizzato, con conseguente fallimento della Techso, una dei fiori all'occhiello tra le PMI sarde, con la messa sul lastrico di numerosissimi lavoratori e ricercatori e con l'apertura di un contenzioso che sembrerebbe debba ancora essere risolto dal tribunale fallimentare;
ritenuto che la questione andrebbe meglio approfondita, nelle evidenti responsabilità politiche, anche per accertare se le mancate royalties possano prefigurare carenze sul controllo del buon fine degli investimenti regionali ed un danno erariale,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:
1) se corrisponda al vero che la perdita del capitale sociale del Crs4 possa essere dovuta anche a discutibili utilizzi dello stesso e dei finanziamenti pubblici, ed in particolare di uno specifico aumento di capitale sociale di 1.500 milioni di vecchie lire, sottoscritto dalla Regione Sardegna attraverso il Consorzio 21 destinato allo sviluppo di prodotti innovativi e del quale se ne sono perse le tracce;
2) siano stati impiegati come i 1.500 milioni di vecchie lire, se è vero che siano stati bruciati in una opinabile operazione industriale tendente a produrre un gioco elettronico che non ha avuto buon esito e, soprattutto, se l'investimento sia stato monitorato e validato nei risultati attesi, per controllare il buon fine dell'investimento di una così rilevante somma di denaro pubblico;
3) se corrisponda al vero che il CRS4 avrebbe investito e perso oltre 500 milioni di vecchie lire nel capitale sociale di una società spagnola, la LAESA, specializzata in attività legate alla ricerca nucleare e volta in particolare alla nascita in Spagna di una centrale nucleare per il trattamento delle scorie atomiche;
4) se non sia il caso di avviare un'indagine seria e puntuale per pervenire ad una risposta adeguata, che individui le eventuali responsabilità politiche, gestionali e di controllo, stante il mistero su attività sconosciute al Consiglio regionale, all'opinione pubblica ed alle parti sociali, condotte con capitale pubblico sardo paradossalmente investito all'estero e bruciato dal fallimento dovuto a importanti critiche sulla bontà scientifica dell'operazione e dalla sollevazione dell'ambientalismo spagnolo, come riportato dalla stampa iberica, che ha rifiutato il progetto nuclearista condannandolo al fallimento;
5) se risponda a verità che il Comitato tecnico scientifico del CRS4 sia stato cancellato dallo statuto e quali azioni la Giunta intenda attuare per ripristinare un organismo indispensabile per la validazione scientifica in ogni serio centro di ricerca e sopratutto ora che il CRS4 inopinatamente è divenuto pubblico ed esclusivamente regionale. (277)
MOZIONE LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO - BIANCAREDDU - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - LIORI - LOMBARDO - PILI - PETRINI - CONTU - MILIA - LICANDRO - RASSU - SANJUST - SANCIU - DEDONI - CASSANO - PISANO - MURGIONI sulla alienazione delle aree minerarie con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dell'articolo 54, comma 2, del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATA l'importanza delle aree, oggi di proprietà regionale, provenienti dalle industrie minerarie ormai dismesse;
SOTTOLINEATA la prospettiva di utilizzare tali aree per l'avvio di un nuovo processo di sviluppo, fondato sulla loro valorizzazione a fini turistici;
PRESO ATTO dell'esigenza di rispettare la normativa vigente,
impegna la Giunta regionale
a) a procedere, nella eventuale alienazione delle aree minerarie, attraverso il metodo della gara, ad evidenza pubblica, ai sensi delle leggi e dei regolamenti in vigore;
b) a riferire preventivamente al Consiglio in merito al modello di sviluppo e alle implicazioni di natura urbanistica. (41)
Versione per la stampa