Seduta n.105 del 05/12/2000 

CV SEDUTA

Martedì, 5 Dicembre 2000

(POMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 16 e 53.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 31 ottobre 2000 (100), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera Mariella Pilo ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana del 5 dicembre 2000, per motivi di famiglia.

Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Annunzio che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri Sanna Alberto - Falconi - Orru' - Vassallo - Pusceddu - Pacifico - Sanna Salvatore - Demuru - Marrocu - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Biancu - Ibba - Pirisi - Manca - Dettori Ivana:

"Norme sulla produzione dei pani tipici "civraxiu", "civraxiu moddizosu" e "coccoi". (132)

(Pervenuta il 1° dicembre 2000 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Continuazione della discussione del Complemento di programmazione POR Sardegna 2000-2006 (Doc. N. 12/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sul documento numero 12. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Presidente, avevo assunto l'impegno di comunicare al Consiglio alcune informative sul Comitato di sorveglianza, con il relativo supporto documentale; avrei dovuto trasmetterli con una nota scritta di accompagnamento perché alcuni documenti sono, dal punto di vista tecnico, ancora in fase di definizione presso la Presidenza della Giunta, comunque il referente documentale è tutto qui, penso che, se i colleghi consentono, possa essere messo a disposizione dei consiglieri e consegnato per le vie brevi, informalmente.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il complemento di programmazione di cui stiamo discutendo oggi dovrebbe contenere le linee attuative del Piano Operativo Regionale. Dovrebbe, cioè, dire ai sardi in che modo il disegno strategico di sviluppo della Sardegna contenuto nel POR si cala nella realtà isolana e realizza la valorizzazione delle risorse naturali, di quelle culturali, di quelle umane, il rafforzamento e lo sviluppo dei sistemi locali, il miglioramento della qualità delle città, delle istituzioni locali e della vita associata, lo sviluppo, la razionalizzazione, l'ammodernamento delle reti e dei servizi.

Se paragonassimo il POR ad un piano urbanistico generale, il complemento dovrebbe essere il piano particolareggiato di attuazione. E` evidente che i singoli progetti sono rimandati ad altro momento. Io, al di là e al contrario del giudizio che altri colleghi hanno espresso in quest'Aula, trovo nel complemento una coerenza con il programma operativo regionale. Sì, cari colleghi e signor Presidente, una forte coerenza tra il POR e il complemento di programmazione. Io trovo nel complemento la logica conseguenza di un approccio non flessibile, così come è stato detto, alla soluzione dei problemi della Sardegna, ma un approccio generico, privo di scelte chiare, soprattutto per quanto attiene il principio del riequilibrio territoriale. All'interno di questo documento mancano i principi equitativi, coerenti con la strategia europea, così come definiti anche dal programma per lo sviluppo del Mezzogiorno (PSM); manca l'idea del riequilibrio della Sardegna che si potrebbe e si dovrebbe ottenere massimizzando le potenzialità esistenti nei diversi territori, concentrando le risorse per poli di sviluppo, ma in una visione policentrica dello sviluppo sardo.

Il POR, a mio avviso, era ed è carente, perché manca di un presupposto fondamentale: l'analisi ex ante che è stata invocata, richiamata da parte di tutti, chiedendo che fosse fatta in modo serio ed oggettivo. Manca anche l'analisi dei punti di forza e di debolezza della Sardegna che si sarebbe dovuta ottenere attraverso l'elaborazione dei dati disaggregati per territorio, ma se questo non fosse stato possibile, quanto meno per provincia.

Allo stato attuale abbiamo uno strumento, il complemento di programmazione, che dovrebbe eliminare il ritardo di sviluppo della nostra Regione rispetto alla media delle regioni europee, o quanto meno ridurlo. Io ho il serio timore che la genericità dell'approccio, la carenza di indicatori fisici e finanziari, il ritardo e la confusione con cui si sta procedendo, il discostarsi dalle linee guida delle indicazioni dell'Unione europea, uniti a una pervicace ed esplicita volontà di neoaccentramento da parte della Regione sarda, posto in essere da questo Esecutivo, possa farci perdere risorse preziose e non centrare l'obiettivo che sta alla base dell'attribuzione delle risorse di cui disponiamo, sprecando così un'occasione che non può essere buttata via. Credo che questa sarebbe una cosa gravissima, e la responsabilità di un tale infausto evento sarebbe tutta da ascrivere a questa maggioranza.

Noi, nei diversi interventi che sono stati fatti, abbiamo dato la nostra disponibilità ad apportare le modifiche necessarie, ma non saranno sufficienti i pannicelli caldi di qualche emendamento; occorre, signor Presidente, rivedere la strategia complessiva di sviluppo che sottende questo complemento. A chi afferma che i vagoni delle zone deboli debbano essere attaccati alla locomotiva delle aree più forti della nostra Isola, vorrei sommessamente ricordare che alcuni treni sono fermi perché manca la ferrovia, o i binari su cui viaggiano i vagoni sono a scartamento diverso rispetto a quelli sui quali viaggia la locomotiva. E questo, purtroppo, è vero anche fuor di metafora, nella nostra Regione.

Ma dove sta scritto, mi domando, in quale documento dell'Unione europea o del Governo italiano è affermato che vanno privilegiate le zone maggiormente sviluppate, da dove è derivata quell'apodittica affermazione contenuta nel complemento di programmazione a pagina 4, che dice: "Il POR tende a conseguire gli obiettivi concentrando le iniziative in quelle aree che possono attivare un processo di sviluppo accelerato, senza peraltro penalizzare le aree interne"; ergo, le aree interne non possono attivare un processo accelerato di sviluppo. Caro assessore Pittalis, sto citando le cose che ha scritto lei e la vedo un po' spazientito,

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non è così, lei non sa leggere.

PIRISI (D.S.). Io so leggere, Assessore, evidentemente è lei che non riesce a rappresentare bene le cose, e in tutti i casi, credo che nel documento ci siano delle affermazioni che sono assolutamente inaccettabili. Si avrà cura, dice l'Esecutivo, però, "di non penalizzare le zone interne e le zone deboli". Siamo al paradosso, cari colleghi e gentile Assessore; siamo alla rappresentazione non distorta ma rovesciata delle indicazioni che ha dato l'Unione Europea; siamo alla trasposizione in salsa sarda delle teorie bossiane e dei governatori del nord Italia, propugnatori di uno pseudofederalismo egoistico e antiunitario. Se questo ragionamento, che è contenuto come premessa di questo documento, fosse corretto, avrebbe ragione Bossi nell'affermare che le regioni del sud vanno lasciate al loro destino, tanto la locomotiva del nord trascinerà l'Italia intera. Dicevano: "Facciamo due "Italie" per entrare in Europa", qui si dice: "Lasciamo che la Sardegna sia divisa in questo modo".

Questa è l'occasione per disegnare un progetto di sviluppo armonico e solidale, che valorizzi tutte le potenzialità presenti nei diversi territori dell'Isola; nessuno propone una omologazione al punto basso, ma una crescita dinamica che potenzi le zone così dette più forti e nel contempo presti maggiori attenzioni alle zone più deboli dell'Isola. Io credo, e lo ribadisco, che manchi l'analisi ex ante. Come mai, mi domando, non vi è alcun cenno al PIL delle quattro provincie sarde, al reddito pro - capite che si ha nelle diverse provincie, al tasso di scolarità o di abbandono o mortalità scolastica. Noi non conosciamo il tasso di disoccupazione o la dinamica di crescita delle imprese divisa per settori e territori, non conosciamo la dinamica demografica interna alla nostra Isola, né il livello dei servizi presenti nei territori. Insomma ci manca, e vi manca, la conoscenza dei bisogni e delle opportunità, la cui chiara identificazione va posta al centro di ogni investimento pubblico; questo diceva un signore che è stato ministro dell'economica italiana, l'attuale Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in un discorso del primo ottobre '98 alla Camera dei Deputati, parlando di nuova programmazione.

Ma come mai nessuno ha avuto la compiacenza di spiegare per iscritto, nel POR o nel complemento di programmazione, perché la Sardegna permane ancora nell'Obiettivo 1. Abbiamo sentito parlare dell'insularità, riconosciuta nell'articolo 130 del Trattato di Amsterdam. Ha avuto un peso questo fattore? Oppure tale permanenza deriva solo dal fatto che il nostro PIL risulta leggermente inferiore al 75 per cento di quello medio delle regioni europee? Perché non dire che determinanti nell'ottenere questo risultato sono state le provincie più deboli della nostra Isola? Che Nuoro e Oristano hanno trascinato, purtroppo, in basso il PIL della nostra Isola? Perché non dire come stanno le cose? Perché non avete fatto una seria analisi ex ante, Assessore, che vedo molto irritato? A mio avviso la risposta può essere duplice. La prima è che vi sia stato un approccio superficiale, di tipo tecnico compilativo, ma privo di un'idea che tenga uniti i sei assi prioritari d'intervento, facendoli apparire, come sono nel complemento, disarticolati ed affastellati. La seconda è che vi sia una scelta tendente ad accentuare una polarizzazione in atto in Sardegna, che avrà il suo epilogo nella realizzazione completa della città lineare lungo le coste, con il vuoto al centro e alcune interruzioni nelle zone deboli che tutti quanti conosciamo e con tutti i guasti che ne deriveranno, sia sotto il profilo economico, che sotto quello sociale ed antropologico, se questa scelta andrà avanti.

Perché non considerare che il riequilibrio è un fattore di crescita anche economica per la nostra Regione, perché quando la gente abbandona i paesi delle zone interne, delle zone complessivamente più deboli della nostra Regione, significa che si crea un inurbamento caotico e non controllato, che darà certamente qualche vantaggio a coloro che hanno delle mire speculative sulle aree, e che però costringerà la collettività destinataria a costruire nuove scuole, nuovi asili, nuovi servizi, mentre in alcuni centri del nostro territorio, sebbene deboli, esistono questi servizi; e la scelta che si sta compiendo con questo strumento rischia di aggravare una situazione che già oggi è certamente allarmante. O bisogna dire che di certi fattori, di certe questioni ci si ricorda soltanto, purtroppo, quando ci troviamo di fronte a dei fatti criminali e criminosi, come i sequestri di persona? Io credo che un momento come questo, in cui grazie all'intervento delle forze di polizia della nostra regione, ad un'azione di intelligence portata avanti con attenzione anche dalla Magistratura, ci troviamo in una situazione di tranquillità, sia quello giusto per operare delle scelte non dettate dall'emergenza. Non vi è traccia di questo nel documento in discussione.

Ebbene, io credo che sia indispensabile correggere l'impostazione che questo Governo di centrodestra sta dando alle scelte strategiche che dovranno essere portate avanti nella nostra Isola. Altro che programmazione a cascata, onorevole Scarpa, che l'ha scritto, estrapolandolo dal documento. Qui si tratta di una programmazione a frana, che rischia di travolgere la Sardegna se non saremo in grado di porvi rimedio.

Ciclo unico di programmazione, si afferma con enfasi, ma in che cosa consiste questa affermazione? Come sono legati tra loro il DPEF, il POR, l'Intesa Stato-Regione, il complemento di programmazione, la programmazione negoziata, i PIA, i contratti d'area e di programma e i patti territoriali? In che maniera si tiene assieme l'impalcatura che è costata fatica agli enti locali, in un'azione di concertazione vera, non finta come quella che è stata fatta in questa fase, chiamando al tavolo le forze sociali, gli enti locali, dicendo che si trattava di un primo approccio e poi abbandonandoli e presentando il documento? Oppure si vorrebbe che gli amministratori dei nostri territori e i cittadini tutti si rivolgessero a "mamma Regione" con il piattino in mano per ottenere dei favori? Pensavamo fosse stata abbandonata questa logica e questa scelta, che voi alla grande state riproponendo nel nostro territorio. E' inaccettabile tutto ciò.

Io non ho trovato nessuna traccia nella parte descrittiva di quello che chiamate ciclo unico di programmazione e se andiamo a verificare gli assi e le misure siamo al caos più totale. A questo punto compare un messaggio salvifico, che è rappresentato dai progetti integrati territoriali, che dovrebbero cucire le diverse azioni nei territori.

E' un ripensamento apprezzabile, come è già stato detto, da parte di chi in passato ha deriso la programmazione negoziata, da questi banchi e in quest'aula, e non solo. Ma come è possibile assegnare a questo strumento, così come viene affermato, almeno il 40 per cento delle risorse del POR in un momento in cui non esiste, come è stato già detto oggi, un contenitore legislativo, non esiste ancora una volta una strategia, non esiste un ancoraggio territoriale, sulle scelte di cui si sta parlando? Ebbene, io credo che tutto ciò sia servito per dare una risposta da un lato alle forze sociali che, secondo me sbagliando, hanno firmato l'intesa con questa Regione, dall'altro lato per alimentare speranze con soluzioni che potranno essere solo di tipo clientelare. Noi rischiamo di avere scelte che possono essere di tipo arbitrario se non verranno corretti metodologie e modi per l'utilizzo di quelle risorse nei diversi territori. Potremmo arrivare al paradosso di accentuare anche attraverso questo strumento le differenze che esistono nella nostra regione.

Un cenno al problema che è stato sollevato sul Comitato di sorveglianza. Assessore Pittalis, non mi rivolgo a lei in quanto assessore nuorese, perché una volta che un cittadino sardo diventa assessore, sia che sia consigliere regionale oppure no, dovrebbe essere l'assessore di tutti i sardi, quindi anche delle province di Nuoro e di Oristano, nella fattispecie. Non si può essere consiglieri regionali avendo l'occhio puntato solo sul territorio di provenienza, ma non lo si può essere neppure disattendendo le aspettative legittime che dai territori arrivano. E' vero che L'ANCI ha proposto un suo rappresentante, ma perché scaricare sull'ANCI, sull'Associazione nazionale dei comuni, la responsabilità di sopperire alla mancata nomina di rappresentanti di queste due province? Io credo che sia mancata la sensibilità politica, oppure non saprei come definire questa scelta. Il Comitato di sorveglianza è composto da una pletora di rappresentanti e non credo che sarebbe stato sbilanciato se ci fosse stata la presenza anche di un rappresentante dei due territori che non sono stati citati. Ma sarebbe stato anche un segnale politico di attenzione verso quelle due province che, in questo momento, nonostante le scelte che si stanno compiendo, hanno fatto sì che 10.600 miliardi arrivassero qui in Sardegna. Questo dato credo sia inconfutabile, e quindi penso che possa essere comunque corretta la scelta che è stata fatta, sarebbe un segnale di disponibilità.

Io, signor Presidente, sugli assi e sulle misure ritengo che avremo modo di ritornare quando passeremo alla discussione delle diverse partizioni del documento, perché su una questione di così fondamentale importanza come questa, non interverranno dei cambiamenti se non ci sarà una volontà di confronto con quest'Aula, confronto che si voleva evitare ma che siamo riusciti comunque a ottenere, per cui ritengo che avremo modo di affrontare asse per asse, misura per misura, tutte le scelte che si stanno compiendo.

Mi fermo qui, rimandando appunto alla fase successiva l'individuazione e la sottolineatura, in maniera dettagliata e specifica, delle cose che, a mio avviso, non vanno all'interno del complemento di programmazione. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, il complemento di programmazione 2000-2006 che il Consiglio regionale si appresta ad approvare, ci dà la possibilità di fare in fretta, di spendere subito le risorse che potrebbero dare alla Sardegna occupazione e soprattutto sviluppo. Dall'altra parte vi è il freno e l'opposizione distruttiva affinché tali risorse vengano spese nel tempo più lungo possibile o possibilmente non vengano spese per niente.

L'onorevole Sanna, questa mattina, non avrebbe fatto male a partecipare anche lui all'incontro organizzato dal professor Mario Segni, non foss'altro perché avrebbe capito il vero significato dei fondi previsti dal Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, anziché parlare di gregari, anziché parlare di compravendita, anziché di parlare - proprio lui! - di clientele. Ha parlato perfino di un piatto di lenticchie. Onorevole Sanna, io pur facendo parte di questa maggioranza, non sono un gregario, né mi sento venduto per un piatto di lenticchie, né ho creato le mie fortune con la compravendita e il clientelismo. Caro onorevole Sanna, faccia un'attenta riflessione su sé stesso più che sugli altri, si guardi intorno, fuori, e soprattutto dentro il palazzo e tragga serenamente le dovute conclusioni.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Guardi la sua maggioranza e si vergogni!

CASSANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Credo invece che sia necessario dare atto alla Giunta, alla stessa maggioranza, e in particolare all'assessore Pittalis, di avere responsabilmente coinvolto le parti sociali, gli enti locali, le province e in particolar modo i comuni, veri e indiscussi protagonisti che a queste risorse guardano, che in queste risorse credono, perché da queste risorse dipende, per la totalità degli enti locali, il futuro, lo sviluppo, soprattutto la crescita e il progresso sociale. Ed allora che bisogno c'è di remare contro, a che serve denunciare ritardi se poi con le parole e i comportamenti ci si rende complici degli stessi, più degli altri?

Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo momento non è in gioco il lavoro iniziato dal centrosinistra e portato a termine soprattutto dal centrodestra. Qui oggi sono in ballo risorse che, se sapute utilizzare, se sapute cogliere e sfruttare in modo puntuale, perché questo impone la normativa comunitaria, potrebbero trasformare e cambiare le sorti della nostra Isola, delle nostre province, delle zone interne, come diceva appunto l'onorevole Pirisi, anche delle zone interne, e perché no. A beneficiarne quindi saranno tutti i sardi sia che si riconoscano nella sinistra o nella destra, in questa maggioranza o in una diversa maggioranza. Poco importa che a gestire questi 11 miliardi ci sia Pittalis anziché Scano, ed è questo che invece preoccupa soprattutto l'attuale opposizione.

Tutto il resto sono chiacchiere, cari colleghi, che tolgono tempo prezioso alle azioni per favorire lo sviluppo della nostra Isola; sono atteggiamenti che manifestano ancora una volta il disperato tentativo di bloccare l'attività della maggioranza che vuole realmente, anche con il POR, dare un segnale di cambiamento rispetto, ad esempio, al modo in cui voi in passato avete gestito i piani integrati d'area nei confronti degli enti locali. Per questo chiedo alla Giunta di fare in fretta, affinché si dia inizio al vero cambiamento per ridare luce al buio più profondo in cui il centrosinistra ha gettato la nostra Isola; affinché finalmente le autonomie locali diventino protagoniste di quel decantato decentramento, caro Ortu, di quel decentramento amministrativo di cui tutti parlano, e che ancora oggi è rimasto inattuato; un decentramento da voi invocato solo a parole e che noi realmente vogliamo realizzare per dare veramente ai comuni, sotto il profilo sociale, strutturale ed economico e soprattutto finanziario queste risorse. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (F.S.D.). Ho notato, dalla discussione molto partecipata e molto animata che si sta svolgendo, che sembra che stiamo partendo dall'aver letto e analizzato due documenti diversi, e resto abbastanza meravigliato e perplesso perché tutta questa bontà di contenuti in questo complemento di programmazione, con tutto lo sforzo che posso aver fatto, non riesco a trovarla, non riesco a vederla. Credo che dovremmo convenire tutti sul fatto che questo complemento di programmazione dovrebbe indicare le scelte prioritarie, le modalità anche particolareggiate con cui andare a spendere gli oltre ventimila miliardi che nei sette anni di riferimento sono affidati alla Regione e alla Giunta regionale, anche se questi sette anni ormai si sono già ridotti a sei perché il 2000 è già trascorso. La gestione di questa enorme massa di danaro rappresenta certamente l'atto politico più importante di questa legislatura, quello che dovrebbe permettere il rilancio economico della Sardegna, secondo i filoni di intervento indicati negli assi, in una logica di programmazione coordinata ed unitaria che dovrebbe mirare a investire e valorizzare le risorse umane e economiche nelle aree a redditività garantita, con il personale e servizi utili a tal fine. Peccato che si tratti solo di una manifestazione astratta di volontà e non trovi riscontro invece nei progetti attuativi e nella loro modalità organizzativa.

Sono 400 pagine di intenzioni astratte, una scatola vuota nel cui sommario sono elencati con pomposità grafica una lunga serie di prodotti che la scatola stessa dovrebbe contenere ma che invece, andando a vedere, non si ritrovano, perché non si evince dall'analisi del documento né la coesione economica e sociale delle zone interne alla quale tanto si aspira, né la ripresa del sistema economico, perché per come è stato definito non ci sarà sostegno alle innovazioni delle imprese isolane, aiutandole a penetrare nei mercati internazionali, né saranno poste in essere misure finalizzate ad attrarre imprenditorialità esterne perché manca la predisposizione a monte dell'assetto interno che individui e valorizzi i prodotti esportabili della nostra economia. Né si evince dal documento come possa essere realizzabile l'allineamento dei nostri operatori agli orizzonti più avanzati delle possibilità di diventare essi stessi produttori di risorse e di benessere economico. Non mi pare di ritrovare progetti organici realizzabili che consentano di superare non solo l'isolamento geografico legato alla mancanza di continuità territoriale, ma anche l'isolamento culturale che non consente di fatto il confronto tecnico, scientifico e tecnologico, delle nostre intelligenze con il resto del mondo, vero baricentro e palcoscenico verso cui proiettare la presenza e il ruolo della nostra Isola e dei nostri imprenditori. Né diversamente può essere quando osserviamo che, al di là delle cifre iscritte nelle specifiche caselle di riferimento, la mobilità interna e le possibilità di trasporto delle merci all'interno e all'esterno della Regione non sono modificate nella loro impostazione originaria.

Ci si muove oggi all'interno della nostra Regione con le stesse difficoltà, rapportate ai bisogni, con le quali ci si muoveva cento anni fa. Non solo e non tanto per la celerità e la sicurezza del muoversi che oggi si richiedono e che domani saranno ancora maggiori, ma soprattutto per quanto costa in termini di denaro, oltre che di fatica, realizzare lo spostamento nei termini temporali utili al raggiungimento delle finalità per le quali è necessario lo spostamento stesso.

Il dibattito attualmente in corso in Ottava commissione sulla formazione professionale, che responsabilmente si sta ponendo il problema di come agire alla fonte del momento formativo professionale individuale, facendo lo sforzo di guardare avanti per interpretare quale sarà la situazione, quali saranno i bisogni da soddisfare, nel momento in cui il nuovo progetto prenderà piede, disegna la necessità di definire una geometria di tempi che non trova riscontro nelle pagine di questo documento e nelle sue enunciazioni.

Quello che viene chiamato il potenziamento delle reti di comunicazione fisiche e materiali, al di là delle cifre indicate, rimane una mera manifestazione di intenti, senza nessuna dimensione pratica e concreta nei tempi e nelle modalità attuative, e quindi nella possibilità reale di cambiare la vita della nostra Regione.

La qualità della vita, che rappresenta il punto di incontro tra le politiche sociali, ambientali, industriali, culturali ed economiche, ne esce complessivamente mortificata dalla lettura in chiave eminentemente pratica di questo documento, perché non sono stati indicati, perché non ricercati, né conseguentemente individuati, i motivi di disagio dei nostri concittadini e in particolare quelli dei nostri giovani. Questi, soprattutto, guardano all'istituzione Regione con gli occhi di chi attende da essa un segnale di indirizzo e di sostegno, capace di aiutarli ad assumere le scelte per il loro futuro, che sia armonico con le loro predisposizioni culturali, operative e generazionali. Di tutto questo non c'è niente nel documento, se non vaghi e generici accenni nell'Asse III, "Valorizzazione delle risorse umane", assolutamente insufficiente a dare al progetto un minimo di credibilità reale. Il medesimo ragionamento vale per quanto attiene la valorizzazione del ruolo dell'imprenditoria e del lavoro femminile, che continua ad avere una funzione residuale rispetto al suo utilizzo, sia per quanto riguarda l'accelerazione di processi di sviluppo, sia per quanto riguarda la loro capacità di trascinamento e di innovazione nelle istituzioni locali e nella vita associativa, premessa vera e palestra formativa ineludibile rispetto all'assunzione di future responsabilità e di attività di massimo livello gestionale ed amministrativo.

E' stato già detto da molti che si tratta di un progetto superficiale ed approssimativo, certo è che la conseguenza di un tale stato di cose porterà a un'assessorializzazione nella ripartizione e nella spendita delle risorse e, quindi, a logiche di sostegno non globali, a 360 gradi, ma longitudinali per filoni di scelta, forse clientelari, certamente settoriali e parziali, come dice Bruno Murgia, "di bottega", che è l'esatto contrario di quanto il documento si propone quando espone gli obiettivi generali e la strategia di base. Una contraddizione profonda e grave, grave perché difficilmente correggibile in un momento successivo, se poi il documento sarà approvato così come è, ma soprattutto grave perché rischia di desincronizzare i tempi dello sviluppo e della crescita della Sardegna rispetto all'Italia e all'Europa, e ciò ha valore non solo politico ma anche morale.

Infine la verifica di qualità: metodologia aziendalistica affascinante e intrigante, criterio scientifico e quindi neutrale, non di parte, non politico, per la gestione e la destinazione dei circa 20.000 miliardi. Peccato che non si dica come e con chi e con quali criteri si farà, perché non è sufficiente affermare che saranno utilizzati gli indicatori finanziari, procedurali e fisici compatibili, senza indicare i riferimenti ex ante che gli stessi indicatori devono misurare.

Insomma, un documento scritto al futuro, un documento pieno di "si identificheranno gli interventi, sarà cura predisporre, si provvederà ad attivare". Questo documento, che si basa esclusivamente su un atto di fiducia, noi, per quello che ci riguarda non lo possiamo accogliere.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Presidente, colleghi, tutti io credo in quest'aula, siamo consapevoli della straordinaria e importante occasione di programmazione dello sviluppo che vive oggi la Sardegna, in forza delle copiose risorse che derivano dai fondi europei e dall'Intesa istituzionale di programma, dai fondi CIPE per le aree depresse, dal futuro piano di rinascita ex articolo 13, dai fondi ordinari e straordinari dello Stato e del bilancio regionale. Ricordo per memoria di tutti, e soprattutto dell'onorevole Cassano, che la permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1 non è stato affatto un dato scontato, lo dobbiamo innanzitutto all'azione politica forte e decisa portata avanti, su indicazione del Consiglio, dalla Giunta Palomba e al sostegno altrettanto convinto e autorevole del Presidente Ciampi, allora in vece di Ministro del Tesoro, lo dobbiamo anche e soprattutto, questo non va dimenticato, alle zone interne e più svantaggiate della Sardegna che giustamente pretendono una decisa azione di riequilibrio territoriale rispetto alle aree più forti. L'esclusione delle rappresentanze istituzionali del nuorese dal Comitato di Sorveglianza non ci sembra un grande segnale di attenzione da parte dell'attuale Giunta regionale; né ci può rassicurare l'indirizzo affermato in premessa dell'abbandono delle politiche di compensazione per inseguire le convenienze alle localizzazioni produttive. L'importante, pare, è superare nel quarto anno il tasso di crescita medio europeo e poco importa se dentro l'Isola si crea magari, in senso inverso, un sud sviluppato, magari con parametri superiori all'Europa, e un centro-nord sempre più povero e spopolato.

Qualcuno, forse lo stesso Presidente Ciampi, ha definito questa fase come l'ultima occasione per innescare un circuito autonomo e virtuoso di sviluppo per la Sardegna. Oggi ve ne sono certamente, più che nel passato, condizioni oggettive e soggettive, anche se certo non sufficienti. Lo stesso Presidente Ciampi, in occasione della sua recente visita in Sardegna, mi pare proprio a Nuoro, ha cercato di infondere fiducia nei sardi invitando le classi dirigenti, e in particolare quella regionale, a cogliere con profitto l'occasione irripetibile offerta dai fondi europei 2000 - 2006, operando scelte chiare con progetti cantierabili ed efficaci. In quella occasione, egli metteva in evidenza che oggi per la Sardegna il problema vero non sono solo e soltanto le risorse disponibili, quanto la loro corretta e immediata utilizzazione per investimenti realmente produttivi.

Le risorse disponibili del POR, del PON, dell'Intesa, già siglata da Palomba-Scano nell'aprile del '99, i fondi CIPE e quant'altro ammontano infatti, secondo una stima prudente, a oltre 20.000 miliardi. Ora, al di là del richiamo solenne contenuto nel POR e nella premessa del complemento di programma, e al di là dei convinti richiami dell'onorevole La Spisa, che lo cita a proposito di una supposta continuità o discontinuità con il Quadro Comunitario di Sostegno (QCS) '94 - 99, io che a differenza dell'onorevole La Spisa non sono tenuto a pronunciare atti di fede, prendo atto, come hanno fatto tanti colleghi dell'opposizione, che non esiste un documento, una pagina, una tabella, una sola riga da dove si possa evincere un coordinamento programmatico delle risorse disponibili o ipotizzabili.

Se autorevoli esponenti della maggioranza insistono, devo pensare che esiste, ma deve essere a conoscenza di pochi eletti, nel senso del Signore naturalmente, non di eletti democraticamente. Una cosa, comunque appare chiara, scorrendo faticosamente, onorevole Balletto, le 400 e più pagine delle quali è composto questo documento: è un documento senz'anima, non è un progetto e non è il progetto che ci porterà in Catalogna o da qualche altra parte; è un documento prolisso, infarcito di buone e generiche intenzioni, una sorta di Zibaldone dove trovi di tutto e di più, diviso in 48 abbondanti misure, a loro volta frazionate in innumerevoli sottomisure, che si intersecano tra di loro, si sommano, si confondono con gli interventi ordinari del bilancio regionale.

In questo modo si trasferiscono alla gestione ordinaria finanziamenti che fanno parte di fondi straordinari, che in tal senso vanno programmati e spesi. Ma questa volontà politica di utilizzare i fondi del POR o quelli straordinari per coprire le spese ordinarie, si era già manifestata nel bilancio 2000, da dove erano spariti 50 miliardi destinati ai centri storici, che sarebbero dovuti, a detta dell'Assessore del Bilancio, ricomparire nel 2001 a spese del POR, per l'appunto, così come sono stati in parte utilizzati, sempre nell'esercizio 2000, i circa 85 miliardi dei fondi della legge 402, cioè del piano di rinascita, fondi straordinari, destinati alla metanizzazione, cioè a un'opera straordinaria e necessaria per lo sviluppo dell'Isola, per partite ordinarie del bilancio. Non mi pare che l'Intesa sia stata in questo caso violata dal Governo, onorevole La Spisa, il contrario. D'altra parte, questo limite dell'eccessivo numero di misure e sottomisure è stato riconosciuto da autorevoli colleghi della maggioranza che hanno portato ad esempio alcune irrisorie misure dell'asse "Risorse umane", per le quali sono già previsti finanziamenti in appositi capitoli del bilancio ordinario.

Sono andato a scovarne su segnalazione di un collega, una un po' curiosa che riguarda i cavalli, per la precisione la misura 4.9. La scheda su questa misura dice, tra l'altro: "Il cavallo tipico allevato in Sardegna è l'anglo arabo sardo, esso possiede notevoli qualità: coraggio, resistenza, velocità, equilibrio, facilità di apprendimento e generosità; ciò nonostante lo sviluppo dell'allevamento equino sardo è fortemente condizionato dalla carenza di efficienti strutture dirette alla valorizzazione del cavallo che consentano di presentarlo sul mercato perfettamente addestrato, appetibile quindi per la bontà del prodotto e per la possibilità di un pronto impiego. Per quanto esposto, appare chiara la coerenza dell'intervento per superare i punti di debolezza del settore e valorizzare i punti di forza". Non voglio naturalmente sminuire l'importanza del cavallo in Sardegna, ma è quanto meno curiosa l'enfasi eccessiva con la quale viene descritta questa misura, e così potremmo divertirci su tante altre misure così sottolineate da enfasi e da descrizioni più poetiche che da documento programmatico.

Per entrare brevissimamente nel merito di alcuni assi, io cito l'asse uno relativo alle risorse naturali. L'asse uno ha una dotazione di circa di 2.100 miliardi, 1.200 di questi sono destinati al ciclo delle acque. Un documento approvato dalla Giunta regionale e proposto come documento di intesa sulle risorse idriche, prevede una somma di 3.700 miliardi soltanto per le acque, non per il ciclo, solo per le acque esclusa la depurazione o quant'altro. La differenza tra le due cifre è notevole; nei 1.200 miliardi previsti per il ciclo delle acque è compresa anche la depurazione e quant'altro e so che vi è anche una qualche discussione sulla destinazione equilibrata di quelle risorse.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue MORITTU.) Ma poi, leggendo, quali scelte si fanno per l'acqua con questi scarsi 1.200 miliardi? Si fanno scelte a favore della costruzione di nuove dighe, dell'acquisto di dissalatori, della costruzione di acquedotti per portare l'acqua dalla Corsica o di qualcos'altro? O si pensa, invece, di utilizzare questi pochi finanziamenti rispetto al fabbisogno, per partire invece con una azione che punti al risparmio della risorsa e alla sua razionalizzazione, per esempio attraverso il recupero delle perdite idriche, sono 50 milioni di metri cubi stimati, il recupero dei reflui, sono altrettanti e forse più milioni di metri cubi, i risparmi in agricoltura, che sono valutati all'incirca in 100 e più milioni di metri cubi l'anno, attraverso le interconnessioni, la trattativa con l'enel e così via. La scelta chiara sul da farsi non mi pare che assolutamente traspaia dai ragionamenti contenuti nel complemento di programmazione.

Sull'asse quinto, "Miglioramento della qualità delle città, delle istituzioni locali e della vita associata", ci sarebbero naturalmente da fare lunghi elenchi e lunghi ragionamenti, ma faccio solo due considerazioni. Intanto ci sono pochi soldi, solo 460 miliardi, io non ho capito come recupereremo le somme perse per valorizzare e tutelare davvero i nostri centri storici e come potremo implementarle, come è stato promesso. Basta dire che a tutt'oggi ci sono di richieste avanzate dai comuni nei soli primi due anni di operatività della legge, con le scarse risorse messe a disposizione, per oltre 300 miliardi, immaginiamoci che cosa succederà nel futuro in termini di richieste. Ma la cosa curiosa è che nella descrizione, l'area urbana di Sassari viene composta dalla città di Sassari, naturalmente, dalla città di Porto Torres, dalla città di Alghero e dalla città o paese di Stintino che conta mi pare 1.500 abitanti e dista da Sassari 40 chilometri. Allora perché non facciamo città anche l'Asinara, visto che Stintino e l'Asinara sono attaccati. Si trascurano le aree urbane o peri-urbane della città di Sassari, che sono Ossi per esempio, che è il paese dell'onorevole Cassano, Tissi, Sennori, Sorso che assommano a più di 40 mila abitanti, e distano dalla città non più di 7, 8 chilometri. La cosa è assai curiosa, io ne ho chiesto spiegazione all'Assessore e lui ha parlato di un errore, ma ho visto che l'errore persiste, rimane. Mi sembra assai strano che città storiche come Castelsardo ed altre invece sono relegate al rango di piccoli paesi, delle piccole comunità.

Un'altra considerazione riguarda il 40 per cento destinato ai pit, ai programmi integrati territoriali. A differenza di tanti miei colleghi non ritengo la misura eccessiva, la ritengo una misura ancora insufficiente, quella secondo me equilibrata sarebbe il 50 per cento delle risorse, proprio per utilizzare questo strumento come strumento di riequilibrio nell'azione territoriale. Naturalmente vi sono tanti punti interrogativi sui pit. Non si capisce quale sia lo strumento legislativo al quale fare riferimento: è la legge numero 14 sui piani integrati d'area o c'è una proposta di legge della Giunta regionale in proposito? Certo è che comunque si legga, si intuisce e si capisce che vi è una assoluta sottovalutazione del ruolo degli enti locali e un ritorno ad un sorta di neocentralismo regionale.

Non c'è un ruolo per le province, che sono state davvero, in questi ultimi due anni, il luogo, lo strumento della concertazione tra gli enti locali e i soggetti locali del territorio. Le province non vengono neanche chiamate, mi pare, a far parte del Comitato di sorveglianza. Credo invece che proprio tali enti, che hanno già prodotto documenti, elaborazioni, e che attraverso la legge numero 15, i patti territoriali o i programmi integrati, sono state i veri attori della programmazione concertata in Sardegna, debbano avere un ruolo centrale. Non possono averlo gli assessorati come per altro è previsto dal documento in discussione.

Questa impostazione neocentralista deve essere assolutamente cancellata, sarebbe un pauroso salto all'indietro, una mortificazione delle autonomie locali riconosciute ormai come protagoniste davvero indispensabili delle azioni di sviluppo locale. Sarebbe un pericoloso ritorno al vecchio clientelismo degli assessorati come luoghi di mera bottega o strumenti di potere che usano il danaro pubblico, così come hanno fatto in passato, per costruire il consenso elettorale. Sarebbe un passo all'indietro, non solo inaccettabile ma soprattutto dannoso per le sorti della nostra Isola. Con buona pace (mi consentano gli amici riformatori) dei costituenti riformatori, che per il momento si accontentano di qualche ricostituente occupando le solite poltrone scelte secondo il rigoroso criterio del changer les dames.

La straordinarietà comunque delle risorse oggi in campo, insieme ad una fase economica nazionale e europea di crescita sostenuta, rappresentano un'occasione davvero unica per la Sardegna, che richiederebbe uno sforzo di elaborazione programmatica e un'idea dello sviluppo all'altezza della eccezionalità della prospettiva che abbiamo davanti. Una prospettiva che non ci piove dal cielo, certo, né tanto meno nasce dal nulla, ma, al contrario, è stata costruita anche grazie all'azione politico-programmatica svolta dal Consiglio e dalla Giunta nella precedente legislatura. Anche di questa azione e dei suoi frutti o dei suoi limiti non c'è alcuna traccia di riflessione critica nel documento; riflessione, io credo, necessaria per non ripetere eventuali errori commessi nel passato, per analizzare correttamente i punti di crisi, per poterli superare adottando opportuni strumenti legislativi.

Badate, cari colleghi della maggioranza, questa occasione, quella che stiamo vivendo oggi, non è paragonabile, non solo per l'entità delle risorse in gioco ma soprattutto per la sostanziale differenza del ciclo economico nella quale è calata, con la precedente fase dei fondi del QCS '94/'99. Quella è stata una stagione nella quale la programmazione delle risorse regionali e statali era inserita in un ciclo economico sfavorevole, nel bel mezzo dei sacrifici dovuti agli sforzi titanici del risanamento nazionale e in un contesto di crescita europea molto contenuta e con la Sardegna che era ancora in piena fase di sofferenze, per via degli effetti negativi, sotto il profilo socioeconomico e soprattutto occupazionale, dovuti al massiccio smantellamento dell'apparato industriale dello Stato.

Oggi la situazione economica generale in Sardegna, seppure non dobbiamo disconoscere che vi sono problemi dovuti, per esempio, a eventi eccezionali, quali le calamità o la siccità, che ha colpito la nostra Isola da qualche anno, ci consente di avere maggiori aspettative e di nutrire buone speranze nella ripresa economica, se sapremo, come classe dirigente sarda, naturalmente, e questa scelta spetta innanzitutto alla maggioranza, sostenere questa sfida che oggi più di ieri, per una maggiore riconosciuta autonomia da parte della Comunità europea, è nelle nostre mani e soprattutto è nelle mani dell'attuale maggioranza, che deve assumersi le sue responsabilità anziché continuare a cercarle fuori da sé, volgendosi spesso e volentieri al passato.

I colpevoli dell'inattività o della confusa attività della maggioranza sono, come dice il presidente Floris, che li conosce molto bene, dentro di voi. E l'onorevole Floris li conosce tanto bene che si è spinto, lui, uomo politico prudente e moderato, a minacciare una crisi senza sbocco con eventuali elezioni anticipate. Qualcosa che non funziona nella maggioranza evidentemente c'è, non è un'invenzione dell'opposizione. L'onorevole Floris è giustamente preoccupato per la scarsa redditività politica della sua maggioranza; noi del centrosinistra siamo parimenti preoccupati, e molto, per la scarsa attenzione che Giunta e maggioranza hanno rivolto sinora all'attività legislativa. Il collega Falconi ricordava i numeri statistici negativi che ha questa maggioranza, con record negativi nella proposta e nell'attività legislativa, che non ha pari negli ultimi decenni.

La nostra preoccupazione nasce dal fatto, che alcuni importanti assi e misure sono subordinati all'approvazione di leggi e provvedimenti regionali importanti, di cui alcuni non sono neanche in cantiere. Mi riferisco all'applicazione della legge Galli, recepita, sì, con la legge regionale numero 29 del 1997, ma sostanzialmente inattuata; mi riferisco al mancato recepimento della legge 183 del 1989, sui piani paesaggistici e così via. Se si guarda l'anno appena trascorso e si fa un bilancio legislativo ci si rende conto che sono stati approvati, se si escludono le leggi finanziaria e di bilancio, soltanto alcuni provvedimenti provenienti dalla passata legislatura. Non c'è davvero da stare alleghi, caro onorevole Pittalis, se continuate così state davvero sprecando un'occasione unica per la Sardegna.

Avete inoltre presentato un documento privo di scelte vere, flessibile nel senso di dispersivo e di confuso. Noi vi stiamo proponendo di rivederlo per migliorarlo, naturalmente. Il rischio serio che state correndo e state facendo correre alla Sardegna e ai sardi, è di perdere risorse che, ahimè, non torneranno più, almeno nella misura oggi disponibile. Un'occasione persa dunque? Noi dovremo fare di tutto perché questo non sia, ma naturalmente dipende dalla volontà e dalla capacità di cambiare rotta da parte dell'attuale maggioranza, altrimenti non credo che, come auspicava l'onorevole Scano, allargando le braccia con ironica rassegnazione, questa volta Dio ce la mandi buona.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

corda (A.N.). Ero convinto di dover parlare domani per la lunga lista di iscritti a parlare. Farò un intervento parzialmente a braccio.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, stiamo discutendo il documento finanziario più importante della legislatura, un documento all'interno del quale sono racchiuse le speranze di rinascita della nostra terra. Mi sembra doveroso, corretto, all'inizio dell'intervento su questo complemento di programmazione, ricordare brevemente, innanzitutto a me stesso, i primati negativi che purtroppo hanno caratterizzato la nostra economia e sono la drammatica fotografia del nostro sottosviluppo. Siamo la regione italiana ad avere la rete ferroviaria più vecchia: la strada ferrata che collega l'Isola a binario unico venne costruita nel 1894. Siamo l'unica regione italiana a non avere i treni elettrici, anche se occorre ricordare che la presa in giro di qualche anno fa portò a una iniziativa: si predispose un sistema di elettrificazione, costruirono la rete per i primi quaranta chilometri, acquistarono le motrici e, dopo aver speso ben 385 miliardi, il progetto venne annullato e non se ne fece più nulla. Soldi destinati allo sviluppo della Sardegna dei quali non è stata recuperata una sola lira. Qualche titolo scandalistico sui giornali, molti servizi televisivi e tutto passò nel dimenticatoio.

Siamo la regione italiana che paga l'energia elettrica al prezzo più alto. Anche il denaro nella nostra Isola costa di più. Ora, dopo che, bisogna dirlo, i comunisti di Sardegna, Palmieri, Raggio e compagni, hanno venduto gli ultimi pezzi del Banco di Sardegna, orgoglio e patrimonio della nostra gente, ai comunisti dell'Emilia Romagna, siamo anche l'unica regione italiana che non ha nemmeno un banchetto mobile per le casse rurali. Dicono che la colpa è della globalizzazione. Raccontatelo agli artigiani, agli agricoltori, agli allevatori, ai commercianti disperati perché oberati dai debiti; ditelo a quelli cui l'azienda è stata pignorata, a quelli che non hanno i soldi per pagare la cambiale agraria, diteglielo che i vostri compagni, o ex compagni, li hanno globalizzati. Ma siamo ancora l'unica regione italiana alla quale non è riconosciuta la continuità territoriale. Attualmente il costo del biglietto aereo Cagliari-Roma e ritorno è di lire 549.000.

Insomma, vantiamo un bel numero di primati, ma se volessimo andare avanti l'elenco sarebbe lunghissimo. Fermiamoci qui perché se no dovremmo parlare di disoccupazione, dovremmo parlare di infrastrutture che non abbiamo, di investimenti e di indirizzi di sviluppo totalmente sballati che hanno dissestato e avvelenato una parte delle nostre coste e lasciato una eredità di decine di migliaia di disoccupati. Queste cose è bene ricordarle, non per puntare il dito contro chi ha partecipato al pessimo governo degli scorsi decenni, chiunque sia stato, ma solo per non dimenticare, per evitare ancora errori di indirizzo.

Però, è il momento di voltare pagina, tiriamo un bel sospiro e guardiamo avanti con cauto ottimismo, ma anche con sano realismo. Abbiamo una grande carta da giocare: investire nel futuro della Sardegna 11.000 miliardi che con l'apporto di capitali esterni potrebbero diventare molti di più. Una grandissima opportunità per realizzare in pochi anni una grande rivoluzione. Mi piace l'impostazione che è stata data al documento di programmazione, mi piace che siano state individuate le priorità degli interventi. Al primo posto è stato messo giustamente il ciclo integrato dell'acqua, per risolvere in modo definitivo il problema che ci assilla da decenni.

Ma usciamo per un attimo dalle pagine del documento in discussione, per parlare di un'altra grande emergenza, una di quelle emergenze, cari amici del centrosinistra, che non sono mai state affrontate…

SANNA SALVATORE (D.S.). Comunisti, si chiamano comunisti!

CORDA (A.N.). Ex comunisti, comunisti, chiamateli come volete, non conta molto il colore, conta chi ha "sgovernato", poi il colore non ha nessuna importanza, conta chi ha "sgovernato" la Sardegna, chi non ha fatto le cose che avrebbe dovuto fare nel momento in cui avrebbe avuto l'opportunità di farle, questo conta. Contano queste cose, conta l'aver sperperato decine di migliaia di miliardi di piani di rinascita inutili che non hanno mai affrontato uno solo dei problemi importanti e grandi che ieri rappresentavano e ancora rappresentano la grande emergenza della nostra Isola, questo conta, il colore non ha nessuna importanza, contano gli indirizzi di sviluppo.

PIRISI (D.S.). Ce l'hai sempre con Floris. Stai attaccando sempre il Presidente della Giunta.

CORDA (A.N.). Ma io sto attaccando tutti quelli che hanno governato, compresi voi comunisti, ex comunisti, sardisti, ex socialisti, socialisti, tutti coloro che hanno gettato la Sardegna nel disastro, rendetevene conto! Però, siccome errare humanum est e chi non ha sbagliato in questa vita alzi una mano, credo che tutti quanti abbiamo commesso errori e qui non si tratta di malafede, certamente chi ha commesso gli errori li ha commessi convinto di essere nella giusta direzione, di aver operato le scelte giuste, ma nella realtà, probabilmente, non è stato così, anzi certamente non è stato così.

Ma adesso usciamo per un attimo dalle pagine di questo documento, per parlare di un'altra grande emergenza: i collegamenti da e per il continente, ne accennavo prima. Portare a compimento la battaglia dei trasporti, sarà una svolta epocale che consentirà ai sardi di pagare le tariffe indicate dalla Conferenza di servizio ed approvate in sede comunitaria e nazionale e per i sardi, anche per i non sardi, sarà possibile venire in Sardegna a prezzi di molto inferiori a quelli attuali. Quello probabilmente, sarà l'inizio del nostro riscatto, lo speriamo, è auspicabile, e quella data sarà da annottare nel calendario e forse potrà essere un'altra die de sa Sardigna, perché in quel momento i sardi avranno ottenuto giustizia dal Governo nazionale. A pieno titolo la Giunta e la maggioranza di centrodestra potranno andare fieri di questo risultato, perché solo in questa fase è stato affrontato questo problema così grande, così importante che speriamo di vedere risolto; sarà un grande risultato ottenuto dalla Giunta di centrodestra.

Andiamo avanti con le priorità: abbattere la burocrazia, quella della Regione, delle province, dei comuni; delegificare e passare dalla cultura dell'impedire e del proibire a quella di essere di aiuto, di facilitare ed accogliere a braccia aperte chi ha il coraggio di intraprendere, di investire e creare posti di lavoro.

(Interruzioni)

Dovrei guardare il Presidente, in effetti avete ragione, ma parlo rivolto a voi per guardarvi in faccia perché credo che sia giusto, quando si parla, vedere quale è la reazione.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, verso quali sardisti sta guardando?

CORDA (A.N.). Lei dice che non ce ne sono più? Comunque io ho visto Giacomo che gongolava quando parlavo delle ingiustizie subite dai sardi per mano e per conto del Governo nazionale, questo l'ho sempre pensato. Dicevo che occorre delegificare per passare da una cultura vecchia, quella di impedire, quella di vessare, quella di mettere i paletti, di frapporre impedimenti, lacci e lacciuoli a chiunque volesse intraprendere, a quella di essere di aiuto, di facilitare, ed accogliere a braccia aperte chi ha il coraggio di intraprendere, di investire e di creare nuove opportunità di lavoro.

Continuiamo con le priorità: predisporre testi unici per ciascun settore scritti in modo comprensibile per tutti, in italiano, e non in un pessimo politichese come sono state scritte molte delle nostre leggi, anche attualmente; fare una seria legge di riforma della scuola, e della formazione professionale, utilizzare le competenze che lo Statuto ci attribuisce per fare un grande passo verso la parità scolastica che lo Stato fino ad oggi ha negato. Solo favorendo una sana competizione nella libera concorrenza può crescere il livello qualitativo della scuola. La Regione ha il dovere di preparare i propri giovani alle sfide della qualità, della preparazione, solo adeguando i programmi scolastici ai bisogni reali del mondo dell'impresa potremo garantire un futuro e un lavoro ai nostri giovani.

Mi piace l'impostazione di questo documento e mi piace che diversamente dal passato sia stato concordato con le forze sociali, e mi piace molto quel 40 per cento di risorse destinate ai piani integrati, perché saranno risorse che potranno soddisfare le richieste tenendo conto delle priorità, della bontà dei progetti, della loro credibilità in riferimento al territorio.

Vorrei parlare anche del piano di informazione che è stato predisposto per pubblicizzare questo documento, questa grande opportunità. E` stato predisposto un call center, cioè un centro al quale si può telefonare per avere informazioni. Sono previsti incontri e convegni, è stata organizzata una pagina WEB, ci saranno altre iniziative; visto che bisogna anche essere propositivi, proporrei di formare un centinaio di giovani che, con un corso di sei mesi credo sarebbero in grado di andare a fare gli ambasciatori di queste opportunità, di parlare con i giovani sardi per spiegare quali sono le opportunità che hanno, quali possibilità ci sono, e questo ritengo che sia un modo per diffondere la speranza anche fra questi sardi che non conoscono, che non sanno, perché se noi andiamo a chiedere anche agli studenti universitari, ai laureati, quali sono le opportunità che sono loro offerte dai fondi comunitari, credo, per averlo chiesto, per avere fatto una piccola indagine, che lo sappiamo in pochissimi. Poiché abbiamo il dovere di ampliare questa informazione, perché non fare per esempio dei corsi per cento giovani laureati che si preparino ad insegnare ai loro coetanei, a chi ha bisogno di imparare queste cose? Sarebbero oltretutto cento posti di lavoro. Perché non mandare questi giovani nei comuni importanti, fare in modo che siano punti di riferimento per l'informazione importantissima in questa fase, affinché questa grande risorsa possa essere utilizzata dal maggiore numero di persone possibile?

Vorrei tornare sul discorso dell'acqua, perché mi sembra, e non solo a me, un discorso di grandissima importanza, il più importante forse di questi ultimi anni. E` stato detto che è stato predisposto un ciclo integrato dell'acqua. Noi abbiamo dighe di raccolta per circa 2 miliardi e 200 milioni di metri cubi. Abbiamo recipienti capaci di contenere tanto liquido, nella realtà però possiamo utilizzarne solamente una parte, circa 1 miliardo e 400 milioni, quindi 800 milioni di metri cubi non sono utilizzabili come capienza perché le dighe non sono state collaudate, e non sono state collaudate perché come certo sapete, da quando ci fu la disgrazia della diga del Vajont che travolse Longarone, ricorderete, parliamo del 1963, da allora sono cambiati i criteri di costruzione delle dighe, quindi anche i collaudi. Ma dal Vajont ad oggi sono trascorsi 37 anni, allora mi domando: noi potremmo disporre di una ulteriore capienza, finora inutilizzata, di ulteriori 800 milioni di metri cubi d'acqua, perché fare nuove dighe? Perché non prendere, non dico per un orecchio, anche se dopo 37 anni uno avrebbe anche il diritto di essere spazientito, chi ha il dovere di fare questi collaudi (ci sarà pure una persona fisica, un ente che ha il dovere di fare questi collaudi), e costringerlo a farli attraverso non so quale organismo che possa convincerlo con le armi della ragione, ma anche con quelle della politica o della legge, a fare questi benedetti collaudi, perché se noi potessimo disporre della totale capienza delle dighe in Sardegna avremmo di che stare tranquilli, perché a fronte di un fabbisogno di circa un miliardo e 200 milioni di metri cubi all'anno, possiamo raccoglierne, con questi invasi, 2 miliardi e 200 milioni, allora perché fare nuove dighe?

Credo che sarebbe opportuno andare a fare quello che le giunte in passato, comprese quelle di centrosinistra, non hanno mai fatto, prendere per il coppino quei signori che devono fare i collaudi e farglieli fare, dopo 37 anni sarebbe anche tempo di farlo. Io non so, ci sono avvocati qui dentro, credo che a fronte di una inadempienza come questa si possa parlare anche di omissione di atti d'ufficio, non so di che cosa, ma credo che sia argomento quanto meno di discussione che ritengo possa essere affrontato con serietà per fare in modo che un problema così grande, così nodale e cruciale come quello dell'acqua possa essere una volta per tutte risolto ed affrontato in tempi brevi. Perché mettiamoci in testa che per costruire nuove dighe ci vogliono 10-12 anni, lo diceva l'Assessore in commissione l'altro ieri, e noi non possiamo aspettare altri dieci anni di disastri, altri dieci anni di siccità. Non possiamo più attendere, allora se ci sono veramente questi invasi, se il buon Dio vorrà mandarci la pioggia che ci manda, perché non riuscire - e lo ripeto ancora al costo di stancarvi e stancarmi, ma è una cosa importante, lo dico soprattutto alla Giunta perché prenda le iniziative necessarie - a trovare il modo di fare pressioni presso l'organismo che deve fare i collaudi e farglieli fare una volta per tutte. E' possibile intervenire per affrontare l'emergenza, non si può pensare di rifare le reti idriche perché credo che ci vorrebbero molti anni e soprattutto molti miliardi; si dice che solo per fare quella di Cagliari occorrerebbero mille miliardi. Ho sentito qualcuno dire che la Sardegna non ha un problema di scarsità di risorse finanziarie, non è così, perché se noi avessimo veramente tante risorse disponibili credo che potremmo mettere mano domani mattina al rifacimento di tutte le condotte che ne hanno bisogno e così eviteremo che il 40% del liquido venga perso durante il trasferimento dalle dighe. L'altra cosa che si può fare, credo sia in progetto, ho visto anche dalla relazione dell'Assessore che sono previsti i fondi, è collegare le dighe tra di loro laddove sia possibile farlo, anche questa è una cosa evidentemente importante, collegarle per caduta, certo non per sollevamento; queste sono le iniziative che vanno assolutamente poste in essere.

Certamente un documento come questo di più di 400 pagine comprese le schede, non può essere un documento perfetto, è un documento che ha bisogno dell'apporto e dell'aiuto di tutti per renderlo migliore, e credo che tutta l'Aula, non solo la maggioranza ma anche l'opposizione che per altro qualche intesa l'ha raggiunta, possa e debba partecipare e dare il suo contributo per migliorare questo documento che è un buon documento. Sono contento di come la Giunta ha lavorato, del metodo che è stato seguito anche per predisporre questo documento, per arrivare ad analizzare ed affrontare questi problemi nodali e importanti per la Sardegna. Certo, potremmo parlare di una cosa che non ho detto e sarebbe importante: qualche giorno fa ho sentito un servizio della RAI nel quale si parlava delle tendenze del mercato dell'informatica, delle abitudini della gente. Il mercato americano sarà composto come sapete da quasi 300 milioni di persone entro la fine del 2001, il 40% degli americani prenoteranno la vacanza via internet, questo vuol dire che noi dobbiamo fare in fretta, il più possibile, grazie anche alle nostre condizioni climatiche di grande vantaggio e conforto per chi dovesse venire in Sardegna, a predisporre un polo informatico perché lo sviluppo è in quella direzione. Lo dicono tutti, anche gli economisti, anche i più scettici hanno capito che lo sviluppo è in quella direzione.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (D.S). Colleghe e colleghi, signor Presidente, sarebbe interessante sapere dal collega Corda quali sono le intese che questa opposizione avrebbe raggiunto con la maggioranza su un complemento di programmazione che neanche elenca quali interventi debbono essere fatti, probabilmente sono intese segrete, si conosceranno in seguito.

CORDA (A.N.). Lo chieda a Cogodi.

DETTORI IVANA (D.S.). Non mi pare che queste affermazioni rispecchino il tenore che dovrebbe avere una discussione su un documento come questo, che programma fondi e risorse importanti per i prossimi sei anni.

Riprendo l'intervento che voleva essere costruttivo, serio e di opposizione. A questo punto della discussione molte questioni sono state sollevate, mi pare, oramai è chiaro il giudizio che l'opposizione dà del complemento di programmazione. Esso risulta essere assolutamente inadeguato e non rispondente, non solo ad un modello di sviluppo complessivo della Sardegna, ma anche alle linee programmatiche prospettate nel POR. I colleghi del centrosinistra che già sono intervenuti hanno analizzato le varie parti del complemento, volutamente ritengo di soffermarmi su una sola grande questione: il riequilibrio territoriale.

Qualche anno fa, soprattutto qualche anno fa, ed ora sporadicamente, sulle pagine dei quotidiani locali e da alcune importanti iniziative istituzionali, l'attenzione dell'opinione pubblica era stata richiamata su un tema di grande interesse: il progressivo ed apparentemente inarrestabile spopolamento di molti centri delle zone interne della Sardegna. Nel rispetto di una tendenza ormai consolidata, dopo una prima fase di attenzione e di coinvolgimento di diversi livelli istituzionali, vi è stato un progressivo calo di attenzione sul tema.

Le polemiche e le battaglie contro varie ipotesi di revisione di importanti strumenti del ciclo unico di programmazione, un esempio per tutti i PIA, hanno riportato più o meno direttamente questo tema al centro dell'attenzione. Qualche mese addietro, in occasione della discussione del DPEF e della prima e per ora unica finanziaria presentata dalla Giunta di centrodestra, abbiamo lanciato un segnale per rimarcare una difficoltà a far acquistare al tema del riequilibrio territoriale la centralità e la rilevanza che deve avere. La speranza era ed è che siano avviati e si sviluppino discussione, confronto, lavoro di analisi e di proposta che coinvolgano tutti gli attori della programmazione, in modo prioritario le province e i comuni. Le polemiche di questi giorni, di queste ore, sul Comitato di Sorveglianza, credo che ci debbano far riflettere; l'Assessore mi pare abbia riflettuto, vedremo poi dalla sua delibera se la riflessione ha prodotto risultati positivi. Colpisce perciò questa assenza e preoccupa la conclusione, se conseguente .

Si era iniziata una seria ed attenta riflessione; nella scorsa legislatura si era pervenuti all'approvazione all'unanimità, in Consiglio regionale, di una mozione sulle zone interne, quindi sul riequilibrio territoriale. La Giunta e la maggioranza di centrosinistra avevano avviato una seria programmazione in tal senso, certo, con un certo e colpevole ritardo, ma la sottoscritta, come l'attuale maggioranza sa, l'aveva detto anche precedentemente: non si fanno sconti a nessuno su questo. Però avevamo iniziato a tracciare un percorso e stavamo iniziando ad ottenere importanti risultati che, se non si sta attenti, e in parte è già accaduto, si stanno vanificando.

La seconda e terza Commissione avevano approvato a maggio del 1999, anche esse all'unanimità, un documento proposto dalla Giunta di centrosinistra, la "Nota di specificazione delle linee strategiche di intervento", sulla programmazione dei fondi strutturali europei 2000 - 2006, in cui è scritto, e leggo testualmente perché è importante anche per chi allora non c'era : "La forte indicazione relativa alla funzione delle città contenuta nelle linee guida comunitarie e nei documenti del Governo italiano, viene fatta propria dalla programmazione regionale con le correzioni indispensabili per renderla aderente alla specificità della situazione sarda". In quel documento cioè, era già presente un elemento di correzione rispetto, e su questo ha ragione l'assessore Pittalis, alle indicazioni dell'Unione Europea. Veniva inoltre detto: "La questione del ruolo e del funzionamento delle aree urbane non potrebbe infatti essere affrontata con efficacia nell'Isola se permanessero le profonde tendenze in atto che portano all'alterazione dell'equilibrio tra presenza umana e territorio e allo svuotamento delle aree interne. Per queste ragioni l'asse relativo al miglioramento della qualità delle città, delle istituzioni locali e della vita associativa va pensato ed organizzato contestualmente in base a due opzioni strategiche: la qualificazione delle aree urbane e la lotta contro il degrado e lo spopolamento delle aree interne. Per quanto riguarda le aree interne, si tratta di delineare gli elementi di una strategia contro lo spopolamento dell'interno", e venivano indicati tre assi prioritari.

Proviamo a leggere insieme cosa di questa materia scrive il centrodestra nel complemento di programmazione: "Nel perseguimento della coesione economica e sociale delle aree interne dell'Isola...", naturalmente anche in questo documento, in riferimento agli assi di programmazione 2000 - 2006 viene aggiunta questa frase, a mio parere, posso sbagliarmi, senza una sostanziale revisione delle indicazioni che non ci convincono dell'Unione Europea. Ancora: "L'obiettivo complementare della riduzione del disagio delle aree interne dell'Isola sarà perseguito attraverso la valorizzazione delle risorse locali - noi abbiamo già i pia, non dimentichiamoci che si stanno svuotando - principalmente legate alla agricoltura, alla pastorizia ..." e continua: "Il P.O.R., pertanto, tende a conseguire gli obiettivi prioritari attraverso la valorizzazione delle risorse naturali, culturali ed umane(...) concentrando le iniziative in quelle aree che possono attivare un processo di sviluppo accelerato, senza per altro penalizzare le aree interne dell'Isola". Come, con quali strumenti? Con quali risorse? In che modo? Con che tipo di programmazione? Salvando quale programmazione delle Giunte di centrosinistra? Svuotando forse la legge sui centri storici e svuotando forse i pia senza modificare la legge che li prevede, che abbiamo detto presenta alcune incongruenze che vanno assolutamente superate?

Chiedo ancora in quale parte del complemento di programmazione è sottolineato il rischio della cancellazione di una parte rilevante della nostra identità storica e culturale, la concreta preoccupazione che lo sviluppo non governato di questi fenomeni porti a nuove tensioni e lacerazioni in un tessuto sociale già provato e indebolito da altre profonde e violente trasformazioni. Bisogna essere consapevoli, infatti, che le scelte e le decisioni che stanno maturando oggi e che si concretano nelle misure del documento in discussione - sulle quali non dico niente e rimando a ciò che hanno detto i colleghi del centrodestra in relazione al loro numero eccessivo - rischiano di vanificare un inizio di sviluppo equilibrato dell'Isola. Diventa perciò urgente rimettere in moto il confronto e la battaglia politica affinché ancora una volta non ci si trovi a essere oggetto della storia, per di più della propria storia. Parlare di zone interne vuol dire parlare innanzitutto del fenomeno dello spopolamento, questo mi obbliga a ragionare preventivamente e sinteticamente su alcuni dati senza la pretesa di sviluppare accurati ragionamenti scientifici sulle dinamiche demografiche, ma con l'intento di cogliere tra i dati, che pur non sono presenti nel complemento, elementi che possano servire allo sviluppo di una riflessione, che invece, lo dicevo poc'anzi, il complemento non fa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue IVANA DETTORI.) Se si leggono, affiancandoli, i dati storici relativi alla popolazione residente e i movimenti migratori riguardanti alcuni comuni della provincia di Nuoro, scelti, da me naturalmente, in quanto rappresentativi della mia realtà, e soprattutto di tre realtà che sono sempre messe a confronto in questi tipi di dati statistici e demografici, e cioè la realtà urbana, le piccole comunità dell'interno e la realtà costiera, (ciò per vedere se gli elementi che è possibile cogliere nelle dinamiche di evoluzione demografica di questi centri, aiutino a capire quali possano essere gli sviluppi futuri, cosa che dovrebbe fare un buon programmatore, nella convinzione, tutta da verificare, che nelle serie storiche dei dati demografici, vi siano gli elementi informativi essenziali per individuare i fattori causali e condizionanti le dinamiche future) è inutile dire che particolarmente consistente risulta il calo nei comuni delle zone interne, mentre nelle zone costiere si presenta il fenomeno inverso. Il fenomeno è evidente, e credo che l'Assessore fra l'altro essendo del nuorese, di Orune, dove molti studi sono stati fatti, conosca bene queste dinamiche; d'altronde, se non si conoscessero a sufficienza, si potrebbe andare a leggere, in attesa del censimento del 2001, il volume La popolazione in Sardegna di Paolo Biagio Mura, edito nel 1995 a cura dell'Osservatorio economico e finanziario della Sardegna, nel quale si avanza una previsione, non particolarmente ottimistica, che stimava per il 1996 la popolazione residente in un paese del centro Sardegna, che ne vedeva il doppio, in 3.300 unità. La forbice tra previsione e dato reale testimonia che il fenomeno sta subendo una pericolosa accelerazione, cioè praticamente in quattro anni Paolo Biagio Mura prevede che la popolazione venga sostanzialmente dimezzata. Le differenze per altro già note meritano qualche considerazione: i flussi migratori hanno preso una direzione che porta verso le realtà costiere e la grande area metropolitana di Cagliari. Il sindaco di Nuoro, che era presente ai nostri lavori, aveva in qualche modo illustrato la Sardegna a forma di una clessidra, con i due poli rappresentati da Cagliari e Sassari, e Nuoro che viene assottigliato demograficamente, come risorse ed anche come infrastrutturazioni.

Nella consapevolezza che la schematizzazione induce sempre a qualche errore, non si può che rimarcare che questi indicatori oggettivi dicono con chiarezza che senza una inversione di tendenza, molte delle nostre piccole comunità sono destinate a scomparire e questo processo appare dotato di una velocità maggiore di quella prevista. Già oggi diversi paesi sono vivi in modo virtuale, ma la loro esistenza reale è seriamente a rischio; non solo siamo di fronte a fenomeni di deantropizzazione di vaste aree del nostro territorio, ma è ormai concreto il rischio della cessazione di intere comunità locali. In un'epoca che ha come elemento caratterizzante la globalizzazione dei fenomeni, non solo dell'economia, per non incorrere in errori e sviste gravi occorre acquisire la consapevolezza che anche quei fenomeni che sembrano confinati in ambiti limitati, subiscono in realtà l'azione e i condizionamenti dei processi più ampi che si sviluppano a livello europeo e mondiale. Cosa voglio dire con questa affermazione sintetica? Che questi fenomeni non sono solo sardi o italiani, ma che in qualche modo sono presenti anche in altre regioni. Noi in passato avevamo istituito stanziando anche risorse, certo esigue, strumenti per osservare questi fenomeni; non si capisce perché tutto questo finisca sempre nel dimenticatoio.

Le linee direttrici per bloccare l'esodo, per ottenere l'auspicata inversione di tendenza, vanno indicate in un robusto progetto di trasformazione da attuare con l'impegno e l'iniziativa degli enti locali, ma la Regione deve essere promotrice e protagonista di una programmazione capace di un forte riequilibrio territoriale che, lo ripeto fino all'esaurimento, non è previsto, non è contemplato in questo complemento. Faccio un esempio relativo all'asse città: facciamo finta di non sapere, oppure non lo so, decidete voi, che per tale asse, come ha già detto Morittu, sono previste poche risorse, solo 460 miliardi, l'asse contempla la misura 5.1 "Politiche per le aree urbane", all'interno della quale sono previste tre azioni: azione 1 "Politiche per le aree urbane maggiori"; azione 2 "Politiche nelle aree urbane di media dimensione"; azione 3 "Rafforzamento dei centri minori", poche righe.

Non dico delle incongruenze che ha già citato Morittu sulle aree urbane di Sassari, ma mi chiedo se fosse possibile, ad esempio, pensare di utilizzare per le aree urbane maggiori non solo il parametro relativo al numero di abitanti, ma il fatto che in Sardegna ci sono delle città capoluogo, che quindi hanno anche, rispetto ai centri medi, come Tempio, Santa Teresa di Gallura, Bosa, Buggerru, Palau, Golfo Aranci, degli indirizzi politici, amministrativi differenti, senza niente togliere a questi centri. Oltre a questo mi chiedo: 460 miliardi sono pochi, si svuotano le risorse per i centri storici, ma è possibile dire che queste risorse sono opinabili? Perché? Perché non vengono divise per azioni, per cui non sappiamo quali siano le risorse che vanno all'azione 2, che noi riteniamo essere quelle da potenziate, per i ragionamenti e le analisi che poc'anzi sono stati fatti.

Voglio ricordare che il collasso delle zone interne non può essere indifferente né per Cagliari, né per Sassari; che la tragedia dei paesi spopolati, la fuga dei giovani, che sembrano irreversibili, e tuttavia dobbiamo arrivare comunque a una controtendenza, non possono essere indifferenti per le grandi città. La fuga di cervelli, a causa del fatto che Cagliari e Sassari sono incapaci di dare risposte occupazionali qualitative e progettuali importanti a questi giovani, è dall'Isola alla fine, la fuga di cervelli è dalla Sardegna alla fine, e allora forse questa clessidra è una preoccupazione che deve riguardare innanzitutto l'area urbana di Sassari e per quella di Cagliari.

Pertanto occorre che questa Giunta ripensi seriamente il modello di sviluppo e non affossi, come, forse mi sbaglio, sta tentando di fare, novità importanti e significative introdotte dalla legge numero 14 del 1996, sui famosi PIA. E' stato detto che la legge va modificata, attendiamo che venga fatto, forse l'opposizione dovrebbe iniziare a pensare di proporre lei stessa una modifica, anche perché in fondo la Giunta di centrosinistra già l'aveva prospettata, quindi siamo anche in grado di farla e di farla velocemente. Dicevo, bisogna ripensare un modello di sviluppo che faccia perno proprio sulla programmazione per aree, per individuare e aggregare i nodi strutturali che ancora permangono e impediscono il decollo dello sviluppo economico in significative aree della nostra Isola. La scelta dei PIA ha introdotto un elemento di novità significativo e importante, cioè l'inversione dello sviluppo per poli per far sì che parta anche in Sardegna lo sviluppo locale, secondo l'indicazione dell'Unione Europea, come già è stato detto. Anche questo ha in qualche modo anticipato i PIT, fra l'altro non si capisce dal complemento quale sarà l'integrazione tra questi due strumenti.

D'altronde noi abbiamo già visto che, pur con i loro limiti, i PIA sono uno strumento di programmazione economica nuovo, capace di superare le logiche centralistiche della Regione-sportello, per prevenire a una programmazione economica ancorata alle realtà territoriali, in grado di mobilitare le risorse economiche e le capacità umane, soprattutto le capacità umane, presenti nelle singole realtà e contemporaneamente di attivare strumenti e politiche di armonizzazione e di riequilibrio, e tutto ciò utilizzando semmai le professionalità dei comuni e delle province. Leggo in un comunicato stampa della Giunta che gli amministratori locali in fondo sono degli incapaci, perché non sono in grado né di farsi approvare i progetti, né di interloquire. Forse, come già avevamo detto, una delle cose positive che si è fatta, è stata quella di mettere a disposizione degli enti locali, e dei loro amministratori, professionalità, strumenti, soprattutto programmatori, che aiutavano delle realtà che non avevano come compito quello di programmare lo sviluppo locale, a imparare a farlo e a pervenire così a importanti risultati.

Insomma bisogna rompere la spirale, e in questo senso la logica della programmazione per aree, in quanto legata e organica al concetto di sviluppo endogeno, al concetto di sviluppo locale, può rappresentare un'occasione importante per porre in essere un'azione in grado di arginare e invertire il fenomeno. Nel contempo servono azioni mirate di riequilibrio, serve un'azione di sostegno specifico allo sviluppo di aree deboli, serve un'azione tesa a promuovere un innalzamento della qualità della vita, attraverso la creazione di opportunità e di condizioni positive di sviluppo per l'intero territorio della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, cari colleghi, cercherò di essere breve, anche per non disturbare quello che sembra essere ormai un abusato utilizzo di quest'Aula come salotto, in cui tutto si fa eccetto che ascoltare, discutere di problemi, leggi e quant'altro. Una maggioranza che ormai è rarefatta, che aspetta annoiandosi la fine di ciò che considera quasi un'intromissione nelle sue questioni private e che spia ed entra in aula solo quando i disturbatori hanno finito il loro concionare. Dopo l'intervento distruttivo del collega Corda, non basteranno neanche due POR per recuperare tutto il danno prodotto dalle precedenti Giunte.

LIORI (A.N.). Esagerato!

MANCA (Gruppo Misto). Tornando all'argomento in discussione, il complemento di programmazione rappresenta l'ultima possibilità offerta alla Sardegna dall'Unione Europea per uscire dal sottosviluppo. Questa opportunità nel recente passato ha permesso ad altre realtà, che hanno saputo coglierla, di realizzare questo obiettivo attraverso un'oculata e seria programmazione dell'utilizzo delle ingenti risorse a disposizione. Forse è proprio questa seria programmazione degli interventi che oggi manca, per avere certezza di proiettare l'economia e la società della nostra Isola fuori dalle secche del sottosviluppo.

Vorrei preliminarmente sottolineare un fatto che, se confermato, ritengo assai grave e penalizzante per parte importante del nostro territorio regionale. Mi riferisco alla notizia, appresa con sconcerto e stupore, secondo la quale i comuni e le amministrazioni provinciali di Nuoro e Oristano sarebbero esclusi dal Comitato di sorveglianza sul POR. Che si verifichi una tale eventualità durante la guida di un nuorese all'Assessorato della programmazione lo ritengo un fatto davvero inaspettato, oltre che estremamente grave, che testimonia la marginalizzazione politica cui sono soggetti i territori meno forti della nostra regione.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ma studi gli atti, onorevole Manca. Se li studi!

MANCA (Gruppo Misto). Credo che in questo caso al danno si aggiungerebbe la beffa, se consideriamo che proprio il sottosviluppo dei territori dell'oristanese e del nuorese ha permesso alla Regione sarda di restare nell'obiettivo 1, consentendoci oggi di poter disporre di ingenti risorse per colmare quella mancanza di sviluppo e di infrastrutture che ci separa dal resto dell'Europa. Non so quali giustificazioni potranno essere addotte per spiegare una decisione iniqua e discriminante; non so che utilità possa trarsi dall'aver chiamato in causa l'ANCI, se non quella di nascondere responsabilità che bene farebbe ad assumere chi le ha. L'ANCI si occupa di aspetti generali, comuni a tutti i territori della Sardegna e non credo che rientri fra i suoi compiti quello di nominare rappresentanti di questi territori all'interno del Comitato di sorveglianza sul POR.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. C'è il decreto del Ministro del Tesoro, onorevole Manca. Se lo legga e studi un po' anche lei! Insomma, c'è un limite alla decenza. Le ha dettate Visco queste norme, un ministro del centrosinistra! Se la prenda con Visco.

MANCA (Gruppo Misto). Mi auguro che nel corso del dibattito l'Assessore della programmazione saprà spiegare le ragioni di una scelta che al momento sembra incomprensibile oltre che inopportuna. Così come mi auguro di trarre più realistiche indicazioni circa le azioni concrete e i progetti realizzabili per consentire alla nostra Isola uno sviluppo, quanto più omogeneo possibile, che sappia rilanciare l'economa e lo sviluppo dell'intera Sardegna.

Il perseguimento delle linee tracciate dall'Unione Europea si scontra con la mancata partecipazione a organismi importanti, come il Comitato di sorveglianza, di porzioni rilevanti del nostro territorio, così come l'operatività del documento oggi in discussione, lascia più di qualche dubbio, unitamente alla superficialità che caratterizza parte di esso. Le infinità di tabelle e di pagine la cui entità è inversamente proporzionale al tempo a disposizione dei consiglieri per esaminarle, credo non aiutino chi volesse entrare nel merito di singoli aspetti, ma ormai la logica dell'emergenza pervade ogni iniziativa di questa Giunta ed ecco che l'importante non diventa far bene ma fare e basta. Sarebbe stato certamente più utile investire tutte le Commissioni del Consiglio regionale sugli aspetti di rispettiva competenza, per avere una valutazione più ponderata, più attenta ed approfondita delle linee di intervento e delle iniziative contenute nel documento odierno.

Penso che a una discussione frettolosa non possano che seguire iniziative superficiali, proprio quelle che altre realtà europee hanno evitato, preferendo scelte praticabili, rispettose delle linee comunitarie e soprattutto politicamente e economicamente realizzabili; obiettivi dell'importanza di quelli che oggi andiamo a definire con il complemento di programmazione avrebbero meritato, quanto meno, una più approfondita valutazione, anche perché è questa l'ultima possibilità che come Sardegna dovremmo sfruttare per avere un futuro economico nell'Europa, piangerci addosso in futuro, non credo servirà ad ottenere così ingenti risorse.

Oggi dobbiamo dimostrare di saper disegnare uno sviluppo per la Sardegna, di saper programmare, ma soprattutto di essere capaci di programmare per obiettivi. Fra i singoli assi di intervento del complemento di programmazione ritengo doveroso svolgere alcuni brevi considerazioni, evidenziando il ruolo strategico che la valorizzazione delle risorse umane assume. In un'Isola che vanta le più alte percentuali in termini di disoccupazione giovanile, indirizzare sforzi e risorse per attenuare tale autentica piaga, rappresenta un atto di grande valenza politica tuttavia, poco esplicite sembrano essere le procedure per giungere ad una corretta ed attendibile valutazione della loro incidenza in termini occupazionali.

Gli assi di intervento relativi ad agricoltura, zootecnia, turismo, non possono prescindere da una corretta ed efficace risoluzione del problema delle risorse idriche e delle opere da realizzare. Bene ha fatto l'Unione Europea a chiedere che ingenti risorse vadano destinate alla risoluzione di tale problema. In Sardegna, a tale proposito, molto si è detto, parecchio si dice e poco si fa. In compenso possiamo consolarci con quanto in alcuni casi si è fatto: cattedrali nel deserto rappresentate da certe dighe e opere inutili che non hanno affrontato in termini strategici il problema. I continui proclami anche recenti, circa la costruzione di nuove dighe, di nuovi sbarramenti, di nuovi invasi, di bombardamenti più o meno autorizzati, credo non aiutino all'individuazione di soluzioni concrete, così come le continue e più disparate proposte di dissalatori, di by pass, di collegamenti con altre regioni non aiutano ad avere maggiore quantitativo di acqua.

Credo sia il momento di compiere delle scelte risolutive, che nascono da valutazioni tecniche sulla fattibilità delle iniziative che dovranno essere quanto più calzanti alla nostra realtà. Fenomeni climatici sempre più mutevoli e complessi, nel produrre continue trasformazioni anche alla nostra economia, obbligano a dare una posizione di preminenza al ciclo integrato dell'acqua; riservare ingenti risorse a tale settore è senz'altro un segnale di attenzione verso questa problematica, ma ancora più pressante è l'esigenza di accompagnarle con soluzioni concrete piuttosto che con dichiarazioni di intenti.

Penso sia questo uno degli obiettivi fondamentali che il documento odierno dovrà conseguire per offrire una seria risposta a quei settori dell'economia isolana che dipendono in misura determinante dalla adeguata disponibilità di risorse idriche. Su obiettivi di tale valenza, credo sia auspicabile l'unità di intenti dell'intero Consiglio. Tuttavia non sembrano essere presenti quelle condizioni che permetterebbero un più proficuo lavoro dell'intera Assemblea, basti pensare a quanto è avvenuto per la continuità territoriale in materia di trasporto aereo, per comprendere a quale clima mi riferisca. Il pericolo che la Sardegna sciupi anche l'occasione offerta dalle straordinarie risorse oggi a disposizione è molto più concreto di quanto si voglia far intendere; è innegabile che un'elevata dose di superficialità e ed anche di inaffidabilità ha fino ad oggi caratterizzato l'azione politica di questa Giunta. Anche nel settore della programmazione, ai proclami, non hanno fatto seguito radicali modifiche nella gestione delle risorse. La più ferma garanzia sulla corretta gestione dei fondi e delle risorse è rappresentata dal fatto che ci sarà l'attenta vigilanza dell'Unione Europea, soprattutto per quanto attinente la corrispondenza degli interventi alle direttive comunitarie.

Non è certamente positivo che chi crede nell'autogoverno veda in una presenza esterna alla Sardegna la garanzia per un corretto governo dei programmi di sviluppo delle isole e tuttavia è bene ricordare che i primi europeisti sono stati proprio gli indipendentisti, quasi fossimo precursori delle dimostrazioni di incapacità fornite dalla maggioranza che governa la Sardegna, una maggioranza che anche oggi dimostra di non avere le idee chiare sui piani strategici di sviluppo e che ancora non sembra avere abbandonato le logiche clientelari, legate alla politica del consenso dei singoli Assessori.

Certo, come sardisti ci auguriamo che questa occasione straordinaria offerta dall'Europa non si trasformi in Sardegna nell'ennesima lista della spesa, quanto in un piano adatto al conseguimento degli obiettivi preposti. Evitare facili proclami e facile propaganda significherebbe aver certezza che la Giunta ha compreso che basta attenersi alle linee guida formulate dall'Unione Europea per avere concrete possibilità di garantire un corretto sviluppo alla nostra economia e alla nostra società, per poter affermare con fierezza, alla fine del 2006, di essere stati capaci di uscire dall'Obiettivo 1, di uscire dal sottosviluppo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, oggi sull'argomento in discussione abbiamo detto molto e molto si è detto in queste settimane e il dibattito è comunque utile per scoprire cose interessanti: oggi abbiamo scoperto l'onorevole Cassano in perfetta forma che dimostra come sul tema sia sensibile.

Io credo che il documento in discussione, che tante energie ci sta assorbendo, rappresenti, come è stato detto, un'occasione importante per superare le ragioni della nostra arretratezza e del nostro ritardo, un valore aggiunto che dovrebbe consentire di incidere sulle così dette variabili di rottura più significative per lo sviluppo socioeconomico dell'Isola, un'operazione di grande valore, di grande rilievo che avrebbe avuto necessità di una coinvolgente partecipazione alla fase di elaborazione, di tutte le energie più sane dell'Isola, per la definizione di un progetto che avrebbe dovuto avere, secondo me, il respiro di una seconda rinascita per la Sardegna; un esteso spirito di cambiamento e di riforma che ponesse le basi, mediante l'utilizzo di una quantità ingente di risorse, di una nuova stagione di sviluppo fondata, a differenza della prima rinascita, non su un modello eterodiretto, estraneo alla nostra economia, alla nostra cultura, quanto sulla ricerca di un'ipotesi autonoma, di una via regionale e sarda alla ripresa economica, all'aumento del lavoro, al superamento dei ritardi; una prima, concreta e tangibile prova della nostra autonomia, della nostra specialità, della nostra capacità di autodeterminazione che riempisse le tante chiacchiere sul federalismo e sul regionalismo che invece affollano le pagine dei giornali.

Ebbene, tutto questo è largamente mancato. Intanto è venuta meno una premessa essenziale della nostra capacità programmatoria sbandierata come un asse portante dell'iniziativa dalla Giunta regionale, è venuto meno il dichiarato ciclo unico della programmazione. Non si tratta tanto del rispetto formale di un aspetto contenuto nella nostra legislazione, è un dato di sostanza fondamentale, attiene alla possibilità di programmare l'utilizzo di tutte le risorse che saranno per noi disponibili nei prossimi sei anni, sia di provenienza comunitaria, attraverso il Quadro comunitario di sostegno, sia derivanti dall'Intesa istituzionale di programma con lo Stato, sia quelle disposte con la nostra manovra finanziaria, sia ancora quelle derivanti dalla legge finanziaria nazionale, ora in Senato.

Il collega Alberto Sanna, che è intervenuto prima di me in questo dibattito, ha quantificato le risorse in 34.000 mila miliardi, sommando anche naturalmente le nostre manovre finanziarie annuali; stiamo parlando comunque di risorse straordinarie per almeno 20.000 miliardi. Questa opportunità secondo me si è persa, può darsi che si potrà recuperare unendo via via i vari segmenti, certo è che manca ad oggi una visione unitaria, e manca a noi legislatori la selezione fra gli interventi troppo vasti e troppo estesi previsti nel programma operativo regionale.

Si dice, giustamente, che il complemento di programma discenda dal POR e con esso è coerente, questo è vero, anche se abbiamo dimostrato in Commissione che in molte parti se ne discosta, e tuttavia non è sufficiente dire che il complemento di programma è diretta conseguenza del POR. Il POR come è stato detto, è troppo generale e generico ancorché corretto, risente del tempo in cui si è elaborato, la fine della legislatura, e anche dell'affannoso inizio di quella successiva; era quindi compito del complemento di programmazione fare le scelte, orientare le decisioni, indicare le priorità settoriali e territoriali, far leggere a noi, ai sardi, allo Stato e all'Unione Europea, quali linee portanti potranno costituire la leva attraverso la quale usciamo dal ritardo di sviluppo; c'erano gli strumenti, c'era un grandissimo lavoro preparatorio che era stato fatto a livello locale e che aveva coinvolto tutti i soggetti del partenariato. Badate, io non sono fra quelli che ritengono che questa sarà l'ultima occasione per accedere ai fondi comunitari, non sono preoccupato che i paesi dell'Est, a cui si allargherà l'Unione Europea, ci toglieranno spazio, io sono certo che nel 2006 non saranno venute meno le ragioni della nostra peculiarità in Europa e che dovremo fondare sull'insularità e sulla nostra posizione nel Mediterraneo la nostra specialità e la nostra arretratezza. Certo è che non saremo all'interno dei parametri che contraddistinguono le regioni in ritardo di sviluppo, già oggi, se si rilevassero gli indicatori fondamentali, avremmo grandi difficoltà; questa è un'occasione che stiamo perdendo se non introduciamo dei correttivi a questa deriva della nostra attività ed anche della nostra azione di legislatori.

Ora, dalla lettura e dalla rilettura del complemento, manca quest'anima che invece dovrebbe essere alla base di un processo, lo ripeto, condiviso di rinascita. Proprio di rinascita credo che si possa parlare oggi e che avremmo potuto parlare davanti ad una possibilità di utilizzare risorse così ingenti. Il partenariato sociale e istituzionale tardivamente messo in movimento, ha ritrovato punti di incontro e di condivisione sulla generalità e genericità delle proposte, più che su assi ed azioni forti e criteri adeguati di ripartizione settoriale e territoriale. Il complemento di programma è così attraversato da un neo centralismo regionale a cui tutto è affidato e rinviato: la Giunta regionale considerata come sede del negoziato politico e istituzionale, cui devono riferirsi i diversi soggetti in assenza di criteri chiari e da tutti interpretabili, come luogo e sede di riferimento dei vari gruppi di pressione, anche quella più lecita, locale, settoriale e imprenditoriale.

La genericità e la centralizzazione, anzi la genericità come premessa della centralizzazione, stanno quindi alla base di sofisticate tecniche di organizzazione del consenso locale e di interessi affaristico-lobbisti intesi nel senso più sano, se così si può dire. Né mi pare che sia sufficiente dire che i progetti integrati, per i quali si sono destinate, a seguito dell'intesa con le organizzazioni sindacali, almeno il 40 per cento delle risorse, risolvono i problemi. I progetti integrati sono sicuramente una metodologia di utilizzazione delle risorse, di integrazione degli interventi, giusta, necessaria, fondamentale nelle attività di individuazione delle azioni; da questo punto di vista, anzi io registro un'inversione di tendenza da parte del Governo regionale, ma mi sia consentito fare alcune osservazioni.

La prima: la Sardegna, come noi sappiamo, ha al suo interno, pur nella comune arretratezza e difficoltà, aree e popolazioni con svantaggi certamente più accentuati, più acuti, più gravi. Non si tratta di scambiare, così come a volte appare quando si parla di questo problema, il contributo decisivo di queste aree per la permanenza nell'Obiettivo 1 con risorse verso le stesse, si tratta di capire se mettiamo in campo azioni e risorse capaci di determinare condizioni di vita e di lavoro più adeguate anche in quei territori. In questo senso, dire che il 40 per cento delle risorse è destinato ai progetti integrati è insufficiente; a mio avviso occorrono due correzioni: la prima, quella di destinare il 10 per cento del totale delle risorse del Quadro comunitario di sostegno ad azioni strutturali di riequilibrio interno, riequilibrio fra aree, riequilibrio rispetto al precedente utilizzo delle risorse del quadro comunitario di sostegno; la seconda: stabilire un criterio di destinazione territoriale di quel 40 per cento destinato ai progetti integrati, con il pieno coinvolgimento delle istituzioni locali, delle forze sociali e sulla base, ripeto, di criteri condivisi, trasparenti e leggibili da tutti.

La responsabilità della destinazione delle risorse è affidata unicamente alla Regione e il complemento di programma consente aggiustamenti e più precise azioni. La mia opinione è che sull'intera partita dobbiamo, a brevissimo, tornare non fosse altro che per avere idea della quantità e della qualità degli indicatori totalmente assenti. Anche dopo aver compreso come si intende utilizzare l'insieme delle risorse, comprese quelle della Finanziaria, sui cui sono iniziate le consultazioni con le parti sociali. Credo che sia necessario tornare a definire misure, oggi generiche e indefinite, anche per riassegnare al Consiglio regionale il fondamentale compito della programmazione in materia di economia, di sviluppo e di uso delle risorse.

Il ruolo dell'Assemblea consiliare, la sua insostituibilità, viene da me richiamato, anche se parrebbe o dovrebbe essere una cosa ovvia. Rilevo dai fatti e dagli accadimenti di questi mesi, una marcata e spiccata tendenza a sostituire l'inutile, costoso, improduttivo orpello, rappresentato Consiglio regionale, il cui ruolo fondamentale, invece, vale la pena di richiamare alla nostra responsabilità ed attenzione. Non è mio intendimento, naturalmente, disconoscere il ruolo essenziale in una democrazia, delle parti sociali, delle imprese, delle istituzioni locali. Nessuna democrazia partecipata e responsabile se lo potrebbe permettere; noi stessi saremo meno puntuali nello svolgimento della nostra funzione. Credo, tuttavia, che il partenariato sociale e istituzionale non possa comunque sostituire o surrogare il Consiglio regionale. La tendenza a ritenere esaustiva e politicamente sufficiente la sede esterna delle intese, se non inserite in un contesto di formazione delle decisioni, rispettose dei ruoli di ciascuno, può provocare seri problemi al funzionamento della nostra Istituzione regionale.

La mia insoddisfazione per il complemento di programma, quindi, è grande, ma rischia di apparire un po' astratta, senza riferimenti più precisi. Uso, per esempio, quindi, l'asse 1 e la misura 1.1, quella cioè relativa al ciclo integrato dell'acqua, per la quale sono previsti più di mille miliardi. Mille miliardi sembrano una quantità grandissima di risorse, in realtà sono pochissima cosa e rischiano, se non orientate in modo preciso, con una selezione delle priorità, di essere spalmati senza apprezzabili benefici.

Nella misura sono definite in modo esaustivo le azioni e l'insieme delle iniziative necessarie a risolvere i problemi derivanti dalla carenza della risorsa idrica: dal risparmio, agli interventi sulle reti, al sistema fognario depurativo. In modo esaustivo ma non in modo selettivo, se no non si capirebbe la discussione aperta sui dissalatori, sul tubo con la Corsica, sull'inseminazione delle nuvole, non si capisce come si prometta, in giro per i territori, la costruzione di numerose dighe, nel solo nord Sardegna, in pubbliche assemblee con gli amministratori e con le popolazioni, ne sono state promesse tre. Io credo che forse, se dicessimo che bastano le interconnessioni, sarebbe già questo un fatto importante per procedere nella direzione che auspichiamo. Così come è poco chiaro e continua a essere poco chiaro il ricorso al project financing e il ricorso all'apporto dei privati in questa materia.

Per tutto questo io ritengo che le opportunità che si potevano cogliere, fino a questo momento sono state deluse ed è per questo che credo sia necessario prevedere ulteriore esame del Consiglio regionale su questa materia, nei modi e nelle forme che spero si possano concordare nel proseguo della discussione e nella sua fase conclusiva.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, l'intera giornata di lavori del Consiglio ha consentito di approfondire sotto varie angolazioni le problematiche legate al POR e al complemento di programmazione, per cui io mi limiterò semplicemente a fare alcune osservazioni sugli aspetti di maggior rilevanza politica che intravedo nel percorso portato avanti dalla Giunta regionale.

La prima considerazione che faccio è che, a mio parere, il complemento di programmazione rappresenta un passo indietro rispetto al POR. Mancano infatti le linee guida, non c'è stata alcuna specificazione puntuale delle misure e delle procedure amministrative, tecniche e finanziarie che devono sottendere l'attuazione delle misure stesse, è pertanto un documento incompleto, parziale, su cui si è attivato un procedimento poco trasparente. Mancano infatti gli indicatori di impatto, di risultato e la stessa problematica legata ai progetti integrati, che erano stati oggetto di discussione in quest'Aula, attraverso la presentazione di ordini del giorno che cercavano di dettare indirizzi per la loro definizione, sono stati messi da parte perché era più funzionale, alle logiche del potere, avere un documento a maglie larghe, privo di indirizzo per poter poi negoziare a piacimento la possibilità di fare andare avanti questi progetti, che non vengono più distinti in progetti integrati territoriali e settoriali. Lo stesso discorso riguarda, a mio parere, la concertazione con le parti sociali e si rileva anche nei documenti che sono stati poc'anzi distribuiti, nei quali si dice che il documento è stato presentato per il parere delle parti sociali.

Colleghi consiglieri, io penso che qui si sta sbagliando la strada; la nuova impostazione dei fondi strutturali europei supera il concetto della concertazione, supera la fase dei pareri per arrivare a una fase diversa, quella della partnership, del partenariato in cui i vari soggetti istituzionali e i vari attori sociali e economici sono parte integrante per quanto riguarda sia la progettazione partecipativa, sia la valutazione delle iniziative, sia anche la sorveglianza dell'attuazione dell'intero processo. E` per questo che, a fronte di un'indicazione contenuta nel POR, a pagina 253, che definiva la specificità di attuazione dei progetti integrati attraverso un percorso lineare, chiaro e trasparente, il complemento di programmazione fa un passo indietro, restando avvolto nel "porto delle nebbie". E` per questo che anche la stessa impostazione che viene data all'utilizzo dei progetti sponda per quanto riguarda soprattutto l'asse 1 sulla valorizzazione delle risorse naturali ed in particolare di quelle idriche, se da un punto di vista può essere utile per reperire e non perdere risorse attraverso un procedimento di ingegneria finanziaria, però fa venir meno lo stesso concetto di programmazione, perché vengono presentati progetti già attuati e viene meno il momento della partecipazione, il momento del partenariato, il momento del coinvolgimento dei soggetti locali nelle politiche di sviluppo e di programmazione.

Per quanto riguarda i progetti integrati, mancano alcune indicazioni forti che sono contenute nel Quadro comunitario di sostegno che, in riferimento ad essi, definisce la presenza di criteri certi, di criteri che devono essere predeterminati, che devono essere pubblici e che devono attivare procedimenti di evidenza pubblica per arrivare a definire progetti integrati che vanno a configurarsi quasi come una sorta di POR a livello territoriale. Anche per i progetti integrati occorre fare una diagnosi, occorre verificare le potenzialità del territorio, occorre valutare gli indicatori di impatto, di risultato, di contenuto, occorre fare l'analisi SWOT per porre in evidenza i punti di forza e di debolezza dei singoli territori, occorre fare la valutazione ex ante, per non lasciare solo al momento successivo la valutazione dell'efficacia dei risultati. E allora tutta questa parte manca, il documento è carente, la Giunta regionale inoltre, a nostro parere, si attribuisce compiti che non sono propri, ma del Comitato di sorveglianza.

Nella specificazione di tante misure c'è scritto che l'attuazione avverrà attraverso delibere della Giunta. Questa attività di valutazione è propria di un altro organismo che è il Comitato di sorveglianza. Così come un altro limite sta nel non definire le strutture di coordinamento per quanto riguarda le misure correlate. Qui è stata data un'impostazione minimalista anche alla stessa discussione che noi stiamo facendo sul complemento di programmazione, nel senso che può rappresentare una discussione sotto certi aspetti inutile, per il semplice fatto che questo atto non è soggetto alla preventiva approvazione della Commissione Europea, però ciò non significa che non ci sarà poi un momento di valutazione sull'efficacia e sul corretto utilizzo delle risorse assegnate nell'ambito del Quadro comunitario di sostegno alla nostra Regione. Per cui l'appello che noi lanciamo è quello del rispetto della correttezza amministrativa, della trasparenza della procedura e del corretto utilizzo delle risorse, pena il rischio di veder revocate risorse che potranno essere impegnate in questi mesi.

Io limiterò il mio intervento a tre aspetti: il primo riguarda la mancata coerenza del complemento di programmazione rispetto alla strategia europea sull'occupazione; il secondo aspetto è quello legato alle strategie territoriali per promuovere sviluppo locale e quindi occupazione, per arrivare poi a trattare un tema attuale nelle politiche europee, che vedo invece completamente assente dalle politiche della Giunta, cioè il tema della governance, il tema della "governanza".

Per quanto riguarda il problema della disoccupazione, sappiamo che in Europa oltre sedici milioni di persone, un lavoratore su tre, stanno cercando lavoro senza successo; oltre metà di queste persone disoccupate sono rimaste lontane dal lavoro più di un anno e un terzo per più di due anni. L'Unione Europea ha lanciato una strategia per l'occupazione all'insegna delle decisioni assuntedal Consiglio di Lussemburgo, che si poggia su quattro pilastri: l'occupabilità, l'imprenditorialità, l'adattabilità, le pari opportunità tra uomini e donne, quest'ultimo trasversale rispetto ai primi tre. Però tutta la filosofia delle iniziative comunitarie e della riforma dei fondi strutturali nasce dalla condivisione degli obiettivi e dalla particolare accentuazione del livello di concertazione dal basso, del partenariato, delle partnership locali, che sono luogo di confronto di idee e la premessa da cui partire, tramite il coinvolgimento degli attori locali, per creare sviluppo locale e nuove opportunità occupazionali. E' chiaro che per far questo occorre l'attivazione di alcuni meccanismi: il coinvolgimento dei diversi gruppi e attori locali, la loro concertazione e messa in rete, che può comportare un ulteriore valore aggiunto, il decentramento della responsabilità a livello locale che è questo proprio il tema della "governanza", e il rafforzamento delle capacità locali e di uno sviluppo istituzionale. Per questo, per favorire uno sviluppo occupazionale locale, che rappresenta, come dicevo prima, la ragione prioritaria della riforma dei fondi strutturali, occorre attivare iniziative che possano configurarsi talvolta come attività di partnership locali, anche attraverso l'attivazione di strumenti come quelli delle sovvenzioni globali.

Per quanto riguarda invece l'altro tema, che è più attinente all'attività dello sviluppo locale e delle strategie territoriali, noi dovremo mettere in campo la possibilità di sfruttare tre opportunità, che comunque si legano al discorso della partnership, al miglioramento del mercato del lavoro e allo sviluppo dell'economia sociale. In primo luogo abbiamo le linee guida e i quadri di riferimento che devono essere chiari e certi, e in questo contesto il fondo sociale europeo può rappresentare una sorta di kit di strumenti utili per attivare queste strategie, per applicare buone prassi e per cercare di imparare quanto è stato fatto di buono in altri contesti territoriali. Il secondo aspetto riguarda la necessità di approfondire le relazioni che devono svilupparsi a livello territoriale. Servono infatti collegamenti più ampi che riescano a far emergere a livello locale l'esigenza di coniugare l'aspetto dell'occupazione con la problematica dell'inclusione sociale e con quella legata allo sviluppo sostenibile. Il terzo ambito e opportunità è quello di incoraggiare la coerenza tra i diversi livelli di potere: il potere dell'Unione Europea, quello dello Stato, quello della Regione e quello degli enti locali. In questo contesto io dico che i Ministeri nei confronti della Regione, ma la Regione nei confronti dei poteri locali, non possono elaborare linee politiche, ma devono svolgere solo un'attività di coordinamento, perché spetta, nell'ambito e all'interno del principio di sussidiarietà, ai singoli sistemi di potere l'elaborazione delle linee politiche e l'individuazione delle strategie di intervento. E' proprio partendo da questa riflessione, che finora il 95 per cento delle risorse che ha messo in movimento l'Unione Europea è stato attivato per politiche a livello settoriale, che è necessario operare un nuovo equilibrio ed è necessario far sì che questo squilibrio cambi. Va rafforzato l'approccio territoriale integrato. E bene ha fatto la Giunta a destinare non meno del 40 per cento delle risorse ai progetti integrati. Però non basta solo la destinazione delle risorse: occorre approfondire le modalità di attuazione, i meccanismi di partecipazione, le modalità operative per lo sviluppo dei partenariati a livello locale, perché il tavolo di concertazione a livello regionale non può essere esaustivo di quanto deve essere fatto a livello locale. Anche perché dobbiamo renderci conto che il territorio è una risorsa, una risorsa importante, notevole, mentre l'approccio settoriale spesso crea dipendenza e questa dipendenza può esercitarsi per un lungo periodo. Dobbiamo allora tener presente che anche operando con il complemento di programmazione e con tutti i documenti di programmazione, nella filosofia del ciclo unico della programmazione, noi stiamo operando all'interno di contesti chiamati a sistema multiplo. Dobbiamo pertanto investire su lungo termine promuovendo gli elementi di partecipazione, promuovendo le partnership locali. Dobbiamo passare dall'approccio dell'offerta a quello dello domanda tenendo conto di aspettative e risorse che provengono dal territorio. Ma come è possibile fare e operare questo passaggio? Come è possibile attivare una cooperazione tra i vari momenti istituzionali? Fare partnership territoriali non è una cosa facile e non sarà scontato neanche il risultato.

Gli attori devono avere la capacità di sviluppare il momento della diagnosi che deve essere condivisa, devono collaborare per individuare obiettivi anch'essi condivisi, con scadenze temporali e con programmi di attuazione a breve e medio termine. Ed allora serve l'attivazione di équipe che siano pluridisciplinari, che effettuino i meccanismi di autovalutazione permanente, che vengano coinvolte in sistemi di revisioni anch'essi permanenti, servono agenti di sviluppo, con professionalità e in possesso di formazione specifica, serve soprattutto animazione economica nei nostri territori, servono inoltre rigore e trasparenza nelle procedure. Solo così le istituzioni potranno attivare un dialogo efficace e potranno attivare dispositivi funzionali di partecipazione.

E a questo proposito vorrei affrontare l'altro tema a cui accennavo, quello del governance, che non significa governabilità ma "governanza", un termine che forse tradotto in italiano non rende, che però sta a significare, nelle strategie europee, che esiste una pluralità di livelli di potere: l'Unione Europea, lo Stato, la Regione, i poteri locali, tra i quali non c'è un rapporto di gerarchia; anche le riforme istituzionali di impostazione federalista, di cui attualmente stiamo discutendo a livello nazionale ed anche qui in Sardegna, non prevedono un sistema di poteri a subordinazione gerarchica, ma ciascuno di essi, in attuazione del principio di sussidiarietà, è titolare di attribuzioni proprie nell'ambito delle competenze ad esso attribuite. Però vi è la necessità di garantire equilibri tra questi poteri, vi è la necessità di attivare meccanismi di partecipazione alle decisioni ascendenti e discendenti, vi è la necessità che quando ognuno di questi quattro livelli istituzionali opera, tenga in debito conto anche il punto di vista degli altri tre. Questo significa realizzare un corretto rapporto di cooperazione a livello interistituzionale. Ritengo che la fisionomia della futura Unione Europea, sarà caratterizzata non tanto dal numero dei paesi membri, e dal suo allargamento a quindici o venti paesi, quanto dall'introduzione di questi cambiamenti forti a livello istituzionale, per cui molto dipenderà dalle dinamiche di partecipazione, di autonomia, di interrelazione che interesseranno gli attori istituzionali, gli attori pubblici, gli attori sociali e gli attori economici. I territori sono pertanto i luoghi privilegiati su cui far incontrare questi poteri con una capacità che deve essere aperta ed innovatrice.

Però per fare questo serve un forte cambiamento culturale, è necessario cambiare noi stessi, non solo le istituzioni, e questo ci porta a una problematica che è legata ai tempi per cui anche la scansione dei finanziamenti a livello annuale non è sufficiente per programmare seriamente. Servono allora politiche in grado di valorizzare la capacità propositiva dei territori perché anche in Sardegna noi assistiamo ad un eccesso di cultura della dipendenza. Si è verificato ciò talvolta tra la Regione e lo Stato, tra i poteri locali e la stessa Regione. Poc'anzi il collega Spissu parlava di questa nuova ondata centralistica che avvertiamo nelle manifestazioni anche più minute, nel modo di operare di questa Giunta regionale all'insegna di Assessorati concepiti alla stregua di novelli califfati, che stanno imitando il peggio del peggio dell'impostazione centralistica e burocratica ministeriale, che tendono a concentrare su di sé qualsiasi decisione e non hanno un rapporto trasparente con le autonomie e con i poteri locali. Mentre noi dobbiamo cambiare culturalmente perché dobbiamo aiutare le comunità locali a svilupparsi da sole, dobbiamo aiutarle ad aiutarsi perché hanno le risorse, le capacità, le potenzialità per scommettere in un diverso e nuovo disegno di sviluppo della nostra Regione. Ma allora dobbiamo anche favorire la cultura d'impresa, valorizzare le competenze e superare il centralismo. Ma per far questo occorre un'azione che è di metodologia, un'azione anche di apprendimento, voglio citare una frase a questo proposito, detta dal Presidente dell'Unione Europea Prodi: "Si può imparare ascoltando, guardando o partecipando: dimmi qualcosa e lo dimenticherò, fammi vedere qualcosa e lo ricorderò, coinvolgimi e lo farò con te". Noi dovremo arrivare a quest'ultima condizione, quella del coinvolgimento delle partecipazioni locali che le incentivi a scommettere sul futuro soprattutto osando verso l'innovazione e non solo copiando.

Proprio sul tema politico al quale ho accennato ed anche sulla mancanza di trasparenza, mi ha particolarmente colpito un articolo che ho letto ieri su Il Sole 24 ore, che faceva riferimento a un concetto espresso da una statista italiano di due secoli fa, Francesco Saverio Nitti, il quale sul rapporto poco trasparente del Governo col sud, diceva che il Governo manipolava il sud con promesse di aiuti e di opere, non tanto al fine di attivare un reale sviluppo ma per carpirne il consenso elettorale. Questo esprimeva un secolo fa un tipo di politica meridionalistica, che invece di aiutare un autonomo decollo delle regioni del sud ne esaltava i vizi antichi e ne suscitava di nuovi, finendo per penalizzare quanti volevano muoversi sulla strada della modernità a vantaggio di un ceto di mediatori capaci di sguazzare in un mare di leggi, regolamenti e burocrazia. E` un ritratto ancora oggi attuale che purtroppo ritroviamo anche nei comportamenti di questa Giunta regionale, in cui il mercato e il merito stentano ad affermarsi perché la nostra società sarda viene da voi tenuta in balia di un ceto dirigente politico e burocratico che prospera amministrando concessioni di favori. E tutte le politiche di intervento, di programmazione, rischiano di essere vanificate ed anche se pomposamente intitolate alla promozione dello sviluppo finiscono per costituire una ragnatela che imbriglia la crescita spontanea, favorendo solo un'estenuante negoziazione tra i privati e la ipertrofica estensione di poteri pubblici nel vano tentativo di realizzare qualcosa.

PRESIDENTE. Onorevole Pusceddu la devo pregare di concludere.

PUSCEDDU (D.S.). Sto concludendo. Ho citato questo proprio con riferimento all'ultimo comunicato stampa dell'assessore della programmazione Pittalis, che interviene nella polemica sollevata sulla mancata nomina dei rappresentanti del comune e della provincia di Nuoro in seno al Comitato di sorveglianza. Io trovo stupefacente, anzi aberrante che un Assessore si pronunci affermando che offre dei fondi per quei territori ed usi termini che sono propri del meccanismo che ho riferito, di un sistema ottocentesco, legato a clientele.

PRESIDENTE. Onorevole Pusceddu, la prego di concludere.

PUSCEDDU (D.S.). Sto concludendo. Questo non è un sistema corretto di rapporti istituzionali tra Regione e autonomie locali, così come non è corretto far riferimento alle appartenenze e far riferimento al tipo di colore politico delle singole amministrazioni. Ma io ritengo che il senso di responsabilità del nostro tessuto autonomistico e la qualità dei nostri amministratori riesca a respingere al mittente queste offerte all'insegna proprio di quella frase, testimonianza di saggezza antica che diceva: "Timeo Danaos et dona ferentes".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando in questi mesi abbiamo chiesto che il complemento di programmazione venisse discusso in quest'Aula e da essa approvato, non pensavamo minimamente che l'atteggiamento della maggioranza sarebbe stato quello della mancanza di dialogo.; Abbiamo perso, l'Assessore lo sa, intere riunioni della Commissione per fargli capire che la legge numero 20 doveva essere rispettata; abbiamo perso una giornata, quasi due, del Consiglio regionale per far capire all'Assessore che la legge doveva essere rispettata. Però vi devo dire con sincerità che mai mi sarei aspettato di leggere quanto affermato dall'Assessore, e prego i consiglieri di maggioranza che hanno partecipato ai lavori di cui l'assessore Pittalis oggi ha riferito sulla stampa, di ascoltare che cosa egli oggi ha dichiarato intervenendo in polemica con il sindaco di Nuoro. Devo constatare che l'Assessore che ha ascoltato con grande interesse e passione gli interventi del collega Cassano, del collega Corda, si infastidisce sempre quando qualcuno cerca di far capire che tutti noi dobbiamo essere capaci di ascoltare, ma in modo particolare la Giunta regionale. Dicevo che l'assessore Pittalis ha dichiarato: "D'altro canto le proposte, come ho sempre detto e come sempre si è concordato, devono nascere dai territori e in conformità con i documenti programmatori, che sono frutto di lunghi e complessi negoziati anche con i consiglieri regionali - continua sempre l'assessore Pittalis - dai quali evidentemente Zidda si sente rappresentato e che non hanno mai voluto aggiungere alcun emendamento specifico". Mi dispiace assessore Pittalis che i due giorni, due giorni e mezzo, di lavoro in commissione non gli abbiano insegnato nulla; noi non vogliamo negoziati, questa è l'impostazione che sta dando questa Giunta regionale su tutti i provvedimenti, non vogliamo trattare con lei, perché deve dire che non sono stati presentati emendamenti? La verità è che in Commissione non si è voluto aprire un minimo di dialogo nonostante le proposte di modifica di contenuto che i colleghi stamattina, stasera, hanno cercato di far emergere. Allora quali sono questi negoziati, dobbiamo forse trattare qualche opera pubblica? O non dobbiamo stabilire dei criteri per il riequilibrio vero dei territori? Che cosa ha trattato con la maggioranza? Lo dica; che cosa con i singoli consiglieri regionali? Non si tratta con i singoli consiglieri regionali, assessore Pittalis, si programma all'interno del Consiglio regionale.

CONTU (C.C.D.). Le posso assicurare che il territorio è stato ascoltato.

FADDA (Popolari-P.S.). Allora lei non rappresenta il suo territorio secondo la mentalità dell'assessore Pittalis...

PRESIDENTE. La prego onorevole Fadda, intervenga senza accettare le provocazioni e le interlocuzioni.

Onorevole Contu, consenta l'intervento dell'onorevole Fadda.

FADDA (Popolari-P.S.). Ed allora io mi chiedo perché l'Assessore non ha voluto accettare il confronto, poi farò anche qualche esempio specifico. Quando abbiamo chiesto che questo provvedimento venisse discusso ed approvato dal Consiglio pensavamo di poter collaborare con la Giunta regionale, così come avevamo fatto per la finanziaria proponendo emendamenti di cui poi lei si è appropriato, non c'interessava chi se ne sarebbe appropriato, lei conosce benissimo il lavoro che l'opposizione ha svolto in occasione della discussione della legge finanziaria. Volevamo aprire con voi lo stesso confronto per cercare di dare un'anima, ha detto qualche collega stamattina, per cercare di dare una strategia complessiva al complemento di programmazione, perché questo documento, assessore Pittalis, è stato elaborato a compartimenti stagni, e lei lo sa. Cioè nessuno dei funzionari che vi ha lavorato sapeva che cosa stesse facendo l'altro, è stato elaborato all'insegna dell'improvvisazione, anche oggi assessore Pittalis ha dimostrato la sua improvvisazione. Dicevo, stamattina noi abbiamo chiesto la delibera istitutiva del Comitato di sorveglianza, non volevamo tutti gli atti Assessore, ci ha fatto aspettare tutta la mattina, questa richiesta era stata fatta anche alcuni giorni fa in Commissione, la delibera non ce l'ha consegnata, ci ha consegnato una bozza di delibera; il decreto di nomina con ce l'ha consegnato, ci ha consegnato una bozza di decreto. Ed allora io mi chiedo se questa non è davvero un'improvvisazione totale, continua, su uno dei temi più importanti che questo Consiglio regionale deve affrontare in questa legislatura. Noi abbiamo convocato grazie all'impegno, devo dire, del Presidente Scarpa, credo sei o sette volte, l'Assessore perché ci riferisse sul POR, perché ci riferisse sul complemento di programmazione; le uniche assicurazioni che abbiamo sempre ottenuto sono state che si stava lavorando e che si stava predisponendo un documento che avrebbe soddisfatto le aspettative dellla nostra Isola, le esigenze del popolo sardo.

Assessore, la invito a leggere ciò che il complemento di programmazione contiene sui PIT e a raffrontarlo con quanto è affermato dal POR, e lo stesso invito rivolgo anche ai colleghi del Consiglio regionale. Mi sembra che sia giusto che almeno una frase venga letta in quest'Aula perché rimanga agli atti: "Nel complemento di programmazione - dice il POR - verranno evidenziate il complesso di azioni intersettoriali convergenti verso un comune obiettivo di sviluppo territoriale, che identificano i progetti integrati. Per essi verranno evidenziati: identificazione dei contesti territoriali o tematici destinatari prioritariamente degli interventi dei progetti integrati; individuazione degli obiettivi e dei progetti integrati…". Bene, nel complemento di programmazione non si ripetono neanche gli stessi concetti, addirittura si dice di meno invece di specificare che cosa si intende per PIT e dove si deva intervenire, quali sono i criteri di selezione, tutta una serie di indicazioni precise che il POR rinviava al complemento. Abbiamo detto che il problema del riequilibrio non viene affrontato. Assessore Pittalis, sorrida meno.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Faccio quello che mi pare.

FADDA (Popolari-P.S.). Lei deve sorridere meno perché per quello che sta facendo alla Sardegna dovrebbe piangere, è sempre aperta una sfida, lei lo sa.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. I sardi stanno ancora piangendo per quello che ha fatto lei!

FADDA (Popolari-P.S.). Voi immaginate che per quanto riguarda l'asse uno non ci sono indicatori su nulla, non sappiamo se risolveremo il problema dell'acqua; per quanto riguarda l'asse VI, "Reti e nodi di servizio" non ci sono indicatori, non ci sono valutazioni ex ante, non ci sono valutazioni in itinere. Ma perché noi non riusciamo ad affrontare con serietà, con dati, i problemi del primo asse e del secondo ed invece arriviamo a stabilire nel complemento di programmazione quanti escavatori il consorzio di bonifica deve acquistare? E chi l'ha detto che debba essere il consorzio di bonifica ad acquistarli e soltanto per quel territorio e non possano farlo le province interessate? Quale è il criterio che è stato utilizzato dall'Assessore nel dare le direttive per la predisposizione di questo documento? Se poi andiamo a vedere ancora gli interventi previsti per il settore agricolo nei quali si afferma che avremo 760 fattrici, lei immagini con quanta puntigliosità alcuni programmi sono stati specificati da questa Giunta regionale. Oppure, ne abbiamo discusso in Commissione in riferimento ad alcuni emendamenti, non c'è l'onorevole Contu che voleva che si estendesse anche ad altre zone della Sardegna il provvedimento riguardante gli oliveti, che prevede che coloro che avevano già presentato domande sul primo PON abbiano la precedenza sugli altri. Perché per tutti gli assi, e le misure non si è deciso quale sia, se ce n'è uno, il sistema di selezione, se vale per tutti il criterio secondo il quale i progetti presentati precedentemente avranno le priorità. Perché per alcuni assi, per alcuni settori questo criterio viene stabilito, invece per altri no?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue FADDA.) Per quanto concerne, Assessore, i criteri di premialità, noi siamo convinti, e ciò ci preoccupa, che con questo complemento di programmazione rischiamo, e rischiamo davvero tanto, non poter accedere né ai fondi della riserva comunitaria, né a quelli della riserva nazionale. Ed allora, la proposta che noi abbiamo fatto per recuperare quest'anno che è stato perso, era quella di lavorare sugli assi che erano stati già recepiti ed approvati dall'Unione Europea, cosa che si poteva fare, e l'Assessore si era impegnato in Commissione in tal senso; abbiamo fatto questa proposta con spirito costruttivo, Assessore, non c'erano sotterfugi, non dobbiamo trattare nulla in termini di opere, non partecipiamo a questa spartizione, se questa è la sua preoccupazione. Ed allora mi chiedo: è possibile, Assessore, che nonostante lei abbia notato questo, anche dagli interventi che hanno fatto i suoi colleghi di maggioranza, che l'hanno difesa d'ufficio, interventi che ha ascoltato attentamente e dei quali era molto lusingato, mentre gli interventi che sono stati fatti dagli esponenti del centrosinistra hanno toccato tutti i punti, non abbia acceduto alla nostra proposta. Assessore, perché lei parla del ciclo unico di programmazione in questo documento? Non è preferibile dire che per il momento non è possibile attuare il ciclo unico di programmazione? Invece di parlare di riequilibrio senza stabilire criteri, non è forse preferibile dire che queste cose si faranno in seguito, e così via su tutti i problemi che sono stati elencati?

Ed allora la proposta che noi abbiamo fatto con molta serietà, e che ripetiamo qui pubblicamente, è che visto e considerato che nei primi due anni si utilizzeranno i così detti progetti sponda, cioè quelli a rendicontazione (in passato si chiamano progetti sponda, adesso li chiamiamo progetti a rendicontazione), abbiamo il tempo perché tutto il Consiglio regionale, gli amministratori locali, le forze sociali possano approfondire ed eventualmente correggere questo documento; perché la Giunta regionale stessa ci possa fornire quei dati utili a costruire gli indicatori, che, come è scritto nella relazione di maggioranza, in tantissimi assi non sono sufficienti. Cosa c'è di scandaloso se chiediamo, dopo che approviamo, o meglio approvate questo provvedimento, di riprenderlo in esame fra tre mesi, verificando che cosa si è potuto realizzare, quali sono gli altri elementi che la Giunta regionale ci può fornire, in modo tale da correggerlo tutti insieme, ma non per negoziare, Assessore, ma per cercare di dare un'anima, un respiro ed una strategia a questo complemento di programmazione. Queste sono le richieste che abbiamo fatto. Non vogliamo trattare nulla, e chi pensa che qualcuno del centrosinistra possa essere comprato perché c'è un'opera da finanziare nel suo territorio sbaglia, non vogliamo questo. Anche chi ha parlato di riequilibrio ne ha parlato in termini generali, esponendo le ragioni della necessità di questo riequilibrio. Noi vogliamo che queste cose siano dentro il complemento di programmazione, senza che lei abbia da negoziare niente con nessuno, né di maggioranza né di opposizione. E' forse troppo chiedere di ridiscutere questo documento in Consiglio fra tre mesi, dopo aver approfondito l'argomento, dopo aver svolto le necessarie audizioni, visto che non si perde una lira? La nostra proposta è finalizzata a far sì che anche questo documento, così come è avvenuto per la legge finanziaria, così come è avvenuto per il bilancio, possa essere uno strumento valido, che lei Assessore può utilizzare. Dopo aver approvato la legge finanziaria, finalmente realizzeremo il ciclo unico di programmazione, ed avremo più elementi per valutare. Io non so se la quantificazione reale delle risorse disponibili ammonti a 30 mila miliardi o a 20 mila miliardi, però è certo che il ciclo unico di programmazione è qualcosa che anche lei, Assessore, nella scorsa legislatura ha voluto da capogruppo dell'opposizione. Lo deve attuare il ciclo unico di programmazione! Se noi avremo questi elementi, molto probabilmente, discutendone tra tre mesi, faremo quello che il collega Pili ha richiesto, cioè punteremo su alcuni assi fondamentali. Io non le do neanche tante responsabilità, Assessore, in merito al fatto che il POR potesse essere o meno modificato. Molto probabilmente se noi ci fossimo impegnati e lei avesse coinvolto il Consiglio regionale su questo problema, approfondendo una materia che è nuova anche per noi, saremmo stati in grado di modificarlo e operare due, tre, massimo quattro scelte strategiche per risolvere i problemi drammatici che affliggano la nostra Isola. Ma è mai possibile che su uno dei problemi più importanti, quello dei trasporti, ci siano quattro righe e poi invece andiamo a dire quanti trattori dobbiamo acquistare e che tipo di gara deve essere fatta e quanto deve essere impiegato per l'acquisto di questi trattori? Questo, secondo lei, è il complemento di programmazione? Noi lo immaginiamo diverso.

Io mi auguro che l'apertura che anche in questo intervento, nonostante la polemica, io sto facendo alla Giunta regionale, possa essere recepita. Non è sottesa alla nostra proposta alcuna richiesta di negoziazione, se qualcuno pensa questo sbaglia, noi vogliamo individuare criteri certi, indicatori che siano i più precisi possibile, in modo da non dover negoziare alcun provvedimento. Molto probabilmente, anche fra due o tre mesi, la Giunta regionale non sarà in grado di fornirci tutti gli indicatori, però credo che una valutazione serena da parte di questo Consiglio regionale su queste cose debba essere fatta. Per esempio quale scelta si adotta in merito agli interventi previsti per l'acqua? Neanche per tali interventi sono indicate le priorità. Qual è la scelta? Si completano gli invasi? Si realizzano i collegamenti? Come vede ci sono delle priorità che il Consiglio regionale deve stabilire, poi non ha importanza dove si decide di effettuare gli interventi, se però sappiamo che tra un paio di anni, tra quattro anni, tra cinque anni, abbiamo risolto il problema dell'acqua. Ecco, queste sono le cose che noi intendiamo dire al centrodestra; abbiamo cercato in Commissione di dialogare, dovete ammetterlo, nessuno voleva aprire bocca, qualcuno è intervenuto solo per presentare qualche emendamento clientelare, che meno male la maggioranza stessa, insieme all'opposizione, ha bocciato. Erano emendamenti clientelari, noi vogliamo evitarli, così come sarebbero da evitare le promesse che l'Assessore va facendo a destra e a manca. Perché guardi, lei potrà acquistare, con questo complemento per come è fatto, senza una strategia, senza un'anima, con le carenze che presenta, potrà acquistare qualche voto, ma il danno che lei sta facendo alla Sardegna, per le mancate scelte, scelte che invece, obiettivamente, devono essere fatte credo che non lo ripagheranno neanche del successo elettorale che potrà ottenere.

PRESIDENTE. Questo era l'ultimo intervento per stasera, i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10, con gli interventi dei Capigruppo, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Balia.

La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 19 e 50.