Seduta n.327 del 10/09/1998 

SEDUTA CCCXXVII

(Pomeridiana)

Giovedì 10 Settembre 1998

Presidenza del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 17 e 14.

CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'8 settembre 1998 (323), che è approvato.

Discussione e approvazione del testo unificato delle proposte di legge nazionale Montis - Concas - La Rosa - Vassallo - Aresu: "Norme sulla pubblicazione degli accordi internazionali concernenti la difesa nazionale e la presenza sul territorio italiano di truppe e basi militari di paesi stranieri" (14) e Fois Paolo - Amadu - Cherchi - Concas - Ghirra - La Rosa - Marteddu - Montis - Murgia - Tunis Gianfranco: "Modifiche e integrazioni alle Leggi 24 dicembre 1976, n. 898 e 2 maggio 1990, n. 194, concernenti nuova regolamentazione delle servitù militari". (16)

PRESIDENTE. Cominciamo ad esaurire l'ordine del giorno seguendo l'ordine che ci eravamo riproposti di seguire alla fine della seduta antimeridiana.

Abbiamo al primo punto l'esame delle due proposte di legge nazionale, una numero 14A a firma Montis, Concas e più e l'altra numero 16A a firma Fois Paolo e più, relatore il consigliere Fois Paolo.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Fois Paolo, relatore.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.), relatore. Grazie Presidente, la proposta di legge che ci accingiamo ad esaminare è una proposta di legge nazionale, prevista dall'articolo 51 dello Statuto speciale, che tende a conseguire una modifica di due leggi nazionali attualmente in vigore che sono la legge numero 898 del 1976 e la legge numero 104 del 1990. Entrambe queste leggi riguardano la materia delle servitù militari, ma se la legge del 1990 ha innovato rispetto alla legge del 1976 la legge fondamentale rimane quella del 1976 perché le innovazioni hanno riguardato soltanto questioni di importanza non fondamentale quali quelle dell'indennizzo, questioni importanti dal punto di vista economico, ma che non ha comportato modifiche sostanziali per quanto riguarda l'impianto della legge. Dico questo perché quando noi esaminiamo la legislazione in vigore in materia di servitù militari dobbiamo fare riferimento ad una data che è quella del 1976. 1976 significa un quadro internazionale profondamente diverso da quello attuale. Ventidue anni possono non essere un periodo di tempo particolarmente lungo e che comporti necessariamente una modifica della legge, ma ventidue anni, come quelli che abbiamo vissuto e che soprattutto in questi ultimi dieci anni hanno visto delle profonde trasformazioni nella scena internazionale, sono un lasso di tempo che verosimilmente pone quanto meno degli interrogativi sul fatto che questa legge potrebbe non essere più adeguata ai tempi.

Quello che noi abbiamo ritenuto, tenendo conto anche di esigenze e di opinioni espresse più volte in Sardegna, è un punto di vista condiviso anche da autorevoli sostenitori, autorevoli notisti. Recentemente quest'anno a seguito della tragedia del Cermis di cui tutti i giornali hanno parlato quando un certo numero di sciatori perse la vita essendo stato il cavo tranciato da un aereo militare degli Stati Uniti, un autore equilibrato e stimato come Sergio Romano rispondendo ad una intervista che era stata rilasciata sul "Corriere della Sera" disse che appunto la situazione internazionale era profondamente modificata, le norme che regolavano le basi militari e la presenza militare straniera, ma in genere in Italia, per ragioni di difesa dovevano essere sottoposte ad una attenta revisione perché la situazione era profondamente cambiata rispetto al momento in cui certe decisioni erano state prese.

Quindi, è un problema di carattere nazionale, direi europeo perché il problema della presenza delle basi militari si è posto in diversi paesi.

Se è un problema di carattere nazionale da un lato, dall'altro è scontato che la Sardegna per parte sua ha un particolare interesse a che questa materia che è di competenza dello Stato venga sottoposta a revisione alla luce di questi cambiamenti che negli ultimi ventidue anni si sono prodotti sulla scena internazionale. La Sardegna è stata definita la regione più militarizzata d'Italia, ed anche recentemente una serie di dati sono stati riportati sulla stampa quotidiana mostrando come, se si considera gli ettari che sono vincolati da servitù militari propriamente dette e le aree che rientrano nel demanio militare, nel demanio statale che è particolarmente esteso in Sardegna, questa definizione giornalistica è sicuramente da accettare, quella di una regione militarizzata, nel senso che ci sono in Sardegna dei vincoli e una presenza militare che è superiore a quella di ogni altra regione italiana.

Il Consiglio regionale, d'altra parte, in questa legislatura si è occupato più volte della materia delle servitù militari in senso lato. C'è stato un ordine del giorno votato dal Consiglio regionale nel novembre del 1995, numerose interpellanze ed interrogazioni e, direi soprattutto, io ho seguito con particolare interesse la discussione che si è svolta il 6 marzo di quest'anno in Consiglio in occasione dell'esame della legge finanziaria quando, con riferimento a certi provvedimenti che erano stati previsti a favore dei pescatori del Sulcis, moltissimi di noi, appartenenti alle più diverse forze politiche, si sono pronunciati sul tema delle servitù militari e hanno auspicato un riesame dell'intera materia.

Quindi, la Commissione, nel momento in cui ha avviato l'esame delle due proposte di legge che le erano pervenute a firma del collega Montis, nel maggio del '97 e di chi vi parla nell'agosto dello stesso anno, come primi firmatari, si è mossa sulla scia, interpretando quelle che erano già delle posizioni espresse in Consiglio regionale e in seno all'opinione pubblica nel corso di questi ultimi anni.

Noi, dico noi perché nonostante la diversità delle due proposte sulla opportunità di seguire la formula di una proposta di legge nazionale e non di un ulteriore ordine del giorno, ci siamo trovati tutti d'accordo, abbiamo ritenuto che la forma della proposta di legge nazionale, articolo 51 dello Statuto, fosse da preferire a un ulteriore ordine del giorno in cui si raccomandava al Governo di presentare un disegno di legge sulla materia, secondo e seguendo determinati principi.

Per quali motivi? Prima di tutto perché ci è sembrato opportuno utilizzare uno strumento che ci viene offerto dallo Statuto speciale. Noi qui in Consiglio, parlo del Consiglio di questa legislatura, ma anche in precedenza, ci siamo normalmente serviti dell'articolo 51 per proposte di modifica dello Statuto sardo, più raramente per quanto riguarda proposte di legge nazionale su materie non costituzionali, ma ritengo che questa sia una disposizione che convenga non lasciare nel cassetto, anche se presenta determinati limiti. Infatti c'è una curiosa formula: il Consiglio regionale può presentare alle Camere voti e proposte di legge su materie che interessano la Regione. Credo che se e quando arriveremo a formulare una nuova proposta di Statuto quanto meno i voti li possiamo escludere dalla formulazione della norma, perché pensare che occorra una norma dello Statuto per dare al Consiglio la facoltà di formulare voti, cioè una risoluzione indirizzata alle Camere o al Governo, credo che sia troppo.

Quindi, se alcuni aspetti di questa norma andranno riesaminati nel nuovo Statuto, penso che l'idea di un collegamento consacrato nello Statuto tra non gli Esecutivi, come spesso noi concepiamo nel quadro di un discorso di cooperazione e di collaborazione tra i due livelli, quello statale e quello Regionale, ma un nesso, un collegamento tra le due assemblee legislative, tra il Parlamento nazionale e il Consiglio regionale, credo che questo concetto, questo principio debba restare nel nuovo Statuto.

Allora è bene che questa idea delle proposte di legge che vanno trasmesse, che sono elaborate da una Assemblea regionale e trasmesse al Parlamento, è un concetto, un principio che dovrebbe restare nello Statuto ed applicando questa disposizione mostriamo che questa è una norma viva che va tenuta in considerazione anche in futuro.

In secondo luogo noi abbiamo pensato che una proposta di legge organica, sia pure ancorata ad una legge nazionale già esistente, fosse senza altro da preferire ad un ordine del giorno, perché da un lato avremmo potuto presentare un testo già disponibile per un esame in Commissione da parte della Camera o del Senato, e in secondo luogo perché in questo modo avremmo potuto imprimere una spinta più determinante, esercitare meglio la nostra funzione di impulso nei confronti di un certa inerzia che abbiamo constatato nel Parlamento nazionale. C'è nell'opinione pubblica questo riconoscimento, questa sensazione che questa legge che risale a 22 anni fa sia da rivedere ma non mi risulta che ci siano grandi movimenti nel Parlamento italiano per modificarla.

Allora la Sardegna, il Consiglio regionale come espressione di un territorio che è particolarmente gravato, che è particolarmente colpito da questa situazione, dà l'esempio, indica la strada per la revisione della legge stessa. La indica, non con riferimento a tutti gli aspetti che possono essere rivisti dal Parlamento nazionale; se appunto lo Statuto ci dice che noi possiamo presentare proposte su materie riguardanti la regione Sardegna, è chiaro che, anche per ragioni di opportunità e non soltanto per considerazioni di carattere giuridico, pur affrontando la complessa materia delle servitù militari, era opportuno limitarsi a quegli aspetti che riguardano più specificamente le competenze della Regione per quanto riguarda il momento in cui si decide un programma e le conseguenti limitazioni nell'esercizio e nell'uso nel territorio che è circostante e adiacente alle aree demaniali, dove normalmente queste installazioni e questi programmi sono situati. E poi regoliamo al tempo stesso la scottante materia degli indennizzi perché, è questo il motivo ispiratore di questa legge, non c'è nessuna volontà di contrastare la presenza militare in Sardegna che, anzi, soprattutto in molti territori, è particolarmente sentita, favorevolmente accolta dalle popolazioni interessate, in quanto fonte di reddito, però riteniamo che, se giustificate da ragioni della difesa nazionale e delle installazioni e le conseguenti servitù, questo debba portare a un giusto indennizzo per le popolazioni, per i territori, per i comuni, per la Regione che subisca un danno per questa presenza militare così diffusa.

Quindi abbiamo, da un lato, fatto riferimento alla legge vigente, ma non l'abbiamo toccata per gli aspetti che non rientravano nella competenza regionale, abbiamo disciplinato soltanto quegli aspetti per i quali è giusto che, anche alla luce del nuovo rapporto che in questi anni si è delineato fra Stato e Regione, maggiori competenze venissero riconosciute alla Regione in questa particolare e delicata materia.

E` una proposta di legge nazionale; per alcuni aspetti la proposta di legge nazionale solleva il problema di una regolamentazione attraverso una legge regionale, perché, è paradossale, ma pur in presenza di una materia che interessa tanto la Regione, non c'è una legge regionale che disciplini la materia, su questioni, è vero, di secondaria importanza, ma è pur vero che richiederebbero una disciplina, quale quella del rapporto tra Giunta e Consiglio per quanto attiene alla formazione della volontà della Regione che deve essere manifestata poi all'esterno dall'Esecutivo. E anche per la stessa questione dell'elezione dei componenti del Comitato misto paritetico per le servitù militari, il cui status giuridico non è regolato da nessuna norma regionale, fino a questo momento si è trattato di dare applicazione a una legge nazionale, che la Regione ha implicitamente fatto propria.

Quindi si porrà il problema di disciplinare anche queste materie, che non sono fondamentali, ma che credo, a seguito anche di un riesame della questione sulla organizzazione della Regione, sulla competenza degli Assessorati, potrebbe essere meglio disciplinata. Ma, appunto, noi oggi vogliamo dare un'indicazione, una scossa alla situazione attuale, che è piuttosto stagnante e che invece richiede una precisa iniziativa in questo senso.

La proposta di legge è equilibrata, una proposta di legge va nel senso di un riesame della situazione alla luce di una situazione che è profondamente modificata, va nel senso di una ridistribuzione di ruoli tra Regione e Stato, alla luce delle modifiche che sono intervenute anche in questi ultimi ventidue anni. Credo che questa proposta possa essere favorevolmente accolta anche a livello del Parlamento nazionale.

La proposta di legge è soltanto una proposta, credo che il Consiglio regionale e la Giunta dovranno successivamente fare in modo che in particolare i parlamentari nazionali eletti in Sardegna la facciano propria, perché il suo iter possa essere pari alla celerità e alla determinazione con cui il Consiglio regionale, in questa legislatura, ha voluto imprimere una svolta in una materia che sta tanto a cuore ai sardi e ai loro rappresentanti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C. - Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, come è stato sottolineato testè dall'onorevole Fois, è in discussione una proposta di legge nazionale in virtù dell'articolo 51 dello Statuto, che mi auguro sarà approvata dal Consiglio con entusiasmo. La presenza e la distrazione di questo Consiglio denota la scarsa attitudine dei sardi a difendere interessi e qualche volta persino la dignità della loro terra. Ma se questo rilievo si può fare nei confronti del Consiglio, nei confronti della Giunta deve essere ben più pesante.

Intanto dirò che questa legge, se sarà approvata, come spero, da questo Consiglio, dovrà essere seguita nell'iter nazionale attraverso i nostri parlamentari, con iniziative appropriate, che consentano non solo una discussione, ma anche un'approvazione rapida da parte del Parlamento della Repubblica. Affrettarne la discussione, completare con una visione d'insieme dei problemi delle servitù militari su tutto il territorio nazionale credo sia anche nostro interesse.

La legge in discussione è un compromesso tra la nostra e quella presentata dall'onorevole Fois; un compromesso onorevole, non un compromesso deteriore. Ben altra era la nostra proposta: noi avevamo fatto uno sforzo per comprendere tutte le implicanze che si erano susseguite nel corso di questo dopo guerra, fino al punto di trovare tra le notizie di diversissima fonte il testo dell'approvazione del Senato statunitense all'accordo per la cessione della base militare de La Maddalena, avvenuto il 27 gennaio del 1950. Avevamo fatto uno sforzo per individuare queste cose perché, come diceva l'onorevole Fois, la situazione, non negli ultimi ventidue anni, ma negli ultimi dieci anni, è profondamente mutata, gli scenari della contrapposizione tra i blocchi oggi sono diventati artificiosi. Non c'è più il blocco militare sovietico, non ci sono, probabilmente, le testate multiple puntate contro gli Stati Uniti d'America e i paesi della sua alleanza militare; ci sono, come si è detto in questo dopo guerra, le guerre locali che purtroppo sono sempre più numerose e sempre più devastanti in ogni parte del mondo.

Noi avevamo presentato questa legge perché ritenevamo che si potesse fare una discussione e dare anche un, se così possiamo chiamarlo, incentivo al Parlamento nazionale per affrontare il problema. Noi abbiamo iniziato dagli albori di questa legislatura a sottolineare questi problemi, presentando un'interrogazione sulle servitù militari e in particolare su La Maddalena, nell'ottobre del '94, un'interrogazione urgente nel novembre '95, un'altra interrogazione urgente sul poligono di Capo Frasca (poi diremo qualcosa a questo proposito) nel giugno del '96, successivamente un'altra interpellanza, sempre sulle servitù militari e sulla base di La Maddalena, dove erano avvenuti episodi di non chiara individuazione e dove all'inizio del '97 si paventavano anche fughe radioattive provenienti dall'utilizzo degli strumenti militari di quelle truppe installate nell'isola. Ne presentammo ancora, nel febbraio di quest'anno, chiedendo che si intervenisse per impedire che le basi militari e la Nato esistente in Sardegna fossero utilizzate per attacchi militari all'Iraq, cosa che era avvenuta in passato, come si seppe a posteriori. Chiedemmo anche con una lettera, in occasione della Pasqua, perché erano stati assegnati quindici giorni alla Sardegna per decidere l'installazione del super radar nella zona sud occidentale dell'isola, con una lettera all'onorevole Palomba, che naturalmente non ha dato mai risposta, di chiedere al Governo italiano di soprassedere all'installazione di quel radar. Quel radar, per chi non lo sapesse, credo di averlo detto un'altra volta, è stato già attivato, è nel poligono di tiro di Capo Frasca, distante quattrocento o cinquecento metri dalla frazione di Arbus di Sant'Antonio di Santadi, è montato su un piattaforma mobile, pronto ad essere trasportato, per la bisogna, dove indicheranno le forze militari e dove la Sardegna acconsentirà che sia installato.

Questo, per grandi linee, era il disegno che noi facemmo con questa proposta, e soprattutto con la relazione, anche per rispondere, nel corso di questa legislatura, alle numerose richieste che ci provenivano, non credo solo a noi, da parte di comuni, di rappresentanze sindacali, di categorie di cittadini, eccetera, per rispondere positivamente a questa istanza che loro facevano di intervenire sui problemi delle servitù militari.

Nell'avvio di questa legislatura queste discussioni su interpellanze o su ordini del giorno, come è avvenuto qualche anno fa, qualche volta si sono avute, ma con scarso rilievo, direi con scarso impegno da parte del Governo della Regione.

Perché non credo possibile, c'è stato un recente pronunciamento, non so se voi avete avvertito questo, da parte del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Veltroni e dal sottosegretario Bruti nel quale c'è stato un impegno nel Parlamento della Repubblica per una revisione delle servitù militari in Sardegna, in Italia, perchè sono francamente diventate anacronistiche.

Abbiamo fatto le pressioni. Noi siamo i maggiori interessati, come si è ricordato. Noi siamo, dopo il Trentino Alto Adige e contermini, la Regione che sopporta il peso maggiore, in Italia, per vincoli militari. Se si aggiungono a questi, se si sommano a questi il demanio militare e le aree marine, non so come chiamarle, se chilometri quadrati o miglie marine quadrate eccetera che sono un'estensione enorme nella parte sud-occidentale dell'isola, noi doppiamo, triplichiamo gli impegni che sono stati attribuiti alle altre regioni italiane da parte del Governo della Repubblica e, tuttavia non trova in noi un sufficiente impegno per una revisione di questo e per una ridiscussione di queste servitù militari. Sono situazioni paradossali, io credo.

Chi non sapesse, per esempio, che mentre le altre servitù militari sono riuscite ad ottenere, per lo meno, che per 90 giorni si sospendessero esercitazioni e quant'altro possono disturbare la serenità delle popolazioni e, soprattutto, la tranquillità degli ospiti turisti che vengono in Sardegna, i voli a volo radente dei supersonici che sono d'istanza a Decimo ed a Villasor continuano a fare i lanci di missili a Capo Frasca a partire del primo settembre.

Chi passasse, chi si soffermasse, chi abita nei paesi, nei comuni del Campidano di Cagliari o nelle nostre zone, potrebbe sentire questa felice musica dei supersonici che spaventano grandi e piccoli della nostra popolazione. Si tratta di 12-15 comuni tra i più popolati dell'isola, accentrati in zone più popolose: l'intero Campidano di Cagliari e il Guspinese.

Non si è fatto niente. Abbiamo chiesto più volte un intervento, possibile che non si riesca a strappare almeno quanto si è ottenuto per altre basi militari! Possibile che la nostra sensibilità si riduca solo ad altre questioni di cui non voglio citare particolari, ma credo che siano abbastanza comprensibili.

Noi non possiamo sopportare ulteriormente oneri di questo genere, ne va di mezzo la nostra dignità di sardi, di italiani, a meno che queste basi militari non vengano conservate perchè Annibale è alle porte o perchè i comunisti della Russia hanno chiesto in questi giorni di partecipare al governo di quel paese. A meno che non ci sia la preoccupazione che nuovamente gli eredi dei bolscevichi prendano il potere in Russia, ed allora noi dobbiamo difendere non solo la Sardegna, non solo l'Italia ma l'intero schieramento occidentale compresi i paesi del Sud America.

Io do per concluso questo mio intervento. Mi dispiace moltissimo non poterlo fare come avrei voluto, ma questo mormorio continuo mi impedisce non solo la concentrazione, ma anche di farlo con la serenità che è dovuta ad un problema così delicato com'è questo delle servitù militari.

PRESIDENTE. Grazie Onorevole Montis. Prego i colleghi di evitare di chiacchierare durante i lavori del Consiglio, anche perché gli oratori si sono giustamente lamentati di ciò.

E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, credo che i colleghi chiacchierino per non sentirsi troppo soli. Credo che il clima in cui si svolge questo dibattito sia, ad un certo punto, non all'altezza dell'importanza del tema.

Il problema delle servitù militari in Sardegna, era ed è importante, perchè in Sardegna assistiamo a un fenomeno che non trova riscontro in nessun paese dell'occidente e credo neppure dell'oriente. Con la cessazione della "guerra fredda" le servitù militari anzichè diminuire stanno invece aumentando. Questo è un fattore che, credo, debba essere al centro della nostra attenzione, perchè mentre l'Unione Europea elabora un programma "convert" per riportare senza traumi all'utilizzazione civile di uomini, strutture e così via, in Sardegna di programma "convert" ne abbiamo ben poco bisogno, perchè l'unico abbandono che abbiamo è quello del contingente inglese di Decimomannu; qua invece i programmi sono per l'ampliamento delle strutture militari. Con l'argomentazione che se non esiste più il pericolo all'est - e credo che i paesi dell'Est caro collega Montis, oggi hanno più da temere dell'invasione degli italiani, dei comunisti o non comunisti italiani nei loro confronti, anzichè l'Italia dover temere invasioni da est - si è detto che un problema di sicurezza vi è sul lato sud. Poi, tutto il problema di sicurezza si riduce - considerato che i governi del Magreb e dell'Egitto non mi sembrano certamente ostile ai paesi europei e occidentali in genere - al problema della Libia di Gheddafi che credo sia uno di quei problemi che i Presidenti degli Statu Uniti tirano fuori quando hanno problemi interni, perchè la possibilità di essere un serio aggressore della Libia di Gheddafi, ricordiamo un paese di 2 milioni di abitanti, con problemi culturali, con problemi di infrastrutture enormi e con una certa capacità finanziaria legata alle risorse petrolifere, ma chiaramente senza la struttura di un paese evoluto è molto relativa, perchè basterebbe il rinnovo di qualche bombardamento e le capacità anche di vita civile in Libia sarebbero, praticamente zero.

Io credo che gli Statu Uniti per affermare il proprio ruolo di superpotenza abbiano bisogno di non sopprimere tutti i potenziali nemici, per cui si lascia il governo dell'Iraq, si lascia il governo della Libia, si dà qualche puntura di spillo al governo del Sudan; l'importante è tenerlo in vita per alimentare la necessità che ci sia un gendarme mondiale.

Credo che di questa situazione chi poi paga il conto è la Sardegna, la quale si vede imporre nuove servitù perchè, effettivamente, occorre tenere una certa attenzione vera o presunta verso la Libia.

Per cui assistiamo, come nel caso del famoso radar di Chia, a nuovi insediamenti che hanno una certa rilevanza anche nella vita civile, in una zona dove già le autorità militari occupano oltre 8 mila ettari di poligono, si chiedono altri ettari per questa struttura che sarebbe una struttura che darebbe l'allarme in caso di aggressione da parte della Libia.

Di fronte a tutti questi condizionamenti che interferiscono sulla vita in Sardegna, perchè ricordiamo oltre a Teulada i pesanti condizionamenti che vi sono nello sviluppo nella zona fra le provincie di Cagliari e di Oristano, la zona di Capo Frasca i cui litorali ottimi per il turismo che farebbero da cerniera tra le due provincie, tra programmi di sviluppo che sono nella parte nord e nella parte sud della costa occidentale della Sardegna, sono limitati dal poligono di Capo Frasca e da tutte le esercitazioni che si svolgono in quella zona a mare.

Ricordiamo, per esempio che identico fatto avviene sulla costa orientale con il poligono del Salto di Quirra oltre alle limitazione varie che vi sono a Caprera, a Tavolara, a Santo Stefano e così via..

Effettivamente, quindi, vi è la necessità che questo peso militare, se e sulla Sardegna, venga ad un certo punto condizionato e che vi siano delle norme che garantiscano che la Regione possa interferire, che vi siano delle norme che consentono di contemperare le esigenze militari o presunte tali, con gli interessi civili.

La proposta che arriva questa sera in Consiglio si muove in quest'ottica; forse tutte le norme non sono esattamente calibrate, ho presentato anche un emendamento all'articolo 2 - ne discuteremo- ma credo che l'ottica sia questa, e nell'ambito di una disciplina che nel campo amministrativo è stata sempre la più settoriale, la più chiusa, una valutazione degli interessi generali, invece con questa proposta vi si apra l'intervento delle procedure d'intesa Stato-Regione, anzichè una pura determinazione dell'autorità militare, credo che apra spazi in questo senso, e così sono gli articoli conseguenti.

Farebbe bene il Consiglio a dare più attenzione a questa proposta e farebbero bene le forze politiche a mandarle avanti, perchè chiaramente l'iter parte da qua ma deve affrontare un Parlamento italiano credo ben lontano, considerando che il problema delle servitù militari sta diventando un problema quasi esclusivamente sardo, ben lontano dall'affrontare questo problema con la serietà che merita, perchè non possiamo ad esigenze militari o presunte tali, sacrificare lo sviluppo di intere zone e nel nostro caso, io credo che queste servitù condizionino addirittura la vita dell'intera regione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (D.R.I. e Indip). Signor Presidente, onorevoli Assessori, onorevoli colleghe e colleghi: mi sia consentito in primo luogo esprimere una sincera amarezza per il fatto che il collega Montis non abbia ritenuto che ci fossero le condizioni di portare a compimento il suo intervento del resto così significativo per le cose che egli stava dicendo a tutti noi, ma anche l'amarezza perchè l'impegno che sta dimostrando oggi questo Consiglio rispetto alle tematiche di cui stiamo discutendo, non è pari a quello che pure in altre circostanze, in cui abbiamo discusso di questi temi, questo Consiglio ha manifestato e ha assunto pienamente. Per cui, io mi auguro, voglio auspicare che si tratti soltanto di un momento legato magari a qualche altra circostanza, ma che nel giro di poco tempo il Consiglio sia al completo e possa partecipare pienamente alla discussione e alla votazione di questa legge e subito dopo anche dell'ordine del giorno che è stato già presentato, tra l'altro, con la sottoscrizione di tutti i Gruppi consiliari.

Questa legislatura - lo accennavo prima appunto - che sta volgendo al termine, ha visto in momenti diversi questo Consiglio discutere di problematiche legate alla forte presenza militare, all'attività addestrativa particolarmente intensa, alle limitazioni e vincoli che sono conseguenti a questa situazione.

La legge, che è tra l'altro un testo unificato di due diverse proposte di legge nazionale, quindi, giunge in qualche modo come sviluppo fisiologico di un impegno che in più riprese il Consiglio ha manifestato su questi temi.

Tant'è vero che nella seconda Commissione la legge è stata votata da tutti i Gruppi consiliari e questo è anch'esso un altro segnale dell'impegno diffuso, generalizzato di cui dicevo prima. Ma, anche in altre circostanza e iniziative che si sono anche svolte fuori da quest'Aula, i rappresentanti del Consiglio regionale e delle forze politiche sono stati a fianco dei rappresentanti delle comunità locali, a fianco delle organizzazioni sindacali, delle associazioni e comitati, di quanti hanno voluto manifestare e portare avanti proposte per una ridefinizione e una riduzione della presenza militare e dei vincoli che vi sono collegati.

I colleghi che mi hanno preceduto, hanno già fornito una descrizione esauriente di una situazione per altro nota a tutti e quindi, io eviterò di ritornarci sopra. La legge che noi ci apprestiamo a discutere - e io mi auguro a votare - è una legge nazionale e, quindi, dopo il voto del Consiglio dovrà impegnare la Regione nel rapporto con il Governo e con il Parlamento nazionale, e in questa fase, e soprattutto in quella parlamentare, si potrà e si dovrà certamente esaltare il ruolo dei nostri parlamentari con l'auspicio che essi sapranno trovare la stessa convergenza che sulla legge c'è stata in Commissione, io mi auguro anche qui in Consiglio.

La legge vuole significativamente individuare un ruolo non secondario, anzi, di paritaria importanza rispetto allo Stato delle Regioni e attraverso le Regioni delle comunità locali, dei diversi soggetti rappresentativi. In questo senso mi sembra, appunto, un fatto molto rilevante e significativo anche perchè gode di un limite, di una carenza di ruolo e, perchè no, in molte occasioni anche di azione da parte di diversi Governi regionali, hanno impedito che la forza e la spinta che spesso è venuta nella nostra regione da diverse iniziative e momenti di mobilitazione, si potesse tradurre anche in significativi risultati in ordine alla necessità di ridurre la forte presenza militare nella nostra regione.

L'azione di questi ultimi anni, in particolare quella di alcune categorie, hanno portato a qualche risultato apprezzabile ma non concretizzato, come quello dell'estensione degli indennizzi a categorie produttive che sono impossibilitate ad esercitare la loro attività professionale. Ma questo, diciamolo pure, è poca cosa e non è stato mai l'obiettivo neppure di quelle stesse categorie, le quali semmai hanno sempre perseguito l'obiettivo primario di poter avere le condizioni in cui poter esercitare la loro attività.

Tra le altre cose da richiamare, perchè mi sembra abbastanza importante in questo momento, è quello della difficoltà e qualche volta dell'imbarazzo con cui si sono affrontati questi temi nel rapporto istituzionale tra Governo e Regione. E, come spesso atti che sono stati compiuti non sono stati conseguenti rispetto alle volontà che sono state espresse in diverse occasioni e dal Consiglio regionale, e anche come dicevo prima, in diverse occasioni, da iniziative di mobilitazione e iniziative di convegni, d'incontri in cui hanno partecipato esponenti rappresentativi del Ministero della difesa. Sono stati presi spesso degli impegni, ma questi impegni non sono mai stati mantenuti. In particolare, fin dal 1981 - come si ricorda anche nell'ordine del giorno che è stato presentato - la Sardegna aspetta un piano di ridefinizione, di riduzione delle servitù, dei demani e delle limitazioni e dei vincoli, sin da quella conferenza nazionale che ormai ha quasi 20 anni di vita. Oggi ci sono sicuramente più di allora le condizioni perchè si possa recuperare nel confronto con il Governo una rinnovata volontà di procedere e di procedere con un piano che possa contenere anche criteri e procedure per la verifica, che gli impegni che vengono assunti possono essere tendenzialmente nel tempo realizzati.

Non intendo entrare nella descrizione, nell'elencazione di questi impegni e delle esigenze; lo accennavo prima, non lo ritengo necessario. Ritengo tuttavia, prima di concludere, di dover ricordare come un documento che è stato sottoscritto circa un anno fa col Governo nazionale, e che prevederebbe l'installazione di un radar militare nel territorio di Domus de Maria, sia stato fondamentalmente un errore, un errore che la regione non ha compiuto da sola - è bene dirlo- ma ha compiuto in compagnia delle stesse amministrazione locali.

Quel documento, tuttavia, è stato sottoscritto - per quanto io sappia - con la riserva che comunque doveva essere sottoposto alla verifica della volontà delle comunità locali, delle parti sociali e di quel vasto movimento che si era costituito e che aveva operato contro l'installazione del radar, ma, fondamentalmente contro un'ulteriore presenza militare in una zona - come ricordava poco fa il collega Bonesu - già particolarmente gravata dalla presenza proprio di demani militari, di una intensa attività addestrativa, di vincoli, d'interdizioni che per 9 mesi impediscono non solo di andare per mare e per cielo, ma qualche volta anche per le stesse strade di quei territori, e che certamente condizionano pesantemente le prospettive di sviluppo economico.

A quella proposta, del resto, vi è stata sempre una forte opposizione popolare e anche istituzionale, e vi è stato già in precedenza un diniego da parte della Regione di autorizzazione alla realizzazione di quell'impianto e anche di tutte le strutture di tipo logistico e urbanistico che dovevano accompagnare l'impianto per la loro incidenza anche su un territorio che, tra l'altro, è considerato di tutela integrale.

Quell'area può trovare soltanto, nell'uso oculato del territorio e nello sviluppo turistico legato al territorio stesso, le prospettive di sviluppo. Un'eventuale presenza di un sito militare condizionerebbe e impedirebbe - possiamo dirlo - le prospettive di sviluppo. Noi ci siamo già espressi in altre circostanze, perchè intanto l'impegno vero e primario fosse quello della riduzione e non quello dell'allargamento della presenza militare, ma ci siamo anche espressi - e credo che questo debba essere un punto fermo - che preliminarmente debba essere verificata la compatibilità con i programmi di sviluppo e tutela dei territori interessati e, date queste premesse, non vi sono le condizioni perchè il radar possa essere installato in quell'area.

Quindi, questo è uno dei problemi che deve essere oggetto del confronto con il Governo, un confronto che tra l'altro ha un'occasione molto importante e ravvicinata, che è quella della stipula dell'intesa istituzionale tra Governo e Regione, che prevede un capitolo specifico proprio alla servitù e demani militari. Dentro quel capitolo devono trovare finalmente spazio alcuni punti importanti, risposte ad alcune emergenze e un piano pluriennale di ridefinizione e rideterminazione della presenza militare nella nostra regione.

La legge, che ci apprestiamo a discutere e votare, può essere uno strumento particolarmente importante. Può dare comunque, da questo momento alla Regione, una forza ulteriore per portare avanti l'approvazione anche senza aspettare che quella legge possa diventare un giorno, auguriamoci non lontano, legge del paese e possa quindi codificare in norma un riconoscimento del ruolo della Regione.

La nostra Regione deve avere comunque la forza politica e ha il sostegno - come ha avuto il sostegno - di questo Consiglio, in altre circostanze e credo che lo avrà anche oggi, per rivendicare appunto questo ruolo già istituzionale politico anche se ancora non riconosciuto da una legge che, comunque, noi ci apprestiamo a votare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, anch'io voglio associarmi ai colleghi che mi hanno proceduto per dire in maniera sintetica il nostro pensiero, il pensiero del nostro Gruppo politico sull'argomento. Sin dall'inizio abbiamo preso la parola, abbiamo partecipato ai consessi, ci siamo ritrovati insieme a tutte le forze politiche per disquisire della materia. Abbiamo avvertito l'esigenza di ridare ordine e, se è possibile, contribuire a trovare un punto d'incontro tra le esigenze nazionali e le esigenze locali che invocano una riduzione delle servitù militari.

La verità è che la Sardegna ha dato troppo per le servitù militari, ha pagato un prezzo eccessivo, vantaggi non ce ne sono stati e la gente si lamenta.

Io ho vissuto quest'esperienza incontrando i manifestanti delle diverse manifestazioni avvenute in questi ultimi anni. Ricordo che il problema è stato sin dal 1995 posto all'attenzione del Consiglio regionale, era stato già approvato un ordine del giorno in cui tutte le forze politiche presenti in Consiglio avevano trovato un'unità d'intenti per proporre una riduzione delle servitù militari presenti in tutta la Sardegna.

Orbene, errori sono stati commessi; per prima occorre rilevare che nonostante l'impegno di tutti i consiglieri regionali presenti in questo Consiglio, che hanno partecipato alle manifestazioni contro queste servitù, ci sono stati degli errori perchè il Presidente della Giunta regionale, insieme anche agli esponenti locali delle amministrazioni, hanno firmato un documento - per esempio - sull'eventuale trasferimento dell'installazione di un radar da Capo Spartivento a Monte Filao(?); un errore madornale frutto, di pasticcio che regolarmente si porta il Presidente Palomba, ogni qualvolta deve prendere delle decisioni, le prende in maniera affrettata, senza la necessaria ponderazione, e anche in questo caso, soddisfatto del perché il radar a Capo Spartivento non si realizzava, il sottosegretario Bruti gliene ha posto un altro dicendo: "Lo trasferiamo in una montagna che non ha nulla a che vedere", il Presidente Palomba si è ritenuto soddisfatto e ha detto subito di sì. Ha chiamato immediatamente gli amministratori locali, anche quelli, naturalmente contagiati da questo ottimismo di facciata di Palomba, ha fatto sì che anche quello di Domus de Maria firmasse, quando invece si è accorto di aver fatto una grande gaffe, e la stessa popolazione lo ha rilevato e gliel'ha fatto ricacciare indietro.

Ora, questo mi permette di invocare anche a che il presidente Palomba quando deve mettere una firma conti fino a cento! Perchè quando lui ha messo firme per la Sardegna sono state sempre dei disastri!

Qui noi abbiamo avuto un grande problema, solo grazie alle forze politiche presenti in Consiglio regionale all'unanimità, abbiamo fatto in modo di richiamare l'argomento, abbiamo fatto in modo di costituire un comitato, abbiamo fatto in modo che lo stesso Palomba di fronte a questo comitato ha detto - bontà sua! -che farà di tutto perchè le decisioni già adottate siano rideterminate.

Così vediamo il nostro Presidente che una volta innesta la marcia in avanti e una volta innesta la marcia all'indietro. Speriamo che almeno in questo caso riesca a mantenere gli impegni, non foss'altro perché la cittadinanza sarda è vigile sulla materia, di più quella che è del Sulcis perché avverte più di tutti questa tematica. Cito per esempio due episodi macroscopici di errori da parte di un'amministrazione che avrebbe dovuto fare a meno che si potessero verificare, quelli di sequestrare a un povero pensionato la sua bicicletta e il cestino con il quale raccoglieva le lumache nel territorio che era delle servitù militari. E questo è un modo di dire che, probabilmente, le servitù possono essere viste in maniera un po' più oculata. Non è detto che se ci sono delle restrizioni devono essere applicate in una maniera vile.

Noi abbiamo visto un povero vecchietto sequestrato personalmente dalle forze militari, lui, la sua bicicletta e le lumache che aveva raccolto, perchè le aveva raccolte in un zona di servitù.

Un altro episodio, lo cito solo per chiudere, anche a Porto Tramatzu vi è una spiaggia che è parte militare e parte pubblica; lì c'è sempre nel confine uno dei militari al quale non hanno dato le disposizioni opportune, e quando un bagnante supera questo confine viene vilipeso e attaccato. La verità è che su questa materia bisogna procedere con la necessaria cautela. Da parte nostra non vogliamo essere la punta d'attacco, perchè riconosciamo anche noi che attraverso la nostra forza politica è stato dato inizio a una procedura di un'ulteriore servitù militare, come quella di Capo Spartivento, però, la reazione che c'è stata nella popolazione e nelle forze politiche, compresa quella di Forza Italia, ha fatto in modo che queste decisioni fossero state rideterminate. Ora speriamo che alla luce di questi impegni che sono stati portati alla luce anche di una volontà unitaria, che si possa trovare soluzioni più favorevoli nell'interesse di uno sviluppo della Sardegna stessa.

Non è vero che le servitù hanno portato un progresso, non è vero che le servitù hanno portato uno sviluppo. Nella nostra zona, cioè quella del Sulcis, sviluppo non c'era stato prima dei militari, sviluppo non c'è neppure con i militari. Probabilmente le servitù non hanno portato quei benefici che si ci si aspettava; probabilmente occorrerà un equilibrio, una soluzione più unitaria tra le due parti e trovare delle soluzioni favorevoli alla gente. Questa proposta di legge è tesa in quell'indirizzo, anche nella parte in cui prevede che per quanto riguarda gli appalti che si verificano in tutti i punti della Sardegna, in tutti i punti ove esistono le servitù militari occorre tenere conto per primo nelle commesse e negli approvvigionamenti di riferirsi alle ditte locali. E` una forma di contemperazione delle situazioni, cioè di fare in modo che le ditte locali possano trovare una forma minima di accordo per non vedere le forze militari come nemiche.

Questa proposta di legge, probabilmente, è arrivata in ritardo, bisogna dare atto ed apprezzamento per i proponenti di ciò che si propone. La verità è che siamo alla fine della legislatura, noi, e si tratta di una proposta di legge nazionale e cioè deve essere il Parlamento a legiferare sulla materia e noi sappiamo che tutte le proposte di legge nazionali che noi facciamo vengono quasi sempre messe in cassetto.

Auguriamoci che questa possa essere oggetto di più ampia attenzione da parte dei nostri parlamentari, così come noi abbiamo trovato un accordo a livello unitario in Commissione sia con manifestazioni unitarie nei riguardi di queste proposte e speriamo che in Parlamento si trovi una visione altrettanto unitaria perché questo provvedimento possa trovare uno sbocco positivo.

Il mio intervento è comunque per apprezzare questo sforzo ottenuto in Commissione e l'auspicio che si possa brevemente arrivare ad una soluzione più soddisfacente per le popolazioni che hanno visto le servitù come atto di prevaricazione e non come un atto di equilibrio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, signori consiglieri, la proposta di legge in discussione, è già stato rilevato, è una proposta di legge nazionale. Rientra nella facoltà del Consiglio Regionale della Sardegna di attivare proposte di legge nazionale in materia di suo interesse.

C'è innanzitutto da dire e da augurare, come è stato testè rilevato anche dai banchi del Consiglio, che questa proposta di legge nazionale non abbia la sorte che hanno avuto tante altre proposte di legge nazionale votate da questo Consiglio e inoltrate al Parlamento della Repubblica. Storicamente, infatti, sappiamo che vi è una sottovalutazione di questa potestà istituzionale riconosciuta alle Regioni e soprattutto alla nostra Regione Autonoma di avere titolo, così come il sistema istituzionale prevede e consente, ad attivare proposte di legge nazionale.

Vi è una unitarietà di intenti, vi è una larga, mi pare unanime condivisione del Consiglio Regionale e delle forze politiche attorno a questa proposta, c'è davvero da augurarci che abbia buon esito, che abbia almeno ingresso e che abbia corso e possibilità di essere, dalle forze politiche nazionali, discussa.

Perché io concordo, a nome della Giunta Regionale, che la materia, le questioni e gli obiettivi che vengono trattati e proposti con questa iniziativa legislativa sono di prima grandezza e di primaria e vitale importanza per la nostra Regione.

Non si tratta di una "leggina" di settore: è una proposta di legge che ripropone sostanzialmente la questione essenziale del rapporto tra la Regione Autonoma e lo Stato in ragione di una condizione di sostanziale evidente disparità di trattamento e di pregiudizio e di danno che la nostra intera comunità regionale, ma alcuni territori e alcune popolazioni più di altre, sopportano in questa nostra Regione.

In ogni caso di sicuro la proposta ha un valore politico alto, ha un significato di sollecitazione e per alcuni versi anche di contestazione di uno stato di cose che si trascina da troppo tempo non risolto e neppure avviato in modo sufficiente a soluzione, parte la considerazione che è contenuta poi si esplicita in proposta nella legge dal fatto che in questa Regione, in questo Consiglio Regionale l'istituzione autonomistica e le istituzioni nel loro insieme non pongono una questione ideologica, non pongono una pregiudiziale di principio, rispetto alle quali questioni ideologiche e pregiudiziali di principio ognuno di noi ha titolo e spero abbia anche merito di avere questi principi e queste finalità più generali.

Insomma qui non è in discussione neppure in questa proposta una presa di posizione circa il valore delle attività militari. In questo Consiglio Regionale, in questa circostanza come in altre, ognuno di noi ha saputo tenersi alcune sue idee di fondo e ha saputo trovare una posizione comune, un comune terreno di prospettazione ed anche di contestazione attorno ad una questione di molto più concreta. Cioè che anche in questa Regione attività di carattere militare che alcuni di noi vorrebbero non esservi per niente né in questa né in altre regioni, perché alcuni di noi possono anche essere convinti, io personalmente sono tra questi, che intanto esistono esercitazioni militari ed esistono alterazioni della normale attività dei cittadini in quanto esistono le organizzazioni militari. Finchè esisteranno eserciti è chiaro ed evidente che esisteranno eserciti armati che dovranno sperimentare queste armi, che dovranno addestrarsi e questo addestramento dovrà essere fatto in qualche luogo. La soluzione, se volete, utopica sarebbe nella condizione nella quale il mondo, non solo questa parte del mondo, non avesse più bisogno di eserciti; che il mondo conoscesse una competizione pacifica, una condizione di cooperazione e di solidarietà tale per cui gli uomini armati non fossero più da nessuna parte indispensabili. Sappiamo che così non è, e così non essendo in nessuna parte del mondo e neppure in questa parte del mondo una parte di questi pesi debbono essere sicuramente sopportati dal paese che ha nella sua organizzazione, nelle sue strategie anche quella di avere le forze armate. Il problema è, così come giustamente è stato posto negli interventi di coloro che hanno pensato questa legge e che in questo Consiglio l'hanno poi illustrata a più voci, che deve essere restituita a tutti i territori del paese un equilibrio che un peso, seppure necessario o anche quando non condiviso, tuttavia deve essere distribuito in modo equo e questo non accade in Italia. E` anche vero che la equa distribuzione dei gravami o dei pesi militari, ad essere sinceri e ad essere gente che ragiona e che ragiona anche in politica e di politica, sarebbe assurdo pensare che possa essere distribuito in modo uguale in tutte le regioni perché ci sono chiaramente esigenze ed anche necessità e strategie militari di difesa, speriamo mai di offesa, che non consentiranno una equa distribuzione in tutti i territori della presenza militare.

La stessa presenza militare va distinta tra attività e presenza di ordine strategico ed attività e presenza di ordine addestrativo, cioè mentre a fini strategici non si potrà pensare che la dislocazione delle attività e delle installazioni militari possa essere smistata in qualsiasi parte, sicuramente le attività addestrative invece possono essere smistate in qualsiasi parte. Una attività addestrativa si può svolgere sicuramente con la mobilità dei mezzi di ieri, ma ancora di più con la mobilità più accelerata dei mezzi di oggi, si può svolgere in Sardegna come si può svolgere in Campania e in Lombardia, non c'è dubbio. Mentre proprio in Sardegna accade che la gran parte delle installazioni militari non sono di carattere strategico, ci sono anche quelle, sono di carattere addestrativo. Questo perché storicamente quest'isola, abbondante di spazi, è stata da sempre vista come luogo nel quale fosse ed era effettivamente più facile acquisire quei territori, disporne e quindi trasferire in questa parte dell'Italia la gran parte di quelle attività militari addestrative, proprio quelle che di più possono essere distribuite nel territorio.

Vi è un'altra particolarità nella nostra isola che deve essere sottolineata, che il fatto che nella nostra isola di servitù militari in senso proprio ce ne sono pochissime o meglio ve ne è una piccola o comunque minoritaria parte rispetto ad altre attività ed impieghi di territorio che sono l'uso del demanio per cui noi non possiamo continuare a parlare sempre in modo generale di servitù militari. La stessa legge nazionale 898 del '76 regola le servitù militari, in gran parte, poi successivamente come svolgimenti successivi, lo hanno chiarito molti interventi, l'ha chiarito principalmente in apertura l'onorevole Fois, poi si è fatto carico anche il sistema normativo di specificare delle compensazioni anche per le attività militari che si svolgessero nei demani. Però la particolarità della Sardegna è che le servitù militari sono poche rispetto alla enorme quantità degli impieghi di territorio di demanio destinato a fini militari. I grandi poligoni sono tutti aree demaniali. E vi è una posizione non condivisibile da parte delle autorità militari ma anche dell'autorità politica e di governo della Repubblica e dello Stato Italiano che fino ad ora ha ritenuto che il demanio militare, essendo demanio statale, sia una questione propria dello Stato, del potere militare rispetto al quale le comunità locali nulla abbiano da dire. Il Governo in altri tempi ha detto, perché questa è una vicenda che viene da lontano e tante volte si è discussa, con la Regione e con gli enti locali possiamo discutere degli effetti esterni che ha l'attività nei poligoni, quali il fermo della pesca, o il rumore o altri effetti diffusivi rispetto ai luoghi nei quali si svolgono le attività militari vere e proprie, i missili a Perdasdefogu o la base aerea di Capo Frasca o altro ma non quello che accade dentro i poligoni perché i poligoni sono demanio, hanno una titolarità statale, siamo in casa nostra.

Questa concezione è una concezione non condivisibile, è sbagliata perché a questa Regione autonoma appartiene tutto il suo territorio ivi compresi i poligoni militari o meglio i territori sui quali insistono i poligoni militari ancorchè siano demanio statale a fine militare, anche per un'altra ragione giuridica istituzionale che quei territori rimangano, permangono demanio statale solo ed esclusivamente perché si esercita l'attività militare, perché se cadesse o si riducesse l'attività militare in base all'articolo 14 dello Statuto la Regione autonoma della Sardegna succede di diritto nel demanio come sappiamo statale e quello diventerebbe automaticamente demanio regionale. Quindi non è che il demanio e i poligoni demaniali siano cosa solo dello Stato, sono cosa anche di questa Regione, sono cosa di questa nostra comunità. Ecco perché propriamente la legge indica, la proposta di legge nazionale, di rivisitare la legge numero 898 del '76 che si occupa di servitù militari e di rivisitarla e rafforzare il sistema dei rapporti con la Regione, con gli enti locali anche riguardando i diritti propri di questa Regione rispetto al demanio statale su cui si esercitano le attività militari.

Ecco quindi, mi pare esplicitato il parere, l'opinione della Giunta Regionale in ordine alla legge proposta, un parere positivo che condivide l'impostazione della legge che tende principalmente a tenere aperta questa questione ad avviarla a una soluzione positiva in una ottica di riequilibrio e in attesa del riequilibrio delle presenze, in attesa della restituzione, del riscatto almeno parziale di parte di territorio avere le compensazioni che sono riconosciute da altre parti ai privati, laddove non esistono i grandi demani ma esiste la grande estensione delle servitù. La legge numero 898 è pensata in Parlamento perché in gran parte proposta e discussa dai parlamentari del Friuli Venezia Giulia. Quando il lato più esposto, in termini militari, dell'Italia era il lato est, verso l'est, il Friuli Venezia Giulia per ragioni, nessuno di noi è stratega di carattere militare, sappiamo, se non abbiamo approfondito i temi e i termini della storia sicuramente viviamo in questo tempo e sappiamo che al tempo della guerra fredda i due blocchi si contrapponevano ed in qualche punto confinavano e nei punti di confine o verso i punti di confine dei blocchi è chiaro che maggiormente si rafforzavano i sistemi di difesa. Però la particolarità del Friuli Venezia Giulia è che non c'è demanio militare e che nel Friuli Venezia Giulia le grandi estensioni di territorio ad uso militare sono di proprietà privata che sono in gran parte destinate a questo fine e i privati sono ampiamente compensati per questo. Per cui l'armonizzazione e le compensazioni che sono contenute in gran parte nella legge di riordino e di riforma perché tale era la legge numero 898 del '76 è grandemente sbilanciata verso la questione delle servitù, mentre di meno si trattano e si riconoscono i diritti che derivano dalla condizione del demanio militare. Quindi, molto opportunamente la legge che oggi si propone tenta anche di rimettere alla pari queste due condizioni di servitù in senso proprio, cioè di territorio privato che è asservito a finalità militari e di territorio pubblico che comunque è una forma di appartenenza collettiva che è ugualmente sacrificato alle finalità militari; e quindi di promuovere nel frattempo delle misure non solo di armonizzazione nell'insieme, e quindi di concordare e di intendersi sulle attività e sui programmi di attività, ma anche di compensazioni in senso proprio sotto il profilo di una riserva per le commesse e sotto il profilo di indennizzi alle popolazioni ed ai territori che di più soffrono limitazioni nei settori economici del turismo, della pesca, della pastorizia, di tante altre attività che sono di fatto sacrificate.

Ciò detto e conclusivamente a me pare di poter aggiungere che la forza che è insita in questa proposta di legge, che contiene pure una denuncia, che contiene una sollecitazione, che a mio avviso contiene e giustamente anche un elemento di contestazione di uno stato di cose che non è giusto, mi pare che la forza della proposta sia nel ragionamento. Cioè è una proposta che tutto sommato è fondata su un equilibrio di impostazione, che non propone cose irraggiungibili, cose rispetto alle quali si può dire: "Ho protestato, ho chiesto la luna, so che la luna non posso averla". Si propongono cose, mi pare, tutte concrete, ottenibili, misurate che possono essere ottenute dalla Regione. Ottenute con l'approvazione della legge e speriamo che sia la legge anche di conforto e di rafforzamento della richiesta che la Regione sta avanzando, ha già avanzato e sta trattando con il Governo nazionale perché attraverso l'intesa istituzionale prossima, l'intesa istituzionale di programma questo capitolo delle servitù militari o delle limitazioni dei pesi possa avere una prima parziale soddisfazione anche in via concordataria, in via di accordo, di intesa, in via pattizia perché l'intesa istituzionale di programma consente un accordo tra Regione e Stato che anche a legislazione invariata può consentire per intanto che vengano restituiti a questa Regione i grandi compendi ex militari che sono moltissimi in questa Regione, che sono censiti, che sono indicati ed individuati e che è un enorme patrimonio pubblico che per Statuto, per l'articolo 14, debbono essere solo iscritti in un registro da parte del Ministero delle Finanze che li riceve dal Ministero della Difesa e quindi possono essere un'altra di quelle basi territoriali per lo sviluppo, per l'occupazione, per la socialità e per tante applicazioni utili e utilizzazioni importanti per questa nostra Regione. Penso che la discussione di oggi e la stessa proposta di legge che il Consiglio approverà possa essere ulteriore elemento di rafforzamento anche di questa rivendicazione e possa dare, fare maturare dei frutti non solo quando la legge verrà approvata, come auspichiamo che venga approvata nel Parlamento nazionale, ma anche nel tempo intermedio quando il confronto della Regione con lo Stato attraverso il Governo potrà consentire di avere già alcuni elementi di soddisfazione che possono essere immediatamente, se si volesse e ci fosse la volontà politica, da parte della Regione c'è di sicuro, ma anche da parte del governo nazionale, cominciare a riequilibrare questo sistema, ad alleggerire questi pesi ingiusti e in qualche modo ad agevolare possibilità di sviluppo e di occupazione in vasti territori della nostra Regione.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura del titolo.

CONCAS, Segretaria:

Titolo

Modifiche e integrazioni alle Leggi 24 dicembre 1976, n. 898 e 2 maggio 1990, n. 102, concernenti nuova regolamentazione delle servitù militari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul titolo il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Per rilevare che, credo che sia un errore, non è la legge numero 102 del '90 ma è la legge numero 104.

PRESIDENTE. Si tratta di un refuso. Ha domandato di parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Volevo fare un'altra osservazione. Quando noi nel titolo leggiamo "le leggi concernenti nuova regolamentazione delle servitù militari", dando un titolo notarile alla nostra proposta di legge rischiamo di contraddirci rispetto a quello che abbiamo detto e cioè che questa regolamentazione di queste leggi non è nuova ma è vecchia oggi. Quindi, io penso che potremmo dire "concernenti regolamentazione delle servitù militari" se l'Aula è d'accordo perché non stiamo modificando niente, ma stiamo dando una interpretazione attualizzata, una versione attualizzata della norma stessa. Quindi direi, se l'Aula è d'accordo, "modifiche e integrazioni alle leggi 24/12/1976 e 02/05/1990 concernenti regolamentazione delle servitù militari", mi sembra sia più appropriato.

PRESIDENTE. Se non ci sono controindicazioni mi pare che la sottile osservazione possa essere accolta.

Metto in votazione il titolo con l'eliminazione di questo aggettivo "nuova", anche perché si integrano le vecchie norme. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

1. Dopo l'articolo 1 della Legge n. 898 del 1976 è introdotto il seguente:

"Art. 1 bis -

1. I programmi relativi alle opere e installazioni di cui all'articolo 1, sono definiti d'intesa con la Regione interessata, secondo le modalità di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 allo scopo essenzialmente di assicurare l'armonizzazione tra i suddetti programmi e gli interessi della Regione in questione.".

PRESIDENTE. All'articolo 1 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha domandato di paelare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C. Progr.). Un emendamento orale: l'ultimo rigo dell'1 bis quando dice: "I programmi e gli interessi della Regione in questione". E` opportuno dire: "Tra i suddetti programmi e gli interessi economici e sociali di sviluppo della Regione in questione, perché altrimenti è troppo generico dire: "tra i suddetti programmi e gli interessi della Regione", quali sono gli interessi? Quindi, specificare: "economici e sociali e di sviluppo della Regione in questione".

PRESIDENTE. A quale articolo si stà riferendo?

MONTIS (R.C. Progr.). All'articolo 1 bis, all'ultimo rigo. Dopo "programmi e gli interessi economici, sociali e di sviluppo delle Regioni in questione".

PRESIDENTE. Una integrazione orale che propone l'onorevole Montis. Ha domandato di parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO. Prima di illustrare l'emendamento bisogna illustrare l'articolo 1 bis, che non è stato illustrato. All'articolo 1 bis è stato presentato un emendamento che sarà illustrato dal presentatore, ma prima di illustrare l'emendamento bisogna illustrare l'articolo. Quindi, io...

PRESIDENTE. Normalmente l'articolo non si illustra, comunque può illustrarlo se vuole. Normalmente l'articolo si legge, poi si enunciano gli emendamenti, poi si apre la discussione su articoli ed emendamenti. Normalmente si fa così, però se lei vuole illustrarlo può farlo.

FOIS PAOLO, relatore. Prima l'articolo però, perché altrimenti non si comprenderebbe a pieno il significato dell'emendamento. Io volevo sottolineare, attirare l'attenzione dell'Aula che questo articolo 1 bis tende proprio ad allargare il campo di applicazione della proposta di legge rispetto alla legge 898 che, come ha ricordato l'Assessore Cogodi, aveva toccato solo l'aspetto dei riflessi, delle conseguenze che da una attività militare potevano derivare per territori di proprietà privata, il caso del Friuli è stato giustamente citato. Allora, per completezza e per tenere conto dello specifico caso della Sardegna, siamo intervenuti a monte, cioè abbiamo detto che anche i programmi relativi alle installazioni e alle opere militari devono svilupparsi e devono essere definiti con il consenso della Regione interessata. Questa parte era stata completamente trascurata e pour cause (?), come ha spiegato l'Assessore Cogodi, nella legge 898.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento.

VASSALLO (R.C. . Progr.). L'emendamento in effetti recepisce parte della discussione che è avvenuta in Aula, in quanto la nostra regione ha una specificità, a differenza delle altre, che le aree demaniali a uso militare sono prevalenti rispetto alle stesse aree servite da servitù militari.

Pertanto si era ritenuto opportuno articolare un emendamento specificativo, specificativo nel senso che i programmi di cui dovevano essere discussi con la Regione interessata, in questo caso la Regione Sardegna, si precisa che sono inclusi quelli ubicati all'interno delle aree demaniali, per cui allarga e specifica l'intervento che avrebbe la Regione rispetto allo Stato in una trattativa sull'utilizzo delle aree del bene pubblico.

PRESIDENTE. Il parere del relatore mi sembra di aver capito essere favorevole. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.La Giunta è favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento . Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 1 così modificato. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2

1. All'articolo 3 della Legge n. 898 del 1976, così come modificato dalla Legge n. 104 del 1990, il comma 1 è sostituito dal seguente:

"1. In ciascuna Regione è costituto un Comitato misto paritetico di reciproca consultazione per l'esame, anche con proposte alternative della Regione e dell'autorità militare, dei problemi connessi all'attuazione dei programmi di cui all'articolo 1 e delle conseguenti limitazioni. In caso di mancato accordo, le questioni in sospeso sono definite dal Ministro della difesa, previo parere della Regione interessata.".

2. I commi 11, 12 e 13 del medesimo articolo sono abrogati.

PRESIDENTE. All'articolo 2 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu.

BONESU (P.S. d'Az). E` vero che a seguito dell'introduzione dell'articolo 1 bis, che abbiamo approvato precedentemente, la portata dell'articolo 3 della legge 898 è cambiata, perché riguarderebbe l'attuazione, non più la definizione dei programmi. Però lasciare che in caso di contrasto siano definiti dal Ministro della Difesa con un semplice parere della regione interessata, abolendo fra l'altro la procedura di decisione da parte del Consiglio dei Ministri, mi sembra a questo punto rimettere ad una delle due parti contendenti ad libitum la decisione della controversia, per cui l'emendamento propone di sostituire il Ministro della Difesa, che chiaramente è il proponente della soluzione non approvata dalla parte regionale, con un'autorità che tenga conto anche degli interessi non militari e che sia quindi al di sopra delle esigenze puramente militari che il Ministro della Difesa rappresenterebbe.

Chiaramente, trattandosi di un'autorità che deve essere sovraordinata al Ministro della Difesa, non può che essere il Presidente del Consiglio dei Ministri, ove non si voglia individuare un'autorità autonoma che però implicherebbe chiaramente uno sforzo legislativo ben superiore a quello che stiamo producendo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Paolo Fois.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.), relatore. Il relatore è d'accordo su questo emendamento, tiene soltanto a sottolineare che la ragione per cui abbiamo mantenuto il Ministro della Difesa era proprio per evitare, e non abbiamo ritenuto che fosse assolutamente necessario toccare l'impianto della legge su questioni che non ci sembravano essenziali. Ma tocca a me anche dire un po' quella che è la ragion d'essere di questo testo che abbiamo proposto e che ha formato oggetto del rilievo e dell'emendamento presentato dal collega Bonesu.

Noi abbiamo mantenuto il Comitato misto paritetico che ha lavorato molto bene in tutti questi anni, tra l'altro aggiungo un po' abbandonato o comunque non tenuto in attenta considerazione da parte delle forze politiche, del Consiglio e della Giunta, però abbiamo ritenuto che mantenerlo come faceva la legge 898 come l'unico organo, l'unico esponente, a livello regionale che potesse contrastare il punto di vista dell'autorità militare, avrebbe comportato mantenerlo in una posizione di debolezza rispetto a un'altra parte che aveva più peso e più potere.

Quindi abbiamo giustamente conservato questo Comitato paritetico, gli abbiamo dato un ruolo per quanto riguarda l'attuazione dei programmi, che come abbiamo visto sono invece concordati con la massima autorità a livello politico, anche se poi bisognerà chiarire, eventualmente in una legge regionale, che il Presidente della Regione dovrà esprimere questa volontà, dopo che la volontà stessa si sia formata in Consiglio.

Questo è lo spirito di questa legge, ripeto, per quanto riguarda l'emendamento mi dichiaro d'accordo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta condivide l'emendamento sia nella sua finalità, sia nelle motivazioni che sono state esposte dal proponente e anche dal relatore della legge.

Pare alla Giunta l'emendamento sia del tutto pertinente sul piano tecnico e sia del tutto lineare sul piano politico e istituzionale.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione prima l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:

Art. 3

1. All'articolo 6 della Legge n. 898 del 1976, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

"2 bis. Le modificazioni di cui ai commi 1 e 2 sono decise nel rispetto delle intese che Stato e Regione abbiano raggiunto in merito all'armonizzazione tra i programmi di cui agli articoli 1 bis e 3 e gli interessi regionali. La Regione ha facoltà di procedere alle verifiche che ritenga opportune.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

CONCAS, Segretaria:

Art. 4

1. All'articolo 4 della Legge n. 104 del 1990 dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

"4 bis. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della difesa, sentite le Regioni interessate, emana le conseguenti disposizioni attuative.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

CONCAS, Segretaria:

Art. 5

1. L'articolo 5 della Legge n. 104 del 1990 è sostituito dal seguente:

"Art. 5 -

1. Nel rispetto della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici, il Ministero della difesa riserva una quota delle forniture e delle lavorazioni richieste dalle esigenze dei reparti insediati nel territorio delle regioni che sono individuate ai sensi del comma 2 dell'articolo 4, alle imprese commerciali, industriali ed artigiane ivi ubicate, compresi eventuali loro consorzi provvisori.

2. Compatibilmente con la normativa comunitaria suindicata, l'anzidetta quota di riserva non sarà inferiore al 70 per cento dell'importo complessivo delle forniture e delle lavorazioni di cui al comma 1 del presente articolo.

3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le Regioni interessate, il Ministro della difesa emana le conseguenti disposizioni attuative.

4. I singoli reparti, con la procedura del cottimo fiduciario, prevista dall'articolo 5 del regolamento per i lavori, le provviste ed i servizi da eseguirsi in economia da parte degli organi centrali e periferici del Ministero della difesa, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 dicembre 1983, n. 939, sono autorizzati ad impegnare, con le forme procedurali ad economia, le quote di miglioramento vitto nonché i controvalori ottenuti dai riporti in economia dei generi di spettanza, ferma restando l'attuale consistenza dei riporti medesimi.".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.), relatore. Chiedo di parlare soltanto perché riguarda un aspetto relativo all'attuazione e al rispetto della normativa comunitaria. Il Ministero della difesa anche in alcuni incontri, cui ho avuto modo di partecipare, faceva valere che la richiesta più volte formulata dalle popolazioni che ci fosse una riserva per quanto riguarda gli appalti di servizi e di forniture alle imprese operanti nella zona, aveva replicato che questo non era possibile perché ostavano delle precise norme comunitarie.

Ora ci sono delle norme comunitarie in tema di appalti, ma tutte le direttive che ci sono e che si sono succedute soprattutto negli anni '90 escludono l'applicabilità delle direttive stesse a quelle opere il cui importo sia inferiore ad una certa somma. Siccome normalmente non saranno certo a livello di miliardi di lire i servizi che vengono prestati e le forniture che vengono date in quella zona, pur usando la formula di rito "nel rispetto della normativa comunitaria", c'è spazio perché questa riserva venga veramente prevista, allora abbiamo ribadito la legittimità di questa norma.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

CONCAS, Segretaria:

Art. 6

1. Il comma 1 dell'articolo 10 della Legge n. 898 del 1976 è sostituito dai seguenti:

"1. Ogni cinque anni dalla definizione dei programmi e dall'imposizione delle limitazioni si procede a revisione generale per accertare se le limitazioni stesse siano ancora necessarie per le esigenze della difesa nazionale, anche in relazione ai mutamenti intervenuti nella situazione internazionale ed ai precedenti obblighi assunti dallo Stato italiano nel rispetto della Costituzione.

1 bis. In sede di prima applicazione, alla revisione generale di cui al comma 1 si procede entro sei mesi dalla data di pubblicazione della presente legge.".

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 3, a firma Vassallo e più. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per illustrare questo emendamento. Ne facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, si tratta di un semplice adeguamento a seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 2, in quanto richiama l'articolo 1, per cui richiama l'articolo che prevede anche le aree demaniali e i programmi. Per cui è un semplice adeguamento in modo che la norma dell'articolo 1 sia completamente efficace anche nell'articolo 6.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Fois Paolo.

FOIS PAOLO (Progr.Fed.). Il parere del relatore è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta è favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

E' pervenuto un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa per illustrare questo ordine del giorno.

LA ROSA (D.R.I. Indip.). E` stato già illustrato, sia nel mio intervento e anche i colleghi che sono intervenuti nella discussione generale hanno già illustrato l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Fois.

FOIS PAOLO (Progr.Fed.), relatore. Il parere del relatore è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta è favorevole.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 14 e 16.

Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - BIGGIO - MARRACINI - SANNA NIVOLI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 62

Astenuti 4

Maggioranza 32

Favorevoli 62

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Passiamo ad esaurire altri due punti all'ordine del giorno; essendo nell'impossibilità di discutere del disegno di legge relativo alla legge 101 in quanto un allegato non è ancora pronto per l'Aula, passiamo al punto 6 dell'ordine del giorno, mozione numero 168: Lorenzoni, Usai Pietro, Giagu, Falconi, Cherchi, Tunis Gianfranco sulle necessarie iniziative da intraprendere per il potenziamento e il rilancio del turismo in Sardegna.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Presidente, lei adesso ha dato annuncio che non si può procedere all'esame della proposta di legge 101 perché un allegato non è disponibile. Vorremmo, se fosse possibile, sapere di che allegato si tratta e qual è la sua importanza in riferimento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna, Presidente della Commissione, per l'informazione dettagliata riguardo a questo aspetto.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Praticamente, Presidente, in Commissione si è stabilito, tutti quanti i Commissari, che vi fosse la necessità di predisporre un secondo collegato al 101 che dovrebbe contenere norme riguardanti i dipendenti CRAAI, i dipendenti degli enti soppressi e i dipendenti dei centri e dei servizi sociali e culturali.

Per questo collegato c'è un'intesa tra la Commissione e l'assessore Loddo competente, perché il testo venga portato in Commissione alla ripresa dei lavori la prossima settimana.

L'importanza discende dal fatto che queste tre categorie di personale che ho enunciato prima sono le ultime tre che in un qualche modo rimangono ancora da "sistemare", perché poi tutta la partita e tutte le pendenze riguardanti il personale possano trovare una giusta collocazione, una giusta risposta nei due collegati che dovrebbero essere esaminati insieme al 101.

Questa decisione è una decisione unanime della Commissione, e per questo motivo si è ritenuto di aspettare, o meglio di chiedere all'Aula di rinviare alla prossima seduta consiliare l'inizio dell'esame degli articoli del 101 e dei rispettivi collegati, per considerare concluso tutto il pacchetto riguardante il personale.

Ripeto, su questa questione c'è una decisione unanime della Commissione e quindi le motivazioni sono queste.

Discussione e approvazione della mozione Lorenzoni - Usai Pietro - Giagu - Falconi - Cherchi - Tunis Gianfranco sulle necessarie iniziative da intraprendere, anche attraverso l'individuazione di nuove opportunità, per il potenziamento e il rilancio, in Sardegna, del turismo. (168)

PRESIDENTE. Tenendo conto di questo ho preso questa determinazione. Dicevamo la mozione 168, Lorenzoni e più, può essere letta e discussa.

Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

MOZIONE LORENZONI - USAI Pietro - GIAGU - FALCONI - CHERCHI - TUNIS Gianfranco sulle necessarie iniziative da intraprendere, anche attraverso l'individuazione di nuove opportunità, per il potenziamento e il rilancio, in Sardegna, del turismo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che non è comprensibile, né tanto meno più giustificabile, che la Regione Sardegna non mostri quella attenzione dovuta, con iniziative o con programmi, al comparto del turismo oggi individuato, da indicatori economici mondiali, come risorsa capace di determinare sviluppo e occupazione;

VISTO che a confermare questo disinteresse sono i dati, contraddittori, relativi agli arrivi e alle presenze che per i mesi di giugno e luglio mostrando un trend in discesa o uno zero virgola percentuale di aumento, mentre ovunque il comparto registra incrementi consistenti;

CONSIDERATO che le considerazioni che si stanno facendo riguardano una economia diffusa e distribuita sul territorio e in grado, quindi, se sostenuta adeguatamente, di distribuire diffusamente occupazione e ricchezza in maniera non riscontrabile in altre attività economiche;

CONSIDERATO che si ritiene indispensabile che la Regione Sardegna promuova e sostenga ogni attività, culturale, artistica, sportiva, ricreativa, ecc., diretta a richiamare turisti specialmente in quel periodo "tristemente" chiamato bassa stagione;

CONSIDERATO che, in attesa di un progetto globale capace di rilanciare in tutta l'Isola il comparto, è indispensabile, da subito, individuare serie opportunità che suscitino nuove attenzioni e nuovi segmenti di utenza turistica, localizzandole in quelle zone che già da adesso sono in grado di rispondere a canoni richiesti in quanto servite da porti e aeroporti, nonché da una rete di impianti ricettivi notevole e diversificata;

CONSTATATO che, dai dati forniti, uno degli eventi ipotizzati precedentemente è legato al mondo delle corse nazionali e internazionali automobilistiche;

CONSTATATO inoltre che, da informazioni assunte, risulta un particolare interesse, manifestato dai più importanti gruppi automobilistici nazionali e internazionali, ad una localizzazione di un sito attrezzato ove si svolgano le prove e le gare, compreso il Gran Premio, nel Nord Sardegna;

CONSIDERATO che è opportuno finalizzare il mondo delle gare automobilistiche al rilancio del turismo in Sardegna;

impegna la Giunta regionale

1) a riconoscere l'attività dell'autodromo,dandone comunicazione come previsto dall'art. 2 del recente decreto del Ministro all'industria che estende i benefici della Legge 488 al turismo, quale iniziativa turistico-sportiva di pubblica utilità;

2) a prendere contatti con i vertici del settore gare ( FIA- ACI - CSAI - CONI ) per una verifica delle opportunità più volte richiamate;

3) a prendere contatti con le Amministrazioni comunali, oggi proprietarie dei più importanti autodromi in Italia, per determinare con esattezza la portata dell'impatto economico derivante da una realizzazione di questo tipo;

a presentare in Consiglio entro l'anno, per l'opportuna valutazione e l'eventuale approvazione, quei provvedimenti necessari per il rilancio di tutto il settore del turismo, proponendo eventualmente un Piano straordinario per il Turismo che comprenda strategie e una globalità di interventi diretti al rilancio di un settore che si deve confrontare in un mercato mondiale. (168)

PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare la mozione il consigliere Lorenzoni.

LORENZONI (Popolari). Al fine di contribuire, siccome questo era stato oggetto anche di una conferenza stampa, e credo che ne abbiano dato anche sufficiente informazione anche gli organi di stampa e gli organi televisivi, riteniamo di dover dare un contributo ai lavori dell'Aula nel dare per illustrata la mozione.

PRESIDENTE. Superata questa fase preliminare, apriamo la discussione sulla mozione 168: Lorenzoni, Usai Pietro.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.

PABA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Molto brevemente, voglio fare alcune osservazioni su questa mozione. La prima è che nonostante qualche carenza di informazione quantitativa, credo che si possa affermare che anche quest'anno è proseguita l'espansione del movimento turistico in Sardegna. E` evidente che questo esito favorevole accentua la responsabilità della Regione nell'intervenire in modo adeguato nei confronti di questo comparto, e la direzione verso la quale ci si muove da un lato è quella del completamento delle opere turistiche, dall'altro è quello di adeguare, valorizzare, qualificare e ammodernare le infrastrutture turistiche.

Per quanto riguarda segnatamente la proposta di dotare la Regione di un autodromo, voglio ricordare che questo tipo di attività è già stata riconosciuta, seppure indirettamente dall'amministrazione regionale, in quanto una proposta analoga si trova in un PIA che è stato approvato dalla Giunta Regionale, quindi credo che se ne possa facilmente desumere l'interesse della Giunta Regionale, dell'Assessore del Turismo, verso questo tipo di attività che costituisce un completamento dei servizi collegati con il movimento turistico.

Per quanto riguarda la possibilità di inserire esplicitamente questo tipo di investimento tra gli investimenti riconosciuti dalla recente estensione della legge nazionale 488 alle attività turistiche, voglio ricordare che le eventuali attività ammissibili, la cui individuazione viene affidata a ciascuna Regione, deve essere finalizzata alla valorizzazione delle caratteristiche turistico-ambientali dall'area interessata nel pieno rispetto del contesto naturalistico e paesaggistico locale, quindi all'interno di questa formulazione saranno valutate tutte le proposte di investimento che imprese e imprenditori presenteranno in questo comparto.

Per quanto infine riguarda la sollecitazione alla Giunta Regionale a presentare un piano organico per il turismo, credo che entro la fine dell'anno, così come d'altra parte richiede questa mozione, potrà essere presentato un quadro unitario e coordinato di intervento nel comparto turistico.


(ES/13) PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az). Presidente, credo che i chiarimenti dell'Assessore debbano indurre i proponenti a ritirare la mozione, perché se approviamo la mozione credo che stiamo approvando qualcosa di meno di quello che l'Amministrazione regionale ha già fatto inserendo l'autodromo nel PIA, perché chiaramente la mozione presuppone che vadano fatti addirittura gli studi di impatto turistico di questa struttura, mentre l'Amministrazione regionale lo dà già per un'attività, per un'opera che è in corso di esecuzione.

Per cui mi sembra che effettivamente approvare una mozione così comprometta, fra l'altro abbiamo una discussione fra Consiglio e Giunta sul valore delle mozioni, il valore dell'istituto della mozione stessa. La mozione deve essere un indirizzo alla Giunta non un indirizzo per riprendere da una fase anteriore la stessa attività che la Giunta ha compiuto secondo l'indirizzo dei proponenti della mozione, per cui mi sembra la votazione di una mozione inutile. Se i proponenti insistessero annuncio il voto contrario.

PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (Progr. Fed.). Sì, Per dichiarazione di voto e per manifestare un problema definiamolo così, di obiezione di coscienza rispetto al problema, e per ritenere, anche per non averci potuto riflettere a sufficienza comunque non ritenendo pienamente condivisibile la proposta che è contenuta nella mozione, annuncio il mio voto contrario perché ritengo che la politica turistica della Sardegna abbia ben altre opportunità che non sia quella di incentivare manifestazioni che hanno, anche sul piano dei comportamenti e dei costumi, un impatto che non è certamente quello di favorire una crescita culturale e un uso intelligente dei mezzi di trasporto e del risparmio energetico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai, poi sono opportuni i chiarimenti che l'Assessore vorrà dare dopo l'intervento del consigliere Usai.

USAI Pietro (Progr. Fed.) . Vorrei aggiungere al testo, dato per illustrato dal collega Lorenzoni, che i proponenti non hanno fatto altro che mettere per iscritto un'idea diffusa in Sardegna, che nulla ha a che fare con il PIA citato poc'anzi. L'idea è questa, è risaputo che la Federazione Internazionale dell'Automobilismo Sportivo, quindi non parliamo di una corsa a cui si riferiva qualcuno poc'anzi, la Federazione Mondiale dell'Automobilismo Sportivo è interessata in una zona del Mediterraneo a vedere eventuali opportunità per la costruzione di un autodromo.

L'invito al governo regionale è di attivarsi affinchè questa opportunità possa essere costruita in Sardegna, e se non è questa opportunità potenzialità turistica non ho granchè da aggiungere. Ricordo soltanto che una volta in Sardegna si è svolta una semplicissima, amichevole esibizione di macchine della Formula 1 e ben sessantamila persone si sono spostate per tre giorni; se questo non è allungare la stagione, al di là dei rumori che possono fare, francamente non ho granchè da aggiungere.

Quindi la mozione non è altro che un invito alla Giunta a far sì, come del resto mi pare che l'Assessore concordava, che nelle prossime settimane, nei prossimi mesi il governo regionale assuma le iniziative, i contatti, innanzitutto col Ministero dello Sport che è interessato, si prendano i contatti affinchè questa cosa si veda se si possa fare. Perdere l'occasione non sarebbe soltanto da dilettanti dal punto di vista della politica e delle opportunità, ma sarebbe regalare questa occasione a un'altra regione italiana, alla Sicilia e alla Calabria. Credo che sia il caso che il Consiglio si pronunci favorevolmente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per fornire gli opportuni chiarimenti.

PABA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Voglio soltanto precisare che il riferimento che ho fatto al PIA è soltanto per mettere in evidenza come già la Regione riconosca l'autodromo come un investimento rilevante ai fini turistici e sportivi, quindi c'è implicitamente il riconoscimento di questo tipo di investimento tra quelli che possono rientrare tra gli investimenti collegati alle attività turistiche e sportive.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (P.S. d'Az). Credo che la mancata illustrazione della mozione abbia portato un po' a diverse incomprensioni; sulla mozione scrivendo "nord Sardegna" porta anche a non spiegare attentamente la differenza fra il PIA presentato a suo tempo, ubicato per chi conosce il nord della Sardegna devo dire nella zona di Mores, che è quindi una realtà credo completamente diversa da quella che i presentatori e firmatari della mozione hanno come intendimento.

Di per sé c'è da precisare che l'aspetto turistico non solo va ampliato con la parte di gare e quindi di competizione. L'aspetto turistico va ampliato anche tenendo conto, da diversi messaggi avuti dalle associazioni di categoria, per quanto riguarda i collaudi e le prove che su questi autodromi avvengono, in considerazione del fatto che il clima in Sardegna consente l'utilizzo dell'autodromo almeno per 10, se non 11 mesi l'anno; cosa che in altre realtà questo non è possibile. Siccome comporta anche la necessità e quindi l'utilizzo di strutture ricettive, e quindi, di avere porto ed aeroporto nelle vicinanze, credo che l'ubicazione, che gli amici non hanno ancora voluto dire e hanno manifestato come Nord Sardegna, possa rappresentare quelle esigenze a cui io facevo cenno.

Quindi, ripeto che non aver illustrato la mozione porta a diverse incomprensioni. Ritengo invece che chiarendo meglio il concetto, un autodromo sull'isola ubicato al Nord Sardegna, possa trovare riscontro e però, si rende necessario certamente costruire il tutto non sempre e solo con il denaro pubblico, ma con un coinvolgimento dei privati, come per esempio è avvenuto nel PIA, e potrebbe certamente dare nuove prospettive anche diverse categorie di imprenditori.

PRESIDENTE. L'onorevole Sanna Salvatore vuole sottolineare l'esigenza di eliminare un avverbio, mi pare. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). L'ha già detto lei, Presidente. Io vorrei chiedere ai proponenti che al comma 4 del dispositivo venga eliminato l'avverbio "eventualmente", impegnando la Giunta a presentare davvero il piano straordinario per il turismo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere al riguardo ha facoltà di parlare il consigliere Lorenzoni.

LORENZONI (Popolari). Non sono fortunato oggi, perchè avevo cercato di contribuire alla discussione, ma non è stato possibile. Per dire semplicemente, io ringrazio l'Assessore al turismo del suo intervento che ha colto perfettamente il senso di questa mozione, che era per una parte un aspetto legata all'autodromo e al turismo, e quindi, l'esigenza del coinvolgimento di alcuni gruppi interessati, e per collaudo, come diceva il collega Sanna, ma proprio per un vero e proprio autodromo di categoria.

Noi conosciamo l'impegno per Mores, ed è un impegno che sottoscriviamo, e poi oltretutto proviene da un'azione di un sassarese, proviene da un noto pilota sassarese che lo propone, lo propone da anni e con convinzione. Speriamo che vada in porto, anzi mi pare che le condizioni ci siano tutte.

Ma, come spiegava il collega Usai, qua trattasi di una situazione diversa, è un impegno della Regione rispetto a una grande opera in funzione del turismo, per le ragioni che ha già addotto il collega Sanna Giacomo che non sto a ricambiare.

Il suggerimento del collega Sanna, sindaco di Villasimius ed esperto di turismo, mi pare che debba essere accolto.

PRESIDENTE. . Poichè nessun altro domanda di parlare su questa mozione, la metto in votazione. Chi la approva alzi la mano.

(E` approvata)

Sull'ordine del giorno

L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 147. Dichiaro aperta la discussione . Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Dato che stiamo operando un approfondimento, chiediamo un rinvio.

PRESIDENTE. Poichè non ci sono obiezioni, il rinvio è accolto. Relativamente alla proposta 355 dell'onorevole Bonesu, che andrà alla prossima tornata, preciso che non ne ho parlato prima perchè essendoci l'esigenza di concludere in tempi relativamente brevi, perchè un gruppo ha esigenza di riunirsi, come mi è stato formalmente chiesto, non ho ritenuto, su una legge così importante di aprire una discussione che sarebbe stata monca e sarebbe stato nocivo per la serietà della discussione su una legge di tale portata.

Solo questo è il motivo che mi ha portato...

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, io non ho sollevato problemi sul fatto che fosse stata pretermessa la proposta procedendo i lavori del Consiglio, perchè la proposta ha bisogno di approfondimenti politici; per cui ne chiedo l'inserimento alla prossima sessione.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Bonesu. Potremo fare l'interpellanza numero 465, a firma dei consiglieri Liori, Masala, Frau, Cadoni, Carloni, Biggio, Boero, Locci, Sanna Noemi, Usai sulla costituzione di una residenza sanitaria assistita nel Comune di Alghero.

Ha facoltà di parlare il consigliere Liori per illustrare l'interpellanza.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, soltanto per rettificare che la sede di questa residenza sanitaria assistita dovrebbe essere la città di Iglesias; però, vorrei chiedere alla presidenza il rinvio della discussione di questa interpellanza, perchè dalle ultime notizie di stampa c'è stata, oltre a una serie di innumerevoli prese di posizione dei Consigli comunali del territorio, che ancora non abbiamo acquisito completamente, anche una sentenza del TAR in merito, che è importante per la discussione di questo argomento.

Quindi, concordando insieme all'assessore questa necessità, chiediamo il rinvio della discussione della stessa.

PRESIDENTE. Mi paiono motivi sufficienti. Le altre interpellanze è difficile svolgerle perchè mancano gli assessori interessati. Il Consiglio sarà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore19 e 23.