Seduta n.301 del 28/11/2002
CCCI SEDUTA
Giovedì, 28 Novembre 2002
Presidenza del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 20.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 13 novembre 2002, che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che l'assessore Giorgio OPPI è assente nella seduta odierna per motivi istituzionali.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Locci, Milia e Manca hanno chiesto un giorno di congedo a far data dal 28 novembre 2002, per motivi personali.
Comunico che il presidente Efisio Serrenti è assente, sempre per motivi personali, dal 22 al 29 novembre 2002.
COGODI (R.C.). Mi oppongo alla concessione dei congedi.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi si oppone. Prego, si rechi al suo posto e svolga il suo intervento.
COGODI (R.C.). Chiedo che si prenda atto che vi è la mia opposizione alla concessione di congedi per motivi personali. Chiedo di conoscere l'elenco di quanti chiedono il congedo per motivi personali.
PRESIDENTE. Lo abbiamo detto.
COGODI (R.C.). No, lei ha proceduto ad una lettura cumulativa.
PRESIDENTE. Locci, Milia e Manca.
COGODI (R.C.). Chiedo che si dia lettura di ciò che figura nella domanda; non che si aggiungano adesso i motivi.
PRESIDENTE. In effetti l'onorevole Milia chiede congedo per motivi familiari, che attengono alla sua sfera personale e riservata. Anche l'onorevole Manca lo chiede per motivi familiari. Io so bene quali sono, tra l'altro, ma ho ritenuto opportuno utilizzare una locuzione generica. Nel caso dell'onorevole Locci, poi, i motivi personali, se ancora le interessa, sono motivi di salute.
COGODI (R.C.). Non deve commentare!
PRESIDENTE. Non sto commentando, sto riferendo all'Aula, come lei ha chiesto…
COGODI (R.C.). Io ho chiesto di conoscere le motivazioni.
PRESIDENTE. E io gliele sto fornendo; per cortesia, la prego di sedersi.
COGODI (R.C.). Io ho chiesto di conoscere la motivazione contenuta nella domanda. Lei non deve commentare niente!
PRESIDENTE. No, caro onorevole, lei vuol sapere ed è bene che oltre a lei anche l'Aula sappia. Io ho letto sintetizzato le diverse motivazioni per ragioni di riservatezza; lei le vuol conoscere nei particolari, gliele sto dicendo e sto spiegando perché ho ritenuto di non scendere nei particolari. Se ho sbagliato l'Aula mi punisca, se non ho sbagliato l'Aula accolga le domande di congedo.
COGODI (R.C.). La prego, posso precisare? Chiedo di precisare.
PRESIDENTE. Ho già precisato e non preciso più, onorevole Cogodi. Risulta a verbale.
COGODI (R.C.). Allora precisi che ho chiesto di conoscere i motivi che sono riportati nella domanda e lei li ha cambiati. Lei li ha cambiati!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di recarsi al proprio posto. Lei non può mistificare la verità a suo uso e consumo, non glielo consento; va bene? Non glielo consento, onorevole Cogodi! Né a lei né a nessuno.
COGODI (R.C.). Io non mistifico niente!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei non può mistificare i fatti e rigirarli sempre a suo uso. La parola è una, onorevole Cogodi, e abbia il coraggio di tacere qualche volta.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Deve sempre portare la rissa nell'Aula.
COGODI (R.C.). Lei non può fare quello che vuole, abbia il coraggio di leggere quello che c'è scritto!
PRESIDENTE. Io ho letto, non ripeto, gliel'ho già detto, risulta a verbale.
COGODI (R.C.). Se questo è il metodo! Prima dice una cosa poi un'altra!
CORDA (A.N.). Fascista!
PRESIDENTE. E taccia, se no applico il Regolamento, la invito a tacere. Primo avviso.
Siccome c'è un'opposizione al congedo chiedo all'Aula se il congedo deve essere concesso o no. Metto in votazione le richieste di congedo dei consiglieri indicati prima. Chi approva alzi la mano.
(Sono approvate)
Sospendo la seduta per dieci minuti dovendo procedere alla prima votazione della proposta di legge numero 284.
COGODI (R.C.). Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, quando riprendiamo parlerà per fatto personale.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 27, viene ripresa alle ore 10 e 39.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della proposta di legge numero 284/A. Dobbiamo procedere alla votazione a scrutino segreto dell'emendamento numero 2 all'articolo 4, così come proposto dalla Giunta.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2 all'articolo 4.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 38
Votanti 37
Astenuti 1
Maggioranza 20
Favorevoli 37
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto il consigliere: COGODI.)
Metto in votazione l'articolo 4. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Su che cosa vuole parlare, onorevole Cogodi? Sull'articolo 4?
COGODI (R.C.). No, intendo parlare per dichiarazione di voto sull'articolo 4, posto che siamo in sede di votazione.
PRESIDENTE. Sull'articolo 4?
COGODI (R.C.). Voglio parlare esattamente solo su quello che il Regolamento consente.
PRESIDENTE. Prego, per dichiarazione di voto.
COGODI (R.C.). Noi prendiamo atto che con l'uso che io non esito a definire disinvolto dei congedi, perché basta che si consideri in congedo chiunque si assenti, basta non offrire motivazione sufficiente delle ragioni che dovrebbero legittimare, come il Regolamento prevede, l'assenza dai lavori consiliari, dei consiglieri regionali....
SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, sta parlando di altri argomenti!
COGODI (R.C.). No, signora, non sto parlando di altri argomenti.
SANNA NIVOLI (A.N.). Non deve entrare nel merito delle questioni personali.
COGODI (R.C.). Signora, non sto parlando di altri argomenti, non sto entrando nel merito di nessuna questione personale.
SANNA NIVOLI (A.N.). Sta parlando dei congedi!
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Ma cosa vuole dire: "Basta!"? Ma insomma, qui si può o non si può esercitare una funzione pubblica? Cosa vuol dire "basta", o Edoardo Usai? Basta lo dici a chi lo puoi dire !
USAI (A.N.). Non l'ho detto io "basta".
COGODI (R.C.). Chiunque l'abbia detto!
USAI (A.N.). Ti ho detto che non devi chiedere, per rispetto nei confronti dei colleghi, le ragioni del congedo, e lo ripeterò sempre, perché devi rispettare i colleghi.
COGODI (R.C.). Voglio che sia chiara e resti ancora una volta agli atti: io non sto chiedendo le ragioni intime che attengono alle motivazioni che vengono fornite, però se il Regolamento interno del Consiglio prevede che il congedo deve essere motivato e ricevere l'assenso del Consiglio, vuol dire che il Consiglio può dire sì o dire no. E può dire sì e no se la ragione è valida. Non ci si assenta strumentalmente dal Consiglio regionale, chiedendo congedo, per abbassare il numero legale.
Questo è un espediente al quale questa maggioranza è già ricorsa più volte e sta ricorrendo anche oggi. Poi chi afferma di essere assente per motivi personali potrà dire, se vuol dirlo, a chi lo vuol sapere, io non lo voglio sapere, quali siano i motivi personali, ma non è la prima volta che vengono letti motivi di congedo per cause anche gravi e un attimo dopo il consigliere, che si era dichiarato in condizioni di impedimento grave, si presenta in Aula. Non è la prima volta. Però intanto veniva abbassato il quorum necessario per il numero legale. Il Consiglio comunque dovrebbe deliberare in base alle sue regole con la maggioranza dei consiglieri, e - scusate il giro di parole - la maggioranza dei consiglieri la maggioranza non ce l'ha.
Chiedo perciò di motivare, anche con questa sottolineatura, il voto contrario all'articolo 4 di questa legge, perché non è ininfluente, cioè il modo con cui voi vi apprestate ad approvare l'articolo 4 di questa legge, così come è stato emendato, con un voto che può essere considerato valido solo grazie allo stratagemma dei congedi.
Voi adesso, con l'emendamento, e quindi approvando l'articolo 4 - qualora venisse approvato - procedete a una variazione sostanziale della legge regionale numero 1 del 1977, quella che detta norme in materia di organizzazione amministrativa e competenze della Regione. Accadrà quindi esattamente il contrario di ciò che l'Assessore della programmazione ha riferito in Aula, quando ha affermato che quell'emendamento veniva accolto perché in linea con l'ordinamento della Regione, e dunque con la legge numero 1.
Le competenze in materia di problemi derivanti dall'applicazione del Trattato e delle norme della Comunità Europea, non ricadono, infatti, in base alla legge numero 1, in capo all'Assessorato della programmazione, ma in capo alla Presidenza della Regione. Con questo articolo, pertanto, voi state modificando la legge numero 1.
Con l'emendamento testé approvato, il collega Murgia, Presidente del Gruppo di Alleanza Nazionale, in pratica ha attribuito la competenza, all'assessore di AN modificando la legge numero 1. Quindi non vertiamo in materia di riordino, non siamo in materia di riforma....
PRESIDENTE. E' decorso il termine, la prego di concludere. Ha qualche secondo.
COGODI (R.C.). Quei secondi che mi sono stati sottratti dalle interruzioni dei colleghi.
In questo modo, bellamente, si sta realizzando quella che alcune parti politiche nei mesi scorsi, bloccando per oltre due mesi l'attività istituzionale e politica della Regione, hanno definito essere una verifica politica; tutto ciò per recuperare la dignità offesa di AN, il riequilibrio delle rappresentanze e quant'altro. Ecco, sta avvenendo quel genere di assestamento. Con questa legge una competenza che è della Presidenza viene attribuita invece all'Assessore della programmazione, con un emendamento proposto da AN e accettato dalla maggioranza perché della rientrante nella verifica clandestina che voi state operando ridistribuendo il potere. E nella ridistribuzione del potere state attribuendo a un Assessorato, cioè a una parte dell'amministrazione, quello che la legge numero 1 del 1977 invece prevede, una visione di riforma e di efficienza, come potere di coordinamento della Presidenza della Giunta.
Questa legge, inoltre, è inutile perché prevede interventi che la Giunta regionale poteva già porre in essere; e l'Unione Europea ve l'ha detto. Voi avete sostenuto che questa legge è necessaria a causa dei conflitti esistenti tra alcuni nomi dell'amministrazione, ma invece di cercare superarne la conflittualità, rafforzando il potere di coordinamento unitario presso gli uffici della Presidenza, pensate di risolvere questa conflittualità nominando un Assessorato competente in questa materia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Gian Valerio SANNA, SECCI, CUGINI, DORE, BIANCU, SANNA Gian Valerio, SELIS.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU.
Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 40
Astenuti 27
Maggioranza 21
Favorevoli 38
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
Si dia lettura dell'articolo 5.
LICANDRO, Segretario:
Art. 5
Affidamento dei programmi
1. La Regione autonoma della Sardegna può affidare direttamente alle Agenzie governative regionali l'attuazione di programmi regionali, nazionali e comunitari coerenti con le finalità statutarie delle Agenzie medesime.
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Essendo stati votati tutti gli articoli, passiamo alla votazione finale della legge.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 284/A.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato del votazione:
Presenti 40
Votanti 39
Astenuti 1
Maggioranza 20
Favorevoli 35
Contrari 3
Voti nulli 1
(Il Consiglio approva.)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto il consigliere: COGODI.)
Discussione e approvazione della mozione Deiana - Locci - Dettori - Cassano - Demuru - Lai - Corona - Corda - Cappai - Ibba - Vargiu - Pacifico - Manca - Biancu - Vassallo - Fadda - Onida - Tunis sull'attuazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 riguardante la formazione specialistica dei medici". (93)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 93. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
MOZIONE DEIANA - LOCCI - DETTORI - CASSANO - DEMURU - LAI - CORONA - CORDA - CAPPAI - IBBA - VARGIU - PACIFICO - MANCA - BIANCU - VASSALLO - FADDA - ONIDA - TUNIS sull'attuazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 riguardante la formazione specialistica dei medici.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la pubblicazione del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, relativo alla "Attuazione della direttive 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/59/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modifica la direttiva 93/16/CEE";
APPRESO che la proposta di legge finanziaria per il 2003 non ha previsto le risorse necessarie a finanziare i contratti annuali di formazione-lavoro per i medici iscritti alle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia previsti dal decreto legislativo n. 368 del 1999;
VISTO che con sentenza del 25 febbraio 1999 la Corte di Giustizia U.E. ha attribuito allo specializzando in medicina e chirurgia la spettanza del "versamento di una somma di denaro a titolo di retribuzione del lavoro subordinato svolto nei centri universitari od ospedalieri";
PRESO ATTO che l'attuazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 conferirebbe uno status giuridico-professionale più definito dello specializzando come lavoratore con garanzie formative, previdenziali, di malattia, di titoli, di carriera, ecc., determinando così i diritti e le responsabilità del medico in formazione impegnato in attività assistenziali nel servizio sanitario nazionale;
CONSIDERATA l'importanza dell'utilizzo del medico specializzando nei compiti assistenziali, nella funzione di "supplenza" del personale strutturato e, quindi, come professionista laureato, nell'esercizio quotidiano del lavoro all'interno delle strutture universitarie o convenzionate;
APPRESO che il progetto di legge finanziaria inibisce dall'anno 1993 l'aggiornamento al tasso programmato di inflazione della borsa di studio, nonostante il comma 1 dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 257 del 1991 preveda un continuo aggiornamento, impedendo così l'esercizio professionale al di fuori dei centri universitari od ospedalieri e creando in tal modo una sorta di medico posteggiato con una indennità di circa 800 euro al mese;
SOTTOLINEATO il ruolo essenziale svolto dai medici specializzandi nel sistema sanitario sardo, operanti all'interno del sistema sanitario nazionale, e conosciuto il disagio che sta provocando nei reparti l'astensione ad oltranza dalle attività assistenziali;
RICORDATA la sensibilità e la volontà politica dimostrata dal Consiglio regionale della Sardegna con l'approvazione della legge regionale 31 marzo 1992, n. 5, concernente "Contributo alle Università della Sardegna per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia",
fa propria
la richiesta dei medici iscritti nelle scuole di specializzazione e titolari di borse di studio affinché nella legge finanziaria siano approvati i fondi per finanziare i contratti di formazione lavoro e
impegna la Giunta regionale
a chiedere al Governo nazionale:
a) la rapida e completa applicazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 per tutti i medici in formazione specialistica attualmente in corso;
b) la definizione di un contratto di lavoro di tipo subordinato nel quale siano chiaramente specificati gli obiettivi didattico-formativi che dovranno essere raggiunti in itinere;
c) un trattamento economico adeguato, non inferiore a quanto stabilito per il livello contributivo inferiore dell'accordo collettivo nazionale dell'area medica, con corrispondente tutela dei contributi a fini previdenziali;
d) l'estensione dei benefici contributivi ed il riconoscimento dei titoli di carriera contemplati per tutti i medici che siano specializzandi secondo le modalità previste dal decreto legislativo n. 257 del 1991;
e) il corretto funzionamento dell'osservatorio nazionale della formazione medica specialistica. (93)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
DEIANA (Gruppo Misto). Signor Presidente, la mozione numero 93 riveste ormai un carattere d'urgenza, considerata l'astensione ad oltranza dei medici che frequentano le scuole di specializzazione in Sardegna. Questa astensione è motivata dalla protesta per la mancata attuazione del decreto legislativo 17 agosto 1999, numero 368.
In materia di scuole di specializzazione di medicina in questo decennio sono stati approvati due decreti legislativi: il 257 che è del 1991 e il 368 che è appunto del '99. Già col decreto del 1991 si era creata una situazione di grande disagio tra i medici specializzandi di tutta Italia. Questo decreto legislativo, recependo la direttiva europea numero 82/77, regolamentava il regime delle scuole di specializzazione. In forza di esso la programmazione nazionale attribuì alle varie Università un numero di posti inferiore alla metà di quelli previsti negli anni precedenti penalizzando ulteriormente il medico specializzando, al quale veniva assegnata una borsa di studio allora ammontante a 21 milioni e 500 mila lire, e destinata ad essere aggiornata ogni tre anni.
Questo Consiglio regionale, già nel novembre '91 ebbe occasione di occuparsi del problema. In quella data, infatti, venne presentata una proposta di legge, la numero 264, per andare incontro alle esigenze finanziarie delle due Università di Cagliari e di Sassari relativamente al finanziamento delle borse di studio, in modo da mantenere un livello di specializzazione che restasse al passo con quanto previsto dalla programmazione sanitaria nazionale.
La proposta, che io ebbi l'onore di stendere e di cui sono il primo firmatario, venne approvata ricordo all'unanimità nel giro di tre mesi e divenne la legge regionale numero 5 del 31 marzo 1992. Il risultato ottenuto può essere riassunto oggi in termini di salvataggio della specialità italiana e della specialità sarda.
Salvataggio della specialità italiana perché le varie regioni "copiarono" la nostra legge e rendendo così più equo il numero degli specializzandi in tutte le regioni d'Italia.
Salvataggio delle specialità sarde perché, se noi non avessimo approvato quella legge avremmo registrato un deficit enorme rispetto alla richiesta di medici sardi specializzati, e molti laureati in medicina non avrebbero potuto partecipare ai concorsi che già nel 1992 venivano banditi in Sardegna.
Oggi il decreto legislativo numero 368, attuando una serie di direttive della Unione europea tende a rivalutare la figura del medico specializzando per l'attività che esso svolge non soltanto dal punto di vista formativo, ma anche dal punto di vista lavorativo. Un medico specializzando, infatti, oggi esercita attività assistenziale anche a titolo pieno nei reparti che frequenta per ottenere la specializzazione. Ciò porta a riconoscere ad esso uno status che, dal punto di vista dell'attività lavorativa, non presenta quasi differenze con quelle del medico strutturato che opera nel suo reparto.
Invece con il decreto legislativo numero 368, del 1999, ai medici che frequentano le scuole di specializzazione in medicina, viene riconosciuto uno status diverso e lo stesso inquadramento giuridico è quello del contratto di formazione lavoro previsto dall'articolo 37 del medesimo decreto, con un livello retributivo diverso da quello precedente.
Queste considerazioni sono state ribadite la anche dalla Corte di Giustizia Europea che, il 25 febbraio del 1999, con una sentenza, ha riconosciuto non soltanto il diritto ad una indennità per il medico specializzando che frequenta e lavora presso i reparti sanitari, ma ne ha riconosciuto la natura retributiva configurandosi la prestazione come un lavoro subordinato svolto nei centri di medicina. Questo contratto di formazione lavoro può però essere attuato solo se riceverà copertura nella legge finanziaria nazionale, che al momento non prevede risorse per queste finalità. E senza queste risorse la sottoscrizione del contratto di formazione lavoro, che spetta alle Università e alla Regione, non può in alcun modo avvenire.
La mozione che viene oggi discussa in Consiglio, praticamente, non fa altro che richiamare l'attenzione della politica regionale e della politica nazionale su questo problema, affinché nella legge finanziaria, oggi in esame al Senato, si individuino rapidamente le risorse da destinare alla sua soluzione.
Lo stato di agitazione che ha interessato gli operatori di tutte le sedi nazionali ha infatti determinato una drastica riduzione dell'attività nei vari reparti, nei vari day hospital, nei vari servizi di medicina, creando un danno non soltanto alla struttura medica, ma agli stessi pazienti, che vedono ulteriormente prolungarsi i tempi di attesa per un intervento, o per una visita specialistica.
Io credo che la Sardegna debba essere, assieme ad altre regioni, in prima fila nel sollecitare questo intervento politico in fase di approvazione della legge finanziaria. Occorre che venga data piena attuazione al decreto legislativo numero 368 del 1999, disciplinando una materia che ormai in tutta Europea è stata già regolamentata e non credo che l'Italia, soprattutto in materia di salute, di ricerca, di formazione, debba rimanere indietro.
In prima fila, insieme alla Regione, ci deve essere l'intera nazione italiana, perché i confronti vengono effettuati ormai tra paesi europei, e l'Italia non può essere assente da una rivendicazione così importante.
Con le nuove norme che ho citato, ma soprattutto con la sentenza che la Corte di Giustizia europea ha pronunciato, questi medici si vedono riconosciuti una serie di diritti che oggi non hanno, non solo formativi, previdenziali, o assistenziali, ma anche di carriera. perché
Non stiamo, infatti, parlando di medici "parcheggiati", stiamo parlando di medici inseriti in una scuola di specializzazione che devono godere dei diritti di cui godono tutti gli altri quando esercitano una funzione di questo genere. Credo che l'Aula abbia la sensibilità giusta per poter approvare questa mozione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (S.D.I-S.U.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo per sostenere le buone ragioni egregiamente esposte dall'onorevole Deiana in sede di illustrazione della mozione, ma anche per specificare e per rafforzare alcuni concetti che egli ha puntualmente sviluppato, perchè vorrei evitare che si potesse pensare che le manifestazioni clamorose che nei giorni scorsi sono state promosse dai medici cosiddetti "specializzandi", possano essere interpretate come iniziative un po' paradossali o comunque corporativistiche, quando tali non sono.
Alla base della protesta c'è infatti un problema fondamentale quale quello relativo alle modalità di costruzione di una figura specialistica e alla determinazione del percorso formativo. Voglio ricordare, peraltro, che tale protesta si è svolta in tutta Italia, in tutte quelle sedi dove è presente una università e una facoltà di medicina con i relativi corsi di specializzazione.
Io credo che i motivi che hanno portato i medici specializzandi a questa forma di protesta risiedano nella volontà di questi ultimi di perseguire un obiettivo formativo di natura specialistica con il massimo della serenità e con il massimo della qualità che oggi il sistema universitario, il sistema ospedaliero, possa offrire. Pertanto, siccome si tratta di medici già formati, è necessario precisare che la volontà che sta alla base di questa iniziativa è fondamentalmente legata alla possibilità di svolgere il corso formativo, solitamente quinquennale, con una modalità operativa denominata "a tempo pieno", per poter dedicare alla fase formativa tutte le energie intellettuali, culturali e di studio che i medici hanno possibilità di offrire.
Così facendo si porta a compimento un secondo passo molto importante all'interno del sistema assistenziale della nostra Regione, perchè gli oltre 200 medici che fra le Università di Cagliari e Sassari frequentano i corsi di specializzazione, operando in pratica e di fatto a tempo pieno all'interno dei presidi universitari e dei presidi ospedalieri, vanno a colmare lacune strutturali e anche lacune di completezza d'organico permettendo al servizio sanitario regionale di funzionare meglio di come funzionerebbe in loro assenza.
E' partendo da questo spirito che io credo che quella sia una rivendicazione non solo giusta per i medici interessati, ma conveniente per la nostra Regione, perchè avere la possibilità di formare oggi medici che domani opereranno all'interno del servizio sanitario regionale con alte doti di qualificazione e con alte capacità professionali, è di fondamentale importanza per questa Regione. Se infatti per un verso ci si lamenta del fatto che il settore della sanità costituisce la voragine nella quale affondano le difficoltà economiche dell'amministrazione regionale, è anche vero che l'impegno finanziario ha poco significato se non è accompagnato da un servizio di qualità.
I medici oggi in formazione specialistica all'interno delle università e degli ospedali rappresentano il presupposto per la qualità del servizio sanitario regionale in Sardegna e una garanzia l per la salute e la qualità di vita dei sardi nei prossimi anni.
Questa concezione prende le mosse da una premessa fondamentalmente di tipo culturale, posta dall'Unione Europea e che l'Italia, seppure con ritardo, ha recepito. Oggi, invece, si tende in qualche modo a scardinare l'architettura della formazione in medicina specialistica così delineata, perché, come ha detto Luca Deiana, la legge finanziaria attualmente in corso di approvazione al Senato ha sottratto quei benefici che pure la direttiva del '93 aveva imposto agli Stati membri dell'Unione Europea di prevedere.
Quindi si tratta davvero di cercare di evitare una minaccia e un pericolo per la qualità dell'assistenza sanitaria in questo Paese. Se questo Consiglio regionale attraverso la Giunta, attraverso il Presidente del Consiglio, riuscisse ad esercitare presso il Governo le necessarie pressioni per recuperare le somme occorrenti, renderebbe un servizio non soltanto alla sanità sarda e ai cittadini sardi, ma a tutto il servizio sanitario nazionale e a tutti i cittadini italiani.
Voglio specificare che allo stato attuale, per quanto riguarda gli aspetti anche economici del sistema - perché poi l'efficacia della formazione professionale deriva anche dalla serenità con la quale il medico in corso di specializzazione approccia e ha la possibilità di seguire tutte le fasi formative dell'iter specialistico - la normativa prevede che il sistema retributivo sia parametrato alle dinamiche retributive degli altri 14 Paesi membri dell'Unione Europea dove lo stipendio dei medici specialisti non è di 800 euro, ma è agganciato al contratto collettivo nazionale di lavoro dei medici dipendenti del servizio sanitario nazionale che prevede lo stipendio tabellare base, l'indennità integrativa speciale e la retribuzione di posizione per i dirigenti medici neoassunti.
E` evidente che per lo stesso motivo quel tipo di retribuzione non può prevedere la retribuzione per posizioni di incarico, né la retribuzione per posizione variabile, né la retribuzione per anzianità individuale; sono tutte voci contrattuali che vengono attribuite al personale del servizio sanitario regionale che ha già acquisito il titolo di medico specialista.
Però le prime tre voci che io ho elencato costituiscono sicuramente la condizione base di una posizione operativa e professionale che deve essere garantita a coloro che devono considerarsi medici a tutti gli effetti, iscritti agli albi professionali e agli ordini professionali, e che vanno a colmare il vuoto che oggi il servizio sanitario regionale in tutta Italia presenta. Pertanto, a tal fine, sempre l'Unione Europea ha dato indicazione agli stati membri - e il nostro Governo nazionale la sta disattendendo - di dettare norme che permettono, non solo dal punto di vista retribuivo ma anche da quello previdenziale e da quello assicurativo, l'applicazione de facto a questi medici delle condizioni del contratto di formazione lavoro.
C'è un grande problema che oggi si confronta all'interno della Commissione di riferimento al Senato, c'è un grande impegno da parte delle forze politiche di tutti i partiti affinché si possa onorare non solo la direttiva europea, ma soprattutto si cerchi di impostare una formazione professionale specifica in ambito medico, così come le necessità della scienza e dell'assistenza sanitaria e dell'organizzazione sanitaria impongono ormai in tutti i paesi civilizzati d'Europa e del mondo.
Nel corso di un recente incontro che i medici interessati hanno avuto con deputati e senatori e una parte dei consiglieri regionali di questa Assemblea i motivi sono stati, come dire, ulteriormente confermati e rappresentati. Quello che si chiede è una migliore formazione e una migliore capacità di essere in grado di esaudire i bisogni di salute della popolazione, piuttosto che soluzioni contingenti relative ad una retribuzione mensile dove non è tanto fondamentale la consistenza stipendiale, quanto il fatto che la formazione avvenga con i criteri di qualità che il senso di responsabilità professionale e le necessità dell'organizzazione sanitaria del nostro Paese, i bisogni di assistenza e la normativa europea ritengono di dover suggerire ed in alcuni casi anche imporre.
Pertanto io credo che questa sia una questione di grande rilevanza perchè attiene a tutto il mondo formativo, ma soprattutto incide sulle premesse sulle quali si costruisce oggi il servizio sanitario regionale di domani. E` per questo che chiedo al signor Presidente del Consiglio se non ritenga opportuno, nel caso riscontrasse una convergenza unanime su questo problema e sulle ipotesi di risoluzione (come del resto si evince anche dal consistente numero di soggetti firmatari della mozione), trasformare la mozione stessa in un ordine del giorno, e far sì che poi questo venga trasmesso, attraverso i canali competenti al Governo nazionale, affinché anche i medici specializzandi della nostra Regione possano ricevere quella formazione culturale di cui necessitano e che è giusto che abbiano.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, onde evitare che il mio intervento possa costituire semplicemente la duplicazione di quelli già pronunciati dagli altri colleghi, e possa suonare semplicemente come una difesa quasi di tipo corporativistico di interessi della professione medica, vorrei limitarmi, senza utilizzare l'intero tempo a mia disposizione, ad affrontare alcuni problemi complementari a quelli sollevati dal collega Deiana e dal collega Ibba, le cui posizioni io condivido integralmente.
Il primo aspetto che voglio sottolineare è che questa mozione apparentemente potrebbe sembrare una mozione (o un ordine del giorno se così la trasformeremo) per impegnare altri, e cioè un documento che è assolutamente estraneo alle potestà deliberative di questo Consiglio. In realtà non è una mozione o un ordine del giorno estraneo alle potestà deliberative di questo Consiglio, in quanto questo Consiglio regionale, questa Regione autonoma della Sardegna concorre nel settore della formazione medica fornendo un congruo numero di borse di studio regionali che rivestono carattere integrativo rispetto a quelle nazionali. Ciò significa che se mutasse la normativa nazionale, così come noi stiamo chiedendo con questa mozione, contestualmente anche la Regione Sardegna dovrebbe assumere oneri nuovi, differenti rispetto al passato, per quanto riguarda la formazione o il concorso che la Regione fornisce nella formazione agli specializzandi.
Pertanto questo è un argomento che comunque va sottoposto alla sensibilità di questo Consiglio, perchè sarebbe del tutto innaturale che se, a livello nazionale, si trovasse il modo di finanziare il decreto legge numero 368, non si riscontrasse la stessa sensibilità da parte dell'Istituzione regionale per quanto riguarda le sue competenze dirette.
Il secondo problema che voglio porre è quello della qualità della formazione, nel senso che la mozione che ha come primo firmatario il collega Deiana e sottoscritta in maniera "bipartisan" da tanti componenti di questo Consiglio, è in realtà una mozione che sottolinea un problema che non riguarda soltanto il mondo della medicina o il quello della sanità, ma riguarda l'intero settore della formazione in Sardegna. Noi abbiamo capito ormai, in maniera penso chiara e incontrovertibile, che il destino e il ruolo della Sardegna nel prossimo futuro dipendono sostanzialmente dalle capacità nuove e differenti che sapremo trasmettere alla nostra gioventù.
Ecco, io credo che sarebbe importante - e probabilmente è il momento di iniziare a introdurre questo ragionamento all'interno del Consiglio - cercare di capire come la Sardegna possa fare tesoro di ogni forma di investimento che sulla formazione ultra specialistica viene intrapresa nel suo territorio. Mi spiego meglio; io credo che noi perdiamo ogni anno, decine, centinaia di intelligenze sia nel settore della medicina sia in tutti gli altri settori della ricerca avanzata. Numerosi sardi, dopo aver percorso i diversi gradi dell'istruzione, compresa l'Università, in Sardegna, e dopo avere frequentato il master a spese della Regione, finiscono per esercitare la loro attività professionale al di fuori dell'Isola, privando pertanto la nostra regione, che su di loro ha investito ingenti risorse umane ed economiche, del beneficio che discenderebbe dell'utilizzo in loco di queste competenze professionali.
Ci sono altre regioni italiane che sia nel campo della medicina, sia in tanti altri settori dello sviluppo e della ricerca vincolano la concessione di borse di studio per la specializzazione, per la frequenza di master e ogni altra provvigione destinata alla formazione ultra specialistica, all'esercizio dell'attività professionale - ovviamente trovandone le opportunità - per un certo numero di anni all'interno della regione che fornisce la borsa di studio e che finanzia la partecipazione al master, affinché i ragazzi che vanno a studiare fuori dalla propria regione possano poi concorrere in qualche misura allo sviluppo e al progresso della loro terra.
Io credo che questo ragionamento debba essere fatto quanto prima insieme con i rettori delle Università, affinché queste preziose risorse professionali non vadano disperse.
La terza ed ultima considerazione che voglio esprimere è relativa all'introduzione, all'interno di quest'Aula, da parte della mozione presentata, di un ragionamento che è ormai maturo per essere fatto, e cioè quello sull'andamento complessivo della "macchina" sanitaria sarda. E` stato sottolineato, dagli interventi estremamente competenti dei colleghi che mi hanno preceduto, come una parte importante dell'efficienza della sanità sarda venga oggi garantita a basso costo da medici specializzandi, cioè da medici che sono abilitati all'esercizio della professione a tutti gli effetti, che sono responsabili dal punto di vista medico-legale di ogni problema legato a colpa professionale che si verifichi all'interno del loro reparto (esattamente come lo sono i medici strutturati) e che oggi vengono pagati 800 euro al mese senza avere nessuna garanzia previdenziale, né ogni altro diritto che garantitovene assicurato ad ogni lavoratore.
Credo che questo sia un aspetto, una sfaccettatura delle problematiche che la sanità sarda oggi in regime di devolution è chiamata ad affrontare. E` soltanto la punta emergente di un iceberg che credo che come consiglieri regionali ci troveremo ben presto ad affrontare in quest'Aula e che è necessario che tutti teniamo ben presente nella nostra coscienza per riuscire a fornire delle risposte che siano all'altezza delle aspettative dei sardi e della gravità del problema.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, oggi con questa mozione si vuole impegnare la Giunta regionale a chiedere con forza al Governo nazionale la rapida e completa applicazione del decreto legislativo numero 368 del '99.
L'Italia è tra i soci fondatori della Comunità Europea e non perde occasione per menarne vanto. Spesso capita anche che si trovi in prima fila nel portare avanti la battaglia per l'allargamento ad altri Stati e per una maggiore integrazione tra gli stati membri. Condivide nei principi la necessità di politiche, di leggi, di regole, di organismi comuni per rendere concreta l'idea di unione comunitaria. Si è dimostrata, e continua a dimostrarsi, meno solerte e meno attenta quando bisogna tradurre con fatti questi principi e questa idea.
Il recepimento e l'attuazione delle direttive comunitarie sono azioni concrete con cui realizzare una vera Unione Europea in cui i cittadini gradualmente diventano "più uguali" nei diritti, nei doveri, nelle opportunità, nelle conoscenze, nelle garanzie e così via. L'argomento oggetto della mozione riguarda il decreto legislativo numero 368 del '99, in attuazione delle direttive CEE numero 16 del '93 e sue modificazioni in materia di libera circolazione dei medici e il reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli. Tutto ciò comprende anche il problema dei medici specializzandi, ed in particolare il riconoscimento del trattamento economico e giuridico.
Questo problema può trovare soluzione solo nella rapida e completa applicazione del decreto legislativo numero 368 da parte del Governo nazionale. E` una questione annosa e controversa; già nel '75 la CEE aveva emanato due direttive, poi modificate dalla direttiva numero 76 del 1982, per garantire una adeguata remunerazione dei medici specializzandi di tutti gli stati membri. L'Italia recepì questa direttiva solo nel '91, dopo una pronuncia della Corte di Giustizia, con il decreto legislativo numero 257. L'applicazione di questo decreto fu alquanto travagliato, con numerose controversie e ricorsi al Tar, ed un nuovo intervento della Corte di Giustizia. Si arrivò, quindi, al decreto legislativo numero 368, di cui all'oggetto della mozione, in attuazione della direttiva CEE numero 16 del 1993 con la quale viene riconosciuto ai medici specializzandi uno specifico contratto di formazione lavoro alla pari dei loro colleghi degli altri stati europei comunitari.
Questo contratto annuale e rinnovabile, oltre a garantire un trattamento economico adeguato, deve altresì riconoscere e garantire il diritto e la tutela previdenziale, infortunistica, il diritto ai congedi, ai titoli di carriera ecc. A chi non conosce il tipo di attività e la modalità con cui viene svolta dai medici specializzandi nelle corsie delle cliniche universitarie e negli ospedali, sede di corsi di specializzazione, può venire il dubbio che esista una disparità di attenzione e di trattamento dei medici rispetto ad altre categorie e professioni in formazione. La realtà è che lo specializzando in medicina è un professionista che assolve oltre l'obbligo della sua formazione, anche molta parte dell'attività assistenziale dei reparti in cui opera.
L'aver valutato questa parte di attività come un vero lavoro produttivo a vantaggio degli istituti e delle aziende sanitarie in cui viene svolto, ha determinato l'emanazione delle direttive comunitarie e lo Stato italiano, avendole recepite ed avendo emanato il decreto legislativo attuativo, ha l'obbligo di applicarle rapidamente e integralmente. Questa mozione impegna la Giunta regionale a chiedere con forza al Governo nazionale di assolvere quest'obbligo. Ciò può avvenire solo se nella legge finanziaria nazionale in discussione saranno previsti i fondi necessari per la pratica applicazione di questo decreto legislativo.
Dalle notizie che rimbalzano da Roma emerge che non solo non vi è alcuna traccia di questi fondi, ma che si sta andando nella direzione opposta, essendo stato deciso il congelamento fino al 2006 dell'attuale importo delle borse di studio, senza che si sia previsto l'adeguamento al tasso programmato di inflazione. Le grandi manifestazioni degli specializzandi di questi giorni hanno posto il problema all'attenzione delle forze politiche, del Parlamento e del Governo nazionale.
La Sardegna ha un interesse particolare a vedere risolta in senso positivo questa vertenza. Infatti, oltre al concreto riconoscimento di diritti già conquistati e all'equiparazione degli specializzandi italiani a quelli del resto d'Europa, per molti specializzandi sardi che seguono i corsi nelle università della Penisola, o che pur frequentando le università sarde provengono dalle zone interne, il riconoscimento di uno stato giuridico ed economico rappresenta un mezzo essenziale per poter continuare in serenità la loro preparazione professionale, a tutto vantaggio della qualità della sanità sarda e quindi della salute dei cittadini della Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, molto brevemente perchè gli interventi dei colleghi credo che abbiano illustrato efficacemente l'importanza di questa mozione. Quello che io chiedo, signor Presidente - mi rivolgo a lei in modo particolare - è che questa mozione, dopo che verrà votata, venga inviata subito alla Giunta regionale perchè la trasmetta immediatamente al Senato; è urgentissimo perchè in quella sede sta iniziando la discussione della legge finanziaria, quindi è importante che la Giunta regionale si faccia portavoce della volontà del Consiglio presso il Governo.
Del resto si tratta solo di applicare una norma nazionale; noi chiediamo nella mozione l'attuazione del decreto legislativo numero 368 del 1999; la sua copertura finanziaria. Si sta svolgendo un grandissimo dibattito in tutta Italia, tutti i Consigli regionali si stanno mobilitando e stanno approvando mozioni o ordini del giorno sull'argomento perchè hanno compreso che non si può lasciare ancora l'Italia fuori dall'applicazione delle normative comunitarie. Anzi, io devo dare atto a tutto il Consiglio regionale che è stata consentita l'iscrizione all'ordine del giorno della mozione nonostante non fosse inserita tra gli argomenti prioritari.
Quindi rivolgo una sollecitazione alla Giunta - è presente l'Assessore dei Trasporti - perchè questa mozione venga trasmessa immediatamente al Governo affinché si possa addivenire a quella modifica della legge finanziaria, che purtroppo, nonostante tutti gli emendamenti che sono stati presentati, non si è riusciti ad ottenere in sede di esame alla Camera. È indispensabile che tutto venga fatto nel più breve tempo possibile.
PRESIDENTE. Si può anche provvedere d'accordo con la Giunta a trasmetterlo direttamente dai nostri uffici. Anche il Consiglio può provvedere all'invio del documento.
Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Colleghi e colleghe, signor Presidente, il mio intervento sarà brevissimo perchè molto di ciò che volevo sottolineare è stato già riferito egregiamente dai colleghi che mi hanno preceduta.
Io credo che in questa mozione sia necessario evidenziare che la Giunta deve farsi carico presso il Governo nazionale di finanziare il decreto legislativo numero 368 del '99. Non è pensabile e possibile che, all'interno del sistema sanitario nazionale, e quindi regionale, queste figure di alta specializzazione, che svolgono un ruolo professionale, esattamente come gli altri medici impegnati, possano essere in qualche modo considerati come lavoratori e lavoratrici di serie B. Pertanto la Giunta deve, in modo autorevole, intervenire prima che la discussione sulla finanziaria nazionale arrivi a conclusione.
Credo che di questo sarà poi necessario riparlarne quando il Consiglio regionale, forse la prossima settimana, affronterà una discussione del sistema sanitario regionale sardo nel suo complesso. Pertanto rispetto a questo argomento non ho nient'altro da aggiungere.
PRESIDENTE. Mi sembra che sia stato raccolto l'invito da parte della Giunta, per cui gli interventi sono terminati.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta accoglie la mozione.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati due ordini del giorno.
Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO LOCCI - DETTORI - LICANDRO - DEIANA - CASSANO - DEMURU - IBBA - LAI - LIORI - MILIA - CORONA - SPISSU - MURGIA - VARGIU - FADDA - SANNA Giacomo - CAPELLI - ONIDA - BALIA sulla situazione di crisi che investe il settore della riabilitazione e la sanità privata accreditata e convenzionata in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione sulla mozione n. 93 concernente l'attuazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 riguardante la formazione specialistica dei medici;
VENUTO A CONOSCENZA della drammatica situazione di crisi che investe il settore della riabilitazione, compresa la sanità privata accreditata e convenzionata;
RILEVATO che i centri che erogano prestazioni di riabilitazione ai portatori di handicap, ai sensi dell'articolo 26 della Legge n. 833 del 1978, non hanno percepito le retribuzioni relative alle competenze maturate nell'anno 2002;
RILEVATO inoltre che i pagamenti da parte delle ASL a favore delle case di cura e dei centri di riabilitazione e di fisioterapia hanno accumulato ritardi che rischiano di compromettere la stessa sopravvivenza delle case di cura accreditate;
CONSIDERATO che, a seguito di tale situazione, i dipendenti e gli operatori delle case di cura, di tutto il comparto della medicina accreditata privata e dei centri di riabilitazione, pur garantendo le prestazioni relative ai servizi ad essi affidati, non percepiscono lo stipendio da circa un anno;
RITENUTO che tale situazione di incertezza possa ripercuotersi sulle regolari prestazioni dei servizi e provocare uno scadimento della qualità dell'assistenza;
PREOCCUPATO inoltre per il rischio del venir meno di centinaia di posti di lavoro e dell'interruzione dei servizi di riabilitazione offerti dai centri privati e per le eventuali conseguenti ripercussioni di carattere sociale che ne deriverebbero;
SOTTOLINEATO che le case di cura e i centri di riabilitazione fanno parte integrante del sistema sanitario regionale e che pertanto debbono vedere rispettati i diritti derivati, compresa l'applicazione dei contratti;
SOTTOLINEATO altresì il ruolo importante svolto dal sistema "no profit" in campo sanitario,
impegna la Giunta regionale
ad adottare tutte le iniziative che si rendano necessarie per risolvere la grave situazione in cui versano le case di cura e i centri privati convenzionati e accreditati, garantendo la continuazione dei servizi resi ai cittadini e una pronta risposta alle giuste richieste dei lavoratori. (1)
ORDINE DEL GIORNO COGODI - ORTU - VASSALLO sulla grave situazione dei lavoratori del settore della riabilitazione e della sanità privata accreditata. (2)
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione sulla mozione n. 93 concernente l'attuazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 riguardante la formazione specialistica dei medici;
PRESO ATTO della grave situazione in cui versano i lavoratori del settore della riabilitazione e della sanità privata accreditata e convenzionata che non vengono retribuiti dai loro datori di lavoro,
impegna la Giunta Regionale
ad adottare tutte le iniziative necessarie perché i proventi finanziari di derivazione pubblica siano corrisposti nei termini dovuti con vincolo di destinazione prioritaria al pagamento delle retribuzioni e delle indennità tutte dovute ai lavoratori dipendenti dei centri convenzionati.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la Consigliera Dettori per illustrare l'ordine del giorno numero 1.
DETTORI (Gruppo Misto). Colleghe, colleghi, Presidente, l'ordine del giorno che è stato presentato da tutti i Gruppi (eccetto il Gruppo di Rifondazione Comunista, che adesso naturalmente illustrerà il proprio ordine del giorno, e quindi si potrà aprire un confronto) nasce come risposta alla situazione che si è venuta a creare già da diversi anni nell'erogazione delle risorse dovute dal sistema sanitario regionale ai centri privati accreditati che dispensano prestazioni nel nostro territorio.
Ieri c'è stata una protesta dei lavoratori e delle lavoratrici, alla quale ha fatto seguito un incontro con la Commissione Sanità e con tutti i Presidenti di gruppo. Come risultato di quest'incontro, e convinti che tutti i soggetti che vantano diritti all'interno del sistema sanitario regionale devono vederseli riconosciuti, riteniamo che la Giunta si debba impegnare affinché le risorse finalizzate a queste strutture siano erogate in tempi certi, in modo tale che non si debbano più verificare situazioni di questo tipo.
Debbo dire che all'interno delle strutture private, convenzionate e accreditate, sono presenti alcuni centri (ad esempio di riabilitazione, di fisioterapia o di ausilio a portatori di handicap) che non solo operano all'interno del sistema sanitario regionale, ma che purtroppo - sottolineo purtroppo - sono anche gli unici erogatori di quei servizi, cioè svolgono un ruolo di totale supplenza rispetto al sistema pubblico. Noi riteniamo - e qui faccio una sottolineatura personale - che il sistema pubblico e il sistema privato debbano essere sottoposti agli stessi controlli da parte della Regione, e quindi che questa debba ricevere tutte le notizie e disporre di tutti gli strumenti per poter esprimere un giudizio sulla qualità e sulla quantità dei servizi.
Nonostante, però, questi centri privati facciano a pieno titolo parte del sistema sanitario regionale i lavoratori non vengono retribuiti perchè l'ASL numero 8 e le altre ASL in cui questi centri sono presenti, non erogano le risorse. L'assessore della Sanità ieri ha riferito che verranno pagati tre mesi di arretrati; tenete conto che questi lavoratori non vengono retribuiti da gennaio e che continuano naturalmente a lavorare, soprattutto a erogare quei servizi che vengono erogati solo ed esclusivamente da loro.
Naturalmente il Consiglio regionale chiede, con questo ordine del giorno, che la Giunta si faccia carico di un controllo presso le aziende sanitarie affinché queste operino in modo corretto e con tempi certi. Tutto ciò che riguarda il sistema di funzionamento di questi centri, l'accreditamento, i convenzionamenti eccetera rientra nel raggio di controllo della Regione. Ripeto: la discussione non è mai stata affrontata seriamente; speriamo pertanto che su questo argomento si apra al più presto un serio dibattito per trovare insieme una soluzione.
Naturalmente non ci nascondiamo che molti dei problemi economici di cui patisce il nostro sistema sanitario sono dovuti anche a ciò che accade in sede nazionale. Pertanto chiediamo che il Consiglio regionale adotti quest'ordine del giorno e soprattutto chiediamo alla Giunta facciali farsi carico di un controllo più puntuale presso le aziende sanitarie, deputate per legge a erogare risorse e a controllare i servizi che dai centri vengono erogati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'ordine del giorno numero 2. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intanto vorrei rappresentare a quest'Aula che, finito il momento della verifica del numero legale, a parlare di argomenti che si reputano molto importanti (stiamo parlando di sanità, di gente sofferente, di lavoratori non pagati) nei banchi della maggioranza ci sono sette persone.
CORONA (F.I.-Sardegna). Consiglieri!
COGODI (R.C.). Certo, immagino che siano anche consiglieri, sette persone consiglieri. Non sono sette occasionali passanti, sono sette occasionali presenti. Questo non toglie valore alla considerazione che di fronte a questioni rilevanti l'attenzione del Consiglio regionale sia pressoché nulla, ed è pressoché nulla anche per un'altra ragione: perché si introducono nel Consiglio regionale in modo - mi si lasci dire - abbastanza estemporaneo e forzato, per non dire surrettizio, argomenti di tale rilevanza che meriterebbero un preliminare esame prima di essere discussi in Aula.
All'ordine del giorno del Consiglio regionale era iscritta una mozione, quella che reca come primo firmatario il collega Luca Deiana, di relativa ad una borsa di studio e ad altri argomenti. Arriva quindi in Aula una mozione su una borsa di studio, che è una borsa di studio in materia sanitaria o collegabile alla materia sanitaria, che dovrebbe per altro il essere finanziata dal Governo nazionale. E siccome si parla di materia sanitaria noi cogliamo l'occasione e inseriamo all'interno della mozione risoluzioni impegnative, importanti, che riguardano tutto il comparto della sanità privata.
Vogliamo discutere della sanità privata ed anche pubblica? Anzi, deve il Consiglio regionale discutere di come funziona la sanità in Sardegna pubblica e privata, privata e pubblica insieme? Ci sono mozioni già presentate in merito: si iscrivano all'ordine del giorno quelle mozioni che sono state già presentate in merito, o assuma la Giunta regionale, o i Gruppi consiliari, iniziative che seguendo il percorso ordinario e normale possano portare a una determinazione dell'Aula.
Però il clima è questo, e rimarrà questo perché partendo dalla borsa di studio del collega Deiana poi si approda a un ordine del giorno firmato da quasi tutte le forze politiche e quindi, siccome è firmato da quasi tutte le forze politiche, manco vale la pena di discuterlo.
Ieri tutto il giorno il Consiglio non ha lavorato, colleghi cari, perché la maggioranza non era in grado di garantire il numero legale di quaranta consiglieri, però arrivavano a trentacinque, a trentotto. Oggi, invece, in tutto il Consiglio ci sono ventidue consiglieri. E con soli ventidue consiglieri noi vorremmo che il Consiglio adottasse pronunciamenti così rilevanti e incisivi in materia di sanità? L'ordine del giorno numero 1 che si vorrebbe porre in votazione, è un ordine del giorno così trasversale che più trasversale non si può; rappresenta pressoché tutto il Consiglio, o rappresenterebbe, ma rappresenta un Consiglio che qui non c'è, che non entra nel merito.
Noi abbiamo presentato un altro ordine del giorno, l'abbiamo presentato in tutta fretta. L'abbiamo dovuto presentare buttando giù alcune righe, così, per poter esprimere la nostra opinione, che è diversa in materia. Però non è neppure corretto che Gruppi consiliari o singoli consiglieri debbano essere posti nella condizione di stendere ordini del giorno in tutta fretta su materie così rilevanti. Dov'è la differenza? Badate, la differenza è sostanziale, vorrei dire che è addirittura "frontale".
L'ordine del giorno numero 1, partendo da una manifestazione che è avvenuta ieri, chiede che la Giunta adotti tutte le iniziative per risolvere la situazione in cui versano le case di cura e i centri privati. E perché mai? Perché mai la Giunta regionale dovrebbe adottare tutte le iniziative per risolvere tutti i problemi in cui versano le case di cura e i centri privati, di riabilitazione, quelli convenzionati e accreditati con la Regione? E che diritto ha - non dico che dovere - la Giunta regionale di predisporre tutte le iniziative per risolvere tutti i problemi di imprese private?
Oppure non è vero che sono private. La sanità privata è privata o no? I proventi di queste strutture sanitarie a chi vanno? Alla Regione? No, vanno giustamente, dite voi e dico anch'io, ai titolari, ai proprietari, i quali - proprietari e titolari, viva l'iniziativa privata! - si chiamano imprenditori del settore e sono anche datori di lavoro delle persone che assumono. E le persone che assumono loro le devono pagare loro perché le hanno assunte e perché per loro hanno lavorato.
Ieri c'è stata una manifestazione. Siamo onesti, la manifestazione di ieri era di lavoratori e di lavoratrici che avevano il sacrosanto diritto di protestare perché non vengono pagati, lavorano e non sono pagati. Ma non è che non sono pagati dalla Regione, e neppure dalla ASL, non sono pagati dai loro datori di lavoro. E insieme ai lavoratori non pagati c'erano anche i datori di lavoro non paganti, insieme. A nessuno di voi è venuto almeno il dubbio che se il datore di lavoro che non paga il dipendente prende a braccetto il dipendente e lo porta a protestare nei confronti della Regione, probabilmente quel datore di lavoro voleva proprio questo ordine del giorno dove si richiede di dare i soldi a lui senza alcuna garanzia che poi li versi al dipendente? O no?
Intanto se qualche consigliere regionale "annesso e connesso" con la sanità privata non prendesse parte a questo tipo di decisioni sarebbe un fatto salutare per tutti, visto che discutiamo proprio in materia di sanità! Se qualche consigliere "annesso e connesso" con la sanità privata, non prendesse parte a decisioni che riguardano le sue imprese, sarebbe un fatto salutare per tutti, ripeto, visto che discutiamo di sanità, perché c'è anche una sanità mentale e c'è anche una sanità politica e c'è una sanità dei costumi.
In tutto questo comparto della sanità privata bisogna capire cosa sta succedendo, perché il Consiglio regionale è responsabile, perché ha potere di controllo e di indirizzo sull'attività della Giunta, e la Giunta deve dire che cosa si convenziona, che cosa si accredita, perché si accredita, che cos'è che va a completare il sistema sanitario pubblico, cosa va invece a confliggere col sistema sanitario pubblico, perché la sanità è un diritto dei cittadini e deve essere garantita a tutti e innanzitutto dal sistema pubblico.
E allora il nostro ordine del giorno chiede una cosa semplice e diversa. L'ordine del giorno di Rifondazione chiede puramente e semplicemente che la Giunta operi, vigili, agisca perché siano garantite tutte le devoluzioni di denaro pubblico che in base ai contratti sono dovute; che operi per vincolare le somme destinate ai titolari di centri privati; che vigili affinché, prima di comprare giornali, televisioni, sponsorizzare squadre di cavalli da corsa i finanziamenti destinati alla sanità vengano utilizzati innanzitutto per pagare i dipendenti che hanno operato per quel servizio. E' troppo chiedere questo? E' chiedere esattamente quello che la Regione dovrebbe fare.
Poi sulla sanità privata e sui contratti che l'accompagnano, sulle convenzioni strane, sulle tratte di trasporto per un malato o un portatore di handicap che in una parte dell'Isola costa dieci, in un'altra parte costa 280, bisognerà tornare in seguito. Perché che prestazioni identiche possano essere messe in conto delle casse regionali ad un conto l'una sette od otto volte superiore quello dell'altra è un mistero che la Giunta regionale deve chiarire a noi, non ai cointeressati a questo tipo di sistema.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli ordini del giorno ha facoltà di parlare il consigliere Deiana, relatore.
DEIANA (Gruppo Misto), relatore. Presidente, mi sembra che i colleghi che da varie parti sono intervenuti abbiano condiviso lo spirito della mozione; la stessa Giunta ha affermato di condividere e di voler votare la mozione. Quindi non aspettiamo altro che il parere col voto del Consiglio.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 1 esprimo parere favorevole, mentre, per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 2, mi rimetto al voto del Consiglio.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, relativamente all'ordine del giorno numero 1 il parare è favorevole e viene accolto. Relativamente all'ordine del giorno numero 2, nel rimettersi all'Aula, coerentemente con quanto dichiarato dal relatore, la Giunta ritiene di dover sottolineare un fatto, e cioè che anche nell'ordine del giorno numero 1 è presente la preoccupazione relativa alle obbligazioni che i datori di lavoro privati hanno nei confronti dei lavoratori;, e che l'erogazione delle risorse è destinata, ovviamente, a soddisfare tutte le obbligazioni, ivi compreso il rispetto dei contratti e quindi la corresponsione delle retribuzioni. Per cui a me, sostanzialmente, l'ordine del giorno numero 1 sembrerebbe assorbito o potrebbe risultare assorbito dall'ordine del giorno numero 1.
Tuttavia voglio ricordare ancora che anche le altre obbligazioni che stanno in capo alle case di cura private, destinate, per esempio, al pagamento dei fornitori, si riflettono sui lavoratori, perché anche questi fornitori a loro volta sono datori di lavoro di altri lavoratori, ai quali pure deve essere corrisposta la retribuzione. Pertanto il sistema migliore sarebbe quello di erogare tutte le somme che sono dovute alle case di cura private, le quali potranno così pagare sia gli stipendi ai propri dipendenti, sia i loro fornitori e così questi potranno, a loro volta, pagare i loro dipendenti. In ogni caso la Giunta si rimette al giudizio dell'Aula sull'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (S.D.I.-S.U.). Volevo cogliere l'occasione, Presidente, per tentare di portare avanti "a spizzichi e a mozzichi" quello che in questo Consiglio, in quest'Aula, stiamo provando a fare ormai da molti mesi, cioè dedicare un momento continuativo e organico alla discussione sui problemi della sanità.
Noi sui problemi della sanità siamo obbligati a intervenire con pezzette e rattoppi ogni volta che accade qualcosa e si avverte qualsiasi necessità. Pertanto manca o comunque non riusciamo ad aprire in maniera collegiale e organica una discussione sull'impianto complessivo del servizio sanitario regionale, sulle funzioni del Consiglio in rapporto alla sanità regionale e sugli obiettivi che il Consiglio regionale, l'Assessorato della sanità e la Regione nel suo complesso dovrebbero perseguire.
Allora, io colgo questa occasione e i pochi minuti a disposizione per dire che noi dobbiamo entrare in un ordine di idee, ormai consolidato dalla storia degli ultimi vent'anni della sanità nella nostra regione, cioè dall'approvazione della legge numero 833 del '78, che ormai sanità privata e sanità pubblica nella nostra regione sono pressappoco la stessa cosa. Ciò che differenzia la sanità pubblica dalla sanità privata non è la qualità della prestazione, non è la differente professionalità degli operatori, ma è soltanto la gestione di chi organizza l'una struttura o l'altra. Ma sia chiaro che tutte e due, sia la sanità pubblica sia la sanità privata, concorrono a realizzare gli obiettivi di assistenza ai cittadini del Servizio sanitario nazionale e del Servizio sanitario regionale.
Non ci può essere una discriminazione a seconda della fonte di provenienza dell'intervento sanitario, dell'intervento diagnostico, dell'intervento terapeutico o dell'intervento riabilitativo, a seconda di dove questo si svolge o a seconda di dove si sviluppa o da dove promana, perché questa è una concezione, come dire, dell'anteguerra che, forse non tutti se ne sono accorti, è stata superata dal 1978, cioè da quando in questo Paese è entrata in vigore la legge di riforma sanitaria.
Allora, posta questa premessa, il problema che si pone riguarda la situazione del cosiddetto convenzionamento esterno che è più grave per il settore della riabilitazione, per il settore della diagnostica precoce e per tutto il settore della medicina preventiva, ma è più grave e drammatica semplicemente perché non ci sono strutture alternative, oltre a quelle private esistenti nel territorio, che pure sono in grado di garantire una distribuzione capillare e interventi quanto meno disagiati possibile ai molti cittadini che hanno bisogno di essere assistiti.
Il disavanzo dell'Azienda sanitaria locale numero 8 a tutt'oggi ammonta a circa 150 miliardi di lire, ammonta a circa 30 miliardi quello che riguarda la ASL numero 1 di Sassari e a circa 100 miliardi il disavanzo di tutte le altre ASL della Sardegna. Soltanto nella ASL numero 8 di Cagliari operano 2200 persone all'interno del comparto del convenzionamento esterno; persone che percepiscono un milione e seicento, un milione e ottocento, massimo due milioni delle vecchie lire al mese come retribuzione; persone che dal mese di febbraio non percepiscono lo stipendio.
Questo è un problema differente da quello complessivo delle strutture private; non è più possibile credere che noi possiamo pensare ad una sanità regionale sarda senza questa moltitudine di strutture. Allora, possiamo anche accondiscendere all'osservazione che faceva l'assessore Masala, ma sono veramente stupefatto e non capisco perché dobbiamo dare quello che spetta a tutti se poi registriamo undici mesi di ritardo.
Però comprendo anche che nell'ipotesi di dover trovare un rimedio contingente a quello si cerchi nel frattempo di garantire ai lavoratori dipendenti, con destinazione vincolata, quella quota parte che attiene alle retribuzioni mensili. Credo che questo sia un atto di responsabilità politica, oltre che di riconoscimento delle necessità di ogni persona che deve mandare avanti la propria famiglia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno numero 1 noi esprimiamo il nostro voto contrario. Contrario, sarebbe anche poco, se ci fosse un modo per manifestare una opposizione e una avversione ancora superiore ad un voto contrario, perchè sotto molti profili quest'ordine del giorno che trova consensi sia a destra sia in gran parte della sinistra, pone questioni delicate sul piano politico e non solo.
Mi limito all'ultima sottolineatura di questo ordine del giorno - alcune riflessioni ho avuto modo già di esprimerle nel breve precedente intervento - dove si fa riferimento al ruolo importante svolto dal sistema no profit in campo sanitario. Ma davvero tutti i firmatari di questo ordine del giorno o quelli che lo sosteranno possono, ragionando, dimostrare che il sistema sanitario privato è costituito da no profit? L'ordine del giorno lo afferma, lo sottolinea, infatti è sottolineato. Un concetto sottolineato è è un concetto ribadito e messo in evidenza.
Cosa vuol dire no profit? Vuol dire attività economiche di tipo solidale; non che operano in perdita economica o che non sono capaci di generare profitti, ma che non distribuiscono i profitti al privato; ma che generano una utilità che viene ridistribuita solidalmente per migliorare il servizio e la funzione che si svolge. In altre parole nel sistema no profit non c'è un soggetto che fa profitti, cioè che guadagna di più rispetto al lavoro che svolge.
Ma allora mi spiegate come mai molte di queste associazioni, società, aggregazioni che si definiscono no profit nei loro statuti poi costruiscono veri e propri imperi economici? Me lo spiegate? Associazioni di servizio rivolte ai più deboli, ai più poveri, ai più sofferenti di noi, ai portatori di handicap: è ammissibile che in una società civile ci sia chi si può arricchire trasportando sofferenti? Che venga ripagato sì, ma arricchirsi no.
E beh, nessuno di voi sa e conosce che anche in questa nostra Regione si sono costruiti e si stanno costituendo non imperi grandiosi, non come quello realizzato da Bill Gates con i computer, per carità, ma ricchezze più dimensionate, ma comunque rilevanti se rapportate al contesto isolano. E se uno che si occupa di sanità privata e dice pure che lo fa no profit, e poi essendo un imprenditore costruisce alberghi, compra giornali, costituisce partiti politici, partecipa quindi alla vita pubblica utilizzando i proventi di una attività che è privata ma è sostenuta dal danaro pubblico secondo voi si può dire che è normale? Non se ne deve parlare?
Pensate che con l'ordine del giorno che avete presentato potete dire che la Regione fa di tutto perchè i dipendenti vengano pagati? E no! Per favore, i datori di lavoro paghino i dipendenti. Se la Regione vuole aiutare i lavoratori che non sono pagati da chi li deve pagare stanzi un fondo e paghi i lavoratori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirastu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, non sarei intervenuto in questo dibattito se non fossi stato stimolato dal collega Cogodi il quale dovrebbe, a mio avviso - ha perso un'occasione ieri e l'ha persa anche oggi - evitare di intentare un processo alle intenzioni. Perchè il suo discorso, quando ha fatto riferimento ad operatori della sanità privata che sono anche consiglieri regionali, poteva avere un valore se fosse stato pronunciato dopo la votazione.
Siccome sono uno di quei consiglieri regionali che si trovano, non in conflitto di interessi (perchè il conflitto di interessi in uno stato di diritto occidentale deve essere previsto attraverso le norme di legge, perchè così vuole la certezza del diritto), ma che si trovano in una situazione in cui è inopportuno che ci si pronunci su certe vicende, io dichiaro la mia volontà di astenermi dal voto.
Nei due anni in cui sono stato Assessore, per due anni consecutivi ogni volta che si parlava non di sanità privata, ma ogni volta che veniva iniziato l'esame della rubrica dell'Assessore della sanità, uscivo, non perchè a ciò fossi obbligato dalla legge, ma per una ragione di coerenza morale rispetto ai miei principi etici. Quindi, collega Cogodi, prima di esprimere giudizi su eventi che non si sono ancora verificati, abbia la cortesia di non impartire lezioni di morale a chi ha ben presente quando deve o non deve partecipare a manifestazioni di voto. Dichiaro di astenermi su tutti e due gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato da parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io dichiaro il voto favorevole mio e del mio Gruppo sull'ordine del giorno numero 1, e credo che questo ordine del giorno introduca ulteriormente in quest'Aula delle riflessioni non più differibili, e relative allo stato di salute della sanità in Sardegna.
È vero: la distrazione di quest'Aula forse è giustificata (probabilmente non si ritiene che sia giunto ancora il momento di parlare in maniera seria ed approfondita delle questioni della sanità che sono sul tappeto) però credo che se tutti i settantanove colleghi avessero ascoltato con un minimo di attenzione l'intervento pronunciato dal collega Ibba, quindi che un collega di minoranza, tutto il Consiglio sarebbe stato favorevole ad entrare immediatamente nel merito delle questioni sanitarie.
Quattromila miliardi di lire del bilancio complessivo di questa Regione sono impegnati nella sanità, quindi costituiscono una parte sostanziale, importantissima delle risorse economiche che noi spendiamo e riguardano probabilmente un settore su cui si riversa la maggiore attenzione da parte dell'opinione pubblica, perchè ciascuno di noi è comunque capace di tollerare un ritardo del servizio postale, ma ciascuno di noi non è capace di tollerare, né per sé, né per i suoi familiari, un ritardo o una inefficienza nell'erogazione di una prestazione che riguarda la salute.
Quindi, credo che l'ordine del giorno ponga un problema reale, che è il problema della sottostima del complesso di risorse economiche che oggi la Sardegna dedica alla sanità; sottostima che risale agli anni passati, perchè oggi ci trasciniamo una situazione debitoria che riguarda gli anni precedenti, che è strutturale e che riguarderà anche gli anni futuri a parità di prestazioni erogate ai cittadini. Questo è il problema fondamentale che ieri hanno posto i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori della sanità accreditata privata.
Caro consigliere Cogodi, che noi vogliamo o no (nel senso che non è un aspetto sul quale possiamo incidere), oggi esiste una sanità che si chiama accreditata, che è in parte alimentata da risorse pubbliche ed in parte privatola risorse private, e che gode di identici diritti relativamente al riconoscimento delle prestazioni erogate. Però mentre all'interno degli ospedali lo stipendio dei medici e dei dipendenti viene regolarmente corrisposto mensilmente, all'interno delle case di cura private, o all'interno delle strutture accreditate comunque col sistema sanitario nazionale, questo non avviene. E non avviene perchè la Regione, che non ha "cassa", non trasferisce alle A.S.L. quantità di danaro sufficienti perchè siano pagate prestazioni che comunque vengono erogate nel sistema sanitario regionale ai cittadini.
Chi ieri è venuto a parlarci, fosse proprietario o fosse lavoratore, ci ha posto un problema reale, e cioè che la Regione ha un debito nei confronti delle A.S.L. che, a loro volta, hanno un debito nei loro confronti. Quindi coloro che sono venuti da noi non ci hanno chiesto il riconoscimento di diritti futuri, ci hanno chiesto il saldo di prestazioni che hanno erogato ai cittadini. E che le abbiano erogate le case di cura private, che le abbiano erogate i privati convenzionati nella riabilitazione, che le abbiano erogate le Onlus, poco importa.
Se vogliamo sospendere le convenzioni con l'AIAS perchè l'onorevole Cogodi ha trovato un altro modo per poter finanziare comunque la tutela degli handicappati, per poter finanziare comunque la tutela degli aventi diritto in Sardegna va benissimo, ma sino a quando queste prestazioni verranno erogate attraverso questi sistemi, attraverso questi metodi dovranno essere pagate dalla Regione Sardegna e dalle A.S.L. alle quali la Regione Sardegna trasferisce i soldi.
Questo è il senso dell'ordine del giorno. Se poi volessimo raccogliere l'invito, che l'Assessore Oppi ha più volte rivolto a quest'Aula, di aprire un dibattito serio, che coinvolga l'intero Consiglio regionale sui problemi della sanità, noi Riformatori non potremmo che esserne soddisfatti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, noi ribadiamo di aver presentato un ordine del giorno preciso, che raccoglie la giusta richiesta avanzata ieri dai lavoratori, avanzata tra l'altro per l'ennesima volta. Noi non abbiamo mai sostenuto e non sosteniamo che quei lavoratori non debbano essere remunerati, così come non abbiamo mai sostenuto - e mi rivolgo all'assessore Masala - che non debbono essere pagati i fornitori e i relativi servizi e quindi i lavoratori che concorrono alle forniture e alla prestazione dei servizi. Noi abbiamo sottolineato con chiarezza nell'ordine del giorno (proprio perchè non vogliamo che un'eventuale decisione del Consiglio si presti ad equivoci) che le convenzioni debbono essere onorate puntualmente, così come è previsto negli accordi che esse contengono. Questo abbiamo detto e questo abbiamo voluto ribadire con il nostro ordine del giorno.
Però vogliamo anche evitare commistioni di ruoli, e l'onorevole Pirastu farebbe bene a esaminare con attenzione come è stato proposto e da chi è stato proposto l'ordine del giorno, perchè noi prendiamo atto della sua correttezza ma avremmo voluto che altrettanta correttezza fosse stata manifestata anche da altri in questo Consiglio regionale.
Noi abbiamo posto un problema che riteniamo giusto, delicato, che deve essere affrontato in tempi rapidi, per fare giustizia, e per remunerare quei lavoratori che spesso non vengono pagati (perchè questa è la verità) e che frequentemente rinunciano anche a ricorrere al giudice del lavoro. Invece i fornitori, compresi quelli che forniscono i servizi, i cui rapporti sono regolati dalla legge, spesso vengono pagati per primi.
Però noi non vogliamo entrare in una diatriba di questo tipo, noi diciamo che le convenzioni che sono state sottoscritte devono essere onorate, e quindi devono essere rispettati gli impegni da parte delle aziende sanitarie. A maggior ragione se si prende atto che per esempio il cinquanta per cento della spesa sanitaria o delle risorse del bilancio della sanità non sono a tutt'oggi destinate a chi dovrebbero essere destinate, che c'è un ritardo nella spesa. Quindi oltre al ritardo accumulato dai debiti pregressi, che indicava l'onorevole Vargiu, c'è anche un ritardo ordinario che non può essere accettabile.
E badate, se riguardasse solo la sanità, potremmo anche iniziare una bella discussione in quest'Aula e tentare di trovare rimedio, ma il problema è che i ritardi nella spendita delle risorse riguardano tutti i settori, e sono congeniti a questa Giunta e a questa maggioranza. Basta vedere i dati che oggi pubblica la stampa per avere consapevolezza di quello che sta accadendo.
Il ritardo però è anche voluto, perchè nel momento in cui voi volutamente decidete di ritardare la presentazione della legge finanziaria, e mettete in conto un esercizio provvisorio per tre o quattro mesi, state già decidendo di ritardare la spesa. Di ritardare la spesa dell'esercizio ordinario, ma di ritardare anche la spesa dei residui pregressi. Allora non è accettabile la vostra condotta, né vi potete salvare l'anima presentando un ordine del giorno formulato in questo modo. Voi avete una responsabilità, e l'avete soprattutto nei confronti dei lavoratori.
LOCCI (A.N.) Vota e fai votare!
PRESIDENTE. Concluda, prego onorevole Ortu.
ORTU (R.C.). Ascolta, vota e fai votare, tu spesso non lo sai manco dire, se l'avessi saputo dire avresti già compiuto qualche passo in avanti, tant'è che tu lo sai. Avresti imparato a dirlo meglio, forse prima, e non l'avresti ripetuto oggi a me. A me l'hanno insegnato, e se per te il problema è solo "vota e fai votare", significa che ancora una volta non hai capito nulla.
(Interruzioni)
Tu non ti preoccupare, tu fai votare Corda che ce lo hai vicino, così gli dai anche i finanziamenti per quanto riguarda la scuola privata, oltre che per la sanità privata, capito? Così concorri, potete concorrere tutti e due.
Presidente, io chiedo il diritto di essere tutelato.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu mi costringe a toglierle la parola.
ORTU (R.C.). No, a me non la toglie la parola, caso mai la parola la taglia a chi disturba.
PRESIDENTE. E' stato disturbato certo, però la invito a concludere.
ORTU (R.C.). Allora concludo dicendo che gli impegni assunti potevano essere tranquillamente onorati sia nei confronti dei lavoratori sia nei confronti dei datori di lavoro. E se qualcuno non ha il coraggio di ripetere qui in Aula quanto detto ai lavoratori è perchè non sa ancora con precisione come quei lavoratori voteranno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Signor Presidente la discussione iniziata stamane sottolinea (se ce ne fosse ancora bisogno) quanto sia urgente affrontare l'esame della mozione da noi presentata. L'ordine del giorno chiede alla Giunta di ottemperare ai suoi doveri, perchè in uno Stato di diritto, se un operatore è accreditato, o convenzionato col sistema sanitario a questo devono essere anche riconosciuti i diritti, cioè deve essere retribuito per le prestazioni che ha fornito in nome e per conto del sistema sanitario regionale pubblico. Questo è ciò che l'ordine del giorno chiede: il rispetto dei diritti acquisiti nel momento in cui questo privato è stato chiamato a far parte del sistema sanitario.
Non esprimo né giudizi di valore, né giudizi di merito perchè attengono ad un'altra discussione. Voglio solo ed esclusivamente sottolineare che se questa Regione avesse un piano sanitario regionale operante, noi (o chi per noi) saremmo in grado di dire quali prestazioni chiediamo che vengano erogate dai privati, quali vogliamo che vengano erogate, e solo quelle e non altre, e pagheremmo solo quelle che la Regione Sardegna chiede e non altro. E non tanto "altro" che sfugge al controllo della sanità pubblica, perché mancano le regole, perché la Regione non effettua, come dovrebbe, i necessari controlli presso le strutture sanitarie sia pubbliche che private.
La spesa è una spesa non controllata; io talvolta ho il sospetto che non la si voglia controllare, ma questo aspetto, spero, verrà affrontato in seguito, unitamente all'analisi dei motivi per cui non la si vuol controllare. Il piano sanitario regionale manca dal 1985, pertanto si presume che in questa Regione le strutture private, in questi ultimi anni in modo particolare, non dico quelle che abbiamo voluto accreditare, ma le altre, possano aver proliferato ed erogato. Invece non credo che sia così, perchè abbiamo anche un sistema sanitario rigido che non consente ampi spazi.
Io credo di poter condividere nel merito alcune sottolineature dei compagni di Rifondazione Comunista ma non sono assolutamente d'accordo che in quest'ordine del giorno sia scritto quello che loro dicono. E` ingeneroso dire questo e non è assolutamente stato capito l'intento di chi l'ha presentato. Se poi la maggioranza vuole scrivere e votare un ordine del giorno in cui chiede alla propria Giunta di controllare innanzitutto le sue aziende sanitarie e di controllare che la spesa, nella fase di erogazione, abbia una linearità, io credo che sia un segno di civiltà, ma sicuramente si tratta di una responsabilità esclusivamente loro.
Di fatto c'è una situazione di emergenza per quanto riguarda i lavoratori e le lavoratrici. C'è una situazione di emergenza per quanto riguarda quei servizi che vengono solo ed esclusivamente erogati dal sistema autenticamente no profit, e su questo ci torno un attimo, e da altri centri privati, servizi, prestazioni che non vengono erogate dal sistema pubblico. E` chiaro che in una programmazione regionale possiamo decidere che anche il sistema pubblico li possa erogare se lo ritiene opportuno, se ritiene che sia conveniente, che ci sia anche una compatibilità economica. Però l'obiettivo principale, per quanto ci riguarda, è la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche la tutela degli utenti che hanno diritto a prestazioni sanitarie garantite. Questo è il contenuto dell'ordine del giorno per quanto ci riguarda, per quanto riguarda il centrosinistra. Questo ha voluto sottolineare: che in uno Stato di diritto i diritti vanno garantiti ed onorati.
Per quanto riguarda l'ultimo punto, la sottolineatura, il ruolo importante del sistema no profit, si è ingenerata una discussione che non condivido; che non condivido perchè condotte con tante sfumature che non mi appartengono, e che non voglio mi appartengano.
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
DETTORI (Gruppo Misto). Purtroppo la legislazione regionale sul no profit non permette di distinguere tra il no profit autenticamente no profit, e il no profit imprenditore, ma tutto ciò non attiene all'oggetto di questo ordine del giorno.
Ieri, quando abbiamo incontrato i lavoratori e le lavoratrici del settore sanitario erano presenti anche le associazioni dei genitori dei bambini cerebrolesi e le associazioni dei genitori dei portatori di handicap; genitori disperati per l'eventualità che questi lavoratori e queste lavoratrici interrompano il servizio. E` chiaro che questo sistema non può continuare, perchè altrimenti diventa un ricatto esplicito per procedere senza programmazione e questo non lo vogliamo.
Allora l'espressione "settore no profit" vuol significare tutto quello che ho detto, associazioni, genitori, bambini, ragazzi e ragazze che non hanno altra possibilità di ricevere prestazioni se non attraverso quei centri. Io credo che ognuno può dare le interpretazioni che ritiene, ma non può assolutamente accreditare posizioni ideali e politiche che non attengono a chi anche ha firmato questo ordine del giorno.
Il senso dell'ordine del giorno, per quanto mi riguarda, e per quanto ci riguarda, è solo ed esclusivamente questo. Pertanto io credo che la Giunta debba intervenire perchè vengano riconosciuti i diritti dei lavoratori. Le prestazioni, certo, devono essere controllate, ma credo che se i datori di lavoro - è vero anche questo che ha detto Cogodi- utilizzano questi lavoratori in modo strumentale, non sta a me intervenire, sta alla Giunta controllare, ma questo argomento ancora una volta attiene a quella mozione che questo Consiglio deve decidere di esaminare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, in quest'Aula normalmente, quando si parla di sanità, cioè di una materia nella quale l'equilibrio precario fra i diritti degli erogatori dei servizi e i diritti degli utenti quasi mai tiene conto di una complessità di fattori che attengono, a nostro giudizio, alla qualità non tanto dei soggetti, ma alla qualità dei servizi, scadiamo quasi sempre in polemiche che riguardano la trasparenza e le modalità attraverso le quali questa importante questione della programmazione regionale quasi mai viene affrontata nei suoi nodi cruciali.
Lo dico perchè la qualità della discussione di oggi, così come la qualità della discussione della mozione, assumerebbero in quest'Aula, per noi e poi i cittadini, un senso assolutamente diverso e se questa Presidenza del Consiglio, perlomeno nella prossima seduta, o quanto meno prima della discussione della mozione richiamata dalla collega Dettori, intendesse noti all'Aula gli esiti dell'applicazione dell'articolo 2 della legge regionale numero 6 del 2001, che poneva il problema della trasparenza delle singole posizioni di ciascuno di noi qui dentro, nel momento in cui si affrontano i problemi che attengono agli interessi, alle attività ed alle procedure.
A me le polemiche sul sistema dei convenzionamenti non interessano, a me interessa sapere con chi sto parlando ed attraverso quale logica comunico con i miei interlocutori in quest'Aula. Anche perchè, badate, la conoscenza di questo elemento oggi, in questo momento, chetando a ciò che leggiamo sulla crisi delle casse della Regione, sugli stretti spazi della manovra finanziaria, assumerebbe un rilievo diverso e toglierebbe ogni sospetto protezionistico su alcune aree del nostro bilancio. Se ciascuno di noi potesse parlare in quest'Aula scevro da sospetti di interessi, di partecipazioni e di attività che in qualche modo intersecano con problematiche affrontate da questo Consiglio, la trasparenza della vita politica certamente ne guadagnerebbe.
Ci sono in quest'Aula persone che hanno deciso, per propria scelta di vita di assumere un indirizzo personale, professionale, lavorativo fuori dai fuochi degli interessi che possono condizionare il proprio mandato, è giusto rendere conto anche a queste persone di una qualità sostanziale: della trasparenza del ragionamento. È chiaro che in questi casi la qualità della legislazione, del dibattito, ma anche delle soluzioni che potremmo trovare, forse anche il coraggio di entrare nei meandri complicati della spesa sanitaria, richiederebbe un percorso assolutamente più agevole e più produttivo di effetti positivi per i cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita D.L.). Signor Presidente, io non avrei preso la parola se non si fosse aperto un dibattito che va oltre le intenzioni dei firmatari dell'ordine del giorno. Noi ieri abbiamo ricevuto le organizzazioni sindacali C.G.I.L., C.I.S.L. ed U.I.L. e abbiamo ricevuto una delegazione di pazienti, preoccupati per il pericolo che le attuali prestazioni sanitarie possano essere messe in discussione. Io non entro nel merito del sistema sanitario sardo pubblico e privato, è disciplinato da leggi e credo che questi siano argomenti che non possano, in questo momento, interessare l'Aula.
Mi sembra nel 2002 veramente non condivisibile la posizione di chi sostiene che sia vietato agli imprenditori privati nel settore della sanità poter agire; credo che agiscano secondo le leggi dello Stato, secondo le leggi della Regione, secondo una normativa di carattere europeo. Guardate, noi stiamo avanzando con questo ordine del giorno semplicemente una richiesta alla Giunta regionale perchè i diritti dei lavoratori vengano rispettati. Stiamo dicendo che il sistema sanitario non può da una parte stipulare delle convenzioni dove si prevede che entro 60 giorni debbono essere pagati gli erogatori delle prestazioni e poi assistere a delle situazioni dove per 11 mesi, per un anno i lavoratori non vengono retribuiti. Quindi, noi stiamo chiedendo alla Giunta regionale con questo ordine del giorno che venga pagato quanto dovuto.
E` chiaro che questa situazione è difficile da risolvere, perchè c'è una situazione finanziaria, una sotto stima operata dal fondo sanitario nazionale che non permette di rispettare gli impegni assunti con le convenzioni. , Io mi dichiaro contrario all'ordine del giorno presentato dal collega Cogodi perché non si può demonizzare il privato e poi chiedere una corsia preferenziale nei pagamenti dei privati, perchè questo è quello che si sta dicendo con questo ordine del giorno.
Quindi io chiedo al collega Cogodi di ritirare, se possibile, questo ordine del giorno, per le stesse ragioni che lo hanno indotto a presentarlo, che possono essere condivise o non condivise. Però credo che così come è avvenuto per il pagamento dei medicinali, per le farmacie, occorra predisporre una proposta di legge che destini in modo specifico a determinati settori del mondo sanitario queste risorse.
Diventa difficile, comunque, in un periodo di federalismo interno, che dal centro si vincolino le somme da destinare alle aziende. Dico questo perchè non è possibile che vengano erogati direttamente i soldi e le retribuzioni ai lavoratori se non si pagano le case di cura private. Quindi, per gli stessi ragionamenti che il collega Cogodi ha portato in quest'Aula, mi dichiaro contrario all'ordine del giorno da lui presentato; non essendovi, peraltro, gli strumenti per potervi dare applicazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, l'argomento è delicato e importante. La sanità rappresenta, oltre che una voce rilevante del nostro bilancio, un settore che deve erogare delle prestazioni a persone spesso sono sofferenti, che hanno bisogno di assistenza e di aiuto. Ebbene, io credo che chi lavora, chi opera in questo settore, sia che faccia capo a strutture pubbliche, sia che faccia capo a strutture private, abbia diritto alla stessa dignità, allo stesso trattamento, alle stesse certezze di percepire uno stipendio; perchè è tempo che si finisca di criminalizzare i privati costretti sempre a chiedere a voce bassa mentre il pubblico ha diritto ad avere tutto e più di tutto.
E` tempo di finirla di considerare normale che il cittadino sia obbligato ad andare da una parte piuttosto che da un'altra; il cittadino ha diritto di scegliere dove andare a curarsi, e se la erogazione del servizio viene fornita da una casa di cura privata non vedo la ragione per la quale debba essere ostacolato. Oggi vi sono strutture private che stanno per essere chiuse perchè non hanno ancora ottenuto le somme che la Regione avrebbe dovuto erogare e che non eroga da undici mesi. Ci sono lavoratori che non percepiscono lo stipendio da dieci mesi.
Ed allora io mi domando se non sia venuto il momento di impostare un discorso serio e complessivo sulla sanità, sulla spesa, su quanto noi eroghiamo, su quanto noi spendiamo. Vorrei ricordare, per esempio, che la Regione Toscana, che è amministrata da un governo di centrosinistra, impegna per la spesa farmaceutica il dodici per cento del totale delle risorse destinate alla sanità; in Sardegna siamo arrivati a spendere il trentasei per cento.
Tutti noi sappiamo che nelle case, in tutte le case, compresa la mia, ci sono cassetti pieni di medicine che poi finiscono per scadere. Quando viene prescritto, per esempio, per cinque giorni un antistaminico, diceva ieri un medico in Commissione, considerato che le confezioni sono da trenta dosi, cinque dosi si utilizzano e le altre venticinque finiscono per essere buttate. Allora, se non si opera una razionalizzazione della spesa in questo senso, perchè risparmiare denaro in questa direzione? Risparmiare sugli sprechi servirebbe a garantire una migliore qualità del servizio e a corrispondere gli stipendi a chi ha il sacrosanto diritto di riceverli.
Presidente, io non voglio chiedere di parlare al termine della discussione per fatto personale, pertanto se mi consente un minuto definisco la questione nel corso di questo intervento. Un collega dalla voce minacciosa, anche stridula, fastidiosa, con un tono che non mi è piaciuto, mi ha detto che io percepirei dei finanziamenti dalla Regione attraverso la mia attività scolastica. Io sfido non solo l'onorevole Ortu, ma chiunque in quest'Aula, chiunque in Sardegna, a dimostrare che io ho percepito una sola lira di contributo dalla Regione per qualunque mia attività.
ORTU (R.C.). Non mi interessa
CORDA (A.N.). Se non è così, onorevole Ortu, lei deve tacere, la deve smettere di fare insinuazioni, come è sua abitudine, come è suo costume, perchè questa è la cultura del suo partito. Non deve insinuare, deve accusare. Se lei ha accuse da muovere le muova, se non le ha deve avere il coraggio di tacere, non di parlare a vanvera. Se lei può dimostrare che io ho percepito una sola lira, una, di denaro pubblico lo faccia, se no taccia e non perda l'occasione di tacere altre volte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, anch'io non avevo previsto di intervenire su questo ordine del giorno, però è doveroso precisare che voterò a favore non solo dell'ordine del giorno numero 1, ma anche, se l'interpretazione che gli ho dato è corretta, dell'ordine del giorno numero 2.
Io ritengo infatti - e mi auguro di non sbagliare - che, a differenza di quanto asserito dall'onorevole Fadda, per "vincoli di destinazione prioritari al pagamento delle retribuzioni e delle indennità ai dipendenti" ci si riferiva ai finanziamenti che spettano per contratto al privato. Questa io penso sia la giusta interpretazione: cioè c'è un contratto, c'è un arretrato di undici mesi nei pagamenti, per questo è necessario intervenire. Questo è il motivo che mi ha indotto a sottoscrivere quest'ordine del giorno.
Noi non abbiamo voluto prevedere e programmare in quest'ordine del giorno il futuro piano della sanità in Sardegna, sia quella pubblica, sia quella privata, che può avere scarso ruolo o nessun ruolo come afferma l'onorevole Cogodi, ma per noi deve avere il ruolo che le parti politiche, decidendo qui in Consiglio, le attribuiranno. Anche perchè - e è stato ribadito altre volte - noi parliamo di privato quando sappiamo bene che di privato nella sanità sarda c'è ben poco. Pertanto, il mio intervento è finalizzato, in un certo senso, a offrire la giusta interpretazione dell'ordine del giorno.
Io ho attentamente seguito l'intervento dell'onorevole Cogodi, lui ha espresso dei timori che l'ordine del giorno possa essere interpretato in modo diverso. Ed allora, siccome stiamo votando, io voglio che il mio voto sia capito da tutti. Quest'ordine del giorno è frutto di una sollecitazione, anzi di più sollecitazioni da parte di lavoratori che da undici mesi non percepiscono uno stipendio. Ciò è dovuto al fatto che le A.S.L., la A.S.L. numero 8 in particolare, non hanno trasferito da un anno le competenze previste dal contratto. Un contratto che prevede una prestazione d'opera, e questa prestazione d'opera richiesta dalla Regione Sardegna va pagata.
Questo è il vero motivo di quest'ordine del giorno. Un ordine del giorno che pone anche il problema della programmazione sanitaria in Sardegna, e quindi del piano sanitario regionale. In quell'occasione noi esprimeremo quello che pensiamo, perchè - e qui rispondo anche all'onorevole Cogodi - non siamo tra coloro che hanno per acquisito e scontato quello che oggi esiste.
Programmare vuol dire analizzare e eventualmente modificare; programmare la sanità in Sardegna vuol dire che il privato (che poi nel 90 per cento dei casi è privato convenzionato) se vuole può operare in tutta la Sardegna quando lo ha da privato, ma se si parla di accreditamento e di convenzioni, occorre seguire un criterio logico di territorialità; questo è il mio parere. Ecco perché io esprimo il mio voto a favore a favore di entrambi gli ordini del giorno, considerando il secondo integrativo al nostro. Condivido il principio che la priorità dei trasferimenti sia vincolata al pagamento dei dipendenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif.Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, io non so se gli ordini del giorno pervenuti in Aula siano o meno attinenti alla mozione presentata dall'onorevole Deiana, e quindi si potessero essere o meno accettati, ma non voglio entrare nel merito di questo problema. Prendo atto delle dichiarazioni pronunciate dall'onorevole Pirastu: le ho apprezzate.
È un problema di forma, è un problema di stile, ma i problemi di forma e di stile in politica sono anche problemi di sostanza. Rimane un fatto: che qui non si vuole parlare di sanità, perché parlarne in questi termini significa rinunciare ad affrontare uno dei problemi più spinosi che la Regione sarda si troverà di fronte nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Questa è la spia di una situazione che è diventata ormai insostenibile. Sono state presentate due mozioni su questo argomento in Consiglio regionale, discutiamo di questo.
Come mai si presentano tante mozioni - talvolta anche "capricciose" e inutili - e non si richiede di discutere di un problema che diventerà presto drammatico allorché la devoluzione "scaricherà" per intero sulla Regione sarda la materia della sanità senza che la stessa possa più beneficiare delle quote parti del fondo sanitario nazionale? A seguito di questa operazione il sistema sanitario non potrà più reggere e si renderanno necessari provvedimenti di chiusura, di razionalizzazione, trasformazione e riconversione.
Chiedo pertanto formalmente di sapere quando si discuteranno le mozioni che sono state presentate in Consiglio regionale sulla sanità per affrontare questo problema. È necessario e importantissimo aprire un dibattito al più presto se non vogliamo anche noi fare la fine che ha fatto la Regione siciliana.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Molto brevemente, innanzitutto per ribadire che questo ordine del giorno, come bene hanno già sottolineato alcuni colleghi, sopratutto della opposizione, non ha certo la pretesa di costituire un atto di programmazione o un atto di indirizzo in materia sanitaria; diversamente sarebbe stato difficile mettere insieme anche tutte le firme che invece ha raccolto. Più semplicemente questo ordine del giorno ha fatto propria una istanza che proveniva dai lavoratori e dal mondo più in generale della sanità privata che fa parte integrante del sistema sanitario regionale e delle associazioni Onlus.
Detto questo, e quindi chiarito il significato dell'ordine del giorno, non possiamo non sottolineare altri due aspetti. Il primo aspetto è che occorre ribadire che non abbiamo oggi il compito di affrontare il problema della sanità, che pure quest'Aula prima o poi si troverà costretta ad esaminare, quand'anche taluno volesse far finta di non vederlo, perché comunque esploderà. Tuttavia, la circostanza del mancato pagamento delle retribuzioni ai lavoratori costituisce un campanello dall'allarme, come ha detto il Presidente Floris, sullo stato del "pianeta della sanità".
Del resto il mancato pagamento delle retribuzioni ai lavoratori fa emergere una mancanza di programmazione, fa emergere che come Regione non abbiamo i conti in regola, che manca la coerenza fra la programmazione e la spesa effettiva, quella determinata dalle esigenze effettive della sanità.
Il secondo aspetto riguarda la lesione del diritto della libera scelta dei pazienti. Se infatti indeboliamo un segmento della sanità (continuate a chiamarla privata ma secondo me quella è una parte del sistema sanitario regionale sardo) è chiaro che stiamo restringendo le opportunità di scelta dei cittadini. Così come io credo che vada sottolineato che non far pervenire lo stipendio a quei lavoratori significa diminuire la competitività di un pezzo non importantissimo ma comunque di un segmento importante della sanità.
Chi non riceve i fondi non è infatti in grado di investire, di programmare, non è in grado, in altre parole, di competere, e quindi quel mancato pagamento significa un complessivo indebolimento del sistema. Così come, quel mancato pagamento, costituisce anche un rischio ulteriore rispetto alle aziende cosiddette no profit; noi stiamo rischiando di distruggere un pezzo del mondo del volontariato che sta svolgendo un'azione di supplenza rispetto alle carenze delle istituzioni pubbliche.
Ecco che cosa comporta la mancanza di una retribuzione; non è solo la mancanza di una busta paga, che pure è un fatto importante ma, perdonatemi, da avvocato mi sarei rifiutato di firmare un ordine del giorno unicamente per chiedere il pagamento di qualcosa che è dovuto grazie alle leggi dello Stato. Non c'era bisogno di una pronuncia del Consiglio regionale per dire che bisogna pagare gli stipendi, esistono i tribunali, esistono gli apparati giurisdizionali che a questo possono dare risposta. Semmai occorre porsi un'altra domanda: ma chi risponde di questi ritardi? E i ritardi determinano o non determinano spese giudiziarie aggiuntive? Generano o non generano interessi legali passivi?
E di questo chi ne risponde? Quanto costa l'inefficienza di questa Regione, rispetto anche alla spesa… Ecco, questi piccoli spunti avrei approfondito nel dibattito. Tuttavia non mancheranno future occasioni.
Voglio ringraziare in maniera particolare la vice presidente Dettori che si è impegnata per la redazione di questo ordine del giorno. Per motivi personali non avrei potuto conseguire questo risultato se non si fosse intervenuta direttamente lei.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo che si voti l'ordine del giorno con la votazione nominale. Poiché nel nostro Gruppo in questo momento siamo in due, chiedo l'appoggio tecnico di altri sei colleghi perché la richiesta possa essere accolta.
PRESIDENTE. Occorrono otto consiglieri.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEMURU, PUSCEDDU, ORTU, FALCONI, FADDA, DETTORI, Gian Valerio SANNA.)
Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Vorrei che si desse atto che io abbandono l'Aula e pertanto non partecipo al voto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - IBBA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MARROCU - MASALA - MASIA - MURGIA - ONIDA - ORRU' - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU.
Si sono astenuti i consiglieri: BIANCAREDDU - PIRASTU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 53
Astenuti 2
Maggioranza 26
Favorevoli 51
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C). Signor Presidente, l'ordine del giorno numero 2 non contrasta con l'ordine del giorno numero 1 nè sul piano formale, perché allora sarebbe stato dichiarato, dopo il voto, decaduto, e neppure sul piano del merito. Noi volevamo semplicemente rispondere alla domanda sociale che ieri, attraverso una manifestazione pubblica, è stata avanzata al Consiglio. Avevamo ritenuto e riteniamo che si poteva offrire una risposta dando seguito alla loro domanda, a quella dei lavoratori che non vengono pagati.
E se i lavoratori non vengono pagati dai datori di lavoro, e i datori di lavoro dicono che non li pagano perché devono riscuotere dei crediti dalla Regione attraverso le A.S.L., noi diciamo puramente e semplicemente: la Regione attraverso le A.S.L. dia quello che deve dare e prioritariamente, diciamo, non esclusivamente, prioritariamente questa devoluzione, che è dovuta, peraltro, in base a precisi accordi, serva a pagare i lavoratori dipendenti che da quattro, talvolta da sei mesi, non percepiscono lo stipendio. Cosa c'è di strano in questo?
Quindi i benintenzionati, ancorché abbiano votato il precedente ordine del giorno, possono benissimo votare anche questo, e quindi stabilire questa linea di priorità: che le somme vadano innanzitutto ai gestori di apparati sanitari privati per pagare i dipendenti che avrebbero dovuto comunque già pagare. Tutto qui, non ci pare che sia una proposta fuori dal mondo.
Fuori dal mondo è invece ciò che talvolta, si dice in quest'Aula da qualche parte. Mi dispiace per il collega Pirastu, che è persona attenta, che gli argomenti li istruisce e sa, in genere, di che cosa parla, e io apprezzo questo fatto, è un consigliere che contribuisce molto al confronto politico; si può contribuire anche pensandola diversamente. Però non dica il collega Pirastu che noi avremmo perso (noi o io, mi assumo in esclusiva io la colpa) l'occasione oggi e anche ieri, dice lui, per non imbastire processi alle intenzioni.
Qui non ci sono processi alle intenzioni. I processi alle intenzioni, lei sa, avvocato Pirastu, che non si possono fare, però distingua lei fra intenzione e tentativo, perché l'intenzione di uccidere non è reato e quindi non si può istruire un processo, ma il tentativo di uccidere è reato e pertanto il processo è d'obbligo. E io non affermo che c'è un'intenzione; affermo che c'è un tentativo, il tentativo ancora di mettere le mani sul danaro pubblico per alimentare flussi di intervento privato parlando di sanità e di assistenza, ma non fermandosi a quello.
Lei inoltre afferma: "Smettiamola con questa storia del conflitto di interessi, nel diritto occidentale non esiste questo tipo di conflitto". Nel diritto occidentale invece esiste, esiste nel diritto di tutto il mondo, anche nel diritto occidentale. Io il poco che so di diritto l'ho studiato in Occidente, mi hanno consegnato anche una "patente" per parlare in qualche circostanza di questioni di diritto e me l'hanno consegnata in Occidente, e vi assicuro che la mia "patente" di avvocato vale in Occidente quanto la sua; non l'ho conseguita in Oriente.
In Occidente esiste il conflitto di interessi, ed esiste ogni qualvolta uno stesso soggetto è portatore di interessi contrastanti, come nel caso del parlamentare che approva le leggi e che, contemporaneamente e legittimamente, possiede attività economiche che si reggono sulla decisione che si assume nel Parlamento. Tant'è che qualche collega se n'è andato, qualche altro si è astenuto, qualche altro non sa cosa fare, perché qui conflitti di interessi veri, reali, corposi ce ne sono.
Il fatto che siamo gentili fra di noi non vuol dire che non dobbiamo essere sinceri e che queste cose non dobbiamo dirle. Se vogliamo rispondere per davvero, non dico per intero, ma almeno in parte, alla disperazione, sia dei malati, sia dei lavoratori non pagati, impariamo almeno questa priorità ai privati che debbono ricevere risorse pubbliche perché innanzitutto paghino chi ha lavorato per alleviare le sofferenze dei disperati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io credo che l'ordine del giorno che è stato presentato dai colleghi della Rifondazione Comunista meriti, prima di essere sottoposto al voto, quanto meno l'attenzione di un intervento in sede di dichiarazione di voto, perché ritengo che il ragionamento che esprimono questi colleghi sia estremamente pericoloso e che pertanto sia veramente importante che questo Consiglio ne prenda atto.
In realtà il motivo oggi addotto dai titolari di strutture private accreditate con la Regione Sardegna per il mancato pagamento dello stipendio dei dipendenti - come è stato più volte sottolineato - è l'esistenza di un'altra inadempienza a monte, e cioè di un'inadempienza da parte della Regione. Le prestazioni già erogate dai centri accreditati con la Regione non sono state pagate dalle ASL, le quali dicono di non avere ricevuto i trasferimenti delle competenze finanziarie da parte della Regione. Quindi non è che i titolari dei centri accreditati, al di là del fatto che qualcuno di questi sieda nel Consiglio regionale, abbiano trasferito soldi impropriamente alle Seychelles o nelle banche svizzere. Non li hanno proprio ricevuti, e non li hanno ricevuti dal primo inadempiente, che è la ASL (o la Regione, se volete) al quale sono legati da un contratto di prestazione d'opera che loro hanno onorato e che la Regione o le ASL, non hanno onorato. Ecco, questo va rilevato.
Poi, che la Regione voglia, in qualche maniera, vincolare l'erogazione di una prestazione già erogata a una risoluzione politica, qualunque sia il motivo etico della risoluzione politica, ciò riguarda coloro che credono nello stato etico. Noi nello stato etico non crediamo. Noi crediamo che sia stato contratto un debito con qualcuno che ha necessità di ricevere il pagamento di ciò che ha erogato sulla base di un contratto. Se poi, in futuro, questa Amministrazione vorrà inserire nei contratti che stipulerà con chiunque presterà opera per conto della Regione una postilla nella quale si dice che qualora non venissero pagati i dipendenti, anche se la Regione a sua volta non paga i centri accreditati, l'accreditamento automaticamente verrà rimosso, di questo si potrà discutere, ma non può un tale principio valere sul pregresso, potrà valere al massimo per il futuro.
Anche perché tra le priorità - è già stato ricordato - non ci sono soltanto i dipendenti, ci sono anche i fornitori, i quali a loro volta hanno dipendenti. Quindi la priorità è che coloro che hanno debiti saldino i loro debiti, e ciò vale per la Regione, come per i centri accreditati. Tutto ciò che poi di politico e di etico noi vorremo inserire potrà essere inserito in avvenire e sarà oggetto di discussione in questo Consiglio.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno numero 2. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale, con procedimento elettronico.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEMURU, PUSCEDDU, ORTU, FALCONI, FADDA, DETTORI, Gian Valerio SANNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.
(Segue la votazione)
Il consigliere Licandro dichiara di aver sbagliato nel votare e di voler esprimere voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - DEMURU - DETTORI - FALCONI - IBBA - MARROCU -- MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FADDA - FANTOLA - FRAU - GIOVANNELLI - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - SECCI - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: DEIANA - PIRASTU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 57
Votanti 55
Astenuti 2
Maggioranza 28
Favorevoli 19
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione la mozione numero 93. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo e sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 21, viene ripresa alle ore 13 e 49.)
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 3 dicembre alle ore 16 e 30, con lo svolgimento di interpellanze. I lavori proseguiranno mercoledì e giovedì mattina, fino alle ore 12 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 50.
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