Seduta n.156 del 25/07/2001 

Seduta ClVI

Mercoledì 25 luglio 2001

Presidenza del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 30.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 20 giugno 2001, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Salvatore Piana ha chiesto di poter usufruire di un giorno di concedo a far data dal 25 luglio 2001. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Informo che l'assessore Pani ha comunicato di non poter essere presente nella seduta odierna per motivi familiari.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 152, presentata dagli onorevoli Giacomo Sanna e Manca, sulla mancata emanazione delle direttive attuative per la rinegoziazione dei mutui edilizi. Poiché non è presente l'assessore Ladu, che dovrebbe rispondere a questa interpellanza, se siete d'accordo, propongo l'inversione dell'ordine di svolgimento delle interpellanze, iniziando dalla 159.

Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, vorrei sapere se l'arrivo in aula dell'Assessore dei lavori pubblici nel corso della mattinata potrà consentire lo svolgimento dell'interpellanza numero 152.

Se ciò non dovesse essere, vorrei capire se per discutere un'interpellanza debbano passare mesi e mesi, tanto da far dimenticare l'argomento o farne venir meno l'attualità, impedendo quindi al singolo consigliere il diritto sacrosanto di interpellare, di interrogare o comunque di poter utilizzare appieno gli strumenti che il Regolamento prevede.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, forse mi sono spiegato male: io non intendevo superare l'interpellanza 152, intendevo semplicemente chiedere a lei di posporre l'ordine di svolgimento delle interpellanze, perché l'assessore Ladu sta per arrivare. Quando sarà in aula potremo discutere anche la sua interpellanza.

Se non ci sono opposizioni, procediamo allo svolgimento dell'interpellanza numero 159.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 159. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA CUGINI - FADDA - DORE - BALIA - COGODI - PIRISI - BIANCU - DEMURU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - CALLEDDA - DEIANA - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulle iniziative da intraprendere a seguito della sentenza della Corte Costituzionale riguardante la legge regionale istitutiva delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio.

I sottoscritti,

VISTA la sentenza n. 230 /2001 della Corte Costituzionale con la quale si dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Presidente del Consiglio dei Ministri e relativa alla legge regionale approvata dal Consiglio regionale della Sardegna il 14 aprile 2000, riapprovata il 6 giugno 2000, concernente l'istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio;

CONSIDERATO che la Corte, nel dispositivo giurisprudenziale, ritiene che rientri nelle competenze della Regione Sardegna l'istituzione di nuove Province nel suo territorio nei limiti indicati nell'art.3 dello Statuto e in armonia con le norme della Costituzione;

RILEVATO che nulla osta affinché vengano attivate tutte le procedure per l'approvazione delle relative norme di attuazione contenute nel dispositivo legislativo;

PRESO ATTO che la mobilitazione di tutti i comitati promotori delle nuove province tende a chiedere con urgenza che la Giunta regionale e il Consiglio regionale compiano gli atti conseguenti affinché nella prossima sessione elettorale primaverile si possa procedere alla elezione dei nuovi organi provinciali;

CONSIDERATO che si rende necessario procedere urgentemente a ridefinire le competenze da assegnare alle amministrazioni provinciali,

chiedono di interpellare la Giunta regionale per conoscere quali iniziative urgenti intenda adottare a seguito della sentenza della Corte e quali iniziative si intendano intraprendere affinché vengano soddisfatte le legittime aspirazioni delle popolazioni interessate dall'istituzione delle nuove Province. (159)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la sentenza numero 230/2001 della Corte Costituzionale, recentissima, dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Presidente del Consiglio dei Ministri e relativa alla legge regionale approvata il 14 aprile 2000 e riapprovata il 6 giugno 2000. Questa legge, che era quindi successiva alla legge regionale numero 4/97, istituiva in un solo colpo le province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio.

Ora, a seguito di questa legge, ci troviamo nella situazione che queste quattro province sono formalmente istituite, quindi niente deve fare il Consiglio regionale relativamente all'istituzione formale. Molto devono fare invece il Governo regionale e il Consiglio regionale per approvare alcune norme attuative, di contenuto prevalentemente tecnico, affinché le nuove province e anche le vecchie, che comunque vengono notevolmente modificate a seguito dell'istituzione delle nuove, vengano messe nelle condizioni di poter eleggere i propri organi e iniziare a funzionare.

Ci sono le condizioni perché questo processo non venga trascinato all'infinito, così come peraltro si è fatto, sottovalutando, a mio avviso, le potenzialità implicite ed esplicite contenute nella legge numero 4. La preoccupazione che noi avvertiamo, e che ci ha indotto a presentare questa interpellanza, muove anche dalla richiesta proveniente dai territori, in particolare da parte dei comitati che a suo tempo si erano costituiti per portare avanti il processo di istituzione delle nuove province, e che oggi sono fortemente preoccupati per il fatto che i tempi relativi all'approvazione delle norme sul funzionamento delle loro province potrebbero slittare.

Non si vorrebbe arrivare a questo. L'attore principale, in questo processo, a nostro avviso, dovrebbe essere il Governo regionale e in particolare, naturalmente, l'Assessore competente per materia, cioè l'Assessore degli enti locali. Anche perché questo processo, che peraltro man mano che va avanti acquista nuovi oppositori...

Presidente, io non parlo con i telefonini che squillano. Non è possibile! Posso anche capire che i colleghi non siano interessati alla questione e non ascoltino, è un loro diritto, ma almeno spengano i telefonini o li silenzino!

PRESIDENTE. Ho pregato più volte i colleghi di silenziare i telefonini, se non ritengono di spegnerli. Rinnovo l'invito, insieme a quello di fare un po' di silenzio quando un collega svolge il suo intervento.

SANNA SALVATORE (D.S.). Grazie Presidente. Dicevo che questo processo di funzionamento delle nuove e vecchie province, naturalmente, pone almeno altri due problemi, a mio avviso, che andranno governati d'intesa fra il Consiglio e il Governo regionale.

Innanzi tutto, istituite le nuove province, che a questo punto diventano otto, è chiaro che conseguentemente e immediatamente occorrerà rivedere ambiti territoriali e funzioni delle comunità montane. Questo è un atto assolutamente conseguente. La comunità montana dell'Ogliastra ha un territorio coincidente con quello della nuova provincia, non è quindi possibile lasciare le cose come stanno.

L'altro problema, a mio avviso altrettanto urgente, riguarda la predisposizione - e io spero l'approvazione in tempi rapidi da parte del Consiglio - di una legge che consenta ai Comuni della Sardegna di costituire una unione dei Comuni, perché essendo le funzioni della provincia prevalentemente di programmazione e di pianificazione intermedia fra il livello regionale e quello comunale, non possono essere più svolte né dalle comunità montane, né dall'unione dei Comuni, i quali debbono invece prevalentemente caratterizzarsi come enti per la gestione associata di servizi di interesse sovracomunale, quindi con una distinzione precisa delle funzioni.

Il secondo problema riguarda il trasferimento di funzioni, risorse e personale al sistema degli enti locali, perché, badate, se noi non riusciamo, contestualmente all'istituzione delle nuove province e alla revisione degli ambiti territoriali e delle funzione di comunità montane e unione dei comuni, a trasferire funzioni, risorse e personale al sistema delle autonomie locali, daremo ragione ai nemici nelle nuove province, che stanno aumentando e si dicono preoccupati per l'istituzione di eventuali scatole vuote. Le scatole vuote dipendono da noi, in larga parte!

L'ultima battuta riguarda la Confindustria, che - leggo sui giornali stamattina - è preoccupatissima per l'aumento del numero delle province. Intanto non capisco per quale motivo la Confindustria non si sia preoccupata della scarsità del numero delle province quando ha presentato, per la sola provincia di Cagliari, cinque patti territoriali diversi; segno evidente che la provincia di Cagliari, per essere governata, e soprattutto per essere governata per i processi di sviluppo locale, ha bisogno di essere frazionata in aree territoriali omogenee.

Quando si trattava di firmare patti territoriali la Confindustria non si è minimamente preoccupata. Noi, con le nuove province, vogliamo soltanto dare ai territori una reale possibilità, in termini di autogoverno, assegnando ad essi e non ad altri davvero il governo del loro destino.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, colleghi, ringrazio l'onorevole Sanna per l'esposizione, che ha centrato i punti che nella mia risposta a questa interpellanza volevo anch'io evidenziare.

Tengo a dire che da parte del Governo regionale vi è, vi è stata e vi saranno la massima attenzione e il massimo impegno perché questo progetto di nuove province arrivi in porto nel più breve tempo possibile. Non stiamo qui a rivendicare né meriti pregressi, né meriti attuali se siamo arrivati al redde rationem dell'istituzione delle nuove province, ma crediamo che la legge numero 9 del 2001, approvata all'unanimità da questo Consiglio regionale, debba trovare immediatamente risposta nella Commissione consigliare competente, con l'apporto del Governo regionale e di tutto il Consiglio regionale, perché nel testo della legge che individua, delimita e istituisce le nuove province manca il contenuto. Noi tutti, Governo regionale e consiglieri regionali, dobbiamo accelerare le procedure per riuscire, possibilmente entro la prossima primavera, a riempire di contenuti le nuove province.

Dico questo perché siamo consci delle aspettative morali, culturali ed economiche che questi territori nutrono da troppi anni; siamo consci anche delle difficoltà, già evidenziate dal collega Salvatore Sanna, che sussistono in relazione al riordino, di cui si è già discusso in quest'aula e nella Prima Commissione, delle comunità montane e alla ridelimitazione, non solo per collegi elettorali provinciali, di queste nuove province.

Questo lavoro credo che sia già stato intrapreso; la prima Commissione ha in carico un disegno di legge della Giunta regionale, presentato su proposta dell'Assessore delle riforme, l'onorevole Masala, che certamente insieme alle proposte di legge che sono state preannunciate in queste ore da parte della maggioranza e dell'opposizione, costituirà il punto nodale della discussione che dovrà stabilire la procedura per arrivare all'istituzione di queste nuove province. Sono già istituite, però i contenuti devono riempire queste che adesso sembrano delle scatole vuote.

Nell'interpellanza leggo: "Rilevato che nulla osta affinché vengano attivate tutte le procedure per l'approvazione delle relative norme di attuazione contenute nel dispositivo legislativo". Purtroppo, nel dispositivo legislativo queste norme di attuazione non sono contenute; il dispositivo legislativo è un contenitore, noi dobbiamo riempirlo.

Mi rifaccio al Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che all'articolo 21, comma 3, lettera g), prevede: "Le province preesistenti debbono garantire alle nuove, in proporzione al territorio e alla popolazione trasferiti, personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie adeguati". L'interpellante, l'onorevole Salvatore Sanna, ha già detto che questo è il punto nodale sul quale tutti noi dobbiamo concentrare gli sforzi perché le nuove province nascano già operative, diversamente si arriverà a un tira e molla e a una rivendicazione sterile da parte dei nuovi organismi, che non consentiranno certamente il funzionamento né degli organismi esistenti, né di quelli di nuova istituzione.

Dal quadro sintetico emerge che non è prevista nella normativa vigente una procedura standard per la definizione dei rapporti; possiamo dire, però, che per i beni immobili il riparto è tassativamente quello della collocazione territoriale. Il riparto di beni quali strumenti operativi e quant'altro deve avvenire, se è possibile, d'intesa tra le province interessate e non può, quindi, essere definito prima che siano insediati gli organi elettivi della nuova provincia.

C'è anche il problema relativo al momento elettorale. Bisogna dire che anche la ridefinizione delle circoscrizioni elettorali delle nuove province e la conseguente rideterminazione di quelle attualmente esistenti deve essere parte del contenitore che stiamo andando a riempire. A tale riguardo debbo dire che il Governo regionale è operativo e opererà al fianco dei membri della Commissione perché questa procedura, ripeto, sia la più snella possibile, la più completa possibile, nell'interesse esclusivo dei territori interessati e dei cittadini della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Salvatore Sanna per dichiarare se è soddisfatto.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, io prendo atto della sintonia che sostanzialmente mi pare si possa riscontrare tra le cose che ho esposto e la risposta esauriente fornita dall'assessore Milia. Per quanto mi riguarda personalmente io non ho mai avuto molti dubbi sul fatto che quando si imbocca la strada della ragionevolezza anche il percorso difficile delle riforme può essere portato avanti con una buona intesa tra maggioranza e opposizione. E' diverso quando questo percorso imbocca altre direttrici, ma tant'è!

Io mi dichiaro soddisfatto della risposta dell'assessore Milia e naturalmente auspico, anche a nome dei colleghi che hanno firmato l'interpellanza, che si passi rapidissimamente dalle parole ai fatti. Concludendo, voglio ricordare all'assessore Milia, che ha citato il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che esso contiene norme che riguardano complessivamente la vita del sistema delle autonomie e che necessitano di una serie di chiarimenti per la loro immediata applicazione anche in Sardegna. Mi pare che ci siano ancora , in relazione a situazioni molto delicate e importanti, delle zone d'ombra, delle zone grigie. E' necessario, a mio avviso, che anche su questo terreno tra il Governo regionale e il Consiglio regionale, e in particolare la Prima Commissione, si avvii un processo di discussione e di approfondimento che ci consenta di creare davvero le condizioni perché il sistema delle autonomie, che è assolutamente centrale per la vita della Sardegna, possa operare al meglio delle possibilità.

PRESIDENTE. Poiché è arrivato l'assessore Ladu possiamo passare allo svolgimento dell'interpellanza numero 152/A.

Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata emanazione delle direttive attuative per la rinegoziazione dei mutui edilizi regionali.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Regione sui seguenti fatti:

- la legge regionale 24 aprile 2001 n. 6 (legge finanziaria 2001) è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna in data 28 aprile 2001;

- il comma 66 dell'art.1, della su citata legge finanziaria, riporta il testo dell'emendamento, presentato dai Consiglieri regionali del Partito Sardo d'Azione ed approvato in sede di discussione, inerente la rinegoziazione dei mutui residenziali agevolati assistiti da contributo regionale;

- il testo di legge stabilisce che - ai fini dell'applicazione delle disposizioni che obbligano gli istituti bancari a rinegoziare i mutui secondo le attuali condizioni di mercato - la Giunta Regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio d'intesa con l'Assessore dei lavori pubblici, emani apposite direttive attuative entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge;

- poiché tale termine è scaduto e sarebbe stato auspicabile emanare tali direttive in tempi addirittura antecedenti la scadenza di legge, considerate le gravi penalizzazioni che derivano alla Regione sarda ed ai cittadini della Sardegna dalla mancata ricontrattazione dei mutui,

chiedono inoltre di sapere:

- quali gravi motivi abbiano impedito l'emanazione delle direttive attuative così come previsto dall'art.1 comma 66 della Legge 24 aprile 2001, n.6;

- se non si giudichi opportuno intervenire con la massima urgenza per far sì che anche nella nostra regione si possano ricontrattare i mutui edilizi agevolati assistiti da contributo regionale, facendo cessare l'omaggio di ingenti somme che sia Regione che cittadini sardi sono costretti a fare agli istituti di credito a causa delle palesi inadempienze della Giunta regionale;

- se non si giudichino tali atteggiamenti lesivi degli interessi dei sardi considerato, tra l'altro, che nel resto dell'Italia, la ricontrattazione dei mutui è ormai da tempo possibile, per la tempestiva emanazione da parte del Ministero del Tesoro dell'apposito regolamento (D.M. 24 marzo 2000 n. 110) che dà attuazione alla disposizioni di cui all'art. 29 della Legge 13 maggio 1999, n. 133, approvata dal Parlamento Italiano.(152)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori di questa interpellanza ha facoltà di illustrarla.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). I tassi di interesse, al riguardo della legge numero 32/85, concernente "Fondo per l'edilizia abitativa", anche grazie all'euro, sono calati raggiungendo livelli vicini a quelli di trent'anni fa. Molti italiani, ad oggi, hanno acceso dei mutui o hanno riconvertito quelli preesistenti; altri stanno acquistando casa e quindi stanno stipulando adesso nuovi mutui ad un tasso di interesse adeguato alla nuova realtà. Tutti, insomma, si sono accorti della grande novità e ne stanno traendo i benefici.

Tutti, tranne la Regione sarda che, noncurante della volontà del Consiglio regionale, che in occasione della discussione della manovra finanziaria ha approvato un emendamento, presentato da me e dal collega Manca, integrato - lo voglio ricordare - nella parte conclusiva dal collega Balletto, e riportato nella legge finanziaria pubblicata il 28 aprile di quest'anno, al comma 66 dell'articolo 1. Questo comma, che quindi fa parte di una legge ormai operante, avrebbe consentito ai sardi di porsi sullo stesso piano degli altri cittadini italiani, cioè di poter ricontrattare i mutui, cosa che credo in Sardegna solo una banca stia facendo di propria iniziativa, la CARIPLO. Tutte le altre hanno mantenuto inalterata la situazione esistente. Voglio ricordare che il sistema di interessi dei mutui era bloccato dal '92, e con il passare degli anni è diventato penalizzante e fuori da qualsiasi logica di mercato nell'attuale realtà.

A quel comma 66 dell'articolo 1 della legge finanziaria, che ho citato poc'anzi, viene riportata chiaramente la volontà dell'Aula di arrivare anche in Sardegna ad una situazione di maggiore serenità ed equilibrio e non di disparità, come del resto ancor oggi si è ottenuto. Io non riesco a capire la volontà dell'Aula, non capisco perché non siano state attivate tutte le procedure previste da quella stessa legge, approvata dal Consiglio e regolarmente pubblicata. C'erano sessanta giorni di tempo, che scadevano a giugno, per predisporre un apposito decreto; siamo quasi alla fine di luglio e chi intende ricontrattare doverosamente e giustamente quei mutui aperti anni ed anni fa ad un tasso di usura non ha alcuna possibilità di farlo, perché, questa è la verità di fondo, oggi ci ritroviamo, dopo la pubblicazione della legge, a distanza di un mese, nell'impossibilità di dare ai nostri cittadini questo, chiamiamolo pure vantaggio, se vogliamo, che consente di mettere la Sardegna sullo stesso piano delle altre regioni italiane.

Io mi chiedo a che cosa serva approvare delle leggi qua dentro, esprimere una volontà unitaria sull'applicazione di un articolo, e in un comma preciso come questo, se poi chi di dovere non attiva tutte le procedure previste dalla stessa legge. Insomma, si formula sempre più spesso l'accusa che questo Consiglio non lavora, non è in grado di produrre una legislazione adeguata ai tempi, e poi, nel momento in cui lo fa, le stesse leggi non vengono applicate da chi è preposto a tal compito. Questo, francamente, mi lascia molto molto perplesso.

Io capisco che si possa non essere d'accordo sulla soluzione proposta dal Consiglio, ma non riesco a capire il motivo per cui quella soluzione non venga adottata dalla Giunta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.

LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Io condivido in parte le osservazioni del consigliere Giacomo Sanna e, naturalmente, sono d'accordo sul fatto che esista il problema dei mutui sulla prima casa, perché effettivamente in Sardegna chi ha stipulato il mutuo per la prima casa ha avuto delle difficoltà soprattutto dopo i primi nove anni, quelli coperti dal contributo regionale.

Per questa motivazione, come Giunta regionale, abbiamo approvato un disegno di legge, che purtroppo non è stato ancora esitato dal Consiglio, col quale praticamente si dà la possibilità di optare per il mutuo agevolato oppure per un contributo che viene calcolato al momento della concessione del mutuo. In questo modo chi chiede il mutuo per la prima casa può avere subito un contributo che viene calcolato sulla base della differenza tra tasso di mercato e tasso agevolato; poi, eventualmente, può contrattare la parte restante del mutuo con qualsiasi banca.

Purtroppo questo disegno di legge, che secondo me è importantissimo, non è ancora stato esitato dal Consiglio e crea ulteriori difficoltà a chi ha il problema della casa, e in modo particolare della prima casa. Quindi esiste realmente questo problema, e io mi auguro che il Consiglio crei le condizioni, con una legislazione adeguata, affinché possa essere superato.

L'onorevole Sanna, facendo riferimento a un emendamento che è stato approvato nella discussione dell'ultima legge finanziaria, e che prevedeva l'approvazione di apposite direttive attuative, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, si chiede perché la Regione non abbia adempiuto, lasciando pertanto la situazione, per quanto riguarda questi mutui, inalterata.

Io debbo dire che non ero presente quando è stato approvato quell'emendamento, perché altrimenti l'avrei modificato per lo meno. Comunque entriamo subito nel merito di questo problema, nel senso che la situazione è cambiata anche sulla base dell'ultima finanziaria nazionale, e quindi non so fino a che punto possa essere conveniente questo tipo di provvedimento, considerate le competenze che noi abbiamo in materia come Regione autonoma della Sardegna. Infatti l'articolo 29 della legge numero 133 del '99 stabilisce che i contributi agevolati, già in corso di ammortamento, concessi dalle Regioni ai sensi delle leggi statali, elencate anche nell'interpellanza, possono essere rinegoziati per riportare il tasso di interesse applicato al tasso effettivo globale medio, di cui alla legge numero 108 del '96, che praticamente è la legge antiusura. La stessa legge 133/99 stabilisce che la Regione possa estendere ai propri contributi agevolati le disposizioni in essa contenute.

PRESIDENTE. Assessore, si avvii a concludere, per cortesia.

LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Il regolamento attuativo della suddetta legge, decreto legge numero 110/2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2000, dava trenta giorni di tempo alle Regioni e agli interessati per presentare la domanda di rinegoziazione dei mutui edilizi agevolati.

La Regione - devo ricordarlo - entro il termine prescritto ha inoltrato a tutte le banche distinte domande di rinegoziazione, sia relativamente ai contributi concessi in base alle leggi statali, sia soprattutto per i quelli concessi in base alla legge regionale numero 32 dell'85, a cui fa riferimento l'onorevole Sanna.

Le banche convenzionate hanno presentato ricorso avverso la domanda di rinegoziazione sia dei mutui stipulati sulla base dalla legislazione statale, sia di quelli derivanti da leggi regionali. Invece, nella legge finanziaria dello Stato, approvata lo scorso dicembre, all'articolo 145, comma 62 (che credo oggi costituisca il vero nocciolo della questione), è stata inserita una disposizione in base alla quale la rinegoziazione dovrà essere effettuata non più al tasso base di cui alla legge 108/96, bensì al tasso medio dei mutui all'edilizia in corso di ammortamento.

Devo dire che tale tasso medio di interesse non è stato ancora comunicato da parte del Governo nazionale, ma la sua misura dovrebbe attestarsi, in base ai conteggi che abbiamo fatto, sul 12-12,5 per cento. Praticamente questa disposizione di legge è priva di benefici per quanto riguarda la Regione Sardegna.

Contro tale provvedimento legislativo nazionale, c'è stata la presa di posizione di tutte le Regioni d'Italia, che hanno chiesto al Governo una modifica del comma 62 dell'articolo 145 della legge finanziaria che riporti il tasso di rinegoziazione dei mutui agevolati almeno a quello imposto alle banche per i mutui ordinari, in applicazione della legge 108 del 1996, che, come dicevo, è la legge antiusura.

Tale tasso, infatti, è stato fissato, dal decreto legge numero 394 del 2000, all'8 per cento; però quelle disposizioni ormai non ci sono più perché purtroppo sono state superate dalla finanziaria del 2000. Di tale problematica non tiene minimamente conto l'articolo 1, comma 66, della legge finanziaria regionale, però la disposizione in esso contenuta, nella parte in cui estende la rinegoziazione, in base allalegge 133/99, anche al periodo non più assistito dalla contribuzione regionale, è fortemente pregiudizievole per i mutuatari. La Regione avrebbe potuto legittimamente imporre alle banche l'applicazione del tasso di sostituzione stabilito dalla legge antiusura per i mutui ordinari, invocando la circostanza che i mutui regionali devono essere quantificati dopo il periodo di contribuzione regionale. La disposizione regionale invece espressamente lo impedisce. Per fortuna alcune delle principali banche convenzionate, ignorando le disposizioni regionali, in quanto ancora carenti della legislazione applicativa, stanno ugualmente e spontaneamente applicando il tasso di sostituzione, che praticamente è l'8 per cento. Ma è ben evidente che allo stato della legislazione statale e regionale nulla può venire imposto agli istituti di credito.

Allora, la sostanza di tutto questo ragionamento è che effettivamente il problema dei mutui per quanto riguarda la prima casa esiste.

La Giunta regionale sta cercando di fare una legge che dia la possibilità di scegliere tra mutuo agevolato e contributo. Pertantoio credo che attualmente, soprattutto sulla base dell'ultima finanziaria nazionale, le possibilità per la Sardegna di imporre condizioni precise siano limitate.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarare se è soddisfatto.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). L'insoddisfazione è massima per il semplice motivo che io posso capire l'inadempienza a causa di ritardi - ne abbiamo parlato anche ieri -, ma non riesco a capire perché una legge del Consiglio, regolarmente pubblicata, non debba e non possa essere applicata. E' la cosa più strana a cui mi sia capitato di assistere nella mia breve esperienza parlamentare.

In sostanza una legge, approvata all'unanimità dal Consiglio, non viene applicata per il semplice motivo che l'Assessore competente per materia non la condivide e perciò prepara un suo disegno di legge che invia alla Commissione di merito; per altro, dei ventiquattro disegni di legge che aveva in carico, la stessa Commissione, in questi due anni, ne ha approvato solo quattro. Questo lo dico per far capire quale sarà la tempistica anche per quanto riguarda questo ulteriore disegno di legge. Nel frattempo spendiamo centinaia e centinaia di miliardi, in applicazione della legge 32, facendo pagare in Sardegna tassi di usura rispetto al contesto nazionale.

Avevamo trovato il sistema per modificare questo scenario, la legge che avevamo approvato è stata pubblicata, per cui non riesco a capire quali gravi motivi abbiano impedito l'emanazione delle direttive al fine di agevolare, in questo comparto così delicato, i cittadini sardi che hanno contratto i mutui in base alla legge 32.

Abbiamo sprecato in tutti questi anni 500 miliardi, e la Regione non recupererà mai gli interessi pagati per questa entità di danaro. Consentiamo almeno ai liberi cittadini di poter rinegoziare i mutui a un tasso normale, come avviene nelle altre realtà italiane. Se poi l'Assessore avrà la capacità di fare un disegno di legge migliorativo, che comunque dia maggiori margini di intervento alla Regione in favore dei cittadini, lo faccia pure. Ma noi non possiamo far aspettare i cittadini e nel frattempo tenere una nostra legge inapplicata, perché non la si ritiene valida. E anche se non fosse facile da applicare non serve la volontà del singolo, c'è la volontà dell'Aula. Qui non si tratta più di regole, ma di un problema di carattere legislativo e di legalità che quest'Aula ha inteso sollevare, perché se intendiamo accettare quello che sta accadendo vuol dire che tutto ciò che legifererà quest'Aula potrà essere messo in discussione da qualsiasi Giunta, di qualsiasi colore, basta che un semplice Assessore si alzi e decida di non applicare una determinata legge regionale.

Se queste sono le nuove regole che ci stiamo dando fatecelo sapere, perché ci adegueremo tutti quanti ad esse, ma credo che nessuno di noi possa condividerle.

PRESIDENTE. Abbiamo esaurito lo svolgimento delle interpellanze. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 28. Poiché l'Assessore competente per materia è assente, questa mozione verrà discussa appena l'Assessore sarà presente in aula.

Discussione del disegno di legge: "Provvedimenti

in materia di opere pubbliche" (152/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 152/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis, relatore.

TUNIS (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, colleghi consiglieri, il disegno di legge numero 152/A, che è all'attenzione dell'Aula, è stato approvato a maggioranza dalla Quarta Commissione nella seduta del 30 maggio 2001 e concerne provvedimenti in materia di opere pubbliche.

E' un disegno di legge collegato alla manovra finanziaria per l'anno 2001, quindi si tratta di un provvedimento che, contrariamente alle critiche che sono state fatte, era stato già istruito e portato, nel maggio di quest'anno, all'attenzione dell'Aula per essere approvato. Poi, per tanti motivi che non sto qui ad elencare, sino ad oggi non era stato esaminato. Quindi mi corre l'obbligo di precisare che le Commissioni hanno lavorato e anzi qualcuna di esse ha presentato per tempo i disegni di legge collegati alla finanziaria che aveva in carico.

Questo disegno di legge contiene alcune modifiche di una certa rilevanza alla legislazione regionale vigente in materia di edilizia abitativa. In particolare, l'articolo 1 modifica il vigente sistema di controllo sul rilascio dell'autorizzazione regionale alle banche convenzionate per la concessione dei mutui ai sensi della legge regionale 32/85, concernente "Fondo regionale per l'edilizia abitativa". Inoltre, sotto il profilo sostanziale, la modifica proposta consentirà l'eliminazione di complicate e defatiganti verifiche amministrative e contabili a posteriori sull'effettivo ammontare delle cifre richieste dalle banche a titolo di conguaglio sull'anticipazione ottenuta. In altre parole è una normativa che intende snellire la fase burocratica di accoglimento delle richieste di mutuo da parte delle banche, semplificando notevolmente le procedure.

La norma contenuta nell'articolo 2 si propone di colmare una lacuna esistente nella normativa regionale vigente, che non prevede alcuna sanzione in caso di ingiustificata inerzia dell'ente locale nell'espletamento delle delegate procedure concorsuali. In particolare si estende alla Regione la normativa nazionale che prevede che, qualora gli interventi di edilizia agevolata non pervengano alla fase dell'inizio dei lavori entro il termine di tredici mesi dalla data di pubblicazione nel buras del provvedimento regionale di localizzazione degli interventi, il Presidente della Giunta regionale procederà alla nomina di un commissario ad acta.

Queste norme, quindi, consentiranno certezza della spesa, della realizzazione degli interventi e il completamento dei programmi previsti. L'articolo 1, ripeto, prevede lo snellimento delle procedure burocratiche bancarie; l'articolo 2 è una semplice norma che può costituire un deterrente per gli enti locali che assumessero un atteggiamento di inerzia, in quanto prevede la nomina di un commissario ad acta.

E' una materia, quella dei mutui per l'edilizia abitativa, di grande rilevanza, la cui discussione è stata da tutti sollecitata. Poco fa il consigliere Giacomo Sanna ha avanzato delle richieste nel merito, e in quest'ottica si pone questo disegno di legge, che mi auguro possa essere approvato all'unanimità dal Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Vorrei sapere se anche per la discussione di queste leggi occorre il numero legale, o se si tratta di leggi speciali che passano senza la presenza dei consiglieri. Magari si consulti con gli Uffici per vedere se confermano l'esigenza che sia garantito il numero legale. Lo dico per gli Assessori che dovrebbero invitare i colleghi della maggioranza a stare in aula, se no non si può andare avanti. Si può anche non intervenire nel dibattito, però si deve stare in aula.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini, lei conosce benissimo la norma. Prego i colleghi che sono fuori dell'aula di essere presenti alla discussione e alla votazione.

E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

cogodi (R.C.). Signor Presidente, questa leggina, che più leggina non si può, meriterebbe un niente di attenzione.

Un po' di attenzione la merita invece in ragione del fatto che è stata presentata e pure magnificata dal relatore, che ne ha testé esposto i grandi e sconvolgenti contenuti, come uno dei collegati alla finanziaria. Ma chi l'ha detto che la maggioranza, la Giunta e le Commissioni non hanno lavorato? Ecco il risultato: questo è uno dei collegati alla finanziaria! Ma non è ridicolo, colleghi del Consiglio, tutto questo? Non si può essere poco poco più prudenti e almeno tacere, far finta di niente, lasciar perdere, qualche volta? Questa cosa è un'inezia, presentata come uno dei cinque provvedimenti esitati dalle Commissioni. Infatti, ieri il Presidente della Terza Commissione, l'onorevole La Spisa, ha detto chiaramente che dei venti collegati alla finanziaria, le Commissioni ne hanno esitato "ben cinque" in alcuni mesi. Questo disegno di legge è uno dei cinque, poi vedremo gli altri.

Dei venti collegati alla finanziaria, quattro o cinque sono rilevanti, perché regolano l'economia, la socialità in questa regione, decidono cose importanti, sostengono il lavoro e l'impresa - poi il merito si vedrà, ognuno la pensa in modo diverso -, però non ne è stato approvato nessuno. Il vostro 20 per cento di leggi approvate lo misurate in numeri, in quantità. Ecco, questo collegato fa parte di quella quantità. Io non so perché un Consiglio regionale sia chiamato a fare leggi di tal fatta, mi chiedo se vale la pena che esista un Consiglio regionale per fare cose del genere.

Cosa dice questa legge collegata alla finanziaria? L'articolo 1 prevede come si deve esprimere un parere, anziché "così" si esprimerà "cosà". Si dirà: ma allora non è niente? No, non è proprio "niente"; è una grande riforma questa dell'articolo 1, e mi dispiace che non ci sia il collega Fantola quando si parla di riforme. Con questa accelerazione, dite voi, cioè con questa procedura semplificata le banche avranno i danari anche quando la pratica non è ancora definita. Per cui una norma di questo Consiglio regionale dell'autonomia (la vecchia autonomia; se anche la nuova andrà in questa direzione, Dio ce ne scampi e liberi il popolo sardo da simili esercizi di autonomia) stabilisce che è sufficiente una formale dichiarazione (meno male che è formale, perché la prossima accelerazione sarà che basta una dichiarazione informale; ci mancherebbe che non fosse almeno formale!) dell'istituto mutuante; cioè la banca dichiara qual è l'ammontare dei contributi ad essa spettanti e subito le viene dato il danaro. La Regione, quindi, dà i suoi denari alla banca, e poiché la banca li ha già li introita facendoli passare dal conto della Regione sul suo conto.

Dite voi, nella relazione, che "ciò naturalmente" - meno male, dite nella relazione - "non preclude la possibilità di effettuare tutte le verifiche contabili e amministrative sulle pratiche di mutuo e sui conteggi effettuati dagli istituti convenzionati ai fini della liquidazione dei contributi". Scusate, ma i conteggi non devono essere effettuati prima? Vi riservate di farli dopo? Ma se non siete stati in grado di farli prima sarete in grado di farli dopo? E se non avete uffici attrezzati e direttive date, ordini impartiti e volontà di effettuare questi controlli, perché mai lo fareste dopo? Meno male che dite nella relazione: "Non ci precludiamo la possibilità". Ci mancherebbe! Come direbbe qualche collega, si sentirebbe tintinnio di manette se diceste il contrario, cioè che addirittura si preclude la possibilità di effettuare il controllo dopo. Ma prima di dare il denaro non si dovrebbe fare il controllo, se c'è una pratica in corso?

Questo è l'articolo 1. Accelerazione della spesa, dite voi; no, è anticipo alle banche dei denari che dovrebbero avere una volta definite le pratiche. Punto. Grande conquista dell'amministrazione, grande conquista dello spirito pubblico, grande efficienza, grande trasparenza e grande riforma! Auguri a voi e auguri alle banche!

Mai che prevediate una norma di accelerazione per l'esame della pratica di un "disgraziato". Mai che prevediate un'accelerazione, uno strappo alla regola per un disoccupato che aspetta il lavoro, o per quelli che vengono a protestare sotto il palazzo e dicono: "La Regione faccia le sue leggi, giuste leggi, però a noi lavoratori, a noi che abbiamo una famiglia da mantenere, qualcuno vuole dire come dovremmo campare?" E noi glielo dobbiamo dire. Ma per quelli non si accelera niente; suonino pure trombe e barattoli, dormano nelle tende, semmai poi troverete qualche altro inghippo, come fate a volte, per far sì che con la scusa dei lavoratori e del lavoro, la Regione dia altri danari alle imprese e talvolta li regali. Però questo è, e questa è la Regione.

L'articolo 2, invece, è ancora più sconvolgente, e non basta neppure Fantola a definire tale entità riformatrice. In base a questo articolo, infatti, se i Comuni non adempiono a certe cose la Regione cosa fa? Nomina un commissario ad acta. Non si chiede perché mai il comune, cioè un elemento vitale dell'ordinamento autonomistico, se ha le attrezzature, gli uffici e le professionalità adeguati, non adempie. Voi, i fautori la Regione della nuova autonomia, quelli della Costituente dei nuovi poteri, non vi ponete il problema della relazione sana fra Regione ed enti locali e non vi chiedete perché un comune, soggetto istituzionale dell'autonomia, con diversa funzione e pari dignità della stessa istituzione autonomistica principale, che è e rimane la Regione, non adempie. Non vi ponete nessuno di questi problemi e compite, invece, un esercizio di grande autonomia, nello spirito costituente: mutuate una norma dello Stato! Trovata la soluzione. Non è che ci si pone il problema di sapere perché un comune non adempie e qual è il rapporto corretto fra Regione ed enti locali. No, si fa riferimento a una legge dello Stato che prevede che quando, per qualsiasi ragione, un ente ritenuto inferiore non adempie si nomina un commissario ad acta. Meno male che non è un commissario di polizia in questo caso, perché lo prevede una legge dello Stato. Che la Regione esista per inventare qualcosa, almeno per vedere in che cosa non funziona la pubblica amministrazione e perché, e porvi rimedio, nemmeno per idea! Non vi sfiora neppure il dubbio e mutuate la norma dello Stato.

Questo è il collegato alla finanziaria, articoli 1 e 2. Povero consigliere Tunis, tenuto a magnificare le sorti di questo disegno di legge, il primo dei collegati, poi vedremo gli altri! Che in qualche modo questo serva per collegarvi tra di voi, cioè per tenervi un po' in quella colleganza strana che vi fa maggioranza numerica, per tenere così apparentemente legittimata un'espressione di governo in questa regione. Ma, come vedete, tutto ciò è ridicolo, non dico neppure che è grave, è ridicolo.

Il primo provvedimento che presentate ha questa portata! Dovremmo dire votiamo contro, lo ostacoliamo, presentiamo emendamenti, ma non ce n'è neppure il tanto. Tenetevelo, votatevelo, però non dite che avete fatto una legge; avete fatto una di quelle cosette che in tanti modi si potevano fare senza per ciò, non dico scomodare, ma tenere riunita l'Assemblea legislativa del popolo sardo. Però, questa è la dimensione, questa è l'entità, questa è la configurazione complessiva, questo è lo spirito, il grande afflato, la grande ispirazione che regge questa maggioranza del cambiamento!

Vedete, anche quando uno si cambia la cravatta fa un cambiamento. In questo caso voi non vi siete cambiati neanche la cravatta, l'avete solo annodata male.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

Sanna Giacomo (Gruppo Misto). Presidente, molto brevemente vorrei far osservare che c'è un qualcosa che si ripete e non è una casualità. Alcuni aspetti che sono stati evidenziati dal collega Cogodi nel suo intervento si ricongiungono con quello che dicevo poc'anzi sulla mancata applicazione di una legge del Consiglio e che si riferisce agli stessi soggetti: gli istituti di credito.

C'è un circolo vizioso che si ricongiunge sempre al discorso del credito, alle banche, a chi in quest'Isola, in questi anni, ha operato in mancanza di qualcosa di fondamentale, e cioè la politica del credito, che non è mai stata fatta con chiarezza e con quella durezza necessaria nel rapporto fra la Regione e gli stessi istituti di credito. C'è una sorta di timore reverenziale, che però oggi, a parer mio, sta assumendo altri connotati, perché è impensabile che si possa stralciare volta per volta un qualcosa a vantaggio delle banche, che si possa non operare con le leggi del Consiglio per favorire le banche e che la trasformazione di questa benedetta legge 32 venga fatta con piccoli passaggi, sempre con questo obiettivo.

Io vorrei capire se la Regione sarda vuole fare gli interessi delle banche o gli interessi dei sardi. Se riusciremo a spiegarci questo forse avremo la forza, finalmente, di dare alle banche il loro giusto ruolo, con le giuste motivazioni, in un libero mercato, in una libera contrattazione a favore della Regione sarda, e quindi a favore dei cittadini. Fin quando non si riuscirà a fare questo noi assisteremo a questi piccoli passaggi. Sono campanelli d'allarme che pongono forti dubbi. Ci sono grandi interessi che forse superano anche la nostra volontà, dico la volontà dei singoli consiglieri, ma non possono superare la volontà dell'intero Consiglio. Se riusciremo a fare questo forse finalmente porremo fine a una catena, a un mondo dell'usura che ha trovato nella Regione sarda il più grande finanziatore. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Cogliendo l'occasione della discussione di questo argomento, noi chiediamo alla Giunta (lo abbiamo già fatto per iscritto, ma vogliamo ribadire la nostra richiesta in aula, e nel contempo sollecitiamo la Presidenza del Consiglio a tutelare il diritto dell'opposizione ad avere le informazioni che chiede) di inviarci tutte le convenzioni vigenti con gli istituti di credito, precisando i criteri di aggiudicazione e i rapporti con gli istituti di credito stessi.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue SELIS.) Stiamo solamente ribadendo una richiesta, sulla quale immagino che la Giunta non abbia nessuna difficoltà, ma è una questione che si riproporrà.

Io ho preso la parola proprio per chiedere che si acceleri l'invio delle informazioni richieste e che si specifichi se le convenzioni sono state aggiudicate attraverso un negoziato, una trattativa privata, un bando o una gara di qualunque natura.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. La Giunta sta tentando di apportare delle modifiche integrative e migliorative della legge regionale numero 32 sulla prima casa, considerato che ancora non siamo riusciti a portare in Consiglio la vera proposta di modifica di questa legge.

Mi ricollego all'argomento precedentemente trattato per dire che anche se noi avessimo messo in atto quanto contenuto nell'emendamento a cui si è fatto riferimento e che era stato presentato alla finanziaria non avremmo ancora potuto far nulla, nel senso che praticamente non è stato ancora comunicato il tasso di interesse da parte del Governo nazionale relativamente ai parametri stabiliti dall'ultima finanziaria nazionale. Questo lo voglio chiarire perché sembrerebbe che la Regione Sardegna abbia fatto chissà quali regali alle banche. Non è così.

Fatta questa precisazione, devo dire che, pur essendo composto soltanto di due articoli, questo disegno di legge collegato alla finanziaria ha una sua importanza, nel senso che permette comunque di accelerare le procedure. All'articolo 1, infatti, prevede il pagamento del 100 per cento degli interessi sulla base di una formale dichiarazione delle banche. Questa può sembrare una concessione alle banche, però purtroppo il problema è che prima se ne pagava l'80 per cento, e per il rimanente 20 per cento sorgevano tanti problemi; le banche poi si rifacevano sulla Regione per i ritardi che spesso si accumulavano, addebitandole gli interessi di mora.

Fermo restando che comunque i controlli della Regione Sardegna rimangono come erano prima, noi riteniamo che in questo modo si accelerino le procedure. Questo non significa, onorevole Cogodi, che dobbiamo abbassare la guardia nei confronti delle banche, anzi, proprio per questo motivo dovremo fare controlli più accurati, considerato che stiamo in qualche modo superando un passaggio che in passato ci ha creato dei problemi con le banche.

L'articolo 2, invece, riguarda un caso che non è un'invenzione della Regione Sardegna, ma è previsto dalla legge nazionale numero 179 del 1992, cioè il caso in cui i comuni siano inadempienti. Prima non c'era nessuna condizione e poteva capitare che un comune non procedesse per anni all'assegnazione dei fondi; oggi, con questa legge, noi poniamo il termine preciso di novanta giorni entro i quali i comuni devono completare l'iter previsto. Se questo non sarà fatto, così come stabilito dalla legge nazionale, verrà nominato un commissario ad acta, che procederà allo sblocco dei finanziamenti. Mi pare che sia una cosa giusta, visto che diverse volte noi abbiamo discusso del problema dei fondi che non vengono spesi, spesso sicuramente per giustificati motivi, ma forse in altri casi non è così.

Io credo che questo provvedimento acceleri le procedure e sicuramente se alcune amministrazioni avranno dei problemi a questo riguardo avranno la possibilità di essere ascoltate da parte dell'Assessorato competente.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, chiedo scusa, ma ci risulta che la prima Commissione sia riunita. Probabilmente bisognerebbe avvisare i colleghi che ne fanno parte. Lo dico per una questione di correttezza.

(Interruzione del consigliere Cogodi)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cogodi, questa Commissione è stata autorizzata dal Presidente ad avere un incontro, credo, con una delegazione di lavoratori. Ci prendiamo il tempo necessario per avvertire i colleghi della Commissione e consentire loro di arrivare immediatamente in aula.

FADDA (Popolari-P.S.). Sono qui!

COGODI (R.C.). Se ci sono incontri con dei lavoratori o con altri rappresentanti esterni al Consiglio, lo vogliamo sapere anche noi.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il Presidente di turno aveva dato la sua autorizzazione, e io ne prendo atto.

COGODI (R.C.). Le Commissioni hanno bisogno di una deroga per riunirsi.

PRESIDENTE. Ma non si tratta di una riunione di Commissione.

COGODI (R.C.). Allora anche noi dovevamo essere avvertiti perché avevamo il diritto di sapere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, mi corregga se non ho capito bene. Ho appreso adesso che la prima Commissione è riunita. Poiché io faccio parte di questa Commissione vorrei sapere il motivo di questa riunione.

PRESIDENTE. La Prima Commissione ha chiesto di poter avere un incontro con dei delegati, ed è stata autorizzata.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Mi scusi, Presidente, ma quando si dice "Commissione", si intende la Commissione nella sua interezza. A meno che soltanto alcuni consiglieri abbiano fatto richiesta, e allora è un altro discorso. Ma se la prima Commissione si è riunita nella sua interezza per qualsiasi motivo, io, come membro di questa Commissione, dichiaro che non sono stato informato, non ho ricevuto nessuna convocazione. Vorrei sapere chi si è riunito e se si è trattato di una riunione in forma ufficiale, oppure nella forma più disparata, sebbene su iniziativa personale di alcuni colleghi del Consiglio.

PRESIDENTE. Io non posso che riferire quanto mi dicono gli Uffici. Il Presidente della Commissione ha chiesto, credo da solo, l'autorizzazione ad incontrare alcuni sindaci e gli è stata concessa, ma il problema è risolto, perché è già rientrato in aula.

COGODI (R.C.). Non esistono gli incontri personali, lo dobbiamo sapere anche noi!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non so cosa dirle, perché io sono arrivato adesso e non ho dato nessuna autorizzazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 152/A.

(Segue la votazione.)

(Il consigliere BIGGIO, privo di tessera magnetica, è considerato astenuto.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 32

votanti 29

astenuti 3

maggioranza 15

favorevoli 29

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - TUNIS.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BIGGIO - CUGINI.)

Poiché non c'è il numero legale, la votazione è nulla. Sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 12 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 44, viene ripresa alle ore 12 e 22).

PRESIDENTE. Ricordo che la seduta era stata sospesa per mancanza del numero legale. Dobbiamo adesso procedere alla seconda votazione del passaggio all'esame degli articoli. Vorrei sapere se si intende confermare la richiesta di votazione a scrutinio segreto. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Sì, confermo la richiesta.

Seconda votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la seconda votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del passaggio all'esame degli articoli.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 26

votanti 23

astenuti 3

maggioranza 12

favorevoli 23

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOCCI - MASALA - MILIA - MURGIA - PILI - PILO - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - TUNIS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CAPELLI - FADDA.)

Poiché non c'è il numero legale, la votazione è nulla. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 12 e 25.