Seduta n.230 del 07/11/1997
CCXXX SEDUTA
Venerdì 8 Novembre 1997
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 9 e 35.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 5 novembre, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Giuliano Murgia ha domandato di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 7 novembre. Poiché non ci sono opposizioni, il congedo è accordato.
Continuazione della discussione generale del testo unificato delle proposte di legge Fantola - Lippi - Marteddu - Dettori Bruno - Floris - Loddo: "Modifiche alla legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna) e successive modificazioni" (291) e Scano - Berria - Cugini - Ghirra - Dettori Ivana - Zucca - Busonera - Cherchi - Cucca - Diana - Falconi - Fois Paolo - Marrocu - Obino - Sanna Salvatore - Usai Pietro: "Modifica delle norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (337)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle proposte di legge numero 291 e 337.
Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Siccome, signor Presidente, sono stato ieri aspramente rimproverato dal collega Pittalis sulla mancata preparazione per la discussione di ieri sera, la cosa tragicamente mi ha fatto rimanere qua, tutta la notte, a prepararmi, per cui ero puntualissimo all'appuntamento. Non noto però la presenza di alcun consigliere del Gruppo dell'onorevole Pittalis, per cui le chiederei di fare la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Solo per chiarire che non essendo in sede di votazione non si può richiedere la verifica del numero legale, si può però fare una breve sospensione per consentire anche ai colleghi di pervenire.
Sospendo la seduta fino alle ore 10.
(La seduta, sospesa alle ore 9 e 38, viene ripresa alle ore 10 e 10.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, devo dire che parlare per primo su questo importante argomento è anche abbastanza stimolante ed è anche un onore. Credo che io debba fare originariamente anche un appello. Un appello per il clima nel quale stiamo vivendo questo documento, clima che apparentemente in tensione, anche da quello che leggiamo sugli organi di stampa, sui mezzi di comunicazione, c'è una sorta di tensione palpabile, quasi da confronto eccessivamente serrato. Io vorrei ricordare che stiamo trattando un argomento certamente della massima importanza, che deve avere lo spazio adeguato per il dibattito, ma stiamo trattando un argomento che non deve causare sfaceli né all'interno della maggioranza né nei rapporti tra i Gruppi in Consiglio regionale. Credo che sia necessario, su questo argomento, fare delle riflessioni approfondite, ritenendo, come dissi poc'anzi, l'argomento della massima importanza. Le riforme istituzionali, in particolare la legge regionale, è un argomento di grande sostanza. Quindi sono perplesso quando vedo tentativi di una accelerazione immotivata del dibattito, quando vedo tentativi di rifiutare addirittura il confronto, quando si vedono tentativi che in qualche modo tentano di minimizzare la portata dell'argomento per avviarlo a una rapidissima conclusione, a mio avviso immotivata. Io credo che la riflessione debba partire, signor Presidente, colleghi, debba partire prima da una valutazione approfondita dell'attuale testo che noi abbiamo in vigere; il testo è frutto di un lungo confronto nel Consiglio regionale della scorsa legislatura, di un confronto serrato, frutto anche, probabilmente, di una serie di accordi fra le forze pubbliche. Un testo che evidentemente, nelle intenzioni dei consiglieri della passata legislatura, doveva porre una base di partenza per un processo di maggiore governabilità dell'Istituto regionale. Ora io mi accingo a fare una breve analisi su questo testo, rilevando l'inadeguatezza della legge regionale in vigore, che sicuramente che è stata frutto di approfondito confronto ma che certamente, oggi, alla luce della sperimentazione che stiamo vivendo, risulta sicuramente inadeguata. Nonostante le numerose modifiche, appunto, la legge non raggiunge gli scopi che si era prefissata. La norma, che è basata su un sistema macchinoso, che forse è stato messo in essere troppo frettolosamente, magari sull'onda di una velleità di cambiamento, dobbiamo comprendere, riferire storicamente a quando questa azione è stata fatta, in quel momento c'era un desiderio di cambiamento, eravamo pervasi tutti dal desiderio della riforma istituzionale, dall'esigenza del cambiamento, il grande dibattito di allora, il Consiglio regionale, quindi che partecipa a questo grande dibattito, che forse sull'onda di questo cambiamento non fa scelte meditate e approfondite, prevedendo quello che poteva succedere dopo, e quindi non riesce, in una parola, a garantire maggioranze stabili e credibili, anche le tensioni che attualmente si verificano all'interno del Consiglio, quelle che la maggioranza ha vissuto, i rapporti stessi anche tra maggioranza e opposizione sono il segno che sotto questo aspetto la legge ha necessità di modifiche e di approfondimenti, e quindi l'esigenza, attraverso una nuova legislazione di dare alla Regione governi stabili e autorevoli.
Una delle novità della legge passata era sicuramente il ricorso al ballottaggio a tre, la creazione di un collegio unico regionale e quindi l'indicazione del Presidente della Giunta. Neanche la creazione di questo secondo turno elettorale, con relativo ballottaggio, ha consentito il raggiungimento di questo scopo (?), anzi ha aggravato la complessità delle procedure, con enormi aggravi di spese per le istituzioni, per i partiti e per i candidati, e questo lo diceva ieri in maniera forse più precisa anche l'onorevole Bonesu, e, una constatazione che credo tutti abbiate fatto, con una poco entusiastica partecipazioni degli elettori soprattutto al secondo turno, dove si registrano assenze formidabile sull'ordine del 20-25 per cento, e quindi, evidentemente, con una fortissima disattenzione a quella che è però nella legge una fase cruciale, quella che è una delle riforme più qualificanti.
E allora, su questa base, la riflessione del Consiglio deve essere approfondita per trovare i rimedi a queste inadeguatezze. Io ho esaminato anche, credo con attenzione, ma certamente con impegno, le modifiche proposte, i testi che attualmente abbiamo in trattazione, l'accordo raggiunto dalla Commissione prima nel proporre al Consiglio il testo di legge. E ho ascoltato, debbo dire, l'intervento del relatore di maggioranza con attenzione, un intervento che a me è sembrato profondamente diverso dal semplice testo della legge, un intervento tendente anch'esso a una riforma complessiva e non a una semplice riforma di un articolo del testo precedente. La relazione di minoranza dell'onorevole Bonesu, credo con grande puntiglio e anche con grande precisione, ha evidenziato moltissimi dei limiti dell'attuale legislazione e ha anche appalesato una serie di iniziative, una traccia interessante sulla quale sviluppare il dibattito relativamente a quella che può essere evidentemente una nuova proposta di legge elettorale. Io credo, signor Presidente, colleghi, che sia un'illusione pensare che sia sufficiente andare al secondo turno elettorale con un ballottaggio tra due liste anziché tre per garantire la riduzione dei margini di manovra postelettorali, e una stabilità delle formule e delle strutture di governo. Lo faceva l'onorevole Bonesu e lo voglio rifare anch'io questo conto, ma basta fare un po' di conti per rendersi conto che l'applicazione del ballottaggio a due avrebbe comportato, nelle elezioni regionali del 1994, la miracolosa e sconvolgente novità della perdita di due consiglieri regionali da parte del Partito popolare, e l'altra altrettanto miracolosa e sconvolgente novità dell'acquisizione di un consigliere in più da parte del PDS e di Forza Italia. Questo oggettivamente lo dico con buona pace per le maggioranze stabili, in quanto il quadro politico, alla luce di quello che si è verificato, non sarebbe assolutamente cambiato. Il problema della creazione di un nuovo sistema di norme elettorali che garantisca la governabilità alla Regione e la stabilità delle maggioranze e allo stesso tempo assicuri una rappresentanza equa a tutte le espressioni della società sarda, non necessità di soluzioni estemporanee ed episodiche, ma di ben altro tipo di approccio. Questo a conferma, come dicevo dall'inizio, della esigenza di maggiori approfondimenti, alla quale credo noi abbiamo cercato, in questo senso, di renderci partecipi, di essere positivi nella interpretazione di questa esigenza andando a formulare anche delle proposte, delle proposte che non si limitavano alla modifica di un solo articolo, ma delle proposte che erano un po' più complessive, che affrontavano l'argomento nella sua interezza, cercando ovviamente da un punto di vista anche personale di porre delle modifiche, di tentare di porre dei rimedi, dei correttivi utili a un migliore funzionamento della legge. L'ho fatto io con una proposta, lo ha fatto l'onorevole Bonesu con un'altra proposta. Purtroppo queste proposte non hanno incontrato, debbo dire, il favore della Commissione, che non le ha neppure ammesse alla trattazione all'interno della stessa Commissione, ritenendo probabilmente che l'argomento fosse arrivato in ritardo, e quindi non ipotizzando che magari una riflessione di qualche settimana in più avrebbe forse contribuito a portare in Consiglio un argomento maggiormente istruito, maggiormente emendato, sicuramente più completo per la discussione. Io sono convinto che ammettendo le proposte alla trattazione si sarebbe potuto affrontare un quadro più generale, anche alla luce degli orientamenti provenienti dai lavori della Bicamerale, lavori che hanno dimostrato anche loro la complessità delle loro cose, e hanno dimostrato evidentemente anche delle innovazioni che provengono dai lavori della Bicamerale stessa. Lo stesso sistema adottato dalle Regioni a Statuto ordinario doveva, a mio avviso, essere preso in seria considerazione da parte della Commissione nell'affrontare questo importantissimo argomento.
Io debbo dire che non comprendo le ragioni che inducono questa strana alleanza che casualmente si è verificata su questo argomento, ma non comprendo soprattutto le ragioni a voler forzare i tempi di una modifica legislativa che è incomprensibile non solo a me ma a tutti quelli che ho avuto l'opportunità di coinvolgere in questa discussione, che non è in condizioni di garantire assolutamente la governabilità, ma che sembra perseguire disegni che al momento sono politicamente poco chiari, ma che sembrerebbero far intuire desideri per una chiusura anticipata della legislatura, la sensazione che ne stiamo derivando è questa, che porti ad altre soluzioni che evidentemente il tempo renderà sicuramente più espliciti e che al momento appaiono abbastanza confusi. Io debbo dire ieri, quando stavano chiudendo la giornata, posso capire l'euforia dell'onorevole Pittalis, che partecipa temporaneamente a una maggioranza inedita, la comprendo, il fatto di partecipare a una maggioranza è sempre una sensazione evidentemente di soddisfazione, e che vi sia anche un tentativo per far durare questo momento magico il più a lungo possibile, ma evidentemente non comprendo le ragioni che lo inducevano a liquidare nel brevissimo tempo la trattazione dell'argomento.
Sotto questo aspetto viene il sospetto che alcune dichiarazioni di principio che esponenti autorevoli di Forza Italia, e a livello regionale, e a livello nazionale, per quanto riguarda i rapporti che loro chiamano con il Partito Democratico della Sinistra, al quale noi ci sentiamo alleati, ma i rapporti che loro chiamano con i postcomunisti possano essere elastici a seconda delle situazioni e delle convenienze. Io, per quanto riguarda la mia vicenda personale della politica, sono uno che crede profondamente nelle ragioni dell'Ulivo, crede profondamente nei contenuti politici dell'Ulivo, ho da sempre avuto rapporti di cordialità e di collaborazione con il Partito Democratico della Sinistra già da quanto si chiamava Partito comunista, già da quando noi ci chiamavamo Democrazia Cristiana, ho presieduto per quattro anni una Giunta tra Partito comunista, Democrazia Cristiana e Partito Sardo d'Azione, nei miei dodici anni di sindaco credo che sia stata l'esperienza più felice politicamente che ho fatto, la ricordo con una grande attenzione(?), credo che questo esempio di allora sia significativamente positivo oggi nei rapporti che intratteniamo all'interno dell'Ulivo, ma sono convinto che questo progetto ha, per potersi sostenere e per poter incidere positivamente nella società, necessità di rispetto reciproco, bisogna avere rispetto per le componenti di centro della sinistra laica e della democrazia sardista e per la sinistra tradizionale. Non vi deve essere tentativo egemonico da parte di alcuna di queste componenti ma semplicemente leale collaborazione tra le parti. Come dicevo, sono stato presentatore di una proposta di modifica dell'attuale legislazione elettorale, ovviamente non avendo la pretesa che la mia proposta sia una proposta di soluzione, né che essa possa risolvere probabilmente la complessità della materia in trattazione, era e voleva essere ed è un contributo personale ad un importante argomento, un punto di partenza per la trattativa, una base di discussione tra le parti politiche. In questa proposta ci sono, rispetto alla legislazione attuale, contenute delle innovazioni, forse significative, questo ovviamente non spetta a me sottolinearlo, ma io per esempio sono un convinto assertore dell'assoluta inutilità del doppio turno. Al doppio turno partecipa, come dicevo poc'anzi, una minoranza di elettori, quasi sempre partecipa quella che ha partecipato nella prima fase con il voto verso i partiti della maggioranza, le altre componenti, quelle che hanno votato partiti che non sono in campagna elettorale nella seconda fase, tendono ad astenersi quindi a non partecipare con il loro voto alle scelte finali del secondo turno. Nella mia proposta è contenuta una innovazione, rispetto alla legislazione regionale, che determina lo sbarramento per le forze politiche che non raggiungono il 5 per cento dei consensi. E' prevista una innovazione, io sono convinto che sia la nostra legislazione, sia la stessa legislazione nazionale, non faccio mistero di dire che sono assolutamente un proporzionalista di ieri, di oggi e anche di domani, convinto che il sistema proporzionale sia quello rappresentativo della democrazia autentica e che altri sistemi invece qualche volta anche se portati da forze politiche che tradizionalmente della democrazia hanno fatto un emblema, tendono a modificare i risultati della democrazia autentica e io sono convinto che si debba uscire dal localismo. I collegi uninominali, anche quelli per la Camera, stanno creando alla luce dell'esperienza vissuta in questi ultimi tre anni, con le votazioni per i collegi nominali, stanno creando nello stesso Parlamento un eccesso di localismo. Non abbiamo in Parlamento, consentitemi di dirlo, senza ovviamente volerne niente nei confronti dei nostri colleghi che attualmente siedono nei banchi del Parlamento, più i rappresentanti della Sardegna, ma abbiamo in Parlamento dei rappresentanti di un collegio elettorale e che solo ed esclusivamente in funzione di quel collegio elettorale articolano la loro azione politica. Non vi è una visione globale di quelle che sono le problematiche, e sono tante, ma vi è semplicemente purtroppo ed è umano che questo avvenga, vi è semplicemente attenzione per quelle che sono le problematiche di un determinato territorio. Allora per quanto riguarda l'elezione del collegio regionale, io sono dell'opinione che, dai sedici componenti attualmente previsti, si debba passare a 40 componenti, cioè alla metà esatta di quella che è la composizione del Consiglio regionale. Questo lo dico tenendo conto che quanto ha sostenuto l'onorevole Bonesu è vero, cioè essere candidati, dall'esperienza personale fatta, ma essere candidati su un collegio regionale effettivamente è un impegno di forza anche economica non da poco, ma è un arricchimento culturale eccezionale; riuscire a comparare, faccio un esempio, la ricca agricoltura della piana di Arborea, tecnologicamente avanzata che primeggia a livello nazionale, con il povero allevamento dell'Alta Marmilla o del Gerrei ovviamente senza fare considerazioni di merito su questo, evidentemente si ha la possibilità ...
PIRAS (Popolari). C'è troppo rumore, fermati un attimo. Presidente, qui in Aula non lo sta ascoltando nessuno al mio collega Lorenzoni, manca metà dell'opposizione, a che cosa serve che il mio collega si stia sforzando a spiegare i problemi della legge elettorale.
PRESIDENTE. Onorevole Piras.
PIRAS (Popolari). Questa non è serietà, cerchiamo di comportarci bene.
PRESIDENTE. Onorevole Piras, la prego di accomodarsi al banco.
(Interruzioni)
Onorevole Lorenzoni la prego di continuare.
PIRAS (Popolari). Per cortesia, fate silenzio.
LORENZONI (Popolari). Ringrazio l'onorevole Piras per la solidarietà ma volevo continuare dicendo appunto che la possibilità che si abbia anche nella campagna elettorale l'opportunità di mettere a confronto realtà di una Regione che, diceva qualcuno, è quasi un continente, effettivamente è un arricchimento personale notevole che credo poi nell'espletamento dei lavori consiliari sia utile e questo in vari settori a incominciare dall'agricoltura. Ma sono diventato per esempio un assertore del turismo integrato tra le zone costiere e le zone interne, dopo aver fatto una serie di esperienze sulla possibilità che questa integrazione possa realmente avvenire, sindaco di un comune costiero nel passato ero convinto che il turismo in Sardegna fosse esclusivo della costa e che le zone interne in qualche modo fossero marginalizzate da questo processo, avendo avuto la possibilità di entrare in contatto con realtà diverse, oggi sono assolutamente convinto del contrario, sono convinto che la potenzialità nella costa possa essere un volano formidabile per lo sviluppo delle zone interne. Sono convinto anche di un altro aspetto che per consentire una reale governabilità della Regione sia necessario introdurre per la lista che vince sul collegio regionale un premio di maggioranza. Noi non possiamo pensare che senza maggioranze sicure, maggioranze stabili già indicate prima del voto, si possa ipotizzare di poter trovare comunque la governabilità. La necessità di un premio di maggioranza da precedere sul collegio regionale per cui la lista più votata si assicuri almeno il 50 per cento dei seggi del collegio regionale, a mio avviso, è una necessità di governo; così come è, a mio avviso, necessario che nell'indicazione del Presidente della Giunta, questo non debba essere fatto insieme a quella che è la preferenza nella lista che lo sostiene. E' evidente che è necessario che ci sia un voto per l'indicazione del Presidente, e un altro voto perché i consiglieri possano essere votati all'interno della lista stessa. Così come sono convinto che per garantire la governabilità sia assolutamente necessario che le liste ammesse al collegio regionale, solo ed esclusivamente le prime tre liste possano distribuirsi i seggi proprio per evitare il frazionamento. Ovviamente sono delle considerazioni personali che sono aperte alla trattativa, che sono aperte al confronto, che possono anche essere modificate nel corso di questo dibattito. Ed è per questo che io faccio un appello al Consiglio, perché dopo un dibattito che credo sarà anche piuttosto lungo e al quale saranno presentati, a mio avviso, diversi emendamenti; io stesso e altri colleghi del Gruppo del Partito Popolare ne abbiamo predisposto diversi, credo siano in fase di presentazione, nel tentativo di contribuire positivamente alla approvazione, non alla modifica di un solo articolo ma alla approvazione di una legge, anche in considerazione di quello che diceva il relatore di maggioranza che si augurava su questo un dibattito serio. E a mio avviso è necessario dopo che depositeremo gli emendamenti, dopo il dibattito che sarà forse lungo ma certamente approfondito, è necessario un ritorno dell'argomento alla Commissione prima. Un ritorno dell'argomento in Commissione perché la Commissione sia posta nelle condizioni di elaborare un testo complessivo, un testo importante che contenga la riforma elettorale, quella vera, non il semplice ricorso alla modifica di un comma o di un articolo. E' necessario che questo Consiglio si contraddistingua per essere protagonista di una riforma seria, che garantisca la governabilità ma che non trascuri l'esigenza della rappresentatività democratica della società sarda. Questo lo dico ed è l'ultima considerazione, perché sono convinto che né forzando i tempi, né ricorrendo ad atteggiamenti di scontro, di forza, cercando di far vedere i muscoli si risolvano i problemi, ma semplicemente li si possa risolvere affrontandoli seriamente e con riflessioni adeguate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, mi rendo conto che il clima che si è andato creando in precedenza rispetto alla convocazione del Consiglio, e in corso di questo dibattito, certamente non rende facile gli interventi dei singoli consiglieri sul problema che abbiamo davanti. Io vorrei fare alcune riflessioni personali, perché questo è un problema, come ho avuto occasione di ribadire più volte, che a mio modo di vedere attiene a quella che è la responsabilità personale di ciascuno di noi, al di là della propria collocazione politica, vorrei fare dicevo delle riflessioni pacate, anche per contribuire come ha fatto chi mi ha preceduto, l'onorevole Lorenzoni, di cui appunto ho apprezzato lo stile pacato nel porgere le sue argomentazioni, contribuire quindi ad abbassare il livello di questo dibattito facendolo fuoriuscire dall'aspetto che sta prendendo di uno scontro frontale sul piano politico. La prima riflessione è che la discussione su questa proposta di legge che è ora in aula alla nostra attenzione e alla nostra discussione, presenta aspetti diversi che vanno tutti considerati. Presenta aspetti istituzionali, aspetti formali e ovviamente aspetti sostanziali. Aspetti istituzionali, nel dibattito che un pochino in quest'aula e nei corridoi intorno a quest'aula e nelle sale dei diversi Gruppi consiliari sta un po' a mio avviso avvelenando il dibattito, facendo perdere a tutti noi la giusta prospettiva nel considerare l'obiettivo di questo dibattito, è quello di dimenticarsi regolarmente di cose che pure dovrebbero essere elementari per chi siede in un'assemblea legislativa, cioè del rispetto delle regole che non riconoscono maggioranza o minoranza, del rispetto di un Regolamento buono, condivisibile in tutti i suoi aspetti, cosa che nel caso specifico non mi pare sia, ma che comunque è il Regolamento che questa Assemblea si è dato, e nell'ambito di queste regole sussiste il diritto per ciascun consigliere di poter portare avanti le sue proposte e ottenere che questa Assemblea, attraverso le sue articolazioni consiliari e poi nelle sue sedute plenarie, le discuta. Questo diritto ha trovato appunto un supporto anche in quella regola che consente a un consigliere, la cui proposta di legge non sia stata entro termini che sono fissati dal Regolamento discussa in Commissione per un motivo o per l'altro, di portarla in quest'aula richiamando i termini che il Consiglio può concedere o meno. Quindi questo è un primo diritto. Nel caso specifico di questa proposta questo si è verificato. E se io richiamo in questo mio intervento ciascuno di noi al rispetto di queste regole è anche perché, non soltanto in questa occasione ma in altre occasioni, il Consiglio di fatto dimostra di dimenticarselo molto spesso; perché abbiamo avuto certe volte un rispetto puramente formale di queste regole chiudendo il dibattito senza discutere le proposte e questo non è una cosa accettabile, e questo rimprovero va indifferentemente a maggioranza o a minoranza a seconda dei casi che si sono verificati e che con uno sforzo di memoria ciascuno di noi può ricordare. Nel caso specifico, richiamata in aula col parere positivo del Consiglio la proposta, nel caso specifico sottoscritta dall'onorevole Fantola e da altri colleghi, si è avuto ancora un qualche cosa che poteva essere diritto dei proponenti non accettare e cioè una discussione in Commissione, questa volta naturalmente tempestiva rispetto ai termini concessi, e successivo passaggio in aula. Questo è qualcosa di importante nel senso che la discussione in Commissione su questa proposta, cui in Commissione fu abbinata la proposta analoga dell'onorevole Scano che nel frattempo era stata regolarmente depositata in Commissione, ha consentito di fare un dibattito preliminare che è stato ampio tanto quanto secondo i componenti della Commissione sia stato necessario, a cui tutte le forze politiche hanno potuto prendere parte ed esprimere le proprie opinioni e, avendoci partecipato, ritengo che sia stato un dibattito scevro di preconcetti sul piano politico, un dibattito approfondito, un dibattito che ha impegnato veramente la Commissione. Quindi non diciamo, perché bisogna sempre riflettere su queste cose, io ritengo sbagliato, sarà una mia personale opinione ma la voglio esprimere, ritengo che non si può parlare a sproposito di colpi di mano o di colpi di maggioranze che si costituiscono su questo problema, quando arriva in aula un provvedimento che è stato richiamato dal Consiglio stesso per un legittimo diritto dei consiglieri che hanno formulato questa proposta, che è stato portato e approvato in Commissione dopo un dibattito approfondito, quindi non si può dire né che alcune forze politiche non abbiano avuto modo di esaminare la proposta e di discuterla, né di dire che questa proposta venga imposta oggi. E quando allora si cerca anche di posporre nel tempo la discussione su questa proposta così istruita, certamente non mi pare condivisibile questo comportamento perché anche questo diventa un mancato rispetto di regole che tutti invece dobbiamo ricordarci di rispettare. Questo, vedete, è un qualcosa che mi ha fatto riflettere in questi ultimi tempi, dopo che evidentemente ho cominciato a fare un po' più di esperienza approfondita in questo ambito rappresentativo, cioè l'anomalia per cui vediamo spessissimo dei disegni di legge approvati da una Giunta, approvati spesso all'unanimità da una Giunta in cui sono rappresentate tutte le forze politiche della coalizione di maggioranza, che viene portato in Commissione e che lì si arena. Ma l'anomalia sta se si arena in quelle commissioni ad opera di forze politiche che hanno approvato in Giunta questo disegno di legge, e questo comincio a non capirlo. E ancora comincio a capire ancora di meno quando certe volte, come primo passaggio, certe altre, come doppio passaggio, prima in Giunta e poi in Commissione, si approvano all'unanimità in Commissione dei provvedimenti che vengono stravolti in quest'Aula con la presentazione, dalle stesse forze politiche che li hanno approvati, di emendamenti tali da stravolgere completamente quei provvedimenti. C'è una sede adatta perché ogni forza politica possa responsabilmente esprimere la propria approvazione o disapprovazione su quei provvedimenti, ma stravolge veramente il funzionamento di questo Consiglio quando si tenta, in questo modo, di sconvolgere l'ordinato proseguire dei dibattiti sui provvedimenti che noi portiamo alla nostra attenzione. E questo, voglio essere estremamente chiaro, questo comportamento non corretto attiene a tutti, e va da una parte all'altra di questa Assemblea, dalla maggioranza all'opposizione, e per la maggioranza anche al maggior partito rappresentativo di questa maggioranza, cioè al Partito Democratico della Sinistra. Non ho peli sulla lingua, dico quello che penso effettivamente. Allora, questo è il primo punto che va posto e questa è la prima considerazione che faccio; ho parlato di problemi istituzionali che sono questi e finché siederò in questo Consiglio i problemi istituzionali ho cercato di rispettarli e continuerò a difenderli, costi quello che costi. Poi ci sono gli aspetti formali. Gli aspetti formali sono, in questo caso, gli aspetti formali del rapporto all'interno di una maggioranza politica, cioè viene oggi lamentato, da diverse forze politiche, che non ci sia stato un preventivo passaggio in maggioranza, come discussione, che non ci sia stata su questo una discussione nell'ambito della coalizione prima di portare questo provvedimento in Aula. A parte il fatto che il provvedimento in Aula c'è andato non per la volontà di nessuna forza di maggioranza, ma ci è andato con le sue gambe, per rispettare il legittimo diritto dell'onorevole Fantola e degli altri che con lui hanno sottoscritto quella proposta fra cui, e non posso non sottolineare questa anomalia, ci sono due consiglieri almeno di forze di coalizione di maggioranza che in questo momento lamentano, perché questo provvedimento da loro firmato e sottoscritto a suo tempo è venuto in Aula e lo interpretano come un colpo di mano della maggioranza. Io questa concezione veramente non la capisco, con tutto il rispetto dei colleghi, faccio i nomi, sia per quanto riguarda l'onorevole Marteddu, sia per quanto riguarda l'onorevole Bruno Dettori, mio collega di Gruppo e di idealità. Ma non ho peli sulla lingua neanche in questo caso. Allora, vorrei semplicemente fare anche questa osservazione ai colleghi e agli amici dei diversi Gruppi, che c'è anche una maniera di comportamento che significa il rispetto del metodo democratico. Allora vorrei rinfrescare le idee a parecchia gente, che quando c'è stato il dibattito sull'abrogazione dell'incompatibilità, abrogazione dell'incompatibilità di cui purtroppo gli effetti deleteri che già allora si prospettavano si vedono oggi in quest'Aula, per le difficoltà che oggi stiamo incontrando a tutti i livelli, non c'è stata mai nessuna riunione di coalizione, nessuno ha posto questo problema quando il provvedimento è arrivato in Aula, e su quel provvedimento c'è stata ben più che una maggioranza composita che ha coinvolto forze della coalizione di maggioranza e forze dell'opposizione. Ma nessuno ha posto i problemi che vengono posti oggi; nessuno allora ha posto il problema di un colpo di maggioranza, di una volontà che conculcava con alleanze strane la volontà e idee di altre forze politiche. E date atto a queste forze politiche, che nel caso specifico, allora, erano il Gruppo del Patto Segni e il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra, che pur dolenti che l'esito di quella battaglia politica fosse stato per queste forze negativa, hanno democraticamente accettato la volontà di questo Consiglio. Ed è quello che io oggi chiedo ai colleghi, che meditino su quanto è il comportamento che deve essere tenuto anche in una situazione come questa. Questi sono gli aspetti formali. Ma se vogliamo ancora approfondirli un tantino, be', nell'ambito della mia esperienza politica mi è capitato di essere designato dal Gruppo a partecipare a riunioni della coalizione di maggioranza in cui, nell'ambito delle varie crisi che si sono purtroppo succedute, in questa legislatura, si discuteva di programmi. Questa poteva essere l'occasione, parlo per esempio dell'ultima crisi a cui, peraltro, per la posizione politica in cui mi trovavo in quel momento, non ho partecipato ad alcuna di queste discussioni, quella era la sede in cui poteva esserci il passaggio, anche per quanto riguarda la legge elettorale. Ma per quello che io posso testimoniare questo non è mai avvenuto perché? Per due motivazioni: primo perché si è riconosciuto, e io credo, essendo nel giusto, che questo non poteva essere un programma di governo, portare la legge elettorale nell'ambito delle dichiarazioni programmatiche del Presidente designato; era un problema che investiva tutto il Consiglio, maggioranza e minoranza. Ma non si è discusso anche, perché non nascondiamoci dietro un dito, né durante queste discussioni nell'ambito di una crisi, né nei periodi tranquilli che pur ci sono stati in questo scorcio di legislatura, non si è discusso perché era un argomento scottante e non si volevano turbare equilibri di coalizione portando un argomento su cui si sapeva già in partenza che le idee legittimamente erano differenti. E si è sempre detto: questo è argomento da tavolo istituzionale. E chi ha partecipato come me al tavolo istituzionale nei confronti delle proposte di riforma per la bicamerale, sa benissimo che in quella sede è stato ribadito più volte che la tappa su cui tutti concordavano, opposizione e maggioranza, dei futuri lavori a questo tavolo, chiamiamoli in questo modo, sarebbero stati: la riforma dello Statuto sardo e la riforma della legge elettorale. Questo è stato l'impegno preso da tutte le forze politiche.Voglio ricordare ancora, perché anche questo debbo testimoniare, e chi era presente non può dimenticarlo, che l'argomento dell'affrontare una radicale revisione della legge elettorale, come è giusto che sia, è stato preso in questa Commissione perché è un problema che io ho tenuto a sottolineare nel mio intervento in quella sede, ma che è stato formalmente preso e ribadito, ricordo, sicuramente dall'onorevole Masala e dall'onorevole Scano che hanno parlato dicendo la prima tappa immediatamente anche dopo la chiusura del dibattito su questo tema sarà quella di portare la discussione nell'ambito istituzionale.
Aspetti sostanziali, vengo al terzo punto, sul quale non mi soffermerò a lungo perché le considerazioni che voglio fare sono abbastanza concise. Che scopo, ritengo, non essendo stato uno dei diretti proponenti, ma avendo partecipato al dibattito, che scopo si prefigge questa legge? Si prefigge lo scopo di cancellare quella, che tutti, fin da quando ho messo piede per la prima volta in quest'Aula, ma ancora prima, in piena campagna elettorale, dichiaravano che era una anomalia che andava comunque cancellata dalla legislazione di questa Regione. E' questo il primo obiettivo che si raggiunge con questa proposta. Il secondo aspetto, non nascondiamolo, è che naturalmente (?) ha portato certe forze politiche a condividere questa proposta e certe altre, altrettanto legittimamente, a non condividerla. E' un indirizzo, un segnale che si dà nel senso di prendere atto della evoluzione della situazione politica a livello nazionale e a livello regionale che, piaccia o non piaccia, questo sta nei fatti, in questo momento va nel senso del bipolarismo. Questo è un piccolo, modestissimo, direi quasi insignificante segno, che comunque ha la sua valenza. E allora nessuno si meravigli anche della mia posizione personale in questo dibattito perché è il rispetto che devo prima di tutto a me stesso, in secondo luogo a questo Consiglio, che la coerenza impone di comportarsi in maniera tale da essere coerenti, scusate il bisticcio di parole, con quanto si è detto presentandosi agli elettori. E, allora, il cancellare questa anomalia, il ribadire la tendenza verso il bipolarismo fa parte del programma con cui la forza politica che allora mi ha candidato si è presentata agli elettori. A questo intendo essere coerente, intendo rispettarlo e l'ho fatto, sia in Commissione come lo sto facendo ora in quest'aula prendendo la posizione che ho preso.
Le argomentazioni che ha portato l'onorevole Bonesu, ieri, nella sua relazione di minoranza, e oggi l'unico oratore che mi ha preceduto, cioè l'onorevole Lorenzoni, sono argomenti validissimi e di peso, non li sottovaluto. Però, un qualche aspetto forse è stato trascurato in questo dibattito critico. Si è detto che questa modifica non sposterebbe sostanzialmente niente. Non sono totalmente d'accordo. Perché? Perché ritengo che l'abolizione del cosiddetto trilottaggio, con un termine orrendo dal punto di vista linguistico, e il ritorno corretto a un ballottaggio a due, porti le forze politiche, soprattutto anche le forze politiche, diciamo, con minore consenso elettorale, sulla base della precedente esperienza, a considerare veramente la possibilità delle coalizioni. E', secondo me, un provvedimento che va nel senso di favorire le coalizioni preelettorali, che sarebbero senz'altro, a mio avviso, più valide di coalizioni che sorgano in un secondo tempo nell'ambito del giudizio della legislatura, nell'ambito dell'Assemblea, non fosse altro, crediamo, per la convergenza, già prima di presentarsi agli elettori, sulla indicazione del presidente, sulla indicazione del programma, dove ciascuna forza politica avrebbe modo di fare pesare le proprie idee e la propria rappresentatività.
Ultima cosa, la possibilità anche di un chiarimento veramente anche per gli stessi elettori, perché un ballottaggio a tre, dove si sono già identificate le due coalizioni che hanno riscosso il maggiore consenso degli elettori, nel secondo passaggio nel ballottaggio chiaramente la presenza di una terza forza politica rappresenta un elemento non dico di disturbo, ma un elemento distorsivo dal punto di vista che disperde quello che è il consenso degli elettori, mentre il ballottaggio a due porta correttamente l'elettore che non vuole votare né l'una, né l'altra coalizione, a starsene a casa sua e a non votare. Ma l'elettore che vuole favorire una determinata coalizione una determinata coalizione in un senso o nell'altro ha la possibilità di farlo in maniera limpida. E naturalmente, siccome viviamo in un mondo di cui conosciamo le regole, si capisce benissimo che in quella fase che intercorre tra la prima e la seconda votazione corrono (?) anche accordi politici che se non si sono realizzati prima vengono favoriti anche, diciamo così, d'imperio, di necessità, almeno in quella seconda fase, e vanno ovviamente anche trattati, discussi e - passatemi un brutto termine - mercanteggiati sotto il profilo delle rispettive situazioni.
Questi aspetti volevo sottolineare, ma c'è nel ragionamento degli oppositori a questa legge un qualcosa che non capisco: se viene detto che questa modifica portata dalla legge è irrilevante, perché non sposterebbe niente, perché allora farle questa guerra accanita per un provvedimento che da un lato non sposterebbe niente, dall'altro sembra provocare un terremoto nell'intera Repubblica, il discorso è che certamente non va trascurata la portata della legge, che è quella che è, ma certamente, lo voglio dire subito, il modo più scorretto, anche se istituzionalmente corretto, ma il modo meno produttivo, diciamo così, in termini migliori, che questa Assemblea può avere è quella di cercare di fare una vera riforma strutturale della legge elettorale attraverso una battaglia di emendamenti e attraverso le idee e il dibattito di ottanta persone in quest'aula. Questo sarebbe il metodo sbagliato per tutti e dobbiamo avere la responsabilità di non cadere in questo trabocchetto. Ribadisco che ne avremo la possibilità e l'impegno. Signori, l'impegno che può essere anche ribadito in quest'aula, alla luce del sole, tradotto in un ordine del giorno, in una risoluzione che impegni tutte le forze politiche a sedersi a un tavolo e a discutere per un anno di quelle che sono le riforme veramente strutturali della legge che vogliamo e non soltanto a Statuto vigente, perché sappiamo benissimo, è stato ribadito da chi mi ha preceduto, che se tutto dovesse svolgersi bene nell'ambito del Parlamento e dovessero essere riconfermate quelle regole che ci danno transitoriamente la possibilità di prendere della nuova Costituzione le parti che più ci vanno a genio, tra queste ci sarebbe la possibilità di farci una legge elettorale come vogliamo con legge regionale. Io penso che se questa Assemblea non riesce a svolgere questo fondamentale compito che è fatto anche per chi ci seguirà, per portare una legge elettorale di cui abbiamo la possibilità a portata di mano, fatta secondo quanto noi stessi decideremo democraticamente e realizzata con legge regionale, be' veramente meritiamo tutti di andarcene a casa prima del tempo. Io termino, dicendo che è stato e si vuole intravedere in questa battaglia che ho cercato di delineare nei termini più pacati e più obiettivi possibile, se vogliamo poi tirare fuori da questa situazione che trae le sue origini da quello che ho detto e si svolge nel rispetto delle regole istituzionali, vogliamo vederci a tutti i costi dei riflessi politici gravi, io non discuto, questa può essere la legittima valutazione che ogni forza politica può dare, può dare anche la valutazione che ci sia da parte di qualche forza della maggioranza la volontà attraverso questo dibattito di forzare le cose, del provocare uno scontro frontale di cui, ripeto, io non vedo gli aspetti perché ho cercato di ricondurli nell'ambito di quello che era il legittimo diritto dei consiglieri nel vedersi discutere una propria proposta di legge, ma se li vogliamo vedere e se veramente per caso questa dovesse essere la recondita volontà del partito più rappresentativo della coalizione di maggioranza, io penso che ciascuno abbia solo il tempo di fare una riflessione pacata, sia da una parte che dall'altra, di questo presunto fronte di scontro, da una parte perché deve ricondurre, io spero almeno di aver contribuito a riportare una discussione nei toni e nella sostanza su un piano di equilibrio, dall'altra parte se così fosse perché i calcoli fatti su questa base potrebbero anche rivelarsi sbagliati, perché potrebbe anche succedere che anche dopo uno scontro frontale questo Consiglio non perda la possibilità di evitare il proprio scioglimento, perché potrebbe avere anche quel sussulto di orgoglio che finora non ha avuto, e decidersi finalmente a sedersi nei tavoli delle Commissioni e in quest'Assemblea, a portare avanti i provvedimenti che ci sono, che sono discussi e che taluni sono vicini alla conclusione che è quello che i cittadini ci chiedono e certamente sarebbe diverso anche presentarsi agli elettori avendo fatto almeno una parte dei compiti che gli elettori da noi si aspettavano e si aspettano e che abbiamo la possibilità di fare, sarebbe veramente diverso che presentarsi prima del tempo in una posizione di questo genere, dimostrando veramente l'incapacità di svolgere il dovere e il motivo per cui gli elettori ci hanno mandato. Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.
DEIANA (Popolari). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, io ieri, mentre seguivo il dibattito sugli atti di assestamento del bilancio, non pensavo minimamente che oggi avessi avuto la possibilità di intervenire come consigliere regionale e come membro o componente del Gruppo del Partito popolare nel dibattito odierno. Quindi non c'è stato tanto tempo per poter articolare un intervento puntuale, un intervento molto coordinato anche nei termini, di un argomento così difficile e così importante qual è quello della riforma o del cambiamento delle norme in campo elettivo, di legge elettorale, e quindi mi scuso se farò delle osservazioni che magari non avranno un coordinamento consequenziale, ma saranno a flash di concetti, di impressioni che sono in particolar modo riferiti alla mia esperienza vissuta politicamente in quest'Aula e nel ruolo che ho avuto occasione di svolgere nella mia esperienza di consigliere regionale. Io prendo la parola, ma la prendo con tanta serenità, ma anche con tanta concentrazione, perché mi rendo conto dell'importanza dell'argomento che noi stiamo discutendo e quando un argomento è così importante, penso che in ognuno di noi debba prevalere il rispetto delle posizioni altrui o quanto meno il rispetto di quelle che sono le proposte, anche se venissero al di fuori di schemi partitici o di Gruppo o venissero da estemporanei ma altrettanto validi pronunciamenti di singoli consiglieri, che devono essere ugualmente rispettati.
Eccoci, questo rispetto e questa serenità. Allora, l'esperienza passata ci porta a tirare fuori in questo momento il bagaglio conosciuto in modo che possiamo essere utili alla discussione e alle decisioni che noi andremo a prendere e, se ricordo in quest'Aula mi sembra nel 1992, non mi ricordo il mese, ma la legge elettorale, questa che abbiamo in vigore fu discussa in quell'occasione e ci fu un attivismo politico di grande importanza, ma io ricordo anche fatti personali, dove i partiti nazionali di allora interferivano o perlomeno intervenivano su singoli consiglieri, compreso io, per prendere posizione in un modo o nell'altro. Cioè per cercare di influenzare la nascita di quella legge in modo che fosse in un modo invece che in un altro. Sono tanti gli argomenti che potrei richiamare e invece trascuro, perché non è giusto e non c'è il tempo a sufficienza per richiamarli tutti. E allora in quel momento ci fu una grande discussione e quel momento fu preso ad esempio nazionale, cioè la legislazione regionale che si è andata poi sviluppando per le passate elezioni regionali nelle altre regioni ha preso come esempio, come testo di riferimento, la legge che noi facemmo allora e con modifiche o con aggiustamenti ed integrazioni sono nate le altre leggi regionali che oggi vivono nelle altre regioni, soprattutto in quelle a statuto ordinario. Ha avuto in quel momento la Sardegna una attenzione enorme e una considerazione di grande serietà e responsabilità da parte di tutte le altre regioni e della politica nazionale.
Ora la fretta che abbiamo davanti, che io non riesco a capire, va ad offuscare e a diminuire quell'attenzione che la classe politica ha avuto nella storia della Regione autonomistica proprio perché abbiamo questa fretta, ed è una prima domanda che io metto a me stesso. Ma io ricordo che uno dei grandi temi che furono discussi allora era la questione dell'incompatibilità, cioè la possibilità di avere la presenza nell'Esecutivo regionale dei consiglieri regionali. Allora fu presa una decisione, quella decisione successivamente fu cambiata e ci troviamo oggi in un Esecutivo, in una Giunta regionale dove abbiamo una diversa composizione dal punto di vista istituzionale elettivo, cioè ci sono gli Assessori tecnici, ci sono gli Assessori anche consiglieri, io sono uno di quelli che sono nella veste anche di consigliere. Perché questo? Perché sono uno di quelli che crede che una volta avuto il pronunciamento elettorale, cioè l'elezione, chi viene eletto riceve la delega per governare, non deve sottrarsi alla responsabilità che gli è stata delegata, ma deve appropriarsi di tutta la responsabilità che gli viene e gli deriva dal voto che il cittadino gli ha voluto dare, ha voluto esprimere in quel momento. Fu una delle grandi occasioni di dibattito anche questa della incompatibilità che allora si sviluppò in un modo o nell'altro. Ci fu un altro tema enorme che era quello dello sbarramento. Ricordo benissimo, chi parlava del 3 per cento, chi del 5 per cento, chi del 7 per cento e in quella occasione ci fu un allarme di preoccupazione da parte di tantissime forze politiche nazionali che vedevano la possibilità di non avere l'accesso con quel sistema elettorale a sbarramento ipotetico di poter arrivare in Consiglio regionale. Ci fu il buon senso per trovare anche su questo un parametro che non penalizzasse più di tanto l'arrivo delle forze politiche in questa assemblea e si trovò praticamente anche in quella sede una convergenza che fu di grande equilibrio. Io non ho avuto occasione di riflettere e di seguire i lavori della Commissione a proposito delle proposte di legge che poi sono approdate in aula, il 291 e il 337, lo faccio adesso e lo sto facendo a braccio per l'esperienza vissuta. Però nel rispetto che ebbi in quei momenti di grande tensione referendaria, io non fui uno di quelli che aderì a quel movimento, ma ricordo in quest'aula che furono punti di grande riferimento e anche dialogo e apprezzamento. Ci furono due persone che ancora sono consiglieri, i colleghi Scano e Fantola, che allora avevano un ruolo di grande importanza in quel momento referendario. Molti di noi non andarono a far parte di quel momento referendario e rimasero su un'altra posizione. Io quando ieri sera ascoltavo il relatore di maggioranza, il collega Fantola, facevo una serie di riflessioni che ripeto a voce alta stamattina in quest'aula, però le faccio in quest'aula vedendo anche ciò che il collega Fantola ha detto e di ciò che ha potuto fare intendere per quanto riguarda le intenzioni e gli sviluppi e le decisioni future che deriveranno da questo articolo unico. Non è soltanto l'articolo unico, perché se fosse soltanto l'articolo unico oggi in discussione, direi al collega Fantola che mi dispiace ma che non lo vedo in quella veste, essendo egli un grande uomo di prima linea del movimento referendario non si deve ridurre a fare una riforma con un articolo unico, deve presentarcela completa perché altrimenti il suo ruolo ormai è venuto a mancare, e la sua posizione politica ne viene sminuita. Però mi sembra di avere intravisto una serie di intenzioni, che qualcuna la ritrovo nella relazione che ho nella proposta di legge numero 291, il cui primo firmatario è il collega Fantola, dove lui parla di autorevolezza, di credibilità, di stabilità; e fa riferimento quando scrive queste parole al maggioritario e alla elezione diretta del Presidente della Giunta regionale. E allora leggo attentamente queste cose; guai alla assemblea sarda, guai a noi, guai alla nostra serietà se l'autorevolezza, se la credibilità, se la stabilità ci deriva a noi persone, a noi legislatori, a noi componenti di questa assemblea da una legge elettorale o da un movimento o da altro, la serietà, la credibilità, la stabilità derivano dall'avere coscienza del ruolo istituzionale che noi svolgiamo in questa assemblea, in questo momento, di parlamentare sardo. Deriva da questo, non deriva sicuramente da altro. Altrimenti saremo di cattivo esempio a chi verrà per il futuro. Allora se io credo che questo sia legato ad altri principi e non al maggioritario, io debbo andare sempre alla mia esperienza e alla mia credenza del passato e qui mi devo soffermare a lungo perché la legge elettorale può eleggere una classe dirigente diversa, secondo come è fatta. E la classe dirigente diversa, cioè invece di alcuni nomi ci possono essere altri eletti, o rapporti interpartitici diversi e quindi anche diverso conseguentemente governo, anche diversa formula. E allora io mi devo mettere a riflettere dove io sono collocato in questo momento e che cosa io ho sostenuto dal primo momento anche con il ruolo di capogruppo per governare questa Regione. Mi devo soffermare personalmente; io Luca Deiana, non è che poi c'è stato anche poco tempo per prendere decisioni finali a livello di Gruppo e quindi faccio delle considerazioni. Mi debbo per forza fermare. Io non mi scandalizzo sul voto differenziato in aula, una cosa normale, non sono di quelli; una legge può essere approvata, siamo tutti istituzionalmente validi per esprimere un voto al di là del Gruppo di appartenenza e di votare una legge invece di un'altra anche con un'appartenenza politica diversa, sia essa quella di Forza Italia, sia essa quella del PDS, sia quella di altre forze. Su questo non mi soffermo minimamente perché questo fa parte della libertà e della autorevolezza e del mandato che mi viene dalla legge e non certo dalla appartenenza politica. Quindi io su questo non vedo grandi scandali, ognuno fa le scelte che vuole e quindi si comporta a tale proposito. Io però se devo soffermarmi non riesco a capire una cosa; è per questo allora che chiedo spiegazioni a chi vuole approvare in fretta questa legge. C'è fretta? E, lo ripeto, perché c'è fretta, qual è il significato della fretta? Se c'è fretta e non si capisce perché c'è questa fretta, allora c'è qualche cosa in questa fretta che non viene detto, cioè c'è una conseguenza futura, c'è uno sviluppo futuro; se c'è uno sviluppo futuro ditecelo e allora accettiamo forse anche la fretta e allora lo approviamo subito questo articolo. Ma sicuramente questa fretta nasconde qualcosa che noi non riusciamo a vedere. Ci sono ipotetici appuntamenti elettorali anticipati? Diciamolo. Ci sono eventuali modifiche politiche, ipotetiche in un certo modo, si dicano. Però non vediamo questa fretta come esigenza di far bene le cose, la fretta è sempre fretta, non è un momento in cui tutti si mettono a riflettere e contribuiscono. Mi sembra questo un aspetto che merita una risposta. Io quando parlavo da consigliere regionale io mi reputo un fortunato; tantissimi amici, tantissimi altri con la candidatura hanno cercato di arrivare in questo parlamento sardo e sono stati meno fortunati di me, di noi altri, non hanno avuto la possibilità di venire con noi per discutere delle leggi che noi facciamo e forse meritavano anche più di noi. Ma sicuramente ho una convinzione maturata in tutti questi anni, una convinzione forse non accettata da tantissimi, è una convinzione politica che poi si traduce in una formula anche che va concretamente a esprimere una legge elettorale. E' quella di essere un convinto proporzionalista. Io, col sistema proporzionalista, nel capire e rispettare il ruolo che hanno i partiti, vedo attenuata, all'interno del ruolo partitico, quell'aspetto decisionale spinto. Il sistema proporzionalista permette anche al più povero, al più trascurato, a quello che non ha avuto la possibilità di essere messo in lista dai partiti, di poter partecipare in un modo diverso e magari di poter arrivare ai momenti di rappresentanza e di assemblea decisionale e legislativa. E questo è il concetto di partito proporzionalista è un'espressione che va in mezzo alla gente, che coinvolge tutta la gente, ma soprattutto dà la possibilità anche a quelli che sono gli emarginati, i più poveri, di poter partecipare. Ho fatto delle lotte inizialmente, anche con il movimento referendario, sono stato un po' perdente, in campo nazionale in particolar modo, accetto quello che ha deciso la maggioranza, poi le leggi che ne sono derivate, però tengo dentro di me questa convinzione, che è una convinzione politica. Ma a questo proposito mi devo fermare e vedere un aspetto che ha un valore enorme, per quanto mi riguarda, io ripeto, sono un convinto sostenitore dell'Ulivo, ne faccio parte, ne facevo parte all'inizio della legislatura, ho votato, ho fatto votare e mi sono mosso e ho svolto la mia azione politica all'interno dell'Ulivo, come Capogruppo, come consigliere regionale, come Assessore e come elettore. L'Ulivo non è una formula botanica, però ha un termine appropriato, scientifico: olea europea. Questo termine è nato in campo nazionale sicuramente in Sardegna, e sappiamo anche chi l'ha proposto. E su questo termine ci sono tantissimi significati, tantissimi valori, tantissime idee, ma c'è anche un punto di sardità. E se scomponiamo genere e specie, olea europea, e be' se ci riferiamo all'olio ha anche un significato forse di battesimo, nel senso che viene usato a tale proposito e il collega Lorenzoni, che ha parlato poco prima di me, vicino a me, anche da questo vincolo noi siamo legati, gli ho battezzato il primo bambino, quindi sappiamo il significato perché cerco di non dire le cose che ha detto egregiamente lui. Ma soprattutto c'è nell'olio un grande significato di forza e di calore per la potenzialità che ha, e quindi in questo significato non c'è una forma rigida; non è rigida, non sono posizioni politiche rigide, sono flessibili, adattabili, sono di equilibrio, sono di adattamento alle varie soluzioni. E poi è aggiunto quell'europea, dove questa idea che è maturata in Sardegna, trasferita in una formula politica nazionale, nella quale io mi trovo, dà un vasto respiro; non si ferma solo ad essere sarda o italiana ma diventa europea. Quindi questa idea grande, sarda, che ha avuto un esempio anche in campo nazionale, cioè la legge elettorale che noi approvammo nel '92 e il simbolo dell'Ulivo che oggi va a governare in maggioranza l'Italia e la Regione sarda, quindi sono degli esempi che ci devono per forza far riflettere e portare dentro un significato politico. Quindi noi ci troviamo di fronte a un aspetto politico non indifferente. Allora, se mi facevo la domanda della fretta, mi devo fare anche la domanda, mi devo rivolgere a me stesso la domanda, e chi si fa la domanda è uno che è nato in campagna, in una frazione di Perfugas, a Sas Contreddas, quindi un po' anche di ulivo se ne intende, però mi devo fare una domanda: in genere ci si chiede, da quelle parti sono quasi tutti innestati gli olivastri, sono olive piantate e poi olivastri innestati, quindi diventati ulivi, anche nello sviluppo, una domanda: quale strada percorriamo o quale strada devo percorrere? Mi sembra che... quale strada dobbiamo percorrere, il riferimento politico è una domanda non di poco conto che mette tantissimi punti interrogativi. Sono strade diverse da oggi in poi? E arriviamo ad arrivi non comuni? Penso che politicamente ce lo dobbiamo chiedere. Oppure sono strade diverse e arriviamo a un arrivo comune? E se la scelta della strada vede un traguardo e scegliendo la strada e il traguardo rispettiamo anche la graduatoria di arrivo, perché può essere e deve essere proporzionalmente alle forze che si mettono in cammino per quella strada, forse se accettiamo questo del traguardo possiamo trovare anche la via d'intesa. Non è che dobbiamo già fermarci, con più gravità in questo momento, a esaminare queste cose. Ci sono i momenti, i momenti di incontro e di riflessione, o si deve arrivare a una decisione forzatamente con un voto, senza dare la possibilità di dialogo, di riflessione, di integrazione, di completamento della riforma elettorale e di vedere come le cose le vogliamo nel toto oppure si deve arrivare per forza, in questo momento, a colpi, legittimi, per carità, nessuno lo mette in dubbio, a colpi di maggioranza a fare una legge elettorale? Penso che siano degli interrogativi di non poco conto dal punto di vista politico, che hanno un'implicanza a tutti i livelli; è normale. Che hanno una visione che può essere diversa a seconda del punto di osservanza, sia esso quello della minoranza, sia esso quello della maggioranza, però sicuramente ha un aspetto fondamentale, politico, che è quello di almeno dichiararsi o concordare la strada che si deve fare assieme per raggiungere i futuri traguardi. Perché se questo non è, ognuno allora deve autonomamente sia autoproporsi sia autodifendersi; dipende dalle posizioni in cui uno si trova; ma sicuramente nessuno riesce, sia nell'autoproposizione, sia nell'autodifesa, riesce a rimanere fermo. Quando non si rimane fermi e quando nel movimento non ci si coordina in modo da raggiungere un traguardo comune, non si sa mai qual è il finale, o il finale è sempre ipotetico, e il finale ipotetico presume sempre che cosa? Un ottimismo dalla parte che ognuno di noi rappresenta per dire: io arriverò per primo. Questo è difficile dirlo se io arriverò per primo, secondo, per terzo o per quarto. Forse se si riesce ad ascoltarci più attentamente, a confrontarci ancora in un modo più serrato e puntuale, a rispettarci ancora di più in un modo più corretto e più regolare a tutti i livelli e se riusciamo alle decisioni finali a far partecipare il più possibile momenti politici e anche persone, non solo momenti politici, forse troveremmo anche l'accordo per fare una riforma che possa avere un senso compiuto, la riforma elettorale, e non così a pezzi o a sprazzi come si teme possa avvenire. Io ho fatto queste considerazioni, le ho fatte a braccio, le ho fatte spontaneamente, senza scrivere, e mi scuso se sono stato o qualche minuto più breve o qualche minuto più lungo, ma io penso che il senso del discorso possa essere capito. Non è tempo perso se il Consiglio regionale, se la Commissione, se necessario, si possa con serenità e tranquillità riunire ripetutamente per riflettere su questo problema. Sicuramente cose da re ce ne sono tantissime e io penso che se questa decisione non viene presa oggi, ma le diamo il tempo necessario per maturare possiamo utilizzare il tempo appieno sia in Commissione, sia in Consiglio, sia in Giunta, per fare cose che ancora non siamo riusciti a fare. Io penso che, se riusciamo in questo lasso di tempo a capirci e a parlarci con molta più serenità, forse riusciremo a dare alla Sardegna una legge elettorale completa, una legge elettorale che sia la più giusta possibile, in modo che anche questa nuova legge elettorale possa essere di esempio, o copiata o presa a paragone dal resto dell'Italia così come fu l'altra legge elettorale che noi approvammo nel 1992.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi, naturalmente, così credo, come altri che hanno parlato prima di me, il collega Deiana, un minimo di imbarazzo per la doppia veste di consigliere regionale e di Assessore, che interviene in questo dibattito, che è tutto politico e che non ha nulla a che vedere con l'amministrazione, con i compiti e le responsabilità della Giunta. Tuttavia si tratta di argomento di spessore, di valore politico, tanto che inciderà nel futuro. E inciderà nel futuro dei rapporti politici tra le forze politiche e inciderà sicuramente nel futuro concreto della Sardegna, per le cose, per gli atti che andremo a produrre, che saranno probabilmente frutto di rapporti diversi, ma anche di regole che si stanno avviando a cambiare. Io voglio ricordare che nella passata legislatura, per chi come me ha avuto l'onore di essere consigliere regionale nella decima legislatura, c'è stato un momento di grande cambiamento, cambiamenti dei quali io mi sento partecipe perché mi sono sempre ritenuto un riformista, da sardista non posso che essere riformista, ho sempre ritenuto che la Sardegna avesse bisogno di profonde riforme: riforme al suo interno e riforme che andavano a modificare soprattutto i rapporti con lo Stato centrale. Naturalmente le riforme sono una cosa molto delicata, si possono fare in tanti modi, si possono fare tanto per cambiare, e allora diventano non riforme ma un elemento di destabilizzazione, si possono fare invece avendo un progetto chiaro sugli obiettivi, sui posti dove si vuole arrivare. Può perfino succedere che fra quelli che propongono i grandi cambiamenti ci siano obiettivi diversi: chi magari ha una strategia, ha un progetto e chi, invece, viene mosso da interessi che sono meno importanti, più contingenti, addirittura chi si muove spinto da atteggiamenti di assoluta buona fede. Noi nella passata legislatura assumemmo un atteggiamento molto chiaro, io e il Gruppo del quale allora facevo parte, che era un atteggiamento di disponibilità per le riforme vere, per quelle che avrebbero inciso nella politica della Regione, per quelle che davvero avrebbero fatto fare un salto di qualità alla politica regionale, e naturalmente ci siamo schierati contro pseudoriforme, cose che venivano mostrate all'esterno come grandi cambiamenti, le cose che avrebbero cambiato la politica della Sardegna, il futuro, l'economia della Sardegna, e noi mettevamo in guardia i cittadini sardi verso le false riforme, e le false riforme qualche volta stanno nel cambiare magari i meccanismi elettorali, che qualche volta sono semplicemente un modo tecnico di selezionare una classe dirigente, altre volte, invece, sono un modo sottile per arrivare a fare altre operazioni. Badate, io lo dico con estrema franchezza, fra colleghi ci conosciamo tutti ormai da tempo, non solo con quelli che con me hanno lavorato nell'altra legislatura, ma anche con quelli che sono arrivati in questa legislatura, ormai sono passati tre anni, quindi voi conoscete il mio stile, la passione, la mia buona fede anche, se mi permettete, la franchezza con la quale mi esprimo, franchezza che so qualche volta può dispiacere, però franchezza alla quale non intendo rinunciare, perché fa parte del mio modo di essere, fa parte del mio stile, e allora voglio dire le cose fino in fondo. E allora dico, amici miei, stiamo attenti, perché i progetti di cambiamento a volte nascondono volontà sottili di appropriazione del potere che è di tutti e di tutto un popolo da parte invece di gruppi elitari, o comunque di gruppi, a volte le dittature non sempre si presentano con baffoni e stivaloni, a volte magari con scarpe griffate, baffi un po' più sottili e tuttavia finiscono per diventare dittature, e le dittature sono dittature. Quando la politica non è rappresentativa degli interessi di un intero popolo che è articolato in modo diverso, che è fatto di operai, che è fatto di artigiani, che è fatto di intellettuali, di imprenditori, di insegnanti, di gente che fa sport, di gente che soffre in ospedale, di gente che ha perso il posto di lavoro, e quando la politica non tiene conto degli interessi così variegati, ma si attesta su posizioni che sono di salvaguardia solo di alcune parti della società, bene, amici miei, quando questo si esprime con grande forza, con grande potere, si rischia di avere dittature. E le dittature, badate, non sempre hanno colori più o meno nero o rosso, o variegature diverse; a volte anche segni diversi quando si mettono assieme per reggere lo stesso progetto finiscono per essere una dittatura in un paese come il nostro, in una Regione come la nostra, dove le tradizioni della politica, la creatività, la molteplicità di interessi che si rappresentano devono essere poi portate nelle sedi parlamentari. Io ricordo questa battaglia fatta nella passata legislatura, fatta con passione, convinti, io sono un proporzionalista, lo sapete, ho avuto modo di dichiararlo più di una volta, proprio per queste ragioni, e nella passata legislatura ci fu una aggregazione politica proporzionalista in quest'aula, ne facevano parte anche colleghi che oggi hanno rinunciato a questa battaglia, ma che forse, fulminati nella via di Damasco, hanno sposato un'altra ipotesi. Io con molta stima e affetto guardo l'onorevole Usai che era un proporzionalista convinto assieme a me e assieme ad altri, è vero? Abbiamo fatto belle battaglie assieme, battaglie convinte, erano battaglie di libertà assieme a Rifondazione che non era rappresentata in quest'Aula ma che c'era, io ricordo per esempio un dibattito in difesa del proporzionale fatto in una televisione commerciale assieme al collega Ribelle Montis, sul quale ci trovavamo d'accordo sulle questioni importanti nel salvare un principio che era quello che tutti i cittadini dovessero aver voce e la voce garantisce i cittadini attraverso una rappresentanza politica. Non c'è dubbio. Questa battaglia noi la facemmo, altri facevano altra battaglia e io non ho capito tra gli amici, molti di loro sono amici, che facevano invece la battaglia avversa che erano quelle delle riforme non vere, la riforma elettorale, non ho ancora capito, posso avere sospetti, chi fosse in buona fede, chi inseguisse quegli obbiettivi e chi si muoveva invece all'interno di una strategia. Certo è vero che vi fu, nonostante tutto alla fine della passata legislatura, prima di fare la legge elettorale una sorta di atto di pudore, di decenza, si riconobbe allora che in Sardegna soprattutto perché c'era una forte tradizione libertaria e autonomista fosse necessario stabilire almeno il confronto di tre correnti di pensiero, era quella del centro destra, quella della sinistra, del centro sinistra, e un'altra formazione che fosse più che centrista.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
(Segue SERRENTI). Io ricordo il momento nel quale si stava operando, il centro si stava dissolvendo, eravamo in un momento di grande forza centrifuga per cui i pezzi del centro andavano in tutte le direzioni, non è stato un bene devo dire, oggi con il senno di poi debbo dire che è stata una grande perdita per la politica italiana e soprattutto per la politica sarda. Bene riconoscemmo però che in Sardegna c'era un terzo stadio per rappresentare politiche diverse che fossero le politiche vere delle riforme, che fosse la politica nazionalitaria di un'idea politica, di una filosofia politica che in Sardegna aveva avuto radici profonde e che è stata alla base della formazione politica di generazioni di politici, ma quando dico politici di quelli con la P maiuscola, amici miei, di quelli con la P maiuscola, di gente che ha fatto politica con spirito di servizio, che ha dato contributi, che ha usato mattoni veramente per la crescita della Sardegna, gente che poi è morta e che ha lasciato a malapena l'appartamento dove abitava e qualche volta neanche quello, per dire che tutto ciò che ha guadagnato dalla politica lo ha rivestito in politica. Proprio perché hanno vissuto solo per questo. Ebbene, in Sardegna questo conta, il pudore si è avuto quando si è compreso che la Sardegna costituiva una diversità rispetto alla politica nazionale, e si decise allora di stabilire che tre forze potevano scendere in campo. Si mantenne il proporzionale solo perché lo statuto non consentiva in modo diverso tuttavia ci si batteva per abbattere ogni residuo di proporzionale, cioè ogni residuo di rappresentanza che fosse diversa... Presidente, io chiedo scusa ai colleghi, ma mi deconcentro se sento brusio, chiedo ai colleghi o di parlare più piano, quelli che non gradiscono ascoltarmi o di parlare più piano o di uscire, non c'è nessun problema, possiamo restare anche in pochi...dicevo quindi che si è tenuto conto che bisognava dare voce a tutti e si è tenuto conto concretamente permettendo ad una terza formazione politica di entrare in campo. Ma dicevo lì si voleva sgombrare tutto, si voleva sbaraccare, niente proporzionale, andiamo verso il maggioritario, chi ha un posto in più prende tutto, noi ci siamo opposti, per fortuna lo statuto essendo legge costituzionale, la legge costituzionale numero tre, non ha consentito questa operazione. Tuttavia io ricordo i discorsi che si facevano allora, il collega Scano o il collega Fantola, facevano parte ambedue, e non solo loro, del Movimento per le riforme, loro parlavano, mi ricordo, con un esempio anche carino, parlavano quando due giocatori di tennis devono fare una partita sono avversari, uno cerca di battere l'altro - Massimo, tu hai perso la partita - però si mettono d'accordo, fanno un campo da gioco campo nel quale possono giocare, io credo che Massimo abbia perso la partita, ha fatto un campo da gioco ma non ci ha neanche potuto giocare. Però al di là delle battute, ahimè, io credo che i risultati di quella che non fu una vera riforma sono sotto gli occhi di tutti, credo che noi abbiamo creato non stabilità di governo, non abbiamo creato le condizioni per cui le rappresentanze politiche potessero dare meglio e di più alla Sardegna, ma abbiamo aperto una legislatura, amici e colleghi ve lo voglio ricordare, che è alle soglie della sesta crisi, e le crisi non sono solamente, non dipendono solamente dalla volontà distruttrice degli uomini, le crisi a volte stanno nelle regole, nelle regole sbagliate e allora quel campo è un campo dove pochi sanno giocare, dove bisogna essere o bravi professionisti oppure si hanno racchette e palline che non sono regolari, io vi richiamo all'attenzione, io voglio ricordare tutti gli sforzi che abbiamo fatto in questa legislatura, in quest'Aula, le ragioni per le quali noi siamo entrati nella coalizione, noi sardisti, ci siamo entrati perché, signor Presidente, noi amministriamo e cerchiamo di fare bene il nostro dovere, ma lo facciamo all'interno di una logica perché abbiamo un nostro progetto che non è un progetto di dittatura, un progetto di egemonia ma è un progetto di grande respiro democratico e lo voglio ricordare qual è il nostro progetto, il nostro progetto è quello di avere una Sardegna libera, capace di crescere, di far sviluppare la sua economia al suo interno per proiettarsi verso i canali, le correnti del progresso economico e civile, quelli internazionale, europei, la nostra politica è di respiro internazionale. Per fare questo noi siamo sicuri, siamo certi ormai, non abbiamo più dubbi, ma non perché sappiamo di avere la libertà in tasca, perché ormai abbiamo avuto le controprove che non c'è altro spazio che cercare di sardizzare la politica sarda, è quello che abbiamo cercato di fare, e forse lì abbiamo fallito. Non siamo riusciti a dare gli impulsi giusti perché in Sardegna si creasse una classe dirigente sarda nel rispetto poi naturalmente delle filosofie politiche, una destra democratica ma sarda, con la testa qua non a Milano, un P.D.S. davvero sardo, non farsi solo chiamare forza autonoma come si chiama, scusate, unione autonoma del P.D.S., no, noi avremmo voluto un P.D.S. davvero sardo, capace di mettere al primo posto la Sardegna, abbiamo lavorato per questo, Piersandro, quanti discorsi abbiamo fatto io e te in questo senso, credo serate intere, questa era la nostra convinzione, noi eravamo convinti che avremmo potuto operare questo cambiamento all'interno, che avremmo cambiato i vostri modi di ragionare, non ci siamo riusciti, voi continuate a essere tutti, amici miei, tutti o quasi tutti, espressione continuate ad essere espressione della politica nazionale, ma della periferia della politica nazionale, della marginalità politica. Voi non conterete nulla perché non appartenete alla vostra terra politicamente. Voi continuate a fare, tutti, destra e sinistra, gli interessi della politica italiana, del vostro padrone che vi chiama e vi dice che cosa dovete fare. Noi non abbiamo padrone; o meglio ce l'abbiamo qua: è il popolo che rappresentiamo, quello è il nostro padrone. Per cui ci preoccupiamo che la zona franca si faccia qua e non si faccia in Sicilia, per esempio, ci preoccupiamo perché la Sardegna cresca culturalmente, perché la nostra società viva e non comprendiamo quando poi in Commissione si taglia un miliardo e mezzo di contributi alle società sportive. Non lo comprendiamo. Io ieri mi sono un po' alterato quando ho visto che la Commissione bilancio ha sottratto al mondo dello sport un miliardo e mezzo; ma è comprensibile, è all'interno di una logica, voi non rappresentate la società sarda anche se siete stati eletti in Sardegna, voi rappresentate altro. Rappresentate, ve l'ho detto, per carità con molto rispetto, devo dire che è legittimo, ma rappresentate altra politica non rappresentate la politica che noi vorremmo
SCANO (Progr. Fed.). Abbiamo anche un po' di voti.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Sì, avete anche un po' di voti sino a quando i sardi non ve li toglieranno, io spero che ve li tolgano, che li tolgano a voi, che li tolgano a tanti altri che non rappresentano evidentemente in modo adeguato i sardi. Certo, fino a quando i voti ce li avete...però una cosa dovrebbe essere chiara, che i voti non possono essere strumenti per opprimere, per schiacciare, per soffocare le voci della democrazia. Non possono essere questo; i voti danno responsabilità, i voti mettono anche i partiti più grandi nella condizione di avere più responsabilità di altri nella gestione. Non possono essere un modo attraverso il quale si fa il discorso per cui o si fa così oppure "vi facciamo vedere noi". Qui non c'è niente da vedere, c'è molto da preoccuparsi invece per come stanno andando le cose. E io credo che sarebbe forse opportuno che questo dibattito che si sta svolgendo in quest'aula oggi, forse l'avremmo dovuto affrontare tra un po' di tempo, cercando di chiarire prima le cose all'interno della maggioranza della quale noi fino a questo momento ci sentiamo parte, e credo che avremmo dovuto chiarire meglio le cose che dobbiamo fare. Francamente se penso al domani, al divenire, io penso al domani con molto disagio, sapendo che non per mia scelta ma perché una legge elettorale me lo impone mi costringerà a schierarmi o con una destra o con una sinistra. Con una destra, è vero, più omogenea fatta da due forze sostanzialmente, un centro sinistra invece molto più variegato; ed è forse per questo che il PDS avrebbe dovuto avere maggiore responsabilità. Io capisco che Forza Italia abbia affrontato le cose così, dal PDS mi sarei aspettato invece una politica un po' diversa, perché comunque tutti questi partiti hanno consentito al PDS di vincere la battaglia che non hanno vinto alle elezioni e di poter governare con noi assumendosi la maggior parte delle responsabilità naturalmente, ed è giusto che se le assuma. E deve essere chiaro che la maggiore responsabilità nel bene e nel male di ciò che è avvenuto è innanzitutto del partito più grosso della coalizione, è del PDS. Io ricordo che il PDS è un partito che ha il 18 per cento e quindi questo deve per forza pesare. Però io penso con preoccupazione al futuro nel quale mi sarà tolta la possibilità di contribuire alla politica sarda partendo dalle mie convinzioni. A me si tenta di rubare un sogno. E forse qualcuno mi può dire che a cinquant'anni suonati non si deve più sognare, ma guai, il giorno che non si sogna più è finita la politica, è finito tutto, allora sì che si è invecchiati e io non voglio invecchiare, politicamente. Io voglio ancora sognare e io non smetterò di pensare alla Sardegna dei miei sogni, non smetterò, e lotterò ancora per la Sardegna dei miei sogni, perché io sono convinto che in Sardegna si può fare. Forse ieri quando ci siamo allontanati da quest'aula, quando ci siamo trovati nel Gruppo dei Popolari e ho visto assieme i Popolari, rappresentanti di buona parte del centro, noi sardisti, Federazione democratica, in un momento ho cominciato ad avere un po' di speranza e mi sono detto"ma non è che questa sia la forza del futuro", quella che al mio congresso noi abbiamo chiamato convergenza democratica dei sardi, cioè quell'unione di forze che supera il singolo partito, che supera il tentativo egemonico di un singolo partito, per andare partendo da una considerazione che ci dovrebbe vedere tutti uniti , che è quella di mettere al primo posto la Sardegna, verso una nuova realtà politica. Questa davvero sarebbe riforma, questa davvero sarebbe rivoluzione, verso una nuova realtà politica nella quale, signor Presidente, le filosofie di democrazia, di libertà, di voglia di riforma, di cambiamento, le tradizioni diverse, le storie diverse ma storie di democrazia si mettono assieme per il raggiungimento di quegli obiettivi per fare della Sardegna quell'isola che veramente noi abbiamo sognato. E non c'è possibilità, o la Sardegna riesce a prendere quella via, diversamente non avrà storia per le cose che abbiamo detto mille volte e nella passata legislatura e in questa legislatura. La Sardegna nel mercato non può trovare posto se non ha strumenti particolari. Se non ha una classe politica capace, intelligente, diversa da quella nazionale, se non ha una classe politica attaccata agli interessi della Sardegna, cosa che oggi purtroppo ahimè non è, ma sino a quando non avverrà questo noi non intraprenderemo quella strada di progresso che vogliamo intraprendere per la Sardegna. Continueremo a restare quello che siamo, quello che vi dicevo prima, con una Sardegna che continua ad avvitarsi sui suoi problemi, che si vede espropriare volta per volta di qualche cosa. Una volta i trasferimenti per la sanità diminuiscono di cento miliardi, un'altra volta di duecento miliardi e lo Stato ci dice "bene, arrangiatevi, bisogna sanare la finanza pubblica, sono problemi vostri". Un'altra volta ci toglie i soldi dei trasporti, un'altra volta arriva qua con una spazzola e ci cancella tutti i treni, i trasporti interni, un'altra volta ci toglie il sistema industriale, un'altra volta non mantiene i suoi impegni per cui il bilancio della Regione sempre di più va spostato dagli investimenti che avremmo potuto fare verso le spese ordinarie perché le risorse non arrivano. La scuola., avete visto quello che è accaduto, ed è così in tutti i settori. Lo Stato, amici miei, ci sta abbandonando, ci stanno abbandonando i partiti nazionali che sono poi quelli che nel Parlamento e nello Stato determinano le scelte; e noi siamo ancora qua a discutere se al ballottaggio devono andare due o tre forze; siamo qua a discutere, sapete di che cosa, per chi deve comandare la prossima legislatura. E su questo naturalmente sono d'accordo i partiti che vogliono fare i leader di Gruppi di altri partiti che governeranno le maggioranze. E quindi è chiaro che poi Forza Italia si trova d'accordo con il PDS e anche AN si trova d'accordo con il PDS. E questo si sta giocando, si sta decidendo oggi, attraverso questo artificio che è stato chiamato ieri una sorta di mostro giuridico, e con quant'altro per dire che questa cosa del ballottaggio a tre è una schifezzuola che era sfuggita nella passata legislatura. Non è così, nella passata legislatura fu fatto perché c'erano le ragioni. Ragioni discusse in Commissione, discusse in quest'Aula, concordate tra forze politiche che allora contavano in Sardegna. Non era una cosa scappata così, però - ecco dov'è la mia preoccupazione -, può darsi che in quelle scelte di allora vi fossero degli angoli oscuri, dei retropensieri, ci fosse la convinzione che bastava andare per parte. Una volta si semplifica un bel po', la seconda volta si da all'ultimo colpo, facciamo due forze politiche, chi ci sta viene con noi se no, fuori dai piedi. Amici miei, questo è ciò che sta capitando. Fuori dai piedi e fuori dai piedi tutti quelli che non ci stanno a realizzare un progetto che non avremo la possibilità di discutere più con nessuno, perché o stiamo a regole che ci vengono imposte o verremmo cancellati dalla politica. Ci verrà tolta la voce, e il giorno che molte voci non si potranno più levare, quando in quest'Aula non si potranno più dire cose diverse, il giorno sarà tristezza, sarà lutto per la politica, sarà lutto per la Sardegna, perché verrà a mancare la fantasia, la passione per la politica, verrà a mancare il momento del confronto vero, che non è mai un confronto a due, è un confronto a più voci, perché, lo ripeto, la Sardegna non è fatta di due posizioni, la Sardegna ha una società complessa, un piccolo popolo, un milione e mezzo, ma è una società molto complessa, molto. Qualche volta si cerca di scaricare sulla complessità di questa società anche cose che forse non hanno nulla a che fare, ma che però, ahimè, sono tristemente ricordate per appartenere alla Sardegna. Io credo che noi, spesso, piuttosto che fare le battaglie vere, quelle che ci consentono di risolvere i problemi, che sono i problemi del mondo del lavoro, di chi ha bisogno di essere aiutato, di chi vorrebbe sentire la Regione vicina, non un palazzo in via Roma, la gente che vorrebbe sapere che in quest'Aula vive chi li rappresenta, chi è stato mandato per portare qui la loro voce, e io combatterò perché la voce dei sardi qui arrivi tutta, per intero, e non solo a parte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente, colleghi, la nuova maggioranza che si è formata in questa occasione definisce la nostra, quella del Partito Popolare, una battaglia di retroguardia. Però non basta questo per farci cambiare idea, noi Popolari siamo convinti di dover difendere fermamente la legge elettorale esistente, senza ripensamenti o tentennamenti. Leggo del confronto in atto sulla proposta di modifica della legge elettorale, ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica elementi non totalmente obiettivi e reali. E' pertanto necessario fare alcune considerazioni di fondo per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco sulla volontà del Partito Popolare di affrontare questo confronto con la massima serietà e con la consapevolezza di poter offrire un contributo importante per difendere il pluralismo delle scelte politiche. Una prima considerazione va fatta per ribadire che la posizione del Partito Popolare è la risultante di una coerenza politica, con impegni assunti, unitamente ad altre forze politiche, seppure in tempi che oggi si vogliono far apparire lontani. E noi invece li consideriamo impegni tuttora validi e proiettati nel futuro, perché riteniamo che fossero validi gli obiettivi e le analisi fatte dalle forze politiche al momento dell'assunzione di quegli impegni. Analisi e obiettivi che ancora oggi, se pure con i dovuti aggiustamenti, mantengono tutta intera la loro potenzialità e originaria validità. Ripercorrere queste strade e chiedere che si faccia una riflessione seria e concreta sulle proposte in esame non è bieco ostruzionismo né, tanto meno, rifiuto di un dialogo costruttivo; anzi è vero il contrario. E' l'arroccarsi di questa nuova maggioranza dietro i numeri per imporre comunque diagnosi e terapie che attestano la continua e pervicace volontà di alcuni partiti di perseguire obiettivi di pura egemonia. E' un fatto senza precedenti che non rende onore ai partiti che la stanno formando. E' una vera malandrinata! La proposta di riforma in esame non può essere spacciata come una proposta positiva, in grado di rispondere in modo adeguato alle sollecitazioni dei tempi e delle mutate esigenze. Questa proposta non ha nulla di nuovo; anzi vi è in essa un arretramento sostanziale rispetto agli impegni passati e recenti delle stesse forze politiche che oggi governano la Regione. Vi è un arretramento che non coinvolge il Partito Popolare. E non si venga a dire, con aria di sufficienza e con toni irati o da commedia, che il Partito Popolare sta tirando la corda per smascherare, in qualche modo, la propria irritazione per le operazioni che si sanno compiendo. Sono accuse, queste, del tutto infondate e pretestuose; che saranno respinte dalla logica e dal buon senso comune dei sardi. La società sarda è talmente cresciuta che non ha bisogno di molti messaggi. Noi chiediamo soltanto di non insultare il buon senso comune, la ragionevolezza che dovrebbe giustificare la presenza di tutti noi in quest'Aula come rappresentanti dell'undicesima legislatura. Quando si vuole dire che si è per una politica di riforme, per una politica di cambiamento e si fanno invece queste piccole scelte, voi non state dicendo la verità. Questo è un navigare basso, è un modo di non affrontare il vero nodo di una riforma elettorale di fronte alla situazione drammatica di emergenza sociale nella quale oggi si vive.
La situazione sarda, che vede migliaia di giovani disperati, va affrontata cambiando veramente lo stato delle cose e non adottando strumenti che sanno soltanto di un misero aggiustamento di potere. Questo è un fatto senza precedenti, si fa leva soltanto sui numeri per imporre scelte che per altro si vuole spacciare per riforme, anteponendo in tal modo interessi di parte al progetto complessivo in cui noi popolari avevamo anche creduto. Questo atteggiamento, soprattutto di chi aveva il dovere più di altri di garantire il progetto complessivo, è a nostro giudizio incomprensibile e certamente presuntuoso e dannoso per gli interessi della Sardegna. Sa tanto di insipienza politica, di ricerca di occupazione del potere fine a sé stesso. Questo atteggiamento di arroganza, che non ha consentito neppure di accogliere una nostra istanza di ulteriore riflessione, incrina un rapporto di fiducia e, certamente, ritengo di poter affermare che in questo comportamento ricade la grave responsabilità di avere abbandonato strade tracciate difficili ma percorribili per avventurarsi in sentieri privi di qualsiasi certezza. Grazie.
PRESIDENTE. Ha concluso onorevole Tunis?
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Sì, ho anche ringraziato, presidente. non ci sono stati applausi tuttavia.
PRESIDENTE. L'onorevole Marracini ha rinunciato, l'onorevole Piras è assente, l'onorevole Boero non c'è. Ha facoltà di parlare il consigliere Manchinu.
MANCHINU (Progr. S.F.D.). Anch'io mi trovo in una situazione particolare, ma non di tanto imbarazzo nell'intervenire in questo dibattito, facendo parte della Giunta, ma poiché si tratta di un problema che riguarda le riforme mi pare che abbia titolo come qualsiasi consigliere a parlare.
CADONI (A.N.). Signor Presidente, non c'è la Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Sull'ordine dei lavori. Vedo che non c'è la Giunta sui banchi, quindi chiedo di sospendere la seduta, per cortesia.
PRESIDENTE. Invito l'assessore Ballero a prendere posto sui banchi della Giunta. L'assessore Serrenti ha esaurito il suo compito di oratore e può adesso assolvere al compito di rappresentante della Giunta nei banchi della Giunta. L'onorevole Manchinu può continuare. L'onorevole Marteddu è soddisfatto.
MANCHINU (Progr. S.F.D.), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Quindi, credo, non mi trovo in una situazione di imbarazzo nel dover parlare su questo argomento che riguarda la riforma elettorale. Riforma elettorale: i latini dicevano "nomina sunt consequentia rerum", qui mi sembra che su questo provvedimento di legge, su questa legge di riforma si vuol dare un grande significato. E' come se io parlando di una Cinquecento, di una macchinetta, dicessi questa macchina di Formula 1, questa grande macchina, questa Ferrari. Se parlo di Cinquecento so che sto parlando di una piccola macchina e non della Ferrari, e mi stupisce che colleghi consiglieri regionali, ai quali non voglio dare il voto, sia ben chiaro, non sono professore, tra l'altro, abbiano voluto dare questo nome di riforma a un qualcosa che di riforma nulla ha. Io voglio leggere brevemente il testo della proposta di legge licenziato dalla Commissione: "art. 1- Negli articoli 1, comma 6, 77 bis, ecc., ...la legge è così modificata: le parole "tre liste" sono sostituite dalle parole "due liste"". Questa è la grande riforma di cui si sta parlando stamane, la riforma che avrebbe dovuto risolvere i problemi della governabilità, del frazionamento delle liste e quant'altro. A ben vedere questa riforma il risultato che potrebbe portare in termini di maggiore aggregazione rispetto a una posizione o a un'altra e rispetto alle passate elezioni, se prendiamo i risultati passati del sistema cosiddetto maggioritario, la lista dei progressisti da otto consiglieri potrebbe passare a nove, quella del Polo delle libertà da sei a sette. Con questo fatto noi pensiamo di aver risolto i problemi della stabilità, dando un consigliere in più o al Gruppo progressista o al Polo delle cosiddette libertà. Credo che non si risolve proprio nulla e che la discussione sia stata una discussione affrettata, superficiale, molto superficiale, lo dimostra il fatto che il primo emendamento a firma Sanna Salvatore, cioè il presidente della Commissione, Fantola, Scano, Pittalis, Biggio, Vassallo, è ben più corposo del provvedimento di legge citato. Questo, voglio dire, è estrema superficialità. Io sono uno di quelli convinti che il trilottaggio non aveva senso, però, di fronte a una proposta di legge così come è stata presentata dalla Commissione dico che voto contro questa proposta di legge che è frutto di superficialità, è una prova muscolare forse, fatta da due schieramenti che con questa proposta di legge cercano di incamerare un consigliere in più, questo è il vero risultato, perché chiariamoci bene una cosa, con il ballottaggio, se non c'è accordo tra le forze politiche, se non c'è accordo sui programmi, non è detto che si presentino due schieramenti, dove è scritto che nelle elezioni ci saranno due schieramenti, non è detto, ci potranno essere tre schieramenti, ci potranno essere quattro schieramenti, quindi quel risultato di andare verso il bipolarismo non lo si consegue con questa riforma maiuscola, con questa legge di riforma; non è una legge di riforma, io credo che se l'onorevole Scano ha voluto porre la firma a questa legge e poi all'emendamento che, ripeto, dimostra una tardiva insipienza(?), ad un certo punto ci si rende conto che hanno fatto un qualcosa di poco leggibile, di poco chiaro, di poco serio, di poco consono al dibattito di questa portata sulle riforme in quest'Aula e che è stato riportato ed è stato corretto, ecco se l'onorevole Scano o l'onorevole Fantola volevano con questo episodio dire: parliamo di riforma elettorale, sappiamo che questa è una cosa che non serve a nulla, perché non serve a niente, ma parliamo di riforma elettorale, allora io colgo l'occasione per dire come la penso sulla riforma elettorale, come penso una riforma elettorale che possa dare poi un qualcosa che dia stabilità, eviti la eccessiva presenza di partiti e così via dicendo. Allora io colgo questa occasione per parlare di queste cose non per parlare del trilottaggio o del ballottaggio, che non porta nulla, cioè non ha portato se non altro quello di aprire un dibattito che può essere anche utile per il proseguo dei lavori che il Consiglio regionale dovrà fare in merito alla riforma elettorale. L'onorevole Serrenti dice, ed è vero con l'onorevole Usai allora, che nella passata legislatura quando si parlava del sistema maggioritario, che sistema maggioritario non è, ma noi per comodità di linguaggio abbiamo parlato allora di sistema maggioritario perché sia il sistema elettorale provinciale sia il sistema elettorale regionale è un sistema proporzionale, però noi impropriamente abbiamo parlato di sistema maggioritario, ecco allora i partiti minori dicevano noi siamo per il proporzionale perché riteniamo che con il proporzionale il Consiglio regionale potrà essere rappresentato al meglio con tutte le istanze che provengono dal popolo sardo, con tutte le diversità di pensiero, di scuola politica e così via dicendo. Ecco io allora ritenevo che, poiché questo era un proporzionale, che non ci si potesse molto attardare su questi ragionamenti perché volevo vedere che cosa accadeva a livello nazionale con il nuovo sistema che è più vicino al maggioritario e abbiamo visto che nel sistema nazionale questo nuovo modo di andare ad elezioni non ha portato né alla stabilità di governo, perché le prime elezioni, voglio ricordare, fatte con quel sistema, vinte dal Polo per le libertà hanno portato subito dopo alla instabilità; né le nuove elezioni sempre con lo stesso sistema hanno portato alla stabilità, anche qui vediamo che al livello nazionale non è un governo stabile, ha grandi difficoltà; io mi pongo il problema che cosa sta accadendo a livello nazionale con questo sistema? Noi ci stiamo avviando progressivamente ad eliminare i partiti, e noi sappiamo che i partiti sono alla base della democrazia, stiamo andando via via a consentire ad un gruppo di poche persone, io sto parlando del livello nazionale, che decide e determina il Parlamento, il Parlamento italiano, lo sappiamo tutti, la composizione parlamentare è stata decisa da massimo dieci persone, tra partiti di opposizione e partiti di governo, l'abbiamo visto da come sono nate le liste in Sardegna, con quale dibattito che non c'è stato, abbiamo visto che queste dieci persone hanno stabilito di come fosse la composizione del Parlamento italiano. Questo è il grave pericolo al quale noi ci stiamo avviando. Ieri erano dieci, domani può darsi che siano otto, dopodomani cinque, dopodomani ancora tre e forse uno...
USAI PIETRO (Progr. Fed.). A voi è convenuto!
MANCHINU (Progr.S.F.D.). A chi? Sì, sì, io non parlo di convenienza o non convenienza, sai quando si fanno le regole deve essere un qualcosa che non deve essere fatto per la convenienza di quella o di quella formazione politica, le regole sono qualcosa che deve rimanere e sono valide per sempre o meglio per un certo periodo ma sono valide per tutti non per la convenienza del momento. Io ritengo che un sistema che possa garantire meglio la pluralità, il pluralismo sia quello di trovare ad esempio lo sbarramento elettorale lasciando il proporzionale, cioè stabilendo una soglia di accesso, chi non ottiene quella data percentuale non può accedere al Parlamento o al Consiglio regionale, stabilire la soglia di accesso del 5 per cento per esempio. Oppure prevedere nel sistema nazionale, e poi portarlo anche nel sistema regionale, un premio di coalizione, cioè alle forze politiche che prima delle elezioni si accordano su un programma, su un Presidente, qualora abbiamo un risultato che le porta al di sopra degli altri, possano godere di un premio di maggioranza. Ecco per intenderci, se lo consentisse lo Statuto sardo, io prevederei un'ipotesi di uno sbarramento elettorale, di un premio di maggioranza per quella coalizione che arriva prima, e cioè dire chi prende il 40 per cento ha diritto ad avere 10 o 15 seggi in più che le consentono di poter governare stabilmente per 4 o 5 anni previsti dalla legislatura. Ecco questo potrebbe essere un modo che garantisce a tutte le formazioni politiche di aggregarsi, di essere presenti comunque nelle realtà parlamentari a prescindere dalla buona o cattiva volontà del partito egemone. Questo ci consente di avere una vera democrazia, di fare in modo che i partiti esistano, che all'interno dei partiti ci sia un rinnovamento, che ci sia un dibattito e che i partiti, i partiti però, non pochi uomini che dall'alto dicono: "oggi candidiamo Ovidio Marras o Piersandro Scano a Presidente"; è probabile che poi l'elezione dia anche un risultato e Piersandro venga eletto Presidente, anzi gli faccio anche gli auguri, oppure Ovidio Marras, però queste cose avvengono non attraverso un processo, un dibattito interno ai partiti e alle coalizioni dei partiti che si incontrano, discutono e si confrontano sui programmi e poi hanno la capacità di esprimere un Presidente. Però ciascuna forza politica avendo la propria storia, la propria identità, non perdendola, invece con questo sistema, io parlo sempre del sistema a livello nazionale, tutto questo non avviene. Vogliamo dirci una cosa, è pensabile che i compagni del PDS che sono una vita nel PDS nel Partito comunista perché si chiamano PDS improvvisamente sono un qualcosa di diverso dai comunisti. Non è pensabile, sono comunisti, sono sempre comunisti.
CUCCA (Progr. Fed.). E siamo orgogliosi di essere comunisti.
MANCHINU (Progr. S.F.D.). Non ho detto il contrario, tanto orgogliosi che hanno dovuto cambiare il nome e da comunisti si fanno chiamare PDS. Io sono socialista e rimango socialista, sono orgoglioso di essere socialista. Ognuno l'orgoglio ce l'ha come lo vuole avere. Qualche motivo c'è perché il PDS non si chiami più comunista, se guardiamo alla storia qualcosa è successo nel mondo, se no non avrebbe cambiato il nome.
DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Il nome è stato cambiato prima che succedessero certe cose, se la storia uno la sa leggere.
MANCHINU (Progr. S.F.D.). Allora una riforma elettorale che si chiami tale deve avere un contenuto di questo genere. Su queste cose ci possiamo cimentare, ci possiamo scontrare, ci possiamo incontrare, ma non sul ballottaggio o sul trilottaggio che lascia le cose come stanno. Questo è il tipo di riforma che io vorrei fare. Mi rendo conto, come ci siamo resi conto nella passata legislatura, che una riforma di quella portata non era e non è possibile vigente l'attuale Statuto. Sappiamo che per poter fare una riforma di questo tenore è necessario prima modificare lo Statuto, lo Statuto regionale che prevede la elezione con il sistema proporzionale; dovremmo cassare quella parte e dire che la Regione si dà il sistema che ritiene opportuno darsi. Allora, perché in questo momento nel quale a livello nazionale, a livello parlamentare si è fatta una Bicamerale che ritengo abbia fatto un qualche passo avanti rispetto al passato, perché della Bicamerale si è parlato per anni e non si era prodotto niente, qui ha prodotto poco forse, però qualcosa ha prodotto; nel momento in cui si parla di riforma a livello nazionale, affrontare oggi il problema di una riforma elettorale più complessa, più compiuta per la Sardegna mi pare che sia opportuno. Il Consiglio regionale si confronta, fa una proposta di legge di iniziativa regionale compiuta e la presenta al Parlamento per fargli fare quell'iter che è necessario perché si superino quegli ostacoli previsti dallo Statuto, cioè la doppia lettura in Parlamento. Il tempo è opportuno, mi sembra cioè che ci sia favorevole anche perché a livello nazionale si sta discutendo di queste cose; quindi se la Regione Sardegna oggi assume una iniziativa che porta al varo di una proposta di legge di tutto il Consiglio regionale, compiuta, io ritengo che quella doppia lettura che si deve fare in Parlamento possa velocemente essere approvata, e quindi alle prossime elezioni regionali noi potremo avere una legge nuova.
FANTOLA (Gruppo Misto). Ce ne sono tre di proposte già dalla legislatura scorsa, erano ferme.
MANCHINU (Progr. S.F.D.). Massimo, tu sai benissimo che una volta che si rinnova il Parlamento proposte non ce ne sono più; siccome c'è già un lavoro avviato, preparato, si riprende e si ripropone qui questa proposta di legge la si riporta in Parlamento e si chiede di dare una corsia preferenziale per questo tipo di riforma.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
(Segue MANCHINU.) Questo ha senso, discutere su questa cosa ha senso, ha senso allora dire che non ci può essere né maggioranza né opposizione, ed è giusto che sia così, che discutono di questa grossa riforma, questo sì che deve portarci a confrontarci, questo della riforma così contrabbandata su un articolo, su tre parole, è un atto muscolare che non produce nulla, che non dà stabilità, che non dà nulla. Se queste due forze politiche, il PDS da una parte e dall'altra parte Forza Italia, si sono messe d'accordo per dire, come avveniva in passato in alcune assemblee dove si diceva che alle ore 5 si dovevano presentare i documenti, poi uno arrivava in ritardo anche di due ore, però era parte della maggioranza , si guardava l'orologio ci si guardava attorno e si dicevano che non erano le 19, ma erano le 17 e il documento veniva presentato. Qui se si vuole dire che questa è una riforma perché il PDS da una parte e il Polo delle libertà da un'altra hanno stabilito che la modifica di queste tre parole è una riforma elettorale, è una grande riforma, allora vi do ragione: è una grande riforma perché queste due forze politiche hanno stabilito che sia una grande riforma; ma non lo è una grande riforma, non lo è. Allora io dico, ripensiamo a questa problematica, se questa è l'occasione, se Piersandro Scano e Fantola hanno voluto portare l'argomento della riforma seria, elettorale in Consiglio regionale, utilizzando questo marchingegno per la discussione, ben venga la discussione, allora facciamo la discussione; allora facciamo una riforma seria perché ci sono elaborazioni già fatte negli anni, il momento è maturo, il Parlamento è predisposto su queste cose, confrontiamoci su queste questioni. Allora io sono d'accordo perché si faccia un ragionamento di questo genere, ma mi rifiuto di dire che questa è una riforma. Credo che sia un fatto umiliante per noi, per me o per chiunque altro dire che la formulazione di una parola, cioè dal trilotaggio al ballottaggio, sia la grande riforma che i sardi aspettano. No, questo non lo aspettano, allora diciamo che questa è l'occasione, sediamoci troviamo un modo per discutere, riprendiamo in mano le fila tutti quanti assieme perché per quanto riguarda le regole siamo tutti singolarmente, individualmente, io non mi sento portatore né della posizione di un gruppo né di quella di altri, mi sento portatore delle mie idee e sono disponibile a confrontarmi su queste cose. Allora, apriamo un dibattito, facciamo una cosa seria che può essere licenziata in tempi molto brevi, non nei cinque minuti in cui è stata fatta questa legge che, ripeto, ha avuto necessità di un emendamento correttivo ben più robusto della legge che è stata approvata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi, è fuori dubbio che un argomento di così grande importanza debba coinvolgere l'intero Consiglio, ma altrettanto fuori dubbio ritengo che sia la necessità che la stessa maggioranza possa preventivamente avere confronto che gli possa consentire di verificare, al proprio interno, su argomenti di così vasta importanza, un filo conduttore comune. Se questo non potesse ritrovarsi, certamente il ruolo dell'Aula rimane l'appuntamento più importante e, di conseguenza, all'interno dell'Aula ognuno sarà cosciente di prendere le posizioni che riterrà più opportune, senza pregiudicare, per questo, nessun accordo di carattere politico. Ma oggi noi arriviamo in quest'Aula trovando un sistema che è quello di saltare questo passaggio che io ritengo politicamente abbia la sua importanza, la sua importanza nel motivare il perché siamo assieme, la sua importanza perché, nel momento in cui viene meno la possibilità di un confronto democratico, leale, tra le forze di maggioranza, questo dà interpretazioni diverse. Ognuno è libero, quindi, di poterlo interpretare come più opportuno. Credo che il significato di questo mancato passaggio, ognuno debba porselo nei termini più seri, perché se è vero che l'Aula, nella sua sovranità, ha il diritto-dovere di esprimersi liberamente su tematiche di questo spessore, è pur vero che, in altre circostanze, se non sullo stesso tema ma su tematiche di altrettanto spessore, ognuno si potrà sentire autorizzato a interpretare e assumere posizioni che ritiene più giuste, in piena libertà. Questo tipo di interpretazione credo che non faciliti né lo stare assieme ma non facilita neanche quella ricerca di governabilità che, proprio in quest'Aula, diverse volte è stata richiamata. Non rafforza i rapporti, non porta chiarezza a una situazione che, come tutti abbiamo potuto prendere atto, è deficitaria, e i passaggi fatti fino a questo momento lo dimostrano. Il collega Manchinu ha evidenziato abbastanza bene, con precisione, la contraddizione tra il testo che la Commissione propone all'Aula e la contraddizione poi di quei soggetti che hanno prodotto quel testo, quelle forze politiche che il primo atto di non coerenza, quindi ritenendo loro stessi non valida la proposta portata all'attenzione dell'Aula con il primo emendamento. Il primo emendamento che, a parer mio, dimostra ancora una volta di quanta necessità si avesse di un ulteriore confronto, fatto con quella lealtà che forse è l'elemento che è venuto meno fino ad oggi e che forse ha portato ad una situazione come quella che stiamo vivendo. Però è pur vero che lo si può portare all'esterno, con enfasi, quindi con la parola riforma, un articolo come questo dove, nel modo più semplice, si passa da un ballottaggio a tre a un ballottaggio a due. E su questo il Partito sardo credo che non possa essere accusato certamente né di condividere l'attuale legge né, tanto meno, di condividere la situazione che comunque, sia pure con questo correttivo, si andrebbe a creare. La proposta fatta al riguardo dal partito sardo richiama quella chiarezza che fino ad oggi non c'è stata, e cioè di stabilire, intanto in un'unica tornata elettorale, e oltretutto questo porterebbe necessariamente quella chiarezza e quella lealtà che sino ad oggi è mancata, per il semplice motivo che, trattandosi di un turno unico, costringerebbe le forze politiche che intendono stare assieme a verificare tutte le fasi preventivamente, da quella politica, da quella programmatica, e non invece a inventarsi poi pseudo aggregazioni e alleanze che non hanno motivo di esistere in quanto all'elettorato ognuno si è presentato con un proprio programma, con una propria scelta di carattere politico che, per la maggior parte delle volte, non ha niente a che vedere come chi, in contrapposizione elettoralmente, si sta presentando ed è quindi avversario per la circostanza. Questo a dimostrare che non c'è, da parte nostra, certamente la volontà di impedire il cambiamento; non c'è la volontà di ritardare, in modo strumentale, la necessità dello stesso cambiamento, ma richiamiamo sempre più l'attenzione sulla mancanza di dialogo, su una prova di forza che, in questo momento, riteniamo non necessaria e che anzi può trovare, nei suoi motivi, elementi di divaricazione, elementi che potrebbero allontanare sempre più forze politiche che, per diverso tempo, hanno trovato invece motivi di unione, motivi di far politica, motivi di amministrare assieme. Non si spiega certamente questa accelerazione in questo momento, in questo modo, con questi limiti che si pone. E la contraddizione l'abbiamo ritrovata ieri nella relazione introduttiva del rappresentante di maggioranza, un po' anomala come posizione, che è quella del collega Fantola che nella sua illustrazione si dimentica, per intero, della legge con quell'unico articolo, che è stata ed è sottoposta all'Aula per la quale se ne chiede il pronunciamento. Cioè il discorso di Fantola, ieri, è stato così ampio da non trovare alcuna giustificazione, proprio da parte sua, sull'unico articolo che la legge oggi sottoposta all'Aula ci porta all'attenzione. Questa è la dimostrazione, per primo, di chi oggi è schierato in questo modo incomprensibile, che non condivide, che, però, chissà per quale motivo, qualcuno ce lo dirà, è quasi condizionato a portare avanti. Chi per le grandi riforme ha avuto meriti, chi per le grandi riforme ha impiegato il suo tempo e il suo lavoro, credo non possa trovare giustificazione alcuna in una situazione come questa. Non può trovare giustificazione perché non esistono i motivi, non esistono i presupposti. E non esistono neanche i presupposti per creare in modo strumentale alleanza all'interno dell'aula, che sono fatte, a parer mio, al momento in modo strumentale con motivazioni certamente completamente diverse per i ruoli che si rivestono. Ma ritornando alla proposta che il Partito sardo ha fatto, e alla cui richiesta di discussione c'è stato il pieno diniego, ritengo che debba essere necessariamente vista con maggiore attenzione e serenità, soprattutto da quelle forze politiche che possono trarre maggiori garanzie, maggiori equilibri, da una situazione che invece in questo momento, a parer mio, le vede solamente penalizzate.
Io credo che, sulla spinta delle scelte fatte in questo momento, sia necessario invece avere un attimo di serenità, poter ragionarci sopra e consentire di fare scelte certamente più ampie, scelte certamente anche più adatte a far sì che il sistema elettorale possa essere maggiormente condiviso, possa essere certamente più democratico e più reale rispetto alla situazione che quest'Isola vive. Siamo noi per primi che, molte volte, creiamo nell'elettore l'incapacità a seguirci, l'incapacità a poterci spiegare e farci capire, con le mille giustificazioni che per l'occorrenza si vanno a cercare e a porre sul tavolo per far sì, forse, che la confusione possa solo aumentare. Noi abbiamo necessità, ripeto, di quella maggior chiarezza che sino ad oggi non abbiamo avuto la forza di porre in essere e, di conseguenza ancora, di quella stabilità che neanche con questo articolo di legge riusciremo ad avere. Questo quindi vale per chi oggi è maggioranza e per chi è opposizione. Le parti si possono invertire in qualsiasi momento, questa è una volontà popolare e credo che sia necessario che invece il Consiglio ritrovi quel ruolo, quella dimensione per fare scelte che possano consentire una vera stabilità per poter poi governare con quella serenità che ritengo l'attuale legge elettorale non possa dare né in questo momento né, nonostante questo correttivo, nel prossimo futuro. Questo e un elemento di grande responsabilità al quale siamo chiamati.
Abbiamo visto l'insofferenza anche ieri, dove in altre circostanze, con molta correttezza, singole forze politiche ponevano il problema di un breve rinvio perché con tutte le motivazioni, valide e non valide, il fatto stesso che lo ponessero come esigenza, come necessità del momento, veniva accettato senza creare ulteriori elementi di scontro, senza creare un certo nervosismo che non porta beneficio a nessuno. Il clima che ieri sera abbiamo riscontrato invece è un clima che non porta chiarezza alcuna, porta solo a scontri, a divaricazioni, a elementi di disturbo che non facilitano i lavori dell'Aula, non facilitano il ruolo che ogni singolo consigliere ha il diritto dovere di rivestire per quello che l'elettorato, e quindi il cittadino, gli ha affidato. Noi siamo, quindi, in una situazione che, a parer mio, dovrebbe vedere innanzi tutto il partito di maggioranza relativa cosciente del ruolo che deve rivestire, cosciente di un ruolo che non può essere riportato in un modo troppo semplice e in considerazione del fatto che all'interno della stessa maggioranza quattro delle forze politiche che la compongono ponevano come necessità non solo al PDS, ma a tutto il Consiglio l'opportunità di trovare maggiori elementi di riscontro, maggiori elementi da portare al dibattito, e di conseguenza formulare una legge di riforma elettorale certamente più adatta alla circostanza, credibile, improntata alla risoluzione del problema e non a voler trovare nel discorso fra il ballottaggio a tre e il ballottaggio a due la sanatoria di tutti i mali che affliggono la classe politica sarda e più precisamente questo Consiglio. Io credo che elementi di riflessione ce ne siano e ce ne possano essere in abbondanza e quindi un richiamo a noi prima come rappresentanti del Partito Sardo d'Azione, ma certamente a tutti i rappresentanti delle forze politiche presenti in quest'aula. Le prove di forza di solito non giovano e non portano benefici e non vorremmo che l'atteggiamento assunto in quest'aula di poter serenamente spostare alleanze di circostanza potesse produrre ulteriori lacerazioni e quindi elementi di divaricazione. Per quanto di mia conoscenza abbiamo già elementi di questo genere, li abbiamo vissuti più direttamente.
Una campagna elettorale delle precedenti amministrative, in quel di Portotorres, vedeva il Partito comunista con le proprie liste, casualmente la quattro forze politiche che oggi non condividono questa scelta, quest'unico articolo come proposta finale per sanare il problema della legge elettorale in Sardegna, anche loro aggregate tutte assieme. Al ballottaggio vanno proprio, casualmente, il centrosinistra e la sinistra e, casualmente, ancora una volta, i voti del Polo delle libertà, della libertà che l'elettore si ritrova, finiscono per premiare la lista del Partito comunista. Ognuno la possa...
USAI EDOARDO (A.N.). PDS!
SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Mi facilita il discorso perché l'alleanza era fra PDS e Rifondazione, siccome messi assieme, gli addetti ai lavori questo lo sanno, quindi mi sono limitato. L'interpretazione io l'ho data al momento, ma credo che ognuno di noi, conoscendo meglio il problema, sia in grado di dare la sua interpretazione. Questo è un elemento che arricchisce enormemente una competizione elettorale dalla quale poi ognuno ha tratto i propri elementi anche di decisione debbo dire. Oggi si ripete in quest'aula, non vorrei che da una discussione come questa, che di politico dovrebbe avere il massimo della sua espressione, invece si limitasse solo ed esclusivamente ad accontentare alcuni obiettivi che qualche forza politica si è posti. Qualcuno forse vede più vicina la possibilità di un suo rappresentante alla presidenza del Consiglio regionale eliminando il trilottaggio rispetto al ballottaggio, qualche altro vede invece la possibilità di utilizzare questo momento come elemento di divaricazione fra le forze politiche della maggioranza, ed è il suo sacrosanto dovere e diritto. La maggior parte di noi avrebbe fatto altrettanto. Non spetta a me spiegare o suggerire modi di comportamento di nessuno, però ripeto, sono elementi che non si può non tenere nella giusta considerazione, sono elementi che ci dovranno e ci dovrebbero far riflettere più attentamente, con maggiore serenità, con maggior senso di responsabilità pensando soprattutto che tutto ciò che non finisce e non si decide all'interno di quest'Aula ma come cassa di risonanza all'esterno credo che abbia molti elementi a suo favore che possono senz'altro forse far ricredere, far dubitare che in questo momento si siano fatte le scelte più giuste. A questo richiamo mi voglio limitare tenendo poi in considerazione che con questa serie di emendamenti ci sono altre possibilità che l'Aula stessa può e deve valutare con analisi profonde, con una situazione che - a parer mio - potrebbe trovare maggior conforto con un lasso di tempo superiore tenendo presente che al di fuori ognuno ha i suoi impegni elettorali ai quali credo siamo tenuti e per i quali non dovremmo venire meno per le forze che si rappresentano proprio qua in Sardegna. Non credo di dover aggiungere altro, mi limiterò poi nella fase di discussione degli emendamenti ad esprimere ancora una volta il mio parere. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (Gruppo Misto). Presidente, posso chiedere la cortesia di parlare seduta, non so se sia permesso.
PRESIDENTE. Normalmente non è rituale, ma immagino che ci sia un motivo particolare, se i colleghi non hanno nulla in contrario, in via eccezionale.
PETRINI (Gruppo Misto). Non glielo avrei chiesto.
PRESIDENTE. Grazie.
PETRINI (Gruppo Misto). Ecco, io vorrei dire che nella precedente legislatura io non c'ero, quindi dei colleghi che mi hanno preceduto io non ho né il trascorso né le colpe, né tanto meno i meriti, però io credo che in questa legislatura io mi sia fatta l'esperienza di, come si dice in questo caso, un'esperienza sul campo. E' stata ed è una legislatura molto difficile e molto sofferta, per noi questa è una coalizione nella quale siamo entrati all'inizio, un'alleanza programmatica, un'alleanza fatta di programmi, di programmi iniziali nei quali c'era anche quello della riforma elettorale però visto in una cornice più ampia che è quella della riforma dello statuto sardo, che è quella che noi avremmo voluto e non solo la riforma di un piccolo articolo. Il collega Deiana nel suo intervento ha parlato di una grande fretta di discutere questa legge e ha fatto il paragone con la grande fretta avuta nel presentare la legge sull'incompatibilità tra consigliere ed assessore, ha detto, queste sono parole sue, me le sono appuntate: "il consigliere non deve esentarsi, ma deve prendere le sue responsabilità..."
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Petrini.
PETRINI (Gruppo Misto). Si sente?
PRESIDENTE. Continui.
PETRINI (Gruppo Misto). Va bene ci provo. Ero convinta nel votare a favore dell'incompatibilità, e infatti così ho votato. Però un fiero colpo a questa mia convinzione mi è stata data da un elettore che mi ha votato e ha dato il voto a me personalmente e mi ha chiesto con una espressione, lasciatemelo dire, molto felice della sardità, mi ha chiesto i conti, così lui mi ha detto, le sue parole sono state queste: "io ho mandato lei a governare e lei ha devoluto il mandato ad altri". Io mi sono difesa in questo modo: "ma sa questi sono docenti tecnici, sono degli esperti", e ancora non ha demorso, ha insistito, dice: "ma lei è un docente..."
PRESIDENTE. Onorevole Petrini, le chiedo scusa.
PETRINI (Gruppo Misto). Presidente...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa un attimo devo prendere un minuto per consentire a qualche Assessore di raggiungere i banchi della Giunta, stiamo un attimo qua, ho mandato un paio di commessi...
Nel frattempo che qualche Assessore raggiunga i banchi della Giunta, per utilizzare anche questi minuti di sospensione in maniera un po' più utile vi chiedo cinque minuti di pazienza e convoco una Conferenza dei Capigruppo.
(La, seduta sospesa alle ore 13 e 11, viene ripresa alle ore 13 e 52.)
PRESIDENTE. Comunico l'esito della Conferenza dei Capigruppo. Concluderà l'intervento l'onorevole Petrini e vi chiedo di prendere posto e di consentire la prosecuzione dell'intervento. Poi interromperemo per un'ora e prima di riprendere i lavori convocherò una ulteriore Conferenza dei Capigruppo con la speranza che siano possibili anche accordi più omogenei sulla organizzazione dei lavori. Mi rendo conto che siamo tutti stanchi, però se consentite all'onorevole Petrini di concludere il suo intervento. In questa situazione non può continuare. Io chiedo scusa all'onorevole Petrini per averla interrotta ma dai banchi in maniera molto discreta mi facevano notare che mancava la Giunta. Anzi prego se c'è un Assessore che prenda posto. Senza la presenza della Giunta che ancora non occupa i suoi banchi non è possibile continuare i lavori.
PETRINI (Gruppo Misto). Mi sembra che il problema sussista ancora.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Abbiamo perso una mattinata, abbiamo tollerato tutto il giorno.
PIRAS (Popolari). Abbiamo tollerato anche il fatto che stiamo parlando solo noi e non altri, mentre di solito si parla uno di una parte e uno dell'altra.
PRESIDENTE. Mi dispiace perché io so che l'onorevole Petrini stava facendo anche uno sforzo a stare in aula per fare il suo intervento, perché non sta bene. Chiedo ai colleghi se c'è qualche Assessore per consentire almeno la conclusione dell'intervento dell'onorevole Petrini, il che mi sembra anche un fatto di correttezza e di rispetto. Io non posso continuare così debbo interrompere i lavori. Riprenderemo alle ore 15, anzi riprendiamo alle ore 15 e 10 e Conferenza dei Capigruppo alle ore 15. E prego l'onorevole Petrini di dare la sua disponibilità dell'intervento per questo pomeriggio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 55.
Allegati seduta
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 55, viene ripresa alle ore 15 e 41.)
PRESIDENTE. Comunico gli orientamenti della Conferenza dei Presidenti di Gruppo in merito al programma dei lavori: è stato raggiunto l'accordo per concludere il dibattito generale e passare alla votazione degli articoli entro la mattinata di martedì; di riservare la mattinata di martedì agli interventi dei Presidenti di Gruppo o comunque dei rappresentanti di uno per Gruppo e di esaurire gli altri interventi entro il pomeriggio di stasera, se si conclude entro le 17-17 e 30, se invece non si concludono tutti gli altri interventi si va anche oltre le 17-17 e 30.
E' iscritta a parlare il consigliere Petrini, alla quale chiedo scusa anche per le interruzioni di stamattina, può riprenderemo il suo intervento.
PETRINI (Gruppo Misto). E' un po' antipatico questo interrompere e riprendere, spero che non abbiamo perduto il filo del discorso tutti quanti; cercherò di riannodarlo rapidamente. Siamo rimasti, stamattina, ci siamo interrotti quando vi raccontavo i commenti di un elettore al fatto che abbiamo scelto la via degli assessori tecnici; si parlava appunto dell'incompatibilità fra consigliere e assessore. E alla domanda di questo gentile elettore io non so ancora rispondere, perché ho visto, ho toccato con mano i problemi che hanno causato, che hanno portato alcuni degli assessori tecnici, che hanno risposto solo a se stessi del loro operato e non al partito che li ha espressi, né tanto meno agli elettori che non li hanno espressi. E dato che siamo in uno di questi rari momenti della verità, ne approfitto anch'io per chiedere, come vi dicevo, con quella frase simpatica, tutta sarda, per chiedere i conti. Vale a dire perché una proposta di legge, portata dalla sottoscritta, dal Presidente della Commissione cultura, votata all'unanimità dalla Commissione e portata in Aula, a scrutinio segreto non è stata approvata. Io direi che questo è un atto politico grave, gravissimo, perché noi (e per noi intendo io e il Gruppo politico al quale appartengo) siamo in questa maggioranza ma, a quanto pare, non vi siamo sempre. Perché quando si tratta di approvare qualche proposta di legge fatta da noi, non viene approvata, poi la stessa proposta fatta dalla Giunta, ma per non fare nomi, dall'assessore Sassu, viene accettata. Mi riferisco alla proposta che la sottoscritta ha fatto nel maggio di quest'anno, che è stata appunto rifiutata la somma di un miliardo, perché era troppo, poi la stessa proposta fatta dall'assessore Sassu è stata approvata con una decurtazione di 500 milioni: un bel risparmio oserei dire. Peccato però che quel contributo era chiesto per la lega per la lotta contro i tumori. Ecco, mentre stiano tranquilli gli altri componenti della Giunta, che noi nel segreto dell'urna, ieri, abbiamo votato a favore della richiesta di altri 25 miliardi per l'EMSA; abbiamo votato a favore, con una grande sofferenza, con una grande lacerazione, perché siamo in questa maggioranza e abbiamo, noi, rispetto della parola data. E pur convinti che i minatori vanno riconvertiti ad un altro lavoro, eravamo convinti che bisognava ancora aiutarli in questa loro dismissione. Io ho parlato con molti minatori e, alle mie richieste, di cambiare lavoro loro loro stesso mi hanno dato questa risposta, mi hanno detto, sono parole loro, noi non vogliamo metterci una corona di fiori al collo e un gonnellino, e fare il comitato di ricevimento per turisti vari. Ecco, anch'io sono del loro parere, anche perché non sarebbero credibili in queste vesti; loro hanno un'altra professionalità. Però le miniere non sono più produttive; riconvertiamoli in un altro lavoro, in un altro mestiere, in un lavoro dove loro abbiano una certa professionalità, per esempio, io posso dare solo un consiglio, io non sono un assessore tecnico, posso solo accontentarmi di questo consiglio, potremmo indirizzarli nel campo della lavorazione del granito, un lavoro abbastanza confacente e simile a quello che è la miniera. Invece di spedire i blocchi di granito a Carrara, che è attrezzata per il taglio, appunto. E quando io faccio questa proposta mi viene sempre fatto notare che le macchine per il taglio del granito sono delle macchine molto ma molto costose. Ecco, io faccio una domanda: quanto costose 25 miliardi per tante volte raggiungeranno questa somma prima o poi? Ecco io ho raccolto qualche frase dei colleghi che mi hanno preceduto a parlare, e mi ha colpito, per esempio, una frase del collega Serrenti che ha detto: il dibattito è politico e inciderà nel futuro delle forze politiche. Ecco, io non sono d'accordo soltanto con il futuro del verbo incidere, perché credo che invece che questo dibattito ha già inciso, sta già incidendo, nel senso che ci già diviso. Perché? Perché questo dibattito è ancora in corso e si sta sviluppando, ha già cambiato i rapporti fra le forze politiche, perché se la proposta di cambiare la legge elettorale è una proposta valida, nel senso del nuovo e del moderno divenire della politica, quello che non è valido è il fatto che è ancora prematura, tanto prematura che ci ha portato veleni, rancori, e, se non ce li ha portati, di sicuro ce li ha risvegliati. Ecco, quello che io chiedo, la domanda che faccio è questa: perché non dare un po' più di tempo, questo tempo negato? Perché non studiare più a fondo il problema? Perché non rimandarla in Commissione per un maggiore spazio e dar possibilità di affrontarla nella globalità e non portare solo la coda, la codina del problema. Ecco, sarebbe stato bene, questo mi trova concorde, un altro collega, non mi ricordo chi, mi sfugge il nome, che ha detto: bene sarebbe stato dedicare le forze e le energie a studiare e a presentare quindi una legge sui punti franchi, al momento nel quale, ancora una volta, ci batterà la Sicilia, con grande vantaggio per l'economia isolana, appunto siciliana. Ecco, allora ripensiamo a questo argomento, perché si faccia una riforma globale, come ha detto il collega Manchinu, anche perché, così come espressa questa legge, di un solo articolo, ha serie ma molte serie probabilità di essere rispedita da Roma. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demontis. Ne ha facoltà.
DEMONTIS (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la soppressione del ballottaggio a tre, lungi dal garantire governabilità e stabilità, rappresenta un ulteriore colpo inferto al diritto e alla libertà elettorale dei cittadini, e quindi un brutale restringimento della democrazia e del pluralismo politico, peraltro già gravemente mutilato con l'abolizione parziale del sistema proporzionale.
Con il semplice ballottaggio a due non solo si limiterebbe drasticamente la libertà di scelta dell'elettore, ma si ridurrebbero le forze politiche minori a semplici satelliti, manovrati a piacimento dalle due forze maggiori, quindi resi subalterni e senza alcun vero ruolo autonomo. Il ballottaggio a due, oltre a impoverire la dialettica politica, priverebbe il popolo sardo non tanto e non solo di eleggere in Consiglio regionale qualche rappresentante delle forze minori, ma di scegliere il suo presidente al di fuori delle due forze politiche maggioritarie. Queste infatti, nella fase preparatoria delle liste, sarebbero sicuramente tentate di imporre un loro esponente. E dire che tutti, a chiacchiere, sottolineiamo l'importanza delle persone rispetto agli apparati di partito e alla partitocrazia. Signor Presidente, per i nazionalisti sardi, come me, vi è un altro e ancor più importante motivo per opporsi alla riduzione del ballottaggio a due: nell'Isola vi è, e dal lontano 1919, un'area culturale, ideologica e politica, indipendentista e federalista, e comunque nazionalitaria, che non è riconducibile agli schieramenti politici italiani, perché ha nella sua precisa e peculiare identità programmatica e strategica la liberazione della Sardegna dal colonialismo economico, sociale e culturale, operato dallo Stato italiano. Comprese le sue articolazioni politiche, come sono diventati oggi i partiti italocentrici, abolire quindi il a tre significa impedire a priori a quest'area politica di potersi esprimere. Area che oggi non è riconducibile al solo Partito Sardo d'Azione, ma è diffusa e purtroppo ancora divisa e frammentata in una pluralità di movimenti e Gruppi. Signor Presidente, si dice che questa modifica alla legge elettorale garantirà governabilità. Non ne sono convinto e come me tanti altri, credo, anche fra quelli che per ordine di partito voteranno favorevolmente. A proposito, anzi, vorrei dire che la governabilità non si ottiene certamente con nuove modellistiche elettorali o istituzionali. E' stato detto qui, in quest'aula, che se per ipotesi fosse stato vigente nelle ultime elezioni regionali il ballottaggio a due invece che a tre il grande sconvolgimento sarebbe costituito nell'ottenimento di due seggi in più da parte dei progressisti e di Forza Italia, seggi sottratti ai Popolari, e quindi all'attuale maggioranza che governa la Regione e che avrebbe quindi, addirittura, un consigliere regionale in meno. E con un voto in meno a questa maggioranza, che spesso si è retta con appena 41 voti, avremmo avuto non cinque crisi, ma dieci, quindici. Quindi alla faccia della stabilità e della governabilità. La governabilità si ottiene invece con una profonda riforma dei partiti, che devono ritrovare il ruolo nobile di elaboratori di proposte e di progetti finalizzati alla risoluzione dei problemi della gente. Oggi, invece, sono ormai ridotti sempre più a gruppi, fazioni, bande litigiose, le une contro le altre armate, interessate a occupare e a spartirsi il potere, a coltivare i propri interessi, a gestire clientele e ad andare incontro agli appetiti delle lobbies e delle grandi e forti corporazioni. Stante questa situazione non vi è sistema elettorale che tenga; le crisi saranno permanenti ogni volta che i Gruppi, anche dentro lo stesso partito, entreranno in rotta di collisione per accaparrarsi quote di potere.
Detto ciò, soprattutto al Partito Democratico della Sinistra e a Forza Italia, i partiti che sostengono maggiormente il ballottaggio a due, perché favorirebbe il loro particulare interesse, voglio ricordare che nel 1953 De Gasperi fece approvare una legge che assegnava il 65 per cento dei seggi alla Camera al partito o al gruppo di partiti che avesse raggiunto il 50 per cento più uno dei voti. I risultati del 7 giugno 1953 impedirono lo scatto di questa legge, penalizzando proprio chi aveva sostenuto quella legge e premiarono chi l'aveva combattuta ricorrendo anche all'ostruzionismo parlamentare. Soprattutto il PCI, che l'aveva giustamente battezzata legge truffa, e oggi il PCI, gli ex PC sono tra i principali sostenitori di una legge ben più truffaldina di quella. Così vanno le cose nel mondo.
Partito Democratico della Sinistra e Forza Italia, i principali avversari del consociativismo, per un mero interesse, scusate se lo dico, di bottega, si mettono d'accordo anche a costo di rompere con gli alleati. Signor Presidente, si tratta di regole? E' quindi anche possibile e doveroso il contributo di tutti al di là dei recinti di maggioranza e opposizione? Ma neppure per sogno! E' proprio sulle regole che devono passare le discriminanti, è proprio sulle regole che occorre costruire le maggioranze, e questa regola è liberticida e odiosa, gravemente discriminatoria nei confronti delle forze minori, con cui il PDS dice di voler costituire maggioranze. Il PDS ritiri la sua proposta, altrimenti governi con il Polo, non può tenere il piede su due staffe.
Signor Presidente, le regole, se regole e riforme di devono essere, e ci devono essere, non solo sul versante elettorale, si convochi un'assemblea costituente, si restituisca il potere decisionale ai sardi perché siano loro a scegliere le regole, sottraendosi così all'arbitrio e agli interessi della partitocrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con emozione devo dire, che prendo la parola, perché credo che questa Assemblea, questo Consiglio regionale stia vivendo una svolta epocale, credo così per quello che è il mio giudizio, una svolta che riguarderà il destino della nostra Isola e di tutti i nostri amministrati, lo stesso destino di noi stessi. Il momento è grave e mi dispiace che vi sia così poca partecipazione, perché di fronte a eventi del genere credo che l'aula dovrebbe essere gremita, dovrebbe avere l'attenzione di tutti coloro che partecipano ai lavori dell'Aula stessa. Perché di fronte a questi eventi si sia attori protagonisti e non semplici comparse. Credo che oggi siamo arrivati ad un momento topico per la nostra legislatura, credo che questi argomenti non si possano affrontare con sufficienza, che debbano essere confortati da quelli che sono i pareri di tutti i consiglieri regionali qui presenti e non solo da parte di coloro che oggi stanno affrontando la discussione. Questo silenzio da parte di alcune forze politiche è inquietante, signor Presidente, è inquietante che di fronte alla presentazione di una legge così corposa, così significativa, il silenzio di alcune forze politiche mi pare dia da pensare: o si sta prendendo sottogamba o non si crede a quello che si sta facendo, oppure vi è qualcos'altro dietro, si sta pensando ad altro. Non solo, ma non tutti abbiamo la stessa sensibilità, credo che uno possa parlare per se stesso, possa affrontare i problemi come meglio crede, però certamente un grosso errore si sta facendo perché da oggi o da quando verrà approvata, se verrà approvata, questa proposta di legge i destini della nostra Isola cambieranno, cambierà tutto quello che riguarda la nostra Isola. Io credo che coloro che abbiano lavorato a questa proposta di legge per tanto lungo tempo e la fretta anche, diciamo l'accelerazione subita, lo manifesta e lo dimostra, credo che avessero quest'intenzione: fare uscire dalle sabbie mobili la nostra Isola, dare finalmente risposte serie e credibili a quelli che sono i problemi della nostra gente, dare finalmente certezza sul voto, stabilire quel rapporto regolare tra eletto ed elettore, tra cittadino ed eletto. Con questa legge credo che finalmente questo verrà stabilito, perché è tanto ben argomentata che finalmente i nostri elettori capiranno quali sono le loro prospettive, quale sarà il loro futuro, capirà anche quello che potrà essere importante per i loro figli, per i loro cari, l'approvazione di questa legge. Non è tanto importante, signor Presidente, io voglio rimarcare perché, sa, maldicenze continue si inseriscono in questa nostra discussione, dicendo che si tratta di una sorta di patto leonino, una sorta di legge truffa, alcuni dicono anche esecuzione sommaria dei cespugli in quest'Aula consiliare; nulla di tutto questo, maldicenze! Caro Presidente, cari colleghi, io credo che molti stiano sottovalutando, è, come dicevo prima, qualche cosa che ci porta veramente ad una svolta e dà finalmente risposte a quelli che sono tutti i problemi che sino ad oggi abbiamo avuto. Per l'importanza che riveste io credo anche che si debba fare, a mio avviso, un excursus di quella che è stata tutta la discussione anche negli anni precedenti per ciò che riguarda il comparto e la materia elettorale, le leggi elettorali. Noi tutti sappiamo che la nostra Isola è un laboratorio, è presa ad esempio da tutti, sappiamo che abbiamo dettato leggi a livello governativo, probabilmente saremo di esempio, saremo laboratorio per qualche altro organismo fuori dai confini dal nostro territorio nazionale, ma, Santo Iddio, non dobbiamo venire meno a questo ruolo, dobbiamo dare un senso alto a quello che stiamo facendo per cui indipendentemente poi dalle posizioni che noi tutti abbiamo, che noi manifesteremo in quest'Aula, credo che si debba dare un alto senso a quello che andremo ad approvare. Dobbiamo dare una versione nobile di quello che stiamo approvando, non è che si possa liquidare con poche presenze, con pochi interventi questa legge, dobbiamo darle un senso, dobbiamo intervenire e far sì che tutti quanti si pronuncino perché effettivamente continuiamo ad essere l'esempio e il laboratorio per tutti quelli che ci guardano e che sanno che noi solo e unicamente potremo magari risolvere problemi che altri stanno trattando. Io vi ricordo tra l'altro che dopo il fallimento di alcune Bicamerali, noi nel 1993 ci siamo dati una legge che altri hanno preso ad esempio, Santo Iddio, continuiamo su questa strada, diamo una valutazione alta di noi stessi, cerchiamo di essere sempre quell'esempio che ci contraddistingue. Ma volevo dire un'altra cosa, per entrare nel merito, è giusto che comunque alcuni riferimenti storici li abbiamo, un excursus storico, una memoria la dobbiamo avere, a garanzia anche stessa della legge elettorale che oggi stiamo discutendo in Aula. Io mi limiterò solo ed unicamente non come ha fatto il collega Demontis citando De Gasperi a noi caro, ma io mi limiterò solo a partire dal 1975, per abbreviare vorrei anche sintetizzare l'intervento, quando venne presentata una proposta di legge, la numero 89, da parte dei consiglieri regionali, a molti noi cari, Spina, Piredda, Baghino, Floris Mario, Mela, Spano, Tronci, esattamente il 29 gennaio 1975 (quanto tempo è trascorso!) che recitava: "Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 23 marzo 1961, numero 4, e 18 gennaio 1974, numero 2: 'Norme per l'elezione del Consiglio regionale; istituzione del collegio unico regionale; istituzione del quarto collegio circoscrizionale elettorale con sede a Oristano e del quinto collegio circoscrizionale elettorale con sede ad Iglesias'". Venne presentato il 9 luglio 1975 con una discussione congiunta, un disegno di legge numero 41, presentato dalla Giunta regionale su proposta dell'allora Assessore degli enti locali, ecologia, urbanistica, Ghinami: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 23 marzo 1961, numero 4 e successive modificazioni recante: 'Norme per l'elezione del Consiglio regionale; istituzione del quarto collegio elettorale e del collegio unico regionale.'". Allora, dunque, il consigliere regionale Spina, non da tutti conosciuto ma da noi conosciuto perché era uno studioso della materia, un riferimento per noi, ha passato lunghi anni a studiare la materia e certo per noi rimane un riferimento, presentò la proposta di legge numero 365: "Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 23 marzo 1961, numero 4, e 18 febbraio1974, numero 2: 'Norme per l'elezione del Consiglio regionale; presentazione delle liste e delle candidature'".
Bene, che cosa si intendeva allora? Che cosa si intendeva fare? Anche allora erano consapevoli veramente di portare grandi benefici a quella che sarebbe stata la materia, ma certamente discutendo la materia, rivoluzionando la materia, di rilanciare quella che era l'attività amministrativa, politicoamministrativa della Regione. Che cosa dicevano i proponenti di allora, perché qui lo spirito bisogna anche averlo ben presente per portare a compimento quello che noi faremo nei prossimi giorni. E' lo spirito dei nostri padri che noi dobbiamo aver presente, perché senza quello no potremo andare avanti, dobbiamo essere consapevoli, quelli che hanno creato effettivamente la nostra Regione forte, di quelli che hanno fatto sì che oggi siamo insegnamento e riferimento per alcuni in questa materia. Ebbene, allora che cosa dicevano? Che l'esigenza di provvedere a questa regolamentazione, nuova regolamentazione, delle norme per l'elezione del Consiglio regionale era stata più volte affermata addirittura e da diverse parti politiche nella quinta e sesta legislatura regionale. Furono presentate infatti, dicono i proponenti, all'esame del Consiglio diverse proposte di leggi tendenti sia a modificare le circostanze elettorali della Sardegna per l'elezione del Consiglio regionale, che a proporre l'istituzione del collegio unico regionale per l'utilizzazione dei resti, analogamente a quanto previsto dalla legge... Attenti, un attimo, Presidente... analogamente previsto dalla legge 17 febbraio 1968, numero 108, per le elezioni nelle regioni a Statuto ordinario. I proponenti allora facendo proprie le argomentazioni che hanno indotto nelle passate legislature i presentatori alle proposte di legge per le modifiche e le integrazioni alla legge regionale 23 marzo 1961, numero 4, ritengono giusto dopo la avvenuta istituzione (?) della provincia di Oristano, che il collegio regionale debba affrontare il problema di una nuova regolamentazione del meccanismo elettorale. Subito, all'inizio della legislatura così da poterlo esaminare con la doverosa attenzione che merita e risolvere in tempi non sospetti, senza l'assillo e l'urgenza dell'approssimarsi della scadenza del mandato consiliare; questo è quello che animava i nostri proponenti, ed è la filosofia che anima oggi i nostri proponenti. Per riportare alla memoria, la memoria è utile, alcuni riferimenti sono utili, per riportare a quello che è, poi sarà l'articolazione, le difficoltà che si trovano nella approvazione di una legge. La proposta che si sottopone all'esame del Consiglio, tendeva a dare la soluzione a due esigenze. La prima era la ripartizione del territorio regionale in circoscrizioni elettorali di minori dimensioni, rispetto a quelle che avevano precedentemente, in modo da consentire alle popolazioni di esprimere una propria autonoma rappresentanza politica. La seconda esigenza era rendere più rispondente alla volontà espressa dal corpo elettorale i risultati delle consultazioni per il rinnovo del Consiglio con la istituzione del collegio unico regionale per il recupero dei voti residui nelle singole circoscrizioni e l'utilizzazione dei resti in sede regionale per l'attribuzione dei seggi non assegnati a quoziente pieno alle singole circoscrizioni. Su questo primo punto che abbiamo riportato e cioè la ripartizione del territorio della Regione in zone elettorali di minori dimensioni rispetto a quelle che aveva precedentemente in modo da consentire alle popolazioni di esprimere una propria autonoma rappresentanza politica, dicevo su questo primo punto i proponenti ritenevano che non ci potessero essere dubbi sulla opportunità della istituzione del collegio elettorale circoscrizionale di Oristano dopo la avvenuta istituzione della quarta provincia sarda; e ritenevano altresì necessario che il Consiglio regionale prendesse atto della volontà ripetutamente espressa da parte delle popolazioni della Planargia e del Montiferru perché venisse ricomposta l'unità economica e sociale spezzata pronunciandosi in merito non soltanto al fine della definizione del collegio elettorale ma in attuazione dell'articolo 43 dello Statuto speciale. I proponenti ritennero indilazionabile inoltre un discorso sulle dimensioni delle circoscrizioni elettorali che determinati in corrispondenza delle allora province, come previsto dall'articolo 55 dello Statuto, norme transitorie, non rispondeva alla esigenza di una omogenea rappresentanza politica; a tal fine i proponenti sottoposero alla attenzione del Consiglio soltanto la proposta della istituzione del collegio circoscrizionale elettorale di Iglesias, ritenendo di avere individuato, Presidente per cortesia, dicevo, sottopose alla attenzione del Consiglio l'istituzione del collegio elettorale circoscrizionale di Iglesias, ritenendo di avere individuato anche allora una omogeneità economica e sociale tra le popolazioni e le esigenze del Sulcis, dell'Iglesiente e del Guspinese. E dicevano anche che quelle modifiche e integrazioni necessarie potevano avvenire per portare anche ad altre zone, altre popolazioni della Sardegna la possibilità di esprimere direttamente la loro rappresentanza politica, tenendo conto poi della popolazione residente allora, censita nel 1971, di cui al DPR 5 marzo 1973, numero 45, i dati divengono ovviamente e sono inferiori da quelli appurati da recenti rilevazioni, chiaramente erano dei riferimenti statistici a cui si dovevano riferire per far sì che poi la legge avesse il suo corso e venisse ottimizzata nella sua conclusione. Dicevo che le circoscrizioni elettorali previste dalla presente proposta di legge avrebbero dovuto avere la seguente dimensione. Per quanto riguarda il collegio di Cagliari abitanti 500 mila e 944; collegio di Sassari 397 mila 891; collegio di Nuoro 249 mila 707, collegio di Oristano 164 mila 928; collegio di Iglesias 160 mila 330. Non è tanto importante questo, perché la discussione avvenne anche sul secondo punto, molto puntuale, cioè sulla necessità di istituire il collegio unico elettorale per la utilizzazione dei resti in sede regionale e non circoscrizionale. Era evidente l'esigenza di porre tutte le liste partecipanti ad una competizione elettorale nella identica possibilità di utilizzare i resti che si formano in sede circoscrizionale, e qui entriamo anche nel merito della proposta attuale, e il riferimento è puntale alla proposta attuale; allora detta possibilità di utilizzare i resti si formeranno in sede circoscrizionale, il riferimento non è alla proposta ma soprattutto agli emendamenti che sono stati presentati, dunque bisogna ricondurre questo ragionamento alla proposta di legge ma soprattutto ad alcuni emendamenti presentati, ripeto era evidente l'esigenza di porre tutte le liste partecipanti ad una competizione elettorale nella identica possibilità di utilizzare i resti che si formano in sede circoscrizionale. Anche perché con la istituzione di circoscrizioni elettorali di minori dimensioni rispetto a quelle che allora vigevano; a quella di Oristano che si doveva poi istituire, veniva accentuata la formazione di resti elettorali circoscrizionali. Certamente questa mancata istituzione del collegio unico regionale per la utilizzazione dei resti aveva impedito sino ad allora che si addivenisse ad una giusta definizione dei collegi circoscrizionali, anche se era evidente che l'unico aspetto negativo sarebbe stata la proliferazione di liste e listarelle sollecitate da velleità elettorali, e qui interveniva anche il concetto di stabilità o meno che noi dobbiamo comunque ricercare, noi dobbiamo e comunque la ricerca continua di quella stabilità che da tempo dobbiamo ritrovare, cosa portarci a definire quelli che sono i nostri programmi elettorali e soprattutto dare una amministrazione seria e confacente a quelle che sono le nostre effettive possibilità. Credo di avere reso il concetto riguardo alla proposta di legge numero 89 che allora proposero Spina, Piredda, Baghino, Floris Mario, Mela, Spano, Tronci. Ma il disegno di legge numero 141, presentato dall'allora Assessore degli enti locali, ecologia e urbanistica, Ghinami, senza dilungarmi, senza continuare su quanto riguarda la proposta di legge numero 89, ma credo che sia chiara la filosofia della legge, credo che siano chiari gli intendimenti degli stessi presentatori. Io mi riferirò adesso al disegno di legge numero 141, presentato dall'allora Assessore degli enti locali, ecologia e urbanistica, Ghinami, recante "modifiche e integrazioni alla legge regionale 23 marzo 1961, numero 4, e successive modificazioni recante norme per l'elezione del Consiglio regionale e istituzione del quarto collegio elettorale nel consiglio unico regionale. Recitava così; anche qui vi è un richiamo alle passate legislature dell'esigenza pressante di una riforma, di un'ampia riforma sollecitata da più parti politiche, è infatti si richiamano la quinta e la sesta legislatura, la necessità di rivedere la normativa concernente l'elezione del Consiglio regionale. In diversa misura le relative proposte di legge tendevano a modificare l'applicazione della proporzionale corretta, l'istituzione del collegio unico regionale nonché la creazione di altre circoscrizioni elettorali. Questo disegno di legge, muovendosi nella stessa ottica, proponeva di istituire il quarto collegio elettorale corrispondente alla provincia di Oristano, istituita con legge 16 luglio 1974, numero 316, di rendere veramente proporzionale i risultati delle consultazioni per il rinnovo del Consiglio regionale alla volontà espressa dal corpo elettorale regionale, in modo tale cioè che, trattandosi di eleggere un'assemblea rappresentativa della collettività regionale, al numero dei voti riportati da ciascuna lista in campo regionale corrisponda un proporzionale numero di seggi. Punto c) di istituire il collegio unico regionale per il recupero dei voti residui delle singole circoscrizioni elettorali e l'utilizzazione dei resti in sede regionale con l'assegnazione dei seggi non attribuiti nel seggio circoscrizionale. La creazione del quarto collegio circoscrizionale non ha bisogno (non aveva bisogno allora) di particolari illustrazioni, e parimenti non sembrava ulteriormente procrastinabile a seguito dell'istituzione della stessa provincia, avvenuta con legge del 16 luglio 1974, numero 316. La correzione però di quel sistema proporzionale, che prevedeva la divisione del totale dei voti validi riportati da tutte le liste per il numero dei consiglieri da eleggere più tre (articolo 68 legge regionale 23 marzo 1961 numero 4) per l'istituzione del collegio unico regionale erano dettate da un'esigenza di maggiore democrazia reale, nell'assegnazione dei seggi. Per cui era nell'interesse di tutti i partiti l'adozione di un nuovo meccanismo che favorisse la rappresentanza politica più consona ai risultati elettorali conseguiti. Tale esigenza aveva un carattere sostanziale e derivava soprattutto da una corretta applicazione dell'articolo 16 dello Statuto, giacché infatti il sistema proporzionale è stato costituzionalmente posto a fondamento dell'elezione del Consiglio regionale. Ne conseguiva che, per il legislatore regionale il dovere di tradurre la normativa elettorale in formule che garantiscono il più possibile la concreta attuazione del principio costituzionalmente protetto. Tra i vari meccanismi possibili per il perseguimento di tale obiettivo, il meno rispondente al principio su esposto era certamente quello che era in vigore allora. Esso infatti non solo prevedeva la proporzionale corretta col "+ 3", ma stabiliva anche che l'utilizzazione dei resti avvenisse in sede circoscrizionale. La correzione col "+ 3", con cui si abbassava il quoziente elettorale circoscrizionale, favorendo solo in teoria, solo in teoria i partiti minori, in realtà assegnava ai partiti maggiori un numero di seggi non proporzionale corretto con il "+ 3", ma stabiliva anche che l'utilizzazione dei resti avvenisse in sede circoscrizionale. L'utilizzazione dei resti nella sede circoscrizionale aggravava ancor più la posizione dei partiti minori e si allontanava quindi dal modello costituzionale in quanto poteva accadere, come d'altronde era già accaduto in passato, che un partito non conseguisse alcun quoziente circoscrizionale pur avendo conseguito in sede regionale un numero di voti doppio e anche triplo della media dei quozienti circoscrizionali. Quel meccanismo inoltre rappresentava un unicum dell'ordinamento giudiziario italiano. Infatti nessuna delle regioni adottava la proporzionale corretta col + 3. Tutte le regioni a Statuto ordinario applicavano, in virtù della legge 17 febbraio 1968, numero 108, la proporzionale corretta con il + 1, articolo 15, e del recupero dei voti residui nel collegio unico regionale (articolo 1). Il Trentino Alto Adige, allora, la proporzionale corretta con il + 1, con l'utilizzazione dei voti residui in sede circoscrizionale. Il Friuli Venezia Giulia la proporzionale corretta con il + 1 e il recupero dei resti in sede di collegio unico regionale. La Sicilia, la proporzionale pura e l'utilizzazione dei resti in sede circoscrizionale. La Valle d'Aosta la proporzionale pura e l'utilizzazione dei resti nell'unica circoscrizione (perché l'unica circoscrizione è formata dalla Regione stessa). Conseguentemente all'impostazione di carattere generale, e tenuto conto della normativa delle altre regioni, questo disegno di legge, presentato allora dall'assessore Ghinami, prevedeva il seguente meccanismo: primo, proporzionale corretta con + 1 (articolo 7 lettera b), per la determinazione del quoziente elettorale circoscrizionale; secondo, collegio unico regionale e recupero dei voti residui (articolo 1 e articolo 8, numero 3). Signor Presidente, mi consenta un minuto per arrivare a delle considerazioni riguardo alla legge, è chiaro, come ho spiegato all'inizio, che si debba fare un excursus, la memoria bisogna che si debba recuperare, anche perché la memoria la recuperiamo in base alle cose che abbiamo fatto, è inutile che mi dilunghi, è chiaro che alcuni nostri predecessori hanno lavorato molto bene nel campo, è utile richiamarsi anche a quello. Visto che il tempo scade non voglio tediare ulteriormente, ho cercato di stringere ma non voglio tediare ulteriormente i colleghi, credo che le considerazioni del mio intervento proseguirà con la ripresa dei lavori quando esamineremo l'articolato, e credo che le mie considerazioni finali le farò nelle dichiarazioni di voto perché non voglio tediare l'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi di questa affollata assemblea. Sarò senz'altro, come mio costume, breve, per lamentare lo spirito con il quale da più parti, non da tutte le parti di questo Consiglio regionale, si sta affrontando un atto, comunque vada a finire, che è da considerare storico e fondamentale per la vita e il prosieguo di questo nostro importante istituto regionale, la riforma elettorale, che chiaramente dalle diverse ottiche, e vista in un modo o vista nell'altro, questo sta nelle cose naturali, normali, logiche, e che dovrebbe trovare ben più serietà di partecipazione quantitativa e qualitativa a questo dibattito, senza usare quei mezzi che tecnicamente dovrebbero essere propri della opposizione, quando alla opposizione una maggioranza ottusa non lascia altro che lo spazio dell'ostruzionismo. E dico quando una maggioranza ottusa non lascia lo spazio soltanto di quello che nelle more di un Regolamento concede una forma ostruzionistica. E' veramente deprimente osservare con quale spirito, non da parte di tutti, per carità, si sta affrontando questa tappa fondamentale. Senza nulla togliere a una serie di interventi, più o meno condivisibili, che si sono susseguiti fino ad ora, desidero citare, al di là del fatto che io possa condividere in pieno o in parte il contenuto dell'intervento, la estrema serietà, signorilità e importanza che ha dato alla materia l'intervento del collega Macciotta. In quel momento un'aula che sembra più un incontro tra amici miei, scherzosi, l'uno contro l'altro, l'intervento dell'onorevole Macciotta di stamattina ha riportato tutti i presenti a una certa attenzione, a condividere quanto meno la forma del suo intervento, a ridare dignità a questo nostro parlamento regionale.
Stasera, mi pare che per certe momenti, per certi aspetti, questa dignità si stia perdendo, dico mi pare, chiedo scusa se interpreto male, ma ne ricavo questa sensazione, e se gli immancabili fornitori di notizie dovute all'esterno riportano il senso e lo spirito di ciò che sta avvenendo qua dentro alla stampa, non si lamentino molti colleghi se sull'istituto, su noi stessi, qualcuno o più di qualcuno ricama un vestito che comunque sentiamo di non avere noi tutti, un brutto vestito, però abbiamo dato anche oggi possibilità a tali ricamatori di poter scrivere cose negative su di noi. E allora, fuori le volpi da sotto il braccio di molti; ognuno abbia il coraggio di dire veramente perché è contro o a favore del progetto di legge di riforma elettorale. E questa possibilità chiaramente ci sarà nel prosieguo dell'esame di questa legge. Una volta tanto, una certa maggioranza, una certa parte di maggioranza assapora la necessità di fare opposizione, ma lo faccia con dignità, ha il diritto-dovere di argomentare in modo serio, e taluno dei propri esponenti l'ha comunque fatto, ho apprezzato ancorché non condiviso l'intervento dell'assessore Luca Deiana. Lui le sue argomentazioni le ha portate avanti con quello stile degno di un parlamentare di questo Consiglio. Ecco, si vada avanti possibilmente così, ognuno portando avanti le proprie ragioni, ma con quella dignità che occorre. Comunque, nessuno osi portare avanti lamentazioni di strane alleanze per questa legge perché non ci sono alleanze, di alleanza ce n'è solo una qua dentro, è Alleanza Nazionale, ci sono solo convergenze, convergenze di opinione su un modo di concepire la riforma elettorale, ma non c'è altro. Se altro dovrà esserci sarà la politica e la vostra politica, maggioranza dell'olivastro, a dirci che cos'altro ci riserva il futuro prossimo, ed è inutile che cercate di cambiare il corso degli eventi, taluni di voi, con i ricatti di corridoio, cercando di spaventare chi su un eventuale scioglimento anticipato del Consiglio? Certo non noi di Alleanza Nazionale. A noi, in questo clima, in questo più che mai una tale eventualità non spaventa, ma certi di aver fatto vera, sana, concreta, positiva opposizione, quando ce ne è stata data possibilità costruttiva, quando non ci è stato concesso abbiamo dato capacità anche di opposizione classica. Ebbene, noi abbiamo le carte in regola per presentarci all'opinione pubblica e per avere quel successo che ci accreditano. Quindi, ricatti, fateli a voi stessi i ricatti, state attenti che l'opinione pubblica una volta tanto forse non si lascerà più comprare dal meccanismo delle clientele, che sono gli unici argomenti validi che finora hanno sostenuto prima un centrosinistra per troppo tempo, e oggi ribattezzato olivastro, ma è la stessa brutta musica. E allora, se la sinistra sente il desiderio e la necessità, insieme al centrodestra, di potersi presentare in modo non confuso, chiaro, di poter dare ai cittadini la possibilità di scegliere non su strane esistenze(?), su strane alleanze, alleanze che quando ci si porta di fronte all'opinione pubblica si offre un programma, un concetto, un pensiero e poi qui dentro si fa tutt'altro. Ecco, la riforma elettorale, quanto meno certamente contiene questa grande novità, nulla è perfetto, tutto è perfettibile, però si va avanti e si arriva, come si deve arrivare, a una riforma che consenta al cittadino di scegliere e non essere preso in giro, che abbia la possibilità di scegliere un programma della sinistra o della destra, dove un certo centro preferisce aggregarsi alla sinistra e ne deve assumere ufficialmente di fronte all'opinione pubblica tutta la responsabilità e le eventuali conseguenze, e un altro centro decide altrettanto di stare con la destra. Ma bisogna eliminare, questo è il mio parere e non solo il mio parere, gli elementi di confusione. Pertanto, cari colleghi, come ho detto sarò breve, e termino con l'augurare a noi tutti un diverso stile nel proseguo dei lavori. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.
FERRARI (Progr. S.F.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, spiace parlare a un uditorio così sparuto, soprattutto di fronte a un problema così importante. Spiace notare l'assenza nel dibattito da parte dei Gruppi più importanti del Consiglio, fatta eccezione adesso per l'intervento dell'onorevole Boero, si è visto da una parte del Consiglio un atteggiamento dilatorio, si è risposto negando la propria partecipazione al dibattito, dico che non ci deve essere intervento dilatorio, dico che non ci deve essere assenza alla partecipazione al dibattito. Io comunque non parlo con intento dilatorio, anzi vorrei dare, sia pur molto brevemente, un contributo a un ragionamento più sereno sul delicato argomento in discussione. Parlerò fuori da tatticismi e schemi precostituiti, slegato da qualsiasi vincolo politico anche di gruppo, che peraltro non ho e non ho mai avuto se non dettato da un corretto senso di appartenenza. Non so se quanto dirò potrà servire o quanto potrà servire, ma è giusto e doveroso che io lo dica, ciascuno di noi in quest'Aula rappresenta una parte del popolo sardo. Ciò che voglio dire è che oggi questo Consiglio si trova di fronte a un problema serio e anche di fronte a una proposta altrettanto seria ed importante e voglio affermare subito che questa proposta io la approvo, cioè affermo che sono d'accordo per la sostituzione del ballottaggio a tre con il ballottaggio a due. Aggiungo subito però che trovo questa proposta assolutamente insufficiente, a mio parere, dato che in un modo o nell'altro, bene o male, oggi stiamo discutendo della riforma elettorale facciamolo, se ci riusciamo, nel miglior modo possibile e non cadiamo nell'errore di rimandare una riforma migliore a quando potremo agire oltre i vincoli statutari attuali. Oggi noi se lo vogliamo, nel pieno rispetto dello Statuto vigente, possiamo fare una legge migliore di quella che abbiamo sperimentato nelle passate elezioni, partendo certamente dall'approvazione del ballottaggio a due. Nella legge in vigore ci sono alcuni principi giusti, non potendo essere eletto direttamente dal popolo, il Presidente viene però indicato, e insieme all'indicazione del Presidente viene presentato un programma di coalizione. C'è però il problema della doppia lista: una per il collegio regionale e una per la circoscrizione provinciale che non solo ha costituito una complicazione per gli elettori nelle passate elezioni, ma ha costituito e costituisce, così come è stata concepita una falsificazione dei dati elettorali veri, poiché tendenzialmente produce un danno alle rappresentanze minori dell'elettorato. Basti vedere il risultato in seggi di Rifondazione Comunista nella lista regionale e non è poi un partito tanto minore. Inoltre questo meccanismo elettorale si traduce sistematicamente in un danno alla rappresentanza delle province minori. Ora io chiedo ai colleghi del P.D.S. e del Polo se per loro è giusto che Rifondazione Comunista, malgrado il suo apporto di voti, malgrado la vittoria della coalizione, non abbia avuto un solo rappresentante nella lista regionale. Io vi chiedo se ritenete giusto che la provincia di Oristano debba essere condannata dall'attuale legge ad avere, con o senza la modifica proposta, soltanto sei consiglieri a fronte di otto che le sono riservati dalla proporzione dal numero degli elettori. E' evidente, e lo abbiamo sperimentato, che questa legge elettorale non va bene, correggiamola davvero, dovunque si può incidere a Statuto vigente, non limitiamoci al solo problema del ballottaggio, che è tutt'altro che risolutivo del complesso dei problemi che ci sono. Il problema è essenzialmente politico, la legge deve concedere il diritto di cittadinanza a tutte le forze politiche, anche a quelle minori. E questo è un problema a cui tutti i Gruppi politici presenti in questo Consiglio dovrebbero essere sensibili, e se il problema si poneva in modo minore per le forze di opposizione, dato che inizialmente la loro coalizione era composta soltanto da due forze politiche, oggi si sta ponendo e soprattutto domani si porrà anche per loro. Ma la questione si pone oggi soprattutto per le componenti del centro sinistra che sono molto numerose, si pone soprattutto per il P.D.S., le maggioranze si formano e si formeranno nel centro sinistra e nel centro destra con l'apporto determinante delle forze intermedie e delle forze minori, senza l'apporto di queste forze non ci saranno maggioranze. E allora perché non correggere le distorsioni che penalizzano le forze minori e le province minori, perché deteriorare ulteriormente un rapporto già deteriorato nel centro sinistra? Certo, la legge elettorale è materia che riguarda tutto il Consiglio, nessuno mette in discussione questo, e se nessuno mette in discussione questo perché non ricercare elementi di accordo che ci possono essere? Che si possono veramente trovare? Se vorremo fare questo, se sapremo fare questo anziché un Consiglio dilaniato, una maggioranza distrutta, usciranno da questo dibattito un Consiglio credibile e vincente in tutti i suoi settori, e una maggioranza capace di recuperare il proprio ruolo. Se questo non vorremo fare, onorevoli colleghi, se questo non sapremo fare, io non so predire quale sarà il nostro destino. Ma una cosa è certa: avremo iniziato il percorso di una strada molto più incerta e molto più impervia di quanto non sia quella in cui ci troviamo oggi già abbastanza tortuosa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piras, che poiché non è presente in aula viene considerato decaduto. Ugualmente non essendo presenti in aula vengono considerati decaduti nell'ordine gli onorevoli Manunza, Onida e Ladu. E' iscritto a parlare il consigliere Ballero. Ne ha facoltà.
BALLERO (Progr. S.F.D.). Presidente, colleghi, io credo sia opportuno svolgere alcune considerazioni anche se il mio intervento si colloca, per effetto di una serie di rinunce, subito dopo quello del collega, onorevole Ferrari, che condivido pianamente nella impostazione, nelle indicazioni, nei contenuti e nella pacatezza delle affermazioni fatte. Intervengo ovviamente, come altri colleghi hanno fatto, pur essendo membro della Giunta, perché credo che su questi problemi certo non c'è un impegno diretto della Giunta, ma il funzionamento corretto del Consiglio è esigenza che non può che riguardare tutti gli organi istituzionali della Regione e i singoli consiglieri. Ricordo che una deroga, alla abitudine di non intervento degli assessori, avevo fatto anche in occasione dell'ultimo dibattito sulla fiducia alla Giunta, perché in quella occasione avevo ritenuto opportuno portare un mio contributo al Consiglio nella segnalazione della gravità dei ritardi che questa legislatura sta determinando nella approvazione di importanti provvedimenti di riforma. Siamo in una situazione nella quale, pur essendoci proposte valide all'esame del Consiglio, non si riesce a fare una reale programmazione dei lavori, e la vicenda di oggi lo dimostra chiaramente; una programmazione dei lavori che per esempio determina che sono approvati più di due terzi degli articoli della legge di riforma della legge numero 1 in prima Commissione da un anno e non si trova la volontà di andare a concludere questo iter legislativo. Ci sono decine di leggi chiamate all'ordine del giorno dell'aula per fissazione dei termini e per queste nessuno si è occupato di richiamare l'esigenza o l'urgenza di un esame da parte dell'aula. Tra queste ricordo per esempio che ci sono le leggi relative ai parchi regionali che sono richiamate con urgenza e sono in lista di attesa da almeno due anni, forse due anni e mezzo. Questo per dire che non si può utilizzare il falso argomento per dire che questa legge elettorale, assolutamente inadeguata, inutile e direi irrilevante rispetto a un obiettivo che è quello che deve caratterizzare una legge elettorale che voglia ridare efficienza alla Regione, dicevo questa legge elettorale non determina questa riforma minimale, non determina alcuna reale, significativa variazione nei rapporti tra maggioranze e opposizioni all'interno della assemblea, determina che le alleanze continueranno a dover essere fatte a posteriori. Altri colleghi hanno ricordato che l'alleanza di centrosinistra viene fuori da quattro diverse liste, quattro diversi candidati alla presidenza. Ovviamente non tutti sono arrivati al ballottaggio, ma questo non ha determinato certo alcuna conseguenza su una loro minore partecipazione agli accordi politici della costituenda maggioranza. Questo per dire che soluzioni artificiose non sono tali da annientare le differenze che ci sono nelle espressioni del corpo elettorale, non sono tali da azzerare le diverse formazioni politiche. Queste sono operazioni che devono essere costruite con il consenso politico, con una convergenza di impegno sui problemi concreti e non con operazioni di ingegneria costituzionale che in nessun paese del mondo sono mai riuscite a forzare la situazione reale se non a costo di determinare espulsioni dal circuito politico che poi però rimangono opposizioni nella società. Questo per dire che condivido quindi l'intervento dell'onorevole Ferrari perché ha indicato alcune tracce di una possibile reale riforma della legislazione elettorale in Sardegna. Ma che cosa vuol dire riforma della legislazione elettorale? Vuol dire appunto creare un sistema che sia più efficiente per dare governabilità ad una Regione che abbiamo visto ha un tasso di governabilità bassissimo. E questo come si fa? Con interventi certo ben più strutturali che non con la modifica di una parola da tre a due. Dico subito anch'io che personalmente sono assolutamente convinto che il trilottaggio, usando questo neologismo certamente non bello, non era e non è una soluzione opportuna da mantenere per la prossima tornata elettorale. Ma non significa fare un passo avanti passando, ferma restando totalmente la legge elettorale vigente, dal trilottaggio al ballottaggio. Altri hanno ricordato, ma basta avere i numeri per averlo presente, che applicata questa legge ai passati risultati elettorali, ci sarebbe stata soltanto una minore governabilità in più perché praticamente l'attuale maggioranza di centrosinistra avrebbe perso un seggio, visto che i due acquisiti dal Partito Popolare in sede di ballottaggio regionale sarebbero andati uno ai progressisti, nei quali anche noi eravamo parte certo non irrilevante, e l'altro al Polo. Questo per dire che dal punto di vista della governabilità, che è ripeto, e credo che sia difficile contestare questo dato, l'esigenza fondamentale che c'è oggi in una Regione come la Sardegna. Basta fare il raffronto con la situazione degli ordinamenti comunali, basta fare il raffronto con il sistema elettorale almeno per i primi due anni delle regioni a statuto ordinario, in cui c'era la previsione dello scioglimento del Consiglio in caso di sfiducia al Presidente e alla Giunta espressa nel momento elettorale per rendersi conto di quale è stata la situazione di difficoltà operativa della nostra Regione. Bene, con questa riforma noi non stiamo facendo niente per risolvere il problema reale che dobbiamo risolvere. Stiamo facendo soltanto ancora una volta, come troppe volte in molti settori, una battaglia di parole, di campanili per non modificare la sostanza reale delle questioni che il legislatore regionale deve affrontare. La situazione di deterioramento che ha caratterizzato soprattutto nel primo periodo la presenza della Regione Sardegna a livello delle massime assise nazionali, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e la Conferenza Stato-Regione nasceva proprio dal fatto di una stabilità, ripeto, che almeno per i primi due anni vi era nelle regioni ordinarie, una instabilità che ha caratterizzato la nostra vita politica. Se questo quindi è il parametro alla cui luce deve essere valutata una riforma elettorale seria, dobbiamo affermare che questa proposta - lo ribadisco - non sposta di una virgola questo problema; non affronta quei problemi che ricordava l'onorevole Ferrari, non affronta i problemi di un equilibrato e solidale rapporto tra forze che stringono un'alleanza. Questo è affrontato, per esempio, nella legge comunale, in cui il premio di maggioranza viene ripartito fra tutte le liste che hanno partecipato all'aggregazione. E allora questo vuol dire, per esempio, che si va a un ballottaggio a due ma su liste collegate, apparentate, come avviene a livello comunale. Questo vuol dire cominciare a fare una riforma, lo ricordava Ferrari, che tenga conto delle esigenze di tutte le forze politiche che devono concorrere a formare una maggioranza. A meno che non si creda di fare un'invincibile armata che da sola vada a sfasciarsi contro il muro. Questa è la sensazione che noi stiamo avendo dalla condotta che si sta tenendo in quest'Aula. Io posso capire e complimentarmi con l'amico Massimo Fantola che è uscito dalla maggioranza avendo innestato questo grimaldello, ha messo in difficoltà la maggioranza della quale non fa più parte. Posso condividere che un atteggiamento di questo tipo sia sostenuto e sia portato avanti, non mi interessa di valutare se queste siano le finalità o non lo siano, ma oggettivamente è nell'interesse dell'opposizione che determina uno scardinamento all'interno della compagine che finora ha governato la Regione sarda. Dico questo perché è certamente contraria alle regole di normale funzionamento dell'Assemblea quella situazione nella quale ieri si è determinato, davanti a un fatto meramente procedurale, puramente tecnico, senza significati politici, si è arrivati a tarda ora alla conclusione dell'approvazione dell'assestamento, siamo in campagna elettorale per importanti amministrazioni comunali in Sardegna, dire che l'esame di questo provvedimento si differiva di dieci giorni non credo che avrebbe determinata alcuna conseguenza sul piano politico, anzi avrebbe determinato se su questa linea avessero fatto convergenza tutte le forze di maggioranza, un segnale di compattezza di cui, in questo momento, c'è un grande bisogno. Io non credo che, in un momento di questa difficoltà, sia realmente negli interessi del popolo sardo creare accelerazioni non concordate con tutte le forze presenti in Consiglio, che determinano ritardi in altri provvedimenti, e l'accelerazione che si era determinata in Commissione ha fatto ritardare di una o due settimane l'approvazione di un importante provvedimento che per fortuna è in corso di approvazione e speriamo che arrivi rapidamente alla conclusione, che in esame, dicevo, alla prima Commissione sull'attuazione della 421 e, soprattutto, dicevo, non è pensabile che su un tema di questo genere avvenga un'interlocuzione all'interno del Consiglio che non coinvolga in maniera piena tutte le forze della maggioranza. Io condivido quello che altri hanno detto, lo ricordava Ferrari, che la legge elettorale è certamente un fatto che riguarda tutto il Consiglio. Io più volte, anche in passato, ho detto anche alla politica generale di riforma, dall'attuazione della "421" alla "1", alla riforma degli enti, ai trasferimenti agli enti locali è materia che deve riguardare, al di là della maggioranza, tutte le forze politiche presenti in Consiglio. Ma se questo è vero non si può dire, che proprio perché deve riguardare tutti debba pregiudizialmente escludere alcune di queste forze politiche che sono pure presenti in Consiglio. Non capisco perché una discussione preventiva con queste forze politiche non ci sia stata anche con quelle forze politiche come Federazione Democratica che su questo punto hanno sempre affermato, in maniera netta, la loro condivisione dell'obiettivo di una riforma che, tra le altre cose, determinasse il passaggio da un ballottaggio a tre a un ballottaggio a due. Io credo che il dibattito abbia in qualche misura dato ragione a queste cose che Ferrari prima e io adesso stiamo dicendo, perché in un dibattito monco, è un dibattito sinora che non sta vedendo la reale partecipazione di tutte le forze presenti in Consiglio. C'è stata una sostanziale sottrazione al dibattito per mostrare una prova di forza, andiamo avanti più rapidamente possibile non consideriamo gli apporti che vengono da altri parti e arriviamo ad un'approvazione che abbia un significato simbolico e, ripeto, certamente non effettivo di reale riforma di un sistema che ha bisogno di essere riformato. Si è detto: questo è un primo passaggio; subito dopo potremmo fare la riforma più completa. Bene, io credo e spero di essere smentito in quest'Aula, che se arriva a conclusione, senza un reale irrobustimento, con quelle caratteristiche che abbiamo noi prima ricordato, questa proposta di legge, difficilmente si parlerà ancora, in questa difficile legislatura, sul piano delle riforme, si parlerà ancora di legge elettorale. Una volta superato l'ostacolo determinato dal portare in aula un provvedimento di questa natura, sarà quasi inevitabile concentrare l'attenzione su tanti altri settori per i quali l'intervento legislativo di questa Assemblea è in forte ritardo e che, con altrettanta importanza, dovranno essere trattati e definiti dall'Assemblea. Quindi io credo che questa rischi di diventare, oltre che un'accelerazione che sicuramente è contraria agli interessi della Sardegna che sono oggi massimamente interessi di stabilità nelle forze di governo, di efficienza dell'attività di governo, di rapida approvazione del bilancio e della legge finanziaria per non andare in esercizi provvisori, be' questa accelerazione non è certamente negli interessi del popolo sardo, se determinerà ritardi in tutti questi altri settori, come io prevedo che si determineranno. E allora io credo che se vorremmo riprendere un'attività legislativa efficace, seria e meritata, pur non mettendo in discussione i tempi che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha oggi definito, vedere se ci sono le disponibilità fra tutte le forze politiche presenti in Consiglio, di fare in questi tre giorni una vera riforma elettorale, cioè inglobare il provvedimento che abbiamo all'esame all'interno di tanti altri, arrivando a conclusioni in tempi possibili e i tempi possibili sono martedì. Io ricordo che dovremmo certo prendere esempio dal modo in cui hanno funzionato assisi e parlamentari, dalle camere parlamentari alla Commissione bicamerale, in cui i problemi di grande rilevanza, certo di maggior rilevanza che non una legge elettorale regionale, si sono risolti, pur partendo da posizioni anche contrapposte, in poche ore con una intensificazione del lavoro e con una disponibilità a non pensare ad orari di pranzo o di pennichelle o altro, che dovrebbe essere seguita anche in questa Assemblea. Io credo che se questo faremo, potremmo fare una vera riforma elettorale che abbia le caratteristiche che abbiamo noi detto. Se questo non avverrà io credo che avremo sprecato un'occasione, avremo creato un grave danno all'economia della Sardegna e non avremo ottenuto alcunché, se non la pagina di un giornale per due giorni, che dirà: le forze dell'Ulivo, quattro delle cinque forze della maggioranza sono state sottomesse e gli si è imposto di accettare decisioni in altre sedi prese.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io rinuncio al mio intervento proprio per la raccomandazione che mi ha fatto l'onorevole Cugini, di essere saggio. Proprio perché sono saggio e altrettanta saggezza non ho trovato nel Partito Democratico della Sinistra, credo che spetti ad alcune forze politiche di dimostrare un minimo di saggezza. Io mi auguro che da qui a martedì ritorni davvero in quest'aula un minimo di saggezza. C'è ancora il tempo perché ci si possa confrontare con molta serenità, senza mostrare i muscoli, senza essere arroganti, senza voler dimostrare a tutti i costi chi è più forte.
Io debbo fare i complimenti all'opposizione: complimenti, siete stati davvero bravi. Io non so se questa vicenda, non tanto nel merito, quanto per il metodo avrà delle conseguenze di carattere politico, perché voi avete fatto il vostro gioco, l'avete fatto bene, finalmente, debbo dire che siete stati bravi, siete riusciti ad allearvi col Partito Democratico della Sinistra, isolando una parte importante del Consiglio regionale, che voleva su questo argomento cercare di ragionare. Allora, signor Presidente del Consiglio, la prego, chieda un po' ai suoi uffici, se qualcuno dei colleghi ha chiesto gli atti del dibattito che si è svolto quando noi approvato questa legge elettorale. Io stamattina mi sono permesso di farlo, ci voleva molto tempo perché non sono ancora pubblici, quindi significa che un fatto così importante, che ha significato per questo Consiglio regionale, debbo dire, un dibattito di questo spessore in termini di copie, perché ho dovuto rivolgermi ad altre persone che avevano pensato di poter leggere gli interventi che c'erano stati in quest'aula su una materia così importante, che deve appassionare, perché non stiamo decidendo davvero...se il PDS pensa in questo modo di poter condizionare il Partito popolare sulle future alleanze sbaglia. Sbaglia, nonostante abbiamo avuto delle offerte anche in questa competizione elettorale in alcuni grandi centri. Siamo rimasti coerenti nelle decisioni politiche che noi abbiamo preso, l'abbiamo fatto con molta serenità e abbiamo pagato dei prezzi altissimi, come democrazia cristiana, facendo delle scelte credo coraggiose.
Allora io mi riservo, signor Presidente, di poter intervenire nell'articolato, se questo sarà necessario, perché anche questo di voler costringere un'Aula, signor Presidente, a discutere oggi senza capire che durante l'esame degli articoli noi possiamo intervenire comunque, non è nostro intendimento fare ostruzionismo su questa materia, speravamo che iscrivendoci tutti, anche gli Assessori, il che è un fatto straordinario, su questa materia ci fosse da parte del partito di maggioranza relativa, ma debbo dire qui anche da parte delle opposizioni, un minimo di saggezza. Questa non è una riforma elettorale, se poi la vogliamo spacciare di fronte al popolo sardo, guardate, basta vedere l'aula, così rappresentiamo la società civile, io non ho trovato una persona oggi, in questi giorni, che mi dicesse: ma caspita santa, state discutendo un argomento che appassiona la società civile. Non l'ho trovata, nessuno mi ha chiesto di questi argomenti, io speravo in questa legislatura che il PDS su altri argomenti mostrasse i muscoli, su altri temi di grande importanza. Li ha voluti mostrare su questo e non riesco a capire il perché, e siccome quando non riesco a comprendere i motivi che spingono una forza politica importante come il PDS a mostrare i muscoli, preferisco attendere. Da qui a martedì c'è tempo perché ci si renda conto, lo dico, comunque, anche ad Alleanza Nazionale e a Forza Italia, perché davvero un momento così solenne per il futuro della nostra Isola non sia sprecato. Non è un'occasione che può essere sprecata, sappiamo tutti che non avremo altre occasioni in questa legislatura.
Allora, io rinuncio al mio intervento, sapendo anche di esaudire un desiderio di tutti i colleghi che molto pazientemente sono rimasti, molto probabilmente non perché appassionati dal dibattito, ma perché comunque qualcuno doveva rimanere, io rinuncio al mio intervento riservandomi di intervenire se questo fosse necessario, ma io mi auguro che davvero sia seduta nei banchi della Giunta dal prossimo martedì, perché vuol dire che si è ricreato all'interno di quest'Aula un minimo di serenità che credo sia nell'interesse della maggioranza e dell'opposizione.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno, come già concordato, martedì prossimo alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 17 e 18.
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