Seduta n.173 del 19/04/2006
CLXXIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 19 aprile 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 22.
MURGIONI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 16 febbraio 2006 (167), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Pittalis e Licandro hanno chiesto congedo per la seduta del 19 aprile 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
MURGIONI, Segretario:
"Interpellanza Balia - Maninchedda sulle determinazioni del manager dell'Azienda sanitaria locale (ASL) n. 8 a seguito della visita all'ospedale Businco di Cagliari ed in specifico sulla "rimozione" o "concentrazione" dei simulacri sacri." (159)
PRESIDENTE. Iniziamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io chiederei una sospensione per aspettare che almeno qualcuno arrivi; non mi sembra dignitoso iniziare la discussione in queste condizioni. Non vorremmo chiedere adesso la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per cinque minuti. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 24, viene ripresa alle ore 10 e 30. )
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere la verifica del numero legale.(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
Prima verifica del numero legalePRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 29 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - LA SPISA - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MURGIONI - ORRÙ - PINNA - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.)
Constatato che non c'è il numero legale, sospendo la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 11.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 01.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Vi prego di prendere posto.
L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 216/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, spero di non utilizzare per intero il tempo che mi viene assegnato perché, in effetti, su questo maxi collegato, che arriva oggi alla discussione dell'Aula, sono stati già fatti ragionamenti, discussioni ed interventi, tante volte ci siamo ascoltati l'uno con l'altro per cui forse non ci sono tante cose nuove da dire. Però anche questa considerazione che sto facendo, in realtà, dovrebbe essere affrontata con attenzione dall'Aula, nel senso che il maxi collegato è stato reso pubblico alla fine del mese di dicembre ed arriva in Aula, in parte modificato rispetto alla sua originaria consistenza, sostanzialmente con quattro mesi di ritardo o, meglio, con una latenza di quattro mesi rispetto al momento in cui sono stati presentati pubblicamente i contenuti della legge stessa.
Credo che anche questo sia un segno su cui l'Aula dovrebbe aprire un ragionamento e la Giunta in qualche maniera, assessore Pigliaru, dovrebbe applicare un attimo di riflessione per modificare l'iter futuro di questa legge. Io pongo in Aula una domanda simile a quella che ho posto in Commissione, la pongo ai colleghi del centrosinistra che hanno avuto la fortuna di sedere sui banchi di questo Consiglio anche nella scorsa legislatura: che cosa è successo nella manovra finanziaria di quest'anno? E' successo qualcosa che ricorda in maniera abbastanza forte ciò che succedeva nelle precedenti manovre finanziarie, cioè si è presentata all'Aula una legge omnibus, come si era fatto negli ultimi anni e come chi, seduto su questi banchi anche nelle passate legislature, ha comunque visto, una legge omnibus (la finanziaria del 2002, quella del 2003, quella del 2004) che era destinata a rimanere all'attenzione della Commissione e dell'Aula per tre o quattro mesi. Si arrivava al quarto mese di esercizio provvisorio nei casi più drammatici, si chiudeva la finanziaria entro il 30 di aprile per evitare rischi sulla stessa stabilità del Consiglio.
Insomma, oggi sta succedendo qualcosa di analogo nel senso che la finanziaria omnibus è stata spaccata in due da un nuovo Regolamento consiliare o da un'applicazione diversa del vecchio Regolamento consiliare; la prima parte l'abbiamo approvata come legge finanziaria; la seconda parte, cioè quella dei provvedimenti omnibus, l'abbiamo scorporata e ce la ritroviamo oggi, 19 aprile, in Aula con un titolo che la dice lunga, "Disposizioni varie", in realtà è la stessa finanziaria del 2002, del 2001, del 2000, del 1999, cioè lo stesso provvedimento onnicomprensivo che arriva in Aula e che in questo caso si è diviso in due parti.
Allora, assessore Pigliaru, se mi è permesso, io suggerirei per il futuro alla Giunta di proporre al Consiglio una riforma della legge di contabilità che consenta un Regolamento consiliare più largo per quanto riguarda la legge finanziaria ma consiglierei anche di non far più pervenire in Aula provvedimenti onnicomprensivi come questo che stiamo discutendo oggi, perché credo che una delle argomentazioni su cui il centrosinistra e il centrodestra si sono trovati d'accordo nella scorsa campagna elettorale, una di quelle argomentazioni su cui dal punto di vista dei principi è difficile non condividersi gli uni con gli altri, è quella della semplificazione della legislazione regionale, arrivare cioè a leggi che siano immediatamente comprensibili, che siano facili da interpretare, nelle quali il cittadino non si perda come in un ginepraio dantesco senza riuscire più a trovare la luce della verità giuridica, il lume giuridico della verità. Quando si percorre sempre la stessa strada del legiferare, andando ad aggiungere normative a normative, intrecciando il nuovo all'esistente, è evidente che ne deriva il rischio di avere poi una normativa di difficile interpretazione, intricata, stratificata, una normativa nella quale non si destreggiano gli avvocati amministrativisti, figuriamoci quanto si destreggiano i cittadini!
Quindi è evidente che il percorso di quest'anno può essere tollerabile in presenza di un Consiglio che cerca di modificare il suo modo comportamentale, che cerca di avere strade più rapide per quanto riguarda il proprio meccanismo legislativo ma è altrettanto evidente che l'esperienza che noi abbiamo fatto nel corso della discussione della legge finanziaria, ed oggi del maxi collegato, non deve essere un'esperienza che passa invano perché se è un'esperienza che passa invano significa che noi non siamo intelligenti, nel senso che non siamo capaci di "intelligere" il messaggio delle cose che vengono fatte. Questo è il primo richiamo che io mi sentirei di trasmettere alla Giunta ed è un richiamo che ovviamente interessa anche il Consiglio in quanto è rivolto a garantire un miglior funzionamento del Consiglio ed una maggiore efficacia degli atti che dal Consiglio stesso vengono prodotti.
La seconda valutazione che vorrei fare (anch'essa di carattere generale e che rimanga come ragionamento per il futuro)è questa: dopo aver esitato la legge finanziaria, il Consiglio è stato chiamato a un'ulteriore micro maratona, durata qualche ora, per l'approvazione di un ordine del giorno che individuava numerosi suoi collegati, ipotizzando che i collegati potessero avere lo stesso percorso che il Regolamento effettivamente attribuiva loro e cioè arrivare all'approvazione in 40 giorni in Aula. Bene nessuno, dico nessuno, di quei collegati che forzosamente si sono voluti indicare come disegni di legge da approvare entro 40 giorni, viene approvato nel termine di 40 giorni; quindi anche quella fu una prova di muscolarità assolutamente inadeguata ai tempi, al Consiglio, alla democrazia parlamentare.
Altra cosa sarebbe stato, ed è, il fatto che la maggioranza indicasse le sue priorità politiche, in un ordine del giorno o in qualsiasi atto che ritenga, parlamentare o privato interno alla maggioranza stessa; ma si tratta, lo sottolineo, di priorità politiche, non di leggi che hanno tempi cogenti di approvazione e che debbono arrivare in Aula stravolgendo il calendario dei lavori e obbligando a maratone forzate su argomenti che sono tutto lo scibile umano e che paradossalmente potrebbero comportare la riforma dell'intera legislazione regionale in 40 giorni. Si tratta di priorità politiche! Cosa accettabile, cosa assolutamente condivisibile per voi che siete di maggioranza e cosa sulla quale discutere per noi che siamo di minoranza e che non siamo chiamati a bloccare il Consiglio, ma anzi siamo chiamati a fare in modo che il Consiglio, come voi, lavori bene e che il vostro lavoro sia migliorato dall'attenzione che noi vogliamo dare al vostro lavoro stesso.
Credo che queste siano due riflessioni importanti. Ne voglio aggiungere una terza, che si rivolge più che altro alla maggioranza affinché essa sappia trovare delle risposte che consentano nel futuro al Consiglio di lavorare meglio. E' una valutazione sul raccordo tra la Giunta e la maggioranza. Si è detto che ci poteva essere il rischio che i consiglieri che esprimono la minoranza consiliare potessero ritardare o impedire il lavoro del Consiglio, potessero addirittura fare dell'ostruzionismo su materie specifiche impedendo al Consiglio di legiferare e alla maggioranza di fare ciò che è suo diritto e cioè di fare delle leggi che traducono in pratica, in norma, il programma elettorale esposto.
Bene, io credo che il percorso di questo cosiddetto maxi collegato sia estremamente indicativo in materia, nel senso che questo maxi collegato è stato approvato in tempi non biblici in Commissione grazie alla disponibilità della minoranza. Disponibilità non significa che noi condividiamo il contenuto di ciò che avete scritto, disponibilità significa che noi ci siamo limitati a manifestare il nostro dissenso o le nostre proposte migliorative sulle parti che non abbiamo condiviso di ciò che avete scritto. Ma chi ha trattenuto il maxi collegato in Commissione, colleghi del centrosinistra, sono stati i consiglieri regionali del centrosinistra nel senso che i consiglieri regionali del centrosinistra e la Giunta stessa hanno presentato al testo del cosiddetto maxi collegato arrivato in Commissione una quantità di emendamenti tale che ha portato rinnovate discussioni su testi che non erano conosciuti da nessuno in sede di Commissione, nel senso che più di una volta i consiglieri di minoranza presenti in Commissione hanno avuto il testo del nuovo articolo che sarebbe stato poi approvato all'inizio della discussione dell'articolo stesso. Hanno qualche volta sollecitato il testo degli emendamenti immediatamente prima che gli emendamenti stessi venissero discussi e spesso la discussione è stata lunga, articolata e problematica, perché sostenuta da interventi di consiglieri del centrosinistra che la pensavano difformemente tra loro sugli stessi argomenti.
Quindi, colleghi, anche questo è un elemento di riflessione. Se voi volete che il Consiglio lavori, la Giunta e la maggioranza devono lavorare raccordate tra di loro, cioè la Giunta e la maggioranza, sui testi di legge, la devono pensare allo stesso modo, o comunque ci deve essere una maggioranza sufficiente all'interno della maggioranza che condivida ciò che la Giunta propone, perché se arrivano i testi della Giunta e la maggioranza ha una visione di molto difforme rispetto adessi, insomma, non è che sia una colpa dei consiglieri che rappresentano la minoranza se i tempi di Aula e di Commissione si dilatano.
Il Presidente della Commissione bilancio in questo, devo dire, è stato di grande correttezza e di esemplare senso delle istituzioni, riconoscendo più volte che il ruolo che aveva svolto la minoranza, durante i lavori della Commissione, era stato un ruolo collaborante, e che la gran parte dei ritardi accumulati nella discussione non era certo dovuta ad un'attività fuori norma o fuori misura da parte della minoranza.
Io credo che il ragionamento poi continui, sfilato, sino adesso che ci troviamo in Aula, nel senso che arriva un testo del disegno di legge 216/A, in Aula, che è quello che tutti quanti avete sotto mano. E' evidente che, su questo testo, come è legittimo, la minoranza presenterà qualche emendamento ma è assolutamente più interessante e sarà una cosa da verificare, nelle prossime ore, nei prossimi giorni, durante la discussione in Aula, se e quali emendamenti arriveranno eventualmente a questo testo da parte delle forze del centrosinistra o da parte della Giunta. Un testo, che è da quattro mesi sul nostro tavolo e che è stato, io immagino, vivisezionato sia dal centrosinistra che dalla Giunta espressa dal centrosinistra in tutte le sue componenti, in tutti i suoi aspetti, dal nostro punto di vista, dovrebbe arrivare in Aula "liscio"; io immagino che ve lo siate studiato, che l'abbiate verificato, che abbiate controllato anche le virgole e i punti e virgola di quanto c'è scritto, quindi credo che questo testo, che voi avete approvato, sia il testo definitivo.
Se, nei prossimi giorni, noi, di questa parte, avessimo la sorpresa di veder piovere su questo testo definitivo, studiato per quattro mesi, emendamenti nuovi sia da parte della Giunta che da parte del centrosinistra, beh, sarebbe un fatto sorprendente, colleghi, significherebbe che, se teniamo aperto altri tre mesi questo testo di legge, continuereste a modificarlo ogni giorno. Non è verosimile, è una cosa non utile e soprattutto è una cosa che ci impedisce anche di ragionare, perché su ciò che c'è scritto qua dentro si può ragionare perché noi conosciamo le parti dell'articolato, sappiamo e abbiamo delle idee su ciò che avete introdotto; alcune vostre intuizioni le condividiamo, su alcune cose non siamo d'accordo, ve lo abbiamo già detto e ve lo ripeteremo.
Ma se a questo testo, oggi, si aggiungessero, introducendoli ex novo, altri argomenti assolutamente anche questi non attinenti (perché nelle disposizioni varie può entrarci di tutto, voi siete abilitati a far entrare all'interno di questi fogli tutto ciò che volete su tutto lo scibile umano, perché è un provvedimento di legge, come i provvedimenti omnibus della passata legislatura, in grado di accogliere nel suo capiente abitacolo qualunque cosa), allora vi dovreste assumere la responsabilità di ulteriori discussioni in Aula. Peggio ancora, se una parte delle nuove leggi che voi volete introdurre non avrà l'accordo preventivo delle componenti il centrosinistra, Giunta e maggioranza, allora finiremo nuovamente per avere uno spettacolo simile a quello che si è verificato in Commissione, dove gli emendamenti presentati sono sconosciuti per la maggior parte al centrodestra e il centrosinistra se li discute al suo interno perché evidentemente non ha avuto modo e sede di farlo altrove, visualizzando così, anche in maniera manifesta, che non esiste un sostanziale accordo che vi consenta poi di portarli a compimento ed approvazione in tempi rapidi e brevi, come sarebbe se invece fossero discussi e approvati almeno tra di voi.
Quindi, il mio ragionamento non entra, e chiudo, nei termini delle proposte concrete espresse da questo disegno di legge, perché forse ci sono entrato nella stampa, in Commissione, tante, tante, tante volte, per cui credo che, sugli aspetti sostanziali, quello che avevamo da dirci, almeno sulle cose che sono scritte e non su quelle che verranno scritte nei prossimi giorni, ce lo siamo detti, però entra su una serie di problemi di tipo organizzativo, che sono di principio e che serviranno per il futuro, se affrontati e risolti nel termine giusto, ad evitare che il lavoro di questo Consiglio regionale diventi sempre più difficile e anche meno produttivo dal punto di vista di ciò che maggioranza e minoranza insieme riescono a fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, tanto per sgombrare immediatamente il campo da ogni possibile dubbio, dico che sono in totale dissenso nei confronti di questo disegno di legge collegato che ha tracimato i confini delle leggi regionali in materia di contabilità regionale per divenire a sua volta una vera e propria "controfinanziaria". Si tratta di una scorciatoia ai danni di questo Consiglio regionale, infatti nel presente disegno di legge c'è di tutto e di più. La Giunta regionale si è superata nell'inventarsi provvedimenti che, per approdare in Aula, avrebbero dovuto seguire un iter diverso da quello di un collegato, come d'altronde si è sempre fatto. E' una politica strana che, da un lato, va verso una direzione di totale quanto discutibile innovamento con la soppressione di enti e la creazione di nuove strutture regionali e, dall'altra, evidentemente sotto la formidabile spinta emotiva delle elezioni già svolte e da svolgersi, va verso il mantenimento di vecchie logiche assistenzialistiche e clientelari.
Denuncia, tra l'altro, che abbiamo sentito da parte di settori della maggioranza, anche questi giorni, per la troppa discrezionalità da parte della Giunta regionale; per dire la verità, è una denuncia che noi avevamo già fatto durante l'approvazione della legge salvacoste, dove noi ritenevamo, e riteniamo ancora, che ci siano elementi per pensare che da parte della Giunta regionale ci sia troppa discrezionalità, troppa possibilità di intervento anche senza il rispetto di regole precise. E' un provvedimento che accontenta da un lato chi vuole un cambiamento e dall'altro invece strizza l'occhio a chi vuole mantenere le conquiste del passato, a riprova che questa non è una Giunta tenuta insieme da un collante programmatico ma, meno prosaicamente, da un accordo di potere.
Questa Giunta regionale è stata insuperabile nell'atteggiamento "gattopardesco" politico di chi, mutando la propria pelle, non ha cambiato le vecchie abitudini; le riforme meglio sbandierarle che portarle a compimento! Io non so che fine faranno le ventilate riforme del consorzio industriale o delle stesse comunità montane che, da mesi, stanno aspettando di arrivare a compimento, però mi pare che sia tutto fermo. In verità, in questo disegno di legge collegato, di innovativo rimane solo poca roba e, soprattutto, mi pare che tutto questo contesto sia una vera e propria babele legislativa.
Se andiamo a vedere, alcuni provvedimenti specifici, come dicevo, avrebbero dovuto essere approfonditi nelle Commissioni competenti, sono stati invece subito catapultati in Aula. Perché? Ad esempio, per quanto riguarda il progetto "Sardegna Promozione", io non trovo in esso molta differenza dalle competenze dell'ISOLA, istituto che è stato soppresso. L'ISOLA ha svolto un suo ruolo, giusto o sbagliato, oggi però, praticamente, si vuole fare un'altra cosa che non mi pare molto diversa. Come pure il Fondo regionale per lo sviluppo e la coesione territoriale, mi sembra un provvedimento un po' demagogico, insomma, che si vuole alimentare soprattutto sulle plusvalenze, ma io credo che veramente avrà poche risorse a disposizione, a meno che non ci sia da parte della Regione la volontà di rimpinguare con proprie risorse questo capitolo, però effettivamente credo che questo sia più un provvedimento improntato alla demagogia che ad altro. Così come il progetto relativo a "Sardegna fatti bella", anche questo non mi pare che sia una cosa innovativa e importante; la vedo come una riedizione del programma dei lavori socialmente utili e niente più, perché le cose contenute all'interno di questo provvedimento sono le stesse, identiche a quelle contenute nel programma dei lavori socialmente utili.
Così come il progetto ambizioso, importante, devo dire, di "Sardegna parla inglese" che, secondo me, è una delle cose più importanti contenute all'interno della legge, però anche qui bisogna capire bene chi e come gestirà questo progetto; perché, se queste risorse andranno nelle scuole, io sono perfettamente d'accordo che siano loro a gestire questo capitolo, la mia preoccupazione, perché non è contenuto nella legge, è che la Regione si voglia mettere a fare corsi di inglese collaterali alle scuole, allora si innescherebbe un'altra di quelle manovre clientelari infinite alle quali ci sta abituando questa Giunta regionale.
Ci preoccupano, invece, le già spaventose crepe che si sono aperte con la manovra finanziaria riguardo ai settori portanti della nostra economia, come la formazione professionale, l'agricoltura, il turismo, l'industria. Tutti falcidiati da imponenti tagli che trovano purtroppo conferma in questa manovra. Una conferma che allontana sempre più le speranze di questi settori di trovare un sostegno adeguato per il rilancio economico nei campi di loro pertinenza. La stessa Agenzia regionale per le entrate è, ritengo, una cosa seria, ma sicuramente alcune cose sono cambiate in questi ultimi tempi; noi tutti, maggioranza e opposizione, abbiamo fatto una battaglia perché riteniamo una giusta rivendicazione questa sulle entrate, però, mi pare che l'enfasi, che ha accompagnato la volontà e la convinzione iniziali, si stia un po' affievolendo. Non sarà forse perché nel frattempo è cambiato il Governo nazionale, sta per cambiare il Governo nazionale e probabilmente adesso che è cambiato l'interlocutore a Roma magari le battaglie non saranno più quelle di prima?
BIANCU (La Margherita- D.L.). C'è sempre Berlusconi, Ladu.
LADU (Fortza Paris). Biancu stai zitto, non parlare. Biancu, sto parlando io.
Allora, probabilmente, queste battaglie sulle entrate si facevano perché c'era il Governo Berlusconi, giustamente! Io non vorrei che queste battaglie adesso non si facciamo più perché è cambiato l'inquilino a Palazzo Chigi.
Le battaglie le faremo lo stesso anche dopo, perché vorremmo che questo discorso...
BIANCU (La Margherita-D.L.). Ne faremo anche quando ci sarà Prodi.
AMADU (U.D.C.). Vi vorrò vedere!LADU (Fortza Paris). Ma, Biancu, cosa stai dicendo? Non capisci nemmeno tu quello che stai dicendo!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, si rivolga alla Presidenza. Onorevole Biancu, consenta all'onorevole Ladu di continuare il suo intervento.
(Interruzioni)
Onorevole Rassu, per cortesia!
LADU (Fortza Paris). Questa Agenzia regionale per le entrate, io sto pensando che è nata in un particolare momento...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu! Onorevole Ladu, prosegua il suo intervento. Onorevole Rassu, la prego di controllarsi.
LADU (Fortza Paris). Io voglio continuare il mio intervento, non voglio essere interrotto né da Biancu né da altri, insomma!, Noi siamo convinti che questa battaglia sulle entrate debba continuare anche con maggior forza, perché è una battaglia che è nata tanti anni fa, ha avuto, diciamo, un momento di particolare virulenza, giustamente, anche visto il particolare momento politico, adesso bisogna vedere cosa succederà. Certo è che questa è una giusta rivendicazione, come tante altre riguarda la Sardegna, e va comunque portata avanti.
All'articolo 15 di questa manovra, vediamo che ci sono dei provvedimenti che sono stati oggetto di diverse valutazioni, tutte negative, da parte delle organizzazioni sindacali, di categoria e degli operatori di settore, tutte espresse attraverso una serie di documenti volti a modificare il testo dell'articolo, nel tentativo, spero non vano, di migliorarlo e correggerlo laddove sarà possibile. Mai, nel passato, si è mortificato il settore della formazione professionale fino a farlo apparire, come ripetutamente ha tentato di fare questa Giunta, un mostro mangiasoldi, un parassita da eliminare come dannoso e nefasto.
Io credo che una semplificazione, come questa, della formazione professionale sia davvero pericolosa, anche perché la formazione professionale ha svolto un ruolo importante in Sardegna oltre che in Italia e riteniamo che una diversificazione della possibilità di poter scegliere i corsi di studi nelle scuole superiori sia un antidoto contro la dispersione scolastica. Noi temiamo, insomma, che con questo si aumenterà purtroppo la dispersione scolastica oggi in Sardegna per cui il fatto di aver assunto questo atteggiamento nei confronti della formazione professionale sia un errore da parte di questa Giunta regionale. Credo che questo provvedimento creerà nuovi disoccupati, d'altronde da quando c'è questo Governo della Regione la disoccupazione è in un aumento, una tendenza che si è invertita, diciamo, da due anni a questa parte. Io non vorrei che la disoccupazione in Sardegna davvero continuasse ad aumentare insieme agli appartenenti alla formazione professionale che non avranno la possibilità di trovare un nuovo lavoro.
La Sardegna ha il triste primato per quanto riguarda la dispersione scolastica e noi siamo convinti che queste misure vadano proprio nella direzione di un ulteriore aumento della dispersione scolastica. Eppure, la formazione professionale è sancita dalla legge, quindi istituzionalizzata, ha dato i suoi buoni frutti come viene attestato dal crescente numero di iscrizioni e da un corpo docente qualificato e fortemente motivato. Il pericolo che si perdano queste professionalità, creando una nuova disoccupazione, è reale e noto a tutti. Tutto questo da parte di una Giunta regionale che ha fatto della conoscenza un suo cavallo di battaglia, però mi pare che sia una conoscenza un po' a senso unico, i risultati lo stanno dimostrando anche se poi i conti li faremo a fine mandato.
Per quanto riguarda il discorso delle tasse, questa Giunta regionale conferma l'indirizzo nazionale di un centrosinistra che governa tassando oltre misura i cittadini, quindi una nuova Regione che si è inventata delle tasse che difficilmente troveranno applicazione per una mancanza di legittimità da parte di un ente regionale a imporre provvedimenti impositivi di carattere fiscale. E' questa la dimostrazione che, quando non si sanno dare risposte, si inventano soluzioni che possono essere, tipo questa di nuove tasse, sicuramente a danno di tutti i cittadini. Un modo di governare quindi lontano dalle aspettative della gente e che caratterizza i governi privi di un respiro progettuale politico.
Chi ha memoria storica ricorderà come già i precedenti Governi Prodi e D'Alema ricorrevano con una certa frequenza alle famose una tantum, la tassa sulla salute, la tassa sull'euro, la carbon tax e gli incentivi alla rottamazione per ingraziarsi la FIAT, FIAT che adesso è in crisi di astinenza e ha bisogno di ulteriori interventi.
Staremo a vedere cosa succederà, cosa farà questo nuovo Governo nazionale di fronte a delle aziende, queste sì, veramente mangiasoldi che ogni paio d'anni devono essere un po' rimpolpate con interventi pubblici. Peccato che qui con le tasse si colpisca soprattutto un settore, quello turistico, che a detta di tutti può costituire il volano dei futuri progetti di rilancio economico della nostra Isola. L'imposta regionale su aeromobili ed unità da diporto credo che sia una imposta che creerà pochi guadagni, darà poche risorse alla Sardegna ma soprattutto saranno molte di più quelle che farà perdere alla Sardegna perché io credo che noi in questo modo allontaneremo un certo tipo di turismo vacanziere che veniva in Sardegna in tutti questi anni. Questi provvedimenti non faranno altro che allontanare il turista che si dirigerà verso altre Regioni che, in questo momento, ben più accorte della Sardegna stanno facendo politiche diverse, di attrazione verso una certa fascia di turismo nei loro territori. Noi invece pensiamo in questo modo di guadagnare qualche soldo in più, sicuramente i soldi che perderemo saranno di gran lunga superiori a quelli che incasseremo.
C'è da chiedersi in che cosa consiste il "nuovo", tanto sbandierato dal Presidente della Giunta, dove si nasconde il modello di Regione moderna e all'avanguardia, con i luminosi orizzonti vagheggiati dove i sardi apparivano dei giganti. Non si vede nulla di tutto quello che è stato detto in passato, di tutte le cose che sono state dette anche durante le campagne elettorali. Oggi invece il ritorno alla realtà è sempre più tragico, infatti ci troviamo di fronte ad una Sardegna in pieno dramma economico. Se qualcuno del centrosinistra volesse esultare anche al risultato elettorale di queste ultime elezioni, io credo che sia ancora presto, cioè i risultati li vedremo in seguito, l'onda lunga non è ancora finita, bisogna dirlo, c'è stato un quadro politico che ha determinato una certa situazione e quindi aspetteremo ancora. Noi comunque continueremo a fare le nostre battaglie perché non condividiamo la politica che sta portando avanti questa Regione, tenteremo di fare in modo che la Sardegna abbia un governo che dia risposte concrete alla sua popolazione, che finisca di fare una campagna demagogica che alla fine non darà risultati alla Sardegna, non creerà prospettive di sviluppo per questa Regione, quindi la demagogia alla fine farà la fine che deve fare. Noi siamo invece di fronte a un'Isola in pieno declino socio-economico dove tutte le attività segnano il passo.
Economie storiche come l'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato vivono una fase di recessione, la più drammatica della storia autonomistica. Il turismo segna il passo ed è incapace di entrare nei mercati con una spinta innovativa davvero in grado di competere con le zone più direttamente concorrenti della nostra offerta di vacanze. Credo che, di tutte queste cose, di tutti questi problemi che riguardano la vera economia della Sardegna non ci sia nulla all'interno di questo collegato alla finanziaria, che poteva avere un percorso diverso con un maggiore approfondimento all'interno delle Commissioni, mentre noi oggi praticamente approviamo un provvedimento che avrà, credo, poca importanza per quanto riguarda il futuro di crescita e di sviluppo di questa Regione. Per quanto ci riguarda, ci opporremo a provvedimenti che sono solo ed esclusivamente di facciata e che nulla hanno a che vedere con le opportunità di crescita e di sviluppo di questa Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo ancora la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Floris Vincenzo, Sanna Alberto, Pirisi, Sanciu, Capelli, Davoli sono presenti pur non essendo riusciti a votare.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 64 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU'- PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - VARGIU.)
Constatata la presenza del numero legale, proseguiamo con la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Io credo che possiamo sicuramente convenire su un aspetto con i colleghi del centrodestra, almeno con quella parte di colleghi che hanno fatto uno sforzo serio, direi, nella interpretazione e nella valutazione dei provvedimenti contenuti all'interno di questo collegato. La prima considerazione è che certamente la legge di contabilità a questo punto debba essere modificata, diversamente il rischio, così come abbiamo visto, è di una finanziaria abbastanza contenuta e per certi versi obbligata, di una finanziaria che potremmo quasi definire senz'anima proprio perchè l'anima in questi casi viene attribuita da provvedimenti che sono successivi alla finanziaria ma che con essa costituiscono un tutt'uno, appunto i collegati.
La finanziaria acquista un'anima solo se letta unitamente ai collegati e non in maniera separata da essi. Onorevole Ladu, non v'è dubbio che, fra i collegati, questo relativo alla materia di entrate, riqualificazione della spesa politica e sociale di sviluppo sia uno di quelli centrali, uno di quelli importanti, condiviso o non condiviso che esso sia. Ora, io provo a separare i due argomenti, cioè a separare le previsioni all'interno della normativa contenuta nel collegato relativamente alle entrate, dalla politica di impegno e della spesa.
Io credo che possiamo concordare sul fatto che, per la prima volta, in maniera seria, puntuale, precisa ma soprattutto direi in modo molto determinato, quindi ricercando a tutti i costi un risultato positivo, si affronta la problematica delle entrate con elementi innovativi; alcuni possono essere condivisi da tutti, quindi ci vedono comunemente d'accordo, altri possono pure suscitare delle perplessità, su questi ultimi presumibilmente si è concentrata maggiormente l'attenzione.
Il centrodestra dice che, relativamente alla politica delle entrate, la Giunta regionale dà per scontato che alcune delle risorse, che rivendica nei confronti dello Stato, siano risorse certe, su questo argomento abbiamo già discusso in passato e abbondantemente, abbiamo detto che quelle risorse sono in ogni caso ancorate a fatti di concretezza e soprattutto che l'inserimento di quelle risorse, come previsioni di entrate, assumono un forte significato politico, cioè l'apertura di un confronto permanente, duraturo, forte, deciso nei confronti del Governo nazionale rispetto alle mancanze che, sino a questo momento, hanno caratterizzato quella iniziativa. Abbiamo detto che quelle carenze, relativamente al Governo nazionale, non sono ascrivibili solo ad una parte politica, l'abbiamo detto con molta onestà, sostenendo che si tratta di carenze ataviche che affondano nella notte dei tempi ma che tempo è arrivato che d'ora innanzi vengano recuperate e si segua un criterio di correttezza e di certezza per quanto riguarda il futuro.
Almeno sulla filosofia, sulla necessità di impostazione di questa battaglia che deve essere unitaria se vogliamo che si raggiunga un risultato, io credo che tutti possiamo concordare; poi vi è invece un'altra parte delle entrate contenute espressamente in questo maxi collegato, quella che va dall'Agenzia delle entrate, dalla rivendicazione, lo ripeto, delle compartecipazioni regionali relative alle quote IRPEF e IVA, alle imposte sulle plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case da non residenti, all'imposta sulle seconde case, sempre di non residenti e utilizzate a fine turistico, sino agli aeromobili ed unità da diporto. Io riconosco, per esempio, che l'imposta sugli aeromobili ed unità da diporto, è un'opinione del tutto personale, probabilmente non porterà nelle casse della Regione grandi risultati, mentre credo che le altre imposte previste ne porteranno; poi si può aprire pure un dibattito in futuro dopo che si vedrà cosa accadrà rispetto a quelle eccezioni di illegittimità di tipo costituzionale che, da alcune parti, sono state poste in base alla tesi che non possono, i cittadini di una nazione, essere divisi in residenti e non residenti e quindi soggetti ad imposizione diversificata a seconda che siano residenti o meno.
Al di là di quel dibattito, puramente teorico, che oggi avviene nell'Aula e che è evidentemente affidato, ove richiesto, all'espressione di altri livelli istituzionali, si prova ad affrontare in maniera coerente e concreta il problema di una regione che ha carenza di risorse e che apre un confronto con lo Stato da una parte cercando dall'altra parte di sopperire a quella carenza anche attraverso iniziative che, sino a questo momento, non erano state mai pensate e quindi tantomeno mai introdotte.
Ora, usiamo il termine giusto, la Sardegna è una terra di poveri, una terra dove c'è un livello di occupazione che non tende purtroppo a crescere, una terra dove il settore industriale, che pareva avere iniziato una qualche forma di decollo, va continuamente incontro invece a blocchi e le aspettative non hanno mai i risultati purtroppo sperati, è una terra dove c'è carenza di istruzione, carenza di lavoro,dove c'è molta sofferenza e dove ci sono ancora notevoli e forti ingiustizie sociali.
A me risulta che alcuni componenti del Gruppo di Rifondazione abbiano presentato, come primi firmatari, una proposta, così come abbiamo fatto noi. Onorevole Ladu, il problema non è che il centrosinistra vuole a tutti i costi infierire e inserire nuove imposte, il centrosinistra viaggia in un'ottica di riequilibrio sociale in un territorio dove di riequilibrio sociale c'è bisogno. Quelle due proposte a cui prima facevo riferimento, una tende all'istituzione generica del reddito di cittadinanza, ed io credo che sia tempo che la competente Commissione la esamini, la definisca e la faccia approdare in ogni caso in Aula; l'altra è una proposta di legge che tende ad introdurre, in questo caso le do ragione, nuove imposte ma non facendo più la distinzione fra residenti e non residenti, anzi le introduce sui residenti, i cui redditi siano superiori alle risorse medie a cui un lavoratore, che conduce pure una vita dignitosa, aspira, quindi si tratta di redditi medio-alti, e in parte gravano in una misura anche maggiore sulla politica, cioè su chi trae ulteriore fonte di reddito anche dalla politica.
Quella proposta di legge tende a garantire una qualche forma di perequazione sottraendo, attraverso un criterio impositivo tutto regionale, a chi più ha per consentire a chi meno ha e a chi vive in condizioni di assoluta povertà o di indigenza di poter trascorrere in maniera più serena la propria vita. Anche questa ormai è depositata in Commissione da un po' di tempo e, siccome ne sono il primo firmatario, chiederò che, entro tempi ragionevoli, dalla Commissione venga esaminata ed esitata in quella o anche in altre forme. Dicevamo: è una terra di poveri, una terra dove alcune centinaia di migliaia di persone, a fronte di una popolazione di 1 milione e 600 mila abitanti, vivono con un reddito tra i 300 e i 400 euro mensili, cioè un reddito assolutamente insoddisfacente che non garantisce condizioni certamente di vivibilità decenti.
Ora, tornando al maxi collegato, alcuni dell'opposizione segnalavano la preoccupazione che nascano emendamenti ulteriori, successivi, proposti dalla Giunta regionale o dalla maggioranza. Colleghi, è inutile cercare di occultare e non anticipare ciò che avverrà; per averlo appreso per la verità in maniera assolutamente indiretta e non per averne avuto un confronto, così come sarebbe stato utile, sappiamo che la Giunta regionale sta per predisporre qualche emendamento, che ci pare anche di grande portata, nel senso che uno di quelli non scorrerà con serenità e che è probabilmente destinato ad incidere. Io personalmente lo conosco per averlo estrapolato da Internet, non perchè vi sia stato un canale di comunicazione fra banchi della maggioranza e Giunta regionale. Bene, è una carenza, questo emendamento presumo che in Aula arriverà e in quella fase evidentemente non solo maggioranza e Giunta regionale, ma tutto il Consiglio proveranno ad intessere un colloquio su di esso, ad approfondire, con tutte le forme dialettiche possibili, la portata e l'utilità dello stesso, la filosofia che lo sorregge e a che cosa tende.
Intendo riferirmi a quell'emendamento, apparso in Internet, relativo ad una valutazione, con una successiva approvazione, credo, con un atto formale da parte della Giunta, del gestore unico dei rifiuti che verrebbe unificato con il gestore delle acque, sul quale sinceramente non esprimo pareri perchè prima devo comprenderne la portata ed anche l'utilità, soltanto dopo evidentemente esprimerò il mio parere, così come credo tanti altri colleghi del Consiglio regionale. Altrettanto dicasi per alcune altre norme, per come sono delineate o fissate, relativamente ad alcune categorie di lavoratori all'interno del maxi collegato, a partire da quelle relative alla formazione professionale, o ad enti che cambiano la propria connotazione, eccetera; credo che una nuova riflessione, al di là di quella che si è compiuta in Commissione, che ciascuno di noi ha fatto personalmente, anche in quella direzione debba essere fatta, non mi meraviglierei e non mi scandalizzerei se venissero presentati emendamenti dall'una e dall'altra parte, nonostante tutto il dibattito svolto sino a questo momento, a condizione che siano emendamenti tendenti a migliorare la portata della norma e a rendere maggiore giustizia.
Da tutto ciò che cosa emerge? Che vi è una volontà ed una forte determinazione della maggioranza ad andare avanti in questa direzione, che nell'insieme comprendiamo e condividiamo la portata dei collegati alla manovra finanziaria e, lo ammettiamo, che c'è una rinnovata esigenza di maggiore confronto e volontà di colloquio permanente, duraturo, costante, quindi significa, onorevoli Assessori, con evidentemente capacità di ascolto reciproco, bi-direzionale, fra Giunta regionale e Consiglio regionale nella sua interezza, intanto per la parte che riguarda quella capacità di ascolto fra Giunta regionale e maggioranza del Consiglio regionale, estendendo poi tutto questo all'intero Consiglio regionale. E' una carenza, a mio avviso, alla quale va posto rimedio, non è la prima volta che viene segnalata, però credo che, a questo punto, al di là delle segnalazioni, sia assolutamente necessario che questo raccordo diventi una comune esigenza, una comune consapevolezza e anche, da questo momento in poi, pratica costante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, leggendo e studiando il maxi collegato alla legge finanziaria, l'ormai famigerato maxi collegato, mi è sorta spontanea l'esigenza di verificare se la radice etimologica del termine utilizzato corrisponde alla realtà o meno. E' frequente che, in politica, in un linguaggio ormai divenuto gergo, spesso criptico nei confronti del cittadino che ascolta, si utilizzino termini che, nell'uso comune, indicano una cosa, un'azione, una situazione, attribuendo ad essi invece un significato pratico assai diverso ma accettato e codificato dagli addetti ai lavori, cioè da noi, in questo caso. Si tralascia talvolta, insomma, in politica l'utilizzo corretto del wording, termine inglese che si potrebbe tradurre con "arte di scegliere la parola giusta nel giusto contesto".
Aveva proprio ragione Adenauer ad affermare di capire perchè i Dieci Comandamenti sono tanto chiari e privi di ambiguità, perchè non li ha scritti un politico! Così, ad esempio, una disarticolata commistione di forze politiche di origine, principi, idee, iconografie diverse, viene chiamata "unione". Meno male che ci pensano Uras e Maninchedda a far emergere le divergenze parallele all'interno del centrosinistra! Così assai poco si attaglia, a questa accozzaglia di provvedimenti, il termine "collegato" riferito alla legge finanziaria recentemente approvata: tutto può essere considerato l'argomento in questione fuorché un qualcosa di collegato alla legge finanziaria. Non lo è in quanto totalmente difforme rispetto all'articolo 10 della legge numero 11 del 1983, non lo è in quanto contrario nei fatti all'articolo 34 del Regolamento consiliare. Entrambi i testi parlano infatti di più collegati alla manovra finanziaria e non di un solo collegato che comprende una pluralità di interventi.
Dai testi citati emerge invece il contrario; il legislatore ha ritenuto opportuno non accorpare più materie in un solo provvedimento ma ha previsto e disposto che le materie stesse siano inserite in più disegni di legge ed affidate all'esame delle varie Commissioni consiliari. Si è seguita insomma, in questo caso, non è il primo ma forse è il più eclatante dall'inizio della tredicesima legislatura ad oggi, la strada della legislazione creativa per un puro calcolo sui tempi e sulle comodità pratiche del Presidente, infastidito dalle lungaggini - così egli le considera - di un Consiglio regionale che egli mal sopporta e che dovrebbe essere semplicemente, a suo parere, un tavolo tecnico di ratifica delle proprie decisioni.
Il passaggio consiliare è visto ancora una volta dal Presidente come una vuota e noiosa liturgia di cui egli vorrebbe fare a meno. Non ha forse vinto le elezioni? Non tiene forse in perpetuo scacco i consiglieri di maggioranza sotto la minaccia dello scioglimento? Allora, bando alle perdite di tempo che disturbano il manovratore, bando alle discussioni, alle valutazioni, alle mediazioni, al dialogo! C'è un Presidente, ubi maior minor cessat, il minore ancora una volta è il Consiglio regionale! Quindi mentre la legge e il Regolamento indicano espressamente la prassi di non accorpare più materie in un solo provvedimento, il principe è al di sopra della legge e del Regolamento. La legge e il Regolamento hanno previsto e disposto che le varie materie siano inserite in più disegni di legge ed affidate all'esame delle varie Commissioni consiliari? Da oggi non si fa più! "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole". La prassi è proseguita fuori dai canoni della normalità anche in fase di discussione in Commissione, con un improbabile ruolo di coordinamento svolto dalla terza Commissione, che ha dovuto esaminare provvedimenti del tutto estranei alle proprie competenze, prestandosi così ancora una volta ad attuare una delegittimazione del Consiglio regionale pur essendo di esso espressione.
Ma anche volendo tralasciare l'aspetto per così dire formale (pur essendo, la forma, sostanza in questo contesto istituzionale), molto c'è da dire e molto c'è da riflettere sul merito di questo provvedimento; il presidente Mario Floris faceva notare, ponendo una questione pregiudiziale, che il Consiglio regionale da oggi voterà una serie di scatole vuote: titoli ma non contenuti, enunciazioni ma non dati certi e verificabili. Come per le nuove imposte di Soru, quelle tasse che graveranno sul turismo proprio alla vigilia dell'avvio della stagione estiva. Aspetti di dubbia legittimità sotto il profilo costituzionale, anzi, di certa illegittimità alla luce di molte sentenze già emesse. Fumose o del tutto ignote sono le notizie sui criteri che saranno attuati, labili i presupposti giuridici, eteree le stime preliminari sui destinatari e gli effetti, assolutamente aleatori gli introiti. Fin da oggi entreremo nel merito dei vari articoli e del loro contenuto, ma molto di ciò che doveva essere chiaro non lo è ancora, non si sa ad esempio a quanti fabbricati verranno applicate le nuove tasse, quanto la Regione prevede di incassare, da quali presupposti si è partiti per definire i parametri di pagamento, e tante altre cose ancora.
Vorremmo sapere inoltre se la Giunta regionale ha valutato il deprezzamento che tali capitali immobiliari subiranno per effetto di questo provvedimento e quale sarà il danno indotto per l'industria turistica sarda, cioè per quel settore fatto di piccole imprese artigianali, dall'alimentare ai trasporti, dalla ristorazione al diporto, dai servizi all'artigianato, che subiranno una grave perdita di fatturato per effetto del fatto che, avere casa al mare in Sardegna, sarà sempre più caro, sempre meno appetibile, sempre più elitario.
Non meno preoccupante è il pericolo che questa operazione dia il destro, anche se in verità si tratta piuttosto di un aspetto sinistro, a speculazioni di vario genere che vedranno avvantaggiati gruppi imprenditoriali noti e meno noti. Di alcuni di essi, che hanno potuto usufruire in anteprima della visione dall'alto dei beni di famiglia, si potrebbe già fare il nome, e lo faremo.
Cagliari si sta dotando di un nuovo porto, anche per accogliere il diporto importante, quello che muove denaro e lo lascia in città, e per farvi sostare le navi da crociera, la Regione cosa fa? Inventa una tassa che penalizza il diporto e le navi da crociera! Meno male, dico meno male che la Corte Costituzionale ha già decretato la fine di simili fughe in avanti da parte di alcune Regioni. Attenderemo che si pronunci sulle tasse di Soru, ma forse non solo su quelle, anche su alcuni aspetti della programmazione territoriale che evidenziano il forte dirigismo della Regione sulle scelte dello sviluppo e di governo del territorio, così come anche sul versante esecutivo ed attuativo; un rafforzamento della Giunta regionale, e soprattutto della Presidenza, quale soggetto fondamentale e in certi casi unico nella programmazione, un ruolo secondario, marginale, dei Comuni nella pianificazione territoriale; l'assenza del principio di sostenibilità sociale e quello altrettanto fondamentale di sostenibilità ambientale. Insomma, un regime vincolistico che prescinde dalle reali condizioni di vita e di ambiente, anche storiche e culturali, che suggerirebbero invece scelte più appropriate, specifiche e da collocare in un lasso temporale adeguato.
Il giudizio è insomma negativo, è mancato ancora una volta un reale coinvolgimento dei soggetti interessati e un tempo adeguato per la valutazione. I momenti di consultazione collettiva adottati, gli ormai famosi cinque minuti a Comune, rappresentano una volontà di occultare la cancellazione dell'esperienza concertativa, sia con le rappresentanze economiche e sociali, sia con gli enti locali. Anche la CISL aveva chiesto un momento di riflessione più approfondito sui provvedimenti che stanno per essere emessi, sottolineando che molti potranno essere gli effetti deleteri a breve, a medio e a lungo termine, nel tessuto sociale, produttivo e nelle funzioni e nei poteri degli enti locali. Gli aspetti negativi riguardano insomma questioni fondamentali che toccano gli interessi dei cittadini, delle comunità e della Sardegna nel suo complesso.
Nel tema dell'ambiente, ad esempio, l'idea prevalente è la conservazione del territorio, attraverso forme e strumenti di vincolo che non tengono conto di chi vi abita, dei sardi, delle loro esigenze, delle loro attività! La tutela del territorio, principio al quale tutti in coscienza ci sentiamo di riservare la massima attenzione, va rapportata alle caratteristiche sociali ed economiche della Sardegna. E' assente in questa direzione un piano generale di sviluppo in grado di supportare le scelte della pianificazione ambientale ed urbanistica. I vincoli e le prescrizioni che Soru sta per decretare prescindono da esigenze primarie che dovrebbero guidare la gestione del territorio.
In questo provvedimento, mi fa piacere, nel contempo me ne dispiaccio ma è mio dovere, sottolineare, anche se non si tratta di uno degli aspetti più importanti, che non poteva mancare un attacco ulteriore alla caccia, quella rispettabile attività alla quale il presidente Soru, pacifista convinto, ha dichiarato guerra senza rispetto per 48 mila cittadini sardi, onesti e incensurati che hanno l'unico torto di voler praticare un'attività che ogni mente ambientalista illuminata considera, non solo compatibile, ma anzi imprescindibile per una corretta gestione ambientale. L'attacco alla caccia, nascosto tra le righe - diciamo - viene mosso questa volta simultaneamente su due fronti: nell'articolo 18 viene sancito un principio già sancito, ovvero che l'Assessore competente consente il prelievo in deroga solo nei casi disciplinati dalla direttiva europea cui fa riferimento la legge regionale. Una banalità degna di La Palisse. E' chiaro che una legge regionale, che recepisce una legge nazionale che a sua volta recepisce una legge europea, deve restare nell'ambito indicato dalle leggi che recepisce.
Ma non è tutto, se non fosse stata abbastanza chiara la volontà persecutoria nei confronti della caccia, ecco che Dessì completa il suo capolavoro! Il testo afferma che, a determinare l'opportunità o meno della caccia in deroga sarà non la Regione, che sulla caccia ha una competenza primaria più volte rivendicata, ma l'Istituto nazionale della fauna selvatica. La Regione, insomma, rinuncia anche ad avere voce in capitolo sul fatto che gli agricoltori sardi subiscano danni dai selvatici nocivi. Onorevoli colleghi della maggioranza, andate a spiegare ai cacciatori che vi hanno votato, perchè la caccia è un'attività molto trasversale in senso elettorale, quanto sta facendo il vostro Assessore per loro, spiegate voi che i parchi regionali, le oasi e tutte le altre invenzioni della Giunta faranno della Sardegna una riserva indiana nella quale i sardi non saranno più padroni a casa loro, dove sarà vietato tutto, non solo la caccia, ma anche il transito, la raccolta della legna, l'agricoltura, l'allevamento, l'uso dell'acqua, esattamente con gli stessi vincoli del defunto Parco Nazionale del Gennargentu!
PIRISI (D.S.). Non dire fesserie, però, ajò!
ARTIZZU (A.N.). Ma sia più educato!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, moderi i termini. Prosegua, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). La richiamo all'educazione, ad un uso corretto delle parole, la prego! Io non l'ho insultata.
PIRISI (D.S.). Chiedo scusa.
ARTIZZU (A.N.). Accetto le scuse.
Infatti, per chi ancora non lo sapesse, Pirisi ad esempio, i parchi regionali sono equiparati, per legge, in tutto e per tutto ai parchi nazionali. L'esame degli articoli consentirà di contemplare meglio in tutti i suoi dettagli questo ennesimo capolavoro di Soru.
(Interruzione)
Che faccio, Presidente, vado avanti o mi interrompo?
PRESIDENTE. Vada avanti, prego.
ARTIZZU (A.N.). Ecco comunque che oggi in modo…ma la prego…
PIRISI (D.S.). Ma tanto la gente sente, è un affronto alla sua intelligenza, lei è una persona intelligente….
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, potrà nel corso della discussione degli articoli intervenire e controbattere. Consenta all'onorevole Artizzu di esprimere liberamente le sue opinioni.
PIRISI (D.S.). L'onorevole Artizzu sa che lo stimo…
ARTIZZU (A.N.). La stima è reciproca.
Ecco comunque che oggi, in modo ancora più chiaro rispetto al passato, si delinea quale tipo di Regione voglia Soru, che tipo di rapporto egli instaura con il Consiglio regionale di cui, pure, egli stesso è componente. Il suo operato somiglia sempre più a quello dello sciamano, quella figura misteriosa e terribile dei villaggi africani o equatoriali ancora ai nostri giorni. Lo sciamano vive isolato dal popolo, eppure le sue scelte sono per esso determinanti, egli decide per loro. Quando si deve fare una scelta importante per la comunità, se fare la guerra o no, se seminare o no, se ammazzare il maiale con la luce crescente o con la luna calante, è lo sciamano a dire l'ultima parola. Tutto il popolo attende che lui si pronunci, nulla si discute, egli decide da solo dopo essersi consultato con gli spiriti guida e dopo aver adorato il totem del villaggio. Alla fine emette la sentenza, che è sempre inappellabile e che va presa come cosa giusta, come volontà degli dei: "Così è deciso, vi sta bene, vi sta male, non cambia niente, la Regione sono io!".
Per non perdere tempo in noiose sedute consiliari, alle quali peraltro non partecipa neanche in occasioni così importanti, il Presidente della Regione mette tutto dentro un maxi collegato, un elenco di titoli senza contenuti certi, un qualcosa da comprare, anzi, da votare, per chi lo voterà, cioè voi, colleghi della maggioranza, a scatola chiusa. Ricorderete Micromega, l'extraterrestre di Voltaire, prima di ripartire verso il suo pianeta lascia ai terrestri un libretto nel quale aveva promesso che avrebbero potuto leggere tutti i misteri della scienza, tutto lo scibile umano. Quando lo aprirono, videro che le pagine erano bianche, non c'era scritto niente. Anche il vostro Micromega ha fatto così, solo che siete ancora una volta voi a dover dare carta bianca a lui!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU(Segue ARTIZZU.) Mi chiedo, anzi, mi sono chiesto più volte se ha senso stare all'opposizione, voler fare opposizione con questi pochi mezzi che la legge elettorale e il Regolamento consiliare ci assegnano. Visto che non cambia nulla, non sarebbe meglio cercare un atteggiamento più tollerante, magari collaborazionista, verso il Presidente e la maggioranza? La risposta è no! Davanti ad un esercizio così arrogante e prevaricante del potere, davanti alla violenza verbale di un simile piccolo tiranno è un onore essere all'opposizione. Potremo sempre dire con orgoglio: "Tutto questo non lo ha fatto con il mio voto, non l'ha fatto con il mio consenso, non l'ha fatto con il mio silenzio complice!"
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, il disegno di legge numero 216 presentato dalla Giunta regionale costituisce il logico approdo di un processo di elaborazione e discussione che trae le sue fondamenta nelle linee tracciate dal DPEF 2006-2008. Già in esso avevamo affermato l'intenzione di voler realizzare una manovra finanziaria complessiva che sapesse cogliere l'esigenza di coniugare l'obiettivo della diminuzione del deficit finanziario della Regione con quello del rilancio di una nuova fase di sviluppo, ma soprattutto la realizzazione di politiche che sancissero una netta discontinuità con quanto fatto in passato dal governo della destra. In ciò, ravvisavamo allora e ribadiamo ora, può risiedere il cuore di buona parte della richiesta di alternativa di governo in ragione della quale abbiamo ricevuto il consenso da parte degli elettori, consenso che in questi anni è ulteriormente cresciuto. Per la terza volta consecutiva il tentativo dell'onorevole Pili e del resto dell'opposizione di trasformare le elezioni in referendum contro questa maggioranza regionale è fallito.
La Sardegna si è rivelata cruciale per assegnare la maggioranza all'Unione nel Paese; questo responso rafforza ulteriormente il contenuto avanzato e innovativo delle politiche perseguite in Sardegna dalla Giunta Soru e dalla maggioranza consiliare contro le imboscate reazionarie della destra, la battaglia sulle entrate, quella sulla smilitarizzazione dell'Isola, le politiche di tutela ambientale, la legge salvacoste, la decisione di realizzare una ridistribuzione delle ricchezze nel territorio attraverso la tassazione del turismo di lusso e la creazione dell'Agenzia regionale delle entrate, il riordino del sistema pubblico dell'accesso al lavoro, la riorganizzazione delle politiche energetiche regionali.
Si metta l'anima in pace l'onorevole Pili, il popolo sardo sta con questa maggioranza che, dalle elezioni regionali del 2004, ha costantemente incrementato il suo consenso in Sardegna. Ma c'è di più, tutti facevano la rincorsa al centro nella convinzione che, per ottenere voti, fosse necessario annacquare i contenuti politici della proposta programmatica del centrosinistra. Il responso della partecipazione popolare ci ha detto invece ben altro, ridimensionando la velleità egemonica del centro ed ogni illazione sul grande centro e consegnando una massiccia crescita della sinistra all'alternativa.
Non ci sono dunque ragioni né interne né esterne per arretrare di un millimetro nella strada intrapresa, anzi, ogni singolo fattore della realtà effettuale ci induce a procedere con ancor maggior forza e consapevolezza dei propri mezzi; così, ad esemppio, il duro confronto avviato con lo Stato per ottenere la corretta applicazione dell'articolo 8 dello Statuto, in rapporto al riconoscimento in materia di ripartizione delle entrate IVA e IRPEF, è stato una battaglia di progresso e di civiltà. Il popolo sardo lo ha capito. Questa battaglia va perseguita fino in fondo perchè rafforza i principi della piena autonomia sanciti dal nostro Statuto e rompe quel rapporto di sudditanza nei confronti dello Stato italiano in materia fiscale, dolosamente occultato negli anni passati da una classe politica che si è dimostrata inetta e complice, non importa se per cecità o malafede.
Francamente, in questi giorni, faccio fatica a comprendere le polemiche sollevate dai colleghi della destra sul collegato, ma ancora meno di me sembra averle comprese l'elettorato sardo. Quelle norme - che, per l'inadeguatezza degli strumenti legislativi a disposizione delle istituzioni regionali in materia finanziaria, erano risultate intruse - costituivano infatti l'anima della proposta politica di questa maggioranza. Proprio questa inadeguatezza puramente tecnica ha costretto la maggioranza a presentare un collegato sulla riqualificazione della spesa per le politiche sociali e di sviluppo della Sardegna. Non si può altresì affermare che, in Commissione bilancio, sia mancato il confronto con le parti sociali in quanto le stesse hanno espresso il loro parere sull'intera manovra finanziaria durante le audizioni per la predisposizione del bilancio regionale. In quella fase è emerso un apprezzamento per i provvedimenti esclusi e che oggi sono parte fondante del disegno di legge numero 216.
Inviterei dunque i colleghi dell'opposizione ad una rilettura attenta dei documenti presentati in proposito dalle parti sociali. E' chiaro che il problema delle norme intruse dovrà essere affrontato attraverso una profonda riforma di sistema in materia di legge contabile. Io penso che, senza gli interventi previsti dal disegno di legge numero 216 in materia di politiche sociali, di lavoro, di formazione, conoscenza e tutela ambientale, senza la creazione dell'Agenzia regionale delle entrate, la manovra complessiva perderebbe tutto il suo significato più innovativo. L'Agenzia regionale delle entrate, come sottolineato nella relazione introduttiva, può porsi come efficace strumento specialistico di supporto dell'Amministrazione regionale in grado di rafforzarne le rivendicazioni autonomistiche nel rispetto del dettato statutario. Le ragioni fondamentali che hanno portato ai provvedimenti degli articoli 2 e 3 nel presente disegno di legge sulla tassazione del turismo di lusso attraverso alcune imposte regionali, così come la creazione di un fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale, possono rivelarsi una leva importantissima per combattere lo spopolamento, la desertificazione economica e sociale delle zone interne.
In passato, nella nostra Isola, miliardari di ogni tipo hanno acquisito pezzi di paradiso con una manciata di lenticchie e su quegli investimenti modesti se non risibili hanno costruito patrimoni immobiliari da capogiro, senza che ciò avesse alcuna ricaduta economica e fiscale sulla nostra Regione. Sappiamo bene come molte delle ville in questione siano state accatastate come mere pertinenze agricole, dunque decidere di tassare chi vende una proprietà immobiliare comprata e costruita in Sardegna, se c'è stato un aumento di valore tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, è non solo legittimo ma doveroso, è un atto di giustizia e di equità. Non saranno certamente questi interventi a far scappare le centinaia di migliaia di turisti che vengono in Sardegna proprio per godere dell'integrità ambientale di questo territorio, non certo per vedere le ville e lo yacht di Briatore o di Berlusconi. Quanto a questi, non sarà certo l'Agenzia regionale delle entrate a modificare il loro tenore di vita o a farli rinunciare ai loro patrimoni in Sardegna.
Penso in modo convinto che tra questo disegno di legge, il DPEF ed il programma presentato da questa maggioranza ai sardi ci sia piena sintonia di contenuti; sia nel DPEF che nel programma, abbiamo sostenuto in netta controtendenza alla controriforma Moratti la centralità della scuola pubblica e l'obiettivo di elevare con l'obbligo formativo i livelli di scolarità e competenza; nella finanziaria siamo intervenuti concretamente con provvedimenti importanti per combattere la dispersione scolastica agevolando le famiglie disagiate, attraverso la fornitura dei libri di testo in comodato d'uso, l'abbattimento dei costi di trasporto e l'istituzione di borse di studio per gli studenti frequentanti le scuole pubbliche medie inferiori e superiori; con la finanziaria è stato inoltre istituito il prestito d'onore per gli studenti universitari per le lauree triennali e specialistiche e nella stessa direzione vanno gli interventi tesi a favorire l'interscambio culturale e quelli a sostegno della ricerca scientifica.
Oggi, in questo disegno di legge, è autorizzata nell'anno 2006 la spesa di 25 milioni di euro per la realizzazione di un programma per la conoscenza e la diffusione della lingua inglese, in stretta collaborazione con gli enti locali e le scuole pubbliche, la spesa di 3 milioni di euro per la realizzazione di un progetto importante come la "Fabbrica della creatività" finalizzato alla creazione di un centro di incontro, di lavoro e formazione delle arti contemporanee. Tutto questo come elemento di crescita e di nuove opportunità per le nostre popolazioni ed in particolare per i nostri giovani, lo stesso ragionamento vale per quanto previsto in materia di lavoro, sviluppo, assistenza sociale, agricoltura ed opere pubbliche.
In materia di lavoro, già nel DPEF erano presenti elementi innovativi su alcuni temi che, a nostro giudizio, vanno rafforzati ora con ancor più vigore e disponibilità di spesa, quali quelli a sostegno della cooperazione sociale, dell'imprenditoria giovanile e femminile, di un rapporto armonico ed equilibrato tra immigrazione ed emigrazione; sempre in materia di lavoro erano previsti interventi in favore della stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, una riorganizzazione dei servizi per l'impiego che limitasse gli effetti negativi della precarizzazione indotti dalla legge numero 30, legge che il prossimo Governo Prodi speriamo abroghi, finalmente, traendo un insegnamento dalle mobilitazioni studentesche in Francia proprio di questi ultimi giorni.
Infine le misure integrate volte al recupero del diritto di cittadinanza contro l'emarginazione e l'esclusione sociale provocate dalla povertà; all'interno di questi interventi, si inserisce anche l'introduzione della prima sperimentazione del fondo per il reinserimento lavorativo degli inoccupati e i disoccupati per 30 milioni di euro, già a partire dall'anno in corso. Così si inserisce il programma denominato "Sardegna fatti bella" che la Regione intende realizzare con il concorso degli enti locali singoli ed associati per favorire il risanamento, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ecologico ed ambientale della Sardegna. Si prevede la realizzazione di progetti volti alla pulizia delle campagne, delle aree prospicienti le spiagge e dei centri abitati per la durata di un anno e destinati ai disoccupati e agli inoccupati. La spesa autorizzata per il 2006, come dal comma 4 dell'articolo 11, è di 20 milioni di euro di cui almeno 1 milione di euro in via sperimentale è destinato al Comune di La Maddalena per rendere concreta la battaglia volta allo smantellamento delle servitù militari e al contempo per realizzare un primo intervento per una valorizzazione di quel territorio con ricadute economiche e positive per esso.
Noi partecipiamo a questa esperienza di governo portando il nostro contributo da comunisti, ciò significa che i temi rispetto ai quali intendiamo ottenere risultati riguardano, in primo luogo, il lavoro da tutelare e creare, la lotta alle povertà, lo sviluppo; su tutti questi versanti molto, moltissimo, resta da fare da qui alla fine della legislatura. Rileggendo le dichiarazioni programmatiche della maggioranza troviamo che le politiche attive del lavoro, in presenza di un tasso di disoccupazione ereditato in dote dal passato, tra i più elevati in Italia, costituiscono uno degli impegni centrali di essa; in quelle dichiarazioni avevamo tracciato un percorso orientato in quattro direzioni fondamentali per aggredire la condizione di arretratezza e di insicurezza lavorativa.
Primo: la creazione ex novo di un sistema all'impiego su base regionale, rispetto al quale non solo abbiamo approvato la legge, ma stiamo avviando anche la prima sperimentazione; un riordino razionale e produttivo della formazione professionale che ponesse fine al vergognoso ladrocinio del passato; una riforma del sistema delle politiche attive e passive del lavoro; l'attivazione di un sistema permanente di controllo e valutazione delle politiche del lavoro. Due anni sono passati da quelle dichiarazioni di intenti e per quanto possano permanere ancora alcuni elementi di criticità, rispetto ai quali chiediamo un impegno ancora maggiore, ritengo che buona parte di quel percorso sia stato quanto meno avviato con coerenza e possa produrre i successi auspicati.
Per quanto riguarda le politiche sociali proposte, queste partivano da un'analisi che evidenziava il fatto che, nell'ultimo decennio, a fronte di un incremento della ricchezza materiale, è aumentato, a volte drammaticamente, il livello di incertezza e di insicurezza sociale. La modernizzazione della società si è estesa ai piccoli centri creando nuove ricchezze e nuovi squilibri; questo processo ha prodotto nuove vulnerabilità, disagi, disuguaglianze e povertà che investono un'ampia parte della popolazione, anche qui iniziamo a dare risposte concrete attraverso una serie di misure come quelle per la casa, prima nella finanziaria, oggi col mutuo agevolato elevato fino a 90 mila euro per le giovani coppie con un tasso pari a zero, oppure il programma triennale denominato "Ritornare a casa" per favorire il rientro nelle famiglie e nelle comunità di appartenenza dei cittadini attualmente inseriti in strutture residenziali a carattere sociale o sanitario.
Allo stesso modo, in questi due anni, abbiamo avviato il percorso per definire la nuova specialità sarda attraverso il disegno di legge sulla Consulta già esitato dalla prima Commissione per costruire uno Statuto moderno ed in piena sintonia con l'esigenza di forme nuove di autogoverno del popolo sardo. A questo va aggiunto il pacchetto che riguarda la forma di governo e il sistema elettorale che dovremo discutere e che aprirà un confronto serrato tra i Gruppi consiliari e le forze politiche, e la riforma del sistema delle autonomie, che si è tradotto come Consiglio delle autonomie locali che concorreranno insieme al Consiglio regionale a ridisegnare l'ordinamento delle autonomie.
In conclusione, posso dire che il Gruppo del Partito della Rifondazione Comunista non si sottrarrà al confronto su nessuno di questi punti con il resto della maggioranza di cui siamo parte integrante portando come sempre il suo contributo, insieme critico e positivo, come una forza comunista può e deve dare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Intervengo per chiedere, Presidente, la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
PRESIDENTE. Inviterei i colleghi a non utilizzare troppo questo strumento.
Terza verifica del numero legalePRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 54 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GALLUS - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.)
Constatata la presenza del numero legale, proseguiamo con la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, io devo ringraziare il collega Licheri perchè mi ha strappato un amichevole sorriso, mi consenta di… no, "mi consenta" non mi piace, mi permetta di fare una battuta che ha un significato…
LA SPISA (F.I.). Non ti piace?
CAPELLI (U.D.C.). No, non mi è mai piaciuto il termine, niente di più.
LA SPISA (F.I.). Non ti piace… il termine è spontaneo!
CAPELLI (U.D.C.). Comunque, nei giorni scorsi, io sono andato al cinema a vedere un film che, dai più, è decantato: "Il Caimano" di Moretti. Io, ogni tanto, amo fare e dire qualcosa di sinistra diversamente dai colleghi di sinistra che si sono dimenticati che cos'è la sinistra!
Perciò andate a vedere questo film che è molto istruttivo e fa pensare, non è un bel film però costringe a riflettere, a pensare, a ricordare anche cose che nel tempo si dimenticano. Sa perchè dico questo, collega Licheri? Perchè la sua terminologia, i suoi concetti espressi, sui quali non ci troviamo assolutamente d'accordo, mi hanno ricordato l'apertura di quel film, dove Aidra (non so chi ha già visto questo film)…
PIRISI (D.S.). Non raccontarci la trama!
CAPELLI (U.D.C.). …questa attrice e moglie poi del produttore eccetera, eccetera, nella sua esperienza cinematografica, ha l'approccio con quella sinistra di allora, che un po' tutti abbiamo frequentato, fatta di paroloni e di termini forti che la costringe a scappare. Lei mi ha ricordato questa parte.
Nella relazione di minoranza mi sono voluto trattenere, per chi ha avuto la pazienza e la cortesia di ascoltare, su alcuni concetti già espressi dal collega Maninchedda, qualcuno anche dal collega Uras, parlo di esponenti non della minoranza o meglio dell'opposizione, ma della maggioranza, che richiamano la Giunta su alcune parti inopportune di questo disegno di legge dicendovi che è meglio rivederle, non condividendole in toto; così come noi stiamo cercando di fare con voi fin dall'esame di questo disegno di legge in Commissione.
Io non ho detto, come erroneamente riportato, che in Aula è entrato un testo che la Commissione non ha esitato. Specifico meglio: la Commissione, su venti giorni di riunioni convocate, avrà lavorato 5 o 6 giorni, perchè? Perchè per gli altri 14 o non avete assicurato il numero legale o c'erano problemi nella discussione, nel confronto politico interno sugli emendamenti che, di volta in volta, la Giunta presentava. Allora, io vorrei dire a chi è fuori da quest'Aula, quando si esamina una legge non è possibile esaminare emendamenti della Giunta che azzerano, stravolgono, rivedono totalmente l'articolato presentato dalla Giunta stessa, dando ai consiglieri ed ai componenti della Commissione qualche minuto per vedere la nuova formulazione e per potersi esprimere sudi essa. Tant'è che questo disegno di legge è entrato in Commissione con circa 21 articoli e ne è uscito con 52! Questo, grazie agli emendamenti della Giunta perchè, guardate, emendamenti della minoranza non siete stati molto sensibili nell'accettarne, se non uno o due. E' entrato in Commissione con 126 commi e ne è uscito con 197! Siccome i numeri non sono numeri freddi, ma vanno letti in quanto danno delle indicazioni, segnano delle vie, fissano degli obiettivi, questi numeri dicono che il "216" non è tutto da buttare.
Io vorrei che, con i colleghi, si iniziasse a discutere delle esigenze reali della gente, pur partendo da punti di vista diversi, probabilmente anche con obiettivi diversi. Parliamo della disoccupazione, parliamo di quali interventi bisogna fare per creare sviluppo in Sardegna; lo stesso titolo di questa legge parla di sviluppo. Cortesemente vorrei spingervi a confrontarvi su quali sono gli articoli, i commi, le iniziative di questa legge per creare sviluppo. Ci soffermiamo sulle entrate. La politica delle entrate, il confronto con il Governo, cose dette, ridette, che forse stanno anche un po' stancando perchè le cose efficaci sono quelle di cui si parla meno e per le quali si ottengono risultati; mi auguro che, come voi state dicendo, con il futuro Governo Prodi otterremo tutto il mal tolto di questi decenni, mai concesso alla Sardegna. Dubito fortemente, ma sono pronto a combattere con voi questa battaglia! Sono pronto a tornare a Roma, come feci qualche mese fa insieme a voi, per rivendicare un diritto dei sardi; facciamolo sempre, continuiamo a farlo.
Ma, colleghi, vogliamo parlare anche un po' delle uscite e non solo delle entrate? Questa era la prosecuzione della mia relazione di minoranza: parlare un po' delle uscite, della spesa che non è effettuata; siamo indietro nella spendita dei fondi europei, siamo indietro nella spendita delle risorse finanziarie destinate alle singole leggi, così come su tanti capitoli di spesa, siamo avanzatissimi su alcuni capitoli di spesa, tant'è che in questo "216" li rifinanziamo. Quante interpellanze? Quante interrogazioni? Il più delle volte senza risposta, collega Maninchedda, colleghi tutti della maggioranza! Il primo principio democratico è il rispetto dell'opposizione: tanto più forte è un'opposizione, tanto più forte è un governo; tanto più forte e propositiva ma anche fiaccante è un'opposizione, tanto più forte e tanto di più si consolida un governo quando ci si confronta!
Noi non abbiamo ancora avuto le risposte alle interrogazioni e alle interpellanze, sulle consulenze per esempio; consulenze che, guardate, non sono da demonizzare, quando sono utili, quando raggiungono un obiettivo, non quando, come dice il mio collega Oppi, si riducono ad un semplice esercizio di marchette. Anche nell'ultimo periodo, tutta una serie di delibere ed iniziative della Giunta, per il rispetto che ho degli Assessori e non altrettanto del Presidente, politicamente parlando, non personalmente, io non riesco a dialogare con gli Assessori, ma non per loro volontà, ma perchè - a mio avviso e mi smentiranno su questo - sono sistematicamente prevaricati dall'ossessiva necessità di determinare il futuro del Presidente. Assessori, non vi sento efficaci ed efficienti! Questo è il sistema che lo consente. Come ha detto proprio il collega Licheri, è un sistema che sicuramente andremo ad esaminare.
Perché non entro nel merito dell'articolato? Perchè su di esso mi soffermerò quando esamineremo gli articoli, perciò sia la discussione generale che le relazioni devono essere indirizzate, a mio avviso, su una dibattito più ampio: qual è l'obiettivo, come raggiungerlo, con quale metodo. Ma sul metodo mi sono già soffermato abbondantemente in precedenza; così come quando vi parlavo del concetto di ridistribuzione del reddito, del concetto di giustizia o meglio di equità, di legittimità e, perchè no?, di legalità, che ho cercato di esaminare in quest'Aula, ben ripreso, forse anche in maniera più efficace, dal collega Paolo Maninchedda che ha parlato di privilegi, che ha portato dei fatti, che ha indicato all'Aula alcune cose che non stanno sicuramente caratterizzando in positivo l'esercizio di potere del Presidente e l'operato della Giunta.
Parlare di ridistribuzione del reddito e della ricchezza è una cosa, creare le opportunità perchè tutti possano avere una vita più semplice, perchè tutti vengano equiparati verso l'alto nel reddito è una cosa totalmente diversa dalle vostre enunciazioni, come da ultimo quelle del collega Licheri, della ridistribuzione della ricchezza; quale ricchezza? Cos'è la ricchezza? Qual è il limite? Chi lo stabilisce? Quegli imprenditori che lei ha citato, che hanno fatto fortune immobiliari, hanno lavorato, hanno rischiato, questi sono di destra, di sinistra e di centro, sono imprenditori! Io non ho nessun diritto di togliere loro quello che si sono lavorati, ma ho la fortuna di poter insieme a lei pensare a tutte quelle azioni che, anche ad altri, venga consentito di fare per avere pari ricchezza e pari fortuna, sempre nei limiti dei talenti che ci sono stati assegnati, anche questi vanno rispettati.
Quando si parla di progetto di sviluppo (questa è un'accusa ben precisa che faccio alla Giunta e al Presidente), io vorrei ad oggi capire qual è! Probabilmente tutte queste azioni spot inserite in un progetto organico di sviluppo, possiamo anche condividerle, ma non si può oggi inventare una tassa, domani inserire un vincolo, dopodomani portare avanti non so quale altra azione, non essendo in presenza di quel progetto organico di sviluppo annunciato in due DPEF ed ancora non giunto in quest'Aula.
Qual è il turismo che vogliamo? Ha parlato di turismo di lusso, lo esamineremo quando parleremo degli articoli 2, 3 e 4, allora ci confronteremo; ma quale turismo vogliamo? Quello delle seconde case, degli alberghi? Si diceva che quello delle seconde case è ininfluente perchè i fitti sono alti e nessuno paga le tasse su quelle, tra l'altro le tasse su queste esistono già (il 12,50 nazionale), così come esistono sui passaggi di proprietà (l'IRPEF, sul reddito creato dal bene). Noi dobbiamo chiedere allo Stato di essere noi ad introitare quella risorsa, non aggiungerne un'altra, su questo vi seguiremo e sono al vostro fianco come credo tutti possiamo essere tranquilli e sereni nel condurre una battaglia comune. Ma il progetto di sviluppo è che se io spendo 4 o 5 mila euro di affitto per una casa al mare, non mangio il panino, non vado in ristorante!
Sto facendo esempi semplici; andate in altre parti a vedere i progetti di sviluppo, dove per arrivare e per starci si spende meno, ma dove si paga anche l'aria che si respira. Qual è il progetto che voi scegliete fra queste due alternative? Non ne esiste una terza! Dite qual è! Allora su quel progetto di sviluppo forse sarà opportuno inserire una tassazione per l'utilizzo del bene che noi vendiamo. Ma non vorrei che domani l'Emilia Romagna tassi i nostri studenti, che utilizzano i servizi offerti dall'Emilia Romagna nell'istruzione, per esempio sull'università, perchè occupano le case dei bolognesi e non sono residenti; o non vorrei che una TAC o una risonanza possa costare un po' troppo per i servizi sanitari offerti dalla Lombardia rispetto a quelli dei sardi. Stiamo innescando un sistema che, se esasperato, potrebbe portarci molto lontano, ad essere ulteriormente un'isola nell'isola!
Non capisco perché, nonostante sappiamo che tutto questo non è legittimo ed è anticostituzionale, lo stiamo portando avanti. Si fa una legge, si convoca questo Consiglio, stiamo qui a parlare tra di noi per provocare qualcuno o qualcosa? Non è serio! Si fa una legge perchè i cittadini a quella legge si devono attenere, perchè c'è una filosofia, un principio, un obiettivo da raggiungere, non per provocare nessuno. Bene, nonostante tutto questo, noi abbiamo cercato di collaborare, come è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, assicurando anche il numero legale, dicendo di essere d'accordo su qualcosa, ma proponendo degli emendamenti su molte altre cose, per esempio sullo spreco nella spesa.
Faccio un piccolo excursus in base alla piccola esperienza assessoriale che ho vissuto: io ho sempre sostenuto e sostengo tutt'ora che i fondi per la sanità sono sufficienti, consentono di dare un buon servizio sanitario alla nostra Regione. Bisogna eliminare gli sprechi, non la spesa, gli sprechi! Che sono altra cosa. Allora è uno spreco per voi l'utilizzo delle auto blu per il 32 per cento in più rispetto alla passata legislatura? E' uno spreco o no? Io non lo dico demagogicamente questo, io sono per l'utilizzo delle auto blu, ma chi non era d'accordo su questo è il vostro programma, il vostro Presidente, la vostra linea politica, però quella spesa aumenta del 32 per cento!
Vogliamo parlare delle consulenze? Quando vorrete, facciamo un incontro, una sessione per discutere delle consulenze. Siamo qua pronti a discuterne con voi, lo faremo in qualsiasi momento. Vogliamo parlare di altri sprechi? Per esempio, io gradirei molto che la Giunta mi fornisse (farò una richiesta, spero di avere risposta, purtroppo ci sono delle richieste di anni che non hanno avuto ancora risposta in questa Aula, questo è un concetto di democrazia e di rispetto dell'Aula, colleghi, sul quale voi dovreste dare una mano ma per adesso ci state soltanto consegnando il vostro silenzio) i dati perchè vorrei conoscere le spese legali di questa Giunta, vorrei sapere se sono aumentate, quanto si sta spendendo con i legali per le cause vinte e soprattutto per le cause perse. E' aumentato il contenzioso legale di questa Giunta o è diminuito? E, se è aumentato, perchè? Sarebbe interessante conoscere questi dati, ma a questo e ad altro non siamo riusciti a porre rimedio, vista la totale negazione al confronto.
Solo in pochi casi siamo riusciti a farvi cambiare opinione, e ne andiamo fieri, per esempio il caso dei dipendenti e dei lavoratori dell'antincendio, ma non ce l'abbiamo fatta da soli, ce l'abbiamo fatta grazie anche alla costante pressione esercitata da questi lavoratori costretti a bivaccare, come altri giornalmente, sotto i portici di questo Consiglio; così come andiamo orgogliosi di aver contribuito in maniera determinante sulla modifica (insieme ad alcuni colleghi della maggioranza, Frau tra gli altri) dell'articolo 45 della "23" del 2005, reinserendo il parere delle Commissioni nell'articolato dimenticato nella proposta di Giunta; in tutto l'articolato, abbiamo il testo e lo potete confrontare, si dimenticava che esistono le Commissioni e che esistono i pareri delle Commissioni, vincolanti o no. Siamo riusciti a farlo inserire. Contiamo molto, invece, sul confronto in Aula, se accederete al libero confronto, per modificare ulteriormente quella legge, per riportarla nei canoni di una legge ordinaria e non di un collegato alla finanziaria.
Vi devo ricordare che, per alcuni articoli, non si è acceduto alla comparazione dei testi, come per l'Agenzia delle entrate, oggetto anche di una proposta di legge presentata dai colleghi Sardisti, cioè non si è acceduto al fatto che la legge proposta dai Sardisti potesse essere confrontata, come sempre si fa, con la proposta della Giunta; non si è acceduto inoltre che "Sardegna speaks English" fosse confrontata, fosse integrata con la proposta di legge dei colleghi Riformatori: ma questa è democrazia? Questo è il rispetto del Consiglio? Queste sono le prerogative del Consiglio che, ad oggi, avete negato! Io ne faccio seriamente una colpa a voi! Non la faccio né al Presidente, né alla Giunta, né a nessuno, ci siamo noi in quest'Aula, ci siamo noi nelle Commissioni, siamo noi che dobbiamo difendere il reciproco rispetto...PRESIDENTE. Onorevole Capelli, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, in apertura del suo intervento l'onorevole Capelli citava "Il Caimano", un film di cui si è molto parlato sui giornali e citava in qualche modo l'onorevole Licheri e il suo intervento che in qualche modo gli avrebbe ricordato l'apertura di quel film un po' paradossale; io devo dire che ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Licheri e mi ha colpito il film, forse, per motivi assai diversi da quelli che ci ha descritto l'onorevole Capelli.
Credo che, sullo sfondo di questo dibattito, sia stato accennato anche in qualche modo il risultato di queste elezioni politiche, lo richiamava l'onorevole Licheri, un risultato che è stato, dal punto di vista generale del centrosinistra, forse inferiore alle attese di molti di noi, ma che invece in Sardegna ha avuto un dato del tutto particolare. Io credo che valga la pena di ricordare, visto che anche il collega Capelli si chiedeva qual è il progetto di sviluppo, che evidentemente il progetto di sviluppo o l'intenzione di questa maggioranza, Consiglio e Giunta insieme, sono risultati più chiari agli elettori che a molti di noi in quest'Aula.
Perchè se è vero che, come dicevo prima, il centrosinistra vince di misura in Italia, vince sicuramente con un centrodestra che recupera rispetto per esempio alle regionali dello scorso mese di maggio, diventando di nuovo maggioranza in Regioni importanti come il Piemonte, il Friuli, il Lazio, la Puglia, riuscendo quasi a pareggiare in Campania; è vero anche che, invece, il centrosinistra in Sardegna cresce e continua a crescere sia rispetto alle provinciali che rispetto alle regionali.
Il divario tra le coalizioni è aumentato in maniera netta, da circa 15 mila voti alle scorse regionali, si è arrivati a circa 75 mila voti, c'è un ampliamento di circa 60 mila voti, questo forse grazie anche alla mancata partecipazione alla consultazione della Camera degli amici del P.S.d'Az. che, a mio avviso, devono e possono essere recuperati al più presto a questa maggioranza e che hanno contribuito anche in maniera indiretta a questo risultato.
Analizzando le differenze di questi dati, emerge un'osservazione, che faceva anche il collega Licheri, che in qualche modo quando un governo, una maggioranza di centrosinistra porta avanti una politica che ha una caratterizzazione netta e riformista che magari non accontenta tutti ma che ha il pregio della coerenza, del disegno strategico complessivo, questa maggioranza esce un po' dall'incertezza, dalla titubanza, dall'indeterminazione, ed ecco che allora questa maggioranza arriva ad essere premiata o può essere premiata in maniera netta.
Vorrei dirlo per inciso, perchè poi lo riprenderò nella parte finale del mio intervento, non ritengo che questo riconoscimento, questa apertura di credito, sia necessariamente un consenso a tutto campo e a tutto tondo per l'operato di questa maggioranza, ma credo che sia - come dire - una sospensione di giudizio, un credito che ci viene dato e che ci riempie di responsabilità non solo per le cose che abbiamo in qualche modo già tracciato, ma anche per quelle che dobbiamo e vogliamo ancora fare.
Nel corso del dibattito sono emerse, secondo me, alcune considerazioni: la prima ha riguardato un po' il metodo che ha contraddistinto il dibattito su questo provvedimento, si è parlato di legittimità nuovamente e di istruttoria impropria, di ruolo del Consiglio, anche prima l'onorevole Capelli accennava al fatto che si sono in qualche modo espropriate le prerogative del Consiglio, altre considerazioni di merito hanno richiamato invece una presunta incoerenza, una mancanza di risposte organiche, addirittura qualche favoritismo o presunto tale, qualche privilegio che emergerebbe all'interno del collegato ma anche più in generale all'interno dell'attività della Giunta regionale.
Ecco, per quanto riguarda la prima osservazione sul metodo, penso che sia un'osservazione abbastanza curiosa, lo ha già ribadito anche il Presidente della Commissione bilancio, per la prima volta in questo Consiglio abbiamo applicato il nuovo Regolamento, l'articolo 34 bis, che ha consentito al Presidente del Consiglio di stralciare le disposizioni estranee alla legge di contabilità generale, consentendo così un ulteriore supplemento di dibattito e di approfondimento.
Credo che, quindi, questo sia un iter indubbiamente innovativo, ha forse qualche carenza o necessità di messa a punto, ma, secondo l'impostazione del nuovo Regolamento, segue questa garanzia ulteriore di approfondimento dei temi in discussione in questi giorni.
A chi parlava di superficialità e di necessità di supplemento di istruttoria, vorrei ricordare che le materie oggetto del dibattito oggi sono materie che in qualche modo sono state discusse dall'inizio di gennaio, cioè sono quattro mesi che, in questo Consiglio e nelle Commissioni, si dibatte di queste tematiche. Forse alcune cose potrebbero ancora essere migliorate ed approfondite, lo saranno sicuramente con qualche mirato emendamento, io condivido la preoccupazione e la necessità di presentare miglioramenti ma in maniera precisa, anche se credo che il tempo del dibattito, dibattito ampio e articolato, sia stato sicuramente sufficiente a questo Consiglio per arrivare ad un buon provvedimento.
Dobbiamo anche ricordare che la Sardegna, in tema di riforme e di recepimento di normative nazionali, sconta ritardi decennali e, quindi, noi come Consiglio dobbiamo essere consapevoli della necessità di colmarli al più presto; ci sono molte norme che, tra l'altro, attendono di essere discusse anche nell'ordine del giorno, nel calendario più prossimo del Consiglio, come per esempio la legge istitutiva dell'ARPAS e la legge sul commercio.
Per entrare, invece, nel merito di alcuni aspetti del provvedimento, qualche collega è tornato sul tema per esempio delle tasse; forse memore del dibattito nazionale, qualcuno ha detto che il centrosinistra dimostra anche in Sardegna di essere il partito delle tasse. Io credo che questo slogan non abbia portato fortuna al centrodestra nazionale e rischi di non portare fortuna neanche al centrodestra a livello regionale. Semplicemente, per la prima volta, la Sardegna utilizza una prerogativa che le è propria, cioè quella di utilizzare anche una leva fiscale. Abbiamo discusso lungamente in Commissione se si tratta di tasse di scopo, tasse che sono messe in campo soprattutto per influenzare i comportamenti, oppure tasse per generare cassa; io credo che siano tasse che in qualche modo vanno definite tasse di doppio scopo. E' indubbio che, anche su questi articoli e su questa tassazione, c'è sullo sfondo, pesante ed in maniera importante, il contenzioso con lo Stato, Stato che non ci riconosce diritti acquisiti come quello sulla compartecipazione IVA che vale ogni anno 500 milioni di euro di minori entrate.
Queste tasse vogliono indubbiamente mettere in luce le contraddizioni del nostro sistema turistico ed anche i limiti del nostro Statuto, per i quali oggi la Sardegna non beneficia del gettito generato da una grande infrastruttura turistica che genera reddito ogni anno, come le oltre 200 mila seconde case presenti sul territorio regionale. Da questo punto di vista, credo che questo tema sarà ripreso anche quando si parlerà di Statuto, quando verranno messi in campo i lavori della Consulta che dovranno sicuramente ampliare la possibilità della Regione di avere una compartecipazione dei redditi generali sul proprio territorio.
La minoranza di centrodestra però ha sorvolato su uno dei più importanti articoli di carattere finanziario, l'articolo 1, cioè l'istituzione dell'Agenzia delle entrate che dà un segnale politico chiaro, manifesta una precisa volontà, come è stato già fatto nei due bilanci che hanno caratterizzato questa maggioranza, di occuparsi non solo della politica della spesa ma anche di una nuova e rinnovata politica delle entrate.
Questo è, credo, il segnale di maggior coerenza con la politica di risanamento avviata dalla maggioranza e da questa Giunta, che dà un segno distintivo della volontà di questa maggioranza di riuscire a portarla avanti senza far venire meno le risorse importanti e fondamentali per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna.
Altri colleghi hanno segnalato alcune incoerenze nel provvedimento e alcune sbavature che ci sarebbero all'interno dell'azione della Giunta regionale, io dico subito che non mi sorprendo che questo possa avvenire in un ente, come la Regione, che emette ogni mese centinaia di delibere e di determinazioni; credo che sia facile, facilissimo, riscontrare delle incoerenze. Per esempio, vorrei approfittare per segnalarne una, mi dispiace che l'Assessore al paesaggio si sia allontanata dall'Aula in questo momento, ma c'è un tema, che riguarda appunto il paesaggio, che verrà dibattuto in quest'Aula nelle prossime settimane. In questi giorni c'è un procedimento sui presunti illeciti in merito alla cava di Badesi, che è un contesto ambientale di grandissimo pregio, con dune di sabbie e ginepri, tra l'altro soggetti a vincoli ambientali particolari, oltre che essere sito di interesse comunitario; ecco, per esempio, su questo intervento, che ha visto distruggere un patrimonio straordinario, due organi della Regione, l'Ufficio di tutela del paesaggio di Sassari e il Corpo forestale della Regione hanno punti di vista diametralmente opposti: per l'Ufficio di tutela del paesaggio, il bosco di ginepro di Li Parisi è soltanto un'interferenza visiva, un monumento all'imbecillità, un montanozzo di nessun pregio; mentre, a sentire il Corpo forestale, non era possibile mettere in piedi alcuna attività di cava in questo contesto di grandissimo pregio soggetto a vincoli comunitari.
Mi sembra che sia evidente la contraddizione, però è difficile pensare che dietro ci possa essere un'intenzione manifesta da parte della Regione di far regredire per esempio la politica del paesaggio ad un concetto pre-d'annunziano, perchè qui abbiamo un Ufficio della tutela del paesaggio che concepisce il paesaggio in maniera impressionistica, cioè una macchia di verde purché sia una macchia di verde va bene lo stesso, se poi questa macchia di verde è indotta da un ginepro o da un eucaliptus poco cambia; è questo che, nella sostanza, ha detto l'Ufficio della tutela del paesaggio di Sassari. Quindi, è un'impostazione del paesaggio pre-d'annunziana, impressionistica, basta un colore dello sfondo, potremmo anche realizzare il paesaggio con un cartone sullo sfondo così riusciremo anche a coprire qualche bruttura delle pale eoliche che comunque siamo riusciti ad insediare nella nostra Regione.
Quindi credo che sia facile trovare queste incoerenze e che esse possano essere risolte, sono incoerenze che vanno affrontate, normali quando abbiamo una macchina amministrativa regionale che deve essere messa a regime, che deve essere rinnovata e qualificata, che deve trasmettere pienamente sul territorio e nei suoi provvedimenti l'attività politica che sta portando avanti questa maggioranza. Credo che questo collegato sia assolutamente nel solco del programma, nel solco del bilancio e del DPEF.
Ho trovato un po' paradossale che l'onorevole Floris abbia osservato che il programma non conta perché non tutti i cittadini lo conoscono e, quindi, bisognerebbe operare un po' a vista tenendo conto degli umori del momento. Noi riteniamo che il programma debba essere la bussola di questo Esecutivo e di questa maggioranza e magari, se occorre, rivederlo, rimetterlo a punto in alcune parti alla luce di certi aspetti che possono meritare un approfondimento anche in base a nuove informazioni di cui siamo venuti a conoscenza.
Entrando nel merito brevemente, perché l'hanno già fatto molti colleghi e credo che poi sarà anche oggetto del dibattito sul suo articolato, vorrei dire che questo provvedimento ha il pregio di cominciare a delineare alcuni strumenti per lo sviluppo. Ho già parlato della politica delle entrate, dell'Agenzia delle entrate, ma in questo provvedimento nasce per la prima volta "Sardegna Promozione", un'agenzia che racchiude in sé le politiche di marketing territoriale e di attrazione degli investimenti con le politiche di promozione dei prodotti e dei servizi turistici, artigianali e alimentari. Credo che sia uno strumento di grande rilevanza, che può aiutare a creare sinergie tra le diverse politiche di promozione e può aiutare la Sardegna a caratterizzare il proprio sviluppo e le proprie politiche di sviluppo in maniera sostenibile.
Un altro provvedimento, che è stato lungamente oggetto di dibattito all'interno della Commissione e che ha un carattere, a mio avviso, sperimentale ma importante e dà il senso anche di quello che è il progetto di sviluppo che vogliamo portare avanti, è "Sardegna speaks English", che va visto come uno strumento che vuole aiutare la Sardegna a competere nel mercato globale, un mercato ormai allargato dove le interconnessioni e le interrelazioni tra i mercati sono in stato avanzatissimo.
Credo che un altro esempio sia quello della realizzazione dei progetti pilota per rilanciare in chiave turistica i paesi in prossimità delle coste, che danno conto di come oggi una politica di sviluppo turistico, una politica di attrazione turistica, possa passare anche per la rivalutazione dei borghi e dei centri storici, per riportare la ricchezza, per riportare i turisti che oggi diventano viaggiatori, all'interno dei paesi, all'interno delle città, non solo in luoghi lontani lungo le coste che spesso non riescono a interagire con il nostro sistema economico.
Io vorrei andare rapidamente a chiudere questo intervento ricollegandomi a un cenno che ho fatto inizialmente. Oggi la maggioranza di centrosinistra di questa Regione ha superato a pieni voti un test (un test che non avevamo cercato ma che qualcuno aveva richiesto) sul gradimento della politica di questa maggioranza; è indubbio che questo test, superato a pieni voti, ci consegni nuove responsabilità, oltre alle leggi che sono già all'ordine del giorno del Consiglio, come la riforma degli enti in agricoltura, la legge multisettore sul sistema delle acque e il Piano sanitario. Settori dove abbiamo accumulato ritardi decennali rispetto alle altre Regioni, settori strategici sia per il sistema produttivo che per i servizi al cittadino.
Se questa apertura di credito c'è stata data, credo che ci consegni una responsabilità più grande, che non può essere utilizzata solo per tamponare qualche falla ma deve essere utilizzata per imprimere una vera svolta alle prospettive sociali ed economiche di questa Regione. Non credo che il nostro successo, il successo di questa maggioranza si potrà misurare semplicemente sull'accontentarsi di fare meglio di chi ci ha preceduto, questo sarebbe anche fin troppo facile, qualcuno ha ricordato anche che il sistema elettorale ci ha consegnato una maggioranza molto più netta e robusta che in passato. Io credo che dobbiamo misurarci questa volta seriamente con la fiducia che ci hanno dato i cittadini, con le aspettative più alte, più ampie; credo che tutti noi siamo consapevoli, maggioranza, Consiglio e Giunta insieme, che anche il provvedimento in discussione oggi deve cominciare a dare le risposte che la Sardegna si attende, ma dovremmo essere in grado di dare molte altre risposte nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'unica vera discontinuità operata dalla Giunta con il passato si è finora manifestata nell'aggiramento senza precedenti di norme e procedure di legge. Il maxi collegato è la dimostrazione lampante di come la maggioranza non intende rispettare né la legalità né la funzione del ruolo consiliare.
Il disegno di legge numero 216 esprime drammaticamente l'impasto perverso di arroganza politica e di incapacità riformatrice. Si tratta di un guazzabuglio eterogeneo di norme senza capo né coda, fa eccezione purtroppo l'articolo 16, vero e proprio surrogato di una strisciante riforma complessiva della legge regionale 31 sul personale, e ciò merita un ragionamento a parte. Le norme intruse, correttamente estrapolate dal testo della finanziaria 2006, tornano prepotentemente dalla finestra e addirittura sono sovraccaricate da ulteriori norme a spizzico prive di coerenza logica e sistematica. Siamo di fronte ad una finanziaria bis che, per mole degli interventi, rappresenta in realtà la vera legge finanziaria regionale.
Inutilmente i Sardisti hanno denunciato la politica truffaldina del maxi collegato. I collegati, per legge, devono consistere in provvedimenti organici coerenti per materia e intimamente connessi e inerenti alla necessità di integrare la finanziaria. I collegati non possono essere il pretesto per fare ciò che non si riesce a produrre o non si vuole realizzare; le riforme di struttura non possono passare per la strada o, meglio, per la scorciatoia dei collegati. In ogni caso, i Sardisti hanno innanzitutto posto una questione di metodo, anche a prescindere dal contenuto e dalla funzione dei collegati, hanno veramente contestato il fatto che il maxi collegato possa legittimamente rappresentare un testo ricevibile. Si trattava cioè di prendere atto che dentro il provvedimento omnibus c'è un po' di tutto, pertanto anche senza entrare nel merito sarebbe stato doveroso, oltre che rispettoso della centralità delle prerogative consiliari, che il disegno di legge fosse stato presentato in sette o più singoli testi coerenti per materia e in quella forma discussi nelle Commissioni e poi in Aula, ma la filosofia della maggioranza, sottoposta a ricatti intollerabili, è che le regole si fanno contro gli avversari e si interpretano a proprio favore, anche a costo di aggirarne lo spirito e la funzione.
La legge di contabilità impedisce e argina l'ambito della finanziaria? Ebbene, ciò che il Presidente del Consiglio, assorto in una discussione con il consigliere Pinna, compie con lo stralcio, viene aggirato dalla sua riproposizione ingigantita in un testo omnibus. Il messaggio è chiaro: il manovratore non deve essere disturbato! L'altro messaggio è più sottile: visto che le riforme non si riescono a fare neppure con una maggioranza bulgara e con un Presidente che utilizza bulimicamente i già intollerabili pieni poteri, allora è meglio approfittare dell'unica occasione dell'anno: le corsie preferenziali. Le riforme, che hanno bisogno di ben altro respiro e ben altra concertazione e discussione, sono sostituite da aborti legislativi come le norme del maxi collegato, riforme a pioggia, interventi settoriali, aggiramento degli ostacoli. Le riforme istituzionali non si fanno né con la finanziaria né con i collegati; sono allora strumento per salvare la faccia e nascondere malamente una verità che ormai non si può più tacere, non esiste e neppure si intravede alcun modello integrato di sviluppo.
Infine, una perla rappresentativa della sciatteria con cui la Giunta ha proceduto nella riproposizione del provvedimento: la relazione di accompagnamento spaccia il testo come se fosse diviso in 22 articoli laddove tra articoli bis e ter si scopre che il testo è composto da 28 articoli; l'articolo 16 ha invece 28 commi, brillante esempio di dozzinale legislazione. Siamo così al merito. Il maxi collegato è frutto di una cultura schizofrenica, da una parte ci sono le sparate a effetto, le alte petizioni di principio, le grandi promesse taumaturgiche, dall'altra c'è la miseria di una maggioranza bulgara che, non avendo né la cultura né l'intenzione di produrre una svolta sostanziale, naviga a vista e ha bisogno di nemici a cui scaricare colpe e responsabilità, non sa più dissimulare il fatto che non c'è accordo condiviso e che governare è molto più difficile che comandare. Sviluppo e occupazione viaggiano tristemente su binari separati, alla razionalizzazione corrisponde la disoccupazione, anziché generare certezze si genera disperazione sociale.
E' in atto un assalto senza precedenti al personale regionale a cui pian piano si va sostituendo una nuova massa di professionisti della consulenza più controllabili dal potere politico e più ricattabili dalla Giunta. E' il trionfo di una politica fondata sulla precarizzazione del lavoro. Interi settori sono sottoposti a gravissime vulnerazioni. Al confronto, al dialogo e alla concertazione si sta sostituendo l'informazione postuma, la mera consultazione di facciata, il progressivo esautoramento dei diaframmi di controllo politico e sociale. E' interessante e istruttivo analizzare le parole altisonanti con le quali si è tentato di dare una patina di decenza al monstrum in esame.
Il Presidente della terza Commissione, l'onorevole Secci, con un artifizio lessicale, degno degli artifizi contabili con cui è stata varata la finanziaria del 2006, ha definito il maxi collegato come "provvedimento multisettoriale complesso", in linea con l'ormai famoso detto "pigliarano" (dall'assessore Pigliaru) "non ci sono tagli, sono solo scelte", utilizzato per sintetizzare con espressione politicamente corretta lo spirito della finanziaria "lacrime e sangue" del 2006; "non ci sono tagli, sono solo scelte", però le falangi, le orecchie, i lobi venivano potati e tagliati, il che politicamente è corretto, quindi c'è coerenza anche nell'ispirarsi a questo nuovo lessico politico che sa tanto di Oxford.
Proviamo invece a tradurre "provvedimento multisettoriale complesso", vista anche la carenza di zuccheri, con "minestrone riscaldato di frattaglie", improvvisamente abbiamo chiaro il quadro della situazione; se passerà il provvedimento, questo sarà ricordato, tra l'altro, come il de profundis recitato intorno al sistema della formazione professionale, ma anche per alcuni aspetti davvero imbarazzanti come l'assalto al personale regionale attuato con la riforma surrettizia della legge 31 del 1998, l'imposizione di balzelli di dubbia costituzionalità, "Sardegna fatti bella", "Sardegna promozione", "Sardegna speaks English" e "Fabbrica della creatività", come emblemi della qualità del modello di sviluppo prospettato.
Nel minestrone c'è di tutto, interventi settoriali senza capo né coda in tema di artigianato, enti locali, agricoltura, industria, ambiente, oltre che articoli e commi disorganici con misure tampone senza una linea forte di sostegno. Per quanto riguarda la cultura si registrano solo azioni settoriali che assomigliano a meri interventi clientelari: bicentenario di Giuseppe Garibaldi, ISRE, Casa Gramsci, Fondazione Logudoro Meilogu; lo sviluppo decantato è solo virtuale. Il marketing in "Sardegna promozione" è l'emblema del vuoto, la Giunta porta avanti una politica isolazionistica, manca una reale apertura della nostra base produttiva all'esterno; senza una coerente politica integrata di sviluppo, un'agenzia di promozione appare solo una manovra propagandistica, uno specchietto per le allodole.
Per promuovere il prodotto Sardegna non si devono scoraggiare gli investimenti attraverso isterismi fondamentalistici. Sul medesimo piano merita di essere segnalata la cancellazione sostanziale della Conservatoria delle coste che, nelle originarie intenzioni, avrebbe dovuto occuparsi del problema strategico di tutelare e valorizzare il patrimonio costiero isolano nell'ottica dello sviluppo compatibile. Con la nuova norma proposta, resta in piedi uno strumento unicamente diretto a garantire nuove consulenze in barba all'etica della razionalizzazione. Tra le frattaglie infine meritano un'attenzione particolare le norme relative alle nuove imposte, gli articoli 2, 3 e 4 e quelle relative al personale regionale, in particolare gli articoli 15 e 16.
In una dichiarazione resa l'8 gennaio 2006, i Sardisti hanno sostenuto che non si può risollevare la nostra economia facendo i gabellieri di chi vuole venire nell'Isola. L'intero dibattito su quelli che oggi sono gli articoli 2, 3 e 4 del disegno di legge si è sviluppato in base a due fondamentali prese di posizione: lo Stato non ci ha dato ciò che ci spetta, perciò le casse regionali sono vuote e, poi, occorre fare cassa. Si tratta di posizioni demagogiche le quali, su uno sfondo di condivisibile verità, si prestano a risultati mediocri e a contraccolpi. Esiste una regola di buon senso provata scientificamente, cioè che ad ogni azione intenzionale corrisponde un effetto inintenzionale. Tradotto in altri termini, ciò significa che la politica ha il compito di prevedere gli effetti distorsivi di provvedimenti apparentemente ragionevoli.
Tra gli effetti distorsivi c'è soprattutto l'effetto boomerang sul comparto turistico, mentre è stato avanzato da più parti e con argomentazioni stringenti che vi sono seri dubbi di costituzionalità sul provvedimento. Tra gli altri si può annoverare il professor Ciarlo che certamente non può essere tacciato di portare acqua al mulino delle opposizioni. Le ragioni sono assai gravi: fino a che punto il diverso domicilio può giustificare trattamenti fiscali differenziati? Finché si tratta di imposte che colpiscono il reddito prodotto con quei beni, il discorso può reggere, almeno sul piano giuridico, altrimenti la materia si presterà a facili ricorsi. Il problema, almeno per i Sardisti, non riguarda però il terreno della legittimità costituzionale, si tratta di comprendere che queste norme non sono state accompagnate da un serio e attendibile studio di fattibilità, non è chiaro quale sia l'impatto di tali imposte e quindi quali reali e convincenti vantaggi possano derivare per le casse regionali.
Il problema è infatti che, a un provvedimento demagogico, può corrispondere una conseguenza blandamente positiva, scarsa cassa, che non controbilancia gli altri effetti negativi, come scoraggiare gli investimenti della classe media, demotivare gli afflussi turistici, rendere meno competitivo il sistema turistico isolano e affossare parte dell'indotto. In sostanza, il gioco non vale la candela. Si sarebbe eventualmente dovuto studiare il modo di applicare un'ICI differenziata tra residenti e non residenti e di aggiornare i valori catastali. Ciò avrebbe avuto, tra l'altro, il merito di andare interamente nelle casse dei Comuni interessati. Va anche osservato che, in tutti e tre gli articoli in questione, a riprova del dilettantismo politico, della demagogia e della mancanza di chiarezza negli strumenti manifestati dalla maggioranza, si regala un'ennesima cambiale in bianco alla Giunta in tema di modalità e attività di accertamento, liquidazione, riscossione, recupero e rimborso dell'imposta e per ogni altra situazione non compresa dagli articoli in questione.
Inoltre, il provvedimento non può giustificarsi con le inadempienze statali, quelle ci sono e sono incontestabili, ma è un problema endemico che va affrontato nei tempi e nei modi della politica responsabile e non con la politica urlata. Il problema riguarda anche l'imposta regionale sugli aeromobili e le unità di diporto, la conseguenza prevedibile del provvedimento è che le compagnie scaricheranno i costi sui prezzi dei biglietti, sui passeggeri, con l'ulteriore risultato di rendere meno appetibile il turismo in Sardegna. Così, mentre in tutte le località concorrenti, Baleari, Tunisia, Croazia, Grecia, Corsica, si cercano agevolazioni fiscali per favorire lo sviluppo, in Sardegna si adottano misure per scoraggiarlo. I concorrenti naturalmente ringraziano di cuore.
E' in corso una battaglia a tutto campo, condotta scientificamente e cinicamente dalla Giunta regionale, per precarizzare il lavoro e per privatizzare il rapporto di lavoro pubblico regionale; emblematiche sono le vicende dei lavoratori dell'ERSAT, dell'ESIT, e dell'Ente Foreste, soprattutto della formazione professionale. E' in atto un violento smantellamento dell'intero sistema della formazione professionale senza che siano state approntate misure di salvaguardia. Le riforme, va ribadito, si fanno a costo zero per i lavoratori e il sistema degli incentivi deve essere davvero tale, invece l'articolo 15 del disegno di legge di fatto porta alla disperazione centinaia di lavoratori e migliaia di persone che gravitano nelle relative famiglie. Oltre all'indegno trattamento riservato a questi lavoratori, è inaccettabile che una riforma di settore così delicata e strategica sia condotta attraverso il maxi collegato e senza proporre un progetto organico alternativo. Si tratta di un provvedimento che solo in apparenza ha la forma dell'articolo, in realtà siamo di fronte ad un vero e proprio disegno di legge di settore che si articola in 28 commi e che si insinua subdolamente nel corpo di un altro disegno di legge.
L'ampiezza dell'articolato suggerisce due ordini di considerazioni. Una riforma così strategica e delicata, come quella relativa al personale regionale, non può annidarsi in un maxi collegato, ma deve essere preceduta da ampie concertazioni con le parti sociali e dal dibattito più generale sulle riforme istituzionali di cui quella del modello organizzativo è parte integrante. Inoltre, occorre una preliminare operazione di monitoraggio dell'intero sistema per verificare quali figure devono essere integrate e come organizzare il sistema dei comandi.
In luogo dell'articolo 16 sarebbe stato più onesto presentare un autonomo disegno di legge di riforma della legge 31 e della legge regionale numero 1 del 1977. Stando così le cose invece si tratta di un ennesimo provvedimento avulso da un contesto organico e condiviso di riforma delle istituzioni regionali. Si continua con le scorciatoie, con le soluzioni stralcio che hanno come effetto quello di disarticolare l'organizzazione amministrativa regionale, di demotivare il personale, di accentuare il potere di ricatto nei confronti della dirigenza. Il risultato è che si sta aprendo la strada al ricorso massiccio al lavoro precario e alle consulenze esterne strutturalmente più sottoposte al ricatto della Giunta. E' intollerabile vedere il proliferare di consulenze che ci costano tantissimi soldi e con le quali si vuole creare un'amministrazione parallela a quella istituzionale perché così più ricattabile e più organica ai capricci del Presidente e della Giunta.
Noi non possiamo tollerare questo scempio, perché la terzietà, l'imparzialità dei dirigenti e dei funzionari del personale regionale passano solo attraverso una libertà, una serenità nel rapportarsi e non, senza offesa per i consulenti che possono essere amici degli amici, parenti ma, forse anche di grandissimo spessore, questi risponderanno solo al comando del manovratore di turno, il che, consiglieri regionali, affamati e distratti, è intollerabile.
PRESIDENTE. Concludiamo i lavori di questa mattina, riprendiamo questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Biancu, Marrocu e La Spisa, concluderà la discussione generale l'intervento della Giunta regionale.
Poiché dovremmo effettuare la votazione sul passaggio all'esame degli articoli, invito i Gruppi a organizzare la presentazione eventuale di emendamenti durante la pausa del pranzo in modo tale che, finita la discussione generale, si possa procedere. Poi valuteremo se interrompere per permettere l'esame degli emendamenti alla Commissione competente. La seduta è tolta alle ore 13 e 29.
Allegati seduta
CLXXIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 19 aprile 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 22.
MURGIONI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 16 febbraio 2006 (167), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Pittalis e Licandro hanno chiesto congedo per la seduta del 19 aprile 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
MURGIONI, Segretario:
"Interpellanza Balia - Maninchedda sulle determinazioni del manager dell'Azienda sanitaria locale (ASL) n. 8 a seguito della visita all'ospedale Businco di Cagliari ed in specifico sulla "rimozione" o "concentrazione" dei simulacri sacri." (159)
PRESIDENTE. Iniziamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io chiederei una sospensione per aspettare che almeno qualcuno arrivi; non mi sembra dignitoso iniziare la discussione in queste condizioni. Non vorremmo chiedere adesso la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per cinque minuti. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 24, viene ripresa alle ore 10 e 30. )
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere la verifica del numero legale.(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
Prima verifica del numero legalePRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 29 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - LA SPISA - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MURGIONI - ORRÙ - PINNA - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.)
Constatato che non c'è il numero legale, sospendo la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 11.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 01.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Vi prego di prendere posto.
L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 216/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, spero di non utilizzare per intero il tempo che mi viene assegnato perché, in effetti, su questo maxi collegato, che arriva oggi alla discussione dell'Aula, sono stati già fatti ragionamenti, discussioni ed interventi, tante volte ci siamo ascoltati l'uno con l'altro per cui forse non ci sono tante cose nuove da dire. Però anche questa considerazione che sto facendo, in realtà, dovrebbe essere affrontata con attenzione dall'Aula, nel senso che il maxi collegato è stato reso pubblico alla fine del mese di dicembre ed arriva in Aula, in parte modificato rispetto alla sua originaria consistenza, sostanzialmente con quattro mesi di ritardo o, meglio, con una latenza di quattro mesi rispetto al momento in cui sono stati presentati pubblicamente i contenuti della legge stessa.
Credo che anche questo sia un segno su cui l'Aula dovrebbe aprire un ragionamento e la Giunta in qualche maniera, assessore Pigliaru, dovrebbe applicare un attimo di riflessione per modificare l'iter futuro di questa legge. Io pongo in Aula una domanda simile a quella che ho posto in Commissione, la pongo ai colleghi del centrosinistra che hanno avuto la fortuna di sedere sui banchi di questo Consiglio anche nella scorsa legislatura: che cosa è successo nella manovra finanziaria di quest'anno? E' successo qualcosa che ricorda in maniera abbastanza forte ciò che succedeva nelle precedenti manovre finanziarie, cioè si è presentata all'Aula una legge omnibus, come si era fatto negli ultimi anni e come chi, seduto su questi banchi anche nelle passate legislature, ha comunque visto, una legge omnibus (la finanziaria del 2002, quella del 2003, quella del 2004) che era destinata a rimanere all'attenzione della Commissione e dell'Aula per tre o quattro mesi. Si arrivava al quarto mese di esercizio provvisorio nei casi più drammatici, si chiudeva la finanziaria entro il 30 di aprile per evitare rischi sulla stessa stabilità del Consiglio.
Insomma, oggi sta succedendo qualcosa di analogo nel senso che la finanziaria omnibus è stata spaccata in due da un nuovo Regolamento consiliare o da un'applicazione diversa del vecchio Regolamento consiliare; la prima parte l'abbiamo approvata come legge finanziaria; la seconda parte, cioè quella dei provvedimenti omnibus, l'abbiamo scorporata e ce la ritroviamo oggi, 19 aprile, in Aula con un titolo che la dice lunga, "Disposizioni varie", in realtà è la stessa finanziaria del 2002, del 2001, del 2000, del 1999, cioè lo stesso provvedimento onnicomprensivo che arriva in Aula e che in questo caso si è diviso in due parti.
Allora, assessore Pigliaru, se mi è permesso, io suggerirei per il futuro alla Giunta di proporre al Consiglio una riforma della legge di contabilità che consenta un Regolamento consiliare più largo per quanto riguarda la legge finanziaria ma consiglierei anche di non far più pervenire in Aula provvedimenti onnicomprensivi come questo che stiamo discutendo oggi, perché credo che una delle argomentazioni su cui il centrosinistra e il centrodestra si sono trovati d'accordo nella scorsa campagna elettorale, una di quelle argomentazioni su cui dal punto di vista dei principi è difficile non condividersi gli uni con gli altri, è quella della semplificazione della legislazione regionale, arrivare cioè a leggi che siano immediatamente comprensibili, che siano facili da interpretare, nelle quali il cittadino non si perda come in un ginepraio dantesco senza riuscire più a trovare la luce della verità giuridica, il lume giuridico della verità. Quando si percorre sempre la stessa strada del legiferare, andando ad aggiungere normative a normative, intrecciando il nuovo all'esistente, è evidente che ne deriva il rischio di avere poi una normativa di difficile interpretazione, intricata, stratificata, una normativa nella quale non si destreggiano gli avvocati amministrativisti, figuriamoci quanto si destreggiano i cittadini!
Quindi è evidente che il percorso di quest'anno può essere tollerabile in presenza di un Consiglio che cerca di modificare il suo modo comportamentale, che cerca di avere strade più rapide per quanto riguarda il proprio meccanismo legislativo ma è altrettanto evidente che l'esperienza che noi abbiamo fatto nel corso della discussione della legge finanziaria, ed oggi del maxi collegato, non deve essere un'esperienza che passa invano perché se è un'esperienza che passa invano significa che noi non siamo intelligenti, nel senso che non siamo capaci di "intelligere" il messaggio delle cose che vengono fatte. Questo è il primo richiamo che io mi sentirei di trasmettere alla Giunta ed è un richiamo che ovviamente interessa anche il Consiglio in quanto è rivolto a garantire un miglior funzionamento del Consiglio ed una maggiore efficacia degli atti che dal Consiglio stesso vengono prodotti.
La seconda valutazione che vorrei fare (anch'essa di carattere generale e che rimanga come ragionamento per il futuro)è questa: dopo aver esitato la legge finanziaria, il Consiglio è stato chiamato a un'ulteriore micro maratona, durata qualche ora, per l'approvazione di un ordine del giorno che individuava numerosi suoi collegati, ipotizzando che i collegati potessero avere lo stesso percorso che il Regolamento effettivamente attribuiva loro e cioè arrivare all'approvazione in 40 giorni in Aula. Bene nessuno, dico nessuno, di quei collegati che forzosamente si sono voluti indicare come disegni di legge da approvare entro 40 giorni, viene approvato nel termine di 40 giorni; quindi anche quella fu una prova di muscolarità assolutamente inadeguata ai tempi, al Consiglio, alla democrazia parlamentare.
Altra cosa sarebbe stato, ed è, il fatto che la maggioranza indicasse le sue priorità politiche, in un ordine del giorno o in qualsiasi atto che ritenga, parlamentare o privato interno alla maggioranza stessa; ma si tratta, lo sottolineo, di priorità politiche, non di leggi che hanno tempi cogenti di approvazione e che debbono arrivare in Aula stravolgendo il calendario dei lavori e obbligando a maratone forzate su argomenti che sono tutto lo scibile umano e che paradossalmente potrebbero comportare la riforma dell'intera legislazione regionale in 40 giorni. Si tratta di priorità politiche! Cosa accettabile, cosa assolutamente condivisibile per voi che siete di maggioranza e cosa sulla quale discutere per noi che siamo di minoranza e che non siamo chiamati a bloccare il Consiglio, ma anzi siamo chiamati a fare in modo che il Consiglio, come voi, lavori bene e che il vostro lavoro sia migliorato dall'attenzione che noi vogliamo dare al vostro lavoro stesso.
Credo che queste siano due riflessioni importanti. Ne voglio aggiungere una terza, che si rivolge più che altro alla maggioranza affinché essa sappia trovare delle risposte che consentano nel futuro al Consiglio di lavorare meglio. E' una valutazione sul raccordo tra la Giunta e la maggioranza. Si è detto che ci poteva essere il rischio che i consiglieri che esprimono la minoranza consiliare potessero ritardare o impedire il lavoro del Consiglio, potessero addirittura fare dell'ostruzionismo su materie specifiche impedendo al Consiglio di legiferare e alla maggioranza di fare ciò che è suo diritto e cioè di fare delle leggi che traducono in pratica, in norma, il programma elettorale esposto.
Bene, io credo che il percorso di questo cosiddetto maxi collegato sia estremamente indicativo in materia, nel senso che questo maxi collegato è stato approvato in tempi non biblici in Commissione grazie alla disponibilità della minoranza. Disponibilità non significa che noi condividiamo il contenuto di ciò che avete scritto, disponibilità significa che noi ci siamo limitati a manifestare il nostro dissenso o le nostre proposte migliorative sulle parti che non abbiamo condiviso di ciò che avete scritto. Ma chi ha trattenuto il maxi collegato in Commissione, colleghi del centrosinistra, sono stati i consiglieri regionali del centrosinistra nel senso che i consiglieri regionali del centrosinistra e la Giunta stessa hanno presentato al testo del cosiddetto maxi collegato arrivato in Commissione una quantità di emendamenti tale che ha portato rinnovate discussioni su testi che non erano conosciuti da nessuno in sede di Commissione, nel senso che più di una volta i consiglieri di minoranza presenti in Commissione hanno avuto il testo del nuovo articolo che sarebbe stato poi approvato all'inizio della discussione dell'articolo stesso. Hanno qualche volta sollecitato il testo degli emendamenti immediatamente prima che gli emendamenti stessi venissero discussi e spesso la discussione è stata lunga, articolata e problematica, perché sostenuta da interventi di consiglieri del centrosinistra che la pensavano difformemente tra loro sugli stessi argomenti.
Quindi, colleghi, anche questo è un elemento di riflessione. Se voi volete che il Consiglio lavori, la Giunta e la maggioranza devono lavorare raccordate tra di loro, cioè la Giunta e la maggioranza, sui testi di legge, la devono pensare allo stesso modo, o comunque ci deve essere una maggioranza sufficiente all'interno della maggioranza che condivida ciò che la Giunta propone, perché se arrivano i testi della Giunta e la maggioranza ha una visione di molto difforme rispetto adessi, insomma, non è che sia una colpa dei consiglieri che rappresentano la minoranza se i tempi di Aula e di Commissione si dilatano.
Il Presidente della Commissione bilancio in questo, devo dire, è stato di grande correttezza e di esemplare senso delle istituzioni, riconoscendo più volte che il ruolo che aveva svolto la minoranza, durante i lavori della Commissione, era stato un ruolo collaborante, e che la gran parte dei ritardi accumulati nella discussione non era certo dovuta ad un'attività fuori norma o fuori misura da parte della minoranza.
Io credo che il ragionamento poi continui, sfilato, sino adesso che ci troviamo in Aula, nel senso che arriva un testo del disegno di legge 216/A, in Aula, che è quello che tutti quanti avete sotto mano. E' evidente che, su questo testo, come è legittimo, la minoranza presenterà qualche emendamento ma è assolutamente più interessante e sarà una cosa da verificare, nelle prossime ore, nei prossimi giorni, durante la discussione in Aula, se e quali emendamenti arriveranno eventualmente a questo testo da parte delle forze del centrosinistra o da parte della Giunta. Un testo, che è da quattro mesi sul nostro tavolo e che è stato, io immagino, vivisezionato sia dal centrosinistra che dalla Giunta espressa dal centrosinistra in tutte le sue componenti, in tutti i suoi aspetti, dal nostro punto di vista, dovrebbe arrivare in Aula "liscio"; io immagino che ve lo siate studiato, che l'abbiate verificato, che abbiate controllato anche le virgole e i punti e virgola di quanto c'è scritto, quindi credo che questo testo, che voi avete approvato, sia il testo definitivo.
Se, nei prossimi giorni, noi, di questa parte, avessimo la sorpresa di veder piovere su questo testo definitivo, studiato per quattro mesi, emendamenti nuovi sia da parte della Giunta che da parte del centrosinistra, beh, sarebbe un fatto sorprendente, colleghi, significherebbe che, se teniamo aperto altri tre mesi questo testo di legge, continuereste a modificarlo ogni giorno. Non è verosimile, è una cosa non utile e soprattutto è una cosa che ci impedisce anche di ragionare, perché su ciò che c'è scritto qua dentro si può ragionare perché noi conosciamo le parti dell'articolato, sappiamo e abbiamo delle idee su ciò che avete introdotto; alcune vostre intuizioni le condividiamo, su alcune cose non siamo d'accordo, ve lo abbiamo già detto e ve lo ripeteremo.
Ma se a questo testo, oggi, si aggiungessero, introducendoli ex novo, altri argomenti assolutamente anche questi non attinenti (perché nelle disposizioni varie può entrarci di tutto, voi siete abilitati a far entrare all'interno di questi fogli tutto ciò che volete su tutto lo scibile umano, perché è un provvedimento di legge, come i provvedimenti omnibus della passata legislatura, in grado di accogliere nel suo capiente abitacolo qualunque cosa), allora vi dovreste assumere la responsabilità di ulteriori discussioni in Aula. Peggio ancora, se una parte delle nuove leggi che voi volete introdurre non avrà l'accordo preventivo delle componenti il centrosinistra, Giunta e maggioranza, allora finiremo nuovamente per avere uno spettacolo simile a quello che si è verificato in Commissione, dove gli emendamenti presentati sono sconosciuti per la maggior parte al centrodestra e il centrosinistra se li discute al suo interno perché evidentemente non ha avuto modo e sede di farlo altrove, visualizzando così, anche in maniera manifesta, che non esiste un sostanziale accordo che vi consenta poi di portarli a compimento ed approvazione in tempi rapidi e brevi, come sarebbe se invece fossero discussi e approvati almeno tra di voi.
Quindi, il mio ragionamento non entra, e chiudo, nei termini delle proposte concrete espresse da questo disegno di legge, perché forse ci sono entrato nella stampa, in Commissione, tante, tante, tante volte, per cui credo che, sugli aspetti sostanziali, quello che avevamo da dirci, almeno sulle cose che sono scritte e non su quelle che verranno scritte nei prossimi giorni, ce lo siamo detti, però entra su una serie di problemi di tipo organizzativo, che sono di principio e che serviranno per il futuro, se affrontati e risolti nel termine giusto, ad evitare che il lavoro di questo Consiglio regionale diventi sempre più difficile e anche meno produttivo dal punto di vista di ciò che maggioranza e minoranza insieme riescono a fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, tanto per sgombrare immediatamente il campo da ogni possibile dubbio, dico che sono in totale dissenso nei confronti di questo disegno di legge collegato che ha tracimato i confini delle leggi regionali in materia di contabilità regionale per divenire a sua volta una vera e propria "controfinanziaria". Si tratta di una scorciatoia ai danni di questo Consiglio regionale, infatti nel presente disegno di legge c'è di tutto e di più. La Giunta regionale si è superata nell'inventarsi provvedimenti che, per approdare in Aula, avrebbero dovuto seguire un iter diverso da quello di un collegato, come d'altronde si è sempre fatto. E' una politica strana che, da un lato, va verso una direzione di totale quanto discutibile innovamento con la soppressione di enti e la creazione di nuove strutture regionali e, dall'altra, evidentemente sotto la formidabile spinta emotiva delle elezioni già svolte e da svolgersi, va verso il mantenimento di vecchie logiche assistenzialistiche e clientelari.
Denuncia, tra l'altro, che abbiamo sentito da parte di settori della maggioranza, anche questi giorni, per la troppa discrezionalità da parte della Giunta regionale; per dire la verità, è una denuncia che noi avevamo già fatto durante l'approvazione della legge salvacoste, dove noi ritenevamo, e riteniamo ancora, che ci siano elementi per pensare che da parte della Giunta regionale ci sia troppa discrezionalità, troppa possibilità di intervento anche senza il rispetto di regole precise. E' un provvedimento che accontenta da un lato chi vuole un cambiamento e dall'altro invece strizza l'occhio a chi vuole mantenere le conquiste del passato, a riprova che questa non è una Giunta tenuta insieme da un collante programmatico ma, meno prosaicamente, da un accordo di potere.
Questa Giunta regionale è stata insuperabile nell'atteggiamento "gattopardesco" politico di chi, mutando la propria pelle, non ha cambiato le vecchie abitudini; le riforme meglio sbandierarle che portarle a compimento! Io non so che fine faranno le ventilate riforme del consorzio industriale o delle stesse comunità montane che, da mesi, stanno aspettando di arrivare a compimento, però mi pare che sia tutto fermo. In verità, in questo disegno di legge collegato, di innovativo rimane solo poca roba e, soprattutto, mi pare che tutto questo contesto sia una vera e propria babele legislativa.
Se andiamo a vedere, alcuni provvedimenti specifici, come dicevo, avrebbero dovuto essere approfonditi nelle Commissioni competenti, sono stati invece subito catapultati in Aula. Perché? Ad esempio, per quanto riguarda il progetto "Sardegna Promozione", io non trovo in esso molta differenza dalle competenze dell'ISOLA, istituto che è stato soppresso. L'ISOLA ha svolto un suo ruolo, giusto o sbagliato, oggi però, praticamente, si vuole fare un'altra cosa che non mi pare molto diversa. Come pure il Fondo regionale per lo sviluppo e la coesione territoriale, mi sembra un provvedimento un po' demagogico, insomma, che si vuole alimentare soprattutto sulle plusvalenze, ma io credo che veramente avrà poche risorse a disposizione, a meno che non ci sia da parte della Regione la volontà di rimpinguare con proprie risorse questo capitolo, però effettivamente credo che questo sia più un provvedimento improntato alla demagogia che ad altro. Così come il progetto relativo a "Sardegna fatti bella", anche questo non mi pare che sia una cosa innovativa e importante; la vedo come una riedizione del programma dei lavori socialmente utili e niente più, perché le cose contenute all'interno di questo provvedimento sono le stesse, identiche a quelle contenute nel programma dei lavori socialmente utili.
Così come il progetto ambizioso, importante, devo dire, di "Sardegna parla inglese" che, secondo me, è una delle cose più importanti contenute all'interno della legge, però anche qui bisogna capire bene chi e come gestirà questo progetto; perché, se queste risorse andranno nelle scuole, io sono perfettamente d'accordo che siano loro a gestire questo capitolo, la mia preoccupazione, perché non è contenuto nella legge, è che la Regione si voglia mettere a fare corsi di inglese collaterali alle scuole, allora si innescherebbe un'altra di quelle manovre clientelari infinite alle quali ci sta abituando questa Giunta regionale.
Ci preoccupano, invece, le già spaventose crepe che si sono aperte con la manovra finanziaria riguardo ai settori portanti della nostra economia, come la formazione professionale, l'agricoltura, il turismo, l'industria. Tutti falcidiati da imponenti tagli che trovano purtroppo conferma in questa manovra. Una conferma che allontana sempre più le speranze di questi settori di trovare un sostegno adeguato per il rilancio economico nei campi di loro pertinenza. La stessa Agenzia regionale per le entrate è, ritengo, una cosa seria, ma sicuramente alcune cose sono cambiate in questi ultimi tempi; noi tutti, maggioranza e opposizione, abbiamo fatto una battaglia perché riteniamo una giusta rivendicazione questa sulle entrate, però, mi pare che l'enfasi, che ha accompagnato la volontà e la convinzione iniziali, si stia un po' affievolendo. Non sarà forse perché nel frattempo è cambiato il Governo nazionale, sta per cambiare il Governo nazionale e probabilmente adesso che è cambiato l'interlocutore a Roma magari le battaglie non saranno più quelle di prima?
BIANCU (La Margherita- D.L.). C'è sempre Berlusconi, Ladu.
LADU (Fortza Paris). Biancu stai zitto, non parlare. Biancu, sto parlando io.
Allora, probabilmente, queste battaglie sulle entrate si facevano perché c'era il Governo Berlusconi, giustamente! Io non vorrei che queste battaglie adesso non si facciamo più perché è cambiato l'inquilino a Palazzo Chigi.
Le battaglie le faremo lo stesso anche dopo, perché vorremmo che questo discorso...
BIANCU (La Margherita-D.L.). Ne faremo anche quando ci sarà Prodi.
AMADU (U.D.C.). Vi vorrò vedere!LADU (Fortza Paris). Ma, Biancu, cosa stai dicendo? Non capisci nemmeno tu quello che stai dicendo!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, si rivolga alla Presidenza. Onorevole Biancu, consenta all'onorevole Ladu di continuare il suo intervento.
(Interruzioni)
Onorevole Rassu, per cortesia!
LADU (Fortza Paris). Questa Agenzia regionale per le entrate, io sto pensando che è nata in un particolare momento...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu! Onorevole Ladu, prosegua il suo intervento. Onorevole Rassu, la prego di controllarsi.
LADU (Fortza Paris). Io voglio continuare il mio intervento, non voglio essere interrotto né da Biancu né da altri, insomma!, Noi siamo convinti che questa battaglia sulle entrate debba continuare anche con maggior forza, perché è una battaglia che è nata tanti anni fa, ha avuto, diciamo, un momento di particolare virulenza, giustamente, anche visto il particolare momento politico, adesso bisogna vedere cosa succederà. Certo è che questa è una giusta rivendicazione, come tante altre riguarda la Sardegna, e va comunque portata avanti.
All'articolo 15 di questa manovra, vediamo che ci sono dei provvedimenti che sono stati oggetto di diverse valutazioni, tutte negative, da parte delle organizzazioni sindacali, di categoria e degli operatori di settore, tutte espresse attraverso una serie di documenti volti a modificare il testo dell'articolo, nel tentativo, spero non vano, di migliorarlo e correggerlo laddove sarà possibile. Mai, nel passato, si è mortificato il settore della formazione professionale fino a farlo apparire, come ripetutamente ha tentato di fare questa Giunta, un mostro mangiasoldi, un parassita da eliminare come dannoso e nefasto.
Io credo che una semplificazione, come questa, della formazione professionale sia davvero pericolosa, anche perché la formazione professionale ha svolto un ruolo importante in Sardegna oltre che in Italia e riteniamo che una diversificazione della possibilità di poter scegliere i corsi di studi nelle scuole superiori sia un antidoto contro la dispersione scolastica. Noi temiamo, insomma, che con questo si aumenterà purtroppo la dispersione scolastica oggi in Sardegna per cui il fatto di aver assunto questo atteggiamento nei confronti della formazione professionale sia un errore da parte di questa Giunta regionale. Credo che questo provvedimento creerà nuovi disoccupati, d'altronde da quando c'è questo Governo della Regione la disoccupazione è in un aumento, una tendenza che si è invertita, diciamo, da due anni a questa parte. Io non vorrei che la disoccupazione in Sardegna davvero continuasse ad aumentare insieme agli appartenenti alla formazione professionale che non avranno la possibilità di trovare un nuovo lavoro.
La Sardegna ha il triste primato per quanto riguarda la dispersione scolastica e noi siamo convinti che queste misure vadano proprio nella direzione di un ulteriore aumento della dispersione scolastica. Eppure, la formazione professionale è sancita dalla legge, quindi istituzionalizzata, ha dato i suoi buoni frutti come viene attestato dal crescente numero di iscrizioni e da un corpo docente qualificato e fortemente motivato. Il pericolo che si perdano queste professionalità, creando una nuova disoccupazione, è reale e noto a tutti. Tutto questo da parte di una Giunta regionale che ha fatto della conoscenza un suo cavallo di battaglia, però mi pare che sia una conoscenza un po' a senso unico, i risultati lo stanno dimostrando anche se poi i conti li faremo a fine mandato.
Per quanto riguarda il discorso delle tasse, questa Giunta regionale conferma l'indirizzo nazionale di un centrosinistra che governa tassando oltre misura i cittadini, quindi una nuova Regione che si è inventata delle tasse che difficilmente troveranno applicazione per una mancanza di legittimità da parte di un ente regionale a imporre provvedimenti impositivi di carattere fiscale. E' questa la dimostrazione che, quando non si sanno dare risposte, si inventano soluzioni che possono essere, tipo questa di nuove tasse, sicuramente a danno di tutti i cittadini. Un modo di governare quindi lontano dalle aspettative della gente e che caratterizza i governi privi di un respiro progettuale politico.
Chi ha memoria storica ricorderà come già i precedenti Governi Prodi e D'Alema ricorrevano con una certa frequenza alle famose una tantum, la tassa sulla salute, la tassa sull'euro, la carbon tax e gli incentivi alla rottamazione per ingraziarsi la FIAT, FIAT che adesso è in crisi di astinenza e ha bisogno di ulteriori interventi.
Staremo a vedere cosa succederà, cosa farà questo nuovo Governo nazionale di fronte a delle aziende, queste sì, veramente mangiasoldi che ogni paio d'anni devono essere un po' rimpolpate con interventi pubblici. Peccato che qui con le tasse si colpisca soprattutto un settore, quello turistico, che a detta di tutti può costituire il volano dei futuri progetti di rilancio economico della nostra Isola. L'imposta regionale su aeromobili ed unità da diporto credo che sia una imposta che creerà pochi guadagni, darà poche risorse alla Sardegna ma soprattutto saranno molte di più quelle che farà perdere alla Sardegna perché io credo che noi in questo modo allontaneremo un certo tipo di turismo vacanziere che veniva in Sardegna in tutti questi anni. Questi provvedimenti non faranno altro che allontanare il turista che si dirigerà verso altre Regioni che, in questo momento, ben più accorte della Sardegna stanno facendo politiche diverse, di attrazione verso una certa fascia di turismo nei loro territori. Noi invece pensiamo in questo modo di guadagnare qualche soldo in più, sicuramente i soldi che perderemo saranno di gran lunga superiori a quelli che incasseremo.
C'è da chiedersi in che cosa consiste il "nuovo", tanto sbandierato dal Presidente della Giunta, dove si nasconde il modello di Regione moderna e all'avanguardia, con i luminosi orizzonti vagheggiati dove i sardi apparivano dei giganti. Non si vede nulla di tutto quello che è stato detto in passato, di tutte le cose che sono state dette anche durante le campagne elettorali. Oggi invece il ritorno alla realtà è sempre più tragico, infatti ci troviamo di fronte ad una Sardegna in pieno dramma economico. Se qualcuno del centrosinistra volesse esultare anche al risultato elettorale di queste ultime elezioni, io credo che sia ancora presto, cioè i risultati li vedremo in seguito, l'onda lunga non è ancora finita, bisogna dirlo, c'è stato un quadro politico che ha determinato una certa situazione e quindi aspetteremo ancora. Noi comunque continueremo a fare le nostre battaglie perché non condividiamo la politica che sta portando avanti questa Regione, tenteremo di fare in modo che la Sardegna abbia un governo che dia risposte concrete alla sua popolazione, che finisca di fare una campagna demagogica che alla fine non darà risultati alla Sardegna, non creerà prospettive di sviluppo per questa Regione, quindi la demagogia alla fine farà la fine che deve fare. Noi siamo invece di fronte a un'Isola in pieno declino socio-economico dove tutte le attività segnano il passo.
Economie storiche come l'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato vivono una fase di recessione, la più drammatica della storia autonomistica. Il turismo segna il passo ed è incapace di entrare nei mercati con una spinta innovativa davvero in grado di competere con le zone più direttamente concorrenti della nostra offerta di vacanze. Credo che, di tutte queste cose, di tutti questi problemi che riguardano la vera economia della Sardegna non ci sia nulla all'interno di questo collegato alla finanziaria, che poteva avere un percorso diverso con un maggiore approfondimento all'interno delle Commissioni, mentre noi oggi praticamente approviamo un provvedimento che avrà, credo, poca importanza per quanto riguarda il futuro di crescita e di sviluppo di questa Regione. Per quanto ci riguarda, ci opporremo a provvedimenti che sono solo ed esclusivamente di facciata e che nulla hanno a che vedere con le opportunità di crescita e di sviluppo di questa Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo ancora la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Floris Vincenzo, Sanna Alberto, Pirisi, Sanciu, Capelli, Davoli sono presenti pur non essendo riusciti a votare.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 64 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU'- PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - VARGIU.)
Constatata la presenza del numero legale, proseguiamo con la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Io credo che possiamo sicuramente convenire su un aspetto con i colleghi del centrodestra, almeno con quella parte di colleghi che hanno fatto uno sforzo serio, direi, nella interpretazione e nella valutazione dei provvedimenti contenuti all'interno di questo collegato. La prima considerazione è che certamente la legge di contabilità a questo punto debba essere modificata, diversamente il rischio, così come abbiamo visto, è di una finanziaria abbastanza contenuta e per certi versi obbligata, di una finanziaria che potremmo quasi definire senz'anima proprio perchè l'anima in questi casi viene attribuita da provvedimenti che sono successivi alla finanziaria ma che con essa costituiscono un tutt'uno, appunto i collegati.
La finanziaria acquista un'anima solo se letta unitamente ai collegati e non in maniera separata da essi. Onorevole Ladu, non v'è dubbio che, fra i collegati, questo relativo alla materia di entrate, riqualificazione della spesa politica e sociale di sviluppo sia uno di quelli centrali, uno di quelli importanti, condiviso o non condiviso che esso sia. Ora, io provo a separare i due argomenti, cioè a separare le previsioni all'interno della normativa contenuta nel collegato relativamente alle entrate, dalla politica di impegno e della spesa.
Io credo che possiamo concordare sul fatto che, per la prima volta, in maniera seria, puntuale, precisa ma soprattutto direi in modo molto determinato, quindi ricercando a tutti i costi un risultato positivo, si affronta la problematica delle entrate con elementi innovativi; alcuni possono essere condivisi da tutti, quindi ci vedono comunemente d'accordo, altri possono pure suscitare delle perplessità, su questi ultimi presumibilmente si è concentrata maggiormente l'attenzione.
Il centrodestra dice che, relativamente alla politica delle entrate, la Giunta regionale dà per scontato che alcune delle risorse, che rivendica nei confronti dello Stato, siano risorse certe, su questo argomento abbiamo già discusso in passato e abbondantemente, abbiamo detto che quelle risorse sono in ogni caso ancorate a fatti di concretezza e soprattutto che l'inserimento di quelle risorse, come previsioni di entrate, assumono un forte significato politico, cioè l'apertura di un confronto permanente, duraturo, forte, deciso nei confronti del Governo nazionale rispetto alle mancanze che, sino a questo momento, hanno caratterizzato quella iniziativa. Abbiamo detto che quelle carenze, relativamente al Governo nazionale, non sono ascrivibili solo ad una parte politica, l'abbiamo detto con molta onestà, sostenendo che si tratta di carenze ataviche che affondano nella notte dei tempi ma che tempo è arrivato che d'ora innanzi vengano recuperate e si segua un criterio di correttezza e di certezza per quanto riguarda il futuro.
Almeno sulla filosofia, sulla necessità di impostazione di questa battaglia che deve essere unitaria se vogliamo che si raggiunga un risultato, io credo che tutti possiamo concordare; poi vi è invece un'altra parte delle entrate contenute espressamente in questo maxi collegato, quella che va dall'Agenzia delle entrate, dalla rivendicazione, lo ripeto, delle compartecipazioni regionali relative alle quote IRPEF e IVA, alle imposte sulle plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case da non residenti, all'imposta sulle seconde case, sempre di non residenti e utilizzate a fine turistico, sino agli aeromobili ed unità da diporto. Io riconosco, per esempio, che l'imposta sugli aeromobili ed unità da diporto, è un'opinione del tutto personale, probabilmente non porterà nelle casse della Regione grandi risultati, mentre credo che le altre imposte previste ne porteranno; poi si può aprire pure un dibattito in futuro dopo che si vedrà cosa accadrà rispetto a quelle eccezioni di illegittimità di tipo costituzionale che, da alcune parti, sono state poste in base alla tesi che non possono, i cittadini di una nazione, essere divisi in residenti e non residenti e quindi soggetti ad imposizione diversificata a seconda che siano residenti o meno.
Al di là di quel dibattito, puramente teorico, che oggi avviene nell'Aula e che è evidentemente affidato, ove richiesto, all'espressione di altri livelli istituzionali, si prova ad affrontare in maniera coerente e concreta il problema di una regione che ha carenza di risorse e che apre un confronto con lo Stato da una parte cercando dall'altra parte di sopperire a quella carenza anche attraverso iniziative che, sino a questo momento, non erano state mai pensate e quindi tantomeno mai introdotte.
Ora, usiamo il termine giusto, la Sardegna è una terra di poveri, una terra dove c'è un livello di occupazione che non tende purtroppo a crescere, una terra dove il settore industriale, che pareva avere iniziato una qualche forma di decollo, va continuamente incontro invece a blocchi e le aspettative non hanno mai i risultati purtroppo sperati, è una terra dove c'è carenza di istruzione, carenza di lavoro,dove c'è molta sofferenza e dove ci sono ancora notevoli e forti ingiustizie sociali.
A me risulta che alcuni componenti del Gruppo di Rifondazione abbiano presentato, come primi firmatari, una proposta, così come abbiamo fatto noi. Onorevole Ladu, il problema non è che il centrosinistra vuole a tutti i costi infierire e inserire nuove imposte, il centrosinistra viaggia in un'ottica di riequilibrio sociale in un territorio dove di riequilibrio sociale c'è bisogno. Quelle due proposte a cui prima facevo riferimento, una tende all'istituzione generica del reddito di cittadinanza, ed io credo che sia tempo che la competente Commissione la esamini, la definisca e la faccia approdare in ogni caso in Aula; l'altra è una proposta di legge che tende ad introdurre, in questo caso le do ragione, nuove imposte ma non facendo più la distinzione fra residenti e non residenti, anzi le introduce sui residenti, i cui redditi siano superiori alle risorse medie a cui un lavoratore, che conduce pure una vita dignitosa, aspira, quindi si tratta di redditi medio-alti, e in parte gravano in una misura anche maggiore sulla politica, cioè su chi trae ulteriore fonte di reddito anche dalla politica.
Quella proposta di legge tende a garantire una qualche forma di perequazione sottraendo, attraverso un criterio impositivo tutto regionale, a chi più ha per consentire a chi meno ha e a chi vive in condizioni di assoluta povertà o di indigenza di poter trascorrere in maniera più serena la propria vita. Anche questa ormai è depositata in Commissione da un po' di tempo e, siccome ne sono il primo firmatario, chiederò che, entro tempi ragionevoli, dalla Commissione venga esaminata ed esitata in quella o anche in altre forme. Dicevamo: è una terra di poveri, una terra dove alcune centinaia di migliaia di persone, a fronte di una popolazione di 1 milione e 600 mila abitanti, vivono con un reddito tra i 300 e i 400 euro mensili, cioè un reddito assolutamente insoddisfacente che non garantisce condizioni certamente di vivibilità decenti.
Ora, tornando al maxi collegato, alcuni dell'opposizione segnalavano la preoccupazione che nascano emendamenti ulteriori, successivi, proposti dalla Giunta regionale o dalla maggioranza. Colleghi, è inutile cercare di occultare e non anticipare ciò che avverrà; per averlo appreso per la verità in maniera assolutamente indiretta e non per averne avuto un confronto, così come sarebbe stato utile, sappiamo che la Giunta regionale sta per predisporre qualche emendamento, che ci pare anche di grande portata, nel senso che uno di quelli non scorrerà con serenità e che è probabilmente destinato ad incidere. Io personalmente lo conosco per averlo estrapolato da Internet, non perchè vi sia stato un canale di comunicazione fra banchi della maggioranza e Giunta regionale. Bene, è una carenza, questo emendamento presumo che in Aula arriverà e in quella fase evidentemente non solo maggioranza e Giunta regionale, ma tutto il Consiglio proveranno ad intessere un colloquio su di esso, ad approfondire, con tutte le forme dialettiche possibili, la portata e l'utilità dello stesso, la filosofia che lo sorregge e a che cosa tende.
Intendo riferirmi a quell'emendamento, apparso in Internet, relativo ad una valutazione, con una successiva approvazione, credo, con un atto formale da parte della Giunta, del gestore unico dei rifiuti che verrebbe unificato con il gestore delle acque, sul quale sinceramente non esprimo pareri perchè prima devo comprenderne la portata ed anche l'utilità, soltanto dopo evidentemente esprimerò il mio parere, così come credo tanti altri colleghi del Consiglio regionale. Altrettanto dicasi per alcune altre norme, per come sono delineate o fissate, relativamente ad alcune categorie di lavoratori all'interno del maxi collegato, a partire da quelle relative alla formazione professionale, o ad enti che cambiano la propria connotazione, eccetera; credo che una nuova riflessione, al di là di quella che si è compiuta in Commissione, che ciascuno di noi ha fatto personalmente, anche in quella direzione debba essere fatta, non mi meraviglierei e non mi scandalizzerei se venissero presentati emendamenti dall'una e dall'altra parte, nonostante tutto il dibattito svolto sino a questo momento, a condizione che siano emendamenti tendenti a migliorare la portata della norma e a rendere maggiore giustizia.
Da tutto ciò che cosa emerge? Che vi è una volontà ed una forte determinazione della maggioranza ad andare avanti in questa direzione, che nell'insieme comprendiamo e condividiamo la portata dei collegati alla manovra finanziaria e, lo ammettiamo, che c'è una rinnovata esigenza di maggiore confronto e volontà di colloquio permanente, duraturo, costante, quindi significa, onorevoli Assessori, con evidentemente capacità di ascolto reciproco, bi-direzionale, fra Giunta regionale e Consiglio regionale nella sua interezza, intanto per la parte che riguarda quella capacità di ascolto fra Giunta regionale e maggioranza del Consiglio regionale, estendendo poi tutto questo all'intero Consiglio regionale. E' una carenza, a mio avviso, alla quale va posto rimedio, non è la prima volta che viene segnalata, però credo che, a questo punto, al di là delle segnalazioni, sia assolutamente necessario che questo raccordo diventi una comune esigenza, una comune consapevolezza e anche, da questo momento in poi, pratica costante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, leggendo e studiando il maxi collegato alla legge finanziaria, l'ormai famigerato maxi collegato, mi è sorta spontanea l'esigenza di verificare se la radice etimologica del termine utilizzato corrisponde alla realtà o meno. E' frequente che, in politica, in un linguaggio ormai divenuto gergo, spesso criptico nei confronti del cittadino che ascolta, si utilizzino termini che, nell'uso comune, indicano una cosa, un'azione, una situazione, attribuendo ad essi invece un significato pratico assai diverso ma accettato e codificato dagli addetti ai lavori, cioè da noi, in questo caso. Si tralascia talvolta, insomma, in politica l'utilizzo corretto del wording, termine inglese che si potrebbe tradurre con "arte di scegliere la parola giusta nel giusto contesto".
Aveva proprio ragione Adenauer ad affermare di capire perchè i Dieci Comandamenti sono tanto chiari e privi di ambiguità, perchè non li ha scritti un politico! Così, ad esempio, una disarticolata commistione di forze politiche di origine, principi, idee, iconografie diverse, viene chiamata "unione". Meno male che ci pensano Uras e Maninchedda a far emergere le divergenze parallele all'interno del centrosinistra! Così assai poco si attaglia, a questa accozzaglia di provvedimenti, il termine "collegato" riferito alla legge finanziaria recentemente approvata: tutto può essere considerato l'argomento in questione fuorché un qualcosa di collegato alla legge finanziaria. Non lo è in quanto totalmente difforme rispetto all'articolo 10 della legge numero 11 del 1983, non lo è in quanto contrario nei fatti all'articolo 34 del Regolamento consiliare. Entrambi i testi parlano infatti di più collegati alla manovra finanziaria e non di un solo collegato che comprende una pluralità di interventi.
Dai testi citati emerge invece il contrario; il legislatore ha ritenuto opportuno non accorpare più materie in un solo provvedimento ma ha previsto e disposto che le materie stesse siano inserite in più disegni di legge ed affidate all'esame delle varie Commissioni consiliari. Si è seguita insomma, in questo caso, non è il primo ma forse è il più eclatante dall'inizio della tredicesima legislatura ad oggi, la strada della legislazione creativa per un puro calcolo sui tempi e sulle comodità pratiche del Presidente, infastidito dalle lungaggini - così egli le considera - di un Consiglio regionale che egli mal sopporta e che dovrebbe essere semplicemente, a suo parere, un tavolo tecnico di ratifica delle proprie decisioni.
Il passaggio consiliare è visto ancora una volta dal Presidente come una vuota e noiosa liturgia di cui egli vorrebbe fare a meno. Non ha forse vinto le elezioni? Non tiene forse in perpetuo scacco i consiglieri di maggioranza sotto la minaccia dello scioglimento? Allora, bando alle perdite di tempo che disturbano il manovratore, bando alle discussioni, alle valutazioni, alle mediazioni, al dialogo! C'è un Presidente, ubi maior minor cessat, il minore ancora una volta è il Consiglio regionale! Quindi mentre la legge e il Regolamento indicano espressamente la prassi di non accorpare più materie in un solo provvedimento, il principe è al di sopra della legge e del Regolamento. La legge e il Regolamento hanno previsto e disposto che le varie materie siano inserite in più disegni di legge ed affidate all'esame delle varie Commissioni consiliari? Da oggi non si fa più! "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole". La prassi è proseguita fuori dai canoni della normalità anche in fase di discussione in Commissione, con un improbabile ruolo di coordinamento svolto dalla terza Commissione, che ha dovuto esaminare provvedimenti del tutto estranei alle proprie competenze, prestandosi così ancora una volta ad attuare una delegittimazione del Consiglio regionale pur essendo di esso espressione.
Ma anche volendo tralasciare l'aspetto per così dire formale (pur essendo, la forma, sostanza in questo contesto istituzionale), molto c'è da dire e molto c'è da riflettere sul merito di questo provvedimento; il presidente Mario Floris faceva notare, ponendo una questione pregiudiziale, che il Consiglio regionale da oggi voterà una serie di scatole vuote: titoli ma non contenuti, enunciazioni ma non dati certi e verificabili. Come per le nuove imposte di Soru, quelle tasse che graveranno sul turismo proprio alla vigilia dell'avvio della stagione estiva. Aspetti di dubbia legittimità sotto il profilo costituzionale, anzi, di certa illegittimità alla luce di molte sentenze già emesse. Fumose o del tutto ignote sono le notizie sui criteri che saranno attuati, labili i presupposti giuridici, eteree le stime preliminari sui destinatari e gli effetti, assolutamente aleatori gli introiti. Fin da oggi entreremo nel merito dei vari articoli e del loro contenuto, ma molto di ciò che doveva essere chiaro non lo è ancora, non si sa ad esempio a quanti fabbricati verranno applicate le nuove tasse, quanto la Regione prevede di incassare, da quali presupposti si è partiti per definire i parametri di pagamento, e tante altre cose ancora.
Vorremmo sapere inoltre se la Giunta regionale ha valutato il deprezzamento che tali capitali immobiliari subiranno per effetto di questo provvedimento e quale sarà il danno indotto per l'industria turistica sarda, cioè per quel settore fatto di piccole imprese artigianali, dall'alimentare ai trasporti, dalla ristorazione al diporto, dai servizi all'artigianato, che subiranno una grave perdita di fatturato per effetto del fatto che, avere casa al mare in Sardegna, sarà sempre più caro, sempre meno appetibile, sempre più elitario.
Non meno preoccupante è il pericolo che questa operazione dia il destro, anche se in verità si tratta piuttosto di un aspetto sinistro, a speculazioni di vario genere che vedranno avvantaggiati gruppi imprenditoriali noti e meno noti. Di alcuni di essi, che hanno potuto usufruire in anteprima della visione dall'alto dei beni di famiglia, si potrebbe già fare il nome, e lo faremo.
Cagliari si sta dotando di un nuovo porto, anche per accogliere il diporto importante, quello che muove denaro e lo lascia in città, e per farvi sostare le navi da crociera, la Regione cosa fa? Inventa una tassa che penalizza il diporto e le navi da crociera! Meno male, dico meno male che la Corte Costituzionale ha già decretato la fine di simili fughe in avanti da parte di alcune Regioni. Attenderemo che si pronunci sulle tasse di Soru, ma forse non solo su quelle, anche su alcuni aspetti della programmazione territoriale che evidenziano il forte dirigismo della Regione sulle scelte dello sviluppo e di governo del territorio, così come anche sul versante esecutivo ed attuativo; un rafforzamento della Giunta regionale, e soprattutto della Presidenza, quale soggetto fondamentale e in certi casi unico nella programmazione, un ruolo secondario, marginale, dei Comuni nella pianificazione territoriale; l'assenza del principio di sostenibilità sociale e quello altrettanto fondamentale di sostenibilità ambientale. Insomma, un regime vincolistico che prescinde dalle reali condizioni di vita e di ambiente, anche storiche e culturali, che suggerirebbero invece scelte più appropriate, specifiche e da collocare in un lasso temporale adeguato.
Il giudizio è insomma negativo, è mancato ancora una volta un reale coinvolgimento dei soggetti interessati e un tempo adeguato per la valutazione. I momenti di consultazione collettiva adottati, gli ormai famosi cinque minuti a Comune, rappresentano una volontà di occultare la cancellazione dell'esperienza concertativa, sia con le rappresentanze economiche e sociali, sia con gli enti locali. Anche la CISL aveva chiesto un momento di riflessione più approfondito sui provvedimenti che stanno per essere emessi, sottolineando che molti potranno essere gli effetti deleteri a breve, a medio e a lungo termine, nel tessuto sociale, produttivo e nelle funzioni e nei poteri degli enti locali. Gli aspetti negativi riguardano insomma questioni fondamentali che toccano gli interessi dei cittadini, delle comunità e della Sardegna nel suo complesso.
Nel tema dell'ambiente, ad esempio, l'idea prevalente è la conservazione del territorio, attraverso forme e strumenti di vincolo che non tengono conto di chi vi abita, dei sardi, delle loro esigenze, delle loro attività! La tutela del territorio, principio al quale tutti in coscienza ci sentiamo di riservare la massima attenzione, va rapportata alle caratteristiche sociali ed economiche della Sardegna. E' assente in questa direzione un piano generale di sviluppo in grado di supportare le scelte della pianificazione ambientale ed urbanistica. I vincoli e le prescrizioni che Soru sta per decretare prescindono da esigenze primarie che dovrebbero guidare la gestione del territorio.
In questo provvedimento, mi fa piacere, nel contempo me ne dispiaccio ma è mio dovere, sottolineare, anche se non si tratta di uno degli aspetti più importanti, che non poteva mancare un attacco ulteriore alla caccia, quella rispettabile attività alla quale il presidente Soru, pacifista convinto, ha dichiarato guerra senza rispetto per 48 mila cittadini sardi, onesti e incensurati che hanno l'unico torto di voler praticare un'attività che ogni mente ambientalista illuminata considera, non solo compatibile, ma anzi imprescindibile per una corretta gestione ambientale. L'attacco alla caccia, nascosto tra le righe - diciamo - viene mosso questa volta simultaneamente su due fronti: nell'articolo 18 viene sancito un principio già sancito, ovvero che l'Assessore competente consente il prelievo in deroga solo nei casi disciplinati dalla direttiva europea cui fa riferimento la legge regionale. Una banalità degna di La Palisse. E' chiaro che una legge regionale, che recepisce una legge nazionale che a sua volta recepisce una legge europea, deve restare nell'ambito indicato dalle leggi che recepisce.
Ma non è tutto, se non fosse stata abbastanza chiara la volontà persecutoria nei confronti della caccia, ecco che Dessì completa il suo capolavoro! Il testo afferma che, a determinare l'opportunità o meno della caccia in deroga sarà non la Regione, che sulla caccia ha una competenza primaria più volte rivendicata, ma l'Istituto nazionale della fauna selvatica. La Regione, insomma, rinuncia anche ad avere voce in capitolo sul fatto che gli agricoltori sardi subiscano danni dai selvatici nocivi. Onorevoli colleghi della maggioranza, andate a spiegare ai cacciatori che vi hanno votato, perchè la caccia è un'attività molto trasversale in senso elettorale, quanto sta facendo il vostro Assessore per loro, spiegate voi che i parchi regionali, le oasi e tutte le altre invenzioni della Giunta faranno della Sardegna una riserva indiana nella quale i sardi non saranno più padroni a casa loro, dove sarà vietato tutto, non solo la caccia, ma anche il transito, la raccolta della legna, l'agricoltura, l'allevamento, l'uso dell'acqua, esattamente con gli stessi vincoli del defunto Parco Nazionale del Gennargentu!
PIRISI (D.S.). Non dire fesserie, però, ajò!
ARTIZZU (A.N.). Ma sia più educato!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, moderi i termini. Prosegua, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). La richiamo all'educazione, ad un uso corretto delle parole, la prego! Io non l'ho insultata.
PIRISI (D.S.). Chiedo scusa.
ARTIZZU (A.N.). Accetto le scuse.
Infatti, per chi ancora non lo sapesse, Pirisi ad esempio, i parchi regionali sono equiparati, per legge, in tutto e per tutto ai parchi nazionali. L'esame degli articoli consentirà di contemplare meglio in tutti i suoi dettagli questo ennesimo capolavoro di Soru.
(Interruzione)
Che faccio, Presidente, vado avanti o mi interrompo?
PRESIDENTE. Vada avanti, prego.
ARTIZZU (A.N.). Ecco comunque che oggi in modo…ma la prego…
PIRISI (D.S.). Ma tanto la gente sente, è un affronto alla sua intelligenza, lei è una persona intelligente….
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, potrà nel corso della discussione degli articoli intervenire e controbattere. Consenta all'onorevole Artizzu di esprimere liberamente le sue opinioni.
PIRISI (D.S.). L'onorevole Artizzu sa che lo stimo…
ARTIZZU (A.N.). La stima è reciproca.
Ecco comunque che oggi, in modo ancora più chiaro rispetto al passato, si delinea quale tipo di Regione voglia Soru, che tipo di rapporto egli instaura con il Consiglio regionale di cui, pure, egli stesso è componente. Il suo operato somiglia sempre più a quello dello sciamano, quella figura misteriosa e terribile dei villaggi africani o equatoriali ancora ai nostri giorni. Lo sciamano vive isolato dal popolo, eppure le sue scelte sono per esso determinanti, egli decide per loro. Quando si deve fare una scelta importante per la comunità, se fare la guerra o no, se seminare o no, se ammazzare il maiale con la luce crescente o con la luna calante, è lo sciamano a dire l'ultima parola. Tutto il popolo attende che lui si pronunci, nulla si discute, egli decide da solo dopo essersi consultato con gli spiriti guida e dopo aver adorato il totem del villaggio. Alla fine emette la sentenza, che è sempre inappellabile e che va presa come cosa giusta, come volontà degli dei: "Così è deciso, vi sta bene, vi sta male, non cambia niente, la Regione sono io!".
Per non perdere tempo in noiose sedute consiliari, alle quali peraltro non partecipa neanche in occasioni così importanti, il Presidente della Regione mette tutto dentro un maxi collegato, un elenco di titoli senza contenuti certi, un qualcosa da comprare, anzi, da votare, per chi lo voterà, cioè voi, colleghi della maggioranza, a scatola chiusa. Ricorderete Micromega, l'extraterrestre di Voltaire, prima di ripartire verso il suo pianeta lascia ai terrestri un libretto nel quale aveva promesso che avrebbero potuto leggere tutti i misteri della scienza, tutto lo scibile umano. Quando lo aprirono, videro che le pagine erano bianche, non c'era scritto niente. Anche il vostro Micromega ha fatto così, solo che siete ancora una volta voi a dover dare carta bianca a lui!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU(Segue ARTIZZU.) Mi chiedo, anzi, mi sono chiesto più volte se ha senso stare all'opposizione, voler fare opposizione con questi pochi mezzi che la legge elettorale e il Regolamento consiliare ci assegnano. Visto che non cambia nulla, non sarebbe meglio cercare un atteggiamento più tollerante, magari collaborazionista, verso il Presidente e la maggioranza? La risposta è no! Davanti ad un esercizio così arrogante e prevaricante del potere, davanti alla violenza verbale di un simile piccolo tiranno è un onore essere all'opposizione. Potremo sempre dire con orgoglio: "Tutto questo non lo ha fatto con il mio voto, non l'ha fatto con il mio consenso, non l'ha fatto con il mio silenzio complice!"
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, il disegno di legge numero 216 presentato dalla Giunta regionale costituisce il logico approdo di un processo di elaborazione e discussione che trae le sue fondamenta nelle linee tracciate dal DPEF 2006-2008. Già in esso avevamo affermato l'intenzione di voler realizzare una manovra finanziaria complessiva che sapesse cogliere l'esigenza di coniugare l'obiettivo della diminuzione del deficit finanziario della Regione con quello del rilancio di una nuova fase di sviluppo, ma soprattutto la realizzazione di politiche che sancissero una netta discontinuità con quanto fatto in passato dal governo della destra. In ciò, ravvisavamo allora e ribadiamo ora, può risiedere il cuore di buona parte della richiesta di alternativa di governo in ragione della quale abbiamo ricevuto il consenso da parte degli elettori, consenso che in questi anni è ulteriormente cresciuto. Per la terza volta consecutiva il tentativo dell'onorevole Pili e del resto dell'opposizione di trasformare le elezioni in referendum contro questa maggioranza regionale è fallito.
La Sardegna si è rivelata cruciale per assegnare la maggioranza all'Unione nel Paese; questo responso rafforza ulteriormente il contenuto avanzato e innovativo delle politiche perseguite in Sardegna dalla Giunta Soru e dalla maggioranza consiliare contro le imboscate reazionarie della destra, la battaglia sulle entrate, quella sulla smilitarizzazione dell'Isola, le politiche di tutela ambientale, la legge salvacoste, la decisione di realizzare una ridistribuzione delle ricchezze nel territorio attraverso la tassazione del turismo di lusso e la creazione dell'Agenzia regionale delle entrate, il riordino del sistema pubblico dell'accesso al lavoro, la riorganizzazione delle politiche energetiche regionali.
Si metta l'anima in pace l'onorevole Pili, il popolo sardo sta con questa maggioranza che, dalle elezioni regionali del 2004, ha costantemente incrementato il suo consenso in Sardegna. Ma c'è di più, tutti facevano la rincorsa al centro nella convinzione che, per ottenere voti, fosse necessario annacquare i contenuti politici della proposta programmatica del centrosinistra. Il responso della partecipazione popolare ci ha detto invece ben altro, ridimensionando la velleità egemonica del centro ed ogni illazione sul grande centro e consegnando una massiccia crescita della sinistra all'alternativa.
Non ci sono dunque ragioni né interne né esterne per arretrare di un millimetro nella strada intrapresa, anzi, ogni singolo fattore della realtà effettuale ci induce a procedere con ancor maggior forza e consapevolezza dei propri mezzi; così, ad esemppio, il duro confronto avviato con lo Stato per ottenere la corretta applicazione dell'articolo 8 dello Statuto, in rapporto al riconoscimento in materia di ripartizione delle entrate IVA e IRPEF, è stato una battaglia di progresso e di civiltà. Il popolo sardo lo ha capito. Questa battaglia va perseguita fino in fondo perchè rafforza i principi della piena autonomia sanciti dal nostro Statuto e rompe quel rapporto di sudditanza nei confronti dello Stato italiano in materia fiscale, dolosamente occultato negli anni passati da una classe politica che si è dimostrata inetta e complice, non importa se per cecità o malafede.
Francamente, in questi giorni, faccio fatica a comprendere le polemiche sollevate dai colleghi della destra sul collegato, ma ancora meno di me sembra averle comprese l'elettorato sardo. Quelle norme - che, per l'inadeguatezza degli strumenti legislativi a disposizione delle istituzioni regionali in materia finanziaria, erano risultate intruse - costituivano infatti l'anima della proposta politica di questa maggioranza. Proprio questa inadeguatezza puramente tecnica ha costretto la maggioranza a presentare un collegato sulla riqualificazione della spesa per le politiche sociali e di sviluppo della Sardegna. Non si può altresì affermare che, in Commissione bilancio, sia mancato il confronto con le parti sociali in quanto le stesse hanno espresso il loro parere sull'intera manovra finanziaria durante le audizioni per la predisposizione del bilancio regionale. In quella fase è emerso un apprezzamento per i provvedimenti esclusi e che oggi sono parte fondante del disegno di legge numero 216.
Inviterei dunque i colleghi dell'opposizione ad una rilettura attenta dei documenti presentati in proposito dalle parti sociali. E' chiaro che il problema delle norme intruse dovrà essere affrontato attraverso una profonda riforma di sistema in materia di legge contabile. Io penso che, senza gli interventi previsti dal disegno di legge numero 216 in materia di politiche sociali, di lavoro, di formazione, conoscenza e tutela ambientale, senza la creazione dell'Agenzia regionale delle entrate, la manovra complessiva perderebbe tutto il suo significato più innovativo. L'Agenzia regionale delle entrate, come sottolineato nella relazione introduttiva, può porsi come efficace strumento specialistico di supporto dell'Amministrazione regionale in grado di rafforzarne le rivendicazioni autonomistiche nel rispetto del dettato statutario. Le ragioni fondamentali che hanno portato ai provvedimenti degli articoli 2 e 3 nel presente disegno di legge sulla tassazione del turismo di lusso attraverso alcune imposte regionali, così come la creazione di un fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale, possono rivelarsi una leva importantissima per combattere lo spopolamento, la desertificazione economica e sociale delle zone interne.
In passato, nella nostra Isola, miliardari di ogni tipo hanno acquisito pezzi di paradiso con una manciata di lenticchie e su quegli investimenti modesti se non risibili hanno costruito patrimoni immobiliari da capogiro, senza che ciò avesse alcuna ricaduta economica e fiscale sulla nostra Regione. Sappiamo bene come molte delle ville in questione siano state accatastate come mere pertinenze agricole, dunque decidere di tassare chi vende una proprietà immobiliare comprata e costruita in Sardegna, se c'è stato un aumento di valore tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, è non solo legittimo ma doveroso, è un atto di giustizia e di equità. Non saranno certamente questi interventi a far scappare le centinaia di migliaia di turisti che vengono in Sardegna proprio per godere dell'integrità ambientale di questo territorio, non certo per vedere le ville e lo yacht di Briatore o di Berlusconi. Quanto a questi, non sarà certo l'Agenzia regionale delle entrate a modificare il loro tenore di vita o a farli rinunciare ai loro patrimoni in Sardegna.
Penso in modo convinto che tra questo disegno di legge, il DPEF ed il programma presentato da questa maggioranza ai sardi ci sia piena sintonia di contenuti; sia nel DPEF che nel programma, abbiamo sostenuto in netta controtendenza alla controriforma Moratti la centralità della scuola pubblica e l'obiettivo di elevare con l'obbligo formativo i livelli di scolarità e competenza; nella finanziaria siamo intervenuti concretamente con provvedimenti importanti per combattere la dispersione scolastica agevolando le famiglie disagiate, attraverso la fornitura dei libri di testo in comodato d'uso, l'abbattimento dei costi di trasporto e l'istituzione di borse di studio per gli studenti frequentanti le scuole pubbliche medie inferiori e superiori; con la finanziaria è stato inoltre istituito il prestito d'onore per gli studenti universitari per le lauree triennali e specialistiche e nella stessa direzione vanno gli interventi tesi a favorire l'interscambio culturale e quelli a sostegno della ricerca scientifica.
Oggi, in questo disegno di legge, è autorizzata nell'anno 2006 la spesa di 25 milioni di euro per la realizzazione di un programma per la conoscenza e la diffusione della lingua inglese, in stretta collaborazione con gli enti locali e le scuole pubbliche, la spesa di 3 milioni di euro per la realizzazione di un progetto importante come la "Fabbrica della creatività" finalizzato alla creazione di un centro di incontro, di lavoro e formazione delle arti contemporanee. Tutto questo come elemento di crescita e di nuove opportunità per le nostre popolazioni ed in particolare per i nostri giovani, lo stesso ragionamento vale per quanto previsto in materia di lavoro, sviluppo, assistenza sociale, agricoltura ed opere pubbliche.
In materia di lavoro, già nel DPEF erano presenti elementi innovativi su alcuni temi che, a nostro giudizio, vanno rafforzati ora con ancor più vigore e disponibilità di spesa, quali quelli a sostegno della cooperazione sociale, dell'imprenditoria giovanile e femminile, di un rapporto armonico ed equilibrato tra immigrazione ed emigrazione; sempre in materia di lavoro erano previsti interventi in favore della stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, una riorganizzazione dei servizi per l'impiego che limitasse gli effetti negativi della precarizzazione indotti dalla legge numero 30, legge che il prossimo Governo Prodi speriamo abroghi, finalmente, traendo un insegnamento dalle mobilitazioni studentesche in Francia proprio di questi ultimi giorni.
Infine le misure integrate volte al recupero del diritto di cittadinanza contro l'emarginazione e l'esclusione sociale provocate dalla povertà; all'interno di questi interventi, si inserisce anche l'introduzione della prima sperimentazione del fondo per il reinserimento lavorativo degli inoccupati e i disoccupati per 30 milioni di euro, già a partire dall'anno in corso. Così si inserisce il programma denominato "Sardegna fatti bella" che la Regione intende realizzare con il concorso degli enti locali singoli ed associati per favorire il risanamento, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ecologico ed ambientale della Sardegna. Si prevede la realizzazione di progetti volti alla pulizia delle campagne, delle aree prospicienti le spiagge e dei centri abitati per la durata di un anno e destinati ai disoccupati e agli inoccupati. La spesa autorizzata per il 2006, come dal comma 4 dell'articolo 11, è di 20 milioni di euro di cui almeno 1 milione di euro in via sperimentale è destinato al Comune di La Maddalena per rendere concreta la battaglia volta allo smantellamento delle servitù militari e al contempo per realizzare un primo intervento per una valorizzazione di quel territorio con ricadute economiche e positive per esso.
Noi partecipiamo a questa esperienza di governo portando il nostro contributo da comunisti, ciò significa che i temi rispetto ai quali intendiamo ottenere risultati riguardano, in primo luogo, il lavoro da tutelare e creare, la lotta alle povertà, lo sviluppo; su tutti questi versanti molto, moltissimo, resta da fare da qui alla fine della legislatura. Rileggendo le dichiarazioni programmatiche della maggioranza troviamo che le politiche attive del lavoro, in presenza di un tasso di disoccupazione ereditato in dote dal passato, tra i più elevati in Italia, costituiscono uno degli impegni centrali di essa; in quelle dichiarazioni avevamo tracciato un percorso orientato in quattro direzioni fondamentali per aggredire la condizione di arretratezza e di insicurezza lavorativa.
Primo: la creazione ex novo di un sistema all'impiego su base regionale, rispetto al quale non solo abbiamo approvato la legge, ma stiamo avviando anche la prima sperimentazione; un riordino razionale e produttivo della formazione professionale che ponesse fine al vergognoso ladrocinio del passato; una riforma del sistema delle politiche attive e passive del lavoro; l'attivazione di un sistema permanente di controllo e valutazione delle politiche del lavoro. Due anni sono passati da quelle dichiarazioni di intenti e per quanto possano permanere ancora alcuni elementi di criticità, rispetto ai quali chiediamo un impegno ancora maggiore, ritengo che buona parte di quel percorso sia stato quanto meno avviato con coerenza e possa produrre i successi auspicati.
Per quanto riguarda le politiche sociali proposte, queste partivano da un'analisi che evidenziava il fatto che, nell'ultimo decennio, a fronte di un incremento della ricchezza materiale, è aumentato, a volte drammaticamente, il livello di incertezza e di insicurezza sociale. La modernizzazione della società si è estesa ai piccoli centri creando nuove ricchezze e nuovi squilibri; questo processo ha prodotto nuove vulnerabilità, disagi, disuguaglianze e povertà che investono un'ampia parte della popolazione, anche qui iniziamo a dare risposte concrete attraverso una serie di misure come quelle per la casa, prima nella finanziaria, oggi col mutuo agevolato elevato fino a 90 mila euro per le giovani coppie con un tasso pari a zero, oppure il programma triennale denominato "Ritornare a casa" per favorire il rientro nelle famiglie e nelle comunità di appartenenza dei cittadini attualmente inseriti in strutture residenziali a carattere sociale o sanitario.
Allo stesso modo, in questi due anni, abbiamo avviato il percorso per definire la nuova specialità sarda attraverso il disegno di legge sulla Consulta già esitato dalla prima Commissione per costruire uno Statuto moderno ed in piena sintonia con l'esigenza di forme nuove di autogoverno del popolo sardo. A questo va aggiunto il pacchetto che riguarda la forma di governo e il sistema elettorale che dovremo discutere e che aprirà un confronto serrato tra i Gruppi consiliari e le forze politiche, e la riforma del sistema delle autonomie, che si è tradotto come Consiglio delle autonomie locali che concorreranno insieme al Consiglio regionale a ridisegnare l'ordinamento delle autonomie.
In conclusione, posso dire che il Gruppo del Partito della Rifondazione Comunista non si sottrarrà al confronto su nessuno di questi punti con il resto della maggioranza di cui siamo parte integrante portando come sempre il suo contributo, insieme critico e positivo, come una forza comunista può e deve dare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Intervengo per chiedere, Presidente, la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
PRESIDENTE. Inviterei i colleghi a non utilizzare troppo questo strumento.
Terza verifica del numero legalePRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 54 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GALLUS - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.)
Constatata la presenza del numero legale, proseguiamo con la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, io devo ringraziare il collega Licheri perchè mi ha strappato un amichevole sorriso, mi consenta di… no, "mi consenta" non mi piace, mi permetta di fare una battuta che ha un significato…
LA SPISA (F.I.). Non ti piace?
CAPELLI (U.D.C.). No, non mi è mai piaciuto il termine, niente di più.
LA SPISA (F.I.). Non ti piace… il termine è spontaneo!
CAPELLI (U.D.C.). Comunque, nei giorni scorsi, io sono andato al cinema a vedere un film che, dai più, è decantato: "Il Caimano" di Moretti. Io, ogni tanto, amo fare e dire qualcosa di sinistra diversamente dai colleghi di sinistra che si sono dimenticati che cos'è la sinistra!
Perciò andate a vedere questo film che è molto istruttivo e fa pensare, non è un bel film però costringe a riflettere, a pensare, a ricordare anche cose che nel tempo si dimenticano. Sa perchè dico questo, collega Licheri? Perchè la sua terminologia, i suoi concetti espressi, sui quali non ci troviamo assolutamente d'accordo, mi hanno ricordato l'apertura di quel film, dove Aidra (non so chi ha già visto questo film)…
PIRISI (D.S.). Non raccontarci la trama!
CAPELLI (U.D.C.). …questa attrice e moglie poi del produttore eccetera, eccetera, nella sua esperienza cinematografica, ha l'approccio con quella sinistra di allora, che un po' tutti abbiamo frequentato, fatta di paroloni e di termini forti che la costringe a scappare. Lei mi ha ricordato questa parte.
Nella relazione di minoranza mi sono voluto trattenere, per chi ha avuto la pazienza e la cortesia di ascoltare, su alcuni concetti già espressi dal collega Maninchedda, qualcuno anche dal collega Uras, parlo di esponenti non della minoranza o meglio dell'opposizione, ma della maggioranza, che richiamano la Giunta su alcune parti inopportune di questo disegno di legge dicendovi che è meglio rivederle, non condividendole in toto; così come noi stiamo cercando di fare con voi fin dall'esame di questo disegno di legge in Commissione.
Io non ho detto, come erroneamente riportato, che in Aula è entrato un testo che la Commissione non ha esitato. Specifico meglio: la Commissione, su venti giorni di riunioni convocate, avrà lavorato 5 o 6 giorni, perchè? Perchè per gli altri 14 o non avete assicurato il numero legale o c'erano problemi nella discussione, nel confronto politico interno sugli emendamenti che, di volta in volta, la Giunta presentava. Allora, io vorrei dire a chi è fuori da quest'Aula, quando si esamina una legge non è possibile esaminare emendamenti della Giunta che azzerano, stravolgono, rivedono totalmente l'articolato presentato dalla Giunta stessa, dando ai consiglieri ed ai componenti della Commissione qualche minuto per vedere la nuova formulazione e per potersi esprimere sudi essa. Tant'è che questo disegno di legge è entrato in Commissione con circa 21 articoli e ne è uscito con 52! Questo, grazie agli emendamenti della Giunta perchè, guardate, emendamenti della minoranza non siete stati molto sensibili nell'accettarne, se non uno o due. E' entrato in Commissione con 126 commi e ne è uscito con 197! Siccome i numeri non sono numeri freddi, ma vanno letti in quanto danno delle indicazioni, segnano delle vie, fissano degli obiettivi, questi numeri dicono che il "216" non è tutto da buttare.
Io vorrei che, con i colleghi, si iniziasse a discutere delle esigenze reali della gente, pur partendo da punti di vista diversi, probabilmente anche con obiettivi diversi. Parliamo della disoccupazione, parliamo di quali interventi bisogna fare per creare sviluppo in Sardegna; lo stesso titolo di questa legge parla di sviluppo. Cortesemente vorrei spingervi a confrontarvi su quali sono gli articoli, i commi, le iniziative di questa legge per creare sviluppo. Ci soffermiamo sulle entrate. La politica delle entrate, il confronto con il Governo, cose dette, ridette, che forse stanno anche un po' stancando perchè le cose efficaci sono quelle di cui si parla meno e per le quali si ottengono risultati; mi auguro che, come voi state dicendo, con il futuro Governo Prodi otterremo tutto il mal tolto di questi decenni, mai concesso alla Sardegna. Dubito fortemente, ma sono pronto a combattere con voi questa battaglia! Sono pronto a tornare a Roma, come feci qualche mese fa insieme a voi, per rivendicare un diritto dei sardi; facciamolo sempre, continuiamo a farlo.
Ma, colleghi, vogliamo parlare anche un po' delle uscite e non solo delle entrate? Questa era la prosecuzione della mia relazione di minoranza: parlare un po' delle uscite, della spesa che non è effettuata; siamo indietro nella spendita dei fondi europei, siamo indietro nella spendita delle risorse finanziarie destinate alle singole leggi, così come su tanti capitoli di spesa, siamo avanzatissimi su alcuni capitoli di spesa, tant'è che in questo "216" li rifinanziamo. Quante interpellanze? Quante interrogazioni? Il più delle volte senza risposta, collega Maninchedda, colleghi tutti della maggioranza! Il primo principio democratico è il rispetto dell'opposizione: tanto più forte è un'opposizione, tanto più forte è un governo; tanto più forte e propositiva ma anche fiaccante è un'opposizione, tanto più forte e tanto di più si consolida un governo quando ci si confronta!
Noi non abbiamo ancora avuto le risposte alle interrogazioni e alle interpellanze, sulle consulenze per esempio; consulenze che, guardate, non sono da demonizzare, quando sono utili, quando raggiungono un obiettivo, non quando, come dice il mio collega Oppi, si riducono ad un semplice esercizio di marchette. Anche nell'ultimo periodo, tutta una serie di delibere ed iniziative della Giunta, per il rispetto che ho degli Assessori e non altrettanto del Presidente, politicamente parlando, non personalmente, io non riesco a dialogare con gli Assessori, ma non per loro volontà, ma perchè - a mio avviso e mi smentiranno su questo - sono sistematicamente prevaricati dall'ossessiva necessità di determinare il futuro del Presidente. Assessori, non vi sento efficaci ed efficienti! Questo è il sistema che lo consente. Come ha detto proprio il collega Licheri, è un sistema che sicuramente andremo ad esaminare.
Perché non entro nel merito dell'articolato? Perchè su di esso mi soffermerò quando esamineremo gli articoli, perciò sia la discussione generale che le relazioni devono essere indirizzate, a mio avviso, su una dibattito più ampio: qual è l'obiettivo, come raggiungerlo, con quale metodo. Ma sul metodo mi sono già soffermato abbondantemente in precedenza; così come quando vi parlavo del concetto di ridistribuzione del reddito, del concetto di giustizia o meglio di equità, di legittimità e, perchè no?, di legalità, che ho cercato di esaminare in quest'Aula, ben ripreso, forse anche in maniera più efficace, dal collega Paolo Maninchedda che ha parlato di privilegi, che ha portato dei fatti, che ha indicato all'Aula alcune cose che non stanno sicuramente caratterizzando in positivo l'esercizio di potere del Presidente e l'operato della Giunta.
Parlare di ridistribuzione del reddito e della ricchezza è una cosa, creare le opportunità perchè tutti possano avere una vita più semplice, perchè tutti vengano equiparati verso l'alto nel reddito è una cosa totalmente diversa dalle vostre enunciazioni, come da ultimo quelle del collega Licheri, della ridistribuzione della ricchezza; quale ricchezza? Cos'è la ricchezza? Qual è il limite? Chi lo stabilisce? Quegli imprenditori che lei ha citato, che hanno fatto fortune immobiliari, hanno lavorato, hanno rischiato, questi sono di destra, di sinistra e di centro, sono imprenditori! Io non ho nessun diritto di togliere loro quello che si sono lavorati, ma ho la fortuna di poter insieme a lei pensare a tutte quelle azioni che, anche ad altri, venga consentito di fare per avere pari ricchezza e pari fortuna, sempre nei limiti dei talenti che ci sono stati assegnati, anche questi vanno rispettati.
Quando si parla di progetto di sviluppo (questa è un'accusa ben precisa che faccio alla Giunta e al Presidente), io vorrei ad oggi capire qual è! Probabilmente tutte queste azioni spot inserite in un progetto organico di sviluppo, possiamo anche condividerle, ma non si può oggi inventare una tassa, domani inserire un vincolo, dopodomani portare avanti non so quale altra azione, non essendo in presenza di quel progetto organico di sviluppo annunciato in due DPEF ed ancora non giunto in quest'Aula.
Qual è il turismo che vogliamo? Ha parlato di turismo di lusso, lo esamineremo quando parleremo degli articoli 2, 3 e 4, allora ci confronteremo; ma quale turismo vogliamo? Quello delle seconde case, degli alberghi? Si diceva che quello delle seconde case è ininfluente perchè i fitti sono alti e nessuno paga le tasse su quelle, tra l'altro le tasse su queste esistono già (il 12,50 nazionale), così come esistono sui passaggi di proprietà (l'IRPEF, sul reddito creato dal bene). Noi dobbiamo chiedere allo Stato di essere noi ad introitare quella risorsa, non aggiungerne un'altra, su questo vi seguiremo e sono al vostro fianco come credo tutti possiamo essere tranquilli e sereni nel condurre una battaglia comune. Ma il progetto di sviluppo è che se io spendo 4 o 5 mila euro di affitto per una casa al mare, non mangio il panino, non vado in ristorante!
Sto facendo esempi semplici; andate in altre parti a vedere i progetti di sviluppo, dove per arrivare e per starci si spende meno, ma dove si paga anche l'aria che si respira. Qual è il progetto che voi scegliete fra queste due alternative? Non ne esiste una terza! Dite qual è! Allora su quel progetto di sviluppo forse sarà opportuno inserire una tassazione per l'utilizzo del bene che noi vendiamo. Ma non vorrei che domani l'Emilia Romagna tassi i nostri studenti, che utilizzano i servizi offerti dall'Emilia Romagna nell'istruzione, per esempio sull'università, perchè occupano le case dei bolognesi e non sono residenti; o non vorrei che una TAC o una risonanza possa costare un po' troppo per i servizi sanitari offerti dalla Lombardia rispetto a quelli dei sardi. Stiamo innescando un sistema che, se esasperato, potrebbe portarci molto lontano, ad essere ulteriormente un'isola nell'isola!
Non capisco perché, nonostante sappiamo che tutto questo non è legittimo ed è anticostituzionale, lo stiamo portando avanti. Si fa una legge, si convoca questo Consiglio, stiamo qui a parlare tra di noi per provocare qualcuno o qualcosa? Non è serio! Si fa una legge perchè i cittadini a quella legge si devono attenere, perchè c'è una filosofia, un principio, un obiettivo da raggiungere, non per provocare nessuno. Bene, nonostante tutto questo, noi abbiamo cercato di collaborare, come è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, assicurando anche il numero legale, dicendo di essere d'accordo su qualcosa, ma proponendo degli emendamenti su molte altre cose, per esempio sullo spreco nella spesa.
Faccio un piccolo excursus in base alla piccola esperienza assessoriale che ho vissuto: io ho sempre sostenuto e sostengo tutt'ora che i fondi per la sanità sono sufficienti, consentono di dare un buon servizio sanitario alla nostra Regione. Bisogna eliminare gli sprechi, non la spesa, gli sprechi! Che sono altra cosa. Allora è uno spreco per voi l'utilizzo delle auto blu per il 32 per cento in più rispetto alla passata legislatura? E' uno spreco o no? Io non lo dico demagogicamente questo, io sono per l'utilizzo delle auto blu, ma chi non era d'accordo su questo è il vostro programma, il vostro Presidente, la vostra linea politica, però quella spesa aumenta del 32 per cento!
Vogliamo parlare delle consulenze? Quando vorrete, facciamo un incontro, una sessione per discutere delle consulenze. Siamo qua pronti a discuterne con voi, lo faremo in qualsiasi momento. Vogliamo parlare di altri sprechi? Per esempio, io gradirei molto che la Giunta mi fornisse (farò una richiesta, spero di avere risposta, purtroppo ci sono delle richieste di anni che non hanno avuto ancora risposta in questa Aula, questo è un concetto di democrazia e di rispetto dell'Aula, colleghi, sul quale voi dovreste dare una mano ma per adesso ci state soltanto consegnando il vostro silenzio) i dati perchè vorrei conoscere le spese legali di questa Giunta, vorrei sapere se sono aumentate, quanto si sta spendendo con i legali per le cause vinte e soprattutto per le cause perse. E' aumentato il contenzioso legale di questa Giunta o è diminuito? E, se è aumentato, perchè? Sarebbe interessante conoscere questi dati, ma a questo e ad altro non siamo riusciti a porre rimedio, vista la totale negazione al confronto.
Solo in pochi casi siamo riusciti a farvi cambiare opinione, e ne andiamo fieri, per esempio il caso dei dipendenti e dei lavoratori dell'antincendio, ma non ce l'abbiamo fatta da soli, ce l'abbiamo fatta grazie anche alla costante pressione esercitata da questi lavoratori costretti a bivaccare, come altri giornalmente, sotto i portici di questo Consiglio; così come andiamo orgogliosi di aver contribuito in maniera determinante sulla modifica (insieme ad alcuni colleghi della maggioranza, Frau tra gli altri) dell'articolo 45 della "23" del 2005, reinserendo il parere delle Commissioni nell'articolato dimenticato nella proposta di Giunta; in tutto l'articolato, abbiamo il testo e lo potete confrontare, si dimenticava che esistono le Commissioni e che esistono i pareri delle Commissioni, vincolanti o no. Siamo riusciti a farlo inserire. Contiamo molto, invece, sul confronto in Aula, se accederete al libero confronto, per modificare ulteriormente quella legge, per riportarla nei canoni di una legge ordinaria e non di un collegato alla finanziaria.
Vi devo ricordare che, per alcuni articoli, non si è acceduto alla comparazione dei testi, come per l'Agenzia delle entrate, oggetto anche di una proposta di legge presentata dai colleghi Sardisti, cioè non si è acceduto al fatto che la legge proposta dai Sardisti potesse essere confrontata, come sempre si fa, con la proposta della Giunta; non si è acceduto inoltre che "Sardegna speaks English" fosse confrontata, fosse integrata con la proposta di legge dei colleghi Riformatori: ma questa è democrazia? Questo è il rispetto del Consiglio? Queste sono le prerogative del Consiglio che, ad oggi, avete negato! Io ne faccio seriamente una colpa a voi! Non la faccio né al Presidente, né alla Giunta, né a nessuno, ci siamo noi in quest'Aula, ci siamo noi nelle Commissioni, siamo noi che dobbiamo difendere il reciproco rispetto...PRESIDENTE. Onorevole Capelli, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, in apertura del suo intervento l'onorevole Capelli citava "Il Caimano", un film di cui si è molto parlato sui giornali e citava in qualche modo l'onorevole Licheri e il suo intervento che in qualche modo gli avrebbe ricordato l'apertura di quel film un po' paradossale; io devo dire che ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Licheri e mi ha colpito il film, forse, per motivi assai diversi da quelli che ci ha descritto l'onorevole Capelli.
Credo che, sullo sfondo di questo dibattito, sia stato accennato anche in qualche modo il risultato di queste elezioni politiche, lo richiamava l'onorevole Licheri, un risultato che è stato, dal punto di vista generale del centrosinistra, forse inferiore alle attese di molti di noi, ma che invece in Sardegna ha avuto un dato del tutto particolare. Io credo che valga la pena di ricordare, visto che anche il collega Capelli si chiedeva qual è il progetto di sviluppo, che evidentemente il progetto di sviluppo o l'intenzione di questa maggioranza, Consiglio e Giunta insieme, sono risultati più chiari agli elettori che a molti di noi in quest'Aula.
Perchè se è vero che, come dicevo prima, il centrosinistra vince di misura in Italia, vince sicuramente con un centrodestra che recupera rispetto per esempio alle regionali dello scorso mese di maggio, diventando di nuovo maggioranza in Regioni importanti come il Piemonte, il Friuli, il Lazio, la Puglia, riuscendo quasi a pareggiare in Campania; è vero anche che, invece, il centrosinistra in Sardegna cresce e continua a crescere sia rispetto alle provinciali che rispetto alle regionali.
Il divario tra le coalizioni è aumentato in maniera netta, da circa 15 mila voti alle scorse regionali, si è arrivati a circa 75 mila voti, c'è un ampliamento di circa 60 mila voti, questo forse grazie anche alla mancata partecipazione alla consultazione della Camera degli amici del P.S.d'Az. che, a mio avviso, devono e possono essere recuperati al più presto a questa maggioranza e che hanno contribuito anche in maniera indiretta a questo risultato.
Analizzando le differenze di questi dati, emerge un'osservazione, che faceva anche il collega Licheri, che in qualche modo quando un governo, una maggioranza di centrosinistra porta avanti una politica che ha una caratterizzazione netta e riformista che magari non accontenta tutti ma che ha il pregio della coerenza, del disegno strategico complessivo, questa maggioranza esce un po' dall'incertezza, dalla titubanza, dall'indeterminazione, ed ecco che allora questa maggioranza arriva ad essere premiata o può essere premiata in maniera netta.
Vorrei dirlo per inciso, perchè poi lo riprenderò nella parte finale del mio intervento, non ritengo che questo riconoscimento, questa apertura di credito, sia necessariamente un consenso a tutto campo e a tutto tondo per l'operato di questa maggioranza, ma credo che sia - come dire - una sospensione di giudizio, un credito che ci viene dato e che ci riempie di responsabilità non solo per le cose che abbiamo in qualche modo già tracciato, ma anche per quelle che dobbiamo e vogliamo ancora fare.
Nel corso del dibattito sono emerse, secondo me, alcune considerazioni: la prima ha riguardato un po' il metodo che ha contraddistinto il dibattito su questo provvedimento, si è parlato di legittimità nuovamente e di istruttoria impropria, di ruolo del Consiglio, anche prima l'onorevole Capelli accennava al fatto che si sono in qualche modo espropriate le prerogative del Consiglio, altre considerazioni di merito hanno richiamato invece una presunta incoerenza, una mancanza di risposte organiche, addirittura qualche favoritismo o presunto tale, qualche privilegio che emergerebbe all'interno del collegato ma anche più in generale all'interno dell'attività della Giunta regionale.
Ecco, per quanto riguarda la prima osservazione sul metodo, penso che sia un'osservazione abbastanza curiosa, lo ha già ribadito anche il Presidente della Commissione bilancio, per la prima volta in questo Consiglio abbiamo applicato il nuovo Regolamento, l'articolo 34 bis, che ha consentito al Presidente del Consiglio di stralciare le disposizioni estranee alla legge di contabilità generale, consentendo così un ulteriore supplemento di dibattito e di approfondimento.
Credo che, quindi, questo sia un iter indubbiamente innovativo, ha forse qualche carenza o necessità di messa a punto, ma, secondo l'impostazione del nuovo Regolamento, segue questa garanzia ulteriore di approfondimento dei temi in discussione in questi giorni.
A chi parlava di superficialità e di necessità di supplemento di istruttoria, vorrei ricordare che le materie oggetto del dibattito oggi sono materie che in qualche modo sono state discusse dall'inizio di gennaio, cioè sono quattro mesi che, in questo Consiglio e nelle Commissioni, si dibatte di queste tematiche. Forse alcune cose potrebbero ancora essere migliorate ed approfondite, lo saranno sicuramente con qualche mirato emendamento, io condivido la preoccupazione e la necessità di presentare miglioramenti ma in maniera precisa, anche se credo che il tempo del dibattito, dibattito ampio e articolato, sia stato sicuramente sufficiente a questo Consiglio per arrivare ad un buon provvedimento.
Dobbiamo anche ricordare che la Sardegna, in tema di riforme e di recepimento di normative nazionali, sconta ritardi decennali e, quindi, noi come Consiglio dobbiamo essere consapevoli della necessità di colmarli al più presto; ci sono molte norme che, tra l'altro, attendono di essere discusse anche nell'ordine del giorno, nel calendario più prossimo del Consiglio, come per esempio la legge istitutiva dell'ARPAS e la legge sul commercio.
Per entrare, invece, nel merito di alcuni aspetti del provvedimento, qualche collega è tornato sul tema per esempio delle tasse; forse memore del dibattito nazionale, qualcuno ha detto che il centrosinistra dimostra anche in Sardegna di essere il partito delle tasse. Io credo che questo slogan non abbia portato fortuna al centrodestra nazionale e rischi di non portare fortuna neanche al centrodestra a livello regionale. Semplicemente, per la prima volta, la Sardegna utilizza una prerogativa che le è propria, cioè quella di utilizzare anche una leva fiscale. Abbiamo discusso lungamente in Commissione se si tratta di tasse di scopo, tasse che sono messe in campo soprattutto per influenzare i comportamenti, oppure tasse per generare cassa; io credo che siano tasse che in qualche modo vanno definite tasse di doppio scopo. E' indubbio che, anche su questi articoli e su questa tassazione, c'è sullo sfondo, pesante ed in maniera importante, il contenzioso con lo Stato, Stato che non ci riconosce diritti acquisiti come quello sulla compartecipazione IVA che vale ogni anno 500 milioni di euro di minori entrate.
Queste tasse vogliono indubbiamente mettere in luce le contraddizioni del nostro sistema turistico ed anche i limiti del nostro Statuto, per i quali oggi la Sardegna non beneficia del gettito generato da una grande infrastruttura turistica che genera reddito ogni anno, come le oltre 200 mila seconde case presenti sul territorio regionale. Da questo punto di vista, credo che questo tema sarà ripreso anche quando si parlerà di Statuto, quando verranno messi in campo i lavori della Consulta che dovranno sicuramente ampliare la possibilità della Regione di avere una compartecipazione dei redditi generali sul proprio territorio.
La minoranza di centrodestra però ha sorvolato su uno dei più importanti articoli di carattere finanziario, l'articolo 1, cioè l'istituzione dell'Agenzia delle entrate che dà un segnale politico chiaro, manifesta una precisa volontà, come è stato già fatto nei due bilanci che hanno caratterizzato questa maggioranza, di occuparsi non solo della politica della spesa ma anche di una nuova e rinnovata politica delle entrate.
Questo è, credo, il segnale di maggior coerenza con la politica di risanamento avviata dalla maggioranza e da questa Giunta, che dà un segno distintivo della volontà di questa maggioranza di riuscire a portarla avanti senza far venire meno le risorse importanti e fondamentali per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna.
Altri colleghi hanno segnalato alcune incoerenze nel provvedimento e alcune sbavature che ci sarebbero all'interno dell'azione della Giunta regionale, io dico subito che non mi sorprendo che questo possa avvenire in un ente, come la Regione, che emette ogni mese centinaia di delibere e di determinazioni; credo che sia facile, facilissimo, riscontrare delle incoerenze. Per esempio, vorrei approfittare per segnalarne una, mi dispiace che l'Assessore al paesaggio si sia allontanata dall'Aula in questo momento, ma c'è un tema, che riguarda appunto il paesaggio, che verrà dibattuto in quest'Aula nelle prossime settimane. In questi giorni c'è un procedimento sui presunti illeciti in merito alla cava di Badesi, che è un contesto ambientale di grandissimo pregio, con dune di sabbie e ginepri, tra l'altro soggetti a vincoli ambientali particolari, oltre che essere sito di interesse comunitario; ecco, per esempio, su questo intervento, che ha visto distruggere un patrimonio straordinario, due organi della Regione, l'Ufficio di tutela del paesaggio di Sassari e il Corpo forestale della Regione hanno punti di vista diametralmente opposti: per l'Ufficio di tutela del paesaggio, il bosco di ginepro di Li Parisi è soltanto un'interferenza visiva, un monumento all'imbecillità, un montanozzo di nessun pregio; mentre, a sentire il Corpo forestale, non era possibile mettere in piedi alcuna attività di cava in questo contesto di grandissimo pregio soggetto a vincoli comunitari.
Mi sembra che sia evidente la contraddizione, però è difficile pensare che dietro ci possa essere un'intenzione manifesta da parte della Regione di far regredire per esempio la politica del paesaggio ad un concetto pre-d'annunziano, perchè qui abbiamo un Ufficio della tutela del paesaggio che concepisce il paesaggio in maniera impressionistica, cioè una macchia di verde purché sia una macchia di verde va bene lo stesso, se poi questa macchia di verde è indotta da un ginepro o da un eucaliptus poco cambia; è questo che, nella sostanza, ha detto l'Ufficio della tutela del paesaggio di Sassari. Quindi, è un'impostazione del paesaggio pre-d'annunziana, impressionistica, basta un colore dello sfondo, potremmo anche realizzare il paesaggio con un cartone sullo sfondo così riusciremo anche a coprire qualche bruttura delle pale eoliche che comunque siamo riusciti ad insediare nella nostra Regione.
Quindi credo che sia facile trovare queste incoerenze e che esse possano essere risolte, sono incoerenze che vanno affrontate, normali quando abbiamo una macchina amministrativa regionale che deve essere messa a regime, che deve essere rinnovata e qualificata, che deve trasmettere pienamente sul territorio e nei suoi provvedimenti l'attività politica che sta portando avanti questa maggioranza. Credo che questo collegato sia assolutamente nel solco del programma, nel solco del bilancio e del DPEF.
Ho trovato un po' paradossale che l'onorevole Floris abbia osservato che il programma non conta perché non tutti i cittadini lo conoscono e, quindi, bisognerebbe operare un po' a vista tenendo conto degli umori del momento. Noi riteniamo che il programma debba essere la bussola di questo Esecutivo e di questa maggioranza e magari, se occorre, rivederlo, rimetterlo a punto in alcune parti alla luce di certi aspetti che possono meritare un approfondimento anche in base a nuove informazioni di cui siamo venuti a conoscenza.
Entrando nel merito brevemente, perché l'hanno già fatto molti colleghi e credo che poi sarà anche oggetto del dibattito sul suo articolato, vorrei dire che questo provvedimento ha il pregio di cominciare a delineare alcuni strumenti per lo sviluppo. Ho già parlato della politica delle entrate, dell'Agenzia delle entrate, ma in questo provvedimento nasce per la prima volta "Sardegna Promozione", un'agenzia che racchiude in sé le politiche di marketing territoriale e di attrazione degli investimenti con le politiche di promozione dei prodotti e dei servizi turistici, artigianali e alimentari. Credo che sia uno strumento di grande rilevanza, che può aiutare a creare sinergie tra le diverse politiche di promozione e può aiutare la Sardegna a caratterizzare il proprio sviluppo e le proprie politiche di sviluppo in maniera sostenibile.
Un altro provvedimento, che è stato lungamente oggetto di dibattito all'interno della Commissione e che ha un carattere, a mio avviso, sperimentale ma importante e dà il senso anche di quello che è il progetto di sviluppo che vogliamo portare avanti, è "Sardegna speaks English", che va visto come uno strumento che vuole aiutare la Sardegna a competere nel mercato globale, un mercato ormai allargato dove le interconnessioni e le interrelazioni tra i mercati sono in stato avanzatissimo.
Credo che un altro esempio sia quello della realizzazione dei progetti pilota per rilanciare in chiave turistica i paesi in prossimità delle coste, che danno conto di come oggi una politica di sviluppo turistico, una politica di attrazione turistica, possa passare anche per la rivalutazione dei borghi e dei centri storici, per riportare la ricchezza, per riportare i turisti che oggi diventano viaggiatori, all'interno dei paesi, all'interno delle città, non solo in luoghi lontani lungo le coste che spesso non riescono a interagire con il nostro sistema economico.
Io vorrei andare rapidamente a chiudere questo intervento ricollegandomi a un cenno che ho fatto inizialmente. Oggi la maggioranza di centrosinistra di questa Regione ha superato a pieni voti un test (un test che non avevamo cercato ma che qualcuno aveva richiesto) sul gradimento della politica di questa maggioranza; è indubbio che questo test, superato a pieni voti, ci consegni nuove responsabilità, oltre alle leggi che sono già all'ordine del giorno del Consiglio, come la riforma degli enti in agricoltura, la legge multisettore sul sistema delle acque e il Piano sanitario. Settori dove abbiamo accumulato ritardi decennali rispetto alle altre Regioni, settori strategici sia per il sistema produttivo che per i servizi al cittadino.
Se questa apertura di credito c'è stata data, credo che ci consegni una responsabilità più grande, che non può essere utilizzata solo per tamponare qualche falla ma deve essere utilizzata per imprimere una vera svolta alle prospettive sociali ed economiche di questa Regione. Non credo che il nostro successo, il successo di questa maggioranza si potrà misurare semplicemente sull'accontentarsi di fare meglio di chi ci ha preceduto, questo sarebbe anche fin troppo facile, qualcuno ha ricordato anche che il sistema elettorale ci ha consegnato una maggioranza molto più netta e robusta che in passato. Io credo che dobbiamo misurarci questa volta seriamente con la fiducia che ci hanno dato i cittadini, con le aspettative più alte, più ampie; credo che tutti noi siamo consapevoli, maggioranza, Consiglio e Giunta insieme, che anche il provvedimento in discussione oggi deve cominciare a dare le risposte che la Sardegna si attende, ma dovremmo essere in grado di dare molte altre risposte nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'unica vera discontinuità operata dalla Giunta con il passato si è finora manifestata nell'aggiramento senza precedenti di norme e procedure di legge. Il maxi collegato è la dimostrazione lampante di come la maggioranza non intende rispettare né la legalità né la funzione del ruolo consiliare.
Il disegno di legge numero 216 esprime drammaticamente l'impasto perverso di arroganza politica e di incapacità riformatrice. Si tratta di un guazzabuglio eterogeneo di norme senza capo né coda, fa eccezione purtroppo l'articolo 16, vero e proprio surrogato di una strisciante riforma complessiva della legge regionale 31 sul personale, e ciò merita un ragionamento a parte. Le norme intruse, correttamente estrapolate dal testo della finanziaria 2006, tornano prepotentemente dalla finestra e addirittura sono sovraccaricate da ulteriori norme a spizzico prive di coerenza logica e sistematica. Siamo di fronte ad una finanziaria bis che, per mole degli interventi, rappresenta in realtà la vera legge finanziaria regionale.
Inutilmente i Sardisti hanno denunciato la politica truffaldina del maxi collegato. I collegati, per legge, devono consistere in provvedimenti organici coerenti per materia e intimamente connessi e inerenti alla necessità di integrare la finanziaria. I collegati non possono essere il pretesto per fare ciò che non si riesce a produrre o non si vuole realizzare; le riforme di struttura non possono passare per la strada o, meglio, per la scorciatoia dei collegati. In ogni caso, i Sardisti hanno innanzitutto posto una questione di metodo, anche a prescindere dal contenuto e dalla funzione dei collegati, hanno veramente contestato il fatto che il maxi collegato possa legittimamente rappresentare un testo ricevibile. Si trattava cioè di prendere atto che dentro il provvedimento omnibus c'è un po' di tutto, pertanto anche senza entrare nel merito sarebbe stato doveroso, oltre che rispettoso della centralità delle prerogative consiliari, che il disegno di legge fosse stato presentato in sette o più singoli testi coerenti per materia e in quella forma discussi nelle Commissioni e poi in Aula, ma la filosofia della maggioranza, sottoposta a ricatti intollerabili, è che le regole si fanno contro gli avversari e si interpretano a proprio favore, anche a costo di aggirarne lo spirito e la funzione.
La legge di contabilità impedisce e argina l'ambito della finanziaria? Ebbene, ciò che il Presidente del Consiglio, assorto in una discussione con il consigliere Pinna, compie con lo stralcio, viene aggirato dalla sua riproposizione ingigantita in un testo omnibus. Il messaggio è chiaro: il manovratore non deve essere disturbato! L'altro messaggio è più sottile: visto che le riforme non si riescono a fare neppure con una maggioranza bulgara e con un Presidente che utilizza bulimicamente i già intollerabili pieni poteri, allora è meglio approfittare dell'unica occasione dell'anno: le corsie preferenziali. Le riforme, che hanno bisogno di ben altro respiro e ben altra concertazione e discussione, sono sostituite da aborti legislativi come le norme del maxi collegato, riforme a pioggia, interventi settoriali, aggiramento degli ostacoli. Le riforme istituzionali non si fanno né con la finanziaria né con i collegati; sono allora strumento per salvare la faccia e nascondere malamente una verità che ormai non si può più tacere, non esiste e neppure si intravede alcun modello integrato di sviluppo.
Infine, una perla rappresentativa della sciatteria con cui la Giunta ha proceduto nella riproposizione del provvedimento: la relazione di accompagnamento spaccia il testo come se fosse diviso in 22 articoli laddove tra articoli bis e ter si scopre che il testo è composto da 28 articoli; l'articolo 16 ha invece 28 commi, brillante esempio di dozzinale legislazione. Siamo così al merito. Il maxi collegato è frutto di una cultura schizofrenica, da una parte ci sono le sparate a effetto, le alte petizioni di principio, le grandi promesse taumaturgiche, dall'altra c'è la miseria di una maggioranza bulgara che, non avendo né la cultura né l'intenzione di produrre una svolta sostanziale, naviga a vista e ha bisogno di nemici a cui scaricare colpe e responsabilità, non sa più dissimulare il fatto che non c'è accordo condiviso e che governare è molto più difficile che comandare. Sviluppo e occupazione viaggiano tristemente su binari separati, alla razionalizzazione corrisponde la disoccupazione, anziché generare certezze si genera disperazione sociale.
E' in atto un assalto senza precedenti al personale regionale a cui pian piano si va sostituendo una nuova massa di professionisti della consulenza più controllabili dal potere politico e più ricattabili dalla Giunta. E' il trionfo di una politica fondata sulla precarizzazione del lavoro. Interi settori sono sottoposti a gravissime vulnerazioni. Al confronto, al dialogo e alla concertazione si sta sostituendo l'informazione postuma, la mera consultazione di facciata, il progressivo esautoramento dei diaframmi di controllo politico e sociale. E' interessante e istruttivo analizzare le parole altisonanti con le quali si è tentato di dare una patina di decenza al monstrum in esame.
Il Presidente della terza Commissione, l'onorevole Secci, con un artifizio lessicale, degno degli artifizi contabili con cui è stata varata la finanziaria del 2006, ha definito il maxi collegato come "provvedimento multisettoriale complesso", in linea con l'ormai famoso detto "pigliarano" (dall'assessore Pigliaru) "non ci sono tagli, sono solo scelte", utilizzato per sintetizzare con espressione politicamente corretta lo spirito della finanziaria "lacrime e sangue" del 2006; "non ci sono tagli, sono solo scelte", però le falangi, le orecchie, i lobi venivano potati e tagliati, il che politicamente è corretto, quindi c'è coerenza anche nell'ispirarsi a questo nuovo lessico politico che sa tanto di Oxford.
Proviamo invece a tradurre "provvedimento multisettoriale complesso", vista anche la carenza di zuccheri, con "minestrone riscaldato di frattaglie", improvvisamente abbiamo chiaro il quadro della situazione; se passerà il provvedimento, questo sarà ricordato, tra l'altro, come il de profundis recitato intorno al sistema della formazione professionale, ma anche per alcuni aspetti davvero imbarazzanti come l'assalto al personale regionale attuato con la riforma surrettizia della legge 31 del 1998, l'imposizione di balzelli di dubbia costituzionalità, "Sardegna fatti bella", "Sardegna promozione", "Sardegna speaks English" e "Fabbrica della creatività", come emblemi della qualità del modello di sviluppo prospettato.
Nel minestrone c'è di tutto, interventi settoriali senza capo né coda in tema di artigianato, enti locali, agricoltura, industria, ambiente, oltre che articoli e commi disorganici con misure tampone senza una linea forte di sostegno. Per quanto riguarda la cultura si registrano solo azioni settoriali che assomigliano a meri interventi clientelari: bicentenario di Giuseppe Garibaldi, ISRE, Casa Gramsci, Fondazione Logudoro Meilogu; lo sviluppo decantato è solo virtuale. Il marketing in "Sardegna promozione" è l'emblema del vuoto, la Giunta porta avanti una politica isolazionistica, manca una reale apertura della nostra base produttiva all'esterno; senza una coerente politica integrata di sviluppo, un'agenzia di promozione appare solo una manovra propagandistica, uno specchietto per le allodole.
Per promuovere il prodotto Sardegna non si devono scoraggiare gli investimenti attraverso isterismi fondamentalistici. Sul medesimo piano merita di essere segnalata la cancellazione sostanziale della Conservatoria delle coste che, nelle originarie intenzioni, avrebbe dovuto occuparsi del problema strategico di tutelare e valorizzare il patrimonio costiero isolano nell'ottica dello sviluppo compatibile. Con la nuova norma proposta, resta in piedi uno strumento unicamente diretto a garantire nuove consulenze in barba all'etica della razionalizzazione. Tra le frattaglie infine meritano un'attenzione particolare le norme relative alle nuove imposte, gli articoli 2, 3 e 4 e quelle relative al personale regionale, in particolare gli articoli 15 e 16.
In una dichiarazione resa l'8 gennaio 2006, i Sardisti hanno sostenuto che non si può risollevare la nostra economia facendo i gabellieri di chi vuole venire nell'Isola. L'intero dibattito su quelli che oggi sono gli articoli 2, 3 e 4 del disegno di legge si è sviluppato in base a due fondamentali prese di posizione: lo Stato non ci ha dato ciò che ci spetta, perciò le casse regionali sono vuote e, poi, occorre fare cassa. Si tratta di posizioni demagogiche le quali, su uno sfondo di condivisibile verità, si prestano a risultati mediocri e a contraccolpi. Esiste una regola di buon senso provata scientificamente, cioè che ad ogni azione intenzionale corrisponde un effetto inintenzionale. Tradotto in altri termini, ciò significa che la politica ha il compito di prevedere gli effetti distorsivi di provvedimenti apparentemente ragionevoli.
Tra gli effetti distorsivi c'è soprattutto l'effetto boomerang sul comparto turistico, mentre è stato avanzato da più parti e con argomentazioni stringenti che vi sono seri dubbi di costituzionalità sul provvedimento. Tra gli altri si può annoverare il professor Ciarlo che certamente non può essere tacciato di portare acqua al mulino delle opposizioni. Le ragioni sono assai gravi: fino a che punto il diverso domicilio può giustificare trattamenti fiscali differenziati? Finché si tratta di imposte che colpiscono il reddito prodotto con quei beni, il discorso può reggere, almeno sul piano giuridico, altrimenti la materia si presterà a facili ricorsi. Il problema, almeno per i Sardisti, non riguarda però il terreno della legittimità costituzionale, si tratta di comprendere che queste norme non sono state accompagnate da un serio e attendibile studio di fattibilità, non è chiaro quale sia l'impatto di tali imposte e quindi quali reali e convincenti vantaggi possano derivare per le casse regionali.
Il problema è infatti che, a un provvedimento demagogico, può corrispondere una conseguenza blandamente positiva, scarsa cassa, che non controbilancia gli altri effetti negativi, come scoraggiare gli investimenti della classe media, demotivare gli afflussi turistici, rendere meno competitivo il sistema turistico isolano e affossare parte dell'indotto. In sostanza, il gioco non vale la candela. Si sarebbe eventualmente dovuto studiare il modo di applicare un'ICI differenziata tra residenti e non residenti e di aggiornare i valori catastali. Ciò avrebbe avuto, tra l'altro, il merito di andare interamente nelle casse dei Comuni interessati. Va anche osservato che, in tutti e tre gli articoli in questione, a riprova del dilettantismo politico, della demagogia e della mancanza di chiarezza negli strumenti manifestati dalla maggioranza, si regala un'ennesima cambiale in bianco alla Giunta in tema di modalità e attività di accertamento, liquidazione, riscossione, recupero e rimborso dell'imposta e per ogni altra situazione non compresa dagli articoli in questione.
Inoltre, il provvedimento non può giustificarsi con le inadempienze statali, quelle ci sono e sono incontestabili, ma è un problema endemico che va affrontato nei tempi e nei modi della politica responsabile e non con la politica urlata. Il problema riguarda anche l'imposta regionale sugli aeromobili e le unità di diporto, la conseguenza prevedibile del provvedimento è che le compagnie scaricheranno i costi sui prezzi dei biglietti, sui passeggeri, con l'ulteriore risultato di rendere meno appetibile il turismo in Sardegna. Così, mentre in tutte le località concorrenti, Baleari, Tunisia, Croazia, Grecia, Corsica, si cercano agevolazioni fiscali per favorire lo sviluppo, in Sardegna si adottano misure per scoraggiarlo. I concorrenti naturalmente ringraziano di cuore.
E' in corso una battaglia a tutto campo, condotta scientificamente e cinicamente dalla Giunta regionale, per precarizzare il lavoro e per privatizzare il rapporto di lavoro pubblico regionale; emblematiche sono le vicende dei lavoratori dell'ERSAT, dell'ESIT, e dell'Ente Foreste, soprattutto della formazione professionale. E' in atto un violento smantellamento dell'intero sistema della formazione professionale senza che siano state approntate misure di salvaguardia. Le riforme, va ribadito, si fanno a costo zero per i lavoratori e il sistema degli incentivi deve essere davvero tale, invece l'articolo 15 del disegno di legge di fatto porta alla disperazione centinaia di lavoratori e migliaia di persone che gravitano nelle relative famiglie. Oltre all'indegno trattamento riservato a questi lavoratori, è inaccettabile che una riforma di settore così delicata e strategica sia condotta attraverso il maxi collegato e senza proporre un progetto organico alternativo. Si tratta di un provvedimento che solo in apparenza ha la forma dell'articolo, in realtà siamo di fronte ad un vero e proprio disegno di legge di settore che si articola in 28 commi e che si insinua subdolamente nel corpo di un altro disegno di legge.
L'ampiezza dell'articolato suggerisce due ordini di considerazioni. Una riforma così strategica e delicata, come quella relativa al personale regionale, non può annidarsi in un maxi collegato, ma deve essere preceduta da ampie concertazioni con le parti sociali e dal dibattito più generale sulle riforme istituzionali di cui quella del modello organizzativo è parte integrante. Inoltre, occorre una preliminare operazione di monitoraggio dell'intero sistema per verificare quali figure devono essere integrate e come organizzare il sistema dei comandi.
In luogo dell'articolo 16 sarebbe stato più onesto presentare un autonomo disegno di legge di riforma della legge 31 e della legge regionale numero 1 del 1977. Stando così le cose invece si tratta di un ennesimo provvedimento avulso da un contesto organico e condiviso di riforma delle istituzioni regionali. Si continua con le scorciatoie, con le soluzioni stralcio che hanno come effetto quello di disarticolare l'organizzazione amministrativa regionale, di demotivare il personale, di accentuare il potere di ricatto nei confronti della dirigenza. Il risultato è che si sta aprendo la strada al ricorso massiccio al lavoro precario e alle consulenze esterne strutturalmente più sottoposte al ricatto della Giunta. E' intollerabile vedere il proliferare di consulenze che ci costano tantissimi soldi e con le quali si vuole creare un'amministrazione parallela a quella istituzionale perché così più ricattabile e più organica ai capricci del Presidente e della Giunta.
Noi non possiamo tollerare questo scempio, perché la terzietà, l'imparzialità dei dirigenti e dei funzionari del personale regionale passano solo attraverso una libertà, una serenità nel rapportarsi e non, senza offesa per i consulenti che possono essere amici degli amici, parenti ma, forse anche di grandissimo spessore, questi risponderanno solo al comando del manovratore di turno, il che, consiglieri regionali, affamati e distratti, è intollerabile.
PRESIDENTE. Concludiamo i lavori di questa mattina, riprendiamo questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Biancu, Marrocu e La Spisa, concluderà la discussione generale l'intervento della Giunta regionale.
Poiché dovremmo effettuare la votazione sul passaggio all'esame degli articoli, invito i Gruppi a organizzare la presentazione eventuale di emendamenti durante la pausa del pranzo in modo tale che, finita la discussione generale, si possa procedere. Poi valuteremo se interrompere per permettere l'esame degli emendamenti alla Commissione competente. La seduta è tolta alle ore 13 e 29.
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