Seduta n.166 del 12/09/2001 

CLXVI SEDUTA

Mercoledì, 12 Settembre 2001

Presidenza del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 17 e 23.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 31 luglio 2001 (161), che è approvato.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C). Signor Presidente, colleghi, chiedo la parola brevemente sull'ordine del giorno e, di conseguenza, anche sull'ordine dei lavori.

Il Consiglio è stato convocato in seduta straordinaria, ma abbiamo appreso che la seduta è anche permanente e "aperta" a causa dei fatti gravissimi che sono accaduti ieri, 11 settembre. Su questi fatti esprimerà la valutazione d'insieme e i sentimenti del Consiglio regionale e del popolo sardo, nella sua allocuzione, il Presidente dell'Assemblea.

Tuttavia, noi riteniamo che la gravità dei fatti, ma anche gli impegni da assumere, che debbono essere chiari e precisi, inequivoci, utili e produttivi per tutte le istituzioni - per le assemblee elettive, per i governi, per le parti politiche, per le parti sociali, per la coscienza civile - richiedano per davvero una fase di riflessione e anche di confronto e di convergenza di opinioni più ampia e più alta.

Per questa ragione, signor Presidente, chiedo in apertura di seduta che, in esito alla allocuzione che lei rivolgerà al Consiglio, sia consentita una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari perché si possa valutare e decidere come poter operare questa riflessione e come dare contributi reali, di ordine politico, ai fatti dei quali, con tanto dolore e partecipazione, in queste ore, ci stiamo occupando.

Non è un punto di vista personale o di parte perché il Gruppo della Rifondazione Comunista ha già fatto pervenire alla Presidenza del Consiglio una sua lettera aperta nella quale avanza riflessioni e anche proposte di un contributo politico fattivo, perché le parole che esprimeremo e i sentimenti che manifestiamo non rimangano parole e sentimenti di circostanza e labili, ma diventino non solo un impegno, ma un contributo all'affermazione della pace per sconfiggere le campagne di odio e per affermare la cooperazione pacifica tra i popoli.

PRESIDENTE. Accedo alla richiesta dell'onorevole Cogodi, quindi convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo al termine dei lavori.

Dichiarazioni del Presidente del Consiglio sugli attentati terroristici avvenuti negli Stati Uniti d'America

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, di fronte a episodi come quelli avvenuti ieri negli Stati Uniti non esistono parole adeguate per esprimere la costernazione e il dolore che affliggono l'animo nostro e, ne sono certo, di tutti i sardi.

Il Consiglio regionale è riunito in seduta "aperta", scosso da questi terribili fatti, proprio per esprimere la commossa solidarietà e la partecipazione dei suoi membri al cordoglio di un'intera Nazione.

I fatti a cui abbiamo assistito, quasi increduli, dal sapore cinematografico, ma tragicamente veri, potranno cambiare, lo dico con convinzione, il destino stesso del mondo e alterare il corso della storia. Le reazioni a quanto è accaduto ieri potranno essere tremende; è stato giustamente osservato che il mondo sviluppato, fortemente proiettato verso una crescita della libertà e della democrazia, potrebbe essere tentato di chiudersi, di rinunciare alla tolleranza, di regredire verso il passato.

Certo è che niente sarà più come prima, muteranno i rapporti tra i popoli, le strategie di autodifesa, le politiche di collaborazione. La ormai ricorrente frase "nessun luogo è sicuro" suonerà come un monito per tutti noi.

Ci attende, colleghi del Consiglio, un futuro che metterà a dura prova la nostra capacità di resistere alla barbarie. Ma il compito delle democrazie moderne, del mondo sviluppato, è quello di reagire e difendersi senza tradire la democrazia, la libertà e i valori che sono alla base della civiltà e della pacifica convivenza fra i popoli. E i popoli liberi devono essere uniti e compatti nella risposta a questo atto di guerra contro il mondo civile.

Azioni di questo genere, vere e proprie operazioni belliche, poco hanno in comune con gli episodi di terrorismo avvenuti anche nel nostro Paese e che, in tutte le parti del mondo, continuano a verificarsi con sempre più preoccupante frequenza.

Questa volta si è voluta colpire un'immagine della civiltà moderna, il simbolo della potenza economica e tecnologica di una nazione occidentale, un paese all'avanguardia anche nella difesa dei diritti e delle libertà individuali.

Si sono scelti anche obiettivi militari come il Pentagono, o politici, se è vero che un aereo avrebbe dovuto colpire la residenza estiva del Presidente Bush, ma gli obiettivi principali dell'operazione erano i simboli del progresso e della potenza economica statunitense: le due torri gemelle di New York, the Twins, come loro le chiamano.

Un obiettivo scelto e purtroppo colpito con drammatica precisione senza tener conto del valore della vita delle molte decine di migliaia di persone che in quelle torri lavoravano e che quegli edifici visitavano e frequentavano.

L'aspetto più preoccupante ed agghiacciante della vicenda, colleghe e colleghi, è forse proprio questo: la vita umana non ha alcun valore, non è tenuta in alcuna considerazione. In un'azione bellica, forse, si possono anche capire le ragioni di chi si immola per difendere i propri ideali, la propria Patria. Ma chi deliberatamente ordina, organizza e compie una strage, apparentemente senza una ragione, se non quella di dimostrare che non esistono difese insuperabili, che anche la maggiore potenza mondiale può essere profondamente colpita, chi uccide o fa uccidere migliaia di persone incolpevoli, non può avere alcuna solidarietà, perché non esistono motivi validi all'origine di simili episodi.

Assistiamo costernati, colpiti nei nostri sentimenti più profondi, a tanta inaudita violenza. Non esistono giustificazioni per la distruzione di tanta vite umane. Episodi come quello avvenuto negli Stati Uniti sono, forse, il sintomo di una lucida follia o, peggio, l'esasperazione di un conflitto religioso, utilizzando mezzi e metodi che noi consideriamo inconcepibili.

Il rispetto dei diritti individuali, delle idee, delle convinzioni anche religiose degli altri, sono concetti e comportamenti ormai profondamente radicati nelle coscienze degli uomini liberi. Le contrapposizioni politiche, ideali, religiose non possono in alcun modo giustificare il ricorso alla forza e alla violenza. La vita umana è e deve essere rispettata, sempre, in ogni occasione e con qualunque mezzo.

La Sardegna, Cagliari, hanno ancora vivi i ricordi degli orrori della guerra, il dolore per tante innocenti esistenze spezzate dalle bombe e dagli ordigni di morte, piovuti anche sulle nostre case. Quella, però, era la guerra, lo si sapeva. Il terrorismo, con la sua subdola ed improvvisa violenza, con l'attacco e la distruzione di obiettivi simbolici, è un ritorno agli anni più bui della civiltà. La violenza terroristica, infatti, è la negazione di quei concetti di tutela della persona e di quei diritti individuali che sono alla base di ogni forma di moderna democrazia.

A chi vuole globalizzare il terrore bisogna dare una risposta democratica globale, con una mobilitazione delle coscienze e delle forze di tutta l'umanità. Le democrazie hanno dimostrato di saper dare il meglio di se stesse e della loro capacità di resistenza proprio nei momenti di pericolo perché si fondano sul consenso dei cittadini. L'America, ne sono certo, supererà questa tremenda prova e ne uscirà rafforzata nei suoi valori e nella volontà di continuare nel cammino della civiltà e della democrazia.

I sardi sono vicini al popolo americano, partecipano al dolore di una grande nazione, si impegnano per combattere questa nuova barbarie e per impedire che altri drammatici episodi di questo genere possano ripetersi. Il nostro può e deve essere un impegno non solo morale. Il futuro del mondo occidentale, infatti, sembra messo in preoccupante discussione. Rapporti ed accordi, raggiunti con grande difficoltà o altri ancora lontani da conseguire, possono essere stracciati e superati da questa grande follia.

Il mio auspicio, quello dell'Assemblea, e di tutta la società sarda, ne sono certo, è che la ragione riprenda il sopravvento e che l'uso della violenza venga assolutamente bandito; così come mi auguro che gli autori di questi efferati episodi vengano assicurati alla giustizia. La democrazia non può essere messa in pericolo dagli integralismi religiosi, dalle esasperazioni ideologiche. Sono certo che anche l'Assemblea regionale, la società sarda sapranno operare perché episodi di questo genere non abbiano più a verificarsi.

Colleghe, colleghi, il mio intervento doveva essere breve e sarà breve, anzi direi che si conclude qui. Vi invito ad alzarvi in piedi per un minuto di raccoglimento, in segno di lutto e di solidarietà con tutte vittime e le loro famiglie.

(I consiglieri osservano un minuto di raccoglimento)

PRESIDENTE. Colleghi, vi ricordo che l'Assemblea potrà essere convocata in qualsiasi momento, in deroga ai termini previsti dal Regolamento, qualora la situazione lo richiedesse., La seduta è tolta. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

La seduta è tolta alle ore 17 e 38.