Seduta n.37 del 22/02/2000
(POMERIDIANA)
Martedì 22 Febbraio 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
ongedo..................................................................................................................... 1
Disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2000)" (21/A) e "Bilancio per l'anno finanziario 2000 e bilancio pluriennale per gli anni 2000-2002" (22/A). (Continuazione della discussione generale congiunta):
GIAGU.................................................................................................................... 2
SCANO................................................................................................................. 14
DETTORI IVANA................................................................................................ 28
MASIA.................................................................................................................. 41
MORITTU............................................................................................................. 55
La seduta è aperta alle ore 17 e 47.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 17 febbraio 2000, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Mauro Pili ha chiesto 4 giorni di congedo a far data dal 22 febbraio 2000. Poiché non vi sono opposizioni il congedo è concesso.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero21.
E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari-P.S.). Signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, questa coda della discussione, oltre alle considerazioni fatte precedentemente, è stata arricchita dall'intervento in Aula del Presidente della Giunta, che ha introdotto nuovi elementi nella discussione. Nuovi elementi che certamente hanno portato qualcosa, devo dire la verità forse inferiore all'aspettativa creata in questi giorni, che tuttavia dovremmo valutare anche in rapporto alla discussione della manovra finanziaria che oggi stiamo esaminando.
Noi, come Popolari Italiani, credo che dobbiamo confermare, anche alla luce di quello che è successo oggi, quanto hanno detto gli oratori che ci hanno preceduto e che mi hanno preceduto.
L'onorevole Floris, con le sue dichiarazioni, ha cercato di portare nuove argomentazioni convincenti a supporto di questa manovra finanziaria, integrando le dichiarazioni programmatiche precedentemente rese a quest'Aula. Io credo e spero che abbia esposto queste sue valutazioni in perfetta buonafede e comunque credo che siano sicuramente da verificare, e noi siamo in aula per questo. Anche perché se noi ci dovessimo rapportare alla manovra finanziaria messa in essere non vediamo, non percepiamo alcunché di nuovo, di non detto, di non dichiarato o denunciato precedentemente.
Questa manovra finanziaria percorre l'arido cammino tracciato dalla Giunta, dall'Assessore della Programmazione. Non vediamo in essa nessun segno di vita minima, nonostante le esigue ma confortanti premesse introdotte dal documento di programmazione economica e finanziaria. Una presa di distanza da questa manovra finanziaria dovrebbe essere, a nostro modesto avviso, definita in maniera netta e chiara.
Signor Presidente, questa desertificazione procede e sta procedendo a ritmo lento, inesorabile, in un affannoso rincorrersi di facili promesse, futuri accomodamenti, amichevoli conciliaboli, dove tutto e il contrario di tutto appaiono per alcuni ingenui in buonafede la panacea di tutti i mali; la riscossa - dicono alcuni - dopo anni di "buio regime". Questa conclusione, purtroppo devo dire, risulta mortificante anche per il lavoro della stessa minoranza.
Questa manovra dovrebbe essere la cartina di tornasole della lunga campagna elettorale che ha spaccato a metà il popolo sardo, che spacca a metà l'Assemblea regionale e la politica nella nostra Isola. Si confrontano in questa manovra, a detta degli stessi autori, il bene e il male, e a supportare questa filosofia, la filosofia della manovra esistente fino ad ora, in questi giorni stanno andando in onda, tra l'altro, spot televisivi in cui lui, un uomo immenso, traccia un apocalittico futuro, nel caso non avanzasse l'indirizzo politico fatto proprio da questa manovra, o da altre manovre comunque riallacciabili bene o male alla politica posta in essere nel Paese da questo immenso signore; per cui se non vincesse una determinata parte politica ci troveremmo di fronte ad un futuro apocalittico. Lui, la fonte del sapere, della verità e di quel bene che risiede in tali indirizzi, lo afferma.. Questa visione manichea, fino ad oggi ha solo ed unicamente inquinato questo dibattito politico, il confronto, il dialogo, sterilizzando anche le più ammirevoli e condivisibili azioni di governo.
Noi possiamo meravigliarci però ben poco; immaginavamo ben poco e ci aspettavamo ben poco da questa Giunta. Sta diventando, questo, oggi, con quello che abbiamo di fronte agli occhi, l'esempio della incoerenza e della contraddizione. Mai in passato, a detta dei più anziani protagonisti dei lavori consiliari, si era registrata tanta confusione, sia nella nascita della Giunta, sia nella gestione della sua collegialità, infierendo un corpo mortale alle riforme in atto, contravvenendo ad ogni regola acclamata in campagna elettorale dai più spinti riformatori, mortificando ogni sussulto referendario, sancendo la fine di ogni speranza in coloro che vi avevano creduto.
Contraddizione ed incoerenza nell'azione di governo che fino ad ora ha fatto e ha cercato di fare tutto, fuorché affrontare i veri problemi che la destra denunciava in campagna elettorale. Per la verità qualcosa è stata fatta, ma per la verità si tratta di risultati dovuti al lavoro passato, svolto diligentemente dalla Giunta precedente, e pensato, voluto, perseguito dalla coalizione che governava nella passata legislatura. Questo, devo dire, ci conforta un minimo, ed è l'unica cosa che ci accomuna, oltre, oggi, ad una certa continuità nella Giunta, data da uomini coraggiosi, che si sacrificano per la causa della Sardegna, per il bene dei moderati e soprattutto degli indigenti.
A tal proposito speravo che la regola della continuità, frutto del buon senso, la rilevassimo in alcuni settori, e marcatamente nella difesa dell'ambiente. Purtroppo, constatiamo ad oggi che i cambiamenti e l'evoluzione repentina della politica travolgono tutto e tutti. Ci scusiamo per la nostra lentezza, ma per fortuna e grazie a Nostro Signore che ci ha donato il bene della ragione, il pensiero nobile della politica, il senso dell'appartenenza e della coerenza non viaggiano in Internet.
Dobbiamo confessare che, comunque, questo è quanto ci potevamo aspettare fino ad oggi da questa Giunta e da questa maggioranza. L'evidente contraddizione della manovra finanziaria rispetto al Documento di programmazione economica e finanziaria rileva due aspetti che non possiamo fare a meno di portare all'attenzione. Il primo è che il documento di programmazione economica e finanziaria è stato adottato sic et simpliciter, dandone un giudizio complessivamente positivo, e riconoscendo il merito della sua stesura alla parte politica avversa. Non un accenno di critica, ma condivisione totale, per poi smentirsi immediatamente preannunciando un nuovo DPEF da qui a pochi mesi.
Il secondo attiene all'inutilità di aver approvato un documento di programmazione economica e finanziaria, in quanto lo stesso risulta essere un contenitore vuoto, non aderente a questa manovra finanziaria, giudicata pomposamente rigorosa, ma che di fatto ad oggi è superficiale, inadeguata, timorosa, in evidente contrasto con le promesse elettorali e le legittime aspettative della gente, del mondo esterno, ma soprattutto di molti consiglieri regionali della maggioranza che, al vostro posto, sentirei più di frequente.
Il popolo sardo ha certamente bisogno di rigore, ma voi avete come al solito frainteso: è il rigore dell'intelligenza, è il rigore nella definizione di un nuovo sviluppo per la nostra società, è il rigore della nostra convinzione che oggi non si può fare a meno di un'attenzione particolare verso l'imprenditoria che determina occupazione, verso la ricerca, il riordino delle infrastrutture, il mondo della scuola, l'ormai improcrastinabile decentramento dei poteri regionali verso le amministrazioni locali. Tutto ciò è per noi rigore. Questi concetti andavano trasfusi nella manovra finanziaria, lo strumento che una Regione si dà per guidare le proprie scelte in qualsiasi settore.
Caro Presidente, caro Assessore, non è sufficiente mobilitare poche decine di miliardi per incassare giudizi positivi, non dico da quest'Aula, ma dall'opinione pubblica, dai settori produttivi, dalle associazioni che a vario titolo sono coinvolte, e che purtroppo vedono naufragare ogni speranza. Infantile e preoccupante è la ventilata ipotesi di ricorrere all'assestamento di bilancio per sanare possibili storture, evidenti handicap che emergono. Maldestro tentativo per mascherare incapacità, idee confuse ed altro.
Allora ben vengano i pingui capitoli che incrementano la dotazione per consulenze, che, vista la situazione, giustifichiamo in pieno, a condizione che l'onorevole Pittalis ci spieghi la contraddizione delle affermazioni fatte negli interventi da lui pronunciati nella passata legislatura rispetto a quanto leggiamo in questa manovra finanziaria.
L'invito che vi facciamo è di uscire allo scoperto, ammettere che si ha bisogno di tempo per costruire un'ipotesi di sviluppo credibile, e che ciò che avete affermato nelle piazze era pura esercitazione oratoria, in rapporto ad una società virtuale. L'adeguamento alla realtà comporta ben altro atteggiamento, più responsabile ed anche, se permettete, più rispettoso di una parte del Consiglio, alla quale tutto si può rinfacciare, fuorché la mancanza di passione politica, di tensione ideale, di capacità propositiva messa a disposizione di quest'Aula. L'arroccamento renderebbe ancora più debole questa vostra proposta, la renderebbe ancora più incomprensibile all'esterno, amplificherebbe atteggiamenti equivoci che in questi giorni hanno caratterizzato i lavori delle Commissioni e le espressioni della Giunta. Non cediamo alle intrinseche debolezze con atteggiamenti arroganti, demagogici, permeati di becero populismo fuorviante.
Attenzione, la richiesta di autodeterminazione non può essere offesa da basse manovre, dettate da esigenze contingenti e confuse, perciò con meri conti elettorali. Sono azioni che possono causare insanabili fratture in questo Consiglio, e che potrebbero causare, nei territori interessati, preoccupanti reazioni e conflitti di difficile composizione. Guai a chi gioca con trent'anni di battaglie, di aspettative, di speranze; ne conseguirebbe un giudizio devastante che potrebbe travolgere l'intera classe dirigente. Giudizio, onorevoli colleghi!
Signor Presidente della Giunta, è giusta e comprensibile la disputa politica, lo scambio di accuse, le divergenze, ma stiamo attenti in nome di ciò a sacrificare patrimoni che interessano e sono dell'intera comunità sarda.
Oramai ho il sospetto che per nascondere insufficienti azioni di governo debba essere alzato il tiro e spostata l'attenzione su altri fronti. Sarebbe comprensibile se si facesse con spirito costruttivo, con l'attenzione dovuta alle cautele del caso, ma, caro Presidente, l'assalto e l'aggressione messi in atto in questi giorni verso la principale istituzione bancaria non preludono a niente di buono e costruttivo. Non si fa un esame della situazione del credito, degli effetti che il sistema bancario isolano produce nel nostro sistema in rapporto allo sviluppo. Non si rilevano, se non marginalmente, le incongruenze e le disparità fra tassi applicati nella nostra Isola e altre regioni; non si parla serenamente del ruolo futuro, non solo del Banco di Sardegna, ma anche della Banca di Sassari, del CIS, della SFIRS, insomma di tutto il sistema finanziario e creditizio. No, si guarda unicamente allo statuto della Fondazione del Banco di Sardegna e si prende in esame unicamente la durata dell'incarico del Consiglio di amministrazione. Tutto ciò è comprensibile e capisco che chi oggi ha il governo cerchi di occupare massicciamente ogni consiglio di amministrazione, specialmente come quello in esame, ma vi deve essere rispetto delle autonomie e vi deve essere la consapevolezza degli obblighi di legge e della obbligatorietà di alcuni atteggiamenti nell'interesse della nostra specificità e del nostro tessuto economico.
Onorevole Pittalis, chiunque di noi si assume responsabilità e difende decisioni, anche se con il senno di poi potremmo rivisitarle. Lo si fa con convinzione e con buonafede. Certe osservazioni noi le abbiamo fatte in tempi non sospetti; le riproponiamo oggi perché siamo convinti che sia utile operare in questa maniera. Mi chiedo infatti, quando denunciavamo nella passata legislatura le storture, l'inefficienza, la debolezza del credito, l'arroganza verso l'utenza, l'incompatibilità di cariche, l'atteggiamento di sufficienza verso l'amministrazione regionale, dove era onorevole Pittalis, cosa diceva? Lo ricordo io: si distinse per un assordante silenzio, che bene fece intuire le sue posizioni e la grande sensibilità verso la sofferenza del mondo imprenditoriale! Ora riprende con questi toni una vicenda delicatissima, ma rifletta ulteriormente prima di compromettere tutto e tutti.
Onorevole Pittalis, non permetteremo che ci coinvolga in una rissa, difenderemo anche criticamente il nostro operato, contraddistinto da grandi difficoltà, ma con elevato senso del rispetto delle istituzioni.
Presidente, mi avvio alla conclusione formulando due appelli: uno è diretto al collega La Spisa, al quale raccomando di trasmettere la carica di fede che lo contraddistingue e che consente di apprezzarlo per questa sua determinazione, al suo Gruppo e a questa maggioranza; l'altro appello è a favore di una ricerca del confronto. I problemi per la nostra Isola sono veramente incalzanti, se continuiamo la linea del muro contro muro saremo destinati a conoscere anni di arretratezza che ci faranno collocare più vicini ai paesi del Nord Africa che non all'Europa.
Ci sono problemi che vanno risolti con il concorso di tutti; ci sono riforme che devono essere portate avanti con la condivisione di tutti. Il vostro attuale problema è che state coltivando con piacere il dogma dell'infallibilità. Non può esserci infallibilità in politica; è intelligente saper arretrare in certi momenti, è intelligente saper determinare all'interno dell'Assemblea il clima giusto per costruire posizioni condivise. Oggi permane una situazione di disagio; permane una certezza di non garanzia in quest'Aula, che frena ogni accordo e che rende sospetta qualsiasi iniziativa e ricerca di dialogo.
Presidente, ho detto prima che la manovra finanziaria è lo strumento della Regione per realizzare il proprio disegno di sviluppo; noi saremo sul territorio a monitorare gli effetti di questa manovra, e purtroppo dimostreremo, se rimarrà immutata, come il danno della vostra miopia politica si riverserà interamente sulle nostre popolazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Essendo l'intervento del Presidente della Giunta nella discussione generale, un fatto del tutto inusuale, io confesso - non se ne avrà a male il Presidente Floris - che mi aspettavo di più. E' stato naturalmente un discorso serio, un discorso civile, non è stato, debbo dirlo (questa è la mia opinione) un discorso di aperture, un discorso di slanci, un discorso di novità. Io ho compreso questo, che il Presidente Floris ha detto: - mi esprimo con parole mie cercando di coglierne il senso - "qui rischiamo di occuparci di cosette, mentre dovremmo occuparci di cose grandi e su queste creare unità".
Io credo che il rischio di occuparci di cosette ci possa essere, che dobbiamo occuparci di cose grandi e che dobbiamo anche, ma è un percorso non semplice, cercare di costruire intese ed unità. A me sembra che, lo diceva poc'anzi il collega Giagu, allo stato - faccio il punto sul dibattito, sul confronto che si sta sviluppando - due proposte diverse fossero in campo sulla finanziaria, sul bilancio, due proposte diverse ed antagonistiche sono in campo. Scontro c'era e scontro c'è.
Ci sono anche dei fatti positivi, che sarebbe sbagliato non rilevare: la maggioranza capisce che non può procedere da sola, l'opposizione ha una posizione serena e costruttiva. C'è una discussione tra di noi, questa discussione può concludersi, come ogni discussione, con un'intesa o con una rottura. Siamo in bilico tra queste due prospettive, la responsabilità è di tutti, la responsabilità principale però è della Giunta e della maggioranza. Qual è la strategia del centrosinistra sul bilancio? E' una strategia semplice e chiara, il Consiglio regionale, perché la Giunta propone ma è il Consiglio che decide, deve a nostro giudizio migliorare profondamente la manovra, e perché deve migliorarla? Perché così come è - e non è un'affermazione propagandistica la mia - fa danni. E fa danni per due ragioni essenziali, la prima è che c'è una caduta negli investimenti, nella proposta originaria 1200 miliardi in meno rispetto alla manovra del '99, 900 nel testo esitato dalla Terza commissione; la seconda perché allo stato manca il collegamento col quadro comunitario di sostegno, ci sono anche problemi oggettivi naturalmente, ma manca uno sforzo adeguato: aree depresse, programmazione negoziata nazionale, intesa istituzionale di programma.
Quanto ci vorrà allora per discutere questi punti, quando e con che tempi procederà il Consiglio? Io penso che dipenda essenzialmente dalla Giunta e dalla maggioranza, si può chiudere anche in pochi giorni, se la maggioranza da una parte e l'opposizione dall'altra trovano una mediazione sugli obiettivi da raggiungere. Cosa c'è di più pacato e di più costruttivo di questo?
Risparmiateci, non lo dico al Presidente Floris che per la verità ha usato, lo ripeto, toni assolutamente civili, risparmiateci per cortesia i sermoni sull'ostruzionismo. Forza Italia ha presentato alla Camera duemila emendamenti alla legge sulla par condicio. Risparmiateci sermoni sulla demagogia, sugli emendamenti di disturbo; ogni manovra è fatta da tanti emendamenti. Io non vorrei, ve li mostro, essere costretto a leggervi durante la sessione di bilancio in Aula estratti degli interventi dell'onorevole Pittalis, allora Capogruppo di Forza Italia, di altri colleghi, di Giorgio Balletto, del buon Casu, nella scorsa sessione di bilancio. Vi faccio solo un esempio, e non per spirito polemico, il discorso, come tra l'altro è anche mio solito, sarà molto tranquillo e molto pacato: "Ed allora egregi consiglieri della maggioranza -che allora eravamo noi- avete voluto questa manovra da soli e noi di Forza Italia vi diciamo da soli approvatevela. Non siamo affatto di fronte ad un problema generale della Istituzione consiliare, si tratta di un problema di cui non desideriamo farci carico né poco e né punto". Era il Capogruppo Pittalis.Se io dovessi rispondere utilizzando gli stessi toni userei questo libretto, è una battuta naturalmente la mia, "L'offesa come forma d'arte, insulti d'autore".
Ricordo anche il Presidente Floris anni fa, io non ero ancora consigliere, quale Capogruppo della D.C., che bloccò l'Aula in una legittima battaglia politica, intendiamoci, per giorni, forse anche per qualche settimana, adesso non ricordo bene, su un punto "il bilancio non è esaminabile perché non c'è il piano generale di sviluppo". Una grande questione, io ho sostenuto e sostengo che lo strumento piano generale di sviluppo è superato, ma voi colleghi dell'attuale maggioranza nella scorsa sessione di bilancio avete sostenuto che ci vuole il piano generale di sviluppo. Nel DPEF non c'è nemmeno un rigo sul piano generale di sviluppo, e c'è una ragione, perché nella filosofia del DPEF il piano generale non c'è. Ma voi lo prevedevate. La vostra impostazione era o è diversa, nessuno scandalo naturalmente, o siete in disaccordo con il DPEF o siete in disaccordo con voi stessi.
L'opposizione fa e farà in questa manovra un discorso serio, rigoroso, realistico. Noi non facciamo, non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello, l'errore di assumere una posizione prevalentemente critica o negativa. Così come non facciamo l'errore di lasciare alla Giunta e alla maggioranza il peso e il merito dei miglioramenti, noi vogliamo concorrere. Badate, anche i correttivi apportati, che sono parziali e insufficienti, sono il frutto dell'azione delle forze sociali, degli Enti locali, dei consiglieri di maggioranza e di opposizione e dell'opposizione. I correttivi finora adottati, questa è la nostra valutazione, non modificano il carattere di fondo negativo della manovra.
Abbiamo del lavoro da fare in Consiglio, cari colleghi, di maggioranza e di opposizione, noi siamo favorevoli a farlo nel modo migliore ed anche nel tempo più breve possibile. Anche l'accordo col sindacato che ha contenuti positivi, da una parte segna un ripensamento della maggioranza e della Giunta rispetto a posizioni precedenti, è un ripensamento che noi abbiamo sollecitato, quindi ne siamo contenti, dall'altra ha un carattere parziale, è un accordo su punti circoscritti, quattro punti, non è un accordo generale sulla manovra o sulle politiche economiche.
Mi fermo su un punto, un attimo. La legge finanziaria e la legge di bilancio dovrebbero sempre contenere un ragionamento sull'economia della Regione, certo tale ragionamento è nel documento di programmazione, ma è col bilancio che quel documento o si traduce in politica, o si tramuta in chiacchiera. E allora a che punto è l'economia sarda? Detto proprio con brevi pennellate. Io dirò una cosa brutale, anche severa, diciamo, ma lo faccio per amore del Consiglio e della Sardegna: si sente per lo più fuori di qui, ma spesso anche qui dentro, la fiera dei luoghi comuni. Certo che la Sardegna ha problemi gravissimi, questo è chiaro a tutti noi, ma quando parlo di luoghi comuni penso al fatto che si dice: la Sardegna è sempre la più povera, la più derelitta, i servizi sono tutti da Terzo Mondo. Il vittimismo e il rivendicazionismo vanno a mille, la colpa naturalmente è sempre degli altri, dello Stato, o di chi c'è stato prima di noi, anche se succede che eravamo noi stessi con un altro nome. Scusate, io ero democristiano (non sto parlando di me naturalmente) sono di Forza Italia, o che so io, e sono nuovo di zecca, vergine come - mi perdonerà - Maria Goretti!
Io penso che dovremmo lavorare di più sui dati, sugli indicatori economici e sociali, sull'andamento del ciclo, sugli effetti reali della legislazione e della spesa. Io spero, Presidente, che nessuno ci stia proponendo di assumere un autonomismo di vecchio tipo, vittimistico, piagnone; noi abbiamo necessità di un autonomismo e di un sardismo maturo, responsabile, che esige ciò che gli spetta e fa ciò che deve. Ho fatto riferimento all'esigenza di conoscere effettivamente la realtà sarda, allora mi riferisco ai dati sull'occupazione, lo faccio brevissimamente. Nel '99 è successo questo: gennaio '99: 492.000 occupati, 137.000 disoccupati (sono i dati ISTAT naturalmente); aprile '99: 501.000 occupati, 142.000 disoccupati, aumentano l'uno e l'altro indicatore; luglio '99: 526.000 occupati, 142.000 disoccupati; ottobre '99: 513.000 occupati, 131.000 disoccupati. E` chiaro che i dati vanno destagionalizzati eccetera., quello che c'è, è una parziale, piccola, ma reale inversione di tendenza. Si migliora più che nel Mezzogiorno; le cause sono il migliore andamento dell'economia nazionale, ed anche le politiche di sostegno nazionali e regionali.
Un ragionamento sul ciclo è contenuto nel DPEF, ed anche in recenti ricerche, come quella crenos per esempio, si fa un raffronto e una riflessione interessante tra due scenari, uno con le politiche di sviluppo e di sostegno e l'altro senza le politiche di sviluppo e di sostegno e si evidenza il differenziale. Io invito i colleghi che non li avessero letti a leggere questi dati.
Ancora, anche sulla questione del P.I.L., lo dico perché sono preoccupato da alcune cose che ho sentito stamattina, si dice sempre che siamo gli ultimi in Europa, senza la Saras saremmo gli ultimi. Non è così, non voglio dire che stiamo bene, non fraintendetemi, siamo nella terza fascia su quattro, con venti punti in più rispetto alla media della quarta fascia.
Presidente Floris, io lo dico in modo accorato, questa questione della Saras, la dica qui in Sardegna, si può dire tutto, non la dica in giro per l'Italia e per l'Europa, non facciamo una bella figura. Grandi industrie di base ve ne sono dappertutto, ve ne sono in Basilicata, in Calabria, in Sicilia, sto parlando di industrie di base, petrolchimica, metallurgica, nelle regioni povere della Spagna e della Francia. Quindi facciamo ragionamenti oggettivi.
Venendo al dunque, i dati dicono che stiamo superando la fase più negativa del ciclo e che siamo in condizioni di provare a ridurre significativamente il divario di ricchezza e di produttività. Ci sono dei se: se lo Stato continua a rafforzare le politiche per il Sud, se noi continuiamo e miglioriamo gli strumenti e le procedure delle politiche di sostegno; se noi mandiamo avanti il processo avviato nel '98 - '99 o reso più forte in quel periodo, che abbiamo chiamato nuova programmazione, attraverso la nuova strumentazione prevista: DPEF, riforma della legge di contabilità e bilancio, ciclo unico di programmazione, (cose iniziate, non voglio dire fatte, non voglio dire ultimate) nuova e moderna concezione dello sviluppo sardo, piano per lo sviluppo e per il lavoro, strumenti per lo sviluppo locale, articolo 19 della legge 37, Piani integrati d'area e così via, distretti produttivi, monitoraggio fiscale, amministrativo e finanziario. Possiamo farcela, se ne può uscire, la Sardegna può fare ciò che hanno fatto l'Irlanda o il Galles, la Catalogna magari mi sembra un obiettivo un po' più ambizioso. Dovremmo mettere, naturalmente, sempre a fuoco, faccio solo un cenno, il problema della pubblica amministrazione, perché questa è la vera infrastruttura che fa la differenza.
E qua vengo al punto rapidissimamente: come si inquadra in questo scenario la manovra di bilancio. Il '98-'99 ha visto un impegno straordinario di risorse, di idee e di strumenti. Ora prevedete una caduta brusca della spesa per lo sviluppo e per il lavoro. Questo non va, questo può bloccare i segnali di ripresa, può fermare l'inizio di inversione di tendenza di cui parlavo. Certo che dobbiamo fare i conti con l'indebitamento. La questione del debito è reale, mi ripeto, sono stati due DPEF a farla emergere, altrimenti dormiremmo, e consentitecelo, dormireste sonni tranquilli. Nel DPEF è scritta la strada del rientro dal debito, l'abbiamo votato maggioranza ed opposizione, ci impegna tutti, maggioranza ed opposizione. La questione è effettiva e seria, ma lasciatemi dire che si sono dette anche un po' di stupidaggini su questo tema, ho sentito parlare di bancarotta! Una Giunta, amici cari, non può confondere debito e disavanzo di amministrazione, mutuo autorizzato e mutuo contratto, residuo e cambiale. Il punto vero è l'accertamento dei residui passivi, se vi vedete gli atti della scorsa sessione di bilancio troverete scritto nelle dichiarazioni della Giunta, anche apprezzate dall'opposizione, che bisogna aprire questo capitolo.
Questa è la strada, prego di stare attenti un attimo, assieme alla ristrutturazione della spesa, e al negoziato col governo sul Titolo Terzo, per poter spendere adeguatamente per occupazione e sviluppo, senza incrementi di debito, e anzi mandando avanti il piano di rientro. Questa è la nostra proposta di correzione della manovra. La divaricazione tra DPEF e manovra non è propaganda della opposizione cattiva, è scritta nel bilancio, il DPEF dice di tenere insieme le due sfide, cioè proseguire e migliorare risorse e strumenti delle politiche di sostegno, concentrare ora lo sforzo per la ripresa, perché ora si può avere successo. Allora: 1) riportare gli investimenti, grossomodo, al livello del '99; 2) farlo senza aumentare l'indebitamento, salvo che per i mutui già previsti.
Si può fare? Si può fare, siamo pronti a dimostrarvi che si può fare. Tre, quattrocento miliardi si possono ricavare da riprogrammazioni o rimodulazioni varie del bilancio, il resto dall'accertamento dei residui che può consentire di ricavare una elasticità di manovra ampia, uno spazio di manovra da usare nel triennio. L'accertamento, mi dirà la Giunta, non si può fare su due piedi, lo so bene, ma in due, tre mesi si può fare. Quindi la correzione complessiva di cui io sto parlando può essere fatta in due tempi, ora la prima parte, e tra qualche mese la seconda parte, relativa all'accertamento dei residui. Ma con un disegno unitario, un disegno che deve ricomprendere Quadro comunitario di sostegno, Intesa istituzionale di programma, aree depresse.
Quando dico Intesa istituzionale di programma penso ad energia, trasporti, scuola, ma penso in primo luogo alle entrate, all'accordo di programma quadro per la ricostituzione del livello delle entrate, come è scritto nell'articolo 3 dell'intesa, mettiamo fine alle geremiadi, ai piagnucolii e si faccia subito la commissione paritetica e si porti avanti il negoziato col Governo.
Una raccomandazione vi faccio: non portateci una proposta sui fondi strutturali in chiave sostitutiva. Su ciò che ha detto il Presidente stamattina, per quanto riguarda il fronte esterno, siamo d'accordo nel senso della necessità di difendere con le unghie e con i denti le dotazioni che spettano alla Sardegna; l'aggiuntività è scritta nel regolamento comunitario, oltre che nel buon senso, quella è la risorsa, per il salto, per la discontinuità, per lo scatto che dobbiamo cercare di realizzare nella manovra. Quella è la leva per sollevare i livelli di reddito, di produttività e di lavoro.
Allora, in conclusione, Presidente, quale è la nostra posizione? Penso al discorso che abbiamo ascoltato stamattina: noi le ridiamo la palla, noi stiamo facendo un ragionamento diverso sia sul bilancio triennale che sulla manovra 2000. Quale è la sua risposta, quale è la vostra risposta? Noi siamo attenti, disponibili, sereni, costruttivi, ma vogliamo ottenere un risultato assieme a voi: modificare profondamente la manovra.
Ultimo punto, voi non potete, lo dico in modo molto schietto, con una mano offrire un'intesa e con l'altra sviluppare un'offensiva forsennata: l'eredità, il mare di debiti, le macerie, la follia e quant'altro. Signori, la legislatura, in particolare l'ultima parte della legislatura precedente, ha prodotto alcune cose importanti sulle politiche per lo sviluppo e per il lavoro, gli atti di riforma di cui parlavo, ha cominciato a costruire una nuova cultura della programmazione, strumenti importanti quali l'intesa istituzionale di programma e il piano per il lavoro e lo sviluppo, un nuovo indirizzo nella politica finanziaria; tutto ciò è indubitabile, piaccia o no. Allora il punto è questo: se la maggioranza vuole un discorso obiettivo sulla manovra, faccia un discorso obiettivo su ciò che altri hanno fatto; altrimenti alla propaganda si risponde con la propaganda. Mi sembra una regola elementare. Dovete avere la capacità di dare una valutazione oggettiva sulle cose fatte - anche con i limiti - se volete una valutazione oggettiva dell'opposizione sulla manovra; se invece proseguisse questa forzatura propagandistica, e così pure, in primo luogo, se rimane la caduta negli investimenti per il lavoro e lo sviluppo, una caduta che danneggerà la Sardegna, perché dovremmo accordarci, su che cosa? Per fare cosa?
Noi siamo qui, pronti a fare ciò che serve alla Sardegna, ma la risposta spetta in primo luogo a vuoi, alla Giunta e alla maggioranza.
PRESIDENTE. Il prossimo iscritto a parlare è l'onorevole Morittu, che chiede di intervenire successivamente; subito dopo l'onorevole Morittu, in attesa che si mettano d'accordo per una sostituzione, è iscritto l'onorevole Carloni che rinuncia a parlare. L'onorevole Deiana non è presente in aula, gli onorevoli Marrocu, Pacifico, Lombardo, Demuru, Sanna Salvatore e Loddo rinunciano a parlare.
E` quindi iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi. In quest'aula sono state discusse diverse dichiarazioni programmatiche, sono state spese solenni dichiarazioni di intenti, non ultima quella di stamani del Presidente Floris, oggi siamo chiamati a verificare la coerenza tra quelle dichiarazioni e gli impegni concreti che la Giunta di centro destra ci propone con la manovra finanziaria.
Abbiamo recentemente approvato all'unanimità il Documento di programmazione economico - finanziaria proposto dalla precedente Giunta di centro sinistra e fatto proprio dall'attuale Giunta. Logica vorrebbe che la legge finanziaria fosse la realizzazione delle linee programmatiche, degli indirizzi e delle priorità, delle politiche e delle azioni per il raggiungimento di quegli obiettivi che il documento ha tracciato. Come già è stato sottolineato, è evidente invece una profonda divaricazione tra la manovra di bilancio e il documento di programmazione economico finanziaria.
In quel documento si fanno proprie alcune analisi, si fanno proprie alcune soluzioni che vengono proposte, ebbene, con la manovra pare che vi sia un sostanziale arretramento rispetto a quelle indicazioni. D'altronde, ricordo che durante la discussione dello stesso documento si diceva "lo approviamo, però lo disconosciamo perché in realtà le nostre linee di politica economica sono altre, e le specificheremo nel prossimo DPEF". E' stato già detto che però quel documento vincola l'intero Consiglio regionale, consiglieri regionali di maggioranza, quelli di opposizione e la Giunta, ed è per questo, come efficacemente è stato detto, che noi siamo impegnati a migliorare la manovra di bilancio per renderla coerente con le linee tracciate dal Documento di programmazione economica e finanziaria.
D'altronde stamani è stato detto e ribadito dal Presidente Floris che oggi di fronte a noi sono già aperte sfide che ci vengono dallo scenario internazionale, per le quali la politica, le istituzioni e le regioni devono attrezzarsi, ripensando in termini nuovi il proprio ruolo, abbandonando vecchi schemi, rappresentando con forza la società che viene avanti, abbandonando quindi il mero rivendicazionismo di una regione povera, senza strumenti, senza identità rispetto al Governo centrale. La globalizzazione di cui si è parlato nella relazione introduttiva, cui ha fatto cenno il relatore di maggioranza, è una realtà con la quale fare i conti poiché essa investe non solo l'economia, ma la dimensione sociale, le identità culturali, gli assetti politici ed istituzionali. E proprio per questo essa ha bisogno di regole e istituzioni, provvedimenti all'altezza della situazione; questo non c'è stato ancora proposto, questo non è ancora in essere, credo che questo Consiglio debba cogliere l'occasione per dare risposte anche a livelli così alti.
Rischi e contraddizioni, regole e istituzioni per prevenirli e per governarli, ma occorre avere forte la consapevolezza che se la globalizzazione dell'economia e dei mercati è un'enorme potenziale di innovazioni e di sviluppo, la nuova frontiera dello sviluppo passa attraverso l'eguaglianza delle opportunità che può essere garantita solo da un'alta quantità e qualità di sapere, indispensabile a padroneggiare trasformazioni sempre più rapide e un mondo senza più confini.
Ed è per questo, e mi soffermo su questo punto, che istruzione e formazione non possono che essere l'asse fondante del programma di innovazione che un governo consapevole deve sempre più mettere in campo; l'avevate detto, l'avevate sbandierato, non l'avete fatto. Perché è chiaro a tutti, e deve esserlo sempre di più, che c'è chi resta indietro, chi non riesce a reggere da solo la competizioni tra individui. Esiste forte il rischio che la forbice tra inclusi ed esclusi si allarghi. Ha ragione la Pilo: è una manovra che non dà risposte a quelle fasce più deboli della società sarda; c'è una inversione rispetto a quello che negli ultimi anni si era tentato faticosamente di fare. Pertanto è quindi necessario definire nuove strategie inclusive per quei soggetti, realizzare una radicale riforma dei saperi, noi abbiamo grandi opportunità che ci vengono anche dal concorso delle politiche dello Stato centrale che avete richiamato solo in senso negativo. Sta alla Regione cooperare per metterle in essere. Vi è la necessità di promuovere uno sviluppo equilibrato che consenta a chi è a rischio di esclusione di reggere la sfida. E non è un caso che la filosofia che ha ispirato i primi due DPEF, e che ancora di più dovremmo enfatizzare nelle nostre politiche economiche, fosse quella dell'integrazione tra i diversi pezzi del vasto mondo del sapere: la scuola, la formazione, l'università, la formazione continua, i saperi, le competenze. Ebbene, tutto ciò nella manovra finanziaria del centrodestra è vanificato.
Si è avviata in questi ultimi due anni una politica finanziaria finalizzata a garantire un giusto equilibrio tra azioni rivolte allo sviluppo e azioni che tengano conto anche dell'impegno per il risanamento finanziario. Ed è questa l'impostazione anche del Documento di programmazione economica e finanziaria appena approvato, ma, lo ripeto ancora una volta, non della manovra che stiamo faticosamente discutendo.
A noi, se vogliamo portare la regione verso una prospettiva di crescita e di sviluppo, spetta il compito di misurarci in positivo sulle scelte strategiche che possano favorire l'innovazione, le donne e i giovani. Queste scelte si declinano oggi in termini di formazione continua e mobilità. Quello che serve oggi all'economica della nostra regione - qualità, globalizzazione, sensibilità per le compatibilità ambientali - si può ottenere solo con una forza lavoro creativa, in grado di formarsi di continuo per assorbire le innovazioni che i tempi richiedono in ogni campo, a cominciare da quello della professionalità. L'alfabetizzazione informatica deve affiancare quella dei linguaggi tradizionali e in questo campo non vi può essere gradualità, non si può perdere nessuno, si tratta di una produzione in cui non sono consentiti scarti di lavorazione. La crisi del lavoro, infatti, costituisce il nodo per eccellenza da sciogliere nelle società tecnologicamente avanzate, in cui da un lato aumentano crescita e ricchezza e dall'altro aumenta la disoccupazione. Come abbiamo visto, solo nell'ultima fase c'è un'inversione di tendenza ma entrambe nella nostra regione, nel 1999, sono cresciute parallelamente. Quindi l'investimento sulle risorse umane rappresenta la strategia di intervento capace di ridurre il peso della disoccupazione. E' necessario, quindi, spostare l'iniziativa politica sui cosiddetti investimenti immateriali, quali la formazione, la ricerca e l'assistenza tecnica.
D'altronde abbiamo anche detto che la scuola e la formazione, voi stessi l'avete detto, sono considerate oggi la principale via d'uscita dalla situazione di crisi e la principale garanzia per il controllo dei rapporti tra sviluppo locale e sviluppo globale. Da sempre gran parte delle imprese medie e piccole preferisce lavoratori senza qualità a un piano programmato e concertato per la qualificazione, per la crescita - perché no - culturale. Su questo è necessario investire. Noi non abbiamo abbastanza occupazione qualificata, che induce a sua volta anche altra occupazione, e abbiamo una pericolosa tendenza a difendere quella che c'è arroccandoci su tale posizione senza capire che la vera difesa avviene dall'immissione massiccia di altra occupazione e quindi dalla creazione delle condizioni perché essa venga prodotta. Tutti sanno che i giovani europei, compresi quelli sardi, preferiscono consumare le risorse familiari disponibili, piuttosto che accettare un lavoro che comporti una drammatica dequalificazione sociale. Ci piaccia o no, il problema è quindi quello di rendere operante una formazione che garantisca, o almeno renda possibile, una qualificazione adeguata. Come è ovvio, intendo parlare della formazione scolastica e professionale e degli investimenti necessari per valorizzare le risorse umane. Il governo nazionale sta scommettendo decisamente sulla Sardegna. Per tutti ricordo il "Progetto Marte" di cui si parla ma non sappiamo ancora a che punto è la sua attuazione, non sappiamo ancora quali sono i rapporti intercorsi tra la Giunta e il Governo centrale, non sappiamo ancora, rispetto alle zone dello spopolamento, dove è importante l'alfabetizzazione informatica, a che punto noi siamo.
E' necessario, quindi, ridefinire il ruolo della formazione, la quale è identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico, in quanto il successo dei sistemi produttivi dipende non solo dalla disponibilità di energie e di materie prime, ma anche e sempre di più dalla capacità di sfruttarle e di valorizzarle, dunque dalle conoscenze, competenze, capacità di saperle applicare ai processi produttivi, in una parola dipende dalla capacità di investire, lo dico ancora una volta perché questo è fondamentale, sulla risorsa umana.
Per tutta risposta la manovra finanziaria taglia drasticamente le risorse per la ricerca, l'istruzione, il diritto allo studio, l'innovazione tecnologica. Per questo noi abbiamo proposto una serie di emendamenti finalizzati a ripristinare tali risorse.
La Sardegna, in questi ultimi anni, si è dotata di strumenti importanti per creare un nuovo modello di sviluppo e di riequilibrio territoriale, economico e sociale: i PIA, il Piano straordinario per il lavoro, per citare solo alcuni dei moderni strumenti di programmazione fondati sul coinvolgimento con ruolo propositivo degli enti locali, e basati sui principi di sussidiarietà e di partenariato, di cui l'Unione Europea si avvale da anni. Il modello innovativo, lo abbiamo detto con il DPEF e con i PIA, è basato sullo sviluppo endogeno, sulla valorizzazione delle risorse umane, ambientali e culturali locali, capaci di confrontarsi con la modernità per evitare il rischio della marginalità, della definitiva esclusione dai processi di rinnovamento economico, sociale, culturale e tecnologico. Ad esempio la formazione (e dico questo perché è la questione che colpisce di più, e colpisce quanto sia forte la forbice fra le dichiarazioni del presidente Floris, fra ciò che è stato detto da tanti altri di voi e quello che poi in realtà riuscite concretamente a portare alla nostra attenzione) la formazione, dicevo, in questo modello è evidentemente centrale, e questo dovete capirlo e dovete tradurlo in atti concreti che non sono certo quelli indicati dal presidente Floris nelle sue dichiarazioni programmatiche, nella parte in cui, questo sì che è pericoloso, e che è superficiale, analizza questo nodo centrale delle politiche per l'occupazione. Non si tratta di inventariare le qualifiche - l'Assessore al lavoro e alla formazione professionale dovrebbe spiegarglielo - bensì di ridefinire il ruolo della formazione, la quale è identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ad esempio nel mercato del lavoro, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico. La Regione, insomma, deve diventare a pieno titolo soggetto di promozione e di governo di tali politiche. Tutto questo, nonostante il Documento di programmazione economica e finanziaria, il centrodestra lo ignora. In realtà la manovra finanziaria è assolutamente coerente con le dichiarazioni programmatiche del suo Presidente.
Credo, e voglio concludere saltando alcune questioni perché molti miei colleghi le hanno sottolineate, che questa Giunta dovrebbe analizzare in modo più preciso il problema, utilizzando ciò che l'altra Giunta ha fatto, utilizzando ciò che in questi ultimi due anni abbiamo scritto e provato a mettere in essere. Non interrompiamo, come è stato detto, quel processo che abbiamo faticosamente avviato. E quindi bisogna che davvero la Giunta ci dica in che modo le risorse e gli strumenti esistenti possono giocare un ruolo nei processi di creazione di sviluppo e di nuovo capitale produttivo. Gli strumenti ci sono, non potete ignorarli, sono leggi della Regione Sardegna, vanno utilizzati e vanno fatti funzionare. Questo adesso è il vostro compito, certo, proponendocene anche altri, ma senza tornare indietro, andando avanti. D'altronde voi avete parlato di sviluppo sostenibile, sviluppo locale, ma questi concetti concretano una inversione di tendenza rispetto all'idea di sviluppo economico che nella Sardegna in questi ultimi vent'anni abbiamo affermato, e sono concetti che noi abbiamo portato a sintesi.
E' chiaro, quindi, che la qualità dello sviluppo come chiave per il futuro della Sardegna è la questione politica che tutti noi abbiamo davanti. Ci sono tantissimi di questi strumenti che noi abbiamo già approvato. Vi ricordiamo ancora, perché alcuni sono fondamentali: il ciclo unico della programmazione, le politiche sociali e tra queste voglio solo citare il piano socio-assistenziale, che viene totalmente disatteso dalla manovra finanziaria e di bilancio. Cioè, di fatto, noi abbiamo uno strumento che viene sostanzialmente ignorato, e questo credo che non possa essere fatto, tant'è vero che noi abbiamo proposto emendamenti affinché la manovra finanziaria sia anche coerente con gli strumenti legislativi che questo Consiglio regionale ha recentemente approvato.
Quindi, credo che noi siamo davanti ad una manovra sostanzialmente insufficiente a rispondere alle esigenze e ai problemi che questa regione ci pone, che sia necessario che il centrodestra su questo apra davvero una discussione seria con l'opposizione, e d'altronde bisogna che tutti noi qua dentro abbiamo in questo responsabilità comuni, abbiamo chiaro che stiamo correndo un grosso rischio: tornare indietro disattendendo una programmazione regionale in essere. Il rischio è quello di un arretramento rispetto alla priorità strategica della modernizzazione verso cui con grande fatica ci si stava avviando in quest'ultimo periodo, quella che va ad ogni costo perseguita anche scontando i prezzi gravosi del necessario risanamento del debito che altrimenti strangola le nostre possibilità di rilancio riguardo dell'occupazione, delle infrastrutture fondamentali, delle opportunità per gli individui e per le imprese.
La Regione in questi ultimi anni si è dotata di strumenti capaci per intervenire efficacemente in questi settori, le scelte del centrodestra sembrano indirizzarsi verso una sostanziale disattivazione di queste misure. Noi lavoreremo affinché questo non accada, affinché questa manovra non sia esageratamente disastrosa per la Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biggio che non è presente in Aula, perciò decade dal diritto di intervenire.
E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Grazie signor Presidente. Noi riprendiamo questo dibattito dopo alcune interruzioni che ci parevano produttive dalle quali noi tutti aspettavamo anche risultati. Almeno da parte mia pago l'inesperienza essendo naturalmente la prima volta che mi trovo qui a discutere di un argomento così importante, però è anche vero che la manovra economica finanziaria della Regione è sicuramente uno degli atti più qualificanti di governo e pertanto per il suo esame deve essere profuso il massimo impegno da parte di ciascuno di noi sia dell'opposizione che della maggioranza, in modo da consentire di raggiungere gli obiettivi programmatici che devono avere come denominatore comune il bene dei sardi: la ripresa economica che da altre parti noi sappiamo ormai essere presente e che invece qui tarda ad arrivare. Credo che ciascuno dei nostri interventi, alcuni anche fortemente critici, debbano essere presi per quello che sono, cioè non debbano essere sicuramente trascurati perché all'interno possono contenere considerazioni che ritengo questa maggioranza debba prendere in considerazione e valutare con attenzione, devono cioè essere valutati tutti i contributi che arrivano, in particolare da parte di coloro che superando gli schieramenti si pongono principalmente il problema di salvaguardare quanto c'è di buono in questa manovra finanziaria e quanto invece possa essere stato trascurato per la voglia di cambiare, per la voglia cioè di interrompere la continuità progettuale con il precedente mandato legislativo, e perché no, come mi è capitato di sentire da parte di alcuni, principalmente per conseguire l'obiettivo di indebolire le posizioni acquisite dalla vecchia maggioranza, con proposte che poi magari nel tempo possono essere pure cambiate, l'importante è che si interrompa la continuità alla quale invece ritengo dobbiamo principalmente fare attenzione. Dico queste cose anche perché avendo preso parte al confronto verificatosi all'interno delle Commissioni su questi temi, ho avuto conferma, in relazione ad alcuni fatti specifici, della giustezza delle considerazioni che sto andando a fare; in occasione dell'esame di alcuni argomenti nelle Commissioni si è infatti evidenziato il disagio di alcuni rappresentanti della Giunta che proprio a noi, quelli dell'opposizione, chiedevamo una mano per poterlo superare. Disagio forte, perché loro erano i primi ad essere penalizzati a causa del contenuto delle proposte della manovra finanziaria, nell'attività che potrebbero sviluppare. Prendiamo per esempio lo spostamento che vi è stato al 2008 dei 50 miliardi che erano previsti per il risanamento dei centri storici. Su questo noi abbiamo discusso moltissimo, e l'Assessore stesso ha potuto constatare come questa scelta produca enorme danno ad una iniziativa che ha creato molte aspettative nelle nostre realtà locali e che sicuramente la perdita di questo ulteriore finanziamento provochi una interruzione di attività promosse e già avviate e che probabilmente la rinuncia alla continuità di questo intervento determinerà non solo forti ritardi, ma anche problemi che forse annulleranno la valenza positiva di una legge estremamente importante quale quella sui centri storici.
Non parliamo poi di quello che è successo quando abbiamo affrontato il problema dei trasporti. Anche qui ci siamo trovati di fronte ad un Assessore che si lamentava di avere un bilancio esiguo, che chiedeva a noi della Commissione, a tutti, maggioranza ed opposizione, una mano perché ci facessimo carico di trovare le risorse per poter affrontare i problemi che in questo momento dovrà affrontare un Assessorato di quel genere, che si vede scaricare dal Governo nazionale buona parte della rete stradale, quella più mal ridotta e forse più importante perché si fa carico di infrastrutturare le parti interne alla nostra Regione, compito che questo Assessorato avrà difficoltà ad assolvere proprio per l'assenza di risorse.
Credo che questi Assessori, invece di piangere, invece di venire in Commissione a lamentarsi, avrebbero dovuto reagire per non essere così fortemente penalizzati, avrebbero dovuto fare in modo che questa situazione non si verificasse, avrebbero dovuto fare in modo che buona parte degli emendamenti che questa opposizione propone, avessero trovato già accoglimento nel disegno di legge presentato.
Noi ci aspettavamo che questa manovra finanziaria sarebbe stata molto più sensibile in particolare verso alcuni aspetti che abbiamo sempre ritenuto sostanziali, e che questo Governo avrebbe dovuto rispettare proprio perché tutti diciamo, e ne siamo convinti, di voler essere vicini alle diverse realtà del nostro territorio. Non possiamo sicuramente trascurare quei problemi che tutti abbiamo presenti e che poi al momento opportuno, un momento come questo, devono trovare risposte nella manovra finanziaria nella quale invece mi pare li ignori totalmente.
Mi riferisco ai problemi della disoccupazione, ai problemi delle imprese, che in questo momento stanno affrontando forti difficoltà di cui è necessario tener conto per dare loro quelle risposte che non si trovano all'interno di questo bilancio; così come sono assenti proposte riguardanti il decentramento di funzioni agli enti locali, che dovrebbe valorizzre il loro ruolo, ed anche nei casi in cui viene attuato poi, a causa della esiguità delle risorse che riusciamo a trasferire, vengono sicuramente impossibilitati a svolgere le funzioni loro trasferite. Questa manovra dovrebbe tener presenti anche tutti coloro che ogni giorno devono affrontare situazioni di crisi diffusa che per alcuni aspetti, ormai possiamo ritenere anche di tipo irreversibile. Di fronte a tutto questo, credo che un buon padre di famiglia dovrebbe essere disponibile a vendere non solo i classici gioielli, ma tutto ciò che non è indispensabile, invece ci troviamo di fronte ad una maggioranza che esprime una volontà forte di rientrare dal deficit, di risanare il bilancio senza fare proposte di sviluppo sostenibile e quando dico sostenibile intendo che deve tener conto sicuramente della situazione attuale.
Non c'è giorno, signor Presidente, che fuori di questo Palazzo (almeno io ci sono da poco ma lo sto constatando), non vi siano categorie di lavoratori che rappresentano il loro disagio. Credo che questo Consiglio dovrebbe esprimere solidarietà e mostrare attenzione anche nei confronti di chi in questo momento all'esterno sta cercando di evidenziare quello che è il problema fondamentale che si vive in questa nostra regione: la disoccupazione, la ricerca del lavoro. Fabbriche importanti che chiudono, realtà produttive che sembravano consolidate e che invece si afflosciano scomparendo e facendo scomparire posti di lavoro che ormai sono diventati sempre più rari e preziosi. Sappiamo tutti che cosa significa il lavoro, e credo e non sia il caso neanche di ripeterlo, sappiamo che il lavoro è dignità, libertà, il lavoro è salute, serenità, prospettiva, è tutto quello che noi riteniamo dovremmo dare ai nostri sardi, non possono esserci sicuramente valori più alti da salvaguardare. Da qualunque parte si affronti questo è il bene comune che principalmente deve essere tenuto presente in una manovra finanziaria qual è quella che noi stiamo andando ad esaminare, sia che venga approvata dalla sola maggioranza, sia che la maggioranza cerchi il confronto, come sta facendo e come noi ci auguriamo che possa avvenire nonostante alcune chiusure, con l'opposizione.
Credo che questa manovra finanziaria in questi aspetti vada sicuramente modificata sapendo che non vi è sacrificio di nessuna delle parti ma solo dei sardi se non si va verso questa direzione.
In questa manovra finanziaria sono stati trascurati, come ho già detto, i problemi del lavoro non sono state avanzate proposte per aumentare l'occupazione che, sappiamo, possono incidere su vari fattori: cercando di alleviare le difficoltà delle imprese, i problemi relativi ai vari settori produttivi che devono essere tenuti ben presenti in particolare in momenti come questi, l'agricoltura, la pastorizia, la pesca, l'edilizia, il turismo. Per tale ultimo settore invece assistiamo all'iniziativa dell'Assessore, credo facendosi carico di problemi di carattere esistenziale della struttura che lo supporta, che propone la semplice soppressione dell'Ente Sardo Industrie Turistiche, senza entrare nel merito dei problemi, senza conoscere il settore su cui deve operare, conoscenza che richiederebbe anni, senza neanche prendere in esame l'attività di promozione svolta da tale ente attraverso la partecipazione alla più grossa manifestazione che si svolge in Italia, cioè la Borsa internazionale del turismo di Milano, alla quale avrebbe fatto bene a partecipare anche l'Assessore, manifestazione apprezzata da tutte le Regioni di Italia che destinano per tale scopo ben altre risorse rispetto a quelle stanziate dalla nostra Regione, con successo per quel che mi consta, ed apprezzamento da parte degli operatori e con la soddisfazione degli enti che vi partecipano che hanno così la possibilità di poter partecipare attivamente e sviluppare di sicuro il loro impegno e il ruolo che svolgono, con un incremento costante di risultati che credo sia noto a tutti. Tanto è vero che quest'anno gli spazi gestiti dalla Regione all'interno della fiera, , nonostante vengano pagati da ogni singolo operatore, e nonostante la disponibilità complessiva di ben 1200 metri quadri sono stati tutti esauriti. Eppure si legge poi nella stampa, che travisa naturalmente la realtà, che l'esit ha un bilancio di 30 miliardi invece dei 10 miliardi e 500 e milioni effettivamente ad esso destinati. Sicuramente, se i miliardi fossero stati trenta, ben diverso sarebbe potuto essere il risultato dell'attività promozionale di questo. Non si riesce a capire perché si voglia procedere in questo modo, senza tener conto dei diversi disegni di legge che propongono la ristrutturazione degli enti turistici, senza tenere conto della professionalità presenti al loro interno che andrebbero invece sicuramente valorizzate e non disperse come si fa con il progetto che si propone, con la cancellazione di questi enti. E se questo è il modo di procedere se si vuol fare piazza pulita di quanto può esserci di buono facendo una marmellata dei progetti che si fanno per il rinnovo degli enti, non si riesce a capire perché all'interno di questa finanziaria non si trovi, come linea politica, anche il progetto che da tanti anni si vuole portare avanti. Non si riesce a capire perché si chieda a noi dell'opposizione un aiuto, a noi che avendo gestito questi settori ne conosciamo i difetti, perché si chieda a noi una concertazione e poi si voglia risolvere questi problemi che sono fondamentali con la semplice cancellazione.
Ho constatato, signor Presidente, nel corso dell'istruttoria svolta dalle commissioni sulla manovra finanziaria, come anche i componenti della maggioranza fossero critici e in difficoltà. Ho già detto del disagio che i consiglieri e gli Assessori avevano, e questa forte difficoltà io credo che sia ancora più palese nelle continue interruzioni del dibattito e nel lavoro che si sta cercando con difficoltà di portare avanti. Ho evidenziato, come altri hanno già fatto, tutta la contraddittorietà tra quanto esposto nel programma, e quanto questa Giunta che io ritengo stia esprimendo una politica neocentralista, sta facendo; questa Giunta che propone una finanziaria con la quale la maggior parte delle risorse a me pare si voglia gestirle dal Governo centrale.
Se mi è consentito rimarco le distanze tra le esigenze reali ed attuali della nostra regione e le risposte che vengono date con questa manovra. Tutto ciò non può che portare ad una sola valutazione, ad una espressione di totale contrarietà alla manovra finanziaria che ci viene proposta. Naturalmente ognuno di noi auspica e si augura che dal dibattito possano scaturire miglioramenti.
Credo che durante il dibattito, come ho detto in premessa, si possano trovare spunti, considerazioni e proposte per far sì che questa manovra e questo bilancio possano essere più rispondenti alle esigenze della nostra regione. Io credo che anche la maggioranza voglia questo. Nel progetto originario sono stati operati tagli per 1200 miliardi, durante l'esame della Commissione si è riusciti a ridurre questi tagli forti, incomprensibili per le ragioni che abbiamo esposto, di circa 300 miliardi, resta ancora una differenza di 900 miliardi, tanti, troppi per la nostra regione che non può permettersi una riduzione così rilevante degli investimenti.
Per merito della nostra opposizione, siamo riusciti ad ottenere questo primo risultato di ridurre i tagli, però ritengo che sia possibile, con una ulteriore verifica che la Giunta da tempo avrebbe dovuto fare, e che probabilmente riuscirà, noi ci auguriamo, ancora a fare, recuperare tutte quelle altre risorse necessarie a soddisfare quella continuità di interventi di cui si è parlato per non interrompere quel seppur minimo barlume di ripresa economica ed occupazionale che chi mi ha preceduto ha evidenziato. Non esiste progetto più importante di questo. Nessuna disponibilità da parte nostra a rinunciarvi. Né deve esserci da parte nostra la benché minima riduzione di attenzione, affinché le richieste avanzate dall'opposizione non trovino lo spazio che meritano all'interno di questa finanziaria. Siamo convinti che il miglior bilancio sarà frutto del dibattito e dall'accordo che sicuramente le parti riusciranno a trovare. Mi viene da dire che probabilmente nonn ci deve essere una maggioranza e un'opposizione che dicono di aver vinto alla fine, credo e mi auguro che anche in conseguenza di questi ultimi avvenimenti, e mi riferisco per esempio all'accordo siglato con le organizzazioni sindacali, si arrivi davvero ad una manovra finanziaria soddisfacente per tutti, e se noi possiamo considerare questa soltanto una prima fase, sicuramente occorre rimarcare che non è tutto. Ci sono, come bene sa la maggioranza, tante altre esigenze da salvaguardare e molti altri aspetti che sicuramente sono stati toccati, ma che io stesso credo di non potermi esimere dall'evidenziare.
Abbiamo parlato della politica del lavoro, del sostegno alle imprese, del mantenimento del livello dei trasferimenti agli enti locali per valorizzare il decentramento e l'autonomia di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca essere poi conseguenti, ma non dobbiamo dimenticare l'importante sfida che come classe politica abbiamo da sempre voluto portare avanti. All'interno di questa manovra finanziaria noi dobbiamo ben tenere conto dei problemi della cultura, della crescita del livello di preparazione dei giovani attraverso tutti i mezzi possibili; dobbiamo valorizzare prima di tutto tutti i canali possibili per migliorare l'istruzione dei nostri giovani; l'informatizzazione e l'assistenza allo studio devono essere temi che in questo bilancio non possono essere trascurati.
Tutti problemi per i quali, in questa manovra, non troviamo risposte, risposte che invece riteniamo fondamentali, irrinunciabili sia nella qualità che nella quantità come anche nei tempi; non possiamo rinviare problemi di questo genere, come non si può tralasciare, signor Presidente, il tema ambientale. Abbiamo vissuto alla fine dell'anno la catastrofe delle alluvioni e sappiamo quanto è costata al bilancio e ai contribuenti. Sappiamo che queste catastrofi sono spesso dovute all'impoverimento del territorio, spesso trascurato, oggetto di rapina e spesso ridotto in tale stato perché ci siamo dimenticati che l'ambiente è una delle risorse primarie da salvaguardare. Allora, signor Presidente, nel nostro territorio si verificano frane, incendi, alluvioni. Le infrastrutturazioni sono estremamente necessarie per prevenire queste catastrofi, stanno diventando questi gli argomenti di cui troppo spesso si parla soltanto, senza adottare le necessarie misure per attuare una politica di prevenzione. Sono argomenti pesanti che questo bilancio trascura totalmente, e ciò significa naturalmente trascurare sono le zone più povere, significa trascurare proprio ciò che noi spesso riteniamo essere l'unica ricchezza rinnovabile e spendibile della nostra regione: l'ambiente.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue MASIA.) Per concludere, signor Presidente, ritengo di non aver individuato in questa manovra alcun progetto di sviluppo. Ritengo che sia giusto chiedere a questo Consiglio di far fronte unico per indurre lo Stato ad intervenire per superare la situazione di forte ritardo della Sardegna nei confronti della altre regioni, ma ritengo fondamentale che prima di tutto siamo noi ad avere maggiori attenzioni nei confronti dei sardi, in questo momento, nella valutazione di questa manovra finanziaria, all'interno della quale possono essere date molte risposte senza per questo snaturarla, e forse trovando una linea comune, una linea che favorisca quello sviluppo che tutti si aspettano.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, devo sinceramente ammettere che a tutt'oggi io personalmente non ho capito, ma credo di non essere il solo, l'obiettivo vero, ammesso che questo esista, che la maggioranza di centro destra vuole perseguire con la manovra finanziaria proposta al Consiglio.
A sentire le varie voci, tutt'altro che in sintonia, che si sono levate dai banchi della stessa maggioranza, sembra di capire che esclusa la difesa militaresca fatta dall'onorevole Balletto, tutti gli altri hanno avanzato riserve e mosso critiche di insufficienza e di inadeguatezza della manovra rispetto ai problemi in campo in Sardegna. Se leggiamo i pareri di merito espressi dalle Commissioni consiliari, appaiono del tutto evidenti le forti critiche e le richieste di radicale cambiamento della manovra avanzata dagli stessi commissari della maggioranza.
Io faccio parte della quarta Commissione, la Commissione lavori pubblici ed urbanistica. A leggere il parere espresso dalla maggioranza, non dico quello della minoranza, c'è da rivoltare la manovra: si chiede di reperire 50 miliardi per i centri storici, si chiede di aumentare notevolmente le dotazioni per i lavori pubblici, in particolare per le risorse idriche, si chiedono maggiori risorse per il settore di trasporti, davvero dimenticato in questa manovra finanziaria, a dispetto pare, o sembra di capire, delle dichiarazioni anche enfatiche che sono state fatte dal Presidente della Giunta regionale sul settore dei trasporti e sulla continuità territoriale in particolare, dedicando a questo settore davvero esigue e marginali risorse. Ma vi è di più: gli stessi assessori regionali, e qui mi riferisco innanzitutto a quelli che noi abbiamo potuto sentire in Commissione, l'Assessore dei lavori pubblici e l'Assessore dei trasporti, non abbiamo avuto l'onore di sentire in audizione quello degli Enti locali ed urbanistica, ma entrambi, quello dei lavori pubblici e quello dei trasporti, hanno lamentato le scarse risorse loro destinate in bilancio e hanno presentato in Commissione, loro, una proposta lunga ed articolata, emendativa, chiedendo alla Commissione stessa di farsene carico in Consiglio.
E` curioso questo comportamento degli Assessori, a me pare. Sono gli stessi che, io credo, hanno approvato la manovra finanziaria in Giunta, non solo la prima volta, ma l'hanno approvata anche la seconda volta, quando è stata emendata sotto richiesta dell'opposizione, delle forze sociali e degli enti locali. Loro, come dire, continuano a lamentarsene e ad approvare manovre che prevedono tagli consistenti ai loro assessorati.
La Giunta, in una fase successiva, è vero, e sotto la spinta delle opposizioni, delle forze sociali e degli Enti locali, ha presentato una piccola correzione che riteniamo comunque del tutto insufficiente, nella quale le proposte di modifica avanzate, come diceva l'Assessore degli enti locali ed urbanistica, non hanno trovato alcun accoglimento. Ma lo stesso relatore di maggioranza, onorevole La Spisa, seppure in maniera elegante e con toni concilianti nei confronti dell'opposizione, fa intendere che la manovra si può e si deve correggere. Oggi il Presidente della Giunta fa una comunicazione in cui manifesta una volontà di apertura che io ritengo del tutto generica, in quanto priva di indicazioni chiare sulle reali intenzioni della Giunta, al di là della proposta vaga di unirsi nella lotta di tutti i sardi contro il resto del mondo.
Insomma, in definitiva, non ho ben capito se le intenzioni della maggioranza siano innanzitutto univoche e serie, disponibili ad una reale e decisa correzione della manovra finanziaria e di bilancio, o se questa linea ambigua nasconde dietro la demagogia del falso risanamento, la confusione programmatica e politica in cui versa l'attuale maggioranza. Se l'obiettivo, comunque, è il primo, e cioè il confronto per una seria correzione della manovra, le forze di opposizione sono pronte, così come hanno dichiarato da subito, a dare il loro contributo nell'interesse generale della Sardegna.
La disponibilità però non può essere una disponibilità, come dire, senza una contropartita chiara e seria. La disponibilità è condizionata all'accoglimento delle proposte necessarie per correggere una manovra che noi riteniamo recessiva e neocentralista. Servono maggiori e sufficienti risorse per il lavoro, non credo meno di 400 miliardi, rispetto alla stessa previsione del 1999, una seria dotazione di risorse non solo pari, ma aumentate rispetto ai tagli da voi fatti per quanto riguarda gli enti locali. Vi ricordo che gli enti locali si trovano oggi - io sono un sindaco - a dover affrontare alcune emergenze, anche nuove. Non solo la povertà delle entrate proprie, dovute a una situazione di grave disagio economico e sociale delle comunità da loro amministrate, ma devono anche affrontare alcuni maggiori oneri derivati, per esempio, dagli incrementi delle indennità agli amministratori, che non sono di poco conto. Per il mio comune, considerati anche, per esempio, i pagamenti delle assenze degli amministratori dai loro posti di lavoro (il mio è un comune che ha meno di ottomila abitanti, settemila e cinquecento abitanti), io dovrei mettere in bilancio 300 milioni in più soltanto per gli oneri derivati dall'aumento delle indennità per gli amministratori locali, cioè per il sindaco e per gli assessori. Devo mettere in conto maggiori risorse finanziarie per il fatto che l'applicazione del nuovo contratto di lavoro dei dipendenti pubblici locali costerà al mio comune non meno di 200 milioni in più e lo Stato non riconosce oltre il 2-3 per cento rispetto alla dotazione del 1999. Il che significa che solo per il mio comune ci vorrebbero almeno 500 milioni in più soltanto per queste due voci. A fronte di queste maggiori esigenze, a fronte di una situazione delle risorse proprie, cioè dei tributi, tasse e così via di difficile riscossione, in considerazione delle cose che dicevo, cioè della grave situazione economica e sociale, devo anche affrontare il problema della diminuzione delle risorse trasferite dalla Regione che erano ormai diventate, sulla base della legge numero 25, davvero come risorse quasi proprie del comune, o comunque risorse certe. Io, come i 380 sindaci della Sardegna, mi trovo davvero in condizioni difficili tant'è che non ho ancora convocato la riunione del Consiglio comunale perché non riesco a chiudere il bilancio del mio comune.
E allora maggiori risorse, non di meno, rispetto alla dotazione del 1999; maggiori risorse per le politiche di sviluppo e per le imprese, per l'ambiente, la scuola, la cultura, l'innovazione. Questo è ciò che noi chiediamo per poter ragionare in positivo su questa manovra.
Dicevo che noi giudichiamo la manovra una manovra recessiva; badate, io non lo dico e credo che nessuno di noi lo dica così, per partito preso; se qualcuno di voi si legge, è stato pubblicato da L'Unione Sarda, ma ce lo ha mandato in dono anche dal Banco di Sardegna, il Rapporto Crenos a proposito del PIL e dell'occupazione in Sardegna, vi può leggere testualmente: "Con la sospensione dell'intervento attivo nel mercato del lavoro il tasso di disoccupazione in Sardegna tenderebbe a crescere fino a sfiorare quelli previsti dalla SVIMEZ per il Mezzogiorno- cioè il 23 per cento, e invece - con le politiche attive del lavoro - quelle che sono state costruite durante il quinquennio delle giunte di centrosinistra- il tasso tenderebbe ad attestarsi nel 2001 al 19 per cento". Ci sono quattro punti di differenza. Questa è, secondo me, davvero la prospettiva nella quale state ricacciando la Sardegna con la vostra manovra.
Onorevole Balletto, per quanto riguarda i suoi ragionamenti sul lavoro e sulla richiesta di una maggiore libertà e di una maggiore flessibilità, le consiglierei di leggere un articolo scritto su L'Unione Sarda di venerdì 18 febbraio 2000, dal titolo "Cos'è la flessibilità? Imparare a quarant'anni che non hai più diritti", questa è la risposta che dà chi titola il servizio. Ma vi leggo solo un passo, è curioso, ma ve lo leggo, un signore, intervistato, risponde: "Flessibilità, eccomi qui, sfido chiunque a trovarne uno più flessibile di me! Quanti lavori ho fatto? Non lo so, regolare soltanto uno, il primo della mia vita: infermiere precario per 16 mesi alla ASL. Ho finito a dicembre. Da perito elettronico, la mia qualifica, sono diventato manovale in edilizia, garzone in idraulica, assistente a chi ha bisogno di infermiere in casa e ho fatto anche il cat-sitter, si dice così" - risponde lui - "quello che tiene il gatto quando vai in ferie". Tutti lavori precari, altro che flessibilità.
Ma all'onorevole Balletto consiglio anche di sedersi dietro la poltrona del sindaco, non per molto, per un paio di giorni, per sentire cosa al sindaco raccontano i cittadini. Io ho conosciuto un cittadino di 57 anni, con 32 anni e mezzo di lavoro, licenziato da una piccola impresa e disperato perché da più di due anni non riesce a racimolare il minimo per vivere, anzi per sopravvivere, e gli mancano soltanto due anni per andare in pensione. Altro che flessibilità, caro onorevole Balletto! Abbiamo più che la flessibilità, abbiamo davvero un disagio che più nero di così non si può.
La manovra, noi diciamo, è neocentralista, ma io vi ricordo la storia - sono anche un sindaco longevo, come si dice - e le battaglie per conquistare la cosiddetta legge di trasferimento automatico delle risorse agli enti locali, cioè la 25. Abbiamo fatto battaglie dalla fine degli anni ottanta sino ai primi anni novanta, migliorando continuamente questa legge, una legge che finalmente riconosce risorse certe e un minimo di dignità ai comuni e agli amministratori locali, che finalmente riescono, in una qualche misura, a dare qualche risposta, seppure non esaustiva, ai problemi del lavoro, della assistenza e altro delle loro comunità. Questo consiglio io all'onorevole Balletto, per rendersi meglio conto di come si vive dall'altra parte, cioè dalla parte di chi il disagio lo ha, lo conosce e lo tocca con mano tutti i giorni.
Io avevo proposto, e chiudo il mio ragionamento, nel mio intervento sulle dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Floris, di prendere esempio dalle Regioni a Statuto ordinario italiane, che hanno fatto notevoli passi avanti sul tema del decentramento dei poteri e delle risorse agli enti locali. So che dei colleghi hanno presentato disegni di legge che istituiscono la Conferenza o il Consiglio generale delle autonomie locali, luogo di confronto sui temi del bilancio, sui temi della programmazione economica, del lavoro, e così via. Bene, io credo che questa sia la direzione da prendere, non quella di conservare o di allocare risorse presso gli assessorati per farne un uso di vecchia maniera, chiedendo ai sindaci e agli amministratori locali di andare a pietire qualche finanziamento per risolvere i loro problemi.
Io so per averli conosciuti, che molti che siedono nei banchi della maggioranza sono stati amministratori, chiedo loro di essere davvero conseguenti rispetto alla loro esperienza e di non cambiare opinione rispondendo, come dire, a logiche di maggioranza, ma invece, ricordandosi le pene passate da amministratori locali, di dare risposte ai sindaci che sicuramente verranno anche in quest'aula per dimostrare davvero non solo la loro scontentezza, ma tutta la loro disapprovazione per una manovra che vede le autonomie locali mortificate, in un periodo in cui i comuni si trovano in una situazione di grandissima difficoltà nel cercare di risolvere i problemi di bilancio e delle loro comunità.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10, preceduti da una Conferenza dei Capigruppo, alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 19 e 25.
Allegati seduta
(POMERIDIANA)
Martedì 22 Febbraio 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
ongedo..................................................................................................................... 1
Disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2000)" (21/A) e "Bilancio per l'anno finanziario 2000 e bilancio pluriennale per gli anni 2000-2002" (22/A). (Continuazione della discussione generale congiunta):
GIAGU.................................................................................................................... 2
SCANO................................................................................................................. 14
DETTORI IVANA................................................................................................ 28
MASIA.................................................................................................................. 41
MORITTU............................................................................................................. 55
La seduta è aperta alle ore 17 e 47.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 17 febbraio 2000, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Mauro Pili ha chiesto 4 giorni di congedo a far data dal 22 febbraio 2000. Poiché non vi sono opposizioni il congedo è concesso.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero21.
E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari-P.S.). Signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, questa coda della discussione, oltre alle considerazioni fatte precedentemente, è stata arricchita dall'intervento in Aula del Presidente della Giunta, che ha introdotto nuovi elementi nella discussione. Nuovi elementi che certamente hanno portato qualcosa, devo dire la verità forse inferiore all'aspettativa creata in questi giorni, che tuttavia dovremmo valutare anche in rapporto alla discussione della manovra finanziaria che oggi stiamo esaminando.
Noi, come Popolari Italiani, credo che dobbiamo confermare, anche alla luce di quello che è successo oggi, quanto hanno detto gli oratori che ci hanno preceduto e che mi hanno preceduto.
L'onorevole Floris, con le sue dichiarazioni, ha cercato di portare nuove argomentazioni convincenti a supporto di questa manovra finanziaria, integrando le dichiarazioni programmatiche precedentemente rese a quest'Aula. Io credo e spero che abbia esposto queste sue valutazioni in perfetta buonafede e comunque credo che siano sicuramente da verificare, e noi siamo in aula per questo. Anche perché se noi ci dovessimo rapportare alla manovra finanziaria messa in essere non vediamo, non percepiamo alcunché di nuovo, di non detto, di non dichiarato o denunciato precedentemente.
Questa manovra finanziaria percorre l'arido cammino tracciato dalla Giunta, dall'Assessore della Programmazione. Non vediamo in essa nessun segno di vita minima, nonostante le esigue ma confortanti premesse introdotte dal documento di programmazione economica e finanziaria. Una presa di distanza da questa manovra finanziaria dovrebbe essere, a nostro modesto avviso, definita in maniera netta e chiara.
Signor Presidente, questa desertificazione procede e sta procedendo a ritmo lento, inesorabile, in un affannoso rincorrersi di facili promesse, futuri accomodamenti, amichevoli conciliaboli, dove tutto e il contrario di tutto appaiono per alcuni ingenui in buonafede la panacea di tutti i mali; la riscossa - dicono alcuni - dopo anni di "buio regime". Questa conclusione, purtroppo devo dire, risulta mortificante anche per il lavoro della stessa minoranza.
Questa manovra dovrebbe essere la cartina di tornasole della lunga campagna elettorale che ha spaccato a metà il popolo sardo, che spacca a metà l'Assemblea regionale e la politica nella nostra Isola. Si confrontano in questa manovra, a detta degli stessi autori, il bene e il male, e a supportare questa filosofia, la filosofia della manovra esistente fino ad ora, in questi giorni stanno andando in onda, tra l'altro, spot televisivi in cui lui, un uomo immenso, traccia un apocalittico futuro, nel caso non avanzasse l'indirizzo politico fatto proprio da questa manovra, o da altre manovre comunque riallacciabili bene o male alla politica posta in essere nel Paese da questo immenso signore; per cui se non vincesse una determinata parte politica ci troveremmo di fronte ad un futuro apocalittico. Lui, la fonte del sapere, della verità e di quel bene che risiede in tali indirizzi, lo afferma.. Questa visione manichea, fino ad oggi ha solo ed unicamente inquinato questo dibattito politico, il confronto, il dialogo, sterilizzando anche le più ammirevoli e condivisibili azioni di governo.
Noi possiamo meravigliarci però ben poco; immaginavamo ben poco e ci aspettavamo ben poco da questa Giunta. Sta diventando, questo, oggi, con quello che abbiamo di fronte agli occhi, l'esempio della incoerenza e della contraddizione. Mai in passato, a detta dei più anziani protagonisti dei lavori consiliari, si era registrata tanta confusione, sia nella nascita della Giunta, sia nella gestione della sua collegialità, infierendo un corpo mortale alle riforme in atto, contravvenendo ad ogni regola acclamata in campagna elettorale dai più spinti riformatori, mortificando ogni sussulto referendario, sancendo la fine di ogni speranza in coloro che vi avevano creduto.
Contraddizione ed incoerenza nell'azione di governo che fino ad ora ha fatto e ha cercato di fare tutto, fuorché affrontare i veri problemi che la destra denunciava in campagna elettorale. Per la verità qualcosa è stata fatta, ma per la verità si tratta di risultati dovuti al lavoro passato, svolto diligentemente dalla Giunta precedente, e pensato, voluto, perseguito dalla coalizione che governava nella passata legislatura. Questo, devo dire, ci conforta un minimo, ed è l'unica cosa che ci accomuna, oltre, oggi, ad una certa continuità nella Giunta, data da uomini coraggiosi, che si sacrificano per la causa della Sardegna, per il bene dei moderati e soprattutto degli indigenti.
A tal proposito speravo che la regola della continuità, frutto del buon senso, la rilevassimo in alcuni settori, e marcatamente nella difesa dell'ambiente. Purtroppo, constatiamo ad oggi che i cambiamenti e l'evoluzione repentina della politica travolgono tutto e tutti. Ci scusiamo per la nostra lentezza, ma per fortuna e grazie a Nostro Signore che ci ha donato il bene della ragione, il pensiero nobile della politica, il senso dell'appartenenza e della coerenza non viaggiano in Internet.
Dobbiamo confessare che, comunque, questo è quanto ci potevamo aspettare fino ad oggi da questa Giunta e da questa maggioranza. L'evidente contraddizione della manovra finanziaria rispetto al Documento di programmazione economica e finanziaria rileva due aspetti che non possiamo fare a meno di portare all'attenzione. Il primo è che il documento di programmazione economica e finanziaria è stato adottato sic et simpliciter, dandone un giudizio complessivamente positivo, e riconoscendo il merito della sua stesura alla parte politica avversa. Non un accenno di critica, ma condivisione totale, per poi smentirsi immediatamente preannunciando un nuovo DPEF da qui a pochi mesi.
Il secondo attiene all'inutilità di aver approvato un documento di programmazione economica e finanziaria, in quanto lo stesso risulta essere un contenitore vuoto, non aderente a questa manovra finanziaria, giudicata pomposamente rigorosa, ma che di fatto ad oggi è superficiale, inadeguata, timorosa, in evidente contrasto con le promesse elettorali e le legittime aspettative della gente, del mondo esterno, ma soprattutto di molti consiglieri regionali della maggioranza che, al vostro posto, sentirei più di frequente.
Il popolo sardo ha certamente bisogno di rigore, ma voi avete come al solito frainteso: è il rigore dell'intelligenza, è il rigore nella definizione di un nuovo sviluppo per la nostra società, è il rigore della nostra convinzione che oggi non si può fare a meno di un'attenzione particolare verso l'imprenditoria che determina occupazione, verso la ricerca, il riordino delle infrastrutture, il mondo della scuola, l'ormai improcrastinabile decentramento dei poteri regionali verso le amministrazioni locali. Tutto ciò è per noi rigore. Questi concetti andavano trasfusi nella manovra finanziaria, lo strumento che una Regione si dà per guidare le proprie scelte in qualsiasi settore.
Caro Presidente, caro Assessore, non è sufficiente mobilitare poche decine di miliardi per incassare giudizi positivi, non dico da quest'Aula, ma dall'opinione pubblica, dai settori produttivi, dalle associazioni che a vario titolo sono coinvolte, e che purtroppo vedono naufragare ogni speranza. Infantile e preoccupante è la ventilata ipotesi di ricorrere all'assestamento di bilancio per sanare possibili storture, evidenti handicap che emergono. Maldestro tentativo per mascherare incapacità, idee confuse ed altro.
Allora ben vengano i pingui capitoli che incrementano la dotazione per consulenze, che, vista la situazione, giustifichiamo in pieno, a condizione che l'onorevole Pittalis ci spieghi la contraddizione delle affermazioni fatte negli interventi da lui pronunciati nella passata legislatura rispetto a quanto leggiamo in questa manovra finanziaria.
L'invito che vi facciamo è di uscire allo scoperto, ammettere che si ha bisogno di tempo per costruire un'ipotesi di sviluppo credibile, e che ciò che avete affermato nelle piazze era pura esercitazione oratoria, in rapporto ad una società virtuale. L'adeguamento alla realtà comporta ben altro atteggiamento, più responsabile ed anche, se permettete, più rispettoso di una parte del Consiglio, alla quale tutto si può rinfacciare, fuorché la mancanza di passione politica, di tensione ideale, di capacità propositiva messa a disposizione di quest'Aula. L'arroccamento renderebbe ancora più debole questa vostra proposta, la renderebbe ancora più incomprensibile all'esterno, amplificherebbe atteggiamenti equivoci che in questi giorni hanno caratterizzato i lavori delle Commissioni e le espressioni della Giunta. Non cediamo alle intrinseche debolezze con atteggiamenti arroganti, demagogici, permeati di becero populismo fuorviante.
Attenzione, la richiesta di autodeterminazione non può essere offesa da basse manovre, dettate da esigenze contingenti e confuse, perciò con meri conti elettorali. Sono azioni che possono causare insanabili fratture in questo Consiglio, e che potrebbero causare, nei territori interessati, preoccupanti reazioni e conflitti di difficile composizione. Guai a chi gioca con trent'anni di battaglie, di aspettative, di speranze; ne conseguirebbe un giudizio devastante che potrebbe travolgere l'intera classe dirigente. Giudizio, onorevoli colleghi!
Signor Presidente della Giunta, è giusta e comprensibile la disputa politica, lo scambio di accuse, le divergenze, ma stiamo attenti in nome di ciò a sacrificare patrimoni che interessano e sono dell'intera comunità sarda.
Oramai ho il sospetto che per nascondere insufficienti azioni di governo debba essere alzato il tiro e spostata l'attenzione su altri fronti. Sarebbe comprensibile se si facesse con spirito costruttivo, con l'attenzione dovuta alle cautele del caso, ma, caro Presidente, l'assalto e l'aggressione messi in atto in questi giorni verso la principale istituzione bancaria non preludono a niente di buono e costruttivo. Non si fa un esame della situazione del credito, degli effetti che il sistema bancario isolano produce nel nostro sistema in rapporto allo sviluppo. Non si rilevano, se non marginalmente, le incongruenze e le disparità fra tassi applicati nella nostra Isola e altre regioni; non si parla serenamente del ruolo futuro, non solo del Banco di Sardegna, ma anche della Banca di Sassari, del CIS, della SFIRS, insomma di tutto il sistema finanziario e creditizio. No, si guarda unicamente allo statuto della Fondazione del Banco di Sardegna e si prende in esame unicamente la durata dell'incarico del Consiglio di amministrazione. Tutto ciò è comprensibile e capisco che chi oggi ha il governo cerchi di occupare massicciamente ogni consiglio di amministrazione, specialmente come quello in esame, ma vi deve essere rispetto delle autonomie e vi deve essere la consapevolezza degli obblighi di legge e della obbligatorietà di alcuni atteggiamenti nell'interesse della nostra specificità e del nostro tessuto economico.
Onorevole Pittalis, chiunque di noi si assume responsabilità e difende decisioni, anche se con il senno di poi potremmo rivisitarle. Lo si fa con convinzione e con buonafede. Certe osservazioni noi le abbiamo fatte in tempi non sospetti; le riproponiamo oggi perché siamo convinti che sia utile operare in questa maniera. Mi chiedo infatti, quando denunciavamo nella passata legislatura le storture, l'inefficienza, la debolezza del credito, l'arroganza verso l'utenza, l'incompatibilità di cariche, l'atteggiamento di sufficienza verso l'amministrazione regionale, dove era onorevole Pittalis, cosa diceva? Lo ricordo io: si distinse per un assordante silenzio, che bene fece intuire le sue posizioni e la grande sensibilità verso la sofferenza del mondo imprenditoriale! Ora riprende con questi toni una vicenda delicatissima, ma rifletta ulteriormente prima di compromettere tutto e tutti.
Onorevole Pittalis, non permetteremo che ci coinvolga in una rissa, difenderemo anche criticamente il nostro operato, contraddistinto da grandi difficoltà, ma con elevato senso del rispetto delle istituzioni.
Presidente, mi avvio alla conclusione formulando due appelli: uno è diretto al collega La Spisa, al quale raccomando di trasmettere la carica di fede che lo contraddistingue e che consente di apprezzarlo per questa sua determinazione, al suo Gruppo e a questa maggioranza; l'altro appello è a favore di una ricerca del confronto. I problemi per la nostra Isola sono veramente incalzanti, se continuiamo la linea del muro contro muro saremo destinati a conoscere anni di arretratezza che ci faranno collocare più vicini ai paesi del Nord Africa che non all'Europa.
Ci sono problemi che vanno risolti con il concorso di tutti; ci sono riforme che devono essere portate avanti con la condivisione di tutti. Il vostro attuale problema è che state coltivando con piacere il dogma dell'infallibilità. Non può esserci infallibilità in politica; è intelligente saper arretrare in certi momenti, è intelligente saper determinare all'interno dell'Assemblea il clima giusto per costruire posizioni condivise. Oggi permane una situazione di disagio; permane una certezza di non garanzia in quest'Aula, che frena ogni accordo e che rende sospetta qualsiasi iniziativa e ricerca di dialogo.
Presidente, ho detto prima che la manovra finanziaria è lo strumento della Regione per realizzare il proprio disegno di sviluppo; noi saremo sul territorio a monitorare gli effetti di questa manovra, e purtroppo dimostreremo, se rimarrà immutata, come il danno della vostra miopia politica si riverserà interamente sulle nostre popolazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Essendo l'intervento del Presidente della Giunta nella discussione generale, un fatto del tutto inusuale, io confesso - non se ne avrà a male il Presidente Floris - che mi aspettavo di più. E' stato naturalmente un discorso serio, un discorso civile, non è stato, debbo dirlo (questa è la mia opinione) un discorso di aperture, un discorso di slanci, un discorso di novità. Io ho compreso questo, che il Presidente Floris ha detto: - mi esprimo con parole mie cercando di coglierne il senso - "qui rischiamo di occuparci di cosette, mentre dovremmo occuparci di cose grandi e su queste creare unità".
Io credo che il rischio di occuparci di cosette ci possa essere, che dobbiamo occuparci di cose grandi e che dobbiamo anche, ma è un percorso non semplice, cercare di costruire intese ed unità. A me sembra che, lo diceva poc'anzi il collega Giagu, allo stato - faccio il punto sul dibattito, sul confronto che si sta sviluppando - due proposte diverse fossero in campo sulla finanziaria, sul bilancio, due proposte diverse ed antagonistiche sono in campo. Scontro c'era e scontro c'è.
Ci sono anche dei fatti positivi, che sarebbe sbagliato non rilevare: la maggioranza capisce che non può procedere da sola, l'opposizione ha una posizione serena e costruttiva. C'è una discussione tra di noi, questa discussione può concludersi, come ogni discussione, con un'intesa o con una rottura. Siamo in bilico tra queste due prospettive, la responsabilità è di tutti, la responsabilità principale però è della Giunta e della maggioranza. Qual è la strategia del centrosinistra sul bilancio? E' una strategia semplice e chiara, il Consiglio regionale, perché la Giunta propone ma è il Consiglio che decide, deve a nostro giudizio migliorare profondamente la manovra, e perché deve migliorarla? Perché così come è - e non è un'affermazione propagandistica la mia - fa danni. E fa danni per due ragioni essenziali, la prima è che c'è una caduta negli investimenti, nella proposta originaria 1200 miliardi in meno rispetto alla manovra del '99, 900 nel testo esitato dalla Terza commissione; la seconda perché allo stato manca il collegamento col quadro comunitario di sostegno, ci sono anche problemi oggettivi naturalmente, ma manca uno sforzo adeguato: aree depresse, programmazione negoziata nazionale, intesa istituzionale di programma.
Quanto ci vorrà allora per discutere questi punti, quando e con che tempi procederà il Consiglio? Io penso che dipenda essenzialmente dalla Giunta e dalla maggioranza, si può chiudere anche in pochi giorni, se la maggioranza da una parte e l'opposizione dall'altra trovano una mediazione sugli obiettivi da raggiungere. Cosa c'è di più pacato e di più costruttivo di questo?
Risparmiateci, non lo dico al Presidente Floris che per la verità ha usato, lo ripeto, toni assolutamente civili, risparmiateci per cortesia i sermoni sull'ostruzionismo. Forza Italia ha presentato alla Camera duemila emendamenti alla legge sulla par condicio. Risparmiateci sermoni sulla demagogia, sugli emendamenti di disturbo; ogni manovra è fatta da tanti emendamenti. Io non vorrei, ve li mostro, essere costretto a leggervi durante la sessione di bilancio in Aula estratti degli interventi dell'onorevole Pittalis, allora Capogruppo di Forza Italia, di altri colleghi, di Giorgio Balletto, del buon Casu, nella scorsa sessione di bilancio. Vi faccio solo un esempio, e non per spirito polemico, il discorso, come tra l'altro è anche mio solito, sarà molto tranquillo e molto pacato: "Ed allora egregi consiglieri della maggioranza -che allora eravamo noi- avete voluto questa manovra da soli e noi di Forza Italia vi diciamo da soli approvatevela. Non siamo affatto di fronte ad un problema generale della Istituzione consiliare, si tratta di un problema di cui non desideriamo farci carico né poco e né punto". Era il Capogruppo Pittalis.Se io dovessi rispondere utilizzando gli stessi toni userei questo libretto, è una battuta naturalmente la mia, "L'offesa come forma d'arte, insulti d'autore".
Ricordo anche il Presidente Floris anni fa, io non ero ancora consigliere, quale Capogruppo della D.C., che bloccò l'Aula in una legittima battaglia politica, intendiamoci, per giorni, forse anche per qualche settimana, adesso non ricordo bene, su un punto "il bilancio non è esaminabile perché non c'è il piano generale di sviluppo". Una grande questione, io ho sostenuto e sostengo che lo strumento piano generale di sviluppo è superato, ma voi colleghi dell'attuale maggioranza nella scorsa sessione di bilancio avete sostenuto che ci vuole il piano generale di sviluppo. Nel DPEF non c'è nemmeno un rigo sul piano generale di sviluppo, e c'è una ragione, perché nella filosofia del DPEF il piano generale non c'è. Ma voi lo prevedevate. La vostra impostazione era o è diversa, nessuno scandalo naturalmente, o siete in disaccordo con il DPEF o siete in disaccordo con voi stessi.
L'opposizione fa e farà in questa manovra un discorso serio, rigoroso, realistico. Noi non facciamo, non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello, l'errore di assumere una posizione prevalentemente critica o negativa. Così come non facciamo l'errore di lasciare alla Giunta e alla maggioranza il peso e il merito dei miglioramenti, noi vogliamo concorrere. Badate, anche i correttivi apportati, che sono parziali e insufficienti, sono il frutto dell'azione delle forze sociali, degli Enti locali, dei consiglieri di maggioranza e di opposizione e dell'opposizione. I correttivi finora adottati, questa è la nostra valutazione, non modificano il carattere di fondo negativo della manovra.
Abbiamo del lavoro da fare in Consiglio, cari colleghi, di maggioranza e di opposizione, noi siamo favorevoli a farlo nel modo migliore ed anche nel tempo più breve possibile. Anche l'accordo col sindacato che ha contenuti positivi, da una parte segna un ripensamento della maggioranza e della Giunta rispetto a posizioni precedenti, è un ripensamento che noi abbiamo sollecitato, quindi ne siamo contenti, dall'altra ha un carattere parziale, è un accordo su punti circoscritti, quattro punti, non è un accordo generale sulla manovra o sulle politiche economiche.
Mi fermo su un punto, un attimo. La legge finanziaria e la legge di bilancio dovrebbero sempre contenere un ragionamento sull'economia della Regione, certo tale ragionamento è nel documento di programmazione, ma è col bilancio che quel documento o si traduce in politica, o si tramuta in chiacchiera. E allora a che punto è l'economia sarda? Detto proprio con brevi pennellate. Io dirò una cosa brutale, anche severa, diciamo, ma lo faccio per amore del Consiglio e della Sardegna: si sente per lo più fuori di qui, ma spesso anche qui dentro, la fiera dei luoghi comuni. Certo che la Sardegna ha problemi gravissimi, questo è chiaro a tutti noi, ma quando parlo di luoghi comuni penso al fatto che si dice: la Sardegna è sempre la più povera, la più derelitta, i servizi sono tutti da Terzo Mondo. Il vittimismo e il rivendicazionismo vanno a mille, la colpa naturalmente è sempre degli altri, dello Stato, o di chi c'è stato prima di noi, anche se succede che eravamo noi stessi con un altro nome. Scusate, io ero democristiano (non sto parlando di me naturalmente) sono di Forza Italia, o che so io, e sono nuovo di zecca, vergine come - mi perdonerà - Maria Goretti!
Io penso che dovremmo lavorare di più sui dati, sugli indicatori economici e sociali, sull'andamento del ciclo, sugli effetti reali della legislazione e della spesa. Io spero, Presidente, che nessuno ci stia proponendo di assumere un autonomismo di vecchio tipo, vittimistico, piagnone; noi abbiamo necessità di un autonomismo e di un sardismo maturo, responsabile, che esige ciò che gli spetta e fa ciò che deve. Ho fatto riferimento all'esigenza di conoscere effettivamente la realtà sarda, allora mi riferisco ai dati sull'occupazione, lo faccio brevissimamente. Nel '99 è successo questo: gennaio '99: 492.000 occupati, 137.000 disoccupati (sono i dati ISTAT naturalmente); aprile '99: 501.000 occupati, 142.000 disoccupati, aumentano l'uno e l'altro indicatore; luglio '99: 526.000 occupati, 142.000 disoccupati; ottobre '99: 513.000 occupati, 131.000 disoccupati. E` chiaro che i dati vanno destagionalizzati eccetera., quello che c'è, è una parziale, piccola, ma reale inversione di tendenza. Si migliora più che nel Mezzogiorno; le cause sono il migliore andamento dell'economia nazionale, ed anche le politiche di sostegno nazionali e regionali.
Un ragionamento sul ciclo è contenuto nel DPEF, ed anche in recenti ricerche, come quella crenos per esempio, si fa un raffronto e una riflessione interessante tra due scenari, uno con le politiche di sviluppo e di sostegno e l'altro senza le politiche di sviluppo e di sostegno e si evidenza il differenziale. Io invito i colleghi che non li avessero letti a leggere questi dati.
Ancora, anche sulla questione del P.I.L., lo dico perché sono preoccupato da alcune cose che ho sentito stamattina, si dice sempre che siamo gli ultimi in Europa, senza la Saras saremmo gli ultimi. Non è così, non voglio dire che stiamo bene, non fraintendetemi, siamo nella terza fascia su quattro, con venti punti in più rispetto alla media della quarta fascia.
Presidente Floris, io lo dico in modo accorato, questa questione della Saras, la dica qui in Sardegna, si può dire tutto, non la dica in giro per l'Italia e per l'Europa, non facciamo una bella figura. Grandi industrie di base ve ne sono dappertutto, ve ne sono in Basilicata, in Calabria, in Sicilia, sto parlando di industrie di base, petrolchimica, metallurgica, nelle regioni povere della Spagna e della Francia. Quindi facciamo ragionamenti oggettivi.
Venendo al dunque, i dati dicono che stiamo superando la fase più negativa del ciclo e che siamo in condizioni di provare a ridurre significativamente il divario di ricchezza e di produttività. Ci sono dei se: se lo Stato continua a rafforzare le politiche per il Sud, se noi continuiamo e miglioriamo gli strumenti e le procedure delle politiche di sostegno; se noi mandiamo avanti il processo avviato nel '98 - '99 o reso più forte in quel periodo, che abbiamo chiamato nuova programmazione, attraverso la nuova strumentazione prevista: DPEF, riforma della legge di contabilità e bilancio, ciclo unico di programmazione, (cose iniziate, non voglio dire fatte, non voglio dire ultimate) nuova e moderna concezione dello sviluppo sardo, piano per lo sviluppo e per il lavoro, strumenti per lo sviluppo locale, articolo 19 della legge 37, Piani integrati d'area e così via, distretti produttivi, monitoraggio fiscale, amministrativo e finanziario. Possiamo farcela, se ne può uscire, la Sardegna può fare ciò che hanno fatto l'Irlanda o il Galles, la Catalogna magari mi sembra un obiettivo un po' più ambizioso. Dovremmo mettere, naturalmente, sempre a fuoco, faccio solo un cenno, il problema della pubblica amministrazione, perché questa è la vera infrastruttura che fa la differenza.
E qua vengo al punto rapidissimamente: come si inquadra in questo scenario la manovra di bilancio. Il '98-'99 ha visto un impegno straordinario di risorse, di idee e di strumenti. Ora prevedete una caduta brusca della spesa per lo sviluppo e per il lavoro. Questo non va, questo può bloccare i segnali di ripresa, può fermare l'inizio di inversione di tendenza di cui parlavo. Certo che dobbiamo fare i conti con l'indebitamento. La questione del debito è reale, mi ripeto, sono stati due DPEF a farla emergere, altrimenti dormiremmo, e consentitecelo, dormireste sonni tranquilli. Nel DPEF è scritta la strada del rientro dal debito, l'abbiamo votato maggioranza ed opposizione, ci impegna tutti, maggioranza ed opposizione. La questione è effettiva e seria, ma lasciatemi dire che si sono dette anche un po' di stupidaggini su questo tema, ho sentito parlare di bancarotta! Una Giunta, amici cari, non può confondere debito e disavanzo di amministrazione, mutuo autorizzato e mutuo contratto, residuo e cambiale. Il punto vero è l'accertamento dei residui passivi, se vi vedete gli atti della scorsa sessione di bilancio troverete scritto nelle dichiarazioni della Giunta, anche apprezzate dall'opposizione, che bisogna aprire questo capitolo.
Questa è la strada, prego di stare attenti un attimo, assieme alla ristrutturazione della spesa, e al negoziato col governo sul Titolo Terzo, per poter spendere adeguatamente per occupazione e sviluppo, senza incrementi di debito, e anzi mandando avanti il piano di rientro. Questa è la nostra proposta di correzione della manovra. La divaricazione tra DPEF e manovra non è propaganda della opposizione cattiva, è scritta nel bilancio, il DPEF dice di tenere insieme le due sfide, cioè proseguire e migliorare risorse e strumenti delle politiche di sostegno, concentrare ora lo sforzo per la ripresa, perché ora si può avere successo. Allora: 1) riportare gli investimenti, grossomodo, al livello del '99; 2) farlo senza aumentare l'indebitamento, salvo che per i mutui già previsti.
Si può fare? Si può fare, siamo pronti a dimostrarvi che si può fare. Tre, quattrocento miliardi si possono ricavare da riprogrammazioni o rimodulazioni varie del bilancio, il resto dall'accertamento dei residui che può consentire di ricavare una elasticità di manovra ampia, uno spazio di manovra da usare nel triennio. L'accertamento, mi dirà la Giunta, non si può fare su due piedi, lo so bene, ma in due, tre mesi si può fare. Quindi la correzione complessiva di cui io sto parlando può essere fatta in due tempi, ora la prima parte, e tra qualche mese la seconda parte, relativa all'accertamento dei residui. Ma con un disegno unitario, un disegno che deve ricomprendere Quadro comunitario di sostegno, Intesa istituzionale di programma, aree depresse.
Quando dico Intesa istituzionale di programma penso ad energia, trasporti, scuola, ma penso in primo luogo alle entrate, all'accordo di programma quadro per la ricostituzione del livello delle entrate, come è scritto nell'articolo 3 dell'intesa, mettiamo fine alle geremiadi, ai piagnucolii e si faccia subito la commissione paritetica e si porti avanti il negoziato col Governo.
Una raccomandazione vi faccio: non portateci una proposta sui fondi strutturali in chiave sostitutiva. Su ciò che ha detto il Presidente stamattina, per quanto riguarda il fronte esterno, siamo d'accordo nel senso della necessità di difendere con le unghie e con i denti le dotazioni che spettano alla Sardegna; l'aggiuntività è scritta nel regolamento comunitario, oltre che nel buon senso, quella è la risorsa, per il salto, per la discontinuità, per lo scatto che dobbiamo cercare di realizzare nella manovra. Quella è la leva per sollevare i livelli di reddito, di produttività e di lavoro.
Allora, in conclusione, Presidente, quale è la nostra posizione? Penso al discorso che abbiamo ascoltato stamattina: noi le ridiamo la palla, noi stiamo facendo un ragionamento diverso sia sul bilancio triennale che sulla manovra 2000. Quale è la sua risposta, quale è la vostra risposta? Noi siamo attenti, disponibili, sereni, costruttivi, ma vogliamo ottenere un risultato assieme a voi: modificare profondamente la manovra.
Ultimo punto, voi non potete, lo dico in modo molto schietto, con una mano offrire un'intesa e con l'altra sviluppare un'offensiva forsennata: l'eredità, il mare di debiti, le macerie, la follia e quant'altro. Signori, la legislatura, in particolare l'ultima parte della legislatura precedente, ha prodotto alcune cose importanti sulle politiche per lo sviluppo e per il lavoro, gli atti di riforma di cui parlavo, ha cominciato a costruire una nuova cultura della programmazione, strumenti importanti quali l'intesa istituzionale di programma e il piano per il lavoro e lo sviluppo, un nuovo indirizzo nella politica finanziaria; tutto ciò è indubitabile, piaccia o no. Allora il punto è questo: se la maggioranza vuole un discorso obiettivo sulla manovra, faccia un discorso obiettivo su ciò che altri hanno fatto; altrimenti alla propaganda si risponde con la propaganda. Mi sembra una regola elementare. Dovete avere la capacità di dare una valutazione oggettiva sulle cose fatte - anche con i limiti - se volete una valutazione oggettiva dell'opposizione sulla manovra; se invece proseguisse questa forzatura propagandistica, e così pure, in primo luogo, se rimane la caduta negli investimenti per il lavoro e lo sviluppo, una caduta che danneggerà la Sardegna, perché dovremmo accordarci, su che cosa? Per fare cosa?
Noi siamo qui, pronti a fare ciò che serve alla Sardegna, ma la risposta spetta in primo luogo a vuoi, alla Giunta e alla maggioranza.
PRESIDENTE. Il prossimo iscritto a parlare è l'onorevole Morittu, che chiede di intervenire successivamente; subito dopo l'onorevole Morittu, in attesa che si mettano d'accordo per una sostituzione, è iscritto l'onorevole Carloni che rinuncia a parlare. L'onorevole Deiana non è presente in aula, gli onorevoli Marrocu, Pacifico, Lombardo, Demuru, Sanna Salvatore e Loddo rinunciano a parlare.
E` quindi iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi. In quest'aula sono state discusse diverse dichiarazioni programmatiche, sono state spese solenni dichiarazioni di intenti, non ultima quella di stamani del Presidente Floris, oggi siamo chiamati a verificare la coerenza tra quelle dichiarazioni e gli impegni concreti che la Giunta di centro destra ci propone con la manovra finanziaria.
Abbiamo recentemente approvato all'unanimità il Documento di programmazione economico - finanziaria proposto dalla precedente Giunta di centro sinistra e fatto proprio dall'attuale Giunta. Logica vorrebbe che la legge finanziaria fosse la realizzazione delle linee programmatiche, degli indirizzi e delle priorità, delle politiche e delle azioni per il raggiungimento di quegli obiettivi che il documento ha tracciato. Come già è stato sottolineato, è evidente invece una profonda divaricazione tra la manovra di bilancio e il documento di programmazione economico finanziaria.
In quel documento si fanno proprie alcune analisi, si fanno proprie alcune soluzioni che vengono proposte, ebbene, con la manovra pare che vi sia un sostanziale arretramento rispetto a quelle indicazioni. D'altronde, ricordo che durante la discussione dello stesso documento si diceva "lo approviamo, però lo disconosciamo perché in realtà le nostre linee di politica economica sono altre, e le specificheremo nel prossimo DPEF". E' stato già detto che però quel documento vincola l'intero Consiglio regionale, consiglieri regionali di maggioranza, quelli di opposizione e la Giunta, ed è per questo, come efficacemente è stato detto, che noi siamo impegnati a migliorare la manovra di bilancio per renderla coerente con le linee tracciate dal Documento di programmazione economica e finanziaria.
D'altronde stamani è stato detto e ribadito dal Presidente Floris che oggi di fronte a noi sono già aperte sfide che ci vengono dallo scenario internazionale, per le quali la politica, le istituzioni e le regioni devono attrezzarsi, ripensando in termini nuovi il proprio ruolo, abbandonando vecchi schemi, rappresentando con forza la società che viene avanti, abbandonando quindi il mero rivendicazionismo di una regione povera, senza strumenti, senza identità rispetto al Governo centrale. La globalizzazione di cui si è parlato nella relazione introduttiva, cui ha fatto cenno il relatore di maggioranza, è una realtà con la quale fare i conti poiché essa investe non solo l'economia, ma la dimensione sociale, le identità culturali, gli assetti politici ed istituzionali. E proprio per questo essa ha bisogno di regole e istituzioni, provvedimenti all'altezza della situazione; questo non c'è stato ancora proposto, questo non è ancora in essere, credo che questo Consiglio debba cogliere l'occasione per dare risposte anche a livelli così alti.
Rischi e contraddizioni, regole e istituzioni per prevenirli e per governarli, ma occorre avere forte la consapevolezza che se la globalizzazione dell'economia e dei mercati è un'enorme potenziale di innovazioni e di sviluppo, la nuova frontiera dello sviluppo passa attraverso l'eguaglianza delle opportunità che può essere garantita solo da un'alta quantità e qualità di sapere, indispensabile a padroneggiare trasformazioni sempre più rapide e un mondo senza più confini.
Ed è per questo, e mi soffermo su questo punto, che istruzione e formazione non possono che essere l'asse fondante del programma di innovazione che un governo consapevole deve sempre più mettere in campo; l'avevate detto, l'avevate sbandierato, non l'avete fatto. Perché è chiaro a tutti, e deve esserlo sempre di più, che c'è chi resta indietro, chi non riesce a reggere da solo la competizioni tra individui. Esiste forte il rischio che la forbice tra inclusi ed esclusi si allarghi. Ha ragione la Pilo: è una manovra che non dà risposte a quelle fasce più deboli della società sarda; c'è una inversione rispetto a quello che negli ultimi anni si era tentato faticosamente di fare. Pertanto è quindi necessario definire nuove strategie inclusive per quei soggetti, realizzare una radicale riforma dei saperi, noi abbiamo grandi opportunità che ci vengono anche dal concorso delle politiche dello Stato centrale che avete richiamato solo in senso negativo. Sta alla Regione cooperare per metterle in essere. Vi è la necessità di promuovere uno sviluppo equilibrato che consenta a chi è a rischio di esclusione di reggere la sfida. E non è un caso che la filosofia che ha ispirato i primi due DPEF, e che ancora di più dovremmo enfatizzare nelle nostre politiche economiche, fosse quella dell'integrazione tra i diversi pezzi del vasto mondo del sapere: la scuola, la formazione, l'università, la formazione continua, i saperi, le competenze. Ebbene, tutto ciò nella manovra finanziaria del centrodestra è vanificato.
Si è avviata in questi ultimi due anni una politica finanziaria finalizzata a garantire un giusto equilibrio tra azioni rivolte allo sviluppo e azioni che tengano conto anche dell'impegno per il risanamento finanziario. Ed è questa l'impostazione anche del Documento di programmazione economica e finanziaria appena approvato, ma, lo ripeto ancora una volta, non della manovra che stiamo faticosamente discutendo.
A noi, se vogliamo portare la regione verso una prospettiva di crescita e di sviluppo, spetta il compito di misurarci in positivo sulle scelte strategiche che possano favorire l'innovazione, le donne e i giovani. Queste scelte si declinano oggi in termini di formazione continua e mobilità. Quello che serve oggi all'economica della nostra regione - qualità, globalizzazione, sensibilità per le compatibilità ambientali - si può ottenere solo con una forza lavoro creativa, in grado di formarsi di continuo per assorbire le innovazioni che i tempi richiedono in ogni campo, a cominciare da quello della professionalità. L'alfabetizzazione informatica deve affiancare quella dei linguaggi tradizionali e in questo campo non vi può essere gradualità, non si può perdere nessuno, si tratta di una produzione in cui non sono consentiti scarti di lavorazione. La crisi del lavoro, infatti, costituisce il nodo per eccellenza da sciogliere nelle società tecnologicamente avanzate, in cui da un lato aumentano crescita e ricchezza e dall'altro aumenta la disoccupazione. Come abbiamo visto, solo nell'ultima fase c'è un'inversione di tendenza ma entrambe nella nostra regione, nel 1999, sono cresciute parallelamente. Quindi l'investimento sulle risorse umane rappresenta la strategia di intervento capace di ridurre il peso della disoccupazione. E' necessario, quindi, spostare l'iniziativa politica sui cosiddetti investimenti immateriali, quali la formazione, la ricerca e l'assistenza tecnica.
D'altronde abbiamo anche detto che la scuola e la formazione, voi stessi l'avete detto, sono considerate oggi la principale via d'uscita dalla situazione di crisi e la principale garanzia per il controllo dei rapporti tra sviluppo locale e sviluppo globale. Da sempre gran parte delle imprese medie e piccole preferisce lavoratori senza qualità a un piano programmato e concertato per la qualificazione, per la crescita - perché no - culturale. Su questo è necessario investire. Noi non abbiamo abbastanza occupazione qualificata, che induce a sua volta anche altra occupazione, e abbiamo una pericolosa tendenza a difendere quella che c'è arroccandoci su tale posizione senza capire che la vera difesa avviene dall'immissione massiccia di altra occupazione e quindi dalla creazione delle condizioni perché essa venga prodotta. Tutti sanno che i giovani europei, compresi quelli sardi, preferiscono consumare le risorse familiari disponibili, piuttosto che accettare un lavoro che comporti una drammatica dequalificazione sociale. Ci piaccia o no, il problema è quindi quello di rendere operante una formazione che garantisca, o almeno renda possibile, una qualificazione adeguata. Come è ovvio, intendo parlare della formazione scolastica e professionale e degli investimenti necessari per valorizzare le risorse umane. Il governo nazionale sta scommettendo decisamente sulla Sardegna. Per tutti ricordo il "Progetto Marte" di cui si parla ma non sappiamo ancora a che punto è la sua attuazione, non sappiamo ancora quali sono i rapporti intercorsi tra la Giunta e il Governo centrale, non sappiamo ancora, rispetto alle zone dello spopolamento, dove è importante l'alfabetizzazione informatica, a che punto noi siamo.
E' necessario, quindi, ridefinire il ruolo della formazione, la quale è identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico, in quanto il successo dei sistemi produttivi dipende non solo dalla disponibilità di energie e di materie prime, ma anche e sempre di più dalla capacità di sfruttarle e di valorizzarle, dunque dalle conoscenze, competenze, capacità di saperle applicare ai processi produttivi, in una parola dipende dalla capacità di investire, lo dico ancora una volta perché questo è fondamentale, sulla risorsa umana.
Per tutta risposta la manovra finanziaria taglia drasticamente le risorse per la ricerca, l'istruzione, il diritto allo studio, l'innovazione tecnologica. Per questo noi abbiamo proposto una serie di emendamenti finalizzati a ripristinare tali risorse.
La Sardegna, in questi ultimi anni, si è dotata di strumenti importanti per creare un nuovo modello di sviluppo e di riequilibrio territoriale, economico e sociale: i PIA, il Piano straordinario per il lavoro, per citare solo alcuni dei moderni strumenti di programmazione fondati sul coinvolgimento con ruolo propositivo degli enti locali, e basati sui principi di sussidiarietà e di partenariato, di cui l'Unione Europea si avvale da anni. Il modello innovativo, lo abbiamo detto con il DPEF e con i PIA, è basato sullo sviluppo endogeno, sulla valorizzazione delle risorse umane, ambientali e culturali locali, capaci di confrontarsi con la modernità per evitare il rischio della marginalità, della definitiva esclusione dai processi di rinnovamento economico, sociale, culturale e tecnologico. Ad esempio la formazione (e dico questo perché è la questione che colpisce di più, e colpisce quanto sia forte la forbice fra le dichiarazioni del presidente Floris, fra ciò che è stato detto da tanti altri di voi e quello che poi in realtà riuscite concretamente a portare alla nostra attenzione) la formazione, dicevo, in questo modello è evidentemente centrale, e questo dovete capirlo e dovete tradurlo in atti concreti che non sono certo quelli indicati dal presidente Floris nelle sue dichiarazioni programmatiche, nella parte in cui, questo sì che è pericoloso, e che è superficiale, analizza questo nodo centrale delle politiche per l'occupazione. Non si tratta di inventariare le qualifiche - l'Assessore al lavoro e alla formazione professionale dovrebbe spiegarglielo - bensì di ridefinire il ruolo della formazione, la quale è identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ad esempio nel mercato del lavoro, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico. La Regione, insomma, deve diventare a pieno titolo soggetto di promozione e di governo di tali politiche. Tutto questo, nonostante il Documento di programmazione economica e finanziaria, il centrodestra lo ignora. In realtà la manovra finanziaria è assolutamente coerente con le dichiarazioni programmatiche del suo Presidente.
Credo, e voglio concludere saltando alcune questioni perché molti miei colleghi le hanno sottolineate, che questa Giunta dovrebbe analizzare in modo più preciso il problema, utilizzando ciò che l'altra Giunta ha fatto, utilizzando ciò che in questi ultimi due anni abbiamo scritto e provato a mettere in essere. Non interrompiamo, come è stato detto, quel processo che abbiamo faticosamente avviato. E quindi bisogna che davvero la Giunta ci dica in che modo le risorse e gli strumenti esistenti possono giocare un ruolo nei processi di creazione di sviluppo e di nuovo capitale produttivo. Gli strumenti ci sono, non potete ignorarli, sono leggi della Regione Sardegna, vanno utilizzati e vanno fatti funzionare. Questo adesso è il vostro compito, certo, proponendocene anche altri, ma senza tornare indietro, andando avanti. D'altronde voi avete parlato di sviluppo sostenibile, sviluppo locale, ma questi concetti concretano una inversione di tendenza rispetto all'idea di sviluppo economico che nella Sardegna in questi ultimi vent'anni abbiamo affermato, e sono concetti che noi abbiamo portato a sintesi.
E' chiaro, quindi, che la qualità dello sviluppo come chiave per il futuro della Sardegna è la questione politica che tutti noi abbiamo davanti. Ci sono tantissimi di questi strumenti che noi abbiamo già approvato. Vi ricordiamo ancora, perché alcuni sono fondamentali: il ciclo unico della programmazione, le politiche sociali e tra queste voglio solo citare il piano socio-assistenziale, che viene totalmente disatteso dalla manovra finanziaria e di bilancio. Cioè, di fatto, noi abbiamo uno strumento che viene sostanzialmente ignorato, e questo credo che non possa essere fatto, tant'è vero che noi abbiamo proposto emendamenti affinché la manovra finanziaria sia anche coerente con gli strumenti legislativi che questo Consiglio regionale ha recentemente approvato.
Quindi, credo che noi siamo davanti ad una manovra sostanzialmente insufficiente a rispondere alle esigenze e ai problemi che questa regione ci pone, che sia necessario che il centrodestra su questo apra davvero una discussione seria con l'opposizione, e d'altronde bisogna che tutti noi qua dentro abbiamo in questo responsabilità comuni, abbiamo chiaro che stiamo correndo un grosso rischio: tornare indietro disattendendo una programmazione regionale in essere. Il rischio è quello di un arretramento rispetto alla priorità strategica della modernizzazione verso cui con grande fatica ci si stava avviando in quest'ultimo periodo, quella che va ad ogni costo perseguita anche scontando i prezzi gravosi del necessario risanamento del debito che altrimenti strangola le nostre possibilità di rilancio riguardo dell'occupazione, delle infrastrutture fondamentali, delle opportunità per gli individui e per le imprese.
La Regione in questi ultimi anni si è dotata di strumenti capaci per intervenire efficacemente in questi settori, le scelte del centrodestra sembrano indirizzarsi verso una sostanziale disattivazione di queste misure. Noi lavoreremo affinché questo non accada, affinché questa manovra non sia esageratamente disastrosa per la Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biggio che non è presente in Aula, perciò decade dal diritto di intervenire.
E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Grazie signor Presidente. Noi riprendiamo questo dibattito dopo alcune interruzioni che ci parevano produttive dalle quali noi tutti aspettavamo anche risultati. Almeno da parte mia pago l'inesperienza essendo naturalmente la prima volta che mi trovo qui a discutere di un argomento così importante, però è anche vero che la manovra economica finanziaria della Regione è sicuramente uno degli atti più qualificanti di governo e pertanto per il suo esame deve essere profuso il massimo impegno da parte di ciascuno di noi sia dell'opposizione che della maggioranza, in modo da consentire di raggiungere gli obiettivi programmatici che devono avere come denominatore comune il bene dei sardi: la ripresa economica che da altre parti noi sappiamo ormai essere presente e che invece qui tarda ad arrivare. Credo che ciascuno dei nostri interventi, alcuni anche fortemente critici, debbano essere presi per quello che sono, cioè non debbano essere sicuramente trascurati perché all'interno possono contenere considerazioni che ritengo questa maggioranza debba prendere in considerazione e valutare con attenzione, devono cioè essere valutati tutti i contributi che arrivano, in particolare da parte di coloro che superando gli schieramenti si pongono principalmente il problema di salvaguardare quanto c'è di buono in questa manovra finanziaria e quanto invece possa essere stato trascurato per la voglia di cambiare, per la voglia cioè di interrompere la continuità progettuale con il precedente mandato legislativo, e perché no, come mi è capitato di sentire da parte di alcuni, principalmente per conseguire l'obiettivo di indebolire le posizioni acquisite dalla vecchia maggioranza, con proposte che poi magari nel tempo possono essere pure cambiate, l'importante è che si interrompa la continuità alla quale invece ritengo dobbiamo principalmente fare attenzione. Dico queste cose anche perché avendo preso parte al confronto verificatosi all'interno delle Commissioni su questi temi, ho avuto conferma, in relazione ad alcuni fatti specifici, della giustezza delle considerazioni che sto andando a fare; in occasione dell'esame di alcuni argomenti nelle Commissioni si è infatti evidenziato il disagio di alcuni rappresentanti della Giunta che proprio a noi, quelli dell'opposizione, chiedevamo una mano per poterlo superare. Disagio forte, perché loro erano i primi ad essere penalizzati a causa del contenuto delle proposte della manovra finanziaria, nell'attività che potrebbero sviluppare. Prendiamo per esempio lo spostamento che vi è stato al 2008 dei 50 miliardi che erano previsti per il risanamento dei centri storici. Su questo noi abbiamo discusso moltissimo, e l'Assessore stesso ha potuto constatare come questa scelta produca enorme danno ad una iniziativa che ha creato molte aspettative nelle nostre realtà locali e che sicuramente la perdita di questo ulteriore finanziamento provochi una interruzione di attività promosse e già avviate e che probabilmente la rinuncia alla continuità di questo intervento determinerà non solo forti ritardi, ma anche problemi che forse annulleranno la valenza positiva di una legge estremamente importante quale quella sui centri storici.
Non parliamo poi di quello che è successo quando abbiamo affrontato il problema dei trasporti. Anche qui ci siamo trovati di fronte ad un Assessore che si lamentava di avere un bilancio esiguo, che chiedeva a noi della Commissione, a tutti, maggioranza ed opposizione, una mano perché ci facessimo carico di trovare le risorse per poter affrontare i problemi che in questo momento dovrà affrontare un Assessorato di quel genere, che si vede scaricare dal Governo nazionale buona parte della rete stradale, quella più mal ridotta e forse più importante perché si fa carico di infrastrutturare le parti interne alla nostra Regione, compito che questo Assessorato avrà difficoltà ad assolvere proprio per l'assenza di risorse.
Credo che questi Assessori, invece di piangere, invece di venire in Commissione a lamentarsi, avrebbero dovuto reagire per non essere così fortemente penalizzati, avrebbero dovuto fare in modo che questa situazione non si verificasse, avrebbero dovuto fare in modo che buona parte degli emendamenti che questa opposizione propone, avessero trovato già accoglimento nel disegno di legge presentato.
Noi ci aspettavamo che questa manovra finanziaria sarebbe stata molto più sensibile in particolare verso alcuni aspetti che abbiamo sempre ritenuto sostanziali, e che questo Governo avrebbe dovuto rispettare proprio perché tutti diciamo, e ne siamo convinti, di voler essere vicini alle diverse realtà del nostro territorio. Non possiamo sicuramente trascurare quei problemi che tutti abbiamo presenti e che poi al momento opportuno, un momento come questo, devono trovare risposte nella manovra finanziaria nella quale invece mi pare li ignori totalmente.
Mi riferisco ai problemi della disoccupazione, ai problemi delle imprese, che in questo momento stanno affrontando forti difficoltà di cui è necessario tener conto per dare loro quelle risposte che non si trovano all'interno di questo bilancio; così come sono assenti proposte riguardanti il decentramento di funzioni agli enti locali, che dovrebbe valorizzre il loro ruolo, ed anche nei casi in cui viene attuato poi, a causa della esiguità delle risorse che riusciamo a trasferire, vengono sicuramente impossibilitati a svolgere le funzioni loro trasferite. Questa manovra dovrebbe tener presenti anche tutti coloro che ogni giorno devono affrontare situazioni di crisi diffusa che per alcuni aspetti, ormai possiamo ritenere anche di tipo irreversibile. Di fronte a tutto questo, credo che un buon padre di famiglia dovrebbe essere disponibile a vendere non solo i classici gioielli, ma tutto ciò che non è indispensabile, invece ci troviamo di fronte ad una maggioranza che esprime una volontà forte di rientrare dal deficit, di risanare il bilancio senza fare proposte di sviluppo sostenibile e quando dico sostenibile intendo che deve tener conto sicuramente della situazione attuale.
Non c'è giorno, signor Presidente, che fuori di questo Palazzo (almeno io ci sono da poco ma lo sto constatando), non vi siano categorie di lavoratori che rappresentano il loro disagio. Credo che questo Consiglio dovrebbe esprimere solidarietà e mostrare attenzione anche nei confronti di chi in questo momento all'esterno sta cercando di evidenziare quello che è il problema fondamentale che si vive in questa nostra regione: la disoccupazione, la ricerca del lavoro. Fabbriche importanti che chiudono, realtà produttive che sembravano consolidate e che invece si afflosciano scomparendo e facendo scomparire posti di lavoro che ormai sono diventati sempre più rari e preziosi. Sappiamo tutti che cosa significa il lavoro, e credo e non sia il caso neanche di ripeterlo, sappiamo che il lavoro è dignità, libertà, il lavoro è salute, serenità, prospettiva, è tutto quello che noi riteniamo dovremmo dare ai nostri sardi, non possono esserci sicuramente valori più alti da salvaguardare. Da qualunque parte si affronti questo è il bene comune che principalmente deve essere tenuto presente in una manovra finanziaria qual è quella che noi stiamo andando ad esaminare, sia che venga approvata dalla sola maggioranza, sia che la maggioranza cerchi il confronto, come sta facendo e come noi ci auguriamo che possa avvenire nonostante alcune chiusure, con l'opposizione.
Credo che questa manovra finanziaria in questi aspetti vada sicuramente modificata sapendo che non vi è sacrificio di nessuna delle parti ma solo dei sardi se non si va verso questa direzione.
In questa manovra finanziaria sono stati trascurati, come ho già detto, i problemi del lavoro non sono state avanzate proposte per aumentare l'occupazione che, sappiamo, possono incidere su vari fattori: cercando di alleviare le difficoltà delle imprese, i problemi relativi ai vari settori produttivi che devono essere tenuti ben presenti in particolare in momenti come questi, l'agricoltura, la pastorizia, la pesca, l'edilizia, il turismo. Per tale ultimo settore invece assistiamo all'iniziativa dell'Assessore, credo facendosi carico di problemi di carattere esistenziale della struttura che lo supporta, che propone la semplice soppressione dell'Ente Sardo Industrie Turistiche, senza entrare nel merito dei problemi, senza conoscere il settore su cui deve operare, conoscenza che richiederebbe anni, senza neanche prendere in esame l'attività di promozione svolta da tale ente attraverso la partecipazione alla più grossa manifestazione che si svolge in Italia, cioè la Borsa internazionale del turismo di Milano, alla quale avrebbe fatto bene a partecipare anche l'Assessore, manifestazione apprezzata da tutte le Regioni di Italia che destinano per tale scopo ben altre risorse rispetto a quelle stanziate dalla nostra Regione, con successo per quel che mi consta, ed apprezzamento da parte degli operatori e con la soddisfazione degli enti che vi partecipano che hanno così la possibilità di poter partecipare attivamente e sviluppare di sicuro il loro impegno e il ruolo che svolgono, con un incremento costante di risultati che credo sia noto a tutti. Tanto è vero che quest'anno gli spazi gestiti dalla Regione all'interno della fiera, , nonostante vengano pagati da ogni singolo operatore, e nonostante la disponibilità complessiva di ben 1200 metri quadri sono stati tutti esauriti. Eppure si legge poi nella stampa, che travisa naturalmente la realtà, che l'esit ha un bilancio di 30 miliardi invece dei 10 miliardi e 500 e milioni effettivamente ad esso destinati. Sicuramente, se i miliardi fossero stati trenta, ben diverso sarebbe potuto essere il risultato dell'attività promozionale di questo. Non si riesce a capire perché si voglia procedere in questo modo, senza tener conto dei diversi disegni di legge che propongono la ristrutturazione degli enti turistici, senza tenere conto della professionalità presenti al loro interno che andrebbero invece sicuramente valorizzate e non disperse come si fa con il progetto che si propone, con la cancellazione di questi enti. E se questo è il modo di procedere se si vuol fare piazza pulita di quanto può esserci di buono facendo una marmellata dei progetti che si fanno per il rinnovo degli enti, non si riesce a capire perché all'interno di questa finanziaria non si trovi, come linea politica, anche il progetto che da tanti anni si vuole portare avanti. Non si riesce a capire perché si chieda a noi dell'opposizione un aiuto, a noi che avendo gestito questi settori ne conosciamo i difetti, perché si chieda a noi una concertazione e poi si voglia risolvere questi problemi che sono fondamentali con la semplice cancellazione.
Ho constatato, signor Presidente, nel corso dell'istruttoria svolta dalle commissioni sulla manovra finanziaria, come anche i componenti della maggioranza fossero critici e in difficoltà. Ho già detto del disagio che i consiglieri e gli Assessori avevano, e questa forte difficoltà io credo che sia ancora più palese nelle continue interruzioni del dibattito e nel lavoro che si sta cercando con difficoltà di portare avanti. Ho evidenziato, come altri hanno già fatto, tutta la contraddittorietà tra quanto esposto nel programma, e quanto questa Giunta che io ritengo stia esprimendo una politica neocentralista, sta facendo; questa Giunta che propone una finanziaria con la quale la maggior parte delle risorse a me pare si voglia gestirle dal Governo centrale.
Se mi è consentito rimarco le distanze tra le esigenze reali ed attuali della nostra regione e le risposte che vengono date con questa manovra. Tutto ciò non può che portare ad una sola valutazione, ad una espressione di totale contrarietà alla manovra finanziaria che ci viene proposta. Naturalmente ognuno di noi auspica e si augura che dal dibattito possano scaturire miglioramenti.
Credo che durante il dibattito, come ho detto in premessa, si possano trovare spunti, considerazioni e proposte per far sì che questa manovra e questo bilancio possano essere più rispondenti alle esigenze della nostra regione. Io credo che anche la maggioranza voglia questo. Nel progetto originario sono stati operati tagli per 1200 miliardi, durante l'esame della Commissione si è riusciti a ridurre questi tagli forti, incomprensibili per le ragioni che abbiamo esposto, di circa 300 miliardi, resta ancora una differenza di 900 miliardi, tanti, troppi per la nostra regione che non può permettersi una riduzione così rilevante degli investimenti.
Per merito della nostra opposizione, siamo riusciti ad ottenere questo primo risultato di ridurre i tagli, però ritengo che sia possibile, con una ulteriore verifica che la Giunta da tempo avrebbe dovuto fare, e che probabilmente riuscirà, noi ci auguriamo, ancora a fare, recuperare tutte quelle altre risorse necessarie a soddisfare quella continuità di interventi di cui si è parlato per non interrompere quel seppur minimo barlume di ripresa economica ed occupazionale che chi mi ha preceduto ha evidenziato. Non esiste progetto più importante di questo. Nessuna disponibilità da parte nostra a rinunciarvi. Né deve esserci da parte nostra la benché minima riduzione di attenzione, affinché le richieste avanzate dall'opposizione non trovino lo spazio che meritano all'interno di questa finanziaria. Siamo convinti che il miglior bilancio sarà frutto del dibattito e dall'accordo che sicuramente le parti riusciranno a trovare. Mi viene da dire che probabilmente nonn ci deve essere una maggioranza e un'opposizione che dicono di aver vinto alla fine, credo e mi auguro che anche in conseguenza di questi ultimi avvenimenti, e mi riferisco per esempio all'accordo siglato con le organizzazioni sindacali, si arrivi davvero ad una manovra finanziaria soddisfacente per tutti, e se noi possiamo considerare questa soltanto una prima fase, sicuramente occorre rimarcare che non è tutto. Ci sono, come bene sa la maggioranza, tante altre esigenze da salvaguardare e molti altri aspetti che sicuramente sono stati toccati, ma che io stesso credo di non potermi esimere dall'evidenziare.
Abbiamo parlato della politica del lavoro, del sostegno alle imprese, del mantenimento del livello dei trasferimenti agli enti locali per valorizzare il decentramento e l'autonomia di cui troppo spesso ci riempiamo la bocca essere poi conseguenti, ma non dobbiamo dimenticare l'importante sfida che come classe politica abbiamo da sempre voluto portare avanti. All'interno di questa manovra finanziaria noi dobbiamo ben tenere conto dei problemi della cultura, della crescita del livello di preparazione dei giovani attraverso tutti i mezzi possibili; dobbiamo valorizzare prima di tutto tutti i canali possibili per migliorare l'istruzione dei nostri giovani; l'informatizzazione e l'assistenza allo studio devono essere temi che in questo bilancio non possono essere trascurati.
Tutti problemi per i quali, in questa manovra, non troviamo risposte, risposte che invece riteniamo fondamentali, irrinunciabili sia nella qualità che nella quantità come anche nei tempi; non possiamo rinviare problemi di questo genere, come non si può tralasciare, signor Presidente, il tema ambientale. Abbiamo vissuto alla fine dell'anno la catastrofe delle alluvioni e sappiamo quanto è costata al bilancio e ai contribuenti. Sappiamo che queste catastrofi sono spesso dovute all'impoverimento del territorio, spesso trascurato, oggetto di rapina e spesso ridotto in tale stato perché ci siamo dimenticati che l'ambiente è una delle risorse primarie da salvaguardare. Allora, signor Presidente, nel nostro territorio si verificano frane, incendi, alluvioni. Le infrastrutturazioni sono estremamente necessarie per prevenire queste catastrofi, stanno diventando questi gli argomenti di cui troppo spesso si parla soltanto, senza adottare le necessarie misure per attuare una politica di prevenzione. Sono argomenti pesanti che questo bilancio trascura totalmente, e ciò significa naturalmente trascurare sono le zone più povere, significa trascurare proprio ciò che noi spesso riteniamo essere l'unica ricchezza rinnovabile e spendibile della nostra regione: l'ambiente.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue MASIA.) Per concludere, signor Presidente, ritengo di non aver individuato in questa manovra alcun progetto di sviluppo. Ritengo che sia giusto chiedere a questo Consiglio di far fronte unico per indurre lo Stato ad intervenire per superare la situazione di forte ritardo della Sardegna nei confronti della altre regioni, ma ritengo fondamentale che prima di tutto siamo noi ad avere maggiori attenzioni nei confronti dei sardi, in questo momento, nella valutazione di questa manovra finanziaria, all'interno della quale possono essere date molte risposte senza per questo snaturarla, e forse trovando una linea comune, una linea che favorisca quello sviluppo che tutti si aspettano.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, devo sinceramente ammettere che a tutt'oggi io personalmente non ho capito, ma credo di non essere il solo, l'obiettivo vero, ammesso che questo esista, che la maggioranza di centro destra vuole perseguire con la manovra finanziaria proposta al Consiglio.
A sentire le varie voci, tutt'altro che in sintonia, che si sono levate dai banchi della stessa maggioranza, sembra di capire che esclusa la difesa militaresca fatta dall'onorevole Balletto, tutti gli altri hanno avanzato riserve e mosso critiche di insufficienza e di inadeguatezza della manovra rispetto ai problemi in campo in Sardegna. Se leggiamo i pareri di merito espressi dalle Commissioni consiliari, appaiono del tutto evidenti le forti critiche e le richieste di radicale cambiamento della manovra avanzata dagli stessi commissari della maggioranza.
Io faccio parte della quarta Commissione, la Commissione lavori pubblici ed urbanistica. A leggere il parere espresso dalla maggioranza, non dico quello della minoranza, c'è da rivoltare la manovra: si chiede di reperire 50 miliardi per i centri storici, si chiede di aumentare notevolmente le dotazioni per i lavori pubblici, in particolare per le risorse idriche, si chiedono maggiori risorse per il settore di trasporti, davvero dimenticato in questa manovra finanziaria, a dispetto pare, o sembra di capire, delle dichiarazioni anche enfatiche che sono state fatte dal Presidente della Giunta regionale sul settore dei trasporti e sulla continuità territoriale in particolare, dedicando a questo settore davvero esigue e marginali risorse. Ma vi è di più: gli stessi assessori regionali, e qui mi riferisco innanzitutto a quelli che noi abbiamo potuto sentire in Commissione, l'Assessore dei lavori pubblici e l'Assessore dei trasporti, non abbiamo avuto l'onore di sentire in audizione quello degli Enti locali ed urbanistica, ma entrambi, quello dei lavori pubblici e quello dei trasporti, hanno lamentato le scarse risorse loro destinate in bilancio e hanno presentato in Commissione, loro, una proposta lunga ed articolata, emendativa, chiedendo alla Commissione stessa di farsene carico in Consiglio.
E` curioso questo comportamento degli Assessori, a me pare. Sono gli stessi che, io credo, hanno approvato la manovra finanziaria in Giunta, non solo la prima volta, ma l'hanno approvata anche la seconda volta, quando è stata emendata sotto richiesta dell'opposizione, delle forze sociali e degli enti locali. Loro, come dire, continuano a lamentarsene e ad approvare manovre che prevedono tagli consistenti ai loro assessorati.
La Giunta, in una fase successiva, è vero, e sotto la spinta delle opposizioni, delle forze sociali e degli Enti locali, ha presentato una piccola correzione che riteniamo comunque del tutto insufficiente, nella quale le proposte di modifica avanzate, come diceva l'Assessore degli enti locali ed urbanistica, non hanno trovato alcun accoglimento. Ma lo stesso relatore di maggioranza, onorevole La Spisa, seppure in maniera elegante e con toni concilianti nei confronti dell'opposizione, fa intendere che la manovra si può e si deve correggere. Oggi il Presidente della Giunta fa una comunicazione in cui manifesta una volontà di apertura che io ritengo del tutto generica, in quanto priva di indicazioni chiare sulle reali intenzioni della Giunta, al di là della proposta vaga di unirsi nella lotta di tutti i sardi contro il resto del mondo.
Insomma, in definitiva, non ho ben capito se le intenzioni della maggioranza siano innanzitutto univoche e serie, disponibili ad una reale e decisa correzione della manovra finanziaria e di bilancio, o se questa linea ambigua nasconde dietro la demagogia del falso risanamento, la confusione programmatica e politica in cui versa l'attuale maggioranza. Se l'obiettivo, comunque, è il primo, e cioè il confronto per una seria correzione della manovra, le forze di opposizione sono pronte, così come hanno dichiarato da subito, a dare il loro contributo nell'interesse generale della Sardegna.
La disponibilità però non può essere una disponibilità, come dire, senza una contropartita chiara e seria. La disponibilità è condizionata all'accoglimento delle proposte necessarie per correggere una manovra che noi riteniamo recessiva e neocentralista. Servono maggiori e sufficienti risorse per il lavoro, non credo meno di 400 miliardi, rispetto alla stessa previsione del 1999, una seria dotazione di risorse non solo pari, ma aumentate rispetto ai tagli da voi fatti per quanto riguarda gli enti locali. Vi ricordo che gli enti locali si trovano oggi - io sono un sindaco - a dover affrontare alcune emergenze, anche nuove. Non solo la povertà delle entrate proprie, dovute a una situazione di grave disagio economico e sociale delle comunità da loro amministrate, ma devono anche affrontare alcuni maggiori oneri derivati, per esempio, dagli incrementi delle indennità agli amministratori, che non sono di poco conto. Per il mio comune, considerati anche, per esempio, i pagamenti delle assenze degli amministratori dai loro posti di lavoro (il mio è un comune che ha meno di ottomila abitanti, settemila e cinquecento abitanti), io dovrei mettere in bilancio 300 milioni in più soltanto per gli oneri derivati dall'aumento delle indennità per gli amministratori locali, cioè per il sindaco e per gli assessori. Devo mettere in conto maggiori risorse finanziarie per il fatto che l'applicazione del nuovo contratto di lavoro dei dipendenti pubblici locali costerà al mio comune non meno di 200 milioni in più e lo Stato non riconosce oltre il 2-3 per cento rispetto alla dotazione del 1999. Il che significa che solo per il mio comune ci vorrebbero almeno 500 milioni in più soltanto per queste due voci. A fronte di queste maggiori esigenze, a fronte di una situazione delle risorse proprie, cioè dei tributi, tasse e così via di difficile riscossione, in considerazione delle cose che dicevo, cioè della grave situazione economica e sociale, devo anche affrontare il problema della diminuzione delle risorse trasferite dalla Regione che erano ormai diventate, sulla base della legge numero 25, davvero come risorse quasi proprie del comune, o comunque risorse certe. Io, come i 380 sindaci della Sardegna, mi trovo davvero in condizioni difficili tant'è che non ho ancora convocato la riunione del Consiglio comunale perché non riesco a chiudere il bilancio del mio comune.
E allora maggiori risorse, non di meno, rispetto alla dotazione del 1999; maggiori risorse per le politiche di sviluppo e per le imprese, per l'ambiente, la scuola, la cultura, l'innovazione. Questo è ciò che noi chiediamo per poter ragionare in positivo su questa manovra.
Dicevo che noi giudichiamo la manovra una manovra recessiva; badate, io non lo dico e credo che nessuno di noi lo dica così, per partito preso; se qualcuno di voi si legge, è stato pubblicato da L'Unione Sarda, ma ce lo ha mandato in dono anche dal Banco di Sardegna, il Rapporto Crenos a proposito del PIL e dell'occupazione in Sardegna, vi può leggere testualmente: "Con la sospensione dell'intervento attivo nel mercato del lavoro il tasso di disoccupazione in Sardegna tenderebbe a crescere fino a sfiorare quelli previsti dalla SVIMEZ per il Mezzogiorno- cioè il 23 per cento, e invece - con le politiche attive del lavoro - quelle che sono state costruite durante il quinquennio delle giunte di centrosinistra- il tasso tenderebbe ad attestarsi nel 2001 al 19 per cento". Ci sono quattro punti di differenza. Questa è, secondo me, davvero la prospettiva nella quale state ricacciando la Sardegna con la vostra manovra.
Onorevole Balletto, per quanto riguarda i suoi ragionamenti sul lavoro e sulla richiesta di una maggiore libertà e di una maggiore flessibilità, le consiglierei di leggere un articolo scritto su L'Unione Sarda di venerdì 18 febbraio 2000, dal titolo "Cos'è la flessibilità? Imparare a quarant'anni che non hai più diritti", questa è la risposta che dà chi titola il servizio. Ma vi leggo solo un passo, è curioso, ma ve lo leggo, un signore, intervistato, risponde: "Flessibilità, eccomi qui, sfido chiunque a trovarne uno più flessibile di me! Quanti lavori ho fatto? Non lo so, regolare soltanto uno, il primo della mia vita: infermiere precario per 16 mesi alla ASL. Ho finito a dicembre. Da perito elettronico, la mia qualifica, sono diventato manovale in edilizia, garzone in idraulica, assistente a chi ha bisogno di infermiere in casa e ho fatto anche il cat-sitter, si dice così" - risponde lui - "quello che tiene il gatto quando vai in ferie". Tutti lavori precari, altro che flessibilità.
Ma all'onorevole Balletto consiglio anche di sedersi dietro la poltrona del sindaco, non per molto, per un paio di giorni, per sentire cosa al sindaco raccontano i cittadini. Io ho conosciuto un cittadino di 57 anni, con 32 anni e mezzo di lavoro, licenziato da una piccola impresa e disperato perché da più di due anni non riesce a racimolare il minimo per vivere, anzi per sopravvivere, e gli mancano soltanto due anni per andare in pensione. Altro che flessibilità, caro onorevole Balletto! Abbiamo più che la flessibilità, abbiamo davvero un disagio che più nero di così non si può.
La manovra, noi diciamo, è neocentralista, ma io vi ricordo la storia - sono anche un sindaco longevo, come si dice - e le battaglie per conquistare la cosiddetta legge di trasferimento automatico delle risorse agli enti locali, cioè la 25. Abbiamo fatto battaglie dalla fine degli anni ottanta sino ai primi anni novanta, migliorando continuamente questa legge, una legge che finalmente riconosce risorse certe e un minimo di dignità ai comuni e agli amministratori locali, che finalmente riescono, in una qualche misura, a dare qualche risposta, seppure non esaustiva, ai problemi del lavoro, della assistenza e altro delle loro comunità. Questo consiglio io all'onorevole Balletto, per rendersi meglio conto di come si vive dall'altra parte, cioè dalla parte di chi il disagio lo ha, lo conosce e lo tocca con mano tutti i giorni.
Io avevo proposto, e chiudo il mio ragionamento, nel mio intervento sulle dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Floris, di prendere esempio dalle Regioni a Statuto ordinario italiane, che hanno fatto notevoli passi avanti sul tema del decentramento dei poteri e delle risorse agli enti locali. So che dei colleghi hanno presentato disegni di legge che istituiscono la Conferenza o il Consiglio generale delle autonomie locali, luogo di confronto sui temi del bilancio, sui temi della programmazione economica, del lavoro, e così via. Bene, io credo che questa sia la direzione da prendere, non quella di conservare o di allocare risorse presso gli assessorati per farne un uso di vecchia maniera, chiedendo ai sindaci e agli amministratori locali di andare a pietire qualche finanziamento per risolvere i loro problemi.
Io so per averli conosciuti, che molti che siedono nei banchi della maggioranza sono stati amministratori, chiedo loro di essere davvero conseguenti rispetto alla loro esperienza e di non cambiare opinione rispondendo, come dire, a logiche di maggioranza, ma invece, ricordandosi le pene passate da amministratori locali, di dare risposte ai sindaci che sicuramente verranno anche in quest'aula per dimostrare davvero non solo la loro scontentezza, ma tutta la loro disapprovazione per una manovra che vede le autonomie locali mortificate, in un periodo in cui i comuni si trovano in una situazione di grandissima difficoltà nel cercare di risolvere i problemi di bilancio e delle loro comunità.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10, preceduti da una Conferenza dei Capigruppo, alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 19 e 25.
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