Seduta n.370 del 05/06/2003 

CCCLXX Seduta

(POMERIDIANA)

Giovedì 5 Giugno 2003

Presidenza del Vicepresidente Biggio

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 17 e 15.

MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 21 maggio 2003(364), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico all'assemblea che i consiglieri regionali Ettore Businco e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 5 giugno 2003. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MASIA, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi nella Fondazione "San Giovanni Battista" di Plaghe". (633)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata realizzazione della strada "S'Adde e Sa Nughe" (Comune di Florinas) - SS 131". (634)

"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla inefficienza delle stazioni eoliche installate e di proprietà del Consorzio di bonifica della Nurra". (635)

"Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attuazione del disposto di cui alla legge regionale 19 luglio 2002, n. 11, articolo 5". (636)

"Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sugli incarichi di progettazione affidati dal Presidente della Regione in violazione delle norme sui lavori pubblici per il conferimento di incarichi tramite gara pubblica". (637)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MASIA, Segretario:

"Interpellanza FALCONI - CALLEDDA - MARROCU - CUGINI - DEMURU - LAI - MORITTU - ORRU' - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SPISSU - PUSCEDDU sulla truffa finanziaria a danno dei tre enti regionali Arst, Isola e Igea". (372)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MASIA, Segretario:

"Mozione SANNA Giacomo - MANCA sulle iniziative per la valorizzazione della cultura sarda e per la tutela della lingua dei sardi". (111)

Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Balia - Spissu - Fadda - Cogodi - Sanna Giacomo - Scano sulla drammatica situazione dell'industria sarda dopo l'annuncio della chiusura della Montefibre di Ottana (107) e Floris - Businco - Tunis sulla grave situazione delle attività chimiche in Sardegna. (108)

PRESIDENTE. Colleghi, è pervenuto l'ordine del giorno definitivo unitario che porta la firma di tutti i Gruppi di questa Assemblea e quindi si intende superato il precedente ordine del giorno.

Naturalmente si intendono ritirate le mozioni che abbiamo discusso questa mattina.

Si dia lettura dell'ordine del giorno.

MASIA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - MURGIA - VARGIU - FLORIS - FADDA - CAPELLI - BALIA - SANNA Giacomo - ONIDA - COGODI - SCANO - DEIANAsulla grave situazione creatasi nel settore chimico in Sardegna ed in particolare alla Montefibre di Ottana. IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che si aggrava e assume le caratteristiche di uno smantellamento la situazione industriale nel sito di Ottana e nei siti di Porto Torres e di Macchiareddu;

VALUTATO che la chiusura del sito di Ottana con la ricerca di soluzioni alternative per le maestranze nelle imprese interessate al Contratto d'area, aumenterebbe il disagio economico e sociale in un territorio con tassi di disoccupazione elevatissimi;

CONSIDERATO che da settimane è in corso un confronto fra Azienda, Governo nazionale e regionale, organizzazioni sindacali per la ricerca di soluzioni adeguate che scongiurino i pericoli di chiusura dell'azienda Montefibre di Ottana e della chimica sarda più in generale attraverso strumenti che intervengano nella integrazione dei siti e dei cicli produttivi e nella diminuzione dei costi di produzione che rendano competitivi i prodotti;

PRESO ATTO che nella giornata di domani 6 giugno 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto il coordinamento del Sottosegretario Letta, si terrà un incontro tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, le organizzazioni sindacali nazionali, regionali e territoriali, le autonomie locali territoriali, e Sviluppo Italia perché si affrontino tutti gli aspetti relativi alla vertenza in corso,

impegna la Giunta regionale

a sollecitare dal Governo nazionale:

1) iniziative che modifichino gli indirizzi adottati nel settore chimico sardo dalle aziende partecipate dallo Stato al fine di mantenere livelli produttivi e impianti che salvaguardino l'occupazione;

2) il mantenimento produttivo dello stabilimento Montefibre di Ottana nel contesto della salvaguardia e del rilancio della chimica sarda;

3) l'equiparazione dei costi energetici negli impianti industriali sardi a quelli delle imprese operanti in altre regioni del paese;

4) il finanziamento degli interventi tecnologici necessari all'impianto di produzione di energia elettrica di Ottana che riducano i costi oggi tropo elevati;

5) l'abbattimento del costo di trasporto delle materie prime e delle merci lavorate (continuità territoriale),

impegna, inoltre, la Giunta regionale

a) a svolgere ogni iniziativa utile alla predisposizione, anche con il concorso del Consiglio regionale, di un Accordo di programma per il rilancio e il consolidamento della chimica in Sardegna, che vincoli il Governo nazionale, le aziende partecipate e tutti i soggetti e privati interessati;

b) a riferire in Consiglio regionale sugli esiti dell'incontro del prossimo 6 giugno 2003. (2)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Discussione della mozione Selis - Spissu - Fadda - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Scano - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marroccu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Secci - Vassallo sul reale pericolo che alcuni territori della Sardegna possano essere individuati come siti idonei a conservare le scorie radioattive provenienti dagli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica dislocati in più parti della nostra penisola e in procinto di essere smantellati (110) e svolgimento dell'interpellanza, ad essa abbinata, Cogodi - Ortu - Vassallo sulla minacciata dislocazione in Sardegna del deposito delle scorie nucleari esistenti in tutto il territorio dello Stato italiano (371/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 110 e dell'interpellanza numero 371.

Si dia lettura della mozione e dell'interpellanza.

MASIA, Segretario:

MOZIONE SELIS - SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCCU - MASIA - MORITTU - ORRÙ - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - VASSALLO sul reale pericolo che alcuni territori della Sardegna possano essere individuati come siti idonei a conservare le scorie radioattive provenienti dagli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica dislocati in più parti della nostra penisola e in procinto di essere smantellati.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che con propria ordinanza del 7 marzo 2003 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato disposizioni urgenti in relazione all'attività di smaltimento dei materiali radioattivi dislocati nelle centrali nucleari e nei siti di stoccaggio;

CONSIDERATO che l'ordinanza individua nel Presidente della SOGIN ( società di gestione degli impianti nucleari) il Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari con particolare riferimento al combustibile irraggiato e ai rifiuti radioattivi ad alta attività, nonché alla predisposizione di piani per l'avvio delle procedure di smantellamento delle centrali elettronucleari di Garigliano, di Trino Vercellese, di Caorso e di Latina, nonché degli impianti dell'Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente e Nucleco, limitatamente al settore del ciclo del combustibile e dei depositi di materie radioattive Eurex e Fiat-Avio di Saluggia, impianto Plutonio e impianto Celle Calde di Casaccia, ITREC di Trisaia, nonché gli impianti nucleari FN di Bosco Marengo;

CONSIDERATO che al fine di garantire unitarietà, celerità ed economicità delle operazioni di messa in sicurezza, il Commissario delegato assume, sentite le regioni territorialmente competenti, ogni necessaria iniziativa per la gestione dell'attività di messa in sicurezza, nonché per lo smantellamento e per la bonifica degli impianti di produzione di combustibile nucleare;

CONSIDERATO che per l'attuazione degli interventi previsti nell'ordinanza in oggetto è autorizzata la deroga alle seguenti leggi e decreti:

- Legge 31 dicembre 1962, n. 1860 (impiego pacifico dell'energia nucleare) e decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 (attuazione direttive EURATOM in materia di radiazioni ionizzanti)

- Legge 24 aprile 1975 n. 131 ( ratifica del trattato contro la proliferazione delle armi nucleari);

- Legge 7 agosto 1982 n. 704 (notifica ed esecuzione della convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari);

- Legge 8 luglio 1986 n. 349 (istituzione Ministero Ambiente e norme in materia di danno ambientale);

- decreto Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di edilizia);

- decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994 n° 83;

- regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 ( Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque);

- decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158 (attuazione direttive CEE appalti pubblici);

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 agosto 1997, n. 517 (Regolamento lavori sottratti all'applicazione del decreto legislativo n. 158 del 1998);

- decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (conferimento funzioni amm.ve dello Stato alle Regioni e agli enti locali in attuazione del Capo I Legge n. 59 del 1997);

- decreto ministeriale 26 gennaio, art. 13, comma 1;

- decreto ministeriale 27 febbraio 2002;

- circolare del Ministero dei Trasporti del 16 Dicembre 1996, n. 162;

- decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (norme sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze della P.A.);

- Legge 11 febbraio 1994, n. 109 ( legge quadro in materia di LL.PP.);

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 dicembre 2001;

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2002;

- decreto del Presidente della Repubblica 23 maggio 2001, n. 316 ( recepimento accordo per personale della carriera prefettizia biennio 2000/2002);

CONSIDERATO che il Commissario delegato stante tale ordinanza è quindi autorizzato a superare l'attuale normativa vigente in materia di ambiente, controllo delle acque, trasporti, edilizia, completare e rappresentare un potere assoluto sovraordinato a tutti i livelli istituzionali nazionali, regionali e locali che di fatto vengono esautorati e sono destinati a subire le decisioni che verranno assunte dal Generale Jean in qualità appunto di Commissario delegato;

CONSIDERATO che il provvedimento del Governo si configura come un vero e proprio golpe istituzionale perché esautora ogni livello istituzionale e delega un Generale ad assumere iniziative vitali per le Regioni e popolazioni senza che queste possano esprimersi e finora neppure essere informate attentando così non solo agli equilibri istituzionali su cui si fonda lo stato ma alla vita dei cittadini e all'ordine della società;

RITENUTO che le affermazioni rilasciate dall'amministratore delegato della Sogin in audizione di fronte alla Commissione bicamerale Ambiente e Territorio fanno pensare che la Sardegna sia stata individuata quale deposito unico dei rifiuti radioattivi, ignorando e superando le proposte dell'ENEA ( presieduta dal Prof. Rubbia ) che aveva escluso la possibilità di stoccare le scorie radioattive nelle isole;

CONSIDERATO che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno p.v., e che ancora manca totalmente una corretta informazione che consenta alle amministrazioni regionali, a quelle provinciali e a quelle comunali di valutare la scelta e conseguentemente di opporsi con fermezza a decisioni che verrebbero prese in spregio alla nostra autonomia;

CONSIDERATO che anche la sola eventualità che si possano allocare nel nostro territorio siti del genere sta danneggiando gravemente la Sardegna, la sua serenità di vita, la sua vocazione turistica, i suoi equilibri demografici e potrebbe alimentare dinamiche di spopolamento repentino di territori con conseguenti tensioni sociali e politiche difficilmente prevedibili, valutabili, controllabili;

CONSIDERATO che la probabilità crescente che possa essere proprio la Sardegna sede del deposito unico delle scorie radioattive, non smentita né dal Governo né dalla Giunta regionale, rappresenta un colpo mortale per il suo sviluppo di qualità ambientale, per la possibilità di attrarre in tal senso nuovi investimenti e imprese, mentre rischia di favorire la fuga soprattutto delle nuove generazioni rendendo la nostra isola una riserva di anziani, una colonia penale di una popolazione innocente;

CONSIDERATO il silenzio assordante del Governo nazionale e della Giunta regionale che appare succube e complice delle decisioni del Governo perché assunte non avendo sentito le regioni interessate ( v. ordinanza ),

impegna la Giunta regionale

- a verificare la fondatezza delle notizie e più in generale la presenza nel territorio regionale di scorie radioattive chiedendo un incontro formale col Governo e notizie ufficiali e certe nonché una modifica dell'ordinanza che ripristini il rispetto delle competenze delle Regioni;

- a ricorrere (qualora le informazioni confermassero la scelta del territorio della Sardegna quale sede del deposito unico delle scorie nucleari) in tutte le sedi legali contro la violazione delle prerogative statutarie della Regione ;

- a realizzare, d'intesa con le autorità responsabili, un monitoraggio costante del territorio regionale, nonché a realizzare un piano di risanamento di tutte le produzioni e le attività in essere dai rifiuti tossici ed eventualmente dalle scorie radioattive già esistenti ( uranio impoverito ) e riferire al Consiglio regionale sull'attività svolta,

propone

la convocazione prima del 15 Giugno di una Assemblea generale delle amministrazioni comunali, delle forze sociali e produttive che rappresentino l'intera società sarda e la sua volontà di tutela del proprio territorio, del proprio sviluppo e della propria vita,

invita

tutti i Comuni e le Province a tutelare in tutte le sedi le proprie prerogative e a dotare i propri Statuti di una norma che impedisca la localizzazione di impianti e siti di conservazione di scorie nucleari . Invita altresì le stesse amministrazioni locali a promuovere assemblee aperte affinché tutte le popolazioni della nostra regione siano informate del tentativo in atto e della straordinaria pericolosità delle scelte che si accinge a fare il Governo a scapito degli interessi dei sardi,

invita

i cittadini, le organizzazioni sociali, produttive, culturali a sostenere le Istituzioni regionali e locali nella tutela del presente e del futuro della Sardegna. (110)

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sulla minacciata dislocazione in Sardegna del deposito delle scorie nucleari esistenti in tutto il territorio dello Stato italiano.

I sottoscritti, premesso che:

- la società statale SOGIN è stata incaricata dal Governo Berlusconi di trovare una soluzione unica nel territorio nazionale per raccogliere tutte le scorie nucleari di origine industriale, ospedaliera, militare e civile, ivi compresi i residui delle centrali nucleari dismesse;

- il provvedimento governativo di incarico prevede la deroga assoluta rispetto a tutte le normative vigenti in materia di tutela ambientale e di competenza degli organi istituzionali dello Stato, ivi comprese le Regioni a Statuto speciale;

- l'ENEA, e principalmente il premio Nobel Prof. Rubbia, aveva a suo tempo posto il veto, proprio per ragioni di ordine tecnico-scientifico, alla possibile utilizzazione delle isole per tale evenienza;

- di recente tale impedimento è stato rimosso dalla società SOGIN proprio in forza dei pieni e incondizionati poteri accordati dal Governo, rappresentandosi invece la possibilità che il sito prescelto ricada proprio su un'isola ritenuta non sismica (e cioè la Sardegna);

- la durata degli effetti di radioattività è considerata nel tempo di 400.000 anni, cioè tanto quanto rende almeno problematica la tenuta antisismica di qualsiasi territorio del mondo;

- la Sardegna ha bisogno di eliminare con la massima urgenza ogni forma di presenza nucleare già terribilmente minacciosa e dannosa (base militare nucleare di La Maddalena, esercitazioni militari in diversi poligoni con presenza di uranio ed altro);

- perciò risulta addirittura beffardo il proclama di ritenuta "ottimalità" del territorio dell'Isola per seppellirvi la più potente bomba nucleare dell'Italia;

- risultano peraltro penosi e puramente verbosi gli argomenti usati sia dal Presidente Pili sia da alcuni esponenti della destra governativa circa i poteri impeditivi della Autonomia speciale e la invocata lesione degli interessi turistici;

- il problema dei problemi è, invece, innanzitutto la sicurezza dei cittadini, il benessere materiale e morale delle popolazioni e la salubrità dell'ambiente di vita;

- è necessario, per tutto ciò, non affidarsi a proclami propagandistici, ma indire una mobilitazione popolare e istituzionale totale in Sardegna perché sia eliminato sul nascere il tentativo di scaricare nella nostra Isola, ancora una volta, il peso esclusivo di un rischio mortale, in deroga alle leggi sulla tutela e sicurezza ambientale, alla scienza, alla ragione ed al buon senso,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali iniziative risolutive intenda assumere nell'immediato presso il Governo nazionale perché il no assoluto della Sardegna sia reale e non solamente verbale;

2) se non ritenga necessario richiedere l'immediata convocazione del Consiglio regionale perché sia decisa una linea di assoluta fermezza sul diniego di tale inammissibile ipotesi e sullo smantellamento di tutte le fonti inquinanti e di pericolo nucleare, a partire dalle basi e dai poligoni militari che già gravano pesantemente sulla salute, sulla vita, e sulle prospettive di progresso dei sardi. (371)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare la mozione.

SELIS (La Margherita - D.L.). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, io credo che la giornata di oggi sia emblematica del momento che attraversa la Sardegna. Stamattina abbiamo discusso sino ad oggi, sino al pomeriggio abbiamo discusso del problema della crisi industriale e della crisi chimica in particolare; siamo tutti preoccupati, l'ordine del giorno approvato poc'anzi lo conferma, del fatto che possano chiudere un sistema industriale, chiudere le fabbriche, ma più che altro trovarci al collasso di un sistema industriale e contemporaneamente arrivano le notizie che si aprono le discariche.

Non vorrei che questo fosse il nuovo modello di sviluppo, si chiudono le fabbriche e si aprono le discariche. La Sardegna viene deindustrializzata dopo stagione di critica profonda al sistema industriale e al posto dell'industrializzazione non c'è il trionfo del turismo e dell'ambiente ma c'è invece il trionfo delle discariche.

Ecco, allora noi da giorni, stiamo vivendo, signor Presidente, da settimane anzi, un momento grave di tensione di incredulità e di paura; l'ipotesi è sempre più ripetuta, è sempre più presente nella stampa dell'informazione, è che la Sardegna possa diventare un sito unico di discariche, il sito unico delle discariche delle scorie nucleari.

Sarebbe per noi un'ipotesi allarmante, un'ipotesi sulla quale non vogliamo fare allarmismo né generare polemiche inutili, però vogliamo essere tutti molto cauti e molto attenti.

Da questo punto di vista credo che noi dobbiamo ringraziare almeno una volta, ci capita di ringraziare la stampa per la sensibilità che ha dimostrato nell'argomento e vogliamo in particolare ringraziare i sindaci, le organizzazioni sociali, le imprese e i movimenti sindacali, perché mi pare che da subito hanno avvertito il senso profondo, il pericolo profondo che stiamo correndo e hanno dato vita ad una mobilitazione significativa.

Il problema che ci allarma è che sinora, nonostante il ripetersi delle notizie, non abbiamo ricevuto nessuna smentita. A noi poco importa sapere che Cicu o Pisano o Pili siano personalmente contrari, certo è già qualcosa, a noi importa sapere cosa pensa il Governo, cosa pensa la Giunta; a noi non interessa dire "Ma ancora non è stato deciso nulla", quando la decisione è in corso di assunzione; a noi interessa sapere o interesserebbe sapere che cosa il Governo, che cosa la Giunta, che cosa le istituzioni, che cosa la Sogin stanno decidendo sulla Sardegna e in che modo noi possiamo partecipare a decidere e non subire una decisione che altri assumono.

Questo è il problema. E siccome non siamo stati chiamati, a meno che il Presidente non ci dica che lui è stato interpellato, noi abbiamo la sgradevolissima sensazione che sulla nostra testa stanno altri decidendo del nostro futuro.

Ecco perché noi siamo preoccupati, ecco perché nel dire "Non vogliamo generare allarmismi né fare polemiche pretestuose", però diciamo "Attenzione, è meglio preoccuparci prima che pentirci dopo; è meglio muoverci prima che dire dopo che siamo in ritardo", perché le preoccupazioni, ancorché non certificate, ancorché le decisioni non siano state formalizzate, le preoccupazioni sono vistose e derivano da alcuni fatti. Il primo fatto è che sino a ieri lo studio dell'ENEA escludeva la Sardegna dal novero dei siti deputati a raccogliere le scorie nucleari; il generale Jean, alto Commissario del Governo per lo stoccaggio dei rifiuti ha detto che quello è uno studio superato, che si basava sulla preoccupazione che le scorie trasportate via mare potessero essere un pericolo. Ed allora se è questa è una dichiarazione pesante che la Sardegna entra nel novero dei siti, noi abbiamo motivo di preoccuparci e poi quando si fa e fanno identikit delle aree deputate a raccogliere le scorie nucleari siamo ancora più preoccupati perché dovrebbero essere, ci dicono, aree vicino a installazioni militari, in posti isolati e poco popolati, possibilmente in miniere, in zone non sismiche e questi sono motivi di preoccupazione pesante per la Sardegna e l'ultimo motivo pesante di preoccupazione è che a noi sembra che la Giunta regionale debole e subordinata possa, ma noi ci auguriamo di no, che sappia resistere, che sappia dimostrare orgoglio autonomistico, possa però essere subordinata ed accogliere gli ordini superiori che arrivano da Roma.

Perciò, per questi motivi, mi auguro che queste parole possano anche, se volete, essere una provocazione, ma questa volta una provocazione buona, positiva, possano stimolare l'orgoglio autonomista anche della maggioranza e dire che su un tema di questa natura non c'è Governo che tenga, non c'è alto Commissario che tenga, non ci sono motivi che tengano perché la Sardegna di fronte a queste eventualità sarebbe distrutta.

Ecco perché a noi non interessa tanto la vostra indignazione o gli atteggiamenti personali.

Credo che qua dobbiamo essere certi di quello che si sta decidendo, credo che dobbiamo acquisire, se il Presidente l'ha già fatto e ce ne informa gliene saremmo grati, sennò dovremmo acquisire prontamente, in sede istituzionale, a livello di Governo e a livello di Parlamento, il massimo delle informazioni che tranquillizzino sindaci, popolazioni, imprese, sindacati, organi di stampa e tutti noi.

Invece, in questi giorni, dopo venti giorni, tre settimane di preoccupazioni, di giornali, di stampa, di preoccupazioni che condividiamo tutti, credo che ne abbiamo parlato, non c'è un problema di maggioranza o di opposizione su queste cose, io credo che la cosa che ci colpisce è il silenzio. Il silenzio del Governo, il silenzio della Giunta, il silenzio dei Ministri che arrivano ancora una volta a fare passerelle, inaugurazioni e cerimonie ma non si accorgono in che clima stanno tagliando i nastri, che la cosa che ci preoccupa sono il nostro futuro, e non dicono su questo una parola; il silenzio delle amministrazioni civili e militari, il silenzio dello stesso alto Commissario, generale Jean, che più volte interpellato dice che non è in grado di dire una parola su quello che il diritto dei sardi, della Sardegna, a capire di che cosa dovremmo parlare e che cosa dovremmo temere e cosa dovremmo sperare.

Ecco, signor Presidente e colleghi, questo problema è per noi vitale; su questo problema vorremmo senza equivoci schierarci e vorremmo conoscere le posizioni di tutti e di ciascuno senza ambiguità. Vorremmo capire quante e quali battaglie siamo disposti a fare perché da questo dipende il nostro futuro.

Certo, non è stato deciso, lo avete detto, lo diciamo, ma quando ci troviamo di fronte a questo silenzio la preoccupazione è legittima ed è ancora più fondata la preoccupazione quando si pensa che l'Assessore all'ambiente, vorrei anche qua da lui un chiarimento, con decreto del 20 marzo ha autorizzato lo sbarco a Portovesme di ottomila tonnellate, queste sono le notizie di stampa, di rifiuti classificati pericolosi, prodotti da un'acciaieria francese; certo, non sono rifiuti nucleari, ma sono inquinanti, tossici e quindi gravissima è questa prospettiva di chiudere le imprese, di aprire le discariche, di diventare non una grande società industriale, non una grande società turistica o ambientale, ma una grande società di rifiuti.

Ecco perché le cose che diciamo, le cose che leggiamo, le preoccupazioni che sentiamo, gli umori che percepiamo stanno generando il sospetto che la Sardegna stia vivendo una fase difficile della propria storia. Per questo diciamo "Il Consiglio, la Giunta, le amministrazioni locali, tutti quanti noi, dichiariamo oggi e qui senza equivoco che su questa strada non si passa, che sui nostri porti, nella nostra terra questi rifiuti non arriveranno; che sui rifiuti eventualmente già esistenti - nucleari, tossici e inquinanti - la Giunta si impegna fare un monitoraggio costante, a riferire al Consiglio e ad avviare programmi di disinquinamento perché le conseguenze, Presidente e colleghi, sarebbero per noi disastrose, non sono solamente economiche, ne va di mezzo la nostra salute.

Mi spiegavano dei medici che non è in gioco solo la salute mia, vostra e di oggi, è in ballo il patrimonio genetico e quello che saranno le prossime generazioni; è in ballo la qualità del nostro patrimonio genetico perché l'inquinamento nucleare durerà per secoli e per millenni.

Ed allora, da questo punto di vista, la Sardegna colpita è al cuore da questo punto di vista, e senza retorica, condannata a morte non avrebbe un futuro. E` in ballo il nostro futuro economico perché non ci sarebbe piano di rinascita che conta rispetto a questa realtà, non ci sarebbero investimenti, infrastrutture, strade, perché saremmo bollati, a livello internazionale, come una società inquinata e pericolosa. Non ci sarebbe più equilibrio demografico perché la gente fuggirebbe dai siti interessati e forse dalla Sardegna. Non ci sarebbe più pace sociale perché le tensioni sarebbero difficilmente governate e non ci sarebbe più un rapporto tra noi e il resto d'Europa e del Mondo perché l'isolamento sarebbe evidente e pericoloso e definitivo.

Ecco allora, condannati al sottosviluppo e all'isolamento, condannati anche a pericoli sulla salute.

Noi ci troviamo oggi, signor Presidente, a dire "Certo, nulla è ancora deciso, ma muoviamoci prima che si decida"; chiediamo al Governo, chiediamo al Parlamento, chiediamo alla Sogin, tuteliamo le nostre prerogative, facciamo oggi battaglie comuni non solo quest'Aula ma in tutte le istituzioni locali, nella società, facciamo battaglie comuni perché domani la nostra società, le nostre popolazioni, i nostri figli non ci accusino di essere stati distratti su questo problema e di aver giocato e scherzato o sottovalutato il pericolo.

Ecco allora che il problema che abbiamo di fronte è di dire e magari domani potessimo già dirlo, "Ci siamo allarmati per niente, era un pericolo inutile, sopravvalutato". Ecco allora, io voglio essere domani accusato di essere stato eccessivamente allarmista, ma preferisco essere accusato di essere stato eccessivamente allarmista che essere accusato di aver sottovalutato l'allarme e i problemi.

Ci troviamo quindi, qua, oggi, accantonando anche, se possibile, polemiche e divisioni, per decidere di salvaguardare il nostro futuro, la nostra salute, il nostro sviluppo, il nostro ambiente, la qualità della vita, i nostri rapporti col resto del mondo.

E io credo, queste sono le proposte che nella mozione abbiamo avanzato ed oggi possono essere arricchite, che noi dovremmo su questo punto impegnarci a tenere mobilitato questo Consiglio sin quando il problema non è chiarito. Dobbiamo chiedere alle amministrazioni locali, comunali e provinciali di fare altrettanto, di essere in una situazione di mobilitazione permanente.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA

(Segue SELIS.) Dobbiamo chiedere alle istituzioni locali, alle imprese, ai sindacati, alle organizzazioni sociali, a quel popolo della pace che nei giorni scorsi e nei mesi scorsi è sceso per strada per difendere la pace, di sentirsi ancora una volta responsabile del presente e del futuro del proprio...

Vogliamo chiedere anche all'onorevole Usai di partecipare con noi...

USAI (A.N.). Che eliminino le bandiere, la guerra è finita!

SELIS (La Margherita - D.L.). Ma lascia perdere, la guerra è finita...

PRESIDENTE. Collega Usai, per cortesia.

SELIS (La Margherita - D.L.). Io mi auguro che la guerra sia davvero finita e mi auguro che noi non dobbiamo, per tutelare il nostro futuro, combattere un'altra guerra civile, non nel senso, ma un'altra battaglia, e mi auguro di essere stato...

Chiediamo anche che il Presidente, se non l'avesse già fatto, se l'ha già fatto ci riferisca, e la Giunta incontrino il Governo e chiediamo che una delegazione del Consiglio regionale incontri le Commissioni parlamentari e i partiti, che cioè ci sia su questo tema il massimo di mobilitazione e il massimo di sintonia, che su questo tema accantoniamo anche le divisioni per una volta. Io non sono portato ad accantonare le divisioni, lo sapete, ma se su questo tema è utile fare una battaglia comune, credo che sia dovere civile, dovere politico, dovere etico di tutti noi, perché la preoccupazione che sta attraversando le nostre città, le nostre comunità, le nostre famiglie è davvero grande.

Mi auguro che questa preoccupazione sia infondata, ma sta a noi togliere il fondamento, sta a noi eliminare le basi della preoccupazione, sta a noi, oggi più che mai, essere all'altezza di essere rappresentanti di questa società che oggi ha paura, è scossa, tesa e preoccupata, e dare a questa società una ragionevole certezza sul suo futuro, che è la base di ogni politica di sviluppo. Se non ci fosse questa certezza ogni politica di sviluppo, ogni politica di riforma, ogni politica sociale sarebbe vana, noi non possiamo permettercelo.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Selis.

SELIS (La Margherita-D.L.). Mi auguro che tutti quanti saremo all'altezza di questa aspettativa che su di noi oggi ha la società sarda.

PRESIDENTE. In prosecuzione, ha facoltà di parlare l'onorevole Cogodi per illustrare l'interpellanza numero 371.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, in prosecuzione perché noi siamo egualmente presentatori, insieme a tutte le componenti dell'opposizione, della mozione e siamo anche presentatori di un'interpellanza che ha preceduto di qualche giorno la presentazione della mozione unitaria delle opposizioni. Per un'economia di ragionamento, di chiarezza e anche per un'economia di tempo va bene che i due documenti siano unificati nella trattazione.

Noi riteniamo che questa fase di discussione su un argomento così delicato debba costituire nel Consiglio regionale, di fronte all'opinione pubblica, un passaggio davvero di preoccupazione, perché è oggettiva la preoccupazione, ma anche un passaggio di contestazione vera e anche di chiarezza, perché questa vicenda - diciamo le cose per come si manifestano, per come si vivono - si rappresenta in modo talvolta divaricato: da una parte vi sono preoccupazioni forti, inviti alla mobilitazione generale, alla contestazione radicale e corale, dall'altra parte però si dice anche, e i modi attraverso i quali si fanno alcune cose parrebbe che vi sia anche una parte di opinione pubblica in Sardegna di ciò convinta, che tutto sommato si tratti o si possa trattare anche di una messa in scena, che il pericolo non sarebbe così incombente, che si tratterebbe al più di un'ipotesi, deleteria quanto si vuole, ma una mera eventualità che non varrebbe la pena di contestare poi tanto.

In questa situazione si colloca il silenzio tombale della Giunta regionale che dovrebbe essere il Governo della Regione, che si fa carico anche di interpretare una preoccupazione, e ugualmente il silenzio altrettanto tombale - siamo al cimitero di già! - di tutte le componenti della maggioranza che su questa vicenda non hanno detto una parola, non hanno presentato un documento, non interloquiscono.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Lascia che parliamo!

COGODI (R.C.). Certo, vi lasciamo parlare, vi stiamo invitando a parlare e a dire anche qualche cosa prima di essere trascinati per i capelli e costretti a parlare in Consiglio regionale perché le mozioni delle opposizioni vi costringono a trattare argomenti, ma argomenti di questa natura che meriterebbero forse anche, qualche volta, una qualche autonoma determinazione.

Allora, forse unitamente alla chiarezza, unitamente alla preoccupazione, unitamente alla contestazione è necessario che non solo il confronto politico, ma anche le dichiarazioni siano più pertinenti. Si dice da qualche parte che non è detto che vi sia un pericolo reale, però per intanto diciamo "no". E' un "no" preventivo, quelli fanno la guerra preventiva e noi perché non potremmo dire e non potremmo adottare un "no" preventivo? Per intanto diciamo "no" anche perché così ci salviamo la coscienza.

E allora forse conviene precisare che quando si dice "no" e quindi si è contro, è opportuno chiarire contro chi e contro che cosa. Contro chi siamo noi? Contro le scorie? Che colpa ne hanno le scorie? Qualcuno le ha fatte, le ha prodotte! Noi siamo contro quelli che stanno decidendo di creare le condizioni perché quelle scorie nucleari possano essere raccolte e in modo minaccioso seppellite sotto i piedi degli abitanti di una qualsiasi regione d'Italia o parte del mondo, ivi compresi noi, perché sarebbe una bella storia quella che raccontasse che noi teniamo alla vita dei nostri figli e non teniamo in conto la vita dei figli dei toscani o dei lombardi o dei russi o degli africani. Sarebbe una bella storia da raccontare ai nostri figli! E allora chi è che sta decidendo o creando le condizioni perché questa terra e quest'Isola possa apparire il luogo migliore, più idoneo, perché questa bomba nucleare qui possa essere seppellita? Non è il generale Jean, questa entità astratta. Il generale Jean è un generale in pensione, è un delegato del Governo, è un delegato di Berlusconi; non è che Jean ha potere, non è un potere Jean. Il potere costituito è il Governo, è il Presidente del Consiglio dei Ministri che ha adottato in data 7 marzo 2003 un'ordinanza che è una vera e propria ordinanza di guerra. E questa non è un'espressione enfatica, perché, badate, un pochino bisogna visitarli i documenti per poter dire qualcosa che assomigli al vero. In data 29 gennaio 2003 la stessa società Sogin rendeva alla Commissione parlamentare una documentazione, nella quale - siamo a gennaio del 2003 - la Sogin rappresentava al Parlamento nazionale, alla sua Commissione, questa ipotesi: "Vanno fissati con certezza passi da seguire, procedure e requisiti dovranno essere tali da recepire le osservazioni degli esperti e delle istituzioni, in maniera tale da costituire un riferimento condiviso da non mettere più in discussione. Essi" - queste procedure e questi requisiti - "vanno quindi portati in Parlamento per dare loro forza di legge". Siamo a gennaio del 2003. A marzo del 2003 il Governo non raccoglie questa indicazione che è depositata presso la Commissione del Parlamento nazionale, ma decreta una cosa del tutto diversa, appellandosi all'attuale situazione di rischio e appellandosi al contesto internazionale che è profondamente mutato, il che impone la modifica della strategia da seguire per la messa in sicurezza dei residui radioattivi, quindi è il contesto internazionale, che la premessa dell'ordinanza del Governo Berlusconi e di Berlusconi che rappresenta il Governo, che appellandosi alla mutata condizione internazionale invoca e indica una diversa strategia. E con questa ordinanza indica di passar sopra tutte le regole, le leggi, le competenze e quant'altro e quindi di dare al Commissario delegato il potere di avvalersi di un soggetto attuatore perché nei tempi strettamente necessari decida e faccia.

Il Commissario che è delegato da Berlusconi può scegliere il soggetto attuatore in altre situazioni consimili, per situazioni che hanno riguardato altre aree del Paese la società più vicina alla Sogin, e il soggetto attuatore è stato identificato, il più delle volte quasi sempre si chiama la società Impregilo S.p.A., il cui Presidente è l'economista...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io ho i cinque minuti della precedente mozione e i cinque dell'interpellanza.

PRESIDENTE. Sono scaduti abbondantemente i dieci minuti, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Abbondantemente no.

PRESIDENTE. E ho già dodici iscritti a parlare. Le chiederei cortesemente di concludere.

COGODI (RC). Sì, ma non me lo dica con questo tono di rimprovero.

PRESIDENTE. Per carità, le chiedo scusa, se il mio tono... Onorevole Cogodi, le chiedo scusa se le ho dato questa impressione. Non volevo, è solo che è scaduto il suo tempo, dieci minuti, non cinque.

COGODI (R.C.). Cioè scaduto da dieci minuti?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere!

COGODI (R.C.). Sto concludendo, come si consente sempre, non capisco questa sua modalità di procedere.

Concludo perché poi si discuterà e nel corso della discussione potremo riprendere questi argomenti e potremo anche esplicitare meglio questo ragionamento che per noi si compendia in questo assunto: no alle scorie. Però, amici cari, no alle scorie tutte, a quelle che c'è rischio che possano essere scaricate in Sardegna e a quelle per le quali c'è certezza che già ci sono in Sardegna, nei poligoni militari dove si fanno le esercitazioni all'uranio impoverito e di sicuro nell'area di Santo Stefano, a La Maddalena, dove i sommergibili a propulsione nucleare non credo che rilascino scorie diverse dalle scorie nucleari.

Allora, se c'è coscienza onesta e se la politica è capace di dire e di fare e non di balbettare, no alle scorie ma alle scorie tutte, che significa anche a quello che di dannoso già c'è in Sardegna, che riguarda le attività militari, i poligoni militari - torneremo su questo - e che riguarda anche i modi di produrre che sono quelli che oltre a produrre i beni producono anche i malefici dei veleni che sono connessi a molte produzioni di beni. Torneremo su questo punto perché se c'è sincerità su questo il Consiglio regionale si dovrà pronunciare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

Colleghi, abbiamo diversi iscritti a parlare, allora è necessario, per poter concludere verosimilmente entro stasera ed evitare quindi l'aggiornamento dei lavori a domani, cosa possibile se continua questo alto numero di iscrizioni, volevo dire, colleghi, che sarò molto severo per quanto riguarda il controllo del tempo, perché è l'unico strumento che abbiamo a disposizione per poter organizzare proficuamente i nostri lavori. Quindi, chiedo scusa ai colleghi, non è per una improvvisa ondata di severità, ma perché c'è una necessità oggettiva per poter concludere tranquillamente i lavori entro stasera, entro oggi con il voto sul probabile ordine del giorno che verrà presentato.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Il relatore, il collega Selis, ha proposto oltre al contenuto della mozione anche un percorso per la discussione. Ora lei, con la sua lettura dell'intervento di Selis, propone una conclusione che mi pare non fosse presente nella spiegazione che ha dato dei contenuti della mozione. Io non penso che il presidente Selis proponesse la conclusione stasera, anzi ha dato un'indicazione per quanto riguarda la conclusione che è la seguente: si discute il contenuto della mozione e il collega Corona sta facendo questo, sta intervenendo nel merito; si costruisca una convergenza in Consiglio, io ho capito che era un mandato ai Capigruppo del Consiglio per incontrare, trattare, approfondire il tema che è stato proposto; trattato, approfondito, verificato si torna in Consiglio per riprendere l'argomento e allora si procede, come stava dicendo lei, al voto finale di un ordine del giorno, di quello che sarà al momento, però non mi pare che possa essere accolta l'indicazione di concludere stasera. Stasera si fa il dibattito, per quelli che sono iscritti a parlare, però si lascia aperto l'argomento perché abbiamo bisogno di avere elementi di valutazione.

Il collega Corona proporrà una propria lettura, però c'era anche una richiesta riferita alla Giunta che per dare un contributo - gli altri che devono parlare - è bene che la Giunta, se sa, dica subito, in modo tale che si faccia una discussione di merito, ma il percorso, ci teniamo a richiamarlo, è quello che il presidente Selis ha proposto. La ringrazio.

PRESIDENTE. Io non voglio aprire un dibattito su questa questione, l'eventuale conclusione dei lavori sarà discussa ed esaminata in una eventuale Conferenza dei Capigruppo, qualora mi venisse richiesta. In questo momento io ho il dovere semplicemente di organizzare i lavori in relazione alla discussione e ad un percorso normale che le mozioni hanno dentro quest'Aula. Laddove vi fossero indicazioni diverse, durante la discussione, avremmo la possibilità e l'opportunità appunto di convocare una Conferenza dei Capigruppo che decideranno come poi continuare e decideranno anche probabilmente sull'eventuale conclusione dei lavori. Per cui procediamo adesso semplicemente con l'iscrizione a parlare e con la richiesta ai colleghi di rispettare tassativamente il tempo assegnato, perché ripeto le iscrizioni a parlare sono molte, quindi abbiamo necessità di organizzare i lavori.

Il primo iscritto a parlare è il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, le assicuro che mi atterrò ai tempi che lei assegna, la ringrazio anche per un altro motivo, per il fatto...

Presidente. Onorevole Corona, il tempo è assegnato dal Regolamento, è dieci minuti e viene cronometrato, quando si interrompe l'audio il tempo è scaduto, normalmente stiamo concedendo qualche secondo in più, vorremmo evitare di concedere minuti in più. Prego.

CORONA (F.I.-Sardegna). Infatti è sempre lei che fa questo lavoro. La ringrazio anche per un altro motivo, per il fatto che questa mozione così importante e così determinante per il futuro nostro e dei nostri figli si faccia qui davanti a tutti e non si faccia solamente fra i Capigruppo. Noi lo vogliamo dire forte, lo diciamo con forza: no alle scorie in Sardegna. No allo stoccaggio di scorie radioattive in Sardegna. E lo diciamo per diversi ordini di motivi; innanzitutto ci sembra paradossale che proprio la Sardegna, che paga una bolletta energetica molto superiore al resto delle regioni italiane, venga indiziata per accogliere nella sua terra le scorie radioattive prodotte al di fuori della nostra Isola.

I benefici economici della produzione dell'energia nucleare vanno fuori dalla Sardegna e le scorie dovrebbero arrivare proprio da noi! Sarebbe un doppio danno, insopportabile, Presidente, e noi non vogliamo né l'uno né l'altro. Noi pensiamo che, in attesa dell'arrivo dell'energia del metanodotto, sia necessario produrre in Sardegna energia pulita in maggiore quantità, più energia eolica e più energia solare. Voglio però anche dire che, oltre al danno economico, si produrrebbero gravissimi danni per la nostra salute. Infatti, se qualcuno di voi ricorda dopo il disastro di Chernobyl nell'aprile dell'86, Michail Gorbaciov chiamò a Mosca il medico più illustre nei trapianti al mondo per curare le leucemie che si erano prodotte nei Vigili del Fuoco e nei militari che avevano operato appunto a Chernobyl. Bob Gayl eseguì centinaia di trapianti nella considerazione che si aveva allora da parte della scienza che l'esposizione delle persone nella zona del reattore 4 era stata di poche centinaia di RAD, da 100 a 800 RAD, ma il fallimento dei trapianti eseguiti dalla più importante equipe di trapianti al mondo ci ha insegnato che, oltre alla dose di esposizione, bisogna considerare il tempo di esposizione. Bisogna anche ricordare che il Presidente Gorbaciov premiò e ringraziò pubblicamente in televisione in Russia Bob Gayl, l'unico non russo che venne ringraziato. Dico questo perché le scorie che oggi noi dovremmo stoccare, anche in dosi giudicate inefficaci oggi a produrre dei tumori, sicuramente nel lungo periodo di tempo di esposizione procureranno gravissimi danni su di noi e sui nostri figli. Voglio anche notare che noi sappiamo tutti quanti che presto o tardi le scorie andranno nell'ambiente, questo è il motivo per cui nessuno vuole le scorie. Ancora, bisogna considerare subito il pericolo precoce e concreto dell'inquinamento delle falde idriche, ma oltre a questo bisogna considerare anche i danni economici, danni incalcolabili per il nostro turismo, per le nostre produzioni agricole e zootecniche. Mi chiedo: "Chi vorrà venire ancora in vacanza in Sardegna, chi vorrà acquistare ancora prodotti sardi, sapendo della minaccia dell'inquinamento nucleare?".

Un altro aspetto non secondario è il pericolo di ecoterrorismo e la necessità di sorveglianza dei siti di stoccaggio. Anche quest'ultima condizione - la sorveglianza - è incompatibile di per sé con lo sviluppo turistico della nostra Isola. Voglio anche dire che come su altri argomenti molto importanti anche su questo non possiamo dividerci, questa è una battaglia che si vince tutti uniti, maggioranza e minoranza, comuni e province, forze sociali ed imprese. Noi siamo in prima fila.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Ho avuto modo di dire stamattina che una sottovalutazione delle due questioni, scorie e chimica, che sono oggi di fronte all'attenzione del Consiglio costituirebbe un errore tragico ed anche che queste due partite pongono, in termini chiaramente assai diversi, questioni analoghe che rimandano al futuro dell'economia e della società sarda. Si tratta di due minacce formidabili perché da una parte giunge a conclusione, come abbiamo detto un po' tutti stamattina, la storia dell'industrializzazione sarda, dall'altra - parlo delle scorie - è messo in questione il cuore, non un elemento qualsiasi, ma il cuore dell'unica strategia di sviluppo possibile oggi per la Sardegna. La qualità dello sviluppo. Questa infatti è l'idea di sviluppo elaborata dalla nostra comunità regionale, collettivamente, dopo la fine delle altre speranze di sviluppo e di altre ipotesi e di altre teorie dello sviluppo. La qualità dello sviluppo nel senso di pensare la Sardegna come un'Isola di qualità che punta sul turismo, su un certo turismo, a basso consumo di territorio e di risorse, su un'agricoltura basata sul prodotto privo, diciamo, di manipolazioni chimiche e biologiche, sulla cultura e sull'industria compatibile.

Una minaccia come quella di cui stiamo parlando metterebbe in questione dunque questa idea. Allora, voglio dire, non se n'è parlato da nessuna parte, però attenzione, le scorie non sono qualcosa che sia barattabile con nulla, né con strade, né con industrie, né con convenienze, né con sgravi fiscali, né con nulla, nemmeno con mille chili d'oro a persona. Va detto con molta chiarezza che sarebbe sbagliata una posizione allarmistica perché nulla ancora c'è, nulla è stato fatto, però è necessaria una posizione di allarme, non di allarmismo, e di vigilanza, questo sì.

La SOGIN è un organo tecnico, dovrà concludere - così abbiamo letto - i suoi lavori entro giugno, il 15 giugno mi sembra una data fantasiosa, ma sarà il Governo della Repubblica, previo passaggio nella Conferenza delle Regioni - questa è la procedura - ad assumere le decisioni del caso. Lasciare le scorie nei siti dove stanno, raccoglierle in un solo sito in Italia, concordare soluzioni adeguate a livello internazionale; il nostro interlocutore quindi non è la SOGIN, io non voglio nemmeno sapere chi è il Generale Jean, non mi interessa, il nostro interlocutore è Palazzo Chigi. La Sardegna deve saper assumere unitariamente una posizione quindi di vigilanza, non è questo un tema di battaglia politica, non è un tema su cui dobbiamo fronteggiarci, gli schieramenti politici in campo. Naturalmente noi speriamo tutti di non trovarci di fronte a scelte di localizzazione delle scorie che riguardino l'Isola, dobbiamo anche dirci qui con molta chiarezza che se le cose malauguratamente si ponessero tra qualche tempo diversamente, dovremmo nel momento - speriamo di non arrivarci - in cui la minaccia si concretizzasse, dovremmo essere pronti ad una reazione straordinaria, davvero straordinaria, poderosa, pacifica ma intransigente, pronti anche - lo sappiano dove debbono saperlo - a forme clamorose di disobbedienza civile, pacifiche ma clamorose. Per intanto che si fa? E concludo. Forse sarebbe utile comunque, anche se la questione rimane aperta di fronte al Consiglio, un pronunciamento di poche parole secco ed unitario di quest'Assemblea, oggi a scanso di equivoci, poi bisognerebbe (sono d'accordo con le cose che ha detto Cugini su questo punto) mettere in piedi, come dire, una linea di condotta, di vigilanza, di allarme e poi essere pronti, ho concluso, qualora fosse necessario, nel momento in cui fosse necessario, a chiamare la Sardegna a manifestare in Sardegna ed a Roma. C'è una frase che si dice nei nostri paesi, che mi pare dica: "Mellusu a timmi che a provai".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Presidente, colleghi, intanto sono particolarmente soddisfatto che il clima questa sera in Aula sia particolarmente sereno rispetto alla giornata di ieri, pur affrontando un tema altrettanto importante come quello della sicurezza stradale. Lo sdegno che sta sollevando l'ipotesi che la Sardegna diventi una pattumiera nucleare è grande, grande e condiviso da tutti, non c'è nessuno che non veda il pericolo di stivare nelle viscere della nostra Isola, che siano miniere o depositi militari, questo poco importa, una quantità enorme, persino incalcolabile, di materiali radioattivi. Io sono un medico, ma non c'è bisogno di essere medici o fisici per capire quali danni può provocare lo smaltimento anche in condizioni di dichiarata sicurezza che non è mai troppo sicura; di rifiuti - tra l'altro - che i sardi non hanno prodotto, di rifiuti che altri hanno prodotto, di residui che qualcuno forse pensa d'imperio di scaricare sulla Sardegna, Isola vasta con molte gallerie e poca popolazione. Quei rifiuti, se mai arriveranno in Sardegna, rappresenteranno un danno permanente per i corsi idrici e le falde, un danno che potrebbe durare e durerà migliaia di anni. E se anche quei depositi dovessero essere messi in sicurezza, cosa della quale mi permetto di dubitare, così come ha sottolineato l'onorevole Corona, l'arsenale nucleare potrebbe essere un obiettivo troppo ghiotto per i terroristi di tutto il mondo.

Dunque è scontato, ma mai troppo, il nostro "no" secco e deciso all'ipotesi di una Sardegna ridotta ad una pattumiera nucleare, una Sardegna che non sarebbe più capace di attirare turisti ma li farebbe soltanto scappare con un danno enorme quindi per le nostre imprese, per i nostri lavoratori, per il nostro sviluppo. Il nostro "no" quindi è secco e deciso e non ci potranno essere stavolta divisioni su una mobilitazione che, se questa ipotesi dovesse essere realmente perseguita, dovremmo essere capaci di perseguire, di realizzare tutti quanti insieme, con i sardi, con tutte le forze sociali e democratiche dell'Isola.

Permettetemi, lasciando per un attimo da parte l'onda dell'emozione e di fare quindi un passo indietro, per dire che questo pericolo almeno per il momento, per fortuna ancora non è attuale. Nell'audizione davanti alla Commissione bicamerale effettivamente il Generale Jean non ha parlato espressamente della nostra Isola, o meglio, non ha detto che il luogo per lo smaltimento sarà proprio la Sardegna, ha parlato soltanto di un elenco di territori sicuri. Ecco, l'allarme di questi giorni è preventivo e in questo senso io lo condivido associandomi a tutti quanti, sindacati e imprese, che hanno denunciato il pericolo. Ma è un allarme rispetto al quale noi tutti dobbiamo far sentire la nostra voce e vigilare per scongiurarlo senza dare per scontato però che questo sarà davvero il destino della nostra Isola, intanto però vigiliamo e siccome questa è la sede maggiormente deputata a farlo, potrebbe essere il Consiglio regionale ad acquisire quei dati utili per consentire ai sardi di comprendere meglio, al di là dell'emozione collettiva, quanto sta accadendo. Io lo chiedo senza saperne di più perché non ho altre fonti, è vero che a Perdasdefogu, a Teulada, i militari italiani e non solo usano sostanze radioattive? E se le usano, sostanze come l'uranio impoverito, è vero che queste sostanze giacciono nelle basi e nei poligoni sardi? Su queste domande, che sono le domande che poi si fanno tutti i cittadini sardi, vorrei che il Consiglio e le Commissioni indagassero. Se c'è qualcosa da scoprire, dev'essere scoperto. Vorrei che indagassero con precisione, ma anche con serenità, perché non si apra una caccia alle streghe ma non ci si lamenti nemmeno se dovesse essere troppo tardi.

Il nucleare la Sardegna lo conosce già, ce l'ha La Maddalena un nucleare che parla americano, un nucleare del quale pare in questi giorni ci si sia dimenticati, non vorrei che nucleare per nucleare qualcuno si sentisse autorizzato a pensare che i sardi oramai hanno fatto l'abitudine alla radioattività, perché questo noi lo respingiamo con forza. Presidente, noi sappiamo bene che accordi internazionali, che la Sardegna ha soltanto subito, ci hanno imposto la base di La Maddalena e tutto quanto il resto. Sappiamo che per quell'isola la presenza americana vale qualche posto di lavoro, ma a noi tutto questo non basta, non può bastare. La vicenda della pattumiera nucleare in Sardegna, Presidente, può essere proprio lo spunto per ridiscutere col governo la grande partita delle basi e delle servitù militari, di quelle dismesse da trasferire al Demanio regionale e di quelle attive da mettere in sicurezza e per le quali i sardi devono ottenere indennizzi concreti e non briciole.

So che qualcuno all'interno del centrodestra potrà anche non condividere questa mia opinione, che potrebbe essere anche scambiata per una posizione antimilitare o antiamericana, ma questo non è. La vera questione, colleghi, una questione urgente, è capire fino a che punto i sardi sono padroni del loro territorio, dove la libertà cessa e in cambio di che cosa? Non certo di tumori! Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il pericolo che siti importanti del nostro territorio si trasformino in altrettanti depositi di scorie radioattive chiama tutti noi ad una assunzione di responsabilità immediata e determinata. E` nostro preciso dovere, e dell'istituzione che rappresentiamo, impegnarci per una difesa senza condizioni del diritto alla salute dei nostri concittadini. I sardi hanno il diritto di stare bene ed hanno il diritto di sentirsi sicuri.

La messa in discussione di questi due diritti rende precaria e incerta la vita delle persone, non consente loro di immaginare e progettare il proprio futuro, blocca sul nascere qualunque prospettiva di progresso civile e sociale; la salute è un diritto fondamentale della persona garantito dalla Costituzione italiana che, in un caso come questo, va tutelato attraverso un'opposizione preliminare e incondizionata all'ipotesi di localizzare in Sardegna depositi di rifiuti tossici.

L'ENEA aveva escluso la Sardegna dalle regioni in cui localizzare depositi di scorie radioattive anche per il pericolo di trasporto via mare. La SOGIN, viceversa, ritiene che questo pericolo non sussista ed ha inserito anche le isole tra le regioni in cui è possibile localizzare i depositi. A noi sardi però non è dato sapere nulla della valutazione scientifica, né della valutazione del rischio che eventualmente siano state fatte; e non ci verrebbe riconosciuto come parte in causa il diritto di partecipare al processo decisionale. Infatti la decisione finale che, si badi bene, sarà una decisione esclusivamente politica, la prenderà il Governo nazionale senza consultare i destinatari delle scorie radioattive, né i cittadini, né le istituzioni regionali e locali. Se una simile eventualità dovesse verificarsi mi chiedo e chiedo a tutti voi, colleghi, potrà qualcuno di noi avere ancora il coraggio di parlare di democrazia o di autonomia per la nostra Isola o di strumenti di autogoverno o della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e istituzionale del nostro Paese? E chiedo ai colleghi della maggioranza: "Potreste ancora presentarvi ai sardi come i rappresentanti della Casa della Libertà?" Ma libertà di fare cosa? Di subire le decisioni del governo di centrodestra che ha scelto di usare la nostra terra come la pattumiera nucleare d'Italia? Sarebbero questi i vantaggi di cui gode la Giunta regionale grazie al Governo nazionale amico, come spesso ha teorizzato anche il Presidente Pili? No, colleghi, è una prospettiva inaccettabile ed occorre che a scongiurarla ci impegniamo tutti senza distinzioni di schieramento o di appartenenza politica.

Sappiamo bene che la nostra Regione ha da una parte patito rispetto alle altre regioni italiane uno svantaggio naturale, strutturale rispetto alla disponibilità e al costo delle risorse energetiche, e che d'altra parte ha da sempre sopportato l'onere della localizzazione di importanti siti militari nazionali ed internazionali sul proprio territorio.

Ebbene, oggi la Sardegna dovrebbe diventare il deposito dei rifiuti tossici di chi altrove ha voluto e potuto produrre energia a basso costo con le centrali nucleari e viene candidata a fare questo anche in virtù dell'abbondanza di servitù militari che occupano pezzi pregiati del suo territorio e che potrebbero così proteggere i depositi di scorie radioattive da attentati o altri pericoli. Come dire, oltre al danno la beffa!

E che dire della sorte che toccherebbe ai territori prescelti? Siamo disposti a vedere distrutto ed azzerato il valore della più grande risorsa della nostra Regione? Il suo patrimonio territoriale e naturale? I nostri territori rappresentano una risorsa fondamentale non riproducibile che ha da sempre assunto per i sardi un valore che é prima di tutto di identità. Il patrimonio territoriale ha svolto la funzione di elemento generatore di immagine e di identità per le nostre comunità e rappresenta il contesto nel quale si è radicato l'insediamento, il lavoro e la cultura della nostra gente.

Oggi più che mai noi dobbiamo saper riconoscere alla risorsa territoriale anche un valore sociale. Sono convinto che lo sviluppo di progetti di recupero, protezione e valorizzazione del patrimonio territoriale può contribuire a migliorare la qualità della vita delle comunità locali rafforzando il senso di appartenenza dei cittadini a quelle comunità. E non possiamo sottovalutare la dimensione economica di questo tema, la valorizzazione del patrimonio territoriale nel quadro di uno sviluppo turistico sostenibile basato sull'ambiente e sulla cultura, e capace di costruire prospettive favorevoli per la creazione di posti di lavoro e di iniziative di impresa.

Molte esperienze già in atto ci dicono che un rilancio dell'economia di aree anche in forte ritardo della nostra Isola può legarsi in misura sempre maggiore alla crescita del settore turistico.

In queste aree le prospettive di consolidamento del turismo si fondono sulla valorizzazione di due aspetti fondamentali: quello naturalistico-ambientale e quello culturale, due aspetti strettamente legati sia nelle aspettative del turista che nelle iniziative che già oggi vengono proposte dall'offerta turistica dei nostri territori. Basti pensare alla presenza diffusa di imprese nel settore dell'agriturismo o alle iniziative per la qualificazione e commercializzazione di prodotti tipici locali ottenuti con materie prime biologiche e tecnologie pulite.

Ma come si può pensare, progettare e sostenere lo sviluppo di simili iniziative che puntano sulle qualità ambientali e sulle caratteristiche tipiche di un territorio se si accetta anche solo l'ipotesi che questo territorio diventi il ricettacolo di sostanze e materiali la cui tossicità avrà un tempo di permanenza misurabile nell'ordine delle migliaia di anni!? Noi abbiamo il dovere di incentivare e rivendicare dal governo nazionale la realizzazione di progetti di sviluppo sostenibile che sappiano considerare il territorio e le risorse naturali come beni da tutelare nella loro integrità, oltre che da utilizzare per la loro redditività, così che le comunità locali sappiano trovare una equilibrata relazione con l'ambiente circostante considerandolo come un sistema dinamico con il quale instaurare equilibri e non solo come luogo di insediamento o come serbatoio di materie prime o di risorse da sfruttare e consumare.

Ma tutti questi ragionamenti, colleghi, saranno solo parole al vento se non sapremo impedire l'arrivo delle scorie nucleari in Sardegna. Occorre dire "No", punto e basta! Su questo c'è la piena condivisione della Sardegna tutta, e la posizione dei cittadini e dell'opinione pubblica, degli amministratori locali, delle associazioni e dei soggetti collettivi, protagonisti della vita sociale, economica e culturale della nostra Isola.

La voce di tutti questi soggetti si è già levata con forza e chiarezza per dire "No alle scorie", per dire no all'insulto e al danno irreparabile che la nostra Regione si troverebbe a subire; questo Consiglio regionale nella sua interezza deve oggi fare propria questa opposizione ed unire la sua voce a quella di tutti i sardi investendo la Giunta regionale del compito di portarla nelle sedi istituzionali e nei centri decisionali dove questa voce non è stata ancora ascoltata.

Vedete colleghi, ci sono questioni la cui gravità è più importante di qualunque posizione di parte e di qualunque interesse di partito o di schieramento. Quella che discutiamo oggi è proprio una di quelle questioni, e sarebbe assurdo ed irresponsabile se una parte di questo Consiglio regionale volesse indebolire il "No alle scorie radioattive" per ragioni di opportunismo, per spirito polemico o per mancanza di coraggio.

I temi su cui dividerci non mancano e non mancheranno a partire già da domani, ma oggi abbiamo l'occasione di dare voce alla volontà dei sardi di interpretare con dignità e responsabilità il nostro ruolo istituzionale e di far sentire vicino ai cittadini questo Consiglio regionale troppo spesso distante e distratto. Mostriamoci allora all'altezza dei nostri compiti, diciamo no alle scorie radioattive nella nostra Isola e facciamolo chiamando a raccolta tutte le rappresentanze istituzionali e sociali della comunità sarda per fare insieme una battaglia comune; è una battaglia che non ammette diserzioni ed è una battaglia che si può e si deve vincere per il futuro della nostra terra e del nostro popolo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri; non uso aggettivi iperbolici per condannare questa ipotesi di considerare la Sardegna una discarica controllata per rifiuti nocivi e pericolosi circa la minacciata dislocazione nell'Isola delle scorie nucleari esistenti negli impianti ubicati nella penisola. Voglio però incentrare l'attenzione sul fatto del perché abbiano pensato a noi come destinatari di queste scelte. Perché? Quando si tratta di adottare provvidenze per lo sviluppo della Sardegna, per regalarci un'autostrada in tempi rapidi, per fornirci gli incentivi perché le imprese sarde possano gareggiare con quelle delle altre regioni non insulari, da pari a pari, il governo nazionale non pensa a noi. Quando però si tratta di adottare decisioni verticistiche, odiose, brutali, quando si tratta di stuprare la nostra natura, il nostro ambiente, il nostro turismo, allora pensano a noi perché probabilmente ci ritengono deboli, non affrancati, sempre desiderosi di subire!

Il nostro Gruppo dei Nazionalitari Sardi, come d'altronde tutti i Gruppi, si ribella a questo nuovo tipo di colonialismo incivile e depravato. I Nazionalitari Sardi difenderanno con forza e determinazione la nostra storia, la nostra cultura, il nostro ambiente, il nostro sviluppo, il nostro avvenire!

Noi, sia chiaro per tutti, non accetteremo supinamente queste decisioni governative! Chi ha avuto il privilegio di godere degli aspetti positivi, di avere l'energia a basso prezzo con gli impianti realizzati ed ora dismessi, deve pagare il prezzo dovuto! Le regioni che hanno avuto ora devono dare. La Regione Sardegna, da sempre fuori da queste scelte, ora deve rimanere fuori da queste scelte sciagurate!

Noi abbiamo sempre dato con la concessione del nostro territorio che era già stato dato alla Repubblica italiana con il sacrificio di troppe vite umane in guerre mondiali, che nulla ci hanno dato, ed attualmente in guerre cosiddette civili, abbiamo dato con l'uscita certa dall'Obiettivo 1 per favorire regioni ancora più deboli economicamente di noi; perché in una situazione di questo tipo hanno pensato alla Sardegna? Forse per favorirci, dopo quanto ci hanno promesso per strade, acqua, energia, trasporti ed altro ancora? O perché ritengono probabilmente il nostro governo regionale troppo omologo rispetto a quello nazionale, o perché meno nazionalitario rispetto a quello precedente a guida Mario Floris, quest'ultimo più sicuro e determinato nelle scelte, mentre questo attuale sembra troppo appiattito sulle decisioni delle centrali romane e meno concertativo con le forze sociali e meno collegiale con le forze politiche presenti qui in Consiglio regionale?

E` bene chiarire che noi siamo al fianco delle amministrazioni locali, delle forze sociali, politiche, culturali, delle autorità ecclesiastiche e dei comuni cittadini che si schierano contro questo pericolo incombente.

La Sardegna aveva intravisto nello sviluppo turistico il proprio futuro con la difesa altresì dell'artigianato, dell'agricoltura, dell'industria come attività sinergiche integrate per la crescita della nostra regione. Posso assicurare che la nostra parte politica si schiera con chi difende questo progetto e condanna aprioristicamente chi attenta alle nostre vite, al nostro futuro.

Io personalmente dichiaro di sentirmi già pronto per questo tipo di mobilitazione. Altre volte sono stato tra virgolette "in prima linea", ricordo la battaglia per la realizzazione del radar a Capo Spartivento; qui dietro è presente il sindaco di Teulada, è testimone delle iniziative a difesa di quell'idea di dover privare ancora territori e creare ulteriormente servitù militari. In quella occasione una battaglia civile di popolo aveva avuto ragione, il radar non si è costruito a Teulada.

Perché non ricordare anche le battaglie che mi hanno visto a fianco degli operatori in agricoltura, degli allevatori?

Ho già avvisato comunque gli amici, se è possibile di togliere dall'autorimessa il camper che mi è stato utile nelle precedenti iniziative a difesa dei territori e della gente, ho chiesto loro di tirarlo a lucido e di renderlo funzionante per stare a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali.

Concludo l'intervento con l'osservazione che, in relazione alle precedenti esperienze sul campo, il sottoscritto potrebbe candidarsi a presiedere l'eventuale comitato dei sardi per l'organizzazione di manifestazioni a difesa di questi intendimenti, perniciosi, per il futuro della Sardegna, per altro già oltraggiata e vituperata da scelte economiche del governo nazionale che rallentano la sua crescita omogenea e contemporanea rispetto alle altre regioni!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, l'intervento del collega Tunis è finito!

CALLEDDA (D.S.). Presidente, ho ascoltato con attenzione, collega Selis...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, onorevole Morittu, per cortesia. Onorevole Pirisi, per cortesia!

CALLEDDA (D.S.). Lavorare per la causa significa anche ascoltare i colleghi!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, l'ho confusa con l'onorevole Capelli, le chiedo doppiamente scusa. Prego, onorevole Calledda, non si preoccupi, prego, inizi il suo intervento.

CALLEDDA (D.S.). Ho ascoltato con molta attenzione il collega Selis che ha esposto la mozione presentata dal centrosinistra, e ha fatto tutta una serie di considerazioni sulle quali in gran parte io sono d'accordo; solo su una questione non sono d'accordo perché ormai siamo tutti quanti terrorizzati in Sardegna, ma in modo particolare nel Sulcis Iglesiente, quando si parla di rifiuti speciali pensiamo sempre a scorie radioattive.

Questo per dire, collega Selis, che lei ha fatto riferimento ai fumi di acciaieria che dovrebbe essere un rifiuto speciale che dovrebbe utilizzare la Portovesme S.r.l. e per la quale risorsa, io la considero una risorsa perché ci sono uomini che prendono il salario e che possono utilizzare questi rifiuti per far andare avanti quell'impianto, e in quest'Aula in una finanziaria ci fu un emendamento il quale impedì l'arrivo di questo materiale mettendo in serio repentaglio l'attività produttiva di quella fabbrica.

Quindi, voglio dire, stiamo parlando di due cose differenti e diverse, perché io dico se consideriamo i fumi di acciaieria come consideriamo le scorie radioattive, dico: "Magari fossero tutti fumi di acciaierie!" Nel senso che ci consentirebbero di fare un ragionamento di conservazione di salari, soprattutto di attività produttiva eccetera, eccetera. Questo è l'elemento - diciamo così - che mi differenzia rispetto questo problema. Però, io vorrei nel merito della mozione, in premessa, ringraziare tre cittadini che sono oltre che cittadini anche sindaci di tre comunità sarde, Walter Mura, Gianfranco Piu e Salvatore Mocci, i quali, badate bene, per essere come dire estremamente chiaro, sono coloro i quali hanno portato questo problema in Consiglio regionale; perché questo Consiglio regionale sinché non sono intervenuti questi tre sindaci (ricevuti ovviamente dalla Presidenza del Consiglio, dai Capigruppo) nessuno di noi aveva sollevato questo aspetto e questo problema; questo è un elemento sul quale dobbiamo fare una seria riflessione che talvolta parliamo di tante cose, però poi i fatti che affrontano in modo particolare i sindaci che sono in prima linea nei paesi, vengono in qualche misura elusi da quest'Aula e da questo Consiglio.

Questa considerazione la faccio perché attraverso questo intervento, da rappresentante di un territorio ho dovuto, come dire, soffermarmi un attimo e vedere cosa c'era dietro questo problema. Ed allora sono andato a vedere gli atti parlamentari, le audizioni fatte dall'Ottava Commissione in Parlamento, la quale ha udito, come dire, cosa che mi ha creato anche entusiasmo è vedere che tra le personalità che ha udito l'Ottava Commissione c'era il Premio Nobel Italiano Rubbia, il quale fa un'analisi dettagliata, precisa, articolata, su come devono essere in qualche misura allocate le scorie nucleari prodotte attraverso un referendum che sono ancora tutte quante nei luoghi nei quali sono state prodotte.

Il Premio Nobel Rubbia continua nella considerazione di questi aspetti ed afferma: "tutte le realtà comunitarie, la Francia, l'Europa, la Spagna, la Finlandia, hanno già individuato il sito nazionale nel quale allocare le scorie radioattive".

L'Italia non ha fatto nulla di tutto ciò, e badate su questo, al di là della semplice demagogia, saremo costretti ad affrontare il problema; saremo costretti ad affrontare il problema! Perché l'Italia - voglio ricordare cari colleghi - rispetto ad altre nazioni avendo patti e convenzioni con altri paesi europei, per esempio con la Francia, ha prodotto scorie che sono in quel paese dove l'Italia paga centinaia di migliaia di Euro all'anno e queste scorie, comunque, in ogni caso, essendo l'Italia partecipe a questo tipo di iniziativa devono essere riportate almeno in Italia; poi, c'è l'altra parte importante dell'audizione. Voglio dire, questo tema, è vero, oggi si usa un termine diverso rispetto a quando ero giovane io. Quando ero giovane io si diceva "unitario", oggi diciamo "bipartisan"; poi, vedo l'audizione del Presidente della SOGIN, il quale ha qualche perplessità rispetto alle considerazioni ed alle cose che ha posto il Premio Nobel Rubbia, qualche perplessità ce l'ho. Io ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Corona, perché oltre queste cose - lei onorevole Corona è anche un medico - oltre alle scorie che abbiamo dal punto di vista delle vecchie centrali termonucleari abbiamo anche le scorie che servono alla nostra vita, cioè quelle scorie che derivano dalla medicina nucleare, per essere chiari. Su questo la riflessione che ho fatto, l'ha detto bene il collega Gian Mario Selis, l'ha detto benissimo, ricordando tutte le parti legate alle deroghe delle leggi in materia.

Io cari colleghi le voglio leggere, perché probabilmente ci facciamo un'idea che tutti quanti sanno di cosa stiamo parlando.

Allora cosa si mette in deroga? Legge 31 dicembre del 1962 numero 1860 impegno pacifico dell'energia nucleare e decreto legislativo del 17 marzo del 1995 numero 230, attuazione direttive EURATOM in materia di radiazioni ionizzate; legge 24 aprile 1975 numero 31, ratifica del trattato contro la proliferazione delle armi nucleari; legge 7 agosto 1982, 704, notifica di esecuzione della convezione sulla protezione fisica dei materiali nucleari e via discorrendo.

A me pare, seguendo questo excursus di leggi che si richiamano, si mette in discussione anche il nostro Statuto cari colleghi. Badate, o noi ci ricordiamo di essere Regione a Statuto speciale, autonoma, non può essere nella maniera più assoluta messa in discussione o messa in deroga una norma di carattere statutario, perché se è così vuol dire che questa non è più una Regione Autonoma, non abbiamo più la possibilità di agire, non abbiamo più la possibilità di fare chissà altro.

Ed allora a me piacerebbe ricordare un aspetto fondamentale legato a questi temi, che in Sardegna oggi stanno avvenendo tutta una serie di cose, anche stamattina la stampa riportava, per esempio su Santo Stefano, i fatti che stanno avvenendo eccetera, eccetera, ma voglio dire siamo lontani da questo. Il sito può essere in Sardegna, negli atti parlamentari non c'è scritto, cari colleghi, però è del tutto evidente che la nostra terra, la nostra Isola è prima di tutto una terra antisismica, questo è un punto, ma è anche una terra che ha una bassissima densità di popolazione; avere una bassissima densità di popolazione significa ritornare alle considerazioni che fa nell'audizione il Generale o il Presidente di questa società. Io vorrei spendere due cose anche su questo Presidente, siccome molte volte ognuno di noi può restare più o meno sconvolto delle cose che non conosce e che sente, che ascolta. Noi abbiamo convocato nel merito, qualche giorno fa, una conferenza stampa di presentazione di questa mozione. C'è stato un autorevole esponente della stampa sarda il quale ci ha richiamato alla funzione e al ruolo che ha avuto questo Generale, e mi avvio a concludere signor Presidente, il ruolo e la funzione di questo Presidente è legato ad alcune cose che a me creano non poche perplessità sull'azione; tutte queste leggi, il Governo se ne sbarazza, dà pieni poteri a questa persona ed allora se corrisponde al vero che questo generale peraltro risulta o risultava iscritto nelle liste della P2, francamente mi sembra che noi dobbiamo prestare molta attenzione perché ritengo che questo personaggio in qualche misura sia uno che sta portando avanti il progetto di Gelli, il quale voleva scardinare la nostra Costituzione e soprattutto voleva scardinare il nostro modo di vivere in maniera democratica e civile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Innanzitutto apprezzo, a nome naturalmente anche del Gruppo dei Riformatori Sardi, il tono e il modo con il quale l'onorevole Selis ha presentato la mozione; io ritengo che nessuno un domani davvero potrà rimproverare l'onorevole Selis di aver avuto una preoccupazione eccessiva; non lo farà mai nessuno, anche se davvero dovesse rivelarsi infondata questa preoccupazione, perché ha fatto bene, naturalmente, a porre nelle indicazioni di allarme giusto questo intero Consiglio.

Io condivido anche molto ciò che ha detto poco fa l'onorevole Calledda quando ha ringraziato i tre sindaci per essere stati i primi ad individuare il grandissimo problema per il quale oggi la mobilitazione generale dell'opinione pubblica sarda è fortemente allineata ed unitaria.

Stamattina la stampa ha dato notizie di due importanti documenti a sostegno di questa lotta, uno, quello approvato dalla Chiesa, dalle Conferenza Episcopale Sarda, con il quale si dice in maniera chiara, naturalmente, che la Sardegna deve respingere qualsiasi ipotesi di essere una pattumiera, naturalmente di sostanze radioattive, e però indica anche una grossa preoccupazione; dice: "speriamo che la ricerca della soluzione ancora una volta non sia quella che avviene spesso, che ad essere penalizzati siano i più deboli". Io credo che dentro questa preoccupazione della Chiesa stia molta della verità che oggi noi andiamo a discutere in questi banchi.

La Sardegna si presenta per molti versi debole rispetto a quelle che possono essere le soluzioni che il Governo andrà a prendere, e questo lo capiamo da tantissimi elementi; se potessimo chiedere in prestito una di quelle particelle che ieri ha presentato l'onorevole Masia qui, che solo i "tachioni" il cui fascino più grosso è quello di poter tornare indietro nel tempo, sicuramente risolveremo gran parte dei nostri problemi; non si farebbe più l'errore della scelta nucleare in Italia e di sicuro non esisterebbero oggi quattro centrali nucleari nelle quali sono stoccati dei materiali radioattivi di altissima pericolosità.

L'onorevole Licandro dice: "non sappiamo quanto materiale dovremo smaltire per risolvere il problema". Io credo che invece lo sappiamo, è stato quantificato in maniera esatta, precisa e dettagliata da una Commissione molto seria che nel 1999 presieduta dell'onorevole Massimo Scalia, ha indicato in 24 mila metri cubi l'entità delle scorie radioattive presenti oggi in Italia; ed in maniera ancora più dettagliata ha indicato anche quant'è l'attività di questi materiali radioattivi, che è una cosa molto preoccupante, perché in gran parte sono materiali di seconda e di terza categoria; questo naturalmente davvero dimostra che il nostro allarme non è un allarme infondato.

Però, in questo documento, così come qualcuno faceva cenno, vi era un'indicazione che noi ignoriamo, accompagnava questo documento finale della Commissione, ed era quello che il Comitato Scientifico dell'ENEA e di altre università aveva proposto indicando 200 siti come cosiddetti "siti ottimali", eventualmente per individuazione di stoccaggio di materiali radioattivi.

Nell'indicare questi 200 siti, il Presidente dell'ENEA, che già d'allora era naturalmente il professor Rubbia, diceva anche e dettagliava quali erano le caratteristiche tecniche che questi siti avrebbero dovuto avere e diceva anche che si sarebbero dovuti selezionare 12 fra questi 200 siti nei quali poi andavano monitorati ed eseguiti naturalmente delle attente analisi geologiche per verificare se poi lo studio scientifico aveva la sua validità.

Che cosa è accaduto in questi quattro anni, che separano lo studio della Commissione da quello che oggi invece in questi giorni sta accadendo? A mio giudizio c'è un elemento molto importante che non dobbiamo dimenticare; solo due mesi dopo dall'approvazione di questo documento finale si costituisce una nuova società, che non era quell'agenzia che invece la Commissione aveva auspicato dovesse nascere. Si costituisce una società privata che è la SOGIN, a partecipazione dell'ENEL e a partecipazione anche di altre società quali una società della FIAT; neanche a farlo apposta alcune di queste società avevano già delle competenze specifiche in quello che era lo stoccaggio dei materiali radioattivi. Quindi, questa è un'ulteriore preoccupazione che noi abbiamo, perché davvero non vi siano interessi di grosse società relativi, naturalmente, a questo smaltimento e che oggi non si dica: "La SOGIN è soltanto una società a carattere totalmente pubblico perché lo smaltimento dovrà avvenire in trent'anni e quindi soltanto una caratterizzazione pubblica può dare questa garanzia". Il Comitato Scientifico aveva dato però anche un'altra indicazione, che è la vera sicurezza per mettere in sicurezza le quattro centrali nucleari, soprattutto quella di Trino Vercellese, bisognava in maniera assoluta arrivarne alla demolizione dopo un'attesa di cinquant'anni. Questo elemento è sparito, in quattro anni è totalmente sparito, perché voglio vedere chi è capace di garantire la sicurezza degli abitanti di Trino Vercellese se non si attende almeno cinquant'anni allo smantellamento della centrale nucleare di Trino Vercellese.

L'altro elemento importante era che lo stesso Rubbia diceva: "le isole non possono essere prese a nessun riferimento come sedi naturalmente di stoccaggio perché vi è la totale insicurezza derivata dal trasporto via mare".

Oggi il generale ci manda a dire che il trasporto via mare è una sciocchezza e che già viaggiano e transitano le navi di tutto il mondo piene di materiali radioattivi per essere co-processate in Inghilterra. Noi diciamo che assolutamente non è vero e sarebbe importante, Presidente, che la Giunta regionale su questo prendesse davvero una posizione decisa, forte, uguale a quella che è l'emozione che oggi tutti i sardi stanno vivendo, nominando possibilmente un comitato scientifico, noi abbiamo la fortuna di avere Carlo Rubbia qui in Sardegna a presiedere un importante ente regionale, perché davvero restituisca credibilità a quel documento scientifico del 1999 che stabiliva in maniera inequivocabile che le isole non potevano essere prese a riferimento come sedi di stoccaggio di materiali nucleari.

Partendo da questi elementi io credo che riusciremo a restituire molta della verità sulle cose che in questi tre - quattro anni sono avvenute; soprattutto non è credibile, nella maniera più assoluta, anzi lo condanniamo fermamente, quello che è andato a riferire il Presidente della Commissione dell'ambiente Armani - mi pare che sia tra l'altro un deputato di A.N. - che ha detto in maniera dettagliata che la Sardegna poteva essere, in ipotesi, sede di stoccaggio di materiali radioattivi, perché le sue caratteristiche geologiche, le sue caratteristiche anagrafiche, le sue caratteristiche relative naturalmente anche alla facile possibilità di approdare con delle navi in determinate coste controllate dai militari, la davano come indicazione prioritaria rispetto a tante altre sedi possibili in Italia. E' gravissimo a mio giudizio che un Presidente di Commissione parlamentare possa esprimere giudizi di questo tenore.

Allora io condivido molto quello che qui è stato espresso sulla unitarietà di un documento e di un'azione che mobiliti davvero tutta la Sardegna e che possa anche essere continuativo finché non si avranno risposte concrete da parte naturalmente del Governo. Credo e insisto sul fatto che appunto nella risposta la Giunta possa darci delle indicazioni sulla costituzione di questo Comitato scientifico che ci conforti attraverso anche un forte documento tecnico sulla validità di quello che era all'origine ciò che aveva stabilito la Commissione Scalia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, per chiedere di sospendere anche per un tempo piuttosto breve per consentire una Conferenza dei Capigruppo per fare un po' il punto sulla situazione, visto e considerato che le iscrizioni a parlare sono tantissime ed è arrivato il momento, credo, di sospendere un attimo per far quadrare il cerchio, come si suol dire, in quanto qualche iniziativa dovremo pur prenderla e vorremmo capire attraverso quali procedure e con quale unità questo Consiglio intende muoversi.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni ci avviamo a una brevissima sospensione per una Conferenza dei Capigruppo. Facendo un'eccezione al severo Regolamento, penso che possiamo consentire agli ospiti istituzionali presenti in sala di poter rimare qui seduti senza l'obbligo di doversi allontanare dall'aula durante la sospensione. E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Per quanto tempo presumibilmente, Presidente?

PRESIDENTE. Ci impegniamo a concludere in un quarto d'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 58, viene ripresa alle ore 19 e 31.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Sentita la Conferenza dei Capigruppo proseguiamo con gli interventi programmati sino alla conclusione degli iscritti a parlare, all'intervento della Giunta, alla replica di un firmatario della mozione e poi all'eventuale decisione in relazione a un qualche documento da approvare o da rinviarne l'approvazione a un momento successivo.

E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Signor Presidente, questa sessione straordinaria del Consiglio, convocato per discutere le tre mozioni presentate dalle opposizioni, avviene in un momento particolarmente critico della vita politica, economica e sociale della Sardegna. Le questioni richiamate dalle mozioni riguardano sia problemi vecchi e non risolti, quale quello proposto dalla mozione 103, discussa ieri, sui gravi ritardi del completamento dei lavori della Statale 131; problema cronico quello proposto dalla 107, sulla crisi del comparto industriale sardo e in particolare della chimica, che in questi giorni ha avuto un'improvvisa e drammatica riacutizzazione ed aggravamento per la decisione aziendale di chiudere Montefibre di Ottana, che determinerà la fine della realtà industriale della Sardegna centrale e la morte di ogni speranza di sviluppo di quei territori lasciando macerie, disoccupazione e disperazione.

La mozione odierna, la mozione 110, propone all'attenzione del Consiglio un problema nuovo, un rischio incombente costituito dalla concreta ipotesi di localizzare in Sardegna il sito unico nazionale delle scorie nucleari. Se i ritardi dei lavori sulla 131 e l'inadeguatezza della viabilità in Sardegna sono causa, oltre che di incidenti evitabili, di freno allo sviluppo generale, se la chiusura di Montefibre rappresenta un colpo mortale all'economia della Sardegna, della Sardegna centrale in particolare, e un rischio di tracollo di tutto l'apparato industriale sardo, la scelta eventuale della Sardegna per ubicare il cimitero delle scorie nucleari sarebbe il definitivo tramonto di ogni speranza e possibilità di sviluppo legato al turismo, all'ambiente, ai prodotti agroalimentari di qualità e a tutte quelle attività vecchie e nuove che hanno il loro punto di forza sull'immagine di un'isola incontaminata.

Il richiamo alla situazione di crisi in cui versano la Giunta e l'attuale maggioranza non è stato fatto con spirito polemico, ma per sollecitare tutti a uno sforzo unitario nonostante le difficoltà per affrontare tutti uniti questo problema. E' bene anche che tutti noi teniamo presente il contesto nazionale e internazionale, sia per quanto riguarda la congiuntura economica che per le fibrillazioni dovute ai fatti terroristici, alla recente guerra in Iraq e ai tanti focolai piccoli e grandi che sono vicini e lontano da noi, perché hanno e avranno un peso in questa vicenda.

Per l'Italia il problema dello smaltimento dei residui nucleari, dello smantellamento e della messa in sicurezza delle centrali e della bonifica dei siti è pressante, di grande rilievo e di grande complessità e richiede notevoli risorse finanziarie. Dovunque cadrà la scelta di ubicare il sito ci saranno resistenze, contrasti e forti opposizioni da parte dei cittadini e delle istituzioni locali. La scelta del sito unico nazionale per la conservazione delle scorie nucleari spetta al Governo su proposta del Commissario delegato. Sarà una scelta difficile e contrastata. Non è prevedibile che ci siano regioni o luoghi che spontaneamente si candideranno a ospitare questi rifiuti, pertanto ci vorrà un'imposizione da parte del Governo e forse anche con un'apposita legge nazionale. In questi casi vi è la tendenza a scegliere chi è più debole, o debole per consistenza numerica della popolazione o debole per debolezza politica contingente.

Però è necessario in questi casi, per mascherare queste intenzioni, prendere degli accorgimenti, e ciò avviene attraverso una serie di accorgimenti, primo fra tutti la scarsa informazione e le notizie date in modo selezionato e selettivo che mettono in primo piano i criteri, i requisiti, i siti più idonei, lo mettono in relazione a problemi di sicurezza, alla possibilità di provocare minori danni sia nella fase di trasporto che in quella di stoccaggio, alla facilità di essere difese e così via. Così pure è necessario depotenziare e rendere inutilizzabili gli strumenti che Regioni, enti locali e cittadini interessati hanno a disposizione per contrastare e opporsi a questa scelta.

Se andiamo a vedere gli atti e le determinazioni di questi ultimi mesi che riguardano questo problema è facile rendersi conto che vi è un disegno finalizzato a conseguire questo obiettivo. A guardare bene ci sono molti elementi per sospettare che la Sardegna è nella mente di molti - nella mente di molti - per indicarla quale sito ideale.

Mi riferisco alle già citate osservazioni che il presidente della SOGIN ha fatto alla VIII Commissione parlamentare della Camera, in cui oltre a precisare gli aspetti tecnici, economico-finanziari e la necessità di una tempistica certa, ha voluto richiamare gli avvenimenti dell'11 settembre e gli aspetti di sicurezza relativi al terrorismo internazionale, adombrando l'opportunità di ubicare un sito così sensibile in una zona sotto il controllo e il comando militare. E questo è un indizio: in Sardegna abbiamo abbondanza di poligoni e di servitù militari. Con insistenza si richiamano i requisiti di bassa densità abitativa e scarsa popolazione, nonché di rischio sismico che dev'essere quasi inesistente. E sono altri consistenti indizi: la presenza in Sardegna di numerose miniere dismesse, luogo ideale per stoccaggio definitivo di questi residui...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Demuru.

DEMURU (D.S.). Grazie, Presidente, chiedo scusa. Completa, dicevo, il quadro indiziario che porta a individuare la Sardegna come sito ideale.

Avrei voluto continuare, ma chiudo perché giustamente, come ha richiamato il Presidente, il tempo è finito. Voglio solo aggiungere queste considerazioni conclusive. Tutti noi, il Consiglio dovrà guidare la resistenza, la rivolta contro una decisione eventuale di situare il cimitero nucleare in Sardegna. La Giunta regionale dovrà attivarsi nei confronti del Governo nazionale per avere la garanzia e le informazioni puntuali ed esaurienti e dovrà reclamare l'autonomia della Sardegna e il rispetto dello Statuto. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io spero, anzi ne sono convinto, che tutti quanti noi abbiamo piena coscienza e consapevolezza di che cosa stiamo discutendo, anche se qualche dubbio mi è venuto ascoltando gli interventi dei colleghi, alcuni dei quali hanno detto che nulla è definito e altri, invece, che i rifiuti radioattivi potrebbero già essere in Sardegna. Un dubbio si è manifestato in una recente assemblea che si è svolta in un comune sede di poligono, quelli più indicati come siti eventuali destinatari dei rifiuti nucleari.

Noi stiamo parlando di una cosa che esiste, non di una cosa che non esiste, stiamo parlando dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 marzo 2003, numero 3267, e bisogna leggere l'ordinanza. Nell'ordinanza c'è scritto qual è la finalità; la finalità è assicurare l'assunzione di iniziative straordinarie e urgenti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi; individuare procedure idonee e straordinarie a realizzare lo smaltimento dei medesimi rifiuti dislocati nelle centrali nucleari e nei siti di stoccaggio presenti sul territorio delle regioni Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Basilicata e Piemonte, 55 mila tonnellate. C'è una situazione di emergenza, dice il Governo, per la presenza nel territorio di rifiuti radioattivi e c'è una situazione diffusa di crisi internazionale.

Allora, cosa ha fatto il Governo? Ha istituito un unico centro decisionale e nelle more della conclusione delle collaborazioni di tipo internazionale, tant'è che si parla anche di un sito da situare in Russia, viene nominato un Commissario delegato per l'emergenza dei rifiuti radioattivi nella persona del Presidente della SOGIN che provvederà a realizzare ogni iniziativa utile per la predisposizione di uno studio volto a definire soluzioni idonee a consentire la gestione centralizzata delle modalità di deposito dei rifiuti. Al Commissario sono attribuiti tutti i poteri finalizzati al conseguimento dell'obiettivo, della messa in sicurezza degli impianti a rischio, mediante conservazione e stoccaggio dei rifiuti radioattivi in condizioni da salvaguardare la salute della collettività.

Il medesimo Commissario è autorizzato nel rispetto dei principi generali a derogare le norme che disciplinano il trasporto dei rifiuti, il trasporto di merci pericolose su strade, le norme in materia di VIA e tutta una serie di norme riguardanti rifiuti radioattivi in generale.

Questi poteri del Commissario vengono in qualche misura attenuati, se non leniti, dal fatto che ci debba essere un rappresentante della Conferenza dei Presidenti delle Regioni nel caso di questo studio. Ma, poi, c'è tutta una normativa richiamata; questa normativa che riguarda la legge del 1992 per l'emanazione delle ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, quindi con l'autocertificazione, senza controllo e senza autorizzazioni né della Regione, né degli Enti Locali e della Provincia, e dei comuni, nel rispetto dei principi dell'ordinamento giuridico; infine le competenze sono del Presidente del Consiglio dei Ministri, neanche del Ministero della protezione civile che può delegare, chi può delegare, delega il Ministro degli Interni.

Allora, che cosa c'è di nuovo? Di nuovo c'è che la Sardegna non è più esclusa, anche se non direttamente nominata dalla possibilità di ricevere il materiale radioattivo; anzi le caratteristiche indicate per la scelta del sito ottimale fanno proprio pensare alla Sardegna. Quando si fa riferimento alla bassa densità demografica, alla stabilità geologica, alle basi militari, ai poligoni, ai cimiteri sicuri, beh, viene difficile non pensare a noi. Nella rosa dei candidati e dei finalisti non c'è dubbio c'è anche la Sardegna; cosa possiamo fare per evitare questo scempio?

Io non credo che la decisione finale spetti al Consiglio dei Ministri, perché il Consiglio dei Ministri con propria delibera ha già certificato che di questa materia se ne occupa il Premier. Quindi la materia non torna al Consiglio dei Ministri e quindi non possiamo chiedere o invocare l'applicazione della norma statutaria della Regione che prevede che quando si discutono di materie riguardanti la nostra Regione, il nostro Presidente della Regione debba e possa partecipare alle sedute del Consiglio dei Ministri per difendere e tutelare le ragioni e gli interessi della Sardegna.

L'unico nostro interlocutore, per i poteri che il Consiglio dei Ministri ha conferito, è il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro degli Interni, non ce ne sono altri, sono questi i nostri interlocutori, ed è chiaro che a lui ed a loro noi ci dobbiamo rivolgere per ottenere le assicurazioni che sono necessarie per porre la parola "fine" ad una vicenda che sono certo riguardi tutta la società sarda, tutti i sardi, tutte le forze politiche, l'intero popolo, perché non credo che la Sardegna non si debba e non si ribellerà in maniera ferma e decisa ad una eventuale iniziativa di questo genere.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). L'intervento svolto adesso dall'onorevole Floris io credo che contenesse sicuramente qualche elemento di realismo, ed è servito a richiamare l'attenzione di tutti su questo fatto, perché si è notato già da alcuni interventi precedenti, ma lo si è visto anche da qualche tesi sostenuta attraverso la stampa, pareva che il Consiglio regionale, alcuni sindaci, altri cittadini della Sardegna si fossero inopinatamente, o comunque in maniera forse eccessiva, posti un problema, un problema latente che veleggia, ma probabilmente ancora molto incerto, molto determinato e che quindi il clima di preoccupazione manifestato nel corso di questo dibattito e in altre sedi fosse un clima di preoccupazione esagerato.

Io non so, ma condivido l'intervento dell'onorevole Floris che non parla di sopravalutazione del problema, anche nel fare riferimento in maniera precisa e puntuale ad alcuni passaggi, ad alcuni elementi e ad alcune determinazioni, ad alcuni incarichi che tutti noi conosciamo che di sopravalutazione non si tratti, ma in ogni caso eventualmente sarebbe preferibile una preoccupazione esagerata, una sopravalutazione del problema, piuttosto che essere imputati di disattenzione, di distrazione e, perché no?, persino di ignavia. Quindi, la preoccupazione viene espressa in questa sede in maniera intensa, continua, e mi pare anche abbastanza condivisa così come appare dagli interventi che sino a questo momento si sono svolti.

Presidente, io non ritengo di dover rifare la cronistoria del problema, né di dover amplificare ulteriormente tutto il percorso che fino a questo momento è avvenuto, le servitù militari che già sulla Sardegna gravano in maniera pesante, il fatto che dopo la rinuncia alle centrali nucleari la Sardegna per esempio sia l'unica Regione che non utilizzi il metano quale fonte di energia e quindi una Regione già altamente penalizzata i cui cittadini, le cui popolazioni ed il sistema produttivo tutto, sotto questo profilo, vive già in condizioni di forte disagio.

Io non credo di dover richiamare ulteriormente tutti questi elementi che sono a tutti assolutamente conosciuti, per dire che dobbiamo respingere in maniera decisa e determinata che la Sardegna possa anche solo ipoteticamente ed ora siamo alle ipotesi sia pure con quegli elementi di certezza a cui si è fatto cenno, ma dicevo che la Sardegna possa anche solo ipoteticamente essere individuata quale immondezzaio atomico con tutti gli elementi di rischio che ciò comporta. Da un lato per la tutela della salute dei cittadini ma dall'altro lato anche in termini di contenimento di possibilità di sviluppo ulteriore.

Il Governo, nel delegare questi compiti, queste funzioni, al Commissario Jean, io non credo si sia voluto liberare di un problema, perché quelle scorie nucleari oggi da qualche parte sono allocate ed evidentemente vi è un tentativo di metterle in sicurezza, né credo ad onor del vero però che solo l'alto Commissario a ciò delegato poi alla fine sia l'unica persona deputata ad assumere la determinazione e la decisione finale. Io credo che l'interlocuzione politica debba continuare o possa continuare, ove sinora non sia avvenuto, a svolgere un ruolo, è questa la sollecitazione che rilanciamo nei confronti della Giunta regionale perché l'interlocuzione politica diventi attiva, costante, tenga alto sotto questo profilo quel clima di intenso rifiuto che qua in Consiglio e nella Sardegna è stato espresso e rappresenti con coraggio davvero al Governo nazionale i sentimenti di tutti i sardi, partendo dal presupposto che il Commissario delegato svolgerà pure una funzione di raccordo, di studio assieme ad una Commissione, darà pure alcuni suggerimenti ed indicazioni, ma poi è il potere politico che ha la potestà e la capacità di assumere scelte concordi o scelte difformi rispetto alle determinazioni del Commissario che, è vero, può operare violando qualcosa come ventuno leggi sia in materia di tutela ambientale che di trasporti pericolosi, che di licenze edilizie, ma è pur vero che anche quando si assumono questi provvedimenti e si attribuiscono queste deleghe, il potere decisionale finale resta in ogni caso in mano al potere politico ed il potere politico sardo in questo senso deve intervenire. Ecco allora, Presidente, io credo che noi oggi dobbiamo, così com'è avvenuto per la mozione sulla chimica, ma dobbiamo concludere con un ordine del giorno che è unitario, che rappresenti i sentimenti del Consiglio regionale, dei sindaci della Sardegna, dell'intero popolo sardo, un documento molto chiaro, un documento molto forte, un documento molto determinato ma credo anche che ciò non basti. Io credo che sia necessario che lo stato di allarme, lo stato di allerta debba continuare ad essere tenuto alto e sarebbe forse opportuno che concludiamo il documento individuando un gruppo di lavoro all'interno del Consiglio regionale ma con funzioni naturalmente di natura politica che, assieme alla Giunta regionale, potrebbe essere composto dai Capigruppo, interloquisca ed intervenga in un sistema di comunicazione rispetto a questo problema permanente fintanto che il problema non verrà risolto in maniera, speriamo, non dannosa per la Sardegna.

Io credo che pure approvando un documento comune oggi su questo argomento, così come lo dicevo per la chimica...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Così come mi pare abbia già proposto l'onorevole Gian Mario Selis nell'illustrazione della mozione, il Consiglio non può chiudere i propri lavori limitandosi all'approvazione di un documento. Il Consiglio, per tenere alti questi sentimenti di rifiuto, deve tenere i propri lavori aperti, deve restare, rispetto a questo argomento, formalmente e continuativamente ancora convocato, poi una volta che la Commissione, se si accetta l'ipotesi, o la Giunta in caso contrario o qualunque altro organismo ritenessimo necessario avesse acquisito informazioni e gli altri organismi avessero dato certezze di scelte escludenti la Sardegna, si riferisce in Consiglio e si accantona, ci auguriamo, in maniera definitiva il problema.

Badate - e ho chiuso - su questo argomento la classe politica, non parlo della Giunta regionale, Presidente Pili e basta, ma la classe politica io credo sia sotto costante ed attenta osservazione. Cari colleghi, se noi su questo argomento dovessimo essere sopraffatti e dovessimo fallire non dobbiamo chiedere le dimissioni della Giunta regionale punto e basta ma dovremmo davvero dimetterci tutti all'unisono perché sarebbe il fallimento definitivo della Sardegna.

PRESIDENTE. Invito ancora i colleghi a rispettare i tempi perché abbiamo ancora diversi iscritti a parlare. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, io mi voglio riallacciare all'ultimo intervento del collega Balia e spero di poter usare, anzi certamente userò i toni pacati che sono stati usati nell'affrontare questo delicato argomento e spero altrettanta incisività. Considero gli interventi dei colleghi, tutti di altissimo interesse ed a volte traspare che sembra che qui stiamo parlando di un'ipotesi, stiamo parlando di una cosa che comunque nei fatti non risulta da nessuna parte, però qualcuno mi ha insegnato che a volte a pensar male ci si azzecca; così come negli anni settanta, ricordo un movimento studentesco al quale partecipavo e di tanti altri presumibilmente che oggi compongono questo Consiglio regionale, si parlava delle basi militari che qualcuno smentiva, non esistevano, ce n'erano due o tre ben identificate, però nessuno sosteneva che per esempio nell'Isola di Tavolara ci fosse una base nucleare americana, nessuno sosteneva che all'artiglieria di Nuoro ci fosse un deposito di munizioni che con un semplice cerino avrebbe fatto saltare in aria mezza Sardegna. Però dopo quei movimenti di popolo, dopo quei movimenti studenteschi, dopo quei movimenti politici si smantellarono queste basi e per farvi un esempio, quella base inesistente dell'artiglieria di Nuoro fu smantellata in quattro mesi e mezzo. Perciò stiamo parlando di una cosa che esiste, ipotetica o che non esiste? Molti colleghi hanno fatto riferimento alle audizioni parlamentari, al professor Rubbia. Guardate, non è un tono polemico, infatti non citerò le parti politiche intervenute nella Commissione, non citerò i nomi, chi vorrà se li può andare a vedere, non citerò e non sosterrò che il Generale Jean sia un componente della P2 o meno, lo sia stato, così come non citerò il fatto che sia stato o meno consulente di qualche altro Presidente del Governo nel 1997. Credo che queste cose i nostri autorevoli esponenti governativi di destra o di sinistra le valutino in base alle professionalità e non in base alle appartenenze. Però si dice: chi ha parlato di Sardegna? Il programma dell'Enea? Non risulta. Ne ha parlato il governo con il suo poc'anzi richiamato decreto ministeriale? Non risulta. Ma risulta agli atti della Commissione che un onorevole esponente del Parlamento italiano, non condividendo l'esame dell'Enea, non condividendo la relazione dell'Enea, non condividendo Rubbia, tale onorevole pugliese dica: "Nel lavoro svolto dall'Enea, le Isole sono prioritariamente escluse dalla potenziale identificazione di un sito nazionale" e chiede: "Quali sono le motivazioni dell'esclusione a priori del 20 per cento del territorio nazionale da siti potenzialmente identificabili? Inoltre non ritiene che sia anche da rivedere la domanda rivolta al professor Rubbia; che il lavoro svolto dall'Enea oggi rischia di essere già datato per il sopravvenire di nuove condizioni" (le nuove condizioni sarebbero l'11 settembre). Ma ancora il nostro caro amico continua e dice: "Mi ha sorpreso però il fatto che i trasporti di questo materiale", come già è stato detto poc'anzi da qualche collega, il professor Rubbia tra le altre cose escludeva le Isole per i potenziali pericoli, valutati in maniera alquanto obiettiva, del trasporto via mare del materiale radioattivo". Il caro collega, non collega nostro, insomma parlamentare, dice: "Mi ha sorpreso però il fatto che i trasporti di questo materiale verso l'Inghilterra siano effettuati, e l'Inghilterra è un'isola" ci sarebbe da rispondergli ma evito le mie risposte ad un'interlocuzione di questo genere, "infatti quando ho chiesto al premio nobel Rubbia - oggi Commissario dell'Enea - per quali motivazioni la Sardegna e la Sicilia fossero state escluse (e questa è la prima volta che si nomina la Sardegna) dalle sedi potenzialmente eleggibili a deposito nazionale unico, comprendo l'esclusione della Sicilia per il carattere sismico dell'Isola, ma fatico a capire quello della Sardegna che invece è zona totalmente bianca eccetera, eccetera". Ma non contento il nostro signore, il nostro signore nel senso il nostro caro onorevole, la prima era la seduta di gennaio, questa era di febbraio, a marzo riprende ancora la sua incisiva azione dicendo che: "Ricordo una discussione svoltasi durante l'indagine conoscitiva riguardante l'esclusione delle Isole dalla ricerca del sito e deposito… Escludere la Sicilia e la Sardegna ha comportato l'esclusione del 19 per cento del territorio nazionale" e potrei leggervi anche i successivi interventi del caro onorevole pugliese che cercava di distogliere, di togliere ed inserire alcuni siti. Faceva il suo mestiere, sì, benissimo, difendeva il suo territorio, perché noi non dovremmo difendere il nostro? Perché a questo signore che ha citato la Sardegna, è l'unico atto ufficiale, il governo non ha mai citato la Sardegna, il governo si dovrà esprimere, perché la decisione sarà puramente governativa, la Sogemen non è deputata a scegliere, la decisione è politica come è lo stato in America, come lo è stato in Francia; e noi alla Francia, volevo specificare ancora di più quanto detto dal collega Calledda che condivido totalmente, noi alla Francia non paghiamo centinaia di milioni, paghiamo venti miliardi l'anno. Quei venti miliardi sono ben spesi, spendiamoli e continuiamo a spenderli, ma sicuramente a qualcuno bisognerebbe rispondere che la Sardegna non vuole le scorie nucleari, non vuole rifiuti tossici, quelli che verranno, che ci vogliono mandare, ma non vuole neanche pensare che ce ne siano già e non vuole pensare che questi rifiuti da tempo arrivino in Sardegna. Abbiamo già digerito l'uranio, abbiamo già digerito quello, qualcuno dovrà pagare il prezzo. La Sardegna da decenni paga già il prezzo allo Stato nazionale con le basi militari, con quanto vi ho detto poc'anzi riferito ai movimenti degli anni settanta contro le basi militari che occupavano grandi fasce del territorio nazionale e tutt'oggi le occupano con La Maddalena, base per sommergibili a testate nucleari, Santo Stefano e su ciò che a mio avviso non conosciamo perché paghiamo anche per ciò che non conosciamo; perciò al signore di cui non faccio il nome ma che interviene in maniera costante su questo tema nella Commissione rispondo: noi abbiamo già dato e stiamo continuando a dare. E non è una forma di companilismo, non vuole essere una forma di campanilismo, vuole semplicemente essere la difesa di un territorio e non capisco perché si porti l'argomento delle zone sismiche quando non si è preso in considerazione questo aspetto quando le basi sono state fatte, gestite fino al referendum per il quale abbiamo votato respingendo il nucleare quale energia alternativa.

Bene, siccome in conclusione la scelta è governativa, qualunque sia il governo, chiunque debba prendere questa decisione ed io credo e sono convinto che questo governo, il Ministro responsabile non ha la benchè minima intenzione di relegare alla Sardegna i rifiuti nucleari; io credo che bisogna vigilare su quello che già c'è in Sardegna di tossico e nucleare. Vanno di moda le Commissioni di inchiesta ultimamente, chieste dai sindacati, chieste dai colleghi e da altri, io ne ho proposta una che è andata nel dimenticatoio, che riassumeva tutto questo. Penso e spero che torni di moda ora che è stata richiesta per altre cose; vorrei sapere di quali rifiuti tossici è gravata la piana di Ottana, per esempio, di cui abbiamo parlato stamattina, vorrei conoscere che danni ha fatto l'Enichem e lo Stato, caro onorevole XY.

La Sardegna ha già dato e non intende dare. La Sardegna, il Consiglio regionale, tutti i sardi sapranno in maniera ferma e decisa respingere questa ipotesi, figuriamoci se fossero dei fatti, li saprà respingere e non saremo solo noi a vigilare, sarà tutto il popolo sardo a vigilare in maniera civile, in maniera corretta, ma ad ogni prevaricazione…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.)... come è successo in passato e come potrebbe succedere in futuro ad ogni prevaricazione il popolo sardo, la gente sarda, dovrà e saprà rispondere in maniera adeguata nelle parole e nei fatti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra innanzitutto di dover rilevare che il Consiglio regionale ha deciso opportunamente, grazie a questa mozione delle opposizioni, ad affrontare un problema che nelle scorse settimane ha suscitato una straordinaria mobilitazione dei sardi, delle loro istituzioni, arrivando fino ad interessare il mondo imprenditoriale e recentemente la Conferenza episcopale sarda. Credo che la denuncia ed il grido di allarme che si è sollevato in Sardegna vede alcuni sindaci protagonisti che sono stati richiamati questa sera, ma io dico che occorre anche esprimere un riconoscimento, un apprezzamento per il ruolo avuto dagli organi di informazione, in particolare dai due quotidiani sardi per aver per primi denunciato questo pericolo.

Sappiamo che nulla è ancora deciso ma il pericolo è effettivamente reale; l'esclusione dell'Enea non ci tranquillizza perché sono ben più forti le minacce, sia quelle presenti come condizioni per raggiungere l'obiettivo della messa in sicurezza di queste scorie contenute nell'ordinanza del Presidente Berlusconi del 7 marzo, e soprattutto le dichiarazioni rese in Commissione dal Presidente della Sogin ed Commissario delegato del governo, quando ha detto che nessuna regione è esclusa. Nessuna regione è esclusa e tutte le condizioni, i parametri a cui devono sottostare i siti, i quattro - sei siti che dovrebbero essere indicati, sono tutti presenti in Sardegna e questo è l'elemento che maggiormente preoccupa tutti, preoccupa soprattutto i territori nei quali sono presenti miniere abbandonate e poligoni militari ed ovviamente ancora molto di più quei territori nei quali ci sono tutte e due le condizioni, le miniere abbandonate e i poligoni militari, mi riferisco al Sulcis.

Si tratta quindi di un rischio reale che entro poche settimane noi vediamo il nome di qualche sito della nostra regione indicato tra le possibili scelte della Commissione tecnica insediata dalla Sogin. Ovviamente noi dobbiamo pensare e fare di tutto, fare in modo che la scelta poi ritorni ad essere attribuita alle istituzioni ed al Governo nazionale, quindi a palazzo Chigi ed anche perché se dovessimo affidare la scelta ad un generale, ma non solo perché è generale ma perché ha tutti i poteri conferitigli dal Presidente del Consiglio dei Ministri, noi sicuramente rischieremmo di dover soccombere.

Ora io credo che questi rifiuti che sono figli di una scelta scellerata, di una scelta energetica scellerata che si stanno avviando in tutto il mondo ormai a rifiutare proprio perché in tutti i siti, a livello internazionale dove sono presenti le centrali, c'è una costante emergenza delle popolazioni ma soprattutto c'è un grande rifiuto, una grande ribellione in tutti i paesi e in tutti i siti nei quali, in qualunque parte del pianeta, si decida di stoccare queste scorie radioattive. Quindi occorre a mio avviso rifiutare, respingere senza tentennamenti questo rischio e questa possibilità e far arrivare questa voce alta al Governo perché in ultima analisi è il soggetto deputato a questa decisione e nulla potrà valere come ragione a cui vorrà ispirarsi o scaricare le proprie responsabilità eventuali il governo nazionale, la dobbiamo rifiutare perché i danni sarebbe incalcolabili per la Sardegna, perché gli effetti sarebbero devastanti, perché si porrebbe un'ipoteca su tutte le nostre speranze di sviluppo della Sardegna, ma non per i prossimi 100 anni o 150 anni come potrebbe avvenire con una discarica di rifiuti solidi urbani ma per i prossimi millenni e forse per le prossime ere geologiche. Quindi una distruzione irreversibile della nostra immagine che contrasterebbe con tutte le ipotesi di sviluppo che noi stiamo disegnando e progettando per la nostra regione, insomma lo slogan diventerebbe non la Sardegna un'Isola di qualità, l'Isola del turismo, della natura, del sole, delle bellezze, ma diventerebbe l'immagine in tutti e nell'opinione pubblica in generale di una pattumiera nucleare, quindi di una bomba ecologica insediata nella nostra regione.

Bisogna rifiutarlo non solo perché quelle scorie non sono state prodotte in Sardegna, credo che affermare che tutta la nazione deve essere solidale nell'individuare una soluzione sia un fatto di responsabilità e di solidarietà nazionale, ma noi dobbiamo rifiutarlo nel nostro territorio perché già ampiamente devastato dall'intervento dell'uomo, mi riferisco alla contaminazione, alla distruzione ambientale derivante da millenni di attività estrattiva e non solo di quella passata, penso alle attività di cava in Gallura che stanno distruggendo gran parte del territorio.

Mi riferisco alle preoccupazioni espresse anche poco fa dal collega Capelli sulle zone, sulle aree industriali della Sardegna, da Portovesme, a Porto Torres ad Ottana, Macchiareddu, e nella misura in cui però noi condividiamo questa preoccupazione espressa dal collega Capelli relativamente al fatto che noi dobbiamo sapere che i sardi hanno diritto di sapere quali sono i rifiuti presenti nell'area industriale di Ottana, io credo che allo stesso modo noi dobbiamo, i sardi devono sapere quali sono i reali pericoli ambientali che derivano dai depositi e dal transito e dal parcheggio di armi a propulsione nucleare nel nostro territorio regionale. Io credo che questo sia, che questa sia una grande occasione, questa grande mobilitazione noi dobbiamo prenderla come occasione per sapere quali sono le condizioni ambientali ed i reali pericoli presenti nelle basi e nei poligoni militari della Sardegna. Da La Maddalena, da Santo Stefano, al salto di Quirra, a Teulada, questa è una occasione che noi non possiamo e non dobbiamo perdere e il Consiglio regionale in questo senso deve riuscire a dare una risposta che consenta, finalmente, non solo di avviare quella auspicata riduzione delle servitù militari che tutti auspichiamo, ma accertare quali sono i pericoli reali della presenza di armi nucleari nel nostro territorio e nei mari circostanti, mi riferisco all'arcipelago de La Maddalena, quindi al parco de La Maddalena ma mi riferisco anche a tutto quello che incrocia al largo del porto di Cagliari. Quindi questa deve essere una occasione propizia e noi non possiamo preoccuparci soltanto di bonificare le aree industriali, noi e il governo nel senso che il governo si sta impegnando a spendere centinaia di miliardi per bonificare le aree industriali inquinate e poi mi auguro che questo sia sufficiente per farvi capire che non deve aggiungere un'altra bomba ecologica nel nostro territorio.

Ebbene, stavo dicendo, io credo che se vogliamo salvaguardare il patrimonio più importante della nostra regione, sul quale tutti siamo d'accordo che occorre investire per il futuro, se vogliamo conservare le nostre biodiversità e presentarci al mondo per vendere anche un prodotto turistico che sia diverso, che abbia un valore aggiunto rispetto all'offerta internazionale, dobbiamo fare chiarezza su questi aspetti. Chiaramente dobbiamo rifiutare e questo clima di unità mi sembra ampiamente positivo, dobbiamo consolidarlo, dobbiamo legarlo al grido e all'allarme che viene dai territori, dalle popolazioni, dalle istituzioni e da tutti i sardi. Ma noi dobbiamo prendere questa occasione per fare uno stato effettivo delle condizioni ambientali del territorio regionale con particolare riferimento a quelle zone d'ombra. Vedete, quando vengono pubblicate le fotografie aeree dei diversi territori della Sardegna, generalmente compare un colore bianco sulle aree militari, questo per un problema di sicurezza dicono al servizio geografico nazionale, ma noi non possiamo accettare che quella diventi un'area bianca, un'area invalicabile, dalla quale possono venire pericoli reali per la popolazione e per la salute dei cittadini.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pinna.

PINNA (D.S.). Dunque credo che occorra istituire e sarebbe opportuno che il Consiglio si ponesse il problema di costituire una Commissione d'indagine, una Commissione consiliare coi poteri necessari per indagare sulle condizioni ambientali dei siti sardi per fare finalmente un'analisi generale delle condizioni ambientali del nostro territorio.

Concludo rapidamente Presidente, mi scuso per il ritardo. Mi auguro che questa sera concludiamo con un ordine del giorno unitario ma sono del parere che nel caso in cui voci di scelte che penalizzano la Sardegna dovessero arrivare, deve esserci un'immediata convocazione del Consiglio regionale ed il Consiglio regionale dovrà decidere come raccordarsi con i cittadini, con le istituzioni locali, col popolo sardo, con forme di protesta pacifica non violenta ma anche con azioni clamorose di disobbedienza civile perché una scelta di questo genere sarebbe non solo sciagurata ma devastante per le prospettive della nostra regione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, un'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, numero 63 del 17 marzo 2003 stabilisce norme urgenti per accelerare i tempi, le procedure di stoccaggio ed eliminazione delle scorie nucleari nei siti del territorio italiano, nonché di smantellare le centrali nucleari fermate con il referendum sul nucleare. In particolare il Presidente della società di gestione degli impianti nucleari, la Sogin, è nominato Commissario delegato per la messa in sicurezza di materiali nucleari. Con questa nomina viene anche autorizzata la deroga di una lunga serie di norme riguardanti in generale vincoli alle autorizzazioni, ai procedimenti amministrativi in materia di edificazione di trasporto, di valutazione dell'impatto ambientale necessarie per raggiungere l'obiettivo della messa in sicurezza dei siti dei materiali pericolosi.

12 anni dopo il referendum che ha sancito l'uscita dal nucleare, l'Italia deve fare i conti con 23.000 metri cubi di rifiuti radioattivi stoccati in 13 impianti centrali nucleari chiuse, centri di ricerca, depositi di industrie ed ospedali. Ecco dove sono stoccati i rifiuti radioattivi, nucleo di Roma: 6.270 metri cubi; Litrecdenea (?) di Design di Matera: 2.724 metri cubi; la Istra di Varese: 2.285 metri cubi; corso di Piacenza 2.030 metri cubi; la Garigliano di Caserta: 1.770 metri cubi; l'Eurexenea (?) di Saluggia di Vercelli 1.500 metri cubi; la Sorin di Vicenza 1.250 metri cubi; Trino di Vicenza 1.020 metri cubi e poi una quantità di siti minori come Latina, Pisa, Alessandria ed altri cinque siti a Roma. Le regioni con lo stoccaggio più alto risultano Lazio e Veneto ma il pericolo è ancora più grande: dall'Europa orientale arrivano in Italia 5.000 tonnellate di rifiuti ferrosi contaminati radioattivamente, l'equivalente di 250 tir che arrivano in Italia ogni anno. Tra il '97 ed il '98 sono stati scoperti in Lombardia oltre 100 cariche sfuggite ai controlli doganali e si capisce il perché, un chilogrammo di uranio 235 arricchito al 95 per cento, un chilogrammo, vale oltre 70 milioni di vecchie lire, il prezzo al mercato nero è di 1.400.000.000 e qui c'è la mafia e la camorra che operano in questa direzione ed ecco dov'è il pericolo. Si tratta di un traffico che nessuno Stato è in grado di controllare da solo, figuriamoci noi in Sardegna con 1.700 chilometri di costa.

L'esposizione umana ai prodotti inquinanti può essere distinta in due tipologie, persone occupate direttamente che lavorano nei siti e popolazione residente, quest'ultima può essere esposta per un evento fortuito non prevedibile come esplosioni, incendi o per l'esposizione ambientale dovuta alla continua emissione di composti inquinanti in aria, nel suolo e nelle acque che entrano inevitabilmente nella catena alimentare e quindi fino all'uomo. Il rischio più grande lo corrono i bambini e gli anziani, i siti bersaglio del tumore sono per i raggi x il midollo osseo, per l'uranio il midollo osseo, pelle e polmoni.

Il generale Jean, responsabile della società che ha già localizzato un gruppo di siti tra i quali verrà scelto il più adatto a diventare la gigantesca pattumiera radioattiva dell'Italia e forse dell'Europa, l'onorevole Armani della Commissione Ambiente della Camera ha dichiarato: "Useremo un impianto del demanio militare". Ho sentito parlare, e me ne preoccupo molto, di Perdasdefogu. Mi auguro che sia una balla, che non sia vero. Qui non è un problema di schieramenti o di colore politico, qui credo che noi tutti consiglieri regionali rappresentiamo il nostro popolo, abbiamo il dovere di difenderlo da questo catastrofico pericolo.

Noi vogliamo mantenere la nostra Isola pulita, con la sua vocazione naturale ad ospitare turisti che portino ricchezza per la nostra gente, non ci possiamo rassegnare a distruggere il futuro della nostra terra e le sue prospettive di sviluppo economico e sociale, se sarà necessario dovremmo ribellarci a qualunque decreto da qualunque parte arrivi. Noi, e parlo anche a nome di alcuni amici, chiediamo che i Capigruppo richiedano, prima che venga presa una decisione che sarebbe definitiva come sapete, al Presidente del Consiglio di convocare, dopo gli opportuni eventuali accordi col sindaco di Roma, una seduta straordinaria del Consiglio regionale nella piazza di Montecitorio. Questo è il momento di alzare la voce e di superare l'isolamento acustico e politico che ci impone il mare.

Amici della maggioranza, ma soprattutto voi amici della sinistra, grazie per questa mozione, grazie perché lo avete fatto, grazie a questo si sta parlando, quindi bisogna darvi merito di questo, ma io credo che noi dobbiamo oggi fare una battaglia, che deve diventare una battaglia di tutti. Mettiamo da parte le contrapposizioni di schieramento perché mai come oggi è necessario che si alzi da questa Assemblea un solo grido: "Forza Paris!".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (La Margherita - D.L.). Intanto un brevissimo apprezzamento anche da parte mia ai sindaci che si sono spesi per questa iniziativa, devo dire anche ad alcune associazioni ambientaliste, in particolare al Gruppo di intervento giuridico, che è tra i primi ad aver lanciato l'allarme. Grazie anche alla stampa, è stata già elogiata ma repetita iuvant, e grazie a tutti i colleghi che in Consiglio regionale si sono spesi ed anche a coloro che stanno assistendo al dibattito con tanta determinazione.

Il dibattito, secondo me, si è svolto a notevole livello, ha avuto ampie sfaccettature di vario tipo e devo dire che ovviamente l'apprezzamento principale va al collega Selis che ha scritto la mozione ed anche a chi l'ha condivisa. Comunque, tanto per arrivare all'ultimo intervento, ho trovato degli spunti positivi anche in ciò che ha detto il collega Corda. Il piglio battagliero una volta tanto mi sembra appropriato e pertinente. Allora, il problema non è solo grave, è gravissimo, non è allarmismo è allarme, si dice che non ci sono le prove, ma voi sapete che su certe cose aver le prove è difficilissimo per non dire impossibile, qua entrano di mezzo e possono entrare segreti di ordine militare e tante altre cose, per cui qui bisogna, fino a quando si è in una fase che ci auguriamo ancora preventiva, ci auguriamo sia preventiva e che i buoi già non siano scappati dalla stalla e ha ragione Capelli quando ha detto che bisognerebbe indagare anche su tutto quanto è successo nel periodo precedente, comunque quando si è in materia preventiva di fronte a problemi di questo genere non sono necessarie le prove, bastano anche gli indizi e qui ci sono indizi gravi, precisi e concordanti, i quali da un punto di vista giuridico sono idonei a costituire piena prova. Ed allora è su questo che noi dobbiamo lavorare ed è su questo che è opportuno che si sia aperto il dibattito. Ha ragione Mario Floris quando ha detto che bisognava non soffermarsi soltanto agli aspetti di natura di allarme, con riferimento all'inquinamento eccetera, qui ci sono anche dei problemi giuridici molto delicati e direi, anche da un certo punto di vista, tali da far ritenere che qui siamo di fronte ad un atto gravemente illegittimo, parlo dell'ordinanza del Presidente del Consiglio Berlusconi, io lo definirei non solo in violazione di legge ma anche in violazione dei principi della Costituzione e quindi sostanzialmente un atto non solo, ripeto, illegittimo, non solo arrogante, non solo stupido, perché credo che è anche da profani l'idea di concentrare tutta questa massa nucleare dovunque la mettano, in qualunque ragione d'Italia la mettano, in un unico sito mi sembra una follia perché sarebbe un fenomeno incontrollabile e noi non vogliamo il male della Sardegna ma non vogliamo il male neanche delle altre regioni, quindi ci sono altri modi credo, ritengo, per risolvere questi problemi. Ma questo atto è anche un atto eversivo essendo incostituzionale, e perché? Perché qui si sono stravolti i principi della legge 225/92 sull'istituzione della protezione civile. In sostanza si è usata un'ordinanza in deroga alla legge che non è ammissibile in ipotesi di prevenzione come in questo caso. Per l'emissione di questo tipo di ordinanza che tanto non spetta al Presidente del Consiglio ma spetta al Consiglio dei Ministri, quindi ad un organo collegiale e non ad un organo monocratico, ci vuole la preventiva dichiarazione, deliberazione dello stato di emergenza e lo stato di emergenza, in base all'articolo 5 della legge in questione, può essere dichiarato soltanto quando sussistono le condizioni di cui all'articolo 2, cioè nel caso specifico calamità naturali, catastrofi od altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari, ma catastrofi che si sono verificate, non ipotesi di danni anche rilevanti quali possono essere quelli in questione, perché qui non opera lo stato di emergenza ma operano dei rimedi di natura cautelare. Allora i rimedi di natura cautelare sono quelli previsti dal comma terzo dell'articolo 5, cioè il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero per sua deroga eccetera, può emanare altresì ordinanze finalizzare ad evitare situazioni di pericolo, maggiori danni a persone e cose, ma non quell'ordinanza in deroga alla normativa vigente che è prevista invece in caso che si sia verificato un evento tale da determinare lo stato di calamità.

Allora, detto tutto quanto si è detto, è opportuno che il Consiglio si compatti, mi pare che già ci sia una certa compattezza poi non so che cosa ne pensa il Presidente Pili, spero che non voglia difendere ancora una volta a spada tratta ed a qualunque costo l'operato del Presidente del Consiglio, io spero che il Consiglio assuma una determinazione, condivisa da tutti possibilmente, che si rivolga alle autorità dello Stato, in particolare al Presidente del Consiglio, per manifestare la volontà ferma del Consiglio regionale, che rappresenta tutta la Sardegna, per evitare cose di questo genere che sarebbero gravemente arbitrarie, illogiche e di conseguenze evidentemente catastrofiche o quanto meno potenzialmente catastrofiche e che si prepari fin d'ora anche ad una battaglia legale. Credo che sia una battaglia che dovrà essere portata avanti, promossa e portata avanti nel caso in cui dovesse succedere quello che ci auguriamo non succeda, dovrà essere portata avanti dalla regione, da tutta la regione ed io credo da ogni cittadino regionale.

Personalmente ritengo che per quel poco che potrà valere, anche ognuno di noi potrà fare la sua azione personale in qualità di cittadino sardo, in qualità di consigliere regionale che come tale rappresenta l'intera regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ritengo indecoroso che su un argomento come questo ci sia un'Aula, io capisco la stanchezza, il caldo, i colleghi che usano la carta per ventilarsi, che sia un forno a microonde, tutto quello che volete, ma l'indecenza su un argomento come questo di una non partecipazione è impossibile sottacere. Non si può star zitti in un'Aula vuota ad assistere ad un dibattito che non è più un dibattito, non si può svilire sino a questo punto un tema che forse, anzi, senz'altro si è arricchito di contenuti, di idee e di volontà e di rabbia fuori di quest'Aula, mentre in quest'Aula non c'è partecipazione alcuna. Presidente, troviamo una soluzione perché credo che così non serva a nessuno di noi!

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, che si è riunita qualche minuto fa, ha assunto la decisione di proseguire con i lavori; naturalmente, se vi sono dei cambiamenti delle condizioni generali, si può sempre, in qualsiasi momento, i colleghi lo sanno molto bene, interrompere o sospendere i lavori per un'altra Conferenza dei Capigruppo e decidere sulla organizzazione dei lavori. I colleghi sanno benissimo che non è una responsabilità del Presidente quella di modificare l'organizzazione dei lavori che è stata decisa nella Conferenza appena conclusa. Sono consapevole delle osservazioni fatte dal collega Giacomo Sanna, se non vi sono opposizioni e se questo era il senso anche dell'intervento dell'onorevole Sanna, sospendo i lavori, convoco una Conferenza dei Capigruppo e decidiamo di organizzare i lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sta avanzando la proposta di Conferenza e ci vuole un parere. Io esprimo una opinione contraria all'ipotesi di sospendere i lavori del Consiglio, anche passando attraverso una nuova riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, per una semplice ragione: la riunione c'è già stata, le proposte sono state avanzate, è stato richiesto al Presidente della Giunta regionale di rendere le dichiarazioni che intendeva rendere, anche per agevolare il corso dei lavori del Consiglio e consentire una eventuale conclusione, unitaria o di maggioranza, larga o stretta che fosse, su un argomento così delicato.

In quella sede il Presidente della Giunta ha detto "No, io parlerò in conclusione del dibattito secondo le procedure e le regole formali che esistono." Il Presidente della Giunta non è capace di potere assoluto, capace nel senso che non ha il potere. Il Presidente del Consiglio dei Ministri può fare ordinanze di guerra, il Presidente della Regione per fortuna non può ancora fare ordinanze di guerra, e quindi se la sua maggioranza avesse ritenuto che l'opinione del Presidente era sbagliata e invece vi era l'opportunità di procedere in diverso modo, anzichè reggere quella posizione sbagliata avrebbe espresso diverso avviso.

Ora non è possibile che chi se n'è andato o chi non partecipa ai lavori dell'Aula abbia ragione rispetto a chi è presente in Aula.

Se i lavori del Consiglio si interrompessero oggi, dopo che si è voluti andare avanti e procedere, non è che potremmo dire che si interrompe perché dobbiamo approfondire l'argomento. E` chiaro ed è evidente che si interromperebbe perché la gran parte dei consiglieri se ne sono andati o vagano altrove. Io spero che tornino nel frattempo, che la discussione possa proseguire e che onestamente si possa anche concludere.

PRESIDENTE. Prendo atto del suo intervento, onorevole Cogodi, ma mi pare che la proposta di convocazione della Conferenza dei Capigruppo avanzata dall'onorevole Sanna Giacomo sia stata condivisa anche da tutte le altre forze politiche presenti, quindi probabilmente anche le stesse riflessioni sono state fatte proprie anche dalle altre forze politiche che prima avevano optato per un'altra scelta. Per questo motivo io sospendo brevemente davvero i lavori dell'Aula, convoco una Conferenza dei Capigruppo per decidere, spero conclusivamente, come organizzare i lavori in relazione a questo tema che stiamo discutendo. Come prima, gli ospiti possono anche rimanere in Aula durante la sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 44, viene ripresa alle ore 20 e 58.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori, vi invito a prendere posto. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, credo che volendo recuperare del tempo, ne abbiamo perso un poco, con tutti i rischi che questo può comportare, comunque la ringrazio.

Io non voglio fare polemica, però da molti interventi sembra che il centrodestra non si sia interessato di questo problema, che abbiamo preso un pochettino sotto gamba il tutto e che grazie agli altri qualcosa è stata fatta. Credo che non sia così; credo che sarebbe opportuno andare anche a leggersi gli atti di questo Consiglio regionale, perché di questo problema non se n'è parlato da metà maggio in giù, ma se n'è parlato molto ma molto prima, quindi sarebbe stato opportuno. Questo lo diciamo con la massima tranquillità. Senza fermarci al Consiglio regionale basta andare anche, per quanto riguarda il Parlamento nazionale, un senatore, esattamente il senatore Mariano Delogu, il senatore di Cagliari, è intervenuto su questo problema sicuramente molto, ma molto prima. Quindi è un problema che ci sta a cuore, perché siamo sicuramente preoccupati di quello che potrebbe succedere.

Io sono andato a leggere il resoconto stenografico dell'indagine conoscitiva dell'ultima seduta, esattamente la seduta del 13 marzo 2003, durante la quale è stata approvata la relazione, il documento conclusivo della VIII Commissione. Anche qui dobbiamo far chiarezza: questo documento, checché se ne dica, è stato approvato all'unanimità della Commissione, tutti i commissari, quindi anche questo credo sia importante. Che cosa si dice fra le tante cose? Io mi fermo perché ho veramente una preoccupazione per un qualche cosa che c'è scritto. Dopo aver parlato, in questa relazione, del perché e della necessità di far sì che tutte queste scorie vengano allocate in un unico sito, dopo aver parlato della qualità di queste scorie e delle scorie che sono state portate fuori dell'Italia, però alla fine si dice testualmente, esattamente il punto 2: "Riveste pertanto carattere di assoluta urgenza la realizzazione di un deposito unico nazionale all'interno del quale allocare i rifiuti radioattivi." Quindi non è pensabile pensare a molti siti, molti siti ci sono già, basterebbe lasciare il tutto.

Un altro punto, e questo credo che veramente debba far preoccupare un pochettino tutti, al punto 3 di questo documento approvato all'unanimità, anzi il punto 4 dice: "Appare in questo quadro evidente che...

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Frau, colleghi, per cortesia, è intollerabile questo brusio. Abbiate pazienza, capisco che siamo tutti quanti stanchi, però consentiamo all'onorevole Frau di poter svolgere il suo intervento in serenità. Assessore Frongia, per cortesia, la prego di non dare le spalle alla Presidenza.

FRAU (A.N.). Grazie. "Appare in questo quadro evidente che le strutture nucleari esistenti e i depositi dei rifiuti radioattivi attualmente presenti sul territorio non potranno diventare cimiteri di sé stessi" - attenzione - "essendo naturale che il futuro deposito unico, alla luce di quanto è emerso dalle audizioni e dalle indagini svolte dalla Commissione, non sia allocato in nessuna delle aree dove attualmente insistono installazioni contenenti scorie nucleari."

L'onorevole Corda poco fa puntualmente ha ricordato dove sono allocati in questo momento questi piccoli depositi, dove c'erano le centrali termonucleari o elettronucleari, e abbiamo visto che erano un po' in tutte le parti d'Italia. Questo punto mi preoccupa, perché pochissime sono le regioni italiane dove non ci sono state centrali nucleari e, guarda caso, una di queste è la Sardegna.

Quindi, cari colleghi, stiamo molto ma molto attenti, perché dove, a mio avviso, c'è scritto che non deve essere il sito unico in una di queste zone? Perché ricordiamo che l'aver avuto in quel momento la centrale nucleare e finché le centrali nucleari hanno funzionato ha portato per quelle popolazioni sicuramente lavoro, hanno potuto, per esempio, avere i costi dell'energia molto più bassi di noi. Noi non abbiamo avuto queste cose, non si capisce come e perché noi dobbiamo pagare eventualmente un prezzo per qualcosa di cui non abbiamo avuto nel momento utile. Credo che questo sia importante.

Credo che la Sardegna, cari amici, abbia delle vocazioni diverse, è stato ripetuto, è stato detto, il problema ambientale. A proposito di questo problema, il punto 1 di questo documento dice: "E' necessario prendere atto che la situazione sul territorio nazionale in materia di gestione dei rifiuti radioattivi costituisce una priorità per la sicurezza ambientale del nostro Paese". Vogliamo portarle proprio da noi che abbiamo fatto e dobbiamo fare dell'ambiente in generale un punto di forza che ci riconoscono tutti? Credo che bisogna veramente vigilare, vigilare, vigilare.

La Sardegna ha già pagato per la sua insularità: da poco abbiamo parte della continuità territoriale, ha pagato e sta pagando ancora per la mancanza di strade, non abbiamo ancora un'autostrada, per esempio; ha pagato sul campo energetico, la nostra bolletta costa sicuramente molto di più, il metano probabile che arrivi, sicuramente si sta facendo qualcosa, però guarda caso è l'unica regione italiana che non ha il metano; ha pagato e sta pagando per le servitù militari. Quindi la Sardegna ha dato molto per quanto riguarda anche la sicurezza nazionale e non può pagare ancora, non può pagare queste cose, non può autodistruggersi! La Sardegna vive principalmente di agricoltura, vive di turismo, vive il mondo della campagna, e se il turismo c'è e quindi se tutto l'indotto, se la gente è portata a venire probabilmente domani in questa situazione le cose possono cambiare.

Quindi, per non farla lunga, la Sardegna non può, non deve diventare la pattumiera nucleare italiana. Pertanto, onorevole Presidente, io ho letto le sue prime dichiarazioni nel momento in cui si è parlato di questa eventualità, oltre un mese fa, e ho approvato le sue dichiarazioni, però bisogna continuare, bisogna dare gambe a quelle dichiarazioni. Noi, è stato detto, abbiamo un'autonomia speciale, pertanto dobbiamo farla valere in tutti i modi, dobbiamo dirlo in tutti i modi che non siamo assolutamente disponibili. Ho detto prima, abbiamo pagato, stiamo pagando, probabilmente pagheremo, ma non vogliamo pagare questo tributo.

Voglio quindi ricordare che dobbiamo far valere questa nostra autonomia, perché altre regioni, con autonomia, chiamiamola normale, non speciale, come le regioni Toscana e Puglia, hanno già detto il loro no, e noi lo dobbiamo dire alto e forte, e credo che con noi, con questo Consiglio regionale, con questa Giunta, con questo Presidente ci siano tutti i cittadini della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, i rappresentanti del Partito Sardo d'Azione, quindi io e il collega Manca, in quest'Aula, rinunciamo a parlare perché ci siamo iscritti a parlare in Consiglio regionale e non nel dopolavoro di turno. Tantomeno intendiamo partecipare a svilire un argomento così importante e riteniamo anche che così facendo quest'Aula stia creando i presupposti perché i sindaci, tutta la società sarda possano trovare il giusto bersaglio contro questo Consiglio regionale, visto e considerato che nonostante i proclami, nonostante le dichiarazioni, nonostante le assemblee pubbliche, nonostante i deliberati della maggior parte dei consigli comunali e dei consigli provinciali, quest'Aula stancamente pretende di concludere stasera, stanotte, con un qualsiasi ordine del giorno, ancora da concordare, per trovare la volontà di intenti, la capacità di sintesi di quella strategia che quest'Aula dovrebbe manifestare questa sera. Visto e considerato che tutto ciò mi sembra molto difficile, che la situazione in quest'aula sia diventata insostenibile e invivibile, noi rinunciamo al nostro intervento e ci riserveremo in altri momenti, in altre circostanze e magari in pubbliche assemblee di fare il nostro intervento che avevamo programmato per stasera.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, svolgere un dibattito su un tema così delicato con i banchi davvero vuoti mi dà però l'occasione perché i richiami che spesso si fanno alle assenze, beh, ognuno guardi all'interno del proprio Gruppo. Forza Italia oggi c'è, c'era ieri, ma ciò non di meno non intendiamo partecipare a un dibattito che davvero rischia di essere la solita noiosa, stanca, ripetitiva rappresentazione di situazioni che tra l'altro mi pare ci vedano uniti, perché se noi eliminiamo i motivi di contrapposizione pregiudiziale, perché qui non c'entra né il governo Berlusconi, evidentemente, né il governo Pili, c'entra soltanto la volontà legittima, giusta, che noi appoggiamo e sosteniamo, di creare una forte mobilitazione perché anche il pericolo paventato, io ritengo neppure reale, l'ipotesi del tutto astratta non abbia mai appunto a verificarsi. Ecco perché riteniamo che noi, che abbiamo puntato tutto sull'industria delle industrie, che è il turismo, che abbiamo puntato su forme di sviluppo compatibili con l'ambiente, con le risorse naturali che sono la ricchezza della nostra regione, certo non possiamo consentire e non consentiremo a nessuno e non consentiremo neppure che qualcuno si faccia portatore di un interesse più di qualcun altro, né a destra, né a sinistra, perché penso che su temi di questa rilevanza il concetto di destra, di sinistra e di centro veramente in questo contesto sia davvero superato.

Ecco perché nel confermare il nostro pieno sostegno a una forte mobilitazione, quella stanca qui all'interno dell'aula, ma quella sicuramente vitale al di fuori di questo palazzo, noi faremo fino in fondo la nostra parte, certi come siamo che non esiste neppure la parvenza di un pericolo, ma che trattare di un tema anche per mettere le mani avanti anche a futura memoria di qualunque governo di centro, di destra o di sinistra, noi riteniamo utile la campagna avviata sia dai mezzi di comunicazione, utile anche una iniziativa che parte dai banchi della opposizione, ma che ci vede su questi grandi temi con una forte convergenza, però la desolante assenza che rileviamo all'interno dei Gruppi, non solo di quelli di maggioranza, ma anche, in questa occasione, dai banchi dell'opposizione ci induce a concludere qui l'intervento perché la sensazione è appunto parlare ai sordi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, alcune brevi considerazioni. Io non sono molto d'accordo con le ultime considerazioni del collega Pittalis. Io credo che invece noi dovremmo prendere un po' più sul serio l'argomento di cui stiamo parlando, perché dobbiamo avere la consapevolezza che la sospensione delle attività elettronucleari e la chiusura degli impianti esistenti in Italia per una scelta che fu fatta non rappresenta e non rappresenterà la chiusura del problema del nucleare e delle scorie. Vedete, c'è una sottile, ma sostanziale differenza fra la sospensione delle attività, fra la chiusura degli impianti e la disattivazione degli impianti, e queste condizioni sono tali che impegneranno le scelte della politica sulla dismissione delle scorie per molti, molti e molti anni, perché se il problema della gestione dello smaltimento dei rifiuti è quello che oggi è un problema attuale, noi non possiamo non avere conoscenza del fatto che già nei prossimi anni, a partire probabilmente dal prossimo anno - per dichiarazione degli enti competenti - è previsto il rientro in Italia dall'Inghilterra di rifiuti condizionati derivanti dal riprocessamento di parte del combustibile irraggiato dall'Enel, nonché del combustibile Superfenix, sempre di pertinenza dell'Enel, e sui quali noi dovremo fare la nostra parte.

Non è un qualcosa che si risolve prendendo una posizione oggi, pensando di partire da oggi per risolvere un problema che abbiamo davanti. Si tratta di mettere in piedi un'azione e una consapevolezza che saremo richiamati, probabilmente i nostri figli, i nostri nipoti, i nipoti dei nostri figli dovranno riproporre all'attenzione per capire che cosa hanno fatto le nostre generazioni rispetto a un problema che si prolungherà in questo tempo. Diceva il collega Floris cosa c'è di nuovo: l'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Io sono d'accordo col collega Floris se puntualizziamo che l'ordinanza richiamata fa seguito all'ordinanza di stato di emergenza sulle attività di smaltimento dei rifiuti radioattivi delle regioni Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Basilicata e Piemonte. Vale a dire che l'emergenza che si genera in quelle regioni per effetto di benefici che hanno avuto e che sono chiamati a risolvere ha come effetto la sottrazione nell'intero territorio nazionale di una democrazia di trasparenza e di informazione che su questa materia investe tutta la legislazione europea. Noi, in virtù di questa ordinanza, abbiamo rinunciato a uno strumento di democrazia e di trasparenza che è presente in tutta la legislazione europea. Questo è il dato nuovo, che noi subiamo il commissariamento per azione riflessa da benefici che hanno subito altri, e questo dobbiamo comprendere, che è il portato più preoccupante, cioè mettere in mano, dopo che il ministro Bersani nel '99 mise in piedi un percorso programmatico e partecipativo sulla localizzazione dei depositi nazionali dei rifiuti, proprio perché voleva che le regioni, le informazioni e la trasparenza fossero i principali protagonisti di questo processo che riguarda l'avvenire del genere umano e la salute di tutti i cittadini. Questo è il dato dal quale dobbiamo partire per comprendere se la Regione Sardegna ha il diritto di subire questo tipo di affronto, alla luce di due considerazioni, colleghi, la prima: lo studio che ha portato alla probabile definizione dei siti in Sardegna si basa principalmente sul parametro, principalmente, ma non solo, del rapporto che c'è tra territorio e popolazione insediata; cioè noi, Regione che paga i prezzi del suo spopolamento, della sua immigrazione, del suo ritardo di sviluppo, delle sue difficoltà per effetto di un rapporto territorio - popolazione, siamo individuati come i recettori dei privilegi altrui essendo noi i primi ad aver pagato nel tempo i ritardi e le debolezze del nostro sistema di sviluppo. Secondo aspetto, bisogna che lo diciamo perché le verità vanno dette chiaramente nonostante noi oggi stesso abbiamo detto chiaramente che paghiamo un differenziale di costo energetico, è bene che si sappia che i cittadini della Sardegna da oltre un decennio pagano nelle bollette dell'Enel un onore che è riconosciuto all'Enel per legge dello Stato per mandare a rifiuto ed a discarica i residui radioattivi della produzione di energia, cioè, beffa delle beffe, paghiamo l'energia di più e paghiamo anche per conto terzi gli oneri per le discariche. Questo bisogna sapere per avere la consapevolezza che non è risolvendo il problema della ribellione civile, che è importante e va alimentata, ed è per questo ed anche per questi argomenti, mi consenta Presidente Pili, che ci sono dei momenti nella vita politica istituzionale, quando i problemi toccano l'individualità della persona umana e il rispetto delle persone umane singole ed associate, che lei deve scendere dalla presunzione della sua Presidenza e sentirsi uno come gli altri, uno disposto a non fare la solita scenetta che vuole fare, che ha fatto in questo tempo, degli effetti speciali che conclude la seduta dicendo: "Già fatto, tutto fatto. Tutto fatto, tutto a posto!" E` questo un argomento, secondo lei, che si addice a questo tipo di atteggiamento? O forse il fatto di trovare già nel dibattito con l'Aula per le impostazioni unanimi che abbiamo detto, le ragioni di percorsi di convergenza? Io credo che facciamo bene a fare tutto quello che abbiamo detto. Credo che sarà opportuno però che il Consiglio regionale faccia fino in fondo quello che è chiamato a fare, per sua natura e per sua istituzione e siccome a noi compete la sintesi delle volontà popolari, le sintesi dei sentimenti popolari intorno a questa materia, credo che noi nei prossimi giorni dovremo trovare l'unità di proporre al Consiglio con le procedure più celeri possibili una proposta di legge che dichiari la Regione Sardegna Regione denuclearizzata e che disciplini l'impedimento al transito, allo stoccaggio e alla discarica dei prodotti derivanti da processi di radioattività esperiti fuori dalla Sardegna. Questo va detto perché siccome la tutela della salute dei cittadini e la tutela del territorio rientra fra la legislazione concorrente affidata alla competenza della Regione, sarà lì la cartina al tornasole col Governo nazionale per capire se la tutela della dignità, dell'onorabilità, della salute e della vita dei nostri cittadini spetta a noi o spetta a funzioni delegate o a commissari. Credo che questo sia il nostro dovere, fare tutto compreso anche dare questa testimonianza legislativa che produce un effetto di sintesi delle volontà complessive comunitarie che la Sardegna ha espresso. Dopodiché ciascuno di voi faccia la parte che vuole, compresa quella di dire: "Tutto è fatto, tutto è a posto, forse non c'è il problema" ma noi vorremmo guardare i nostri figli pensando che quelle generazioni potranno continuare sapendo di vivere in una terra sana.

PRESIDENTE. Mi è sembrato di capire dall'intervento dell'onorevole Giacomo Sanna che anche l'onorevole Manca rinuncia al suo intervento. Quindi diamo la parola all'onorevole Cogodi per l'ultimo intervento. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Anche noi, colleghi e Presidente, ci riserviamo di esplicare più interamente e compiutamente il nostro pensiero in tutte le assemblee che si svolgeranno e in quelle anche che noi stessi riusciremo ad attivare. Tuttavia nel frattempo non rinunciamo al dovere di esprimere in quest'Aula il nostro pensiero e di indicare anche soluzioni possibili per quanto competono all'Istituzione regionale.

La Giunta tace, si dirà che le regole sono che la replica rispetto alle mozioni della Giunta regionale avviene a conclusione del dibattito, ma non è che la Giunta tace oggi, la Giunta regionale tace da tre mesi, perché se non vi fosse stata la mozione, ancora una volta delle opposizioni, che portava in Aula e chiedeva la convocazione straordinaria del Consiglio per trattare un argomento così rilevante e dicono tutti così drammatico, dicono tutti, non se ne sarebbe fatto niente! L'ordinanza di cui si parla è del 7 marzo, è andata nel Buras il 17 marzo, cioè è di quasi tre mesi fa. E la Giunta regionale non conosce ordinanze di tal genere? Del suo Governo nazionale e si tace, e non si dà un'informazione? Non si dà una comunicazione al Consiglio regionale? Si fa finta di niente, si mette la testa sotto la sabbia come lo struzzo?

Il Presidente replica alla fine! Questa sì che è cerimonia! E alla fine replicherà dicendo quello che sappiamo già, come, senza doti divinatorie, anticipava poc'anzi il collega Sanna, perché dice sempre le stesse cose quando replica: "Già fatto, già detto! Per la prima volta nella storia sono intervenuto perché prima di me la Regione non esisteva, perché prima di me era il deserto ed attenti, dopo di me sarà il diluvio!" Sappiamo già tutto, cioè sappiamo che non dirà niente, perché in questi tre mesi, colpevolmente, il Presidente della Giunta e tutta la maggioranza hanno taciuto. Ma un pezzo di maggioranza, non l'ultima o quella che varrebbe di meno, almeno numericamente, da ultimo Pittalis dice: "Io dico poche cose, perché? Perché siamo tutti d'accordo." A che cosa? A gettare la lacrimuccia! A gettare la lacrimuccia peraltro e ad andarsene pure dall'Aula? Dice Pittalis: "Siamo tutti d'accordo nel protestare, perché Berlusconi non c'entra, perché Pili non c'entra!". E allora chi c'entra? Ma mi volete dire chi c'entra? Ma chi è che ha firmato questa ordinanza? Il Presidente Berlusconi? Perché non c'entra? Non è da questa ordinanza di guerra che deriva il pericolo incombente, se già non incombe, se già non è in parte anche attualizzato, che la Regione, perché in questa ordinanza, lo ricordava prima il collega Floris, è in questa ordinanza che è contenuto tutto quanto, indica quell'itinerario che porta verso la Sardegna e verso i poligoni militari della Sardegna, è scritto qui ed è firmato Berlusconi! Perché non c'entra Berlusconi? Questa ordinanza, della quale il collega Floris ha ricordato i punti e i passaggi decisivi nella parte dispositiva, ha una premessa ed insisto nel ricordare che la premessa richiama la situazione diffusa di crisi internazionale e il contesto internazionale che modifica le strategie da seguire per la messa in sicurezza dei materiali nucleari. E' la situazione internazionale, è la guerra infinita, quella che vi piace tanto, che porta a questo tipo di ordinanze, perché se non fosse un'ordinanza di guerra questa non potrebbe travalicare tutti i poteri delle istituzioni! Li travalica e quindi definisce un'ordinanza del Capo del Governo, la deroga a tutte le leggi, ai procedimenti pubblici, alla conoscenza pubblica, all'itinerario che già qualche mese fa si annunciava, si sarebbe dovuto concludere con una legge dello Stato per definire questa questione, perché le scorie certo che sono pericolose, ma un pericolo, la popolazione deve sapere e responsabilmente partecipa ad un itinerario che preveda il modo attraverso cui se non si può eliminare, si limiti il pericolo, cioè attraverso un procedimento democratico. Invece qui interviene un procedimento autoritario firmato Berlusconi che dice: "Decida questo Generale in pensione per conto mio, dica al Ministro dell'Interno ed a nessun altro.". Qui si sono dette cose inesatte, che ci sarebbe il comitato Stato - Regioni, tutte balle! Perché qui l'ordinanza dice ad un certo punto che dovrebbero essere sentite le Regioni, in conclusione le Regioni territorialmente competenti, e tutti sapete - se non lo sapete, lo chiedete, perché avete il dovere di chiederlo - che lo Stato, soprattutto quella parte dello Stato che è l'autorità militare e il Governo che lo sorregge, ha sempre inteso che i poligoni militari sul demanio escludono le competenze territoriali delle istituzioni locali perché l'assunto che loro ritengono essere anche giuridico è che nel demanio il poligono militare è lo Stato in casa sua. Quindi anche quel parere della Regione territorialmente competente o delle Regioni è superato da questo tipo di interpretazione, non ci sarà nessuno che chiederà pareri a nessuno! Può essere che li stiano già scaricando, può darsi che quell'attività che si è detto sarà lunga negli anni sia già in corso. Non metteranno i camion con scritto "scorie nucleari", come si mette "maiali olandesi" nei camion che trasportano la carne dal nord. Non passeranno nel lungo mare di Olbia i camion con scritto "scorie nucleari" perché i vigili urbani di Nizzi li fermino, ed anche le navi e i sommergibili atomici di La Maddalena non andranno a chiedere i permessi ai vigili urbani di La Maddalena per transitare come transitano nell'Isola di Santo Stefano, perché anche lì ritengono loro che non solo non debba entrarci nulla la Regione ma essendo una concessione, seppure clandestina, segreta, non ratificata dal Parlamento nazionale ad uno Stato estero, neppure il potere e l'autorità dello Stato Italiano ci possa entrare, questo è, e se allora tutto questo procedimento porta le scorie nucleari nei poligoni militari e i poligoni militari quelli più sicuri sono in Sardegna, perché concorrono anche gli altri requisiti, che c'è meno gente messa a rischio, nel senso che la Sardegna è meno popolata, e quant'altro è indicato come criterio e come misura in questa ordinanza, se tutto questo porta alle basi militari che sono in Sardegna, mi sapete dire perché la soluzione non dev'essere ricercata nel fatto che sono le basi militari e i poligoni militari da far portar via? Che se tu ti tieni la bara, prima o poi ti portano il morto? E voi pretendete di dire "no" al trasporto per cui nessuno dirà niente e alla sistemazione delle scorie nucleari, qui c'è scritto, nei poligoni militari, però vi vanno bene i poligoni militari! Eppure in quei poligoni militari, sapete che già si fa uso di uranio, perché gli effetti devastanti già si conoscono e in quei poligoni militari un missile, anche qualche settimana fa, è esploso in aria e non dentro il poligono, fuori e subito l'autorità, bugiarda, a dire che è un missile impazzito, il vento d'alta quota ha portato alcuni frammenti in zona disabitata fuori dal poligono. Ma quale zona disabitata e quale vento ad alta quota! L'hanno cercato e l'hanno trovato il missile, era caduto a ridosso della casa di un pastore le settimane scorse! E i giornali scrivono e si fa finta che non si sa e quant'altro.

Allora, conclusione per quanto il tempo ha consentito di richiamare alcune delle elementari considerazioni che si debbono fare: soluzione unitaria, certo, a condizione che ci sia la condivisione di alcuni punti fondamentali, a condizione cioè che, nel contestare l'ipotesi deleteria che in aggiunta si annuncia, si contesti anche il danno che già è perpetrato nei confronti di questa Regione e di questa comunità. Non può essere più accettato il ragionamento: "Stiamo pagando già troppo", non dobbiamo pagare niente e la Regione dev'essere dichiarata, questa Regione, Regione di pace e di amicizia fra i popoli del mondo e questa Regione dev'essere dichiarata Regione denuclearizzata, ma anche Regione smilitarizzata. Abbiamo questo coraggio? Allora vuol dire che abbiamo il coraggio delle grandi scelte, allora vuol dire che l'autonomia ha un senso, allora vuol dire che l'autogoverno è l'interesse precipuo del popolo che non solo rappresentiamo ma di cui siamo parte, insieme al quale respiriamo, allora a quel punto davvero avrà un senso e avrà un significato, tutte le altre cose sono palliativi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie Presidente, credo che la delicatezza e la serietà del tema non mi consentiranno di replicare in particolar modo a questi due ultimi interventi, per il tenore, per il modo, per la scompostezza delle argomentazioni, però credo che il dibattito sia stato caratterizzato da un contributo chiaro e netto dell'Assemblea legislativa sarda e io proprio in questa direzione tenterò di esprimere la posizione del Governo regionale che è stata già da mesi dichiarata di totale contrarietà a qualsiasi ipotesi che veda la nostra Regione come deposito di scorie nucleari.

Vi è la totale indisponibilità del Governo regionale a quella che definisco solo una ventilata, lontanissima, improbabile ipotesi avanzata da alcuni. Dico questo perché questo Consiglio regionale ha il dovere di raccogliere le giuste e sentite emozioni di una comunità che, di fronte ad un'ipotesi come questa, giustamente, ha il dovere di preoccuparsi. E noi come Assemblea legislativa abbiamo il compito di raccogliere quelle preoccupazioni, quelle tensioni che nella Sardegna si sono registrate in queste settimane e tradurle in una lettura autentica degli atti e porre tutti gli atti in essere per evitare che questa ventilata ipotesi possa trasformarsi in una scellerata realtà.

Detto questo, credo sia assolutamente importante che noi tentiamo di riportare la questione a quella che è dettata dal decreto che ha emanato il Presidente del Consiglio dei Ministri relativamente ai punti messi all'attenzione del paese. Vi era intanto un'esigenza che non nasce, come ben potete immaginare, il 7 marzo del 2003, ma vi sono atti propedeutici che riguardano molti Governi precedenti, è un'emergenza internazionale che pone l'Italia nella necessità di rispondere alle scorie nucleari trasferite in altri paesi, in prestito, e dall'altra la necessità di occuparsi delle questioni relative a cinque Regioni. Il decreto e l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri si limita esclusivamente alle questioni delle Regioni Lazio, Campania, Emilia Romagna, Basilicata e Piemonte; solo in queste Regioni è stato dichiarato lo stato di emergenza, il 14 febbraio 2003, perché vi era l'esigenza tecnica indicata dall'Enea prima, ma dalla stessa società che si sta occupando della questione, di porre in sicurezza. Mettere in sicurezza non significa spostare da quei siti i materiali, i mezzi e tutto quello che riguarda le centrali nucleari dismesse; anzi, la tesi che il governo nazionale ha in termini di azione tampone, non risolutiva, è quella di dire: "Siccome ci sono dei siti che hanno in qualche modo negli anni scandito scelte più o meno oculate, ma sicuramente scelte anche delle comunità locali, per ubicare le centrali nucleari. In quei siti vi sono condizioni tecniche, geologiche, di posizionamento rispetto ai centri abitati, agli indici demografici che hanno fatto sì che in quei siti venissero ubicate le centrali nucleari." Il Governo italiano, il ministro Matteoli nelle audizioni in Commissione, ha più volte ribadito che la prima azione che il Governo deve porre in essere è quella di mettere in sicurezza questi siti, significa che il rilascio delle scorie nucleari dev'essere sostanzialmente prolungato.

Dico questo perché non può sfuggire a questo Consiglio regionale che la durata di decadimento del materiale nucleare passa dai centomila ai trecento-quattrocento mila anni, e quindi vi è un problema che va posto, come giustamente è stato detto in questo Consiglio regionale, in una scadenza di ere geologiche che certamente non possiamo affrontare e definire.

E` un problema che il Governo italiano - poi dirò come e con quali risultati - ha sottoposto all'attenzione dell'ENEA la questione. Quindi, vi è l'esigenza, come primo aspetto, di bloccare la pericolosità di quei siti; e quindi il soggetto che è stato individuato, la SOGIN, deve assolutamente mettere in condizioni quei siti di non essere pericolosi laddove essi si trovano.

Non vi è in nessun atto - e quando parlo di atti mi riferisco a decreti, leggi e quant'altro - che dica che occorre individuare un sito nazionale dove sistemare tutte queste potenziali scorie. E` un elemento questo, di non aver scritto una ipotesi del genere, perché tutti comprendono che è un fatto impossibile; non c'è possibilità in Italia di ubicare in un solo sito le scorie nucleari, non ci sono le condizioni politiche, non ci sono le condizioni sociali, non ci sono le condizioni tecniche perché oggi si possa individuare un soggetto e un sito unico. E non è un caso, non è un caso che il primo approccio della stessa ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri dice che nelle more della conclusone, della collaborazione a programmi internazionali di smaltimento dei materiali nucleari si debba procedere alla messa in sicurezza dei siti indicati puntualmente nella stessa ordinanza: Garigliano, Trino Vercellese, Caosso, Latina e gli altri siti che seguono.

Quindi è una scelta che prende atto di una situazione di inamovibilità; il nobel Levi Montalcini ha dichiarato in una delle commissioni parlamentari in cui è stata audita, che vi è una difficoltà anche nel trasporto, qualora quel trasporto non sia fatto con quei mezzi, navi e quant'altro, che in poche parti del mondo esistono, ma certo - dico il premio nobel - non è sul piano sociale (fa una valutazione al di sopra dell'aspetto tecnico) pensabile che questi rifiuti possano attraversare il nord e il sud del nostro Paese senza generare uno scontro sociale, cosa che è assolutamente evidente.

Aggiungo, il commissario delegato ha un solo mandato che è quello della messa in sicurezza, tutti gli altri mandati sono mandati di studio che devono essere sottoposti agli organismi competenti, Consiglio dei Ministri qualora fosse questo, con il parere sempre prescritto nell'ordinanza delle regioni interessate, ma le regioni interessate, anche in questo caso, sono quelle che devono valutare i piani di messa in sicurezza di quelle aree che ospitano le attività nucleari dismesse.

Detto questo, perché la Sardegna non ospiterà, non può e non ospiterà le scorie nucleari? Per due ordini di motivi, il primo, costituzionale e giuridico. La Sardegna, rispetto a quelle ipotesi che pure non hanno nessuna ufficialità, perché non scritte in nessun documento che emana provvedimenti su questo tema, da nessuna parte vi è scritto che le deroghe riguardano la Regione e le regioni a Statuto speciale. Le regioni a Statuto speciale hanno delle competenze primarie in alcune materie; per esempio la regione Sardegna ha la competenza primaria sull'esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della regione relativi alle miniere, cave e saline. Vuol dire che già per quanto riguarda, nell'ipotesi che qualcuno ha avanzato delle miniere, lo Stato in Sardegna non ha nessuna pertinenza e nessuna competenza e lo Statuto autonomo della Sardegna dice con chiarezza che quella pertinenza è solo ed esclusiva della Regione Sardegna.

Dico questo perché all'articolo 2 dell'ordinanza sono elencate sì venti leggi, di cui dieci che riguardano il personale che dev'essere dismesso dalle centrali nucleari e dalla società SOGIN che deve passare ad altra entità, ma quelle dieci che restano non citano, come non potevano citare, leggi che hanno una valenza costituzionalmente riconosciuta come quella dello Statuto sardo e lo Statuto sardo pone sulla questione delle miniere una competenza primaria. Così come la pone sull'acqua; e aggiungo sull'acqua che è un fattore in Sardegna talmente determinante per il livello carsico della nostra regione, per cui non è ipotizzabile che lo scorrimento delle acque che in Sardegna è più sotterraneo che superficiale crei questa ipotesi.

I siti militari; sono siti militari o sono siti dismessi? Perché se sono siti militari, quindi attivi, sono essi stessi, per il tipo di attività, siti pericolosi, dove non si può mettere qualcosa che è assolutamente a rischio in un sito militare. Se nei comuni (e non li cito perché è veramente inopportuno citare anche solo per esempio dei comuni), se in quelle aree dove si esplodono armi e munizioni di qualsiasi portata, da micromissili a missili, si ponesse soltanto l'ipotesi di collocare lì delle scorie nucleari, capite benissimo che sarebbe un riconoscere che sarebbero concluse le attività militari. Allora, cosa voglio dire? Se qualcuno dovesse ipotizzare che in Sardegna, in quei siti, non si fa più l'attività militare e si mettono le scorie, subentra l'articolo, anche in questo caso, della specialità sarda che dice: "Laddove è dismesso il patrimonio e l'attività militare, quel patrimonio passa automaticamente alla Regione". Non è che lo Stato fa la trasposizione da militare a discarica, non la può fare perché la norma statutaria dice che in Sardegna, laddove c'è la dismissione militare, il patrimonio passa in capo alla Regione.

Poi si è detto del problema demografico. Guardate, la Sardegna è una regione che può nel dato generale apparire con una bassa densità demografica, ma la Sardegna è una regione che ha 370 comuni ed è un dato assolutamente rilevante per le distanze che potrebbero esistere da qualsiasi sito, dovunque lo si collochi, che non può dare quelle risposte necessarie. Allora è evidente, colleghi, che noi abbiamo il dovere di dire, come Consiglio regionale, un no, un no categorico, un no assoluto, un no che non può essere discusso, né da Palazzo Chigi, né dal Parlamento italiano, né dalla Commissione Europea, il no della Sardegna per le sue condizioni statutarie e autonomistiche non può essere discusso da nessuno; non ci sono generali, non ci sono presidenti del Consiglio dei Ministri, non c'è nessuno che può discutere il no della nostra Regione, ma non perché noi scendiamo in piazza, colleghi, ma perché abbiamo uno strumento autonomistico, che è il nostro Statuto, che ci dice che quello è un nostro diritto, non è un qualcosa che dobbiamo strappare con la forza, strapperemo anche con la forza se qualcuno dovesse forzare, ma certo è un diritto autonomistico riconosciuto e che nessuno può assolutamente violare.

Ma vengo ad uno scenario che io sono per auspicare, e che trova in un personaggio della cultura scientifica internazionale, il professor Carlo Rubbia, come il più importante e il più autorevole rappresentante del nostro Paese. Il professor Rubbia, da me interpellato, sarà al nostro fianco; ho chiesto a lui di poter affiancare la Regione nella valutazione di questo tipo di azioni. Il professor Rubbia è a capo di una équipe scientifica mondiale che ha messo a punto e sta mettendo e definendo in questi mesi una azione importante che consentirà di portare il decadimento molto forte, cioè di quei 300-400 mila anni con il bruciamento di queste scorie a 30-50 anni. E` una soluzione che il Paese, che l'Italia ma non solo, la Russia, la Francia, l'Inghilterra vogliono perseguire. Il nostro augurio è che per le altre realtà che ospitano e hanno ospitato queste scorie si possa perseguire questa soluzione.

Io sono assolutamente convinto che con la serietà politica, senza strumentalizzazioni, perché guardate la Sardegna ha davvero poco bisogno di strumentalizzazioni. Si sottolinea (l'ha nominato Berlusconi), io dico che l'ha nominato D'Alema, credo che non sia questa la cosa importante, c'è un problema che riguarda il Paese, che riguarda il mondo, le centrali nucleari non finiscono, non finiscono nel proprio quartiere, le centrali nucleari hanno un'imponenza drammatica che riguarda l'intero Paese, quindi non è un problema che possiamo lasciare senza occuparcene agli altri; abbiamo il compito di contribuire in qualche modo a spingere i governi perché lo risolvano alla radice.

Quindi in questa direzione noi crediamo che la proposta avanzata dal governo nazionale, perché già nel prossimo G8 possa essere presentata un'ipotesi per il bruciamento delle scorie, e ridurre, sia la soluzione strategica da perseguire.

Per quanto riguarda la Sardegna io auspico oggi un pronunciamento unitario del Consiglio regionale, senza sottolineature di governi, di responsabilità, di quello o di quell'altro, ma ponendo davvero il richiamo a quelle norme statutarie che fanno della Sardegna una regione a Statuto speciale, una regione che per quanto ha già dato allo Stato e al Paese non può permettersi di dare nient'altro. E quindi sul tema delle scorie nucleari credo che ci sia una posizione ferma e chiara, pronunciata più di una volta, che è tale perché credo che l'autonomia della Sardegna si manifesti innanzitutto nel rispetto delle norme che i costituenti ci hanno regalato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per la replica.

SELIS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio e cari colleghi, noi abbiamo ascoltato con grande attenzione le parole del Presidente Pili che ci rassicura come se noi stessimo sognando, abbiamo gli incubi la notte, ce li siamo sognati la mattina. Dico subito che ci augureremmo che tutto quello che i giornali, le forze politiche, il Consiglio, le amministrazioni locali, i sindacati, le imprese e le associazioni in questi giorni hanno paventato, se tutto questo fosse stato solamente un incubo e il Presidente Pili, stamattina, suonando la sveglia, ci svegliasse dicendo: "Badate, non c'è nulla, state sbagliando tutto, mi fate perdere tempo" e se oltre a questo ci dicesse: "Badate, state drammatizzando, state gettando degli allarmismi (come di fatto ha cercato di dirci) per cui è tutto tranquillo", noi saremmo, se fossimo convinti di quello che Pili dice, soddisfatti.

Però il nostro interlocutore non è tanto e solo Pili, perché non decide Pili la firma delle ordinanze e la deroga alle leggi; noi si saremmo aspettati oggi dal Presidente che ci dicesse cose di questo genere portando uno straccio di documento, non la sua personale interpretazione delle leggi costituzionali, che sarà pure autorevole, ma non è determinante.

Noi ci saremmo aspettati che il Presidente Pili ci portasse un documento e ci dicesse: "Ho ricevuto una lettera rassicurante dal Presidente del Consiglio dei Ministri", ci dicesse: "Ho incontrato il Presidente del Consiglio dei Ministri", ci dicesse: "Ho sentito il Ministro degli Interni che viene ogni tanto qui e mi ha rassicurato", ma il Ministro degli Interni, intervistato l'altro giorno, ha detto: "Non è deciso nulla". Allora, noi abbiamo detto durante tutta la giornata che siamo preoccupati, tesi e preferiremmo essere domani accusati di un eccesso di allarme, che essere invece accusati di un eccesso di ottimismo.

Mi pare che nelle parole di Pili - e noi vorremmo crederlo, ma non ci ha dato elementi per credere - c'è un eccesso di ottimismo, c'è una strana serenità. Noi vorremmo essere d'accordo con lei, vorremmo credere, ci dia uno strumento, al di là delle sue interpretazioni giuridiche, ci dia uno strumento scritto, ci dia un documento, ci dia un verbale, incontri il Presidente Berlusconi come avete fatto tante volte per problemi anche molto minori, con conferenze stampa, e ci faccia ripetere da Berlusconi quello che lei ha detto!

Questo è il problema, questa è la nostra preoccupazione! Quando lei dice queste cose, sulla base di che cosa esorcizza o pretende di esorcizzare le nostre preoccupazioni? Sulla base di una credibilità personale? Sulla base del colpo di teatro: "Avremo di fronte a noi ieri Savona, oggi Rubbia", e Rubbia intervistato ha detto: "Io su questa materia non posso parlare perché c'è un segreto professionale di Stato che mi vincola a non tornare sull'argomento". Ci porti uno scritto di Rubbia che dice e certifica che il problema non esiste; ci porti una sola riga che ci dice che la messa in sicurezza non è lo stoccaggio unico o non unico (poi lo vedremo) delle scorie; ci porti un documento che avvalli la sua parola che, per quanto autorevole, non rasserena noi, non rasserena la stampa, non rasserena i sindaci, non rasserena questo Consiglio, non rasserena i sardi.

Noi su questo non vogliamo fare polemiche, non ci interessa, abbiamo apprezzato gli interventi di tutti i colleghi che sono intervenuti oggi. Ci diciamo: "Badate, certo, speriamo che sia solo un falso allarme, speriamo che sia un eccesso di preoccupazione", ma domani, dopodomani, svegliandoci, quando ci incontreremo qua fra una settimana (perché credo che il Consiglio debba rimanere impegnato su questa materia) credo che saremo i primi a dire: "Abbiamo esagerato, abbiamo avuto troppa paura", ma noi siamo anche convinti che domani, andando nelle nostre comunità, i cittadini prendendo atto che il pericolo non esiste ci diranno che siamo stati puntuali sul problema, una volta tanto all'altezza del nostro compito, all'altezza del mandato che abbiamo ricevuto.

Allora ecco perché non ci possiamo accontentare, non ci rasserenano, non sono esaurienti, non sono convincenti le parole del Presidente senza uno straccio di documento, senza un minimo di incontro, senza nient'altro che la sua arrogante in certi momenti, ma forse è un fatto di carattere quindi cancello la parola, al posto di arrogante eccessiva sicurezza, noi vorremmo che questa eccessiva sicurezza fosse la nostra sicurezza. Se il Presidente Pili ha elementi di fatto per questa sua sicurezza, elementi concreti, documenti, verbali d'incontro, certificazioni, ce le fornisca; noi saremo i primi a dare atto al Presidente di questo nostro rasserenamento. Ma noi oggi non abbiamo nulla! Noi oggi usciamo da quell'Aula, ognuno di noi incontra i suoi cittadini, i suoi concittadini e dirà a questi che si sono preoccupati, ai giornali che si sono preoccupati, ai sindacati che si sono preoccupati, agli imprenditori che si sono preoccupati: "State tranquilli". E quelli ci dicono: "Perché?" "Perché ce l'ha detto il Presidente Pili!"

Ragazzi, di cosa stiamo parlando? Questo non è un club bocciofilo, questo è il Parlamento sardo e il Parlamento sardo decide, orienta le sue scelte, prende delle decisioni sulla base di atti, di documenti e di leggi. Allora, nonostante il Presidente Pili abbia detto che non è violato in nostro Statuto, a scanso di equivoci, faccia un ricorso alla Corte Costituzionale a tutela dello Statuto, tanto non ci rimettiamo nulla, tutto al più ci dirà che è tutelato, tutto al più ci dirà che siamo tutelati e noi prenderemo atto con soddisfazione che il Presidente Pili aveva ragione, ma ce lo faccia dire dalla Corte dei Conti, oppure ce lo faccia dire dal Governo che lo Statuto non è violato e che i poteri straordinari del generale commissario non violano le nostre competenze in materia di Statuto, in materia di protezione civile, così come non violano le norme e i trattati internazionali.

Se non ci sono queste cose, se non ci sono queste certezze rimane in piedi tutta la nostra preoccupazione, che non è fondata, caro Presidente, solamente sull'ordinanza, che pure è un elemento, ma è anche fondata sulle audizioni e sugli atti parlamentari e su questo lei non ci ha detto una sola parola; è fondata sul silenzio del Governo, è fondata sul silenzio dei ministri, è fondata sul silenzio della SOGIM, è fondata, la nostra preoccupazione, su un silenzio assordante che ci preoccupa e genera i nostri incubi.

Allora, quando si dice che i siti di stoccaggio saranno imposti, probabilmente isolati, probabilmente in miniere, probabilmente vicino ad impianti militari, non negli impianti militari, ma vicini agli impianti militari perché gli impianti militari, possano difenderli, perché l'uranio ha un grande valore bellico ed anche economico, staranno vicino a siti militari dove verosimilmente ci sono anche interessi industriali, questo identikit rassomiglia alla Sardegna o alcuni di noi, Corona, Floris ce lo siamo sognati? Dico quelli della maggioranza non quelli dell'opposizione.

In questa materia vorremo che non ci fosse né maggioranza, né opposizione, io non voglio parlare in nome dell'opposizione, come gli altri miei colleghi non hanno parlato in nome della maggioranza; si faccia carico, signor Presidente di questa preoccupazione, ci porti la settimana prossima gli atti, i documenti, i fatti, ci rassereni per quello che può fare. Se fa queste cose una volta tanto anche lei ci avrà al suo fianco, non lo dico come un fatto di retorica perché sa che non mi è congeniale da questo punto di vista, ma questa battaglia va fatta insieme e va fatta anche a costo di scoprire che il nostro allarme era eccessivo, ma meglio preoccuparsi prima che pentirsi dopo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi perché associata a questa mozione c'era anche l'interpellanza presentata.

COGODI (R.C.). Veramente c'è poco da aggiungere a quello che è stato detto da ultimo anche dal collega Selis. Il Regolamento prevede che rispetto alle interpellanze, dopo la replica della Giunta, ci si possa dichiarare soddisfatti o insoddisfatti. Io mi dichiaro né soddisfatto, né insoddisfatto, mi dichiaro indignato, come credo debba essere indignato ognuno che in questo Consiglio non solo siede, ma partecipa, pensa, interloquisce e tiene alla sua dignità.

Ma perché mai tanti consiglieri regionali, la gran parte della maggioranza, sono intervenuti su questo argomento e hanno detto le cose che hanno detto? Perché hanno usato i toni preoccupati che hanno usato? Perché hanno rivolto appelli a trovare soluzioni, anche il più possibile unitarie? Per fare fronte comune, per guidare la resistenza del popolo sardo? Tutto questo si è detto! Perché se il problema, secondo il Presidente della Giunta non c'è, non esiste? Se l'ordinanza che ha richiamato direbbe, secondo lui, quello che non dice, cioè che si dovrebbero mettere i siti in sicurezza quando invece l'ordinanza non dice di mettere i siti in sicurezza, ma i materiali nucleari che sono in quei siti, con tutte le procedure che portano dritto verso altre soluzioni e, come si è detto, purtroppo, le soluzioni privilegiate appaiono essere i poligoni militari e i poligoni militari in gran parte, purtroppo, stanno in questa Regione!

Vuole anche dare un incarico di consulenza a Rubbia, perché? Rubbia ha già detto quello che pensava in materia; vuole dare un incarico di consulenza a Rubbia perché non lo può dare a Savona? Ma Savona l'incarico ce l'ha già per fare il piano di rinascita e in una nota della Corte dei Conti oggi si legge che la convenzione data a Savona è una convenzione che è stata affidata senza che vi fosse avviso pubblico. Ma il professor Savona non dovrebbe solo fare il piano di rinascita, e lo doveva fare - diceva in Aula il Presidente - entro l'anno 2002! Professor Savona lavora anche a stretto contatto di gomito con il generale Jean perché è Presidente dell'Impreglio S.p.A., che è la società operativa che poi fa i lavori che Jean decide di fare, quindi Savona è già impegnato dalla Regione per il piano di rinascita che non fa e per cui non c'è neppure convenzione legittima e il professor Rubbia faceva già parte della Commissione scientifica e ha già detto quello che doveva dire e ha già dato la sua autorevole opinione.

Conclusione: non si può assolutamente più andare avanti così! Ne prenda atto la maggioranza, né prenda atto e ne prendano atto i singoli consiglieri perché non è questo un modo di interloquire in un Consiglio regionale. Il problema resta, è grande, è gravissimo e dovremo sicuramente adottare altre iniziative in quest'Aula e fuori di quest'Aula soprattutto, perché la questione, che è grave e preoccupante, possa essere ovviata nei modi in cui sul piano politico, istituzionale, sociale e culturale dovrà essere ovviata. Certamente non ha contribuito la replica, che non è affatto rassicurante, è solo un modo di dire, tanto per dire, che ha svolto il Presidente della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Sull'ordine dei lavori per chiedere, se è possibile, una sospensione di cinque minuti per valutare se ci siano le condizioni per un ordine del giorno del Consiglio o se si vota la mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per dire che eventualmente con un ordine del giorno che ho visto già circolare, per quanto mi riguarda, faremo nostra la mozione e quindi nessun ritiro di mozione.

PRESIDENTE. Sospendiamo per cinque minuti perché ci sia la possibilità che le forze politiche valutino la possibilità di firmare unitariamente un ordine del giorno. La seduta è sospesa, i lavori riprendono alle ore 22 e 15.

(La seduta sospesa alle ore 22 e 06 , viene riaperta alle ore 22 e 28.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Poiché non è pervenuto a questa Presidenza alcun ordine del giorno dobbiamo mettere in votazione la mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Chiedo la votazione palese col sistema elettronico e chiedo di poter intervenire per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, voglio premettere e precisare una cosa che devo riconoscere ai colleghi della maggioranza; tutti gli interventi che si sono sucecduti in questa giornata su questo tema, onestà politica e personale, a dimostrazione che non era un tema di maggioranza e opposizione, ma bensì qualcosa di ben più alto e importante, visto e considerato gli accadimenti e i pronunciamenti dei diversi settori della società sarda di quest'ultimo periodo. Quello che mi lascia perplesso è che il responsabile della Giunta, Presidente, vada controcorrente, come che questo sia un popolo di visionari, come che tutto ciò che si sta dicendo, le preoccupazioni che si stanno manifestando siano campate in aria, e porta come giustificazione delle sue tesi due motivi, uno è di carattere costituzionali. Allora io voglio ricordare che quel motivo di carattere costituzionale dove ricorda a noi che questa è una Regione a Statuto speciale, dove ha competenze sulle miniere e sull'acqua, che quando fu deciso, non dal Parlamento italiano ma da un Presidente del Consiglio di quel periodo, di dare agli americani la possibilità di installare la base dei sommergibili nucleari a Santo Stefano, e cioè a La Maddalena, non chiesero il permesso a nessuno, eravamo anche in quella circostanza Regione a statuto speciale; della nostra specialità sapete benissimo che cosa ne hanno fatto. Quando come partito abbiamo raccolto le firme per fare il referendum perché i sardi potessero decidere di cacciar via ciò che arbitrariamente era stato deciso da altri, calpestando la nostra autonomia, ci fu impedito, nonostante le firme e la volontà dei sardi, di fare quel referendum.

E non è vero neanche l'altro motivo, che le basi dismesse finiscono direttamente alla Regione, perché l'accorgimento è talmente semplice e infantile che l'Esercito, lo Stato, chi di dovere, questo Governo, non ha nessun motivo per dismettere le proprie basi, può senz'altro decidere che in quelle basi, senza dismetterle, ci faccia altro, ciò che l'Esercito, lo Stato ha sempre deciso di fare nelle nostre basi, sempre. Le preoccupazioni dell'uranio impoverito, tutto ciò che è stato manifestato in modo grave ma preciso dalle popolazioni, da professionisti, da specialisti, non può essere ancora messo nel silenzio. Ci sono quei precedenti, quindi le cose quando le hanno dovute fare le hanno fatte. Possono smettere di utilizzare quella base per gli scopi per cui sino ad oggi l'hanno utilizzata, e fare dentro quella base il posto ideale per ricevere le scorie nucleari. Ma possiamo ancora oggi dire che tutte queste, e con quale coraggio le diciamo, possano essere motivazioni valide per scoraggiare, allontanare lo spettro che in quest'Isola le scorie nucleari continuino ad arrivare? Continuano ad arrivare perché noi ne siamo già produttori. Questo è l'elemento di forza del Presidente della Giunta, che attraverso questi due motivi, quello costituzionale e quello politico, può allontanare, tranquillizzare, e quindi quasi manifestare che questo sia un popolo veramente di visionari. Non è questo il modo di manifestare la propria autorevolezza, Presidente Pili, la sua autorevolezza la deve manifestare in altra sede, nelle sedi più opportune e appropriate, per difendere il diritto dei sardi, quello che i sardi oggi, attraverso gli organi di informazione schierati apertamente e tutti i cittadini sardi uno per uno le stanno dicendo di fare.

Lei in quest'Aula stasera ha tradito quella fiducia, la fiducia di quel consenso, di quei cittadini che anche domani dimostreranno le paure e per certi versi le certezze di quello che sta per accadere su quest'Isola. Non si allontana così quella paura, non si allontana così quello spettro, lo si fa in altro modo, non cercando su questo tema specifico di allontanare maggioranza e opposizione per cercare di recuperare lei credibilità e forza. Su questo tema non c'è né maggioranza e né opposizione, ci sono i sardi e spero l'intero Consiglio regionale e il nostro voto certamente sarà a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEIANA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, io ho ascoltato tutti gli interventi oggi in questa discussione e mi scuso se ruberò qualche minuto per una dichiarazione di voto, perché ho evitato di intervenire nel merito avendo in questo periodo letto tantissimo sull'argomento e anche scritto molto sull'argomento stesso, e forse se avrò voglia e tempo raccoglierò le mie riflessioni, che sono più che altro, specialmente e naturalmente, per la professione che faccio, di natura scientifica, forse raccoglierò in un volumetto che metterò a disposizione.

Il contenuto degli interventi è stato di grande responsabilità da parte di tutti e penso che questo derivi dal fatto che tutti abbiamo preso coscienza che ci troviamo di fronte a un problema di grande delicatezza. E' un problema di grande delicatezza che ha dietro fenomeni di portata elevata. Quando parliamo di nucleare, quando parliamo di smaltimento di materiale radioattivo parliamo di problemi storici; sono problemi che vanno nel tempo e che non si esauriscono con un dibattito, seppur approfondito, del Consiglio regionale e, a quello che si può leggere in questi giorni, dalla rassegna stampa risulta che la sensibilità ha coinvolto le forze sociali, le forze politiche, ha coinvolto le forze religiose, i movimenti, le associazioni e le forze produttive, il che vuol dire che c'è una sensibilità e una paura allo stesso tempo, la paura di danneggiare la bellezza della nostra terra, la paura per la salute e l'integrità biologica del nostro popolo, perché di questo stiamo parlando perché gli effetti del nucleare portano anche a questo, la paura di un intero territorio, la paura di un intero popolo.

Presidente Pili, io ho ascoltato attentamente anche la sua replica e nel riferire il colloquio con lo scienziato Rubbia mi ha incuriosito il riferimento che lei fa, naturalmente perché gli è stato riferito e porta giustificazione, dove dice che il decadimento della radioattività può essere ridotto a trent'anni. Presidente, se scopro una cosa di questo genere ci saranno altri premi Nobel, a questo gruppo tantissimi, e forse lo stesso Rubbia arriverà a dieci premi Nobel. Io auguro che questa sia una scoperta dell'umanità che si realizzi in tempi brevi, ma ho paura che forse qualcuno di noi quando ci sarà questa scoperta forse non ci sarà più, perché è una scoperta molto difficile.

La Sardegna oggi nel mondo, con delle pubblicazioni scientifiche su ricerche che si stanno conducendo qui in Sardegna sulla longevità, è conosciuta come la terra o l'Isola dei centenari, dove si vive più a lungo, dove c'è questo record di centenari viventi. Non penso che questa terra, se avesse la "fortuna" di ricevere materiale radioattivo potrà tenere questo record, perché sappiamo quali sono i danni che vengono provocati dalle radiazioni, ed ecco il mio pessimismo sulle sue risposte e sulle sue affermazioni. Forse ci vorrà ancora qualcosa di più, ecco perché dico che sono favorevole e firmatario della mozione numero 110, quindi la sostengo e la voto, era necessaria perché doveva essere fatta in risposta della ordinanza 3267 del Presidente del Consiglio, perché è un'ordinanza che provoca e crea tantissime preoccupazioni. Allora la sensibilità di tutte le forze politiche deve essere sufficiente affinché l'attenzione sia alta, l'attenzione sia pronta e affinché le dimostrazioni di forza che dovremmo fare se avvenisse una decisione di discarica nel nostro territorio delle materie radioattive, dobbiamo essere pronti anche a disubbidire con la nostra forza per conservare non soltanto noi, ma per conservare anche i nostri discendenti che ci saranno nel futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere breve. Una considerazione preliminare per ricordare al collega Sanna che la nostra Isola purtroppo è soggetta, come il resto dell'Italia, agli obblighi di una guerra che qualcuno afferma abbiamo vinto e che qualcuno spesso ci ricorda che abbiamo perso, e che la presenza di molte basi militari in Italia trova spiegazione nella storia non più tanto recente, ma comunque nella storia di tutta l'Italia, Sardegna compresa. E' così, ne prendiamo atto. In ogni caso io voglio soltanto dire che sono state sempre favorevole all'energia nucleare e che in Italia bisognerebbe riaprire il dibattito sulle conseguenze causate dall'esito di un referendum che si verificò sulla spinta emotiva del fatto di Chernobyl: pochi giorni dopo si votò in Italia e si decise di cancellare le centrali nucleari italiane, con tutte le conseguenze economiche e di sviluppo anche industriale della nostra nazione. Oggi, dal punto di vista tecnologico è possibile costruire certamente centrali molto più sicure di quelle di Chernobyl, e tali erano le centrali italiane, e altre gli italiani all'avanguardia nel mondo erano in grado di costruire. Non mi spaventa neanche la presenza della radioattività: basta andare a Capoterra, basta andare a Escalaplano, ad Aggius, in Sardegna c'è radioattività perché c'è uranio in Sardegna, si sono fatte delle ricerche, qui ci sono dei geologi e lo possono confermare. E' possibile anche stoccare in Sardegna delle scorie radioattive in regime i sicurezza, di estrema, grandissima sicurezza; del resto basta girare l'Europa per vedere presenza di centrali nucleari che sono certo più pericolose delle scorie radioattive, sono molto più pericolose della presenza dei sottomarini, comunque ciò con toglie che anch'io, come il resto dei colleghi, pur essendo favorevole allo sfruttamento dell'energia nucleare, sia estremamente contrario al fatto che in Sardegna arrivino scorie nucleari di chi ha goduto i vantaggi della presenza dello sfruttamento del materiale nucleare e poi decide di dare a noi tutto quello che è il loro rifiuto, che comunque non costituisce in nessun caso, come è capitato per altri rifiuti che ricordava l'onorevole Calledda, che possono costituire una risorsa, qui costituiscono soltanto un problema comunque. Non li vogliamo, anche per motivi di immagine sono fermamente contrario anch'io all'arrivo delle scorie nucleari in questo contesto perché costituiscono anche un insulto al popolo sardo.

PRESIDENTE. Però, onorevole Liori, per cortesia la inviterei a esprimere il suo voto?

LIORI (A.N.). Voterò a favore della mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per chiedere di votare per parti. La prima parte arriva sino alla pagina 2, al primo capoverso dove c'è scritto "considerato" chiediamo di cassare la frase "stante tale ordinanza e quindi" e sostituirla con "non deve essere"; al capoverso seguente cassare tutto quello che inizia per "considerato". Sempre a pagina 2, all'ultimo capoverso cassare dopo "considerato" la prima riga "che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno prossimo venturo,"; a pagina 3, al secondo capoverso, dopo "considerato che" sostituire la "probabilità crescente" con "l'ipotesi", e alla seconda riga cassare "non smentita né dal Governo, né dalla Giunta regionale" e la parola successiva "rappresenta" sostituirla con "rappresenterebbe" e cassare in seguito il capoverso seguente, "considerato il silenzio" eccetera, completamente.

PRESIDENTE. Penso che sia difficile per ciascun consigliere ricordare così al momento in cui arriveremo alla votazione le proposte che ha avanzato l'onorevole Corona. Naturalmente più che una votazione per parti è una proposta diversa rispetto al testo originario. Chiederei agli Uffici di fotocopiare questa proposta che ha fatto adesso l'onorevole Corona e di distribuirla a tutti i consiglieri.

Nel frattempo do la parola al consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che nel corso dei lavori tutti i colleghi avranno ben presente che cosa andremo a votare, comunque dichiaro fin d'ora il mio voto favorevole alla mozione con le correzioni illustrate dal collega Corona. Favorevole perché enunciamo, come Gruppo dell'UDC, il nostro voto contrario e comunque a qualsiasi presenza di scorie nella nostra Regione.

Plaudo anche e devo dire di condividere molto la replica del presidente Pili. Perché condivido la replica del presidente Pili, e mi dispiace che i toni nei successivi interventi siano stati non altrettanto sereni come quelli degli interventi per l'illustrazione della mozione o nella discussione generale. Lo dico perché penso che il presidente Pili abbia fatto una replica in totale buona fede. Credo che non sia il compito solo del presidente Pili di ricercare tutte quelle azioni con il Governo nazionale o con i nostri rappresentanti presso il Parlamento nazionale, perché si attivino tutti insieme, perché non è una questione di parte, così come questo voto non è il voto di un partito o di un gruppo, ma è il voto cosciente di rappresentanti del territorio sardo. Perciò tutti noi attiviamoci perché quello che lei ha detto, onorevole Selis, che condivido, venga messo in essere attraverso anche tutti i nostri rappresentanti a Roma con una voce unanime, la voce del popolo sardo, come ha detto il presidente Pili, che se fosse necessario anche con la forza respingerà qualsiasi tipo di prevaricazione nel proprio territorio. Ma in buona fede anche perché io credo, sono convinto, presidente Pili, che nella sua buona fede lei escluda che ci siano comunque delle prevaricazioni sul nostro territorio.

Sono convinto che un Presidente della Regione debba essere pienamente cosciente di questo e debba difendere questo diritto, ma consenta a noi invece, a me, Presidente, di dubitare fortemente di questo, nel senso che né lei, né noi purtroppo in questa situazione sapremo mai, come mi sembra abbia detto in un'altra occasione anche il collega Cogodi, a cui do atto di una certa puntualità in alcune affermazioni, mentre invece le divagazioni sul tema del piano di rinascita credo che poco c'entrassero in questa situazione, voglio dire noi non sapremo mai cosa ci sarà sugli elicotteri, sulle navi, sui mezzi che arrivano presso le basi militarmente in Sardegna. Non lo saprà lei, non lo saprò io, non lo sapranno altri di questa Assise. Questo ci sfugge, questo dovremo cercare di recuperare e dovremo cercare di controllare, ma credo anche, da tutte le relazioni, al di là del fatto che io non condivido il nucleare, non l'ho condiviso, non lo condividerò, ho votato contro allora, rivoterei anche oggi che ci sono grandi crescite tecnologiche, perché non accetto né gli effetti né le cause, non accetto le centrali e non accetto le scorie, e non accetterei le scorie anche se avessi le centrali, non so come dire che non accetterei niente di tutto questo. A volte cerchiamo le cose che ci uniscono, ma troviamo sempre motivi per dire che molte cose ci separano. Non è il prezzo che mi interessa per accettare le scorie nucleari, non ha prezzo. La nostra dignità, anche nella povertà, non ha prezzo e non accettiamo di essere comprati per essere la pattumiera del Mediterraneo.

Con queste precisazioni, con il plauso alla sua replica, voteremo a favore della mozione con le correzioni proposte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Solo per dire una cosa, nel merito abbiamo già detto, chi ha voluto intendere, capire, interloquire, rendersi disponibile a trovare formulazioni compatibili lo ha fatto nel corso dell'intera serata, che è già diventata tarda, per dire che siamo in sede di votazione e siamo alle dichiarazioni di voto. Quando si dichiara il voto si dichiara il proprio voto nel merito del documento che è in votazione, qualcuno invece insiste nel dare il voto agli altri, nel fare le pagelle, da ultimo adesso anche il collega Capelli, che dà il voto, che cosa dell'intervento degli altri va bene e che cosa va male. Il passaggio di Savona andava benissimo, perché se non l'hai capito Savona è presidente di una società che opera questo settore dello smaltimento dei rifiuti nucleari, che lavora a stretto contatto di gomito con il generale Jean, o come lo chiamate, incaricato dal tuo Presidente del Consiglio di fare questa operazione, questa porcheria. Quindi c'entra il professor Savona, che è anche incaricato però da questa Regione in fare il piano di rinascita, e la stessa persona dovrebbe fare il piano di rinascita e il piano delle scorie nucleari! Come non c'entra! C'entra, purtroppo, eccome! E insisto.

CAPELLI (U.D.C.). Non esprimo giudizi.

COGODI (R.C.). Altra questione, Presidente del Consiglio: noi siamo in votazione del documento che si può votare intero o per parti, il documento però, non è consentito in sede di votazione redigere altri documenti. La votazione per parti vuol dire che la parte che si condivide si vota, la parte che non si condivide non si vota, questa è la votazione per parti per il nostro Regolamento, a proposito di voti che si danno a tutti con tanta faciloneria, e per il resto va bene, ognuno si regoli. Il Presidente dice che il problema non c'è, non esiste e voi dite, e da ultimo adesso Capelli, che contro le prevaricazioni bisogna reagire anche con la forza, e intendo forza morale, forza politica, ma anche la forza delle armi, quasi si intende, e contro le prevaricazioni che si annunciano. Il tuo Presidente dice: "Non c'è non solo prevaricazione, ma non c'è neppure possibilità giuridica e tecnica e neppure annuncio di rischio per la Sardegna". Ma mettetevi poco poco d'accordo con voi stessi!

Presidente insisto nella osservazione di ordine procedimentale, siamo in sede di votazione, la mozione si può votare intera o per parti, per parti significa che si può votare in modo differenziato quello che c'è nella mozione, non intervenire in questa fase con altre proposte emendative, che se vengono adesso distribuite io non ricevo perché sono irricevibili.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, occorre che ci intendiamo. L'articolo 116 del Regolamento, secondo comma, prevede la possibilità che anche le mozioni possano essere emendate e che quindi possano essere presentati degli emendamenti.

COGODI (R.C.). Certamente, ma non in sede di dichiarazioni di voto, se no non finiamo mai! Non è così, faccia come vuole, ma non è così.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, abbia pazienza, lei non può ogni volta dire che non è così. Io le sto dicendo che alla mozione possono essere presentati degli emendamenti, lei può dire tutt'al più che la presentazione di questi emendamenti è avvenuta in maniera irrituale e io posso...

ORTU (R.C.). Irregolare!

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, per cortesia, lei chieda la parola e intervenga.

Lei può sempre dire che gli emendamenti sono stati presentati in maniera irrituale nel senso del tempo.

COGODI (R.C.). Questo ho detto.

PRESIDENTE. Gli emendamenti sono stati presentati in maniera irrituale nel senso del tempo, ma siccome siamo in una situazione particolare questa Presidenza ha ritenuto di poter ammettere, anche se presentati in maniera irrituale, questi emendamenti e quindi l'onorevole Corona ha illustrato questi emendamenti. Nella fase della votazione è evidente che voteremo per parti partendo dal documento originario. Questa è la proposta che avanza questa Presidenza e che a me pare, poi possiamo anche naturalmente ricevere tutte le critiche possibili, la più equilibrata, e quindi intendo procedere in questo modo. Chiedo se ci sono altre dichiarazioni voto.

Se non ci sono altre dichiarazioni di voto, siccome appunto ci sono diversi emendamenti presentati, chiedo ai colleghi il massimo dell'attenzione, vorrei dire che è stata chiesta dall'onorevole Giacomo Sanna la votazione palese elettronica. E` confermata la richiesta di voto elettronico palese? Onorevole Sanna, su che cosa vuole intervenire?

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per confermare la richiesta di voto palese di poter votare direttamente il testo su cui sono state apportate le correzioni, in un'unica votazione.

PRESIDENTE. C'è anche la proposta avanzata dall'onorevole Giacomo Sanna di passare direttamente al voto della mozione come emendata e distribuita ai colleghi, siamo d'accordo?

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per quanto ci riguarda saremmo anche d'accordo, c'è una integrazione però…

(Interruzioni)

Ohhh, ohhh che cosa? Stai a sentire come ho ascoltato anche te! All'ultima pagina (pagina 4) chiediamo di votare dalla parola "invita tutti i comuni" fino a "promuovere assemblee aperte", quindi cassando la parte "affinché tutte le popolazioni della nostra Regione siano informate del tentativo in atto e della straordinaria pericolosità delle scelte che si accinge a fare il Governo a scapito degli interessi dei sardi". Questa parte, che è un giudizio politico negativo sul Governo, per quanto ci riguarda come maggioranza non la possiamo assolutamente consentire, mi pare ovvio, quindi questa parte che è sfuggita ai colleghi che hanno lavorato sul testo, in ogni caso chiederemo la votazione per parti anche di quest'ultimo punto.

SPISSU (D.S.). Si vota separatamente.

PRESIDENTE. Un po' di attenzione, tutti quanti avete il testo davanti, mettiamo in votazione la prima parte, a pagina 2, sino a "considerato che il commissario delegato".

(Interruzioni)

Chiedo scusa, se c'è l'accordo di tutti mettiamo in votazione tutto il documento sino a pagina 4 "le stesse amministrazioni locali a promuovere assemblee aperte". Mettiamo in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Come bisogna esprimersi in quest'Aula? E' stata chiesta la votazione per parti, poi sono stati presentati emendamenti definiti irrituali (che vuol dire irregolari, vero?) e tuttavia ammessi dalla Presidenza. Allora se sono emendamenti si votino gli emendamenti. Noi intendiamo votare la mozione che abbiamo presentato; intendiamo votare la mozione che è stata messa ai voti e rispetto alla quale si è chiesta la votazione per parti, allora si stendano, la Presidenza dice che sono irrituali, li accetti come emendamenti, distribuisca gli emendamenti e in base alle procedure tutte irrituali, però comprensibili, si voti, perché ancora da ultimo ognuno che interviene propone un'altra modifica e alla fine noi siamo spogliati del diritto di votare la mozione che abbiamo condiviso e che è stata messa ai voti.

Noi intendiamo aver salvaguardato il diritto di votare la mozione che abbiamo condiviso e che, in esito alla discussione, è stata messa ai voti, è chiaro il concetto? Poi lei accetti tutte le irritualità che ritiene però non le faccia valere nei nostri confronti e a danno nostro.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io ho avuto l'accortezza di chiedere se vi era l'accordo dell'Aula e l'ho chiesto…

COGODI (R.C.). Abbiamo già detto che non c'era!

PRESIDENTE. E l'ho chiesto…onorevole Cogodi, io non l'ho interrotta durante il suo intervento! Proprio perché avevo sentito bene il suo intervento, ho chiesto due volte di votare per parti, compresa l'ultima volta quando tutti mi avete detto: "No, andiamo avanti". Quindi, per cortesia, ho già chiesto all'Aula di aiutarmi a concludere decorosamente i lavori di una giornata lunga e faticosa, allora vorrei e gradirei davvero che tutti i colleghi lavorassero in questa direzione e non ciascuno a sottolineare la propria particolarità.

Io ho proposto di votare la prima parte sino a pagina 2 "considerato che il commissario delegato", proprio perché vi era stata una osservazione avanzata dall'onorevole Cogodi e quindi credo che sia opportuno procedere in questo modo.

Allora procediamo in questo modo, votiamo sino al punto, pagina 2, "considerato che il commissario delegato" escluso.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte sino al punto considerato di pagina 2 escluso.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 58

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico ora la votazione, con procedimento elettronico, dell'emendamento sostitutivo parziale del capoverso che inizia con "considerato che il commissario delegato", l'emendamento reca "non deve essere" al posto di "stante tale ordinanza e quindi".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: COGODI - DORE - ORTU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 57

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 53

Contrari 4

(Il Consiglio approva).

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Visto e considerato che sono diverse votazioni, il voto elettronico palese andava bene se fossero state di meno, credo che per alzata di mano si possa andare avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Siamo in sede di votazione e noi siamo per mantenere il voto elettronico, è irrituale che si cambi nel corso delle votazioni.

PRESIDENTE. Ci sono altri otto consiglieri che appoggiano la richiesta del consigliere Vassallo?

(Interruzione del consigliere Cogodi)

Onorevole Cogodi, le voglio ricordare che l'onorevole Sanna ha proposto una modalità di votazione e aveva credo anche il diritto di cambiare opinione e proporre una modalità diversa. Peraltro non siamo in un'unica votazione, siamo in una serie di votazioni successive e quindi è legittimo chiedere anche di votare con un'altra modalità. Ci sono otto altri colleghi che appoggiano la richiesta dell'onorevole Vassallo?

(I consiglieri BALIA, DETTORI, DEMURU, PACIFICO, PINNA, IBBA, MANCA appoggiano la richiesta.)

Ci sono, allora continuiamo con il sistema elettronico.

Votiamo il capoverso "considerato" tenuto conto del fatto che c'è già approvato l'emendamento.

(Interruzioni)

Chiedo scusa, colleghi, ripetiamo, nella votazione precedente è stato approvato l'emendamento sostitutivo parziale che ha corretto parzialmente tutto il capoverso che peraltro non è stato votato, allora è chiaro che dobbiamo votare il capoverso.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del primo capoverso modificato.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 58

Astenuti 1

Maggioranza 30

Favorevoli 58

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'altro capoverso "considerato che è proveniente dal Governo" che si vuole cassare, quindi mettiamo in votazione il testo e naturalmente chi vuole eliminarlo, deve votare no. quindi conseguentemente rosso.

Onorevole Cogodi, su che cosa?

(Interruzioni)

Non siamo in dichiarazione di voto segreta, quindi è pienamente legittimo che l'onorevole Cogodi possa svolgere la sua dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Se volete partecipare all'Assemblea elettiva, partecipate, se le proposte...

PRESIDENTE. Colleghi, io vi invito per cortesia a consentire che i lavori possano proseguire. Prego onorevole Cogodi svolga la sua dichiarazione di voto.

COGODI (R.C.). Per tranquillizzare alcuni colleghi di parte di maggioranza che sono un po' agitati, nel momento nel quale avete preteso di introdurre, in sede di votazione, modifiche ad un documento che lo stesso Presidente ha ritenuto essere irrituali e tuttavia, data l'eccezionalità della situazione, le ha equiparate quelle modifiche a degli emendamenti, è curioso che voi pretendiate che sugli emendamenti, che è una normativa nuova, non si possa dichiarare il voto.

Però anche questo atteggiamento la dice lunga sul modo come voi intendete, e mi rivolgo a quelli che propongono ovviamente l'emendamento contro il quale io sto parlando, come voi intendete questa vicenda, come non vi è convinzione e soprattutto non vi è sincerità. C'è un'ordinanza, quella ordinanza si può condividere o non condividere. L'ordinanza è una normativa, la norma è scritta, è data alla lettura e alla comprensione di ogni comune mortale. In quella ordinanza c'è scritto che il commissario è delegato a fare certe cose, c'è scritto e voi in questa mozione fate un emendamento che vi viene poi approvato, non capisco in base a quale logica politica, non lo capisco, o a quale logica anche senza politica possa in una mozione approvarsi una dizione nella quale il commissario, che con quella normativa ha un potere, voi dite che non deve autorizzato, ma se è già autorizzato? E' scritto nella ordinanza che è autorizzato. Si sta facendo un gioco delle parti, un gioco di finzioni che non giova a nessuno, una confusione non di lingue ma di concetti. Adesso si vuole sopprimere questa considerazione e ammetto che la destra, il centrodestra, i presentatori dell'emendamento gli sia ostico, gli risulti ostico il giudizio che si tratti di un vero e proprio golpe istituzionale, e avrei capito se avessero proposto va bene, siccome io sono da quella parte non dirmi che è un golpe, è una prepotenza, è una cosa sbagliata, è una cosa non condivisibile, però non dite che è un golpe, l'avrei capito. Ma cancellare tutto il capoverso che praticamente riconosce quello che qui tutti hanno detto tutto il giorno, che quella ordinanza esautora i livelli istituzionali, che delega il generale ad assumere iniziative vitali per la Regione, o non è più vitale per la Regione quella iniziativa? Iniziative vitali per la Regione e le popolazioni senza che queste possano esprimersi, e finora neppure essere informate, poi domani potranno essere informate ma nessuno finora le ha informate, attentando così non solo agli equilibri istituzionali su cui si fonda lo Stato ma la vita dei cittadini, l'ordine e la società. Ma è ovvio, è così, si può essere d'accordo o non d'accordo, perché volete eliminare un punto di verità? E` una verità che valutata da noi contraria e negativa è la sostanza del dibattito che abbiamo fatto e della mozione che abbiamo presentato. Se non c'è più pericolo per le popolazioni, se non c'è più pericolo per la Regione e per le istituzioni, se tutto fila liscio in quella ordinanza, ma ha ragione Pili che comunque la mozione sia approvata e sia approvata a larga maggioranza e questo sarebbe l'unità, un'unità fittizia, inutile, mortale per la politica ed anche per le istituzioni nell'incomprensione, nella fretta dall'irritualità dei modi. Ecco, Presidente, io le chiedo scusa, però quando noi avanziamo un'obiezione è perché comprendiamo come dalla irritualità dei modi poi si passa al mutamento della sostanza delle cose, perché noi eravamo ad un punto della discussione in quest'Aula e in questo Parlamento dove senza l'irritualità ammessa questo non sarebbe stato possibile. Ed invece è possibile e quindi la risultanza conclusiva è o può essere magari una cosa tutta diversa, una calza rovesciata rispetto a quella che era la proposta in votazione di fronte a Consiglio. In ogni caso nel merito noi esprimiamo contrarietà assoluta alla eliminazione di questo capoverso perché traduce il giudizio complessivo; ammetteremmo - ripeto - di attenuare un'espressione che può apparire nei modi pesante, ma non di togliere il fatto che quella procedura, quella ordinanza, quella iniziativa colpisce i diritti vitali delle istituzioni e soprattutto delle popolazioni, perché se non fosse così non ho capito perché abbiamo presentato la mozione e abbiamo discusso e perché la stragrande maggioranza del Consiglio si è pronunciata per un intervento risolutivo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, però io spero che la questione si concluda qui, guardi che era irrituale anche la sua dichiarazione di voto ai sensi del comma 3 dell'articolo 116.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi è così, non ho intenzione di aprire una discussione su questo fatto e comunque adesso procediamo perché gli emendamenti ad una mozione possono essere presentati anche nel momento in cui la mozione va in votazione, onorevole Cogodi. Quindi io ho usato il termine "irrituale" non con la valenza totalmente negativa che lei ostinatamente continua a dare ad un termine che io ho utilizzato. Quindi, per cortesia, io credo che siamo in una fase delicata di votazione, andiamo avanti e comunque non sono ammesse dichiarazioni di voto sui singoli emendamenti, questo lo dico per il proseguo dei lavori della serata. Quindi mettiamo in votazione l'emendamento...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ci siamo capiti: il testo che deve essere cassato, quindi chi intende cassarlo dovrà votare no, cioè rosso, è aperta la votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del testo che deve essere cassato.

Rispondono sì i consiglieri: COGODI - DORE - ORRU' - ORTU - PACIFICO - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MASIA - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - MANCA - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 53

Votanti 34

Astenuti 19

Maggioranza 18

Favorevoli 6

Contrari 28

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del terzo capoverso: "Ritenuto che le affermazioni".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. . Passiamo al capoverso successivo, anche qui mettiamo prima in votazione l'emendamento che sopprime le parole: "Che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno prossimo venturo".

Indico la votazione nominale con procedimento elettronico, del capoverso: "Che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno prossimo venturo".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MASIA - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Risponde no il consigliere: PACIFICO.

Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - MANCA - ORRU' - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 49

Votanti 29

Astenuti 20

Maggioranza 15

Favorevoli 28

Contrari 1

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del testo modificato dell'ultimo capoverso.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico del capoverso successivo: "Considerato che non ha ricevuto ipotesi emendative".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Capoverso successivo: "Considerato che"; qui ci sono due emendamenti, li mettiamo in votazione insieme. Il primo prevede che: "La probabilità crescente" venga sostituita con "L'ipotesi" e alla riga successiva "Non smentita né dal Governo, né dalla Giunta regionale rappresenterebbe".

Sono tre correzioni; allora le consideriamo come un unico emendamento e quindi procediamo con un'unica votazione. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - SECCI - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: COGODI - MANCA - ORTU - SANNA Giacomo - VASSALLO.

Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - MASIA - ORRU' - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 52

Votanti 33

Astenuti 19

Maggioranza 17

Favorevoli 28

Contrari 5

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo. Il capoverso è quello del quale abbiamo approvato gli emendamenti "Considerata l'ipotesi che possa essere".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Ora mettiamo in votazione il testo del successivo capoverso che è stato proposto in cassazione, quindi chi intende cassarlo deve votare rosso. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - COGODI - DEMURU - IBBA - ORTU - PACIFICO - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - MASIA - ORRU' - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 34

Astenuti 16

Maggioranza 18

Favorevoli 7

Contrari 27

(Il Consiglio non approva).

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non approva il testo, come abbiamo già votato altre tre volte onorevole Cogodi.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Mettiamo in votazione....

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Prego.

COGODI (R.C.). Noi vorremmo capire come sta procedendo, onestamente.

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). No, non ha chiarito, abbiate pazienza, se le modifiche...

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Lascia perdere, ognuno vota come gli pare!

VOCE. Hai votato verde.

COGODI (R.C.). Ho votato verde perché tu hai votato rosso, va bene! Allora, se le proposte emendative sono state ammesse come appunto emendamenti al testo è chiaro ed evidente che quando si vota la soppressione di un comma si sta votando su un emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi siamo nella fattispecie.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa colleghi, per cortesia. Siamo nella fattispecie prevista dal comma 3 dell'articolo 85, che recita: "Nel caso della presentazione di un solo emendamento soppressivo si pone ai voti il mantenimento del testo". Abbiamo votato altre tre volte in questo modo stasera per ottenere lo stesso risultato, quindi per cortesia. Andiamo avanti.

COGODI (R.C.). Questo accade perché si sta andando in modo sbrigativo, perché lei doveva fare stampare gli emendamenti e distribuirli, perché così il Regolamento si piega come si vuole.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi è probabile che su questo lei può avere ragione, che stiamo andando avanti un po' a tappe forzate, quindi è probabile che ci sia qualche collega che può distrarsi, compreso il Presidente naturalmente, attenzione! Però andiamo.

COGODI (R.C.). A tappe sterzate stiamo andando avanti, non forzate!

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico il testo della mozione da "Impegna la Giunta regionale, invita" fino alla terza riga "Altresì le stesse amministrazioni locali a promuovere assemblee aperte" fino a qui.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Il consigliere Tunis ha votato verde.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Adesso mettiamo in votazione la frase "Affinché tutte le popolazioni della nostra regione" fino alla fine della frase: "A scapito degli interessi dei sardi". Perché non ci siano equivoci chi vota verde è perché vuole che rimangano le parole che io ho letto, chi vuole cassarle deve votare rosso. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - MANCA - MASIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 54

Maggioranza 28

Favorevoli 28

Contrari 26

(Il Consiglio approva).

Mettiamo in votazione da "invita" fino alla fine.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 50

Maggioranza 26

Favorevoli 50

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduuta è tolta alle ore 23 e 37.



Allegati seduta

CCCLXX Seduta

(POMERIDIANA)

Giovedì 5 Giugno 2003

Presidenza del Vicepresidente Biggio

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 17 e 15.

MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 21 maggio 2003(364), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico all'assemblea che i consiglieri regionali Ettore Businco e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 5 giugno 2003. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MASIA, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi nella Fondazione "San Giovanni Battista" di Plaghe". (633)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata realizzazione della strada "S'Adde e Sa Nughe" (Comune di Florinas) - SS 131". (634)

"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla inefficienza delle stazioni eoliche installate e di proprietà del Consorzio di bonifica della Nurra". (635)

"Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attuazione del disposto di cui alla legge regionale 19 luglio 2002, n. 11, articolo 5". (636)

"Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sugli incarichi di progettazione affidati dal Presidente della Regione in violazione delle norme sui lavori pubblici per il conferimento di incarichi tramite gara pubblica". (637)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MASIA, Segretario:

"Interpellanza FALCONI - CALLEDDA - MARROCU - CUGINI - DEMURU - LAI - MORITTU - ORRU' - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SPISSU - PUSCEDDU sulla truffa finanziaria a danno dei tre enti regionali Arst, Isola e Igea". (372)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MASIA, Segretario:

"Mozione SANNA Giacomo - MANCA sulle iniziative per la valorizzazione della cultura sarda e per la tutela della lingua dei sardi". (111)

Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Balia - Spissu - Fadda - Cogodi - Sanna Giacomo - Scano sulla drammatica situazione dell'industria sarda dopo l'annuncio della chiusura della Montefibre di Ottana (107) e Floris - Businco - Tunis sulla grave situazione delle attività chimiche in Sardegna. (108)

PRESIDENTE. Colleghi, è pervenuto l'ordine del giorno definitivo unitario che porta la firma di tutti i Gruppi di questa Assemblea e quindi si intende superato il precedente ordine del giorno.

Naturalmente si intendono ritirate le mozioni che abbiamo discusso questa mattina.

Si dia lettura dell'ordine del giorno.

MASIA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - MURGIA - VARGIU - FLORIS - FADDA - CAPELLI - BALIA - SANNA Giacomo - ONIDA - COGODI - SCANO - DEIANAsulla grave situazione creatasi nel settore chimico in Sardegna ed in particolare alla Montefibre di Ottana. IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che si aggrava e assume le caratteristiche di uno smantellamento la situazione industriale nel sito di Ottana e nei siti di Porto Torres e di Macchiareddu;

VALUTATO che la chiusura del sito di Ottana con la ricerca di soluzioni alternative per le maestranze nelle imprese interessate al Contratto d'area, aumenterebbe il disagio economico e sociale in un territorio con tassi di disoccupazione elevatissimi;

CONSIDERATO che da settimane è in corso un confronto fra Azienda, Governo nazionale e regionale, organizzazioni sindacali per la ricerca di soluzioni adeguate che scongiurino i pericoli di chiusura dell'azienda Montefibre di Ottana e della chimica sarda più in generale attraverso strumenti che intervengano nella integrazione dei siti e dei cicli produttivi e nella diminuzione dei costi di produzione che rendano competitivi i prodotti;

PRESO ATTO che nella giornata di domani 6 giugno 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto il coordinamento del Sottosegretario Letta, si terrà un incontro tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, le organizzazioni sindacali nazionali, regionali e territoriali, le autonomie locali territoriali, e Sviluppo Italia perché si affrontino tutti gli aspetti relativi alla vertenza in corso,

impegna la Giunta regionale

a sollecitare dal Governo nazionale:

1) iniziative che modifichino gli indirizzi adottati nel settore chimico sardo dalle aziende partecipate dallo Stato al fine di mantenere livelli produttivi e impianti che salvaguardino l'occupazione;

2) il mantenimento produttivo dello stabilimento Montefibre di Ottana nel contesto della salvaguardia e del rilancio della chimica sarda;

3) l'equiparazione dei costi energetici negli impianti industriali sardi a quelli delle imprese operanti in altre regioni del paese;

4) il finanziamento degli interventi tecnologici necessari all'impianto di produzione di energia elettrica di Ottana che riducano i costi oggi tropo elevati;

5) l'abbattimento del costo di trasporto delle materie prime e delle merci lavorate (continuità territoriale),

impegna, inoltre, la Giunta regionale

a) a svolgere ogni iniziativa utile alla predisposizione, anche con il concorso del Consiglio regionale, di un Accordo di programma per il rilancio e il consolidamento della chimica in Sardegna, che vincoli il Governo nazionale, le aziende partecipate e tutti i soggetti e privati interessati;

b) a riferire in Consiglio regionale sugli esiti dell'incontro del prossimo 6 giugno 2003. (2)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Discussione della mozione Selis - Spissu - Fadda - Balia - Cogodi - Sanna Giacomo - Scano - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marroccu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Secci - Vassallo sul reale pericolo che alcuni territori della Sardegna possano essere individuati come siti idonei a conservare le scorie radioattive provenienti dagli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica dislocati in più parti della nostra penisola e in procinto di essere smantellati (110) e svolgimento dell'interpellanza, ad essa abbinata, Cogodi - Ortu - Vassallo sulla minacciata dislocazione in Sardegna del deposito delle scorie nucleari esistenti in tutto il territorio dello Stato italiano (371/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 110 e dell'interpellanza numero 371.

Si dia lettura della mozione e dell'interpellanza.

MASIA, Segretario:

MOZIONE SELIS - SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCCU - MASIA - MORITTU - ORRÙ - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - VASSALLO sul reale pericolo che alcuni territori della Sardegna possano essere individuati come siti idonei a conservare le scorie radioattive provenienti dagli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica dislocati in più parti della nostra penisola e in procinto di essere smantellati.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che con propria ordinanza del 7 marzo 2003 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato disposizioni urgenti in relazione all'attività di smaltimento dei materiali radioattivi dislocati nelle centrali nucleari e nei siti di stoccaggio;

CONSIDERATO che l'ordinanza individua nel Presidente della SOGIN ( società di gestione degli impianti nucleari) il Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari con particolare riferimento al combustibile irraggiato e ai rifiuti radioattivi ad alta attività, nonché alla predisposizione di piani per l'avvio delle procedure di smantellamento delle centrali elettronucleari di Garigliano, di Trino Vercellese, di Caorso e di Latina, nonché degli impianti dell'Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente e Nucleco, limitatamente al settore del ciclo del combustibile e dei depositi di materie radioattive Eurex e Fiat-Avio di Saluggia, impianto Plutonio e impianto Celle Calde di Casaccia, ITREC di Trisaia, nonché gli impianti nucleari FN di Bosco Marengo;

CONSIDERATO che al fine di garantire unitarietà, celerità ed economicità delle operazioni di messa in sicurezza, il Commissario delegato assume, sentite le regioni territorialmente competenti, ogni necessaria iniziativa per la gestione dell'attività di messa in sicurezza, nonché per lo smantellamento e per la bonifica degli impianti di produzione di combustibile nucleare;

CONSIDERATO che per l'attuazione degli interventi previsti nell'ordinanza in oggetto è autorizzata la deroga alle seguenti leggi e decreti:

- Legge 31 dicembre 1962, n. 1860 (impiego pacifico dell'energia nucleare) e decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 (attuazione direttive EURATOM in materia di radiazioni ionizzanti)

- Legge 24 aprile 1975 n. 131 ( ratifica del trattato contro la proliferazione delle armi nucleari);

- Legge 7 agosto 1982 n. 704 (notifica ed esecuzione della convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari);

- Legge 8 luglio 1986 n. 349 (istituzione Ministero Ambiente e norme in materia di danno ambientale);

- decreto Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di edilizia);

- decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994 n° 83;

- regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 ( Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque);

- decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 158 (attuazione direttive CEE appalti pubblici);

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 agosto 1997, n. 517 (Regolamento lavori sottratti all'applicazione del decreto legislativo n. 158 del 1998);

- decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (conferimento funzioni amm.ve dello Stato alle Regioni e agli enti locali in attuazione del Capo I Legge n. 59 del 1997);

- decreto ministeriale 26 gennaio, art. 13, comma 1;

- decreto ministeriale 27 febbraio 2002;

- circolare del Ministero dei Trasporti del 16 Dicembre 1996, n. 162;

- decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (norme sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze della P.A.);

- Legge 11 febbraio 1994, n. 109 ( legge quadro in materia di LL.PP.);

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 dicembre 2001;

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2002;

- decreto del Presidente della Repubblica 23 maggio 2001, n. 316 ( recepimento accordo per personale della carriera prefettizia biennio 2000/2002);

CONSIDERATO che il Commissario delegato stante tale ordinanza è quindi autorizzato a superare l'attuale normativa vigente in materia di ambiente, controllo delle acque, trasporti, edilizia, completare e rappresentare un potere assoluto sovraordinato a tutti i livelli istituzionali nazionali, regionali e locali che di fatto vengono esautorati e sono destinati a subire le decisioni che verranno assunte dal Generale Jean in qualità appunto di Commissario delegato;

CONSIDERATO che il provvedimento del Governo si configura come un vero e proprio golpe istituzionale perché esautora ogni livello istituzionale e delega un Generale ad assumere iniziative vitali per le Regioni e popolazioni senza che queste possano esprimersi e finora neppure essere informate attentando così non solo agli equilibri istituzionali su cui si fonda lo stato ma alla vita dei cittadini e all'ordine della società;

RITENUTO che le affermazioni rilasciate dall'amministratore delegato della Sogin in audizione di fronte alla Commissione bicamerale Ambiente e Territorio fanno pensare che la Sardegna sia stata individuata quale deposito unico dei rifiuti radioattivi, ignorando e superando le proposte dell'ENEA ( presieduta dal Prof. Rubbia ) che aveva escluso la possibilità di stoccare le scorie radioattive nelle isole;

CONSIDERATO che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno p.v., e che ancora manca totalmente una corretta informazione che consenta alle amministrazioni regionali, a quelle provinciali e a quelle comunali di valutare la scelta e conseguentemente di opporsi con fermezza a decisioni che verrebbero prese in spregio alla nostra autonomia;

CONSIDERATO che anche la sola eventualità che si possano allocare nel nostro territorio siti del genere sta danneggiando gravemente la Sardegna, la sua serenità di vita, la sua vocazione turistica, i suoi equilibri demografici e potrebbe alimentare dinamiche di spopolamento repentino di territori con conseguenti tensioni sociali e politiche difficilmente prevedibili, valutabili, controllabili;

CONSIDERATO che la probabilità crescente che possa essere proprio la Sardegna sede del deposito unico delle scorie radioattive, non smentita né dal Governo né dalla Giunta regionale, rappresenta un colpo mortale per il suo sviluppo di qualità ambientale, per la possibilità di attrarre in tal senso nuovi investimenti e imprese, mentre rischia di favorire la fuga soprattutto delle nuove generazioni rendendo la nostra isola una riserva di anziani, una colonia penale di una popolazione innocente;

CONSIDERATO il silenzio assordante del Governo nazionale e della Giunta regionale che appare succube e complice delle decisioni del Governo perché assunte non avendo sentito le regioni interessate ( v. ordinanza ),

impegna la Giunta regionale

- a verificare la fondatezza delle notizie e più in generale la presenza nel territorio regionale di scorie radioattive chiedendo un incontro formale col Governo e notizie ufficiali e certe nonché una modifica dell'ordinanza che ripristini il rispetto delle competenze delle Regioni;

- a ricorrere (qualora le informazioni confermassero la scelta del territorio della Sardegna quale sede del deposito unico delle scorie nucleari) in tutte le sedi legali contro la violazione delle prerogative statutarie della Regione ;

- a realizzare, d'intesa con le autorità responsabili, un monitoraggio costante del territorio regionale, nonché a realizzare un piano di risanamento di tutte le produzioni e le attività in essere dai rifiuti tossici ed eventualmente dalle scorie radioattive già esistenti ( uranio impoverito ) e riferire al Consiglio regionale sull'attività svolta,

propone

la convocazione prima del 15 Giugno di una Assemblea generale delle amministrazioni comunali, delle forze sociali e produttive che rappresentino l'intera società sarda e la sua volontà di tutela del proprio territorio, del proprio sviluppo e della propria vita,

invita

tutti i Comuni e le Province a tutelare in tutte le sedi le proprie prerogative e a dotare i propri Statuti di una norma che impedisca la localizzazione di impianti e siti di conservazione di scorie nucleari . Invita altresì le stesse amministrazioni locali a promuovere assemblee aperte affinché tutte le popolazioni della nostra regione siano informate del tentativo in atto e della straordinaria pericolosità delle scelte che si accinge a fare il Governo a scapito degli interessi dei sardi,

invita

i cittadini, le organizzazioni sociali, produttive, culturali a sostenere le Istituzioni regionali e locali nella tutela del presente e del futuro della Sardegna. (110)

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sulla minacciata dislocazione in Sardegna del deposito delle scorie nucleari esistenti in tutto il territorio dello Stato italiano.

I sottoscritti, premesso che:

- la società statale SOGIN è stata incaricata dal Governo Berlusconi di trovare una soluzione unica nel territorio nazionale per raccogliere tutte le scorie nucleari di origine industriale, ospedaliera, militare e civile, ivi compresi i residui delle centrali nucleari dismesse;

- il provvedimento governativo di incarico prevede la deroga assoluta rispetto a tutte le normative vigenti in materia di tutela ambientale e di competenza degli organi istituzionali dello Stato, ivi comprese le Regioni a Statuto speciale;

- l'ENEA, e principalmente il premio Nobel Prof. Rubbia, aveva a suo tempo posto il veto, proprio per ragioni di ordine tecnico-scientifico, alla possibile utilizzazione delle isole per tale evenienza;

- di recente tale impedimento è stato rimosso dalla società SOGIN proprio in forza dei pieni e incondizionati poteri accordati dal Governo, rappresentandosi invece la possibilità che il sito prescelto ricada proprio su un'isola ritenuta non sismica (e cioè la Sardegna);

- la durata degli effetti di radioattività è considerata nel tempo di 400.000 anni, cioè tanto quanto rende almeno problematica la tenuta antisismica di qualsiasi territorio del mondo;

- la Sardegna ha bisogno di eliminare con la massima urgenza ogni forma di presenza nucleare già terribilmente minacciosa e dannosa (base militare nucleare di La Maddalena, esercitazioni militari in diversi poligoni con presenza di uranio ed altro);

- perciò risulta addirittura beffardo il proclama di ritenuta "ottimalità" del territorio dell'Isola per seppellirvi la più potente bomba nucleare dell'Italia;

- risultano peraltro penosi e puramente verbosi gli argomenti usati sia dal Presidente Pili sia da alcuni esponenti della destra governativa circa i poteri impeditivi della Autonomia speciale e la invocata lesione degli interessi turistici;

- il problema dei problemi è, invece, innanzitutto la sicurezza dei cittadini, il benessere materiale e morale delle popolazioni e la salubrità dell'ambiente di vita;

- è necessario, per tutto ciò, non affidarsi a proclami propagandistici, ma indire una mobilitazione popolare e istituzionale totale in Sardegna perché sia eliminato sul nascere il tentativo di scaricare nella nostra Isola, ancora una volta, il peso esclusivo di un rischio mortale, in deroga alle leggi sulla tutela e sicurezza ambientale, alla scienza, alla ragione ed al buon senso,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali iniziative risolutive intenda assumere nell'immediato presso il Governo nazionale perché il no assoluto della Sardegna sia reale e non solamente verbale;

2) se non ritenga necessario richiedere l'immediata convocazione del Consiglio regionale perché sia decisa una linea di assoluta fermezza sul diniego di tale inammissibile ipotesi e sullo smantellamento di tutte le fonti inquinanti e di pericolo nucleare, a partire dalle basi e dai poligoni militari che già gravano pesantemente sulla salute, sulla vita, e sulle prospettive di progresso dei sardi. (371)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare la mozione.

SELIS (La Margherita - D.L.). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, io credo che la giornata di oggi sia emblematica del momento che attraversa la Sardegna. Stamattina abbiamo discusso sino ad oggi, sino al pomeriggio abbiamo discusso del problema della crisi industriale e della crisi chimica in particolare; siamo tutti preoccupati, l'ordine del giorno approvato poc'anzi lo conferma, del fatto che possano chiudere un sistema industriale, chiudere le fabbriche, ma più che altro trovarci al collasso di un sistema industriale e contemporaneamente arrivano le notizie che si aprono le discariche.

Non vorrei che questo fosse il nuovo modello di sviluppo, si chiudono le fabbriche e si aprono le discariche. La Sardegna viene deindustrializzata dopo stagione di critica profonda al sistema industriale e al posto dell'industrializzazione non c'è il trionfo del turismo e dell'ambiente ma c'è invece il trionfo delle discariche.

Ecco, allora noi da giorni, stiamo vivendo, signor Presidente, da settimane anzi, un momento grave di tensione di incredulità e di paura; l'ipotesi è sempre più ripetuta, è sempre più presente nella stampa dell'informazione, è che la Sardegna possa diventare un sito unico di discariche, il sito unico delle discariche delle scorie nucleari.

Sarebbe per noi un'ipotesi allarmante, un'ipotesi sulla quale non vogliamo fare allarmismo né generare polemiche inutili, però vogliamo essere tutti molto cauti e molto attenti.

Da questo punto di vista credo che noi dobbiamo ringraziare almeno una volta, ci capita di ringraziare la stampa per la sensibilità che ha dimostrato nell'argomento e vogliamo in particolare ringraziare i sindaci, le organizzazioni sociali, le imprese e i movimenti sindacali, perché mi pare che da subito hanno avvertito il senso profondo, il pericolo profondo che stiamo correndo e hanno dato vita ad una mobilitazione significativa.

Il problema che ci allarma è che sinora, nonostante il ripetersi delle notizie, non abbiamo ricevuto nessuna smentita. A noi poco importa sapere che Cicu o Pisano o Pili siano personalmente contrari, certo è già qualcosa, a noi importa sapere cosa pensa il Governo, cosa pensa la Giunta; a noi non interessa dire "Ma ancora non è stato deciso nulla", quando la decisione è in corso di assunzione; a noi interessa sapere o interesserebbe sapere che cosa il Governo, che cosa la Giunta, che cosa le istituzioni, che cosa la Sogin stanno decidendo sulla Sardegna e in che modo noi possiamo partecipare a decidere e non subire una decisione che altri assumono.

Questo è il problema. E siccome non siamo stati chiamati, a meno che il Presidente non ci dica che lui è stato interpellato, noi abbiamo la sgradevolissima sensazione che sulla nostra testa stanno altri decidendo del nostro futuro.

Ecco perché noi siamo preoccupati, ecco perché nel dire "Non vogliamo generare allarmismi né fare polemiche pretestuose", però diciamo "Attenzione, è meglio preoccuparci prima che pentirci dopo; è meglio muoverci prima che dire dopo che siamo in ritardo", perché le preoccupazioni, ancorché non certificate, ancorché le decisioni non siano state formalizzate, le preoccupazioni sono vistose e derivano da alcuni fatti. Il primo fatto è che sino a ieri lo studio dell'ENEA escludeva la Sardegna dal novero dei siti deputati a raccogliere le scorie nucleari; il generale Jean, alto Commissario del Governo per lo stoccaggio dei rifiuti ha detto che quello è uno studio superato, che si basava sulla preoccupazione che le scorie trasportate via mare potessero essere un pericolo. Ed allora se è questa è una dichiarazione pesante che la Sardegna entra nel novero dei siti, noi abbiamo motivo di preoccuparci e poi quando si fa e fanno identikit delle aree deputate a raccogliere le scorie nucleari siamo ancora più preoccupati perché dovrebbero essere, ci dicono, aree vicino a installazioni militari, in posti isolati e poco popolati, possibilmente in miniere, in zone non sismiche e questi sono motivi di preoccupazione pesante per la Sardegna e l'ultimo motivo pesante di preoccupazione è che a noi sembra che la Giunta regionale debole e subordinata possa, ma noi ci auguriamo di no, che sappia resistere, che sappia dimostrare orgoglio autonomistico, possa però essere subordinata ed accogliere gli ordini superiori che arrivano da Roma.

Perciò, per questi motivi, mi auguro che queste parole possano anche, se volete, essere una provocazione, ma questa volta una provocazione buona, positiva, possano stimolare l'orgoglio autonomista anche della maggioranza e dire che su un tema di questa natura non c'è Governo che tenga, non c'è alto Commissario che tenga, non ci sono motivi che tengano perché la Sardegna di fronte a queste eventualità sarebbe distrutta.

Ecco perché a noi non interessa tanto la vostra indignazione o gli atteggiamenti personali.

Credo che qua dobbiamo essere certi di quello che si sta decidendo, credo che dobbiamo acquisire, se il Presidente l'ha già fatto e ce ne informa gliene saremmo grati, sennò dovremmo acquisire prontamente, in sede istituzionale, a livello di Governo e a livello di Parlamento, il massimo delle informazioni che tranquillizzino sindaci, popolazioni, imprese, sindacati, organi di stampa e tutti noi.

Invece, in questi giorni, dopo venti giorni, tre settimane di preoccupazioni, di giornali, di stampa, di preoccupazioni che condividiamo tutti, credo che ne abbiamo parlato, non c'è un problema di maggioranza o di opposizione su queste cose, io credo che la cosa che ci colpisce è il silenzio. Il silenzio del Governo, il silenzio della Giunta, il silenzio dei Ministri che arrivano ancora una volta a fare passerelle, inaugurazioni e cerimonie ma non si accorgono in che clima stanno tagliando i nastri, che la cosa che ci preoccupa sono il nostro futuro, e non dicono su questo una parola; il silenzio delle amministrazioni civili e militari, il silenzio dello stesso alto Commissario, generale Jean, che più volte interpellato dice che non è in grado di dire una parola su quello che il diritto dei sardi, della Sardegna, a capire di che cosa dovremmo parlare e che cosa dovremmo temere e cosa dovremmo sperare.

Ecco, signor Presidente e colleghi, questo problema è per noi vitale; su questo problema vorremmo senza equivoci schierarci e vorremmo conoscere le posizioni di tutti e di ciascuno senza ambiguità. Vorremmo capire quante e quali battaglie siamo disposti a fare perché da questo dipende il nostro futuro.

Certo, non è stato deciso, lo avete detto, lo diciamo, ma quando ci troviamo di fronte a questo silenzio la preoccupazione è legittima ed è ancora più fondata la preoccupazione quando si pensa che l'Assessore all'ambiente, vorrei anche qua da lui un chiarimento, con decreto del 20 marzo ha autorizzato lo sbarco a Portovesme di ottomila tonnellate, queste sono le notizie di stampa, di rifiuti classificati pericolosi, prodotti da un'acciaieria francese; certo, non sono rifiuti nucleari, ma sono inquinanti, tossici e quindi gravissima è questa prospettiva di chiudere le imprese, di aprire le discariche, di diventare non una grande società industriale, non una grande società turistica o ambientale, ma una grande società di rifiuti.

Ecco perché le cose che diciamo, le cose che leggiamo, le preoccupazioni che sentiamo, gli umori che percepiamo stanno generando il sospetto che la Sardegna stia vivendo una fase difficile della propria storia. Per questo diciamo "Il Consiglio, la Giunta, le amministrazioni locali, tutti quanti noi, dichiariamo oggi e qui senza equivoco che su questa strada non si passa, che sui nostri porti, nella nostra terra questi rifiuti non arriveranno; che sui rifiuti eventualmente già esistenti - nucleari, tossici e inquinanti - la Giunta si impegna fare un monitoraggio costante, a riferire al Consiglio e ad avviare programmi di disinquinamento perché le conseguenze, Presidente e colleghi, sarebbero per noi disastrose, non sono solamente economiche, ne va di mezzo la nostra salute.

Mi spiegavano dei medici che non è in gioco solo la salute mia, vostra e di oggi, è in ballo il patrimonio genetico e quello che saranno le prossime generazioni; è in ballo la qualità del nostro patrimonio genetico perché l'inquinamento nucleare durerà per secoli e per millenni.

Ed allora, da questo punto di vista, la Sardegna colpita è al cuore da questo punto di vista, e senza retorica, condannata a morte non avrebbe un futuro. E` in ballo il nostro futuro economico perché non ci sarebbe piano di rinascita che conta rispetto a questa realtà, non ci sarebbero investimenti, infrastrutture, strade, perché saremmo bollati, a livello internazionale, come una società inquinata e pericolosa. Non ci sarebbe più equilibrio demografico perché la gente fuggirebbe dai siti interessati e forse dalla Sardegna. Non ci sarebbe più pace sociale perché le tensioni sarebbero difficilmente governate e non ci sarebbe più un rapporto tra noi e il resto d'Europa e del Mondo perché l'isolamento sarebbe evidente e pericoloso e definitivo.

Ecco allora, condannati al sottosviluppo e all'isolamento, condannati anche a pericoli sulla salute.

Noi ci troviamo oggi, signor Presidente, a dire "Certo, nulla è ancora deciso, ma muoviamoci prima che si decida"; chiediamo al Governo, chiediamo al Parlamento, chiediamo alla Sogin, tuteliamo le nostre prerogative, facciamo oggi battaglie comuni non solo quest'Aula ma in tutte le istituzioni locali, nella società, facciamo battaglie comuni perché domani la nostra società, le nostre popolazioni, i nostri figli non ci accusino di essere stati distratti su questo problema e di aver giocato e scherzato o sottovalutato il pericolo.

Ecco allora che il problema che abbiamo di fronte è di dire e magari domani potessimo già dirlo, "Ci siamo allarmati per niente, era un pericolo inutile, sopravvalutato". Ecco allora, io voglio essere domani accusato di essere stato eccessivamente allarmista, ma preferisco essere accusato di essere stato eccessivamente allarmista che essere accusato di aver sottovalutato l'allarme e i problemi.

Ci troviamo quindi, qua, oggi, accantonando anche, se possibile, polemiche e divisioni, per decidere di salvaguardare il nostro futuro, la nostra salute, il nostro sviluppo, il nostro ambiente, la qualità della vita, i nostri rapporti col resto del mondo.

E io credo, queste sono le proposte che nella mozione abbiamo avanzato ed oggi possono essere arricchite, che noi dovremmo su questo punto impegnarci a tenere mobilitato questo Consiglio sin quando il problema non è chiarito. Dobbiamo chiedere alle amministrazioni locali, comunali e provinciali di fare altrettanto, di essere in una situazione di mobilitazione permanente.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA

(Segue SELIS.) Dobbiamo chiedere alle istituzioni locali, alle imprese, ai sindacati, alle organizzazioni sociali, a quel popolo della pace che nei giorni scorsi e nei mesi scorsi è sceso per strada per difendere la pace, di sentirsi ancora una volta responsabile del presente e del futuro del proprio...

Vogliamo chiedere anche all'onorevole Usai di partecipare con noi...

USAI (A.N.). Che eliminino le bandiere, la guerra è finita!

SELIS (La Margherita - D.L.). Ma lascia perdere, la guerra è finita...

PRESIDENTE. Collega Usai, per cortesia.

SELIS (La Margherita - D.L.). Io mi auguro che la guerra sia davvero finita e mi auguro che noi non dobbiamo, per tutelare il nostro futuro, combattere un'altra guerra civile, non nel senso, ma un'altra battaglia, e mi auguro di essere stato...

Chiediamo anche che il Presidente, se non l'avesse già fatto, se l'ha già fatto ci riferisca, e la Giunta incontrino il Governo e chiediamo che una delegazione del Consiglio regionale incontri le Commissioni parlamentari e i partiti, che cioè ci sia su questo tema il massimo di mobilitazione e il massimo di sintonia, che su questo tema accantoniamo anche le divisioni per una volta. Io non sono portato ad accantonare le divisioni, lo sapete, ma se su questo tema è utile fare una battaglia comune, credo che sia dovere civile, dovere politico, dovere etico di tutti noi, perché la preoccupazione che sta attraversando le nostre città, le nostre comunità, le nostre famiglie è davvero grande.

Mi auguro che questa preoccupazione sia infondata, ma sta a noi togliere il fondamento, sta a noi eliminare le basi della preoccupazione, sta a noi, oggi più che mai, essere all'altezza di essere rappresentanti di questa società che oggi ha paura, è scossa, tesa e preoccupata, e dare a questa società una ragionevole certezza sul suo futuro, che è la base di ogni politica di sviluppo. Se non ci fosse questa certezza ogni politica di sviluppo, ogni politica di riforma, ogni politica sociale sarebbe vana, noi non possiamo permettercelo.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Selis.

SELIS (La Margherita-D.L.). Mi auguro che tutti quanti saremo all'altezza di questa aspettativa che su di noi oggi ha la società sarda.

PRESIDENTE. In prosecuzione, ha facoltà di parlare l'onorevole Cogodi per illustrare l'interpellanza numero 371.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, in prosecuzione perché noi siamo egualmente presentatori, insieme a tutte le componenti dell'opposizione, della mozione e siamo anche presentatori di un'interpellanza che ha preceduto di qualche giorno la presentazione della mozione unitaria delle opposizioni. Per un'economia di ragionamento, di chiarezza e anche per un'economia di tempo va bene che i due documenti siano unificati nella trattazione.

Noi riteniamo che questa fase di discussione su un argomento così delicato debba costituire nel Consiglio regionale, di fronte all'opinione pubblica, un passaggio davvero di preoccupazione, perché è oggettiva la preoccupazione, ma anche un passaggio di contestazione vera e anche di chiarezza, perché questa vicenda - diciamo le cose per come si manifestano, per come si vivono - si rappresenta in modo talvolta divaricato: da una parte vi sono preoccupazioni forti, inviti alla mobilitazione generale, alla contestazione radicale e corale, dall'altra parte però si dice anche, e i modi attraverso i quali si fanno alcune cose parrebbe che vi sia anche una parte di opinione pubblica in Sardegna di ciò convinta, che tutto sommato si tratti o si possa trattare anche di una messa in scena, che il pericolo non sarebbe così incombente, che si tratterebbe al più di un'ipotesi, deleteria quanto si vuole, ma una mera eventualità che non varrebbe la pena di contestare poi tanto.

In questa situazione si colloca il silenzio tombale della Giunta regionale che dovrebbe essere il Governo della Regione, che si fa carico anche di interpretare una preoccupazione, e ugualmente il silenzio altrettanto tombale - siamo al cimitero di già! - di tutte le componenti della maggioranza che su questa vicenda non hanno detto una parola, non hanno presentato un documento, non interloquiscono.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Lascia che parliamo!

COGODI (R.C.). Certo, vi lasciamo parlare, vi stiamo invitando a parlare e a dire anche qualche cosa prima di essere trascinati per i capelli e costretti a parlare in Consiglio regionale perché le mozioni delle opposizioni vi costringono a trattare argomenti, ma argomenti di questa natura che meriterebbero forse anche, qualche volta, una qualche autonoma determinazione.

Allora, forse unitamente alla chiarezza, unitamente alla preoccupazione, unitamente alla contestazione è necessario che non solo il confronto politico, ma anche le dichiarazioni siano più pertinenti. Si dice da qualche parte che non è detto che vi sia un pericolo reale, però per intanto diciamo "no". E' un "no" preventivo, quelli fanno la guerra preventiva e noi perché non potremmo dire e non potremmo adottare un "no" preventivo? Per intanto diciamo "no" anche perché così ci salviamo la coscienza.

E allora forse conviene precisare che quando si dice "no" e quindi si è contro, è opportuno chiarire contro chi e contro che cosa. Contro chi siamo noi? Contro le scorie? Che colpa ne hanno le scorie? Qualcuno le ha fatte, le ha prodotte! Noi siamo contro quelli che stanno decidendo di creare le condizioni perché quelle scorie nucleari possano essere raccolte e in modo minaccioso seppellite sotto i piedi degli abitanti di una qualsiasi regione d'Italia o parte del mondo, ivi compresi noi, perché sarebbe una bella storia quella che raccontasse che noi teniamo alla vita dei nostri figli e non teniamo in conto la vita dei figli dei toscani o dei lombardi o dei russi o degli africani. Sarebbe una bella storia da raccontare ai nostri figli! E allora chi è che sta decidendo o creando le condizioni perché questa terra e quest'Isola possa apparire il luogo migliore, più idoneo, perché questa bomba nucleare qui possa essere seppellita? Non è il generale Jean, questa entità astratta. Il generale Jean è un generale in pensione, è un delegato del Governo, è un delegato di Berlusconi; non è che Jean ha potere, non è un potere Jean. Il potere costituito è il Governo, è il Presidente del Consiglio dei Ministri che ha adottato in data 7 marzo 2003 un'ordinanza che è una vera e propria ordinanza di guerra. E questa non è un'espressione enfatica, perché, badate, un pochino bisogna visitarli i documenti per poter dire qualcosa che assomigli al vero. In data 29 gennaio 2003 la stessa società Sogin rendeva alla Commissione parlamentare una documentazione, nella quale - siamo a gennaio del 2003 - la Sogin rappresentava al Parlamento nazionale, alla sua Commissione, questa ipotesi: "Vanno fissati con certezza passi da seguire, procedure e requisiti dovranno essere tali da recepire le osservazioni degli esperti e delle istituzioni, in maniera tale da costituire un riferimento condiviso da non mettere più in discussione. Essi" - queste procedure e questi requisiti - "vanno quindi portati in Parlamento per dare loro forza di legge". Siamo a gennaio del 2003. A marzo del 2003 il Governo non raccoglie questa indicazione che è depositata presso la Commissione del Parlamento nazionale, ma decreta una cosa del tutto diversa, appellandosi all'attuale situazione di rischio e appellandosi al contesto internazionale che è profondamente mutato, il che impone la modifica della strategia da seguire per la messa in sicurezza dei residui radioattivi, quindi è il contesto internazionale, che la premessa dell'ordinanza del Governo Berlusconi e di Berlusconi che rappresenta il Governo, che appellandosi alla mutata condizione internazionale invoca e indica una diversa strategia. E con questa ordinanza indica di passar sopra tutte le regole, le leggi, le competenze e quant'altro e quindi di dare al Commissario delegato il potere di avvalersi di un soggetto attuatore perché nei tempi strettamente necessari decida e faccia.

Il Commissario che è delegato da Berlusconi può scegliere il soggetto attuatore in altre situazioni consimili, per situazioni che hanno riguardato altre aree del Paese la società più vicina alla Sogin, e il soggetto attuatore è stato identificato, il più delle volte quasi sempre si chiama la società Impregilo S.p.A., il cui Presidente è l'economista...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io ho i cinque minuti della precedente mozione e i cinque dell'interpellanza.

PRESIDENTE. Sono scaduti abbondantemente i dieci minuti, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Abbondantemente no.

PRESIDENTE. E ho già dodici iscritti a parlare. Le chiederei cortesemente di concludere.

COGODI (RC). Sì, ma non me lo dica con questo tono di rimprovero.

PRESIDENTE. Per carità, le chiedo scusa, se il mio tono... Onorevole Cogodi, le chiedo scusa se le ho dato questa impressione. Non volevo, è solo che è scaduto il suo tempo, dieci minuti, non cinque.

COGODI (R.C.). Cioè scaduto da dieci minuti?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere!

COGODI (R.C.). Sto concludendo, come si consente sempre, non capisco questa sua modalità di procedere.

Concludo perché poi si discuterà e nel corso della discussione potremo riprendere questi argomenti e potremo anche esplicitare meglio questo ragionamento che per noi si compendia in questo assunto: no alle scorie. Però, amici cari, no alle scorie tutte, a quelle che c'è rischio che possano essere scaricate in Sardegna e a quelle per le quali c'è certezza che già ci sono in Sardegna, nei poligoni militari dove si fanno le esercitazioni all'uranio impoverito e di sicuro nell'area di Santo Stefano, a La Maddalena, dove i sommergibili a propulsione nucleare non credo che rilascino scorie diverse dalle scorie nucleari.

Allora, se c'è coscienza onesta e se la politica è capace di dire e di fare e non di balbettare, no alle scorie ma alle scorie tutte, che significa anche a quello che di dannoso già c'è in Sardegna, che riguarda le attività militari, i poligoni militari - torneremo su questo - e che riguarda anche i modi di produrre che sono quelli che oltre a produrre i beni producono anche i malefici dei veleni che sono connessi a molte produzioni di beni. Torneremo su questo punto perché se c'è sincerità su questo il Consiglio regionale si dovrà pronunciare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

Colleghi, abbiamo diversi iscritti a parlare, allora è necessario, per poter concludere verosimilmente entro stasera ed evitare quindi l'aggiornamento dei lavori a domani, cosa possibile se continua questo alto numero di iscrizioni, volevo dire, colleghi, che sarò molto severo per quanto riguarda il controllo del tempo, perché è l'unico strumento che abbiamo a disposizione per poter organizzare proficuamente i nostri lavori. Quindi, chiedo scusa ai colleghi, non è per una improvvisa ondata di severità, ma perché c'è una necessità oggettiva per poter concludere tranquillamente i lavori entro stasera, entro oggi con il voto sul probabile ordine del giorno che verrà presentato.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Il relatore, il collega Selis, ha proposto oltre al contenuto della mozione anche un percorso per la discussione. Ora lei, con la sua lettura dell'intervento di Selis, propone una conclusione che mi pare non fosse presente nella spiegazione che ha dato dei contenuti della mozione. Io non penso che il presidente Selis proponesse la conclusione stasera, anzi ha dato un'indicazione per quanto riguarda la conclusione che è la seguente: si discute il contenuto della mozione e il collega Corona sta facendo questo, sta intervenendo nel merito; si costruisca una convergenza in Consiglio, io ho capito che era un mandato ai Capigruppo del Consiglio per incontrare, trattare, approfondire il tema che è stato proposto; trattato, approfondito, verificato si torna in Consiglio per riprendere l'argomento e allora si procede, come stava dicendo lei, al voto finale di un ordine del giorno, di quello che sarà al momento, però non mi pare che possa essere accolta l'indicazione di concludere stasera. Stasera si fa il dibattito, per quelli che sono iscritti a parlare, però si lascia aperto l'argomento perché abbiamo bisogno di avere elementi di valutazione.

Il collega Corona proporrà una propria lettura, però c'era anche una richiesta riferita alla Giunta che per dare un contributo - gli altri che devono parlare - è bene che la Giunta, se sa, dica subito, in modo tale che si faccia una discussione di merito, ma il percorso, ci teniamo a richiamarlo, è quello che il presidente Selis ha proposto. La ringrazio.

PRESIDENTE. Io non voglio aprire un dibattito su questa questione, l'eventuale conclusione dei lavori sarà discussa ed esaminata in una eventuale Conferenza dei Capigruppo, qualora mi venisse richiesta. In questo momento io ho il dovere semplicemente di organizzare i lavori in relazione alla discussione e ad un percorso normale che le mozioni hanno dentro quest'Aula. Laddove vi fossero indicazioni diverse, durante la discussione, avremmo la possibilità e l'opportunità appunto di convocare una Conferenza dei Capigruppo che decideranno come poi continuare e decideranno anche probabilmente sull'eventuale conclusione dei lavori. Per cui procediamo adesso semplicemente con l'iscrizione a parlare e con la richiesta ai colleghi di rispettare tassativamente il tempo assegnato, perché ripeto le iscrizioni a parlare sono molte, quindi abbiamo necessità di organizzare i lavori.

Il primo iscritto a parlare è il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, le assicuro che mi atterrò ai tempi che lei assegna, la ringrazio anche per un altro motivo, per il fatto...

Presidente. Onorevole Corona, il tempo è assegnato dal Regolamento, è dieci minuti e viene cronometrato, quando si interrompe l'audio il tempo è scaduto, normalmente stiamo concedendo qualche secondo in più, vorremmo evitare di concedere minuti in più. Prego.

CORONA (F.I.-Sardegna). Infatti è sempre lei che fa questo lavoro. La ringrazio anche per un altro motivo, per il fatto che questa mozione così importante e così determinante per il futuro nostro e dei nostri figli si faccia qui davanti a tutti e non si faccia solamente fra i Capigruppo. Noi lo vogliamo dire forte, lo diciamo con forza: no alle scorie in Sardegna. No allo stoccaggio di scorie radioattive in Sardegna. E lo diciamo per diversi ordini di motivi; innanzitutto ci sembra paradossale che proprio la Sardegna, che paga una bolletta energetica molto superiore al resto delle regioni italiane, venga indiziata per accogliere nella sua terra le scorie radioattive prodotte al di fuori della nostra Isola.

I benefici economici della produzione dell'energia nucleare vanno fuori dalla Sardegna e le scorie dovrebbero arrivare proprio da noi! Sarebbe un doppio danno, insopportabile, Presidente, e noi non vogliamo né l'uno né l'altro. Noi pensiamo che, in attesa dell'arrivo dell'energia del metanodotto, sia necessario produrre in Sardegna energia pulita in maggiore quantità, più energia eolica e più energia solare. Voglio però anche dire che, oltre al danno economico, si produrrebbero gravissimi danni per la nostra salute. Infatti, se qualcuno di voi ricorda dopo il disastro di Chernobyl nell'aprile dell'86, Michail Gorbaciov chiamò a Mosca il medico più illustre nei trapianti al mondo per curare le leucemie che si erano prodotte nei Vigili del Fuoco e nei militari che avevano operato appunto a Chernobyl. Bob Gayl eseguì centinaia di trapianti nella considerazione che si aveva allora da parte della scienza che l'esposizione delle persone nella zona del reattore 4 era stata di poche centinaia di RAD, da 100 a 800 RAD, ma il fallimento dei trapianti eseguiti dalla più importante equipe di trapianti al mondo ci ha insegnato che, oltre alla dose di esposizione, bisogna considerare il tempo di esposizione. Bisogna anche ricordare che il Presidente Gorbaciov premiò e ringraziò pubblicamente in televisione in Russia Bob Gayl, l'unico non russo che venne ringraziato. Dico questo perché le scorie che oggi noi dovremmo stoccare, anche in dosi giudicate inefficaci oggi a produrre dei tumori, sicuramente nel lungo periodo di tempo di esposizione procureranno gravissimi danni su di noi e sui nostri figli. Voglio anche notare che noi sappiamo tutti quanti che presto o tardi le scorie andranno nell'ambiente, questo è il motivo per cui nessuno vuole le scorie. Ancora, bisogna considerare subito il pericolo precoce e concreto dell'inquinamento delle falde idriche, ma oltre a questo bisogna considerare anche i danni economici, danni incalcolabili per il nostro turismo, per le nostre produzioni agricole e zootecniche. Mi chiedo: "Chi vorrà venire ancora in vacanza in Sardegna, chi vorrà acquistare ancora prodotti sardi, sapendo della minaccia dell'inquinamento nucleare?".

Un altro aspetto non secondario è il pericolo di ecoterrorismo e la necessità di sorveglianza dei siti di stoccaggio. Anche quest'ultima condizione - la sorveglianza - è incompatibile di per sé con lo sviluppo turistico della nostra Isola. Voglio anche dire che come su altri argomenti molto importanti anche su questo non possiamo dividerci, questa è una battaglia che si vince tutti uniti, maggioranza e minoranza, comuni e province, forze sociali ed imprese. Noi siamo in prima fila.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Ho avuto modo di dire stamattina che una sottovalutazione delle due questioni, scorie e chimica, che sono oggi di fronte all'attenzione del Consiglio costituirebbe un errore tragico ed anche che queste due partite pongono, in termini chiaramente assai diversi, questioni analoghe che rimandano al futuro dell'economia e della società sarda. Si tratta di due minacce formidabili perché da una parte giunge a conclusione, come abbiamo detto un po' tutti stamattina, la storia dell'industrializzazione sarda, dall'altra - parlo delle scorie - è messo in questione il cuore, non un elemento qualsiasi, ma il cuore dell'unica strategia di sviluppo possibile oggi per la Sardegna. La qualità dello sviluppo. Questa infatti è l'idea di sviluppo elaborata dalla nostra comunità regionale, collettivamente, dopo la fine delle altre speranze di sviluppo e di altre ipotesi e di altre teorie dello sviluppo. La qualità dello sviluppo nel senso di pensare la Sardegna come un'Isola di qualità che punta sul turismo, su un certo turismo, a basso consumo di territorio e di risorse, su un'agricoltura basata sul prodotto privo, diciamo, di manipolazioni chimiche e biologiche, sulla cultura e sull'industria compatibile.

Una minaccia come quella di cui stiamo parlando metterebbe in questione dunque questa idea. Allora, voglio dire, non se n'è parlato da nessuna parte, però attenzione, le scorie non sono qualcosa che sia barattabile con nulla, né con strade, né con industrie, né con convenienze, né con sgravi fiscali, né con nulla, nemmeno con mille chili d'oro a persona. Va detto con molta chiarezza che sarebbe sbagliata una posizione allarmistica perché nulla ancora c'è, nulla è stato fatto, però è necessaria una posizione di allarme, non di allarmismo, e di vigilanza, questo sì.

La SOGIN è un organo tecnico, dovrà concludere - così abbiamo letto - i suoi lavori entro giugno, il 15 giugno mi sembra una data fantasiosa, ma sarà il Governo della Repubblica, previo passaggio nella Conferenza delle Regioni - questa è la procedura - ad assumere le decisioni del caso. Lasciare le scorie nei siti dove stanno, raccoglierle in un solo sito in Italia, concordare soluzioni adeguate a livello internazionale; il nostro interlocutore quindi non è la SOGIN, io non voglio nemmeno sapere chi è il Generale Jean, non mi interessa, il nostro interlocutore è Palazzo Chigi. La Sardegna deve saper assumere unitariamente una posizione quindi di vigilanza, non è questo un tema di battaglia politica, non è un tema su cui dobbiamo fronteggiarci, gli schieramenti politici in campo. Naturalmente noi speriamo tutti di non trovarci di fronte a scelte di localizzazione delle scorie che riguardino l'Isola, dobbiamo anche dirci qui con molta chiarezza che se le cose malauguratamente si ponessero tra qualche tempo diversamente, dovremmo nel momento - speriamo di non arrivarci - in cui la minaccia si concretizzasse, dovremmo essere pronti ad una reazione straordinaria, davvero straordinaria, poderosa, pacifica ma intransigente, pronti anche - lo sappiano dove debbono saperlo - a forme clamorose di disobbedienza civile, pacifiche ma clamorose. Per intanto che si fa? E concludo. Forse sarebbe utile comunque, anche se la questione rimane aperta di fronte al Consiglio, un pronunciamento di poche parole secco ed unitario di quest'Assemblea, oggi a scanso di equivoci, poi bisognerebbe (sono d'accordo con le cose che ha detto Cugini su questo punto) mettere in piedi, come dire, una linea di condotta, di vigilanza, di allarme e poi essere pronti, ho concluso, qualora fosse necessario, nel momento in cui fosse necessario, a chiamare la Sardegna a manifestare in Sardegna ed a Roma. C'è una frase che si dice nei nostri paesi, che mi pare dica: "Mellusu a timmi che a provai".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Presidente, colleghi, intanto sono particolarmente soddisfatto che il clima questa sera in Aula sia particolarmente sereno rispetto alla giornata di ieri, pur affrontando un tema altrettanto importante come quello della sicurezza stradale. Lo sdegno che sta sollevando l'ipotesi che la Sardegna diventi una pattumiera nucleare è grande, grande e condiviso da tutti, non c'è nessuno che non veda il pericolo di stivare nelle viscere della nostra Isola, che siano miniere o depositi militari, questo poco importa, una quantità enorme, persino incalcolabile, di materiali radioattivi. Io sono un medico, ma non c'è bisogno di essere medici o fisici per capire quali danni può provocare lo smaltimento anche in condizioni di dichiarata sicurezza che non è mai troppo sicura; di rifiuti - tra l'altro - che i sardi non hanno prodotto, di rifiuti che altri hanno prodotto, di residui che qualcuno forse pensa d'imperio di scaricare sulla Sardegna, Isola vasta con molte gallerie e poca popolazione. Quei rifiuti, se mai arriveranno in Sardegna, rappresenteranno un danno permanente per i corsi idrici e le falde, un danno che potrebbe durare e durerà migliaia di anni. E se anche quei depositi dovessero essere messi in sicurezza, cosa della quale mi permetto di dubitare, così come ha sottolineato l'onorevole Corona, l'arsenale nucleare potrebbe essere un obiettivo troppo ghiotto per i terroristi di tutto il mondo.

Dunque è scontato, ma mai troppo, il nostro "no" secco e deciso all'ipotesi di una Sardegna ridotta ad una pattumiera nucleare, una Sardegna che non sarebbe più capace di attirare turisti ma li farebbe soltanto scappare con un danno enorme quindi per le nostre imprese, per i nostri lavoratori, per il nostro sviluppo. Il nostro "no" quindi è secco e deciso e non ci potranno essere stavolta divisioni su una mobilitazione che, se questa ipotesi dovesse essere realmente perseguita, dovremmo essere capaci di perseguire, di realizzare tutti quanti insieme, con i sardi, con tutte le forze sociali e democratiche dell'Isola.

Permettetemi, lasciando per un attimo da parte l'onda dell'emozione e di fare quindi un passo indietro, per dire che questo pericolo almeno per il momento, per fortuna ancora non è attuale. Nell'audizione davanti alla Commissione bicamerale effettivamente il Generale Jean non ha parlato espressamente della nostra Isola, o meglio, non ha detto che il luogo per lo smaltimento sarà proprio la Sardegna, ha parlato soltanto di un elenco di territori sicuri. Ecco, l'allarme di questi giorni è preventivo e in questo senso io lo condivido associandomi a tutti quanti, sindacati e imprese, che hanno denunciato il pericolo. Ma è un allarme rispetto al quale noi tutti dobbiamo far sentire la nostra voce e vigilare per scongiurarlo senza dare per scontato però che questo sarà davvero il destino della nostra Isola, intanto però vigiliamo e siccome questa è la sede maggiormente deputata a farlo, potrebbe essere il Consiglio regionale ad acquisire quei dati utili per consentire ai sardi di comprendere meglio, al di là dell'emozione collettiva, quanto sta accadendo. Io lo chiedo senza saperne di più perché non ho altre fonti, è vero che a Perdasdefogu, a Teulada, i militari italiani e non solo usano sostanze radioattive? E se le usano, sostanze come l'uranio impoverito, è vero che queste sostanze giacciono nelle basi e nei poligoni sardi? Su queste domande, che sono le domande che poi si fanno tutti i cittadini sardi, vorrei che il Consiglio e le Commissioni indagassero. Se c'è qualcosa da scoprire, dev'essere scoperto. Vorrei che indagassero con precisione, ma anche con serenità, perché non si apra una caccia alle streghe ma non ci si lamenti nemmeno se dovesse essere troppo tardi.

Il nucleare la Sardegna lo conosce già, ce l'ha La Maddalena un nucleare che parla americano, un nucleare del quale pare in questi giorni ci si sia dimenticati, non vorrei che nucleare per nucleare qualcuno si sentisse autorizzato a pensare che i sardi oramai hanno fatto l'abitudine alla radioattività, perché questo noi lo respingiamo con forza. Presidente, noi sappiamo bene che accordi internazionali, che la Sardegna ha soltanto subito, ci hanno imposto la base di La Maddalena e tutto quanto il resto. Sappiamo che per quell'isola la presenza americana vale qualche posto di lavoro, ma a noi tutto questo non basta, non può bastare. La vicenda della pattumiera nucleare in Sardegna, Presidente, può essere proprio lo spunto per ridiscutere col governo la grande partita delle basi e delle servitù militari, di quelle dismesse da trasferire al Demanio regionale e di quelle attive da mettere in sicurezza e per le quali i sardi devono ottenere indennizzi concreti e non briciole.

So che qualcuno all'interno del centrodestra potrà anche non condividere questa mia opinione, che potrebbe essere anche scambiata per una posizione antimilitare o antiamericana, ma questo non è. La vera questione, colleghi, una questione urgente, è capire fino a che punto i sardi sono padroni del loro territorio, dove la libertà cessa e in cambio di che cosa? Non certo di tumori! Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il pericolo che siti importanti del nostro territorio si trasformino in altrettanti depositi di scorie radioattive chiama tutti noi ad una assunzione di responsabilità immediata e determinata. E` nostro preciso dovere, e dell'istituzione che rappresentiamo, impegnarci per una difesa senza condizioni del diritto alla salute dei nostri concittadini. I sardi hanno il diritto di stare bene ed hanno il diritto di sentirsi sicuri.

La messa in discussione di questi due diritti rende precaria e incerta la vita delle persone, non consente loro di immaginare e progettare il proprio futuro, blocca sul nascere qualunque prospettiva di progresso civile e sociale; la salute è un diritto fondamentale della persona garantito dalla Costituzione italiana che, in un caso come questo, va tutelato attraverso un'opposizione preliminare e incondizionata all'ipotesi di localizzare in Sardegna depositi di rifiuti tossici.

L'ENEA aveva escluso la Sardegna dalle regioni in cui localizzare depositi di scorie radioattive anche per il pericolo di trasporto via mare. La SOGIN, viceversa, ritiene che questo pericolo non sussista ed ha inserito anche le isole tra le regioni in cui è possibile localizzare i depositi. A noi sardi però non è dato sapere nulla della valutazione scientifica, né della valutazione del rischio che eventualmente siano state fatte; e non ci verrebbe riconosciuto come parte in causa il diritto di partecipare al processo decisionale. Infatti la decisione finale che, si badi bene, sarà una decisione esclusivamente politica, la prenderà il Governo nazionale senza consultare i destinatari delle scorie radioattive, né i cittadini, né le istituzioni regionali e locali. Se una simile eventualità dovesse verificarsi mi chiedo e chiedo a tutti voi, colleghi, potrà qualcuno di noi avere ancora il coraggio di parlare di democrazia o di autonomia per la nostra Isola o di strumenti di autogoverno o della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e istituzionale del nostro Paese? E chiedo ai colleghi della maggioranza: "Potreste ancora presentarvi ai sardi come i rappresentanti della Casa della Libertà?" Ma libertà di fare cosa? Di subire le decisioni del governo di centrodestra che ha scelto di usare la nostra terra come la pattumiera nucleare d'Italia? Sarebbero questi i vantaggi di cui gode la Giunta regionale grazie al Governo nazionale amico, come spesso ha teorizzato anche il Presidente Pili? No, colleghi, è una prospettiva inaccettabile ed occorre che a scongiurarla ci impegniamo tutti senza distinzioni di schieramento o di appartenenza politica.

Sappiamo bene che la nostra Regione ha da una parte patito rispetto alle altre regioni italiane uno svantaggio naturale, strutturale rispetto alla disponibilità e al costo delle risorse energetiche, e che d'altra parte ha da sempre sopportato l'onere della localizzazione di importanti siti militari nazionali ed internazionali sul proprio territorio.

Ebbene, oggi la Sardegna dovrebbe diventare il deposito dei rifiuti tossici di chi altrove ha voluto e potuto produrre energia a basso costo con le centrali nucleari e viene candidata a fare questo anche in virtù dell'abbondanza di servitù militari che occupano pezzi pregiati del suo territorio e che potrebbero così proteggere i depositi di scorie radioattive da attentati o altri pericoli. Come dire, oltre al danno la beffa!

E che dire della sorte che toccherebbe ai territori prescelti? Siamo disposti a vedere distrutto ed azzerato il valore della più grande risorsa della nostra Regione? Il suo patrimonio territoriale e naturale? I nostri territori rappresentano una risorsa fondamentale non riproducibile che ha da sempre assunto per i sardi un valore che é prima di tutto di identità. Il patrimonio territoriale ha svolto la funzione di elemento generatore di immagine e di identità per le nostre comunità e rappresenta il contesto nel quale si è radicato l'insediamento, il lavoro e la cultura della nostra gente.

Oggi più che mai noi dobbiamo saper riconoscere alla risorsa territoriale anche un valore sociale. Sono convinto che lo sviluppo di progetti di recupero, protezione e valorizzazione del patrimonio territoriale può contribuire a migliorare la qualità della vita delle comunità locali rafforzando il senso di appartenenza dei cittadini a quelle comunità. E non possiamo sottovalutare la dimensione economica di questo tema, la valorizzazione del patrimonio territoriale nel quadro di uno sviluppo turistico sostenibile basato sull'ambiente e sulla cultura, e capace di costruire prospettive favorevoli per la creazione di posti di lavoro e di iniziative di impresa.

Molte esperienze già in atto ci dicono che un rilancio dell'economia di aree anche in forte ritardo della nostra Isola può legarsi in misura sempre maggiore alla crescita del settore turistico.

In queste aree le prospettive di consolidamento del turismo si fondono sulla valorizzazione di due aspetti fondamentali: quello naturalistico-ambientale e quello culturale, due aspetti strettamente legati sia nelle aspettative del turista che nelle iniziative che già oggi vengono proposte dall'offerta turistica dei nostri territori. Basti pensare alla presenza diffusa di imprese nel settore dell'agriturismo o alle iniziative per la qualificazione e commercializzazione di prodotti tipici locali ottenuti con materie prime biologiche e tecnologie pulite.

Ma come si può pensare, progettare e sostenere lo sviluppo di simili iniziative che puntano sulle qualità ambientali e sulle caratteristiche tipiche di un territorio se si accetta anche solo l'ipotesi che questo territorio diventi il ricettacolo di sostanze e materiali la cui tossicità avrà un tempo di permanenza misurabile nell'ordine delle migliaia di anni!? Noi abbiamo il dovere di incentivare e rivendicare dal governo nazionale la realizzazione di progetti di sviluppo sostenibile che sappiano considerare il territorio e le risorse naturali come beni da tutelare nella loro integrità, oltre che da utilizzare per la loro redditività, così che le comunità locali sappiano trovare una equilibrata relazione con l'ambiente circostante considerandolo come un sistema dinamico con il quale instaurare equilibri e non solo come luogo di insediamento o come serbatoio di materie prime o di risorse da sfruttare e consumare.

Ma tutti questi ragionamenti, colleghi, saranno solo parole al vento se non sapremo impedire l'arrivo delle scorie nucleari in Sardegna. Occorre dire "No", punto e basta! Su questo c'è la piena condivisione della Sardegna tutta, e la posizione dei cittadini e dell'opinione pubblica, degli amministratori locali, delle associazioni e dei soggetti collettivi, protagonisti della vita sociale, economica e culturale della nostra Isola.

La voce di tutti questi soggetti si è già levata con forza e chiarezza per dire "No alle scorie", per dire no all'insulto e al danno irreparabile che la nostra Regione si troverebbe a subire; questo Consiglio regionale nella sua interezza deve oggi fare propria questa opposizione ed unire la sua voce a quella di tutti i sardi investendo la Giunta regionale del compito di portarla nelle sedi istituzionali e nei centri decisionali dove questa voce non è stata ancora ascoltata.

Vedete colleghi, ci sono questioni la cui gravità è più importante di qualunque posizione di parte e di qualunque interesse di partito o di schieramento. Quella che discutiamo oggi è proprio una di quelle questioni, e sarebbe assurdo ed irresponsabile se una parte di questo Consiglio regionale volesse indebolire il "No alle scorie radioattive" per ragioni di opportunismo, per spirito polemico o per mancanza di coraggio.

I temi su cui dividerci non mancano e non mancheranno a partire già da domani, ma oggi abbiamo l'occasione di dare voce alla volontà dei sardi di interpretare con dignità e responsabilità il nostro ruolo istituzionale e di far sentire vicino ai cittadini questo Consiglio regionale troppo spesso distante e distratto. Mostriamoci allora all'altezza dei nostri compiti, diciamo no alle scorie radioattive nella nostra Isola e facciamolo chiamando a raccolta tutte le rappresentanze istituzionali e sociali della comunità sarda per fare insieme una battaglia comune; è una battaglia che non ammette diserzioni ed è una battaglia che si può e si deve vincere per il futuro della nostra terra e del nostro popolo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri; non uso aggettivi iperbolici per condannare questa ipotesi di considerare la Sardegna una discarica controllata per rifiuti nocivi e pericolosi circa la minacciata dislocazione nell'Isola delle scorie nucleari esistenti negli impianti ubicati nella penisola. Voglio però incentrare l'attenzione sul fatto del perché abbiano pensato a noi come destinatari di queste scelte. Perché? Quando si tratta di adottare provvidenze per lo sviluppo della Sardegna, per regalarci un'autostrada in tempi rapidi, per fornirci gli incentivi perché le imprese sarde possano gareggiare con quelle delle altre regioni non insulari, da pari a pari, il governo nazionale non pensa a noi. Quando però si tratta di adottare decisioni verticistiche, odiose, brutali, quando si tratta di stuprare la nostra natura, il nostro ambiente, il nostro turismo, allora pensano a noi perché probabilmente ci ritengono deboli, non affrancati, sempre desiderosi di subire!

Il nostro Gruppo dei Nazionalitari Sardi, come d'altronde tutti i Gruppi, si ribella a questo nuovo tipo di colonialismo incivile e depravato. I Nazionalitari Sardi difenderanno con forza e determinazione la nostra storia, la nostra cultura, il nostro ambiente, il nostro sviluppo, il nostro avvenire!

Noi, sia chiaro per tutti, non accetteremo supinamente queste decisioni governative! Chi ha avuto il privilegio di godere degli aspetti positivi, di avere l'energia a basso prezzo con gli impianti realizzati ed ora dismessi, deve pagare il prezzo dovuto! Le regioni che hanno avuto ora devono dare. La Regione Sardegna, da sempre fuori da queste scelte, ora deve rimanere fuori da queste scelte sciagurate!

Noi abbiamo sempre dato con la concessione del nostro territorio che era già stato dato alla Repubblica italiana con il sacrificio di troppe vite umane in guerre mondiali, che nulla ci hanno dato, ed attualmente in guerre cosiddette civili, abbiamo dato con l'uscita certa dall'Obiettivo 1 per favorire regioni ancora più deboli economicamente di noi; perché in una situazione di questo tipo hanno pensato alla Sardegna? Forse per favorirci, dopo quanto ci hanno promesso per strade, acqua, energia, trasporti ed altro ancora? O perché ritengono probabilmente il nostro governo regionale troppo omologo rispetto a quello nazionale, o perché meno nazionalitario rispetto a quello precedente a guida Mario Floris, quest'ultimo più sicuro e determinato nelle scelte, mentre questo attuale sembra troppo appiattito sulle decisioni delle centrali romane e meno concertativo con le forze sociali e meno collegiale con le forze politiche presenti qui in Consiglio regionale?

E` bene chiarire che noi siamo al fianco delle amministrazioni locali, delle forze sociali, politiche, culturali, delle autorità ecclesiastiche e dei comuni cittadini che si schierano contro questo pericolo incombente.

La Sardegna aveva intravisto nello sviluppo turistico il proprio futuro con la difesa altresì dell'artigianato, dell'agricoltura, dell'industria come attività sinergiche integrate per la crescita della nostra regione. Posso assicurare che la nostra parte politica si schiera con chi difende questo progetto e condanna aprioristicamente chi attenta alle nostre vite, al nostro futuro.

Io personalmente dichiaro di sentirmi già pronto per questo tipo di mobilitazione. Altre volte sono stato tra virgolette "in prima linea", ricordo la battaglia per la realizzazione del radar a Capo Spartivento; qui dietro è presente il sindaco di Teulada, è testimone delle iniziative a difesa di quell'idea di dover privare ancora territori e creare ulteriormente servitù militari. In quella occasione una battaglia civile di popolo aveva avuto ragione, il radar non si è costruito a Teulada.

Perché non ricordare anche le battaglie che mi hanno visto a fianco degli operatori in agricoltura, degli allevatori?

Ho già avvisato comunque gli amici, se è possibile di togliere dall'autorimessa il camper che mi è stato utile nelle precedenti iniziative a difesa dei territori e della gente, ho chiesto loro di tirarlo a lucido e di renderlo funzionante per stare a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali.

Concludo l'intervento con l'osservazione che, in relazione alle precedenti esperienze sul campo, il sottoscritto potrebbe candidarsi a presiedere l'eventuale comitato dei sardi per l'organizzazione di manifestazioni a difesa di questi intendimenti, perniciosi, per il futuro della Sardegna, per altro già oltraggiata e vituperata da scelte economiche del governo nazionale che rallentano la sua crescita omogenea e contemporanea rispetto alle altre regioni!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, l'intervento del collega Tunis è finito!

CALLEDDA (D.S.). Presidente, ho ascoltato con attenzione, collega Selis...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, onorevole Morittu, per cortesia. Onorevole Pirisi, per cortesia!

CALLEDDA (D.S.). Lavorare per la causa significa anche ascoltare i colleghi!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, l'ho confusa con l'onorevole Capelli, le chiedo doppiamente scusa. Prego, onorevole Calledda, non si preoccupi, prego, inizi il suo intervento.

CALLEDDA (D.S.). Ho ascoltato con molta attenzione il collega Selis che ha esposto la mozione presentata dal centrosinistra, e ha fatto tutta una serie di considerazioni sulle quali in gran parte io sono d'accordo; solo su una questione non sono d'accordo perché ormai siamo tutti quanti terrorizzati in Sardegna, ma in modo particolare nel Sulcis Iglesiente, quando si parla di rifiuti speciali pensiamo sempre a scorie radioattive.

Questo per dire, collega Selis, che lei ha fatto riferimento ai fumi di acciaieria che dovrebbe essere un rifiuto speciale che dovrebbe utilizzare la Portovesme S.r.l. e per la quale risorsa, io la considero una risorsa perché ci sono uomini che prendono il salario e che possono utilizzare questi rifiuti per far andare avanti quell'impianto, e in quest'Aula in una finanziaria ci fu un emendamento il quale impedì l'arrivo di questo materiale mettendo in serio repentaglio l'attività produttiva di quella fabbrica.

Quindi, voglio dire, stiamo parlando di due cose differenti e diverse, perché io dico se consideriamo i fumi di acciaieria come consideriamo le scorie radioattive, dico: "Magari fossero tutti fumi di acciaierie!" Nel senso che ci consentirebbero di fare un ragionamento di conservazione di salari, soprattutto di attività produttiva eccetera, eccetera. Questo è l'elemento - diciamo così - che mi differenzia rispetto questo problema. Però, io vorrei nel merito della mozione, in premessa, ringraziare tre cittadini che sono oltre che cittadini anche sindaci di tre comunità sarde, Walter Mura, Gianfranco Piu e Salvatore Mocci, i quali, badate bene, per essere come dire estremamente chiaro, sono coloro i quali hanno portato questo problema in Consiglio regionale; perché questo Consiglio regionale sinché non sono intervenuti questi tre sindaci (ricevuti ovviamente dalla Presidenza del Consiglio, dai Capigruppo) nessuno di noi aveva sollevato questo aspetto e questo problema; questo è un elemento sul quale dobbiamo fare una seria riflessione che talvolta parliamo di tante cose, però poi i fatti che affrontano in modo particolare i sindaci che sono in prima linea nei paesi, vengono in qualche misura elusi da quest'Aula e da questo Consiglio.

Questa considerazione la faccio perché attraverso questo intervento, da rappresentante di un territorio ho dovuto, come dire, soffermarmi un attimo e vedere cosa c'era dietro questo problema. Ed allora sono andato a vedere gli atti parlamentari, le audizioni fatte dall'Ottava Commissione in Parlamento, la quale ha udito, come dire, cosa che mi ha creato anche entusiasmo è vedere che tra le personalità che ha udito l'Ottava Commissione c'era il Premio Nobel Italiano Rubbia, il quale fa un'analisi dettagliata, precisa, articolata, su come devono essere in qualche misura allocate le scorie nucleari prodotte attraverso un referendum che sono ancora tutte quante nei luoghi nei quali sono state prodotte.

Il Premio Nobel Rubbia continua nella considerazione di questi aspetti ed afferma: "tutte le realtà comunitarie, la Francia, l'Europa, la Spagna, la Finlandia, hanno già individuato il sito nazionale nel quale allocare le scorie radioattive".

L'Italia non ha fatto nulla di tutto ciò, e badate su questo, al di là della semplice demagogia, saremo costretti ad affrontare il problema; saremo costretti ad affrontare il problema! Perché l'Italia - voglio ricordare cari colleghi - rispetto ad altre nazioni avendo patti e convenzioni con altri paesi europei, per esempio con la Francia, ha prodotto scorie che sono in quel paese dove l'Italia paga centinaia di migliaia di Euro all'anno e queste scorie, comunque, in ogni caso, essendo l'Italia partecipe a questo tipo di iniziativa devono essere riportate almeno in Italia; poi, c'è l'altra parte importante dell'audizione. Voglio dire, questo tema, è vero, oggi si usa un termine diverso rispetto a quando ero giovane io. Quando ero giovane io si diceva "unitario", oggi diciamo "bipartisan"; poi, vedo l'audizione del Presidente della SOGIN, il quale ha qualche perplessità rispetto alle considerazioni ed alle cose che ha posto il Premio Nobel Rubbia, qualche perplessità ce l'ho. Io ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Corona, perché oltre queste cose - lei onorevole Corona è anche un medico - oltre alle scorie che abbiamo dal punto di vista delle vecchie centrali termonucleari abbiamo anche le scorie che servono alla nostra vita, cioè quelle scorie che derivano dalla medicina nucleare, per essere chiari. Su questo la riflessione che ho fatto, l'ha detto bene il collega Gian Mario Selis, l'ha detto benissimo, ricordando tutte le parti legate alle deroghe delle leggi in materia.

Io cari colleghi le voglio leggere, perché probabilmente ci facciamo un'idea che tutti quanti sanno di cosa stiamo parlando.

Allora cosa si mette in deroga? Legge 31 dicembre del 1962 numero 1860 impegno pacifico dell'energia nucleare e decreto legislativo del 17 marzo del 1995 numero 230, attuazione direttive EURATOM in materia di radiazioni ionizzate; legge 24 aprile 1975 numero 31, ratifica del trattato contro la proliferazione delle armi nucleari; legge 7 agosto 1982, 704, notifica di esecuzione della convezione sulla protezione fisica dei materiali nucleari e via discorrendo.

A me pare, seguendo questo excursus di leggi che si richiamano, si mette in discussione anche il nostro Statuto cari colleghi. Badate, o noi ci ricordiamo di essere Regione a Statuto speciale, autonoma, non può essere nella maniera più assoluta messa in discussione o messa in deroga una norma di carattere statutario, perché se è così vuol dire che questa non è più una Regione Autonoma, non abbiamo più la possibilità di agire, non abbiamo più la possibilità di fare chissà altro.

Ed allora a me piacerebbe ricordare un aspetto fondamentale legato a questi temi, che in Sardegna oggi stanno avvenendo tutta una serie di cose, anche stamattina la stampa riportava, per esempio su Santo Stefano, i fatti che stanno avvenendo eccetera, eccetera, ma voglio dire siamo lontani da questo. Il sito può essere in Sardegna, negli atti parlamentari non c'è scritto, cari colleghi, però è del tutto evidente che la nostra terra, la nostra Isola è prima di tutto una terra antisismica, questo è un punto, ma è anche una terra che ha una bassissima densità di popolazione; avere una bassissima densità di popolazione significa ritornare alle considerazioni che fa nell'audizione il Generale o il Presidente di questa società. Io vorrei spendere due cose anche su questo Presidente, siccome molte volte ognuno di noi può restare più o meno sconvolto delle cose che non conosce e che sente, che ascolta. Noi abbiamo convocato nel merito, qualche giorno fa, una conferenza stampa di presentazione di questa mozione. C'è stato un autorevole esponente della stampa sarda il quale ci ha richiamato alla funzione e al ruolo che ha avuto questo Generale, e mi avvio a concludere signor Presidente, il ruolo e la funzione di questo Presidente è legato ad alcune cose che a me creano non poche perplessità sull'azione; tutte queste leggi, il Governo se ne sbarazza, dà pieni poteri a questa persona ed allora se corrisponde al vero che questo generale peraltro risulta o risultava iscritto nelle liste della P2, francamente mi sembra che noi dobbiamo prestare molta attenzione perché ritengo che questo personaggio in qualche misura sia uno che sta portando avanti il progetto di Gelli, il quale voleva scardinare la nostra Costituzione e soprattutto voleva scardinare il nostro modo di vivere in maniera democratica e civile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Innanzitutto apprezzo, a nome naturalmente anche del Gruppo dei Riformatori Sardi, il tono e il modo con il quale l'onorevole Selis ha presentato la mozione; io ritengo che nessuno un domani davvero potrà rimproverare l'onorevole Selis di aver avuto una preoccupazione eccessiva; non lo farà mai nessuno, anche se davvero dovesse rivelarsi infondata questa preoccupazione, perché ha fatto bene, naturalmente, a porre nelle indicazioni di allarme giusto questo intero Consiglio.

Io condivido anche molto ciò che ha detto poco fa l'onorevole Calledda quando ha ringraziato i tre sindaci per essere stati i primi ad individuare il grandissimo problema per il quale oggi la mobilitazione generale dell'opinione pubblica sarda è fortemente allineata ed unitaria.

Stamattina la stampa ha dato notizie di due importanti documenti a sostegno di questa lotta, uno, quello approvato dalla Chiesa, dalle Conferenza Episcopale Sarda, con il quale si dice in maniera chiara, naturalmente, che la Sardegna deve respingere qualsiasi ipotesi di essere una pattumiera, naturalmente di sostanze radioattive, e però indica anche una grossa preoccupazione; dice: "speriamo che la ricerca della soluzione ancora una volta non sia quella che avviene spesso, che ad essere penalizzati siano i più deboli". Io credo che dentro questa preoccupazione della Chiesa stia molta della verità che oggi noi andiamo a discutere in questi banchi.

La Sardegna si presenta per molti versi debole rispetto a quelle che possono essere le soluzioni che il Governo andrà a prendere, e questo lo capiamo da tantissimi elementi; se potessimo chiedere in prestito una di quelle particelle che ieri ha presentato l'onorevole Masia qui, che solo i "tachioni" il cui fascino più grosso è quello di poter tornare indietro nel tempo, sicuramente risolveremo gran parte dei nostri problemi; non si farebbe più l'errore della scelta nucleare in Italia e di sicuro non esisterebbero oggi quattro centrali nucleari nelle quali sono stoccati dei materiali radioattivi di altissima pericolosità.

L'onorevole Licandro dice: "non sappiamo quanto materiale dovremo smaltire per risolvere il problema". Io credo che invece lo sappiamo, è stato quantificato in maniera esatta, precisa e dettagliata da una Commissione molto seria che nel 1999 presieduta dell'onorevole Massimo Scalia, ha indicato in 24 mila metri cubi l'entità delle scorie radioattive presenti oggi in Italia; ed in maniera ancora più dettagliata ha indicato anche quant'è l'attività di questi materiali radioattivi, che è una cosa molto preoccupante, perché in gran parte sono materiali di seconda e di terza categoria; questo naturalmente davvero dimostra che il nostro allarme non è un allarme infondato.

Però, in questo documento, così come qualcuno faceva cenno, vi era un'indicazione che noi ignoriamo, accompagnava questo documento finale della Commissione, ed era quello che il Comitato Scientifico dell'ENEA e di altre università aveva proposto indicando 200 siti come cosiddetti "siti ottimali", eventualmente per individuazione di stoccaggio di materiali radioattivi.

Nell'indicare questi 200 siti, il Presidente dell'ENEA, che già d'allora era naturalmente il professor Rubbia, diceva anche e dettagliava quali erano le caratteristiche tecniche che questi siti avrebbero dovuto avere e diceva anche che si sarebbero dovuti selezionare 12 fra questi 200 siti nei quali poi andavano monitorati ed eseguiti naturalmente delle attente analisi geologiche per verificare se poi lo studio scientifico aveva la sua validità.

Che cosa è accaduto in questi quattro anni, che separano lo studio della Commissione da quello che oggi invece in questi giorni sta accadendo? A mio giudizio c'è un elemento molto importante che non dobbiamo dimenticare; solo due mesi dopo dall'approvazione di questo documento finale si costituisce una nuova società, che non era quell'agenzia che invece la Commissione aveva auspicato dovesse nascere. Si costituisce una società privata che è la SOGIN, a partecipazione dell'ENEL e a partecipazione anche di altre società quali una società della FIAT; neanche a farlo apposta alcune di queste società avevano già delle competenze specifiche in quello che era lo stoccaggio dei materiali radioattivi. Quindi, questa è un'ulteriore preoccupazione che noi abbiamo, perché davvero non vi siano interessi di grosse società relativi, naturalmente, a questo smaltimento e che oggi non si dica: "La SOGIN è soltanto una società a carattere totalmente pubblico perché lo smaltimento dovrà avvenire in trent'anni e quindi soltanto una caratterizzazione pubblica può dare questa garanzia". Il Comitato Scientifico aveva dato però anche un'altra indicazione, che è la vera sicurezza per mettere in sicurezza le quattro centrali nucleari, soprattutto quella di Trino Vercellese, bisognava in maniera assoluta arrivarne alla demolizione dopo un'attesa di cinquant'anni. Questo elemento è sparito, in quattro anni è totalmente sparito, perché voglio vedere chi è capace di garantire la sicurezza degli abitanti di Trino Vercellese se non si attende almeno cinquant'anni allo smantellamento della centrale nucleare di Trino Vercellese.

L'altro elemento importante era che lo stesso Rubbia diceva: "le isole non possono essere prese a nessun riferimento come sedi naturalmente di stoccaggio perché vi è la totale insicurezza derivata dal trasporto via mare".

Oggi il generale ci manda a dire che il trasporto via mare è una sciocchezza e che già viaggiano e transitano le navi di tutto il mondo piene di materiali radioattivi per essere co-processate in Inghilterra. Noi diciamo che assolutamente non è vero e sarebbe importante, Presidente, che la Giunta regionale su questo prendesse davvero una posizione decisa, forte, uguale a quella che è l'emozione che oggi tutti i sardi stanno vivendo, nominando possibilmente un comitato scientifico, noi abbiamo la fortuna di avere Carlo Rubbia qui in Sardegna a presiedere un importante ente regionale, perché davvero restituisca credibilità a quel documento scientifico del 1999 che stabiliva in maniera inequivocabile che le isole non potevano essere prese a riferimento come sedi di stoccaggio di materiali nucleari.

Partendo da questi elementi io credo che riusciremo a restituire molta della verità sulle cose che in questi tre - quattro anni sono avvenute; soprattutto non è credibile, nella maniera più assoluta, anzi lo condanniamo fermamente, quello che è andato a riferire il Presidente della Commissione dell'ambiente Armani - mi pare che sia tra l'altro un deputato di A.N. - che ha detto in maniera dettagliata che la Sardegna poteva essere, in ipotesi, sede di stoccaggio di materiali radioattivi, perché le sue caratteristiche geologiche, le sue caratteristiche anagrafiche, le sue caratteristiche relative naturalmente anche alla facile possibilità di approdare con delle navi in determinate coste controllate dai militari, la davano come indicazione prioritaria rispetto a tante altre sedi possibili in Italia. E' gravissimo a mio giudizio che un Presidente di Commissione parlamentare possa esprimere giudizi di questo tenore.

Allora io condivido molto quello che qui è stato espresso sulla unitarietà di un documento e di un'azione che mobiliti davvero tutta la Sardegna e che possa anche essere continuativo finché non si avranno risposte concrete da parte naturalmente del Governo. Credo e insisto sul fatto che appunto nella risposta la Giunta possa darci delle indicazioni sulla costituzione di questo Comitato scientifico che ci conforti attraverso anche un forte documento tecnico sulla validità di quello che era all'origine ciò che aveva stabilito la Commissione Scalia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, per chiedere di sospendere anche per un tempo piuttosto breve per consentire una Conferenza dei Capigruppo per fare un po' il punto sulla situazione, visto e considerato che le iscrizioni a parlare sono tantissime ed è arrivato il momento, credo, di sospendere un attimo per far quadrare il cerchio, come si suol dire, in quanto qualche iniziativa dovremo pur prenderla e vorremmo capire attraverso quali procedure e con quale unità questo Consiglio intende muoversi.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni ci avviamo a una brevissima sospensione per una Conferenza dei Capigruppo. Facendo un'eccezione al severo Regolamento, penso che possiamo consentire agli ospiti istituzionali presenti in sala di poter rimare qui seduti senza l'obbligo di doversi allontanare dall'aula durante la sospensione. E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Per quanto tempo presumibilmente, Presidente?

PRESIDENTE. Ci impegniamo a concludere in un quarto d'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 58, viene ripresa alle ore 19 e 31.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Sentita la Conferenza dei Capigruppo proseguiamo con gli interventi programmati sino alla conclusione degli iscritti a parlare, all'intervento della Giunta, alla replica di un firmatario della mozione e poi all'eventuale decisione in relazione a un qualche documento da approvare o da rinviarne l'approvazione a un momento successivo.

E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Signor Presidente, questa sessione straordinaria del Consiglio, convocato per discutere le tre mozioni presentate dalle opposizioni, avviene in un momento particolarmente critico della vita politica, economica e sociale della Sardegna. Le questioni richiamate dalle mozioni riguardano sia problemi vecchi e non risolti, quale quello proposto dalla mozione 103, discussa ieri, sui gravi ritardi del completamento dei lavori della Statale 131; problema cronico quello proposto dalla 107, sulla crisi del comparto industriale sardo e in particolare della chimica, che in questi giorni ha avuto un'improvvisa e drammatica riacutizzazione ed aggravamento per la decisione aziendale di chiudere Montefibre di Ottana, che determinerà la fine della realtà industriale della Sardegna centrale e la morte di ogni speranza di sviluppo di quei territori lasciando macerie, disoccupazione e disperazione.

La mozione odierna, la mozione 110, propone all'attenzione del Consiglio un problema nuovo, un rischio incombente costituito dalla concreta ipotesi di localizzare in Sardegna il sito unico nazionale delle scorie nucleari. Se i ritardi dei lavori sulla 131 e l'inadeguatezza della viabilità in Sardegna sono causa, oltre che di incidenti evitabili, di freno allo sviluppo generale, se la chiusura di Montefibre rappresenta un colpo mortale all'economia della Sardegna, della Sardegna centrale in particolare, e un rischio di tracollo di tutto l'apparato industriale sardo, la scelta eventuale della Sardegna per ubicare il cimitero delle scorie nucleari sarebbe il definitivo tramonto di ogni speranza e possibilità di sviluppo legato al turismo, all'ambiente, ai prodotti agroalimentari di qualità e a tutte quelle attività vecchie e nuove che hanno il loro punto di forza sull'immagine di un'isola incontaminata.

Il richiamo alla situazione di crisi in cui versano la Giunta e l'attuale maggioranza non è stato fatto con spirito polemico, ma per sollecitare tutti a uno sforzo unitario nonostante le difficoltà per affrontare tutti uniti questo problema. E' bene anche che tutti noi teniamo presente il contesto nazionale e internazionale, sia per quanto riguarda la congiuntura economica che per le fibrillazioni dovute ai fatti terroristici, alla recente guerra in Iraq e ai tanti focolai piccoli e grandi che sono vicini e lontano da noi, perché hanno e avranno un peso in questa vicenda.

Per l'Italia il problema dello smaltimento dei residui nucleari, dello smantellamento e della messa in sicurezza delle centrali e della bonifica dei siti è pressante, di grande rilievo e di grande complessità e richiede notevoli risorse finanziarie. Dovunque cadrà la scelta di ubicare il sito ci saranno resistenze, contrasti e forti opposizioni da parte dei cittadini e delle istituzioni locali. La scelta del sito unico nazionale per la conservazione delle scorie nucleari spetta al Governo su proposta del Commissario delegato. Sarà una scelta difficile e contrastata. Non è prevedibile che ci siano regioni o luoghi che spontaneamente si candideranno a ospitare questi rifiuti, pertanto ci vorrà un'imposizione da parte del Governo e forse anche con un'apposita legge nazionale. In questi casi vi è la tendenza a scegliere chi è più debole, o debole per consistenza numerica della popolazione o debole per debolezza politica contingente.

Però è necessario in questi casi, per mascherare queste intenzioni, prendere degli accorgimenti, e ciò avviene attraverso una serie di accorgimenti, primo fra tutti la scarsa informazione e le notizie date in modo selezionato e selettivo che mettono in primo piano i criteri, i requisiti, i siti più idonei, lo mettono in relazione a problemi di sicurezza, alla possibilità di provocare minori danni sia nella fase di trasporto che in quella di stoccaggio, alla facilità di essere difese e così via. Così pure è necessario depotenziare e rendere inutilizzabili gli strumenti che Regioni, enti locali e cittadini interessati hanno a disposizione per contrastare e opporsi a questa scelta.

Se andiamo a vedere gli atti e le determinazioni di questi ultimi mesi che riguardano questo problema è facile rendersi conto che vi è un disegno finalizzato a conseguire questo obiettivo. A guardare bene ci sono molti elementi per sospettare che la Sardegna è nella mente di molti - nella mente di molti - per indicarla quale sito ideale.

Mi riferisco alle già citate osservazioni che il presidente della SOGIN ha fatto alla VIII Commissione parlamentare della Camera, in cui oltre a precisare gli aspetti tecnici, economico-finanziari e la necessità di una tempistica certa, ha voluto richiamare gli avvenimenti dell'11 settembre e gli aspetti di sicurezza relativi al terrorismo internazionale, adombrando l'opportunità di ubicare un sito così sensibile in una zona sotto il controllo e il comando militare. E questo è un indizio: in Sardegna abbiamo abbondanza di poligoni e di servitù militari. Con insistenza si richiamano i requisiti di bassa densità abitativa e scarsa popolazione, nonché di rischio sismico che dev'essere quasi inesistente. E sono altri consistenti indizi: la presenza in Sardegna di numerose miniere dismesse, luogo ideale per stoccaggio definitivo di questi residui...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Demuru.

DEMURU (D.S.). Grazie, Presidente, chiedo scusa. Completa, dicevo, il quadro indiziario che porta a individuare la Sardegna come sito ideale.

Avrei voluto continuare, ma chiudo perché giustamente, come ha richiamato il Presidente, il tempo è finito. Voglio solo aggiungere queste considerazioni conclusive. Tutti noi, il Consiglio dovrà guidare la resistenza, la rivolta contro una decisione eventuale di situare il cimitero nucleare in Sardegna. La Giunta regionale dovrà attivarsi nei confronti del Governo nazionale per avere la garanzia e le informazioni puntuali ed esaurienti e dovrà reclamare l'autonomia della Sardegna e il rispetto dello Statuto. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io spero, anzi ne sono convinto, che tutti quanti noi abbiamo piena coscienza e consapevolezza di che cosa stiamo discutendo, anche se qualche dubbio mi è venuto ascoltando gli interventi dei colleghi, alcuni dei quali hanno detto che nulla è definito e altri, invece, che i rifiuti radioattivi potrebbero già essere in Sardegna. Un dubbio si è manifestato in una recente assemblea che si è svolta in un comune sede di poligono, quelli più indicati come siti eventuali destinatari dei rifiuti nucleari.

Noi stiamo parlando di una cosa che esiste, non di una cosa che non esiste, stiamo parlando dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 marzo 2003, numero 3267, e bisogna leggere l'ordinanza. Nell'ordinanza c'è scritto qual è la finalità; la finalità è assicurare l'assunzione di iniziative straordinarie e urgenti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi; individuare procedure idonee e straordinarie a realizzare lo smaltimento dei medesimi rifiuti dislocati nelle centrali nucleari e nei siti di stoccaggio presenti sul territorio delle regioni Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Basilicata e Piemonte, 55 mila tonnellate. C'è una situazione di emergenza, dice il Governo, per la presenza nel territorio di rifiuti radioattivi e c'è una situazione diffusa di crisi internazionale.

Allora, cosa ha fatto il Governo? Ha istituito un unico centro decisionale e nelle more della conclusione delle collaborazioni di tipo internazionale, tant'è che si parla anche di un sito da situare in Russia, viene nominato un Commissario delegato per l'emergenza dei rifiuti radioattivi nella persona del Presidente della SOGIN che provvederà a realizzare ogni iniziativa utile per la predisposizione di uno studio volto a definire soluzioni idonee a consentire la gestione centralizzata delle modalità di deposito dei rifiuti. Al Commissario sono attribuiti tutti i poteri finalizzati al conseguimento dell'obiettivo, della messa in sicurezza degli impianti a rischio, mediante conservazione e stoccaggio dei rifiuti radioattivi in condizioni da salvaguardare la salute della collettività.

Il medesimo Commissario è autorizzato nel rispetto dei principi generali a derogare le norme che disciplinano il trasporto dei rifiuti, il trasporto di merci pericolose su strade, le norme in materia di VIA e tutta una serie di norme riguardanti rifiuti radioattivi in generale.

Questi poteri del Commissario vengono in qualche misura attenuati, se non leniti, dal fatto che ci debba essere un rappresentante della Conferenza dei Presidenti delle Regioni nel caso di questo studio. Ma, poi, c'è tutta una normativa richiamata; questa normativa che riguarda la legge del 1992 per l'emanazione delle ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, quindi con l'autocertificazione, senza controllo e senza autorizzazioni né della Regione, né degli Enti Locali e della Provincia, e dei comuni, nel rispetto dei principi dell'ordinamento giuridico; infine le competenze sono del Presidente del Consiglio dei Ministri, neanche del Ministero della protezione civile che può delegare, chi può delegare, delega il Ministro degli Interni.

Allora, che cosa c'è di nuovo? Di nuovo c'è che la Sardegna non è più esclusa, anche se non direttamente nominata dalla possibilità di ricevere il materiale radioattivo; anzi le caratteristiche indicate per la scelta del sito ottimale fanno proprio pensare alla Sardegna. Quando si fa riferimento alla bassa densità demografica, alla stabilità geologica, alle basi militari, ai poligoni, ai cimiteri sicuri, beh, viene difficile non pensare a noi. Nella rosa dei candidati e dei finalisti non c'è dubbio c'è anche la Sardegna; cosa possiamo fare per evitare questo scempio?

Io non credo che la decisione finale spetti al Consiglio dei Ministri, perché il Consiglio dei Ministri con propria delibera ha già certificato che di questa materia se ne occupa il Premier. Quindi la materia non torna al Consiglio dei Ministri e quindi non possiamo chiedere o invocare l'applicazione della norma statutaria della Regione che prevede che quando si discutono di materie riguardanti la nostra Regione, il nostro Presidente della Regione debba e possa partecipare alle sedute del Consiglio dei Ministri per difendere e tutelare le ragioni e gli interessi della Sardegna.

L'unico nostro interlocutore, per i poteri che il Consiglio dei Ministri ha conferito, è il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro degli Interni, non ce ne sono altri, sono questi i nostri interlocutori, ed è chiaro che a lui ed a loro noi ci dobbiamo rivolgere per ottenere le assicurazioni che sono necessarie per porre la parola "fine" ad una vicenda che sono certo riguardi tutta la società sarda, tutti i sardi, tutte le forze politiche, l'intero popolo, perché non credo che la Sardegna non si debba e non si ribellerà in maniera ferma e decisa ad una eventuale iniziativa di questo genere.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). L'intervento svolto adesso dall'onorevole Floris io credo che contenesse sicuramente qualche elemento di realismo, ed è servito a richiamare l'attenzione di tutti su questo fatto, perché si è notato già da alcuni interventi precedenti, ma lo si è visto anche da qualche tesi sostenuta attraverso la stampa, pareva che il Consiglio regionale, alcuni sindaci, altri cittadini della Sardegna si fossero inopinatamente, o comunque in maniera forse eccessiva, posti un problema, un problema latente che veleggia, ma probabilmente ancora molto incerto, molto determinato e che quindi il clima di preoccupazione manifestato nel corso di questo dibattito e in altre sedi fosse un clima di preoccupazione esagerato.

Io non so, ma condivido l'intervento dell'onorevole Floris che non parla di sopravalutazione del problema, anche nel fare riferimento in maniera precisa e puntuale ad alcuni passaggi, ad alcuni elementi e ad alcune determinazioni, ad alcuni incarichi che tutti noi conosciamo che di sopravalutazione non si tratti, ma in ogni caso eventualmente sarebbe preferibile una preoccupazione esagerata, una sopravalutazione del problema, piuttosto che essere imputati di disattenzione, di distrazione e, perché no?, persino di ignavia. Quindi, la preoccupazione viene espressa in questa sede in maniera intensa, continua, e mi pare anche abbastanza condivisa così come appare dagli interventi che sino a questo momento si sono svolti.

Presidente, io non ritengo di dover rifare la cronistoria del problema, né di dover amplificare ulteriormente tutto il percorso che fino a questo momento è avvenuto, le servitù militari che già sulla Sardegna gravano in maniera pesante, il fatto che dopo la rinuncia alle centrali nucleari la Sardegna per esempio sia l'unica Regione che non utilizzi il metano quale fonte di energia e quindi una Regione già altamente penalizzata i cui cittadini, le cui popolazioni ed il sistema produttivo tutto, sotto questo profilo, vive già in condizioni di forte disagio.

Io non credo di dover richiamare ulteriormente tutti questi elementi che sono a tutti assolutamente conosciuti, per dire che dobbiamo respingere in maniera decisa e determinata che la Sardegna possa anche solo ipoteticamente ed ora siamo alle ipotesi sia pure con quegli elementi di certezza a cui si è fatto cenno, ma dicevo che la Sardegna possa anche solo ipoteticamente essere individuata quale immondezzaio atomico con tutti gli elementi di rischio che ciò comporta. Da un lato per la tutela della salute dei cittadini ma dall'altro lato anche in termini di contenimento di possibilità di sviluppo ulteriore.

Il Governo, nel delegare questi compiti, queste funzioni, al Commissario Jean, io non credo si sia voluto liberare di un problema, perché quelle scorie nucleari oggi da qualche parte sono allocate ed evidentemente vi è un tentativo di metterle in sicurezza, né credo ad onor del vero però che solo l'alto Commissario a ciò delegato poi alla fine sia l'unica persona deputata ad assumere la determinazione e la decisione finale. Io credo che l'interlocuzione politica debba continuare o possa continuare, ove sinora non sia avvenuto, a svolgere un ruolo, è questa la sollecitazione che rilanciamo nei confronti della Giunta regionale perché l'interlocuzione politica diventi attiva, costante, tenga alto sotto questo profilo quel clima di intenso rifiuto che qua in Consiglio e nella Sardegna è stato espresso e rappresenti con coraggio davvero al Governo nazionale i sentimenti di tutti i sardi, partendo dal presupposto che il Commissario delegato svolgerà pure una funzione di raccordo, di studio assieme ad una Commissione, darà pure alcuni suggerimenti ed indicazioni, ma poi è il potere politico che ha la potestà e la capacità di assumere scelte concordi o scelte difformi rispetto alle determinazioni del Commissario che, è vero, può operare violando qualcosa come ventuno leggi sia in materia di tutela ambientale che di trasporti pericolosi, che di licenze edilizie, ma è pur vero che anche quando si assumono questi provvedimenti e si attribuiscono queste deleghe, il potere decisionale finale resta in ogni caso in mano al potere politico ed il potere politico sardo in questo senso deve intervenire. Ecco allora, Presidente, io credo che noi oggi dobbiamo, così com'è avvenuto per la mozione sulla chimica, ma dobbiamo concludere con un ordine del giorno che è unitario, che rappresenti i sentimenti del Consiglio regionale, dei sindaci della Sardegna, dell'intero popolo sardo, un documento molto chiaro, un documento molto forte, un documento molto determinato ma credo anche che ciò non basti. Io credo che sia necessario che lo stato di allarme, lo stato di allerta debba continuare ad essere tenuto alto e sarebbe forse opportuno che concludiamo il documento individuando un gruppo di lavoro all'interno del Consiglio regionale ma con funzioni naturalmente di natura politica che, assieme alla Giunta regionale, potrebbe essere composto dai Capigruppo, interloquisca ed intervenga in un sistema di comunicazione rispetto a questo problema permanente fintanto che il problema non verrà risolto in maniera, speriamo, non dannosa per la Sardegna.

Io credo che pure approvando un documento comune oggi su questo argomento, così come lo dicevo per la chimica...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Così come mi pare abbia già proposto l'onorevole Gian Mario Selis nell'illustrazione della mozione, il Consiglio non può chiudere i propri lavori limitandosi all'approvazione di un documento. Il Consiglio, per tenere alti questi sentimenti di rifiuto, deve tenere i propri lavori aperti, deve restare, rispetto a questo argomento, formalmente e continuativamente ancora convocato, poi una volta che la Commissione, se si accetta l'ipotesi, o la Giunta in caso contrario o qualunque altro organismo ritenessimo necessario avesse acquisito informazioni e gli altri organismi avessero dato certezze di scelte escludenti la Sardegna, si riferisce in Consiglio e si accantona, ci auguriamo, in maniera definitiva il problema.

Badate - e ho chiuso - su questo argomento la classe politica, non parlo della Giunta regionale, Presidente Pili e basta, ma la classe politica io credo sia sotto costante ed attenta osservazione. Cari colleghi, se noi su questo argomento dovessimo essere sopraffatti e dovessimo fallire non dobbiamo chiedere le dimissioni della Giunta regionale punto e basta ma dovremmo davvero dimetterci tutti all'unisono perché sarebbe il fallimento definitivo della Sardegna.

PRESIDENTE. Invito ancora i colleghi a rispettare i tempi perché abbiamo ancora diversi iscritti a parlare. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, io mi voglio riallacciare all'ultimo intervento del collega Balia e spero di poter usare, anzi certamente userò i toni pacati che sono stati usati nell'affrontare questo delicato argomento e spero altrettanta incisività. Considero gli interventi dei colleghi, tutti di altissimo interesse ed a volte traspare che sembra che qui stiamo parlando di un'ipotesi, stiamo parlando di una cosa che comunque nei fatti non risulta da nessuna parte, però qualcuno mi ha insegnato che a volte a pensar male ci si azzecca; così come negli anni settanta, ricordo un movimento studentesco al quale partecipavo e di tanti altri presumibilmente che oggi compongono questo Consiglio regionale, si parlava delle basi militari che qualcuno smentiva, non esistevano, ce n'erano due o tre ben identificate, però nessuno sosteneva che per esempio nell'Isola di Tavolara ci fosse una base nucleare americana, nessuno sosteneva che all'artiglieria di Nuoro ci fosse un deposito di munizioni che con un semplice cerino avrebbe fatto saltare in aria mezza Sardegna. Però dopo quei movimenti di popolo, dopo quei movimenti studenteschi, dopo quei movimenti politici si smantellarono queste basi e per farvi un esempio, quella base inesistente dell'artiglieria di Nuoro fu smantellata in quattro mesi e mezzo. Perciò stiamo parlando di una cosa che esiste, ipotetica o che non esiste? Molti colleghi hanno fatto riferimento alle audizioni parlamentari, al professor Rubbia. Guardate, non è un tono polemico, infatti non citerò le parti politiche intervenute nella Commissione, non citerò i nomi, chi vorrà se li può andare a vedere, non citerò e non sosterrò che il Generale Jean sia un componente della P2 o meno, lo sia stato, così come non citerò il fatto che sia stato o meno consulente di qualche altro Presidente del Governo nel 1997. Credo che queste cose i nostri autorevoli esponenti governativi di destra o di sinistra le valutino in base alle professionalità e non in base alle appartenenze. Però si dice: chi ha parlato di Sardegna? Il programma dell'Enea? Non risulta. Ne ha parlato il governo con il suo poc'anzi richiamato decreto ministeriale? Non risulta. Ma risulta agli atti della Commissione che un onorevole esponente del Parlamento italiano, non condividendo l'esame dell'Enea, non condividendo la relazione dell'Enea, non condividendo Rubbia, tale onorevole pugliese dica: "Nel lavoro svolto dall'Enea, le Isole sono prioritariamente escluse dalla potenziale identificazione di un sito nazionale" e chiede: "Quali sono le motivazioni dell'esclusione a priori del 20 per cento del territorio nazionale da siti potenzialmente identificabili? Inoltre non ritiene che sia anche da rivedere la domanda rivolta al professor Rubbia; che il lavoro svolto dall'Enea oggi rischia di essere già datato per il sopravvenire di nuove condizioni" (le nuove condizioni sarebbero l'11 settembre). Ma ancora il nostro caro amico continua e dice: "Mi ha sorpreso però il fatto che i trasporti di questo materiale", come già è stato detto poc'anzi da qualche collega, il professor Rubbia tra le altre cose escludeva le Isole per i potenziali pericoli, valutati in maniera alquanto obiettiva, del trasporto via mare del materiale radioattivo". Il caro collega, non collega nostro, insomma parlamentare, dice: "Mi ha sorpreso però il fatto che i trasporti di questo materiale verso l'Inghilterra siano effettuati, e l'Inghilterra è un'isola" ci sarebbe da rispondergli ma evito le mie risposte ad un'interlocuzione di questo genere, "infatti quando ho chiesto al premio nobel Rubbia - oggi Commissario dell'Enea - per quali motivazioni la Sardegna e la Sicilia fossero state escluse (e questa è la prima volta che si nomina la Sardegna) dalle sedi potenzialmente eleggibili a deposito nazionale unico, comprendo l'esclusione della Sicilia per il carattere sismico dell'Isola, ma fatico a capire quello della Sardegna che invece è zona totalmente bianca eccetera, eccetera". Ma non contento il nostro signore, il nostro signore nel senso il nostro caro onorevole, la prima era la seduta di gennaio, questa era di febbraio, a marzo riprende ancora la sua incisiva azione dicendo che: "Ricordo una discussione svoltasi durante l'indagine conoscitiva riguardante l'esclusione delle Isole dalla ricerca del sito e deposito… Escludere la Sicilia e la Sardegna ha comportato l'esclusione del 19 per cento del territorio nazionale" e potrei leggervi anche i successivi interventi del caro onorevole pugliese che cercava di distogliere, di togliere ed inserire alcuni siti. Faceva il suo mestiere, sì, benissimo, difendeva il suo territorio, perché noi non dovremmo difendere il nostro? Perché a questo signore che ha citato la Sardegna, è l'unico atto ufficiale, il governo non ha mai citato la Sardegna, il governo si dovrà esprimere, perché la decisione sarà puramente governativa, la Sogemen non è deputata a scegliere, la decisione è politica come è lo stato in America, come lo è stato in Francia; e noi alla Francia, volevo specificare ancora di più quanto detto dal collega Calledda che condivido totalmente, noi alla Francia non paghiamo centinaia di milioni, paghiamo venti miliardi l'anno. Quei venti miliardi sono ben spesi, spendiamoli e continuiamo a spenderli, ma sicuramente a qualcuno bisognerebbe rispondere che la Sardegna non vuole le scorie nucleari, non vuole rifiuti tossici, quelli che verranno, che ci vogliono mandare, ma non vuole neanche pensare che ce ne siano già e non vuole pensare che questi rifiuti da tempo arrivino in Sardegna. Abbiamo già digerito l'uranio, abbiamo già digerito quello, qualcuno dovrà pagare il prezzo. La Sardegna da decenni paga già il prezzo allo Stato nazionale con le basi militari, con quanto vi ho detto poc'anzi riferito ai movimenti degli anni settanta contro le basi militari che occupavano grandi fasce del territorio nazionale e tutt'oggi le occupano con La Maddalena, base per sommergibili a testate nucleari, Santo Stefano e su ciò che a mio avviso non conosciamo perché paghiamo anche per ciò che non conosciamo; perciò al signore di cui non faccio il nome ma che interviene in maniera costante su questo tema nella Commissione rispondo: noi abbiamo già dato e stiamo continuando a dare. E non è una forma di companilismo, non vuole essere una forma di campanilismo, vuole semplicemente essere la difesa di un territorio e non capisco perché si porti l'argomento delle zone sismiche quando non si è preso in considerazione questo aspetto quando le basi sono state fatte, gestite fino al referendum per il quale abbiamo votato respingendo il nucleare quale energia alternativa.

Bene, siccome in conclusione la scelta è governativa, qualunque sia il governo, chiunque debba prendere questa decisione ed io credo e sono convinto che questo governo, il Ministro responsabile non ha la benchè minima intenzione di relegare alla Sardegna i rifiuti nucleari; io credo che bisogna vigilare su quello che già c'è in Sardegna di tossico e nucleare. Vanno di moda le Commissioni di inchiesta ultimamente, chieste dai sindacati, chieste dai colleghi e da altri, io ne ho proposta una che è andata nel dimenticatoio, che riassumeva tutto questo. Penso e spero che torni di moda ora che è stata richiesta per altre cose; vorrei sapere di quali rifiuti tossici è gravata la piana di Ottana, per esempio, di cui abbiamo parlato stamattina, vorrei conoscere che danni ha fatto l'Enichem e lo Stato, caro onorevole XY.

La Sardegna ha già dato e non intende dare. La Sardegna, il Consiglio regionale, tutti i sardi sapranno in maniera ferma e decisa respingere questa ipotesi, figuriamoci se fossero dei fatti, li saprà respingere e non saremo solo noi a vigilare, sarà tutto il popolo sardo a vigilare in maniera civile, in maniera corretta, ma ad ogni prevaricazione…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.)... come è successo in passato e come potrebbe succedere in futuro ad ogni prevaricazione il popolo sardo, la gente sarda, dovrà e saprà rispondere in maniera adeguata nelle parole e nei fatti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra innanzitutto di dover rilevare che il Consiglio regionale ha deciso opportunamente, grazie a questa mozione delle opposizioni, ad affrontare un problema che nelle scorse settimane ha suscitato una straordinaria mobilitazione dei sardi, delle loro istituzioni, arrivando fino ad interessare il mondo imprenditoriale e recentemente la Conferenza episcopale sarda. Credo che la denuncia ed il grido di allarme che si è sollevato in Sardegna vede alcuni sindaci protagonisti che sono stati richiamati questa sera, ma io dico che occorre anche esprimere un riconoscimento, un apprezzamento per il ruolo avuto dagli organi di informazione, in particolare dai due quotidiani sardi per aver per primi denunciato questo pericolo.

Sappiamo che nulla è ancora deciso ma il pericolo è effettivamente reale; l'esclusione dell'Enea non ci tranquillizza perché sono ben più forti le minacce, sia quelle presenti come condizioni per raggiungere l'obiettivo della messa in sicurezza di queste scorie contenute nell'ordinanza del Presidente Berlusconi del 7 marzo, e soprattutto le dichiarazioni rese in Commissione dal Presidente della Sogin ed Commissario delegato del governo, quando ha detto che nessuna regione è esclusa. Nessuna regione è esclusa e tutte le condizioni, i parametri a cui devono sottostare i siti, i quattro - sei siti che dovrebbero essere indicati, sono tutti presenti in Sardegna e questo è l'elemento che maggiormente preoccupa tutti, preoccupa soprattutto i territori nei quali sono presenti miniere abbandonate e poligoni militari ed ovviamente ancora molto di più quei territori nei quali ci sono tutte e due le condizioni, le miniere abbandonate e i poligoni militari, mi riferisco al Sulcis.

Si tratta quindi di un rischio reale che entro poche settimane noi vediamo il nome di qualche sito della nostra regione indicato tra le possibili scelte della Commissione tecnica insediata dalla Sogin. Ovviamente noi dobbiamo pensare e fare di tutto, fare in modo che la scelta poi ritorni ad essere attribuita alle istituzioni ed al Governo nazionale, quindi a palazzo Chigi ed anche perché se dovessimo affidare la scelta ad un generale, ma non solo perché è generale ma perché ha tutti i poteri conferitigli dal Presidente del Consiglio dei Ministri, noi sicuramente rischieremmo di dover soccombere.

Ora io credo che questi rifiuti che sono figli di una scelta scellerata, di una scelta energetica scellerata che si stanno avviando in tutto il mondo ormai a rifiutare proprio perché in tutti i siti, a livello internazionale dove sono presenti le centrali, c'è una costante emergenza delle popolazioni ma soprattutto c'è un grande rifiuto, una grande ribellione in tutti i paesi e in tutti i siti nei quali, in qualunque parte del pianeta, si decida di stoccare queste scorie radioattive. Quindi occorre a mio avviso rifiutare, respingere senza tentennamenti questo rischio e questa possibilità e far arrivare questa voce alta al Governo perché in ultima analisi è il soggetto deputato a questa decisione e nulla potrà valere come ragione a cui vorrà ispirarsi o scaricare le proprie responsabilità eventuali il governo nazionale, la dobbiamo rifiutare perché i danni sarebbe incalcolabili per la Sardegna, perché gli effetti sarebbero devastanti, perché si porrebbe un'ipoteca su tutte le nostre speranze di sviluppo della Sardegna, ma non per i prossimi 100 anni o 150 anni come potrebbe avvenire con una discarica di rifiuti solidi urbani ma per i prossimi millenni e forse per le prossime ere geologiche. Quindi una distruzione irreversibile della nostra immagine che contrasterebbe con tutte le ipotesi di sviluppo che noi stiamo disegnando e progettando per la nostra regione, insomma lo slogan diventerebbe non la Sardegna un'Isola di qualità, l'Isola del turismo, della natura, del sole, delle bellezze, ma diventerebbe l'immagine in tutti e nell'opinione pubblica in generale di una pattumiera nucleare, quindi di una bomba ecologica insediata nella nostra regione.

Bisogna rifiutarlo non solo perché quelle scorie non sono state prodotte in Sardegna, credo che affermare che tutta la nazione deve essere solidale nell'individuare una soluzione sia un fatto di responsabilità e di solidarietà nazionale, ma noi dobbiamo rifiutarlo nel nostro territorio perché già ampiamente devastato dall'intervento dell'uomo, mi riferisco alla contaminazione, alla distruzione ambientale derivante da millenni di attività estrattiva e non solo di quella passata, penso alle attività di cava in Gallura che stanno distruggendo gran parte del territorio.

Mi riferisco alle preoccupazioni espresse anche poco fa dal collega Capelli sulle zone, sulle aree industriali della Sardegna, da Portovesme, a Porto Torres ad Ottana, Macchiareddu, e nella misura in cui però noi condividiamo questa preoccupazione espressa dal collega Capelli relativamente al fatto che noi dobbiamo sapere che i sardi hanno diritto di sapere quali sono i rifiuti presenti nell'area industriale di Ottana, io credo che allo stesso modo noi dobbiamo, i sardi devono sapere quali sono i reali pericoli ambientali che derivano dai depositi e dal transito e dal parcheggio di armi a propulsione nucleare nel nostro territorio regionale. Io credo che questo sia, che questa sia una grande occasione, questa grande mobilitazione noi dobbiamo prenderla come occasione per sapere quali sono le condizioni ambientali ed i reali pericoli presenti nelle basi e nei poligoni militari della Sardegna. Da La Maddalena, da Santo Stefano, al salto di Quirra, a Teulada, questa è una occasione che noi non possiamo e non dobbiamo perdere e il Consiglio regionale in questo senso deve riuscire a dare una risposta che consenta, finalmente, non solo di avviare quella auspicata riduzione delle servitù militari che tutti auspichiamo, ma accertare quali sono i pericoli reali della presenza di armi nucleari nel nostro territorio e nei mari circostanti, mi riferisco all'arcipelago de La Maddalena, quindi al parco de La Maddalena ma mi riferisco anche a tutto quello che incrocia al largo del porto di Cagliari. Quindi questa deve essere una occasione propizia e noi non possiamo preoccuparci soltanto di bonificare le aree industriali, noi e il governo nel senso che il governo si sta impegnando a spendere centinaia di miliardi per bonificare le aree industriali inquinate e poi mi auguro che questo sia sufficiente per farvi capire che non deve aggiungere un'altra bomba ecologica nel nostro territorio.

Ebbene, stavo dicendo, io credo che se vogliamo salvaguardare il patrimonio più importante della nostra regione, sul quale tutti siamo d'accordo che occorre investire per il futuro, se vogliamo conservare le nostre biodiversità e presentarci al mondo per vendere anche un prodotto turistico che sia diverso, che abbia un valore aggiunto rispetto all'offerta internazionale, dobbiamo fare chiarezza su questi aspetti. Chiaramente dobbiamo rifiutare e questo clima di unità mi sembra ampiamente positivo, dobbiamo consolidarlo, dobbiamo legarlo al grido e all'allarme che viene dai territori, dalle popolazioni, dalle istituzioni e da tutti i sardi. Ma noi dobbiamo prendere questa occasione per fare uno stato effettivo delle condizioni ambientali del territorio regionale con particolare riferimento a quelle zone d'ombra. Vedete, quando vengono pubblicate le fotografie aeree dei diversi territori della Sardegna, generalmente compare un colore bianco sulle aree militari, questo per un problema di sicurezza dicono al servizio geografico nazionale, ma noi non possiamo accettare che quella diventi un'area bianca, un'area invalicabile, dalla quale possono venire pericoli reali per la popolazione e per la salute dei cittadini.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pinna.

PINNA (D.S.). Dunque credo che occorra istituire e sarebbe opportuno che il Consiglio si ponesse il problema di costituire una Commissione d'indagine, una Commissione consiliare coi poteri necessari per indagare sulle condizioni ambientali dei siti sardi per fare finalmente un'analisi generale delle condizioni ambientali del nostro territorio.

Concludo rapidamente Presidente, mi scuso per il ritardo. Mi auguro che questa sera concludiamo con un ordine del giorno unitario ma sono del parere che nel caso in cui voci di scelte che penalizzano la Sardegna dovessero arrivare, deve esserci un'immediata convocazione del Consiglio regionale ed il Consiglio regionale dovrà decidere come raccordarsi con i cittadini, con le istituzioni locali, col popolo sardo, con forme di protesta pacifica non violenta ma anche con azioni clamorose di disobbedienza civile perché una scelta di questo genere sarebbe non solo sciagurata ma devastante per le prospettive della nostra regione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, un'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, numero 63 del 17 marzo 2003 stabilisce norme urgenti per accelerare i tempi, le procedure di stoccaggio ed eliminazione delle scorie nucleari nei siti del territorio italiano, nonché di smantellare le centrali nucleari fermate con il referendum sul nucleare. In particolare il Presidente della società di gestione degli impianti nucleari, la Sogin, è nominato Commissario delegato per la messa in sicurezza di materiali nucleari. Con questa nomina viene anche autorizzata la deroga di una lunga serie di norme riguardanti in generale vincoli alle autorizzazioni, ai procedimenti amministrativi in materia di edificazione di trasporto, di valutazione dell'impatto ambientale necessarie per raggiungere l'obiettivo della messa in sicurezza dei siti dei materiali pericolosi.

12 anni dopo il referendum che ha sancito l'uscita dal nucleare, l'Italia deve fare i conti con 23.000 metri cubi di rifiuti radioattivi stoccati in 13 impianti centrali nucleari chiuse, centri di ricerca, depositi di industrie ed ospedali. Ecco dove sono stoccati i rifiuti radioattivi, nucleo di Roma: 6.270 metri cubi; Litrecdenea (?) di Design di Matera: 2.724 metri cubi; la Istra di Varese: 2.285 metri cubi; corso di Piacenza 2.030 metri cubi; la Garigliano di Caserta: 1.770 metri cubi; l'Eurexenea (?) di Saluggia di Vercelli 1.500 metri cubi; la Sorin di Vicenza 1.250 metri cubi; Trino di Vicenza 1.020 metri cubi e poi una quantità di siti minori come Latina, Pisa, Alessandria ed altri cinque siti a Roma. Le regioni con lo stoccaggio più alto risultano Lazio e Veneto ma il pericolo è ancora più grande: dall'Europa orientale arrivano in Italia 5.000 tonnellate di rifiuti ferrosi contaminati radioattivamente, l'equivalente di 250 tir che arrivano in Italia ogni anno. Tra il '97 ed il '98 sono stati scoperti in Lombardia oltre 100 cariche sfuggite ai controlli doganali e si capisce il perché, un chilogrammo di uranio 235 arricchito al 95 per cento, un chilogrammo, vale oltre 70 milioni di vecchie lire, il prezzo al mercato nero è di 1.400.000.000 e qui c'è la mafia e la camorra che operano in questa direzione ed ecco dov'è il pericolo. Si tratta di un traffico che nessuno Stato è in grado di controllare da solo, figuriamoci noi in Sardegna con 1.700 chilometri di costa.

L'esposizione umana ai prodotti inquinanti può essere distinta in due tipologie, persone occupate direttamente che lavorano nei siti e popolazione residente, quest'ultima può essere esposta per un evento fortuito non prevedibile come esplosioni, incendi o per l'esposizione ambientale dovuta alla continua emissione di composti inquinanti in aria, nel suolo e nelle acque che entrano inevitabilmente nella catena alimentare e quindi fino all'uomo. Il rischio più grande lo corrono i bambini e gli anziani, i siti bersaglio del tumore sono per i raggi x il midollo osseo, per l'uranio il midollo osseo, pelle e polmoni.

Il generale Jean, responsabile della società che ha già localizzato un gruppo di siti tra i quali verrà scelto il più adatto a diventare la gigantesca pattumiera radioattiva dell'Italia e forse dell'Europa, l'onorevole Armani della Commissione Ambiente della Camera ha dichiarato: "Useremo un impianto del demanio militare". Ho sentito parlare, e me ne preoccupo molto, di Perdasdefogu. Mi auguro che sia una balla, che non sia vero. Qui non è un problema di schieramenti o di colore politico, qui credo che noi tutti consiglieri regionali rappresentiamo il nostro popolo, abbiamo il dovere di difenderlo da questo catastrofico pericolo.

Noi vogliamo mantenere la nostra Isola pulita, con la sua vocazione naturale ad ospitare turisti che portino ricchezza per la nostra gente, non ci possiamo rassegnare a distruggere il futuro della nostra terra e le sue prospettive di sviluppo economico e sociale, se sarà necessario dovremmo ribellarci a qualunque decreto da qualunque parte arrivi. Noi, e parlo anche a nome di alcuni amici, chiediamo che i Capigruppo richiedano, prima che venga presa una decisione che sarebbe definitiva come sapete, al Presidente del Consiglio di convocare, dopo gli opportuni eventuali accordi col sindaco di Roma, una seduta straordinaria del Consiglio regionale nella piazza di Montecitorio. Questo è il momento di alzare la voce e di superare l'isolamento acustico e politico che ci impone il mare.

Amici della maggioranza, ma soprattutto voi amici della sinistra, grazie per questa mozione, grazie perché lo avete fatto, grazie a questo si sta parlando, quindi bisogna darvi merito di questo, ma io credo che noi dobbiamo oggi fare una battaglia, che deve diventare una battaglia di tutti. Mettiamo da parte le contrapposizioni di schieramento perché mai come oggi è necessario che si alzi da questa Assemblea un solo grido: "Forza Paris!".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (La Margherita - D.L.). Intanto un brevissimo apprezzamento anche da parte mia ai sindaci che si sono spesi per questa iniziativa, devo dire anche ad alcune associazioni ambientaliste, in particolare al Gruppo di intervento giuridico, che è tra i primi ad aver lanciato l'allarme. Grazie anche alla stampa, è stata già elogiata ma repetita iuvant, e grazie a tutti i colleghi che in Consiglio regionale si sono spesi ed anche a coloro che stanno assistendo al dibattito con tanta determinazione.

Il dibattito, secondo me, si è svolto a notevole livello, ha avuto ampie sfaccettature di vario tipo e devo dire che ovviamente l'apprezzamento principale va al collega Selis che ha scritto la mozione ed anche a chi l'ha condivisa. Comunque, tanto per arrivare all'ultimo intervento, ho trovato degli spunti positivi anche in ciò che ha detto il collega Corda. Il piglio battagliero una volta tanto mi sembra appropriato e pertinente. Allora, il problema non è solo grave, è gravissimo, non è allarmismo è allarme, si dice che non ci sono le prove, ma voi sapete che su certe cose aver le prove è difficilissimo per non dire impossibile, qua entrano di mezzo e possono entrare segreti di ordine militare e tante altre cose, per cui qui bisogna, fino a quando si è in una fase che ci auguriamo ancora preventiva, ci auguriamo sia preventiva e che i buoi già non siano scappati dalla stalla e ha ragione Capelli quando ha detto che bisognerebbe indagare anche su tutto quanto è successo nel periodo precedente, comunque quando si è in materia preventiva di fronte a problemi di questo genere non sono necessarie le prove, bastano anche gli indizi e qui ci sono indizi gravi, precisi e concordanti, i quali da un punto di vista giuridico sono idonei a costituire piena prova. Ed allora è su questo che noi dobbiamo lavorare ed è su questo che è opportuno che si sia aperto il dibattito. Ha ragione Mario Floris quando ha detto che bisognava non soffermarsi soltanto agli aspetti di natura di allarme, con riferimento all'inquinamento eccetera, qui ci sono anche dei problemi giuridici molto delicati e direi, anche da un certo punto di vista, tali da far ritenere che qui siamo di fronte ad un atto gravemente illegittimo, parlo dell'ordinanza del Presidente del Consiglio Berlusconi, io lo definirei non solo in violazione di legge ma anche in violazione dei principi della Costituzione e quindi sostanzialmente un atto non solo, ripeto, illegittimo, non solo arrogante, non solo stupido, perché credo che è anche da profani l'idea di concentrare tutta questa massa nucleare dovunque la mettano, in qualunque ragione d'Italia la mettano, in un unico sito mi sembra una follia perché sarebbe un fenomeno incontrollabile e noi non vogliamo il male della Sardegna ma non vogliamo il male neanche delle altre regioni, quindi ci sono altri modi credo, ritengo, per risolvere questi problemi. Ma questo atto è anche un atto eversivo essendo incostituzionale, e perché? Perché qui si sono stravolti i principi della legge 225/92 sull'istituzione della protezione civile. In sostanza si è usata un'ordinanza in deroga alla legge che non è ammissibile in ipotesi di prevenzione come in questo caso. Per l'emissione di questo tipo di ordinanza che tanto non spetta al Presidente del Consiglio ma spetta al Consiglio dei Ministri, quindi ad un organo collegiale e non ad un organo monocratico, ci vuole la preventiva dichiarazione, deliberazione dello stato di emergenza e lo stato di emergenza, in base all'articolo 5 della legge in questione, può essere dichiarato soltanto quando sussistono le condizioni di cui all'articolo 2, cioè nel caso specifico calamità naturali, catastrofi od altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari, ma catastrofi che si sono verificate, non ipotesi di danni anche rilevanti quali possono essere quelli in questione, perché qui non opera lo stato di emergenza ma operano dei rimedi di natura cautelare. Allora i rimedi di natura cautelare sono quelli previsti dal comma terzo dell'articolo 5, cioè il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero per sua deroga eccetera, può emanare altresì ordinanze finalizzare ad evitare situazioni di pericolo, maggiori danni a persone e cose, ma non quell'ordinanza in deroga alla normativa vigente che è prevista invece in caso che si sia verificato un evento tale da determinare lo stato di calamità.

Allora, detto tutto quanto si è detto, è opportuno che il Consiglio si compatti, mi pare che già ci sia una certa compattezza poi non so che cosa ne pensa il Presidente Pili, spero che non voglia difendere ancora una volta a spada tratta ed a qualunque costo l'operato del Presidente del Consiglio, io spero che il Consiglio assuma una determinazione, condivisa da tutti possibilmente, che si rivolga alle autorità dello Stato, in particolare al Presidente del Consiglio, per manifestare la volontà ferma del Consiglio regionale, che rappresenta tutta la Sardegna, per evitare cose di questo genere che sarebbero gravemente arbitrarie, illogiche e di conseguenze evidentemente catastrofiche o quanto meno potenzialmente catastrofiche e che si prepari fin d'ora anche ad una battaglia legale. Credo che sia una battaglia che dovrà essere portata avanti, promossa e portata avanti nel caso in cui dovesse succedere quello che ci auguriamo non succeda, dovrà essere portata avanti dalla regione, da tutta la regione ed io credo da ogni cittadino regionale.

Personalmente ritengo che per quel poco che potrà valere, anche ognuno di noi potrà fare la sua azione personale in qualità di cittadino sardo, in qualità di consigliere regionale che come tale rappresenta l'intera regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ritengo indecoroso che su un argomento come questo ci sia un'Aula, io capisco la stanchezza, il caldo, i colleghi che usano la carta per ventilarsi, che sia un forno a microonde, tutto quello che volete, ma l'indecenza su un argomento come questo di una non partecipazione è impossibile sottacere. Non si può star zitti in un'Aula vuota ad assistere ad un dibattito che non è più un dibattito, non si può svilire sino a questo punto un tema che forse, anzi, senz'altro si è arricchito di contenuti, di idee e di volontà e di rabbia fuori di quest'Aula, mentre in quest'Aula non c'è partecipazione alcuna. Presidente, troviamo una soluzione perché credo che così non serva a nessuno di noi!

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, che si è riunita qualche minuto fa, ha assunto la decisione di proseguire con i lavori; naturalmente, se vi sono dei cambiamenti delle condizioni generali, si può sempre, in qualsiasi momento, i colleghi lo sanno molto bene, interrompere o sospendere i lavori per un'altra Conferenza dei Capigruppo e decidere sulla organizzazione dei lavori. I colleghi sanno benissimo che non è una responsabilità del Presidente quella di modificare l'organizzazione dei lavori che è stata decisa nella Conferenza appena conclusa. Sono consapevole delle osservazioni fatte dal collega Giacomo Sanna, se non vi sono opposizioni e se questo era il senso anche dell'intervento dell'onorevole Sanna, sospendo i lavori, convoco una Conferenza dei Capigruppo e decidiamo di organizzare i lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sta avanzando la proposta di Conferenza e ci vuole un parere. Io esprimo una opinione contraria all'ipotesi di sospendere i lavori del Consiglio, anche passando attraverso una nuova riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, per una semplice ragione: la riunione c'è già stata, le proposte sono state avanzate, è stato richiesto al Presidente della Giunta regionale di rendere le dichiarazioni che intendeva rendere, anche per agevolare il corso dei lavori del Consiglio e consentire una eventuale conclusione, unitaria o di maggioranza, larga o stretta che fosse, su un argomento così delicato.

In quella sede il Presidente della Giunta ha detto "No, io parlerò in conclusione del dibattito secondo le procedure e le regole formali che esistono." Il Presidente della Giunta non è capace di potere assoluto, capace nel senso che non ha il potere. Il Presidente del Consiglio dei Ministri può fare ordinanze di guerra, il Presidente della Regione per fortuna non può ancora fare ordinanze di guerra, e quindi se la sua maggioranza avesse ritenuto che l'opinione del Presidente era sbagliata e invece vi era l'opportunità di procedere in diverso modo, anzichè reggere quella posizione sbagliata avrebbe espresso diverso avviso.

Ora non è possibile che chi se n'è andato o chi non partecipa ai lavori dell'Aula abbia ragione rispetto a chi è presente in Aula.

Se i lavori del Consiglio si interrompessero oggi, dopo che si è voluti andare avanti e procedere, non è che potremmo dire che si interrompe perché dobbiamo approfondire l'argomento. E` chiaro ed è evidente che si interromperebbe perché la gran parte dei consiglieri se ne sono andati o vagano altrove. Io spero che tornino nel frattempo, che la discussione possa proseguire e che onestamente si possa anche concludere.

PRESIDENTE. Prendo atto del suo intervento, onorevole Cogodi, ma mi pare che la proposta di convocazione della Conferenza dei Capigruppo avanzata dall'onorevole Sanna Giacomo sia stata condivisa anche da tutte le altre forze politiche presenti, quindi probabilmente anche le stesse riflessioni sono state fatte proprie anche dalle altre forze politiche che prima avevano optato per un'altra scelta. Per questo motivo io sospendo brevemente davvero i lavori dell'Aula, convoco una Conferenza dei Capigruppo per decidere, spero conclusivamente, come organizzare i lavori in relazione a questo tema che stiamo discutendo. Come prima, gli ospiti possono anche rimanere in Aula durante la sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 44, viene ripresa alle ore 20 e 58.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori, vi invito a prendere posto. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, credo che volendo recuperare del tempo, ne abbiamo perso un poco, con tutti i rischi che questo può comportare, comunque la ringrazio.

Io non voglio fare polemica, però da molti interventi sembra che il centrodestra non si sia interessato di questo problema, che abbiamo preso un pochettino sotto gamba il tutto e che grazie agli altri qualcosa è stata fatta. Credo che non sia così; credo che sarebbe opportuno andare anche a leggersi gli atti di questo Consiglio regionale, perché di questo problema non se n'è parlato da metà maggio in giù, ma se n'è parlato molto ma molto prima, quindi sarebbe stato opportuno. Questo lo diciamo con la massima tranquillità. Senza fermarci al Consiglio regionale basta andare anche, per quanto riguarda il Parlamento nazionale, un senatore, esattamente il senatore Mariano Delogu, il senatore di Cagliari, è intervenuto su questo problema sicuramente molto, ma molto prima. Quindi è un problema che ci sta a cuore, perché siamo sicuramente preoccupati di quello che potrebbe succedere.

Io sono andato a leggere il resoconto stenografico dell'indagine conoscitiva dell'ultima seduta, esattamente la seduta del 13 marzo 2003, durante la quale è stata approvata la relazione, il documento conclusivo della VIII Commissione. Anche qui dobbiamo far chiarezza: questo documento, checché se ne dica, è stato approvato all'unanimità della Commissione, tutti i commissari, quindi anche questo credo sia importante. Che cosa si dice fra le tante cose? Io mi fermo perché ho veramente una preoccupazione per un qualche cosa che c'è scritto. Dopo aver parlato, in questa relazione, del perché e della necessità di far sì che tutte queste scorie vengano allocate in un unico sito, dopo aver parlato della qualità di queste scorie e delle scorie che sono state portate fuori dell'Italia, però alla fine si dice testualmente, esattamente il punto 2: "Riveste pertanto carattere di assoluta urgenza la realizzazione di un deposito unico nazionale all'interno del quale allocare i rifiuti radioattivi." Quindi non è pensabile pensare a molti siti, molti siti ci sono già, basterebbe lasciare il tutto.

Un altro punto, e questo credo che veramente debba far preoccupare un pochettino tutti, al punto 3 di questo documento approvato all'unanimità, anzi il punto 4 dice: "Appare in questo quadro evidente che...

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Frau, colleghi, per cortesia, è intollerabile questo brusio. Abbiate pazienza, capisco che siamo tutti quanti stanchi, però consentiamo all'onorevole Frau di poter svolgere il suo intervento in serenità. Assessore Frongia, per cortesia, la prego di non dare le spalle alla Presidenza.

FRAU (A.N.). Grazie. "Appare in questo quadro evidente che le strutture nucleari esistenti e i depositi dei rifiuti radioattivi attualmente presenti sul territorio non potranno diventare cimiteri di sé stessi" - attenzione - "essendo naturale che il futuro deposito unico, alla luce di quanto è emerso dalle audizioni e dalle indagini svolte dalla Commissione, non sia allocato in nessuna delle aree dove attualmente insistono installazioni contenenti scorie nucleari."

L'onorevole Corda poco fa puntualmente ha ricordato dove sono allocati in questo momento questi piccoli depositi, dove c'erano le centrali termonucleari o elettronucleari, e abbiamo visto che erano un po' in tutte le parti d'Italia. Questo punto mi preoccupa, perché pochissime sono le regioni italiane dove non ci sono state centrali nucleari e, guarda caso, una di queste è la Sardegna.

Quindi, cari colleghi, stiamo molto ma molto attenti, perché dove, a mio avviso, c'è scritto che non deve essere il sito unico in una di queste zone? Perché ricordiamo che l'aver avuto in quel momento la centrale nucleare e finché le centrali nucleari hanno funzionato ha portato per quelle popolazioni sicuramente lavoro, hanno potuto, per esempio, avere i costi dell'energia molto più bassi di noi. Noi non abbiamo avuto queste cose, non si capisce come e perché noi dobbiamo pagare eventualmente un prezzo per qualcosa di cui non abbiamo avuto nel momento utile. Credo che questo sia importante.

Credo che la Sardegna, cari amici, abbia delle vocazioni diverse, è stato ripetuto, è stato detto, il problema ambientale. A proposito di questo problema, il punto 1 di questo documento dice: "E' necessario prendere atto che la situazione sul territorio nazionale in materia di gestione dei rifiuti radioattivi costituisce una priorità per la sicurezza ambientale del nostro Paese". Vogliamo portarle proprio da noi che abbiamo fatto e dobbiamo fare dell'ambiente in generale un punto di forza che ci riconoscono tutti? Credo che bisogna veramente vigilare, vigilare, vigilare.

La Sardegna ha già pagato per la sua insularità: da poco abbiamo parte della continuità territoriale, ha pagato e sta pagando ancora per la mancanza di strade, non abbiamo ancora un'autostrada, per esempio; ha pagato sul campo energetico, la nostra bolletta costa sicuramente molto di più, il metano probabile che arrivi, sicuramente si sta facendo qualcosa, però guarda caso è l'unica regione italiana che non ha il metano; ha pagato e sta pagando per le servitù militari. Quindi la Sardegna ha dato molto per quanto riguarda anche la sicurezza nazionale e non può pagare ancora, non può pagare queste cose, non può autodistruggersi! La Sardegna vive principalmente di agricoltura, vive di turismo, vive il mondo della campagna, e se il turismo c'è e quindi se tutto l'indotto, se la gente è portata a venire probabilmente domani in questa situazione le cose possono cambiare.

Quindi, per non farla lunga, la Sardegna non può, non deve diventare la pattumiera nucleare italiana. Pertanto, onorevole Presidente, io ho letto le sue prime dichiarazioni nel momento in cui si è parlato di questa eventualità, oltre un mese fa, e ho approvato le sue dichiarazioni, però bisogna continuare, bisogna dare gambe a quelle dichiarazioni. Noi, è stato detto, abbiamo un'autonomia speciale, pertanto dobbiamo farla valere in tutti i modi, dobbiamo dirlo in tutti i modi che non siamo assolutamente disponibili. Ho detto prima, abbiamo pagato, stiamo pagando, probabilmente pagheremo, ma non vogliamo pagare questo tributo.

Voglio quindi ricordare che dobbiamo far valere questa nostra autonomia, perché altre regioni, con autonomia, chiamiamola normale, non speciale, come le regioni Toscana e Puglia, hanno già detto il loro no, e noi lo dobbiamo dire alto e forte, e credo che con noi, con questo Consiglio regionale, con questa Giunta, con questo Presidente ci siano tutti i cittadini della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, i rappresentanti del Partito Sardo d'Azione, quindi io e il collega Manca, in quest'Aula, rinunciamo a parlare perché ci siamo iscritti a parlare in Consiglio regionale e non nel dopolavoro di turno. Tantomeno intendiamo partecipare a svilire un argomento così importante e riteniamo anche che così facendo quest'Aula stia creando i presupposti perché i sindaci, tutta la società sarda possano trovare il giusto bersaglio contro questo Consiglio regionale, visto e considerato che nonostante i proclami, nonostante le dichiarazioni, nonostante le assemblee pubbliche, nonostante i deliberati della maggior parte dei consigli comunali e dei consigli provinciali, quest'Aula stancamente pretende di concludere stasera, stanotte, con un qualsiasi ordine del giorno, ancora da concordare, per trovare la volontà di intenti, la capacità di sintesi di quella strategia che quest'Aula dovrebbe manifestare questa sera. Visto e considerato che tutto ciò mi sembra molto difficile, che la situazione in quest'aula sia diventata insostenibile e invivibile, noi rinunciamo al nostro intervento e ci riserveremo in altri momenti, in altre circostanze e magari in pubbliche assemblee di fare il nostro intervento che avevamo programmato per stasera.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, svolgere un dibattito su un tema così delicato con i banchi davvero vuoti mi dà però l'occasione perché i richiami che spesso si fanno alle assenze, beh, ognuno guardi all'interno del proprio Gruppo. Forza Italia oggi c'è, c'era ieri, ma ciò non di meno non intendiamo partecipare a un dibattito che davvero rischia di essere la solita noiosa, stanca, ripetitiva rappresentazione di situazioni che tra l'altro mi pare ci vedano uniti, perché se noi eliminiamo i motivi di contrapposizione pregiudiziale, perché qui non c'entra né il governo Berlusconi, evidentemente, né il governo Pili, c'entra soltanto la volontà legittima, giusta, che noi appoggiamo e sosteniamo, di creare una forte mobilitazione perché anche il pericolo paventato, io ritengo neppure reale, l'ipotesi del tutto astratta non abbia mai appunto a verificarsi. Ecco perché riteniamo che noi, che abbiamo puntato tutto sull'industria delle industrie, che è il turismo, che abbiamo puntato su forme di sviluppo compatibili con l'ambiente, con le risorse naturali che sono la ricchezza della nostra regione, certo non possiamo consentire e non consentiremo a nessuno e non consentiremo neppure che qualcuno si faccia portatore di un interesse più di qualcun altro, né a destra, né a sinistra, perché penso che su temi di questa rilevanza il concetto di destra, di sinistra e di centro veramente in questo contesto sia davvero superato.

Ecco perché nel confermare il nostro pieno sostegno a una forte mobilitazione, quella stanca qui all'interno dell'aula, ma quella sicuramente vitale al di fuori di questo palazzo, noi faremo fino in fondo la nostra parte, certi come siamo che non esiste neppure la parvenza di un pericolo, ma che trattare di un tema anche per mettere le mani avanti anche a futura memoria di qualunque governo di centro, di destra o di sinistra, noi riteniamo utile la campagna avviata sia dai mezzi di comunicazione, utile anche una iniziativa che parte dai banchi della opposizione, ma che ci vede su questi grandi temi con una forte convergenza, però la desolante assenza che rileviamo all'interno dei Gruppi, non solo di quelli di maggioranza, ma anche, in questa occasione, dai banchi dell'opposizione ci induce a concludere qui l'intervento perché la sensazione è appunto parlare ai sordi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, alcune brevi considerazioni. Io non sono molto d'accordo con le ultime considerazioni del collega Pittalis. Io credo che invece noi dovremmo prendere un po' più sul serio l'argomento di cui stiamo parlando, perché dobbiamo avere la consapevolezza che la sospensione delle attività elettronucleari e la chiusura degli impianti esistenti in Italia per una scelta che fu fatta non rappresenta e non rappresenterà la chiusura del problema del nucleare e delle scorie. Vedete, c'è una sottile, ma sostanziale differenza fra la sospensione delle attività, fra la chiusura degli impianti e la disattivazione degli impianti, e queste condizioni sono tali che impegneranno le scelte della politica sulla dismissione delle scorie per molti, molti e molti anni, perché se il problema della gestione dello smaltimento dei rifiuti è quello che oggi è un problema attuale, noi non possiamo non avere conoscenza del fatto che già nei prossimi anni, a partire probabilmente dal prossimo anno - per dichiarazione degli enti competenti - è previsto il rientro in Italia dall'Inghilterra di rifiuti condizionati derivanti dal riprocessamento di parte del combustibile irraggiato dall'Enel, nonché del combustibile Superfenix, sempre di pertinenza dell'Enel, e sui quali noi dovremo fare la nostra parte.

Non è un qualcosa che si risolve prendendo una posizione oggi, pensando di partire da oggi per risolvere un problema che abbiamo davanti. Si tratta di mettere in piedi un'azione e una consapevolezza che saremo richiamati, probabilmente i nostri figli, i nostri nipoti, i nipoti dei nostri figli dovranno riproporre all'attenzione per capire che cosa hanno fatto le nostre generazioni rispetto a un problema che si prolungherà in questo tempo. Diceva il collega Floris cosa c'è di nuovo: l'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Io sono d'accordo col collega Floris se puntualizziamo che l'ordinanza richiamata fa seguito all'ordinanza di stato di emergenza sulle attività di smaltimento dei rifiuti radioattivi delle regioni Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Basilicata e Piemonte. Vale a dire che l'emergenza che si genera in quelle regioni per effetto di benefici che hanno avuto e che sono chiamati a risolvere ha come effetto la sottrazione nell'intero territorio nazionale di una democrazia di trasparenza e di informazione che su questa materia investe tutta la legislazione europea. Noi, in virtù di questa ordinanza, abbiamo rinunciato a uno strumento di democrazia e di trasparenza che è presente in tutta la legislazione europea. Questo è il dato nuovo, che noi subiamo il commissariamento per azione riflessa da benefici che hanno subito altri, e questo dobbiamo comprendere, che è il portato più preoccupante, cioè mettere in mano, dopo che il ministro Bersani nel '99 mise in piedi un percorso programmatico e partecipativo sulla localizzazione dei depositi nazionali dei rifiuti, proprio perché voleva che le regioni, le informazioni e la trasparenza fossero i principali protagonisti di questo processo che riguarda l'avvenire del genere umano e la salute di tutti i cittadini. Questo è il dato dal quale dobbiamo partire per comprendere se la Regione Sardegna ha il diritto di subire questo tipo di affronto, alla luce di due considerazioni, colleghi, la prima: lo studio che ha portato alla probabile definizione dei siti in Sardegna si basa principalmente sul parametro, principalmente, ma non solo, del rapporto che c'è tra territorio e popolazione insediata; cioè noi, Regione che paga i prezzi del suo spopolamento, della sua immigrazione, del suo ritardo di sviluppo, delle sue difficoltà per effetto di un rapporto territorio - popolazione, siamo individuati come i recettori dei privilegi altrui essendo noi i primi ad aver pagato nel tempo i ritardi e le debolezze del nostro sistema di sviluppo. Secondo aspetto, bisogna che lo diciamo perché le verità vanno dette chiaramente nonostante noi oggi stesso abbiamo detto chiaramente che paghiamo un differenziale di costo energetico, è bene che si sappia che i cittadini della Sardegna da oltre un decennio pagano nelle bollette dell'Enel un onore che è riconosciuto all'Enel per legge dello Stato per mandare a rifiuto ed a discarica i residui radioattivi della produzione di energia, cioè, beffa delle beffe, paghiamo l'energia di più e paghiamo anche per conto terzi gli oneri per le discariche. Questo bisogna sapere per avere la consapevolezza che non è risolvendo il problema della ribellione civile, che è importante e va alimentata, ed è per questo ed anche per questi argomenti, mi consenta Presidente Pili, che ci sono dei momenti nella vita politica istituzionale, quando i problemi toccano l'individualità della persona umana e il rispetto delle persone umane singole ed associate, che lei deve scendere dalla presunzione della sua Presidenza e sentirsi uno come gli altri, uno disposto a non fare la solita scenetta che vuole fare, che ha fatto in questo tempo, degli effetti speciali che conclude la seduta dicendo: "Già fatto, tutto fatto. Tutto fatto, tutto a posto!" E` questo un argomento, secondo lei, che si addice a questo tipo di atteggiamento? O forse il fatto di trovare già nel dibattito con l'Aula per le impostazioni unanimi che abbiamo detto, le ragioni di percorsi di convergenza? Io credo che facciamo bene a fare tutto quello che abbiamo detto. Credo che sarà opportuno però che il Consiglio regionale faccia fino in fondo quello che è chiamato a fare, per sua natura e per sua istituzione e siccome a noi compete la sintesi delle volontà popolari, le sintesi dei sentimenti popolari intorno a questa materia, credo che noi nei prossimi giorni dovremo trovare l'unità di proporre al Consiglio con le procedure più celeri possibili una proposta di legge che dichiari la Regione Sardegna Regione denuclearizzata e che disciplini l'impedimento al transito, allo stoccaggio e alla discarica dei prodotti derivanti da processi di radioattività esperiti fuori dalla Sardegna. Questo va detto perché siccome la tutela della salute dei cittadini e la tutela del territorio rientra fra la legislazione concorrente affidata alla competenza della Regione, sarà lì la cartina al tornasole col Governo nazionale per capire se la tutela della dignità, dell'onorabilità, della salute e della vita dei nostri cittadini spetta a noi o spetta a funzioni delegate o a commissari. Credo che questo sia il nostro dovere, fare tutto compreso anche dare questa testimonianza legislativa che produce un effetto di sintesi delle volontà complessive comunitarie che la Sardegna ha espresso. Dopodiché ciascuno di voi faccia la parte che vuole, compresa quella di dire: "Tutto è fatto, tutto è a posto, forse non c'è il problema" ma noi vorremmo guardare i nostri figli pensando che quelle generazioni potranno continuare sapendo di vivere in una terra sana.

PRESIDENTE. Mi è sembrato di capire dall'intervento dell'onorevole Giacomo Sanna che anche l'onorevole Manca rinuncia al suo intervento. Quindi diamo la parola all'onorevole Cogodi per l'ultimo intervento. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Anche noi, colleghi e Presidente, ci riserviamo di esplicare più interamente e compiutamente il nostro pensiero in tutte le assemblee che si svolgeranno e in quelle anche che noi stessi riusciremo ad attivare. Tuttavia nel frattempo non rinunciamo al dovere di esprimere in quest'Aula il nostro pensiero e di indicare anche soluzioni possibili per quanto competono all'Istituzione regionale.

La Giunta tace, si dirà che le regole sono che la replica rispetto alle mozioni della Giunta regionale avviene a conclusione del dibattito, ma non è che la Giunta tace oggi, la Giunta regionale tace da tre mesi, perché se non vi fosse stata la mozione, ancora una volta delle opposizioni, che portava in Aula e chiedeva la convocazione straordinaria del Consiglio per trattare un argomento così rilevante e dicono tutti così drammatico, dicono tutti, non se ne sarebbe fatto niente! L'ordinanza di cui si parla è del 7 marzo, è andata nel Buras il 17 marzo, cioè è di quasi tre mesi fa. E la Giunta regionale non conosce ordinanze di tal genere? Del suo Governo nazionale e si tace, e non si dà un'informazione? Non si dà una comunicazione al Consiglio regionale? Si fa finta di niente, si mette la testa sotto la sabbia come lo struzzo?

Il Presidente replica alla fine! Questa sì che è cerimonia! E alla fine replicherà dicendo quello che sappiamo già, come, senza doti divinatorie, anticipava poc'anzi il collega Sanna, perché dice sempre le stesse cose quando replica: "Già fatto, già detto! Per la prima volta nella storia sono intervenuto perché prima di me la Regione non esisteva, perché prima di me era il deserto ed attenti, dopo di me sarà il diluvio!" Sappiamo già tutto, cioè sappiamo che non dirà niente, perché in questi tre mesi, colpevolmente, il Presidente della Giunta e tutta la maggioranza hanno taciuto. Ma un pezzo di maggioranza, non l'ultima o quella che varrebbe di meno, almeno numericamente, da ultimo Pittalis dice: "Io dico poche cose, perché? Perché siamo tutti d'accordo." A che cosa? A gettare la lacrimuccia! A gettare la lacrimuccia peraltro e ad andarsene pure dall'Aula? Dice Pittalis: "Siamo tutti d'accordo nel protestare, perché Berlusconi non c'entra, perché Pili non c'entra!". E allora chi c'entra? Ma mi volete dire chi c'entra? Ma chi è che ha firmato questa ordinanza? Il Presidente Berlusconi? Perché non c'entra? Non è da questa ordinanza di guerra che deriva il pericolo incombente, se già non incombe, se già non è in parte anche attualizzato, che la Regione, perché in questa ordinanza, lo ricordava prima il collega Floris, è in questa ordinanza che è contenuto tutto quanto, indica quell'itinerario che porta verso la Sardegna e verso i poligoni militari della Sardegna, è scritto qui ed è firmato Berlusconi! Perché non c'entra Berlusconi? Questa ordinanza, della quale il collega Floris ha ricordato i punti e i passaggi decisivi nella parte dispositiva, ha una premessa ed insisto nel ricordare che la premessa richiama la situazione diffusa di crisi internazionale e il contesto internazionale che modifica le strategie da seguire per la messa in sicurezza dei materiali nucleari. E' la situazione internazionale, è la guerra infinita, quella che vi piace tanto, che porta a questo tipo di ordinanze, perché se non fosse un'ordinanza di guerra questa non potrebbe travalicare tutti i poteri delle istituzioni! Li travalica e quindi definisce un'ordinanza del Capo del Governo, la deroga a tutte le leggi, ai procedimenti pubblici, alla conoscenza pubblica, all'itinerario che già qualche mese fa si annunciava, si sarebbe dovuto concludere con una legge dello Stato per definire questa questione, perché le scorie certo che sono pericolose, ma un pericolo, la popolazione deve sapere e responsabilmente partecipa ad un itinerario che preveda il modo attraverso cui se non si può eliminare, si limiti il pericolo, cioè attraverso un procedimento democratico. Invece qui interviene un procedimento autoritario firmato Berlusconi che dice: "Decida questo Generale in pensione per conto mio, dica al Ministro dell'Interno ed a nessun altro.". Qui si sono dette cose inesatte, che ci sarebbe il comitato Stato - Regioni, tutte balle! Perché qui l'ordinanza dice ad un certo punto che dovrebbero essere sentite le Regioni, in conclusione le Regioni territorialmente competenti, e tutti sapete - se non lo sapete, lo chiedete, perché avete il dovere di chiederlo - che lo Stato, soprattutto quella parte dello Stato che è l'autorità militare e il Governo che lo sorregge, ha sempre inteso che i poligoni militari sul demanio escludono le competenze territoriali delle istituzioni locali perché l'assunto che loro ritengono essere anche giuridico è che nel demanio il poligono militare è lo Stato in casa sua. Quindi anche quel parere della Regione territorialmente competente o delle Regioni è superato da questo tipo di interpretazione, non ci sarà nessuno che chiederà pareri a nessuno! Può essere che li stiano già scaricando, può darsi che quell'attività che si è detto sarà lunga negli anni sia già in corso. Non metteranno i camion con scritto "scorie nucleari", come si mette "maiali olandesi" nei camion che trasportano la carne dal nord. Non passeranno nel lungo mare di Olbia i camion con scritto "scorie nucleari" perché i vigili urbani di Nizzi li fermino, ed anche le navi e i sommergibili atomici di La Maddalena non andranno a chiedere i permessi ai vigili urbani di La Maddalena per transitare come transitano nell'Isola di Santo Stefano, perché anche lì ritengono loro che non solo non debba entrarci nulla la Regione ma essendo una concessione, seppure clandestina, segreta, non ratificata dal Parlamento nazionale ad uno Stato estero, neppure il potere e l'autorità dello Stato Italiano ci possa entrare, questo è, e se allora tutto questo procedimento porta le scorie nucleari nei poligoni militari e i poligoni militari quelli più sicuri sono in Sardegna, perché concorrono anche gli altri requisiti, che c'è meno gente messa a rischio, nel senso che la Sardegna è meno popolata, e quant'altro è indicato come criterio e come misura in questa ordinanza, se tutto questo porta alle basi militari che sono in Sardegna, mi sapete dire perché la soluzione non dev'essere ricercata nel fatto che sono le basi militari e i poligoni militari da far portar via? Che se tu ti tieni la bara, prima o poi ti portano il morto? E voi pretendete di dire "no" al trasporto per cui nessuno dirà niente e alla sistemazione delle scorie nucleari, qui c'è scritto, nei poligoni militari, però vi vanno bene i poligoni militari! Eppure in quei poligoni militari, sapete che già si fa uso di uranio, perché gli effetti devastanti già si conoscono e in quei poligoni militari un missile, anche qualche settimana fa, è esploso in aria e non dentro il poligono, fuori e subito l'autorità, bugiarda, a dire che è un missile impazzito, il vento d'alta quota ha portato alcuni frammenti in zona disabitata fuori dal poligono. Ma quale zona disabitata e quale vento ad alta quota! L'hanno cercato e l'hanno trovato il missile, era caduto a ridosso della casa di un pastore le settimane scorse! E i giornali scrivono e si fa finta che non si sa e quant'altro.

Allora, conclusione per quanto il tempo ha consentito di richiamare alcune delle elementari considerazioni che si debbono fare: soluzione unitaria, certo, a condizione che ci sia la condivisione di alcuni punti fondamentali, a condizione cioè che, nel contestare l'ipotesi deleteria che in aggiunta si annuncia, si contesti anche il danno che già è perpetrato nei confronti di questa Regione e di questa comunità. Non può essere più accettato il ragionamento: "Stiamo pagando già troppo", non dobbiamo pagare niente e la Regione dev'essere dichiarata, questa Regione, Regione di pace e di amicizia fra i popoli del mondo e questa Regione dev'essere dichiarata Regione denuclearizzata, ma anche Regione smilitarizzata. Abbiamo questo coraggio? Allora vuol dire che abbiamo il coraggio delle grandi scelte, allora vuol dire che l'autonomia ha un senso, allora vuol dire che l'autogoverno è l'interesse precipuo del popolo che non solo rappresentiamo ma di cui siamo parte, insieme al quale respiriamo, allora a quel punto davvero avrà un senso e avrà un significato, tutte le altre cose sono palliativi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie Presidente, credo che la delicatezza e la serietà del tema non mi consentiranno di replicare in particolar modo a questi due ultimi interventi, per il tenore, per il modo, per la scompostezza delle argomentazioni, però credo che il dibattito sia stato caratterizzato da un contributo chiaro e netto dell'Assemblea legislativa sarda e io proprio in questa direzione tenterò di esprimere la posizione del Governo regionale che è stata già da mesi dichiarata di totale contrarietà a qualsiasi ipotesi che veda la nostra Regione come deposito di scorie nucleari.

Vi è la totale indisponibilità del Governo regionale a quella che definisco solo una ventilata, lontanissima, improbabile ipotesi avanzata da alcuni. Dico questo perché questo Consiglio regionale ha il dovere di raccogliere le giuste e sentite emozioni di una comunità che, di fronte ad un'ipotesi come questa, giustamente, ha il dovere di preoccuparsi. E noi come Assemblea legislativa abbiamo il compito di raccogliere quelle preoccupazioni, quelle tensioni che nella Sardegna si sono registrate in queste settimane e tradurle in una lettura autentica degli atti e porre tutti gli atti in essere per evitare che questa ventilata ipotesi possa trasformarsi in una scellerata realtà.

Detto questo, credo sia assolutamente importante che noi tentiamo di riportare la questione a quella che è dettata dal decreto che ha emanato il Presidente del Consiglio dei Ministri relativamente ai punti messi all'attenzione del paese. Vi era intanto un'esigenza che non nasce, come ben potete immaginare, il 7 marzo del 2003, ma vi sono atti propedeutici che riguardano molti Governi precedenti, è un'emergenza internazionale che pone l'Italia nella necessità di rispondere alle scorie nucleari trasferite in altri paesi, in prestito, e dall'altra la necessità di occuparsi delle questioni relative a cinque Regioni. Il decreto e l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri si limita esclusivamente alle questioni delle Regioni Lazio, Campania, Emilia Romagna, Basilicata e Piemonte; solo in queste Regioni è stato dichiarato lo stato di emergenza, il 14 febbraio 2003, perché vi era l'esigenza tecnica indicata dall'Enea prima, ma dalla stessa società che si sta occupando della questione, di porre in sicurezza. Mettere in sicurezza non significa spostare da quei siti i materiali, i mezzi e tutto quello che riguarda le centrali nucleari dismesse; anzi, la tesi che il governo nazionale ha in termini di azione tampone, non risolutiva, è quella di dire: "Siccome ci sono dei siti che hanno in qualche modo negli anni scandito scelte più o meno oculate, ma sicuramente scelte anche delle comunità locali, per ubicare le centrali nucleari. In quei siti vi sono condizioni tecniche, geologiche, di posizionamento rispetto ai centri abitati, agli indici demografici che hanno fatto sì che in quei siti venissero ubicate le centrali nucleari." Il Governo italiano, il ministro Matteoli nelle audizioni in Commissione, ha più volte ribadito che la prima azione che il Governo deve porre in essere è quella di mettere in sicurezza questi siti, significa che il rilascio delle scorie nucleari dev'essere sostanzialmente prolungato.

Dico questo perché non può sfuggire a questo Consiglio regionale che la durata di decadimento del materiale nucleare passa dai centomila ai trecento-quattrocento mila anni, e quindi vi è un problema che va posto, come giustamente è stato detto in questo Consiglio regionale, in una scadenza di ere geologiche che certamente non possiamo affrontare e definire.

E` un problema che il Governo italiano - poi dirò come e con quali risultati - ha sottoposto all'attenzione dell'ENEA la questione. Quindi, vi è l'esigenza, come primo aspetto, di bloccare la pericolosità di quei siti; e quindi il soggetto che è stato individuato, la SOGIN, deve assolutamente mettere in condizioni quei siti di non essere pericolosi laddove essi si trovano.

Non vi è in nessun atto - e quando parlo di atti mi riferisco a decreti, leggi e quant'altro - che dica che occorre individuare un sito nazionale dove sistemare tutte queste potenziali scorie. E` un elemento questo, di non aver scritto una ipotesi del genere, perché tutti comprendono che è un fatto impossibile; non c'è possibilità in Italia di ubicare in un solo sito le scorie nucleari, non ci sono le condizioni politiche, non ci sono le condizioni sociali, non ci sono le condizioni tecniche perché oggi si possa individuare un soggetto e un sito unico. E non è un caso, non è un caso che il primo approccio della stessa ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri dice che nelle more della conclusone, della collaborazione a programmi internazionali di smaltimento dei materiali nucleari si debba procedere alla messa in sicurezza dei siti indicati puntualmente nella stessa ordinanza: Garigliano, Trino Vercellese, Caosso, Latina e gli altri siti che seguono.

Quindi è una scelta che prende atto di una situazione di inamovibilità; il nobel Levi Montalcini ha dichiarato in una delle commissioni parlamentari in cui è stata audita, che vi è una difficoltà anche nel trasporto, qualora quel trasporto non sia fatto con quei mezzi, navi e quant'altro, che in poche parti del mondo esistono, ma certo - dico il premio nobel - non è sul piano sociale (fa una valutazione al di sopra dell'aspetto tecnico) pensabile che questi rifiuti possano attraversare il nord e il sud del nostro Paese senza generare uno scontro sociale, cosa che è assolutamente evidente.

Aggiungo, il commissario delegato ha un solo mandato che è quello della messa in sicurezza, tutti gli altri mandati sono mandati di studio che devono essere sottoposti agli organismi competenti, Consiglio dei Ministri qualora fosse questo, con il parere sempre prescritto nell'ordinanza delle regioni interessate, ma le regioni interessate, anche in questo caso, sono quelle che devono valutare i piani di messa in sicurezza di quelle aree che ospitano le attività nucleari dismesse.

Detto questo, perché la Sardegna non ospiterà, non può e non ospiterà le scorie nucleari? Per due ordini di motivi, il primo, costituzionale e giuridico. La Sardegna, rispetto a quelle ipotesi che pure non hanno nessuna ufficialità, perché non scritte in nessun documento che emana provvedimenti su questo tema, da nessuna parte vi è scritto che le deroghe riguardano la Regione e le regioni a Statuto speciale. Le regioni a Statuto speciale hanno delle competenze primarie in alcune materie; per esempio la regione Sardegna ha la competenza primaria sull'esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della regione relativi alle miniere, cave e saline. Vuol dire che già per quanto riguarda, nell'ipotesi che qualcuno ha avanzato delle miniere, lo Stato in Sardegna non ha nessuna pertinenza e nessuna competenza e lo Statuto autonomo della Sardegna dice con chiarezza che quella pertinenza è solo ed esclusiva della Regione Sardegna.

Dico questo perché all'articolo 2 dell'ordinanza sono elencate sì venti leggi, di cui dieci che riguardano il personale che dev'essere dismesso dalle centrali nucleari e dalla società SOGIN che deve passare ad altra entità, ma quelle dieci che restano non citano, come non potevano citare, leggi che hanno una valenza costituzionalmente riconosciuta come quella dello Statuto sardo e lo Statuto sardo pone sulla questione delle miniere una competenza primaria. Così come la pone sull'acqua; e aggiungo sull'acqua che è un fattore in Sardegna talmente determinante per il livello carsico della nostra regione, per cui non è ipotizzabile che lo scorrimento delle acque che in Sardegna è più sotterraneo che superficiale crei questa ipotesi.

I siti militari; sono siti militari o sono siti dismessi? Perché se sono siti militari, quindi attivi, sono essi stessi, per il tipo di attività, siti pericolosi, dove non si può mettere qualcosa che è assolutamente a rischio in un sito militare. Se nei comuni (e non li cito perché è veramente inopportuno citare anche solo per esempio dei comuni), se in quelle aree dove si esplodono armi e munizioni di qualsiasi portata, da micromissili a missili, si ponesse soltanto l'ipotesi di collocare lì delle scorie nucleari, capite benissimo che sarebbe un riconoscere che sarebbero concluse le attività militari. Allora, cosa voglio dire? Se qualcuno dovesse ipotizzare che in Sardegna, in quei siti, non si fa più l'attività militare e si mettono le scorie, subentra l'articolo, anche in questo caso, della specialità sarda che dice: "Laddove è dismesso il patrimonio e l'attività militare, quel patrimonio passa automaticamente alla Regione". Non è che lo Stato fa la trasposizione da militare a discarica, non la può fare perché la norma statutaria dice che in Sardegna, laddove c'è la dismissione militare, il patrimonio passa in capo alla Regione.

Poi si è detto del problema demografico. Guardate, la Sardegna è una regione che può nel dato generale apparire con una bassa densità demografica, ma la Sardegna è una regione che ha 370 comuni ed è un dato assolutamente rilevante per le distanze che potrebbero esistere da qualsiasi sito, dovunque lo si collochi, che non può dare quelle risposte necessarie. Allora è evidente, colleghi, che noi abbiamo il dovere di dire, come Consiglio regionale, un no, un no categorico, un no assoluto, un no che non può essere discusso, né da Palazzo Chigi, né dal Parlamento italiano, né dalla Commissione Europea, il no della Sardegna per le sue condizioni statutarie e autonomistiche non può essere discusso da nessuno; non ci sono generali, non ci sono presidenti del Consiglio dei Ministri, non c'è nessuno che può discutere il no della nostra Regione, ma non perché noi scendiamo in piazza, colleghi, ma perché abbiamo uno strumento autonomistico, che è il nostro Statuto, che ci dice che quello è un nostro diritto, non è un qualcosa che dobbiamo strappare con la forza, strapperemo anche con la forza se qualcuno dovesse forzare, ma certo è un diritto autonomistico riconosciuto e che nessuno può assolutamente violare.

Ma vengo ad uno scenario che io sono per auspicare, e che trova in un personaggio della cultura scientifica internazionale, il professor Carlo Rubbia, come il più importante e il più autorevole rappresentante del nostro Paese. Il professor Rubbia, da me interpellato, sarà al nostro fianco; ho chiesto a lui di poter affiancare la Regione nella valutazione di questo tipo di azioni. Il professor Rubbia è a capo di una équipe scientifica mondiale che ha messo a punto e sta mettendo e definendo in questi mesi una azione importante che consentirà di portare il decadimento molto forte, cioè di quei 300-400 mila anni con il bruciamento di queste scorie a 30-50 anni. E` una soluzione che il Paese, che l'Italia ma non solo, la Russia, la Francia, l'Inghilterra vogliono perseguire. Il nostro augurio è che per le altre realtà che ospitano e hanno ospitato queste scorie si possa perseguire questa soluzione.

Io sono assolutamente convinto che con la serietà politica, senza strumentalizzazioni, perché guardate la Sardegna ha davvero poco bisogno di strumentalizzazioni. Si sottolinea (l'ha nominato Berlusconi), io dico che l'ha nominato D'Alema, credo che non sia questa la cosa importante, c'è un problema che riguarda il Paese, che riguarda il mondo, le centrali nucleari non finiscono, non finiscono nel proprio quartiere, le centrali nucleari hanno un'imponenza drammatica che riguarda l'intero Paese, quindi non è un problema che possiamo lasciare senza occuparcene agli altri; abbiamo il compito di contribuire in qualche modo a spingere i governi perché lo risolvano alla radice.

Quindi in questa direzione noi crediamo che la proposta avanzata dal governo nazionale, perché già nel prossimo G8 possa essere presentata un'ipotesi per il bruciamento delle scorie, e ridurre, sia la soluzione strategica da perseguire.

Per quanto riguarda la Sardegna io auspico oggi un pronunciamento unitario del Consiglio regionale, senza sottolineature di governi, di responsabilità, di quello o di quell'altro, ma ponendo davvero il richiamo a quelle norme statutarie che fanno della Sardegna una regione a Statuto speciale, una regione che per quanto ha già dato allo Stato e al Paese non può permettersi di dare nient'altro. E quindi sul tema delle scorie nucleari credo che ci sia una posizione ferma e chiara, pronunciata più di una volta, che è tale perché credo che l'autonomia della Sardegna si manifesti innanzitutto nel rispetto delle norme che i costituenti ci hanno regalato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per la replica.

SELIS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio e cari colleghi, noi abbiamo ascoltato con grande attenzione le parole del Presidente Pili che ci rassicura come se noi stessimo sognando, abbiamo gli incubi la notte, ce li siamo sognati la mattina. Dico subito che ci augureremmo che tutto quello che i giornali, le forze politiche, il Consiglio, le amministrazioni locali, i sindacati, le imprese e le associazioni in questi giorni hanno paventato, se tutto questo fosse stato solamente un incubo e il Presidente Pili, stamattina, suonando la sveglia, ci svegliasse dicendo: "Badate, non c'è nulla, state sbagliando tutto, mi fate perdere tempo" e se oltre a questo ci dicesse: "Badate, state drammatizzando, state gettando degli allarmismi (come di fatto ha cercato di dirci) per cui è tutto tranquillo", noi saremmo, se fossimo convinti di quello che Pili dice, soddisfatti.

Però il nostro interlocutore non è tanto e solo Pili, perché non decide Pili la firma delle ordinanze e la deroga alle leggi; noi si saremmo aspettati oggi dal Presidente che ci dicesse cose di questo genere portando uno straccio di documento, non la sua personale interpretazione delle leggi costituzionali, che sarà pure autorevole, ma non è determinante.

Noi ci saremmo aspettati che il Presidente Pili ci portasse un documento e ci dicesse: "Ho ricevuto una lettera rassicurante dal Presidente del Consiglio dei Ministri", ci dicesse: "Ho incontrato il Presidente del Consiglio dei Ministri", ci dicesse: "Ho sentito il Ministro degli Interni che viene ogni tanto qui e mi ha rassicurato", ma il Ministro degli Interni, intervistato l'altro giorno, ha detto: "Non è deciso nulla". Allora, noi abbiamo detto durante tutta la giornata che siamo preoccupati, tesi e preferiremmo essere domani accusati di un eccesso di allarme, che essere invece accusati di un eccesso di ottimismo.

Mi pare che nelle parole di Pili - e noi vorremmo crederlo, ma non ci ha dato elementi per credere - c'è un eccesso di ottimismo, c'è una strana serenità. Noi vorremmo essere d'accordo con lei, vorremmo credere, ci dia uno strumento, al di là delle sue interpretazioni giuridiche, ci dia uno strumento scritto, ci dia un documento, ci dia un verbale, incontri il Presidente Berlusconi come avete fatto tante volte per problemi anche molto minori, con conferenze stampa, e ci faccia ripetere da Berlusconi quello che lei ha detto!

Questo è il problema, questa è la nostra preoccupazione! Quando lei dice queste cose, sulla base di che cosa esorcizza o pretende di esorcizzare le nostre preoccupazioni? Sulla base di una credibilità personale? Sulla base del colpo di teatro: "Avremo di fronte a noi ieri Savona, oggi Rubbia", e Rubbia intervistato ha detto: "Io su questa materia non posso parlare perché c'è un segreto professionale di Stato che mi vincola a non tornare sull'argomento". Ci porti uno scritto di Rubbia che dice e certifica che il problema non esiste; ci porti una sola riga che ci dice che la messa in sicurezza non è lo stoccaggio unico o non unico (poi lo vedremo) delle scorie; ci porti un documento che avvalli la sua parola che, per quanto autorevole, non rasserena noi, non rasserena la stampa, non rasserena i sindaci, non rasserena questo Consiglio, non rasserena i sardi.

Noi su questo non vogliamo fare polemiche, non ci interessa, abbiamo apprezzato gli interventi di tutti i colleghi che sono intervenuti oggi. Ci diciamo: "Badate, certo, speriamo che sia solo un falso allarme, speriamo che sia un eccesso di preoccupazione", ma domani, dopodomani, svegliandoci, quando ci incontreremo qua fra una settimana (perché credo che il Consiglio debba rimanere impegnato su questa materia) credo che saremo i primi a dire: "Abbiamo esagerato, abbiamo avuto troppa paura", ma noi siamo anche convinti che domani, andando nelle nostre comunità, i cittadini prendendo atto che il pericolo non esiste ci diranno che siamo stati puntuali sul problema, una volta tanto all'altezza del nostro compito, all'altezza del mandato che abbiamo ricevuto.

Allora ecco perché non ci possiamo accontentare, non ci rasserenano, non sono esaurienti, non sono convincenti le parole del Presidente senza uno straccio di documento, senza un minimo di incontro, senza nient'altro che la sua arrogante in certi momenti, ma forse è un fatto di carattere quindi cancello la parola, al posto di arrogante eccessiva sicurezza, noi vorremmo che questa eccessiva sicurezza fosse la nostra sicurezza. Se il Presidente Pili ha elementi di fatto per questa sua sicurezza, elementi concreti, documenti, verbali d'incontro, certificazioni, ce le fornisca; noi saremo i primi a dare atto al Presidente di questo nostro rasserenamento. Ma noi oggi non abbiamo nulla! Noi oggi usciamo da quell'Aula, ognuno di noi incontra i suoi cittadini, i suoi concittadini e dirà a questi che si sono preoccupati, ai giornali che si sono preoccupati, ai sindacati che si sono preoccupati, agli imprenditori che si sono preoccupati: "State tranquilli". E quelli ci dicono: "Perché?" "Perché ce l'ha detto il Presidente Pili!"

Ragazzi, di cosa stiamo parlando? Questo non è un club bocciofilo, questo è il Parlamento sardo e il Parlamento sardo decide, orienta le sue scelte, prende delle decisioni sulla base di atti, di documenti e di leggi. Allora, nonostante il Presidente Pili abbia detto che non è violato in nostro Statuto, a scanso di equivoci, faccia un ricorso alla Corte Costituzionale a tutela dello Statuto, tanto non ci rimettiamo nulla, tutto al più ci dirà che è tutelato, tutto al più ci dirà che siamo tutelati e noi prenderemo atto con soddisfazione che il Presidente Pili aveva ragione, ma ce lo faccia dire dalla Corte dei Conti, oppure ce lo faccia dire dal Governo che lo Statuto non è violato e che i poteri straordinari del generale commissario non violano le nostre competenze in materia di Statuto, in materia di protezione civile, così come non violano le norme e i trattati internazionali.

Se non ci sono queste cose, se non ci sono queste certezze rimane in piedi tutta la nostra preoccupazione, che non è fondata, caro Presidente, solamente sull'ordinanza, che pure è un elemento, ma è anche fondata sulle audizioni e sugli atti parlamentari e su questo lei non ci ha detto una sola parola; è fondata sul silenzio del Governo, è fondata sul silenzio dei ministri, è fondata sul silenzio della SOGIM, è fondata, la nostra preoccupazione, su un silenzio assordante che ci preoccupa e genera i nostri incubi.

Allora, quando si dice che i siti di stoccaggio saranno imposti, probabilmente isolati, probabilmente in miniere, probabilmente vicino ad impianti militari, non negli impianti militari, ma vicini agli impianti militari perché gli impianti militari, possano difenderli, perché l'uranio ha un grande valore bellico ed anche economico, staranno vicino a siti militari dove verosimilmente ci sono anche interessi industriali, questo identikit rassomiglia alla Sardegna o alcuni di noi, Corona, Floris ce lo siamo sognati? Dico quelli della maggioranza non quelli dell'opposizione.

In questa materia vorremo che non ci fosse né maggioranza, né opposizione, io non voglio parlare in nome dell'opposizione, come gli altri miei colleghi non hanno parlato in nome della maggioranza; si faccia carico, signor Presidente di questa preoccupazione, ci porti la settimana prossima gli atti, i documenti, i fatti, ci rassereni per quello che può fare. Se fa queste cose una volta tanto anche lei ci avrà al suo fianco, non lo dico come un fatto di retorica perché sa che non mi è congeniale da questo punto di vista, ma questa battaglia va fatta insieme e va fatta anche a costo di scoprire che il nostro allarme era eccessivo, ma meglio preoccuparsi prima che pentirsi dopo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi perché associata a questa mozione c'era anche l'interpellanza presentata.

COGODI (R.C.). Veramente c'è poco da aggiungere a quello che è stato detto da ultimo anche dal collega Selis. Il Regolamento prevede che rispetto alle interpellanze, dopo la replica della Giunta, ci si possa dichiarare soddisfatti o insoddisfatti. Io mi dichiaro né soddisfatto, né insoddisfatto, mi dichiaro indignato, come credo debba essere indignato ognuno che in questo Consiglio non solo siede, ma partecipa, pensa, interloquisce e tiene alla sua dignità.

Ma perché mai tanti consiglieri regionali, la gran parte della maggioranza, sono intervenuti su questo argomento e hanno detto le cose che hanno detto? Perché hanno usato i toni preoccupati che hanno usato? Perché hanno rivolto appelli a trovare soluzioni, anche il più possibile unitarie? Per fare fronte comune, per guidare la resistenza del popolo sardo? Tutto questo si è detto! Perché se il problema, secondo il Presidente della Giunta non c'è, non esiste? Se l'ordinanza che ha richiamato direbbe, secondo lui, quello che non dice, cioè che si dovrebbero mettere i siti in sicurezza quando invece l'ordinanza non dice di mettere i siti in sicurezza, ma i materiali nucleari che sono in quei siti, con tutte le procedure che portano dritto verso altre soluzioni e, come si è detto, purtroppo, le soluzioni privilegiate appaiono essere i poligoni militari e i poligoni militari in gran parte, purtroppo, stanno in questa Regione!

Vuole anche dare un incarico di consulenza a Rubbia, perché? Rubbia ha già detto quello che pensava in materia; vuole dare un incarico di consulenza a Rubbia perché non lo può dare a Savona? Ma Savona l'incarico ce l'ha già per fare il piano di rinascita e in una nota della Corte dei Conti oggi si legge che la convenzione data a Savona è una convenzione che è stata affidata senza che vi fosse avviso pubblico. Ma il professor Savona non dovrebbe solo fare il piano di rinascita, e lo doveva fare - diceva in Aula il Presidente - entro l'anno 2002! Professor Savona lavora anche a stretto contatto di gomito con il generale Jean perché è Presidente dell'Impreglio S.p.A., che è la società operativa che poi fa i lavori che Jean decide di fare, quindi Savona è già impegnato dalla Regione per il piano di rinascita che non fa e per cui non c'è neppure convenzione legittima e il professor Rubbia faceva già parte della Commissione scientifica e ha già detto quello che doveva dire e ha già dato la sua autorevole opinione.

Conclusione: non si può assolutamente più andare avanti così! Ne prenda atto la maggioranza, né prenda atto e ne prendano atto i singoli consiglieri perché non è questo un modo di interloquire in un Consiglio regionale. Il problema resta, è grande, è gravissimo e dovremo sicuramente adottare altre iniziative in quest'Aula e fuori di quest'Aula soprattutto, perché la questione, che è grave e preoccupante, possa essere ovviata nei modi in cui sul piano politico, istituzionale, sociale e culturale dovrà essere ovviata. Certamente non ha contribuito la replica, che non è affatto rassicurante, è solo un modo di dire, tanto per dire, che ha svolto il Presidente della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Sull'ordine dei lavori per chiedere, se è possibile, una sospensione di cinque minuti per valutare se ci siano le condizioni per un ordine del giorno del Consiglio o se si vota la mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per dire che eventualmente con un ordine del giorno che ho visto già circolare, per quanto mi riguarda, faremo nostra la mozione e quindi nessun ritiro di mozione.

PRESIDENTE. Sospendiamo per cinque minuti perché ci sia la possibilità che le forze politiche valutino la possibilità di firmare unitariamente un ordine del giorno. La seduta è sospesa, i lavori riprendono alle ore 22 e 15.

(La seduta sospesa alle ore 22 e 06 , viene riaperta alle ore 22 e 28.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Poiché non è pervenuto a questa Presidenza alcun ordine del giorno dobbiamo mettere in votazione la mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Chiedo la votazione palese col sistema elettronico e chiedo di poter intervenire per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, voglio premettere e precisare una cosa che devo riconoscere ai colleghi della maggioranza; tutti gli interventi che si sono sucecduti in questa giornata su questo tema, onestà politica e personale, a dimostrazione che non era un tema di maggioranza e opposizione, ma bensì qualcosa di ben più alto e importante, visto e considerato gli accadimenti e i pronunciamenti dei diversi settori della società sarda di quest'ultimo periodo. Quello che mi lascia perplesso è che il responsabile della Giunta, Presidente, vada controcorrente, come che questo sia un popolo di visionari, come che tutto ciò che si sta dicendo, le preoccupazioni che si stanno manifestando siano campate in aria, e porta come giustificazione delle sue tesi due motivi, uno è di carattere costituzionali. Allora io voglio ricordare che quel motivo di carattere costituzionale dove ricorda a noi che questa è una Regione a Statuto speciale, dove ha competenze sulle miniere e sull'acqua, che quando fu deciso, non dal Parlamento italiano ma da un Presidente del Consiglio di quel periodo, di dare agli americani la possibilità di installare la base dei sommergibili nucleari a Santo Stefano, e cioè a La Maddalena, non chiesero il permesso a nessuno, eravamo anche in quella circostanza Regione a statuto speciale; della nostra specialità sapete benissimo che cosa ne hanno fatto. Quando come partito abbiamo raccolto le firme per fare il referendum perché i sardi potessero decidere di cacciar via ciò che arbitrariamente era stato deciso da altri, calpestando la nostra autonomia, ci fu impedito, nonostante le firme e la volontà dei sardi, di fare quel referendum.

E non è vero neanche l'altro motivo, che le basi dismesse finiscono direttamente alla Regione, perché l'accorgimento è talmente semplice e infantile che l'Esercito, lo Stato, chi di dovere, questo Governo, non ha nessun motivo per dismettere le proprie basi, può senz'altro decidere che in quelle basi, senza dismetterle, ci faccia altro, ciò che l'Esercito, lo Stato ha sempre deciso di fare nelle nostre basi, sempre. Le preoccupazioni dell'uranio impoverito, tutto ciò che è stato manifestato in modo grave ma preciso dalle popolazioni, da professionisti, da specialisti, non può essere ancora messo nel silenzio. Ci sono quei precedenti, quindi le cose quando le hanno dovute fare le hanno fatte. Possono smettere di utilizzare quella base per gli scopi per cui sino ad oggi l'hanno utilizzata, e fare dentro quella base il posto ideale per ricevere le scorie nucleari. Ma possiamo ancora oggi dire che tutte queste, e con quale coraggio le diciamo, possano essere motivazioni valide per scoraggiare, allontanare lo spettro che in quest'Isola le scorie nucleari continuino ad arrivare? Continuano ad arrivare perché noi ne siamo già produttori. Questo è l'elemento di forza del Presidente della Giunta, che attraverso questi due motivi, quello costituzionale e quello politico, può allontanare, tranquillizzare, e quindi quasi manifestare che questo sia un popolo veramente di visionari. Non è questo il modo di manifestare la propria autorevolezza, Presidente Pili, la sua autorevolezza la deve manifestare in altra sede, nelle sedi più opportune e appropriate, per difendere il diritto dei sardi, quello che i sardi oggi, attraverso gli organi di informazione schierati apertamente e tutti i cittadini sardi uno per uno le stanno dicendo di fare.

Lei in quest'Aula stasera ha tradito quella fiducia, la fiducia di quel consenso, di quei cittadini che anche domani dimostreranno le paure e per certi versi le certezze di quello che sta per accadere su quest'Isola. Non si allontana così quella paura, non si allontana così quello spettro, lo si fa in altro modo, non cercando su questo tema specifico di allontanare maggioranza e opposizione per cercare di recuperare lei credibilità e forza. Su questo tema non c'è né maggioranza e né opposizione, ci sono i sardi e spero l'intero Consiglio regionale e il nostro voto certamente sarà a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEIANA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, io ho ascoltato tutti gli interventi oggi in questa discussione e mi scuso se ruberò qualche minuto per una dichiarazione di voto, perché ho evitato di intervenire nel merito avendo in questo periodo letto tantissimo sull'argomento e anche scritto molto sull'argomento stesso, e forse se avrò voglia e tempo raccoglierò le mie riflessioni, che sono più che altro, specialmente e naturalmente, per la professione che faccio, di natura scientifica, forse raccoglierò in un volumetto che metterò a disposizione.

Il contenuto degli interventi è stato di grande responsabilità da parte di tutti e penso che questo derivi dal fatto che tutti abbiamo preso coscienza che ci troviamo di fronte a un problema di grande delicatezza. E' un problema di grande delicatezza che ha dietro fenomeni di portata elevata. Quando parliamo di nucleare, quando parliamo di smaltimento di materiale radioattivo parliamo di problemi storici; sono problemi che vanno nel tempo e che non si esauriscono con un dibattito, seppur approfondito, del Consiglio regionale e, a quello che si può leggere in questi giorni, dalla rassegna stampa risulta che la sensibilità ha coinvolto le forze sociali, le forze politiche, ha coinvolto le forze religiose, i movimenti, le associazioni e le forze produttive, il che vuol dire che c'è una sensibilità e una paura allo stesso tempo, la paura di danneggiare la bellezza della nostra terra, la paura per la salute e l'integrità biologica del nostro popolo, perché di questo stiamo parlando perché gli effetti del nucleare portano anche a questo, la paura di un intero territorio, la paura di un intero popolo.

Presidente Pili, io ho ascoltato attentamente anche la sua replica e nel riferire il colloquio con lo scienziato Rubbia mi ha incuriosito il riferimento che lei fa, naturalmente perché gli è stato riferito e porta giustificazione, dove dice che il decadimento della radioattività può essere ridotto a trent'anni. Presidente, se scopro una cosa di questo genere ci saranno altri premi Nobel, a questo gruppo tantissimi, e forse lo stesso Rubbia arriverà a dieci premi Nobel. Io auguro che questa sia una scoperta dell'umanità che si realizzi in tempi brevi, ma ho paura che forse qualcuno di noi quando ci sarà questa scoperta forse non ci sarà più, perché è una scoperta molto difficile.

La Sardegna oggi nel mondo, con delle pubblicazioni scientifiche su ricerche che si stanno conducendo qui in Sardegna sulla longevità, è conosciuta come la terra o l'Isola dei centenari, dove si vive più a lungo, dove c'è questo record di centenari viventi. Non penso che questa terra, se avesse la "fortuna" di ricevere materiale radioattivo potrà tenere questo record, perché sappiamo quali sono i danni che vengono provocati dalle radiazioni, ed ecco il mio pessimismo sulle sue risposte e sulle sue affermazioni. Forse ci vorrà ancora qualcosa di più, ecco perché dico che sono favorevole e firmatario della mozione numero 110, quindi la sostengo e la voto, era necessaria perché doveva essere fatta in risposta della ordinanza 3267 del Presidente del Consiglio, perché è un'ordinanza che provoca e crea tantissime preoccupazioni. Allora la sensibilità di tutte le forze politiche deve essere sufficiente affinché l'attenzione sia alta, l'attenzione sia pronta e affinché le dimostrazioni di forza che dovremmo fare se avvenisse una decisione di discarica nel nostro territorio delle materie radioattive, dobbiamo essere pronti anche a disubbidire con la nostra forza per conservare non soltanto noi, ma per conservare anche i nostri discendenti che ci saranno nel futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere breve. Una considerazione preliminare per ricordare al collega Sanna che la nostra Isola purtroppo è soggetta, come il resto dell'Italia, agli obblighi di una guerra che qualcuno afferma abbiamo vinto e che qualcuno spesso ci ricorda che abbiamo perso, e che la presenza di molte basi militari in Italia trova spiegazione nella storia non più tanto recente, ma comunque nella storia di tutta l'Italia, Sardegna compresa. E' così, ne prendiamo atto. In ogni caso io voglio soltanto dire che sono state sempre favorevole all'energia nucleare e che in Italia bisognerebbe riaprire il dibattito sulle conseguenze causate dall'esito di un referendum che si verificò sulla spinta emotiva del fatto di Chernobyl: pochi giorni dopo si votò in Italia e si decise di cancellare le centrali nucleari italiane, con tutte le conseguenze economiche e di sviluppo anche industriale della nostra nazione. Oggi, dal punto di vista tecnologico è possibile costruire certamente centrali molto più sicure di quelle di Chernobyl, e tali erano le centrali italiane, e altre gli italiani all'avanguardia nel mondo erano in grado di costruire. Non mi spaventa neanche la presenza della radioattività: basta andare a Capoterra, basta andare a Escalaplano, ad Aggius, in Sardegna c'è radioattività perché c'è uranio in Sardegna, si sono fatte delle ricerche, qui ci sono dei geologi e lo possono confermare. E' possibile anche stoccare in Sardegna delle scorie radioattive in regime i sicurezza, di estrema, grandissima sicurezza; del resto basta girare l'Europa per vedere presenza di centrali nucleari che sono certo più pericolose delle scorie radioattive, sono molto più pericolose della presenza dei sottomarini, comunque ciò con toglie che anch'io, come il resto dei colleghi, pur essendo favorevole allo sfruttamento dell'energia nucleare, sia estremamente contrario al fatto che in Sardegna arrivino scorie nucleari di chi ha goduto i vantaggi della presenza dello sfruttamento del materiale nucleare e poi decide di dare a noi tutto quello che è il loro rifiuto, che comunque non costituisce in nessun caso, come è capitato per altri rifiuti che ricordava l'onorevole Calledda, che possono costituire una risorsa, qui costituiscono soltanto un problema comunque. Non li vogliamo, anche per motivi di immagine sono fermamente contrario anch'io all'arrivo delle scorie nucleari in questo contesto perché costituiscono anche un insulto al popolo sardo.

PRESIDENTE. Però, onorevole Liori, per cortesia la inviterei a esprimere il suo voto?

LIORI (A.N.). Voterò a favore della mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per chiedere di votare per parti. La prima parte arriva sino alla pagina 2, al primo capoverso dove c'è scritto "considerato" chiediamo di cassare la frase "stante tale ordinanza e quindi" e sostituirla con "non deve essere"; al capoverso seguente cassare tutto quello che inizia per "considerato". Sempre a pagina 2, all'ultimo capoverso cassare dopo "considerato" la prima riga "che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno prossimo venturo,"; a pagina 3, al secondo capoverso, dopo "considerato che" sostituire la "probabilità crescente" con "l'ipotesi", e alla seconda riga cassare "non smentita né dal Governo, né dalla Giunta regionale" e la parola successiva "rappresenta" sostituirla con "rappresenterebbe" e cassare in seguito il capoverso seguente, "considerato il silenzio" eccetera, completamente.

PRESIDENTE. Penso che sia difficile per ciascun consigliere ricordare così al momento in cui arriveremo alla votazione le proposte che ha avanzato l'onorevole Corona. Naturalmente più che una votazione per parti è una proposta diversa rispetto al testo originario. Chiederei agli Uffici di fotocopiare questa proposta che ha fatto adesso l'onorevole Corona e di distribuirla a tutti i consiglieri.

Nel frattempo do la parola al consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che nel corso dei lavori tutti i colleghi avranno ben presente che cosa andremo a votare, comunque dichiaro fin d'ora il mio voto favorevole alla mozione con le correzioni illustrate dal collega Corona. Favorevole perché enunciamo, come Gruppo dell'UDC, il nostro voto contrario e comunque a qualsiasi presenza di scorie nella nostra Regione.

Plaudo anche e devo dire di condividere molto la replica del presidente Pili. Perché condivido la replica del presidente Pili, e mi dispiace che i toni nei successivi interventi siano stati non altrettanto sereni come quelli degli interventi per l'illustrazione della mozione o nella discussione generale. Lo dico perché penso che il presidente Pili abbia fatto una replica in totale buona fede. Credo che non sia il compito solo del presidente Pili di ricercare tutte quelle azioni con il Governo nazionale o con i nostri rappresentanti presso il Parlamento nazionale, perché si attivino tutti insieme, perché non è una questione di parte, così come questo voto non è il voto di un partito o di un gruppo, ma è il voto cosciente di rappresentanti del territorio sardo. Perciò tutti noi attiviamoci perché quello che lei ha detto, onorevole Selis, che condivido, venga messo in essere attraverso anche tutti i nostri rappresentanti a Roma con una voce unanime, la voce del popolo sardo, come ha detto il presidente Pili, che se fosse necessario anche con la forza respingerà qualsiasi tipo di prevaricazione nel proprio territorio. Ma in buona fede anche perché io credo, sono convinto, presidente Pili, che nella sua buona fede lei escluda che ci siano comunque delle prevaricazioni sul nostro territorio.

Sono convinto che un Presidente della Regione debba essere pienamente cosciente di questo e debba difendere questo diritto, ma consenta a noi invece, a me, Presidente, di dubitare fortemente di questo, nel senso che né lei, né noi purtroppo in questa situazione sapremo mai, come mi sembra abbia detto in un'altra occasione anche il collega Cogodi, a cui do atto di una certa puntualità in alcune affermazioni, mentre invece le divagazioni sul tema del piano di rinascita credo che poco c'entrassero in questa situazione, voglio dire noi non sapremo mai cosa ci sarà sugli elicotteri, sulle navi, sui mezzi che arrivano presso le basi militarmente in Sardegna. Non lo saprà lei, non lo saprò io, non lo sapranno altri di questa Assise. Questo ci sfugge, questo dovremo cercare di recuperare e dovremo cercare di controllare, ma credo anche, da tutte le relazioni, al di là del fatto che io non condivido il nucleare, non l'ho condiviso, non lo condividerò, ho votato contro allora, rivoterei anche oggi che ci sono grandi crescite tecnologiche, perché non accetto né gli effetti né le cause, non accetto le centrali e non accetto le scorie, e non accetterei le scorie anche se avessi le centrali, non so come dire che non accetterei niente di tutto questo. A volte cerchiamo le cose che ci uniscono, ma troviamo sempre motivi per dire che molte cose ci separano. Non è il prezzo che mi interessa per accettare le scorie nucleari, non ha prezzo. La nostra dignità, anche nella povertà, non ha prezzo e non accettiamo di essere comprati per essere la pattumiera del Mediterraneo.

Con queste precisazioni, con il plauso alla sua replica, voteremo a favore della mozione con le correzioni proposte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Solo per dire una cosa, nel merito abbiamo già detto, chi ha voluto intendere, capire, interloquire, rendersi disponibile a trovare formulazioni compatibili lo ha fatto nel corso dell'intera serata, che è già diventata tarda, per dire che siamo in sede di votazione e siamo alle dichiarazioni di voto. Quando si dichiara il voto si dichiara il proprio voto nel merito del documento che è in votazione, qualcuno invece insiste nel dare il voto agli altri, nel fare le pagelle, da ultimo adesso anche il collega Capelli, che dà il voto, che cosa dell'intervento degli altri va bene e che cosa va male. Il passaggio di Savona andava benissimo, perché se non l'hai capito Savona è presidente di una società che opera questo settore dello smaltimento dei rifiuti nucleari, che lavora a stretto contatto di gomito con il generale Jean, o come lo chiamate, incaricato dal tuo Presidente del Consiglio di fare questa operazione, questa porcheria. Quindi c'entra il professor Savona, che è anche incaricato però da questa Regione in fare il piano di rinascita, e la stessa persona dovrebbe fare il piano di rinascita e il piano delle scorie nucleari! Come non c'entra! C'entra, purtroppo, eccome! E insisto.

CAPELLI (U.D.C.). Non esprimo giudizi.

COGODI (R.C.). Altra questione, Presidente del Consiglio: noi siamo in votazione del documento che si può votare intero o per parti, il documento però, non è consentito in sede di votazione redigere altri documenti. La votazione per parti vuol dire che la parte che si condivide si vota, la parte che non si condivide non si vota, questa è la votazione per parti per il nostro Regolamento, a proposito di voti che si danno a tutti con tanta faciloneria, e per il resto va bene, ognuno si regoli. Il Presidente dice che il problema non c'è, non esiste e voi dite, e da ultimo adesso Capelli, che contro le prevaricazioni bisogna reagire anche con la forza, e intendo forza morale, forza politica, ma anche la forza delle armi, quasi si intende, e contro le prevaricazioni che si annunciano. Il tuo Presidente dice: "Non c'è non solo prevaricazione, ma non c'è neppure possibilità giuridica e tecnica e neppure annuncio di rischio per la Sardegna". Ma mettetevi poco poco d'accordo con voi stessi!

Presidente insisto nella osservazione di ordine procedimentale, siamo in sede di votazione, la mozione si può votare intera o per parti, per parti significa che si può votare in modo differenziato quello che c'è nella mozione, non intervenire in questa fase con altre proposte emendative, che se vengono adesso distribuite io non ricevo perché sono irricevibili.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, occorre che ci intendiamo. L'articolo 116 del Regolamento, secondo comma, prevede la possibilità che anche le mozioni possano essere emendate e che quindi possano essere presentati degli emendamenti.

COGODI (R.C.). Certamente, ma non in sede di dichiarazioni di voto, se no non finiamo mai! Non è così, faccia come vuole, ma non è così.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, abbia pazienza, lei non può ogni volta dire che non è così. Io le sto dicendo che alla mozione possono essere presentati degli emendamenti, lei può dire tutt'al più che la presentazione di questi emendamenti è avvenuta in maniera irrituale e io posso...

ORTU (R.C.). Irregolare!

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, per cortesia, lei chieda la parola e intervenga.

Lei può sempre dire che gli emendamenti sono stati presentati in maniera irrituale nel senso del tempo.

COGODI (R.C.). Questo ho detto.

PRESIDENTE. Gli emendamenti sono stati presentati in maniera irrituale nel senso del tempo, ma siccome siamo in una situazione particolare questa Presidenza ha ritenuto di poter ammettere, anche se presentati in maniera irrituale, questi emendamenti e quindi l'onorevole Corona ha illustrato questi emendamenti. Nella fase della votazione è evidente che voteremo per parti partendo dal documento originario. Questa è la proposta che avanza questa Presidenza e che a me pare, poi possiamo anche naturalmente ricevere tutte le critiche possibili, la più equilibrata, e quindi intendo procedere in questo modo. Chiedo se ci sono altre dichiarazioni voto.

Se non ci sono altre dichiarazioni di voto, siccome appunto ci sono diversi emendamenti presentati, chiedo ai colleghi il massimo dell'attenzione, vorrei dire che è stata chiesta dall'onorevole Giacomo Sanna la votazione palese elettronica. E` confermata la richiesta di voto elettronico palese? Onorevole Sanna, su che cosa vuole intervenire?

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per confermare la richiesta di voto palese di poter votare direttamente il testo su cui sono state apportate le correzioni, in un'unica votazione.

PRESIDENTE. C'è anche la proposta avanzata dall'onorevole Giacomo Sanna di passare direttamente al voto della mozione come emendata e distribuita ai colleghi, siamo d'accordo?

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per quanto ci riguarda saremmo anche d'accordo, c'è una integrazione però…

(Interruzioni)

Ohhh, ohhh che cosa? Stai a sentire come ho ascoltato anche te! All'ultima pagina (pagina 4) chiediamo di votare dalla parola "invita tutti i comuni" fino a "promuovere assemblee aperte", quindi cassando la parte "affinché tutte le popolazioni della nostra Regione siano informate del tentativo in atto e della straordinaria pericolosità delle scelte che si accinge a fare il Governo a scapito degli interessi dei sardi". Questa parte, che è un giudizio politico negativo sul Governo, per quanto ci riguarda come maggioranza non la possiamo assolutamente consentire, mi pare ovvio, quindi questa parte che è sfuggita ai colleghi che hanno lavorato sul testo, in ogni caso chiederemo la votazione per parti anche di quest'ultimo punto.

SPISSU (D.S.). Si vota separatamente.

PRESIDENTE. Un po' di attenzione, tutti quanti avete il testo davanti, mettiamo in votazione la prima parte, a pagina 2, sino a "considerato che il commissario delegato".

(Interruzioni)

Chiedo scusa, se c'è l'accordo di tutti mettiamo in votazione tutto il documento sino a pagina 4 "le stesse amministrazioni locali a promuovere assemblee aperte". Mettiamo in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Come bisogna esprimersi in quest'Aula? E' stata chiesta la votazione per parti, poi sono stati presentati emendamenti definiti irrituali (che vuol dire irregolari, vero?) e tuttavia ammessi dalla Presidenza. Allora se sono emendamenti si votino gli emendamenti. Noi intendiamo votare la mozione che abbiamo presentato; intendiamo votare la mozione che è stata messa ai voti e rispetto alla quale si è chiesta la votazione per parti, allora si stendano, la Presidenza dice che sono irrituali, li accetti come emendamenti, distribuisca gli emendamenti e in base alle procedure tutte irrituali, però comprensibili, si voti, perché ancora da ultimo ognuno che interviene propone un'altra modifica e alla fine noi siamo spogliati del diritto di votare la mozione che abbiamo condiviso e che è stata messa ai voti.

Noi intendiamo aver salvaguardato il diritto di votare la mozione che abbiamo condiviso e che, in esito alla discussione, è stata messa ai voti, è chiaro il concetto? Poi lei accetti tutte le irritualità che ritiene però non le faccia valere nei nostri confronti e a danno nostro.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io ho avuto l'accortezza di chiedere se vi era l'accordo dell'Aula e l'ho chiesto…

COGODI (R.C.). Abbiamo già detto che non c'era!

PRESIDENTE. E l'ho chiesto…onorevole Cogodi, io non l'ho interrotta durante il suo intervento! Proprio perché avevo sentito bene il suo intervento, ho chiesto due volte di votare per parti, compresa l'ultima volta quando tutti mi avete detto: "No, andiamo avanti". Quindi, per cortesia, ho già chiesto all'Aula di aiutarmi a concludere decorosamente i lavori di una giornata lunga e faticosa, allora vorrei e gradirei davvero che tutti i colleghi lavorassero in questa direzione e non ciascuno a sottolineare la propria particolarità.

Io ho proposto di votare la prima parte sino a pagina 2 "considerato che il commissario delegato", proprio perché vi era stata una osservazione avanzata dall'onorevole Cogodi e quindi credo che sia opportuno procedere in questo modo.

Allora procediamo in questo modo, votiamo sino al punto, pagina 2, "considerato che il commissario delegato" escluso.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte sino al punto considerato di pagina 2 escluso.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 58

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico ora la votazione, con procedimento elettronico, dell'emendamento sostitutivo parziale del capoverso che inizia con "considerato che il commissario delegato", l'emendamento reca "non deve essere" al posto di "stante tale ordinanza e quindi".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: COGODI - DORE - ORTU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 57

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 53

Contrari 4

(Il Consiglio approva).

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Visto e considerato che sono diverse votazioni, il voto elettronico palese andava bene se fossero state di meno, credo che per alzata di mano si possa andare avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Siamo in sede di votazione e noi siamo per mantenere il voto elettronico, è irrituale che si cambi nel corso delle votazioni.

PRESIDENTE. Ci sono altri otto consiglieri che appoggiano la richiesta del consigliere Vassallo?

(Interruzione del consigliere Cogodi)

Onorevole Cogodi, le voglio ricordare che l'onorevole Sanna ha proposto una modalità di votazione e aveva credo anche il diritto di cambiare opinione e proporre una modalità diversa. Peraltro non siamo in un'unica votazione, siamo in una serie di votazioni successive e quindi è legittimo chiedere anche di votare con un'altra modalità. Ci sono otto altri colleghi che appoggiano la richiesta dell'onorevole Vassallo?

(I consiglieri BALIA, DETTORI, DEMURU, PACIFICO, PINNA, IBBA, MANCA appoggiano la richiesta.)

Ci sono, allora continuiamo con il sistema elettronico.

Votiamo il capoverso "considerato" tenuto conto del fatto che c'è già approvato l'emendamento.

(Interruzioni)

Chiedo scusa, colleghi, ripetiamo, nella votazione precedente è stato approvato l'emendamento sostitutivo parziale che ha corretto parzialmente tutto il capoverso che peraltro non è stato votato, allora è chiaro che dobbiamo votare il capoverso.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del primo capoverso modificato.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 58

Astenuti 1

Maggioranza 30

Favorevoli 58

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'altro capoverso "considerato che è proveniente dal Governo" che si vuole cassare, quindi mettiamo in votazione il testo e naturalmente chi vuole eliminarlo, deve votare no. quindi conseguentemente rosso.

Onorevole Cogodi, su che cosa?

(Interruzioni)

Non siamo in dichiarazione di voto segreta, quindi è pienamente legittimo che l'onorevole Cogodi possa svolgere la sua dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Se volete partecipare all'Assemblea elettiva, partecipate, se le proposte...

PRESIDENTE. Colleghi, io vi invito per cortesia a consentire che i lavori possano proseguire. Prego onorevole Cogodi svolga la sua dichiarazione di voto.

COGODI (R.C.). Per tranquillizzare alcuni colleghi di parte di maggioranza che sono un po' agitati, nel momento nel quale avete preteso di introdurre, in sede di votazione, modifiche ad un documento che lo stesso Presidente ha ritenuto essere irrituali e tuttavia, data l'eccezionalità della situazione, le ha equiparate quelle modifiche a degli emendamenti, è curioso che voi pretendiate che sugli emendamenti, che è una normativa nuova, non si possa dichiarare il voto.

Però anche questo atteggiamento la dice lunga sul modo come voi intendete, e mi rivolgo a quelli che propongono ovviamente l'emendamento contro il quale io sto parlando, come voi intendete questa vicenda, come non vi è convinzione e soprattutto non vi è sincerità. C'è un'ordinanza, quella ordinanza si può condividere o non condividere. L'ordinanza è una normativa, la norma è scritta, è data alla lettura e alla comprensione di ogni comune mortale. In quella ordinanza c'è scritto che il commissario è delegato a fare certe cose, c'è scritto e voi in questa mozione fate un emendamento che vi viene poi approvato, non capisco in base a quale logica politica, non lo capisco, o a quale logica anche senza politica possa in una mozione approvarsi una dizione nella quale il commissario, che con quella normativa ha un potere, voi dite che non deve autorizzato, ma se è già autorizzato? E' scritto nella ordinanza che è autorizzato. Si sta facendo un gioco delle parti, un gioco di finzioni che non giova a nessuno, una confusione non di lingue ma di concetti. Adesso si vuole sopprimere questa considerazione e ammetto che la destra, il centrodestra, i presentatori dell'emendamento gli sia ostico, gli risulti ostico il giudizio che si tratti di un vero e proprio golpe istituzionale, e avrei capito se avessero proposto va bene, siccome io sono da quella parte non dirmi che è un golpe, è una prepotenza, è una cosa sbagliata, è una cosa non condivisibile, però non dite che è un golpe, l'avrei capito. Ma cancellare tutto il capoverso che praticamente riconosce quello che qui tutti hanno detto tutto il giorno, che quella ordinanza esautora i livelli istituzionali, che delega il generale ad assumere iniziative vitali per la Regione, o non è più vitale per la Regione quella iniziativa? Iniziative vitali per la Regione e le popolazioni senza che queste possano esprimersi, e finora neppure essere informate, poi domani potranno essere informate ma nessuno finora le ha informate, attentando così non solo agli equilibri istituzionali su cui si fonda lo Stato ma la vita dei cittadini, l'ordine e la società. Ma è ovvio, è così, si può essere d'accordo o non d'accordo, perché volete eliminare un punto di verità? E` una verità che valutata da noi contraria e negativa è la sostanza del dibattito che abbiamo fatto e della mozione che abbiamo presentato. Se non c'è più pericolo per le popolazioni, se non c'è più pericolo per la Regione e per le istituzioni, se tutto fila liscio in quella ordinanza, ma ha ragione Pili che comunque la mozione sia approvata e sia approvata a larga maggioranza e questo sarebbe l'unità, un'unità fittizia, inutile, mortale per la politica ed anche per le istituzioni nell'incomprensione, nella fretta dall'irritualità dei modi. Ecco, Presidente, io le chiedo scusa, però quando noi avanziamo un'obiezione è perché comprendiamo come dalla irritualità dei modi poi si passa al mutamento della sostanza delle cose, perché noi eravamo ad un punto della discussione in quest'Aula e in questo Parlamento dove senza l'irritualità ammessa questo non sarebbe stato possibile. Ed invece è possibile e quindi la risultanza conclusiva è o può essere magari una cosa tutta diversa, una calza rovesciata rispetto a quella che era la proposta in votazione di fronte a Consiglio. In ogni caso nel merito noi esprimiamo contrarietà assoluta alla eliminazione di questo capoverso perché traduce il giudizio complessivo; ammetteremmo - ripeto - di attenuare un'espressione che può apparire nei modi pesante, ma non di togliere il fatto che quella procedura, quella ordinanza, quella iniziativa colpisce i diritti vitali delle istituzioni e soprattutto delle popolazioni, perché se non fosse così non ho capito perché abbiamo presentato la mozione e abbiamo discusso e perché la stragrande maggioranza del Consiglio si è pronunciata per un intervento risolutivo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, però io spero che la questione si concluda qui, guardi che era irrituale anche la sua dichiarazione di voto ai sensi del comma 3 dell'articolo 116.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi è così, non ho intenzione di aprire una discussione su questo fatto e comunque adesso procediamo perché gli emendamenti ad una mozione possono essere presentati anche nel momento in cui la mozione va in votazione, onorevole Cogodi. Quindi io ho usato il termine "irrituale" non con la valenza totalmente negativa che lei ostinatamente continua a dare ad un termine che io ho utilizzato. Quindi, per cortesia, io credo che siamo in una fase delicata di votazione, andiamo avanti e comunque non sono ammesse dichiarazioni di voto sui singoli emendamenti, questo lo dico per il proseguo dei lavori della serata. Quindi mettiamo in votazione l'emendamento...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ci siamo capiti: il testo che deve essere cassato, quindi chi intende cassarlo dovrà votare no, cioè rosso, è aperta la votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del testo che deve essere cassato.

Rispondono sì i consiglieri: COGODI - DORE - ORRU' - ORTU - PACIFICO - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MASIA - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - MANCA - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 53

Votanti 34

Astenuti 19

Maggioranza 18

Favorevoli 6

Contrari 28

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del terzo capoverso: "Ritenuto che le affermazioni".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. . Passiamo al capoverso successivo, anche qui mettiamo prima in votazione l'emendamento che sopprime le parole: "Che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno prossimo venturo".

Indico la votazione nominale con procedimento elettronico, del capoverso: "Che la scelta del sito destinato a diventare la discarica nucleare verrà ufficializzata il 15 giugno prossimo venturo".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MASIA - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Risponde no il consigliere: PACIFICO.

Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - MANCA - ORRU' - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 49

Votanti 29

Astenuti 20

Maggioranza 15

Favorevoli 28

Contrari 1

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del testo modificato dell'ultimo capoverso.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico del capoverso successivo: "Considerato che non ha ricevuto ipotesi emendative".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Capoverso successivo: "Considerato che"; qui ci sono due emendamenti, li mettiamo in votazione insieme. Il primo prevede che: "La probabilità crescente" venga sostituita con "L'ipotesi" e alla riga successiva "Non smentita né dal Governo, né dalla Giunta regionale rappresenterebbe".

Sono tre correzioni; allora le consideriamo come un unico emendamento e quindi procediamo con un'unica votazione. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - SECCI - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: COGODI - MANCA - ORTU - SANNA Giacomo - VASSALLO.

Si sono astenuti i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - MASIA - ORRU' - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 52

Votanti 33

Astenuti 19

Maggioranza 17

Favorevoli 28

Contrari 5

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo. Il capoverso è quello del quale abbiamo approvato gli emendamenti "Considerata l'ipotesi che possa essere".

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Ora mettiamo in votazione il testo del successivo capoverso che è stato proposto in cassazione, quindi chi intende cassarlo deve votare rosso. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - COGODI - DEMURU - IBBA - ORTU - PACIFICO - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - MASIA - ORRU' - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SELIS - SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 34

Astenuti 16

Maggioranza 18

Favorevoli 7

Contrari 27

(Il Consiglio non approva).

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Non approva il testo, come abbiamo già votato altre tre volte onorevole Cogodi.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Mettiamo in votazione....

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Prego.

COGODI (R.C.). Noi vorremmo capire come sta procedendo, onestamente.

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). No, non ha chiarito, abbiate pazienza, se le modifiche...

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Lascia perdere, ognuno vota come gli pare!

VOCE. Hai votato verde.

COGODI (R.C.). Ho votato verde perché tu hai votato rosso, va bene! Allora, se le proposte emendative sono state ammesse come appunto emendamenti al testo è chiaro ed evidente che quando si vota la soppressione di un comma si sta votando su un emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi siamo nella fattispecie.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Chiedo scusa colleghi, per cortesia. Siamo nella fattispecie prevista dal comma 3 dell'articolo 85, che recita: "Nel caso della presentazione di un solo emendamento soppressivo si pone ai voti il mantenimento del testo". Abbiamo votato altre tre volte in questo modo stasera per ottenere lo stesso risultato, quindi per cortesia. Andiamo avanti.

COGODI (R.C.). Questo accade perché si sta andando in modo sbrigativo, perché lei doveva fare stampare gli emendamenti e distribuirli, perché così il Regolamento si piega come si vuole.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi è probabile che su questo lei può avere ragione, che stiamo andando avanti un po' a tappe forzate, quindi è probabile che ci sia qualche collega che può distrarsi, compreso il Presidente naturalmente, attenzione! Però andiamo.

COGODI (R.C.). A tappe sterzate stiamo andando avanti, non forzate!

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico il testo della mozione da "Impegna la Giunta regionale, invita" fino alla terza riga "Altresì le stesse amministrazioni locali a promuovere assemblee aperte" fino a qui.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: SANNA Salvatore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 53

Astenuti 1

Maggioranza 27

Favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Il consigliere Tunis ha votato verde.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Adesso mettiamo in votazione la frase "Affinché tutte le popolazioni della nostra regione" fino alla fine della frase: "A scapito degli interessi dei sardi". Perché non ci siano equivoci chi vota verde è perché vuole che rimangano le parole che io ho letto, chi vuole cassarle deve votare rosso. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - MANCA - MASIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIA - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SCARPA - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 54

Maggioranza 28

Favorevoli 28

Contrari 26

(Il Consiglio approva).

Mettiamo in votazione da "invita" fino alla fine.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 50

Maggioranza 26

Favorevoli 50

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduuta è tolta alle ore 23 e 37.