Seduta n.269 del 25/07/2002
CCLXIX Seduta
(Antimeridiana)
Giovedì 25 Luglio 2002
Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 07.
Manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 16 luglio 2002), che è approvato.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per 10 minuti per consentire agli altri colleghi di raggiungere l'Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 08, viene ripresa alle ore 10 e 22.)
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che l'assessore Silvestro Ladu è assente nella seduta antimeridiana del 25 luglio 2002, in quanto fuori sede per motivi istituzionali.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giorgio La Spisa ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta antimeridiana del 25 luglio 2002 e che i consiglieri regionali Massimo Fantola, Andrea Pirastu e Beniamino Scarpa hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a fare data dal 25 luglio 2002. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 68. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, i nostri lavori trattano le questioni più svariate, troppe volte, però, sia nell'analisi che nella proposta si trascurano le parti più deboli della società. Noi invece abbiamo una particolare predisposizione a verificare, e soprattutto a cercare di offrire risposte proprio a queste fasce più deboli.
La mozione si rivolge a queste fasce più deboli; deboli probabilmente non in senso economico, ma perché colpite da malattie portatrici di immani sofferenze. Questa mozione mi sembra pertanto appropriata ed utile, e forse meriterebbe da parte nostra, da parte di questo Consiglio, una maggiore attenzione e una più approfondita valutazione. Comunque il documento pone, a mio avviso, due importanti problemi legati tra loro; il primo concerne le modalità di applicazione in Italia e soprattutto in Sardegna della terapia del dolore; il secondo riguarda l'uso dei farmaci per la pratica di questa terapia.
Il collega Balia, nel suo intervento, ha illustrato bene l'articolazione della mozione, però ritengo che sia opportuno ritornare, se non in questa occasione, nella prossima discussione che si terrà sui problemi della sanità. La terapia del dolore, infatti, fino a poco tempo fa era considerata un servizio sussidiario di altre specializzazioni; ormai invece, anche a livello internazionale, si riconosce la funzione essenziale che essa svolge per il mantenimento di una condizione di vita "accettabile".
Per quanto riguarda il problema dei farmaci, oggi leggevo sul giornale che si sta ipotizzando l'imposizione un ticket sulle ricette e quant'altro, giustificato - si diceva - dalla considerazione che una delle voci che più pesa nei nostri bilanci, nei bilanci regionali, è proprio la spesa per i farmaci. E' indubbio che le case farmaceutiche nell'attività di commercializzazione dei farmaci perseguono il loro tornaconto, e spesso non hanno interesse a introdurre farmaci che, pur avendo effetti benefici per i malati, forse ancora più benefici di quelli in commercio, hanno un costo di produzione molto più basso.
Mi riferisco, in particolare, alla canapa indiana e agli effetti positivi del suo utilizzo soprattutto sui malati terminali. Vi è, a mio avviso, su questa sostanza un preconcetto ideologico, così come c'è stato sino ad un anno fa verso un altro farmaco, la morfina, sempre derivato da una pianta, il papavero da oppio. La legge regionale numero 12 del 2001, è rimasta infatti in gestazione per diversi anni, incontrando nel Parlamento italiano e nella parte delle società, grossi ostacoli e numerose resistenze.
Per far sì che i medici potessero usare questo farmaco, per alleviare il dolore dei pazienti senza sottostare a norme ed a protocolli talmente rigidi da scoraggiare l'uso, è stata necessaria una battaglia condotta in modo principale da chi il dolore lo subiva, dai familiari di coloro che erano costretti ad accudire i propri congiunti e che li vedevano soffrire giorno per giorno. È stata questa battaglia che ha determinato un cambiamento di rotta da parte della classe politica italiana.
Finalmente con la legge numero 12 sono state introdotte quelle norme che hanno permesso di uniformare la legislazione italiana a quanto previsto, ormai da innumerevoli anni, della normativa europea. Oggi stiamo per compiere un ulteriore passo avanti, dopo che innumerevoli studi, ricerche e sperimentazioni, condotte ormai in tutti i Paesi del mondo, hanno dimostrato che anche la canapa indiana può avere e ha effetti positivi nella cura del dolore, e non solo in quella.
Balia infatti ha indicato alcune patologie per le quali la sperimentazione effettuata con la canapa indiana ha sortito risultati incoraggianti. Non si comprende, allora, perché in Italia non si possano utilizzare i derivati della canapa per fini terapeutici. Io sono d'accordo - anche per evitare che ci si trovi di fronte a terapie empiriche quali quelle che nel passato sono state anche strumentalizzate - che si debba operare con prudenza e sulla base di conoscenze scientifiche appropriate, ma che la canapa indiana e i suoi derivati possano assolvere a quelle funzioni di cui la sperimentazione ha già dato ampiamente atto è ormai un fatto accettato dalla comunità scientifica.
Il tempo a disposizione per il mio intervento è terminato; non nascondo una certa perplessità quando si discute di questi argomenti in un'Aula deserta. Mi auguro che i consiglieri regionali assenti non vengano in Aula soltanto per votare contro una legge che probabilmente non hanno approfonditamente esaminato. Spero che nel corso del dibattito possano recuperare quelle informazioni e quelle conoscenze che gli consentano di esprimersi favorevolmente rispetto all'utilizzo terapeutico di una sostanza che, comunque, dovrà sottostare a tutti i protocolli e i controlli che la nostra legislazione nazionale prevede.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io credo che l'argomento che stiamo discutendo in quest'Aula, sia senz'altro interessante e stimolante. Anche se non posso non condividere una delle considerazioni che il collega Liori ha espresso nel suo intervento di ieri, quando ha affermato che forse questo Parlamento regionale riesce ad esprimersi sui più alti livelli del dialogo e della dialettica, con argomentazioni estremamente interessanti, quando deve discutere di argomenti che non sono di sua pertinenza.
E devo dire, raccogliendo una considerazione pronunciata dal collega Vassallo, che si è lamentato che il dibattito su questo argomento si svolgesse in un'Aula sostanzialmente semi deserta, che probabilmente la stessa considerazione (cioè che su questo dibattito non incontrasse grande interesse presso la gente di Sardegna che rappresentiamo) è condivisa dagli stessi consiglieri del centrosinistra, in quanto i 19 consiglieri firmatari della mozione risultano tutti assenti.
Però, questa è una considerazione che forse vale anche per tanti altri argomenti che sono passati all'esame dell'Aula, quindi, probabilmente non è necessaria alcuna ulteriore sottolineatura, anche se è assolutamente inusuale sentire in quest'Aula, spiegazioni e argomentazioni che appaiono più proprie di un congresso scientifico o di un convegno tra professionisti esperti in materia che non di un'assemblea parlamentare.
Devo ringraziare il collega Balia che, trovandosi in una fase in cui non posso occuparmi di aggiornamento professionale continuativo, visto che dedico la stragrande parte del mio tempo al Consiglio regionale, mi ha costretto a ripassare la sindrome di Gilles De La Tourette, incontrata durante i miei studi universitari e ormai da me (come forse anche dalla maggior parte anche dei colleghi medici presenti in quest'Aula) quasi dimenticata. Non condivido interamente però l'argomentazione di alcuni colleghi che, sostenendo che la discussione verteva sull'approvazione di una mozione sull'uso terapeutico della cannabis, hanno giustamente, dal loro punto di vista, sottolineato come non si trattasse assolutamente di una diatriba tra proibizionisti e antiproibizionisti, ma si trattasse semplicemente di esprimere un voto del Consiglio regionale a favore della sperimentazione scientifica di un farmaco.
Io su questa impostazione non sono interamente d'accordo perché penso che se si discutesse esclusivamente di un problema scientifico, probabilmente non esisterebbe un'associazione nata e operante da tanto tempo proprio per cercare di introdurre la cannabis all'interno della farmacopea, così come probabilmente non ci sarebbe la necessità di aprire un dibattito all'interno delle Aule consiliari, né i colleghi antiproibizionisti della Lombardia ci avrebbero inviato questa mozione chiedendoci di farla propria e di farla approvare anche dal Consiglio regionale della Sardegna.
Io non credo che la sinistra, ma neanche il centrodestra, stiano per presentare una mozione sulla necessità di introdurre nella farmacopea l'omeprazolo, di studiare meglio gli effetti collaterali dell'omeprazolo o di qualunque altro farmaco, o di qualunque altro principio che oggi la Commissione del farmaco a livello nazionale sta valutando per accertare se ha o non ha un impatto positivo o non ce l'ha sulle malattie e sui malati. Io credo che, in realtà, dietro a questo problema ci sia la circostanza che sulla cannabis è comunque presente un dibattito culturale che dura da tanti anni in Italia, che è avvincente, che presenta posizioni diversificate, credo all'interno anche degli schieramenti, quindi senza che ci sia una divisione precisa tra centrodestra e centrosinistra, e che probabilmente è stato utile introdurre anche all'interno di questo Consiglio, perché ha consentito a ciascuno di noi di confrontarsi con un argomento importante e di esprimere la propria opinione in merito.
Io voterò a favore di questa mozione perché personalmente supero questo tipo di obiezione, in quanto sono personalmente da sempre antiproibizionista e non ho nessun problema, quindi, a offrire una mano di aiuto affinché l'utilizzo della cannabis, anche attraverso il ragionamento sull'impiego terapeutico del tetraidrocannabinolo che tanti colleghi hanno evocato in quest'Aula, possa andare in qualche maniera avanti. Così come - lo dico con tutta franchezza - avrei assolutamente allo stesso modo votato a favore di una mozione, da chiunque presentata, sulla legalizzazione, non sulla liberalizzazione, sulla legalizzazione della canapa indiana; così come voterei a favore (se qualcuno del centro sinistra ritenesse di doverci fare discutere urgentemente, nel mese di agosto) di una mozione per la riapertura delle case chiuse, perché essendo liberale vedo, interpreto e giudico in modo liberale tutti i problemi che riguardano la coscienza dell'individuo.
Aggiungo anche che discuterei volentieri, se per caso qualcuno del centro sinistra lo ritenesse necessario, di clonazione, di fecondazione eterologa, di eutanasia: tutti problemi che riguardano la nostra filosofia di vita, e sui quali, io credo, dovremo scontrarci sia come Parlamento sardo, sia poi, più complessivamente, come singoli cittadini.
Però, detto questo, quindi espressa la mia totale condivisione sulla mozione e su altre di argomento analogo che dovessero eventualmente essere presentate, voglio aggiungere una considerazione: il più serio e concreto degli interventi che ho sentito in quest'Aula, tutti seri e tutti concreti, è stato - a mio parere - quello del collega Raimondo Ibba, che ieri sera, dopo avere rapidamente, come fa lui, glissato sul problema della cannabis (al quale probabilmente non era particolarmente interessato), ha espresso delle considerazioni estremamente interessanti che sono piombate come macigni all'attenzione di quest'Aula.
Mentre noi ci siamo interrogati come se partecipassimo ad un congresso scientifico, sul tetraidrocannabinolo, sui sessanta cannabinoidi, sui recettori che reagiscono e interagiscono in queste sostanze, con ampia partecipazione scientifica di colleghi più o meno preparati sull'argomento, il collega Ibba ci ha ricordato che esistono oggi in Sardegna dei problemi concreti da affrontare, esiste un modo per affrontare la terapia del dolore che non necessita della Commissione unica del farmaco, che non ha bisogno di validazioni di questo Consiglio regionale e del Parlamento, che non ha bisogno che Sirchia si esprima sull'argomento, perchè già oggi esistono iniziative sulla terapia del dolore.
I commissari della Commissione Sanità hanno incontrato i colleghi che si occupano di queste situazioni, sanno che esistono delle terapie che permettono oggi lenimento concreto e immediato a queste condizioni di sofferenza. Ecco, su queste tematiche forse l'Aula più appropriatamente dovrebbe confrontarsi, anche perchè ad esse effettivamente offrire delle risposte concrete. Esistono in Sardegna delle punte di ricerca scientifica che fanno onore alla nostra Regione con le quali ci siamo anche confrontati durante l'esame delle ultime finanziarie. Queste punte di eccellenza attendono da parte del potere politico di essere sostenute, di essere finanziate, di poter restare punte di eccellenza, di poter trattenere in Sardegna cervelli e intelligenze che altrimenti andranno altrove? E su queste cose, cari colleghi del Consiglio regionale di centro destra e di centro sinistra, questo Consiglio ha competenza! Quindi, su queste problematiche noi possiamo inviare segnali concreti. Pertanto, cari colleghi, nel ringraziarvi - parlo di voi di centro sinistra - per l'occasione che ci è stata offerta, chiedo, invito, esorto quest'Aula a mostrare la stessa sensibilità politica per i problemi più concreti sui quali davvero noi possiamo fare nell'immediato qualcosa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA Emanuele (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io vorrei iniziare con un esplicito apprezzamento nei confronti di quei colleghi, in particolare del collega Peppino Balia, che hanno con la mozione promosso questo dibattito e che, con particolare sensibilità, hanno portato in Aula un tema di particolare rilevanza sanitaria e sociale attorno al quale si sta mobilitando nel nostro Paese non solo un ampio fronte culturale, ma anche un ampio e sempre più consistente fronte politico e istituzionale.
Noi ci stiamo occupando di un problema concreto. Diceva ieri il collega Liori - lo cito perché è un collega che ascolto sempre con attenzione, che apprezzo, anche quando esprime opinioni e posizioni politiche molto distanti dalle mie - che esistono ben altre emergenze, che la politica si deve occupare di altro, non del dolore e della sofferenza. E il collega Liori poi aggiungeva, anche con una frase che mi ha colpito e che per questo riporto: "Affidiamo questo problema ai tecnici, alla scienza, ai sacerdoti della sanità, alla corporazione infallibile dei laureati in medicina e chirurgia". No, caro Antonello. Stiamo parlando di un problema molto concreto, se ne sta discutendo a livello internazionale, se ne sta discutendo nel nostro Paese, se ne sta discutendo opportunamente in tante assemblee legislative regionali, e il testo della mozione e dell'ordine del giorno votato dal Consiglio regionale della Lombardia, che viene riportato quasi integralmente nella mozione che ha preparato il collega Peppino Balia, è un testo votato da una larga maggioranza, non è il fronte anti-proibizionista che sta ?sponsorizzando? questa discussione.
Stiamo parlando dell'uso terapeutico e rigoroso dei derivati della canapa indiana, della possibilità di introdurre nella farmacopea ufficiale anche del nostro Paese, questi derivati. La cannabis, come sanno molti colleghi, è stata usata per migliaia di anni come medicina nei paesi del medio ed estremo oriente, e per centinaia di anni è stata usata anche a scopo voluttuario. Per almeno due millenni è stata impiegata a scopi terapeutici anche in occidente.
Io penso che dobbiamo affrontare questo problema con la massima obiettività e con il massimo rigore, senza lasciarci condizionare dal fatto che, come sappiamo, nel corso degli anni '60 e '70 del ventesimo secolo, si è assistito ad un notevole incremento del fumo della cannabis in Europa e negli USA, laddove tale modalità di assunzione era largamente sconosciuta, e il consumo voluttuario della cannabis è andato poi progressivamente aumentando in tutti i paesi sviluppati del mondo, e in particolare nel nostro Paese, soprattutto tra i giovani.
Tutto questo, cari colleghi, giustifica la prudenza e il rigore ma non giustifica l'irrazionalità. Non giustifica l'ostilità culturale con cui si continua ad affrontare questo problema. Noi abbiamo assistito, durante gli anni '80 e '90, a un rinnovato interesse per la potenziale utilizzazione terapeutica dei derivati della canapa indiana, e a un consistente numero di pazienti affetti da svariate patologie - noi sappiamo, lo sanno i medici ma non solo i medici - che sono ricorsi all'automedicazione illegale del prodotto e sono convinti di trarne beneficio. Di questo stiamo discutendo, non di altro.
Ho letto con attenzione, in questi ultimi due giorni, stimolato sempre dalla mozione presentata (e che ho firmato anch'io) dal collega Balia, quello che si sta facendo in una grande nazione, in un grande paese come la Gran Bretagna. Questo dibattito ha indotto in Gran Bretagna numerosi comitati di esperti ad esaminare i dati medici e scientifici favorevoli e contrari a questa proposta, ed una delle più autorevoli associazioni mediche di quel paese, e considerata tale anche a livello internazionale, la British Medical Association, ha pubblicato un'interessante rapporto su questo argomento, tant'è che successivamente la Camera dei Lord (un'istituzione che non può essere sospettata di permissività) ha commissionato anch'essa un'indagine molto rigorosa - alla quale farò brevemente riferimento prima di concludere - sull'argomento.
Paradossalmente in quel paese, di fronte al parere un po' isterico e proibizionista del socialista e Socialdemocratico Tony Blair, La Camera dei Lord ha commissionato uno studio che induce tutti a riflettere con molta attenzione su questo problema. Stiamo parlando del dolore, innanzitutto. Ieri il collega Balia ricordava che su 10 pazienti che si ricoverano in ospedale, almeno 9 sono sofferenti; si recano in ospedale perché sono sofferenti, perché sono malati. Però (sono dati provenienti dalle massime organizzazioni scientifiche internazionali) il dolore cronico colpisce una persona su 12, stiamo parlando di quel dolore refrattario anche ai più potenti analgesici, a farmaci che provocano effetti collaterali pesanti e particolarmente temibili, molto più temibili di quelli dei derivati della canapa indiana, quel dolore di cui ha parlato ieri con competenza e con grande efficacia il collega Mondino Ibba, che rende auspicabile la morte, perché diventa insopportabile e intrattabile con qualsiasi farmaco, anche con quelli più potenti.
La sperimentazione clinica e la ricerca scientifica però stanno documentando, in maniera incontrovertibile, che nel dolore tumore correlato, nel dolore neuropatico, nel dolore post chirurgico, nella sclerosi multipla, nella sclerosi laterale amiotrofica, nella medicazione preanestesia, in tante altre malattie, glaucoma, epilessia, i derivati della canapa indiana hanno un sicuro effetto terapeutico. Quindi, la questione di maggiore interesse oggi non è se i cannabinoidi sono dotati o meno di generica efficacia antidolorifica, ma quali sono le forme di dolore cronico di cui possono costituire un efficace strumento terapeutico alternativo. Di questo si sta discutendo nella comunità scientifica internazionale, e di questo si sta discutendo opportunamente anche nelle sedi istituzionali, perché se non si procede a una revisione della normativa molto rigorosa e repressiva che è in vigore attualmente nel nostro Paese e in gran parte dei paesi sviluppati, questo problema purtroppo non può essere affrontato.
Lo stato della ricerca e della sperimentazione clinica consente all'industria farmaceutica di sviluppare nuove molecole di cannabinoidi chimicamente modificate, capaci di separare gli effetti terapeutici desiderati dalle proprietà psicoattive di queste sostanze. L'industria farmaceutica ha messo ormai a disposizione del ricercatore una vasta gamma di strumenti atti a sperimentare in maniera rigorosa le proprietà dei cannabinoidi.
Noi non ci possiamo bendare gli occhi di fronte a una realtà drammatica, molte migliaia di cittadini, altrimenti rispettosi delle leggi vigenti, fanno un uso terapeutico della cannabis, al di fuori della legalità. Molti medici, collega Liori, prescrivono o consigliano l'uso dei derivati della canapa indiana in una condizione d'incertezza, di rischio ed anche di angoscia deontologica. L'uso è in aumento a dispetto delle leggi, nel nostro Paese e in gran parte dei Paesi sviluppati. Gli studi clinici e la ricerca scientifica consigliano quindi di rivedere la legislazione vigente nonostante l'ostilità diffusa della pubblica opinione derivante dall'utilizzo come droga di questa sostanza.
La posizione attuale, secondo me, cari colleghi ed onorevole Assessore, è una posizione inumana, ingiustificabile sia dal punto di vista morale che dal punto di vista della sanità pubblica. Per questo penso che questa discussione non sia un rito e non sia inopportuna, ed è importante - a mio giudizio - che la massima istituzione politica rappresentativa della Sardegna si pronunci e si impegni in questa complessa ma rilevante questione e rivolga alle massime istituzioni parlamentari e statali una forte sollecitazione per regolamentare con una moderna e rigorosa legislazione l'uso medico dei derivati della canapa indiana.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
OPPI (U.D.C.). Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, non avendo all'interno dell'Assessorato un esperto della materia, ho cercato di farmi un'idea, consultando alcuni autorevoli esponenti del mondo medico in grado di offrirmi i supporti per una migliore conoscenza del problema. Ho così potuto sincerarmi della con divisibilità delle richieste, anche perchè si tratta di rivolgere un appello (sulla falsa riga di che quanto ha fatto la Regione Lombardia, con differenziazioni anche all'interno della stessa maggioranza) alle massime autorità dello Stato perché intervengano. Quindi, bene ha fatto chi ha presentato questa mozione.
Gli esperti mi hanno ribadito con forza gli effetti della canapa indiana: analgesico, antiemetico, sull'appetito, sul miglioramento del tono dell'umore, miorilassante e antiossidante. E` evidente il beneficio che potrebbe recare quest'azione miorilassante, per esempio, nella sclerosi multipla, o l'azione antiossidante nell'Alzheimer, ma mi ha colpito soprattutto un'osservazione che è stata fatta da tutti, cioè che, ad un paziente affetto da tumore, quindi sofferente, senza appetito, che ha nausea, che ha vomito, perché ha fatto la chemioterapia, che è comprensibilmente depresso e al quale dovremmo somministrare anti infiammatori, gastroprotettori, antidepressivi eccetera, potremmo invece somministrare una sola sostanza che racchiude in sé tutte queste caratteristiche. Quindi, questo, di per sé, dimostra la validità di quello che è stato detto in quest'Aula.
Il mio Capogruppo si è già espresso annunciando, a nome del Gruppo, il voto favorevole. Io stesso sono favorevole; quindi, nel peggiore dei casi, potremmo rimetterci all'Aula, ma ritengo che questo sia un provvedimento che debba essere certamente approvato.
Voglio solo fare due osservazioni. Lo dicevo questa mattina al consigliere e collega Ibba: in virtù dei rapporti che personalmente intrattengo con la struttura di Gigi Ghirotti, mi è stato possibile far pervenire in Sardegna l'intero organigramma con il suo Presidente per realizzare dei corsi finalizzati all'assistenza domiciliare. La Sardegna è stata la prima Regione d'Italia che ha siglato una convenzione con la struttura di Gigi Ghirotti per la formazione del personale; personale che dovrebbe inizialmente operare nelle tre A.S.L. pilota di Nuoro, di Cagliari e del Sulcis. Devo anche aggiungere che abbiamo già ottenuto le risorse finanziarie per realizzare queste tre strutture: 10 posti letto al San Francesco di Nuoro, 16 posti letto al Binaghi di Cagliari, 10 nella Asl 7 del Sulcis.
Per quanto riguarda l'assistenza domiciliare integrata devo riconoscere, per amore della verità, che, pur con criteri diversi, era stata già impostata in precedenza con risultati discreti in modo autonomo dalla A.S.L. 8 di Cagliari e dalla A.S.L. 7 del Sulcis (mi riferisco agli anni precedenti a questa amministrazione), mentre non aveva sortito alcun risultato e in taluni casi non è mai decollata nelle altre sei A.S.L..
Con questo, ho voluto rispondere al collega Ibba, dimostrando che la Regione Sarda è l'unica regione d'Italia che ha impostato un discorso - che ovviamente necessita delle opportune correzioni - legato proprio al fenomeno specifico. Quindi, per quanto riguarda questa mozione, ritengo che per la finalità che reca, giunga opportuna, e pertanto annuncio il mio voto favorevole e l'accoglimento da parte della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, molto brevemente, intanto per esprimere un sentito ringraziamento nei confronti di quei Gruppi e quei colleghi che hanno avvertito doverosamente l'esigenza di approfondire l'argomento e, una volta approfondito, si sono espressi in linea generale in termini favorevoli per l'approvazione della mozione. Questi Sono argomenti spesso lontani dalle diatribe, dalle polemiche dirette della politica, proprio perché viaggiano su un livello differente di confronto dialettico e coinvolgono in termini emotivi e di partecipazione tutti noi.
Credo che siano poche purtroppo le famiglie anche dei consiglieri presenti in quest'Aula che, per un motivo o per l'altro, ma spesso per motivi davvero gravi, davvero dolorosi, non abbiano avuto a che fare con le équipes, con le organizzazioni e con i centri che si dedicano alla terapia del dolore a cui adesso l'assessore Oppi faceva riferimento, e già prima richiamati da interventi di altri colleghi.
Abbiamo piena consapevolezza dell'esistenza - (là dove ci sono) - di strutture organizzative idonee, anche se sicuramente devono essere razionalizzate, potenziate, e meglio organizzate, e di operatori che in quei centri svolgono il loro lavoro con notevole abnegazione, con una partecipazione che spesso va oltre i semplici doveri di natura professionale. Certo, anche in questa direzione dovremmo fare qualcosa di più. Oggi ci stiamo occupando di sollecitare altre istituzioni, istituzioni che hanno competenza primaria, perché esaminino il problema, decidano, e diano l'assenso, affinché l'uso della cannabis a fini terapeutici trovi momenti di sperimentazione ulteriori e, se da questi momenti di sperimentazione ulteriori sortiranno risposte soddisfacenti, ne venga poi consentito l'uso.
Debbo dirlo con un po' di rammarico: non ho compreso sinceramente l'intervento dell'onorevole Liori che temo - chiedo scusa, potrebbe non essere così ma questa è la sensazione - nutra un minimo di pregiudizi. Non è pensabile che la politica possa essere considerata avulsa rispetto a queste problematiche. E' la politica prima di tutto che deve occuparsene, non per concedere essa le autorizzazioni, non per prescrivere le ricette che - abbiamo sottolineato - non devono essere decise attraverso sentenze dei tribunali, ma per prendersi carico del problema, arrivando a determinazioni che consentano poi agli esperti del settore, agli scienziati, a chi si occupa di queste problematiche, di compiere gli ulteriori passi in avanti. Mi dichiaro naturalmente nell'insieme abbastanza soddisfatto e ringrazio i colleghi.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che le mie sono dichiarazioni di carattere personale che vengono da un'espressione di libera coscienza e non da prese di posizione di un Gruppo politico.
Prima di andare avanti e spiegare il perché del mio voto, vorrei sapere dal Presidente quanto tempo ho a disposizione.
PRESIDENTE. Cinque minuti.
LIORI (A.N.). Benissimo, mi basteranno senz'altro. Io, intanto, non ho assolutamente mai affermato che la politica non si deve occupare del dolore e di tutto ciò che interessa l'uomo nella sua totalità. Però, vorrei ricordare a quest'Aula che nella nostra Isola, nel totale disinteresse della politica, venne scoperto un farmaco, la "cefalosporina", che se fosse stato brevettato e studiato con l'aiuto della politica in Sardegna, brevettato anche a nome dell'Università di Cagliari presso la quale si svolse la ricerca, oggi la nostra Università sarebbe stata più ricca di quella di Oxford e avrebbe permesso a tanti studenti, non solo sardi, di studiare in strutture e con mezzi certamente molto migliori di quelli di cui è dotata oggi la nostra Facoltà di medicina.
Non solo: recentemente un ricercatore del gruppo del professor Gessa ha scoperto un potentissimo farmaco ad effetto antidepressivo, che pare sia 60 volte più potente di tutti gli altri antidepressivi, senza che quest'Aula abbia sentito il dovere di dire: "Acceleriamone l'uso, approfondiamo gli studi e forniamo finanziamenti". Ho citato questi due casi solo per esplicare meglio il mio pensiero. Io temo, infatti, che il nostro agire sia spinto solo da "mode", da quelle stesse mode, per intenderci, che hanno portato giudici a decretare - ritorno sempre alla terapia Di Bella ed al siero Bonifacio - che quelle cure dovevano essere somministrate. Tutto ciò per decreto di un Tribunale che nessuna competenza ha in materia, anzi, che ha la stessa competenza di quest'Aula. -
Permettetemi e perdonatemi, cari colleghi - nel totale disinteresse noi trascuriamo questo tipo di ricerca e ci occupiamo proprio per moda, secondo me, per avere visibilità, creando speranze e suscitando aspettative da parte della gente, di materie sulle quali non abbiamo le necessarie competenze per esprimerci. Io non mi spavento, sono una persona che ha fatto della sanità una scelta di vita, non mi spaventa l'uso dell'oppio, e se avessi la possibilità e la necessità di utilizzarla, utilizzerei anche domani la morfina come terapia del dolore.
In Sardegna esiste all'ospedale Businco un centro di terapia del dolore che pratica, col dottor Gungui e con il dottor Mameli, la tecnica della "cordotomia". Ultimamente un gruppo di colleghi di quest'Aula ha ricevuto questi medici, bravissimi, validissimi, che vogliono portare avanti un progetto finalizzato proprio all'assistenza dei pazienti, soprattutto terminali, affetti da neoplasie. La "cordotomia" consiste nel taglio - parlo per i colleghi che non hanno cognizioni di medicina - di quei fasci nervosi del midollo che portano e trasportano le vie del dolore, ottenendo così un sollievo notevole. Nonostante si riesca a venire incontro alle richieste e alle aspettative, nessuno di noi si sente in dovere di attivarsi in tal senso. Però, siamo spinti dall'incerto, da quelle sentenze di cui non conosciamo neanche perfettamente le conseguenze, e chiediamo che si dia impulso a questi studi.
Io ritengo che non ci sia nessun bisogno di tutto ciò. In Italia disponiamo di tanti farmaci analgesici, da ultimo la morfina, che senz'altro è molto più potente dei derivati della marijuana, e allora è davvero difficile credere che non siamo spinti da mode, da scelte politiche, dal pregiudizio, dall'ideologia e da altri motivi che niente hanno a che fare con situazioni che mi possano convincere a cambiare opinione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, premetto che anche secondo me questo è un argomento che dovrebbe essere trattato in altra sede, però, poiché se ne parla, poiché credo che il dolore e la sofferenza siano argomenti che tocchino la sensibilità delle persone, non mi sottrarrò dall'intervenire. Io ho letto la mozione, l'ho letta con attenzione e la apprezzo; pertanto voterò a favore, anche perché non stiamo con questo voto autorizzando l'uso dei derivati della cannabis, stiamo semplicemente chiedendo, a chi deve decidere, di attivare l'iter di sperimentazione per ottenere la certificazione scientifica siche rende possibile la vendita, la diffusione, la prescrizione di queste sostanze ad uso terapeutico.
D'altronde esistono ormai nel mondo numerosi esempi dell'utilizzo di queste sostanze, e molte nazioni hanno previsto appositi finanziamenti per approfondire la ricerca. Questo è quello che noi dovremmo fare. Quindi, è evidente che non si può confondere l'autorizzazione all'uso terapeutico con la liberalizzazione della cannabis; non si può neanche pensare che vi sia connivenza, tra questa posizione e quella che predica la liberalizzazione delle droghe. Ripeto, io plaudo a questa mozione e quindi voterò a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io voterò a favore di questa mozione per diversi motivi, sinteticamente ne esporrò alcuni. Innanzitutto, voglio ribadire che non è impropria la discussione in quest'Aula di questa mozione, perché è vero che non abbiamo competenza per legiferare in materia ma già diverse regioni e diversi comuni d'Italia hanno inviato mozioni simili al Governo nazionale e al Parlamento nazionale affinché legiferino loro in tal senso. Quindi credo che questa non sia una sede impropria e nemmeno credo possa dirsi che la materia sia estranea all'ambito proprio della politica.
Ritengo anche che non si tratti di un confronto tra proibizionisti ed antiproibizionisti, tra destra e sinistra, perché ad esempio così come ha già avuto modo di dire il collega Sanna (evidentemente abbiamo attinto a fonti simili) nel rapporto della "Camera dei Lords" presentato non tanto tempo fa a Londra, Tony Blair nel suo isterico furore proibizionista sembra volersi distinguere, come colui che non accetta neanche nell'uso terapeutico cure alternative a quelle ?ortodosse?. Ed allora credo che sia un problema più ampio che non riguarda le ideologie ma che attiene alla considerazione dell'opportunità che noi dobbiamo iniziare ad occuparci di coloro che soffrono.
Credo che il problema di offrire sollievo ai malati sia serio, importante, e quando sperimentazioni scientifiche serie e rigorose dimostrano che è possibile con l'uso terapeutico della cannabis combattere il dolore, i legislatori hanno il dovere e l'obbligo di legiferare in merito. E se ciò avviene in tempi troppo lunghi i consigli regionali, i comuni e le province hanno il dovere di sollecitare una presa di posizione in tal senso, anche perché il dibattito da tempo è presente nella società, nell'associazione dei malati, in tutti coloro che purtroppo quotidianamente si debbono misurare con questi problemi. Credo anche che sarà necessario, Assessore, predisporre protocolli per il trattamento del dolore e destinare a questi adeguate risorse.
E` vero, come diceva l'assessore Oppi, che vi sono diversi centri di terapia antalgica e bisogna anche dire che costituiscono spesso punti di eccellenza nella nostra Regione. Bisogna anche sottolineare che molto spesso i centri di terapia antalgica sorgono come funghi e solo in seguito si riesce a riorganizzarli all'interno delle aziende sanitarie locali. Perché il riconoscimento del diritto a non soffrire - e quindi a migliorare la qualità della vita dei malati e dei loro familiari - deve costituire un dovere istituzionale per tutti coloro che fanno politica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Signor Presidente, anch'io premetto che voterò a favore della mozione ma non perchè ritengo che costituisca una risposta efficace al bisogno di risolvere i problemi di dolore degli ammalati, non per questo, e quindi non plaudo alla mozione come faceva il collega Corda, però la ritengo una mozione ispirata da buon senso. E non sono neanche tanto d'accordo con il collega Liori quando afferma che il legislatore debba essere esente da influenze che noi chiamiamo di ?moda?, ma che definire di moda è un po' riduttivo, perchè noi siamo guastati eletti per raccogliere le richieste dell'opinione pubblica, noi costituiamo la messa in atto delle esigenze dell'opinione pubblica, badando certamente a non diventarne le vittime degli umori, siamo stati eletti per regolamentare. Quindi, non si tratta neanche soltanto di una mozione sorta da un'esigenza di moda. E` nata da altre esigenze che emergono e che sono state espresse con molto garbo da tutte le parti politiche in quest'Aula e che io non ribadisco limitandomi a dire che le condivido totalmente.
Quello che mi preme ricordare è che è vero che la terapia del dolore è la terapia della dignità dell'uomo; non è vero che la malattia debba per forza far soffrire perchè si debba soccorrere il paziente. Noi dobbiamo garantire una qualità della vita, e questo significa anche ridurre il dolore. Non credo che i derivati della canapa indiana siano la panacea: non ci credo io, non ci credete voi e non ci crede nessuno. Allora, mi piace intervenire soprattutto perchè voglio operare questa distinzione e perché voglio rassicurare i colleghi del mio Gruppo, che ritengono necessario tenere molto alta la soglia di attenzione rispetto all'uso delle droghe, che io voglio tenerla molto alta, più alta di quanto questa società la stia tenendo e di quanto questa Assemblea abbia intenzione di tenerla, molto più alta, io e tutti i miei colleghi di Gruppo. Ma non è con questa mozione che si offre una risposta.
Anche in base a questa distinzione molto chiara di politica e di scelta sanitaria io sono a favore della mozione, riconoscendone in parte il valore scientifico, riconoscendo che essa raccoglie le esigenze di una società più avanzata nella ricerca, ma ricordando a tutti noi che questo non ci deve assolutamente permettere di abbassare la soglia rispetto alla lotta contro la droga.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, intervengo per preannunciare il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia. Riteniamo infatti che esistano aspetti legati alla coscienza e alla convinzioni personali di ciascuno di noi e esistano invece problemi che attengono alla sfera della politica perchè toccano l'interesse dei cittadini che noi in un qualche modo siamo tenuti a tutelare quando le scelte che devono essere operate comportano implicazioni legislative e politiche.
Credo che questo sia un tipico caso, nel senso che anche se non direttamente, questo Consiglio regionale si pronunzia per sottolineare la gravità di un problema che tocca purtroppo un gran numero di cittadini della nostra Isola e non solo della nostra Isola. Si tratta, quindi, di un problema generale, per affrontare il quale noi rivolgiamo attraverso questa mozione una raccomandazione al Governo e esprimiamo anche delle riflessioni interne al Consiglio regionale su quale tipo di organizzazione sanitaria dovrà essere attivata per ?dare gambe? alle leggi che da questa raccomandazione nasceranno.
Noi siamo convinti che, così come si parla di qualità della vita, per la quale noi politici veniamo chiamati a legiferare si ponga anche il problema di migliorare la qualità della malattia. La malattia non è una scelta, non è una moda, è una disgrazia che purtroppo credo possa entrare o è già entrata nella vita di molte famiglie ed anche delle famiglie di ciascuno di noi, purtroppo. Allora, il problema è uscire da una logica bacchettona che ha governato la sanità e la medicina, laddove il medico insieme al parroco in alcuni casi si assumevano la responsabilità di determinare se il dolore fosse bene o male, se il dolore ci avvicinasse più o meno al Padre Eterno, se fosse una punizione o un merito; il dolore non è niente di tutto questo. Il dolore è davvero una disgrazia; qualunque sollievo possa essere portato al dolore noi siamo convinti che debba essere ricercato.
Il problema della tossicità, peraltro, è un problema che non si pone. Stiamo parlando, purtroppo, di persone destinate a morire; che muoiano tossicodipendenti o assolutamente slegati dalla tossicodipendenza è del tutto ininfluente. Io questo problema non me lo pongo nemmeno, mi pongo il problema di far vivere quello che resta della loro vita con serenità, in modo che la loro preoccupazione principale non sia quella di soffrire, ma sia quella di poter trascorrere gli ultimi mesi della loro vita in un rapporto sereno con la propria famiglia e con la propria coscienza.
Tutto ciò, naturalmente, non esclude l'utilizzo delle altre terapie di cui ha parlato il collega Liori. Io credo che tutto quello che può essere fatto per migliorare la qualità della malattia debba essere fatto. E noi siamo qui per creare le condizioni perchè questo avvenga. Quindi, colleghi, mi auguro che intervengano altre occasioni per discutere in quest'Aula come migliorare la qualità della vita e la qualità della malattia perché credo che sia un dovere di ciascuno di noi affrontare questi problemi e fare tutto quello che rientra nelle nostre possibilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pacifico per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PACIFICO (Gruppo Misto). Signor Presidente, non utilizzerò tutti i cinque minuti per dichiarare il mio voto ovviamente favorevole in quanto anche firmatario della mozione, ma per esprimere alcune considerazioni e per rivolgermi a quei colleghi che hanno mostrato scetticismo rispetto a quanto nella mozione è stato proposto; in particolare, io sono rimasto anche colpito dall'intervento di un collega a cui mi lega stima ed affetto, l'onorevole Liori. Tengo particolarmente a questo, intanto non solo perchè è medico, ma perchè abbiamo condiviso anche ragionamenti e sensibilità comuni per alcuni aspetti della politica sanitaria.
Io credo che sia vero che esistano dei problemi importanti, e condivido il ragionamento di quei colleghi che affermano che oggi prioritario sarebbe, ad esempio, discutere di come dovrebbe essere la politica nella sanità per evitare che tanti pazienti arrivino a soffrire di malattie tumorali e quindi che sarebbe per esempio più opportuno che questo Consiglio regionale ragionasse di prevenzione.
In una Regione dove si spende il sessanta per cento delle risorse pubbliche destinate alla sanità verso l'ospedalità e soltanto il quaranta per cento, verso il territorio (sono cifre indicative perché non abbiamo dati certi) con un rapporto invertito rispetto a quanto si spende sul territorio e sulla prevenzione nelle altre regioni, è normale che si assista a fenomeni degenerativi di questo tipo ed anche ad un proliferare di patologie di tipo neoplastico con conseguenze anche negative dal punto di vista non solo umano, ma anche del costo sociale. Questo è un aspetto che io ritengo sicuramente più rilevante. Se questa era la considerazione che l'onorevole Liori sosteneva rispetto all'argomento oggi in discussione, io la condivido apertamente.
Voglio aggiungere che apprezzo il clima che si è respirato nella discussione tenutasi stamattina in Aula, ed anche nelle dichiarazioni di voto, perchè apprezzo quella libertà di ragionamento su un argomento che, per sua natura, deve superare le divisioni di schieramento, perché è un argomento che ci dovrebbe accomunare tutti, che non ha colore, che non è né di destra e né di sinistra, è un argomento che dev'essere affrontato con la massima libertà intellettuale perchè riveste un bisogno essenziale dell'uomo, che è quello di sconfiggere la sofferenza.
E` chiaro che i derivati della canapa indiana non sono, come sottolineava anche la collega Noemi Sanna, il rimedio per tutti i mali; lo sappiamo benissimo! Però, sappiamo anche benissimo che i derivati farmacologici della canapa indiana sono stati esclusi dalla farmacopea ufficiale soltanto perchè sono prevalsi in tutti questi anni preconcetti di natura culturale, religiosa o quant'altro, e solo per questo motivo non si sono potuti utilizzare dei prodotti farmacologici di basso costo che costituiscono un'ulteriore ed importante opportunità terapeutica che può essere utilizzata in un approccio integrato o polivalente.
Anche i colleghi medici con i quali oggi abbiamo avuto un incontro, che sostengono la necessità di una terapia domiciliare del dolore per deospedalizzare il paziente e per restituirgli soprattutto una maggiore dignità nella sofferenza, ritengono che l'utilizzo della cannabis potrebbe costituire un'opportunità ulteriore per rendere più sopportabile la fase terminale della malattia. Quindi, credo che questo sia l'approccio corretto.
Non c'è uno scontro di natura ideologica, non si chiede di liberalizzare niente, si chiede soltanto di poter inserire nella farmacopea ufficiale alcuni derivati farmacologici della canapa indiana, ormai riconosciuti dalle autorità sanitarie internazionali come efficaci, di basso costo e di facile utilizzo. Io ribadisco il mio voto favorevole e ringrazio tutti quei colleghi che, pur non sottoscrittori della mozione, hanno assunto un atteggiamento di positività nella discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Businco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BUSINCO (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole, ma anche quello del mio Gruppo, su questa mozione che richiama delle problematiche di carattere generale molto serie e sentite, che non devono assolutamente vedere in contrapposizione destra e sinistra, come del resto è stato ribadito anche dai colleghi che mi hanno preseduto. Non esiste quindi alcuna contrapposizione ideologica. Naturalmente non si può pretendere che una mozione, da sola, risolva i problemi gravi dalla stessa sollevati. Tuttavia anche questo serve a tenere alta la soglia dell'attenzione su un problema così spinoso e sentito
Piuttosto volevo dire ai colleghi presentatori della mozione che avrebbero ben potuto estendere l'elenco dei firmatari, anche a qualche rappresentante del centrodestra, perchè vedi, Pacifico, io questa mozione l'avrei anche firmata se qualcuno me l'avesse chiesto. Ci saranno comunque altre occasioni in futuro per ritornare su questo argomento, semmai volevo richiamare l'attenzione dell'Assessore della sanità sulla necessità e sull'opportunità di creare in Sardegna il primo, credo, centro antalgico, di cui si avverte molto la necessità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, io mi rifaccio in toto, non essendo medico, a quanto dichiarato dal mio collega, onorevole Liori; mi riconosco in tutto ciò che ha detto. Come mi riconosco anche in buona parte di ciò che ha detto l'onorevole Vargiu. Io non ho mai studiato medicina, però permettete che ognuno di noi possa nutrire dei dubbi. Perchè si inizia sempre con buoni propositi quando si parla di droghe e di tante altre materie, e poi si finisce per allargare le maglie indiscriminatamente. Ed io ho una paura terribile che ciò avvenga. Si è iniziato con la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, si è lasciata la possibilità di drogarsi, si è data la possibilità eventualmente di poter detenere dei quantitativi di droga per uso personale; per la mia forma mentis è una impostazione che non si può assolutamente accettare. Io non vorrei pertanto che questo costituisca l'inizio di un grande e lungo percorso che possa portare a risultati ai quali mi sono sempre opposto e continuo ad oppormi in modo libero e da uomo libero.
Ma ciò che mi ha lasciato perplesso sono due frasi riportate nella mozione e che spesso si sentono tutte le volte che si parla di droga. La prima frase è questa: "Non è stata rilevata tolleranza farmacologica, ovvero per ottenere effetti analoghi nel tempo non è necessario incrementare la dose del farmaco". Non lo so se sia realmente così. La seconda è la seguente: "La Commissione composta da dieci accademici esperti in sostanze psicoattive nel 1999 ha riconosciuto che la canapa indiana è meno dannosa per la salute umana di tabacco e alcool". Visto che è meno dannosa del tabacco e dell'alcool perchè non usiamo la canapa indiana anche per altri scopi?
Troppe volte abbiamo sentito questa frase, cari colleghi, e proprio in funzione di questa frase è successo e sta succedendo tutto quello che noi vediamo, credo che tutti vorremmo trovare un rimedio contro i dolori; apprendo che la cannabis potrebbe costituire un rimedio ottimale anche per l'asma bronchiale, e io soffro di questa patologia, purtroppo. Però ripeto, proprio frasi come quelle contenute nella mozione spesso hanno costituito l'inizio di un percorso molto lungo che non sempre si sapeva dove si sarebbe concluso.
Pertanto, per tutte queste ragioni, pur riconoscendo la validità di buona parte del contenuto della mozione, il mio voto non può che essere contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Intervengo brevemente, signor Presidente, perché il collega Liori sta stimolando involontariamente, con la sua posizione, la discussione anche in sede di dichiarazioni di voto. Proprio l'esempio da lui citato dovrebbe indurlo a cambiare opinione. Questo è un Parlamento, collega Liori, dove si viene eletti per esprimere liberamente le proprie opinioni, e anche per cambiarle, qualche volta. Lei ha citato il caso del Professor Giuseppe Brotzu che nel lontano 1945 o 1946, tra le macerie cagliaritane dell'ultimo conflitto mondiale, dei bombardamenti, studiando il sistema fognario della città di Cagliari pervenne a quella straordinaria scoperta che ha rivoluzionato l'antibiotico-terapia nel mondo: scoprì che una piccola muffa, il "Cephalosporium acremonium", possedeva uno straordinario potere antibiotico. Nei collettori fognari di "Su Siccu" di Cagliari non si riproduceva la salmonella tifi e tanti altri geni patogeni.
Il Professor Brotzu non era un signore qualsiasi; il Professor Brotzu non era solo uno dei più illustri igienisti del nostro Paese, era un uomo che cominciava a contare anche nella vita politica della Regione, tant'è che successivamente diventò Assessore Regionale della Sanità, Presidente della Regione autonoma della Sardegna, Sindaco della città di Cagliari. E proprio in quegli anni, dopo aver bussato inutilmente alle porte del Ministero della Sanità, del Parlamento nazionale, della più importante industria farmaceutica italiana, la Farmitalia, proprio perché non c'era un'attenzione della politica nei confronti della sua straordinaria scoperta, ha dovuto regalare ed esportare i suoi studi e le sue ricerche. Così la multinazionale del farmaco inglese, "La Glaxo", realizzò, trasformando in prodotto commerciale quegli studi, il più grande business economico e farmacologico dell'epoca, tant'è che oggi l'ottanta per cento degli antibiotici usati nel mondo derivano dalla scoperta del Professor Giuseppe Brotzu. Quindi, è esattamente il contrario, collega Liori.
E' vero: c'è la cura Di Bella, il siero Bonifacio, l'omeopatia, l'agopuntura, c'è anche un bisogno di magia per i malati disperati, ma noi qui, vorrei tranquillizzare anche il collega Frau, dobbiamo affrontare in maniera rigorosa e scientifica questo problema. La paura del "dirottamento" mentre usiamo la morfina e gli oppiacei più pesanti per curare tante malattie gravi e per alleviare il dolore è una paura assolutamente irrazionale ed improponibile. Noi non stiamo invadendo il campo scientifico, né quello delle istituzioni preposte alla revisione della farmacopea o del prontuario farmaceutico o dei protocolli terapeutici, noi stiamo esercitando semplicemente il nostro dovere istituzionale, ed io penso che la mozione non avrà effetti palingenetici, come diceva la collega Noemi Sanna o come diceva poc'anzi il collega Businco, ma costituirà un momento fecondo, non una stravaganza utile solo ad incrementare il tasso di vaniloquio e di inconcludenza di questa Assemblea.
Per questo ritengo che sarebbe saggio, anche da parte dei colleghi che hanno espresso delle valutazioni o delle preoccupazioni di carattere critico, sforzarsi affinché questa mozione diventi patrimonio dell'intero Consiglio e venga trasformata in un ordine del giorno approvato da tutta l'Assemblea e non solo dai proponenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi, il Gruppo di Forza Italia, come ha già preannunciato la collega Pilo, voterà a favore di questa mozione. E voterà a favore perché è autenticamente convinto che, entro i limiti indicati, cioè quelli dello scopo terapeutico nei casi terminali, la cannabis possa contribuire ad alleviare le sofferenze.
Senza con questo volerci addentrare nel vasto tema dei rapporti tra etica e dolore, argomento questo quanto mai complesso che potrebbe richiedere e richiederebbe sicuramente maggiori approfondimenti, noi crediamo fermamente in un principio, e cioè quello che esista nella nostra società, non scritto ma vivo, un diritto di non soffrire. Un diritto che riveste pari dignità rispetto ad altri diritti (penso a quello di parola, di pensiero, alla libertà personale o di fede), un diritto che deve informare come un principio guida le scelte del legislatore. Anche di quello regionale, quando ne sia competente nella materia delle politiche sanitarie.
Lo scopo terapeutico, soprattutto nei casi di malati terminali, dev'essere soddisfatto con principi e norme che recepiscano in pieno il diritto di ogni persona a non provare sofferenze. Sofferenze che altrimenti possono e devono essere risparmiate.
Ha ragione il collega Liori, esistono certamente altre sostanze sicuramente più attive sul dolore. Il collega ha portato l'esempio della morfina, ma (e qui attingo alla mia esperienza di medico di base, la morfina è un farmaco che ha una tossicità elevata - e questo non sarebbe un grosso danno, considerato che viene somministrata a malati in fase terminale - ed è anche un farmaco che produce un'assuefazione troppo veloce, e ciò rende necessario aumentare troppo velocemente le dosi. Ho visto, purtroppo, con grande sofferenza anche del medico, che non è infrequente che si arrivi alla somministrazione di dosi oltre le quali la somministrazione del farmaco non provoca più alcun sollievo.
Ecco che, quindi, anche la cannabis, che è una sostanza naturale, le cui proprietà sono da tempo conosciute e che tutto sommato ha una tossicità abbastanza bassa, può soddisfare alcune aspettative. Tra queste aspettative non rientra certo quella della guarigione, però quanto meno può fornire benefici come antidoto al dolore. Per questo noi ribadiamo il nostro voto a favore di questa mozione, rispettando come sempre alleati ed avversari e chi, in quest'Aula, può pensare diversamente da noi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare su questa mozione, la metto in votazione. Chi la approva alzi la mano.
(E` approvata)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
PILI (F.I-Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, poiché è stata convocata la Conferenza Stato - Regioni per questo pomeriggio con un tema particolarmente importante all'ordine del giorno, vorrei conoscere l'orientamento del Consiglio in ordine al proseguo dei lavori. Io posso rimanere in Aula sino alle 13 e 30. Chiedo pertanto una breve sospensione dei lavori e la convocazione dei Presidenti di Gruppo.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 46, viene ripresa alle ore 12 e 05.)
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha stabilito di riprendere i lavori della mattinata con l'esame della mozione numero 71, di sospendere alle ore 14 e di riprendere questo pomeriggio alle ore 17 con l'esame della mozione numero 75. Poi i lavori proseguiranno e riprenderanno domani mattina.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 71. Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
MOZIONE SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - DORE - BALIA - COGODI - MANCA - BIANCU - CALLEDDA - GIAGU - IBBA - ORTU sulla sottrazione al Consiglio regionale di atti politici ed amministrativi strategici per lo sviluppo della Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSTATATO che il documento di programmazione economica e finanziaria 2003 - 2005 è stato presentato dalla Giunta regionale ed approvato dalla competente Commissione consiliare (soltanto con la partecipazione ai lavori dei Consiglieri della maggioranza) senza che, prima volta nella storia dell'autonomia, per il più importante atto di programmazione economica, si sia proceduto all'attivazione del confronto con le parti sociali, i sindacati, gli imprenditori e le relative organizzazioni di categoria;
RILEVATO che, quale sintomo del malessere ormai diffuso, per la giornata del 28 giugno 2002 la Sardegna incrocerà le braccia, bloccata dallo sciopero generale proclamato da CGIL, CISL ed UIL;
RIMARCATO che, dinanzi a tale pronunciamento unitario, il Presidente della Regione ha definito i sindacati sardi quali succursali politiche di un partito della sinistra democratica;
EVIDENZIATO che, su questioni di rilevanza strategica per lo sviluppo e la crescita della Sardegna, non soltanto le parti sociali sono escluse, ma è in atto il tentativo di un ridimensionamento del ruolo politico e delle prerogative proprie del Consiglio della Regione autonoma della Sardegna, attraverso la sottrazione al dibattito politico, al confronto ed al contributo degli stessi Consiglieri dell'attuale maggioranza di argomenti vitali per il futuro dell'isola;
SOTTOLINEATO che il Presidente della Regione ha annunciato una serie di interventi che per esser credibili e politicamente realizzabili debbono trovare la condivisione, la partecipazione ed il formale pronunciamento del Consiglio regionale;
CONSIDERATO che non è stato promosso alcun dibattito sul nuovo ruolo della Sardegna in Europa, nel momento in cui si scrive per la prima volta nella storia la Carta Costituzionale dell'Unione Europea, nonostante il Presidente della Regione sia stato indicato dal Presidente del Parlamento europeo, in sede di Parlamento Europeo, quale componente della Commissione Affari Costituzionali che lavorerà sui temi della convenzione, tanto che è doveroso chiedersi se lo stesso Presidente della Giunta porterà in tale sede le volontà del gruppo parlamentare che lo ha espresso, oppure quelle del partito che lo ha indicato, oppure ancora quelle della Regione sarda;
EVIDENZIATO che il Governo regionale non ha predisposto alcun atto e neppure alcun documento utile, per il tempestivo recepimento delle modifiche apportate al titolo V della Costituzione Italiana, in ordine al trasferimento di competenze e funzioni alla Regione sarda, impedendo così di fatto l'esercizio di diritti a migliaia di cittadini ed imprese;
CONSTATATO CHE:
- per la risoluzione dei problemi derivanti dalla carenza di risorsa idrica il Presidente della Regione ha manifestato la volontà di procedere con soluzioni discutibili, quali quelle della realizzazione delle dighe in Corsica per portare l'acqua in Sardegna, senza peraltro far seguire alle parole i fatti, ma, fatto ancor più grave, senza che mai il Consiglio abbia avuto l'opportunità di confrontarsi sulle soluzioni al grave problema e dunque sul piano regionale delle acque;
- per quanto attiene al metano, viene da qualche tempo sbandierata l'ipotesi della realizzazione del metanodotto Algeria - Sardegna - Corsica, senza che al Consiglio regionale sia stato fornito alcun materiale utile alla discussione ed alla valutazione e senza che neppure lo stesso Consiglio abbia potuto affrontare l'argomento riguardante il piano energetico sardo;
- all'indomani della corsa all'accaparramento del progetto per la continuità territoriale per i collegamenti aerei nessuna proposta operativa è stata presentata dall'esecutivo circa i sistemi e le modalità per completare il progetto "continuità territoriale Sardegna - Continente", con riferimento particolare ai temi riguardanti la continuità territoriale per i collegamenti marittimi ed il piano regionale per le merci;
- nonostante le varie dichiarazioni rese dal Presidente della Giunta, non è stato presentato al Consiglio regionale, alcun piano per le grandi opere pubbliche;
- neppure sulle delicate questioni riguardanti l'ordine pubblico e più specificatamente il malessere delle zone interne, è dato conoscere, non solo gli atti formali, ma neppure gli indirizzi politici dell'attuale Giunta e del suo Presidente;
- il Presidente della Regione ha da tempo soltanto annunciato iniziative concrete tese alla revoca del decreto istitutivo il Parco Nazionale del Gennargentu e che niente è stato fatto neppure in ordine alle politiche di tutela del territorio, tanto che non si conoscono le proposte dell'esecutivo circa le politiche da adottare riguardo alle aree protette in Sardegna;
- la Giunta regionale non ha mai presentato al Consiglio alcuna proposta relativa ai necessari e giusti progetti di digitalizzazione e informatizzazione della Pubblica Amministrazione in Sardegna, mentre notizie di stampa danno per imminente l'attribuzione a trattativa privata di un appalto di circa 400 miliardi di vecchie lire;
- in più occasioni il Presidente della Regione ha ipotizzato un ruolo preminente del settore turistico per l'economia della Sardegna, ma non è mai stato affrontato, nel Consiglio regionale, un piano complessivo di sviluppo delle attività turistiche in Sardegna;
APPRESO dalla stampa che il Presidente della Giunta intende affidare ad esterni la predisposizione di un non meglio identificato "nuovo piano di rinascita", senza che nessun confronto sia in essere fra le istituzioni e la società Sarda e senza che vi sia alcun dibattito nel Consiglio regionale sulle grandi questioni dello sviluppo in Sardegna;
invita il Presidente del Consiglio regionale
a salvaguardare e garantire le funzioni proprie del Consiglio regionale,
censura il Presidente della Regione
per la scarsa considerazione dimostrata verso le prerogative proprie del Consiglio regionale, in ordine alle problematiche prima enunciate,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
a presentare al Consiglio regionale della Sardegna gli atti di programmazione in ordine alle questioni sopra elencate. (71)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, un tentativo maldestro quello del Presidente: svuotare di significato politico la mozione in discussione, informando tardivamente l'Aula sul nuovo piano di rinascita della Sardegna dopo averlo già concordato, appaltato e dettagliatamente illustrato fuori dal Consiglio regionale e lontano dall'Isola. L'ennesima strategia del "guru" della comunicazione politica, piuttosto che un rinnovato senso di responsabilità politica da parte del Presidente della Giunta.
Un tentativo maldestro per nascondere responsabilità precise piuttosto che una rinnovata attenzione al ruolo dell'Assemblea sarda. Sono questi i metodi che fanno svanire nel nulla gli appelli alla collaborazione e al confronto; non perché non siano opportuni e necessari, quanto perché sono strumentali e fuorvianti, poco spontanei e per nulla sinceri. La mozione dunque è oggi più di ieri opportuna, i suoi contenuti adeguati, appropriati alla drammaticità della crisi della Sardegna, rispondenti alla necessità di restituire al Consiglio regionale ruoli e funzioni che gli appartengono.
Non ne abbia male dunque il Presidente e la sua Giunta se un numero sufficiente di consiglieri regionali chiede di conoscere atti concreti di Governo, o rimarca l'esigenza di un confronto e di un pronunciamento in materia di energia, di acqua, di trasporti, di opere pubbliche e, senza voler apparire troppo esigenti, anche sulle riforme, tanto sognate quanto solamente annunciate. Quelle ritardate invece dai tatticismi del Parlamento italiano, come la Costituente, a nostro giudizio meritano a breve un'apposita occasione,fermo restando il fatto che, come Sardisti, non ci stancheremo di pretenderle.
Nonostante le falsità e i tradimenti consumati il movimento di popolo per la Costituente è per noi l'unica speranza per un vero congresso del popolo sardo, piuttosto che per una convention di autocompiacimenti.
Oggi potremmo limitarci a quelle riforme che il Parlamento italiano a fatica realizza e che la Regione nega ai sardi, come quella del Titolo Quinto della Costituzione della Repubblica italiana: nuove competenze e nuove funzioni, nuovi diritti negati per i cittadini della Sardegna, un'ingiustificata penalizzazione ed una autoesclusione dalle dinamiche di sviluppo che interessano tutte le altre regioni, una perdita di competitività anche rispetto a quelle ordinarie.
Un indietreggiamento nel terreno del federalismo, di quel federalismo flebile e contraddittorio che lo Stato Italiano concede, comunque l'unico fino ad oggi possibile. Un piccolo vantaggio, ma soltanto per gli altri, un'occasione sprecata per la Sardegna, un segno tangibile di superficialità e ritardi. Sono troppi e rischiano di diventare persino incolmabili quelli accumulati sulle grandi scelte per l'Europa. L'Unione si propone di non essere tale soltanto per la moneta, e la politica europea non può restare soltanto politica di risorse per il sottosviluppo. Ma nessun confronto è aperto su quale debba essere il nuovo ruolo della Sardegna in Europa.
A Bruxelles si scrive la Carta costituzionale anche per nostro conto. In Italia si registrano importanti convergenze sulle competenze esclusive dell'Unione, sui poteri di sovranità e sul riconoscimento delle tradizioni religiose.In Sardegna, invece, non solo è improponibile ipotizzare una qualsiasi intesa, ma non è aperta neppure una discussione. Il Consiglio regionale non si è mai pronunciato e non si comprende chi debba farlo per suo conto.
Sarebbero sufficienti questi argomenti per comprendere quanto sia elevato il tasso di responsabilità politica di chi, avendo l'onere di governare, preferisce esercitare soltanto il potere, e di chi avendo i numeri per esprimere una Giunta non dimostra di essere maggioranza politica. Sono questi i veri cecchini delle riforme, della modernità, del lavoro e dello sviluppo in Sardegna. Hanno tutti il volto scoperto, incarichi visibili e sigle ben riconoscibili; altro che franchi tiratori! Questi sono soltanto l'ultima trovata per nascondere le precise responsabilità politiche dell'attuale maggioranza, l'ultimo pretesto per coprire ritardi ed inefficienze del Presidente della Giunta; puntuale solo nei proclami e nelle dichiarazioni di intenti, deficitario sul piano della concretezza, lontano dalla politica del fare, quanto lo è dalla realtà sarda. Lo dicono i fatti, l'inconfutabilità dei dati, l'oggettiva improduttività dei provvedimenti e (perché no?) i legittimi dubbi che i pochi atti adottati fanno emergere sempre più frequentemente.
E' emblematico il problema dell'acqua, una vera e propria calamità per l'intera Isola, un dramma di proporzioni difficilmente quantificabili per cittadini ed operatori economici. Della crisi idrica e delle più urgenti soluzioni da adottare parlano proprio tutti; si pronunciano esimi professori, direttori e presidenti di enti strumentali, ricercatori a vario titolo operanti in Sardegna. Ognuno sembra avere una ricetta particolare, una soluzione fantasiosa al problema: dissalatori, dighe, acqua dalle miniere, dalle falde sotterranee, dalle nuvole bombardate, enti unici o molteplicità di enti, sciacalli e speculatori. Tutti sono chiamati in causa, tutti hanno diritto di parola e di replica. Il Consiglio regionale invece non si pronuncia, non c'è un piano della Giunta e l'Assemblea sarda non è coinvolta. Il piano delle acque è ancora oggi lettera morta.
La volontà dichiarata del Presidente è quella di portare l'acqua dalla Corsica, o meglio di realizzare nuove dighe in Corsica per dissetare i sardi. Ma non è dato sapere se questa sia una volontà condivisa dall'intero Esecutivo, tanto meno dalla maggioranza consiliare che lo sostiene. Se fossimo chiamati a pronunciarci evidenzieremmo almeno ciò che da tempo è noto a tutti, e cioè che la Corsica raziona l'acqua ai corsi e che il livello dei suoi bacini registra un calo del quaranta per cento.
Le notizie di questi giorni, ci confermano poi che se anche si realizzassero i bacini in Corsica, l'acqua se la terrebbero i corsi; lo scrivono già sui cartelli, e per oggi soltanto con la vernice.
Delle due l'una: o il Presidente è davvero troppo superficiale e disinformato, oppure gli interessa troppo realizzare dighe in Corsica.
In entrambi i casi il nostro giudizio sul suo operato sarebbe scontato e immaginabile. L'utilità per la Sardegna è facilmente quantificabile, un po' come, a parti invertite, accade per la storia del metano. Di ritorno dai viaggi da Bruxelles, con "truppa" televisiva al seguito, il Presidente ha da tempo dichiarato la soluzione del problema energetico: la realizzazione del nuovo metanodotto Algeria - Sardegna - Corsica. Il Presidente non ha mai riferito però al Consiglio quale sia lo stato della questione metanizzazione nell'Isola, quasi che modificare il sistema di adduzione non comporti una ridefinizione dell'accordo di programma in merito a risorse, tempi, accordi internazionali ed agli aspetti tecnico progettuali.
Non è dato sapere per quanti anni ancora i sardi dovranno sostenere costi più alti per l'approvvigionamento idrico. Sembrano svaniti gli ipotizzati provvedimenti per la parificazione del costo dell'energia in Sardegna, in attesa dell'arrivo del metano col fantomatico "tubo". In materia è assente tanto il coordinamento delle iniziative quanto la programmazione degli interventi. Non vi è traccia, in Consiglio, del piano energetico della Sardegna. Quanto il Presidente è loquace dinanzi a taccuini e telecamere, tanto è reticente in Aula, e non soltanto su acqua ed energia.
Diventano ormai troppo lunghi i silenzi sul progetto di e-government e sul piano informatico telematico, considerato argomento strategico per un moderno sviluppo, ma che costituisce il vero business prossimo venturo dell'Isola. Non bastano le dichiarazioni estemporanee alla stampa per fugare dubbi e perplessità sulle modalità di assegnazione come sui tempi di valutazione dei progetti e sulla reale competenza della preposta Commissione. In dieci giorni si valutano undici corposi progetti, esistono solo due verbali; il risultato era noto, e per certi versi scontato, ed è evidente che insieme alla telefonia unita alla consulenza e all'informazione si intravedono i beneficiari non solo politici di un'operazione pericolosa.
Ma tanti altri argomenti non hanno avuto seguito in quest'Aula. L'accelerazione delle opere pubbliche resta anch'essa una dichiarazione senza seguito, mentre ogni giorno di più le cronache evidenziano la pericolosità dell'obsoleta rete viaria della Sardegna, la necessità di interventi di ammodernamento. La continuità territoriale sembra un capitolo chiuso, quasi che quella che altri e non voi avete realizzato sia sufficiente a garantire la parità di condizioni.
La continuità marittima e per le merci, nonostante le risorse delle ultime due finanziarie approvate, è di incerta realizzazione. Il Parco del Gennargentu, invece, è tale e non solo sulla carta. Il decreto istitutivo del parco è ancora lì, in tutta la sua gravità, a testimoniare il perdurare di un'imposizione grave e di un sopruso intollerabile, ma le iniziative per la revoca sono anch'esse limitate alle solite stucchevoli e strumentali dichiarazioni di intenti.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue SANNA GIACOMO.) Noi censuriamo questo modo di governare la Sardegna, censuriamo il tentativo di trasformare la politica in spettacolo; censuriamo un modo di governare improduttivo e inadeguato alle grandi emergenze dell'Isola, censuriamo la politica delle dichiarazioni di intenti senza seguito e senza concretezze, censuriamo la scarsa considerazione del Presidente verso le prerogative proprie del Consiglio regionale e, visto che non può farlo chi deve, invitiamo lo stesso Presidente a rispettare le funzioni e le competenze del Consiglio regionale della Sardegna. Sarebbe questo un modo più corretto di ricercare contributi costruttivi, contenuti e proposte dell'Assemblea sarda, anche se non colmerebbe certo la distanza politica che ci separa, non reciderebbe il cordone ombelicale che lega il Presidente della Giunta alle logiche ed agli schemi italianisti, essendo condizionante al punto tale da determinarne una vera e propria subalternità politica.
Non poteva essere altrimenti, d'altronde: questo Presidente nasce politicamente subalterno, vive come clone politico del suo leader, nonostante ci proponga un autonomismo che lui definisce "concreto e moderno" e che noi invece definiamo di "impatto mediatico". Egli lavora infatti per una Sardegna ad autonomia vigilata, ad autonomia piantonata, controllata, come è quella imposta al suo Gruppo consiliare, per consentirgli di sopravvivere come Presidente della Giunta. Non è più un problema di Casa delle libertà - me ne scuseranno i colleghi, con i quali ho amicizia e stima - ma mi sembra più un problema di "caserma delle libertà".
Noi, invece, da tempo, abbiamo operato un'orgogliosa scelta di libertà, scegliendo la strada della non dipendenza, per far sì che la Sardegna non costituisse più una nazione mancata. Oggi invece lo è ancora perché in tanti prima dell'onorevole Pili l'hanno svenduta piuttosto che governata. Il Presidente vanta infatti illustri predecessori e ne voglio ricordare uno. Nel 1978 un Presidente illuminato del tempo propose la Giunta autonomistica per uscire dalle secche politiche di quel periodo. Fu sufficiente una semplice telefonata del Segretario nazionale della Democrazia Cristiana di allora, l'onorevole Piccoli, per far cambiare repentinamente idea ed indirizzi al Presidente della Giunta onorevole Soddu, facendo abortire sul nascere un progetto innovativo ed ambizioso che aveva cuore e gambe in Sardegna.
Noi non possiamo permetterci una corta memoria politica. I sardisti ne hanno una elefantiaca perché sanno che i nemici della libertà dei sardi possono assumere molteplici vesti e cambiare repentinamente volto. Oggi, in Sardegna, quel volto della subalternità politica è costituito dall'attuale Presidente della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io credo che diversi di noi vorrebbero intervenire su quanto è stato detto dal collega Giacomo Sanna, perché le sue affermazioni ci sono parse (almeno nell'ottica dell'opposizione, ma da tempo lo stiamo dicendo) abbastanza preoccupanti. Però, per evitare accuse di pronunciare discorsi preconcetti, se il Presidente intervenendo subito volesse chiarire il suo punto di vista sulle critiche legittime mosse dall'opposizione, legittime ma anche pesanti, consentirebbe, a chi deve intervenire nel dibattito, di parlare alla luce non solo del punto di vista del proponente la mozione, o comunque di alcuni dell'opposizione, ma anche del punto di vista del Presidente, e il dibattito si svolgerebbe sicuramente in un clima più sereno, fondato su due ottiche che si incontrano, e quindi più costruttivo.
Io apprezzo pertanto la disponibilità del Presidente ad intervenire ora; successivamente, nelle forme consentite dal Regolamento svolgeremo i nostri interventi, esprimendo valutazioni e avanzando proposte atte il più possibile a stimolare l'attività di governo.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, sicuramente lei ricorderà che la discussione sulle mozioni è disciplinata dal Regolamento. Chi ha presentato la mozione la illustra, successivamente sull'illustrazione si apre il dibattito, il Presidente della Giunta poi, preso atto di quanto emerso dal dibattito, prende la parola per pronunciare il suo intervento, infine, per la replica interviene il presentatore della mozione che ha a sua disposizione un tempo massimo di dieci minuti. Questo è ciò che prevede il Regolamento, e io invito tutti ad attenersi ad esso.
Ho chiesto se qualcuno intendeva intervenire e mi è stato detto di no. Adesso il Presidente svolgerà il suo intervento, dopodiché ci sarà la replica, e poi si passerà al voto. In sede di dichiarazione di voto quei cinque minuti potranno essere utilizzati per argomentare ulteriormente, anche se ricordo che le argomentazioni devono essere finalizzate alla dichiarazione del voto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, mi sia innanzitutto consentito di rivolgere un sentito ringraziamento all'onorevole Giacomo Sanna. Un sentito ringraziamento perché con questa mozione mi ha offerto l'occasione di rispondere all'Aula su tutta una serie di temi che, per colleghi più attenti dello stesso onorevole Sanna, possono trovare riferimento in tutti gli atti compiuti da questo Consiglio regionale. Dei temi citati non ve n'è solo uno, infatti, che non sia contenuto nei documenti di programmazione economica e finanziaria o nei documenti di competenza del Consiglio regionale. E tutti questi sono divenuti propedeutici delle azioni che il Presidente e il Consiglio hanno svolto.
Dico questo perché è fondamentale ribadire un primo concetto. Questa maggioranza e questo Presidente non hanno nemmeno lontanamente pensato di poter prevaricare il Consiglio, ed è per questo motivo che dei sette mesi di mandato di questo Esecutivo due terzi lavorali abbiamo trascorsi lavorando in Aula. Basta ripercorrere la cronologia di questi mesi per rendersi conto che a partire dal primo DPEF, quello del 2001, e poi quello del 2002, e la manovra finanziaria, c'è stato un confronto serrato tra Consiglio ed Esecutivo, che ha prodotto tutta una serie di atti assolutamente preliminari all'adozione degli atti conseguenti.
Credo che questo sia assolutamente innegabile, tanto che l'accusa che viene rivolta in questa mozione sul ridimensionamento delle prerogative del Consiglio appare gratuita, infondata e frutto di un'azione che tenta di svilire il rapporto tra il Consiglio e l'Esecutivo. Purtroppo in politica si cerca di nascondere le realizzazioni dello schieramento ovvero con quel venticello, che si chiama calunnia (e spiegherò poi perché parlo di calunnia) che comunque lascia addosso ai colleghi e all'Esecutivo, un'aria negativa.
Io credo che questo Esecutivo avrà tutti i torti di questo mondo, ma è in carica da sette mesi e se analizziamo tutti gli atti che chiede l'onorevole Sanna a questa Giunta (per non parlare dei tre anni, dei soli tre anni che hanno caratterizzato la guida della Regione da parte di questa maggioranza) ci renderemmo conto che il Piano energetico regionale probabilmente poteva essere realizzato già nella precedente legislatura, che il Titolo V non è un parto di questa legislatura, bensì è frutto di un progetto politico nefasto che non ha individuato nessun indirizzo chiaro sulle materie concorrenti e su quelle di esclusiva competenza della Regione sarda.
La battaglia sul Titolo V non è forse frutto dell'indeterminatezza di un progetto federalista che fa pagare alla Sardegna, un tentativo di appiattimento rispetto alle Regioni a Statuto ordinario? E allora, colleghi del Consiglio, è fin troppo facile constatare che questa è una mozione che ha, come scopo, quello di offrire un'immagine certamente negativa del nostro operato, ma che adesso, con molta pazienza, cercherò, di sfatare. Credo che vi siano diverse asserzioni che debbano essere sfatate.
Partiamo subito dall'affermazione, anche questa gratuita, secondo la quale il Presidente avrebbe manifestato la volontà di affrontare il problema idrico con soluzioni discutibili quali quella della realizzazione delle dighe in Corsica per portare l'acqua in Sardegna, senza, peraltro, far seguire alle parole i fatti. Ma fatto ancor più grave, senza che mai il Consiglio abbia avuto l'opportunità di confrontarsi sulla soluzione da dare a questo grave problema, e quindi sul Piano regionale delle acque.
Per dichiarare che il Presidente ha manifestato la volontà di realizzare delle dighe in Corsica, occorre una dichiarazione riportata dalla stampa, degli atti consiliari, contenute in atti di governo, dalla quale risulti che il Presidente ha manifestato tale volontà. Questa notizia, infatti, non solo è infondata, ma manifesta un'ignoranza gravissima della materia per chi pensa di rappresentare il popolo sardo, perché ogni valutazione del sottoscritto, attinge da studi compiuti nella precedente legislatura. Del resto nell'INTERREG 1 e nell'INTERREG 2, che sono atti di pianificazione che risalgono alla Giunta Palomba, vi è scritto che il progetto della Corsica è un progetto che assume credibilità rispetto agli studi compiuti.
Pili, questa Giunta, questa maggioranza, su quel progetto nutre delle serie perplessità. Perplessità che forse avrebbe dovuto avere chi, in quella Giunta, onorevole Sanna - e certamente di questa parte politica nessuno c'era, forse lei sì - rivestiva posizioni di responsabilità. Quali sono le mie perplessità? Non la dipendenza da un'altra nazione. Sciocchezze! Se noi dovessimo avere questi timori non potremmo pensare di risolvere i problemi del Mezzogiorno d'Italia con l'approvvigionamento idrico dall'Albania, e lo stesso metanodotto tra l'Algeria e la Sicilia, che è stato realizzato vent'anni fa, solo perché l'Algeria fa parte di un Continente nemmeno europeo, non sarebbe dovuto essere realizzato. Se è questa l'argomentazione, è un'argomentazione assolutamente fittizia, assolutamente priva di qualsiasi valenza politica.
E aggiungo che il progetto delle dighe da costruire in Corsica non è realizzabile per un semplice motivo: perché ancora non si è definito il costo dell'acqua. E abbiamo scritto in tutti i documenti, da quando ho avuto responsabilità di governo, che tale progetto va realizzato senza utilizzare una sola lira o euro di denaro pubblico, perché può essere realizzato con la formula del project financing, così come la società generale dell'acqua francese ha ipotizzato. Non dimentichiamoci che questo non è un progetto della Regione, bensì la Regione ha recepito nel 1994 il progetto dell'allora presidente della provincia di Sassari, che certamente non era Franco Masala.
Tra le fasi di utilizzo delle risorse idriche, la prima, è quella che non prevede nessuno sbarramento per utilizzare i 50-60 milioni di metri cubi d'acqua provenienti dalla Corsica che dovrebbero servire a colmare il deficit idrico da qui al 2031 individuato nel piano generale delle acque approvato dalla Regione nel 1977 e mai aggiornato. Quindi nel nord Sardegna mancano 56 milioni di metri cubi d'acqua per soddisfare da qui al 2031 tutte le esigenze, da quelle idropotabili a quelle industriali, a quelle agricole.
Per realizzare un trasferimento di 50 milioni di metri cubi d'acqua, dicono i tecnici sardi e corsi, le istituzioni sarde e corse, la provincia di Sassari e il Governo corso, non occorre costruire nemmeno una diga. Tecnicamente questa affermazione è assolutamente destituita di ogni fondamento. Si può arrivare, afferma il Governo corso, a trasferire sino a 150 milioni di metri cubi d'acqua. In tutti i protocolli d'intesa siglati dalla provincia di Sassari col Governo corso c'è scritto che laddove vi siano infrastrutture di livello come invasi, questi fanno carico ognuno al proprio governo. E siccome noi abbiamo le dighe del Liscia e del Coghinas, che possono tranquillamente utilizzare queste risorse, non abbiamo bisogno di costruire ulteriori dighe. A noi bastava farci dire, col sistema del project financing, quanto la Sardegna deve pagare a metro cubo l'acqua. Perché se oggi in Sardegna, oltre i ventuno metri cubi, i sardi pagano per l'acqua 770 lire a metro cubo, e la Corsica - così come risulterebbe dai dati in possesso della provincia di Sassari - potrebbe portare in Sardegna l'acqua a 600 lire al metro cubo, non si capisce perché i sardi, pur avendo questa possibilità, la debbano ignorare a priori. La provincia di Sassari, la Regione valuteranno sino in fondo se quell'acqua dev'essere utilizzata o meno; è una scelta tutta nostra, nessuno ci condiziona. Io, anche come amministratore comunale, non sono abituato a buttare nel cestino tutto ciò che hanno fatto gli altri, ma valuto positivamente ciò che è positivo, e questo è uno di quei casi.
Metanodotto. Anche in questo caso lei dimostra memoria corta, onorevole Sanna, memoria molto corta; perché voi ricorderete che in sede di replica delle mie dichiarazioni programmatiche, ricevetti la comunicazione che era intervenuto un provvedimento del Governo che inseriva il metanodotto tra le opere strategiche di interesse nazionale. Il fatto suscitò polemiche, perché sembrò quasi una mossa preordinata, ed anche in quelle circostanze fu richiamata la mediaticità della comunicazione. Anche in quel caso basterebbe guardare gli orari per cogliere, la pura coincidenza, la fortuità della situazione.
Però ci siamo dimenticati di seguire l'excursus legato all'energia, perchè io credo che, così come a tutti i Gruppi, anche ai Gruppi di opposizione arrivino le delibere della Giunta regionale. In caso contrario me ne assumerei totalmente la responsabilità e cercherei di capire se il mancato arrivo sia imputabile a responsabilità della Giunta, o se si tratti di un incidente nel percorso postale, onorevole Sanna. Perchè se le sue affermazioni - lei è stato molto franco con me, mi consenta di essere altrettanto franco con lei - relative al fatto che la Giunta non avrebbe mai riferito al Consiglio che non ci sia mai stato un atto deliberativo, appaiono gratuite, come dimostra la documentazione inviata.
Il 4 dicembre del 2001, infatti la Giunta regionale ha approvato una delibera che reca: "Intesa istituzionale Stato-Regione Sardegna. Accordo di programma quadro numero 1; revisione programma metanizzazione della Sardegna, ridefinizione delle procedure e dei termini dell'accordo di programma quadro". -Ora io ritengo che qualsiasi notizia che esca da questo Consiglio regionale debba essere credibile, e debba essere credibile nei fatti e nella documentazione. Nella delibera infatti si legge: "si promuove la seconda linea di adduzione del sistema metanifero europeo, Sardegna-Italia-Francia; definisce il percorso per l'inserimento del progetto metano Sardegna-Europa tra i progetti strategici nazionali finanziabili dallo Stato, e tra i progetti prioritari finanziabili dall'Unione Europea. Avvia l'aggiornamento dell'accordo di programma energia, attuativo dell'intesa istituzionale, individua i contenuti di massima del nuovo accordo: stralcio del metanodotto, inserimento delle reti di distribuzione del gas, individuazione dei criteri e delle priorità". E poi aggiunge "Individua le modalità per assicurare alle imprese il contributo compensativo".
E come sapete sul contributo compensativo, onorevole Sanna, il Governo, il Governo di centrosinistra - e non ho assolutamente vergogna di dirlo - ha presentato una proposta, approvata nella scorsa legislatura, che l'Unione Europea ha bocciato. Ha bocciato perchè si diceva che il contributo compensativo, che costituisce un aiuto di Stato alle imprese, deve essere quanto meno individuato rispetto ad un parametro temporale: cioè quando inizia e quando si conclude. L'assessore La Spisa, riprendendo una trattativa che a dire il vero era stata iniziata durante la Giunta presieduta dall'onorevole Floris, ha cercato di convincere l'Unione Europea a tenere un atteggiamento meno intransigente.
Ma sul metano vi è qualcosa di più, c'è un atto del Governo, che è stato già approvato dalla Camera dei Deputati, che recita: "Potenziamento delle infrastrutture internazionali di approvvigionamento di gas naturali". Stiamo parlando di atti concreti, non di chiacchiere e di fandonie; stiamo parlando di atti legislativi che hanno percorso un iter parlamentare; con un riferimento chiaro ed evidente all'unica opera strategica che l'Italia, sul piano del metano vuole realizzare. Il provvedimento continua: "La crescita del mercato energetico prevede la realizzazione di infrastrutture di approvvigionamento di gas naturali da paesi esteri, in particolare per la costruzione del metanodotto dall'Algeria in Italia, attraverso la Sardegna". Su questo provvedimento, noto come disegno di legge collegato alla finanziaria, ci sono cifre, e dati che chiunque poteva facilmente verificare.
La ringrazio, onorevole Sanna, anche per un altro elemento. Lei, probabilmente mal informato, riferisce di una mia nomina da parte del Presidente del Parlamento europeo. Magari fosse! Lei scrive: "Nonostante il Presidente della Regione sia stato indicato dal Presidente del Parlamento europeo, in sede di Parlamento Europeo...". Vede, bisogna conoscere le istituzioni, l'organismo non è il Parlamento europeo, ma il Comitato delle Regioni, cioè l'interfaccia delle Regioni in Europa, ed attraverso quell'organismo io ho avuto la possibilità di essere relatore, al Comitato delle Regioni dell'Unione Europea, del progetto relativo alle reti transeuropee energetiche, e lì è passato il concetto, abbracciato all'unanimità, -anche dal Partito Socialista Europeo, e dal Partito Popolare Europeo, che le reti transeuropee energetiche di interesse strategico devono, laddove sia tecnicamente possibile, prioritariamente attraversare le isole. Questo era l'obiettivo che abbiamo conseguito e portato a casa. Così come non cito l'approvazione del CIPE, intervenuta nei mesi scorsi, relativa al raddoppio del cavo di collegamento Sardegna-Corsica-Italia.
E-government. Vedete colleghi, io sono convinto che per fare governo e per fare opposizione bisogna conoscere, bisogna approfondire. Quando io leggo che la Giunta regionale non ha mai presentato al Consiglio alcuna proposta relativa ai necessari e giusti progetti di digitalizzazione e informatizzazione della pubblica amministrazione mi spavento, perchè c'è una legge regionale, la numero 20 del 1988, che obbliga l'Esecutivo a produrre in quest'Aula e nelle Commissioni competenti tutti gli atti comunitari di interesse dei relativi organi. Certo nel progetto, non c'è scritto piano di digitalizzazione, si parla di Società dell'informazione, il progetto comunque è stato ripetutamente sottoposto alla Commissione di cui io facevo umilmente parte, la Commissione politiche comunitarie, che alla fine, dopo aver creduto gli allora assessori Pittalis e Masala, lo ha approvato.
Ma l'aspetto più grave è che in un atto consiliare viene riportata un'affermazione che - perdonatemi - nemmeno all'asilo infantile avrebbero potuto credere. Si dice: "Mentre notizie di stampa danno per imminente l'attribuzione a trattativa privata" - quindi affare losco, perché nell'immaginario collettivo la trattativa privata vuol dire affare tra parenti, tra amici e quant'altri, quindi questa è l'immagine collettiva che si voleva dare - "di un appalto di circa 400 miliardi di vecchie lire". Anche un bambino riderebbe, onorevole Sanna! Perchè tutti sanno che esistono delle regole comunitarie che impongono che sopra i 400 milioni non si possa affidare niente a trattativa privata.
Questa, peraltro non è una gara concernente procedure di informatizzazione; questa era una gara di e-government, una delle poche regolari in Italia, l'unica regolare in Italia, che non ha selezionato direttamente i partner progettuali, e chiunque, chiunque abbia elementi per dire che la gara non era trasparente lo dica, senza lanciare accuse assolutamente calunniose verso Tizio o Caio, su chi onestamente sta lavorando, e vuole continuare a lavorare per un interesse comune.
Si è detto: "Dobbiamo cercare di cogliere un'opportunità"; l'opportunità è quella che il Governo, a fine aprile, ci ha offerto con un bando pubblico soniche prevedeva due fonti di finanziamento per l'e-government in Italia, una riservata alle Regioni - mi pare di 300 miliardi di lire - ed una riservata alle altre pubbliche amministrazioni, ai comuni, di 250 miliardi. In Italia 300 miliardi per le Regioni, 250 per i Comuni, due filoni. Le Regioni, per ottenere i finanziamenti devono presentare un progetto che sia concorrenziale rispetto agli altri. Se il progetto non è consistente, se non ha tutti i requisiti previsti dal bando nazionale si perde il finanziamento; un finanziamento che non è stato assolutamente definito, ma che verrà assegnato a livello nazionale con un bando concorsuale.
Per questo io dico che non si può assolutamente dimenticare che sul progetto di e-government questa maggioranza, dall'onorevole Floris per arrivare a me, dall'assessore Masala, all'assessore Fois, ha investito; ha investito per sancire, e basta vedere il bando, un principio che regoli in termini di trasparenza ed efficienza la gestione della pubblica amministrazione. E` chiaro che la fetta del futuro e-government può essere una grande opportunità, per le imprese, per le Regioni e per i cittadini. Si tratta di gestirla con onestà intellettuale, onestà amministrativa, correttezza procedurale, come noi riteniamo di aver fatto.
Piano opere pubbliche: l'onorevole Sanna dice...
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Avrò lo stesso tempo, spero!
PRESIDENTE. Lei avrà dieci minuti, onorevole Sanna. E` il Regolamento che prevede che quando si trattano argomenti particolari il Presidente possa concedere...
(Interruzioni)
Onorevole Pili, prenda atto della cortesia; la prego di concludere.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Concludo, Presidente, con un accenno sull'accelerazione delle opere pubbliche. Mi pare assolutamente irrituale che il Presidente venga sollecitato su un tema come quello dell'accelerazione delle opere pubbliche, che ha visto domenica, pubblicato su tutti i giornali sardi e su "Il Sole 24 Ore" il bando certamente le direttive per procedere all'accelerazione. Prime ed uniche direttive approvate in ambito nazionale sull'accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera, rispetto alle ordinanze commissariali di cui, come sapete, siamo stati artefici. Quindi anche in relazione a questo problema credo che tutte le procedure siano assolutamente avviate, e proprio per garantire una migliore trasparenza abbiamo voluto pubblicare il bando per l'accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera.
Continuità territoriale, marittima e delle merci. Come sapete c'è un provvedimento legislativo che assegna alla finanziaria SFIRS l'elaborazione di apposite direttive; con l'assessore Amadu e l'assessore La Spisa abbiamo già definito un percorso; stiamo aspettando le direttive della SFIRS, sulle quali abbiamo fornito delle indicazioni, per poter avviare l'attivazione della continuità territoriale merci.
Concludo, Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, sull'ultima affermazione, quella relativa alla subalternità politica. "E' un clone politico del suo leader - ?hanno detto? - è autonomia vigilata". Io mi auguro che le notizie di cronaca, onorevole Sanna, siano legate al mantenimento del livello del confronto sulle affermazioni verbali, e non trascendano, invece, come pare stia accadendo anche in questi giorni, in maniera meno verbale.
Dico questo perchè ognuno deve assumersi le responsabilità delle affermazioni che pronuncio; affermazioni come in questo caso gravi, che io non accetto, che respingo con la consapevolezza, onorevole Sanna, che questa coalizione ed anche questo Presidente hanno ricevuto un consenso elettorale che probabilmente il suo partito e lei stesso personalmente non ha avuto. Quindi credo che per pronunciare affermazioni di subalternità occorra prima avere il consenso, e solo dopo si possa aprire la bocca.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Sanna Giacomo. Le faccio notare, onorevole Sanna, lo dico senza polemica, che lei ha parlato venti minuti per illustrare la mozione, e che potrà parlare altri dieci minuti adesso, e come accade solitamente se avrà bisogno di un minuto in più non le verrà tolta la parola. Pensavo che le cose che diceva l'onorevole Pili, su sua richiesta, le interessassero in modo particolare. Per il resto non ho che da chiedere scusa a lei e agli altri colleghi.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Infatti non mi riferivo all'onorevole Pili, il cui intervento mi interessava e mi interessa moltissimo, ma alla disciplina, alle regole che quest'Aula si è data e che ritengo giustamente di dover rispettare.
La necessità della mozione presentata risulta confermata dalla circostanza che tutto ciò che ci ha riferito questa mattina l'onorevole Pili non era a conoscenza della maggior parte dei consiglieri che siedono su questi banchi. Le conoscenze, gli elementi di conoscenza che avevamo erano limitati a ciò che, sugli organi di informazione, ognuno di noi ha avuto la possibilità di apprendere. Credo che il ridimensionamento della prerogativa del Consiglio sia evidente. E ognuno di noi, penso, ha interesse a riportare dentro quest'Aula, nel giusto ruolo e nei compiti che ognuno di noi deve svolgere, quelle prerogative che, per quanto mi riguarda, non sono disposto a cedere a nessuno.
Onorevole Pili, intanto correggiamo ciò che il servizio assemblea del Consiglio regionale scrive: PPE, vuol dire Partito Popolare Europeo, e lei lo sa bene; se poi il servizio assemblea erroneamente scrive Presidente Parlamento Europeo non me ne faccia colpa, non mi ritenga disinformato, il traduttore di quella sigla non sono io, e se dopo deve fare un appunto a qualcuno credo che non sia il caso di farlo neanche a chi l'ha tradotto.
Ma lei introduce l'argomento inducendo in errore l'Aula, invece l'Aula credo abbia capito benissimo che qualcosa sta accadendo a livello europeo: si sta scrivendo per la prima volta la Carta costituzionale dell'Europa. Questa Regione vuole assistere passivamente? E` in grado di contribuire, è in grado di poter esprimere il proprio contributo? E` in grado di vivere più intensamente e direttamente questo momento storico, oppure è preferibile che questo Consiglio regionale taccia, stia zitto, non prenda parte, non sia partecipe, sfruttando anche, casualmente o non, la presenza in un certo ruolo, che ha evidenziato il Presidente Pili? No, questo Consiglio regionale è interdetto dal trattare questo argomento; se lo dovessimo fare noi con una mozione ci si offende. Perché? Perché lo strumento della mozione, previsto dal Regolamento, indispone qualcuno: non è pensabile che si stia in quest'Aula a discutere di mozioni, mozioni, continuamente. Ma se non lo porta, chi di dovere l'argomento, volete proibire a chi sta all'opposizione, di utilizzare l'unico strumento regolamentare a sua disposizione per fare ciò che il Presidente della Giunta non ha fatto sino ad oggi? Ed è questo che stiamo facendo: portando all'attenzione dell'Aula un problema; non altro.
Il Presidente Pili, ha considerato calunnioso il contenuto della mozione; invece, lo svolgimento del dibattito odierno è testimonianza della veridicità di quanto di essa contenuto; e tutto ciò che è successo in tutto questo periodo, avrebbe continuato a succedere se questo argomento non fosse pervenuto con questo sistema all'attenzione di quest'Aula. Vogliamo rinunciare al ruolo che gli elettori ci hanno affidato, al consenso che abbiamo ricevuto? O si vuole sostenere che il consenso elettorale qui dentro l'ha ricevuto solo una persona, mentre noi saremmo di passaggio e potremmo fare a meno di stare qua? In tal caso avremmo altre cose da fare, forse più importanti!
Presidente Pili, per quanto riguarda la questione degli invasi della Corsica, se lei fa riferimento al 1994 le posso garantire che il Presidente di quella Giunta provinciale non era il sottoscritto. Ma che lei abbia rilasciato dichiarazioni dove ha parlato di portare l'acqua dalla Corsica è un dato di fatto. ,Non me lo sono inventato io, o qualcuno che insieme a me siede su questi banchi! Il discorso dell'acqua dalla Corsica l'ha sposato lei in pieno, ha parlato lei di invasi, non ne ho parlato né io né i colleghi che qui sono seduti. E il fatto della siccità in Corsica l'ho posto io all'attenzione, perché lei stava continuando a parlare di invasi in Corsica! Sfogli i giornali di questi ultimi mesi, li legga bene, e vedrà che troverà anche le sue dichiarazioni in merito agli invasi da costruire in Corsica.
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. Me li faccia leggere se ce li ha, perché non esistono.
SANNA GIACOMO (GRUPPO MISTO). Ma invece di costruire invasi in Corsica lei, grande riformatore, grande innovatore, perché non ci parla della ?legge Galli??
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. L'argomento è in programma domani.
SANNA GIACOMO (GRUPPO MISTO). Sì, domani, sempre domani; si arriva a domani e si rinvia di nuovo. Ma è possibile che le informazioni che ci sono state fornite sulla Corsica, che oggi abbiamo appreso dalla viva voce del Presidente, dovevamo apprenderle dalla stampa? O il problema dell'acqua non avrebbe dovuto portarlo chi di dovere in Aula, fornendo i dati conoscitivi, per contribuire, ad un dialogo, con una partecipazione vera, reale che non si può chiedere solo nei momenti dove strumentalmente si vuole utilizzare anche il contributo della opposizione.
L'informativa l'abbiamo ricevuta questa mattina. Si è parlato finalmente degli invasi in Corsica, dell'acqua della Corsica, delle possibilità, del modo, del come, del perché. In quale altro momento quest'Aula ha potuto sentire dalla viva voce del Presidente e avere la possibilità di discutere su questo argomento? Io sfido ognuno dei presenti a ricordarmi un momento dove questo fatto specifico sia entrato in quest'Aula; non esiste traccia, ma questo vale per tutti gli argomenti.
Se poi il Presidente, parlando dell'acqua della Corsica, avesse aggiunto anche che c'è un deliberato del CIPE, che lui conosce bene e che io non dovrei conoscere, relativo proprio alla realizzazione di quelle opere, forse avrebbe fornito una informazione più ampia dei dati di sua conoscenza. Lo stesso vale per i nomi della società, che forse interesserebbero molti di noi, per disporre di più elementi e offrire un maggiore e miglior contributo.
Certo che si parla anche di piano energetico e di metano, ma ne sta parlando oggi. E non può fare riferimento a tutti i DPEF, dei quali la metà viene approvata e l'altra metà bocciata; la filosofia del DPEF non è quella della finanziaria. Su un problema così, lei non può invocare sempre ed esclusivamente gli anni precedenti, l'assenza del piano energetico. Con questo modo di ragionare il piano energetico non ci sarà mai; quest'Isola continuerà ad interessarsi di energia giorno per giorno, i primi avventurieri che arriveranno riusciranno a venderci con facilità tecnologia che magari non è la più adatta, la più idonea alla realtà dell'Isola. Però l'argomento energia in quest'Aula è tabù; lei ne parla oggi perchè costretto da questa mozione.
Sulla "cecità" dell' informazione, se dovessimo ragionare in termini di dibattito pubblico in quest'Aula forse riusciremmo a capire meglio alcuni messaggi che le stanno arrivando. Nella mia relazione a proposito del progetto di e-government, ho detto che la Commissione preposta alla valutazione dei progetti ha tenuto due riunioni: la prima per esaminare l'ammissibilità e la validità delle offerte, e la seconda per procedere all'aggiudicazione. Se volete aprire un dibattito qua dentro, sulle modalità e sugli strumenti utilizzati, sulla trasparenza degli atti, fatelo. Nessuno vuole gettare ombre gratuite sulla Giunta, sulla maggioranza e sul Presidente.
Mi dispiace che non sia presente l'assessore Oppi, perchè vorrei adesso parlare di sanità. Sarebbe infatti il caso che l'assessore ci spiegasse una volta per tutte perchè - considerata anche la notizia riportata dai quotidiani relativa a ticket e quanto altro - nelle Conferenze Stato - Regione in materia di sanità siamo stati sempre assenti. Questa assenza, nella distribuzione delle risorse per ripianare i debiti, ha determinato un mancato introito per quest'Isola, di oltre 300 miliardi di lire.
Se lei riuscisse a dimostrare la falsità delle mie affermazioni certificandomi la presenza continua a quei confronti Stato - Regione per il comparto sanitario, sarei disponibile a chiedere scusa davanti a tutti. Ma io sono in grado di dimostrarle invece il contrario: che non abbiamo mai partecipato, che non abbiamo preso parte alla distribuzione di quelle risorse per sanare i debiti, che abbiamo perso oltre 300 miliardi di lire e che oggi, per poterli recuperare, siamo obbligati a imporre ai cittadini sardi il pagamento di servizi che sino ad oggi erano gratuiti. Se lei ritiene di poter dimostrare la falsità di queste mie affermazioni lo faccia, Presidente; queste non sono calunnie.
Ciò che lei ha detto rende urgente l'esigenza che quest'Aula recuperi ruolo e dimensione, proprio per ciò che dobbiamo e vogliamo rappresentare, recuperi quella prerogativa che lei per troppo tempo ha fatto venire meno.
La mozione, come ha visto, e la sua illustrazione non era riferita né tanto alla maggioranza, né tanto alla Giunta, la mozione era riferita soprattutto a lei, Presidente. La censura è riferita a lei per il suo atteggiamento, per ciò che in questi mesi lei ha pensato di fare, ha pensato di dire, ma non ha mai realizzato concretamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
spissu (D.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere alcune considerazioni nei ristretti termini di una dichiarazione di voto a favore. Questa mozione ha inteso sollevare nell'Aula una discussione su alcuni temi sui quali evidentemente non vi è stato un confronto approfondito, puntuale, esaustivo.
Il Consiglio regionale e i consiglieri regionali, soprattutto quelli dell'opposizione, non hanno altro strumento, se non quello della mozione per affrontare e parlare di questi temi; e questo è consentito a ciascun consigliere regionale, anche quelli appartenenti a piccoli partiti, anche a quei consiglieri regionali che non hanno ricevuto un grande consenso elettorale come quello che ha richiamato il presidente Pili in conclusione del suo intervento con una pesantissima caduta di stile.
Credo che il grande consenso ricevuto non autorizzi l'arroganza, il disprezzo nei confronti di chi appartiene a partiti più piccoli e ha ricevuto meno voti; credo che lo stile non sia un elemento secondario, soprattutto in chi riveste ruoli di rappresentanza istituzionale elevati come i suoi.
Ritengo, Presidente, che il suo tono stizzito e la sua replica così incattivita, non trovino giustificazione nei problemi sollevati dalla mozione, né dalle osservazioni che in essa vengono mosse al modo con il quale lei e la sua Giunta avete condotto alcune grandi partite relative alle prospettive di sviluppo della Sardegna.
Lei sostiene che tutti i temi richiamati nella mozione sono stati puntualmente affrontati e sono contenuti in tutti i documenti di programmazione della Regione. Questo è vero, sono enunciati nel documento di programmazione economica e finanziaria attuale, in quello passato, e sono stati enunciati anche nella legge finanziaria, nella relazione alla legge finanziaria, e tuttavia, come lei ben sa, né sul metano, né sull'acqua, né su altri temi c'è stato un confronto di merito che abbia modificato o arricchito quel documento che è rimasto tal quale lei ce l'ha presentato. Così come abbiamo spiegato, durante la discussione anche dell'ultimo documento di programmazione economica e finanziaria, che la sedes materiae di questi temi non può essere il documento di programmazione economica e finanziaria, e lei oggi, nella sua stizzita replica, conferma che né sull'acqua, né sul metano, siamo in condizioni di stabilire tempi, modalità, e un progetto sul quale si possa fare affidamento a breve termine; ed è vero che sono temi di cui si parla da molto.
Di acqua proveniente dalla Corsica si è parlato da quando si è cominciato a discutere di un progetto di costruzione di un impianto criogenico a Porto Torres; in quell'occasione si è ipotizzata la posa contemporanea di un tubo per il trasporto del metano verso la Corsica e di un altro tubo che portasse l'acqua dalla Corsica verso la Sardegna. Ma non si è andati al di là dei progetti, al di là della semplice elencazione di idee. Allora perchè lei continua a parlare di acqua proveniente dalla Corsica quando ancora di concreto non si è visto niente?
Credo che nella sua replica lei non abbia fatto altro che confermare tutte le preoccupazioni che nella mozione vengono espresse, e a poco serve il richiamo di responsabilità passate dopo tre anni di governo di centro destra. Non si capisce, infatti, di quanti anni abbiate bisogno per impostare un'azione di governo che sia tale.
Sull'informatizzazione, sulla società informatica, lei replica piccatamente all'onorevole Sanna. Sappiamo bene che è stata esperita una gara, sappiamo bene che lei è consapevole dei limiti imposti per le gare dalla normativa europea, conosciamo bene il tema, conosciamo bene tutti gli aspetti da lei richiamati, questo non significa che non ci sia bisogno di fare chiarezza e di capire qual è la direzione che si sta imboccando e in quali direzioni sta procedendo il progetto di informatizzazione.
Allora più che di repliche piccate e supponenti, abbiamo bisogno di comprendere quali sono le direzioni di marcia che lei sta intraprendendo, perché le dichiarazioni che oggi ha pronunciato non chiariscono assolutamente niente sulla prospettiva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Vassallo (R.C.). Signor Presidente, noi come firmatari, insieme ad altri colleghi, di questa mozione, anche se un giudizio molto netto sull'operato della Giunta e del suo Presidente l'abbiamo sempre espresso, pensavamo di poterlo modificare, sia pure parzialmente,dopo la replica del Presidente Pili.Ci siamo invece sbagliati, perché il nostro giudizio critico non soltanto viene rafforzato, ma si consolida a seguito dell'intervento del Presidente. L'onorevole Pili, infatti, ha cercato di evitare l'ostacolo principale che la mozione pone, cioè quello del rapporto del Consiglio rispetto alla Giunta sugli atti amministrativi strategici di questa nostra Regione.
Presidente, come fa ad ignorare che membri autorevoli della sua stessa maggioranza le hanno ricordato che, sulle questioni strategiche, quelle più importanti, il Consiglio il più delle volte è stato tagliato fuori? Come si fa a ignorare che il mancato funzionamento, opportuno, delle Commissioni non permette a tutti noi, e soprattutto permette a voi, in maniera dolosa di non trasmettere gli atti necessari per gli approfondimenti dei temi che qua sono stati esposti?
E non si meravigli se prossimamente perverrà al Consiglio una mozione riguardante il settore della chimica. Sappiamo, infatti, che vi state preparando a siglare un protocollo d'intesa, con la partecipazione di esponenti del Governo nazionale, che evitate attentamente di far conoscere a questo Consiglio, quanto meno ai rappresentanti della Commissione competente. E ciò nonostante l'Assemblea regionale abbia posto più volte posto il problema di fissare chiaramente la linea politica su cui la nostra Regione intende incanalarsi. La situazione , di per sé, è già molto drammatica, e probabilmente comporterà l'espulsione di migliaia di lavoratori da cicli produttivi; di fronte a questa situazione come si fa a disconoscere queste verità?
Lei può continuare a fare filosofia e, spesso, semplice "gassosa" (mi permetta di utilizzare questo termine), però in quest'Aula ci sarà sempre chi, queste cose, continuerà a non accettarle. L'opposizione si è ben attrezzata attraverso questa mozione, e bene farebbe ad attrezzarsi anche la sua maggioranza se vuole veramente essere partecipe dello sviluppo di questa Isola, e non delegare a lei e alla sua Giunta una operatività che fino ad oggi è stata nulla, totalmente assente. Al di là delle belle dichiarazioni, al di là delle affermazioni da grande platea pronunciate in televisione e in altre occasioni pubbliche, sul terreno è rimasto ben poco. E quello che è rimasto sul terreno si vede, nel senso che le sofferenze dei sardi rimangono, i grossi problemi rimangono irrisolti e voi continuate ad addebitare tutto questo all'incapacità di questo Consiglio di offrire risposte.
Dovreste invece ricercare la mancata soluzione dei problemi nella vostra incapacità di rispondere concretamente ai bisogni dei sardi, d passare dalle parole ai fatti.
Questo si aspetta la Sardegna e questo ci aspettiamo noi da voi: che gli argomenti da esaminare siano affrontati veramente in maniera trasparente, responsabile e non trattati, all'"acqua di rose", come molte volte avviene.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
manca (Gruppo Misto). Signor Presidente, vedo che il Presidente della Regione appare molto più disteso, forse perché ritiene di aver assolto il suo compito: quello di tranquillizzare la maggioranza che lo sostiene e l'opinione pubblica a cui tiene molto sul buon operato dell'Esecutivo.
Abbiamo notato arroganza e un po' di protervia nella replica del Presidente, a dimostrazione, se ce ne fosse stato bisogno, che la mozione ha colpito nel segno. Dopo sette, otto mesi, qualcosa è iniziato a trapelare; durante le prossime puntate conosceremo il resto, presumibilmente. Comunque colleghi, il collega e compagno di partito Giacomo Sanna ha ampiamente e con chiarezza illustrato le motivazioni e i contenuti della mozione. Il dibattito non c'è stato, una certa fretta ha impedito che venissero approfonditi tutti i contenuti della mozione stessa.
Comunque non è mia intenzione ripetere le giuste ragioni che hanno spinto un congruo numero di consiglieri a promuovere una concreta iniziativa per censurare la sottrazione degli atti strategici per lo sviluppo della Sardegna al Consiglio regionale. Questa è una iniziativa straordinaria, quindi molto grave e delicata, riguarda tutti, consiglieri di maggioranza e consiglieri di opposizione, ma interessa soprattutto la dignità di ciascuno, e soprattutto l'attività e la dignità dell'Assemblea sarda.
Noi riteniamo che le frequenti violazioni delle norme anche non scritte relative alle prerogative del Consiglio meritino una più giusta attenzione. E' grave quindi ciò che in questi mesi è accaduto, o meglio ciò che in questi mesi in quest'Aula non è accaduto.
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo scusa, un po' di silenzio per favore.
manca (Gruppo Misto). Sembra un circolo ricreativo, Presidente, non un'Aula assembleare.
Dicevo che le infinite dichiarazioni rese alle stampa dal nostro Presidente, le strumentali promesse e le fantasiose ricette, si sono sostituite ad atti programmatori e atti di governo. E' stato assente, come ricordavo poc'anzi, il dibattito sia sulle grandi questioni che sulle grandi scelte per lo sviluppo della nostra Isola. E non serve a niente chiedere la collaborazione del Consiglio regionale sul nuovo piano di rinascita quando da mesi ne è stata già appaltata e organizzata la stesura. E` una richiesta che noi consideriamo tardiva e pretestuosa.
La realtà è che temi fondamentali per la crescita e lo sviluppo della nostra Isola vengono trattati e decisi fuori dall'Isola e senza un serio ed approfondito dibattito consiliare. E` così per l'energia, è così per l'acqua, è così per le opere pubbliche, per l'ordine pubblico e per tutti gli argomenti accennati nel documento oggi in discussione. Non serve quindi a niente, Presidente, svuotare di significato politico l'iniziativa parlamentare che l'opposizione ha intrapreso per portare all'attenzione dell'Assemblea i problemi più urgenti e gli argomenti più importanti. Quindi lasciano il tempo che trovano gli inviti della Giunta a non disturbare il manovratore di turno o il futuro governatore in pectore.
Non sono quindi solo e soltanto le scelte strategiche che in quest'Aula hanno trovato attenzione attraverso mozioni e interpellanze, ma anche le grandi emergenza dell'Isola sono state discusse solo per iniziava dell'opposizione. Sarebbe quindi un esercizio inutile elencare tutte queste mozioni, e meglio sarebbe comprendere che su temi importanti non è più ammissibile che il Consiglio venga escluso o, peggio, esautorato dalle proprie funzioni.
Nei settori cardine dello sviluppo mancano interventi concreti e un'adeguata programmazione. Si parla dell'acqua ma non si discute in Consiglio il piano delle acque; si parla di energia ma non si discute del piano energetico; si parla di riforme ma non si recepiscono neppure quelle poche che il Parlamento italiano a fatica approva; si parla di autostrada del mare ma non vi è traccia della continuità marittima e per le merci; si parla delle innovazioni tecnologiche ma si gestisce altrove il piano informatico telematico. L'imbarazzata replica del Presidente è il solito tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità con lo sguardo rivolto agli eventuali errori del passato piuttosto che aii progetti e ai programmi futuri.
Voterò a favore perché condivido la censura ad un modo singolare ed improduttivo di governare e di fare politica, di offrire risposte alle troppe esigenze non soddisfatte dei sardi. Voterò a favore perché ritengo che il Consiglio regionale meriti ben altra considerazione da parte della Giunta, una Giunta senza programma e una maggioranza senza politica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
masia (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, voterò a favore di questa mozione pur non avendola firmata, perché ritengo che presenti dei contenuti di grande valenza per questo Consiglio. Riprendo il discorso da dove l'ho lasciato ieri, quando l'invito dell'assessore Masala a "lasciare lavorare" la Giunta, sostenendo che esisteva ben altro su cui discutere, mi ha lasciato quasi senza parole. Credo infatti che sia il caso di sottolineare un aspetto: da questi comportamenti sta emergendo un metodo, un metodo che di sicuro è sbagliato, ma che pensavo che fosse da attribuire esclusivamente al DNA che in qualche modo caratterizza l'assessore Masala, la sua collocazione politica. Non è così invece. Pertanto mi pare opportuno spendere qualche parola in più riguardo a questo argomento.
La mozione intende proprio sottolineare che questo metodo di portare avanti i lavori del Consiglio e il rapporto esistente tra la Giunta e chi la guida, e i componenti di questo Consiglio, è del tutto sbagliato. All'onorevole Pili, voglio ricordare che la partecipazione per noi vuol dire democrazia, e non possono né devono essere minimamente impediti i modi e le occasioni che permettono il confronto in questo Consiglio.
Sono stati portati all'interno di quella mozione alcuni aspetti. Si è parlato del grande sciopero che ha visto la partecipazione di 60 mila persone. Sessanta mila lavoratori sono scesi in piazza a sottolineare proprio questo aspetto: che il documento di programmazione è stato approvato in Commissione con la presenza solo dei componenti della maggioranza e che è stato portato all'esame dell'Aula senza la minima concertazione con le forze sociali, con i sindacati e con gli imprenditori.
In questa mozione è stato stilato un elenco di problematiche, forse anche non molto preciso, e sono stati portati dal consigliere Giacomo Sanna, che è il primo firmatario, i temi fondamentali di cui questo Consiglio si dovrebbe occupare. Abbiamo però anche visto che non sono soltanto questi i temi di cui ci dovremmo occupare. Si è parlato dell'acqua, dell'acqua della Corsica in particolare; nella sua replica il collega Sanna dice che finalmente se n'è parlato. A me pare che non se n'è parlato ancora, è troppo poco per poter dire che oggi noi siamo entrati nel merito della possibilità di portare l'acqua dalla Corsica. Si è parlato di metano e della possibilità di portarlo dall'Algeria tramite un metanodotto, della continuità territoriale e dei modi per poterla migliorare, del piano delle opere pubbliche e delle zone interne. Di queste ultime se ne è parlato grazie ad una mozione presentata dal centrosinistra per quanto poi bocciata dal Consiglio.
Si deve parlare di parchi; si parla e si deve parlare di progetti di informatizzazione e di progetti di sviluppo del turismo. Del Piano di rinascita se n'è parlato solo perché il Presidente Pili ha inteso anticipare una nostra richiesta, perché già da diversi mesi se ne parlava senza che l'Aula ufficialmente ne sapesse niente. Qua si parla soltanto grazie alle mozioni presentate dal centrosinistra con le quali, di volta in volta, i problemi vengono sollevati.
Credo che queste mozioni ormai stiano assolvendo all'importante funzione di consentire a questo Consiglio di svolgere il proprio ruolo, e ciò non è un bene. Non possiamo parlare dei problemi della nostra Regione solo ed esclusivamente perché le mozioni presentate dall'opposizione fanno in modo che l'argomento arrivi all'interno di questo Consiglio. Credo che occorra sottolineare - e non lo dico per pronunciare il solito intervento di parte - che la maggioranza si deve rendere conto che il metodo deve cambiare, perché ogni volta reagisce in questi termini evidenzia la sofferenza esistente al suo interno. Lo stesso Presidente Pili che rappresenta questa maggioranza, che rappresenta il Governo, con le sue reazioni, che qualcuno ha definito "isteriche", dimostra di non possedere quell'equilibrio e quella capacità che invece lo dovrebbero caratterizzare, considerati anche i voti conseguiti dalle ultime elezioni, che sicuramente però non gli danno il titolo per impedire al Consiglio di entrare nel merito dei problemi della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, ovviamente voterò contro la mozione, ma intervengo anche perché non restino dubbi su talune affermazioni, per altro gratuite se non supportate da dati certi.
Per tanti anni, per decenni, ho fatto parte dell'opposizione nel consiglio comunale della mia città, per cinquant'anni governata, salvo brevi parentesi, dal centrosinistra, e sono convinto quindi che la critica debba essere una critica serrata, ma anche costruttiva, e suffragata da dati precisi. Alla Conferenza Stato-Regioni partecipa, come è noto, il Presidente della Giunta. Ora, poiché nelle giornate di mercoledì e giovedì si svolgono spesso anche le sedute del Consiglio regionale, è normale che si possano verificare assenze; assenze che peraltro si sono verificate anche nel passato. Mi farò comunque consegnare l'elenco delle assenze dei Presidenti che si sono succeduti negli ultimi dieci anni.
Per quanto riguarda la sanità, qualcuno probabilmente parla senza conoscere i parametri. Le risorse finanziarie vengono erogate sulla base di una ?pesatura?, e questa pesatura è effettuata sulla base di determinati criteri e con l'utilizzo di alcuni indici. La Regione sarda non è stata mai penalizzata; anzi, in una battaglia condotta a Venezia con altre regioni meridionali abbiamo dimostrato che le Regioni del sud sono state penalizzate negli ultimi dieci-quindici anni e di conseguenza siamo riusciti ad ottenere, a carico di altre Regioni che hanno offerto la loro disponibilità, risorse finanziarie aggiuntive.
Del resto, un autorevole rappresentante dell'opposizione, l'onorevole Scano, recentemente, leggendo in modo puntuale e preciso i dati (che lui sa leggere) ha mostrato come il settore della sanità nell'ultimo triennio sia cresciuto notevolmente, registrando un incremento costante tra i 200 e i 250 miliardi all'anno. Quindi la sanità sarda non è stata mai penalizzata se non in ragione dei parametri che le competono, orientativamente il parametro di competenza sulle risorse nazionali è 2,1.
Recentemente, con provvedimento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 15 giugno 2002 è stata disposta una ulteriore ripartizione di fondi relativamente all'anno 2000-2001. La Regione autonoma della Sardegna ha avuto su 1.394 miliardi il 2,7; una misura quindi superiore al parametro di sua competenza (cioè circa 50 miliardi) e per quanto riguarda il 2001 le sono stati assegnati 72 milioni di euro, pari a 142 miliardi di lire. Ahimè, però le risorse che saranno accreditate ammonteranno soltanto a 14 milioni di euro, (28 miliardi di lire) per il 2000 e al 15 per cento dei 142 dei miliardi di lire, esattamente 35 miliardi, in funzione del fatto che le regioni d'Italia tutte, ad oggi, hanno attivato procedure (addizionale IRPEF, tasse sul bollo) che devono rientrare nei parametri del 13 per cento, pena la perdita di queste risorse finanziarie.
Al riguardo non c'è nulla di concreto. Devo dire, a mo' di esempio, che la Regione Liguria, pur registrando un deficit di un miliardo di euro nel 2001, ha attivato al momento un ticket di 2 euro a pezzo, con un massimo per ricetta di quattro euro, e per le fasce B1 e B2 ticket rispettivamente del 20 e 50 per cento, lasciando ovviamente esenti le categorie deboli. Ma sull'argomento mi soffermerò nei prossimi giorni con dovizia di particolari.
Sono intervenuto per dichiarare il mio voto contrario e per smentire, salvo documenti che attestino il contrario, che la Regione sarda sia stata penalizzata per alcune centinaia di miliardi come è stato detto poc'anzi in quest'Aula, e che addirittura questo porterebbe all'introduzione di ulteriori ticket. Volevo chiarire questo aspetto perché nell'argomento sono circolate voci prive di fondamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, preannunciando il voto favorevole, voglio esprimere il mio apprezzamento nei confronti del collega Giacomo Sanna e della mozione che ha voluto presentare perchè ritengo che abbia offerto un contributo al dialogo, alla chiarezza e anche alla centralità del Consiglio. Vede, onorevole Pili, io condivido con lei la preoccupazione di non diffondere sospetti o motivi di calunnia, ma il modo per non diffonderli è fare chiarezza e trasparenza.
Il Presidente Pili oggi ha usato un tono, che costituiva, se mi consente l'espressione, un misto di vittimismo e di arroganza di cui in quest'Aula proprio non si sente il bisogno. Stiamo cercando di capire, sugli atti più importanti della programmazione, qual è ?lo stato dell'arte? e se è stata rispettata la centralità del Consiglio. Il Presidente Pili ha detto che la centralità del Consiglio è stata assolutamente rispettata e ha sfidato tutti noi - questo era più o meno il senso - a dimostrare il contrario. Ha detto testualmente: se qualche delibera non arriva, fatemelo sapere perchè questo è un grande errore. Allora prego il Presidente Pili - è un modo di dire, naturalmente - di prendere qualche appunto.-
È stato totalmente disatteso il punto 2 dell'articolo 2 della legge finanziaria dell'anno scorso (prego il Presidente Serrenti di verificarlo i prossimi giorni o le prossime ore) là dove prescrive che le delibere di importo superiore a 5 miliardi debbono passare all'esame delle Commissioni competenti. E` stato totalmente disatteso il punto 2 bis dello stesso articolo, la norma anti monopolio. E` totalmente disatteso l'articolo 117 del Regolamento del Consiglio che prevede che periodicamente si svolga un rapporto di verifica sullo stato d'attuazione delle mozioni. E` stato totalmente disatteso l'articolo 47 del medesimo Regolamento che prevede che almeno una volta all'anno, o anche di più, se le commissioni lo richiedono, ciascun assessore svolga in Commissione un rapporto di verifica sull'attività del suo assessorato, dando atto dello stato di attuazione delle leggi di sua competenza. Sono state totalmente disattese, le norme sul monitoraggio, e anche nel bilancio mancavano totalmente gli stati di attuazione della spesa
Lo dico non per stare lì a garantire il passato, lo dico perchè ho apprezzato, l'ho detto ieri, la volontà della Giunta di ridare centralità al Consiglio, e questi sono alcuni elementi che conferiscono centralità al Consiglio, quindi la mia vuole essere una proposta per un lavoro comune.
Per quanto riguarda il discorso dell'acqua, Presidente Pili, al di là della sua volontà, credo che non solo i cittadini ma anche tutti noi siamo un po' confusi dal novero, dalla quantità di notizie che circolano: l'acqua dalla Corsica, l'acqua dalle miniere, l'acqua dei dissalatori. Fare un po' di chiarezza: questo credo che sia il senso della mozione. Cerchiamo di capire che cosa insieme possiamo fare per affrontare un problema che non è solo della Giunta o del Consiglio: è dei sardi.
Allora, da questo punto di vista, lei ha giustamente ricordato che il piano delle acque è del 1977; è chiaro che va aggiornato. Qual è il bilancio energetico? Qual è lo stato di attuazione delle opere in corso? Poco fa, per quanto riguarda il piano delle acque ha citato i programmi INTERREG 1 e INTERREG 2, eccetera, e ha detto testualmente: noi la scorsa legislatura non eravamo presenti. Alcuni colleghi hanno sorriso vedendo a fianco del Presidente Pili l'onorevole Pietrino Fois, che la scorsa legislatura era assessore dei lavori pubblici. Anche in questo caso un po' più di attenzione non avrebbe guastato.
Sulle opere pubbliche noi attendiamo con attenzione tutte le iniziative annunciate per l'accelerazione della spesa. Nel frattempo, siccome è stato chiesto più volte in commissione e in quest'Aula, vorremmo conoscere lo stato di attuazione delle opere pubbliche in modo da concentrare risorse sui completamenti che presentano il massimo di redditività e di utilità. Ci fornite questo stato di attuazione? Ci riferite qual è la situazione dei residui in materia di opere pubbliche? Ci informate sulla situazione del parco progetti? Questo io lo chiedo animato da spirito positivo, per avere possibilità di decidere insieme la strategia anche finanziaria di concentrazione delle risorse sulle opere pubbliche.
Il piano energetico non è solamente metano, ma è metano, è gassificazione, elettricità, è energie alternative. Alla base di tutto - vale il discorso fatto per il piano delle acque - deve esservi un bilancio dei consumi e delle risorse attuali e future. Anche da questo punto di vista credo che noi dobbiamo fare uno sforzo, così come sul problema dell'e-governement, del quale, per ragioni di tempo non posso parlare, ma mi auguro che ne potremo parlare insieme successivamente anche alla luce dei documenti che vorrete fornirci.
Concludo con un monito: sia orgoglioso del suo consenso elettorale, Presidente, ma lo sia molto meno della sua maggioranza che è fondata non sul consenso ma sui ribaltoni, e che sta scrivendo una pagina tristissima della nostra storia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, sulla storia dei ribaltoni io penso che anche l'onorevole Gian Mario Selis, che è buon conoscitore anche delle vicende nazionali, riconoscerebbe che il centrosinistra è maestro in questa arte.
DORE (I DEMOCRATICI). Voi siete gli allievi che hanno superato i maestri.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Apprezzo invece la prima parte dell'intervento dell'onorevole Selis, anche se sicuramente non ha letto bene la mozione e non ha seguito attentamente l'intervento dell'onorevole Giacomo Sanna. L'onorevole Gian Mario Selis pone infatti un problema di contributo al dialogo, di ripristino della centralità del Consiglio, argomenti sui quali siamo disposti e disponibili ad un serio confronto, ma ciò stride fortemente col senso di questa mozione, che è stata riassunta dal presentatore con un'espressione significativa, quando ha affermato che questa mozione costituisce una vera e propria censura al Presidente della Giunta regionale.
La mozione sicuramente è mossa da altre motivazioni, infatti dico subito che il Presidente Pili non ha bisogno di difensori di fiducia e tanto meno d'ufficio, la fiducia gliel'hanno accordata i sardi. Governa legittimamente in base a un voto della Assemblea sarda e in base al voto che hanno assegnato a questa maggioranza i sardi. Ma vedete, quando il dibattito cade sulla denigrazione, sul dileggio, sulla demonizzazione, c'è veramente poco anche da controbattere, c'è poco, onorevole Gian Mario Selis, da confrontarsi, perchè non vogliamo assolutamente seguire su questo piano un'iniziativa pur legittima della opposizione ma che sa tanto di avvio anticipato di campagna elettorale.
SANNA ALBERTO (D.S.). Tu sei sempre in campagna elettorale!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Noi comprendiamo molto bene le difficoltà che patisce il centrosinistra nell'individuare un leader, i problemi interni, le comprendiamo a tal punto che ci rendiamo conto che l'unico modo per uscire dalle secche di una difficoltà che è sotto gli occhi di tutti è quello di attaccare l'avversario, di demonizzare...
SANNA ALBERTO (D.S.). Ma pensa alle tue difficoltà! Ma che cosa c'entra questo?
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lasci parlare, non è necessario disturbare i colleghi. Se lei chiede la parola, io gliela concederò volentieri. Prego onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Questa reazione probabilmente, semmai ve ne fosse bisogno costituisce una indiretta conferma di ciò che sto dicendo, perchè evidentemente la mia riflessione ha colto nel segno.
Dicevo che si tratta evidentemente di una anticipazione di campagna elettorale che vuole ripercorrere, ed è davvero una brutta e pessima copia, ciò che è avvenuto a livello nazionale. E io dico ai colleghi del centrosinistra che se non vi è bastata la lezione che vi è stata riservata a livello nazionale, continuate pure con questi toni di arroganza...
SANNA ALBERTO (D.S.). Il castigamatti! Ma stia zitto!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ma perchè non sta zitto lei, onorevole Sanna.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, se vuole intervenire può intervenire dopo l'onorevole Pittalis, ma non può in questo modo.
SANNA ALBERTO (D.S.). Ma non può parlare così. E' inaccettabile!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Penso di fare anche un torto alla mia parte politica perché vi sto dando anche qualche consiglio. Perché insistere su questa strada, davvero? Non è utile; per voi soprattutto. Mi consentirete di richiamare alla memoria, un triste ricordo: quel rapporto che esisteva tra il presidente Palomba, la Giunta e la sua maggioranza.
SPISSU (D.S.). Basta! C'è un limite a tutto. Grazie, onorevole Pittalis.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, la prego lei è anche un Presidente di Gruppo!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, veramente l'intolleranza del centrosinistra non ha confini. E' un fatto di buona educazione, io ascolto tutti. Onorevole Spissu, lei ha parlato, ha ingiuriato definendo indegno, arrogante il Presidente Pili; ha parlato di tono stizzito, ha parlato di replica incattivita e non consente da questi banchi di poter svolgere serenamente un intervento? Ma stiamo scherzando?
Allora, io voglio concludere ricordando a lei, onorevole Pili, perchè la scorsa legislatura non faceva parte di questo Consiglio, che il piano straordinario del lavoro, un atto importante, che l'intesa istituzionale Stato-Regione non sono mai approdati nei banchi di questo Consiglio, prima che venissero posti all'attenzione delle parti sociali e del Governo nazionale. E voi venite oggi a impartire una lezione a noi, al Presidente Pili, accusandolo di aver mortificato il ruolo e la centralità di questo Consiglio? Colleghi, in tutta franchezza, vergognatevi!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io credo che i toni che hanno utilizzato il Presidente della Giunta e l'onorevole Pittalis, non siano degni di quest'Aula. Quello che lei ha dichiarato oggi, onorevole Pili, credo che abbia offeso anche tanti colleghi della sua stessa maggioranza, perchè se nessuno può aprire bocca in quest'Aula, se non ha ottenuto il consenso elettorale che ha ottenuto lei grazie a Berlusconi e ai soldi di Berlusconi, alla pubblicità ingannevole, ed è vero, è dimostrabile... Vede, quando dice che ci dobbiamo vergognare, onorevole Pittalis, inizi a dire ai suoi amici di non essere intolleranti perchè credo che un Presidente di Giunta si dovrebbe vergognare se dopo che per cinquanta volte è stato messo in minoranza da questo Consiglio regionale continua a stare impunemente al suo posto.
Onorevole Pittalis, vede, lei quando parla di ribaltoni, cercando, come suo solito, di scaricare su altri le sue responsabilità e le responsabilità di questa maggioranza, si dimentica che il maestro, che il professore più insigne in materia che abbiamo in Italia è proprio Berlusconi; perchè per varare il suo primo Governo, dovette ?comprare? il senatore Grillo, offrendogli l'incarico di sottosegretario.
(Interruzione dell'onorevole Usai)
FADDA (Popolari-P.S.). No no no no, le posso garantire che il primo esempio di vero ribaltone, perchè non c'era la maggioranza, l'ha compiuto il Presidente Berlusconi.
Vedete, tante volte tra di noi parliamo, e ci diciamo che questo Consiglio regionale è stato esautorato completamente dalle azioni della Giunta regionale; lo riconoscete anche voi. Ma siccome ormai, Presidente Pili, grazie a quella famosa riunione che lei ha tenuto con Cominciali, con l'onorevole Pittalis, e anche con il sottosegretario Cicu a Villa Devoto dove si è deciso di controllare il voto...
(Interruzioni)
Se vuole può smentire ma credo che lei stia affermando una falsità. Lei sa che è vero! Vero onorevole Pittalis? Se il clima è quello, se si ha la paura di poter esprimere con molta serenità ciò che tante volte tra noi ci diciamo, credo che in quest'Aula stia mancando davvero un po' di libertà.
So che lei ha i mezzi per non poter ricandidare alcuni suoi colleghi e che ci sono delle liste particolari, so che il vostro partito ha emanato delle direttive per impedire addirittura - è stato riferito dall'onorevole Pittalis in una riunione di Gruppo - che qualcuno rilasci interviste all'esterno; è stata vietata addirittura, senza l'autorizzazione del partito, la possibilità di rilasciare delle interviste.
Allora, onorevole Pili, le voglio dire, con molta serenità, il tono di offesa che lei ha usato oggi, nei confronti di tutti noi - sappiamo di non avere i suoi mezzi e i suoi padrini, di non avere ricevuto i suoi voti - ma mi creda, non riuscirà ad impedire neanche al più piccolo di noi, di poter esprimere l'apprezzamento o il dissenso e non abbiamo bisogno della sua autorizzazione o dei suoi voti per poter parlare in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Non sto pronunciando la dichiarazione di voto, avrei voluto usare toni di ricomposizione, ma... non lo faccio.
PRESIDENTE. Lei può parlare solo per dichiarazione di voto.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Se il collega Cugini rinuncia, rinuncio anche al mio intervento, che avrebbe voluto essere di ricomposizione.
CUGINI (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ringrazio sia lei che l'onorevole Cugini.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, i timori che hanno spinto me e i firmatari di questa mozione a portare all'attenzione dell'Aula questo problema, che riteniamo ancora più grave dopo ciò che è accaduto questa mattina, riguardano il ridimensionamento delle prerogative di quest'Aula, di questo Consiglio. E` la testimonianza che nonostante i temi sollevati dalla mozione siano di elevata importanza (il problema della siccità, dell'acqua, il problema energetico, il problema delle riforme, dell'Europa e quanto altro) tanta è l'abitudine a non discutere, tanta è l'abitudine a non confrontarsi che anche in questa occasione non riusciamo a svolgere un dibattito serio; riusciamo invece a trasformare argomenti di primaria importanza in giustificazioni che non hanno motivo di esistere. Altro che apertura di campagna elettorale!
Noi riteniamo, e l'ha riconosciuto anche il Presidente Pili, che i contenuti della mozione abbiano tutto il sacrosanto diritto di essere dibattuti in quest'Aula, ma in modo serio, così che ognuno possa essere partecipe, che ci sia quell'informazione che è venuta meno, che sia data la possibilità di essere noi, in quest'Aula, per il ruolo che ricopriamo, partecipi, cosa che invece non è avvenuta, come testimonia il mancato dibattito. Qualcuno ritiene che abbiamo ormai abdicato al nostro ruolo, ma noi a quel ruolo non rinunceremo mai! Saremo promotori in altre circostanze, fino alla fine della legislatura, di proposte come quella di oggi, per impedire che quest'Aula diventi il bivacco, il circolo ricreativo, il circolo della rassegnazione come qualcuno vorrebbe. Sarebbe bello che tutto avvenisse fuori di quest'Aula e che quest'Aula, magari in termini propagandistici, continuasse a stare in assoluto silenzio, non partecipe: questo non lo consentiremo e ci opporremo con tutte le nostre forze.
Per quanto riguarda la sanità: il riferimento era sempre ed è sempre il Presidente Pili. L'ha dichiarato lo stesso Assessore Oppi quando è intervenuto affermando di non essersi mai recato agli incontri Stato-Regione. Io ho dichiarato che agli incontri Stato-Regione in materia di sanità non c'è mai andato nessuno. E sto aspettando una smentita. Certo che i soldi sono arrivati, però vorrei capire in che termini, chi ha deciso gli importi. Certamente chi c'era! A parte i parametri, certamente chi c'era! Bisogna rimarcare questa assenza e tutte quelle che ci saranno ancora, portandole anche all'attenzione di quest'Aula.
Credo di avere disturbato, insieme ai firmatari di questa mozione, il manovratore. E se qualcuno pensa che il manovratore debba essere lasciato in pace, si sbaglia! Il manovratore sarà tale, a pieno titolo, con il ruolo che gli viene certamente riconosciuto, quando altrettanto ruolo e riconoscimento riceverà quest'Aula e ognuno di noi; solo allora forse i toni si abbasseranno e il contributo e la collaborazione diventeranno reali e non strumentali come quelle chieste proprio dal Presidente l'altro giorno sul tema del Piano di Rinascita.
PRESIDENTE. Stiamo votando la mozione numero 71 in base all'articolo 118 che recita: "La mozione di fiducia o di sfiducia alla Giunta regionale o a un suo componente, le mozioni e gli ordini del giorno di censura politica" - come in questo caso - "devono essere motivati e sottoscritti da almeno un decimo dei componenti il Consiglio; non possono essere discussi prima di tre giorni dall'annuncio e sono votati sempre per appello nominale".
Votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 71.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E` estratto il numero 8, corrispondente al nome del consigliere Calledda). Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Calledda.
ORTU, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO - BALIA.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 69
Astenuti 1
Maggioranza 35
Favorevoli 32
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 14 e 14.
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