Seduta n.256 del 19/12/2006
CCLVI SEDUTA
Martedì 19 dicembre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
Comunicazioni del Presidente............................................................................... 2
Congedi.................................................................................................................. 2
Disegno di legge (Annunzio di presentazione)...................................................... 2
Interpellanze (Annunzio)........................................................................................ 4
Interrogazioni (Annunzio)...................................................................................... 3
Interrogazioni (Risposta scritta)........................................................................... 3
Mozione (Annunzio)............................................................................................... 5
Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC 11/A e DOC 11 bis/A) dei documenti: "Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC n. 11/A) e "Integrazione al Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC n. 11 bis/A). (Discussione generale del testo unificato):
ATZERI............................................................................................................... 5, 7
CAPELLI.......................................................................................................... 8, 16
LIORI.................................................................................................................... 10
LAI........................................................................................................................ 11
LA SPISA............................................................................................................. 13
VARGIU, relatore............................................................................................ 14, 36
UGGIAS........................................................................................................ 18, 137
LADU.................................................................................................................... 20
PACIFICO, relatore di maggioranza....................................................................... 22
AMADU................................................................................................................ 49
SORU, Presidente della Regione............................................................................. 62
CACHIA............................................................................................................... 66
FLORIS MARIO................................................................................................... 76
GALLUS............................................................................................................... 85
BRUNO................................................................................................................ 98
LICANDRO........................................................................................................ 104
CORDA.............................................................................................................. 114
CONTU.............................................................................................................. 121
COCCO.............................................................................................................. 131
ARTIZZU............................................................................................................ 136
Proposta di legge (Annunzio di presentazione)..................................................... 3
La seduta è aperta alle ore 16 e 28.
PRESIDENTE. Poiché la presenza dei consiglieri non mi sembra adeguata al problema che dobbiamo affrontare, propongo quindici minuti di sospensione. Pertanto riprenderemo i lavori alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 29, viene ripresa alle ore 16 e 55.)
PRESIDENTE. Iniziamo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto. Chiedo che un Segretario mi assista.
ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 29 novembre 2006 (250), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Davoli, Masia, Sanciu e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 19 dicembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizioni per la chiusura dell'esercizio 2006". (266)
(Pervenuto il 15 dicembre 2006 e assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
FLORIS Mario - CHERCHI Oscar: "Autorizzazione per tre mesi dell'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per il 2007". (265)
(Pervenuta il 14 dicembre 2006 e assegnata alla terza Commissione.)
PRESIDENTE. Comunico che, da una verifica degli uffici, è emerso che, nel corso dell'esame degli articoli della legge regionale sul commercio, approvata nella seduta pomeridiana del 29 novembre scorso, per una lacuna del procedimento, nel corso di una serie di votazioni condivise, non sono stati messi in votazione l'emendamento numero 14, sostitutivo totale dell'articolo 6, e il successivo articolo 7.
Tanto comunico al Consiglio perché ne prenda atto e consideri tali norme così approvate.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione DIANA - LIORI sul rischio che molte imprese restino escluse dai bandi per la progettazione integrata a causa dei ritardi accumulati dalla Regione e della complessità della procedura di selezione". (642)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione FLORIS Mario - CHERCHI Oscar sull'alienazione del complesso dell'Assunzione in Cagliari". (648)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione CALIGARIS sull'assunzione degli idonei al concorso pubblico per agente forestale". (651)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione SANNA Matteo sulle strane procedure del concorso interno per l'accesso al livello della dirigenza dell'Ente foreste della Sardegna". (660)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione CACHIA sul grave stato di pericolo per gli utenti della strada Olbia-Sassari (la "via delle croci")". (677)
(Risposta scritta in data 18 dicembre 2006.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'attuazione del programma di investimenti per il completamento di opere di edilizia sanitaria e per l'ammodernamento tecnologico nell'Ospedale civile e nell'Ospedale marino di Alghero". (706)
"Interrogazione LIORI - DIANA, con richiesta di risposta scritta, sui gravi rischi per la sicurezza degli utenti e del personale medico determinati dal nuovo regolamento per l'assegnazione e il mantenimento delle utenze di telefonia fissa dell'Azienda sanitaria locale n. 8". (707)
"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla mobilità extra aziendale del personale dirigente medico, infermieristico e amministrativo della centrale operativa 118 di Cagliari". (708)
"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulle anomalie nella graduatoria per la selezione in Pediatria all'ASL n. 8 di Cagliari". (709)
"Interrogazione ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla convenzione tra le Regioni Sardegna e Friuli Venezia Giulia per le cure psichiatriche". (710)
"Interrogazione SERRA, con richiesta di risposta scritta, sulla graduatoria delle imprese ammesse all'assegnazione dei contributi alle imprese commerciali (legge regionale 21 maggio 2002, n. 9)". (711)
"Interrogazione DIANA - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sui termini di scadenza del bando Domos". (712)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di creare una casa dello studente ad Alghero". (713)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interpellanza URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU sulla gestione dei beni immobiliari pubblici e dell'intero patrimonio di edilizia residenziale pubblica". (218)
"Interpellanza RASSU - LA SPISA sulla situazione di malessere e disagio creatasi nel cantiere dell'Ente foreste di Sassari "Sa linna sicca" di Pattada". (219)
"Interpellanza LADU - GALLUS - MURGIONI sulla delega agli enti locali in materia di Siti di interesse comunitario (SIC)". (220)
"Interpellanza BALIA - MASIA sulla trasformazione del Consorzio 21 in Sardegna ricerche e sul nuovo statuto". (221)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
Orru',Segretario:
"Mozione La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione. (105)"
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Giusto per dare un contributo di buon senso e di prudenza all'Aula, propongo la questione sospensiva, in base all'articolo 86 del nostro Regolamento, "Questione pregiudiziale e sospensiva", affinché si rimandi la discussione del Piano regionale dei servizi sanitari, in quanto siamo di fronte alla incertezza più assoluta dal punto di vista finanziario. La stessa Costituzione, all'articolo 81 comma 4, prevede che: "Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte". Siccome la finanziaria nazionale è ancora in itinere e la sciagurata idea del presidente Soru di far scaricare la sanità su noi sardi ci crea una nebulosa spaventosa, ci chiediamo con quali mezzi la potremo affrontare e con quale serenità possiamo parlare di risorse quando brancoliamo nel buio. A tal proposito, desidererei un parere della Giunta o dello stesso Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, lei propone una questione sospensiva, relativamente all'eventuale copertura finanziaria, che è stata posta anche in Commissione, dove è stata peraltro già superata con la motivazione che non si tratta di un documento di spendita, ma di un documento di programmazione che poi troverebbe la sua copertura finanziaria all'interno del bilancio che stiamo per affrontare.
Con l'argomentazione che un documento non prevede la copertura finanziaria, la Commissione ha ritenuto di non accogliere la questione; lei la ripropone in Aula, utilizziamo lo stesso argomento, in questa sede, per dire che è inutile che torni in Commissione, in buona sostanza. Quindi procediamo, poi se lei insiste, l'Aula si potrà pronunciare conclusivamente.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Lo stesso assessore Pigliaru, prima dell'autogiubilazione, si era impegnato con la legge di bilancio e aveva giustificato proprio la presentazione dello stesso, perché si attendeva la bonomia del Governo centrale. Adesso io non capisco perché, di fronte ad assenza totale di certezza finanziaria, noi dobbiamo legiferare e prendere provvedimenti così precisi che meritano una visione analitica di questa situazione tutta sarda. Lei mi costringe a chiedere un pronunciamento dell'Aula a questo proposito, dopo il quale ci regoleremo di conseguenza. Ritengo sia più prudente e saggio rimandare il provvedimento in Commissione, in attesa della finanziaria nazionale e quindi delle risorse che dovrebbero ricadere su questa nostra terra.
PRESIDENTE. Non sono di questo avviso, onorevole Atzeri, quindi, procediamo perché non possiamo bloccarci su questo.
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. Sullo stesso tema, può parlare un consigliere per Gruppo e ciascun intervento non può superare i cinque minuti. Questa è la procedura e poi si vota.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Utilizzerò molto meno dei cinque minuti, Presidente, per chiederle se la valutazione data dalla settima Commissione è anche la sua valutazione. Al di là di quello che hanno determinato e deciso i commissari e la settima Commissione, credo che l'interpretazione dell'argomento, posto alla sua attenzione dal collega Atzeri, sia di valutazione del Presidente del Consiglio. Perciò vorrei sapere se questa è anche la sua valutazione affinché rimanga a verbale.
Per facilitare il compito e per avere comunque piena comprensione della sua valutazione, la richiamerei al paragrafo 2 della parte III del Piano sanitario stesso che esamina il governo economico del servizio sanitario regionale. Questo stesso paragrafo sembra smentire quanto deciso dalla settima Commissione e, anche se fosse comunque un documento di programmazione… Presidente, mi sta seguendo? Dicevo che, anche nel caso in cui non fosse presa in considerazione l'osservazione del collega Atzeri e fosse definito come strumento di programmazione, vorrei sapere come mai non è stato inviato per il parere d'obbligo, anche come strumento di programmazione, come alla valutazione della terza Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io condivido la valutazione della settima Commissione. Del resto, l'onorevole Atzeri ha avanzato una proposta di sospensiva dell'argomento perché la Commissione riesamini se ci sia necessità o meno di una copertura finanziaria. Ricordo che, in ogni caso, noi lavoriamo all'interno delle disponibilità finanziarie del Servizio sanitario nazionale che, per il triennio 2007-2009, sono state già definite e approvate dalla Conferenza dei Presidenti in accordo col Ministero della Salute, quindi è all'interno di quel quadro che operiamo e nel quale si deve lavorare.
Devo fare intervenire uno per Gruppo e poi fare pronunziare l'Aula. Onorevole Capelli, prosegue? Prego.
CAPELLI (U.D.C.). Concludo il mio intervento, molto velocemente. Io ho capito la sua osservazione, mi sembra di poter ascrivere il fatto che lei è d'accordo con quanto espresso dalla settima Commissione. E' lo stesso parere.
PRESIDENTE. L'ho anche argomentato, sì.
CAPELLI (U.D.C.). Va bene, dunque è lo stesso parere. Ho chiesto diversamente dal collega Atzeri, o meglio in aggiunta, come mai il provvedimento non è stato inviato alla terza Commissione consiliare per il parere di competenza. E' diversa la domanda. In ogni caso, se il riferimento è al finanziamento triennale, credo che siamo decisamente nel campo dell'intervento della terza Commissione, perché se il finanziamento triennale proposto non riguarda il 2007-2009 ma riguarda il 2006-2008, a maggior ragione ci vorrebbe il parere della terza Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, intanto la pregiudiziale andava sollevata prima che la legge concludesse il suo iter e, magari, prima che la mandassimo al parere del Consiglio delle autonomie; comunque, poiché il quadro finanziario di riferimento non è modificato e agiamo all'interno del bilancio e della legge di riferimento, non c'è la necessità di una norma finanziaria e di un parere conseguente della terza Commissione in merito, perché nel merito non stiamo modificando assolutamente niente, agiamo all'interno del quadro finanziario che il Consiglio regionale ha già previsto.
Siccome è stata sollevata una questione sospensiva, devo far pronunziare un consigliere per Gruppo, chi vuole, naturalmente, e poi, conclusivamente, l'Aula decide.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori, per il Gruppo di Alleanza Nazionale. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Intervengo sulla sospensiva, certamente. Noi siamo d'accordo con quanto sostenuto dall'onorevole Capelli. Mancando la copertura finanziaria ed essendo il triennio di riferimento di questa legge e della legge dello Stato diversi (qui si tratta del triennio 2007-2009 e la legge a cui ha fatto lei riferimento è per il 2006-2008), non può esserci la coincidenza e quindi, quanto meno, un passaggio in Commissione per discutere della copertura finanziaria è necessario, anzi doveroso, da parte nostra. Commetteremmo, secondo me, una forzatura al Regolamento che non mi sembra né opportuna né giustificabile.
E' logico che una legge di questa portata ha bisogno di una copertura finanziaria certa, per questo io mi associo alle argomentazioni dell'onorevole Capelli e credo che sia giusto un passaggio nella Commissione competente che è la terza Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai per il Gruppo dei D.S. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Presidente, io penso che la disabitudine a vedere in Aula il Piano sanitario, visto che manca da ventuno anni, faccia fare delle confusioni. Il Piano sanitario è un piano che rappresenta, in qualche modo, la programmazione dell'organizzazione sanitaria; agisce nell'ambito di vincoli che sono vincoli maturati nel rapporto tra lo Stato e la Regione rispetto ai massimali della spesa; gli eccessi della spesa, ovviamente, vengono verificati soltanto quando si conclude l'annualità e gli obiettivi strategici sono quelli di contenerli all'interno di quel vincolo che si è dato. Pertanto, la valutazione, che è stata fatta già in Commissione, anche nel dibattito palese tra le forze politiche, metteva in luce che non esisteva alcun problema sotto questo aspetto, anzi, quando si è trattato di stabilire se, oltre che alla Consulta delle autonomie locali, dovesse andare anche ad altre Commissioni, si è esplicitamente sancito che l'unico parere necessario era quello della Consulta delle autonomie locali perché espressamente previsto dalla normativa. Peraltro mi risulta che altri piani che hanno la stessa ragione programmatoria subiscano processi di tipo inverso.
La nostra valutazione è coerente con il dibattito che c'è stato dentro la Commissione, peraltro coincidente con quella di minoranza (altrimenti sarebbero state messe a verbale valutazioni differenti quando si è trattato di inviarla alla Consulta delle autonomie locali), pertanto riteniamo che il provvedimento non debba essere inviato alla terza Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per il Gruppo di Forza Italia. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La questione posta dal collega Atzeri è una questione che credo debba essere affrontata sotto due profili... giustamente mi suggerisce il collega Capelli, la proposta fatta dal collega Atzeri, come perfezionata, mi sembra, dalla proposta Capelli (che è quella del rinvio del Piano non alla Commissione sanità ma alla Commissione che si occupa di programmazione e bilancio). Credo si possa affrontare il problema vero sotto un duplice profilo: formale e sostanziale. Sul piano formale, è fuori discussione che il Piano sanitario regionale non modifichi disposizioni di bilancio, quindi non modifica certamente la legge finanziaria, ma certamente è un provvedimento che incide su atti di programmazione che sono allegati al bilancio (la manovra economica annuale e pluriennale che ogni anno il Consiglio esamina ed approva); basta soltanto guardare il contenuto del Piano, una parte rilevante è dedicata al governo economico del Servizio sanitario regionale e lì viene detto che le disposizioni del Piano hanno anche l'obiettivo di contribuire a perseguire una politica di risanamento finanziario.
Ma quello che noi nella sostanza, accogliendo la proposta di Atzeri e Capelli, vogliamo significare è che questo Piano (la verità è questa) non ha una reale copertura finanziaria, non in senso formale ma di previsioni, appunto, di atti di programmazione, di pianificazione economico-finanziaria che, più che alla manovra finanziaria, atterrebbero casomai al DPEF o comunque allo strumento di pianificazione annuale e pluriennale che deve individuare con quali risorse si fa fronte alle indicazioni dei diversi atti di pianificazione. Non siamo solo noi a dire che questo è un Piano evidentemente non dotato di una copertura finanziaria adeguata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per il Gruppo dei Riformatori. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io devo dirle che il problema che si sono posti sia il collega Capelli che il collega Atzeri in inizio di seduta personalmente me lo ero posto durante la discussione della Commissione e, devo dire, mi ero anche rivolto agli Uffici per avere una informazione in merito, cioè per sapere se tutta la parte economica, che comunque riveste un'importanza notevole all'interno del Piano andando a costituire sostanzialmente l'intera terza parte del Piano sanitario, aveva o no la necessità di essere verificata anche dalla Commissione consiliare che si occupa di programmazione. Devo, con onestà e correttezza, dire che la risposta che mi diedero gli Uffici, che io interpretai come una risposta di tipo formale peraltro, fu negativa, nel senso che mi si disse che non c'era la prassi per cui il Piano sanitario regionale, per la sua parte economica, passasse all'interno della terza Commissione.
Devo dire che, per le considerazioni che poi andremo a fare quando entreremo nel merito del Piano sanitario regionale che è oggi in discussione, la cosa non mi stupisce neppure, nel senso che questo Piano è talmente avulso sia dal contesto economico esistente che dal contesto economico futuro del triennio, che probabilmente non ha neanche un senso politico il fatto che vada all'interno della Commissione programmazione. Se il Piano davvero fosse un piano cogente per la scelta di programmazione e per le conseguenti opzioni economico-finanziarie della Sardegna, sarebbe naturale, fisiologico, normale e utile politicamente che lo vedesse la terza Commissione, siccome mi sembra che questo, tutto sommato, non sia né una prassi del Consiglio, evidentemente, ma neppure una volontà della maggioranza in questa circostanza, credo che sia sostanzialmente inutile il passaggio in terza Commissione.
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, è già intervenuto prima.
CAPELLI (U.D.C.). Per il Gruppo dell'U.D.C.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per il Gruppo dell'U.D.C. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, comunque non ruberò tanto tempo, starò nei cinque minuti complessivi della proposta. Solo per chiarire che non abbiamo nessuna intenzione, ponendo questi problemi, di far slittare i tempi di discussione. Primo aspetto.
CUGINI (D.S.). Non lo abbiamo neanche pensato…
CAPELLI (U.D.C.). Ovviamente, possiamo iniziare questo rapporto di discussione sul Piano sanitario con il massimo dell'ironia, se si vuole, se si vuole essere seri invece stiamo un attimino ad ascoltarci.
CUGINI (D.S.). L'ironia e la serietà non sono in contrapposizione.
CAPELLI (U.D.C.). Allora, perché dico questo?Perché basterebbero cinque minuti, dato che conosciamo già le vostre posizioni, per consentire alla terza Commissione di esprimere un parere. Vorrei soltanto ragionare un attimo su quanto è scritto e riportato nella proposta di Piano sanitario regionale, affinché il Presidente assuma una decisione che sia una decisione, come dire, coscienziosa, visto quanto scritto - se mi ascolta - nel Piano sanitario stesso. Se noi andiamo a vedere, a pagina 138, le risorse definite a livello nazionale, vediamo che manca un aggiornamento, cioè l'aggiornamento al "102" della finanziaria nazionale, tant'è che tutti i riferimenti sono al riparto del 23 marzo 2005, Stato-Regioni per intenderci, per chi avrà letto il Piano non è necessario sottolineare e chiarire, ma i riferimenti sono all'accordo Stato-Regioni del 2005. Così come le coperture, indicate nelle risorse definite a livello nazionale, non tengono conto del "102", cioè di quello che avverrà con la finanziaria nazionale, si fa ancora riferimento ai trasferimenti statali.
Se e perché vi invito a ragionare su questo? Perché nel momento in cui si è approvato il "102", perciò la spesa sanitaria regionale a totale carico del bilancio della Sardegna, nasce un problema: dobbiamo, possiamo, vogliamo (tutte e tre le domande meritano una risposta), o siamo obbligati a perseguire gli indici riportati per stare all'interno dei parametri nazionali? Voi tutti sapete che la spesa sanitaria deve rientrare all'interno dei parametri nazionali e che, difficilmente, noi potremo dare valutazioni diverse, ma nel momento in cui l'intero carico della spesa sanitaria è a carico, perdonate il bisticcio di parole, del bilancio regionale, è necessario o è dovuto stare all'interno dei parametri prefissati? Punto di domanda! La logica vorrebbe di sì, potremmo anche stare sotto o decidere di stare sotto, non necessariamente di stare sopra, però è una scelta libera, non più vincolata dal Piano sanitario nazionale in ogni caso, o così potrebbe non essere.
Comunque, i riferimenti delle risorse definite a livello nazionale, come vi ho già detto a pagina 138, peccano di quanto successo dal momento della stesura della bozza di Piano sino all'approvazione dello stesso da parte della Commissione, cioè non si tiene conto di quanto previsto nel "102"; allora ritenete opportuno o no fare una verifica in terza Commissione di cinque minuti, quando vorrete, anche in corso d'opera, senza perdere tempo, nelle ore destinate alla sospensione, quello che volete, in modo tale che nessuno possa pensare che sia una manovra dilatoria, ma quanto meno per dare coscienza e contezza di quello che c'è scritto qui per quanto riguarda le risorse finanziarie?
Perdonate questa affermazione irrituale, ma io credo che il Presidente della terza Commissione dovrebbe sollevare il problema e il Presidente del Consiglio abbia l'obbligo di avviare un'opportuna verifica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per il Gruppo de La Margherita-D.L. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il problema che è stato sollevato nel dibattito credo che vada correttamente inquadrato in una sorta di riferimento delle fonti normative, cioè in primo luogo dobbiamo considerare (questo ci servirà per il proseguo del dibattito) se stiamo approvando una legge o se stiamo approvando un provvedimento che abbia un contenuto diverso. Credo che si possa dire con certezza che non stiamo approvando una legge, stiamo approvando un atto normativo a contenuto programmatorio. Questo atto è incastonato in quella che è la legge di sistema della sanità, cioè la legge numero 10, che abbiamo approvato in corso di quest'anno, quindi noi ci dobbiamo richiamare al contenuto della legge numero 10 che, all'articolo 26, parla proprio di finanziamento del servizio sanitario regionale, e ci dice che tale finanziamento è assicurato dal Fondo sanitario regionale, che viene deliberato nel bilancio e nella legge finanziaria, non dal piano…
(Interruzione del consigliere Mario Floris)
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Scusi, altrimenti perdo il filo… Quindi dicevo, non dal Piano sanitario regionale, è assicurato da un altro atto che sarà propedeutico, a seconda del momento in cui si viene ad approvare, o sarà successivo, e che comunque in questo momento non vizia l'approvazione del provvedimento che siamo chiamati oggi ad approvare. Quindi noi riteniamo che si possa procedere ulteriormente nell'esame e nell'approvazione del Piano che abbiamo in discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per il Gruppo Fortza Paris. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, per dire la verità ci eravamo già posti il problema se il Piano sanitario regionale dovesse passare in Commissione bilancio o meno. Devo dire che siamo rimasti molto sorpresi alla fine dalla decisione di non farlo passare in Commissione bilancio. Però oggi, io sono più convinto di allora che necessita di un passaggio formale nella Commissione bilancio. Hanno fatto bene, prima l'onorevole Atzeri e poi Capelli, a porre il problema; benché in termini un po' diversi, sostanzialmente vanno nella stessa direzione. Credo che ci sia anche qualche elemento in più, oggi, per aumentare i nostri dubbi, la legge finanziaria non è stata ancora approvata dallo Stato, conseguentemente, per intenderci, l'articolo 102 di tale legge finanziaria non è ancora diventato legge, quindi, di fatto, non esiste, in teoria non sappiamo come andrà a finire.
Comunque, visto che le opinioni sono abbastanza discordi e c'è incertezza su questo punto, io propongo che si chieda un parere al Servizio Studi, anche perché noi stiamo analizzando situazioni diverse: una, che riguarda il bilancio della Regione, riferita al triennio 2006-2008, l'altra invece, quella del Piano sanitario,riferita al 2007-2009.
PRESIDENTE. Ci sono due problemi. Il primo è che alla Presidenza del Consiglio non era stata rappresentata nessuna esigenza di sottoporre alla terza Commissione un documento di indirizzo e di programmazione e, poiché non è stata rappresentata nessuna esigenza, la Presidenza del Consiglio non ha potuto valutare neanche la richiesta e i termini della richiesta. Il problema viene riproposto in Aula, utilizzando un articolo del Regolamento e proponendo una sospensiva, il Presidente del Consiglio si rimette all'Aula, dopo aver fatto parlare i Capigruppo, con una regolare votazione.
La mia opinione è che questo sia un documento di indirizzo e programmazione e che le questioni finanziarie, così come avviene normalmente, si affrontano all'interno del bilancio annuale e pluriennale della Regione e, come sapete, per quanto riguarda il bilancio del 2007, sulla base della nuova legge di contabilità, all'interno del Piano regionale di sviluppo che precede il bilancio annuale e pluriennale. Quindi, tutta la partita finanziaria, anche e soprattutto a seguito dell'approvazione del Piano, deve avere una sua naturale conclusione e comprensione all'interno del bilancio. Senza indirizzi è difficile fare il bilancio, questa è stata la prassi che abbiamo comunque fin qui seguito.
Passiamo pertanto alla votazione della proposta. Colleghi, si vota per alzata di mano.
Chi approva la proposta di sospensiva, avanzata dall'onorevole Atzeri e precisata dall'onorevole Capelli, per rimandare, non alla settima, ma alla terza Commissione, l'esame del documento per la parte economico-finanziaria, alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Colleghi, non essendo stata approvata la questione sospensiva, procediamo.
L'ordine del giorno reca la discussione del Testo unificato (Doc. 11 e Doc. 11 bis/A), Piano regionale dei servizi sanitari.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico, relatore di maggioranza.
PACIFICO (D.S.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori della Giunta, a distanza di oltre vent'anni, finalmente, perviene in quest'Aula l'esame del più importante documento di programmazione nel settore della sanità. Di per sé, il periodo stesso di latenza di questo Piano indica l'importanza di questo momento, io direi che è ancora più importante perché arriva, questo Piano, in Aula, dopo un intenso anno di impegno legislativo di questo Consiglio regionale nel settore del sociale e della sanità. Esattamente un anno fa, questo Consiglio regionale ha licenziato la legge numero 23 sui servizi alla persona e sull'integrazione sociosanitaria e, a giugno di quest'anno, la legge numero 10 sugli strumenti di governo del sistema sanitario regionale, compresa anche l'Agenzia regionale alla sanità, che è un altro dei tasselli del governo dell'intero sistema. In conclusione di questo trittico sanitario, noi, oggi, analizziamo questo Piano, che è stato licenziato dalla Giunta regionale da oltre un anno, e ricordo che è stato licenziato dopo ampie consultazioni e assemblee pubbliche con operatori e parti sociali.
Un Piano che è stato, dopo la sua approvazione in Giunta, ulteriormente arricchito, a giugno di quest'anno, dal documento di razionalizzazione della rete ospedaliera ed è, quindi, pervenuto in discussione alla Commissione competente; io direi arricchito ancora e ampiamente integrato dalla stessa Commissione sanità, che ha accolto le osservazioni degli stessi commissari dei gruppi politici, ma anche dai contributi pervenuti dal mondo sindacale (sia dei sindacati di riferimento del mondo sanitario che dei sindacati confederali), dal mondo accademico e anche dalle autonomie locali.
Un Piano che io ritengo di forte impatto e che arriva dopo oltre vent'anni di programmazione parziale, non di assenza totale di programmazione, ma di programmazione parziale che è andata avanti per aggiustamenti progressivi, quindi proprio per questo ha suscitato anche comprensibili preoccupazioni e legittime perplessità nel mondo della sanità e tra gli operatori. Sotto questo aspetto, io credo che sia doveroso rassicurare tutti. Nell'elaborazione del documento, il patrimonio comune dei componenti della Commissione è stato il principio per cui era doveroso rispondere all'esigenza della necessità di coniugare equità ed efficienza e contenimento della spesa con l'erogazione di servizi di più elevata qualità, più rispondenti ai nuovi bisogni di salute e tendenti a dare risposte alle disuguaglianze e differenze esistenti tra i territori della nostra Regione. Questo è un impegno che è stato comune sia nei commissari della maggioranza che della minoranza, credo che almeno questo concetto possa ritenersi condiviso tra tutti.
La Commissione ha lungamente discusso, accogliendo molte delle osservazioni pervenute dalla minoranza, sia sui principi generali che sugli obiettivi di salute, sui quali si è trovata, io direi, ampia condivisione. Non si è potuto, per motivi diversi, condividere lo stesso percorso di approfondimento e condivisione, sia sulla rete ospedaliera che sulla parte terza del Piano, sul governo economico, in particolare, oltre che sul governo clinico. Pur verificando in Commissione una larga condivisione sull'esigenza di razionalizzare il sistema, sul ruolo del distretto, sulla necessità di attribuire agli enti locali, in quanto diretta espressione dei bisogni dei cittadini, la dovuta rilevanza sia nei compiti di programmazione che per quanto riguarda la verifica dei risultati, si è condiviso inoltre il tema dei rapporti tra Università e Servizio sanitario regionale con la necessità dell'istituzione di aziende dotate di propria personalità giuridica e la giusta integrazione, all'interno di quel mondo, tra i bisogni di ricerca e di didattica e l'esigenza dell'erogazione del servizio di assistenza che la Regione richiede. Il sistema sanitario, in questi anni, in mancanza di adeguati strumenti di programmazione, si è largamente orientato, ed il sistema si è costituito così su logiche di ospedalizzazione, senza che abbiano influito i cambiamenti delle realtà epidemiologiche e sociosanitarie emergenti.
In vent'anni, le trasformazioni sociali avvenute nella nostra Regione, il cambiamento del mondo del lavoro (io ricordo solo la realtà del mondo delle miniere, vent'anni fa ancora), la mancanza di industrializzazione o comunque l'iniziale prevalente industrializzazione nella nostra Isola, la trasformazione stessa dell'ambiente in cui viviamo e la crescita dell'inquinamento (che è un fenomeno diffuso, è un fenomeno globale da cui noi, comunque, non siamo esenti), la progressiva riduzione della natalità (un altro dei fenomeni emergenti che in questi vent'anni ci ha portato ai vertici dell'età media nazionale, sempre più elevata nella nostra Regione), l'invecchiamento progressivo della popolazione (che ha fatto emergere patologie cronico-invalidanti, che prima non erano all'attenzione del nostro sistema o comunque lo erano in misura minore), la crescita tecnologica e la capacità di diagnosi precoce (che ha cambiato molto il mondo della sanità e della medicina), ma anche il cambiamento strutturale, io direi, delle famiglie in Sardegna, il crescente numero di persone che vivono in solitudine, come la riduzione del numero dei componenti dei nuclei familiari, in un contesto in cui cresce comunque la conoscenza, la capacità di accesso alla conoscenza, alle informazioni, ma anche la crescita della mobilità, che porta comunque i nostri cittadini, a volte, a scegliere al di là delle nostre volontà e di potersi muovere, nell'ambito nazionale, alla ricerca di qualità e di specialità che ancora nella nostra Regione sono assenti, tutto ciò necessita di un adeguamento del sistema che recepisca le nuove domande di salute emergenti, la necessità di costruire un sistema di offerta differenziato, che possa dare risposte al cittadino nelle diverse fasi della malattia, ed una reale presa in carico dello stesso.
In un contesto di grande cambiamento sociale e culturale che avanza più velocemente della capacità del sistema stesso di adeguarsi, ci troviamo in un percorso che appare obbligato, irrigidito da parametri e da vincoli nazionali e comunitari, in una condizione che è, comunque, di maggiore svantaggio per la nostra Regione. Io ricordo che i vincoli nazionali posti sono principalmente tre: la riconversione della rete ospedaliera, da acuti in lungodegenza e riabilitazione day hospital, le politiche di controllo e contenimento della spesa farmaceutica ed il governo del personale nelle sue diverse problematicità. Sono tre condizioni inderogabili che sarebbero dovute essere affrontate comunque da qualsiasi maggioranza in questo Consiglio. Le condizioni poste appaiono per noi particolarmente gravose, per il sistema sardo, in particolare per tre motivi.
Intanto perché, rispetto ad altre Regioni e ad altre realtà in Italia, noi abbiamo un ritardo della programmazione regionale che è dato dalle cose che ho detto prima. In questi vent'anni si sono determinate aree di squilibrio tra territorio e territorio, l'eccedenza di posti letto per acuti, che è sotto gli occhi di tutti, l'assenza pressoché totale di posti letto per lungodegenza e riabilitazione, l'assenza di politiche nella medicina distrettuale e nella prevenzione, l'assenza di politiche di integrazione sociosanitaria che ha "sanitarizzato" molti bisogni sociali e ha incentivato una cultura "ospedalocentrica" del sistema. L'ospedale è diventato il rifugio di tutte le pecche del sistema sanitario e delle possibilità della mancata integrazione tra sociale e sanitario e molti bisogni sociali si sono riversati all'interno delle strutture ospedaliere che non riescono, ancora oggi, a farvi fronte.
Ma ancora io direi, un dato che è fondamentale: l'assenza di una cultura del lavoro in rete. I nostri operatori sono abituati a lavorare in maniera estremamente dedita, ma da soli, non a lavorare in un sistema di rete, in un sistema che faccia cultura di rete, in un sistema di obiettivi condiviso, ognuno lavora per le problematiche che affronta giorno per giorno ma al di fuori di un contesto di prospettive e di obiettivi comuni. Un altro dei difetti, un'altra delle problematicità, un altro dei problemi che creano rigidità è rappresentato dalle particolari condizioni geografiche. Il susseguirsi di intese Stato-Regione non tiene conto, nella definizione della quota capitaria, delle differenti situazioni di difficoltà. Non è indifferente organizzare un sistema sanitario per 1 milione e 600 mila persone che risiedono in un unico sito rispetto al peso economico e sociale dell'organizzazione di un servizio sanitario per un 1 milione e 600 mila abitanti che risiedono in un territorio vasto come la nostra Regione.
Infine, il terzo elemento di difficoltà nella rigidità degli obiettivi posti è rappresentato da alcune peculiarità epidemiologiche della nostra Regione; mi riferisco alle talassemie e, in particolare, al diabete, insieme alla Finlandia siamo ai vertici mondiali di incidenza di patologia; ma ancora, maggior incidenza rispetto ad altre realtà nazionali hanno le patologie come la sclerosi multipla, le malattie rare e i distiroidismi che creano difficoltà di risposta che sono sotto gli occhi di tutti.
Il lavoro compiuto dalla Commissione ha evidenziato, tra l'altro, alcune criticità del sistema che si aggiungono a queste tre rigidità che ho evidenziato: l'inadeguata distribuzione del personale, la debole integrazione tra le attività sanitarie e sociali, la carenza di azioni nella prevenzione, la mancanza di ampie strategie territoriali, ogni ASL si muove in proprio, secondo le proprie strategie locali, non in un sistema di rapporti che possono essere condivisi su progetti comuni che abbracciano territori ancora più vasti. Ancora: alcune gravi carenze in settori delicati, ho detto prima della riabilitazione e della lungodegenza, ma segnalo l'oncologia e il problema della radioterapia in particolare; ogni anno circa 4 mila sardi abbisognano di radioterapia e chemioterapia, questi 4 mila sardi trovano soltanto parzialmente risposta, si calcola che la capacità del nostro sistema di dare risposte sia soltanto per 1400 pazienti, altri 1500 trovano risposta nelle strutture del continente. Questo vuol dire che, oltre 1000 pazienti sardi, rinunciano a fare chemioterapia con tutte le considerazioni che ne derivano.
Ancora: l'eccessivo ricorso alle prestazioni extra regionali, conseguenza dei fenomeni e delle difficoltà che noi abbiamo nell'erogazione di alcune prestazioni di livello e poi un altro elemento di difficoltà e di criticità del sistema è il tasso di utilizzazione dei posti letto che appare basso rispetto agli indici nazionali che sono posti dal punto di vista dell'ottimizzazione dei percorsi. Abbiamo ancora circa il 68 per cento di tasso di utilizzazione dei posti letto pubblici e appena il 57 per cento di utilizzazione dei posti letto nel privato.
Il lavoro che noi abbiamo compiuto in Commissione, ma che ha compiuto ancora precedentemente la Giunta nelle consultazioni assembleari che si sono succedute nel nostro territorio, pone alcune indicazioni strategiche che sono recepite dal Piano: il riordino e l'ammodernamento del sistema come elemento cruciale, l'umanizzazione degli interventi, l'appropriatezza e l'efficacia delle prestazioni, il lavoro di rete come metodo da perseguire, lo sviluppo delle attività sul territorio e le politiche del distretto sanitario, la qualificazione del personale e l'individuazione di alcuni obiettivi di salute prioritari.
Gli obiettivi di salute prioritari che sono stati individuati nel Piano sanitario sono cinque, e appaiono obiettivi che sono peculiari in risposta ad alcuni che affermano che questo è un Piano che andrebbe bene in qualsiasi Regione d'Italia. Sono obiettivi peculiari perché noi iniziamo, nell'analisi degli obiettivi, con le malattie ad alta specificità per la Sardegna, quali diabete, malattie rare, sclerosi multipla, talassemia e connesso il piano sangue; continuiamo col secondo obiettivo che è rappresentato dalle patologie di particolare rilevanza sociale, le patologie emergenti, che sono le demenze e la malattia di Alzheimer, le malattie reumatiche, che trovano dignità finalmente nel Piano, le malattie endocrine, la questione dei trapianti, le donazioni, la medicina del dolore, la sanità penitenziaria e le patologie emergenti rispetto agli stili di vita (obesità e dipendenza). Ancora, come terzo obiettivo, le patologie con particolare incidenza epidemiologica quali le malattie cardiovascolari, i disturbi circolatori neurologici, con la previsione di una rete regionale dell'emergenza, in un caso e nell'altro, in maniera dettagliata e anche apparentemente pesante per il sistema ma che noi ci impegniamo a sostenere proprio per le ragioni e le considerazioni che si facevano prima sulla vastità della nostra Regione e la difficoltà di poter raggiungere, in tempi brevi, luoghi dove poter avere risposte adeguate. Come quarto punto: le malattie oncologiche con la rete oncologica e le cure palliative e quindi quinto obiettivo: la salute mentale, con una scelta di un modello preciso e condiviso all'interno della maggioranza.
Però abbiamo ragionato anche sugli obiettivi di sistema, sulla prevenzione, sul distretto, sulla questione del punto unico di accesso, sulla presa in carico del paziente, sul problema della disabilità. Abbiamo ragionato di riabilitazione, finalmente si disegna in Sardegna un sistema di posti letto di riabilitazione fino ad oggi assolutamente carente o assente, la tutela della salute materna infantile, la neuropsichiatria infantile, la questione dei consultori da rivitalizzare e rivalutare, i percorsi nascita e la tutela del nascituro.
Abbiamo affrontato ancora il governo economico, il governo clinico delle aziende e l'insieme del sistema delle regole e gli strumenti per l'innovazione e la conoscenza e abbiamo affrontato il problema della rete ospedaliera stressando un sistema che era necessitato. Noi abbiamo fatto un intervento che chiunque doveva fare perché il raggiungimento dei 4,5 posti letto per mille abitanti è un obiettivo di tutte le Regioni in Italia, è un obiettivo del Piano sanitario nazionale, e i 3,5 posti letto per acuti, noi li dobbiamo raggiungere adesso, e la previsione che viene data dalla Comunità europea per la prospettiva futura è di 3 posti letto per mille abitanti per acuti e 1 posto letto per lungodegenza e riabilitazione.
Abbiamo dato degli obiettivi sui tassi di ospedalizzazione. Oggi siamo ai vertici nazionali per negatività, un tasso di ospedalizzazione di 223 ricoveri per mille abitanti, noi abbiamo posto l'obiettivo al 2010, in un progressivo decalage di ottimizzazione di 180 posti letto. Abbiamo ragionato di innovazione tecnologica e della costruzione di cinque nuovi ospedali, ma di questo dibatteremo quando arriveremo a quelle parti del Piano che verranno esaminate dall'Aula. Quello che è importante e che voglio segnalare è che, per ognuno di questi capitoli trattati, vi è un filo conduttore che attraversa le 160 pagine del Piano: è la centralità della persona, sia nella costruzione dei servizi, sia nella crescita della consapevolezza sui fattori di rischio della salute, sia nell'accessibilità dei servizi, sull'umanizzazione e sulla partecipazione ai processi e, per finire, sulla personalizzazione degli interventi. Vi sono però anche alcune altre parole chiave e tra queste, mi piace ricordarla, spicca il concetto di lavoro in rete; sviluppare attraverso questo una logica di sistema che coinvolga gli operatori della sanità, che faccia crescere la cultura dell'operare insieme e che realmente garantisca la presa in carico dei bisogni della persona malata e ne assicuri la continuità dell'assistenza in tutte le fasi della malattia.
In conclusione, è un Piano per i sardi e per la Sardegna, ambizioso e denso di contenuti e proposte, non un Piano di sogni, come qualcuno ha detto, ma un Piano che nasce da un sogno. E' un sogno condiviso da tutti noi che, pur con differenti sensibilità politiche, abbiamo comunque l'unico obiettivo di dare equità e qualità al sistema, efficacia ed efficienza e di porre, al centro delle azioni e delle prestazioni, i bisogni e le esigenze di chi soffre, di chi è indifeso, di chi si rivolge a noi con gli occhi della speranza per se stesso, per un proprio caro, per un proprio familiare. Un Piano che costituisca un sistema di regole e certezze, che accompagni con umanità e supporti chi affronta percorsi di malattia e sofferenza e dia risposte certe alle inalienabili legittime aspettative di salute dei nostri cittadini.
Presidente, mi permetta inoltre, credo di interpretare il sentimento dei commissari, e con questo avrei anche finito, di poter ringraziare in Aula la dottoressa Dessanay, la dirigente della settima Commissione sanità: il suo supporto, in questa intensa fase legislativa, ed in particolare negli ultimi interminabili giorni di lavoro in Commissione, è stato come sempre prezioso e costante. Mi sembra doveroso sottolineare questo esempio di dedizione che rende lustro all'Assemblea legislativa e alla massima Istituzione parlamentare della Sardegna. I funzionari e i dirigenti, con il loro silenzioso lavoro e con il loro bagaglio di competenze, sono a disposizione delle funzioni legislative e difendono i principi di legalità e aderenza ai principi di costituzionalità e della nostra autonomia. Così come, credo anche qui di interpretare i sentimenti di tutti i commissari, mi preme ringraziare il presidente Masia per l'impegno profuso e la fermezza nel raggiungimento dell'obiettivo dato, oggi ancora di più in quanto, colpito da un grave lutto familiare, è assente fisicamente in Aula, ma idealmente presente con noi. Per concludere, mi sento di dover ringraziare l'Assessore regionale della sanità per la costante presenza e per il continuo e aperto confronto e anche i consiglieri della Commissione, sia di maggioranza che di minoranza, per la correttezza del confronto ed il profilo alto della discussione nei nostri lavori.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu, consigliere osservatore.
VARGIU (Riformatori Sardi), consigliere osservatore. Presidente, ovviamente esprimendo nella relazione, che faccio da osservatore, ragionamenti che sono comuni all'intero schieramento di minoranza, vorrei proprio partire da due considerazioni finali del collega Pacifico che portano qualche elemento di riflessione.
La prima è una considerazione neutra: anch'io ringrazio, a nome dei commissari di minoranza, la dottoressa Dessanay, la ringrazio per la passione, per la disponibilità, per la competenza che ha messo al servizio dei lavori di tutta la Commissione, la ringrazio anche per le ore notturne che ha dedicato alla Commissione e che forse avrebbe voluto, come molti di noi, dedicare ad altro più proficuamente.
La seconda considerazione del collega Pacifico, dalla quale vorrei iniziare proprio per fare un ragionamento sul Piano, è quella che riguarda il sogno che il collega Pacifico, insieme con gli altri commissari di maggioranza, ha fatto su questo Piano. Nel senso che il collega Pacifico dice: "C'è un sogno, è il sogno di tutti i sardi, è il sogno di una buona qualità di salute, è il sogno di un'assistenza sanitaria degna di tal nome, possibilmente da ottenere in Sardegna, è il sogno dei più deboli, è il sogno dei più umili". Io condivido l'impostazione; anche io, se avessi dovuto, all'interno di una maggioranza, scrivere un Piano sanitario regionale, avrei cercato di avere come punto di riferimento quelli che nomina il collega Pacifico; quelli che nomina anche il Vescovo di Cagliari il quale, parlando ai medici cattolici, dice: "I poveri, i più poveri, sono i malati perché sono quelli a cui è negato un conforto, non foss'altro quello di avere la possibilità di iniziare la propria produzione economica". Quindi se è vero che i più poveri sono quelli a cui si rivolge questo Piano sanitario regionale, collega Pacifico, il motivo per cui la minoranza esprime un giudizio pesantemente negativo su questo Piano sanitario regionale è che (lo potremo dimostrare durante la discussione in quest'Aula se, come speriamo, sarà una discussione in cui si riuscirà finalmente a parlare tra di noi) noi abbiamo paura che il sogno, rimanendo sempre una fantasia onirica, si trasformi in incubo e quindi che quei più deboli, più indifesi, quelle persone a cui noi vorremmo rivolgere, attraverso questo Piano sanitario, un segnale di speranza, siano poi persone alle quali noi, invece che soddisfare i loro bisogni, rischiamo di negare quelli fondamentali dell'assistenza, quelli costituzionalmente garantiti come diritti del cittadino.
Vorrei riuscire, non so se ci riuscirò per i miei limiti, a fare un ragionamento che, per un attimo, si dimentichi delle posizioni di schieramento che ciascuno di noi assume ed è costretto ad assumere. Lo faccio chiedendo la benevolenza che deriva dal fatto che, nella passata legislatura, da questi banchi, i Riformatori sulla sanità chiesero, anche quando non era comodo chiederlo e quando la posizione era diversa rispetto all'attuale, che si riuscisse ad avere un patto virtuoso, perché sulla sanità erano in gioco importanti destini dei sardi; ritenevamo che, soltanto con una presa di responsabilità congiunta dell'intero Consiglio regionale, ognuno per la sua parte, senza commistione di responsabilità, nel senso che nessuno vuole fare un mestiere che non è il proprio, ma, prendendoci carico di alcune responsabilità tutti quanti insieme, alcuni degli obiettivi (anzi io direi una parte importante) poteva essere una parte condivisa.
Ecco, allora, fermiamoci un attimo, colleghi del Consiglio, e rispondetemi in coscienza, non a voce alta, ognuno nel suo cuore o nel profondo della sua coscienza: sono passati due anni e mezzo da quando noi abbiamo sentito dire che, in Sardegna, arrivavano i non sardi perché i non sardi garantivano (uso dei termini non offensivi, proprio li scelgo), quella equanimità che, all'interno della Sardegna, non si riusciva a trovare a causa di rapporti che comunque si intrecciavano tra di noi, e garantivano quella neutralità, quella superiorità, intesa come distacco dalle cose, come atarassia rispetto a ciò che succedeva, che avrebbe consentito la bonifica della sanità sarda e quindi il miglioramento della qualità dell'assistenza percepita dal cittadino.
Bene, io vi chiedo: sono passati due anni e mezzo, non siamo al secondo mese di legislatura, voi ditemi in coscienza se ritenete che i cittadini sardi oggi, rivolgendosi al Governo regionale, possano dire che sono cambiate effettivamente le qualità dell'assistenza in Sardegna. Possiamo dire che l'assistenza è migliorata? Possiamo dire che io non devo più telefonare a Pierpaolo Vargiu per chiedergli se, per cortesia, mi trova una prenotazione per una risonanza magnetica che non riesco a fare? E' successo stamattina, colleghi! Bene, date voi la vostra risposta; io non la voglio sapere, ho la mia.
Voglio aggiungere però un'altra considerazione, che è sempre di tipo positivo, non è di tipo negativo. Ammettiamo che sia così; ammettiamo che, dopo due anni e mezzo, non sia cambiato niente della qualità della sanità percepita dai sardi, ma ammettiamo che questo non sia per colpa vostra, né di quelli che voi avete chiamato in Sardegna per cambiare la sanità sarda. Ammettiamo che sia perché esistono effettivamente dei problemi connaturati nel sistema che rendono assai difficile il cambiamento, che rendono difficili le logiche dell'innovazione, che comportano che la sanità rotoli invece che essere governabile ed essere direzionata. Benissimo, io voglio partire dalla valutazione che può essere così, quindi seguire questo ragionamento.
Allora, vediamo qual è il quadro economico nel quale oggi la sanità sarda si trova. Il Piano sanitario regionale dice che, nel 2005 (che non è un anno di governo del centrodestra), il deficit era di 293 milioni di euro, cioè la differenza tra la somma che viene trasferita col Fondo sanitario nazionale, trasferita o usate il verbo che volete, identificata, individuata eccetera, però la somma che lo Stato ritiene che a noi sia sufficiente per garantire buona sanità e quella che abbiamo speso è sperequata di 600 miliardi di vecchie lire o, se preferite, di 293 milioni di euro. Bene, abbiamo pensato: sarà stato un anno di transizione, c'erano i contratti, come l'Assessore aveva detto; ma ci saranno anche quest'anno e ci saranno soprattutto l'anno venturo, i nuovi contratti, con nuovi aggravi economici.
Partiamo da questo assunto. Allora nel 2006 si dovrebbe essere rientrati nel deficit. Colleghi, i dati a consuntivo dei primi 9 mesi del 2006 dimostrano che la spesa è ancora in crescita sia rispetto al 2004 che rispetto al 2005. Allora non facciamoci propaganda sopra, diciamo semplicemente che i 300 milioni di euro che erano in disavanzo nella sanità regionale nel 2005 e che noi parzialmente attribuivamo ai contratti, alla sanatoria dei due anni precedenti dei contratti, ci sono anche nel 2006! Il quadro economico è questo, se può essere smentita la mia valutazione che venga smentita, il quadro economico di riferimento è questo! Noi spendiamo per questa sanità, non per una sanità migliore che stiamo identificando nel Piano con tutte le belle parole che ho sentito dall'amico e collega Pacifico, per questa sanità, con queste carenze, con questi limiti, con queste sofferenze, con queste negazioni dei diritti al cittadino, bene, per questa sanità noi spendiamo 300 milioni di euro all'anno di più rispetto a quello che lo Stato ci trasferisce o che lo Stato dice nominalmente di trasferirci a seconda della valutazione che voi preferite usare.
Se questo è il problema e se in più abbiamo quello di ridurre i posti letto, io sono onesto culturalmente, è vera l'imposizione nazionale, se abbiamo il problema di ridurre il tasso di ospedalizzazione, è vero anche questo, è un problema nazionale, bene, allora mi volete spiegare, colleghi, qual è il motivo per cui noi siamo in un clima di scontro ideologico come se voi aveste tutta la verità in tasca e noi fossimo tutti dei malfattori, gente in malafede, gente che vuole impedirvi di cambiare in bene la qualità della salute dei sardi? Ma perché lo dovremmo fare? Quale sarebbe il motivo logico per cui noi potremmo avere un obiettivo di questo genere?
Allora, c'è un'altra valutazione che è il filo conduttore del Piano; avete ragione quando dite (quella valutazione che io condivido) che la sanità sarda è troppo ospedalocentrica, cioè quello che dice il collega Pacifico che l'ospedale finisce con l'essere la risposta di sanità che fa da coperchio a tutte le pentole e voi non siete d'accordo, non sono d'accordo neanch'io, non è d'accordo neanche la minoranza! Siamo tutti d'accordo che è molto meglio andare a portare le risposte di qualità verso il cittadino, cioè andare a portare le risposte di qualità nel territorio, dalla gente, ci mancherebbe altro, ognuno ha diritto di essere curato bene dove vive o quanto più vicino a casa propria. Ma perché la sanità sarda è ospedalocentrica? Ve lo siete mai chiesti? Io ho una risposta e vorrei che venisse anche questa contestata. E' ospedalocentrica perché costa di meno rispetto alla sanità distribuita nel territorio! Se noi dobbiamo portare a Cagliari i cittadini di Esterzili spendiamo di meno a fare loro l'elettrocardiogramma al "Brotzu" che non a portare gli specialisti del "Brotzu", o qualunque altro medico, a Esterzili! Quindi il motivo per cui si è selezionata una sanità ospedalocentrica in Sardegna è questo! Il motivo è che è più facile fornire nel centro i servizi a una popolazione di 1 milione e 600 mila persone, disperse in 24 mila chilometri quadrati di territorio, con la rete viaria che tutti quanti voi ben conoscete. E' questo il vero motivo per cui la sanità è ospedalocentrica. E' ospedalocentrica per risparmiare!
Se mi spiegate bene il concetto, io lo capisco forse. Mi dite che, in un contesto economico in cui noi abbiamo un deficit di 300 milioni di euro all'anno, in cui cioè siamo sotto di 300 milioni rispetto ai trasferimenti statali, voi volete fare una sanità migliore che costa di più! Io sono d'accordo, se questo è il vostro obiettivo politico; io sono d'accordo, siamo d'accordo tutti quanti minoranza, nel senso che concordiamo che sulla sanità bisogna investire di più. Quindi concordiamo che devono essere fatti investimenti importanti per cu, invece di 300 milioni di euro in più rispetto ai trasferimenti statali, bisogna mettere 500 milioni di euro in più, 600 milioni di euro in più e nel frattempo riqualificate la spesa, portate la sanità nei territori e date un senso diverso, da quello attuale, siamo d'accordo, ai piccoli ospedali! Fate tutto questo, ma fatelo mettendo le risorse economiche sul tavolo, fatelo facendoci vedere dove sono i soldi, perché a voi è riuscito quello che è riuscito nella passata legislatura al centrodestra, cioè governare nella quotidianità un debito incontrollabile, quindi cercare a vista la direzione della barca in una nebbia profonda. E' quello che purtroppo siamo stati costretti a fare noi nella scorsa legislatura e che purtroppo siete stati costretti a fare voi in questi primi due anni e mezzo di legislatura!
Allora, in un quadro di questo genere ha senso il clima da scontro ideologico? Ha senso che voi continuate a dirci che voi siete bravi e che la minoranza invece non ha interesse verso i più deboli e verso gli emarginati, verso gli umili e verso chi ha bisogno ed è sofferente in Sardegna? Ha senso tutto questo? Colleghi, datevi una risposta, io non ve la chiedo, non vi chiedo che voi diate una risposta della politica, vi chiedo che ognuno di voi, nella coscienza propria, quindi con un attimo di riflessione non aperta al pubblico, si dia una risposta rispetto alle domande che io sto ponendo all'Aula. Domande che sto ponendo, al di là dell'amarezza che ho per tante cose legate a questo Piano, nel metodo, nella sostanza, nella comunicazione estremamente grossolana; al di là di tutto questo, perché l'amarezza in politica va superata, c'è la necessità di iniziare nuovamente a parlare, c'è la necessità di verificare se ci sono pezzi di percorso insieme, senza furori ideologici, senza manicheismi che non hanno nessun senso se davvero volete fare qualcosa di buono per la sanità sarda. Se poi non la volete fare, ve ne assumerete le responsabilità.
Se dovessi entrare nel dettaglio delle cose che sono scritte in questo Piano… ma, colleghi, l'avete letto? Io credo che molti di voi se lo siano fatto spiegare e non siano entrati nel dettaglio. Ma guardatevi le due tabelle più importanti del Piano, la tabella che riguarda i posti letto per specialità e la tabella che riguarda le specialità in ogni singola ASL. Ditemi se c'è una riga di spiegazione al motivo per cui il numero dei posti letto per specialità è quello, o ditemi se c'è una riga di spiegazione ai motivi per cui l'oculistica c'è a Cagliari e non c'è in Ogliastra, c'è a San Gavino e non c'è in Gallura! Insomma, il Piano è questo, l'attività di programmazione, di progettazione, di discussione è questa, cioè in questo Piano manca, è assente, non se n'è voluto discutere, è stato un emendamento dell'ultima ora che ha introdotto le tabelle, sul quale quasi non si è potuto ragionare. Non ha senso, non ha veramente nessun senso logico nell'interesse generale della salute dei sardi che voi, come noi, dite che volete difendere.
Allora, e mi fermo, finisco, altro non ho da dire, cosa faremo noi? Perché ci siamo posti anche il problema di cosa faremo noi. Noi andremo ad aprire una vertenza con lo Stato, a spiegare quello che ha anche detto il collega Pacifico e cioè che dare assistenza di qualità a una popolazione che ha una dispersione demografica come la nostra, che ha una rete viaria di collegamento come la nostra, che non può andare nella regione a fianco a soddisfare i propri bisogni di sanità perché non ci sono regioni a fianco, beh, se tutto questo è, lo Stato ci deve dare soldi di più che alla Lombardia, di più che alla città di Milano, perché il cittadino sardo costa, per la stessa identica qualità di sanità, di più del cittadino di Milano! Su questo noi dovremo andare a combattere! Allora, è evidente, io comprendo le indicazioni della professoressa Dirindin che dice che stiamo semplicemente cambiando il nominalismo delle fonti dalle quali arrivano le risorse, ha ragione! Il nominalismo sta cambiando, ma sta anche cambiando (data l'approvazione del "102") quella responsabilità morale che noi accreditiamo allo Stato nei nostri confronti sulla qualità della garanzia dell'assistenza a ciascun cittadino sardo, perché è garantita dalla Costituzione. Quindi lo Stato deve farsi garante di ciò che ha scritto negli articoli della Costituzione.
Allora bisognerebbe aprire una vertenza con lo Stato; non la si vuole aprire, benissimo, vincoliamo le maggiori risorse che dovrebbero arrivare dall'accordo con lo Stato alla sanità, ditelo che se arrivano soldi in più dallo Stato, siccome abbiamo 300 milioni di euro di deficit l'anno e siccome vogliamo fare una sanità migliore che costa di più perché va verso il territorio, ce ne mettiamo 500 all'anno in più rispetto a quelli che dà lo Stato, ce ne mettiamo 700 all'anno in più rispetto a quelli che dà lo Stato.
Allora è credibile quello che voi scrivete nel Piano, nel senso che diventa qualche cosa sulla quale si può discutere concretamente, ma altrimenti, colleghi, altrimenti se voi foste in minoranza, in questo quadro di riferimento, voi dareste una delega piena al management sanitario che guida la Regione? Che in due anni e mezzo non è riuscito, perché non è possibile, perché è difficilissimo, perché ci sono mille problemi strutturali, quello che volete voi, non è riuscito, di fatto, a ridurre di un euro il deficit della sanità sarda? Beh, a questo management voi dareste una delega in bianco? Gliela dareste? In cui decide se nella vostra provincia, se nella vostra regione, se nel vostro ospedale, c'è o non c'è l'oculistica? In cui decide quali posti letto tagliare e quali no, quali case di cura private autorizzare e quali no?
Io non gliela do! La minoranza in questo Consiglio regionale non gliela dà e ritiene che farebbe bene a non dargliela anche la maggioranza, perché la programmazione sanitaria spetta al Consiglio regionale, non ai direttori generali delle AA.SS.LL. Non può essere ribaltato il principio per cui il controllo politico della programmazione sanitaria viene fatto dai direttori generali delle AA.SS.LL. e non dal Consiglio regionale. Allora, se le cose che vengono fatte sono buone, che le portino in Consiglio e gliele approviamo! Se sono sensate, che le portino in Consiglio, gliele approviamo! Il problema è che, quando vediamo cosa vogliono fare sulla psichiatria, abbiamo il sospetto che non siano tutte sensate. E' questo il motivo per cui noi chiediamo alla fine almeno che riduciate l'eccesso di delega che in questo Piano sanitario c'è verso il management che, ad oggi, non ha dato prova di essere il management che risolve i problemi della Sardegna.
Colleghi, io non ho altro da dire, ho terminato, spero che il dibattito in questo Consiglio regionale, in questi giorni pure difficili per il calendario, sia un dibattito interessante, sia un dibattito in cui ciascuno di noi onori il ruolo a cui i sardi lo hanno individuato e per cui lo hanno mandato in questa Assemblea. Spero che ci sia la possibilità di ragionare, ma aggiungo una cosa: se voi non vorrete ragionare, almeno per quanto mi riguarda non ci sono problemi, la cosa importante è che i sardi sappiano che noi siamo contro questo Piano sanitario regionale per i motivi che abbiamo appena detto. Poi, se voi lo volete portare per forza a casa prima di Natale, prima di Capodanno, prima della Befana, perché siete convinti che sia buono, fatelo, noi quello che abbiamo da dire ve l'abbiamo detto già oggi e continueremo a dirvelo affinché voi cerchiate di capirlo in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono parlare devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento. La durata degli interventi non può eccedere i venti minuti.
E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, naturalmente condivido pienamente la relazione di minoranza svolta dal collega Vargiu e peraltro, pur non essendo d'accordo, apprezzo lo sforzo del collega Pacifico di dimostrare la fondatezza delle posizioni e quindi delle proposte della maggioranza anche se in qualche caso il suo sforzo non sempre coglie i risultati che dovrebbe cogliere.
Io credo che già da stasera, mi auguro, auspico, da questa discussione si evidenzi un'apertura della maggioranza verso correttivi e miglioramenti, correzioni che a questo Piano noi, come minoranza, intendiamo apportare. Non dico questo per un fatto di vanità politica, nel senso che ritengo che le nostre proposte abbiano una valenza particolarmente migliorativa rispetto alle altre, ma perché evidentemente, risalendo alla discussione che si è protratta per mesi in Commissione, riteniamo che alcune cose nel Piano non siano state tenute nel dovuto conto. Allora, se questo atto che noi stiamo esaminando, e che evidentemente il Consiglio dovrà licenziare, deve avere una portata che noi riteniamo importante e significativa nell'interesse della comunità sarda, non può non tener conto anche delle proposte delle forze di minoranza. Io non voglio ripercorrere il periodo durante il quale in Commissione si è lavorato da mesi, devo però ricordare che ci fu una fase, quella iniziale peraltro, feconda di proponimenti e di idee che, in qualche modo, andavano verso una convergenza, mi riferisco in particolare agli aspetti legati alla parte prima del Piano e parzialmente alla parte seconda, vale a dire agli aspetti legati agli obiettivi di salute e quindi a tutto quello che poteva attenere alla filosofia generale e quindi alle buone intenzioni, alle promesse e alle premesse che questo Piano avrebbe dovuto cogliere per cercare di dare soluzione ad una problematica, quella della sanità che, ricordiamolo bene, deve andare non a curare gli interessi forti, deve andare a curare chi ha bisogno di salute, deve cioè porsi il primo obiettivo che è quello di essere al servizio del diritto alla salute dei cittadini e soprattutto di quelli più deboli.
Questa fase iniziale della Commissione, durante la quale vi è stata un'obiettiva disponibilità della maggioranza, si è subito dopo, in fase di accelerazione durante l'autunno, dissolta davanti a quella che appariva e a quella che è la parte più significativa sotto il profilo dei poteri all'interno della sanità sarda, mi riferisco in particolare alla tematica riguardante la rete ospedaliera. Dal momento in cui la minoranza ha chiesto una serie di criteri e di dati di cui occorreva disporre per poter esprimere evidentemente anche le nostre valutazioni, in termini legati soprattutto al taglio e alla redistribuzione dei posti letto sul territorio regionale, in particolare ai tagli con rilevanza anche legata al nuovo sistema che nascerà dall'accordo tra Regione, ASL e Università, c'è stata una chiusura totale della maggioranza che ha dichiarato di possedere sì dei dati e di avere dei criteri, ma di averli assunti in via informale, non si sa da chi e non si sa in quale sede. Io credo che, colleghe e colleghi, a quel punto chiunque avrebbe fatto come abbiamo fatto noi, cioè abbiamo denunciato questa chiusura totale.
Stiamo parlando di una tematica che si presenta come una promessa, come un insieme di buone intenzioni, i colleghi l'hanno detto in qualche caso anche nella pregiudiziale iniziale della discussione, con un quadro finanziario assolutamente incerto e quindi non fondato su una previsione che, in qualche modo, consenta di dire che alcune promesse possono essere mantenute. Allora introduco un concetto che ritengo sia importante, quello dell'affidabilità politica indipendentemente dalla valutazione ovviamente delle persone; rispetto a tutti gli effetti, è chiaro che qui stiamo parlando di futuro e di credibilità delle promesse che vengono fatte rispetto alla loro attuazione in futuro. E' in gioco dunque l'affidabilità politica di una maggioranza e di un Governo regionale che onestamente, l'ha detto bene poc'anzi il collega Vargiu, in termini di promesse e poi di pratiche attuazioni, non è di grandissimo esempio, non è di buonissimo esempio su diverse tematiche della politica dell'amministrazione regionale, ma non è di buon esempio per ragioni dirette e ragioni indirette rispetto alle tematiche della sanità in particolare.
Allora, quando due anni fa, due anni e mezzo fa, in periodo elettorale, ma anche dopo, in Commissione sanità, si parlava di contenimento della spesa, si disse che bisognava tagliare gli sprechi, una parola magica, tagliare gli sprechi, quindi quello che abbiamo tagliato, l'abbiamo tagliato perché era spreco; benissimo! "Tagliamo gli sprechi", è uno slogan, io mi riferisco ad atti della sanità, dei manager in particolare, alla sanità di Sassari e alla Provincia di Sassari, non solo si tagliano gli sprechi ma contemporaneamente gli sprechi aumentano, ogni giorno aumentano: quindi non solo c'è una diminuzione della spesa ma c'è un aumento della spesa. Gli sprechi continuano ad esserci.
La Presidente dell'Amministrazione provinciale di Sassari ha denunciato il fatto che si individuino e si vedano i malati come se fossero numeri, attribuendo al direttore generale della ASL numero 1 solo una gestione ragionieristica di numeri, senza tener conto evidentemente della persona, parole che abbiamo sprecato nella legge numero 10 e anche in questo Piano, però i rami operativi della sanità in Sardegna operano senza tener conto di questi, in qualche caso anche buoni, propositi dell'Assessore, della Giunta regionale. Se poi diamo uno sguardo alle liste d'attesa, ci accorgiamo che è drammatica la situazione a Sassari. Giustamente il collega, poc'anzi, diceva che, per poter prenotare una visita, in qualche modo, bisogna rivolgersi a qualche santo in paradiso. Purtroppo anche i santi sono talmente affollati nelle richieste, che neanche loro riescono adesso a trovare una soluzione per i malati, intanto le liste d'attesa aumentano!
In questo Piano, io mi sarei aspettato un accenno ad un'esigenza di una politica delle liste d'attesa; una politica che, facendo convergere sanità pubblica e sanità privata, con costi davvero contenuti, potesse andare in direzione di quanti, non avendo disponibilità economiche, non potendo rivolgersi evidentemente a determinate strutture, sono obbligati ad attendere per curarsi i denti, controllarsi la vista, fare radioterapia, fare altre analisi. Tutti in lista d'attesa! C'è gente che ha inoltrato domanda per la pensione e che ha necessità di una struttura pubblica per essere sottoposto a visita, dovrà aspettare qualche mese, 5, 6, 7, 8 mesi per una risonanza magnetica, in attesa di una pensione di invalidità. Persone che hanno bisogno di sopravvivere, che hanno bisogno di quel reddito, derivante da un diritto, che è quello di avere riconosciuta l'invalidità. Ora, io probabilmente sono fuori tema ma, signori, qui stiamo parlando di grande sistema, quando invece da due o tre anni si parla di risolvere i piccoli sistemi e nessuno di questi piccoli sistemi ha trovato una soluzione accettabile.
Crescono poi le consulenze, non si è messo un taglio alle consulenze. Le consulenze crescono, fioriscono, evidentemente è tutta gente preparata, per carità, quindi ha tutti i titoli, però crescono. E mentre crescono le consulenze, abbiamo visto che, già dalla prima finanziaria regionale, le strutture della Regione, in particolare dell'Assessorato regionale della sanità, si sono indebolite: niente assunzioni, la gente è stata costretta ad andare in pensione e si cerca di coprire qualche vacanza con le consulenze. Certamente saranno persone valide, per carità, io credo di sì, però è il sistema che non funziona, anzi è il sistema che sta peggiorando; questo rispetto alle premesse e alle promesse.
Ecco perché quando parlo di affidabilità politica dico che questo Piano contiene degli impegni che non sono però scadenzati nel tempo, per cui non è possibile avviare una verifica, non dico notarile, ma neanche politica, oggi, a priori e quindi avere una possibilità di accertamenti in tempi rapidi di quello che si fa, questo proprio perché manca un crono-programma delle iniziative. Ovviamente, è chiaro che questo crono-programma non può essere assunto perché evidentemente c'è incertezza finanziaria, dato che, da parte della Regione, della Giunta, del Presidente della Giunta è stato dato l'assenso a che la Regione si assuma in toto il carico della competenza della sanità; io mi auguro che, almeno su questo, il Parlamento nazionale torni indietro, per quanto è possibile, per consentire anche alle Regioni come la nostra di poter godere dei fondi statali. Io credo che proprio questa incertezza finanziaria non consenta di programmare alcune promesse.
Ancora, con riferimento alle questioni territoriali, c'è la questione di Sassari e di Alghero, dove si ipotizzano nuovi ospedali, ma non si capisce con quali finanziamenti; se ci sono evidentemente intenzioni in corso, queste intenzioni in corso andrebbero inserite nel Piano. Se poi la Giunta si impegna ad affermare che le previsioni finanziarie verranno inserite nella prossima finanziaria regionale, che auspico, salvo il collasso totale dell'amministrazione regionale, è chiaro che avremo un cenno, ma occorre inserirle, avere dei dati certi, avere degli atti politico-programmatici tangibili, congrui, per poter consentire ad un territorio di avere una prospettiva.
Per quanto riguarda l'esempio di Alghero, si pensa di accorpare in unica struttura, benissimo, però facendo un'operazione di vendita delle attuali strutture. Ma chi compra un locale che oggi è destinato ad ospedale, se poi manca anche la previsione, si è detto, di fare degli alberghi? Diamo allora al privato la possibilità di costruire alberghi. Forse dovremmo invocare la presenza di qualche sceicco, che ci potrebbe far credito, dandoci immediatamente i soldi per costruire l'albergo, in attesa poi di utilizzare la cubatura delle attuali strutture alberghiere di Alghero per realizzare alberghi. Senza uno sceicco, temo che non si possa avere la disponibilità finanziaria, comunque, staremo a vedere. Il futuro dirà, i prossimi anni diranno, se questa previsione è possibile. Io mi auguro che sia possibile, evidentemente però va esplicitata la modalità o nel Piano o in legge con una previsione che sia tangibile.
Io credo che ritornare al concetto del diritto alla salute sia assolutamente indispensabile. A questo riguardo, quando si è parlato di tagli ai posti letto, io non so quanto si sia tenuto conto di questa necessità. Non si è tenuto conto di questa necessità, in particolare nella provincia di Sassari, nell'ASL di Sassari, per la quale è previsto il taglio di circa 500 posti letto: una parte verranno convertiti, una parte rimarranno eliminati e ovviamente questo avrà una ripercussione sotto il profilo dell'occupazione e quindi della quantità e qualità dei servizi sanitari, che verranno offerti sia dalle strutture ASL, che da quelle universitarie, per cui ci sarà una grossa difficoltà non solo a mantenere il personale attualmente in servizio, medico, paramedico, tecnico, ausiliario eccetera, ma anche e soprattutto non si potrà garantire il servizio. Quando la scure arriverà (io non so chi la calerà, perché il Piano programma, indirizza, però non stabilisce esattamente chi calerà la scure un domani sui posti letto), io credo che sarà un problema che il legislatore regionale si dovrà porre nella giusta misura.
Perché quindi il nostro voto, anche in Commissione, è stato contrario? Perché noi abbiamo contestato, ripeto, il metodo seguito nel percorso dell'approvazione del Piano in Commissione e il merito, vale a dire i contenuti che questo Piano ha al proprio interno che non rispondono evidentemente alle reali esigenze della società sarda. Qui inserisco un altro punto: la Commissione, in qualche occasione in modo opportuno, in troppe occasioni in modo eccessivamente rapido, ha portato avanti le consultazioni e le audizioni senza però consentire ai soggetti interessati (vale a dire alle parti audite in Commissione, sindacali, mediche, paramediche eccetera) di potersi soffermare con la Commissione sulle soluzioni correttive da portare all'interno dello stesso Piano. Non essendosi verificato questo aspetto importante, all'esterno, nell'ambito della società sarda, vi è un forte malessere, vi è una forte preoccupazione, vi è un forte malcontento. Poi, naturalmente sorgeranno nei diversi territori le voci: chi a favore di una soluzione, chi a favore dell'altra. Ma, sicuramente, nella complessità generale dei territori della Sardegna, il Piano sta destando solo preoccupazione, malumore e malessere, sia nel mondo sindacale e sia nei protagonisti della sanità, che sono i medici, il personale tecnico, il personale paramedico e in quanti ogni giorno, pur davanti a tante inefficienze e deficienze, spesso anche mancanza di attrezzature idonee, deve far fronte alle esigenze che pongono i pazienti.
Ho letto, anche con attenzione, il parere espresso dal Consiglio delle autonomie locali che, evidentemente, mette in rilievo un fatto che poteva invece essere decisivo per migliorare e cioè il ruolo delle autonomie locali nel governo del distretto. Si è detto che bisogna andare verso una sanità presente nel territorio, per evitare un accentramento eccessivo, foriero di spese e non di servizi e si è detto anche, in modo troppo enfatico, che le autonomie locali, quindi i sindaci, gli amministratori locali, sarebbero stati protagonisti nel portare la bandiera delle esigenze del territorio nei momenti decisionali.
Ora, il Consiglio delle autonomie, evidentemente, ha un peso e un significato, se questo Consiglio stesso l'ha istituito per legge, allora o si decide che, di volta in volta, lo si consulta perché siamo obbligati a consultarlo, benissimo, quindi come un atto dovuto, oppure se riteniamo che invece il Consiglio delle autonomie abbia un peso e una rilevanza politica e amministrativa soprattutto perché, discendendo dalle esigenze della base, è portatore di quelle esigenze (noi sappiamo quanto i sindaci ogni giorno devono penare non solo per far quadrare i conti ma anche per tenere a bada le esigenze dei propri territori e dei propri cittadini), io credo che si debba dare un segnale di accettazione di queste esigenze poste dal Consiglio delle autonomie.
Presidente, io ritengo che sia indispensabile, poi non è improbabile, mi auguro, che possa arrivare anche qualche emendamento che accolga in questo senso l'impegno dei sindaci e degli amministratori locali. Il Consiglio comunale di Sassari ha approvato un documento sulla sanità che doveva essere portato all'interno delle autonomie locali da parte del sindaco di Sassari, purtroppo evidentemente, per ragioni giustificate, il sindaco di Sassari è stato assente durante la riunione in cui si è espresso il parere delle autonomie locali, evidentemente anche in quella sede il ruolo di Sassari non è stato tenuto nella dovuta considerazione da chi aveva titolo e dovere di tenere forte l'esigenza di portare dentro quella sede le problematiche del territorio.
Io ho fatto l'amministratore comunale e so quanto sia importante, quanto sia esaltante anche, nelle sedi istituzionali, farsi interpreti, Presidente, delle esigenze dei cittadini. Io mi auguro che lei possa provare un domani anche l'esperienza, non solo quella straordinaria di Presidente della Regione, di rappresentante di un piccolo o di un grande comune ma anche di consigliere comunale. E' solo quello il ruolo che ci consente di essere sensibili, aperti ai problemi dei cittadini che ogni giorno ci fermano per strada e ce li pongono; spesso il problema che ci pone una persona semplice, umile, magari un pensionato, è il termometro di una situazione che riguarda migliaia di persone e spesso invece noi ascoltiamo gente forte, gente che ha…
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, concluda, prego.
AMADU (U.D.C.). Noi cerchiamo di ascoltare le esigenze dei più deboli e trasferire anche in questo Piano un po' di anima, un po' di umanità, credo che questo non guasti parlando di sanità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU, Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, intervengo brevissimamente solamente per cercare di riportare il dibattito all'interno di uno schema più ordinato, almeno per quanto riguarda le questioni finanziarie. Ho sentito naturalmente con attenzione le cose dette dal relatore di minoranza, il consigliere Vargiu, che manifestava una sua preoccupazione importante, mi pare abbia usato il termine "angoscia", per una spesa sanitaria fuori controllo e quindi per un Piano sanitario che si cala in una situazione difficilissima, in una situazione insostenibile con una spesa sanitaria che c'eravamo richiamati di mettere sotto controllo e riportare in equilibrio e che invece cresce in maniera del tutto ingovernabile. Per di più, con delle previsioni eventuali di investimenti nella ristrutturazione della rete ospedaliera totalmente avulse da qualsiasi forma di finanziamento. Diceva anche che, se la comprensione dei dati fosse sbagliata, si intervenisse per chiarirla; per questo intervengo, per cercare di chiarire.
Si chiedeva se fosse stato letto il Piano sanitario. In effetti, il Piano sanitario, alla pagina 135, riporta dei dati che vorrei leggere per contribuire a chiarire: nel 2002 c'era un disavanzo di 256 milioni di euro, che riguardava le entrate e le uscite del 2002, nel 2003 era di 148, nel 2004 cresceva in maniera importante e diventava 261 milioni di euro; man mano che si chiudevano questi disavanzi si comunicavano al Ministero, anche eventualmente per chiedere un contributo per il risanamento del disavanzo, nel 2002, nel 2003, nel 2004. Nel 2005, c'è scritto nel Piano, quindi basta leggerlo, il disavanzo è di 293 milioni di euro, comprensivo degli oneri per i rinnovi contrattuali relativi ai bienni 2002-2003 e 2004-2005 per un ammontare pari a 145 milioni di euro.
Allora cosa vuol dire questo? Che più opportunamente e più giustamente si sarebbe dovuto rifare il conteggio, al momento del rinnovo dei contratti, e verificare se nel 2002 si era fatto l'accantonamento, se non lo si era fatto, si doveva riaprire il conteggio e dire che il disavanzo del 2002 non è 256 ma è 280 milioni o 290 milioni. Non l'abbiamo fatto per non riaprire i conti con il Ministero che ci avrebbe richiesto indietro parte del finanziamento del disavanzo. Allora, onorevole Vargiu, non ci dobbiamo spaventare se qualcuno paga i debiti che gli altri hanno fatto, il problema è quando si fanno i debiti, non quando si pagano; in questo caso siamo proprio nel 2005 in questa situazione: si sono pagati i debiti fatti nel 2002, nel 2003 e nel 2004.
Detto questo, il disavanzo vero (ricalcolati i debiti pagati per il 2002, 2003 e 2004) del 2005 non è 293 milioni, quindi fuori da ogni controllo, ma è esattamente 182 milioni di cui 55 per i rinnovi del 2005 stesso, a contratti immutati rispetto al 2004 il disavanzo non sarebbe stato di 261 milioni ma solo di 129, quindi saremmo passati nel 2005, da 261 milioni, poi presenterò delle slide un po' più chiare, da 261 milioni per il 2004 a 129 nel 2003. Cosa sta succedendo nel 2006? Perché ormai è domani, chiudiamo i conti. Nel 2006, tenendo conto anche del contratto che è stato fatto per il 2005 e tenendo conto che, nel 2006, opportunamente accantoniamo, perché non succeda più quello che è successo nel passato, circa 25 milioni di euro per il nuovo contratto, in maniera che chi viene dopo non si ritrovi a pagare i debiti fatti in questo anno, e anche nel 2006 ripagando oltre 20 milioni di debiti che abbiamo con il Policlinico di Cagliari perché dal 1995 non gli è mai stata pagata una fattura, quindi ripagando questi debiti, mi sono espresso in maniera un po' semplice, ma ripagando i debiti dovuti dal 1995 al Policlinico, il disavanzo, tutto complessivo, del 2006 è meno di 100 milioni di euro. Io ho molto rispetto per questi direttori generali che stanno facendo il loro dovere, il disavanzo quindi per il 2006 è sotto i 100 milioni di euro che vuol dire una crescita rispetto all'anno precedente dell'1,2 per cento, quindi la spesa sanitaria non è in crescita, fuori da ogni controllo, ma è cresciuta solo dell'1,2 per cento quest'anno. Nel 2007, cosa succederà? Abbiamo previsto i budget per l'anno prossimo e vengono consegnati alla responsabilità dei direttori generali; la spesa cresce all'incirca di un ulteriore 1,0 per cento e poiché la contrattazione all'interno del Fondo sanitario nazionale è andata bene, per il 2007 non abbiamo una Sanità fuori da ogni controllo ma abbiamo addirittura una Sanità in equilibrio senza più un disavanzo da finanziaria, per quale motivo? Perché quella vertenza, di cui lei parla dicendo che si dovrebbe fare con lo Stato per spiegargli che qui ci sono comunque delle variabili di contesto di cui bisogna tener conto nel calcolo della quota capitaria, è stata fatta negli ultimi due anni, e la partecipazione al Fondo sanitario nazionale per la nostra Regione è cresciuta fino al 2,78 per cento, è stata aggiornata la quota capitaria e quindi, con il contenimento della spesa, cioè con una spesa che ha rallentato, cresce ancora, ma cresce dell'1 per cento e, con l'aumento delle entrate, nel 2006 siamo sotto i 100 milioni di disavanzo, confrontati con i 261 del 2004, e nel 2007 siamo in equilibrio. Su questo presenteremo magari delle slide in maniera che in questi giorni aiutino la discussione.
Circa le infrastrutture, può essere utile ricordare che è vero, l'avete detto voi giustamente, che il Piano sanitario è un'indicazione programmatica, non è nella tradizione di questo Consiglio individuare le fonti finanziarie, le discuteremo da un'altra parte, però mi preme segnalare al Consiglio l'importante discussione che, in questo momento, l'Assessorato sta portando avanti con il Ministero della Sanità, è anche per questa discussione che abbiamo la responsabilità di approvare il Piano, perché ci sono delle scadenze da rispettare.
Nel prossimo Quadro comunitario di sostegno, nella quota di programmazione di fondi programmati dal Governo, ci sono circa 15 miliardi di euro che verranno utilizzati per il riequilibrio dell'offerta delle strutture sanitarie nel Mezzogiorno d'Italia; di questa cifra, che sarà qualcosa tra i 10 e i 15 miliardi, il 12,61 per cento tocca alla nostra Regione. Se tutto andrà bene, utilizzando la quota interregionale del Quadro comunitario di sostegno, avremo in maniera importante, anche più del necessario, la possibilità per la nostra Regione di finanziare totalmente le cose che per ora sono un'indicazione programmatica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, mi verrebbe da dire che, piaccia o non piaccia il fatto che dopo un silenzio di quasi vent'anni arrivi al traguardo, il nuovo Piano sanitario regionale è da annoverare come un successo della politica e un merito sia per la Giunta che per la maggioranza. La sanità esce da un lungo letargo e dal disordine inevitabilmente favorito dall'invecchiamento del sistema, piaccia o non piaccia come dicevo. All'opposizione, a giudicare dall'atteggiamento assunto nei mesi scorsi e dalle occasioni nelle quali hanno espresso un giudizio, e come è stato ribadito poco fa dal relatore di minoranza, questo Piano non piace. A noi invece, come ha detto il relatore di maggioranza, l'onorevole e collega Nazareno Pacifico, piace.
Secondo me, è un buon Piano che recepisce i criteri della medicina interna tenendo conto, soprattutto, della grande rivoluzione della sanità, non più orientata a contrastare le varie patologie, ma a rispondere alla domanda di interesse. Un buon Piano, dico, certamente non un Piano perfetto. Sono convinto che ci siano margini di miglioramento, che alcune lacune possono e debbono essere colmate, ma nel complesso lo condivido non solo come esponente politico della maggioranza, ma anche (è impossibile d'altronde per me discingere le due posizioni) come operatore della sanità, anzi di quella parte della sanità che si confronta, quotidianamente, con la salute della gente, cioè il medico di base.
L'improvvisa accelerazione dei lavori della Commissione, nella prospettiva di approvare il Piano entro l'anno, ha suscitato senza dubbio reazioni; è stato detto "troppa fretta" che non permette di approfondire alcune questioni ed esprimersi con serenità di giudizio. Il tour de force senza dubbio c'è stato, tuttavia a me sembra che il lavoro della Commissione sia stato ampio e responsabile, le audizioni numerose, il contributo dei responsabili locali e delle organizzazioni ricco di significato. Non è stato taciuto niente, il Piano arriva in Aula non prendendo la scorciatoia, ma seguendo la strada maestra del confronto, del dibattito, dell'analisi puntuale di molte situazioni.
E' un Piano che modifica situazioni acquisite nel tempo e pertanto, piaccia o non piaccia, suscita inevitabili reazioni. Noi pensiamo che qualunque innovazione, se incide nel tessuto sclerotico di situazioni scarsamente dinamiche, produce questo effetto; mettere ordine significa modificare un tran tran che, a conti fatti, dava risposte inappaganti per il cittadino alla cui soddisfazione deve tendere, invece, la nostra azione di legislatori, se tali siamo. Il Piano parte con forti novità, cito l'aggressione ad alcune malattie che assumono sempre più i connotati di malattie sociali, l'istituzione di aziende miste, tra aziende sanitarie e università, e con qualche lacuna, la principale io credo è il riequilibrio dell'offerta sanitaria nel territorio perché non vi siano situazioni sperequative. La forte mobilità verso servizi extra territoriali che deve effettuarsi, per alcune malattie di forte incidenza, rischia di apparire punitiva per i pazienti costretti a spostarsi per cure di routine, su quest'ultimo aspetto sarà necessario il monitoraggio e una valutazione dopo un congruo periodo. Il territorio, attraverso il Consiglio delle autonomie locali, chiede di poter valutare gli effetti del Piano dopo il necessario rodaggio, cosa che penso sia comunque utile.
Molto positiva è, in questo Piano, la centralità della persona che non è un numero, non una tessera sanitaria, ma appunto un individuo con proprie caratteristiche. Il Piano individua le patologie che hanno maggiore incidenza e condizionano, per decine di migliaia di persone, la qualità della vita, patologie che hanno rilevanza sociale la cui diffusione è legata ad una popolazione che invecchia e che tende ad ammalarsi della stessa vecchiaia, essendo più che mai di moda oggi il detto latino senectus ipsa est morbus. A queste malattie, in parte legate all'età, allo stress della vita moderna e in parte a diagnosi a volte tardive, anche se si può, con diagnosi precoce, viceversa intervenire, il Piano è impegnato senza dubbio a dare risposte, questa ci pare essere la strada giusta, la strada maestra. Penso alla sclerosi multipla, all'Alzheimer, alle malattie mentali, al diabete mellito e alle patologie oncologiche. A gran parte di queste malattie, questo Piano vuole dare risposte anche molto convincenti. E' l'integrazione tra sanità e sociale, sino a ieri due pianeti molto distanti tra di loro, un altro degli aspetti della modernità del Piano col tentativo di spostare alcuni servizi, sino a ieri di stretta competenza sanitaria, sul territorio. Questo lo diceva anche il collega Vargiu. Strada lunga da percorrere, ma molto utile come vedremo più in là quando parleremo appunto della medicina del territorio.
Un ulteriore sforzo credo vada compiuto per fronteggiare le disabilità che non devono essere intese come una penalità per chi le sopporta, le disabilità - secondo fonti autorevoli - sono in progressivo aumento, in particolare quelle temporanee che richiedono maggiore capacità di intervento per il recupero funzionale e, aspetto che definisco sub sanitario, per l'integrazione sociale e lavorativa. Il nuovo concetto che prevale nella medicina moderna è quello che non si basa sulla menomazione, cioè quello che il paziente non può fare, ma sulla potenzialità, quello che, appunto, potrebbe fare: questo è un concetto nuovo che, secondo me, è inserito molto bene nel Piano.
Dobbiamo attrezzarci adeguatamente per raggiungere alcuni risultati, dalla diminuzione degli esiti invalidanti alla qualificazione e personalizzazione dei percorsi riabilitativi; è perciò indispensabile rendere omogenea l'offerta di prestazioni riabilitative su tutto il territorio e integrare le attività ospedaliere con quelle residenziali e di assistenza domiciliare. Il percorso riabilitativo e la sorveglianza di questi percorsi sono indispensabili, vitali direi.
Quanto alla rete ospedaliera, si è puntato a introdurre criteri perequativi, non senza polemiche. Gli appetiti di aree dove in passato si era concentrata la maggioranza dei posti letto, legittimando una sorta di attrazione passiva, senza dubbio reagiscono alla richiesta di equità sanitaria proveniente da altre zone. Tanto per non far nomi mi riferisco ad Olbia. La polemica sul "San Raffaele" merita qualche brevissima considerazione. Sulla presenza di un ospedale privato di altissimo profilo sanitario si sono sollevate voci discordanti e disordinate: siamo d'accordo che la salute del cittadino non possa esclusivamente affidarsi alla libera concorrenza ma siamo convinti che, dove il pubblico non arriva, il privato debba assumersi l'onere di completare l'offerta, imponendo peraltro accreditamenti particolarmente rigorosi. Con questo mi sembra di aver detto abbastanza: i cosiddetti signori della sanità, che hanno in passato trovato terreno fertile, non possono essere gli arbitri, in quanto di parte, delle esigenze di tutto il nostro territorio. Anche con i 150, 180 posti letto, previsti dal "San Raffaele", Olbia non rientra per niente nei parametri minimi, voglio dire chiaro e tonto che non ci stanno, e non ci state, regalando niente!
Per giunta, Olbia è una provincia dinamica, in espansione demografica, che merita una attenzione maggiore anche per il ruolo economico che determina un forte livello di attrazione. Teniamo presente i numeri: l'occupazione dei posti letto è elevatissima, con la differenza (spero di non suscitare alcuna polemica, perché non è questo lo spirito del mio intervento) che, mentre da altre parti si allungano, anche a fini statistici, le degenze, in Gallura le degenze sono compresse per l'utilità di liberare i posti letto del tutto insufficienti. Cito anche il fatto che il 42 per cento dei ricoveri, i dati sono del 2005 e non me li sono inventati, avvengono fuori dal presidio, per problemi logistici e carenza di specialità. La condizione di forte disagio per molti malati e familiari dovrebbe essere oggetto di una riflessione per il passato e di un impegno per il futuro.
Essendo in argomento, è indispensabile che sia completato in fretta il nuovo ospedale di Olbia, peraltro nelle indicazioni del Piano; che sia istituito un reparto di oculistica con almeno 12 posti letto, per evitare ai malati disagevoli spostamenti fuori sede (aggiungo che è un controsenso che circa 1500 interventi di cataratta debbano essere eseguiti in altre ASL); che, oltre al potenziamento previsto di cardiologia, si realizzi l'ambulatorio neurologico e un reparto urologico, anche perché, come sembra, siamo un pochettino tutti anziani e le prostatiti e l'adenoma della prostata sono in aumento. Va bene?
L'ospedale deve servire il territorio e prevedere le patologie insorgenti anziché inseguirle. Al "San Raffaele" sono previste alte specialità cardiovascolari e soprattutto riabilitative di cui manca questo territorio, è indispensabile che vengano istituite al più presto. Ha detto in Commissione sanità il direttore della ASL, dottor Cherchi, una persona veramente valente, lo voglio dire senza tessere lodi particolari, riferendomi soprattutto a quello che diceva l'onorevole Vargiu, che nel nostro territorio le liste di attesa si sono ridotte del 70 per cento. Diceva il dottor Cherchi che è immorale morire oggi per un'angioplastica mancata perché, i signori medici qua lo sanno benissimo, se noi avessimo un reparto di cardiochirurgia potremmo evitare il 50 per cento dei decessi che si verificano dopo l'infarto: noi non l'abbiamo nel nostro territorio. Evitiamo di vergognarci facilitando l'avvio dei servizi e dei reparti.
Anche per l'oncologia, signor Assessore, bisogna essere più precisi: può starci bene che esistano i tre poli regionali di Cagliari, Sassari e Nuoro-Oristano, ma Olbia, se di razionalizzazione di rete si parla, mi sembra debba essere aggregata al polo di Sassari, mantenendo quegli otto posti letto che sono stati previsti.
Mi corre l'obbligo di difendere anche a spada tratta l'ospedale de La Maddalena: avrà costi elevati ma è indispensabile per offrire una soglia di tranquillità assistenziale alla popolazione che, purtroppo, quando si scatena il maltempo, come spesso accade sulle Bocche di Bonifacio, soffre di un terribile isolamento. La Maddalena deve vivere, aggiungo, con un finanziamento ad hoc, per evitare che le risorse rientrino nel calderone della ASL con il rischio di disperdersi. Sono d'accordo con il collega Vargiu quando diceva che, data la specialità e la caratteristica del nostro territorio, e quello de La Maddalena è particolare, oltre a quello che ci contraddistingue in Sardegna, lo Stato se ne deve preoccupare, destinando alla sanità sarda maggiori risorse di quelle che, senza dubbio, destina a Milano, a Bologna e a Roma. Il manager della nostra ASL ha idee chiare ma deve avere il conforto della politica. L'Ospedale Merlo ha bisogno di potenziare il pronto soccorso, la medicina interna, l'ostetricia, la neonatologia e la pediatria; non deve essere impoverito, qualunque sia il costo economico il cui raffronto, comunque, va fatto col costo sociale.
Altro punto cruciale riguarda il territorio. Sono convinto che si debba investire, anche se le risorse sono sempre scarse rispetto ai bisogni, del resto è una vecchia regola della sanità, ma questa è la strada del risparmio: spendere bene conviene. Maggiore attenzione chiedo, signor Assessore, lei mi consenta, per i medici di base, anche per smentire una convinzione abbastanza diffusa, pure tra gli addetti ai lavori, che ad essi sia stato dedicato poco tempo e i loro problemi non sembrano rientrare tra le priorità dell'Assessorato e di questa Giunta. Come ho avuto occasione di dire nel passato, non faccio questione di bottega, appartengo a questa categoria, ma per l'importanza strategica, direi decisiva, che essi hanno, per favorire la finalità del piano, ad essi è affidato il compito di stabilire un giusto equilibrio tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, che è quell'anello di congiunzione che consente di disegnare nuovi scenari per la domanda di salute della gente. Bisogna reperire le risorse, costi quel che costi.
Piaccia o non piaccia, i medici di base sono una categoria benemerita come i carabinieri, si trovano in tutte le parti come i carabinieri, anche nelle parti più disagiate. Quindi bisogna riconoscerglielo, li trovi ovunque, anche nel paese più povero e sperduto, come riferimento delle istituzioni, che invece dai paesi spariscono segnalando il crescente abbandono nei confronti dei cittadini. I medici di base rimangono lì, con la loro professionalità e lo spirito di sacrificio, ripagati dal sorriso della gente e dalla fiducia, ma questo, signor Assessore, non basta, non basta la fiducia della gente e il sorriso. Insieme ai circenses…
PRESIDENTE. Onorevole Cachia, ha esaurito i venti minuti, e io sarò oramai inflessibile perché abbiamo "solo" 43 iscritti a parlare, quindi una battuta conclusiva. Prego
CACHIA (La Margherita-D.L.). Se io fossi dell'opposizione, in questo momento sarei arrabbiato, signor Presidente, sarei stizzito, sa perché? Perché dovevamo aspettare un Assessore savoiardo, o valdostano, non mi ricordo di dove lei sia, per farci un piano che manca da ventitré anni!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, avremo modo di entrare nei meandri più reconditi del Piano sanitario regionale, del secondo Piano sanitario regionale, quando affronteremo i capitoli del Piano stesso. A me adesso preme gettare le premesse per un ragionamento che porta a determinate conclusioni. L'organizzazione del servizio sanitario, quindi del Piano, non è legata, soltanto e semplicemente, a problematiche di tipo territoriale, all'assetto della popolazione insediata, alle cifre che sono state snocciolate, alle caratteristiche geografiche, alle situazioni economiche-ambientali, ma io credo che coinvolga, in un unico insieme, il problema dell'accessibilità ai servizi sanitari, e quindi la loro omogenea articolazione nel territorio della Regione. Anzi forse questi sono gli squilibri più macroscopici ed evidenti, con i quali bisognerà fare i conti, posto che da questo momento noi non siamo più esecutori di altri, ma siamo ispiratori del sistema sanitario regionale. Dobbiamo fare i conti perché sono questi che hanno condizionato, a mio giudizio, e condizionano le strutture sanitarie.
I complessi e diffusi fermenti che condizionano la sanità in Sardegna sono incentrati, a mio giudizio, in un interrogativo di fondo, in un quesito fondamentale, in un equilibrio che salvaguardi i principi costituzionali inscindibili e imprescindibili di tutela della salute e di solidarietà. Quindi gli obiettivi non riguardano l'efficienza del sistema e il controllo della spesa sanitaria, di cui state parlando da diverso tempo a questa parte ma riguardano, più in generale e in maniera più pregnante, i valori e i principi. Se prevale l'uno o l'altro salta l'equilibrio; la prevalenza sul meccanismo di formazione delle domande e dell'offerta di prestazioni sanitarie rischia di inficiare la concezione stessa del diritto alla salute, come bene protetto della collettività, sancito dalla nostra Carta costituzionale.
A me pare che il modello prescelto entra, appunto, in rotta di collisione con i principi di eguaglianza, di solidarietà e di tutela della salute costituzionalmente garantiti; non mi pare corretto considerare, come si fa come se fossimo in un'azienda, il controllo della spesa sanitaria e l'efficienza del sistema come puri valori in sé, e non già invece come strumenti tra di loro intimamente connessi, che devono avere il fine di tutelare l'obiettivo che è, e rimane, la tutela del bene salute. Non c'è somma che tenga, c'è confusione tra gli obiettivi strategici finali, tra i valori finali, e il superamento delle difficoltà attuali e contingenti, che rischia di incidere in maniera ancora più profonda e addirittura di aumentare più profondamente il solco che separa la politica dalla società. La delimitazione territoriale, la ristrutturazione della rete ospedaliera, hanno un impatto certo sulla qualità e sulla quantità dei servizi sanitari. La logica del mercato è scarsamente conciliabile con i principi dello Stato sociale; se l'obiettivo è quello della riduzione, come pare, e quindi della contrazione "quanti-qualitativa" dell'offerta di servizi sanitari, questa impostazione non può che essere rigettata con forza; la tipologia del nostro territorio, d'altra parte, si caratterizza, sotto il profilo geomorfologico, per una estensione vasta e accidentata, con una popolazione scarsa, allocata nei centri di piccole e piccolissime dimensioni, serviti da una rete viaria assolutamente carente e insufficiente, e sotto quello dell'organizzazione sanitaria, per uno sbilanciamento verso le strutture ospedaliere, per lo più allocate nei capoluoghi di Provincia.
Cari colleghi, la distrettualizzazione (io ricordo di aver pubblicato un libercolo, "Il distretto di base", allegato al primo Piano sanitario regionale, e anche di aver fatto tutta la parte relativa all'assistenza domiciliare agli anziani, e all'assistenza in generale agli anziani) è rimasta lettera morta, è lì, non per colpa della politica, come vedremo, ma perché la politica nella sanità non conta il tutto, ma è una parte, talvolta una parte anche residuale. La distrettualizzazione e il potenziamento in genere della medicina di base sarebbero peraltro privi di reale efficacia se ad essi non si accompagnasse un forte decentramento delle funzioni amministrative delle AA.SS.LL., che nelle attuali dimensioni presentano già ben noti problemi di funzionamento, sono l'attuazione del decentramento sanitario amministrativo, di cui non si trova traccia nel Piano, e non tanto l'indicazione geografica dell'ambito territoriale, i nodi attorno ai quali era necessario, ed è necessario, far ruotare le basi del nuovo Piano sanitario per la creazione di un sistema più efficiente.
Ricordo l'allarme sociale che si sviluppò in Sardegna quando si parlò della riduzione del numero delle AA.SS.LL. e della ristrutturazione della rete ospedaliera con l'automatica, ve lo ricorderete, chiusura di tutti quegli ospedali che non raggiungevano i 120 posti letto, un terzo di quelli esistenti in Sardegna. Anche allora i ragionamenti venivano fatti sull'effimero, sull'astratto come mi pare che si stiano facendo anche in questa fase. Sulla povertà di strutture di servizio nelle zone rurali e montane, non si parla, è veramente difficile ipotizzare che la riconduzione agli standard della rete dei servizi ospedalieri possa avvenire ricorrendo alla chiusura dei presidi esistenti. L'obiettivo della razionalizzazione della rete ospedaliera non passa per la chiusura dei presidi in eccesso, perché questa non è la realtà sarda, non è la realtà dell'Emilia-Romagna e non è la realtà del Veneto, quanto per l'accorpamento funzionale, il potenziamento e la riconversione degli ospedali esistenti; accorpamento funzionale, potenziamento e riconversione con obiettivi ben chiari e definiti; potenziamento dei servizi di base, laboratori di analisi, psichiatria, riabilitazione, pronto soccorso, incremento delle attività di day hospital, razionalizzazione dei lungodegenti, assistenza agli anziani.
D'altra parte, mi dispiace che non ci sia il Presidente della Giunta, che di sanità non parla, come è solito fare, parla di numeretti, prende e si mette a scrivere quattro cifre. Onorevole Assessore, l'esperienza europea, che lei conosce bene, ormai ci dà dei dati, che sono dati sui quali questo Consiglio deve riflettere, e deve riflettere oggi! Noi abbiamo due modelli che rispecchiano due visioni diverse della concezione che si ha dello Stato, della Regione, e due visioni diverse della vita e dell'esistenza dell'uomo. Un modello, chiamato "del mercato interno", è quello della Gran Bretagna, inglese, dove c'è la competizione tra erogatori di servizi a capitale pubblico e privato, che agisce dal lato dell'offerta. In questo modello, l'efficienza economica di cui voi parlate è conseguenza diretta delle decisioni, udite bene, adottate dal general manager, dotato di un potere d'azione simile a quello di un manager privato e, conseguentemente, sganciato da ogni controllo di natura politica. Il secondo è quello scandinavo, chiamato "della competizione pubblica", mi dispiace che i D.S. non lo guardino con attenzione, ed è caratterizzato dalla competizione all'interno del sistema pubblico in linea con la concezione dello Stato sociale. Questo modello persegue l'efficienza economica guidata dalla domanda e incentrata sulle decisioni e facoltà del paziente di scegliere operatore e luogo di cura; inoltre aumenta il potere degli utenti, quindi sugli operatori e i politici, perché vi sia conseguenza tra la qualità dell'offerta e il prezzo dell'assistenza.
Sotto questo aspetto, il modello di competizione pubblica tiene ferma la responsabilità politica in materia sanitaria e in materie di equità, di eguaglianza, di accesso ai servizi. E' evidente l'incompatibilità che si sta portando avanti in Sardegna del modello inglese, perché è in contrasto con il nostro ordinamento, professor Gessa. Nel momento in cui tale modello sottolinea e sottordina l'efficienza economica, la qualità dei servizi, la garanzia dell'accesso, l'equità nell'erogazione, esso entra in conflitto con i principi di eguaglianza sostanziale, di solidarietà e di tutela della salute, sanciti dalla nostra Carta costituzionale. Nonostante ciò, non vi è alcun dubbio che le soluzioni tecniche stanno spingendo la Sardegna ad attuare provvedimenti di riforma indirizzati verso il modello inglese, che rimane estraneo alla concezione dello Stato, prodotto dalla nostra storia, accolto dalla nostra Carta costituzionale.
Il vizio di fondo è caratterizzato dalla crisi economica che porta a considerare il controllo della spesa sanitaria e l'aumento dell'efficienza del sistema come valori in sé, e non già come strumenti strettamente finalizzati alla tutela del bene salute. Qui si perde ogni visione e non si fa la distinzione tra obiettivi e valori, tra situazioni temporanee definite, incapaci di raggiungere i traguardi. Questi obiettivi e valori finali non sono il prodotto di un'operazione astratta e non sono un prodotto di un'operazione matematica di risparmio, ma sono creati da noi, dalla nostra storia, dalla nostra esigenza, dalla nostra aspirazione, dove il bene salute va avanti indipendentemente dalla spesa e dal controllo della spesa sanitaria.
Ecco perché la spesa sanitaria deve rimanere in capo allo Stato, caro Presidente della Giunta, perché è lo Stato, col suo ordinamento e con la sua Costituzione, che ha sancito questi diritti ed è lo Stato che deve rispondere con le risorse a questi diritti che ha sancito nella nostra Carta costituzionale. La spesa sanitaria sarà sempre fuori controllo perché, con l'aumento delle esigenze, dobbiamo andare incontro ad un'esigenza più grande, che è l'aspirazione del popolo italiano, quindi anche del popolo sardo, di avere sempre i migliori servizi nel cambiamento della società e non ridurre e fare un'operazione puramente aritmetica e matematica.
Su questi principi, noi vorremmo confrontarci col Presidente della Regione che evidentemente è scappato perché non aveva voglia di ascoltare e di discutere di materia sanitaria, ma che si è alzato per far finta di essere presente in quest'Aula e di portare il suo contributo, per dire che cosa ai sardi? Guardate, voi non avrete migliori servizi, le malattie sociali della Sardegna non saranno maggiormente curate e assistite. No! Noi vi dimostreremo che ci accolliamo la spesa sanitaria che, secondo noi, rimarrà fuori controllo, ed è giusto che rimanga fuori controllo, ovviamente eliminando gli sprechi e cercando di fare i risparmi possibili, ma non a discapito dell'assistenza, che deve essere garantita ai nostri cittadini quanto viene garantita nelle altre Regioni a statuto ordinario e a statuto speciale.
Ma perché il Veneto non ha chiuso nessun ospedale? Perché il rapporto tra i posti letto, in Veneto, è dieci volte superiore a quello della Sardegna e non si parla di queste cose? Ma perché lo Stato ha sempre garantito? Perché quella è la realtà del Veneto. Noi abbiamo una realtà che è la nostra, e credo che, se vogliamo fare una cosa utile, dobbiamo cercare di aumentare i servizi, di migliorare l'assistenza e non di fare un'operazione che vuole essere matematica, ma che alla fine andrà contro il bene fondamentale della salute dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.
GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito di un documento di siffatta importanza, credo che possa giovare alla discussione una sorta di consuntivo dell'attività che la settima Commissione consiliare ha svolto e prodotto nell'ultimo anno, anche perché ritengo che ciò possa essere molto utile per fare chiarezza sulle tante, forse troppe, polemiche che stanno conseguendo da atteggiamenti, più o meno condivisibili, da parte dei due schieramenti. Polemiche che, su una materia tanto delicata e complessa, appaiono fuori luogo e fuorvianti. E' giusto, a mio avviso, rimarcare, come fanno col petto gonfio d'orgoglio i componenti di maggioranza, che questa è stata una Commissione che molto ha lavorato e molto ha prodotto.
A titolo esemplificativo, fra i provvedimenti esitati, mi appresto ad elencare le leggi qualificanti che sono state licenziate, tra l'altro sono state già citate dall'onorevole Pacifico nella sua relazione, e cioè: la legge sui servizi alla persona, che è stato il regalo di Natale dell'anno scorso per i sardi; la legge istitutiva dell'ARPAS; la legge di riordino delle aziende sanitarie, la numero 10. Badate bene, tutte leggi che, fatto rimarcato pubblicamente dalla stessa maggioranza e dal suo Presidente, senza l'apporto di idee e di presenza anche fisica da parte dell'opposizione, che ha svolto il suo ruolo con senso di responsabilità e di collaborazione, nell'interesse di tutti i sardi, non sarebbero state licenziate e quindi approvate in Aula in quei tempi ed in quei modi.
Infatti, come ben ricordano i colleghi di maggioranza, sono state tantissime le occasioni in cui la minoranza ha garantito il numero legale, con questo tamponando e facendo lenire le tante contraddizioni, frizioni e incomprensioni che hanno sempre minato il gruppo di maggioranza in settima Commissione. Per questa ragione, non accettiamo nel modo più assoluto, e rigettiamo, le accuse che ci vengono rivolte in questa occasione da parte della maggioranza, e cioè che, nel varo di questo provvedimento, noi ci saremmo comportati in modo ostruzionistico e strumentale per impedire, o quantomeno ritardare, l'approdo in Aula di questo importantissimo e attesissimo documento. A tale proposito, voglio ricordare un comunicato stampa del 17 gennaio 2006, attraverso il quale, il sottoscritto, nella sua vece di Vicepresidente della Commissione sanità, stigmatizzava il ripetersi di numerose assenze dei consiglieri della maggioranza che, di fatto, determinava il costante rinvio delle sedute previste, denunciando, già in quell'occasione (il periodo non sospetto conferma la mia tesi), il crescente malumore di moltissimi consiglieri di maggioranza che si sentivano relegati ad una funzione di mero strumento nelle mani della Giunta regionale.
Quindi, cari colleghi della maggioranza, di che cosa andate parlando? Cercate il male in casa altrui quando il male è in casa vostra, siete voi, nel caso, sempre e comunque, che dovete assicurare il regolare svolgimento dei lavori della Commissione, non lamentarvi delle assenze dei componenti delle forze di opposizione. Infatti, balza subito agli occhi ed emerge in modo assoluto, la contraddizione in capo ai ragionamenti della maggioranza che sostiene che il Documento 11, approvato dalla Giunta nel novembre 2005, sarebbe stato oggetto di discussione nei vari incontri ed audizioni per oltre un anno. Scusate, colleghi, le leggi sopra citate quando le avremmo discusse ed approvate? Forse durante la pausa pranzo tra un incontro e un'audizione? Dobbiamo essere seri e soprattutto sinceri.
E' vero, ad intermittenza ed appunto tra il varo delle leggi nominate, si è discusso sul Documento, ma è altrettanto vero che di questo stesso Documento si è iniziato a trattare compiutamente, in modo serio e continuativo, solamente dal settembre 2006; qui voglio ancora sottolineare che le varie riunioni sono state più volte legalizzate dalla presenza della minoranza, se ciò non fosse stato, se cioè le forze di opposizione non avessero garantito, con la loro presenza, la continuità dei lavori della Commissione, ci sarebbe da chiedersi quando il Documento sarebbe potuto approdare in Aula, e questo, per i contrasti e le contraddizioni che regnano nella vostra maggioranza.
Solo nell'ultima settimana dei lavori, la maggioranza ha improvvisamente trovato l'unità e ha garantito una presenza sufficiente dandosi una parvenza di ritrovata compattezza. Però è giusto sottolineare ulteriormente che il Documento è stato completamente stravolto da nuovi apporti di idee e contributi scritti che hanno fatto sì che lo stesso cambiasse radicalmente per oltre il 25 per cento dei suoi contenuti sostanziali (circa 35 pagine sostituite totalmente sulle 160 complessive) e fosse inoltre seppellito da oltre 300 emendamenti di cui la metà della maggioranza.
Quindi, cercate di capire perchè noi non abbiamo ritenuto opportuno, visto la rimarcata importanza del testo in esame, richiedere il giusto tempo e l'attenzione che ciò meritava per discutere e, se è possibile, dare il nostro solito e solido contributo per poter migliorare, ove necessario, il testo, come del resto abbiamo sempre fatto, come prima detto, nelle precedenti occasioni, perché è assai difficile discutere compiutamente ed in maniera esaustiva un documento che, in corso d'opera, muta continuamente e talvolta anche in modo radicale.
In molti momenti sarebbe stata necessaria una bussola per orientarsi e capire; devo dire che, per amore della verità, in un primo momento, come hanno sottolineato sia l'onorevole Pacifico, sia l'onorevole Amadu, siamo stati ascoltati e ciò ha portato ad un clima relativamente sereno e tranquillo e, precisamente, ciò è accaduto durante l'esame della prima parte del provvedimento, quello degli obiettivi di salute ma, successivamente, quando si è arrivati ad argomenti riferibili a scelte di merito politiche, si è alzato un muro invalicabile con motivazioni di rispetto di tempi che, sinceramente, hanno prodotto uno strappo che qui non si è neanche potuto tentare di ricucire, vista la bravura della Commissione nell'approvare in tempi supersonici tutto il restante documento, lasciando di stucco tutta l'opposizione per un vero colpo di mano che si era consumato impunemente.
Per spiegarmi meglio, era stato licenziato (credo non molto lucidamente vista l'ora, tra le 22 e le 4 del mattino successivo ed i carichi di lavoro dei giorni precedenti, si marciava infatti a tappe forzate) il cuore pulsante e qualificante di tutta la programmazione sanitaria dei prossimi lustri e cioè la rete ospedaliera, quindi i destini di tutti gli ospedali sardi e di tutta l'organizzazione territoriale che dovrà, poi, garantire l'offerta dei servizi a tutti i malati sardi e la copertura finanziaria dei servizi stessi, dicevo che tutto ciò è stato licenziato dopo un profondo esame nello spazio di alcune ore della notte, un qualcosa atteso da oltre vent'anni, approvato in poco più di 6 ore. Stupefacente, irripetibile. Chapeau!, per l'ultimo colpo di mano perpetrato in Commissione, il tutto approfittando del fatto che la minoranza avesse abbandonato la riunione in corso perché era stata praticamente imbavagliata da una decisione che credo poche volte sia stata adottata nella storia dell'Autonomia sarda, quella di contingentare la durata degli interventi in Commissione fino a 10 minuti, e non 10 minuti per intervenire su argomenti di secondaria importanza bensì 10 minuti per dissertare su un argomento basilare quale la rete ospedaliera di tutta, ripeto tutta, la Sardegna.
Definire umiliante la decisione adottata nei confronti di quei commissari di opposizione che sempre hanno agito con serietà e responsabilità nei lavori della Commissione è dire poco. Si è trattato di un'involuzione che ha pesato enormemente sia nei rapporti tra maggioranza ed opposizione sia sulla qualità della proposta contenuta nel Piano sanitario; Piano che, lo voglio ribadire, non si è potuto avvantaggiare dell'apporto prezioso che comunque eravamo disposti a fornire perché, al di là dei doverosi distinguo, permane in tutti noi, consiglieri di opposizione, la volontà di fornire un servizio sanitario qualitativamente alto e puntuale a tutti, ripeto tutti, i cittadini sardi.
Su temi come la sanità, lo scontro non può essere portato agli estremi come purtroppo avete fatto voi, forze di maggioranza, nella pratica l'avete voluto e quindi fatto. E' quindi comprensibile che gli stessi consiglieri di opposizione abbiano preferito abbandonare i lavori piuttosto che sottostare a dei diktat così inopportuni e vincolanti, per non dire vergognosi. Per cercare di farmi capire meglio, fatemi spiegare che parlare per soli 10 minuti di tutti gli ospedali sardi avrebbe significato (essendoci numerosi ospedali sparsi su tutto il territorio sardo, esattamente 45) dedicare ad ogni presidio ospedaliero, sia dei grossi centri, quindi dei grandi ospedali, che dei cosiddetti presidi ospedalieri periferici, la bellezza di 14 secondi. Vi sembra questa una decisione seria? Vi sembra che così si voglia discutere, confrontarsi, dialogare, collaborare per cercare di proporre delle leggi condivise al massimo e quindi cercando di cementare il più possibile un gruppo anche per il lavoro futuro che la settima Commissione dovrà svolgere? Oppure credete che possiamo chiudere i lavori della Commissione dopo l'approvazione di questo documento?
Di questo ed altro avremmo voluto discutere e, su questioni di merito e contenuto, confrontarci, per esempio sui piccoli ospedali, che un tempo costituivano, nel sistema sanitario regionale, una sorta di fiore all'occhiello, in quanto voluti e nati per dare un servizio di prossimità ai cittadini, compenetrati nella variegata realtà socio-culturale ed economica della nostra terra. Non è stato possibile porre la questione con il giusto accento, eppure, cari colleghi, noi sappiamo perfettamente che la nostra Isola presenta alcune caratteristiche peculiari basilari, un vastissimo territorio a fronte di una scarsissima densità della popolazione, carenze infrastrutturali e vetustà della rete stradale di collegamento, difficoltà dei collegamenti anche con il continente, scarsità nell'offerta dei servizi reali, tra cui appunto quello sanitario, che necessitavano e necessitano di particolare attenzione e studio. I piccoli ospedali rappresentano in Sardegna una realtà che va difesa e tutelata proprio in virtù di queste richiamate caratteristiche, non vorrei che un domani la caducità dei tempi, forzatamente voluta dalla maggioranza, giocasse un ruolo determinante nel contribuire alla scomparsa di questi piccoli ospedali per via di una razionalizzazione della rete ospedaliera che non è stata esaminata in tutti i suoi possibili risvolti e ricadute.
All'unisono sollevo le problematiche relative alle guardie mediche, alias continuità assistenziale, i cui operatori spesso, in Sardegna, si trovano a prestare la loro attività in condizioni davvero difficili anche per quanto attiene la loro incolumità. Questo Piano è carente sotto il profilo degli interventi necessari per garantire che i locali, oggi evanescenti e poveri di mezzi, siano ammodernati e adeguati alle necessità e il servizio ai cittadini migliorato sia nei tempi di accoglienza che nella qualità. Infatti, si vogliono ridurre queste realtà accorpandole in maniera inopportuna e attribuendo loro funzioni non proprie. Quando ciò si verificherà, risulterà chiaro che la sanità in Sardegna non è vista come un servizio di primaria importanza ma come una prestazione aziendalistica dove l'imperativo è far quadrare il bilancio, una visione francamente inaccettabile e da respingere a tutto tondo.
Poi, ancora, per quanto attiene i tagli dei posti letto, non si intravede in maniera chiara l'analisi sulle risposte alle problematiche che questi tagli comportano. Mi spiego meglio: intanto ricordiamo l'insularità della Sardegna e quindi il dato reale che, mentre un cittadino di Milano potrebbe raggiungere Bologna per un eventuale problema di salute, anche in urgenza, questa possibilità al cittadino sardo è di fatto preclusa; peraltro per un cittadino di Milano è improponibile l'offerta di cura a Bologna, mentre per un cittadino di Ittiri è normale, o quasi, farsi curare a Cagliari. Applicare pedissequamente, dunque, criteri rapportabili ad altre realtà nazionali per perseguire fini gestionali nella sanità sarda è un'operazione arbitraria che tradisce una non approfondita valutazione che può portare a clamorosi errori, con ricadute negative sulla efficienza e sulla qualità dell'offerta di salute che vogliamo offrire, attraverso questo testo, ai cittadini sardi.
Osserviamo poi che, nel periodo che va da maggio-giugno a settembre-ottobre, una buona quota di turisti incrementa in maniera continua la popolazione sarda, con un picco nel periodo del mese di agosto.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue GALLUS.) In tale periodo la domanda di salute della popolazione accresce ed in particolare aumentano le richieste di prestazioni di pronto soccorso, la richiesta di posti letto, di rianimazione, di UTIC (Unità Terapia Intensiva Coronaria) ed in generale di posti letto di specialistica quali ortopedia e cardiologia.
Ebbene, dall'esame del Piano sanitario regionale o della nuova rete ospedaliera sarda, non si evince quali siano le risorse dedicate a dare risposte concrete a queste richieste. Visto che, per tutti noi, il turismo è un capitolo importante della nostra economia, è altrettanto importante garantire al turista di trascorrere le vacanze in Sardegna in totale sicurezza per lui e per la sua famiglia. Non dimentichiamoci che il turista è un cittadino che gode di diritti sanciti dalla nostra Costituzione, senza dimenticare poi che, nei periodi analizzati, non deve assolutamente venire meno la qualità del servizio sanitario per i cittadini sardi.
Nel Piano sanitario come sono state affrontate queste problematiche? Quali sono le decisioni intraprese? Quali sono le ricadute reali sulla sanità sarda? Quali sono i posti letto dedicati ad affrontare e dare risposte a queste esigenze? Qual è il personale dedicato (medici, specialisti, personale infermieristico) ad affrontare tali problematiche che, badate bene, non può essere lo stesso utilizzato nei restanti periodi dell'anno? E' vero, c'è un accenno per quanto riguarda i servizi della slot che riguarda l'ospedale di Muravera che dovrebbe essere potenziato proprio in questa previsione, però voglio anche far notare che la Sardegna ha anche altre parti geografiche che dovrebbero essere potenziate in questo periodo perché il turismo, ovviamente, non orbita solamente nella costa sud-orientale dell'isola. Ma ancora, visto che attualmente tutto sembra ricadere nelle spese delle casse regionali, quali sono le risorse impegnate? Come il Governo regionale, quindi la sanità sarda, intende accollarsi queste spese?
Ebbene, io credo che su questi punti non debba mancare la necessaria chiarezza e certezza delle risorse disponibili. Ho voluto toccare qualche aspetto particolare di alcune delle mille sfaccettature che rappresentano il pianeta sanità in Sardegna per evidenziare alcune zone lacunose di questo Piano. Potrei anche citare altri esempi, come il caso della Clinica dermatologica dell'Università di Sassari che potrebbe rischiare la chiusura totale, non solo come attività di servizio da offrire ai cittadini, bensì anche come sua attività sia di ricerca e sia di offerta di posti di scuola di specializzazione per i tanti medici sardi che vorrebbero arrivarci, appunto.
Anche questo è uno degli argomenti che purtroppo non abbiamo potuto affrontare, come pure non abbiamo potuto affrontare i problemi che riguardano il "Crobu" con la chirurgia pediatrica ad Iglesias o, ancora, parlare della stabilizzazione dei medici di guardia medica. Credo che su questo si possa intervenire quando si arriverà alle discussioni di merito dei vari capitoli. Se poi, a fronte della sbandierata politica dei tagli e della razionalizzazione, constatiamo che la spesa aumenta, il disavanzo cresce, viene spontaneo domandarsi su quali ipotesi di ragionamento abbia poggiato la decisione del Presidente della Giunta regionale di accollarsi per intero l'onere della spesa regionale, sollevando lo Stato dagli obblighi cui era tenuto. Altre Regioni, ben più ricche e prospere della Sardegna, ancora oggi richiedono un intervento più sostanziale dello Stato nella partecipazione alle loro spese sanitarie. La Sardegna, in questo, appare in masochistica controtendenza.
Per concludere, colleghe e colleghi, come è possibile che nel Piano sanitario vengano attribuiti poteri ancora più discrezionali di quelli già in capo all'Assessorato nella gestione della razionalizzazione della rete ospedaliera e dei posti letto? Ma siamo davvero sicuri che, senza un minimo di criteri oggettivi, sia possibile operare nell'interesse di tutta la collettività? Siamo davvero convinti che l'insularità, la scarsità di popolazione, la vastità del territorio regionale, la strutturale carenza di servizi reali, non giochino un ruolo essenziale per la buona riuscita di un Piano sanitario che, se privo del rispetto di questi oggettivi e specifici aspetti basilari, è destinato al fallimento? Altre iniziative di carattere economico e sociale nel passato, come appunto i Piani di rinascita, hanno segnato il proprio totale fallimento proprio a causa della scarsa attenzione a queste problematiche. Ma i sardi, quei cittadini sardi che, da tanto tempo, aspettavano questo strumento per il governo della sanità della nostra isola, che cosa si aspettano? Ci siamo davvero posti questa domanda? Io credo di no. La fretta di arrivare con un'improvvisa e sospetta accelerazione all'approvazione di questo Piano sanitario ci ha di fatto impedito di compiere un'analisi serena e approfondita per dare una risposta seria e concreta alle tante aspettative dei sardi che, in materia di tutela sanitaria, ancora marciano ad un livello inferiore rispetto al resto della Repubblica.
Con ciò ho concluso. Però, se mi permette Presidente, voglio esprimere anch'io, credendo di interpretare il pensiero di tutti i colleghi di minoranza, il sentimento di vicinanza nei confronti dell'onorevole Masia colpito, proprio in queste ore, da un gravissimo lutto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, il primo e finora ultimo Piano sanitario regionale è entrato in Aula nel marzo 1985 ed è stato approvato in tempi non lunghi, relatore era l'onorevole Lorelli e fra i principali protagonisti l'onorevole Dadea. Si era nella fase della tormentata applicazione della "833" del 1978 in Sardegna, che aveva introdotto tra l'altro un'importante innovazione rispetto al passato: il fatto che la spesa sanitaria dovesse essere determinata sulla base del fabbisogno contenuto all'interno del Piano sanitario nazionale. Quattro anni prima in Sardegna erano state istituite le Unità sanitarie locali. Si diceva diffusamente nel dibattito che la programmazione sarebbe stata posta come metodo ordinario della gestione dei problemi sanitari.
Ebbene, sono trascorsi ventuno anni e mezzo. Mi sono chiesto più volte perché il Piano sanitario regionale abbia atteso ventuno anni prima di approdare in Consiglio regionale per la seconda approvazione, se questo sia dipeso da cattiva volontà dei consiglieri e delle maggioranze che si sono succedute, oppure se vi sono interessi, tanti e tali, da vanificare volontà politiche che vedono la programmazione sanitaria come metodo per garantire ai cittadini la salute, lo stare bene, lo stare bene insieme, principale compito della politica e quindi compito principale anche di questo Consiglio regionale.
Certo, per contrastare poteri forti, poteri contrapposti, interessi che sembrano andare più sul versante di chi eroga prestazioni piuttosto che sugli interessi dei cittadini che hanno diritto alla salute, diritto costituzionale si è detto, ma anche diritto antropologico universale dell'uomo, per contrastare tali poteri, dicevo, occorre coraggio, determinazione, lungimiranza, unità e direi anche ispirazione morale. Il problema non è certamente l'analisi dei bisogni, l'epidemiologia, neanche l'individuazione degli obiettivi di salute. La discussione sul Piano sanitario si è fermata nelle scorse legislature (così come, in questa legislatura, in Commissione ne è stata anche il cuore) sulla razionalizzazione della rete ospedaliera, sui posti letto, cioè su una vecchia e anacronistica concezione del potere sanitario che vogliamo definitivamente spazzare via.
Con l'approvazione della legge regionale numero 10 del 2006, che ha sostituito la "5" del 1995, abbiamo aperto la strada che sblocca la paralisi legislativa della sanità regionale e conduce finalmente ad una programmazione seria e attenta per dare risposta non più parziale ma complessiva e generale alla domanda di salute in Sardegna. Domanda di salute che è un concetto più ampio rispetto a quello di sanità perché è bene precisare che noi diamo centralità alla persona, al cittadino-utente, al paziente e sono loro i destinatari diretti del Piano mentre gli operatori, il cosiddetto mondo della sanità, sono al loro servizio e non viceversa.
Dunque, parola d'ordine "programmazione" finalmente e nei fatti. La sanità in questi ultimi vent'anni ha avuto in Sardegna certamente un'evoluzione, ma una evoluzione disordinata dove gli interessi prevalenti non sono stati sempre quelli della salute dei cittadini. Mi chiedo quali siano state, in attesa di pianificazione, le motivazioni che hanno condotto alla nascita o alla chiusura di reparti, di unità semplici o complesse, quale attenzione geografica e politica sia stata riversata nell'accontentare questo o quel territorio, con utilità discutibile per i cittadini o, perlomeno, senza quella visione di insieme che deve essere considerata per rendere irreprensibili le scelte nei diversi territori. Mi rendo conto che entriamo in un settore che ingloba interessi, risorse, potere; mi riferisco ad esempio all'argomento della riduzione dei posti letto ospedalieri cui ho fatto cenno prima. Dalle dichiarazioni, dai fiumi di inchiostro riversati anche in questi giorni sui giornali, sembrerebbe quasi che, in alcuni centri della Sardegna, non ci sia più la possibilità di essere ricoverati perché abbiamo tagliato i posti letto. Qualcuno dovrà pur dire che il numero di posti letto eliminati dal Piano è direttamente proporzionale a quello dei posti letto non utilizzati o utilizzati al di sotto della percentuale indicata dalla legge, l'ha detto anche il relatore osservatore, l'onorevole Vargiu, con onestà intellettuale.
Insomma, la soluzione dei problemi della sanità non passa per il numero dei posti letto, quanto piuttosto sull'appropriatezza dei ricoveri, su un sistema sanitario regionale che ha necessità di convergenze e di unità tra ospedalieri e territoriali, tra ospedalieri ed universitari, tra medici e infermieri, tra sanitari e amministrativi. La soluzione dei problemi della sanità passa anche attraverso le procedure che portano all'utilizzazione corretta dei posti letto, ai filtri che devono porre i medici di famiglia, ad un sistema efficace di emergenza-urgenza. Nel Piano e nella legge numero 10, già approvata dal Consiglio, nelle politiche sanitarie introdotte dal Governo regionale dall'assessore Dirindin, si passa da una visione ospedalocentrica ad una territoriale; centrale rimane, infatti, lo sviluppo dell'attività territoriale, obiettivo strategico del Piano è permettere ai cittadini di trovare risposta ai propri bisogni di salute non solo nell'ospedale, anche se poi il Piano prevede e individua cinque nuovi grandi e moderni ospedali che, sono certo, troveranno risposta e copertura nella prossima legge finanziaria. Ma il luogo centrale è il territorio di appartenenza, nel quale si realizza concretamente l'integrazione sociosanitaria come già indicato nella legge numero 23 sui servizi alla persona, altro pilastro della riforma sociale in Sardegna.
Riordino del sistema dunque, sostegno alle buone professionalità esistenti nel sistema sanitario regionale, lavoro di rete, personalizzazione degli interventi, appropriatezza non solo dei ricoveri ma anche delle prestazioni erogate, lotta agli sprechi. Questi sono alcuni importanti obiettivi che il Piano indica. Sarà un processo di cambiamento non facile, proporzionale ai contraccolpi che già arrivano, un processo condiviso comunque dalla società, nonostante le forti ed interessate resistenze dell'opposizione e di qualche altro potere corporativo e non solo. E' un Piano che può essere ancora migliorato, certamente non snaturato, da parte di questo Consiglio regionale che, con la sua approvazione, scriverà una bella pagina di questa legislatura straordinaria. Un Piano triennale e non un Piano ventennale per il quale prevediamo verifiche annuali e il suo aggiornamento, la nuova versione, nella ultima parte della legislatura. Nessuna chiusura, dunque, ma la speranza che il lavoro fatto, lungo e faticoso, sia per quanto possibile frutto dell'intero Consiglio regionale che vuole indicare la risposta di salute che i sardi chiedono e di cui hanno diritto. Un patto virtuoso, come lo ha chiamato poco fa il collega Vargiu, che nonostante tutto credo che ancora insieme possiamo onorare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Chiedo scusa, ma pensavo in un discorso un po' più lungo del collega che mi ha preceduto, adesso ho un po' il fiatone, anche se ho fatto in tempo a sentire di legislatura trionfale, di lobby, ho sentito parlare di responsabilità dei medici di famiglia, insomma, è sempre sparare sugli stessi bersagli. Allora, io per piacere e dovere leggo i giornali tutti i giorni e mai, appunto, come in questi giorni, proprio come ha appena riferito il collega, ho letto queste cronache trionfali, non di tutti i giornalisti chiaramente, né di tutti i giornali, nelle quali trionfalmente, appunto, la maggioranza dell'Aula e della Commissione sanità si attribuisce i meriti per aver licenziato la bozza del Piano sanitario.
Auguri! Si avvicina il Natale, siamo certamente tutti più buoni. Auguri! Perché l'ottimismo fa bene alla salute, tiene su il morale, fa riserva di buonumore, che serve sempre. Soprattutto quando si preannunciano momenti più difficili, come quando i sardi - che, al contrario di quello che diceva il collega, sono un popolo dalla lunga pazienza - vi rimanderanno all'opposizione. Se non altro per punirvi di queste dichiarazioni che sono infarcite di tanta presunzione. Così come quando pretendete di approvare in tempi rapidissimi, così come è successo nella Commissione sanità, questo Piano sanitario regionale anche in Aula, magari per trovarlo pronto sotto l'albero come una sorta di regalo natalizio tutto vostro o magari per spacciarlo come regalo di Natale ai sardi, ai malati, ai medici, alle associazioni e a tutti quelli che, da troppo tempo, aspettano con pazienza una sanità più giusta, più solidale e soprattutto più accessibile.
Una cosa è certa: non esistono o perlomeno non appaiono percorsi chiari in merito al coinvolgimento di tutte le componenti del mondo della sanità, a partire dalle forze sociali al Tribunale del malato, dalle associazioni di patologie alle associazioni scientifiche. Se davvero noi vogliamo una sanità sarda nostra, solidale, che tenga conto delle dimensioni di un intero continente qual è la Sardegna e di tutte le diversità, quindi, delle sue aree geografiche, se vogliamo una sanità dove i conti sono certamente importanti, ma la salute lo è ancora di più, beh, io non sono assolutamente convinto che questa sia la strada giusta, non sono neanche convinto che questo sia il modo e, quindi, di conseguenza, la legge giusta.
Parlavo delle componenti del mondo della sanità, vogliamo parlare poi delle istituzioni? Giovedì 7 dicembre, il Consiglio delle autonomie locali (considerando che il ruolo, appunto, delle autonomie locali appare di fondamentale importanza in tale processo di cambiamento) ha deliberato all'unanimità un documento nel quale esprimeva un parere sul Piano in considerazione, ma credo che fosse una considerazione tutta loro, del fatto che la votazione finale del Piano era stata sospesa al fine di acquisire questo parere. Invece, appena due giorni dopo, sempre in tutta fretta, sabato 9 dicembre, la Commissione licenziava definitivamente il Piano che, da quel momento, veniva preso in carico dall'Aula. Ebbene, sapete cosa ha fatto la Commissione? Ha concesso audizione al Consiglio delle autonomie locali per il giorno mercoledì 13, ormai fuori tempo massimo. Ecco quindi che il Piano è arrivato in Aula.
Per quanto riguarda i lavori in Commissione il relatore di maggioranza, l'onorevole Pacifico, nella sua relazione scrive che, nei tanti, forse troppi aggiungo io, mesi di complesso e delicato esame della settima Commissione, il documento è stato arricchito dalle audizioni degli attori sociali, dal mondo sindacale, dalle autonomie locali, dal mondo accademico, dagli operatori della sanità. Per quanto riguarda le autonomie locali, ho appena detto con quale considerazione sono state trattate, per tutti gli altri (sempre per le considerazioni che ho già fatto) credo che ben presto avremo notizie in merito al loro reale gradimento non appena il Piano sarà approvato definitivamente. Quanto alle modifiche e integrazioni, posso soltanto dire che, negli ultimi giorni di lavoro, in Commissione c'è stata una brusca accelerata con la sostituzione di intere parti del Piano; questo, secondo me, avrebbe senza alcun dubbio dovuto consigliare alla maggioranza una maggiore prudenza e forse un più attento esame del provvedimento.
Non sono invece d'accordo col relatore quando afferma che la Commissione ha accolto molte delle osservazioni pervenute dalla minoranza, questo naturalmente fino alla discussione e all'esame degli emendamenti dalla rete ospedaliera in poi cioè praticamente mezzo Piano. Lui dice che questo non si è potuto fare per motivi diversi; il motivo invece è uno solo: la fretta, la necessità di chiudere questo Piano, questo provvedimento, nel più breve tempo possibile e in questo programma di lavoro tutto vostro, noi chiaramente eravamo soltanto d'impaccio, certo che non vi è sembrato vero riuscire a liquidare la pratica col lavoro di una notte. Mezzo Piano in metà notte, discussione ed emendamenti compresi.
Stavolta però non vi lasceremo da soli per ripetere quello che già è stato fatto in Commissione, possiamo fare anche il Natale, perché questo è il vostro caso, è il vostro destino perché oramai - l'hanno già detto - siamo al fatidico giro di boa della legislatura, una legislatura che, vista da dentro, pare un film già visto, una interpretazione particolare della democrazia (verrebbe quasi voglia di pronunciarla alla maniera dei soviet "democràzia"), perché questa legislatura, questa visione tutta vostra della democrazia, rappresenta in effetti un unico disegno, maniacalmente sordo e cieco alle istanze del popolo sardo, che ha trovato nel Piano sanitario, come in altri importanti provvedimenti, un teatro ideale per la sua rappresentazione. Dai ricordi che ho del liceo, rammento che, nella tragedia greca, il coro (che in effetti non era altro che la voce del popolo) irromperebbe a questo punto, vi direbbe che avete offeso gli dei dell'Olimpo e vi condannerebbe a qualcosa per la vostra insistenza, ma di greco antico noi non abbiamo molto, magari di egiziano oggi abbiamo un faraone e un'imminente piramide a Sant'Elia! Resta comunque la tragedia, la tragedia che avete confezionato e che ci costringete a supportare quando rifiutate con i fatti, non con le parole, la nostra collaborazione considerandola falsa e inutile, inutile e falsa.
Infatti, l'Assessore della sanità, si ricorderà, in occasione di un convegno organizzato credo la settimana scorsa dalla sua maggioranza, ha avuto occasione di affermare che non c'è stata alcuna fretta nell'approvare il Piano in Commissione perché, quando i tempi sono maturi, bisogna portare a casa il risultato, paragonando un provvedimento così importante alle nespole che, se non si raccolgono per tempo, possono anche marcire; negando in questo modo sfacciatamente anche l'evidenza più evidente, come il bambino che chiude gli occhi pensando di non essere visto, e negando allo stesso modo che ci siano stati in realtà degli ordini ben precisi in tal senso. Ha sempre affermato l'assessore Dirindin, nello stesso convegno, di aver chiesto più volte all'opposizione delle proposte alternative senza però ricevere risposte, senza quindi alcun risultato.
A parte che questo contrasta un po' con quello che scrive il collega Pacifico sulla presunta, acuta e preziosa collaborazione della minoranza, come se i nostri emendamenti presentati, e praticamente respinti, in Commissione fossero soltanto un esercizio inutile, un compitino da presentare alla maestra per poi metterlo via in un cassetto. Affermate anche che, nei lavori della Commissione, il Piano è stato rafforzato, arricchito, integrato per alcune patologie ritenute di importanza prioritaria, però incredibilmente vi siete totalmente dimenticati del dramma dei pazienti dializzati che, in Sardegna, sono ben 1300, per non parlare dei pazienti nefropatici e di quelli già trapiantati. Purtroppo questa patologia non è inserita tra le patologie di forte risonanza sociale né in quelle di maggiore incidenza, eppure sono pazienti che forse sono anche più sfortunati di tanti altri e che necessiterebbero pertanto di maggiore attenzione oltre che di un numero maggiore di strutture; vedete, la mancanza di posti-rene, vicini al proprio domicilio, spesso aggiunge dramma al dramma, per questo motivo l'ASNET, Associazione sarda nefropatici emodializzati e trapiantati, ha chiesto il 6 dicembre, pensate, un'audizione alla settima Commissione. Ma, se non sbaglio, avevo sentito che avevate ultimato il percorso lungo ed estenuante delle audizioni, chissà come ci sono rimasti male quando hanno saputo non esserci più tempo per le audizioni, che la pallina è già stata lanciata per cui i giochi sono fatti, come direbbe ogni bravo croupier.
Io so che questo Piano è stato scritto da tante mani ma non chi l'abbia scritto nella formulazione che voi oggi proponete, certo si tratta di persone che per certi versi hanno molta fantasia e che sono poco abituate a fare i conti con la realtà e purtroppo anche a fare i conti con i bilanci pubblici e con i territori. Io rammento ai vostri consulenti, che spesso non sono sardi, che dopo l'aeroporto di Elmas c'è Cagliari, però dopo Cagliari c'è un mondo che probabilmente a molti risulta inesplorato, quello dei piccoli comuni dove i servizi sanitari già non abbondavano e adesso purtroppo rischiano anche di sparire.
Non che non abbiano lavorato bene questi vostri consulenti, se avessero formulato questo stesso Piano per una ASL lombarda, una ASL di quelle che contano decine o centinaia di migliaia di assistiti in un raggio di 50 chilometri, avrebbero certamente ottenuto un grande risultato. Ma noi non siamo a Milano, come ci avete ricordato proprio voi nella scorsa legislatura, noi siamo in tanti paesi dell'interno, Fluminimaggiore, Cardedu, Tadasuni, Boroneddu, certo c'è Cagliari, ma Cagliari rappresenta molto dal punto di vista della popolazione e molto poco dal punto di vista del territorio e noi, se la salute è un diritto al quale dobbiamo provvedere, noi dobbiamo dare salute, prevenzione e cura a tutti i sardi indistintamente.
Forse il concetto a voi interessa poco, non lo sentite e non lo volete sentire; se avete una possibilità che qualche effetto positivo di questo Piano si manifesti davvero, quell'effetto deriva dal taglio delle risorse a danno proprio dei territori vasti e poco popolati. Purtroppo la Sardegna è anche questa, è vasta e poco popolata, dovreste girarla tutta, ma non da turisti la domenica alla ricerca del ristorante tipico, dovreste girarla la notte del lunedì quando c'è la nebbia e c'è il ghiaccio sulle strade che sono senza cartelli, deserte sia d'inverno come d'estate, Sardegna di pochi uomini e molte pecore, quelle che purtroppo non valgono nulla nel PIL sardo per il mercato e che hanno pure il coraggio di ammalarsi.
C'è un'altra Sardegna, una Sardegna opposta rispetto a quella che, con colpi di fantasia, voi tratteggiate in questo reale "libro dei sogni" e, purtroppo, anche di incubi. Basta uscire dall'albergo o dall'Assessorato e la potete vedere anche voi. Dunque, auguri vivissimi a voi, felicitazioni ai vostri consulenti, che hanno saputo moltiplicare comitati scientifici, osservatori, coordinamenti, consulte. Cioè hanno moltiplicato, sedie, cadreghini, scranni e sgabelli, però abbellendoli con aggettivazioni nobili, che non guastano mai nei salotti colti, come appunto la scienza e l'etica. Signori, è arrivata la scienza, in compagnia della sorella etica, evviva! Oggi, noi possiamo debuttare in società. Quindi, nastri rossi, palle di Natale pronte a cadere da un albero secco e già tagliato dalla vostra motosega impazzita, questo è il vostro Piano sanitario. Questa è la vostra idea di sanità che voi, con molta fretta, avete rappresentato, ma siccome, una volta, nella scorsa legislatura, c'erano troppi politici a metterci le mani addosso, adesso ce le mettete soltanto voi. Siccome c'era la sanità privata e, per giunta, una parte di questa è vicina ad esponenti politici che non vi piacciono, allora comportiamoci di conseguenza.
Fate prima a dire in piazza, nei convegni, sui giornali, che volevate una riforma tutta vostra; ma non spacciatela ai sardi come una conquista ventennale. L'unica vera conquista sarà quando a tutti i sardi daremo finalmente il diritto di vivere una Sardegna sana e di curarsi al meglio quando stanno male e di curarsi in Sardegna. Questa conquista non la raggiungerete certo con questo Piano. Noi entreremo su questo Piano, in questo lungo dibattito, per contestarvi punto su punto, senza sconti; per contestare ogni vostro eccesso di demagogia, ogni sogno non autorizzato, ogni svarione di metodo e di merito, ogni incongruenza, ogni volo pindarico con ali di cera. Nella relazione di maggioranza voi scrivete, con chiarezza, che questo Piano, che tutto comprende pur non essendo di dettaglio, che pone obiettivi di salute prioritaria e specifici, che tende al recupero di sinergie e strategie, è certamente un Piano non leggero, un piano non debole. E' quindi, un "pianoforte", senza soldi speriamo che non si trasformi veramente, come qualcuno l'ha già definito, in una "pianola".
CUGINI (D.S.). Io non ho capito niente!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego. Se lei fosse stato attento, avrebbe capito tutto. Lei era distratto da qualche suo collega. Le chiedo scusa, onorevole Cugini.
E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Progetto Sardegna). Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, la Sardegna si dota finalmente del Piano sanitario regionale, dopo ventuno anni. Tra le più svariate critiche mosse dal centrodestra, l'accusa di voler procedere con troppa fretta, sa davvero di paradosso. Appena vent'anni infatti! Talvolta, sembra smarrito anche il senso del ridicolo. L'aspro confronto politico è sicuramente ascrivibile al fatto che la sanità, come pochi altri settori, è in grado di evidenziare le differenti scelte di carattere ideologico. Ma non sono ininfluenti, probabilmente, i rilevanti interessi di carattere economico e professionale che muovono dalle ingenti risorse che il settore assorbe. Va da sé che la volontà di avviare un serio processo di riforme debba necessariamente fare i conti con le resistenze al cambiamento di quei poteri forti che malvolentieri accettano di sottostare alle regole. Il Piano in discussione si pone l'obiettivo di mettere ordine in un settore in cui l'assenza di programmazione ha comportato inefficienze, ritardi, sprechi e profondi e gravi squilibri territoriali. La qualità dell'offerta del sistema sanitario non è stata la stessa e non è la stessa in tutto il territorio regionale, non tutti i cittadini hanno potuto usufruire dello stesso livello di prestazioni e di assistenza; ciò, nonostante le rilevanti risorse - circa il 50 per cento del bilancio - che la Regione ha sempre destinato alla sanità.
In vent'anni di assenza di un Piano sanitario si sono prodotte iniquità ed ingiustizie: vedi la rete ospedaliera e la relativa distribuzione dei posti letto. Alcune realtà territoriali hanno potuto disporre di un elevato numero di posti letto, sei, sette per mille abitanti, altre, due, tre posti letto per mille abitanti; la Gallura è una di queste. La Gallura è una di quelle realtà in cui troppe volte i cittadini si sono visti negare persino il diritto al livello essenziale di assistenza. Quel diritto alla salute, garantito dall'articolo 32 della Costituzione a tutti cittadini, è stato spesso negato. I cittadini, troppo pazienti, per poter accedere ad adeguate cure, hanno dovuto sopportare indescrivibili disagi, per le continue migrazioni anche per patologie non importanti. Ed il costo più alto delle inefficienze e dei disservizi è sempre a carico, com'è noto, delle fasce più deboli della popolazione: i poveri e gli anziani. E' una condizione inaccettabile ed è ingiusto tollerare flussi migratori verso altre AA.SS.LL. alla ricerca di servizi efficienti, solo perché ciò consente di conservare situazioni di privilegio.
Tale stato di cose impone il superamento di impostazioni puramente ideologiche e richiedono l'assunzione di responsabilità sia da parte di chi ha compiti di governo, sia da parte degli operatori sanitari. Occorre acquisire consapevolezza che quella sanitaria è una funzione pubblica rivolta all'esclusivo interesse del cittadino. Qualunque azione deve essere orientata quindi a garantire l'effettivo godimento del diritto alla salute. E' preciso dovere della classe politica, di ciascuno di noi, in questa fase, non prestarsi a pressioni o tentativi di condizionamento, provenienti da chi rappresenta egoistici interessi di categoria, economici e professionali o di campanile. Quale valida motivazione può essere addotta per contrastare il riordino della rete ospedaliera regionale e l'equa distribuzione dei posti letto, se non il tentativo di conservare privilegi consolidati durante i lunghi anni di gestione senza regole?
Come si evince dalla relazione della Corte dei conti sulla finanza regionale del 2003, quasi il 50 per cento della spesa sanitaria è assorbito, onorevole Vargiu, dall'assistenza ospedaliera. E' del tutto evidente allora la ragione per cui nel Piano, in linea con i parametri stabiliti, sia prevista la graduale riduzione dei posti letto nelle realtà in cui si registra un eccesso di dotazione. Non di tagli di servizi e di prestazioni si tratta quindi, come vorrebbe far credere il centrodestra con i suoi proclami propagandistici e demagogici, ma di necessarie misure volte alla razionalizzazione e ad un migliore e più consono utilizzo delle strutture e delle risorse finanziarie e professionali, per ottimizzare un sistema sanitario al centro del quale va posto, in maniera chiara e non equivoca, il cittadino con le sue esigenze e le sue priorità, e non, come troppo spesso si è verificato in passato, le esigenze dei primariati, delle baronie della medicina, dei centri di potere e del clientelismo.
E' necessario contenere la spesa, ma è urgente qualificarne l'impiego. Si tratta quindi di trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza di far quadrare i conti e quella di garantire equità ed eguaglianza, a tutti, in materia di salute. L'unico modo è quello di migliorare l'efficienza di un sistema oggi piuttosto carente, efficienza che non si migliora spendendo più soldi. I giornali ci hanno raccontato spesso dell'acquisto di costosi e sofisticati macchinari ed attrezzature mai utilizzate e di innumerevoli altri sprechi. Lo dimostra poi la Regione Sicilia, dove la sanità assorbe circa il 70 per cento delle risorse e conta, da sola, quasi il 10 per cento delle strutture pubbliche e private: circa tremila ospedali, cliniche e centri diagnostici. Ciò, nonostante risulti dai dati del Ministero della salute, relativi al 2002, che l'indice di attrazione, ovvero il flusso migratorio verso le proprie strutture, dall'esterno è dell'1,6 per cento mentre l'indice di fuga verso altre strutture, il Nord, è del 6,4 per cento al contrario della Lombardia in cui l'indice di attrazione è del 9,3 e della Toscana dove una amministrazione virtuosa del settore sanitario consente di pareggiare il bilancio. Altro esempio negativo in questo senso, sono, andando a dare uno sguardo all'estero, gli Stati Uniti, in cui ad una elevatissima spesa sanitaria corrisponde un sistema inefficiente e pessimo per eguaglianza nell'accesso ai servizi in cui quasi 45 milioni di cittadini non hanno alcuna assistenza o copertura assicurativa sanitaria.
Insomma, sforzi e risorse vanno quindi orientati in modo mirato ed è ciò che il Piano si propone con un'azione forte di contrasto di quelle patologie endemiche come il diabete mellito, la talassemia e la sclerosi multipla che hanno nella nostra Isola una rilevante incidenza sociale. Attualmente la situazione non è certo rosea, per far fronte ad un'emergenza come quella del diabete mellito, di cui si contano circa 500 nuovi casi all'anno, si dispone di strutture e servizi assolutamente insufficienti ed inadeguati, ubicati prevalentemente negli ospedali e di difficile fruizione. Il Piano non solo assume come prioritario il contrasto di questa patologia ma individua la linea guida e le azioni per consentire in concreto l'ottimale erogazione di prestazioni a carattere preventivo e assistenziale, al fine di attenuare la sofferenza e il disagio dei pazienti e dei familiari.
L'obiettivo che si vuole conseguire, anche attraverso l'istituzione della Commissione regionale per la diabetologia e le malattie metaboliche, che potrà offrire un prezioso contributo, è quello del superamento del ricorso ad azioni generalizzate e disorganiche per migliorare la qualità dell'assistenza mediante la creazione di una rete integrata di strutture sanitarie per la prevenzione, la diagnosi e la cura.
Analoga e doverosa attenzione viene riservata, nel Piano, alla talassemia, alla sclerosi multipla e alle malattie rare, per le cui patologie vanta com'è noto il triste primato la Sardegna, e per le quali è prevista la riorganizzazione e il potenziamento dell'assistenza mediante l'attivazione della rete dei centri di assistenza per la loro prevenzione, diagnosi e cura.
Dunque, una discussione seria sul Piano non può prescindere da una lettura obiettiva della situazione di partenza del "com'eravamo" e di ciò che, in modo puntuale, con serietà e competenza, ha fatto l'Assessore e poi la Commissione. La stesura del Piano è stata preceduta da intensi momenti di analisi conoscitiva e di approfondimento, numerose occasioni di dibattito e di confronto sono state attivate nelle diverse realtà territoriali con le organizzazioni sindacali, con le associazioni di categoria, con gli ordini professionali, oltre che con le istituzioni locali ai vari livelli; altro che chiusi nel Palazzo! Il confronto è stato aperto a 360 gradi con i soggetti che saranno impegnati in prima linea nell'attuazione del Piano.
Insomma, si tratta di un documento la cui stesura si è potuta via via integrare ed arricchire attraverso l'apporto costruttivo ed intelligente di diversi soggetti ed il lavoro di coinvolgimento e di partecipazione di tutte le componenti del mondo della sanità, delle parti sociali e delle istituzioni.
Le possibilità di emancipazione da situazioni di disuguaglianza sociale, dice il Premio Nobel Amartya Sen, dipendono dalle opportunità di sviluppo e le opportunità di sviluppo sono condizionate dallo stato di salute. Questo Piano si pone semplicemente un solo obiettivo: creare un sistema sanitario giusto, più umano, più efficace, affinché il diritto alla salute sia equamente garantito a tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi del Consiglio, credo che la discussione del Piano sanitario regionale, all'ordine del giorno di questa Aula, avesse il bisogno di una partecipazione più viva da parte dei colleghi. Devo dire che la responsabilità, che ci ha contraddistinto durante tutto l'iter percorso da questo documento di programmazione sanitaria per arrivare in Aula, continuerà per il proseguo perché davvero noi crediamo che questo Piano, seppur tardivamente, arriva in Aula secondo i propositi della maggioranza. Assessore, quando lei è stata nominata si disse che lei veniva nominata appunto perché, entro dicembre 2004, avrebbe dovuto portare in Consiglio una proposta di Piano. Questo non è avvenuto e di sicuro non per responsabilità che possono essere imputate alla minoranza.
La minoranza, come diceva anche il vicepresidente della Commissione e altri colleghi che mi hanno preceduto, ha dato il suo contributo fino a quando, presente anche lei stessa in Commissione, non ha deciso di abbandonare i lavori della Commissione; perché? Non certo perché non ci fossero elementi o ulteriori apporti, apporti che lei ha negato in quest'ultimo periodo e che, recepiti dalla maggioranza, entrano a far parte del testo fino ad arrivare alla parte concernente la rete ospedaliera.
Credo che la responsabilità politica ci portasse con convinzione anche a sostenere i ritmi che ai lavori della Commissione stessa sono stati dati fino alle 4 e 30 del mattino, saremmo di sicuro stati altrettanto responsabili nel proseguimento della discussione se davvero ci fossero stati elementi ma soprattutto momenti che avessero potuto farci capire che questo dicktat, che ancora oggi riporta la stampa, aveva la necessità di approvare questo Piano entro le festività di Natale, anche se non ha precisato l'anno, Assessore.
Credo che se il mio intervento nella discussione generale porta la data "Piano sanitario regionale 2007-2009", è forse perché nel mio animo io respingo il suo diktat; non credo che non ci siano qui in Consiglio tante altre persone disponibili, soprattutto nella maggioranza, a respingere il suo diktat rispetto ad una data o rispetto ad un anno in cui questo Piano entrerà in vigore. Lei intenderebbe far entrare in vigore questo Piano con perlomeno 364 giorni di ritardo, riferiti a quest'anno, ma di sicuro ci sono altri due anni abbondanti di ritardo. Lei, per la precisione, presenta e partecipa in questo Consiglio alla discussione di questo Piano, con un ritardo di due anni; questo è ascrivibile a lei nel momento in cui la Giunta non ha potuto elaborare la proposta ma è ascrivibile alla maggioranza nella misura in cui davvero non ha saputo, nei suoi confronti, esercitare quella pressione che derivava dalla necessità per la Sardegna di avere finalmente un Piano.
Per quanto riguarda l'enfasi del collega Bruno, purtroppo devo ricordare al collega Bruno che, dalla "833" del 1978 all'approvazione del Piano sanitario regionale, sono passati, per la precisione, cinque anni. Io credo che i ritardi, derivati dall'applicazione della "502", siano ascrivibili soprattutto alle maggioranze che, dall'emanazione di quella legge, si sono susseguite al Governo della Regione, non di sicuro al centrodestra che ha amministrato solo per cinque anni. Assessore, le responsabilità politiche bisogna prendersele tutte, e quando si pensa di guardare la polvere o di buttare polvere negli occhi degli altri senza vedere le travi che ostacolano la nostra visione, molto probabilmente c'è poca lucidità.
E' chiaro che lei doveva giustificarsi rispetto alla sua maggioranza, che ha deciso la sua promozione sul campo, ma noi non credo abbiamo fatto emergere la volontà di ostacolare il percorso legislativo del Piano. Non l'abbiamo fatto né presentando emendamenti ostruzionistici, non lo faremo neanche in questa fase di discussione in Consiglio; i nostri emendamenti sono stati, almeno per il 90 per cento, propositivi, di sicuro sono stati di approfondimento, soprattutto utili per ricordare tanti passaggi che invece sono stati proprio dimenticati perché la fretta spesso fa brutti scherzi, come ho già detto nel corso di una seduta della Commissione durante la quale ho fatto l'esempio dei gattini ciechi, creando anche un momento di distensione che credo non guasti mai soprattutto quando la discussione si fa accesa.
Sono convinto che la sanità pubblica sarda in generale e le politiche per la tutela e la promozione della salute in particolare non siano un tema che interessa soltanto questo Consiglio, ma tutta la popolazione sarda, purtroppo questo aspetto è stato trascurato. E' stato trascurato a tal punto che, in Commissione, si è dato luogo all'audizione dei rappresentanti degli enti locali fuori dai termini, a tempo scaduto, quando il Piano, già esitato in Commissione con una votazione, era stato depositato negli Uffici del Consiglio, per essere esitato dall'Aula. Devo dire che forse questa è la prima carenza che poi necessariamente emergerà. Ma quando? Emergerà quando passeremo dalla premessa in poi a discutere, appunto, il Piano. Una grossa carenza che ha portato chi ha steso l'elaborato a dimenticarsi per buoni tratti non solo la legge numero 10, ma anche la legge numero 23. Si è dimenticato di coniugare le due leggi e renderle attuative con questo Piano. Si è dimenticato di coniugare addirittura, nel Piano stesso e nelle definizioni dei vari servizi, il sanitario e il sociale, soprattutto quando noi andiamo a verificare che i servizi alla persona oggi vengono erogati in maniera scoordinata, una volta dai comuni e una volta dalle Aziende sanitarie.
Bene, tutto questo, a cominciare da chi deve coordinare l'integrazione tra i servizi, per andare a definire quali sono i passaggi che portano all'integrazione dei servizi, noi dovremo approfondirlo; noi dovremo molto probabilmente, proprio in Aula, assumere delle decisioni che vanno a dare il contributo dell'Aula in questa direzione. Io credo che questo tema diventi prioritario rispetto alle volontà stesse espresse fin dalla premessa del Piano, ovvero il tema diventa quello di dare o di realizzare una proposta che sia davvero attuativa e che sia davvero un filo conduttore nell'inversione di rotta che avrebbe dovuto caratterizzare la sanità italiana, e anche quella sarda, con l'emanazione della "883".
Colleghi, io credo che, se davvero noi da una realtà sarda e ospedalocentrica vogliamo far diventare la sanità sarda una sanità di servizi alla persona e quindi territorializzare i servizi, molto probabilmente dovremo esprimere questi concetti e realizzarli. In che cosa? Realizzarli non soltanto nell'espressione di questo sogno, ma soprattutto attivandoli realmente. Quando noi andiamo a verificare qual è il concetto che condividiamo di più, ci rendiamo conto che è, di sicuro, quello espresso dal collega Pacifico sul benessere comune dei sardi, benessere comune dei sardi che noi coniughiamo già con la una volontà dell'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, quando definisce appunto il concetto di salute come concetto di benessere. E' in questo concetto di benessere che noi vogliamo trovare davvero la realizzazione del benessere del nostro cittadino.
Il benessere dei nostri cittadini non si realizza soltanto pensando di smantellare la rete ospedaliera, seppur vetusta, possiamo anche essere convinti di questa necessità, ma crediamo soprattutto che ci sia bisogno di abbandonare gli scontri ideologici sul concetto di salute perché non siamo di sicuro noi deputati ad attivare una salute di tipo rosso, di tipo nero, di tipo azzurro, perché credo davvero che la salute non possa essere un concetto di parte, ma un concetto che possa essere condiviso e condivisibile da tutti. Il problema più grosso oggi è che la qualità della salute, che noi proponiamo, non viene condivisa, né tantomeno percepita dai nostri cittadini; il problema quindi oggi più impellente è quello del governo della sanità. Come possiamo oggi governare la sanità? Qualcuno ha usato il termine, in passato, parlo dell'Assessore, di necessità di bonifica della sanità sarda, ovvero prima dell'Assessore ne aveva parlato qualche altro esponente della maggioranza, non ricordo chi in particolare, ma ricordo che si disse che la sanità sarda avrebbe dovuto essere bonificata.
CUGINI (D.S.). Vargiu ne ha parlato.
CONTU (F.I.). Cugini, Vargiu ne ha parlato stasera riportando appunto discorsi precedentemente fatti.
Bene, se si deve iniziare la bonifica della sanità, molto probabilmente non ci sono gli elementi per poterla fare. Perché? Perché, comunque sia, si stende su questo Piano un alone di interessi che davvero non è che vengano cancellati, interessi che probabilmente cambiano colore, che assumono i colori del leopardato dove il rosso diventa nero e il nero diventa rosso, bene o male lasciando una sanità leopardata per tutta una serie di interessi che, volta per volta, si attivano nei confronti degli amici, degli amici degli amici e così via.
CUGINI (D.S.). Fai i nomi!
CONTU (F.I.). Faremo anche i nomi quando sarà il caso, collega Cugini.
Io credo che siano da ricercarsi dietro alcune scelte che troviamo tra le pieghe di questo Piano per esempio potrei dire che un nuovo centro di oculistica al "Binaghi" io lo vedo di colore, hai capito Renato? Per dire nome e cognome, potremmo anche dargli nome e cognome!
CUGINI (D.S.). E se uno è daltonico?
CONTU (F.I.). Se uno è daltonico, dà il colore che è in grado di percepire, non glielo do io il colore!
CUGINI (D.S.). Nomi!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego, ascolti con attenzione come stanno facendo gli altri.
CONTU (F.I.). Il problema quindi, dicevo, del governo della sanità è oggi alla ribalta, non solo per la necessità dell'adeguamento della normativa regionale, ma per la necessità dell'attivazione del processo di chiarificazione degli scopi della sanità nel contesto contemporaneo e dell'identificazione necessaria delle nuove priorità per la salute in modo da garantire le risposte in termini di miglioramento dell'aspettativa di qualità della vita dei nostri cittadini.
Siamo consapevoli che il governo della sanità rappresenta solo una delle dimensioni, di sicuro la principale, da prendere in considerazione per il miglioramento e la tutela della salute delle persone. Le acquisizioni scientifiche, le nuove tecnologie, ma soprattutto le esperienze cliniche, le professionalità presenti nel sistema sanitario della Sardegna, derivanti dalle esperienze maturate sul campo, hanno attivato, nei decenni, un processo di promozione della salute che ha dato i suoi frutti derivati da un complesso di interventi delle politiche per la salute e dunque della sanità pubblica sarda.
La nostra convinzione è quella oggi di poter proporre ai nostri cittadini una prospettiva tale da garantire l'offerta di servizi sanitari rispondenti alle necessità e favorire, soprattutto, il pieno sviluppo delle potenzialità dell'offerta dei servizi al cittadino sia nel pubblico che nel privato, rispettando il diritto e la libertà dell'individuo nella scelta dell'accesso alle prestazioni erogate ed erogabili con appropriatezza, efficacia e secondo i bisogni e le esigenze assistenziali di ciascuno. Non sfuggano il concetto di libertà e di diritto alla salute di ciascun cittadino come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività, che devono essere considerati utili e non utilitaristici, coerenti e scientificamente evidenti, superando il concetto della sola erogazione della prestazione sanitaria e favorendo la promozione della salute che deve diventare una attività di natura sociosanitaria multidisciplinare interessante tutti gli aspetti e i livelli nella società.
A questo Piano si chiede venga data attuazione alla Carta di Ottawa del 1986 che afferma: "Le attività di promozione della salute sono orientate prima di tutto a realizzare politiche in tutti i settori e a tutti i livelli che mantengano sana la popolazione..."; purtroppo oggi la gente, invece, si ammala, ma soprattutto si ammala a stare ad aspettare che i vari CUP, attivati in questi anni, snelliscano le liste d'attesa; se uno arriva a richiedere una prestazione sanitaria ai primi sintomi, spesso e volentieri vede la propria vita messa a repentaglio perché davvero ancora oggi è necessario aspettare mesi per poter avere una semplice visita.
Questo diventa il primo obiettivo di una vera riforma che non può essere basata solo sulle enunciazioni ma ha bisogno di nuove leggi che siano sostanziate da progetti e programmi oltre che da risorse. Questo è il tema sul quale dovremo fermarci e intendo fermarmi per i prossimi minuti a disposizione. Davvero senza risorse, molto probabilmente, di quanto enunciato in questo Piano poco potrà essere programmato nei prossimi tre anni, considerato anche il fatto che sono due anni, quindi un tempo anche abbastanza ridotto. Bene, siamo curiosi di sapere quali saranno le risorse da mettere a disposizione, anche provenienti dal Quadro comunitario di sostegno, di cui abbiamo solo l'enunciazione del Presidente, noi possiamo anche credere alla sua buona fede ma...
PRESIDENTE. Onorevole Contu, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritta a parlare la consigliera Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'esame del Piano sanitario in quest'Aula, sede primaria e pubblica, rappresenta un momento molto serio, molto impegnativo dal punto di vista politico e dal punto di vista istituzionale. Proprio per questo motivo ritengo che non dobbiamo martirizzare questo Piano, questo testo, più di quanto non sia stato fatto in Commissione, dal momento che i contributi sono stati molteplici e così anche gli emendamenti.
Non ha certamente ragione la maggioranza dovesse sostenere che questo Piano sanitario e perfetto, perché è un Piano perfettibile e tra l'altro non può comprendere tutto, così come l'opposizione non dice il giusto quando afferma che questo Piano è tutto da rifare, è un Piano che non serve a nulla. Quella che invece è una necessità essenziale, una necessità sentita, è porre rimedio a quel ritardo eccessivo che c'è stato nel recepimento della normativa nazionale, mi riferisco in particolare al decreto legislativo numero 229 del 1999, appunto la normativa nazionale, che è stata recepita da noi con la legge numero 10 del 2006. Tutti questi ritardi, compreso il Piano sanitario, hanno fatto sì che la nostra Regione si trovi in una situazione di difficoltà e di disomogeneità e frammentarietà rispetto alle altre Regioni d'Italia; questo penso sia il motivo valido perché ciascuno di noi possa farsi un esame di coscienza.
Punto di riferimento di questo programma, per così dire new deal, un nuovo accordo, un nuovo patto della salute, un nuovo sistema, che veramente parta dalle necessità e dai bisogni di tutti i cittadini sardi. Non possiamo tra l'altro non tener conto anche di un altro aspetto molto importante, parlo della progressiva crescita, appunto, del ruolo che hanno le Regioni nella legislazione concordata in materia sanitaria con lo Stato, dando così vita ad un governo congiunto. Proprio questo tavolo di concertazione permanente, di consultazione in materia sanitaria, dà a tutte le Regioni e alla nostra Regione sarda una grande responsabilità in materia legislativa sanitaria.
Ci sono delle idee chiave, ne sono state dette molte, si inizia proprio dalle malattie ad alta specificità per la Sardegna, le malattie metaboliche, che sono state nominate prima dal nostro relatore ma tutti quanti siamo a conoscenza che, nonostante il nostro Assessore venga dal Piemonte, anche questo ricordato, il Piano è un piano fatto dai sardi e per i sardi.
Un altro aspetto che ritengo sia importante e che impregna tutto il Piano sanitario è l'umanizzazione e la centralità del malato, punto richiamato più volte anche oggi. E' vero, siamo stanchi di sentir parlare di umanizzazione e di centralità del malato perché troppo spesso è uno slogan; ritengo però che qui ci siano gli elementi e le premesse perché veramente cambi il rapporto tra paziente e professionista, e soprattutto perché le istanze del malato e i suoi bisogni siano veramente accolti. Lei, Assessore, sa bene, ma lo sappiamo tutti, quanto è necessario che venga accolto il paziente con i suoi bisogni in maniera completamente diversa. Manca l'equità; qualcuno ha ricordato le liste d'attesa che innescano davvero quel sistema di raccomandazioni che poi tende a garantire solamente le persone più forti mentre le persone più deboli devono sottostare, appunto, a queste lunghe attese. Noi tutti sappiamo che cosa vuol dire non fare le attese, io per prima, e avere una sanità sempre di alta qualità e a disposizione per tutti noi.
Un altro aspetto importante che, appunto, è innovativo ed è sempre dalla parte del malato, quindi delle fasce più deboli, è anche l'obiettivo di promuovere il territorio come sede primaria di assistenza sociosanitaria, è quindi inderogabile organizzare il territorio spostandovi dei servizi e spostandovi, appunto, delle risorse.
Una visione ospedalocentrica abbiamo detto che non è più sostenibile, quindi il discorso si sposta adesso ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, a cui si chiede, appunto, questa volta di giocare un ruolo più importante di quanto non abbiano fatto in passato. Quindi si inverte la linea tradizionale che era basata invece prioritariamente sull'ospedale. Il nostro sistema sanitario deve pertanto prepararsi a rispondere ad una domanda, che è crescente, ed è di natura diversa da quella che c'era prima, si tratta quindi di modalità di erogazioni diverse, di cure che sono per un periodo molto più lungo di tempo; si tratta pertanto della promozione di una rete integrata dei servizi sanitari, pensiamo alle persone anziane, ai cronici, ai terminali, ai disabili eccetera, riducendo così la permanenza degli ammalati in ospedale.
Tra l'altro vorrei anche ricordare una cosa, che non ho dimenticato, ma non ha dimenticato nessuno della maggioranza, non lo ha dimenticato il presidente Soru, non l'hanno soprattutto dimenticato i sardi: nella nostra campagna, Sardegna insieme, abbiamo detto che ci sarebbe stata un'attenzione speciale nei confronti degli ultimi e questa attenzione nei confronti degli ultimi, in modo particolare, riguarda la salute. E' abbastanza documentato in Sardegna, come in tutti i paesi dell'Italia, che la mortalità cresce con la povertà, cresce con il disagio sociale, ma questo è molto chiaro, perché sono vittime, i più poveri, proprio di una mancata attenzione nella prevenzione, nelle diagnosi precoci e nelle cure appropriate.
E' vero che lo sviluppo economico non rientra propriamente in quelle che sono le politiche sanitarie, però sappiamo, anche molto bene, che, senza uno sviluppo delle politiche sociali, non ci potrà essere neppure una sanità di alto livello; è per questo che ancora una volta noi chiediamo e sosteniamo e siamo disposti a lavorare, proprio per un contrasto al disagio sociale, per impedire ai più poveri di morire prima o di aggravarsi, diciamo, per delle patologie che sarebbero invece superate.
Per terminare, il nostro desiderio è veramente quello di umanizzare gli ospedali (questo Piano sanitario lo usa proprio come filo rosso che, appunto, lo imbastisce e lo innerva tutto), però è anche quello, Assessore, di avere un Assessorato più umano, un Assessorato più accogliente, dei medici più pazienti e, perché no?, dei direttori generali più umani, più disponibili ai bisogni degli altri, io non posso farlo, lei lo può fare.
PRESIDENTE. Tenuto conto di tutta una serie di indisponibilità, straordinariamente do la parola all'onorevole Uggias che invece aveva chiesto di intervenire più avanti.
CUGINI (D.S.). Gli indisponibili decadono, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, ci aiuti a fare bene il nostro mestiere, lei lo fa di solito, perché adesso si mette a creare problemi?
CUGINI (D.S.). Sto dando solo un suggerimento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, ricordo che, in Conferenza dei Capigruppo, si è stabilito di terminare i lavori entro le ore 21, se lei dà la parola adesso alle 20 e 45, non credo che sarà rispettato l'orario; ora non vogliamo ricorrere alla richiesta di numeri legali, ma vogliamo ricorrere al rispetto delle regole che sono state stabilite nella Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Penso che riusciremo a mantenere l'impegno, onorevole Artizzu.
E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Presidente, rimarrò all'interno del tempo assegnato, anche perché, come consiglieri del centrosinistra ci siamo dati l'impegno di rimanere nei 10 minuti in maniera tale da consentire lo sviluppo dei temi più importanti. Mi consenta, preliminarmente, di formulare, a nome dell'intero Gruppo de La Margherita, le condoglianze al collega Masia per il lutto che l'ha colpito, che purtroppo lo costringe all'assenza dall'Aula, altrimenti il Presidente della Commissione sanità avrebbe già dato il suo fattivo contributo.
Nel merito, credo che dobbiamo partire da una considerazione oggettiva. Presidente, siamo in presenza di un sistema sanitario che non funziona come dovrebbe; al di là delle discussioni e delle polemiche questo mi sembra un dato di fatto, un dato di partenza. Quali sono le cause di questo non ottimale funzionamento? Forse è un eccesso di posti letto, forse l'assenza di posti letto per post acuti, forse l'eccesso della spesa farmaceutica, forse il difetto nel sistema di accreditamento o altro? Quali sono i settori che più di altri risentono di questo non ottimale funzionamento? L'assistenza ospedaliera, la prevenzione, la riabilitazione? Tante possono essere le risposte, in ogni caso noi dobbiamo partire da una considerazione: la realtà e i parametri nazionali ed europei ci impongono di adeguare i numeri della Sardegna e la qualità del sistema sanitario regionale. I numeri li ha illustrati egregiamente il consigliere relatore Nazareno Pacifico, e ci dicono, ad esempio, che in Sardegna abbiamo 226 ricoveri per 1000 abitanti, a fronte di un tasso di ospedalizzazione di 180 ricoveri per 1000 abitanti che dovremmo avere, e di questi 180 ricoveri dovremmo averne il 20 per cento in maniera diurna.
Occorre però andare oltre le indicazioni dei limiti, e in tal senso la maggioranza si è fatta carico della propria responsabilità di governo, non pensiamo certamente di seguire le indicazioni dell'opposizione che, a fronte di un ritardo di vent'anni nel Piano sanitario regionale, vorrebbe che ci volessero altri vent'anni per farne un altro. Noi abbiamo lavorato in Commissione, abbiamo lavorato alacremente, abbiamo fatto tutte le audizioni che dovevano essere fatte, fatte le riaudizioni, lavorato con gli emendamenti, dando il tempo per la presentazione tempestiva, abbiamo ragionato sugli stessi, certamente non potevamo aspettare le calende greche per portare il Piano in Aula.
Ecco quindi che, in un sistema complesso in cui emerge, più che altro, la molteplicità dei problemi, è doveroso compito della politica, e soprattutto della buona politica, governare la situazione, così da poter giungere ad una tendenziale soluzione globale. Certamente ciò non significa che, nella proposta di Piano sanitario oggi all'attenzione del Consiglio, siano contenuti tutti gli impegni necessari per superare lo stato di una sanità malata. Invero va ricordato che, nel corso del presente anno, abbiamo approvato la legge numero 10, che riforma il sistema sanitario regionale, rappresenta il sistema che aggiorna le regole di fondo, in cui si inserisce, quasi ad incastonarsi, il Piano sanitario regionale. In sostanza, colleghi, il Piano rappresenta uno strumento normativo di secondo grado, avente contenuto programmatorio, una programmazione di alto livello che si fonda su alcuni pilastri principali, come ad esempio innanzi tutto l'individuazione delle priorità negli obiettivi di salute che evidenziano come il diabete mellito, le malattie rare, la sclerosi multipla e le talassemie, con annesso il piano sangue, rappresentino le emergenze di questa Regione.
Una pianificazione ad attuazione progressiva che indirizza il sistema verso la deospedalizzazione che non è, come è capitato di sentire, un decentramento da Cagliari, ma è un allontanamento dagli ospedali, ovunque essi siano e ovunque essi sorgeranno. Un sistema quindi verso la deospedalizzazione, attraverso la valorizzazione del distretto e la prevenzione, caratterizzati, come si è detto, da un'impostazione di umanizzazione del sistema, che non è un modo di dire, va ricordato che viene spesso subito dai pazienti e dai parenti degli ammalati.
Altra caratteristica fondante del Piano è la tendenza verso un riequilibrio territoriale, che consente di superare un accentramento storico e, nel contempo, di superare carenze di fatto radicate. In tal senso, il Piano riconosce le legittime ragioni della Gallura e del Medio Campidano, riconosce all'Ogliastra le cause del suo isolamento come un limite da superare, scelte fortemente apprezzate da questi territori. Non giungano soltanto le voci di chi, nel corso degli anni e dei decenni, ha avuto risposte da un sistema sanitario, comunque risposte, giunga anche la voce dei territori che, per anni, per decenni, sono stati penalizzati, e questa è una voce di soddisfazione delle scelte indicate e contenute nel Piano. Valgano le voci di tutti i territori periferici, quanto quelli dei territori centrali e vicini ai palazzi del potere.
In tal senso, quindi, la sanità si cala nella società sarda e, cambiando passo, vuole porsi anche come fattore che contribuisce non solo all'occupazione del personale, ma anche e soprattutto allo sviluppo complessivo del sistema economico, come in Gallura, dove si disegna un'offerta ospedaliera adeguata all'eccellenza del sistema turistico, nei confronti del quale si pone quale necessario e qualificato elemento di complemento. Non si può immaginare, oggi, un sistema turistico senza un sistema sanitario adeguato alla richiesta degli utenti.
In questo contesto territoriale, colleghi, il Piano prevede un aumento della dotazione di posti letto, delineando un sistema armonicamente integrato tra offerta pubblica e offerta privata, rispettivamente rappresentati, da un verso, dal nuovo ospedale di Olbia, da quello di Tempio e da quello di La Maddalena e, dall'altro, dall'ospedale "San Raffaele". A questo proposito, ritengo necessario sgombrare il campo da molti equivoci che, soprattutto in malafede, vengono seminati all'unico scopo di bloccare qualsiasi strada di riforma. Non deve sfuggire, infatti, che il rapporto pubblico o privato rappresenta un modello al quale tutto il sistema regionale deve tendere, così come deve tendere il sistema nazionale.
In questo contesto territoriale, le specialità previste sono strettamente integrate fra loro e al privato, così come è scritto nel Piano, è consentito sviluppare attività specialistiche e ambulatoriali, esclusivamente quelle specialità per le quali è prevista l'attività di degenza presso l'ospedale, senza la possibilità che funga da sportello per portare presso altri presidi sanitari i pazienti sardi. Non può e non deve sfuggire che l'offerta privata consentirà anche di contenere la mobilità passiva extraregionale che, così come è emerso nei lavori di Commissione, tanto pesa nelle finanze locali da raggiungere un'entità, all'incirca, di dieci milioni di euro annui che, in questo modo, verranno risparmiati al sistema sanitario regionale sardo, daranno qui occupazione, daranno qui risposte a tutti i pazienti, a tutti i malati e alle famiglie che sono costrette a subire onerosi e massacranti viaggi della speranza verso altre mete, mete che, finalmente, invece, potranno essere qua e potranno dare risposte di salute ai cittadini sardi.
Allora, mi avvio alle conclusioni veramente per rimanere entro il tempo, io credo che questo Piano rappresenti soprattutto e deve rappresentare un cambiamento culturale: meno sanità, più salute, meno apparato, più cittadini fuori dall'ospedale. Soprattutto, dobbiamo considerare che la sanità non può essere una cosa nostra, intesa come una cosa di pochi, una cosa di apparati, una cosa di direttori generali, di direttori sanitari e di direttori amministrativi. Dobbiamo pensare questo, considerando che il nuovo rapporto tra Stato e Regione Sardegna ci impone di riconsiderare il sistema sanitario, non più come un feudo di direttori generali e di apparati, ma come un sistema che riflette i suoi effetti su tutti i settori dell'azione regionale. Infatti, se avremo una sanità virtuosa, i cittadini sardi avranno, oltre che la salute, i servizi, avranno strade, avranno case popolari, avranno tutte le opere pubbliche che si potranno realizzare considerando che la sanità sarà il polmone finanziario della Regione Sardegna.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Uggias si concludono i lavori per questo pomeriggio. Il Consiglio è riconvocato domani mattina, mercoledì 20 dicembre, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 55.
Allegati seduta
CCLVI SEDUTA
Martedì 19 dicembre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
Comunicazioni del Presidente............................................................................... 2
Congedi.................................................................................................................. 2
Disegno di legge (Annunzio di presentazione)...................................................... 2
Interpellanze (Annunzio)........................................................................................ 4
Interrogazioni (Annunzio)...................................................................................... 3
Interrogazioni (Risposta scritta)........................................................................... 3
Mozione (Annunzio)............................................................................................... 5
Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC 11/A e DOC 11 bis/A) dei documenti: "Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC n. 11/A) e "Integrazione al Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC n. 11 bis/A). (Discussione generale del testo unificato):
ATZERI............................................................................................................... 5, 7
CAPELLI.......................................................................................................... 8, 16
LIORI.................................................................................................................... 10
LAI........................................................................................................................ 11
LA SPISA............................................................................................................. 13
VARGIU, relatore............................................................................................ 14, 36
UGGIAS........................................................................................................ 18, 137
LADU.................................................................................................................... 20
PACIFICO, relatore di maggioranza....................................................................... 22
AMADU................................................................................................................ 49
SORU, Presidente della Regione............................................................................. 62
CACHIA............................................................................................................... 66
FLORIS MARIO................................................................................................... 76
GALLUS............................................................................................................... 85
BRUNO................................................................................................................ 98
LICANDRO........................................................................................................ 104
CORDA.............................................................................................................. 114
CONTU.............................................................................................................. 121
COCCO.............................................................................................................. 131
ARTIZZU............................................................................................................ 136
Proposta di legge (Annunzio di presentazione)..................................................... 3
La seduta è aperta alle ore 16 e 28.
PRESIDENTE. Poiché la presenza dei consiglieri non mi sembra adeguata al problema che dobbiamo affrontare, propongo quindici minuti di sospensione. Pertanto riprenderemo i lavori alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 29, viene ripresa alle ore 16 e 55.)
PRESIDENTE. Iniziamo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto. Chiedo che un Segretario mi assista.
ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 29 novembre 2006 (250), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Davoli, Masia, Sanciu e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 19 dicembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizioni per la chiusura dell'esercizio 2006". (266)
(Pervenuto il 15 dicembre 2006 e assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
FLORIS Mario - CHERCHI Oscar: "Autorizzazione per tre mesi dell'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per il 2007". (265)
(Pervenuta il 14 dicembre 2006 e assegnata alla terza Commissione.)
PRESIDENTE. Comunico che, da una verifica degli uffici, è emerso che, nel corso dell'esame degli articoli della legge regionale sul commercio, approvata nella seduta pomeridiana del 29 novembre scorso, per una lacuna del procedimento, nel corso di una serie di votazioni condivise, non sono stati messi in votazione l'emendamento numero 14, sostitutivo totale dell'articolo 6, e il successivo articolo 7.
Tanto comunico al Consiglio perché ne prenda atto e consideri tali norme così approvate.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione DIANA - LIORI sul rischio che molte imprese restino escluse dai bandi per la progettazione integrata a causa dei ritardi accumulati dalla Regione e della complessità della procedura di selezione". (642)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione FLORIS Mario - CHERCHI Oscar sull'alienazione del complesso dell'Assunzione in Cagliari". (648)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione CALIGARIS sull'assunzione degli idonei al concorso pubblico per agente forestale". (651)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione SANNA Matteo sulle strane procedure del concorso interno per l'accesso al livello della dirigenza dell'Ente foreste della Sardegna". (660)
(Risposta scritta in data 6 dicembre 2006.)
"Interrogazione CACHIA sul grave stato di pericolo per gli utenti della strada Olbia-Sassari (la "via delle croci")". (677)
(Risposta scritta in data 18 dicembre 2006.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'attuazione del programma di investimenti per il completamento di opere di edilizia sanitaria e per l'ammodernamento tecnologico nell'Ospedale civile e nell'Ospedale marino di Alghero". (706)
"Interrogazione LIORI - DIANA, con richiesta di risposta scritta, sui gravi rischi per la sicurezza degli utenti e del personale medico determinati dal nuovo regolamento per l'assegnazione e il mantenimento delle utenze di telefonia fissa dell'Azienda sanitaria locale n. 8". (707)
"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla mobilità extra aziendale del personale dirigente medico, infermieristico e amministrativo della centrale operativa 118 di Cagliari". (708)
"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulle anomalie nella graduatoria per la selezione in Pediatria all'ASL n. 8 di Cagliari". (709)
"Interrogazione ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla convenzione tra le Regioni Sardegna e Friuli Venezia Giulia per le cure psichiatriche". (710)
"Interrogazione SERRA, con richiesta di risposta scritta, sulla graduatoria delle imprese ammesse all'assegnazione dei contributi alle imprese commerciali (legge regionale 21 maggio 2002, n. 9)". (711)
"Interrogazione DIANA - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sui termini di scadenza del bando Domos". (712)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di creare una casa dello studente ad Alghero". (713)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interpellanza URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU sulla gestione dei beni immobiliari pubblici e dell'intero patrimonio di edilizia residenziale pubblica". (218)
"Interpellanza RASSU - LA SPISA sulla situazione di malessere e disagio creatasi nel cantiere dell'Ente foreste di Sassari "Sa linna sicca" di Pattada". (219)
"Interpellanza LADU - GALLUS - MURGIONI sulla delega agli enti locali in materia di Siti di interesse comunitario (SIC)". (220)
"Interpellanza BALIA - MASIA sulla trasformazione del Consorzio 21 in Sardegna ricerche e sul nuovo statuto". (221)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
Orru',Segretario:
"Mozione La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione. (105)"
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Giusto per dare un contributo di buon senso e di prudenza all'Aula, propongo la questione sospensiva, in base all'articolo 86 del nostro Regolamento, "Questione pregiudiziale e sospensiva", affinché si rimandi la discussione del Piano regionale dei servizi sanitari, in quanto siamo di fronte alla incertezza più assoluta dal punto di vista finanziario. La stessa Costituzione, all'articolo 81 comma 4, prevede che: "Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte". Siccome la finanziaria nazionale è ancora in itinere e la sciagurata idea del presidente Soru di far scaricare la sanità su noi sardi ci crea una nebulosa spaventosa, ci chiediamo con quali mezzi la potremo affrontare e con quale serenità possiamo parlare di risorse quando brancoliamo nel buio. A tal proposito, desidererei un parere della Giunta o dello stesso Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, lei propone una questione sospensiva, relativamente all'eventuale copertura finanziaria, che è stata posta anche in Commissione, dove è stata peraltro già superata con la motivazione che non si tratta di un documento di spendita, ma di un documento di programmazione che poi troverebbe la sua copertura finanziaria all'interno del bilancio che stiamo per affrontare.
Con l'argomentazione che un documento non prevede la copertura finanziaria, la Commissione ha ritenuto di non accogliere la questione; lei la ripropone in Aula, utilizziamo lo stesso argomento, in questa sede, per dire che è inutile che torni in Commissione, in buona sostanza. Quindi procediamo, poi se lei insiste, l'Aula si potrà pronunciare conclusivamente.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Lo stesso assessore Pigliaru, prima dell'autogiubilazione, si era impegnato con la legge di bilancio e aveva giustificato proprio la presentazione dello stesso, perché si attendeva la bonomia del Governo centrale. Adesso io non capisco perché, di fronte ad assenza totale di certezza finanziaria, noi dobbiamo legiferare e prendere provvedimenti così precisi che meritano una visione analitica di questa situazione tutta sarda. Lei mi costringe a chiedere un pronunciamento dell'Aula a questo proposito, dopo il quale ci regoleremo di conseguenza. Ritengo sia più prudente e saggio rimandare il provvedimento in Commissione, in attesa della finanziaria nazionale e quindi delle risorse che dovrebbero ricadere su questa nostra terra.
PRESIDENTE. Non sono di questo avviso, onorevole Atzeri, quindi, procediamo perché non possiamo bloccarci su questo.
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. Sullo stesso tema, può parlare un consigliere per Gruppo e ciascun intervento non può superare i cinque minuti. Questa è la procedura e poi si vota.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Utilizzerò molto meno dei cinque minuti, Presidente, per chiederle se la valutazione data dalla settima Commissione è anche la sua valutazione. Al di là di quello che hanno determinato e deciso i commissari e la settima Commissione, credo che l'interpretazione dell'argomento, posto alla sua attenzione dal collega Atzeri, sia di valutazione del Presidente del Consiglio. Perciò vorrei sapere se questa è anche la sua valutazione affinché rimanga a verbale.
Per facilitare il compito e per avere comunque piena comprensione della sua valutazione, la richiamerei al paragrafo 2 della parte III del Piano sanitario stesso che esamina il governo economico del servizio sanitario regionale. Questo stesso paragrafo sembra smentire quanto deciso dalla settima Commissione e, anche se fosse comunque un documento di programmazione… Presidente, mi sta seguendo? Dicevo che, anche nel caso in cui non fosse presa in considerazione l'osservazione del collega Atzeri e fosse definito come strumento di programmazione, vorrei sapere come mai non è stato inviato per il parere d'obbligo, anche come strumento di programmazione, come alla valutazione della terza Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io condivido la valutazione della settima Commissione. Del resto, l'onorevole Atzeri ha avanzato una proposta di sospensiva dell'argomento perché la Commissione riesamini se ci sia necessità o meno di una copertura finanziaria. Ricordo che, in ogni caso, noi lavoriamo all'interno delle disponibilità finanziarie del Servizio sanitario nazionale che, per il triennio 2007-2009, sono state già definite e approvate dalla Conferenza dei Presidenti in accordo col Ministero della Salute, quindi è all'interno di quel quadro che operiamo e nel quale si deve lavorare.
Devo fare intervenire uno per Gruppo e poi fare pronunziare l'Aula. Onorevole Capelli, prosegue? Prego.
CAPELLI (U.D.C.). Concludo il mio intervento, molto velocemente. Io ho capito la sua osservazione, mi sembra di poter ascrivere il fatto che lei è d'accordo con quanto espresso dalla settima Commissione. E' lo stesso parere.
PRESIDENTE. L'ho anche argomentato, sì.
CAPELLI (U.D.C.). Va bene, dunque è lo stesso parere. Ho chiesto diversamente dal collega Atzeri, o meglio in aggiunta, come mai il provvedimento non è stato inviato alla terza Commissione consiliare per il parere di competenza. E' diversa la domanda. In ogni caso, se il riferimento è al finanziamento triennale, credo che siamo decisamente nel campo dell'intervento della terza Commissione, perché se il finanziamento triennale proposto non riguarda il 2007-2009 ma riguarda il 2006-2008, a maggior ragione ci vorrebbe il parere della terza Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, intanto la pregiudiziale andava sollevata prima che la legge concludesse il suo iter e, magari, prima che la mandassimo al parere del Consiglio delle autonomie; comunque, poiché il quadro finanziario di riferimento non è modificato e agiamo all'interno del bilancio e della legge di riferimento, non c'è la necessità di una norma finanziaria e di un parere conseguente della terza Commissione in merito, perché nel merito non stiamo modificando assolutamente niente, agiamo all'interno del quadro finanziario che il Consiglio regionale ha già previsto.
Siccome è stata sollevata una questione sospensiva, devo far pronunziare un consigliere per Gruppo, chi vuole, naturalmente, e poi, conclusivamente, l'Aula decide.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori, per il Gruppo di Alleanza Nazionale. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Intervengo sulla sospensiva, certamente. Noi siamo d'accordo con quanto sostenuto dall'onorevole Capelli. Mancando la copertura finanziaria ed essendo il triennio di riferimento di questa legge e della legge dello Stato diversi (qui si tratta del triennio 2007-2009 e la legge a cui ha fatto lei riferimento è per il 2006-2008), non può esserci la coincidenza e quindi, quanto meno, un passaggio in Commissione per discutere della copertura finanziaria è necessario, anzi doveroso, da parte nostra. Commetteremmo, secondo me, una forzatura al Regolamento che non mi sembra né opportuna né giustificabile.
E' logico che una legge di questa portata ha bisogno di una copertura finanziaria certa, per questo io mi associo alle argomentazioni dell'onorevole Capelli e credo che sia giusto un passaggio nella Commissione competente che è la terza Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai per il Gruppo dei D.S. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Presidente, io penso che la disabitudine a vedere in Aula il Piano sanitario, visto che manca da ventuno anni, faccia fare delle confusioni. Il Piano sanitario è un piano che rappresenta, in qualche modo, la programmazione dell'organizzazione sanitaria; agisce nell'ambito di vincoli che sono vincoli maturati nel rapporto tra lo Stato e la Regione rispetto ai massimali della spesa; gli eccessi della spesa, ovviamente, vengono verificati soltanto quando si conclude l'annualità e gli obiettivi strategici sono quelli di contenerli all'interno di quel vincolo che si è dato. Pertanto, la valutazione, che è stata fatta già in Commissione, anche nel dibattito palese tra le forze politiche, metteva in luce che non esisteva alcun problema sotto questo aspetto, anzi, quando si è trattato di stabilire se, oltre che alla Consulta delle autonomie locali, dovesse andare anche ad altre Commissioni, si è esplicitamente sancito che l'unico parere necessario era quello della Consulta delle autonomie locali perché espressamente previsto dalla normativa. Peraltro mi risulta che altri piani che hanno la stessa ragione programmatoria subiscano processi di tipo inverso.
La nostra valutazione è coerente con il dibattito che c'è stato dentro la Commissione, peraltro coincidente con quella di minoranza (altrimenti sarebbero state messe a verbale valutazioni differenti quando si è trattato di inviarla alla Consulta delle autonomie locali), pertanto riteniamo che il provvedimento non debba essere inviato alla terza Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per il Gruppo di Forza Italia. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La questione posta dal collega Atzeri è una questione che credo debba essere affrontata sotto due profili... giustamente mi suggerisce il collega Capelli, la proposta fatta dal collega Atzeri, come perfezionata, mi sembra, dalla proposta Capelli (che è quella del rinvio del Piano non alla Commissione sanità ma alla Commissione che si occupa di programmazione e bilancio). Credo si possa affrontare il problema vero sotto un duplice profilo: formale e sostanziale. Sul piano formale, è fuori discussione che il Piano sanitario regionale non modifichi disposizioni di bilancio, quindi non modifica certamente la legge finanziaria, ma certamente è un provvedimento che incide su atti di programmazione che sono allegati al bilancio (la manovra economica annuale e pluriennale che ogni anno il Consiglio esamina ed approva); basta soltanto guardare il contenuto del Piano, una parte rilevante è dedicata al governo economico del Servizio sanitario regionale e lì viene detto che le disposizioni del Piano hanno anche l'obiettivo di contribuire a perseguire una politica di risanamento finanziario.
Ma quello che noi nella sostanza, accogliendo la proposta di Atzeri e Capelli, vogliamo significare è che questo Piano (la verità è questa) non ha una reale copertura finanziaria, non in senso formale ma di previsioni, appunto, di atti di programmazione, di pianificazione economico-finanziaria che, più che alla manovra finanziaria, atterrebbero casomai al DPEF o comunque allo strumento di pianificazione annuale e pluriennale che deve individuare con quali risorse si fa fronte alle indicazioni dei diversi atti di pianificazione. Non siamo solo noi a dire che questo è un Piano evidentemente non dotato di una copertura finanziaria adeguata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per il Gruppo dei Riformatori. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io devo dirle che il problema che si sono posti sia il collega Capelli che il collega Atzeri in inizio di seduta personalmente me lo ero posto durante la discussione della Commissione e, devo dire, mi ero anche rivolto agli Uffici per avere una informazione in merito, cioè per sapere se tutta la parte economica, che comunque riveste un'importanza notevole all'interno del Piano andando a costituire sostanzialmente l'intera terza parte del Piano sanitario, aveva o no la necessità di essere verificata anche dalla Commissione consiliare che si occupa di programmazione. Devo, con onestà e correttezza, dire che la risposta che mi diedero gli Uffici, che io interpretai come una risposta di tipo formale peraltro, fu negativa, nel senso che mi si disse che non c'era la prassi per cui il Piano sanitario regionale, per la sua parte economica, passasse all'interno della terza Commissione.
Devo dire che, per le considerazioni che poi andremo a fare quando entreremo nel merito del Piano sanitario regionale che è oggi in discussione, la cosa non mi stupisce neppure, nel senso che questo Piano è talmente avulso sia dal contesto economico esistente che dal contesto economico futuro del triennio, che probabilmente non ha neanche un senso politico il fatto che vada all'interno della Commissione programmazione. Se il Piano davvero fosse un piano cogente per la scelta di programmazione e per le conseguenti opzioni economico-finanziarie della Sardegna, sarebbe naturale, fisiologico, normale e utile politicamente che lo vedesse la terza Commissione, siccome mi sembra che questo, tutto sommato, non sia né una prassi del Consiglio, evidentemente, ma neppure una volontà della maggioranza in questa circostanza, credo che sia sostanzialmente inutile il passaggio in terza Commissione.
(Interruzione del consigliere Capelli)
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, è già intervenuto prima.
CAPELLI (U.D.C.). Per il Gruppo dell'U.D.C.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per il Gruppo dell'U.D.C. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, comunque non ruberò tanto tempo, starò nei cinque minuti complessivi della proposta. Solo per chiarire che non abbiamo nessuna intenzione, ponendo questi problemi, di far slittare i tempi di discussione. Primo aspetto.
CUGINI (D.S.). Non lo abbiamo neanche pensato…
CAPELLI (U.D.C.). Ovviamente, possiamo iniziare questo rapporto di discussione sul Piano sanitario con il massimo dell'ironia, se si vuole, se si vuole essere seri invece stiamo un attimino ad ascoltarci.
CUGINI (D.S.). L'ironia e la serietà non sono in contrapposizione.
CAPELLI (U.D.C.). Allora, perché dico questo?Perché basterebbero cinque minuti, dato che conosciamo già le vostre posizioni, per consentire alla terza Commissione di esprimere un parere. Vorrei soltanto ragionare un attimo su quanto è scritto e riportato nella proposta di Piano sanitario regionale, affinché il Presidente assuma una decisione che sia una decisione, come dire, coscienziosa, visto quanto scritto - se mi ascolta - nel Piano sanitario stesso. Se noi andiamo a vedere, a pagina 138, le risorse definite a livello nazionale, vediamo che manca un aggiornamento, cioè l'aggiornamento al "102" della finanziaria nazionale, tant'è che tutti i riferimenti sono al riparto del 23 marzo 2005, Stato-Regioni per intenderci, per chi avrà letto il Piano non è necessario sottolineare e chiarire, ma i riferimenti sono all'accordo Stato-Regioni del 2005. Così come le coperture, indicate nelle risorse definite a livello nazionale, non tengono conto del "102", cioè di quello che avverrà con la finanziaria nazionale, si fa ancora riferimento ai trasferimenti statali.
Se e perché vi invito a ragionare su questo? Perché nel momento in cui si è approvato il "102", perciò la spesa sanitaria regionale a totale carico del bilancio della Sardegna, nasce un problema: dobbiamo, possiamo, vogliamo (tutte e tre le domande meritano una risposta), o siamo obbligati a perseguire gli indici riportati per stare all'interno dei parametri nazionali? Voi tutti sapete che la spesa sanitaria deve rientrare all'interno dei parametri nazionali e che, difficilmente, noi potremo dare valutazioni diverse, ma nel momento in cui l'intero carico della spesa sanitaria è a carico, perdonate il bisticcio di parole, del bilancio regionale, è necessario o è dovuto stare all'interno dei parametri prefissati? Punto di domanda! La logica vorrebbe di sì, potremmo anche stare sotto o decidere di stare sotto, non necessariamente di stare sopra, però è una scelta libera, non più vincolata dal Piano sanitario nazionale in ogni caso, o così potrebbe non essere.
Comunque, i riferimenti delle risorse definite a livello nazionale, come vi ho già detto a pagina 138, peccano di quanto successo dal momento della stesura della bozza di Piano sino all'approvazione dello stesso da parte della Commissione, cioè non si tiene conto di quanto previsto nel "102"; allora ritenete opportuno o no fare una verifica in terza Commissione di cinque minuti, quando vorrete, anche in corso d'opera, senza perdere tempo, nelle ore destinate alla sospensione, quello che volete, in modo tale che nessuno possa pensare che sia una manovra dilatoria, ma quanto meno per dare coscienza e contezza di quello che c'è scritto qui per quanto riguarda le risorse finanziarie?
Perdonate questa affermazione irrituale, ma io credo che il Presidente della terza Commissione dovrebbe sollevare il problema e il Presidente del Consiglio abbia l'obbligo di avviare un'opportuna verifica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per il Gruppo de La Margherita-D.L. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il problema che è stato sollevato nel dibattito credo che vada correttamente inquadrato in una sorta di riferimento delle fonti normative, cioè in primo luogo dobbiamo considerare (questo ci servirà per il proseguo del dibattito) se stiamo approvando una legge o se stiamo approvando un provvedimento che abbia un contenuto diverso. Credo che si possa dire con certezza che non stiamo approvando una legge, stiamo approvando un atto normativo a contenuto programmatorio. Questo atto è incastonato in quella che è la legge di sistema della sanità, cioè la legge numero 10, che abbiamo approvato in corso di quest'anno, quindi noi ci dobbiamo richiamare al contenuto della legge numero 10 che, all'articolo 26, parla proprio di finanziamento del servizio sanitario regionale, e ci dice che tale finanziamento è assicurato dal Fondo sanitario regionale, che viene deliberato nel bilancio e nella legge finanziaria, non dal piano…
(Interruzione del consigliere Mario Floris)
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Scusi, altrimenti perdo il filo… Quindi dicevo, non dal Piano sanitario regionale, è assicurato da un altro atto che sarà propedeutico, a seconda del momento in cui si viene ad approvare, o sarà successivo, e che comunque in questo momento non vizia l'approvazione del provvedimento che siamo chiamati oggi ad approvare. Quindi noi riteniamo che si possa procedere ulteriormente nell'esame e nell'approvazione del Piano che abbiamo in discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per il Gruppo Fortza Paris. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, per dire la verità ci eravamo già posti il problema se il Piano sanitario regionale dovesse passare in Commissione bilancio o meno. Devo dire che siamo rimasti molto sorpresi alla fine dalla decisione di non farlo passare in Commissione bilancio. Però oggi, io sono più convinto di allora che necessita di un passaggio formale nella Commissione bilancio. Hanno fatto bene, prima l'onorevole Atzeri e poi Capelli, a porre il problema; benché in termini un po' diversi, sostanzialmente vanno nella stessa direzione. Credo che ci sia anche qualche elemento in più, oggi, per aumentare i nostri dubbi, la legge finanziaria non è stata ancora approvata dallo Stato, conseguentemente, per intenderci, l'articolo 102 di tale legge finanziaria non è ancora diventato legge, quindi, di fatto, non esiste, in teoria non sappiamo come andrà a finire.
Comunque, visto che le opinioni sono abbastanza discordi e c'è incertezza su questo punto, io propongo che si chieda un parere al Servizio Studi, anche perché noi stiamo analizzando situazioni diverse: una, che riguarda il bilancio della Regione, riferita al triennio 2006-2008, l'altra invece, quella del Piano sanitario,riferita al 2007-2009.
PRESIDENTE. Ci sono due problemi. Il primo è che alla Presidenza del Consiglio non era stata rappresentata nessuna esigenza di sottoporre alla terza Commissione un documento di indirizzo e di programmazione e, poiché non è stata rappresentata nessuna esigenza, la Presidenza del Consiglio non ha potuto valutare neanche la richiesta e i termini della richiesta. Il problema viene riproposto in Aula, utilizzando un articolo del Regolamento e proponendo una sospensiva, il Presidente del Consiglio si rimette all'Aula, dopo aver fatto parlare i Capigruppo, con una regolare votazione.
La mia opinione è che questo sia un documento di indirizzo e programmazione e che le questioni finanziarie, così come avviene normalmente, si affrontano all'interno del bilancio annuale e pluriennale della Regione e, come sapete, per quanto riguarda il bilancio del 2007, sulla base della nuova legge di contabilità, all'interno del Piano regionale di sviluppo che precede il bilancio annuale e pluriennale. Quindi, tutta la partita finanziaria, anche e soprattutto a seguito dell'approvazione del Piano, deve avere una sua naturale conclusione e comprensione all'interno del bilancio. Senza indirizzi è difficile fare il bilancio, questa è stata la prassi che abbiamo comunque fin qui seguito.
Passiamo pertanto alla votazione della proposta. Colleghi, si vota per alzata di mano.
Chi approva la proposta di sospensiva, avanzata dall'onorevole Atzeri e precisata dall'onorevole Capelli, per rimandare, non alla settima, ma alla terza Commissione, l'esame del documento per la parte economico-finanziaria, alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Colleghi, non essendo stata approvata la questione sospensiva, procediamo.
L'ordine del giorno reca la discussione del Testo unificato (Doc. 11 e Doc. 11 bis/A), Piano regionale dei servizi sanitari.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico, relatore di maggioranza.
PACIFICO (D.S.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori della Giunta, a distanza di oltre vent'anni, finalmente, perviene in quest'Aula l'esame del più importante documento di programmazione nel settore della sanità. Di per sé, il periodo stesso di latenza di questo Piano indica l'importanza di questo momento, io direi che è ancora più importante perché arriva, questo Piano, in Aula, dopo un intenso anno di impegno legislativo di questo Consiglio regionale nel settore del sociale e della sanità. Esattamente un anno fa, questo Consiglio regionale ha licenziato la legge numero 23 sui servizi alla persona e sull'integrazione sociosanitaria e, a giugno di quest'anno, la legge numero 10 sugli strumenti di governo del sistema sanitario regionale, compresa anche l'Agenzia regionale alla sanità, che è un altro dei tasselli del governo dell'intero sistema. In conclusione di questo trittico sanitario, noi, oggi, analizziamo questo Piano, che è stato licenziato dalla Giunta regionale da oltre un anno, e ricordo che è stato licenziato dopo ampie consultazioni e assemblee pubbliche con operatori e parti sociali.
Un Piano che è stato, dopo la sua approvazione in Giunta, ulteriormente arricchito, a giugno di quest'anno, dal documento di razionalizzazione della rete ospedaliera ed è, quindi, pervenuto in discussione alla Commissione competente; io direi arricchito ancora e ampiamente integrato dalla stessa Commissione sanità, che ha accolto le osservazioni degli stessi commissari dei gruppi politici, ma anche dai contributi pervenuti dal mondo sindacale (sia dei sindacati di riferimento del mondo sanitario che dei sindacati confederali), dal mondo accademico e anche dalle autonomie locali.
Un Piano che io ritengo di forte impatto e che arriva dopo oltre vent'anni di programmazione parziale, non di assenza totale di programmazione, ma di programmazione parziale che è andata avanti per aggiustamenti progressivi, quindi proprio per questo ha suscitato anche comprensibili preoccupazioni e legittime perplessità nel mondo della sanità e tra gli operatori. Sotto questo aspetto, io credo che sia doveroso rassicurare tutti. Nell'elaborazione del documento, il patrimonio comune dei componenti della Commissione è stato il principio per cui era doveroso rispondere all'esigenza della necessità di coniugare equità ed efficienza e contenimento della spesa con l'erogazione di servizi di più elevata qualità, più rispondenti ai nuovi bisogni di salute e tendenti a dare risposte alle disuguaglianze e differenze esistenti tra i territori della nostra Regione. Questo è un impegno che è stato comune sia nei commissari della maggioranza che della minoranza, credo che almeno questo concetto possa ritenersi condiviso tra tutti.
La Commissione ha lungamente discusso, accogliendo molte delle osservazioni pervenute dalla minoranza, sia sui principi generali che sugli obiettivi di salute, sui quali si è trovata, io direi, ampia condivisione. Non si è potuto, per motivi diversi, condividere lo stesso percorso di approfondimento e condivisione, sia sulla rete ospedaliera che sulla parte terza del Piano, sul governo economico, in particolare, oltre che sul governo clinico. Pur verificando in Commissione una larga condivisione sull'esigenza di razionalizzare il sistema, sul ruolo del distretto, sulla necessità di attribuire agli enti locali, in quanto diretta espressione dei bisogni dei cittadini, la dovuta rilevanza sia nei compiti di programmazione che per quanto riguarda la verifica dei risultati, si è condiviso inoltre il tema dei rapporti tra Università e Servizio sanitario regionale con la necessità dell'istituzione di aziende dotate di propria personalità giuridica e la giusta integrazione, all'interno di quel mondo, tra i bisogni di ricerca e di didattica e l'esigenza dell'erogazione del servizio di assistenza che la Regione richiede. Il sistema sanitario, in questi anni, in mancanza di adeguati strumenti di programmazione, si è largamente orientato, ed il sistema si è costituito così su logiche di ospedalizzazione, senza che abbiano influito i cambiamenti delle realtà epidemiologiche e sociosanitarie emergenti.
In vent'anni, le trasformazioni sociali avvenute nella nostra Regione, il cambiamento del mondo del lavoro (io ricordo solo la realtà del mondo delle miniere, vent'anni fa ancora), la mancanza di industrializzazione o comunque l'iniziale prevalente industrializzazione nella nostra Isola, la trasformazione stessa dell'ambiente in cui viviamo e la crescita dell'inquinamento (che è un fenomeno diffuso, è un fenomeno globale da cui noi, comunque, non siamo esenti), la progressiva riduzione della natalità (un altro dei fenomeni emergenti che in questi vent'anni ci ha portato ai vertici dell'età media nazionale, sempre più elevata nella nostra Regione), l'invecchiamento progressivo della popolazione (che ha fatto emergere patologie cronico-invalidanti, che prima non erano all'attenzione del nostro sistema o comunque lo erano in misura minore), la crescita tecnologica e la capacità di diagnosi precoce (che ha cambiato molto il mondo della sanità e della medicina), ma anche il cambiamento strutturale, io direi, delle famiglie in Sardegna, il crescente numero di persone che vivono in solitudine, come la riduzione del numero dei componenti dei nuclei familiari, in un contesto in cui cresce comunque la conoscenza, la capacità di accesso alla conoscenza, alle informazioni, ma anche la crescita della mobilità, che porta comunque i nostri cittadini, a volte, a scegliere al di là delle nostre volontà e di potersi muovere, nell'ambito nazionale, alla ricerca di qualità e di specialità che ancora nella nostra Regione sono assenti, tutto ciò necessita di un adeguamento del sistema che recepisca le nuove domande di salute emergenti, la necessità di costruire un sistema di offerta differenziato, che possa dare risposte al cittadino nelle diverse fasi della malattia, ed una reale presa in carico dello stesso.
In un contesto di grande cambiamento sociale e culturale che avanza più velocemente della capacità del sistema stesso di adeguarsi, ci troviamo in un percorso che appare obbligato, irrigidito da parametri e da vincoli nazionali e comunitari, in una condizione che è, comunque, di maggiore svantaggio per la nostra Regione. Io ricordo che i vincoli nazionali posti sono principalmente tre: la riconversione della rete ospedaliera, da acuti in lungodegenza e riabilitazione day hospital, le politiche di controllo e contenimento della spesa farmaceutica ed il governo del personale nelle sue diverse problematicità. Sono tre condizioni inderogabili che sarebbero dovute essere affrontate comunque da qualsiasi maggioranza in questo Consiglio. Le condizioni poste appaiono per noi particolarmente gravose, per il sistema sardo, in particolare per tre motivi.
Intanto perché, rispetto ad altre Regioni e ad altre realtà in Italia, noi abbiamo un ritardo della programmazione regionale che è dato dalle cose che ho detto prima. In questi vent'anni si sono determinate aree di squilibrio tra territorio e territorio, l'eccedenza di posti letto per acuti, che è sotto gli occhi di tutti, l'assenza pressoché totale di posti letto per lungodegenza e riabilitazione, l'assenza di politiche nella medicina distrettuale e nella prevenzione, l'assenza di politiche di integrazione sociosanitaria che ha "sanitarizzato" molti bisogni sociali e ha incentivato una cultura "ospedalocentrica" del sistema. L'ospedale è diventato il rifugio di tutte le pecche del sistema sanitario e delle possibilità della mancata integrazione tra sociale e sanitario e molti bisogni sociali si sono riversati all'interno delle strutture ospedaliere che non riescono, ancora oggi, a farvi fronte.
Ma ancora io direi, un dato che è fondamentale: l'assenza di una cultura del lavoro in rete. I nostri operatori sono abituati a lavorare in maniera estremamente dedita, ma da soli, non a lavorare in un sistema di rete, in un sistema che faccia cultura di rete, in un sistema di obiettivi condiviso, ognuno lavora per le problematiche che affronta giorno per giorno ma al di fuori di un contesto di prospettive e di obiettivi comuni. Un altro dei difetti, un'altra delle problematicità, un altro dei problemi che creano rigidità è rappresentato dalle particolari condizioni geografiche. Il susseguirsi di intese Stato-Regione non tiene conto, nella definizione della quota capitaria, delle differenti situazioni di difficoltà. Non è indifferente organizzare un sistema sanitario per 1 milione e 600 mila persone che risiedono in un unico sito rispetto al peso economico e sociale dell'organizzazione di un servizio sanitario per un 1 milione e 600 mila abitanti che risiedono in un territorio vasto come la nostra Regione.
Infine, il terzo elemento di difficoltà nella rigidità degli obiettivi posti è rappresentato da alcune peculiarità epidemiologiche della nostra Regione; mi riferisco alle talassemie e, in particolare, al diabete, insieme alla Finlandia siamo ai vertici mondiali di incidenza di patologia; ma ancora, maggior incidenza rispetto ad altre realtà nazionali hanno le patologie come la sclerosi multipla, le malattie rare e i distiroidismi che creano difficoltà di risposta che sono sotto gli occhi di tutti.
Il lavoro compiuto dalla Commissione ha evidenziato, tra l'altro, alcune criticità del sistema che si aggiungono a queste tre rigidità che ho evidenziato: l'inadeguata distribuzione del personale, la debole integrazione tra le attività sanitarie e sociali, la carenza di azioni nella prevenzione, la mancanza di ampie strategie territoriali, ogni ASL si muove in proprio, secondo le proprie strategie locali, non in un sistema di rapporti che possono essere condivisi su progetti comuni che abbracciano territori ancora più vasti. Ancora: alcune gravi carenze in settori delicati, ho detto prima della riabilitazione e della lungodegenza, ma segnalo l'oncologia e il problema della radioterapia in particolare; ogni anno circa 4 mila sardi abbisognano di radioterapia e chemioterapia, questi 4 mila sardi trovano soltanto parzialmente risposta, si calcola che la capacità del nostro sistema di dare risposte sia soltanto per 1400 pazienti, altri 1500 trovano risposta nelle strutture del continente. Questo vuol dire che, oltre 1000 pazienti sardi, rinunciano a fare chemioterapia con tutte le considerazioni che ne derivano.
Ancora: l'eccessivo ricorso alle prestazioni extra regionali, conseguenza dei fenomeni e delle difficoltà che noi abbiamo nell'erogazione di alcune prestazioni di livello e poi un altro elemento di difficoltà e di criticità del sistema è il tasso di utilizzazione dei posti letto che appare basso rispetto agli indici nazionali che sono posti dal punto di vista dell'ottimizzazione dei percorsi. Abbiamo ancora circa il 68 per cento di tasso di utilizzazione dei posti letto pubblici e appena il 57 per cento di utilizzazione dei posti letto nel privato.
Il lavoro che noi abbiamo compiuto in Commissione, ma che ha compiuto ancora precedentemente la Giunta nelle consultazioni assembleari che si sono succedute nel nostro territorio, pone alcune indicazioni strategiche che sono recepite dal Piano: il riordino e l'ammodernamento del sistema come elemento cruciale, l'umanizzazione degli interventi, l'appropriatezza e l'efficacia delle prestazioni, il lavoro di rete come metodo da perseguire, lo sviluppo delle attività sul territorio e le politiche del distretto sanitario, la qualificazione del personale e l'individuazione di alcuni obiettivi di salute prioritari.
Gli obiettivi di salute prioritari che sono stati individuati nel Piano sanitario sono cinque, e appaiono obiettivi che sono peculiari in risposta ad alcuni che affermano che questo è un Piano che andrebbe bene in qualsiasi Regione d'Italia. Sono obiettivi peculiari perché noi iniziamo, nell'analisi degli obiettivi, con le malattie ad alta specificità per la Sardegna, quali diabete, malattie rare, sclerosi multipla, talassemia e connesso il piano sangue; continuiamo col secondo obiettivo che è rappresentato dalle patologie di particolare rilevanza sociale, le patologie emergenti, che sono le demenze e la malattia di Alzheimer, le malattie reumatiche, che trovano dignità finalmente nel Piano, le malattie endocrine, la questione dei trapianti, le donazioni, la medicina del dolore, la sanità penitenziaria e le patologie emergenti rispetto agli stili di vita (obesità e dipendenza). Ancora, come terzo obiettivo, le patologie con particolare incidenza epidemiologica quali le malattie cardiovascolari, i disturbi circolatori neurologici, con la previsione di una rete regionale dell'emergenza, in un caso e nell'altro, in maniera dettagliata e anche apparentemente pesante per il sistema ma che noi ci impegniamo a sostenere proprio per le ragioni e le considerazioni che si facevano prima sulla vastità della nostra Regione e la difficoltà di poter raggiungere, in tempi brevi, luoghi dove poter avere risposte adeguate. Come quarto punto: le malattie oncologiche con la rete oncologica e le cure palliative e quindi quinto obiettivo: la salute mentale, con una scelta di un modello preciso e condiviso all'interno della maggioranza.
Però abbiamo ragionato anche sugli obiettivi di sistema, sulla prevenzione, sul distretto, sulla questione del punto unico di accesso, sulla presa in carico del paziente, sul problema della disabilità. Abbiamo ragionato di riabilitazione, finalmente si disegna in Sardegna un sistema di posti letto di riabilitazione fino ad oggi assolutamente carente o assente, la tutela della salute materna infantile, la neuropsichiatria infantile, la questione dei consultori da rivitalizzare e rivalutare, i percorsi nascita e la tutela del nascituro.
Abbiamo affrontato ancora il governo economico, il governo clinico delle aziende e l'insieme del sistema delle regole e gli strumenti per l'innovazione e la conoscenza e abbiamo affrontato il problema della rete ospedaliera stressando un sistema che era necessitato. Noi abbiamo fatto un intervento che chiunque doveva fare perché il raggiungimento dei 4,5 posti letto per mille abitanti è un obiettivo di tutte le Regioni in Italia, è un obiettivo del Piano sanitario nazionale, e i 3,5 posti letto per acuti, noi li dobbiamo raggiungere adesso, e la previsione che viene data dalla Comunità europea per la prospettiva futura è di 3 posti letto per mille abitanti per acuti e 1 posto letto per lungodegenza e riabilitazione.
Abbiamo dato degli obiettivi sui tassi di ospedalizzazione. Oggi siamo ai vertici nazionali per negatività, un tasso di ospedalizzazione di 223 ricoveri per mille abitanti, noi abbiamo posto l'obiettivo al 2010, in un progressivo decalage di ottimizzazione di 180 posti letto. Abbiamo ragionato di innovazione tecnologica e della costruzione di cinque nuovi ospedali, ma di questo dibatteremo quando arriveremo a quelle parti del Piano che verranno esaminate dall'Aula. Quello che è importante e che voglio segnalare è che, per ognuno di questi capitoli trattati, vi è un filo conduttore che attraversa le 160 pagine del Piano: è la centralità della persona, sia nella costruzione dei servizi, sia nella crescita della consapevolezza sui fattori di rischio della salute, sia nell'accessibilità dei servizi, sull'umanizzazione e sulla partecipazione ai processi e, per finire, sulla personalizzazione degli interventi. Vi sono però anche alcune altre parole chiave e tra queste, mi piace ricordarla, spicca il concetto di lavoro in rete; sviluppare attraverso questo una logica di sistema che coinvolga gli operatori della sanità, che faccia crescere la cultura dell'operare insieme e che realmente garantisca la presa in carico dei bisogni della persona malata e ne assicuri la continuità dell'assistenza in tutte le fasi della malattia.
In conclusione, è un Piano per i sardi e per la Sardegna, ambizioso e denso di contenuti e proposte, non un Piano di sogni, come qualcuno ha detto, ma un Piano che nasce da un sogno. E' un sogno condiviso da tutti noi che, pur con differenti sensibilità politiche, abbiamo comunque l'unico obiettivo di dare equità e qualità al sistema, efficacia ed efficienza e di porre, al centro delle azioni e delle prestazioni, i bisogni e le esigenze di chi soffre, di chi è indifeso, di chi si rivolge a noi con gli occhi della speranza per se stesso, per un proprio caro, per un proprio familiare. Un Piano che costituisca un sistema di regole e certezze, che accompagni con umanità e supporti chi affronta percorsi di malattia e sofferenza e dia risposte certe alle inalienabili legittime aspettative di salute dei nostri cittadini.
Presidente, mi permetta inoltre, credo di interpretare il sentimento dei commissari, e con questo avrei anche finito, di poter ringraziare in Aula la dottoressa Dessanay, la dirigente della settima Commissione sanità: il suo supporto, in questa intensa fase legislativa, ed in particolare negli ultimi interminabili giorni di lavoro in Commissione, è stato come sempre prezioso e costante. Mi sembra doveroso sottolineare questo esempio di dedizione che rende lustro all'Assemblea legislativa e alla massima Istituzione parlamentare della Sardegna. I funzionari e i dirigenti, con il loro silenzioso lavoro e con il loro bagaglio di competenze, sono a disposizione delle funzioni legislative e difendono i principi di legalità e aderenza ai principi di costituzionalità e della nostra autonomia. Così come, credo anche qui di interpretare i sentimenti di tutti i commissari, mi preme ringraziare il presidente Masia per l'impegno profuso e la fermezza nel raggiungimento dell'obiettivo dato, oggi ancora di più in quanto, colpito da un grave lutto familiare, è assente fisicamente in Aula, ma idealmente presente con noi. Per concludere, mi sento di dover ringraziare l'Assessore regionale della sanità per la costante presenza e per il continuo e aperto confronto e anche i consiglieri della Commissione, sia di maggioranza che di minoranza, per la correttezza del confronto ed il profilo alto della discussione nei nostri lavori.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu, consigliere osservatore.
VARGIU (Riformatori Sardi), consigliere osservatore. Presidente, ovviamente esprimendo nella relazione, che faccio da osservatore, ragionamenti che sono comuni all'intero schieramento di minoranza, vorrei proprio partire da due considerazioni finali del collega Pacifico che portano qualche elemento di riflessione.
La prima è una considerazione neutra: anch'io ringrazio, a nome dei commissari di minoranza, la dottoressa Dessanay, la ringrazio per la passione, per la disponibilità, per la competenza che ha messo al servizio dei lavori di tutta la Commissione, la ringrazio anche per le ore notturne che ha dedicato alla Commissione e che forse avrebbe voluto, come molti di noi, dedicare ad altro più proficuamente.
La seconda considerazione del collega Pacifico, dalla quale vorrei iniziare proprio per fare un ragionamento sul Piano, è quella che riguarda il sogno che il collega Pacifico, insieme con gli altri commissari di maggioranza, ha fatto su questo Piano. Nel senso che il collega Pacifico dice: "C'è un sogno, è il sogno di tutti i sardi, è il sogno di una buona qualità di salute, è il sogno di un'assistenza sanitaria degna di tal nome, possibilmente da ottenere in Sardegna, è il sogno dei più deboli, è il sogno dei più umili". Io condivido l'impostazione; anche io, se avessi dovuto, all'interno di una maggioranza, scrivere un Piano sanitario regionale, avrei cercato di avere come punto di riferimento quelli che nomina il collega Pacifico; quelli che nomina anche il Vescovo di Cagliari il quale, parlando ai medici cattolici, dice: "I poveri, i più poveri, sono i malati perché sono quelli a cui è negato un conforto, non foss'altro quello di avere la possibilità di iniziare la propria produzione economica". Quindi se è vero che i più poveri sono quelli a cui si rivolge questo Piano sanitario regionale, collega Pacifico, il motivo per cui la minoranza esprime un giudizio pesantemente negativo su questo Piano sanitario regionale è che (lo potremo dimostrare durante la discussione in quest'Aula se, come speriamo, sarà una discussione in cui si riuscirà finalmente a parlare tra di noi) noi abbiamo paura che il sogno, rimanendo sempre una fantasia onirica, si trasformi in incubo e quindi che quei più deboli, più indifesi, quelle persone a cui noi vorremmo rivolgere, attraverso questo Piano sanitario, un segnale di speranza, siano poi persone alle quali noi, invece che soddisfare i loro bisogni, rischiamo di negare quelli fondamentali dell'assistenza, quelli costituzionalmente garantiti come diritti del cittadino.
Vorrei riuscire, non so se ci riuscirò per i miei limiti, a fare un ragionamento che, per un attimo, si dimentichi delle posizioni di schieramento che ciascuno di noi assume ed è costretto ad assumere. Lo faccio chiedendo la benevolenza che deriva dal fatto che, nella passata legislatura, da questi banchi, i Riformatori sulla sanità chiesero, anche quando non era comodo chiederlo e quando la posizione era diversa rispetto all'attuale, che si riuscisse ad avere un patto virtuoso, perché sulla sanità erano in gioco importanti destini dei sardi; ritenevamo che, soltanto con una presa di responsabilità congiunta dell'intero Consiglio regionale, ognuno per la sua parte, senza commistione di responsabilità, nel senso che nessuno vuole fare un mestiere che non è il proprio, ma, prendendoci carico di alcune responsabilità tutti quanti insieme, alcuni degli obiettivi (anzi io direi una parte importante) poteva essere una parte condivisa.
Ecco, allora, fermiamoci un attimo, colleghi del Consiglio, e rispondetemi in coscienza, non a voce alta, ognuno nel suo cuore o nel profondo della sua coscienza: sono passati due anni e mezzo da quando noi abbiamo sentito dire che, in Sardegna, arrivavano i non sardi perché i non sardi garantivano (uso dei termini non offensivi, proprio li scelgo), quella equanimità che, all'interno della Sardegna, non si riusciva a trovare a causa di rapporti che comunque si intrecciavano tra di noi, e garantivano quella neutralità, quella superiorità, intesa come distacco dalle cose, come atarassia rispetto a ciò che succedeva, che avrebbe consentito la bonifica della sanità sarda e quindi il miglioramento della qualità dell'assistenza percepita dal cittadino.
Bene, io vi chiedo: sono passati due anni e mezzo, non siamo al secondo mese di legislatura, voi ditemi in coscienza se ritenete che i cittadini sardi oggi, rivolgendosi al Governo regionale, possano dire che sono cambiate effettivamente le qualità dell'assistenza in Sardegna. Possiamo dire che l'assistenza è migliorata? Possiamo dire che io non devo più telefonare a Pierpaolo Vargiu per chiedergli se, per cortesia, mi trova una prenotazione per una risonanza magnetica che non riesco a fare? E' successo stamattina, colleghi! Bene, date voi la vostra risposta; io non la voglio sapere, ho la mia.
Voglio aggiungere però un'altra considerazione, che è sempre di tipo positivo, non è di tipo negativo. Ammettiamo che sia così; ammettiamo che, dopo due anni e mezzo, non sia cambiato niente della qualità della sanità percepita dai sardi, ma ammettiamo che questo non sia per colpa vostra, né di quelli che voi avete chiamato in Sardegna per cambiare la sanità sarda. Ammettiamo che sia perché esistono effettivamente dei problemi connaturati nel sistema che rendono assai difficile il cambiamento, che rendono difficili le logiche dell'innovazione, che comportano che la sanità rotoli invece che essere governabile ed essere direzionata. Benissimo, io voglio partire dalla valutazione che può essere così, quindi seguire questo ragionamento.
Allora, vediamo qual è il quadro economico nel quale oggi la sanità sarda si trova. Il Piano sanitario regionale dice che, nel 2005 (che non è un anno di governo del centrodestra), il deficit era di 293 milioni di euro, cioè la differenza tra la somma che viene trasferita col Fondo sanitario nazionale, trasferita o usate il verbo che volete, identificata, individuata eccetera, però la somma che lo Stato ritiene che a noi sia sufficiente per garantire buona sanità e quella che abbiamo speso è sperequata di 600 miliardi di vecchie lire o, se preferite, di 293 milioni di euro. Bene, abbiamo pensato: sarà stato un anno di transizione, c'erano i contratti, come l'Assessore aveva detto; ma ci saranno anche quest'anno e ci saranno soprattutto l'anno venturo, i nuovi contratti, con nuovi aggravi economici.
Partiamo da questo assunto. Allora nel 2006 si dovrebbe essere rientrati nel deficit. Colleghi, i dati a consuntivo dei primi 9 mesi del 2006 dimostrano che la spesa è ancora in crescita sia rispetto al 2004 che rispetto al 2005. Allora non facciamoci propaganda sopra, diciamo semplicemente che i 300 milioni di euro che erano in disavanzo nella sanità regionale nel 2005 e che noi parzialmente attribuivamo ai contratti, alla sanatoria dei due anni precedenti dei contratti, ci sono anche nel 2006! Il quadro economico è questo, se può essere smentita la mia valutazione che venga smentita, il quadro economico di riferimento è questo! Noi spendiamo per questa sanità, non per una sanità migliore che stiamo identificando nel Piano con tutte le belle parole che ho sentito dall'amico e collega Pacifico, per questa sanità, con queste carenze, con questi limiti, con queste sofferenze, con queste negazioni dei diritti al cittadino, bene, per questa sanità noi spendiamo 300 milioni di euro all'anno di più rispetto a quello che lo Stato ci trasferisce o che lo Stato dice nominalmente di trasferirci a seconda della valutazione che voi preferite usare.
Se questo è il problema e se in più abbiamo quello di ridurre i posti letto, io sono onesto culturalmente, è vera l'imposizione nazionale, se abbiamo il problema di ridurre il tasso di ospedalizzazione, è vero anche questo, è un problema nazionale, bene, allora mi volete spiegare, colleghi, qual è il motivo per cui noi siamo in un clima di scontro ideologico come se voi aveste tutta la verità in tasca e noi fossimo tutti dei malfattori, gente in malafede, gente che vuole impedirvi di cambiare in bene la qualità della salute dei sardi? Ma perché lo dovremmo fare? Quale sarebbe il motivo logico per cui noi potremmo avere un obiettivo di questo genere?
Allora, c'è un'altra valutazione che è il filo conduttore del Piano; avete ragione quando dite (quella valutazione che io condivido) che la sanità sarda è troppo ospedalocentrica, cioè quello che dice il collega Pacifico che l'ospedale finisce con l'essere la risposta di sanità che fa da coperchio a tutte le pentole e voi non siete d'accordo, non sono d'accordo neanch'io, non è d'accordo neanche la minoranza! Siamo tutti d'accordo che è molto meglio andare a portare le risposte di qualità verso il cittadino, cioè andare a portare le risposte di qualità nel territorio, dalla gente, ci mancherebbe altro, ognuno ha diritto di essere curato bene dove vive o quanto più vicino a casa propria. Ma perché la sanità sarda è ospedalocentrica? Ve lo siete mai chiesti? Io ho una risposta e vorrei che venisse anche questa contestata. E' ospedalocentrica perché costa di meno rispetto alla sanità distribuita nel territorio! Se noi dobbiamo portare a Cagliari i cittadini di Esterzili spendiamo di meno a fare loro l'elettrocardiogramma al "Brotzu" che non a portare gli specialisti del "Brotzu", o qualunque altro medico, a Esterzili! Quindi il motivo per cui si è selezionata una sanità ospedalocentrica in Sardegna è questo! Il motivo è che è più facile fornire nel centro i servizi a una popolazione di 1 milione e 600 mila persone, disperse in 24 mila chilometri quadrati di territorio, con la rete viaria che tutti quanti voi ben conoscete. E' questo il vero motivo per cui la sanità è ospedalocentrica. E' ospedalocentrica per risparmiare!
Se mi spiegate bene il concetto, io lo capisco forse. Mi dite che, in un contesto economico in cui noi abbiamo un deficit di 300 milioni di euro all'anno, in cui cioè siamo sotto di 300 milioni rispetto ai trasferimenti statali, voi volete fare una sanità migliore che costa di più! Io sono d'accordo, se questo è il vostro obiettivo politico; io sono d'accordo, siamo d'accordo tutti quanti minoranza, nel senso che concordiamo che sulla sanità bisogna investire di più. Quindi concordiamo che devono essere fatti investimenti importanti per cu, invece di 300 milioni di euro in più rispetto ai trasferimenti statali, bisogna mettere 500 milioni di euro in più, 600 milioni di euro in più e nel frattempo riqualificate la spesa, portate la sanità nei territori e date un senso diverso, da quello attuale, siamo d'accordo, ai piccoli ospedali! Fate tutto questo, ma fatelo mettendo le risorse economiche sul tavolo, fatelo facendoci vedere dove sono i soldi, perché a voi è riuscito quello che è riuscito nella passata legislatura al centrodestra, cioè governare nella quotidianità un debito incontrollabile, quindi cercare a vista la direzione della barca in una nebbia profonda. E' quello che purtroppo siamo stati costretti a fare noi nella scorsa legislatura e che purtroppo siete stati costretti a fare voi in questi primi due anni e mezzo di legislatura!
Allora, in un quadro di questo genere ha senso il clima da scontro ideologico? Ha senso che voi continuate a dirci che voi siete bravi e che la minoranza invece non ha interesse verso i più deboli e verso gli emarginati, verso gli umili e verso chi ha bisogno ed è sofferente in Sardegna? Ha senso tutto questo? Colleghi, datevi una risposta, io non ve la chiedo, non vi chiedo che voi diate una risposta della politica, vi chiedo che ognuno di voi, nella coscienza propria, quindi con un attimo di riflessione non aperta al pubblico, si dia una risposta rispetto alle domande che io sto ponendo all'Aula. Domande che sto ponendo, al di là dell'amarezza che ho per tante cose legate a questo Piano, nel metodo, nella sostanza, nella comunicazione estremamente grossolana; al di là di tutto questo, perché l'amarezza in politica va superata, c'è la necessità di iniziare nuovamente a parlare, c'è la necessità di verificare se ci sono pezzi di percorso insieme, senza furori ideologici, senza manicheismi che non hanno nessun senso se davvero volete fare qualcosa di buono per la sanità sarda. Se poi non la volete fare, ve ne assumerete le responsabilità.
Se dovessi entrare nel dettaglio delle cose che sono scritte in questo Piano… ma, colleghi, l'avete letto? Io credo che molti di voi se lo siano fatto spiegare e non siano entrati nel dettaglio. Ma guardatevi le due tabelle più importanti del Piano, la tabella che riguarda i posti letto per specialità e la tabella che riguarda le specialità in ogni singola ASL. Ditemi se c'è una riga di spiegazione al motivo per cui il numero dei posti letto per specialità è quello, o ditemi se c'è una riga di spiegazione ai motivi per cui l'oculistica c'è a Cagliari e non c'è in Ogliastra, c'è a San Gavino e non c'è in Gallura! Insomma, il Piano è questo, l'attività di programmazione, di progettazione, di discussione è questa, cioè in questo Piano manca, è assente, non se n'è voluto discutere, è stato un emendamento dell'ultima ora che ha introdotto le tabelle, sul quale quasi non si è potuto ragionare. Non ha senso, non ha veramente nessun senso logico nell'interesse generale della salute dei sardi che voi, come noi, dite che volete difendere.
Allora, e mi fermo, finisco, altro non ho da dire, cosa faremo noi? Perché ci siamo posti anche il problema di cosa faremo noi. Noi andremo ad aprire una vertenza con lo Stato, a spiegare quello che ha anche detto il collega Pacifico e cioè che dare assistenza di qualità a una popolazione che ha una dispersione demografica come la nostra, che ha una rete viaria di collegamento come la nostra, che non può andare nella regione a fianco a soddisfare i propri bisogni di sanità perché non ci sono regioni a fianco, beh, se tutto questo è, lo Stato ci deve dare soldi di più che alla Lombardia, di più che alla città di Milano, perché il cittadino sardo costa, per la stessa identica qualità di sanità, di più del cittadino di Milano! Su questo noi dovremo andare a combattere! Allora, è evidente, io comprendo le indicazioni della professoressa Dirindin che dice che stiamo semplicemente cambiando il nominalismo delle fonti dalle quali arrivano le risorse, ha ragione! Il nominalismo sta cambiando, ma sta anche cambiando (data l'approvazione del "102") quella responsabilità morale che noi accreditiamo allo Stato nei nostri confronti sulla qualità della garanzia dell'assistenza a ciascun cittadino sardo, perché è garantita dalla Costituzione. Quindi lo Stato deve farsi garante di ciò che ha scritto negli articoli della Costituzione.
Allora bisognerebbe aprire una vertenza con lo Stato; non la si vuole aprire, benissimo, vincoliamo le maggiori risorse che dovrebbero arrivare dall'accordo con lo Stato alla sanità, ditelo che se arrivano soldi in più dallo Stato, siccome abbiamo 300 milioni di euro di deficit l'anno e siccome vogliamo fare una sanità migliore che costa di più perché va verso il territorio, ce ne mettiamo 500 all'anno in più rispetto a quelli che dà lo Stato, ce ne mettiamo 700 all'anno in più rispetto a quelli che dà lo Stato.
Allora è credibile quello che voi scrivete nel Piano, nel senso che diventa qualche cosa sulla quale si può discutere concretamente, ma altrimenti, colleghi, altrimenti se voi foste in minoranza, in questo quadro di riferimento, voi dareste una delega piena al management sanitario che guida la Regione? Che in due anni e mezzo non è riuscito, perché non è possibile, perché è difficilissimo, perché ci sono mille problemi strutturali, quello che volete voi, non è riuscito, di fatto, a ridurre di un euro il deficit della sanità sarda? Beh, a questo management voi dareste una delega in bianco? Gliela dareste? In cui decide se nella vostra provincia, se nella vostra regione, se nel vostro ospedale, c'è o non c'è l'oculistica? In cui decide quali posti letto tagliare e quali no, quali case di cura private autorizzare e quali no?
Io non gliela do! La minoranza in questo Consiglio regionale non gliela dà e ritiene che farebbe bene a non dargliela anche la maggioranza, perché la programmazione sanitaria spetta al Consiglio regionale, non ai direttori generali delle AA.SS.LL. Non può essere ribaltato il principio per cui il controllo politico della programmazione sanitaria viene fatto dai direttori generali delle AA.SS.LL. e non dal Consiglio regionale. Allora, se le cose che vengono fatte sono buone, che le portino in Consiglio e gliele approviamo! Se sono sensate, che le portino in Consiglio, gliele approviamo! Il problema è che, quando vediamo cosa vogliono fare sulla psichiatria, abbiamo il sospetto che non siano tutte sensate. E' questo il motivo per cui noi chiediamo alla fine almeno che riduciate l'eccesso di delega che in questo Piano sanitario c'è verso il management che, ad oggi, non ha dato prova di essere il management che risolve i problemi della Sardegna.
Colleghi, io non ho altro da dire, ho terminato, spero che il dibattito in questo Consiglio regionale, in questi giorni pure difficili per il calendario, sia un dibattito interessante, sia un dibattito in cui ciascuno di noi onori il ruolo a cui i sardi lo hanno individuato e per cui lo hanno mandato in questa Assemblea. Spero che ci sia la possibilità di ragionare, ma aggiungo una cosa: se voi non vorrete ragionare, almeno per quanto mi riguarda non ci sono problemi, la cosa importante è che i sardi sappiano che noi siamo contro questo Piano sanitario regionale per i motivi che abbiamo appena detto. Poi, se voi lo volete portare per forza a casa prima di Natale, prima di Capodanno, prima della Befana, perché siete convinti che sia buono, fatelo, noi quello che abbiamo da dire ve l'abbiamo detto già oggi e continueremo a dirvelo affinché voi cerchiate di capirlo in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono parlare devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento. La durata degli interventi non può eccedere i venti minuti.
E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, naturalmente condivido pienamente la relazione di minoranza svolta dal collega Vargiu e peraltro, pur non essendo d'accordo, apprezzo lo sforzo del collega Pacifico di dimostrare la fondatezza delle posizioni e quindi delle proposte della maggioranza anche se in qualche caso il suo sforzo non sempre coglie i risultati che dovrebbe cogliere.
Io credo che già da stasera, mi auguro, auspico, da questa discussione si evidenzi un'apertura della maggioranza verso correttivi e miglioramenti, correzioni che a questo Piano noi, come minoranza, intendiamo apportare. Non dico questo per un fatto di vanità politica, nel senso che ritengo che le nostre proposte abbiano una valenza particolarmente migliorativa rispetto alle altre, ma perché evidentemente, risalendo alla discussione che si è protratta per mesi in Commissione, riteniamo che alcune cose nel Piano non siano state tenute nel dovuto conto. Allora, se questo atto che noi stiamo esaminando, e che evidentemente il Consiglio dovrà licenziare, deve avere una portata che noi riteniamo importante e significativa nell'interesse della comunità sarda, non può non tener conto anche delle proposte delle forze di minoranza. Io non voglio ripercorrere il periodo durante il quale in Commissione si è lavorato da mesi, devo però ricordare che ci fu una fase, quella iniziale peraltro, feconda di proponimenti e di idee che, in qualche modo, andavano verso una convergenza, mi riferisco in particolare agli aspetti legati alla parte prima del Piano e parzialmente alla parte seconda, vale a dire agli aspetti legati agli obiettivi di salute e quindi a tutto quello che poteva attenere alla filosofia generale e quindi alle buone intenzioni, alle promesse e alle premesse che questo Piano avrebbe dovuto cogliere per cercare di dare soluzione ad una problematica, quella della sanità che, ricordiamolo bene, deve andare non a curare gli interessi forti, deve andare a curare chi ha bisogno di salute, deve cioè porsi il primo obiettivo che è quello di essere al servizio del diritto alla salute dei cittadini e soprattutto di quelli più deboli.
Questa fase iniziale della Commissione, durante la quale vi è stata un'obiettiva disponibilità della maggioranza, si è subito dopo, in fase di accelerazione durante l'autunno, dissolta davanti a quella che appariva e a quella che è la parte più significativa sotto il profilo dei poteri all'interno della sanità sarda, mi riferisco in particolare alla tematica riguardante la rete ospedaliera. Dal momento in cui la minoranza ha chiesto una serie di criteri e di dati di cui occorreva disporre per poter esprimere evidentemente anche le nostre valutazioni, in termini legati soprattutto al taglio e alla redistribuzione dei posti letto sul territorio regionale, in particolare ai tagli con rilevanza anche legata al nuovo sistema che nascerà dall'accordo tra Regione, ASL e Università, c'è stata una chiusura totale della maggioranza che ha dichiarato di possedere sì dei dati e di avere dei criteri, ma di averli assunti in via informale, non si sa da chi e non si sa in quale sede. Io credo che, colleghe e colleghi, a quel punto chiunque avrebbe fatto come abbiamo fatto noi, cioè abbiamo denunciato questa chiusura totale.
Stiamo parlando di una tematica che si presenta come una promessa, come un insieme di buone intenzioni, i colleghi l'hanno detto in qualche caso anche nella pregiudiziale iniziale della discussione, con un quadro finanziario assolutamente incerto e quindi non fondato su una previsione che, in qualche modo, consenta di dire che alcune promesse possono essere mantenute. Allora introduco un concetto che ritengo sia importante, quello dell'affidabilità politica indipendentemente dalla valutazione ovviamente delle persone; rispetto a tutti gli effetti, è chiaro che qui stiamo parlando di futuro e di credibilità delle promesse che vengono fatte rispetto alla loro attuazione in futuro. E' in gioco dunque l'affidabilità politica di una maggioranza e di un Governo regionale che onestamente, l'ha detto bene poc'anzi il collega Vargiu, in termini di promesse e poi di pratiche attuazioni, non è di grandissimo esempio, non è di buonissimo esempio su diverse tematiche della politica dell'amministrazione regionale, ma non è di buon esempio per ragioni dirette e ragioni indirette rispetto alle tematiche della sanità in particolare.
Allora, quando due anni fa, due anni e mezzo fa, in periodo elettorale, ma anche dopo, in Commissione sanità, si parlava di contenimento della spesa, si disse che bisognava tagliare gli sprechi, una parola magica, tagliare gli sprechi, quindi quello che abbiamo tagliato, l'abbiamo tagliato perché era spreco; benissimo! "Tagliamo gli sprechi", è uno slogan, io mi riferisco ad atti della sanità, dei manager in particolare, alla sanità di Sassari e alla Provincia di Sassari, non solo si tagliano gli sprechi ma contemporaneamente gli sprechi aumentano, ogni giorno aumentano: quindi non solo c'è una diminuzione della spesa ma c'è un aumento della spesa. Gli sprechi continuano ad esserci.
La Presidente dell'Amministrazione provinciale di Sassari ha denunciato il fatto che si individuino e si vedano i malati come se fossero numeri, attribuendo al direttore generale della ASL numero 1 solo una gestione ragionieristica di numeri, senza tener conto evidentemente della persona, parole che abbiamo sprecato nella legge numero 10 e anche in questo Piano, però i rami operativi della sanità in Sardegna operano senza tener conto di questi, in qualche caso anche buoni, propositi dell'Assessore, della Giunta regionale. Se poi diamo uno sguardo alle liste d'attesa, ci accorgiamo che è drammatica la situazione a Sassari. Giustamente il collega, poc'anzi, diceva che, per poter prenotare una visita, in qualche modo, bisogna rivolgersi a qualche santo in paradiso. Purtroppo anche i santi sono talmente affollati nelle richieste, che neanche loro riescono adesso a trovare una soluzione per i malati, intanto le liste d'attesa aumentano!
In questo Piano, io mi sarei aspettato un accenno ad un'esigenza di una politica delle liste d'attesa; una politica che, facendo convergere sanità pubblica e sanità privata, con costi davvero contenuti, potesse andare in direzione di quanti, non avendo disponibilità economiche, non potendo rivolgersi evidentemente a determinate strutture, sono obbligati ad attendere per curarsi i denti, controllarsi la vista, fare radioterapia, fare altre analisi. Tutti in lista d'attesa! C'è gente che ha inoltrato domanda per la pensione e che ha necessità di una struttura pubblica per essere sottoposto a visita, dovrà aspettare qualche mese, 5, 6, 7, 8 mesi per una risonanza magnetica, in attesa di una pensione di invalidità. Persone che hanno bisogno di sopravvivere, che hanno bisogno di quel reddito, derivante da un diritto, che è quello di avere riconosciuta l'invalidità. Ora, io probabilmente sono fuori tema ma, signori, qui stiamo parlando di grande sistema, quando invece da due o tre anni si parla di risolvere i piccoli sistemi e nessuno di questi piccoli sistemi ha trovato una soluzione accettabile.
Crescono poi le consulenze, non si è messo un taglio alle consulenze. Le consulenze crescono, fioriscono, evidentemente è tutta gente preparata, per carità, quindi ha tutti i titoli, però crescono. E mentre crescono le consulenze, abbiamo visto che, già dalla prima finanziaria regionale, le strutture della Regione, in particolare dell'Assessorato regionale della sanità, si sono indebolite: niente assunzioni, la gente è stata costretta ad andare in pensione e si cerca di coprire qualche vacanza con le consulenze. Certamente saranno persone valide, per carità, io credo di sì, però è il sistema che non funziona, anzi è il sistema che sta peggiorando; questo rispetto alle premesse e alle promesse.
Ecco perché quando parlo di affidabilità politica dico che questo Piano contiene degli impegni che non sono però scadenzati nel tempo, per cui non è possibile avviare una verifica, non dico notarile, ma neanche politica, oggi, a priori e quindi avere una possibilità di accertamenti in tempi rapidi di quello che si fa, questo proprio perché manca un crono-programma delle iniziative. Ovviamente, è chiaro che questo crono-programma non può essere assunto perché evidentemente c'è incertezza finanziaria, dato che, da parte della Regione, della Giunta, del Presidente della Giunta è stato dato l'assenso a che la Regione si assuma in toto il carico della competenza della sanità; io mi auguro che, almeno su questo, il Parlamento nazionale torni indietro, per quanto è possibile, per consentire anche alle Regioni come la nostra di poter godere dei fondi statali. Io credo che proprio questa incertezza finanziaria non consenta di programmare alcune promesse.
Ancora, con riferimento alle questioni territoriali, c'è la questione di Sassari e di Alghero, dove si ipotizzano nuovi ospedali, ma non si capisce con quali finanziamenti; se ci sono evidentemente intenzioni in corso, queste intenzioni in corso andrebbero inserite nel Piano. Se poi la Giunta si impegna ad affermare che le previsioni finanziarie verranno inserite nella prossima finanziaria regionale, che auspico, salvo il collasso totale dell'amministrazione regionale, è chiaro che avremo un cenno, ma occorre inserirle, avere dei dati certi, avere degli atti politico-programmatici tangibili, congrui, per poter consentire ad un territorio di avere una prospettiva.
Per quanto riguarda l'esempio di Alghero, si pensa di accorpare in unica struttura, benissimo, però facendo un'operazione di vendita delle attuali strutture. Ma chi compra un locale che oggi è destinato ad ospedale, se poi manca anche la previsione, si è detto, di fare degli alberghi? Diamo allora al privato la possibilità di costruire alberghi. Forse dovremmo invocare la presenza di qualche sceicco, che ci potrebbe far credito, dandoci immediatamente i soldi per costruire l'albergo, in attesa poi di utilizzare la cubatura delle attuali strutture alberghiere di Alghero per realizzare alberghi. Senza uno sceicco, temo che non si possa avere la disponibilità finanziaria, comunque, staremo a vedere. Il futuro dirà, i prossimi anni diranno, se questa previsione è possibile. Io mi auguro che sia possibile, evidentemente però va esplicitata la modalità o nel Piano o in legge con una previsione che sia tangibile.
Io credo che ritornare al concetto del diritto alla salute sia assolutamente indispensabile. A questo riguardo, quando si è parlato di tagli ai posti letto, io non so quanto si sia tenuto conto di questa necessità. Non si è tenuto conto di questa necessità, in particolare nella provincia di Sassari, nell'ASL di Sassari, per la quale è previsto il taglio di circa 500 posti letto: una parte verranno convertiti, una parte rimarranno eliminati e ovviamente questo avrà una ripercussione sotto il profilo dell'occupazione e quindi della quantità e qualità dei servizi sanitari, che verranno offerti sia dalle strutture ASL, che da quelle universitarie, per cui ci sarà una grossa difficoltà non solo a mantenere il personale attualmente in servizio, medico, paramedico, tecnico, ausiliario eccetera, ma anche e soprattutto non si potrà garantire il servizio. Quando la scure arriverà (io non so chi la calerà, perché il Piano programma, indirizza, però non stabilisce esattamente chi calerà la scure un domani sui posti letto), io credo che sarà un problema che il legislatore regionale si dovrà porre nella giusta misura.
Perché quindi il nostro voto, anche in Commissione, è stato contrario? Perché noi abbiamo contestato, ripeto, il metodo seguito nel percorso dell'approvazione del Piano in Commissione e il merito, vale a dire i contenuti che questo Piano ha al proprio interno che non rispondono evidentemente alle reali esigenze della società sarda. Qui inserisco un altro punto: la Commissione, in qualche occasione in modo opportuno, in troppe occasioni in modo eccessivamente rapido, ha portato avanti le consultazioni e le audizioni senza però consentire ai soggetti interessati (vale a dire alle parti audite in Commissione, sindacali, mediche, paramediche eccetera) di potersi soffermare con la Commissione sulle soluzioni correttive da portare all'interno dello stesso Piano. Non essendosi verificato questo aspetto importante, all'esterno, nell'ambito della società sarda, vi è un forte malessere, vi è una forte preoccupazione, vi è un forte malcontento. Poi, naturalmente sorgeranno nei diversi territori le voci: chi a favore di una soluzione, chi a favore dell'altra. Ma, sicuramente, nella complessità generale dei territori della Sardegna, il Piano sta destando solo preoccupazione, malumore e malessere, sia nel mondo sindacale e sia nei protagonisti della sanità, che sono i medici, il personale tecnico, il personale paramedico e in quanti ogni giorno, pur davanti a tante inefficienze e deficienze, spesso anche mancanza di attrezzature idonee, deve far fronte alle esigenze che pongono i pazienti.
Ho letto, anche con attenzione, il parere espresso dal Consiglio delle autonomie locali che, evidentemente, mette in rilievo un fatto che poteva invece essere decisivo per migliorare e cioè il ruolo delle autonomie locali nel governo del distretto. Si è detto che bisogna andare verso una sanità presente nel territorio, per evitare un accentramento eccessivo, foriero di spese e non di servizi e si è detto anche, in modo troppo enfatico, che le autonomie locali, quindi i sindaci, gli amministratori locali, sarebbero stati protagonisti nel portare la bandiera delle esigenze del territorio nei momenti decisionali.
Ora, il Consiglio delle autonomie, evidentemente, ha un peso e un significato, se questo Consiglio stesso l'ha istituito per legge, allora o si decide che, di volta in volta, lo si consulta perché siamo obbligati a consultarlo, benissimo, quindi come un atto dovuto, oppure se riteniamo che invece il Consiglio delle autonomie abbia un peso e una rilevanza politica e amministrativa soprattutto perché, discendendo dalle esigenze della base, è portatore di quelle esigenze (noi sappiamo quanto i sindaci ogni giorno devono penare non solo per far quadrare i conti ma anche per tenere a bada le esigenze dei propri territori e dei propri cittadini), io credo che si debba dare un segnale di accettazione di queste esigenze poste dal Consiglio delle autonomie.
Presidente, io ritengo che sia indispensabile, poi non è improbabile, mi auguro, che possa arrivare anche qualche emendamento che accolga in questo senso l'impegno dei sindaci e degli amministratori locali. Il Consiglio comunale di Sassari ha approvato un documento sulla sanità che doveva essere portato all'interno delle autonomie locali da parte del sindaco di Sassari, purtroppo evidentemente, per ragioni giustificate, il sindaco di Sassari è stato assente durante la riunione in cui si è espresso il parere delle autonomie locali, evidentemente anche in quella sede il ruolo di Sassari non è stato tenuto nella dovuta considerazione da chi aveva titolo e dovere di tenere forte l'esigenza di portare dentro quella sede le problematiche del territorio.
Io ho fatto l'amministratore comunale e so quanto sia importante, quanto sia esaltante anche, nelle sedi istituzionali, farsi interpreti, Presidente, delle esigenze dei cittadini. Io mi auguro che lei possa provare un domani anche l'esperienza, non solo quella straordinaria di Presidente della Regione, di rappresentante di un piccolo o di un grande comune ma anche di consigliere comunale. E' solo quello il ruolo che ci consente di essere sensibili, aperti ai problemi dei cittadini che ogni giorno ci fermano per strada e ce li pongono; spesso il problema che ci pone una persona semplice, umile, magari un pensionato, è il termometro di una situazione che riguarda migliaia di persone e spesso invece noi ascoltiamo gente forte, gente che ha…
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, concluda, prego.
AMADU (U.D.C.). Noi cerchiamo di ascoltare le esigenze dei più deboli e trasferire anche in questo Piano un po' di anima, un po' di umanità, credo che questo non guasti parlando di sanità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU, Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, intervengo brevissimamente solamente per cercare di riportare il dibattito all'interno di uno schema più ordinato, almeno per quanto riguarda le questioni finanziarie. Ho sentito naturalmente con attenzione le cose dette dal relatore di minoranza, il consigliere Vargiu, che manifestava una sua preoccupazione importante, mi pare abbia usato il termine "angoscia", per una spesa sanitaria fuori controllo e quindi per un Piano sanitario che si cala in una situazione difficilissima, in una situazione insostenibile con una spesa sanitaria che c'eravamo richiamati di mettere sotto controllo e riportare in equilibrio e che invece cresce in maniera del tutto ingovernabile. Per di più, con delle previsioni eventuali di investimenti nella ristrutturazione della rete ospedaliera totalmente avulse da qualsiasi forma di finanziamento. Diceva anche che, se la comprensione dei dati fosse sbagliata, si intervenisse per chiarirla; per questo intervengo, per cercare di chiarire.
Si chiedeva se fosse stato letto il Piano sanitario. In effetti, il Piano sanitario, alla pagina 135, riporta dei dati che vorrei leggere per contribuire a chiarire: nel 2002 c'era un disavanzo di 256 milioni di euro, che riguardava le entrate e le uscite del 2002, nel 2003 era di 148, nel 2004 cresceva in maniera importante e diventava 261 milioni di euro; man mano che si chiudevano questi disavanzi si comunicavano al Ministero, anche eventualmente per chiedere un contributo per il risanamento del disavanzo, nel 2002, nel 2003, nel 2004. Nel 2005, c'è scritto nel Piano, quindi basta leggerlo, il disavanzo è di 293 milioni di euro, comprensivo degli oneri per i rinnovi contrattuali relativi ai bienni 2002-2003 e 2004-2005 per un ammontare pari a 145 milioni di euro.
Allora cosa vuol dire questo? Che più opportunamente e più giustamente si sarebbe dovuto rifare il conteggio, al momento del rinnovo dei contratti, e verificare se nel 2002 si era fatto l'accantonamento, se non lo si era fatto, si doveva riaprire il conteggio e dire che il disavanzo del 2002 non è 256 ma è 280 milioni o 290 milioni. Non l'abbiamo fatto per non riaprire i conti con il Ministero che ci avrebbe richiesto indietro parte del finanziamento del disavanzo. Allora, onorevole Vargiu, non ci dobbiamo spaventare se qualcuno paga i debiti che gli altri hanno fatto, il problema è quando si fanno i debiti, non quando si pagano; in questo caso siamo proprio nel 2005 in questa situazione: si sono pagati i debiti fatti nel 2002, nel 2003 e nel 2004.
Detto questo, il disavanzo vero (ricalcolati i debiti pagati per il 2002, 2003 e 2004) del 2005 non è 293 milioni, quindi fuori da ogni controllo, ma è esattamente 182 milioni di cui 55 per i rinnovi del 2005 stesso, a contratti immutati rispetto al 2004 il disavanzo non sarebbe stato di 261 milioni ma solo di 129, quindi saremmo passati nel 2005, da 261 milioni, poi presenterò delle slide un po' più chiare, da 261 milioni per il 2004 a 129 nel 2003. Cosa sta succedendo nel 2006? Perché ormai è domani, chiudiamo i conti. Nel 2006, tenendo conto anche del contratto che è stato fatto per il 2005 e tenendo conto che, nel 2006, opportunamente accantoniamo, perché non succeda più quello che è successo nel passato, circa 25 milioni di euro per il nuovo contratto, in maniera che chi viene dopo non si ritrovi a pagare i debiti fatti in questo anno, e anche nel 2006 ripagando oltre 20 milioni di debiti che abbiamo con il Policlinico di Cagliari perché dal 1995 non gli è mai stata pagata una fattura, quindi ripagando questi debiti, mi sono espresso in maniera un po' semplice, ma ripagando i debiti dovuti dal 1995 al Policlinico, il disavanzo, tutto complessivo, del 2006 è meno di 100 milioni di euro. Io ho molto rispetto per questi direttori generali che stanno facendo il loro dovere, il disavanzo quindi per il 2006 è sotto i 100 milioni di euro che vuol dire una crescita rispetto all'anno precedente dell'1,2 per cento, quindi la spesa sanitaria non è in crescita, fuori da ogni controllo, ma è cresciuta solo dell'1,2 per cento quest'anno. Nel 2007, cosa succederà? Abbiamo previsto i budget per l'anno prossimo e vengono consegnati alla responsabilità dei direttori generali; la spesa cresce all'incirca di un ulteriore 1,0 per cento e poiché la contrattazione all'interno del Fondo sanitario nazionale è andata bene, per il 2007 non abbiamo una Sanità fuori da ogni controllo ma abbiamo addirittura una Sanità in equilibrio senza più un disavanzo da finanziaria, per quale motivo? Perché quella vertenza, di cui lei parla dicendo che si dovrebbe fare con lo Stato per spiegargli che qui ci sono comunque delle variabili di contesto di cui bisogna tener conto nel calcolo della quota capitaria, è stata fatta negli ultimi due anni, e la partecipazione al Fondo sanitario nazionale per la nostra Regione è cresciuta fino al 2,78 per cento, è stata aggiornata la quota capitaria e quindi, con il contenimento della spesa, cioè con una spesa che ha rallentato, cresce ancora, ma cresce dell'1 per cento e, con l'aumento delle entrate, nel 2006 siamo sotto i 100 milioni di disavanzo, confrontati con i 261 del 2004, e nel 2007 siamo in equilibrio. Su questo presenteremo magari delle slide in maniera che in questi giorni aiutino la discussione.
Circa le infrastrutture, può essere utile ricordare che è vero, l'avete detto voi giustamente, che il Piano sanitario è un'indicazione programmatica, non è nella tradizione di questo Consiglio individuare le fonti finanziarie, le discuteremo da un'altra parte, però mi preme segnalare al Consiglio l'importante discussione che, in questo momento, l'Assessorato sta portando avanti con il Ministero della Sanità, è anche per questa discussione che abbiamo la responsabilità di approvare il Piano, perché ci sono delle scadenze da rispettare.
Nel prossimo Quadro comunitario di sostegno, nella quota di programmazione di fondi programmati dal Governo, ci sono circa 15 miliardi di euro che verranno utilizzati per il riequilibrio dell'offerta delle strutture sanitarie nel Mezzogiorno d'Italia; di questa cifra, che sarà qualcosa tra i 10 e i 15 miliardi, il 12,61 per cento tocca alla nostra Regione. Se tutto andrà bene, utilizzando la quota interregionale del Quadro comunitario di sostegno, avremo in maniera importante, anche più del necessario, la possibilità per la nostra Regione di finanziare totalmente le cose che per ora sono un'indicazione programmatica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, mi verrebbe da dire che, piaccia o non piaccia il fatto che dopo un silenzio di quasi vent'anni arrivi al traguardo, il nuovo Piano sanitario regionale è da annoverare come un successo della politica e un merito sia per la Giunta che per la maggioranza. La sanità esce da un lungo letargo e dal disordine inevitabilmente favorito dall'invecchiamento del sistema, piaccia o non piaccia come dicevo. All'opposizione, a giudicare dall'atteggiamento assunto nei mesi scorsi e dalle occasioni nelle quali hanno espresso un giudizio, e come è stato ribadito poco fa dal relatore di minoranza, questo Piano non piace. A noi invece, come ha detto il relatore di maggioranza, l'onorevole e collega Nazareno Pacifico, piace.
Secondo me, è un buon Piano che recepisce i criteri della medicina interna tenendo conto, soprattutto, della grande rivoluzione della sanità, non più orientata a contrastare le varie patologie, ma a rispondere alla domanda di interesse. Un buon Piano, dico, certamente non un Piano perfetto. Sono convinto che ci siano margini di miglioramento, che alcune lacune possono e debbono essere colmate, ma nel complesso lo condivido non solo come esponente politico della maggioranza, ma anche (è impossibile d'altronde per me discingere le due posizioni) come operatore della sanità, anzi di quella parte della sanità che si confronta, quotidianamente, con la salute della gente, cioè il medico di base.
L'improvvisa accelerazione dei lavori della Commissione, nella prospettiva di approvare il Piano entro l'anno, ha suscitato senza dubbio reazioni; è stato detto "troppa fretta" che non permette di approfondire alcune questioni ed esprimersi con serenità di giudizio. Il tour de force senza dubbio c'è stato, tuttavia a me sembra che il lavoro della Commissione sia stato ampio e responsabile, le audizioni numerose, il contributo dei responsabili locali e delle organizzazioni ricco di significato. Non è stato taciuto niente, il Piano arriva in Aula non prendendo la scorciatoia, ma seguendo la strada maestra del confronto, del dibattito, dell'analisi puntuale di molte situazioni.
E' un Piano che modifica situazioni acquisite nel tempo e pertanto, piaccia o non piaccia, suscita inevitabili reazioni. Noi pensiamo che qualunque innovazione, se incide nel tessuto sclerotico di situazioni scarsamente dinamiche, produce questo effetto; mettere ordine significa modificare un tran tran che, a conti fatti, dava risposte inappaganti per il cittadino alla cui soddisfazione deve tendere, invece, la nostra azione di legislatori, se tali siamo. Il Piano parte con forti novità, cito l'aggressione ad alcune malattie che assumono sempre più i connotati di malattie sociali, l'istituzione di aziende miste, tra aziende sanitarie e università, e con qualche lacuna, la principale io credo è il riequilibrio dell'offerta sanitaria nel territorio perché non vi siano situazioni sperequative. La forte mobilità verso servizi extra territoriali che deve effettuarsi, per alcune malattie di forte incidenza, rischia di apparire punitiva per i pazienti costretti a spostarsi per cure di routine, su quest'ultimo aspetto sarà necessario il monitoraggio e una valutazione dopo un congruo periodo. Il territorio, attraverso il Consiglio delle autonomie locali, chiede di poter valutare gli effetti del Piano dopo il necessario rodaggio, cosa che penso sia comunque utile.
Molto positiva è, in questo Piano, la centralità della persona che non è un numero, non una tessera sanitaria, ma appunto un individuo con proprie caratteristiche. Il Piano individua le patologie che hanno maggiore incidenza e condizionano, per decine di migliaia di persone, la qualità della vita, patologie che hanno rilevanza sociale la cui diffusione è legata ad una popolazione che invecchia e che tende ad ammalarsi della stessa vecchiaia, essendo più che mai di moda oggi il detto latino senectus ipsa est morbus. A queste malattie, in parte legate all'età, allo stress della vita moderna e in parte a diagnosi a volte tardive, anche se si può, con diagnosi precoce, viceversa intervenire, il Piano è impegnato senza dubbio a dare risposte, questa ci pare essere la strada giusta, la strada maestra. Penso alla sclerosi multipla, all'Alzheimer, alle malattie mentali, al diabete mellito e alle patologie oncologiche. A gran parte di queste malattie, questo Piano vuole dare risposte anche molto convincenti. E' l'integrazione tra sanità e sociale, sino a ieri due pianeti molto distanti tra di loro, un altro degli aspetti della modernità del Piano col tentativo di spostare alcuni servizi, sino a ieri di stretta competenza sanitaria, sul territorio. Questo lo diceva anche il collega Vargiu. Strada lunga da percorrere, ma molto utile come vedremo più in là quando parleremo appunto della medicina del territorio.
Un ulteriore sforzo credo vada compiuto per fronteggiare le disabilità che non devono essere intese come una penalità per chi le sopporta, le disabilità - secondo fonti autorevoli - sono in progressivo aumento, in particolare quelle temporanee che richiedono maggiore capacità di intervento per il recupero funzionale e, aspetto che definisco sub sanitario, per l'integrazione sociale e lavorativa. Il nuovo concetto che prevale nella medicina moderna è quello che non si basa sulla menomazione, cioè quello che il paziente non può fare, ma sulla potenzialità, quello che, appunto, potrebbe fare: questo è un concetto nuovo che, secondo me, è inserito molto bene nel Piano.
Dobbiamo attrezzarci adeguatamente per raggiungere alcuni risultati, dalla diminuzione degli esiti invalidanti alla qualificazione e personalizzazione dei percorsi riabilitativi; è perciò indispensabile rendere omogenea l'offerta di prestazioni riabilitative su tutto il territorio e integrare le attività ospedaliere con quelle residenziali e di assistenza domiciliare. Il percorso riabilitativo e la sorveglianza di questi percorsi sono indispensabili, vitali direi.
Quanto alla rete ospedaliera, si è puntato a introdurre criteri perequativi, non senza polemiche. Gli appetiti di aree dove in passato si era concentrata la maggioranza dei posti letto, legittimando una sorta di attrazione passiva, senza dubbio reagiscono alla richiesta di equità sanitaria proveniente da altre zone. Tanto per non far nomi mi riferisco ad Olbia. La polemica sul "San Raffaele" merita qualche brevissima considerazione. Sulla presenza di un ospedale privato di altissimo profilo sanitario si sono sollevate voci discordanti e disordinate: siamo d'accordo che la salute del cittadino non possa esclusivamente affidarsi alla libera concorrenza ma siamo convinti che, dove il pubblico non arriva, il privato debba assumersi l'onere di completare l'offerta, imponendo peraltro accreditamenti particolarmente rigorosi. Con questo mi sembra di aver detto abbastanza: i cosiddetti signori della sanità, che hanno in passato trovato terreno fertile, non possono essere gli arbitri, in quanto di parte, delle esigenze di tutto il nostro territorio. Anche con i 150, 180 posti letto, previsti dal "San Raffaele", Olbia non rientra per niente nei parametri minimi, voglio dire chiaro e tonto che non ci stanno, e non ci state, regalando niente!
Per giunta, Olbia è una provincia dinamica, in espansione demografica, che merita una attenzione maggiore anche per il ruolo economico che determina un forte livello di attrazione. Teniamo presente i numeri: l'occupazione dei posti letto è elevatissima, con la differenza (spero di non suscitare alcuna polemica, perché non è questo lo spirito del mio intervento) che, mentre da altre parti si allungano, anche a fini statistici, le degenze, in Gallura le degenze sono compresse per l'utilità di liberare i posti letto del tutto insufficienti. Cito anche il fatto che il 42 per cento dei ricoveri, i dati sono del 2005 e non me li sono inventati, avvengono fuori dal presidio, per problemi logistici e carenza di specialità. La condizione di forte disagio per molti malati e familiari dovrebbe essere oggetto di una riflessione per il passato e di un impegno per il futuro.
Essendo in argomento, è indispensabile che sia completato in fretta il nuovo ospedale di Olbia, peraltro nelle indicazioni del Piano; che sia istituito un reparto di oculistica con almeno 12 posti letto, per evitare ai malati disagevoli spostamenti fuori sede (aggiungo che è un controsenso che circa 1500 interventi di cataratta debbano essere eseguiti in altre ASL); che, oltre al potenziamento previsto di cardiologia, si realizzi l'ambulatorio neurologico e un reparto urologico, anche perché, come sembra, siamo un pochettino tutti anziani e le prostatiti e l'adenoma della prostata sono in aumento. Va bene?
L'ospedale deve servire il territorio e prevedere le patologie insorgenti anziché inseguirle. Al "San Raffaele" sono previste alte specialità cardiovascolari e soprattutto riabilitative di cui manca questo territorio, è indispensabile che vengano istituite al più presto. Ha detto in Commissione sanità il direttore della ASL, dottor Cherchi, una persona veramente valente, lo voglio dire senza tessere lodi particolari, riferendomi soprattutto a quello che diceva l'onorevole Vargiu, che nel nostro territorio le liste di attesa si sono ridotte del 70 per cento. Diceva il dottor Cherchi che è immorale morire oggi per un'angioplastica mancata perché, i signori medici qua lo sanno benissimo, se noi avessimo un reparto di cardiochirurgia potremmo evitare il 50 per cento dei decessi che si verificano dopo l'infarto: noi non l'abbiamo nel nostro territorio. Evitiamo di vergognarci facilitando l'avvio dei servizi e dei reparti.
Anche per l'oncologia, signor Assessore, bisogna essere più precisi: può starci bene che esistano i tre poli regionali di Cagliari, Sassari e Nuoro-Oristano, ma Olbia, se di razionalizzazione di rete si parla, mi sembra debba essere aggregata al polo di Sassari, mantenendo quegli otto posti letto che sono stati previsti.
Mi corre l'obbligo di difendere anche a spada tratta l'ospedale de La Maddalena: avrà costi elevati ma è indispensabile per offrire una soglia di tranquillità assistenziale alla popolazione che, purtroppo, quando si scatena il maltempo, come spesso accade sulle Bocche di Bonifacio, soffre di un terribile isolamento. La Maddalena deve vivere, aggiungo, con un finanziamento ad hoc, per evitare che le risorse rientrino nel calderone della ASL con il rischio di disperdersi. Sono d'accordo con il collega Vargiu quando diceva che, data la specialità e la caratteristica del nostro territorio, e quello de La Maddalena è particolare, oltre a quello che ci contraddistingue in Sardegna, lo Stato se ne deve preoccupare, destinando alla sanità sarda maggiori risorse di quelle che, senza dubbio, destina a Milano, a Bologna e a Roma. Il manager della nostra ASL ha idee chiare ma deve avere il conforto della politica. L'Ospedale Merlo ha bisogno di potenziare il pronto soccorso, la medicina interna, l'ostetricia, la neonatologia e la pediatria; non deve essere impoverito, qualunque sia il costo economico il cui raffronto, comunque, va fatto col costo sociale.
Altro punto cruciale riguarda il territorio. Sono convinto che si debba investire, anche se le risorse sono sempre scarse rispetto ai bisogni, del resto è una vecchia regola della sanità, ma questa è la strada del risparmio: spendere bene conviene. Maggiore attenzione chiedo, signor Assessore, lei mi consenta, per i medici di base, anche per smentire una convinzione abbastanza diffusa, pure tra gli addetti ai lavori, che ad essi sia stato dedicato poco tempo e i loro problemi non sembrano rientrare tra le priorità dell'Assessorato e di questa Giunta. Come ho avuto occasione di dire nel passato, non faccio questione di bottega, appartengo a questa categoria, ma per l'importanza strategica, direi decisiva, che essi hanno, per favorire la finalità del piano, ad essi è affidato il compito di stabilire un giusto equilibrio tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, che è quell'anello di congiunzione che consente di disegnare nuovi scenari per la domanda di salute della gente. Bisogna reperire le risorse, costi quel che costi.
Piaccia o non piaccia, i medici di base sono una categoria benemerita come i carabinieri, si trovano in tutte le parti come i carabinieri, anche nelle parti più disagiate. Quindi bisogna riconoscerglielo, li trovi ovunque, anche nel paese più povero e sperduto, come riferimento delle istituzioni, che invece dai paesi spariscono segnalando il crescente abbandono nei confronti dei cittadini. I medici di base rimangono lì, con la loro professionalità e lo spirito di sacrificio, ripagati dal sorriso della gente e dalla fiducia, ma questo, signor Assessore, non basta, non basta la fiducia della gente e il sorriso. Insieme ai circenses…
PRESIDENTE. Onorevole Cachia, ha esaurito i venti minuti, e io sarò oramai inflessibile perché abbiamo "solo" 43 iscritti a parlare, quindi una battuta conclusiva. Prego
CACHIA (La Margherita-D.L.). Se io fossi dell'opposizione, in questo momento sarei arrabbiato, signor Presidente, sarei stizzito, sa perché? Perché dovevamo aspettare un Assessore savoiardo, o valdostano, non mi ricordo di dove lei sia, per farci un piano che manca da ventitré anni!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, avremo modo di entrare nei meandri più reconditi del Piano sanitario regionale, del secondo Piano sanitario regionale, quando affronteremo i capitoli del Piano stesso. A me adesso preme gettare le premesse per un ragionamento che porta a determinate conclusioni. L'organizzazione del servizio sanitario, quindi del Piano, non è legata, soltanto e semplicemente, a problematiche di tipo territoriale, all'assetto della popolazione insediata, alle cifre che sono state snocciolate, alle caratteristiche geografiche, alle situazioni economiche-ambientali, ma io credo che coinvolga, in un unico insieme, il problema dell'accessibilità ai servizi sanitari, e quindi la loro omogenea articolazione nel territorio della Regione. Anzi forse questi sono gli squilibri più macroscopici ed evidenti, con i quali bisognerà fare i conti, posto che da questo momento noi non siamo più esecutori di altri, ma siamo ispiratori del sistema sanitario regionale. Dobbiamo fare i conti perché sono questi che hanno condizionato, a mio giudizio, e condizionano le strutture sanitarie.
I complessi e diffusi fermenti che condizionano la sanità in Sardegna sono incentrati, a mio giudizio, in un interrogativo di fondo, in un quesito fondamentale, in un equilibrio che salvaguardi i principi costituzionali inscindibili e imprescindibili di tutela della salute e di solidarietà. Quindi gli obiettivi non riguardano l'efficienza del sistema e il controllo della spesa sanitaria, di cui state parlando da diverso tempo a questa parte ma riguardano, più in generale e in maniera più pregnante, i valori e i principi. Se prevale l'uno o l'altro salta l'equilibrio; la prevalenza sul meccanismo di formazione delle domande e dell'offerta di prestazioni sanitarie rischia di inficiare la concezione stessa del diritto alla salute, come bene protetto della collettività, sancito dalla nostra Carta costituzionale.
A me pare che il modello prescelto entra, appunto, in rotta di collisione con i principi di eguaglianza, di solidarietà e di tutela della salute costituzionalmente garantiti; non mi pare corretto considerare, come si fa come se fossimo in un'azienda, il controllo della spesa sanitaria e l'efficienza del sistema come puri valori in sé, e non già invece come strumenti tra di loro intimamente connessi, che devono avere il fine di tutelare l'obiettivo che è, e rimane, la tutela del bene salute. Non c'è somma che tenga, c'è confusione tra gli obiettivi strategici finali, tra i valori finali, e il superamento delle difficoltà attuali e contingenti, che rischia di incidere in maniera ancora più profonda e addirittura di aumentare più profondamente il solco che separa la politica dalla società. La delimitazione territoriale, la ristrutturazione della rete ospedaliera, hanno un impatto certo sulla qualità e sulla quantità dei servizi sanitari. La logica del mercato è scarsamente conciliabile con i principi dello Stato sociale; se l'obiettivo è quello della riduzione, come pare, e quindi della contrazione "quanti-qualitativa" dell'offerta di servizi sanitari, questa impostazione non può che essere rigettata con forza; la tipologia del nostro territorio, d'altra parte, si caratterizza, sotto il profilo geomorfologico, per una estensione vasta e accidentata, con una popolazione scarsa, allocata nei centri di piccole e piccolissime dimensioni, serviti da una rete viaria assolutamente carente e insufficiente, e sotto quello dell'organizzazione sanitaria, per uno sbilanciamento verso le strutture ospedaliere, per lo più allocate nei capoluoghi di Provincia.
Cari colleghi, la distrettualizzazione (io ricordo di aver pubblicato un libercolo, "Il distretto di base", allegato al primo Piano sanitario regionale, e anche di aver fatto tutta la parte relativa all'assistenza domiciliare agli anziani, e all'assistenza in generale agli anziani) è rimasta lettera morta, è lì, non per colpa della politica, come vedremo, ma perché la politica nella sanità non conta il tutto, ma è una parte, talvolta una parte anche residuale. La distrettualizzazione e il potenziamento in genere della medicina di base sarebbero peraltro privi di reale efficacia se ad essi non si accompagnasse un forte decentramento delle funzioni amministrative delle AA.SS.LL., che nelle attuali dimensioni presentano già ben noti problemi di funzionamento, sono l'attuazione del decentramento sanitario amministrativo, di cui non si trova traccia nel Piano, e non tanto l'indicazione geografica dell'ambito territoriale, i nodi attorno ai quali era necessario, ed è necessario, far ruotare le basi del nuovo Piano sanitario per la creazione di un sistema più efficiente.
Ricordo l'allarme sociale che si sviluppò in Sardegna quando si parlò della riduzione del numero delle AA.SS.LL. e della ristrutturazione della rete ospedaliera con l'automatica, ve lo ricorderete, chiusura di tutti quegli ospedali che non raggiungevano i 120 posti letto, un terzo di quelli esistenti in Sardegna. Anche allora i ragionamenti venivano fatti sull'effimero, sull'astratto come mi pare che si stiano facendo anche in questa fase. Sulla povertà di strutture di servizio nelle zone rurali e montane, non si parla, è veramente difficile ipotizzare che la riconduzione agli standard della rete dei servizi ospedalieri possa avvenire ricorrendo alla chiusura dei presidi esistenti. L'obiettivo della razionalizzazione della rete ospedaliera non passa per la chiusura dei presidi in eccesso, perché questa non è la realtà sarda, non è la realtà dell'Emilia-Romagna e non è la realtà del Veneto, quanto per l'accorpamento funzionale, il potenziamento e la riconversione degli ospedali esistenti; accorpamento funzionale, potenziamento e riconversione con obiettivi ben chiari e definiti; potenziamento dei servizi di base, laboratori di analisi, psichiatria, riabilitazione, pronto soccorso, incremento delle attività di day hospital, razionalizzazione dei lungodegenti, assistenza agli anziani.
D'altra parte, mi dispiace che non ci sia il Presidente della Giunta, che di sanità non parla, come è solito fare, parla di numeretti, prende e si mette a scrivere quattro cifre. Onorevole Assessore, l'esperienza europea, che lei conosce bene, ormai ci dà dei dati, che sono dati sui quali questo Consiglio deve riflettere, e deve riflettere oggi! Noi abbiamo due modelli che rispecchiano due visioni diverse della concezione che si ha dello Stato, della Regione, e due visioni diverse della vita e dell'esistenza dell'uomo. Un modello, chiamato "del mercato interno", è quello della Gran Bretagna, inglese, dove c'è la competizione tra erogatori di servizi a capitale pubblico e privato, che agisce dal lato dell'offerta. In questo modello, l'efficienza economica di cui voi parlate è conseguenza diretta delle decisioni, udite bene, adottate dal general manager, dotato di un potere d'azione simile a quello di un manager privato e, conseguentemente, sganciato da ogni controllo di natura politica. Il secondo è quello scandinavo, chiamato "della competizione pubblica", mi dispiace che i D.S. non lo guardino con attenzione, ed è caratterizzato dalla competizione all'interno del sistema pubblico in linea con la concezione dello Stato sociale. Questo modello persegue l'efficienza economica guidata dalla domanda e incentrata sulle decisioni e facoltà del paziente di scegliere operatore e luogo di cura; inoltre aumenta il potere degli utenti, quindi sugli operatori e i politici, perché vi sia conseguenza tra la qualità dell'offerta e il prezzo dell'assistenza.
Sotto questo aspetto, il modello di competizione pubblica tiene ferma la responsabilità politica in materia sanitaria e in materie di equità, di eguaglianza, di accesso ai servizi. E' evidente l'incompatibilità che si sta portando avanti in Sardegna del modello inglese, perché è in contrasto con il nostro ordinamento, professor Gessa. Nel momento in cui tale modello sottolinea e sottordina l'efficienza economica, la qualità dei servizi, la garanzia dell'accesso, l'equità nell'erogazione, esso entra in conflitto con i principi di eguaglianza sostanziale, di solidarietà e di tutela della salute, sanciti dalla nostra Carta costituzionale. Nonostante ciò, non vi è alcun dubbio che le soluzioni tecniche stanno spingendo la Sardegna ad attuare provvedimenti di riforma indirizzati verso il modello inglese, che rimane estraneo alla concezione dello Stato, prodotto dalla nostra storia, accolto dalla nostra Carta costituzionale.
Il vizio di fondo è caratterizzato dalla crisi economica che porta a considerare il controllo della spesa sanitaria e l'aumento dell'efficienza del sistema come valori in sé, e non già come strumenti strettamente finalizzati alla tutela del bene salute. Qui si perde ogni visione e non si fa la distinzione tra obiettivi e valori, tra situazioni temporanee definite, incapaci di raggiungere i traguardi. Questi obiettivi e valori finali non sono il prodotto di un'operazione astratta e non sono un prodotto di un'operazione matematica di risparmio, ma sono creati da noi, dalla nostra storia, dalla nostra esigenza, dalla nostra aspirazione, dove il bene salute va avanti indipendentemente dalla spesa e dal controllo della spesa sanitaria.
Ecco perché la spesa sanitaria deve rimanere in capo allo Stato, caro Presidente della Giunta, perché è lo Stato, col suo ordinamento e con la sua Costituzione, che ha sancito questi diritti ed è lo Stato che deve rispondere con le risorse a questi diritti che ha sancito nella nostra Carta costituzionale. La spesa sanitaria sarà sempre fuori controllo perché, con l'aumento delle esigenze, dobbiamo andare incontro ad un'esigenza più grande, che è l'aspirazione del popolo italiano, quindi anche del popolo sardo, di avere sempre i migliori servizi nel cambiamento della società e non ridurre e fare un'operazione puramente aritmetica e matematica.
Su questi principi, noi vorremmo confrontarci col Presidente della Regione che evidentemente è scappato perché non aveva voglia di ascoltare e di discutere di materia sanitaria, ma che si è alzato per far finta di essere presente in quest'Aula e di portare il suo contributo, per dire che cosa ai sardi? Guardate, voi non avrete migliori servizi, le malattie sociali della Sardegna non saranno maggiormente curate e assistite. No! Noi vi dimostreremo che ci accolliamo la spesa sanitaria che, secondo noi, rimarrà fuori controllo, ed è giusto che rimanga fuori controllo, ovviamente eliminando gli sprechi e cercando di fare i risparmi possibili, ma non a discapito dell'assistenza, che deve essere garantita ai nostri cittadini quanto viene garantita nelle altre Regioni a statuto ordinario e a statuto speciale.
Ma perché il Veneto non ha chiuso nessun ospedale? Perché il rapporto tra i posti letto, in Veneto, è dieci volte superiore a quello della Sardegna e non si parla di queste cose? Ma perché lo Stato ha sempre garantito? Perché quella è la realtà del Veneto. Noi abbiamo una realtà che è la nostra, e credo che, se vogliamo fare una cosa utile, dobbiamo cercare di aumentare i servizi, di migliorare l'assistenza e non di fare un'operazione che vuole essere matematica, ma che alla fine andrà contro il bene fondamentale della salute dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.
GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito di un documento di siffatta importanza, credo che possa giovare alla discussione una sorta di consuntivo dell'attività che la settima Commissione consiliare ha svolto e prodotto nell'ultimo anno, anche perché ritengo che ciò possa essere molto utile per fare chiarezza sulle tante, forse troppe, polemiche che stanno conseguendo da atteggiamenti, più o meno condivisibili, da parte dei due schieramenti. Polemiche che, su una materia tanto delicata e complessa, appaiono fuori luogo e fuorvianti. E' giusto, a mio avviso, rimarcare, come fanno col petto gonfio d'orgoglio i componenti di maggioranza, che questa è stata una Commissione che molto ha lavorato e molto ha prodotto.
A titolo esemplificativo, fra i provvedimenti esitati, mi appresto ad elencare le leggi qualificanti che sono state licenziate, tra l'altro sono state già citate dall'onorevole Pacifico nella sua relazione, e cioè: la legge sui servizi alla persona, che è stato il regalo di Natale dell'anno scorso per i sardi; la legge istitutiva dell'ARPAS; la legge di riordino delle aziende sanitarie, la numero 10. Badate bene, tutte leggi che, fatto rimarcato pubblicamente dalla stessa maggioranza e dal suo Presidente, senza l'apporto di idee e di presenza anche fisica da parte dell'opposizione, che ha svolto il suo ruolo con senso di responsabilità e di collaborazione, nell'interesse di tutti i sardi, non sarebbero state licenziate e quindi approvate in Aula in quei tempi ed in quei modi.
Infatti, come ben ricordano i colleghi di maggioranza, sono state tantissime le occasioni in cui la minoranza ha garantito il numero legale, con questo tamponando e facendo lenire le tante contraddizioni, frizioni e incomprensioni che hanno sempre minato il gruppo di maggioranza in settima Commissione. Per questa ragione, non accettiamo nel modo più assoluto, e rigettiamo, le accuse che ci vengono rivolte in questa occasione da parte della maggioranza, e cioè che, nel varo di questo provvedimento, noi ci saremmo comportati in modo ostruzionistico e strumentale per impedire, o quantomeno ritardare, l'approdo in Aula di questo importantissimo e attesissimo documento. A tale proposito, voglio ricordare un comunicato stampa del 17 gennaio 2006, attraverso il quale, il sottoscritto, nella sua vece di Vicepresidente della Commissione sanità, stigmatizzava il ripetersi di numerose assenze dei consiglieri della maggioranza che, di fatto, determinava il costante rinvio delle sedute previste, denunciando, già in quell'occasione (il periodo non sospetto conferma la mia tesi), il crescente malumore di moltissimi consiglieri di maggioranza che si sentivano relegati ad una funzione di mero strumento nelle mani della Giunta regionale.
Quindi, cari colleghi della maggioranza, di che cosa andate parlando? Cercate il male in casa altrui quando il male è in casa vostra, siete voi, nel caso, sempre e comunque, che dovete assicurare il regolare svolgimento dei lavori della Commissione, non lamentarvi delle assenze dei componenti delle forze di opposizione. Infatti, balza subito agli occhi ed emerge in modo assoluto, la contraddizione in capo ai ragionamenti della maggioranza che sostiene che il Documento 11, approvato dalla Giunta nel novembre 2005, sarebbe stato oggetto di discussione nei vari incontri ed audizioni per oltre un anno. Scusate, colleghi, le leggi sopra citate quando le avremmo discusse ed approvate? Forse durante la pausa pranzo tra un incontro e un'audizione? Dobbiamo essere seri e soprattutto sinceri.
E' vero, ad intermittenza ed appunto tra il varo delle leggi nominate, si è discusso sul Documento, ma è altrettanto vero che di questo stesso Documento si è iniziato a trattare compiutamente, in modo serio e continuativo, solamente dal settembre 2006; qui voglio ancora sottolineare che le varie riunioni sono state più volte legalizzate dalla presenza della minoranza, se ciò non fosse stato, se cioè le forze di opposizione non avessero garantito, con la loro presenza, la continuità dei lavori della Commissione, ci sarebbe da chiedersi quando il Documento sarebbe potuto approdare in Aula, e questo, per i contrasti e le contraddizioni che regnano nella vostra maggioranza.
Solo nell'ultima settimana dei lavori, la maggioranza ha improvvisamente trovato l'unità e ha garantito una presenza sufficiente dandosi una parvenza di ritrovata compattezza. Però è giusto sottolineare ulteriormente che il Documento è stato completamente stravolto da nuovi apporti di idee e contributi scritti che hanno fatto sì che lo stesso cambiasse radicalmente per oltre il 25 per cento dei suoi contenuti sostanziali (circa 35 pagine sostituite totalmente sulle 160 complessive) e fosse inoltre seppellito da oltre 300 emendamenti di cui la metà della maggioranza.
Quindi, cercate di capire perchè noi non abbiamo ritenuto opportuno, visto la rimarcata importanza del testo in esame, richiedere il giusto tempo e l'attenzione che ciò meritava per discutere e, se è possibile, dare il nostro solito e solido contributo per poter migliorare, ove necessario, il testo, come del resto abbiamo sempre fatto, come prima detto, nelle precedenti occasioni, perché è assai difficile discutere compiutamente ed in maniera esaustiva un documento che, in corso d'opera, muta continuamente e talvolta anche in modo radicale.
In molti momenti sarebbe stata necessaria una bussola per orientarsi e capire; devo dire che, per amore della verità, in un primo momento, come hanno sottolineato sia l'onorevole Pacifico, sia l'onorevole Amadu, siamo stati ascoltati e ciò ha portato ad un clima relativamente sereno e tranquillo e, precisamente, ciò è accaduto durante l'esame della prima parte del provvedimento, quello degli obiettivi di salute ma, successivamente, quando si è arrivati ad argomenti riferibili a scelte di merito politiche, si è alzato un muro invalicabile con motivazioni di rispetto di tempi che, sinceramente, hanno prodotto uno strappo che qui non si è neanche potuto tentare di ricucire, vista la bravura della Commissione nell'approvare in tempi supersonici tutto il restante documento, lasciando di stucco tutta l'opposizione per un vero colpo di mano che si era consumato impunemente.
Per spiegarmi meglio, era stato licenziato (credo non molto lucidamente vista l'ora, tra le 22 e le 4 del mattino successivo ed i carichi di lavoro dei giorni precedenti, si marciava infatti a tappe forzate) il cuore pulsante e qualificante di tutta la programmazione sanitaria dei prossimi lustri e cioè la rete ospedaliera, quindi i destini di tutti gli ospedali sardi e di tutta l'organizzazione territoriale che dovrà, poi, garantire l'offerta dei servizi a tutti i malati sardi e la copertura finanziaria dei servizi stessi, dicevo che tutto ciò è stato licenziato dopo un profondo esame nello spazio di alcune ore della notte, un qualcosa atteso da oltre vent'anni, approvato in poco più di 6 ore. Stupefacente, irripetibile. Chapeau!, per l'ultimo colpo di mano perpetrato in Commissione, il tutto approfittando del fatto che la minoranza avesse abbandonato la riunione in corso perché era stata praticamente imbavagliata da una decisione che credo poche volte sia stata adottata nella storia dell'Autonomia sarda, quella di contingentare la durata degli interventi in Commissione fino a 10 minuti, e non 10 minuti per intervenire su argomenti di secondaria importanza bensì 10 minuti per dissertare su un argomento basilare quale la rete ospedaliera di tutta, ripeto tutta, la Sardegna.
Definire umiliante la decisione adottata nei confronti di quei commissari di opposizione che sempre hanno agito con serietà e responsabilità nei lavori della Commissione è dire poco. Si è trattato di un'involuzione che ha pesato enormemente sia nei rapporti tra maggioranza ed opposizione sia sulla qualità della proposta contenuta nel Piano sanitario; Piano che, lo voglio ribadire, non si è potuto avvantaggiare dell'apporto prezioso che comunque eravamo disposti a fornire perché, al di là dei doverosi distinguo, permane in tutti noi, consiglieri di opposizione, la volontà di fornire un servizio sanitario qualitativamente alto e puntuale a tutti, ripeto tutti, i cittadini sardi.
Su temi come la sanità, lo scontro non può essere portato agli estremi come purtroppo avete fatto voi, forze di maggioranza, nella pratica l'avete voluto e quindi fatto. E' quindi comprensibile che gli stessi consiglieri di opposizione abbiano preferito abbandonare i lavori piuttosto che sottostare a dei diktat così inopportuni e vincolanti, per non dire vergognosi. Per cercare di farmi capire meglio, fatemi spiegare che parlare per soli 10 minuti di tutti gli ospedali sardi avrebbe significato (essendoci numerosi ospedali sparsi su tutto il territorio sardo, esattamente 45) dedicare ad ogni presidio ospedaliero, sia dei grossi centri, quindi dei grandi ospedali, che dei cosiddetti presidi ospedalieri periferici, la bellezza di 14 secondi. Vi sembra questa una decisione seria? Vi sembra che così si voglia discutere, confrontarsi, dialogare, collaborare per cercare di proporre delle leggi condivise al massimo e quindi cercando di cementare il più possibile un gruppo anche per il lavoro futuro che la settima Commissione dovrà svolgere? Oppure credete che possiamo chiudere i lavori della Commissione dopo l'approvazione di questo documento?
Di questo ed altro avremmo voluto discutere e, su questioni di merito e contenuto, confrontarci, per esempio sui piccoli ospedali, che un tempo costituivano, nel sistema sanitario regionale, una sorta di fiore all'occhiello, in quanto voluti e nati per dare un servizio di prossimità ai cittadini, compenetrati nella variegata realtà socio-culturale ed economica della nostra terra. Non è stato possibile porre la questione con il giusto accento, eppure, cari colleghi, noi sappiamo perfettamente che la nostra Isola presenta alcune caratteristiche peculiari basilari, un vastissimo territorio a fronte di una scarsissima densità della popolazione, carenze infrastrutturali e vetustà della rete stradale di collegamento, difficoltà dei collegamenti anche con il continente, scarsità nell'offerta dei servizi reali, tra cui appunto quello sanitario, che necessitavano e necessitano di particolare attenzione e studio. I piccoli ospedali rappresentano in Sardegna una realtà che va difesa e tutelata proprio in virtù di queste richiamate caratteristiche, non vorrei che un domani la caducità dei tempi, forzatamente voluta dalla maggioranza, giocasse un ruolo determinante nel contribuire alla scomparsa di questi piccoli ospedali per via di una razionalizzazione della rete ospedaliera che non è stata esaminata in tutti i suoi possibili risvolti e ricadute.
All'unisono sollevo le problematiche relative alle guardie mediche, alias continuità assistenziale, i cui operatori spesso, in Sardegna, si trovano a prestare la loro attività in condizioni davvero difficili anche per quanto attiene la loro incolumità. Questo Piano è carente sotto il profilo degli interventi necessari per garantire che i locali, oggi evanescenti e poveri di mezzi, siano ammodernati e adeguati alle necessità e il servizio ai cittadini migliorato sia nei tempi di accoglienza che nella qualità. Infatti, si vogliono ridurre queste realtà accorpandole in maniera inopportuna e attribuendo loro funzioni non proprie. Quando ciò si verificherà, risulterà chiaro che la sanità in Sardegna non è vista come un servizio di primaria importanza ma come una prestazione aziendalistica dove l'imperativo è far quadrare il bilancio, una visione francamente inaccettabile e da respingere a tutto tondo.
Poi, ancora, per quanto attiene i tagli dei posti letto, non si intravede in maniera chiara l'analisi sulle risposte alle problematiche che questi tagli comportano. Mi spiego meglio: intanto ricordiamo l'insularità della Sardegna e quindi il dato reale che, mentre un cittadino di Milano potrebbe raggiungere Bologna per un eventuale problema di salute, anche in urgenza, questa possibilità al cittadino sardo è di fatto preclusa; peraltro per un cittadino di Milano è improponibile l'offerta di cura a Bologna, mentre per un cittadino di Ittiri è normale, o quasi, farsi curare a Cagliari. Applicare pedissequamente, dunque, criteri rapportabili ad altre realtà nazionali per perseguire fini gestionali nella sanità sarda è un'operazione arbitraria che tradisce una non approfondita valutazione che può portare a clamorosi errori, con ricadute negative sulla efficienza e sulla qualità dell'offerta di salute che vogliamo offrire, attraverso questo testo, ai cittadini sardi.
Osserviamo poi che, nel periodo che va da maggio-giugno a settembre-ottobre, una buona quota di turisti incrementa in maniera continua la popolazione sarda, con un picco nel periodo del mese di agosto.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue GALLUS.) In tale periodo la domanda di salute della popolazione accresce ed in particolare aumentano le richieste di prestazioni di pronto soccorso, la richiesta di posti letto, di rianimazione, di UTIC (Unità Terapia Intensiva Coronaria) ed in generale di posti letto di specialistica quali ortopedia e cardiologia.
Ebbene, dall'esame del Piano sanitario regionale o della nuova rete ospedaliera sarda, non si evince quali siano le risorse dedicate a dare risposte concrete a queste richieste. Visto che, per tutti noi, il turismo è un capitolo importante della nostra economia, è altrettanto importante garantire al turista di trascorrere le vacanze in Sardegna in totale sicurezza per lui e per la sua famiglia. Non dimentichiamoci che il turista è un cittadino che gode di diritti sanciti dalla nostra Costituzione, senza dimenticare poi che, nei periodi analizzati, non deve assolutamente venire meno la qualità del servizio sanitario per i cittadini sardi.
Nel Piano sanitario come sono state affrontate queste problematiche? Quali sono le decisioni intraprese? Quali sono le ricadute reali sulla sanità sarda? Quali sono i posti letto dedicati ad affrontare e dare risposte a queste esigenze? Qual è il personale dedicato (medici, specialisti, personale infermieristico) ad affrontare tali problematiche che, badate bene, non può essere lo stesso utilizzato nei restanti periodi dell'anno? E' vero, c'è un accenno per quanto riguarda i servizi della slot che riguarda l'ospedale di Muravera che dovrebbe essere potenziato proprio in questa previsione, però voglio anche far notare che la Sardegna ha anche altre parti geografiche che dovrebbero essere potenziate in questo periodo perché il turismo, ovviamente, non orbita solamente nella costa sud-orientale dell'isola. Ma ancora, visto che attualmente tutto sembra ricadere nelle spese delle casse regionali, quali sono le risorse impegnate? Come il Governo regionale, quindi la sanità sarda, intende accollarsi queste spese?
Ebbene, io credo che su questi punti non debba mancare la necessaria chiarezza e certezza delle risorse disponibili. Ho voluto toccare qualche aspetto particolare di alcune delle mille sfaccettature che rappresentano il pianeta sanità in Sardegna per evidenziare alcune zone lacunose di questo Piano. Potrei anche citare altri esempi, come il caso della Clinica dermatologica dell'Università di Sassari che potrebbe rischiare la chiusura totale, non solo come attività di servizio da offrire ai cittadini, bensì anche come sua attività sia di ricerca e sia di offerta di posti di scuola di specializzazione per i tanti medici sardi che vorrebbero arrivarci, appunto.
Anche questo è uno degli argomenti che purtroppo non abbiamo potuto affrontare, come pure non abbiamo potuto affrontare i problemi che riguardano il "Crobu" con la chirurgia pediatrica ad Iglesias o, ancora, parlare della stabilizzazione dei medici di guardia medica. Credo che su questo si possa intervenire quando si arriverà alle discussioni di merito dei vari capitoli. Se poi, a fronte della sbandierata politica dei tagli e della razionalizzazione, constatiamo che la spesa aumenta, il disavanzo cresce, viene spontaneo domandarsi su quali ipotesi di ragionamento abbia poggiato la decisione del Presidente della Giunta regionale di accollarsi per intero l'onere della spesa regionale, sollevando lo Stato dagli obblighi cui era tenuto. Altre Regioni, ben più ricche e prospere della Sardegna, ancora oggi richiedono un intervento più sostanziale dello Stato nella partecipazione alle loro spese sanitarie. La Sardegna, in questo, appare in masochistica controtendenza.
Per concludere, colleghe e colleghi, come è possibile che nel Piano sanitario vengano attribuiti poteri ancora più discrezionali di quelli già in capo all'Assessorato nella gestione della razionalizzazione della rete ospedaliera e dei posti letto? Ma siamo davvero sicuri che, senza un minimo di criteri oggettivi, sia possibile operare nell'interesse di tutta la collettività? Siamo davvero convinti che l'insularità, la scarsità di popolazione, la vastità del territorio regionale, la strutturale carenza di servizi reali, non giochino un ruolo essenziale per la buona riuscita di un Piano sanitario che, se privo del rispetto di questi oggettivi e specifici aspetti basilari, è destinato al fallimento? Altre iniziative di carattere economico e sociale nel passato, come appunto i Piani di rinascita, hanno segnato il proprio totale fallimento proprio a causa della scarsa attenzione a queste problematiche. Ma i sardi, quei cittadini sardi che, da tanto tempo, aspettavano questo strumento per il governo della sanità della nostra isola, che cosa si aspettano? Ci siamo davvero posti questa domanda? Io credo di no. La fretta di arrivare con un'improvvisa e sospetta accelerazione all'approvazione di questo Piano sanitario ci ha di fatto impedito di compiere un'analisi serena e approfondita per dare una risposta seria e concreta alle tante aspettative dei sardi che, in materia di tutela sanitaria, ancora marciano ad un livello inferiore rispetto al resto della Repubblica.
Con ciò ho concluso. Però, se mi permette Presidente, voglio esprimere anch'io, credendo di interpretare il pensiero di tutti i colleghi di minoranza, il sentimento di vicinanza nei confronti dell'onorevole Masia colpito, proprio in queste ore, da un gravissimo lutto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
BRUNO (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, il primo e finora ultimo Piano sanitario regionale è entrato in Aula nel marzo 1985 ed è stato approvato in tempi non lunghi, relatore era l'onorevole Lorelli e fra i principali protagonisti l'onorevole Dadea. Si era nella fase della tormentata applicazione della "833" del 1978 in Sardegna, che aveva introdotto tra l'altro un'importante innovazione rispetto al passato: il fatto che la spesa sanitaria dovesse essere determinata sulla base del fabbisogno contenuto all'interno del Piano sanitario nazionale. Quattro anni prima in Sardegna erano state istituite le Unità sanitarie locali. Si diceva diffusamente nel dibattito che la programmazione sarebbe stata posta come metodo ordinario della gestione dei problemi sanitari.
Ebbene, sono trascorsi ventuno anni e mezzo. Mi sono chiesto più volte perché il Piano sanitario regionale abbia atteso ventuno anni prima di approdare in Consiglio regionale per la seconda approvazione, se questo sia dipeso da cattiva volontà dei consiglieri e delle maggioranze che si sono succedute, oppure se vi sono interessi, tanti e tali, da vanificare volontà politiche che vedono la programmazione sanitaria come metodo per garantire ai cittadini la salute, lo stare bene, lo stare bene insieme, principale compito della politica e quindi compito principale anche di questo Consiglio regionale.
Certo, per contrastare poteri forti, poteri contrapposti, interessi che sembrano andare più sul versante di chi eroga prestazioni piuttosto che sugli interessi dei cittadini che hanno diritto alla salute, diritto costituzionale si è detto, ma anche diritto antropologico universale dell'uomo, per contrastare tali poteri, dicevo, occorre coraggio, determinazione, lungimiranza, unità e direi anche ispirazione morale. Il problema non è certamente l'analisi dei bisogni, l'epidemiologia, neanche l'individuazione degli obiettivi di salute. La discussione sul Piano sanitario si è fermata nelle scorse legislature (così come, in questa legislatura, in Commissione ne è stata anche il cuore) sulla razionalizzazione della rete ospedaliera, sui posti letto, cioè su una vecchia e anacronistica concezione del potere sanitario che vogliamo definitivamente spazzare via.
Con l'approvazione della legge regionale numero 10 del 2006, che ha sostituito la "5" del 1995, abbiamo aperto la strada che sblocca la paralisi legislativa della sanità regionale e conduce finalmente ad una programmazione seria e attenta per dare risposta non più parziale ma complessiva e generale alla domanda di salute in Sardegna. Domanda di salute che è un concetto più ampio rispetto a quello di sanità perché è bene precisare che noi diamo centralità alla persona, al cittadino-utente, al paziente e sono loro i destinatari diretti del Piano mentre gli operatori, il cosiddetto mondo della sanità, sono al loro servizio e non viceversa.
Dunque, parola d'ordine "programmazione" finalmente e nei fatti. La sanità in questi ultimi vent'anni ha avuto in Sardegna certamente un'evoluzione, ma una evoluzione disordinata dove gli interessi prevalenti non sono stati sempre quelli della salute dei cittadini. Mi chiedo quali siano state, in attesa di pianificazione, le motivazioni che hanno condotto alla nascita o alla chiusura di reparti, di unità semplici o complesse, quale attenzione geografica e politica sia stata riversata nell'accontentare questo o quel territorio, con utilità discutibile per i cittadini o, perlomeno, senza quella visione di insieme che deve essere considerata per rendere irreprensibili le scelte nei diversi territori. Mi rendo conto che entriamo in un settore che ingloba interessi, risorse, potere; mi riferisco ad esempio all'argomento della riduzione dei posti letto ospedalieri cui ho fatto cenno prima. Dalle dichiarazioni, dai fiumi di inchiostro riversati anche in questi giorni sui giornali, sembrerebbe quasi che, in alcuni centri della Sardegna, non ci sia più la possibilità di essere ricoverati perché abbiamo tagliato i posti letto. Qualcuno dovrà pur dire che il numero di posti letto eliminati dal Piano è direttamente proporzionale a quello dei posti letto non utilizzati o utilizzati al di sotto della percentuale indicata dalla legge, l'ha detto anche il relatore osservatore, l'onorevole Vargiu, con onestà intellettuale.
Insomma, la soluzione dei problemi della sanità non passa per il numero dei posti letto, quanto piuttosto sull'appropriatezza dei ricoveri, su un sistema sanitario regionale che ha necessità di convergenze e di unità tra ospedalieri e territoriali, tra ospedalieri ed universitari, tra medici e infermieri, tra sanitari e amministrativi. La soluzione dei problemi della sanità passa anche attraverso le procedure che portano all'utilizzazione corretta dei posti letto, ai filtri che devono porre i medici di famiglia, ad un sistema efficace di emergenza-urgenza. Nel Piano e nella legge numero 10, già approvata dal Consiglio, nelle politiche sanitarie introdotte dal Governo regionale dall'assessore Dirindin, si passa da una visione ospedalocentrica ad una territoriale; centrale rimane, infatti, lo sviluppo dell'attività territoriale, obiettivo strategico del Piano è permettere ai cittadini di trovare risposta ai propri bisogni di salute non solo nell'ospedale, anche se poi il Piano prevede e individua cinque nuovi grandi e moderni ospedali che, sono certo, troveranno risposta e copertura nella prossima legge finanziaria. Ma il luogo centrale è il territorio di appartenenza, nel quale si realizza concretamente l'integrazione sociosanitaria come già indicato nella legge numero 23 sui servizi alla persona, altro pilastro della riforma sociale in Sardegna.
Riordino del sistema dunque, sostegno alle buone professionalità esistenti nel sistema sanitario regionale, lavoro di rete, personalizzazione degli interventi, appropriatezza non solo dei ricoveri ma anche delle prestazioni erogate, lotta agli sprechi. Questi sono alcuni importanti obiettivi che il Piano indica. Sarà un processo di cambiamento non facile, proporzionale ai contraccolpi che già arrivano, un processo condiviso comunque dalla società, nonostante le forti ed interessate resistenze dell'opposizione e di qualche altro potere corporativo e non solo. E' un Piano che può essere ancora migliorato, certamente non snaturato, da parte di questo Consiglio regionale che, con la sua approvazione, scriverà una bella pagina di questa legislatura straordinaria. Un Piano triennale e non un Piano ventennale per il quale prevediamo verifiche annuali e il suo aggiornamento, la nuova versione, nella ultima parte della legislatura. Nessuna chiusura, dunque, ma la speranza che il lavoro fatto, lungo e faticoso, sia per quanto possibile frutto dell'intero Consiglio regionale che vuole indicare la risposta di salute che i sardi chiedono e di cui hanno diritto. Un patto virtuoso, come lo ha chiamato poco fa il collega Vargiu, che nonostante tutto credo che ancora insieme possiamo onorare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Chiedo scusa, ma pensavo in un discorso un po' più lungo del collega che mi ha preceduto, adesso ho un po' il fiatone, anche se ho fatto in tempo a sentire di legislatura trionfale, di lobby, ho sentito parlare di responsabilità dei medici di famiglia, insomma, è sempre sparare sugli stessi bersagli. Allora, io per piacere e dovere leggo i giornali tutti i giorni e mai, appunto, come in questi giorni, proprio come ha appena riferito il collega, ho letto queste cronache trionfali, non di tutti i giornalisti chiaramente, né di tutti i giornali, nelle quali trionfalmente, appunto, la maggioranza dell'Aula e della Commissione sanità si attribuisce i meriti per aver licenziato la bozza del Piano sanitario.
Auguri! Si avvicina il Natale, siamo certamente tutti più buoni. Auguri! Perché l'ottimismo fa bene alla salute, tiene su il morale, fa riserva di buonumore, che serve sempre. Soprattutto quando si preannunciano momenti più difficili, come quando i sardi - che, al contrario di quello che diceva il collega, sono un popolo dalla lunga pazienza - vi rimanderanno all'opposizione. Se non altro per punirvi di queste dichiarazioni che sono infarcite di tanta presunzione. Così come quando pretendete di approvare in tempi rapidissimi, così come è successo nella Commissione sanità, questo Piano sanitario regionale anche in Aula, magari per trovarlo pronto sotto l'albero come una sorta di regalo natalizio tutto vostro o magari per spacciarlo come regalo di Natale ai sardi, ai malati, ai medici, alle associazioni e a tutti quelli che, da troppo tempo, aspettano con pazienza una sanità più giusta, più solidale e soprattutto più accessibile.
Una cosa è certa: non esistono o perlomeno non appaiono percorsi chiari in merito al coinvolgimento di tutte le componenti del mondo della sanità, a partire dalle forze sociali al Tribunale del malato, dalle associazioni di patologie alle associazioni scientifiche. Se davvero noi vogliamo una sanità sarda nostra, solidale, che tenga conto delle dimensioni di un intero continente qual è la Sardegna e di tutte le diversità, quindi, delle sue aree geografiche, se vogliamo una sanità dove i conti sono certamente importanti, ma la salute lo è ancora di più, beh, io non sono assolutamente convinto che questa sia la strada giusta, non sono neanche convinto che questo sia il modo e, quindi, di conseguenza, la legge giusta.
Parlavo delle componenti del mondo della sanità, vogliamo parlare poi delle istituzioni? Giovedì 7 dicembre, il Consiglio delle autonomie locali (considerando che il ruolo, appunto, delle autonomie locali appare di fondamentale importanza in tale processo di cambiamento) ha deliberato all'unanimità un documento nel quale esprimeva un parere sul Piano in considerazione, ma credo che fosse una considerazione tutta loro, del fatto che la votazione finale del Piano era stata sospesa al fine di acquisire questo parere. Invece, appena due giorni dopo, sempre in tutta fretta, sabato 9 dicembre, la Commissione licenziava definitivamente il Piano che, da quel momento, veniva preso in carico dall'Aula. Ebbene, sapete cosa ha fatto la Commissione? Ha concesso audizione al Consiglio delle autonomie locali per il giorno mercoledì 13, ormai fuori tempo massimo. Ecco quindi che il Piano è arrivato in Aula.
Per quanto riguarda i lavori in Commissione il relatore di maggioranza, l'onorevole Pacifico, nella sua relazione scrive che, nei tanti, forse troppi aggiungo io, mesi di complesso e delicato esame della settima Commissione, il documento è stato arricchito dalle audizioni degli attori sociali, dal mondo sindacale, dalle autonomie locali, dal mondo accademico, dagli operatori della sanità. Per quanto riguarda le autonomie locali, ho appena detto con quale considerazione sono state trattate, per tutti gli altri (sempre per le considerazioni che ho già fatto) credo che ben presto avremo notizie in merito al loro reale gradimento non appena il Piano sarà approvato definitivamente. Quanto alle modifiche e integrazioni, posso soltanto dire che, negli ultimi giorni di lavoro, in Commissione c'è stata una brusca accelerata con la sostituzione di intere parti del Piano; questo, secondo me, avrebbe senza alcun dubbio dovuto consigliare alla maggioranza una maggiore prudenza e forse un più attento esame del provvedimento.
Non sono invece d'accordo col relatore quando afferma che la Commissione ha accolto molte delle osservazioni pervenute dalla minoranza, questo naturalmente fino alla discussione e all'esame degli emendamenti dalla rete ospedaliera in poi cioè praticamente mezzo Piano. Lui dice che questo non si è potuto fare per motivi diversi; il motivo invece è uno solo: la fretta, la necessità di chiudere questo Piano, questo provvedimento, nel più breve tempo possibile e in questo programma di lavoro tutto vostro, noi chiaramente eravamo soltanto d'impaccio, certo che non vi è sembrato vero riuscire a liquidare la pratica col lavoro di una notte. Mezzo Piano in metà notte, discussione ed emendamenti compresi.
Stavolta però non vi lasceremo da soli per ripetere quello che già è stato fatto in Commissione, possiamo fare anche il Natale, perché questo è il vostro caso, è il vostro destino perché oramai - l'hanno già detto - siamo al fatidico giro di boa della legislatura, una legislatura che, vista da dentro, pare un film già visto, una interpretazione particolare della democrazia (verrebbe quasi voglia di pronunciarla alla maniera dei soviet "democràzia"), perché questa legislatura, questa visione tutta vostra della democrazia, rappresenta in effetti un unico disegno, maniacalmente sordo e cieco alle istanze del popolo sardo, che ha trovato nel Piano sanitario, come in altri importanti provvedimenti, un teatro ideale per la sua rappresentazione. Dai ricordi che ho del liceo, rammento che, nella tragedia greca, il coro (che in effetti non era altro che la voce del popolo) irromperebbe a questo punto, vi direbbe che avete offeso gli dei dell'Olimpo e vi condannerebbe a qualcosa per la vostra insistenza, ma di greco antico noi non abbiamo molto, magari di egiziano oggi abbiamo un faraone e un'imminente piramide a Sant'Elia! Resta comunque la tragedia, la tragedia che avete confezionato e che ci costringete a supportare quando rifiutate con i fatti, non con le parole, la nostra collaborazione considerandola falsa e inutile, inutile e falsa.
Infatti, l'Assessore della sanità, si ricorderà, in occasione di un convegno organizzato credo la settimana scorsa dalla sua maggioranza, ha avuto occasione di affermare che non c'è stata alcuna fretta nell'approvare il Piano in Commissione perché, quando i tempi sono maturi, bisogna portare a casa il risultato, paragonando un provvedimento così importante alle nespole che, se non si raccolgono per tempo, possono anche marcire; negando in questo modo sfacciatamente anche l'evidenza più evidente, come il bambino che chiude gli occhi pensando di non essere visto, e negando allo stesso modo che ci siano stati in realtà degli ordini ben precisi in tal senso. Ha sempre affermato l'assessore Dirindin, nello stesso convegno, di aver chiesto più volte all'opposizione delle proposte alternative senza però ricevere risposte, senza quindi alcun risultato.
A parte che questo contrasta un po' con quello che scrive il collega Pacifico sulla presunta, acuta e preziosa collaborazione della minoranza, come se i nostri emendamenti presentati, e praticamente respinti, in Commissione fossero soltanto un esercizio inutile, un compitino da presentare alla maestra per poi metterlo via in un cassetto. Affermate anche che, nei lavori della Commissione, il Piano è stato rafforzato, arricchito, integrato per alcune patologie ritenute di importanza prioritaria, però incredibilmente vi siete totalmente dimenticati del dramma dei pazienti dializzati che, in Sardegna, sono ben 1300, per non parlare dei pazienti nefropatici e di quelli già trapiantati. Purtroppo questa patologia non è inserita tra le patologie di forte risonanza sociale né in quelle di maggiore incidenza, eppure sono pazienti che forse sono anche più sfortunati di tanti altri e che necessiterebbero pertanto di maggiore attenzione oltre che di un numero maggiore di strutture; vedete, la mancanza di posti-rene, vicini al proprio domicilio, spesso aggiunge dramma al dramma, per questo motivo l'ASNET, Associazione sarda nefropatici emodializzati e trapiantati, ha chiesto il 6 dicembre, pensate, un'audizione alla settima Commissione. Ma, se non sbaglio, avevo sentito che avevate ultimato il percorso lungo ed estenuante delle audizioni, chissà come ci sono rimasti male quando hanno saputo non esserci più tempo per le audizioni, che la pallina è già stata lanciata per cui i giochi sono fatti, come direbbe ogni bravo croupier.
Io so che questo Piano è stato scritto da tante mani ma non chi l'abbia scritto nella formulazione che voi oggi proponete, certo si tratta di persone che per certi versi hanno molta fantasia e che sono poco abituate a fare i conti con la realtà e purtroppo anche a fare i conti con i bilanci pubblici e con i territori. Io rammento ai vostri consulenti, che spesso non sono sardi, che dopo l'aeroporto di Elmas c'è Cagliari, però dopo Cagliari c'è un mondo che probabilmente a molti risulta inesplorato, quello dei piccoli comuni dove i servizi sanitari già non abbondavano e adesso purtroppo rischiano anche di sparire.
Non che non abbiano lavorato bene questi vostri consulenti, se avessero formulato questo stesso Piano per una ASL lombarda, una ASL di quelle che contano decine o centinaia di migliaia di assistiti in un raggio di 50 chilometri, avrebbero certamente ottenuto un grande risultato. Ma noi non siamo a Milano, come ci avete ricordato proprio voi nella scorsa legislatura, noi siamo in tanti paesi dell'interno, Fluminimaggiore, Cardedu, Tadasuni, Boroneddu, certo c'è Cagliari, ma Cagliari rappresenta molto dal punto di vista della popolazione e molto poco dal punto di vista del territorio e noi, se la salute è un diritto al quale dobbiamo provvedere, noi dobbiamo dare salute, prevenzione e cura a tutti i sardi indistintamente.
Forse il concetto a voi interessa poco, non lo sentite e non lo volete sentire; se avete una possibilità che qualche effetto positivo di questo Piano si manifesti davvero, quell'effetto deriva dal taglio delle risorse a danno proprio dei territori vasti e poco popolati. Purtroppo la Sardegna è anche questa, è vasta e poco popolata, dovreste girarla tutta, ma non da turisti la domenica alla ricerca del ristorante tipico, dovreste girarla la notte del lunedì quando c'è la nebbia e c'è il ghiaccio sulle strade che sono senza cartelli, deserte sia d'inverno come d'estate, Sardegna di pochi uomini e molte pecore, quelle che purtroppo non valgono nulla nel PIL sardo per il mercato e che hanno pure il coraggio di ammalarsi.
C'è un'altra Sardegna, una Sardegna opposta rispetto a quella che, con colpi di fantasia, voi tratteggiate in questo reale "libro dei sogni" e, purtroppo, anche di incubi. Basta uscire dall'albergo o dall'Assessorato e la potete vedere anche voi. Dunque, auguri vivissimi a voi, felicitazioni ai vostri consulenti, che hanno saputo moltiplicare comitati scientifici, osservatori, coordinamenti, consulte. Cioè hanno moltiplicato, sedie, cadreghini, scranni e sgabelli, però abbellendoli con aggettivazioni nobili, che non guastano mai nei salotti colti, come appunto la scienza e l'etica. Signori, è arrivata la scienza, in compagnia della sorella etica, evviva! Oggi, noi possiamo debuttare in società. Quindi, nastri rossi, palle di Natale pronte a cadere da un albero secco e già tagliato dalla vostra motosega impazzita, questo è il vostro Piano sanitario. Questa è la vostra idea di sanità che voi, con molta fretta, avete rappresentato, ma siccome, una volta, nella scorsa legislatura, c'erano troppi politici a metterci le mani addosso, adesso ce le mettete soltanto voi. Siccome c'era la sanità privata e, per giunta, una parte di questa è vicina ad esponenti politici che non vi piacciono, allora comportiamoci di conseguenza.
Fate prima a dire in piazza, nei convegni, sui giornali, che volevate una riforma tutta vostra; ma non spacciatela ai sardi come una conquista ventennale. L'unica vera conquista sarà quando a tutti i sardi daremo finalmente il diritto di vivere una Sardegna sana e di curarsi al meglio quando stanno male e di curarsi in Sardegna. Questa conquista non la raggiungerete certo con questo Piano. Noi entreremo su questo Piano, in questo lungo dibattito, per contestarvi punto su punto, senza sconti; per contestare ogni vostro eccesso di demagogia, ogni sogno non autorizzato, ogni svarione di metodo e di merito, ogni incongruenza, ogni volo pindarico con ali di cera. Nella relazione di maggioranza voi scrivete, con chiarezza, che questo Piano, che tutto comprende pur non essendo di dettaglio, che pone obiettivi di salute prioritaria e specifici, che tende al recupero di sinergie e strategie, è certamente un Piano non leggero, un piano non debole. E' quindi, un "pianoforte", senza soldi speriamo che non si trasformi veramente, come qualcuno l'ha già definito, in una "pianola".
CUGINI (D.S.). Io non ho capito niente!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego. Se lei fosse stato attento, avrebbe capito tutto. Lei era distratto da qualche suo collega. Le chiedo scusa, onorevole Cugini.
E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Progetto Sardegna). Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, la Sardegna si dota finalmente del Piano sanitario regionale, dopo ventuno anni. Tra le più svariate critiche mosse dal centrodestra, l'accusa di voler procedere con troppa fretta, sa davvero di paradosso. Appena vent'anni infatti! Talvolta, sembra smarrito anche il senso del ridicolo. L'aspro confronto politico è sicuramente ascrivibile al fatto che la sanità, come pochi altri settori, è in grado di evidenziare le differenti scelte di carattere ideologico. Ma non sono ininfluenti, probabilmente, i rilevanti interessi di carattere economico e professionale che muovono dalle ingenti risorse che il settore assorbe. Va da sé che la volontà di avviare un serio processo di riforme debba necessariamente fare i conti con le resistenze al cambiamento di quei poteri forti che malvolentieri accettano di sottostare alle regole. Il Piano in discussione si pone l'obiettivo di mettere ordine in un settore in cui l'assenza di programmazione ha comportato inefficienze, ritardi, sprechi e profondi e gravi squilibri territoriali. La qualità dell'offerta del sistema sanitario non è stata la stessa e non è la stessa in tutto il territorio regionale, non tutti i cittadini hanno potuto usufruire dello stesso livello di prestazioni e di assistenza; ciò, nonostante le rilevanti risorse - circa il 50 per cento del bilancio - che la Regione ha sempre destinato alla sanità.
In vent'anni di assenza di un Piano sanitario si sono prodotte iniquità ed ingiustizie: vedi la rete ospedaliera e la relativa distribuzione dei posti letto. Alcune realtà territoriali hanno potuto disporre di un elevato numero di posti letto, sei, sette per mille abitanti, altre, due, tre posti letto per mille abitanti; la Gallura è una di queste. La Gallura è una di quelle realtà in cui troppe volte i cittadini si sono visti negare persino il diritto al livello essenziale di assistenza. Quel diritto alla salute, garantito dall'articolo 32 della Costituzione a tutti cittadini, è stato spesso negato. I cittadini, troppo pazienti, per poter accedere ad adeguate cure, hanno dovuto sopportare indescrivibili disagi, per le continue migrazioni anche per patologie non importanti. Ed il costo più alto delle inefficienze e dei disservizi è sempre a carico, com'è noto, delle fasce più deboli della popolazione: i poveri e gli anziani. E' una condizione inaccettabile ed è ingiusto tollerare flussi migratori verso altre AA.SS.LL. alla ricerca di servizi efficienti, solo perché ciò consente di conservare situazioni di privilegio.
Tale stato di cose impone il superamento di impostazioni puramente ideologiche e richiedono l'assunzione di responsabilità sia da parte di chi ha compiti di governo, sia da parte degli operatori sanitari. Occorre acquisire consapevolezza che quella sanitaria è una funzione pubblica rivolta all'esclusivo interesse del cittadino. Qualunque azione deve essere orientata quindi a garantire l'effettivo godimento del diritto alla salute. E' preciso dovere della classe politica, di ciascuno di noi, in questa fase, non prestarsi a pressioni o tentativi di condizionamento, provenienti da chi rappresenta egoistici interessi di categoria, economici e professionali o di campanile. Quale valida motivazione può essere addotta per contrastare il riordino della rete ospedaliera regionale e l'equa distribuzione dei posti letto, se non il tentativo di conservare privilegi consolidati durante i lunghi anni di gestione senza regole?
Come si evince dalla relazione della Corte dei conti sulla finanza regionale del 2003, quasi il 50 per cento della spesa sanitaria è assorbito, onorevole Vargiu, dall'assistenza ospedaliera. E' del tutto evidente allora la ragione per cui nel Piano, in linea con i parametri stabiliti, sia prevista la graduale riduzione dei posti letto nelle realtà in cui si registra un eccesso di dotazione. Non di tagli di servizi e di prestazioni si tratta quindi, come vorrebbe far credere il centrodestra con i suoi proclami propagandistici e demagogici, ma di necessarie misure volte alla razionalizzazione e ad un migliore e più consono utilizzo delle strutture e delle risorse finanziarie e professionali, per ottimizzare un sistema sanitario al centro del quale va posto, in maniera chiara e non equivoca, il cittadino con le sue esigenze e le sue priorità, e non, come troppo spesso si è verificato in passato, le esigenze dei primariati, delle baronie della medicina, dei centri di potere e del clientelismo.
E' necessario contenere la spesa, ma è urgente qualificarne l'impiego. Si tratta quindi di trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza di far quadrare i conti e quella di garantire equità ed eguaglianza, a tutti, in materia di salute. L'unico modo è quello di migliorare l'efficienza di un sistema oggi piuttosto carente, efficienza che non si migliora spendendo più soldi. I giornali ci hanno raccontato spesso dell'acquisto di costosi e sofisticati macchinari ed attrezzature mai utilizzate e di innumerevoli altri sprechi. Lo dimostra poi la Regione Sicilia, dove la sanità assorbe circa il 70 per cento delle risorse e conta, da sola, quasi il 10 per cento delle strutture pubbliche e private: circa tremila ospedali, cliniche e centri diagnostici. Ciò, nonostante risulti dai dati del Ministero della salute, relativi al 2002, che l'indice di attrazione, ovvero il flusso migratorio verso le proprie strutture, dall'esterno è dell'1,6 per cento mentre l'indice di fuga verso altre strutture, il Nord, è del 6,4 per cento al contrario della Lombardia in cui l'indice di attrazione è del 9,3 e della Toscana dove una amministrazione virtuosa del settore sanitario consente di pareggiare il bilancio. Altro esempio negativo in questo senso, sono, andando a dare uno sguardo all'estero, gli Stati Uniti, in cui ad una elevatissima spesa sanitaria corrisponde un sistema inefficiente e pessimo per eguaglianza nell'accesso ai servizi in cui quasi 45 milioni di cittadini non hanno alcuna assistenza o copertura assicurativa sanitaria.
Insomma, sforzi e risorse vanno quindi orientati in modo mirato ed è ciò che il Piano si propone con un'azione forte di contrasto di quelle patologie endemiche come il diabete mellito, la talassemia e la sclerosi multipla che hanno nella nostra Isola una rilevante incidenza sociale. Attualmente la situazione non è certo rosea, per far fronte ad un'emergenza come quella del diabete mellito, di cui si contano circa 500 nuovi casi all'anno, si dispone di strutture e servizi assolutamente insufficienti ed inadeguati, ubicati prevalentemente negli ospedali e di difficile fruizione. Il Piano non solo assume come prioritario il contrasto di questa patologia ma individua la linea guida e le azioni per consentire in concreto l'ottimale erogazione di prestazioni a carattere preventivo e assistenziale, al fine di attenuare la sofferenza e il disagio dei pazienti e dei familiari.
L'obiettivo che si vuole conseguire, anche attraverso l'istituzione della Commissione regionale per la diabetologia e le malattie metaboliche, che potrà offrire un prezioso contributo, è quello del superamento del ricorso ad azioni generalizzate e disorganiche per migliorare la qualità dell'assistenza mediante la creazione di una rete integrata di strutture sanitarie per la prevenzione, la diagnosi e la cura.
Analoga e doverosa attenzione viene riservata, nel Piano, alla talassemia, alla sclerosi multipla e alle malattie rare, per le cui patologie vanta com'è noto il triste primato la Sardegna, e per le quali è prevista la riorganizzazione e il potenziamento dell'assistenza mediante l'attivazione della rete dei centri di assistenza per la loro prevenzione, diagnosi e cura.
Dunque, una discussione seria sul Piano non può prescindere da una lettura obiettiva della situazione di partenza del "com'eravamo" e di ciò che, in modo puntuale, con serietà e competenza, ha fatto l'Assessore e poi la Commissione. La stesura del Piano è stata preceduta da intensi momenti di analisi conoscitiva e di approfondimento, numerose occasioni di dibattito e di confronto sono state attivate nelle diverse realtà territoriali con le organizzazioni sindacali, con le associazioni di categoria, con gli ordini professionali, oltre che con le istituzioni locali ai vari livelli; altro che chiusi nel Palazzo! Il confronto è stato aperto a 360 gradi con i soggetti che saranno impegnati in prima linea nell'attuazione del Piano.
Insomma, si tratta di un documento la cui stesura si è potuta via via integrare ed arricchire attraverso l'apporto costruttivo ed intelligente di diversi soggetti ed il lavoro di coinvolgimento e di partecipazione di tutte le componenti del mondo della sanità, delle parti sociali e delle istituzioni.
Le possibilità di emancipazione da situazioni di disuguaglianza sociale, dice il Premio Nobel Amartya Sen, dipendono dalle opportunità di sviluppo e le opportunità di sviluppo sono condizionate dallo stato di salute. Questo Piano si pone semplicemente un solo obiettivo: creare un sistema sanitario giusto, più umano, più efficace, affinché il diritto alla salute sia equamente garantito a tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi del Consiglio, credo che la discussione del Piano sanitario regionale, all'ordine del giorno di questa Aula, avesse il bisogno di una partecipazione più viva da parte dei colleghi. Devo dire che la responsabilità, che ci ha contraddistinto durante tutto l'iter percorso da questo documento di programmazione sanitaria per arrivare in Aula, continuerà per il proseguo perché davvero noi crediamo che questo Piano, seppur tardivamente, arriva in Aula secondo i propositi della maggioranza. Assessore, quando lei è stata nominata si disse che lei veniva nominata appunto perché, entro dicembre 2004, avrebbe dovuto portare in Consiglio una proposta di Piano. Questo non è avvenuto e di sicuro non per responsabilità che possono essere imputate alla minoranza.
La minoranza, come diceva anche il vicepresidente della Commissione e altri colleghi che mi hanno preceduto, ha dato il suo contributo fino a quando, presente anche lei stessa in Commissione, non ha deciso di abbandonare i lavori della Commissione; perché? Non certo perché non ci fossero elementi o ulteriori apporti, apporti che lei ha negato in quest'ultimo periodo e che, recepiti dalla maggioranza, entrano a far parte del testo fino ad arrivare alla parte concernente la rete ospedaliera.
Credo che la responsabilità politica ci portasse con convinzione anche a sostenere i ritmi che ai lavori della Commissione stessa sono stati dati fino alle 4 e 30 del mattino, saremmo di sicuro stati altrettanto responsabili nel proseguimento della discussione se davvero ci fossero stati elementi ma soprattutto momenti che avessero potuto farci capire che questo dicktat, che ancora oggi riporta la stampa, aveva la necessità di approvare questo Piano entro le festività di Natale, anche se non ha precisato l'anno, Assessore.
Credo che se il mio intervento nella discussione generale porta la data "Piano sanitario regionale 2007-2009", è forse perché nel mio animo io respingo il suo diktat; non credo che non ci siano qui in Consiglio tante altre persone disponibili, soprattutto nella maggioranza, a respingere il suo diktat rispetto ad una data o rispetto ad un anno in cui questo Piano entrerà in vigore. Lei intenderebbe far entrare in vigore questo Piano con perlomeno 364 giorni di ritardo, riferiti a quest'anno, ma di sicuro ci sono altri due anni abbondanti di ritardo. Lei, per la precisione, presenta e partecipa in questo Consiglio alla discussione di questo Piano, con un ritardo di due anni; questo è ascrivibile a lei nel momento in cui la Giunta non ha potuto elaborare la proposta ma è ascrivibile alla maggioranza nella misura in cui davvero non ha saputo, nei suoi confronti, esercitare quella pressione che derivava dalla necessità per la Sardegna di avere finalmente un Piano.
Per quanto riguarda l'enfasi del collega Bruno, purtroppo devo ricordare al collega Bruno che, dalla "833" del 1978 all'approvazione del Piano sanitario regionale, sono passati, per la precisione, cinque anni. Io credo che i ritardi, derivati dall'applicazione della "502", siano ascrivibili soprattutto alle maggioranze che, dall'emanazione di quella legge, si sono susseguite al Governo della Regione, non di sicuro al centrodestra che ha amministrato solo per cinque anni. Assessore, le responsabilità politiche bisogna prendersele tutte, e quando si pensa di guardare la polvere o di buttare polvere negli occhi degli altri senza vedere le travi che ostacolano la nostra visione, molto probabilmente c'è poca lucidità.
E' chiaro che lei doveva giustificarsi rispetto alla sua maggioranza, che ha deciso la sua promozione sul campo, ma noi non credo abbiamo fatto emergere la volontà di ostacolare il percorso legislativo del Piano. Non l'abbiamo fatto né presentando emendamenti ostruzionistici, non lo faremo neanche in questa fase di discussione in Consiglio; i nostri emendamenti sono stati, almeno per il 90 per cento, propositivi, di sicuro sono stati di approfondimento, soprattutto utili per ricordare tanti passaggi che invece sono stati proprio dimenticati perché la fretta spesso fa brutti scherzi, come ho già detto nel corso di una seduta della Commissione durante la quale ho fatto l'esempio dei gattini ciechi, creando anche un momento di distensione che credo non guasti mai soprattutto quando la discussione si fa accesa.
Sono convinto che la sanità pubblica sarda in generale e le politiche per la tutela e la promozione della salute in particolare non siano un tema che interessa soltanto questo Consiglio, ma tutta la popolazione sarda, purtroppo questo aspetto è stato trascurato. E' stato trascurato a tal punto che, in Commissione, si è dato luogo all'audizione dei rappresentanti degli enti locali fuori dai termini, a tempo scaduto, quando il Piano, già esitato in Commissione con una votazione, era stato depositato negli Uffici del Consiglio, per essere esitato dall'Aula. Devo dire che forse questa è la prima carenza che poi necessariamente emergerà. Ma quando? Emergerà quando passeremo dalla premessa in poi a discutere, appunto, il Piano. Una grossa carenza che ha portato chi ha steso l'elaborato a dimenticarsi per buoni tratti non solo la legge numero 10, ma anche la legge numero 23. Si è dimenticato di coniugare le due leggi e renderle attuative con questo Piano. Si è dimenticato di coniugare addirittura, nel Piano stesso e nelle definizioni dei vari servizi, il sanitario e il sociale, soprattutto quando noi andiamo a verificare che i servizi alla persona oggi vengono erogati in maniera scoordinata, una volta dai comuni e una volta dalle Aziende sanitarie.
Bene, tutto questo, a cominciare da chi deve coordinare l'integrazione tra i servizi, per andare a definire quali sono i passaggi che portano all'integrazione dei servizi, noi dovremo approfondirlo; noi dovremo molto probabilmente, proprio in Aula, assumere delle decisioni che vanno a dare il contributo dell'Aula in questa direzione. Io credo che questo tema diventi prioritario rispetto alle volontà stesse espresse fin dalla premessa del Piano, ovvero il tema diventa quello di dare o di realizzare una proposta che sia davvero attuativa e che sia davvero un filo conduttore nell'inversione di rotta che avrebbe dovuto caratterizzare la sanità italiana, e anche quella sarda, con l'emanazione della "883".
Colleghi, io credo che, se davvero noi da una realtà sarda e ospedalocentrica vogliamo far diventare la sanità sarda una sanità di servizi alla persona e quindi territorializzare i servizi, molto probabilmente dovremo esprimere questi concetti e realizzarli. In che cosa? Realizzarli non soltanto nell'espressione di questo sogno, ma soprattutto attivandoli realmente. Quando noi andiamo a verificare qual è il concetto che condividiamo di più, ci rendiamo conto che è, di sicuro, quello espresso dal collega Pacifico sul benessere comune dei sardi, benessere comune dei sardi che noi coniughiamo già con la una volontà dell'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, quando definisce appunto il concetto di salute come concetto di benessere. E' in questo concetto di benessere che noi vogliamo trovare davvero la realizzazione del benessere del nostro cittadino.
Il benessere dei nostri cittadini non si realizza soltanto pensando di smantellare la rete ospedaliera, seppur vetusta, possiamo anche essere convinti di questa necessità, ma crediamo soprattutto che ci sia bisogno di abbandonare gli scontri ideologici sul concetto di salute perché non siamo di sicuro noi deputati ad attivare una salute di tipo rosso, di tipo nero, di tipo azzurro, perché credo davvero che la salute non possa essere un concetto di parte, ma un concetto che possa essere condiviso e condivisibile da tutti. Il problema più grosso oggi è che la qualità della salute, che noi proponiamo, non viene condivisa, né tantomeno percepita dai nostri cittadini; il problema quindi oggi più impellente è quello del governo della sanità. Come possiamo oggi governare la sanità? Qualcuno ha usato il termine, in passato, parlo dell'Assessore, di necessità di bonifica della sanità sarda, ovvero prima dell'Assessore ne aveva parlato qualche altro esponente della maggioranza, non ricordo chi in particolare, ma ricordo che si disse che la sanità sarda avrebbe dovuto essere bonificata.
CUGINI (D.S.). Vargiu ne ha parlato.
CONTU (F.I.). Cugini, Vargiu ne ha parlato stasera riportando appunto discorsi precedentemente fatti.
Bene, se si deve iniziare la bonifica della sanità, molto probabilmente non ci sono gli elementi per poterla fare. Perché? Perché, comunque sia, si stende su questo Piano un alone di interessi che davvero non è che vengano cancellati, interessi che probabilmente cambiano colore, che assumono i colori del leopardato dove il rosso diventa nero e il nero diventa rosso, bene o male lasciando una sanità leopardata per tutta una serie di interessi che, volta per volta, si attivano nei confronti degli amici, degli amici degli amici e così via.
CUGINI (D.S.). Fai i nomi!
CONTU (F.I.). Faremo anche i nomi quando sarà il caso, collega Cugini.
Io credo che siano da ricercarsi dietro alcune scelte che troviamo tra le pieghe di questo Piano per esempio potrei dire che un nuovo centro di oculistica al "Binaghi" io lo vedo di colore, hai capito Renato? Per dire nome e cognome, potremmo anche dargli nome e cognome!
CUGINI (D.S.). E se uno è daltonico?
CONTU (F.I.). Se uno è daltonico, dà il colore che è in grado di percepire, non glielo do io il colore!
CUGINI (D.S.). Nomi!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego, ascolti con attenzione come stanno facendo gli altri.
CONTU (F.I.). Il problema quindi, dicevo, del governo della sanità è oggi alla ribalta, non solo per la necessità dell'adeguamento della normativa regionale, ma per la necessità dell'attivazione del processo di chiarificazione degli scopi della sanità nel contesto contemporaneo e dell'identificazione necessaria delle nuove priorità per la salute in modo da garantire le risposte in termini di miglioramento dell'aspettativa di qualità della vita dei nostri cittadini.
Siamo consapevoli che il governo della sanità rappresenta solo una delle dimensioni, di sicuro la principale, da prendere in considerazione per il miglioramento e la tutela della salute delle persone. Le acquisizioni scientifiche, le nuove tecnologie, ma soprattutto le esperienze cliniche, le professionalità presenti nel sistema sanitario della Sardegna, derivanti dalle esperienze maturate sul campo, hanno attivato, nei decenni, un processo di promozione della salute che ha dato i suoi frutti derivati da un complesso di interventi delle politiche per la salute e dunque della sanità pubblica sarda.
La nostra convinzione è quella oggi di poter proporre ai nostri cittadini una prospettiva tale da garantire l'offerta di servizi sanitari rispondenti alle necessità e favorire, soprattutto, il pieno sviluppo delle potenzialità dell'offerta dei servizi al cittadino sia nel pubblico che nel privato, rispettando il diritto e la libertà dell'individuo nella scelta dell'accesso alle prestazioni erogate ed erogabili con appropriatezza, efficacia e secondo i bisogni e le esigenze assistenziali di ciascuno. Non sfuggano il concetto di libertà e di diritto alla salute di ciascun cittadino come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività, che devono essere considerati utili e non utilitaristici, coerenti e scientificamente evidenti, superando il concetto della sola erogazione della prestazione sanitaria e favorendo la promozione della salute che deve diventare una attività di natura sociosanitaria multidisciplinare interessante tutti gli aspetti e i livelli nella società.
A questo Piano si chiede venga data attuazione alla Carta di Ottawa del 1986 che afferma: "Le attività di promozione della salute sono orientate prima di tutto a realizzare politiche in tutti i settori e a tutti i livelli che mantengano sana la popolazione..."; purtroppo oggi la gente, invece, si ammala, ma soprattutto si ammala a stare ad aspettare che i vari CUP, attivati in questi anni, snelliscano le liste d'attesa; se uno arriva a richiedere una prestazione sanitaria ai primi sintomi, spesso e volentieri vede la propria vita messa a repentaglio perché davvero ancora oggi è necessario aspettare mesi per poter avere una semplice visita.
Questo diventa il primo obiettivo di una vera riforma che non può essere basata solo sulle enunciazioni ma ha bisogno di nuove leggi che siano sostanziate da progetti e programmi oltre che da risorse. Questo è il tema sul quale dovremo fermarci e intendo fermarmi per i prossimi minuti a disposizione. Davvero senza risorse, molto probabilmente, di quanto enunciato in questo Piano poco potrà essere programmato nei prossimi tre anni, considerato anche il fatto che sono due anni, quindi un tempo anche abbastanza ridotto. Bene, siamo curiosi di sapere quali saranno le risorse da mettere a disposizione, anche provenienti dal Quadro comunitario di sostegno, di cui abbiamo solo l'enunciazione del Presidente, noi possiamo anche credere alla sua buona fede ma...
PRESIDENTE. Onorevole Contu, il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritta a parlare la consigliera Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'esame del Piano sanitario in quest'Aula, sede primaria e pubblica, rappresenta un momento molto serio, molto impegnativo dal punto di vista politico e dal punto di vista istituzionale. Proprio per questo motivo ritengo che non dobbiamo martirizzare questo Piano, questo testo, più di quanto non sia stato fatto in Commissione, dal momento che i contributi sono stati molteplici e così anche gli emendamenti.
Non ha certamente ragione la maggioranza dovesse sostenere che questo Piano sanitario e perfetto, perché è un Piano perfettibile e tra l'altro non può comprendere tutto, così come l'opposizione non dice il giusto quando afferma che questo Piano è tutto da rifare, è un Piano che non serve a nulla. Quella che invece è una necessità essenziale, una necessità sentita, è porre rimedio a quel ritardo eccessivo che c'è stato nel recepimento della normativa nazionale, mi riferisco in particolare al decreto legislativo numero 229 del 1999, appunto la normativa nazionale, che è stata recepita da noi con la legge numero 10 del 2006. Tutti questi ritardi, compreso il Piano sanitario, hanno fatto sì che la nostra Regione si trovi in una situazione di difficoltà e di disomogeneità e frammentarietà rispetto alle altre Regioni d'Italia; questo penso sia il motivo valido perché ciascuno di noi possa farsi un esame di coscienza.
Punto di riferimento di questo programma, per così dire new deal, un nuovo accordo, un nuovo patto della salute, un nuovo sistema, che veramente parta dalle necessità e dai bisogni di tutti i cittadini sardi. Non possiamo tra l'altro non tener conto anche di un altro aspetto molto importante, parlo della progressiva crescita, appunto, del ruolo che hanno le Regioni nella legislazione concordata in materia sanitaria con lo Stato, dando così vita ad un governo congiunto. Proprio questo tavolo di concertazione permanente, di consultazione in materia sanitaria, dà a tutte le Regioni e alla nostra Regione sarda una grande responsabilità in materia legislativa sanitaria.
Ci sono delle idee chiave, ne sono state dette molte, si inizia proprio dalle malattie ad alta specificità per la Sardegna, le malattie metaboliche, che sono state nominate prima dal nostro relatore ma tutti quanti siamo a conoscenza che, nonostante il nostro Assessore venga dal Piemonte, anche questo ricordato, il Piano è un piano fatto dai sardi e per i sardi.
Un altro aspetto che ritengo sia importante e che impregna tutto il Piano sanitario è l'umanizzazione e la centralità del malato, punto richiamato più volte anche oggi. E' vero, siamo stanchi di sentir parlare di umanizzazione e di centralità del malato perché troppo spesso è uno slogan; ritengo però che qui ci siano gli elementi e le premesse perché veramente cambi il rapporto tra paziente e professionista, e soprattutto perché le istanze del malato e i suoi bisogni siano veramente accolti. Lei, Assessore, sa bene, ma lo sappiamo tutti, quanto è necessario che venga accolto il paziente con i suoi bisogni in maniera completamente diversa. Manca l'equità; qualcuno ha ricordato le liste d'attesa che innescano davvero quel sistema di raccomandazioni che poi tende a garantire solamente le persone più forti mentre le persone più deboli devono sottostare, appunto, a queste lunghe attese. Noi tutti sappiamo che cosa vuol dire non fare le attese, io per prima, e avere una sanità sempre di alta qualità e a disposizione per tutti noi.
Un altro aspetto importante che, appunto, è innovativo ed è sempre dalla parte del malato, quindi delle fasce più deboli, è anche l'obiettivo di promuovere il territorio come sede primaria di assistenza sociosanitaria, è quindi inderogabile organizzare il territorio spostandovi dei servizi e spostandovi, appunto, delle risorse.
Una visione ospedalocentrica abbiamo detto che non è più sostenibile, quindi il discorso si sposta adesso ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, a cui si chiede, appunto, questa volta di giocare un ruolo più importante di quanto non abbiano fatto in passato. Quindi si inverte la linea tradizionale che era basata invece prioritariamente sull'ospedale. Il nostro sistema sanitario deve pertanto prepararsi a rispondere ad una domanda, che è crescente, ed è di natura diversa da quella che c'era prima, si tratta quindi di modalità di erogazioni diverse, di cure che sono per un periodo molto più lungo di tempo; si tratta pertanto della promozione di una rete integrata dei servizi sanitari, pensiamo alle persone anziane, ai cronici, ai terminali, ai disabili eccetera, riducendo così la permanenza degli ammalati in ospedale.
Tra l'altro vorrei anche ricordare una cosa, che non ho dimenticato, ma non ha dimenticato nessuno della maggioranza, non lo ha dimenticato il presidente Soru, non l'hanno soprattutto dimenticato i sardi: nella nostra campagna, Sardegna insieme, abbiamo detto che ci sarebbe stata un'attenzione speciale nei confronti degli ultimi e questa attenzione nei confronti degli ultimi, in modo particolare, riguarda la salute. E' abbastanza documentato in Sardegna, come in tutti i paesi dell'Italia, che la mortalità cresce con la povertà, cresce con il disagio sociale, ma questo è molto chiaro, perché sono vittime, i più poveri, proprio di una mancata attenzione nella prevenzione, nelle diagnosi precoci e nelle cure appropriate.
E' vero che lo sviluppo economico non rientra propriamente in quelle che sono le politiche sanitarie, però sappiamo, anche molto bene, che, senza uno sviluppo delle politiche sociali, non ci potrà essere neppure una sanità di alto livello; è per questo che ancora una volta noi chiediamo e sosteniamo e siamo disposti a lavorare, proprio per un contrasto al disagio sociale, per impedire ai più poveri di morire prima o di aggravarsi, diciamo, per delle patologie che sarebbero invece superate.
Per terminare, il nostro desiderio è veramente quello di umanizzare gli ospedali (questo Piano sanitario lo usa proprio come filo rosso che, appunto, lo imbastisce e lo innerva tutto), però è anche quello, Assessore, di avere un Assessorato più umano, un Assessorato più accogliente, dei medici più pazienti e, perché no?, dei direttori generali più umani, più disponibili ai bisogni degli altri, io non posso farlo, lei lo può fare.
PRESIDENTE. Tenuto conto di tutta una serie di indisponibilità, straordinariamente do la parola all'onorevole Uggias che invece aveva chiesto di intervenire più avanti.
CUGINI (D.S.). Gli indisponibili decadono, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, ci aiuti a fare bene il nostro mestiere, lei lo fa di solito, perché adesso si mette a creare problemi?
CUGINI (D.S.). Sto dando solo un suggerimento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, ricordo che, in Conferenza dei Capigruppo, si è stabilito di terminare i lavori entro le ore 21, se lei dà la parola adesso alle 20 e 45, non credo che sarà rispettato l'orario; ora non vogliamo ricorrere alla richiesta di numeri legali, ma vogliamo ricorrere al rispetto delle regole che sono state stabilite nella Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Penso che riusciremo a mantenere l'impegno, onorevole Artizzu.
E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Presidente, rimarrò all'interno del tempo assegnato, anche perché, come consiglieri del centrosinistra ci siamo dati l'impegno di rimanere nei 10 minuti in maniera tale da consentire lo sviluppo dei temi più importanti. Mi consenta, preliminarmente, di formulare, a nome dell'intero Gruppo de La Margherita, le condoglianze al collega Masia per il lutto che l'ha colpito, che purtroppo lo costringe all'assenza dall'Aula, altrimenti il Presidente della Commissione sanità avrebbe già dato il suo fattivo contributo.
Nel merito, credo che dobbiamo partire da una considerazione oggettiva. Presidente, siamo in presenza di un sistema sanitario che non funziona come dovrebbe; al di là delle discussioni e delle polemiche questo mi sembra un dato di fatto, un dato di partenza. Quali sono le cause di questo non ottimale funzionamento? Forse è un eccesso di posti letto, forse l'assenza di posti letto per post acuti, forse l'eccesso della spesa farmaceutica, forse il difetto nel sistema di accreditamento o altro? Quali sono i settori che più di altri risentono di questo non ottimale funzionamento? L'assistenza ospedaliera, la prevenzione, la riabilitazione? Tante possono essere le risposte, in ogni caso noi dobbiamo partire da una considerazione: la realtà e i parametri nazionali ed europei ci impongono di adeguare i numeri della Sardegna e la qualità del sistema sanitario regionale. I numeri li ha illustrati egregiamente il consigliere relatore Nazareno Pacifico, e ci dicono, ad esempio, che in Sardegna abbiamo 226 ricoveri per 1000 abitanti, a fronte di un tasso di ospedalizzazione di 180 ricoveri per 1000 abitanti che dovremmo avere, e di questi 180 ricoveri dovremmo averne il 20 per cento in maniera diurna.
Occorre però andare oltre le indicazioni dei limiti, e in tal senso la maggioranza si è fatta carico della propria responsabilità di governo, non pensiamo certamente di seguire le indicazioni dell'opposizione che, a fronte di un ritardo di vent'anni nel Piano sanitario regionale, vorrebbe che ci volessero altri vent'anni per farne un altro. Noi abbiamo lavorato in Commissione, abbiamo lavorato alacremente, abbiamo fatto tutte le audizioni che dovevano essere fatte, fatte le riaudizioni, lavorato con gli emendamenti, dando il tempo per la presentazione tempestiva, abbiamo ragionato sugli stessi, certamente non potevamo aspettare le calende greche per portare il Piano in Aula.
Ecco quindi che, in un sistema complesso in cui emerge, più che altro, la molteplicità dei problemi, è doveroso compito della politica, e soprattutto della buona politica, governare la situazione, così da poter giungere ad una tendenziale soluzione globale. Certamente ciò non significa che, nella proposta di Piano sanitario oggi all'attenzione del Consiglio, siano contenuti tutti gli impegni necessari per superare lo stato di una sanità malata. Invero va ricordato che, nel corso del presente anno, abbiamo approvato la legge numero 10, che riforma il sistema sanitario regionale, rappresenta il sistema che aggiorna le regole di fondo, in cui si inserisce, quasi ad incastonarsi, il Piano sanitario regionale. In sostanza, colleghi, il Piano rappresenta uno strumento normativo di secondo grado, avente contenuto programmatorio, una programmazione di alto livello che si fonda su alcuni pilastri principali, come ad esempio innanzi tutto l'individuazione delle priorità negli obiettivi di salute che evidenziano come il diabete mellito, le malattie rare, la sclerosi multipla e le talassemie, con annesso il piano sangue, rappresentino le emergenze di questa Regione.
Una pianificazione ad attuazione progressiva che indirizza il sistema verso la deospedalizzazione che non è, come è capitato di sentire, un decentramento da Cagliari, ma è un allontanamento dagli ospedali, ovunque essi siano e ovunque essi sorgeranno. Un sistema quindi verso la deospedalizzazione, attraverso la valorizzazione del distretto e la prevenzione, caratterizzati, come si è detto, da un'impostazione di umanizzazione del sistema, che non è un modo di dire, va ricordato che viene spesso subito dai pazienti e dai parenti degli ammalati.
Altra caratteristica fondante del Piano è la tendenza verso un riequilibrio territoriale, che consente di superare un accentramento storico e, nel contempo, di superare carenze di fatto radicate. In tal senso, il Piano riconosce le legittime ragioni della Gallura e del Medio Campidano, riconosce all'Ogliastra le cause del suo isolamento come un limite da superare, scelte fortemente apprezzate da questi territori. Non giungano soltanto le voci di chi, nel corso degli anni e dei decenni, ha avuto risposte da un sistema sanitario, comunque risposte, giunga anche la voce dei territori che, per anni, per decenni, sono stati penalizzati, e questa è una voce di soddisfazione delle scelte indicate e contenute nel Piano. Valgano le voci di tutti i territori periferici, quanto quelli dei territori centrali e vicini ai palazzi del potere.
In tal senso, quindi, la sanità si cala nella società sarda e, cambiando passo, vuole porsi anche come fattore che contribuisce non solo all'occupazione del personale, ma anche e soprattutto allo sviluppo complessivo del sistema economico, come in Gallura, dove si disegna un'offerta ospedaliera adeguata all'eccellenza del sistema turistico, nei confronti del quale si pone quale necessario e qualificato elemento di complemento. Non si può immaginare, oggi, un sistema turistico senza un sistema sanitario adeguato alla richiesta degli utenti.
In questo contesto territoriale, colleghi, il Piano prevede un aumento della dotazione di posti letto, delineando un sistema armonicamente integrato tra offerta pubblica e offerta privata, rispettivamente rappresentati, da un verso, dal nuovo ospedale di Olbia, da quello di Tempio e da quello di La Maddalena e, dall'altro, dall'ospedale "San Raffaele". A questo proposito, ritengo necessario sgombrare il campo da molti equivoci che, soprattutto in malafede, vengono seminati all'unico scopo di bloccare qualsiasi strada di riforma. Non deve sfuggire, infatti, che il rapporto pubblico o privato rappresenta un modello al quale tutto il sistema regionale deve tendere, così come deve tendere il sistema nazionale.
In questo contesto territoriale, le specialità previste sono strettamente integrate fra loro e al privato, così come è scritto nel Piano, è consentito sviluppare attività specialistiche e ambulatoriali, esclusivamente quelle specialità per le quali è prevista l'attività di degenza presso l'ospedale, senza la possibilità che funga da sportello per portare presso altri presidi sanitari i pazienti sardi. Non può e non deve sfuggire che l'offerta privata consentirà anche di contenere la mobilità passiva extraregionale che, così come è emerso nei lavori di Commissione, tanto pesa nelle finanze locali da raggiungere un'entità, all'incirca, di dieci milioni di euro annui che, in questo modo, verranno risparmiati al sistema sanitario regionale sardo, daranno qui occupazione, daranno qui risposte a tutti i pazienti, a tutti i malati e alle famiglie che sono costrette a subire onerosi e massacranti viaggi della speranza verso altre mete, mete che, finalmente, invece, potranno essere qua e potranno dare risposte di salute ai cittadini sardi.
Allora, mi avvio alle conclusioni veramente per rimanere entro il tempo, io credo che questo Piano rappresenti soprattutto e deve rappresentare un cambiamento culturale: meno sanità, più salute, meno apparato, più cittadini fuori dall'ospedale. Soprattutto, dobbiamo considerare che la sanità non può essere una cosa nostra, intesa come una cosa di pochi, una cosa di apparati, una cosa di direttori generali, di direttori sanitari e di direttori amministrativi. Dobbiamo pensare questo, considerando che il nuovo rapporto tra Stato e Regione Sardegna ci impone di riconsiderare il sistema sanitario, non più come un feudo di direttori generali e di apparati, ma come un sistema che riflette i suoi effetti su tutti i settori dell'azione regionale. Infatti, se avremo una sanità virtuosa, i cittadini sardi avranno, oltre che la salute, i servizi, avranno strade, avranno case popolari, avranno tutte le opere pubbliche che si potranno realizzare considerando che la sanità sarà il polmone finanziario della Regione Sardegna.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Uggias si concludono i lavori per questo pomeriggio. Il Consiglio è riconvocato domani mattina, mercoledì 20 dicembre, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 55.
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