Seduta n.276 del 08/09/1993 

CCLXXVI SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

MERCOLEDI' 8 SETTEMBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

della Vicepresidente SERRI

INDICE

Programma: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia (1994-1999) dell'Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale" (Progr. n. 48/A). (Continuazione della discussione):

MURGIA.................................

ERITTU....................................

SERRA PINTUS.....................

PES...........................................

PLANETTA.............................

USAI EDOARDO...................

PILI..........................................

SATTA ANTONIO.................

La seduta è aperta alle ore 10 e 02.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 5 agosto 1993, che è approvato.

Continuazione della discussione del programma: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia (1994-1999) dell'Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale" (Progr. n. 48/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del programma numero 48.

E' iscritto a parlare l'onorevole Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi, pochi, pochissimi consiglieri presenti, io non so se in questa circostanza sia utile chiedere la verifica del numero legale, ma, tant'è, ormai è in questo clima che anche gli argomenti più importanti vengono dibattuti in quest'Aula, spesso in una situazione semidesertica. Non che ci si debba assuefare a questa rarefazione delle presenze, però evidentemente è la stagione e bisogna prenderne atto. D'altra parte, io credo di dover liquidare l'argomento con poche battute, così come poche opportunità abbiamo avuto nella Commissione di merito, che per la verità solo il 2 settembre ha avuto le proposte definitive, anche se, sugli assi e sottoassi, precedentemente avevamo avuto quanto meno l'opportunità di esprimere orientamenti di massima, non dico in termini formali, ma comunque in termini orientativi, mancando poi la sostanza su cui esprimere pareri più compiuti, tanto più che le informazioni in merito non sono state certo date in presenza della Commissione al completo. Io devo ricordare che la seconda Commissione - così come, penso, tante altre Commissioni - soffra in quest'ultimo periodo di un meccanismo regolamentare che, di fatto, fa rischiare costantemente di non raggiungere il numero legale, stante la convocazione in concomitanza delle diverse Commissioni e l'obbligo per molti commissari di dividersi fra l'una e l'altra. Anche nella Commissione a cui io mi riferisco, spesso e volentieri, il numero legale viene garantito dal senso di responsabilità dei commissari dell'opposizione; io stesso avrei potuto cogliere varie opportunità per esercitare non dico una forma di ostruzionismo, ma quanto meno evidenziare l'anomalia regolamentare e qualche volta l'assenteismo della maggioranza. Ed è in questo clima che si è fatta non proprio un'istruttoria, ma la valutazione su questi progetti. D'altra parte il 2 di settembre - che è successivo alla delibera della Giunta del 31 agosto - è la data che conta; tutto quello che ha preceduto il 2 settembre ha un valore relativo più informale che sostanziale. Devo dire che, nonostante tutto, nonostante siamo stati sommersi in quella seduta da un volume di parole, di dati e di cifre da parte dell'assessore Barranu, che è particolarmente bravo a convincere, con una stringente dialettica, sulla bontà delle proposte, l'unanimità non è stata raggiunta, facendo registrare anche qualche defezione nella stessa maggioranza, e comunque l'astensione di chi parla. Comunque, al di là del pressing dell'Assessore, in questo frattempo ammetto di aver recuperato un minimo di lucidità e di aver potuto valutare le proposte con maggiore attenzione, anche se devo riconoscere che le osservazioni del collega Sandro Usai di ieri sono più che legittime, pur tenendo conto che solo il 20 luglio la CEE ha approvato l'insieme dei regolamenti con le modifiche e che quindi successivamente a questa data i relativi piani potevano essere predisposti tenendo conto della nuova normativa. Dico questo tenendo conto che i regolamenti e le direttive non è che meritino di essere tenuti presenti solo dopo l'approvazione. Queste hanno una loro gestazione, e, se la Giunta attiva, in questo periodo, come è giusto, i sensori che è necessario attivare, è chiaro che all'adeguamento delle direttive non ci si arriva in tempi ristretti così come è successo. Agosto era periodo di ferie, la data del 7 settembre era stata posta come quasi ultimativa, tenendo conto - io mi rifaccio naturalmente ai dati e alle informazioni fornite soprattutto dal rappresentante della Giunta - che il 15 settembre lo Stato membro, cioè l'Italia, deve presentare le proposte globali. Dobbiamo fidarci di questi dati, anche se si bisbiglia che poi gli stessi piani siano stati già consegnati. E' un dubbio che aleggia e che sarebbe utile chiarire per non svilire il dibattito quasi a livello accademico, o quanto meno a un riturale sul quale scivolare nella tranquillità dei numeri che questa maggioranza comunque garantisce in ogni caso per approvare schede e progetti.

Io, prima di entrare nella sostanza dei provvedimenti, voglio fare delle valutazioni preliminari e direi anche esprimere apprezzamento sulla obiettività e la correttezza di analisi in tutte le sue articolazioni previste nel quadro generale di accompagnamento alla proposta del piano. In questa analisi vengono elencati una serie di dati e di considerazioni che, in queste circostanze, vengono apertamente ed esplicitamente riconosciute e codificate e in altre circostanze, a seconda dell'interlocutore, vengono mascherate e direi anche nascoste. Nel 1992 il prodotto interno loro è salito solo dello 0,6 per cento a fronte dello 0,9 per cento in campo nazionale, confermando il vistoso rallentamento della crescita regionale. Io leggo quasi testualmente le cose che sono state previste. La produzione dell'energia elettrica è calata dell'1 per cento, l'andamento del valore aggiunto industriale segue pesante il dato negativo del 1992, meno 2,9 per cento contro lo 0,5 per cento nazionale; l'occupazione è calata da 561 mila unità a 522 mila; il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto del 34 per cento; gli occupati in agricoltura calano vistosamente e il terziario, si afferma, non è più in condizioni di ammortizzare le contrazioni occupazionali. E ancora si sottolinea la debolezza strutturale dell'economia sarda, dovuta alla bassa specializzazione produttiva e industriale, alla parcellizzazione dell'agricoltura, alla permanente insufficienza delle reti di trasporto e di energia. Si sottolinea ancora che l'apparato formativo extrascolastico, tanto per intenderci i corsi di formazione professionale, sconta una azione scoordinata, non calibrata su analisi di prospettive del mercato del lavoro e non certificata nei risultati elettorali, cioè una dichiarazione di totale dispersione e fallimento e di caratterizzazione in termini assistenziali e clientelari dei corsidi formazione professionale, tanto più che il 72 per cento delle persone in cerca di occupazione denuncia un basso livello di scolarizzazione e il 25 per cento dei giovani disoccupati possiede una istruzione secondaria o superiore a fronte del 40 per cento delle regioni meridionali. E infine si ammette che il tasso di disoccupazione, dato ISTAT, a gennaio 1993 indica un 21 per cento che ci fa recuperare posizioni di primato tra le Regioni nella classifica di quelle che non offrono speranze ai giovani. Potrei continuare impietosamente, commentando i vari paragrafi che riguardano specifici settori: agricoltura, industria, artigianato, turismo, sanità, sistema sociale, eccetera. Si rischia di essere ripetitivi, ma un dato emerge nell'analisi di questo quadro generale di accompagnamento: il riconoscimento pressoché totale del fallimento di questa Giunta su tutti i fronti, ed è curioso che questi dati e questa ammissione vengano a galla, quando si tratta di pietire risorse dall'esterno, verità che in altre circostanze sono mascherate o manipolate o addirittura negate emergono in questa circostanza in tutta la loro crudezza. Questa Giunta, a mio parere, ha compiuto un mirabile autoritratto, magari con tinte fosche o colori spenti in una cornice sbilenca e di per sé poco solida, cioè ha finalmente preso coscienza di sé, lo codifica e lo certifica, in atti da inviare a interlocutori esterni, che si guarda bene da diffondere e divulgare nel territorio e nell'opinione pubblica, cui ben altri dati si offrono perché il consenso comunque va sempre ricercato e garantito. Una Giunta per la verità anche scalognata, iellata, come si suol dire. E' vero che con la sua nascita, anche se l'eredità pesante della Giunta omologa non è facile da cancellare, tutto si è scatenato attorno. La Giunta indubbiamente non è stata favorita dalla buona sorte, la recessione l'ha coinvolta in pieno, ne ha evidenziato debolezze e incapacità progettuali; quindi, una Giunta nata male sta vegetando peggio; è figlia o figliastra di una maggioranza eterogenea e litigiosa - i dati e le note stampa di questi ultimi giorni peraltro evidenziano l'accentuarsi di questa litigiosità - il cui sostegno diventa più convinto solo quando il ventriloquio politico, che è stato instaurato attraverso la figura dei tecnici, viene esercitato con la dovuta passività dal tecnico di turno, che, se riottoso, viene costretto a rassegnare le dimissioni, così come il caso Marrosu insegna. E sarebbe lungo l'elenco delle inadempienze o comunque dei fattori esterni che - al di là dello scarso respiro e della non progettualità e del danno che questa Giunta sta producendo - ne stanno pesantemente condizionando il bilancio catastrofico e disastroso. Pensiamo alla deindustrializzazione ormai compiuta, a tutta una serie di settori della presenza pubblica che, al di là della industria di Stato o ex di Stato, stanno chiudendo, dai tribunali, alle direzioni didattiche; pensiamo ai gravami militari che anziché diminuire aumentano, alle dismissioni non attuate, salvo poi tentativi dello stesso Stato di vendere territori della Sardegna, così come il caso del compendio Poetto-Calamosca clamorosamente sta evidenziando; alle condizioni climatiche che indubbiamente hanno aggravato il risultato della campagna antincendi che evidentemente ha dimostrato di non essere all'altezza della situazione. Ma il lungo elenco delle sciagure potrebbe essere chilometrico. Probabilmente, se si agisse in modo analogo a come si agisce per esempio, nel mondo dello sport, sareste stati già licenziati. Io non credo che voi abbiate avuto il trattamento, a suo tempo riservato a predecessori, sempre in analogia col mondo calcistico, licenziati dopo cinque sconfitte; in questa circostanza voi avete usufruito di tutto un girone di andata e meritate di essere licenziati, così come si fa nel settore privato, quando il bilancio risulta così negativo e catastrofico.

E' chiaro che in questa situazione i finanziamenti CEE rappresentano una manovra residuale, una possibilità discrezionale di spostare le risorse, nella misura in cui i tagli statali al bilancio selvaggi, e direi subiti passivamente, non permettono più che di sopperire alle spese correnti. E anche qui non tutto fila liscio. La stessa relazione della Commissione sottolinea ancora una volta il pericolo che incombe su congrue quote assegnate per il periodo 1989-1993 di rimanere non spese, cioè il pericolo concreto che le stesse rimangono nelle casseforti di Bruxelles. L'Assessore, che anche in questo si è rivelato assai efficace, ci ha convinto che nel Meridione siamo tra i più bravi, ma non ci ha convinto che siamo bravi in assoluto; cioè non è riuscito a convincerci del tutto che, al di là della particolare classifica che ci colloca tra le regioni del Meridione che sanno spendere, sappiamo realmente spendere come è giusto spendere, e quindi non ha fugato i dubbi che esistano ancora centinaia di miliardi a rischio se non vengono spesi nell'arco dei prossimi sei mesi. Si dirà che queste sono inadempienze croniche, presenti anche in passato soprattutto per il tipo di scelte operate: interventi a pioggia diluiti in mille progetti, con un criterio di gestione dei fondi ormai superato, e in Commissione su questo si è trovata l'unanimità perché al di là dei privilegi di alcuni settori, bisogna evitare soprattutto il rischio che le somme stanziate vengano spese secondo ritmi che appartengono ad altre Regioni del Mediterraneo, che su questo ormai ci hanno largamente superato. Scontiamo ancora le conseguenze delle vecchie strategie che privilegiavano gli interventi a pioggia.

Dicevo che sugli assi prioritari, almeno sul piano della concentrazione dei settori sui quali operare, in Commissione ci siamo orientativamente espressi in termini favorevoli, ed è soprattutto su questo punto che si è sviluppato il confronto e si è raggiunto un ampio consenso, salvo poi, sulla valutazione delle Tabelle numero 5 e 6, entrando nel merito, riscontrare complessivamente una gestione degli stessi fondi che ricalca, direi, logiche geopolitiche. Cioè risulta subito evidente che la ripartizione dei fondi, sia nei programmi regionali che in quelli multiregionali, al di là della delimitazione degli obiettivi su cui concentrare risorse, risente notevolmente della distribuzione direi geografica compensativa, che chiaramente sottintende influenze di potentati o comunque esigenze non solo ed esclusivamente attinenti allo sviluppo, o alla creazione di infrastrutture, ma esigenze che a breve periodo vanno soddisfatte, per evitare catastrofi elettorali, sulle quali non so fino a che punto questi meccanismi possono ancora influire. Certo, non mi riferisco alla concentrazione notevole di miliardi per la gassificazione del carbone Sulcis, su cui sono fortemente d'accordo perché sono sempre convinto, così come mi sembra che da qualsiasi punto di vista possa essere valutato, che senza una autonomia energetica non può garantirsi uno sviluppo economico, una autonomia produttiva e senza questa non si può raggiungere, così come io auspico, una piena e totale autonomia politica.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI

(Segue MURGIA.) Autonomia, è chiaro, deve fare il paio con economia; però anche qui i più grossi dubbi che mi attanagliano, riguardano il fatto che, a fronte di uno stanziamento direi fortissimo di miliardi, 500 di questi dovranno essere recuperati da finanziamenti privati. In questi giorni si parla di carbon-dollari, quindi l'identikit comincia a delinearsi. Io non so se sia auspicabile che questo si realizzi o meno, certo è che l'interlocutore, il partner privato, nel momento in cui lo Stato di fatto sta retrocedendo direi in maniera ignominiosa da un processo del genere, deve essere un interlocutore forte, con ampia disponibilità di capitali, il che sottintende tanti altri pericoli che non mi sembra il caso stamane di sottolineare. E' chiaro che la bontà di questi stanziamenti potrà risultare ancora più incidente nella misura in cui questo partner verrà individuato, e si dichiarerà disponibile a scommettere, così come noi intendiamo scommettere, sulla gassificazione del carbone Sulcis.

Stanziamenti per il parco tecnologico per i lotti di Cagliari e di Sassari: credo che anche su questo sia comprensibile che ci siano larghe intese e non sia il caso di soffermarsi, tanto più che la materia mi è anche un po' ostica, per la verità, però ne intuisco la validità e non voglio proseguire oltre. Parlavo prima di logica geopolitica; questa si evince chiaramente dagli schemi idrici della Sardegna sud-orientale e del nord Sardegna, così come dal sottoasse della metropolitana leggera di Cagliari e di Sassari. Mi sembra lapalissiano tutto questo, e pur dichiarando di non essere assolutamente contrario a questo tipo di stanziamento, perché non solo questi sottoassi, ma tanti altri sottoassi avrebbero meritato dei finanziamenti, non posso non sottolineare una valenza geopolitica. Gli stanziamenti, se sommati a quelli ingerenti per la strada statale 125, fanno dedurre che la filosofia complessiva dei finanziamenti di questi progetti è sempre riferita alle infrastrutture e ai lavori pubblici, quasi che il passato non ci abbia dato insegnamenti, e comunque rivelano un corto respiro e sacrificano settori che forse avrebbero meritato maggiore attenzione. Mi riferisco in particolare al settore ambientale. Per quanto riguarda la 125, l'unica perplessità che vorrei esprimere riguarda il fatto che la presenza dell'ANAS si limiterà, nell'ambito dei sei anni, ad uno stanziamento di 148 miliardi a fronte degli 800 complessivi. In buona sostanza lo Stato interviene in una misura ridicola e chiaramente si sta defilando in un settore nel quale non doveva essere la Regione, seppure utilizzando i fondi CEE, sia nei programmi regionali che in quelli multi regionali, a prevedere emorragie così consistenti per una infrastruttura - parliamo della rete stradale - ma lo Stato in prima persona a farci recuperare il gap che ci separa ancora dalle altre regioni europee.

Da una breve lettura della scheda, credo di avere inteso che la famosa orientale sarda prevederà un'alternativa non attraverso la linea Cagliari-Muravera, attraverso Campuomu con i famosi tunnel - non so in che misura questi potessero essere compatibili sul piano della valutazione ambientale perché non sono un tecnico e non ho approfondito la questione, ma in base anche ai dibattiti sviluppatisi sulla stampa davo per scontato che quella sarebbe stata l'alternativa all'orientale - viene definitivamente confermato che l'alternativa non è tanto questa, ma è una alternativa alla provinciale Cagliari-Villasimius. Ora io non so quanto questa possa rappresentare la scelta più economica, più felice, più produttiva, più utile. Spetterà ad altri riuscire a convincerci, però per quanto posso ricordare, fra progettazioni e annessi e connessi che la prima ipotesi aveva evidentemente comportato, mi sembra che anche su questo versante si siano persi tempo e risorse, si sono disperse tante risorse per poi individuare un tracciato alternativo che evidentemente non può far dimenticare tutto quello che è avvenuto. Ma su questo forse sarebbe utile sapere un pochino di più, perché è uno di quegli elementi che in un primo momento non sono riuscito a cogliere e su cui mi sono soffermato solo nelle riflessioni successive alla seduta della Commissione.

L'aspetto più eclatante che già di per sé ha giustificato la mia astensione, e che potrebbe anche far maturare il mio voto contrario a questi progetti, è legato al punto 3/1: parchi naturali, e specificatamente al Parco nazionale del Gennargentu, Asinara, Orosei. Ora la legge numero 394 ha rappresentato, oltre che una offesa all'autonomia dei sardi, uno scippo vero e proprio del territorio della Sardegna, un esproprio della titolarità della Regione alla gestione del proprio territorio, e altresì questo comporta il classico fiore all'occhiello per il Ministro della difesa dell'ambiente di turno, che se lo propaganda in tutte le sedi. Con tutto il malessere che questa istituzione, questo scippo, questa sovrapposizione alla legge regionale sui parchi, la numero 31, hanno provocato nelle comunità locali, con i vincoli che certamente un parco, la cui gestione ancora non è stata ben regolamentata, comunque prevede sia per la Regione che per gli enti locali, e che ancora oggi stanno provocando dibattiti e sconcerto presso le comunità locali, che cosa se ne deduce in termini di rassicurazione e di contributo a fugare questi dubbi e rendere sterili queste proteste? Che lo stanziamento previsto per la realizzazione del parco, nell'arco di sei anni, ammonterebbe a poco più di 90 miliardi, di cui solo il 25 per cento a carico di quello Stato che del parco sta facendo un fiore all'occhiello, che attraverso il parco sta esercitando prevaricazioni sull'istituto autonomistico e che naturalmente si guarda bene, come dicevo poc'anzi, dal rassicurare le comunità locali con interventi che veramente cancellino le perplessità per le limitazioni che i vincoli possono porre alle attività delle comunità locali, attraverso congrui finanziamenti per attività alternative che, in linea con la tutela e la valorizzazione del paesaggio, rassicurino e diano certezze agli operatori locali. Questo in coerenza soprattutto con l'esigenza, che è stata manifestata nel corso del dibattito sugli incendi, di un controllo del territorio molto più articolato e molto più partecipato, non solo dai diecimila, che in qualche maniera domani garantiranno i successi elettorali dell'Assessore alla difesa dell'ambiente di turno. Tutti gli Assessori alla difesa dell'ambiente puntualmente hanno avuto un particolare successo elettorale, e non credo che questo dovrà fare eccezione. Non è un caso che su questo Assessorato, come ieri per l'agricoltura e l'altro ieri per l'industria, si scateni la bagarre dei partiti politici, perché di per sé questo è un Assessorato che garantisce risultati elettorali, al di là del fatto che poi si riesca veramente a difendere l'ambiente, senza scivolare in profonde contraddizioni, con finanziamenti così esigui da risultare offensivi, che alimenteranno sconcerto e rabbia nelle popolazioni locali che, oltre a vedersi scippata la gestione del proprio territorio, non vedono nessun tipo di alternative. Avremmo dovuto prevedere ben più congrue cifre; i miliardi sarebbero dovuti essere centinaia, in questo settore, anche per le direttive comunitarie, sia per quanto riguarda gli insediamenti produttivi (parlo dell'industria), sia per quanto riguarda l'artigianato, ma soprattutto l'agricoltura perché, oggi, solo l'agricoltura che tutela l'ambiente, solo l'agricoltura che tutela il territorio potrà vedere i propri prodotti affermati nell'Europa comunitaria. Quindi anche la logica della settorializzazione della Sardegna attraverso i parchi deve essere superata, perché non possono più esistere sacche nelle quali l'ambiente può essere offeso impunemente e altre nelle quali chissà perché si devono prevedere dei vincoli, senza che questi vincoli siano compensati da prospettive di sviluppo.

Tutte queste ragioni confermano una serie di valutazioni che sono state espresse già in Commissione, in linea di massima prudenti e non completamente negative, ma se, nella replica dell'Assessore e nel corso del dibattito, non verranno fugati alcuni dubbi sulla filosofia dell'impianto delle schede numero 5 e numero 6, e non verranno eliminate le perplessità che sono state solevate, il nostro voto di astensione potrebbe tramutarsi in voto negativo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Erittu. Ne ha facoltà.

ERITTU (P.D.S.). Signor Presidente, signori consiglieri, la proposta di piano regionale o, per essere più precisi, come già ieri è stato detto, le proposte della nostra Regione per la formulazione del piano nazionale costituiscono sicuramente un atto impegnativo, rilevante di programmazione in questa fase finale della legislatura. Lo sono intanto per l'entità globale delle risorse che possono essere attivate combinando il cofinanziamento comunitario con le quote statali e regionali. Lo sono poi per le finalità che dovrebbero essere proprie di questo piano e cioè, secondo la filosofia dei fondi, un complesso di interventi volti ad affrontare e a ridurre le cause strutturali del divario di sviluppo che connota la Sardegna come le altre regioni meridionali incluse nell'Obiettivo 1 dei fondi strutturali. Lo sono infine, a me pare, perché questa discussione dovrebbe consentire alla nostra Regione di valutare meglio anche i propri indirizzi di programmazione, soprattutto collocandoli in modo più diretto nel contesto delle politiche comunitarie. Ricercare cioè un rapporto più stretto con la dimensione comunitaria è oggi una scelta che si impone assai più che nel passato e che investe la politica regionale complessiva di programmazione come gran parte delle politiche di settore e anche gran parte della legislazione regionale.

Siamo, infatti, entrati da tempo in una fase che vede il disseccamento del tradizionale intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno e in una fase anche che vede da anni una soluzione di continuità intervenuta nelle leggi di rinascita per la Sardegna. Sono insomma venuti meno quelli che erano stati per un lungo ciclo i due pilastri sia normativi che finanziari della programmazione e dello sviluppo in Sardegna e per i quali, a tutt'oggi, è anche difficile prevedere quali possano essere le prospettive, se, da cosa e come saranno sostituiti. Anche per queste ragioni non c'è dubbio che le politiche, gli strumenti e le risorse comunitarie sono destinate ad assumere sempre più un rilievo nuovo per le scelte della programmazione regionale, ponendosi gli strumenti, le politiche, le risorse comunitarie come un necessario punto di riferimento, rispetto al quale la Regione dovrebbe attrezzarsi pienamente, sia per utilizzarne al meglio le possibilità positive, sia anche per reggere alle sfide e ai vincoli che esse comportano. E a proposito di vincoli, è chiaro che non si tratta di subirli con inerzia, con subalternità, ma di sapere anche che esigono un confronto, un rapporto diretto, la ricerca di una interlocuzione vera tra gli organi della Regione e quelli della Comunità, e questo anche quando la Regione adotta certi provvedimenti di legge. Questo vale, lo sappiamo bene, per le politiche di incentivazione nell'industria, come vale per l'agricoltura.

Ciò che noi non possiamo più fare è di ignorare questo problema; questo ormai non ci mette al riparo da nulla, anzi può riservarci spesso amare sorprese in corso d'opera, magari a posteriori, dopo decisioni assunte, come già è avvenuto in Sardegna in vari casi e con gravi danni rispetto a iniziative industriali anche rilevanti e a decisioni di investimento regionale. Ora noi sappiamo bene che la politica regionale europea, quella mirata al sostegno delle Regioni meno sviluppate della Comunità, si presenta tuttora largamente insufficiente e limitata. Essa, e più in generale la politica di coesione economico-sociale, non è ancora divenuta un fattore centrale della costruzione europea, ma resta piuttosto concepita come correttivo parziale rispetto al fattore che resta dominante, e cioè quello della integrazione dei mercati. La costruzione europea ha quindi camminato essenzialmente sulla gamba commerciale, la gamba del mercato, mentre resta ancora rachitica la gamba politica e sociale della costruzione comunitaria. Da qui deriva il grave deficit democratico e sociale del processo di integrazione e da qui anche la crisi attuale della integrazione medesima, esposta oggi sempre più ad acute tensioni politiche, come ben sappiamo, a nuove diffidenze nazionali e al rischio di spinte centrifughe disgregative. Detto questo, dobbiamo però anche vedere che la politica regionale europea, seppure inadeguata e insufficiente, non è stata finora colta e utilizzata come era possibile anche soprattutto per responsabilità nostre, della nostra regione e delle politiche nazionali di governo. Un esempio in negativo, che sa di vero e proprio autolesionismo, ci viene appunto dalla vicenda dei tre fondi strutturali e del nuovo fondo di coesione, solo parzialmente anticipato per il prossimo sessennio 1994-1999. Per questo periodo lo stanziamento complessivo della comunità per questi fondi, come è noto, è di 141 mila milioni di ECU, pari a 254 mila miliardi di lire. Alle regioni del cosiddetto Obiettivo 1 sono destinati 173 mila miliardi di lire. Il fatto è però che la gran parte di queste risorse, attorno ai due terzi, andranno ai quattro Paesi, e cioè Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda del Nord, ai quali è riservato il Fondo di coesione, che non comprende invece il Mezzogiorno di Italia. A questa esclusione si è arrivati negli anni scorsi, quando il Governo italiano sparava le grandi cifre della crescita nazionale, semplicemente adottando un nuovo criterio di ricalcolo del PIL nazionale, gli anni, ce lo ricordiamo, in cui l'Italia si presentava alla ribalta internazionale, come il Paese in cui la nave va e che anzi vantava il sorpasso sul Regno Unito nel ristretto novero dei Paesi più ricchi. La conseguenza di quell'autoesaltazione fu che l'Italia accettò di essere esclusa dal Fondo di coesione e che ora i quattro Paesi citati avranno il raddoppio delle risorse dei fondi strutturali nel prossimo sessennio e il Mezzogiorno italiano e la Sardegna no. Oggi il Mezzogiorno d'Europa tende ad essere individuato essenzialmente in quei quattro paesi, mentre ha perso di molto rilievo il Sud d'Italia, il quale si trova a competere per il terzo rimanente delle risorse con altre quindici regioni dei Paesi più evoluti della Comunità. Ad aggravare questa marginalità, dobbiamo riconoscerlo, ci abbiamo messo anche del nostro, vale a dire la scarsa attenzione politica, la noncuranza, le lentezze dimostrate spesso dalla nostra e dalle altre regioni meridionali rispetto agli strumenti, alle risorse provenienti dalla Comunità. Una riprova ci viene - è stato qui ricordato ieri dalla relazione del Presidente della Commissione - dall'esperienza della nostra Regione nel precedente quinquennio con i programmi integrati mediterranei e il programma plurifondo. Tutti dobbiamo allora sentirci oggi impegnati a individuare i limiti registrati in quella esperienza, per ricavarne le correzioni necessarie, specie oggi che ci accingiamo a definire le proposte di utilizzo dei fondi strutturali per i prossimi anni. Tra quei limiti a noi pare che sia emersa in primo luogo una eccessiva frammentazione degli interventi e delle azioni proposte dalla nostra Regione, che ha finito per vanificare appunto l'efficacia strutturale di quelle scelte, non concentrandole sulle cause più rilevanti del nostro divario di sviluppo, ma disperdendole, invece, in una miriade di piccoli interventi. Questa scelta ha poi aggravato i ritardi e le difficoltà nella fase operativa; la frammentazione degli interventi ha, infatti, comportato anche una frammentazione dei soggetti attuatori, impedendo un controllo assiduo e snello sullo stato di attuazione degli interventi e una rapida correzione quando essa si rendeva necessaria. Inseguire l'attività operativa di cento soggetti diversi ha reso oltremodo difficile l'opera di coordinamento e la stessa rendicontazione della spesa alla Commissione CE, senza la quale viene meno l'erogazione del finanziamento comunitario. In molti casi questo ha portato a fare gravare tali interventi solo sulle risorse di parte regionale, deresponsabilizzando i soggetti esecutori rispetto agli adempimenti dovuti per ottenere la quota comunitaria.

Dovendo oggi approvare le proposte del nuovo piano regionale, non possiamo non tenere conto di queste lezioni negative per correggere con rigore gli errori e le distorsioni precedenti. Fare questo significa anzitutto sforzarsi di concentrare gli assi programmatici e le relative risorse su obiettivi selezionati, che abbiano una valenza strategica e strutturale, evitando le tentazioni dispersive e particolaristiche. Occorre poi concentrare anche i soggetti responsabili dell'attuazione degli interventi per consentire un efficace coordinamento regionale, una verifica costante e le necessarie correzioni in fase operativa. Si tratta anche di impegnare risorse dei fondi per interventi e opere che siano effettivamente realizzabili nei tempi previsti e quindi dotati della progettazione esecutiva e delle necessarie autorizzazioni, altrimenti si ricade nel mancato rispetto dei tempi e nel rischio di perdita del cofinanziamento comunitario. Infine occorrerà prevedere come obbligatorio il rispetto delle direttive comunitarie nei casi, ad esempio, di appalto di opere, di servizi, di forniture e, per quanto concerne l'impatto ambientale, per evitare anche qui, come talvolta è accaduto, l'invalidamento della rendicontazione di spesa secondo le procedure richieste dalla Comunità per l'erogazione dei contributi dei fondi. Essere rigorosi oggi su questo aspetto non è un lusso che possiamo o meno permetterci, ma è la condizione per non avere ulteriori intoppi con la Comunità e quindi per potere realizzare nel concreto gli interventi previsti nel piano. Questi aspetti tra l'altro sono viepiù rafforzati dai nuovi sei regolamenti riguardanti i fondi strutturali approvati dal Consiglio delle Comunità il 20 luglio scorso ed entrati in vigore proprio il 3 agosto. Essi contengono diversi elementi di novità, alcuni positivi, altri meno; viene comunque semplificata la fase della programmazione rispetto agli anni scorsi, riducendola da tre a due soli passaggi: da un lato appunto i piani regionali presentati dagli Stati membri e dall'altro i quadri comunitari di sostegno, mentre per converso viene nei nuovi regolamenti rafforzata e resa più penetrante la fase del controllo, della sorveglianza e della valutazione ex ante ed ex post.

Signor Presidente, per quel che riguarda le scelte proposte nel piano, dobbiamo dare atto, alla luce di queste considerazioni fin qui svolte, che si è voluto improntare a criteri di selettività più rigorosa l'individuazione degli assi prioritari e delle misure di intervento rispetto appunto all'esperienza del quinquennio precedente. Ora le scelte proposte si concentrano effettivamente su alcuni nodi che costituiscono altrettante cause di fondo del nostro divario di sviluppo. Non si tratta, infatti, solo di un divario di reddito, ma soprattutto di un divario strutturale nei fattori stessi dello sviluppo. Il reddito, come spesso è avvenuto, si può infatti incrementarlo attraverso i trasferimenti monetari, ma questo non aumenta il grado reale di sviluppo, se non si cerca di incidere sui fattori strutturali e sul sistema infrastrutturale di base. Ora, i quattro assi prioritari che sorreggono le proposte del piano riferite al FERS ci sembra che vadano in questa direzione, essendo orientati al rafforzamento anzitutto della struttura produttiva, alla rete infrastrutturale, alla ricerca, all'innovazione e all'ambiente. Queste scelte del resto, giova sottolinearlo, non si muovono in una logica separata, improvvisata per questo adempimento; sono scelte che appaiono coerenti con le indicazioni e con gli obiettivi del piano generale e del programma triennale di sviluppo di cui si è dotata la Regione sarda. Muovendo da queste basi, il piano proposto può costituire in questa fase una positiva risposta sociale, soprattutto perché cerca di mettere in campo risorse consistenti soprattutto in due direzioni: l'incentivazione a sostegno di nuove attività produttive, sommata a nuovi investimenti nelle infrastrutture, con le ricadute che queste due scelte possono, quindi, avere sul terreno sociale ed occupativo, specie in questo momento di crisi acuta. La proposta di piano tiene conto evidentemente della tripartizione decisa in sede nazionale, di Governo, tra programmi regionali da un lato, programmi interregionali ed, infine, nuovo sistema di incentivi secondo la delibera del CIPI del 22 aprile scorso. Ci si uniforma, dunque, a questa decisione nazionale, e non poteva essere altrimenti, ma nel contempo, giustamente, si propone che nella parte multi regionale siano inclusi interventi rilevanti per la Sardegna, che in alcuni casi sono già previsti da norme o programmi statali, per esempio il Parco nazionale del Gennargentu, progetti delle ferrovie e dell'ANAS, gli incentivi per nuove iniziative industriali nel Mezzogiorno. Per gli incentivi merita apprezzamento, a nostro parere, la proposta della Giunta di non limitarli solo agli investimenti industriali in senso stretto, come nella richiamata delibera del CIPI, ma di estenderli invece anche ai settori dell'impresa minore, dell'artigianato e del turismo.

Come è stato sottolineato, l'opposizione venuta dal Governo e in particolare dal Ministero dell'industria ha, allo stato attuale, impedito l'inserimento del programma relativo alla metanizzazione che insieme alla gassificazione costituiva una scelta strategica di grande valenza. Crediamo che sia pienamente giusto mantenere del tutto aperto questo problema, senza dunque alcuna rinuncia, e che sia pertanto da sostenere la decisione di ricorrere ad un arbitrato internazionale in merito alla valutazione dei costi e dei benefici di questo programma, come pure sia da sostenere la previsione qui proposta di uno stanziamento ad hoc nel secondo triennio del piano a conferma di una precisa volontà politica della nostra Regione. La non inclusione, nel primo triennio, del programma di metanizzazione, ha portato a dare maggiore spazio e rilievo al programma relativo alle infrastrutture per i trasporti, dorsale ferroviaria, metropolitane leggere di Cagliari e di Sassari e nuova 125.

Con questi interventi si da senz'altro risposta ad esigenze e a priorità da tempo sottolineate in molteplici atti di programmazione regionale, esigenze per le quali si può inoltre contare su progetti definiti ed esecutivi che consentono,dunque, di dare operatività reale a questi interventi e discorso analogo si può fare per le misure relative agli schemi idrici previsti nel piano. Non si vuole con ciò disconoscere l'utilità e il valore di altri interventi e di altre opere in questi settori infrastrutturali, che ugualmente potevano essere meritevoli di valutazione positiva e di accoglimento; semmai in vari casi può aver pesato la mancanza di una progettualità esecutiva, che ne inficiava le possibilità di realizzazione nei tempi previsti. Ci sembra, comunque, utile valutare la possibilità di introdurre in queste proposte qualche correzione che ottemperando a questi criteri di priorità e di reale esecutività nei tempi previsti, possa però anche soddisfare meglio l'esigenza di un equilibrio territoriale anche degli interventi. Il problema si pone in particolare, a nostro parere, per l'area programma di Tempio e Gallura, per la quale c'è la nostra disponibilità a misure integrative, atte a potenziare elementi importanti del sistema infrastrutturale di quell'area della Sardegna. Nel sottolineare questa esigenza specifica, che riguarda appunto un'intera area programma, ci sembra necessario dire anche che non tutte le scelte contenute nel piano possono essere misurate solo alla luce di un criterio di riparto territoriale. Ci sono programmi e interventi che assumono un'evidente valenza strategica regionale, non riducibile dunque ad un singolo specifico ambito territoriale, e questo anzi dovrebbe essere, giustamente, uno degli elementi qualificanti di un piano come questo, proprio in ragione delle sue finalità eminentemente strutturali. Il criterio dell'equilibrio territoriale dovrà, dunque, trovare corrispondenza in una valutazione che comprenda l'insieme delle scelte regionali di programmazione, senza isolare questo piano da altri provvedimenti a cui occorrerà dare attuazione.

Per concludere, tornando ai contenuti del piano, un giudizio positivo crediamo meriti anche la scelta di destinare una parte delle risorse, seppure insufficiente, alla scelta ambientale e, in specifico, al concreto avvio del Parco nazionale del Gennargentu, del Golfo di Orosei e dell'Asinara, oltre che ai primi interventi per il sistema dei parchi regionali. Si tratta, del resto, di scelte da tempo sancite in provvedimenti di legge sia regionali che nazionali e che ancora attendono un decollo effettivo. Inoltre, proprio nei giorni scorsi, il Consiglio regionale si è dovuto misurare ampiamente con i problemi posti in Sardegna dal grave fenomeno degli incendi e dal depauperamento naturalistico e ambientale. Pur nella sua parzialità, non c'è dubbio che questa scelta del piano può costituire un segnale significativo di risposta in questa direzione assumendo fin d'ora un impegno concreto per l'effettiva realizzazione dei parchi naturali, a cominciare da quello che per molteplici ragioni appare il più impegnativo e quello di più ampia risonanza nazionale e internazionale.

Concludo, signor Presidente, colleghi consiglieri, con un'ultima osservazione, che era del resto presente nella relazione dell'onorevole Onida. Al nostro esame è oggi non l'insieme del piano regionale sui fondi strutturali, ma le proposte della Regione relativamente al Fondo europeo di sviluppo regionale. Quantunque questo sia il fondo principale e per entità di risorse e per le sue finalità più complessive e multi settoriali, uguale interesse andrà comunque dedicato anche alla parte di piano regionale riferita al fondo sociale europeo e al FEOGA Orientamento, per i quali è prevista, fra l'altro, una maggiore autonomia programmatoria regionale e anche una maggiore semplicità nell'iter procedurale. Occorrerà dunque coordinare in modo efficace l'utilizzo dei tre fondi, integrando questi strumenti, in direzione dei medesimi obiettivi programmatici e strutturali e sapendo fin d'ora che anche il Fondo sociale e il FEOGA Orientamento, per la parte di risorse che sarà attribuita alla nostra Regione, dovranno contribuire a fronteggiare problemi ed esigenze oggi cruciali e non ripetere anch'essi gli impieghi dispersivi del quinquennio precedente. Basti pensare al peso che hanno oggi questioni come quelle dell'adeguamento del settore ovi-caprino in Sardegna alle norme comunitarie in materia igienico sanitaria o, su un altro versante, alle nuove possibilità aperte dai regolamenti comunitari dell'estate scorsa per quanto riguarda lo sviluppo delle zone rurali, la forestazione, e per sostenere nuove attività produttive ambientali, nelle zone rurali poste in crisi dal Mercato unico.

Siamo di fronte, dobbiamo sottolinearlo, a processi che comporteranno una ristrutturazione dura, ardua, difficile, nella pastorizia tradizionale della Sardegna, processi che non sarà possibile da parte nostra ignorare o eludere, come ancora un po' si cerca di fare, ma che dovranno essere governati con grande attenzione e con scelte dunque non solo rivolte al mercato, ma rivolte anche agli effetti sociali complessivi che tutto questo comporterà. E analogo discorso si può fare per il Fondo sociale e in particolare per la formazione e qualificazione professionale che esso alimenta nella nostra Regione. Non vi è chi non vede la necessità di voltare pagina rispetto ai limiti e alle distorsioni che hanno caratterizzato da lungo tempo questo settore nella nostra Regione, tanto più quando in questo campo registriamo da anni un primato di spesa rispetto alle altre regioni italiane, comprese, per intenderci, regioni come la Lombardia, il Veneto, l'Emilia e sarebbe difficile sostenere che a questo primato corrisponda poi un primato, o quanto meno una posizione qualsiasi da podio, in termini di efficacia e di produttività di questa spesa nel settore della formazione professionale.

Per tutte queste ragioni, dunque, signor Presidente, crediamo che sia necessario che il Consiglio regionale esamini e valuti in tempi brevi anche le proposte relative agli altri due fondi, così come facciamo oggi per il FERS.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.

SERRA PINTUS (D.C.). Ritengo di dover intervenire sulla proposta della Giunta regionale riguardante il piano di sviluppo della nostra Regione nell'ambito del Quadro comunitario di sostegno alle regioni, relativo al periodo 1994-1999, perché facendo parte della seconda Commissione, Commissione che tra l'altro, come ben si sa, si occupa di politiche comunitarie, ho avuto modo di sentire diverse volte l'assessore Barranu e di esaminare, nei dettagli, il citato programma della Giunta e di poter constatare così che quanto oggi viene sottoposto all'attenzione del Consiglio sembra avere quei requisiti atti a colmare alcuni grossi squilibri strutturali che caratterizzano in negativo, purtroppo, la nostra Isola.

Ho condiviso, sin dall'inizio, la scelta della Giunta di individuare pochi ma importanti interventi, evitando così di frazionare in mille rivoli il finanziamento comunitario. Se è vero che mille interventi avrebbero soddisfatto numerose aspettative di singoli, anche presenti in quest'Aula, e piccole esigenze di numerose comunità locali, è anche vero che soltanto interventi di grosso rilievo e di grosso respiro possono essere realmente in grado di colmare squilibri strutturali che penalizzano la nostra Regione.

La proposta di piano oggi all'attenzione del Consiglio contiene inoltre altri elementi positivi. Essa, infatti, non è slegata dalle indicazioni del Piano generale e del Programma triennale di sviluppo 1993-1995, ma anzi, ne conferma le scelte, attualizzandole con interventi concreti e, quello che conta, di rapida attuazione. Anche lo studio che ci viene presentato dalla Giunta, riguardante il quadro finanziario e le prospettive di finanziamento comunitario, appare serio e realistico e rispondente allo schema di programma operativo per la parte relativa al Fondo regionale di sviluppo. Dalla proposta della Giunta non appare invece chiaro l'indispensabile collegamento che deve assolutamente esistere tra gli interventi previsti per il fondo regionale di sviluppo e quelli previsti a carico degli altri fondi comunitari, il FEOGA e il Fondo sociale. Non c'è dubbio che non sarebbe ammissibile che queste altre risorse comunitarie non fossero collegate, in un'unica visione di sviluppo, al piano previsto con le risorse del Fondo regionale di sviluppo e con gli atti di programmazione regionale ma, come ha detto poco fa il collega Erittu, auguriamoci che anche di questi interventi previsti su questi altri fondi comunitari si parli in quest'Aula e si individui un'unica visione di sviluppo che coinvolga, oltre che le risorse regionali, anche le risorse comunitarie. Ma, come dicevo, sono certa che di questi aspetti si parlerà in quest'Aula e ci farà una relazione apposita anche la Giunta regionale.

Io penso di concludere il mio intervento su queste poche sintetiche osservazioni, sulla validità del piano che ci viene presentato dalla Giunta, facendo però un'ulteriore osservazione. Infatti ritengo di non poter fare a meno di rilevare che gli aspetti che riguardano i finanziamenti comunitari di cui oggi ci occupiamo non sono che una piccolissima parte, se pure importante, dei numerosi problemi che riguardano le politiche comunitarie della nostra Regione; tanti altri problemi di natura comunitaria, che riguardano anche gli aspetti legislativi, meritano di essere sollevati, esaminati e risolti da questo Consiglio regionale. I componenti la seconda Commissione consiliare hanno predisposto a questo proposito una mozione che urge discutere in tempi brevissimi. La politica regionale della nostra Isola, infatti, deve assumere con urgenza una dimensione europea adeguando e modificando tutto ciò che non è più al passo con la politica comunitaria. Per questo motivo è urgente che in quest'Aula si parli di tutto ciò che occorre fare, in tempi brevi, e da parte del Consiglio regionale e da parte della Giunta, per adeguare la nostra politica comunitaria ai livelli europei richiesti. Non entro ora nel merito delle cose che si debbono fare perché mi rendo conto che uscirei fuori tema, ma mi riservo di intervenire su questi importanti temi appena il Consiglio esaminerà la mozione di cui ho parlato predisposta dai commissari della seconda Commissione, aprendo così un dibattito sulle politiche comunitarie della nostra Regione e concludendolo con decisioni che diano una svolta positiva ai nostri rapporti con la Comunità, rapporti che sino ad ora sono stati troppo deboli e certamente poco efficienti e quindi poco efficaci.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pes. Ne ha facoltà.

PES (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, più che intervenire sul merito delle proposte che sono state predisposte dalla Giunta regionale ed esaminate dalla Commissione consiliare per quanto attiene i fondi comunitari a sostegno del riequilibrio territoriale, voglio dire che ritengo che sia complessivamente da condividere la manovra che è stata fatta sia per quanto riguarda gli obiettivi sia per quanto riguarda le strategie di fondo che questa impostazione dei fondi medesimi si propone, anche se ritengo che un'ulteriore riflessione vada fatta nella ricerca di migliorare la stessa impostazione, soprattutto per quanto attiene alcune aree depresse delle zone interne.

Penso che dal dibattito che è iniziato stamattina, e dalla stessa relazione fatta dal Presidente della Commissione, alcune questioni siano già emerse. Io invece vorrei sottoporre all'attenzione della Giunta regionale, e in generale del Consiglio, una questione che, certo per una questione procedurale, non è stata tenuta in considerazione e che riguarda alcune norme, soprattutto di natura comunitaria, per quanto attiene il sistema sociale e il sistema sanitario.

Più che intervento, vorrei quindi fare alcune segnalazioni. Credo che il grado di sviluppo, il grado di benessere di una società civile, di una società moderna, si misuri anche dalla efficienza, dalla qualità dei servizi socio-assistenziali, e in particolare dei servizi sanitari. Credo che noi a questo riguardo possiamo dire, anche se in modo schematico, che in Sardegna siamo in ritardo nel dare risposte alle esigenze di ammodernamento delle strutture e soprattutto di adeguamento delle risposte ai nuovi bisogni nel campo della salute e alle nuove forme di patologie. Noi dobbiamo tener conto che nella finanziaria del Governo, se non ricordo male, dell'88/89 erano stati stanziati, per l'ammodernamento delle strutture sanitarie e socio-assistenziali, oltre 3 mila miliardi, a livello nazionale. Questi danari sono stati sempre di finanziaria in finanziaria congelati, mai messi a disposizione delle Regioni, mai erogati. E' stata questa una rivendicazione portata avanti nel confronto Stato-Regione, ma in particolare con tutte le altre regioni nei confronti dei Ministeri della sanità e del tesoro, però tutto tace, nulla è stato erogato. Noi avevamo cercato in quegli anni di ottenere dei finanziamenti per ammodernare e rendere più efficiente il sistema sanitario, soprattutto per quanto riguarda la parte in conto capitale e la parte investimenti.

Se non è possibile, per questioni di natura procedurale, inserire già in questo primo triennio una quota parte, io credo che questa situazione debba essere tenuta comunque presente per il triennio successivo. Credo che noi dobbiamo tenere conto di tutta l'impostazione per quanto riguarda i cosiddetti assi di intervento: il problema dell'energia, i problemi della rete viaria, i problemi degli schemi idrici e delle ricadute di questi investimenti sui vari territori, avendo però una visione di insieme perché anche da una lettura attenta dei vari finanziamenti sia nel programma pluriennale di sviluppo, sia nella finanziaria, sia nell'utilizzazione di questi fondi strutturali, rimangono comunque delle aree scoperte. Quando noi ritorneremo su questa materia - e credo che già da adesso anche attraverso l'emendamento possiamo vedere in quali forme - credo sia necessario sopperire alle carenze di cui ho parlato nel sistema sanitario e nel sistema sociale, tenendo conto soprattutto di un territorio che, per la sua importanza e per l'enorme crescita demografica di questi anni, presenta strutture sanitarie e sociali assolutamente insufficienti. Parlo soprattutto della Gallura, ma in particolar modo di Olbia e dell'ospedale di Olbia. Teniamo conto che si tratta di un impegno assunto a suo tempo in modo solenne attraverso la votazione di ordini del giorno, dopo un dibattito quando si paventava la costruzione di una grande clinica privata. Oggi tutto questo non vi è più e permane una struttura che è paragonabile solo ed esclusivamente ad un'infermeria, non a un presidio vero e proprio. Io sto affacciando una delle ipotesi che si potrebbero vedere nella manovra del prossimo triennio, però credo che, visto che non possiamo fare più affidamento sull'articolo della finanziaria dell'88, dobbiamo attingere anche a dei fondi comunitari per quanto riguarda il complesso del servizio sanitario e sociale della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Planetta. Ne ha facoltà.

PLANETTA (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, intervengo su questa proposta della Giunta, che dovrà essere approvata dal Consiglio regionale, sul piano regionale nell'ambito del Quadro comunitario di sostegno per l'Italia, nel periodo che va dal 1994 fino al 1999. Debbo subito dire, signor Presidente, che dopo una prima lettura della proposta di questo piano non si può che trarne delle conclusioni di quasi totale insoddisfazione, conclusioni quindi negative su una proposta che certamente avrebbe dovuto essere migliore. Avrebbe dovuto essere più organica e mirata l'esigenza non di diffondere, come una panacea benefica, interventi di sostegno ai vari settori individuati, ma di indicare le soluzioni e le strade da perseguire per guidare fuori dalla spaventosa crisi la nostra Sardegna. Perché dico questo? Evidentemente perché sono convinto che redigere un ennesimo libro dei sogni che ci vorrebbe far sognare, non solo non porta nessun giovamento all'asfittica economia sarda, ma può rappresentare un ulteriore pericolo che, allontanandoci dalla realtà, ci fa perdere di vista gli obiettivi e le strategie d'urto necessarie per avviarci ad una ripresa economica salda e duratura.

Mi pare, signor Presidente, infatti, di individuare nella proposta, al di là di tutte le buone intenzioni di chi ha contribuito a redigerla, degli elementi ancora difficili da sconfiggere, una politica assistenziale a corto raggio, più tesa ad allontanare i problemi che a risolverli, tesa a soddisfare esigenze contingenti e non certamente ad individuare soluzioni che, magari a lungo termine, porterebbero al superamento dei problemi. Mi pare che la Giunta ancora una volta, posta all'angolo, si voglia rifugiare in questa proposta, cercando quei successi che fino ad oggi non ha avuto.

Non voglio discutere in questa sede delle misure finanziarie e della loro consistenza, ma voglio discutere delle scelte che devono essere bene individuate, scelte di priorità, scelte di obiettivi e di strategie. Si tratta di scelte che devono essere valutate da ogni consigliere regionale. Ma questo oggi in quest'Aula è accaduto? Ogni consigliere regionale di questa Assemblea ha visto questo programma, sa cosa è contenuto dentro questo programma? Sono convito che questa è un'occasione formidabile per dimostrare che il Governo regionale non si limita a dare finanziamenti e ad indicare i referenti, ma si spinge più in là, operando delle scelte coraggiose per pilotare l'isola fuori da quel mare burrascoso nel quale si trova oggi. Mi chiedo, dopo aver letto questo documento, che significato ha, per esempio, affermare, nella parte riservata al sistema produttivo per quanto riguarda l'agricoltura, che le uniche strade percorribili sono rappresentate da una migliore azione per la valorizzazione della tipicità dei prodotti isolani e da una più efficace politica per il miglioramento degli standard qualitativi, abbinata ad una adeguata attività di promozione commerciale e organizzazione delle catene distributive. Al di là di queste mere affermazioni di principio, io ho l'impressione che non si sia voluto indicare con sufficiente chiarezza un piano di miglioramento per l'agricoltura da parte di questo Governo regionale. E' ben vero che la realtà delle aziende agricole in Sardegna è contrassegnata da un tessuto di micro aziende che possono rappresentare una delle cause della debolezza strutturale del settore, ma è proprio questa caratteristica che ha consentito la nascita di molte piccole aziende a carattere familiare, che assicurano una fonte di reddito certa a migliaia di famiglie e a tutto l'indotto. Ci sono evidentemente ragioni storiche e sociali che hanno favorito questo tipo di sviluppo, e allora perché, in questo documento, si vuole eluderle e tagliare corto asserendo che esse sono la causa del mancato sviluppo in agricoltura? Perché non cercare, all'interno di questa realtà tipicamente sarda, di favorire forme aggregative che assicurino alle piccole aziende una penetrazione di mercato più significativa che consenta di distribuire il prodotto in maniera più soddisfacente, con una promozione commerciale adeguata ai tempi? Non è puntando l'indice contro queste categorie produttive che risolveremo il problema dello sviluppo dell'agricoltura in Sardegna, ma indicando alle stesse soluzioni migliori che lo sviluppo della moderna zootecnia offre come alternativa ad un sistema arcaico e superato. Quindi non il superamento del sistema delle micro aziende ci deve preoccupare in questo momento, quanto invece come indicare alle stesse delle soluzioni operative legate alle singole realtà storico-ambientali che migliorino la produttività e i sistemi di lavorazione.

Anche nel settore del turismo ci si limita ad una lettura del presente, senza tener conto assolutamente delle modificazioni intervenute; modificazioni che hanno visto la Sardegna passare da un flusso turistico tra i più consistenti d'Italia ad una notevole contrazione delle presenze, tanto che da più parti si levano voci allarmanti per il futuro turistico della nostra terra. E non basta, a giustificare questa diminuzione di presenze, il periodo di crisi che attraversa tutta la nazione e che costringe molte famiglie a rinunciare alle ferie per salvaguardare il proprio bilancio familiare, oppure l'aumento vertiginoso dei prezzi, che consiglia a molti turisti di rivolgersi verso località magari meno affascinanti, più convenienti però finanziariamente. Lo ripeto ancora una volta, dopo averlo detto in diverse occasioni: la verità è che in Sardegna è mancato e manca un vero piano di sviluppo turistico, e questa carenza è stata evidenziata in quest'Aula diverse volte, e non solo da me. La mancanza di un piano di sviluppo turistico non ci permette di guidare il settore del turismo della nostra isola verso standard che siano all'avanguardia nel panorama delle offerte turistiche del Mediterraneo. Come tacere che la Sardegna, oltre alle bellezze naturali ed agli inaccessibili alberghi della Costa Smeralda, non possiede strutture di supporto per le popolazioni turistiche? Quelle strutture come i campi da golf, tennis e calcio, che, oltre a fornire un ottimo stimolo all'aggregazione fra popolazioni residenti e turistiche, contribuiscono a determinare una più piacevole permanenza nelle varie località turistiche dell'isola; tutto questo con un ritorno in termini finanziari e di investimenti sicuramente positivo. Si allargherebbe così l'indotto occupazionale del turismo e si creerebbero strutture utilizzabili durante tutto il corso dell'anno dalle popolazioni residenti, rispondendo in questo modo anche alla carenza di strutture sportive, che frena lo sviluppo del mondo sportivo sardo indebolendone prestazioni e capacità competitive. Con questo semplice esempio ho voluto evidenziare, come intervenendo con intelligenza in un settore specifico, così come ho detto, si possono trovare soluzioni felici anche per altri settori, con indubbio benessere per la nostra popolazione. A questo si accompagna ancora il problema degli oneri che le località turistiche devono sopportare, con mezzi inadeguati a far fronte alla imperiosa crescita della popolazione che, durante il periodo estivo, sappiamo tutti, si raddoppia, triplica, o addirittura quadruplica in certi casi. Bisognerebbe parlare sì di servizi, ma non con soluzioni mirate - come avviene nella maggior parte dei casi - a distruggere l'esistente per creare una nuova norma, bensì a migliorare e rafforzare l'esistente, adeguandolo alle cresciute esigenze. Quindi acquedotti, fognature, strade; sono queste le priorità che vanno individuate per offrire ai turisti motivi di soddisfazione del loro soggiorno che divengono certamente un formidabile veicolo di pubblicità per la nostra terra.

Mi permetto ancora di aggiungere che, nel passato, campagne di pubblicità per la stagione turistica sono state avviate con grave ritardo, a stagione turistica iniziata, o sono state rivolte verso Paesi poco interessati ai nostri itinerari turistici, con grave spreco di risorse finanziarie. Mi auguro che per il futuro siano adottati provvedimenti che scongiurino questi errori di programmazione della pubblicità con l'adozione di meccanismi che consentano la capillarità e la tempestività dell'informazione pubblicitaria per la nostra Isola.

Nella parte in cui si individuano gli obiettivi e le strategie in questo piano, si verifica a mio avviso il maggior distacco tra il reale e l'ipotetico, nel senso che ancora una volta, lo ribadisco, si ha la sensazione che si voglia rincorrere delle chimere, enunciando dei buoni propositi, mancanti di un disegno razionale di applicazione. Così si parla di aree metropolitane, di dorsale ferroviaria e di altro, senza però preoccuparsi di constatare che gran parte di questi progetti sono venuti a cadere per mancanza dei necessari studi di fattibilità, sono venuti a cadere per mancanza di volontà del Governo di Roma che, con i tagli alla spesa pubblica, ha tagliato la quasi totalità degli interventi finanziari in Sardegna. Così abbiamo trovato la porta principale sbarrata, e anziché tutti insieme batterci per aprirla ci si limita a rimuovere l'ostacolo tentando di entrare dalla finestra.

In alternativa alla politica dei finanziamenti di tipo assistenziale, sia che essi si configurino come finanziamenti straordinari o come fondi di incentivazione, dobbiamo invece individuare, ancor prima di parlare dei finanziamenti, quali risorse economiche, sociali e ambientali possono dare sviluppo armonico e durevole alla nostra economia. Indicare così le priorità da seguire e la modalità di intervento, io dico che non basta, se non si ha un quadro preciso nel quale muoversi, per abbandonare il pericolo della crisi, di una crisi che, in assenza di risposte adeguate, può sfociare, come sta accadendo altrove nella nazione, in pericolosi focolai di malcontento e di ribellione sociale, con conseguente pericolo per l'incolumità e l'ordine pubblico.

Quindi, si inaridisce l'intervento dello Stato, le risorse della programmazione sono venute meno e oggi si vuole, con questo documento, ricorrere alle risorse comunitarie, lo ripeto, per continuare una politica di economia assistita e clientelare. Proprio di questo su "L'informatore del lunedì" di questa settimana, si parla, in un articolo riferito ai voti di scambi.

Sappiamo tutti che i due terzi delle risorse della CEE sono destinati alla Spagna, al Portogallo, alla Grecia e all'Irlanda e un terzo va diviso tra gli altri quindici Paesi compresa l'Italia - perché l'Italia si è vantata di essere una nazione ricca - e quindi la Sardegna che fa parte dell'Italia. Ma io dico che la Sardegna, per quanto riguarda i finanziamenti da parte della CEE dovrebbe godere di finanziamenti pari a quelli destinati a Spagna, Portogallo e Irlanda, per non continuare veramente a essere niente di niente in una Italia dove poco e niente conta.

Passando alla lettura, in questo documento, delle schede relative al programma operativo di questi anni che vanno dal 1994 al 1996, ci troviamo di fronte a delle proposte che pongono alcuni dubbi e fanno seriamente riflettere. Ne cito qualcuna. Per esempio, quando parliamo del potenziamento delle infrastrutture energetiche, nella ripartizione di 600 miliardi, io mi chiedo, signor Assessore, chi sono i privati che dovrebbero dare parte dei 420 miliardi di questo asse prioritario? Quale certezza ha la Giunta regionale in merito? Perché parliamo della gassificazione del carbone Sulcis e, quindi, dobbiamo dare certezza su questi finanziamenti. Naturalmente ci amareggia la risposta negativa che abbiamo avuto da parte dello Stato sulla metanizzazione in riferimento al terminale di Porto Torres. Ci dobbiamo accontentare dei 130 miliardi per l'infrastrutturazione dei quattro capoluoghi di provincia. Mi auguro, signor Assessore, che questo discorso sul metano vada avanti e che il problema del terminale di Porto Torres trovi una soluzione. Se così non fosse sarebbe ancora un fallimento per questa Giunta e per la Sardegna.

E passiamo alla lettura della scheda riguardante lo schema idrico della Sardegna: nella ripartizione dei 150 miliardi vorrei sapere se i 45 miliardi che ci devono venire dallo Stato sono sicuri, se c'è un impegno scritto da parte dello Stato, se sono stati contrattati o se si tratta, ancora una volta, solo di una promessa. Nell'esaminare la scheda nutro seri dubbi, soprattutto per le opere che riguardano la Sardegna sud-orientale. Sappiamo, Assessore, per esempio, che il lago del Tirso oggi è asciutto e, allora, mi dica quali disponibilità di acqua abbiamo? Una cosa deve essere certa: dobbiamo assicurare l'approvvigionamento idrico per tutte le zone della Sardegna e quindi, signor Assessore, dobbiamo stare attenti a non voler trasferire l'acqua dal Nord, attraverso il centro, fino ad arrivare al Sud della Sardegna, dove sappiamo che l'acqua è poca. Perché - ci dice e abbiamo letto - abbiamo speso già diversi miliardi in opere per cercare di irrigare 38 mila ettari di terreno. Allo stato attuale ne irrighiamo solo 16 mila, ma abbiamo speso per irrigarne 38 mila! Dunque questi denari risultano essere stati spesi male. Dove sono andati a finire? Non è che ancora una volta dobbiamo spendere male il denaro pubblico? Quando poi andiamo a leggere nella stessa scheda qual è l'impatto ambientale di queste opere, io mi chiedo come si fa a dire che sono previsti particolari studi per armonizzare l'ambiente, quando questi si sarebbero dovuti fare prima, per conoscere già i benefici sociali ed economici che deriverebbero da una maggiore disponibilità idrica, in sintonia con l'ambiente.

Per quanto riguarda la dorsale sarda, onorevole Assessore dei trasporti, le chiedo se i 95 miliardi che le Ferrovie dello Stato dovrebbero mettere a disposizione della Regione sono già stati impegnati. Si dice che il progetto verrà in futuro attuato sulla base di un contratto. Speriamo bene!

Sempre in tema di trasporti, andiamo a vedere le schede che riguardano le metropolitane di Cagliari e di Sassari. Sulla scheda che riguarda la metropolitana di Cagliari è previsto un tratto che va da Monserrato fino a San Paolo, centro commerciale. Chi beneficia di questo collegamento? Forse la città di Cagliari? Mi pare proprio di no. Io credo che sia, onorevole Assessore, un collegamento che porta gli abitanti di Monserrato a fare la spesa alla Città mercato. Leggo poi che tutto questo serve a incrementare il livello occupazionale solo ed esclusivamente per tre anni, dopo di che quelli che hanno beneficiato di questi tre anni, che hanno trovato lavoro per tre anni, non si sa cosa andranno a fare. Rimarranno, io credo, senza posto di lavoro. Allora tutto questo a cosa è servito? Certamente noi della Commissione non prevedevamo questo itinerario. Infine, per quanto riguarda la metropolitana di Sassari, mi viene da sorridere nel leggere che la variante della linea Sassari-Sorso comporterebbe una diminuzione di percorso di un chilometro e un recupero di orario di cinque minuti…

MANCHINU (P.S.I.). Due minuti!

PLANETTA (P.S.d'Az.). C'è scritto cinque, vada a leggere. Tutti questi soldi per risparmiare un chilometro e cinque minuti? Caro onorevole Assessore, credo che veramente la Commissione del Consiglio regionale e la stessa Giunta debbano riunirsi - perché sollecitata anche da esponenti della Commissione - per rivedere queste schede e rivalutarle. Io non voglio esaminare le altre schede perché il tempo a mia disposizione è quasi terminato. Credo che questo Programma non sia stato ben approfondito dall'intero Consiglio che, lo dicevamo ieri, è messo di fronte al fatto compiuto. Io credo che avremmo dovuto valutare meglio le scelte con l'apporto costruttivo di tutti per lo sviluppo della nostra isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.

USAI SANDRO (D.C.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io credo che ancora una volta questo Consiglio stia perdendo un'occasione importante per meditare sulla politica socio-economica di questa Regione e soprattutto stia perdendo l'occasione di rendere le varie misure proposte nell'ambito del Quadro comunitario di sostegno, un vero ed effettivo sostegno per l'economia dell'Isola. La Giunta regionale, con l'alibi dell'incalzare delle scadenze, ha prima nel giugno e luglio scorsi sostenuto che la proposta di piano regionale era di esclusiva competenza della stessa Giunta, accondiscendendo a che, bontà sua, della questione in qualche modo prendesse visione la Commissione consiliare seconda, ma rifiutando di acconsentire che di tale proposta si discutesse, data la sua portata finanziaria e i suoi obiettivi, il collegamento con la finanziaria bis del 1993, l'assestamento di bilancio, che contemporaneamente si stava discutendo in Commissione bilancio e in Consiglio. E in quel periodo la stessa Giunta è stata sorda anche al richiamo di chi osservava e sosteneva che la proposta regionale, per i suoi contenuti e obiettivi, costitutiva un programma da sottoporre, in base alle vigenti norme sulla programmazione, all'approvazione dell'Assemblea consiliare.

Ora la proposta finalmente è arrivata in Aula, ma sotto la pressione della fretta e della scadenza impellente, che sono attribuibili a responsabilità della Giunta e non certo alla indisponibilità a discuterne da parte dei consiglieri. Credo che un maggior rispetto delle competenze e prerogative del Consiglio e di ciascun consigliere, vada osservato da parte della Giunta, soprattutto dopo l'introduzione della distinzione tra il ruolo di consigliere e quello di Assessore.

Entrando nel merito del problema, non posso fare a meno di rilevare come la proposta formulata dalla Giunta manchi di una visione globale dei problemi socio-economici della comunità sarda e ripeta stancamente, traendole evidentemente dalla memoria dei computer dell'Assessorato della programmazione, le solite vecchie analisi contenute nei vari programmi pluriennali che ogni anno vengono sottoposti all'esame del Consiglio. Manca un quadro prospettico, non si costituisce una manovra di politica economica collegata col piano triennale, manca, come dice lo stesso relatore, un reale coordinamento tra le proposte relative ai vari fondi. Di fatto tale proposta costituisce una semplice ripartizione di somme a disposizione per interventi disorganici e disarticolati, tra l'altro con un grave limite, che è quello di proporre solo le misure relative al primo "Infrastrutture", al secondo "Ricerca e innovazione", al terzo "Turismo e ambiente", degli assi prioritari. La proposta, invece, non contiene alcun accenno al quarto asse, che io ritengo il più importante, cioè quello relativo al rafforzamento delle strutture produttive. L'Assessore alla programmazione probabilmente ci spiegherà che c'è un motivo tecnico a giustificazione di questa carenza e che si attendono chiarimenti chissà da chi e chissà quando. Ma, posto che per valutare la serenità e la congruità dell'intero progetto, e in particolare per determinare la ripartizione delle somme destinate agli investimenti infrastrutturali e di quelle da destinarsi al rafforzamento della struttura produttiva è necessario avere una visione dell'insieme, perché la Giunta non si è ritenuta in dovere di dirci, almeno a grandi linee, quali sono i suoi orientamenti in merito all'utilizzazione delle somme riservate alle attività produttive e quali sono i motivi per i quali ha ritenuto di dover destinare solo 820 miliardi alle agevolazioni alle attività produttive, 1128 miliardi a interventi multi regionali e 1863 a interventi programmati in modo esclusivo dalla Regione? Esiste peraltro una contraddizione netta tra gli obiettivi e le strategie indicate nella parte seconda e le misure indicate in dettaglio per ogni asse prioritario. Infatti mi domando dove sono finite le misure per soddisfare il mantenimento e l'allargamento della base occupazionale, quelle per il consolidamento e l'adeguamento della base produttiva, per il miglioramento della qualità insediativa, per il miglioramento dei servizi sociali, della sanità, della cultura e così via. Se vogliamo scandagliare a fondo, per esempio, un solo capitolo, il capitolo relativo all'industria e all'artigianato, vediamo tanti buoni propositi. Si legge, infatti, a pagina 38: "Per quanto riguarda il perseguimento degli obiettivi della valorizzazione delle risorse locali, eccetera eccetera, si intende proporre queste iniziative: promozione e sostegno delle attività imprenditoriali, che possono creare nel sistema regionale processi integrativi, attraverso l'impiego di materie prime e così via, incentivi volti alla creazione di imprese artigianali e al miglioramento strutturale e organizzativo di quelle esistenti, la promozione di un sistema di servizi da dare alle imprese, con particolare riferimento a quelli finalizzati alla diffusione dell'innovazione, alla realizzazione di legami permanenti, alla specializzazione dei servizi creditizi e così via". Ma dove sono, mi domando, le misure per la promozione di un sistema di servizi reali alle imprese, la realizzazione di legami permanenti tra sistema delle imprese, operatori pubblici, università e centri di ricerca e così via?

Per quanto riguarda la pesca e l'acquacoltura, perché non ci dice la Giunta quanti miliardi servono ancora per attivare lo stagno di Santa Gilla e quanti ne servono per riparare i danni conseguenti alla sua inattività? Se non erro, il risanamento di tale importante compendio ittico fu realizzato negli anni passati in parte con cospicui finanziamenti della Comunità europea. Vogliamo una volta per sempre completarlo e avviarlo alla produzione o deve diventare anche questa una grande incompiuta? Se questo programma è un programma europeo perché non abbiamo previsto misure rivolte alla promozione industriale, alla creazione di imprese in assonanza con le direttive e gli orientamenti espressi in materia dalla Commissione della Comunità europea?

Infine, prima di passare ad un'analisi critica di alcune schede attuative delle misure programmatiche, la Giunta regionale mi deve spiegare per quale motivo e con quale logica per i primi assi prioritari (energia, reti idriche, trasporti o più precisamene reti stradali e ferroviarie) abbia proporzionalmente utilizzato in misura maggiore le disponibilità previste nell'ambito dei programmi regionali che sono certe, mentre, per l'asse prioritario relativo al rafforzamento della base produttiva, prevede l'utilizzazione delle somme relative ai programmi multi regionali ancora da definire e quindi incerti; per il triennio 1994-1996, leggo nella tabella, 114 miliardi a valere sui programmi regionali, 1054 su quelli multi regionali. Queste sono alcune e soltanto alcune delle osservazioni di carattere generale che ritengo doveroso formulare, traendole da una lettura forzatamente affrettata, non per colpa mia certo, del programma.

Per quanto riguarda poi le misure, le somme stanziate per ciascuna di esse e le relative schede, si possono fare queste schematiche osservazioni. Misura 1.1.1, gassificazione del carbone Sulcis: il quadro finanziario prevede una spesa di 600 miliardi di cui 420 a carico di privati. Ma chi sono questi privati? Gli americani che stanno venendo a visitare le miniere? Quali reali prospettive esistono perché l'iniziativa vada a buon fine? I 180 miliardi a valere sul fondo FERS e sul bilancio della Regione avranno una certa utilità?

Misura 1.2.1, schema idrico Sardegna sud-orientale: il quadro finanziario prevede 105 miliardi a valere sul FERS, nonostante si legga a pagina 25 che la situazione idrica risulta drammaticamente deficitaria nell'area di Cagliari e che nell'area di Cagliari e che nell'area di Cagliari la disponibilità di risorse idriche non è tale da soddisfare neppure il fabbisogno civile e industriale anche se fosse azzerato il consumo agricolo. L'intervento di fatto si articola in una serie di opere, di traverse, di sollevamento e di collegamento di gallerie, che ha da un lato un alto rapporto costi-benefici, dall'altro non risolve i problemi dell'area meridionale e tanto meno di quella sud-occidentale. Perché non si realizza la diga di Monte Mannu che, oltre a soddisfare le esigenze dell'area di Cagliari, consentirebbe lo sviluppo turistico della costa sud-occidentale della Sardegna?

Misura 1.3.1, dorsale ferroviaria: sono d'accordo sull'esigenza di migliorare il servizio ferroviario, al fine di renderlo competitivo con il trasporto su gomma e di ridurre il costo del trasporto merci, e di ciò abbiamo discusso ampiamente in occasione dell'esame del piano regionale dei trasporti. Ma che fine ha fatto l'accordo con il Governo nazionale per l'ammodernamento della rete ferroviaria isolana? Perché dobbiamo impegnare le nostre risorse per la rettifica del tracciato? Perché dobbiamo spendere notevoli risorse finanziarie per un risultato in termini di tempo non risolutivo per i due fini che vogliamo conseguire?

Misure 1.2.3.4.5: le misure riguardano la metropolitana leggera di Cagliari e di Sassari e la nuova strada statale 125, l'Orientale sarda Cagliari-Tortolì. Queste iniziative assorbono nel complesso risorse per 406 miliardi, di cui 236 a carico del FERS, 41 della Regione, 129 a carico dello Stato e dei privati. Mentre non contesto l'utilità di queste opere, ne condivido l'utilità e anche l'interesse, chiedo alla Giunta, agli Assessori della programmazione e dei lavori pubblici, se hanno la bontà di ascoltarmi sia l'uno che l'altro…

(Interruzioni)

Credo che debba esserci un po' di rispetto per i consiglieri da parte degli Assessori.

Signor Presidente, io non parlo se l'Assessore dei lavori pubblici non mi ascolta su un tema che lo riguarda direttamente. Stavo dicendo che, le Misure 1.2.3.4.5. riguardano la metropolitana leggera di Cagliari e di Sassari e la strada statale 125. Queste iniziative assorbono, nel complesso, risorse per 406 miliardi, di cui 236 a carico del FERS, 41 della Regione e 129 a carico dello Stato e dei privati. Mentre non contesto l'utilità di queste opere, chiedo alla Giunta, agli Assessori della programmazione e dei lavori pubblici, in che modo queste iniziative si collocano non tanto nell'ambito del piano generale dei trasporti, quanto nell'elenco delle priorità che la Giunta è impegnata a portare in Consiglio in attuazione dell'ordine del giorno votato a conclusione del dibattito sul piano generale dei trasporti. Non è che, per dirlo alla napoletana, chi ha avuto ha avuto, e le altre esigenze ugualmente importanti evidenziate nel corso del dibattito non verranno soddisfatte? Insisto, sono d'accordo sugli interventi relativi alla statale 125, ma posto che il primo intervento riguarda il collegamento dalla strada statale 554 con lo svincolo di Terra Mala, e quindi segue la direttrice Villasimius-Castiadas. questo significa che sono stati risolti gli annosi contrasti sul tracciato della nuova statale 125? A quale livello, con quali enti territoriali e istituzioni? Destinare 406 miliardi per queste opere, cioè circa un settimo dell'intera manovra, appare un atto di seria programmazione delle priorità? Sono domande sulle quali attendo risposta.

Misura 2.1, parco tecnologico: mi sembra di ricordare, ma non ho potuto fare le opportune verifiche dato il breve tempo a disposizione, per volontà del Consiglio non certo mia, che una parte consistente delle risorse finanziarie per il parco tecnologico sia stata già stanziata con gli altri vari strumenti di manovra finanziaria di questi ultimi anni. Anche se così non fosse, credo che una volta per tutte vada fatta chiarezza sulle dimensioni, se non sulla ubicazione di questo parco. L'ubicazione a Pula, come si vede, comporta oneri di urbanizzazione e di prima sistemazione consistenti e che si sarebbero potuti evitare o limitare in modo consistente se si fossero fatte scelte diverse. Peraltro la previsione di 10 miliardi di spesa per le future espansioni del parco riguarda l'acquisizione di aree da parte di privati? Non si era detto che il parco doveva sorgere su aree regionali opportunamente sdemanializzate? Siamo per caso di fronte ad un inizio di speculazione edilizia? Per quanto riguarda i 30 miliardi previsti per l'infrastrutturazione del sito, la descrizione analitica delle opere non conferma forse quanto ho detto prima? L'eliporto dentro il parco è proprio indispensabile nel momento in cui non riusciamo a reperire risorse finanziarie per il collegamento aereo con zone ben più disagiate? Le unità congressuali e commerciali, che comprendono perfino negozi, vogliono significare che si concepisce il parco come una struttura completamente autonoma, avulsa dal suo territorio? E le prediche che si facevano in occasione della scelta del sito, sul collegamento con Pula e sul fatto che il parco avrebbe comunque costituito anche un elemento di sviluppo e di collegamento con il territorio, che fine hanno fatto?

Tralascio di parlare delle Misure 3.1.1. e 3.1.2. sui parchi perché non voglio entrare in polemica né con l'Assessore, né con gli ambientalisti, né con i verdi. Anche su queste misure credo che ci sarebbe molto da ridire. Ho voluto in questo modo quasi pedante soffermarmi sulle varie misure proposte per dimostrare quanto ho detto all'inizio del mio intervento. Dimostrare cioè come il programma è frutto di improvvisazione, non è raccordato con leggi, programmi e ordini del giorno approvati da questo Consiglio, e come, con l'alibi della fretta e con le promesse che magari l'Assessore farà sulle possibilità di aggiornamento, la Giunta voglia mettere in Consiglio di fronte al fatto compiuto. Perché si sa che mentre su un emendamento per pochi milioni, sulla finanziaria, si discute per ore, i programmi, ancora più quando constano di molte pagine, vengono approvati in fretta senza neanche essere stati letti. D'altronde il clima di ieri era di fare, come si suoi dire, una "sveltina".

Detto tutto ciò e mentre attendo notizie da parte dell'Assessore sulla parte più consistente del programma, che riguarda le attività produttive, io credo che a questo punto la Giunta farebbe cosa seria se ritirasse il programma. Mi rendo conto che questo non può farlo, sia perché si è già impegnata con Roma, sia perché deve rispettare i termini, ma almeno abbia il coraggio di proporre una soluzione identica a quella assunta in occasione della votazione del piano generale dei trasporti. Assuma l'impegno a ridiscutere priorità, a ridimensionare alcune misure e in particolare a fornirci in tempi brevi tutte le sue idee, i suoi propositi, le sue misure relative al comparto produttivo. Per quanto riguarda il quarto asse, cioè quello relativo al rafforzamento delle strutture produttive, attendo lumi per poter svolgere le mie osservazioni. E' chiaro che, in mancanza di tutto questo, il mio voto non potrà essere favorevole, e di questo mi dispiace dato che faccio parte della coalizione che sostiene la Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.

PILI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non nascondo la difficoltà di intervenire su questo programma, proprio perché, nonostante la richiesta, non è stato dato tempo sufficiente ai consiglieri per approfondirlo. Ciò nonostante ho provato a leggerlo stanotte e ovviamente, non potendo entrare nel merito di tutti gli assi prioritari e dei sottoassi, ho cercato di cogliere quelli che mi sono parsi più importanti e che ormai, almeno nel dibattito politico regionale degli ultimi dieci anni, sono stati considerati come acquisti. Il mio imbarazzo nasce dall'aver riscontrato che, in questo programma, sono venuti meno questi elementi, si sono, credo con molta leggerezza, dimenticate decisioni, ribadite dalle varie Giunta, e si sono dimenticati persino impegni precisi del Consiglio regionale. Comunque vediamo se anche gli errori che ci sono all'interno di questo programma possono essere corretti, se c'è la volontà della Giunta di correggerli e se c'è la volontà della Giunta di correggerli e se c'è la volontà della Giunta di valutare con obiettività le cose, senza tentativi più o meno celati di far passare decisioni inconcepibili.

Una prima difficoltà di valutazione deriva dal fatto che non c'è un quadro completo; mancano i provvedimenti relativi al FEOGA e al FERS, manca il secondo triennio, per cui è una valutazione limitata quella che si può fare. Questo però contrasta con l'analisi e gli obiettivi che questo programma si propone, soprattutto relativamente all'ampliamento e alla specializzazione e integrazione del sistema produttivo. Io credo che ormai, davanti a noi, non solo da oggi, ci sia un problema fondamentale, quello di creare occupazione. Come è ben noto, però, l'occupazione non la si crea né con leggi né con proclami, la si crea innescando meccanismi produttivi e i meccanismi produttivi evidentemente si innescano se si creano le condizioni di base necessarie.

Io non voglio fare la storia degli incentivi del Mezzogiorno, però sarebbe sufficiente ricordare quanti tentativi siano stati fatti nel Mezzogiorno e nella nostra isola con fondi regionali e con fondi nazionali, derivanti in maniera particolare dalle leggi speciali sul Mezzogiorno, fino ad arrivare a contribuzioni a fondo perduto dell'80 per cento per creare iniziative di qualsiasi genere. E abbiamo visto che queste iniziative è stato facile aprirle, è stato molto più difficile tenerle aperte; cioè abbiamo ormai verificato che gli incentivi finanziari puri e semplici, per quanto elevati, non sono stati sufficienti ad intraprese certe, sicure. Cioè, come dice il saggio cinese, è facile aprire la saracinesca, difficile è tenerla aperta. E così è stato per le nostre iniziative industriali. E' chiaro, però, che analizzando quanto è accaduto ci siamo resi conto che, al di là dei discorsi concreti sulla limitatezza del mercato locale e così via, la carenza più importante che aveva portato a costi crescenti per queste intraprese è la mancanza della dotazione infrastrutturale. Faccio qualche esempio: a poco serve che a Portovesme un'industria anche statale, che presentava a piè di lista i conti agli enti di Stato, possa con una nuova politica aziendale fare una analisi di costi e benefici per cui far tornar dei conti, come si dice, se poi questa azienda deve spendere 20 miliardi per importare l'acqua da altre nazioni per far funzionare questi stabilimenti. A poco serve che una qualunque iniziativa di intrapresa turistica possa fare tutto se poi non ha l'acqua per le docce; a poco serve che noi continuiamo a sperperare miliardi e miliardi della nostra Regione per pagare i danni della siccità, e invece destiniamo neanche un quinto di quello che spendiamo per pagare i danni e prevenirli.

Il problema della dotazione infrastrutturale, del resto, non lo scopriamo ora. Già nel 1989, con alcuni altri colleghi, tra i quali mi pare di ricordare anche il collega Barranu, noi approvammo a livello di comitato di regioni meridionali, il piano globale di sviluppo delle regioni meridionali. In quel piano c'era un'analisi abbastanza seria, dalla quale risultava qualche dato estremamente significativo per la nostra regione. Alcuni in particolare ponevano in evidenza la situazione preoccupante in alcuni settori, ad esempio per quanto riguarda la dotazione infrastrutturale delle risorse energetiche; equiparata a 100 la media nazionale, la Sardegna aveva 19; per la dotazione infrastrutturale delle risorse idriche, equiparata a 100 la media nazionale, la Sardegna aveva 26; nel settore dei trasporti mi pare fossimo a 46 rispetto a 100, e così via. Venivano fuori alcuni dati estremamente drammatici della nostra Regione che peraltro avevamo sperimentato per decenni sulla nostra pelle, come se questi fossero dei mali atavici ai quali non si può porre alcun rimedio. E mi sembrava che questo Consiglio regionale avesse colto l'occasione, per la drammaticità della situazione della siccità del 1989 e degli anni precedenti, per affrontare una volta per tutte concretamente il discorso del piano acque e del governo e della pianificazione delle risorse idriche. Ci sono stati in proposito impegni solenni da parte del Consiglio e coinvolgimenti delle varie Commissioni su questo argomento.

Oggi a me pare che questo programma soffra delle inadempienze della Giunta, e del Consiglio regionale soprattutto, e delle Commissioni sul discorso delle risorse idriche. Ne soffre perché questo programma ha cancellato il piano acque, cioè dice sostanzialmente che il piano acque non esiste, che è carta straccia, che se ne può fare quello che si vuole, che il primo libero professionista che si sveglia può dimenticare che esistono questi strumenti e scrivere e proporre cose che vengono accolte senza che ci siano progetti e programmi che vengono valutati. Il primo che si alza butta a mare un ventennio di lavoro importante, fatto da diverse Giunte, e voluto comunque dal Consiglio regionale e si fanno scelte che non hanno né capo né coda e che però vengono poste in maniera non so quanto corretta nell'ambito di questi programmi. Il non aver approvato il piano acque, il non aver approvato la legge sul governo e la pianificazione delle risorse idriche, sta ridando fiato a tutti quei fenomeni che tutti qua dentro abbiamo condannato: i particolarismi, le geopolitiche o peggio gli interessi progettuali non rispondenti alle esigenze reali, la superficialità, il qualunquismo e chi più ne ha più ne metta.

Eppure la Giunta regionale, su proposta, a suo tempo, di un Assessore tecnico, riconfermata poi da una delibera della Giunta, anche quando era Assessore ai lavori pubblici il sottoscritto, aveva stabilito che, in attesa dell'approvazione da parte del Consiglio del piano acque, fosse in vigore il piano acque così come era stato redatto e che a questo ci si dovesse attenere. Su questo ci sono stati anche contrasti con altre forze politiche, però abbiamo rispettato tutti il piano delle acque. Ora, di colpo, questa Giunta, che doveva essere la Giunta di svolta, la Giunta del nuovo, la Giunta del diverso, la Giunta dei tecnici, se ne infischia altamente di tutte le cose tecniche e fa proposte che non stanno né in cielo, né in terra.

Io posso anche capire che si avanzino proposte e si discutano, però quando queste proposte sono fatte dalla Giunta, approvate in Giunta e poi modificate non si sa da chi, allora siamo ai limiti della correttezza. Io francamente sono sconcertato per il comportamento di questo Esecutivo. Posso anche capire che si faccia la scelta, che io personalmente non condivido, di dire: nell'ambito delle risorse idriche finanziamo solo gli usi idropotabili. Si era cercato di costruire un piano e opere che cercassero di soddisfare nei limiti del possibile contemporaneamente gli usi idropotabili, gli usi irrigui e gli usi industriali. Questa è una scelta che può essere discutibile, però è una scelta; vediamo però nell'ambito di questa scelta come mai si siano indicati nella scheda due schemi, uno per la Sardegna Sud-orientale e l'altro per il Nord Sardegna. Nel documento c'è intanto solo la scheda dello schema idrico della Sardegna Sud-orientale, non esiste quella degli schemi idrici del Nord Sardegna, per cui non si sa che cosa si voglia fare con questi 77 miliardi. Io gradirei saperlo e credo che il Consiglio abbia diritto di conoscere cosa si fa con 77 miliardi e perché questo documento non è completo della scheda degli schemi idrici del Nord Sardegna. Questo è fuori da ogni possibile tolleranza da parte del Consiglio, però voglio soffermarmi ora sullo schema idrico della Sardegna Sud-orientale per il quale si prevedono 150 miliardi. Io ho riscontrato che la descrizione della scheda, fino alla parte relativa alla indicazione delle opere, è identica a quella che era stata approvata in Giunta, però sono cambiate le opere rispetto a quelle approvate in Giunta e ne vengono indicate altre che non stanno né nel piano acque, né, a mia conoscenza, in nessuna progettazione esecutiva. Io non riesco a capire con quale superficialità e con quale leggerezza si possano avanzare proposte di questo genere, dopo che per vent'anni la Regione ha speso circa 16 miliardi per studiare il sistema del Picocca e oggi siamo a progettazione esecutiva ultimata e quindi alla immediata cantierabilità. Si dimentica la strategicità di questo sistema. Chi non conosce il piano acque forse di questo non si è reso conto, ma il bacino del cagliaritano, chiamiamolo così, il bacino orientale comunque è oggi totalmente dipendente dal sistema Flumendosa. Basta che accada un guasto in un canale qualsiasi di questi e Cagliari, Quartu, Selargius e dintorni, oltre che parte dell'industria e dell'agricoltura, rimangono senza un goccio d'acqua per cui intanto questo era stato considerato nel piano acque e riconosciuto valido da tutti come un sistema strategico. E' uno dei quattro grandi sistemi del territorio regionale, assieme al Tirso, al Temo, al Flumendosa, questo del Picocca proprio perché dà 300 milioni di metri cubi d'acqua per cui la proposta della Giunta, che prevedeva un primo lotto funzionale di questo sistema, che è stato invece tolto, per il quale lotto funzionale c'era la progettazione esecutiva e la cantierabilità a partire dall'1.1.94 dava la possibilità immediata di portare, sulla parte più deficitaria e a rischio, una quantità di metri cubi d'acqua estremamente importanti per molteplici motivi, sia perché è acqua assolutamente potabile di altissima qualità, e il problema della qualità delle acque non è un discorso secondario, sia perché poteva andare all'impianto di potabilizzazione di Simbirizzi o per eccesso essere immessa nel lago del Simbirizzi attenuando l'eutrofizzazione di questo lago che è ormai allo stato necrotico. Erano cose condivise da tutti, ora di colpo si sveglia qualcuno, che ha condiviso e ideato per vent'anni queste cose, che infischiandosene del piano acque e di tutto, ha un'altra idea, che non è confortata da alcun elemento di studio né di massima né di larga massima né tantomeno esecutivo, e ha la sfrontatezza di ritenere che queste proposte siano migliori. Io dico che tutte le proposte sono accettabili, però questo è un programma che deve diventare esecutivo nell'ambito di tre anni, e allora mi dico: si viola il discorso del piano acque e va bene! Supponiamo anche che gli stessi che hanno sostenuto quel piano acque oggi si alzino e dicano che non va più bene. Intanto mi domando quanto credibile sia il tecnico che per vent'anni sostiene una cosa, poi si sveglia e ne sostiene un'altra. Inoltre mi chiedo che senso ha, dopo avere speso decine di miliardi e quando tutti gli altri tecnici sostengono cose diverse, fare questa proposta se non si sa quanto costa, perché non c'è alcun elemento per valutarla, se va ad aggravare un sistema di per sé già carente, perché il sistema Flumendosa è già gravato da eccessi di eutrofizzazione, e a poco servirebbe buttare quest'acqua nel Mulargia miscelandola a tutte le altre acque per poi immetterla su condotte che non sono capaci di sopportare quella portata. Quanto costerà tutto questo? Andrà bene, andrà male? Dove passeranno questi 30 chilometri di condotte? Ha senso fare proposte di questo genere? Dove sono i comportamenti di questa Giunta nel rispetto delle decisioni delle Giunte precedenti e del Consiglio regionale? Francamente, sotto questo aspetto, sono molto sconcertato. Io presenterò, se sarà possibile, insieme ad altri colleghi, un emendamento per correggere questa cosa, perché credo che sia veramente assurdo che il Consiglio possa tollerare che accadano queste cose. Se questo non sarà possibile anch'io molto correttamente annuncio il mio voto contrario e una ben più forte opposizione a questa Giunta. Su questo problema delle risorse idriche voglio soffermarmi ancora un po', viste queste due proposte specifiche. Voglio soffermarmi perché ritengo che, nella ripartizione delle risorse, si sia sottovalutata l'importanza di questo problema. La Regione si impegna per quindici anni, con mutui, a pagare oltre 1000 miliardi per danni causati dalla siccità. Ma ci vogliamo rendere conto che forse è meglio impegnare i mutui anziché per pagare i danni causati dalla siccità, per realizzare le opere che ci servono a fare quello che dite anche voi a pagina 28 del documento: l'ampliamento, la specializzazione, l'integrazione del sistema produttivo, con l'utilizzazione delle risorse locali e col rilancio della agricoltura? Invece questo aspetto, a mio avviso, è stato sottovalutato, al punto che si è dimenticato totalmente il sistema del Tirso. Voi pensate che l'anno prossimo, molto probabilmente, o al massimo nel 1995, sarà ultimata la diga del Tirso, 800 milioni di metri cubi d'acqua. Sarà ultimata questa diga, e non si sono previste le condotte necessarie per utilizzare quest'acqua. Se alla CEE approfondissero questi aspetti ci riderebbero in faccia. Dobbiamo metterci in testa che il polmone delle risorse idriche della nostra Regione è stato individuato ed è nella realtà, per la conformazione orografica, per il sistema di piovosità, per come è configurato il territorio regionale, un elemento fondamentale per tutta la Regione, perché quell'acqua deve servire per tutti.

Io ho letto sui quotidiani sardi che alcuni, anche dell'Oristanese, si sarebbero opposti alla scelta delle condotte per l'utilizzazione delle acque del Tirso in quanto, se si facessero queste condotte, l'acqua, anziché fermarsi nell'Oristanese, andrebbe nelle altre parti. Francamente questo è un altro elemento estremamente preoccupante, proprio perché viene meno il concetto fondamentale del bacino unico regionale, il concetto che l'acqua è un bene di tutta la Regione e che quindi, a parità di tariffe, va resa disponibile a tutti i settori. Credo che la Giunta avrebbe dovuto fare uno sforzo in questa direzione e non mi pare che lo abbia fatto. Non mi pare che ci sia un equilibrio. Serve poco creare ancora industrie, finanziare ancora sviluppo turistico, voler rilanciare l'agricoltura col sistema agro-industriale se non si tiene conto che sono tutte cose che richiedono un elemento fondamentale: la disponibilità di risorse idriche. Non capisco come mai si sia destinata a questo campo una così limitata disponibilità finanziaria. Io credo invece - e ho avuto occasione, in un recente convegno sui problemi delle risorse idriche, di discuterne anche con gran parte della Giunta e con altri colleghi del Consiglio - che bene farebbe la Giunta a cominciare a pensare al reperimento di altre risorse finanziarie, che sono indispensabili se si vuole cominciare ad attuare il piano acque.

La Giunta, della quale ho fatto parte, aveva presentato proposte concrete in merito, convinti come eravamo, che ormai sarà sempre più difficile nella nostra Regione, ma non soltanto nella nostra Regione, realizzare opere pubbliche di grande rilevanza a totale finanziamento pubblico. Per cui è necessario che la Giunta faccia lavorare la propria fantasia per guardare a quello che sta avvenendo in tutte le altre parti d'Europa e del mondo, per il finanziamento delle opere pubbliche, cosa peraltro di cui si è presa coscienza anche in Italia. Io ricordo il famoso disegno di legge quadro presentato in Parlamento sulla gestione delle risorse idriche dove si diceva che chi usufruisce di queste opere se le deve pagare. Molto probabilmente nella nostra Regione non sarà possibile far pagare queste opere, però certamente in quella direzione noi dobbiamo camminare. Pertanto il discorso dell'approvazione della legge sul governo e la pianificazione delle risorse idriche è un discorso urgente, perché in quella legge si proponeva un volano che consentisse di attualizzare la realizzazione delle opere, si pure con la scarsa disponibilità di risorse finanziarie da parte della Regione. Mi pare, però, che la Giunta stia anche dimenticando o ignorando la possibilità di utilizzare le risorse finanziarie che ancora sono disponibili a livello nazionale. Io le voglio ricordare, a proposito, per esempio, della legge numero 488: voi sapete che con questa legge, che ha sciolto il Ministero del Mezzogiorno, sono state trasferite tutte le risorse al Ministero del tesoro. Ci sono ancora alcune migliaia di miliardi disponibili sui progetti strategici, nei quali la Regione Sardegna era ben presente, e occorre a mio avviso rivendicare ancora il rispetto degli impegni assunti da valanghe di Ministri, nella sede della Giunta regionale, a Villa Devoto. Voglio ricordare la legge numero 240 del 1992 che dà la possibilità di finanziare, a totale carico dello Stato, con annualità costanti per dieci anni, il reperimento delle risorse idriche per il settore agricolo. Cosa è stato fatto in questa direzione da parte della Giunta? Voglio dire che la Giunta deve pur fare qualcosa, non può aspettare che i problemi si risolvano con la manna caduta dal cielo. Purtroppo non esiste questa possibilità. Insomma, cari colleghi, manca l'iniziativa. Io francamente non sono soddisfatto, vedo una sorta di attendismo, non vedo un grande impegno, non vedo determinazione, non vedo la ricerca delle risorse finanziarie, non vedo le proposte. Sia pure in momenti difficili, anzi a maggior ragione in questi momenti, occorrerebbe muoversi di più, proporre di più, cercare di più le risorse finanziarie. Occorrerebbe avere maggiore determinazione anche nel fare proposte. A proposito degli enti, per esempio, è stato un fuoco di paglia estivo il discorso sugli enti da parte della Giunta, oppure lo vogliamo riprendere questo argomento? Anche qui mi pare che tutto taccia, che dopo la sparata "sciogliamo tutto", non si discuta più niente.

Voglio fare soltanto un'altra considerazione sui problemi relativi alla viabilità. Vorrei sapere dalla Giunta quali impegni e quali finanziamenti concretamente sia riuscita ad ottenere dal Governo nazionale in relazione al rilancio delle opere pubbliche. Si è parlato di 10 mila miliardi, di possibili 30 mila miliardi, col rilancio anche della viabilità. Il Consiglio regionale sa quanti miliardi la Regione sarda abbia speso, per cercare di evitare che i Ministri di turno potessero utilizzare i miliardi dei piani triennali dell'ANAS nelle proprie regioni, anziché nella Regione Sardegna, per mancanza di progettualità esecutiva. Credo che oggi ci sia un'eccedenza di progettualità esecutiva, quindi il Governo nazionale non ha più scuse. Quanti di questi miliardi arriveranno in Sardegna per la realizzazione di strade statali, che sono state considerate prioritarie dal Parlamento nel piano decennale dell'ANAS? Io vorrei conoscere quali azioni sono state fatte, quali risultati avete ottenuto. Mi pare che ci sia stato qualche passo indietro; si è rinunciato a rivendicare ancora nei confronti del Governo la proposta di cofinanziamento della strada statale 131, per cui si sono riprogrammate le quote del finanziamento regionale. Si è fatta marcia indietro anche su questo. Io, di fronte a tutte queste cose non posso certo esprimere soddisfazione nei confronti di questo Esecutivo. Vorrei però modificare questo mio atteggiamento dimostrando ancora una volta fiducia nella volontà di correggere gli errori fatti e nella volontà di un maggiore impegno a risolvere i problemi della nostra Regione. Se questo non verrà, la mia dichiarazione la farò al momento opportuno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.

SATTA ANTONIO (D.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, l'impegno di questo Consiglio nel dibattito intorno alla spendita di queste risorse, testimonia, credo, se ve ne fosse ancora bisogno, il fatto che ancora molti nodi dello sviluppo vanno sciolti nella nostra Isola. Si parla, non a caso, di fondi strutturali. Evidentemente la struttura organizzativa del tessuto sardo è ancora da mettere in sesto perché possa costituire premessa ad uno sviluppo armonico nell'intero territorio isolano. E' evidente, quindi, che le critiche che vengono a questo programma sono, a mio avviso, volte a far sì che questa spendita avvenga in una direzione ben precisa E' evidente che ciascun consigliere regionale ha una sensibilità diversa e, quindi, può propendere verso una direzione anziché un'altra. Sono tutte opinioni rispettabili delle quali la Giunta non potrà non tener conto. Ma credo che una cosa vada detta, e su questo critiche non ne sono state avanzate, che la Giunta e la Commissione, hanno sicuramente portato avanti una proposta globale con obiettivi precisi, intorno ai quali vi è stata anche in Commissione unanimità di consensi. Evidentemente, un po' tutti ci siamo ritrovati nella definizione di obiettivi che hanno lo scopo di individuare quei settori che possono essere ovviamente finanziati in base alle norme comunitarie e che hanno in Sardegna una grande rilevanza per lo sviluppo. Credo che questo sia l'aspetto fondamentale della proposta della Giunta che la Commissione ha fatto propria, attraverso diversi momenti di confronto all'interno della Commissione stessa.

E' pur vero che il programma è arrivato ieri in Consiglio, ma francamente io non mi sono scandalizzato perché è la prassi, perché dobbiamo nascondercelo? Anche i bilanci arrivano la mattina e si inizia subito la discussione generale, e nessuno ha mai chiesto di sospendere la seduta per avere il tempo di esaminare tutto il malloppo della finanziaria, e considerare tutti gli aspetti che a questi strumenti economici sono collegati.

Io credo che ciascun consigliere debba avere sicuramente l'opportunità di dare una sua valutazione compiuta attraverso un attento esame della documentazione, ma credo che non debba essere questo oggi il motivo della contestazione. E allora fermiamoci un attimo a parlare un po' di questa programmazione. Che i tempi siano pressoché scaduti non dipende dalla Giunta o dal Consiglio, sono tempi imposti dal Governo e dalla Comunità europea, e la Giunta non può, pena una grande responsabilità, certamente disattendere certi impegni. Certamente si sarebbe potuto fare prima, ma io credo che si debba fare uno sforzo per essere realisti anche se è difficile, perché ci avviamo a fine legislatura e la storia insegna che verso la fine della legislatura ci sentiamo spinti soprattutto verso posizioni critiche, e verso un atteggiamento di negativismo, anziché di proposta. Credo che, invece, un po' di realismo non gusti e che intorno a questa proposta dovremo fare tutti quanti uno sforzo perché queste risorse, se pure poche, possano essere spese nel migliore dei modi. Una volta salvaguardati quelli che sono gli indirizzi e gli obiettivi che sono stati a mio avviso, almeno così mi è parso, condivisi da tutti, credo che per quanto riguarda la possibilità di un riesame in vista di una migliore definizione della spesa, non ci siano grandi ostacoli. Un riesame, così come è avvenuto altre volte, può essere fatto anche dalla stessa Commissione in via informale se la Giunta su questo è d'accordo.

Io stesso ho votato contro la proposta complessiva nella Commissione competente. Dopo aver condiviso tutta la strategia e gli obiettivi che si pongono nel programma, ho votato contro, non perché volessi contestare il programma in sé, ma perché, se questo programma mira ad eliminare le cause dello squilibrio strutturale, per cercare di assicurare uno sviluppo forte, quanto meno ordinato ed equilibrato in tutta la Sardegna, ho ritenuto che nella definizione delle misure fossero presenti squilibri che, a mio avviso, potrebbero essere corretti, così come anche altri colleghi hanno detto oggi, in interventi che io considero costruttivi, se pur critici, tesi ad individuare un tipo di spendita più attenta di queste risorse, che colga nel segno e quindi abbia effetti realisticamente produttivi per quanto riguarda l'economia sarda. La motivazione del mio voto contrario era semplicemente questa. Certi obiettivi sono di grande interesse per tutta la regione e quindi nulla quaestio su questi interventi; è il caso della metanizzazione, che è un obiettivo dal quale tutta la Sardegna trae beneficio e si spera che possa estendersi nel resto dell'Isola, dopo i quattro capoluoghi di provincia.

All'interno degli altri obiettivi, credo che uno sforzo vada fatto, in direzione di un riequilibrio perché, caro collega Murgia, noi non stiamo barattando interventi in funzione di successi elettorali. Ciascuno di noi, ogni volta che fa un intervento, e fa un intervento mirato perché ritiene che un problema esistente debba trovare soluzione, anche in quel momento si pone il problema delle fortune elettorali. Potremmo avere anche paura di prendere la parola perché con qualsiasi intervento si rischia di suscitare questa critica da parte di altri colleghi. Io credo che con molta libertà, onorevole Cogodi, ciascuno di noi porta qui il suo contributo. Onorevole Cogodi, io non so se debba raccogliere i suoi inviti alla polemica. Anche a me piace la polemica, ma non è il caso stamattina, anche perché fuori è una bella giornata e vogliamo andare a gustarci un pochino di sole nell'intervallo.

Per quanto, per esempio, riguarda il problema dell'acqua, io concordo nella sostanza con quanto diceva l'onorevole Pili; è un problema prioritario in Sardegna in questo momento, ma se una scelta è stata fatta da parte del Governo regionale, che sostiene che la creazione di nuove dighe in questo momento non è perseguibile per i tempi lunghi di attuazione, e fa riferimento maggiormente all'attuazione di schemi idrici, io credo che questa possa essere una strada percorribile se questa è effettivamente la strada che, sulla base di una valutazione tecnica adeguata, si ritiene possa portare a quei risultati che tutti quanti auspichiamo. Se diamo uno sguardo a tutti gli schemi idrici della Sardegna verifichiamo che anche altre zone non individuate in questo programma, non hanno possibilità né di avere dighe, né di avere linee di adduzione che possano consentire l'utilizzazione dell'acqua, e quindi una rivalutazione per quanto riguarda l'aspetto agricolo e zootecnico. Mi riferisco, per esempio, al caso del Goceano, un territorio del tutto marginale, che continua a rimanere marginale, nonostante per decenni tutti quanti abbiamo discusso su quali siano le risposte da dare a questo territorio in termini di prospettive di sviluppo. Si fanno le battaglie per togliere questo territorio dell'isolamento, ma nella sostanza non si fa niente, perché qualcosa possa sensibilmente cambiare. Credo che, così come il Goceano oggi si serva dell'acqua della diga di Sos Canales per l'uso potabile, possa tranquillamente usufruire dell'adduzione dell'acqua dell'invaso sul fiume Manno di Pattada, che può fornire a questo territorio l'acqua sufficiente per rilanciare i settori agricolo e zootecnico.

Analogo discorso si potrebbe fare per quanto riguarda la viabilità. Io credo che la scelta della realizzazione della strada da Tortolì a Cagliari sia una risposta che da tanti anni si attende. Forse, Assessore, potrebbe essere significativo, per esempio, se - una risposta attenta a queste popolazioni isolate - si potesse invertire la rotta; anziché partire da Cagliari cioè si potrebbe partire da Tortolì, se è vero che esistono i progetti esecutivi; perché è stato detto che servono i progetti esecutivi per poter partire. Sarebbe questa una dimostrazione di attenzione particolarmente importante verso una popolazione che da decenni chiede una strada per uscire dall'isolamento, per collegarsi con il resto della Sardegna. Lo stesso discorso vale per il Goceano; c'è una strada che è in fieri da trent'anni e il cui ultimo lotto finisce in campagna, quindi non può essere neppure utilizzato. Credo che uno sforzo vada fatto in quella direzione.

Così come un'emergenza sociale esiste, mi sia consentito di sottolinearlo, e credo che su questo ci sia il consenso anche di altri colleghi, un'emergenza che è contemplata nel piano sanitario regionale e riaffermata anche di recente. L'impegno fatto proprio dal Consiglio regionale era che l'unico ospedale nuovo si sarebbe dovuto costruire a Olbia. Ebbene, a parte le affermazioni nei vari documenti di programmazione, ripetute e reiterate dalle varie Giunte e dal Consiglio, di fatto però non ci sono mai le risorse finanziarie. Credo che questa possa essere l'occasione per dare una risposta concreta a una emergenza vera in Sardegna, in un polo che d'estate, e quindi per lunghi mesi, ha un bacino d'utenza di oltre mezzo milione di cittadini. Ebbene, servizi vuol dire anche strutture, servizi vuol dire anche eliminare le cause di squilibrio che ancora esistono nel nostro Paese.

Quindi, signor Presidente, e termino - non ho usato tutto il tempo perché volevo essere molto concreto - do atto all'Assessore e alla Giunta regionale della bontà della proposta complessiva che ha saputo individuare obiettivi seri. Non li elenco tutti perché non è il caso, li condivido pienamente. Se la Giunta darà la su disponibilità, visto anche il lavoro fatto in Commissione, per una rivisitazione di alcune misure, che tenga conto delle osservazioni che sono state fatte sia da chi parla che da altri colleghi, sicuramente il mio voto sarà favorevole, e credo che si possa raggiungere un'unità di intenti dell'intero Consiglio regionale.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 12 e 56.