Seduta n.227 del 07/09/2006
CCXXVII SEDUTA
Giovedì 7 settembre 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 19.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta, colleghi, solo per comunicare che, così come temevamo, essendoci un ritardo negli aerei, il Presidente della Regione non è ancora arrivato in Sardegna, quindi aggiorniamo i lavori alle ore 19.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 20, viene ripresa alle ore 19 e 11.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 2 agosto 2006 (221), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ibba e Maninchedda hanno chiesto congedo per la seduta del 7 settembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che, con atto notificato in data 11 agosto 2006, il Governo ha rinunciato all'impugnativa della legge regionale 23 dicembre 2005, n.23, recante "Sistema integrato dei servizi alla persona. Abrogazione legge regionale n.4 del 1998 (Riordino delle funzioni socio-assistenziali)", a seguito della modifica dell'articolo 45 intervenuta con la legge regionale 11 maggio 2006, n.4.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
"Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu - Istituzione dell'alta onorificenza regionale della Croce al merito 'Eleonora d'Arborea e dell'Isola dei nuraghi'". (251)
(Pervenuta il 5 settembre 2006 e assegnata all'ottava Commissione)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CACHIA sulla crisi della Meridiana". (173)
(Risposta scritta in data 6 settembre 2006)
"Interrogazione SANNA Matteo sulla sospensione della tratta Olbia-Cagliari e viceversa da parte di Meridiana".(249)
(Risposta scritta in data 6 settembre 2006)
"Interrogazione DEDONI sul controllo delle acque territoriali della Sardegna". (521)
(Risposta scritta in data 6 settembre 2006)
"Interrogazione DIANA - LIORI sulle prescrizioni regionali antincendio e sui notevoli aggravi economici che esse determinano per i comuni". (578)
(Risposta scritta in data 6 settembre 2006)
Dichiarazioni del Presidente della Regione sul Piano paesaggistico regionale
PRESIDENTE. Colleghi, l'ordine del giorno reca: "Dichiarazioni del Presidente della Regione sul Piano paesaggistico regionale", rese ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente e signori consiglieri, mi è stato chiesto di riferire con urgenza - e l'urgenza è stata sottolineata anche in maniera irrituale - al Consiglio sulla definitiva approvazione in Giunta del Piano paesaggistico regionale. Lo faccio doverosamente ma molto volentieri. Ho l'opportunità di discutere ancora e di poter chiarire alcuni aspetti importanti del procedimento compiuto e delle regole di cui la Regione Sardegna si è dotata. Mi scuso se non sono potuto intervenire in quest'Aula prima, ma sono stato trattenuto a Roma da appuntamenti che ritengo importanti per la Regione.
Si è compiuto, con l'approvazione definitiva nella Giunta dell'altro giorno, un processo lungo che, di fatto, è nato in campagna elettorale. In campagna elettorale questa maggioranza del centrosinistra aveva detto delle cose chiare e precise circa la necessità di tutelare l'ambiente, di salvaguardare le nostre coste e di pensare a un progetto di sviluppo diverso per la nostra Regione e anche di sviluppo del turismo diverso per la nostra Regione. Opportunamente nelle prime settimane, nei primissimi mesi di questa amministrazione regionale, si è avviato un percorso che rispondeva alle promesse mantenute, promesse non marginali del nostro programma di governo, ma uno dei temi fondamentali della campagna elettorale e del programma di governo. Si è mantenuto quindi fede, come ci si aspetta, agli impegni presi con il nostro elettorato, con i cittadini, dapprima con un provvedimento temporale della Giunta e poi con un disegno di legge che è stato portato all'attenzione del Consiglio regionale. Si trattava di un provvedimento importante che cambia in maniera sostanziale molti atteggiamenti fino ad allora prevalenti nella nostra Regione. Tocca convinzioni profonde, tocca visioni del futuro, tocca idee dello sviluppo della nostra Regione, tocca anche interessi importanti e quindi era facile immaginare che avrebbe comportato delle discussioni forti.
Per questo quella legge fu approvata, ricorderete, dopo molte discussioni, dopo un forte disappunto, una forte contrarietà da parte dell'opposizione in Consiglio regionale e un altrettanto forte convincimento della maggioranza, che ancora ringrazio, che ha portato all'approvazione della legge. Un'approvazione che prevedeva un disegno preciso, prevedeva innanzitutto la presentazione in Consiglio regionale delle linee guida, cosa che è stata fatta dopo pochi mesi, prevedeva delle date rigorose per l'attività di predisposizione di una proposta, prevedeva degli impegni precisi di concertazione, di discussione, di chiarimenti, di approfondimenti con i comuni e le province, con le parti sociali, cosa che è stata fatta, e prevedeva l'approvazione da parte della Giunta regionale, l'adozione da parte della Giunta regionale e l'invio al Consiglio regionale, in particolare alla Commissione competente, per la predisposizione di un parere di cui la Giunta regionale doveva poi naturalmente tenere conto nella sua approvazione conclusiva.
Quindi non si tratta di una novità quello che è accaduto l'altro giorno, ma di un percorso largamente annunciato, discusso e approvato in questo Consiglio regionale. E' stato rispettato il percorso, sono stati rispettati i tempi, cosa che raramente accade, è stata fatta la concertazione, è stata ascoltata tanta gente, si è arrivati fino alla discussione in Commissione e alla predisposizione di un parere che ci è stato trasferito la prima settimana di agosto. Successivamente si è ancora discusso a lungo, a tratti anche animatamente. E' il segno evidente che, appunto, si tratta di argomenti importanti, su cui le decisioni non vengono prese a cuor leggero, ma sono il frutto di un approfondimento e di meditazioni. E ogni discussione non è stata fatta invano, ogni discussione è stata utile, il parere della Commissione regionale è stato utilissimo ed è stato una parte rilevante nella predisposizione delle norme di attuazione che sono state definitivamente approvate.
A questo punto abbiamo un Piano paesaggistico regionale approvato e pienamente operante nella nostra Regione. E' evidente che ha continuato a suscitare polemiche e potrà continuare a suscitarne nel futuro perché, come dicevo, ha alle sue spalle dei convincimenti profondi sulla tutela dell'ambiente, sulla tutela del paesaggio, sul valore pubblico fondamentale dell'ambiente e del paesaggio, sui modelli di sviluppo della nostra Regione e, ancora una volta, perché nascondercelo, tocca interessi anche economici importanti e quindi la discussione si è protratta fino alla conclusione, direi fino agli ultimi momenti. Però io sono felice e sono orgoglioso del lavoro che questa maggioranza ha portato a termine perché mantiene una promessa fatta in campagna elettorale, perchè mantiene una promessa fatta con la predisposizione delle linee guida e perchè risponde a quello che volevamo ottenere.
In questi giorni sono state nuovamente mosse delle critiche, devo dire anche contraddittorie, o almeno incongruenti, non si capisce se l'accusa è che sia troppo severo perché non si può far niente o se l'accusa è che lascia troppi spazi ancora per poter fare delle cose e in particolare lascerebbe questi spazi in capo al Presidente per fare delle cose per cui la Sardegna comunque sarà invasa da ancora altri lavori in corso, solo che questi lavori in corso saranno gestiti dal Presidente della Regione. Allora, al di là delle considerazioni sul Piano paesaggistico che abbiamo già fatte tante volte, magari ne discuteremo ancora, però è evidente che abbiamo un parere diverso, che nasce da una cultura e da un atteggiamento politico diverso, io credo.
Ma mi vorrei concentrare su quest'ultima critica possibile. E' evidente che questo Piano paesaggistico non è stato fatto pensando a questo Presidente della Regione, che ha un mandato a tempo e che sarà sostituito da un altro Presidente della Regione. E' un Piano paesaggistico che quindi, nell'interesse di tutti, deve funzionare nella stessa maniera a prescindere da chi guida la Giunta della Regione. E' un Piano, certamente, con parecchi dettagli, apparentemente complicato, a mio parere non è molto complicato ed è molto chiaro e devo dire che questi ultimi giorni, forse, sono serviti anche a chiarirlo persino nella stampa. Mette in atto esattamente quello che abbiamo detto fin dal primo giorno: "Vogliamo mantenere una parte importante dell'ambiente della Sardegna intonso, intoccato. Vogliamo mantenere la percezione della natura, la percezione del creato in maniera importante in Sardegna e non consumare ogni ulteriore parte di territorio". Avevamo detto che tutto quello che non era costruito sulla fascia costiera si sarebbe dovuto mantenere tale e che, casomai, le ulteriori attività si sarebbero potute fare nelle città, nei paesi, negli insediamenti urbani o nelle attività di riqualificazione e di riuso degli insediamenti già esistenti. Il Piano dice esattamente questo. Non fa una scelta su quale parte del territorio intonso costruire, su quale provincia sì, su quale comune no, in quale area sì e in quale area no, fa una scelta radicale, convinta, coraggiosa, certamente, ma di cui tutti, soprattutto le future generazioni, credo che conosceranno il valore.
Dice che non si costruisce più nella fascia costiera, individua una fascia costiera - mediamente distante poco più di 2 chilometri dal litorale - e dice che la fascia costiera è un bene paesaggistico unitario, di valore fondamentale, un bene pubblico fondamentale che vogliamo restituire alla collettività. Nella fascia costiera non si può più costruire laddove non è costruito, si costruisce e si incentiva anche il turismo negli insediamenti urbani, si ricostruisce, si ristruttura, si riqualifica, si riusa, laddove è già costruito negli insediamenti esistenti. Non c'è nessuno in questa Regione, né oggi, né domani, che potrà decidere di costruire, di toccare una fascia intonsa di territorio. Nessuno, nemmeno con l'accordo di chicchessia, nemmeno con l'accordo del comune, della provincia e della Regione, nessuno, nemmeno d'intesa, può decidere di toccare le parti intonse del territorio.
Poi dice delle altre cose importanti questo Piano paesaggistico, è per questo che gli riconosco valore, dice che si costruisce nelle città, nei paesi, anche dentro la fascia costiera, ma si costruisce finalmente all'interno di regole, si costruisce previa approvazione di un PUC per evitare, come è successo, che paesi, paesoni, si siano trasformati in città, abbiano moltiplicato per un multiplo la loro popolazione, magari anche con 18 piani di risanamento urbano, ma mai col PUC approvato, cioè si toglie arbitrarietà nella costruzione della città, nello sviluppo degli insediamenti, anche dentro i centri urbani.
Per andare un po' più nel dettaglio dice anche che, nei centri storici, nelle zone A dei centri urbani, che vogliamo riqualificare, di cui tutti sentiamo il peso della distruzione che molte volte è stata fatta, o dei danni gravi che molte volte sono stati fatti, e degli investimenti che stiamo facendo per recuperare, nei centri storici occorre innanzitutto approvare un Piano particolareggiato, perchè non ha alcun senso che da una parte continuiamo a spendere per risanare i centri storici e dall'altro li continuiamo a saccheggiare com'è stato fatto finora. Il Piano dice anche che si costruisce, anzi si ricostruisce, si riqualifica, previa presentazione dei progetti di riqualificazione, che assicurino un vantaggio paesaggistico, architettonico, ambientale e anche socioeconomico, attraverso la trasformazione di seconde case sotto utilizzate in attività alberghiere maggiormente utilizzate e capaci di produrre reddito e occupazione.
Si ricostruisce previa presentazione, appunto, di progetti di riqualificazione che saranno approvati non da una sola parte, ma d'intesa fra tutte le parti interessate e portatrici di diversi interessi: il comune, la provincia e la regione. Perché l'intesa? Perché siamo portatori di interessi diversi e anche responsabili di funzioni e di competenze diverse. Il comune, l'amministrazione comunale è responsabile del governo del territorio per quanto attiene all'urbanistica, naturalmente all'interno delle regole di un PUC approvato e non fuori dalle regole, all'interno di una legge urbanistica, la numero 45, che abbiamo, e magari di una legge urbanistica nuova che auspico questo Consiglio regionale approverà. L'intesa del comune, quindi dell'amministrazione comunale che ha il ruolo del governo del territorio per la parte urbanistica, dentro le regole, e dell'amministrazione regionale che ha la competenza per la tutela del valore paesaggistico-ambientale, una competenza addirittura dello Stato, che viene delegata alla Regione, a cui la Regione non può sottrarsi e che non può trasferire a nessun altro perché sono interessi diversi. La tutela dei valori ambientali, paesaggistici, fondamentali appartiene allo Stato, la delega alla Regione perché i beni paesaggistici e ambientali fondamentali appartengono a tutti e non solamente alla comunità del comune che ci abita.
Quindi, questo Piano è senza sorprese, è quello che questa maggioranza aveva promesso, è quello che questo Consiglio regionale, approvando la legge numero 8, aveva previsto. E' un Piano severo, certo, e credo che sia un valore di cui io sono fortemente orgoglioso. E' un Piano che non lascia discrezionalità a nessuno, o meglio, non lascia arbitrio a nessuno. Non lascia arbitrio ai comuni di far crescere città fuori dalle regole senza un PUC per decenni; lascia la discrezionalità all'amministrazione comunale di decidere quale sarà il disegno del suo PUC, dove crescere, se a destra o a sinistra, da una parte dell'abitato o dall'altra; lascia discrezionalità all'interno del PUC ad un'amministrazione comunale ma toglie l'arbitrio.
Non lascia alcun arbitrio all'amministrazione regionale di decidere dove si farà o dove non si farà, non lascia nemmeno discrezionalità all'amministrazione regionale di decidere autonomamente dove si può fare qualche cosa. Questo è stato già deciso, solamente attraverso i progetti di riqualificazione laddove è stato già costruito, dove non è stato costruito non potrà decidere nessuno. Quindi, non c'è arbitrio, non c'è prevaricazione, c'è il coinvolgimento di tutte le parti con la stessa dignità: i comuni, le province, la regione, ognuna per le funzioni che le sono delegate.
Un'ultima cosa, qualcuno dice che questo sarà un danno grave per la nostra Regione, ucciderà l'economia e danneggerà le piccole imprese. L'andamento della stagione turistica ha dimostrato che, magari, forse, è un valore per la nostra Regione, che non ucciderà l'economia ma credo che la farà crescere e la farà crescere in maniera più solida e a beneficio di tutti. E' possibile che con questo Piano regionale qualche singolo perda qualche opportunità di un ulteriore guadagno, ma sono certo che l'intera comunità regionale, tutti noi, tutti noi oggi e tutti noi per le generazioni future, saremo tutti più ricchi perché i valori paesaggistici, la parte fondamentale più importante del nostro ambiente, non appartengono più a nessuno ma all'intera comunità regionale.
PRESIDENTE. In seguito a queste dichiarazioni del Presidente della Regione, apriamo il dibattito. Ricordo ai consiglieri che intendono prendere la parola che la durata degli interventi non può eccedere i venti minuti.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Grazie signor Presidente. Presidente Soru, ho atteso con trepidazione il suo arrivo dopo oltre ventiquattro ore di occupazione ed ho seguito anche con curiosità e attenzione il suo intervento sul metodo e sui contenuti del Piano paesaggistico regionale, come credo d'altronde abbiano fatto tutti i miei colleghi, senza però farmi troppe illusioni visto che diversi aspetti legati all'approvazione del Piano sono già di dominio pubblico.
Prima di entrare nel merito del suo intervento, credo sia doveroso fare una breve premessa sui fatti accaduti, in queste ore, in quest'Aula che sono l'inevitabile epilogo di una situazione insostenibile che questo Consiglio ha vissuto con profonda sofferenza nel corso di tutto l'iter che ha portato all'attuazione del Piano. In questi giorni la politica, la politica in cui abbiamo sempre creduto e per cui non rinunceremo mai a batterci, si è scontrata nuovamente con il muro che lei, Presidente, ha eretto in questi due anni. Un muro fatto di incomprensioni, di silenzi, di offese, di pressoché totale assenza di rispetto per questa Assemblea e per tutte le istituzioni che, a diversi livelli, rappresentano i cittadini. Non è nel nostro stile e nella nostra cultura alzare la voce e mostrare i muscoli con l'obiettivo di ottenere ragione a tutti costi, noi siamo per il libero confronto, anche acceso, delle idee e delle opinioni, siamo per il rispetto delle regole democratiche e per il rispetto del pensiero e della cultura politica soprattutto dei nostri avversari.
Presidente, non è nostra abitudine liquidare le osservazioni critiche che ci vengono rivolte come sciocchezze, come invece ha fatto il coordinatore del comitato del Piano, il professor Salsano riferendosi all'attribuzione dei livelli di valore paesaggistico, come con arroganza ha fatto lei poche ore dopo l'espressione del parere da parte della Commissione urbanistica che chiedeva sessanta giorni di tempo per analizzare compiutamente il Piano paesaggistico regionale completo di tutta la sua documentazione o quando, rispondendo al capogruppo de La Margherita, Biancu, al capogruppo dei DS Marrocu e anche al Presidente della Commissione Pirisi, ha dichiarato alla stampa, qualche minuto dopo che lei il Piano l'avrebbe comunque adottato seguendo la sua normale indole sprezzante e anche supponente. Una maggioranza umiliata, mortificata e sconfitta che vedeva esclusi i partiti minori dal dibattito e, quelli che c'erano, ridotti alla stregua di marionette durante il teatrino di fine agosto dove l'azione politica portata avanti dai grandi partiti è stata da lei ridicolizzata e dove tutti i cambiamenti sostanziali sono stati puntualmente respinti. Possiamo notare invece degli importanti cambiamenti, colleghi, quando troviamo la nozione di "striscia tagliafuoco", all'articolo 26, sostituita con la parola "fascia tagliafuoco" o quando le parole "comunque ammessi", riferendosi agli interventi fattibili, peraltro segnalate dalla Commissione, sono state sostituite dalle parole "in tutti i casi".
Questa vicenda, Presidente, ha rasentato e sta rasentando il ridicolo, noi in questi giorni abbiamo fatto ricorso ad un metodo che non ci appartiene e che mai avremmo pensato e voluto impiegare nella massima Assemblea del popolo sardo, ma le modalità con cui è stata fatta l'approvazione del Piano paesaggistico, infischiandosene del parere della Commissione urbanistica e quindi dell'opinione di tutto il Consiglio, della minoranza che con una mozione chiedeva anche spiegazioni, della maggioranza che non troppo silenziosamente bussava alla porta del Presidente e del fido assessore Sanna per avere rassicurazioni, ci hanno costretto ad agire in questo modo. Malamente abbiamo tollerato il compito, anche di lei, assessore Sanna, che in questi mesi ha avuto, bisogna dargliene atto, la funzione di portare avanti una mielosa azione politica facendo venire a Cagliari tutti gli amministratori locali, salvo poi ignorarne le osservazioni, cercando di convincere le organizzazioni sindacali e professionali che questo Piano rappresentava il meglio per il futuro della Sardegna, salvo poi non tenere in considerazione le richieste di chiarimento e modifica che da questi le giungevano.
Ma non potevamo tollerare un ulteriore atto di prevaricazione e spregio verso questo Consiglio regionale, schiavo di un Presidente sovrano e di una maggioranza più volte sotto schiaffo e costretta a digerire il ricatto silente ma facilmente palpabile a Palazzo "o si approva il Piano paesaggistico o si va tutti a casa"; proprio per questo abbiamo vissuto tutti noi l'occupazione dell'Aula consiliare come un atto estremo che però esprime e traduce la profonda esasperazione non solo nostra ma di tutta la Sardegna per la prassi e i metodi da lei impiegati, presidente Soru, sin dal suo insediamento, prassi e metodi che questi giorni hanno superato i limiti della decenza istituzionale. Purtroppo il nostro stile moderato si è scontrato con la mancanza di disponibilità, le nostre proposte sono state inascoltate, le critiche e i segni di profondo disagio che quotidianamente giungono dagli amministratori locali sono oggetto di sarcastici commenti da parte sua, Presidente, e da parte dei componenti della sua Giunta anche.
Ma vediamo nello specifico questo Piano e, sempre nello specifico, le norme tecniche di attuazione che, dopo le osservazioni della Commissione urbanistica, hanno subito un abile intervento di "taglia e incolla", si è sicuramente cambiato molto ma solo e sempre in superficie senza mai affondare nella sostanza del Piano che resta totalmente inalterato come restano inalterati gli effetti disastrosi che produce.
Un Piano che, di fatto, blinda la Sardegna e che lei, presidente Soru, in quanto custode dell'unica chiave, ha la possibilità di aprire e chiudere a suo piacimento. Lei avrà la possibilità di decidere dove, cosa, e a chi fare costruire attingendo ad una normativa studiata ad hoc per favorire, smentendo anche quello che ha detto poco fa, ora questo o quell'imprenditore, ora questa o quell'amministrazione. Ma scorriamo velocemente queste norme tecniche, anche perché sono convinto che un Piano così fatto presterà il fianco a innumerevoli ricorsi da parte di amministratori locali o soltanto di semplici cittadini che si vedono precluso l'uso di un loro bene e la Regione Sardegna sarà costretta, per colpa sua, a mettere mano al portafoglio per fare fronte alla valanga di indennizzi che dovrà pagare.
Comunque, quella operata, dopo le osservazioni della Commissione, è una sorta di restyling delle norme tecniche di attuazione, degno delle più famose Case automobilistiche, ma indegno quando applicato alla programmazione e alla pianificazione della Sardegna. Dal testo spariscono, per così dire, i fantomatici livelli di valore paesaggistico che tanto hanno occupato la stampa estiva, salvo poi ritrovarli tali e quali nell'Allegato 1 delle norme tecniche, così come sparisce la definizione di obiettivi di qualità paesaggistica all'articolo 7 e, mediante la sostituzione di soltanto cinque parole, si introducono le azioni strategiche che hanno le stesse finalità e gli stessi intenti dei primi, senza prendere in giro il Consiglio; ma scorrendo le norme tecniche di attuazione possiamo anche notare che, all'articolo 11, si definiscono gli strumenti di attuazione del Piano paesaggistico regionale, però, onde evitare che un atto amministrativo anticipi e condizioni il contenuto di futuri atti legislativi, spariscono i piani di azione paesaggistica, i cosiddetti PAP, e si materializzano le intese invece.
Purtroppo, Presidente, nulla cambia nella sostanza. Il soggetto forte, se così possiamo definirlo, è sempre, per così dire, la Giunta; è sempre lei, Presidente Soru! Abbiamo assistito costantemente ad un rifacimento e ad una riedizione, ad una sommaria riscrittura delle precedenti versioni, per poi assistere a questa presa in giro. Colleghi della maggioranza, con voi abbiamo condiviso i principi della salvaguardia ambientale, che vedono l'uomo protagonista della tutela e dello sviluppo economico del territorio e, oggi, con molti di voi condivido le preoccupazioni che, celate dall'effigie di un falso ambientalismo, si nascondono dietro l'approvazione del Piano paesaggistico.
Ma avete letto le norme tecniche di attuazione? In molti casi abbiamo non un miglioramento del testo e delle disposizioni contenute, ma un inasprimento delle prescrizioni, come nel caso delle case sparse nell'agro, all'articolo 83, dove come per magia compare il lotto minimo, per gli edifici ad uso abitativo, di cinque ettari. Certo, assessore Sanna, questo limite è riferito alle colture a carattere estensivo, ma lei che conosce, dovrebbe conoscere, la struttura fondiaria della realtà sarda, sa quanto l'applicazione di questa norma sia deleteria, per l'ancestrale rapporto che lega i sardi alla loro terra, ma anche per la storica divisione dei fondi che fa parte della nostra cultura rurale.
Un aspetto evidente in tutte le norme tecniche di attuazione è la particolare attenzione per le aree minerarie dismesse, cosa che sta molto a cuore al Presidente, come si evidenzia palesemente nell'articolo 52, dove è stato modificato ad hoc il comma 15, o nell'articolo 58, dove si prevede che la nuova edificazione sia consentita, se prevista nei programmi di conservazione e valorizzazione dei beni paesaggistici. Programmi che magicamente appaiono nell'articolo 47 e non sono stati minimamente menzionati e introdotti nell'articolo 11, forse tenuti nascosti, non si sa per quale evidente motivo.
Purtroppo, colleghi, la situazione paradossale la raggiungiamo leggendo l'articolo 111, aggiunto all'ultimo momento, dove si fa menzione delle opere definite incongrue e della possibilità che la Regione e quindi il Presidente, a suo libero arbitrio, a suo - concedetemi il termine - gusto, possa attivare i procedimenti per la loro demolizione. Siamo veramente alla follia! Il Presidente gira la Sardegna, vede una casa che non gli piace e può decidere di procedere a farla demolire. Abbiamo un piano che detta norme frutto di un potere decisionale a totale gusto del Presidente.
Come ho avuto modo di dichiarare pubblicamente, siamo in piena emergenza istituzionale. Con l'adozione del Piano, si è scritta la parola fine all'operazione volta al controllo totale, operata da lei presidente Soru. Un controllo che ora si spinge a tutti gli atti di programmazione e pianificazione urbanistica del territorio regionale. Assistiamo, diciamolo chiaramente, alla totale espropriazione del potere dei comuni e delle amministrazioni locali, quindi scippate delle loro prerogative, e assistiamo sempre più alla presenza pesante della Giunta regionale, che si riserva persino la possibilità di intervenire in corso d'opera sulla pianificazione comunale.
Secondo me, l'adozione definitiva del Piano paesaggistico, da parte della Giunta regionale, non mette le coste della Sardegna al riparo dalla edificazione selvaggia, bensì mette il nostro territorio nelle condizioni di essere usato a proprio piacimento da chi nutre le sue simpatie, presidente Soru. Le affermazioni, le dichiarazioni e le grida di allarme che, in questi due anni, abbiamo lanciato, colleghi, vedrete si materializzeranno tutte ad un tratto, nel momento in cui saranno posati i primi blocchetti da parte del Presidente. A quel punto, saranno chiari a tutti la provenienza degli speculatori ed il loro rapporto con chi avrà il potere decisionale di farli operare, mentre tutti gli altri saranno costretti a ricorrere ad umilianti processioni alla sua corte, Presidente, per chiedere la sua benedizione e, legittimamente, per operare nel loro territorio. Però, vede, Presidente, lei potrà anche zittire la maggioranza, infischiarsene del ruolo del Consiglio, ma non potrà, mai e poi mai, mettere a tacere i Sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Onorevole Presidente, colleghi, non utilizzerò tutti i venti minuti che sono consentiti, anche perché onestamente questo dibattito non è un bel dibattito e questi giorni non sono giorni belli per la nostra autonomia. Il centrodestra è per il presidenzialismo, lo è sempre stato, perché noi ben conosciamo la sua alternativa che, spesso, nel nome della rappresentanza, invece, coincide con l'ingovernabilità. Però nemmeno noi, che siamo appunto presidenzialisti, potevamo arrivare ad intuire che un Presidente, eletto direttamente dal Popolo e non in Aula, potesse avere una così scarsa considerazione per il Parlamento che rappresenta. L'abbiamo detto in altre circostanze e sempre senza nasconderci dietro un dito.
Abbiamo detto che era chiara, di un'evidenza manifesta, la tendenza di questo Presidente, la sua tendenza, presidente Soru, a concentrare tutti i poteri sull'Esecutivo. Cioè a prenderli lei per sé. Ma questa sua tendenza è diventata, purtroppo, una pratica abituale, la cronicizzazione di un modo di fare che nessuna forza della sua maggioranza è in grado efficacemente di contrastare. Nessuno nella sua maggioranza vuole evitare che lei detenga tutto il potere e nessuno nella maggioranza ha la forza per fermare questo suo disegno. Che è un disegno chiarissimo! Lei si comporta da Re della Sardegna, Re di una monarchia assoluta, che non ha neanche la forza di essere temperata dalle istanze sociali.
Vede, Presidente, c'è una cosa, fra le cose che lei ha detto stasera, con la quale io sono d'accordo, e cioè che non c'è nessuna novità in questo suo modo di comportarsi e che questo è un piano senza sorprese; nel senso cioè che noi, oramai, non ci sorprendiamo più di niente. Così, Presidente, preso da un furore etico tutto quanto suo, lei può permettersi di sfasciare la formazione professionale, anche quello che di buono c'era nella formazione professionale. Lei può permettersi di rifiutare la buona pratica della concertazione con le parti sociali. Oppure, può decidere che la Sardegna si deve fare bella, deve parlare inglese e tutto quello che noi sappiamo. Bertold Brecht diceva che è beato quel popolo che non ha bisogno di eroi. Noi, più modestamente, vorremmo dire e aggiungere che è beato anche il popolo che non ha bisogno di sindaci o, perlomeno, quando non sono stati richiesti e non li ha soprattutto eletti. Perché, presidente Soru, nessuno l'ha eletta per fare il sindaco della Sardegna, né per fare il censore della Sardegna. Ma lei così interpreta il suo mandato, e così ordina, impone, disfa, taglia, vende, affitta, propone e dispone. Ci permette di dirglielo, Presidente? Ci permette di manifestare almeno la nostra contrarietà, anche se soltanto in maniera simbolica? Ci permetterà di discutere dello sviluppo urbanistico della Sardegna e non di discuterne così, tanto per parlare, come se fossimo nel salone di un'associazione. E' questo il punto!
Dobbiamo interrogarci non più sul PPR o, perlomeno, non soltanto su quello, ma su quale ruolo ha, oggi, il Parlamento della Regione Sardegna, che lei rappresenta. In più di un'occasione abbiamo segnalato in quest'Aula, io stesso, ma molto meglio di me tanti altri, i limiti della funzione parlamentare e legislativa in questa legislatura; ecco noi siamo arrivati alla massima rappresentazione di questo svuotamento di poteri, siamo in riserva, Presidente, a secco di prerogative, quelle stesse prerogative per le quali noi siamo stati eletti a rappresentare la Sardegna in quest'Aula, e a poco valgono le garbate rassicurazioni che ha offerto ieri mattina in Aula l'assessore Dadea e le stesse rassicurazioni che ci ha offerto lei stasera nella sua premessa.
Il dibattito sul PPR si sarebbe dovuto aprire prima, nelle scorse settimane, non a PPR approvato, ecco il perché di questa nostra - diciamo - simbolica protesta, che era necessaria, per questo motivo abbiamo dovuto occupare l'aula, per avvisare i sardi di quello che stava succedendo e per spiegare ai sindaci che, con queste norme, la loro capacità di decidere lo sviluppo e l'assetto del loro territorio e delle comunità è pressoché finito.
Presidente, in questi giorni mi è venuta in mente una storiella, ogni tanto qualche collega qui racconta una storiella, non certo per essere irriguardosi nei confronti delle istituzioni, ma perché a volte le storielle aiutano a capire meglio, anche se sono vecchie. Questa è una storiella molto vecchia, certamente la conoscono quasi tutti: "In una corsia di ospedale, un luminare si trova al capezzale di un signore molto anziano, ad un certo punto allarga le braccia e dice, con aria sconsolata, ai familiari: "Mi dispiace molto ma vostro padre è morto!". Il vecchietto, che aveva certamente molti mali ma evidentemente ci sentiva ancora bene, con un filo di voce e anche un po' con timore per paura di contraddire quel medico così importante, dice: "Mi scusi, guardi che io sono ancora vivo."; un'infermiera lì presente lo rimprovera aspramente e dice: "Stia zitto lei, vuole saperne più del professore?". Ecco, tutti gridano e dicono: "E' morta l'autonomia! Sono morte le istituzioni!", mentre lei, presidente Soru, ha dichiarato con grande soddisfazione che finalmente la Sardegna è salva. Ecco, a questo punto mi verrebbe da dire: "Cari amministratori, cari sindaci, cari colleghi del Consiglio regionale, volete saperne più del Presidente?".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori della Giunta, onorevoli colleghi, collega Soru, mi permetterà, non in maniera irriguardosa, di considerarla un semplice collega, perché io credo che la mortificazione a cui lei ha sottoposto questo Consiglio regionale, e ovviamente tutti i sardi, non mi permette, per adesso, spero nel futuro di sbagliare, di annoverarla tra i Presidenti della Regione Sardegna. In questi giorni, nelle ultime ore, c'è stato uno sgarbo istituzionale da lei usato nei confronti di questo Parlamento,Pur non rientrando nei miei canoni la forzatura, io avrei occupato l'Aula l'altra sera, ovviamente lei avrebbe comunque approvato, con la Giunta, il Piano paesaggistico (e questo sarebbe stato un ulteriore sgarbo), o si sarebbe dovuto chiedere al Presidente del Consiglio di fare l'indomani mattina questa discussione che stiamo facendo stasera, pur con molto ritardo, provvisto che anche lei ha provato cosa vuol dire volare e quindi utilizzare vettori che arrivano con un'ora e mezza di ritardo, anche se pare che non ci fossero ritardi questo pomeriggio. Questi sono però dettagli, non fanno parte dell'argomento che stiamo affrontando.
Purtroppo, nel momento in cui lei ha preso la parola, collega Soru, non mi ha detto niente di nuovo, anzi ha dimenticato e ha tralasciato alcune cose che aveva già abbondantemente fatto riportare da "Il Corriere della Sera"; di fatto ha ripetuto le cose che sono oggi in una pagina de "Il Corriere della Sera", le stesse cose, ha usato anche lo stesso linguaggio, lo stesso frasario, quindi non c'è stato niente di nuovo, conoscevamo già come la pensava e, se fosse stata la prima volta che noi ascoltiamo il presidente Soru, in questo caso il collega Soru, voglio dire, avremmo anche potuto crederle, non c'era nessun motivo, toni pacati, sereno, tranquillo, la maggioranza allineata e coperta, oserei dire più coperta che allineata, coperta nel senso che è sotto coperta, nel senso che non fa trasparire tutte le difficoltà che ha dovuto sopportare in questi giorni e in queste ore.
Lei dice che sono stati usati toni forti, discussioni forti, ma non più di tanto, discussioni forti sono avvenute quando il senatore Cabras ha annunciato in pompa magna che lei sarebbe stato ricandidato come Presidente della Regione, lo ha detto in un momento politico particolare, giusto per dire ai colleghi, soprattutto del suo partito, forse all'onorevole Marrocu e all'onorevole Pirisi, che era meglio calmarsi e che la linea di condotta del presidente Soru era ampiamente condivisa. Non c'è dubbio che possa essere così, e sarà così, ma a noi non pare. Lei dice che ha rispettato il percorso, o che comunque il percorso è stato rispettato. Guardi, io faccio tutti i giorni Cagliari - Oristano e Oristano - Cagliari, è difficile sbagliare percorso, spesso e volentieri vengo giù a 180 all'ora, questo non vuol dire rispettare il percorso, spesso e volentieri non rispetto i limiti di velocità, spesso e volentieri compio delle infrazioni che certamente andrebbero punite, e che vanno punite, quando c'è l'autovelox.
Ecco, rispettare il percorso, onorevole Soru, non vuol dire fare le cose per bene, non c'è dubbio che lei abbia rispettato il percorso, un percorso che purtroppo, con la legge numero 8, le è stato permesso dalla sua maggioranza, perché c'era ovviamente, e c'è, un disegno strategico in tutto questo; lei dice di non avere interessi, ed è probabile che lei non abbia interessi diretti, non si è mai occupato di urbanistica, non si è mai occupato di turismo, salvo quando voleva rilevare la proprietà della Starwood, ma era un investimento immobiliare, non era ancora presidente della Regione, viva Dio ci stava anche questo insomma, è possibile però non è che uno cambia dall'oggi al domani, gli interessi rimangono; poi è vero che chi fa l'imprenditore oggi e si occupa di investimenti immobiliari, domani si può occupare di altri investimenti. Quindi, voglio dire, il fatto che lei abbia puntualizzato che non ha interessi, presta il fianco quasi a chiedersi perché deve puntualizzare che non ha interessi se nessuno le ha sollevato la questione. Lei dice che si vogliono utilizzare le seconde case; nel momento in cui le seconde case, onorevole Soru, vengono utilizzate così come intende lei nel Piano, ci sarà un mercato delle seconde case certamente diverso da quello attuale, certamente ci saranno speculazioni immobiliari spaventosamente importanti, allora non è sufficiente che lei metta fine al guazzabuglio di questioni che riguardano Marceddì, che è una cosa che mi riguarda da vicino perché sta nel mio territorio, certo sarebbe bello per tutti se la borgata marina di Marceddì diventasse un'oasi in un deserto, visto che la Provincia di Oristano deserto era e, l'ha detto lei poc'anzi, deserto rimarrà perché nella fascia dei due chilometri, che non sono due chilometri, e ha detto anche questo, la fascia si estende abbondantemente oltre i due chilometri, lei può anche fare cenno con la testa che non è così, io non le debbo dimostrare qui che è così, lo dimostreranno i fatti, lo dimostrerà ai sardi nel futuro quando questa fascia, che se fosse anche di due chilometri, non si capisce per quale motivo in un territorio dove il PTP era vigente, si debba adoperare lo stesso criterio che viene adoperato in tutte le altre aree della Sardegna.
Dice anche che non c'è discrezionalità per la Regione Sardegna, beh, questa la definisco bonariamente un'inesattezza ma l'avrei definita, fuori da quest'Aula, una falsità, perché non è così. La discrezionalità è totale della Regione Sardegna e lo vedremo nel futuro.
C'è un'altra discrezionalità, che è in capo completamente alla maggioranza e a lei che la rappresenta, che è quella di non poter costruire ex novo, di poter ristrutturare, di poter restaurare, di poter modificare, non si può costruire dove non è costruito, dice lei. Guarda caso in questi mesi c'è la corsa all'accaparramento delle aree, proprio dove non si vuol costruire, dove apparentemente non si potrebbe costruire, dove apparentemente non si possono realizzare strutture alberghiere, dove apparentemente non si possono fare speculazioni edilizie sulla costa; guarda caso, in questi giorni, in questi mesi, c'è la corsa all'accaparramento!
Qual è l'interesse che muove questi imprenditori, o presunti tali, o mediatori? Cosa li spinge ad acquistare un qualcosa per il quale sanno già non poter essere realizzato nessun tipo di intervento? A me meraviglia molto questo, mi meraviglia moltissimo! Vivaddio, la Sardegna ha più di 25 mila chilometri quadrati, è la seconda Regione d'Italia, ha una popolazione residente di un milione e 650 mila abitanti circa, c'è tanto di quel territorio, ma perché se uno vuol comprare il terreno, la roba, deve andare a comprarla proprio dove è vietato, mi meraviglia molto questo!
Allora mi ha fatto pensare a una cosa, proprio il suo intervento, nel quale lei dice che questa non è la legge per oggi, ma è per oggi, per domani e per le future generazioni. Le fa onore pensare alle future generazioni, come ogni buon padre di famiglia dovrebbe fare, credo che lo facciamo tutti quanti insomma, però lei pensa e dice che questa è la legge che si fa oggi per domani. Mi sa tanto che proprio qui sta uno degli inghippi: questa maggioranza, presidente Soru, qui sì, le dico Presidente, questa maggioranza può durare ancora tre anni, potrebbe durare anche altri cinque anni successivamente (io non glielo auguro ma, comunque, può anche essere), ma può anche succedere che questa maggioranza cambi e che il Presidente non sia più l'onorevole Soru, che sia un altro, e che la nuova maggioranza decida di modificare il Piano paesaggistico. C'è chi investe a breve, a medio e a lungo termine. E chi lo sa che noi non abbiamo dato una possibilità, o stiamo dando la possibilità, ad interventi di investimento a lungo termine? C'è della gente che non ha problemi perché di soldi ne ha tantissimi, non si sa da dove provengano, però i soldi esistono.
Quindi, mi chiedo per quale motivo la sua maggioranza, così critica nei suoi confronti, colleghi della maggioranza non potete negarlo, non è che le cose che dite a me e che dite ai miei colleghi, o che dite tra di voi, sono delle cose che vanno nascoste, forse sarebbe stato meglio, onorevole Pirisi, andare fino in fondo, non avremmo ottenuto forse grandi cambiamenti e grandi stravolgimenti, ma forse un maggior coinvolgimento del Consiglio, almeno questo sì lo avremmo ottenuto!. Non avete avuto la forza neanche di fare questo, avete rischiato di spaccare la vostra maggioranza, voi e i colleghi de La Margherita, che più di altri si sono rinchiusi nelle segrete stanze in barba ai piccoli partiti, piccoli numericamente ovviamente perché come storia e tradizione non hanno niente da invidiare, però vi siete rinchiusi e avete concordato, io non so cosa abbiate concordato perché non credo che all'improvviso abbiate abbandonato il campo.
Se così fosse, mi verrebbe da pensare che siete stati colti tutti dalla sindrome di Stoccolma, tutti quanti subite, siete legati da un rapporto di odio e amore col Presidente della Regione che vi può anche bastonare, vi può anche sculacciare, però alla fine è la vostra linfa vitale, non ne potete fare a meno! Non dico che siate come quella ragazza che è stata liberata nei giorni scorsi o che si è liberata, insomma, però evidentemente non riuscite ad andare avanti con le vostre gambe, e questo è il grave!
(Interruzione del consigliere Marrocu)
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, lei dovrebbe astenersi dall'interrompere i colleghi che non la interrompono mai, soprattutto da questi banchi, dovrebbe ascoltare e meditare molto sulle cose che io sto dicendo, perché non è finita qui la storia, perché questo discorso che un umile consigliere regionale del centrodestra, in questo caso di Alleanza Nazionale, sta facendo non è riferito solo all'aspetto del Piano paesaggistico, è riferito a tutta quella serie di interrogazioni che mi sono permesso di sottoporre all'attenzione del Presidente della Regione, ancora qui in veste istituzionale, che dovrebbe rispondere. Spesso e volentieri mi rispondono il capo di gabinetto, gli Assessori, fatto anche, voglio dire, istituzionalmente non corretto insomma, gradirei vedere la firma dell'Assessore quando lo interpello, perché spesso e volentieri non interpello l'Assessore, interpello il Presidente ed esigo, pretendo e voglio che la risposta me la dia il Presidente! E non il manoscritto che viene fotocopiato e trasmesso per competenza.
Conteremo anche poco, ma siamo comunque consiglieri regionali e rappresentiamo una parte di questa popolazione, se non tutta, la rappresentiamo certamente tutta. Allora, dicevo, non è solo il problema del Piano paesaggistico che vi sta sfuggendo di mano, qua sta sfuggendo di mano il tutto: sta sfuggendo di mano il metanodotto, sta sfuggendo di mano il gassificatore, stanno sfuggendo di mano le aree militari, le aree minerarie dismesse, sta sfuggendo un patrimonio straordinariamente importante per la Sardegna, è giusto che la Regione se ne occupi, è giusto che il Presidente se ne occupi, ma è altrettanto giusto che il Consiglio regionale conosca per filo e per segno tutti i passaggi.
Vede, Presidente, è questo che manca al Consiglio regionale, lei non può aspettarsi da parte nostra un atteggiamento semplicemente critico, bonario, anche con tutto il bene che si può volere all'"Istituzione", noi non possiamo fare questo, abbiamo sopportato anche troppo, ecco perché io dico che ci deve essere una levata di scudi, non si può essere vincolati alla sindrome di Stoccolma, colleghi della maggioranza, perché voi più di altri lo potete fare e invece tacete, e avete taciuto sino adesso, e se parlate non parlate nelle sedi opportune. Questo è ancora più grave.
Noi credo che siamo presenti, siamo disponibili, l'ha detto il nostro rappresentante nella Commissione urbanistica, c'è stato un lavorio, c'è stato un parlare continuo sui vantaggi che poteva avere una legge come questa o l'approvazione di un Piano, non come questo, di un Piano certamente maggiormente condiviso immagino. E invece no! Si è sfuggito il confronto! Il parere della Commissione, presidente Soru, alle 21 e 40 era già su Internet, alle 21 e 40! Alle 21 e 20, la Commissione si era sciolta, ma è possibile? Almeno far passare un certo lasso di tempo, se poi qualcuno dice che il presidente Soru l'indomani deve andare a incontrare Padoa Schioppa che gli deve riempire le bisacce di milioni di euro, di miliardi di euro... allora! Spero che sia avvenuto questo, se non è avvenuto aspetteremo, abbiamo aspettato tanto, possiamo aspettare ancora.
E' un giochino che non funziona perché può funzionare una volta ma non è che può funzionare in eterno, tre anni sono lunghi da passare e siamo ancora qui impegnati, tre anni e tre mesi, tre anni e quattro mesi, o due anni e mezzo, due anni e otto mesi, a doverci, tra virgolette, sopportare. Noi non vorremmo sopportarci, noi vorremmo lavorare, noi vorremmo essere partecipi, poi certo che se il presidente Soru decide che non devono essere duemila metri ma devono essere duemila e 200 e il Consiglio dice che devono essere 1600, perché duemila metri non è un metro di misura, non è un'unità di misura standard, non è codificata nelle norme europee, non è codificata dappertutto, perché duemila metri? Potevano essere 1500, ne avremmo potuto parlare, magari saremmo arrivati anche alla stessa conclusione.
Ma perché due terzi della provincia di Oristano debbono essere vincolati da questo Piano? Due terzi di questa provincia sono vincolati da questo Piano! E' possibile un fatto di questo genere? Presidente Soru, la provincia di Oristano non può diventare tutta un mandorleto, non è assolutamente possibile e lei non può pensare che solo con le seconde case di Putzu Idu, Su Pallosu e la borgata marina di Marceddì possano risolversi i problemi e l'attrazione turistica che noi pretendiamo, e che rivendichiamo, nel rispetto di tutte le norme che lei vuole inventare. Ma non ci può chiudere tutte le porte, perché questo è avvenuto ed è su questo che noi ci battiamo! Allora, io non la voglio fare più lunga dei venti minuti che il Presidente mi ha concesso, certo sappia, collega Soru, che probabilmente saremo portati ad usare ancora maggiormente l'istituto dell'interrogazione, della mozione, dell'interpellanza, alle quali molte volte i suoi colleghi, anzi i suoi subalterni, non danno risposta, perché non danno risposte e quando danno le risposte le danno parziali. E l'assessore Rau deve rispondere alle domande...
(Interruzioni)
La Dirindin sta andando via, non ne parlo, perché devo parlare della Dirindin? Lo ha detto il Presidente della provincia di Nuoro. Io parlo dell'assessore Rau che risponde in nome e per conto del presidente Soru al quale io mi sono rivolto, ma non dà le risposte sufficienti, neanche quelle necessarie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi, un breve intervento per sottolineare qualche aspetto di un provvedimento particolarmente atteso anche se necessariamente controverso che, a parere de La Rosa nel pugno, non può passare sotto silenzio.
La prima questione attiene ai principi del Piano paesaggistico. Non vi sono dubbi sull'importanza e sulla fondatezza della normativa. Il principio della salvaguardia e della valorizzazione del paesaggio è di rilievo vitale per il presente e il futuro di un territorio, come quello sardo, messo a dura prova, prima dall'industrializzazione selvaggia, ora dallo smantellamento sistematico della grande industria che, notoriamente, è anche fortemente inquinante. Non dimentichiamo che interi siti sono in attesa delle opere di bonifica molte volte annunciate, perché sono ambite come nuovo investimento speculativo, ma ancora in lista d'attesa.
I sardi, e non solo loro perché il tema dell'ambiente è all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale e internazionale, hanno molto apprezzato l'iniziativa inserita tra le priorità del programma di Sardegna Insieme. L'identità è lingua, è cultura, è artigianato, è paesaggio, è territorio, anzi quest'ultimo lo è in modo privilegiato perché ad esso tutto si riconduce. Il Piano paesaggistico rientra quindi tra le scelte di programma e va ascritto tra gli obiettivi raggiunti dalla coalizione come la legge "salva coste". Lo ha ricordato il presidente Soru proprio nelle sue dichiarazioni iniziali.
Le conclusioni cui è pervenuto il dibattito fra la Commissione urbanistica e la Giunta, però, non soddisfano pienamente le attese de La Rosa nel pugno, in particolare dopo il lavoro capillare ed esaltante della Commissione. Tutti hanno apprezzato, infatti, il presidente Pirisi e i componenti della Commissione per la disponibilità all'ascolto e al recepimento dei suggerimenti, hanno anche rilevato l'importanza del ruolo e della funzione dell'organismo consiliare, dando atto all'Istituzione di avere svolto il compito più difficile e delicato, quello della comprensione dei problemi di ciascun territorio.
L'intero iter seguito per il Piano appare tuttavia viziato da aspetti di illegittimità che, come più volte evidenziato dal segretario regionale dello S.D.I.-Socialisti Uniti, onorevole Peppino Balia, potrebbero sfociare in contenziosi giurisdizionali. A ciò si aggiungano l'eccessiva ristrettezza dei tempi previsti per l'approvazione dopo la consultazione con gli enti locali e la fretta che ha impedito di accogliere la proposta, avanzata ancora dallo S.D.I., di una proroga dei vincoli per altri sei mesi, in modo da superare i punti problematici, gli aspetti non chiari e i problemi che hanno suscitato perplessità, interpretazioni controverse e difficoltà per gli enti locali più direttamente interessati alla nuova normativa.
Sarebbe stato sufficiente accedere alla richiesta di rinvio per consentire un esame più sereno del provvedimento, senza le asperità che hanno caratterizzato soprattutto questa ultima fase dei lavori, prima dell'approvazione definitiva del Piano. A tutto questo si aggiunga, inoltre, un aspetto politico di non secondaria importanza al quale, come socialista de La Rosa nel pugno, annetto particolare significato perché investe i rapporti all'interno della coalizione di centrosinistra che ha vinto le elezioni: mai come in questo caso il confronto interno e la collegialità sarebbero stati determinanti per raggiungere l'obiettivo condiviso nel suo assunto principale, la salvaguardia del bene ambientale e paesaggistico o, per usare le parole del Presidente, una scelta radicale, convinta e coraggiosa. Non è accettabile, se non si vuole mettere in discussione la solidità della maggioranza, che i partiti minori che hanno dato vita con convinzione a "Sardegna Insieme" siano costantemente messi da parte e in questo specifico contesto praticamente esclusi dalle valutazioni.
I più negativi effetti del maggioritario possono essere mitigati riportando il dibattito innanzitutto tra i componenti della maggioranza, e quindi in Aula. La legge elettorale imposta in Sardegna, per necessità, dopo il mancato accordo tra i partiti maggiori dei due poli, non può inficiare il principio democratico per cui il confronto parlamentare libero, cioè non riservato a interlocutori privilegiati, è un valore positivo irrinunciabile, il valore aggiunto della differenza, quella davvero che unisce. Proprio per questo avevo chiesto - purtroppo inutilmente, secondo la prassi che si sta consolidando, per cui le richieste e l'apporto del singolo consigliere sono più un fastidio che un contributo - una riunione dei consiglieri di maggioranza propedeutica ad un dibattito in Aula sul Piano e sugli altri provvedimenti, contenuti nel programma, molto importanti, che ci accingiamo ad esaminare. Anche se ancora una volta non c'è stata risposta, ma non mi sono abituata, non può essere accettato il principio che le decisioni per i sardi siano assunte da poche persone, per quanto siano autorevoli e sagge, per quanto siano persone con grandi esperienze alle spalle. Se questo atteggiamento dovesse divenire davvero prassi consolidata, per la mia dignità di socialista, ritengo che sarebbe opportuno affrontare subito il nodo della legge elettorale e dopo restituire la parola agli elettori.
CAPPAI (U.D.C.). Brava!
CALIGARIS (Gruppo Misto). Per quanto riguarda le opposizioni, credo che occupare l'Aula abbia un effetto controproducente rispetto alla tutela delle prerogative essenziali dell'Assemblea legislativa, messe in discussione, da una legge liberticida che parti importanti di loro hanno contribuito, con vigore e determinazione, ad approvare. Se non ci fosse stato l'emendamento Massidda, la Sardegna avrebbe dovuto, necessariamente, elaborare la sua legge elettorale o utilizzare quella della precedente legislatura.
Anche a proposito del tanto criticato centralismo della Regione nei confronti dei comuni, limitante le autonomie locali, che è comunque da contrastare, e che io chiaramente non condivido, è opportuno sottolineare che il Ministro Urbani, Ministro del Governo Berlusconi, ha prodotto un decreto per accentrare allo Stato i poteri in materia di paesaggio, quindi di beni culturali, sottraendo, di fatto, in parte, per non dire in toto, alla Regione Sardegna, Regione a Statuto speciale, la competenza primaria in materia urbanistica. Mi sembra di poter affermare che siamo di fronte ad un aspetto davvero problematico. Quale potere ha una Regione a Statuto speciale nel suo territorio, se approvato il Piano, dopo aver sentito gli amministratori locali, gli ordini professionali, le associazioni che esprimono interessi diffusi, lo deve, come sottolineato nella relazione, sottoporre all'attenzione del Ministero per i beni e le attività culturali per la prevista intesa? E ancora, tutto questo, nonostante, siano state concordate, anzi sia stata concordata l'impostazione con gli organi del Ministero nei diversi incontri effettuati, non ritengono i colleghi delle opposizioni che l'autonomia degli enti locali, comuni, province e regioni debba essere difesa sempre? E in tutte le sedi? Non pensano che il provvedimento approvato sia perfettamente in linea con quanto un loro ex Ministro ha definito come percorso legislativo?
Con ciò, e mi avvio a conclusione, voglio dire che è necessario far uscire il bipolarismo da quella che l'onorevole Finocchiaro ha definito un'infanzia prolungata. Non è infatti possibile che ogni cinque anni vengano rimesse in discussione riforme di sistema. Su certi argomenti occorre lavorare tutti insieme, maggioranza e opposizione. Il nodo principale resta però il maggioritario che impone ad entrambi gli schieramenti di ridurre il dibattito e agire di forza o con azioni clamorose che richiamino l'attenzione dei media e quindi dei cittadini. Penso che non è questo quello di cui hanno bisogno la nostra terra, il nostro popolo e una sana democrazia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto).Signori Presidenti e colleghi del Consiglio, non è facile intervenire in questa discussione, né semplice, anche dopo l'esposizione, di cui ci ha gratificato il Presidente della Regione che finora, nella delicata materia alla nostra attenzione, ha disconosciuto il ruolo fondamentale, la funzione giuridicamente e politicamente essenziale, dirò perché, irrinunciabile del Consiglio regionale. D'altra parte è un metodo e un metro di giudizio che trae origine dai primi atti di questa Presidenza e di questa Giunta, che per la verità non si rivolgono soltanto alla materia del paesaggio, ma a tutte le materie che sono state trattate in questi due anni. Dobbiamo allora ringraziare il presidente Soru per averci voluto illustrare, purtroppo a cose fatte, le linee guida e le scelte operate con il Piano paesaggistico regionale, sulle quali potremmo dire qualcosa di più e di più concreto, quando disporremo di tutte le carte, di tutti gli atti in maniera ufficiale, posto che finora ciò c'è stato precluso nonostante il Consiglio regionale sia la sede unica deputata a scrivere le regole del governo della nostra autonomia, comprese quella della tutela, della salvaguardia, della conservazione, della valorizzazione del territorio, del paesaggio e dell'ambiente della Sardegna.
La Convenzione europea sul paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre 2000, ratificata dal Parlamento italiano con la legge numero 14 del 9 gennaio 2006, designa il paesaggio (che non è quello lunare di cui ci ha parlato il Presidente) e lo considera "come una determinata parte del territorio, così come è percepita dalle popolazioni", e la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo anche tenendo presenti i testi giuridici esistenti della pianificazione territoriale esistente nel mondo. La politica del paesaggio affida, alle autorità pubbliche competenti, la formazione "dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l'adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare, gestire e pianificare il paesaggio" con l'obiettivo, se non unico, prevalente e primario, di dare risposta positiva alle aspirazioni delle popolazioni in relazione alle caratteristiche paesaggistiche del loro contesto di vita.
Come vedete il contrario di quello che ha affermato il Presidente, che dice che il paesaggio è una cosa che interessa tutti e non soltanto quelle popolazioni. Io ricordo il Master Plan ma non sto qui a discutere. Comunque, il tutto prevede la separazione concettuale, quindi giuridica e politica, delle azioni di salvaguardia, di conservazione, di mantenimento, di ripristino e di valorizzazione del paesaggio in una prospettiva di sviluppo sostanziale.
Avendo a mente questi concetti e queste linee esplicative di indirizzo programmatico e politico generale, non vi è dubbio che, con le iniziative e le attività della Giunta regionale e del Presidente e Governatore salvifico, ci troviamo agli antipodi della concezione e del rispetto delle regole di partecipazione, di democrazia, della funzione, delle competenze, dei ruoli delle istituzioni autonomistiche, regioni ed enti locali.
In una democrazia come la nostra, non soltanto perché noi siamo una Regione differenziata, una Regione a Statuto speciale, la funzione, il compito, il potere di formare principi generali, strategie e orientamenti spettano statutariamente al Consiglio regionale, a questa Assemblea legislativa, mentre alla Giunta regionale e al Presidente della Regione sono attribuite le funzioni e i poteri di governo nell'ambito di quei principi generali stabiliti, quindi l'adozione di quelle misure specifiche di salvaguardia, di gestione, di pianificazione del paesaggio nel caso concreto di quello che oggi è alla nostra attenzione. Non si sfugge da qui. Se così non fosse, così purtroppo non è, ci troveremmo in presenza di arbitrio, di prevaricazione, al punto più basso, più infimo, non già più alto di questa nostra legislatura.
Il Consiglio regionale è stato espropriato delle sue competenze e delle sue prerogative. Si è voluto consumare uno strappo che è destinato a produrre conseguenze nefande nella società civile isolana, nello sviluppo e nell'economia, i cui segnali si sono già manifestati da tempo, destinati a crescere in maniera esponenziale man mano che ci si troverà a fare i conti con un coacervo di norme che, anziché semplificare procedure e interventi, complicheranno i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, tarpando definitivamente le ali alle aspirazioni delle popolazioni in relazione allle caratteristiche del paesaggio che costituiscono il loro contesto di vita.
Come è stato delineato e approvato il Piano paesaggistico, non verranno soddisfatte le aspirazioni delle popolazioni che quel determinato territorio hanno contribuito a custodire, a conservare, ma piuttosto saranno premiati quanti potranno ritagliarsi privilegi e corsie preferenziali che le scelte di questa Giunta regionale indicano e io dico che indicano non chiaramente, ma con spregiudicatezza e disinvoltura, a cominciare dai progettisti di questo Piano Paesaggistico regionale, ovvero quei professionisti ed esperti che, a vario titolo, hanno avuto un ruolo e una responsabilità. Anche in questo campo c'è un palese e preoccupante fumus, diffuso conflitto di interesse, che è necessario venga rimosso con immediatezza, cosa possibile al contrario di altro grado di conflitto di interesse del quale parlerò più avanti, che getta luci particolari sulle modalità di gestione di tutto questo procedimento, pur non potendo entrare nei dettagli delle scelte e dei riferimenti, non avendo potuto finora conoscere ufficialmente il testo completo del Piano paesaggistico regionale e delle carte allegate.
Dico allora che la Giunta regionale dovrebbe immediatamente adottare un provvedimento attraverso il quale, sin da ora, si stabilisce che gli esperti, i consulenti, i progettisti, insomma tutti i soggetti che hanno concorso a redigere il Piano non possano avere incarichi professionali da parte degli enti territoriali locali nell'adeguamento dei Piani urbanistici provinciali e dei Piani urbanistici comunali al Piano Paesaggistico regionale. E' una norma di carattere deontologico e di rilevanza giuridica già in vigore per i professionisti che hanno redatto i PUC e i Piani regolatori e che fanno parte delle Commissioni edilizie, quelle che ancora esistono in quei comuni dove ancora ci sono.
Ma c'è un altro tipo di conflitto di interessi al quale ho fatto cenno e che qui voglio esplicitare, perché, Presidente, io ho sempre avuto la bontà di dire le cose qui, in quest'Aula, non fuori, non già per farne strumento di polemica politica, che a me personalmente non interessa, ma per sottolineare - anche sotto il profilo dell'opportunità non solo delle competenze giuridiche e dei ruoli istituzionali, statutari e costituzionali - l'esigenza che il Piano Paesaggistico regionale andava approvato con atto consiliare e non con semplice provvedimento amministrativo della Giunta. Intendo riferirmi all'obbligo di astensione, previsto da tutta la legislazione vigente, a carico degli amministratori degli enti locali, rispetto alle deliberazioni per le quali esiste un interesse proprio, se non addirittura dei congiunti affini sino al quarto grado; in particolare tale norma opera in sede di adozione degli strumenti urbanistici generali di province e comuni, talché la stessa Regione è chiamata spesso a nominare appositi commissari ad acta.
Gli interessi urbanistici, dei quali direttamente il Presidente è titolare, avrebbero dovuto consigliare una tale previsione e suggerire di trasferire le competenze di approvazione del Piano Paesaggistico regionale al Consiglio regionale, proprio per eliminare totalmente anche questo fumus, pure questa è un'opportunità che potrebbe minare la credibilità morale e la validità giuridica di uno strumento di pianificazione paesaggistico-urbanistica come il Piano Paesaggistico regionale che ci ha messi di fronte al fatto compiuto.
Questi ultimi due aspetti preoccupano, come preoccupano tutte le barriere allo sviluppo e alla crescita della Sardegna che sono state erette da questo provvedimento, da questa maggioranza che lo ha assecondato, se pure talora a malincuore e a denti stretti, in un disegno che noi non conosciamo, un disegno che certamente viene perseguito con lucidità, con perseveranza, con determinazioni proprie, ma che noi non siamo in condizioni di valutare.
Detto questo, in termini molti sereni, ma con la consapevolezza della realtà delle cose, dopo il primo ringraziamento al presidente Soru per averci resi edotti delle scelte operate dalla Giunta regionale, ritengo sia doveroso rivolgergli un secondo ringraziamento. Per quanto dichiarato, i giornalisti la definiscono "raggiante", alla stampa, la Sardegna adesso è salva. Salva da chi? Ma salva da che cosa, signor Presidente? Lei è una persona intelligente, attenta e prima di parlare di un argomento, specie di un argomento come questo, delicato, di urbanistica, di territorio, di coste e di paesaggio, avrà certamente letto la vasta e diffusa legislazione e normativa urbanistica che, nella competenza di Stato-Regione, è stata proposta, diffusa, praticata e attuata in Sardegna. Si sarà certamente reso conto che la nostra non era e non è un'isola deserta, ma non sarà mai nemmeno l'isola dei famosi, ai quali quel Piano Paesaggistico regionale vuole consegnare.
Noi, in passato, tutti i partiti che siedono in questa Assemblea, perché negli ultimi vent'anni hanno governato tutti questa Regione, è storia che molti vogliono dimenticare e a qualcuno spiace ricordare, ma è la verità, con la legislazione vigente abbiamo cercato di orientare lo sviluppo della Sardegna, finalizzato soprattutto, anche in ambito urbanistico e ambientale, a dare risposte alle aspirazioni delle popolazioni residenti in quel contesto, in quel contesto di vita, come vogliono le convenzioni internazionali e del nostro Paese. Invece, con questo Piano si consegna la Sardegna ai potentati, ai poteri forti, io so benissimo da dove nasce questo Piano Paesaggistico, ai grandi proprietari terrieri, agli imprenditori d'oltremare, a chi può disporre di risorse economiche, di risorse fabbricabili, distruggendo la piccola proprietà, i piccoli imprenditori, le famiglie che, su un fazzoletto di terreno, hanno costruito e mantenuto intere generazioni. Dovremo ringraziare di questo il Presidente, la Giunta, che ha salvato la Sardegna?
Ma voglio anche ricordare al Presidente e al Segretario regionale dei DS, Calvisi, che la Sardegna non è stata e non è il Far West in materia urbanistica e paesistico-ambientale. Se la Sardegna è bella non è solo per aprire nuovi cantieri di lavoro, è bella perché è stata mantenuta e preservata. Richiamo qualcuna delle tante leggi che abbiamo fatto, perché ogni tanto bisogna che vengano alla mente: dalla legge numero 10 del 1977, che consentì alla Regione di introdurre in legge per la prima volta, nel mondo, in Italia, la fascia di rispetto di 150 metri dalla battigia per giungere via via alla legge numero 23 del 1983, di edificabilità dei suoli, alla legge numero 31 sui parchi, alla legge numero 45, figlia quest'ultima di due Giunte regionali, la Giunta gestita da Palomba e la Giunta guidata da me, eppure in simbiosi su un argomento così importante. Proprio loro, anche la sinistra può ascrivere a loro merito una delle pagine più coerenti di scelte condivise nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
Parlare di Far West è far torto non soltanto alla storia di questa Assemblea, ma alla storia dei Partiti che hanno governato questa Regione e degli uomini che si sono spesi per il bene e per il futuro della Sardegna e dei sardi. Mentre sappiamo dove era in tutti questi anni il presidente Soru, la prego non prenda a male questa affermazione, anzi è un'affermazione bonaria a suo merito, viene invece da chiedersi dove era il Segretario Calvisi che, parlando di Far West, dimentica che, negli ultimi 25 anni, per ben 16 anni, ha governato la Sardegna la sinistra, e che i DS hanno gestito l'urbanistica, il paesaggio, l'ambiente, la programmazione, con i più autorevoli loro esponenti politici che hanno scritto pagine significative e assunto responsabilità notevoli nella gestione delle politiche territoriali in Sardegna.
Noi però non dimentichiamo, siamo nelle condizioni di classificare meriti e attribuire responsabilità, abbiamo la dignità e l'onestà morale, politica ed intellettuale di assumerci le nostre responsabilità. Possiamo però dire che mai, come in questa vicenda, mai, il Consiglio regionale è stato così umiliato e vilipeso, mai l'Assemblea ha abdicato al proprio ruolo come nel corso della gestione del Governatore. Abbiamo apprezzato gli sforzi e le iniziative dei colleghi Balia, Masia, la collega Caligaris che ha parlato poc'anzi, del Presidente della Commissione urbanistica Pirisi, abbiamo qui, ho qui i loro documenti, gli ultimi pareri e i comunicati che condivido e sottoscrivo totalmente, sono atti di denuncia forte di un metodo e di un sistema che, al di là dei contenuti che andremo a valutare più in là, con carte alla mano, aprono le porte a scenari preoccupanti nei rapporti Regione-enti locali, imprese e cittadini.
In questa sede mi preme soprattutto e conclusivamente mettere ancora in evidenza il ruolo secondario e subalterno che la Regione, il Presidente, la Giunta e la maggioranza riservano ai comuni e alle province, letteralmente espropriati delle loro competenze. La Regione ha sempre perso quando si è messa a fare cause nei confronti dei comuni. E' ben vero che, in una recente circostanza, incontrando i rappresentanti degli amministratori locali, il presidente Soru ha affermato, e scritto in un comunicato del suo ufficio stampa, che è necessario valorizzare i comuni, ma subito dopo ha detto: "Limitandone l'autonomia". E' stato di parola, e lo ha fatto col Piano Paesaggistico regionale. Ma non solo, questo disegno il Presidente e la Giunta lo coltivano giorno dopo giorno, ignorando sistematicamente il ruolo degli enti locali, anche quello previsto dalle leggi che, in questa legislatura, sono state fatte, per cui molti di quei provvedimenti sono di totale illegittimità come lo è, secondo me, anche questo Piano paesaggistico regionale.
Ora, conclusivamente, che il Piano Paesaggistico regionale sia fondato su elementi di palese illegittimità, non abbiamo bisogno di ripeterlo in questa sede, l'abbiamo ripetuto tanti in questi mesi, in questi giorni, giuristi, politici, quindi, non è che stiamo facendo qualche cosa che non sappiamo, lo sappiamo benissimo, ci siamo rivolti ad una legislazione in fieri, ad una legislazione che doveva venire, adesso non c'è più quella legislazione, ci affianchiamo e ritorniamo alla legge numero 45, ma la legge numero 45 prevede che ad approvare il Piano Paesaggistico sia il Consiglio regionale, non la Giunta regionale, quindi c'è molta confusione. Allora, a me non interessa porre e sollecitare, signor Presidente, questioni di ordine politico, a me interessa sottolineare gli elementi che mettono a rischio il futuro di questo Piano Paesaggistico regionale: siamo a rischio perché si è voluto ancorare le norme ad una legislazione, come dicevo, futura; siamo a rischio perché il ricorso all'atto amministrativo piuttosto che al provvedimento avente forza di legge, come prevede la stessa legge urbanistica numero 45, non è stato rispettato; siamo a rischio relativamente alla pubblicazione della proposta di Piano Paesaggistico regionale all'Albo pretorio dei comuni della Sardegna, ne ho avuto conferma nella risposta alla mia interrogazione, quando avete fatto riferimento al modo come avete distribuito i Piani attraverso la forestale, la guardia civile e non avete fatto riferimento alla pubblicazione dell'ultimo comune della Sardegna, dell'ultima data che non è quella che avete indicato nelle dichiarazioni della stampa; siamo a rischio perché non abbiamo rispettato il ruolo dei comuni nella pianificazione.
Allora, dove voglio andare a parare, signor Presidente? Non è più possibile che ogni volta che qualcuno sbaglia, lo Stato impugna i nostri provvedimenti e nessuno paga, non è più possibile che uno possa avere le idee, ed è giusto, in questa società dove c'è grande povertà di idee, che ci sia un concorso di idee, è molto significativo, ben vengano le idee, ma dopo le idee devono venire i brevetti, dopo i brevetti deve venire la commercializzazione, quindi l'accumulo della ricchezza, quindi il mercato, perché se ci fermiamo a livello di idee e sfasciamo tutto quello che c'è, non è che ognuno possa fare sempre quello che vuole. Allora, se il Piano Paesaggistico regionale, come si sta delineando per i ricorsi che ci sono, dovesse essere caducato da un superiore giudizio giurisdizionale, che sappiamo per certo verrà promosso da più parti, allora le responsabilità sono gravi, perché nessun risarcimento potrà porre rimedio al danno morale, culturale, politico ed economico che ne deriverebbe. Sono sicuro che, nel caso questo avvenisse, il Presidente saprà trarne le sue conclusioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io ho ascoltato attentamente questa sera le cose che ha detto il presidente Soru. Devo dire che il Presidente ha detto cose giuste, cose ovvie, ha fatto un discorso lineare e corretto e, se io non conoscessi i contenuti di questo Piano, direi che la Giunta regionale ha approvato un buon Piano, mi sentirei anche soddisfatto, così come probabilmente il cittadino sardo, che ha sentito i suoi discorsi, si convince effettivamente che quello che è stato approvato è un Piano che, come ha detto lei, libererà la Sardegna e darà sviluppo e crescita a questo territorio.
Lei dice ancora che è in linea con il suo programma elettorale e che sta portando a compimento una proposta politica che lei ha presentato agli elettori nel giugno 2004. Io non credo, Presidente, che se lei avesse detto allora le cose che sta facendo ora, avrebbe preso questi voti, io non ci credo nella maniera più assoluta. Lei sta facendo cose un po' diverse, anzi molto diverse da quelle che ha detto in campagna elettorale, di questo ne possiamo stare veramente certi. Ma quello che io voglio sottolineare questa sera è che si è aperta, purtroppo, una grave frattura fra la Giunta regionale e questo Consiglio anche perché, alla fin fine, il ruolo che ha avuto questo Consiglio regionale nell'approvazione di questo Piano, è un ruolo veramente minimo, anzi, diciamo che questo Consiglio regionale è stato esautorato, per non dire che è stato preso in giro, perché di quelle proposte che sono state avanzate dalla Commissione competente, non mi pare che si sia preso in considerazione gran che. Mi pare anche soprattutto che il ruolo del Consiglio regionale è stato esautorato, quello di stabilire i principi, le linee guida del Piano Paesaggistico regionale non è stato rispettato, perché questo è un prodotto quasi esclusivo della Giunta regionale, quindi del Governo della Regione Sardegna.
Pertanto, io credo che questo Piano, non solo mortifica il ruolo del Consiglio regionale, ma anche soprattutto mortifica il ruolo degli enti locali;dirò dov'è che viene a mancare il ruolo primario dei consigli comunali. Ma ciò che è grave, devo dirlo, è che questa maggioranza di governo, o almeno alcuni partiti della maggioranza di governo hanno praticamente manifestato un aperto dissenso nei confronti di questo Piano e sembrava che questo stesso Piano dovesse avere chissà quali cambiamenti, chissà quali integrazioni, quali miglioramenti all'interno della proposta della Giunta regionale.
Io poi non parlo molto degli altri partiti, di quei partiti della coalizione, i cosiddetti partiti minori, che mi pare abbiano avuto un ruolo assolutamente marginale e le cui proteste però purtroppo al massimo si traducono in un voto di astensione e, comunque, non incidono fondamentalmente sul voto di dissenso vero della maggioranza nei confronti della Giunta.
Ecco, diciamo che c'è stato l'ennesimo appiattimento della maggioranza, dei partiti della maggioranza nei confronti della Giunta regionale e del suo Presidente; si è chinato ancora il capo su una materia di straordinaria importanza per la crescita e lo sviluppo della Sardegna e questo davvero non l'avrebbe dovuto permettere una maggioranza che si rispetti. E' grave inoltre che si sia fatto capire quasi che c'è stato un accordo fra i partiti del Consiglio regionale, i partiti della maggioranza con la Giunta regionale e quindi, praticamente, è stato fatto un Piano in linea anche con le proposte del Consiglio regionale. Questo non è assolutamente vero e lo sanno tutti, lo sanno i partiti della maggioranza come lo sanno benissimo i partiti dell'opposizione; questo accordo è inesistente perché non c'è traccia delle proposte che sono state fatte dalla Commissione competente all'interno del Piano! Le cose che sono state introdotte sono assolutamente minimali, hanno scarsissimo rilievo, scarsissima importanza e quindi, che ci fossero o non ci fossero, io credo che non sarebbe cambiato assolutamente nulla.
Allora, diciamo che il Piano nella sua filosofia è rimasto invariato, così com'era, e anche nella sostanza non mi pare che abbia avuto grandi cambiamenti. D'altronde io mi chiedo come faceva la Giunta regionale a prendere in considerazione le proposte della Commissione quando il Piano è stato approvato in Giunta qualche minuto dopo che è arrivato il parere della Commissione! Questa è la dimostrazione che la Giunta aveva già deciso di approvare il Piano senza prendere minimamente in considerazione le osservazioni che sono state presentate all'interno della Commissione.
Allora io dico, presidente Pirisi, che non solo non è stato migliorato questo Piano, che non sono state prese in considerazione le proposte del Consiglio regionale, ma anche che questo Piano nella sua ultima formulazione è ancora peggiorato nei confronti della prima stesura.
Ecco, io mi rivolgo sempre al presidente della Commissione, Pirisi…
MARROCU (D.S.). Ce l'hai sempre con Peppino!
LADU (Fortza Paris). … lui che è architetto e quindi conosce bene la materia urbanistica fa approvare e dice che va bene un Piano con norme tecniche di attuazione dove, all'articolo 111, "Riqualificazione delle opere incongrue e valorizzazione delle opere di qualità", si dice che "La Regione, d'intesa con le Province e i Comuni istituisce il registro delle opere incongrue ed entro sei mesi…", praticamente deve fare un censimento; ancora, nel comma 2 si parla di opere incongrue legittimamente autorizzate, quindi quelle che dovrebbero essere in regola, "di valore estetico nullo o negativo o in disarmonia con il contesto, che possono causare la perdita di identità del luogo con deprezzamento sia della zona in cui sono realizzate che delle zone circostanti."; poi si dice ancora che la Regione, le province ed i comuni attivano i programmi di riqualificazione e quindi al quarto comma, sentite questa, si dice: "Nei casi di opere incongrue di cui al secondo comma la Regione attiva i procedimenti per la sua demolizione…". Quindi la Regione attiva, senza chiedere ai sindaci, alle province, a nessuno, dove ritiene, i procedimenti perchè queste opere, anche con le legittime approvazioni, praticamente possano essere demolite.
Presidente, siamo veramente all'assurdo, non solo perché questa Giunta regionale fa le cose pensando di poter rimanere vent'anni al governo della Regione ma anche perché non sa che probabilmente domani queste cose potrebbero essere utilizzate contro chi le scrive. Presidente Soru, io non so se alla prossima legislatura lei sarà ancora al governo di questa Regione - io spero di no per il bene della Sardegna - però potrebbe succedere che, se lei non è al governo, qualcuno potrebbe vedere bene anche la sua villa vicino al mare, potrebbe dire che quella casa non è in linea con quel paesaggio circostante e potrebbe essere demolita anche quella casa. Allora, ripeto, siamo veramente all'assurdo, perché non è pensabile che si dia un potere così forte, un potere discrezionale di questo tipo al Governo e al Presidente della Giunta regionale, nel caso in cui si possano attivare demolizioni qualora ci siano strutture, a parere della Giunta, non rispondenti alle linee ambientali e paesaggistiche del territorio.
Ecco, io credo che prima di dare un giudizio positivo, almeno alcuni partiti della maggioranza al governo della Regione avrebbero dovuto riflettere, così come non vedo qual è il cambiamento quando si parla di piani a regia regionale. Nella passata proposta si tentava di sostenere la posizione dei comuni e di sostituirsi anche nella programmazione del territorio perché di fatto i piani a regia regionale erano quei piani che comunque avrebbe approvato la Regione, non certamente il comune, anche se poi il consenso deve essere anche dei comuni e mi pare che questa intesa Regione-enti locali sia la stessa identica cosa dei piani a regia regionale. Allora questo, scusatemi, è prendere in giro questo Consiglio regionale, noi stiamo dicendo le stesse identiche cose, perché i piani a regia regionale sono la stessa identica cosa, sostanzialmente, delle intese Regione-enti locali.
Diciamo che si sta approvando uno strumento, signor Presidente, che è dannoso per la Sardegna. Io lo dico perché ne sono convinto dopo aver analizzato bene lo strumento nelle sue parti ed è dannoso non solo perché dà troppa discrezionalità alla Giunta regionale, perché io ho ascoltato attentamente le cose che diceva prima anche la collega Caligaris, io credo che le regole siano una cosa fondamentale, non si può andare avanti senza regole chiare, regole precise, questo Piano lascia troppa discrezionalità alla Giunta regionale, lascia troppa discrezionalità al Presidente ed è carente di regole; io avrei voluto che si approvasse un Piano che desse la garanzia e la certezza del diritto a tutti. Invece non è così, perché noi verificheremo quale sarà l'evoluzione di alcune situazioni dal punto di vista urbanistico del territorio della Sardegna. Dico anche che questo Piano blocca lo sviluppo turistico della Sardegna per il suo carattere vincolistico.
Vorrei capire anche, signor Presidente, dove vanno a finire le cubature contenute nelle zone F; quando verranno utilizzate e quali saranno queste cubature, le premialità, cioè quante possono essere e quando verranno utilizzate? Tutte queste cose sarebbero dovute essere contenute all'interno del Piano e non ci sono. Praticamente andiamo ad approvare un Piano senza sapere minimamente quante cubature noi potremo utilizzare sia per le zone F e quante ne dovremo utilizzare, diciamo, per alcune zone che sicuramente verranno avvantaggiate o penalizzate a seconda della volontà della Giunta regionale. Questo sarebbe dovuto essere previsto all'interno della norma, purtroppo non c'è!
Così come verranno penalizzate le zone agricole, io vedo qui l'Assessore dell'agricoltura, io credo che l'agricoltura abbia bisogno di altri interventi, non aveva certo bisogno di questo tipo di intervento. Questa norma, sui 3, 5 ettari, diciamo, come lotto minimo per la costruzione di piccoli manufatti, penalizzerà ulteriormente l'agricoltura. Abbiamo già un sistema in ginocchio in Sardegna che sta conoscendo la crisi peggiore della sua storia e noi facciamo leggi che vanno contro gli interessi del settore agricolo e pastorale, questa proposta sicuramente non va a favore dei piccoli proprietari, io voglio sapere quanti sono questi proprietari che hanno 5 ettari di terreno, quindi è una legge che va a favore delle grandi proprietà, per non dire dei latifondisti e penalizza, guarda caso, quelle piccole proprietà che oggi in Sardegna sono la stragrande maggioranza dei sardi.
Ecco, io credo che noi avremmo dovuto riflettere sulla proposta di questo Piano. Io mi auguro che, a fine dibattito, ci sia una riflessione da parte della maggioranza e soprattutto della Giunta regionale perché credo che le proposte che noi stiamo approvando non siano proposte che vanno nella direzione della crescita e dello sviluppo della Sardegna. Io ho letto le dichiarazioni di entusiasmo del presidente Soru quando è stato approvato il Piano paesaggistico regionale, praticamente il presidente Soru dice che si apre una pagina nuova dello sviluppo della Sardegna, e che, con questo Piano, sicuramente la Sardegna starà meglio, salverà il suo ambiente, il suo sviluppo e, quindi, ci saranno prospettive nuove.
Signor Presidente, credo non ci sia nulla di più falso di questo, sarà esattamente il contrario, perché dopo l'approvazione di questo Piano, signor Presidente, io sono convinto che per la Sardegna non si aprirà una nuova pagina di crescita e di sviluppo, ma ci sarà l'inizio di una quarantena, una quarantena, signor Presidente, senza Pasqua questa volta perché purtroppo noi avremo a che fare con una situazione di grave disagio economico e sociale che penalizzerà tutti i settori produttivi della Sardegna. Io credo che questo Piano salvaguarderà solo in minima parte il territorio della Sardegna ma soprattutto non creerà condizioni di sviluppo di questo territorio.
Ecco io credo, e finisco, signor Presidente, che la resurrezione dopo la quarantena ci sarà solo quando verrà mandato a casa questo Governo regionale che io mi auguro non duri neanche tutti i cinque anni, allo stesso modo io mi auguro, come ha detto qualche altro, che questo Consiglio regionale vada a casa anche prima dei cinque anni, prima davvero che si facciano danni ancora peggiori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ho chiesto al Presidente del Consiglio di intervenire immediatamente dopo l'onorevole Ladu perché sono stato particolarmente sollecitato dai contenuti che l'onorevole Ladu ha sollevato, per esempio questo elenco dei mostri, le opere incongrue, per intenderci, no? L'elenco dei mostri, per cui ci sarebbe la possibilità anche di intervenire a demolire il mostro qualora venisse riconosciuto come tale. Io sono del parere che i mostri non si sarebbero mai dovuti costruire, qualcuno, invece, ha pensato che questo fosse un diritto, per me è stato, in molti casi invece, un abuso, anche un affronto per l'ambiente non solo per il paesaggio. E se la società matura, matura talmente tanto da riconoscere i propri errori e da porre rimedio a quegli errori. Io credo che, in questo Consiglio regionale, le cui prerogative io difendo sempre e comunque, non solo quando si discute di pianificazione territoriale, anche quando si discute di interventi sociali, le difendo anche quando si discute di politica del lavoro, le difendo anche quando si discute di pace e di guerre che esistono e di interventi che possono essere attrezzati per manifestare solidarietà anche oltre i confini della nostra isola, non tutti lo fanno su tutti gli argomenti, molti lo fanno solo in alcuni casi e per certi argomenti ma, quindi, io sono perché la società matura comprenda i propri errori, ponga rimedio e vada avanti.
Nel caso specifico, pianificazione paesistica poi diventata Codice Urbani, (con l'intervento del Codice Urbani la pianificazione paesaggistica con l'attività che è stata sviluppata sin dall'inizio della legislatura, con la numero 8 in Sardegna, rappresenta questo percorso che è durato due anni e che è stato difficile, faticoso, per tutti, per minoranza e per maggioranza, anche per i partiti minori ai quali, purtroppo, io non mi onoro di appartenere perchè il mio è un partito maggiore, nonostante non abbia rapporti bilaterali, diciamo, continui e di volta in volta sollecitati e particolarmente stretti, come invece succede per altri partiti della coalizione anch'essi maggiori, più sul terreno delle nomine che sulle grandi politiche e le strategie. Ma anche i partiti minori, quelli come Progetto Sardegna, che non hanno riferimenti nazionali, che sono un movimento locale e che, forse, raggiungeranno il 4 per cento dei voti, anche per quelli io credo che ci sia titolo non solo ad intervenire, ma ad intervenire, sostenere la propria posizione, condizionare il percorso. Ciò che, in questi due anni di lavoro incessante, su questo tema, è stato fatto da tutti, da tutti, ripeto, minoranze comprese. Intanto, da dove siamo partiti? Siamo partiti dalla pianificazione paesistica annullata dai tribunali. Perché è stata annullata la pianificazione paesistica dai tribunali? Perché c'era una carenza di vincoli! Perché non si è intervenuti in maniera sufficiente nell'esercizio della delega, attribuita dallo Stato alla Regione, a fare piani che tutelassero i beni paesaggistici in Sardegna, i beni ambientali e naturali.
Per questa ragione, per questa e non altra, ci siamo ritrovati con l'emergenza davanti e la necessità di intervenire con una legge, con un percorso, che avesse tempi di esecuzione i più celeri possibile. Ma la pianificazione paesistica preesistente è stata fatta all'inizio degli anni novanta, forse anche prima del "governissimo", forse con una maggioranza, diciamo, di centrosinistra DC-PSI dell'epoca (siamo nel 1992, ricordarsi per fare memoria) ed è stata fatta e approvata dalla Giunta regionale esattamente come è stato fatto in questa occasione! Cioè, non era il Consiglio regionale ad approvare la pianificazione paesistica allora, ma la Giunta, così come oggi! E quella pianificazione, articolata a livello territoriale, è stata bocciata dai tribunali, dal Presidente della Repubblica e dal Consiglio di Stato che lo ha suggerito, ed è stata bocciata per carenza di vincoli.
Allora eccoci all'inizio di questa legislatura, la "8" serve a ricostituire la pianificazione paesistica perché in assenza di pianificazione paesistica tutto ciò che dovesse sorgere, anche in termini di trasformazione del territorio con presenza di manufatti, di corpi di fabbrica, di edilizia diffusa, è assolutamente illegittimo. E allora la "8" interviene, definisce un percorso, attribuisce sicuramente poteri significativi alla Giunta, è in discussione anche la prerogativa del Consiglio, tutti quanti, o meglio questa maggioranza che è una buona parte in questo Consiglio, accettano il ruolo che il Consiglio deve esercitare, lo eserciti prevalentemente, se non esclusivamente, attraverso la Commissione consiliare competente, governata, con grande rispetto delle esigenze anche della minoranza, dal Presidente, onorevole Pirisi.
Tutti quanti noi ci siamo adoperati perché, prima di tutto, ci fosse un percorso condiviso o comunque partecipato da autonomie locali, da attori sociali ed economici dei territori, e che quindi l'attività d'istruttoria pubblica, di relazione, che c'è stata e che è stata anche imponente e qualche volta è anche stata accesa, accesa e oggetto di contestazione, anche di contestazione vivace nei territori, integrasse quella della Giunta e, perché la integrasse nel modo migliore, cioè nel modo più rispondente alle esigenze di partecipazione delle popolazioni e delle comunità, la Commissione ha organizzato incontri territoriali che sono durati ore e ore e tutti verbalizzati (abbiamo i contenuti di quelli sbobinati, disponibili per tutti i consiglieri e per i soggetti istituzionali, sociali, economici che li volessero anche richiedere come atti dell'attività della Commissione, quindi come atti pubblici) per acquisire quelle indicazioni e sulla base di quelle indicazioni la Commissione ha espresso il parere.
E' un parere, può coincidere o non coincidere con la posizione della stessa Giunta, in molte parti coincide, in alcune parte non coincide; ognuno di noi continua a fare la battaglia per le proprie convinzioni e le ripresenterà, se lo ritiene giusto, nelle sedi successive, nelle successive rielaborazioni che anche questo Piano (io sono sicuro) subirà, come tutti i provvedimenti complessi, perché è impensabile che i provvedimenti complessi di questa natura calati nel territorio non riscontrino, oggettivamente e naturalmente e spontaneamente senza bisogno di sollecitare grandi guerre, alcune - diciamo - incongruenze, oppure difficoltà, oppure carenze, è naturale che ciò avvenga. Allora se siamo tutti predisposti per il meglio, cioè non per difendere i mostri, i mostri vanno uccisi, vanno cancellati, quindi non per difendere i mostri, ma per costruire lo sviluppo, quello vero che parte dalla natura rispettata, non dalla natura violata, noi dovremo spendere soldi e soldi per migliorare poco poco il territorio compromesso e che ha bisogno di bonifiche per gli interventi che l'uomo ha fatto anche attraverso il sostegno finanziario pubblico, mi viene da pensare alle partecipazioni statali, a presenze industriali, a processi di industrializzazione, pensati a tavolino, che hanno creato guasti, in alcuni casi solo apparenti vantaggi.
Noi dobbiamo fare questo lavoro perché la nostra terra è quella dove poggiamo i nostri piedi, è l'unica vera risorsa che abbiamo e non può essere neppure privatizzata, io sono d'accordo su questo, né nella gestione che chi esercita responsabilità pubbliche deve esercitare, deve svolgere, né nel diritto, ogni tanto lo sento citare, quello acquisito, diritto acquisito a violare un territorio, un ambiente, una natura, a creare danno per il proprio guadagno e contro la comunità, quando si realizzano i mostri, quando si realizzano le condizioni per cui la naturalità della nostra terra viene irrimediabilmente compromessa e impedisce poi la costruzione di occasioni di lavoro e di crescita collettiva economica e sociale.
Il Piano paesaggistico è un grande successo, intanto perché esiste, perché non si poteva stare più senza alcuna legittima ed efficace normativa in materia di pianificazione territoriale, quindi è un grande risultato perché esiste, poi è un grande risultato perché è un Piano che finalmente introduce vincoli di salvaguardia del bene ambientale naturale, è un grande risultato perché è il frutto del lavoro nostro, della Giunta regionale, del Presidente della Regione ma anche di tutti, progettisti, professionisti, associazioni culturali e ambientali, organizzazioni economiche, organizzazioni sociali che hanno partecipato alla discussione e che ancora potranno partecipare grazie al fatto che esiste; è un grande risultato perché è frutto della politica che non ha fatto sconti a nessuno neppure da questi banchi e quando c'è stato da dire, ha detto, e non ha avuto vergogna e non ha avuto paura.
Io credo che se tutti quanti noi considerassimo questo, tutti quanti noi saremmo partecipi di un risultato che ci appartiene e che ci onora.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, mi rivolgo a lei, in maniera primaria ed essenziale, perché mi sto interrogando, da ieri ed oggi, su che senso abbia e se sia anche legittima una convocazione del Consiglio per le dichiarazioni del Presidente su un atto legislativo già perfetto.
Di cosa dobbiamo discutere? Gli atti legislativi si discutono nella loro fase di predisposizione, di elaborazione, di approvazione. Il Presidente viene qui a dichiararci che ha perfezionato le norme attuative del Piano paesaggistico regionale. Francamente è la mia prima esperienza dove vedo in un'assemblea legislativa, anche a livello di consigli comunali, il sindaco, il Presidente, il Capo del governo che va a dichiarare per fatti straordinari di cui deve informare l'Assemblea, ma non certo viene convocata l'Assemblea per discutere di un fatto legislativo già perfetto. Francamente mi rivolgo a lei, Presidente, perché questo mi sembra davvero un fatto grave, istituzionalmente grave.
Semmai, oggi, su un fatto perfezionato con atto amministrativo di valenza legislativa, saremmo dovuti essere qui per discutere una mozione di fiducia. Una fiducia che nasceva da quell'atto amministrativo, per un'eventuale, giudicata, incoerenza rispetto all'atto legislativo di base, di riferimento. Io le ho voluto dire queste cose, perché mi sembrano cose serie; perché sono coerenti ad una serie di mie preoccupazioni, che sto vivendo in questa mia attuale e breve esperienza in Consiglio regionale, sulla costante azione di esautoramento del Consiglio regionale, di questa massima istituzione dell'Autonomia regionale. Io non ho, Presidente della Giunta, nessuna preoccupazione degli effetti catastrofici che produrrà questo Piano paesaggistico regionale, perché sono certo che quelle 2832 osservazioni costituiscono già un elemento che mi inducono all'ottimismo, non c'è preoccupazione.
Io sono molto abituato, ho una lunga mia esperienza, vissuta nel sociale, nelle parti più deboli, peraltro la mia militanza socialista non è un fatto casuale, le ragioni del socialismo le ho trovate dentro di me, la mia famiglia, il mio ambiente sociale, quindi il mio essere socialista non è un fatto casuale. E sono stato abituato e mi sono spesso amareggiato quando, nel mio impegno politico, soprattutto in quello sociale, trovavo chi sistematicamente mi diceva di stare tranquillo, perchè eravamo dalla parte dei disabili, dalla parte dei più deboli, e quindi quando mai la nostra sensibilità umana, sociale e politica…! Sarebbe tutto risolto!
Poi ho capito che c'era chi viveva per i disabili, ma c'era anche chi viveva dai disabili. Traduco nel contesto politico. C'è chi vive per superare le crisi politiche che attaccano, che colpiscono il sistema, ma c'è anche chi, dalla crisi politica del sistema, trae occasione di vantaggio. Attenzione, presidente Soru, io l'ho detto in altre sedi, lo voglio dire a lei personalmente, perché amo essere sempre molto aperto, le dirò che io ho vissuto con grande travaglio le vicissitudini della passata legislatura e anche della precedente, perché vedevo un declinare della classe politica in maniera paurosa e non avevo certo preoccupazione di ordine personale. Io mi ritenevo già abbastanza pago delle mie esperienze vissute a livello istituzionale, comunale, regionale e parlamentare. Non avevo travagli che si riferivano al mio status personale. Era un sincero travaglio, sentito travaglio politico, perché vedevo il declinare del sistema dei partiti. Quando venne lei e presentò il "Progetto Sardegna", fatto a cui ero contrario perché mi sembrava accrescere ulteriormente già uno scenario complicato, frazionato, conflittuale, che non trovava dentro di sé le motivazioni e le ragioni e la spinta per uscire da quella crisi, che molti chiamano crisi della seconda Repubblica, bene, quando venne lei, io pur contrario al sorgere di nuove entità politiche che si inserissero nello scenario già confuso, in qualche modo, non conoscendola personalmente dissi: "Beh, insomma questo è un bello schiaffo, chissà che questa iniziativa non richiami con vigore le forze politiche storiche a ripiegarsi su se stesse, a ritrovare dentro di sé l'energia per…", eccetera eccetera.
La battuta che si racconta è che lei, appena Presidente della Giunta regionale (mi scappava una parola che non condivido, la parola "Governatore") andò in aeroporto e si pronunciò per non trovare lì, in quel contesto, il cosiddetto panino con i prodotti sardi. Al di là della battuta, io quella la interpretavo come una volontà di un sardo, che seriamente amava il suo popolo e che si sentiva di quel popolo espressione e in qualche modo delegato a dare una scossa e a valorizzare le risorse prima di tutto umane, intellettuali e politiche della Sardegna e a restituire, alla nostra Autonomia, grande vigore e dignità. Però poi ho constatato che lei non solo non si è lamentato più del panino dei prodotti sardi, ma ha preso gusto ai croissants di ricettaemiliana e di ricetta piemontese. Questo è un fatto grave che non contribuisce alla riscossa di una classe dirigente, che non è solo politica ma anche amministrativa.
Allora torno a recuperare il mio ottimismo. Io non ho creduto più e non credo mai più ai messaggi salvifici, anzi diffidavo sistematicamente da coloro che mi dicevano di non preoccuparmi di ciechi, sordomuti e invalidi, di stare tranquillo perché ci avrebbero pensato una volta arrivati. Questi discorsi appartenevano persino ai candidati ai consigli di condominio! Per non dire che parlare dei ceti deboli e manifestare sensibilità per questo diventava parola d'ordine per tutti quelli che andavano a chiedere il consenso. La stessa cosa succede per la nostra Autonomia da parte di chi manifesta e dice: "Ma, insomma, devo portare questa nostra Sardegna fuori da questa crisi, devo portare questo sistema politico fuori dalla crisi! Devo rilanciare sviluppo, economia, fattori sociali, politici per riconquistare un ruolo significativo!".
La Sardegna ne avrebbe tutti i meriti e anche le oggettive condizioni per esserlo. L'iniziale recupero del mio ottimismo non mi viene, Presidente della Regione, dal suo messaggio salvifico che anche oggi ha voluto pronunciare, enunciando le linee guida del Piano paesaggistico regionale. Ormai questa cosa non avrà effetti. Io mi rendo conto che ha molta fretta, come hanno fretta tutti coloro che, dalla crisi politica, hanno tratto un ruolo, una condizione diversa, nuova, insperata ieri. Ma la crisi politica, a mio parere, è sulla fase pur iniziale di superamento. Io ho notato in questo Consiglio, Presidente della Regione, stia tranquillo, che non ci sarà un nuovo Soru nella nuova legislatura e non lo dico per cattiveria (io non ho nessun motivo di esprimermi in termini cattivi o irriguardosi nei confronti della sua persona, non ho mai avuto in passato ragioni personali di conoscerla e di avere rapporti), ma glielo dico perché prenda atto che qui sta risorgendo la politica anche in questa nostra Regione, come risorgerà in campo nazionale. C'è una riscossa delle forze politiche! Qui ne abbiamo avuto qualche segno ed io è da questo che traggo gli elementi di ottimismo; Come l'intervento della Caligaris, della compagna Caligaris, lo voglio dire con grande forza, anche se spesso non condivido il suo atteggiarsi più radicaleggiante che socialista, è sempre una compagna, però non si consoli il giorno in cui nella maggioranza verrà coinvolto lo SDI, perché così si supera la crisi, no, non è sufficiente! Bisogna restituire dignità e ruolo al Consiglio regionale, a questa Assemblea.
Allora, in modo rapido, e con l'appello che io, anche in questa sede, voglio rivolgere ai partiti sinceramente democratici (dico ai partiti della sinistra perché di quella famiglia il sottoscritto si sente parte integrante, una sinistra democratica riformista), bisogna riformare anche questa benedetta legge elettorale, non per Soru come tale, ma per qualunque Presidente con quei poteri e soprattutto per chi non è figlio storico, culturale, della politica, dei partiti, la cui crisi mi rattrista, perché bisogna restituire l'organizzazione storica alla politica e ridare dignità e ruolo ai partiti politici. E' la loro crisi che ha determinato questa situazione e lei, presidente Soru, è figlio di quella crisi, e questa crisi finirà; io immagino la fretta che ha perché anche lei capisce che ha davanti a sé semmai i tre anni. Mi rendo conto che molti colleghi di questo Consiglio abbiano l'angoscia di non avere gli strumenti adeguati, anche perché il sistema elettorale, così come è congegnato, è più fatto per le oligarchie dei partiti piuttosto che essere l'elemento che stabilisce di avere un rapporto democratico con l'elettore. E' difficile, così come sono decaduti i partiti che sono diventati piccole oligarchie di potere e come si definiscono anche praticamente gli eletti di qualunque consesso, di qualunque assemblea.
Mi rendo conto di questa preoccupazione, io non ho nessuna difficoltà a capire tutto questo, però è arrivato il momento in cui bisogna recuperare uno spirito di servizio, uno spirito di solidarietà politica fra le forze omogenee, qualcosa si sta muovendo in campo nazionale, speriamo che questo qualcosa prenda più quota e consistenza anche a livello regionale perché le forze omogenee democratiche si ritrovino, io mi riferisco in modo particolare all'area laica, socialista, riformista, non già per disconoscere il ruolo e i principi fondanti del popolarismo cattolico eccetera. Io vorrei già da qui in Sardegna, avendone l'occasione, rivolgere un appello perché si aggreghino nuovamente tutte le forze laiche, socialiste e riformiste, per sbloccare questo bipolarismo che noi abbiamo sempre definito "bastardo", la manifestazione in questa Aula ne è un'altra ennesima testimonianza e riprova. Dobbiamo superare tutto questo, perché non si superano le cose di cui ci stiamo lamentando semplicemente con questo o quel provvedimento corretto, è il sistema che dobbiamo cambiare.
Io sono stato, in questo breve periodo, chiamato a votare delle leggi, erano tutte, ma tutte, sistematicamente volte ad accentuare il potere nella Giunta, ergo nel Presidente della Giunta, perché anche la Giunta, così come è il Consiglio, è una Giunta sotto costante ricatto del Presidente, oggettivo ricatto, non si attribuiscano a queste mie parole valutazioni di ordine morale o personale, è oggettivamente sotto ricatto, diventa Giunta per molti versi "fantasma" e siccome il Presidente non ha avuto molta fiducia due anni fa della classe politica sarda continua a mantenerne poca, di fiducia, o nessuna, nei confronti della classe politica, si avvale della sua esperienza, delle sue grandi relazioni, a livello nazionale e internazionale, perché ha avuto la fortuna di fare i corsi alla Bocconi, di confrontarsi a livello internazionale con i poteri più forti dai quali sicuramente ha tratto grandi esperienze e grandi insegnamenti. E non ha fiducia nella classe dirigente locale! Ebbene, come ho detto al presidente Soru di prendere atto che la crisi politica sta cominciando a fare i suoi primi timidi passi per essere superata, ebbene anche noi dobbiamo prendere atto che questa condizione non può reggere e non può sussistere.
Presidente del Consiglio, io mi rivolgo ancora una volta a lei, per il ruolo che ricopre, nell'interesse della nostra autonomia, difenda con strenuo vigore e troverà, glielo assicuro, anche consensi, molti consensi diffusi in questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, signori Assessori, in apertura di intervento non posso che esprimere grande soddisfazione per l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, lo faccio con decisione sgombrando il campo da equivoci che, in questi due anni di lavoro, possono essersi creati nell'affrontare un tema così delicato e difficile, lo faccio con la forza e con la correttezza di chi, sempre alla luce del sole e con spirito di confronto costruttivo, ha manifestato alcune volte, in alcuni casi e su alcune scelte che. l'Esecutivo ci proponeva, anche qualche dubbio e qualche perplessità.
Dubbi e perplessità che sono state linfa vitale del confronto, forse in alcuni casi anche duro e anche aspro, ma che alla fine ci hanno consentito di esitare un buon Piano che scrive regole chiare che, con l'obiettivo di salvaguardare l'ambiente ed il paesaggio, puntano ad uno sviluppo sostenibile e duraturo della nostra Isola. Per onestà intellettuale, devo affermare che, per tutte le cose, per tutti i problemi, arriva però il momento delle scelte, della sintesi, del saper riconoscere l'interesse superiore rispetto alle proprie singole ragioni, l'interesse per il bene comune, il bene della nostra terra e dei nostri cittadini. In questo senso, credo che il lavoro, l'impegno e la correttezza istituzionale con cui il Gruppo de La Margherita ha contribuito al conseguimento di questo fondamentale obiettivo, ci permettono di dire che, su alcuni punti, il PPR possa e debba nel tempo essere ulteriormente migliorato. La nuova legge urbanistica, sulla quale immediatamente si cimenteranno la Commissione e il Consiglio, le direttive sull'agro, oramai datate e in attesa di rivisitazione, e il Piano regionale per il turismo sostenibile saranno momenti di confronto importanti nei quali potranno essere raffinati e perfezionati gli obiettivi che il PPR si pone.
Questa sera, in quest'Aula, gli amici dell'opposizione hanno, permettetemi di dirlo senza voler offendere nessuno, dato il meglio di loro stessi, nell'intento di dimostrare la creazione di un mostro, di uno strumento di distruzione della nostra Isola, di uno strumento che toglie ai comuni sardi la possibilità di pianificare il proprio futuro e quello dei propri territori, tutto legittimo, tutto nel gioco delle parti. Si sono però dimenticati di dire, non dico scientemente, forse per una distrazione, che questo Piano paesaggistico sana una assoluta carenza normativa che esisteva dal 1999 e che, nei cinque anni precedenti, quando loro governavano, non è stata né mai affrontata, né mai risolta.
Ecco, colleghi, questo penso sia il punto focale di questa discussione, lo dico nel rispetto dei ruoli che ognuno di noi deve rappresentare all'interno di questa Aula, ma nella certezza che è veramente scorretto, riduttivo e pretestuoso etichettare la maggioranza e l'Esecutivo nei modi che abbiamo ascoltato quando chi poteva dare regole non le ha date, quando chi poteva scrivere norme non le ha scritte, quando chi poteva proporre le soluzioni non le ha proposte. Penso che, nel dibattito di questa sera e di una sera, sia difficile, quasi impossibile, entrare nel merito dei singoli articoli delle norme tecniche di attuazione. L'Esecutivo e la struttura tecnica dell'Assessorato, che ringrazio in questo momento per l'enorme lavoro svolto, hanno impiegato più di un anno per predisporre il documento e anche la Commissione ha impiegato mesi di duro lavoro, di confronto e di conferenze con le amministrazioni locali, con le realtà economiche e sociali, con le associazioni di categoria, per analizzare e studiare il documento, mesi nei quali, dalla prima proposta, il Piano è stato migliorato, raffinato, reso più flessibile e vicino alle esigenze dei nostri territori.
La Commissione, con la sua maggioranza, nell'esprimere il suo parere ha indicato una serie di correttivi, alcuni molto importanti, recepiti dalla Giunta, non voglio entrare nel merito di tutti gli articoli, voglio però ricordarne soltanto alcuni: la modifica dell'articolo 11 dove sono stati eliminati i piani di azione paesaggistica che rimandavano per la loro applicazione a norme ancora da creare, in relazione a tale aspetto, anche nelle altre parti delle norme tecniche di attuazione, sono stati eliminati tutti i riferimenti a norme in generale ancora da scrivere con la nuova legge urbanistica, sono stati modificati gli articoli dove si prevedeva l'autorizzazione di alcune tipologie di intervento tramite l'autorizzazione della Giunta, vedi le residenze di imprenditori agricoli all'interno della fascia costiera, l'asfalto di strade rurali, con l'inserimento per tutti questi casi di un istituto fondamentale, l'intesa tra Regione, province e comuni.
E' stato rafforzato il ruolo degli enti locali che, nel predisporre ed adeguare il proprio PUC, diventano autori protagonisti nell'organizzare il proprio territorio; comuni che si muovono su una traccia generale già scritta dalla Regione, non con l'obiettivo di togliere autonomia o ruolo, ma con l'obiettivo di avere un complessivo sviluppo armonico ed una grossa e imprescindibile attenzione ai valori paesaggistici sovraordinati, che la Costituzione e lo Statuto ci invitano a tutelare. Nell'articolo 15 sono stati recepiti i suggerimenti per le zone C. Anche questo per rispondere ai tanti colleghi di minoranza che, questa sera, si sono, lo dicevo in precedenza, lasciati andare a una serie di commenti assolutamente lontani dalla realtà, sostenendo a più riprese che niente di quello proposto dalla Commissione sia stato accolto.
Avviandomi alla conclusione, non posso negare che, su alcuni temi, ad esempio quello dell'agro, io personalmente ho manifestato anche pubblicamente, assumendomene la piena responsabilità, pensieri e sensibilità diverse da quelle dell'Esecutivo e di alcuni colleghi della maggioranza; pensieri e sensibilità che, pur rimanendo diverse, non precludono assolutamente di sostenere il PPR con forza e determinazione. E non lo precludono non per servilismo, non per appiattimento, e non per diktat di nessuno, ma semplicemente perché la nostra serietà culturale, la nostra serietà politica ci induce a pensare sempre ed esclusivamente all'interesse collettivo ed al bene comune. Anche questo, a mio parere, fa parte del mandato che ognuno di noi ha ricevuto, ossia quello di esercitare il nostro ruolo con la massima onestà intellettuale e la massima serietà possibile, mettendo a disposizione le nostre idee e le nostre proposte migliori sapendo però anche che arriva un momento in cui le idee del singolo devono trovare sintesi in quelle collettive.
Penso che questa maggioranza e questo Esecutivo, con l'approvazione di questo Piano, abbiano voluto pensare e credere ad un'Isola che, cosciente e gelosa delle proprie risorse, orgogliosa della propria storia, della sua cultura e delle sue tradizioni, possa trovare nella valorizzazione del nostro ambiente, del nostro paesaggio, la strada per un migliore sistema di vita e per una migliore economia per il nostro futuro.
PRESIDENTE.
L'intervento dell'onorevole Manca era l'ultimo della serata, la discussione prosegue domani mattina, venerdì 8 settembre, con inizio alle ore 10. Il primo consigliere iscritto a parlare è l'onorevole Moro.
La seduta è tolta alle ore 21 e 43.
Risposta scritta a interrogazioni
Allegati seduta
Risposta scritta dell'assessore dei trasporti all'interrogazione CACHIA sulla crisi della compagnia Meridiana. (173)
Nell'anno 2005 la compagnia, attraverso un accordo con il Ministero del Welfare, che scadrà il 31.12.2006, ha attivato l'accompagnamento alla pensione per alcuni lavoratori ed il contratto di solidarietà, che prevede l'astensione dal lavoro in alcune giornate di tutti i lavoratori dell'Azienda.
Il bilancio consuntivo di Meridiana S.p.A. al 31 dicembre 2005 si è chiuso con un utile netto di € 2,4 milioni, contro una perdita di € 13,9 milioni dell'anno 2004.
Il totale dei ricavi al 31 dicembre 2005 ammonta a € 380,5 milioni, in crescita del 10,4% rispetto all'esercizio precedente (€ 344,7 milioni).
Il cash flow operativo è € 16,5 milioni, in netto miglioramento rispetto al 2004 (€-3,5 milioni), a conferma della buona performance gestionale e finanziaria.
La compagnia aerea Meridiana, nel 2005, ha trasportato 4,1 milioni di passeggeri, incluso il traffico charter, registrando un incremento del 10,3% rispetto al 2004. Il coefficiente di riempimento medio è stato pari al 65,2%, contro il 61,8% dell'anno precedente.
Nei primi cinque mesi del 2006, la compagnia aerea Meridiana ha trasportato 1,6 milioni di passeggeri (+9,7% rispetto allo stesso periodo del 2005) a fronte di un incremento dell'offerta del 4% rispetto ai primi 5 mesi del 2005. li coefficiente di riempimento è migliorato di 3.5 punti percentuali, attestandosi al 66,7%.
Dagli incontri effettuati con il gruppo dirigente di Meridiana S.p.A. è emerso che la società prevede, nel periodo 2006-2010, di effettuare circa 400 milioni di Euro di nuovi Investimenti che comprendono, fra gli altri, il rinnovo della flotta che dovrebbe sostituire gli attuali 17 MD 82.
E' inoltre in programma la creazione di nuove basi operative, fra cui quella di Cagliari.
Quanto esposto fa ritenere che la compagnia Meridiana S.p.A. goda di buona salute e sia in grado di raccogliere le sfide che il mercato dell'aviazione commerciale sta imponendo.
In riferimento invece al tema sollevato dall'Ori. Interrogante sui cosiddetti voli low cost, si sottolinea che questi rappresentano una importante opportunità per incrementare i flussi turistici verso la Sardegna, soprattutto nella stagione invernale.
La Giunta regionale ha sviluppato e intende sviluppare la crescita dei voli low cost in Sardegna, come dimostrano i notevoli incrementi di traffico riscontrati in questi 2 anni di attività dell'esecutivo. Il tutto, naturalmente, all'interno di regole precise e determinate che, soprattutto in riferimento ai diritti dei passeggeri, sono garantiti dalle normative comunitarie e dalla Carta dei Diritti del Passeggero, a cui tutte le compagnie aeree europee devono attenersi.
Risposta scritta dell'assessore dei trasporti all'interrogazione SANNA Matteo sulla sospensione della tratta Olbia-Cagliari e viceversa da parte di Meridiana.(249)
La problematica avanzata nell'interrogazione in oggetto è da ritenersi superata dagli eventi in quanto, anche grazie all'intervento della Regione Sarda, allo stato attuale, il collegamento aereo Olbia-Cagliari e viceversa è garantito quotidianamente, tranne il martedì nel periodo estivo. Dal 18 settembre p.v. il collegamento si effettuerà anche nella giornata di martedì.
Si evidenzia il fatto che il collegamento in questione è una libera scelta commerciale della Compagnia Meridiana e non è sottoposto al regime di continuità territoriale.
Risposta scritta dell'assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione DEDONI sul controllo delle acque territoriali della Sardegna. (521)
In risposta alla nota n. 3629/Gab dell'8/6/2006 di codesto Ufficio di Gabinetto ed in riferimento all'Interrogazione in oggetto, si trasmette la nota n. 23703 del 17 luglio 2006 del Servizio Protezione Civile, Tutela del suolo e Politica forestale di questo Assessorato contenente elementi di risposta.
Si rimanda, inoltre, al protocollo d'intesa sottoscritto dal Presidente Soru e dal responsabile della Direzione Marittima della Sardegna in data 23 maggio 2006 e riguardante una maggiore collaborazione per il controllo delle zone costiere, del demanio marittimo, delle attività di pesca e di protezione civile.
Si fa riferimento alla Interrogazione in oggetto per fornire elementi di riscontro relativamente il solo aspetto di cui al punto 2) sull'istituzione di un servizio di prevenzione, tutela e soccorso sulle acque territoriali antistanti l'isola con il coinvolgimento della Protezione Civile isolana ed il sistema del volontariato.
Al riguardo occorre premettere che la Sardegna con i suoi circa 2000 Km di costa ed il carattere meteo climatico di forte ventosità rappresenta uno scenario operativo di complessa gestione e coordinamento.
Infatti, sotto i! coordinamento delle Capitaneria di Porto isolane e dei relativi uffici circondariali, il Servizio di Protezione Civile regionale predispone annualmente, con il fattivo coinvolgimento delle associazione di volontariato (categoria mare) programmi operativi di pattugliamento, presidio e soccorso in diversi tratti delle coste isolane a notevole rischio.
I programmi vedono coinvolte 27 associazioni e circa 300 operatori (opportunamente formati con specifici corsi ) cui vengono affidati dalla RAS mezzi nautici ed attrezzature di soccorso che vanno ad integrare quelli di proprietà delle stesse associazioni che garantiscono l'operatività per i mesi di luglio ed agosto, dalle 9 del mattino sino alle 18 del pomeriggio..
I mezzi e gli operatori impiegati nell'attività descritta "gommoni" di potenza generalmente non superiore ai 50 cv sono operativi solo lungo le spiagge, i litorali o negli specchi di mare immediatamente prospicienti le coste e solo per interventi di soccorso a bagnanti o natanti in difficoltà.
Per i restanti interventi essi sono garantiti dal coinvolgimento diretto delle unità di soccorso della Capitaneria di porto o da altre istituzioni competenti in materia.
Ciò premesso, ed in considerazione del fatto che l'organizzazione del Servizio di protezione civile regionale si basa, con tutte le limitazioni del caso, sull'operatività di associazioni che garantiscono il proprio apporto su base volontaria solo per brevi periodo dell'anno, quanto richiesto nell'interrogazione potrebbe essere attuato a seguito di stipula di apposita convenzione tra la Regione lo Stato al fine di un coinvolgimento delle forze istituzionali in operazioni di soccorso cui il volontariato (stante la loro specifica natura e caratteristiche di struttura ed organizzazione) possa offrire, sotto l'egida regionale, esclusivamente un'azione di supporto in periodi limitati dell'anno in ambiti prossimi alle coste e che non comportino esigenza di intervento da parte di specifiche professionalità.
Risposta scritta dell'assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione DIANA - LIORI sulle prescrizioni regionali antincendio e sui notevoli aggravi economici che esse determinano per i comuni. (578)
In risposta alla nota n. 5307/Gab del 7 agosto 2006 di codesto Ufficio di Gabinetto ed in riferimento all'Interrogazione in oggetto, si trasmette la nota n. 12654 del 28 agosto 2006 della Direzione Generale del C.F.V.A. contenente elementi di risposta.
In relazione alla nota 5307/gab del 07.08.'06 relativa all'oggetto si premette quanto segue:
- le prescrizioni Al, approvate dalla Giunta regionale il 28.03.'06, prevedono all'art. 16 la pulizia da parte di Anas, Province e Comuni di una fascia larga almeno tre metri lungo la viabilità di competenza.
Tale larghezza effettivamente aumentata rispetto al passato, è stata ritenuta il minimo indispensabile per garantire efficacia all'intervento, volto a prevenire gli incendi originantesi dai bordi stradali, che rappresentano, specie negli ultimi anni, circa la metà degli eventi.
- Le prescrizioni prevedono l'obbligo di conferimento a discarica dei soli rifiuti e non di tutto il materiale vegetale (fieno, sterpi) dei quale è prevista la sola asportazione; quindi gli oneri di conferimento, sono particolarmente modesti.
Riguardo a quanto richiesto esplicitamente dagli interroganti si precisa:
1) che, tenuto conto della pericolosità del fenomeno e delta sempre maggiore incidenza percentuale degli incendi in ambito perturbano e nell'interfaccia urbano/foresta, le misure di prevenzione poste a carico dei Comuni sono adeguate, anche se, obiettivamente, impegnative per gli stessi;
2) che, anche a tal fine, la Regione, con il programma "Sardegna fatti bella", ha messo a disposizione dei Comuni adeguate risorse finanziarie in fase di accreditamento, per l'attivazione di operazioni di pulizia e di asportazione delle sterpaglie nelle aree di competenza, specie lungo la viabilità;
3) che i Comuni, senza oneri per il loro bilancio, ma anzi con delle possibili entrate in caso di inottemperanza, sono stati più volte sollecitati, purtroppo con modesto successo, ad emettere apposite Ordinanze, volte ad imporre ai privati cittadini la pulizia dalle sterpaglie, nelle aree di loro proprietà.
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