Seduta n.219 del 01/08/2006
CCXIX Seduta
(Antimeridiana)
Martedì 1 agosto 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 10.
SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 25 luglio 2006 (213), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Elia Corda ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di martedì 1 agosto 2006.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
Balia-Masia: "Norme in materia di pianificazione paesaggistica". (247)
(Pervenuta il 28 luglio 2006 e assegnata alla quarta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
SERRA, Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze negli organici del personale nelle strutture sanitarie di Sassari e Alghero". (571)
"Interrogazione ARTIZZU - DIANA - LIORI- MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento della campagna pubblicitaria relativa all'attuazione del progetto "Sardegna fatti bella" alla società Saatchi & Saatchi". (572)
"Interrogazione DIANA - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sui servizi finanziari rivolti alle organizzazioni cooperativistiche". (573)
"Interrogazione SANCIU, con richiesta di risposta scritta, in merito alla grave situazione di emergenza che si è venuta a creare in Gallura a seguito delle carenze nel servizio di distribuzione dell'acqua nel settore civile". (574)
"Interrogazione LIORI-DIANA, con richiesta di risposta scritta, sul bando di gara per la valorizzazione dell'ex Ospedale marino di Cagliari". (575)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
SERRA, Segretario:
"Interpellanza ATZERI sul disagio e la discriminazione patiti dai pazienti sardi in materia di radiofarmaci". (181)
"Interpellanza BALIA - BARRACCIU - PISU - CORRIAS - SANNA Franco - MATTANA - CALLEDDA - URAS - DAVOLI - MANINCHEDDA - PINNA - PORCU - GESSA - CORDA - CUCCA - IBBA - SANNA Alberto - CERINA - LICHERI - LANZI - FADDA - CALIGARIS - SALIS - SERRA sulla decisione di sospendere provvisoriamente la corsa del cosiddetto "Trenino verde" da parte delle Ferrovie della Sardegna". (182)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, poiché devono trascorrere dieci minuti dall'inizio della seduta per poter procedere alla prima votazione, sospendo i lavori che riprenderanno alle ore 10 e 23.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 23.)
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, se lei reitera la richiesta di verifica del numero legale chiedo che un Capogruppo la sostenga.
(Appoggia la richiesta il consigliere Capelli.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che il consigliere Pisano è presente.
PRESIDENTE. Sono presenti 44 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PISANO - PITTALIS - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA ALBERTO - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.)
Constato la presenza del numero legale, quindi, proseguiamo i nostri lavori .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione dell'esame del disegno di legge numero 94/A. E' in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, sul passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Ladu si è astenuto.
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - Sanna Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - PETRINI - RASSU - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CASSANO - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MURGIONI - PISANO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 50
Votanti 43
Astenuti 7
Maggioranza 22
Favorevoli 39
Contrari 4
(Il Consiglio approva).
Colleghi, sospendo la seduta sino alle ore 11 per consentire alla Commissione di esaminare gli emendamenti. (La seduta, sospesa alle ore 10 e 26, viene ripresa alle ore 11 e 58.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la discussione del disegno di legge numero 94/A.
Passiamo all'esame del Titolo.
(Si riporta di seguito il testo del Titolo:
Norme generali in materia di edilizia residenziale pubblica e trasformazione degli Istituti autonomi case popolari (IACP) in Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA).)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 sono stati presentati sei emendamenti.(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:
Art. 1
Finalità
1. Al fine di assicurare il diritto fondamentale all'abitazione a particolari categorie sociali, la Regione promuove politiche di edilizia residenziale pubblica indirizzate a:
a) incrementare e valorizzare il patrimonio abitativo di proprietà pubblica attraverso interventi di nuova costruzione, di recupero e di riqualificazione urbanistica;
b) ampliare l'offerta degli alloggi pubblici in locazione a canone ridotto rispetto ai valori di mercato;
c) perseguire obiettivi di qualità e di vivibilità degli alloggi pubblici e delle aree urbane di riferimento favorendo il contenimento dei costi di costruzione, il risparmio energetico e gli interventi di architettura ecocompatibile;
d) ottimizzare le risorse finanziarie disponibili perseguendo l'efficacia, l'efficienza e l'economicità degli interventi anche attraverso una razionalizzazione dei modelli organizzativi e di gestione degli enti operativi preposti.
2. L'attività della Regione e degli enti istituzionali e operativi si ispira alla concertazione istituzionale ed al concorso degli enti locali alla definizione delle politiche di edilizia residenziale pubblica.
3. Nell'erogazione del servizio la Regione promuove e attua strumenti, tra i quali la Carta dei servizi, che garantiscono la rappresentanza degli interessi e dei diritti dell'utenza.
4. Per le finalità di cui al comma 1,in attuazione delle disposizioni contenute nell'articolo 70 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348, ed in conformità dei principi stabiliti dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modifiche ed integrazioni, la presente legge disciplina il riordino degli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) mediante la loro trasformazione nell'Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA).
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO
Articolo 1
Il comma 4 dell'articolo 1 è soppresso.(11)
EMENDAMENTO aggiuntivo Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Vargiu - Pisano
Articolo 1
Al comma 1 dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:
"e) ad assicurare il sostegno finanziario al reddito dei nuclei meno abbienti, per consentire il loro accesso al mercato delle abitazioni in locazione;
f) a favorire la permanenza in alloggi di erp di assegnatari che necessitino di sostegno sanitario o sociale, anche tramite l'adeguamento degli alloggi stessi ovvero la mobilità prioritariamente in alloggio del medesimo immobile;
g) a favorire gli interventi di manutenzione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente;
h) a favorire l'acquisto della prima casa di abitazione, nell'ambito di programmi di interesse pubblico... (9)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS
Articolo 1
Al comma 1 dell'articolo 1, dopo le parole "...e di gestione degli enti operativi preposti" aggiungere la seguente lettera:
"e) favorire e incentivare gli interventi di manutenzione e la vendita a riscatto degli immobili di proprietà degli Istituti autonomi case popolari (IACP).".(2)
EMENDAMENTO aggiuntivo Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Vargiu - Pisano - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo
Articolo 1
Dopo il comma 2 è inserito il seguente:
"2 bis. La Regione favorisce il raccordo della programmazione degli interventi abitativi con le politiche sociali e sanitarie, anche attraverso la promozione di progetti di assistenza domiciliare integrata per gli assegnatari di alloggi di erp, nonché con le politiche per il diritto allo studio, per il lavoro e per l'immigrazione". (10)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS
Articolo 1
Al comma 3 dell'articolo 1, dopo le parole "...Regione" aggiungere:
"fissa le priorità nell'assegnazione delle abitazioni". (1)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO
Articolo 1
Dopo l'articolo l è inserito il seguente:
"Art. 1.1 bis
Riordino della gestione degli alloggi di erp
1. Il riordino della gestione del patrimonio di erp è diretto a:
a) realizzare l'unificazione in capo ai comuni della titolarità del patrimonio di erp ed il conferimento agli stessi delle risorse necessarie;
b) trasformare gli attuali IACP in un unico ente pubblico economico, con la denominazione Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA), per la gestione di patrimoni immobiliari e la fornitura di servizi tecnici e amministrativi per il settore abitativo, al fine di assicurare l'efficienza, l'efficacia e l'economicità della loro attività;
c) creare le condizioni migliori affinché la Regione ed i comuni possano avvalersi dell'AREA per la gestione unitaria del patrimonio di erp e per l'esercizio delle proprie funzioni nel campo delle politiche abitative.". (12).)
PRESIDENTE.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà. Prego i colleghi che intendono intervenire di iscriversi entro la fine dell'intervento dell'onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, all'articolo 1 sono stati presentati due emendamenti con i quali si intende favorire l'acquisto dell'immobile da parte degli attuali locatari. Si tratta di una proposta che, ponendo fine in molti casi al contenzioso esistente sugli interventi di manutenzione, favorisce in buona sostanza un rapporto positivo con i locatari.
Da un lato si pone, infatti, l'accento sul recupero degli immobili che per ragioni diverse non è stato possibile effettuare in questi anni. Il punto ), primo comma dell'articolo 1 parla di recupero e riqualificazione urbanistica, ma non di vendita, non è pienamente soddisfatta quindi l'esigenza contemplata invece nell'emendamento numero 2. Del resto appare evidente che favorire la vendita di questi appartamenti si rivelerebbe, più che una perdita di pezzi del patrimonio immobiliare, un utile investimento. L'emendamento inoltre propone un'integrazione al comma 1 dell'articolo 1 che è pienamente in linea con lo spirito della riforma che questa proposta di legge intende attuare.
Con il secondo emendamento invece, quello contrassegnato con il numero 1, si propone alla Regione, proprio nella sua funzione di indirizzo, di indicare quali categorie sociali tra quelle più deboli possono, in via prioritaria, avvantaggiarsi del provvedimento; in buona sostanza è attribuito alla Regione un ruolo di indirizzo ma anche un'assunzione di responsabilità che evidentemente rispecchia l'osservazione e l'indicazione degli aspetti più marcati dei bisogni. È permesso così alla Regione di dare indicazioni rispetto al presente e a ciò che di innovativo può intervenire nell'ambito del territorio e della società; mi riferisco ai nuovi bisogni, per esempio, che nella nostra società sarda emergono proprio con il cambiamento.
In occasione del dibattito generale avevo fatto riferimento agli anziani, in particolar modo, ai diversamente abili, agli extracomunitari, alle coppie di fatto che possiamo definire quali categorie che soffrono sicuramente in modo più accentuato lo stato di indigenza. Quindi, con questi due emendamenti si integra un articolo sempre in un'ottica di completamento all'interno di una logica che, del resto, l'articolo e l'intero provvedimento determinano con precisione nel senso riformatore. PRESIDENTE..
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula sulla logica che si seguirà nell'esporre e motivare tutti gli emendamenti. Ovviamente un articolo non è staccato dagli altri, per cui il complesso degli emendamenti da noi proposti sviluppa una riforma degli Istituti autonomi case popolari che si basa su concetti decisamente diversi da quelli presentati dalla Giunta e dalla maggioranza in Commissione.
Noi, attraverso gli emendamenti, abbiamo pensato di portare una modifica che razionalizzi l'organizzazione dell'edilizia residenziale pubblica partendo dal presupposto che la Regione non debba essere gravata ancora dalle proprietà immobiliari, in capo allo IACP prima e all'AREA dopo, ma che le proprietà immobiliari e lo sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica debbano essere in capo agli enti locali, e ai comuni in particolare, che sono gli attori principali nel territorio, che possono fare una programmazione mirata nel proprio territorio, lasciando l'assistenza tecnica e la regia all'Azienda o IACP, che dir si voglia.
Questo ragionamento è evidenziato dall'insieme della sequenza degli emendamenti, ovviamente partendo dall'emendamento 11 che chiede la soppressione del comma 4 dell'articolo 1. È chiaro, infatti, che c'è una netta contraddizione tra il Titolo stesso della legge e quanto enunciato nel comma 4 dove si parla di riordino degli Istituti autonomi case popolari mediante la loro trasformazione. A questo punto dobbiamo chiarire se stiamo parlando di un riordino o di una trasformazione.
Le finalità espresse nell'articolo 1, e da noi riprese nell'emendamento 9, indicano quale obiettivo il provvedimento di legge in esame intende raggiungere. Vedremo, poi, che la Giunta e la maggioranza nel testo di legge attribuiscono il perseguimento di diverse di queste finalità all'AREA.
Bene, noi intendiamo ampliare il numero degli obiettivi da perseguire e quindi chiedo che cosa non condivide l'Aula dell'obiettivo di assicurare il sostegno finanziario al reddito dei nuclei meno abbienti; oppure, riprendo quanto detto dall'onorevole Caligaris poc'anzi, sulla necessità di favorire la permanenza, negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, degli assegnatari che necessitano di sostegno sanitario e sociale, anche tramite l'adeguamento degli alloggi stessi consentendo la mobilità.
Certo, in altre leggi noi prevediamo le agevolazioni per l'abbattimento delle barriere architettoniche, questo è risaputo. Ma noi vogliamo perseguire delle finalità, che come spesso avviene sono presenti anche in altre leggi, ribadendole nello specifico.
Favorire la manutenzione e il recupero del patrimonio edilizio esistente, non è questa una finalità dell'AREA o dello IACP? O favorire l'acquisto della prima casa di abitazione? Certo, anche questa è una finalità dell'intervento regionale in edilizia residenziale pubblica. In Commissione su questi emendamenti è già stato espresso un parere contrario, ma non capisco perché non si vogliano ribadire e specificare ulteriormente dei principi, che anche poc'anzi la collega Caligaris ha espresso, che diversi colleghi della maggioranza continuano a sottolineare, in varie sedi, richiamandosi agli ultimi della società; ma, al momento di specificare l'impegno reale, da parte dell'Amministrazione regionale nei confronti degli ultimi, arriva il parere negativo.
Nei nostri emendamenti si ripropone inoltre il principio che i comuni sono agli attori principali nel settore dell'edilizia residenziale pubblica. Quindi, dobbiamo partire dal presupposto che la proprietà è in capo ai comuni; tra l'altro questa linea è stata già ribadita in finanziaria e in leggi precedenti, e su questo si aprirà, sicuramente, un contenzioso tra noi, e la maggioranza e la Giunta che, necessariamente, andrà risolto in altre sedi. Io credo infatti che questa sarà l'ennesima legge che rischierà di essere impugnata; va verificato come lo Stato ha trasferito la proprietà degli immobili alla Regione e, quindi, , quali valutazioni sono state date, in varie occasioni, in diverse norme, sulla proprietà degli immobili richiesti da più comuni della Sardegna, .
Io invito quindi i colleghi a riflettere adesso, per evitare poi di chiedere il solito sostegno, l'unità dell'Aula, delle forze politiche, della Sardegna tutta, per difendere l'ennesima legge impugnata. Lo diciamo, oggi, come l'abbiamo detto sulla legge per le super-tasse, meglio nota con questa denominazione, come l'abbiamo detto nel sottolineare alcuni passaggi determinanti nell'istituzione della Consulta. Nessuna delle osservazioni fatte dalla minoranza è stata presa in considerazione dalla Giunta e dalla maggioranza, in sede di discussione della Consulta. L'abbiamo fatto difendendo l'Assemblea costituente, perché riteniamo che il nostro ruolo non debba essere solo quello di trovare le motivazioni contro le proposte della Giunta e della maggioranza. Noi cerchiamo di essere anche propositivi portando avanti delle idee che sono assoggettate al confronto dell'Aula, ovviamente; ma il confronto delle idee non può travalicare lo Stato di diritto per cui dobbiamo ragionare sulle leggi che abbiamo a disposizione e a quelle ci dobbiamo attenere finché, ripeto, la stessa Aula non prenderà l'iniziativa per modificarle.
Attenendoci perciò a tutto l'iter legislativo, noi continuiamo a sostenere che questa trasformazione dello IACP in Azienda, denominata AREA, costituirà un ulteriore appesantimento del meccanismo dal punto di vista organizzativo. Credo che non ci sia nessuno studio a sostegno di questo provvedimento; io non ho sentito né la maggioranza né la Giunta riferire sui possibili effetti di questo disegno di legge, né sappiamo se sono stati preventivamente monitorati gli effetti, per esempio, sul personale Perché avremo sicuramente necessità di un incremento di posti di lavoro.
Voi ritenete che ci sarà un risparmio e condivido che vengano eliminati i Consigli di amministrazione dei quattro IACP. Condivido! Ma siete davvero sicuri che ci sarà, economicamente e finanziariamente, un risparmio rispetto a quei già gravosi oneri che si rilevano per i Consigli di amministrazione? Non avete chiarito quale sia il rapporto di causa-effetto delle azioni che state proponendo. Credo che questa proposta sia un elefante, soprattutto perché con l'alleggerimento, da noi proposto, del passaggio della proprietà immobiliare ai comuni, con una costituzione di un'agenzia snella, capace di dare un servizio agli enti locali, attraverso convenzioni che possano…
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, ha terminato il tempo a sua disposizione. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. L'articolo 1, più di altri, evidenzia lo spirito del confronto, del lavoro che è stato svolto in Commissione e che ha portato all'attuale formulazione. Lo voglio sottolineare perché da una semplice lettura delle due formulazioni del testo in discussione (disegno di legge originario e testo esitato dalla Commissione) si evidenzia in modo particolare che la finalità del riordino, quindi anche della successiva trasformazione degli Istituti case popolari in Azienda, che era la finalità se non esclusiva principale del testo di legge originario, è stata notevolmente ampliata dal lavoro della Commissione che ha deciso si normasse anche l'intervento complessivo della Regione in materia di politica abitativa, in particolare nel settore dell'edilizia residenziale pubblica.
Io voglio inoltre sottolineare l'introduzione del principio di concertazione istituzionale, che non era affatto presente nel disegno di legge originario; così come è stato introdotto il principio di ancorare l'erogazione dei servizi all'assunzione di responsabilità attraverso la Carta dei servizi che vedremo successivamente come si lega all'articolazione distrettuale prevista per il nuovo ente sotto il profilo organizzativo.
Relativamente agli emendamenti presentati, in particolare l'emendamento numero 1 dell'onorevole Caligaris e l'emendamento numero 9 del collega Capelli, vorrei sottolineare che questo disegno di legge non interviene sull'intera materia riguardante l'edilizia residenziale pubblica, interviene sullo strumento attuativo delle politiche abitative, nella definizione di un percorso in cui si elabora e si definisce una programmazione dell'edilizia abitativa e nello stabilire in che modo compartecipano i vari livelli istituzionali, cioè comuni, province e Regione. Non interviene sulle modalità di assegnazione, quindi sulle competenze dei comuni, su quelle della Regione, sulla legge che definisce le priorità e così via; questi punti sono normati dalla legge numero 13 del '98 che noi non ci proponiamo di modificare con questo provvedimento. La "13" del '98 ha già posto in capo ai comuni la gran parte delle responsabilità inerenti le commissioni, il rapporto con gli utenti e così via. Naturalmente ciò non toglie che possa essere obiettivo di questo Consiglio intervenire anche su quello strumento che ha necessità di essere adeguato.
Io non credo però che sia necessario intervenire su singoli aspetti, ancorché importanti, rischiando magari di entrare in contrasto con il resto. Quindi io suggerirei un ritiro dell'emendamento tenendo presente che il problema sussiste, ma va affrontato discutendo in maniera razionale il testo della "13" e cercando di apportare le correzioni a quel testo, non ad altro.
Infine, per quanto attiene la titolarità del patrimonio, si è scelto di allocare il patrimonio in capo all'Azienda, non in capo alla Regione, alla provincia, oppure ai comuni. Ci è sembrata una cosa non giusta caricare una responsabilità di questo genere sui comuni "polvere", i 300 comuni cioè al di sotto dei 2000 abitanti. Era una strada percorribile; ma noi abbiamo scelto non di appesantire gli enti locali bensì di farli partecipare alle scelte fondamentali che sono quelle inerenti la definizione delle politiche per la casa. Una scelta diversa,
come quella di affidare la titolarità ai comuni, avrebbe richiesto una diversa impostazione del provvedimento..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Il relatore esprime parere contrario sugli emendamenti numero 11, 9, 10 e 12; invita al ritiro degli emendamenti numero 1 e 2, qualora ciò non avvenisse il parere sarebbe contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 11. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 11.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 11.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 71
votanti 70
astenuti 1
maggioranza 36
favorevoli 24
contrari 46
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'articolo 1.
Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 9.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo oltre che per esprimere il voto favorevole all'emendamento numero 9 per sottolineare, avendo partecipato ai lavori della Commissione che ha esaminato gli emendamenti, che tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione sono stati rigettati. Questo è il secondo emendamento che esaminiamo e non ho avuto serie, esaustive spiegazioni del no espresso dalla maggioranza e dalla Giunta.
Richiamo soprattutto i colleghi molto sensibili, a parole, ai problemi degli "ultimi" e ai servizi da offrire agli "ultimi", sul fatto che votando contro questo emendamento, rappresentativo dei principi ispiratori delle finalità della legge, si possano qualificare realmente come "ultimi" coloro che non accettano di assumersi la responsabilità di prendere impegni seri nei confronti degli "ultimi" della società.
PRESIDENTE.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, per dichiarare ovviamente il nostro voto favorevole su questo emendamento numero 9 e sottolinearne, come ha già fatto il collega, l' importanza dal punto di vista sociale, dal punto di vista della solidarietà che deve esprimersi in atti concreti e in atti legislativi.
Francamente, sorprende il parere negativo dato dalla maggioranza nei confronti di questo emendamento; sorprende perché, se questo emendamento fosse accettato, sarebbero affrontate efficacemente alcune questioni particolarmente care a quest'Aula e, in modo particolare, almeno a giudicare dagli interventi che abbiamo sempre sentito da parte dei banchi della maggioranza, particolarmente care ai colleghi del centrosinistra.
Allora, mi chiedo come si fa a esprimere un parere negativo nei confronti di un emendamento aggiuntivo che prevede l'assicurazione del sostegno finanziario al reddito dei nuclei meno abbienti per consentire il loro accesso al mercato delle abitazioni in locazione. Voi sapete che questo è uno dei problemi principali delle famiglie sarde meno abbienti, questo è il problema principale che impedisce a molti nuclei familiari di nascere, perché ciò che spaventa principalmente i giovani sardi che devono formarsi una famiglia è proprio quello dell'accesso all'abitazione.
La funzione di un ente che cura l'aspetto delle locazioni agevolate, comunque dell'edilizia popolare e agevolata, è proprio quella di consentire alle famiglie meno fortunate, quelle famiglie che non possono nascere a causa di problemi economici gravi, problemi legati alla disoccupazione, problemi legati al disagio, di accedere al possesso di un'abitazione.
Ugualmente è importante il secondo punto di questo emendamento che consente di "…favorire la permanenza in alloggi di assegnatari che necessitano di un sostegno sanitario e sociale, anche tramite l'adeguamento degli alloggi stessi, ovvero la mobilità prioritariamente in alloggio nel medesimo immobile". Bene, a Cagliari, ad esempio, da decenni si sottolinea la gravità del problema dell'utilizzo delle abitazioni popolari da parte dei portatori di handicap; ci sono a Cagliari molte persone che vivono nella condizione di sepolti vivi perché, portatori di handicap, non possono accedere alle loro abitazioni; ci sono infatti delle carrozzelle che non entrano negli ascensori, e ci sono anche molti palazzi privi di ascensore. Presidente, chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 9.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 9.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Farigu e Balia hanno votato, il primo a favore, il secondo contro.
Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA MATTEO - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 65
maggioranza 33
favorevoli 23
contrari 42
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 2. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Orrù e, pur accogliendo la proposta della Commissione, osservo tuttavia che rafforzare il comma 1, con l'inserimento di una finalità peraltro in linea con le lettere c) e d) dell'articolo 4 della legge, non significa in alcun modo ridurre l'iniziativa ma anzi, appunto, renderla più agevole; d'altra parte, visto che si fa riferimento alla legge numero 13 del 1998 sarebbe opportuno richiamarla, se non qui quanto meno all'articolo 4, perché altrimenti manca il riferimento.
Volevo inoltre aggiungere, per quanto riguarda l'assegnazione delle abitazioni, che inserire anche queste priorità non credo sia in contraddizione con quanto prevedono le norme a livello comunale e provinciale, perché si tratterebbe soltanto di un richiamo che garantirebbe una maggiore vicinanza e presenza della Regione in questo ambito. Comunque ritiro sia l'emendamento numero 2 che l'emendamento numero 1.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 10.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, con l'emendamento numero 10 si chiede che la Regione favorisca il raccordo della programmazione degli interventi abitativi con le politiche sociali e sanitarie, anche attraverso la promozione di progetti di assistenza domiciliare integrata per gli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, nonché con le politiche per il diritto allo studio, per il lavoro e per l'immigrazione. Si chiede cioè che la Regione si impegni a portare avanti azioni concrete verso chi ha più necessità di altri.
Anche questo emendamento è stato rigettato dalla maggioranza, da tutta la maggioranza. Io spero di assistere nuovamente in quest'Aula all'intervento di qualcuno che si erge a paladino degli ultimi e dei meno abbienti, e spero anche di poter avere lo sbobinamento di interventi precedenti con i quali, sicuramente, giustificheranno anche il voto contrario a questo emendamento. Ovviamente io voterò a favore, ma vorrei sottolineare come questa maggioranza e questa Giunta, rigettando i principi ispiratori dell'emendamento, che sono alla base di una vera società civile, sensibile alle esigenze dei più deboli, abbiano qualificato la loro reale opinione.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Per dire che voto a favore dell'emendamento numero 10, così come ero favorevole all'emendamento numero 9, però non riesco a comprendere perché quest'Aula non voglia entrare nel merito di un provvedimento di legge che è di grande importanza in quanto, trattando di edilizia residenziale pubblica, vede interessata un'ampia fascia di popolazione meno abbiente che, con grande interesse, ne attende l'approvazione da parte dell'Aula.
E' un provvedimento che contiene alcuni elementi di positività, tipo quello di creare un unico ente regionale, che io condivido, ma c'è anche lo spazio per ulteriori miglioramenti. Credo quindi che sarebbe corretto che i colleghi della maggioranza e la Giunta volessero valutare con maggiore attenzione questi emendamenti; perché dovremmo capire che non sono emendamenti strumentali ma sono emendamenti che migliorano la legge.
Se , come al solito, questo Consiglio regionale si limita ad approvare tutto quello che arriva dalla Giunta o dalle Commissioni senza cercare di migliorare i testi in discussione, effettivamente si sminuisce il ruolo importante e fondamentale che il Consiglio ha.
Invito pertanto i colleghi della maggioranza, ma anche la Giunta, a rivedere la loro posizione perché sono convinto che le proposte contenute nell'emendamento numero 10 (ma lo stesso discorso poteva farsi per l'emendamento numero 9), possano essere accolte contribuendo a migliorare in testo in esame.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 bis. All'articolo 1 bis è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 bis e del relativo emendamento:
Art. 1 bis
Funzioni della Regione
1. La Regione provvede alla programmazione coordinata degli interventi di edilizia residenziale pubblica attraverso appositi piani annuali o pluriennali approvati dalla Giunta regionale; a tal fine predispone, sulla base delle proposte delle province, indirizzi e criteri programmatici e li sottopone all'intesa della Conferenza permanente Regione-enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1. Prima della predisposizione dei piani la Regione fissa i tempi e le procedure per la presentazione delle proposte dei comuni e delle province.
2. I piani tengono conto delle risorse previste dalla legge finanziaria regionale, di quelle statali e comunitarie attribuite a qualunque titolo alla Regione per le politiche abitative e delle risorse derivanti dai proventi delle alienazioni del patrimonio pubblico abitativo e dai canoni di locazione per la quota di reinvestimento prevista dalla normativa vigente.
3. I piani annuali o pluriennali sono approvati dalla Giunta regionale in attuazione degli indirizzi e dei criteri programmatici, di cui al comma 1, e in armonia con la programmazione regionale: determinano gli obiettivi generali e le azioni a sostegno della domanda abitativa; ripartiscono i finanziamenti per tipologie di intervento ritenute prioritarie e per aree territoriali provinciali; assicurano priorità, per limitare l'espansione dei centri urbani, agli interventi di recupero a fini abitativi del patrimonio edilizio esistente nei centri urbani e promuovono politiche integrate di riqualificazione urbana.
4. La Giunta regionale dispone l'assegnazione all'AREA e ai comuni dei fondi necessari per l'attuazione degli interventi previsti nei piani pluriennali e annuali e provvede alla verifica ed al monitoraggio dell'attuazione dei piani stessi, attraverso la raccolta e l'elaborazione delle informazioni tecniche relative agli interventi realizzati, avvalendosi a tale scopo dell'osservatorio del sistema abitativo di cui all'articolo 1 quinquies.
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Vargiu - Pisano
Articolo 1 bis
Al comma 4 le parole "dell'AREA" sono soppresse. (13).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho visto l'indifferenza con la quale le sollecitazioni che continuiamo a porre alla maggioranza cadono in quest'Aula: un'indifferenza preoccupante.
Io nutro un grande rispetto verso i colleghi della maggioranza, così come verso quelli della minoranza, ma mi chiedo per l'ennesima volta che cosa ci stiamo a fare qua.
Sulle pagine dei giornali di questi giorni leggiamo della grande partita che si sta svolgendo tra l'Istituzione regionale, questo Consiglio - qualcuno evoca il popolo sardo - e il Governo centrale. Abbiamo cercato di comprendere e anche, in qualche modo di sostenere, alcune ragioni. Si parla di sovranità del popolo sardo, si parla di deleghe agli enti locali, si parla molto di tutto questo, e mentre i nostri solerti giornalisti richiamano il motivo del momento, cioè lo scontro istituzionale tra la Regione e lo Stato, si svolgono in quest'Aula, si discutono e si approvano delle leggi che a mio avviso non onorano l'Istituto autonomistico sardo.
Forse serve riempire le pagine dei giornali, parlando di autonomia e sovranità, affinché l'attenzione della gente non sia rivolta ai provvedimenti che stiamo ponendo in essere.
Andando a ritroso, ricordo i passaggi modificativi, a mio avviso anche quelli in buona parte discutibili,sulla legge di contabilità, abbiamo ripristinato la Finanziaria omnibus, abbiamo delegato la Giunta a guidare, a non interpellare il Consiglio, a negare il principio di una guida da parte dell'Assemblea legislativa.
Abbiamo approvato una legge di riforma sanitaria e di tutela (è detto nel titolo della legge, ma di tutela c'è ben poco) e di riorganizzazione del servizio sanitario, il cui intento principale era quello di sanare provvedimenti illegittimi posti in essere, dall'inizio di questa legislatura, da questa Giunta relativi a nomine di personaggi discutibili e giustificare, quindi, una linea di programmazione sanitaria che, ahimè, è sotto gli occhi di tutti ma sicuramente non è ben riportata dagli organi di stampa stessi. Un esempio, certamente non l'ultimo, è dato da quanto è successo in quel della provincia di Nuoro su trichinellosi e PSA; l'incontro tra il Sottosegretario, l'Assessore della sanità e il popolo - così come voi lo chiamate - è stato particolarmente animato, ma leggendo i giornali sembrava che tutto si fosse svolto nel migliore dei modi. Si è sicuramente aggiunto, così, un altro tassello mediatico sull'azione di questa Giunta e di questa maggioranza.
Si parla di autonomia e di sovranità; come ho avuto già modo di dire possiamo anche condividere alcuni principi della sovranità popolare, ma se questo deve portare a legittimare un sovrano, su questo sicuramente non avrete mai il nostro sostegno. Così come metto in dubbio il sostegno che fino ad oggi abbiamo riservato alla vertenza con lo Stato, perché portare avanti leggi di riforma, quali queste, che consolidano il centralismo cagliaritano, inteso come regionale, è nettamente in contraddizione con il nostro combattere il centralismo del Governo nazionale. Non può essere credibile, quindi, il nostro parlare di deleghe agli enti locali.
State rasentando il ridicolo, siete una contraddizione continua, non sapete legiferare perché molte delle leggi esitate sono state impugnate in diverse sedi, per cui aumenta il contenzioso tra gli enti locali e la Regione, aumenta il contenzioso tra i privati e l'istituzione regionale, tra gli enti privati e l'istituzione regionale. Le spese legali schizzano verso l'alto, a nulla sono servite le spese per consulenze di docenti e saccenti che hanno prodotto, e continuano a produrre, il saccheggio delle casse regionali. Parlate di deleghe e invece concentrate ulteriormente le competenze su Cagliari, nelle mani della Giunta, in stretto collegamento con l'AREA che si vuole formare, cancellando così il senso stesso della operatività dei comuni nel loro territorio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) Credo che da qui alla conclusione dell'esame del disegno di legge, qualcuno risponderà su questa disposizione, qualcuno la motiverà, qualcuno darà le sue spiegazioni e spero che siano soddisfacenti, non per me o per noi in quest'Aula, ma siano soddisfacenti per le persone che dovranno attenersi alle leggi che stiamo esitando in quest'Aula, tra le quali questa. Questo emendamento prevede una semplice soppressione di una parola, al comma quattro, ma significativa perché richiama il concetto di autonomia degli enti locali quali attori principali del territorio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, discutendo l'articolo 1 bis, relativo alle funzioni della Regione, credo si possa riprendere il discorso, appena concluso dal collega Capelli, sul quale è utile cercare di coinvolgere l'intero Consiglio, almeno quella parte che vuole approfondire gli argomenti e ragionare sulle cose, non soltanto approvare testi di legge, per valutare insieme la strada che questo Consiglio regionale sta intraprendendo.
Io circoscriverei il ragionamento alle ultime tre leggi prese in esame (due già approvate, una da approvare), anche se nel corso di quest'ultimo scampolo di lavori prefestivo avremo probabilmente la possibilità di discutere anche di altre leggi e di valutare lo spirito che le informa. Per quanto riguarda questi tre provvedimenti discussi in Consiglio, è difficile dire che si tratti di leggi di riforma che, oltre a non incidere praticamente in niente rispetto al contesto complessivo dell'assetto economico o sociale della Sardegna, hanno anche il pregio, difficile da ottenere, di essere informate da una visione schizofrenica, perché prive di una idea guida. .
Basterebbe fermarsi, sempre con riferimento all'articolo 1 bis, al problema della programmazione. La programmazione era l'elemento centrale della legge sanitaria perché i soggetti programmatori erano decine in tutti i livelli istituzionali e dovevano raggiungere concertazioni improbabili per qualsiasi tipo di scelta condizionando, vedremo nel prosieguo se avevamo o no ragione, l'attività del direttore generale perfino nelle più piccole scelte e decisioni di competenza di chi avrebbe invece il ruolo gestionale all'interno delle AA.SS.LL.
Poi alla abbiamo discusso e approvato la legge di contabilità dove la programmazione è stata cancellata, nel senso che in nessuna fase della programmazione regionale relativa alla contabilità esisteva la concertazione; nessun articolo prevedeva che ci dovesse essere un rapporto con qualche soggetto esterno, rispetto alla Giunta e al Consiglio regionale, con il quale effettuare dei ragionamenti che precedessero la fase di programmazione di competenza diretta della Regione.
Oggi è in discussione il disegno di legge, di iniziativa dell'assessore Pigliaru di concerto con l'assessore Mannoni, di riordino degli IACP. Avremmo immaginato che venisse trasposta in questo provvedimento la stessa impostazione della programmazione presente nella legge di contabilità; quindi una programmazione molto elastica e molto concentrata nel livello regionale, con la delega gestionale affidata ai livelli inferiori. Questo sarebbe stato assolutamente ragionevole prevedere in un disegno di legge che porta la firma dell'assessore Pigliaru, esattamente come quello di contabilità. Se qualcuno pensa che il ragionamento non sia illogico me lo dica e proviamo ad approfondirlo.
Invece il modello previsto in questo disegno di legge è completamente differente; noi abbiamo un livello di programmazione che viene attribuito alla Regione, nel quale c'è un ampio coinvolgimento, a differenza di quanto avviene nella legge di contabilità, di tutti i livelli di intersezione della programmazione regionale: province, comuni, apposite Commissioni, Consiglio delle autonomie locali, quindi tutti i soggetti che possono essere coinvolti nella programmazione, e che non erano coinvolti né nel PRS, né nel DAPEF che abbiamo appena approvato, sono invece coinvolti nella programmazione dell'edilizia residenziale pubblica.
Non avviene, però, quello che la Giunta regionale ha definito decine e decine di volte come il goal di questa amministrazione regionale. Questa Giunta regionale infatti ha detto: "La Regione deve spogliarsi interamente dei compiti di gestione". Il presidente Soru andava in giro per gli Assessorati e chiedeva: "Quanti sono i dipendenti regionali"? Gli veniva risposto che erano sei mila, e lui ribadiva: "Me ne bastano mille", con ciò intendendo, io immagino, non che ne avrebbe licenziato cinque mila, ma che per il tipo di compito che nella sua testa deve avere la Regione, cioè un compito sostanzialmente di programmazione e non di gestione, fosse necessario un sesto dei dipendenti oggi in carico alla Regione, perché il tipo di compito che egli si attribuisce é quello di definire la cornice del quadro, di definire i colori che devono essere utilizzati nel quadro, ma non di dipingere i paesaggi. Per questo tipo di compito il Presidente Soru ritiene di aver bisogno di molti dipendenti in meno e, probabilmente, in parte anche significativamente diversi rispetto a quelli attualmente in servizio. Anche questa seconda fase del Soru pensiero è ben nota, perché tante polemiche ha suscitato.
Mi dispiace che non ci sia l'assessore Pigliaru, perchè da questa considerazione mi sembrerebbe che dovesse discendere, nel caso di questa legge, una distinzione netta tra i compiti di programmazione e i compiti di gestione; nel senso che è evidente che i compiti di programmazione debbono rimanere, anche per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, o comunque agevolata, in carico alla Regione, ma è altrettanto evidente che i compiti gestionali non possono essere mantenuti surrettiziamente in capo alla Regione, perché?
Perché abbiamo sempre detto che laddove è possibile delegare l'ente territorialmente più vicino al cittadino, questa delega è un obiettivo strategico da raggiungere, anche per riuscire a ridurre il gravame gestionale che, comunque, rimane in capo alla struttura centrale,
Questa legge è un'occasione persa, nel senso che io non riesco a capire quale sia la riforma effettuata con questo disegno di legge. Al collega Eliseo Secci, che cita le leggi di riforma esitate da questa Amministrazione, così come chiedevo di non citare la legge sanitaria che non riforma niente, chiedo di non citare adesso e questo provvedimento sugli IACP che non riforma niente. Gli IACP cambiano il nome e, in luogo dei quattro consigli di amministrazione e dei quattro collegi sindacali, è previsto un unico consiglio di amministrazione e un unico collegio sindacale. Non c'è alcuna riforma perchè rimangono uguali funzioni, e competenze, attività gestionale.
Nel corso della discussione sugli articoli successivi entreremo nel dettaglio , ci confronteremo per comprendere se è stata avviata qualche riforma, per comprendere se quei blandi tentativi che voi avete fatto di rendere, questo, un ente che si interfaccia con la realtà esterna, che riesce ad avere delle competenze diverse rispetto a quelle degli IACP, anche con il sale dell'intelligenza, all'interno dell'ente stesso, vedremo se questi blandi tentativi che voi avete fatto di introdurre queste possibilità hanno poi un'articolazione, giuridica e tecnica che consenta davvero di pensare che questa opportunità ci sia.
A mio avviso è molto difficile ritenere che questa opportunità ci sia; quindi, se non c'è, e quando entreremo nel merito degli articoli successivi verificheremo che non c'è, rimane solo la contraddizione di fondo tra ciò che voi affermate, in linea di principio, e cioè che tendete alla semplificazione, che volete lasciare alla Regione i compiti di programmazione, che credete nel ruolo dei comuni, che ai comuni volete dare la possibilità di essere protagonisti del loro destino e del loro futuro, e il contenuto delle vostre leggi che non ha nessuna attinenza con i proclami di partenza.
Questa è l'ennesima riforma che non riforma, non chiamiamola riforma, quindi, chiamiamola adeguamento alle nuove normative nazionali senza nessuna necessità e volontà di riformare alcunché.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io credo che, partendo da questo disegno di legge di riforma, noi possiamo ampliare il ragionamento e vedere anche quali sono i passi importanti, coerenti con le affermazioni di principio, che questa Giunta regionale vuole portare avanti. Effettivamente, noi siamo un po' confusi dall'atteggiamento della Giunta regionale, confusi nel senso che non capiamo quale sia la volontà effettiva della Giunta regionale e anche della maggioranza. Parlano infatti di voler alleggerire il ruolo della Regione per favorire un maggiore decentramento a favore degli enti locali e , invece, quando discutiamo e approviamo delle leggi di settore importanti verifichiamo che tutto questo non succede.
A parere nostro, la presenza della Regione è talmente ingombrante che rischia di appesantire, di ritardare anche i tempi di attuazione delle riforme, nonché la programmazione della spendita delle risorse.
Assessore, io continuo a dire che condivido lo spirito della riforma, l'impalcatura generale del provvedimento perché, secondo me, rende più snella l'organizzazione di questo importante strumento della Regione. Però, quando esaminiamo la ripartizione delle risorse, diventa difficile capire perché la Regione voglia destinare delle risorse sia all'AREA che ai comuni.
Se noi anziché creare un ente, l'AREA, che abbia una struttura la più snella possibile e che programmi veramente gli affidiamo anche la gestione delle risorse, creiamo le condizioni perchè questo ente, abbia dei problemi e operi male.
Assessore, io mi pongo anche un altro problema, cioè mi chiedo quando e in base a quali criteri: le risorse vanno indirizzate verso l'AREA o verso i comuni. Senza una specificazione, senza un chiarimento, può anche succedere che tutte queste risorse vengano date all'AREA e neanche una lira ai comuni o viceversa.
Io credo, quindi, che vada individuata una linea che veda un vero decentramento nella gestione delle risorse e quindi che queste debbano andare ai comuni. Ma anche se così non fosse, noi dobbiamo stabilire quand'è che le risorse vanno all'AREA e quando vanno ai comuni, perché altrimenti non si capisce come noi vogliamo programmare le risorse. Di conseguenza,questo comma 4 dell'articolo 1 bis va rivisto.
Vi è una mancanza di coerenza da parte della Giunta regionale che dichiara di volere arrivare ad una maggiore semplificazione di tutta la gestione delle risorse regionali e degli enti e, di fatto, crea invece le condizioni perché questo non avvenga. Io sono del parere che la gestione delle risorse debba essere responsabilità dei comuni, perché mi pare sia la cosa più ovvia, mentre la Regione e l'AREA si debbano limitare alla programmazione e al controllo.
Se non si dovesse seguire questa impostazione, io chiedo alla Giunta, ai colleghi della maggioranza, che si stabiliscano almeno dei criteri chiari, che al momento non ci sono, di destinazione delle risorse..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Il parere del relatore sull'emendamento numero 13 è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MANNONI, Assessore tecnicodei lavori pubblici. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore, ma vorrei rispondere
molto velocemente alle osservazioni sia dell'onorevole Ladu che dell'onorevole Vargiu.
Nel corso della mia, direi non più breve, esperienza di Assessore l'unico programma di rilievo finanziario finora attivato da questa Giunta sulle politiche della casa vede coinvolti solo ed esclusivamente i comuni. E' quindi una scelta di campo della Giunta quella di coinvolgere il sistema locale, in modo puntuale e centrale, nell'attuazione delle politiche abitative.
La politica della casa compete anche all'Azienda. L'Azienda è uno strumento operativo, è un gestore di patrimoni, un progettatore di patrimoni, un realizzatore di costruzioni, cioè un soggetto fortemente tecnico. Di questo abbiamo bisogno nella politica della casa in Sardegna, lo dicevo nella mia relazione, ma questo non vuol dire che tutte le responsabilità saranno conferite all'Azienda. Tutto il sistema locale verrà infatti coinvolto nella fase della formulazione dei piani regionali, attraverso quei sistemi di garanzie che abbiamo creato con la Commissione e in ossequio, tra l'altro, delle norme che il Consiglio ha recentemente approvato sui compiti e sulle funzioni attribuite al sistema locale; è ben individuato quindi il ruolo del comune nei piani di riqualificazione urbana, nei piani urbanistici, nei piani di attuazione.
Non vi è nessuna violazione delle competenze, ma una loro articolazione basata proprio sulla differenziazione degli interventi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 13.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta del consigliere Amadu?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CALLEDDA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 55
votanti 53
astenuti 2
maggioranza 27
favorevoli 12
contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'articolo 1 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
<Passiamo all'esame dell'articolo 1 ter. All'articolo 1 ter non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 ter:
Art1 terCompiti delle province
1. Le province, nell'ambito delle funzioni ad esse conferite ai sensi dell'articolo 39 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali), provvedono alla valutazione dei fabbisogni abitativi rilevati a livello comunale, elaborano proposte, indicando i comuni o gli ambiti sovracomunali cui destinare le azioni prioritarie di intervento, e le trasmettono alla Regione per la redazione degli indirizzi e dei criteri programmatici di cui al comma 1 dell'articolo 1 bis.
2. Per l'adozione delle determinazioni previste dal comma 1, la provincia convoca preliminarmente una conferenza dei comuni del proprio territorio la quale:
a) esprime parere in merito all'individuazione delle priorità nelle diverse tipologie degli interventi;
b) sviluppa forme di coordinamento d'area fra più comuni o per ambiti omogenei per l'attuazione di interventi specifici.
3. Le proposte di cui al comma 1 sono aggiornate periodicamente con la medesima procedura.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 quater. All'articolo 1 quater non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 quater:
Art 1 quater Compiti dei comuni1. Spetta ai comuni, singoli o associati nelle forme previste dalla legge regionale sugli ambiti per l'esercizio associato di funzioni, la promozione degli interventi per l'edilizia residenziale pubblica.
2. I comuni concorrono alla programmazione regionale mediante:
a) la rilevazione a livello comunale del fabbisogno abitativo;
b) l'indicazione delle tipologie di intervento atte a soddisfarlo.
3. Le proposte dei comuni sono trasmesse alla provincia per le attività di cui all'articolo 1 ter.
4. Spetta ai comuni la predisposizione di progetti per la realizzazione e la riqualificazione del proprio patrimonio di edilizia residenziale pubblica; per l'attuazione degli interventi i comuni possono avvalersi, mediante convenzione, dell'AREA.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo sull'articolo 1 quater riprendendo anche il senso dell'apprezzato approfondimento che l'assessore Mannoni ha voluto dare all'Aula. Apprezzato perché nell'intervento precedente avevo posto dei problemi che nascevano da perplessità personali; perplessità che non erano ovviamente indirizzate soltanto alla Giunta ma, in quanto tali, erano indirizzate all'intero Consiglio.
Io credo infatti che l'attività legislativa che noi svolgiamo all'interno di quest'Aula sia di competenza di ciascuno di noi, quindi, se quello che si dice ai medici, ai quali si ricorda sempre che le responsabilità professionali sono, anche di struttura, ma sempre personali, sia quelle penali che quelle civili, potesse essere trasposto in maniera assolutamente identica nei confronti del Consiglio regionale, dovrei sottolineare che le responsabilità del legislatore sono sicuramente consiliari, sono sicuramente di maggioranza, sono sicuramente correlate al rapporto fiduciario che esiste tra la maggioranza e la Giunta, ma sono anche individuali, di ogni singolo consigliere regionale.
Il che significa che ogni singolo consigliere regionale dovrebbe conoscere nel dettaglio la materia su cui si sta legiferando, che ogni consigliere regionale dovrebbe assumersi individualmente una quota di responsabilità sul testo delle leggi che vengono licenziate da questo Consiglio.
Io mi rendo conto che questo non è sempre facile, e mi rendo conto che diventa via via più difficile quanto più l'attività legislativa diventa incalzante; nessuno di noi è infatti un tuttologo, per cui se le leggi vengono sfornate come le "crostate di casa Letta", una dietro l'altra, è assai difficile che si possa entrare nel merito degli ingredienti, al massimo si giudica la qualità estetica della torta o se ne assaggia il contenuto ma, sicuramente, non si riesce ad avere una competenza complessiva, tornando in ambito consiliare, su ciò che il Consiglio licenzia.
Però, questo non va bene dal punto di vista dell'attività legislativa e, pur nel rispetto di scelte che comunque l'Aula ha fatto, che la maggioranza ha fatto, credo sia doveroso per ogni singolo consigliere regionale cercare di essere quanto più addentro possibile alla materia che si sta discutendo. Il consigliere di maggioranza, per la parte sua di competenza, deve poter giudicare e verificare la coerenza complessiva tra ciò che il Consiglio licenzia e il programma di governo della Giunta e della maggioranza; il consigliere di minoranza deve invece poter segnalarvi, se ritenete che possa servire, le incongruenze che rileva nell'ambito della vostra attività legislativa.
Allora, io comprendo bene che se qualcuno di voi ha verificato, studiato e valutato soltanto il disegno di legge di riordino degli IACP, poi valuta la coerenza tra il disegno di legge in esame e l'attività di programmazione complessiva della Giunta. Però, se voi avete seguito nel dettaglio, e credo che ognuno di voi lo abbia fatto, le leggi precedentemente licenziate in questa tornata consiliare, non potete non chiedervi come mai si usino pesi e misure così diverse in rapporto al differente argomento trattato.
È evidente che di fronte ad una Giunta che dice di voler far fare una cura dimagrante alla Regione su tutte le competenze di carattere gestionale, diventa curioso il fatto che ci siano competenze su cui si fa la cura dimagrante e competenze sulle quali non la si fa. Di fronte a una Giunta che parla del federalismo a cascata auspicando che il Governo si spogli di competenze proprie delegandole alle Regioni, alle quali deve chiaramente fornire le risorse economiche per la loro gestione, risulta anomalo che la Regione non faccia lo stesso nei confronti dei comuni.
Io condivido, l'ho detto nel mio intervento precedente, il coinvolgimento degli enti locali (comune, provincia, Consiglio delle Autonomie locali, organizzazioni distrettuali), nell'attività di programmazione; e questo disegno di legge prevede tutti gli strumenti atti a consentire di coinvolgere le realtà locali nella programmazione dell'edilizia pubblica residenziale. Io ho semplicemente notato, ed è la parte di ragionamento su cui l'assessore Mannoni non si è espresso che era curioso che su questa legge ci fosse la stessa firma, quella dell'assessore Pigliaru, apposta sulla legge di contabilità dove nessuna istituzione veniva coinvolta nella programmazione.
E' per me una cosa curiosa che la stessa testa affronti due argomenti diversi con metodologie così radicalmente differenti tra di loro; immaginavo che anche i colleghi di maggioranza, che sono stati in Aula come me durante l'approvazione della legge di contabilità, loro approvandola, io contestandola, avessero riscontrato la stessa curiosa incongruenza, e cioè che lo stesso cervello adottasse due metodologie diverse su due argomenti che, tutto sommato, erano identici dal punto di vista, almeno a mio parere, dell'approccio metodologico da usare, perché sempre e comunque di programmazione si stava trattando.
E' evidente che l'incongruenza potrebbe essere meno evidente se qualcuno avesse seguito la legge di contabilità e non quella oggi in discussione, o viceversa,. Detto questo, è indubbio che questa maggioranza si è caratterizzata, si è qualificata dal punto di vista del programma elettorale, dal punto di vista del progetto e delle affermazioni fatte in quest'Aula, come una maggioranza che intendeva attuare politiche di decentramento, quindi una maggioranza che voleva spogliare la Regione dei compiti gestionali, trasferendoli laddove possibile agli enti locali, alle province, quando di competenza.
Questa maggioranza niente dice, addirittura, nei confronti della legge istitutiva delle province,;anzi, la difende per bocca dell'assessore Dadea che si scontra con il Vicepresidente del Consiglio sulla necessità di avere dei finanziamenti statali da destinare alle province. Quindi sostiene e difende questi enti territoriali, e altrettanto ha difeso e difende la competenza e il ruolo dei comuni sostenendo che i comuni, che rappresentano il momento amministrativo più vicino alle esigenze del cittadino, sono soggetti importanti nell'ambito della programmazione. E perché non nell'ambito della gestione?
L'obiezione che noi portiamo è che, tendenzialmente, la custodia e la proprietà del patrimonio immobiliare dello IACP, dell'ex IACP ora AREA, dovrebbero essere logicamente attribuite ai comuni, spogliando in questo modo l'AREA di un'incombenza che ne ingessa sostanzialmente l'attività, perché è evidente gestire anche la proprietà, oltre che le azioni che alla proprietà sono connesse, poi significa avere compiti di carattere gestionale assai più importanti che creano delle inevitabili criticità.
D'altra parte è evidente, ed è stato scritto anche in alcuni emendamenti presentati in altre circostanze, che il patrimonio dello IACP per molte parti, basti pensare al comune di Carbonia, è più corretto che sia nel possesso del comune che ne organizza l'assegnazione, l'utilizzo, che ne gestisce in pieno la proprietà, che non invece in capo ad un'Agenzia. Quindi, il problema fondamentale che noi ponevamo, è che ci sembra che anche questa volta si sia persa un'occasione importante per trasferire al livello di competenza proprio, che è quello comunale, la proprietà degli immobili dello IACP, fermo restando che è evidente che se questo fosse stato fatto, si sarebbe dato ai comuni un ruolo assai più significativo nella gestione del patrimonio immobiliare, e si sarebbe per contro spogliata l'Agenzia di una serie di incombenze che sicuramente ne renderanno più pachidermico, più lento, più legato a mille problemi di varia natura, sia l'incedere, sia l'azione, sia la possibilità di intervenire sul patrimonio stesso.
Questo è stato il problema che noi vi abbiamo segnalato, il ragionamento su questo e su altre parti del disegno di legge è aperto, se i colleghi del centrosinistra intenderanno intervenire per spiegare la loro valutazione contribuiranno utilmente al lavoro dell'intera Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). e Signor Presidente, noi non dobbiamo girare attorno ai problemi ma dobbiamo tentare di dare risposte più puntuali. Riprendendo il discorso delle competenze dei comuni, noi dobbiamo dire chiaramente con chiarezza quali sono realmente queste competenze, se veramente vogliamo o non vogliamo dare un ruolo ai comuni.
È chiaro che il problema fondamentale è come utilizzare oggi questo strumento, come devono essere gestiti questi alloggi dell'edilizia economica e popolare e qual è il loro futuro. Io avrei voluto che nella proposta avanzata dalla Giunta regionale fosse presente un orientamento diverso. Credo che l'obiettivo della Giunta regionale non debba essere quello di avere molte case popolari, quindi molti compiti di gestione. Io credo che l'obiettivo principale che dobbiamo porci, come Regione, sia quello di far sì che tutti gli assegnatari, un domani possano diventare proprietari.
Assessore, io non vedo emergere questo orientamento dal disegno di legge, mentre mi pare emerga che si voglia semplicemente aumentare il numero delle case popolari, senza porsi l'obiettivo che ho indicato e verso il quale dovremmo tendere con questo provvedimento.
Mi pare inoltre effettivamente minimale il ruolo che hanno i comuni in tutta questa vicenda. Assessore, io ho apprezzato lo sforzo che lei ha fatto tentando di dare una risposta ai quesiti che avevo posto, però su uno non è stato chiaro: quello relativo alla ripartizione delle risorse tra l'Azienda e i comuni Assessore, se non sarà possibile inserire nel testo in esame una norma precisa - io credo che sarebbe la cosa più corretta - si stabilisca almeno in linea di principio chi devono essere i destinatari delle risorse e in base a quali criteri'assegnare le risorse medesime. Senza la previsione di criteri chiari, c'è il rischio che le risorse vadano tutte in un'unica direzione .
Io invito pertanto la maggioranza di questo Consiglio regionale, in particolare quelle forze politiche che ogni tanto dicono di voler difendere i più deboli, i più poveri, ad essere a fianco di queste persone. Oggi c'è un mutismo strano, un mutismo incomprensibile, non si capisce perché di fronte a una legge così importante, che può dare risposte vere, risposte reali nei confronti di queste categorie meno abbienti, non si parli rasentando il disinteresse e l'indifferenza.
Io vorrei che su questi punti si avviasse un confronto vero tra tutte le forze presenti nel Consiglio regionale, soprattutto da parte delle forze della maggioranza che oggi stranamente non parlano e quindi fanno passare un testo che può essere sensibilmente migliorato in molte delle sue parti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Io sono abbastanza sorpreso dal tono degli interventi dei colleghi e da quello del collega Vargiu in particolare. Debbo dire che per un verso sono anche piacevolmente sorpreso dal suo perorare, in modo così convinto, anche perché in altri momenti così non è stato, la causa del conferimento della pienezza di funzioni e di poteri agli enti locali.
Sono invece meno piacevolmente sorpreso, pur comprendendo le ragioni che non sempre attengono al merito del provvedimento, dalle posizioni critiche assunte sulla politica della maggioranza, del Governo, prima ancora che sulle scelte portate avanti in questo provvedimento.
Io penso che non aiutino il confronto, non aiutino a migliorare un testo, affermazioni del tipo: "Non è una riforma". Si può dire: "Non è una riforma che mi convince. E' sbagliata; andrebbe corretta in questo punto; andrebbe individuato un altro strumento". Ma non si può dire: "Non è una riforma. E' un passo indietro", quasi venissimo da una situazione normale, ordinaria, in cui si è costantemente intervenuti per tener conto di quel tipo di situazione.
Noi dimentichiamo di essere una Regione che non ha fatto alcun intervento nel settore, tranne aver varato la legge numero 13 del '98 che - ripeto - si occupa, per fortuna, di assegnazioni degli alloggi tenendo conto delle priorità, dei problemi di carattere sociale e così via, assegnazioni di cui si occupano i comuni in primo luogo. Non mi risulta che dal 1999 al 2004 ci sia stato un minimo di attenzione verso gli Istituti autonomi case popolari. Tutti i direttori o i responsabili hanno detto: "Noi non sappiamo più di che morte morire, perché da anni non sappiamo che cosa dovremo fare! Siamo abbandonati a noi stessi", nonostante abbiano fatto un gran lavoro. Io capirei le critiche se in questi mesi attorno a questo problema si fosse sviluppata una proposta alternativa, ma così non è stato!
Si è detto che il disegno di legge andava male e noi lo abbiamo integrato! Perché gli articoli 1 bis, 1 ter, 1 quater nel disegno di legge originario chiaramente non c'erano! Quando mai la Regione ha fatto programmazione con i comuni nel settore dell'edilizia economica e residenziale? I comuni prima non esistevano, erano utenti come gli altri, presentavano una domanda che gli Istituti autonomi case popolari e l'Assessore di turno benevolmente accoglievano! Questo era il sistema! Ora si passa a un sistema codificato e in cui è chiaro chi svolge le funzioni di programmazione, chi decide, perché sul programma decide la Giunta, ma con l'intesa della Conferenza Regione-enti locali, sulla base di un percorso in cui le proposte di elaborazione, di intervento, del tipo di intervento, le fanno i comuni! Non l'Istituto! E' una riforma. E' sbagliata? Va bene, ma è una riforma! Non è vero che non è una riforma! Va male, può essere corretta, ma non si può dire che non è una riforma! Rispetto a quello che c'era c'è una cosa diversa! Questo significa fare una riforma! Chiedo scusa se mi sono accalorato, non ne avevo l'intenzione, ma il tema porta a questo.
Ritengo comunque che il discorso vada ricollocato in un alveo corretto. Si poteva fare la scelta dell'attribuzione del patrimonio ai comuni. Io penso di sì, che si potesse fare, articolandoli in maniera diversa. La scelta che si è fatta è stata quella di riservare a questa Azienda compiti di alta progettualità, nelle intenzioni ovviamente, quella cioè di interventi di costruzione, di riqualificazione, di progettazione integrata di alta qualità che non può essere polverizzata nei vari enti o sotto enti o nel prossimo istituendo ente del Medio Campidano, per non parlare d'altro.
L'Azienda deve occuparsi della politica di attuazione, cioè deve attuare gli interventi di carattere esecutivo che necessitano di un'altra professionalità. La funzione di programmazione, la funzione della gestione degli alloggi, il rapporto con gli utenti, devono essere, invece, attribuiti ai comuni attraverso l'articolazione in distretti.
Io penso sia una scelta comprensibile quella che prevede di allocare le competenze vere che attengono alla programmazione degli interventi nelle sedi decentrate, partendo ovviamente dai comuni, ma non solo dai comuni, e riservare la funzione attuativa a un'Azienda che si propone di elevare la qualità dell'intervento dal punto di vista tecnico e professionale ,.
Questa scelta può essere non condivisa, se ne poteva fare anche un'altra, ma può essere una scelta comprensibile; io, lo ripeto, ritengo non utile affermare che non è stata effettuata alcuna scelta, che non è stata fatta una riforma e, soprattutto, che non è stato dato un ruolo ai comuni. I comuni finora non avevano, davvero, alcun tipo di ruolo, con questo provvedimento si cerca di dare loro un ruolo più definito. E' poco? Vediamo allora di migliorare quanto è stato fatto, non di negarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io vorrei rispondere al collega Orrù perché sono molto sorpreso dalle dichiarazioni fatte poc'anzi. Mentre l'assessore Mannoni, pur omettendo di dire qualcosa, ha detto anche cose giuste, il collega Orrù ha fatto delle dichiarazioni che non condivido nella maniera più assoluta perché non corrispondono alla realtà. Quando il collega Orrù dice che non c'è stato, fino adesso, un programma di edilizia residenziale pubblica, sta dicendo cose non vere! Non vere! Perché i programmi di edilizia residenziale pubblica ci sono stati.
Ricordo all'onorevole Orrù che nel 2003 questa Regione aveva recuperato oltre 250 miliardi di vecchie lire, di risorse statali non spese, e aveva programmato una serie di interventi di edilizia residenziale pubblica in tutti i comuni della Sardegna. Collega Orrù, non è vero che in passato non ci sono stati interventi, così come non è vero che gli interventi erano decisi a discrezione della Giunta o dell'Assessore competente.
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Anche la destinazione delle risorse veniva decisa sulla base di criteri e parametri precisi, come per esempio la densità demografica.
Quindi, rifiuto totalmente le dichiarazioni del collega Orrù e mi meraviglia che, essendo stato sindaco, non sappia che in passato c'è stata una programmazione nella quale proprio quegli enti che stiamo riformando hanno avuto un ruolo importante. È vero che qualche volta non hanno funzionato correttamente, però in alcune fasi hanno dato risposte molto importanti.
Pertanto, questa legge - lo dico soprattutto al relatore della maggioranza - può essere migliorata. In caso contrario sarà inadempiente il Consiglio regionale, e soprattutto la maggioranza a cui competerebbe questa responsabilità.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1 quater. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 quinquies. All'articolo 1 quinquies è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 quinquies e del relativo emendamento:
Art. 1 quinquiesMonitoraggio della condizione abitativa
1. La Regione verifica costantemente la qualità e l'efficacia degli interventi in relazione alla pressione abitativa, alle risorse disponibili, agli obiettivi di qualificazione del patrimonio urbano e di assetto generale e corretto utilizzo del territorio.
2. La Regione affida all'Osservatorio economico, previsto dal comma 7 dell'articolo 41 della legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (legge finanziaria 2005), l'acquisizione, la raccolta, l'elaborazione, la diffusione e la valutazione dei dati sulla condizione abitativa e sulle attività nel settore dell'edilizia abitativa. In particolare è assicurata la raccolta e la rielaborazione dei dati relativi a:
a) fabbisogno abitativo, espresso a livello comunale, provinciale e regionale, riferito in particolare alle categorie sociali più deboli;
b) interventi pubblici nel settore abitativo;
c) rilevazioni congiunturali e strutturali sugli scenari abitativi;
d) monitoraggio ed attuazione dei programmi di intervento;
e) modalità di utilizzo del patrimonio esistente.
3. All'Osservatorio è affidata la creazione e tenuta dell'anagrafe dei beneficiari di contributi ed agevolazioni in materia di edilizia residenziale in attuazione del comma 18 dell'articolo 5 della legge regionale n. 7 del 2005; la convenzione ivi prevista è modificata in relazione a quanto disposto dal presente articolo.
4. L'Osservatorio svolge la sua attività anche a supporto degli enti locali per le funzioni ad essi attribuite in materia di edilizia abitativa e, in particolare, per gli adempimenti previsti dagli articoli 1 ter e 1 quater.
5. L'Assessorato regionale competente in materia di edilizia residenziale pubblica assicura il raccordo con l'Osservatorio nazionale della condizione abitativa di cui all'articolo 12 della Legge 9 dicembre 1998, n. 431, e specifica con propria determinazione i metodi di rilevazione e gli standard tecnici al fine di assicurare omogeneità dei dati.
Emendamento aggiuntivo Caligaris
Articolo 1 quinquies
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:
"2 bis. All'Osservatorio è affidata un'indagine conoscitiva sullo stato attuale degli immobili degli Istituti autonomi case popolari, comprese le parti condominiali ed i quartieri di ubicazione, sui canoni, sulle condizioni degli assegnatari e sulla disponibilità all'acquisto mediante riscatto". (3).)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, personalmente ritengo che la verifica costante della qualità e dell'efficacia degli interventi, soprattutto in questo settore dove la trascuratezza grava doppiamente sui cittadini, se non altro perché incide sulla qualità della vita e perfino sul decoro, sia proprio importantissima; di conseguenza valuto positivamente questo articolo che prevede il monitoraggio della condizione abitativa. Sono dati utili, appunto, per conoscere la situazione. Penso però che un analogo lavoro preliminare sia imprescindibile, e mi riferisco anche alle ultime parole dell'onorevole Orrù, che più ampiamente richiamo, sul fatto che in questi anni non è stato fatto nulla e non c'è stata una sufficiente attenzione verso gli IACP.
Proprio per questa ragione, un intervento preliminare per conoscere la situazione abitativa, tutto ciò che ruota intorno ad essa, diventa addirittura strategico e mi riferisco anche ai comuni e alle province che potrebbero giustamente avvantaggiarsene. Tant'è vero che in questo articolo è previsto che l'Osservatorio svolga la sua attività anche a sostegno degli enti locali per le funzioni ad essi attribuite. Quindi, l'emendamento che reca il numero 3 prevede che l'Osservatorio economico, prima di svolgere i compiti assegnatigli dalla legge e indirizzati proprio a ottimizzare i futuri interventi, effettui un attento monitoraggio sull'attuale stato del patrimonio immobiliare dello IACP, per ciascun distretto provinciale. Stiamo parlando di un patrimonio, lo ricordo, di 25 mila alloggi. Questo lavoro permetterebbe di avere un quadro preciso sugli interventi di risanamento, ma anche sulla manutenzione degli stabili, ovviamente con riferimento anche alle parti condominiali e ai quartieri in cui sono ubicati.
Si tratterebbe anche di conoscere nel dettaglio tutta la questione relativa ai canoni, sulla situazione dei locatari; tutto ciò che poi si prevede in legge come un fatto importante, tant'è che è normato, appunto, con un apposito articolo. Mi sono permessa di suggerire con questo emendamento, questa parte preliminare, perché se si vuole lavorare bene proprio in un settore così importante non si può prescindere dalla conoscenza puntuale della situazione attuale. Per il futuro ciò è previsto, mentre per questa fase mi sembra di interpretare correttamente nel non rilevare una altrettanta sufficiente attenzione..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, al di là delle considerazioni che la collega Caligaris ha svolto illustrando l'emendamento numero 3, indipendentemente da quello che sarà il giudizio dell'Aula sull'emendamento medesimo, giudizio che io personalmente non esprimo perché probabilmente è un giudizio tecnico di dettaglio, su cui sarebbe anche utile conoscere il parere, possibilmente articolato, del relatore della Commissione, è senz'altro vero che il tipo di articolazione dell'attività dell'AREA e della Regione, e il tipo di competenze che vengono attribuite attraverso l'articolo 1 quinquies all'Osservatorio economico regionale, dimostrano come in questa legge (è il ragionamento fatto dal collega relatore di maggioranza) sono contenuti, come sarebbe impossibile che non fosse, dei positivi elementi riformistici.
Collega Orrù, il ragionamento fatto negli interventi precedenti non è rivolto a negare che in questa legge ci siano dei contenuti di riforma; qualunque aggettivo io usassi, potrei usare l'aggettivo "clamoroso", potrei userei l'aggettivo "stupefacente", non sarebbe comunque sufficiente per esprimere l'incredulità totale che l'Aula proverebbe di fronte ad un disegno di legge, che dovrebbe innovare su un argomento importante, quale quello della edilizia pubblica, privo di contenuti innovativi. Una legge di riforma muta sarebbe ovviamente la negazione di qualsiasi capacità di lavoro della Giunta, della maggioranza, dell'Aula, della Commissione e di tutti noi.
E' evidente che elementi di riforma non possono non essere contenuti; quello che noi stiamo contestando è che la riforma non abbia niente di quella completezza che ne farebbe una vera legge di riforma. Una vera legge di riforma deve essere una legge che, sulla base degli orientamenti programmatici della maggioranza e in coerenza con questi orientamenti, interviene sul quadro precedente conoscendolo nel dettaglio, conosce l'attività legislativa svolta sino ad oggi da questo Consiglio ed è coerente con quell'attività legislativa, conosce la situazione che esiste nello stesso settore nelle altre Regioni italiane, conosce le risposte che alle difficoltà differenti, Regione per Regione, sono state date e sulla base di questo propone una soluzione durevole e quindi destinata a resistere nel tempo.
Quando lei dice: "Dalla minoranza ci aspettiamo, come è giusto che sia, non contestazioni a 360 gradi della legge, ma indicazioni sulla legge", lei dice una cosa giusta. Se la maggioranza segue una sua strada nella realizzazione del programma di governo e la minoranza, su un aspetto specifico, ha un'idea completamente diversa, è un diritto della minoranza contestare la filosofia della legge. In questo caso, però, la contestazione si concentra su parti del provvedimento che potrebbero anche essere emendate; quando noi sosteniamo che la titolarità del patrimonio dell'edilizia pubblica debba essere posta in capo ai comuni, stiamo facendo una proposta che può essere contenuta anche all'interno di questo disegno di legge.
Non stiamo proponendo una norma che confligge filosoficamente con il contenuto del provvedimento, vi stiamo porgendo una nostra valutazione che voi, autonomamente, potreste anche decidere di fare vostra. Anzi, devo dire che né dalle sue parole, né da quelle dell'assessore Mannoni emerge una tesi diametralmente opposta. Lei mi ha detto in Aula che è piacevolmente stupito dal fatto che io assuma a nome dei Riformatori questa posizione, io le devo dire che la piacevolezza mi fa piacere, lo stupore meno, perché significa che noi abbiamo difficoltà a comunicare in quest'Aula.
I Riformatori, se non esistessero queste difficoltà, probabilmente, sarebbero riusciti a trasmettere ai colleghi, almeno all'interno dell'Aula, la loro idea sul federalismo municipale; noi Riformatori crediamo nelle competenze delegate ai comuni e siamo convinti che tutto ciò che può essere trasferito al soggetto gestore che è più vicino al cittadino debba essere trasferito.
Questo ovviamente non significa che debba essere trasferito tutto al soggetto gestore più vicino al cittadino, perché ci sono delle competenze che non possono essere trasferite, però è importante anche in questo che vengano individuati i gestori di quelle competenze. Ad esempio, nel settore della sanità, tanto per ritornare su un argomento che quest'Aula ha avuto in carico nei giorni scorsi, è ovvio che le competenze gestionali sono affidate alle Aziende e quindi agli organismi direttivi delle Aziende; ed è ovvio che se noi decidessimo di affidare al sindaco di Ghilarza (mi scuso col sindaco di Ghilarza per l'esempio), la scelta sull'apertura e sulla chiusura del "punto nascite" di Ghilarza, probabilmente non gli faremmo un regalo. Gli staremmo attribuendo infatti sia una competenza di tipo programmatorio che afferisce ad altre strutture, sia una competenza gestionale che gli si ritorcerebbe contro come un boomerang, e lo stesso avverrebbe per l'ente programmatore che sarebbe condizionato dalla volontà dell'ente gestore nella sua attività di programmazione.
Secondo noi va fatta principalmente chiarezza sulla scelta del soggetto a cui devono essere affidate le competenze di gestione, e l'affidamento delle competenze di gestione deve essere attribuito al soggetto su cui c'è maggior controllo diretto da parte del cittadino.
A noi va benissimo l'impianto della programmazione contenuto all'interno degli articoli di questa legge, ci va benissimo il ruolo di controllo tecnico- scientifico svolto dall'Osservatorio economico come da voi previsto in Commissione, ci va meno bene che il patrimonio sia affidato in gestione a un ente che, a causa di questo affidamento, avrebbe difficoltà a svolgere quelle nuove attività che costituiscono poi il nocciolo della riforma.
Io mi chiedo infatti questo nuovo ente, l'AREA, al di là del nome diverso, al di là dell'articolazione territoriale diversa, al di là delle differenti funzioni di programmazione che vengono attribuite dalla Regione, che cosa ha effettivamente di diverso, di riformatore, di innovativo rispetto allo IACP.
Se l'AREA ha su base regionale, semplicemente con una modifica dell'attività di programmazione pur assolutamente meritevole e meritoria, stessi compiti, stesse competenze, stesso ruolo, stessa articolazione, stesso personale dei vecchi IACP, ci sembra che l'occasione di riforma sia, lo ripeto, una occasione perduta o come minimo un'occasione sfruttata soltanto a metà.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Io chiederei al presentatore di ritirare questo emendamento in primo luogo perché una parte dello stesso è già contenuta nell'articolo successivo, l'1 sexies; in secondo luogo perché i compiti che nell'emendamento vengono affidati all'Osservatorio rientrano tra le competenze ordinarie dell'Azienda. Quindi, pur capendo la ratio dell'emendamento, la sollecitazione che si intende fare, invito al ritiro..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente,, francamente, in questa circostanza, onorevole Orrù, invece non sono sorpresa, ma sono stupefatta. Perché è previsto il monitoraggio della condizione abitativa, laddove la Regione verifica costantemente la qualità e l'efficacia degli interventi. La Regione affida all'Osservatorio economico, previsto dal comma 7, tutto ciò che deve fare. All'Osservatorio è affidata la creazione e tenuta dell'anagrafe. Non si capisce perché questo Osservatorio, sempre per iniziativa della Regione, non debba valutare, prendere in considerazione e fare un monitoraggio sull'esistente. Anche perché, che cosa accadrebbe in questo caso? Che si attribuirebbero dei compiti relativamente ad un patrimonio di cui non si conosce la qualità specifica in ogni ambito. Se, d'altra parte, per gli altri due emendamenti mi sembrava ci fosse una giustificazione al non accoglimento, che non ho condiviso del tutto, ma che poteva essere considerata, in questo caso, francamente, l'invito al ritiro mi sembra del tutto immotivato. Quindi, non lo ritirerò.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1 quinquies. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 sexies. A questo articolo sono stati presentati cinque emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 sexies e dei relativi emendamenti:
Art. 1 sexiesAzienda regionale per l'edilizia abitativa
(AREA)
1. L'AREA, con sede nel capoluogo della regione, è un ente pubblico economico dotato di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale, gestionale, patrimoniale e contabile. Ha un proprio statuto ed è sottoposta a vigilanza della Regione. Costituisce lo strumento attraverso cui la Regione risponde alla domanda abitativa di soggetti in condizioni economiche e sociali disagiate.
2. L'AREA informa la propria attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed ha l'obbligo del pareggio del bilancio, da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi.
3. L'AREA è articolata per distretti territoriali periferici, corrispondenti a ciascuna delle circoscrizioni provinciali di cui alla legge regionale 13 ottobre 2003, n. 10, ovvero a più circoscrizioni provinciali in relazione all'entità del patrimonio gestito.
4. Il distretto è un'articolazione organizzativa e funzionale di secondo livello dell'AREA organizzata in almeno due strutture, una a carattere tecnico e l'altra a carattere amministrativo. Svolge i compiti e le funzioni previsti dal regolamento di cui alla lettera a) del comma 3 dell'articolo 5 bis e quelli ad esso affidati dai competenti organi dell'AREA. In ogni caso assicura, nell'ambito territoriale di competenza, i servizi minimi essenziali previsti dalla Carta dei servizi ed in particolare:
a) garantisce il rapporto con l'utenza anche mediante la costituzione dell'ufficio relazioni con il pubblico;
b) rileva costantemente lo stato di manutenzione del patrimonio in gestione ed esegue gli interventi urgenti e indifferibili;
c) provvede, per quanto di competenza, all'attuazione dei provvedimenti e degli interventi deliberati dall'azienda;
d) cura i rapporti con gli enti locali del territorio.
5. L'AREA organizza i distretti conferendo a ciascuno ambiti di autonomia e risorse adeguate a conseguire livelli ottimali di qualità ed efficienza nell'erogazione dei servizi e nel perseguimento degli scopi dell'Azienda.
Emendamento soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - Diana - LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Il terzo periodo del comma 1 è soppresso. (14)
Emendamento aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - Diana- LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Il secondo periodo del comma 4 è soppresso. (15)
Emendamento soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO
Articolo 1 sexies
Nel terzo periodo del comma 4 le parole "In ogni caso..." sono soppresse. (16)
Emendamento aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Al comma 1 le parole "...nel capoluogo della Regione" sono sostituite dalle seguenti: "nel Comune di Oristano". (17)
Emendamento aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Al comma 5 dopo la parola "...organizza" sono aggiunte le seguenti: "a norma dell'articolo 12 della legge regionale n. 31 del 1998". (18).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente,gli emendamenti l'articolo 1 sexies un articolo molto importante di questa legge, riprendono il senso di quanto sostenuto dai colleghi della minoranza che mi hanno preceduto. Anch'io, vorrei esprimere il mio apprezzamento al relatore, l'amico Orrù, uno dei colleghi più simpatici del centrosinistra, del quale ho apprezzato molto la fantasia dimostrata nel tentare di convincere l'Aula del ruolo attribuito ai comuni e dell'importanza, soprattutto, di quell'aspetto della cosiddetta riforma che attiene al ruolo dei distretti territoriali; un ruolo che io non vedo molto diverso da quello svolto dagli attuali IACP. Le leggo, onorevole Orrù, quanto ha detto il Consiglio delle autonomie, nell'esprimere il parere su questo disegno di legge: "Il Consiglio delle autonomie ha ritenuto, peraltro, che la procedura decisionale finora attuata con lo IACP e il suo rapporto con gli enti locali vengono sostituiti con procedure più complesse e articolate, a scapito della trasparenza e tempestività nelle decisioni, e che risulta più opportuno che la gestione del patrimonio venga affidata agli enti locali e che l'AREA si occupi esclusivamente della gestione dei servizi e dell'attuazione delle politiche della casa".
In risposta a questo parere, in fase di discussione generale, qualcuno di voi, ricordo bene chi, ha detto: "Ma il Consiglio delle autonomie a che cosa serve?!". Sintetizzo così il giudizio liquidatorio espresso da qualcuno di voi
sul Consiglio delle autonomie locali che è stato istituito con legge regionale. Il Consiglio delle autonomie conclude così l'espressione del suo parere: "Si evidenzia, infine, il carattere accentratore dell'impianto strutturale del nuovo organismo". Non sto citando i parere espressi dalle diverse Commissioni, sto citando quello del Consiglio delle autonomie. È al vostro Consiglio delle autonomie che deve rispondere, onorevole Orrù, non a noi. .
Potrei anche leggere le considerazioni espresse nei pareri delle Commissioni competenti, ma ve li risparmio, presumendo che li abbiate letti tutti. Anche se il dubbio viene, soprattutto, nell'esaminare il silenzio del centrosinistra, senza nulla togliere agli interventi del relatore, ovviamente, che evidentemente sta rispondendo all'ennesimo diktat. Questa è infatti una leggina che deve passare così, anche perché sono pochi i dipendenti, non fanno numero, non sono importanti per voi, no?! Sono insignificanti e perciò, come tali, c'è il diktat che questa è una leggina che deve passare così. Perché dobbiamo affrontare, entro pochi giorni, l'altra perla che ci state proponendo, cioè, la riforma degli enti agricoli, ma su quella avremo modo di discutere, appunto, nel momento in cui la stessa entrerà in Aula.
Si dice che su questo disegno di legge non c'è il contributo della minoranza che esprime solo critiche. Ci sono venticinque emendamenti propositivi! Propositivi, seguendo una filosofia diversa. Cosa correggiamo di una filosofia che non si condivide,? che deprezza il ruolo del personale, che accentra ulteriormente?
So già come risponderete, per esempio, ad un'ennesima proposta di decentramento, che è quella di stabilire, per esempio, la sede del nuovo ente nel comune di Oristano. Applichiamo il decentramento reale. Perché sempre tutto su Cagliari? Perché non è possibile istituire la sede del nuovo ente , presso il comune di Oristano? Non è decentrare questo?! E anche a questa proposta avete risposto con un no!
Ovviamente, e non posso essere tacciato sicuramente di campanilismo, perché in subordine metterei Nuoro, ovviamente; e anche dando le giustificazioni opportune, perché possa essere altra città importante, non Cagliari. Ma, soprattutto, credo che sia poco giustificabile che il capoluogo di provincia più centrale della Sardegna non possa assurgere al ruolo di sede di questo ente. Così come per l'organizzazione. Avete architettato un'organizzazione che, come è definita dal Consiglio delle autonomie, va a rendere ancora più complessa la stessa funzionalità dell'ente quando noi abbiamo un riferimento, che voi già mettete in legge, per quanto riguarda il trattamento economico del personale, cioè la "31". La "31" è una legge che stabilisce anche i criteri organizzativi degli enti, però quello dà un qualche fastidio a qualcuno.
Abbiamo una legge che non avete intenzione di modificare, non mi risulta che ci siano proposte in tal senso, la utilizzate soltanto, e significativamente, per quanto riguarda il trattamento economico del personale, per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, che già sono normati, come per la stragrande maggioranza degli enti regionali; in questo caso studiate un'architettura particolare, addirittura si cancellano anche titoli, ma questo penso sia in riferimento al parere espresso sul personale dello IACP, in Commissione e in quest'Aula, considerato, sono le vostre parole, un personale che non ha avuto modo di qualificarsi.
Così come, onorevole Orrù, evidentemente abbiamo un tipo di ascolto diverso nelle audizioni. Io non ho sentito dire dai direttori generali, nel corso della loro audizione, quanto da lei asserito, e cioè che non sapevano di che morte morire. Hanno portato invece dati sulla morosità, hanno portato dati sul loro impegno, su quanto hanno costruito, hanno riportato tutta una serie di dati che hanno immediatamente provocato questa domanda: "Ma se funzionano perché li stiamo riformando?" E questa domanda nasceva dal fatto che soltanto Cagliari, per carenze nostre, per carenze di personale e per carenze dirigenziali, era indietro rispetto agli altri istituti.
Abbiamo scaricato le nostre carenze sul progetto di riforma perché non siamo stati in grado di farli funzionare così come avrebbero potuto funzionare. Abbiamo scaricato le nostre carenze sulla "incompetenza" del personale che, dice l'Assessore: "deve imparare a lavorare col cuore", sono le sue parole in fase di discussione generale. Io non ho capito questa affermazione, io credo che dove c'è passione c'è cuore! Dove c'è gratificazione c'è cuore! Dove ci sono indicazioni chiare e certe dal vertice c'è cuore! E soprattutto occorre dare gli strumenti perché il cuore poi si trasformi anche in azione.
Ecco perché non è una riforma ma è una "riformina", e purtroppo lo dico in senso negativo, questo è il nostro giudizio, che peggiorerà la situazione, che gratificherà ancora di meno il personale, che renderà il rapporto con gli enti locali, per concludere ancora con le parole del Consiglio delle autonomie: "ancora più complesso e articolato a discapito della trasparenza e tempestività delle decisioni". Questi sono giudizi univoci, non di una parte politica, ma anche dei rappresentanti di diverse parti sociali.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 14.
Allegati seduta
CCXIX Seduta
(Antimeridiana)
Martedì 1 agosto 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 10.
SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 25 luglio 2006 (213), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Elia Corda ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di martedì 1 agosto 2006.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
Balia-Masia: "Norme in materia di pianificazione paesaggistica". (247)
(Pervenuta il 28 luglio 2006 e assegnata alla quarta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
SERRA, Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze negli organici del personale nelle strutture sanitarie di Sassari e Alghero". (571)
"Interrogazione ARTIZZU - DIANA - LIORI- MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento della campagna pubblicitaria relativa all'attuazione del progetto "Sardegna fatti bella" alla società Saatchi & Saatchi". (572)
"Interrogazione DIANA - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sui servizi finanziari rivolti alle organizzazioni cooperativistiche". (573)
"Interrogazione SANCIU, con richiesta di risposta scritta, in merito alla grave situazione di emergenza che si è venuta a creare in Gallura a seguito delle carenze nel servizio di distribuzione dell'acqua nel settore civile". (574)
"Interrogazione LIORI-DIANA, con richiesta di risposta scritta, sul bando di gara per la valorizzazione dell'ex Ospedale marino di Cagliari". (575)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
SERRA, Segretario:
"Interpellanza ATZERI sul disagio e la discriminazione patiti dai pazienti sardi in materia di radiofarmaci". (181)
"Interpellanza BALIA - BARRACCIU - PISU - CORRIAS - SANNA Franco - MATTANA - CALLEDDA - URAS - DAVOLI - MANINCHEDDA - PINNA - PORCU - GESSA - CORDA - CUCCA - IBBA - SANNA Alberto - CERINA - LICHERI - LANZI - FADDA - CALIGARIS - SALIS - SERRA sulla decisione di sospendere provvisoriamente la corsa del cosiddetto "Trenino verde" da parte delle Ferrovie della Sardegna". (182)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, poiché devono trascorrere dieci minuti dall'inizio della seduta per poter procedere alla prima votazione, sospendo i lavori che riprenderanno alle ore 10 e 23.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 23.)
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, se lei reitera la richiesta di verifica del numero legale chiedo che un Capogruppo la sostenga.
(Appoggia la richiesta il consigliere Capelli.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che il consigliere Pisano è presente.
PRESIDENTE. Sono presenti 44 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PISANO - PITTALIS - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA ALBERTO - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.)
Constato la presenza del numero legale, quindi, proseguiamo i nostri lavori .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione dell'esame del disegno di legge numero 94/A. E' in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, sul passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Ladu si è astenuto.
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - Sanna Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - PETRINI - RASSU - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CASSANO - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MURGIONI - PISANO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 50
Votanti 43
Astenuti 7
Maggioranza 22
Favorevoli 39
Contrari 4
(Il Consiglio approva).
Colleghi, sospendo la seduta sino alle ore 11 per consentire alla Commissione di esaminare gli emendamenti. (La seduta, sospesa alle ore 10 e 26, viene ripresa alle ore 11 e 58.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la discussione del disegno di legge numero 94/A.
Passiamo all'esame del Titolo.
(Si riporta di seguito il testo del Titolo:
Norme generali in materia di edilizia residenziale pubblica e trasformazione degli Istituti autonomi case popolari (IACP) in Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA).)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 sono stati presentati sei emendamenti.(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:
Art. 1
Finalità
1. Al fine di assicurare il diritto fondamentale all'abitazione a particolari categorie sociali, la Regione promuove politiche di edilizia residenziale pubblica indirizzate a:
a) incrementare e valorizzare il patrimonio abitativo di proprietà pubblica attraverso interventi di nuova costruzione, di recupero e di riqualificazione urbanistica;
b) ampliare l'offerta degli alloggi pubblici in locazione a canone ridotto rispetto ai valori di mercato;
c) perseguire obiettivi di qualità e di vivibilità degli alloggi pubblici e delle aree urbane di riferimento favorendo il contenimento dei costi di costruzione, il risparmio energetico e gli interventi di architettura ecocompatibile;
d) ottimizzare le risorse finanziarie disponibili perseguendo l'efficacia, l'efficienza e l'economicità degli interventi anche attraverso una razionalizzazione dei modelli organizzativi e di gestione degli enti operativi preposti.
2. L'attività della Regione e degli enti istituzionali e operativi si ispira alla concertazione istituzionale ed al concorso degli enti locali alla definizione delle politiche di edilizia residenziale pubblica.
3. Nell'erogazione del servizio la Regione promuove e attua strumenti, tra i quali la Carta dei servizi, che garantiscono la rappresentanza degli interessi e dei diritti dell'utenza.
4. Per le finalità di cui al comma 1,in attuazione delle disposizioni contenute nell'articolo 70 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348, ed in conformità dei principi stabiliti dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modifiche ed integrazioni, la presente legge disciplina il riordino degli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) mediante la loro trasformazione nell'Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA).
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO
Articolo 1
Il comma 4 dell'articolo 1 è soppresso.(11)
EMENDAMENTO aggiuntivo Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Vargiu - Pisano
Articolo 1
Al comma 1 dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:
"e) ad assicurare il sostegno finanziario al reddito dei nuclei meno abbienti, per consentire il loro accesso al mercato delle abitazioni in locazione;
f) a favorire la permanenza in alloggi di erp di assegnatari che necessitino di sostegno sanitario o sociale, anche tramite l'adeguamento degli alloggi stessi ovvero la mobilità prioritariamente in alloggio del medesimo immobile;
g) a favorire gli interventi di manutenzione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente;
h) a favorire l'acquisto della prima casa di abitazione, nell'ambito di programmi di interesse pubblico... (9)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS
Articolo 1
Al comma 1 dell'articolo 1, dopo le parole "...e di gestione degli enti operativi preposti" aggiungere la seguente lettera:
"e) favorire e incentivare gli interventi di manutenzione e la vendita a riscatto degli immobili di proprietà degli Istituti autonomi case popolari (IACP).".(2)
EMENDAMENTO aggiuntivo Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Vargiu - Pisano - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo
Articolo 1
Dopo il comma 2 è inserito il seguente:
"2 bis. La Regione favorisce il raccordo della programmazione degli interventi abitativi con le politiche sociali e sanitarie, anche attraverso la promozione di progetti di assistenza domiciliare integrata per gli assegnatari di alloggi di erp, nonché con le politiche per il diritto allo studio, per il lavoro e per l'immigrazione". (10)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS
Articolo 1
Al comma 3 dell'articolo 1, dopo le parole "...Regione" aggiungere:
"fissa le priorità nell'assegnazione delle abitazioni". (1)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO
Articolo 1
Dopo l'articolo l è inserito il seguente:
"Art. 1.1 bis
Riordino della gestione degli alloggi di erp
1. Il riordino della gestione del patrimonio di erp è diretto a:
a) realizzare l'unificazione in capo ai comuni della titolarità del patrimonio di erp ed il conferimento agli stessi delle risorse necessarie;
b) trasformare gli attuali IACP in un unico ente pubblico economico, con la denominazione Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA), per la gestione di patrimoni immobiliari e la fornitura di servizi tecnici e amministrativi per il settore abitativo, al fine di assicurare l'efficienza, l'efficacia e l'economicità della loro attività;
c) creare le condizioni migliori affinché la Regione ed i comuni possano avvalersi dell'AREA per la gestione unitaria del patrimonio di erp e per l'esercizio delle proprie funzioni nel campo delle politiche abitative.". (12).)
PRESIDENTE.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà. Prego i colleghi che intendono intervenire di iscriversi entro la fine dell'intervento dell'onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, all'articolo 1 sono stati presentati due emendamenti con i quali si intende favorire l'acquisto dell'immobile da parte degli attuali locatari. Si tratta di una proposta che, ponendo fine in molti casi al contenzioso esistente sugli interventi di manutenzione, favorisce in buona sostanza un rapporto positivo con i locatari.
Da un lato si pone, infatti, l'accento sul recupero degli immobili che per ragioni diverse non è stato possibile effettuare in questi anni. Il punto ), primo comma dell'articolo 1 parla di recupero e riqualificazione urbanistica, ma non di vendita, non è pienamente soddisfatta quindi l'esigenza contemplata invece nell'emendamento numero 2. Del resto appare evidente che favorire la vendita di questi appartamenti si rivelerebbe, più che una perdita di pezzi del patrimonio immobiliare, un utile investimento. L'emendamento inoltre propone un'integrazione al comma 1 dell'articolo 1 che è pienamente in linea con lo spirito della riforma che questa proposta di legge intende attuare.
Con il secondo emendamento invece, quello contrassegnato con il numero 1, si propone alla Regione, proprio nella sua funzione di indirizzo, di indicare quali categorie sociali tra quelle più deboli possono, in via prioritaria, avvantaggiarsi del provvedimento; in buona sostanza è attribuito alla Regione un ruolo di indirizzo ma anche un'assunzione di responsabilità che evidentemente rispecchia l'osservazione e l'indicazione degli aspetti più marcati dei bisogni. È permesso così alla Regione di dare indicazioni rispetto al presente e a ciò che di innovativo può intervenire nell'ambito del territorio e della società; mi riferisco ai nuovi bisogni, per esempio, che nella nostra società sarda emergono proprio con il cambiamento.
In occasione del dibattito generale avevo fatto riferimento agli anziani, in particolar modo, ai diversamente abili, agli extracomunitari, alle coppie di fatto che possiamo definire quali categorie che soffrono sicuramente in modo più accentuato lo stato di indigenza. Quindi, con questi due emendamenti si integra un articolo sempre in un'ottica di completamento all'interno di una logica che, del resto, l'articolo e l'intero provvedimento determinano con precisione nel senso riformatore. PRESIDENTE..
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula sulla logica che si seguirà nell'esporre e motivare tutti gli emendamenti. Ovviamente un articolo non è staccato dagli altri, per cui il complesso degli emendamenti da noi proposti sviluppa una riforma degli Istituti autonomi case popolari che si basa su concetti decisamente diversi da quelli presentati dalla Giunta e dalla maggioranza in Commissione.
Noi, attraverso gli emendamenti, abbiamo pensato di portare una modifica che razionalizzi l'organizzazione dell'edilizia residenziale pubblica partendo dal presupposto che la Regione non debba essere gravata ancora dalle proprietà immobiliari, in capo allo IACP prima e all'AREA dopo, ma che le proprietà immobiliari e lo sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica debbano essere in capo agli enti locali, e ai comuni in particolare, che sono gli attori principali nel territorio, che possono fare una programmazione mirata nel proprio territorio, lasciando l'assistenza tecnica e la regia all'Azienda o IACP, che dir si voglia.
Questo ragionamento è evidenziato dall'insieme della sequenza degli emendamenti, ovviamente partendo dall'emendamento 11 che chiede la soppressione del comma 4 dell'articolo 1. È chiaro, infatti, che c'è una netta contraddizione tra il Titolo stesso della legge e quanto enunciato nel comma 4 dove si parla di riordino degli Istituti autonomi case popolari mediante la loro trasformazione. A questo punto dobbiamo chiarire se stiamo parlando di un riordino o di una trasformazione.
Le finalità espresse nell'articolo 1, e da noi riprese nell'emendamento 9, indicano quale obiettivo il provvedimento di legge in esame intende raggiungere. Vedremo, poi, che la Giunta e la maggioranza nel testo di legge attribuiscono il perseguimento di diverse di queste finalità all'AREA.
Bene, noi intendiamo ampliare il numero degli obiettivi da perseguire e quindi chiedo che cosa non condivide l'Aula dell'obiettivo di assicurare il sostegno finanziario al reddito dei nuclei meno abbienti; oppure, riprendo quanto detto dall'onorevole Caligaris poc'anzi, sulla necessità di favorire la permanenza, negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, degli assegnatari che necessitano di sostegno sanitario e sociale, anche tramite l'adeguamento degli alloggi stessi consentendo la mobilità.
Certo, in altre leggi noi prevediamo le agevolazioni per l'abbattimento delle barriere architettoniche, questo è risaputo. Ma noi vogliamo perseguire delle finalità, che come spesso avviene sono presenti anche in altre leggi, ribadendole nello specifico.
Favorire la manutenzione e il recupero del patrimonio edilizio esistente, non è questa una finalità dell'AREA o dello IACP? O favorire l'acquisto della prima casa di abitazione? Certo, anche questa è una finalità dell'intervento regionale in edilizia residenziale pubblica. In Commissione su questi emendamenti è già stato espresso un parere contrario, ma non capisco perché non si vogliano ribadire e specificare ulteriormente dei principi, che anche poc'anzi la collega Caligaris ha espresso, che diversi colleghi della maggioranza continuano a sottolineare, in varie sedi, richiamandosi agli ultimi della società; ma, al momento di specificare l'impegno reale, da parte dell'Amministrazione regionale nei confronti degli ultimi, arriva il parere negativo.
Nei nostri emendamenti si ripropone inoltre il principio che i comuni sono agli attori principali nel settore dell'edilizia residenziale pubblica. Quindi, dobbiamo partire dal presupposto che la proprietà è in capo ai comuni; tra l'altro questa linea è stata già ribadita in finanziaria e in leggi precedenti, e su questo si aprirà, sicuramente, un contenzioso tra noi, e la maggioranza e la Giunta che, necessariamente, andrà risolto in altre sedi. Io credo infatti che questa sarà l'ennesima legge che rischierà di essere impugnata; va verificato come lo Stato ha trasferito la proprietà degli immobili alla Regione e, quindi, , quali valutazioni sono state date, in varie occasioni, in diverse norme, sulla proprietà degli immobili richiesti da più comuni della Sardegna, .
Io invito quindi i colleghi a riflettere adesso, per evitare poi di chiedere il solito sostegno, l'unità dell'Aula, delle forze politiche, della Sardegna tutta, per difendere l'ennesima legge impugnata. Lo diciamo, oggi, come l'abbiamo detto sulla legge per le super-tasse, meglio nota con questa denominazione, come l'abbiamo detto nel sottolineare alcuni passaggi determinanti nell'istituzione della Consulta. Nessuna delle osservazioni fatte dalla minoranza è stata presa in considerazione dalla Giunta e dalla maggioranza, in sede di discussione della Consulta. L'abbiamo fatto difendendo l'Assemblea costituente, perché riteniamo che il nostro ruolo non debba essere solo quello di trovare le motivazioni contro le proposte della Giunta e della maggioranza. Noi cerchiamo di essere anche propositivi portando avanti delle idee che sono assoggettate al confronto dell'Aula, ovviamente; ma il confronto delle idee non può travalicare lo Stato di diritto per cui dobbiamo ragionare sulle leggi che abbiamo a disposizione e a quelle ci dobbiamo attenere finché, ripeto, la stessa Aula non prenderà l'iniziativa per modificarle.
Attenendoci perciò a tutto l'iter legislativo, noi continuiamo a sostenere che questa trasformazione dello IACP in Azienda, denominata AREA, costituirà un ulteriore appesantimento del meccanismo dal punto di vista organizzativo. Credo che non ci sia nessuno studio a sostegno di questo provvedimento; io non ho sentito né la maggioranza né la Giunta riferire sui possibili effetti di questo disegno di legge, né sappiamo se sono stati preventivamente monitorati gli effetti, per esempio, sul personale Perché avremo sicuramente necessità di un incremento di posti di lavoro.
Voi ritenete che ci sarà un risparmio e condivido che vengano eliminati i Consigli di amministrazione dei quattro IACP. Condivido! Ma siete davvero sicuri che ci sarà, economicamente e finanziariamente, un risparmio rispetto a quei già gravosi oneri che si rilevano per i Consigli di amministrazione? Non avete chiarito quale sia il rapporto di causa-effetto delle azioni che state proponendo. Credo che questa proposta sia un elefante, soprattutto perché con l'alleggerimento, da noi proposto, del passaggio della proprietà immobiliare ai comuni, con una costituzione di un'agenzia snella, capace di dare un servizio agli enti locali, attraverso convenzioni che possano…
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, ha terminato il tempo a sua disposizione. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. L'articolo 1, più di altri, evidenzia lo spirito del confronto, del lavoro che è stato svolto in Commissione e che ha portato all'attuale formulazione. Lo voglio sottolineare perché da una semplice lettura delle due formulazioni del testo in discussione (disegno di legge originario e testo esitato dalla Commissione) si evidenzia in modo particolare che la finalità del riordino, quindi anche della successiva trasformazione degli Istituti case popolari in Azienda, che era la finalità se non esclusiva principale del testo di legge originario, è stata notevolmente ampliata dal lavoro della Commissione che ha deciso si normasse anche l'intervento complessivo della Regione in materia di politica abitativa, in particolare nel settore dell'edilizia residenziale pubblica.
Io voglio inoltre sottolineare l'introduzione del principio di concertazione istituzionale, che non era affatto presente nel disegno di legge originario; così come è stato introdotto il principio di ancorare l'erogazione dei servizi all'assunzione di responsabilità attraverso la Carta dei servizi che vedremo successivamente come si lega all'articolazione distrettuale prevista per il nuovo ente sotto il profilo organizzativo.
Relativamente agli emendamenti presentati, in particolare l'emendamento numero 1 dell'onorevole Caligaris e l'emendamento numero 9 del collega Capelli, vorrei sottolineare che questo disegno di legge non interviene sull'intera materia riguardante l'edilizia residenziale pubblica, interviene sullo strumento attuativo delle politiche abitative, nella definizione di un percorso in cui si elabora e si definisce una programmazione dell'edilizia abitativa e nello stabilire in che modo compartecipano i vari livelli istituzionali, cioè comuni, province e Regione. Non interviene sulle modalità di assegnazione, quindi sulle competenze dei comuni, su quelle della Regione, sulla legge che definisce le priorità e così via; questi punti sono normati dalla legge numero 13 del '98 che noi non ci proponiamo di modificare con questo provvedimento. La "13" del '98 ha già posto in capo ai comuni la gran parte delle responsabilità inerenti le commissioni, il rapporto con gli utenti e così via. Naturalmente ciò non toglie che possa essere obiettivo di questo Consiglio intervenire anche su quello strumento che ha necessità di essere adeguato.
Io non credo però che sia necessario intervenire su singoli aspetti, ancorché importanti, rischiando magari di entrare in contrasto con il resto. Quindi io suggerirei un ritiro dell'emendamento tenendo presente che il problema sussiste, ma va affrontato discutendo in maniera razionale il testo della "13" e cercando di apportare le correzioni a quel testo, non ad altro.
Infine, per quanto attiene la titolarità del patrimonio, si è scelto di allocare il patrimonio in capo all'Azienda, non in capo alla Regione, alla provincia, oppure ai comuni. Ci è sembrata una cosa non giusta caricare una responsabilità di questo genere sui comuni "polvere", i 300 comuni cioè al di sotto dei 2000 abitanti. Era una strada percorribile; ma noi abbiamo scelto non di appesantire gli enti locali bensì di farli partecipare alle scelte fondamentali che sono quelle inerenti la definizione delle politiche per la casa. Una scelta diversa,
come quella di affidare la titolarità ai comuni, avrebbe richiesto una diversa impostazione del provvedimento..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Il relatore esprime parere contrario sugli emendamenti numero 11, 9, 10 e 12; invita al ritiro degli emendamenti numero 1 e 2, qualora ciò non avvenisse il parere sarebbe contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 11. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 11.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 11.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 71
votanti 70
astenuti 1
maggioranza 36
favorevoli 24
contrari 46
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'articolo 1.
Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 9.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo oltre che per esprimere il voto favorevole all'emendamento numero 9 per sottolineare, avendo partecipato ai lavori della Commissione che ha esaminato gli emendamenti, che tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione sono stati rigettati. Questo è il secondo emendamento che esaminiamo e non ho avuto serie, esaustive spiegazioni del no espresso dalla maggioranza e dalla Giunta.
Richiamo soprattutto i colleghi molto sensibili, a parole, ai problemi degli "ultimi" e ai servizi da offrire agli "ultimi", sul fatto che votando contro questo emendamento, rappresentativo dei principi ispiratori delle finalità della legge, si possano qualificare realmente come "ultimi" coloro che non accettano di assumersi la responsabilità di prendere impegni seri nei confronti degli "ultimi" della società.
PRESIDENTE.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, per dichiarare ovviamente il nostro voto favorevole su questo emendamento numero 9 e sottolinearne, come ha già fatto il collega, l' importanza dal punto di vista sociale, dal punto di vista della solidarietà che deve esprimersi in atti concreti e in atti legislativi.
Francamente, sorprende il parere negativo dato dalla maggioranza nei confronti di questo emendamento; sorprende perché, se questo emendamento fosse accettato, sarebbero affrontate efficacemente alcune questioni particolarmente care a quest'Aula e, in modo particolare, almeno a giudicare dagli interventi che abbiamo sempre sentito da parte dei banchi della maggioranza, particolarmente care ai colleghi del centrosinistra.
Allora, mi chiedo come si fa a esprimere un parere negativo nei confronti di un emendamento aggiuntivo che prevede l'assicurazione del sostegno finanziario al reddito dei nuclei meno abbienti per consentire il loro accesso al mercato delle abitazioni in locazione. Voi sapete che questo è uno dei problemi principali delle famiglie sarde meno abbienti, questo è il problema principale che impedisce a molti nuclei familiari di nascere, perché ciò che spaventa principalmente i giovani sardi che devono formarsi una famiglia è proprio quello dell'accesso all'abitazione.
La funzione di un ente che cura l'aspetto delle locazioni agevolate, comunque dell'edilizia popolare e agevolata, è proprio quella di consentire alle famiglie meno fortunate, quelle famiglie che non possono nascere a causa di problemi economici gravi, problemi legati alla disoccupazione, problemi legati al disagio, di accedere al possesso di un'abitazione.
Ugualmente è importante il secondo punto di questo emendamento che consente di "…favorire la permanenza in alloggi di assegnatari che necessitano di un sostegno sanitario e sociale, anche tramite l'adeguamento degli alloggi stessi, ovvero la mobilità prioritariamente in alloggio nel medesimo immobile". Bene, a Cagliari, ad esempio, da decenni si sottolinea la gravità del problema dell'utilizzo delle abitazioni popolari da parte dei portatori di handicap; ci sono a Cagliari molte persone che vivono nella condizione di sepolti vivi perché, portatori di handicap, non possono accedere alle loro abitazioni; ci sono infatti delle carrozzelle che non entrano negli ascensori, e ci sono anche molti palazzi privi di ascensore. Presidente, chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 9.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 9.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Farigu e Balia hanno votato, il primo a favore, il secondo contro.
Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA MATTEO - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 65
maggioranza 33
favorevoli 23
contrari 42
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 2. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Orrù e, pur accogliendo la proposta della Commissione, osservo tuttavia che rafforzare il comma 1, con l'inserimento di una finalità peraltro in linea con le lettere c) e d) dell'articolo 4 della legge, non significa in alcun modo ridurre l'iniziativa ma anzi, appunto, renderla più agevole; d'altra parte, visto che si fa riferimento alla legge numero 13 del 1998 sarebbe opportuno richiamarla, se non qui quanto meno all'articolo 4, perché altrimenti manca il riferimento.
Volevo inoltre aggiungere, per quanto riguarda l'assegnazione delle abitazioni, che inserire anche queste priorità non credo sia in contraddizione con quanto prevedono le norme a livello comunale e provinciale, perché si tratterebbe soltanto di un richiamo che garantirebbe una maggiore vicinanza e presenza della Regione in questo ambito. Comunque ritiro sia l'emendamento numero 2 che l'emendamento numero 1.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 10.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, con l'emendamento numero 10 si chiede che la Regione favorisca il raccordo della programmazione degli interventi abitativi con le politiche sociali e sanitarie, anche attraverso la promozione di progetti di assistenza domiciliare integrata per gli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, nonché con le politiche per il diritto allo studio, per il lavoro e per l'immigrazione. Si chiede cioè che la Regione si impegni a portare avanti azioni concrete verso chi ha più necessità di altri.
Anche questo emendamento è stato rigettato dalla maggioranza, da tutta la maggioranza. Io spero di assistere nuovamente in quest'Aula all'intervento di qualcuno che si erge a paladino degli ultimi e dei meno abbienti, e spero anche di poter avere lo sbobinamento di interventi precedenti con i quali, sicuramente, giustificheranno anche il voto contrario a questo emendamento. Ovviamente io voterò a favore, ma vorrei sottolineare come questa maggioranza e questa Giunta, rigettando i principi ispiratori dell'emendamento, che sono alla base di una vera società civile, sensibile alle esigenze dei più deboli, abbiano qualificato la loro reale opinione.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Per dire che voto a favore dell'emendamento numero 10, così come ero favorevole all'emendamento numero 9, però non riesco a comprendere perché quest'Aula non voglia entrare nel merito di un provvedimento di legge che è di grande importanza in quanto, trattando di edilizia residenziale pubblica, vede interessata un'ampia fascia di popolazione meno abbiente che, con grande interesse, ne attende l'approvazione da parte dell'Aula.
E' un provvedimento che contiene alcuni elementi di positività, tipo quello di creare un unico ente regionale, che io condivido, ma c'è anche lo spazio per ulteriori miglioramenti. Credo quindi che sarebbe corretto che i colleghi della maggioranza e la Giunta volessero valutare con maggiore attenzione questi emendamenti; perché dovremmo capire che non sono emendamenti strumentali ma sono emendamenti che migliorano la legge.
Se , come al solito, questo Consiglio regionale si limita ad approvare tutto quello che arriva dalla Giunta o dalle Commissioni senza cercare di migliorare i testi in discussione, effettivamente si sminuisce il ruolo importante e fondamentale che il Consiglio ha.
Invito pertanto i colleghi della maggioranza, ma anche la Giunta, a rivedere la loro posizione perché sono convinto che le proposte contenute nell'emendamento numero 10 (ma lo stesso discorso poteva farsi per l'emendamento numero 9), possano essere accolte contribuendo a migliorare in testo in esame.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 bis. All'articolo 1 bis è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 bis e del relativo emendamento:
Art. 1 bis
Funzioni della Regione
1. La Regione provvede alla programmazione coordinata degli interventi di edilizia residenziale pubblica attraverso appositi piani annuali o pluriennali approvati dalla Giunta regionale; a tal fine predispone, sulla base delle proposte delle province, indirizzi e criteri programmatici e li sottopone all'intesa della Conferenza permanente Regione-enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1. Prima della predisposizione dei piani la Regione fissa i tempi e le procedure per la presentazione delle proposte dei comuni e delle province.
2. I piani tengono conto delle risorse previste dalla legge finanziaria regionale, di quelle statali e comunitarie attribuite a qualunque titolo alla Regione per le politiche abitative e delle risorse derivanti dai proventi delle alienazioni del patrimonio pubblico abitativo e dai canoni di locazione per la quota di reinvestimento prevista dalla normativa vigente.
3. I piani annuali o pluriennali sono approvati dalla Giunta regionale in attuazione degli indirizzi e dei criteri programmatici, di cui al comma 1, e in armonia con la programmazione regionale: determinano gli obiettivi generali e le azioni a sostegno della domanda abitativa; ripartiscono i finanziamenti per tipologie di intervento ritenute prioritarie e per aree territoriali provinciali; assicurano priorità, per limitare l'espansione dei centri urbani, agli interventi di recupero a fini abitativi del patrimonio edilizio esistente nei centri urbani e promuovono politiche integrate di riqualificazione urbana.
4. La Giunta regionale dispone l'assegnazione all'AREA e ai comuni dei fondi necessari per l'attuazione degli interventi previsti nei piani pluriennali e annuali e provvede alla verifica ed al monitoraggio dell'attuazione dei piani stessi, attraverso la raccolta e l'elaborazione delle informazioni tecniche relative agli interventi realizzati, avvalendosi a tale scopo dell'osservatorio del sistema abitativo di cui all'articolo 1 quinquies.
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Ladu - Vargiu - Pisano
Articolo 1 bis
Al comma 4 le parole "dell'AREA" sono soppresse. (13).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho visto l'indifferenza con la quale le sollecitazioni che continuiamo a porre alla maggioranza cadono in quest'Aula: un'indifferenza preoccupante.
Io nutro un grande rispetto verso i colleghi della maggioranza, così come verso quelli della minoranza, ma mi chiedo per l'ennesima volta che cosa ci stiamo a fare qua.
Sulle pagine dei giornali di questi giorni leggiamo della grande partita che si sta svolgendo tra l'Istituzione regionale, questo Consiglio - qualcuno evoca il popolo sardo - e il Governo centrale. Abbiamo cercato di comprendere e anche, in qualche modo di sostenere, alcune ragioni. Si parla di sovranità del popolo sardo, si parla di deleghe agli enti locali, si parla molto di tutto questo, e mentre i nostri solerti giornalisti richiamano il motivo del momento, cioè lo scontro istituzionale tra la Regione e lo Stato, si svolgono in quest'Aula, si discutono e si approvano delle leggi che a mio avviso non onorano l'Istituto autonomistico sardo.
Forse serve riempire le pagine dei giornali, parlando di autonomia e sovranità, affinché l'attenzione della gente non sia rivolta ai provvedimenti che stiamo ponendo in essere.
Andando a ritroso, ricordo i passaggi modificativi, a mio avviso anche quelli in buona parte discutibili,sulla legge di contabilità, abbiamo ripristinato la Finanziaria omnibus, abbiamo delegato la Giunta a guidare, a non interpellare il Consiglio, a negare il principio di una guida da parte dell'Assemblea legislativa.
Abbiamo approvato una legge di riforma sanitaria e di tutela (è detto nel titolo della legge, ma di tutela c'è ben poco) e di riorganizzazione del servizio sanitario, il cui intento principale era quello di sanare provvedimenti illegittimi posti in essere, dall'inizio di questa legislatura, da questa Giunta relativi a nomine di personaggi discutibili e giustificare, quindi, una linea di programmazione sanitaria che, ahimè, è sotto gli occhi di tutti ma sicuramente non è ben riportata dagli organi di stampa stessi. Un esempio, certamente non l'ultimo, è dato da quanto è successo in quel della provincia di Nuoro su trichinellosi e PSA; l'incontro tra il Sottosegretario, l'Assessore della sanità e il popolo - così come voi lo chiamate - è stato particolarmente animato, ma leggendo i giornali sembrava che tutto si fosse svolto nel migliore dei modi. Si è sicuramente aggiunto, così, un altro tassello mediatico sull'azione di questa Giunta e di questa maggioranza.
Si parla di autonomia e di sovranità; come ho avuto già modo di dire possiamo anche condividere alcuni principi della sovranità popolare, ma se questo deve portare a legittimare un sovrano, su questo sicuramente non avrete mai il nostro sostegno. Così come metto in dubbio il sostegno che fino ad oggi abbiamo riservato alla vertenza con lo Stato, perché portare avanti leggi di riforma, quali queste, che consolidano il centralismo cagliaritano, inteso come regionale, è nettamente in contraddizione con il nostro combattere il centralismo del Governo nazionale. Non può essere credibile, quindi, il nostro parlare di deleghe agli enti locali.
State rasentando il ridicolo, siete una contraddizione continua, non sapete legiferare perché molte delle leggi esitate sono state impugnate in diverse sedi, per cui aumenta il contenzioso tra gli enti locali e la Regione, aumenta il contenzioso tra i privati e l'istituzione regionale, tra gli enti privati e l'istituzione regionale. Le spese legali schizzano verso l'alto, a nulla sono servite le spese per consulenze di docenti e saccenti che hanno prodotto, e continuano a produrre, il saccheggio delle casse regionali. Parlate di deleghe e invece concentrate ulteriormente le competenze su Cagliari, nelle mani della Giunta, in stretto collegamento con l'AREA che si vuole formare, cancellando così il senso stesso della operatività dei comuni nel loro territorio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) Credo che da qui alla conclusione dell'esame del disegno di legge, qualcuno risponderà su questa disposizione, qualcuno la motiverà, qualcuno darà le sue spiegazioni e spero che siano soddisfacenti, non per me o per noi in quest'Aula, ma siano soddisfacenti per le persone che dovranno attenersi alle leggi che stiamo esitando in quest'Aula, tra le quali questa. Questo emendamento prevede una semplice soppressione di una parola, al comma quattro, ma significativa perché richiama il concetto di autonomia degli enti locali quali attori principali del territorio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, discutendo l'articolo 1 bis, relativo alle funzioni della Regione, credo si possa riprendere il discorso, appena concluso dal collega Capelli, sul quale è utile cercare di coinvolgere l'intero Consiglio, almeno quella parte che vuole approfondire gli argomenti e ragionare sulle cose, non soltanto approvare testi di legge, per valutare insieme la strada che questo Consiglio regionale sta intraprendendo.
Io circoscriverei il ragionamento alle ultime tre leggi prese in esame (due già approvate, una da approvare), anche se nel corso di quest'ultimo scampolo di lavori prefestivo avremo probabilmente la possibilità di discutere anche di altre leggi e di valutare lo spirito che le informa. Per quanto riguarda questi tre provvedimenti discussi in Consiglio, è difficile dire che si tratti di leggi di riforma che, oltre a non incidere praticamente in niente rispetto al contesto complessivo dell'assetto economico o sociale della Sardegna, hanno anche il pregio, difficile da ottenere, di essere informate da una visione schizofrenica, perché prive di una idea guida. .
Basterebbe fermarsi, sempre con riferimento all'articolo 1 bis, al problema della programmazione. La programmazione era l'elemento centrale della legge sanitaria perché i soggetti programmatori erano decine in tutti i livelli istituzionali e dovevano raggiungere concertazioni improbabili per qualsiasi tipo di scelta condizionando, vedremo nel prosieguo se avevamo o no ragione, l'attività del direttore generale perfino nelle più piccole scelte e decisioni di competenza di chi avrebbe invece il ruolo gestionale all'interno delle AA.SS.LL.
Poi alla abbiamo discusso e approvato la legge di contabilità dove la programmazione è stata cancellata, nel senso che in nessuna fase della programmazione regionale relativa alla contabilità esisteva la concertazione; nessun articolo prevedeva che ci dovesse essere un rapporto con qualche soggetto esterno, rispetto alla Giunta e al Consiglio regionale, con il quale effettuare dei ragionamenti che precedessero la fase di programmazione di competenza diretta della Regione.
Oggi è in discussione il disegno di legge, di iniziativa dell'assessore Pigliaru di concerto con l'assessore Mannoni, di riordino degli IACP. Avremmo immaginato che venisse trasposta in questo provvedimento la stessa impostazione della programmazione presente nella legge di contabilità; quindi una programmazione molto elastica e molto concentrata nel livello regionale, con la delega gestionale affidata ai livelli inferiori. Questo sarebbe stato assolutamente ragionevole prevedere in un disegno di legge che porta la firma dell'assessore Pigliaru, esattamente come quello di contabilità. Se qualcuno pensa che il ragionamento non sia illogico me lo dica e proviamo ad approfondirlo.
Invece il modello previsto in questo disegno di legge è completamente differente; noi abbiamo un livello di programmazione che viene attribuito alla Regione, nel quale c'è un ampio coinvolgimento, a differenza di quanto avviene nella legge di contabilità, di tutti i livelli di intersezione della programmazione regionale: province, comuni, apposite Commissioni, Consiglio delle autonomie locali, quindi tutti i soggetti che possono essere coinvolti nella programmazione, e che non erano coinvolti né nel PRS, né nel DAPEF che abbiamo appena approvato, sono invece coinvolti nella programmazione dell'edilizia residenziale pubblica.
Non avviene, però, quello che la Giunta regionale ha definito decine e decine di volte come il goal di questa amministrazione regionale. Questa Giunta regionale infatti ha detto: "La Regione deve spogliarsi interamente dei compiti di gestione". Il presidente Soru andava in giro per gli Assessorati e chiedeva: "Quanti sono i dipendenti regionali"? Gli veniva risposto che erano sei mila, e lui ribadiva: "Me ne bastano mille", con ciò intendendo, io immagino, non che ne avrebbe licenziato cinque mila, ma che per il tipo di compito che nella sua testa deve avere la Regione, cioè un compito sostanzialmente di programmazione e non di gestione, fosse necessario un sesto dei dipendenti oggi in carico alla Regione, perché il tipo di compito che egli si attribuisce é quello di definire la cornice del quadro, di definire i colori che devono essere utilizzati nel quadro, ma non di dipingere i paesaggi. Per questo tipo di compito il Presidente Soru ritiene di aver bisogno di molti dipendenti in meno e, probabilmente, in parte anche significativamente diversi rispetto a quelli attualmente in servizio. Anche questa seconda fase del Soru pensiero è ben nota, perché tante polemiche ha suscitato.
Mi dispiace che non ci sia l'assessore Pigliaru, perchè da questa considerazione mi sembrerebbe che dovesse discendere, nel caso di questa legge, una distinzione netta tra i compiti di programmazione e i compiti di gestione; nel senso che è evidente che i compiti di programmazione debbono rimanere, anche per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, o comunque agevolata, in carico alla Regione, ma è altrettanto evidente che i compiti gestionali non possono essere mantenuti surrettiziamente in capo alla Regione, perché?
Perché abbiamo sempre detto che laddove è possibile delegare l'ente territorialmente più vicino al cittadino, questa delega è un obiettivo strategico da raggiungere, anche per riuscire a ridurre il gravame gestionale che, comunque, rimane in capo alla struttura centrale,
Questa legge è un'occasione persa, nel senso che io non riesco a capire quale sia la riforma effettuata con questo disegno di legge. Al collega Eliseo Secci, che cita le leggi di riforma esitate da questa Amministrazione, così come chiedevo di non citare la legge sanitaria che non riforma niente, chiedo di non citare adesso e questo provvedimento sugli IACP che non riforma niente. Gli IACP cambiano il nome e, in luogo dei quattro consigli di amministrazione e dei quattro collegi sindacali, è previsto un unico consiglio di amministrazione e un unico collegio sindacale. Non c'è alcuna riforma perchè rimangono uguali funzioni, e competenze, attività gestionale.
Nel corso della discussione sugli articoli successivi entreremo nel dettaglio , ci confronteremo per comprendere se è stata avviata qualche riforma, per comprendere se quei blandi tentativi che voi avete fatto di rendere, questo, un ente che si interfaccia con la realtà esterna, che riesce ad avere delle competenze diverse rispetto a quelle degli IACP, anche con il sale dell'intelligenza, all'interno dell'ente stesso, vedremo se questi blandi tentativi che voi avete fatto di introdurre queste possibilità hanno poi un'articolazione, giuridica e tecnica che consenta davvero di pensare che questa opportunità ci sia.
A mio avviso è molto difficile ritenere che questa opportunità ci sia; quindi, se non c'è, e quando entreremo nel merito degli articoli successivi verificheremo che non c'è, rimane solo la contraddizione di fondo tra ciò che voi affermate, in linea di principio, e cioè che tendete alla semplificazione, che volete lasciare alla Regione i compiti di programmazione, che credete nel ruolo dei comuni, che ai comuni volete dare la possibilità di essere protagonisti del loro destino e del loro futuro, e il contenuto delle vostre leggi che non ha nessuna attinenza con i proclami di partenza.
Questa è l'ennesima riforma che non riforma, non chiamiamola riforma, quindi, chiamiamola adeguamento alle nuove normative nazionali senza nessuna necessità e volontà di riformare alcunché.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io credo che, partendo da questo disegno di legge di riforma, noi possiamo ampliare il ragionamento e vedere anche quali sono i passi importanti, coerenti con le affermazioni di principio, che questa Giunta regionale vuole portare avanti. Effettivamente, noi siamo un po' confusi dall'atteggiamento della Giunta regionale, confusi nel senso che non capiamo quale sia la volontà effettiva della Giunta regionale e anche della maggioranza. Parlano infatti di voler alleggerire il ruolo della Regione per favorire un maggiore decentramento a favore degli enti locali e , invece, quando discutiamo e approviamo delle leggi di settore importanti verifichiamo che tutto questo non succede.
A parere nostro, la presenza della Regione è talmente ingombrante che rischia di appesantire, di ritardare anche i tempi di attuazione delle riforme, nonché la programmazione della spendita delle risorse.
Assessore, io continuo a dire che condivido lo spirito della riforma, l'impalcatura generale del provvedimento perché, secondo me, rende più snella l'organizzazione di questo importante strumento della Regione. Però, quando esaminiamo la ripartizione delle risorse, diventa difficile capire perché la Regione voglia destinare delle risorse sia all'AREA che ai comuni.
Se noi anziché creare un ente, l'AREA, che abbia una struttura la più snella possibile e che programmi veramente gli affidiamo anche la gestione delle risorse, creiamo le condizioni perchè questo ente, abbia dei problemi e operi male.
Assessore, io mi pongo anche un altro problema, cioè mi chiedo quando e in base a quali criteri: le risorse vanno indirizzate verso l'AREA o verso i comuni. Senza una specificazione, senza un chiarimento, può anche succedere che tutte queste risorse vengano date all'AREA e neanche una lira ai comuni o viceversa.
Io credo, quindi, che vada individuata una linea che veda un vero decentramento nella gestione delle risorse e quindi che queste debbano andare ai comuni. Ma anche se così non fosse, noi dobbiamo stabilire quand'è che le risorse vanno all'AREA e quando vanno ai comuni, perché altrimenti non si capisce come noi vogliamo programmare le risorse. Di conseguenza,questo comma 4 dell'articolo 1 bis va rivisto.
Vi è una mancanza di coerenza da parte della Giunta regionale che dichiara di volere arrivare ad una maggiore semplificazione di tutta la gestione delle risorse regionali e degli enti e, di fatto, crea invece le condizioni perché questo non avvenga. Io sono del parere che la gestione delle risorse debba essere responsabilità dei comuni, perché mi pare sia la cosa più ovvia, mentre la Regione e l'AREA si debbano limitare alla programmazione e al controllo.
Se non si dovesse seguire questa impostazione, io chiedo alla Giunta, ai colleghi della maggioranza, che si stabiliscano almeno dei criteri chiari, che al momento non ci sono, di destinazione delle risorse..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Il parere del relatore sull'emendamento numero 13 è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MANNONI, Assessore tecnicodei lavori pubblici. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore, ma vorrei rispondere
molto velocemente alle osservazioni sia dell'onorevole Ladu che dell'onorevole Vargiu.
Nel corso della mia, direi non più breve, esperienza di Assessore l'unico programma di rilievo finanziario finora attivato da questa Giunta sulle politiche della casa vede coinvolti solo ed esclusivamente i comuni. E' quindi una scelta di campo della Giunta quella di coinvolgere il sistema locale, in modo puntuale e centrale, nell'attuazione delle politiche abitative.
La politica della casa compete anche all'Azienda. L'Azienda è uno strumento operativo, è un gestore di patrimoni, un progettatore di patrimoni, un realizzatore di costruzioni, cioè un soggetto fortemente tecnico. Di questo abbiamo bisogno nella politica della casa in Sardegna, lo dicevo nella mia relazione, ma questo non vuol dire che tutte le responsabilità saranno conferite all'Azienda. Tutto il sistema locale verrà infatti coinvolto nella fase della formulazione dei piani regionali, attraverso quei sistemi di garanzie che abbiamo creato con la Commissione e in ossequio, tra l'altro, delle norme che il Consiglio ha recentemente approvato sui compiti e sulle funzioni attribuite al sistema locale; è ben individuato quindi il ruolo del comune nei piani di riqualificazione urbana, nei piani urbanistici, nei piani di attuazione.
Non vi è nessuna violazione delle competenze, ma una loro articolazione basata proprio sulla differenziazione degli interventi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 13.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta del consigliere Amadu?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CALLEDDA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 55
votanti 53
astenuti 2
maggioranza 27
favorevoli 12
contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'articolo 1 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
<Passiamo all'esame dell'articolo 1 ter. All'articolo 1 ter non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 ter:
Art1 terCompiti delle province
1. Le province, nell'ambito delle funzioni ad esse conferite ai sensi dell'articolo 39 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali), provvedono alla valutazione dei fabbisogni abitativi rilevati a livello comunale, elaborano proposte, indicando i comuni o gli ambiti sovracomunali cui destinare le azioni prioritarie di intervento, e le trasmettono alla Regione per la redazione degli indirizzi e dei criteri programmatici di cui al comma 1 dell'articolo 1 bis.
2. Per l'adozione delle determinazioni previste dal comma 1, la provincia convoca preliminarmente una conferenza dei comuni del proprio territorio la quale:
a) esprime parere in merito all'individuazione delle priorità nelle diverse tipologie degli interventi;
b) sviluppa forme di coordinamento d'area fra più comuni o per ambiti omogenei per l'attuazione di interventi specifici.
3. Le proposte di cui al comma 1 sono aggiornate periodicamente con la medesima procedura.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 quater. All'articolo 1 quater non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 quater:
Art 1 quater Compiti dei comuni1. Spetta ai comuni, singoli o associati nelle forme previste dalla legge regionale sugli ambiti per l'esercizio associato di funzioni, la promozione degli interventi per l'edilizia residenziale pubblica.
2. I comuni concorrono alla programmazione regionale mediante:
a) la rilevazione a livello comunale del fabbisogno abitativo;
b) l'indicazione delle tipologie di intervento atte a soddisfarlo.
3. Le proposte dei comuni sono trasmesse alla provincia per le attività di cui all'articolo 1 ter.
4. Spetta ai comuni la predisposizione di progetti per la realizzazione e la riqualificazione del proprio patrimonio di edilizia residenziale pubblica; per l'attuazione degli interventi i comuni possono avvalersi, mediante convenzione, dell'AREA.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo sull'articolo 1 quater riprendendo anche il senso dell'apprezzato approfondimento che l'assessore Mannoni ha voluto dare all'Aula. Apprezzato perché nell'intervento precedente avevo posto dei problemi che nascevano da perplessità personali; perplessità che non erano ovviamente indirizzate soltanto alla Giunta ma, in quanto tali, erano indirizzate all'intero Consiglio.
Io credo infatti che l'attività legislativa che noi svolgiamo all'interno di quest'Aula sia di competenza di ciascuno di noi, quindi, se quello che si dice ai medici, ai quali si ricorda sempre che le responsabilità professionali sono, anche di struttura, ma sempre personali, sia quelle penali che quelle civili, potesse essere trasposto in maniera assolutamente identica nei confronti del Consiglio regionale, dovrei sottolineare che le responsabilità del legislatore sono sicuramente consiliari, sono sicuramente di maggioranza, sono sicuramente correlate al rapporto fiduciario che esiste tra la maggioranza e la Giunta, ma sono anche individuali, di ogni singolo consigliere regionale.
Il che significa che ogni singolo consigliere regionale dovrebbe conoscere nel dettaglio la materia su cui si sta legiferando, che ogni consigliere regionale dovrebbe assumersi individualmente una quota di responsabilità sul testo delle leggi che vengono licenziate da questo Consiglio.
Io mi rendo conto che questo non è sempre facile, e mi rendo conto che diventa via via più difficile quanto più l'attività legislativa diventa incalzante; nessuno di noi è infatti un tuttologo, per cui se le leggi vengono sfornate come le "crostate di casa Letta", una dietro l'altra, è assai difficile che si possa entrare nel merito degli ingredienti, al massimo si giudica la qualità estetica della torta o se ne assaggia il contenuto ma, sicuramente, non si riesce ad avere una competenza complessiva, tornando in ambito consiliare, su ciò che il Consiglio licenzia.
Però, questo non va bene dal punto di vista dell'attività legislativa e, pur nel rispetto di scelte che comunque l'Aula ha fatto, che la maggioranza ha fatto, credo sia doveroso per ogni singolo consigliere regionale cercare di essere quanto più addentro possibile alla materia che si sta discutendo. Il consigliere di maggioranza, per la parte sua di competenza, deve poter giudicare e verificare la coerenza complessiva tra ciò che il Consiglio licenzia e il programma di governo della Giunta e della maggioranza; il consigliere di minoranza deve invece poter segnalarvi, se ritenete che possa servire, le incongruenze che rileva nell'ambito della vostra attività legislativa.
Allora, io comprendo bene che se qualcuno di voi ha verificato, studiato e valutato soltanto il disegno di legge di riordino degli IACP, poi valuta la coerenza tra il disegno di legge in esame e l'attività di programmazione complessiva della Giunta. Però, se voi avete seguito nel dettaglio, e credo che ognuno di voi lo abbia fatto, le leggi precedentemente licenziate in questa tornata consiliare, non potete non chiedervi come mai si usino pesi e misure così diverse in rapporto al differente argomento trattato.
È evidente che di fronte ad una Giunta che dice di voler far fare una cura dimagrante alla Regione su tutte le competenze di carattere gestionale, diventa curioso il fatto che ci siano competenze su cui si fa la cura dimagrante e competenze sulle quali non la si fa. Di fronte a una Giunta che parla del federalismo a cascata auspicando che il Governo si spogli di competenze proprie delegandole alle Regioni, alle quali deve chiaramente fornire le risorse economiche per la loro gestione, risulta anomalo che la Regione non faccia lo stesso nei confronti dei comuni.
Io condivido, l'ho detto nel mio intervento precedente, il coinvolgimento degli enti locali (comune, provincia, Consiglio delle Autonomie locali, organizzazioni distrettuali), nell'attività di programmazione; e questo disegno di legge prevede tutti gli strumenti atti a consentire di coinvolgere le realtà locali nella programmazione dell'edilizia pubblica residenziale. Io ho semplicemente notato, ed è la parte di ragionamento su cui l'assessore Mannoni non si è espresso che era curioso che su questa legge ci fosse la stessa firma, quella dell'assessore Pigliaru, apposta sulla legge di contabilità dove nessuna istituzione veniva coinvolta nella programmazione.
E' per me una cosa curiosa che la stessa testa affronti due argomenti diversi con metodologie così radicalmente differenti tra di loro; immaginavo che anche i colleghi di maggioranza, che sono stati in Aula come me durante l'approvazione della legge di contabilità, loro approvandola, io contestandola, avessero riscontrato la stessa curiosa incongruenza, e cioè che lo stesso cervello adottasse due metodologie diverse su due argomenti che, tutto sommato, erano identici dal punto di vista, almeno a mio parere, dell'approccio metodologico da usare, perché sempre e comunque di programmazione si stava trattando.
E' evidente che l'incongruenza potrebbe essere meno evidente se qualcuno avesse seguito la legge di contabilità e non quella oggi in discussione, o viceversa,. Detto questo, è indubbio che questa maggioranza si è caratterizzata, si è qualificata dal punto di vista del programma elettorale, dal punto di vista del progetto e delle affermazioni fatte in quest'Aula, come una maggioranza che intendeva attuare politiche di decentramento, quindi una maggioranza che voleva spogliare la Regione dei compiti gestionali, trasferendoli laddove possibile agli enti locali, alle province, quando di competenza.
Questa maggioranza niente dice, addirittura, nei confronti della legge istitutiva delle province,;anzi, la difende per bocca dell'assessore Dadea che si scontra con il Vicepresidente del Consiglio sulla necessità di avere dei finanziamenti statali da destinare alle province. Quindi sostiene e difende questi enti territoriali, e altrettanto ha difeso e difende la competenza e il ruolo dei comuni sostenendo che i comuni, che rappresentano il momento amministrativo più vicino alle esigenze del cittadino, sono soggetti importanti nell'ambito della programmazione. E perché non nell'ambito della gestione?
L'obiezione che noi portiamo è che, tendenzialmente, la custodia e la proprietà del patrimonio immobiliare dello IACP, dell'ex IACP ora AREA, dovrebbero essere logicamente attribuite ai comuni, spogliando in questo modo l'AREA di un'incombenza che ne ingessa sostanzialmente l'attività, perché è evidente gestire anche la proprietà, oltre che le azioni che alla proprietà sono connesse, poi significa avere compiti di carattere gestionale assai più importanti che creano delle inevitabili criticità.
D'altra parte è evidente, ed è stato scritto anche in alcuni emendamenti presentati in altre circostanze, che il patrimonio dello IACP per molte parti, basti pensare al comune di Carbonia, è più corretto che sia nel possesso del comune che ne organizza l'assegnazione, l'utilizzo, che ne gestisce in pieno la proprietà, che non invece in capo ad un'Agenzia. Quindi, il problema fondamentale che noi ponevamo, è che ci sembra che anche questa volta si sia persa un'occasione importante per trasferire al livello di competenza proprio, che è quello comunale, la proprietà degli immobili dello IACP, fermo restando che è evidente che se questo fosse stato fatto, si sarebbe dato ai comuni un ruolo assai più significativo nella gestione del patrimonio immobiliare, e si sarebbe per contro spogliata l'Agenzia di una serie di incombenze che sicuramente ne renderanno più pachidermico, più lento, più legato a mille problemi di varia natura, sia l'incedere, sia l'azione, sia la possibilità di intervenire sul patrimonio stesso.
Questo è stato il problema che noi vi abbiamo segnalato, il ragionamento su questo e su altre parti del disegno di legge è aperto, se i colleghi del centrosinistra intenderanno intervenire per spiegare la loro valutazione contribuiranno utilmente al lavoro dell'intera Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). e Signor Presidente, noi non dobbiamo girare attorno ai problemi ma dobbiamo tentare di dare risposte più puntuali. Riprendendo il discorso delle competenze dei comuni, noi dobbiamo dire chiaramente con chiarezza quali sono realmente queste competenze, se veramente vogliamo o non vogliamo dare un ruolo ai comuni.
È chiaro che il problema fondamentale è come utilizzare oggi questo strumento, come devono essere gestiti questi alloggi dell'edilizia economica e popolare e qual è il loro futuro. Io avrei voluto che nella proposta avanzata dalla Giunta regionale fosse presente un orientamento diverso. Credo che l'obiettivo della Giunta regionale non debba essere quello di avere molte case popolari, quindi molti compiti di gestione. Io credo che l'obiettivo principale che dobbiamo porci, come Regione, sia quello di far sì che tutti gli assegnatari, un domani possano diventare proprietari.
Assessore, io non vedo emergere questo orientamento dal disegno di legge, mentre mi pare emerga che si voglia semplicemente aumentare il numero delle case popolari, senza porsi l'obiettivo che ho indicato e verso il quale dovremmo tendere con questo provvedimento.
Mi pare inoltre effettivamente minimale il ruolo che hanno i comuni in tutta questa vicenda. Assessore, io ho apprezzato lo sforzo che lei ha fatto tentando di dare una risposta ai quesiti che avevo posto, però su uno non è stato chiaro: quello relativo alla ripartizione delle risorse tra l'Azienda e i comuni Assessore, se non sarà possibile inserire nel testo in esame una norma precisa - io credo che sarebbe la cosa più corretta - si stabilisca almeno in linea di principio chi devono essere i destinatari delle risorse e in base a quali criteri'assegnare le risorse medesime. Senza la previsione di criteri chiari, c'è il rischio che le risorse vadano tutte in un'unica direzione .
Io invito pertanto la maggioranza di questo Consiglio regionale, in particolare quelle forze politiche che ogni tanto dicono di voler difendere i più deboli, i più poveri, ad essere a fianco di queste persone. Oggi c'è un mutismo strano, un mutismo incomprensibile, non si capisce perché di fronte a una legge così importante, che può dare risposte vere, risposte reali nei confronti di queste categorie meno abbienti, non si parli rasentando il disinteresse e l'indifferenza.
Io vorrei che su questi punti si avviasse un confronto vero tra tutte le forze presenti nel Consiglio regionale, soprattutto da parte delle forze della maggioranza che oggi stranamente non parlano e quindi fanno passare un testo che può essere sensibilmente migliorato in molte delle sue parti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Io sono abbastanza sorpreso dal tono degli interventi dei colleghi e da quello del collega Vargiu in particolare. Debbo dire che per un verso sono anche piacevolmente sorpreso dal suo perorare, in modo così convinto, anche perché in altri momenti così non è stato, la causa del conferimento della pienezza di funzioni e di poteri agli enti locali.
Sono invece meno piacevolmente sorpreso, pur comprendendo le ragioni che non sempre attengono al merito del provvedimento, dalle posizioni critiche assunte sulla politica della maggioranza, del Governo, prima ancora che sulle scelte portate avanti in questo provvedimento.
Io penso che non aiutino il confronto, non aiutino a migliorare un testo, affermazioni del tipo: "Non è una riforma". Si può dire: "Non è una riforma che mi convince. E' sbagliata; andrebbe corretta in questo punto; andrebbe individuato un altro strumento". Ma non si può dire: "Non è una riforma. E' un passo indietro", quasi venissimo da una situazione normale, ordinaria, in cui si è costantemente intervenuti per tener conto di quel tipo di situazione.
Noi dimentichiamo di essere una Regione che non ha fatto alcun intervento nel settore, tranne aver varato la legge numero 13 del '98 che - ripeto - si occupa, per fortuna, di assegnazioni degli alloggi tenendo conto delle priorità, dei problemi di carattere sociale e così via, assegnazioni di cui si occupano i comuni in primo luogo. Non mi risulta che dal 1999 al 2004 ci sia stato un minimo di attenzione verso gli Istituti autonomi case popolari. Tutti i direttori o i responsabili hanno detto: "Noi non sappiamo più di che morte morire, perché da anni non sappiamo che cosa dovremo fare! Siamo abbandonati a noi stessi", nonostante abbiano fatto un gran lavoro. Io capirei le critiche se in questi mesi attorno a questo problema si fosse sviluppata una proposta alternativa, ma così non è stato!
Si è detto che il disegno di legge andava male e noi lo abbiamo integrato! Perché gli articoli 1 bis, 1 ter, 1 quater nel disegno di legge originario chiaramente non c'erano! Quando mai la Regione ha fatto programmazione con i comuni nel settore dell'edilizia economica e residenziale? I comuni prima non esistevano, erano utenti come gli altri, presentavano una domanda che gli Istituti autonomi case popolari e l'Assessore di turno benevolmente accoglievano! Questo era il sistema! Ora si passa a un sistema codificato e in cui è chiaro chi svolge le funzioni di programmazione, chi decide, perché sul programma decide la Giunta, ma con l'intesa della Conferenza Regione-enti locali, sulla base di un percorso in cui le proposte di elaborazione, di intervento, del tipo di intervento, le fanno i comuni! Non l'Istituto! E' una riforma. E' sbagliata? Va bene, ma è una riforma! Non è vero che non è una riforma! Va male, può essere corretta, ma non si può dire che non è una riforma! Rispetto a quello che c'era c'è una cosa diversa! Questo significa fare una riforma! Chiedo scusa se mi sono accalorato, non ne avevo l'intenzione, ma il tema porta a questo.
Ritengo comunque che il discorso vada ricollocato in un alveo corretto. Si poteva fare la scelta dell'attribuzione del patrimonio ai comuni. Io penso di sì, che si potesse fare, articolandoli in maniera diversa. La scelta che si è fatta è stata quella di riservare a questa Azienda compiti di alta progettualità, nelle intenzioni ovviamente, quella cioè di interventi di costruzione, di riqualificazione, di progettazione integrata di alta qualità che non può essere polverizzata nei vari enti o sotto enti o nel prossimo istituendo ente del Medio Campidano, per non parlare d'altro.
L'Azienda deve occuparsi della politica di attuazione, cioè deve attuare gli interventi di carattere esecutivo che necessitano di un'altra professionalità. La funzione di programmazione, la funzione della gestione degli alloggi, il rapporto con gli utenti, devono essere, invece, attribuiti ai comuni attraverso l'articolazione in distretti.
Io penso sia una scelta comprensibile quella che prevede di allocare le competenze vere che attengono alla programmazione degli interventi nelle sedi decentrate, partendo ovviamente dai comuni, ma non solo dai comuni, e riservare la funzione attuativa a un'Azienda che si propone di elevare la qualità dell'intervento dal punto di vista tecnico e professionale ,.
Questa scelta può essere non condivisa, se ne poteva fare anche un'altra, ma può essere una scelta comprensibile; io, lo ripeto, ritengo non utile affermare che non è stata effettuata alcuna scelta, che non è stata fatta una riforma e, soprattutto, che non è stato dato un ruolo ai comuni. I comuni finora non avevano, davvero, alcun tipo di ruolo, con questo provvedimento si cerca di dare loro un ruolo più definito. E' poco? Vediamo allora di migliorare quanto è stato fatto, non di negarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io vorrei rispondere al collega Orrù perché sono molto sorpreso dalle dichiarazioni fatte poc'anzi. Mentre l'assessore Mannoni, pur omettendo di dire qualcosa, ha detto anche cose giuste, il collega Orrù ha fatto delle dichiarazioni che non condivido nella maniera più assoluta perché non corrispondono alla realtà. Quando il collega Orrù dice che non c'è stato, fino adesso, un programma di edilizia residenziale pubblica, sta dicendo cose non vere! Non vere! Perché i programmi di edilizia residenziale pubblica ci sono stati.
Ricordo all'onorevole Orrù che nel 2003 questa Regione aveva recuperato oltre 250 miliardi di vecchie lire, di risorse statali non spese, e aveva programmato una serie di interventi di edilizia residenziale pubblica in tutti i comuni della Sardegna. Collega Orrù, non è vero che in passato non ci sono stati interventi, così come non è vero che gli interventi erano decisi a discrezione della Giunta o dell'Assessore competente.
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Anche la destinazione delle risorse veniva decisa sulla base di criteri e parametri precisi, come per esempio la densità demografica.
Quindi, rifiuto totalmente le dichiarazioni del collega Orrù e mi meraviglia che, essendo stato sindaco, non sappia che in passato c'è stata una programmazione nella quale proprio quegli enti che stiamo riformando hanno avuto un ruolo importante. È vero che qualche volta non hanno funzionato correttamente, però in alcune fasi hanno dato risposte molto importanti.
Pertanto, questa legge - lo dico soprattutto al relatore della maggioranza - può essere migliorata. In caso contrario sarà inadempiente il Consiglio regionale, e soprattutto la maggioranza a cui competerebbe questa responsabilità.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1 quater. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 quinquies. All'articolo 1 quinquies è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 quinquies e del relativo emendamento:
Art. 1 quinquiesMonitoraggio della condizione abitativa
1. La Regione verifica costantemente la qualità e l'efficacia degli interventi in relazione alla pressione abitativa, alle risorse disponibili, agli obiettivi di qualificazione del patrimonio urbano e di assetto generale e corretto utilizzo del territorio.
2. La Regione affida all'Osservatorio economico, previsto dal comma 7 dell'articolo 41 della legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (legge finanziaria 2005), l'acquisizione, la raccolta, l'elaborazione, la diffusione e la valutazione dei dati sulla condizione abitativa e sulle attività nel settore dell'edilizia abitativa. In particolare è assicurata la raccolta e la rielaborazione dei dati relativi a:
a) fabbisogno abitativo, espresso a livello comunale, provinciale e regionale, riferito in particolare alle categorie sociali più deboli;
b) interventi pubblici nel settore abitativo;
c) rilevazioni congiunturali e strutturali sugli scenari abitativi;
d) monitoraggio ed attuazione dei programmi di intervento;
e) modalità di utilizzo del patrimonio esistente.
3. All'Osservatorio è affidata la creazione e tenuta dell'anagrafe dei beneficiari di contributi ed agevolazioni in materia di edilizia residenziale in attuazione del comma 18 dell'articolo 5 della legge regionale n. 7 del 2005; la convenzione ivi prevista è modificata in relazione a quanto disposto dal presente articolo.
4. L'Osservatorio svolge la sua attività anche a supporto degli enti locali per le funzioni ad essi attribuite in materia di edilizia abitativa e, in particolare, per gli adempimenti previsti dagli articoli 1 ter e 1 quater.
5. L'Assessorato regionale competente in materia di edilizia residenziale pubblica assicura il raccordo con l'Osservatorio nazionale della condizione abitativa di cui all'articolo 12 della Legge 9 dicembre 1998, n. 431, e specifica con propria determinazione i metodi di rilevazione e gli standard tecnici al fine di assicurare omogeneità dei dati.
Emendamento aggiuntivo Caligaris
Articolo 1 quinquies
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:
"2 bis. All'Osservatorio è affidata un'indagine conoscitiva sullo stato attuale degli immobili degli Istituti autonomi case popolari, comprese le parti condominiali ed i quartieri di ubicazione, sui canoni, sulle condizioni degli assegnatari e sulla disponibilità all'acquisto mediante riscatto". (3).)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, personalmente ritengo che la verifica costante della qualità e dell'efficacia degli interventi, soprattutto in questo settore dove la trascuratezza grava doppiamente sui cittadini, se non altro perché incide sulla qualità della vita e perfino sul decoro, sia proprio importantissima; di conseguenza valuto positivamente questo articolo che prevede il monitoraggio della condizione abitativa. Sono dati utili, appunto, per conoscere la situazione. Penso però che un analogo lavoro preliminare sia imprescindibile, e mi riferisco anche alle ultime parole dell'onorevole Orrù, che più ampiamente richiamo, sul fatto che in questi anni non è stato fatto nulla e non c'è stata una sufficiente attenzione verso gli IACP.
Proprio per questa ragione, un intervento preliminare per conoscere la situazione abitativa, tutto ciò che ruota intorno ad essa, diventa addirittura strategico e mi riferisco anche ai comuni e alle province che potrebbero giustamente avvantaggiarsene. Tant'è vero che in questo articolo è previsto che l'Osservatorio svolga la sua attività anche a sostegno degli enti locali per le funzioni ad essi attribuite. Quindi, l'emendamento che reca il numero 3 prevede che l'Osservatorio economico, prima di svolgere i compiti assegnatigli dalla legge e indirizzati proprio a ottimizzare i futuri interventi, effettui un attento monitoraggio sull'attuale stato del patrimonio immobiliare dello IACP, per ciascun distretto provinciale. Stiamo parlando di un patrimonio, lo ricordo, di 25 mila alloggi. Questo lavoro permetterebbe di avere un quadro preciso sugli interventi di risanamento, ma anche sulla manutenzione degli stabili, ovviamente con riferimento anche alle parti condominiali e ai quartieri in cui sono ubicati.
Si tratterebbe anche di conoscere nel dettaglio tutta la questione relativa ai canoni, sulla situazione dei locatari; tutto ciò che poi si prevede in legge come un fatto importante, tant'è che è normato, appunto, con un apposito articolo. Mi sono permessa di suggerire con questo emendamento, questa parte preliminare, perché se si vuole lavorare bene proprio in un settore così importante non si può prescindere dalla conoscenza puntuale della situazione attuale. Per il futuro ciò è previsto, mentre per questa fase mi sembra di interpretare correttamente nel non rilevare una altrettanta sufficiente attenzione..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, al di là delle considerazioni che la collega Caligaris ha svolto illustrando l'emendamento numero 3, indipendentemente da quello che sarà il giudizio dell'Aula sull'emendamento medesimo, giudizio che io personalmente non esprimo perché probabilmente è un giudizio tecnico di dettaglio, su cui sarebbe anche utile conoscere il parere, possibilmente articolato, del relatore della Commissione, è senz'altro vero che il tipo di articolazione dell'attività dell'AREA e della Regione, e il tipo di competenze che vengono attribuite attraverso l'articolo 1 quinquies all'Osservatorio economico regionale, dimostrano come in questa legge (è il ragionamento fatto dal collega relatore di maggioranza) sono contenuti, come sarebbe impossibile che non fosse, dei positivi elementi riformistici.
Collega Orrù, il ragionamento fatto negli interventi precedenti non è rivolto a negare che in questa legge ci siano dei contenuti di riforma; qualunque aggettivo io usassi, potrei usare l'aggettivo "clamoroso", potrei userei l'aggettivo "stupefacente", non sarebbe comunque sufficiente per esprimere l'incredulità totale che l'Aula proverebbe di fronte ad un disegno di legge, che dovrebbe innovare su un argomento importante, quale quello della edilizia pubblica, privo di contenuti innovativi. Una legge di riforma muta sarebbe ovviamente la negazione di qualsiasi capacità di lavoro della Giunta, della maggioranza, dell'Aula, della Commissione e di tutti noi.
E' evidente che elementi di riforma non possono non essere contenuti; quello che noi stiamo contestando è che la riforma non abbia niente di quella completezza che ne farebbe una vera legge di riforma. Una vera legge di riforma deve essere una legge che, sulla base degli orientamenti programmatici della maggioranza e in coerenza con questi orientamenti, interviene sul quadro precedente conoscendolo nel dettaglio, conosce l'attività legislativa svolta sino ad oggi da questo Consiglio ed è coerente con quell'attività legislativa, conosce la situazione che esiste nello stesso settore nelle altre Regioni italiane, conosce le risposte che alle difficoltà differenti, Regione per Regione, sono state date e sulla base di questo propone una soluzione durevole e quindi destinata a resistere nel tempo.
Quando lei dice: "Dalla minoranza ci aspettiamo, come è giusto che sia, non contestazioni a 360 gradi della legge, ma indicazioni sulla legge", lei dice una cosa giusta. Se la maggioranza segue una sua strada nella realizzazione del programma di governo e la minoranza, su un aspetto specifico, ha un'idea completamente diversa, è un diritto della minoranza contestare la filosofia della legge. In questo caso, però, la contestazione si concentra su parti del provvedimento che potrebbero anche essere emendate; quando noi sosteniamo che la titolarità del patrimonio dell'edilizia pubblica debba essere posta in capo ai comuni, stiamo facendo una proposta che può essere contenuta anche all'interno di questo disegno di legge.
Non stiamo proponendo una norma che confligge filosoficamente con il contenuto del provvedimento, vi stiamo porgendo una nostra valutazione che voi, autonomamente, potreste anche decidere di fare vostra. Anzi, devo dire che né dalle sue parole, né da quelle dell'assessore Mannoni emerge una tesi diametralmente opposta. Lei mi ha detto in Aula che è piacevolmente stupito dal fatto che io assuma a nome dei Riformatori questa posizione, io le devo dire che la piacevolezza mi fa piacere, lo stupore meno, perché significa che noi abbiamo difficoltà a comunicare in quest'Aula.
I Riformatori, se non esistessero queste difficoltà, probabilmente, sarebbero riusciti a trasmettere ai colleghi, almeno all'interno dell'Aula, la loro idea sul federalismo municipale; noi Riformatori crediamo nelle competenze delegate ai comuni e siamo convinti che tutto ciò che può essere trasferito al soggetto gestore che è più vicino al cittadino debba essere trasferito.
Questo ovviamente non significa che debba essere trasferito tutto al soggetto gestore più vicino al cittadino, perché ci sono delle competenze che non possono essere trasferite, però è importante anche in questo che vengano individuati i gestori di quelle competenze. Ad esempio, nel settore della sanità, tanto per ritornare su un argomento che quest'Aula ha avuto in carico nei giorni scorsi, è ovvio che le competenze gestionali sono affidate alle Aziende e quindi agli organismi direttivi delle Aziende; ed è ovvio che se noi decidessimo di affidare al sindaco di Ghilarza (mi scuso col sindaco di Ghilarza per l'esempio), la scelta sull'apertura e sulla chiusura del "punto nascite" di Ghilarza, probabilmente non gli faremmo un regalo. Gli staremmo attribuendo infatti sia una competenza di tipo programmatorio che afferisce ad altre strutture, sia una competenza gestionale che gli si ritorcerebbe contro come un boomerang, e lo stesso avverrebbe per l'ente programmatore che sarebbe condizionato dalla volontà dell'ente gestore nella sua attività di programmazione.
Secondo noi va fatta principalmente chiarezza sulla scelta del soggetto a cui devono essere affidate le competenze di gestione, e l'affidamento delle competenze di gestione deve essere attribuito al soggetto su cui c'è maggior controllo diretto da parte del cittadino.
A noi va benissimo l'impianto della programmazione contenuto all'interno degli articoli di questa legge, ci va benissimo il ruolo di controllo tecnico- scientifico svolto dall'Osservatorio economico come da voi previsto in Commissione, ci va meno bene che il patrimonio sia affidato in gestione a un ente che, a causa di questo affidamento, avrebbe difficoltà a svolgere quelle nuove attività che costituiscono poi il nocciolo della riforma.
Io mi chiedo infatti questo nuovo ente, l'AREA, al di là del nome diverso, al di là dell'articolazione territoriale diversa, al di là delle differenti funzioni di programmazione che vengono attribuite dalla Regione, che cosa ha effettivamente di diverso, di riformatore, di innovativo rispetto allo IACP.
Se l'AREA ha su base regionale, semplicemente con una modifica dell'attività di programmazione pur assolutamente meritevole e meritoria, stessi compiti, stesse competenze, stesso ruolo, stessa articolazione, stesso personale dei vecchi IACP, ci sembra che l'occasione di riforma sia, lo ripeto, una occasione perduta o come minimo un'occasione sfruttata soltanto a metà.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Io chiederei al presentatore di ritirare questo emendamento in primo luogo perché una parte dello stesso è già contenuta nell'articolo successivo, l'1 sexies; in secondo luogo perché i compiti che nell'emendamento vengono affidati all'Osservatorio rientrano tra le competenze ordinarie dell'Azienda. Quindi, pur capendo la ratio dell'emendamento, la sollecitazione che si intende fare, invito al ritiro..
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente,, francamente, in questa circostanza, onorevole Orrù, invece non sono sorpresa, ma sono stupefatta. Perché è previsto il monitoraggio della condizione abitativa, laddove la Regione verifica costantemente la qualità e l'efficacia degli interventi. La Regione affida all'Osservatorio economico, previsto dal comma 7, tutto ciò che deve fare. All'Osservatorio è affidata la creazione e tenuta dell'anagrafe. Non si capisce perché questo Osservatorio, sempre per iniziativa della Regione, non debba valutare, prendere in considerazione e fare un monitoraggio sull'esistente. Anche perché, che cosa accadrebbe in questo caso? Che si attribuirebbero dei compiti relativamente ad un patrimonio di cui non si conosce la qualità specifica in ogni ambito. Se, d'altra parte, per gli altri due emendamenti mi sembrava ci fosse una giustificazione al non accoglimento, che non ho condiviso del tutto, ma che poteva essere considerata, in questo caso, francamente, l'invito al ritiro mi sembra del tutto immotivato. Quindi, non lo ritirerò.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1 quinquies. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 sexies. A questo articolo sono stati presentati cinque emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 sexies e dei relativi emendamenti:
Art. 1 sexiesAzienda regionale per l'edilizia abitativa
(AREA)
1. L'AREA, con sede nel capoluogo della regione, è un ente pubblico economico dotato di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale, gestionale, patrimoniale e contabile. Ha un proprio statuto ed è sottoposta a vigilanza della Regione. Costituisce lo strumento attraverso cui la Regione risponde alla domanda abitativa di soggetti in condizioni economiche e sociali disagiate.
2. L'AREA informa la propria attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed ha l'obbligo del pareggio del bilancio, da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi.
3. L'AREA è articolata per distretti territoriali periferici, corrispondenti a ciascuna delle circoscrizioni provinciali di cui alla legge regionale 13 ottobre 2003, n. 10, ovvero a più circoscrizioni provinciali in relazione all'entità del patrimonio gestito.
4. Il distretto è un'articolazione organizzativa e funzionale di secondo livello dell'AREA organizzata in almeno due strutture, una a carattere tecnico e l'altra a carattere amministrativo. Svolge i compiti e le funzioni previsti dal regolamento di cui alla lettera a) del comma 3 dell'articolo 5 bis e quelli ad esso affidati dai competenti organi dell'AREA. In ogni caso assicura, nell'ambito territoriale di competenza, i servizi minimi essenziali previsti dalla Carta dei servizi ed in particolare:
a) garantisce il rapporto con l'utenza anche mediante la costituzione dell'ufficio relazioni con il pubblico;
b) rileva costantemente lo stato di manutenzione del patrimonio in gestione ed esegue gli interventi urgenti e indifferibili;
c) provvede, per quanto di competenza, all'attuazione dei provvedimenti e degli interventi deliberati dall'azienda;
d) cura i rapporti con gli enti locali del territorio.
5. L'AREA organizza i distretti conferendo a ciascuno ambiti di autonomia e risorse adeguate a conseguire livelli ottimali di qualità ed efficienza nell'erogazione dei servizi e nel perseguimento degli scopi dell'Azienda.
Emendamento soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - Diana - LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Il terzo periodo del comma 1 è soppresso. (14)
Emendamento aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - Diana- LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Il secondo periodo del comma 4 è soppresso. (15)
Emendamento soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO
Articolo 1 sexies
Nel terzo periodo del comma 4 le parole "In ogni caso..." sono soppresse. (16)
Emendamento aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Al comma 1 le parole "...nel capoluogo della Regione" sono sostituite dalle seguenti: "nel Comune di Oristano". (17)
Emendamento aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LADU - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - Sanna Matteo
Articolo 1 sexies
Al comma 5 dopo la parola "...organizza" sono aggiunte le seguenti: "a norma dell'articolo 12 della legge regionale n. 31 del 1998". (18).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente,gli emendamenti l'articolo 1 sexies un articolo molto importante di questa legge, riprendono il senso di quanto sostenuto dai colleghi della minoranza che mi hanno preceduto. Anch'io, vorrei esprimere il mio apprezzamento al relatore, l'amico Orrù, uno dei colleghi più simpatici del centrosinistra, del quale ho apprezzato molto la fantasia dimostrata nel tentare di convincere l'Aula del ruolo attribuito ai comuni e dell'importanza, soprattutto, di quell'aspetto della cosiddetta riforma che attiene al ruolo dei distretti territoriali; un ruolo che io non vedo molto diverso da quello svolto dagli attuali IACP. Le leggo, onorevole Orrù, quanto ha detto il Consiglio delle autonomie, nell'esprimere il parere su questo disegno di legge: "Il Consiglio delle autonomie ha ritenuto, peraltro, che la procedura decisionale finora attuata con lo IACP e il suo rapporto con gli enti locali vengono sostituiti con procedure più complesse e articolate, a scapito della trasparenza e tempestività nelle decisioni, e che risulta più opportuno che la gestione del patrimonio venga affidata agli enti locali e che l'AREA si occupi esclusivamente della gestione dei servizi e dell'attuazione delle politiche della casa".
In risposta a questo parere, in fase di discussione generale, qualcuno di voi, ricordo bene chi, ha detto: "Ma il Consiglio delle autonomie a che cosa serve?!". Sintetizzo così il giudizio liquidatorio espresso da qualcuno di voi
sul Consiglio delle autonomie locali che è stato istituito con legge regionale. Il Consiglio delle autonomie conclude così l'espressione del suo parere: "Si evidenzia, infine, il carattere accentratore dell'impianto strutturale del nuovo organismo". Non sto citando i parere espressi dalle diverse Commissioni, sto citando quello del Consiglio delle autonomie. È al vostro Consiglio delle autonomie che deve rispondere, onorevole Orrù, non a noi. .
Potrei anche leggere le considerazioni espresse nei pareri delle Commissioni competenti, ma ve li risparmio, presumendo che li abbiate letti tutti. Anche se il dubbio viene, soprattutto, nell'esaminare il silenzio del centrosinistra, senza nulla togliere agli interventi del relatore, ovviamente, che evidentemente sta rispondendo all'ennesimo diktat. Questa è infatti una leggina che deve passare così, anche perché sono pochi i dipendenti, non fanno numero, non sono importanti per voi, no?! Sono insignificanti e perciò, come tali, c'è il diktat che questa è una leggina che deve passare così. Perché dobbiamo affrontare, entro pochi giorni, l'altra perla che ci state proponendo, cioè, la riforma degli enti agricoli, ma su quella avremo modo di discutere, appunto, nel momento in cui la stessa entrerà in Aula.
Si dice che su questo disegno di legge non c'è il contributo della minoranza che esprime solo critiche. Ci sono venticinque emendamenti propositivi! Propositivi, seguendo una filosofia diversa. Cosa correggiamo di una filosofia che non si condivide,? che deprezza il ruolo del personale, che accentra ulteriormente?
So già come risponderete, per esempio, ad un'ennesima proposta di decentramento, che è quella di stabilire, per esempio, la sede del nuovo ente nel comune di Oristano. Applichiamo il decentramento reale. Perché sempre tutto su Cagliari? Perché non è possibile istituire la sede del nuovo ente , presso il comune di Oristano? Non è decentrare questo?! E anche a questa proposta avete risposto con un no!
Ovviamente, e non posso essere tacciato sicuramente di campanilismo, perché in subordine metterei Nuoro, ovviamente; e anche dando le giustificazioni opportune, perché possa essere altra città importante, non Cagliari. Ma, soprattutto, credo che sia poco giustificabile che il capoluogo di provincia più centrale della Sardegna non possa assurgere al ruolo di sede di questo ente. Così come per l'organizzazione. Avete architettato un'organizzazione che, come è definita dal Consiglio delle autonomie, va a rendere ancora più complessa la stessa funzionalità dell'ente quando noi abbiamo un riferimento, che voi già mettete in legge, per quanto riguarda il trattamento economico del personale, cioè la "31". La "31" è una legge che stabilisce anche i criteri organizzativi degli enti, però quello dà un qualche fastidio a qualcuno.
Abbiamo una legge che non avete intenzione di modificare, non mi risulta che ci siano proposte in tal senso, la utilizzate soltanto, e significativamente, per quanto riguarda il trattamento economico del personale, per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, che già sono normati, come per la stragrande maggioranza degli enti regionali; in questo caso studiate un'architettura particolare, addirittura si cancellano anche titoli, ma questo penso sia in riferimento al parere espresso sul personale dello IACP, in Commissione e in quest'Aula, considerato, sono le vostre parole, un personale che non ha avuto modo di qualificarsi.
Così come, onorevole Orrù, evidentemente abbiamo un tipo di ascolto diverso nelle audizioni. Io non ho sentito dire dai direttori generali, nel corso della loro audizione, quanto da lei asserito, e cioè che non sapevano di che morte morire. Hanno portato invece dati sulla morosità, hanno portato dati sul loro impegno, su quanto hanno costruito, hanno riportato tutta una serie di dati che hanno immediatamente provocato questa domanda: "Ma se funzionano perché li stiamo riformando?" E questa domanda nasceva dal fatto che soltanto Cagliari, per carenze nostre, per carenze di personale e per carenze dirigenziali, era indietro rispetto agli altri istituti.
Abbiamo scaricato le nostre carenze sul progetto di riforma perché non siamo stati in grado di farli funzionare così come avrebbero potuto funzionare. Abbiamo scaricato le nostre carenze sulla "incompetenza" del personale che, dice l'Assessore: "deve imparare a lavorare col cuore", sono le sue parole in fase di discussione generale. Io non ho capito questa affermazione, io credo che dove c'è passione c'è cuore! Dove c'è gratificazione c'è cuore! Dove ci sono indicazioni chiare e certe dal vertice c'è cuore! E soprattutto occorre dare gli strumenti perché il cuore poi si trasformi anche in azione.
Ecco perché non è una riforma ma è una "riformina", e purtroppo lo dico in senso negativo, questo è il nostro giudizio, che peggiorerà la situazione, che gratificherà ancora di meno il personale, che renderà il rapporto con gli enti locali, per concludere ancora con le parole del Consiglio delle autonomie: "ancora più complesso e articolato a discapito della trasparenza e tempestività delle decisioni". Questi sono giudizi univoci, non di una parte politica, ma anche dei rappresentanti di diverse parti sociali.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 14.
Versione per la stampa