Seduta n.204 del 14/01/1993 

CCIV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

GIOVEDI' 14 GENNAIO 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

INDICE

Dimissioni del consigliere regionale Giovanni Battista Zurru:

COGODI...................................

PORCU ....................................

SCANO ....................................

MELONI...................................

FANTOLA ...............................

SERRA PINTUS ......................

PUBUSA...................................

TAMPONI................................

DADEA.....................................

SORO .......................................

BAROSCHI..............................

ORTU .......................................

(Votazione segreta)....................

(Risultato della votazione).........

Interpellanze (Annunzio) ........

Interrogazioni (Annunzio) ......

Interrogazioni (Risposta scritta) …..

Mozioni (Annunzio) …..

Proclamazione e giuramento del consigliere regionale Dante Atzeni …..

La seduta è aperta alle ore 10 e 02.

SECHI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 dicembre 1992, che è approvato.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Baghino - Tidu - Fantola - Fadda P. - Serra Pintus - Serra G. - Usai S. - Selis sulla immissione nel mercato di tonno di importazione con la falsa dicitura 'Tonno di Carloforte'". (94)

(Risposta scritta in data 22 dicembre 1992.)

"Usai Edoardo sulla gestione della Sardatel". (409)

(Risposta scritta in data 23 dicembre 1992.)

"Dadea - Barranu - Muledda sulle procedure di assunzione seguite dal gruppo Polli-Legler per la realizzazione del polo tessile Macomer-Ottana-Siniscola". (410)

(Risposta scritta in data 23 dicembre 1992.)

"Carusillo sulla inadeguatezza del servizio veterinario pubblico e di quello privato in Sardegna". (412)

(Risposta scritta in data 22 dicembre 1992.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario:

"Fadda Paolo - Ruggeri - Ladu Leonardo - Lombardo - Atzori - Degortes - Pusceddu - Sardu - Giagu - Serrenti - Usai Sandro, con richiesta di risposta scritta, sulla reindustrializzazione del bacino minerario dell'Iglesiente". (459)

"Cocco - Dadea - Serri, con richiesta di risposta scritta, sulla costruzione di un porticciolo nell'area dello stagno di Piscinnì". (460)

"Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Melis -Meloni - Morittu - Murgia - Planetta - Puligheddu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sul trasporto e smaltimento di rifiuti speciali tossici dalla penisola in Sardegna". (461)

"Carusillo - Lorettu, con richiesta di risposta scritta, su alcune iniziativa promozionali di prodotti gastronomici sardi". (462)

"Baghino - Amadu - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Onida - Oppi - Piras - Sanna Adalberto - Selis - Tamponi - Tidu - Usai Sandro sul trasferimento dei rifiuti speciali in Sardegna". (463)

"Morittu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla lista degli Uffici Veterinari di frontiera CEE". (464)

"Pau, con richiesta di risposta scritta, sulla campagna di macellazione degli agnelli". (465)

"Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Morittu - Murgia - Planetta - Puligheddu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata chiusura della società Nuova Sardamag s.r.l. di Sant'Antioco". (466)

"Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'uso della caccia per combattere un'anomala crescita del cinghiale in Sardegna". (467)

"Desini - Mereu Orazio - Onnis - Pusceddu, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi dell'attivazione del programma comunitario Interreg Sardegna - Corsica". (468)

"Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze dell'aeroporto di Alghero e sulla necessità di interventi urgenti". (469)

"Serrenti - Ortu - Salis - Ladu Giorgio - Melis - Meloni - Morittu - Murgia - Puligheddu - Planetta - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata riduzione di tariffe aeree per la Sardegna". (470)

"Tamponi - Deiana, con richiesta di risposta scritta, sulla presunta disparità di trattamento delle Unità sanitarie locali della Sardegna, e in particolare quella di Sassari, da parte della Regione". (471)

"Usai Edoardo sulla locazione di una villa nel centro di Cagliari alla Unità Sanitaria Locale n. 21". (472)

"Porcu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato avvio del corso infermieri professionali presso la Unità sanitaria n. 5 di Ozieri". (473)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario:

"Cuccu - Ladu Leonardo - Lorelli - Pes - Satta Gabriele - Casu sulle decisioni ENEL concernenti il Piano energetico per la Sardegna". (280)

"Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Morittu - Murgia - Planetta - Puligheddu - Salis sul Piano energetico ENEL per la Sardegna". (281)

"Cuccu - Ruggeri - Ladu Leonardo - Sardu sull'occupazione dei cantieri da parte dei lavoratori della società Torno". (282)

"Sanna Adalberto sulla grave situazione venutasi a creare a seguito delle nevicate e gelate, negli agrumeti del Sarrabus". (283)

"Mannoni - Fadda Fausto sull'assenza del personale degli uffici dell'Amministrazione regionale". (284)

"Mannoni - Baroschi - Degortes - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Lombardo - Manchinu - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Pili sull'aumento delle tariffe aeree per la Sardegna". (285)

"Marteddu sulla selezione per accedere ai corsi preparatori dell'assunzione al Gruppo Tessile Ottana". (286)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario:

"Scano - Amadu - Baghino - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Fantola - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Salis - Marteddu - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Morittu - Murgia - Onida - Pes - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Ruggeri - Satta Gabriele - Sardu - Selis - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Zucca sulla necessità di trasparenza circa l'appartenenza ad associazioni che svolgono attività di carattere politico, culturale, assistenziale o di promozione economica e l'eventuale affiliazione alla massoneria". (117)

"Tamponi - Deiana - Amadu - Giagu - Carusillo - Serra Antonio - Dettori - Satta Antonio - Lorettu - Serra Pintus sul rischio di catastrofe che potrebbe scaturirne dal permanere del transito delle navi petroliere e altre nelle bocche di Bonifacio". (118)

Dimissioni del Consigliere regionale Giovanni Battista Zurru

PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Giovanni Battista Zurru ha fatto pervenire a questa Presidenza, in data 5 gennaio 1993, la seguente lettera: "Il sottoscritto onorevole Zurru Giovanni Battista, essendo stato nominato Presidente della SFIRS in data 4 gennaio 1993, rassegna le dimissioni da consigliere regionale. Distinti saluti".

E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio la specifica motivazione contenuta nella lettera dell'onorevole Zurru, cioè l'avvenuta nomina del medesimo a Presidente della SFIRS, impone, a mio avviso, un momento di riflessione da parte dell'Assemblea, per valutare se questa motivazione sia coerente col sistema istituzionale e se sia in quanto tale da condividere. In effetti, noi non ci troviamo di fronte ad un adempimento tecnico, cioè alla presa di atto della volontà di un consigliere regionale di lasciare l'incarico: noi ci troviamo di fronte ad una motivazione politica all'interno di un procedimento istituzionale che riguarda un consigliere regionale, un componente di questa Assemblea. E' in causa un principio che, per l'essere sancito in atti non legislativi ma in atti amministrativi, non per questo deve ritenersi meno vincolante, quello dell'incompatibilità tra la funzione di consigliere regionale e la funzione di dirigente di enti amministrativi. Questa incompatibilità non viene dal cielo, non viene dagli astri, questa incompatibilità viene da risoluzioni della competente Commissione consiliare e da atti ancora più formali e vincolanti, cioè da deliberazioni della Giunta regionale. Il principio dell'incompatibilità fa parte del sistema giuridico-istituzionale della Regione: si tratta quindi di valutare, dal punto di vista del Consiglio regionale, se nel caso in esame sia stato applicato in modo corretto. Io credo anche che in questo caso si ponga un problema molto serio, concernente la funzione del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale non è solo e principalmente una cassa di risonanza, un luogo nel quale si può parlare e ci si può qualche volta ascoltare, se si vuole; il Consiglio regionale, oltre che il principale organo rappresentativo della politica regionale, è l'organo legislativo della Regione, nonché il principale organo di indirizzo e di controllo dell'attività istituzionale regionale. Se il Consiglio regionale abdicasse, se abbandonasse questa funzione, mancherebbe al suo ruolo, sarebbe un Consiglio incapace. Non voglio credere, soprattutto in questa stagione di riforme (almeno annunciate), in questa primavera, che vorremmo vedere delle cose nuove e delle cose pulite, che questo Consiglio voglia contraddire sé stesso in modo così palese, prolungando un inverno e una stagione di tempeste e di turbolenze sul piano istituzionale.

C'è un problema di coerenza a me pare, di serietà e di credibilità che attiene a tutto il Consiglio regionale e ad ogni singolo consigliere che debbano essere manifestate in fatti concreti, non nei proclami, non nei comunicati, non solo nelle conferenze stampa. Ora, io vorrei sottoporre alcune questioni alla riflessione dei colleghi. Una è di ordine politico generale: è quella cui ho appena accennato e mi fermo a quanto ho già detto sulla credibilità e sulla coerenza nell'esercizio dei propri poteri. Ma non vi è solo un punto politico che pure, a mio avviso, è quello principale; vi è anche, come dire, una questione di ordine tecnico. Si configurano in questa procedura, io non dico abusi, stravolgimenti (non serve a niente eccedere nei termini), dico invece irregolarità, cioè cose non rispondenti alla regola, che possono anche essere, come dire, indipendenti, qualche volta, dalla volontà dei singoli, ma viziano gli atti, ragione per la quale abbiamo l'interesse, tutti, a ricondurre nell'alveo il fiume che straripa, comunque a ricondurre a regole gli atti che si compiono. Il Consiglio regionale deve essere attento a queste cose, perché se non lo fosse - ripeto - mancherebbe a una delle sue funzioni, quella di indirizzo e di controllo. Io voglio richiamare puramente e semplicemente queste irregolarità, perché ne prendiamo atto e perché le rimuoviamo. La Giunta regionale, in data 31 dicembre, ha adottato la delibera di nomina del Consiglio di amministrazione e del Presidente della SFIRS, adottando contestualmente (cioè un attimo prima, nella sequenza temporale, immagino non un attimo dopo: sarà stato un attimo prima) anche i criteri attraverso cui si devono individuare gli amministratori. Nella stessa riunione, dunque, la Giunta adotta i criteri e contestualmente nomina in base ai criteri. A me pare che questa procedura sia, come dire, un po' azzardata. Prescindo per ora dal merito dei criteri, che possono essere anche i migliori criteri del mondo. Ma i criteri si individuano per essere applicati ad una generalità di casi; i criteri sono la strada su cui chi ha diritto può passare, ma se io costruisco una strada perché ci passi solo uno, sto dando in dote una strada, non sto costruendo una strada perché si passi. Noi abbiamo invece questo caso, credo unico nella storia, nel quale i criteri non sono più generali, perché non sono stati preventivamente resi conoscibili all'esterno: non si è avuto manco il tempo di conoscerli, non sono neanche usciti non dico dalla stanza, ma forse neppure dalla penna o dalla bocca del proponente, che già sono applicati.

Sul piano tecnico-giuridico è un procedimento assurdo. Il criterio deve essere per sua natura generale, deve dire: "Ha titolo per questo possibile, eventuale incarico il cittadino che si trovi in queste condizioni"; quindi deve essere data possibilità agli ipotetici portatori di queste condizioni di farsi avanti. Invece i criteri vengono adottati e nello stesso tempo l'incarico viene anche occupato. Ma allora non sono più criteri, tanto valeva non farne. Si potrebbe discutere sulla possibilità di fare le nomine senza criteri. In astratto si potrebbe. E chi impedisce alla Giunta, che ha il potere di fare, di esercitare questo potere? Ma la Giunta ha scelto di adottare dei criteri, si è autovincolata e quindi deve rispettare il vincolo che si è data, perché la delibera è un atto amministrativo che vale nei confronti della generalità, non è come non dato.

Vi sono poi, a mio avviso, dei vizi specifici dell'atto che si è assunto, vizi di ordine giuridico intendo, di irregolarità, insito. Nella stessa delibera della Giunta si parla di candidato che deve avere certi requisiti; ora, chi è il candidato? Zingarelli, vocabolario della lingua italiana: "Candidato è colui che si presenta, che avanza domanda per avere un incarico". Candidato non è uno che appare improvvisamente (quelli sono i fantasmi), candidato è uno che si presenta, uno può essere anche candidato da altri, ma ciò non vale nulla se non vi è il concorso della volontà. La stessa delibera dice che il candidato propone il suo curriculum: quindi è uno che si deve fare avanti. Ora, può essere che la persona interessata fosse pronta nell'aria, diffusa nell'atmosfera, nel momento in cui la Giunta ha deliberato: ha presentato il curriculum, ha fatto domanda, si è presentato; però non credo che la generalità dei cittadini sapesse, in quel momento, che poteva usufruire dello stesso diritto di colui che è entrato dal buco della chiave. Quindi si parla di candidato e però non è rispettato il requisito dell'essere candidato. E quindi questa condizione, che non è solo un concetto astratto, ma che è una configurazione giuridica, non si è realizzata; non si è consentito che vi fossero dei candidati, forse anche un solo. Mai uno che abbia avanzato domanda, non c'è traccia di domanda che sia stata avanzata; risulta solo un effetto, una conseguenza, una nomina.

Non solo, ma ancora nella delibera della Giunta, al punto 1), si parla di "adeguata professionalità per la materia specifica". Se diamo uno sguardo al curriculum che è stato presentato e poi inviato al Consiglio, esso dice: "Perito agrario, già Assessore regionale". Ma se questo è il titolo specifico, quello che vale nel caso di specie, non può la Giunta regionale non tenere in conto, posto che nessuno ha fatto domanda, di tutti i periti agrari e di tutti gli Assessori regionali, per poter dire: "Questo è il migliore, questo va bene, perché più idoneo, in base a questi titoli, per questa funzione"! Nella stessa delibera si pone l'ulteriore requisito di un "elevato titolo di studio con diretta attinenza con il settore di pertinenza". La SFIRS è l'istituto finanziario per l'industria e quindi il titolo di studio non è un'opinione, il titolo di studio è un fatto. Ora a me non pare che per un istituto finanziario il titolo di studio più alto (perché si dice: "elevato titolo di studio") sia il diploma di perito agrario. Ci sarà pure qualche altro diploma e anche qualche altra laurea o titolo o dottorato che possa concorrere con questo! Con questo io non voglio dire che chi non ha titolo di studio non vale; c'è tanta gente in questo mondo, in questa società, che vale più di tutti quelli che hanno una laurea messi insieme. Tuttavia dico un'altra cosa: che se è così, non si detta un simile criterio. Io sto facendo un ragionamento logico e anche tecnico: se non si ritiene necessario un elevato titolo di studio, non si formalizza il criterio; ma se metti il criterio, autovincoli come organo di amministrazione, e poni come requisito il possesso di un elevato titolo di studio, specifico per la funzione, devi verificare la rispondenza della nomina a quel criterio. La Giunta invece ha deliberato, e ha deliberato un attimo prima, di fare una scelta che rispondesse a precisi criteri: ma nel momento immediatamente successivo a quello in cui l'organo di amministrazione si era dato quei criteri, autovincolandosi, deliberava una nomina senza rispettarli. E questo non si può fare: si può decidere senza essersi dati prima dei criteri, assumendosi le responsabilità della scelta sul piano politico e su quello dell'opportunità, però allora non si fa finta di avere a monte delle regole e di averle rispettate. Questo per quanto attiene la delibera della Giunta, assunta contestualmente il 31 dicembre.

Ma vi è un altro elemento, che più direttamente chiama in causa il Consiglio, la responsabilità e, aggiungo, la dignità del Consiglio. Esiste una risoluzione approvata all'unanimità dalla prima Commissione consiliare, quella competente per le questioni istituzionali, non obiettata e non contestata da nessuno, benché sia stata assunta, come dire, un po' clandestinamente. La risoluzione, votata il 10 dicembre 1991, indica per la nomina degli amministratori da parte della Regione, criteri precisi. Ora, anche qui nasce un problema che è politico, innanzitutto. Magari qualcuno ha ravvisato che, per avere valore cogente, quella risoluzione avrebbe dovuto essere approvata dal Consiglio, ed in effetti, dal '91 ad oggi, non capisco perché un argomento così importante non sia stato portato all'esame e all'approvazione del Consiglio. In base al Regolamento la Commissione consiliare è un organo interno del Consiglio, e quindi già in nuce contiene il Consiglio, essendovi rappresentate le forze politiche di questa Assemblea. Dal resto si tratta di questioni di indirizzo, non di sostituzione della Commissione in poteri propri dell'Assemblea; insomma, qualche valore avrà pure quella risoluzione, che indica alla Giunta determinati criteri: invece la Giunta, nella delibera contestuale del 31 dicembre, cancella, omette ogni osservanza a tali criteri. Due cose, essenzialmente, sono cambiate, nella delibera del 31 dicembre, rispetto alle indicazioni del Consiglio regionale. La prima riguarda l'esposizione della procedura attraverso la quale si addiviene all'individuazione dei nominanti. E' un fatto importante, perché attiene alla trasparenza, concetto divenuto ormai ricorrente nel gergo di chiunque ambisce a parlare di riforme: trasparenza significa, in questo caso, sapere - almeno saperlo - attraverso quali procedure si arriva ad individuare coloro che devono esser nominati, cioè se c'è stata conoscenza esterna dell'esigenza di procedere a una nomina, se ci sono state domande, come, tra più persone, si sceglie la migliore, chi si assume la responsabilità di scegliere. E' importante, la procedura, per addivenire alle candidature. Questo punto è sparito dalla delibera della Giunta, è stato cancellato, proprio perché non è stata attivata nessuna procedura. Il secondo punto di modifica sostanziale, nella delibera della Giunta, è il momento di vigenza, chiamiamola così, dell'incompatibilità. La risoluzione della Commissione consiliare dice, in modo evidentissimo, chiarissimo, che durante la fase istruttoria del procedimento deve essere accertata l'inesistenza o la cessazione delle situazioni di incompatibilità. Quindi durante l'istruttoria, cioè prima, deve essere accertata la sussistenza dell'incompatibilità. La Giunta invece sposta l'effetto dell'incompatibilità al momento dell'entrata in vigore della delibera: come dire che uno di noi, consigliere regionale, si rende disponibile per essere nominato nelle banche, negli uffici, dove si vuole e poi, a colpo sicuro, quando ha un altro incarico migliore di quello che aveva, o uguale, o anche peggiore, che però gli aggrada di più, si dimette dal Consiglio: a cose fatte. In questo mondo tutti debbono e possono rischiare, eccezion fatta per un consigliere regionale, per il quale l'incompatibilità vale solo dopo che si è già tenuto sicuro l'altro luogo, posto o funzione che deve esercitare. E questo non va bene. Non va bene e in ogni caso stride pesantemente con l'indicazione data dalla risoluzione del Consiglio regionale...

(Interruzione)

Come, non è così? Sì, è così! La risoluzione del Consiglio è questa e dice, al punto d), la legga per favore: "durante la fase istruttoria del procedimento le persone (cioè le persone interessate alle nomine) debbono comunicare l'inesistenza o la cessazione della situazione di incompatibilità".

FADDA PAOLO (D.C.). E' una sua interpretazione.

COGODI (Gruppo Misto). Abbia pazienza, lei è Presidente della Commissione industria e ha fatto un abuso di cui dirò subito dopo; lasci dire ai componenti della prima Commissione, i quali hanno approvato questa risoluzione, che è così. Non è una mia interpretazione, abbia pazienza! Lei non può dire che è un'interpretazione: è un atto scritto, approvato da una Commissione! Abbia pazienza, non siamo mica al mercatino. Chiedo, Presidente, che venga distribuita la risoluzione della prima Commissione.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io la sto lasciando parlare, però mi consenta di dirle che il Consiglio regionale si deve esprimere sull'accettazione o meno delle dimissioni dell'onorevole Zurru. Le procedure non sono all'ordine del giorno. Per le procedure ci sono altri strumenti, come le mozioni, le interrogazioni.

COGODI (Gruppo Misto). Chiedo scusa, ma io sto intervenendo sulle ragioni per le quali ritengo che il Consiglio non debba accettare queste dimissioni: non sono proprio fuori tema. Il Consiglio, accettando le dimissioni, come dire, condividerebbe politicamente, non dico che sanerebbe, però in qualche modo convaliderebbe una procedura irregolare e atti di governo che sono stati posti in essere in modo irrituale, in un modo che direttamente contrasta con gli indirizzi forniti dallo stesso Consiglio regionale.

Un altro accenno però lo debbo fare, lo debbo fare in Aula perché l'ho fatto in altra sede, rivolgendomi al Presidente del Consiglio. Io ritengo che in questa vicenda ci sia stata anche una défaillance - uso un'espressione soft - delle stesse funzioni di garanzia del Consiglio regionale, nel momento in cui si è consentito che venisse convocata la Commissione consiliare, questa volta non quella istituzionale, ma quella di merito, la Commissione industria, il 31 dicembre, in bianco, cioè senza che vi fossero ancora, al momento della convocazione e fino a un attimo prima che la Commissione si riunisse, gli atti su cui la Commissione doveva esprimere un parere. E questo è illegittimo, perché espropria il diritto mio, di consigliere regionale e di ogni altro consigliere regionale, di dare un parere motivato conoscendo quello su cui ci si deve pronunciare. Non si può convocare una Commissione in bianco, senza atti, senza documenti che uno possa conoscere almeno una attimo prima per sapere su che cosa si deve pronunciare, su che cosa deve esprimere un parere che, a norma di legge, deve essere espresso. Ecco perché dico che, insomma, parliamo del Consiglio regionale, parliamo di noi, parliamo di cose serie, non parliamo di cose astratte. Ecco, questo è tutto quello che è accaduto. Altre cose ancora, e molte, si potrebbero dire. Io mi limito a porre una questione: colleghi consiglieri regionali, se non ci garantiamo noi, compiendo atti lineari, se non garantiamo la funzione del Consiglio, sottraendola alla contingenza delle mutevoli, occasioni di opportunità politiche del momento, badate, poi nessuno si lamenti se l'Assemblea regionale non ha credibilità, nessuno dica che rischiamo la rovina quando altri poteri non rispettano il potere legislativo. La democrazia moderna si distingue dal feudalesimo in questo; la democrazia moderna è fondata sull'assunzione della responsabilità dei diversi poteri e ogni potere deve essere geloso della sua funzione; il primo potere è l'assemblea legislativa, che non può transitare su queste disfunzioni e su queste invadenze di campo. Se si dovesse transigere perché c'è una convenienza politica occasionale, mancherebbe la difesa della funzione, non sarebbe più democrazia moderna, ma feudalesimo, perché è l'infeudamento che porta ad un'altra logica, quella dell'interconnessione totale, quella del capo, della prevalenza di un potere più forte nei confronti di tutti gli altri poteri, che divengono subordinati.

Ecco perché solleviamo una questione di carattere generale. Ed è per questo che io ritengo che il Consiglio regionale debba, allo stato delle cose, respingere queste dimissioni, riconducendo nella strada giusta la procedura. Può essere che la soluzione sia la medesima, che in esito a un procedimento svolto regolarmente, nel rispetto delle funzioni e dei ruoli di tutti, si arrivi alla medesima conclusione, però non sarà la stessa cosa, perché fra una procedura regolare e una procedura irregolare corre una grande differenza, in democrazia. La scelta sarà evidentemente quella giusta perché comparata con altre. Al di fuori delle comparazioni non si può dire che sia la soluzione giusta; nessuno può vincere una gara da solo, uno vince una gara quando compete almeno con un altro. Vincere le gare da soli è troppo facile, ma questo è un antico vizio della politica che tutti dicono di voler eliminare o almeno, quando è possibile, limitare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi del Consiglio, questa è una sessione molto importante del Consiglio regionale e mi sembra che il primo punto all'ordine del giorno che stiamo trattando non sia del tutto irrilevante e non sia meno importante rispetto a quelli che andremo a trattare in questi giorni. Mi sembra anzi che per le sue indubbie indicazioni di politica generale, questo argomento assuma una notevole rilevanza politica e istituzionale. Le dimissioni di un consigliere regionale e l'accettazione di esse da parte del Consiglio implicano valutazioni di carattere politico e valutazioni di carattere personale che attengono a libere scelte del cittadino consigliere regionale, quindi mi corre l'obbligo di sgombrare subito il campo da possibili malintesi, signor Presidente: in quello che diremo non c'è il minimo intendimento polemico nei confronti della persona dell'onorevole Zurru, del quale siamo stati colleghi e, se ci permettere, amici, in questi anni di collaborazione in Consiglio regionale. Quindi rispettiamo, dal punto di vista personale, la scelta che ha fatto l'onorevole Zurru, ma non possiamo non sottolineare la valenza politica delle sue dimissioni e la valenza istituzionale che esse assumono nel momento in cui tutti quanti sono diventati riformatori e tutti quanti vogliono un nuovo modo di gestire la cosa pubblica.

Questa Giunta, che è nata con la pubblica, palesata, enfatizzata voglia di migliorare la gestione della cosa pubblica, di renderla più trasparente, di renderla meno lottizzata, di invertire la tendenza dei partiti ad appropriarsi di tutto e di tutti, questa Giunta, nel suo primo atto ufficiale, di rilevanza politica generale, compie la più smaccata delle lottizzazioni politiche, partitiche e correntizie. Noi di questo non ci sorprendiamo: non credevamo che l'ingresso del P.D.S. nella maggioranza, o per meglio dire il suo arruolamento nella maggioranza precedentemente costituita (come aveva detto molto argutamente l'onorevole Eusebio Baghino nel momento in cui l'Aula si accingeva a votare la fiducia al "governissimo") avrebbe portato ad una modifica dell'inveterato costume della lottizzazione partitocratica e correntocratica. Anzi, dopo anni di paralisi nella costituzione o nella ricostituzione degli enti, ecco che improvvisamente veniamo colti da un tardivo furore decisionista e subito, immediatamente, si risolve una delle più spinose questioni della vicenda degli enti in Sardegna, la ricostituzione dei vertici della SFIRS, cioè di un importante ente della politica regionale, uno dei più importanti, onorevoli colleghi.

Noi non ci sorprendiamo di questo: si è trattato ancora una volta di una pratica lottizzatrice che va indubbiamente condannata, di una pratica pervicace, dura a morire. Le vicende di questi giorni ci insegnano che non basta sbandierare proposte di riforme elettorali per cambiare la pratica politica; questa vicenda, onorevoli colleghi, ci dimostra come sia inutile cianciare di riforme quando non si è capaci nemmeno di cogliere la prima occasione che la realtà ci offre per dare un segno di cambiamento, per dare un segno di distacco netto dal passato. Tutte le altre cose sono furbizie, gattopardismi della peggiore specie italica, che servono soltanto per far rimanere al potere una classe politica ormai delegittimata. In Sardegna si è introdotta, con grande enfasi, con grande rullio di tamburi, con grandi messaggi sulla stampa e sugli altri mass media, la regola della incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore e si sta per introdurre la regola della ineleggibilità dopo le tre legislature. Onorevoli colleghi, è inutile negarlo, anche i bambini lo sanno: con la nomina alla Presidenza della SFIRS si voleva accontentare un ex assessore che non sarebbe stato più ricandidato. E allora qua dobbiamo decidere se è vero che vogliamo cambiare, o se vogliamo ancora sopportare queste cose. Permetteteci di dirvi che non c'è riforma elettorale che tenga: voi caccerete le minoranze e le opposizioni da quest'aula con le riforme elettorali in senso maggioritario e uninominale, ma sarete condannati dalla gente se continuerete a praticare quella lottizzazione partitocratica e correntizia che contrasta decisamente con la vera essenza della democrazia italiana. Questa è la lezione che dobbiamo trarre da una vicenda di questo genere.

Signor Presidente, noi voteremo contro l'accettazione delle dimissioni dell'onorevole Zurru; pur rispettando la volontà del collega Zurru, sentiamo di dover protestare e di dover compiere atti politici che dimostrino la nostra completa estraneità a questo modo indegno di gestire la cosa pubblica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, io prendo la parola sulle dimissioni del consigliere Zurru perché ritengo che le considerazioni svolte dai colleghi Cogodi e Porcu siano considerazioni che meritano una riflessione, che non vanno liquidate con leggerezza e quindi rivolgo anch'io ai colleghi, e a me stesso prima di tutto, l'invito ad una attenta valutazione. E' noto a tutti che Zurru ha presentato le dimissioni, in relazione alla nomina alla Presidenza della SFIRS, per superare il vincolo dell'incompatibilità stabilito da una delibera della Giunta Floris e ribadito da una recentissima delibera della Giunta attuale. Io penso - a differenza dei colleghi che mi hanno preceduto - che il Consiglio dovrebbe respingere le dimissioni del collega Zurru non solo e non principalmente per ragioni di procedura, ma perché egli possa continuare a esercitare in questa Assemblea il mandato ricevuto dagli elettori e perché alla SFIRS possa esser nominata altra persona che abbia i titoli, l'esperienza, la competenza richiesti. Il collega Zurru ha le qualità e l'esperienza per poter guidare la SFIRS, ma non è l'unico in Sardegna del quale ciò può essere affermato, qui dentro e fuori di qui. Non è dunque per una valutazione negativa che io ritegno che il Consiglio dovrebbe respingere le sue dimissioni. Non è nemmeno perché Zurru è un uomo politico; io non credo che occorra mettere da parte i politici e affidare il governo ai tecnici, credo piuttosto che bisogna mettere da parte i cattivi politici e utilizzare quelli capaci.

Quanto alla questione dei tecnici, il problema non è avere o meno posizioni politiche: io dubito che esista il tecnico puro. Il problema è essere competenti e capaci e la capacità e la competenza non sono garantite né dall'essere politico né dal non essere politico. Nel caso di cui ci stiamo occupando, la questione è un'altra. Lo ricorderò con poche parole, non mi sembra il caso di lunghi discorsi: siamo in un momento decisivo per le sorti del nostro sistema politico e, credo possa essere detto senza enfasi, anche per le sorti della democrazia sarda e nazionale. Bisogna che dalle lotte e dai confronti spesso parolai e inconcludenti si passi a costruire le premesse per una ripresa morale e politica. Il clima del paese francamente non è tale da indurre all'ottimismo, credo che lo vediamo tutti, e allora è indispensabile, questo è il punto su cui richiamo l'attenzione dei colleghi, è indispensabile che la classe dirigente, se c'è, se vuole sforzarsi di essere all'altezza della situazione, prenda sul serio l'esigenza della propria rigenerazione, di una profonda riforma delle istituzioni e della politica. E' indispensabile che i partiti facciano - che facciamo - un passo indietro, che si ponga fine all'occupazione delle istituzioni e dell'amministrazione. E non mi si dica: "Ma anche voi"; non mi si dica: "Ma anche tu". Qui il problema è sempre da dove venivamo, ma il problema è soprattutto dove vogliamo andare, dove riteniamo che si debba andare, dove andiamo e credo che dobbiamo sforzarci di capire le novità reali che maturano.

C'è chi si sforza di capire e c'è chi si barrica in casa. Il messaggio dato con l'operazione SFIRS (nomina del Presidente e del consiglio di amministrazione) a me sembra un messaggio sbagliato, l'esatto contrario di ciò di cui oggi vi sarebbe necessità. E' sbagliato il ricorso per la Presidenza a un consigliere regionale che era assessore fino a poche settimane fa; è sbagliato che nella composizione del consiglio di amministrazione si sia seguito nella sostanza il criterio prevalente della rappresentanza partitica, pur essendovi presenze, io mi riferisco alle persone, in alcuni casi fortemente apprezzabili. Per queste ragioni che io rapidamente ho riassunto, e affinché il collega Zurru possa continuare a dare il suo apprezzato contributo a questa Assemblea legislativa, credo che il Consiglio regionale farebbe bene a respingere le sue dimissioni.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io vi ricordo per l'ennesima volta che i colleghi si devono iscrivere a parlare prima che finisca il primo oratore. I lavori del Consiglio vanno regolamentari, non è corretto che improvvisamente, a seconda di quello che dice l'ultimo degli intervenuti, gli altri alzino la mano per chiedere la parola. E' una norma regolamentare: prima che il primo oratore termini il suo intervento chi si deve iscrivere fa pervenire alla Presidenza la richiesta di intervento.

E' iscritto a parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, probabilmente si pensava di chiudere questo argomento all'ordine del giorno con una semplice presa d'atto, evitando che ci fosse un dibattito, evitando che i singoli consiglieri venissero in qualche modo chiamati ad assolvere alle proprie responsabilità. Ma è evidente che tutto ciò non poteva passare così liscio; quanto è avvenuto sollecita qualche riflessione, soprattutto in relazione alle attese sorte nell'opinione pubblica di fronte alla nascita di un nuovo Governo regionale, che doveva essere un governo di svolta, un governo che avrebbe dovuto portare nella gestione del potere i principi della trasparenza e della competenza. Titola il bollettino del P.D.S. dell'ultimo numero di novembre-dicembre: "La svolta". All'interno di questo bollettino, leggo solo pochissime righe, mi si consenta, si dice: "La svolta in atto non è tanto rilevante per lo spostamento di potere, che pure determina, da alcune forze politiche ad altre, ma è importante soprattutto perché indica l'esigenza di un nuovo modo di gestire il potere". Di fronte all'opinione pubblica si è detto che questa è una Giunta di svolta, che gestirà il potere in modo diverso, anzi che cambierà radicalmente il modo di gestire il potere. Questo è stato detto e questo forse la gente si aspettava, ma forse chi ha creato queste aspettative pensava di potersene poi tranquillamente allontanare, o riteneva che tutto potesse essere dimenticato, lasciato alle battute del momento. La realtà è che la Giunta e la nuova maggioranza si sono qualificate con questo primo atto, chiudendo l'anno 1992 (l'ultimo giorno dell'anno, quando il Consiglio non era più riunito) con la nomina del Consiglio di amministrazione della SFIRS. Si è fatto ricorso ai soliti, vecchi criteri, quelli di una pura e semplice lottizzazione tra le forze politiche secondo il peso che ciascuna di esse ha all'interno della coalizione di maggioranza. Si è indicata, ancora una volta, una serie di politici, non discuto, chiaramente, sulla loro capacità, competenza ed esperienza, rilevo tuttavia che si è ripreso, contrariamente a quel che si doveva fare, il vecchio criterio, il vecchio modo di spartire il potere. Eppure determinati fatti, recentemente accaduti, avrebbero dovuto indurre a qualche riflessione, posto che proprio alcuni esponenti politici, amministratori di un ente regionale, pochi giorni prima erano incorsi nelle disavventure che conosciamo. Certamente anche quando furono fatte quelle nomine vi era assoluta convinzione della capacità, serietà, e onestà degli interessati e del resto, fino a prova contraria, possiamo esserne ancora convinti. Tuttavia sono avvenuti fatti di tale gravità da imporre qualche riflessione e soprattutto diversi comportamenti.

Si è invece adottato un atto della Giunta, senza coinvolgere il Consiglio nella sua funzione di controllo, quel controllo che pure si ritiene debbano esercitare i cittadini e, in loro rappresentanza, i consiglieri, sulla nomina di persone designate a governare uno dei maggiori enti regionali, un ente che ha grandissime responsabilità nel governo dell'economia sarda. Tutto si fa così, all'insegna dell'improvvisazione: si convoca all'ultimo momento la Commissione e la seduta si svolge senza nemmeno tener conto delle assenze giustificate che ci sono state in quella occasione. La maggioranza, che è ampia e qualificata, queste cose se le può permettere e si può qualificare ancora meglio adottando questo tipo di provvedimenti. Questa Giunta e questa nuova maggioranza iniziano il nuovo anno con questo atto e lo stesso Consiglio regionale, chiamato in questi tempi a discutere di riforme e di incompatibilità, incomincia l'anno facendo quanto di peggio possa fare, cioè prendendo atto della violazione di norme etiche, politiche, persino regolamentari, come da altri è stato detto (io non ci voglio entrare su questo) contraddicendo tutte le cose che sono state dette nei programmi e che sono state dette in quest'aula, contraddicendo quindi se stessi. Io non intendo contraddire me stesso e non credo che se il Partito Sardo d'Azione fosse entrato in questa maggioranza avrebbe avallato una simile scelta: non c'è la controprova, ma certamente noi abbiamo capito che non sono i tempi perché si continui a operare in questo modo.

Ebbene, cari colleghi, si è affermato che occorre cambiare le cose, evitando che i partiti continuino a occupare le istituzioni e gli enti; si è affermato che bisogna riformare gli enti; stiamo votando, lo ha ricordato l'onorevole Porcu, una legge sulle incompatibilità, ma poi si fa tutto il contrario. Quando la Giunta ha nominato l'onorevole Zurru alla Presidenza della SFIRS, l'onorevole Zurru era consigliere regionale, lo era allora ed è ancora oggi consigliere regionale in carica. Tutto questo è assurdo: a quella data non si sapeva neppure se l'onorevole Zurru avesse presentato o meno le dimissioni! E allora noi non dobbiamo neanche parlare di dimissioni, a questo punto: noi dobbiamo prendere atto che è incompatibile, che è decaduto da consigliere regionale, altro che dimissioni! Oppure affermiamo il principio secondo il quale chi è consigliere regionale può tranquillamente essere nominato e andare a governare questi enti: anche questo può essere principio.

Ma la contraddizione è seria, è politica, ed è grave: si è annunciata una Giunta di svolta dicendo che al Governo della Regione occorre mandare esterni, tecnici, per cambiare; lo stesso Gruppo della Democrazia Cristiana si è qualificato, in quell'occasione, stabilendo che nessun consigliere regionale avrebbe ricoperto incarichi di Giunta. Ma mentre si insediano i tecnici in Giunta, si collocano i politici al Governo degli enti regionali: una controsvolta senza senso e deleteria. Non si possono impunemente affermare certi principi per poi disattenderli facendo il contrario! Il Consiglio regionale oggi ha la possibilità di intervenire: a seconda del voto che darà, avallerà o censurerà le decisioni della Giunta e della maggioranza. Io credo che si imponga qualche riflessione sul ruolo del Consiglio e dei singoli consiglieri. C'è stata poca attenzione nei confronti della Commissione, convocata formalmente e molto velocemente per prendere atto dei regali di Natale che la Giunta aveva preparato, scusa in realtà poter esaminare i criteri che la Giunta stessa aveva predisposto per le nomine. Si trattava di un argomento sul quale sarebbe stato opportuno promuovere un dibattito, coinvolgendo tutto il Consiglio regionale, invece tutto questo non è avvenuto. Non si è tenuto conto della risoluzione approvata dalla Commissione autonomia: il ruolo del Consiglio, insomma, è stato disatteso completamente. Tuttavia in qualche modo, poi, i conti bisogna farli e questo è il momento in cui ci troviamo ad assumerci le nostre responsabilità, sia come appartenenti a partiti politici e Gruppi consiliari; sia come singole persone, perché anche personalmente ciascuno di noi è tenuto ad essere coerente: non si può dire di volere le riforme e il cambiamento per obbedienza al partito, o persino per convenienza, consentire che si vada avanti su una strada sbagliata e dannosa.

Ho finito, Presidente: a titolo personale, ma anche, credo, interpretando la posizione del partito e del Gruppo socialista, mi dichiaro contrario a questa nomina. Riteniamo di conseguenza molto più serio e coerente con le cose dette e proposte, con quello che dovrebbe essere il nuovo modo di gestire la politica e gli interessi della Regione, che il Consiglio regionale respinga queste dimissioni; se fosse necessario e se vi fossero le condizioni si potrebbe anche rifare l'intero procedimento per la nomina del Consiglio di amministrazione della SFIRS; così come occorrerà adottare in via definitiva una disciplina certa sui criteri per la formazione dei consigli di amministrazione degli enti regionali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (D.C.). Signor Presidente, io non intervengo con piacere su questo argomento, ma sento il dovere di esprimere il mio punto di vista sulle dimissioni dell'onorevole Zurru e sulla sua nomina a Presidente della SFIRS. Ho avuto occasione di conoscere meglio Battista Zurru da quando sono consigliere regionale. Voglio dire subito, con la più grande chiarezza e senza alcun velo, che ne ho apprezzato, in questi anni, le capacità politiche, le doti di amministratore, l'esperienza e la competenza. Ma con altrettanta chiarezza voglio esprimere il mio non apprezzamento per la sua elezione a Presidente della SFIRS e complessivamente per il metodo con cui è stato rinnovato il vertice della finanziaria regionale. Un non apprezzamento, signor Presidente, che riguarda il metodo, non le persone scelte. Un metodo che ci riporta indietro nel tempo, che non tiene conto dello scorrere, anzi del correre del tempo in questi ultimi mesi; un metodo che discende da una logica spartitoria tra partiti, gruppi e correnti, che tutti crediamo sia finito. Un metodo, signor Presidente, che nella indicazione dei vertici pubblici preferisce gli addetti ai lavori, che non permette di guardare fuori dal Palazzo, verso quelle capacità, intelligenze e disponibilità che per troppo tempo abbiamo emarginato. Recuperiamole, signor Presidente, sin dalle prossime nomine, e recuperandole recupereremo autorevolezza per questa Assemblea e nuova credibilità per il ruolo che svolgiamo.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.

SERRA PINTUS (D.C.). Onorevole Presidente, soltanto due parole, perché intendo motivare il mio voto contrario alle dimissioni dell'onorevole Zurru. Il mio voto contrario, intendo sottolinearlo, non intende esprimere dissenso nei confronti della persona e dell'amico Zurru, che stimo ed apprezzo: intendo invece esprimere la più profonda disapprovazione verso un sistema ormai logoro, perché lurido, di lottizzazione partitica dei posti di potere, con privilegi particolari riservati a coloro che hanno fatto o fanno politica attiva. Il Movimento delle riforme, di cui faccio parte, ha già espresso in questa circostanza la propria disapprovazione ed il mio voto contrario di oggi è consequenziale a questa presa di posizione, che ho condiviso perché l'ho ritenuta giusta e onesta, perché rispettosa, a mio avviso, degli interessi dei cittadini e soprattutto rispettosa di quelle che sono le aspettative di tutti gli elettori. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sulla questione attinente alle dimissioni dell'onorevole Zurru per risollevare in quest'Aula una questione che, mio malgrado, ho dovuto sollevare sulla stampa. Una questione che attiene anzitutto a un aspetto politico della vicenda, connesso al dibattito politico generale che si sta svolgendo nel nostro Paese e anche nella nostra Regione, in relazione alla necessità del ricambio politico, del ricambio della classe dirigente, della crisi di cui sono investiti i partiti e da cui in qualche modo bisognerà cercare di uscire, se nel nostro Paese non si vuole travolgere con i partiti anche quel bene prezioso che è la democrazia. Una questione che inoltre attiene più direttamente alla correttezza dello svolgimento dell'attività politica e dell'attività amministrativa, correttezza che, secondo me, in uno stato di diritto, deve stare alla base dei comportamenti di chi esercita delle pubbliche funzioni, di chi quindi esercita il potere pubblico. La vicenda, dal mio punto di vista, è abbastanza semplice e lineare. A seguito di un dibattito consiliare, di uno dei tanti dibattiti consiliari rituali in cui enunciamo di solito le nostre buone intenzioni, in cui cioè emergono i principi, i grandi principi ai quali questo Consiglio e questa classe politica vorrebbero ispirarsi, abbiamo fissato con un ordine del giorno alcuni indirizzi generali, dando mandato alla Giunta di recepirli in una formale delibera. In quel dibattito, in sostanza, si era detto questo: benché non esista una legge, allo stato attuale, che limiti il potere discrezionale dell'amministrazione, chiediamo alla Giunta regionale, con propria delibera, di autolimitarsi indicando dei criteri. La Giunta allora presieduta dall'onorevole Floris - ma da un punto di vista istituzionale e amministrativo le Giunte sono tutte uguali, nel senso che l'attività prosegue e gli atti di qualsiasi Giunta, sono atti della Regione - aveva adottato una deliberazione in cui fissava questi criteri. La deliberazione fu portata in Commissione, fu criticata per certi aspetti, ma fu approvata per altri. Per quanto riguarda l'aspetto che più direttamente ci interessa, quella delibera stabiliva come criterio di autolimitazione l'impossibilità non solo di nominare, ma anche di designare (perché si usava anche il temine "designazione") all'amministrazione degli enti persone che fossero consiglieri regionali. E' vero che si usava in quella delibera il termine "incompatibilità", però la delibera era strutturata in questo modo: vi era una proposta del Presidente e vi era poi un'accettazione di questa proposta; il dispositivo era l'approvazione di questa proposta da parte della Giunta medesima. Per cui la dizione contenuta in quella deliberazione, interpretata anche alla luce del dibattito consiliare, voleva dire semplicemente questo: che per essere nominati alla direzione, all'amministrazione degli enti bisognava prima essersi dimessi dal Consiglio regionale, bisognava cioè non essere consiglieri regionali.

Non potevano quindi essere non solo nominate, ma neppure designate delle persone che ricoprissero quell'ufficio. Ora, che questa fosse l'interpretazione giusta risulta da un fatto evidente, cioè che la Giunta in carica, cioè la Giunta Cabras, ha ritenuto di dover integrare (loro dicono "integrare", ma per me è una modificazione sostanziale) quel criterio, stabilendo che si poteva nominare anche un consigliere regionale e ponendo soltanto come condizione di efficacia della nomina le dimissioni dal Consiglio regionale. Il fatto che si sia sentita la necessità di modificare quel criterio, di aggiungere a quel criterio questa specificazione, in sostanza conferma che sulla base del criterio fissato dalla Giunta precedente la nomina di Zurru non era possibile. D'altra parte c'è da tener conto che soltanto in una "Repubblica delle banane" un governo stabilisce dei criteri nella stessa seduta in cui deve procedere alla nomina conoscendo il nome di chi deve nominare. I criteri, per loro natura - è un principio logico, prima che giuridico - sono criteri in quanto vengono fissati in linea generale ed astratta: non solo questa è giurisprudenza costante, ma è un principio che capisce anche un bambino. Se vengono fissati dei criteri per effettuare una selezione, è chiaro che devono essere fissati prima che si conoscano i nomi delle persone da selezionare e i titoli in loro possesso. Invece, in questo caso da "Repubblica delle banane", ripeto, si è verificato che la Giunta, nella stessa seduta in cui aveva deciso di nominare Zurru e in cui ha nominato Zurru, un minuto prima ha deliberato di modificare i criteri, un minuto dopo, nello stesso contesto, ha nominato Zurru sulla base dei criteri così modificati. Io mi auguro che la Corte dei conti, lo dico formalmente qui in Consiglio regionale, svolga il suo dovere perché in questo caso esiste una figura di eccesso di potere più grande di una casa. Se dovessi descrivere una figura di eccesso di potere non ne saprei trovare un'altra più esemplare di questa. Il Presidente della Giunta si è lamentato in Commissione, del fatto che io, in una dichiarazione, abbia detto che quella delibera è stata adottata "in frode alla legge". Confermo quell'affermazione specificando cosa vuol dire, posto che gli interlocutori molto spesso non conoscono (ma non è colpa loro) un gergo talvolta un po' tecnico. "In frode alla legge" vuol dire sostanzialmente questo: che si è apparentemente applicata la norma o applicato un criterio, ma nella sostanza l'interpretazione che si è data contraddice la ratio e la volontà della norma medesima. In questo caso, che ci sia stata una nomina avvenuta attraverso un'interpretazione capziosa della norma è del tutto evidente. Quando in Consiglio regionale abbiamo svolto quel dibattito volevamo dire una cosa molto precisa e cioè che il ceto doveva autolimitarsi, che non si poteva e non si doveva consentire che la nomina dalla presidenza degli enti avvenisse sulla base degli scambi del "mercato politico", chiamatelo come volete. Si tratta di una sistema che non sempre è negativo, ma noi comunque non volevamo che la nomina degli amministratori degli enti avvenisse su quelle basi e abbiamo detto che occorreva privilegiare criteri di professionalità e di indipendenza. Criteri che possono riguardare, ovviamente, anche consiglieri regionali, perché i consiglieri regionali possono avere questi requisiti, anzi a questi requisiti possono aggiungere l'esperienza acquisita in Consiglio; ma in tal caso si era stabilito che un'eventuale nomina dovesse avvenire soltanto previe dimissioni, mentre invece l'onorevole Zurru allo stato attuale è ancora consigliere regionale e se questo Consiglio dovesse respingere le sue dimissioni sarà ancora consigliere regionale.

Quindi noi ci troviamo di fronte ad una nomina avvenuta palesemente in difformità da quanto avevamo detto e stabilito. Per quanto poi mi riguarda personalmente, come aderente da un partito politico che ha presentato una proposta di legge di cui ero primo firmatario, insieme all'allora Capogruppo e oggi rappresentante in Giunta, non posso non dire, perché queste cose vanno dette, che rilevo un fenomeno di trasformismo. So che certi termini possono offendere, ma spesso sono necessari per chiamare le cose nel modo giusto. In precedenza nel presentare in modo persino enfatico un progetto di legge a coronamento di una campagna sulla questione degli enti, si era ipotizzato che per ricoprire determinati incarichi fosse opportuno far decorrere almeno tre anni dalle dimissioni da certe cariche. Poi, come se niente di tutto ciò fosse stato detto, si è acceduto a una delibera su cui pende quanto meno un forte dubbio di legittimità (se non vogliamo avere certezze) e comunque sulla quale grava una forte contraddizione politica rispetto ai criteri fissati nella proposta di legge e in tutto il dibattito politico che abbiamo svolto.

(Interruzione dell'onorevole Fadda Fausto)

PUBUSA (P.D.S.). Adesso stiamo parlando di questo, non farmi aggiungere cose a cose, stiamo parlando di questo; se avessimo parlato di quello che stai dicendo tu può darsi che io ti avrei dato una risposta simile a quella che tu stai dando. Conclusivamente voglio dire che il fatto può essere anche ridimensionato: può darsi che nella sostanza non abbia la gravità che talora si rileva dalle stesse nostre dichiarazioni; può darsi che l'onorevole Zurru faccia bene nell'esercizio di quella funzione: ma non stiamo discutendo di questo. Ciò che viene in considerazione è che se una classe politica, in una stagione come questa, vuole riguadagnare credibilità è necessario che in modo estremamente rigoroso - e talvolta persino eccedendo in un certo senso, cioè nel senso del rigore - adotti atti conformi alle dichiarazioni e ai principi a cui nei dibattiti di carattere generale, nei dibattiti pubblici e nei programmi afferma di volersi ispirare, perché se viene meno questo, viene meno anche la ragione di affermare che si vogliono portare avanti delle politiche riformatrici, viene meno in noi la speranza del cambiamento e se viene meno anche in noi, visto che l'opinione pubblica questa speranza sembra in larga misura averla già persa, io credo che ci attendano tempi amari.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi trovo in particolare difficoltà, perché come Presidente della prima Commissione mi sento quasi in dovere di dare una interpretazione autentica della risoluzione approvata dalla Commissione il 10 dicembre del '91 e a fare quindi una valutazione sulla decisione della Giunta. Una valutazione che non attiene alla persona designata, l'onorevole Zurru, per il quale mi sembra già in quest'Aula si stiano sprecando le attestazioni di stima, di capacità e di merito, contravvenendo positivamente a una consuetudine qualunquistica che purtroppo da qualche tempo sta prendendo piede non soltanto nelle istituzioni assembleari - nelle quali forse è penetrata solo ultimamente - ma anche nella società civile: la consuetudine della delegittimazione completa della classe politica, quando non anche della colpevolizzazione senza prove. Credo dunque che questo dibattito si stia arricchendo di considerazioni che riguardano la classe politica come espressione, come parte, una delle tante parti della società civile. E io credo che non serva a creare contrasti artificiosi fra le varie parti della società civile, tra i politici: ci possono essere persone capaci, oneste e persone incapaci o disoneste, come nel resto della società civile, perché le doti morali attengono prima di tutto alla persona, piuttosto che al ruolo che questa persona ricopre. Dobbiamo riscoprire questi valori dell'uomo, prioritariamente rispetto a quelli della funzione. Criticare e condannare una persona solo perché ricopre o ha ricoperto un ruolo sarebbe a mio avviso un metodo manicheo e quanto mai ingiusto.

Non è in causa, quindi, la figura dell'onorevole Zurru, non sono in causa i suoi meriti o i suoi demeriti o le sue capacità: il problema è nostro, è funzionale alle scelte che dobbiamo fare, riguarda il metodo, il modo con cui a queste scelte arriviamo, perché in questo caso veramente la forma diventa sostanza. E' vero che la Giunta, nel nominare i nuovi amministratori della SFIRS, ha rivisto la prima, originaria impostazione, seguendo anche indicazioni pervenute dalla Commissione consiliare, come per esempio la valutazione della situazione patrimoniale del candidato desumibile dalla dichiarazione dei redditi. E' vero anche che la Giunta, di fatto, è in regola, per quanto attiene la figura dell'onorevole Zurru quale consigliere regionale, perché certamente la risoluzione parlava non di ineleggibilità, ma di incompatibilità e come tutti sappiamo tra le due fattispecie c'è una differenza sostanziale: le cause di incompatibilità possono essere rimosse (da qui, oggi, le dimissioni di Zurru) mentre le cause di ineleggibilità non possono essere rimosse. Tuttavia in questa procedura manca certamente tutta la cosiddetta fase istruttoria, della quale noi abbiamo ribadito l'esigenza come Commissione. La risoluzione, in ordine alla composizione degli organi di amministrazione e di controllo degli enti strumentali, esprimeva l'esigenza di individuare persone di provata capacità secondo canoni di professionalità ed esperienza, in relazione agli specifici settori di attività degli Enti e tenuto conto della loro diversa natura politica, in un quadro di assoluta trasparenza nelle procedure. Ebbene, questa trasparenza, a me pare, non c'è stata, perché è mancato un quadro comparativo. Quando dobbiamo fare una scelta è chiaro che non può esservi un solo designato, altrimenti non si tratterebbe di scelta, ma quasi di un obbligo, di un vincolo preordinato. Per di più il dubbio che questo vincolo, che questo obbligo provenga non dall'interno dell'Assemblea né dall'interno della Giunta ma dall'esterno, credo sia legittimo, e noi non possiamo pensare che la società civile, i cittadini, non si pongano il dubbio che queste scelte possano essere maturate in altre sedi, o che simili scelte siano frutto di compensazioni che hanno origine, a monte, anche nella formazione dell'Esecutivo regionale. Credo che veramente, in tal modo, non stiamo procedendo verso quel cammino delle riforme che tutti, a parole, abbiamo detto di voler perseguire e per le quali ritenga che questa Giunta sia prioritariamente nata.

Ecco, signor Presidente, colleghi, dire che la classe politica è un pezzo della società civile da rinnegare sarebbe una espressione troppo forte, ma certamente è doveroso evidenziare che la classe politica spesso attua dei procedimenti che i cittadini non capiscono più e non vogliono più accettare. Del resto è in atto un vivace dibattito nazionale sul problema delle nomine nei diversi settori delle partecipazioni pubbliche, in quel sistema che cioè ha finito per essere definito, con accezione negativa, sistema del sottogoverno. E' di ieri, addirittura, la soppressione del Ministro delle partecipazioni statali: per evitare lo svolgimento di un referendum sulla soppressione di questo Ministero, il Governo e il Parlamento hanno provveduto alla soppressione in via legislativa.

(Interruzioni)

Io purtroppo, signor Presidente, non riesco a concentrarmi dato il brusio. Chi vuole si può accomodare fuori; se posso svolgere il mio intervento lo faccio, altrimenti...

PRESIDENTE. C'è abbastanza silenzio, probabilmente il brusio viene da fuori.

TAMPONI (D.C.). E' di questi giorni una presa di posizione dei sindacati che dicono: "Abbandoniamo tutti i consigli di amministrazione". E' di questi giorni una legge della Regione Sicilia che riforma le Camere di commercio e stabilisce che i Presidenti di questi organismi devono essere necessariamente imprenditori. Tutto lo scenario italiano in questa materia sta cambiando. Noi rischiamo di essere invece in ritardo, mentre pure su altre materie abbiamo dato segnali di carattere diverso. Dovremmo guardare anche ad altri sistemi, per esempio quello statunitense. Negli Stati Uniti d'America molti politici, dopo anni di onorata carriera (per la verità anche in America i tempi dell'onorata carriera sono disciplinati in vari stati con legge ed è stabilito un limite al numero dei mandati) vengono assunti e, direi, ricercati, anche con metodi che in Italia conosciamo solo per le società sportive, dai grandi gruppi imprenditoriali, industriali e finanziari per svolgere funzioni manageriali. Cioè si riconosce al sistema politico una capacità formativa, che rende idonei, dopo anni di esperienza amministrativa, a guidare il sistema delle imprese, il sistema finanziario. Ciò vuol dire che fare politica non è necessariamente una condizione negativa e guai se lo pensassimo noi stessi e dessimo all'esterno l'impressione che questa è una nostra convinzione: la nostra auto-delegittimazione avrebbe un effetto negativo straordinario nei riguardi della pubblica opinione e del sistema democratico nel suo complesso.

Cosa diversa è dire che noi dobbiamo recuperare un rapporto di fiducia con la società civile, un rapporto che in questo momento, nel contesto sociale, politico ed economico e nazionale è estremamente frantumato ed improntato su una china negativa. Per recuperare questo rapporto credo che in ogni occasione dobbiamo dare segnali adeguati: e il segnale adeguato, nel caso di cui stiamo discutendo, sarebbe stato quello di rivolgersi alla società civile, a tutta la società civile, senza escludere quella parte della società civile che svolge ruoli politici, ma adottando una procedura fondata su criteri di comparazione. Non è dato invece conoscere, al Consiglio regionale, quali siano stati gli elementi comparativi che hanno portato a fare la scelta in questione piuttosto che un'altra. Noi vogliamo essere riconsiderati dalla società civile come legittimi rappresentanti e non come persone che approfittano della rappresentanza per porsi su un piano diverso, un piano privilegiato: gli incarichi devono tornare ad essere incarichi di servizio. Sarebbe stato più opportuno, dunque, rivolgersi all'esterno e chiedere a tutti coloro che si sentivano abilitati a proporre la propria candidatura di farlo sapere. Io queste cose le ho proposte nel mio Gruppo: stavo anche accingendomi a presentare un ordine del giorno sulle nomine che questo Consiglio dovrà fare a seguito della sentenza numero 208 della Corte costituzionale sulla prorogatio.Perché non chiediamo ai cittadini sardi di dirci, per gli enti, gli organismi, gli istituti presso i quali il Consiglio regionale deve designare alcuni rappresentanti, di farci sapere se qualcuno si sente, per il curriculum, per l'esperienza, per la capacità, per i programmi e per le proposte capace di ricoprire quegli incarichi? Io ho l'impressione che spesso anche ad una parte della società civile conviene, piuttosto che auto-proporsi, farsi proporre.

Noi dobbiamo individuare, secondo me, un principio e un criterio, dobbiamo introdurre delle regole che portino a questa nuova visione del meccanismo delle designazioni: una nuova visione che credo avremo modo di approfondire - ecco perché non presento oggi quell'ordine del giorno, che era firmato anche da altri colleghi - in Commissione, quando inizieremo a esaminare il disegno di legge di accompagnamento del bilancio che detta norme sul commissariamento degli enti regionali, questione che abbiamo già avuto modo di dibattere, in una audizione, col Presidente della Giunta regionale.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ritengo che non si possano accettare le dimissioni del collega Zurru; non perché io personalmente ritenga che il collega Zurru non sia degno o meritevole di occupare quell'incarico, ma per le considerazioni che ho fatto. Se il Consiglio respingerà queste dimissioni probabilmente potremmo definire una nuova procedura veramente trasparente non solo nei riguardi di questo Palazzo, ma nei riguardi della società civile sarda e probabilmente potremmo persino raggiungere lo stesso risultato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Onorevole Presidente, colleghi, io penso che l'introduzione in maniera surrettizia dell'argomento riguardante la nomina a Presidente della SFIRS suscita due ordini di osservazioni: una di merito - e metto prima il merito - un'altra invece che riguarda il metodo seguito e le procedure seguite. Io non mi sottraggo a una valutazione di merito, così come hanno fatto altri colleghi i quali invece, pur dando attestazioni positive nei confronti della persona dell'onorevole Zurru, hanno cercato di spostare il tiro esclusivamente sulle questioni di metodo e di procedura. Penso che sarebbe invece necessario che anche su questo aspetto ci si confrontasse e si esprimessero giudizi molto chiari, precisi e netti. Penso sia legittimo, a proposito del merito della nomina dell'onorevole Zurru, avere delle opinioni diverse, anzitutto tutto sulla opportunità di nominare un consigliere regionale a Presidente della SFIRS. Probabilmente molti di noi, e io stesso, avremmo preferito a questo riguardo evitare una continuità tra responsabilità politica e responsabilità di carattere amministrativo e gestionale. Penso che forse evitare questa continuità ci avrebbe consentito di allontanare da noi il sospetto di volere in qualche modo autoperpetuare il ceto politico attraverso il trasferimento appunto da responsabilità politiche e istituzionali a responsabilità di carattere gestionale e amministrativo. Fatta però questa osservazione penso che se ne debba aggiungere anche un'altra e cioè che noi dobbiamo comunque - io ne sono profondamente convinto -, sforzarci di evitare la demonizzazione e la criminalizzazione e l'impegno politico, anche perché la demonizzazione e la criminalizzazione dell'impegno politico molto spesso nasce da una visione manichea della società, che vede una società civile tutta positiva, tutta onesta, tutta brava e competente contrapposta globalmente alla società politica. La società politica invece, pur afflitta da gravissime degenerazioni, non può esser connotata nella sua globalità negativamente.

Fatte queste osservazioni sul merito, a mio avviso necessarie, voglio affrontare invece l'altra questione che qui si è voluta sollevare, concernente invece la legittimità delle procedure e del metodo che è stato seguito. Io penso che la Giunta abbia seguito in maniera pedissequa i criteri che erano stati fissati dalla risoluzione della prima Commissione del Consiglio regionale: risoluzione che andava a integrare la deliberazione della Giunta presieduta dall'onorevole Floris che aveva appunto enunciato tutta una serie di criteri di incompatibilità e ineleggibilità. Persistere nel giudizio di legittimità del provvedimento significa confondere, a mio avviso, i requisiti di incompatibilità con quelli di ineleggibilità. L'incompatibilità stamattina dovrà essere appunto rimossa e penso che questo sarà sufficiente per attribuire appunto piena efficacia ad un provvedimento legittimo. Voglio anche ricordare che la Giunta è stata in qualche modo incalzata da una scadenza contenuta nel decreto-legge numero 439, che appunto prevedeva un termine di 45 giorni per la ricomposizione dei consigli di amministrazione scaduti o che si trovavano in regime di prorogatio. Il temine scadeva il 3 di gennaio e certamente questa scadenza ha in qualche modo determinato l'accelerazione delle procedure, producendo forse un accavallarsi di adempimenti che altrimenti avrebbero potuto essere assolti in maniera più puntuale e precisa.

Vorrei poi fare una considerazione riguardo all'accusa, che qui è stata sollevata, di trasformismo nei confronti dell'atteggiamento del Gruppo del Partito Democratico della Sinistra e dei rappresentanti del Partito Democratico della Sinistra in seno alla Giunta. Io penso che sia quanto mai velleitario pensare che le proposte di un Gruppo o di un partito, contenute all'interno di propri progetti di legge, possano diventare patrimoni di un'intera coalizione. Certo, si può fare una battaglia perché le proposte di ciascuno di noi diventino patrimoni del maggior numero possibile dei componenti di questo Consiglio o di qualunque coalizione, ma è davvero velleitario pensare che debbano necessariamente essere fatte proprie da tutti. L'ultima considerazione riguarda un'assenza che è emersa anche nel dibattito svoltosi stamattina in Consiglio. Si è evitato di sottolineare il disegno riformatore contenuto nelle dichiarazioni programmatiche di questa Giunta, che ha trovato una sua prima e concreta attuazione nella presentazione di un disegno di accompagnamento della finanziaria contenente un'ipotesi di riordino, di profonda riforma del sistema degli enti regionali. Il percorso delineato dalla Giunta prevede di andare subito ad un accorpamento degli enti regionali attraverso la nomina di un amministratore straordinario, per poi razionalizzare con legge il sistema degli enti, anche con la soppressione di molti di essi, ormai diventati inutili. Penso che sia opportuno sottolineare questo aspetto, perché altrimenti si può cadere nella presunzione di pensare che gli atteggiamenti, i comportamenti, gli atti e le iniziative di carattere riformatore, che sono insite all'interno di questa maggioranza e di questa Giunta, possano essere vanificati da un atto imposto da una scadenza impellente e che, ripeto, comunque, al di là delle valutazioni sull'opportunità della nomina che è stata fatta, risponde e ha risposto a criteri di legittimità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.

SORO (D.C.). Io riconosco, Presidente, che la sede è impropria, per fare questa discussione, ma intervengo per non sottrarmi a una valutazione che, qualora non fosse fatta, lascerebbe adito al dubbio sulla nostra posizione politica. Io non discuto del metodo che si è seguito nella designazione del Presidente e del Consiglio di amministrazione della SFIRS. Le risposte date pubblicamente dal Presidente della Regione nei giorni scorsi, in ordine alla procedura seguita, mi sono parse soddisfacenti, quindi io mi ritrovo in quelle e noi, come Gruppo, ci ritroviamo in quelle. Si è discusso invece, oggi, del merito e a me pare giusto fare due valutazioni. La prima è che non era affatto scontato un giudizio positivo sulla persona scelta per questo compito: devo dire invece che mi è parso emergere, in questa Assemblea, un giudizio positivo diffuso, e anzi unanime. Non era una cosa scontata, direi anzi che in passato si sono verificati casi diversi, nei quali sulla scelta delle persone non c'è stato sempre questo consenso. Io lo sottolineo, perché mi pare importante che tutti abbiano riconosciuto che non esistono obiezioni sulla idoneità della persona, su quelle caratteristiche che il collega Scano chiamava capacità e competenza, riprendendo quella distinzione tra i buoni e i cattivi politici che mi pare giusto richiamare. La seconda valutazione riguarda il metodo sul quale si sono appuntate molte riserve da parte di colleghi: riserve rispettabili, ma, per quanto mi riguarda, non condivise per le ragioni che dirò. Il primo punto riguarda la distinzione dei ruoli esecutivo e legislativo: due diverse funzioni politiche che noi abbiamo voluto, anche in capo al massimo organo di governo della Regione, mantenere distinte. Noi riaffermiamo questo principio e siamo convinti che esso sia giusto: lo conferma la scelta fatta dal mio Partito, una scelta non irreversibile, che però si è voluta fare per esprimere il massimo della convinzione, della determinazione e, come dire, per farla assurgere anche a una funzione didascalica. Mi riferisco, come è evidente, alla designazione di cinque assessori interamente estranei al percorso istituzionale che ordinariamente si svolge nei banchi del Consiglio regionale.

Il caso della SFIRS attiene però a una sfera diversa. La società finanziaria regionale è nata con la legge sul Piano di rinascita e la sua gestione, per le funzioni delineate cui essa assolve, esige una dimensione di governo. In capo al vertice della SFIRS non c'è solo un direttore generale, c'è un Presidente; se si fosse trattato di una funzione esecutiva e quindi non di una funzione politica, sarebbe stato sufficiente lasciare al vertice della SFIRS un Direttore generale: peraltro il Direttore in carica è persona degna di grandi riconoscimenti e di affidamento da parte di questo Consiglio. Abbiamo scelto di dare un Presidente alla SFIRS, conservando la natura della società finanziaria così come il legislatore nazionale l'ha voluta a suo tempo, perché riteniamo che la funzione del vertice della SFIRS sia una funzione di governo e quindi politica. Certo io non ritengo indispensabile che per fare il Presidente della SFIRS o per svolgere comunque una funzione di governo sia indispensabile aver ricoperto la carica di consigliere regionale. Però non è vero neanche il contrario. Proprio il mio partito come dicevo, ha dato prova di credere nettamente alla distinzione tra ruolo di governo e ruolo legislativo, tanto da aver scelto e aver indicato come propri rappresentanti cinque assessori che non hanno fatto i consiglieri regionali. Ma si può affermare che chi ha fatto il consigliere regionale non potrà svolgere per tutta la vita funzioni di governo, perché sarebbe, questa, una limitazione della libertà, grave e pesante quanto quella che si è perpetrata (e tutti abbiamo concorso, i nostri partiti, i nostri Gruppi, a perpetrarla) quando si è esclusa in via pregiudiziale la società civile dall'accesso alle istituzioni.

Il problema quindi che si pone è di realizzare una circolarità, una permeabilità tra la società civile e le istituzioni, che non abbia vincoli né pregiudiziali. Non si può limitare l'accesso a funzioni istituzionali riservandolo solo a quelli che hanno svolto ruoli politici nei partiti o nei Consigli regionali, ma neanche si può precluderlo a coloro che hanno svolto una funzione sulla base di un mandato elettivo che ha attribuito loro responsabilità di governo e ai quali è stato tributato un riconoscimento come quello che oggi è venuto da tutti gli interventi. Questa circolarità è il fondamento concettuale sul quale si è fondata la nostra scelta, la scelta del governo regionale, che noi abbiamo condiviso.

A margine io voglio solo annotare un problema di costume. C'è in giro una cultura della finzione, dell'apparenza, del narcisismo trasformista, per cui si fa una gara per occupare il massimo di sintonia con gli istituti relativi della società civile, come li chiama Cogodi, abdicando alla funzione più difficile della politica, che impegna la dimensione etica della responsabilità. Questa dimensione etica della responsabilità è quella che forse non procura sempre applausi, ma è quella che deve rappresentare la bussola dei comportamenti di chi crede davvero nella riforma delle istituzioni come strumento per rendere trasparente il mandato nelle istituzioni rispetto alla società civile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, io mi dichiaro parzialmente in disaccordo con la prima affermazione che ha fatto il collega Soro, cioè che questa sarebbe una sede impropria per questo dibattito. Io credo che questa sia la sede propria: è il momento, improprio, e mi spiego. Quando la prima Commissione…

(Interruzione)

Siamo d'accordo, vero? Supponevo che fossimo d'accordo. Quando la prima Commissione esaminò non i criteri, ma la fissazione dei criteri che la Giunta Floris si era data, espresse un proprio parere in maniera molto fuori dal Regolamento, perché disse: "Impegna la Giunta a"… Il Presidente del Consiglio fece osservare alla Commissione che quel dispositivo non rientrava tra i poteri della Commissione e la Commissione chiese a quel punto che del problema delle nomine se ne occupasse l'Aula. Ecco perché la sede è quella propria, essendoci stata una richiesta della prima Commissione affinché questo argomento venisse affrontato dall'Aula. Perché questo non è avvenuto? Sono i meandri della politica: non si capisce bene perché una richiesta della prima Commissione non abbia avuto udienza; fatto sta che di questo problema (non della designazione e della nomina del collega Zurru, ma della fissazione dei criteri ai quali attenersi per le nomine, Giunta e Consiglio) qui in quest'Aula non si parlato fino ad oggi. E la cosa mi pare un po' sospetta perché l'Aula in effetti ha il potere di impegnare la Giunta: perciò, prima di prendercela con l'esecutivo perché ha agito in un certo modo, io mi permetto di osservare, cari colleghi, caro Presidente, che prima di tutto dobbiamo prendercela con noi stessi, come Consiglio, perché abbiamo tutti quanti deciso che su questo argomento l'Aula non dicesse proprio niente, salvo svolgere un dibattito in un momento improprio, cioè al momento delle dimissioni di Zurru.

Un'altra annotazione. Tutti noi viviamo in una società che - come dire - ci ha abituato alle immagini vorticose: ma le immagini passano, le cose si dimenticano dopo un giorno, due giorni. Solo due mesi fa, all'atto della formazione della Giunta, c'era una parte politica, il P.D.S., che non voleva in Giunta ex consiglieri che fossero, come dire, dei big democristiani. E' una polemica che abbiamo vissuto da poco, mica da tanto: io l'ho sentita, l'ho vista, l'ho letta, l'ho sentita ribadire anche dal massimo esponente del P.D.S. in Sardegna, cioè dal suo Segretario. Bene, mi fa piacere che su questo argomento non si sia detto nulla. Vuol dire, a mio modesto avviso, che c'è un miglioramento nella qualità dei nostri rapporti. E questo non può che farmi piacere. Nessuno ha rilevato che è stato designato alla presidenza della SFIRS, come dire, un capo - chiedo scusa se la dizione non è quella giusta, ma non mi è propria, quindi posso anche usarla in maniera non corretta - un capo-corrente della Democrazia Cristiana; non so se sia vero o meno, però Zurru si configurava tra questi. E quindi prendo atto con soddisfazione di questo.

Nel merito io mi dichiaro, e non soltanto a titolo personale, d'accordo su tutte le motivazioni che hanno portato la Giunta regionale a designare l'onorevole Battista Zurru alla presidenza della SFIRS. Perché? Perché in questo momento, cioè nel momento in cui avviene questa decisione, che non può essere avulsa dalle cose che succedono intorno alle istituzioni, noi abbiamo un comparto come quello industriale che richiede una presenza, una capacità di intervento e quindi una conoscenza dei fatti, la più aggiornata possibile. Per me non esiste oggi, indipendentemente dalle qualità espresse da Zurru prima, migliore designazione di questa, proprio perché è stato fino a ieri l'Assessore del settore. Dobbiamo un pochettino - come dire - abituarci a uscire dal formalismo. In questo stesso momento c'è un'altra assemblea elettiva, fuori dal nostro mondo formale che sta valutando uno per uno i membri del prossimo governo americano. Li stanno valutando uno per uno, è un metodo anglosassone. Noi, poveri latini, presi come siamo da un retaggio formalistico, questo coraggio non l'abbiamo e allora cerchiamo di mascherarci dietro le norme, le funzioni, i criteri, tutte cose che man mano che andiamo avanti verranno travolte dalla realtà dei fatti. Abbiamo voglia, noi, di rimanere ancorati a queste cose che fanno un po' da velo, come la famosa foglia di fico, rispetto all'assunzione di responsabilità per le decisioni che saremo costretti ad assumere!

Perché sono d'accordo? Ho già detto un motivo, ma ce ne sono altri. Si tratta di una decisione del governo regionale. Io continuo a ragionare e mi sforzo di ragionare sempre più rapportandomi ad una situazione nelle quali il ruolo di governo è separato dal legislativo Qui comincio a mettere un po' indubbi il fatto che veramente lo strumento della fissazione dei criteri sia ancora adeguato a tessere un rapporto tra legislativo ed esecutivo. Mi fa piacere che questa Giunta abbia presentato una legge di riordino degli enti: la nostra funzione, come Consiglio, sarà quella di intervenire sulle questioni massime, quelle relative alla struttura, del sistema degli enti, ma poi le decisioni, soprattutto nell'individuazione delle responsabilità di gestione e quindi le nomine, sono decisioni che attengono esclusivamente alla sfera di governo. Per concludere, insomma, avevamo chiesto che il Consiglio decidesse, il Consiglio ha voluto decidere, il governo regionale ha fatto bene a fare quello che ha fatto nell'individuazione della persona che ha le capacità per poter gestire immediatamente la SFIRS in maniera coerente con le indicazioni del governo regionale. Confermo il mio parere favorevole soprattutto perché è uno dei primi atti in cui individuo - potrò sbagliare - una distinzione dei ruoli che condivido pienamente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, si aveva l'impressione che un argomento come questo fosse destinato ad esaurirsi con poche o nessuna battuta, senza suscitare grandi discussioni o riflessioni così profonde. Così non è stato, e non è stato perché il clima politico, direi anche il clima culturale che la società vive in questo momento, è più che mai vigile e reattivo rispetto ad atti di governo che investono il costume politico, di cui si chiede un profondo e radicale cambiamento. E' un segno dei tempi e con soddisfazione constatiamo che questo clima nuovo, questi sentimenti, queste riflessioni sono entrate e trovano spazio anche in Consiglio regionale, dove gli unanimismi artificiosi, dove gli schieramenti del muro contro muro, anche qua dentro, crollano. Assistiamo alla riflessione responsabile dei singoli consiglieri e dei vari Gruppi, che portano qui in Aula alla considerazione comune quelli che sono i dubbi di ciascuno. Certo, il fatto stesso che consiglieri dei Gruppi più consistenti numericamente oggi abbiano espresso opinioni chiare, nette, in contrasto anche con gli atti della maggioranza e della sua Giunta, non può che farci piacere. I consiglieri riacquisiscono la loro libertà di giudizio e liberamente esprimono queste loro riflessioni, i loro concetti. Si è discusso tanto, non dell'onorevole Zurru, non di una persona, né di tutti i componenti del nuovo Consiglio di amministrazione della SFIRS. L'onorevole Zurru ce ne ha dato l'occasione. Le dimissioni dell'onorevole Zurru ci hanno dato l'opportunità di aprire un dibattito di questo tipo e di fare le nostre riflessioni. E' un giudizio complessivo sul modo di fare, sul modo di procedere, sulla correttezza delle procedure. Mi pare che questo sia l'argomento del dibattito di stamane, perché l'onorevole Zurru non è messo in discussione in quanto persona capace, onesta, corretta: nulla di tutto questo. Né si è dato un giudizio sul fatto che forse il primo o il secondo della classe, anche perché il candidato era solo e un cavallo che corre da solo è sempre il primo. Non c'è stata la possibilità neanche di un giudizio comparativo con altre dieci, cento, mille persone che potevano concorrere ad essere Presidenti della SFIRS, anche se mi risulta, per esempio, che in un paese dell'interno, Noragugume, un certo Cuccuru Giovanni aspirasse anche lui alla carica: però non gli è stata data l'opportunità di presentare la domanda e di dimostrare di essere pertanto un degno candidato, come io ritengo che egli sia.

Ma, dicevo, in un momento in cui tutta la società, la stampa, in media, la politica, le istituzioni, i Palazzi sono scossi da una rivolta morale ebbene, in questo momento si aggiunge legna, carburante al fuoco, per alimentare ancora maggiormente la disistima della gente nei confronti della politica, per alimentare ancora di più la sfiducia nelle istituzioni, quasi prendesse corpo un disegno volto a delegittimare ancora di più le istituzioni e la democrazia stessa.

I sindacati sanno quale forte contestazione si sia levata nelle fabbriche, nei posti di lavoro, tra i lavoratori nei loro confronti e i partiti conoscono anche loro le difficoltà di raccordarsi, di parlare con la gente in questo momento. Si parla oggi di un referendum per portare i consiglieri regionali da ottanta a sessanta; bene, questa proposta passerebbe forse molto facilmente, oggi fra la gente. A sessanta: ma se fosse a venti forse voterebbero ancora di più, proprio per questa disistima che noi alimentiamo, per gli argomenti che noi stessi, attraverso certi atti, portiamo a rafforzamento di questo discorso. Noi non avremmo interesse, tuttavia, come persone e come politici democratici, ad alimentare tutto questo. D'altronde si è andati alla costituzione di una nuova maggioranza, più ampia, più forte, più decisa, alla costituzione di un nuovo governo della Regione sarda, proprio per avere la forza di attuare il rinnovamento, di attuare la svolta. I fatti purtroppo ci dicono che anche una maggioranza così ampia, così forte e così determinata, un governo rappresentativo della stragrande maggioranza dei consiglieri regionali non ha la forza di rinnovare il costume politico in Sardegna. Anzi, tutto sembra ancorato saldamente al passato, ad un passato non solo condannato, ma che si stava anche superando nei fatti. Vi è la necessità di procedere ad urgenti riforme, a regolamentare il funzionamento delle istituzioni secondo le linee più rispondenti alle aspettative della gente, e introdurre procedure più lineari e corrette che non siano ancorate al sistema della partitocrazia. L'affidamento degli incarichi per la formazione dei consigli di amministrazione degli enti è stata la prova del fuoco, la prima prova che la Giunta ha dovuto affrontare e che non ha superato, secondo noi. Erano stati individuati dei criteri da parte della Giunta Floris; altri se ne erano aggiunti con una risoluzione della prima Commissione. Molto probabilmente, questi criteri dovevano essere portati in Consiglio: avrebbero dovuto avere cioè il conforto del Consiglio, per poter essere applicati con maggiore forza, con maggiore convinzione. Tutto questo, è vero, non è stato fatto, ma si è fatto di peggio e cioè, al momento dell'esame del candidato, i criteri sui quali il candidato doveva essere valutato sono stati mutati. Se fosse stato stabilito che il candidato doveva possedere, magari, gli occhi azzurri, si sarebbe detto: "Questo gli occhi azzurri non li ha, perciò cancelliamo gli occhi azzurri dai requisiti". Si è costruita cioè una regola calzante, anche quasi fisicamente, rispetto alle caratteristiche dell'unico candidato proposto. Si è andati alla nomina di un presidente e di un consiglio di amministrazione senza disporre di elementi certi di giudizio, di quei punti di riferimento ai quali, rigorosamente, chi esamina, chi deve proporre, chi deve nominare, si deve attenere. Si fanno invece le norme e le si correggono secondo le esigenze del candidato in esame. Siamo al di fuori di qualsiasi concetto di stato di diritto, quale pure pretendiamo di essere.

Si è parlato tanto, condannandola, dell'occupazione delle situazioni e degli enti pubblici economici da parte dei partiti. Ebbene, questa è una prova evidentemente che si intende ancora continuare col vecchio sistema della spartizione, della lottizzazione. Si è proposto di affidare gli enti pubblici ad amministratori unici, si parla tanto di privatizzazioni, poi nella pratica si fa tutto il contrario. Questi segnali nuovi, pertanto, alla gente non arrivano: se le cose sono destinate a perpetuarsi, se le cose sono destinate a conservarsi, se le cose sono destinate a percorrere i vecchi binari del passato, ebbene, quale segno di speranza questa nuova Giunta, questa nuova maggioranza, danno alla gente? Un qualsiasi cittadino, convinto che i criteri non siano stati applicati correttamente potrebbe essere tentato di ricorrere agli organi giurisdizionali dello Stato per condannare la Regione e questa sarebbe veramente una cosa assurda. Noi chiediamo che si sospenda, che non si voti neanche oggi sulle dimissioni dell'onorevole Zurru, che si riprenda tutto, che si portino in Aula i criteri a cui la Giunta deve attenersi nella nomina degli amministratori. Non ci basta il fatto che sia stata presentata una proposta di legge. Ce ne sono a centinaia, negli armadi delle varie Commissioni, che ancora attendono di essere discusse ed esitate! Occorrono oggi decisioni e segnali immediati, urgenti, per riacquistare quella credibilità che va languendo, quella credibilità che ormai è quasi estinta: la credibilità delle istituzioni. Si sospenda - è la richiesta che noi facciamo - il voto. Si portino i criteri in aula e si riprenda un percorso che sia chiaro, netto, lineare, affidabile.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Consiglio ha la facoltà di ricevere e di accettare le dimissioni dei propri componenti, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7; metto in votazione a scrutinio segreto, ai sensi del settimo comma dell'articolo 96 del Regolamento interno, l'accettazione delle dimissioni presentate dal consigliere Zurru. Prego i segretari di procedere alla chiama. Chi intende accettare le dimissioni vota sì, chi non intende accettare le dimissioni vota no.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Comunico l'esito della votazione a scrutinio segreto:

presenti 76

votanti 75

astenuti 1

maggioranza 38

favorevoli 44

contrari 31

(Il Consiglio accetta le dimissioni)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzori - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Melis - Meloni - Merella - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Floris.)

PRESIDENTE. Prego il Presidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunzi circa il candidato che subentrerà al consigliere Zurru.

A tal fine sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta sospesa alle ore 12 e 35, viene ripresa alle ore 12 e 45.)

Proclamazione e giuramento del consigliere regionale Dante Atzeni

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Do lettura della lettera che mi è pervenuta dal Presidente della Giunta delle elezioni.

"Comunico che la Giunta delle elezioni si è riunita su invito della S.V. onorevole, per verificare qual è il candidato alle elezioni regionali dell'11 giugno 1989 che subentra al consigliere regionale dimissionario onorevole Zurru Giovanni Battista.

Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio centrale circoscrizionale di Cagliari risulta che l'onorevole Zurru Giovanni Battista era stato eletto nella lista numero 12 avente il contrassegno "Scudo crociato con scritta 'Libertas'". I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Atzeni Dante, con cifra elettorale 15.821; Bertolotti Ferruccio, 14.991; Angioni Giuseppe, 14.791;

Distinti saluti.

Il Presidente della Giunta delle elezioni. Antonio Fadda".

Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni proclamo eletto consigliere regionale Dante Atzeni. Costatata la sua presenza in Aula, invito a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale della Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250. Leggo la formula del giuramento, dopodiché il consigliere Atzeni risponderà con la parola "giuro".

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna".

(Il consigliere Atzeni risponde: "Lo Giuro")

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 12 e 50.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione Baghino - Tidu - Fantola - Fadda P. - Serra Pintus - Serra G. - Usai S. - Selis sulla immissione nel mercato di tonno di importazione con la falsa dicitura "Tonno di Carloforte". (94)

Con riferimento alla lamentata immissione sul mercato di tonno fresco, di importazione, con la falsa dicitura "Tonno di Carloforte" si precisa che finora non è pervenuta allo scrivente alcuna segnalazione specifica in merito e pertanto non risulta assodato che tale iniziativa corrisponda a verità. Peraltro il Servizio del Commercio dell'Assessorato non è provvisto di una specifica struttura volta ad effettuare accertamenti di questo tipo. Certamente invece tali violazioni di legge possono essere oggetto di accertamento, a seguito di precisa denunzia da parte di chi le avesse rilevate, da parte dei N.A.S., cui come è noto sono attribuite specifiche competenze.

Da parte sua lo scrivente ha di recente predisposto apposito disegno di legge volto alla tutela del consumatore, che certamente verrà, se non ad escludere il verificarsi di quanto lamentato, a limitarne la consistenza.

Lo scrivente segue comunque attentamente l'evoluzione del mercato ed ancora di più potrà farlo con l'entrata in vigore di tutti gli istituti previsti con la nuova legge regionale sul commercio, n. 35/91; in particolare attraverso la pianificazione delle diverse attività commerciali che si attuano nel territorio mediante una adeguata programmazione.

Di conseguenza qualora la produzione locale del tonno e la richiesta del mercato raggiungano livelli tali da giustificare interventi in tale senso, verrà studiata la possibilità di attuare azioni di salvaguardia da ogni illecita concorrenza, che possa nuocere alla detta produzione, anche con la realizzazione di appositi marchi di origine e qualità.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Usai Edoardo sulla gestione della Sardatel. (409)

In relazione all'interrogazione di cui all'oggetto presentata all'On.le Edoardo Usai sulla gestione della Sardatel, questo Assessorato trasmette, ai fini della relativa istruttoria, i seguenti elementi.

Per quel che concerne il mancato pagamento degli stipendi del mese di agosto al proprio personale da parte della Sardatel, trattasi di motivazioni interne all'Ente medesimo che escludono a priori l'intervento di questo Assessorato.

Relativamente al secondo quesito è opportuno fare riferimento al D.A n. 624/ F.F.L. del 24.7.92 pubblicato sul BURAS n. 34 del 24.8.1992 (vedi pag. 1284 e per la voce Sardatel (vedi pagg. 1292 e 1294).

I corsi di qualificazione professionale sono stati quattro per n. 26 lavoratori, i cui contributi in conto formazione ammontano a L. 274.000.000.

La SARDATEL ha beneficiato anche dei contributi dell'Agenzia del Lavoro di questo Assessorato che in conto occupazione versa il 20% del salario per la durata di 24 mesi.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Dadea - Barranu - Muledda sulla procedura di assunzione seguita dal Gruppo Polli-Legler per la realizzazione del polo tessile Macomer-Ottana-Siniscola. (410)

In relazione all'interrogazione di cui all'oggetto presentata dai consiglieri Dadea e più, questo Assessorato trasmette, ai fini della relativa istruttoria, i seguenti elementi:

L'articolo 25 della legge 223/91 che modifica la legge quadro n. 56 del 1987 in materia di riforma del collocamento ha introdotto il principio generale della chiamata nominativa (salvo la riserva di legge delle categorie deboli).

In Sardegna, la riserva di legge è stata fissata nel 15% dei posti disponibili in favore dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità e dei disoccupati di lungo periodo, ossia iscritti da oltre due anni nella 1° classe delle liste di collocamento.

A questo punto il cosiddetto criterio di "trasparenza" si affievolisce o viene a mancare del tutto dinanzi al potere discrezionale che la normativa vigente attribuisce alle aziende in materia di avviamento al lavoro.

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Carusillo sulla inadeguatezza del servizio veterinario pubblico e di quello privato in Sardegna. (412)

La proposta di piano di assistenza zooiatrica, di cui è detto nell'interrogazione, è stata esaminata preliminarmente in una riunione tenutasi presso l'Assessorato dell'Agricoltura il 19 maggio 1992 alla presenza di esponenti dell'Assessorato Regionale della Sanità, della Federazione Regionale degli Ordini dei Veterinari, del S.I.Ve.D.P. (Sindacato Italiano Veterinari Liberi Professionisti), dell'A.R.A (Associazione Regionale Allevatori della Sardegna).

Sulla base delle indicazioni emerse in detta riunione, l'Assessorato ha elaborato un programma operativo che ha ottenuto l'assenso delle predette organizzazioni a metà luglio c.a.

In linea politica rimaneva l'impegno di esaminare il programma con le Organizzazioni Professionali e di ottenere il consenso, stante il protocollo d'intesa siglato dalla Giunta Regionale con le medesime nel marzo 1991, che prevedeva un intervento regionale per l'estensione generalizzata di un servizio di assistenza generalizzata di un servizio di assistenza veterinaria a tutti gli allevatori.

Una prima riunione indetta con le Organizzazioni Professionali per il 28 luglio c.a., veniva rinviata per l'indisponibilità di alcuni esponenti delle medesime organizzazioni.

Dopo la pausa estiva, veniva indetta una nuova riunione per il 7 ottobre u.s., in occasione della quale le Organizzazioni Professionali davano verbalmente il proprio assenso, riservandosi di presentare una memoria su una ipotesi di riordino complessivo in tema di assistenza veterinaria.

A seguito dell'assenso delle OO.AA, veniva predisposto il provvedimento di approvazione e di finanziamento del programma che veniva trasmesso per la registrazione alla Ragioneria Regionale ed alla Corte dei Conti in data 19.10.1992, prot. n. 27665.

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Cuccu - Ladu Leonardo - Lorelli - Pes - Satta Gabriele - Casu sulle decisioni ENEL concernenti il Piano energetico per la Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- l'ENEL, a pochi mesi di distanza dalla firma del contratto di programma tra lo stesso Ente elettrico e il Ministero dell'industria, sta adottando decisioni che, relativamente alla Sardegna, ne rimettono in discussione le precedenti previsioni e che rischiano di aggravare soprattutto nel Sulcis la situazione di fortissimo disagio economico-sociale prodotto dalla crisi delle aziende a partecipazione statale del polo metallurgico di Portovesme;

- le scelte appaiono fortemente condizionate dal provvedimento del CIP che autorizza l'ENEL ad acquisire dagli impianti di raffinazione del petrolio energia prodotta dai catrami residui di lavorazione e che, in questo quadro, l'acquisto di gas prodotto dalla Saras-Petroli si contrappone oggettivamente, ma anche nelle intenzioni dichiarate dell'ENEL, alla gassificazione del carbone Sulcis;

- a seguito delle decisioni in premessa, gravi saranno le ripercussioni sull'Isola e in particolare:

a) secondo le stesse fonti ENEL vi sarà una riduzione di investimenti pari a lire 900 miliardi;

b) è sospeso il programma di costruzione dell'impianto a ciclo combinato con la gassificazione del carbone Sulcis da cui (secondo fonti ENI) si potrebbe ricavare energia al costo di 90-125 L/Kw e che, con utilizzo dei carboni di importazione, i costi potrebbero scendere a 80 L/Kw (secondo fonti ENEL), mentre invece l'ENEL ha deciso di privilegiare l'acquisto di gas derivante dai catrami residui dai processi di raffinazione SARAS a costi di gran lunga superiori e cioè varianti tra le 117 e le 130 L/Kw;

CONSTATATO che:

- la legge n. 445, del 29 ottobre 1987, recepisce il diritto della Sardegna ad essere compresa tra le regioni meridionali interessate alla metanizzazione e stabilisce che il programma relativo alla Sardegna sia definito nel quadro dell'approvvigionamento nazionale di gas naturale liquefatto;

- la legge 9 gennaio 1991, n. 10, delibera lo stanziamento dei fondi necessari ad avviare un primo stralcio del piano di metanizzazione dell'Isola autorizzando la costruzione delle reti di distribuzione per i quattro capoluoghi di provincia, da esercitare con aria propanata in attesa della disponibilità del metano;

- ai disposti di legge non hanno risposto adeguati risultati: nessuna concreta iniziativa è stata assunta in materia di approvvigionamento della Sardegna con gas naturale e la stessa costruzione delle reti distributrici, per cui sono stati stanziati 65 miliardi di lire a carico del bilancio dello Stato, incontra difficoltà e ritardi incomprensibili,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere se non ritenga che, nel quadro della prossima trattativa tra Stato e Regione i problemi energetici della Sardegna debbano trovare una collocazione di primo piano e, in tale contesto, se non siano da rivendicare con assoluta priorità e urgenza le seguenti iniziative:

1) in alternativa all'installazione dei desolforatori su tre gruppi della centrale elettrica di Fiumesanto che, secondo fonte ENEL, costerebbero circa 600 miliardi di lire, si dia corso alla realizzazione, a Porto Torres, di un terminale metanifero della capacità di 3 miliardi di metri cubi di gas che, secondo attendibili studi recenti, consentirebbe con un investimento di circa 1100 miliardi:

a) la metanizzazione della Sardegna e della Corsica;

b) il potenziamento delle centrali esistenti;

c) la creazione di un indotto diffuso anche in tecnologie nuove per l'isola come "l'industria del freddo;

2) il pieno rispetto del contratto di programma a suo tempo siglato tra Ministero dell'industria ed ENEL per la realizzazione dell'impianto di gassificazione del carbone Sulcis con la conseguente realizzazione degli impianti da 340 Mw a ciclo combinato in luogo delle unità attrezzate di desolforatori che, dal punto di vista ambientale risulterebbero ormai fortemente "datate" con costi di investimento comunque elevatissimi e che, al contrario dell'impianto di gassificazione, non garantirebbe l'attività produttiva della Carbosulcis, nella quale operano oltre 1000 lavoratori che, soprattutto a causa delle decisioni ENEL, rischiano di vedere messo in discussione il proprio posto di lavoro. (280)

Interpellanza Serrenti - Ortu - Ladu - Giorgio - Melis - Morittu - Murgia - Planetta - Puligheddu - Salis sul Piano energetico ENEL per la Sardegna.

I sottoscritti,

- premesso che le odierne decisioni dell'ENEL in spregio agli accordi a suo tempo assunti all'atto della firma dell'Ente con il Ministero dell'industria, in merito al Piano energetico per la Sardegna, rischiano di creare ulteriori danni all'economia esausta dell'Isola e in particolare a quella del Sulcis-Iglesiente per quel che riguarda le Aziende a partecipazione statale del polo metallurgico di Portovesme;

- considerato che il provvedimento del CIPE che autorizza ad acquisire dagli impianti di raffinazione del petrolio energia prodotta dai catrami residui di lavorazione fa presumere l'intenzione di penalizzare la gassificazione del carbone Sulcis;

- denunciato che pur essendoci precise disposizioni di una legge di metanizzazione della Sardegna (L. 445/1987 e L. 10/1991), ad oggi nessun atto in questo senso è stato compiuto, penalizzando ancora più fortemente i consumatori sardi costretti a fornirsi di energia elettrica a costi elevati essendo la sola fonte energetica dell'isola,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere se in previsione del prossimo vertice Stato-Regione non sia il caso di richiedere con carattere di urgenza di provvedimenti risolutivi dei problemi energetici quali:

- realizzazione a Portovesme di un terminale metallifero avente una capacità di 3 miliardi di metri cubi di gas;

- attuazione di un programma di metanizzazione della Sardegna;

- potenziamento di tutte le centrali ENEL operanti nell'isola;

- rispetto del programma siglato tra ENEL e Ministero dell'industria per la creazione dell'impianto di gassificazione del carbone Sulcis e degli impianti da 340 Mw, in sostituzione dei vetusti e onerosi desolforatori, che consentirebbero la garanzia degli attuali livelli occupativi per i lavoratori della Carbosulcis. (281)

Interpellanza Cuccu - Ruggeri - Ladu Leonardo - Sardu sull'occupazione dei cantieri da parte dei lavoratori della società Torno.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- circa sessanta lavoratori dipendenti della ditta Torno impegnati nella realizzazione della discenderia di collegamento tra la superficie e i cantieri di estrazione di carbone presso la Carbosulcis di Nuraxi Figus, ormai da otto giorni hanno occupato i cantieri della stessa azienda;

- dieci di questi lavoratori occupano in permanenza il fondo della stessa galleria a circa 400 metri di profondità in condizioni di estrema precarietà fisica e logistica;

ACCERTATO che l'azione di lotta è nata a seguito del rifiuto da parte della Società Carbosulcis di dare operativamente corso all'accordo firmato nel marzo 1991 tra la stessa azienda e le organizzazioni sindacali che prevede l'assunzione di tutti i lavoratori Torno da parte della Carbosulcis alla fine del lavoro di costruzione della discenderia;

VERIFICATO che il rifiuto della Carbosulcis al rispetto dell'accordo in premessa deriverebbe sostanzialmente dalla considerazione che i destini della stessa sarebbero del tutto incerti;

COSTATATO che il rispetto dell'accordo, con la conseguente assunzione dei lavoratori Torno in Carbosulcis, non pregiudicherebbe né l'attuale situazione dell'azienda mineraria e che, anzi, rafforzerebbe la capacità e il potere contrattuale dei lavoratori al fine di realizzare il pieno sviluppo della società;

chiedono di interpellare gli Assessori regionali del lavoro e dell'industria per conoscere quali iniziative intendano urgentemente assumere affinché le parti (organizzazioni sindacali dei lavoratori e direzione Carbosulcis) si incontrino e definiscano le modalità e i tempi per un pieno rispetto degli accordi a suo tempo firmati. (282)

Interpellanza Sanna Adalberto sulla grave situazione venutasi a creare a seguito delle nevicate e gelate, negli agrumeti del Sarrabus.

Il sottoscritto,

PREMESSO che in una vasta area della Sardegna e segnatamente nel Sarrabus si sono verificati eventi meteorologici che hanno arrecato gravissimi danni a tutto il tessuto produttivo, ma in particolare alle strutture agricole nel comparto agrumicolo;

CONSIDERATO che le dimensioni quantitative e qualitative dei danni alle suddette sono misurabili nella perdita dell'80 per cento del prodotto e nello scadimento marcato del pregio della parte rimanente;

ACCERTATO che nell'attività di produzione degli agrumi sono direttamente occupati circa seicento nuclei familiari, senza contare gli occupati nelle attività indotte, talché è legittimo affermare che gli eventi calamitosi hanno colpito la struttura portante di un settore cruciale dell'economia del Sarrabus;

RILEVATO che la suddetta serie di eventi calamitosi si inscrive in un momento particolarmente grave dell'economia isolana e di quella del Sarrabus in particolare;

RAVVISATA l'urgenza e la necessità che un tempestivo intervento della Regione a sollievo delle popolazioni Sarrabesi, particolarmente colpite, non ricalchi moduli di sostegno non efficaci, così come l'esperienza del passato largamente insegna e si proponga invece come misura mirata a ristabilire la vitalità imprenditoriale e cooperativistica così diffusa nell'area in oggetto;

RITENUTO che l'attivazione delle misure di sostegno è tanto più opportuna e indilazionabile nel momento attuale, in rapporto alla paventata invasione di prodotti provenienti dal mercato iberico, in conseguenza della definitiva caduta delle barriere commerciali in area CEE,

TUTTO CIO' PREMESSO, il sottoscritto interpella il Presidente della Giunta e l'Assessore regionale dell'Agricoltura per conoscere se le misure auspicate, oltre che essere assunte con la necessaria tempestività, debbano rispondere a criteri di equità e soprattutto di selettività e pertanto essere dirette alla ricostruzione e rivitalizzazione delle singole aziende e cooperative operanti nel comparto, configurandosi e traducendosi in provvedimenti di natura e di incidenza strutturali. (283)

Interpellanza Mannoni - Fadda Fausto sull'assenza del personale degli uffici dell'Amministrazione regionale.

I sottoscritti,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale degli affari generali e, personale e riforma della Regione affinché riferisca al Consiglio circa le ragioni per le quali molti uffici dell'Amministrazione regionale risultavano privi di personale nella seconda metà del mese di dicembre.

Gli interpellanti intendono conoscere:

a) se le assenze sono state motivate dalla fruizione di periodi di ferie e, in tal caso, quale criterio di opportunità avrebbe motivato i coordinatori generali a sguarnire gli uffici nella delicata fase di chiusura delle attività annuali;

b) se parte rilevante di tali assenze dall'ufficio non siano ascrivibili a prestazioni di servizio fuori sede, anche in questo caso non si sa con quali criteri autorizzate;

c) se l'Assessore al personale abbia utilizzato l'ufficio ispettivo onde poter riferire al Consiglio su dati reali riguardanti il funzionamento dei servizi del periodo suddetto. (284)

Interpellanza Mannoni - Baroschi - Degortes - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Lombardo - Manchinu - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Pili sull'aumento delle tariffe aeree per la Sardegna.

I sottoscritti,

avendo appreso dagli organi di informazione che, a fronte di un generale ribasso delle tariffe di trasporto aereo conseguenti alla diminuzione dell'aliquota IVA disposta dal Governo, il costo del biglietto aereo sarebbe invece aumentato sulle tratte di collegamento aereo per la Sardegna e il continente gestite dall'ATI,

chiedono che la Giunta regionale voglia con urgenza riferire in Consiglio in risposta alla presente interpellanza:

a) sulla fondatezza della notizia sopra enunciata;

b) sulle iniziative che il governo regionale abbia assunto o intenda assumere onde evitare che le condizioni di collegamento fra l'Isola e il resto del Paese siano rese ancora più difficili ed onerose. (285)

Interpellanza Marteddu sulla selezione per accedere ai corsi preparatori dell'assunzione al Gruppo Tessile Ottana.

Il sottoscritto, premesso che in questi giorni numerosi ragazzi dei paesi interessati al polo tessile della Sardegna centrale sono stati chiamati per sostenere una prova al fine di poter accedere ai corsi preparatori all'assunzione al G.T.O.;

- che per l'avvio del G.T.O. vengono destinate ingenti risorse pubbliche regionali e statali;

- che lo stesso Consiglio regionale verrà chiamato tra qualche giorno a votare una norma che superi le pastoie e le strettoie CEE che rischiavano di vanificare l'intero pacchetto dell'accordo di programma per la Sardegna centrale;

- che al massiccio e determinante intervento pubblico, non corrisponde la verifica pubblica dei meccanismi delle assunzioni;

ciò premesso, il sottoscritto interpella il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore al lavoro per sapere se abbiano valutato l'urgenza di rendersi protagonisti di un immediato intervento al fine di:

a) sospendere per due settimane le prove così espletate;

b) porre in essere ogni iniziativa per offrire agli oltre seimila concorrenti la certezza della verifica pubblica, attraverso la loro diretta presenza e delle strutture regionali, delle procedure per le assunzioni;

c) utilizzare i meccanismi già sperimentati per corsi regionali, selezioni per infermieri, con la presenza dei candidati o delle forze dell'ordine. Non procedendo attraverso criteri di assoluta pubblicità e trasparenza, a giudizio del sottoscritto, si stanno, con varie e diffuse complicità, determinando lacerazioni profonde nel tessuto civile dei paesi dell'interno che, oltre ad avere risvolti di ordine giudiziario e penale trattandosi di risorse pubbliche, vanificheranno i benefici del processo di reindustrializzazione. (286)

Interrogazione Fadda Paolo - Ruggeri - Ladu Leonardo - Lombardo - Atzori - Degortes - Pusceddu - Sardu - Giagu - Serrenti - Usai Sandro, con richiesta di risposta scritta, sulla reindustrializzazione del bacino minerario dell'Iglesiente.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- che la PROGEMISA ha elaborato un piano organico di intervento per la reindustrializzazione del bacino minerario dell'Iglesiente costituito da una serie di progetti industriali da realizzare con la partecipazione maggioritaria di qualificati imprenditori privati in possesso delle tecnologie e dei mercati nei diversi settori di intervento;

- che l'Assessore regionale dell'industria, avendo fatto proprio tale piano, nello scorso mese di giugno, nell'ambito della trattativa rivolta a risolvere la vertenza in essere tra la società SIM del gruppo ENI e le OO.SS. relativa alla preannunciata chiusura delle miniere dell'Iglesiente, ha proposto il piano stesso quale contributo progettuale della RAS per la reindustrializzazione di quel bacino minerario;

- che, contemporaneamente, lo stesso Assessore regionale dell'industria ha chiesto all'ENI, attraverso la società ENISUD, un analogo impegno propositivo in grado di concorrere con i progetti regionali alla creazione di nuovi posti di lavoro per il reimpiego delle unità da dismettere dalle attività minerarie gestite sia dalle società ENI, che da quelle regionali, nonché per alleggerire la situazione occupazionale del bacino;

- che, in tale prospettiva, l'Assessore regionale dell'industria, previa sottoscrizione di impegno formale di riservatezza, ha consentito all'ENISUD copia del piano proposto dalla PROGEMISA, comprensivo degli studi di fattibilità relativi alla gran parte delle iniziative in esso contenute;

- che l'ENISUD, utilizzando i progetti PROGEMISA, progetti già elaborati e/o finanziati in ambito RAS (progetto Montevecchio ed altri), proposte già avanzate da diversi imprenditori privati e contenuti nello stesso piano PROGEMISA (Impianto centralizzato per lo stoccaggio del GPL e per la distribuzione dell'aria propanata), nonché altre proposte già presentate in precedenti vertenze con la RAS e con le OO.SS. (Ingurtosu e Funtanazza), ha formulato una propria ipotesi di intervento non contenente nessun nuovo apprezzabile contributo progettuale, attorno al quale raccogliere flussi finanziari provenienti unicamente da organismi pubblici (CEE-STATO-RAS) e dagli imprenditori privati coinvolti nell'iniziativa e pertanto senza alcun concorso da parte del gruppo ENI;

- che, ciò nonostante, la stessa ENISUD si è candidata a svolgere un ruolo preminente nella fase di attuazione dei progetti attraverso la partecipazione all'organismo societario intermedio, necessario per l'utilizzazione delle sovvenzioni globali CEE, e di cui avrebbe proposto la costituzione alla SFIRS,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore regionale della programmazione e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere quale sia l'orientamento della Giunta regionale in proposito, e se la stessa non ritenga che più opportunamente attesa l'assoluta insussistenza di apporti sia progettuali che finanziari da parte dell'ENI, il piano PROGEMISA, eventualmente integrato da altri progetti di elaborazione RAS debba essere ricondotto per la sua realizzazione all'ambito regionale con il coinvolgimento, nella costituzione dell'organismo societario intermedio, dei soggetti proponenti, pubblici e privati, come previsto dalle norme CEE per l'attuazione delle "sovvenzioni globali", riservando per esso un finanziamento specifico che concorra in misura significativa con gli altri contributi statali e comunitari. La realizzazione del piano così concepito dovrebbe essere finalizzata prioritariamente al reimpiego del personale in esubero nelle società regionali e allo sviluppo dell'occupazione nel bacino minerario dell'Iglesiente. I sottoscritti chiedono, inoltre, se la Giunta regionale non ritenga nel contempo di espletare i necessari interventi presso l'ENI perché le società del suo gruppo operanti in Sardegna vengano richiamate ad un impegno progettuale e finanziario diretto in grado di apportare concrete soluzioni per il reimpiego degli esuberi dello stesso gruppo nell'Isola. (359)

Interrogazione Cocco - Dadea - Serri, con richiesta di risposta scritta, sulla costruzione di un porticciolo nell'area dello stagno di Piscinnì.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- che nell'area dello stagno di Piscinnì la società Malfatano sta procedendo alla costruzione di un porticciolo turistico; lo stagno in argomento, posto lungo la costa sud occidentale della Sardegna, nella zona di Capo Malfatano, è elemento che dà una caratterizzazione di altissima valenza ambientale; a riprova di ciò è il fatto che, ancora prima che venisse attivato l'attuale sistema di salvaguardia paesistica, la zona venne vincolata con decreto 22 settembre 1980 dell'allora Ministro dei beni culturali;

- che in data 22 maggio 1990 l'Assessorato regionale della pubblica istruzione respinse l'istanza della predetta società Malfatano per l'edificazione di opere nelle aree attigue allo stagno de quo;

- che la costruzione di un porticciolo fa presumere che s'intenda procedere alla realizzazione dei progetti edificatori predisposti dalla stessa società Malfatano,

TUTTO CIO' PREMESSO chiedono di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per conoscere se i lavori di costruzione del porticciolo turistico in argomento sono stati autorizzati.

In caso di risposta affermativa si chiede di conoscere come ciò possa conciliarsi con la vigente legislazione e con le norme di salvaguardia operanti nella fase di predisposizione dei piani territoriali paesistici.

I sottoscritti chiedono, inoltre, di conoscere quali provvedimenti la Giunta regionale, e segnatamente l'Assessore regionale della pubblica istruzione, intendano adottare per la salvaguardia di un bene ambientale che contribuisce a dare caratteri di unicità ad un litorale tra i più suggestivi delle coste sarde. (460)

Interrogazione Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Meloni - Morittu - Murgia - Planetta -Puligheddu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sul trasporto di rifiuti speciali tossici dalla penisola in Sardegna.

I sottoscritti:

PREMESSO che attraverso i traghetti delle FF.SS. sbarcano in Sardegna, anche più volte alla settimana, dei vagoni ferroviari contenenti rifiuti tossici "speciali" provenienti dagli ospedali della penisola;

RILEVATO che detti rifiuti spesso stazionano per giorni nello scalo di Golfo Aranci, in attesa di essere trasportati presso lo stabilimento della Ecoraccolta di Elmas, dove vengono smaltiti;

CONSIDERATO che il tanfo emanato dai fusti dei rifiuti è tale da appestare tutta la zona circostante rendendola irrespirabile e che lo stazionamento in aree non idonee costituisce un serio pericolo per la salute delle persone e per l'ambiente;

CONSIDERATO ancora che episodi come quello di Decimomannu, dove alcuni vagoni con i rifiuti furono costretti a stazionare nella locale ferrovia per diversi giorni, causa uno sciopero del personale, tanto che si rese necessario l'intervento della USL competente per la rimozione dei vagoni, fanno nascere il sospetto che si provveda al trasporto di tali rifiuti senza le necessarie precauzioni,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità e l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere:

- se siano a conoscenza del trasporto in Sardegna di questi rifiuti speciali provenienti dagli ospedali della penisola;

- se sia stato predisposto un piano speciale per poter provvedere al trasporto e all'eventuale stazionamento dei rifiuti, in considerazione che gli stessi per poter giungere via ferrovia da Golfo Aranci a Elmas, praticamente, attraversano tutta la Sardegna con i rischi immaginabili;

- se l'autorizzazione rilasciata dal Ministero dell'ambiente, in deroga alle disposizioni regionali non costituisca un abuso cui ricorrere in sede competente al fine di evitare che questo pericoloso traffico di rifiuti, prodotti fuori dalla Sardegna, possa diventare un pericolo costante per la popolazione e per l'ambiente della Sardegna. (461)

Interrogazione Carusillo - Lorettu, con richiesta di risposta scritta, su alcune iniziative promozionali di prodotti gastronomici sardi.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- che nel mese di ottobre u.s. si sono tenute alcune "giornate gastronomiche" organizzate dalla A&O veneta alla quale - mediante la mediazione della INTERGEST - hanno partecipato numerosi produttori artigiani sardi;

- che la A&O soprassiede al pagamento delle forniture effettuate adducendo come motivazione il fatto che l'Assessorato regionale dell'agricoltura non ha ancora liquidato quanto dovuto per la azione promozionale sostenuta,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere se risponde al vero quanto sopra esposto e, in questo caso:

a) quale corrispettivo era stato concordato a favore della INTERGEST per sostenere l'iniziativa di cui trattasi;

b) per quali motivi, allo stato attuale, non si è provveduto a liquidare quanto dovuto;

c) quali iniziative intenda assumere con urgenza per far sì che ai produttori sardi che hanno fatto delle forniture di prodotti alla A&O vengano finalmente liquidati i propri crediti. (462)

Interrogazione Baghino - Amadu - Carusillo - Corda - Deiana - Dettori - Fadda Paolo - Onida -Oppi - Piras - Sanna Adalberto - Selis - Tamponi - Tidu - Usai Sandro sul trasferimento dei rifiuti speciali in Sardegna.

I sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere con urgenza in via ufficiale quali siano le ragioni che hanno consentito lo sbarco nel porto di Golfo Aranci di rilevanti quantità di rifiuti "speciali", il loro trasferimento lungo tutto la Sardegna e il successivo trattamento in uno stabilimento nel territori di Elmas.

E' appena il caso di sottolineare lo stupore degli interroganti che vengano messi al corrente di un fatto di tale rilevanza dalla solerzia della stampa piuttosto che dalle Autorità istituzionalmente preposte alla tutela ambientale della Regione.

Nelle more di una relazione più dettagliata, non può che sorprendere l'anomala condotta di imprenditori privati disposti a sopportare enormi costi di trasporto e di spese generali per trattare rifiuti a migliaia di chilometri dalla loro raccolta.

Ciò a prima vista può giustificarsi o con i rischi connessi al processo di trasformazione - tanto alto da giustificare compensi fuori mercato - o con il rifiuto di tutte le altre popolazioni a sopportare insediamenti di dubbia certezza per la salute e certamente sconvenienti per il decoro di un popolo civile o con entrambe le ragioni.

Anche il più superficiale degli esami sembrano subito condivisibili le rimostranze delle popolazioni locali e le perplessità della stampa, potendosi ridurre il tutto alla semplice conclusione che la Sardegna è costretta ad ospitare i rifiuti degli altri sulla base di compiacenti permessi, assentiti con prodigalità nel caso sardo e negato invece per le altre regioni.

I sottoscritti si chiedono se non era il caso di portare immediatamente a conoscenza del Consiglio quanto nel silenzio stava succedendo, onde pervenire a quella sensibilizzazione generale che in altre occasioni - leggasi rifiuti di Manfredonia - ha portato a risultati certamente più concreti degli inermi, deboli e sterili ricorsi amministrativi, tesi ad una riparatoria difesa d'ufficio che alla volontà di opporsi ad una vera e propria aggressione ecologica.

I permessi, concessi dal Ministero dell'ambiente e dalla Regione sarda, che ci consentono di svolgere il ruolo di "pattumiera d'Italia" sono da considerarsi come atti che "esaltano la specialità della nostra autonomia" o non piuttosto iter di strani interessi che ci mortificano come sardi.

I sottoscritti chiedono quali misure si intendono intraprendere per interrompere questo indecoroso fenomeno non senza prima ricevere la dovuta informazione su quanto è accaduto ad iniziare dalla partecipazione azionaria, e dall'assetto societario, dalla ragione sociale e dell'attività svolta dall'azienda Ecoraccolta. (463)

Interrogazione Morittu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla lista degli Uffici Veterinari di frontiera CEE.

I sottoscritti,

- PREMESSO che il Ministero della sanità, già dal giugno 1992, ha trasmesso la lista degli Uffici Veterinari di frontiera CEE relativi al riconoscimento degli stessi per il controllo delle importazioni provenienti dai Paesi Terzi;

- CONSIDERATO che detta lista discende dalle direttive del Consiglio CEE 91/675 e 90/675;

- PRESO ATTO che in detta lista non sono ricompresi né il porto di Cagliari per il settore "Marittimi" né l'aeroporto di Alghero-Fertilia per il settore "Aeroportuali";

- EVIDENZIATO che le eventuali proposte di inserimento scadono col 31 dicembre 1992,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della sanità per sapere quali iniziative siano state attivate per inclusione del porto di Cagliari e dell'aeroporto di Alghero-Fertilia nella lista degli Uffici Veterinari per il controllo delle importazioni provenienti dai Paesi Terzi e, qualora ciò non sia stato fatto, se intendano intervenire con urgenza presso la CEE per l'inclusione nella lista indicata degli scali sardi in argomento. (464)

Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sulla campagna di macellazione degli agnelli.

Il sottoscritto,

PREMESSO:

- che le direttive CEE 91/497 E 91/498 che i requisiti igienico-sanitari degli impianti di macellazione e per l'immissione sul mercato di carni fresche, prevedono la revoca dell'autorizzazione sanitaria in carenza di adeguamenti strutturali agli impianti stessi entro il 31 dicembre 1992;

- che la direttiva 64/433 prevede solo due tipi di macelli:

1) quelli col bollo CEE che possono esportare in tuta la Comunità;

2) quelli a ridotta capacità che possono macellare per l'ambito della USL, o per quelle confinanti e non più di 12 bovini la settimana o 36 suini o 72 ovi caprini;

- che in riferimento all'attuale campagna agnelli non è possibile per i due macelli sardi abilitati con bollo CEE macellare circa 80.000 capi in 2-3 settimane;

- che nella provincia di Nuoro, maggiore produttore di carni ovine della Sardegna, solo il mattatoio di Nuoro, che potrebbe diventare macello con bollo CEE, e quello di Bitti, a ridotta capacità, hanno ottenuto sinora una deroga alle direttive suddette e che tutti gli altri mattatoi (Fonni, Orani, Orotelli, Sarule, Osidda, Oliena) dovranno cessare l'attività;

CONSIDERATO l'enorme danno economico che ne deriverebbe per gli operatori della Sardegna ed in particolare per il Nuorese;

CONSIDERATO che la Grecia e la Germania Est hanno chiesto ed ottenuto una deroga alle disposizioni CEE su esposte,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della sanità per sapere se abbiano chiesto agli organismi competenti una deroga per la macellazione degli agnelli così come per la Grecia e la Germania Est ed in caso negativo se non ritengano di doverlo fare con la massima urgenza;

- se non ritengano inoltre necessario predisporre un piano regionale graduale che adegui la rete di macellazione in Sardegna agli standard comunitari richiesti. (465)

Interrogazione Serrenti - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Morittu - Murgia - Planetta - Puligheddu - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata chiusura della società Nuova Sardamag Srl di Sant'Antioco.

I sottoscritti,

PREMESSO che si prospetta la chiusura dello stabilimento della Nuova Sardamag Srl di Sant'Antioco, causa la mancanza di liquidità finanziaria;

CONSIDERATO che esiste una richiesta di finanziamento della Nuova Sardamag alla SFIRS fin dall'aprile del 1992 e che ad oggi il finanziamento non è stato ancora erogato;

ATTESO che venga concessa una defiscalizzazione dell'olio combustibile che consenta di evitare un aggravio dei costi tale da estromettere la Sardamag dal mercato causa la mancanza di competitività - la differenza rispetto alla Sardamag operante a Priolo Gargallo in Sicilia è di L. 100.000 per tonnellata di ossido di magnesio prodotto;

DENUNCIATO che, nonostante ripetuti tentativi da parte dei vertici della società Sardamag e del sindacato FULC per ottenere un incontro con il Presidente della Giunta regionale, nessuna risposta è giunta in proposito con la conseguente immaginabile mortificazione dei lavoratori e della dirigenza della Sardamag,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

- quali motivi ostino, se esistono, all'incontro con la dirigenza e con la rappresentanza sindacale della Sardamag da parte della Presidenza della Giunta;

- se intenda la Giunta regionale intervenire al fine di sollecitare l'immediata erogazione del finanziamento alla Sardamag in modo da scongiurare la chiusura dello stabilimento;

- se sia nelle intenzioni della Giunta attivare tutte le iniziative atte alla concessione alla Sardamag di agevolazioni tali da rilanciarla sul mercato con prezzi competitivi, ovvero se si intenda lasciare che una società di rilevantissima importanza per l'economia e l'occupazione della zona di Sant'Antioco, divenga un altro monumento alla crescente desertificazione del tessuto produttivo dell'Isola. (466)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'uso della caccia per combattere un'anomala crescita del cinghiale in Sardegna.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'ambiente perché, valutati i notevoli danni che vengono arrecati dai numerosi cinghiali presenti nel territorio alle colture agricole, ai vigneti e frutteti in genere, soprattutto nella Gallura, nelle zone interne della Sardegna di cui fanno testo le numerose denunce presentate agli uffici competenti comunali e regionali, disponga in via d'urgenza e con proprio decreto l'aumento delle giornate di caccia limitatamente a due giorni settimanali, nei confronti di tali animali selvatici che stanno diventando una vera e propria calamità.

Tale problema dovrebbe essere sottoposto successivamente all'attenzione per un attento esame e per l'approvazione, per le conseguenti determinazioni al Comitato regionale faunistico, tenendo conto non solo della doverosa tutela della specie protetta ma anche delle necessità di adottare misure idonee per combattere uno sviluppo incontrollato dei cinghiali; tutti concordano infatti sul fatto che la loro presenza eccessiva nel territorio produce i danni di cui si è fatto cenno nelle premesse. Fra le misure da adottare non dovrebbe mancare, appunto, la possibilità dell'aumento del numero dei giorni per l'esercizio della caccia al cinghiale. (467)

Interrogazione Desini - Mereu Orazio - Onnis - Pusceddu, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi dell'attivazione del programma comunitario Interreg Sardegna - Corsica.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la Comunità europea nell'ambito degli strumenti comunitari per la cooperazione transfrontaliera ha previsto il programma Interreg tra la Corsica e la Sardegna;

- tale programma, suddiviso in cinque assi di intervento, può attivare importanti interventi nei seguenti settori:

a) le comunicazioni, per sviluppare le infrastrutture portuali, creare una linea aerea sperimentale, finanziare uno studio sui trasporti;

b) la valorizzazione dello spazio marittimo comune con, tra l'altro, la creazione di uno spazio marino internazionale;

c) l'incentivazione degli scambi economici tra le due Isole, anche attraverso un insieme di servizi alle imprese;

d) la cooperazione scientifica, sotto forma di programmi comuni di ricerca;

e) lo sviluppo di scambi transfrontalieri mirati a favorire una migliore conoscenza reciproca tra le popolazioni;

- tra le opportunità previste dal programma vi è la possibilità di uno sviluppo della formazione professionale sotto forma di partenariato;

venuti a conoscenza che pur in presenza di un programma pressoché pronto e di accordi informali conclusi, il mancato avvio dello stesso è da addebitare alla inadempienza della parte italiana,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della programmazione per conoscere quali iniziative intendano assumere ai fini di:

1) una rapida attivazione del programma comunitario Interreg tra la Corsica e la Sardegna, per il quale risultano già stanziati 21 miliardi di Ecu da parte della Comunità, 9 milioni di Ecu da parte della Francia e 12 milioni di Ecu da parte italiana;

2) un possibile allargamento ad altre regioni italiane (per esempio la Toscana) che potrebbero essere interessate all'iniziativa Comunitaria. (468)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze dell'aeroporto di Alghero e sulla necessità di interventi urgenti.

Il sottoscritto,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se è a conoscenza delle notevoli carenze e delle conseguenti condizioni di precarietà funzionale in cui versa l'aeroporto di Alghero.

Le forze sindacali ed imprenditoriali hanno ancora una volta messo l'accento sulla perdita di competitività del citato scalo, determinata dalla carenza di alcuni servizi essenziali e dall'assenza di interventi strutturali o di semplice manutenzione capaci di renderlo efficiente e adeguato alle sempre crescenti esigenze del traffico.

Poiché l'ulteriore processo di degrado può nuocere, forse definitivamente e al punto da determinare la chiusura, al citato aeroporto, la cui operatività è indispensabile all'economia dell'intero Nord Sardegna, lo scrivente invita l'Assessore regionale dei trasporti ad assumere tutte le possibili, urgenti iniziative di carattere politico ed amministrativo e ad attivare un confronto immediato con il Ministro dei trasporti, con l'obiettivo di migliorare e potenziare l'aeroporto di Alghero. (469)

Interrogazione Serrenti - Ortu - Salis - Ladu Giorgio - Melis - Meloni - Morittu - Murgia - Puligheddu - Planetta - Salis, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata riduzione di tariffe aeree per la Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che il Governo, al fine di consentire alla compagnia di bandiera Alitalia di essere competitiva nei confronti delle altre compagnie aeree che dal 1993 agiranno sul territorio della Repubblica, ha ridotto l'IVA che grava sul costo dei biglietti aerei dal 19 al 12 per cento;

CONSIDERATO che la diminuzione dell'IVA sui biglietti non solo ha assorbito l'aumento delle tariffe, imposto dall'Alitalia, del 3 per cento, ma ha consentito una ulteriore riduzione del costo dei biglietti;

RILEVATO che la tratta Cagliari-Roma, pur essendo interessata alla diminuzione dell'IVA, non ha subito nessuna riduzione, ma, al contrario, è aumentata perché, come sostiene l'Alitalia, la Regione sarda non copre più totalmente lo sconto previsto per i residenti,

interrogano il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

- se la denuncia dell'Alitalia sulla mancata contribuzione della Regione corrisponda al vero e, nel caso, quali siano le motivazioni che hanno determinato il mancato intervento finanziario a sostegno delle agevolazioni previste per i sardi;

- quali iniziative intenda adottare la Giunta regionale per garantire ai cittadini sardi il mantenimento dell'agevolazione tariffaria sulla tratta Cagliari-Roma che già di per sé risulta essere insufficiente a supplire alla mancata concessione della continuità territoriale ai sardi ma che, in linea di principio, costituisce una sorta di riconoscimento della stessa. (470)

Interrogazione Tamponi - Deiana, con richiesta di risposta scritta, sulla presunta disparità di trattamento delle Unità sanitarie locali della Sardegna, e in particolare quella di Sassari, da parte della Regione.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- che il dibattito in corso sulla riforma sanitaria sta assumendo aspetti sempre più contingenti a causa del decreto delegato già approvato dal Governo;

- che ci si avvia comunque verso un nuovo disegno del sistema sanitario nazionale tendente a rimediare a quelli che unanimemente sono stati definiti gli sprechi, i guasti e le aberrazioni del servizio sanitario nazionale;

- che alle regioni spetterà ancora un ruolo prioritario e fondamentale nella gestione della sanità nel territorio;

- che la grave crisi nazionale, che sta costando tanti sacrifici ai cittadini, porta sicuramente ad aggravare gli oneri a carico degli stessi cittadini in materia di spesa sanitaria;

- che anche per tutto questo la Regione autonoma della Sardegna dovrà orientare il proprio comportamento in materia sanitaria ai principi dell'equità, del riequilibrio, della obiettività e della rinuncia ad ogni forma di clientelismo;

- che in questa nuova fase che sta per essere avviata la Regione sarda dovrà fare una rapida disamina dei comportamenti passati tale da permettere su questo valutazioni precise per procedere poi all'individuazione delle nuove linee di azione.

CONSIDERATO:

- che da alcune parti, ed in particolare da quelle sindacali, si sta affermando che il fondo sanitario regionale è stato suddiviso dalla Regione autonoma della Sardegna tra le 22 Unità sanitarie locali della Sardegna in modo "discriminatorio" che ha finito per privilegiare alcune Unità sanitarie locali e penalizzare ingiustamente le altre;

- che in particolare le attribuzioni finanziare alle Unità sanitarie locali sarde per il 1991 avrebbero dimostrato come alla Unità sanitaria locale di Sassari, che è quella che rappresenta il maggior numero di cittadini (208.749) fra tutte le Unità sanitarie locali della Sardegna, sarebbe stata assegnata una quota pro capite di spesa sanitaria pari a 1.452.941 lire contro per esempio l'importo di 1.605.475 lire attribuita a quella di Nuoro o l'importo di 2.455.045 lire attribuita alla Unità sanitaria locale n. 21 di Cagliari;

- che per quanto attiene le erogazioni trimestrali si sarebbero prefigurate ulteriori situazioni di disparità tali da vedere attribuite alle stesse tre Unità sanitarie locali citate (sempre a titolo di esemplificazione) rispettivamente delle quote pro capite pari a lire 334.912, 383.779 e 614.751;

- che altre disparità si sarebbero verificate nella distribuzione di altri finanziamenti quali quelli fatti nel 1992 per i centri privati di riabilitazione,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per conoscere;

- se questi fatti corrispondano al vero;

- se questo risponda a verità quali siano state le motivazioni che hanno prodotto questi criteri di distribuzione;

- se, invece ciò non corrisponda al vero, come sia stato possibile che alcune associazioni sindacali e alcuni amministratori straordinari di Unità sanitarie locali come quello di Sassari abbiano potuto affermare pubblicamente il contrario;

- se non ritenga urgente definire sull'argomento una immediata discussione in Commissione o in Aula; ciò servirebbe a dissipare eventuali incomprensioni e fare comunque chiarezza su delle situazioni e dei criteri di erogazione dei finanziamenti, che non possono non essere orientati a chiari e trasparenti principi di equità sull'intero territorio regionale.

Si deve comunque dissipare ogni dubbio in merito ad atteggiamenti discriminatori perpetrati dalla Regione nei riguardi di alcune Unità sanitarie locali, come in particolare di quella di Sassari, così come non può permettersi che tutto questo possa servire a rendere incompatibile da parte dei cittadini e dell'opinione pubblica l'attribuzione di eventuali responsabilità a quegli stessi amministratori straordinari di alcune Unità sanitarie locali che denunciano queste discriminazioni per coprire il loro fallimento. (471)

Interrogazione Usai Edoardo sulla locazione di una villa nel centro di Cagliari alla Unità Sanitaria Locale n. 21.

Il sottoscritto,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se risponda al vero:

- che l'Unità Sanitaria Locale n. 21 di Cagliari avrebbe preso in locazione una villa con vasta area circostante nel viale Trento di Cagliari;

- che il canone di locazione dell'immobile - che dovrebbe essere destinato al Centro per la prevenzione dei tumori - ammonterebbe a quattordici milioni di lire mensili;

- che, nonostante la locazione abbia avuto inizio il 1° aprile del 1992, il locale sarebbe tuttora inutilizzato a motivo, sembra, delle diatribe fra la Presidenza della Unità sanitaria (che vorrebbe adibirla a sede di rappresentanza) ed il Centro di prevenzione dei tumori;

- che l'amministrazione della USL n. 21 è stata più volte morosa, tanto che il Pretore civile di Cagliari avrebbe trasmesso la documentazione relativa alla Corte dei Conti per gli opportuni provvedimenti. (472)

Interrogazione Porcu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato avvio del corso infermieri professionali presso la Unità sanitaria locale n. 5 di Ozieri.

Il sottoscritto,

PREMESSO:

- che la Unità sanitaria locale n. 5 di Ozieri non ha attivato in tempo utile le procedure per l'avvio del corso di formazione per infermieri professionali autorizzato dall'Amministrazione regionale e di cui si sono regolarmente svolte le selezioni;

- che per questo, ben venticinque giovani che avevano superato la selezione per l'ammissione al corso vedono preclusa una delle poche possibilità di lavoro in un territorio già pesantemente colpito dalla disoccupazione e dalla conseguente crisi giovanile;

- che la Unità sanitaria locale di Ozieri è l'unica, tra quelle nelle quali si sono svolte prove di selezione, che non ha poi avviato in concreto corsi, e che ciò appare tanto più incredibile in considerazione della fama di efficienza della quale gode la Unità sanitaria locale n. 5,

TUTTO CIO' PREMESSO, chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e assistenza sociale per conoscere:

- quali sono i motivi del mancato avvio del corso di formazione per infermieri professionali presso la Unità sanitaria locale n 5 di Ozieri;

- quali iniziative intende assumere la Giunta regionale per garantire che comunque i giovani che hanno superato la selezione di ammissione non vedano sfumare una importantissima e forse irripetibile occasione di garantirsi un lavoro sicuro e dignitoso. (473)

Mozione Scano - Amadu - Baghino - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Fantola - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Salis - Marteddu - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Morittu - Murgia - Onida - Pes - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Ruggeri - Satta Gabriele - Sardu - Selis - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Zucca sulla necessità di trasparenza circa l'appartenenza ad associazioni che svolgono attività di carattere politico, culturale, assistenziale o di promozione economica e l'eventuale affiliazione alla massoneria.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che l'inchiesta della magistratura sulle logge deviate ha riproposto, ancora una volta, il problema della massoneria;

RICORDATO che anche in Sardegna si è sviluppato, a più riprese, in organismi istituzionali e sulla stampa il dibattito sulla massoneria e, più in generale, sul rapporto tra funzioni istituzionali ed esercizio della libertà di associazione;

CONSIDERATO che in data 25 novembre 1992 è stata consegnata al Presidente del Consiglio regionale una lettera sull'argomento firmata da 20 Consiglieri regionali;

PRESO atto della risposta del Presidente del Consiglio;

ATTESO che la trasparenza è elemento essenziale di un ordinamento democratico, perché se il potere non è visibile, non è democraticamente controllabile;

CONSIDERATO che l'affermazione del principio di trasparenza non solo non viola i diritti di libertà di associazione garantiti dalla Costituzione, ma si muove, invece, nel pieno rispetto dell'articolo 18 della Carta Costituzionale;

VALUTATO che tale impostazione può essere correttamente e proficuamente estesa ai dirigenti e ai funzionari dell'Amministrazione regionale, del Consiglio regionale e agli amministratori, ai dirigenti e ai funzionari degli enti regionali;

RITENUTO che il superamento della crisi di credibilità delle istituzioni esige, tra le altre cose, l'adozione di regole scrupolose di trasparenza;

impegna il Presidente della Giunta regionale

- a sottoscrivere e fare sottoscrivere ai componenti della Giunta regionale una dichiarazione attestante l'iscrizione ad associazioni, che, dichiaratamente o di fatto, svolgano attività di carattere politico, culturale, assistenziale o di promozione economica e attestante, altresì, l'eventuale affiliazione alla massoneria di qualsiasi osservanza, comprese le logge riservate;

- a richiedere analoga dichiarazione ai dirigenti e ai funzionari dell'Amministrazione regionale e agli amministratori, ai dirigenti e ai funzionari degli enti regionali;

- a chiedere agli organi di direzione della massoneria di rendere pubblici gli elenchi degli affiliati alle logge sarde;

invita il Presidente del Consiglio

a richiedere la suddetta dichiarazione ai Consiglieri regionali e ai dirigenti e funzionari dell'Assemblea regionale. (117)

Mozione Tamponi - Deiana - Amadu - Giagu - Carusillo - Serra Antonio - Dettori - Satta Antonio - Lorettu - Serra Pintus sul rischio di catastrofe che potrebbe scaturire dal permanere del transito delle navi petroliere e altre nelle Bocche di Bonifacio.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- le decine di migliaia di tonnellate di petrolio grezzo che stanno deturpando il mare e le coste delle Isole Shetland riportano all'attenzione, con una drammaticità inaudita, il problema del trasporto di petrolio e di altri prodotti altamente nocivi attraverso rotte ad alto rischio;

- da alcune fonti autorevoli viene ritenuto che durante l'anno le Bocche di Bonifacio vengano attraversate da circa 5.000 navi trasportanti prodotti inquinanti, tra cui ben 1.800 petroliere, per una media di 5/6 unità al giorno;

- lo stretto di Bonifacio è largo solo 8 chilometri ed è pieno di insidie per la navigazione rappresentate da scogli, isolotti, correnti marine e burrasche, che rendono le condizioni del mare del tutto precarie ed inaffidabili per grande parte dell'anno;

- il rischio che un naufragio o altro incidente possa realizzarsi in quel tratto di mare sia una ipotesi che pur appartenendo al campo di quell'alea che ci si augura non debba mai realizzarsi, ci si debba porre inderogabilmente ogni preoccupazione affinché l'ipotesi del rischio sia reso inesistente;

- se ciò non avvenisse, una malaugurata sciagura pari a quella che sta tenendo col fiato sospeso il mondo intero in questi giorni, o anche di dimensioni più modeste, metterebbe a repentaglio per decenni la necessità di tutela naturalistica e di sviluppo turistico di un territorio tra i più belli e interessanti non solo dell'intero Mediterraneo;

- iniziative atte a vietare il transito di queste navi sono già state prese a livello di Parlamento Europeo;

impegna

la Giunta regionale a mettere in atto con urgenza ogni iniziativa tesa a concordare col Governo nazionale, con la vicina Corsica e con ogni altro livello istituzionale considerabile le azioni necessarie ad evitare la navigazione nelle Bocche di Bonifacio di quelle navi che trasportino petrolio o altro materiale a rischio inquinante, ed a valutare le alternative che possano evitare ogni rischio di catastrofe e danno ecologico nell'arcipelago Maddalenino, nelle Bocche di Bonifacio, nel golfo dell'Asinara e in tutti qui tratti di mare delle coste sarde che debbano essere considerati a rischio. (118)