Seduta n.215 del 07/03/2002
CCXV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 7 Marzo 2002
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 16 e 43.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 febbraio 2002, che è approvato.
PRESIDENTE. Ricordo che stamattina, in chiusura di seduta, è stata data lettura dell'ordine del giorno numero 1, a firma Dettori, Lombardo, Pilo, Sanna Nivoli sulle iniziative per scongiurare la condanna a morte di Safya Husseini Tungar-Tudu. La prassi vuole che gli ordini del giorno vengano discussi e votati alla fine, poiché però si tratta di un ordine del giorno che ha valore politico, lo trattiamo all'inizio della seduta.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ovviamente, per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 1 dichiaro tutta la mia disponibilità e volontà perché sia approvato dall'Assemblea. Esso si pone però in questo momento particolare nel quale vi è l'assoluta esigenza di accelerare i lavori della manovra finanziaria, che per i motivi più disparati, che non sto qui a ripetere, stanno subendo un rallentamento difficilmente sopportabile, non da noi, ma da chi evidentemente aspetta che questo provvedimento venga licenziato.
COGODI (R.C.). Ma eravamo tutti d'accordo!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). L'onorevole Cogodi si distingue sempre per la sua intolleranza, quindi è normale che interrompa gli altri quando parlano, anche se non sa neanche quello che stanno per dire. E' notorio, lo fa sempre, non c'è da preoccuparsi.
Proprio perché si tratta di un ordine del giorno sicuramente condiviso, la mia richiesta è che esso sia illustrato e votato nel breve volgere di qualche minuto, senza aprire una discussione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Balletto. Capisco la sua legittima preoccupazione, essendo lei anche Presidente della Commissione bilancio. Le posso assicurare che in Conferenza dei Capigruppo si è deciso di procedere celermente, per cui l'ordine del giorno numero 1 verrà illustrato e subito votato. Abbiamo stabilito un percorso che dovrebbe velocizzare i lavori per arrivare quanto prima alla definizione del bilancio.
Ha facoltà di parlare la consigliera Dettori per illustrare l'ordine del giorno numero 1.
DETTORI (D.S.). Signor Presidente, mi permetta una battuta velocissima nei confronti del collega Balletto. Voglio ricordargli che la finanziaria va così a rilento per ben altri motivi che non la discussione di quest'ordine del giorno!
Le colleghe consigliere ed io abbiamo presentato quest'ordine del giorno, sicuramente condiviso, così come da molti colleghi ci è stato riferito, perché il caso specifico di questa donna nigeriana è un caso simbolico, che non riguarda soltanto Safya in Nigeria, ma riguarda tante donne nell'intero pianeta, comprese l'Europa, l'Italia e la Sardegna, non certo con questa gravità, ma le violenze alle donne, come ben sappiamo dai tribunali, è sempre in aumento.
La dichiarazione universale dei diritti umani, che proclama solennemente il principio dell'uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, ha ormai superato cinquant'anni. Con questa dichiarazione le Nazioni Unite hanno dato l'avvio a un percorso che ha riaffermato e ulteriormente definito i diritti delle donne in numerosi strumenti internazionali. In particolare la dichiarazione di Vienna del 1993 afferma che i diritti delle donne sono parte inalienabile, integrante e indivisibile dei diritti umani. La Piattaforma di Pechino del 1995 ribadisce con forza che i diritti delle donne sono diritti umani universali, e quindi nessun motivo di religione, cultura, tradizione può giustificare la loro violazione.
Ciò nonostante questo principio viene violato e calpestato tutti i giorni. Le donne di ogni età, anche le bambine, sono vittime di un regime di segregazione instaurato per legge. Non hanno diritto di esprimersi, di usufruire della stessa assistenza sanitaria degli uomini, di lavorare o di studiare. Private di tutti i diritti fondamentali diventano esseri invisibili, fantasmi che non esistono né hanno il diritto di scegliere. Si impedisce loro l'accesso senza discriminazioni anche agli aiuti umanitari, che spesso rappresentano il loro unico mezzo di sussistenza. Siamo di fronte a un problema morale, a una replica dell'apartheid basata sul sesso, che non ha niente a che vedere con la religione.
Questa situazione esige una mobilitazione di tutti coloro che credono nei principi di uguaglianza e libertà. Tutte le forme di oppressione e discriminazione contro le donne devono cessare immediatamente. Credo che i colleghi abbiano letto l'ordine del giorno e sappiano che Safya è una donna che dovrà essere processata il 18 marzo per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio in seguito a uno stupro, che lo stupratore è stato assolto, in Nigeria, e che solo lei è stata condannata alla lapidazione.
Questo è inaccettabile e io credo che il Consiglio regionale, che rappresenta le donne e gli uomini della Sardegna liberi di scegliere la propria vita, debba sottoscrivere quest'ordine del giorno. Inoltre chiediamo che il Presidente del Consiglio lo invii all'Ambasciata nigeriana - credo che lo sottoscriva anche il collega Corona - perché, guardate, non è che le forme processuali nigeriane impediscano la condanna di questa giovane donna, ma semplicemente il processo è stato più volte rinviato per le forti pressioni che da tutte le parti del mondo sono venute.
Credo che la Sardegna debba far sentire la sua voce e che quest'ordine del giorno vada, con molto orgoglio, con molto senso di responsabilità e di consapevolezza, approvato dal Consiglio regionale della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Dettori, e devo dire grazie anche alle altre colleghe che hanno sottoposto al voto del Consiglio quest'ordine del giorno, dimostrando una sensibilità che non può che coinvolgerci tutti su un fatto di grande rilevanza politica e di civiltà. Con questo spirito, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'ordine del giorno numero 1 è approvato all'unanimità. Sarà mio compito farlo pervenire all'Ambasciata nigeriana, con lo scopo che ha detto l'onorevole Dettori.
Elezione di consiglieri Segretari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione di Segretari del Consiglio. Proprio perché dovremo affrontare ritmi di lavoro non comuni, e un Segretario da solo non può farsi carico di tutto il lavoro, è assolutamente necessario che le richieste che sono già state valutate dall'Ufficio di Presidenza vengano sottoposte al voto del Consiglio. Chiedo pertanto a un consigliere dell'opposizione, ancorché non Segretario, di aiutarci in questo lavoro.
COGODI (R.C.). Mi offro volontario, posso?
PRESIDENTE. Prego, onorevole Cogodi, apprezziamo molto la sua collaborazione.
Colleghi, per quanto riguarda il sistema di votazione, verrà fatta una sola chiama, ma lo spoglio delle schede avverrà singolarmente per ogni Gruppo, perché non possiamo fare uno spoglio complessivo, sarebbe troppo complicato. Do lettura delle norme che regolano questa votazione.
I Gruppi Partito del Popolo Sardo-CDU Sardi, I Democratici, Centro Cristiano Democratico, Federazione dei Socialisti e dei Democratici e Rifondazione Comunista, non rappresentati nell'Ufficio di Presidenza, hanno chiesto, ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario per ciascun Gruppo. L'Ufficio di Presidenza, secondo il dettato del terzo comma del suddetto articolo 4, ha deliberato di accogliere tali richieste in quanto legittime e regolarmente espresse. Il Consiglio può pertanto procedere alla relativa votazione. Verrà consegnata una scheda nella quale ognuno porrà le proprie preferenze, poi lo spoglio sarà fatto come ho preannunciato. Si deve esprimere una sola preferenza per Gruppo. Risulteranno eletti i consiglieri che, essendo iscritti ai Gruppi suddetti, otterranno il maggior numero di voti. A parità di voti sarà eletto il più anziano di età. Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per l'elezione dei Segretari del Consiglio.
(Seguono la chiama, le votazioni e lo scrutinio delle schede.)
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione per l'elezione del Segretario del Partito del Popolo Sardo-CDU Sardi:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
schede bianche 30
schede nulle 2
Hanno ottenuto voti: Salvatore PIANA, 32; Silvestro LADU, 1; Pasquale ONIDA, 1.
Viene proclamato eletto Segretario in rappresentanza del Gruppo Partito del Popolo Sardo-CDU: Salvatore PIANA.
Proclamo il risultato della votazione per l'elezione del Segretario del Gruppo I Democratici:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
schede bianche 7
schede nulle 2
Hanno ottenuto voti: Salvatore GRANELLA, 30; Antonio BIANCU, 26; Carlo DORE, 1.
Viene proclamato eletto Segretario in rappresentanza del Gruppo I Democratici: Salvatore GRANELLA.
Proclamo il risultato della votazione per l'elezione del Segretario del Gruppo Centro Cristiano Democratico:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
schede bianche 27
schede nulle 5
Hanno ottenuto voti: Antonio CAPPAI, 31; Giorgio OPPI, 3.
Viene proclamato eletto Segretario in rappresentanza del Gruppo Centro Cristiano Democratico: Antonio CAPPAI.
Proclamo il risultato della votazione per l'elezione del Segretario del Gruppo Federazione dei Socialisti e dei Democratici:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
schede bianche 18
schede nulle 1
Ha ottenuto voti: Pierangelo MASIA, 47.
Viene proclamato eletto Segretario in rappresentanza del Gruppo Federazione dei Socialisti e dei Democratici: Pierangelo MASIA.
Proclamo il risultato della votazione per l'elezione del Segretario del Gruppo Rifondazione Comunista:
presenti 67
votanti 66
astenuti 1
schede bianche 20
schede nulle 1
Hanno ottenuto voti: Velio ORTU, 43; Luigi COGODI, 1; Walter Luigi VASSALLO, 1.
Viene proclamato eletto Segretario in rappresentanza del Gruppo Rifondazione Comunista: Velio ORTU.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI -CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU -TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Ha domandato di parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Ho appreso della mia elezione a Segretario, ma debbo dire che io non ero candidato. Il Gruppo I Democratici aveva indicato il collega Antonio Biancu, che era Segretario anche nel passato periodo.
PRESIDENTE. Onorevole Granella, i colleghi erano tutti candidati. Lei è stato eletto.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Ringrazio l'Aula per la stima e la fiducia dimostratami, ma non posso accettare in quanto gli altri componenti del mio Gruppo ed io avevamo unanimemente deciso di candidare l'onorevole Biancu. Grazie, comunque.
PRESIDENTE. Dicevo che tutti i consiglieri sono candidati, tuttavia se questa è la sua volontà va benissimo. Non so se dovrà formalizzare le sue dimissioni per iscritto, ma questo è un altro problema.
Dobbiamo pertanto procedere nuovamente alla votazione per l'elezione del Segretario del Gruppo I Democratici.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Presidente, mi è sembrato di capire che il centrosinistra abbia invitato il centrodestra ad astenersi. Il centrodestra conferma che si asterrà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, io mi permetto di sollevare un problema relativo al sistema di votazione, perché ho appena constatato che con questo sistema, che mi sembra non sia mai stato adottato in precedenza, e in mancanza evidente di fair play, la maggioranza elegge anche i Segretari dei Gruppi di opposizione o di minoranza. Mi sembra che questo sia contro tutte le regole. Se in quest'aula ci fosse un minimo di fair play da parte di tutti, il problema non si porrebbe, però, di fatto si pone e il sistema non garantisce i Gruppi di minoranza. Credo che il problema sia questo.
PRESIDENTE. Due Segretari appena eletti, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, sono pregati di raggiungere il banco della Presidenza.
Seconda votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la seconda votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Segretario in rappresentanza del Gruppo I Democratici.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 75
votanti 55
astenuti 20
schede bianche 16
schede nulle 2
Hanno ottenuto voti: Antonio BIANCU, 33; Salvatore GRANELLA, 3; Carlo DORE, 1.
Viene proclamato eletto Segretario in rappresentanza del Gruppo I Democratici: Antonio BIANCU.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CARLONI - COGODI - CORDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FLORIS - FRAU - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MORITTU - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU -TUNIS - USAI - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - GIOVANNELLI - LOMBARDO - MILIA - MURGIA - ONIDA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SCARPA - VARGIU.)
PRESIDENTE. Colleghi, prima di procedere, devo informarvi che sono stati presentati numerosi emendamenti agli emendamenti, alcuni dei quali sono pervenuti oltre i termini di tempo indicati dal comma 7 dell'articolo 84 del Regolamento che vi leggo: "Gli emendamenti all'emendamento possono essere presentati sino a un'ora prima della seduta nella quale saranno discussi gli articoli cui si riferiscono", in questo caso cioè entro le 15 e 30. Numerosi emendamenti sono stati presentati dopo, naturalmente non spetta agli Uffici dichiararne l'ammissibilità, ma c'è la necessità di fare un po' di ordine e vedere quali emendamenti, in base al Regolamento, sono ricevibili e quali non lo sono. Per cui vi chiedo di avere pazienza. Gli Uffici mi dicono che per fare questo lavoro hanno bisogno di almeno un'ora.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, se gli Uffici hanno bisogno almeno di un'ora significa che potrebbero aver bisogno anche di un'ora e mezzo, per cui arriviamo alle 20. A questo punto, se la Giunta e la maggioranza sono d'accordo, credo che possiamo aggiornare i lavori direttamente a martedì. Noi, come sempre ci siamo comportati durante la discussione di questa finanziaria, non intendiamo creare neanche un minuto di ostruzionismo.
PRESIDENTE. Siccome non possiamo procedere perché gli Uffici stanno facendo questo lavoro, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per valutare questa richiesta.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Secondo l'articolo del Regolamento che lei ha letto poc'anzi, un'ora prima della seduta pomeridiana dovevano essere presentati gli emendamenti agli emendamenti all'articolo 2, perciò si può verificare velocemente se ne sono stati presentati e comunque si può iniziare la discussione su questo articolo.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non è possibile perché ci sono emendamenti anche all'articolo 2, pertanto non possiamo procedere. Che cosa discutiamo?
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Saranno due o tre.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Presidente, mi consenta, ho sentito che sono stati presentati circa sessanta emendamenti, e io vorrei sapere quanti di questi si riferiscono all'articolo 2 e quanto tempo occorre agli Uffici, prima di sospendere eventualmente la seduta, per esaminarli.
Il collega Fadda ha detto che sarà necessaria un'ora o un'ora e mezzo; io non so quanti siano gli emendamenti e non so quanto occorra per esaminarli, ma vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi sul comma 6 dell'articolo 84, che recita: "Gli emendamenti presentati ai sensi del comma 5 sono disponibili almeno tre ore prima della seduta nella quale saranno discussi gli articoli cui si riferiscono". Per cui, signor Presidente, vorrei sapere se tre ore prima questi emendamenti erano già stati presentati, se no non devono neanche essere esaminati. A mio avviso, quindi, si può procedere secondo l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, il problema della procedibilità si pone per poter fare un lavoro normale, per essere in condizioni di andare avanti, come lei comprende. Siamo nella fattispecie del comma 7 dell'articolo 84. Ho detto che gli emendamenti presentati sono 62, 56 della minoranza e 6 della Giunta e ci sono emendamenti anche all'articolo 2,
Detto questo, sulla ammissibilità degli emendamenti, ripeto, non possono decidere gli Uffici, deve decidere il Presidente, ma gli Uffici faranno pervenire tutto il materiale necessario per esprimere una valutazione nel volgere di un'ora. Poiché in quest'ora non possiamo procedere con i lavori dell'Aula, ho proposto di riunire la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per decidere insieme come procedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Nell'ultima Conferenza si è deciso di lavorare sino ad un'ora avanzata, anche oltre le 20, proprio per recuperare alcune cose che si era deciso di esaminare domani, in quanto purtroppo non è più possibile lavorare domani.
Chiedo che con la massima celerità e la loro competenza, naturalmente, i funzionari prendano in considerazione solamente gli emendamenti agli emendamenti all'articolo 2, e che procediamo al più presto all'esame di questo articolo, sino a quando sarà possibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). E' da qualche giorno, signor Presidente, che noi dell'opposizione ci adoperiamo per indicare alla maggioranza un percorso di serietà perché il Consiglio possa iniziare, procedere e addivenire alla valutazione e all'approvazione della finanziaria e del bilancio.
Ci sono numerose difficoltà e poi succede che anche di fronte alle cose più ovvie qualcuno si senta in dovere di parlare perché sia notificato all'esterno che c'è chissà quale ansia di procedere immediatamente alla discussione del bilancio, dato che attorno al Consiglio c'è gente che protesta.
Non si può procedere così come è stato rappresentato, oggettivamente, perché in discussione oggi non c'è solo l'articolo 2, ma tutta la finanziaria. In teoria e in astratto il Consiglio potrebbe esaminare l'articolo 2 fino all'articolo 22 bis, quindi tutti gli emendamenti agli emendamenti presentati devono essere oggetto di questa valutazione.
Perché ci sono difficoltà? Perché la manovra finanziaria rimane tuttora - lo era già nei giorni precedenti, lo è oggi con questi emendamenti agli emendamenti ancora di più - appesantita da un fardello di nuove proposte, che non consistono nel numero degli emendamenti, ma nella qualità degli stessi. La Giunta si era impegnata a ritirare, fra ieri e oggi, tutti gli emendamenti che riguardano materie sostanziali; non solo le intere leggi che aveva rovesciato dentro la proposta di finanziaria, ma anche argomenti di prima grandezza che da soli richiederebbero settimane di discussione. La Giunta dice: "Alleggerisco la quantità degli emendamenti, ne ho presentato 200, ne ritiro 67". Però ritira la paglia e si tiene il grano se fra gli emendamenti permane quello per cui, attraverso la finanziaria, opereranno in questa regione le varianti automatiche ai piani urbanistici e paesistici, anche quelle presentate dai privati, perché su quell'emendamento in quest'aula si discuterà per tre settimane, se basteranno!
Quindi se la Giunta vuole presentare proposte importanti, serie e corpose le presenti distintamente dalla finanziaria, le tolga dalla finanziaria, e visto che agli Uffici serve un'ora per ordinare gli emendamenti, approfitti di questo tempo in cui il Consiglio non può lavorare per decidere di togliere tutte quelle norme così rilevanti che bloccheranno la finanziaria, perché noi adopereremo tutti gli strumenti regolamentari per impedire che modificazioni così corpose e importanti per la vita e lo sviluppo della regione possano essere considerati emendamenti alla finanziaria. Gli accordi di programma che dovrebbero introdurre la variante automatica debbono essere tolti da questa proposta, in caso contrario è evidente - e so che siamo confortati da analogo parere di gran parte del Consiglio - che voi non volete che la finanziaria e il bilancio siano discussi, ma volete altro. Però se volete altro, al di là degli emendamenti e degli emendamenti agli emendamenti, sarete costretti a dirlo chiaramente di fronte all'opinione pubblica. Voi non otterrete varianti automatiche urbanistiche e deroghe facili in materia paesistica imboscando quelle norme nella finanziaria e nel bilancio. Le otterrete se, alla luce del sole, presenterete al Consiglio disegni e proposte di legge che abbiano quel titolo.
Quindi usiamo l'ora che abbiamo, tanto è un'ora morta perché il Consiglio non può lavorare dato che gli Uffici devono ordinare gli emendamenti. La Giunta colga questa occasione per ritirare quegli emendamenti che di sicuro, se rimangono, bloccheranno per lungo tempo la finanziaria, e pare che così voi abbiate intenzione di fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, siccome lei ha proposto, saggiamente, di valutare in Conferenza di Capigruppo, anziché in Aula, la qualità dei problemi nuovi che lei ha rilevato nella verifica della quantità degli emendamenti presentati agli emendamenti, possiamo anche trascorrere il tempo in aula facendo interventi sulle modalità di procedere. Forse è il caso che in Conferenza dei Capigruppo valutiamo insieme la situazione.
Noi avevamo deciso insieme di lavorare fino alle 20 e 30 o alle 21, e confermiamo questo impegno, vediamo però quali sono i problemi. Se gli Uffici hanno bisogno di lavorare non capisco com'è che possiamo accelerare, saltare, superare. Bisogna che li lasciamo lavorare e che in Conferenza dei Capigruppo valutiamo come procedere.
PRESIDENTE. La Conferenza sarà convocata. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, un mio caro amico mi esortava ad essere saggio, per cui cercherò di esserlo. Dobbiamo esaminare, dice il Presidente, 62 emendamenti agli emendamenti e dobbiamo anche iniziare l'analisi e l'esame dell'articolo 2 della finanziaria. Siccome ero distratto, chiedo: gli emendamenti agli emendamenti all'articolo 2 sono stati presentati nei termini previsti dal Regolamento? Questo la Presidenza lo può e lo deve decidere adesso. Ci sono emendamenti che sono stati presentati fuori termine? La Presidenza deve dire che sono stati presentati fuori termine e quindi non sono ammissibili. E poi ci sono gli altri 24 articoli della finanziaria e i 62 emendamenti. Io ricordo a me stesso, prima che al Presidente, che conosce ovviamente, per il suo ruolo, il Regolamento a memoria, il comma 7 dell'articolo 84, in base al quale gli emendamenti all'emendamento possono essere presentati sino a un'ora prima della seduta nella quale saranno discussi gli articoli cui si riferiscono. Niente impedisce quindi che si dichiarino ammissibili o inammissibili gli emendamenti agli emendamenti all'articolo 2, e che per tutti gli altri articoli si possa ragionevolmente valutare quale soluzione sia possibile, se ci sono emendamenti agli emendamenti da ritirare o quant'altro l'Aula riterrà opportuno fare.
Questo, come mi suggerisce il mio collega di partito, l'onorevole Masala, ma pensavo di averlo detto, non necessariamente deve avvenire fra mezz'ora, fra un'ora o fra dieci minuti. Può avvenire anche nei giorni successivi, in tal modo, secondo quanto richiede il Regolamento, gli emendamenti saranno stati sicuramente presentati sino a un'ora prima della seduta nella quale saranno discussi gli articoli cui si riferiscono.
PRESIDENTE. Io non vorrei apparire alla maggioranza come il Presidente che vuole ritardare e all'opposizione come quello che invece vuole comunque andare avanti. Ci sono delle situazioni oggettive: stiamo parlando di emendamenti agli emendamenti, per cui bisogna verificare a quali emendamenti e a quale articolo essi si riferiscono. In quel momento sapremo se ci sono emendamenti agli emendamenti anche all'articolo 2. E le posso garantire che ce ne sono.
Altro aspetto: non spetta agli Uffici decidere se gli emendamenti sono ammissibili o no. Quando i consiglieri regionali presentano emendamenti gli Uffici mi informano, per esempio, sull'ora in cui sono pervenuti. Chi deve decidere sull'ammissibilità è il Presidente, però gli Uffici non sono in questo momento in grado di darmi le informazioni che mi servono per prendere una decisione. Mi creda, è una valutazione assolutamente obiettiva. Mettetemi nella condizione di lavorare, perché così non si può procedere. Entro un'ora gli Uffici completeranno questo lavoro di raccolta dei dati, dopo di che potremo andare avanti anche fino a domani mattina, io non ho problemi.
USAI (A.N.). Ma la Conferenza dei Presidenti di Gruppo a cosa serve allora?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Io intervengo, signor Presidente, solo per trenta secondi, e chiedo scusa, per esprimere un disagio. Capisco tutte le ragioni oggettive, ma qui il problema non è solo quello di cui puntualmente e specificamente stiamo parlando ora. Io voglio esprimere - sento il dovere di farlo - un disagio del consigliere regionale perché questo Consiglio non riesce a lavorare. Poi le ragioni saranno pure oggettive, fatto sta che è così. Ci sono problemi politici e di merito, che chiaramente sono in capo alla Giunta e alla maggioranza, e ci sono problemi di organizzazione del lavoro, di esistenza dei requisiti minimi di funzionalità del Consiglio. Io esprimo disagio e anche, se mi si comprende, un po' di vergogna, perché il Consiglio sta precipitando nel ridicolo e nella improduttività.
Ho letto sui giornali che il Consiglio regionale siciliano - non so poi se sia vero - ha deciso di non lavorare da Natale a Pasqua, e mi sono scandalizzato. Debbo dire che noi stiamo rischiando di fare peggio, perché loro hanno fatto il danno una volta per tutte, questo Consiglio mi pare che stia rischiando di fare danni ogni volta che si riunisce, dando un'immagine davvero - chiedo scusa ai colleghi, ma io sono uno degli ottanta - deprimente.
Ho preso la parola, Presidente, per dire che non si può continuare così e che bisogna affrontare il problema in Consiglio. Dio ci guardi dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che è un organo palesemente inutile, di dimostrata inutilità. Non è colpa dei Capigruppo, sarà colpa del destino, ma noi vediamo dieci, venti, brevi (brevi?!) Conferenze dei Presidenti di Gruppo a seduta, e non c'è dimostrazione migliore del fatto che quest'organo non è in grado, attualmente, di decidere nulla. Bisogna affrontare in quest'Aula, Presidente, alla prima occasione possibile, il problema della organizzazione dei lavori e del funzionamento di questo Consiglio regionale, prima che esso affondi definitivamente e meritatamente.
PRESIDENTE. Il Segretario generale mi ha informato che tra dieci minuti gli Uffici avranno terminato il lavoro. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, ma siccome non ne ho diritto non la prendo. Nel senso che nessuno qui ha il diritto di partecipare tutte le volte a questi vergognosi dibattiti!
PRESIDENTE. Onorevole Floris, fra dieci minuti gli Uffici avranno terminato il lavoro in cui sono impegnati, quindi sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 45, viene ripresa alle ore 18 e 58.)
PRESIDENTE. Dal lavoro portato a termine dagli Uffici risulta che due emendamenti agli emendamenti all'articolo 2, quello che ci accingiamo a discutere, non sono ammissibili perché sono pervenuti fuori tempo. Gli altri emendamenti sono ammissibili e li discuteremo. Naturalmente ricordo che vale sempre la regola secondo cui gli emendamenti agli emendamenti devono essere presentati almeno un'ora prima dell'inizio della seduta in cui saranno discussi.
FADDA (Popolari-P.S.). Quali emendamenti sono inammissibili?
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 462 e 506, perché pervenuti fuori tempo. Detto questo possiamo procedere. Ricordo che l'articolo 1 era soppresso.
Si dia lettura dell'articolo 2.
MASIA, Segretario:
Art. 2
Disposizioni di carattere finanziario
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 (Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione), a contrarre uno o più mutui o, in alternativa, ad emettere prestiti obbligazionari da essa esclusivamente garantiti, per un importo complessivo pari ad euro 1.948.493.000, in ragione di (UPB E03.032 - Cap. 51005):
a) euro 985.400.000 per l'anno 2002, di cui euro 302.127.000 quale quota già autorizzata dall'articolo 1, comma 4, della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6;
b) euro 551.773.000 per l'anno 2003, di cui euro 206.583.000 quale quota già autorizzata dalla normativa di cui alla precedente lettera a);
c) euro 411.320.000 per l'anno 2004.
2. Le spese al cui finanziamento è possibile provvedere mediante l'autorizzazione di cui al comma 1 sono indicate, a' termini dell'ultimo comma del succitato articolo 37, nella tabella F) allegata alla presente legge.
3. L'Amministrazione regionale è, altresì, autorizzata a contrarre uno o più mutui per un importo complessivo pari a euro 3.796.505.000 (UPB E03.032 - Cap. 05006) per la copertura del disavanzo di amministrazione presunto al 31 dicembre 2000 - pari a euro 2.307.560.000 - e per la copertura del saldo finanziario negativo presunto alla data del 31 dicembre 2001, pari a euro 1.488.945.000, derivanti dalla mancata contrazione dei mutui autorizzati dalle precedenti leggi finanziarie e destinati ad investimenti in opere di carattere permanente.
4. L'articolo 3 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1 (legge finanziaria 1999), è abrogato.
5. Per la contrazione di cui ai commi 1 e 3 valgono le condizioni e le modalità previste dall'articolo 1, commi 4, 5, 6, 11, 12, 13, 14 e 15 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 (legge finanziaria 1997).
6. L'ammortamento dei mutui di cui ai precedenti commi decorre dal 1° gennaio 2003 per quelli autorizzati nel 2002, dal 1° gennaio 2004 per quelli autorizzati nel 2003 e dal 1° gennaio 2005 per quello autorizzato nel 2004.
7. Gli oneri derivanti all'applicazione del presente articolo sono valutati in:
2003 euro 492.316.000
2004 euro 492.375.000
2005-2017 euro 492.417.000
2018 euro 104.648.000
2019 euro 42.330.000
8. Le nuove o maggiori entrate derivanti dalla revisione del Titolo III dello Statuto regionale sono prioritariamente destinate alla riduzione o all'annullamento delle autorizzazioni alla contrazione dei mutui o prestiti di cui ai commi precedenti.
9. Lo stanziamento di cui all'articolo 6, comma 15, della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6 è da intendersi quale rata relativa alla contrazione di uno o più mutui da parte dell'Amministrazione regionale.
10. All'assolvimento degli obblighi persistenti in capo all'Amministrazione regionale in conseguenza dell'applicazione del comma 7 dell'articolo 1 della legge regionale 28 dicembre 2001, n. 17, si provvede mediante attingimento dei fondi di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 11 del 1983, e successive modifiche ed integrazioni e con la procedura ivi prevista.
11. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 7, della legge regionale n. 17 del 2001 si applicano alle contabilità speciali di cui alle Leggi 11 giugno 1962, n. 588, e 24 giugno 1974, n. 268; le risorse derivanti dall'applicazione del presente comma sono attribuite al fondo di riserva di cui al titolo di spesa 11.4.02/I della Legge n. 268 del 1974 con decreto dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
12. Ai prelevamenti dai fondi di riserva delle contabilità speciali di cui alle Leggi n. 268 del 1974 e 23 giugno 1994, n. 402 si applicano le procedure previste per le corrispondenti fattispecie di prelevamenti dalla legge regionale n. 11 del 1983, e successive modifiche e integrazioni.
13. In conto delle risorse disponibili sul fondo di riserva di cui al titolo di spesa 11.4.02/I del programma d'intervento per gli anni 1988-1989-1990 della Legge n. 268 del 1974 sono disposti i seguenti trasferimenti di risorse:
a) euro 10.331.000 a favore del titolo di spesa 11.3.08/I del programma di cui sopra per la realizzazione ed il completamento dell'intervento di cui all'articolo 21 della legge regionale 6 dicembre 1997, n. 32, a seguito dell'accertata economia dei precedenti finanziamenti; il suddetto intervento può essere realizzato anche mediante acquisto delle partecipazioni azionarie delle società detentrici; non si applica inoltre, la disposizione di cui all'articolo 44 della legge regionale 5 settembre 2000, n. 17; sono abrogati l'articolo 36 della legge regionale n. 11 del 1998 e l'articolo 51 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4. Il comma 3 dell'articolo 21 della legge regionale n. 32 del 1997 è sostituito dal seguente: "3. L'attuazione dell'intervento è delegato alla società di gestione dell'aeroporto.";
b) euro 7.748.000 a favore delle finalità di cui al titolo di spesa 11.3.10/I del programma di cui alla lettera a);
c) euro 7.386.000 a favore delle finalità di cui al titolo di spesa 12.3.01 del programma d'intervento per gli anni 1994-1995 della Legge n. 402 del 1994 per il ripristino dell'intervento di cui al punto 3 del medesimo programma d'intervento;
d) euro 20.661.000 a favore delle finalità di cui al titolo di spesa 12.3.01 del programma di cui alla lettera c) per l'attuazione degli interventi previsti dalla legge regionale n. 15 del 1994;
e) euro 15.496.000 a favore delle finalità di cui al titolo di spesa 12.7.00 del programma di cui alla lettera c);
alle conseguenti variazioni di bilancio provvede con proprio decreto l'Assessore della programmazione, bilancio credito ed assetto del territorio.
14. Al fine di accelerare le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare regionale, in aggiunta a quanto previsto dalla normativa vigente, l'Assessorato competente per materia individua, previa procedura di evidenza pubblica, un soggetto gestore di servizi cui affidare l'alienazione totale o parziale del patrimonio medesimo, la cui stima è assicurata da apposito ufficio dell'Assessorato medesimo.
15. E' abrogato l'articolo 2 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35 e i riferimenti alla commissione tecnica regionale sono da intendersi sostituiti con l'ufficio di cui al comma 14 del presente articolo.
16. Gli enti e le aziende regionali devono presentare, entro il 30 giugno 2002, piani per la dismissione dei beni patrimoniali inutilizzati per i fini istituzionali; detti piani sono approvati dall'Amministrazione regionale con la procedura prevista dall'articolo 4 della legge regionale 15 maggio 1995, n. 14 (Indirizzo, controllo, vigilanza e tutela sugli enti, istituti ed aziende regionali) per il controllo degli atti di cui alla lettera d) dell'articolo 3 della medesima legge e con il parere favorevole dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. All'alienazione dei beni degli stessi enti si applicano le procedure e le modalità previste per l'Amministrazione regionale.
17. Dopo il comma 3 dell'articolo 15 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale) è aggiunto il seguente:
"3 bis. I Comuni rimborsano le spese sostenute dall'Amministrazione regionale per la demolizione di opere abusive entro due anni dall'esecuzione dei lavori (UPB E04.023 - Cap. 36214)".
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati gli emendamenti numero 192, 197, 402, 199, 200, 404, 450, 451, 128, 193, 448, 131, 196, 449, 132, 133, 194, 198, 435, 37, 129, 447, 446, 436, 437, 130, 453, 191, 195, 201, 202, 401, 434, 433.
(Interruzioni)
Chiedo scusa, ripeto i numeri degli emendamenti agli emendamenti, perché gli altri li avevate già. All'emendamento numero 128 sono stati presentati gli emendamenti numero 450 e 451; all'emendamento numero 131, l'emendamento numero 448; all'emendamento numero 132, l'emendamento numero 449; all'emendamento numero 37, l'emendamento numero 435; all'emendamento numero 130, gli emendamenti numero 447, 446, 436 e 437; all'emendamento numero 401, l'emendamento numero 434; all'emendamento numero 130, l'emendamento numero 453.
Si dia lettura di tutti gli emendamenti.
MASIA, Segretario:
Emendamento soppressivo totale G.V. Sanna - Fadda - Spissu - Balia - Dore.
Art. 2
L'articolo 2 è soppresso. (192)
Emendamento soppressivo totale G.V. Sanna - Fadda - Spissu - Balia - Dore.
Art. 2
Il comma 14 dell'articolo 2 è soppresso. (197)
Emendamento soppressivo parziale Vassallo - Cogodi - Ortu.
Art. 2
Nel comma 14, dopo le parole "… patrimonio medesimo" sono soppresse le parole "la cui stima è assicurata da apposito ufficio dell'Assessorato medesimo". (402)
Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia.
Art. 2
Il comma 15 dell'articolo 2 è soppresso. (199)
Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia.
Art. 2
Il comma 17 dell'articolo 2 è soppresso. (200)
Emendamento soppressivo parziale Cogodi - Ortu - Vassallo.
Art. 2
Nell'articolo 2 il comma 17 è soppresso. (404)
Emendamento aggiuntivo Secci - Sanna Gian Valerio - Fadda.
Emendamento n. 128
All'emendamento n. 128 è aggiunto il seguente comma:
"3. L'Amministrazione regionale è altresì autorizzata a contrarre uno o più mutui per un importo complessivo pari a euro 2.796.505.000 (UPB E03.032 - Cap. 05006) per la copertura del disavanzo di amministrazione presunto al 31 dicembre 2000 - pari a euro 1.307.560.000 - e per la copertura del saldo finanziario negativo presunto alla data del 31 dicembre 2001 pari a euro 1.488.945.000, derivanti dalla mancata contrazione dei mutui autorizzati dalle precedenti leggi finanziarie e destinati ad investimenti in opere di carattere permanente. Il comma 3 è soppresso. (450)
Emendamento aggiuntivo Secci - Sanna Gian Valerio - Fadda.
Emendamento n. 128
All'emendamento n. 128 è aggiunto il seguente comma:
"3. L'Amministrazione regionale è altresì autorizzata a contrarre uno o più mutui per un importo complessivo pari a euro 1.488.945 (UPB E03.032 - Cap. 05006) per la copertura del disavanzo di amministrazione presunto al 31 dicembre 2000, ai sensi del DPEF 2002 - 2004 approvato. (451)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale.
Art. 2
Disposizioni finanziarie
- Nel comma 1 l'importo di euro 1.948.493.000 è sostituito con quello di euro "2.128.493.000".
- L'importo della lett. a) è sostituito con "euro 1.113.400.000".
- L'importo della lett. b) è sostituito con "euro 603.773.000".
Conseguentemente nella Tabella B è istituita la seguente voce:
"2. Investimenti in opere di carattere permanente"
2002 € 128.000.000
2003 € 52.000.000
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
U.P.B. E03.032 Ricavo Mutui
(Cap. 51005) 2002 € 128.000.000
2003 € 52.000.000
U.P.B. S03.007 FNOL - Investimenti
2002 € 128.000.000
2003 € 52.000.000
U.P.B. E03.038 Quota interessi
(Cap. 03082) 2003 € 7.680.000
2004 € 10.300.000
U.P.B. E03.039 Quota capitale
(Cap. 03100) 2003 € 5.400.000
2004 € 8.100.000
In diminuzione
U.P.B. S.12.027 Spese per il Servizio Sanitario Regionale. Parte corrente
2003 € 13.080.000
2004 € 18.400.000
(128)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Fadda - Spissu - Balia - Dore.
Il comma 1 dell'art. 2 è sostituito dal seguente:
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata ai sensi dell'art. 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n° 11 a contrarre uno o più mutui o, in alternativa, ad emettere prestiti obbligazionari da essa esclusivamente garantiti per un importo pai a:
a) euro 303.127.285.96 per l'anno 2002
b) euro 206.582.759.63 per l'anno 2003. (193)
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda - Secci - Spissu - Balia - Dore.
Emendamento n. 131
L' emendamento n. 131 è soppresso. (448)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale.
Art. 2
Disposizioni di carattere finanziario.
I commi 14 e 15 sono sostituiti dai seguenti:
"14. L'Assessorato competente in materia di patrimonio è autorizzato ad affidare l'alienazione totale o parziale del patrimonio immobiliare regionale, individuato con le modalità di cui alla legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, per il valore stimato dall'ufficio del medesimo Assessorato in luogo della Commissione Tecnica regionale, a soggetti privati autorizzati in base alla normativa vigente.
15. E' abrogato l'articolo 2 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35". (131)
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda - Secci - Spissu - Balia - Dore.
Emendamento n. 132
L' emendamento n. 132 è soppresso. (449)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale.
Art. 2
Disposizioni di carattere finanziario
Il comma 16 è sostituito dal seguente:
"16. Gli Enti e le Aziende regionalidevono presentare entro il 30 giugno 2002 un piano di dismissione dei beni patrimoniali non utilizzati per fini istituzionali. Tali piani sono sottoposti al controllo preventivo di legittimità e di merito, ai sensi dell'articolo 3 della legge regionale 15 maggio 1995, n. 14, con le procedure di cui all'articolo 4 della medesima legge. Gli atti di disposizione degli Enti e delle Aziende regionali sono adottati secondo le modalità e le procedure di disposizione dei beni dell'Amministrazione regionale." (132)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia.
Il comma 14 è così sostituito: "Al fine di accellerare le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare non utile per le finalità dirette dell'Amministrazione regionale, l'Assessorato competente dispone, entro 90 gg dall'approvazione della presente legge, il censimento di detto patrimonio ed entro i successivi 60 gg pubblica uno o più bandi, anche su base territoriale, per la cessione, vendita, o permuta di detto patrimonio, assicurando preliminarmente e prioritariamente agli EE.LL. territoriali il subentro nella titolarità e proprietà dei beni di che trattasi. (196)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale.
Il comma 17 è così sostituito:
17. Dopo il comma 3 dell'articolo 15 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale) è aggiunto il seguente:
3 bis. L'Amministrazione regionale è autorizzata ad anticipare le spese relative alla esecuzione della ordinanza di demolizione di cui al comma 1 (UP.B. S04.061 - Cap. 04187). (133)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia.
Il comma 7 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:
"Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo sono valutati in:
2003 euro 168.829.760
2004-2016 euro 222.923.455
2017 euro 54.093.695
2018 euro 21.970.076 (194)
Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia.
Il comma 15 è così sostituito: "In deroga all'articolo 2 della L.R. 35/95, per le priorità di cui al comma precedente provvede direttamente la struttura organizzativa dell'Assessorato competente". (198)
Emendamento aggiuntivo Capelli - Pittalis - Licandro - Murgia - Piana - Pilo - Businco.
Nell'art. 2 dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
13 bis. A valere sulle disponibilità recate dal titolo di spesa di cui al comma 13, lett. b), una quota pari ad euro 414.000 è destinata alla Società Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna s.c.a.z.l., per lo svolgimento dell'attività istituzionale. (37)
Emendamento aggiuntivo Orrù - Falconi - Spissu - Morittu.
All'emendamento n. 37 è aggiunto il seguente comma:
13 ter. Le risorse finanziarie previste nella UPB S03.008 per l'anno 2002, sono prioritariamente destinate al cofinanziamento degli strumenti di programmazione negoziata di livello nazionale, già approvati ed in corso di attuazione. (435)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.
Al comma 11, dopo le parole "24 giugno 1974, n. 268" è aggiunta l'espressione: "ad eccezione delle disponibilità recate dai titoli di spesa 9.3.01/I (Programma d'intervento 1985) e 11.3.05/I (Programma d'intervento 1988-89-90)". (129)
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda - Secci - Dore - Spissu - Balia.
L'emendamento n. 130 è soppresso. (447)
Emendamento sostitutivo totale Sanna Gian Valerio - Pirisi - Morittu - Marroccu Spissu.
L'emendamento 130 è sostituito dal seguente:
Nella lettera a) del comma 13 le parole:
"3. L'attuazione dell'intervento è delegata alla Società di gestione dell'aeroporto" sono sostituite dalle seguenti parole:
"3. L'attuazione dell'intervento è delegata alla Provincia di Nuoro". (446)
Emendamento aggiuntivo Orrù - Falconi - Spissu - Morittu - Marroccu.
All'emendamento n. 130 è aggiunta la seguente lettera:
"g) Le risorse finanziarie previste nella UPB S03.008 per l'anno 2002, sono prioritariamente destinate al cofinanziamento degli strumenti di programmazione negoziata di livello nazionale, già approvati ed in corso di attuazione". (436)
Emendamento aggiuntivo Orrù - Falconi - Morittu - Spissu.
All'emendamento n. 130 è aggiunta la seguente lettera:
"g). Dall'esercizio finanziario 2002, la predisposizione e l'attuazione dei programmi d'investimento e dei programmi di spesa, deliberati dalla Giunta regionale, non saranno più riferiti alle Aree programma bensì alle 8 Province previste dalla L.R. 2.1.1997, n. 4". (437)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.
Nel comma 13 è aggiunta la seguente lettera:
"f) euro 2.583.000 per le finalità di cui al titolo di spesa 8.3.04 del programma d'intervento 1982/84 per il completamento e messa a norma del complesso di servizi turistici integrati nel comune di Alghero (Centro Congressi)". (130)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.
All'emendamento n. 130 è aggiunta la seguente lettera:
"f 1) euro 1.033.000 per le finalità di cui al titolo di spesa 11.3.05/I del programma d'intervento per gli anni 1988-89-90. (453)
Emendamento aggiuntivo Spissu - Fadda - Dore - Balia
Dopo l'art. 2 è aggiunto il seguente art. 2 bis:
"Entro 90 giorni dall'approvazione della presente legge la Regione Autonoma della Sardegna delibera la messa in liquidazione della Sigma Invest s.p.a. in quanto l'attività della stessa è potenzialmente in conflitto con la normativa comunitaria in tema di aiuti di Stato.
Il liquidatore, scelto tra i Dottori Commercialisti, sarà affiancato dalla SFIRS s.p.a. durante la procedura". (191)
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia.
All'art. 2 dopo il comma 17 è aggiunto il seguente:
"18. In attesa di una nuova disciplina e fino a quando non sia emanata la norma di revisione del Fondo istituito con la Legge Regionale 5 maggio 1965 n. 15, il personale del ruolo unico dell'Amministarzione regionale di cui all'art. 50 della L.R. 25.1.1988 n. 4, all'art. 5 della L.R. 23.1.1991 n. 9 e agli artt. 3 e 4 della L.R. 1.6.1999 n. 21, in servizio alla data del 1° gennaio 2002, è iscritto a domanda al F.I.T.Q. in applicazione dell'art. 27 della L.R. 25.6.1984 n. 33.
Per la decorrenza di iscrizione e la regolarizzazione delle posizioni contributive si fa riferimento alle disposizioni di cui all'art. 19 della L.R. 14.6.2000 n. 6.
Sono fatte salve le iscrizioni al fondo formulate dai dipendenti precedentemente alla data del 1° gennaio 2002 e accolte dall'Amministrazione ai sensi del predetto art. 27 della L.R. n. 33/84. (195)
Emendamento aggiuntivo Morittu - Pirisi - Sanna Gian Valerio - Orrù - Lai - Spissu - Cugini.
All'art. 2, dopo il comma 17 sono aggiunti i seguenti:
"17/bis. La disciplina prevista nei Piani Territoriali Paesistici, dal n. 1 al n. 14, resi esecutivi con i Decreti del Presidente della Giunta Regionale del 6 agosto 1993, dal n. 266 al n. 279, pubblicati nel BURAS del 19.11.1993, n. 44, si applica dalla data di pubblicazione della presente legge sino a quella di approvazione di una organica legge regionale nella materia, che dovrà intervenire entro 18 mesi dalla pubblicazione della presente legge.
17/ter. Sono fatti salvi gli atti posti in essere dai Comuni per la redazione dei PUC in adeguamento ai PTP resi esecutivi con i decreti del Presidente della Giunta Regionale del 6 agosto 1993 e non più vigenti. I Comuni possono altresì perfezionare l'iter di adozione e approvazione dei PUC secondo le previsioni di cui alle norme di attuazione dei previgenti PTP e allegata cartografia". (201)
Emendamento aggiuntivo Orrù - Demuru - Marroccu - Sanna Alberto - Calledda - Falconi - Pirisi.
All'articolo 2, dopo il comma 14 è aggiunto il seguente.
"14/bis. In deroga a quanto previsto dall'articolo 1 della L.R. 5.12.1995 n. 35, sono esclusi dalla procedura di alienazione dei beni immobili del patrimonio regionale, salvo che non sia dagli stessi esplicitamente richiesta, i beni detenuti in regime di concessione da aziende, società ed organismi senza scopo di lucro che esercitano l'attività agrozootecnica". (202)
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.
Nell'articolo 2, dopo il comma 13 è inserito il seguente:
"13/bis. Le somme disimpegnate nel conto dei residui ricompresi nelle UPB S10.052 e UPB S10.053 del bilancio sono conservate nelle medesime UPB per essere utilizzate per il perseguimento delle finalità originarie.
Le somme non impegnate entro il 31.12.2001 in conto del capitolo 10157 (UPB S10.053) permangono permanentemente nel conto dei residui sino al loro esaurimento". (401)
Emendamento aggiuntivo Orrù - Falconi - Spissu - Morittu - Marrocu
EMENDAMENTO N. 401 (Art. 2)
All'emendamento n. 401 è aggiunto il seguente comma:
"13/ter. Le risorse finanziarie previste nella UPB S03.008 per l'anno 2002, sono prioritariamente destinate al cofinanziamento degli strumenti di programmazione negoziata di livello nazionale, già approvati ed in corso di attuazione". (434)
Emendamento aggiuntivo Masia - Morittu - Calledda - Balia - Ibba.
Art. 2
All'articolo 2, dopo il comma 17, è aggiunto il seguente:
17 bis. Per le finalità di cui agli articoli 19, 20 e 21 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 e successive modifiche e integrazioni, è autorizzata per gli anni 2002, 2003 e 2004 e successivi la spesa di euro 1.030.000. (UPB S04.059 - Cap. 04159-01)
Copertura finanziaria
In aumento
UPB S04.059 - Contributi ai comuni per gli strumenti urbanistici
Cap. 04159-01 - Contributi ai comuni per la redazione degli strumenti urbanistici comunali
Competenza 2002 euro 1.030.000
Competenza 2003 euro 1.030.000
Competenza 2004 euro 1.030.000
In diminuzione
03- Programmazione - UPB S03.006
Cap. 03019
Competenza 2002 euro 1.030.000
Competenza 2003 euro 1.030.000
Competenza 2004 euro 1.030.000
(433)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 192 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, l'emendamento numero 192 è di facile lettura: è l'intendimento di operare, intorno all'ipotetica soppressione dell'articolo 2, una riflessione sul contenuto generale di questa finanziaria, che si evince in molte parti e che poi sarà ulteriormente specificato negli altri emendamenti. Di fatto si sottolinea, attraverso questo emendamento, che è mancata una riflessione complessiva sulle entrate della Regione, sulla capacità della Giunta regionale di individuare un limite tollerabile e di tutela delle finanze regionali rispetto all'indebitamento.
La considerazione generale è che l'articolo 2 muova dalla presunzione che, dal momento del deposito dei documenti di bilancio in Commissione fino all'esitazione degli stessi, le diverse trattative, la concertazione a livello di maggioranza, l'accreditamento del bonus di 516 mila euro cadauno, potessero avvenire in maniera indisturbata. Manca, infatti, in questo articolo, a nostro giudizio, l'anima di un rigore finanziario come atto di maggiore responsabilità di chi ci governa rispetto alle sorti future della nostra regione.
Il significato di questo emendamento è dunque quello di aprire intorno all'articolo 2 una riflessione, che a noi sembra non sia stata fattaadeguatamente, su un atteggiamento irresponsabile da parte della Giunta e - lo diciamo adesso per non essere accusati domani di essere coinvolti in questo atteggiamento - pericolosamente ricadente sulle tasche dei cittadini: l'assenza di qualsivoglia riferimento alle politiche delle entrate.
Questa Regione si tiene in piedi eludendo l'obbligo, anche se non specificatamente normato, di seguire un orizzonte che guardi alla tutela degli equilibri del bilancio, alla possibilità di rendere congrua la sua capacità di indebitamento; questa Regione vive solo della cultura dello stanziamento, per cui attraverso la contrazione di mutui si soddisfa a dismisura quella che è la voracità di chi ci governa e delle pressioni che intorno a questo Consiglio si svolgono.
Purtroppo, questa non è politica finanziaria, noi non riteniamo che sia politica finanziaria e vogliamo, con questo emendamento, delineare un profilo di responsabilità che vogliamo collocare in maniera ben distinta e certa nei confronti di coloro che ci hanno proposto questo articolo, che è il consuntivo di tre finanziarie concepite con questa logica. In più, rispetto all'anno passato, essi utilizzano la finanziaria come crogiolo delle vostre convenienze che, come abbiamo registrato in questi mesi e in questi anni, è l'unico metodo che vi tiene insieme uniti.
La difficoltà di mettere in campo una proposta di confronto con le opposizioni e di venire allo scoperto intorno a determinate materie nelle Commissioni, approfittando della presentazione direttamente in Aula di emendamenti su materie che non c'entrano niente con la finanziaria, dimostra e conferma questo atteggiamento. E quindi noi intorno a questo emendamento vogliamo sviluppare e approfondire quelle che sono delle tematiche che riteniamo, dal punto di vista della prospettiva, dirimenti anche quello che può essere il futuro politico e dell'autonomia regionale.
PRESIDENTE. Consigliere Sanna, si intende illustrato anche l'emendamento numero 197?
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Li illustro uno per uno.
PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento 197 propone la soppressione del comma 14 che introduce, assieme ai commi 15 e 16, un tema che è stato oggetto di discussione in Commissione terza, ma più ampiamente nelle Commissioni di merito, e che riguarda l'intendimento della Giunta regionale di accelerare le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare regionale, sostanzialmente operando, come è rituale da un po' di tempo a questa parte, l'avvilimento, il superamento e il dribbling delle leggi e della legislazione vigente nella nostra Regione.
Primo aspetto: noi abbiamo detto, confermiamo e ribadiamo che prima di manifestare in maniera così palese un atto di sfiducia nei confronti dell'apparato regionale era necessario assumersi le responsabilità di direzione politica rispetto agli atti amministrativi e alle procedure amministrative sin qui seguite riguardo a questo problema. Noi non condividiamo la scelta di individuare un soggetto gestore di servizi esterno a cui affidare, in maniera cosiddetta "manageriale", l'alienazione del patrimonio immobiliare della Regione, che, badate, signori della Giunta, non è roba vostra, è oggetto che riguarda i cittadini della Sardegna.
Siamo contrari a questo atteggiamento liquidatore, da un lato perché implica un giudizio negativo sulla struttura regionale, che in parte nel tempo passato e anche più di recente ha svolto quelle funzioni che voi tendete ad attribuire all'esterno, dall'altro perché ci si rivolge a società che non danno, rispetto al valore e all'esigenza di tutelare beni della comunità sarda, adeguati livelli di garanzia di tutela di questo patrimonio, con riguardo alle responsabilità pro tempore che questo Consiglio e voi come Giunta, speriamo ancora più pro tempore, avete.
Il secondo aspetto riguarda il fatto che vige la legge 35/95, nella quale è già prevista una possibilità di tutela delle autonomie locali in questo processo di dismissione, perché molto di questo patrimonio che non è utile all'amministrazione regionale in via diretta potrebbe invece essere utile alle amministrazioni locali, alle aziende sanitarie o ad altre strutture comunque di livello istituzionale e, perché no, anche con riguardo, privilegio e attenzione alle associazioni di volontariato, che spesso svolgono una funzione suppletiva rispetto alle carenze dell'apparato regionale e che dovrebbero essere guardate con priorità e con maggiore attenzione da parte di questo Consiglio. Poiché questa deroga della legge 35 mette questa materia in capo ai privati e liquida senza nessuna distinzione la possibilità che gli enti locali, e assieme a loro anche le associazioni di volontariato, siano i principali interlocutori nell'alienazione di questo patrimonio che, ripeto, non è vostro, ma noi siamo chiamati a tutelare, vi chiediamo di cambiare valutazione e quindi di abrogare il comma 14 dell'articolo 2.
E' del tutto ovvio che per quanto riguarda gli altri emendamenti specificherò rispetto all'oggetto.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero l'emendamento 402 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). L'emendamento 402 intende riproporre un aspetto che da ultimo richiamava anche il collega Gian Valerio Sanna, cioè il tentativo, inoltrato attraverso il comma 14 dell'articolo 2 della finanziaria, di usare in modo disinvolto il patrimonio della Regione.
Il comma 14 dell'articolo 2 è davvero un campionario di cultura farisaica, perché inizia con un'affermazione che parrebbe nobile, cioè "accelerare le procedure di dismissione", e sotto la specie di un'accelerazione di procedure si vuole ottenere il risultato di manomettere, cioè mettere le mani - e non sempre si capisce che saranno le mani giuste - sul patrimonio pubblico. Intanto prima di dismettere, cioè dare ad altri, vendere, svendere o regalare, bisogna decidere cosa vendere, e quindi occorre sapere bene che cosa di quello che si ha può servire per le proprie necessità.
Noi vorremmo mitigare questo comma 14, almeno mantenendo il sistema attuale garantito attraverso la legge regionale numero 35, che regola le procedure pubbliche, che dà un valore iniziale attraverso la valutazione di un ufficio che interviene per tutti i beni regionali. Voi invece prevedete che proprio per accelerare le procedure l'Assessorato competente per materia, quindi ogni Assessorato, cioè quello dell'agricoltura per i beni pubblici che interessano l'agricoltura, quello della sanità per i beni pubblici che interessano la sanità e così via (poi la competenza degli Assessorati ha tutto intorno il sistema e la costellazione degli enti di riferimento), individui un soggetto gestore privato a cui affidare l'alienazione di questi beni. Praticamente l'Assessorato si rivolgerà a lui dicendo: "Ho questo bene pubblico vendilo!" Con quali garanzie, con quale valutazione delle utilità pubbliche, con quale valutazione comparata fra le diverse utilità pubbliche è ben facile immaginare, perché accade da sempre, e non si riesce a mettere ordine, che da una parte la Regione vende e vende male i suoi beni pubblici e dall'altra è costretta ad acquistare, e non sempre ad acquistare bene. Per cui vende a poco e compra a molto, e quando deve comprare un pezzo di ufficio quanto vale quel pezzo di ufficio per il mercato? Quanti affitti? Ogni anno la Regione paga a dei privati i 20-30 miliardi di lire di canone d'affitto di locali destinati a uffici pubblici, quando con una rata da pagarsi attingendo a un finanziamento privato non dico di 20-30 miliardi all'anno, ma anche solo di 7-8 miliardi all'anno, avrebbe per sé uffici moderni e funzionanti e potrebbe dotare di uffici moderni e funzionanti tutto il sistema delle autonomie locali, risparmiando danaro pubblico, utilizzando i suoi beni per finalità sociali e culturali, e quindi spendendo di meno per avere di più.
Il patrimonio pubblico in questa Regione è stato puntualmente censito più di quindici anni fa, per cui la Regione sa benissimo, da quindici anni a questa parte, prima non lo sapeva, quali sono i suoi beni e può fare un programma, perché quando è intervenuta, seppure parzialmente qualche volta, ne ha ricavato grande utilità. Infatti ci sono uffici nuovi e moderni che, fatti bene, nel momento e nel punto giusto, sono stati regalati alla Regione, perché la rata che essa ha pagato in sette od otto anni di leasing è stata inferiore a quanto pagava per canoni di affitto a privati. Tra l'altro dopo sette anni con l'equivalente dell'affitto la Regione si è tenuta i suoi beni.
Questo è più o meno il riferimento solo a una parte del grande patrimonio immobiliare della Regione, per non parlare di tutto il patrimonio immobiliare pubblico che alla Regione deve ancora essere intestato dallo Stato, che è solo ritardatario e crea danni enormi alla comunità regionale, e non si capisce perché questa Regione, che sa impugnare tutto alla Corte Costituzionale, non sia riuscita ancora a impugnare questa inadempienza plateale dello Stato, che non compie l'operazione di scrittura, di intestazione dei demani pubblici in capo alla Regione, per avere una grande entrata, una grande ricchezza da poter utilizzare per il suo sviluppo.
Per non parlare del grande, diffuso e distribuito patrimonio pubblico ex militare, quindi non del patrimonio pubblico militare ancora utilizzato, i poligoni. Qui tutti fanno professione di nazionalità, di nazionalismo, di nazionalitarismo e quant'altro. Lo Stato di Malta alimenta il suo bilancio quasi interamente con il corrispettivo degli affitti del suo porto all'Inghilterra o a chi decide di affittarlo. Lo Stato italiano, in Sardegna, può tenere compendi enormi di patrimonio dove si esercitano militarmente le forze armate di mezzo mondo, avvelenando il territorio e lasciando non dico tracce o pericolo, ma certezza di malattia e di morte, di cui in questi giorni si sta avendo drammaticamente il riscontro nel poligono di Perdasdefogu. E lo Stato bellamente incassa da Stati di mezzo mondo, per sperimentare le loro armi in Sardegna, cespiti enormi e nulla torna alla nostra regione.
Ma di queste cose voi nazionalitari non ne parlate, perché rivendicare l'autonomia in concreto vuol dire scontrarsi con politiche dello Stato italiano di tipo centralistico. Però il patrimonio militare utilizzato, per il quale la Regione non riceve pressoché niente, mentre lo Stato riceve moltissimo, e anche il patrimonio militare dismesso, che è enorme, sono stati a suo tempo censiti e la relativa documentazione è su un tavolo del Ministero della difesa, che doveva trasmetterla al Ministero delle finanze, e immagino che adesso sia nei cassetti della Regione. Si tratta di un patrimonio immobiliare enorme che abbisogna solo di una firma, di una sigla, che un Ministro della difesa di molti anni fa, il ministro Spadolini, quindi mi riferisco all'incirca a quindici anni fa, avrebbe dovuto apporre insieme al Presidente della Giunta regionale di allora.
Altro che accelerare le dismissioni! Qui c'è da accelerare, invece, la cognizione, un progetto di utilizzazione, un saggio investimento, innanzitutto diretto a dotare di una casa la Regione e l'autonomia. Dopo sessant'anni questa è una Regione che abita ancora in casa altrui. Questa Regione non è riuscita a utilizzare bene un grande, grandissimo patrimonio immobiliare, a fare anche eventuali operazioni di permuta, che è possibile fare, per consentirne una diversa utilizzazione, a fare un saggio investimento che possa autoalimentare un progetto che da decenni, a più riprese, si ripropone e che andrebbe ripreso, discusso pubblicamente e completato, perché si abbiano grandi economie di bilancio ed enormi utilità per il funzionamento della Regione. E questo può avvenire solo tagliando le unghie - dico le unghie, se non il dito e la mano - di quelli che con il patrimonio pubblico della Regione, e non solo della Regione, hanno coltivato delle mire prima e poi hanno anche ottenuto delle utilità di tipo privato e individuale.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 199 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Con l'emendamento numero 199 ci si pone l'obiettivo di sopprimere il comma 15 dell'articolo 2. Sul filo del ragionamento poc'anzi affrontato è del tutto evidente che la Regione è molto più interessata a raccogliere quattro denari dalla svendita degli immobili piuttosto che a rispettare le leggi, come dicevo prima, che nel loro nucleo, nella loro concezione avevano anche degli elementi di tutela rispetto ad alcuni processi di garanzia, ma anche di interesse della stessa Regione. Mi spiego: il comma 15 dell'articolo 2 prevede l'abrogazione dell'articolo 2 della legge regionale numero 35 del 1995, quindi l'eliminazione della commissione regionale preposta, commissione che possiamo definire di carattere tecnico, quindi con una palese ed evidente competenza professionale nella valutazione degli immobili, con riguardo al prezzo minimo, perché poi nella stessa legge 35 vi è tutto un aspetto che riguarda l'intervento degli enti locali in questa dismissione. Ed è per questo che si parla, concettualmente, sempre nella legge 35, di prezzo minimo, ma questo non nega il fatto che sia incorporato, innestato nella commissione tecnica regionale il rilievo della competenza, che porta a una valutazione comunque di garanzia rispetto al valore reale e agli interessi della stessa Regione. Voi eliminate quella commissione, per fare che cosa? Per accollare quest'onere della stima, badate, del patrimonio regionale a un ufficio non meglio identificato presso l'Assessorato medesimo, vale a dire l'Assessorato degli enti locali. Ci viene da domandare: chi ne farà parte? Persone competenti? L'ufficio di gabinetto? Qualche furbacchione? Come potete presentate una proposta di questo genere riguardo a un patrimonio che è dei cittadini della Sardegna? Ma non vi vergognate della superficialità con la quale affrontate un argomento di questo genere, eliminando la commissione tecnica e introducendo surrettiziamente un ufficio, di chi? Con quale competenza? Con quale livello di responsabilità? Chi decide? A chi comunica i risultati?
E poi, lo voglio dire agli amici galluresi: badate, ho parlato prima del volontariato, degli enti locali, ma noi dobbiamo realizzare le nuove province, e quello che mi sorprende, anche da parte dell'assessore Biancareddu, è che dovendo fare una cosa così importante non vi[S1] sia venuto in testa di riservare una quota fondamentale della dismissione prioritaria e precedente rispetto a tutte le altre del patrimonio dismesso o, ancor di più, del patrimonio disponibile per realizzare le sedi fondamentali di quelle istituzioni. Ciò dimostra che non solo non credete a quello che fate qui, ma non credete neanche alle leggi che ci avete costretto a trasformare per comodità elettorale e propagandistica. Voglio dire che non c'è un nesso logico fra le cose che proponete e, tra l'altro, lo dico molto apertamente, arriveremo a un punto nel quale - assessore Masala lo dico a lei - noi dovremo tirare una somma delle modalità con le quali voi governate, perché il livello di derogazione alla legislazione vigente regionale ha raggiunto un livello così insopportabile che noi ci riserveremo le azioni giurisdizionali. Voi avete instaurato questa moda strana di prendere in giro i cittadini, ma, badate, derogare alle leggi non significa prendere in giro noi che siamo qua, significa prendere in giro lo stato di diritto che configura la natura autonomistica della Regione. Ed è una vergogna che voi prendiate in giro noi, le istituzioni locali, i cittadini e quant'altro.
Sul problema della dismissione del patrimonio regionale ci troverete disponibili a fare un ragionamento di merito, e lo vedremo poi nell'esame degli emendamenti sostitutivi che abbiamo presentato, per dimostrarvi che abbiamo anche noi qualche idea sulla materia e che non vogliamo mettere la testa sotto la sabbia rispetto all'esigenza di recuperare quel patrimonio. E il comma 15 dell'articolo 2 denota la frettolosità e la irresponsabilità con la quale voi trattate, non questo, ma un po' tutti i problemi.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 200 ha facoltà di illustrarlo.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Chiedo di parlare sul Regolamento, Presidente.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Il Presidente mi ha dato adesso la parola e l'onorevole Balletto aspetta.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il garbo non le manca.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Io sto rispettando le funzioni del Presidente, è lei che sta venendo meno al rispetto del Presidente. Se poi il Presidente ritiene che debba parlare...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Sanna.
(Interruzioni)
Per cortesia, colleghi, ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 200, Presidente, riguarda sostanzialmente la soppressione del comma 17. Di cosa parla il comma 17? Anche questo comma denota l'uso frettoloso e di comodo della legislazione regionale, perché dice: "Dopo il comma 3 dell'articolo 15 della legge 45", che non è una legge qualunque, ma detta norme per l'uso e la tutela del territorio regionale, "i comuni rimborsano le spese sostenute dall'Amministrazione regionale per la demolizione di opere abusive entro due anni dall'esecuzione dei lavori". Bene, io comprendo l'esigenza finanziaria, ma non credo che ci sia il tanto da incassare e giustificare un comma della legge finanziaria, però non voglio entrare nel merito, perché questa stima non sono in grado di farla, sarebbe stata vostra responsabilità fornircene l'entità per dare un giudizio di merito. Non siamo in ogni caso così sprovveduti da non capire che l'entità di queste somme non è assolutamente proporzionale alla dignità che avete dato a questo comma, ma questo è proporzionale al vostro modo di governare e quindi non mi soffermo su questo aspetto.
Il problema vero è che quello che sottende una banalissima questione finanziaria è che voi istituzionalizzate il fatto che l'abusivismo sia una regola, mentre per noi è un'eccezione e non possiamo mettere in norma, statuire che la condizione di abusivismo in Sardegna è permanente, perché sarebbe come affermare che siamo incapaci di governare con le leggi i nostri obblighi.
(Interruzioni)
Sì, questo è, assessore Biancareddu, perché lei può darne la lettura più immediata che le porta i soldi in tasca, ma c'è qualcuno che quando fa le analisi fa anche quella di contorno e quella di carattere giuridico, e lei mi deve insegnare che la tutela in questa Regione, che ci siate voi o chiunque altro, fino a quando non si cambiano le regole è la norma.
Voi non potete introdurre una norma che, a parte la vessazione sui comuni (che non ci sarebbe se esistesse fra Regione ed enti locali un rapporto solidale e non conflittuale come state concorrendo a ricreare), impone ai comuni stessi di rimborsare le somme sostenute dall'Amministrazione regionale. Che bisogno c'è di imporre questo ai comuni? Dove esiste una cosa del genere? Solo Regioni votate al sottosviluppo introducono norme di questo genere, perché non solo non credono nel principio di decentramento e di nuova solidarietà, ma non si fanno carico neanche di un principio costruttivo di un rapporto complementare con gli enti locali.
Io avrei preferito, e avrebbe acquisito assai più dignità questo comma della legge finanziaria, che voi sul terreno del sistema degli abusi aveste affrontato con noi un ragionamento interessante, che si può sempre fare: che cosa facciamo noi, come istituto regionale, nell'ambito della riflessione complessiva sulla normativa vigente, per introdurre elementi di educazione civica, civile e tecnica, non solo politica, affinché in Sardegna, effettivamente, la condizione di tutela del territorio sia un fatto controllato dalla comunità e non dalle leggi.
E' questa la sfida moderna che è chiesta dai nuovi valori dell'ambientalismo e del modo di tutelare il territorio. Questo comma invece è una dimostrazione banale, forse anche miserevole, di affrontare un argomento per il quale voi avete deciso di svendervi sostanzialmente per quattro denari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Voglio porre una questione regolamentare, che parte dall'esigenza di favorire in tutti i modi possibili la produttività dei lavori del Consiglio.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Impedendoci di parlare!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Per ciò che riguarda l'illustrazione degli emendamenti, perché siamo in questa fase, mi sembra che il nostro Regolamento preveda giustamente il diritto e quindi la facoltà di ciascun presentatore di illustrare il suo emendamento. C'è la necessità però di interpretare e di capire che cosa significa illustrazione di un emendamento, perché se i tempi si dilatano o sono eccessivamente lunghi rispetto alla mole degli emendamenti da esaminare, questo diritto del consigliere confligge con un altro diritto disciplinato dal Regolamento, che è quello sancito dall'articolo 34, secondo cui la sessione dei lavori della manovra finanziaria deve durare dieci giorni. Il disegno di legge finanziaria è in Aula da almeno una settimana, siamo praticamente allo spirare del tempo previsto dal Regolamento. Quindi io, come consigliere, chiedo che il mio diritto a che si rispetti il Regolamento sia tutelato dalla Presidenza e quindi si individui un percorso tra maggioranza e opposizione perché questo termine venga rispettato.
C'è un'altra forma di confliggenza che è rappresentata dal fatto che l'articolo 78 del Regolamento, che disciplina la durata degli interventi, con riferimento alla discussione, sia quella generale sulla legge, sia quella che riguarda i regolamenti, le mozioni, gli articoli e gli emendamenti, prevede dei tempi. Per ciò che riguarda la durata degli interventi relativi alla discussione degli articoli e del complesso degli emendamenti che a quell'articolo fanno riferimento, il Regolamento prevede un tempo massimo di dieci minuti, raddoppiabile a venti nell'ipotesi in cui la complessità degli argomenti trattati sia tale da suggerire ragionevolmente l'aumento di questo tempo.
Ritorniamo alla fase della illustrazione degli emendamenti: se a un articolo sono presentati, faccio per dire, 500 emendamenti, e se, come pare stia emergendo in questa sede, il tempo concesso per l'illustrazione di ciascun emendamento è di dieci minuti, arriviamo a superare abbondantemente quella norma di carattere generale che prevede dieci giorni per l'esame della manovra finanziaria in Aula, e addirittura a sopravanzare in misura esorbitante la durata prevista per la discussione di ogni articolo e degli emendamenti ad esso presentati, che nell'articolazione del Regolamento è una fase nettamente più importante e obbligatoria di quanto invece non lo sia l'illustrazione degli emendamenti.
Allora, se abbiamo tutti quanti a cuore che i lavori siano produttivi, invito i colleghi del Consiglio a individuare le modalità e i termini perché il sacrosanto diritto che la discussione si concluda nel termine di dieci giorni sia rispettato. Se questo non facciamo, volenti o nolenti stiamo violando e trascurando una norma che mi sembra importante e vincolante quanto quella che prevede la facoltà e il diritto di illustrare gli emendamenti.
PRESIDENTE. Dai segnali avuti in quest'Aula non ho motivo di ritenere che l'opposizione sia disponibile a trattare tempi più brevi di quelli che il Regolamento le attribuisce per l'illustrazione degli emendamenti, ancorché qualche intervento, tranne quelli, consentitemi una battuta, del solito collega Cogodi, sia stato più breve del tempo stabilito. Ciò detto, il problema che lei pone in maniera più vasta e più delicata di come conciliare i dieci giorni con l'utilizzo dei tempi, afferisce - a mio avviso modesto, non mi voglio attribuire nessuna interpretazione che non sia poi ponderata e meditata con gli Uffici, è solo una riflessione ad alta voce - alla possibilità, che esula dal Regolamento, che maggioranza e opposizione addivengano a un accordo reciproco. A termini di Regolamento una posizione cozza con l'altra, perché da un lato occorrerà rispettare i dieci giorni, e la maggioranza potrebbe anche chiederne il rispetto, ma questi aspetti vanno verificati e approfonditi, ma l'opposizione può chiedere, dal canto suo, il rispetto dei tempi che le competono in questa fase per ogni intervento.
Io suggerisco quindi di proseguire i lavori e di avviare un confronto per una trattativa che non può essere svolta in aula, né può essere risolta da me in questo momento.
Onorevole Fadda, volevamo proseguire, se vuol essere così gentile da non intervenire guadagniamo un po' di tempo.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, è davvero strano che proprio quando si sta procedendo speditamente, perché tra l'altro il collega Gian Valerio Sanna non ha utilizzato tutto il tempo che il Regolamento prevede, si cerchi di interrompere l'illustrazione interessantissima e i lavori.
Vorrei ricordare al collega Balletto quanto gli ho già detto in Commissione: i ritardi, tutti i ritardi, sono da addebitarsi alla Giunta. Non il Regolamento del Consiglio, bensì la legge prevede che entro il 30 settembre la Giunta regionale presenti la manovra finanziaria. Non credo che un giorno in più o un giorno in meno di discussione possa cambiare le cose. Noi abbiamo rispettato i tempi previsti dal Regolamento per quanto riguarda l'istruttoria in Commissione. Allora, onorevole Balletto, stiamo cercando di lavorare con molta serietà, e gli emendamenti che sono stati illustrati sono infatti molto seri. L'Aula, devo dire, compresa la maggioranza, è attenta al dibattito in corso, per cui non si cerchi di introdurre argomenti di carattere regolamentare al fine di interrompere i lavori.
Noi staremo qui, come concordato, sino alle ore 21, illustreremo gli emendamenti con molta serietà, chiediamo solo che la maggioranza e la Giunta regionale non ci facciano perdere tempo.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 404 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, con l'emendamento 404 noi proponiamo la soppressione del comma 17 dell'articolo 2. Dobbiamo necessariamente, seppure brevissimamente, illustrare gli emendamenti che abbiamo proposto, perché questa finanziaria, che rispetto al testo iniziale è stata imbottita, infarcita, accresciuta di tanti altri emendamenti e proposte modificative, soprattutto dalla maggioranza e dalla Giunta, contiene una serie di elementi che non sono valutazione filosofica o dottrina politica, ma sono norme sostanziali che nulla hanno a che vedere con la finanziaria stessa. E' tutto qui il problema! Se la finanziaria, collega Balletto, fosse ricondotta a quello che deve essere, cioè l'adattamento delle norme sostanziali della legislazione di cui la Regione si è già dotata per consentire l'uso delle risorse di cui si dispone, quindi per garantire che la finalizzazione delle risorse arrivi a buon fine, dieci giorni sarebbero troppi. E' chiaro? Noi ci accontentiamo anche di cinque giorni se voi riconducete la finanziaria alla sua naturale connotazione.
Mi sapete dire che cosa c'entra con la finanziaria, cioè con l'uso e la destinazione delle risorse - come ho detto prima, durante l'illustrazione di un altro emendamento -, l'affidamento a soggetti privati dell'alienazione totale o parziale dei beni pubblici? Questo è uno dei tanti casi attraverso cui voi volete, con fare sempre volpino, incuneare provvedimenti legislativi che con la finanziaria in sé e per sé non c'entrano nulla.
Tutte queste questioni, stia tranquillo l'onorevole Balletto, e anche tutti gli altri, saranno oggetto di trattazione in Consiglio per più di dieci giorni; e se voi aggiungete norme per discutere le quali, in base all'attuale Regolamento, serviranno dieci anni, staremo qui dieci anni anziché dieci giorni. Così prolunghi anche la tua permanenza in Consiglio!
Allora, per quanto riguarda l'emendamento numero 404, che cosa c'entra la finanziaria con questa azione ritorsiva che voi rivolgete odiosamente contro i comuni della Sardegna, e in particolare contro quei comuni che hanno fatto il loro dovere? Se in Sardegna è stato inferto un male enorme al patrimonio comune dei sardi, principalmente all'ambiente suo più pregiato, cioè l'ambiente costiero, è l'abusivismo dilagante, che un giorno, in una fase della vita della Regione, si è tentato di contrastare ed è stato contrastato, perché la legge numero 23 dell'85 ha istituito il servizio di vigilanza edilizia, che non c'era, e ha organizzato il controllo, il contrasto e anche le demolizioni, tant'è che mai una casa di un cittadino è stata demolita, invece gli interventi speculativi sulle coste dove si è potuto si è iniziato a demolirli, e in gran quantità, come sapete. Per svolgere quell'azione la Regione ha aiutato i comuni e i sindaci, i migliori, cioè quelli che hanno detto: "Sì, firmo l'ordinanza di demolizione", perché altri comuni, altri amministratori, altri sindaci non hanno firmato le ordinanze di demolizione, che per legge dello Stato, oltre che della Regione, avrebbero invece dovuto firmare. La Regione aveva il dovere, e ha messo loro a disposizione anche i mezzi in via sostituiva, di aiutare quegli amministratori, che spesso, come sapete, sono bersagli di attentati, e non basta mandare in questi casi telegrammi di solidarietà.
CAPPAI (C.C.D.). Chi ha pagato quando hai fatto demolire le villette abusive a Capitana?
COGODI (R. C.). Guarda, io so che quando sono state demolite le villette a Capitana, dovevano pagare quelli che hanno commesso l'abuso, perché lo dice la legge. Quando si è demolita la villa di Gava, che era camuffata da deposito di attrezzi marini, doveva pagare Gava, che è tuo sodale politico, e così chiunque consumi un abuso deve pagare, per legge. Quindi che domanda è: "Chi paga la demolizione di Capitana?" Quelli che hanno commesso gli abusi a Capitana! Non chi interviene doverosamente, in base alle leggi, per ricondurre a legalità le situazioni. Proprio tu, sindaco, parli questo linguaggio? Proprio tu che sei tenuto per legge, responsabilmente, a impedire gli abusi edilizi nel tuo territorio e spesso non puoi farlo perché non hai i mezzi, e quand'anche avessi i mezzi sei il più direttamente esposto al rischio in sede locale?
La Regione è intervenuta per interrompere quel processo deleterio di invasione e di sperpero dei beni comuni e adesso voi, a distanza di anni, dite: "I comuni debbono risarcire la Regione". I comuni! Ecco perché vi dico che state compiendo un'azione di ritorsione odiosa contro i comuni e contro gli amministratori, proprio contro quelli che hanno fatto il loro dovere, perché invece il comune che ha dormito, non ha vigilato, non ha firmato ordinanze, non ha demolito nulla, non ha contrastato l'illegalità, non deve pagare niente. Invece il comune, il cui amministratore corre dei rischi, che ha mosso un'iniziativa e ha salvaguardato il territorio voi lo multate.
Che cosa ne ricaverebbe la Regione da qualche miliardo estorto ai comuni in questo modo, quando dovrebbe invece aiutare i comuni che adempiono il loro dovere? E che cosa c'entra tutto questo, ripeto, con la finanziaria? Ecco perché questo articolo deve essere necessariamente eliminato, perché se voi lo mantenete nella legge finanziaria e aggiungete, con i tanti emendamenti che permangono, questioni che attengono all'affidamento a servizi privati della vendita di beni del patrimonio pubblico o al rimborso da parte dei comuni di danari che non sono dovuti alla Regione, perché li devono dare coloro che hanno commesso gli abusi e hanno procurato il danno, se aggiungete una diversa disciplina complessiva in materia di personale e di organizzazione degli uffici della Regione, rispetto alla normativa che il Consiglio all'unanimità aveva approvato alla fine della passata legislatura, con la legge 31, e cercate di spiantare la legge urbanistica, la legislazione paesistica, la riorganizzazione degli uffici regionali, che seppure timidamente si era avviata in modo organico, se volete fare tutto questo, che non c'entra nulla con la finanziaria, è chiaro che i dieci giorni di cui parla il collega Balletto diventano, se non dieci anni, certamente dieci settimane e più.
Quindi il significato di questo emendamento e degli altri è chiaro. L'invito alla maggioranza e alla Giunta è ancora: "Non fatevi del male". Finché pensate di fare del male a voi stessi, noi vi consigliamo di non farvene troppo, perché tutto sommato vi vogliamo bene, però non fate troppo male alla Sardegna, non fate troppo male alla Regione, non fate troppo male alla comunità con questo vostro atteggiamento disinvolto, sbagliato, clandestino.
Ho quasi finito, Presidente, rinuncio all'illustrazione del successivo emendamento in cambio di un minuto, anziché dieci, per completare brevemente questo concetto. Voi avete ancora la possibilità di rimediare, posto che siamo appena all'inizio della discussione di questa finanziaria così male impostata, alla vostra assurda pretesa di inserire in questo documento di programmazione tutto quello che non siete riusciti a fare e che sapete che non riuscireste a fare come maggioranza e come Governo. Infatti, l'anno scorso, dei diciotto collegati non siete riusciti ad approvarne neanche uno nel corso dell'anno; quest'anno, invece di affiancare i collegati, come si dovrebbe fare, avete inserito tutto dentro la finanziaria, o prima con le norme, o dopo con gli emendamenti aggiuntivi.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 128 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. All'emendamento numero 128 sono stati presentati gli emendamenti numero 450 e 451. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarli.
Secci (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, intervengo intanto per esprimere la mia grande meraviglia per il fatto che la Giunta non abbia nulla da comunicare sull'emendamento 128, tenuto conto che è la prima volta che le cose contenute in quell'emendamento sono portate all'attenzione del Consiglio regionale, visto che in Commissione naturalmente questo emendamento non è stato discusso, almeno in fase istruttoria. Poiché non l'ha fatto la Giunta, vorrei evidenziare io prima di approfondire, due aspetti che tra l'altro sono collegati e la materia è la stessa. Mi consentirà il Presidente di fare questa piccola digressione per dire che la Giunta regionale, con l'emendamento 128, prevede di sostituire nel comma 1 dell'articolo 2 l'importo di 1 miliardo 948 milioni 493 mila euro con 2 miliardi 128 milioni 493 mila euro, con la bellezza di 180 milioni di euro di differenza, quindi circa 360 miliardi di lire. Tutto questo alla faccia - chiedo scusa per l'espressione - di quanto contenuto nel Documento di programmazione economica e finanziaria, che poi richiameremo anche per il resto, circa una politica di rigore finanziario propagandata in mille e cinquecento circostanze, nelle dichiarazioni programmatiche, nella presentazione della finanziaria e in quant'altro. Cioè, non è bastato evidentemente lo sbrago dell'esame del provvedimento in Commissione bilancio e programmazione, si aggiunge adesso, su iniziativa della Giunta regionale, un ulteriore aggravio dell'indebitamento.
Gli emendamenti 450 e 451, che a un primo esame da parte di esteti della manovra finanziaria possono sembrare forzati, risentono di tutta una serie di vicende che si sono verificate in Consiglio regionale e che non hanno consentito di presentare emendamenti diretti, quindi ci siamo dovuti aggrappare a una forma, quella dell'emendamento all'emendamento, che consentisse di riproporre il problema in Aula nei termini in cui l'abbiamo proposto in Commissione.
Ciò che noi vogliamo ribadire, signor Presidente del Consiglio, Presidente della Regione, assessore Masala, colleghi della maggioranza, è che la politica dissennata che si sta seguendo, sia in termini di nuovo indebitamento, sia come copertura del disavanzo sino a qui accumulato, non può essere condivisa ed è deleteria per la politica finanziaria della Regione, e noi non ci stancheremo di richiamarlo, da adesso in poi, tutte le volte che ne avremo l'opportunità durante l'esame di questa finanziaria e anche in altre circostanze.
Signor Presidente, 2 miliardi e 128 milioni di euro di indebitamento autorizzato per il 2002 significano 4.250 miliardi, che al 31 dicembre 1999 era il disavanzo accumulato negli anni precedenti da parte della Regione. Già allora, Presidente, insieme a molti colleghi dell'attuale maggioranza, soprattutto quelli che hanno oggi posizioni di responsabilità all'interno della maggioranza, discutemmo per giorni e giorni se la Regione poteva ulteriormente far crescere il proprio indebitamento.
Ricordo venti o trenta interventi legati a questa materia presentati dal consigliere Casu, e altrettanti, se non di più, dal collega Balletto, attuale Presidente della Commissione bilancio e programmazione. Anche da parte di Pittalis e Masala, mi suggerisce giustamente e correttamente l'allora assessore Scano.
Mi domando quali siano le ragioni fondamentali che fanno pensare alla maggioranza e alla Giunta di adesso che quella politica di rigore che veniva richiamata allora ed era condivisa da tutti non debba più esistere. Ci dovete dire e dovete dire alla Sardegna quali condizioni si sono modificate perché il sistema dell'indebitamento regionale venga gestito così come è gestito e sia portato a oltre 10.000 o 11.000 miliardi nel 2002. Dal 2003 non potremo indebitarci ulteriormente, perché non avremo la facoltà di pagare altre rate di mutui, dato l'utilizzo eccessivo che si è fatto di questo meccanismo per la copertura del disavanzo sino a qui autorizzato.
Queste cose ve le abbiamo dette in Commissione, Assessore, e le ribadiamo oggi in Aula, ma avremmo preferito che fossero state ascoltate ed eventualmente contraddette dalla maggioranza in Commissione. Invece i colleghi della maggioranza che erano in Commissione bilancio e programmazione per discutere di questa finanziaria su questa materia non hanno aperto bocca. E' giusto che diciamo alla Sardegna che su una materia così importante la maggioranza in Commissione e in Aula non ha nulla da dire, se non presentare cifre che sono spaventose per qualsiasi persona responsabile.
Allora, questi due emendamenti, Presidente e Assessore, colleghi responsabili della maggioranza, sono un richiamo alla riflessione. Stiamo andando verso il baratro per tante cose, e lo vediamo in tutti i momenti, almeno quelli fondamentali per la vita dei nostri concittadini, per l'economia della nostra Isola. Ragioniamo un pochino più a fondo su questo, recuperiamo la sensibilità, la cultura politica, l'ordine mentale che ciascuno di noi sicuramente ha in sé, ma cerchiamo tutti insieme di non andare verso il baratro. Alla Sardegna e ai sardi bisogna dire che l'alternativa dall'anno prossimo, se si vorrà fare una finanziaria che dia risposta ai bisogni, sarà quella di attuare un sistema di nuova imposizione regionale.
Se voi siete in grado di dire questo, Assessore, fatelo da subito; se volete imporre alla Sardegna tasse aggiuntive rispetto a quelle che i sardi già pagano ditelo sin da oggi, perché questa è la strada che state seguendo utilizzando le forme di indebitamento e di copertura del disavanzo che proponete a questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 193 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'attenzione e le facce degli Assessori dimostrano non solo la irresponsabilità, ma forse anche il disarmo che avete rispetto a questo problema. Il fatto è grave perché, badate, io credo che sia legittimo che sia voi che noi pensiamo al futuro in termini competitivi, immaginandoci al governo il più presto possibile, nella sequenza che le legislature e i tempi ci daranno.
Ma se oggi voi vi consumate la possibilità di esercitare la funzione di governo e di gestione, e domani non avrete neanche questo elemento per appiccicarvi gli uni agli altri senza un'idea entro la quale far camminare questa Regione, pensate veramente di aver fatto un affare, oggi, a duplicare o quadruplicare la misura dell'indebitamento? Qual è l'elemento che vi porta a dire: "Alla fine vada come vada, l'importante è che io sbarchi il lunario"? Ma almeno ci aveste portato gli elementi che in qualche modo, anche tecnicamente, ci potevano far sostenere che questa massa di risorse che voi collocate sulla Sardegna, a diverso titolo e in diverso modo, sono in grado a loro volta di autogenerare ricchezza ed entrate, siano esse tributarie, siano anche in termini di risorse umane, di forza lavoro e di maggiore occupazione. Fino all'altro giorno le organizzazioni vi gridavano che le avete depredate degli strumenti veri che in questi anni hanno determinato il rilancio dell'occupazione e dello sviluppo e che voi avete rinnegato rapidamente; ma sono lì, non li avete cambiati, perché non avete alternative, li avete mantenuti e l'impianto è quello, però li avete depotenziati non destinando ad essi risorse finanziarie.
Almeno, assessore Masala, ci avesse fatto questo ragionamento: "Esageriamo, stiamo aumentando, è vero, non abbiamo politiche di controllo della finanza". Voi pensate di poter agire così, ma prima o poi, nonostante il vostro amico Berlusconi, qualcuno si sveglierà alla Comunità Europea e quando scoprirà che la Sardegna, con qualche altra Regione autonoma che sfugge ai patti di stabilità, fa i porci comodi usando le risorse pubbliche in questo modo, qualche sanzione se la immaginerà anche per noi. E questa la pagheremo tutti, compresi voi che ambite a continuare a governare, qualcuno di voi ha detto per vent'anni, così non sarà, grazie a Dio, da quello che state facendo…
FADDA (Popolari-P.S.). Per la Sardegna!
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Per la Sardegna! E poi io credo che un ragionamento che ci dimostrasse, anche attraverso dei modelli molto generali, l'impatto di questa gestione finanziaria, gli sviluppi che essa poteva determinare, sarebbe stato per noi interessante. Forse ci avrebbe persuaso, perché, badate, la politica per noi non è la funzione di controbattere acriticamente, ma di persuadere. Se io parlo a lei, assessore Masala, ho l'ambizione di persuaderla delle mie ragioni. Se lei non parla vuol dire che ha rinunciato anche a questo, perché il suo silenzio denota il fatto che non ha nessun elemento a supporto di quest'argomento. E lei sta venendo meno alla sua funzione politica di base qui dentro, lasciamo perdere che sia anche assessore, basterebbe considerare che è consigliere.
Allora, noi ci poniamo un problema serio, sul quale voi continuate a stare zitti, e sul quale noi stiamo ipotecando i futuri anni della dimensione regionale, che, badate, non saranno anni facili, perché noi da qui a qualche anno perderemo il supporto di risorse finanziarie la cui disponibilità oggi non ci fa vedere con la gravità dovuta lo stato delle finanze regionali e siamo bendati rispetto a questa condizione. Ma chi è del mestiere, chi ha responsabilità in questa materia non può non vedere la realtà che cambierà da qui a qualche anno; non può non vedere che da qui a qualche anno entreremo nel regime del libero mercato e la concorrenza ci metterà in una condizione di stanga rispetto alla competizione europea. Voi tutte queste considerazioni dove le avete fatte? Con chi le avete fatte? Ci avete forse dato qualche dimostrazione? Neanche questo, pur essendo forse l'ultima spiaggia.
Io ritengo che neanche raddoppiando la tassazione sui cittadini rispetto ai tributi che sono in campo noi riusciremo a far fronte a questo. E se una Regione, che si fregia dell'autonomia, attraverso l'autonomia procura il suo dissesto, voi mi dovete dire che cosa dovrebbero riconoscere i cittadini sardi, gli imprenditori, verso i quali mi risulta, tra l'altro, una cosa pericolosa, perché è vero che ai colleghi vostri avete messo a disposizione 516 mila euro, ma parrebbe che per l'Associazione degli industriali e qualche altra abbiate previsto una cifra analoga, proporzionata all'entità di queste associazioni. Ma ci arriveremo, perché, attenzione, non si può comprare tutto! La funzione pubblica è una cosa seria, non si può comprare tutto! E male fanno coloro che si prestano con voi a questo gioco, perché allora saremo noi a mettere in campo, da qui ai prossimi anni, decine di associazioni rappresentative, se così fosse il vostro ragionamento.
Voi non siete in grado di amministrare, perché non avete all'origine la responsabilità di dire ai vostri colleghi, che sono pronti solo a utilizzare la loro posizione, orfani di quei banchi che sembrano la panacea della funzione politica e che spesso sono la mortificazione e l'avvilimento della propria esperienza politica quando si rinuncia a dire la verità sulle cose, ad essere integri rispetto alla verità che si conosce e alla verità che si falsa: "La sfida nostra è quella di maturare un'idea di risanamento e di giustezza per il futuro dei sardi". Siete incapaci!
E questo nostro emendamento aveva la funzione ulteriore di portarvi questa riflessione, che non ci stancheremo di ripetere, perché è giusto che sia scritto agli atti del Consiglio che noi ve l'abbiamo detto in una data chiarissima dal punto di vista della sua collocazione rispetto ai tempi duri, di fatica e di sangue che attendono i sardi per queste vostre scelte.
Vedo che qualcuno si lamenta di questi ragionamenti, come l'onorevole Balletto, che è un bravissimo soldatino che ha la prospettiva di diventare colonnello, ma che è chiamato a una funzione diversa, di merito, non di corporazione, non di gruppo, non di tutela degli affari di pochi, come spesso accade, ma di inquadramento di quella che è la problematica finanziaria in cooperazione con gli uffici dell'Assessore, con la sensibilità degli uffici regionali. Tutto questo non è avvenuto, e dato questo slabbramento delle funzioni, questa voglia di bendarsi gli occhi in nome del dirigismo che vi accompagna, io spero che Berlusconi abbia le funzioni maieutiche, miracolose di Padre Pio e di qualche altro, ma temo che lui non abbia ancora questi poteri, è oggetto di innumerevoli barzellette sotto questo aspetto. Quindi sarete anche privi di questo aiuto quando verrà il momento della verità e dovrete fare i conti, domani per l'oggi, ammettendo di esservi caricati in maniera indebita.
Presidente, ritiro l'emendamento numero 193.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 131.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 131 contiene la riformulazione dei commi 14 e 15 dell'articolo 2 e precisa che l'ufficio competente dell'Assessorato provvede alla stima dei beni da alienare e il servizio competente è dell'Assessorato degli enti locali, quindi non tutti gli Assessorati sono interessati, ma soltanto quello che a questo compito è deputato dalla legge. Ovviamente viene anche abrogato l'articolo 2 della legge 35/95, che invece prevedeva la commissione tecnica regionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per illustrare l'emendamento numero 448 all'emendamento 131.
Sanna GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Non voglio ripetermi, Presidente, ma è la stessa solfa di prima. La Giunta, non paga delle sue elucubrazioni, rapina il prodotto dell'assessore Biancareddu e ne fa una rielaborazione, tentando di riportarlo a dignità; a dignità, voglio dire, di Aula consiliare perché dignità in sé non ne ha. E' un sistema che si usa nelle scuole, in cui gli alunni un po' più distratti vengono bacchettati e riportati in corridoio.
Il problema si ripropone, e l'emendamento numero 448 è volto alla soppressione dell'emendamento 131, che ha la stessa filosofia dall'altro, che si riporta sempre alle modalità della legge 35 e all'ufficio medesimo, ma abolisce sostanzialmente la Commissione tecnica regionale, che è l'unica che, sotto il profilo della sua composizione, è prevista in legge, è circoscritta, è nata per quel fine. Cioè, questo Consiglio regionale, forse anche con il concorso di alcuni di voi, ha fatto una legge pensandola bene, ma poiché oggi dà fastidio, togliamola. Ma stiamo scherzando? Ciò che c'è di meglio nella legislazione regionale è oggetto di assalto per le attività sbrigative di una Giunta che vuole recuperare denari da un patrimonio che dovrebbe essere prima di tutto censito e, se foste responsabili, messo anche a disposizione della nostra conoscenza, perché tutti noi abbiamo rapporti con gli enti locali, con i bisogni della società sarda. Badate, le compagnie barracellari e le associazioni di volontariato della sanità spesso sono alloggiati in garage, in baracconi umidi, e il fatto che quelle ambulanze e quei teli d'ambulanza debbano ricoverare qualche disgraziato in mezzo all'umidità e qualche volta ai topi fa ribrezzo solo a pensarci. A parte il fatto che tentate prima di farli fuori - scusa Giorgio, non stavo dicendo a te, ma in generale mi rivolgevo alle strutture -, non è giusto che le associazioni di volontariato, che fanno opere meritorie, molte volte in supplenza della struttura pubblica, non abbiano priorità rispetto a quest'azione giusta, che da un lato mira a recuperare fondi - e chi lo discute? -, ma dall'altro deve recuperare anche funzionalità. Perché continuate a dare i fondi ai barracelli? Hanno continuato ad aumentare, non hanno sedi, c'è bisogno di maggiore sicurezza, forse anche di tecnologia, perché non è pensabile che possano sempre andare a cavallo a controllare gli abigeatari che, grazie a Dio, sono stati ridimensionati. Essi hanno anche altre funzioni e rispetto ai problemi di sicurezza che vivono i comuni potrebbero svolgere un ruolo importante se avessero sedi ospitali, attrezzature, apparecchiature in grado di sopperire anche alle funzioni dello Stato, che voi non potete contestare in questo momento, per cui noi ci permettiamo di dire che qualche volta sono anche insufficienti e vanno stimolate per risolvere i problemi.
Quindi il problema della soppressione dell'emendamento 131 si pone in questa logica che conferma il fatto che probabilmente il maestro che ha bacchettato Biancareddu è uno di quei supplenti che, di primo pelo, si affaccia all'insegnamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 132.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 132 estende agli enti e alle aziende regionali l'obbligo di presentare entro il 30 giugno un elenco dei beni da sottoporre al procedimento di dismissione.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 449 all'emendamento numero 132 ha facoltà di illustrarlo.
Sanna GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 449, Presidente, propone la soppressione di questa ulteriore proposta della Giunta.
Anche qui riscontriamo la vostra contraddittoria filosofia: da un lato privatizzate tutto il processo delle dismissioni, dall'altro imponete alla burocrazia degli enti regionali di fare quello che invece per gli altri e per voi date da fare all'esterno, attraverso un sistema di piani che, secondo voi, in un regime generalizzato di abrogazione dei controlli di legittimità e di merito, dovrebbero invece essere sottoposti al controllo di legittimità e di merito. La stessa formulazione dimostra un po' la genesi di quello che voi avete nella testa riguardo agli enti regionali. Prima ve li siete lottizzati, siccome la lottizzazione è avvenuta con una logica esclusivamente spartitoria e qualche volta parentale, amicale - fate voi, io non voglio tornare su queste cose perché sono conosciute da tutti - la volontà di sottoporre a controllo questi piani dimostra che vi guardate in cagnesco, cioè che ciascuno di voi ha paura di quello che fa colui che voi stessi avete nominato. Allora, per potervi controllare a vicenda, imponete il controllo in una maniera assolutamente irrituale e fuori dalla grazia di Dio, si potrebbe dire, in un momento di novellazione legislativa che va in tutt'altro senso, confermando che quei piani ve li dovete vedere, perché se non c'è accordo non si approva nulla. Io dico, si può far politica come si vuole, però quando uno scopre i nervi più sensibili, mettendo in evidenza le vostre debolezze, mi dovete consentire per lo meno il sospetto che non solo siate poco attenti, ma anche poco furbi. Noi siamo abituati a leggere le cose e a vedere cosa c'è dietro le questioni, e voi ci dovete dimostrare perché da un lato vi fidate dell'apparato regionale e dall'altro affidate i servizi all'esterno. Delle due l'una, o avete già preso impegni, ed è capitato e capiterà ancora di vedere in questa finanziaria processi di sanatoria indebita per cosettine non troppo regolari da mettere a posto, oppure non potendo fare uno sgarbo ai vostri amici mettendo in campo una palese sfiducia nel loro operato, inventate il controllo di legittimità e di merito, cioè la cosiddetta doppia mandata del controllo.
Io sono dell'avviso che questa dicotomia comportamentale potrebbe anche apparire una schizofrenia se non fosse riconducibile al fatto che quello che fa l'assessore Tizio non è conosciuto dall'assessore Caio, perché della collegialità ne avete fatto marmellata in questa Giunta. Ma voglio sottoporvi un problema: badate, una delle più grandi società finanziarie degli Stati Uniti, la Enron, recentemente è andata in fallimento a causa di una di queste famigerate società di certificazione. Sul perché di questo crac vi sono due ipotesi: o chi ha fatto la certificazione era in mala fede e l'ha falsata, oppure era totalmente incapace e ha prodotto una certificazione non veritiera che ha mandato in fallimento la Enron. Io che non sono un imprenditore, ma che sono un tutore dell'interesse collettivo in Sardegna, prima di mettermi in mano a queste persone escludendo il personale regionale, che ha giurato fedeltà agli scopi, alle funzioni e alle finalità di questa Regione - e voi state disonorando anche questo aspetto - ci andrei cauto.
Per cui noi insisteremo su queste cose perché siamo avveduti del fatto che voi avete fretta di risolvervi dei problemi, non li avete coordinati e la mano destra non sa quello che fa la sinistra. Noi dobbiamo stare attenti e ripetiamo che non molleremo di un millimetro l'attenzione e la pressione su di voi, su questa finanziaria, su quello che riguarda beni indisponibili, valori indisponibili alla vostra maggioranza, perché sono dei sardi e non vostri. Proponiamo quindi l'abrogazione dell'emendamento 132.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 196 ha facoltà di illustrarlo.
Sanna GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento 196, Presidente, introduce quello che noi riteniamo un concorso positivo al problema della dismissione. Diciamo da subito che, se si dovesse trovare una convergenza, noi siamo disponibili - fatti salvi alcuni principi - a cercare su questo argomento un'intesa che da un lato serva ad accelerare effettivamente le procedure e dall'altro ne garantisca la tutela rispetto alla materia che trattiamo e al valore che è in gioco.
Quindi noi avanziamo una proposta nell'ambito della dismissione del patrimonio non utile per le finalità dell'amministrazione regionale, e questa affermazione non è avulsa da un significato, perché ci dovrà pur essere un'autorità che dichiara la non utilità. Se io sono interessato e ho un amico che è interessato, quello che è utile lo decido con discrezione diversa. Premetto che è del tutto ovvio che io parli così, perché non mi fido di voi, ma non sono il solo e quindi dovete avere pazienza, perché questa è una premessa indispensabile. Non per altro, ma perché abbiamo colto la natura di alcuni emendamenti, perché pur non essendo pregiudizialmente posti nella condizione di sospettarvi, ci avete posti voi nella condizione di stare attenti presentandoci delle cose che avremo modo di riconsiderare più avanti, ma dire che assomigliano a una gigantografia fotografica e non a un formato tessera è dire poco. Allora, siccome ci vuole un'autorità che individui la non utilità dei beni, si dice che il patrimonio immobiliare deve essere dichiarato non utile per le finalità dirette dell'amministrazione regionale e si chiede all'Assessorato competente di disporre entro novanta giorni il censimento di questo patrimonio. Censimento che, se mi consentite, deve essere un atto pubblico. Io, che sono un consigliere regionale modesto e provengo anche da una provincia periferrica, non ambisco a fare il gradasso su questo, ma pensate che sia un'inutilità che io sappia qual è il valore, la consistenza del patrimonio regionale? Mi sembra che sia un elemento conoscitivo fondamentale, perché spesso possiamo essere noi in un'ignoranza che ci viene sottoposta criticamente anche dai nostri amministratori locali, che ci dicono: "Ma come, tu sei un amministratore regionale e non sai neanche che quello è patrimonio regionale?"
Vorremmo anche distinguere tra patrimonio e patrimonio, perché ci può essere un patrimonio terriero e un patrimonio immobiliare, vorremmo ragionare sull'utilità dell'uno e dell'altro, sul perché si nasconde uno e si tira fuori l'altro. Quindi noi chiediamo un censimento ed entro i successivi sessanta giorni dalla procedura di censimento, quindi con tempi contingentati, come si vede, in concorso con le finalità che si poneva l'Assessore, la pubblicazione di uno o più bandi, anche su base territoriale, per la cessione, la vendita o la permuta di questo patrimonio assicurando, per il tramite di bandi speciali, preliminarmente e prioritariamente agli enti locali territoriali il subentro nella titolarità e proprietà dei beni di che trattasi.
Mi sembra che sia una modalità che affronta dignitosamente e rispettosamente riguardo all'oggetto il problema; definisce tempi certi, così come la proposta dell'Assessore e ottiene lo stesso risultato. L'emendamento che seguirà, invece di mettere in mano di un ufficio non meglio identificato dell'Assessorato regionale (che potrebbe anche essere teoricamente, sulla base dell'enunciato, l'ufficio dell'usciere, con rispetto per gli uscieri) la possibilità di gestire questa partita di valutazione e di bando, ne ripropone la collocazione nella struttura organizzativa dell'Assessorato, e quindi non in uffici generalizzabili.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 133.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Questo emendamento modifica il comma 17, recependo, in una certa misura, qualche suggerimento emerso in Commissione. Praticamente viene precisato che la Regione anticipa le spese relative all'esecuzione delle ordinanze di demolizione previste dal comma precedente.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 194 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento 194 interviene sugli oneri collegati all'applicazione dell'articolo 2, che sono evidentemente collegati, nella progressione dal 2003 al 2019, addirittura al discorso dell'ammortamento dei mutui. Quindi questo emendamento è collegato a quelli analoghi che hanno ridimensionato la possibilità di indebitamento da parte della Regione, con riguardo appunto alla sottolineatura del livello di coerenza tra un comma e l'altro di questo articolo 2.
Qui si ripropone il tema dell'indebitamento e voglio solo aggiungere, rispetto a quello che è già stato detto, che a mio avviso noi dovremo, subito dopo l'approvazione di questa finanziaria, e lo faremo certamente con l'unico strumento che abbiamo, quello della mozione, aprire un dibattito sulla questione delle entrate, perché riteniamo che da molti anni - e sono pronto a mettere in questo giudizio anche parte delle esperienze del centrosinistra, perché noi non amiamo fare solo critica, facciamo anche autocritica - la partita della riflessione sul regime delle entrate sia sconosciuta a questa Regione. Noi chiederemo, con una mozione, di dedicare una sessione consiliare a questo argomento, perché, badate, non riflettere sul regime delle entrate di una Regione significa rinunciare a farla crescere, perché nella misura in cui io, Regione, non mi rendo conto di che cosa produco in termini di rientro finanziario, di capacità di sviluppo, di trasformazione e di autogenerazione delle risorse che investo, anche in termini di entrata, di ricchezza, di patrimonio tributario, sto rinunciando a fare delle verifiche insieme al contesto regionale, alla società, alle organizzazioni sindacali. E io sono molto critico anche riguardo alle sensibilità di questi mondi, che avrebbero dovuto da tempo costringere la classe politica a insistere su questo argomento. Se ci pensate è un argomento dal grande fascino, perché contiene al suo interno l'essenza della sfida di sviluppo della Regione e la misura, anno per anno, in cui essa è capace di correggere la manovra.
Noi su questo ritorneremo e vi costringeremo a un dibattito che io spero possa essere abbinato alla trattazione di argomenti collaterali al sistema finanziario regionale, che sono importanti, come quello relativo al finanziamento industriale, che spesso è stato affacciato, ma poi è stato sempre contestato, perché qualcuno pensa che in Sardegna esista la Sfirs, qualche altro istituto e niente più.
Ci sono esperienze comunitarie di utilizzo dei fondi in Spagna e soprattutto in Francia, nelle grosse aree industriali vicino a Parigi, dove si è sperimentata questa capacità di realizzare delle strutture finanziarie locali a supporto di iniziative che guardano al tipo di sviluppo e alla caratteristica endogena dello sviluppo, che non è mai uguale, perché un'area territoriale è diversa da un'altra e si sviluppa secondo logiche e anche secondo dinamiche diverse. E, badate, prima o poi anche noi dovremo affrontare la logica del lavoro degli immigrati, oggi siamo un po' immuni da questo, ma prima o poi ci arriveremo. In Spagna e in Francia, dicevo, hanno creato delle finanziarie locali che lavorano a supporto dei processi di sviluppo, e sono quelle agenzie territoriali che disimpegnerebbero molto bene una quantità enorme di risorse, che noi oggi diamo agli istituti di credito, i quali da un lato ci fanno perdere un sacco di tempo, lasciando gli imprenditori a bocca asciutta, dall'altro non sono in condizioni di fare progettazione finanziaria, non hanno una capacità di valutazione finanziaria dei progetti adeguata al fatto che le aziende stiano sul mercato non per il tempo necessario per arrivare al preammortamento, ma per il tempo duro della competizione che si affaccia in prospettiva.
La problematica relativa alle entrate sarà quindi oggetto di una riflessione, che noi riteniamo non sia soltanto dovere, ma patrimonio di chi vuole guardare all'autonomia voltando pagina e secondo una dinamica in grado - ahimè, oggi non è così, e siamo tutti preoccupati - di garantire ai nostri figli una prospettiva un po' diversa da quella che hanno oggi.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori l'emendamento numero 198 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Questo è l'emendamento, collegato al comma 15, che avevo annunciato in precedenza e con il quale, proprio per dare un segnale di attenzione al problema di cui si era detto prima, noi non abroghiamo l'articolo 2 della legge 35/98, ma operiamo una deroga funzionale alla strategia del momento per le finalità del comma precedente. Quindi limitatamente a questo andiamo in deroga, mantenendo il principio di cui vi ho detto prima, cioè che si può sempre avere un atteggiamento di rispetto nei confronti della legislazione vigente, non un vile atteggiamento volto al confronto muscolare, per cui "siccome mi ingombra la elimino". Questo fa un danno all'impianto legislativo, molte volte elimina la sua logicità e mette le strutture burocratiche della Regione in grande difficoltà; basta dire che questo è uno dei tomi che dovremmo studiarci per capire la finanziaria, proprio perché un giorno togliamo un pezzo a una legge, un altro giorno ne inseriamo un altro e quando ci stanchiamo perché non cammina bene facciamo una nuova legge, per cui non si sa bene dove andare. Noi dobbiamo avere rispetto della legislazione, sapendo che il confronto con la legislazione è un confronto con la comunicazione che noi diamo ai nostri cittadini. Le leggi servono per essere lette dai cittadini, per essere osservate, rispettate, ma siamo noi i primi che tagliamo a colpi di roncola, secondo le nostre comodità, quello che ci disturba!
Noi abbiamo usato una formulazione che anche da questo punto di vista è osservante e rispettosa della legge, e allora diciamo che si può andare in deroga e collochiamo al livello della struttura organizzativa dell'Assessorato (quindi definendo che non è un ufficio qualunque, ma è la struttura organizzativa che ha precise competenze, che ha precisi settori e che quindi può essere facilmente individuata all'interno dell'Assessorato) la competenza di svolgere una funzione che noi riteniamo delicatissima, che in quota parte riguarda tutti noi indistintamente e per la quale noi tutti dobbiamo concorrere con prudenza, responsabilità e lungimiranza.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 37 ha facoltà di illustrarlo.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 435 ha facoltà di illustrarlo.
ORRU' (D.S.). L'emendamento numero 435 è identico al 434 e al 436, quindi la mia illustrazione vale per tutti e tre.
Questo emendamento innanzitutto mette in risalto una situazione che ha dell'incredibile, perché se da un lato ricorriamo, come si evidenzia in questo articolo e in tutta la manovra finanziaria, a un ulteriore indebitamento della Regione, dall'altro, come cercherò di chiarire, lasciamo da parte risorse che abbiamo già acquisito e che sarebbero, o meglio sono, nella nostra disponibilità. Mi riferisco in particolare al cofinanziamento dei patti territoriali, sia quelli cosiddetti generalisti, sia quelli tematici.
Ora, non solo le risorse destinate genericamente a tutti gli strumenti della programmazione negoziata sono insufficienti, non lo diciamo noi, lo sostiene la stessa Confindustria in un documento che senz'altro ciascuno di noi ha ricevuto, ma mentre per quanto attiene, per esempio, alla legge 14 del '96, la legge sui PIA, per intenderci, si attinge a risorse esclusivamente regionali, non così è per i patti territoriali, per i quali non solo vi è il finanziamento dello Stato, ma le risorse sono già assegnate alla Regione e in taluni casi anche alle imprese. Ora tutto questo è stato fatto sulla base di un cofinanziamento regionale stabilito da una delibera della Giunta regionale, la delibera numero 23/24 del 10 luglio 2001, per la realizzazione della infrastrutturazione prevista dai suddetti patti. Quell'atto non ha avuto ancora attuazione, questa è la realtà, per cui il risultato non solo è il blocco della infrastrutturazione, ma anche il blocco dei trasferimenti dello Stato relativi appunto alle iniziative industriali e alle imprese. Questo è avvenuto non più tardi di un mese fa, con tutte le ricadute negative di carattere finanziario, economico e sociale che si possono intuire, perché si corre il rischio di perdere 200 o 300 milioni di euro, per cui decine di iniziative non andranno in porto e centinaia di posti di lavoro veri, non precari, non virtuali, non assistiti, non vedranno mai la luce.
Io dico che vi saranno ricadute negative anche di carattere istituzionale, infatti che credibilità avranno domani tutti gli strumenti della programmazione negoziata, e non solo, se la Regione ora non ottempera agli impegni che ha assunto con noi, con il Governo nazionale e quant'altro? Quindi credo che sia una situazione a cui va posto rimedio e l'emendamento si propone di farlo assegnando prioritariamente le risorse previste nel bilancio, quindi non prevedendo ulteriori risorse, agli strumenti della programmazione negoziata di livello nazionale già attuativi, non a quelli futuri, dunque, ma quelli che sono in esecuzione. Credo che si tratti di una proposta sensata; si può anche rinunciarvi, dopo di che assisteremo, ovviamente, al disastro che ho preannunciato prima.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 129 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Dopo aver rilevato che sul tema delle entrate forse si incomincia a ragionare e a fare breccia, l'emendamento numero 129 tende alla conservazione di risorse finanziarie già impegnate in materia di opere pubbliche.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 130 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ricordo che a questo emendamento sono stati presentati gli emendamenti numero 447 e 446.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 453, che è un emendamento all'emendamento 130, aggiunge, dopo la lettera f), la lettera f 1) che ha la stessa finalità. L'emendamento numero 130 è proprio quello che conserva le risorse, così come quello precedente.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 447 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 447, Presidente, si propone la soppressione dell'emendamento 130 perché, come abilmente l'Assessore non ha detto, questi 2.583.000 euro sono destinati al completamento e messa a norma dei servizi turistici integrati nel comune di Alghero (Centro Congressi).
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Anche qui l'assunzione a dignità di queste cose sostanzialmente per noi stride con altre emergenze. Cioè in questo emendamento voi parlate di messa in sicurezza, e mentre i nostri amministratori sono oggetto di intimidazioni, bersaglio di bombe o fucilate, e gli edifici comunali, in cui lavorano i dipendenti che sono vitali per l'amministrazione, sono in parte disastrati e quasi tutti, soprattutto quelli dei piccoli comuni, non rispettano le norme di sicurezza, voi vi occupate sostanzialmente dei centri congressi, perché evidentemente pensate di sviluppare le attività congressuali più da quella parte, quindi da Aritzo vi state spostando verso l'alto, come fanno le mandrie che quando il pascolo non è più adeguato da una parte si spostano dall'altra per cercare nuove ispirazioni.
Su queste cose noi siamo piuttosto critici e un po' amareggiati, e anche la modalità di presentazione dell'emendamento da parte della Giunta non fa onore alla trattazione in corso e denuncia un altro atteggiamento molto frequente nella politica regionale, quello di utilizzare le leggi regionali per casi particolari e puntuali, disattendendo il principio fondamentale secondo cui tutti noi legislatori dobbiamo salvaguardare il carattere astratto e generale delle norme, che devono comportare un beneficio per la collettività. Anche in questo caso, non voglio portare contestazioni al merito, ma ci poteva essere una modalità più elegante, più parlamentare di presentare un emendamento, come quella di richiamare il programma di intervento, il titolo di spesa e nulla di più. Avrebbe avuto maggiore dignità parlamentare, al pari di quella che ha la nostra funzione, ma evidentemente era necessario che qualcuno chiamasse fuori l'attività ormai totalmente a sportello del Consiglio regionale, da qualche tempo a questa parte. Anche questo è un sistema, è un'impronta che avete concorso anche voi a dare: se siamo assediati dai cacciatori che devono sparare noi facciamo le leggi sulla caccia, se siamo assediati dalle province facciamo le leggi sulle province, a discapito di quell'attività di tutela generale che la legislazione dovrebbe svolgere, secondo la gradualità e il rispetto anche delle sensibilità, perché la cronologia con la quale le proposte legislative vengono portate all'attenzione del Consiglio è uno di quegli elementi che tutelano l'interesse della istituzione autonomistica, che voi sistematicamente sovvertite, avendo fatto di questa Regione una specie di Bastiglia assediata dalla mattina alla sera, mandando la gente di volta in volta a chiedere le chiavi per poter entrare e voi gliele buttate giù dal muraglione.
Questa non è l'autonomia regionale e mi dispiace, perché a questo abbiamo concorso tutti, anche noi in parte, sicuramente, ma in democrazia le responsabilità non sono mai uguali e male fanno coloro che tentano di renderle uguali quando non lo sono. E questo modo di fare le leggi, di porsi di fronte alla gente, di dire all'amichetto della zona X: "Guarda, ti ho fatto l'emendamento, vai in pace, speriamo che mi riservi il tuo bacino di voti", rappresenta la rinuncia alla strategia della Regione e la preferenza per quel neocentralismo clientelare e bottegaio che vi ha caratterizzato dal primo giorno della legislatura.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 446 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Credo che anche questo sia un elemento delicato, Presidente e Assessore. Nella lettera a) del comma 13, a discapito di quello che dicevo sull'argomento precedente, si è usata la ritualità formale, cioè si è stati molto attenti a non dire di che cosa si tratta. Sostanzialmente - lo dico ai colleghi, che non debbono fare una ricerca - si tratta di destinare dei soldi pubblici alla gestione privata dell'aeroporto di Tortolì, se non vado errato.
Noi riteniamo che questo modo di agire non sia corretto. Quando, in altri tempi e con altre gestioni dell'amministrazione regionale, io ero presidente di una provincia e il collega Alberto Sanna era presidente di una società consortile per l'aeroporto, tutti i finanziamenti regionali destinati a tale finalità erano erogati attraverso le istituzioni, perché un conto è dare soldi ai privati, altro conto è darli con finalità generiche di gestione. E, badate, - ma avremo modo di affrontare questo argomento, perché io su questo aspetto non sono assolutamente disponibile a rinunciare a un approfondimento - da un po' di tempo a questa parte, da quando si caratterizzano in un certo modo (e tale impronta gliela date il giorno in cui mettete il timbro con la Presidenza e gli altri), gli enti regionali stanno diventando sempre più, lo dico senza timore, dei collettori clientelari di chi li ha concepiti secondo quella struttura. E siccome questo è uno di quegli elementi che concorrono alla sfiducia palese che un legislatore regionale deve avere nei confronti di chi usa la strumentazione dell'apparato regionale in un certo modo, io dico, noi diciamo, attraverso questo emendamento, che l'attuazione di questi interventi spetta alle istituzioni pubbliche e verosimilmente all'amministrazione provinciale di Nuoro che ha titoli, responsabilità e funzioni istituzionali per garantire che quei soldi pubblici, cioè i soldi dei sardi, vengano adeguatamente spesi.
Tutte le altre chicche che sono disperse nel bilancio, con le quali cercate di erogare questi benefit a soggetti non bene identificati, cercheremo di scovarle una per una e di portarle all'attenzione dei sardi, perché al consuntivo dovremo dire qual è stato l'esito della pesca miracolosa di cui qualcuno ha beneficiato e quali danni avete procurato, così facendo, al resto dei sardi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento numero 436.
ORRU' (D.S.). Si dà per illustrato. Chiedo scusa, Presidente, siccome lei non presiedeva dieci minuti fa, faccio presente che l'emendamento numero 437 ha lo stesso contenuto del 435, che ho illustrato poco fa.
PRESIDENTE. Quindi gli emendamenti numero 436 e 437 si danno per illustrati. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 191 ha facoltà di illustrarlo.
SPISSU (D.S.) E' ritirato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci per illustrare l'emendamento numero 195.
SECCI (Popolari-P.S.). Presidente, brevemente, perché questa materia è stata oggetto di due emendamenti presentati in Commissione bilancio; il primo, di cui ero primo firmatario, è stato presentato da alcuni consiglieri dell'opposizione, l'altro dall'onorevole Floris. Questi due emendamenti furono ritirati sulla scorta dell'impegno preso dall'Assessore, che tra l'altro in parte ha mantenuto quanto promesso, stabilendo, nella tabella A, sul fondo per nuovi oneri legislativi, l'accantonamento di 5 milioni e 160 mila euro per i versamenti al FITQ. La Giunta regionale si era impegnata a verificare, nel percorso dalla Commissione all'Aula, in che modo si poteva soddisfare questo bisogno, e siccome mi sembra che non ci sia stato da parte della Giunta nessun emendamento in tal senso, noi abbiamo riproposto il nostro.
Brevemente illustro al Consiglio una situazione che è di disagio per molti dipendenti regionali, vuoi per la normativa caotica che vige nel sistema di gestione del FITQ, vuoi per tutta una serie di norme che sono state approvate e che non hanno avuto seguito, perché sono mancati gli elementi applicativi necessari per consentire al personale interessato di vedere soddisfatto un diritto che li rende uguali a tutti gli altri dipendenti regionali.
Quindi questo emendamento sostanzialmente pone un problema di giustizia che viene trattato nella legge finanziaria perché la tradizione vuole che questa materia purtroppo sia stata trattata anche in altre leggi finanziarie, compresa quella del 2001, che aveva previsto a questo scopo norme aggiuntive. Ciò che adesso si chiede è che siano messi in condizione di parità tutti i dipendenti dell'amministrazione regionale, siano essi vincitori di regolare concorso o dipendenti immessi nel ruolo unico regionale attraverso una serie di meccanismi relativi agli enti soppressi e quant'altro.
Questo emendamento è quindi volto a fare chiarezza su questa materia definitivamente. Speriamo che indicando termini e modalità precise per tutti i dipendenti che avranno i requisiti per accedere al FITQ, si possa sanare la situazione di notevole disagio che si è creata per alcuni di loro. Come si può notare manca la copertura finanziaria, Presidente, per cui l'emendamento potrebbe essere considerato non ammissibile, però se la Giunta è d'accordo, può trovare allocazione, come ho detto prima, nella tabella A, a valere sull'accantonamento destinato a questo scopo nel fondo per nuovi oneri legislativi.
Io naturalmente non ho fatto verifiche dirette, perché non ho gli strumenti per farlo, ma da informazioni ricevute i 5 milioni e 160 mila euro accantonati in quel fondo per i versamenti al FITQ dovrebbero essere più che sufficienti rispetto al fabbisogno. Assessore, noi riteniamo che la soluzione definitiva di questo problema sia indifferibile e chiediamo che eventuali imperfezioni di tipo normativo che gli Uffici della Giunta dovessero rilevare siano dagli stessi sanate prima della fine dell'esame della finanziaria, in modo che si faccia veramente quello che penso stia a cuore a tutti, cioè garantire a tutti i dipendenti della Regione gli stessi diritti, qualunque provenienza essi abbiano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, faccio due piccolissime considerazioni. La prima: per un puro errore, mentre io parlavo con lei, il collega Spissu ha ritirato l'emendamento numero 191, di cui sono uno dei presentatori, quindi ritengo giusto, anche perché c'è un fatto tecnico, deve cioè essere riferito a un altro articolo e non a quello in discussione, che non si intenda ritirato.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, non c'è nessun problema. Le faccio solo osservare che lo stesso argomento è trattato nell'emendamento numero 51 all'articolo 18.
FADDA (Popolari-P.S.). Perfetto. Va benissimo.
PRESIDENTE. Quindi, se lei è d'accordo, l'emendamento numero 191 è ritirato.
FADDA (Popolari-P.S.). No.
PRESIDENTE. Lo spostiamo all'articolo 18 e lo trattiamo insieme al 51.
FADDA (Popolari-p.s.). Perfetto.
PRESIDENTE. L'altra considerazione qual era?
FADDA (Popolari-p.s.). L'altra considerazione è questa: credo che rimangano da illustrare tre o quattro emendamenti all'articolo 2, per cui, nonostante l'impegno preso in Conferenza dei Capigruppo, io ritengo che possiamo illustrare questi emendamenti e andare anche oltre, per dimostrare alla Giunta e alla maggioranza che stiamo cercando di lavorare con molta serietà. Propongo quindi di proseguire i lavori fino al termine dell'illustrazione degli emendamenti e di aggiornarli a martedì prossimo.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fadda, riconosco la sua sensibilità. In effetti restano da illustrare solo cinque emendamenti.
CUGINI (D.S.). Presidente, deve chiedere alla maggioranza se è d'accordo, non è lei che deve decidere.
PRESIDENTE. Non sto decidendo, mi faccia finire.
BIGGIO (A.N.). Siete sensibili o state giocando?
PRESIDENTE. Dicevo che ringrazio l'onorevole Fadda per la sensibilità dimostrata e, se siamo d'accordo, procediamo con l'illustrazione dei restanti cinque emendamenti all'articolo 2.
Poiché non ci sono opposizioni proseguiamo i lavori. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento numero 201.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, l'emendamento 201 ripropone un tema caldo, che affronteremo anche perché è stato proposto naturalmente in altro modo dalla Giunta con l'emendamento del cosiddetto accordo di programma.
Noi lo riproponiamo, e utilizzo il verbo riproporre perché l'anno scorso avevamo proposto questo stesso emendamento all'attenzione dell'Aula, ma la maggioranza non lo approvò. Sostanzialmente, esso ripropone una norma di salvaguardia relativa ai piani territoriali paesistici annullati e anche a quelli attualmente vigenti, ma che sappiamo bene tutti sono sub iudice davanti al TAR, il quale probabilmente si esprimerà tra non molto tempo, creando una situazione ancora più disomogenea, ancora più squilibrata nel territorio regionale rispetto a quella attuale. I colleghi ricorderanno che il Consiglio di Stato ha annullato sette PTP per carenza e non per eccesso di tutela, naturalmente. La nostra proposta è pertanto finalizzata semplicemente alla salvaguardia del territorio e al recupero della pianificazione urbanistica comunale sia di tipo generale, mi riferisco ai PUC, sia di carattere attuativo, facendo rivivere, per un periodo transitorio non superiore a diciotto mesi, la disciplina prevista nei Piani territoriali paesistici resi esecutivi. Per esempio, un accordo di programma approvato dalla Giunta che riguarda il comune di Palau, se il piano paesistico relativo a quel territorio fosse annullato dal TAR, cadrebbe, insieme naturalmente alla caducazione dello strumento di pianificazione urbanistica e paesistica. Per cui, ripeto, noi proponiamo di far rivivere quella normativa per un periodo ristretto di diciotto mesi, impegnandoci, naturalmente, a lavorare, così come stiamo facendo, per elaborare una legge urbanistica di carattere più generale.
Io credo che la norma, che pure è una norma sostanziale in materia urbanistica, abbia anche un carattere finanziario, perché tende a recuperare le risorse che la Regione ha impegnato in questi anni in favore dei comuni. Si tratta di 40 o forse 50 miliardi che sono stati spesi in questi ultimi dieci anni per l'attuazione dei PTP e per adeguare la pianificazione urbanistica dei comuni, ma, ahimè, molti PUC non possono essere esitati a causa dell'annullamento dei sette PTP, e altri, che forse stanno per concludere il loro iter, non riusciranno a concluderlo se qualcuno dei sette PTP ancora in campo sarà annullato dal TAR.
Sappiamo bene che questa norma, così come la proponiamo, ha un carattere transitorio, sia per gli effetti, sia per il periodo di tempo a cui si riferisce, e sappiamo anche che non è la risposta organica, la risposta vera ai problemi della pianificazione urbanistica regionale e che un uso sostenibile del territorio richiede davvero un grande sforzo da parte di questo Consiglio regionale, sforzo che, ahimè, a tutt'oggi mi pare non ci sia stato.
Voi proponete una norma che prevede che con l'accordo di programma si possa derogare alle norme in modo ancora più esteso; secondo me, anche quella prevista dall'articolo 28 bis della legge regionale numero 45 del 1989 aveva qualche elemento di incostituzionalità, ma quella che voi oggi proponete è davvero una norma fortemente incostituzionale, in quanto contrasta con i principi fondamentali in materia urbanistica posti dalla legge nazionale numero 1150. Insomma, per rispondere all'esigenza che esiste realmente in Sardegna di accelerare le procedure e di avere certezza circa l'uso del territorio da parte del cittadino, delle imprese, degli enti locali, dei poteri pubblici e quant'altro, voi proponete uno strumento davvero assurdo, il cosiddetto meccanismo della variante automatica attraverso gli accordi di programma. Entreremo nel merito di questa proposta quando discuteremo il relativo emendamento. In un intervento sulle dichiarazioni programmatiche del presidente Pili io ho chiamato questo automatismo una sorta di bancomat dell'urbanistica, cioè uno sportello, che naturalmente sarà la Giunta a detenere, e al quale gli imprenditori, soprattutto quelli più forti, quelli che si riferiscono ai poteri pubblici con frasi - anche questo l'ho ricordato in quell'intervento - del tipo: "Io ho il terreno, ho i soldi, io posso fare, non mi devo rivolgere a nessuno per fare". E qualcuno gli risponderà: "A fradi, ita ti serbiri?" e naturalmente gli passerà il piatto a domanda.
Credo che davvero questo tipo di risposta preluda a un nuovo assalto forsennato al territorio, e naturalmente solo pochi avranno accesso a quel bancomat; quelli che non avranno accesso al bancomat useranno la ruspa, come si usa fare oggi per assaltare le banche. Quindi in quella maniera, con un nuovo assalto al territorio attraverso l'abusivismo, noi vedremo davvero effetti devastanti. Ma io credo che non passerà, credo che anche voi rifletterete meglio sullo strumento che state proponendo e lo rimanderete, così come credo sia giusto, all'esame della Commissione competente per una ulteriore riflessione. Noi, naturalmente, non ci vogliamo sottrarre a un confronto di merito su questa materia e saremo disponibili e capaci di proporre anche vie innovative per disciplinare la strumentazione urbanistica regionale. Noi vi sfideremo sulla gestione del territorio, sulla gestione fondata sull'autonomia e la responsabilità dei poteri regionali, superando davvero l'idea e la pratica dei prefetti dell'ambiente, di ministeriale memoria.
Su questo terreno vi sfideremo e faremo le nostre proposte, come faremo proposte sul terreno della gestione partecipata dell'urbanistica con il coinvolgimento serio e corretto degli enti locali, in un'ottica di urbanistica condivisa e partecipata attraverso conferenze urbanistiche territoriali, in cui i comuni avranno da dire la loro anche sul piano urbanistico regionale e non solo sul loro piano urbanistico comunale. Vi sfideremo sul terreno della trasparenza e dell'accelerazione delle procedure nell'uso democratico del territorio.
Abbiamo anche presentato un piccolo emendamento, davvero piccolo, ma che secondo me dà l'idea di come le cose devono camminare su questo terreno; un emendamento che recepisce lo sportello unico per l'edilizia perché, ahimè, anche in questo caso noi rischiamo di rimanere indietro rispetto alla normativa nazionale che lo prevede, e credo che lo sportello unico entrerà in vigore tra qualche mese. Con questo emendamento noi riteniamo di dover recepire nella normativa regionale lo sportello unico, prevedendo anche un contributo ai comuni per organizzarlo nei relativi municipi.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 202 ha facoltà di illustrarlo.
ORRU' (D.S.). Questo emendamento si riferisce a una specificità dell'alienazione del patrimonio, una di quelle fattispecie particolari che non consentiranno di raggiungere l'obiettivo che ci si pone con i commi 14, 15 e 16 dell'articolo 2. Non consentiranno, cioè, di fare cassa, e c'è solo l'illusione che questo possa avvenire velocemente e soprattutto in maniera certa, affidandosi alla via salvifica o alla scorciatoia dell'affidamento a ditte esterne. Noi siamo certamente in una situazione finanziaria seria, preoccupante, come è stato sostenuto da molti colleghi prima di me, però non è mai buona cosa mettere in vendita il proprio patrimonio senza farlo in maniera oculata, senza cioè separare quello che è utile da quello che non lo è, non in rapporto all'incasso, ma in rapporto a quegli interessi più generali che noi siamo tenuti a rappresentare. Non si può fare una valutazione senza avere davanti un censimento verificabile, senza una discussione, un ragionamento, uno strumento che consenta di dire: "Questo è utile per gli interessi più generali, questo non lo è". Occorre poi tenere conto delle priorità della Regione, dei Comuni e di quant'altro e anche del fatto che vi sono beni patrimoniali praticamente inalienabili, se non dal punto di vista puramente formale. Non si tratta di beni appetibili, situati lungo le coste o nei centri urbani; si tratta di beni patrimoniali per i quali non vi era nessun tipo di attesa prima e probabilmente non vi è nessun tipo di attesa oggi, che sono stati dati in regime di concessione per attività produttive, spesso a società cooperative di giovani, in altri casi anche ad associazioni di volontariato, per dar vita a comunità di recupero o altro. Che valore hanno sul mercato questi particolari beni? Chi li acquista? Non credo che ci sarà qualcuno disposto ad acquistare un bene sottoposto a un vincolo di concessione ventennale o anche superiore, ad acquistare cioè qualcosa di cui potrà disporre domani, con tutto ciò che ne consegue, perché non è che si mettono sulla strada 15 o 20 lavoratori o una comunità terapeutica. Non credo.
Quindi questo è un po' il frutto del mettere tutto insieme perché: "Dobbiamo fare cassa, mettiamo tutto in vendita, e se non ci riescono i nostri uffici, o perlomeno la nostra struttura ne sarebbe rallentata, affidiamo il tutto a una ditta esterna che ci salverà e ci risolverà il problema". Io non credo che lo risolverà, credo che nasceranno dei conflitti, perché la responsabilità comunque rimarrà in capo agli uffici e alle direzioni regionali, e innanzitutto gli uffici prima saranno costretti a mettere a disposizione gli atti e ad istruirli e poi dovranno verificarli. Secondo me si tratta di un doppio passaggio, non di una velocizzazione; sarà un ulteriore rallentamento e comunque io non credo che noi, come Regione, abbiamo interesse a creare delle difficoltà proprio a questa parte debole, ma produttiva della società, perché il problema non è che i beni siano alienati e che dei lavoratori siano messi sulla strada; il problema vero è che qualora queste società, queste aziende che svolgono attività produttive vogliano accedere al credito per interventi di miglioramento, di innovazione, di crescita produttiva, non potranno farlo, o perlomeno troveranno molte difficoltà essendovi la possibilità che l'immobile di cui usufruiscono venga alienato. E se, per esempio, il regime di concessione durerà ancora otto anni esse non potranno contrarre mutui di durata superiore. Comunque, la Regione ha interesse a creare queste difficoltà? Penso di no, ritengo quindi che si possa fare una deroga, posto che comunque non sarà possibile alienare questi particolari beni, sarebbe un fatto puramente formale e appunto virtuale, come molte cose previste in questa finanziaria.
PRESIDENTE. Vuole illustrare anche l'emendamento 434 o lo dà per illustrato?
ORRU' (d.s.). E' identico all'emendamento 435 che ho illustrato prima.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, aveva dato per illustrato l'emendamento numero 401 oppure ho compreso male io? Mi era parso che avesse detto così al Presidente di turno.
COGODI (R.C.). Sì, ha capito male. Io avevo proposto uno scambio, un minuto in cambio di dieci, non mi è stato concesso perché si ha sempre fretta di sbagliare e quindi noi avvertiamo l'esigenza di riprendere, seppure brevemente, la questione di cui trattasi.
Con l'emendamento 401 noi proponiamo una norma che ha una totale caratterizzazione di norma finanziaria. E' una norma che, a rigore, avrebbe dovuto proporre l'Assessore del lavoro, che però non l'ha proposta e che insieme a molti altri Assessori neppure si cura molto di seguire la discussione della finanziaria, seppure le questioni del lavoro siano presenti, nel bene e nel male, un po' in tutta la normativa di cui si sta discutendo.
Con questo emendamento noi diciamo, puramente e semplicemente, che le somme che risultassero nel conto dei residui ricompresi in due unità previsionali di base, che sono la UPB S 10.052 e la UPB S 10.053, e che si riferiscono al funzionamento e attivazione dei servizi dell'Agenzia del lavoro e di interventi per favorire l'occupazione, già destinate da leggi e dai bilanci della Regione a favorire l'occupazione, siano conservate per questa finalità. Perché c'è questa esigenza? Perché si sono accumulati in questi anni ritardi enormi, e sapete che l'Agenzia del lavoro in questi due o tre anni di vostro governo è stata pressoché bloccata. Fortunatamente, da ultimo, ma con un ritardo di oltre due anni, avete provveduto a dotare questa struttura di capacità direzionale, con grande beneficio, come la Giunta regionale ben sa, e soprattutto l'Assessore del lavoro, per tutta l'attività amministrativa della Regione.
Quindi, ripeto, noi proponiamo che le somme già finalizzate a favorire l'occupazione, che sicuramente in parte andrebbero nel conto dei residui, siano conservate per la stessa finalità per la quale erano state stanziate. Penso che non ci sarà un solo consigliere regionale contrario e che la stessa Giunta sarà favorevole ad accogliere questo emendamento, che non solo ha una finalità buona, ma risponde interamente alla possibilità di fare quello che la Regione aveva già deciso di fare e che, per ritardi maturati in questi anni passati, non ha potuto realizzare.
Che dire ancora? Una considerazione solo… Se io continuassi a parlare, come sto facendo, di lavoro e della conservazione di somme per favorire l'occupazione, oppure parlassi di sport o del Festival di Sanremo a questo punto sarebbe la stessa cosa perché vedo che il Consiglio regionale è totalmente assente, assente mentalmente. E tutto questo la dice lunga sugli appelli moralistici che ogni tanto ci dobbiamo sorbire, per altro nelle ore strategiche, quando c'è attenzione di opinione pubblica e quando circola la telecamera. Dove sono tutti quelli che fanno gli appelli moralistici perché il Consiglio lavori, perché produca, perché sia degno di sé e della Sardegna? Dove sono?
MURGIA (A.N.). A Porto Alegre!
COGODI (R.C.). Non sono a Porto Alegre, sono allegramente altrove! Mentre c'è chi ha la bontà e il senso del dovere di essere qui, non come optional, ma perché l'organizzazione dei lavori, gli altri colleghi, il bisogno, la necessità comunque di discutere nel merito gli argomenti e di andare avanti ci obbligano a stare qui. E tutti quelli che hanno sempre fretta ce l'hannosolo in certi momenti del mattino o della sera, possibilmente a ridosso del TG. Tutto questo va malissimo, tutto questo è immorale!
CUGINI (D.S.). Il Presidente della Regione non fa nulla!
COGODI (R.C.). E il Presidente dovrebbe farsi carico…
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Tottu pagu deo!
COGODI (R.C.). Certo, farsi carico di richiamare i moralisti di maniera a praticare la moralità politica, innanzitutto confrontandosi nel merito delle questioni. Noi crediamo di svolgere un ruolo utile alla Sardegna, noi che sosteniamo determinate proposte e ne contestiamo altre, che non condividiamo, in modo ragionato e serio; così come crediamo che facciano il loro dovere anche quelli che propongono cose diverse e contrarie alle nostre, purché ci siano il confronto, la dialettica e l'ispirazione di arrivare a delle conclusioni utili.
Ecco il motivo dell'emendamento 401, che noi abbiamo proposto, ripeto, per conservare delle somme già destinate ad agevolare attività di lavoro e di occupazione. Noi ci occupiamo di queste cose doverosamente, e ci spiace che invece nel contempo - per non dire di chi moraleggia e se ne va, ma anche di chi non moraleggia e rimane - voi principalmente, cari colleghi della maggioranza, vi stiate occupando di inserire, in questo articolo della finanziaria che stiamo discutendo nel merito, norme che tendono ad affidare l'alienazione del patrimonio pubblico a non meglio precisate società e soggetti privati che avrebbero maggiori capacità della struttura pubblica. Certo che hanno maggiore capacità, perché hanno altre finalità! Se si tratta di poter agguantare i beni pubblici, badate, non c'è dubbio che chi ha interesse a questo affinerà tutte le tecniche, lavorerà molto e riuscirà nello scopo, perché ha un interesse grande, personale e privato. E così non si sta sufficientemente riflettendo, l'hanno detto il collega Gian Valerio Sanna e altri colleghi che hanno parlato prima, sul rischio che si sta correndo. A voi pare che tutto sia accelerazione, che tutto sia snellimento, che tutto sia miglioramento del modo in cui si fanno le cose. Bisogna vedere quali cose: se volete colpire qualcuno e accelerate il modo di colpirlo non fate un'opera buona se lo colpite ingiustamente; meglio che procediate piano piano, gli farete meno male e il colpo gli arriverà più tardi.
Cosa vuol dire accelerazione? Dovete accelerare le cose buone, dovete accelerare le procedure applicative delle leggi per il lavoro e rallentare, invece, e di molto, le regalie del patrimonio pubblico, il mal uso del patrimonio pubblico, l'abbandono del patrimonio pubblico. Il passo di tutto questo lo dovete modificare di molto, perché poi succede che fate queste cose che parrebbero tutte innocue e che invece non lo sono; sono però in perfetta sintonia con l'iniziativa che il Governo nazionale aveva già inserito nella sua finanziaria. Ricordate quella norma intrusa, che poi era stata revocata, con cui si prevedeva la sanatoria degli abusi nel demanio, e oltre a questo si consentiva anche l'acquisto, con procedure agevolate, dei beni abusivamente costruiti sul demanio? Da quella finanziaria era stata tolta perché era una norma intrusa, il Governo nazionale sta riapprovando questo provvedimento con una norma non intrusa. Voi siete in perfetta sintonia e in linea col Governo nazionale, e noi, in questa vostra attività che non condividiamo, perché è dannosa per lo sviluppo, intravediamo questo disegno che sta andando avanti, che è di personaggi, che è di gruppi, che è di clan, che è di famiglie. Si parla di "grandi famiglie", ma qui c'è anche qualche piccola e media famiglia che vuole diventare grande attraverso la programmazione di interventi mirati a utilizzare e a mangiarsi il patrimonio pubblico, dopo che molti si sono mangiati anche il patrimonio privato e familiare.
Ci sono questi progetti, se ne ha conoscenza, circolano per gli uffici della Regione e per altri uffici pubblici. Si faccia una riflessione seria su tutto ciò, perché non basterà una normetta inserita in legge finanziaria per agevolare quel tipo di procedure e quel tipo di appetiti. Ecco perché noi ci preoccupiamo, contrastiamo questo tipo di intervento e vi invitiamo a riflettere, a confrontarvi e a trovare soluzioni qualitativamente diverse.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 433 ha facoltà di illustrarlo.
MASIA (F.S.D). Signor Presidente, è l'ultimo emendamento all'articolo 2, non credo meno importante. E' un emendamento che tratta di urbanistica, questo sì, anche se in maniera diversa rispetto ad altri emendamenti che sono stati proposti. E debbo dire che tratta in maniera diversa questa materia per il semplice fatto che mi ero riproposto di fare attenzione a che fosse così, in quanto ritengo che una materia così importante come l'urbanistica debba sicuramente trovare canali diversi, perché riguarda argomenti che quando vengono toccati creano non solo attenzione, ma anche processi che in qualche modo hanno una ricaduta sul territorio che deve essere ben valutata. Quelle richiamate nell'emendamento non sono leggi limitate nel tempo, al contrario durano negli anni e interessano tutta la regione.
Questo è un emendamento che ho sicuramente a cuore, ma ho riscontrato anche il consenso da parte di molti colleghi, anche in sede di Commissione, e mi fa meraviglia, quindi, che non abbia trovato spazi più ampi, perché è un emendamento che in qualche modo dà una risposta a chi da tempo sta cercando di far capire che c'è un vuoto da colmare. E' prevista, in un capitolo di questa finanziaria, una cifra irrisoria per ciò che riguarda un'esigenza rappresentata dai comuni all'Assessorato: soltanto 1 miliardo circa di vecchie lire, che a malapena copre gli impegni assunti per i piani urbanistici e i piani attuativi che i comuni della Sardegna stanno portando avanti. Questo emendamento intanto crea un'ulteriore risorsa, perché prevede che vengano messi a disposizione altri 2 miliardi di lire, più precisamente 1 milione e 30 mila euro, inoltre cerca di far capire che non si può operare soltanto per l'annualità 2002, ma è necessario destinare risorse anche per il 2003 e il 2004.
Con 2 miliardi di lire in più c'è la possibilità di prevedere almeno altri trenta o quaranta piani comunali, e se si riuscisse a riconoscere l'importanza di questi strumenti urbanistici comunali forse ci sarebbe maggiore attenzione, perché, come molti colleghi sanno, diversi comuni, che non si sono ancora dotati di piani particolareggiati sui centri storici, in quanto non hanno risorse proprie per poterli finanziare, sono in attesa dei finanziamenti regionali per non essere tagliati automaticamente fuori e quindi non poter usufruire al pari degli altri comuni delle opportunità che la legge 29/98 sui centri storici offre.
Ma non basta, non c'è soltanto questo, c'è anche l'esigenza pressante che molti comuni sentono di modificare i piani urbanistici vigenti per adeguarli ai processi di cambiamento di una società in continua evoluzione. I piani urbanistici non possono durare più di dieci o quindici anni se si vuole che siano adeguati ai tempi, il che sta a significare che i piani vigenti devono essere rielaborati in funzione delle leggi che man mano vengono emanate da questa Regione e anche a livello più alto.
Quindi l'emendamento è volto a consentire che tutti i comuni della Sardegna abbiano la possibilità di pianificare e programmare il loro futuro. La somma messa a tal fine a disposizione nella legge finanziaria è estremamente ridotta; la mia richiesta tende soltanto ad adeguarla alle necessità e, voglio ribadirlo, non intende introdurre in alcun modo linee di intervento diverse da quelle previste nelle leggi urbanistiche vigenti, per modificare le quali io ritengo ci debbano essere momenti diversi con analisi approfondite, così come siamo abituati a fare.
Valorizzare i programmi dei comuni credo che sia un impegno che questa Giunta deve assumere, perché i programmi dei comuni passano principalmente attraverso la pianificazione del territorio e le prospettive che essi stessi si vogliono dare. Mi pare che sia dovere di questo Consiglio far sì che a tal fine i comuni abbiano le cartografie, le informazioni, i documenti, le opportunità offerte anche a livello informatico, che oggi è possibile avere rispetto a dieci o quindici anni fa. Mi pare che questo sia dovere del Consiglio e soprattutto di qualunque maggioranza, perché essere vicino alla gente significa anche dare queste opportunità.
PRESIDENTE. Propongo di chiudere qui i lavori per stasera e di aggiornarli a martedì mattina alle ore 10 e 30.
Voglio ricordare ai colleghi che per la prossima settimana è stato preso l'impegno di lavorare un po' di più, pertanto le interruzioni per il pranzo e altre esigenze saranno più brevi. Credo che oggi ci siamo trovati bene e procederemo allo stesso modo anche la prossima settimana.
La seduta è tolta alle ore 21 e 46.
[S1] O "gli"?
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