Seduta n.371 del 22/01/2008 

CCCLXXI Seduta

(Antimeridiana)

Martedì 22 gennaio 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 11 e 27.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Diana ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di martedì 22 gennaio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Seduta congiunta Consiglio regionale - Consiglio delle autonomie locali sullo stato del sistema delle autonomie in Sardegna (articolo 10 legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1)

PRESIDENTE. Va bene colleghi, dichiaro aperta la seduta, prego i colleghi di prendere posto.

Signor Presidente della Regione, signor Presidente del Consiglio delle Autonomie, signori Presidenti delle Province, signori Sindaci e colleghi del Consiglio, siamo riuniti oggi per il terzo appuntamento previsto dalla legge istitutiva del Consiglio delle Autonomie, a due anni dall'inizio dell'attività dello stesso. Un lavoro e un rapporto che sta andando a regime quello tra il Consiglio regionale e le sue Commissioni e il Consiglio delle Autonomie, e che ci consente oggi di fare una valutazione più puntuale sullo stato dell'arte dei nostri rapporti, individuando le luci e le ombre, alla luce di questa esperienza iniziale e scontando la difficoltà dell'avvio, l'organizzazione delle strutture, della sede e di tutto quanto è necessario perché il Consiglio delle Autonomie funzioni al meglio. Prosegue il consolidamento dell'attività legislativa avviata in questa legislatura, sia dal punto di vista dell'attuazione delle leggi già approvate, in modo particolare la legge fondamentale che è quella 9 del 2006, sia delle leggi che sono in fase di elaborazione e che confermano la tendenza a riformare in profondità le nostre istituzioni e gli strumenti operativi mediante il trasferimento, perché questo è l'obiettivo, di competenze e di risorse ai comuni e alle province, così come stiamo cercando di fare con i consorzi di bonifica, i consorzi industriali e i servizi alle persone, proseguendo quella che è stata una precisa scelta di questa legislatura. C'è quindi la conferma di una precisa volontà del trasferimento di competenze e di servizi ai comuni e alle province, sulla base della prossimità delle istituzioni ai cittadini e ai territori, sulla base della responsabilità e della collaborazione fra le istituzioni. In attuazione del principio costituzionale della pari ordinazione, che significa anche pari responsabilità, pur all'interno di ambiti di competenze territoriali diverse e di offerta di servizi diversi, pari responsabilità e pari ordinazione che significa soprattutto affermazione del criterio della responsabilità, della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e conclusivamente della responsabilità decisionale. Per evitare che il fatto che ci occupiamo in maniera non gerarchica delle questioni relative alla gestione del territorio, dei servizi ai cittadini sia conclusivamente una deresponsabilizzazione dei vari livelli istituzionali; è esattamente il contrario di questo ciò che in Sardegna si intende affermare e ciò che il dettato costituzionale intendeva affermare. Quindi una democrazia non confusa, una democrazia decidente, nella quale ciascuno assume le proprie responsabilità, pur sapendo e avendo la consapevolezza di essere in strettissimo collegamento con gli altri livelli istituzionali: quelli provinciali, quelli regionali, quelli statuali, per quanto riguardano le questioni che attengono la nostra partecipazione alla vicenda nazionale. Non si è trascurato in questo tempo, sebbene perfettibile, il problema come sapete delle risorse, è stato istituito con la Finanziaria del 2007 un fondo unico, che ha stanziato 500 milioni di euro a favore degli enti locali, sulla base di una suddivisione tra comuni e province di percentuali fisse e di percentuali invece variabili, nel 2008 questa previsione - che andrà in Aula a cominciare da stasera -, anche in accoglimento di osservazioni e di proposte che sono state fatte durante la fase delle consultazioni, sia dal Consiglio delle autonomie, sia dall'ANCI e dall'UPS, il fondo unico esce dalla Commissione con una proposta di 545 milioni di euro destinati al fondo unico. Si sono introdotti nella finanziaria criteri di riequilibrio dei fondi alle province, restano da risolvere secondo me, e questo sarà uno dei compiti in Aula e uno dei punti della relazione, dell'interlocuzione tra Consiglio regionale del Consiglio delle Autonomie, restano dicevo da risolvere, affidati all'Aula, i riparti per i comuni di grandi dimensioni, che secondo me soffrono ancora di una condizione di svantaggio, e la considerazione delle problematiche e delle aree urbane più vaste, che non ha finora trovato risoluzione, perché l'obiettivo principale è stato quello di introdurre criteri di riequilibrio e criteri di riparto verso i comuni minori. Si può e si deve lavorare, anche alla luce dei risultati ottenuti, con la cosiddetta vertenza delle entrate a un tema più generale, a un tema più ampio, alla partecipazione cioè dei comuni e delle province ai riparti delle entrate, stabilendo un legame stretto, puntuale, che sia automatico, fra le entrate e la distribuzione interna delle risorse, così come noi abbiamo definito nella vertenza con lo Stato. Un po' la coniugazione di un tema più generale, di un tema nazionale, che è quello del federalismo fiscale, previsto dall'articolo 119 della Costituzione. Un tema sul quale esiste un dibattito e un approfondimento nazionale su cui questi giorni erano previste audizioni dei consigli regionali e delle regioni da parte delle competenti commissioni di Camera e Senato. Vediamo se l'annunciata crisi di Governo interrompe questa discussione, com'è facile che sia, o se invece, anche in questo versante nazionale, avremo condizioni che ci consentano di fare dei passi in avanti confermando l'esigenza di autonomia, confermando, per quanto ci riguarda, la nostra specialità e il livello di entrate, contrattato con lo Stato nella finanziaria dello scorso anno, ma mantenendo ferma l'esigenza di una criterio solidale che tenga insieme questo paese e che non attui principi di federalismo fiscale svantaggiosi, soprattutto per le regioni più deboli.

Restano dei punti sui quali dobbiamo fare delle verifiche e fare il punto della situazione, a due anni dalla approvazione di alcune leggi di riforma, in modo particolare della legge numero 9. Quello relativo al trasferimento delle funzioni, penso che la Giunta regionale debba inoltrare al Consiglio e quindi al Consiglio delle autonomie un rapporto sullo stato di attuazione della legge regionale numero 9 del 2006 e della legge regionale numero 12 del 2005, quella che ha definito gli ambiti territoriali, le unioni tra i comuni, la liquidazione delle vecchie comunità montane e l'istituzione delle nuove, il trasferimento del personale, cosa sulla quale con grandissima difficoltà si riesce a procedere. Quindi, penso che siamo nella condizione di concludere, completare, sia il quadro normativo, che verificare lo stato di attuazione di quanto già legiferato dal Consiglio regionale proseguendo in quella netta inversione di tendenza anche nelle politiche che correttamente viene fatto notare anche nella relazione del Consiglio delle autonomie, al bilancio del 2008, cioè la tendenza di decentrare la Regione, di dare meno peso al centralismo regionale. Dicevo che anche il Consiglio delle autonomie, nella sua relazione al bilancio del 2008, fa notare come nel 2004 si spendevano, per il funzionamento della Regione 713 milioni di euro e 320 milioni di euro per gli enti locali. Siamo passati, nel 2008, con la previsione di bilancio che verrà discussa a partire da questa sera, 500 milioni per il funzionamento della Regione e 630 milioni invece per il funzionamento degli enti locali a testimonianza e a dimostrazione di questa precisa volontà che si concretizza anche con poste di bilancio puntuali e con risorse destinate a quelle funzioni che intendiamo vengano esercitate dagli enti locali. Penso che possiamo, a distanza di quasi tre anni dall'approvazione della legge istitutiva del Consiglio delle autonomie, fare una verifica del rapporto tra il Consiglio regionale, il Consiglio delle autonomie da una parte, la Giunta regionale e la Conferenza degli enti locali dall'altra, e la relazione con le associazioni rappresentative di comuni e province: ANCI e UPS.

Io penso che questo rapporto, individuato nella legge, cominci a dare i suoi frutti e possiamo ragionevolmente individuare le criticità ed evolvere,, in maniera più pregnante i raffronti fra i diversi organi. La prima questione attiene alla costituzione di organismi misti per lo studio di argomenti generali e il monitoraggio dello stato di attuazione e la verifica di coerenza delle normative di settore alle norme generali sulle autonomie. La seconda questione attiene i pareri del Consiglio delle autonomie locali, voi sapete che la legge che prevede il parere obbligatorio del Consiglio delle autonomie su materie di competenza degli enti locali, o che modifichino le leggi relative agli enti locali, possono essere tenuti in considerazione, o non tenuti in considerazione dal Consiglio regionale, senza che il Consiglio regionale stesso sia tenuto a dare spiegazioni sui motivi per i quali il parere del Consiglio e delle autonomie non viene accolto o si accolga soltanto parzialmente. Io penso che questo possa essere un punto che si riprende in considerazione e che possiamo lavorare nella direzione, peraltro già in vigore in altre regioni, che renda più pregnante il parere del Consiglio delle autonomie, soprattutto la relazione tra il Consiglio delle autonomie e il Consiglio regionale nell'accoglimento e nella reiezione dei pareri che deve essere comunque commentato e motivato in maniera tale che ci sia comunque un confronto e una interlocuzione produttiva. La terza questione che necessiterebbe, eventualmente, di una modifica legislativa, attiene il potere di iniziativa legislativa del Consiglio delle autonomie, che non è previsto dalla legge istitutiva, e che invece può essere considerato, il Consiglio delle autonomie, al pari del popolo, al pari dei consiglieri regionali, può essere uno dei soggetti da cui parte l'iniziativa legislativa.

Io penso che alcune di queste cose sarebbero potute essere ricomprese nella legge statutaria che ha avuto una evoluzione e un'articolazione nella discussione in Consiglio regionale ma soprattutto del referendum che non consente di applicare la legge statutaria, sulla quale attendiamo il parere della Corte costituzionale, da questo punto di vista io penso che dobbiamo valutare che alcuni obiettivi che in questa legislatura c'eravamo assegnati giudicandoli fondamentali per l'evoluzione della nostra autonomia e per la precisazione della nostra specialità, non sono stati conseguiti per responsabilità generali di questo Consiglio regionale e più estesamente del gruppo dirigente della Sardegna. Non siamo riusciti, in modo particolare, a fare dei passi in avanti per quanto riguarda la definizione di un nuovo statuto di autonomia che era e che è, secondo me, uno dei punti fondamentali della nuova politica che la Sardegna deve mettere in campo anche nei rapporti con lo Stato, siamo in una fase nella quale le autonomie speciali sono fortemente messe in discussione, non c'è nell'immaginario collettivo, in Parlamento, fra le forze politiche nessuna attenzione alle autonomie speciali, si nega la radice della specialità, la specialità viene considerata oramai una questione che attiene tutte le regioni, tutte le regioni intendono essere speciali nei rapporti con lo Stato e questo intacca profondamente la specialità costituzionale conquistata dalla regione Sardegna, questo rischia di annullare la nostra diversità, la nostra specialità, fondata su ragioni storiche, su ragioni costituzionali, su ragioni sociali, su ragioni profonde che non possono essere gestite staticamente, così come le abbiamo gestite fin qui, ma hanno bisogno di essere inserite in un contesto di discussione più ampia che si fa a livello nazionale in un contesto di modifiche costituzionali profonde che consentono anche a regioni come la Lombardia, come il Veneto, di conquistare condizioni di specialità nei rapporti con lo Stato su alcune materie, c'è quindi una rivisitazione dell'intera questione con un'attenzione sulla questione meridionale, sulla questione delle specialità che è assolutamente in precipitazione in caduta libera. O la Sardegna, o il Consiglio regionale, o il gruppo dirigente complessivamente inteso, è in condizione di affrontare questa questione così come c'eravamo detti all'inizio della legislatura in maniera coesa, in maniera forte, in maniera che la questione della nostra specialità venga aggiornata alle nuove relazioni che dobbiamo stabilire con lo Stato, alle relazioni con l'Unione Europea, oppure noi rischiamo di avere una specialità sempre più marginale, sempre più residuale, sempre più uguale a quella delle altre Regioni e delle Regioni ordinarie.

Allora, il punto non è tanto o non è solo quello di evitare che altri e altre Regioni nell'evoluzione del regionalismo dal nostro paese, conquistino quote maggiori di specialità, il punto è che noi dobbiamo confermare le ragioni della specialità della Sardegna e aggiornarle al contesto nuovo costituzionale, sociale ed economico che stiamo vivendo e che ci troviamo a gestire in quanto eletti. Quindi, questioni sulle quali penso che in questo scorcio di legislatura dobbiamo provare a riprendere facendo uno sforzo grande che completi le riforme, che vada a rivedere quali sono i temi della statutaria che possono essere riportati in discussione in questa fine di legislatura, una verifica sulla possibilità che si determinino le linee generali del nuovo Statuto di autonomia e che si completi, attraverso la riforma della legge regionale numero 1, l'impianto generale delle nostre Istituzioni.

Abbiamo ancora un anno e mezzo di lavoro in questa legislatura, alcune questioni possono essere riprese e portate in avanti, ovviamente, c'è necessità di una grande volontà politica e di un grande convincimento del gruppo dirigente della Sardegna. Grazie.

Va bene, adesso proseguiamo nella discussione, è previsto adesso l'intervento del Presidente del Consiglio delle autonomie locali, il dottor Milia, e proseguiamo poi alternando, possibilmente, con interventi dei rappresentanti del Consiglio delle autonomie e interventi dei rappresentanti dei Gruppi politici in Consiglio regionale.

Ricordo a tutti che chi interviene avrà a disposizione dieci minuti di tempo, prego i colleghi e gli amici del Consiglio delle autonomie, che volessero intervenire, di segnalare la loro richiesta di iscrizione e proseguiamo il dibattito. La Giunta regionale, così come avvenuto lo scorso anno, interverrà alla conclusione dei lavori.

Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio delle autonomie locali.

MILIA, Presidente del Consiglio delle autonomie locali. Signor Presidente del Consiglio regionale, signor Presidente della Giunta regionale, signore e signori del Consiglio e della Giunta regionale, colleghe e colleghi del Consiglio delle autonomie consentitemi anzitutto, prima di svolgere il mio intervento a nome del Consiglio delle autonomie di ribadire, in questa sede, quanto già il Consiglio delle autonomie all'unanimità ha fatto e detto la scorsa settimana in relazione agli incidenti che hanno visto teatro la città di Cagliari due venerdì fa; nel senso che ribadiamo in questa sede la nostra solidarietà incondizionata al Presidente della Regione, onorevole Renato Soru, per gli accadimenti che hanno visto lui personalmente, la sua abitazione e la sua famiglia protagonisti.

Nel venire qui sta mattina, credo che noi tutti abbiamo un po' letto i giornali e un po' ascoltato le radio, le notizie erano sostanzialmente due: il crollo delle borse di ieri, che stamattina da quello che ho capito, dalle notizie che ci giungevano dalle borse asiatiche veniva non solo confermato ma si aggravava; e l'imminente, probabile, sentiremo fra poche ore che cosa dirà il presidente Prodi al Parlamento, crisi di governo. Voi mi direte che cosa c'entrano queste due cose, centrano eccome perché richiamano le classi dirigenti, richiamano voi, noi e anche altri, a manifestare e a vivere il proprio impegno istituzionale con maggiore senso di responsabilità. Dico questo perché quanto è accaduto al Governo nazionale probabilmente aprirà la strada ad un periodo di confusione, dal quale sarà difficile venire a capo, in presenza invece di una congiuntura internazionale, le borse che crollano, la recessione americana, che ci fanno prevedere un futuro sicuramente non molto roseo. Ecco vedete siccome noi parliamo spesso di sfiducia dei cittadini nei confronti della politica, io credo che non ci dovremmo mai dimenticare che la sfiducia che i cittadini hanno nei confronti della politica, e perché no nei confronti dei politici, spesso deriva dal fatto che la politica e i politici non sono nelle condizioni di rappresentare il senso del bene comune. Cioè, di rappresentare il limite che non dev'essere mai superato in un ambito di dialettica, di contrapposizione, di confronto anche aspro, ecco io credo che questo debba rappresentare un insegnamento per tutti noi. Dico questo, perché il Consiglio delle autonomie si è sempre posto, anche nel proprio operato, in un'ottica di esercizio di senso di responsabilità, non perché quei 44 siano più bravi degli altri, forse per il tipo di consesso, forse per il tipo di rappresentanza, forse per i più diversi motivi, però abbiamo sempre cercato di operare avendo il senso di responsabilità come punto di riferimento. Anche quando abbiamo assunto posizioni critiche aspre, credo che mi siete testimoni, è testimone questo Consiglio regionale, che anche quando abbiamo assunto posizioni critiche aspre abbiamo mantenuto un profilo di rapporto istituzionale e un profilo di moderazione al quale ci siamo sempre attenuti.

Se vi ricordate un anno fa discutemmo di questo aspetto, discutemmo del fatto che giungeva anche dal mondo delle autonomie una richiesta di maggiore protagonismo quasi sindacale del Consiglio delle autonomie, e dicemmo un anno fa, e ne siamo convinti ancora oggi, che il nostro ruolo non era quello di esercitare un protagonismo quasi sindacale del sistema dell'autonomia, ma era quello di avere un rapporto istituzionale con il Consiglio regionale perché quello a noi competeva. Altro, la rappresentanza sindacale dei Comuni e delle Province, spetta all'ANCI e spetta in Sardegna l'UPS e a livello nazionale all'UPI.

Io credo oggi, a distanza di due anni o poco più, di insediamento del Consiglio delle autonomie, di tre riunioni congiunte tra Consiglio regionale e Consiglio delle autonomie, che quella scelta sia stata una scelta giusta che ha consentito al Consiglio delle autonomie, con pazienza, di avanzare delle proposte, con impazienza a volte di non trovare risposte, ma comunque di mettere in campo un'iniziativa politica che alla fine ha portato anche alla modifica di alcuni rapporti. Io credo che se confrontiamo il livello di rapporti che il Consiglio delle autonomie ha avuto un anno fa col Consiglio regionale, sulla questione della finanziaria, lo diceva anche il Presidente nel suo intervento, con il, diciamo, livello di interlocuzione che c'è stato in questa Aula, in una situazione che comunque vede ancora il sistema delle autonomie non soddisfatto, questo credo che dobbiamo dirlo, non solo per una vicenda regionale, ma anche per una vicenda nazionale "Il Sole 24 Ore" ieri pubblicava le previsioni per il triennio 2007-2009, e il Comune di Cagliari riceverà 10 milioni e 419 mila euro in meno, il Comune di Sassari riceverà, parlo della finanziaria nazionale, riceverà nel prossimo triennio 6 milioni e 448 mila euro in meno, il Comune di Nuoro più di 2 milioni, il Comune di Carbonia più di un milione e 600 e così via dicendo. Pur in presenza, dicevo, di una situazione che rimane comunque complessa rimane comunque difficile, abbiamo registrato quest'anno nella discussione della finanziaria dei passi in avanti, che giudichiamo positivamente. Non sono tutto ciò a cui noi aspiravamo ma sono dei passi in avanti e questo lo dico anche facendomi portavoce di un collega, che per la rotazione dei comuni e dei sindaci dei comuni capoluogo non fa più parte del consiglio dell'autonomia, ma che riveste il ruolo di presidente dell'ANCI che nei giorni scorsi ha tenuto un'affollatissima assemblea, da dove emerge una richiesta insistente e maggiore perché quanto arriva e arriverà dalle maggiori entrate dello Stato sia istituito anche al sistema delle autonomie locali. Alla manifestazione del novembre 2005 a Roma, vi era la maggioranza e la minoranza di questo Consiglio, vi era anche gran parte del sistema delle autonomie locali e il nostro ragionamento, tutti insieme allora facemmo un ragionamento, che ci portava a dire quando le maggiori entrate, quando otterremo il risultato delle maggiori entrante queste dovranno essere distribuite anche e soprattutto al sistema delle autonomie locali. Qui c'è una scelta politica, noi chiediamo a questo Consiglio di scommettere sul sistema delle autonomie locali, così come noi scommettiamo su questo Consiglio nella sua attività legislativa, nell'opera riformatrice che ha fatto fino ad oggi, e nell'opera riformatrice che può fare in quest'ultimo anno e mezzo di legislatura. Dico questo perché, vedete, sarebbe oltre modo contraddittorio se questo principio della collaborazione, del lavorare insieme, che è contenuto così chiaramente nella dichiarazione di Berlino, che è contenuto così chiaramente nel quarto rapporto sulla coesione della commissaria Hubner, che è contenuto così chiaramente anche nell'ultimo trattato firmato a Lisbona, io dico solamente vi ricordo, vi rammento naturalmente lo conoscete quanto lo conosco io, quanto è scritto nella dichiarazione di Berlino: "Molti obiettivi non possono essere conseguiti con un'azione individuale la loro realizzazione ci impone un'azione collettiva. L'Unione Europea gli Stati membri e le loro regioni, province e comuni si dividono i compiti.". Questo è quello che è contenuto nella dichiarazione di Berlino, e credo che questo debba appartenere anche al DNA del nostro operare istituzionale e politico, senza timori, avendo il coraggio di scommettere, di guardare avanti. Perché badate noi viviamo in un mondo che è complesso, difficile; vive all'insegna dell'insicurezza e della paura. Bauman nelle scorse settimane ha dato alle stampe l'ultimo suo libro "La paura liquida" questo Bauman ogni tanto ci rattrista un po' troppo, ma comunque dice cose molto intelligenti. Viviamo all'insegna dell'insicurezza, della paura leggiamo i rapporti dell'ISTAT che ci dicono che nel 2050 la popolazione sarda si ridurrà di un quarto.

Ebbene dinanzi a fenomeni così complessi, così difficili, così impegnativi noi possiamo arrenderci? Possiamo stare fermi? Io credo di no, e dinanzi a fenomeni così difficili e così complessi dobbiamo o no entrare nell'ottica che le classi dirigenti devono porsi il problema di dare risposte a questi problemi, e che per fare questo non devono commettere l'errore di guardare solo il passato ritenendo che il passato chiunque l'abbia gestito sia il male e pensino di costruire solamente il futuro. Perché badate che se si guarda al passato e se si pensa di costruire il futuro e non si vive e non si costruisce il presente delle nostre generazioni, che oggi vivono, è difficile, è impossibile costruire il futuro. E quel senso di sicurezza e di paura che le generazioni che ci hanno preceduto non hanno mai conosciuto, non riusciremo a superarlo. Ecco perché è necessario, come è scritto nella dichiarazione di Berlino, stare tutti insieme ognuno faccia il suo. E chi più è vicino al governo dei problemi dei cittadini ha più responsabilità di chi più è lontano; questo è il principio sul quale, a mio giudizio, noi dobbiamo lavorare. Scommettere come noi scommettiamo in voi, noi vi chiediamo di scommettere su di noi perché crediamo che la nostra esposizione nel territorio ci induca e ci costringa a porci il problema di dare risposte financo quotidiane; quanti sindaci sono assediati fuori dei propri uffici da persone che hanno problemi? E non ci sono né guardie giurate né uscieri, perché se non ti trovano nell'ufficio di sindaco ti aspettano sotto casa. Lì c'è quello, noi chiediamo a voi di scommettere su di noi e noi scommettiamo su di voi.

Dice bene il Presidente dobbiamo fare una verifica sulle riforme che sono state fatte, sull'attuazione della legge numero 9, che non può essere modificata dalla legge finanziaria del 2007, se non lo si dice chiaramente. E la legge numero 9 si applica così come scritta. Su altri provvedimenti penso, per esempio allo scioglimento delle comunità montane. Io credo che davvero debbano essere sciolte, perché, vedete, io credo che nelle comunità montane l'unica cosa che sia cambiata è che non c'è più la Giunta, c'è solo un Presidente e che i dipendenti vengono pagati senza lavorare, perché questa è la lettera che c'è arrivata l'altro giorno su richiesta delle comunità montane da parte del Ministero degli interni che ci dice: i soldi che vi sono arrivati per la montagna dovete trasferirli per il pagamento degli stipendi di chi nelle comunità montane lavora. O le sciogliamo o non le sciogliamo. Perché qui l'unica cosa che abbiamo modificato è il problema che non c'è nessuno che sta facendo politica per la montagna, perché naturalmente la Regione non è nelle condizione in questo quadro normativo di farlo, la Provincia non è nelle condizioni di farlo con questo quadro normativo perché deve girare per il funzionamento le risorse alle comunità montane, le comunità montane che formalmente non esistono più, non fanno politica per la montagna. Credo che anche lì dobbiamo fare, in tempi rapidi, una verifica pronta e incisiva e credo che sia possibilissimo, e sono convinto che l'Assessorato riuscirà in tempi molto rapidi a risolvere questi problemi.

Così come vale per altre leggi. Guardate, io la dico tutta sulla questione del PPR, io non entro nel merito, io condivido l'impianto di fondo, tra l'altro, io ritengo che però noi dobbiamo, e questo Consiglio regionale, sia nelle condizioni, ecco perché scommettiamo su di voi, sia nelle condizioni di uscire da un problema che abbiamo. Noi abbiamo un PPR da una parte è una legge urbanistica vecchia dall'altra, io credo che anche una serie di problemi giuridici, di interpretazioni giuridiche che sono emersi in questi mesi, in queste settimane, nascano da questo fatto, io credo che il Consiglio regionale con il concorso di tutti possa in questo anno e mezzo licenziare una buona legge urbanistica, che rimetta, come dire, in moto tutto il meccanismo, mantenendo quella scelta, quella opzione che io definisco anche culturale, che, personalmente, ho condiviso col primo decreto che venne licenziato dall'attuale Giunta regionale, ma questa è naturalmente una mia posizione politica. Rimane il problema di fondo del mettere a regime il funzionamento del governo del territorio. Ecco, credo che su questo noi potremmo riuscire, e siamo convinti, come sistema delle autonomie locali, che possiamo scommettere su questo Consiglio regionale. Questo è quanto sentivo di dirvi. Credo che, a questo Consiglio delle autonomie rimanga forse un anno, forse meno, di attività, credo che continueremo a lavorare con questo spirito, con questa iniziativa. A questo Consiglio regionale rimane un anno e mezzo di attività, non è poco, tante cose si possono fare, e tante cose si possono fare col piglio istituzionale che abbiamo mantenuto sino adesso. Ognuno eserciti la propria funzione in autonomia, autonomia eserciti il Consiglio delle autonomie, autonomia eserciti il Consiglio regionale. Poi ci sono, è normato questo, si discute, possiamo discuterne, abbiamo proposto anche noi delle modifiche alla legge numero 1, ne parlava anche il Presidente poc'anzi, della costruzione di un rapporto ancora più robusto. Io sono convinto che ce la potremo fare. Tutto sommato, di questi tempi e con questi mezzi di comunicazione, Berlino non è poi così lontana. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie al Presidente Milia. Iniziamo gli interventi. Io inizierei dando la parola al Gruppo dei D.S., in via di superamento. Non so chi parli del Gruppo.

Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

L'onorevole Orrù è anche il Presidente della prima Commissione, della Commissione autonomia. Ha dieci minuti di tempo.

ORRU' (D.S.) Grazie, Presidente. Non so se il Gruppo dei D.S. sia in via di superamento, io parlo a nome della prima Commissione e anche del Gruppo del Partito Democratico, quindi lo superiamo, anziché renderlo in via di superamento. Oggi è la terza seduta congiunta, prevista dalla legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali, sullo stato del sistema delle autonomie locali in Sardegna. Forse è ancora prematuro fare un bilancio, non è ancora il tempo, probabilmente aspettiamo ancora un po' di mesi, un po' prima che si concluda questa legislatura, e credo si possa fare anche un bilancio un po' più compiuto. Io credo che il nostro compito sia quello di arrivare a quel bilancio con una messa a punto degli strumenti che abbiamo messo a disposizione, che abbiamo varato, per portare a compimento il risultato migliore possibile; non ancora un bilancio, ma certamente una valutazione più approfondita può essere fatta. Io penso, come tanti, che con la legge finanziaria 2007, quindi con la precedente legge finanziaria, legge di bilancio, poco più di sei mesi fa, stiamo parlando di giugno, sostanzialmente, abbiamo fatto un passo importante verso un sistema autonomistico, in particolare nel rapporto tra la Regione e il sistema degli enti locali, un passo importante, dicevo, che renda questo rapporto più avanzato, più moderno, efficiente ed efficace. Io li riepilogo brevemente, non perché voglia ripetere le cose che abbiamo sentito o che ci siamo detti tante volte in tante occasioni: il fondo unico, l'adeguamento automatico al rapporto di trasferimento tributi erariali dallo Stato alla Regione, quindi una sorta di automatismo, e, infine, la destinazione indistinta, quindi la piena assunzione di responsabilità da parte del sistema degli enti locali nell'utilizzare queste risorse, nel garantire il miglior utilizzo possibile, proprio perché si tratta del primo livello istituzionale, quello più vicino ai bisogni, alle esigenze dei cittadini e della società. Io penso che a quel primo passo occorra farne seguire degli altri, quindi la valutazione che deve essere fatta innanzitutto è se l'attuale legge finanziaria, quella per la quale, appunto, si tiene questa terza seduta congiunta, va in questa direzione oppure la contraddice. Primo. Secondo, se è sufficiente, terzo, di che cos'altro si ha bisogno. Quindi, io rapidamente cercherò di dare il mio contributo, cercando di rispondere un po' a queste domande, e poi farò una valutazione molto sintetica sull'appello, mi sembra, che il Presidente del consiglio regionale ha rivolto ai Gruppi e alla nostra valutazione per il proseguo di un processo di innovazione, di riforma, che ha bisogno, certamente, di ulteriori stimoli e di ulteriori passi in avanti. Io penso che quel primo passo, quella transitorietà, debba essere rapidamente superata. Dalle notizie che abbiamo, l'insediamento della Commissione di studio prevista al comma 5, poi lo dirà la Giunta nel suo intervento, la Commissione è stata individuata. Col comma 5 dell'articolo 10 della legge finanziaria dell'anno scorso noi non avevamo inteso individuare, o meglio, assegnare in esclusiva alla Giunta regionale o allo stesso Consiglio regionale il compito di definire un disegno organico di testo unico, così l'abbiamo definito, regionale, che mettesse su basi solide, più garantiste, più garantite, il rapporto Regione e sistema delle Autonomie locali. Abbiamo detto, ci avvaliamo di una Commissione di studio, con la compartecipazione sin dalla fase di elaborazione delle autonomie locali, per produrre quella proposta, quelle ipotesi di riordino, di ridefinizione, che poi andrà all'approvazione della Giunta, ovviamente, e all'approvazione del Consiglio regionale. Ora, quella Commissione è stata individuata, io penso che sia necessario definire, anche dal punto di vista temporale, non oltre la metà di quest'anno, o comunque entro la metà di quest'anno, so che il lavoro, tra l'altro, compiuto dall'Assessorato, dagli Uffici dell'Assessorato è a buon punto, quindi è possibile, credo, definire un impianto sul quale pronunciarsi, e, anche nella valutazione che faremo, mi auguro, per la presentazione del bilancio del 2009, ci sia anche la possibilità di fare una valutazione compiuta di questo processo.

Un disegno di legge organico, quindi, che preveda la riforma dell'attuale regime di rapporti finanziari fra Regione-Province-Enti locali, attraverso quell'attribuzione di una quota della compartecipazione regionale ai tributi erariali, quindi che sostituisca l'attuale regime dei trasferimenti finanziari. E io penso che questo sia stato individuato correttamente, e quindi quel principio costituzionale, o meglio, quella parità costituzionale dei nostri livelli istituzionali va garantita anche attraverso questa forma. Io credo che, con questa legge finanziaria, intanto si sia rispettato quel principio dell'adeguamento, in attesa che questo si definisca, nel 2008. Andava comunque garantito un trasferimento che fosse comunque in linea con l'andamento percentuale del trasferimento dei tributi erariali. Il disegno di legge finanziaria non solo ottempera questo mandato ma addirittura va oltre perché lo raddoppia, nel senso che non è pari al 4 per cento, cioè, meglio, è pari al 4 percento e poi, nel disegno di legge finanziaria che viene alla valutazione del Consiglio è addirittura, credo, raddoppiato. Quindi viene ridefinito, questo sulla base delle indicazioni che sono venute anche dalle interlocuzioni che si sono avute con le organizzazioni, con il Consiglio delle autonomie locali innanzitutto, ma anche con l'ANCI, l'UPS e così via, è ridefinito anche nella distribuzione del fondo unico con una sua articolazione, cioè, un fondo unico è articolato in due, uno destinato ai comuni e uno destinato non più un unico e poi suddiviso. Quindi c'è una quota dei 477 definiti nella proposta che va ai comuni e di 67 che va alle province. La quota destinata alle province è aumentata del 50 per cento, mi pare una sensibile lievitazione del contributo destinato alle province, perché le province, le vecchie e le nuove hanno, più di altre, credo, segnalato motivi o problemi o sofferenze. Credo che sia giusto valutare appieno questo, non modificando peraltro i criteri e valutare anche se sia necessario apportare ulteriori correttivi che magari nel corso della discussione del Consiglio regionale potrà fare. Così come ritengo positive le modifiche introdotte sempre all'articolo 3 comma 11 nel garantire, faccio solo un breve cenno, la continuità dei servizi che sono affidati a strumenti associativi di tipo consortile. Ora, in un'ipotesi certamente che andrà affidata anche per la decisione poi che è stata assunta sul piano nazionale con la legge finanziaria, per cui un comune può aderire ad una sola forma associativa relativa alla gestione di servizi, io credo dovremmo anche noi adeguarci, noi eravamo un po' più avanti rispetto a questo, sia necessario comunque garantire una continuità e l'efficienza di questi servizi. Quindi, in attesa che questi vengano affidati alle nuove forme associative, cioè all'unione dei comuni o alle nuove comunità montane, era giusto garantire quella forma di contribuzione e di sostegno agli strumenti consortili che vi sono… solo un minuto per concludere.

PRESIDENTE. Sì, prego.

ORRU' (D.S.). Io penso sia giusto infine raccogliere l'invito fatto dal presidente Spissu nella sua introduzione relativamente a due punti in modo particolare. Penso sia giusto fare una valutazione di due strumenti di legge molto importante quali sono la legge numero 9, la cosiddetta legge sul federalismo interno e la legge numero 12 per quanto riguarda appunto la ridefinizione dell'unione dei comuni, del sistema associativo degli enti locali e del loro rapporto con i comuni e con la Regione. Sia giusto farlo anche perché, e penso che dovremo farci promotori come Consiglio regionale, lo dico anche a nome della Commissione che presiedo e che rappresento, di un confronto, in modo tale da dare un ulteriore accelerazione a quel processo, un confronto che veda tutti i soggetti, in modo particolare il Consiglio delle autonomie locali, ma anche le organizzazioni dei comuni e delle province per verificare, appunto, la Regione, la Giunta regionale, in modo tale da stabilire quali siano i correttivi di carattere amministrativo, non di valenza legislativa, da introdurre in modo da rendere il sistema più agevole ed a dare anche le risposte a quelle preoccupazioni che diversi amministratori ci hanno manifestato. Infine, e concludo davvero, la funzione consultiva della legge numero 1. Stabilito la legge numero uno, quindi la funzione fondamentale del Consiglio delle autonomie locali, abbiamo sempre dette e sostenuto che ha una funzione limitata, per cui i pareri espressi possono non essere presi in considerazione certamente dalla massima Assemblea legislativa regionale, e così sarà, perché quel principio va mantenuto, ma certamente sia nel sistema dei rapporti ordinari e sia anche qualora si verifichino delle differenti posizioni su aspetti importanti, credo si debbano introdurre dei correttivi anche nella stessa legge numero uno. Quindi, ripeto, sia nel funzionamento normale ordinario, nei rapporti tra le due istituzioni e sia anche qualora si verifichino, come è normale che sia, delle valutazioni differenti sulle leggi. Allora, a parere divergente del Consiglio delle Autonomie rispetto alla proposta, all'ipotesi formulata dal Consiglio regionale, io penso che il Consiglio regionale ad esempio non possa prescindere dal decidere anche maniera diversa, o nel persistere nella propria decisione, però debba farlo con il ricorso ad una maggioranza qualificata che non può essere una maggioranza semplice, cioè ci dev'essere un'assunzione di responsabilità ulteriore e maggiore. Io credo che anche attorno a questo sia necessario riflettere attentamente, insieme all'Esecutivo, insieme alla Giunta regionale, insieme al Consiglio delle Autonomie locali e apportare quelle modifiche necessarie che possono migliorare questo strumento di cui anch'io dico che do una valutazione estremamente positiva.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Orrù. L'onorevole Orrù ha parlato per l'intero Gruppo del PD. La parola adesso al Sindaco di Ollolai.

Ha facoltà di parlare il Sindaco del Comune di Ollolai.

ARBAU, Sindaco del Comune di Ollolai. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, Assessori, colleghi del Consiglio delle Autonomie locali e signori consiglieri, non credevo di dover iniziare io, mi ero preparato per un intervento alla fine del dibattito, quando molti di voi sarebbero dovuti andar via. Non devo dire cose spiacevoli naturalmente, devo solo richiamare un po' l'attenzione di tutti noi, non solo dei consiglieri regionali, della Giunta, ma anche di tutti i consiglieri delle Autonomie locali. Io sono un cultore della cultura ebraica, e come ci insegna la cultura ebraica prima di pensare a quello che gli altri devono fare per noi dobbiamo pensare a quello che facciamo noi per gli altri. Nelle dinamiche dei rapporti tra Stato-Regione, Regione-Enti locali, molte volte quello che manca a noi è lo spirito di pensare a quello che facciamo noi, perché all'interno delle varie riforme con riordino degli ambiti locali, la soppressione, diciamo, tra virgolette, perché di fatto resistono ancora delle comunità montane, e la costituzione delle nuove unioni dei comuni quello che è mancato, purtroppo, è la classe dirigente locale. Una classe dirigente locale che purtroppo è ancora figlia di un sistema che vede gli enti sovracomunali come posizionamenti di tipo partitico e che quindi non si lascia alle spalle questo sistema e non ragiona per quello che sono oggi le nuove entità sovracomunali e cioè delle entità che svuotate da questa funzione di tipo partitocratico devono mettere insieme i propri servizi per fare sistema e portare avanti nel migliore dei modi i propri compiti e funzioni. Questo naturalmente non implica che le responsabilità siano tutte esclusivamente della classe dirigente locale, perché vi sono responsabilità di tipo più alto e anche regionale, nel senso di non aver ancora portato a termine il percorso relativo al riordino degli ambiti territoriali. Questo è un qualcosa che naturalmente non viene portato a termine perché ci sono delle forti resistenze territoriali; lo capiamo tutti. Però io invito la Giunta, l'Assessore Sanna in prima persona, a portare a compimento questo, anche per togliere l'ultimo alibi alla classe dirigente locale. Un inciso poi voglio farlo sulla questione dei rifiuti, non per dare una solidarietà di facciata al Presidente che naturalmente abbiamo dato sin dal primo momento come comuni barbaricini; noi 13 sindaci del bacino imbrifero abbiamo inviato un documento alla stampa che naturalmente distratta non ha pubblicato perché non aveva interesse a pubblicare certi ragionamenti, perché appunto il problema fondamentale dei rifiuti sono i ragionamenti che stanno dietro queste cose, perché noi classe dirigente, noi tutti, dal più piccolo sindaco di montagna a voi consiglieri regionali è quello di dire come è la questione dei rifiuti. Utilizzare l'emergenza Campania, che è un problema di solidarietà nazionale - e lo dice uno che non confonde l'inno della Brigata Sassari con quello che è la sardità vera delle nostre tradizioni, lo dice uno che parla in sardo tutti i giorni e che conosce la Sardegna - e dicevo, quindi, che non bisogna utilizzare la questione Campania per fare delle polemiche, ma bisogna utilizzare la questione Campania per riflettere attentamente su quello che sono le nostre problematiche. Da poco ho fatto una proposta nel Consiglio delle autonomie locali per convocare un'assemblea generale dei sindaci per discutere definitivamente di quello che vogliamo fare, perché utilizzare un termovalorizzatore per fare della tattica politica è una vergogna di cui, come sindaco della provincia di Nuoro, mi vergogno tutti i giorni, perché non decidere se fare un termovalorizzatore, se farne due o farne tre è non essere classe dirigente. E quando uno non è classe dirigente, come è stato certificato per l'onorevole Bassolino, deve andare a casa. Questa è la regola della politica.

Quindi, infine, vi invito tutti a prendere l'iniziativa di risolvere il problema dei rifiuti almeno dal punto di vista dell'organizzazione. Non è una cosa impossibile e lo dico da amministratore che con grande fatica ha dovuto sanzionare i propri cittadini per arrivare ad una differenziata del 70 per cento. Infine una notazione che non è polemica ma è purtroppo una constatazione grave del fatto che la virtuosità dei nostri comuni è cancellata dalla mancanza di classe dirigente nelle grandi città, perché il 9 per cento della differenziata di grandi città che vogliono fare causa per questioni di immagine, è una vergogna. E' una vergogna che va sanata. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, sindaco Arbau.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Ringraziando e salutando in particolare i rappresentanti delle autonomie locali presenti oggi qui in Consiglio regionale, vorrei partire per alcune brevissime considerazioni dalla frase che più mi ha colpito di quelle pronunciate dal presidente Milia, che ha chiesto a noi di scommettere sulle autonomie locali così come le autonomie locali scommettono su di noi. E' una bella sfida. Ritengo che sul piano istituzionale dei rapporti tra il sistema delle autonomie, il sistema regionale e soprattutto la realtà rappresentativa massima del popolo sardo, del Consiglio regionale, una bella sfida che credo sia necessario raccogliere da parte nostra, innanzitutto sul piano culturale e politico. E perciò sottolineo: scommettere sulle autonomie locali significa scommettere e quindi significa investire, voler investire politicamente, istituzionalmente, sulla responsabilità di chi è nei territori e rappresenta le popolazioni nel governo locale; scommettere e investire su questa responsabilità; scommettere e investire sulla libertà del nostro popolo che vive e può vivere grazie alla libertà di chi opera sul territorio, di chi è presente sul territorio e quindi sia sul sistema delle autonomie locali, sui rappresentanti delle popolazioni nei singoli territori, così come si deve scommettere e investire sulla libertà di tutte le articolazioni sociali verso le quali si rivolge l'affermazione del principio della sussidiarietà, che è un principio che si può definire proprio con la parola che ho usato prima, la parola libertà. La sussidiarietà è la traduzione nella politica della parola libertà, della possibilità cioè che non vi sia uno strumento più alto della persona e delle aggregazioni sociali riconosciute in maniera alta dalla nostra Costituzione, non vi sia possibilità di sviluppo, di progresso, di benessere, di crescita se non valorizzando la persona e, per valorizzare la persona, valorizzando tutte le aggregazioni sociali, quelle istituzionali e quelle libere che si formano nella società e nell'economia, in tutte le espressioni del nostro popolo. E se questo è vero, se noi dobbiamo scommettere sulla libertà dobbiamo, per non rimanere soltanto a livello di principi, fare un esame e una valutazione su quello che è finora il risultato di questa legislatura in questo tema. Vorrei fare un parallelo: questa legislatura è stata caratterizzata da alcune riforme importanti, riforme che hanno guardato alla modifica del sistema istituzionale interno della Regione, sono state fatte modifiche legislative molto significative, soprattutto nella materia del rapporto fra la Regione e i suoi enti strumentali, ausiliari, il sistema del governo interno della Regione. Bene, il modello attuato in questa riforma della Regione è stato quello teso, evidentemente, a costruire un sistema particolarmente volto a eliminare la frantumazione e quindi a eliminare le inefficienze e credo che - debbo dirlo anche dall'opposizione - tutto questo processo di riforma non è, anche dal mio punto di vista, da considerare totalmente negativo. Vivevamo nella Regione un sistema di frantumazione del potere in tanti enti che davano alla Regione una reale incapacità di affrontare le questioni più importanti. Si è creato un sistema però che oggettivamente è un sistema piramidale. La trasformazione degli enti in agenzie, la semplificazione che in parte, in una buona parte anche è positiva sicuramente ha determinato un sistema di distribuzione di funzioni e di poteri all'interno della realtà regionale particolarmente accentrato. Vi è stato anche un insieme di norme sicuramente meno importanti e meno numerose, ma comunque significative, anche di riforme sul rapporto tra la Regione e le autonomie locali. Apparentemente si è andati verso il trasferimento di funzioni. Io credo che questo sistema di trasferimento, di decentramento di funzioni sia un po' apparente e soprattutto è parziale perché, ma credo sia stato detto anche o si possa leggere tra le righe delle parole espresse dal presidente Milia, la legge numero 9 è stata sicuramente una legge importante così come la legge sulle forme associative degli enti locali, ma è un processo monco, così come è monco, ha detto il Presidente, anche processo di riforma che, toccando la materia urbanistica della politica del territorio, attraverso il Piano paesaggistico ha evidentemente tracciato una linea che in presenza di una legge urbanistica che è il cuore della politica territoriale, che dava, ed è ancora vigente, un modello di distribuzione equilibrata dei poteri nel governo del territorio valorizzando le autonomie locali, con questo atto di programmazione e con la legge che lo ha prodotto, ha creato, di fatto, un formidabile processo in controtendenza, direi - in parole povere - si sono decentrate funzioni gestionali molto onerose per chiunque le svolga, caricando i Comuni di funzioni importanti, essenziali direi, ma sicuramente difficili da svolgere, ancora più difficili in un sistema di trasferimento di risorse finanziarie non certamente soddisfacente. Mi sembra che questa sia la valutazione data anche dal Presidente delle Autonomie locali, pur in presenza di alcuni segnali, in parte positivi, ma è stata detta esplicitamente, la richiesta che: se vi saranno nuove entrate dovranno essere distribuite equamente ed equilibratamente anche al sistema delle Autonomie locali. Ma attraverso la politica del territorio si è, di fatto, svuotata l'autonomia locale nella sua funzione più importante, nella funzione cioè di governo del territorio; non si può cioè da parte della Regione considerare le Autonomie locali come i terminali dei servizi essenziali e più difficili da svolgere e togliere, però, alle Autonomie locali la possibilità di fare un'azione di governo, di svolgere azioni di governo del territorio che, attraverso la politica urbanistica, si possono e si devono fare in un rapporto veramente paritario rispetto alla Regione, che deve, sì, dettare gli indirizzi, fare scelte di programmazione, di alta programmazione, ma che non può entrare nelle singole scelte come sta accadendo, non possiamo fare finta di niente! Se non vogliamo che questa riunione sia solo un atto formale, io credo che il punto politico di oggi, di questo incontro, tra Consiglio regionale e Sistema delle autonomie locali, sia la certificazione di un sostanziale svuotamento della politica territoriale in carico agli enti locali. Questo è veramente il punto! E questo credo sia il compito che il Consiglio regionale - nella parte terminale di questa legislatura - debba affrontare responsabilmente, con il concorso di maggioranza e di opposizione, ma affrontare questo punto essenziale perché altrimenti, altrimenti noi avremo un parallelo assurdo tra una riforma del sistema regionale che va verso la semplificazione, il superamento della frammentazione e quindi attraverso il sistema delle Agenzie una maggiore concentrazione del potere che quando è eccessiva è comunque negativa, il parallelo deteriore sarebbe che anche nella riforma del sistema degli enti locali noi utilizziamo lo stesso metro, lo stesso metodo che svuota completamente i vostri compiti e che alla fine andrebbe contro la sussidiarietà e quindi contro la libertà e la responsabilità vostra e delle popolazioni che rappresentate.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Sindaco del Comune di Cabras.

TRINCAS, Sindaco del Comune di Cabras. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta regionale, onorevoli consiglieri regionali, Presidente del Consiglio delle autonomie locali...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, Dottor Trincas, possiamo cambiare il microfono? Quello a fianco, perché è rumoroso. Prego.

TRINCAS, Sindaco del Comune di Cabras. Colleghi Sindaci e Presidenti della Provincia, intanto esprimo la solidarietà nei confronti del Presidente per gli atti criminosi attentati alla sua persona e alla famiglia, però voglio anche rimarcare gli attentati, ultimo quello del Sindaco di Orosei, a cui sono soggetti frequentemente gli amministratori locali. Io penso che, come detto, condivido in pieno la relazione fatta dal Presidente del Consiglio delle autonomie locali, lo scarso coinvolgimento del Consiglio nel rendere attivi e condividere i pareri espressi dal Consiglio delle autonomie locali.

Io voglio entrare in un argomento specifico, quello delle Unioni dei Comuni. Purtroppo le osservazioni fatte dal Consiglio delle autonomie locali e anche dai Comuni facenti parte della Sardegna sulla libera associazione dei Comuni nell'Unione è stato disatteso completamente dall'Assessore degli enti locali. Io vi leggo alcuni passaggi del parere espresso con nota numero 266 del 4 dicembre 2006, in base alla legge regionale numero 1: "I Comuni devono essere liberi di associarsi in base alle loro autonomie, il piano di riordino deve ritenere già valide le Unioni dei Comuni già costituite, riconoscere le associazioni dei servizi storici, determinare gli Ambiti ottimali all'interno delle Province e l'accoglimento delle osservazioni presentate da parte degli altri Comuni che si sono espressi e delle cui scelte non si è tenuto conto". Nella deliberazione della Giunta regionale non si è tenuto conto di quanto comunicato, anzi, dirò di più, a discrezione della Giunta e dell'Assessore competente alcune associazioni di Comuni, pur non ricadendo nell'Ambito ottimale, sono state accettate.

Entro nello specifico di un'Unione di Comuni che mi interessa come Sindaco del Comune di Cabras: è l'Unione dell'associazione dei Comuni dei fenici, composta dal Comune di Santa Giusta, Cabras, Nurachi, Riola Sardo, Palmas Arborea e Villaurbana. Pur essendo stato pubblicato nel BURAS del 13.8.2005 il riconoscimento dell'Unione dei Comuni, questa è stata prima finanziata dalla Giunta regionale e poi esclusa, come dai deliberati che mi accingo a leggere, un paio, non li leggo tutti perché c'è un'enciclopedia tra comunicazioni, incontri che abbiamo avuto con l'Assessore competente e con altri funzionari dopo anche, a volte, anticamere di due ore, eccetera. Legge regionale numero 12 del 2.8.2005: "Norme per l'Unione dei Comuni e le Comunità montane, ambiti adeguati per l'esercizio associato di funzioni, misure di sostegno per i piccoli Comuni", pubblicati nel BURAS del 13.8.2005, prevedeva che i Comuni, entro i quattro mesi, previsto dall'articolo 2, comma 3, cioè entro l'11 dicembre 2005, con deliberazione dei rispettivi Consigli comunali presentassero alla Regione le loro proposte di Ambito ottimale per l'esercizio associato di funzioni e servizi. Dopo verifiche e confronti all'interno dei Comuni componenti la ex XVI Comunità montana, tre Comuni da essi provenienti, Palmas Arborea, Santa Giusta e Villaurbana, con deliberazione dei Consigli comunali in data 16.09.2005 decisero di proseguire un percorso comune coerenti con la legge regionale numero 12. I Comuni di Cabras, Nurachi e Riola Sardo, con deliberazione dei propri Consigli comunali, adottati tra il 9 e il 14 dicembre 2005, disposero di aggregarsi al nucleo di cui al punto precedente per costituire lo stesso Ambito. Teniamo presente che il Comune di Cabras col Comune di Santa Giusta, la conterminità è assicurata dalla foce del Tirso su cui insistono Cabras e Santa Giusta, Cabras ha un'isola amministrativa, quindi è collegata con Santa Giusta, poi stiamo gestendo insieme anche molti servizi intercomunali. La proposta di un unico Ambito ottimale ai sei Comuni veniva trasmessa dall'Assessorato regionale degli enti locali il 28.12.2005. La Giunta regionale, come prevede l'articolo 2, comma 4, della legge regionale numero 12 del 2005 avrebbe dovuto, entro i successivi due mesi, e quindi entro il 12.02.2006, approvare lo Schema di piano di ambito ottimale. La Giunta regionale entro i termini previsti dalla legge non adottava alcun atto né alcuna comunicazione ricevevano i Comuni per l'ambito proposto. I Consigli comunali dei sei Comuni indicati, non avendo alcuna indicazione o segnalazione in ordine alla improponibilità del loro ambito, approvavano lo Statuto delle Unioni dei Comuni dei fenici con propria deliberazione e in data 29.6.2006 i sei Sindaci ne sottoscrivevano l'atto costitutivo. Nel mese di febbraio 2006 veniva intanto avviata, a seguito di gara d'appalto e come Comune capofila, come forma transitoria verso l'Unione, i servizi associati per la raccolta differenziata dei rifiuti dei sei Comuni, di cui tre dell'Unione. In data 3.6.2006, poiché per il procedimento relativo al reperimento dei contributi risultato dal sito Internet della Regione Sardegna, immutato rispetto al 2005, veniva inoltrata domanda di contributo per l'avvio dell'Unione per il servizio associato all'Assessorato regionale agli enti locali. L'Assessorato regionale agli enti locali, con lettera numero 20036, protocollo del 28.07.2006, trasmetteva - sottoponendolo a tutti i Comuni della Sardegna - la carta relativa alle Regioni storiche di appartenenza, significando che gli enti avrebbero potuto presentare eventuali osservazioni o proposte modificative.

Da tale carta risultava che in sei comuni che avevano di fatto costituito l'unione dei comuni dei Fenici erano indicate nello stesso ambito denominato Campidano di Oristano. I comuni dell'unione con la nota dell'Assessorato avevano di fatto una conferma delle scelte fatte con aggregazione, invece lo schema di piano approvato dalla Giunta regionale con deliberazione 1418 del 4/10/2006, distinguevano per la prima volta la regione del Sinis dal Campidano e di conseguenza l'unione dei comuni dei Fenici andava ad avere tre comuni in ambito Sinis e tre nell'ambito Campidano. La Giunta regionale con delibera adottata quasi un anno dopo, si discostava totalmente dalla proposta dei comuni e da quella comunicata dallo stesso Assessore regionale, senza indicarne alcuna motivazione, senza tener conto dell'unione costituita e senza aver mai comunicato nulla rispetto alle decisioni assunte dai comuni e nella loro autonomia. Anzi, fino alla deliberazione della Giunta regionale, tutto il procedimento compresa la nota dell'Assessorato del luglio lasciava intendere che il processo intrapreso fosse in linea con la volontà degli organi regionali. L'approvazione degli ambiti ottimali per l'esercizio associato di funzioni veniva deliberato il 15 dicembre 2006 con deliberazione della Giunta regionale numero 52 di febbraio pubblicata nel BURAS il 23/12/2006, confermava lo schema della delibera 4118 e senza apportare alcuna modifica, motivazione, circa gli scostamenti rispetto alle proposte comunali. Subito dopo con delibera della Giunta regionale numero 5416 del 28/12/2006, venivano assegnati 60.000 euro come contributi di avvio dell'unione dei comuni dei Fenici, e di 71.000 euro per il servizio associato per la raccolta differenziata. Quindi prima ce la danno, poi ce la tolgono... Con deliberazione della stessa Giunta numero 2 del 16/ 2/2007 i contributi di avvio di cui al punto precedente venivano sospesi e nessuna comunicazione, né altri hanno fatto di seguito alla sospensione. In data 12 giugno 2007 l'unione dei comuni insediava i propri organismi conformandosi alle modifiche introdotte dalla legge numero 12 del 2005 con legge regionale 29 maggio 2007, i componenti non percepiscono, per delibera, nessun gettone di presenza quindi onde testimoniare che questa unione è un'unione che non ha scopo di lucro come ci vogliono fare intendere certe volte. In data 12/2007 l'unione dei comuni insediava i propri organismi conformandosi alle modifiche introdotte della legge numero 12 del 2005 con legge regionale 29 maggio 2007 numero 2. Il 28 giugno 2007 con nota e protocollo numero 4896 e 4897, non avendo avuto alcun riscontro formale dei contributi congelati, venivano inoltrate due nuove domande per l'avvio dell'unione e per i servizi associati ancora in conformità al procedimento dell'ex regionale numero 25 del 1993 ancora presente nel sito Internet e non modificato. In data 4/7/2007, protocollo numero 32066, l'Assessorato regionale degli enti locali, chiedeva all'unione dei comuni dei Fenici, l'atto costitutivo e lo Statuto adeguato alla nuova disciplina della legge numero 12. In data 27/7/2007 si rispondeva a tali richieste e successivamente veniva comunicato, come richiesto, un numero di conto corrente bancario. Con deliberazione della Giunta regionale 3028 del 2/8/2007 e 22/8/2007 venivano stabiliti nuovi termini e modalità per la presentazione delle domande di contributo ai sensi della legge regionale numero 12 del 2005. Con raccomandata protocollo eccetera...

PRESIDENTE. Sì, prego...

TRINCAS, Sindaco del Comune di Cabras. Sì, mi avete interrotto, vi sto elencando per farvi dire tutte le comunicazioni e tutta la burocrazia che devo mettere in essere per far rispettare i deliberati delle leggi regionali, i comuni. Con raccomandata del 30/10/ 2007 si provvedeva ad inoltrare nuovamente la domanda di contributo ed adeguare gli Statuti all'ultimo disposto normativo. L'unione dei comuni dei Fenici ha osservato nella sua costituzione la disposizione della legge regionale numero 12 del 2005. La delibera della Giunta regionale del 29/11/2007 che è l'ultimo con la quale veniva dato atto della costituzione delle prime 10 unioni dei comuni, non fa alcun riferimento ad eventuali motivi ostativi alla comunicazione ufficiale dell'unione dei comuni dei Fenici costituita ormai da 18 mesi, nè alcuna comunicazione giunta dalla Giunta regionale o dall'Assessorato degli enti locali. Chiedo come mai non è stata data nessuna risposta all'ultima lettera del 19/12/2007 protocollo 9640 presentata dall'unione dei comuni dei Fenici con la quale si chiedeva di confermare l'unione stessa, e come mai alcune unioni dei comuni pur discostandosi dagli ambiti ottimali sono state riconosciute con deliberato della Giunta regionale del 27/12/2007, mi riferisco all'unione di Villanova, Baronia, Guilcer, Barigadu, che non hanno rispettato gli ambiti ottimali, ma hanno deciso liberamente di associarsi, com'è giusto che sia. Fortza Paris!

PRESIDENTE. Grazie sindaco Trincas.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Sì, grazie Presidente. Io faccio una prima considerazione che è riferita a quelle che furono le dichiarazioni programmatiche del presidente Soru in quest'Aula quando iniziò questa tredicesima legislatura. Venne detto in quell'occasione che questa legislatura sarebbe stata sicuramente una stagione di riforme, e così come hanno fatto alcuni colleghi che mi hanno preceduto bisogna davvero prendere atto che alcuni processi di riforma sono stati utilmente avviati in questa legislatura. Prima fra tutte, ovviamente, la legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali che ci consente anche se in maniera non così frequente, di poterci confrontare rispetto ai temi importanti della politica regionale, della programmazione, soprattutto della programmazione delle risorse, visto che parliamo naturalmente di parere sul bilancio e in generale del problema delle autonomie locali.

La legge numero 9, una grossa conquista attuativa naturalmente della legge Bassanini sul trasferimento delle competenze agli enti locali e la legge numero 12 più volte tra l'altro citata anche dal collega ultimo che mi ha preceduto, che ha affrontato il problema del riordino delle competenze delle funzioni associate dei comuni. Ecco, processi di riforma che non so se davvero possiamo definire che abbiano inaugurato una nuova stagione, ma che comunque vanno in maniera forse non così celere, non così veloce come noi tutti vorremmo. Alcuni processi come questo della legge numero 12, davvero stentano a dare i risultati, forse bisogna davvero avere il coraggio di rivedere, così come è stato detto anche dai banchi della maggioranza, la rigidità di questi ambiti territoriali ottimali, che assai spesso diventano l'elemento di difficoltà per l'attuazione effettiva delle funzioni associate. Però la madre un po' di tutte le problematiche continua a essere quella alla quale ha fatto cenno anche il Presidente del Consiglio delle autonomie locali, che è il problema delle risorse. Un problema che noi abbiamo visto essere stato affrontato anche nel documento esitato dalla Commissione bilancio e che è, non voglio usare i toni enfatici che ha usato il collega Orrù dicendo che si dichiara particolarmente favorevole, ma che comunque si è sforzato ancora una volta di dare delle risposte in funzione di quelle che sono le attese delle amministrazioni. Io ho sentito l'intervista televisiva del Presidente dell'ANCI, il collega Tore Cherchi, che non si dichiara così soddisfatto di quello che è il lavoro finora svolto all'interno della proposizione della finanziaria regionale 2008, e comunque un elemento va assolutamente sottolineato. Noi avevamo con la istituzione del fondo unico nella finanziaria 2007 un rapporto di risorse che era ben definito tra comuni e province; ed esattamente il 91 percento delle risorse sarebbero dovute essere assegnate ai comuni, e il 9 percento, mi pare di ricordare, assegnato alle province. Giusta la rivendicazione, e condivisa naturalmente, di dare maggiori risorse alle province, soprattutto alle province che hanno lo start- up iniziale e quindi debbono dare organizzazione alle risposte che i cittadini attendono, ma sicuramente sproporzionato il meccanismo che si è inserito all'interno di quel comma famigerato della bozza di bilancio, nel quale alla fine non più il 91 percento di risorse hanno i comuni, ma soltanto l'86,75 percento delle risorse totali. Quindi, dico, questo impoverimento delle risorse, percentualmente naturalmente, a favore dei comuni è una nota sicuramente che va rilevata. Qui, siamo d'accordo perché il valore assoluto delle risorse aumentino e vengano incrementate, non siamo assolutamente d'accordo perché ovviamente ci sia poi questa sperequazione, questo impoverimento di risorse, di fronte tra l'altro a situazioni che sono sempre più difficili da affrontare, lo dico anche non solo da consigliere regionale. Pensiamo al sistema dei cofinanziamenti per partecipare ai bandi POR, che mettono nelle condizioni di svantaggio i piccoli comuni che di risorse ne hanno ovviamente poche. Nel momento in cui si chiede di cofinanziare, addirittura con misure del 30 percento, la partecipazione a determinati progetti del bando POR è evidente che stiamo ponendo una condizione di grosso favore per quei comuni che di risorse ne hanno, e quindi per i cosiddetti "comuni ricchi". E laddove c'è invece carenza di risorse, dove c'è un ritardo nello sviluppo locale è evidente che non si ha nemmeno più la capacità di poter partecipare ai bandi POR. Io credo che questa condizione vada assolutamente rimossa, non possiamo dare una premialità in funzione della ricchezza locale, dobbiamo introdurre un concetto inverso se vogliamo invece perequare la ricchezza dei territori interni, e se soprattutto le zone affette da maggior spopolamento, maggior regresso demografico, minore redditività, possano recuperare quel gap, che ovviamente oggi caratterizza i loro processi di sviluppo interni. Quindi questo è una primo elemento che noi riteniamo ovviamente di dover rilevare. Poi siamo delusi ovviamente del ritardo con il quale i processi di semplificazione, soprattutto, vengono attuati in questa Regione; parlo di quei processi che interagiscono direttamente ovviamente con gli enti locali. E nel momento in cui è chiaro ormai il disegno, per certi aspetti persino condivisibile, di istituire il sistema delle agenzie parallelo al sistema vero dall'amministrazione regionale, il moltiplicarsi sempre più frequente di agenzie, ormai ne stiamo creando una per ogni Assessorato, e questo davvero non aiuta e non va nella direzione della semplificazione, del potersi rapportare ad una identità unica di amministrazione regionale. Io credo che queste cose vadano assolutamente misurate insieme al Consiglio delle autonomie locali, ma anche alle associazioni degli enti locali, perché la semplificazione auspicata non diventi un parallelismo di tante strade, che alla fine diventa difficile anche da percorrere. Faccio un esempio per tutti. All'articolo 1, mi sembra al comma 34, della finanziaria 2008, viene proposta una modifica della legge 1. È una modifica di per se stesso che appare anche razionale, che è quella di dover spostare dalla Presidenza l'ufficio espropriativo regionale, in capo esattamente all'Assessorato agli enti locali. In capo all'Assessorato agli enti locali, a mio giudizio naturalmente, non in funzione di una semplificazione obiettiva, ma in funzione esattamente di quello che è l'atto costitutivo della conservatoria delle coste, alla quale è stata data una competenza autonoma, si può definire, della capacità espropriativa propria. Presidente, questa, lo dico al Presidente della Giunta regionale che è presente, quest'obiettivo io credo, lo dico molto convinto, che non sia strategicamente accettabile, nel senso che una volta tanto l'accentramento presso la Presidenza - che tra l'altro poi deriva da una imposizione costituzionale del nostro Statuto, quindi diventa difficile che lo si possa fare all'interno della finanziaria - dava invece certezze anche da un punto di vista dell'interfacciarsi degli enti locali alla Regione. Se queste procedure espropriative, invece, verrebbero canalizzate in maniera diversa, distante da quello che è il rapporto diretto che l'amministrazione potrà avere, io credo che non ne beneficerà molto la semplificazione. Ecco, in ogni caso noi dobbiamo restituire alcune certezze oggi ai comuni, l'ha detto bene il collega La Spisa, noi pensiamo che dentro questo processo di riforma comunque si vada in una sola direzione, che è quella della parità della dignità, dell'autonomismo degli enti locali con quello della Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Sindaco di Bortigiadas.

DEIANA EMILIANO, Sindaco del Comune di Bortigiadas. Presidente Spissu, presidente Milia, presidente Soru, signori della Giunta, onorevoli consiglieri, colleghi del Consiglio delle autonomie. Il mio intervento rappresenta un semplice contributo alla discussione sullo stato dei rapporti tra Regione e autonomie locali. Per sviluppare il mio ragionamento parto da due punti diversi e convergenti: la manovra di bilancio e il ruolo del Consiglio delle autonomie all'interno del sistema istituzionale sardo. Quest'Aula si appresta a discutere la manovra di bilancio 2008, come Consiglio delle Autonomie abbiamo sottolineato il nostro parere sugli aspetti positivi contenuti nella proposta di legge finanziaria, abbiamo denunciato alcune criticità relative al sistema di finanziamento del sistema degli enti locali e abbiamo volontariamente sottaciuto un aspetto per noi dirimente. Anche nella legge finanziaria 2008, così come nel programma regionale di sviluppo, manca il riconoscimento strategico all'interno del sistema istituzionale sardo del ruolo delle autonomie locali. E all'interno del ruolo strategico delle comunità locali andava e va posta la madre di tutte le questioni: la scomparsa dei piccoli paesi dell'interno della Sardegna. Un riconoscimento strategico che non può ridursi a mera enunciazione di principi, ma che deve tradursi in politiche attive reali e concrete. Una visione strategica per essere tale deve tener conto della complessità della realtà sociale e territoriale della Sardegna. Una Regione, la nostra, che rischia di trasformarsi in una landa deserta, con cinque o sei grandi conglomerati urbani, dove tutto c'è e dove tutto rischia di perdersi. Salvare i piccoli paesi non è un'esigenza solo dei sindaci di quei paesi, è una necessità di tutta la nostra Regione. Evitare il collasso delle città della nostra Isola, che rischiamo di soffocare a causa di una pressione antropica insostenibile, è una necessità non solo dei sindaci di quelle città, è un'emergenza di tutta la nostra Regione. Noi non diciamo che la Regione durante questa legislatura non ha fatto niente per porre un argine a questo squilibrio, non sarebbe la verità e non sarebbe né politicamente né eticamente corretto. La creazione del fondo unico per gli enti locali è un esempio positivo ma da solo non basta, tutti i nostri paesi devono diventare più belli e visibili, ogni nuova famiglia deve essere agevolata nella costruzione di una casa nei luoghi d'origine, ogni famiglia deve essere sostenuta nella fatica e nell'onere di allevare un figlio, e deve avere una rete di protezione sociale ed educativa pubblica di livello. Deve poter contare su una rete di infrastrutture che colleghi in sicurezza e velocità i piccoli centri con le grandi aree urbane. Vivibilità, lavoro, microimpresa, cultura, infrastrutture, riqualificazione urbana, sono le chiavi per lo sviluppo dei piccoli centri della Sardegna. Questo Consiglio regionale dovrebbe assumere l'impegno priorità inderogabile della salvezza dei piccoli centri di quest'Isola. Lo dico con un lieve accento polemico visto anche il generale clima di disinteresse che questa Seduta sta via via assumendo.

Qualcuno ha detto che l'identità si realizza nei posti costruiti per negarla, se fosse vera quest'affermazione anche i piccoli comuni avrebbero una piccola speranza. Questo Consiglio regionale ha votato nel 2005, quasi all'unanimità la legge numero 1 che istituiva il Consiglio delle autonomie locali nello stesso anno uscì un libro che ebbe uno straordinario successo che si intitolava: "con le peggiori intenzioni", ecco… la legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali è una legge fatta con le peggiori intenzioni: con l'intenzione cioè di ripulirsi la coscienza di fronte all'opinione pubblica, promuovendo la partecipazione ma, di fatto, sperando nel fallimento della norma. Anzi, operando sistematicamente affinché la norma fallisse! Non bisogna solo fare buone norme, bisogna anche credere nelle norme che si fanno. Il Consiglio delle autonomie ha dato fino ad oggi prova di grande correttezza e dignità. Si è lavorato, pur tra le difficoltà, per migliorare i progetti legislativi regionali senza atteggiamenti ostili o ostruzionistici. Abbiamo avuto il coraggio di valutare sempre e solo il merito dei problemi, che venivano sottoposti alla nostra attenzione, senza impelagarci in valutazioni puramente politiche e partitiche. Tutto ciò, come la realtà ci ha dimostrato si è rivelato inutile, ormai non si contano più i casi che banalmente definiamo di scorrettezza istituzionale da parte della Regione nelle sue diverse articolazioni nei confronti del Consiglio delle autonomie. Mancata trasmissione di atti, impossibilità a stabilire i rapporti istituzionali corretti, mancata audizione presso le commissioni, assenza dei consiglieri regionali durante la Seduta congiunta, mancata richiesta di parere su alcune leggi fondamentali, nomine in organismi regionali arbitrariamente modificate.

Questo dimostra che il tumore centralistico della Regione sta producendo metastasi nel corpo della Sardegna, se non si capisce che solo con una politica concertata, condivisa e discussa con le comunità locali, si può progredire, si è capito ben poco. Noi abbiamo istituito una Commissione al nostro interno per fare delle proposte di modifica della legge numero 1 istitutiva del Consiglio delle autonomie locali e rivendichiamo con forza che il Consiglio delle autonomie locali non è un sindacato di rappresentanza ma è l'organo di rappresentanza istituzionale autonomo ed unitaria degli enti locali della Sardegna con funzioni di proposta e consultive. Chiediamo che vengano eliminati i componenti di diritto, anzi che vengano mantenuti soltanto come membri di diritto i presidenti di provincia, mentre i sindaci di capoluogo, anche per evitare l'assenteismo nelle nostre fila, anche noi faremo bene a fare un minimo di autocritica: non c'è un sindaco di comune capoluogo e questa la dice lunga sul nostro desiderio di impegnarci per modificare le cose; Che Consiglio delle autonomie poi duri in carica cinque anni, ovvero inizi e cessi la sua attività contestualmente al Consiglio regionale; Che il Consiglio delle 'autonomie abbia potestà regolamentare e che il Regolamento possa prevedere anche la decadenza dei membri del Consiglio delle autonomie e le modalità di convocazione delle sedute; Che consiglio delle autonomie nella persona del Presidente sia sentito obbligatoriamente in audizione presso le commissioni consiliari. E' cosa fondamentale che il parere che il Consiglio delle autonomie sottopone al Consiglio regionale venga sempre votato nell'Aula.

PRESIDENTE. Grazie sindaco Deiana.

Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Onorevoli colleghi, signori amministratori locali, signor Presidente della Giunta, credo che dopo l'intervento del sindaco di Bortigiadas l'elemento che è sotto gli occhi e di tutti è che la riunione congiunta del Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali sta assumendo un carattere rituale e poco efficace. Io penso che questa ritualità inconcludente sia legata alla natura dell'organo, è un organo consultivo, privo di poteri sostanziali. E allora il problema che si pone a un'Aula, in una sede congiunta, è chiedersi se la limitazione delle competenze sta svuotando di valore un istituto democratico oppure non. A me pare di sì! A me pare che il Consiglio regionale debba assolutamente ritornare sulla legge del 2005, ripensarla, perché quando le occasioni di partecipazione diventano rituali non consumano solo quella occasione di democrazia ma consumano l'idea che la democrazia funzioni. Io penso che sia un punto da mettere all'ordine del giorno rapidamente, se non vogliamo che a conclusione di questa prima esperienza il Consiglio delle autonomie locali prenda la strada degli organi di partecipazione nella scuola pubblica che nel momento in cui vennero attivati ebbero un grande successo, quando si comprese che non avevano una grande capacità di trasformare la realtà si svuotarono, basta vedere quanta poca gente va a votare per gli organi collegiali. Io credo che questo sia il grande rischio, c'è un altro livello di ragionamento che coinvolge noi tutti, che coinvolge anche gli amministratori locali, e cioè perché si sta svuotando! Noi sardi abbiamo l'abitudine, quando ragioniamo di sovranità, di ritenere che il problema della sovranità non sia un problema interno e che riguardi soltanto il rapporto con lo Stato e con la Comunità europea. Invece noi siamo in mezzo ad un guado: abbiamo una sovranità definita dal nostro Statuto, che ha una filiera di questo tipo: il popolo elegge il Consiglio regionale e il Presidente della Giunta e questi esercitano la sovranità del popolo sardo. Abbiamo una Costituzione, che ci dice, e quel che c'è in Statuto in questo senso viene dalla riforma della Costituzione, che la sovranità insiste sulle comunità di appartenenza, sui comuni, sulle province, sulle regioni. Da questa diversità di intendere la sovranità deriva un modo di fare politica, perché il percorso che ha descritto il Presidente della prima Commissione è un percorso classico di decentramento amministrativo. Io ho, esercito interamente la sovranità e la decentro, il percorso che l'Italia ha iniziato ad intraprendere, poi ha bloccato, è un percorso inverso di tipo federalista: io sono titolare, dove abito, della sovranità e decidono, insieme agli altri, che quote cedo per la soluzione dei problemi generali. Anche negli enti locali non si può ragionare soltanto delle emergenze amministrative, lo comprendiamo perfettamente, ma è possibile che non maturi mai una discussione su che cos'è la sovranità locale? Come la si deve esercitare? Che cosa si pretende di poter decidere, perché non si rivendica di poter dire che la sussidiarietà deve essere iscritta nello Statuto della regione Sardegna. Io penso che questi siano fattori decisivi, anche perché, e mi avvio a concludere, in Sardegna si sta affermando, per tanti motivi di cui oggi non serve parlare, un altro principio che sta accompagnando il decentramento: al decentramento di funzioni e di risorse si accompagna l'idea che si possa unire la Sardegna attraverso la competizione. Il sistema dei bandi legato alla carenza di risorse, ma anche legato alla mentalità, mette in competizione i territori. Io sono radicalmente contrario all'idea che la competizione sia un fattore unificante delle società, ne sono assolutamente convinto! Penso che una persona per essere cittadino non debba competere se no significa che non abbiamo costruito uno Stato allora, siccome esiste una reale sovranità solo se si è realmente uniti, io non credo che la competizione, con la conquista delle risorse pubbliche sia un buon sistema per costruire una buona società. Attualmente è così! E la Sardegna si sta frantumando. Dov'è il luogo dove ci si può incontrare? Il luogo è utilizzare anche riunioni quale questa per discutere del sistema dei poteri in Sardegna, cioè per discutere dello Statuto dalla Sardegna. Per decidere che il livello di sovranità compete alla Giunta regionale, al Presidente della Regione, al Consiglio regionale e che il livello di sovranità non gli compete e come si divide il bilancio perché non c'è sovranità che non possa amministrare come meglio crede il denaro. E non siamo più a un livello di ragionamento, la compartecipazione alla entrate, noi stiamo ragionando sulla territorializzazione del bilancio e sul mantenimento di un bilancio che diventa un bilancio del federalismo interno. Io mi sto chiedendo quando s'inizierà a parlare di queste cose. Perché se questa legislatura non inizia a parlare del sistema dei poteri, che è decisivo per lo sviluppo della Sardegna, non capisco come si possa pensare che poi lo faccia l'altro o l'altra ancora. O si dimostra che si ha un livello di unità su questi temi, una capacità istituzionale di ragionare della sovranità in Sardegna, oppure questa potrebbe essere l'ennesima occasione mancata che ne prepara ben altre.

Chiedo agli amici amministratori se non sia il caso che sia anche il Consiglio delle autonomie che metta al centro lo Statuto, che ipotizzi un'articolazione della sovranità in Sardegna diversa da quella attuale, che contesti l'idea che ci debba essere un centralismo regionale. Il centralismo regionale ha bisogno di grandi burocrazie e le burocrazie per funzionare hanno bisogno di altre burocrazie che le controllino. Vogliamo questo sistema? O vogliamo far funzionare un sistema a rete?

Io sono molto preoccupato che anche il ritualismo, il disinteresse in cui sta scorrendo la riunione di oggi, sia la premessa di un disinteresse nei fatti, sostanziale, che potrebbero anche decidere in una qualità della vita migliore per la nostra gente.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, Assessori, signori rappresentanti di Comuni e Province, colleghe e colleghi intervenendo a nome degli otto consiglieri regionali che fanno riferimento alla sinistra voglio porgere un cordiale saluto a quel mondo delle autonomie locali da cui provengo e che ha un ruolo importante, anche in quanto presidio dello Stato democratico in tutti i territori della Sardegna. Di questo ne abbiamo tanto bisogno, come dimostrano i tragici avvenimenti che sono in questo momento sotto gli occhi di tutti. Questi incontri non devono essere neanche per noi dei rituali, ma possono rappresentare una opportunità per approfondire le questioni che attengono agli interessi generali che rappresentiamo, ai nostri rapporti per proporre e mettere a punto quelle normative che ci consentono di svolgere al meglio il nostro lavoro. Il Presidente della Commissione autonomia, onorevole Orrù, ha illustrato le questioni più importanti che stiamo esaminando in questa Commissione; per cui non le ripeterò. Tutti sappiamo però che i temi che abbiamo di fronte sono tanti e di grande valenza politica. Si è detto anche oggi, e noi riteniamo che riguardino il nuovo Statuto, che deve definire i rapporti con lo Stato e l'Unione Europea, lo si doveva fare anche perché nel 2010 con l'area di libero scambio nel Mediterraneo, potevamo pensare ad un maggior ruolo della nostra isola. E' una grave responsabilità quello di non essere riusciti finora ad affrontarlo seriamente, dopo più di tre legislature che se ne parla, Assemblea costituente, Consulta statutaria, attesa per il pronunciamento della Corte costituzionale denotano divisioni e ritardi imputabili alla classe politica regionale. Cioè a noi. Anche se io penso che ci sono responsabilità diverse tra di noi, di cui ho già detto in altri momenti. E' indispensabile, di fronte a questioni di questa portata, l'unità, una visione alta della politica, gli interessi generali del nostro popolo, che col nuovo Statuto deve poter avere quella sovranità, come abbiamo detto e scritto, oltre alle risorse finanziarie per programmare il suo sviluppo auto-centrato e duraturo nel tempo. Per far questo è necessario crederci nella specialità sarda, come realtà etno-storica distinta non solo tra le Regioni a Statuto ordinario, ma per tanti aspetti anche dalle stesse Regioni chiamate lo stesso speciali, ma che hanno il vantaggio di essere nel continente o di avere una insularità di brevissima distanza come la Sicilia. A questo si aggiungono i temi identitari di cui abbiamo parlato a lungo anche in quest'aula, in questi tre anni e mezzo, e che hanno fatto pochissimi passi in avanti rispetto alle aspettative che avevamo.

Un altro aspetto riguarda quello che la Regione fa al proprio interno, in questa legislatura, l'hanno detto anche altri che sono intervenuti, come tutti sappiamo, sono state approvate importanti leggi a favore del sistema delle autonomie locali, vi era allora l'entusiasmo di chi era protagonista di una fase storico politica di riforma importanti che avrebbero inaugurato quella stagione di federalismo interno, cioè di nuovi e più proficui rapporti in particolare tra la Regione, le Province e i Comuni; nella logica della sussidiarietà. Ma le leggi buone che abbiamo approvato devono essere applicate, rese operative, superando ritardi, interpretazioni burocratiche e pressioni di tipo neo-centralistico. Con esse aumentano le responsabilità degli amministratori locali, ma contestualmente devono aumentare anche le risorse, da questo non si può prescindere, che vanno assegnate attribuendo tempi certi di impegno e di spendita, in modo che quella parte del sistema delle autonomie locali che non fa il proprio dovere venga penalizzato, venga penalizzato a vantaggio di quell'altra parte del sistema delle autonomie locali che si comportano in maniera virtuosa, l'esempio della legge regionale numero 37 articolo 19 ci dovrebbe al riguardo far riflettere. Dunque, risorse assegnate in misura anche maggiore stabilendo tempi certi di impegno e di spendita, dicevo, in modo da produrre gli effetti desiderati a favore dei cittadini interessati e soprattutto delle aree delle classi più deboli. Questo è anche un modo concreto per essere credibili di fronte alla gente e dimostrare non a parole ma nei fatti l'utilità della politica.

Inoltre, un altro tema riguarda la finanziaria 2008 che ci apprestiamo a discutere in questo Consiglio, è l'occasione per fare scelte concrete, per dare quel segnale forte, come dicevo, alle classi e aree più deboli della Sardegna, che aspettano da questa finanziaria dei segnali concreti. Questa attesa c'è soprattutto per le difficoltà sociali esistenti e perché c'è stato il risanamento finanziario in questi ultimi anni e che va a merito di questa Amministrazione regionale. Vi è una massa manovrabile, si è detto, di risorse che dobbiamo allocare per contribuire a risolvere le questioni sociali più drammatiche, come il lavoro, il contrasto alla precarietà e alle povertà, vecchie e nuove, in modo che siano queste scelte ben visibili da tutti. Così come è necessario dare senso a quanto abbiamo scritto nel Piano regionale di sviluppo e che riguarda le zone interne e svantaggiate, dove ci sono la quasi totalità dei piccoli Comuni della Sardegna. Voi sapete che possiamo considerare piccoli Comuni per lo meno 340 comuni su 377 che esistono nella nostra Regione. Io penso che sia necessario pensare a un piano specifico per queste aree più deboli delle altre, dal momento che tutte le politiche generali portate avanti non hanno intaccato il nocciolo duro della crisi strutturale di questi territori. Del resto questa sarebbe la nostra politica specifica di riequilibrio territoriale, cioè di coesione, al pari di quelle che lo Stato con i fondi FAS, Fondi per le Aree Sottosviluppate, l'Unione Europea con i fondi degli obiettivi portano avanti. Ecco, queste brevi considerazioni e suggerimenti e indicazioni di linee generali su come dovremmo operare, l'abbiamo voluto portare come contributo concreto a questa discussione. Come vedete non sono voluto entrare nello specifico di questo o quest'altra legge, come hanno opportunamente fatto coloro che sono intervenuti finora. Anche perché penso sia necessario fare una messa a punto delle strategie politiche di fondo che dobbiamo unitariamente darci in questo scorcio di fine legislatura, che deve essere utilizzato al meglio per non sprecare ulteriormente tempo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisu. Abbiamo ancora due interventi.

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghi e amministratori degli enti locali. La legge regionale numero 1 del 2005 che istituisce il Consiglio delle autonomie locali è un'importante opportunità per fare una riflessione tra Consiglio regionale, Giunta regionale ed enti locali. Ed è in questo contesto che il Consiglio regionale, richiamato a celebrare, ma soprattutto a ribattere ad analizzare tematiche importanti, che sono relative ai rapporti istituzionali fra la Regione e gli enti locali, e che riguardano anche l'organizzazione interna della Regione stessa. Bene noi stiamo affrontando questo dibattito in un momento difficile, drammatico per quanto riguarda la situazione, sia a livello nazionale, ma un momento difficile anche per quanto riguarda la situazione regionale, e io credo che noi ci dovremo porre una domanda importante, che è dovuta al fatto di questa disaffezione che c'è nei cittadini nei confronti della politica. Abbiamo visto quale è l'indice di gradimento nei confronti della politica, di tutta la classe politica nessuno escluso; io credo che questo ci deve far riflettere, deve far riflettere a noi sul ruolo che noi dobbiamo avere nei confronti delle istituzioni, ma soprattutto della popolazione.

E io credo che in un momento in cui, come quello che è caratterizzato dalla situazione regionale di crisi economica e sociale, questo momento deve essere un momento di riflessione, riflessione profonda che riguarda appunto il nostro ruolo, la nostra funzione con quella degli enti locali. Io credo che noi in questa fase, in questo momento, dovremo anche analizzare la situazione ma anche trovare delle vie d'uscita delle soluzioni per il superamento della crisi stessa; e devo dire che ha quasi quattro anni dall'elezione di questo Consiglio regionale noi possiamo già iniziare a fare un primo bilancio, un primo bilancio a vedere le cose che sono state fatte e quelle non fatte da questo Consiglio regionale, ma quelle anche che possono essere ancora fatte in quest'anno e mezzo che ci manca alla fine della legislatura. Perché guardate, io non credo che la campagna elettorale inizi a un anno prima o due anni prima o sei mesi prima, io credo che noi siamo in carica fino all'ultimo giorno utile di questa legislatura e anche l'ultimo giorno noi possiamo fare cose importanti. C'è storia di questo Consiglio regionale dove leggi importantissime sono state approvate negli ultimi momenti della scadenza della legislatura, quindi io credo che ancora nonostante tutto ci siano molte cose che possono essere fatte. Io credo che fra le cose positive, o comunque che hanno caratterizzato il lavoro di questo Consiglio regionale, una sia sicuramente quella della legge numero 1 del 2005 che riguarda, appunto, l'istituzione della consulta delle autonomie, anche se, devo dire, è ancora indefinito questo ruolo del Consiglio delle autonomie, nel senso che la presenza, è stato già detto, da altri che mi hanno preceduto, e la partecipazione che c'è oggi in questa assise dimostra effettivamente che qualcosa non va bene. Credo che anche questo ruolo del Consiglio delle autonomie vada definito meglio, qualcheduno parlava anche di ipotesi di dare una potestà regolamentare, e comunque si possono valutare diverse situazioni, certo è, che così come sta funzionando oggi, non mi pare che sia particolarmente coinvolgente.

Invece io credo che un'attenzione particolare, anche perché è n'è parlato in diversi interventi, riguarda la legge numero 9 del 2002 che riguarda il trasferimento delle funzioni. Io credo che su questo noi dovremo fare un discorso serio con gli enti locali perché il trasferimento delle funzioni deve essere un trasferimento reale non fatto di parole, e questo credo che sia un momento utile per valutare qual è il livello vero di federalismo interno di sussidiarietà e di decentramento che oggi ha caratterizzato il rapporto fra la Regione e gli enti locali. La modifica del Titolo quinto della Costituzione, che ha parificato gli enti, ha creato una situazione nuova nello scenario politico nel rapporto tra gli enti a livello nazionale e regionale, e quindi io penso, che questo abbia fatto un grande passo avanti, anche perché ha costretto le Regioni autonome a fare un passo in più, anche se devo dire al momento non son state fatte grandi cose. Allora il vero problema è che con la modifica del Titolo quinto della Costituzione le Regioni che erano a Statuto ordinario hanno competenze che quasi hanno superato quelle delle Regioni a statuto autonomo. Quindi il nostro statuto di autonomia è già vecchio, perché ci sono state leggi successive che di fatto hanno modificato il ruolo della Regione, e quindi questo Consiglio regionale è chiamato a riscrivere una nuova carta statutaria che dia competenze diverse da quelle che ha oggi come Regione Sardegna.

E quindi la domanda che noi ci poniamo in questo momento è: ma noi abbiamo veramente dato maggiori poteri agli enti locali, c'è un vero decentramento delle funzioni? A me pare che sulla carta c'è, però poi vediamo che c'è ancora una politica molto centralista da parte della Regione, che lo stesso ruolo del Consiglio regionale è spesso esautorato dal potere della Giunta e del Presidente, e quindi io credo che bisogna invece rivedere in uno scenario nuovo, un rapporto nuovo, il ruolo della Giunta regionale, del Consiglio ma anche degli enti locali dando veramente competenze, garantendo, qualcuno ha detto, la vera sovranità degli enti locali e comunque dando maggiori competenze agli enti locali, considerato che la Regione deve mantenere il potere di indirizzo e di proposta. Mentre abbiamo visto che non sempre questo succede, c'è un intervento forte della Regione, anche su competenze che non sono esclusivamente della Regione, ma che sono anche degli enti, qualcheduno ha parlato del discorso dei rifiuti solidi urbani, anche lì io credo che un rapporto diverso con gli enti locali avrebbe fatto evolvere la situazione in modo diverso anche perché non si trattava sicuramente di una emergenza, le emergenze vere sono quelle determinate da eventi naturali, quella era un discorso che veniva da lontano, era un disastro annunciato che avrebbe dovuto comunque indurre sia il Governo nazionale che regionale ad assumere atteggiamenti diversi in tempo per trovare soluzioni compatibili alla situazione che si è venuta a creare sia a livello regionale campano che sardo. Con risultati che noi non possiamo non dobbiamo sicuramente essere chiamati a pagare gli errori altrui quando praticamente mi pare che oggi la situazione non sta andando verso una vera soluzione del problema. Questo indipendentemente dal fatto di essere solidali o meno, perché la solidarietà non può essere comunque data mai a senso unico, ma credo che noi siamo persone, siamo amministratori che abbiamo una testa, che ha un cervello che ragiona e dobbiamo fare delle valutazioni che siano compatibili alle esigenze nostre, alle esigenze della popolazione. Io credo che, e finisco, la stessa legge statutaria che è stata approvata, che sarebbe potuta essere una legge importante, però aveva il limite che è stata un po' ricucita sulla base delle esigenze di questa maggioranza, e quindi il risultato è quello che noi abbiamo visto. Così come, in attesa che venga definito il discorso della legge sui consorzi industriali, io non lo so come andrà a finire, però, sicuramente, noi conosciamo alcune riforme degli enti, ad esempio quelle in agricoltura, dove, non mi pare che i risultati siano molto favorevoli, nel senso che io credo che i servizi che noi stiamo garantendo, dopo la riforma, non credo che siano migliorati, così come non sono migliorati i costi della spendita… ho finito, Presidente… avevo altre cosa da dire, però, chiudo dicendo che io credo che ci siano ancora momenti importanti in questa legislatura, e io credo che, se avremo la consapevolezza che lo statuto di autonomia della Regione sarda è superato e va riscritto, così come lo diceva anche il presidente Mila, e mi fa piacere, il discorso sulla legge urbanistica è un discorso serio che va affrontato e risolto prima che sia troppo tardi. Io credo che, per evitare di mettere in difficoltà gli enti locali, sia importante, effettivamente, affrontare in tempi rapidi il problema urbanistico, che è fondamentale per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. L'onorevole Capelli, poi il Presidente della Regione. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidenti tutti, signori Sindaci, colleghi, innanzitutto io vorrei, per quanto mi compete, scusarmi con i Presidenti delle Province, col Consiglio delle autonomie locali, coi Sindaci, della mancata partecipazione dell'Assemblea, tutta, regionale, e vorrei porgervi le mie scuse per questa mancata partecipazione, in un momento in cui ci incontriamo per legge e stiamo consumando una formalità, e questa è la cosa più sgradevole, per quanto mi riguarda. Ci incontriamo in un momento di grande crisi istituzionale, crisi delle istituzioni tutte, una crisi istituzionale che sta contrapponendo, allargo il termine, di casta, tutta l'amministrazione pubblica e il popolo dall'altra parte, e quindi siamo in un momento in cui corriamo molti rischi, corriamo molti rischi come Nazione, come Regione, come comunità locali; i rischi di avere superato il limite che porta all'esasperazione, e quindi alla reazione da parte della gente, dei cittadini, nei confronti delle istituzioni. Prima dei grandi livelli, i sindaci sono quelli che per primi toccano il livello di esasperazione della propria gente. Forse il sistema è da rimettere in discussione, e rimettiamolo in discussione prima che altri ci costringano a rimetterlo in discussione, e questo sarebbe senso di responsabilità. Abbiamo un sistema che è consolidato ormai, l'elezione diretta del sindaco, il sistema che ha garantito più stabilità, più governabilità nei comuni, e che io non rinnego. E abbiamo traslato, parimenti, questo sistema anche alle assemblee legislative, non riuscendo a distinguere che è una cosa è amministrare, l'altra cosa è legiferare, e che lo stesso sistema non può valere per i due livelli di amministrazione pubblica. Torno indietro alla Commissione medici, che molti di voi ricorderanno, in cui si metteva in discussione il potere centrale romano, e in alcune righe si diceva, ci si augura che nel sistema dell'Autonomia della Regione Sardegna, il potere cagliaritano non si sostituisca, il centralismo cagliaritano, al potere romano. Bene, io credo che oggi più di ieri, ma è una storia che viene da lontano, stiamo rivivendo e stiamo consolidando invece il centralismo cagliaritano, che è andato a sostituirsi al potere centrale romano. Era un monito, che forse non siamo riusciti a raccogliere da quella Commissione. Lo dico perché ho sentito alcuni interventi significativi di alcuni sindaci, e io ritengo che questo tipo di incontro, per quanto mi compete e per quanto ci compete, deve essere soprattutto di ascolto, più che del parlare e parlarci addosso su cose trite e ritrite, considerazioni molto spesso sterili, che poi non si traducono in azioni concrete. Così come, molto spesso, è stato ricorrente, in questi giorni, il richiamo alla Costituzione; e proprio da lì vorrei partire per quanto riguarda le autonomie locali. Io non concordo, come qualcuno ha detto, che la solidarietà debba essere un sentimento e un valore espresso per legge. La solidarietà, o la si ha e la si sa dare, o nessuno ci può obbligare a essere solidali. Nessuno mi obbliga a versare un euro per Telethon o altri atti di solidarietà, e il popolo sardo ha dimostrato di saper essere solidale da sempre. Ma ci sono altri articoli della Costituzione, come l'articolo 117, che dà la sovranità, riconosce la sovranità dell'ente locale, del comune, e altri articoli che riconoscono il ruolo delle autonomie locali che, a mio avviso, troppo spesso è stato leso. L'articolo 117 è già stato richiamato più volte in quest'Aula, e purtroppo non solo in quest'Aula, per quanto riguarda il P.P.R.. Allora, raccogliendo quanto diceva il Sindaco di Bortigiadas, questo Consiglio regionale deve garantire l'esistenza dei nostri piccoli paesi. Io mi sento di rispondere al Sindaco di Bortigiadas dicendo: "Noi non siamo in grado, il Consiglio regionale, non siamo in grado di garantire l'esistenza dei piccoli paesi". E mi rifaccio alla crisi istituzionale. Questo Consiglio regionale conta pochissimo, a seguito di una riforma che gli ha tolto un ruolo decisivo e determinante, e a seguito dell'interpretazione che qualcuno dà ai ruoli, tra Consiglio, potere legislativo, ed esecutivo. Ho sentito l'altro giorno delle parole che avrebbero fatto rabbrividire qualsiasi assemblea democratica, in cui il Presidente della Giunta ha sostenuto che il potere legislativo è uno, e l'esecutivo è un altro, questo è ovviamente condivisibile, e che il potere di controllo che quest'Aula deve avere nei confronti dell'esecutivo è di controllo sugli atti, dopo che questi sono stati compiuti e fatti. E' un'interpretazione, perdonatemi, che vi riporto, perché probabilmente non è uscita fuori da quest'Aula, anzi, non è uscita proprio, che, a mio avviso, dovrebbe far riflettere realmente su come alcuni ruoli vengono interpretati. E' così che l'articolo 3 della "9" viene costantemente calpestato, che vi interessa, quello che dice che, prima di decidere, vanno sentite su diversi temi, territorio, ambiente, infrastrutture, e deve essere sentito il parere delle autonomie locali, articolo costantemente calpestato, per l'interpretazione del ruolo, da questa Giunta e da chi la dirige. Un esempio per tutti, la disciplina delle concessioni demaniali, quello è un esempio eclatante, emblematico, di come qualcuno intenda sentire gli altri organi istituzionali, dopo che le azioni sono compiute. Allora, Sindaco di Ollolai, condivido molti passaggi del suo intervento e condivido i passaggi di lamentela e di protesta, non ho sentito la proposta, ma quando lei ha fatto riferimento alla solidarietà, e, nel caso ultimo, a quanto avvenuto sui rifiuti, guardi, nel caso non le sia arrivata la nostra opinione, io gliela vorrei riportare fedelmente e direttamente: Nessuno nega, vuole negare o ha pensato di negare solidarietà a una regione in crisi. Nessuno di noi, anzi, forse siamo disponibili, parlandone, ad ampliare il nostro apporto solidale nei confronti di quella comunità, ma siccome a volte il metodo è sostanza, altri suoi colleghi consiglieri Sindaci, altri amministratori come i Presidenti delle Province sono stati sentiti dopo per dare la propria solidarietà, ma su questo non vorrei tornare, ormai è una cosa superata come tante cose si sono superate in quest'Aula e sono andate nel dimenticatoio. Non vuole essere sicuramente una provocazione, ma vuol essere una constatazione, la constatazione del fatto che tra amministratori, tra Assemblea legislativa e tra Esecutivi ci deve essere una via a doppia mandata, uno scambio continuo e permanente. Certo, questo è difficilmente conciliabile con la ricerca della sburocratizzazione e dell'abbattimento dei tempi della decisione, riconosco che è difficile conciliare queste due cose, perché più gente bisogna sentire, più istituzioni bisogna sentire, più tempo passa e la decisione va rimandata; questo è un problema che va risolto. Ma voi mi è sembrato di capire che chiedete la sburocratizzazione non la lesione dei diritti e dei doveri da parte delle Assemblee legislative, da parte dell'Esecutivo o delle funzioni degli enti locali, è un problema risolvibile nel momento in cui c'è un costante scambio di opinioni e di confronti che molto semplicemente viene chiamato "concertazione" che, ahimè, latita nella crisi istituzionale e nella situazione di emergenza democratica che oggi è presente nella nostra Regione e nel nostro Paese.

PRERSIDENTE. Grazie onorevole Capelli.

Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. Io credo che opportunamente la Giunta debba cogliere in questa circostanza suggerimenti, critiche, orientamenti che un importante confronto con il sistema delle autonomie locali ci viene proposto. Certamente alcune riflessioni hanno e devono avere un respiro più generale. E' anche vero che è un tempo che è segnato dal primato della contrapposizione; molte volte per la sola contrapposizione rischia di far perdere di vista e di svuotare la portata di processi riformatori come quello che ha riguardato in questi anni di legislatura il sistema delle autonomie locali che si è proprio rapportato al passato, hanno dimensioni storiche ma che percepiamo anche, rispetto alle sfide del futuro, essere ancora insufficienti. Dobbiamo vincere quest'idea che avere per forza delle opinioni diverse rende un servizio ai cittadini che attendono di essere governati, e ci sono delle materie che devono essere sottratte a questa abitudine che ispira politiche di altra natura, ma non quelle che devono rispondere a un governo immediato, sufficiente; adeguatezza, sussidiarietà avete richiamato. E vedete, noi abbiamo avuto in questi anni la percezione, tutt'altro che infondata, che la coesione sociale che tutti abbiamo bisogno di trasferire nelle nostre comunità dipende ed è il riflesso della coesione istituzionale che saremo in grado di realizzare e di testimoniare tutti i giorni e che spesso non facciamo, e anche tutti questi discorsi di questi tempi riguardanti questioni regionali, interregionali e nazionali pagano sul terreno della credibilità delle istituzioni questo limite. Le istituzioni sono principi costituzionali da tutelare ad ogni costo, e se è vero che il processo di riforma in questi anni ha sottoposto ciascuno di noi, ognuno nelle sue competenze, alla sfida di un passaggio fra locale e globale, a maggior ragione ha implicato uno sforzo per superare in maniera definitiva l'avocazione dal personale al generale; questa è stata la nostra determinazione. E vedete, l'equiordinazione che è stata richiamata e che, ripeto, pur riconoscendo l'insufficienza di un processo dev'essere interpretata anche attraverso dei passaggi. I ritardi della "12"; e chi li discute? Ma vanno interpretati, per dire, di un'insufficienza o dovrebbero essere interpretati come noi abbiamo interpretato nell'andare verso una direzione che fosse rispettosa delle opinioni e delle valutazioni e della coesione delle autonomie locali. Certo, la Giunta avrebbe potuto decidere rapidamente, in maniera inequivocabile, sentendo le opinioni ma anche decidendo, anche in contrasto con le autonomie locali e non l'ha fatto, perché questi processi si accompagnano, si devono accompagnare da un consenso, il più alto possibile quello realizzabile. E la numerosità degli incontri che abbiamo promosso con i comuni, con le diverse richieste, è il segno di questo rispetto che significa anche equiordinazione, e molte volte bisogna pagarlo questo prezzo nel tempo; noi siamo pronti, siamo stati sempre pronti a chiudere un processo di passaggio a nuove forme associative che, ovviamente, si portano appresso legittimamente sedimenti del passato, antiche valutazioni, abitudini che devono invece andare verso una direzione di sfida più ambita, perché l'equiordinazione è un aumento dei livelli delle autonomie dove queste sono dichiarate insufficienti rispetto agli altri enti locali, ma significa anche un aumento della responsabilizzazione nel decentramento e nelle funzioni. Equiordinazione significa anche efficienza e qualità, e molto spesso questo termine dell'efficienza si può anche strumentalizzare, qualche volta estremizzando una concezione della concertazione che ci ha portato spesse volte a trovare in quell'istituto l'idea di non decidere mai. Ma quella non era la concertazione, la concertazione ha moralità di sentire le opinioni di tutti e portare alle sintesi più alte le decisioni che comunque vanno prese, e da questo punto di vista il fondo unico aveva questa funzione, aveva la funzione di aumentare l'autonomia, la capacità di programmazione recuperando un ritardo nell'adeguamento dei fondi degli enti locali, e una capacità autonoma di potere riprogrammare sulla misura esatta dei bisogni dei cittadini, avendo anche in questo la capacità di poter lasciare all'interpretazione delle autonomie locali la migliore capacità di governo nei confronti dei propri amministrati per esserne poi giudicati. Questa è la vera conquista del fondo unico, non tanto la quantità di denaro che pure è rilevante, perché se visto nella sua completezza del processo di decentramento rispetto ai fondi del 2006 rappresenta un incremento del 45 per cento dei fondi assegnati al trasferimento al sistema delle autonomie locali, e che se togliamo dall'ambito di questa percentuale la quantità di fondi che sono dovuti agli enti locali per i processi di decentramento della legge numero 9 e di altre leggi, è comunque di un valore pari al 21 per cento in due anni. Queste risorse devono servire per esplicare questa più alta autonomia, ma anche una più alta efficienza. E io non ho paura, io non ho paura che ci sia dentro questo, un nuovo cimento anche per le autonomie locali, che non lede l'obiettivo della coesione che è quella della competizione, perché senza competizione la classe dirigente non cresce, e noi abbiamo bisogno di competere per idee e progetti, non per farsi del male, e se noi da due anni a questa parte parliamo di fondo unico solo in termini di aumenti e mai di cessioni, e se noi parliamo del fondo unico all'interno di una legislatura che ha prodotto un profondo e radicale processo di risanamento finanziario che ha comportato sofferenze, tagli ovunque, ma mai nei confronti degli enti locali, e se rapportiamo questa scelta all'interno di un pressoché contestuale riconoscimento di nuove entrate da parte della Regione e immediato trasferimento di quote proporzionali al sistema degli enti locali, questo dice, credo per intero, quello che noi sosteniamo. Certo, bisogna completare i processi, è stato detto: "La legge urbanistica", ne sono pienamente convinto. La Giunta non a caso presentò la proposta di Piano paesaggistico contestualmente al disegno di legge urbanistica, perché sapeva benissimo che un'accelerazione, un aggiornamento, un'adeguatezza della nuova idea di governo del territorio poteva procedere attraverso anche un aggiornamento di una legge che scontava un tempo che riteniamo superato. Però anche queste scelte si fanno attraverso il più largo consenso. Il lavoro che si è fatto in questi mesi nella Commissione è stato proprio questo: quello di partire da un testo senza considerarlo vincolante per aprire un dialogo di partecipazione a tutto lo schieramento rappresentativo dell'istituzione regionale e della Commissione, perché su queste leggi bisogna cercare sempre il più alto consenso. Io non rispondo a… normalmente non è occasione per rispondere alle declaratorie dei protocolli rispetto alle singole questioni. La legge numero 12 ha assegnato alla Regione il compito di procedere secondo un piano degli ambiti ottimali. Noi a quello ci atteniamo e stiamo cercando, attraverso le interlocuzioni con i comuni, la mediazione, di portare tutti al massimo beneficio che la legge numero 12 porta, ed è necessario accelerare perché noi che abbiamo stimato inizialmente in 10 milioni di euro la compartecipazione della Regione alle forme associative vorremmo anche chiudere la legislatura sapendo che quella è una cifra adeguata ai bisogni e quindi prima completiamo questo quadro prima potremo creare anche qui un automatismo che leghi la compartecipazione alle forme associative della Regione percentualmente allo stesso fondo unico, perché sia chiaro e tombale che le autonomie locali non debbano più negoziare con la Regione la propria sopravvivenza, la propria capacità di governo nei confronti dei cittadini. Questa è la parte diretta del trasferimento, ma tutta la politica contenuta anche nella finanziaria del 2008, così come quella del 2007, punta a realizzare sui territori capacità di rappresentazione territoriale autorevole per dare modo che i fondi strutturali europei del prossimo sessennio non vengano trasferiti sui territori in ragione di rivendicazioni immotivate, ma attraverso la capacità di dar luogo a sviluppi che interpretano la realtà locale, le proprie identità, le vere potenzialità. Come dice e sostiene l'economista Bonomi, bisogna pensare la Sardegna un unico corpo nel quale produrre uno sviluppo molecolare e in un corpo le molecole sono molto diverse le une dalle altre perché hanno vocazioni diverse, funzioni diverse, ma tutti concorrono a quell'obiettivo. E l'idea di far lavorare i comuni in rete, rappresentare e dare forza alle loro istanze significa dare trasparenza alla spesa, dare motivazione e anche recupero strutturale ai ritardi che certi territori hanno, insomma vuol dire realizzare ancora di più quella equiordinazione che noi vogliamo perseguire perché ci sentiamo parte di un unico sistema istituzionale. Questo credo che sia indiscutibile e dovremmo con orgoglio darne conto; non una diversità politica, ma una forza del Consiglio regionale che su questi temi ha trovato la forza di dare una risposta al sistema delle autonomie locali e gli ha chiesto di partecipare con noi a una nuova sfida per il futuro.

PRESIDENTE. Grazie Assessore.

Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente. Signori rappresentanti delle autonomie locali, signor presidente Milia, qualche breve parola per dare anch'io un contributo affinché questo non sia nella maniera più assoluta un incontro meramente formale, ma sia invece un incontro utile, di dibattito e di confronto tra di noi.

Intanto innanzitutto grazie per le parole di solidarietà rispetto ad alcuni fatti avvenuti qualche giorno fa qui a Cagliari. Concordo con chi mi ha preceduto, invece, per esprimere la mia più piena solidarietà con Gino Derosas, sindaco di Orosei che ho purtroppo sentito due volte in due giorni. Due volte per lo stesso motivo, per esprimere solidarietà a lui e alla sua famiglia in un momento di difficoltà per la sua comunità e di aggressione subita, e purtroppo gli ho dovuto fare la stessa telefonata a meno di 24 ore di distanza. E allora il tema delle difficoltà nelle nostre comunità, il tema della violenza nelle nostre comunità, spesso le più piccole, è un tema che non deve essere mai sottaciuto e che ci dobbiamo invece ricordare, riportare alla mente e trovare il modo per contrastarlo. Circa i fatti di Cagliari l'aspetto più negativo proprio di quel fatto è che un male che mina le nostre piccole comunità, un disagio grave di cui spesso siamo testimoni nei nostri paesi, si sia esteso anche alle istituzioni regionali e invece non abbia proseguito nella strada di diminuire, di essere limitato nei paesi appunto. C'è un'emergenza istituzionale, è stato ricordato, una crisi istituzionale; è vero. E' una crisi che viene anche dalla violenza. Una violenza che non è solamente nelle bombe sotto casa, ma che a volte rischia di essere una violenza di tutti i giorni e non per questo meno aspra, una violenza anche nella qualità dei nostri confronti, nella qualità dei nostri dibattiti, una violenza che è in un dibattito che finisce per essere sempre di schieramento, che finisce per essere di contrapposizione totale, di negazione proprio del confronto, di difficoltà a far permeare le ragioni degli uni e degli altri nei nostri pensieri. Per questo ho apprezzato oggi negli interventi che mi hanno preceduto sentir ripetere per due volte che comunque un processo di cambiamento è in atto in Sardegna, un processo di riforma è stato portato avanti in questo Consiglio regionale e che non tutto è sbagliato in esso, anzi ci sono degli elementi che possono essere condivisi forse da tutti. Questa ricerca dei punti di condivisione io credo che sia preziosa perché alla fine rincuora o quantomeno ci incoraggia a continuare a discutere tra di noi, a dialogare affinché questo dialogo non sia fine a se stesso ma anzi arrivi a portare alla decisione migliore. Presidente Milia ha detto: "Scommettete sulle autonomie locali". E' stato ricordato, è quello che in questa legislatura tutti quanti abbiamo cercato di fare: scommettere sulle autonomie locali. Abbiamo scommesso con questa legge che ha istituito il Consiglio delle autonomie, abbiamo scommesso con la legge numero 9 di trasferimento di competenze, abbiamo scommesso in ogni nostra decisione, abbiamo scommesso con la legge di riforma del sistema sanitario regionale rafforzando le competenze degli enti locali nell'attività di indirizzo e di controllo della sanità sarda, abbiamo scommesso nella legge sui servizi sociali ed è stato fatto un lavoro importante di collaborazione tra i sistemi regionali e le autonomie locali nel disegno dei servizi sociali. Abbiamo scommesso nella legge finanziaria, innanzitutto con la costituzione del fondo unico investendo, appunto, sulle competenze degli enti locali e, in controtendenza rispetto a quanto avveniva da parte dello Stato, investendo maggiormente e rafforzando di anno in anno, anche quest'anno, i trasferimenti agli enti locali. Non solo: avviando, impegnandoci nell'avvio di una discussione che riguardi il federalismo interno e quindi che in futuro possa vedere regole certe di compartecipazione al gettito fiscale dello Stato tra Regione, province ed enti locali. Abbiamo scommesso sugli enti locali e sui diversi livelli istituzionali dello Stato (Regione, province, comuni) ritenendo che, appunto, dentro questi livelli istituzionali debba essere trovato innanzitutto, e direi in maniera quasi esclusiva, lo svolgersi dei diversi ruoli della politica e diverse competenze amministrative. Questo l'abbiamo detto nella legge di riordino dei consorzi industriali, l'abbiamo detto nella legge di riordino dei consorzi di bonifica, dividendo tra competenze che sono meramente irrigue e cercando di dividere con competenze che sono invece legate alla tutela ambientale e quindi riassorbibili dalle Province. Abbiamo scommesso sugli enti locali anche in attività non regolate da attività legislative come, ad esempio, la progettazione integrata che ha riguardato un'enorme discussione, anche faticosa, in tutta la Regione, che non ha dato ancora pienamente i suoi frutti, ma che certamente un tassello importante di quello che accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi con l'avvio della spendita delle risorse della nuova programmazione 2007-2013. Abbiamo scommesso sugli enti locali discutendo ancora, Provincia per Provincia, con i Comuni delle diverse Province, in intese tra Regione, Province e Comuni capoluogo, sui progetti di maggiore importanza sulla quale abbiamo deciso di spenderci assieme per poter essere rapidamente portati a compimento. Quindi, c'è una scommessa costante della Regione nei confronti degli enti locali e se una prova ulteriore può essere data nella costanza di questo approccio e non nell'approccio inverso di nuovo centralismo regionale, lo si può anche leggere negli investimenti che la Regione sta facendo sulla sua organizzazione e cioè se sta aumentando il numero delle persone e degli uffici regionali, se sta aumentando i metri quadri dei propri edifici, le infrastrutture del proprio funzionamento, il numero di dirigenti, il numero di persone, o se invece non sta tendendo a ridimensionarsi anche in maniera drastica. Negli uffici centrali della Regione, nei dodici Assessorati e la Presidenza, la pianta organica è stata diminuita da 3700 a 2700, qualcosa vorrà dire! E questa pianta organica è in ulteriore diminuzione. Persino gli Uffici si stanno riducendo, qualcosa vorrà dire! Vorrà dire che siamo leali verso questo processo di decentramento di alcune competenze. Ma, mentre è importante decentrare competenze, decentrare attività, credo che sia altrettanto importante, non meno importante, definire chiaramente che ci sono delle responsabilità regionali che devono essere mantenute, che c'è bisogno di non trasformare questa Regione nella Regione di 372 campanili, ognuno sovrano per conto suo, ma che ci deve essere anche uno sguardo lungo, una visione un pochino più lunga che ci deve riguardare tutti e che c'è un momento anche in cui delle decisioni possono andare al di là del desiderio di ogni singolo campanile. I fatti anche di queste ultime settimane ci ricordano che c'è la necessità, che non può essere sottaciuta e che non può essere dimenticata, di una visione anche più ampia...

PRESIDENTE. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Termino. Abbiamo ricordato Orosei e il Sindaco Gino Derosas. I fatti di Orosei riguardano certamente la costruzione del nuovo Piano urbanistico comunale, la redazione del nuovo Piano urbanistico comunale, riguarda il fatto che a Orosei la magistratura abbia ordinato e si sia attivata per le prime demolizioni dell'abusivismo edilizio. E allora, i Comuni devono essere lasciati soli nel governo del loro territorio o c'è bisogno anche che quel governo del territorio sia dentro un governo più ampio di un territorio provinciale, regionale, di un territorio dello Stato? In questi giorni abbiamo parlato di rifiuti solidi urbani, qualcuno ne ha riparlato anche oggi, appartiene alla sovranità di ogni Comune occuparsi di questo problema e risolverlo singolarmente o dopo il confronto, il dialogo, c'è necessità anche di un luogo dove si decida per tutti, visto che nessuno di noi, alla fine, può bastare a se stesso e non c'è nessun Comune in Sardegna che possa bastare a se stesso, nemmeno su questo tema? Concordo, occorrerebbe ridiscutere estremamente molto di più su questi argomenti, non si tratta della singola norma, del singolo provvedimento, del singolo aspetto, occorre proprio sedimentare un'idea del tipo di Paese in cui vogliamo vivere, in che Italia vogliamo vivere, se c'è ancora uno Stato unitario e centrale, in che tipo di Italia, in che tipo di regione vogliamo vivere, qual è la sovranità dello Stato centrale, qual è la sovranità diffusa nelle diverse Regioni, quali sono le sovranità nei singoli Comuni. Credo che non si sia ancora discusso abbastanza, credo che non abbiamo un parere approfondito, un parere definitivo, su argomenti di questa importanza, credo che dentro i partiti, dentro le comunità, in tutti i luoghi di discussione oltre che questo, occorra considerare esattamente questo: in che tipo di sistema intendiamo vivere. Non è certamente il sistema di un unico centro in questo Paese, ma io credo che siamo troppo precipitosamente, pericolosamente, scivolati nell'idea di qualcuno, in un Paese che è fatto da migliaia di campanili, ognuno con una propria sovranità, dove nessuno possa più discutere, decidere niente nell'interesse più generale.

PRESIDENTE. Grazie, Presidente. A conclusione dei lavori, solo due brevissime considerazioni. In penso che la riunione, che è una riunione obbligatoria annuale, non sia stata una riunione né rituale né vuota, per chi naturalmente ha voluto stare al merito dell'incontro annuale previsto di confronto tra il Consiglio delle autonomie locali e il Consiglio regionale. Sono venute osservazioni, critiche, da parte di chi - per conto del Consiglio delle autonomie - è intervenuto, proposte di miglioramento del lavoro del Consiglio delle autonomie e di miglioramento conseguente anche del lavoro del Consiglio regionale della Sardegna. Io penso che dobbiamo continuare lungo questa strada, penso che - finita la discussione sulla legge finanziaria - dobbiamo promuovere una riunione, non quella prevista dalla legge, ma una riunione ordinaria del Consiglio regionale con il Consiglio delle autonomie locali, aperta anche alle associazioni ANCI, UPS, alle rappresentanze associativa più vaste, sullo stato di attuazione delle leggi di riforma che abbiamo messo in campo, una verifica del risultato della legge finanziaria che entra in discussione in Consiglio questi giorni e l'individuazione di percorsi che migliorino ulteriormente il lavoro del Consiglio delle autonomie e la sua relazione con le Commissioni e con il Consiglio regionale della Sardegna tutto. Nelle cose che si fanno bisogno ovviamente crederci, i processi di riforma non sono processi né scontati né automatici, il partecipare alle discussioni e alle riunioni serve a comunicarsi delle cose, a comunicarsi delle difficcoltà, a comunicarsi i necessari accorgimenti per correggere il lavoro che abbiamo iniziato. Legiferare, mettere in relazione istituzioni e rappresentanze è una fatica alla quale non ci possiamo sottrarre. Chi pensa che ci siano scorciatoie a questo sistema democratico laborioso e faticoso di partecipazione, naturalmente si sottrae a un lavoro che, invece, noi dobbiamo fare, che io intendo fare, che io intendo proseguire con il Consiglio delle autonomie perché mi sembra un lavoro che produrrà risultati utili per l'intera comunità della Sardegna. Con queste parole conclusive vi ringrazio, ringrazio il Presidente del Consiglio delle autonomie, ringrazio tutti voi Sindaci e Presidenti di Provincia che avete voluto partecipare a questa riunione, ci diamo appuntamento ad una scadenza organizzata così come ho proposto. Grazie ancora, buona giornata.

La seduta è tolta alle ore 13 e 45.