Seduta n.216 del 11/09/1997
CCXVI SEDUTA
(Pomeridiana)
Giovedì, 11 settembre 1997
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 16 e 37.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 settembre 1997 (212), che è approvato.
Continuazione discussione degli articoli del disegno di legge: "Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna" (87)
PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del disegno di legge numero 87, si era data lettura dell'articolo 7 e dei relativi emendamenti, ricordo per un riepilogo ai colleghi che gli emendamenti sono i seguenti: 8, 13, 43, 47, 44, 45; li discutiamo in questo ordine. Gli emendamenti possono essere illustrati. Per illustrare l'emendamento numero 8 ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu.
BONESU (P.S.d'Az.).Signor Presidente e onorevoli colleghi, l'emendamento numero 8 ha la funzione di riportare la durata di questo Osservatorio alla durata prevista in via generale per tutti gli organi regionali dalla legge numero 11 del 1995. Vedo che la stessa finalità di uniformità c'è nell'emendamento numero 13 della Giunta, però mi sembra che la durata essendo coincidente con la legislatura - dice l'emendamento numero 13 - non viene a coincidere con quello della legge numero 11 del 1995 perché si era deciso per ovvi motivi di funzionalità di far scadere tutti gli organi 180 giorni dopo l'insediamento del nuovo Consiglio regionale, per cui io chiedo che il Consiglio si esprima per l'uniformità anche di questo organo a tutti gli altri organi dell'amministrazione regionale, pertanto invito la Giunta a ritirare l'emendamento numero 13 che introdurrebbe comunque una differenza quanto a tempi di durata e di decadenza.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 13, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per illustrare gli altri emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento numero 43 tende a far sì che l'Osservatorio venga nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale su delibera della Giunta regionale stessa. Ricordiamo che l'articolo 7 dava invece questa nomina in capo all'Assessore regionale, noi crediamo che essendo un atto importante, debba essere un atto collegiale e quindi che si debba concludere con un decreto del Presidente della Giunta. Questo per quanto riguarda l'articolo 43 e quindi l'articolo 46 nel comma quinto, è chiaro che se viene accettato questo tutto comporta che tutti quanti gli altri atti debbono essere fatti dal Presidente della Giunta regionale. L'emendamento numero 47 tende a portare da 90 a180 giorni in sede di prima applicazione la nomina dell'Osservatorio stesso, per dare la possibilità indubbiamente di far sì che i membri dell'Osservatorio principalmente quelli eletti possano essere scelti secondo veramente le competenze di cui si parla nel comma 4 dell'articolo 6; l'emendamento numero 44, nel comma secondo dell'articolo si dice che la carica di consigliere regionale e di componente del Parlamento è incompatibile con quello di membro dell'Osservatorio, noi vorremmo che si possa aggiungere anche europeo e pertanto il comma andrebbe così riformulato "la carica di componente nazionale e europeo è incompatibile con quella di membro dell'Osservatorio". L'emendamento numero 45 è un emendamento particolare potremo dire e pertanto chiediamo che al comma 6 dopo le parole membri venga aggiunto il termine "elettivi", al comma 6 non al comma 4 perché c'è sicuramente un errore di scrittura del sottoscritto quindi la parola "elettivi" quindi sono coloro ai quali per la partecipazione alle sedute spetta un gettone di presenza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. Per quanto riguarda l'emendamento numero 8 lo accetta e fa propria anche la richiesta del consigliere Bonesu rivolta alla Giunta perché tenendo conto di quelle osservazioni che appaiono molto sensate ritiri l'emendamento che ha lo stesso oggetto, mi pare che sia il numero 13. Sull'emendamento numero 43 il parere è negativo per la semplice ragione che è del tutto normale, consuetudinario che i decreti dei singoli assessori vengano firmati dal Presidente della Giunta. Quindi sostanzialmente mi pare che non sia il caso di accoglierlo. L'emendamento numero 46, gli argomenti sono analoghi, comunque sono disponibile ad accogliere precisazioni nel caso siano inesatti questi miei riferimenti ad una prassi abituale; sono disponibile ad accogliere eventuali notizie che non collimino con ciò che dicevo. L'emendamento numero 47 non si accoglie, mentre l'emendamento numero 44 può essere accolto perché si tratta di una specificazione che può essere utile, altrettanto dicasi per l'emendamento numero 45 dove è opportuna l'aggiunta dell'aggettivo "elettivi" che rende le cose più chiare.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta per l'emendamento numero 8 lo accoglie, l'emendamento numero 13 della Giunta si può ritirare perché è superfluo, non accoglie l'emendamento numero 43, il numero 46 e il numero 47. Per la Giunta sono ammissibili gli emendamenti numero 44 e 45.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Io credo che l'unico argomento in discussione si rimasta la procedura di nomina dell'osservatorio e appare opportuno fare qualche considerazione. La legge numero 1, innovando alla prassi precedente, ha stabilito che tutte le nomine anche di competenza degli assessori avvengano previa delibera di Giunta. Sta di fatto che successivamente il Consiglio regionale in taluni casi si è dimenticato di quanto aveva deciso con la legge numero 1 e ha ridato in capo agli assessori questo potere. Ora è chiaro che se approvassimo il testo così com'è, senza approvare gli emendamenti, noi andremmo alla situazione di creare una ulteriore deroga alla numero 1, è vero che probabilmente la legge numero 1 fra qualche mese sarà superata, ma in realtà è ancora vigente, ma credo che per questioni di omogeneità della legislazione dovremmo attenerci. Per quanto vi è da osservare una questione, che la composizione dell'osservatorio, sulla base dell'emendamento numero 11 che abbiamo approvato, è una designazione sulla quale l'assessore non ha nessuna discrezionalità in quanto tutti i componenti dell'osservatorio vengono designati da altri organi: dal Consiglio regionale, dai consigli provinciali o in quanto presidenti o funzionari di amministrazioni regionale o statale. Per cui non vi è assolutamente discrezionalità e non si vede il perché di una delibera di Giunta, ma se si vuole andare per un criterio di uniformità legislativa, questo può essere accolto e cioè che il decreto venga emanato previa delibera di Giunta. Non si capisce invece perché il potere di emanazione vada in capo al Presidente della Regione. L'onorevole Masala sosteneva che non si deve fare una legge che abbia riflessi istituzionali. Bene, un organo che espleta le sue funzioni esclusivamente all'interno di un Assessorato, se invece la nomina si vuole porre in capo al Presidente della Regione chiaramente diventa un organo che ha una valenza istituzionale, quanto meno come criterio di nomina, in quanto il Presidente della Regione lo nomina. Quindi mi sembra che almeno sotto questo profilo la posizione dei presentatori dell'emendamento sia profondamente contraddittoria, considerato che non possono presentarsi ulteriori emendamenti, credo che però, forse, può essere opportuno inserire il comma "previa delibera di Giunta" nel testo vigente, cioè ridurre l'emendamento che prevede la nomina da parte del Presidente della Regione, limitarlo al "previa delibera di Giunta" che rientrerebbe nella lettera della legge numero 1.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Ringrazio l'onorevole Bonesu per le precisazioni date. Ora, in realtà, gli emendamenti tendevano ad investire di questo processo di nomina, di questa fase, eccetera, la Giunta, perché l'obiettivo è questo; e anche per una coerenza con la richiamata legge numero 1. Poi naturalmente non si è riflettuto sugli aspetti tecnici successivi, anche con riferimento all'articolato successivo, ai commi successivi, per cui mi pare che la proposta, così come formulata, possa essere tranquillamente accolta. Cioè qui il problema non era, e l'aspetto istituzionale non è che deriva dal firmatario di un decreto ma dai contenuti, questo tanto per chiarire a che cosa io mi riferisco quando parlo di rilievi istituzionali della legge, non certo all'aspetto formale del decreto. Però nel caso di specie a me pare che sia importante il cosiddetto passaggio in Giunta, perché il Governo regionale nella sua interezza possa essere coinvolto. A me poco importa che poi il decreto venga firmato dall'assessore o dal Presidente della Giunta, per cui sono pienamente d'accordo, se il Consiglio lo sarà altrettanto, di limitare il voto alla frase "su deliberazione della Giunta" e poi il resto può essere anche rivisto con la legge numero 1.
PRESIDENTE. Allora se non ci sono altri interventi, mi pare di capire - però chiedo conferma - che il dibattito porti ad una semplificazione dell'emendamento numero 43, che invece di essere proposto con la totalità della sua espressione "l'osservatorio viene nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale su delibera della Giunta regionale", la prima parte venga cassata e resti solamente "su delibera della Giunta regionale". Questo è quindi un emendamento di cui in sostanza si propone la votazione per parti, perché integrerebbe la seconda parte solo il primo comma dell'articolo 7. Il primo comma dell'articolo 7 verrebbe così formulato "l'osservatorio è nominato con decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport su delibera della Giunta regionale e dura in carica quattro anni". Chiederei se su questa formulazione ci sono osservazioni. Ha domandato di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Lei ha letto la nuova formulazione dell'articolo non tenendo conto del fatto che il termine dei quattro anni si intendeva cassarlo. Quindi con questa ulteriore precisazione quanto da lei detto fotografa esattamente la situazione.
PRESIDENTE. Allora siamo in sede di votazione. Metto in votazione l'emendamento numero 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 13 è stato ritirato.
Metto in votazione l'emendamento numero 43 del quale resta vigente, perché la prima parte è stata in qualche modo ritirata dai proponenti, solamente l'espressione "su delibera della Giunta regionale". Se siamo d'accordo metto in votazione l'emendamento numero 43 con questa riduzione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 46 è ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 47. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 44. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 45. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
PIRAS, Segretario:
Art. 8
Coordinamento con organi statali
1. L'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport garantisce costantemente la coerenza tra le attività dell'Amministrazione regionale e quelle svolte in Sardegna dalle Amministrazioni statali nei rispettivi ambiti di competenza, anche attraverso la promozione di apposite conferenze di servizio.
PRESIDENTE. All'articolo 8 sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 14 ha facoltà di illustrarlo.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 48 ha facoltà di illustrarlo.
FRAU (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. L'emendamento numero 14 è accolto, mentre il numero 48 non comporta nessuna differenza, né sostanziale né formale e solo per questo ritengo che non sia il caso di accettarlo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 48 ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). E' chiaro che non è una questione di grande rilevanza. Io mi sono sforzato di rendere effettiva la facoltà che viene attribuita alla Regione in questo campo, perché intanto io posso garantire una determinata cosa in quanto sia titolare di un determinato potere.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Garantisce lei o si adopera per...
MASALA (A.N.). Qui però, quando si usa l'indicativo in questo modo, evidentemente uno può garantire l'esercizio di una determinata funzione in quanto sia titolare del potere, eccetera. Allora, io Regione, non posso garantire la coerenza tra le attività dell'amministrazione Regionale e quelle svolte dall'amministrazione statale in Sardegna, ciascuno per la sua competenza perché può investire, interferire sulla sfera di competenze altrui quindi io non posso dire agli uffici statali e viceversa: dobbiamo per forza... quindi io non posso garantire. Allora era stata utilizzata la formula: mi adopero, perché questo era nella mia facoltà di adoperarmi, perché avvenga questo. Cioè "fare per", ma non posso garantire. Però, se l'onorevole zucca preferisce che si scriva in legge "garantire" io saprò, fin da questo momento, che è una garanzia che non potrà essere garantita; scusate la cacofonia.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 48. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). L'emendamento numero 48 dovrebbe essere decaduto perché è stato approvato un emendamento sostitutivo totale.
PRESIDENTE. La questione è messa in questi termini. Il termine "garantisce" era già nel testo e quindi al testo viene proposto sia l'emendamento numero 14, sia l'emendamento numero 48. Però siccome l'espressione era presente, quindi non è una volontà specifica quella che dice l'onorevole Bonesu. E' vero che abbiamo votato, però il complesso dell'emendamento numero 14 non è solamente un'asserzione sul "garantisce". Quindi io credo che l'emendamento numero 48 possa essere votato, però con le cose che ci siamo detti. Chiedo se l'emendamento numero 48 rimane in piedi.
MASALA (A.N.). Rimane in piedi.
PRESIDENTE. Va bene, allora metto in votazione l'emendamento numero 48. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
PIRAS, Segretario:
Art. 9
Consulte locali per la cultura
e la lingua dei Sardi
1. I Comuni, anche associandosi, possono costituire Consulte locali per la cultura e la lingua dei Sardi, formate da persone competenti in materia, con il compito di assumere iniziative tese a favorire la conoscenza e la valorizzazione della cultura e della lingua sarda, anche nelle sue varianti locali, nonché di formulare osservazioni e proposte all'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e presentare appositi programmi di attività.
2. L'Amministrazione regionale dovrà prevedere, tramite l'Osservatorio, i criteri per la collaborazione con le consulte locali.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati quattro emendamenti. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare gli emendamenti.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, questo articolo 9 è uno di quegli articoli con i quali si inizia a costituire degli organismi che direi sono degli organismi strani. E' chiaro che noi abbiamo sempre qualcosa da ridire, in questo caso, per quanto riguarda il titolo sul termine "la lingua dei sardi"; per quello che abbiamo detto e non vogliamo ripetere. Però per quanto riguarda questi organismi sono sicuramente organismi che saranno poi al servizio o che possono essere al servizio di forze politiche particolari. E pertanto un modo per organizzare all'interno dei comuni e delle comunità gruppi che poi possono essere usati non per lo studio, la conoscenza e la valorizzazione della cultura della Sardegna, ma possano essere usati proprio per meri fini politici.
Pertanto, a nostro avviso, queste consulte devono essere eliminate perché non servono assolutamente a niente, principalmente quando più comuni possono associarsi, perché, come è stato detto, non esistono due comuni - dico due comuni - dove si parli la stessa parlata. Quindi ecco perché, a nostro avviso, questo articolo 9 deve essere cassato.
Abbiamo, però, anche presentato degli emendamenti soppressivi parziali, come l'emendamento numero 50, in cui sempre ci rifacciamo alla nostra visione che non esiste una lingua sarda e pertanto non si può parlare di valorizzazione della cultura e della lingua sarda, ma fermarci solamente alla valorizzazione della cultura. L'articolo 51 prevede che in luogo della "lingua sarda, anche le sue varianti locali", queste parole siano sostituite dalla "parlata locale", che forse è più precisa, proprio per quello che abbiamo detto, perché ogni singolo centro ha una sua parlata particolare, ha una sua struttura, un qualcosa di particolare. Io ho fatto degli esempi in questi giorni: la musicalità per esempio della parlata di Sorso rispetto a Porto Torres e a Sassari, più o meno è la stessa parlata, però ci sono cose diverse; la differenza, per esempio, della musicalità della parlata di Castelsardo rispetto sia a Sorso, sia a Sassari. Quindi, dicevo proprio questo "delle parlate locali": noi crediamo che sia più giusto usare questa terminologia. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. L'emendamento numero 49 non è accolto. Faccio una brevissima osservazione una volta per tutte, spero che l'onorevole Frau mi ascolti con la dovuta attenzione. Questo argomento reiterato, che non esiste una lingua sarda, per chi segue gli studi di glottologia è del tutto inconsistente, perché oggi i massimi glottologi italiani sostengono, da Tullio De Mauro a Telmon, che esistono gli italiani regionali. Cioè, la stessa argomentazione varrebbe anche per la lingua italiana. Io ho scritto la prefazione, e l'ho presentata anche all'Università della terza età, su un libro che è intitolato "L'italiano parlato dai sardi", che è un italiano abbastanza diverso dall'italiano parlato dai lombardi, anche se hanno elementi di contiguità. Esistono gli italiani regionali, quindi questa argomentazione, rivolta solo al fatto che non esiste un sardo comune ma tante varietà di sardo, vale, mutatis mutandis anche per l'italiano, e nessuno per questo si sogna di dire che non esiste la lingua italiana. Quindi, una volta per tutte, sia chiaro che non ci sono obiezioni legate a chissà quali misteriose ragioni, ma al fatto che abbiamo una visione diversa della varietà linguistica, sia in Sardegna, che in Italia, che nel mondo. Grazie. L'emendamento numero 50, per le stesse ragioni, non è accolto; altrettanto valga per l'emendamento numero 52. Il 51 non è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non ritiene accoglibile nessuno degli emendamenti presentati all'articolo 9.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, sono per la verità un pochino sorpreso per il calore col quale il relatore, onorevole professor Zucca, ha sostenuto le sue tesi, ma lo sono molto di più per l'atteggiamento quasi imperioso col quale ha invitato l'Assemblea a non parlare più di questa cosa. Ha detto che la lingua dei sardi esiste e non se ne deve parlare più, a nessuno di noi è consentito più dubitare di questo. Io dico, seguendo una teoria che, ahimè, ha avuto anche molto successo, ammesso e non concesso che sia vero quello che il relatore dice, dire il contrario sarebbe dire una bugia. E allora, poiché io sono interessato a che si affermi questa bugia, dico molte volte la bugia perché a furia di dirla può darsi che diventi verità. Io, però, stando al testo, io ricordo che nella relazione illustrativa è stato detto che in Sardegna c'è il 14 per cento di persone che parlano il sardo, nelle varie parlate, e nella specificazione è stato anche detto che le percentuali sono alte all'interno e mano a mano che ci si avvicina alle coste diminuiscono, per cui, grosso modo si può anche ipotizzare, poniamo, che a Cagliari ci sia il dieci per cento di persone che parla il sardo e a Aritzo, invece, ci può essere magari il venti per cento. Credo di avere colto esattamente i termini del problema, spero almeno. Allora, io mi chiedo se c'è una così ridotta conoscenza del sardo, nelle sue varie parlate, e, attenzione, abbiamo garantito e dobbiamo garantire le parlate così come sono in ciascun comune, mi viene il sospetto che poi non ci siano le persone per formare queste consulti, perché se non c'è nessuno che lo parla il sardo, me lo volete spiegare chi, dove non esistono, dovrà insegnare questo sardo nelle consulte locali? Io non lo dico con ironia, può apparire con ironia, però è un problema reale, perché quando si dice che queste persone devono essere competenti in materia, finché ci si riferisce all'aspetto culturale niente da dire, ma quando si parla di lingua, di parlata, io ho motivo di ritenere che di competenti ce ne siano ben pochi a livello locale e forse non solo a livello locale, perché il sardo che si parla non è certamente quello dell'accademia o delle scuole di lingua sarda. No, non è quello, è un sardo diverso, è quello parlato, e, a rigore di logica è questo che deve essere tutelato, quello che mano a mano si parla, e se si parla si evolve automaticamente, senza bisogno di costringerlo a fare delle marce indietro verso parlate che non sono più in uso. Non è che si fanno e si propongono gli emendamenti "soppresso", e poi se non passa il "soppresso" togliamo almeno questo, e poi quell'altro, linee di difesa evidentemente differenziate ma che evidentemente nascondono un problema che è vero e che la legge non affronta con la dovuta attenzione. Perché per quanto a livello culturale si possa affermare e si affermi dagli esperti che esiste la lingua sarda, io, caro professor Zucca, continuo a confessarle che non so quale sia, non ho ancora capito se è il logudorese come loro dicono o se sia il campidanese, io questo non l'ho capito, e questo poi lascia una lacuna aperta, con riferimento ad emendamenti già approvati perché non si fa alcun riferimento qui alle parlate locali, a quelli che sono stati definiti dialetti, sassarese e gallurese, per cui a un certo punto noi stiamo dando l'autorizzazione al comune di Olbia di fare una consulta per la tutela della lingua dei sardi cioè di quella che è definita lingua e non dialetto perché se si facesse una legge per la tutela della lingua gallurese, perché è stato definito dialetto, e così, è stato definito dialetto a fronte degli altri, non potranno farlo perché chiunque potrà dire che c'è nella legge scritto lingua dei sardi, cioè non è stato coordinato neppure sotto questo aspetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, dopo ciò che ha detto l'onorevole Masala mi è venuto un altro dubbio a proposito di queste consulte, perché ammesso e non concesso che possano essere istituite in un piccolo comune, facciamo l'esempio del comune di Ardara, dove probabilmente tutti parlano la stessa parlata, ma immaginiamoci, per non mettere in mezzo Cagliari, Sassari, la consulta di quale parlata o per quali parlate o quante consulte potremo fare, perché è chiaro che noi non possiamo imporre ai non sassaresi, in ciabi, come si usa dire, sassaresi residenti, figli della terza, quarta, quinta, decima generazione, mettiamoci anche queste cose, di queste cose ne parleremo subito dopo, onorevole Zucca, queste cose ce le siamo già dette in Commissione perché abbiamo lavorato, diciamo anche questo ai nostri colleghi, ma sicuramente lo abbiamo già detto. Lei continua a dire che esiste una lingua sarda, mi parla di tanti personaggi, è vero, però io le posso dire e vi rimando a leggere uno degli ultimi numeri del Messaggero sardo, in questo momento purtroppo non l'ho qui perché non sapevo, dove c'è persino un olandese che ha fatto uno studio, una cosa bellissima, questo ha studiato, io sono andato a leggere cioè che questo ha scritto in una delle parlate e vi dico la verità che mi sono trovato in grossa difficoltà e io sono uno di quelli che so parlare una delle tante parlate, anzi direi una delle parlate più importanti che è il logudorese, ma sempre per quanto riguarda quello che è stato detto che non esiste checché se ne dica, io continuo a dirlo perché questa è la nostra posizione, mi rifaccio sempre a ciò che ha detto il professor Lilliu in quel convegno famoso e ve lo dico adesso in limba se qualcuno poi non ha capito io poi faccio la traduzione, alla domanda del professor Pillonca, una parte l'avevo già letta ieri, leggo l'altra parte: sa limba nostra manna non si podiri imporri po lei, sa prus forti nd'ara bissiri po contu su (?), lui ha parlato in campidanese, lo traduco ai sensi della legge regionale non so che numero, chiaramente io non l'ho saputo leggere, mi trovo in difficoltà, infatti ve lo leggo in lingua italiana: la nostra grande lingua non si può imporre per decreto, la variante sarda più forte si imporrà da sola. Cari colleghi, forse noi saremo poco intelligenti, forse noi avremo il paraocchi, probabilmente, però cari miei non riuscite a convincerci su questo, se personaggi importanti che poi faranno parte dell'Osservatorio, che probabilmente fanno parte delle consulte, dicono queste cose. Per finire un'altra cosettina, giustamente l'onorevole Zucca dice che ci sono gli italiani regionali, benissimo, abbiamo visto fior fiore di ministri o di qualche presidente della repubblica che quando parlavano in italiano non si capiva niente, benissimo, purtroppo anche noi sardi che principalmente parliamo una qualche parlata, si trova male anche il sottoscritto perché pensa in sardo e traduce in italiano, a mie non mi piaghede, lo traduciamo: a me non mi piace, cioè due volte la stessa cosa. E' vero questo? Be' queste cose succedono, succede che l'italiano lo si parla male e io allora rifacendomi a quanto dicevo stamani e ho finito mi riferisco a quell'intervista al nostro ministro Berlinguer che diceva questo, dopo aver detto che quale sardo eccetera eccetera, gli dicono: e l'italiano, onorevole ministro? E lui ripete cose che aveva già detto il Presidente della repubblica: quello bisogna studiarlo bene, molto bene, l'italiano bisogna conoscerlo. E oggi c'è purtroppo una caduta di conoscenza della lingua, spessissimo lo dobbiamo dire ci sono moltissimi insegnati di lettere e di italiano che tutto fanno con i soldi pubblici fuorché insegnare l'italiano, d'accordo? E quando queste cose sono state fatte notare, io ho insegnato tanti anni fa matematica e osservazioni scientifiche, quindi non ero insegnante di lettere e quando ho fatto osservare queste cose a qualche collega mi è stato detto no, analisi grammaticale, niente, analisi logica, niente, verbi o congiunzioni, niente, non significa niente, però poi il Ministro competente ci ricorda che bisogna studiare bene e io sono d'accordo, è l'unica volta che sono d'accordo con l'assessore Serrenti quando dice che bisogna preservare l'italiano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Mi sembra Presidente che stiamo tornando in dibattito a cose già dette e discusse e votate, perché che esista una lingua sarda e che esistano dei dialetti che sardi non sono in Sardegna, credo che risulti dal testo approvato dell'articolo 2, per prima cosa sgombero il discorso dell'ipotesi che faceva l'onorevole Masala che il Comune di Olbia non possa istituire la consulta per valorizzare il gallurese, io ricordo che all'articolo 2 abbiamo approvato che la medesima valenza attribuita alla cultura e alla lingua sarda veniva riconosciuta con riferimento al territorio interessato al dialetto gallurese, quindi l'assimilazione, la parificazione giuridica è totale, per cui è chiaro che consulte del genere sicuramente il comune di Alghero e Carloforte le istituiranno perché sono stati comuni in altri tempi sensibili alle valenze e culturali locali; ma io credo che le istituiranno tanti comuni, e in particolare io credo anche quelli dell'area gallurese e sassarese, si può negare quanto si vuole, c'è la democrazia, che la lingua sarda non esiste, ma scientificamente la lingua sarda esiste, ieri illustravo come anche altre lingue non abbiamo espressione unitaria, non ce l'ha la lingua ladina eppure è lingua ufficiale del cantone dei Grigioni e tra poco lo sarà anche della Confederazione elvetica, non è la lingua unitaria il greco antico almeno per gran parte della sua storia, ma ci ha dato gran parte della letteratura e del pensiero occidentale, si può anche dire che l'elettricità non esiste, poi uno tocca i fili e muore.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 49. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 50. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 52. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 51. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
PIRAS, Segretario:
TITOLO III
AZIONI E INTERVENTI
Art. 10
Catalogo generale della cultura sarda
1. L'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport provvede ad istituire il Catalogo generale della cultura della Sardegna, che raccoglie e documenta il complesso della produzione artistico-culturale della regione, organizzato secondo modalità che ne favoriscano la consultazione e l'utilizzazione decentrata.
2. A tal fine il predetto Assessorato propone, avvalendosi dell'Osservatorio - entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge - un progetto per la raccolta ed il coordinamento dei cataloghi e degli archivi, presenti nei sistemi e negli organismi di cui all'articolo 4 e negli istituti, enti o soggetti comunque autonomamente operanti nei diversi ambiti di riferimento della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare gli emendamenti numero 53 e 54.
FRAU (A.N.). Si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Il relatore accoglie l'emendamento numero 53, mentre non accoglie l'emendamento numero 54.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta condivide il parere del relatore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 53. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 54. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
PIRAS, Segretario:
Art. 11
Censimento del repertorio linguistico dei Sardi
1. L'Amministrazione regionale realizza il censimento del repertorio linguistico dei Sardi, secondo un progetto che dovrà prevedere:
I. la ricerca e la rilevazione in ciascuna comunità sarda del lessico ivi usato anche in collaborazione con le Consulte locali di cui all'articolo 9;
II. l'informatizzazione;
III. la pubblicazione dei risultati della ricerca, con particolare attenzione alla elaborazione dei dizionari generali della lingua sarda, nonché dell'atlante linguistico della Sardegna.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala per illustrare gli emendamenti numero 55, 56 e 57.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, non illustro l'emendamento numero 55 perché è illustrato di per sé. Si tratta di vedere, di capire che cosa si intende, per quello ne proponiamo la soppressione, con questi dizionari generali della lingua sarda. Io sinceramente non l'ho capito; cioè nel testo della legge si parla del censimento e nel parlare del censimento si parla di una elaborazione "la pubblicazione dei risultati con particolare attenzione alla elaborazione dei dizionari generali della lingua, nonché dell'atlante linguistico della Sardegna". Cioè se l'atlante linguistico della Sardegna sarà fedele e sarà fedele sino in fondo, nel senso che in qualunque città si dovranno evidenziare tutte le parlate, comprese le parlate degli emigrati, cioè di coloro che nati a Cagliari vivono a Olbia, di coloro che nati a Buddusò (e sono tanti, tantissimi), vivono a Olbia. Cioè io non riesco a immaginare quale tipo di lavoro verrà fuori con riferimento a ciascun comune. Perché se è fedele e dovrebbe essere fedele, noi avremo una cosa enorme, una cosa di difficilissima consultazione. Questo per quanto riguarda l'atlante geografico che, in scala, dovrà contenere per ogni comune quanti parlano il logudorese (il logudorese alto, il logudorese basso, il logudorese di su e di giù, eccetera), quanti solo l'italiano perché non conoscono il dialetto e sarà ancora più difficile individuare il livello in cui questa lingua viene usata. Cioè a quale livello ci si riferisce; nelle relazioni pubbliche, nelle relazioni intersoggettive, nei rapporti familiari, cioè diventa una cosa enorme. Perché per lingua usata si intende quella che uno usa normalmente nella vita quotidiana. Io per esempio che so parlare il sardo, e lo parlo anche con piacere quando ne ho l'occasione, parlo in italiano nel senso che dalle otto del mattino fino alle dieci di sera, cioè durante la mia giornata lavorativa, sono più le occasioni in cui io debbo parlare l'italiano rispetto a quelle in cui parlo il sardo. Allora troverei io stesso delle difficoltà a dare una risposta. Se venissi interrogato io per conoscere che cosa parlo di sardo, il dialetto sardo o la lingua, chiamatela come volete, io parli non saprei rispondere. Anche perché poi essendo io campidanese e avendo sposato una di Castelsardo e vivendo a Sassari praticamente sono privo delle mie originarie radici se non quando vengo a Cagliari. Io sono in grado di parlare il sardo e di farmi capire nella mia lingua di origine parlando con Scano, parlando con altri; non posso parlare con Cugini e neanche con l'Assessore Sanna, perché lui parla il sassarese, io lo capisco ma non sono in grado di rispondergli. Quindi non riesco a capire quali siano questi dizionari generali della lingua sarda. Per questo ne chiediamo la soppressione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Dico molto sinteticamente che non si può accettare l'emendamento soppressivo, per il semplice motivo che le cose importanti sono sempre difficili, ma questo non vuol dire che non si debbano fare. E' giusto, è un'impresa difficile, ma non è una cosa paradossale, basta dire che ne esistono di dizionari generali del sardo. Esiste il dizionario etimologico del Wagner, celeberrimo in tutto il mondo, esiste il dizionario dello Spano, esiste, per chi non lo sappia, un dizionario che è stato composto dal sacerdote e poeta, grande poeta, Pietro Casu, che soleva far le prediche in ottave logudoresi, noto Casapeddu (?), esiste un vocabolario del sardo fatto da padre Casu che è oggetto di studio per una prossima, speriamo, anche con gli auspici dell'Assessorato, pubblicazione. Quindi non è una cosa... sul fatto che vi siano diversi livelli, diversi codici linguistici, a seconda della condizione sociale, a seconda dell'inserimento nel luogo dove abitano, ma questa è cosa che fa parte della sociolinguistica corrente, e gli allievi del primo anno di corso di una facoltà di lettere che frequentino glottologia queste cose le sanno, le studiano, queste metodologie le usano poi, nel tempo dell'informatica, figuriamoci se è difficile inglobare dati e poi aggregarli, disaggregarli e fare censimenti; ma scherziamo? Non c'è niente di paradossale né difficile. Quindi non si può accettare la soppressione, mentre l'emendamento numero 57 si può anche accogliere perché questa specificazione "nella vita di relazione" è una specificazione dettata dal buon senso e non c'è nessuna difficoltà ad accoglierla.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente, naturalmente no, per l'emendamento numero 55, e per ciò che riguarda l'emendamento numero 56 io credo che vada fatta una precisazione. Non si tratta di fare un dizionario che comprenda le varie parlate; si tratta di fare una ricerca sul lessico, di andare, mettere assieme una quantità di materiale che è già notevole, che esiste, e di fare anche una ricerca sull'uso di alcune particolari parole che non sono raccolte in nessun documento che gli studiosi non hanno potuto approfondire e che tuttavia esistono nell'uso orale. Pare una cosa così difficile ma basti pensare che la provincia di Bolzano l'ha fatto per il tirolese la bellezza di quindici, venti anni fa; ha realizzato un grande atlante linguistico dove ha raccolto tutto ciò che era, che esisteva già in letteratura, nonché una ricerca sull'uso orale non codificato delle parole e una ricerca su tutti i toponimi. Questo materiale esiste (una ricerca, ripeto, fatta quindici, venti anni fa) è stato tutto quanto ormai utilizzato ed elaborato con sistemi più moderni dell'elettronica, non c'è assolutamente nessun problema. Io credo che invece sia molto utile approfondire i livelli di conoscenza, mettere a disposizione, anche dell'onorevole Masala, qualche volume nel quale è possibile andare e individuare in quanti modi si può indicare un certo oggetto e una certa situazione in lingua sarda, né più né meno quello che fanno i buoni dizionari italiani quando, riferiti ad un oggetto, ci sono tre, quattro, cinque modi che vengono utilizzati a seconda del territorio nazionale per dire la stessa cosa. Voglio ricordare - lo diceva molto bene il collega Bonesu, e anche il collega Zucca - che ci sono italiani parlati in modo diverso a seconda del territorio. Io credo che fino a qualche anno fa un giovane sardo, parole come appropinquarsi, obliterare, fossero davvero sconosciute nell'uso comune, eppure sono parole italiane, ci sono nel dizionario, sono usate normalmente in alcune aree geografiche e poco usate in questo territorio. Si tratta quindi davvero di mettere a disposizione strumenti e conoscenze che possono servire per sviluppare un argomento al quale stiamo cercando di dare grande dignità anche dal punto di vista scientifico. Vogliamo cercare davvero di fare opera di recupero e di valorizzazione. Naturalmente questo nella libertà più ampia; chi avrà questo tipo di interesse lo potrà curare perché esiste il materiale per approfondire, chi non ce l'ha si dedicherà a fare altro in piena e assoluta libertà, come è giusto che sia. Non ritengo invece accoglibile neanche l'emendamento numero 57 e prego il relatore di approfondire meglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (Gruppo Misto). Chiedo il voto segreto sull'emendamento numero 57.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Non mi risulta, signor Presidente, che lei avesse chiuso la discussione sugli articoli e sugli emendamenti, perché credevo che l'intervento dell'onorevole Amadu fosse solo il primo. Ma io credo che questi emendamenti meritino qualche approfondimento. Dizionari generali della lingua sarda: io credo che sia opportuno... gli esponenti di A.N. hanno più volte illustrato la varietà, talvolta all'interno della stessa comunità, talvolta all'interno di gruppi di famiglie, certamente non parliamo del lessico familiare, cioè del linguaggio usato all'interno di una sola famiglia. Chiaramente questo è un patrimonio che è in rapida evoluzione e l'influsso dei mezzi di informazione soprattutto radio-televisivi incide, per cui fotografare una certa situazione ha sicuramente un grande valore scientifico, per cui un'operazione di raccolta di tutto il lessico è chiaramente qualcosa che appare necessario, utile e sicuramente è un qualcosa che tramandiamo ai posteri, raccogliendo del materiale che oggi è raccoglibile e domani magari lo avremo in una situazione comunque svisata. L'emendamento numero 57, su cui il consigliere Amadu cerca di cogliere contraddizioni all'interno della maggioranza, probabilmente vi è una preoccupazione da parte dell'Assessore: nel lessico ivi usato e, l'aggiungere, "nella vita di relazione" potrebbe essere una limitazione. Mi spiego, cioè ci può essere nel lessico di una comunità, ci possono essere dei vocaboli che non sono comunemente usati nella vita di relazione ma appartengono comunque al lessico di quella comunità. Facciamo proprio il caso di un lessico usato in una canzone usata da quella comunità.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue BONESU.) Chiaramente una cosa è il lessico che si usa nel rapporto di vita di relazione, che si usa nel lavoro, che si usa nella vita comunitaria, al bar o in piazza, una cosa è comunque un lessico che esiste, un lessico, per esempio, che è entrato nella toponomastica, un lessico che appunto è entrato nella canzone popolare che viene tramandato di generazione in generazione e che magari non si usa più nella vita di relazione di tutti i giorni. Per cui appare una riduzione, chiaramente ci si può obiettare che in questo caso entrato nella letteratura sarda più o meno occulta o popolare, ma sicuramente e chiaramente facendo un'opera di ricognizione generale sarebbe opportuno raccogliere tutti i fonemi e tutti i lessici e non limitarsi a quelli che vengono usati nella vita di relazione, anche se questi abbracciano il 99,99 per cento probabilmente del lessico usato.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 55. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 56. Chi lo approva alzi la mano.
(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione, prima della votazione a scrutinio segreto dell'articolo aggiuntivo, l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento aggiuntivo numero all'articolo 11 del disegno di legge numero 87.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 55
Maggioranza 28
Favorevoli 19
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Berria - Bertolotti - Biggio - Boero - Bonesu - Busonera - Cadoni - Casu - Concas - Cugini - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Falconi - Ferrari - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Granara - Ladu - La Rosa - Liori - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Marracini - Marras - Marteddu - Masala - Montis - Nizzi - Oppia - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Edoardo - Vassallo - Zucca.)
La votazione è stata già fatta essendo questo emendamento aggiuntivo l'articolo 11 è approvato nella veste originaria.
Si dia lettura dell'articolo 12.
PIRAS, Segretario:
Art. 12
Conferenze annuali
1. L'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport promuove conferenze annuali sulla cultura e sulla lingua sarde, alle quali partecipano gli enti locali, le Università, le istituzioni scolastiche, le Sovrintendenze e gli operatori culturali e scolastici.
2. Le conferenze sono finalizzate a garantire il raccordo tra la Regione e i soggetti operanti nel settore culturale, sia in fase di elaborazione degli interventi regionali che in sede di attuazione e verifica, nonché a raccogliere osservazioni e proposte che formeranno oggetto di esame e valutazione da parte dell'Osservatorio.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 58 e 59. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare entrambi gli emendamenti.
FRAU (A.N.). Brevemente, signor Presidente. Per quanto riguarda il primo emendamento credo che non ci siano ormai problemi. Checché lei ne dica io sono sempre del parere che la lingua sarda non esiste, pertanto il tutto deve essere così cambiato: "promuove conferenze annuali sulla cultura della Sardegna".
Per quanto riguarda, poi, il comma 2, noi pensiamo che queste conferenze , al di là dei raccordi tra Regione e i soggetti che...perché, a nostro avviso non devono avere questa funzione queste conferenze, le conferenze stesse siano finalizzate a raccogliere informazioni sul patrimonio culturale della Sardegna.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Ivana Dettori.
DETTORI IVANA (Progr.Fed.), relatrice. Non si accoglie né l'emendamento numero 58, né l'emendamento numero 59.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta condivide il parere del relatore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 58. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento 59. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 12. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 13.
PIRAS, Segretario:
Art. 13
Programmazione
1. Per il perseguimento delle finalità della presente legge la Regione elabora, sentito l'Osservatorio, un Piano triennale di interventi.
2. Il Piano triennale è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, sentita la Commissione consiliare competente, entro il 30 giugno dell'anno che precede la sua decorrenza.
3. Il Piano può essere aggiornato e modificato annualmente, secondo le procedure ed il termine previsti al comma 2, per far fronte a nuove, eventuali esigenze.
4. Il Piano tende a realizzare una equilibrata diffusione nel territorio regionale delle iniziative a favore della cultura e della lingua dei Sardi; stimola l'elaborazione e l'attuazione di progetti e programmi di sperimentazione, finalizzati agli obiettivi della presente legge; persegue l'armonizzazione degli interventi di politica culturale previsti dalla vigente legislazione.
5. Il Piano individua le diverse aree d'intervento e articola in progetti-obiettivo le iniziative per l'attuazione di quanto disposto dall'articolo 3 della presente legge. Esso contiene:
a) gli indirizzi programmatici generali delle aree di intervento e i progetti-obiettivo in cui queste si articolano;
b) la tipologia, le modalità di attuazione e gli strumenti di verifica di ogni progetto-obiettivo;
c) l'entità del finanziamento complessivo e la sua ripartizione per progetti-obiettivo e per anno di finanziamento;
d) i criteri e le modalità di coordinamento degli interventi programmati con le altre attività regionali in materia di iniziative culturali, beni culturali, pubblica istruzione, spettacolo, editoria, nonché con le altre iniziative promosse dai diversi Assessorati regionali che abbiano attinenza con le finalità della presente legge;
e) i criteri di ammissibilità delle spese relative alle attività per le quali si richiede il finanziamento regionale;
f) le modalità di erogazione dei contributi, dei finanziamenti e degli incentivi previsti dai successivi articoli 14 e 15;
g) i criteri, le modalità e l'entità dei finanziamenti a favore di organismi ed iniziative culturali che fruiscono di contributi dell'Amministrazione regionale.
6. Entro tre mesi dalla data di approvazione del Piano triennale e degli eventuali aggiornamenti annuali, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, previo parere della competente Commissione consiliare, approva il piano di riparto dei finanziamenti riferiti al triennio.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 60 ha facoltà di parlare il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Dettori Ivana, componente della Commissione.
DETTORI IVANA, componente della Commissione. Non si accoglie
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Non si accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 60. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 13. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 14.
PIRAS, Segretario:
Art. 14
Interventi finanziari
1. L'Amministrazione regionale concede a soggetti operanti nel settore culturale, sulla base del Piano triennale di interventi, contributi finanziari secondo le seguenti misure e modalità:
a) per le istituzioni scolastiche e gli enti locali associati sino alla concorrenza del 90 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;
b) per gli enti locali singoli, gli enti pubblici e morali e l'Università fino alla concorrenza dell'80 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;
c) per i soggetti privati, singoli o comunque organizzati nelle forme di legge e senza scopo di lucro fino alla concorrenza del 60 per cento delle spese previste, ammesse e documentate;
d) per i soggetti privati ivi compresi quelli con scopo di lucro, l'Amministrazione regionale può concorrere al pagamento degli interessi bancari per i mutui contratti per le spese di investimento e di attività secondo le misure e le modalità stabilite con il Piano triennale di cui all'articolo 13.
2. Nell'ambito del Piano triennale e degli aggiornamenti annuali, tenuto conto del tetto contributivo fissato ai punti a), b), c) e d) del comma 1, il sostegno finanziario può essere ulteriormente graduato all'interno delle singole categorie dei richiedenti, allo scopo di promuovere la qualità e la massima diffusione territoriale delle attività anche in considerazione delle eventuali risorse integrative dei singoli soggetti.
3. Sono finanziabili le attività di detti soggetti volte a perseguire, sulla base di precisi indirizzi di programmazione attiva, le seguenti finalità:
a) la raccolta, l'ordinamento e l'analisi dei vari aspetti della realtà culturale della Sardegna;
b) il reperimento e la raccolta del patrimonio di cultura popolare e di tradizione orale della Sardegna;
c) la conservazione e l'acquisizione di oggetti ed elaborati riguardanti la cultura sarda ed in particolare quella materiale, quali: reperti naturalistici, beni bibliografici, raccolte di oggetti d'arte e di artigianato, raccolte di strumenti musicali, raccolte di oggetti e di strumenti inerenti alle tradizioni di vita e di lavoro del popolo sardo. Per poter beneficiare dei contributi di cui al presente capoverso deve essere garantita la pubblica fruibilità delle raccolte;
d) l'organizzazione di concorsi e premi per elaborati in prosa, poesia e per canti in lingua sarda, per la musica, la saggistica e la ricerca scientifica in Sardegna, specificamente indirizzati all'approfondimento dei valori culturali del popolo sardo;
e) l'organizzazione di manifestazioni che abbiano per scopo la diffusione della conoscenza dell'Isola e della civiltà sarda, in tutte le sue espressioni materiali e spirituali;
f) la pubblicazione di testi audiovisivi in lingua sarda, o comunque relativi alla cultura dell'Isola, preordinati alla integrazione dei programmi ministeriali di insegnamento, compresi libri di lettura e di consultazione utili a fini didattici;
g) l'attuazione di progetti di interventi socio-educativi coerenti con le finalità della presente legge, concernenti situazioni particolari di deprivazione sociale e culturale;
h) l'attuazione di esperienze educative scolastiche ed extra-scolastiche coerenti con le finalità della presente legge, inerenti al rapporto scuola-territorio;
i) l'ideazione e l'attuazione di progetti di ricerca e di sperimentazione nei settori della musica, del teatro e delle arti visive finalizzati al raccordo e al dialogo tra cultura sarda e altre culture;
l) la raccolta, la catalogazione e l'archiviazione della documentazione storica relativa alla Sardegna;
m) la ricerca, il recupero, la trascrizione e la divulgazione di materiali documentali giacenti in archivi esteri, che abbiano riferimento alla storia sarda, con priorità nei finanziamenti per le attività che più estesamente interessino diverse zone storico-geografiche della Sardegna.
4. Il cumulo fra i contributi regionali e quelli eventualmente concessi da altri soggetti per la medesima iniziativa non può superare il limite massimo di finanziamento fissato, per le diverse categorie di intervento, al comma 1.
5. I contributi sono concessi su domanda da presentarsi all'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport entro sessanta giorni dalla pubblicazione del Piano triennale o degli eventuali aggiornamenti annuali. Alla domanda devono essere allegati:
a) atto costitutivo, statuto, composizione aggiornata degli organi sociali nel caso di enti o soggetti collettivi;
b) indicazione dei beni strumentali e dell'eventuale personale disponibile e di quello occupato in base al rapporto di lavoro dipendente;
c) certificato di vigenza, per le società;
d) relazione illustrativa dei programmi di attività;
e) piano economico e bilancio di previsione.
6. A partire dal secondo anno di attività, la liquidazione dei contributi assegnati è subordinata alla presentazione di regolare rendiconto delle spese ammesse, relativo all'annualità precedente.
7. Le disposizioni contenute nel presente articolo con riferimento alla lingua e alla cultura sarda si applicano anche alle attività concernenti la lingua e la cultura catalana di Alghero e il tabarchino delle isole del Sulcis.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati sei emendamenti. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
PRESIDENTE. Per illustrare i suoi emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). Qui iniziamo ad entrare nel merito di quella divisione della torta di cui abbiamo parlato durante la discussione generale, cioè la possibilità di interventi finanziari da parte dell'amministrazione regionale, interventi finanziari che possono essere concessi a istituzioni scolastiche, enti locali, singoli, università, enti privati con o senza scopo di lucro. Quindi ripeto la verità qui ci lascia molto dubbiosi perché come abbiamo detto c'è sicuramente molta di quella gente, io non parlo delle istituzioni scolastiche o di enti locali, ma parlo principalmente di soggetti privati singoli o associati che stanno premendo direi e sperando che questa legge venga approvata, arrivi in porto e poi possano essere messi in circolazione quei mezzi finanziari di cui all'articolo 28. Quindi ripeto ci lascia questo perché sicuramente la pubblicazione di testi audio visivi in lingua sarda oltre a continuare a dire quello che abbiamo sempre detto o comunque relativi questi testi alla cultura dell'isola come libri di lettura, di consultazione eccetera eccetera, sicuramente farà sì che anche in questo ci possa essere poca trasparenza, ci possa essere un utilizzo di questi mezzi finanziari, seppure con nobili intenti, distribuiti ai soliti amici, a coloro i quali hanno chiesto e preteso l'approvazione di una legge del genere, ecco perché noi chiediamo, per quanto riguarda questo punto f), che possa essere cancellato per togliere queste possibilità. A questo si ricollega l'emendamento relativo al comma 7 in cui si parla che gli stessi mezzi audiovisivi in questo caso non più in lingua sarda, ma in lingua catalana o tabarchina, dell'isola del Sulcis, quindi in pratica è sempre la stessa cosa. Altro emendamento che abbiamo presentato e principalmente per quanto riguarda la lettera g) noi non crediamo che debbano essere dati i contributi per finanziare la attuazione di progetti socio educativi visto che per quanto riguarda in particolare le situazioni di privazioni sociale e culturale io credo che in questo ci debba pensare sicuramente lo stato nazionale, che deve pensarci principalmente facendo sì che le scuole funzionino, purtroppo in Sardegna le scuole non funzionano, abbiamo assistito al taglio di classi, abbiamo assistito alla cancellazione di scuole, abbiamo letto oggi che, in merito a questo problema, che poi è il problema fondamentale della cultura, perché la scuola è il luogo dove la cultura si apprende, abbiamo appreso oggi che in Italia oltre 20 mila insegnanti dovranno fare le valigie. Pertanto mentre succedono tutte queste cose, cioè nel momento in cui non si dà la possibilità dell'istruzione elementare, noi ancora continuiamo a voler dare soldi e quattrini a questo o all'altro per produrre pubblicazioni, testi eccetera, che sicuramente non serviranno a niente.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 17, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente, si tratta di questo: al 17 vengono quantificate le percentuali dei contributi che devono essere dati a quelli che ne hanno diritto e ne hanno fatto richiesta. Uno di questi soggetti è la scuola, nella prima stesura quella del disegno di legge ma anche poi nel testo esitato dalla Commissione, si prevede un contributo per la scuola del 90 per cento, poiché sappiamo che la scuola non ha risorse di nessun genere, quel 10 per cento di autofinanziamento poteva diventare una difficoltà a prospettare e quindi a realizzare progetti, neanche caricandolo sugli enti locali che avremmo costretto ad effettuare una scelta ledendo la loro autonomia. Allora abbiamo ritenuto di dover finanziare al 100 per cento tutte le iniziative che vengono dal mondo della scuola, evitare così quindi sia le spinte alle false certificazioni, ma soprattutto mettendo il mondo della scuola nella condizione di fruire di uno strumento di legge che consente di lavorare, di realizzare magari impegni e progetti importanti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 10.
BONESU (P.S.d'Az.). L'emendamento numero 10 è consequenziale all'emendamento numero 7 approvato in sede di articolo 2; cioè completa l'applicabilità delle provvidenze dell'articolo non solo al catalano di Alghero e al tabarchino ma anche al dialetto sassarese e a quello gallurese. Siccome questo emendamento decadrebbe, ove approvato l'emendamento che sopprime il settimo comma, chiaramente illustrandolo non posso che dire di essere contrario alla soppressione del settimo comma; perché sarebbe veramente una beffa per i catalani, i tabarchini, i sassaresi e i galluresi che si affermasse nell'articolo 2 il loro diritto ad una parità di trattamento rispetto alla lingua e alla cultura sarda, e poi all'articolo 14 si sopprimesse il riferimento e li si privasse degli effettivi strumenti per operare questa parità, questa valorizzazione delle culture e delle lingue locali.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Il relatore non accoglie gli emendamenti numero 61, 62, 63 e 64. Il relatore accoglie invece gli emendamenti numero 17 e numero 10.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta condivide le posizioni del relatore.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 61. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alsi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 62. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 63. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 64. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 17. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 14. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 15.
DEMONTIS, Segretario:
Art. 15
Progetti culturali attraverso i mezzi di comunicazione di massa
1. La Regione, nell'ambito di apposita legge di settore, contribuisce finanziariamente, anche attraverso convenzioni e partecipazioni societarie, alla produzione ed alla diffusione di programmi radiofonici e televisivi, nonché a pubblicazioni su testate giornalistiche in lingua sarda.
2. Tali programmi e pubblicazioni dovranno essere la traduzione operativa di specifici progetti culturali presentati da soggetti pubblici o privati, purché rispondenti agli obiettivi indicati dal Piano triennale di cui all'articolo 13.
3. La legge di settore di cui al comma 1, da emanarsi entro un anno dall'entrata in vigore delle presenti norme, dovrà disciplinare, oltre al merito delle attività, la misura e le modalità delle relative sovvenzioni.
4. Sino all'entrata in vigore della legge di cui al comma 1, l'Amministrazione regionale, con deliberazione della Giunta, su proposta dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, sentito l'Osservatorio e previo parere della competente Commissione consiliare, potrà finanziare progetti concernenti programmi e pubblicazioni indicati al comma 1 che rientrino nelle finalità della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare gli emendamenti numero 65 e 66.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, esattamente ieri un collega ha ricordato che da un po' di tempo alcune emittenti televisive, probabilmente anche radiofoniche, stanno effettuando trasmissioni in limba e questo è indubbiamente vero; è chiaro che ognuno è liberissimo di usare i propri mass media come vuole e pertanto far parlare chiunque in qualsiasi lingua, compresi gli extra comunitari se volessero parlare nelle loro lingue. Questo va benissimo e nessuno mette in discussione una cosa del genere. Io ricordo per esempio, a questo proposito, che anni fa quando erano in auge le radio cosiddette libere, venivano programmate delle trasmissioni di canti, di poesia in dialetto, in una delle tante parlate del luogo in cui quella radio aveva sede. Una radio di destra allora faceva delle trasmissioni sulle canzoni, la faceva in sardo, in questo caso in logudorese sulle canzoni locali; faceva anche un'altra trasmissione in questo caso in sassarese sulle canzoni sassaresi. Bene, non c'era nessun problema, non c'eravamo assolutamente posti il problema del bilinguismo, serviva proprio come arricchimento nell'ambito di una programmazione in lingua italiana, quella lingua che potevano ascoltare tutti quanti coloro i quali riuscivano a captare quella emittente. Però il tutto, cari amici, veniva fatto gratis et amore dei, senza nessun contributo, se non mettendo mano al portafoglio coloro i quali dirigevano queste radio, compresa la possibilità per alcuni di noi di poter parlare o di poter condurre questi programmi. Perché ho voluto dire questo? Perché se è vero che alcune emittenti in quest'ultimo periodo stanno trasmettendo principalmente telegiornali in limba, è anche vero se stiamo molto attenti e vediamo la conclusione di queste trasmissioni, vediamo che vengono fatte con il patrocinio dell'ente pubblico Regione, di mamma Regione. Diciamolo; credo che questo non vada bene, è inutile che si dica... e allora ecco il perché chiediamo la soppressione dell'articolo 15, perché se qualcuno volesse fare dei progetti culturali attraverso i mass media, volesse pubblicare qualsiasi cosa è liberissimo di pubblicarla, però senza pretendere, senza richiedere soldi pubblici. Perché nel momento in cui ci sono soldi pubblici vedremo tantissimi presentarsi nella sede dell'Assessorato, contattare i consiglieri regionali per poter pubblicare anche quello che non è pubblicabile, pur di dire che si fa qualcosa. Quindi, cari colleghi, noi vi diciamo che l'arricchimento culturale è bello, però l'arricchimento culturale chi lo vuol fare lo faccia a proprie spese. Ecco questa è l'occasione, bocciando questo articolo, di dire a quei signori che sono qui dietro le spalle, dietro le quinte di questo palazzo, che possono fare qualsiasi cosa ma non devono avere soldi pubblici. Per quanto riguarda poi il comma 4 qui si dà la possibilità di iniziare subito, e non possiamo avere tempo, e nelle more dell'entrata dell'applicazione della legge lo si può fare comunque. Stiamo, molto ma molto attenti. L'emendamento numero 66 e la soppressione del comma primo, nell'eventualità che, sono le stesse cose che ho detto prima.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 4 è ritirato. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. L'emendamento numero 65 non è accolto; l'emendamento numero 66 non è accolto anch'esso.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non accoglie né il 65 né il 66.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Nel suo intervento l'onorevole Frau ha detto: questo si può fare gratis. Cioè effettivamente qua occorrerà stare molto attenti con la normativa di settore. Noi dobbiamo finanziare maggiori costi derivanti dall'uso del sardo. Io facevo l'esempio della Catalogna dove hanno comprato i telefilm in America e li hanno doppiati in catalano. E' chiaro che se un telefilm americano viene doppiato in sardo ha un'utilizzazione economica, questa spesa che è identica a quella per doppiarlo in italiano, viene utilizzato da un numero di utenti inferiore e quindi è un'operazione che in taluni casi può essere non economica. La Regione dovrebbe intervenire soltanto in questi casi in cui chiaramente l'utilizzazione di una lingua meno usata, e non dico solo il sardo, per esempio la necessità di doppiare un programma in tabarchino o in gallurese sicuramente porterebbe a costi che culturalmente hanno una loro validità ma economicamente chiaramente non sono affrontabili dal privato dato lo scarso ritorno economico. La legge di settore, appunto, dovrebbe darsi dei parametri per stabilire in quali casi vi è la necessità di un intervento economico e in quali casi, invece, l'attività svolta anche in sardo o nelle parlate assimilate al sardo non ha invece bisogno di aiuti economici.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 65. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 66. Chi lo approva alzi la mano.
(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 15. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 16.
CONCAS, Segretaria:
Art. 16
Borse di studio
1. In relazione alle finalità previste dall'articolo 1, l'Amministrazione regionale, su proposta dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, bandisce borse di studio nelle materie oggetto della presente legge.
2. Le aree di ricerca oggetto delle borse di studio sono proposte dall'Osservatorio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 16 bis.
CONCAS, Segretaria:
Art. 16 bis
Convenzioni con strutture esterne
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata, per le finalità della presente legge, a stipulare con istituzioni universitarie, con soggetti pubblici e privati e con esperti di comprovata competenza ed esperienza in materia di attività culturali, convenzioni aventi ad oggetto forme di collaborazione e di consulenza tecnico-scientifica.
2. In sede di aggiornamento e verifica annuale del Piano triennale di cui all'articolo 13, dovrà darsi atto, con apposito allegato, delle convenzioni stipulate nell'anno precedente e di quelle previste per gli anni successivi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del titolo quarto.
CONCAS, Segretaria:
TITOLO IV
INTEGRAZIONE DEI PROGRAMMI SCOLASTICI NELL'AMBITO
DELL'AUTONOMIA DIDATTICA
DELLE SCUOLE
PRESIDENTE. Al titolo quarto è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala per illustrare l'emendamento.
MASALA (A.N.). Chiederei al Presidente se è d'accordo che questo emendamento numero 67 venga illustrato insieme al numero 17 perché, in realtà, l'emendamento non è la soppressione del titolo; la soppressione del titolo e quasi tutti gli articoli del titolo, tutto il titolo quarto. Perché non è rispondente, cioè non ha, secondo me, superato lo scoglio che la sentenza della Corte Costituzionale poi aveva indicato, perché non è che l'inserimento di materie scolastiche nei programmi si ottenga soltanto mediante la formula "costituiranno oggetto di insegnamento anche le seguenti materie," ma si ottiene anche attraverso il modo surrettizio col quale è stato, con questo titolo, proceduto. Perché si dice: se insegnerai questo io ti pagherò, e quindi non è più un'attuazione del principio di libertà didattica ma è un invogliare, uno stimolare dietro pagamento, o pagare perché si faccia una determinata cosa. La sostanza non cambia rispetto alle osservazioni della Corte costituzionale, perché in realtà, come dice lo stesso Titolo IV, qui si tratta di integrare i programmi scolastici. Ma l'integrazione dei programmi scolastici non è una competenza della Regione, rientra nella competenza esclusiva dello Stato, e questo ostacolo non viene neppure superato dal richiamo fatto alla legge del 1993, alla 537, sulla libertà e sulla autonomia didattica, per le ragioni poc'anzi dette, e cioè l'autonomia intanto è tale quando è espressione della volontà di chi deve operare la scelta. Quando invece viene sottoposta ad un incentivo ricatto evidentemente non siamo più nel campo dell'autonomia, ma siamo nel campo della attività promossa, dell'attività che viene incentivata, ma nel senso deteriore del termine. Pertanto tutto il Titolo IV deve o dovrebbe essere rivisto alla luce di un'autentica coerenza ai principi che sono stati indicati nella sentenza della Corte costituzionale. Non mi pare che questo, così come è stato formulato, possa dire che è stato rispettato e se i competenti organi valuteranno con attenzione l'articolato io penso che la legge potrebbe subire la medesima sorte della precedente.
PRESIDENTE. La posizione politico-culturale espressa dall'onorevole Masala è evidente e chiarissima, però, come l'onorevole Masala e i colleghi sanno bene, il Regolamento prevede che io faccia votare parte per parte, quindi in questo momento ho il Titolo IV, al quale è stato presentato un emendamento soppressivo che è stato illustrato dall'onorevole Masala, mi pare con molta chiarezza, che ribadisce una posizione molto precisa. E' evidente che una volta discusso e approvato il titolo passiamo all'articolo 17, però il Regolamento prevede che io metta in discussione i singoli punti, quindi su questo emendamento numero 67 chiedo il parere del relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Il parere del relatore è negativo. Una molto sintetica motivazione la voglio dare, e la do con cognizione di causa perché sono capo di un istituto di scuola media superiore. Posso dire con assoluta certezza all'onorevole Masala che, lungi dall'essere negata l'autonomia didattica, l'autonomia didattica dei singoli istituti è tale per cui sono addirittura incentivate convenzioni col privato. I presidi di scuola media superiore, che avranno la qualifica di dirigenti, non più qualifica direttiva, che diventano nel piccolo dei manager, sono invitati a procurarsi dei fondi, da fondazioni, da istituzioni, dai privati, per mandare avanti dei programmi di particolare interesse e di particolare rilevanza e peso finanziario ed economico. Figuriamoci se non è possibile esercitare l'autonomia avvalendosi dei mezzi che sono messi a disposizione della Regione. Dal giorno in cui è stata emanata quella sentenza della Corte costituzionale a oggi è corsa moltissima acqua sotto i ponti. Il discorso sull'autonomia delle scuole ha fatto passi da gigante e non è il caso di preoccuparsi di questo rischio che mi pare del tutto inesistente con la formulazione attuale del Titolo IV. Chi non lo approva alzi la mano.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 67 ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Anche la Giunta è contraria e vorrei anch'io dare una spiegazione. In effetti, forse il collega Masala ricorda male, perché la Regione ha capacità integrativa nei programmi scolastici, ha il potere per farlo, basta ricordare la legge numero 26, che è una legge del 1971, e la legge numero 31, che è una legge del 1984. La ragione per la quale la Corte costituzionale rigettò la legge fu il fatto che non veniva rispettata, non era chiara, almeno, la libertà didattica, cosa che invece in questo testo viene assolutamente rispettata, nel senso che se una scuola vuole può fruire dei finanziamenti disponibili per l'integrazione dei programmi per le questioni che tratta, diversamente non lo fa, non c'è nessun obbligo, ecco. Rispettato questo, la Regione ha piena e legittima potestà sull'integrazione dei programmi ministeriali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 67. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione il Titolo (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 17.
CONCAS, Segretaria:
Art. 17
Interventi finanziari
per l'attivazione di progetti formativi
1. L'Amministrazione regionale interviene con risorse proprie per sostenere la formazione scolastica degli allievi e l'aggiornamento del personale docente e direttivo nelle scuole di ogni ordine e grado, integrando i corrispondenti interventi dello Stato, a favore delle scuole che, nell'esercizio dell'autonomia didattica di cui all'articolo 4, comma 6, della Legge 24 dicembre 1993, n. 537, svolgano attività volte a perseguire le finalità previste dall'articolo 1 della presente legge.
2. In modo specifico, vengono finanziate le iniziative che abbiano lo scopo di favorire la maturazione culturale, l'esercizio del diritto allo studio, l'integrazione degli alunni nella comunità scolastica, di arricchire il livello delle competenze linguistiche e della formazione culturale dei cittadini, nel quadro degli indirizzi generali fissati ai sensi dell'articolo 18 ed in relazione ad obiettivi connessi alle esigenze locali e negli ambiti di flessibilità curricolare, attraverso progetti formativi finalizzati alla conoscenza della cultura e della lingua della Sardegna nelle seguenti aree disciplinari:
a) lingua e letteratura sarde;
b) storia della Sardegna;
c) storia dell'arte della Sardegna;
d) tradizioni popolari della Sardegna;
e) geografia ed ecologia della Sardegna;
f) diritto, con specifico riferimento alle norme consuetudinarie locali e all'ordinamento della Regione autonoma della Sardegna.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 68 e 16. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala per illustrare l'emendamento numero 68.
MASALA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, per illustrare l'emendamento numero
16.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente. E' vero che esiste l'autonomia scolastica, così come è vero che esiste l'autonomia universitaria, ma per quanto riguarda l'autonomia universitaria, dopo le lodi di gloria, credo che qualche università, principalmente quelle piccole, stiano tornando indietro, perché l'autonomia viene intesa con la parola "gestisciti", cioè cerca i soldi. Pertanto, nel caso, per esempio, nel caso dell'Università di Sassari, rispetto a una università di Roma, di Milano o di Firenze, si trova in grossissime difficoltà perché spessissimo non riesce a trovare i mezzi per poter andare avanti. Quindi, l'autonomia, passatemi il termine, va a farsi benedire. Credo che la stessa cosa valga per l'autonomia scolastica: puoi fare tutto quel che credi dal punto di vista della sperimentazione, però devi procurarti i soldi. Di soldi sappiamo che ce ne sono pochissimi; enti, strutture, privati che diano soldi ce ne sono pochissimi. E' una situazione direi molto ma molto grave. Pertanto credo che i soldi che la Regione ha dovrebbero essere utilizzati in modo diverso, perché nel momento in cui le scuole chiudono dobbiamo fare di tutto perché le scuole non chiudano, perché i pochi soldi portano, per esempio, a far sì che le scuole materne non statali non possano avere quei fondi ai sensi di una legge regionale, però riusciamo a trovare i soldi per qualche sperimentazione didattica che può essere importante ma che resta così all'interno di piccole strutture, di piccole comunità, perché lì la sperimentazione può essere fatta, l'altro giorno qualcuno diceva che è stata fatta la sperimentazione in molte classi e che in molte classi si è insegnata una delle tante varianti del sardo, probabilmente, i risultati sono stati ottimi, hanno imparato anche queste cose, però pensare a sperimentazioni in tutta la Sardegna, in tutti i comuni, in tutte le scuole, credo che veramente sia difficile, perché dovremo anche spiegare come questa sperimentazione didattica può essere fatta principalmente nelle scuole delle grandi città, perché se una sperimentazione può essere fatta in un piccolo centro, e l'ho già detto un'altra volta, in cui tutti parlano una certa parlata, probabilmente è facile, ma immaginiamoci a Sassari, Scuola di San Giuseppe, si decide di fare la sperimentazione in una certa classe, oppure per alunni di varie classi che vogliono fare la sperimentazione, e immaginiamo che questi alunni provengano da famiglie con parlate diverse, quale sperimentazione didattica facciamo, su quale parlata? Perché questo è il concetto, adesso lei può anche sorridere, perché però a un certo punto è questo, o vogliamo imporre qualche cosa, oppure dobbiamo esattamente tenere conto di tutte queste altre obiezioni che noi abbiamo fatto. Pertanto io credo, al di fuori di tutte le sperimentazioni fatte e che possono essere fatte e che spessissimo non servono a nulla, come hanno dimostrato le sperimentazioni fatte in questi anni, io credo e lo ripeto che questi soldi possano essere spesi molto ma molto meglio per tanti altri problemi che abbiamo in Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Frau. Io vi chiedo scusa, prendo questo intervento anche come illustrazione della posizione, però per una mia svista, poco fa mi sono dimenticato di chiedere il parere del relatore e della Giunta sugli emendamenti.
Ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. L'emendamento soppressivo numero 68 non è accolto, l'emendamento numero 16 della Giunta è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. L'emendamento numero 68 non è accolto.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 68. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 16. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 17. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 18.
CONCAS, Segretaria:
Art. 18
Indirizzi generali per l'attivazione
di progetti formativi
1. L'Assessorato regionale della pubbli-ca istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, per il perseguimento dei fini di cui all'articolo 17, predispone, su proposta elaborata dall'Osservatorio, indirizzi generali per le attività tese a valorizzare lo studio e la diffusione della cultura e della lingua della Sardegna nelle scuole di ogni ordine e grado.
2.Gli indirizzi generali di cui al comma 1 sono approvati con deliberazione della Giunta regionale, previo parere della Commissione consiliare competente.
3. Gli indirizzi generali ed i conseguenti progetti formativi sono finalizzati ad attivare le fasi di sperimentazione previste dall'articolo 20 e possono essere progressivamente ridefiniti sulla base dei risultati della sperimentazione stessa.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. L'emendamento soppressivo non è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Non lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 69. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 18. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 19.
CONCAS, Segretaria:
Art. 19
Finanziamento dei corsi universitari
1. L'Amministrazione regionale ha facoltà di finanziare, presso le Università della Sardegna, cattedre universitarie e corsi integrativi, destinati alla formazione del personale docente, da realizzare mediante contratti di diritto privato, volti all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla Sardegna prioritariamente nelle aree di cui al comma 2 dell'articolo 17.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 70 ha facoltà di parlare il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, queste cose le avrei potute anche dire per quanto riguarda l'articolo 17, interventi finanziari per la formazione scolastica degli allievi, e l'aggiornamento del personale docente e direttivo, quindi sicuramente ci deve essere qualcuno che possa poi insegnare agli allievi, ma devono sicuramente tornare a scuola per imparare qualche cosa. Lei sa, onorevole Presidente, per quanto sia facile imparare una lingua, per quanto ci siano bravi insegnanti che abbiano potuto per esempio imparare il francese, il tedesco, l'inglese, è sempre importante che qualcuno sia di lingua madre per potere sicuramente, come possiamo dire, trovare tutte quelle sfumature per l'insegnamento ottimale della lingua. E allora questo è difficile perché chiunque alla fine può avere una infarinatura della cosiddetta lingua sarda o delle varie parlate, perché le ripeto, ognuno di noi qui se si dovesse mettere ad insegnare qualcosa lo fa sempre in modo diverso, non solamente da come la si insegna ma in base a sue cognizioni sulla conoscenza di una determinata parlata, di questo credo che siamo convinti tutti. Allora, l'amministrazione regionale può finanziare corsi universitari, può istituire cattedre universitarie, corsi integrativi destinati alla formazione del personale docente da realizzare mediante contratti. Chi sarebbero, ecco io vorrei sapere, chi sarebbero questi illustri cattedratici che eventualmente sanno insegnare ai signori docenti per insegnare a loro volta agli allievi, o al corpo direttivo. Chi sono questi signori docenti, questi cattedratici, se esistono, perché è probabile che qualcuno esista e sia anche bravo, in una determinata parlata, ma se il comune di Gonnosnò e la scuola di Gonnosnò vuol fare una sua sperimentazione e quindi la sperimentazione in quella parlata e se c'è qualche docente disponibile, ma se questo docente vuole prima di tutto essere edotto su quella parlata, troviamo qualcuno oppure questo qualcuno è un tuttologo che sa un pochettino di tutto? E questo va bene. Io direi che è opportuno sapere queste cose prima di istituire cattedre universitarie che possono essere cattedre universitarie di élite dove ci può andare qualcuno che pensa di potere apprendere qualche cosa, ma nel momento in cui dobbiamo pensare ai corsi integrativi per i docenti e personale direttivo, be', signori miei, dobbiamo avere certezza che questi possano apprendere quello che poi domani debbono insegnare. Io ho questi dubbi, li ho ancora, vorrei che qualcuno mi spiegasse bene questa situazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fois Paolo per illustrare l'emendamento numero 5.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Molto brevemente, si tratta di inserire nel testo dell'articolo 19 un riferimento alla recente legge dell'8 luglio 1996, numero 26, che il Consiglio ha approvato, e che ha previsto una determinata procedura attraverso la quale la Regione provvede a finanziare le università per iniziative sul piano didattico. Penso che forse questa mia proposta di emendamento richiederà qualche piccola correzione sul piano della forma, ritengo che si possa alla fine dell'attuale articolo, al comma 7 dell'articolo 17, aggiungere "dette cattedre e tali corsi saranno finanziati secondo le modalità della legge dell'8 luglio 1996, numero 26.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca , relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. L'emendamento numero 70 non è accolto. L'emendamento numero 5 con le precisazioni dell'onorevole Fois è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Anche per la Giunta non è accoglibile l'emendamento numero 70. E' invece accoglibile l'emendamento numero 5 con questa trasformazione da sostitutivo parziale in aggiuntivo. Vorrei ancora ricordare al collega Frau che l'esimia università in cui lui lavora ha una facoltà di linguistica sarda che ha prodotto professori di grande levatura. Il professor Pittau che oggi non sta insegnando, è il suo parere, io credo di interpretare l'opinione di molti; e oggi il professor Paulis che credo abbiano le conoscenze tecnico-scientifiche per fare il lavoro che appunto richiede l'articolo 19.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Io non vorrei far perdere molto tempo. Mi hanno segnalato ben due nomi e io ne prendo atto di questi due nomi. Potrei dirle che ci sono molte facoltà, lasci perdere quella di linguistica sarda, molte facoltà di lingue, sempre a Sassari, dove dovrebbero insegnare le lingue straniere, ma coloro che escono da quelle università, per colpa loro e per colpa degli insegnanti, le lingue non le conoscono assolutamente.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 70. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 19. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 20.
CONCAS, Segretaria:
Art. 20
Sussidi all'attività di sperimentazione
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare le spese sostenute dalle scuole di ogni ordine e grado che, attraverso i progetti formativi di cui all'articolo 17, attuino fasi di sperimentazione fondate sui seguenti principi:
a) studio della lingua sarda nelle diverse varianti in uso nella regione, a partire dalla parlata della comunità di appartenenza;
b) studio sistematico dei vari aspetti del patrimonio ambientale, tecnologico, scientifico, artistico e culturale della Sardegna, anche mediante l'impiego della lingua sarda come strumento veicolare;
c) formulazione di programmi educativi biculturali e bilingui.
2. In funzione degli obiettivi previsti al comma 1, l'Amministrazione regionale è altresì autorizzata ad erogare finanziamenti diretti alla produzione e alla pubblicazione di testi scolastici o altri strumenti finalizzati all'insegnamento della cultura e della lingua sarda, nonché all'acquisto di materiale didattico di uso individuale e collettivo.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare l'emendamento numero 71.
FRAU (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca , relatore.
ZUCCA (Progr. Fed.)., relatore. Non si accoglie
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non accoglie l'emendamento numero 71.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Io non intervengo sull'emendamento numero 71 perché c'è poco da dire sull'emendamento: o si accoglie o non si accoglie. Intervengo sull'articolo in relazione al quale mi pongo un interrogativo. Qui si dice che "possono essere finanziate le spese che attraverso determinati progetti attuino fasi di sperimentazione fondate sui seguenti principi, due punti a capo, a) lo studio della lingua". Cioè mi riesce difficile, esimio professor Zucca, vedere lo studio della lingua come un principio, come per qualunque altra cosa, non solo per la lingua. Questa è la lettera a). Per quanto riguarda la lettera c), dello stesso articolo 20, io ho sempre sentito parlare di persone colte; si dice "questa è veramente una persona colta". Giuro che non ho mai sentito parlare, e ho sessant'anni, l'ho detto stamattina, di una persona bicolta. Mi appello alla sua cortesia, però confesso che non vorrei fosse un neologismo. Ci sono modalità di espressione per cui uno può usare una lingua, due lingue, eccetera.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. E' rimasto per inerzia.
MASALA (A.N.). Sono stato attratto da questa parola in modo stimolante per cui non ho potuto fare a meno di intervenire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, si diceva prima durante un breve excursus nella sala riunioni che con questa legge abbiamo perso l'occasione di poterla votare tutti alla unanimità proprio per la sua articolazione, per i suoi contenuti. E i fatti ad abundantiam già è stato detto, un altro aspetto che come per il caso precedente mi balza con grande evidenza e continua a pormi dei dubbi sulla ratio che è stata usata per la composizione degli articoli è che alla lettera b) dell'articolo 20 si parla di studio sistematico dei vari aspetti del patrimonio ambientale, tecnologico, scientifico, artistico eccetera, ma non storico. La storia ce la dobbiamo dimenticare, è meglio che non andiamo a vedere che cosa è stata la Sardegna, che cosa siamo stati e che cosa eravamo fino ad avant'ieri e non voglio andare oltre. Tra l'altro era indicato il discorso e il riferimento al patrimonio storico nella stesura di base e la Commissione l'ha cassato. Vorrei conoscere le motivazioni del perché l'approfondimento sulla nostra storia manca e invece dobbiamo approfondire ogni studio sul patrimonio ambientale, tecnologico e scientifico, quasi che dobbiamo andare a vedere (di tecnologico poco avevamo) i resti di quel parco tecnologico avviato qualche anno fa che ormai probabilmente passa a far parte della storia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, credo che alla lettera c) del primo comma dell'articolo 20, questo "biculturale" sia un qualche cosa che effettivamente mi sembra contrario allo spirito della legge, perché è chiaro che esistono diverse culture, se le intendiamo come diverse manifestazioni del pensiero umano, della storia umana che produce determinati modi di vita, determinati codici linguistici, determinata letteratura. Però, nel momento in cui si passa alla fase di insegnamento, io credo che non si possa parlare di diverse culture. Nella fase di insegnamento si fa della cultura, perché appunto si agisce anche con un sincretismo in diverse espressioni culturali ma affinché gli allievi apprendano una cultura, che chiaramente può derivare anche da diverse ispirazioni. Per cui io chiedo, Presidente, che in sede di votazione si proceda separatamente a votare la parola "biculturali e" e chiedendone ovviamente la non approvazione, la soppressione, in quanto mi sembra incongrua con tutto il resto della legge. Sono invece chiaramente favorevole, considerati gli apprezzamenti che il collega Boero ha fatto in altre occasioni nei miei confronti, a mantenere la dizione "bilingue".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Io faccio ammenda; questo termine è stato preso per inerzia quando quel bonus dormit tatu merus (?) dice un antico detto, succede, però lo scandalo non dovrebbe essere uno scandalo molto grande, perché se è vero che è inadeguato il termine riferito alla cultura come formazione culturale nel senso corrente, se si riferisce invece alla cultura nel senso di Levi Strauss , nel senso dello strutturalismo, il termine biculturale, io le faccio leggere dizionari di strutturalismo antropologico dove il termine biculturale è usato e riusato e riusato correntemente. Quindi lo scandalo non deve essere nemmeno immenso. E' inopportuno in questo contesto, è stata una distrazione della quale siamo pronti ad ammendarci riscrivendolo nel termine. Però non è un termine inventato; non è usato a proposito, però, non è un termine inventato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, brevemente, per sorridere anch'io. Ha ragione, una volta tanto, il professor Zucca, caro collega professor Zucca, a dire che non è poi tanto scandalo se consideriamo tutti gli scandali che sono contenuti in questo testo di legge. Ecco, volevo sottolineare questo aspetto e ringrazio il collega Bonesu che ha voluto elevare quello che pensavo fosse un neologismo inventato su due piedi dal sottoscritto in un momento di battuta, a dignità addirittura di termine che sta in legge; lo ringrazio tanto.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 71. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 20, che va inteso emendato dalla espressione "biculturale" che figura alla lettera c). Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 21.
CONCAS, Segretaria:
Art. 21
Verifica della sperimentazione
1. A conclusione delle fasi di sperimentazione di cui all'articolo 20, le relazioni sugli esiti delle stesse saranno inviate, da ciascuna scuola ove hanno avuto luogo, anche all'Osservatorio, che formulerà una elaborazione di sintesi delle varie esperienze maturate, in riferimento alle finalità della presente legge.
2. I risultati delle citate attività di sperimentazione vengono catalogati e conservati presso l'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Gli elaborati di sintesi, corredati dei materiali più significativi prodotti nelle attività di sperimentazione, vengono resi noti, a cura dello stesso Assessorato, alle scuole di ogni ordine e grado, che peraltro possono accedere all'intera documentazione prodotta, al fine di svolgere ulteriori, analoghe, attività.
PRESIDENTE. All'articolo 21 è stato presentato un emendamento.
Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.
FRAU (A.N.). L'articolo 21, verifica della sperimentazione: le varie scuole annualmente, conclusa la sperimentazione, dovrebbero inviare, dice l'articolo 21, anche all'osservatorio i risultati ottenuti il quale osservatorio formulerà un'elaborazione di sintesi. Quindi dovrebbe dare un suo parere in merito allo studio della lingua sarda, dovrebbe dare un suo parere in merito, per quanto dice l'articolo 20, allo studio sistematico dei vari aspetti del patrimonio ambientale, tecnologico, scientifico, artistico e culturale della Sardegna, anche mediante l'impiego della lingua sarda come strumento veicolare. Quindi dovrebbe dare questo parere. Ma se noi andiamo a vedere da chi è composto questo osservatorio, all'articolo 6 è stato anche presentato un emendamento che ha cambiato qualcosa, questi personaggi sicuramente sono personaggi, sono degli studiosi nelle varie discipline, sono sicuramente personaggi di altro livello ma ho l'impressione, principalmente, per quanto riguarda lo studio della lingua o lo studio dei dialetti, della variante, di quel centro, che molti di questi, se non tutti, non possono dire assolutamente nulla. E quindi non possono dare un loro parere. Pertanto, a mio avviso, c'è il rischio che questi risultati restino così. E pertanto è difficile dire se questa sperimentazione ha portato a quegli obiettivi che la legge vuole ottenere. Perché poi? Perché poi questi risultati, o parte di questi risultati, con questo parere, perché se i risultati sono negativi non li mandiamo assolutamente; chiudiamo e non se ne parla più, quei soldi li usiamo per altre cose. Perché poi questi risultati dovranno essere inviati a tutte le scuole di ogni ordine e grado che potranno anche loro programmare un qualcosa del genere. E allora ecco perché noi chiediamo la soppressione dell'articolo 21, non perché non debba essere fatta una verifica, ma perché ci troviamo nelle condizioni di far fare la verifica a un osservatorio e probabilmente questa verifica non può essere fatta. Probabilmente pertanto dovremmo cercare, se esistono, e possono esistere altri organismi e personaggi per fare questo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Non lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 72. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 21. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'articolo 22 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 23.
CONCAS, Segretaria:
Art. 23
Centri di servizi culturali
1. L'Amministrazione regionale, nel perseguimento della finalità della presente legge ed in particolare per favorire l'attività di educazione degli adulti finalizzata alla promozione e allo sviluppo delle conoscenze, con particolare riferimento alla lingua, alla cultura e alla storia della Sardegna, si avvale prioritariamente delle strutture e del personale dei Centri di Servizi culturali di cui alla legge regionale 15 giugno 1978, n. 37, integrata dall'articolo 58 della legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare l'emendamento numero 73.
FRAU (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Non lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 73. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 23. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'articolo 24 è soppresso. Si dia lettura del Titolo V.
CONCAS, Segretaria:
TITOLO V: USO DELLA LINGUA SARDA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.
PRESIDENTE. Al titolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare l'emendamento numero 74.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, io credo che possa illustrare sia l'emendamento numero 74 che il 75, per non ripetermi. Per quanto riguarda l'uso della lingua sarda nella pubblica amministrazione, non mi ripeto sul termine lingua sarda, lasciamo tutta quella parte, diamola per scontata per non tediare ancora i colleghi, però questo articolo comporta la possibilità miei collegi deliberativi regionali e locali che lo contemplino nei rispettivi regolamenti e statuti di poter usare liberamente durante la discussione la lingua sarda: "Le relative amministrazioni garantiscono, ove venga richiesta, la traduzione di tali interventi.". io ricordo la battaglia che feci all'interno del Consiglio comunale di Sassari quando approntammo lo Statuto su questo problema, dicendo fra le tante cose che in quel consesso elettivo, quei cinquanta prima e quaranta dopo eravamo sicuramente provenienti da realtà culturali e linguistiche diverse e pertanto non poteva essere data questa possibilità, perché tutti i consiglieri presenti, e non solo i consiglieri, dovevano avere la possibilità di comprendere nella interezza le argomentazioni di un altro consigliere. Ma non solo: è pur vero che alle riunioni degli organi elettivi rappresentativi il popolo che partecipa è sempre scarso, però succede spesso che qualcuno partecipi, e perché togliere la possibilità a questo qualcuno di poter capire tutto ciò che in quel consesso elettivo viene detto? Immaginiamo per un attimo che in quel consesso elettivo sia presente anche qualcuno che non è sardo, cittadino italiano a tutti gli effetti, eletto, perché dobbiamo impedire a questo di poter ascoltare per intero? Perché, vede, mentre quella legge, la legge regionale di cui non ricordo il numero, dà la possibilità a un consigliere regionale di poter usare la sua parlata previa distribuzione del testo, in questo caso questo non è assolutamente previsto, tant'è che le amministrazioni possono su richiesta garantire dopo, eventualmente, la traduzione di tali interventi. Credo che in tutto questo noi andremo contro quelle che sono le libertà dei singoli individui di poter prendere parte a un consesso elettivo e di poter ascoltare, nel momento in cui non ci siano sedute segrete, ciò che in questo consesso viene detto.
Ma, oltre a questo, c'è la possibilità della corrispondenza e delle comunicazioni orali dei cittadini dirette alle amministrazioni regionali e a quelle locali, e quindi poter usare la lingua sarda, poter usare un qualsiasi idioma della Sardegna. Questo, poi, comporterà, signor Presidente, onorevoli colleghi, tanti di quei problemi che noi non possiamo assolutamente pensare. Immaginiamo per un attimo che il signor X mandi all'amministrazione regionale la sua richiesta nella sua parlata, scritta più o meno bene, queste cose le vedremo, e che l'amministrazione regionale risponda in lingua italiana, perché probabilmente non ha la possibilità di rispondere in quella parlata, e il signor X dica: no, c'è la legge, tu mi devi rispondere in base a quello che io ti ho scritto, cioè in base all'idioma che io ho usato, perché tu devi avere la possibilità di rispondermi in quel modo. Non solo, il signor X si può rivolgere non solo per iscritto ma anche oralmente: un cittadino qualsiasi si presenta a uno sportello di un ente pubblico per parlare con l'impiegato e il funzionario di turno, gli si rivolge nella sua parlata e l'impiegato, il funzionario di turno non capisce assolutamente quella parlata. Immaginatevi le discussioni, ma non del cittadino qualunque che poi quello magari politicizzato non fa grosse discussioni, immaginiamoci certi signori che sono qui dietro, in Via Roma, in berritta, e che chiedono queste cose. Pensiamo a queste cose, le discussioni che succederanno. Ma questo anche principalmente perché non c'è quella parlata unitaria che potrebbe al limite unirci tutti. Non solo: poiché i concorsi pubblici sono liberi, così almeno dovrebbero essere per qualsiasi cittadino dello Stato, e in Sardegna molti, non sardi, giustamente lavorano, così come molti sardi lavorano in altre parti del continente quali cittadini italiani, questo signor X, che vuole venire qui e che partecipa deve sapere per forza, per quello che ho detto prima deve conoscere la parlata di quel tal posto, salvo poi spostarsi da un'altra parte e dover conoscere qualche altro dialetto. E' vero che da alcune parti si è pensato di far fare un esame di ammissione. Eliminato dalla scuola facciamo l'esame di ammissione per poter venire in Sardegna e per poter eventualmente lavorare in Sardegna.
Signori miei, pensate principalmente, pensate prima di approvare questo articolo 25, perché se è vero che tutti noi continuiamo a dire che nessuno vuole andare contro la lingua italiana, io credo che in questo modo non solo si può andare contro la lingua italiana, ma si vuole andare anche contro quegli italiani che vogliono venire in Sardegna, contro quegli italiani che vivono in Sardegna e che vogliono continuare a parlare la lingua italiana anche negli uffici pubblici.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. L'emendamento numero 74 non è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e cortesi colleghi, è proprio vero che al peggio non vi è limite, e l'articolo 25 di questa strana legge ne è la dimostrazione. Le motivazioni espresse a favore dell'emendamento dal collega Frau sono di una chiarezza che solo una totale cecità politica e culturale non permette di ascoltarle e di accoglierle, io osservavo i colleghi in Aula quando il collega Frau esprimeva, con doverose e compiute argomentazioni, la assurdità del contenuto dell'articolo 25, nessuna attenzione, e a proposito di bip in quel momento c'erano tritelefonini della Giunta che, con molta attenzione, tutto faceva meno che ascoltare uno dei nodi, dei passi fondamentali di questa strana legge e da tritelefonini se ne infischiavano e regolarmente il relatore, salvo qualche eccezione di cui stasera ci ha gratificato, proprio in un articolo dove veramente la discussione, la spiegazione, il levare quei sacrosanti dubbi esposti dal collega Frau, erano una cosa più che doverosa, con uno strano paraocchi immaginario, ci si solleva e non si accoglie, così uno dei tre tritelefonini, telefonino buttato giù finalmente, ha il tempo di dire: non si accoglie. Non si discute su una cosa assurda che nella pratica quotidiana, cari colleghi, quando questa legge purtroppo troverà luce ed esecutività, creerà veramente un gran, non posso dire il termine, ma mi avete capito, una gran confusione, delle grandi problematiche, delle grandi discussioni. Mi fa sorridere l'aspetto che quando verrà il tempo, siccome io sono talvolta scherzoso, mi piace sfottere per sottolineare l'assurdità anche di questa legge, se ne avrò l'opportunità, se sarò ancora qui, quando verrà il tempo, siccome sono sardo a dispetto di certi sardisti, ma molto sardo, e almeno un dialetto lo so parlare bene, avrò la facoltà di rompere i timpani in campidanese da questi banchi finalmente e parlare solo in campidanese per sottolineare l'assurdità dell'articolo 25, cari colleghi, che senza neanche lo straccio di mezza parola non si accoglie, non avete avuto il coraggio di argomentare questo disastro, torno a dire che al peggio non c'è mai limite e lo state dimostrando.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che siamo in sede ancora di discussione del Titolo V. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, l'articolo 25, nell'ambito dei nostri poteri costituzionalmente garantiti di ordinamento della Regione e degli enti regionali, e ordinamento degli enti locali, non fa che applicare un principio che la pubblica amministrazione è al servizio del cittadino. Credo che con questa norma non assisteremo più alle scene in cui il pubblico funzionario con arroganza imponeva al cittadino di parlare la lingua che voleva il funzionario, credo che il pubblico funzionario debba invece adeguarsi ai codici linguistici dei cittadini sardi che non tutti sono perfetti conoscitori dell'idioma di Dante e di questo ne abbiamo spesso dimostrazione in vari campi. Per cui io credo che come il siciliano ha problemi ad andare a fare il funzionario comunale o regionale in Valle d'Aosta o in provincia di Bolzano, credo che abbia gli stessi problemi in Sardegna, è il pubblico funzionario che deve adeguarsi alle esigenze dei cittadini e non i cittadini alle esigenze di una amministrazione ottusa che rifiuta i sistemi di comunicazione che i cittadini vogliono.
PRESIDENTE. Siamo sempre sul Titolo, poi sull'articolo 25 è un altro discorso, l'onorevole Frau per semplificare ha illustrato anche il 25.
Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Infatti io volevo intervenire sul titolo e solo sul titolo perché indipendentemente dalle altre considerazioni lo leggo molto generico. Io ho sempre saputo che quando si parla di pubblica amministrazione si intende riferirsi a tutta l'attività degli enti pubblici non economici: comune, province, regioni, stato. Qui non mi risulta dal titolo che la disciplina che si vuole introdurre si riferisce esclusivamente alla pubblica amministrazione sia pure specificato dopo a livello regionale e sub-regionale, il titolo è quello che è, cioè se io dal titolo traggo un diritto, questo diritto lo esercito anche nei confronti delle amministrazioni non regionali, statali, sì, il titolo è così, qui avrebbe dovuto essere, se vogliamo essere corretti fino in fondo "uso della lingua sarda nella pubblica amministrazione regionale", perché diversamente io sono legittimato dal titolo ad interpretare estensivamente anche nei confronti della pubblica amministrazione statale, e quando mi rivolgo al sindaco, mi rivolgo al sindaco come capo dell'amministrazione comunale o come ancora rappresentante del governo e come faccio a distinguere, quindi gli atti per esempio dello stato civile, che sono esercitati dal comune ma come organo statale, vanno utilizzati in lingua sarda o in lingua italiana? Questo è un problema che io pongo all'attenzione dell'Aula, perché se poi questa cosa viene letta con attenzione uno può anche interpretarlo così come la sto interpretando io.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, il dibattito ha finalmente consentito il chiarimento delle diverse posizioni, devo passare alla votazione.
Metto in votazione l'emendamento numero 74. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione il titolo V. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 25.
CONCAS, Segretaria:
Art. 25
Collegi e rapporti con le Amministrazioni
1. Con riguardo ai compiti di tutela, valorizzazione, diffusione culturale e linguistica previsti dagli articoli 6 e 9 della Costituzione della Repubblica e sulla base della competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali attribuita alla Regione autonoma della Sardegna dalla legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2, nelle assemblee e negli altri collegi deliberativi regionali e locali che lo contemplino nei rispettivi regolamenti e statuti, potrà essere liberamente usata, nella fase della discussione, la lingua sarda. Le relative amministrazioni garantiscono, ove venga richiesta, la traduzione di tali interventi.
2. Ove previsto nei citati regolamenti e statuti, degli interventi così svolti dovrà essere garantita la verbalizzazione. Sulla base dei citati ordinamenti, nella successiva fase deliberativa e nei conseguenti documenti, potrà essere usata la lingua sarda purché accompagnata, a cura del presidente del collegio, dal corrispondente testo in lingua italiana.
3. Nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali dei cittadini dirette all'Amministrazione regionale e a quelle locali è possibile usare la lingua sarda.
4. Entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge tali amministrazioni adeguano alle esigenze pratiche poste dalle suindicate finalità le relative strutture, utilizzando, a tal fine, i corsi di aggiornamento e qualificazione del personale regionale e locale che l'Amministrazione regionale predisporrà entro tre mesi dalla stessa data.
5. Gli oneri derivanti dal disposto del precedente comma fanno carico sugli stanziamenti iscritti in conto dei capitoli 02093, relativamente al personale dell'Amministrazione regionale, e 11061, relativamente al personale degli enti locali, del bilancio della Regione dell'anno 1997 e dei corrispondenti capitoli degli anni successivi
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. L'emendamento numero 75 è stato illustrato prima dal consigliere Frau.
Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.
ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. Non può accoglierlo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Cari colleghi, signor Presidente, era per scusarmi, ma prima interpretando diciamo l'illustrazione del collega Frau sia del titolo che dell'articolo, il primo emendamento, il secondo emendamento io nella foga ho parlato per l'uno e per l'altro. Comunque noto che c'è stato, nel frattempo, un notevole sforzo di fantasia da parte del professor Zucca che ha cambiato la dizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Quando viene bandito un concorso pubblico per l'assunzione di funzionari nella provincia di Bolzano solitamente viene chiesto come requisito anche la conoscenza del tedesco. Siccome lì vige il bilinguismo è chiaro che chiunque voglia affrontare una carriera da quelle parti giustamente deve conoscere sia l'italiano che il tedesco. Però lì ci troviamo davanti ad una situazione di semplificazione massima perché, bene o male, per quanto il tedesco sia per me arabo, cioè è difficile da capire, è pur sempre una singola lingua, è una sola lingua. Quindi uno va lì, ha studiato il tedesco, vince il concorso, parla indifferentemente in italiano e in tedesco. Io sto pensando, non me ne vorrà per la citazione, al valentissimo funzionario della prima Commissione, il dottor Mura, il quale essendo sassarese. come dicono loro "in ciabi", poi mi spiegherete che cosa vuol dire, che dovesse eventualmente trovarsi di fronte a degli scritti in campidanese, perché poi è la grafia, attenzione, non è il parlare il sardo è lo scriverlo il difficile; non è che in uno sportello dobbiamo avere un funzionario che debba conoscere tutte le parlate, perché poi il concorso come si fa, se il funzionario è a Cagliari, può ascoltare in sardo soltanto i cagliaritani? E allora i sassaresi che risiedono a Cagliari quando vanno agli sportelli in che lingua devono parlare se non sanno parlare che il sassarese. Hanno diritto di trovare un funzionario allo sportello che sappia rispondere in sassarese. E il gallurese, noi stessi che siamo a Cagliari quando andiamo in un determinato ufficio abbiamo diritto di parlare nelle nostre parlate e abbiamo il diritto di avere un interlocutore che ci risponda nella stessa lingua. Ma che cosa vuol dire? L'ipotesi che io volevo fare però è un'altra, se viene riconosciuto un diritto e cioè quello di potersi esprimere e di poter scrivere in una determinata lingua, questo diritto implica di necessità per essere compiuto, diversamente sarebbe una presa in giro, che la risposta debba essere data nella medesima, identica lingua e parlata. Domanda di concessione di un determinato beneficio, istruzione della pratica, decreto in ipotesi di rigetto io lo debbo avere in lingua sarda perché deve essere coerente alla domanda. Se io non lo ottengo in lingua sarda e faccio ricorso devo allegare gli atti, e questi atti presuppongono anche la presentazione della copia della domanda che è in lingua sarda, e quindi investo i giudici del TAR, per esempio, o un giudice ordinario che non è scritto da nessuna parte che debba conoscere il sardo, i quali si trovano nella necessità di dover ricorrere a degli interpreti per poterli leggere. Perché badate chi ha esperienza di relazioni umane sa benissimo che nelle relazioni, negli uffici, negli studi legali per esempio, dappertutto, ognuno di noi ha avuto sempre la opportunità di interloquire con persone che parlano il sardo. Ma questo non significa che si debba dare la risposta nello stesso modo, che si semplifica la risposta, che ci si sforza di dare la risposta nello stesso modo, ma quando la parola diventa scritto allora bisogna cogliere l'essenza anche per le implicazioni di ordine giuridico. Quando noi in dialetto diciamo "possesso", per esempio, possiamo anche intendere proprietà, invece in italiano sappiamo benissimo che sono due concetti diversi. "Du tenidi", a quale titolo? A titolo di proprietà, a titolo di possesso? Ci sono delle sfumature in ciascuna parlata che difficilmente possono essere riportate in un'altra; e questo può essere fonte di confusione, di errate interpretazioni delle cose. Pertanto per quanto riguarda l'articolo 25 io dopo che l'assemblea avrà, come ritengo, rigettato l'emendamento numero 75, e passerà alla votazione dell'articolo 25 io chiederò che l'articolo 25 venga votato per parti separate e cioè dall'origine al terzo comma, terzo comma escluso, quarto e quinto comma anche separatamente o anche insieme al primo e al secondo, ma separatamente il terzo comma con lo scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ma io mi chiedevo mentre parlava l'onorevole Masala se avevamo davanti lo stesso testo legislativo, perché francamente certe affermazioni non trovano assolutamente riscontro nel testo. Prima di tutto atti ufficiali aventi valenza giuridica, il secondo comma dice che devono essere sempre e comunque con traduzione in lingua italiana, per cui l'atto che si impugnerà davanti al TAR sarà comunque un atto redatto in lingua italiana e quindi non ci saranno problemi di comprensione o di interpretazione a livello di TAR dove si presume che la gente la lingua italiana la conosca. Terzo comma che suscita le ire, nel terzo comma purtroppo dico io non c'è l'obbligo di rispondere in lingua sardo. E dirò di più, che questo problema delle varianti è un problema che non si pone assolutamente, perché nel Canton dei Grigioni c'è l'obbligo di rispondere nella lingua ladina. Il cittadino è libero di usare la varietà che lui conosce della lingua ladina e l'amministrazione risponde nella varietà che il funzionario conosce. Chiaramente i codici linguistici possono non essere assolutamente identici, ma credo che il cittadino diciamo di Bonorva che va diciamo al comune di Nuoro sarà anche libero di usare il bonorvese ma non potrà pretendere che l'amministrazione di Nuoro gli risponda in sardo, ma se gli risponde in nuorese certamente non potrà adontarsene. Credo quindi che tanti problemi sollevati non hanno nessuna ragione di esistere, mi sembra che il regime dell'articolo 25 sia un regime realmente elastico che pone anche il pubblico funzionario di buona volontà a suo agio, anche perché a parte il fatto che non ha l'obbligo di rispondere in lingua sarda, comunque può usare la varietà di lingua sarda che ben conosce e che a livello di amministrazioni locali sarà normalmente quella della zona. Credo quindi che questi problemi assolutamente non esistano e mi pare che non esistano tutto sommato neanche nella realtà grandi problemi di comprensione. Se l'onorevole Boero vuole parlarci in campidanese credo che come capiamo i suoi discorsi in italiano capiremo quelli in campidanese.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Solo due battute per dire che questa legge, che vuole fare molte cose, una cosa non può fare: sopprimere l'uso della lingua italiana dal territorio regionale. Da questo punto di vista possiamo stare tranquilli: l'italiano è anche la lingua dei sardi e verrà parlata in tutte le occasioni nelle quali sarà necessario parlare una lingua che possa mettere in comunicazione tutti quanti. Non introduce peraltro, come diceva il collega Bonesu, nessuno strumento coercitivo. Per cui ognuno sarà libero di parlare e di rispondere alla maniera che vorrà. Ripeto però: l'italiano è la lingua che viene insegnata nelle scuole, la lingua che verrà parlata negli uffici pubblici, però a nessuno potrà essere chiesto l'interprete se il cittadino che si rivolge alla pubblica amministrazione avesse qualche difficoltà ad esprimersi correttamente in lingua italiana, perché molti parlano l'italiano ma non tutti lo fanno in modo comprensibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedete, torniamo sempre al punto di partenza. E' stato dichiarato, con grande enfasi e, io credo, anche con una certa sincerità da parte di taluno, che la legge non conteneva alcunché che volesse portare i sardi a usare esclusivamente il sardo, che d'altro canto c'è la libertà, che d'altro canto ci sono spazi, e allora perché fare la norma; allora perché buttar giù una norma. La norma o si rispetta o non si rispetta, allora non mettiamola. Allora abroghiamo la norma. Ma siamo un attimo coerenti e conseguenti. Oppure è vero che i famosi dubbi, caro collega onorevole Scano, sono stato molto attento ai tuoi interventi, quanto meno è dubitabile che i contenuti di questa legge abbiano altri obiettivi, che siano sfuggiti o meno io non lo so, ma quanto meno il dubbio viene. A noi vengono i dubbi, voi avete certezze. Il popolo poi valuterà e giudicherà. Però se è come è stato detto, non vedo per quale ragione debba essere messo in norma.
PRESIDENTE. E' stato richiesto lo scrutinio segreto al comma terzo, quindi votiamo il primo e secondo comma a scrutinio palese , il terzo a scrutinio segreto e il quarto e quinto a scrutinio palese. Metto in votazione l'emendamento numero 75. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione i commi 1 e 2 dell'articolo 25. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Votazione a scrutinio segreto del comma 3 dell'articolo 25
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del comma numero 3 dell'articolo 25.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 62
astenuti 1
maggioranza 32
favorevoli 34
contrari 28
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GRANARA - LADU - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARRACINI - MARRAS - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - NIZZI - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - USAI Edoardo - USAI Pietro - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Metto in votazione i commi 4 e 5 dell'articolo 25. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Si dia lettura dell'articolo 26.
PIRAS, Segretario:
Art. 26
Interventi per il ripristino dei toponimi
in lingua sarda
1. L'Amministrazione regionale agevola, attraverso contributi agli enti locali, le ricerche sui toponimi in lingua sarda e il ripristino degli stessi, anche mediante l'installazione di cartelli stradali che contengano i nomi originari delle località, delle vie, degli edifici e di tutto quanto è significativo nella memoria storica dei Comuni. In tali casi le suddette indicazioni andranno ad aggiungersi a quelle esistenti in lingua italiana.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare l'emendamento.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, io l'avrei dato per illustrato ma, molto brevemente, per dire che credo che non sia necessario mettere in legge questo articolo per il ripristino dei toponimi in lingua sarda, perché? Voglio ricordare che in molti comuni della Sardegna questo viene già fatto; è il caso, per esempio, di Alghero dove tutte le scritte sono bilingue. E' il caso anche di altri comuni della Sardegna dove questo avviene. Quindi credo che sia a mio avviso superfluo mettere questo articolo in legge. Eventualmente noi siamo anche disponibili a ritirare l'emendamento, se è necessario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.
ZUCCA (Progr. Fed), relatore. Non accoglie l'emendamento, anzi l'argomento testé esibito dall'onorevole Frau rafforza il convincimento che si deve continuare su una strada giusta, considerata tale, mi pare, anche dall'onorevole Frau.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 76. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 26. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 27.
PIRAS, Segretario:
Art. 27
Interventi a favore della cultura sarda fuori dalla Sardegna e all'estero
1. Ai fini della tutela e della valorizzazione dell'identità culturale del popolo sardo, anche all'estero, l'Amministrazione regionale provvede all'attivazione degli strumenti previsti dalla presente legge anche con riferimento ai sardi residenti fuori dal territorio regionale e alle loro organizzazioni rappresentative.
2. In particolare, nel programma di cui all'articolo 13, dovranno trovare specifica previsione i seguenti interventi:
a) attività informativa e divulgativa sulle iniziative di rilevante interesse culturale riguardante la Sardegna;
b) organizzazione, a cura dell'Amministrazione regionale, di iniziative socio-culturali nelle aree in cui si registra una forte presenza di emigrati sardi;
c) istituzione di borse di studio a favore di figli degli emigrati, da usufruire nelle Università sarde o presso altre istituzioni scolastiche della Sardegna.
3. Possono essere parimenti conferite, previe le necessarie intese con il Ministero degli affari esteri, borse di studio a giovani stranieri appartenenti a paesi con maggiore presenza di emigrati sardi, favorendo al riguardo condizioni di reciprocità.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
All'articolo 28 la Giunta, forse sentendo le diverse componenti, ritiene di proporre due emendamenti, perché la legge, approvata in altra epoca, aveva necessità di un coordinamento, sia nella parte finanziaria che nella parte dell'entrata in vigore. Chiedo all'assessore di specificare lui questa esigenza e poi chiederò ai colleghi se sono d'accordo.
SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Si tratta di questo: la legge prevede che il tempo per elaborare i programmi sia il mese di giugno. E' evidente che in sede di prima applicazione non è possibile prendere in considerazione questa data, c'è solo la possibilità di inserire una norma transitoria che sposta la data di prima applicazione. Consultando anche i colleghi dell'opposizione ci è parso corretto fare una norma transitoria che prevede la prima applicazione col primo gennaio 1998, e questo ha una conseguenza finanziaria: si tratta di non utilizzare le somme destinate all'anno finanziario 1997, per utilizzare invece quelle dell'anno finanziario 1998. Tenendo conto che la legge, una volta approvata comunque entra a far parte dell'ordinamento della Regione, tutte le questioni che attengono nomine possono essere espletate prima e l'applicazione, cioè le prestazioni della legge verso i cittadini partono con decorrenza 1998. Era una cosa sfuggita prima perché di questa legge ormai si sta discutendo da molto. Quindi si tratta solo della prima applicazione.
PRESIDENTE. Questi due emendamenti sono stati distribuiti, è stata anche illustrata la motivazione tecnica che è legata allo slittamento dell'entrata in vigore della legge, e quindi della rimodulazione della parte finanziaria, chiedo se ci sono controindicazioni alla messa in discussione degli emendamenti e dell'articolo.
Si dia lettura dell'articolo 28 e degli emendamenti numero 77 e 78.
PIRAS, Segretario:
Art. 28
Copertura finanziaria
1. Le spese derivanti dall'attuazione della presente legge sono valutate in lire 6.430.000.000 annue.
2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1997 e nel bilancio pluriennale per gli anni 1997-1998-1999 sono introdotte le seguenti variazioni:
In diminuzione:
03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAMMA-ZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO
Cap. 03016 -
Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 30 maggio 1983, n. 11, art. 2, L.R. 8 marzo 1997, n. 8 e art. 34, comma 2, L.R. 8 marzo 1997, n. 9)
1997 lire 1.000.000.000
1998 ----------------
1999 ----------------
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 8 della tabella A allegata alla legge regionale 8 marzo 1997, n. 8.
11- ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT
Cap. 11024 -
Spese per l'effettuazione di interventi integrativi per esigenze impreviste (artt. 1, 14 e 16, L.R. 25 giugno 1984, n. 31, e artt. 3, comma 3, e 33, comma 2, L.R. 8 marzo 1997, n. 8)
1997 lire 1.000.000.000
1998 lire 1.000.000.000
1999 lire 1.000.000.000
Cap. 11028 -
Contributi all'Ente per le scuole materne per la manutenzione degli edifici di proprietà regionale, adibiti a scuola materna e per l'acquisto di arredamenti e attrezzature, anche didattiche e ludiche (art. 75, L.R. 28 aprile 1992, n. 6, art. 4, comma 3, L.R. 7 aprile 1995, n. 6, art. 33, L.R. 10 novembre 1995, n. 28 e art. 3, comma 3, L.R. 8 marzo 1997, n. 8)
1997 lire 1.000.000.000
1998 ----------------
1999 ----------------
Cap. 11090/01 -
Spese per la partecipazione della Regione alle fiere annuali del libro e per iniziative di informazione sull'attività regionale (L.R. 7 maggio 1953, n. 11, art. 78, comma 1, L.R. 30 maggio 1989, n. 18, art. 55, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 80, L.R. 30 aprile 1991, n. 13 e art. 3, comma 3, L.R. 8 marzo 1997, n. 8)
1997 lire 1.500.000.000
1998 lire 2.000.000.000
1999 lire 2.000.000.000
Cap. 11099 -
Finanziamento per l'attività istituzionale di Enti ed organismi con finalità didattiche e socio-culturali (art. 60, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 81, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 83, comma 1, L.R. 28 aprile 1992, n. 6, art. 5, L.R. 8 luglio 1993, n. 30, art. 47, comma 3, L.R. 7 aprile 1995, n. 6, art. 40, L.R. 10 novembre 1995, n. 28 e art. 3, comma 3, art. 32, comma 7 e art. 35, L.R. 8 marzo 1997, n. 8)
1997 lire 1.250.000.000
1998 lire 2.000.000.000
1999 lire 2.000.000.000
Cap. 11115 -
Contributi a favore del pubblico spettacolo (L.R. 21 giugno 1950, n. 17, art. 74, L.R. 28 maggio 1985, n. 12, art. 16, L.R. 26 gennaio 1989, n. 5, art. 77, L.R. 30 maggio 1989, n. 18 e art. 35, L.R. 8 marzo 1997, n. 8)
1997 lire 680.000.000
1988 lire 1.430.000.000
1999 lire 1.430.000.000
In aumento:
02 - ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE
Cap. 02093 -
Spese per la qualificazione, l'aggiornamento, la specializzazione e la formazione professionale del personale dell'Amministrazione regionale, spese per favorire la partecipazione ai corsi di qualificazione, di aggiornamento, di specializzazione e di formazione professionale da parte del personale degli enti locali, anche non territoriali e degli enti pararegionali (art. 39, L.R. 17 agosto 1978, n. 51); nonché da parte del personale del ruolo speciale provvisorio di cui alle leggi regionali 8 maggio 1984, n. 18 e 17 gennaio 1986, n. 12 (art. 123, L.R. 27 giugno 1986, n. 44)
1997 lire 50.000.000
1998 lire 50.000.000
1999 lire 50.000.000
Cap. 02102 -
Medaglie fisse di presenza, indennità di trasferta, rimborsi di spese di viaggio e indennità per uso di auto proprie o di mezzi gratuiti ai componenti e ai segretari di commissioni, comitati e altri consessi, istituiti dagli organi dell'Amministrazione regionale (artt. 7 e 17 bis, L.R. 11 giugno 1974, n. 15, L.R. 19 maggio 1983, n. 14, L.R. 27 aprile 1984, n. 13 e L.R. 22 giugno 1987, n. 27)
1997 lire 30.000.000
1998 lire 30.000.000
1999 lire 30.000.000
11- ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT
Cap. 11061 - (N.I.) 2.1.1.5.2.2.06.06 (05.04)
Finanziamento ai comuni per l'istituzione delle Consulte locali per la cultura e la lingua dei Sardi e per la qualificazione e aggiornamento del personale e contributi per le ricerche e il ripristino dei toponimi (artt. 9, 25, comma 4, art. 26 della presente legge)
1997 lire 50.000.000
1998 lire 50.000.000
1999 lire 50.000.000
Cap. 11061/01 - (N.I.) 1.1.1.4.1.1.06.06 (05.04)
Spese per l'istituzione del Catalogo generale della cultura sarda e per l'effettuazione del censimento del repertorio linguistico dei Sardi; per progetti finalizzati alla valorizzazione e alla diffusione della cultura e lingua sarda nell'ambito della formazione scolastica degli allievi e per l'aggiornamento del personale docente e direttivo e per la realizzazione nella scuola di progetti regionali e locali e integrativi degli interventi statali finalizzati alla tutela e alla valorizzazione della cultura e della lingua sarda (artt. 10, 11, 17 e 18 della presente legge)
1997 lire 2.600.000.000
1998 lire 2.600.000.000
1999 lire 2.600.000.000
Cap. 11061/02 - (N.I.) 2.1.1.4.2.2.06.06 (05.04)
Spese per l'effettuazione delle Conferenze annuali sulla cultura e lingua sarda e per la stipula di convenzioni con istituzioni universitarie, enti e associazioni pubbliche e private e con esterni, operanti nell'ambito della cultura e lingua sarda (artt. 12 e 16 bis della presente legge)
1997 lire 230.000.000
1998 lire 230.000.000
1999 lire 230.000.000
Cap. 11061/03 - (N.I.) 2.1.1.5.8.2.06.06 (05.04)
Contributi a Università, istituzioni scolastiche, enti locali, imprese, società e soggetti privati operanti nel settore culturale per l'attuazione di interventi a tutela della cultura e della lingua sarda; contributi al settore dei mass-media che trattino argomenti in lingua sarda (artt. 14 e 15 della presente legge)
1997 lire 1.900.000.000
1998 lire 1.900.000.000
1999 lire 1.900.000.000
Cap. 11061/04 - (N.I.) 2.1.1.6.3.2.06.06 (05.04)
Borse di studio sulla lingua e cultura sarda (art. 16 della presente legge)
1997 lire 150.000.000
1998 lire 150.000.000
1999 lire 150.000.000
Cap. 11061/05 - (N.I.) 2.1.1.5.8.2.06.06 (05.04)
Finanziamenti per corsi universitari integrativi tesi all'approfondimento scientifico delle conoscenze relative alla cultura e alla lingua sarda (art. 19 della presente legge)
1997 lire 450.000.000
1998 lire 450.000.000
1999 lire 450.000.000
Cap. 11061/06 - (N.I.) 2.1.1.6.2.2.06.06 (05.04)
Finanziamenti per la sperimentazione nel sistema scolastico regionale di programmi scolastici a tutela della cultura e della lingua della Sardegna e per la produzione e la pubblicazione di testi scolastici o altri strumenti per l'insegnamento della cultura e della lingua sarda, nonché per l'acquisto di materiale didattico (art. 20 della presente legge)
1997 lire 670.000.000
1998 lire 670.000.000
1999 lire 670.000.000
Cap. 11061/07 - (N.I.) 2.1.1.4.1.2.06.06 (05.04)
Interventi per la tutela e la valorizzazione dell'identità culturale del popolo sardo, anche all'estero e conferimento di borse di studio a giovani stranieri appartenenti a paesi con maggiore presenza di emigrati sardi (art. 27 della presente legge)
1997 lire 300.000.000
1998 lire 300.000.000
1999 lire 300.000.000
3. Le spese per l'attuazione della presente legge fanno carico ai sopraindicati capitoli del bilancio della Regione per il 1997 ed ai corrispondenti capitoli dei bilanci per gli anni successivi.
Si dia lettura degli emendamenti.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Se siamo d'accordo e se non ci sono controindicazioni, metto in discussione gli emendamenti numero 77 e 78.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 77. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 78. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione elettronica nominale del disegno di legge numero 87.
Ha domandato di parlare il consigliere Montis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo voluto conoscere l'orientamento complessivo reale ed esplicito attraverso gli interventi delle componenti politiche presenti in quest'aula, soprattutto su questa legge specificamente dalle forze di centrosinistra, in altre parole è del tutto superato l'atteggiamento strumentale che è prevalso nel passato quando si è discusso di cultura e della introduzione, su scala regionale, della lingua sarda. Di volta in volta la salvaguardia dei valori culturali e della lingua, perché di lingue si tratta, sono state agitate per rivendicare la secessione, l'indipendenza, la rottura dell'unità nazionale, la Repubblica sarda in una parola, sulla quale per decenni si è agitato minacciosamente ai contestatori questa linea di contrapposizione a una richiesta di unità nazionale e di sviluppo complessivo del movimento democratico italiano. In altri momenti gli stessi argomenti sono stati agitati per un processo contro lo stato democratico uscito dalla resistenza, e persino attribuendo ai lavoratori del Nord Italia la responsabilità della nostra arretratezza economica e sociale. Queste sono le perplessità serie che lo stesso Consiglio regionale ha manifestato in altre occasioni, nei lunghi ed estenuanti dibattiti protrattisi per più legislature, fino alla clamorosa bocciatura all'VIII o non ricordo bene se alla IX legislatura. Debbo dire che alcune delle perplessità che noi avevamo le abbiamo superate ascoltando gli interventi succedutisi, e quelli dell'Assessore, oltre naturalmente alla dotta relazione del relatore onorevole Zucca. Tuttavia, il tentativo di servirsi della introduzione della lingua sarda nelle scuole, negli uffici, nel confronto istituzionale, in modo strumentale, non è del tutto superato, se è vero come a me è apparso ancora inficiato di aspetti demagogici, forse nell'onesto tentativo di conseguire l'unità maggiore possibile delle forze politiche presenti in questo consiglio. Del resto, nel dibattito, si sono usati riferimenti che in altre situazioni, presente e passato, non sono proprio pertinenti con la nostra. Si è detto che un popolo muore quando scompare la lingua. E' un pugno nell'occhio alla storia! Credo che sia vero, ma sia più verosimile che nel mondo le vicende storiche hanno dimostrato che sono i popoli a scomparire precedendo la scomparsa della lingua stessa. Ai venti milioni di indiani del Nord America e alla loro lingua ne sono sopravvissuti alcune decine di migliaia; così è successo ai popoli dell'America centrale e meridionali, ai popoli Incas, ai Maia, agli aborigeni australiani, della Malesia, del Borneo, tutti questi popoli soppressi e dispersi hanno perso anche la lingua, per appropriarsi delle loro ricchezze da una nascente società capitalistica coloniale. Per nostra fortuna abbiamo evitato l'annientamento, ma l'appropriazione delle nostre risorse e delle nostre ricchezze da parte di capitalisti stranieri non l'abbiamo evitata, perché introdotti dai Savoia.
Ho già detto che il nostro atteggiamento, alla luce del dibattito, sarà positivo e voteremo questa legge. Proveniamo da una formazione politica che ha avuto tra i suoi fondatori Antonio Gramsci, che non solo amò la sua terra di immenso amore, e ad essa rimase fedele fino alla sua morte. Fu partendo dai mali della Sardegna, dai soprusi subiti in passato, dalle sofferenze delle sue popolazioni, inflitteci dall'introduzione di un sistema fiscale che era adatto a regioni ricche e progredite, introdotte a fine del secolo scorso, la rapina delle ricchezze minerarie, l'abbattimento dei boschi, hanno compresso ogni condizione di sviluppo moderno pari alle altre regioni italiane e oggi affrontiamo con grande difficoltà il recupero per portarci alla pari del resto del Paese. Ci auguriamo che questa legge serva per far crescere l'unità dei sardi, ancora precaria e spesso pregiudizievole alla crescita economica moderna e serva soprattutto a superare il residuo di una mentalità servile, che manifestano prevalentemente le classi ricche oggi come in passato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io ho avuto l'onore e il privilegio di parlare su quest'argomento anche nel luglio 1993. Allora, come rappresentante del Gruppo (che si chiamava allora Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale) ebbi occasione di votare, in quell'occasione, contro la legge che era stata proposta, sostenuta, sponsorizzata, caldeggiata da grossa parte del Consiglio regionale. In quella sede io mi ero permesso di fare una serie di considerazioni, alcune di carattere politico, altre di carattere strettamente pratico, sforzandomi anche di fare qualche considerazione di carattere linguistico, anche se io, anime, non sono un esperto. E avevo riflettuto, riflettevo allora, nel 1993, sul fatto che la rottura dell'unità linguistica rappresentasse un pericolo forte per la rottura dell'unità nazionale. Questa mia opinione era importante e valida, era un'opinione del 1993. Oggi credo che qualche riserva, qualche ripensamento, qualche opinione diversa possa essere fornita sul fatto che la questione della lingua rappresenti una rottura dell'unità nazionale, è una riflessione alla quale invito prima di tutto me stesso e poi i colleghi per vedere e verificare se questo in un momento in cui si parla di federalismo, si parla di tante altre cose che nel 1993 non erano concepibili. Però noi abbiamo detto nel corso di questo dibattito tante altre cose, tantissime altre cose. Abbiamo detto, e parlo del Gruppo di Alleanza Nazionale, che la salvaguardia della cultura è una cosa importantissima, abbiamo detto che la salvaguardia delle tradizioni sono cose importantissime, abbiamo detto però che la differenza etnica fra i sardi e gli italiani non esiste, è un complesso di inferiorità che talvolta in molti di noi, in molti di voi, emerge dicendo che gli italiani o i sardi sono diversi dagli italiani, lo diceva Italo Masala, io sono un italiano di Sardegna, io non sono razza protetta, io non voglio avere una specificità etnica, io non voglio che venga applicato nei miei confronti un concetto razzistico, a contrariis, che mi rappresenti come uno diverso, non in senso pannelliano, Presidente, come uno diverso rispetto alla nazione italiana, al popolo italiano nel quale mi sento perfettamente a mio agio, integrato, perché ho la possibilità andando a Milano o a Napoli o in Sicilia di esprimermi con quella lingua che Dante diceva, il bel Paese dove il sì, dicesse mi pare, risuona, non mi ricordo bene, suona forse. Cioè ho la possibilità di avere la comunicazione con chi ho la possibilità di discutere, di parlare, di argomentare una cosa che non mi viene fornita se io dovessi essere obbligato a parlare il sardo, perché questo è l'altro problema che si vuole tacere...Sì, Salvatore, è così. Perché quando tu, quando lei, quando si parla della necessità, dell'ordine di parlare il sardo dentro le scuole, dell'ordine di insegnare a tutti i costi il sardo, bé, allora io che sono, continuo a ripeterlo in maniera maniacale, io che sono uno che il dialetto sardo lo parla benissimo, non me l'ha insegnato nessuno, l'ho imparato per la strada, l'ho imparato con gli amici, l'ho imparato frequentando la gente; il dialetto o la lingua, così come amate chiamarla voi, è una cosa viva, è una cosa che non si può fare con decreto legge, è una cosa e allora il discorso della salvaguardia, della tutela delle tradizioni, della cultura, è un discorso che deve nascere dagli agglomerati, dalle famiglie, dalle comunità, non con una legge; una legge non serve a niente, una legge non può obbligare la gente a fare una cosa nella quale non crede, che non vuole apprendere, della quale non gliene frega assolutamente niente, scusando il termine che non è protocollare.
E allora, se tutto questo è vero, sono argomenti di riflessione, non c'è differenza etnica, c'è la nostra identità, certo, l'orgoglio di essere sardi, una cosa importante, una cosa che rivendichiamo sulla quale io credo che siamo tutti d'accordo, però piantiamola su problemi che oggi interessano poco la Sardegna, perché la Sardegna oggi è interessata, e voi lo sapete, e voi che governate lo dovreste sapere anche molto meglio di come lo sappia io, da altri problemi che sono quelli dei ragazzi che non hanno lavoro, che sono quelli che avevano il lavoro e l'hanno perso, non voliamo troppo alto, non voliamo troppo alto, questa è una cosettina che serve ad ammantare la mancanza forte di progettualità da parte di chi deve governare e che invece non governa, è una cosa che merita forse cinque colonne sui giornali o dieci colonne sui giornali, non servirà a niente, servirà forse, così come è stato sottolineato da qualcuno, a fare un ulteriore carrozzone, a erogare altri denari, a creare altri posti di lavoro sui quali, probabilmente alla faccia della lingua sarda, verranno ad insegnare il sardo i siciliani. Chiedo scusa a voi per la vostra attenzione e per i siciliani anche.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Molto brevemente, Presidente, gentili colleghe e colleghi, quello che doveva essere detto su questa legge, per buona parte è stato detto all'inizio del dibattito, durante la discussione degli articoli e, tra l'altro, io non ho bisogno di scomodare le guerre puniche, gli indiani delle varie Americhe, evocare le stragi dei vari Pol Pot, Stalin ed altra compagnia per cercare di dimostrare che questa è una legge che proprio non serve a niente, serve solo a quello che ultimamente ha espresso il collega Usai, a far girare un po' di denari non certo nelle tasche di chi attende per la prima volta un misero stipendio ma nelle tasche di chi denari ne ha già troppi, e di certi grandi portatori di acqua elettorali. Tutto il resto è gazzosa, tutto il resto serve solamente a dire che abbiamo fatto qualche cosa, quando questo tempo poteva e doveva essere certamente utilizzato a produrre ben altro
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.) Signor Presidente, il mio intervento è per apprezzare la filosofia che sottende il progetto di legge che è oggi in discussione. E di più per rilevare che avrei gradito, e l'ho detto all'inizio della discussione, che insieme al disegno di legge fosse abbinata la proposta di legge Tunis Marco Fabrizio, numero 70 del 21 febbraio 95, che precorre di due mesi quella del disegno di legge, che aveva le finalità di poter prevedere l'insegnamento dello statuto e delle norme regionali nelle scuole medie inferiori e superiori, perché i nostri ragazzi non conoscono la nostra Carta, non conoscono la nostra organizzazione e la finalità era quella lì. E' stata discussa la mia proposta di legge in quella della Commissione, io devo dire la verità, per mia ingenuità, probabilmente mi sono sentito soddisfatto quando mi sono sentito dire che quella mia legge trovava accoglimento in Commissione e sarebbe stata portata come un articolo particolare punto f) dell'articolo 17 della legge stessa. Nel disegno di legge in relazione non è stato citato, non è stato portato con discussione congiunta, e quindi io ho chiesto per tempo che il relatore oltre che averlo citato, perché mi ha detto che lui si è degnato di potermi citare come contributo in una parte specifica della legge stessa, debbo rilevare che la citazione è un fatto piacevole, è un fatto di cui possiamo prendere atto, però non è quello che noi auspicavamo con la presentazione della legge, e anche con l'accoglimento e con il verbale che è agli atti del Consiglio regionale in cui c'è espressamente la parola che viene approvato e che doveva fare parte integrante della legge stessa. Per cui la mia parte politica e io personalmente non mi accontento che venga citato oralmente da parte del relatore e del collega stesso. Perché quello che è il contributo che il sottoscritto ha dato l'ha dato due mesi prima che il disegno di legge venisse presentato in Consiglio regionale. Io, devo dire la verità, non mi ritengo soddisfatto della soluzione fin qui adottata per cui desidero, ed è un invito a lei signor Presidente e agli uffici, poter mantenere agli atti la mia proposta di legge, perché aveva una finalità ben precisa e mi era stato detto che sarebbe stata citata, non solo oralmente, ma nella relazione in modo che potesse rilevarsi che un progetto di legge presentato dalla opposizione deve avere anche il merito di poter essere approvato. Non è perché viene dalla mia parte politica che deve per forza avere l'onore della cronaca a parole e non negli scritti. Per cui, Presidente, pur rilevando che sono amareggiato da questa soluzione perché insita in una parte politica di questo Consiglio regionale che tende a non voler rilevare che anche l'opposizione è in grado di portare un contributo per la nostra amata terra, io a titolo personale dichiaro il mio voto favorevole apprezzando la filosofia del progetto di legge nel suo complesso, e però mantengo agli atti del Consiglio la mia proposta di legge perché, qualora dovessero verificarsi dei fatti nuovi, desidero che venga trattata per quella che è, non fosse altro perché sono arrivato prima della stessa Giunta regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, credo che la battaglia civile che Alleanza Nazionale ha condotto in Commissione prima, in aula poi, sia una battaglia di libertà in difesa della unità nazionale. Unità nazionale che viene messa in forse in questo periodo. E a nostro avviso, l'abbiamo detto, lo ripetiamo, l'unità nazionale la si difende anche con l'unità linguistica. E' vero, questa legge tutta edulcorata, piano piano, si farà, non si farà, eccetera, possono i funzionari parlare, non parlare, possono rispondere, non rispondere, nelle scuole ci sarà una sperimentazione, chi la vuol fare e chi non la vuol fare. Dico per noi queste sono avvisaglie che non ci piacciono assolutamente. Quindi noi la battaglia l'abbiamo fatta e crediamo in quello che abbiamo fatto perché abbiamo idee profonde che probabilmente altri, arrivati da poco nelle scene politiche non hanno. Come io rispetto coloro che sono nostri oppositori e credono in certe cose. Quindi battaglia di libertà per dimostrare che noi italiani di Sardegna, e il sottoscritto ha un adesivo sulla propria macchina grande e grosso dove c'è scritto appunto "italiano di Sardegna", perché mi onoro di essere tale, non sono gli italiani di Sardegna, e quindi i sardi, una minoranza etnica. Siamo italiani, abbiamo delle diversità rispetto ai nostri connazionali solo perché viviamo in un'isola e pertanto questa situazione ci ha portato ad avere delle diversità, ma ve l'ho detto, ragioniamo in italiano, abbiamo la stessa cultura, quindi la stessa lingua, la stessa religione. Ho detto cercando di avere il supporto, non mio perché io sono uno che non capisce niente di glottologia, ma anche questi glottologi non è che mi convincano molto, che non esiste una lingua sarda prendendo spunto da ciò che hanno detto, da quello che hanno detto illustri cittadini sardi che credono in queste cose. La lingua sarda non esiste, esistono vari dialetti, varie parlate, quella che poi uscirà sarà la nostra lingua ufficiale. L'abbiamo detto, quindi non esiste; tant'è che proprio non esistendo nel momento in cui avete parlato di lingua sarda vi siete dimenticati che alcune parlate tipo il gallurese, il sassarese, parlate sarde non sono e avete dovuto fare ammenda di questo nel momento in cui quelle popolazioni vi hanno detto: "guardate che noi in quella lingua non ci riconosciamo, pertanto a scuola, negli enti pubblici vogliamo continuare a parlare italiano. Preserviamo questa nostra parlata nelle nostre comunità, però una lingua ci unisce e questa è la lingua italiana". Ecco la lingua italiana ci unisce e ci unisce anche in quest'aula, cari colleghi, e tanto ci unisce che in questi giorni tutti quanti noi abbiamo parlato in italiano, pur potendo parlare eventualmente ognuno nella propria variante linguistica. Quindi l'italiano ci unisce, ci unirà e speriamo che ci unisca sempre. Quindi pensare che la lingua sarda che continuo a dire che non esiste, non lo dico solo io, possa essere equiparata alla lingua italiana, passatemelo, è una grossa bestialità. A mio avviso questa legge che andate ad approvare può essere il grimaldello per sradicare, per scardinare quella che è l'unità nazionale. L'onorevole Bonesu ieri ha detto, a proposito, nel momento in cui parliamo, di disarticolazione del nostro Stato, Stato che è stato costruito unitariamente, cento anni fa, centoventi anni fa, e che oggi vogliamo distruggere, forse per degli errori che in questi cinquant'anni di regime democratico parlamentare, e proprio per come è stato usato questo periodo, ecco voglio ricordare all'onorevole Bonesu, quando parlava che i leghisti parlano in italiano, posso dire, è vero, continuano a parlare in italiano per farsi comprendere però dicono anche, l'onorevole Bossi, in data 12 settembre 1996 (ho un ritaglio di giornale), dice questo: addio lingua italiana; dobbiamo sostituire l'italiano con le lingue locali. L'allora onorevole Boso diceva: vogliamo leggi scritte e applicate in una lingua comprensibile dalle nostre parti, più vicino alla nostra gente, fuori dalla mentalità burocratica espressione dello Stato centralista. Tant'è che a Bergamo loro che governavano, sicuramente in questo caso non con quelli del Polo, hanno fatto sì, nella provincia di Bergamo, che il dialetto possa essere usato nei concorsi. Quindi ecco, costoro i quali vogliono eliminare questa lingua che ci unisce, per poter eliminare domani l'unità territoriale della nostra terra. E per questo amici miei, e ve lo dico mutuando un proverbio sardo, ve lo dico anche in sardo e ve lo traduco poi in italiano: mezzus imbagliare e benedire che votare a favore e benedire grasa (?) perché ho l'impressione che questa legge sarà veramente il grimaldello, l'inizio per la rottura dell'unità linguistica. Pertanto mi onoro di aver fatto la battaglia che ho fatto perché credo in queste cose.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Risparmio una dichiarazione e voto in limba. Lo faccio per due ragioni; una di natura regolamentare, perché il Regolamento mi impone di depositare per iscritto, e purtroppo la fretta, non sapendo neanche calcolare l'andamento dei lavori, non me l'hanno consentito, altrimenti l'avrei fatto veramente molto volentieri. Non lo faccio per un'altra ragione, perché l'avrei dovuta fare nel mio dialetto orunese e penso che forse sarebbe stato comprensibile all'amico Francesco Berria, forse anche a Mariano Cucca, non certo al mio amico Settimo Nizzi. Ma io penso, al di là anche della facile ironia, ma lo dico seriamente perché ci credo e sono profondamente convinto, io ho seguito con molta attenzione il dibattito e ho raccolto veramente degli spunti critici molto interessanti. Ho raccolto le riflessioni del Gruppo di Alleanza Nazionale, le loro preoccupazioni e debbo dire che non sono certamente il frutto di esercitazioni accademiche in Aula, ma sicuramente il frutto anche della preoccupazione di ciò che sta accadendo in altre parti della nostra nazione. Ma io penso che noi dobbiamo essenzialmente valorizzare tutto ciò che può rappresentare un momento di valorizzazione, un momento di esaltazione, di valori, di identità culturale, quella linguistica che non possiamo, noi Regione a Statuto speciale, noi Regione che spesso vantiamo di essere una delle regioni che da oltre un quarantennio, un cinquantennio è Regione appunto autonoma, non possiamo non occuparci, non possiamo lasciare che almeno su questi aspetti qualcun altro potesse legiferare in nostra vece. E allora, se è vero che questa legge non creerà, probabilmente, posti di lavoro, né darà pane ai sardi, riteniamo che ciò non di meno la cultura debba rappresentare un passaporto, debba rappresentare sicuramente quel marchio di qualità di un popolo, di una Regione come la nostra. E io mi rendo conto che questa legge può anche dare adito a delle serie preoccupazioni, perché imbrigliare la cultura in questi organismi come l'osservatorio o altri comitati, be', ce ne rendiamo perfettamente conto. Qui noi ci rivolgiamo a chi ha la responsabilità di governo, anche in questa materia, senza che ciò costituisca assolutamente nessun atto di pressione ma libero confronto. Noi saremo molto vigili e molto attenti perché questi organismi possano e debbano essere costituiti da persone di cultura, dove la cultura non diventi il momento della lottizzazione dei partiti. Assessore Serrenti, questo in nome di quella nobile tradizione sardista a cui lei appunto anche appartiene, noi speriamo che questo pericolo venga scongiurato e sicuramente noi staremo molto attenti perché la cultura non diventi il momento per i carrozzoni o per le clientele; questo ci offenderebbe come sardi, sarebbe una offesa alla cultura nostra come sardi. E concludo il io intervento anticipando fin d'ora, pur con le riserve e le critiche che sono state espresse durante il dibattito, il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia, al quale faccio seguire, questo, che appartiene a tutti noi del Gruppo, slogan: Forza Sardegna.
Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BONESU - BUSONERA - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS PAOLO - GHIRRA - GIAGU - LADU - LIPPI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - NIZZI - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Rispondono no i consiglieri: BIGGIO - BOERO - CADONI - FRAU - LIORI - LOCCI - MASALA - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo.
Si sono astenuti: il Presidente SELIS e i consiglieri CASU - GRANARA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 63
astenuti 3
maggioranza 32
favorevoli 54
contrari 9
(Il Consiglio approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 24.
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