Seduta n.235 del 17/12/1997
CCXXXV SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 17 Dicembre 1997
Presidenza del Vicepresidente Milia
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 9 e 37.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 11 novembre 1997 (231), che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Aresu Giampiero ha domandato di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 17 dicembre 1997. Se non vi sono opposizioni, il congedo è accordato.
Discussione e approvazione della proposta di legge Busonera - Ladu - Lombardo - Amadu - Balia - Cucca - Dettori Ivana - Giagu - Liori - Macciotta - Marracini - Nizzi - Sanna Nivoli - Montis: "Interventi in favore dei soggetti affetti dalla sindrome di Alzheimer. Integrazione alla legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39 'Finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie' già modificata dalla legge regionale 1° agosto 1996, n. 34 'Integrazione alla legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39 (Finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie) riguardante le prestazioni sanitarie-protesiche straordinarie'" (361)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 361. Relatore il consigliere Busonera Gabriella. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Busonera, relatore.
BUSONERA (Progr. Fed.), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la proposta di legge che stiamo esaminando, e voglio sottolineare che questa proposta è stata firmata da tutti i consiglieri della Commissione sanità e dal suo Presidente, è finalizzata alla erogazione gratuita di farmaci destinati ai pazienti affetti da morbo di Alzheimer, farmaci tutti nella fascia C del prontuario terapeutico nazionale. Per tale motivo proponiamo di integrare l'articolo 17 della legge regionale del 1991, numero 39, modificata poi nella legge numero 34 del '96, legge che già prevede finanziamenti in favore di prestazioni sanitarie e protesiche straordinarie. Ora l'opportunità di prevedere la gratuità dei farmaci per questa patologia, condizionandola naturalmente al reddito dell'ammalato di Alzheimer, è legata soprattutto al fatto che questi ammalati per l'andamento della loro malattia che ha un carattere cronico e evolutivo, sino ad una chiara sintomatologia psichiatrica, necessitano, soprattutto in alcune fasi della loro malattia, di farmaci che il prontuario nazionale colloca tutti nella fascia di non mutualità, e quindi sono totalmente a carico del paziente. Il quale, oltre a dover sostenere questo onere, che vi garantisco non è di poco conto, per il tipo di patologia di cui soffre è soggetto ed è sottoposto ad una serie di altre spese economiche, abbastanza gravose, cui in genere fanno fronte i familiari. Mi riferisco alla assistenza domiciliare, alla terapia riabilitativa, alle terapie logopediche, alla assistenza fatta con personale che viene assunto in genere dai familiari degli ammalati di Alzheimer i quali, proprio per la loro patologia, hanno bisogno di qualcuno che stia costantemente accanto a loro. Ci rendiamo conto quindi che questo provvedimento in qualche modo allevia la situazione di disagio economico che gli ammalati e i loro familiari soffrono; che ovviamente non ha bisogno solamente di una risposta come questa, che è sicuramente una risposta parziale, e ci dovrebbe questo far riflettere sulla necessità che per questo tipo di ammalati ci sia una attenzione più sostanziale, anche nel senso di una realizzazione di sostegni adeguati che sono di tipo socio assistenziale e socio sanitario. Ci rendiamo anche conto però che alleviare almeno quest'onere, rappresentato dalla spesa farmaceutica, è un segnale di attenzione da parte nostra. Io voglio sottolineare, e lo dico con molto orgoglio, che la Regione sarda è l'unica Regione in tutta Italia che sino ad oggi stia prevedendo una legge che è finalizzata alla gratuità dei farmaci degli ammalati di Alzheimer. Mi rendo anche conto che al di là di questa nostra decisione, di questa nostra sensibilità, è comunque urgente da parte di tutti noi trovare risposte più complete e più adeguate all'interno del piano sanitario che noi andremo tra poco ad esaminare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, cari colleghi, intervengo brevemente per alcune ulteriori considerazioni, dopo quelle svolte dalla relatrice, sull'argomento della proposta di legge in questione. Noi sappiamo che purtroppo questa malattia, nell'ambito più vasto delle demenze, rappresenta un problema che non definirei più emergente, ma già emerso purtroppo nella sua drammaticità e nella sua complessità anche nel nostro Paese. Il calcolo attuale valuta in circa mezzo milione di pazienti l'incidenza di questa malattia nella nostra popolazione. E certamente anche da noi con l'invecchiamento della popolazione ci dobbiamo aspettare che queste patologie, le demenze in generale, l'Alzheimer in particolare, quelle che sono state definite come le malattie silenti del secolo che sta per iniziare, avranno una incidenza sempre più vasta nell'ambito dei dati epidemiologici concernenti le malattie di particolare importanza, di particolare gravità. Detto questo vorrei sottolineare, come già è stato fatto da chi mi ha preceduto, che se è limitato il nostro intervento da un punto di vista farmacologico specifico, questi pazienti hanno necessità di terapie varie di supporto, chiamiamole di interventi farmacologici collaterali, e hanno necessità soprattutto di una diagnosi precoce, di un'assistenza continuativa in tutte le forme, assistenza continuativa che è ben lungi dall'essere realizzata soddisfacentemente ancora nel nostro Paese. Esistono sì due associazioni di volontariato che si occupano di questo specifico campo e che fanno quello che possono, ma non certo possono reggere l'urto di un problema così vasto; problema che finisce col ricadere sulle famiglie portandole a sacrifici notevoli sul piano umano ed economico. Vorrei dire che l'aspetto parziale è preso in considerazione dal punto di vista assistenziale da questa nostra proposta di legge, viene, passatemi il termine, compensato dalla notizia che è in atto già un iter legislativo che parte dalla Commissione del Senato per affrontare, con una legge organica ad hoc, il problema dell'Alzheimer in tutti i suoi aspetti, soprattutto sul piano dell'assistenza sul territorio, con una rete di servizi articolata. Io credo quindi che si aprirà, anche per noi, in questa sfida che si presenta al servizio sanitario nazionale sotto questi aspetti, una prospettiva senz'altro migliore sul piano nazionale e quindi anche sul piano locale. Ma è giusta la considerazione che faceva la collega Busonera dell'orgoglio con cui la Regione sarda precede tutte le altre in un intervento specifico, anche se limitato, in questa materia. Perché, e vorrei concludere, ho parlato di terapie collaterali, ma esiste anche, nella oscurità eziopatogenetica che avvolge ancora sostanzialmente questa forma, ma dove continua la ricerca pressante per fare luce, se è possibile, anche in questo campo, per il momento va sottolineato come esistano delle terapie specifiche che non guariscono certamente la malattia ma comportano migliori qualità di vita per i pazienti. Voglio sottolineare come sono soprattutto due farmaci che sono entrati già nella farmacopea negli Stati Uniti, ed è soprattutto uno, il Donepezil, che è dotato di migliore tolleranza dal punto di vista epatico rispetto ad altra classe di farmaci che, da notizia appunto che ho attinto, dovrebbe entrare nel commercio a brevissimi tempi, si parlava appunto della fine di quest'anno. Quindi avremo un'arma, e allora il nostro provvedimento che riguarda il settore farmacologico, non significherà solo permettere alle famiglie con limitati redditi, che abbiamo definito, di ricevere gratuitamente farmaci per le terapie collaterali ma anche farmaci per le terapie specifiche se non provvederà la Commissione unica del farmaco ad inserirla in una fascia privilegiata. Vorrei dire questo, e concludo, ho parlato di una sfida che iniziamo ad affrontare anche a livello locale, ma è una sfida, come da considerazioni che il Presidente della Federazione italiana dei medici ha recentemente fatto, in cui è il medico di base soprattutto che si deve preparare ad affrontare questa sfida, rivedendo un po' i concetti che classicamente hanno informato la nostra posizione di medici, cioè quella del batterci per dominare, per vincere le malattie, per guarire i pazienti dalle malattie. Questo per l'Alzheimer ancora almeno non è possibile. Allora il medico deve abituarsi a convertire questo suo credo nel senso di avere una categoria di pazienti che non guarirà, allo stato attuale, ma che hanno bisogno di un'assistenza continua e che il medico deve dare perché sa che così consente a questi pazienti una migliore qualità di vita.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, quando iniziavo le lezioni su questa terribile malattia, l'inizio era questo: questa malattia è stata descritta per la prima volta dal neuro patologo tedesco Alois Alzheimer su una donna di 52 anni, affetta da una grave forma di demenza e che all'esame autoptico manifestava delle placche, a livello cerebrale, e una degenerazione neurofibrillare. Con questo inizio gli studenti capivano rapidamente la gravità di questa malattia che veniva poi logicamente e ampiamente descritta come una malattia importante che devono ricordarsi per tutto il resto della loro professione. E' una demenza; ha inizio insidioso. Prima di fare diagnosi ci vogliono circa uno o due anni, perché i sintomi sono talmente impalpabili, con piccoli disorientamenti, difficoltà nell'uso appropriato del linguaggio, ma poi diventano sempre più gravi, con turbe della memoria, disorientamenti nel tempo e nello spazio, e poi le cose si complicano con agnosie, illusioni, allucinazioni, delirio, infine una grave aggressività. Ecco, non voglio fare una lezione, ma questi pazienti, col passare del tempo, sono totalmente incapace di compiere gli atti della vita quotidiana, di vestirsi, di lavarsi, di alimentarsi; si assiste a un loro progressivo disgregarsi della personalità e sono dipendenti totalmente dai loro familiari che se ne fanno e se ne devono fare totalmente carico perché, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, ancora non abbiamo una legge organica per l'assistenza totale e globale di questi pazienti. Un applauso ai colleghi che hanno avuto questa sensibilità di stanziare una somma per aiutare nell'acquisto dei farmaci. Però, come diceva il collega Macciotta, il problema va visto nella generalità. Questo può essere per noi solo un inizio. Ben sarebbe stato potere avere qualcosa di più completo prima che lo varasse il Governo nazionale. Tutto bene, quindi, tranne il fatto, nell'articolo 3: agli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo, valutati in lire 500 milioni annui, le unità sanitarie locali fanno fronte mediante l'utilizzo dei mezzi finanziari loro assegnati dalla Regione con mezzi propri. Devo dire che questa somma mi sembra molto lieve, data la gravità della malattia, molto lieve. E' una malattia importante e purtroppo in Sardegna sono tantissimi i pazienti affetti da questa malattia. Allora, proprio per questo, per scremare probabilmente è stato scelto il reddito inferiore a .... incrementato fino a ... ben sarebbe stato fare uno sforzo maggiore, reperire maggiori fondi, aiutare un po' di più questi pazienti e soprattutto le loro famiglie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, onorevole Assessore, innanzitutto i miei complimenti con i colleghi che mi hanno preceduto per la lucidità con la quale hanno esposto la gravità della malattia, che quindi mi toglie anche questo compito, vorrei comunque ricordare all'Assemblea il carattere sociale di questa malattia, che è destinata anche ad aumentare nell'incidenza tra la popolazione in quanto c'è un nesso anche con l'età e quindi per l'invecchiamento progressivo della popolazione, ahimè, anche della nostra Isola, credo che in avvenire, se non ci saranno sorprese, i dati non ci conforteranno per quanto riguarda le incidenze e quindi il problema è particolarmente sentito. Abbiamo celebrato in quest'aula da poco la giornata europea del disabile: è stato un momento di sensibilità importante anche per noi, perché veniamo posti dinanzi alla sofferenza, ma anche per far capire a queste persone che soffrono che non siamo insensibili, che non siamo lontani dai loro problemi. Quindi non possiamo soltanto affidarci alle speranze che la scienza domani possa risolvere farmacologicamente questa malattia o che possa prevenirla. Dobbiamo dare oggi delle risposte e quindi bene ha fatto questo provvedimento, bene è stato fatto in Commissione a varare un provvedimento che venga incontro ai problemi dei malati della sindrome di Alzheimer, i quali hanno avuto da poco di che lamentarsi con noi, ingiustamente però, perché non abbiamo inserito la loro patologia in quei provvedimenti di modifica alla legge 15, se non ricordo male, per i malati di mente. Non è stato fatto non per cattiveria, non perché fossimo insensibili, ma perché pur determinando, questa malattia, notevoli problemi di carattere psichiatrico, anzi importantissimi problemi di carattere psichiatrico, aprire a questo campo, a questa malattia che non ha una origine puramente psichiatrica, ma in maniera determinante è data da ragioni organiche, quindi riconducibili a cause ben evidenziabili, avrebbe aperto tutta una serie di diritti anche ad altre malattie che non avrebbero consentito alle magre casse della Regione di far fronte alle pur giuste richieste che salgono da questo mondo di sofferenza. Comunque un minimo di sensibilità lo dobbiamo dimostrare e quindi anche in questo io preannuncio il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale a questo provvedimento, che viene incontro, voglio ricordarlo, soltanto a quelle fasce più deboli della popolazione, a coloro che per ragioni di reddito non possono veramente sostenere oltre alle altre spese che devono affrontare anche quelle per comprare i farmaci necessari per i loro cari. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). Brevemente per dire che la Commissione sanità ha approvato all'unanimità questa proposta di legge che prevede interventi a favore di soggetti affetti dalla malattia di Alzheimer. Si tratta di una integrazione alla legge regionale numero 39, che prevedeva finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie, tale legge tra l'altro era stata già modificata all'articolo 17 dal numero 34, quindi questa sarebbe una integrazione alla integrazione, diciamo. La malattia di Alzheimer in Sardegna ha una forte incidenza, in quanto colpisce circa cinquemila persone e ha un andamento cronico e progressivo, con drammatica evoluzione verso la totale dipendenza da altri, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psichico nella sua fase terminale. Trattandosi di una malattia che soprattutto in alcuni casi viene trattata con farmaci sia sintomatici che causali, ricompresi soprattutto nella fascia C, quindi a pagamento, quindi si tratta di una serie di farmaci per i quali non sono previsti rimborsi, che non sono previsti nelle fasce diciamo previste nella esenzione dai ticket, quindi nella fascia A o in alcuni casi nella fascia B, e considerato che questi pazienti necessitano anche di una serie di trattamenti collaterali alla malattia stessa, quali assistenza domiciliare, terapia riabilitativa e fisica, considerato che spesso le aziende sanitarie non riescono a garantire in pratica questa assistenza, sono generalmente le famiglie degli interessati che si accollano l'onere e il concorso finanziario per l'assistenza. Per questo motivo la Commissione sanità ha approvato questo provvedimento, che prevede l'erogazione gratuita dei prodotti farmaceutici necessari per il trattamento dei pazienti, i quali potranno usufruire di tali benefici solo se non superano un certo reddito. Quindi i benefici di questa legge sono destinati soprattutto alle fasce meno abbienti. Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo di legge sono valutati in circa 500 milioni annui, a integrazione dei fondi previsti dalla legge numero 39 del 1991. Ecco, qui vorrei fare qualche considerazione, anche per rispondere alle osservazioni giustissime che hanno fatto altri, ma in modo particolare l'onorevole Petrini, quando dice che effettivamente 500 milioni per una malattia così diffusa in Sardegna sono effettivamente piccola cosa, che probabilmente non basteranno per assistere tutti quei pazienti anche con fasce di reddito basso che hanno bisogno di questo intervento.
Io concordo con ciò che diceva l'onorevole Petrini perché è vero, però noi abbiamo voluto lanciare un segnale perché in questo momento non c'erano altre possibilità, poi chiaramente i capitoli nel bilancio possono essere impinguati a seconda delle necessità. Questo, ripeto, era un segnale che si voleva dare; non c'è la presunzione di risolvere con questo intervento tutti questi problemi, però noi pensiamo che partendo da questa base si possono trovare soluzioni per fare altri interventi più consistenti. Quindi si tratta, come dicevo di una legge molto attesa, a causa anche dei costi sempre più proibitivi delle medicine, e sempre più consistenti sono i cambiamenti di fasce, da quelle esentate dal ticket a quelle a pagamento, ormai tutti i giorni ci sono passaggi di medicine dalle fasce A e B alla fascia C, quindi, in pratica, il contribuente è costretto a pagare ogni giorno sempre di più per l'acquisto di medicine. Quindi sicuramente questa legge, anche se oggi non prevede grossi stanziamenti per quanto riguarda il decollo e l'avvio della legge, però sicuramente risolverà alcuni dei tanti problemi che affliggono questi pazienti e soprattutto le famiglie degli stessi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, molto brevemente. Considero questa una proposta di legge che sana parzialmente una grossa ingiustizia che si è, a mio avviso, come per altro ho denunciato in precedenza nella discussione della legge numero 5 sui malati di mente, per cui sana una situazione di palese ingiustizia di questi giovani, di questi malati nei confronti di altri malati di mente della nostra regione. E' un primo passo che permette di dare una seria e anche concreta risposta, però noi riteniamo e ribadiamo il fatto che se vi sono problemi di cassa, di stanziamenti, per far fronte alle esigenze di queste particolari categorie, è necessario che si perequino le disponibilità che ci sono, e però non si possa continuare a creare situazioni di diversità tra soggetti che sono profondamente uguali. Questo lo dico perché anche recentemente, guardando gli esiti delle commissioni che stanno esaminando le domande dei malati di mente, vediamo che anche lì stanno avvenendo tutta una serie di esclusioni che veramente non si capisce da che cosa sono generate. Per cui pur condividendo la proposta, per altro firmata anche dal nostro Capogruppo, perchè va comunque nella direzione di dare una risposta a questi soggetti gravemente colpiti purtroppo da una grave malattia, è necessario che questo Consiglio regionale ragioni oltre sulle disponibilità che la Regione deve mettere a disposizione per queste categorie e proprio sulla base di nuove e rinnovate disponibilità ragioni come dare una risposta più complessiva alle esigenze di chi sta molto male, di chi soffre e di chi soffre nella nostra isola. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Molto brevemente, Presidente, anche perché non mi pare che sia necessaria una discussione su un testo che è stato approvato unanimemente in Commissione da tutte le forze politiche compreso il nostro Gruppo. Solo per sottoporre all'attenzione anche dei consiglieri che su questo testo hanno lavorato e dello stesso Assessore della sanità, l'opportunità di elevare l'importo del reddito complessivo previsto ad una somma maggiore perché riteniamo che in queste condizioni ne possano usufruire veramente soltanto un numero veramente esiguo di persone e quindi se esistono le condizioni, questo lo chiediamo all'Assessore, finanziarie per poter prevedere una fascia di reddito maggiore rispetto ai 16 milioni previsti nel testo esitato dalla Commissione. Grazie.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi innanzitutto di dare atto ai componenti della Commissione sanità di aver interpretato la volontà del Consiglio in seguito al dibattito che c'è stato per la modifica della legge regionale numero 15. In quella occasione dal dibattito emerse la necessità di dare tutta una serie di servizi e di prestazioni ai malati di Alzheimer visto che, a livello medico, questa malattia non era considerata tra quelle che potevano usufruire dei benefici della legge regionale numero 15. Io mi auguro davvero che le osservazioni che tanti colleghi hanno fatto sull'assistenza globale del malato possa essere in Sardegna realizzato, quanto diceva per esempio l'onorevole Macciotta ma lo stesso Presidente della Commissione e la relatrice sulla necessità di avere una visione diversa della sanità. Credo che sia importante, il malato deve essere assistito sempre. Io però voglio anche far capire al Consiglio che la situazione economica della Regione non è senza dubbio tra le migliori, basta pensare al dibattito che c'è in corso in Consiglio regionale, noi dobbiamo avere la capacità, questo è il progetto che noi dobbiamo avere, io mi auguro che l'anno venturo riusciamo a mettere mano davvero a tutte le provvidenze che noi diamo alle varie categorie, o si ha la capacità di tagliare da qualche parte, o si ha la capacità di razionalizzare davvero la spesa, altrimenti la Regione non è in grado di poter sopportare ulteriori oneri. Io sono convinto che questo provvedimento sia giusto, ma sono altrettanto convinto che le critiche che da quest'Aula stessa provengono per la spesa sanitaria in qualche modo devono comunque essere compensate perché non ci sono più le risorse, tanto è vero che noi siamo tra le regioni, anzi la prima Regione in Italia, che cerca di sopperire a una carenza del Governo nazionale caricando sui fondi della Regione io dico delle giuste provvidenze. Però guardate, non si può ottenere tutto, la spesa sanitaria continua a lievitare, c'è un dibattito in corso e io sono convinto che sia giusto sulla difesa dello stato sociale perché questo è davvero difendere lo stato sociale ma dobbiamo avere anche la capacità qualche volta quando si propongono dei tagli, quando si propongono delle razionalizzazioni di fare in modo che da qualche parte si risparmi, perché se non abbiamo questa capacità, la Regione non sarà più in grado di poter assicurare, noi arriveremo dai fondi regionali ai mille miliardi di spesa sanitaria. Un'ultima osservazione, io non so come dal punto di vista tecnico si possa sopperire, noi diciamo ai cittadini malati di Alzheimer che hanno diritto alle medicine e imponiamo 500 milioni di spesa, allora se la spesa fissata è questa, vorrei capire se nel mese di novembre non ci sono più i soldi, perché io devo dividere questi soldi tra tutte le aziende in che modo si riesce a sopperire. Quindi chiedo anche agli uffici se da un punto di vista tecnico si riesce a dire che sono a carico ma senza mettere cifra perché intanto stiamo dicendo, non stiamo dando delle prestazioni, stiamo dicendo che stiamo dando delle medicine gratis, senza mettere l'importo perché altrimenti diventa davvero difficile se dovessero, io mi auguro che non si spendano questi 500 milioni perchè vuol dire che non c'è questa necessità, però nell'eventualità che questa necessità ci fosse davvero, non vorrei che a metà anno le aziende non fossero più in condizioni di poter dare questa risposta, perché o c'è la certezza del diritto da parte dei cittadini o altrimenti la limitazione della spesa non serve perché creeremo soltanto dei disagi che credo non servano a nessuno e delle proteste che non servono a nessuno. Quindi non so se da un punto di vista tecnico questo è possibile, io dico di togliere "che fa carico sui fondi regionali" perché dobbiamo fare in modo che questo avvenga perché il Governo nel prontuario non ha previsto la gratuità di questi medicinali, quindi togliamo l'importo dicendo che quanto deriverà dalla spesa di queste prestazioni sarà a carico del servizio sanitario regionale. Ecco ancora una volta devo ringraziare i componenti la Commissione e il Consiglio tutto perché ha avuto la capacità di interpretare un bisogno e credo che questa sia un'ulteriore dimostrazione di come questo Consiglio regionale e questa Giunta regionale cerca nonostante le ristrettezze economiche di difendere lo stato sociale.
PRESIDENTE. Prima di mettere in votazione il passaggio all'esame degli articoli, informo i colleghi che si voterà con il sistema elettronico.
Un attimo in attesa della presentazione di alcuni emendamenti.
Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta sospesa alle ore 10 e 15 viene ripresa alle ore 10 e 42.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, prego i colleghi di prendere posto. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CONCAS, Segretaria:
Art. 1
1. Dopo il comma 2 dell'articolo 17 della legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39, così come modificato dalla legge regionale 1° agosto 1996, n. 34 "Integrazione alla legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39 (Finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie) riguardante le prestazioni sanitarie - protesiche straordinarie" è inserito il seguente:
"2 bis. Le Unità Sanitarie Locali possono autorizzare inoltre l'erogazione gratuita di prodotti farmaceutici necessari ai soggetti affetti da sindrome di Alzheimer che appartengano ad un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a lire 16.000.000, incrementato fino a lire 22.000.000 in presenza del coniuge e in ragione di un ulteriore milione di lire per ogni figlio a carico. La sussistenza delle condizioni cliniche che legittimano l'erogazione di cui sopra deve essere annualmente certificata dalle strutture specialistiche pubbliche di riferimento di cui al comma 3.".
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare l'emendamento numero 3.
PITTALIS (F.I.). Si dà per illustrato, Presidente, sottolineando che è comune volontà di tutte le forze politiche rivedere il meccanismo del reddito. Questo per correttezza, nonostante che i primi firmatari siano esponenti di Forza Italia.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Busonera , relatore.
BUSONERA (Progr. Fed), relatore. Il relatore lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Presidente, io parlo anche in virtù del fatto che sono relatore del parere finanziario su questo provvedimento. Un provvedimento di tre articoli nel quale la sostanza, in pratica, è principalmente attinente alla fascia di reddito a cui si vuole limitare questo provvedimento; e che determina naturalmente, anche sulla base di questo elemento fondamentale, gli oneri che ne derivano a carico dell'Amministrazione regionale per soddisfare questo bisogno. Un bisogno che era stato valutato in 500 milioni di lire annue e sulla base di questi elementi fondamentali la Commissione bilancio ha espresso il suo parere favorevole al provvedimento stesso. In presenza di variazioni così sostanziali io non mi sento di poter esprimere il parere in questa fase perché ho bisogno di riconvocare la Commissione perché esprima il suo parere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, soltanto per dire con riferimento all'emendamento, quindi senza entrare nel merito, che con riferimento al testo suggerirei che venga precisato che il reddito complessivo è imponibile. Diversamente noi cadiamo sempre nell'equivoco di non sapere se sia reddito imponibile, se sia reddito netto o reddito lordo. Soltanto questa segnalazione.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni alla proposta dell'onorevole Masala, in sede di coordinamento potrebbe essere accolta.
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto ora in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
CONCAS, Segretaria:
Art. 2
1. Al comma 3, lett. d), dell'articolo 17 della legge regionale n. 39 del 1991, così come modificato dalla legge regionale 1° agosto 1996, n. 34, dopo la parola "patologie" sono inserite le seguenti: "di cui ai commi 2 e 2 bis".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
CONCAS, Segretaria:
Art. 3
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo - valutati in lire 500.000.000 annue - le Unità Sanitarie Locali fanno fronte mediante l'utilizzo dei mezzi finanziari loro assegnati dalla Regione con mezzi propri (cap. 12133/02).
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Busonera per illustrare l'emendamento numero 2.
BUSONERA (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Così come è stato presentato l'emendamento rischiamo che ci venga respinta la legge da parte del Governo, perché noi facciamo carico al fondo sanitario nazionale non a fondi regionali. Quindi io propongo di lasciare la dicitura che c'era prima nel testo: "agli oneri derivanti dalla applicazione del presente articolo", tolto "valutati in 500 milioni di lire l'anno" e anziché le Unità sanitarie locali, metterei "le Aziende fanno fronte mediante l'utilizzo dei mezzi finanziari loro assegnati dalla Regione con mezzi propri". Cioè il rischio, siccome è una integrazione, una assistenza che la Regione vuole dare a questi malati, è che il provvedimento venga respinto. Quindi lascerei le cose come stavano.
PRESIDENTE. Vorrei sentire il parere del relatore, il consigliere Busonera.
BUSONERA (Progr. Fed.), relatore. Sono d'accordo con quanto proposto dall'Assessore, quindi ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. Si vota l'articolo come proposto dall'Assessore, e cioè cassando le parole "valutati in lire 500 milioni all'anno" e correggendo il termine Unità in Aziende.
Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Per riproporre in termini formali quello che ho richiesto prima. La Commissione bilancio per esprimere il parere finanziario su questo provvedimento ha bisogno di riunirsi, perché ha dato il suo parere sulla base di un provvedimento che è completamente diverso da quello che il Consiglio sta discutendo e approvando.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). E' pur vero che abbiamo approvato l'articolo 1 ma, come diceva l'Assessore, anche nell'articolo 1 ancora c'è unità sanitarie locali, anche lì sicuramente deve essere sostituito in aziende ...
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. No, perché fa riferimento a una legge dove tutta quella legge parla di ...
FRAU (A.N.). Va bene.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Secondo la formulazione suggerita dall'Assessore mi pare che non ci siano problemi perché ricalca sostanzialmente lo stesso testo. Per quel che riguarda la previsione in bilancio delle risorse, cioè 500 milioni, il resto mi pare che sia questione di merito che non è di competenza della Commissione bilancio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Posso anche spiegare meglio la mia richiesta perché, evidentemente, nella concitazione del momento, non ci si rende conto esattamente che cosa significhi quello che si sta approvando. I colleghi sicuramente hanno presente che prevedere delle sovvenzioni per categorie particolari, quella di cui stiamo parlando è una categoria particolare, con fasce di reddito imponibile massimo di 16 milioni, significhi oneri per la Regione certi e definiti, e che erano valutati dalla Commissione di merito che li ha proposti in 500 milioni annui e che sono stati ritenuti, sulla base di queste valutazioni dalla Commissione bilancio e programmazione, congrui all'interno del sistema della spesa sanitaria che già, come diceva l'Assessore, ha tante sofferenze per altre ragioni. Portare questi limiti di reddito da 16 a 22 milioni, significa allargare la fascia dell'utenza in maniera tale che i 500 milioni non sono più determinabili, e non è più determinabile l'onere che la Regione deve sostenere per questo. Questa è la ragione che mi induce a dire che bisogna rifletterci un attimo. Se poi questa è una cosa infondata sono per sentirmela dire in Aula.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sospendo la seduta per dieci minuti per permettere alla commissione bilancio di riunirsi.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 53, viene ripresa alle ore 11 e 12.)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu.
CASU (F.I.), relatore. Il parere è positivo in base a questa considerazione: trattandosi innanzitutto di un problema di assoluta urgenza e necessità, considerato che la spesa sanitaria ammonta ad alcune migliaia di miliardi, se c'è un domani da fare una variazione oltre i 500 milioni, non sarà la fine del mondo. E' un provvedimento, diciamo, di scarsa entità rispetto al tutto. Non conosciamo esattamente quale sarà la spesa ed è difficile e impossibile conoscerla, ma se c'è bisogno di qualche somma in aggiunta si provvederà in sede di assestamento di bilancio.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'articolo 3, così come formulato dall'assessore Fadda, escludendo "valutati in lire 500 milioni annui" e poi "le aziende sanitarie locali". Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 361.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biggio - Bonesu - Busonera - Cadoni - Casu - Concas - Cucca - Cugini - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Fadda - Falconi - Fantola - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Granara - Ladu - La Rosa - Liori - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marracini - Marrocu - Marteddu - Masala - Milia - Montis - Murgia - Obino - Oppia - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Randaccio - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 56
Maggioranza 29
Favorevoli 56
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Programma numero 25. Relatore il consigliere Ladu.
Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Avevo chiesto, Presidente, se fosse possibile invertire e fare prima il documento numero 26, per probabile impedimento del relatore qualora il tempo dell'Aula andasse oltre la mattinata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
MARRACINI (F.I.). Poiché devo intervenire sull'ospedalizzazione ed ho anche un impegno improrogabile chiedo che venga mantenuto quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sulla richiesta del consigliere Masala il Presidente non può che rimettersi all'Aula, bisogna che ci siano i due terzi dei votanti per l'inversione dell'ordine del giorno. Metto quindi in votazione la proposta dell'onorevole Masala. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Discussione e approvazione della proposta di "Piano per l'assistenza psichiatrica. Triennio 1996-1998" (Doc. n. 26)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Programma numero 26. Relatore il consigliere Sanna Nivoli.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore Sanna Nivoli.
SANNA NIVOLI (A.N.), relatore. Ringrazio soprattutto l'Aula e mi dispiace per il collega Marracini, ma io sono il relatore di questa legge, quindi credo che la mia assenza, questo pomeriggio, sarebbe stata un pochino più di disagio per la comprensione, e quindi mi scuso ancora con l'amico Marracini e speriamo di collaborare tutti e di poter mandare avanti questo provvedimento nel breve termine. Allora, come i colleghi possono osservare dalla documentazione in loro possesso, il documento numero 26, la Commissione ... C'è un interesse!
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto e di non disturbare il relatore, l'onorevole Sanna Nivoli.
SANNA NIVOLI (A.N.). La Commissione ha approvato il provvedimento nella seduta del 3 dicembre 1997 all'unanimità. Presidente, due brevissime premesse prima di entrare nel merito del documento: la prima sicuramente per ringraziare i colleghi commissari del proficuo lavoro che hanno dimostrato in Commissione, anche se tesi discordanti spesso si sono opposte, però, tuttavia, la sintesi finale ha prodotto un lavoro importante che oggi discuteremo; la seconda premessa è un piccolo riferimento storico che mi piace fare per capire un pochino dove siamo e quali sono le ragioni che ci hanno portato a definire questo piano per la psichiatria nei termini che noi troveremo all'interno. E, allora, sono costretta a fare un piccolo riferimento storico che risale a circa vent'anni fa, quando nel maggio del 1978 il Parlamento italiano approvò in soli 23 giorni la legge di riforma sull'assistenza psichiatrica, nota come legge 180. In realtà è un decisionismo quasi insolito per le nostre istituzioni, però c'era un referendum popolare che incombeva e che avrebbe probabilmente creato un vuoto legislativo e poi, soprattutto, ci sarebbe stato anche un colpo abbastanza pesante, abbastanza duro sul piano della immagine e della stabilità politica, per cui comunque sia venne approvata questa legge, una legge, devo dire, rivoluzionaria perché noi eravamo abituati prima della 180 a ritenere che gli ammalati di mente dovessero vivere all'interno di certe mura, che separavano la pazzia dalla normalità, e all'improvviso queste mura venivano abbattute dalla 180. I pazienti dovevano essere tutti fuori, esattamente, come dice il collega Frau, dovevano essere inseriti nella società. Prima della 180, la società sana, la società produttiva decideva che la segregazione manicomiale della diversità doveva essere situata all'interno di questi muri, per cui a un certo senso la diagnosi era facile: chi era dentro i muri era malato, chi era fuori dei muri era sano. Questo atteggiamento manicheo la 180 lo ha completamente eliminato, ma non ha ovviamente risolto i problemi. Il dottor Basaglia era uno psichiatra, un deputato e anche, forse, un sognatore che, un pochino sull'onda quella che è stata l'antipsichiatria in quel periodo, ha introdotto il concetto del malato di mente che non è tanto malato in quanto ha dei problemi fisici, ma ci sono delle determinanti ambientali che sono così importanti da poter essere considerati addirittura la struttura portante della malattia, fino ad affermare che la malattia mentale esiste in quanto esiste una società colpevole che esclude ed emargina. Ecco, è questo un pochino che è stato affermato con la 180, naturalmente la società che esclude e che emargina non era preparata ad accettare questo giudizio su di sé, e da allora in poi, prima che la 180 potesse essere applicata in tutte le sue sfaccettature sono passati tanti anni, sono stati fatti tanti tentativi e non sempre questi tentativi sono stati puntuali. Oggi noi lo sappiamo che non possiamo né parlare di uno psichiatra prigioniero di determinismo custodialistico della vecchia psichiatria, né dobbiamo passare di necessità all'antipsichiatra, che anche lui è prigioniero questa volta di un determinismo sociale. Dallo psichiatra carceriere di malati si passava, con la 180, all'antipsichiatra giudice di una società colpevole di produrre emarginazione e follia, ma noi oggi sappiamo che la malattia mentale... C'è molto silenzio quando nessuno parla.
In realtà noi oggi sappiamo, perché le ricerche scientifiche si sono spinte al di là della semplice osservazione comportamentale, che ci faceva dire che l'ammalato mentale qualche volta era per esempio cattivo, e quindi colpevole, e quindi bisognava custodirlo in maniera punitiva, e anche al di là delle speculazioni psicanalitiche oggi abbiamo anche gli strumenti fisici per poter indagare all'interno del cervello, abbiamo delle possibilità di fare delle indagini biochimiche e sappiamo che la malattia mentale non è un prodotto semplice di una causa unica, ma è un complesso di fattori laddove coesiste il fattore biologico con il fattore ambientale, il fattore affettivo con il fattore cognitivo, e via dicendo. La malattia mentale, in altri termini, è un problema che interessa tutte le fasce sociali e interessa tutte le età della vita e l'intervento sulla malattia mentale non può non essere articolato, così come Basaglia probabilmente pensava nel redigere la sua legge 180, ma la società, gli stessi politici non erano ancora pronti a questo tipo di valutazione.
Quindi il disagio mentale deve essere sicuramente depenalizzato, esattamente come lo voleva Basaglia, e come noi oggi lo ribadiamo, ci deve essere il superamento del concetto punitivo, custodialistico degli ospedali psichiatrici, ci deve essere una presenza ricca di strutture intermedie, con un avvicinamento delle strutture specialistiche al paziente e un reciproco incontro.
Benissimo, siamo arrivati qua, allora se noi guardassimo oggi nella nostra società, dalla situazione custodialistica alla situazione nella quale è il territorio che si mette a disposizione del paziente mentale, certamente siamo più vicini, dal punto di vista operativo e delle strutture, a questa seconda situazione che alla prima e tuttavia non riusciamo a liberarci da questa divisione manichea della psichiatria: da una parte ci sono i fautori dell'intervento medico tout court a tutti i costi, dall'altra parte fra di noi e nella nostra cultura ci sono i fautori dell'intervento sociale tout court. In realtà, l'abbiamo visto, lo sappiamo, la sofferenza mentale è un po' di tutto questo. Ecco perché il legislatore, quando decise di offrire un intervento concreto al malato di mente, ha pensato di inserire la sofferenza mentale, la sua definizione e gli interventi su di essa in un cosiddetto progetto obiettivo. Non si tratta semplicemente di una riforma che stabilisce che i malati di mente devono vivere in parte in ospedali con certi criteri, devono avere una terapia medica, ma anche una terapia psicologica, e una terapia riabilitativa. Il progetto obiettivo tiene conto della complessità della patologia mentale e indica, in un certo senso, il bisogno di rivolgersi al malato di mente con tutto un insieme di strutture e di funzioni, per cui il progetto obiettivo, che in Sardegna, in questa sede, stiamo rendendo piano operativo attraverso il nostro piano, stabilisce che il malato di mente deve essere approcciato a tutto spessore, per cui ci sono diverse funzioni e diverse strutture che insieme devono interagire sul paziente mentale. Ecco che il progetto obiettivo non può non essere realizzato se non attraverso una strutturazione dipartimentale dell'assistenza psichiatrica e qui entriamo nel merito del nostro piano che in effetti inizia con una piccola intersezione, quello che dal punto di vista del progetto obiettivo dovrebbe essere una organizzazione dipartimentale è definita nel nostro piano come una sorta di servizio e di tutela della salute mentale, un organismo come dire superiore che in maniera dipartimentale dovrebbe supervisionare gli interventi sul malato di mente dal momento in cui la malattia nasce al momento dell'ospedalizzazione, al momento della situazione post ospedaliera, al momento della riabilitazione e il momento di reinserimento del malato nella realtà sociale, ecco questo dovrebbe essere regolato da una situazione dipartimentale. In questo senso forse c'è un piccolo problema che la Commissione ha cercato di risolvere rispetto a quella che era la proposta dell'Assessore, perchè al servizio di tutela e salute mentale che secondo la nostra legge 15 ha dei limiti di agito sulla persona, che ha dei limiti effettivamente di organizzazione, il servizio che secondo la legge ha un certa definizione mal si adatta al concetto dipartimentale. Per cui il primo impegno della Commissione è stato quello di riempire di contenuti il dipartimento e il servizio in attesa, Assessore, e qui mi rivolgo direttamente a lei che questa legge possa essere effettivamente modificata perché sarebbe di grave ostacolo nella messa in pratica di tutte queste belle proposte che noi abbiamo deciso di attuare e di mettere in opera nel piano della psichiatria. Quindi primo elemento, la struttura dipartimentale, naturalmente la Commissione ha condiviso perfettamente l'obiettivo che il piano vuole perseguire e che consiste appunto nella creazione di una rete di strutture, rete di strutture che possano realizzare il coinvolgimento trasversale, teniamo presente che per esempio quando si parlerà poi di case famiglia per esempio dove potrebbero andare a risiedere i malati di mente, in quel momento le case famiglia fanno parte di una gestione che non è più la USL ma che può essere per esempio il comune, ecco il bisogno della strutturazione dipartimentale che regolamenta tutti gli interventi sul paziente psichiatrico. Quindi affinché questa organizzazione dipartimentale possa essere attivata, il nostro auspicio, anzi più che auspicio, il nostro suggerimento, Assessore, è che la legge 5/95 per gli aspetti riguardanti la definizione del dipartimento di salute mentale così come il progetto obiettivo nazionale prevede possa essere attuata nel breve termine possibile. Per quanto concerne poi la funzione di filtro, noi seguiamo questo paziente per esempio che comincia ad ammalarsi e ad avere dei problemi, ad avere per esempio delle alterazioni per esempio nel suo rapporto con la realtà. Ecco è un paziente che molto spesso ha bisogno di essere ricoverato in ospedale, noi abbiamo già, all'interno del servizio di tutela e salute mentale, gli S P D C che sono quei centri ospedalieri nei quali si risolvono o dovrebbero risolversi le problematiche di acuzie dei pazienti, quello che succede oggi è che non sempre siamo in grado di seguire il paziente dopo la sua dimissione. Ecco quello che fa di molto opportuno il piano è di creare dei filtri efficaci tra il momento del ricovero, il momento quindi delle acuzie e il momento finale della ristabilizzazione e della reintegrazione sul territorio del paziente, il filtro effettivamente all'ingresso e all'uscita del momento ospedaliero è molto ben organizzato, è organizzato in strutture residenziali e semiresidenziali nelle quali il paziente vive il periodo di cura e di riabilitazione che, a secondo delle sue potenzialità di guarigione, può essere un centro diurno o un day hospital, infatti una delle modifiche che la Commissione ha portato rispetto al suggerimento della Giunta era che la differenza tra il centro diurno e il day hospital per esempio che sono due strutture semiresidenziali fosse basata più sulla potenzialità di risanamento del paziente che sul tipo di diagnosi perchè si farebbe effettivamente una grande confusione se dovessimo stabilire se nel day hospital potessero entrare soltanto gli schizofrenici subcronici e non, voglio dire, altre patologie, invece se lo schizofrenico subcronico è in grado di recuperare agevolmente con una certa celerità le sue funzioni e la sua attività in un day hospital che richiede un periodo di ricovero limitato è opportuno che venga ricoverato nel day hospital, diversamente il centro diurno sarebbe a sua disposizione nel momento in cui la sua patologia, la cui capacità di risanamento e di reintegrazione delle sue capacità fossero raggiungibili più lentamente. Quindi abbiamo preferito nella Commissione fare una distinzione più puntuale della funzionalità del paziente che sul piano del tipo di patologia. Per quanto riguarda l'organizzazione territoriale la Commissione è stata particolarmente attenta affinché tutto il territorio della Sardegna che già presenta dei gravi problemi ogni volta che si parla di razionalizzazione degli ospedali, ogni volta che si parla di spostare un'assistenza adeguata ovunque abbiamo dei problemi, perché noi viviamo in un'isola pochissimo abitata mamolto estesa e che ha molto spesso delle zone molto periferiche rispetto ai grandi centri ospedalieri delle grandi città, per cui è stata particolare cura della Commissione quella di permettere la presenza territoriale anche periferiche di piccole unità psichiatriche che fossero in grado di controllare il paziente nel suo territorio. Il piano poi è chiaramente molto articolato soprattutto nella descrizione di ognuna di queste funzioni, si potrebbero descrivere ma forse è opportuna una lettura un pochino più attenta, d'altra parte è anche espresso in maniera molto didattica e abbiamo anche, per quanto riguarda il personale, fatto delle piccole modifiche relative ad alcune figure professionali che stanno già operando nel territorio e che non hanno un riconoscimento giuridico, abbiamo fatto in maniera che potessero essere integrate e riassorbite queste figure, cioè gli operatori che lavorano sulla terapia riabilitativa del paziente, gli educatori e via dicendo, potessero essere assorbite nell'organico previsto dal piano. Nella stesura del piano, noi ci riferiamo al progetto obiettivo '94-'97, per cui ci riferiamo a un progetto obiettivo che nel resto dell'Italia in qualche maniera è stato già sperimentato, esistono già in effetti presso il legislatore nazionale il bisogno di correggere il vecchio progetto obiettivo e di sostituirlo con un altro progetto obiettivo che noi abbiamo avuto modo di consultare e ci ha confortato l'idea per esempio che questo aspetto dipartimentale è ulteriormente sentito come una delle soluzioni più efficaci nel dare delle risposte concrete al malato di mente, non solo, ma per qualificare ulteriormente il piano la Commissione si è anche permessa alla fine di fare un cenno proprio nel corso del piano a quelle che sono le patologie mentali che comportano dei disturbi del comportamento che diventano reato. Noi sappiamo che esiste tutta una patologia mentale che comporta il compimento di reati e questi pazienti che compiono dei reati non sono considerati, se sono riconosciuti incapaci di intendere e volere a causa della loro malattia, questi pazienti vengono curati, e vengono curati in maniera forse malaccorta nei cosiddetti ospedali psichiatrici giudiziari. Ora, siccome si va comunque verso una rivisitazione, per usare un termine molto consueto, molto di moda, anche degli ospedali psichiatrici giudiziari, anche se non di nostra stretta competenza, abbiamo voluto dare un segnale per qualificare ulteriormente il piano, dove prendiamo atto che nel momento in cui ci fosse una modifica della situazione che riguarda i pazienti malati di mente che compiono dei reati, e questi pazienti diventassero un problema che può essere seguito dalle Aziende sanitarie, noi diciamo che si recepisce già questo concetto e che il piano potrebbe già con le sue strutture territoriali essere utilizzato in questo senso. Io credo di non avere niente altro da dire. Il piano è un piano, se posso aggiungere una mia opinione personale, quasi utopico; ma se riusciamo in qualche maniera a fare i primi passi, approfittando delle strutture che già esistono ma che sono disorganizzate tra di loro, e se riusciamo in qualche maniera a fare dialogare queste strutture fra di loro, io credo che avremmo fatto sicuramente un buon passo verso questa riforma sanitaria che riguarda la malattia mentale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (Progr. Fed.). Signor Presidente del Consiglio, onorevole Assessore, onorevoli colleghi, a quasi venti anni dalla approvazione della legge numero 180, che sancì la progressiva chiusura dei manicomi italiani, l'assistenza psichiatrica in Sardegna rischiava di sprofondare lentamente nelle sabbie mobili della burocrazia e della indifferenza. Situazione che appariva ancora più assurda in provincia di Nuoro che ebbe un ruolo di primo piano, nei primi anni 80, nella sperimentazione di strutture alternative ai manicomi, i gruppi famiglia. Fu lo psichiatra Franco Basaglia, nelle sue frequenti visite a Nuoro, a consegnare agli amministratori della provincia, allora competente, di bloccare la costruzione prossima al finanziamento di un manicomio nuorese. In alternativa Basaglia propose l'attivazione di strutture che permettessero il reinserimento graduale dei malati nelle proprie famiglie o, dove non fosse stato possibile, in alloggi nei paesi di origine. A Nuoro dove mancava una cultura psichiatrica le idee di Basaglia furono fatte proprie dagli amministratori della provincia, primo fra tutti l'allora presidente Mario Cheri, che diede il via alla attuazione di un capillare servizio di assistenza. E nei primi anni 80 in provincia di Nuoro operavano ventitré gruppi sparsi nei principali paesi. Ne sorsero due in città, poi a Oliena, Orani, Ottana, Posada, Siniscola e Budoni. I risultati furono incoraggianti sin dall'inizio e vennero ospitati un centinaio di pazienti che riuscirono, nonostante le paure iniziali, a recuperare il rispetto per se stessi. Impararono a lavarsi, a cucinare, a svolgere piccoli lavori, a fare pittura e teatro; riuscirono soprattutto a convivere pacificamente tra le mura e fra di loro e a instaurare rapporti normali con il mondo al di là del gruppo famiglia. Venti anni sono tanti ma oggi possiamo dire con soddisfazione che siamo in dirittura di arrivo per ridare alla Sardegna, spesso indietro in altri campi, quel primato sulla assistenza psichiatrica che merita e di cui il dottor Basaglia e il senatore Mario Cheri sarebbero orgogliosi se fossero ancora tra di noi. Non voglio dilungarmi nella esposizione meticolosa della proposta di nuovo piano, ma mi sembra utile sottolineare alcuni punti che mi sembrano qualificanti. Uno è quello di non continuare a mantenere la organizzazione della assistenza psichiatrica imperniata attorno alle strutture ospedaliere con i costi a tutti noi noti. A ciò si aggiunga la crescita dei consumi di psicofarmaci e i ricorsi alle visite specialistiche effettuate soprattutto nei laboratori privati. Possiamo dire che questo piano dà la possibilità alle diverse ASL di attrezzarsi adeguatamente per far avanzare e dunque migliorare concretamente la riforma psichiatrica secondo le indicazioni e le precise disposizioni di legge. A nessuno in sostanza può essere consentito di non applicare le leggi delle quali è indiscussa la validità e l'originalità politica e culturale anche per il riconoscimento di altri paesi europei, solo perché sino ad ora non hanno trovato attuazione. E mi riferisco alla (?) della legge numero 180 e al progetto obiettivo nazionale 94/96. Perché questo ritardo sia avvenuto, di chi siano le responsabilità di questo immobilismo sono domande alle quali è legittimo fornire delle risposte. Ma credo che lo spirito con cui ci apprestiamo a votare questo piano e la finalità che gli diamo non sia quella di lamentarci del tempo perduto, della sottovalutazioni e dei ritardi che anche in Sardegna abbiamo accumulato nella attuazione della riforma psichiatrica. Il dato che bisogna prendere in considerazione è, come dicevo prima, proprio quello che nella pratica ha dimostrato vero l'assunto che la maggiore presenza nel territorio, così come abbiamo inteso mettere in atto, è inversamente proporzionale alla necessità di attivare posti letto negli ospedali e nelle case di cura private. Tutto ciò è più vero nell'ottica della globalità, dove i nuovi bisogni specifici e le nuove realtà richiedono nuove figure professionali, dando nella carta l'opportunità della creazione di servizi al confine tra il sanitario e il sociale, la quale cela automaticamente la necessità di operare tra l'educativo e il sociale, come ad esempio il centro di (?), tra l'educativo, il sociale e il riabilitativo in casi di famiglia o day hospital non tralasciando l'aspetto preminentemente preventivo con il centro di salute mentale. Da ciò consegue che al centro della nostra attenzione deve stare sempre quel soggetto che gli psicanalisti chiamano cliente, vale a dire le persone con disturbi psichici che abbiano subito o meno la dolorosa esperienza manicomiale. E affermando che i concetti di controllo, di segregazione e di potere su queste persone vanno per sempre eliminati. Tali concetti di contro richiamano quelli di autonomia, di indipendenza, di auto determinazione, di auto sviluppo. Qualsiasi intervento che leda o neghi ad esempio il bisogno di auto determinazione provoca più problemi di quanti ne possa risolvere. Il bisogno di essere protagonisti così come quello di affetto e di relazioni sociali cioè di essere soggetti del proprio destino, non è un bisogno di élite più o meno illuminate, ma è un fondamentale bisogno di tutti; esso può variare nelle forme e nei contenuti, ma è un bisogno che non può essere disatteso. Per questa ragione mi appello a voi, cari colleghi, alla vostra sensibilità, affinché questo piano venga accolto e votato positivamente così come è già successo in Commissione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). La Commissione sanità ha approvato alla unanimità, e per questo ringrazio tutti i componenti della Commissione, in modo particolare il relatore interno, l'onorevole Sanna Nivoli, come dicevo la Commissione ha approvato alla unanimità il piano per l'assistenza psichiatrica. Di fatto con questo piano decollerà definitivamente la riforma psichiatrica in Sardegna. Questo piano recepisce le linee fondamentali, le direttrici e lo spirito della legge numero 180 del 78, la cosiddetta legge Basaglia, che prevede interventi incentrati sui servizi territoriali e non sul ricovero ospedaliero. Quindi in pratica il professor Basaglia introduce una filosofia nuova per quanto riguarda il malato di mente e quindi tenta di portare appunto l'assistenza del malato psichiatrico dagli ospedali verso la periferia, quindi in pratica il ritorno nella famiglia, nella società del malato mentale, che è quella la sua vera sede di cura e di riabilitazione. Devo dire che poi la stessa legge Basaglia, la legge numero 180 del 78, è confluita nella legge numero 833 del 78, che è la prima legge di riforma dei servizi sanitari a livello nazionale; quindi devo dire si parte da questa legge fondamentale e importante per poi arrivare ai giorni nostri. Queste leggi, la legge numero 180 e la 833, hanno aperto la strada a profondi cambiamenti culturali della concezione della sofferenza mentale e hanno introdotto un nuovo approccio nell'organizzazione dei servizi, ispirati non più al ricovero ospedaliero ma alla diffusione nel territorio dei servizi stessi. Ispirati sempre a queste due leggi fondamentali, alla legge numero 180 e alla numero 833, la Sardegna ha approvato il suo primo piano psichiatrico nel 1987 che, in pratica, è, come dicevo, un piano che recepisce la filosofia e lo spirito della 180, e devo dire che anche se non è stato pienamente attuato questo piano per la psichiatria, però è stato un primo segnale, un primo passo avanti anche in Sardegna per quanto riguarda la riforma della psichiatria. Devo dire che dopo queste importanti leggi che ho detto in premessa ci sono stati altri passi avanti, anche a livello nazionale, in modo particolare col progetto obiettivo di tutela della salute mentale; progetto obiettivo che è datato per il triennio '94-'96 e ripropone, questo progetto obiettivo nazionale, alcune tematiche che sono di fondamentale importanza che poi costruiscono e sono l'humus stesso della legge che noi stiamo discutendo. In pratica questo progetto obiettivo prevede la costruzione di reti, di strutture territoriali in ciascuna USL. In pratica prevede le strutture residenziali e quelle semiresidenziali, prevede anche l'organizzazione compartimentale del lavoro. Qui ha fatto bene l'onorevole Sanna a sottolineare il fatto che, per una incongrua legislazione a livello regionale da parte della legge regionale numero 5, in pratica questo servizio, o meglio l'assistenza psichiatrica, è individuata come un servizio, quando, di fatto, più che altro si addice di più a un'organizzazione dipartimentale dell'assistenza stessa. Anch'io rinnovo la sollecitazione all'Assessore e alla Giunta, affinché, in pratica, si attivi per modificare questa legge numero 5 e dare corpo a questo tipo di assistenza psichiatrica che è organizzata soprattutto dal punto di vista dipartimentale. Bene ha fatto comunque la Commissione a dargli già una caratterizzazione di tipo dipartimentale, prevedendo domani questa modifica tanto auspicata e necessaria. Prevede inoltre, questo progetto obiettivo nazionale, la diversificazione delle competenze professionali, oltre naturalmente al superamento degli ospedali psichiatrici di cui abbiamo già fatto riferimento. C'è attualmente in discussione in Parlamento anche un progetto obiettivo nazionale per il triennio '97-'99, noi siamo venuti a conoscenza di alcune parti, e devo dire che in qualche modo abbiamo tentato anche di prendere in considerazione quello che sta maturando a livello nazionale, però di fatto non è stato ancora concretizzato nulla. Però devo dire che la Commissione ha lavorato anche prendendo in considerazione alcuni elementi già definiti del piano obiettivo a livello nazionale. Giusto per completare il ragionamento legislativo che ha preceduto questo piano, c'è stata poi la legge numero 724 del '94 che, in pratica, attua quel progetto obiettivo nazionale di chiusura degli ospedali psichiatrici entro il 31. 12. 1996. Noi stiamo arrivando con un anno di ritardo però, voglio dire, anche se in ritardo diciamo che le altre regioni non è che abbiano fatto meglio di noi. So che solo qualche Regione in Italia ha rispettato questo tempistica, pertanto noi, anche se non siamo proprio dei primissimi, però, posso dire di non essere su questa materia neanche fra gli ultimi. Quindi, in pratica, con questa legge si va alla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici e, per pura conoscenza, devo dire che in Sardegna esistevano due ospedali psichiatrici, o meglio esisteranno sino al 31 di dicembre, quello di Sassari e quello di Cagliari, quello di Sassari con 271 pazienti e quello di Cagliari con 254 pazienti, per un totale complessivo di circa 530 malati psichiatrici che poi verranno dislocati nelle varie strutture territoriali. Questo piano che noi stiamo approvando per l'assistenza psichiatrica si ispira ad alcuni criteri fondamentali, ad alcuni criteri guida che sono la globalità dell'intervento assistenziale, che consiste in un momento preventivo, poi in un momento terapeutico e in un momento riabilitativo, e vede inoltre la continuità dell'intervento assistenziale e quindi, in pratica, i medesimi operatori seguono i pazienti nelle varie tappe dell'iter terapeutico, c'è un interscambio di personale medico infermieristico all'interno di queste strutture che poi si dedicano alla cura dei pazienti psichiatrici, quindi la centralità delle strutture extra ospedaliere, come dicevamo in precedenza, e poi, ancora, l'articolazione in senso dipartimentale delle strutture stesse. Ecco, con questa nuova programmazione dell'assistenza psichiatrica in Sardegna possiamo dire che c'è una nuova disposizione, e così giusto per fare alcuni riferimenti, li ha già fatti l'onorevole Sanna e devo dire anche l'onorevole Cucca, però anch'io voglio fare qualche riferimento per dire che l'STSM, in pratica il Servizio di tutela della salute mentale e dei disabili psichici, è presente in ogni azienda e a tale servizio all'STSM fa capo la nuova organizzazione del piano. In pratica il piano è ristrutturato in questo modo: l'assistenza psichiatrica è ristrutturata in questo modo. Esistono le strutture di riferimento generale territoriale, che hanno nel punto centrale di intervento, nel CSM, nel centro di salute mentale dove diciamo che viene organizzato il lavoro ventiquattr'ore su ventiquattro. Anche su questo la Commissione ha fatto delle modifiche. Prima era previsto un tetto di 70 mila abitanti, mentre noi abbiamo preferito ricondurre, cioè eliminare questo tetto che creava delle disfunzioni per quanto riguarda l'assistenza a livello territoriale, abbiamo preferito invece eliminare questo tetto e riportare il CSM alla dimensione di distretto sanitario. In questo modo noi abbiamo la certezza e la garanzia che tutti i distretti sanitari, anche quelli che sono sotto i 70 mila abitanti, possano avere un'organizzazione, dal punto di vista psichiatrico, che preveda un'assistenza giusta ed adeguata. Pertanto abbiamo previsto un CSM per ogni distretto sanitario. Ci sono poi le strutture residenziali ospedaliere, l'SPDC, Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, in pratica questo è un servizio che è collegato al pronto soccorso, anche questo funziona ventiquattr'ore su ventiquattro e prevede un posto letto ogni 10 mila abitanti. In questo modo possiamo dire che in Sardegna, in base al numero degli abitanti, noi possiamo avere 178 posti letto. Ecco, in pratica noi stiamo riportando quei pazienti che non sono più recuperabili e che devono avere un'assistenza in quel momento acuta, insomma che non possono essere seguiti dall'esterno, all'interno di una struttura ospedaliera, però non come struttura autonoma, ma all'interno di un reparto ospedaliero. Quindi in pratica solo il tempo necessario per superare la fase acuta. Sono previste, anche in questa organizzazione, le strutture semiresidenziali, che sono il centro diurno e il day hospital; per il centro diurno abbiamo fatto delle modifiche sostanziali e abbiamo individuato un posto ogni 5000 abitanti, mentre prima era previsto un posto ogni 10 mila abitanti, proprio perché vogliamo che il paziente venga seguito meglio e di più nel territorio, e poi non più di 20 posti letto per modulo, anche per far sì che non ci sia una concentrazione di pazienti su strutture che, evidentemente, impedirebbero una normale ripresa dal punto di vista assistenziale e dei pazienti, e lo stesso day hospital in pratica sono delle strutture dove vengono organizzati i programmi terapeutici. Infine ci sono delle strutture residenziali di accoglienza, anche queste molto importanti, sulle quali la Regione credo spenderà molto in termini di impegno politico, perché sono di fondamentale importanza per il recupero di questi pazienti, che sono le comunità terapeutiche, le case famiglie, la resistenza sanitaria assistenziale e le comunità protette. Ovviamente a ogni tipo di struttura corrisponde un certo tipo di paziente, con situazioni dal punto di vista diagnostico e terapeutico differenziate, che non credo sia opportuno elencare stamattina, voglio dire che c'è una scaletta precisa che prevede uno specifico intervento per quanto riguarda questi pazienti psichiatrici. Quindi la diversificazione delle competenze professionali e l'organizzazione in senso dipartimentale del lavoro concorrono in questo piano, come dicevo, a creare nel territorio regionale, e in particolare nelle zone più disagiate, le condizioni più idonee per estendere il rafforzamento sul territorio e l'assistenza ai sofferenti di patologie psichiche, seguendo l'importante percorso tracciato in circa vent'anni di lavoro e sperimentazione sul settore psichiatrico. Con l'approvazione di questo piano si colma una grossa lacuna e si offre nella materia considerata una risposta destinata a fare parte integrante del piano sanitario regionale attualmente già in fase di elaborazione. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, cari colleghi, intervengo brevemente su questo documento, sul piano triennale per la psichiatria, formulando solo alcune considerazioni. Una prima considerazione che non riguarda direttamente il documento, ma che tengo a esprimere, è il mio personale apprezzamento per l'opera della Commissione in questo settore, a partire dal presidente, a seguire con la relatrice, nella sua specifica competenza, ma il fattivo apporto da parte di tutti gli altri colleghi al miglioramento, alla definizione, alla migliore definizione del piano stesso in diversi suoi aspetti importanti. Mi riferisco, in particolare, all'apprezzamento per l'impostazione di aver, avendone appunto avuto la disponibilità informale, attinto anche a degli orientamenti nuovi contenuti nella bozza del progetto obiettivo per la tutela della salute ambientale per il prossimo triennio, che è in via di discussione e di approvazione a livello nazionale, e mi riferisco a questo per quanto riguarda importanti collegamenti tra la struttura di assistenza psichiatrica articolata sul territorio, e aspetti particolari, come sono quelli che questo progetto prevede, della assistenza anche a livello delle carceri, degli ospedali giudiziari manicomiali, e mi riferisco in particolare all'apporto che ritengo abbia dato alla Commissione la migliore formulazione della definizione e quindi della futura realizzazione di strutture residenziali e semiresidenziali, con un rapporto che il progetto ha ben identificato e che la Commissione ha ottimamente raccolto, del rapporto tra tipi di patologia psichiatrica, fase di patologia psichiatrica con riguardo alla maggiore o minore acuzie, e il tipo di struttura che preferenzialmente dovrà accogliere e assistere questi pazienti. Questo credo che sia stato un contributo importante che la Commissione abbia dato in questo campo.
Come tutti i piani, come tutti i progetti, chiaramente anche questo è senz'altro perfettibile. Vorrei sottolineare un paio di aspetti che meriterebbero un ulteriore approfondimento, un'ulteriore maggiore considerazione. Uno è quello che riguarda le situazioni di emergenza, dove non è secondo me molto esattamente delineato quello che può essere il coordinamento tra le strutture generali della rete di emergenza e in particolare le necessità attinenti alle emergenze in campo psichiatrico. Questo andrebbe, secondo me, meglio definito ma non mancherà certamente l'occasione di affrontare questo problema quando verrà in Commissione e in Consiglio il piano sanitario regionale, con la sua definizione e strutturazione della rete di emergenza, dove anche queste necessità di coordinamento migliore potranno essere affrontate e risolte.
Questo quindi è uno degli aspetti che volevo sottolineare. Un altro aspetto che volevo sottolineare, sempre in tema di coordinamento è quello che riguarda i rapporti tra strutture delle aziende e strutture universitarie, argomento che la Commissione ha preso in considerazione e ha discusso, dove, secondo me, non è sufficiente aver definito, come si è fatto in questo piano, la organizzazione di una unità territoriale autonoma in un certo senso, di un'ulteriore unità territoriale per l'assistenza psichiatrica afferente alle due università di Cagliari e di Sassari rispettivamente, perché si pongono dei problemi anche di una certa delicatezza, perché nella struttura così come si è andata configurando al vertice del servizio di tutela della salute mentale viene posta una figura primariale che ha il compito del coordinare il tutto quindi si pongono problemi che sono sul tappeto del coordinamento tra figure primariali che provengono dalle aziende e figure primariali che provengono dal mondo universitario.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue MACCIOTTA.) Non è una questione soltanto formale, è una questione anche sostanziale, e mi riferisco a questo, me lo son voluto richiamare alla memoria, perché nel progetto che è in elaborazione a livello nazionale su questo punto viene suggerito che alle strutture universitarie dovrebbe essere affidata la gestione di almeno un modulo territoriale completo, che se l'italiano significa quello che deve significare, significherebbe il modulo completo di tutto il servizio di tutela della salute mentale, cioè nelle situazioni nostre di Cagliari e di Sassari dovrebbe sorgere a fianco del servizio di tutela della salute mentale aziendale, chiamiamola così, un servizio completo con tutte le sue strutture, analogo, che afferisce alla psichiatria universitaria. Questo è un problema che potrà anch'esso essere affrontato non solo in sede di discussione del piano sanitario regionale, ma soprattutto nell'ambito dei previsti rapporti e dei previsti protocolli di intesa tra Regione sarda e università sarda. Un altro punto che merita di essere ricordato è il rapporto tra il servizio di assistenza della tutela della salute mentale così come è stato formulato e il campo particolare della neuropsichiatria infantile. Non lo vediamo comparire in questo documento salvo che le strutture e i servizi con cui il dipartimento, credo che diventerà il dipartimento di tutela della salute mentale, si dovrà raccordare per un opportuno coordinamento. Sappiamo già che l'argomento è affrontato in sede di piano sanitario regionale con una strutturazione che tenga conto delle particolarità della condizione dei piccoli pazienti della confluenza degli aspetti neurologici con quelli psichiatrici, voglio anticipare anche che per quel che conosco del futuro progetto a livello nazionale ci sarà prospettata una modifica per cui anche lo stesso psichiatrico che colpisce l'età evolutiva venga ricompreso nell'ambito di una struttura unitaria di tutela della salute mentale, ma questo è un qualcosa del futuro che si discuterà a tempo debito, adesso volevo solo sottolineare che non era una carenza del piano così come concepito perché sarà affrontato in altra sede. Termino ora, signor Presidente, portando un'istanza. Abbiamo sentito nelle consultazioni messe in opera dal Presidente della Commissione durante l'iter della discussione di questo programma le istanze anche delle componenti più importanti, dei rappresentanti dei pazienti, le associazioni delle famiglie che hanno su di sé il compito gravoso dell'assistenza di questi pazienti, un'istanza che ci era stata portata, cioè quella di modernizzare la bozza di questo piano guardando anche i nuovi orientamenti in campo nazionale, io penso che sia stata raccolta con le considerazioni su cui mi sono soffermato poc'anzi, e tra queste ho omesso di ricordare come nel piano venga presa in considerazione e sottolineata in particolare per quelli che sono i riflessi positivi sui pazienti stessi, ma anche indirettamente nel sollievo delle loro famiglie, dell'importanza dei centri diurni la cui importanza è riconosciuta a livello di competenti e che è stata ben raccolta dalla Commissione anche nella formulazione delle esigenze di questi centri in tutto il territorio dell'isola. A quest'ultimo punto mi rivolgo all'Assessore qui presente a cui questo piano innanzitutto è dovuto con tutti i suoi consulenti ed esperti, e che noi abbiamo apprezzato come i lavori stessi della Commissione dimostrano. Un'istanza che giustamente è venuta dal mondo dei pazienti è stata quella: è un ulteriore libro dei sogni questo che da quando c'è stata la svolta in psichiatria rimanga sulla carta e non veda una realizzazione? Io spero di no, caldamente, ma capiscano anche i familiari e le associazioni che non è possibile calendarizzare la realizzazione di quanto questo piano prevede nell'ambito di questo documento. Però è un'istanza che rivolgo all'Assessore, perché l'Assessore dall'alto della sua competenza e delle sue possibilità gestionali e di monitoraggio della situazione risponda a quest'istanza che ci è stata presentata, se non in questa sede, in futuro, cercando di calendarizzare almeno in linea di massima quale sarà la sua valutazione sulla fasi di effettiva realizzazione di quanto in questo piano è previsto. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Busonera. Ne ha facoltà.
BUSONERA (Progr. Fed.). Colleghi del Consiglio, la riforma psichiatrica varata nel 1978 con la legge 180, poi travasata nei contenuti sostanziali della 833 del 1978, con questa riforma era stata già aperta la strada ai profondi cambiamenti culturali e organizzativi a tutti i livelli delle strutture pubbliche preposte alla disciplina e al settore della psichiatria. Non fosse altro perché la nuova disciplina legislativa si era posta di fronte al problema della malattia mentale con un diverso approccio, modificando cioè gli obiettivi dell'intervento pubblico, dal controllo sociale dei malati di mente alla promozione della salute e alla prevenzione dei disturbi mentali. Spostando quindi l'asse portante delle istituzioni assistenziali degli interventi fondati sul ricovero ospedaliero a quelli incentrati su servizi territoriali. Tuttavia i risultati complessivi in diciannove anni dalla 180 dobbiamo ammetterlo sono stati molto modesti e per quanto riguarda la realtà nazionale e per quanto riguarda la realtà regionale, infatti poco o nulla sinora è stato fatto dal punto di vista della realizzazione dei servizi malgrado ci sia stato l'approvazione di un progetto obbiettivo nel 1994. Il documento che oggi discutiamo ha quindi il merito di aver recepito nella sostanza le più significative istanze di modifiche che da più parti erano state avanzate al sistema assistenziale psichiatrico regionale gravato da forti arretratezze e inadeguatezze sul piano normativo delle strutture, del personale e della organizzazione generale e di tradurle in fatti operativi. Gli obiettivi fondamentali che questo piano intende conseguire sono innanzitutto le eliminazioni delle carenze assistenziali e le differenze di qualità delle prestazioni attualmente presenti per ottenere la necessaria uniformità qualitativa e quantitativa dell'assistenza nell'intero territorio regionale, secondariamente, la messa a regime delle strutture intermedie sociosanitarie e riabilitative residenziali e semiresidenziali per rendere possibile una più ampia articolazione degli interventi assistenziali attualmente limitati alle visite ambulatoriali o al ricovero ospedaliero. Limitazione che determina gravi carenze nell'assistenza specialmente per i malati cronici, il superamento ancora con la loro chiusura dei due ospedali psichiatrici permettendo quindi il superamento dell'assistenza di tipo custodialistico, tipico del periodo manicomiale, con una più qualificata assistenza territoriale tesa a prevenire la formazione di nuovi malati cronici e a recuperare quelli esistenti. Sul piano sociole è da rilevare che questa articolazione di strutture e di servizi che si raccordano con gli ospedali di diagnosi e cura determineranno nell'immediato un notevole alleggerimento del carico assistenziale che attualmente grava quasi esclusivamente sulle famiglie dei malati con una loro quindi possibilità di respiro nei confronti di questa patologia, non solo, ma anche l'inserimento degli ex degenti nelle strutture protette permetterà un passaggio dallo stato di degente a quello di ospite che renderà possibile il loro graduale reinserimento nel tessuto sociale e laddove possibile lavorativo. Preliminare a questa prospettiva è la necessità non solo di una stretta collaborazione tra i diversi servizi e le diverse strutture previste in ogni azienda sanitaria e tra queste e gli ospedali di diagnosi e cura ma è altresì indispensabile uno stretto raccordo tra le varie figure professionali e i diversi servizi socioassistenziali degli enti locali e del servizio psicosociale delle aziende sanitarie e tra queste e le figure professionali di servizi sanitari concomitanti presenti sul territorio. Mi riferisco all'unità di valutazione geriatrica per gli anziani, al Sert, ai servizi per malati di AIDS, ai consultori, al servizio scolastico educativo. L'ottimizzazione degli organici, con l'adeguata presenza e la diversificazione delle competenze professionali degli operatori del settore, è un presupposto indispensabile per una risposta qualitativamente elevata alla realizzazione di questo progetto. In particolare la preparazione professionale deve essere aggiornata e predisposta a recepire una nuova cultura dell'approccio alla malattia mentale per facilitare, anche attraverso lo scambio di esperienze, l'integrazione delle professionalità, pratiche cliniche e istituzionali che prevedono il superamento di ogni forma di repressione e favoriscano invece la partecipazione diretta degli utenti, dei familiari e delle reti sociali ai processi di cura e di riabilitazione. Quanto premesso presuppone una articolazione dipartimentale dei servizi e della loro organizzazione. Il piano di fatto pur parlando di servizio si muove in una logica dipartimentale; infatti il servizio di tutela della salute mentale presente in ogni azienda sanitaria è dotato di una autonoma responsabilità tecnica e gestionale capace di organizzare la rete dei servizi stessi in modo integrato e continuativo. In effetti questo a mio avviso è l'unico modo per realizzare una continuità terapeutica e riabilitativa suscettibile di un qualche reale successo. Dal punto di vista finanziario, infine, non secondario in un progetto tutto o quasi tutto da realizzare, dobbiamo prevedere che gli stanziamenti attuali renderanno possibile l'avvio del piano, la sua reale concretizzazione sarà affidata ad adeguate disponibilità economiche, ma soprattutto è legata alla reale volontà delle istituzioni, degli operatori sanitari e para sanitari di voler costruire in questa Regione standard di assistenza per questi malati, finora dimenticati dalla società, più degni di un paese evoluto e civile come vuole essere il nostro. L'esperienza attuativa permetterà ancora di verificare i punti forti e le debolezze di questo progetto, così come la Commissione lo ha emendato e approvato. In un campo della sanità dove tutto o quasi è da realizzare è possibile che sia necessario riprocedere alla correzione di errori o di sottovalutazioni. Non c'è dubbio però che molta parte dei risultati concreti che si potranno ottenere dipenderanno dalla forza con la quale noi stessi sapremo difendere il progetto e promuoverne concretamente l'attuazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dettori Ivana. Ne ha facoltà
DETTORI Ivana (Progr. Fed.). Io cercherò di essere sintetica perché molte delle cose sono state dette, però ritengo che sia necessario che si presti molta attenzione ai provvedimenti che pur non raccolgono l'interesse generale dell'aula eccetto che quando dobbiamo ragionare di spesa sanitaria complessiva, e quindi di una preoccupazione che viene da tutti i colleghi sul fatto che la spesa sanitaria è eccessivamente alta e che questa non è direttamente proporzionale alla qualità dei servizi che vengono erogati. Ebbene, io credo invece che con questo provvedimento noi stiamo proprio raggiungendo l'obiettivo di aumentare la qualità dei servizi proposti per questo particolare settore, e ponendo un occhio di riguardo alla spesa sanitaria che non può essere compressa in una fase di avvio di un processo di rideterminazione degli standard e delle strutture presenti nel territorio. E io ritengo anche che vada sottolineata l'importanza che questo progetto ha come punto di riferimento per la chiusura degli ospedali psichiatrici. Chiusura degli ospedali psichiatrici che, come sappiamo, e come è già stato detto, deve avvenire entro il 31 dicembre 1997. Io credo che con questo provvedimento, che peraltro in qualche azienda sede degli ospedali psichiatrici sono state già assunte delle decisioni che determinano la dismissione controllata dei pazienti, si siano già avviate costruzioni di strutture che sostituiranno l'ospedale psichiatrico in quanto tale; e comunque noi abbiamo ritenuto opportuno soffermarci a lungo prima di votare questo provvedimento. Perché ritengo che le integrazioni che sono state apportate, in linea debbo dire con le decisioni che in questo provvedimento sono state avanzate dalla Giunta, abbia in qualche modo apportato dei correttivi migliorativi ma non ne ha modificato la sostanza che la Commissione ha ritenuto di condividere. Pertanto io credo che in quest'aula noi siamo anche in grado di fare un lavoro di coordinamento con l'Assessore per avere un prodotto io credo non migliore possibile, ma mi sento di dire abbastanza buono come soluzioni operative apportate e io spero anche come ricadute immediate che avremo. Bisogna naturalmente, e lo faccio molto velocemente, ragionare sul ritardo di attuazione del progetto obiettivo nazionale 94/96 sulla tutela della salute mentale che ha contribuito comunque a rinnovare il settore, delineando una regolamentazione comune pur salvaguardando specificità di esperienze e tradizioni. Naturalmente questo progetto obiettivo ha avuto dei ritardi nella sua attuazione e che come sempre quando riguarda questo paese è stato attuato a macchia di leopardo; in alcune regioni ha raggiunto obiettivi più avanzati in altre meno avanzati. Ma questo io credo, e lo dico perché mi pare che sia comune a tutta una serie di provvedimenti che noi dovremo operare, è il fatto che molto spesso nella sanità o nella programmazione e nella progettualità della sanità abbiamo spesso agito come se i settori fossero a compartimenti stagno e non interagissero tra di loro. Ciò che noi stiamo facendo, con questo, con il provvedimento che discuteremo dopo, con il nuovo piano sanitario regionale, con il nuovo piano socio assistenziale, è proprio di tentare pur con provvedimenti strutturali e tecnici di cambiare una cultura e un atteggiamento della popolazione rispetto a servizi certo dovuti, ma il cui utilizzo è stato troppo spesso superficiale. Sappiamo anche che è già in corso di elaborazione, anzi vi è già una stesura da parte del ministero del progetto obiettivo 1997/99, da cui bisogna dire si è mutuata la necessità di avviare un processo che è in armonia con la chiusura degli ospedali psichiatrici proponga anche il superamento di altre vecchie strutture, che sì erano previste dalla legge numero 180, ma che con l'andar dei tempi sono stati superati dalla programmazione sanitaria diversa che in questi ultimi venti anni si è avuta. Quindi dicevo che, contemporaneamente al superamento degli ospedali psichiatrici, il progetto obiettivo nazionale e questo piano della Regione Sardegna molto opportunamente ha raccolto, prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari; e soprattutto questo lo voglio sottolineare, perché sarà il luogo in cui si misureranno le capacità di coordinamento e di integrazione tra strutture ministeriali differenti che però molto spesso agiscono negli stessi settori di intervento. E siccome è molto difficile anche far crescere una cultura di coordinamento e di integrazione io credo che questa Regione stia facendo dei passi molto avanzati che quello forse a volte anche in modo enfatico, ma di porre in tutti i programmi che vuole approvare sostanzialmente la necessità che il coordinamento tra le varie strutture sanitarie, assistenziali ma anche culturali, e anche di prevenzione giudiziaria, debbano necessariamente interagire fra loro per superare velocemente alcune strutture vecchie e superate. Ancora si è ritenuto, ma lo voglio solo accennare, più idonea la definizione di centro diurno e comunità terapeutica proposto dal nuovo piano obiettivo che deriva naturalmente dall'analisi della situazione e anche dall'analisi dei risultati ottenuti da queste strutture, e abbiamo pensato, pur non sconvolgendo, così come ha detto anche la relatrice, il piano stesso proporre le definizioni che in qualche modo erano previste, che saranno previste nel progetto obiettivo, quindi le definizioni di centro diurno e comunità terapeutica. Il piano sostanzialmente intende recepire il progetto obiettivo che si è proposto, ma naturalmente non mutuandolo ma tentando di vedere in che modo esso potrà e deve reagire, interagire con la situazione locale. E noi comunque, ed è stato detto e lo dico molto velocemente, il piano aspira soprattutto ai criteri di globalità, continuità, centralità delle attività extra ospedaliere, sui programmi di intervento a favore dei sofferenti mentali. Il concetto di globalità e di continuità degli interventi è un concetto che è apparso agli inizi degli anni '80, alla fine degli anni '70, nella programmazione in qualche modo sanitaria, ed è un concetto che è stato mutuato da una letteratura che, sotto questi aspetti, è molto più avanzata della nostra rispetto ai paesi del nord Europa. E io credo che questi concetti posti come derimenti del piano stesso da parte della Giunta e accolti dalla Commissione, siano fondamentali per capire in che modo poi l'approccio sia stato determinante e anche, come dire, le sostituzioni che in tal modo abbiamo tentato di fare. Concetto di dipartimento che è stato quello, lo voglio dire perché è uno dei nodi che ha tenuto la Commissione a discutere per vari giorni. A me pare, e però forse poi i colleghi e le colleghe mi hanno convinto che fosse meglio argomentarlo e forse citarlo in modo più esplicito, ma a me pareva e pare, forse adesso certo è migliorato, che il concetto di dipartimento che veniva espresso dai progetti obiettivo potesse in qualche modo concordare con quanto la legge numero 5 del '95 prevede all'articolo 11 in cui non è previsto il dipartimento ma è previsto un centro per i servizi psico-sociali. Io credo che questo, così come già detto da chi mi ha preceduto, ma devo dire anche all'interno del piano da parte dell'Assessorato, è uno dei punti da modificare, insieme ad altri, io credo, ma quello da modificare abbastanza velocemente per quanto riguarda la legge numero 5. Comunque sia il piano, di fatto, nel modo in cui poi è stato successivamente articolato, ha fatto sì che il concetto sostanziale di dipartimento e dell'organizzazione invece prevista della legge numero 5 fossero nella sostanza e nelle funzioni coincidenti. E questo benché in Commissione ci siamo soffermati per diversi giorni, io credo che sia uno degli obiettivi più importanti che la Commissione stessa ha raggiunto. Ed è per questo, forse, che questo è un provvedimento che poi è stato esitato all'unanimità da questa Commissione. Si prevede, e voglio chiudere con questo, una struttura a rete dei servizi, ed è questo uno dei concetti fondanti del piano stesso, proprio la struttura a rete che, di fatto, sostituisce il vecchio schema di strutture chiuse e a caselle non comunicanti che si aveva prima. La struttura a rete richiama necessariamente alla mente una struttura territorialmente presente e diffusa. La struttura a rete, naturalmente, parte dall'azienda USL, in cui noi abbiamo istituito il servizio di tutela della salute mentale dei disabili psichici, che è il luogo di coordinamento di tutti i servizi, il luogo dell'integrazione e il luogo che deve prevedere, senza escluderne alcuna e senza priorità alcuna, i momenti di prevenzione cura e di riabilitazione ed altro, concetto importante e fondamentale per quanto riguarda questo settore, la formazione e la ricerca. Sulla formazione mi limito solo a dire, condividendo, come dire, le questioni che la collega Busonera ha posto per quanto riguarda il personale, voglio semplicemente dire che in un meccanismo che deve essere dinamico e non statico, la formazione degli operatori sarà sicuramente la centralità dei nostri interventi. Sono anche previsti, scusate, percorsi di come questa formazione deve essere attuata e di quali risorse debba utilizzare. Badate, la formazione, purtroppo ci ritroveremo a dirlo, non solo per questo provvedimento, ma per il provvedimento quale è il piano sanitario regionale e anche il piano socio assistenziale, ma anche tutti gli altri interventi che riguardano diversi settori, la questione della formazione è una questione derimente della qualità, dell'efficacia dei servizi prestati. Pertanto probabilmente, se noi riuscissimo a fare un ragionamento sugli sperperi e sugli sprechi che ci vengono a fare sulla formazione e riuscissimo invece a concentrare, per obiettivi precisi e controllabili, quali sono gli obiettivi della formazione, sicuramente all'interno di questi comparti noi avremmo operatori formati e, come dire, coerenti, nella loro cultura di intervento, ai progetti e agli obiettivi che noi invece teoricamente ci proponiamo. Chiudo con una questione che riguarda i rapporti con il privato che è stata, io ritengo, prevista in modo, perlomeno da parte mia, ma credo anche da tutti i componenti della Commissione e dal mio Gruppo, il rapporto col privato. Cioè va superato immediatamente il rapporto col privato che esiste ora, che è un rapporto necessitato, dovuto dalla dimissione necessaria dei pazienti e dall' esserci trovati con strutture non sufficienti e non pronte per accogliere i pazienti stessi. Nel piano vengono previsti i rapporti con il privato ma, soprattutto, si privilegia il privato sociale, quindi la cooperazione, l'associazione di volontariato, il così detto sistema no profit col quale naturalmente dobbiamo avere un'attenzione particolare ma anche nel suo riconoscimento preciso, e quindi sono previste convenzioni che devono avere dei rapporti molto chiari, trasparenti, tra le aziende e le strutture private che noi vorremmo proporre. Abbiamo previsto, all'interno dell'osservatorio epidemiologico regionale, l'istituzione di un settore specifico per la tutela per la salute mentale, perché noi siamo molto convinti che se noi riuscissimo in qualche modo a prevenire i disagi, laddove si crea, e soprattutto ad avere una situazione, di volta in volta corrispondente alla realtà, saremmo anche in grado di spendere meno risorse per risolvere i problemi. E quindi io credo, ma probabilmente un ragionamento su cui ci soffermeremo più in là, che le strutture, quali l'osservatorio epidemiologico regionale, non possono più essere tenute nello stato in cui sono. Non sono strutture su cui noi spendiamo risorse e che difficilmente rispondono ai bisogni e agli obiettivi che noi ci proponiamo e che chiediamo a queste strutture. Allora su questo va fatto, come dire, una ricognizione molto puntuale e tagliare l'ago che si deve tagliare e rendere un osservatorio che ha compiti statistici di rappresentanza della realtà che siano credibili. In troppi provvedimenti noi abbiamo potuto vedere che i dati propostici dall'osservatorio molto spesso non erano coincidenti con le realtà che venivano analizzate. Ritengo che questo piano si ponga all'interno di una programmazione generale della sanità e che ha i suoi momenti di raccordo col piano sanitario regionale, e io credo che se in questa legislatura noi saremo in grado di approvare tutti questi atti di programmazione, io credo che nonostante ciò che ci si dica e si dice in giro, abbiamo fatto e abbiamo operato una rivisitazione, fatemi passare questo termine, della sanità e di tutto ciò che si rapporta con essa, che non si è riusciti a fare nelle ultime tre legislature.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, cari colleghi, due parole per complimentarmi dell'ottimo lavoro svolto dalla Commissione, della quale purtroppo non ne faccio parte, essendo medico e quindi molto interessato agli argomenti che vi si dibattono, ma seguo con molta attenzione i lavori che vi si svolgono. Purtroppo, dico purtroppo, per me hanno parlato molto bene i colleghi che mi hanno preceduto e mi hanno tolto le parti migliori, ma questo servirà, se non altro, ad essere più brevi. Nella presentazione la Commissione ha ritenuto di porre le premesse per l'attivazione di una organizzazione delle strutture e delle funzioni relative all'assistenza psichiatrica in senso effettivamente dipartimentale. E mi ha colpito questa parola perché rende veramente ciò che lo spirito di questo lavoro intende, in senso effettivamente dipartimentale. Come diceva il collega Macciotta che mi ha preceduto è un progetto perfettibile, ma siamo qui per fare questo, lo faremo, lo definiremo molto meglio, o meglio perché è già un buon progetto, appunto quando prenderemo in visione il piano sanitario regionale e la parte che riguarda la rete dell'emergenza. Vi dicevo, poche parole ma sono rimasta molto colpita in questi ultimi giorni da un libro che è in libreria in questo periodo, il cui titolo è "I labirinti dell'anima", di Francesco Silvetti, che è uno psichiatra di tutto rispetto, il quale dice così della psichiatria: "La psichiatria è una scienza di confine, aperta ai problemi clinici e farmacologici, ma anche patologici e umani". E', come dicevo, uno psichiatra moderno, che segue i percorsi della psichiatria fenomenologica evidenziandone le tappe fondamentali che vanno dalla svolta di Jaspers nel pensiero psicolopatologico alle riflessioni di Callieri e Bornai. Ecco, a questo libro che può diventare un classico della psichiatria moderna ha fatto una lucida e interessantissima recensione il professor Bachisio Bandinu, che fra le varie e importanti considerazioni dice così: "C'è un senso nell'esperienza della malattia mentale? Occorrono molte chiavi di lettura per capire la struttura dinamica di una malattia, per individuarne le varie componenti che intervengono come disturbo organico, come linguaggio personale e come comunicazione sociale." Non si tratta, quindi, di selezionare dei sintomi per lasciarli in uno spazio incomprensibile e irrazionale da affidare all'azione di un farmaco. Si chiede al moderno psichiatra un dialogo col malato per avvicinarsi al vissuto del paziente e coglierne i linguaggi più nascosti. L'importante in questa malattia, in questo particolare momento del paziente è che il paziente appunto non sia mai solo, e questa legge prevede dei filtri che, in base alla gravità della patologia o alla acuzie o al riacutizzarsi della malattia, invieranno i pazienti o nel centro diurno, nei day hospital (?), nella casa famiglia, ma ovunque questo paziente venga accolto e seguito è indispensabile la figura, la presenza costante del suo psichiatra di fiducia e degli operatori del settore, che diano voce alla sofferenza del paziente attraverso l'incontro e il confronto fatto di presenza. In vent'anni di esperienza in questo settore abbiamo capito che il periodo della malattia, in questo campo psichiatrica, è una tappa nella vita del paziente, un periodo drammatico e per aiutarli bisogna dispiegare le forze non solo di una moderna medicina, ma anche di una sensibile società. E questo piano per l'assistenza psichiatrica ne è la riprova.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA ì(Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi per il settore della sanità e del sociale credo che sia una giornata importante. Iniziamo la discussione e l'approvazione del piano della psichiatria per continuare questo pomeriggio l'esame della razionalizzazione della rete ospedaliera, che è un'altra parte diciamo della programmazione. E' all'esame della Commissione il provvedimento di programmazione del sociale, credo che stiano anche per iniziare i lavori di discussione di quest'altro importante atto di programmazione, nel mese di gennaio la Giunta regionale inizierà le consultazioni per il nuovo piano sanitario. Quindi diciamo che è un settore che, come è stato detto del resto anche dalla collega Dettori, sta per essere rivisitato completamente.
E' un lavoro, io debbo ringraziare davvero innanzi tutto i miei collaboratori e la Commissione tecnica che ha elaborato questo progetto, debbo ringraziare tutte le associazioni che hanno contribuito, perché frutto anche di una vasta consultazione, al miglioramento. Consentitemi naturalmente per ultimo, ma non nel senso della importanza, di ringraziare la Commissione che in piena collaborazione con la Giunta regionale ha migliorato ulteriormente questo importante provvedimento.
Credo che dare voce a chi non ne ha sia un atto di coraggio da parte di un Consiglio regionale, da parte della Giunta regionale. Poche cose perché in modo molto brillante i colleghi che hanno parlato hanno esposto quelle che sono le finalità principali di questo piano. Consentitemi di dire che innanzi tutto è un piano che, come ha detto il presidente della Commissione, ha una visione globale del malato e dell'assistenza. In questo ha una funzione, tra l'altro, di continuità con tutti gli altri piani di programmazione, perché non dimentichiamoci appunto quanto è stato detto per quanto riguarda il piano sanitario e il piano socio-assistenziale. Ecco, un aspetto che è stato detto, ma credo che sia importante ribadire: la centralità del territorio. Credo che questo piano vada verso quella filosofia, quella linea politica che la Giunta regionale, ma debbo dire la stessa Commissione hanno assunto ormai da tempo per quanto riguarda la sanità e il sociale: meno visione ospedalocentrica, più visione verso il territorio. Anche il piano della psichiatria va verso questo obiettivo. C'è, naturalmente, tutta una serie di elementi all'interno del piano, dalla conoscenza dei fenomeni, perché non avevamo neanche questa, alla conoscenza dei servizi; c'è una collaborazione, si è discusso anche di questo, tra pubblico e privato, il privato non profit, cioè diciamo che veramente siamo convinti che all'interno... ecco ma la voce che, credo che, quelli non hanno voce, quelli che vogliono sentire, in questo caso è la voce di qualcuno, perché se sono tante voci disordinate agli ammalati di mente non interessa niente. Scusate, ma... Dicevo che un altro fatto importante che all'interno del piano esiste è la chiusura degli ospedali psichiatrici. Noi saremo tra le prime regioni in Italia a raggiungere questo obiettivo. C'è un trasferimento in tutta una serie di strutture che si stanno realizzando, si sono utilizzate naturalmente anche delle strutture private, ma debbo dire che da un anno e mezzo a questa parte c'è un impegno davvero forte da parte di tutti i direttori generali perché questo piano non rimanga un piano dei sogni, come ha detto l'onorevole Macciotta. Sono orami in fase di ultimazione circa quindici strutture alternative, che saranno terminate, sono terminate o sono acquistate entro l'anno. Per quanto riguarda le altre quindici strutture, per un importo complessivo di circa 50 miliardi, per dire che da parte della Giunta regionale c'è davvero un impegno forte perché non rimanga un piano dei sogni, saranno completate entro il prossimo anno. Non solo, ma all'interno del bilancio regionale sono previsti altri 15 miliardi sia in termini di investimenti, sia in termini poi di servizi che devono essere dati perché si dia piena attuazione a questo importante provvedimento. Non mi soffermo nella descrizione che già brillantemente è stata fatta dai colleghi, consentitemi di dire comunque che il problema della salute mentale è grave oggi, ma è purtroppo una patologia che è in continua evoluzione. C'è un aggravarsi di questo male anche a livello epidemiologico, i dati sono preoccupanti quindi diventa davvero indispensabile l'attuazione piena di questo provvedimento, comunque affrontare questo problema è dunque una sfida che ha necessariamente i contenuti di una battaglia anche etica, non è soltanto un fatto politico, c'è la necessità di un cambio di mentalità, di un cambio di cultura da parte di tanti amministratori comunali, perché, guardate, una delle difficoltà che abbiamo incontrato nel passato è proprio quella di far cambiare mentalità agli amministratori, non volevano che determinate strutture si realizzassero nei loro paesi, c'è lentamente questo cambio e dobbiamo favorire questo cambio di mentalità ed è apprezzabile davvero lo sforzo che ha fatto la Commissione perché ci fosse un maggiore radicamento territoriale, e di questo io devo dare atto e ringrazio davvero tutta la Commissione, richiede una partecipazione più attenta da parte delle comunità locali, richiede una partecipazione più attenta da parte degli stessi operatori, richiede da parte nostra una necessità di aggiornamento continuo da parte delle figure professionali. Se noi non abbiamo anche qui la capacità di un aggiornamento e di unaa riqualificazione piena del personale che opera in questo settore credo che commettiamo un gravissimo errore e non ci saranno investimenti che saranno sufficienti a dare una risposta ad un dramma che ormai, perché guadate, se i dati epidemiologici sono quelli che si stanno verificando davvero sarà un settore dove noi dovremmo investire in danaro, in cultura, dovremmo investire in operatori perché possa essere affrontato globalmente, quindi l'impegno della Giunta: portare a termine entro il prossimo anno le realizzazioni di tutte le altre strutture, cercare di fare davvero quell'aggiornamento professionale e culturale da parte degli operatori, coinvolgere sempre di più i sindaci in questa battaglia, spendere così come abbiamo fatto in altri settori i fondi che anche quest'anno saranno messi a disposizione della Giunta regionale, delle aziende perché si realizzino tutte quelle strutture che sono previste nel piano. È chiaro che ci vuole un adeguamento anche del numero delle persone che dovranno operare in questo settore e quindi promuovere tutta una serie di iniziative e di mobilitazioni perché questo problema diventi non soltanto della Giunta regionale, non soltanto dell'Assessore, o del Consiglio regionale ma perché questo problema, io sono convinto che quando 20 anni fa quando è stato approvato questo provvedimento si basasse in modo particolare ad un cambio di cultura. Se noi riusciremo a fare davvero queste cose credo che non sia un piano utopistico ma che sia un piano che, anche se con fatica, possiamo realizzare.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione per parti del piano triennale '96-'98 per l'assistenza psichiatrica.
Metto in votazione preliminarmente il passaggio all'esame dei paragrafi. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del paragrafo 1.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del paragrafo 2.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del paragrafo 3.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. A questo paragrafo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Per illustrare
l'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere
Cucca.
CUCCA (Progr.Fed.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Nivoli, relatore.
SANNA NIVOLI (A.N.), relatore. Si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Si accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il paragrafo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del paragrafo 4.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del paragrafo 5.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del paragrafo 6.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo paragrafo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale col sistema elettronico del documento numero 26.
Rispondono sì i consiglieri: Berria - Bertolotti - Bonesu - Busonera - Casu - Cherchi - Concas - Cucca - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Fois Pietro - Frau - Ghirra - Giagu - Ladu - Liori - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Manunza - Masala - Montis - Obino - Petrini - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Pietro - Zucca.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 43
Votanti 43
Maggioranza 22
Favorevoli 43
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 25, relatore il consigliere Ladu. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). Presidente, io avevo capito che si doveva interrompere per riprendere questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Se guadagniamo tempo con l'illustrazione tanto meglio per tutti. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Ricevo in questo momento una convocazione per la prima Commissione; e la Commissione è convocata al termine dei lavori della seduta antimeridiana. Ora se i lavori del Consiglio proseguono, come lei giustamente ha detto, per un certo tempo, questa Commissione non so a che ora verrà fatta. Quindi chiedo se è possibile di sospendere i lavori del Consiglio per dare luogo allo svolgimento della Commissione, così come richiesto.
PRESIDENTE. Avevo preso le mie determinazioni senza sapere, non essendo stato informato, di questa convocazione. Aggiorno quindi i lavori del Consiglio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 02.
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