Seduta n.226 del 15/04/1993
CCXXVI SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
GIOVEDI' 15 APRILE 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Dimissioni del consigliere Pau dalla carica di Questore del Consiglio …………….
Disegno di legge (Annunzio di presentazione) …………….
Disegno di legge: "Trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali per il funzionamento dei servizi e lo sviluppo degli investimenti" (351). (Discussione e approvazione):
COGODI ...................................
BAROSCHI, relatore ................
Elezione di un Questore del Consiglio:
(Votazione a scrutinio segreto) ….
(Risultato della votazione) .........
Elezione di tre Segretari del Consiglio:
(Votazione a scrutinio segreto) .. ….
(Risultato della votazione) ........
Interpellanze (Annunzio) ........
Interpellanze (Svolgimento in Commissione) ….
Interrogazioni (Annunzio) ......
Interrogazioni (Risposta scritta) ….
Mozione (Annunzio) ................
Progetto di bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio per l'esercizio finanziario 1993. (Discussione e approvazione):.............
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione) ........
Proposte di legge (Annunzio di presentazione) ….
Sull'ordine del giorno:
DADEA.....................................
COGODI ..................................
Sull'ordine dei lavori:
TAMPONI ................................
COGODI ..................................
COLLU .....................................
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
COCCO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del 24 marzo 1993, che è approvato.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Annunzio che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna". (384)
(Pervenuto il 31 marzo 1993 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
dai consiglieri Murgia - Cogodi - Morittu - Salis - Urraci:
"Interventi per favorire la conoscenza dell'autonomia della Regione Sardegna". (383)
(Pervenuta il 30 marzo 1993 ed assegnata all'ottava Commissione.)
dai consiglieri Corda - Usai Sandro - Ladu Leonardo - Mannoni:
"Variazioni al bilancio di previsione della Regione per l'anno 1993 al fine dell'applicazione della L.R. 29.12.92, n. 23". (385)
(Pervenuta l'8 aprile 1993 ed assegnata alla terza Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Amadu sull'uso della caccia per combattere una anomala crescita del cinghiale in Sardegna". (467)
(Risposta scritta in data 5 aprile 1993.)
"Interrogazione Cadoni sulla concessione dei contributi regionali alla città di Bosa per i danni arrecati dalla alluvione del 1991". (480)
(Risposta scritta in data 5 aprile 1993.)
"Interrogazione Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Meloni - Murgia - Planetta - Puligheddu - Serrenti sui biglietti riservati ai residenti in Sardegna dalla Tirrenia". (497)
(Risposta scritta in data 5 aprile 1993.)
"Interrogazione Onnis - Pusceddu - Desini - Mereu Orazio sulla impossibilità di effettuare prenotazioni differite sulle navi Tirrenia nei collegamenti tra l'Isola e la Penisola". (501)
(Risposta scritta in data 5 aprile 1993.)
"Interrogazione Serrenti - Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu sullo sciopero del personale Tirrenia di Napoli". (503)
(Risposta scritta in data 5 aprile 1993.)
Interpellanze svolte in Commissione
PRESIDENTE. Comunico che nella seduta del 7 aprile 1993 sono state svolte nella settima Commissione permanente le seguenti interpellanze:
"Interpellanza Pes - Dadea - Ladu Leonardo - Lorelli - Satta Gabriele sulla grave situazione della Divisione di ostetricia e ginecologia della Unità sanitaria locale n. 1 di Sassari". (91)
"Interpellanza Pes - Sanna - Dadea - Casu - Manca sulla condizione dell'assistenza psichiatrica in Sardegna". (197)
"Interpellanza Fantola - Fadda Paolo - Serra Pintus sulla grave situazione finanziaria dell'INRCA di Cagliari". (276)
"Interpellanza Tamponi - Deiana - Sanna Adalberto sulla grave crisi finanziaria della Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe". (278)
"Interpellanza Tamponi - Deiana - Amadu sulla convenzione fra l'Unità sanitaria locale n. 1 e la Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe". (304)
Annunzio di interrogazioni
COCCO, Segretario f.f.:
"Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione sanitaria veterinaria dell'Isola, organici personale veterinario, parasanitario ed ausiliario delle Unità sanitarie locali". (530)
"Interrogazione Onida, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nell'esame delle domande di pensione da parte delle Commissioni istituite presso le Unità sanitarie locali e sulla mancata applicazione delle norme sul collocamento obbligatorio degli invalidi". (531)
"Interrogazione Ladu Giorgio - Salis - Manchinu - Porcu - Desini - Meloni - Deiana - Casu - Pau - Puligheddu, con richiesta di risposta scritta, sulla gravità delle esposizioni debitorie delle UU.SS.LL. nei confronti dei farmacisti sardi". (532)
"Interrogazione Serri - Cocco - Ruggeri, con richiesta di risposta scritta, sulla vicenda dell'antico Caffè Genovese di Cagliari". (533)
"Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sul focolaio di morbo blu o poercine reproduttive and respiratory syndrome (PRRS) in allevamento suino nell'agro del Comune di Ilbono". (534)
"Interrogazione Ortu - Serrenti - Ladu Giorgio - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu, con richiesta di risposta scritta, sulle prenotazioni nella stagione estiva alla Tirrenia". (535)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
COCCO, Segretario f.f.:
"Interpellanza Erittu - Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Ruggeri sulla predisposizione urgente, da parte della Regione sarda, del Programma regionale 1994/1999 a valere sui fondi strutturali della Comunità europea". (307)
"Interpellanza Manca - Baroschi - Casu - Meloni - Mulas M. Giovanna - Mulas Franco - Onida - Urraci - Zucca sulla necessità ed urgenza di rivendicare una funzione autonoma della Regione sarda in merito alla utilizzazione dei beni patrimoniali dell'Ente FF.SS. S.p.A.". (308)
"Interpellanza Cocco - Pubusa - Ruggeri - Scano - Sardu - Serri su possibili iniziative della Regione per ricordare il cinquantesimo anniversario dei gravi eventi bellici che colpirono la Sardegna, e segnatamente Cagliari, nel 1943". (309)
"Interpellanza Serrenti - Puligheddu - Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Morittu - Planetta sulla chiusura dell'Ufficio commerciale S.I.P. ad Iglesias". (310)
"Interpellanza Murgia - Morittu - Salis sui danni all'economia sarda provocati dai provvedimenti CEE conseguenti all'epidemia di afta epizootica in alcune regioni italiane". (311)
"Interpellanza Ruggeri - Cuccu - Satta Gabriele sulla crisi del settore appalti telefonici". (312)
"Interpellanza Cocco - Scano - Pubusa - Ruggeri - Serri sulla chiusura alle visite nella zona interna del nuraghe Su Nuraxi di Barumini". (313)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
COCCO, Segretario f.f.:
"Mozione Salis - Cogodi - Morittu - Murgia - Urraci sullo stato di conservazione e sull'uso dei monumenti della civiltà sarda". (124)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, siccome è in corso una seduta della Commissione urbanistica per un problema che attiene anche ai successivi lavori del Consiglio, proporrei una sospensione della seduta, almeno per un'ora.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Se c'è necessità che una Commissione consiliare si riunisca contestualmente ai lavori del Consiglio regionale si valuti pure questa opportunità, però non dovrebbe accadere di dover sospendere una seduta del Consiglio perché una Commissione ha per suo conto deciso che sta lavorando. Mi pare che l'ordine debba essere inverso: quando una Commissione intende lavorare contestualmente allo svolgimento dei lavori del Consiglio deve chiedere al Presidente una deroga e ottenerla nei termini regolamentari. Mi pare che qui accadono molte cose di cui sfuggono le logiche: io rappresento questa situazione al Presidente, perché provveda a disciplinare l'attività consiliare nei modi possibili; miracoli non ne sa fare nessuno e credo che non ci riesca neppure il Presidente del Consiglio, ma i consiglieri regionali debbono poter venire in Aula sapendo che vi sono argomenti iscritti all'ordine del giorno, convenuti, concordati nella Conferenza dei Capigruppo e debbono potersi predisporre per essere utili nel lavoro che si deve fare e per le cose che si pensa di dover esaminare. In caso contrario ne risente la produttività, l'efficacia e credo anche la serietà dei lavori del Consiglio. Quindi vorrei chiedere sommessamente al Presidente di provvedere adesso, in apertura di questa seduta e della tornata consiliare nei modi che riterrà opportuni (anche se non so più quali, visto che la Conferenza dei Capigruppo si è svolta alcune ore fa), affinché i consiglieri tutti - non parlo solo per un Gruppo, parlo anche come consigliere - abbiano contezza di che cosa presumibilmente si farà nel corso di questa giornata di lavoro e nella prima parte almeno della tornata consiliare.
PRESIDENTE. Io sono perfettamente d'accordo con le osservazioni che ha fatto il collega Cogodi; d'altra parte sono state fatte anche ieri durante la Conferenza dei Capigruppo e mi sembrava che si fosse raggiunto un unanime accordo per procedere celermente all'esame degli argomenti all'ordine del giorno. Devo dire inoltre che io non ho concesso nessuna deroga alla Commissione, nel senso che la Commissione si è riunita prima dell'inizio dei lavori del Consiglio, alle ore 9, e probabilmente non ha ancora terminato i suoi lavori. Poiché però c'è all'ordine del giorno, come primo punto, l'elezione dei componenti dell'Ufficio di Presidenza, è necessario che ci sia la massima presenza possibile. Se non ci sono osservazioni, sospendo la seduta fino alle ore 11 e invito i Capigruppo ad adoperarsi affinché la Commissione concluda i lavori entro questo termine.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 11, viene ripresa alle ore 11 e 19.)
Dimissioni del consigliere Pau dalla carica di Questore del Consiglio
PRESIDENTE. Comunico di aver ricevuto, in data 14 aprile 1993, la seguente lettera di dimissioni dall'incarico di Questore del Consiglio:
"Onorevole Presidente, la presente per comunicarle le mie dimissioni dalla carica di Questore e conseguentemente non percepire gli eventuali emolumenti legati all'espletamento della funzione.
Da parte del Gruppo consiliare del P.R.I. non era stata avanzata nessuna candidatura, al contrario era stato chiesto un cambio di rotta, innovando i metodi tradizionali di spartizione, per stabilire, invece, criteri oggettivi che consentissero a tutte le forze politiche di partecipare fattivamente al governo del Consiglio.
Nonostante il dissenso manifestato con la non partecipazione al voto del Gruppo repubblicano, il Consiglio ha proceduto lo stesso alla mia elezione.
Nel ribadire la mia ferma volontà di dimettermi dall'incarico, non condividendone il metodo ed il contesto in cui è avvenuta l'elezione, mi corre l'obbligo morale di ringraziare i colleghi per la stima manifestata.Tanto dovevo. Cordialità, Antonio Salvatore Pau".
Se non vi sono opposizioni, il Consiglio prende atto delle dimissioni.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Onorevole Presidente, sull'ordine dei lavori, per chiedere alla sua cortesia e alla cortesia dei colleghi l'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 386, ai sensi dell'articolo 54, secondo comma, del Regolamento interno. Il provvedimento, recante modifiche e integrazioni alla legge urbanistica regionale, ha completato l'iter all'interno della Commissione e dovrebbe essere pronto per l'esame dell'Aula.
Voglio solo ricordare che la natura del provvedimento e i tempi ristretti che abbiamo a disposizione per dare una efficace soluzione alla complessa tematica della pianificazione paesistica ne impongono un sollecito esame da parte dell'Aula. Il Consiglio, infatti, avrebbe dovuto provvedere entro il 30 aprile ad approvare i piani territoriali paesistici. Poiché ciò realisticamente non potrà avvenire, rischia di aprirsi un vuoto legislativo in questa materia. E' per questa ragione che nel chiedere l'inserimento all'ordine del giorno della proposta di legge numero 386 chiedo anche un suo sollecito esame, che non può non avvenire entro la giornata di oggi o al massimo entro la giornata di domani.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, ieri avevamo stabilito che nell'intervallo avremmo fatto una nuova Conferenza dei Capigruppo, durante la quale avremmo discusso di questo problema. Credo che potremmo confermare quella decisione.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io vorrei aderire alla proposta che è stata formulata dal collega Dadea, richiamando alcuni antecedenti, che ritengo utile riproporre all'attenzione del Consiglio, affinché vicende di tale rilevanza possano svolgersi nella chiarezza più completa. A fine del mese di marzo o ai primi del mese di aprile - non ricordo esattamente la data - io ho inviato una lettera al Presidente del Consiglio, nella quale chiedevo che il Consiglio regionale nel suo insieme e i singoli consiglieri venissero posti nella condizione di adempiere agli obblighi di legge. La legge regionale numero 45, che vige da quattro anni, attribuisce al Consiglio - e quindi ad ognuno dei suoi componenti - il dovere di approvare i Piani paesistici territoriali. I Piani paesistici sono stati a suo tempo istruiti, in via tecnica, sono stati adottati poco meno di un anno fa (otto mesi fa, mi pare), dalla Giunta regionale e successivamente inviati al Consiglio. Nel mese di dicembre si pose all'attenzione del Consiglio il problema del tempo entro cui procedere a questo adempimento e il Consiglio regionale votò una proroga dei tempi. Si discusse anche animatamente, perché vi furono in Consiglio due proposte. Due forze di opposizione, cioè il Gruppo sardista e il Gruppo Rinascita, facendosi carico della complessità di questi strumenti, nonché della carenza di dati informativi e di cartografia, proposero di fissare il termine per l'approvazione dei piani alla fine del 1993. La maggioranza presentò un'altra proposta, fissando il termine al 30 aprile del 1993, assumendo che quattro mesi fossero più che sufficienti e che bisognava arrivare quanto prima all'esame in Aula e quindi all'approvazione dei piani paesistici. Noi dicemmo che andava bene, a condizione che si facesse quel che si era stabilito. Ecco perché arrivati a fine marzo, primi di aprile, noi abbiamo nuovamente richiamato sul problema l'attenzione del Presidente del Consiglio il quale si è fatto carico, debbo dire in modo tempestivo e scrupoloso, di sottoporre la questione alla Conferenza dei Capigruppo, mi pare il 6, il 7 o l'8 di aprile. E' certificato negli atti del Consiglio, e più precisamente della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che in quella sede ancora si disse - appena dieci giorni fa - che i piani paesistici erano in regolare istruttoria presso la Commissione e che sarebbero arrivati assolutamente entro i termini previsti all'esame e all'approvazione dell'Assemblea, la quale approvazione può significare che quello che ha trasmesso la Giunta otto mesi fa va tutto bene, che quello che ha trasmesso la Giunta otto mesi fa va tutto male, che quello che ha trasmesso la Giunta va in parte bene e in parte male, ma quello che è in carico al Consiglio regionale sino ad oggi, in base alla legge, è l'esame dei piani paesistici, che sono atti formali adottati dalla Giunta regionale.
Ancora dieci giorni fa, è certificato negli atti, si diceva che non c'era nessuna legge sostitutiva, nessuna modifica in corso d'opera, che era tutto regolare. Poi abbiamo appreso, invece, dagli organi di informazione che i piani paesistici non sono stati istruiti nella Commissione e che invece dei piani paesistici, al cui esame siamo tenuti dalla legge, si propone una nuova legge, che cambierebbe - io non ho ancora avuto il modo di esaminarla - la sostanza o comunque istituti importanti della legge numero 45. Così stanno le cose: ancora ieri, nella Conferenza dei Capigruppo, non avevamo questo testo e apprendiamo dagli organi di informazione che sono in corso trattative, rivendicazioni, richieste, che la Giunta ha un'idea e che la Commissione o una parte della Commissione ne ha un'altra. Tutta questa materia, signor Presidente e colleghi consiglieri, deve essere vista con la dovuta attenzione. L'urgenza c'è, io avevo formalmente proposto in Conferenza dei Capigruppo, ai primi di aprile, che venisse immediatamente convocato il Consiglio con all'ordine del giorno i piani paesistici chiedendo i soli tempi tecnici di convocazione del Consiglio. Allora si disse che non c'era nessuna urgenza. Io sapevo e so che l'urgenza c'è, per cui non sto parlando contro la proposta, sto solo dicendo com'è che questa situazione si è sviluppata sotto il profilo procedurale. Quindi nient'altro chiedo se non che si arrivi ad esaminare quanto prima quello che il Consiglio ha bisogno di esaminare, perché non si creino né vuoti e né danni e che però questo avvenga nel modo più opportuno, nel modo più utile, cioè in modo tale che il Consiglio, i singoli consiglieri ed anche i Gruppi, i quali hanno le loro esigenze di confronto, abbiano la possibilità di esaminare questi testi.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, insiste sulla sua richiesta di inserimento?
DADEA (P.D.S.). Sì.
PRESIDENTE. Ricordo allora che per l'inserimento di un argomento non compreso nell'ordine del giorno del Consiglio occorrono i quatto quinti dei votanti. Si richiede l'inserimento all'ordine del giorno di questa legge, poi in Conferenza dei Capigruppo stabiliremo quando discutere questo provvedimento. Chi è favorevole alla richiesta alzi la mano.
(E' approvata)
Elezione di un Questore del Consiglio
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Dopo aver preso atto delle dimissioni dall'incarico di Questore del collega Pau, il Consiglio deve procedere all'elezione di un Questore, in sostituzione appunto, del consigliere dimissionario. Ricordo che ai sensi del comma 3 dell'articolo 5 del Regolamento interno, nell'elezione suppletiva, quando si deve coprire un solo posto è eletto chi abbia raggiunto la metà più uno dei voti; se nessun candidato riporta la metà più uno dei voti si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti. A parità di voti viene eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.
Prego il Segretario di procedere alla chiama.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 60
astenuti 6
maggioranza 31
schede bianche 8
Hanno ottenuto voti: Ignazio Manunza, 39; Porcu Carmelo, 8; Cuccu Ignazio, 4; Casu Maria Vittoria, 1;
Proclamo eletto Questore il consigliere Ignazio Manunza.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Mereu Salvatorangelo - Mulas Franco - Muledda - Onida - Ortu - Pes - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serrenti - Soro - Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci.)
Elezione di tre Segretari del Consiglio
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Comunico che il Gruppo del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, il Gruppo Rinascita e Sardismo, il Gruppo del Partito Socialista Democratico Italiano, non rappresentati nell'Ufficio di Presidenza, hanno chiesto, ai sensi del comma 2 dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di altri Segretari. L'Ufficio di Presidenza, secondo il dettato del comma 3 del suddetto articolo 4, ha deliberato di accogliere tale richiesta, in quanto legittima e regolarmente espressa.
Il Consiglio può pertanto procedere alle relative votazioni. Ricordo che, ai sensi del comma 3 dell'articolo 4, non è ammessa l'elezione di più di un Segretario per ciascuno dei Gruppi richiedenti. Ricordo altresì che, secondo la previsione dell'articolo 5, comma 2, del Regolamento interno, per l'elezione dei Segretari ciascun consigliere può scrivere sulla propria scheda un solo nominativo. Sono eletti coloro che, essendo iscritti ai Gruppi la cui richiesta sia stata accolta dall'Ufficio di Presidenza, ottengono il maggior numero di voti. A parità di voti è eletto il più anziano di età.
Prego il Segretario di procedere alla chiama.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 68
astenuti 5
schede bianche 11
schede nulle 1
Hanno ottenuto voti: Porcu Carmelo, 28; Urraci M. Francesca, 15; Mereu Orazio, 13.
Vengono proclamati eletti Segretari i consiglieri Porcu Carmelo, Urraci M. Francesca, Mereu Orazio.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Meloni - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna -Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Pes - Pili - Planetta - Porcu - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Merella - Pau - Pubusa - Tarquini.)
Discussione e approvazione del progetto di bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio per l'esercizio finanziario 1993
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del progetto di bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio per il 1993.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Amadu, Questore.
AMADU (D.C.), Questore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio alla discussione sulle poste di bilancio. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura della parte Entrate.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questa parte la metto in votazione. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
PRESIDENTE. Si dia lettura della parte Spese.
(Segue lettura)
Poiché nessuno domanda di parlare su questa parte la metto in votazione. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del progetto di bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 9, corrispondente al nome della consigliera Casu M. Vittoria.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dalla consigliera Casu M. Vittoria.
MULAS M. GIOVANNA, Segretaria, procede all'appello.
(Rispondono sì i consiglieri: Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Marteddu - Merella - Meru Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Porcu - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro -Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Zucca - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Baroschi - Cadoni - Carusillo
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Pubusa - Selis.)
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 66
astenuti 3
maggioranza 34
favorevoli 66
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Chiedo l'inversione dell'ordine del giorno, in modo da affrontare subito il disegno di legge numero 351, se l'Assemblea è d'accordo.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni la richiesta si intende accolta.
Discussione del disegno di legge: "Trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali per il funzionamento dei servizi e lo sviluppo degli investimenti". (351)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 351; relatore l'onorevole Baroschi.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Intendo esprimere, signor Presidente e colleghi del Consiglio, alcune valutazioni di ordine generale. Considerata l'importanza che l'argomento oggettivamente riveste e l'attesa che si è trascinata nei mesi, è auspicabile che un provvedimento così rilevante non venga trattato dal Consiglio in modo fuggevole, magari rimettendo al gioco non sempre comprensibile degli emendamenti la modificazione, anche sostanziale, degli istituti normativi che esso prevede. Riterrei opportuno, perciò che non un solo Gruppo, ma anche gli altri Gruppi, nonché la Giunta, che è il soggetto proponente del disegno di legge, dicano qual è esattamente il senso, la filosofia, l'impegno politico di fondo che accompagna questa importante proposta legislativa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue COGODI.) Ma io mi limito a due considerazioni. La prima è questa: dovremmo essere tutti più avvertiti, più cauti, meno plaudenti, quando si affrontano questioni che hanno grande rilevanza. Spesso si attribuisce a determinate iniziative un significato miracolistico. In ordine a questo disegno di legge si è parlato di rivoluzione, non so se copernicana o di altra natura; a me pare, lo dico subito, che si tratti di una legge importante, positiva, che va nella direzione giusta. Tuttavia la sua portata è anche molto limitata e molto limitante, e di questo bisognerebbe avere coscienza. Al sistema istituzionale di base e intermedio, al sistema autonomistico, col bilancio attuale della Regione e con questo provvedimento di legge, nell'anno di grazia 1993, per conto e per decisione della Regione autonoma della Sardegna vanno circa 100 miliardi in meno su tutte le voci conteggiate che vengono accorpate. Circa 100 miliardi, circa il 15-20 per cento in meno rispetto all'anno precedente.
Siccome si esalta tanto l'autonomia, io credo che l'autonomia sia fatta anche di sostanza e bisogna intanto dire che si può sommare e accorpare quanto si vuole, ma quando si diminuiscono gli addendi la somma non diventa maggiore: diventa minore. La Regione, quest'anno, sta dando quindi minori risorse non ai Comuni in astratto, ma alla gente sarda che vive nei comuni; per i bisogni delle comunità sta dando meno che negli anni scorsi: sta dando in meno 100 miliardi, ma in realtà sta dando in meno 160 miliardi, perché bisogna conteggiare anche i 60 miliardi del fondo per l'occupazione. Se le rivoluzioni si fanno così qualcuno avrà pure ragione di temere questo tipo di rivoluzioni: certe rivoluzioni, qualche volta (se non spesso) si traducono in vere e proprie involuzioni. Ma c'è anche chi non teme le rivoluzioni, quelle vere, quelle giuste, per cui non scomodiamo parole e concetti troppo impegnativi. Questa è una leggera misura di riordino, bisognerà poi verificare, soprattutto nella sperimentazione pratica, quanto funzionerà, quanto beneficio darà, non solo ai sindaci - dei quali bisognerà pure alleviare il carico della responsabilità: i sindaci sono i più esposti, ovviamente, di fronte alle comunità - ma soprattutto alle popolazioni che hanno bisogno di vedere il più possibile soddisfatti diritti e aspettative.
Si obietterà che il taglio di 160 miliardi altro non è che il risultato automatico dei tagli che anche la Regione ha subito da parte dello Stato. Così ragionando si ragiona come i caporali, che accettano i calci dal superiore per poterli dare al soldato semplice. Non possiamo avere una visione caporalesca dell'autonomia. E allora bisogna vedere se, nell'ambito complessivo della disponibilità di risorse, questa Regione, nei confronti degli enti locali e delle popolazioni, sta davvero facendo il massimo. Ovviamente io contesto fermamente - già l'abbiamo fatto in sede di approvazione del bilancio - che la Regione stia facendo il massimo. Si è pure parlato, e abbondantemente, di protesta per i tagli attuati dal Governo nazionale. Ma anche il Governo nazionale non è figlio di nessuno, è un Governo targato partiti, targato politica, targato amici degli amici; il Governo nazionale non è un'entità astratta, non ci sono i marziani al Governo nazionale. Ma anche dopo aver espresso una contestazione nei confronti del Governo nazionale è indispensabile verificare come possono essere utilizzate al meglio le risorse disponibili.
Cioè nella discussione del bilancio ho espresso il convincimento che il proclamato principio della selezione e della qualificazione della spesa pubblica regionale è rimasto un principio puramente enunciato. Risparmiando ai colleghi un esame particolareggiato di alcune parti del bilancio della Regione, richiamo alcune voci d'insieme. Di fronte a tanti bisogni della nostra Regione, intesa come ordinamento autonomistico - Regione, cioè, non come apparato, uffici, burocrazie, ma Regione-ordinamento e Regione-comunità, Regione-gente - non è pensabile, ad esempio, che vengano ancora stanziati e rischino spesso anche di restare congelati, nel senso che non si usano, circa 30 miliardi, nella previsione triennale, per il lavoro straordinario dei dipendenti regionali. Questa Regione è stracarica di personale, nei suoi uffici, ha una dotazione organica di oltre seimila dipendenti solo nell'amministrazione centrale e insieme agli enti ne ha più di diecimila. Solo l'Ersat, per citare il settore dell'agricoltura, ha più di mille dipendenti, la gran parte concentrati in Via Caprera, a Cagliari, dove l'unica coltivazione che si fa è un geranio alla finestra. Una Regione che ha diecimila dipendenti, i quali costano, quelli dell'amministrazione centrale, un miliardo e mezzo al giorno, e, considerati anche gli enti, due miliardi e mezzo al giorno, non può eludere, per la sua amministrazione e per la sua burocrazia, un ragionamento di efficienza, di utilità, di dimensionamento rispetto ai bisogni. Oltre mille miliardi di questa Regione vanno a sostenere comunque la sua burocrazia interna: questa Regione deve destinare altri 30 miliardi al fondo per il lavoro straordinario dei dipendenti, o non può invece addirittura risparmiare, attraverso un miglior uso di quelle risorse umane che ha, forse in eccesso da molte parti e in carenza da altre? Vi sono uffici zeppi di persone che non hanno nulla da fare e ci sono uffici dove c'è un sacco da fare e non ci sono persone. Ci sono persone che chiedono di fare cose utili e non le possono fare: più di quaranta dipendenti della Regione hanno fatto domanda di assegnazione volontaria per sbrigare le pratiche dell'Agenzia del lavoro, arretrate di tre anni, e non gli è stato consentito di andare a fare lavoro utile e produttivo. E' un fatto certificato, perché il sindacato aveva chiesto questa disponibilità e ha trovato dipendenti disponibili. Eppure figurano ancora, nel bilancio della Regione, altri 30-40 miliardi per un fondo incentivi. Non basta che si spendano 2 miliardi e mezzo al giorno, ma vengono previsti anche 30 miliardi per straordinari e 30 o 40 miliardi per incentivi, cui dobbiamo aggiungere altri 40, 50, 70, a seconda di come si considera l'onere diretto e riflesso, per garantire ancora ai dipendenti della Regione una cosa di cui molte volte abbiamo parlato e che mai si vuole affrontare, una cosa che in altri tempi poteva avere un senso, oggi non c'è l'ha più. Non se la prenda, non si adombri nessuno, ma davvero non ha più senso garantire ai dipendenti della Regione, quando vanno in quiescenza, una pensione che si rivaluta in base al contratto di lavoro: è una pensione superiore alle condizioni retributive di chi lavora, alimentata da un fondo integrativo che non è più integrativo, ma è eccessivo, è sproporzionato e costa decine e decine di miliardi alla Regione. E di questo fondo usufruisce meno di un terzo dei dipendenti regionali, perché i due terzi ne sono esclusi: quindi non è neppure un vantaggio per tutti i dipendenti, ma solo per una parte, cui è concessa una super pensione che è maggiore di quello che potrebbero percepire se rimanessero in servizio. C'è gente che guadagna andando in pensione a quarantacinque anni: questo è il fondo speciale dì previdenza della Regione! I conti sono fatti e avremo modo di dimostrarli: ne abbiamo trattato altre volte. Potremmo allungare l'elenco e vedere rispetto ai 100 miliardi tolti ai trecentosettantaquattro comuni della Sardegna, alle comunità locali, almeno altri 200, 300 e più miliardi si possono benissimo recuperare, senza togliere a nessuno nulla del dovuto, per dare più servizi alla comunità: quello che non si è voluto fare con questo bilancio, fresco fresco di approvazione da parte del Consiglio e di questa maggioranza. Quindi, quando si rappresentano conquiste di questa natura, io suggerisco un poco di cautela: andare in una certa direzione può essere giusto, ma di questi tempi andarci così lenti e fare così poco, quando si può fare di più, non è poi un grande vantaggio politico.
La seconda considerazione è la seguente. E' sufficiente, per migliorare - per migliorare quanto si può, non per migliorare di un poco - un unico trasferimento di risorse riversate in fondi indistinti? Quando esamineremo l'articolato vedremo che alcune previsioni possono essere migliorative, ma possono essere anche peggiorative, e non ci sarà velo, non ci sarà condizionamento alcuno che potrà impedire a ognuno dei consiglieri regionali di dire esattamente quello che pensa ed anche di dimostrare che non tutto quel che luccica è oro. Ci sono anche barattoli ben lucidati, che luccicano. Alcune norme di questo provvedimento, se non vengono migliorate e cambiate dal Consiglio, non introducono miglioramenti, ma peggioramenti. Quindi va bene il senso del progetto di legge, ma vediamo meglio la strumentazione, affinché funzioni e funzioni meglio di quanto non funziona oggi. Andiamo quindi a vedere i meccanismi, perché non basta dire: "Voglio questo risultato", ma bisogna anche a garantirlo. Noi siamo i legislatori e dobbiamo garantire l'efficienza degli strumenti per raggiungere gli obiettivi; noi non siamo dei predicatori che possono limitarsi ad enunciare dei principi e poi chi si è visto si è visto; no, noi approntiamo strumenti che devono funzionare, siamo qui per questo. A mio avviso - lo dico subito - la strumentazione non è congrua rispetto agli obiettivi, ma questo sarà oggetto dell'esame particolareggiato che faremo successivamente. Ma più in generale, il solo trasferimento di risorse nei fondi indistinti è sufficiente, di per sé, oggi? Ma tutta la partita della riforma vera della Regione, tutta la partita della devoluzione delle funzioni che possono e devono essere attribuite agli enti locali, cos'è, materia sconosciuta, materia fuori dall'ordine del giorno, intendo dire dall'ordine del giorno della politica regionale? Sono stati presentati vari disegni e proposte di legge, anche negli anni passati: perché non si rivisitano? Per esempio si è proposto di trasferire agli enti locali funzioni importanti anche in materia economica, anzi, soprattutto in materia economica: funzioni vere, quelle che rispondono di più ai bisogni delle comunità locali, quelle di cui gli enti locali sono espropriati non dico dalla miriade, ma da alcuni consorzi extracomunali, non sovracomunali, io dico anche extra autonomistici, perché sono diventati anche extraregionali. Pensiamo ai consorzi industriali: perché debbono essere gestiti in questo modo tutto mediato e con quell'intreccio incomprensibile attraverso cui si determina la loro direzione, enti che hanno competenze enormi in materia economica? Ho fatto l'esempio dei consorzi industriali, ma potrei parlare dei consorzi di bonifica e di altre consorzialità, o qualche volta consorterie. E perché gli enti locali, che sono non solo i rappresentanti democratici delle comunità, ma che hanno anche acquisito, attrezzandosi, capacità tecniche di intervento nei fatti economici dei territori, non possono essere coloro cui imputare queste competenze, ovviamente, dando loro i mezzi con cui perseguire gli scopi, così come si danno oggi ai consorzi? E' materia estranea, questa, al decentramento, al miglioramento della qualità degli enti locali e del loro funzionamento?
Attualmente la partita della 142 - legge dello Stato, legge di riordino, legge che va, anche quella, nella direzione giusta e che chiama le Regioni, ivi compresa questa, che essendo speciale dovrebbe essere specialmente attenta ai fatti di decentramento e di riforma - è totalmente disattesa. Non c'è un provvedimento, uno, che la Regione abbia assunto in questi anni in attuazione della legge 142: dai temi del riassetto istituzionale fino ai fatti di trasparenza e di efficacia della amministrazione pubblica, tutto è rimasto immobile. So che tutto ciò è stato detto e ridetto e ormai vi è chi si annoia: peggio per lui, vi ho già detto che mi annoio anch'io a dire le stesse cose tante volte, però vorrei che qualche volta si riuscisse anche a realizzare dei risultati. In tema di principi di incompatibilità funzionale, per esempio, principi che sono stabiliti nella legge 142 per un migliore funzionamento della pubblica amministrazione, perché questa Regione non li applica? Perché questa Regione ha ancora casi palesi, scandalosi, di incompatibilità di funzioni, per esempio, tra cariche politiche e funzioni di controllo degli enti locali? Questa è una Regione che aveva, e credo che l'abbia ancora, come Presidente di un Comitato di controllo il segretario provinciale di un partito. Ho chiesto un sacco di volte: ma come può garantire l'imparzialità del controllo di legalità degli atti della pubblica amministrazione locale, uno che è segretario di un partito? Per sua natura partito vuol dire parte: come è possibile che non si sia mai provveduto in questo Consiglio regionale a sostituire quel Presidente di un Comitato di controllo, che la legge numero 142 dichiara incompatibile al cento per cento? E così altre funzioni politiche che ci sono, non è solo una, e non di un solo partito, ma di molti partiti: perdura questa commistione tra funzione politica, funzione gestionale e funzione di controllo che ha originato anche in Sardegna qualche disguido, chiamiamolo tecnico, da qualche parte, che già si è manifestato e chissà che non si manifesti anche da altre parti. E perché non si vuole considerare queste cose e si fa finta di non sapere, quando si sa benissimo, perché è scritto nelle leggi e perché c'è anche chi ogni tanto si fa carico di ricordarlo? Ma io sono sicuro: sto dicendo queste cose oggi e tutto sarà come prima, non verrà inserito nulla all'ordine del giorno, i componenti del Comitato di controllo incompatibili per legge rimarranno incompatibili, chi si è visto e sentito s'è visto e s'è sentito, punto e a capo. Tutto immobile, questa è la grande idea di riforma che attraversa questo Consiglio regionale, o almeno la gran parte di esso.
Ragione per la quale, e concludo con queste considerazioni di ordine generale, io credo che, migliorata la strumentazione, questo disegno di legge vada nella direzione giusta, ma che tuttavia resti del tutto insufficiente non solo rispetto ai bisogni, ma rispetto alle possibilità. Non c'è dunque da cantare nessuna vittoria: è poca cosa, pochissima, rispetto a quello che questa Regione può e deve fare; può essere un inizio, ma di inizi ce ne sono stati tanti, e alla luce dei bisogni di oggi, delle possibilità, degli impegni, che sono anche impegni programmatici non onorati, certamente bisognerà ritornare sull'argomento e, fatto questo primo passo, bisognerà fare gli altri passi, più decisivi e impegnativi. Non basta dire: "Le risorse degli enti locali le mettiamo insieme"; poi, messe insieme quelle risorse, non è che di per sé cambi la natura delle cose; quando i Comuni dovranno provvedere ai bisogni delle rispettive collettività e dovranno, per esempio, organizzare il servizio antincendio, si ha voglia di dire che abbiamo messo in un fondo comune i fondi per l'antincendio: sono sempre quelli che si davano prima ai Comuni e che oggi anzi si danno in minore quantità. Per organizzare un migliore servizio ci vorranno più strumenti, più mezzi ed anche più risorse. Non basta cambiare di posto i danari per migliorarne la qualità. Abbiamo fatto una legge di riordino del barracellato ed abbiamo attribuito la possibilità della custodia dei beni in capo ai comuni, ai consigli comunali, ai sindaci: ma anche trasferendo le risorse a sostegno del servizio di barracellato nel fondo comune, se esse non saranno sufficienti, non sarà ugualmente sufficiente il servizio. E quando avremo messo un fondo comune per sport, assistenza, e cultura, che sono tre cose diverse, stabilendo che i Comuni decidono autonomamente cosa farne, non avremo cambiato nulla, perché se gli daremo appena quello sufficiente per poco sport non ci sarà nulla per poca assistenza e per poca cultura. E non si potrà dire: "Io ti ho dato l'autonomia, ti ho dato il decentramento, è colpa tua se non pensi a tutto insieme". Ecco perché non è il modo che cambia la qualità dell'intervento, ma è l'adeguatezza dei mezzi, degli strumenti e degli obiettivi. I cittadini non si dividono in quattro, una volta cittadini del Comune, una volta della Provincia, una volta della Regione e poi anche dello Stato: il cittadino è uno. La Regione, nella sua funzione di programmazione, deve associare gli enti locali, renderli partecipi della programmazione regionale, ma mai rinunciare alla sua funzione, perché non è distribuendo che si fa programmazione, la si fa distribuendo in base ai criteri, distribuendo in base all'individuazione dei bisogni sociali; così si fa programmazione. Si deve fare insieme, in un processo di corresponsabilità, di compartecipazione degli enti locali e della Regione. La Regione non è autonomista quando si scarica delle responsabilità: così la Regione diventa semplicemente una cassa e se la Regione diventa una cassa, uno sportello, non dovrebbe avere bisogno di 10 mila dipendenti che credo non li abbia neanche la Banca d'Italia. La Regione ha 10 mila dipendenti perché dice che deve fare un sacco di cose che non fa. Ragione per la quale, in conclusione, io ritengo che questo provvedimento debba essere migliorato e che debba essere soprattutto migliorato l'intervento della Regione nei confronti degli enti locali.
Una piccola appendice, o se volete un corollario, sempre in via di considerazioni di ordine generale: non è che la Regione fa l'errore di riversare sui comuni il torto che lo Stato ha perpetrato nei confronti della stessa Regione, ancorando gli interventi prossimi in conto della sola spesa storica? Non c'è anche in questa Regione (io ho posto il problema già in Commissione e spero che il suggerimento venga raccolto con qualche emendamento in Aula) un problema di riequilibrio interno? Non c'è anche in questa Regione un problema, magari di un fondo quinto o sesto, non so quale sarà, che si chiami "fondo di riequilibrio" a favore di chi è stato nel passato - come dire - meno vicino al potere, meno prossimo alla cassa, da cui si preleva sempre in modo legittimo, ci mancherebbe altro, purché si sia vicini al luogo dove si può essere ascoltati? Quelle popolazioni che colpa ne hanno, se alcuni servizi non sono attivati? E se c'è un problema di riequilibrio interno, non si pone anche l'esigenza di un "fondo di riequilibrio", per cui non in un momento, neppure forse in un anno, ma programmando nel tempo si vada verso una diffusione, un'articolazione equa, giusta dei servizi nei diversi territori e anche nei diversi comuni? Perché è vero che molti comuni hanno avuto più di altri rispetto ai bisogni ed ancora nel bilancio di quest'anno ci sono fondi paralleli e una serie di rivoletti laterali per questo o quel comune o territorio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue COGODI.) E allora se si fanno i fondi comuni siano comuni, non siano i fondi comuni più i fondini. Ecco, io queste osservazioni, queste riflessioni volevo farle già in apertura, in sede di discussione generale, proprio perché c'erano un sacco di Lancillotto, lancia in resta, in questa vicenda: c'è chi è per il decentramento, c'è chi invece pone problemi, ho letto proclami di Commissioni che acceleravano, di Commissioni che frenavano, di sindacati che tiravano e di sindacati che bloccavano. Non mi pare proprio che sia così, c'è una discussione che è seria, c'è una riflessione che deve portare a fare un provvedimento di legge che sia giusto, ma che sia funzionale; io credo che la discussione che c'è stata e quella che ci sarà abbia questo obiettivo e che gli autonomisti si misurano in ragione di quello che ottengono in termini di risultati, non di quello che riescono a dire, perché spesso quello che dicono è solo affidato alle ali del vento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei ricordare che stiamo esaminando un disegno di legge di accompagnamento al bilancio, così lo ha definito la Giunta nella sua proposta, così la nostra Commissione ha voluto trasmetterlo all'Aula. Dico questo perché da più parti si è lamentato - in modo giusto e legittimo - che questa è soltanto una piccola parte, forse neanche la più significativa, di una manovra più complessiva che deve vedere nell'attuazione della legge 142, in particolare dell'articolo 3 sul trasferimento di funzioni, il suo cardine. Evidentemente la Giunta, quando ha proposto questo disegno di legge, si è posta il problema di andare innanzitutto a un riordino di tutta quella complessa manovra di trasferimento di risorse agli enti locali che era allocata nel bilancio e ha inteso semplificare per intanto questi flussi che erano dispersi in mille rivoli. Quindi questo disegno di legge ha come ratio il riordino dei meccanismi di trasferimento di risorse già destinate agli enti locali. Con questo disegno di legge non si produce un ulteriore trasferimento di risorse finanziarie agli enti locali, ulteriore trasferimento di risorse che - io mi pronuncio d'accordo con la Giunta - può avvenire solo se la Regione, e anzitutto questo Consiglio, pone mano al problema del trasferimento di funzioni, che deve essere operato non solo nello spirito e nel dettato della legge numero 142, che è sovraordinata alla legislazione regionale, ma deve comportare anche un riordino delle funzioni stesse. Quindi sono giuste le osservazioni di coloro che richiedono anche altri tipi di intervento legislativo, ma dobbiamo riconoscere la correttezza dell'impostazione operata dalla Giunta, che ha voluto quanto meno cominciare, trovandosi di fronte ad una sessione di bilancio, a riordinare il trasferimento delle risorse finanziarie.
Sono d'accordo anche con il collega Cogodi quando dice che non dobbiamo enfatizzare più di tanto questo disegno di legge. Lo dico perché ritengo sia mio dovere pormi nella condizione di pari dignità con gli amministratori degli enti locali; non è assolutamente vero che avendo io, consigliere regionale, un potere sovraordinato, quello legislativo, abbia una dignità e, se mi consentite, cari colleghi, anche una capacità superiore a quella degli amministratori locali. Questa è un'affermazione che si può fare, ma che non ha alcun senso, soprattutto quando discutiamo di una legge. D'altra parte, che siamo su uno stesso livello paritario quanto a dignità e a capacità di intervento, al di là delle nostre funzioni, è scritto nella Carta costituzionale, laddove l'autonomia locale non viene elargita: l'autonomia locale è riconosciuta, quindi preesiste, nel nostro ordinamento.
Quindi rispetto all'esperienza compiuta, direi, da quando è nata questa Regione, occorre ristabilire relazioni di correttezza tra le istituzioni, anzitutto tra l'istituzione sovraordinata Regione e le istituzioni sotto ordinate, ma pur sempre parti dell'ordinamento, cioè gli enti locali. Correttezza di rapporti perché non è più ammissibile che nel trasferimento di risorse debba instaurarsi una sorta di vassallaggio degli amministratori locali verso gli organi regionali, siano essi consiliari o di governo. Questo stato di rapporti deve finire e dobbiamo essere coerenti con noi stessi quando applichiamo una parte della nostra Costituzione che si chiama Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna, il quale, all'articolo 44, prescrive che di norma (e la norma doveva essere) la Regione esercita le proprie funzioni amministrative delegando agli enti locali, cioè facendo compartecipe il sistema delle autonomie locali delle proprie funzioni amministrative. Quindi è opportuno dire che noi, con questo disegno di legge, ci troviamo all'inizio di un processo di revisione del comportamento della Regione nei confronti del sistema delle autonomie locali e che necessariamente dovranno seguire a breve sia il disegno di legge sul riordino e sul trasferimento delle funzioni, sia quello sul riordino degli ambiti territoriali (città metropolitana, Provincia), così come quello sul controllo degli atti degli enti locali, tutte parti essenziali di uno stesso identico progetto, che deve vedere coinvolto e convinto il Consiglio regionale.
Che cosa ha proposto la Giunta con questo disegno di legge? Ha proposto di ridurre la discrezionalità degli Assessorati, non solo degli Assessori. Ha proposto quindi una ripartizione non conseguente agli indirizzi politici del momento (per non dire a criteri clientelari), ma derivante da parametri oggettivi, che potranno essere di prima approssimazione, di seconda approssimazione, potranno essere grezzi quanto si vuole, però segnano un distacco dal passato modo di "elargire" i fondi agli enti locali. Le risorse quindi vengono ripartite sulla base di parametri oggettivi. Una erogazione di fondi, questo ha proposto la Giunta, come dire, rateizzati; la Giunta aveva proposto tre rate e la Commissione le ha ridotte a due, per non creare problemi di cassa alla Regione, quindi rate bimestrali anticipate. Che cosa ha fatto la prima Commissione? Intanto ha operato una verifica sui capitoli, ha trovato che nei capitoli proposti dalla Giunta ce n'erano alcuni i cui destinatari non erano gli enti locali e quindi li ha cassati. L'esempio è quello delle scuole materne private: stavamo trattando esclusivamente i capitoli di bilancio i cui destinatari erano e rimangono gli enti locali, per cui quei capitoli che non avevano come destinatario il sistema delle autonomie sono stati cassati dalla Commissione. Si è proceduto con estremo rigore, e quando si è riscontrato che viceversa non erano stati previsti alcuni capitoli i cui destinatari erano gli enti locali, la Commissione li ha ricompresi: almeno questo abbiamo cercato di farlo.
Ci siamo anche preoccupati di non smantellare una certa programmazione regionale in alcuni settori particolarmente delicati, che poi afferiscono al terzo fondo, verificando per quanto possibile cosa aveva prodotto in questi ultimi anni la programmazione regionale. E' meglio dirci subito che dobbiamo porre mano anche a quella, non soltanto al trasferimento degli enti locali: la programmazione regionale ha necessità di essere rivisitata, perché non consente, oggi come oggi, una rapida spesa delle risorse finanziarie e in un momento di crisi, come quello attuale, si aggravano gli effetti di una legislazione che pone ostacoli alla spendita rapida e quindi all'efficienza della pubblica amministrazione, intesa come Regione ed enti locali nel loro insieme. Però non abbiamo voluto, come dire, infierire più di tanto. Parlo per esempio, delle risorse della legge numero 4, quella sull'assistenza: tutti i fondi previsti nel primo triennio della legge numero 4 per gli investimenti sono rimasti non spesi; ancora per l'anno 1992, quando doveva prodursi una spendita di questi fondi, le procedure delle quali tanto ci innamoriamo non hanno consentito l'erogazione agli enti locali. La prima Commissione ha voluto segnare un confine, ha sostenuto e sostiene che questi fondi devono essere spesi sulla base della programmazione regionale, ben sapendo però che si deve dar luogo nell'immediatezza, nelle prossime settimane, alla spedita di 52 miliardi che sono rimasti ancora nei cassetti regionali dopo aver alimentato tanta cartaccia chiamata piani, rimasti totalmente inevasi.
Io posso comprendere che chi ha avuto tanta parte nell'elaborare la programmazione regionale se ne senta ancora innamorato: questo è umano, ma non è da legislatore, perché bisogna avere la capacità di verificare il proprio operato e non mi pare assolutamente che i risultati siano degni delle aspettative. La proposta che viene in Aula, in sintesi, ha un solo significato: sbaraccare tutta quella massa di procedure che non hanno reso possibile la spendita dei fondi e che costituiscono, cari colleghi, un controllo improprio sugli atti degli enti locali; la 142 ha sbaraccato questa impostazione, ha stabilito che il controllo di merito non si può più fare ed è inutile che per funzioni già trasferite agli enti locali noi, attraverso le procedure della cosiddetta programmazione, pretendiamo di ricostituire fasi di controllo che sono ormai illegittime. Non dobbiamo più pensare che attraverso un controllo della conformità della delibera degli enti locali al nostro programma tal dei tali si possa entrare nel merito di decisioni assunte in sedi che sono pari alla nostra, cioè i consigli comunali e provinciali. Noi lo dobbiamo dimenticare questo atteggiamento, noi dobbiamo arrivare a programmare indicando quali sono gli indirizzi di settore, fissare degli standard, ma saranno poi gli amministratori locali ad operare le scelte, perché di quelle scelte rispondono ai cittadini. Dobbiamo stare molto attenti perché la nuova legge elettorale sta cercando di avvicinare l'eletto ai suoi elettori e se l'eletto deve rispondere degli atti che compie noi non possiamo mettergli addosso una rete che lo soffoca, fingendo di renderlo responsabile di cose delle quali assolutamente non può rispondere. E allora tanto vale incominciare dal trasferimento delle risorse e dire agli amministratori locali: "Queste sono le risorse, all'interno della programmazione regionale fin qui fissata tu devi operare le tue scelte e di quelle scelte rispondi"; questo è il senso della proposta della Giunta e credo che sia stato raccolto.
E tutto perfetto? No, non credo, io non credo affatto che questa proposta sia il non plus ultra. Sono il primo a riconoscere che molte cose hanno necessità di essere perfezionate. Ma oggi, su quale base noi potremmo, per esempio, rivedere i parametri di ripartizione? Qual è la conoscenza che abbiamo del mondo delle autonomie? Ci siamo procurati i dati oggettivi, sulla base dei quali perfezionare il sistema di ripartizioni? Oggi siamo alla preistoria e parliamo ancora di popolazioni, di chilometri quadrati e di base fissa, perché non abbiamo ancora - e guarda caso ce l'hanno fatto rilevare proprio gli amministratori locali - un osservatorio che ci consenta di raccogliere dati in maniera tale da leggere la realtà delle comunità locali con maggiore precisione rispetto al modo in cui oggi siamo costretti ad operare. E' vera, è giusta la rivendicazione di chi dice che dobbiamo perfezionare la legge; certo, ma non dobbiamo farlo sulla base delle sensazioni, sulla base di indirizzi ancora non ponderati: dobbiamo farlo sulla base della lettura oggettiva della realtà. A tal fine e in tale prospettiva è già un risultato positivo quello di allocare in un unico Assessorato tutte le competenze relative al trasferimento di risorse agli enti locali, in maniera tale che sia unica la sede nella quale raccogliere i dati, attraverso i bilanci, non attraverso altre certificazioni, che soffocano gli amministratori locali, ma attraverso il documento principe della programmazione, che è il bilancio preventivo, e attraverso lo strumento di controllo costituito dal conto consuntivo, che noi abbiamo, quanto a carte, allogato presso il Comitato di controllo: basta utilizzare questi strumenti. E però, nonostante siano passati tre anni dall'approvazione della legge regionale numero 19, che prevedeva la formulazione di parametri oggettivi, desunti - c'era scritto nella legge - da tutta quella massa di informazioni che pure esistono, anche se non ordinate, nella nostra Regione, bene, ancora oggi noi non abbiamo avuto questo mix di parametri, che ci avrebbe potuto consentire di essere più precisi e più puntuali nell'approvare un provvedimento diretto alle realtà locali. Così è per le leggi di settore, la numero 4, la numero 31, la numero 36; così nella programmazione dei fondi per opere pubbliche noi dobbiamo in qualche modo elaborare dei nuovi parametri più oggettivamente aderenti alla realtà, perché non è vero che tute le comunità locali sono uguali, non è assolutamente vero.
Per quanto riguarda il terzo fondo, esso certamente è il più delicato, perché almeno nei settori dell'assistenza, del diritto allo studio e dello sport, la Regione ha legiferato e si è data una propria programmazione. Io ho sostenuto poc'anzi che i risultati non sono brillanti, ma questo non vuol dire che non si debba andare avanti nel processo di programmazione regionale, anzi esso va esteso; correggiamo là dove abbiamo prodotto semplicemente delle procedure e non dei criteri di efficacia. Questo però significa che oggi, nell'operare questo riordino dei capitoli concernenti il trasferimento di risorse agli enti locali, si possono produrre problemi di connessione tra un modo di operare della programmazione regionale che ancora non ha peraltro dispiegato i suoi effetti benefici - e che pure riconosciamo almeno nei principi essere giusto - e l'autonomia decisionale che deve risiedere nelle sedi locali. Noi l'abbiamo tentato un approccio, abbiamo cercato di dire agli amministratori locali, con questa proposta: "Riferitevi alla 142 e fate i vostri programmi comunali, dovete allacciarvi, nei vostri programmi comunali, a quanto dice la programmazione regionale, producete quindi la vostra decisione in base a questi parametri"; poi però ci dobbiamo preparare a vedere che cosa succede. Quindi, da questo punto di vista, questa proposta, soprattutto per il terzo fondo, ha carattere sperimentale. Dovremo vedere tra un anno, rilevandolo dalla massa di bilanci preventivi e conti consuntivi degli enti locali, cosa si è in effetti prodotto in questi settori delicati, nei quali in questo momento si determina questa sovrapposizione tra programmazione regionale e programmazione locale. Solo sulla base di questa verifica potremmo poi operare le necessarie e indispensabili rettifiche. Qualcuno dice: "Ma non c'è il richiamo in legge?". La Giunta l'aveva proposto: per quest'anno facciamo così, poi vedremo. Un legislatore appena appena serio questo non lo dice, perché sa che è un potere che gli rimane e anche questo va detto con estrema schiettezza. Il potere legislativo non va fuori dal Consiglio se noi approviamo questa legge: rimane in questo Consiglio e se un domani dovessimo verificare che non si sono conseguiti gli obiettivi che ci eravamo proposti, dovremo necessariamente, doverosamente intervenire, per correggere una linea di tendenza che non avrebbe dimostrato molta efficacia. Di certo la programmazione regionale non ha finora, questo è il mio parere, raggiunto gli obiettivi e quindi coloro che se ne fanno alfieri dovrebbero fare anche un esame di coscienza per verificare se la programmazione regionale di quei settori sia ancora da difendere tout court.
Un piccolo particolare. Forse la formulazione dell'articolo 6, primo comma, non è delle più felici, però ritengo che sia, dal punto di vista legislativo, estremamente corretta. E' un punto essenziale della legge, perché se si varia quel primo comma, bisogna dire con estrema schiettezza che noi stiamo mettendo in campo due procedure che potrebbero confliggere e rendere inefficace e inapplicabile la legge stessa. Allora dietro alcune proposte di modifica si potrebbe nascondere il tentativo di qualcuno di bloccare la legge, e lo dobbiamo dire, non dobbiamo far passare in silenzio questa cosa. Preferisco chi dice: "Questa legge non ha da essere e voto contro". E' più esplicito, rispetto a chi pretende di ottenere questo risultato da una piccolissima virgola che cambierebbe sostanzialmente la legge. Il collega Cogodi poc'anzi ha parlato di perequazione, di riequilibrio: io lo ritengo un concetto giusto, però quando si può davvero fare; oggi, non avendo noi a disposizione parametri oggettivi, non siamo in grado di produrre alcuna manovra di perequazione. Noi non sappiamo oggettivamente se i fondi dati a un Comune sono proporzionalmente in più rispetto a quelli dati ad un altro, perché non abbiamo la lettura dei bisogni in riferimento ai quali dobbiamo valutare la massa di risorse finanziarie che trasferiamo. Se non usiamo un riscontro oggettivo non possiamo dire se un Comune ha avuto di più o di meno, indipendentemente dal fatto che gli amministratori locali fossero amici o no dei vari Assessori che si sono succeduti. Quindi, pur essendo giusta l'esigenza di introdurre in futuro un criterio di perequazione nel trasferimento di risorse, per riequilibrare situazioni di maggior disagio, ciò dovrà essere fatto non in base a sensazioni, ma in base a parametri oggettivi.
In conclusione io ritengo che, pur essendo solo all'inizio di un processo di revisione del nostro atteggiamento nei confronti del sistema delle autonomie locali, pur rendendomi conto che questa non è assolutamente la questione principale, debbo comunque sottolineare che quando tocchiamo le risorse finanziarie tocchiamo un punto sensibile anche nei rapporti istituzionali. Certo, dobbiamo avere piena consapevolezza che, nel breve tempo che ancora rimane a questo Consiglio, dobbiamo farci carico dell'esigenza di adeguare la nostra produzione legislativa per riassestare e rendere più corretti i rapporti tra la Regione e gli enti locali.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17. Invito i Capigruppo a partecipare alla Conferenza che si terrà fra pochi minuti nei locali adiacenti all'aula.
La seduta è tolta alle ore 13 e 36.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Amadu sull'uso della caccia per combattere una anomala crescita del cinghiale in Sardegna. (467)
L'Assessore della difesa dell'ambiente è a conoscenza dei problemi causati, in alcune aree della Sardegna, dalla presenza dei cinghiali e dei danni da essi arrecati alle colture agricole, danni che, peraltro, vengono risarciti.
Sono stati rappresentanti e valutati, con le competenti autorità sanitarie e con il Comitato regionale faunistico, i problemi connessi alla presenza della peste suina classica e africana e al ruolo che tale ungulato svolge nella diffusione della malattia.
Occorre anche ricordare che la distribuzione della specie non è uniforme su tutto il territorio regionale e, pertanto, gli interventi di gestione devono essere mirati e gli abbattimenti opportunamente selezionati.
Di fatto, effettuati i possibili interventi di prelievo con sistemi selettivi, nelle zone interessate dalla peste suina africana, una modifica dell'attuale prelievo venatorio da apportarsi con provvedimenti amministrativi, così come sollecitato nella interrogazione, non è giuridicamente praticabile, posto che l'art. 26, comma 4 della L.R. 28 aprile 1978, n. 32, esplicitamente dispone: "la caccia al cinghiale può essere consentita dall'8 dicembre al 31 gennaio dell'anno successivo, limitatamente alle domeniche e alle giornate festive infrasettimanali".
Una più rispondente disciplina del prelievo venatorio è prevista nel d.d.l. predisposto dalla Giunta per l'adeguamento della legislazione regionale ai principi della legge quadro statale 11.02.1992, n. 157, con la previsione di un periodo di maggiore durata della caccia al cinghiale e, in fase di calendario, con l'aumento del numero dei capi abbattibili, in relazione alla densità di popolazione riscontrata nel territorio.
L'adottanda normativa regionale disciplina anche il controllo della fauna selvatica per una migliore gestione del patrimonio zootecnico.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Cadoni sulla concessione di contributi regionali alla città di Bosa per i danni arrecati dall'alluvione del 1991. (480)
L'Assessorato non ha mai ricevuto, dall'Amministrazione comunale di Bosa, una richiesta volta ad ottenere l'accertamento delle condizioni previste dalla L.R. 21.11.1985, n. 28, per la concessione di contributi in occasione delle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nel novembre del 1991.
E' possibile che la stessa sia stata inviata all'Assessorato degli enti locali, come prevedeva la citata legge n. 28/1985, (art. 3) successivamente modificata dalla L.R. n. 3 del 17.01.1989, (art. 14), che attribuisce tale competenza all'Assessorato della difesa dell'ambiente.
In conseguenza di quanto esposto, per il Comune di Bosa non poteva e non può essere disposto alcun sopralluogo per accertare danni verificatisi da oltre un anno.
Sono stati invece effettuati i sopralluoghi tecnici in tutti quei casi nei quali le amministrazioni comunali (come ad esempio Alghero) hanno richiesto tempestivamente e nei modi previsti dalla legge regionale n. 28/85, modificata dall'art. 14 della L.R. n. 3/89.
Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Meloni - Murgia - Planetta - Puligheddu - Serrenti sui biglietti riservati ai residenti in Sardegna dalla Tirrenia. (497)
Il problema dei disagi arrecati ai cittadini sardi che risiedono all'interno dell'Isola per l'impossibilità di accedere alla quota di posti riservati ai residenti sulle linee svolte dalla Società Tirrenia è oggetto di particolare attenzione da parte dell'Assessorato regionale dei trasporti.
Un sollecito intervento è stato rivolto alla Direzione generale della navigazione e del traffico marittimo, presso il Ministero della Marina mercantile affinché tute le agenzie di viaggio dell'isola usufruiscano della possibilità di collegare i propri terminai con le biglietterie della Tirrenia, per la prenotazione e la vendita dei posti riservati ai residenti e agli emigranti. Tutto ciò al fine di evitare dispendiosi e faticosi viaggi per effettuare le prenotazioni presso gli scali portuali, finora unici abilitati alla vendita suddetta.
Tale estensione è stata richiesta per tute le agenzie collegate con il terminale Tirrenia sia nell'isola che nel continente ed all'estero.
Per quanto concerne la riserva dei posti, prima di procedere ad una elevazione della quota riservata ai residenti pare opportuno verificare preventivamente il grado di utilizzazione della quota riservata, soprattutto per quanto riguarda quella messa a disposizione degli emigrati ed assegnata attraverso i circoli dei sardi.
Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione Onnis - Pusceddu - Desini - Mereu Orazio sulla impossibilità di effettuare prenotazioni differite sulle navi Tirrenia nei collegamenti tra l'Isola e la Penisola. (501)
Lo sciopero dei dipendenti della Tirrenia rivolto a contestare la decisione di trasferire la sede di Napoli a Genova, nel quadro della ristrutturazione della stessa società, ha causato disagi e incertezze.
Terminato lo sciopero, sono gradualmente ripresi i servizi garantendo la vendita di cabine e posti auto anche per il periodo estivo.
Il processo della ristrutturazione della Finmare è oggetto di attenzione politica e istituzionale da parte dell'Assessorato che non intende accettare una riduzione dei collegamenti e dei servizi erogati alla Sardegna.
Per quanto riguarda l'oggetto specifico dell'interrogazione si deve sottolineare che l'Assessorato ha seguito con attenzione l'evolversi della situazione che ha procurato tanti disagi ai viaggiatori che intendevano utilizzare i servizi Tirrenia in entrata e uscita dalla Sardegna.
Soprattutto i viaggiatori dell'interno dell'Isola hanno dovuto affrontare i disagi maggiori per l'incertezza di avere l'assicurazione della partenza e i posti desiderati a bordo delle navi, essendo la prenotazione e la vendita dei biglietti riservata alle sole agenzie della Tirrenia dei porti di imbarco.
Tutte queste situazioni sono state dall'Assessorato rappresentante con urgenza e con il dovuto rilievo al Ministero della Marina mercantile con la riserva che in caso di prosecuzione delle difficoltà si sarebbe intervenuti presso le autorità competenti per l'applicazione della necessaria precettazione dei dipendenti in sciopero.
Il concludersi delle agitazioni ha reso superfluo l'intendimento di ricorrere all'estremo provvedimento.
Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione Serrenti - Morittu - Ortu - Ladu Giorgio - Melis - Murgia - Meloni - Planetta - Puligheddu sullo sciopero del personale della Tirrenia di Napoli. (503)
Lo sciopero dei dipendenti della Tirrenia rivolto a contestare la decisione di trasferire la sede di Napoli a Genova, nel quadro della ristrutturazione della stessa società ha causato disagi e incertezze.
Terminato lo sciopero, sono gradualmente ripresi i servizi garantendo la vendita di cabine e posti auto anche per il periodo estivo.
Il processo della ristrutturazione della Finmare è oggetto di attenzione politica e istituzionale da parte dell'Assessorato che non intende accettare una riduzione dei collegamenti e dei servizi erogati alla Sardegna.
Per quanto riguarda l'oggetto specifico dell'interrogazione si deve sottolineare che l'Assessorato ha seguito con attenzione l'evolversi della situazione che ha procurato tanti disagi ai viaggiatori che intendevano utilizzare i servizi Tirrenia in entrata e uscita dalla Sardegna.
Soprattutto i viaggiatori dell'interno dell'Isola hanno dovuto affrontare i disagi maggiori per l'incertezza di avere l'assicurazione della partenza e i posti desiderati a bordo delle navi, essendo la prenotazione e le vendita dei biglietti riservata alle sole agenzie della Tirrenia dei porti di imbarco.
Tutte queste situazioni sono state dall'Assessorato rappresentate con urgenza e con il dovuto rilievo al Ministero della Marina mercantile con la riserva che in caso di prosecuzione delle difficoltà si sarebbe intervenuti presso le autorità competenti per l'applicazione della necessaria precettazione dei dipendenti in sciopero.
Il concludersi delle agitazioni ha reso superfluo l'intendimento di ricorrere all'estremo provvedimento.
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Erittu - Dadea - Ladu Leonardo - Manca - Ruggeri sulla predisposizione urgente, da parte della Regione sarda, del Programma regionale 1994/1999 a valere sui fondi strutturali della Comunità europea.
I sottoscritti,
PREMESSO che il vertice di Edimburgo ha deciso il finanziamento della Comunità europea per il periodo 1993/99 e ha destinato, in particolare per il periodo suddetto, 161.284 milioni di ECU ai Fondi strutturali e, di questi, 108.674 milioni di ECU (pari a circa 194.000 miliardi di lire) alle Regioni del cosiddetto Obiettivo 1, ossia alle Regioni che hanno un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75 per cento della media regionale comunitaria, e che tra queste è compresa anche la Sardegna;
PREMESSO, altresì, che il Governo italiano prevede di contrattare con la Comunità in questi giorni che di questo stanziamento possa essere destinata alle Regioni italiane dell'Obiettivo 1 una quota oscillante da 25.000 a 30.000 miliardi di lire;
CONSIDERATO che, qualora fosse confermato per la Sardegna il 12,3 per cento di tale quota nazionale - come è avvenuto negli anni scorsi e come bisogna rivendicare anche stavolta - significherebbe che la nostra Regione può ottenere dai Fondi strutturali della comunità, da qui fino al 1999, circa 3.000 miliardi di lire, ai quali va aggiunta la quota di finanziamento a carico dello Stato - per la quale si impone da subito una ferma rivendicazione - e la quota spettante alla Regione;
SOTTOLINEATA la necessità che la Regione, nella predisposizione del Programma, sappia coordinare e integrare l'insieme delle risorse e degli strumenti utilizzabili (Fondi strutturali, altri programmi e strumenti comunitari, intervento straordinario) al fine di utilizzare appieno le opportunità derivanti dalle politiche comunitarie e di superare le gravi inerzie e le debolezze programmatorie manifestate negli anni scorsi;
RIMARCATO che i tempi per la presentazione del Programma regionale sono particolarmente stringenti, perché si posa giungere entro l'anno a completare l'iter previsto, con l'elaborazione del "Quadro comunitario di sostegno", e infine con l'approvazione del "Programma operativo", il quale dovrà entrare nella fase di concreta attuazione già dal 1° gennaio 1994, come previsto dalla normativa comunitaria;
RIMARCATO altresì, che l'impostazione del Programma regionale, in coerenza con le indicazioni comunitarie, dovrà essere non dispersiva, parcellizzata in tanti micro-interventi, ma rigorosamente orientata ad affrontare le cause strutturali del divario di sviluppo e degli squilibri territoriali, e dunque all'insegna della selezione degli interventi e della concentrazione degli ambiti territoriali;
CONSIDERATO, infine, che il 15 e il 16 del corrente mese è convocata a Palermo una riunione delle Regioni meridionali dedicata all'impostazione dei suddetti Programmi,
TUTTO CIO' PREMESSO, i sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) se la Giunta regionale ha già avviato la predisposizione del Programma regionale 1994/1999 per l'utilizzo dei Fondi strutturali della Comunità europea, con particolare riferimento all'Obiettivo 1 di tali fondi e se, a questo fine, ha avviato la necessaria concertazione con la Commissione della Comunità e con il Governo;
2) quale impostazione la Giunta regionale intende dare al suddetto Programma perché esso - in coerenza alle indicazioni comunitarie - sia orientato ad affrontare le cause strutturali del divario di sviluppo e degli squilibri territoriali concentrando, dunque, sia i settori di intervento che gli ambiti territoriali;
3) come la Giunta regionale - anche in relazione alla predisposizione del Programma - intende adeguare e potenziare le strutture dell'Amministrazione regionale per utilizzare pienamente e con tempestività le politiche, gli strumenti e le risorse comunitarie, essendo evidente che questo ormai non è un compito che possa adempiere un singolo "Ufficio CEE", ma che riguarda in varia misura pressoché tutti gli Assessorati e l'insieme dell'amministrazione regionale. (307)
Interpellanza Manca - Baroschi - Casu - Meloni - Mulas M. Giovanna - Mulas Franco - Onida - Urraci - Zucca sulla necessità ed urgenza di rivendicare una funzione autonoma della Regione sarda in merito alla utilizzazione dei beni patrimoniali dell'Ente FF.SS. Spa.
I sottoscritti,
DATO ATTO della trasformazione dell'Ente Ferrovie dello Stato in società per azioni e della conseguente nuova veste giuridica dello stesso, per cui la società esercente il trasporto ferroviario anche in Sardegna dovrà soggiacere, in regime privatistico, unicamente a quanto previsto dal Codice Civile;
EVIDENZIATO che, tra l'altro la suddetta Spa ha per finalità, richiamata e sottolineata nel Piano di impresa: "la creazione di redditi aggiuntivi rispetto a quelli provenienti dal servizio di mero trasporto e l'utilizzo della leva patrimoniale";
OSSERVATO che la legge n. 210/85, istitutiva dall'Ente Ferrovie dello Stato, dispone che "i beni mobili ed immobili trasferiti all'Ente Ferrovie dello Stato... costituiscono patrimonio giuridicamente ed amministrativamente distinto dai restanti beni delle Amministrazioni pubbliche e di essi l'Ente ha piena disponibilità secondo il regime civilistico della proprietà privata, salvo i limiti su di essa gravanti per la difesa nazionale";
RIMARCATO che, attraverso il Programma per la trasformazione dell'Ente Ferrovie dello Stato in società per azioni, è prevista l'immediata disponibilità per la nuova Spa del patrimonio dell'Ente;
DATO ATTO che è stata costituita la Spa "Metropolis", con maggioranza azionaria controllata dall'Ente Ferrovie dello Stato Spa, senza vincolo alcuno nel quadro delle azioni strategiche e sui futuri assetti e con la funzione di gestire il patrimonio immobiliare già dell'Ente Ferrovie dello Stato;
RICHIAMATE le affermazioni in atti:
- che l'operatività della Società "Metropolis" "dovrà consentire una più intesa e finalizzata gestione del patrimonio delle Ferrovie dello Stato non solo ai fini economici e patrimoniali, ma anche ai fini territoriali, urbanistici ed ambientali" e che tale patrimonio "è destinato a supportare lo svolgimento del core business e a generare flussi finanziari a copertura del fabbisogno totale";
- che l'operazione tende, non solo proditoriamente, ma di fatto esclusivamente, a "incrementare il valore della redditività del patrimonio delle Ferrovie dello Stato";
- che, in tale contesto "gli investimenti saranno totalmente autofinanziati attraverso associazioni con partners del mondo istituzionale (banche e assicurazioni) nazionale ed internazionale";
- che sono previste società destinate a diversificare ed utilizzare il patrimonio immobiliare nel breve periodo (alberghi, centri direzionali e commerciali, parcheggi ed alloggi, ecc.)";
AVUTA CONOSCENZA del fatto che risulta già predisposto un progetto per l'immediata utilizzazione del patrimonio immobiliare dell'Ente Ferrovie dello Stato Spa ubicato in Cagliari;
SOTTOLINEATO che le proprietà dell'Ente Ferrovie dello Stato Spa in Sardegna insistono a Cagliari ma anche nei centri urbani dei Comuni maggiori e minori dell'Isola, oltre che in territori e zone di particolare e rilevante interesse turistico;
RICORDATO che il quadro delle operazioni segnalate è stato attivato dalla delibera CIPE del 25 marzo 1992, in attuazione della legge 35/92, concernente la privatizzazione delle imprese e le dismissioni delle proprietà dello Stato;
DENUNCIATO il progressivo disimpegno dell'Ente Ferrovie dello Stato Spa in relazione ai servizi di trasporto ferroviario e navale, sia di cose che di persone,
TUTTO CIO' PREMESSO, i sottoscritti chiedono di interpellare gli Assessori della programmazione, dei trasporti e degli enti locali ed urbanistica per conoscere quali iniziative intendano attivare:
a) in merito alle azioni di salvaguardia ritenute utili per tutelare gli interessi regionali e quelli dei singoli enti locali in campo urbanistico e turistico, oltre che in quello specifico dei trasporti;
b) per dare conoscenza pubblica dell'elenco e dello stato dei beni patrimoniali attualmente in capo all'Ente Ferrovie dello Stato Spa;
c) per rivendicare, sulla base dell'articolo 14, primo e secondo comma, dello Statuto, una specifica competenza in materia di dismissioni dei beni del demanio dello Stato, richiamata dalle leggi n. 210/85 e n. 29/92, dal Business Plan 1993/2000 dell'Ente Ferrovie dello Stato Spa e dello statuto della Spa "Metropolis". (308)
Interpellanza Cocco - Pubusa - Ruggeri - Scano - Sardu - Serri su possibili iniziative della Regione per ricordare il cinquantesimo anniversario dei gravi eventi bellici che colpirono la Sardegna, e segnatamente Cagliari, nel 1943.
I sottoscritti,
PREMESSO:
- che quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario degli eventi bellici che nella seconda guerra mondiale arrecarono i maggiori danni, in vite umane e distruzioni, alla popolazione dell'Isola. Nel 1943 vennero bombardati numerosissimi centri abitati (Alghero, Arbatax, Cagliari, Carloforte, Decimo, Elmas, Golfo Aranci, Gonnosfanadiga, La Maddalena, Macomer, Milis, Monserrato, Olbia, Porto Torres, S. Antioco, Selargius, Uta, Villacidro) con gravissimi danni ad edifici civili e, quel che è più grave, con migliaia di morti a seguito dei bombardamenti. Il centro che subì maggiori danni fu il capoluogo dell'Isola: 862 edifici completamente distrutti e 647 danneggiati (574 gravemente). Dal '40 al '43 la città a causa dei bombardamenti ebbe 716 morti ufficialmente identificati e migliaia di vittime non identificate;
- che nella drammatica vicenda della guerra la popolazione sarda, e particolarmente quella del capoluogo, scrisse pagine altissime di eroismo, di solidarietà e di abnegazione. L'esodo verso i centri dell'interno di decine di migliaia di cagliaritani diede vita, in una situazione di drammatica difficoltà, a forme di intensa solidarietà tra gli abitanti dei paesi dell'isola e gli sfollati della città. Fu così possibile creare una progressiva integrazione tra popolazioni urbane e contadine, modificando un rapporto già segnato da profonda conflittualità. Il miracolo della riedificazione di Cagliari nel giro di pochi anni fu certo frutto dello spirito di iniziativa e di sacrificio dei suoi abitanti, ma anche della capacità di abnegazione delle migliaia di lavoratori dell'interno che settimanalmente affluivano in città e vi soggiornavano, in condizioni di grande disagio, per procedere alla sua ricostruzione;
- che nel clima di solidarietà proprio degli anni di guerra e poi di fervore e di collaborazione durante la ricostruzione post-bellica si alimentarono le basi di una nuova unità dei sardi. Ed anche grazie a questo clima fu possibile portare a compimento l'aspirazione all'autonomia dell'Isola sulla base del vigente Statuto d'autonomia,
TUTTO CIO' PREMESSO,
i sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della pubblica istruzione per sapere se si intende adottare delle iniziative (ed eventualmente quali) al fine di ricordare pagine tanto significative della storia del popolo sardo e far conoscere alle nuove generazioni il messaggio di pace, di solidarietà e d'impegno civile che ci proviene da quella dolorosa e tragica esperienza. (309)
Interpellanza Serrenti - Puligheddu - Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Morittu - Planetta sulla chiusura dell'Ufficio commerciale S.I.P. ad Iglesias.
I sottoscritti,
PREMESSO che la S.I.P. nel quadro dell'attuazione di un proprio progetto di ristrutturazione aziendale, che prevede la chiusura degli uffici addetti al pubblico ritenuti poco produttivi, ha decretato la chiusura degli uffici di Iglesias e di Olbia;
APPRESO che mentre per Iglesias rimane ferma l'intenzione di chiudere l'ufficio, ad Olbia questa chiusura è stata opportunamente scongiurata;
RILEVATO che come diretta conseguenza i 47 mila e più abbonati al telefono del distretto di Iglesias, saranno costretti a recarsi presso gli uffici di Cagliari per il disbrigo di qualsiasi pratica;
RILEVATO ancora che la chiusura dell'Ufficio commerciale di Iglesias aggrava in maniera insopportabile una situazione già compromessa da gravi disfunzioni quali: teledrin non attivato; zona d'ombra nel servizio radio mobile; telefoni pubblici mal funzionanti, ecc.;
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
- se nel quadro delle rivendicazioni che la Giunta regionale intende aprire con la vertenza con lo Stato, non sia il caso di denunciare con vigore lo stato di permanente smobilitazione attuato nell'isola dai colossi di Stato che siano essi S.I.P. o FF.SS. ecc.;
- se non ritenga la Giunta regionale di intervenire con la dovuta urgenza per contrastare efficacemente la chiusura dell'Ufficio di Iglesias, zona già ad altro rischio per via delle migliaia di licenziamenti dovuti alle chiusure di fabbriche e di miniere del Sulcis Iglesiente;
- se sia a conoscenza la Giunta regionale dell'esistenza di altri provvedimenti di chiusura della S.I.P. e quali siano i livelli minimi di produttività che l'Azienda abbia individuato come canone di raffronto per i vari Uffici. (310)
Interpellanza Murgia - Morittu - Salis sui danni all'economia sarda provocati dai provvedimenti CEE conseguenti all'epidemia di afta epizootica di alcune regioni italiane.
I sottoscritti,
PREMESSO che:
- una epidemia di afta epizootica ha colpito alcune regioni dello Stato italiano, provocando gravi danni alle economie di quelle popolazioni;
- la situazione è stata presa a pretesto dalle autorità agricole della Comunità europea per favorire le economie agricole più forti con la chiusura dei suoi mercati ai prodotti provenienti non solo dalle regioni colpite, ma anche dalle altre dello Stato tra cui la Sardegna;
- l'afta epizootica ha nel passato colpito la nostra nazione, provocando danni pesantissimi alla sua economia, ma oggi la grave malattia appare totalmente debellata;
- è moralmente riprovevole oltre che palesemente illegale coinvolgere in misure economiche così gravi territori colpiti da un'epidemia e territori immuni e oltre tutto non contigui;
- la misura della CEE è tale da ingigantire oltre misura le già disastrose condizioni economiche della Sardegna,
TUTTO CIO' PREMESSO, chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori regionali della sanità e dell'agricoltura per sapere quali passi abbiano compiuto o intendano compiere per tutelare in tutte le sedi statali e internazionali gli allevatori sardi.
Chiedono inoltre di sapere se non intendano utilizzare tutti gli strumenti che le leggi sanitarie pongono a disposizione per impedire l'importazione di prodotti degli allevamenti delle zone infette e se non intendano rispondere al boicottaggio dei nostri prodotti con misure reciproche nei confronti dei produttori favoriti dalla misura della CEE. (311)
Interpellanza Ruggeri - Cuccu - Satta Gabriele sulla crisi del settore appalti telefonici.
I sottoscritti,
PREMESSO che il settore appalti telefonici vive una fase di forte crisi legata alla drastica riduzione degli investimenti S.I.P. in tutto il Mezzogiorno ed in particolare in Sardegna (circa 50 per cento in meno rispetto al 1991);
CONSIDERATO che il settore occupa in Sardegna complessivamente circa 2.000 addetti e rappresenta una indispensabile infrastruttura per favorire una nuova fase di moderno sviluppo;
EVIDENZIATO che nell'attuale fase sono stati licenziati circa 100 unità ed altre 400 unità sono state collocate in casa integrazione e circa ulteriori 500 lavoratori rischiano di essere espulsi dall'attività produttiva entro un anno, inoltre le aziende Sarda telecomunicazioni e SI-CET hanno dichiarato uno stato di crisi che rende incerta la sopravvivenza delle stesse, come dimostrato nel ritardo nel pagamento dei salari, che ammontano a circa quattro mesi per i lavoratori della Sardatelecomunicazioni;
RICORDATO che diverso fu l'impegno che l'IRI ed il Governo assunsero con la Giunta regionale nel prosieguo degli incontri relativi al protocollo del dicembre 1990,
TUTTO CIO' PREMESSO chiedono di interpellare gli Assessori regionali del lavoro, dell'industria e della programmazione per conoscere quali iniziative intendano assumere:
1) nel quadro del confronto in atto col Governo, per l'impegno al mantenimento degli investimenti S.I.P. a suo tempo programmati (piano quadriennale 1991-1995);
2) per l'avvio del piano telematico regionale;
3) per l'attivazione di un confronto tra la S.I.P. e la Giunta regionale per garantire in questa fase la difesa degli attuali posti di lavoro e per raccordare la programmazione regionale sullo sviluppo a quello degli investimenti S.I.P. (312)
Interpellanza Cocco - Scano - Pubusa - Ruggeri - Serri sulla chiusura alle visite nella zona interna del nuraghe Su Nuraxi di Barumini.
I sottoscritti,
PREMESSO che da circa due anni non è più consentito ai visitatori l'accesso alla parte interna del complesso nuragico "Su Nuraxi" di Barumini, noto come "reggia nuragica". Tale situazione ha determinato un forte calo della presenza turistica in Marmilla, con gravi riflessi negativi della vita economica e sociale di quella zona, e segnatamente di Barumini;
CONSIDERATO che il nuraghe "Su Nuraxi" è uno dei beni culturali più noti della Sardegna, ed è certamente quello di maggior richiamo della Marmilla. Esso è inserito in un'area in cui sono presenti altri beni culturali di considerevole livello storico ed artistico: i retabli del Cavaro (Villamar) e del Maestro di Castelsardo (Tuili), il palazzo Zapata ed il restaurato convento dei Cappuccini a Barumini, villa Asquer e palazzo Pitzalis a Tuili. Beni storico-artistici che qui vengono indicati a titolo esemplificativo e non esauriscono certo l'elenco dei beni culturali presenti in quell'area della Sardegna;
CONSIDERATO, inoltre, che una tale ricchezza e varietà di beni culturali consente di attivare circuiti di presenza turistica, sui quali fra leva anche per una rinascita economica della Marmilla. A tal proposito si fa presente che nel settore alberghiero e della ristorazione da parte di imprenditori privati sono già stati realizzati alcuni interventi, ora in gravi difficoltà a causa del diminuito flusso turistico conseguente alla chiusura del nuraghe di Barumini;
CONSIDERATO, infine, che le potenzialità turistico-culturali della Marmilla sono accentuate dall'altopiano della Giara di Gesturi: un bene paesistico-ambientale di primaria importanza, anche per l'unicità dei suoi caratteri floro-faunistici. Un tale contesto, in cui beni culturali ed ambientali si integrano e si potenziano tra loro, rappresenta una grande potenzialità ai fini dell'attivazione di iniziative turistico-culturali,
TUTTO CIO' PREMESSO, chiedono di interpellare gli Assessori regionali dei beni culturali e del turismo per sapere se e quali iniziative, eventualmente, intendano assumere:
a) per rimuovere gli ostacoli che attualmente impediscono la piena fruizione turistico-culturale del nuraghe "Su Nuraxi" di Barumini;
b) per sostenere le iniziative imprenditoriali che stanno subendo i riflessi negativi conseguenti al calo turistico causato dalla chiusura del predetto nuraghe. (313)
Interrogazione Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione sanitaria veterinaria dell'isola, Organici personale veterinario, parasanitario ed ausiliario delle Unità sanitarie locali.
Il sottoscritto,
PREMESSO:
1) che la Giunta regionale, con propria delibera n. 57/118 del 9 dicembre 1988, sulla base dei parametri contenuti nel primo piano sanitario regionale approvato nel 1986, ha definito le piante organiche del servizio veterinario delle Unità sanitarie locali della Sardegna;
2) che dette piante organiche - analiticamente attribuite alle singole Unità sanitarie locali - prevedevano, oltre le figure dei veterinari, un considerevole numero di ausiliari veterinari e di personale parasanitario (oggi ancora più necessari per le tante operazioni manuali previste per la realizzazione dei piani di risanamento), nonché di personale amministrativo;
3) che i parametri sulla base dei quali sono state a suo tempo definite le piante organiche tenevano - ovviamente - conto della realtà sanitaria del momento senza tenere in alcuna considerazione le mutate ed aggiuntive esigenze che -in relazione alla integrazione del mercato unico europeo, alla necessità di effettuare i piani di risanamento dalla TBC, brucellosi e leucosi imposti da successive direttive C.E.E. - richiedono alla veterinaria pubblica una mole di lavoro enormemente superiore a quella richiesta negli anni in cui è stato definito il primo piano sanitario regionale per cui l'organico allora definito sarebbe manifestamente inadeguato alle "normali" attività odierne anche se non si fossero presentate nuove e rilevanti "emergenze" sanitarie;
4) che, invece, nessuna unità del personale parasanitario, ausiliario ed amministrativo previsto dalle vigenti piante organiche è stato a tutt'oggi attribuito alle Unità sanitarie locali sarde, mentre per quanto attiene le figure del veterinario è stata determinata una situazione "variopinta" che va dai 2-3 casi nei quali è in servizio il 100 per cento dell'organico previsto, ad altri nei quali esso è dimensionato anche al di sotto del 50 per cento;
5) che detta situazione - all'interno di una generalizzata inadeguatezza del servizio veterinario pubblico regionale - ha determinato delle discriminazioni territoriali incomprensibili ed inaccettabili;
6) che la situazione sanitaria è viepiù compromessa ed inadeguata alla luce delle nuove "emergenze" sanitarie prepotentemente emerse di recente (focolai di peste suina classica, di enterite vescicolare suina in Sardegna) e, in particolare, la comparsa dell'afta epizootica nel territorio della Penisola che incombe come una terribile minaccia per l'intero patrimonio zootecnico sardo;
7) che, la Giunta regionale nella sua ultima seduta, adducendo difficoltà di carattere economico, ha deliberato l'assunzione di veterinari solo sino alla copertura del 50 per cento dei posti previsti dalle piante organiche sopra richiamate, elevando tale percentuale al 75 per cento per sole tre Unità sanitarie locali;
8) che, invece, nessuna apertura (neppure a livello di volontà di intenti) è stata manifestata per il personale parasanitario, ausiliare ed amministrativo,
TUTTO CIO' PREMESSO, chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori regionali dell'igiene e sanità, della programmazione e bilancio e quello dell'agricoltura per sapere:
1) se è stato adeguatamente considerato che dalla incompletezza tanto rimarchevole delle piante organiche, di cui trattasi discende la certezza che non potranno essere effettuati i piani di risanamento entro i termini prescritti dalle vigenti normative perché dal 1° gennaio 1993 possa essere conferito il latte agli stabilimenti di lavorazione e trasformazione (con le drammatiche conseguenze che ciò ineluttabilmente comporterà), nonché la consapevolezza che non si è in condizioni di garantire una adeguata "barriera sanitaria" al pericolo incombente di introduzione della afta epizootica nella nostra Isola);
2) se, in considerazione del fatto che "si metterebbe a rischio" l'intero patrimonio zootecnico isolano e, contemporaneamente, non si creerebbero le condizioni perché il latte prodotto nelle nostre aziende possa essere trasformato e commercializzato non ritengano inderogabile ed urgente rivedere ed integrare sensibilmente la recente delibera relativa alle piante organiche delle Unità sanitarie locali della Sardegna. (530)
Interrogazione Onida, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nell'esame delle domande di pensione da parte delle Commissioni istituite presso le Unità sanitarie locali e sulla mancata applicazione delle norme sul collocamento obbligatorio degli invalidi.
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità e assistenza sociale e quello degli affari generali, personale e riforma della Regione per le parti di rispettiva competenza, in merito ai notevoli ritardi con i quali si esaminano le domande, numerosissime, tendenti ad ottenere il riconoscimento della pensione di invalidità. Malgrado la costituzione presso ogni Unità sanitaria locale di apposite Commissioni, che avrebbero dovuto esitare le decine di migliaia di domande, accumulatesi nel tempo per disordini sia di ordine legislativo e poi anche amministrativo, ancora il lavoro per l'accertamento dei requisiti di invalidità risulta appena iniziato e le attese degli interessati si prolungano per anni. Si impone perciò una forte accelerazione nell'esame delle domande per soddisfare legittime aspettative di varie categorie di cittadini in stato di invalidità e bisognose di aiuto, diventano particolarmente urgente in questo momento di crisi economica che colpisce, come è noto le categorie più deboli ed indifese della società.
Altro problema che direttamente interessa le categorie degli invalidi, per i quali è intervenuto il riconoscimento da parte degli organi competenti, riguarda il loro collocamento obbligatorio nelle amministrazioni pubbliche. Infatti, malgrado l'esistenza di una norma che fissa nella misura del 15 per cento la quota da riservare agli invalidi in caso di assunzione, per chiamata diretta, tale disposizione è largamente disattesa anche presso l'Amministrazione regionale e gli enti strumentali da essa dipendenti. Si rende necessario, perciò, adottare misure amministrative diramando disposizioni certe e vincolanti sia agli uffici direttamente dipendenti, sia a quelli degli enti strumentali regionali perché vengano scrupolosamente osservate le disposizioni di legge riguardanti gli invalidi e si proceda in tempi brevi alla copertura negli organici delle quote riservate agli invalidi. (531)
Interrogazione Ladu Giorgio - Salis - Manchinu - Porcu - Desini - Meloni - Deiana - Casu - Pau - Puligheddu, con richiesta di risposta scritta, sulla gravità delle esposizioni debitorie delle UU.SS.LL. nei confronti dei farmacisti sardi.
I sottoscritti,
AVUTA NOTIZIA delle decisioni adottate dall'Assemblea dei Farmacisti sardi di passare al regime di assistenza indiretta, a partire dal 21 marzo 1993, a causa dei disastrosi ritardi e delle sperequazioni dei pagamenti ad opera della gran parte delle UU.SS.LL.;
PREOCCUPATI, in primo luogo dei disagi gravissimi ai quali verrebbero esposti i cittadini, ed in particolar modo i più bisognosi e, quindi, anche degli ulteriori drammatici effetti pregiudizievoli che ricadrebbero sugli stessi farmacisti;
RILEVATO peraltro che l'esposizione debitoria delle UU.SS.LL ammonterebbe a 140 miliardi circa, con una situazione fortemente diversificata che va dalla regolarità, o quasi, dei pagamenti delle UU.SS.LL. di Iglesias e di Cagliari ai ritardi da 6 a 12 mesi delle UU.SS.LL. di Ozieri, Tempio, Olbia, Macomer, Sassari, Nuoro e, sembrerebbe, persino con ingiustificate sperequazioni da parte di talune UU.SS.LL,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per sapere:
1) se abbia, o meno, assunto le iniziative, imposte dalla gravità della situazione, per assicurare il risanamento della situazione debitoria pregressa e per garantire il finanziamento delle spese farmaceutiche per il futuro;
2) se le diversità e le sperequazioni dei pagamenti siano da attribuire alla responsabilità delle Unità sanitarie locali ovvero alle modalità di trasferimento dei fondi dalla stessa Regione alle UU.SS.LL;
3) se l'Assessorato abbia adottato opportuni provvedimenti per una doverosa ed improcrastinabile regolarizzazione e perequazione dei pagamenti nel territorio regionale;
4) se esistano difficoltà, e quali, che possano ritardare o impedire l'applicazione della legge regionale n. 2 del 18 gennaio 1993. (532)
Interrogazione Serri - Cocco - Ruggeri, con richiesta di risposta scritta, sulla vicenda dell'antico "Caffè Genovese" di Cagliari.
I sottoscritti,
APPRESO della grave situazione derivante dall'assenza di tutela in seguito alla sentenza del TAR del Lazio, confermata dal Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso avverso il vincolo imposto dal Ministero dei beni culturali sul "Caffè Genovese" di Cagliari;
RILEVATO che il suddetto locale, la cui prima licenza risale al 1835, costituisce un bene culturale "quale testimonianza materiale di civiltà" per il suo collegamento con la storia e le tradizioni della città, che necessita di tutela per la "immedesimazione tra valori storico-culturali e strutture materiali";
RICORDATO che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 118/1990 emanata in seguito alla remissione degli atti del procedimento sul "Caffè Genovese" da parte del Tribunale amministrativo, ha affermato che "l'esigenza di protezione culturale dei beni, determinata dalla loro utilizzazione e dal loro uso pregressi, si estrinseca in un vincolo di destinazione che agisce sulla proprietà del bene e può trovare giustificazione per i profili costituzionali, nella funzione sociale che la proprietà deve svolgere";
RIBADITA la necessità di porre freno al degrado dei centri storici anche attraverso la protezione delle attività economiche tradizionali, come indicato in una successiva sentenza (n. 388/1992) della Corte costituzionale, in quanto "il bene trova la specifica protezione quando è culturalmente caratterizzato dall'attività che vi si è svolta e non solo in riferimento ad attività di alta cultura ma pur sempre in relazione alla storia della civiltà e del costume anche locale";
RICORDATO, inoltre, che la specifica situazione dello stato della proprietà del "Caffè Genovese" richiama un intervento urgente di tutela della pubblica amministrazione competente in quanto l'immobile e la titolarità della licenza commerciali con gli arredi fanno capo a soggetti diversi, mentre risulterebbe comunale la proprietà dell'antistante terrazza, che costituisce parte integrante del bene;
RIBADITA la potestà generale di vigilanza, di tutela e di valorizzazione dei beni culturali dello Stato e delle Regioni,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della cultura per conoscere quali iniziative intenda assumere nei confronti del Ministero dei beni culturali:
1) affinché si proceda al più presto alla rinnovazione del provvedimento di vincolo sul "Caffè Genovese" di Cagliari con motivazione adeguata ed esauriente alla luce degli importanti pronunciamenti in merito della Corte Costituzionale;
2) perché venga definita, sulla base del l'articolo 2 del DPR 805/1975, la potestà della Regione in ordine alla tutela dei beni culturali dell'Isola. (533)
Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sul focolaio di morbo blu o porcine reproductive and respiratory syndrome (PRRS) in allevamento suino nell'agro del Comune di Ilbono.
Il sottoscritto,
PREMESSO che l'Istituto zooprofilattico della Sardegna - sezione di Nuoro - con comunicazione n. 184 del 18 marzo 1993 ha informato e notificato all'Assessorato regionale della sanità la presenza di un focolaio di morbo blu o porcine reproductive and respiratory syndrome in un allevamento suino sito nell'agro del Comune di Ilbono;
VALUTATO che la situazione sanitaria nel comparto dell'allevamento suino in Sardegna è già precaria a causa della presenza di altre pesti;
CONSIDERATO che è opportuno e indispensabile salvaguardare il patrimonio suinicolo della Sardegna e con esso i già bassi redditi degli allevatori;
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene sanità per sapere:
a) quale piano sia stato predisposto per evitare la diffusione della malattia nel territorio della Sardegna;
b) se non ritenga necessario un rapido intervento per isolare e risanare gli allevamenti colpiti. (534)
Interrogazione Ortu - Serrenti - Ladu Giorgio - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu, con richiesta di risposta scritta, sulle prenotazioni nella stagione estiva alla Tirrenia.
I sottoscritti,
PREMESSO che la Società Tirrenia navigazioni anche quest'anno, con cronometrica puntualità di una tecnica ormai collaudata, all'apertura delle prenotazioni per la stagione estiva in Sardegna, ha capziosamente oscurato i terminali, allacciati al proprio computer, delle agenzie di viaggio dell'Isola;
RILEVATO che, puntualmente, allorché le agenzie hanno riottenuto la linea le prenotazioni per i traghetti da e per la Sardegna risultavano essere già assegnate dai terminali del Continente, il tutto creando un gravissimo disagio per le agenzie di viaggio locali impossibilitate ad operare con le richieste degli utenti sardi;
RICHIAMATA l'interpellanza, pari oggetto, presentata dal Gruppo sardista al Consiglio regionale in data 17 febbraio 1992 (n. 221) ancora oggi priva di risposta da parte dell'Assessorato competente e che, data la scottante attualità, è da considerarsi parte integrante della presente interrogazione,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se, considerato il reiterarsi di tali episodi, intendano promuovere un'azione legale nei confronti della Tirrenia chiedendo l'intervento dell'organismo competente della Magistratura per fare piena luce sulla vicenda, rilevando come il comportamento della Società di navigazione crei un grave danno agli utenti della Sardegna, siano essi residenti o emigrati, e nel contempo rechi disagi finanziari e di immagine a tutti gli operatori del settore turistico e viaggi dell'Isola. (535)
Mozione Salis - Cogodi - Morittu - Murgia - Urraci sullo stato di conservazione e sull'uso dei monumenti della civiltà sarda.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che l'immenso patrimonio monumentale della civiltà sarda vive, di pari a tutte le espressioni della cultura nazionale sarda, una grave situazione di deterioramento, diretta conseguenza di una secolare politica dei Governi dello Stato e del disinteresse delle Giunte regionali, sì che si assiste allo spoglio dei nuraghi, villaggi di quell'epoca, domus de janas, tombe di giganti e alla rapina e esportazione incontrollata di reperti di enorme valore culturale;
RILEVATO che tutto ciò impoverisce, e alla lunga rischia di cancellare, la memoria di una storia che ha fondato il diritto del popolo sardo alla sovranità e che questo non può essere considerato causale né accidentale, ma al contrario frutto di una iattanza coloniale la quale, per la verità, ha per oggetto il complesso della civiltà e della società dei sardi;
CONSIDERATO che il patrimonio culturale sardo al pari di quello di tutti i popoli appartiene non solo ad essi ma a tutta l'umanità, che la sua perdita è un'offesa recata ad essa;
DENUNCIATE le colpe e l'irresponsabilità dello Stato italiano, illegittimamente appropriatosi dei beni culturali della Sardegna benché essa mai sia stata chiamata ad esprimere adesione ad esso Stato sì che tale appropriazione si configura come una vera e propria conquista coloniale neppure riscattata dalla sollecitudine a una corretta salvaguardia e valorizzazione;
RILEVATO che la custodia, lo studio, il restauro di questi beni culturali è non solo un dovere civile ma anche fonte di ricchezza per la fruizione che se ne può fare;
CONSIDERATO che i posti di lavoro ricavabili intorno alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale possono contribuire a dar risposte alla devastante crisi economica e sociale della Sardegna;
RICHIAMATA, infine, la giusta ribellione degli abitanti di Barumini allo scellerato disegno del Governo italiano di abbandonare a se stessa la reggia nuragica e la loro decisione di rivendicare alla comunità la gestione del monumento in tutti i suoi aspetti,
impegna la Giunta regionale
1) a denunciare di fronte alla comunità internazionale l'abbandono del patrimonio storico e culturale sardo da parte dello Stato italiano e dei suoi Governi;
2) a mettere allo studio una iniziativa legale da esercitare presso gli organismi internazionali preposti alla salvaguardia dei beni culturali dell'umanità e alla tutela delle minoranze e che sia tesa alla condanna dello Stato italiano a risarcire il popolo sardo di centotrentadue anni di spoliazioni, rapine, distruzioni e a restituire ad esso la piena sovranità sul proprio patrimonio nonché a dotarlo dei mezzi finanziari necessari;
3) a presentare comunque da subito al Governo dello Stato una motivata richiesta di destatalizzazione dei beni culturali della civiltà sarda;
4) a presentare al Consiglio un piano a breve termine per il recupero immediato dei monumenti più compromessi e a medio e lungo termine per la conservazione e fruizione dei beni culturali complessivamente intesi;
5) a prospettare alla Comunità europea l'urgenza ad un suo intervento diretto per la salvaguardia di Su Nuraxi di Barumini. (124)
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