Seduta n.304 del 19/01/1994
CCCIV SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MERCOLEDI' 19 GENNAIO 1994
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
della Vicepresidente SERRI
INDICE
Dimissioni del consigliere regionale Franco Mariano Mulas:
COGODI .................................
MANNONI .............................
SCANO ...................................
SATTA GABRIELE ...............
PORCU....................................
DADEA
SELIS.......................................
TAMPONI ...............................
(Votazione a scrutinio segreto)
(Risultato della votazione) .......
"Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 giungo 1989, n. 37, disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola" (339/B). (Discussione e approvazione):
PAU, relatore ...........................
TAMPONI ..............................
SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione) .......
Interpellanze (Annunzio) ......
Interrogazioni (Annunzio) ....
Proclamazione e giuramento del consigliere regionale Virginia Lai
Sull'ordine del giorno:
SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente
La seduta è aperta alle ore 10.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 dicembre 1993, che è approvato.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione della legge regionale 14 settembre 1993, n. 40, concernente: "Interventi creditizi a favore dell'industria alberghiera". (671)
"Interrogazione Ortu - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla ristrutturazione della centrale ENEL di Santa Gilla". (672)
"Interrogazione Ortu - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul mancato espletamento del concorso alla U.S.L. n. 17". (673)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti atti a risolvere la grave situazione venutasi a creare ad Ozieri (SS) per la chiusura del mattatoio comunale". (674)
"Interrogazione Lorettu, con richiesta di risposta scritta, sulla cessazione dell'attività del Centro AIAS di Alghero".(675)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedimenti urgenti atti a dare immediata attuazione alla recente normativa nazionale sulla vendita di alloggi pubblici". (676)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:
"Interpellanza Dadea - Cuccu - Satta Gabriele sull'annuncio di licenziamento alla Tirsotex di Macomer". (369)
"Interpellanza Tamponi - Giagu - Atzori - Sanna - Usai Sandro sulle irregolarità e violazioni delle disposizioni normative verificatesi nelle elezioni delle Commissioni provinciali dell'artigianato". (370)
Dimissioni del consigliere regionale Franco Mariano Mulas
PRESIDENTE. Comunico che in data 17 gennaio 1994 è pervenuta a questa Presidenza la seguente lettera del consigliere regionale Franco Mariano Mulas: "Signor Presidente, tre anni fa - Di Pietro era sconosciuto ai più e Chiesa non era stato ancora definito un mariuolo - avevo denunciato in Consiglio regionale e sulla stampa l'esistenza anche in Sardegna dell'intreccio fra politica e affari. Eravamo nell'era pretangentopoli. Mi si chiese da più parti di citare nomi e fatti, mentre in realtà si denunciava un fenomeno di rilevanza politica e sociale. Nella stessa occasione esprimevo forti critiche sulla produttività del Consiglio non commisurata, a mio parere, alla gravità dei problemi, spesso declamata più che affrontata.
Tentavo di richiamare l'attenzione su due questioni di importanza vitale per il metodo e la sostanza della democrazia: la corruzione nella politica e la produttività nella politica.
La discussione in Consiglio fu di buon livello ma di maniera e, come in tanti convegni e dibattiti, orientata al dire più che al fare.
Oggi, a sei mesi dalla conclusione della legislatura, l'occasione per riprendere quelle riflessioni mi viene offerta dalle recenti dichiarazioni del presidente Floris, delle OO.SS. e della Confìndustria sarda. Il primo sostiene essere state le riforme uno dei punti qualificanti di questa legislatura. Le OO.SS. minacciano di aprire una vertenza con il Consiglio sullo stato di attuazione del disegno riformatore. Il presidente della Confindustria sarda denuncia le lentezze della Regione come una delle cause del ritardo di sviluppo della Sardegna. E, per completare il quadro, la stampa informa i sardi che il Consiglio regionale lavora un'ora al giorno, non considerando i giorni festivi e le vacanze. Chi ha ragione? Alcuni tasselli del mosaico sono andati al loro posto: l'incompatibilità assessore-consigliere (ricordo per inciso lo scetticismo che accompagnò la mia prima proposta); la nuova legge elettorale regionale, che sposta poteri dai partiti verso i cittadini con la possibilità di designare il Presidente della Giunta (pur nella previsione proporzionale riconfermata dal Consiglio e da modificare invece in Parlamento); la legge sul Fondo unico degli enti locali, votata sulla spinta di una grande mobilitazione dei sindaci, che dopo 40 anni toglie alla Regione la discrezionalità dei finanziamenti per le opere di interesse comunale, moralizzando il rapporto fra Assessore regionale e amministratore locale.
Il Consiglio ha inoltre votato, anche sotto la spinta del Movimento per le Riforme, alcune proposte che necessitano di approvazione da parte del Parlamento: l'elezione diretta del Presidente della Regione; la riduzione del numero dei consiglieri da 80 a 60; la legge sulle incompatibilità dei consiglieri regionali (già vigente in tutta Italia e di cui la Sardegna non gode ancora, per responsabilità della Giunta di sinistra dei primi anni 80); il limite massimo delle tre legislature in Consiglio regionale.
Tutto ciò è sufficiente per affermare che si è completato il quadro delle riforme interne come è stato detto, nel discorso di fine anno, dal presidente Floris? O non hanno ragione le OO.SS. e la Confindustria sarda?
Di una cosa sono certo: per passare dalla politica delle enunciazioni alla politica delle realizzazioni, occorre modificare radicalmente ritmi e tempi della politica. Il Consiglio può farlo, subito, in questi mesi. E' solamente questione di volontà!
Allora si potrà approvare il nuovo Statuto speciale, lo strumento che definisce i poteri della Sardegna rispetto allo Stato, prendendo come base le proposte a più forte caratterizzazione sardista (ma si pensi che il Consiglio non è riuscito neanche ad attivare la Commissione speciale preposta a questo compito!).
Allora si potrà approvare lo Statuto interno (una proposta di base è già in Consiglio dal 1991) che disciplina il "come" quei poteri, definiti dallo Statuto speciale, si esercitano in Sardegna da parte dei diversi soggetti istituzionali.
Allora si potrà approvare la proposta di modifica del Regolamento del Consiglio, presentata nel febbraio del 1993 e mai esaminata, che rende vincolante la programmazione dei lavori consiliari (da tempo neanche più annunciata nonostante una precisa norma del Regolamento).
Allora si potrà approvare la proposta di abrogazione del voto segreto presentata sempre nel 1993 e mai esaminata.
Allora si potrà approvare il DDL presentato l'11.05.1990 che disciplina i poteri e le competenze del Governo regionale rendendoli più forti ed incisivi e assicurando una maggiore stabilità di governo.
Allora si potrà approvare il DDL presentato il 14.11.1990 sui soggetti, organi e procedure della programmazione regionale, che dovrebbe sostituire la legge 33 vecchia di 20 anni.
Allora si potrà approvare il DDL presentato il 23.06.92 sulle delega agli enti locali di un primo pacchetto di funzioni regionali trasferibili.
Allora si potranno approvare questi e altri progetti di legge, presentati dalla Giunta su mia proposta in qualità di Assessore alla Riforma, che l'Assemblea può esaminare già da domani e che invece continuano ad accumulare polvere negli scaffali del Consiglio.
Dico questo anche perché sento il dovere di rendere conto del mio operato e di dimostrare che questi anni di responsabilità di governo non li ho "né dormiti né giocati". Perché il silenzio non venga scambiato per acquiescenza. E perché sia chiaro dove stanno le responsabilità. Non in poteri più o meno occulti, che si potranno strumentalmente chiamare in causa. La responsabilità è dei politici. Più grave per chi svolge funzioni di guida, più lieve per chi queste funzioni non esercita. E sarà un segnale di novità se gli elettori sapranno valutare le responsabilità e riconoscere gli incantatori di serpenti.
Il presidente Floris ha definito la questione del lavoro il problema dei problemi. E' giusto. Condivido l'esigenza di dare priorità assoluta alla questione della occupazione. Ma le politiche di sviluppo economico e di efficienza dei servizi sanitari e sociali si realizzano solo se vi e' un buon funzionamento delle istituzioni autonomistiche e della pubblica amministrazione, statale, regionale e locale. Il ritardo di 5 anni nell'attuazione del cosiddetto Piano del lavoro ne è la dimostrazione più evidente.
Esiste dunque, insieme al problema della riforma delle istituzioni, quello della riforma amministrativa e burocratica. Anche su questo versante ho predisposto da Assessore un pacchetto di progetti di innovazione e cambiamento, che l'attuale Assessore sta portando a completamento, lungo le tre grandi direttrici dell'organizzazione, delle procedure, del personale e in particolare:il progetto sui carichi di lavoro (misura l'efficienza e la produttività della singola struttura amministrativa e consente di determinare le piante organiche con metodo "scientifico"); il progetto di gestione e controllo informatizzati delle presenze in tutti gli uffici centrali e periferici della Regione; la realizzazione di un Sistema informativo regionale e il riordino degli archivi (strumenti per rendere l'Amministrazione più moderna, più imparziale e più trasparente). Da subito per la verità potrebbe essere attivato un controllo sociale sull'attività della Regione vincendo le resistenze all'introduzione dell'informatica, strumento principe della trasparenza, da parte di politici e di dirigenti: le delibere di Giunta, i decreti assessoriali, il bilancio, le circolari ed altri atti amministrativi potrebbero già essere consultati da qualunque terminale collegato col CED.
Nella prospettiva da ogni comune della Sardegna si potrà esercitare un controllo sociale capace di scoraggiare la cattiva amministrazione e gli arbitrii, frequenti specie in quella vasta area in cui si esercita la discrezionalità politica che comprende, ad esempio, gli incarichi di progettazione, di studio e consulenza.
Il progetto di revisione di tutta la legislazione regionale per arrivare a testi unici per materia.
Il piano di formazione del personale regionale al fine di valorizzare e riqualificare le note voli risorse umane presenti in Regione.
E sono ferme in Consiglio dal 1991 anche le nomine degli amministratori dell'Istituto regionale di formazione della pubblica amministrazione che, assieme all'Osservatorio del pubblico impiego e all'istituto di studi giuridici (strumento ad alta qualificazione scientifica di consulenza per i provvedimenti di riforma), sono i supporti tecnico-scientifici della Regione.
E' chiaro che occorre un impegno straordinario della Giunta e del Consiglio per rendere l'Amministrazione regionale imparziale e trasparente. Ma i nemici sono molti, sia fra i politici che preferiscono dispensare favori a pochi più che garantire eguali diritti a tutti, sia fra i responsabili amministrativi. Il Consiglio può dare in questi mesi un segnale forte e chiaro di impegno riformatore. Solo atti coraggiosi possono riconciliare la gente con le istituzioni e così sottrarre la Sardegna al destino di mezza identità e di mezzo sviluppo per indirizzarla verso una duplice frontiera: di conservazione integrale della nostra cultura, dei nostri valori, della nostra storia, e insieme di progresso scientifico e tecnologico della nostra terra.
Ma che dire di un Consiglio che per anni non prende neanche in esame progetti essenziali di riforma? Un Consiglio che si fa anticipare dal Parlamento persino sul proprio Statuto speciale, come è stato autorevolmente ammesso anche dal Presidente della Regione?
Ma oggi a sei mesi dalla conclusione della legislatura si deve continuare ad avere il timore dell'inevitabile accusa di strumentalità e di demagogia da parte di quel potere trasversale che tanto conta in Regione? Oppure, si può scegliere un'altra strada, meno comoda ma forse capace di smuovere la situazione con un gesto non di protesta formale ma simbolico, un gesto comunque coerente con le opinioni espresse già agli inizi della legislatura? Possono le dimissioni essere questo gesto? Io lo spero.
E perciò, signor Presidente, sono arrivato alla determinazione, pur con il rammarico di lasciare la massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo, di rassegnare le dimissioni dal mandato".
Ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri componenti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho avuto modo di avere questa lunga lettera alcuni minuti fa. Meglio sarebbe stato se, appena pervenuta la lettera alla Presidenza del Consiglio e agli altri consiglieri regionali, posto che il contenuto del documento riguarda l'Assemblea nel suo insieme e i suoi componenti, avessimo potuto averne immediata notizia e quindi possibilità di miglior esame e considerazione. Tuttavia il contenuto appare abbastanza chiaro e noi del Gruppo di Rinascita e Sardismo, come Gruppo di opposizione, non riteniamo che la cosa debba passare sotto silenzio. Riteniamo che il Consiglio regionale abbia il dovere di pronunciarsi nel merito degli apprezzamenti politici che un componente di questa Assemblea rivolge al Consiglio regionale stesso. Qualcuno sostiene che dobbiamo andare di fretta perché tutto sommato, se un componente di questa Assemblea solleva una questione ponendo al centro se stesso, discuterne in Consiglio significa dare rilevanza e amplificazione a questo fatto, cioè fargli un favore. Io non so se significhi fare o non fare un favore, io dico semplicemente che, di fronte a questioni politiche sollevate con tale piglio, ognuno di noi è chiamato a dire la sua opinione. Gioverà a Franco Mariano Mulas, non gli gioverà? Io penso che ciò debba essere irrilevante ai fini dell'esercizio della propria funzione dentro quest'Aula. In buona sostanza, la lettera di Mulas contiene due elementi: un primo elemento è una denuncia forte, direi violenta, del modo di essere e di operare della politica regionale, quindi questa denuncia coinvolge direttamente le maggioranze che hanno avuto e che hanno la responsabilità principalmente di fare le cose. La maggioranza ha il dovere di rispondere, non può nascondersi. Il secondo elemento è chiaramente una enorme mistificazione sulla quale bisognerà dire qualcosa. Quanto alla denuncia la nostra opinione è questa: che non vada accantonata, che l'Assemblea si interroghi in questa circostanza, come avrebbe dovuto interrogarsi in altre circostanze, sulla fondatezza di alcuni rilievi che vengono richiamati e che sono all'attenzione di tutti, quelle cose che si dicono normalmente fuori dalla formalità e dalla solennità, quelle opinioni che si scambiano tutti gli operatori dell'informazione e noi stessi consiglieri: che si lavora male, che si produce poco, che si marca un distacco tra i princìpi enunciati e la pratica e la condotta politica, che l'opera e le azioni di riforma vera si dibattono tanto a lungo da consumare tutte le energie e poi non avere forza minima per attuarle davvero. E talvolta si dibattono tanto a lungo, e non solo in quest'Aula, in modo così esasperato che la forma travalica la sostanza e molte cose spacciate per riforma, alla prova dei fatti si dimostrano azioni di controriforma e qualche esempio illuminante può farsi.
Insomma, noi non siamo perché la questione venga accantonata, quest'Assemblea - non l'Assemblea intera, la maggioranza - commise un errore quando accantonò, a suo tempo, un'altra denuncia, a mio avviso ben più fondata e motivata: quella dell'Assessore della sanità, la dottoressa Marrosu, che si dimise facendo denuncie precise. L'Assemblea, o meglio la sua maggioranza, ritenne che, trattandosi di lesa maestà assembleare, quelle denuncie non meritassero considerazione e si andò in fratta e furia a sostituirla con un Assessore che poi ha dimostrato quanto fondato fosse il ragionamento addotto dalla dottoressa Marrosu, di un Assessore di questa Regione messo nella condizione di non poter operare per il controllo di carattere politico, partitico e correntizio. Cosa che immediatamente è cessata quando è cambiato l'Assessore. Le questioni della sanità non sono arrivate mai in quest'Aula, però abbiamo visto un dispiegarsi da parte di tutti di promesse e di interventi in tutti gli ospedali, in tutte le Unità sanitarie locali. Ma quest'Assemblea non è stata posta in grado da questa maggioranza, da questa Giunta, di discutere in Aula la cosa essenziale e preliminare: la riforma delle Unità sanitarie locali e la loro riduzione, a una o a quattro (come proponeva l'assessore Marrosu), a sette o a otto (come pare proponga la Giunta). Di fatto rimangono 27 o 132 quante sono oggi. Naturalmente sto esagerando per farmi capire. Eppure ci sono scadenze, poste anche da leggi dello Stato cui questa Assemblea doveva rispondere. Per non toccare e intaccare nulla di un sistema partitico, correntizio, clientelare distribuito nel territorio anche attraverso le troppe Unità sanitarie locali, in danno della sanità, delle risorse pubbliche e soprattutto del servizio ai cittadini, non si fa la riforma. L'Assessore della sanità però cammina tranquillo; è ben consigliato, le deroghe che non avevano copertura finanziaria - come denunciava l'assessore Marrosu - adesso pare che ce l'abbiano; i concorsi senza copertura finanziaria si fanno, le assunzioni pure. Il servizio sanitario regionale però peggiora visibilmente e la maggioranza e la Giunta non avvertono l'obbligo di portare all'attenzione dell'Assemblea questa questione. Quindi è la maggioranza che è chiamata in causa, da un componente della maggioranza. La maggioranza non può continuare a far finta di non esserci, la maggioranza è mal ridotta, e malconcia, è incapace, però c'è. Io non uso il linguaggio dei referendari che dicono che occupa il potere e tiene le poltrone. Esercita il potere, è investita da un'Assemblea rappresentativa, se lo esercita male, chi ha il potere di controllo politico, chi ha la responsabilità, cioè chi ha fatto la Giunta, la disfi. Fra questi c'è Franco Mulas, che prima di mandare un messaggio scritto avrebbe dovuto, e secondo me dovrà ancora, esprimere in quest'Aula le sue valutazione e dire perché ha dato la fiducia a questa maggioranza e a questa Giunta perché ne ha fatto parte, perché l'ha sostenuta, perché non l'ha criticata, nell'esercizio della funzione per la quale egli, così come ognuno di noi, aveva chiesto un mandato al corpo elettorale. Lo ha ricevuto perché potesse esercitare quella critica, quella opposizione, se avesse voluto, però non è così. Questo modo di fare appartiene alla peggiore, alla più vecchia politica, quella che si dice a parole di voler contrastare e che nei fatti si perpetua, quella di dire e non dire, ricavare i vantaggi finché è possibile e poi, nella ricerca di altri vantaggi, buttare addosso agli altri la croce. E qui interviene la mistificazione; se la missiva di Franco Mulas fosse un testamento politico io ritengo che rispettosamente, il Consiglio regionale potrebbe prenderne atto e condividerlo o non condividerlo; se fosse un testamento politico, ma i testamenti hanno valore quando uno è morto, perché finché si è vivi il testamento si può sempre cambiare, non è ancora un testamento, è un'idea di testamento. Qui non c'è un de cuius della politica, qui non c'è uno che se ne è andato, qui c'è un componente di questa Assemblea che le fonti di informazioni dicono - e nessuna smentita o chiarimento è intervenuto da parte dell'interessato - che si propone candidato alle elezioni. Quindi questo è un fatto di campagna elettorale. Noi riteniamo, io, fra noi del Gruppo Rinascita e Sardismo, ritengo che questa campagna elettorale, che molti vorranno giocare sul terreno della mistificazione, sarà dura e difficile ma sono anche convinto che ci sarà gente che risponderà. Noi, che in quest'Aula abbiamo svolto un ruolo di opposizione coerente, qualcuno dice puntigliosa, dura, spigolosa anche, però coerente e, assumendoci l'onere di svolgere il ruolo di opposizione, abbiamo salvato la dialettica politica contro l'appiattimento, contro l'eccesso numerico delle maggioranze fasulle, con l'etica della responsabilità, che deve essere distinzione e confronto, mentre tuttora qui si vorrebbero costruire aggregazioni alternative, mentre nei fatti si opera e si governa insieme, si assumono responsabilità politiche primarie insieme - questo è il corrompimento della politica, l'immoralità della politica: dire una cosa e farne un'altra - noi risponderemo colpo su colpo, qui oggi, nelle piazze, dappertutto. Risponderemo contro il tentativo di mistificazione della politica. Chi è riformatore lo dimostri esercitando responsabilità e distinzioni e proponendo cose nuove, davvero nuove, non alla Franco Mulas, riformatore referendario, che scrive: "Ho denunciato l'intreccio fra politica e affari". Destinatari di questo messaggio siete tutti voi, siamo tutti noi. Badate, un collega vi sta dicendo che ha denunciato l'intreccio tra politica e affari, mica ha fatto una previsione meteorologica, ha denunciato l'intreccio in Regione tra politica e affari e dice, prima anche di tangentopoli, durante tangentopoli. Scrive: "Mi si chiese da più parti di citare nomi e fatti, mentre in realtà si denunciava un fenomeno di rilevanza politica e sociale". L'intreccio tra politica e affari, per affermazione e attestazione scritta di un consigliere di questa maggioranza è un fenomeno di rilevanza politica. Cosa è un fenomeno? Un fenomeno non è un'astrazione, la parola fenomeno significa o un fatto straordinario di grande rilevanza, che quindi tutti dovremmo vedere, o una manifestazione che può essere osservata e studiata e riconosciuta. Dice un componente di questa maggioranza: riconoscetela voi la rilevanza e l'effettività della connessione tra politica e affari, perché la vedono tutti, e quindi la vedete anche voi.
Meglio sarebbe stato se questa prima rilevante affermazione fosse stata - e non è detto che non lo sarà - meglio esplicitata da questa componente della maggioranza che vi sta accusando. Meglio sarebbe stato, per esempio, se alcuni fatti, almeno quelli più notevoli, almeno i fenomeni più fenomenali, li avesse appena tratteggiati o almeno richiamati. Per esempio avrebbe potuto dire, ma se non lo dice lui lo dico io, che un segno di questo intreccio tra politica e affari è ravvisabile nella redazione dei piani territoriali paesistici. Io l'ho detto pubblicamente, anche a mezzo stampa, perché lo ravviso nell'ultima redazione dei piani territoriali paesistici. Ho detto che sono evidenti segni e tracce di raccordo, quindi di intreccio, di corrispondenza tra mire affaristiche ed esercizio della responsabilità politica. Perché laddove parti di territorio regionale non vengono valutate ai fini paesistici, ma vengono circoscritte e segnate con asterisco e si dice non: "hic sunt leones" ma "qui verranno i leones" non si tratta di piani paesistici. Se andate a vedere dove sono le zone con asterisco nei piani paesistici, vedrete che sono così ben distribuite e dosate, anche per ascendenza politica, che non è difficile ravvisare questo intreccio. Non sto rivelando nulla, sto ridicendo quello che ho già detto in più occasioni, però si fa finta di niente; la maggioranza fa finta di niente ed io credo che questo sia uno dei riferimenti possibili, ma Franco Mulas non ha mai criticato i piani territoriali paesistici, li ha condivisi. Ecco la sua contraddizione, ecco la mistificazione. Io tracce e tratti di intreccio tra affari e politica li ravviso nella politica generale e nella politica regionale da più parti, e mi sforzo di andare al concreto, di dirlo; li ravviso per esempio nei modi in cui si gestisce l'apparato regionale, di cui Mulas è stato per anni Assessore, e non è stato dissimile o un poco migliore, è stato di molto peggiore. Aree di privilegio, sacche di speco dentro l'organizzazione di questa Regione sono visibili a tutti, principalmente all'Assessore del personale e della riforma della Regione, che non ha bisogno di leggi nuove, può applicare le leggi esistenti per ben governare. Nella gestione degli affari interni e dell'apparato regionale io ravviso molti tratti di intreccio tra politica e affari; pezzi di burocrazia che non sono al servizio del cittadino ma al servizio di determinati gruppi in modo evidente. C'è un novero considerevole di doppio lavoro, che non è solo immorale perché toglie un posto di lavoro a chi non l'ha, ma significa essere a cavallo di interessi pubblici e privati. Quando, nel contempo, un funzionario pubblico è anche partecipe - figuri o non figuri il suo nome nella targa - dei gruppi di progettazione degli studi di consulenza, è non è un intreccio tra politica e affari questo? E non sono ravvisabili e conoscibili questi fatti? E Franco Mulas, Assessore del personale, non ne ha ravvisato neanche uno o lo ha visto ed ha lasciato fare? E che dire quando le risorse pubbliche, insufficienti per rispondere ai bisogni di tutti, vengono date in misura eccessiva in favore dei pochi e non si vuole intervenire, per ricreare equità ed eliminare almeno in parte queste aree che non vorrei chiamare di privilegio ma comunque di disparità di trattamento? Per anni alcuni di noi si sono chiesti perché in questa Regione, unica tra tutte le regioni d'Italia e del mondo, un dipendente della Regione in pensione debba avere una retribuzione superiore a quella che avrebbe se lavorasse. Questo si verifica solo in questa Regione. A parte gli scivoli e le scivolate, non dopo quaranta o quarantacinque anni di servizio, ma nel meglio della propria capacità produttiva e cioè verso i quarantacinque, cinquant'anni di età, dirigenti di questa Regione possono andare in pensione, ricostruendosi la carriera - in base a leggi ingiuste o diventate ingiuste nella loro applicazione concreta - a spese della Regione mentre sono in pensione e svolgono magari un altro lavoro, qualche volta chiamati dalla stessa Giunta ad essere consulenti della Regione e a fare quello che facevamo da dipendenti. E Franco Mulas lo sa perché ha firmato questi provvedimenti in qualità di Assessore del personale. Può accadere che un dirigente della regione sia collocato in pensione e continui a lavorare per lo stesso ufficio; in questo modo riceve la pensione ed è pagato il doppio perché fa lo stesso lavoro che faceva prima ma in regime di convenzione. Alcuni di noi queste cose le hanno dette, però si è fatto finta di nulla. Le abbiamo anche scritte in ordini del giorno e in schemi di risoluzioni consiliari e il Consiglio, anzi alcune voci sbarazzine di questo Consiglio, quelle che parlano molto di riforma in astratto e non vogliono mai fare riforme in concreto, hanno detto: "Ma no! Schemi di risoluzione che trattano di queste cose! In Commissione, in Commissione! Lì li stracceremo, stracciateli!" Però prima o poi queste questioni dovranno pure arrivare in Aula. Si dovrà pur sapere se almeno alcune cose si possono fare. Questo apparato folle, impazzito, che mangia sé stesso, spendendo più di mille miliardi all'anno e all'incirca tre miliari al giorno per mantenere la sua burocrazia, la burocrazia di una Regione che non funziona; tre miliardi al giorno per mantenere una burocrazia inefficiente o una inefficienza della burocrazia. Sono lussi, sperperi, immoralità della politica, che tutti conosciamo. Li conosce il Consiglio, li conosce la maggioranza e soprattutto li conosce l'Assessore del personale e della riforma della Regione, quindi Franco Mulas, che è stato per tre anni e mezzo Assessore del personale e della riforma della Regione e non ha riformato nulla. Non c'era bisogno di leggi per governare bene, c'era bisogno di un buon governo, di capacità e di onestà di intendimenti. Ci si dice anche che sono state fatte alcune leggi di riforma e che bisogna completarle. Non si dice che forse alcune leggi oltre che completarle bisogna anche rivisitarle, pesarle alla luce della esperienza e vedere se davvero tutto quello che si chiama riforma fa riforma. Un esempio per tutti: siamo davvero sicuri alla luce dell'esperienza, per come viene applicata la norma - perché può essere applicata anche in modo diverso, ma di fatto è applicata così - che l'incompatibilità tra consigliere regionale e Assessore sia un grande affare per la politica giusta, per la politica pulita, per la politica responsabile? Siamo davvero sicuri? La distinzione tra Assessore e consigliere non sta forse comportando un fatto, pur esso mistificatorio, di questo tipo: per diventare consiglieri regionali si applicano, si inventano, si propongono regole e regolette (salvo vedere anche in funzione di chi sono), per il cittadino che voglia sottoporsi al giudizio degli elettori, ma per diventare Assessori non c'è bisogno di nulla, basta che i partiti o domani un Presidente li designino. Chi detiene il potere pubblico può quindi essere l'amico dell'amico, può essere soprattutto l'amico del segretario del Partito e esercitare il potere senza mandato e senza controllo né del corpo elettorale né dell'Assemblea. L'assessore Sanna è qui penso di turno - anche oltre il turno qualche volta - ma dove sono gli altri Assessori mentre il Consiglio discute di queste cose? Presidente, dov'è la Giunta? Lei continua a richiamare la Giunta al rispetto delle regole. Io penso che anche lei sia stanco di questi richiami; dovrebbe proporre lei, al Consiglio, una mozione di sfiducia alla Giunta perché la Giunta non c'è, non sente e non impara perché, essendo una Giunta cosiddetta tecnica, ritiene di non dover rispondere al Consiglio regionale e ai cittadini.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Sì, Presidente, la Giunta non c'è fisicamente e non c'è politicamente, non risponde al Consiglio. Se non si regola questo aspetto, la pura e semplice distinzione delle funzioni non è una riforma, ma una controriforma che fa decadere la politica, la rende più povera, talvolta più misera. A conclusione di questa riflessione appena accennata io voglio dire che credo che il Consiglio regionale non possa prendere atto puramente e semplicemente di queste cose. Io credo che il Consiglio regionale debba chiedere al suo componente dimissionario, in totale libertà e responsabilità che venga in quest'Aula e che promuova un dibattito serio, possibilmente produttivo per fare chiarezza su questi problemi. Io credo che le dimissioni debbano essere perciò respinte, che debba aversi una discussione serena in quest'Aula, che i problemi debbano essere trattati in modo degno di un'Assemblea responsabile, senza attribuire né meriti né demeriti a nessuno in via preventiva, ma assolvendo fino in fondo la funzione pubblica e di responsabilità verso i cittadini che questa Assemblea deve esercitare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Onorevole Presidente, le dimissioni presentate dal collega Mulas richiamano non solo il Consiglio, ma tutta l'opinione pubblica, ad una riflessione severa, puntuale sullo stato della politica in generale e sullo stato della politica in Sardegna soprattutto di questi ultimi anni. Le dimissioni dell'onorevole Mulas non sono motivate da ragioni di ordine personale né di carattere familiare - di carattere familiare più ampio senza dubbio, di carattere familiare di partito, di carattere familiare di maggioranza - sono motivate dal modo di fare politica in Sardegna. Le dimissioni dell'onorevole Mulas sono una denuncia forte, una accusa che è rivolta non certamente - e non poteva esserlo - alla generalità dei cittadini, non è rivolta a un soggetto indefinito e non identificabile ma a una classe politica, alla classe politica che governa oggi la Regione sarda, in modo particolare. E' questo senso di malessere che ha portato il collega Mulas ad abbandonare il Consiglio, a cui si era pure candidato; questo Consiglio per il quale ha ricevuto larghi consensi dall'opinione pubblica, dai cittadini, dagli elettori. Ebbene, se a questa determinazione l'onorevole Mulas è arrivato in questo particolare momento è evidente che i motivi sono gravi, così come dalla lettera si deduce. E' vivo certamente, un profondo - e viene dall'interno della maggioranza - ed acuto malessere della politica, malessere della politica che ha le sue ripercussioni e ha i suoi effetti negativi devastanti sulle istituzioni, istituzioni che vengono messe sotto accusa da chi le ha gestite in prima persona, istituzioni che vengono messe sotto accusa da quanti hanno sostenuto le maggioranze che hanno retto e reggono ancora oggi l'istituzione dell'autonomia e dell'autogoverno in Sardegna. Se una manifestazione di così profonda sfiducia e di grande delusione è coltivata dall'onorevole Mulas, così come egli esprime nella lettera, è evidente che anche maggiore deve essere questo senso di ripulsa e di sfiducia da parte dei cittadini. Io ricordo altri tempi difficili per la società tutta in Italia e in modo particolare in Sardegna nell'immediato dopoguerra. Si usciva tragicamente da un tunnel buio, fatto di vergogna, di intolleranza, di privazioni, di povertà non solo materiale, di povertà soprattutto culturale, spirituale, politica, di sofferenze anche umane, atroci. Ebbene, all'uscita di questo tunnel, pur tra tanti trasformismi dell'ultim'ora, un'intera classe politica, nella sua globalità, si fece da parte e fu messa sotto accusa. Ci furono i famosi comitati di liberazione nazionale e poi le epurazioni e rari furono i processi. Oggi invece la classe politica è trascinata nei tribunali e si esce pertanto da un regime, così come ormai lo si chiama, non attraverso la dialettica politica, non attraverso il dibattito e il confronto, ma purtroppo infangati; è una classe politica, pertanto, che ben demerita la fiducia dei cittadini. Ma l'onorevole Mulas si accorge solo oggi di tutto questo? Non si è accorto di tutto questo tre, quattro, cinque anni fa, quando avrebbe potuto fare scelte diverse dallo stare in Giunta e supportare e approvare la maggioranza?
Nell'immediato dopoguerra, pur tra tanta malafede, c'era una generalità di cittadini che nutriva fiducia, speranze, una globalità di cittadini che, rotto il magma della retorica vuota e patriottarda che l'avvolgeva, guardando in faccia la realtà, confrontando la propria esperienza, ascoltando le voci nuove che si levavano, si aggregava e partecipava alla vita politica con passione, con dedizione. Oggi non è più così. Sotto quelle rovine le ceneri del passato erano vive, e calde le energie morali, forti e capaci di alimentare una nuova, più libera e giusta società. C'era una classe politica che si era formata ed era stata provata dall'esilio, nella solitudine delle carceri, nella lotta, nella clandestinità, nel rischio costante.
Oggi, qual è la classe politica che, da queste macerie materiali e morali, si erge e si propone alla cittadinanza, alla società per dire: "Andiamo avanti, cambiamo rotta, rinnoviamo?". Quelli erano uomini forti e generosi che esprimevano forti passioni, che erano dotati di grande carisma e suscitavano grande fiducia, fiducia in ideali nobili, in ideali grandi. Oggi non c'è tutto questo, oggi abbiamo di fronte le macerie dell'economia, le macerie dello Stato, della finanza pubblica, la disoccupazione, la chiusura delle fabbriche, l'abbandono dell'agricoltura. Ma non è questo ciò che spaventa, sono le rovine morali che minano profondamente la fiducia dei cittadini. E non è stata una guerra, con la necessità di sopravvivere, a determinare tutto questo. Si è vissuto nell'abbondanza e nello spreco, ma si è vissuto spesso ponendo mano alle casse dello Stato; si è vissuto condizionando il cittadino con l'offerta del lavoro e con il voto di scambio. Viviamo un degrado politico, sociale e morale che è proprio di tutti i periodi di grande decadenza. Vorrei dire all'onorevole Mulas che non basta, in questi frangenti, abbandonare il campo di battaglia, non si scappa, ci si rimbocca le maniche, si sgombrano le rovine, si seppelliscono i morti e si comincia a ricostruire. L'onorevole Mulas non ha fatto tutto questo. L'onorevole Mulas denuncia e scappa, l'onorevole Mulas denuncia e non resta a combattere in quest'Aula così come sarebbe stato, come è suo dovere fare e guarda ad altri lidi, forse più allettanti, ma questo non è certamente il mandato che gli elettori a suo tempo, nel 1989, gli hanno dato.
L'onorevole Mulas parla per aver vissuto a lungo nella Giunta regionale, per essere stato lui stesso componente della Giunta, per essere lui stesso Governo della Regione sarda, di un intreccio stretto tra politica ed affari. Ma perché soprattutto quando queste cose avvenivano, non denunciare, con precise indicazioni di fatti e di uomini, questa correlazione tra affari e politica, per liberare la politica dagli affari, per dare nuovamente cristallinità, per dare nuovamente chiarezza e onestà alla politica? Ebbene, tutto questo l'onorevole Mulas allora non l'ha fatto; anche in altri tempi accuse vaghe e generiche ma mai cose precise. Perché l'onorevole Mulas, in quest'Aula e fuori di quest'Aula, non ha combattuto questa battaglia? Solo al novantesimo minuto si accorge che la partita è di segno negativo. Ma la legislatura costituente doveva iniziare oggi o sarebbe dovuta iniziare cinque anni fa? Ma le leggi di riforma non dovevano essere un disegno unico, coerente, efficace e preciso? Ebbene no, anche l'onorevole Mulas ha vissuto giorno per giorno la politica, proponendo questa o quella riformetta ma dimenticando la madre di tutte le riforme, e cioè i poteri che vanno attribuiti all'autogoverno della Sardegna e quelli che restano allo Stato. Bene, della riforma dello Statuto si è solo parlato ma non si è fatto mai nulla. Eppure, nel corso della precedente legislatura, una Commissione di esperti aveva indicato le vie maestre da seguire e la Commissione speciale aveva concluso i suoi lavori; poco aveva prodotto ma aveva comunque prodotto dei documenti che sono diventati patrimonio di questa Regione. Bene, su questi elementi bisognava continuare a costruire, invece quei documenti sono stati conservati gelosamente negli archivi della Regione ma non sono stati certamente utilizzati per continuare la costruzione che si intendeva avviare. Eppure, nel corso di questa legislatura, al Parlamento italiano, il problema si è posto con forza; la Commissione bicamerale ha lavorato, ha proposto per noi, ha proposto male perché ha iniziato bene e ha concluso male. E' come se, in una botte di buon vino, poi immettessero tanta di quell'acqua da trasformare il vino in un'acqua colorata, ma certamente non più con quelle caratteristiche che sono proprie del vino. La Commissione bicamerale aveva iniziato col dire che quattro sono i poteri che vanno allo Stato, al Governo centrale, tutto l'altro alle istituzioni federate. Ebbene, alle istituzioni federate che cosa resta? Ventisei competenze sono attribuite allo Stato centrale - da quattro si è passati a ventisei - ma nonostante tutto questo, questa maggioranza non ha avuto la forza e la sensibilità di proporre quello che era il suo pensiero, di proporre una bozza di nuovo Statuto, di nuovo contratto, di nuovo rapporto fra la Sardegna e lo Stato centrale. La maggioranza non si è impegnata se non in esercitazioni dialettiche e teoriche, ricercando equilibrio, autonomia, autogoverno, federalismo; tutti questi termini sono stati usati per arrivare però al nulla. E' veramente una grande mistificazione a danno della Sardegna, della storia del popolo sardo, perché sono azioni e decisioni che poi hanno il loro effetto negli anni a venire. Niente è stato fatto per rompere i legami stretti e improduttivi che oggi legano la Sardegna all'Italia. Oggi si parla spesso di riforme e ne parla l'onorevole Mulas nella sua lettera ma, purtroppo, ripeto, sono grandi mistificazioni, sono alibi, sono deviazioni, depistaggi dalla strada maestra, da quella grande strada maestra, che, attraverso lo Statuto, doveva riformare anche l'ordinamento interno della Regione. Se la Regione non conosce ancora quali sono i suoi poteri, come può ordinare questi poteri nel territorio facendoli calare e diffondendoli a livello istituzionale di base? Bene, tutto questo, questa maggioranza e l'onorevole Mulas, non hanno fatto. Ma l'onorevole Mulas parla anche di altro, parla delle questioni del lavoro. Ma quando mai in Sardegna si è avuta tanta disoccupazione? Quando mai in Sardegna il numero dei disoccupati è andato crescendo in modo così vertiginoso come in questi ultimi anni? E' stato veramente un fallimento sul piano delle riforme istituzionali, un fallimento sul piano economico, sociale ed occupativo, un continuo arretramento. Eppure questa Giunta, che ha avuto il consenso e il sostegno dell'onorevole Mulas, ha parlato di guerra istituzionale. Ma quale guerra? Ci si è arresi senza neanche combattere.
L'altra grande riforma che doveva essere praticata era quella del comportamento politico-morale della Giunta, di questa istituzione della Regione sarda nel suo complesso, nei confronti della società. L'onorevole Mulas parla di forte intreccio tra politica e affari. Sul piano della chiarezza, della trasparenza, l'onorevole Emanuele Sanna ci ha dato un primo, forse completo, elenco degli incarichi dati a studi e a singoli professionisti. Ebbene, questa chiarezza non è stata raggiunta, questa chiarezza anzi è stata intorpidita ancora di più, così come nelle vicende non molto esaltanti delle assunzioni nei cantieri di forestazione. Mai come in questi ultimi cinque anni, la pratica del voto di scambio ha avuto tanta diffusione e direi anche, per certi personaggi, con tanta fortuna. L'aria è diventata irrespirabile e l'onorevole Mulas se ne allontana, non in punta di piedi ma protestando per tutta questa situazione che lui ha contribuito a determinare e a costruire. Gli appuntamenti elettorali sono vicini, e così l'onorevole Mulas impeccabile, fischiettando, facendo finta di niente si defila e si allontana dal luogo del delitto alla ricerca di una nuova verginità politica. L'onorevole Mulas va via e purtroppo va via da solo. Avrebbe dovuto trascinare con sé anche tutta la Giunta, quella Giunta che lui ha eletto, quella Giunta che lui ha sostenuto e di cui ha condiviso la politica. Sarebbe opportuno che l'onorevole Mulas tornasse in quest'Aula per dibattere, con tutti i consiglieri e con la Giunta schierata al suo posto, le ragioni profonde, vere per le quali si allontana e abbandona il campo. Io dico che la maggioranza dovrebbe a questo punto fare una riflessione. Andiamo alle elezioni, questa Giunta, dall'interno stesso della maggioranza, è denunziata, è ripudiata, questa Giunta non può gestire le elezioni. Allora la proposta è respingere le dimissioni dell'onorevole Mulas, perché qui con noi apra un dibattito al termine del quale questa Giunta si dimetta per lasciare il posto a una Giunta realmente di tecnici, che guidi la Sardegna, sino all'elezione del nuovo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, molto brevemente mi pronunzio in ordine alla questione all'ordine del giorno. Io francamente sono, come tanti colleghi, sconcertato di fronte a questo atto dell'onorevole Mulas. Ritengo che una maggiore lealtà nei confronti della istituzione avrebbe dovuto suggerire al dimissionario di utilizzare i mezzi che il Consiglio offre a ciascun consigliere per innescare un dibattito alla fine del quale assumere le decisioni più opportune. E invece no, si è scelta la strada rovescia che è quella di passare attraverso l'annunzio di dimissioni che la stampa ha amplificato, giungendo alla fine a formalizzare questo atto con una lettera, nel merito della quale non intendo entrare, primo perché siamo entrati nel merito di qui problemi più volte, anche in contraddittorio con l'onorevole Mulas, secondo perché non mi pare corretta la strada che è stata seguita; infine perché siamo tutti, io penso, colti da una preoccupazione o forse da un sospetto e il sospetto è autorizzato dall'assenza dell'interlocutore. Se non ci fossero le elezioni politiche a breve scadenza, potremmo pensare che si tratta di un atto di rinunzia coraggioso e doloroso, soprattutto se il primo dei non eletti fosse un avversario politico del dimissionario. Però, in via di fatto, succede che le elezioni politiche sono a breve scadenza e si dice - potrebbe essere anche questa un'ipotesi infondata, ma pare che invece non lo sia - che l'onorevole Mulas sia uno dei possibili candidati. Risulta che il primo dei non eletti non è certamente un suo avversario politico, anzi era il suo capo di gabinetto, per cui mi pare fondato il sospetto che sia un'operazione preelettorale che colpisce sul piano della politica urlata. La politica urlata è quella che, in questa fase così turbolenta di transizione, molti scelgono per far valere le proprie ragioni, usando il clamore e la clava piuttosto che la persuasione e il ragionamento. E' esemplare da questo punto di vista l'articolo che su "L'Unità" di domenica pubblicava Andrea Barbato, indicando la strada del confronto civile e del rispetto dell'avversario o dell'interlocutore, ma questa non è regola che viene accettata universalmente. Piano piano forse si farà strada, però ritorniamo alla politica urlata che è quella che conviene in una fase preelettorale. Ora queste sono le dimissioni di Franco Mulas. Devo dirlo con franchezza, con severità e mi dispiace per quanto riguarda i rapporti personali, ma ci sono portato dal dovere della chiarezza nell'esercizio del mandato: si tratta di una operazione elettorale e come tale va liquidata rapidamente, prendendo atto delle dimissioni, per cui le motivazioni politiche appaiono, a chi vi parla, il condimento di una pietanza peraltro vecchia e senza sapore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Ho sempre considerato Franco Mulas una persona seria; voglio dire, con molta sincerità, che spero che egli non mi costringa a cambiare idea. Mulas si dimette dal Consiglio regionale con argomentazioni che hanno un fondamento. Questo Consiglio regionale - lo dico in modo molto telegrafico - è espressione di un sistema che giustamente non c'è più, di un sistema che è stato spazzato via nella coscienza civile del Paese. Bene, allora delle due l'una: se Franco Mulas si è dimesso per sviluppare la sua battaglia politica nella società civile, nella professione, fuori dalle istituzioni, che si condivida o meno la sua scelta, merita stima e apprezzamento. Se Franco Mulas si è dimesso, come è legittimo naturalmente, per candidarsi alle elezioni politiche, le dimissioni sarebbero niente più che una mossa pubblicitaria, cioè un mediocre fatterello; e in tal caso Mulas mi costringerebbe a cambiare idea sulla sua persona, e me ne dispiacerebbe molto. Sinceramente, spero che non sia così. Il Consiglio regionale, a mio giudizio, deve accogliere le dimissioni di Mulas, sia nel caso che si tratti di una scelta seria e sofferta di critica e di protesta per il cattivo funzionamento delle istituzioni in generale, e di questa istituzione in particolare, sia nel caso che si tratti di un modesto espediente propagandistico. Io dunque voterò per accogliere le dimissioni di Mulas.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, debbo dire, in apertura, che parlo più dal punto di vista della interpretazione del ruolo del consigliere regionale, che non nel merito delle cose che il collega Mulas ha voluto renderci note con la lettera che ci è stata recapitata e che reca le sue dimissioni. Dico subito che, come già feci in occasione dell'altro dibattito, dichiaro in apertura, con molta tranquillità e con molta convinzione, e senza falsa modestia, che non ci sto al tono delle dichiarazioni di Mulas e non si sto al gioco che mi pare traspaia in fondo dal suo comportamento. Il collega compagno Scano ha posto molto elegantemente, in termini dubitativi, quanto io dico in termini più affermativi e, dal punto di vista della stima personale, naturalmente nulla può inficiare quella che è stata una stima che penso reciprocamente ci siano assegnati con il collega Mulas, però sono queste questioni che attengono al ruolo di ogni singolo consigliere e che pertanto inficiano, o almeno così io la intendo, la pretesa che noi tutti abbiamo di venire qui a svolgere bene il nostro ruolo, inficiano la bontà del ruolo del consigliere regionale, per quella parte di rappresentanza di popolo sardo - può sembrare altisonante l'affermazione - che ognuno di noi ha in quest'Aula e nella quale io continuo a credere.
Franco Mariano Mulas è stato Assessore di questa Regione, è stato consigliere regionale a lungo. Direi che, come alcuni di noi, ha avuto dunque l'opportunità di avere a disposizione il massimo degli strumenti per incidere sulla realtà sociale della nostra Isola. La sua lettera di dimissioni, se non fosse per i toni di cui ho parlato in apertura, che mi paiono inaccettabili, per alcuni versi, dovrebbe suonare come dichiarazione del suo fallimento piuttosto che del fallimento del Consiglio. Chi, nella sua condizione, come alcuni in quest'Aula, compreso il sottoscritto, ha avuto a disposizione tutti i mezzi per affermare quella rappresentanza politica della quale era investito, tutti gli strumenti, i più alti, quelli di governo e quelli della rappresentanza in sede legislativa, e denuncia la improduttività del lavoro anzitutto denuncia il proprio fallimento. La produttività del Consiglio - uno degli argomenti sul quale il collega Franco Mariano Mulas ci ha a lungo intrattenuto anche altre volte - probabilmente non è alta, ma questo l'abbiamo già affermato col precedente dibattito al quale sono seguite una serie di dichiarazioni e alcuni provvedimenti di correzione del lavoro consiliare e delle Commissioni, ma probabilmente non è alta anche perché l'Aula è stata spesso distratta da argomenti che non sono di grandissima rilevanza, come quello odierno. Se un consigliere come il collega Mulas può in una legislatura far riunire due volte il Consiglio per discutere di questioni poste dal punto di vista personale, come ha fatto Franco Mariano Mulas, con 80 consiglieri si arriverebbe a 160 sedute a legislature. Se tutti avessimo fatto così, più della metà delle sedute di questa legislatura - quella odierna è la numero 304 - sarebbe stata dedicata a questioni che francamente, con la produttività di un'Assemblea legislativa, che deve produrre atti legislativi per incidere sulla realtà economica, sociale e culturale della nostra isola, hanno un'affinità abbastanza marginale. Rilevo anche che questo, tutto sommato, si rivela praticamente un processo alquanto anomalo, perché, come ho tentato poco fa di dimostrare, fra i processati ci dovrebbe essere anche il collega Mulas, posto che non è stato un fulmine di guerra neanche lui, come risulta da molti atti consiliari. Rilevo però che, avendo inviato la lettera, gode praticamente di una immunità di fatto, perché non ha più cittadinanza di questa Assemblea e pertanto non può essere perseguito. Che razza di processo è mai questo? Francamente la cosa mi sconcerta. Mulas denuncia che il dibattito precedente fu di maniera. Anche a questo non ci sto; io intervenni anche nel dibattito precedente cercando, come sempre mi sono sforzato lungo questi anni, di dare il mio contributo costruttivo di pensiero e di elaborazione e ricordo bene l'intervento che feci in quell'occasione, che sicuramente non era di maniera, ed era in seno a una serie di interventi che di maniera non avevano, mi pare, assolutamente nulla. Se il collega Mulas, come è apparso sulla stampa, è candidato probabile per le prossime elezioni politiche, e se anch'egli dà luogo a una di quelle vituperate staffette che, in questo Consiglio e anche fuori di quest'Aula hanno formato oggetto di molte riflessioni politiche, credo che, purtroppo per lui, il peso di questo suo gesto, a prescindere dai toni con i quali lo fa, sia assolutamente molto leggero. Per questo non ci sto. Non ci sto anche per la visione autocentrica, che dimostra anche nello scritto, con l'uso sempre della prima persona: "Ho proposto, ho fatto, ho detto". Francamente viene un po' spontaneo pensare ad un eccesso da questo punto di vista; assumiamolo come metodo di lavoro non prima di aver detto che, forse, Franco Mariano Mulas ha lavorato un'ora al giorno o un'ora al mese, questo non lo so, ma verrebbe facile citare il pollo di Trilussa...
(Interruzioni)
Probabilmente era anche al di sotto; la media viene fuori da una casistica più vasta; non abbiamo una curva di Gauss, per vedere come si distribuisce. Dov'era Franco Mariano Mulas quando, ad esempio, la Commissione che ho l'onore di presiedere lavorava anche dieci ore al giorno sullo spinosissimo problema dei piani paesistici? Io non voglio qui fare sciovinismo rispetto al contenuto, però i colleghi che hanno lavorato con noi possono dare testimonianza che, per lunghe settimane, abbiamo lavorato anche dieci ore al giorno e che nei giorni caldi qualcuno di noi ha anche saltato il pasto, cosa che deve essere ritenuta normale quando l'impegno è grande, ma l'impegno va riconosciuto. Dov'era Franco Mariano Mulas che parla di incompatibilità - e qui adotto il suo metro dell'autocentrismo - quando il sottoscritto si è dimesso da una carica di governo nel Comune di Sassari perché quest'Aula aveva approvato un ordine del giorno, quindi un atto politico e non una legge, quindi ancor meno di quello che egli porta all'attenzione sulle incompatibilità tra consigliere regionale ed altri incarichi? Io, da uno scrittore così accorto, così puntiglioso, mi sarei aspettato almeno due righe di sostegno, perché non sono decisioni che si prendono senza sofferenza, non per me ma per le ripercussioni politiche che poteva avere il gesto che a suo tempo feci. Non ho trovato nulla e, francamente, se adottiamo il metodo dell'egoismo e dell'autocentrismo, mi sarei aspettato un incoraggiamento.
Ed allora, io credo che noi tutti dobbiamo, poiché siamo chiamati a questo, fare una riflessione. La nostra epoca è dominata dai mezzi di comunicazione di massa e dalle possibili mistificazioni che inevitabilmente ci sono e sono molte, e sicuramente vengono enormemente gonfiate in periodo di compagna elettorale, quale è quello che stiamo già vivendo. Poiché leggo che Mulas probabilmente è anche candidato, non posso fare a meno di collegare le due cose e non posso neanche fare a meno di sottolineare che l'uso di questi messaggi finisce fatalmente per essere un uso strumentale. Badate, non lo dico con leggerezza, perché si possono verificare situazioni nelle quali anche il sottoscritto può essere chiamato oggi, domani o nel breve giro di qualche settimana, a prendere analoghe decisioni non in questa Assemblea ma in un'altra e cadere probabilmente, fatalmente, alla stessa condizione di essere interpretato strumentalmente o di mandare strumentalmente dei segnali. Però che, francamente, si attenda lo scorrere del primo di gennaio per arrivare all'ultimo semestre della legislatura - e chi ha esperienza dello status consiliare sa che cosa vuol dire passare il primo gennaio per dimettere - probabilmente per dar luogo a una staffetta, non mi sembra il massimo del richiamo etico e morale alla politica in senso alto, quale la lettera pretenderebbe di fare. Ci sono tante cose da fare; chiudiamo in fretta questo dibattito, comunque vada il voto sull'accettazione o meno delle dimissioni e passiamo seriamente a lavorare, non perché esortati da Franco Mariano Mulas, ma perché esortati dal popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, soltanto delle brevissime considerazioni. Ieri, una studentessa della terza università di Roma ha chiesto inopinatamente le dimissioni del Presidente della Repubblica, onorevole Scalfaro. E l'onorevole Scalfaro, il nostro Presidente, ha, non so quanto entusiasticamente, dovuto giustificare i motivi che lo inducevano a non seguire il consiglio che, non c'è da dubitare, sia spassionato per la fonte dalla quale arriva. E ha detto l'onorevole Scalfaro che resta al suo posto per condurre l'Italia nella nuova Repubblica, nella seconda Repubblica; rimane al posto di responsabilità che gli è stato assegnato dal Parlamento. Ora io non vorrei fare dei paragoni tra l'onorevole Scalfaro e l'onorevole Mulas, tanto più che l'onorevole Mulas, essendo quasi mio compaesano delle zone interne della Sardegna, nativo di Fonni, come traghettatore non lo vedo proprio; il traghetto probabilmente non lo conosce o per lo meno deve vederlo come un elemento infido. Però anche l'onorevole Mulas forse ci ha preceduto; prima che qualcuno gli chiedesse le dimissioni le ha date. Ed allora mi sembra che sia una cosa non giusta che noi contestiamo le sue giuste aspirazioni. Se l'onorevole Mulas ha dato le dimissioni non saremo certamente noi a fare battaglie e barricate perché possa continuare a venire in quest'Aula che ha rifiutato. Però ci fermiamo qua, signor Presidente, prendiamo atto della sua volontà, anche perché per fare un compiuto discorso sulla decisione responsabilmente presa dall'onorevole Mulas, bisognerebbe sapere, cari colleghi, se l'onorevole Mulas si candida o meno alle prossime elezioni politiche. Perché, se si candidasse alle prossime elezioni politiche, dovremmo fare un determinato tipo di discorso e di valutazione sulle sue dimissioni, se per caso non si candidasse alle elezioni politiche il discorso sarebbe fatalmente un altro. Allora, dato che l'onorevole Mulas, fino ad adesso, non ci ha detto se si candida o meno, noi non possiamo far altro che aspettare che lui prenda questa decisione e riprendere il discorso, magari non in quest'Aula ma in altre sedi, quando finalmente l'onorevole Mulas avrà deciso quello che deve fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la lettura della lettera di dimissioni formalizzata dall'onorevole Mulas in una fase successiva rispetto alla trasmissione agli organi di stampa, con poco senso di correttezza nei confronti del Presidente dell'Assemblea e dell'Assemblea stessa, rafforza ancora di più il primo convincimento derivato dalla lettura sugli organi di stampa dell'intenzione di dimettersi da parte dell'onorevole Mulas. E questo maggiore convincimento mi porta a riaffermare, come già ho fatto nella precedente riunione del Consiglio, e a definire l'iniziativa dell'onorevole Mulas un'iniziativa che - non uso più il condizionale - appare furbesca, demagogica, mistificatoria e contraddittoria. Furbesca e demagogica perché propedeutica e finalizzata alla propria candidatura al Parlamento, mistificatoria perché la lettera di dimissioni ammantata di nobili motivazioni, così generosa e ricca di autocitazioni e anche di una fastidiosa autocelebrazione, contraddice un impegno in Consiglio e in Giunta dell'onorevole Franco Mulas che non ha certo brillato per operatività concreta. E' contraddittoria perché? Perché affida ad un gesto simbolico, come lui definisce le dimissioni, la possibilità di scuotere questa Assemblea per poter affrontare un corpo di provvedimenti di riforme che non si è riusciti ad affrontare nell'arco di un'intera legislatura. Allora, siccome non penso che il gesto dell'onorevole Mulas sia un gesto velleitario, e non voglio neanche credere che si tratti di un gesto derivante da una sorta di delirio di onnipotenza, che affida alle proprie dimissioni possibilità taumaturgiche e salvifiche nei confronti di questa Assemblea, e siccome il delirio di onnipotenza non rientra nelle competenze di questa Assemblea, a questa Assemblea compete soltanto esprimersi sulla possibilità di accogliere o respingere le dimissioni presentate dal collega. Il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra voterà per l'accoglimento delle dimissioni di Franco Mariano Mulas.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Presidente, solo due battute. Mi pare che il Consiglio registri una posizione di dissenso sulle posizioni del collega Mulas e sulla lettera che, per molti versi, è discutibile. Non vorrei che l'opinione pubblica avesse la sensazione che il Palazzo reagisce nervosamente a un atto d'accusa che poi è un atto di autoaccusa sulla produttività. Io posso anche concordare con gran parte dei colleghi che hanno parlato, posso anche ammettere che alcune parti della lettera siano discutibili, però non vorrei che tutto questo fosse un tentativo per rimuovere il problema. Il problema della produttività esiste. E' vero - io riconosco quello che diceva il collega Satta - che il lavoro non è stato di un'ora al giorno; noi sappiamo quanto abbiamo lavorato in Commissione bilancio e nelle altre Commissioni; spesso la riunione di un'ora di una Commissione è la sintesi di un lavoro di girni, di nottate intere. Il problema della produttività del Consiglio però non è legato solo alla volontà; ci sono problemi, disfunzioni, metodi di lavoro, probabilmente vischiosità politiche che hanno rallentato il lavoro. Mi riferisco, per esempio, al fatto che, nonostante la volontà di tutti, innegabile, dichiarata qui dentro, non si è riusciti a istituire la Commissione per la riforma dello Statuto, nel momento in cui lo Stato riformava sé stesso e la Regione avrebbe dovuto ripensarsi nel quadro dello Stato. Questo è un ritardo; possiamo anche dire che non è colpa di nessuno ma quando le cose accadono c'è sempre una qualche responsabilità e qua c'è di fatto un ritardo. Non possiamo non ammettere che abbiamo avuto, nonostante la volontà dei Gruppi, dei consiglieri, una difficoltà a valorizzare le nostre energie, il nostro tempo, la nostra volontà, in termini di produttività. Questa legislatura doveva aprirsi nel segno del cambiamento profondo; certo, alcune riforme sono state compiute, alcune no. Anche questa Giunta, sostenuta da una grande maggioranza, che avrebbe dovuto, in virtù di questa maggioranza, portare a compimento un disegno riformatore, non ha dato i frutti che tutti avremmo voluto. Non possiamo non ammettere che questa maggioranza non ha portato a compimento i disegni di riforma. Dire questo significa che non ha fatto nulla? Significa che non abbiamo fatto nulla, non abbiano lavorato, non abbiamo dedicato tempo, ore e fatiche? Significa che abbiamo lavorato, dedicato tempo, ore, fatica, che la Giunta ha forse anche fatto tutto il suo dovere, però dobbiamo prendere atto che i programmi che ci eravamo dato, gli obiettivi per cui la stessa maggioranza, così mastodontica, era stata costituita non sono stati compiutamente raggiunti. Allora se questi problemi esistono, ed esistono e tutti li abbiamo denunciati, l'obiettivo fondamentale di un'Assemblea è discutere e affrontare il problema, non processare chi, in maniera più o meno maldestra o più o meno acuta, ha posto il problema. Io credo che possiamo anche dissentire sulla posizione di Mulas, ma mi pare che il discorso della produttività del Consiglio, degli obiettivi che una maggioranza non ha completamente raggiunti, esistono, sono sul tappeto. I problemi della funzionalità dell'Assemblea, della funzionalità delle Commissioni, del non completo raggiungimento degli obiettivi programmatici che ci eravamo posti, non sul tappeto, e noi non li esorcizziamo insultando un collega. Anche questo dobbiamo dire, l'ho detto e lo ripeto, ho la sensazioni che molte volte ci lamentiamo della perdita di prestigio di quest'Aula ed è vero, ma siamo noi i primi che utilizziamo un certo linguaggio, certi atteggiamenti. Lo dico perché io stesso, qualche settimana fa, in quanto Presidente di Commissione, sono stato oggetto di critiche pesanti. Io accetto tutte le critiche ma dobbiamo salvare un certo stile, un certo livello di linguaggio, di attenzione e di rispetto che sono la base del prestigio dell'Assemblea. Non si può dissentire insultando la gente e mettendosi su un piano di aggressione personale. C'è un livello di civiltà politica su cui si fonda il prestigio dell'Assemblea che va salvaguardato anche quando il dissenso è profondo, totale. Ho percepito in quest'Aula un atteggiamento, un linguaggio che non mi sento di condividere; lo dico pur concordando con gran parte degli interventi che i colleghi hanno fatto in quest'Aula. C'è uno stile che va salvaguardato. I problemi esistono e non li esorcizziamo solo perché un collega li ha posto in maniera sbagliata e secondo noi distorta. Se la massima Assemblea regionale del popolo sardo - come qualcuno dice con molta solennità, solennità a cui credo - deve dedicare una seduta a questi problemi, il centro non è tanto il giudizio su Mulas, sul tenore della sua lettera. Il centro sono i problemi, il centro è la funzionalità, il centro è andare a vedere cosa dei programmi abbiamo attuato e darci merito per quelle cose che abbiamo fatto, vedere cosa resta da attuare, individuare le priorità e portare a compimento questo disegno. Se faremo questo, utilizzeremo nel miglior modo possibile anche una provocazione che può piacere o dispiacere, o irritare o sdegnare anche. Ognuno di noi è libero di pensarla come vuole, però il problema esiste ed è quello, secondo me, di valutare cosa ancora possiamo fare come Consiglio, per compiere, nel tempo breve che ci rimane, un tratto di cammino significativo, per valorizzare il tempo e le risorse e la volontà di questa Assemblea. Credo che questo sia il centro della questione, a questo centro della questione io credo che le forze politiche e la Giunta in particolare, che è espressione di una stragrande maggioranza, debbano dedicare una attenzione significativa e chiedersi se questi mesi sono del tutto perduti per la produttività legislativa riformatrice o se possiamo fare davvero ancora qualcosa di buono per la società sarda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Presidente, colleghi, io credo che stiamo rischiando di affrontare con troppa enfasi il problema delle dimissioni del collega Mulas. Credo che proprio il richiamo alla civiltà e a un comportamento rispettoso della dignità complessiva dell'Assemblea, ma anche della dignità personale del singolo consigliere, ci debba porre nella condizione di ritenere che ognuno è libero di esprimersi e di portare a conoscenza degli altri proprie decisioni e motivarle come meglio ritiene. Credo che vada ascritta a questa Assemblea una lunga tradizione di rispetto, direi anche di tolleranza, nei riguardi dei comportamenti dei singoli. Certo, rimarrà ad ognuno il giudizio sulle cose dette dall'onorevole Mulas, che ha ritenuto di dimettersi anziché con un atto semplice, con una semplice comunicazione...
(Interruzioni)
Presidente, se volesse richiamare i colleghi...
Dicevo che ognuno praticamente dà la testimonianza che ritiene di dare. L'onorevole Mulas, dopo due legislature e qualcosa, ha ritenuto di dare l'addio a questo Consiglio in questo modo; è nelle sue prerogative come è nelle prerogative di questo Consiglio darne una valutazione. Già alcuni colleghi l'hanno detto, anch'io ritengo che il tono avrebbe potuto essere diverso e qualche accenno di sarcasmo di meno probabilmente sarebbe servito a far concentrare di più l'attenzione sui contenuti della lettera. Credo che l'onorevole Mulas, in particolare nella seconda parte della sua lettera, volesse mettere l'accento sul contenuto riformistico di questa legislatura; contenuto riformistico che non si è compiuto appieno, questo l'abbiamo detto più volte, e che era certamente una delle linee guida del programma della coalizione che attualmente governa questa Regione, una coalizione sulla quale ci siamo già espressi in altri momenti e sulla quale siamo stati critici, spesso, evidenziando appunto che si può essere anche parte di una coalizione e non condividerne in qualche momento il comportamento e l'atteggiamento. In merito alle riforme però sarebbe sbagliato, a parer nostro, dare una valutazione negativa di quanto ha fatto questo Consiglio regionale in questa legislatura. Io dico che tutte le cose che afferma l'onorevole Mulas in positivo devono essere ascritte a questa Assemblea e il fatto che lo dica io, che per tanti anni sono stato Presidente della prima Commissione, e senza ombra di dubbio, con alcuni colleghi dei promotori del movimento delle riforme, alle quali l'onorevole Mulas si è avvicinato solo più tardi, credo che evidenzi quel comportamento lineare per il quale il Gruppo, ex Democratico Cristiano, del Partito popolare, di questo Consiglio alla fine mi ha chiamato a presiederlo. Questa è stata una stagione di riforme che va ascritta positivamente a questa Assemblea. Nessuna Regione d'Italia ha saputo fare, in materia di riforme, quanto ha fatto l'Assemblea del Consiglio regionale della Sardegna. Neanche il Parlamento è stato capace di fare in materia di riforme quanto ha fatto il Consiglio regionale.
Ci vuole molta cautela e molta attenzione prima di gettare il sasso nello stagno. Voglio ricordare che questa Assemblea ha avuto modo di dibattere a lungo sui comportamenti, sui tempi di lavoro e sulla produttività legislativa e in quella circostanza abbiamo detto che un'attività legislativa non può essere misurata assolutamente con i ritmi della produzione industriale. Questo Consiglio non è una catena di montaggio con dei processi standard di produzione legislativa; deve essere attento alle istanze della società che vogliamo rappresentare e credo debba essere anche l'apripista per nuove stagioni di riforme perché il rapporto tra le istituzioni e i cittadini sia un rapporto nuovo ma soprattutto sia rinforzato. Il rischio che si corre è che con esperienze come queste non solo non si rinsalda il rapporto tra i singoli cittadini e l'istituzione, ma si rischia di renderlo ancora più labile, più traumatico e più conflittuale. Io credo che una politica meno gridata oggi sarebbe una politica più mite, più tesa a realizzare i programmi e gli obiettivi, nel dibattito e nella dialettica democratica, nella consapevolezza di come oggi sia quanto mai difficile raggiungere gli scopi che ci siamo prefissi. I provvedimenti legislativi che il Consiglio ha esitato non sono solo quelli che sono citati in questa lettera ma tanti altri. Basta guardare l'elenco del carico di lavoro di questo Consiglio, che diventa un libro sempre più grosso a fine legislatura, per renderci conto che proposte questo Consiglio ne ha fatte, che iniziative legislative sono state prese, che l'attività complessiva di questa Assemblea, seppure inframmezzata da elementi negativi che ne hanno caratterizzato anche per un certo periodo l'espressione esterna, è stata una esperienza positiva nel contesto politico nel quale anche noi stiamo vivendo. Certo, la Sardegna vive una stagione speciale; io credo che siamo stati speciali anche in questo e che la nostra specialità sia stata messa in maggiore risalto, in termini positivi, da quanto noi abbiamo voluto fare e proporre in questi anni e in questi mesi. Direi che, mentre all'inizio della legislatura eravamo in pochi a batterci per un reale processo riformista, ora, alla fine della legislatura siamo diventati in tanti. Io non so se molti lo fanno strumentalmente e non voglio fare nomi, ma ciò che conta è che alla fine, essendo in tanti, alcuni provvedimenti siamo stati capaci di prenderli. Io credo che il messaggio che dovremo dare ai sardi debba essere proprio questo: che nella difficoltà e nella certezza della nostra insufficienza e incapacità a portare a termine alcune leggi fondamentali come la riforma dello Statuto, dobbiamo ascrivere però a favore di questa Assemblea una produzione legislativa che, certamente, sarà una traccia, non solo per la Sardegna ma anche per altre Regioni, per una nuova stagione riformista, alla quale il nuovo Parlamento nazionale certamente si riferirà e alla quale non potrà non riferirsi anche la nuova Assemblea che i sardi vorranno eleggere tra poco. Credo che tutta la dietrologia sul comportamento dei singoli - ciò che succederà, ciò che potrà succedere, perché è stato fatto, perché non è stato fatto - debba in questo momento essere lasciata in disparte. Dobbiamo utilizzare anche questa circostanza per lanciare un messaggio di fiducia ai sardi, per affermare che le istituzioni si potranno riformare, potranno produrre leggi migliori e realizzare un diverso rapporto con i cittadini, se i cittadini sapranno riavvicinarsi a loro e sapranno valutare non solo quanto c'è di negativo ma anche quel poco che di positivo queste istituzioni riescono a fare.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Ai sensi del comma 7 dell'articolo 96 del Regolamento interno, indico la votazione a scrutinio segreto sull'accettazione delle dimissioni presentate dal consigliere Franco Mulas. Chi intende accettare le dimissioni dovrà votare sì, chi non intende accettarle dovrà votare no. Prego i Segretari di procedere all'appello.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 61
astenuti 4
maggioranza 31
favorevoli 39
contrari 22
(Il consiglio accetta le dimissioni).
(Hanno preso parte atta votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baroschi - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pili - Piras - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Zucca.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e i consiglieri Cadoni - Porcu - Usai Edoardo).
Prego il Vicepresidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà a Franco Mariano Mulas. A tal fine sospendo la seduta del Consiglio per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 04, viene ripresa alle ore 12 e 36.)
Proclamazione e giuramento del consigliere regionale Virginia Lai
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura della lettera pervenutami dal Vicepresidente della Giunta per le elezioni: "Comunico alla Signoria Vostra onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data odierna al fine di verificare quale è il candidato alle elezioni regionali dell'11 giugno 1989 che subentra al consigliere regionale dimissionario onorevole Franco Mariano Mulas. Dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio circoscrizionale di Nuoro risulta che l'onorevole Franco Mariano Mulas era stato eletto nel collegio di Nuoro, nella lista numero 5, avente il contrassegno D.C. I Candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Lai Virginia, con cifra elettorale 9.090; Puggioni Aldo 8.369 e Rocco Antonio 8.030".
Sulla base di quanto comunicatomi dal Vicepresidente della Giunta delle elezioni proclamo eletto il consigliere regionale Lai Virginia. La invito a entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale della Sardegna e dell'articolo 3 del D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250. Invito l'onorevole collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.
Leggo la formula del giuramento, dopo di che il consigliere Lai risponderà con la parola "giuro".
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna".
LAI VIRGINIA. Lo giuro.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
PRESIDENTE. Auguro al neoconsigliere Virginia Lai buon lavoro. Riprendiamo i nostri lavori.
Discussione del disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 giungo 1989, n. 37, disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola" (339/B)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 339/B; approvato dalla Commissione competente il 12 gennaio 1994 a seguito del rinvio alla stessa Commissione del disegno di legge numero 339/A.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare l'onorevole Pau, relatore.
PAU (Gruppo Laico Federalista), relatore. Signor Presidente, colleghi, per illustrare brevemente quali sono state le modifiche apportate al testo originario sulla disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola. Per evitare lungaggini e difficoltà di interpretazione la Commissione ha ritenuto di modificare il disegno di legge accettando alcuni emendamenti presentati sia dalla Giunta che da alcuni consiglieri. Intanto la legge numero 37 rimarrà operante per la seconda parte che riguarda l'industria sughericola, mentre verrà modificata profondamente per quanto riguarda le provvidenze a favore della sughericoltura. In questa legge è stata data una migliore definizione del concetto di sughereta prima lasciato a varie interpretazioni e a varie leggi che questo Consiglio regionale ha varato negli anni e in particolare ad alcune direttivi assessoriali, che tutti gli anni vengono emanate soprattutto per quanto riguarda la lotta agli incendi.
E' stato introdotto un concetto nuovo, non in contrapposizione ma per chiarire meglio il concetto, di alberatura sparsa da sughero, per cui non verranno più richieste autorizzazioni e l'attività sughericola potrà convivere con quella agro-pastorale, punto di maggior frizione nell'applicazione della "37". Vengono modificati alcuni parametri nell'esercizio delle attività agrarie e in particolare per quanto riguarda l'uso del pascolo. Ancora - e questo è un fatto fortemente innovativo - nelle sugherete - secondo la proposta della Commissione - potranno essere eseguiti dei decespugliamenti, naturalmente dietro autorizzazione, perché si è notato che alcuni incendi vengono provocati proprio dalla presenza di cespugliame sotto le piante, che alimenta incedi di notevole entità. Io capisco che l'ambiente in cui si conserva la sughera, il suo ecotipo, è rappresentato certamente anche dal cespugliame, soprattutto dal cisto, però tra i due mali occorre scegliere quello minore; certamente l'uso del decespugliamento - non quello del dicioccamento - deve essere non solo consentito ma anche incentivato. Particolare attenzione è stata posta per quanto riguarda piante di grande interesse naturalistico, che dovranno essere classificate dalla Regione sarda e diventare monumenti naturali e quindi, come tali tutelati dalla pubblica amministrazione. Un altro punto importante è quello dell'individuazione delle sugherete. La Regione sarda si impegnerà a fare il catasto sughericolo e vorrei ricordare all'assessore Sanna che non sarebbe male unificare gli sforzi per fare, mentre si fa il catasto sughericolo, anche un catasto aggiornato della superficie boscata dell'intera isola. Lo si sta facendo, attualmente, con un metodo scientifico di grande interesse all'interno delle foreste demaniali; sarebbe bene estendere questo metodo a tutta l'isola e far rientrare anche il catasto sughericolo all'interno della classificazione dei boschi nella nostra isola. Questa in sintesi le proposte contenute nel nuovo articolato che avrà come titolo: "Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura" e che riguarda anche la conservazione e l'incentivazione del patrimonio sughericolo. Per quanto riguarda invece l'aspetto industriale, continuerà ad operare la legge "37".
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del Titolo.
URRACI, Segretaria:
Titolo
Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul Titolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
URRACI, Segretaria:
CAPO I
Interventi a favore della sughericoltura
Art. 1
Programma straordinario per la sughericoltura
1. La Regione autonoma della Sardegna tutela le piante da sughero e le sugherete quali componente dell'ambiente, del paesaggio, dell'economia e del patrimonio culturale dell'Isola e ne promuove lo sviluppo e la valorizzazione.
2. La Regione autonoma della Sardegna promuove, anche tramite i propri enti strumentali, iniziative atte a valorizzare il prodotto sughero in tutte le sue utilizzazioni, con particolare riferimento alle opere pubbliche finanziate dall'Amministrazione regionale.
3. La Giunta regionale, sentito il parere delle Commissioni consiliari competenti in materia di agricoltura, ambiente e industria, su proposta dell'Assessorato della difesa dell'ambiente, che si avvale per la formulazione della proposta della Stazione sperimentale del sughero, in attuazione dei programmi regionali di forestazione del Piano forestale nazionale previsto dalla legge 8 novembre 1986, n. 752, "Legge pluriennale per l'attuazione di interventi programmati in agricoltura", e dei regolamenti comunitari in materia di forestazioni, approva nel contesto del programma pluriennale formulato ai sensi della legge regionale 1° agosto 1975, n. 33, e successive modificazioni, un programma straordinario pluriennale per lo sviluppo della sughericoltura. Il programma definisce organicamente gli obiettivi e le strategie di settore a breve, medio e lungo periodo, con particolare riguardo allo sviluppo dei processi di estrazione del sughero e all'incremento delle unità produttive e dell'occupazione.
4. Il programma straordinario si svolge in poli di intensificazione sughericola, in territori di rilevante estensione compresi nella giurisdizione di uno o più comuni, interessati da una diffusa presenza di piante da sughero, costituente soprassuoli puri o misti, coetanei o disetanei, nei quali mediante azione programmata, coordinata e costante è possibile conseguire un notevole incremento della produzione sughericola, in termini di superfici e di produttività.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
URRACI, Segretaria:
Art. 2
Attività di formazione
1. Allo scopo di favorire la formazione di maestranze qualificate, sia per quanto concerne l'estrazione del sughero, sia per le fasi successive riguardanti la lavorazione e la trasformazione, ivi comprese le lavorazioni artistiche, la Giunta regionale inserisce nei piani pluriennali ed annuali di formazione, di cui alla legge regionale 1° giungo 1979, n. 47 (Ordinamento della formazione professionale in Sardegna), appositi corsi di formazione professionale.
2. L'attività di formazione si svolge nell'ambito dei poli di intensificazione sughericola di cui all'articolo 1.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
URRACI, Segretaria:
Art. 3
Contributi per la sughericoltura
1. Alla sughericoltura si applicano le disposizioni contenute nell'articolo 39 della legge regionale 30 maggio 1989, n. 18.
2. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere mutui a tasso agevolato relativamente alla quota di spesa non ammessa a contributo.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
URRACI, Segretaria:
Art. 4
Attuazione Regolamento (CEE) del Consiglio 2080/92 del 30 giugno 1992
1. In attuazione del Regolamento (CEE) 2080/92 del 30 giugno 1992 che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo, l'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere a favore della sughericoltura agli aiuti previsti dallo stesso Regolamento. A tal fine, ed in attuazione del Programma straordinario per la sughericoltura, la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente in materia di agricoltura e ambiente, approva un programma regionale di aiuti ai sensi dell'articolo 4 del Regolamento (CEE) 2080/92.
2. Il programma previsto dal comma 1 è attuato nell'ambito dei poli di intensificazione sughericola di cui all'articolo 1.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
URRACI, Segretaria:
Art. 5
Aggiornamento del programma pluriennale e della carta sughericola
1. Gli Ispettorati ripartimentali del Corpo forestale e di vigilanza ambientale in seguito denominati Ispettorati forestali, di cui alla legge regionale 5 novembre 1985, n. 26, comunicano ogni sei mesi alla Stazione sperimentale del sughero, i vincoli imposti e le autorizzazioni rilasciate in base alle disposizioni contenute nella presente legge.
2. Gli Ispettorati comunicano inoltre tutti i dati rilevati durante la loro attività necessari alla predisposizione degli aggiornamenti del programma pluriennale per lo sviluppo della sughericoltura e della carta sughericola.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
URRACI, Segretaria:
CAPO II
Disciplina della sughericoltura
Art. 6
Procedura per l'abbattimento delle piante da sughero
1. L'abbattimento delle piante da sughero, anche sparse, e lo sradicamento delle ceppaie ancora vitali, purché queste siano presenti in misura non inferiore a 200 per ettaro, sono subordinati al rilascio di apposita autorizzazione da parte dell'Ispettorato ripartimentale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale competente per territorio di cui alla legge regionale 5 novembre 1985, n. 26.
2. L'ispettorato è tenuto a concedere o negare l'autorizzazione all'abbattimento o allo sradicamento delle ceppaie entro 30 giorni dalla data di presentazione delle domande.
3. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione delle domande l'Ispettorato non provvede sulla domanda l'autorizzazione si intende concessa.
4. In caso di diniego dell'autorizzazione l'interessato, entro 30 giorni, può presentare ricorso all'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
5. L'Assessore regionale della difesa del l'ambiente è tenuto a provvedere sul ricorso entro 30 giorni dalla data di presentazione dello stesso.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
URRACI, Segretaria:
Art. 7
Sanzioni per l'abbattimento delle piante da sughero senza autorizzazione
1. L'abbattimento di ciascuna pianta da sughero senza autorizzazione comporta una sanzione amministrativa pari al doppio, sia nella misura massima che nella misura minima, della sanzione prevista per l'abbattimento delle piante da sughero nelle prescrizioni di massima e di polizia forestale emanate in attuazione del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267 (Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e terreni montani).
2. Lo sradicamento di ciascuna ceppaia senza autorizzazione comporta una sanzione amministrativa pari al doppio della sanzione prevista per l'abbattimento di una pianta da sughero di diametro inferiore a 5 centimetri nella prescrizione di massima e di polizia forestale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
URRACI, Segretaria:
Art. 8
Sanzioni per la recisione dei rami
1. E' vietato recidere rami dalle piante da sughero se da questo fatto derivi nocumento alla pianta. Si considera danneggiata la pianta allorché vengano recisi i cimali o rami in misura superiore ad 1/3 della chioma.
2. La violazione delle disposizioni contenute nel precedente comma comporta una sanzione amministrativa pari a quella prevista per la recisione di rami nella prescrizione di massima e di polizia forestale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
URRACI, Segretaria:
Art. 9
Definizione di sughereta
1. Ai fini delle disposizioni contenute negli articoli 14, 15, 16, 17, 18 e 19 della presente legge sono considerati sugherete i soprassuoli forestali costituiti in prevalenza da piante di quercia da sughero di qualsiasi età e sviluppo che presentino almeno uno dei seguenti requisiti:
a) siano costituiti da piante da sughero, già demaschiate o meno, la cui copertura, effettuata dalle chiome, interessi più del 40 per cento della superficie sulla quale il popolamento vegeta e sia presente e diffusa rinnovazione in qualsiasi stadio di accrescimento;
b) siano costituiti da soprassuoli forestali misti nei quali la quercia da sughero rappresenti più del 50 per cento della copertura totale del soprassuolo forestale;
c) siano costituiti da ceppaie di quercia da sughero, degradate da azioni antropiche nei quali la densità media delle ceppaie non sia inferiore a 200 per ettaro;
d) siano costituiti da soprassuoli forestali in cui siano presenti semenzai o giovani soggetti naturali o di introduzione artificiale, in numero non inferiore a 600 per ettaro.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10
URRACI, Segretaria:
Art. 10
Definizione di alberature sparse di sughero e formazioni di sughera degradate
1. Sono da considerarsi alberature e formazioni degradate a sughera quei soprassuoli costituiti da piante di quercia da sughero, di qualsiasi età e sviluppo, che presentino i seguenti requisiti:
a) siano costituite da piante di sughera, già demaschiate o meno, la cui copertura reale effettuata dalla chioma, interessi almeno il 20 per cento della superficie sulla quale il popolamento vegeta;
b) i soprassuoli forestali misti nei quali la quercia da sughero rappresenti almeno il 20 per cento della copertura totale del soprassuolo forestale;
c) i soprassuoli costituiti da ceppaie di quercia da sughero nei quali la densità media delle ceppaie non sia inferiore a 150;
d) i soprassuoli in cui siano presenti semenzai o giovani soggetti, naturali o di introduzione artificiale, in numero non inferiore a 150 per ettaro.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
URRACI, Segretaria:
Art. 11
Individuazione delle sugherete
1. Gli Ispettorati ripartimentali delle foreste, anche su richiesta dei privati o dei Comuni propongono all'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente l'individuazione provvisoria delle sugherete così come definite dall'articolo 9 alle quali si applicano le disposizioni contenute negli articoli 14, 15, 16, 17, 18 e 19.
2. La proposta di individuazione è notificata al proprietario della sughereta ed al comune.
3. Entro 60 giorni dalla notifica il proprietario o il Comune possono inviare osservazioni al l'Assessorato della difesa dell'ambiente, anche tramite gli Ispettorati ripartimentali delle foreste, e richiedere l'esclusione di determinate sugherete dai vincoli previsti dagli articoli 14, 15, 16, 17, 18 e 19.
4. Trascorso il termine per la presentazione delle osservazioni l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente con proprio decreto individua le sugherete alle quali si applicano le disposizioni contenute negli articoli 14, 15, 16, 17, 18 e 19.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la man.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 12.
URRACI, Segretaria:
Art. 12
Prima individuazione delle sugherete e norma di salvaguardia
1. In sede di prima applicazione gli Ispettorati ripartimentali delle foreste procedono entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge alla proposta di individuazione delle sugherete di cui all'articolo 9.
2. Per un periodo di un anno dall'entrata in vigore della presente legge alle sugherete definite dall'articolo 9, ancorché non sottoposte al vincolo idrogeologico, si applicano le prescrizioni di massima e di polizia forestale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 13.
URRACI, Segretaria:
Art. 13
Priorità nella concessione di provvidenze a favore della sughericoltura
1. Le provvidenze a favore della sughericoltura previste dall'articolo 3 e quelle concesse in attuazione del programma regionale di aiuti ai sensi del Regolamento (CEE) 2080/92 sono concesse prioritariamente:
a) alle sugherete di cui all'articolo 9;
b) alle alberature sparse di sughere e formazioni di sughere degradate di cui all'articolo 10, situate nell'ambito dei poli di intensificazione sughericola.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 14.
URRACI, Segretaria:
Art. 14
Esercizio delle colture agrarie
1. L'esercizio nelle sugherete delle colture agrarie, e gli interventi agronomici connessi, sono subordinati al rilascio di apposita autorizzazione dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste competente per territorio.
2. L'Ispettorato è tenuto a concedere o negare l'autorizzazione entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda.
3. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione delle domande l'Ispettorato non provvede sulla domanda l'autorizzazione si intende concessa.
4. In caso di diniego dell'autorizzazione, l'interessato, entro 30 giorni, può presentare ricorso all'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
5. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione del ricorso l'Assessore non provvede l'autorizzazione si intende concessa.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 15.
URRACI, Segretaria:
Art. 15
Sanzione per l'esercizio delle colture agrarie senza autorizzazione
1. La violazione delle disposizioni contenute nel comma 1 dell'articolo 14 comporta una sanzione amministrativa:
a) da lire 200.000 a lire 500.000 per ettaro, o sua frazione di terreno interessato, nel caso di assenza di autorizzazione;
b) da lire 50.000 a lire 200.000 per ettaro, o sua frazione, di terreno interessato, nel caso di lavori eseguiti in parziale difformità delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 16.
URRACI, Segretaria:
Art. 16
1. Il pascolo nelle sugherete è subordinato al rilascio di apposita autorizzazione da parte dell'ispettorato ripartimentale delle foreste competente per territorio. L'autorizzazione non è richiesta per il pascolo nelle sugherete in cui è in atto la coltura agraria o lo è stata negli ultimi cinque anni.
2. L'autorizzazione è concessa per un periodo non superiore ad un anno, rinnovabile tacitamente fino a cinque anni, e deve indicare il carico di bestiame ammissibile e le prescrizioni a cui attenersi.
3. Nelle sugherete disetanee con strato arbustivo chiuso e floristicamente diversificato può essere autorizzato il pascolo continuo per cinque anni.
4. L'Ispettorato è tenuto a concedere o negare l'autorizzazione entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda
5. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda l'Ispettorato non provvede, l'autorizzazione si intende concessa.
6. In caso di diniego dell'autorizzazione l'interessato, entro 30 giorni, può presentare ricorso all'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
7. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione del ricorso l'Assessore non provvede l'autorizzazione si intende concessa.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 17.
URRACI, Segretaria:
Art. 17
Sanzione per pascolo non autorizzato
1. Le violazioni delle disposizioni contenute nel primo comma dell'articolo precedente sono punite con una sanzione amministrativa da lire 4.000 a lire 10.000 per capo di bestiame introdotto nelle sugherete non aperte al pascolo, o per capi di bestiame eccedente il carico ammissibile indicato nell'autorizzazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 18.
URRACI, Segretaria:
Art.18
Decespugliamento e dicioccamento
1. Il decespugliamento e il dicioccamento nelle sugherete sono subordinati al rilascio di apposita autorizzazione da parte dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste competente per territorio.
2. Il decespugliamento, inteso come estirpazione dei cespugli e arbusti, è consentito senza autorizzazione nelle sugherete nell'anno di estrazione del sughero, o in quello precedente, al fine di facilitare le relative operazioni. Il decespugliamento in tal caso può essere praticato solamente attorno alle piante da sughero già demaschiate e nella misura necessaria alle operazioni di estrazione del sughero.
3. Il decespugliamento consistente nella eliminazione dei cisteti puri derivati da pregresse attività agricolo-pastorali è consentito senza autorizzazione.
4. Il decespugliamento delle strutture viarie diretto a facilitare le operazioni di estrazione del sughero è consentito senza autorizzazione.
5. L'Ispettorato è tenuto a concedere o negare l'autorizzazione entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda.
6. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda l'Ispettorato non provvede, l'autorizzazione si intende concessa.
7. In caso di diniego dell'autorizzazione l'interessato, entro 30 giorni, può presentare ricorso all'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
8. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione del ricorso l'Assessore non provvede, l'autorizzazione si intende concessa.
9. Al fine di diminuire i danni provocati dagli incendi ed eliminare uno dei veicoli di propagazione dei medesimi, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare un contributo a fondo perduto ad ettaro, per il taglio dei cespugli e del sottobosco, in favore dei proprietari o possessori delle sugherete classificate ai sensi della presente legge. Il contributo è concesso previo rilascio di attestazione di regolare esecuzione dei lavori nei soli riguardi forestali, da parte del competente Ispettorato ripartimentale delle foreste.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 19.
URRACI, Segretaria:
Art. 19
Sanzioni per il decespugliamento e il dicioccamento non autorizzati
1. La violazione delle disposizioni contenute nel comma 1 dell'articolo 18 comporta una sanzione amministrativa:
a) da lire 200.000 a lire 500.000 per ettaro di terreno interessato, nel caso di assenza dell'autorizzazione;
b) da lire 50.000 a lire 200.000 per ettaro di terreno interessato, nel caso di lavori eseguiti in parziale difformità dalle prescrizioni contenute nell'autorizzazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 20.
URRACI, Segretaria:
Art. 20
Demaschiatura
1. Le operazioni di demaschiatura devono essere praticate in maniera da non superare due volte la circonferenza soprascorza misurata alla altezza di metri 1,30 da terra ed accertato in un minimo di centimetri 60.
2. Le successive decortiche possono essere eseguite ad altezza non superiore a tre volte quella della circonferenza soprascorza misurate come dianzi specificato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 21
URRACI, Segretaria:
Art. 21
Sanzione per la demaschiatura irregolare
1. La violazione delle disposizioni contenute nell'articolo precedente comporta una sanzione amministrativa da lire 30.000 a lire 300.000 per ciascuna pianta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 22.
URRACI, Segretaria:
Art. 22
Estrazione del sughero
1. L'estrazione del sughero non è consentita per turni inferiori a 10 anni.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 23.
URRACI, Segretaria:
Art. 23
SArt. 23 Sanzione per l'estrazione irregolare del sughero
1. La violazione delle disposizioni contenute nell'articolo precedente comporta una sanzione amministrativa da lire 30.000 a lire 300.000 per ciascuna pianta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 24.
URRACI, Segretaria:
Art. 24
Estrazione del sughero di età inferiore ai 10 anni
1. L'estrazione del sughero di età inferiore ai 10 anni può essere autorizzata dall'Ispettorato ripartimentale delle foreste competente per territorio soltanto quando ragioni fisiologiche e particolari quali il passaggio di incendio, progetto di ricostituzione boschiva, predisposizione del piano di assestamento lo consiglino agli effetti del ripristino della produttività delle piante.
2. L'Ispettorato è tenuto a concedere o negare l'autorizzazione entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda.
3. Se entro 30 giorni dalla data di presentazione delle domande l'ispettorato non prevede l'autorizzazione si intende concessa.
4. In caso di diniego dell'autorizzazione l'interessato, entro 30 giorni, può presentare ricorso all'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente.
5. L'Assessore regionale della difesa dell'ambiente è tenuto a provvedere sul ricorso entro 30 giorni dalla data di presentazione dello stesso.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 25.
URRACI, Segretaria:
Art. 25
Modalità dell'operazione di decortica
1. L'operazione di decortica deve essere condotta a regola d'arte e cioè senza arrecare lesioni traumatiche di qualsiasi tipo al fellogeno o "mammina".
2. Le violazioni delle disposizioni contenute nel comma 1 sono punite con la sanzione amministrativa da lire 30.000 a lire 300.000 per ciascuna pianta.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 26.
URRACI, Segretaria:
Art. 26
Revoca delle autorizzazioni
1. Le autorizzazioni previste nei precedenti articoli possono essere revocate con provvedimenti motivati:
a) in caso di violazione delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni;
b) in caso di violazione delle disposizioni della presente legge;
c) in caso di tagli generali o parziali;
d) in caso di incendi;
e) a causa di sopravvenute esigenze silvo-colturali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 27.
URRACI, Segretaria:
Art. 27
Periodo di estrazione del sughero
1. L'estrazione del sughero è consentita esclusivamente nel periodo indicato da apposito decreto dell'Assessore regionale della difesa del l'ambiente. In assenza del decreto l'estrazione del sughero è consentita dal 1° maggio al 30 settembre.
2. Il decreto emanato su proposta degli Ispettori forestali, sentita la Stazione sperimentale del sughero, terrà conto delle diversità macro e microclimatiche che influenzano il distacco dalla corteccia.
3. Coloro che intendono compiere estrazioni di sughero devono dare avviso alla stazione forestale competente per territorio.
4. La violazione delle disposizioni contenute nel comma 1 comporta una sanzione amministrativa da lire 30.000 a lire 300.000 per ciascuna pianta.
5. La violazione della disposizione contenuta nel comma 3 comporta una sanzione amministrativa da lire 50.000 a lire 100.000.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 28.
URRACI, Segretaria:
Art. 28
Recidiva
1. La misura delle sanzioni previste dagli articoli 7, 8, 9, 15, 17, 19, 21, 23, 25 e 27 sono raddoppiate a carico di coloro nei cui confronti sia stata accertata definitivamente una violazione delle disposizioni contenute nel Capo II della presente legge.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 29.
URRACI, Segretaria:
Art. 29
Sanzioni previste da altre norme
1. Sono fatte salve le altre sanzioni in mate ria forestale ed ambientale previste dalla legislazione nazionale e regionale.
2. Per quanto concerne le sanzioni amministrative previste, sia dall'articolo 26 della legge 30 dicembre 1923, n. 3267, per le zone sottoposte a vincolo idrogeologico e sia dalla presente legge, si applicano quelle più elevate.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 30.
URRACI, Segretaria:
Art. 30
Vincoli di tutela ambientale previsti dalla legge 8 agosto 1985, n. 431
1. Sono fatti salvi i vincoli di tutela ambientale, e le relative procedure autorizzatorie, previsti dalla legge n. 431 del 1985 "Conversione in legge, con modificazioni del decreto legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale".
2. Le piante da sughero che rivestono particolare interesse naturalistico o ambientale, anche se isolate, potranno essere classificate come monumento naturale e come tali non potranno essere sottoposte a tagli. La classificazione avviene con provvedimento dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, anche su motivata proposta degli Ispettorati ripartimentali delle foreste o degli enti locali, notificato ai proprietari ed al sindaco del Comune interessato che provvede alla pubblicazione nell'Albo Pretorio per quindici giorni consecutivi. Contestualmente alla emanazione del provvedimento, l'Assessore della difesa dell'ambiente determina la somma dovuta al proprietario a titolo di indennizzo, che non può essere inferiore al prezzo di macchiatico corrente per la specie.
3. Il taglio, il danneggiamento e lo sradicamento di piante da sughero classificate e dichiarate monumento naturale costituiscono violazione e come tali soggiacciono alle sanzioni previste dalle norme in materia di tutela ambientale.
4. Potrà essere autorizzato il taglio delle piante da sughero classificate ai sensi del presente articolo, con provvedimento dell'Assessore della difesa dell'ambiente, solamente nell'ipotesi che la pianta abbia esaurito le funzioni vitali. L'accertamento è effettuato dagli Ispettorati ripartimentali delle foreste.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 31.
URRACI, Segretaria:
Art. 31
Competenza ad irrogare le sanzioni
1. L'Assessore regionale della difesa dell'ambiente è competente a irrogare le sanzioni amministrative previste dalla presente legge.
2. L'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, con proprio decreto, individua le prestazioni sostitutive delle sanzioni amministrative pecuniarie, di cui all'articolo 24, comma 4, della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40, "Norme sui rapporti fra cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento dell'attività amministrativa".
3. I procedimenti amministrativi relativi alla irrogazione di sanzioni per violazione delle disposizioni contenute nel Capo II della presente legge sono sospesi fino all'entrata in vigore del decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente previsto nel comma 2.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 32.
URRACI, Segretaria:
Art. 32
Norma transitoria
1. Le disposizioni contenute nella presente leggi si applicano anche alle violazioni, ed ai relativi procedimenti amministrativi, delle disposizioni contenute nel Capo II della legge regionale 9 giugno 1989, n. 39 (Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola), purché i relativi provvedimenti non siano ancora definitivi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 33.
URRACI, Segretaria:
Art. 33
Esclusione e revoca delle provvidenze
1. L'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, con provvedimento motivato, può negare o revocare, per un periodo sino a 10 anni la concessione delle provvidenze previste nel Capo I a favore di soggetti nei cui confronti siano state definitivamente accertate le violazioni delle disposizioni contenute negli articoli precedenti.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 34.
URRACI, Segretaria:
Art. 34
Concessione delle provvidenze
1. L'Assessore regionale della difesa dell'ambiente assegna agli Ispettorati ripartimentali del Corpo forestale e di vigilanza ambientale le disponibilità del bilancio regionale, per la concessione delle provvidenze previste dal Capo I della presente legge sulla base dei programmi di ripartizione approvati ai sensi dell'articolo 4, lettera l), della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1.
2. Per l'assunzione degli impegni e l'ordinazione dei pagamenti concernenti la concessione delle provvidenze, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente autorizza aperture di credito a favore dei funzionari preposti a detti uffici, utilizzabili mediate l'emissione di ordinativi intestati ai beneficiari.
3. L'emissione di ordinativi superiori alla somma di lire 600.000.000 deve essere preventivamente autorizzata dall'Assessore regionale della difesa dell'ambiente.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 35.
URRACI, Segretaria:
CAPO III
Disposizioni finanziarie
Art. 35
Norma finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in lire 1.400.000.000 per l'anno 1994, in lire 2.000.000.000 per l'anno 1995 ed in lire 3.000.000.000 per gli anni successivi.
2. Agli stessi si fa fronte:
a) quanto a lire 400.000.000, 1.000.000.000 e 3.000.000.000, rispettivamente, per gli anni 1994, 1995 e successivi, con le risorse già destinate all'attuazione degli interventi di cui alla legge regionale 9 giugno 1989, n. 37;
b) quanto a lire 1.000.000.000, per gli anni 1994 e 1995, con lo storno di cui al comma 3.
3. Nel bilancio pluriennale della Regione per gli anni finanziari 1994-1996 sono introdotte le seguenti variazioni:
ENTRATA
In aumento
Cap. 35022 - (N.I.) - 3.5.0.
Somme riscosse per sanzioni amministrative in applicazione della legge regionale sulla disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura
1994 P.M.
1995 P.M.
1996 P.M.
SPESA
In diminuzione
06 - ASSESSORATO AGRICOLTURA E RIFORMA AGRO-PASTORALE
Cap. 06027 - Contributi per l'incoraggiamento della silvicoltura e delle piccole industrie forestali (R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267, legge 25 luglio 1952, n. 991, L.R. 18 giugno 1959, n. 13, art. 16, L.R. 12 novembre 1982, n. 38, art. 41, L.R. 31 maggio 1984, n. 26)
1994 1.000.000.000
1995 1.000.000.000
1996
In aumento
05 - ASSESSORATO DIFESA AMBIENTE
Cap. 05034/01 - (N.I.) - 2.1.2.1.0.3.10.11 (03.08) - Spese per l'attuazione del programma regionale di forestazione in attuazione del regolamento CEE n. 20.80/92 del 30 giugno 1992 (art. 4 della presente legge)
1994 lire 900.000.000
1995 lire 900.000.000
1996
Cap. 05034/02 - (N.I.) - Contributi per la prevenzione incendi
1994 lire 100.000.000
1995 lire 100.000.000
1996
4. Gli oneri derivanti dalla presente legge gravano sui capitoli 05033, 05034, 05035, 09045/02, 09045/03, 09045/04 e 09045/05 del bilancio della Regione per l'anno finanziario 1994 e su quelli corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi e sul capitolo 05034/01 e 05034/02 degli stessi bilanci per gli anni 1994 e 1995.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Il numero 1 è stato successivamente ritirato. Si dia lettura dell'emendamento numero 2.
URRACI, Segretaria:
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale
Art. 35
Sughericoltura
Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in lire 1.000.000.000 per gli anni 1994 e 1995 ed in lire 100.000.000 per gli anni successivi e gravano sui capitoli 05034/01 e 05034/02 dei bilanci della Regione per gli stessi anni.
Nel bilancio pluriennale della Regione per gli anni 1994-1996 sono introdotte le seguenti variazioni:
ENTRATA
In aumento
Cap. 35022 - (N.I.) 3.5.0 - Somme riscosse per sanzioni amministrative in applicazione della Legge regionale sulla disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura.
1994 P.M.
1995 P.M.
1996 P.M.
SPESA
In diminuzione
06 - ASSESSORATO AGRICOLTURA E RIFORMA AGRO-PASTORALE
Cap. 06027 - Contributi per l'incoraggiamento della silvicoltura e delle piccole industrie forestali (R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267, legge 25 luglio 1952, n. 991, L.R. 18 giugno 1959, n. 13, art. 16, L.R. 12 novembre 1982, n. 38, art. 41, L.R. 31 maggio 1984, n. 26)
1994 lire 1.000.000.000
1995 lire 1.000.000.000
1996 lire 1.100.000.000
03 - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE BILANCIO
Cap. 03017 - Fondo nuovi oneri legislativi di conto capitali
1994
1995
1996 lire 900.000.000
dalla tabella B allegata alla legge finanziaria 1994 mediate riduzione per pari importo del punto 1.
In aumento
05 - ASSESSORATO DIFESA AMBIENTE
Cap. 05034/01 (N.I.) 2.1.2.1.0.3.10.11 (03.08) - Spese per l'attuazione del programma regionale di forestazione in attuazione del regolamento CEE n. 2080/92 del 30 giugno 1992 (art. 5 della presente legge)
1994 lire 900.000.000
1995 lire 900.000.000
1996 lire 900.000.000
Cap. 05034/02 - (N.I.) 2.1.1.6.3.2.10.11 (08.02) - Contributi per il taglio del cespugli e del sottobosco delle sugherete al fine della prevenzione incendi (art. 19, 9° comma, della presente legge).
1994 lire 100.000.000
1995 lire 100.000.000
1996 lire 100.000.000
Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge a decorrere dall'anno 1997, pari a lire 100.000.000, si fa fronte con quota del maggior gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche derivante dal suo naturale incremento. (2)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Molto brevemente, per dire che siamo a favore della nuova impostazione che è stata data dalla legge soprattutto per ricordare che, per la parte che comprende le provvidenze per la trasformazione del sughero, che è così importante nel comparto industriale sardo, è necessario esitare con urgenza il regolamento di attuazione di questa legge. Faccio quindi un appello alla Giunta affinché questo regolamento possa arrivare in Aula prima della fine della legislatura. Sono convinto che la Giunta nel suo complesso, ma soprattutto l'assessore Sanna e l'assessore Marini, che rappresenta gli artigiani numerosi in questo settore, saranno d'accordo nell'impegnarsi affinché il regolamento possa arrivare in Aula prima della fine di questa legislatura.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Pau relatore.
PAU (Gruppo Laico Federalista), relatore. L'emendamento può essere accolto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta raccoglie la sollecitazione dell'onorevole Tamponi. Intervengo per un problema di carattere tecnico. Siccome si tratta di una legge che avrà applicazione continuativa negli anni non bisogna fare riferimento, come è stato scritto nell'emendamento presentato dall'Assessore al bilancio, soltanto al prossimo triennio, ma bisogna dire che avrà questa copertura finanziaria annuale anche negli anni successivi. Consegno la correzione tecnica al servizio Assemblea del Consiglio.
PRESIDENTE. Con le osservazioni fatte dall'onorevole Assessore dell'ambiente, pongo in votazione l'emendamento numero 2, sostitutivo totale. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 36.
URRACI, Segretaria:
CAPO IV
Disposizioni finali
Art. 36
Regolamento di attuazione
1. La Giunta regionale, entro 90 giorni dalla p regionale per la sua approvazione la proposta del regolamento di attuazione della stessa.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 37.
URRACI, Segretaria:
Art. 37
Revoca delle provvidenze
1. Le provvidenze previste dalla presente legge sono revocate con provvedimento dell'Assessore regionale competente se i beneficiari delle stesse non applicano le disposizioni in materia di sicurezza degli impianti ed i contratti collettivi di lavoro in vigore nel settore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 38.
URRACI, Segretaria:
Art. 38
Attività informativa
1. Gli Ispettorati ripartimentali curano che le disposizioni della presente legge siano portate a conoscenza degli interessati attraverso campagne mirate di prevenzione e informazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 39.
URRACI, Segretaria:
Art. 39
Abrogazione
1. Sono abrogati i Capi I e II, e l'articolo 45 della legge regionale n. 37 del 1989 concernente "Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 40.
URRACI, Segretaria:
Art. 40
Urgenza
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto ed entra in vigore il giorno della sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 339/B. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 22 corrispondente al nome del consigliere Fadda Fausto).
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Fadda Fausto.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Fadda Fausto - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas - Muledda - Murgia - Onnis - Oppi - Pau - Pes - Pili - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Aantonio.
Si sono astenuti i consiglieri: Lai - Cogodi.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione.
presenti 61
votanti 59
astenuti 2
maggioranza 30
favorevoli 59
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 106/A della Giunta regionale.
Ha domandato di parlare l'assessore Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente. Per chiederle, signor Presidente che, con un'inversione dell'ordine del giorno, si passi all'esame dell'argomento successivo perché l'Assessore è impegnato fuori sede per ragioni di carattere istituzionale.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni la proposta è accolta.
I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 13 e 15.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta.
Interpellanza Dadea - Cuccu - Satta Gabriele sull'annunzio di licenziamento della Tirsotex di Macomer.
I sottoscritti,
APPRESO che la direzione aziendale della Tirsotex avrebbe manifestato la volontà di espellere dalla fabbrica 30 lavoratori ritenuti in esubero;
RILEVATO che tale decisione, che appare assolutamente ingiustificata, rischierebbe di rimettere in discussione la stessa realizzazione del polo tessile che dovrebbe costituire uno dei perni per la reindustrializzazione dell'Isola,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere:
1) quali iniziative urgenti intendano assumere nei confronti della direzione della Tirsotex al fine di impedire una così grave e unilaterale decisione;
2) attraverso quali atti intendano operare affinché si proceda immediatamente alla attuazione degli interventi per la piena realizzazione del polo tessile anche mettendo a disposizione dei soggetti interessati le risorse finanziarie da tempo stanziate. (369)
Interpellanza Tamponi - Giagu - Atzori - Sanna - Usai Sandro sulle irregolarità e violazioni delle disposizioni normative verificatesi nelle elezioni delle Commissioni provinciali dell'artigianato.
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale in merito alla regolarità dello svolgimento delle operazioni elettorali per l'elezione dei componenti della Commissione provinciale dell'artigianato di Sassari.
Secondo quanto riferito da rappresentanti locali delle associazioni artigiane presenti in loco si sarebbero verificate gravi irregolarità e la violazione delle disposizioni normative diramate con la circolare dell'Assessore competente in attuazione della legge regionale 10 settembre 1990, n. 41, concernente gli "Organi di rappresentanza e di tutela dell'artigianato".
Gli interpellanti ritengono fondata la gravità dei fatti denunciati fra i quali spiccano:
a) l'accettazione di una lista presentata dalla CNA-Gallura, sulla quale è stata riscontrata la cancellatura di un candidato e la sostituzione con un altro;
b) l'accoglimento di un ricorso di un candidato escluso dalla lista della CNA di Sassari, malgrado il ricorrente non avesse il requisito di un anno di anzianità di iscrizione all'albo, come previsto dalla legge regionale n. 41 del 1990;
c) dopo la proclamazione degli eletti e la redazione del verbale, il commissario ad acta ha proceduto ad adottare una seconda delibera e a una nuova proclamazione degli eletti non pubblica e ciò in eccesso di potere, considerato che la legge regionale stabilisce il termine perentorio del giorno successivo alle elezioni per la proclamazione degli eletti e di due giorni dopo per la consegna del verbale in Assessorato.
Su tali denunce gli interpellanti chiedono che venga effettuati una attenta verifica da parte del Servizio ispettivo dell'Amministrazione regionale e pertanto chiedono al Presidente della Giunta regionale che valuti l'opportunità di una immediata verifica delle risultanze elettorali e mettono in rilievo il comportamento contraddittorio dei funzionari e dell'Assessore regionale competente perché in un caso sollecitavo l'applicazione delle norme regolamentari impartite ed in altri casi introducevano interpretazioni surrettizie e fuorvianti delle norme stesse.
Gli interpellanti segnalano, infatti, la diversa procedura seguita in altre province (Oristano) ove si sono attenuti scrupolosamente ai contenuti della circolare attuativa della legge regionale n. 41 del 1990 e alle indicazioni dei funzionari e dell'Assessore regionale competente.
Per ultimo, gli interpellanti chiedono al Presidente della Giunta regionale di riferire in Aula sull'andamento complessivo del rinnovo degli organi rappresentativi degli artigiani, in attuazione della legge regionale 10 settembre 1990, n. 41, esprimendo una valutazione sulla linearità e regolarità delle consultazioni sia in riferimento ai contenuti della legge regionale che delle norme attuative diramate dall'Assessore competente. (370)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione della legge regionale 14 settembre l993, n. 40, concernente: "Interventi creditizi a favore dell'industria alberghiera".
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale del turismo e dell'artigianato per conoscere i motivi che finora hanno impedito l'applicazione della legge regionale n. 40 del 1993 che prevede interventi creditizi a favore dell'industria alberghiera.
Lo scrivente, in particolare rileva la carenza applicativa dell'articolo 14 (norma transitoria): i commi 1 e 3 riguardanti l'istruttoria e la definizione delle domande per agevolazioni finanziarie in favore di iniziative ricettive e alberghiere già presentate ai sensi della legge regionale n. 8 del 1964; il comma 4 si riferisce alla possibilità di consentire alle imprese alberghiere, beneficiarie di finanziamenti regionali ai sensi della citata legge regionale n. 8, che si trovano in difficoltà causate dallo sfavorevole andamento della stagione turistica, di differire il pagamento, fino a due anni successivi alla scadenza dei predetti finanziamenti, delle rate relative agli anni 1993 e 1994.
Poiché lo scrivente ritiene che la normativa citata abbia notevole valenza economica e, pertanto, necessiti di essere immediatamente applicata per essere efficace ed incisiva,
chiede all'Assessore regionale del turismo di conoscere i provvedimenti urgenti che intende adottare o proporre alla Giunta regionale per dare piena attuazione alla citata legge. (671)
Interrogazione Ortu - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sulla ristrutturazione della centra le ENEL di Santa Gilla.
I sottoscritti,
PREMESSO che dal 1° marzo 1993 la centrale elettrica di Santa Gilla ha cambiato natura, da centrale che produceva energia per 70 MW è divenuta Centrale di Sperimentazione, con un progetto di riconversione in corso per decine di miliardi;
RILEVATO che grazie a questa riconversione la centrale di Santa Gilla può essere considerata a buon titolo la più importante a disposizione della Direzioni Studi e Ricerche dell'ENEL in tutto il territorio della Repubblica.
INOLTRE le sperimentazioni effettuate hanno conseguito dei successi ritenuti importanti a livello internazionale;
CONSIDERATO che a Santa Gilla si collabora con l'Università di Pisa e che sono in arrivo finanziamenti da parte della CEE,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per sapere se corrisponde al vero il fatto che la ristrutturazione proposta dall'ENEL comporterà un taglio degli organici (riduzione degliAddetti da 142 a 72) per favorire esclusivamente il centro della D.S.R. ( che si trova a Pisa) a tutto scapito della Sardegna;
e per conoscere:
- quali siano le recondite ragioni per cui dopo 9 anni di collaborazione tra Cagliari e Pisa, il "cervello" della D.S.R. è tutto accentrato a Pisa pur svolgendosi a Santa Gilla tutte le sperimentazioni, con l'ovvia conseguenza del via vai di tecnici da Pisa a Cagliari con costi incredibili. Appare, altresì, inspiegabile che il dirigente di Santa Gilla sia di Pisa e che le cose più semplici vengano fatte a Pisa e poi riportate in Sardegna;
- per quali motivazioni non vi sia la possibilità per i lavoratori elettrici sardi di alcuna professionalizzazione né di avere ricercatori in loco, con il bel risultato che quando il centro di Pisa della D.S.R. troverà un nuovo sito potrà "scaricarci" perché non ci saranno a Santa Gilla tecnici di alto livello e ricercatori che possano dimostrare e sostenere la necessità di continuare questo lavoro. (672)
Interrogazione Ortu - Demontis - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti, con richiesta di risposta scritta, sul mancato espletamento del concorso alla U.S.L. n. 17.
I sottoscritti,
PREMESSO che la U.S.L. di Carbonia nel 1990 ha bandito un concorso per n. 2 posti di collaboratore amministrativo (settima qualifica funzionariale), pubblicato nel BURAS del 7 aprile 1990 e successivamente nella Gazzetta Ufficiale speciale concorsi;____
CONSIDERATO che:
- la prova scritta del concorso prevista per il 25 giugno del 1951, non la so poté effettuare per l'assenza di un Commissario;
- nonostante la dichiarata urgenza i concorrenti furono riconvocati per espletare la prova scritta solo due anni dopo, nel maggio 1993;
- in tale data a sostenere la prova si presentarono 7 concorrenti;
ATTESO che da maggio 1993 ad oggi gli elaborati dei concorrenti non sono stati ancorar corretti, l'U.S.L., anziché portare al termine la procedura concorsuale, ha indetto un altro concorso per 7 posti di collaboratore amministrativo (pubblicazione BURAS del 9 novembre 1993 e Gazzetta Ufficiale speciale concorsi del 2 novembre 1993);
CIO' PREMESSO,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della sanità per sapere:
- quali motivi abbiano indotto la U.S.L. n. 17 ad indire un nuovo concorso per la copertura dei posti scoperti in pianta organica, quando per gli stessi posti esisteva già una procedura attivata e sarebbe bastato semplicemente portarla a termine con correzione degli elaborati e la prova orale, seguita dalla nomina dei vincitori;
- se risulti vero che solo dopo aver espletato completamente il concorso precedente, indetto lei 1990, e quindi formata la relativa graduatoria, la U.S.L., verificata l'eventuale necessità di coprire ulteriori vuoti di organico, avrebbe potuto indire un nuovo concorso;
- se tutta la procedura instaurata dalla U.S.L. non appaia illegittima perché contraria ai princìpi di buona amministrazione che dovrebbe ispirare tutti gli atti amministrativi. Posto che dall'atteggiamento della stessa U.S.L. si desume la mancanza della volontà di concludere la procedura concorsuale del primo concorso, e se anche la portasse a termine, rischia di creare inutili confusioni in quanto si troverebbe a dover utilizzare per la copertura di una stessa figura due distinti graduatorie. (673)
Interrogazione Amadu con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di interventi urgenti atti a risolvere la grave situazione venutasi a creare ad Ozieri (SS) per la chiusura del mattatoio comunale.
Il sottoscritto,
PREMESSO che recentemente, a seguito di ispezione del Nucleo antisofisticazioni (NAS), e stata disposta la chiusura del mattatoio comunale di Ozieri a causa dell'inadeguatezza e dell'inefficienza dell'attuale struttura;
CONSIDERATO che ciò ha determinato una situazione insostenibile, con gravi ripercussioni per alcune categorie professionali (agricoltori e macellai), ai quali non viene indicata una soluzione alternativa, con danno incalcolabile per l'economia locale, che in questo periodo trova adeguata risposta con la macellazione e la vendita degli agnelli;
TENUTO CONTO che la tensione sta crescendo tra gli operatori interessati e la popolazione e potrebbe avere, in assenza di soluzioni alternative percorribili, conseguenze anche sull'ordine pubblico difficilmente controllabili,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori della sanità e della difesa dell'ambiente per sapere quali provvedimenti intendono assumere affinché, in collaborazione con gli amministratori locali, si possa immediatamente esaminare e risolvere il problema esposto. (674)
Interrogazione Lorettu, con richiesta di risposta scritta, sulla cessazione dell'attività del centro AIAS di Alghero.
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:
1) se sia a conoscenza del fatto che, avendo la U.S.L. n. 2 ritenuto di non rinnovare la necessaria convenzione, il Centro AIAS di Alghero cesserà entro brevissimo tempo la propria attività e che di conseguenza i numerosi portatori di handicap attualmente assistiti rimarranno privi di un servizio essenziale;
2) se sia informato del fatto che l'interruzione delle prestazioni fornite dall'AIAS interverrebbe ad Alghero in assenza di validi servizi alternativi capaci di fornire quella assistenza globale che fino ad oggi è stata garantita; ed in particolare del fatto che detta assistenza globale non può certamente essere sostituita con le prestazioni esclusivamente ambulatoriali di riabilitazione motoria offerte presso l'Ospedale Marino di Alghero per giustificare in qualche modo il sovracarico di personale medico assunto per l'Unita Spinale (che non può essere attivata in assenza di un servizio di rianimazione e di un servizio di neurologia, pur previsti dal piano sanitario regionale, oltre che di altre indispensabili condizioni); ed inoltre del fatto che, mentre dette prestazioni ambulatoriali non possono affrontare tutta una serie di ulteriori patologie e di altre fondamentali esigenze dei soggetti handicappati, l'Amministrazione comunale di Alghero non ha attivato da parte sua alcun servizio che affronti efficacemente le problematiche socio-assistenziali insite nella condizione di tali soggetti e delle loro famiglie, tanto che perfino il trasporto degli interessati all'Ospedale Marino è lasciato all'iniziativa e alla possibilità dei singoli nuclei familiari;
3) se non ritenga di assumere le opportune iniziative affinché, in attesa che siano apprestati tutti i servizi necessari per garantire agli handicappati e alle loro famiglie la necessaria assistenza per affrontare la pluralità di esigenze comuni alla loro condizione, possa regolarmente proseguire l'attività del Centro AIAS di Alghero, così come avviene in altre 50 località della Sardegna. (675)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedimenti urgenti atti a dare immediata attuazione alla recente normativa nazionale sulla vendita di alloggi pubblici.
Il sottoscritto,
PREMESSO che come è noto il Parlamento nazionale ha definitivamente approvato la legge recante: "Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica"; pertanto la nuova normativa che l'ANIACAP, l'Associazioni che raggruppa tutti gli IACP d'Italia ha valutato complessivamente positiva, i Comuni, gli IACP, la Regione, le FS, l'Amministrazione delle poste, il Ministero del tesoro, potranno predisporre i piani di vendita delle case e anche dei locali ad uso non abitativo da sottoporre all'approvazione della Regione entro due mesi dall'entrata in vigore della legge. Trascorso tale termine gli enti citati potranno procedere alla vendita del proprio patrimonio immobiliare nella misura minima del 50 per cento e massima del 75 per cento. A giudizio dello scrivente la Regione, come in passato, deve farsi carico della problematica: si dovrà procedere all'aggiornamento della legge regionale n. 17 del 1991, concernente la materia in argomento, rimasta inapplicabile per gli ingiusti criteri di valutazione decisi dal Ministro delle finanze ai fini della determinazione del prezzo;
TENUTO CONTO della pressante richiesta di abitazioni da parte dei cittadini meno abbienti cui è possibile far fronte destinando, così come prevede la nuova normativa, l'80 per cento del ricavato alla costruzione di nuove case;
CONSIDERATO CHE l'operazione avrà una positiva ricaduta sociale e può dare un benefico impulso all'edilizia in crisi,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere i provvedimenti che la Giunta regionale assumerà tempestivamente affinché sia in via amministrativa sia sul piano legislativo si dia corso alla corretta applicazione delle nuove disposizioni in materia. (676)
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