Presentato in Consiglio regionale il 13 volume degli Acta Curiarum

dal 24/03/2015 ore 16:30 al 24/03/2015 ore 19:30 - Cagliari

E’ stato presentato in Consiglio regionale il 13° volume degli Acta Curiarum Regioni Sardiniae, ultimo libro di una collana in 22 volumi che ricostruisce, attraverso gli atti dei parlamenti, la storia della Sardegna all’epoca dei vicere spagnoli.

Illustrando il contenuto dell’iniziativa il presidente del Consiglio Gianfranco Ganau, dopo aver ringraziato il responsabile del comitato scientifico Michele Cossa e tutti gli studiosi che hanno lavorato all’opera, ha sottolineato che “si tratta di un progetto ambizioso che consentirà di ricostruire una parte importante della storia della Sardegna, progetto che si conta di completare entro il termine della legislatura”.

Il responsabile del comitato scientifico Michele Cossa, ha dichiarato che “il progetto riparte oggi con più slancio rappresenta non solo una prestigiosa iniziativa scientifica ed editoriale ma anche un modo per colmare una sorta di vuoto di memoria e fornire a tutti uno strumento per conoscere le radici dell’autonomia regionale”.

La professoressa Maria Sofia Corciulo, dell’Università La Sapienza di Roma, ha definito gli Acta Curiarum “un lavoro straordinario, che non ha precedenti in campo nazionale fatta eccezione per alcuni interventi molto parziali riguardanti la Sicilia ed il Regno di Napoli”. Riprendendo le tesi del professor Antonio Marogniu, originario di Siniscola e massimo studioso delle assemblee parlamentari, la Corciulo ha messo l’accento sul fatto che “i parlamenti sardi di quel tempo hanno saputo difendere sempre gli interessi dei loro rappresentati senza mai mostrare incertezza o debolezza nei confronti della monarchia spagnola; il parlamento sardo, in altre parole, non riuscì certamente in tutto ma seppe comunque moderare l’assolutismo della monarchia mettendo le basi per il buon funzionamento delle istituzioni e portando vantaggi concreti alla comunità regionale”.

Il professor Antonello Mattone, dell’Università di Sassari, ha messo in luce che, a differenza di quanto accadde nel Regno di Napoli con la rivolta guidata da Masaniello e nella stessa Barcellona con la protesta dei braccianti, “in Sardegna la congiura anti-monarchica, nata per opporsi all’esosità del prelievo fiscale, fu ispirata dalla nobiltà cagliaritana, senza un grande coinvolgimento popolare”. Dopo l’assassinio del marchese di Laconi, incaricato di negoziare con la corona ma tornato dalla Spagna a mani vuote, Mattone ha ricordato i successivi momenti storici “da quello della repressione a quello della normalizzazione dei rapporti fra la Spagna e le classi dirigenti locali”. Sul valore complessivo dell’opera il professor Mattone ha evidenziato che “nessuno ha fatto una cosa del genere; per questo, anche in considerazione del fatto che si tratta di libri di difficile reperimento, è importante che il Consiglio regionale pensi a rendere disponibile l’intera collana on line, sul sito del Consiglio, per veicolare anche con i moderni mezzi di divulgazione un messaggio da cui emergono la riaffermazione dell’identità del popolo sardo tendenza e la sua rivendicazione ad elaborare un diritto proprio”.

Successivamente Maria Rosa Cardia (consigliere regionale per due legislature) ha ricordato la figura di Giampaolo Lallai, funzionario del Consiglio regionale che ricoprì a lungo la carica di segretario del comitato scientifico. Lallai aveva capacità non comuni, ha detto, “ e in un momento in cui non c’erano computer e internet il lavoro preparatorio delle leggi poggiava per buona parte sulla qualità del lavoro dei funzionari; in questo mostrò sempre un forte intento innovatore sia nella diffusione della conoscenza delle istituzioni regionali che, più in generale, della cultura e della storia della Sardegna”.

Ha poi preso la parola il curatore dell’opera, il professor Guido D’Agostino dell’Università di Napoli, secondo il quale “non è frequente che un organismo politico intraprenda una strada del genere; in Europa l’ha fatto solo l’Inghilterra, che si ritiene non a torto, la Patria del parlamento”. Nell’opera della Sardegna, ha proseguito, “per la ricchezza delle fonti storiche è possibile leggere la vita sociale, politica, istituzionale e religiosa di una intera comunità, si percepiscono le tante sfaccettature di un popolo che danno la misura di una identità e cosentono di ricostruire una memoria e una storia utilissime ancora oggi perché la memoria ha molto a che fare con il presente ed il futuro”. Con un richiamo all’attualità, D’Agostino ha poi osservato che “occuparsi dei parlamenti in tempi come questi significa ridare centralità a queste istituzioni in un momento contrassegnato da una tendenza ad accentuare la prevalenza del potere esecutivo dimenticando però che i poteri vanno bilanciati e nessuno deve prevalere sull’altro”. Riprendendo la definizione di Marongiu del parlamento come “sede delle relazioni fra governanti e governati” il curatore degli Acta Curiarum ha preso in qualche modo le distanze dalla tesi secondo la quale, dopo l’assassinio del marchese di Laconi, si arrivò in Sardegna ad un “periodo di normalizzazione”. Piuttosto, ha precisato, “ci sono molti nodi che vengono al pettine, con i poteri forti di allora che non arretrano e con la comparsa sulla scena sarda di soggetti nuovi provenienti da contrade e villaggi prima marginali, sullo scenario di fondo del tramonto della monarchia”. Libri come questi, ha concluso D’Agostino, “dovrebbero andare fra la gente, possiamo provare a diffonderli on line come suggerisce Mattone, ma forse serve una cosa nuova breve, incisiva e popolare, che spieghi cosa ha significato per la Sardegna aver tenuto in piedi un parlamento vivo e vitale per secoli”.

In conclusione, il responsabile del comitato scientifico Michele Cossa ha auspicato che, prima dell’estate, possa essere presentato il 14°volume ed inoltre, condividendo le considerazioni finali del prof. D’Agostino, ha auspicato “una profonda riflessione sul tema perché le Istituzioni regionali hanno certamente la necessità di trasferire ad una platea quanto più possibile ampia, a cominciare dalle scuole, i valori contenuti nell’opera”.

(Af)