Seduta n.22 del 25/09/2019 

XXII Seduta

Martedì 24 settembre 2019

Presidenza del Presidente Michele PAIS

Indi

del Vicepresidente Giovanni Antonio SATTA

Indi

del Presidente Michele PAIS

La seduta è aperta alle ore 11 e 30.

MELE ANNALISA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 24 settembre 2019 (21), che è approvato.

Risposte scritte a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 110, 87, 77, 71 (risposte scritte pervenute il 17 settembre 2019 numero); numero 114 (risposta scritta pervenuta il 20 settembre 2019).

Sostituzione componente Giunta delle Elezioni

PRERSIDENTE. Comunico di aver nominato in data 13 settembre 2019 l'onorevole Gian Filippo Sechi componente della Giunta delle elezioni in sostituzione dell'onorevole Domenico Gallus, dimissionario.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 49, 50, 52, 53.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il disegno di legge numero 51.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MELE ANNALISA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 148, 149.

Discussione della mozione Giagoni - Cocciu - Cossa - De Giorgi - Mula - Mura - Sechi - Canu - Ennas - Lancioni - Maieli - Manca Ignazio - Marras - Piras - Saiu - Schirru - Talanas sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352, di articoli del testo unico per l'elezione della Camera (decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361), del testo unico per l'elezione del Senato (decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533), della legge 27 maggio 2019, n. 51, di disposizioni di delega contenute nell'articolo 3 della legge 3 novembre 2017, n. 165, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (67)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 67.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

GIAGONI DARIO (LEGA). Grazie signor Presidente, colleghe e colleghi, signori Assessori, la presente mozione contiene la richiesta di referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione. Come risaputo, tra i richiedenti l'indizione del referendum popolare il suddetto articolo 75 annovera anche cinque Consigli regionali, così evidenziando il ruolo che l'organo legislativo regionale, di cui ci onoriamo di essere componenti, assume nell'ordinamento costituzionale.

Già in altri periodi di particolare importanza per la vita repubblicana l'esito del referendum popolare per l'abrogazione parziale delle leggi elettorali delle Camere ha segnato una svolta nell'evoluzione dell'ordinamento; il passaggio da un sistema elettorale a un altro, infatti, incide considerevolmente anche sulle dinamiche della forma di governo, ossia sul rapporto che intercorre tra i principali organi costituzionali di indirizzo politico, provocando di conseguenza anche un cambiamento nel modo di percepire le istituzioni da parte del corpo elettorale.

In relazione al quesito, la cosiddetta normativa di risulta che scaturirebbe dall'esito del referendum richiesto con la presente mozione attribuisce tutti i seggi per la Camera e per il Senato sulla base di collegi uninominali in ciascuno dei quali risulta eletto il candidato che consegue il maggior numero di voti. L'esito favorevole del referendum dunque rafforzerebbe il rapporto elettore-eletto in quanto determinerebbe un risultato chiaro e inequivocabile che non lascia spazio a ulteriori operazioni e calcoli elettorali - quozienti, resti, meccanismi, premi, eccetera - che determinano sempre una certa approssimazione nella trasformazione dei voti in seggi, talvolta restituendo un quadro complessivo che non rispecchia totalmente l'effettiva volontà degli elettori e non rispetta pienamente il principio costituzionale di uguaglianza del voto. Di conseguenza l'esito favorevole del referendum comporterebbe un riavvicinamento degli elettori alle istituzioni rappresentative e dunque un rafforzamento dei meccanismi democratici che costituiscono l'ossatura del nostro ordinamento repubblicano. Grazie, signor Presidente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, la proposizione di un referendum sul sistema maggioritario è un fatto politicamente molto rilevante che non poteva non vedere il Gruppo dei Riformatori assolutamente favorevole. Noi nasciamo idealmente con il referendum di Mario Segni sul sistema maggioritario che nel 1992 segnò una svolta; la svolta del passaggio dalla cosiddetta Prima Repubblica alla Seconda Repubblica, da un sistema in cui i partiti partecipavano alle elezioni ognuno con la propria identità, ognuno con il proprio programma non dando vita a maggioranze chiare prima delle elezioni, le maggioranze si formavano dopo le elezioni e questo produceva un duplice effetto negativo: il primo che costringeva i partiti a compromessi talvolta improbabili tra forze politiche anche molto distanti fra di loro; il secondo effetto negativo che il continuo cambio di maggioranze, che capitava in tutti i livelli istituzionali dai comuni, alle Regioni, al Parlamento nazionale, il continuo cambio di maggioranza non rendeva mai chiare le responsabilità di chi governava, con un impatto terribile sulle dinamiche democratiche. A un certo momento il sistema, grazie al referendum del '92, è cambiato, si è giunti, sempre sull'onda di quel processo all'introduzione di un sistema maggioritario anche all'elezione diretta del sindaco a partire dal 1993 nei comuni, e da quel momento le cose sono cambiate. A livello locale il sistema ha funzionato, egregiamente il Sindaco si candida con un suo programma, si candida con una sua maggioranza, gli elettori alla fine del mandato lo giudicano perché sanno chi ha governato e su chi ricade, nel bene e nel male, la responsabilità e i risultati di quella amministrazione. A livello nazionale si è andati nella stessa linea, possiamo naturalmente discutere se questo ha provocato effetti positivi o negativi sull'andamento della politica nazionale. Io penso che l'effetto sia stato prevalentemente positivo perché ha chiarito le responsabilità di chi governa. I cittadini possono scegliere, o meglio potevano scegliere, prima che venisse cambiata ulteriormente, in modo scellerato, la legge elettorale, chi governava dando vita a delle maggioranze, e questo è successo per lo meno fino ad una certa fase, i cittadini sapevano chi votavano e sapevano che quello che prendeva più voti aveva la legittimazione di formare un governo e di governare. I pasticci che si sono susseguiti nella legislazione elettorale hanno portato alla situazione attuale in cui la legislatura è nata con una maggioranza, sta continuando con un'altra maggioranza di segno diametralmente opposto e non è detto che sia la stessa maggioranza che porta alla conclusione della legislatura.

Ecco noi riteniamo che il referendum che si va a proporre permetterà, non stiamo decidendo non lo decideremo certo noi se si andrà verso l'eliminazione totale della quota proporzionale della legge elettorale, però permetterà ai cittadini di pronunciarsi e questo è il fatto politicamente rilevante che vede i Riformatori assolutamente schierati per il sì alla mozione, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gian Franco Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIAN FRANCO (Progressisti). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, come componente di quest'Assemblea ma soprattutto come cittadino sardo mi occorre premettere che la discussione di questo punto all'ordine del giorno mi genera un po' di imbarazzo. Imbarazzo dovuto al fatto che mentre i nostri concittadini sardi ci hanno assegnato il difficile compito di occuparci prioritariamente dalla risoluzione dei loro problemi, noi quest'oggi, questo Consiglio regionale si è fermato per discutere con urgenza di argomenti che non sono stati di certo presentati dai rispettivi partiti politici alle elezioni del 24 febbraio scorso e tanto meno dalle rispettive coalizioni e non certo emergenti dai bisogni impellenti della gente. Mi crea imbarazzo anche per il fatto che sarò ricordato come quel Consigliere che ha partecipato alla sedicesima legislatura e pur non essendo naturalmente d'accordo con la maggioranza e soprattutto rispetto al partito che sta proponendo questa mozione quest'oggi e che a mio avviso rappresenta, certamente, ledere i principi generali della Costituzione, perché l'articolo 117 assegna allo Stato la competenza in materia legislativa, sebbene voi proponete l'abrogazione di una parte di quella legge evidentemente l'approvazione in futuro di questo referendum modifica la legge elettorale nazionale, quindi l'elezione del Parlamento della nostra Repubblica, della Camera dei deputati e dei Senatori.

Una battaglia politica di carattere nazionale promossa dalla Lega Nord, dal vostro leader Matteo Salvini e che ora giunge in tutta fretta tra questi banchi poiché vi è la necessità che la proposta parta da cinque Consigli regionali e questo avvenga entro la data del 30 settembre prossimo. In questa lotteria messa in piedi all'ultimo minuto il Consiglio regionale della Sardegna, massima espressione del popolo sardo, è stato individuato tra i fortunati vincitori, essendo catalogato tra i fedelissimi a oggi spontaneamente discute di questa mozione. Una mozione che è stata firmata da 17 Consiglieri è calendarizzata con il carattere d'urgenza. In questi mesi abbiamo offerto noi numerosi spunti, portato all'attenzione della Giunta e del Consiglio tantissimi temi, abbiamo parlato della sanità, abbiamo parlato da ultimo della scuola, abbiamo parlato dell'agricoltura, abbiamo parlato dell'ambiente, abbiamo parlato dell'economia in generale. Tutti delicati argomenti nessuno di questi ha sortito di certo il carattere d'urgenza, vi siete preoccupati di calendarizzare con la massima urgenza una mozione dettata dalla prima all'ultima riga dall'esterno, al rientro da Pontida, non paghi di aver portato il saluto dei sardi, il popolo, il nostro popolo che ha già disconosciuto con fermezza tale cordialità, vi siete precipitati a mettere in atto il desiderio del vostro leader e occupare il Parlamento dei sardi con la discussione di una mozione di copia incolla da far passare in cinque Consigli regionali subordinati. Colleghi dell'Assemblea, onorevoli colleghi, discutere di testi virgolettati, mandati da oltre mare, quando il regime della democrazia rappresentativa e della democrazia costituzionale sottoposta a pressioni e distorsioni, come in questo caso, con la chiara contrazione dell'agenda politica di questo Parlamento, la nostra autonomia è posta a serio rischio. Forse, colleghi della LEGA, nemmeno voi vi state rendendo conto del grado di subordinazione di cui siete afflitti, noi intanto a malincuore prendiamo accuratamente nota del fatto che l'agenda politica di questa maggioranza consiliare è dettata dal leader politico del partito del Presidente del Parlamento dei sardi.

Per concludere, spero in un sussulto di serietà e autonomia politica di questo Consiglio Estendo a voi tutti l'invito a rigettare questa proposta per dare un deciso e definitivo segnale che il Consiglio regionale della Sardegna rispetta qualsiasi minoranza e rappresentatività politica, e con orgoglio e autonomia non si fa dettare l'agenda politica da nessun soggetto esterno, e darà sempre la massima priorità alla risoluzione dei problemi della Sardegna, del popolo sardo che rappresenta e che lo ha eletto. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonio Piu. Ne ha facoltà.

PIU ANTONIO (Progressisti). Buongiorno ai colleghi e alle colleghe del Consiglio, al signor Presidente e agli Assessori presenti in aula. Per quanto riguarda la proposta presentata dai consiglieri di maggioranza, presentata dal partito e dalla LEGA, io credo che in un'Assemblea regionale come quella del nostro territorio, della nostra regione, sia quanto mai assurdo che in sei mesi di nulla, che in sei mesi di discussioni, di sospensioni di un'Aula che ogni volta che convoca il Consiglio lavora meno del 20 per cento di tutta la seduta, perché questi sono i dati che emergono dopo sei mesi di lavoro, dove un'Assemblea non porta degli ordini del giorno, delle proposte di legge con la massima urgenza per andare a rispondere a tutte quelle promesse elettorali che sono state fatte nell'ultima tornata, nell'ultima tornata delle elezioni ci presenta con assoluta urgenza la richiesta che il Consiglio regionale sardo debba andare a decidere e a promuovere un referendum che è sul maggioritario, per il semplice fatto che il leader, il capo politico di una coalizione decide di staccare la spina senza pensare esattamente a quelle che erano le conseguenze di un gesto così assolutamente sconsiderato e scellerato. Quando si cambiano le regole del gioco, si devono cambiare in base, invece, a quella che è la visione che si ha di una società, della visione che si ha della politica, e soprattutto della visione che si ha del Parlamento e delle istituzioni. Con la proposta fatta così in quattro e quattr'otto si ha la visione che il Parlamento deve essere formato da dei soldatini, da persone non che fanno, onorevole Giagoni, giochi di potere, ma persone che rispondono in maniera esatta a quelli che sono gli ordini di un leader politico, questo non ha niente a che fare con le istituzioni, questo non ha niente a che fare con il popolo, e soprattutto, la correggo su questo, niente ha a che fare con la rappresentatività, perché proprio il sistema maggioritario non è un sistema che rappresenta tutti e rappresenta le minoranze, il sistema maggioritario è quel sistema che dà, egemonizza il Parlamento a pochi partiti, che non dà nessun tipo di rappresentatività a minoranze come quella, ad esempio, del Partito Sardo d'Azione fino a qualche mese fa, perché Sardisti ce ne sono tanti, di cultura sardista ce ne sono tanti, e se il Partito Sardo d'Azione avesse avuto la percentuale di due anni e mezzo fa, io sono sicuro che tante firme all'interno di questa proposta non ci sarebbero state. Allora vogliamo portare un sistema maggioritario, egemonizzare il Parlamento con pochi partiti, perché oggi ci sentiamo forti di avere delle percentuali bulgare da un punto di vista elettorale, e domani magari questo non lo è, ma a voi questo poco importa, l'importante è andare nell'immediato, prendere quello che c'è da prendere, lavorare sulla paura dei cittadini, cercare di portare quanto più consenso possibile, e pazienza se una nazione va in malora o non riesce a trovare dei politici che facciano politica, e riesce a continuare solo ed esclusivamente a farsi governare da dei soldatini. Questo è quello che sta avvenendo nella politica di questi ultimi anni, persone che rispondono non alla propria coscienza, non all'elettorato, ma rispondono solo ed esclusivamente al capo politico di turno. Quindi, non è vero che il sistema proporzionale è un sistema… certo, è vero, è un sistema che da poca certezza di governabilità, questo è vero, e da poca certezza di governabilità perché le persone che siedono all'interno di quel Parlamento non fanno un percorso politico adeguato, che gli consenta di assumere il ruolo all'interno dell'istituzione con assoluta fermezza, moralità, correttezza, e non solo ed esclusivamente per giochi di potere. Quindi, chiedere all'Assemblea, alla Regione sarda, e al Consiglio regionale sardo di votare a favore di questo referendum non ha niente di assolutamente onorevole, onorabile, non ha niente che dia la percezione esatta che quello che si sta andando a compiere è un gesto ed è un passo di democrazia. Voi volete solo ed esclusivamente, con il vostro modo di non fare politica, perché voi politica non ne fate per niente, perché il termine, la parola politica, l'ho notato in questi primi sei mesi di aula, è pari a zero, perché se si porta una proposta perché è un leader politico che fa cadere un Governo, che decide di cambiare le regole del gioco mentre si sta ancora giocando e si porta in Aula questo documento, dimostrate ancora una volta di non avere assolutamente a cuore le istituzioni, ma avere a cuore solo ed esclusivamente i propri interessi. Questo sì che l'ha detto giusto l'onorevole Giagoni, i giochi li fate voi e li fate anche molto bene in base alla percentuale e all'appetibilità che il vostro simbolo ha in un determinato periodo storico. Quindi, a nome ovviamente personale, ma a nome anche dei Progressisti, bocciamo questo tipo di proposta, e faccio mio un messaggio a tutte quelle figure che invece sono tante, singoli consiglieri regionali presenti in maggioranza che hanno a cuore realmente l'opinione del singolo elettore e del singolo cittadino affinché possa trovare in un sistema elettorale un proprio partito di appartenenza, anche se è un'appartenenza estrema il voto ha diritto di essere esercitato dove realmente… Scusi, si era spento il microfono.

Quindi faccio appello a tutte quelle figure che risiedono e che sono state elette in partiti dove la percentuale non è mai stata forse una percentuale bulgara, ma che rappresenta un determinato modo di fare politica, di cultura e di cittadini. Quindi a quei pezzi della maggioranza è un appello per fare in modo che questa non proposta veda la luce. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Ciusa. Ne ha facoltà.

CIUSA MICHELE (M5S). Quale profitto per la Sardegna, quale profitto per i sardi? Queste sono state le domande al centro del discorso programmatico del presidente Solinas, con queste domande il presidente Solinas sottolineava come l'azione della maggioranza si sarebbe dovuta muovere, avendo come obiettivo la risposta a queste domande. Oggi propongo alla maggioranza queste domande riguardo al tema che stiamo affrontando in questo momento: quale profitto per la Sardegna? Quale profitto per i sardi? Sì, voglio capire quale vantaggio porta la nostra terra a discutere di legge elettorale nazionale. Si continua ancora con la propaganda elettorale senza assumersi le proprie responsabilità, come far cadere il Governo in piena estate. Invece ci dovremmo occupare, invece di legge elettorale nazionale, dei temi dei sardi. La Sardegna è tra le regioni più povere d'Europa, la 214 su 281. Abbiamo un reddito pro capite poco meno di 19 mila euro, un tasso di dispersione scolastica del 21 per cento, la media europea è del 10 per cento. Le imprese artigiane, in base ai numeri forniti di Confartigianato, registrano un saldo negativo tra imprese aperte e quelle che purtroppo hanno chiuso; i tanti disoccupati sardi meritano risposte, non di sentire parlare di legge elettorale. La sanità sarda con le sue infinite liste d'attesa merita attenzione. I trasporti; Presidente Pais, mi rivolgo a lei perché ho potuto ascoltare un pezzo del suo discorso che ha tenuto a Pontida, dove gridava alla folla, e cito: "Abbiamo fatto il viaggio della speranza", quando alla sua destra c'era l'Assessore Todde! Siete al Governo della Regione, potete intervenire su queste tematiche, ma preferite parlare di legge elettorale nazionale. "Prima i sardi", no, prima il capitano e i suoi desideri! Voi volete un referendum per abolire la parte proporzionale della legge elettorale nazionale, seguendo un iter legittimo, per ottenere una legge maggioritaria; personalmente non voglio entrare nel dibattito proporzionale o maggioritario, è un tema che non mi appassiona, però evidenzio che per le elezioni regionali abbiamo una legge di stampo maggioritario, e sorvolo su tutte le storture di questa legge, ma non per questo abbiamo risolto i problemi di governo, e voi siete l'esempio, una coalizione con diverse anime che dall'inizio di questa legislatura vediamo in grandi difficoltà nel fare sintesi. Non avete ancora nominato il Presidente della Commissione bilancio! Le leggi elettorali vanno costruite non dal consenso del momento o dopo un buon mojito, ma con la maggiore condivisione possibile, e lo dico con convinzione, perché negli ultimi anni in Italia e in regione sono state approvate leggi elettorali proprio per cercare di fermare il nostro Movimento. Io dico: fate attenzione, perché ogni legge elettorale si può ritorcere contro, vi invito a riflettere, ma soprattutto ancora una volta vi domando, voi che avete gridato "prima i sardi", quale profitto per la Sardegna, quale profitto per i sardi? Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (LEU). Grazie, Presidente. Come si fa a rinunciare a un dibattito così interessante e stimolante, come quello che oggi il Gruppo della Lega ha voluto sottoporre a questo Consiglio. Signor Presidente della Regione, nel 1989, io avevo vent'anni, l'onorevole Mario Segni mi diede un indirizzo di Milano, mi ricordo ancora che era via Macedonio Melloni, dove andare a trovare una persona che aveva un nome a voi molto caro, forse anche a noi, che era Carlo Cattaneo, questo si chiamava così, non penso che fosse la stessa persona perché era il 1989 e non quella di un altro secolo, che mi diede i moduli per raccogliere le firme per i primi referendum elettorali. Facemmo anche altre raccolte, a Milano, in Sardegna, io sono stato anche a Pisa dal vecchio professor Peppino Are, sempre mandato da Mario Segni, e ricordo che tutto ciò si svolse dentro un'azione popolare e intellettuale di grandissima portata, dove dovemmo riflettere tutti a lungo. Ci dividevamo tra i neo parlamentaristi di Barbera e altre sottigliezze e altre differenze, abbiamo buttato via, diciamo, i nostri vent'anni in questi referendum; una grande stagione, che ancora oggi vive in un partito che è qua rappresentato, ormai un partito della tradizione sarda, i Riformatori, e quell'antico afflato, quella grande vicenda storica, culturale del nostro Paese ha ancora i suoi riflessi. Non pretenderete di farci credere che voi oggi state percorrendo la stessa via? Questa è un'iniziativa estemporanea, nata in fretta e furia per compensare lo sbilanciamento emotivo della perdita del potere, e per approfittare dell'occasione che si potrebbe avere se ci fossero elezioni di avere una maggioranza assoluta con una minoranza. Non c'è niente di tutto quel travaglio culturale e politico che portava un'intera generazione invece ad attrezzarsi e a superare una democrazia bloccata, da un mondo bloccato, che dall'89 in poi invece ritrovava la possibilità di una dialettica e quindi si andava alla ricerca di nuove formule e di quella democrazia della responsabilità e della decisione che ha illustrato prima l'onorevole Presidente Cossa. Poi mi chiedo perché non siete rimasti tra la gente, visto che dite di esserci sempre, perché non avete chiesto le firme per un referendum? Perché passate attraverso i cinque Consigli regionali, come ha detto l'onorevole Satta, subordinati? È strana questa cosa; un grande movimento di popolo come la Lega, che coglie un grande bisogno di popolo di rimanere nel maggioritario, raccoglie le firme, invece voi agite nel Palazzo, o meglio, nei "palazzetti", nei piccoli palazzi dei Consigli regionali, per scodellare rapidamente di fronte all'opinione pubblica uno strumento che possa scassinare il sistema che vi ha portato fuori dal potere, con la collaborazione straordinaria del vostro capitano che ha dato una mano, diciamo così, a uscire dal Palazzo. Non per tornare tra la gente, vediamo e registriamo. Questo referendum dovrebbe essere un'azione lo ripeto, culmine, vertice di un dibattito culturale e politico che coinvolga milioni di persone, che interpreti la realtà politica di oggi, invece è l'ennesimo prodotto della fertile mente dei maestri degli emendamenti e dei numeri legali dei quali dispone la Lega Nord per l'indipendenza della Padania, una delle vostre succursali e delle vostre organizzazioni costituenti, quel famoso Calderoli che ci ha già deliziato con i vari porcellum e altre attività legislative tese a sganciare i cittadini dalla politica, come hanno fatto fino adesso le distorsioni dell'idea maggioritaria che ci ha guidato nell'89, e dall'89 in poi. Mi dispiace non avere più tempo per chiarire anche la mia opinione su questo; io non posso aderire a questa imitazione tardiva e improvvisata di una battaglia che invece mi ha coinvolto personalmente con tanta passione in quegli anni, per cui state tranquilli che non avrete il mio voto, e spero anche non abbiate quello degli italiani, perché non lo avete chiesto agli italiani, ma ai vostri cinque Consigli regionali subordinati. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giampietro Comandini. Ne ha facoltà.

COMANDINI GIAMPIETRO (PD). Grazie, Presidente. Come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, quando parliamo di legge elettorale parliamo di un tema estremamente serio, complesso, che in qualche modo deve avvicinare i cittadini alle istituzioni. Troppo spesso noi abbiamo lasciato questo tema della leggi elettorali in mano ai referendum, e in tantissimi anni hanno prodotto leggi distorte, che invece che avvicinare i cittadini li hanno allontanati, con una sempre maggiore decrescente partecipazione al voto. Per questo io su questa vicenda la penso esattamente come Roberto Calderoli, la penso come il Vicepresidente del Senato leghista, che quando parla ormai di leggi elettorali parla di porcate, forse perché lui è stato un maestro in porcate, strumentalizzando una legge elettorale a suo uso e consumo e dicendo che una legge elettorale non deve mai in qualche modo dividere Destra e Sinistra, ma deve avvicinare i cittadini. Per cui, pensandola come Roberto Calderoli, devo dire che mentre lui a oggi è impegnato a far sì che i suoi senatori diventino dei proventi Viet Cong, per far sì che il Senato sia un Vietnam, questo anche per dire quanto è vicino il senso istituzionale di alcuni leghisti quando non sono più al potere. Per dirla come Calderoli, ricordo quindi che, senza stupire nessuno o voler mortificare il lavoro dei colleghi, il testo che noi oggi ci troviamo a discutere sul quesito referendario non è stato scritto all'ombra del Nuraghe Losa, ma è stato scritto in fretta e furia sul prato di Pontida, e consegnato ai prodi leghisti che applaudivano il proprio capitano per ritornare nelle proprie sedi a farlo votare dai 5-6 Consigli regionali amici. Quel frutto amaro scritto a Pontida da chi aveva già fatto una legge porcata e oggi vuole far fare un'altra porcheria alle istituzioni, porcheria sulla quale noi non siamo d'accordo, ci opporremo in Aula col nostro voto, ci opporremo fra i cittadini, laddove bisogna tornare, perché di leggi porcata istituzionali ed elettorali ne abbiamo avuto tante. È una porcata nella forma, perché io vorrei ricordare ai colleghi che in oltre 73 anni in cui i cittadini italiani vengono chiamati a esprimersi attraverso un referendum, in oltre 67 referendum sui quali noi siamo stati chiamati a votare su temi importanti, che in qualche modo condizionano o migliorano la vita dei cittadini, mai, mai, mai i Consigli regionali si sono dovuti piegare al volere di un capo, di un capitano, di un leader politico ed esprimersi attraverso la richiesta di referendum su materie elettorali. Non è mai successo. Il Consiglio regionale della Sardegna è stato chiamato due volte a richiedere un referendum abrogativo costituzionale, ma su temi che interessano i cittadini sardi. Lo ha fatto nel 2006 per la legge cosiddetta devolution, che riguardava i rischi dei sistemi essenziali quali la sanità, l'istruzione, e lo ha fatto insieme ad altri 16 Consigli regionali di maggioranze diverse, perché i Consigli regionali, quando si esprimono per chiedere un referendum abrogativo di una legge, riguardano i propri cittadini senza nessun colore politico, e anche in quell'occasione, nel 2006, a quel referendum, Consigli regionali a maggioranze diverse insieme chiesero, al di là del Governo amico o nemico, di poter abrogare quella legge che in qualche modo incideva in maniera negativa sui propri cittadini. Così come nel 2016 sul famoso referendum sulle trivelle: anche in quell'occasione 9-10 Consigli regionali si espressero perché in qualche modo si doveva evitare l'uso e l'abuso, all'interno delle miglia delle proprie coste, della ricerca mineraria. Io credo che, quindi, quello era il senso del referendum, in qualche modo non di essere piegati alla volontà di un capo, di un capitano, che in qualche ora aveva perso, nell'estate più pazza che la politica possa ricordare, il potere e quindi riniziare in quel Vietnam in cui vuole portare le istituzioni, Camera e Senato, partendo dalla legge elettorale.

Noi su questo ci sottraiamo nella forma, ma anche nel merito, nel contenuto di questo referendum, un referendum che riguarda, ripeto, le regole del gioco, che riguarda il modo in cui i cittadini si devono esprimere con il proprio voto e che non si può fare abolendo 46, 47, 45 pezzi di una legge elettorale per introdurre un sistema maggioritario unico che mai si è avuto in Italia, dove non che chi vince prende tutto, chi vince vuole pieni poteri, e in questo senso noi non ci possiamo in qualche modo adeguare a volere pieni poteri, assolutamente. Io sono fra quelli che ritengono che con la prima Repubblica si sono anche cancellati troppo in fretta sistemi elettorali in cui i cittadini si riconoscevano meglio, perché se noi andiamo a fare un'analisi degli ultimi vent'anni ci rendiamo conto che mentre l'Italia era una delle nazioni in cui si votava di più, oltre il 93 per cento, noi abbiamo appuntamenti elettorali in cui va a votare meno del 30 per cento degli elettori.

PRESIDENTE. Onorevole, si avvii alla conclusione.

COMANDINI GIAMPIETRO (PD). Grazie Presidente. Mi avvio a concludere dicendo una cosa. Quindi, come già espresso altri colleghi, il mio voto sarà negativo, anche perché, e lo dico agli amici dei Riformatori, dell'Udc, delle forze minori regionali, che probabilmente conviene non essere dei tacchini che si iscrivono, come ricordava ieri benissimo, in un bellissimo articolo, il segretario del Partito Sardo d'Azione Giacomo Sanna, non bisogna iscriversi come tacchini al sindacato che vuole difendere la Festa del Ringraziamento e neanche essere i polli che vengono portati ogni tanto a pascolare a Pontida.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Presidente, a me stupisce che, a fronte di una discussione, giusto ieri, sul tema dell'insularità, non fosse presente il Presidente della Regione. Attendiamo ancora di conoscere e di sapere le interlocuzioni che ci sono state col precedente Governo, e poi con l'attuale, in relazione alla materia che riguarda le diverse vertenze, in parte quella dell'insularità e poi tutte le vicende legate agli accantonamenti, ma invece la presenza del Presidente della Regione, mi pare la terza volta al netto delle sedute di insediamento su più di 20, 21, 22 con questa di oggi, sedute che si sono svolte, è per serrare i ranghi in relazione ad una richiesta fatta dal leader della Lega a Pontida, tant'è vero che la mozione viene presentata… vi siete visti a Pontida il 15, la mozione viene presentata il 18; ho qua la mozione del Consiglio regionale del Piemonte che è esattamente la fotocopia. E mi sarei aspettato, nell'ambito di una discussione sulle forme elettorali, almeno in premessa, un accenno sulla mortificazione della Sardegna e dei sardi in relazione alla legge elettorale che esclude la Sardegna dalla possibilità di avere un parlamentare europeo, se non con straordinari accordi con la Regione Sicilia, in un ambito di scambio di voti, per consentire alla Sardegna di eleggere un eurodeputato. Mi sarei aspettato una discussione sulla forma di governo in Sardegna, che ricordo che nella precedente esperienza escluse addirittura una forza politica, una coalizione, che prese il 9 per cento, era candidata Michela Murgia, all'epoca, come Presidente della Regione. Di tutto questo non c'è traccia.

E non basta la legge elettorale per governare bene perché altrimenti la forma maggioritaria l'abbiamo nei Comuni, l'abbiamo nelle Regioni, addirittura con l'elezione diretta. Il problema è la qualità della proposta legislativa nelle Assemblee legislative e la qualità delle proposte, degli atti, delle azioni nelle altre assemblee, nei consigli comunali di tutt'Italia e basterebbe scorrere il dato dell'entusiasmo di partecipazione al voto. Faccio riferimento anche a quel che diceva poc'anzi l'onorevole Cossa: tra il 1948 e il 1976 la partecipazione al voto si attestava quasi al 92 per cento; sistematicamente dopo, a partire dagli anni Novanta e poi, è stato citato prima il dato, siamo arrivati a partecipazioni addirittura al secondo turno di elezioni nelle province che si è ridotto a un 15 per cento, eppure con sistemi di elezione diretta, maggioritari. Non è la legge elettorale che consente ai cittadini di riconoscersi, immedesimarsi, di appassionarsi alle questioni politiche. Abbiamo appunto elezioni dirette per i sindaci, per i presidenti di regione. La verità è che bisognerebbe ragionare in modo approfondito sulla forma di governo, quella sì che cambia e determina i passaggi da una prima a una seconda Repubblica, tanto che anche il termine prima e seconda Repubblica non viene condiviso dai costituzionalisti perché la forma di governo, cioè quella parlamentare che noi abbiamo, è sempre identica dal 1948 a oggi, non c'è stato un cambio, se non di norme e leggi elettorali. E se si vuole anche argomentare sulla proliferazione di singole sigle si può usare lo strumento delle soglie di sbarramento, e attenzione a manovrare in modo così maldestro le questioni sulle leggi elettorali perché il rischio di un maggioritario spinto è quello con collegi, perché altrimenti sarebbe un voto a preferenza che poi determinerebbe un premio di maggioranza su scala nazionale, è l'esempio degli Stati Uniti, dove sistematicamente c'è un Presidente, che viene eletto a maggioranza nell'ambito di collegi, che ottiene meno voti rispetto agli avversari, facendo la somma assoluta dei voti presi dagli uni e dagli altri. Si arriva anche a storture, cioè che si governa non rappresentando la maggioranza del Paese, degli elettori, di coloro che hanno partecipato al voto, quindi è un tema che va governato con attenzione non sull'onda delle proiezioni elettorali, in base alla propria esigenza di riscontro politico e di affermazione sul momento, ma sono quelle regole che vengono stabilite, persino nel mondo dello sport, di comune accordo e salvaguardando l'interesse generale e non l'interesse di parte. Si è perso il diritto dovere, è vero, al voto, però stiamo perdendo noi la capacità di affascinare, lo sfaldamento dei partiti ha giocato su questo indubbiamente, ma stiamo perdendo la passione di portare le persone a discutere di temi comprensibili e che riguardino il miglioramento delle condizioni di vita collettiva e invece trasciniamo sistematicamente il corpo elettorale a discutere di fesserie e di questioni che né più né meno allontanano le cittadine e i cittadini dalla politica, dalle istituzioni.

Non sono belle pagine quelle che state scrivendo, io mi sarei aspettato dibattiti sulla programmazione…

PRESIDENTE. Onorevole Zedda, concluda il suo intervento.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Ho terminato Presidente, non c'è nulla di tutto ciò, lo dico perché vivendo in Sardegna mi auguro che migliorino le condizioni di tutti noi e delle cittadine e dei cittadini che ci circondano, non solo le condizioni migliori di alcuni eletti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierluigi Saiu. Ne ha facoltà.

SAIU PIERLUIGI (LEGA). Io vorrei richiamare per un attimo l'attenzione dell'Aula al tema che abbiamo oggi in discussione e cioè cosa dibatte il Consiglio regionale della Sardegna nella seduta di oggi. Dibatte della possibilità che venga dato ai cittadini il diritto, la forma, lo strumento per esprimersi democraticamente, parliamo cioè della possibilità che quest'Aula vuole riconoscere anche ai cittadini sardi dell'esercizio del diritto di voto, dell'esercizio del fondamento della nostra democrazia. Di questo stiamo parlando, e invece mi dispiace, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, nei vostri interventi di questo non ho sentito parlare. Il Consiglio regionale oggi invece discute di democrazia, discute della possibilità di riconoscere attraverso il referendum il diritto dei cittadini sardi e italiani di votare, non si discute di maggioritario o di proporzionale, non è questo il tema che oggi discute l'Assemblea regionale sarda. E secondo voi, visto che stiamo discutendo di democrazia oggi in quest'Aula, non stiamo discutendo di un tema importante? Non è importante ascoltare la richiesta dei cittadini che in questi giorni, che in questi mesi noi abbiamo incontrato e che ci chiedono di avere la possibilità di scegliere da chi essere governati? Perché io ho ascoltato, ho seguito nel dibattito politico nazionale, in quello regionale, anche in quest'Aula i professori di diritto costituzionale che ci opponevano la democrazia parlamentare che è contenuta nella nostra Costituzione, ne siamo perfettamente consapevoli, così come siamo perfettamente consapevoli che è un articolo della Costituzione, il numero 75, che permette ai Consigli regionali di chiedere il referendum e noi non siamo innamorati della democrazia a giorni alterni come sembra essere qualcuno di voi, noi riteniamo che ai cittadini debba essere riconosciuto il diritto fondamentale di scegliere da chi essere governati. E come chiediamo che venga riconosciuto questo diritto? Con un referendum, cioè col momento di esercizio più alto della democrazia. È storia recente, cari colleghi, all'indomani dell'accordo fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, dell'accordo in cui forze antagoniste, divise su tutto, formano un governo per impedire ai cittadini di votare, perché questa è la storia recente, questo è quello che è successo in Italia, e si è parlato di questo, non so se avete notato, non hanno più parlato del taglio dei parlamentari, sembrava dovessero farlo in due giorni, però siccome un partito voleva farlo e l'altro ha votato contro ma dovevano accordarsi per impedire le elezioni, hanno smesso di discuterne tutti per sicurezza perché non si sa mai, perché la priorità era impedire ai cittadini di votare.

E avendo smesso di parlare del taglio dei parlamentari e delle altre cose,di tutte le cose che li dividono tranne che della paura delle elezioni, si sono messi a parlare loro di legge elettorale. E di quale legge elettorale si sono messi a discutere, di quella che garantisce una migliore rappresentatività, una maggiore governabilità? No, il punto era trovare una legge che impedisse alla Lega e a Salvini di vincere le elezioni. E cosa hanno pensato di fare per impedire alla Lega e a Salvini di vincere le elezioni o meglio, scusate, perché le elezioni la Lega e Salvini le vinceranno comunque, cosa vogliono fare per impedire a chi vince le elezioni di governare perché è questo il tema che accomuna voi forze di governo della disperazione, terrorizzate dal voto degli elettori?

Trovare un sistema che impedisce di governare a chi vince le elezioni.

Il proporzionale, è questa la garanzia del vostro patto di governo? E cosa produce il sistema proporzionale? Il primo effetto è quello della nascita di partiti e partitini così com'era nella fase crepuscolare della Prima Repubblica. Il primo effetto del vostro dibattito sulla legge elettorale qual è? Nasce subito un partitino, subito, dieci giorni dopo che si era formata la coalizione di governo, il partitino di Renzi, appena voi avete iniziato a discutere di proporzionale, eccolo il partitino di Renzi pronto a fare l'ago della bilancia e a essere essenziale nelle vicende di una maggioranza che è nata lontano dalla volontà dei cittadini, anzi contro la volontà dei cittadini. Ecco, se voi volete difendere la pratica di scegliere le coalizioni di governo lontano dalla volontà popolare, io sono orgoglioso di essere molto diverso da voi e di appartenere a una forza politica che invece fa della democrazia intesa come diritto di scelta dei cittadini da chi essere rappresentati e governati, la sua ragione politica fondamentale.

E allora questa mozione oggi non è su maggioritario o proporzionale, è sul diritto dei cittadini sardi di scegliere attraverso un referendum un sistema elettorale che consenta all'elettore non solo di decidere chi governa ma anche da chi essere rappresentato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Manca. Ne ha facoltà.

MANCA IGNAZIO (LEGA). Rinuncio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Dopo l'intervento appassionato del collega Saiu, ho ancora qualche stimolo in più per dire brevemente il mio pensiero su questo argomento. Appena ho visto che è stata presentata questa mozione mi è venuto a pensare che fa parte del pacchetto pieni poteri che il vostro Capo supremo ha previsto nel delirio agostano e poi ha cercato di portare avanti con una crisi di Governo che è andata come sappiamo. Io starei molto attento nel dire, collega Saiu, per esempio che questa non è una discussione sul maggioritario o sul proporzionale ma è un modo per attribuire finalmente ai cittadini il diritto di decidere.

E come decidono i cittadini, con un quesito? Fatelo conoscere questo quesito che voi state proponendo con questa mozione. Con un quesito nel quale ci sono tre pagine di articoli, norme citate, abrogate, richiamate che dovrebbero essere contenute in una scheda elettorale? Questo è il modo col quale i cittadini possono decidere? Il referendum, straordinario strumento di democrazia diretta, non può essere svilito, è stato fatto anche in modo subdolo in passato, mi riferisco per esempio al referendum che avrebbe dovuto abolire tutte le province in Sardegna e invece ne ha cancellato solo 4 e ai sardi è stato raccontato invece che con quel referendum sarebbero state abolite tutte. Mi riferisco ad altri referendum che son stati personalizzati, spesso la colpa è stata anche dei proponenti, abbiamo casi recenti, facciamo anche mea culpa rispetto a questo, sono stati personalizzati e quindi i cittadini sono stati chiamati a decidere non sul contenuto, ma su il principio che voleva essere tutt'altro magari. Allora, se davvero si vuole far decidere ai cittadini, qualcuno in quest'Aula magari si dovrebbe interrogare sul fatto che i cittadini non decidono proprio un bel niente, ma non su chi li debba governare a livello di partiti, su quali siano i parlamentari per esempio che debbano rappresentarci. Perché mentre noi 60 Consiglieri regionali veniamo eletti, su base proporzionale, con una matita che scrive il nostro nome, i parlamentari se non ricordo male sono eletti per decisione delle segreterie dei partiti. Ebbene, da dieci anni e oltre a questa parte non si parla mai, non si discute mai del fatto che è una vergogna che i cittadini non debbano decidere chi mandare in Parlamento scrivendo il nome dei parlamentari, ma scrivendolo con la preferenza. Ecco di questo non si parla, quello è il modo per far decidere i cittadini chi debba rappresentarli. Non è semplicemente cercando di, sondaggi alla mano del momento, cambiare legge elettorale, è un errore gravissimo. Chiunque si mette o si è messo a cambiare le leggi elettorali poi ha avuto quelle leggi elettorali, ammesso che ci sia riuscito, ha avuto quelle leggi elettorali che sono stati il boomerang che li hanno affossati. Questa è storia del nostro Paese e probabilmente anche della nostra Regione. E allora, io mi concentrerei più su altro e non racconterei delle bugie anche a chi ci sta ascoltando e ai cittadini che poi magari possono essere chiamati col nostro voto, che io ovviamente non darò, a favore di questa mozione a decidere su un referendum farsa, perché questo sarebbe un referendum farsa. Racconterei altre cose! L'ingovernabilità nel nostro Paese, nell'Italia, è determinata per esempio dal fatto che ci sono due Camere elette in modo diverso, una a base regionale e una a base nazionale, e quindi se ci sono umori diversi nel Paese, ed è raro che non accada, e pensieri diversi nel paese, succede che ci sono due maggioranze diverse, a maggior ragione con i collegi uninominali potrebbero esserci due maggioranze completamente diverse al Senato e alla Camera perché sono due rami del Parlamento eletti in modo totalmente diverso, uno a base appunto regionale e uno a base nazionale. E il sistema maggioritario, che io non ho mai visto come un sistema negativo, ha un senso, e allora sì che si può parlare di democrazia partecipata da parte dei cittadini, ha un senso quando anzitutto c'è un sistema bipolare che non c'è più, non so se ci sarà in futuro, ma non c'è più. Perché a quel punto occorrerebbe per esempio il doppio turno che è stato negato, bisogna dirlo, è stato negato per impedire probabilmente a una forza politica emergente di poter vincere in Parlamento, dobbiamo ammetterlo, lo dobbiamo dire, e stiamo continuando in questo solco. E allora io direi che sarebbe molto più serio invece per esempio prevedere un sistema elettorale che non sia dettato dai sondaggi che possano dare la vittoria al momento in cui si pensa a una parte politica, ma un sistema elettorale che davvero permetta ai cittadini di decidere chi li debba rappresentare, non dimenticando che in Parlamento vige un sistema che gli italiani hanno deciso di conservare anche con il referendum recente, che è il parlamentarismo. Ci piaccia o no in Italia c'è il parlamentarismo, e quindi necessariamente il sistema elettorale si deve adattare a questo. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (MISTO). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, Assessori e onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione quasi tutti gli interventi in quest'Aula è debbo dire hanno tutti quanti un coerente filo conduttore, cioè il fastidio nei confronti di una parte politica, di una certa rappresentanza politica. Non è nuovo, devo dire, il centrosinistra a cui siamo abituati a rivolgerci a queste situazioni, di volta in volta ha eletto a nemico mortale una figura politica che risultava fatalmente capace di ostacolarli nella loro dimensione, che mi pare Repubblica stamattina definisse quella di "partito Stato", cioè un partito, una parte della politica italiana capace di identificare in automatico se stessa con il bene e tutto il resto del mondo come il male. Immaginarsi con quale difficoltà è stato poi metabolizzato nel corso degli ultimi anni qualcuno che è nato come bene a priori, quindi non si è neppure definito, era bene a priori e che ha puntato il dito contro la sinistra storica, additata come luogo della corruzione, come luogo del malgoverno, financo come il luogo in cui persino la cosa più sacra come i bambini venivano oltraggiati e piegati all'interesse di una parte politica. I miracoli poi della contingenza, alla quale mi pare voi facciate pieno riferimento, hanno trasformato tutto questo nel minotauro dei nostri tempi, questa specie di mostriciattolo nato quest'estate dalla necessità unica, assoluta e dichiarata di non andare a confrontarsi con gli elettori. Perché davanti a tutto questo rimane il fatto che con soltanto il tentativo scontato, e sotto certi aspetti un po' triste, di salvare la pellaccia dal punto di vista politico, si è dato vita a un Governo che si è preteso persino di battezzare, neanche come accordo, ma come sintesi politica, come una nuova frontiera della politica italiana. Finalmente la sinistra italiana si è potuta, dopo alcuni anni in cui gli è stata scippata, riappropriarsi di quella quota di invidia sociale che è sempre stata il cuore pulsante di quella proposta politica, e che nel corso della storia di questa nostra Repubblica altro non ha fatto che registrare cambi di atteggiamento non bipolari, persino schizofrenici in certe circostanze, su quale fosse il miglior modo di interpretare una legge ordinaria dello Stato, perché di legge ordinaria dello Stato stiamo parlando, che è quella della modalità attraverso cui vengono scelti i parlamentari. E stamattina ho sentito definizioni pasticciate, confondere i collegi uninominali con il maggioritario. I collegi uninominali sono stati praticati per anni, e chi è andato a votare lo sa, con un sistema proporzionale. Occorrerebbe conoscere le materie di cui ci si occupa. Occorrerebbe pulire il dibattito dalla contingenza e portarlo sulla realtà. Non c'è nessuna attinenza tra il proporzionale e la rappresentatività, perché nessuno di quelli che hanno parlato di proporzionare negli ultimi anni si è neppure sognato lontanamente di proporre la reintroduzione delle preferenze, e quindi una modalità di indicazione di scelta dei parlamentari unicamente riservata al bord di ogni singolo partito, quando di bord si tratta, quando non di gestioni esclusive come quelle che abbiamo visto in tristi momenti del passato. Il tema è che dobbiamo avere il buon senso di confrontarci su ciò di cui ci dobbiamo occupare. E personalità politiche concrete avrebbero detto che attraverso il maggioritario è stato possibile in tempi recenti avere maggiore possibilità di rappresentare questa nostra terra, e soprattutto i partiti regionali di questa nostra terra, all'interno del Parlamento italiano. Ed è il buon senso che ci deve guidare quando noi parliamo di queste cose, altrimenti è meglio tacere, altrimenti è meglio dire ci stiamo occupando di attualità politica, ci stiamo occupando di dire che ce la facciamo sotto del fatto di andare a votare. Perché non si può nello stesso giorno, la stessa persona, dire avete disprezzo della volontà popolare e poi nascondersi sotto il banco quando invece si tratta di andare a votare. Questo, cari colleghi, non solo voi, anche noi lo spiegheremo fuori di qui, e lo spiegheremo con le ragioni di chi dal primo momento ha detto questo mostriciattolo a cui si è dato vita e che unisce sotto il comune denominatore dell'assistenza tutti quelli che hanno paura di andare a votare lasciando i più larghi settori produttivi del Paese a stare in attesa di capire sotto quale forma verranno ulteriormente tassati, anche noi scenderemo su questo terreno e lo spiegheremo, senza nessuna paura di farlo, senza nessuna paura di dire che costruire maggioranze omogenee, pur non capaci di raggiungere il 50 per cento, come succede in Parlamento, è semplicemente la buona pratica che occorre per evitare la creazione di mostriciattoli come quelli a cui avete dato vita di recente, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). A me capita di parlare spesso dopo l'onorevole Tunis e, nonostante il suo savoir faire, non accetto sicuramente morali su cui imputa alla sinistra il fatto di voler salvare la sua pelliccia politica, l'onorevole Tunis è un maestro da questo punto di vista dovrebbe ricordarsi di non fare la morale ad altri. Però io voglio ricondurre il mio intervento all'argomento di oggi, partendo da un commento di un lettore di un giornale on line di ieri che nell'articolo dove venivano citati i mal di pancia di alcuni partiti della maggioranza come l'UDC e Forza Italia nel non voler votare questa mozione diceva finalmente che qualcuno si ribella al fatto che la nostra autonomia, nonostante sia citata in tutti i discorsi venga sempre calpestata da un politico di turno, e non mi riferisco al fatto che ormai abbiamo l'abitudine, ormai avete l'abitudine, io non l'ho mai fatto, di portare le bandiere dei quattro mori, oppure di regalare bronzetti al politico di turno, quasi come se fosse il dio che ci salva da tutti i mali, mi riferisco invece al fatto che il Presidente Solinas, il governatore Solinas in quest'aula, durante il suo insediamento e durante l'enunciazione delle linee programmatiche ha più volte citato il tema dell'autonomia, più volte citato illustri nostri conterranei nel suo intervento per tracciare una cosiddetta nuova linea, invece i fatti sono quelli che ha scritto quel lettore ieri su quel giornale on line, ogni volta ci pieghiamo al volere del politico di turno, si mettono da parte i temi importanti per i sardi, se dovessi pensarne una il governatore aveva citato il cambio della legge elettorale sarda come impellente e importante per questa terra, per dare rappresentanza a chi, nel corso degli anni, nel corso delle elezioni, ha raggiunto quel 10 per cento e non è stato rappresentato, a tutti quegli elettori che si recano alle urne, nonostante il forte astensionismo, e provano a dare il proprio pensiero attraverso il voto. E invece no, ci troviamo oggi a discutere di una mozione, voluta naturalmente a Pontida come qualche collega ha già detto, che imposta il ragionamento totalmente opposto, rispetto a quella della rappresentanza dei piccoli, della rappresentanza degli schieramenti, imposta invece il ragionamento su un sistema totalmente maggioritario, cioè un sistema che esclude tutte quelle piccole rappresentanze, tutti quegli elettori che non vanno a votare per i due o tre partiti principali, e si fa questo ragionamento, cosa ancor più grave, in un momento in cui il panorama politico attuale ha superato il bipartitismo, non ci sono più, non è più l'era di quei due grossi partiti che si contendevano il governo di una nazione, un po' all'americana, siamo nell'epoca invece della voglia di rappresentanza, della voglia di riavvicinare la politica ai cittadini e non c'è cosa peggiore nel provare a riavvicinare la politica ai cittadini nell'escludere chi non raggiunge determinate percentuali, chi non riesce ad essere rappresentato nelle proprie ideologie, nel proprio essere quotidiano, dai due partiti o dai tre partiti più grossi che sono presenti nel panorama politico attuale e allora non si riconquista l'elettore o non si riconquista la fiducia della gente cambiando sistema elettorale, si riconquista la fiducia della gente, e mi riferisco anche a chi ha citato in precedenza questo tema, dando risposte, provando a non metterci quattro mesi per pubblicare una delibera sul transito dei dipendenti Forestas al contratto unico regionale, si prova a riconquistare la fiducia della gente provando a dare risposte alla vertenza pastori e al tavolo che ormai è sparito, dalle 48 ore è sparito un tavolo invece, non si danno più risposte. Si prova a dare risposte riavvicinandosi ai bisogni delle persone e non provando a cambiare il sistema elettorale a propria convenienza. Io credo che i compromessi sono quelli di trovare una maggioranza, estremamente vasta come la vostra, con pensieri totalmente opposti, che si tiene e che ha un unico collante, che è quello dello spoil-system, che vediamo applicato in maniera estremamente chiara in questi ultimi mesi di vostra amministrazione regionale. Allora proviamo a essere seri, proviamo a lavorare, proviamo a riportare i temi all'interno di questo Consiglio, non di farceli scappare e non di farceli imporre in assemblee che poco fa il collega Comandini ha illustrato estremamente bene. Proviamo a riportare i temi della politica anche nei modi, perché sentire pieni poteri … dire "torneremo a vincere" quasi a ricordarci la frase "vincere e vinceremo" che non ha portato tanto bene! Io devo dire che queste affermazioni mi preoccupano e credo che non si riconquisti così la fiducia dei nostri elettori, della nostra gente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diego Loi. Ne ha facoltà.

LOI DIEGO (Progressisti). Grazie Presidente, colleghe e colleghi onorevoli, un saluto alla Giunta e al Presidente della Giunta regionale, ho ascoltato anch'io con attenzione i vari interventi fatti dai colleghi, sia di opposizione che di maggioranza, vorrei porre l'attenzione essenzialmente su alcuni punti: intanto il tema del carattere d'urgenza, della velocità dell'agenda politica con la quale insomma è stato inserito com'è stato richiamato da alcuni colleghi con procedura d'urgenza questo provvedimento non può non far riflettere, e sta dicendo sostanzialmente a noi, ai nostri cittadini che ci guardano, che seguono le dirette, che seguono tutti gli interventi che questo Consiglio regionale in rappresentanza del popolo sardo, come spesso si continua a citare come punto di riferimento, ci guardano e si chiedono qual è l'oggetto, qual è la priorità che questa maggioranza o la parte politica per lo meno sta portando avanti. In realtà sono stati richiamati dei temi che attanagliano il popolo sardo, che riguardano le problematiche di carattere economico e sociale, probabilmente quello di investire il popolo sardo di un tema la cui competenza innanzitutto dell'Istituzione più alta che è quella del Parlamento, probabilmente farà riflettere i cittadini sardi del fatto che la priorità, o forse l'oggetto del ragionamento, potesse essere ben altro, quale ad esempio quello del quale io mi occupo all'interno dei lavori della del Consiglio regionale, che è quello dell'autonomia, è stato richiamato più volte, della riforma della Regione, che forse è il cuore fondamentale sul quale questo Consiglio regionale dovrebbe lavorare. Ma voglio anche citare il tema forse che è la base del ragionamento, non voglio entrare chiaramente nelle dissertazioni relativamente a che cosa è meglio se il sistema maggioritario puro o il sistema proporzionale perché entreremo in tecnicismi che forse non sono l'oggetto di questa discussione di oggi, ma l'oggetto della discussione di oggi è solo ed esclusivamente uno: qual è il concetto di democrazia che questa'Aula ritiene di dover esprimere. Perché quando io sento parlare di democrazia del popolo, quando sento dire che questo provvedimento riguarda le modalità con le quali il popolo sardo sceglie le proprie rappresentanze, mi pare che noi stiamo dicendo pubblicamente e stiamo raccontando una visione distorta della concetto di democrazia, ma soprattutto forse stiamo orientando stiamo virando, in una maniera anche subdola direi, sul tema invece della demagogia. Il popolo è sovrano, il popolo decide e il popolo esprime i suoi orientamenti all'interno di concetti e ambiti che gli sono propri: il referendum è un'espressione chiaramente prevista in Costituzione da parte del popolo, ma dobbiamo essere onesti, onesti intellettualmente e onesti tra di noi, che pensare di lasciare in pasto al popolo, o dare in pasto al popolo ragionamenti che possono riguardare concetti di alta visione politica o di alta organizzazione dello Stato credo che sia un modo, un po' subdolo lo ripeto, di concepire o di esprimere il tema della democrazia. Sostanzialmente la questione relativamente alla maggiore democrazia collegata al sistema maggioritario mi sembra che non sia - lo richiamava qualche collega prima - non sia forse esattamente corrispondente, questo dobbiamo dircelo, ma dobbiamo dircelo perché io ho sentito anche dai banchi della maggioranza parlare dello scegliere da parte dei cittadini da chi essere rappresentati, l'ho sentito citare poco fa, ebbene questa è una stortura, diciamocelo, non è l'oggetto di questo provvedimento, l'oggetto di questo provvedimento è dire che il sistema che si vuole pensare di proporre sia un sistema nel quale il partito che ha più voti o i gruppi che hanno più voti vanno al potere, cancellando, diciamocelo, cancellando la possibilità da parte delle espressioni e delle visioni politiche, oltre chiaramente quelle numericamente maggiori, di potersi esprimere.

Il sistema maggioritario non necessariamente rappresenta l'esatta fotografia dell'elettorato, diciamoci anche questo, perché significa che non si può dare, non ci sono le condizioni di dare espressione e di dare voce alle identità politiche minori: questo bisogna che noi - lo ribadisco - ce lo diciamo. Le scelte poi possono essere variegate, possono essere affidate a chi decide appunto a chi ha la funzione di fare le leggi, ma questo deve essere chiaro, perché altrimenti ci prendiamo in giro. La maggiore governabilità è certamente un tema importante che riguarda la nazione italiana, ma non nascondiamoci dietro un dito nel dire che questo sia la risoluzione di tutti i mali dell'espressione politica di questa Regione in particolare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Ennas. Ne ha facoltà.

ENNAS MICHELE (LEGA). Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, Presidente della Giunta, questo è un giorno che verrà ricordato perché qua oggi stiamo facendo la storia. Il nostro Consiglio regionale partecipa a favorire una svolta epocale che si basa su un principio semplicissimo, anche se difficile da comprendere per qualcuno: se prendi un voto in più sei eletto e chi ha più eletti in Parlamento governa, senza secondi accordi, accordi segreti, ribaltoni. È per questo che io sono molto convinto che è giusta questa azione, e sono convinto anche che le persone voteranno in primavera per questo referendum e voteranno a favore, e anche sono convinto che tra molti anni i giovani si stupiranno ricordando questo giorno. Oggi si fa la storia, e noi ne facciamo parte.

Nel 1946, settantatre anni fa, il sistema proporzionale ha da sempre regolato le elezioni politiche, e probabilmente in un certo periodo, per quel dato periodo storico, ha anche funzionato in certi momenti, poi si è passato a tutt'altro: il sistema misto, "Minotauro", "rosatellum", delle cose allucinanti, fino a arrivare a delle aberrazioni che definire democratiche mi sembra un eccesso, mi riferisco ai Governi della legislatura precedente e all'ultimo Governo appena creato. Oggi voi vi state chiedendo come è possibile che le persone si allontanino dalla politica, beh, a me sembra naturale che le persone si allontanino dalle politica quando due forze politiche, che fino al giorno prima si sono dette di tutto sulla stampa e in Aula, come è possibile che le persone possano credere che questo Governo abbia un qualche senso che non sia quello di stare attaccati in tutti i modi al potere? È l'esercizio che ha sempre fatto il Partito Democratico, ma devo dire la verità questa volta mi sono stupito anch'io perché il Movimento 5 Stelle a voi vi ha detto di tutto, vi ha detto che siete dei ladri, dei fanfaroni, dei delinquenti, il loro capo ha detto che fate l'elettroshock ai bambini, cioè una cosa gravissima, eppure vi siete seduti anche con loro, vi siete seduti pur di accedere al potere anche con loro, e oggi venite qua a parlare di democrazia, quando noi stiamo proponendo un sistema che impedisca questo genere di cose, che dia effettivamente voce alla volontà popolare. E mi stupisce anche che si parli di opportunismo, quando noi abbiamo fatto semplicemente a livello nazionale un ragionamento semplice: non si riusciva più a portare avanti le cose, è stato il Movimento 5 Stelle a sfiduciare Conte… il primo Conte, quello che non funzionava, non questo Conte che adesso è quello bravo che sta facendo… l'altro, c'era un altro Conte, con lo stesso nome però che non funzionava, questo invece è quello bravo. Sinceramente non riesco neanche a capire certe dichiarazioni, anche le ultime dell'onorevole Loi: chi dovrebbe scegliere il Governo? Dite che a noi ci dettano l'agenda quando è palese il fatto che sia stato scelto e voluto fortemente da altre parti e non in Italia questo Governo, Bruxelles, Merkel, mettetela come volete. Non ha nessun senso questo Governo, e noi, anche sull'onda del fatto che tantissimi cittadini in queste settimane ci hanno cercato, si sono recati a mettere una firma, simbolica ovviamente, su una scheda per dire "noi siamo con voi, noi crediamo che chi prende più voti debba governare e non ci debbano essere più questi tentativi di ribaltare, questi tentativi di accordo, e quant'altro". Le persone si stanno dissociando dalla politica per quello, proprio per questo atteggiamento, e come ha detto il mio collega Saiu noi oggi siamo fieri di essere orgogliosamente diversi, e riteniamo che questo sia un esercizio di democrazia per il diritto dei cittadini alla scelta: che l'hanno chiesto le persone e noi questo cerchiamo di portare avanti. Ripeto, noi non denigriamo la storia e quello che c'è stato in passato, probabilmente ha funzionato, però sentite le dichiarazioni di oggi a me qualcuno di voi mi sembra una sorta di novello Checco Zalone che cerca di rimanere ancorato in tutti i modi alla prima Repubblica, c'era una canzone famosa di quel film che lo raccontava, è sembrate proprio l'espressione di questo. Tanto la gente giudicherà da fuori che cosa stiamo facendo, e dirà "avete ragione" o "avete torto", l'hanno già detto nell'urna questa cosa, adesso voi avete trovato il modo per impedirgli di farlo ma arriverà il momento in cui lo faranno. Riflettete su questo, oggi noi facciamo la storia!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele. Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (LEU). Certo che è difficile parlare dopo l'intervento dell'amico onorevole Ennas: la storia? Lo sapesse Petronio….

Io volevo iniziare dicendo: nè polli, né tacchini, né pecore. E, rispondendo all'amico Pierluigi Saiu, volevo dire che noi non siamo andati fuori tema, noi vogliamo andare fuori tema. Perché credo che il cittadino sardo oggi, oggi, ieri, avantieri e in questi pochi mesi di governo di questa Amministrazione regionale ben altro si aspettasse da voi, ben altro. Quelle che erano state le dichiarazioni programmatiche in campagna elettorale che, ahimè, oggi hanno il gusto amaro degli spot, della propaganda, delle promesse mancate. Perché oggi il cittadino sardo credo non sia molto interessato, non lo è per niente, al sistema elettorale nazionale, e tra l'altro mi stupisce che il Partito Sardo, soprattutto che in questi banchi, quando si approvò una legge sbagliata, che io non votai, elettorale per il Consiglio regionale della Sardegna parlò di rappresentanza dei territori, dei generi e delle minoranze. È certo che con questa proposta, che con questa mozione oggi voi volete fare sicuramente non va in linea con quei principi rappresentati allora. Io son convinto che oggi questa mozione non passerà, almeno ieri non c'erano i numeri, le dichiarazioni ufficiali degli amici di Forza Italia, degli amici dell'UDC hanno detto che anche oggi non avrebbero votato la mozione, può darsi che l'Agenda, che io non lo direi mai e non lo dirò per rispetto vostro, dettata da Pontida, ma stiamo scherzando? Non lo dico e non lo dirò! Però siccome ho grande fiducia e stima dei miei amici, colleghi che ho appena citato le dichiarazioni ufficiali di ieri non credo possano cambiare in 24 ore e quindi i 31 voti credo che oggi potreste non raggiungerli e quindi questa mozione non dovrebbe essere approvata. E comunque anche se verrà approvata… io vi dico una cosa in più, i polli siamo stati noi perché noi in Conferenza dei Capigruppo avevamo in mano gli strumenti per non farvi iscrivere questa mozione all'ordine del giorno di ieri, perché il Regolamento dice che prima vanno iscritte quelle mozioni chieste urgenti in ordine di tempo, ce n'erano altre quattro. Però noi abbiamo fatto in modo invece che questa mozione arrivasse in Aula, perché vogliamo che siate voi ad assumervi la responsabilità di poter promuovere un referendum, perché da oggi anche noi ridiventeremo sardo piemontesi, per portare al voto del popolo, anche sardo, questa proposta di legge, che secondo me di democrazia ha ben poco, ha ben poco.

Dicevo prima io al presidente Solinas avrei chiesto altro, io chiedo al presidente Solinas che quell'enfasi che lui ha utilizzato nell'intervento di Pontida, lo chiedo anche al presidente Michele Pais, la stessa enfasi si possa utilizzare, noi saremo con voi quando si parlerà di accantonamenti, di accise e di insularità, allora sì che questo consesso probabilmente ci potrà vedere tutti insieme. Però che oggi voi anteponiate i problemi seri della Sardegna, e sappiamo benissimo quali sono, a un'agenda che ci viene suggerita da altre parti, io credo che davvero non stiamo facendo gli interessi del popolo sardo, stiamo facendo il contrario e sono certo, perché siccome non è che da questa parte noi siamo i bravi e intelligenti e voi non lo siete, voi siete probabilmente più intelligenti di noi e sapete bene che se fosse dipeso da voi non avreste mai pensato e né sognato di portare in Aula una mozione del genere. Però io capisco anche quelle che sono le dinamiche della politica e dei partiti. Io mi sarei aspettato da persone come voi e anche da persone come noi di parlare d'altro, di parlare della legge che non ci permette mai di esprimere un rappresentante sardo in Europa, di parlare di una legge che possa vedere le preferenze, anziché avere i nominati, perché purtroppo i nostri rappresentanti oltre Tirreno non sono mai rappresentanti del popolo, sono i rappresentati dei segretari di partito. Di questo avremmo dovuto parlare e ne avremmo parlato con gusto, con voglia e con passione. Però tornando al discorso dell'onorevole Saiu noi appositamente siamo voluti andare fuori tema e fuori tema andremo fuori tema, perché io avrei voluto chiedere, oggi purtroppo manca l'Assessore dell'agricoltura, le avrei voluto chiedere come mai i pastori non fanno più parte del tavolo tecnico che sta parlando dei problemi dell'agricoltura, volevo chiedere all'assessore Nieddu, che in parte ci ha già risposto in Commissione, come mai abbiamo delle graduatorie OSS ferme dopo una norma che prevede che vengano portate a scorrimento e utilizziamo le agenzie interinali per far lavorare gli amici degli amici. Queste sono alcune delle cose che avrei voluto chiedere, avrei voluto chiedere come mai ancora prenotiamo le risonanze magnetiche, le TAC, l'ecografie e ci vediamo prenotati dopo un anno. Son passati sei mesi, sto chiudendo, grazie Presidente, queste sono le risposte che il cittadino sardo si attende. Quando noi torniamo nei nostri territori non ci faranno gli applausi perché abbiamo votato contro una mozione che poco ha a che vedere con quelli che sono che sono i bisogni del nostro popolo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mura. Ne ha facoltà.

MURA FRANCESCO (FdI). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, presidente Solinas, l'azione politica è importante quanto l'azione amministrativa. In questo caso a mio avviso l'azione politica o meglio la reazione politica è doverosa. Perché non si possono cancellare trent'anni di Prima Repubblica, non si possono cancellare trent'anni di campagna elettorale dove gli impegni davanti agli elettori si prendono prima del voto, non si possono cancellare gli importantissimi referendum e soprattutto non lo si può fare con una delle peggiori manovre di palazzo, una manovra che ha creato, come giustamente diceva l'onorevole Tunis, il mostriciattolo. Mostriciattolo perché debole, perché il filo che lega la vostra alleanza sarebbe potuto essere un filo robusto, perché le ideologie sinistre le condividete fin dalla nostra nascita, ma è stato indebolito dalle cose che vi siete detti: Bibbiano, bibitaro, tutte queste cose che vi siete detti. Se foste potuti tornare indietro magari… E non si può cancellare o non considerare la conquista dei primi anni Novanta di Comuni, Province e Regioni che hanno eletto i loro rappresentanti legali in maniera diretta, una conquista generale generazionale, una conquista della mia generazione e ammesso e non concesso che l'onorevole Deriu abbia ragione quando dice che non c'è lo stesso fermento emotivo, magari lui lo dice solo perché l'emozione questa volta non è la sua, non si può comunque permettere che tutta quella stagione venga cancellata con un colpo di spugna. Pertanto, come dicevo, oltre alla questione politica c'è quello generazionale che non è secondaria. Io non ho nessuna intenzione di tornare indietro ai tempi in cui non ero nato per la semplice esigenza di questo o quel Matteo, perché è evidente che questa volta l'esigenza non è del Matteo Salvini, quello buono, ma dell'altro quello cattivo. La vocazione maggioritaria deve essere a mio avviso la base del futuro delle nostre istituzioni e per questo motivo Fratelli d'Italia sosterrà convintamente questa mozione e sarà pronta a rilanciare con l'altra grande battaglia della nostra generazione l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Perché il sovrano in Italia è uno solo ed è il popolo; tutto questo va oltre l'appartenenza ai nostri partiti e il mio partito, in evidente crescita, molto probabilmente avrebbe più vantaggi da un sistema proporzionale che da un sistema maggioritario. Ma non si può guardare solo al proprio orticello, è necessario guardare al futuro con lungimiranza e io ritengo che sia molto lungimirante costruire un percorso di credibilità e di stabilità all'Italia, così come lo è stato fatto alla Sardegna, e alle altre nazioni dell'Occidente quantomeno quelle più importanti, grazie.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Desirè Manca. Ne ha facoltà.

MANCA DESIRÈ (M5S). Grazie Presidente, si è ricordato di menzionare anche il mio nome, abbiamo fatto pace. Quattro marzo 2018 il Movimento 5 Stelle vince le elezioni nazionali con il 32 per cento a causa dello scempio della legge elettorale in vigore sicuramente, non voluta dal Movimento 5 Stelle, visto che eravamo in opposizione, siamo stati costretti a firmare un contratto di governo, un patto, un accordo, con un partito, in questo caso la Lega, alla quale, nonostante le presunte inchieste, gli arresti per appropriazioni indebite, nonostante gli arresti dei consiglieri della Lega, abbiamo dato fiducia. Mettiamo gli argomenti al centro degli obiettivi da perseguire e da raggiungere, oserei definirlo quasi un patto d'onore tra i due leader Salvini e Luigi Di Maio. Sono trascorsi poi quattordici mesi in cui siete stati capaci di fare una cosa ben precisa, ottenere un bellissimo obiettivo, che era quello di parlare solo ed esclusivamente, argomento principale, dei migranti. Siete stati in grado di fomentare ogni giorno l'odio verso i più deboli, e non verso coloro che effettivamente guadagnavano e hanno guadagnato sulla debolezza e sulla fragilità umana, avete cavalcato quest'onda, avete portato avanti questo contratto di governo fino ad agosto. Ad agosto il vostro leader ha avuto un momento di onnipotenza e ha pensato bene di interrompere questo accordo, un accordo che lui aveva firmato, con il quale aveva promesso di portare avanti, con un'altra forza politica, gli obiettivi nell'interesse esclusivo del popolo. Evidentemente si è fatto due calcoli, dei meri calcoli matematici, e avrà detto: "Bene, adesso noi rompiamo questo accordo, andiamo a votazione, e la Lega finalmente vincerà". Piccolo particolare che noi abbiamo sempre sostenuto, il Movimento 5 Stelle non fa accordi politici con le forze politiche, se non firmare un contratto con degli obiettivi avente quale principio fondamentale la salvaguardia del popolo italiano. Questo è l'obiettivo principale del Movimento 5 Stelle, e allora ci siamo ritrovati in una situazione voluta dal vostro leader dove, a causa di una legge elettorale, siamo stati costretti a firmare un altro accordo di governo dove, come obiettivo, abbiamo… Presidente, io non ho interrotto nessuno, se permette, grazie, lei ha la funzione di farmi parlare.

PRESIDENTE. Consentite all'onorevole Desirè Manca di concludere.

MANCA DESIRÈ (M5S). Grazie, Presidente, molto gentile, grazie, come io non mi sono mai permessa di interrompere gli altri colleghi quando esprimono le loro idee politiche, gradirei che anche gli altri usassero la stessa delicatezza e la stessa educazione. Però c'è lei, Presidente, che deve far valere questo, grazie.

Per cui dicevo, ci siamo ritrovati a firmare questo accordo, e quindi questo contratto, dove non ci dimentichiamo mai quali sono state le promesse che il Movimento 5 Stelle, a livello nazionale, ha portato avanti nella propria campagna elettorale, e questo è l'obiettivo che noi ci proponiamo negli anni speriamo futuri, e sono certa che riusciremo a raggiungerli. Ed è bastato un cenno, un piccolo cenno da parte dell'ex Ministro dell'interno, di Salvini, per fare dimenticare in Sardegna le emergenze su emergenze che si accumulano nella nostra isola. Mi viene in mente, ad esempio, nel mio territorio, nel Sassarese, che non si riesce ad esempio a convocare la Commissione di invalidità, mi viene in mente sempre nel Sassarese che non si riesce a nominare anche il nuovo commissario dell'AOU, perché, per problemi interni politici, all'interno della maggioranza non esce fuori un nome. Mi viene in mente anche che è partito un altro anno scolastico senza che gli insegnanti siano stati nominati, parlo degli insegnanti di sostegno e degli educatori. Sono tutti argomenti che sono degni di mozioni d'urgenza, a carattere d'urgenza, che dovrebbero essere trattati in questa in quest'Aula. E invece no, è bastato un cenno da parte di Solinas, e cosa si fa? Con la massima urgenza si affronta il tema della legge elettorale italiana, però ci si dimentica anche di quell'obbrobrio, oserei definirla, che è la nostra legge statutaria. Ma a quanto pare Salvini ordina e i meri esecutori sardi obbediscono.

PRESIDEMTE. Si avvii alla conclusione, grazie.

MANCA DESIRÈ (M5S). È volato il tempo Presidente, succede. Come se noi fossimo veramente ridotti a una mera colonia prona agli interessi di parte. Convintamente no a questa mozione, Presidente, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC). Io oggi mi sono meravigliato, lo voglio dire, del fatto che, e non lo posso negare, mentre le Commissioni non hanno leggi da esaminare questo Consiglio sia chiamato a discutere un progetto di referendum abrogativo della parte proporzionale della legge elettorale. Ed è appena il caso di motivare la nostra opinione, che è una scelta di democrazia, tradizione ed esperienza, sarò per questo motivo molto breve. Il sistema maggioritario, che in altre realtà storiche e geografiche ha dato eccellenti frutti, è contrario alla tradizione nel nostro sistema istituzionale e politico, la nostra è una cultura assemblearistica, parlamentaristica, multipartitica. Dal '48, l'esperienza italiana è quella di un Paese che ha saputo governarsi, e direi regionalmente egregiamente con un sovrano, il popolo, e la sua più alta espressione, il Parlamento. Giova rammentare ai colleghi più giovani che l'Italia e la Sardegna che uscirono dalla grottesca follia della seconda guerra mondiale erano un Paese ed una Regione distrutti materialmente e moralmente, un Paese da ricostruire nelle sue case, nelle sue aziende, nelle sue istituzioni, nella sua cultura, era una Regione che era ricca, un po' come oggi, solo di zanzare e malaria. La gigantesca crescita economica e sociale italiana, il riscatto della Sardegna e la grande scommessa dell'industrializzazione prima, e dello sviluppo turistico poi, sono avvenuti sotto un Governo parlamentare. Al sistema proporzionale l'Italia deve De Gasperi, Antonio Segni, Amintore Fanfani, Giovanni Leone, Mariano Rumor, Andreotti, Moro, Francesco Cossiga, Giovanni Spadolini, Ciriaco De Mita. Al maggioritario, uomini che per taluni possono essere anche uomini di grande valore, per noi lo sono meno, Prodi, Monti, Renzi, Conte. Al sistema proporzionale, la Sardegna deve Crespellani, Brotzu, Corrias, Del Rio, Abis, Giagu Demartini, Soddu, Mario Melis, e altri personaggi meno illustri. Già questo elenco da solo dovrebbe fornire all'Aula lo spunto necessario per ogni riflessione. Se il proporzionale ha assicurato il Paese segnatamente … progresso, sviluppo e miglioramento. Il sistema che oggi regge il Parlamento è un sistema antidemocratico, nel quale non sono più i cittadini a scegliere, ma le oligarchie di comando dei partiti, oligarchie antidemocratiche fondate sulla figura di leader. Noi rappresentiamo, e questo lo voglio dire, perché ho detto queste cose, l'ultimo baluardo di quello che fu la Democrazia Cristiana, un grande partito di libertà e democrazia a cui si deve la rinascita italiana e sarda. Io sono nato democristiano, morirò democristiano, quindi ho quei valori, ho quella tradizione, e quindi morirò da democristiano senza rinnegare le scelte che a suo tempo furono fatte. E perché dico questo? Noi siamo per la costituzione di una classe politica attenta, capace e preparata, nella quale avviene il Governo, non ci affascinano i leader, ma preferiamo essere attratti dal ragionamento e della mediazione tra le diverse istanze di persone e classi. Questo si assicura con un sistema elettorale anche proporzionale, che dia ai cittadini la capacità di scegliere il proprio rappresentante, non quella di essere posti dinanzi alla scelta binaria, o qui o lì, o lui o l'altro. La democrazia della rappresentanza non funzionano così, i piccoli partiti non sono portatori di idee minori e meno valide, rappresentano cittadini e elettori che hanno prospettive e programmi spesso preziosi, e non è il caso di ricordare per esempio La Malfa, Spadolini, Malagodi, e gli altri per corroborare questa teoria. Cioè, cosa si verificava? Che un partito che era medio, che aveva pochi voti, la Democrazia Cristiana praticamente, attraverso il pentapartito, oppure esapartito eccetera, gli consentiva di ricoprire ruoli di Presidente della Repubblica, di Presidente del Consiglio dei Ministri eccetera, e questa era vera democrazia; oggi limiti (…) in cui pochi decidere per molti senza confronto e libertà. Guardate, cari amici, il Parlamento oggi è popolato di figuranti che rispondono ai 7-8 capi che decidono della vita politica o della morte di ciascuno di loro, allora io voglio dire qualche cosa, anche perché è corretto che lo si dica: non vince nessuno! Qui ho sentito un sacco di corbellerie! oggi ci sono due blocchi che hanno entrambi intorno al 45 per cento, sempre che non si abbassi un po' di livello, se vige il sistema proporzionale non vince nessuno, Renzi l'ha azzeccata, perché magari mettendosi a cavallo dei due potrebbe anche optare per gli uni e per gli altri, bisogna stare attenti e capire anche queste cose, però il sistema parzialmente proporzionale consente anche che un partito che prende il 2 per cento su 400 parlamentari, sempre che si decidano a realizzare il fatto del dimezzare i parlamentari, perché c'era anche l'impegno dieci anni fa, quando io ero parlamentare, che dovevano ridursi lo stipendio del 50 per cento, così come hanno fatto i Consiglieri regionali, ma non l'hanno fatto, quindi credo anche che oggi non ci sia egemonia, perché in qualunque caso chiunque può vincere, però, siccome io ho assunto ieri un certo atteggiamento, io sono in una posizione alla quale voglio essere coerente, oggi noi non rinneghiamo la nostra posizione, ma per senso di responsabilità e di appartenenza all'attuale maggioranza, rispettiamo chi la pensa diversamente, e in funzione di questo è evidente che noi rispettiamo il fatto che ci sia una accelerazione un po' forzata per arrivare a dare le condizioni che si faccia un referendum, a noi ci interessa poco questo, noi speriamo invece che nella predisposizione di una, chi la deve fare la legge tenga conto che esiste anche la il proporzionale, che è stato garanzia per tutti, e la certezza di ciascun cittadino di fare una scelta (…)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Grazie, Presidente. Vede, è con un certo imbarazzo che mi accingo a discutere questa mozione, imposta a questo Consiglio regionale da un leader politico e supinamente accolta da questa maggioranza, che da oggi si candida ad essere eterodiretta da quel leader, che arriva alla discussione consiliare con inusitata procedura d'urgenza. Dico subito che sono contrario a questa mozione, credo che male faccia questa maggioranza a proporre un referendum che di fatto riduce la variegata rappresentatività politica della nostra Isola nel Parlamento nazionale; sono contrario da sempre al sistema maggioritario, che in nome di una governabilità mortifica la rappresentanza e la volontà degli elettori, sono convinto invece che la rappresentatività delle minoranze sia un valore aggiunto per la democrazia, per ogni democrazia. Non è ammissibile che una legge così importante come quella elettorale possa essere pensata e stravolta a piacimento a seconda degli interessi di questo o quel partito, che ritiene di avere dei vantaggi dalla modifica. Il sistema attuale, che è un sistema misto, già accentua nelle disponibilità di un partito, o meglio di un leader del partito, perché di questo stiamo parlando, la decisione di chi deve essere eletto avendo la facoltà di decidere chi e dove candidare, in quale collegio deve essere candidato, decidendo l'elenco, la lista della rappresentanza dei candidati, e quindi di fatto escludendo ogni possibilità di scelta da parte dell'elettore. Un sistema maggioritario puro, come quello che si vorrebbe proporre con la promozione di un referendum ad hoc, accentua ancora di più questa distorsione, e ancora più conferma la mia convinzione che la proposta parta da un leader che chiede al popolo pieni poteri, fatto che nella storia d'Italia, dell'Italia moderna, ha solo un precedente non certo edificante, ma soprattutto dimostra uno scarso rispetto delle regole su cui si fonda la nostra democrazia previste nella Costituzione, che trova fondamento proprio sulla differenziazione dei poteri. Non potrò mai condividere che chi prende un voto in più possa governare, perché con il frazionamento partitico e politico attuale il voto in più può corrispondere ad un 30 per cento dell'elettorato, e non ritengo opportuno, corretto e democratico che il 30 per cento governi contro il parere del 70 per cento degli altri, che esprimono posizioni differenti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIOVANNI ANTONIO SATTA

(Segue GANAU GIANFRANCO.) Credo che meglio avrebbe fatto questa maggioranza a dedicarsi alla riforma della legge elettorale regionale, che invece necessità di correttivi che vanno proprio in senso contrario a quello ipotizzato con questo referendum, che vanno nel senso di una maggiore rappresentatività; la legge attuale ha escluso, è stato ricordato anche poc'anzi, il 9 per cento degli elettori votanti dalla rappresentanza in questo Consiglio soltanto due elezioni fa. Io credo che oggi non posso che fare un appello a quelle forze politiche che più di altre hanno attenzione ai temi della democrazia e della rappresentatività, faccio appello all'Udc, che si era espresso in maniera chiara soltanto ieri sul tema, e che oggi mi pare abbia un pochino, in funzione di una adesione alla maggioranza, rivisto le proprie posizioni, perché ripensi un attimino a questa posizione e assuma un atteggiamento che è conseguente alla propria storia e alle proprie caratteristiche politiche. E faccio appello agli amici di Forza Italia, che nel loro leader nazionale hanno già espresso una posizione chiara per il mantenimento dell'attuale legge elettorale. Faccio riferimento anche agli amici sardisti, che si sono già espressi tramite esponenti di rilievo regionale, perché non siano responsabili di questa che io considero una vera e propria nefandezza. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Grazie, Presidente. Mah, direi che in questo dibattito oggi abbiamo sentito un po' di tutto, ma come mio solito cerco di cogliere quelli che sono gli aspetti positivi di tutti gli interventi, soprattutto ho apprezzato molto il discorso sulla nostra legge elettorale, che va rivista, che effettivamente, come si suol dire, è una vera porcheria. Io proporrei anche, poi lo vedremo, il fatto anche di questo voto disgiunto, che è una catastrofe. Ne abbiamo diverse cose che noi vorremmo proporre, quindi giustamente questo è un segnale che colgo positivamente. Però ho sentito anche altri commenti che, insomma, meritano anche alcune considerazioni, alcune risposte, perché quando si parla delle bandiere del PSd'AZ che sventolano a Pontida… guardate che non è un disonore, non è un disonore! Io non sono un ladro se vado lì con la bandiera! Ci sono alcuni personaggi che non sventolano bandiere e sono impresentabili. Se il PSd'AZ va a Pontida non c'è nulla di anormale in questo mondo! Io tengo la mia identità! E guardate bene che non mi telefona la mattina il capitano per dirmi come mi devo vestire o che cosa devo fare. Io vorrei ricordare il mio passato, circa vent'anni, poi come tutti i matrimoni finiscono, o a volte finiscono, io sono stato da sempre un Riformatore e non rinnego orgogliosamente il mio passato, e noi siamo stati, così come ha dichiarato il Capogruppo, per un maggioritario, noi andavamo a raccogliere le firme, e voi pensate che oggi possa rinnegare quella che era la mia anche idea politica, che oggi condivido col PSd'Az. del quale mi onoro di fare il Capogruppo. Quindi la mattina non mi telefona nessuno per dire cosa devo fare e devo ringraziare anche il Presidente che non mi telefona manco lui la mattina per dare ordini al Gruppo del PSd'Az. Se questo si fa è perché è condiviso, perché come quell'esponente che… mi hanno fatto un po' sorridere le considerazioni dell'amico Piero Comandini, che insomma saremmo dei polli, così come ha detto un illustre personaggio del PSd'Az., che comunque condivide l'accordo Lega-PSd'Az., attenzione, che ci ha definito dei polli se noi… io dico che i polli sono gli altri. Ma poi mi fate capire che cos'è che dobbiamo mantenere o sostenere? Una legge elettorale nazionale per difendere chi? I nostri rappresentanti che non ci rappresentano? Quelli che quando oltrepassano il mare si dimenticano della Sardegna? Ma dobbiamo difendere questi? Io continuo a dire che noi non abbiamo governi amici, e se era innaturale il Governo Lega- Movimento 5 Stelle figuriamoci quanto è innaturale questo! Tutti quanti per il bene degli italiani, quindi per il bene anche dei sardi. Ma per il bene di chi? Io non dico che sono inciuci, io dico che è innaturale e dico anche un'altra cosa, che quando una forza di governo, lascia perdere che le maggioranze si cercano in Parlamento, quando non c'è condivisione, come in questo caso, sono gli italiani che dovrebbero esprimere da chi vogliono essere governati e non i giochi di palazzo, perché noi stiamo assistendo a giochi di palazzo. Vorrei dire anche alla collega Desirè Manca che i 5 Stelle non hanno vinto le elezioni, le elezioni le ha vinte il centrodestra, ma poi, grazie sempre a questa legge elettorale, non si è raggiunta quella soglia famosa per cui non si è potuto fare un Governo, però gli italiani avevano votato una coalizione di centrodestra, poi il Movimento 5 Stelle risultava essere il partito, che ha già pensato di fare altre alleanze che non sto qui a stigmatizzare, ci mancherebbe altro. Che cos'è quello che noi stiamo votando oggi? Io lo chiamo veramente un esercizio di democrazia il fatto di dissentire anche su quello che sta succedendo a livello nazionale. Quindi per quanto riguarda il Gruppo del PSd'Az convintamente, ma non perché ci ha chiamato nessuno, convintamente voteremo a favore e devo dire anche senza vergognarcene perché credo che non abbiamo nulla di cui poterci vergognare, perché in quest'Aula noi rappresentiamo, fino a prova contraria, che siamo delle persone serie e oneste e che hanno veramente a cuore l'interesse dei sardi, non degli italiani nel senso di quelli che stanno oltre mare, e continuo a dire non ci rappresentano i nostri parlamentari perché dovremmo ragionare sulle leggi che noi dovremmo andare a fare, di chi stiamo mandando a farci governare, di un sistema elettorale che ancora oggi premia le segreterie, non quelli che vengono votati. Noi bandiamo dei… non vorrei usare altri termini, di persone che non sono capaci e che non ci rappresentano. Ecco, lì dobbiamo ragionare, signori miei.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Annalisa Mele. Ne ha facoltà.

MELE ANNALISA (LEGA). Rinuncio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Presidente, il tema oggi all'ordine del giorno, l'hanno già detto i colleghi, non riguarda una competenza diretta di quest'Aula, non è un'urgenza per l'isola, non è frutto di un lungo dibattito avvenuto in Aula o in Commissione, eppure ha bruciato le tappe, appena sette giorni dalla presentazione alla discussione in Aula. Il DL per permettere al 118 della Sardegna di funzionare ha richiesto due mesi per essere esitato da quest'Aula, questo solo una settimana ed è stato riconosciuto meritevole di godere anche della presenza in Aula del Presidente della Regione, assente, mi dispiace dirlo, ad oltre il 90 per cento delle sedute. Perché? Perché il nostro Consiglio in questa occasione si sta comportando da vassallo, da Regione fantoccio, come il Manchukuo, come un carro armato di Risiko. Il generale azzoppato, privato del potere e della possibilità di girare il Paese a spese dello Stato con la scusa di convocare ovunque comitati sull'ordine e la sicurezza pubblica in concomitanza ai comizi della Lega, ora ha bisogno di attaccare con cinque carri armati, ha bisogno dell'approvazione di cinque Consigli regionali per poter utilizzare un'arma contro gli avversari.

I colleghi della maggioranza si sono lamentati perché il discorso non è stato abbastanza incentrato sul tema. Si è parlato di politica, questa è l'accusa, invece di entrare nel merito della questione. Ebbene mi ha ricordato, questo atteggiamento, quello che avveniva in molte sezioni del Partito Comunista quando a volte si discuteva, negli anni passati, per ore attorno a "Il Capitale" di Karl Marx anche se poi nessuno aveva letto in realtà "Il Capitale" di Karl Marx, e io dubito che i colleghi abbiano effettivamente letto la mozione. Al termine del mio intervento spiegherò anche perché. Eppure i temi all'ordine del giorno avrebbero meritato un dibattito e una riflessione anche trasversale tra le forze politiche, non un voto di fiducia come quello che invece a quanto pare è stato richiesto; trasversale perché ci sono sostenitori dei sistemi da una parte e dall'altra. Dall'altra è chiaro, anche da quello che è apparso nella stampa, sicuramente sono sostenitori Giacomo Sanna, esponente del Partito Sardo d'Azione storico, e Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia. Il tema è pure interessante, meriterebbe una discussione approfondita che vada oltre gli schieramenti, fermo restando che non esistono sistemi belli e sistemi brutti. Il sistema elettorale nasce da un equilibrio tra rappresentanza e governabilità per cui esistono gli estremi di sistemi che permettono magari al 30-40 per cento della popolazione di essere rappresentata al Parlamento e garantiscono la massima governabilità, comportando però dei difetti di rappresentanza, e sistemi che, invece, consentono a ogni partito piccolissimo di essere rappresentato, ma non consentono o comunque permettono con grande difficoltà di assicurare la governabilità. Una cosa è certa: tra le tante cose che mi aspettavo non mi aspettavo di vedere, all'interno della maggioranza, la denigrazione di chi ha permesso alla maggioranza di essere tale. I partiti non mainstream, quindi i partiti di nicchia che prendono meno del 4 per cento, quelli che non meritano di essere presenti nel Parlamento, stando alle discussioni che ho sentito arrivare dai banchi della maggioranza, sono più della metà di quelli di cui è composta la coalizione di centrodestra. Credo che meritino rispetto e credo, da oppositore in quest'Aula, che i problemi di questa maggioranza e di questa legislatura non trovino in quei partitini la giustificazione, sono problemi che nascono nei partitoni, per cui ognuno, prima di attaccare magari anche i colleghi che consentono alla maggioranza di andare avanti, dovrebbe guardare in casa propria e farsi un esame di coscienza.

Arriviamo al dunque: non l'avete letta, perché se l'aveste letta vi sareste accorti di un errore palese. L'articolo 18 bis non viene modificato se non marginalmente dalla vostra mozione e tiene in campo un chiaro riferimento al sistema proporzionale. Ora la giurisprudenza costituzionale è orientata ad ammettere solo quesiti che, in caso di approvazione, sortiscano tra gli effetti l'avere alla fine una normativa compiuta ed applicabile. La legge che scaturirebbe da questo referendum, che non si farà mai perché la Corte Costituzionale lo boccerà, perché nel backstage di di Pontida probabilmente il chiasso e le bandiere hanno confuso le idee a quello che stava scrivendo, che si è dimenticato questo articolo, per cui dopo il referendum rimarrà in piedi questo articolo che dice: "In ogni collegio ciascuna lista all'atto della presentazione è composta da un elenco di candidati presentati secondo un ordine numerico". Un ordine numerico nei collegi uninominali? "Il numero dei candidati non può essere inferiore alla metà con arrotondamento all'unità superiore e non può essere superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio. In ogni caso il numero dei candidati non può essere inferiore a 2, né superiore a 4". Avete, anzi hanno perché voi non l'avete nemmeno letta, hanno cancellato la parola "plurinominale", però questa frase applicata ai collegi uninominali rende questa legge totalmente inapplicabile e illegittima. Lo sanno tutti, lo sa anche Calderoli!

PRESIDENTE. Concluda onorevole Agus.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Dimostra con gli occhi di non essere pienamente sicuro nemmeno del fatto che questo referendum, anche in caso di approvazione da parte dei cinque Consigli regionali venga effettivamente tenuto. Per cui colleghi, ognuno con la propria coscienza e diciamo con quello che ha capito di questa discussione, anche aldilà del proprio schieramento politico, sarà appunto chiamato a esprimersi su questo tema, quello che voglio dire però è che nessuno domani, quando sarà palese la figuraccia a livello nazionale e anche a livello regionale, potrà dire di non essere stato avvisato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az), Presidente della Regione. Questa mattina ho seguito con estrema attenzione tutti gli interventi che si sono susseguiti, si è parlato un po' di tutto, si è parlato da parte di chi ha votato in Parlamento perché la Sardegna non avesse un Collegio unico per le elezioni europee, di elezioni europee, di Collegio unico, si è parlato da parte di chi ha sostenuto il referendum del 4 dicembre di qualche anno fa che voleva sopprimere le province, disarticolare completamente l'architettura istituzionale di questo Stato, di richiami al buon governo, di richiami all'esigenza di discutere nelle aule parlamentari, di non utilizzare questi strumenti in maniera così oppressiva.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICHELE PAIS

(Segue SOLINAS CHRISTIAN.) Ebbene, forse è necessario riportare un minimo di ordine e di concretezza rispetto a questo dibattito, consentitemi però prima di tutto una postilla per tranquillizzare l'onorevole Agus e precisare un punto, non è nata nel backstage di Pontida questa iniziativa, c'è stata una riunione di tutti i governatori del centrodestra a Milano il giorno prima, si è discusso approfonditamente di quale possa essere il contributo che le regioni possano dare al dibattito politico di questo Paese e non credo che questo sia nulla di compromettente, nulla di contrario al senso democratico, anzi utilizziamo per la prima volta, o meglio una delle poche volte che si utilizza, un esercizio di poteri costituzionalmente riconosciuti alle regioni.

La Costituzione, alla quale spesso tutti ci richiamiamo, all'articolo 75 consente a cinque Consigli regionali di poter chiedere un referendum. Quale scandalo è applicare un articolo della Costituzione? Quale scandalo c'è nel fatto che cinque Consigli regionali o delle forze politiche si incontrino per, nel binario delle norme costituzionali vigenti, decidere di proporre un referendum? E quello che si fa oggi in quest'Aula non è decidere se ci sarà il maggioritario o il proporzionale, ma è l'esercizio di questo potere costituzionalmente riconosciuto di chiedere che il popolo italiano possa esprimersi su questa opzione. E cosa c'è di riprovevole in tutto questo?

Anzi, io ringrazio quelle forze politiche che consentono che il popolo si esprima, pur avendo una posizione che sarà diversa nella campagna elettorale che si farà se ci sarà quel referendum. Perché io non ho dubbi che l'onorevole Oppi sia proporzionalista e difenda con coerenza e coraggio questa impostazione finché avrà voglia di portare avanti questo impegno politico e fino a quando ci sarà l'opportunità di esprimersi in libere elezioni. Però oggi l'onorevole Oppi nel suo discorso ha detto una cosa importante, noi non abbiamo soltanto il senso di una maggioranza politica, ma abbiamo la sensibilità di consentire che il popolo si esprima per decidere quale sia il metodo di elezione e di selezione dei parlamentari. Ma se vogliamo scendere nello specifico, ma volete venire a dare lezioni quando avete fatto leggi e sostenuto leggi che hanno introdotto gli sbarramenti nel sistema proporzionale e che hanno impedito ai sardi di eleggere propri rappresentanti in autonomia? O ci siamo forse dimenticati che con le soglie di sbarramento introdotte nel sistema proporzionale neanche se tutti i sardi votassero un'unica forza politica potrebbero eleggere propri rappresentanti al di fuori dei partiti politici nazionali? Ve ne siete dimenticati? E lei onorevole Deriu che ascolto sempre con piacere, non sia l'epigono di un'estetica decadente che ha la necessità di un continuo richiamo all'età dell'oro, era sempre meglio quello che si faceva prima. Perché prima si è fatta anche la legge Scelba e l'hanno fatta quei grandi padri che lei citava in altri tempi, oggi la grande opzione è tra passato e futuro, è tra vecchio e nuovo e voi vi state iscrivendo al partito della conservazione, tant'è che in tutti i vostri interventi avete necessità di citare, lo ha fatto da ultimo anche l'onorevole Agus, gli ex segretari, gli ex leader, tutta una carrellata di ex che difendono il vecchio e noi non siamo il vecchio, che incidentalmente questo Presidente della Regione è anche segretario del Partito Sardo d'Azione e rappresenta il nuovo. E il nuovo ha radici ben solide anche nella storia di questo partito, perché spesso e volentieri sento argomenti e discussioni sul mio partito da parte di chi non è mai stato iscritto ed evidentemente non ne conosce la storia e intende solo strumentalizzarlo. Perché dovrebbe sapere qualche pipistrello che si diletta a scrivere la notte, che il Partito Sardo d'Azione ha sempre guardato con estremo interesse e ha sempre rivendicato il sistema elettorale che era riservato alle altre regioni a Statuto speciale e in particolare al Trentino Alto Adige dove ci sono sempre stati i collegi uninominali.

E allora, per rispondere anche alla domanda che giustamente l'onorevole Ciusa riproponeva: "Quale profitto per la Sardegna, quale profitto per i sardi"? Ebbene, lei sa che in Scozia dove c'è lo Scottish National Party che è un partito indipendentista, non autonomista, e nostro gemellato, c'è un sistema che prevede i collegi uninominali e questo sistema consente allo Scottish National Party di eleggere tutti i deputati nel suo territorio e se ci fosse un sistema proporzionale non riuscirebbe ad eleggere se ci fosse l'intero collegio del Regno Unito? Lei sa che se applicassimo una legge maggioritaria con collegi in Sardegna ci sarebbero 17 collegi uninominali dove in base agli ultimi dati sugli elettori aventi diritto, ogni collegio avrebbe 86.000 elettori e quindi significa che anche le forze di ispirazione locale possono in collegi molto piccoli partecipare con la speranza di vincere soprattutto nel momento in cui non c'è più il bipolarismo e non c'è più il bipartitismo? Perché se guardiamo i dati delle ultime elezioni regionali dove hanno votato 790.000 sardi, ogni collegio avrebbe 46.500 votanti dividendoli per 17 e quindi significa che con 3, 4, 5 forze politiche sono collegi abbordabili con 10-15.000 voti per la vittoria. E quindi quale profitto per i sardi? Un profitto enorme perché non ci sarebbe più la soglia di sbarramento sul sistema proporzionale e nei collegi della Sardegna anche le forze politiche con cuore e gambe in Sardegna possono partecipare con la prospettiva di vincere in quei collegi se sono radicati nei territori. Però questo è un tema che riguarda la sostanza di quello che dovranno decidere gli italiani nel caso fossero chiamati al referendum, oggi io vorrei riportare all'interno della giusta, corretta cornice l'argomento che è in discussione, è stato portato con una mozione, si è detto che tanti altri argomenti altrettanto urgenti non entrano in aula, vorrei ricordare che le mozioni urgenti con obbligo di iscrizione possono essere sottoscritte e promosse anche dalla minoranza sui temi che ritiene fondamentali. Quindi il fatto che una mozione come questa entri in aula con l'urgenza non deve scandalizzare nessuno e soprattutto non distoglie l'attività della maggioranza e della Giunta rispetto al resto del Governo.

Oggi semplicemente quest'Aula è chiamata con questa mozione a dare la possibilità costituzionalmente prevista che cinque Consigli regionali chiedano al popolo italiano quale sistema vogliono utilizzare per la selezione della propria classe dirigente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Volevo anticipare la richiesta di voto segreto sulla mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

DARIO GIAGONI (LEGA). Io ringrazio tutti gli onorevoli che hanno partecipato in questo dibattito. Ringrazio in particolar modo il Presidente Christian Solinas che è rimasto nel tema, perché qua ho visto che qualcuno è uscito fuori tema. Sono stato citato più volte in aula, che neanche mia mamma mi citava tutto il giorno quando non facevo i compiti, e allora darò una risposta a tutti quanti. Ho visto dalle risposte dei vari Capigruppo di maggioranza che questo centrodestra destra è compatto. Poi, qualcuno ha parlato di copia e incolla. Qui non si tratta di copia e incolla, questo è un tema che è stato condiviso con altre quattro Regioni d'Italia, qua si parla dell'articolo 75 della Costituzione scritta da padri costituenti. Non è stata scritta da chissà chi, o da chi ci ha indicato come pecore, capre, polli, tutto questo da spennare.

Si è parlato di democrazia quando si è scritta la Costituzione, ma ho visto che c'è qualche onorevole che non ricordo il nome, ma lì in fondo, ha parlato "lasciamo potere al popolo", perché chi lo ha il potere? Il popolo che cos'è non è sovrano? Ce lo dobbiamo ricordare questo! Voi del centrosinistra siete perennemente divisi, però quando vedete che c'è uno spiraglio, una poltrona, improvvisamente vi unite! Vedete la luce! In fondo al tunnel! Forse come l'amico vostro, Monti! Sarà la stella polare del Nord, ma sicuramente io so dov'è la Corsica, forse voi non sapete neanche dov'è la Sardegna, onorevole Lai! Fa ridere qualche intervento: "Il bue che dice cornuto all'asino". Mi lasciate basito! Senza parole mi lasciate! Pronti voi, proni, a calarvi i pantaloni negli ultimi cinque anni quando andavate a Roma, e vi imponevano dall'alto poteri forti di Roma, e forse qualche generale tedesco per non usare qualche altro termine. Ci avete lasciato una Sardegna bistrattata, e mi fa ridere quando l'onorevole Ciusa parla di continuità territoriale, ma lo sa chi è che ha creato questo disastro? L'ha creato il centrosinistra, e noi siamo vincolati fino al prossimo anno, e non possiamo modificarla! Le sa queste cose? O non è preparato in merito? O forse è bene che si interfacci con il nostro assessore? Chiedo il massimo rispetto dal senatore Calderoli, che è stato eletto dal popolo, rappresenta i cittadini italiani. E le porcate? Parliamo di porcate. Parliamo dell'ATS! La gente che muore, che per fare una visita ginecologica, fare una visita per un tumore al seno, passavano 9, 10 mesi. E voi avete pensato alle poltrone! E i migranti? Qui c'è un articolo del giornale. Sbarcheranno tutti! Perché non ve li prendete a casa vostra? Compilate il modulo! Portateli a casa vostra! Bravo, onorevole Cocco, lei è un esempio, ma gli altri non sono un esempio! E poi lo dico all'onorevole, Desirè Manca, che io ammiro nella sua qualità e nella sua particolare bellezza. Però mi deve spiegare, come mai a livello nazionale, parlateci di Bibbiano, la vostra condottiera di Roma, che adesso non mi viene il nome, ma non parlo del Sindaco Raggi che visto che avete detto "i leghisti sono tutti dei furfanti, tutti condannati". Condannati? Parlateci di Raggi, la sindaca di Roma. Parlateci! O siete gli unici politici che avete l'aureola e la mattina il vostro popolo vi osanna e vi fa la preghiera del mattino? oppure quella della sera? Parlateci di questo! Ditecelo! Io vi auguro a livello nazionale un buon lavoro, perché qua lo porteremo avanti, che abbiamo un grande condottiero che è il nostro Presidente Christian Solinas. E se qualcuno ha detto tra la gente, sì noi ci siamo scolpiti nel nostro cuore "tra la gente", e invece voi vi siete scolpiti nel vostro cuore "tra le poltrone".

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Sono stati presentati degli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Presidente, rinnovo la richiesta di voto a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Il problema è questo, onorevole Ganau, che molti consiglieri regionali hanno espresso il voto. Guardi, ma non c'è animosità, sto solamente evidenziando…

(Interruzioni)

Lo verifichiamo questo! Allora l'interpretazione del Regolamento spetta al Presidente, se è scritto, se esiste una norma espressa e positiva che riserva alle dichiarazioni di voto questo compito va benissimo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Presidente, solo per chiedere, mi sembra il caso, cinque minuti di sospensione in Aula.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 57, viene ripresa alle ore 14 e 01.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, invito i consiglieri a prendere posto. Quindi mettiamo in votazione l'emendamento numero 1.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Sulla presentazione di emendamenti e vista l'assenza di testo coordinato come avevamo richiesto noi chiediamo il tempo necessario allo studio di questi emendamenti, tra l'altro nessuno di questi tre insiste sulla tematica che ho citato, il che mi fa capire che, o la maggioranza continua a ragionare avendo l'intento di far fallire il referendum dopo averlo proposto, o la maggioranza continua a non accorgersi, stavolta colpevolmente, degli errori palesi in quel testo, quindi chiederei anche agli uffici, anche se si tratta di un qualcosa che purtroppo avviene a un passo dalla decisione, di dare una mano nella compilazione del testo coordinato, noi dobbiamo essere in grado di capire cosa effettivamente si sta votando, per cui questo sull'ordine dei lavori, poi se vogliamo intervenire su questo.

PRESIDENTE. Purtroppo onorevole Agus noi non siamo in condizioni di assolvere questo tipo di richiesta, non è neanche che prevista, capisco anche la facilità che lei richiede debbono avere i consiglieri regionali, però purtroppo non è, o per fortuna a seconda di chi lo vede, non è possibile procedere secondo la richiesta fatta dall'onorevole Agus, quindi in votazione dell'emendamento numero 1.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Sull'ordine lavori Presidente, non abbiamo gli emendamenti e oltretutto non capiamo cosa stiamo votando, ci son stati dati due fogli, un emendamento e un ordine del giorno, ad oggi non abbiamo nient'altro, quindi chiediamo cosa c'è in votazione, solitamente si votano prima gli ordini del giorno e successivamente le mozioni, ci dica com'è che vuole gestire quest'Aula e oltretutto le ricordo che non ci sono dichiarazioni di voto ma discussione generale sugli ordini del giorno e sugli emendamenti la deve aprire.

PRESIDENTE. Io non so qual è l'articolo di Regolamento a cui lei si riferisce sugli emendamenti non è aperta nessuna discussione generale, per lo meno per quanto riguarda il nostro Regolamento interno, prima si votano gli emendamenti poi si vota la mozione e poi si vota l'ordine del giorno, gli emendamenti e la mozione. Gli emendamenti del giorno erano a disposizione di tutti i consiglieri regionali, sono stati distribuiti e adesso sono in votazione, quindi apro la votazione sull'emendamento 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Allora, noi abbiamo necessità di qualche minuto per vedere gli emendamenti, quindi chiediamo una sospensione dell'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (Gruppo Misto). Non si ravvisa la necessità di ulteriori approfondimenti, quindi mi oppongo alla proposta di sospensione.

PRESIDENTE. Allora, guardi, onorevole Agus, non c'è bisogno che si sbracci, il Consiglio regionale è sospeso per cinque minuti per consentire all'opposizione un approfondimento sugli emendamenti, sono le ore 14 e 06, quindi i lavori riprendono 14 e 10.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 06, viene ripresa alle ore 14 e 14.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori, metto in votazione l'emendamento numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Ribadisco la richiesta di votazione a scrutinio segreto, come ho chiesto già tre volte, Presidente, grazie.

PRESIDENTE. Scusate, ma anche per gli emendamenti?

GANAU GIANFRANCO (PD). Sì, anche per gli emendamenti.

PRESIDENTE. Gli emendamenti sono tre?

Ha domandato di parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

GIAGONI DARIO (LEGA). Allora, abbiamo l'emendamento numero 1, poi l'emendamento numero 2 viene ritirato e sostituito con l'emendamento numero 3.

PRESIDENTE. Grazie, benissimo, quindi gli emendamenti sono due: l'emendamento numero 1 e l'emendamento numero 3. Utilizzeremo il voto segreto, come da richiesta, mediante urna.

Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Mi pare che l'articolo 91 del nostro Regolamento preveda il fatto che al voto senza dispositivo elettronico si proceda solo se il dispositivo elettronico non funzioni, ma mi sembra che il dispositivo elettronico funzioni.

PRESIDENTE. Allora, è un fatto provato che in ogni votazione il voto elettronico dia problemi, che vi siano consiglieri che non riescono a esprimere il voto perché il malfunzionamento obiettivo…

(Interruzioni)

Quindi io non posso permettere che a causa di un malfunzionamento conclamato del sistema i consiglieri regionali…

(Proteste dai banchi dell'opposizione)

Quindi il voto è quello che con urna, il voto è quello con urna!

Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (Gruppo Misto). Presidente, sull'ordine dei lavori, è sufficiente tenere aperta la votazione sino a quando ogni collega non certifichi di aver votato, rammentando che l'astensione dal voto presenti in aula, o l'astensione quando si vota, non è segreta, quindi chi non vota viene denunciato all'Aula come non votante o astenuto. Quindi è sufficiente tenere aperta la votazione sino a quando ogni collega non si lagni di non vedere acceso nella propria consolle la lampadina.

PRESIDENTE. Io non ho preferenze di sistemi di voto ma la mia preoccupazione, che riscontro ad ogni votazione, è quello di accertarmi che ogni consigliere regionale possa esprimersi in maniera valida e consapevole, dopodiché se si può raggiungere lo stesso obiettivo secondo la procedura consigliata dall'onorevole Tunis, nessun problema, ma la mia preoccupazione, che immagino sia la vostra, è quella di consentire ai colleghi consiglieri di esprimere il voto in queste modalità. Non esiste nella storia recente di questa legislatura una votazione che non abbia riscontrato problemi in termini di nullità o errore di voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC). Io so perfettamente come sono sempre avvenute le votazioni: se si tratta di indicare un nome quello è il sistema, ma mai, se non si tratta di nome, la votazione si fa con il sistema dell'urna. La verità è soltanto una, è successo soltanto perché molti colleghi alle prime armi non sapevano manovrare bene le dita di un pianoforte, e lei molto cortesemente diceva "chi non ha votato?", ma adesso, che è una votazione particolare, chi verifica che non c'è il colore - verde, rosso, giallo -, basta che lo dica e si blocca la votazione, ma non si può votare con quel sistema, non si è mai votato se non per un nome, è un'anomalia. Se poi, come si dice, molte volte si guasta la macchinetta, io sono cinque anni che l'ho detto che non funzionava niente e nei cinque anni e in questo anno e mezzo si poteva sistemare se non funziona.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Presidente, possiamo finire per cortesia questa agonia e votiamo col solito modo, così come ha illustrato poco fa il consigliere Oppi in maniera elettronica, e la chiudiamo? Perché altrimenti stiamo solo perdendo tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Adesso io non so quale sia il suo intendimento però, qualora fosse verificato e verificabile eventuali anomalie del sistema elettronico, che tra l'altro già più volte in passato effettivamente ha dato dei problemi (poi alcuni sostengono, come chi mi ha preceduto, che i problemi non fossero del sistema ma fossero di chi in quel momento stava adoperando il sistema), ecco, se quello fosse l'intendimento, è chiaro che per noi non c'è nessun tipo di problema nell'utilizzare il voto con l'urna, è chiaro però che quel precedente poi sarebbe da utilizzare anche per altri casi.

Continuazione della discussione, approvazione della mozione Giagoni - Cocciu - Cossa - De Giorgi - Mula - Mura - Sechi - Canu - Ennas - Lancioni - Maieli - Manca Ignazio - Marras - Piras - Saiu - Schirru - Talanas sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352, di articoli del testo unico per l'elezione della Camera (decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361), del testo unico per l'elezione del Senato (decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533), della legge 27 maggio 2019, n. 51, di disposizioni di delega contenute nell'articolo 3 della legge 3 novembre 2017, n. 165, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (67) e approvazione di ordine del giorno

PRESIDENTE. Benissimo, allora mettiamo in votazione l'emendamento numero 1 con voto elettronico a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della mozione numero 67.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Qualcuno chiede il voto segreto?

Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (LEU). L'ordine del giorno va votato sempre prima della votazione finale.

PRESIDENTE. No, no, no, in questo caso in questo caso è una procedura difforme.

COCCO DANIELE (LEU). Oggi tutto difforme! I funzionari danno conferma, sì?!

PRESIDENTE. Oggi è tutto difforme.

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene alzi la mano.

(È approvato)

Dichiaro chiusa la seduta.

Scusate prima di prima di lasciare l'aula: è convocata una Conferenza di Capigruppo del Consiglio nella saletta a fianco.

Il Consiglio è convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 14 e 30.