Seduta n.7 del 16/05/2019 

VII SEDUTA

Giovedì 16 maggio 2019

Presidenza del Presidente Michele PAIS

La seduta è aperta alle ore 10 e 31.

CERA EMANUELE, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 14 maggio 2019 (6), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 9.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CERA EMANUELE, Segretario. E' stata presentata la mozione numero 12.

PRESIDENTE. Prima di proseguire con l'ordine dei lavori, ritengo sia opportuno convocare una Conferenza dei Capigruppo anche per la programmazione dei lavori stessi. Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 10 e 45.)

PRESIDENTE. Riapriamo la seduta. Prego gli onorevoli consiglieri di prendere posto. Quindi procediamo con l'ordine del giorno, che reca: "Discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione". Ricordo ai colleghi che ai sensi dell'articolo 78, comma 1, del Regolamento interno, la durata degli interventi non può eccedere i 15 minuti.

Sulla questione Air Italy

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Li Gioi. Ne ha facoltà.

LI GIOI ROBERTO (M5S). Sì, io volevo, alla luce di quello che è successo ieri sera e poi abbiamo appreso oggi dai quotidiani, e anche sulla base dell'intervento che ha fatto ieri monsignor Sanguineti a margine della festa di San Simplicio, che è la festa del Patrono di Olbia e della Gallura, sulla questione Air Italy, visto la piega che la stessa sta prendendo, con praticamente il quasi assoluto disinteresse della compagnia per il futuro dei 600 dipendenti, volevo chiedere al Presidente il suo massimo impegno per una soluzione favorevole della vicenda. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Li Gioi, però solamente per segnalarle, ma lo dico a me stesso, che un simile intervento non è sull'ordine dei lavori, va bene, comunque l'ha già fatto.

Va bene, quindi, prima di procedere volevo informare di quanto abbiamo concordato in Conferenza dei Capigruppo. La Seduta si concluderà oggi alle ore 13, e il Consiglio verrà riconvocato martedì prossimo alle ore 9 e 30, in cui insomma si procederà con gli iscritti residui e con i capigruppo.

Continuazione della discussione sulle dichiarazioni programmatiche

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Signor Presidente del Consiglio e signor Presidente della Giunta, signore e signori Assessori, colleghe e colleghi, prendo la parola per la prima volta in quest'Aula nella VI legislatura, e debbo confessare che parlare ben 80 giorni dopo la data delle elezioni, senza aver potuto prima se non per interventi sull'ordine dei lavori, mi porta a riflettere su quanto la Sardegna non si possa permettere il tanto tempo speso in questi mesi, tempo prezioso, perso a causa di uno spropositato ritardo nella proclamazione degli eletti, ma anche e soprattutto a causa del susseguente grave ritardo nella costituzione degli organi di governo della Regione, che non è certamente imputabile alla legge elettorale, ma esclusivamente alle lotte interne ad una maggioranza tanto variegata, quanto altrettanto e da subito particolarmente litigiosa.

Ebbene, presidente Solinas, io accetto quello che mi è parso essere il suo un invito a voler considerare il momento delle dichiarazioni programmatiche non più, uso parole sue, la celebrazione di un rito stanco, ricco di enunciazioni generali, seppure in questo senso mi pare che lei abbia continuato nel medesimo solco tracciato da sui predecessori che ha voluto in qualche modo criticare, ma l'inizio di un dialogo, di un confronto e di una collaborazione nell'esclusivo interesse della Sardegna. E in quest'ottica vorrei entrare da subito nel vivo dei problemi che mi stanno maggiormente a cuore, se non altro per la stretta attualità che li caratterizza e per l'estrema urgenza di una loro risoluzione. Mi riferisco anzitutto al noto problema sulla continuità territoriale aerea, ne ha parlato poc'anzi il collega, ne ho parlato io anche sullo stesso argomento martedì scorso, mi pare di capire che neanche oggi ci saranno le repliche da parte del Presidente, attendevo quel momento per poter avere notizie su questa emergenza che non può aspettare martedì prossimo, quindi le chiedo Presidente di intervenire all'esito della mattinata di oggi, per poter dare le delucidazioni che io, e adesso il collega Li Gioi, le abbiamo chiesto in merito. Se necessario, appunto quando interverrà, potrà utilizzare, ovviamente su indicazione del Presidente del Consiglio, un tempo maggiore rispetto a quello consentito dal Regolamento consiliare, purché lo faccia, purché faccia sapere a chi siede in quest'Aula, i sardi e ai lavoratori della compagnia Air Italy cosa ne sarà della continuità territoriale e della permanenza della compagnia in Sardegna. Vorrei, vorremmo sapere, Presidente, cosa ha effettivamente fatto in questi mesi sul tema e come intenda ancora agire nel pochissimo tempo di cui ancora dispone presso il Governo, che lei stesso da senatore sostiene a Roma, per fare in modo che la compagnia Alitalia lasci Olbia. Non possiamo trascurare l'evidenza che in questa auspicata eventualità Alitalia non sarebbe chiamata a rinunciare ad una possibile occasione di rilancio aziendale, quale sarebbe potuto essere l'esercizio delle tratte in presenza di oneri di compensazione, ma eviterebbe alla stessa compagnia di creare, in un regime privo di compensazioni, un ulteriore buco nel suo bilancio sulle spalle dei contribuenti italiani e quindi anche sardi e, se mi permettete, sulla pelle dei lavoratori di Air Italy. Mi spiace constatare che le sue dichiarazioni programmatiche non entrano mai nel dettaglio, se non in alcuni casi rari. Le si limita ad elencare tutta una serie di problemi che affliggono la nostra isola, talvolta da diversi decenni, e per questo conosciuti da tutti. Ma lei, Presidente, è stato eletto per trovare una soluzione a quei problemi, non per farne una mera elencazione, e se non fornisce una minima indicazione concreta a quest'Aula di quali sarebbero le sue ricette risolutive, è francamente impossibile per noi avviare qualsiasi tipo di confronto, ossia quanto da lei auspicato. E per restare in tema di trasporti aerei, nelle sue dichiarazioni dice: "Le difficoltà di avvicinamento alla Sardegna sono sempre esistite, ma in più rispetto al passato deve essere considerato che la raggiungibilità della destinazione è diventato il più importante driver per la scelta di un viaggio", e ancora: "La facilità con cui ci si reca e si riparte da una destinazione è precondizione essenziale nella valutazione complessiva dell'appeal percepito della destinazione stessa, il tutto a costi contenuti e competitivi con altre realtà". Queste considerazioni avrebbe dovuto rivolgere a se stesso, sottoforma di riflessioni, allorquando ha dato l'ok per la revoca del bando sulla nuova CT1 su Cagliari, Alghero, e non anche su Olbia. Si rende conto che questa scelta infelice ha creato una disparità di trattamento tale che rischia di pregiudicare gravemente, in termini di costi e quindi di competitività, le condizioni degli operatori turistici che gravitano sull'aeroporto di Olbia, rispetto a quelli che gravitano sugli altri due aeroporti? Lei è a conoscenza, Presidente, del fatto che il personale di volo di Air Italy che opera su Olbia è a terra da un mese a questa parte e vi resterà almeno fino a tutto il mese di maggio? La decisione di revocare parzialmente i bandi della nuova CT1 si giustificherebbe con il contenuto delle osservazioni giunte dalla Commissione europea, o a questa sollecitate, lo scorso primo aprile. Considerato che i rilievi della Commissione europea riguardano principalmente tre aspetti: l'eccessivo numero delle tratte previste nel nuovo bando, l'eccessiva "timidezza" nella differenziazione della tariffa tra residenti e non residenti, la garanzia dei posti per esigenze di carattere sanitario che veniva assicurata in quei bandi. E' evidente come la revoca dei bandi sulla nuova CT1, lei Presidente ha sostanzialmente prestato acquiescenza rispetto alle osservazioni critiche della Commissione europea, dovute ai ricorsi della compagnia Ryanair, che peraltro recentemente su questo tema ha perso il primo round davanti al TAR del Lazio. Si rende conto che anziché prepararsi a resistere in giudizio, davanti ai competenti tribunali europei, lei ha preferito optare per una scelta che rischia concretamente di affossare per sempre il diritto dei sardi alla continuità territoriale? Altro che CT2, altro che tariffa unica, questa strada da lei intrapresa ci porterà dritti a perdere la continuità territoriale che oggi conosciamo e che poteva essere migliorata con i nuovi bandi.

Un altro settore sul quale vorrei fare qualche valutazione, seppur breve a causa dei tempi di intervento contingentati dal Regolamento, è quello della sanità. Mi pare di leggere signor Presidente, Solinas, nelle sue dichiarazioni, nelle prime esternazioni dell'assessore Nieddu, più un'esigenza impellente di esternare qualche cambiamento, seppur di facciata, ad un mondo che vi ha dato tanto in termini di consenso nell'ultima tornata elettorale, piuttosto che una visione complessiva, lucida e determinata su quali dovrebbero essere le azioni volte a migliorare la qualità della sanità in Sardegna. Va bene l'intenzione, spero non resti tale, di voler rafforzare la medicina territoriale, ma occorre chiarire da subito cosa si intende per superamento della formula dell'ATS nel verso di una migliore articolazione sul territorio delle aziende. Per essere concreti, a quante ASL state pensando Presidente? Perché è già iniziato il balletto dei numeri tra l'Assessore e i Consiglieri di diversi territori dell'isola, e credo che questa sia l'occasione giusta per chiarirvi le idee e trasmetterle sottoforma di proposta all'intero Consiglio. Ma, al di là del numero delle ASL, credo che le emergenze siano altre nella sanità sarda. Rischiano di chiudere gli ospedali e interi reparti, indipendentemente dalla volontà politica a causa della carenza del personale medico e paramedico, una situazione che ovviamente avete ereditato ma che è legata a situazioni oggettive, occorre agire urgentemente per tamponare questa vera e propria emorragia di personale sanitario, aggravata dalle recenti agevolazioni statali rispetto al pensionamento, con la consapevolezza che purtroppo non si tratta di un problema solo sardo, ma diffuso in tutta Italia, comprese le regioni più virtuose del centro-nord. Per quanto riguarda il Mater Olbia, non vedo in aula il collega Tunis, vorrei ricordare al collega che fino all'approvazione della rete ospedaliera, che prevede tra l'altro i posti letto per quel nuovo ospedale, in Sardegna vi era, ed è tuttora così perché la nuova rete ospedaliera non è ancora entrata in vigore, un grave disequilibrio nel rapporto posti letto e numero di abitanti fra le varie zone della Sardegna, anche grazie al Mater quel grave di quella grave disparità di trattamento tra cittadini sardi verrà meno. Preso atto che l'onorevole Tunis, importante azionista di questa maggioranza, vede negativamente questa scelta operata dall'Amministrazione Pigliaru, mi piacerebbe sapere da lei, Presidente, cosa ne pensa in merito, la pensa come Tunis?

Infine non posso sorvolare sul tema della riforma, o meglio della controriforma, che avete annunciato nel panorama degli enti locali, come è noto a tutti, quei colleghi che oggi come me siedono in quest'Aula già dalla scorsa legislatura, io sono stato, mio malgrado, protagonista di un acceso dibattito, in coda a quella legislatura, avente ad oggetto l'istituzione della provincia del nord-est, posizione peraltro assunta in coerenza con la precedente decisione di non votare, o più precisamente di votare contro, la riforma degli enti locali, la legge numero 2 del 2016, in solitario rispetto a tutta la maggioranza di allora. L'attuale maggioranza ha raccontato in campagna elettorale, per lo meno ne sono sicuro lo ha fatto in alcune zone della Sardegna, che in caso di vittoria avrebbe ripristinato l'elezione diretta del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale, è stato confermato poi in quest'Aula, e avrebbe ricostituito la provincia Gallura nord-est della Sardegna. Ebbene, al di là della elezione diretta, che a mio parere, ma anche al giudizio della Corte costituzionale, necessita di un propedeutico supremamente legislativo della legge Del Rio, non mi pare vi siano le idee chiare in maggioranza circa il numero delle province o delle Città metropolitane, nel quale dovrebbe incardinarsi la nuova articolazione degli enti locali a firma centrodestra. Così come mi pare troppo frettolosa, e anche per questo sbagliata, l'idea di cancellare le Unioni dei Comuni che in diversi casi, mi corregga se sbaglio l'assessore Biancareddu, in questo momento non lo vedo in aula, hanno dimostrato di saper lavorare bene nell'esercizio di funzioni associate che non sono mai rientrate nelle competenze delle province. Non vorrei che l'anno di tempo che si è preso l'Assessore Sanna, per rivoluzionare il mondo degli enti locali in Sardegna, serva unicamente da éscamotage per assicurare la sostituzione degli attuali amministratori straordinari delle province e diventasse un termine da procrastinare negli anni fino a svanire nel nulla e a consumare così la legislatura. Lo dico, Assessore Sanna, perché pur essendo certo delle sue buone intenzioni, conosco bene ahimè i tempi e i modi della politica regionale e la medesima considerazione si potrebbe fare per restare nell'ambito del suo assessorato con riferimento all'ambiziosa idea di presentare in tempi brevi la nuova legge urbanistica, in ogni caso, sulle province, è stata già presentata una proposta di legge a mia firma e a firma del collega Giovanni Satta, vi invito, avrei detto vi sfido ma non voglio usare questo termine per un argomento che mi sta così tanto a cuore, vi invito, e mi rivolgo anzitutto a lei, collega Saiu, a calendarizzare immediatamente quella proposta in Prima Commissione, a portarla avanti con convinzione, eventualmente anche ovviamente con gli emendamenti che saranno necessari, avrei voluto parlare ed entrare nel dettaglio su autonomia differenziata, e quindi secessione dei ricchi, accantonamenti e quindi sul grande risultato ottenuto l'Amministrazione Pigliaru dopo una battaglia politica giudiziaria contro lo Stato dal quale trarrà giovamento l'attuale Governo e la Regione. Turismo, lavoro, urbanistica, agricoltura, istruzione, lingua. Spero davvero che a breve si inizi a lavorare alacremente anche per recuperare, laddove possibile, il tempo perso in questi mesi e ci si possa confrontare su tutti questi temi e tanti altri. Intanto, spero di ricevere al più presto dal Presidente le delucidazioni richieste in merito ai pochi argomenti che ho potuto approfondire in questa sede, buon lavoro a lei Presidente, alla sua Giunta, a tutti noi.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Sara Canu. Ne ha facoltà.

CANU SARA (LEGA). Grazie Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, colleghi e colleghe consiglieri e Assessori. Con emozione intervengo per la prima volta in questa Assemblea, il mio sarà un discorso breve e conciso. Riparto dalle parole da lei espresse, il signor Presidente quando ha individuato come chiave di lettura la sardità, intesa come identità sarda che si declina in ogni proposito o proposta programmatica di settore attraverso la domanda, quale vantaggio per la Sardegna? Quale profitto per i sardi? Ebbene, il mio proposito partirà da qui, prima i sardi, la valorizzazione delle identità locali contro la globalizzazione che tende ad appiattire e uniformare le diversità culturali, il mio impegno sarà totale e volto a contribuire al miglioramento della situazione economica e occupazionale della Sardegna di cui c'è un disperato bisogno, anche per invertire la tendenza negativa dello spopolamento dei paesi e, di conseguenza, la perdita di identità. Per far questo non rimarrò chiusa nei Palazzi ma sono e sarò tra la gente, vicino alle piccole realtà produttive del tessuto sardo, per toccare con mano i problemi in cui versano, portando la vicinanza delle istituzioni e coinvolgendo gli attori stessi nel processo di risoluzione dei problemi, e attivando la valorizzazione delle identità locali. In particolare, mi soffermerò sull'identità rurale, per la salvaguardia e valorizzazione delle eccellenze agricole e alimentari del territorio, che sono strettamente legate alle azioni di alimentazione e promozione del consumo a chilometri zero, come da lei giustamente sottolineato, e che, da biologo nutrizionista quale sono, non posso che condividere pienamente, incentivando il consumo dei prodotti agricoli nostrani, inoltre si darà ossigeno ai piccoli produttori locali che risentono la concorrenza di prodotti nazionali ed esteri per la maggior parte presenti negli scaffali della grande distribuzione organizzata. Il vantaggio di consumare frutti della terra, che in poche ore dalla raccolta passano alla tavola, è quello di avere proprietà nutrizionali superiori a quelle di alimenti stoccati in celle frigorifere che giungono molto spesso dall'altra parte del mondo. Un'altra misura tesa a favorire l'aumento del consumo dell'eccellenza locale a chilometro zero è conferimento presso le mense sarde, con particolare richiamo a quelle scolastiche e ospedaliere, tali misure potranno essere ancora più incisive se affiancate con progetti di educazione alimentare a partire dalle scuole, laddove sarà data coscienza ai giovani sardi del valore nutrizionale di ciò che consumano e offerti strumenti di valutazione che permettano di sceglie coscientemente alimenti sani e sardi contrastando così il dilagante abuso di cibi fast food, non secondariamente si innescheranno ripercussioni positive sul contenimento delle attuali ed ingenti spese sanitarie, infatti, innescando coscienza su una corretta nutrizione, si metterà in campo una vera forma di prevenzione di molte patologie che hanno radici nel disordine alimentare da cui derivano sovrappeso, di cui soffre il 32 per cento dei sardi, circa, e obesità di cui è affetta l'11 per cento dalla popolazione. Tale patologia associata ad esubero ponderale, cito ad esempio l'ipertensione, il diabete, piaghe della nostra società. Per concludere, auspico da parte di tutti, colleghe e colleghi, unità e collaborazione, su questi temi così importanti, per il bene del popolo sardo che è affamato di risposte concrete da parte nostra. Grazie, buon lavoro a tutti, viva l'Italia, viva il popolo sardo, forza paris!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Maria Laura Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' MARIA LAURA (Progressisti). Buongiorno a tutti, grazie Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi e colleghe. A distanza di 80 giorni dal 24 febbraio scorso abbiamo finalmente la possibilità di intervenire per la prima volta, le operazioni necessarie alla proclamazione degli eletti sono state impegnative e non hanno agevolato l'insediamento di questo Consiglio regionale. Questa situazione si è creata anche a causa della legge elettorale. Non solo per questo motivo penso che la legge necessiti di una modifica, ma anche perché una legge pensata per escludere alcune forze politiche e che ha mostrato tutta la sua debolezza e inadeguatezza. Credo sia necessario pensare una legge elettorale capace di disegnare l'idea istituzionale che si vuole dare alla Sardegna, è necessario superare le elezioni circoscrizionali dei consiglieri regionali, quello che troppo spesso accade e che ci si dimentichi di essere consiglieri regionali che devono operare su tutte le problematiche e questioni dell'Isola, quello che invece troppo spesso accade è che ognuno, durante il suo mandato, risponda generalmente alla logica del proprio collegio, è necessario ampliare la visione generale e cessare la cosiddetta visione domestica della politica che troppo spesso vede spese puntuali o emendamenti ad hoc in finanziaria che non dovrebbero più esserci, se si vuole lavorare per una visione più ampia di sviluppo dell'isola. Per fare questo è necessario modificare radicalmente la legge elettorale, per avere Consiglieri regionali della Sardegna e non, troppo spesso, consiglieri che si occupano di piccole parti di territorio.

Detto ciò Presidente ho letto con cura le sue dichiarazioni programmatiche e considerata la sua volontà e ipotesi di riscrivere lo Statuto, che sappiamo regola i rapporti Stato Regione, penso sia a questo punto doveroso comprendere chi deve riscrivere questo Statuto. Se l'ipotesi proposta di un'Assemblea Costituente di 40-50 membri dovesse andare in porto penso che questi debbano però essere eletti con il sistema proporzionale in un collegio regionale unico, meno interessante invece mi pare l'opzione di una Consulta eletta dal Consiglio regionale che pagherebbe lo scotto di una legge elettorale escludente. Sarà necessario pensare un modello partecipativo, aperto, capace di far comprendere quanto il rapporto della Sardegna con lo Stato italiano sia un fatto di Popolo: su diritti, sul fisco, sulle politiche di mare, sui trasporti, sulle migrazioni, sulle servitù militari, sulla difesa, sull'ambiente, sulle forme democratiche locali, sull'istruzione, sulla sanità, e così via. Ad ogni modo, suggerirei intanto di prendere una posizione netta e precisa sulla questione inerente l'autonomia differenziata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, che preannuncia danni alla Sardegna e al meridione, l'avvio del procedimento da parte del Governo nazionale che ha il PSd'Az, alleato della Lega, al suo interno rischia di segnare la fine delle autonomie speciali e la fine dell'ipotesi di un federalismo solidale. L'autonomia differenziata o autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna rappresenta una sorta di cessione dei ricchi dal momento che queste tre regioni, da sole, producono il 40 per cento del PIL del Paese. Per questo motivo è fondamentale mostrare la nostra contrarietà a questo procedimento.

Signor Presidente con le dichiarazioni programmatiche lei ha scritto, come ha espresso martedì qualche collega del suo Gruppo, una sorta di libro dei sogni, ovviamente i suoi sogni, considerato il fatto che lei non sia entrato nello specifico delle proposte, ma abbia declinato alcuni intenti, penso sia necessario porre uno sguardo attento e uno studio mirato sulla programmazione europea, da cui si reperiscono ingenti risorse. Intanto il primo obiettivo è quello di chiudere positivamente il ciclo di programmazione ancora in corso, relativo agli anni 2014-2020, abbiamo ancora due anni per continuare il lavoro fatto dalla Giunta precedente, utilizzando i fondi che abbiamo ancora a disposizione, sono in campo infatti il Por Fesr, l'Asse 4 per esempio, energia sostenibile e qualità della vita perché promuove diverse misure tra cui una fondamentale per la riduzione delle emissioni di CO 2. Un'altra opportunità della programmazione 2014-2020 per la Sardegna è quella relativa ai Piani Europei contro lo spopolamento: l'Unione europea infatti promuove la dichiarazione di Cork 2.0 con cui si definiscono le aspettative e le aspirazioni delle zone rurali. Vi invito infatti a ragionare su questa dichiarazione che ha l'obiettivo di adottare politiche volte al superamento del divario digitale per lo sviluppo delle potenzialità delle zone rurali, attraverso un'adeguata connettività e digitalizzazione e uscire dalle vecchie logiche, ormai fuori dal tempo, dove sviluppo significa volumetria e costruzione. Sono convinta sia necessaria una nuova visione di sviluppo, un modello innovativo che metta al centro l'ambiente e le risorse territoriali e che, tramite le nuove tecnologie, sia capace di avvicinare le periferie ai centri, provando così a trasformare le parole espresse nelle sue dichiarazioni in contenuti pratici, e l'Europa in questo senso può aiutarci tanto. Ad esempio, sulle politiche rurali esiste il piano europeo d'azione per gli Smart Village che invito voi tutti a considerare perché l'Europa ha già messo in campo strutture rivolte alle aree rurali e alle comunità, valorizzandone i punti di forza e sfruttandone le risorse anche umane esistenti. Spetta a noi essere pronti ed utilizzare al meglio i fondi europei per non doverli restituire, non abbiamo tempo da perdere è necessario chiudere bene la programmazione 2014-2020 e iniziare fin da subito a programmare il futuro, viste le grosse opportunità che offre la nuova programmazione 2021-2027. La Sardegna tornerà da Regione in transizione a Regione meno sviluppata, obiettivo 1 quindi, è un declassamento, è vero, ma la politica di coesione ci consente di risalire la china se saremo capaci di usare le opportunità offerte. Gli obiettivi della politica di coesione che da 11 passeranno a 5, nel periodo 2021-2027, sosterranno gli obiettivi strategici di un'Europa più intelligente, quindi una Sardegna più intelligente, più verde, più connessa, più sociale, più vicina ai cittadini. Questi obiettivi strategici poi sono declinati in obiettivi specifici, per ciascuno dei fondi, programmare bene significa ricevere e utilizzare economie che possano davvero declinare le dichiarazioni di intenti in atti concreti, tangibili e che i cittadini possano toccare con mano. La sfida da vincere è comune, è una sfida di tutti, ma va fatta investendo sulle persone, come sottolineava egregiamente ieri l'onorevole Piu nel suo discorso: abbiamo bisogno di professionalità esperte all'interno delle pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli, sia per la programmazione che ha per la spendita dei fondi. Questo è ancora più importante nell'ottica di un decentramento delle funzioni e di un maggior protagonismo degli enti locali come voi avete espresso. Capisco che nel chiacchiericcio generale della campagna elettorale che ci accingiamo a vivere alcuni tendano a minimizzare il prezioso lavoro svolto in questi anni nella città di Cagliari, ma Massimo Zedda è riuscito a trasformare la città anche utilizzando al meglio le risorse comunitarie.

Vorrei aprire un inciso per sottolineare il mio dispiacere in merito al marginale accenno nelle sue dichiarazioni sul tema dell'istruzione, una questione invece nodale per lo sviluppo della nostra Isola e che è stata sottolineata perfettamente anche nell'intervento dell'onorevole Caddeo, sappiamo tutti che l'economia è fondata sul sapere. Se non lavoriamo adeguatamente sull'istruzione e la formazione saremo costretti a trovare sempre una colpa esterna alla nostra insufficienza, il 70 per cento dei disoccupati in Sardegna ha la terza media, il problema è anche e soprattutto la non occupabilità delle persone senza lavoro, i nostri disoccupati spesso non sono occupabili. Per questo è necessario puntare sulla scuola, sull'istruzione impedire l'abbandono scolastico prematuro, spingere i giovani a formarsi.

Signor Presidente, e con questo mi avvio verso le conclusioni, nel suo documento programmatico lei evoca a un new deal per la Sardegna, io le propongo di ragionare su un green new deal per la Sardegna: mettendo l'ambiente al centro di tutte le sue politiche, perché sia proprio l'ambiente - che anche i giovani del Fridays for future ci urlano a gran voce di mettere al centro dell'agenda politica - sia quel filo d'orbace, da lei citato, capace di tessere e unire tutte le varie tematiche. Serve che ognuno si assuma le proprie responsabilità, perché chi inquina o ha inquinato paghi per questo, perché sia fatta chiarezza e si prenda una posizione sulle servitù militari, considerato altresì che a breve un ex parlamentare sardo andrà a processo per aver preso posizione con un'azione dimostrativa sulle servitù militari in Sardegna. Ancora, accogliere la proposta di ANCI Sardegna perché si adotti, già nell'ordinanza balneare 2019, come è stato fatto in Puglia e in alcune nostre realtà locali, il divieto di utilizzo della plastica monouso sulle spiagge, per difendere i mari dall'inquinamento e così via.

Inoltre, credo che vada abbandonato l'arcaico modello che lega lo sviluppo delle volumetrie al cemento, l'intervista rilasciata a mezzo stampa dai neo Assessori Sanna e Chessa sono fuori dal tempo, non considerano una visione di sviluppo innovativa e al passo con i tempi. Personalmente, credo nella tutela come strumento forte di sviluppo, non credo nella falsa contrapposizione fra tutela e blocco dell'economia, credo invece nella grande responsabilità di chi governa di attuare e accompagnare politiche innovative e sostenibili, e non uno sviluppo per cui saremo costretti a chiedere scusa alle generazioni future. Vede signor Presidente noi dobbiamo essere orgogliosi del PPR, che nonostante necessiti una rivisitazione delle norme di attuazione, ha fornito una cultura del paesaggio e una tutela di insieme dei nostri centri storici, è stato preso come modello in diverse realtà nazionali e internazionali, ha istituito la fascia costiera come bene paesaggistico d'insieme, ha fornito una lettura paesaggistica del territorio uscendo dalla logica delle sole volumetrie. Vede nelle dichiarazioni parte dal territorio come risorsa, tanto come giacimento storico, archeologico, artistico, antropologico, culturale quanto come preziosa risorsa ambientale e turistica per poi approdare alla potenzialità di sviluppo economico del territorio, lei ci racconta che offese al paesaggio sardo sono sempre state inferte da interessi esterni e si domanda: ma quale profitto ai sardi e quali costi ambientali da pagare? A questa domanda lei non dà una risposta, invoca solo il giusto contemperamento tra lo sviluppo e l'esigenza di conservazione, un punto di equilibrio che non potrà prescindere dall'introduzione di una valutazione della qualità architettonica e paesaggistica degli interventi. In questo senso, per stabilire questo fantomatico nuovo equilibrio tra urbanistica edilizia e paesaggi, annuncia che sarà proposta una legge che stabilisca tale nuovo equilibrio, in grado di restituire certezza del diritto ai cittadini e agli operatori; dalle sue dichiarazioni sembra emergere l'intenzione di legittimare ogni scelta in favore del profitto dei sardi e per dare al popolo sardo una supposta certezza del diritto. Per questo mi preme ricordarle che è proprio il Piano paesaggistico che ha dato certezza del diritto in Sardegna, dato che con la pianificazione paesaggistica la coalizione di cui faccio parte ha finalmente previsto regole e norme d'uso per la gestione del vincolo paesaggistico, ponendo fine alla valutazione discrezionale a cui lei sembra voler ritornare quando ci parla di valutazione della qualità architettonica e paesaggistica degli interventi. Ma, signor Presidente, questa valutazione è il contenuto stesso dell'autorizzazione paesaggistica che è da sempre compito degli Uffici di tutela, quello che lei sembra volere eliminare sono le regole d'uso del bene paesaggistico, che limitano quella discrezionalità e sono le vere fonti della certezza del diritto che lei invoca. In merito invece al nuovo punto di equilibrio ci auguriamo che lei abbia ben presente nella ricerca di questo equilibrio che la prevalenza dell'interesse paesaggistico su quello urbanistico è stabilita dalla Costituzione, che il vincolo paesaggistico richiama l'esigenza di una gestione condivisa dello stesso a livello locale e regionale in quanto presuppone l'esistenza di un interesse overnantee che non può essere lasciato alla esclusiva gestione dell'Amministrazione comunale, che da sola si trova ad essere facilmente ostaggio di quegli interessi esterni, in alcuni casi anche interni, che fanno prevalere la speculazione sull'interesse pubblico. Aspettiamo dunque che questo punto di equilibrio si traduca in atti di governo, noi saremo vigili perché il nostro PPR è stato capace di capitalizzare le istanze della nostra generazione, e non solo. Abbiamo scoperto il valore dell'ambiente, delle nostre bellezze e del paesaggio e difenderemo questa cultura ormai profondamente radicata nella società sarda e nelle giovani generazioni.

Rivolgo a lei, alla sua Giunta e a noi tutti il mio più sincero augurio di buon lavoro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Grazie Presidente, presidente Solinas, Assessori e colleghi, al di là del contesto cerimoniale in cui ci troviamo, e che merita di essere vissuto con tutti gli onori, i clamori e le curiosità che suscita, questo è il momento in cui l'aspettativa dell'opinione pubblica, degli operatori economici, dei rappresentanti degli enti locali, delle istituzioni ma anche delle famiglie è più alta in assoluto, perché finalmente - passatemi il termine - è arrivato il tanto atteso cambiamento, e non lo dico con ironia: c'è stato un cambiamento reale, noi non sappiamo se in meglio o in peggio però c'è stato; è quello tanto invocato e soprattutto quello promesso in campagna elettorale, lo avete promesso voi, e l'Aula, sono d'accordo con chi l'ha detto, non deve giudicare prima. Ma sull'inutilità del preconcetto e sul rispetto rivolto all'avversario, onorevole Tunis (che non vedo in Aula), vorrei dire che ci deve essere reciprocità: io non credo sia giusto ringhiare il principio secondo il quale chi ha avuto responsabilità di governo sino a pochi giorni fa, e oggi siede all'opposizione, farebbe meglio a tacere, non è un buon viatico per la legislatura, colleghi della maggioranza, anche perché non sarà facile per le responsabilità che vi toccano e le attese che avete creato, per ragioni oggettive evidentemente, prescindere dalla disponibilità collaborativa delle opposizioni e anche talvolta dalla necessità di rivedere alcune vostre posizioni ostentate, magari utili in campagna elettorale meno ora che occupate responsabilità di governo, e poi per evitare il rischio di dover ricorrere al classico "è colpa di chi c'era prima", utile agli inizi, un po' per prender tempo per mascherare i limiti, nel caso in cui ci fossero, io mi auguro di no, di chi non trova soluzioni migliori, ma anche qualche volta per mascherare la vergogna che si prova quando non si riescono a mantenere le promesse elargite in campagna elettorale. Succede sempre più spesso ed è successo anche in quest'ultima campagna elettorale, un po', colleghi, come la storia dell'ILVA di Taranto, del TAP, della TAV, delle trivelle nel Mar Ionio, delle accise sulla benzina, verrebbe da dire: storie di ordinarie interminabili campagne elettorali e di facili promesse mai mantenute. E' un po' come la storia delle quote latte, per tornare a casa nostra, di cui qualcuno ha già parlato: esempio clamoroso di una campagna elettorale condotta con cinica spregiudicatezza, di cui bisogna rendere conto.

Lo dico sommessamente, presidente Solinas, colleghi della maggioranza, la storia più recente, ma anche quella più lontana, ci consegna tante esperienze e tante opportunità su cui riflettere per moderare il nostro approccio al dibattito pubblico e alla responsabilità che ci è stata affidata. Basti pensare che nel 2009 l'impegno prioritario assunto dall'allora Governo di centrodestra, più o meno omogeneo a questo, era la revisione del Piano paesaggistico regionale e l'approvazione della legge urbanistica: sappiamo come andò a finire e anche come iniziò quell'avventura. Ritengo perciò che bisognerebbe evitare di cadere nella presunzione che l'euforia di questi momenti genera, e che invece sia legittimo, anzi doveroso, esprimere giudizi sull'operato di un Governo regionale, ma credo parimenti che non serva alcunché e non serva a nessuno rivolgere agli uomini e alle donne di una Giunta che non c'è più, quindi privi di ogni diritto di replica anche a ragione o a difesa delle scelte compiute per quanto non condivise da tanti, espressioni sprezzanti ed epiteti che mal si conciliano col buonsenso di chi in quest'Aula coltiva il sogno di concorrere al miglioramento delle istituzioni e della società che ha l'onore di rappresentare. Non ci devono essere espressioni in quest'Aula come "professoroni", come dite voi in modo sdegnoso, solo perché provenienti dal mondo accademico, oppure "capre ignoranti" solo perché in possesso di una terza media, a seconda della parte che vogliamo perorare. Dobbiamo sempre il rispetto della dignità e dell'onorabilità nei confronti di tutti e di ogni uomo e di ogni donna che fossero chiamati a ricoprire ruoli di responsabilità nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni, come noi lo dobbiamo a voi, Presidente, come noi lo dobbiamo a voi, Assessori che siete in carica.

Parliamo allora dei vostri progetti, delle vostre proposte e non del passato. E se vuole veramente sottrarre questa Assemblea al rischio di un rito stanco, nell'accezione più autentica che ha inteso rappresentarci, Presidente, proviamo tutti insieme a compiere un passo avanti, allora, chiudendo definitivamente il teatrino della campagna elettorale per entrare nel merito e nel metodo delle questioni che attendono di essere discusse, e lì confrontiamoci, non sulla base di informazioni artefatte, costruite per dare enfasi ad un intervento, ma su dati reali. Allora chiamiamo il Presidente della Commissione competente e chiamiamo l'Assessore del lavoro, i responsabili dell'Aspal, e facciamo illustrare i dati sull'occupazione, non quelli snocciolati qui, ricavati chissà dove e chissà quando. Chiamiamo l'Assessore dell'istruzione, i rappresentanti delle università sarde e anche degli studenti, e verifichiamo se il diritto allo studio in questi anni scorsi abbia subìto una mortificazione o invece non abbia beneficiato di interventi migliorativi, che andrebbero addirittura potenziati. Vediamo di capire l'efficacia di "Iscola". Chiamiamo l'Assessore dell'agricoltura e facciamoci raccontare cosa ne pensa della legge approvata nella passata legislatura sulla tutela dei panificatori, del pane fresco, del pane sardo, cosa ne pensano gli stessi operatori del sistema. Perché è vero che c'è tanto da fare, ma prima bisogna anche sapere cosa c'è e ciò che di buono è stato fatto, e avere l'onestà morale, intellettuale e politica di saperlo riconoscere. Chiamiamo l'Assessore del turismo e poi gli operatori economici del settore per capire se la legge 16 del 2017 costituisce un passo avanti oppure un passo indietro rispetto alle ambizioni di sviluppo turistico e strategico coltivate dai sardi e della necessità di una nuova overnante del sistema turistico sardo.

Quindi io abbandonerei il terreno dei luoghi comuni, colleghi, per preferire i tavoli di lavoro veri: ne beneficerebbe il funzionamento del sistema e il dibattito politico generale, la credibilità e l'autorevolezza delle istituzioni democratiche che insieme rappresentiamo, io almeno ho questa aspettativa. Per adesso il filo di orbace, di cui ha parlato poco fa anche la collega, con cui lei prova, Presidente, a tessere le diverse tematiche, mi sembra che dia vita più a un'idea vaga dai contorni a me incerti, ma sono sicuro e spero presto che seguiranno i provvedimenti di Governo e legislativi attraverso i quali attuerete e proporrete all'Aula il vostro chiaro e articolato progetto di liberazione dall'oppressione, per usare ancora una volta le sue stesse parole. Partendo certo dall'attuale congiuntura storica, dall'attuale congiuntura storica, sociale ed economica di cui opportunamente ci ha parlato e che non è dissimile da quella a cui ha fatto riferimento anche 5 - 10 anni fa nei suoi interventi alle dichiarazioni di Cappellacci prima e di Pigliaru dopo. E non c'è neppure bisogno di scomodare Giovanni Maria Angioy o Bachisio Bandinu per dire che la situazione ha gli stessi termini di drammaticità di un passato più lontano ma anche di quello più recente. Che le criticità derivanti dalle nostre condizioni di insularità quelle erano e quelle sono, che il problema della continuità aerea e del trasporto su navi non mi pare sia stato risolto neppure dalla Giunta di cui ha fatto parte lei, Presidente, tra l'altro in qualità proprio di Assessore dei trasporti due legislature fa. Certificazione del fatto che evidentemente c'è un livello di complessità elevato e di responsabilità riconducibili non solo al Governo regionale, che siamo l'unica regione d'Europa senza metano e il rischio è che gli importanti risultati conseguiti nella legislatura appena conclusa vadano ad impegnarsi nelle maglie di un dibattito che non promette niente di buono anche in virtù delle diverse posizioni che emergono dalla sua maggioranza dalla diffidenza del Governo nazionale di cui fa parte lei e dal fatto che delle politiche energetiche non fa alcun cenno nelle sue dichiarazioni programmatiche, io questo lo considero un fatto grave, che c'è un'industria che sopravvive con le proprie forze a dispetto della farraginosità della burocrazia e dell'ostilità di questo Governo nazionale capace solo di mettere a repentaglio ciò che resta in piedi di questa industria, come l'accordo di programma stipulato con fatica dai precedenti governi di centrosinistra regionale e nazionale sulla vertenza Eurallumina e rimodulato al fine dell'adeguamento in termini di coerenza alle Strategia energetiche nazionale, e come lei ben sa al momento compromesso dal decreto del novembre scorso emanato dal Ministro dell'ambiente di questo Governo che in dispregio alle strategie energetiche nazionali ha disposto un programma di decarbonizzazione per la Sardegna incurante delle condizioni di insularità e di inadeguatezza infrastrutturale isolana e tanto da impedire quasi nella prospettiva in cui non fossero realizzate le infrastrutture energetiche necessarie persino il mantenimento delle condizioni di funzionamento minime di sicurezza del sistema energetico regionale. Che c'è un dibattito riaperto sull'ipotesi di riorganizzazione degli enti locali animato soprattutto dalla necessità dichiarata del ripristino delle province sarde e del loro sistema di elezione diretta soppresse, badate bene colleghi della maggioranza, in attuazione al referendum del 2012 a sua volta promosso più o meno dalla stessa compagine politica che oggi governa la Regione. Lei, presidente Solinas, era ed è parte importante rispettivamente ieri di quella così come oggi di questa compagine che voleva sopprimere allora e vuole oggi ripristinare gli stessi enti intermedi, non esattamente la stessa identica cosa piuttosto l'esatto contrario. Dico questo non per fare una critica fine a se stessa ma perché sarebbe importante costruire una linea di coerenza ciascuno del proprio impegno politico e anche per questo recuperare sempre le ragioni storiche che hanno determinato una scelta contestualizzandone le analisi quando le si fa, assessore Lampis, noi che ci siamo confrontati su questo argomento in un dibattito televisivo per poi ragionare in modo approfondito sulle soluzioni possibili anche nel rispetto e in attuazione delle norme dello Stato le quali se le si ignora, lo sappiamo, si rimediano solo figuracce. Non si fa e non si disfa l'architettura istituzionale di una Regione e dei suoi enti locali in maniera isterica qualsiasi idea ciascuna delle parti politiche in campo voglia coltivare solo perché a turno abbiamo la presunzione della verità, perché il rischio è che condanniamo la nostra Regione sugli enti locali ad una perenne confusione. Io invece credo che farebbe onore a tutti maggioranza e opposizione se ci affidassimo reciprocamente all'idea che abbiamo una responsabilità più alta del colore della maglietta che indossiamo. Per preferire una stagione caratterizzata dallo sforzo comune alla più ampia condivisione possibile quale dimostrazione della consapevolezza che abbiamo della drammaticità in cui versa la nostra Isola e di una maturità politica raggiunta nell'esclusivo interesse dei sardi e della Sardegna. Altrimenti le ansie che ci raccontiamo, il desiderio che dichiariamo di avere in obiettivo l'esclusivo interesse della nostra Regione è solo ipocrisia. Riconoscere i limiti della propria azione e fare autocritica offrirsi umilmente al confronto e alle critiche all'analisi e al contempo contributo più ampio e rappresentativo possibile seguendo un metodo di lavoro ordinato può portarci solo benefici a noi, alla Sardegna e ai sardi. Presidente Solinas, ai sentimenti di fiducia, ai buoni propositi di speranza che lei ha rivolto all'Aula, alla manifestata volontà di voler agire come operazione collettiva e non come lamento individuale, alla realizzazione dell'articolato progetto di governo che vorrà offrirci faccia seguire le azioni coerenti e conseguenti che il Consiglio attende, e sono sicuro che nel caso in cui ciò fosse troverebbe un'ampia disponibilità collaborativa pur nella distinzione dei ruoli e nell'esclusivo interesse della Sardegna e dei sardi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Manca. Ne ha facoltà.

MANCA IGNAZIO (LEGA). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signore e signori Assessori, onorevoli colleghi, sarò breve nel mio stile anche per non riprendere temi ed osservazioni già svolte dai colleghi che mi hanno preceduto. Nello svolgere il mio primo intervento nell'aula consiliare mi preme sottolineare anzitutto come io non sia un politico nel gergo comune del termine ma un libero pensatore tra virgolette prestato alla politica, pertanto nell'apprestarmi ad affrontare le gravose funzioni Consigliere, pur nel totale rispetto verso il partito in cui milito e del Gruppo al quale appartengo di cui condivido ideologia e battaglie, risponderò primariamente alla mia coscienza. Fatta questa doverosa premessa non posso che congratularmi con il presidente Solinas per averci esposto in maniera esaustiva le linee programmatiche cui dovrà ispirarsi la presente legislatura, a nulla valgono i rilievi strumentali sui tempi di ultimazione della Giunta posto che la politica rappresenta l'arte della mediazione spesso tutt'altro che facile. Corre il dovere peraltro di precisare come l'attesa, tanto stigmatizzata, debba essere limitata non già ai 73 giorni, strumentalmente sbandierati, quanto ad appena 39, posto che per la proclamazione degli eletti si è dovuto attendere fino al 4 aprile a causa di una legge elettorale farraginosa e di una scheda altrettanto ambigua. Dato a Christian quel che di Christian di certo non potrà farsi carico di alcuna colpa la Lega se non quella di far parte della coalizione vittoriosa e di essere rappresentata per la prima volta nel parlamento sardo. Per quanto attiene le singole problematiche ben richiamate nell'azione del governatore nessun dubbio che la priorità debba attribuirsi alla sofferenza per l'assoluta mancanza di lavoro, che si acuisce soprattutto nel mondo giovanile con una disoccupazione media pari al 40 per cento con punte massime intorno al 70 per cento. Condivido l'auspicio come sia necessario studiare nuovi modelli affinché la politica diventi invenzione con soluzioni progettuali innovative, come detto da Bachisio Bandinu in grado di superare i limiti di una politica della dipendenza che di fatto ha impedito ai sardi di impostare la crescita economica e socioculturale adeguata alle esigenze e ai nuovi tempi.

Una parola emerge costantemente dalle dichiarazioni: identità; a voler significare l'intento di recuperare insieme alla sovranità politica anche quella economica. Non potrà esservi, infatti, alcuna speranza per un popolo che continui a rinunciare insieme alla sua specificità anche all'identità etnica, antropologica e culturale. Si prenda esempio da un'altra Regione a Statuto speciale caratterizzata da una forte autonomia, il Trentino Alto Adige, per emularne l'alta efficienza amministrativa da cui derivano una serie di primati da soli sufficienti per garantire anche un'identità economica. In sintesi la strada da percorrere: meno burocrazia, meno tassazione, più accesso al credito.

Il mio auspicio è che il treno Sardegna corra alla stessa velocità su tutto il territorio per evitare come in passato che esistano zone da sempre abbandonate a se stesse ed in perenne affanno, come per esempio il nord-ovest su cui ricadono ben 66 comuni, 322.000 abitanti, pari ad un quinto dell'intera Isola. Per questo motivo bisogna evitare la politica dei contradaioli tra virgolette che evidentemente porta ad indebolire la forza contrattuale della Regione nei confronti dello Stato, dell'Unione europea e della globalizzazione. Una Sardegna unita e coesa potrà affrontare al meglio le tante problematiche da cui è perennemente afflitta. Tralascio volutamente altri temi di primaria importanza, come le riforme statutarie degli enti locali, già esaurientemente ripresi nel suo intervento dal collega Pierluigi Saiu, il quale evidentemente si è già calato nel ruolo di Presidente della prima Commissione, di cui mi onoro di far parte. Non meno esaustivo, per quanto attiene alle problematiche legate alla sanità, altro grande malato da riformare, è stato l'intervento della collega Annalisa Mele. Mi limito soltanto ad una sottolineatura: ben 60 mila famiglie sarde hanno da tempo rinunciato a curarsi. Colgo piuttosto l'occasione per rivolgere la mia attenzione e quella del Consiglio nei confronti di un problema che attanaglia da tempo i paesi dell'interno: lo spopolamento. Basta scorrere l'elenco "comuni in via di estinzione", allegato allo studio effettuato dal Centro regionale di programmazione condotto in collaborazione con l'Università di Cagliari, per comprendere che non c'è più tempo da perdere. Occorre mettere in atto un efficace contrasto al fenomeno, che va anzitutto esaminato nelle sue cause. Per questo motivo, mi riservo di chiedere, come fin d'ora chiedo, a norma dell'articolo 53 del Regolamento, nei modi e nelle forme debite, l'istituzione di una Commissione speciale contro lo spopolamento. Sarebbe questa l'occasione per sentire anzitutto i sindaci dei paesi in pericolo di estinzione demografica, ed insieme a loro studiare le opportune soluzioni. A tal fine, di certo, non potrà tralasciarsi il rilancio della zootecnia, di modo che la Sardegna, pur in presenza della maggior superficie agraria utilizzabile in Italia, oggi per lo più incolta e abbandonata, con la produzione appena del 20 per cento di prodotti agroalimentari consumati, riacquisti la sovranità alimentare caratterizzandosi per un'economia endogena.

In conclusione, non posso che associarmi ad un no secco verso le grandi industrie inquinanti, che in passato hanno alimentato l'assistenzialismo clientelare, costituendo di fatto un vero e proprio disastro antropologico, come nel caso di Ottana, in cui migliaia di pastori allontanati dalla loro terra, della loro storia, sono stati dapprima illusi dalla chimera di un salario certo, e poi ben presto abbandonati al loro destino di disoccupati, il tutto a prezzo di un gravissimo inquinamento industriale il cui costo ricadrà sulla salute della collettività chissà per quanto tempo. Anche di queste sciagurate colpe non potrà farsi carico un partito come la Lega, che in Sardegna non ha finora amministrato. L'erogazione dei capitali finanziari andrà rivolta ad un'economia di sviluppo, giammai al capitalismo assistenziale, come è avvenuto in passato. In simile contesto occorre uno scatto d'orgoglio per trovare tutti insieme, come indica Bachisio Bandinu, una spinta decisiva verso una nuova forma istituzionale capace di programmare ed attuare una vera crescita. Auguri e buon lavoro a tutti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie, Presidente, un saluto a lei, Presidente della Regione, alla sua Giunta, agli onorevoli colleghi. Un saluto e un augurio di buon lavoro a tutte voi e a tutti voi, a lei, presidente Solinas, e alla sua Giunta, in particolar modo, in relazione alle funzioni che ognuno di noi ha e dovrà svolgere negli anni a venire, e mi sia consentito un augurio particolare all'assessore Satta in relazione alla dolce attesa. Siamo tra coloro che hanno speso una parte della loro vita politica perché le persone in gravidanza potessero svolgere ruoli, rimanere nell'ambito del lavoro, ed essere tutelate. Quindi, da questo punto di vista, avendo orecchiato cose alquanto sgradite, spero che lo stile che deve accomunare tutti noi non cada e non vada in direzioni inopportune, se non peggio. Quindi, un augurio di buon lavoro.

Lei ha impiegato, al di là dei giorni, delle ore, indubbiamente qualche tempo in più rispetto all'ordinario o a quello che addirittura la legge chiede nell'ambito delle indicazioni degli Assessori in Giunta. Non è un vezzo, una richiesta di rispetto di una tempistica che attiene alle consuetudini, è, Presidente, un aspetto che, come lei sa bene, è sancito nell'ambito della legislazione di rango costituzionale che prevede che entro dieci giorni dalla proclamazione il Presidente eletto nomini i componenti la Giunta e attribuisca ad uno di essi le funzioni di vicepresidente. Mi pare che ancora non sia stata fatta l'indicazione del vicepresidente della Regione. Anche in questo caso non attiene alla libera scelta l'indicazione di un nome, di un cognome o di una figura che più di altre meriti, attiene, né più né meno, alla salvaguardia, come sappiamo, dell'istituzione in relazione ad impegni anche istituzionali fuori sede, come potrà accadere, e l'esigenza, al netto delle situazioni odierne date dalle nuove tecnologie con la firma digitale, la necessità di avere colui che possa svolgere le funzioni di Presidente in assenza del Presidente. Su questo, la legge prosegue che, con decreto motivato del Presidente della Repubblica, è disposta la rimozione del Presidente della Regione, se eletto a suffragio universale diretto, che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione, o reiterate e gravi violazioni di legge, atti contrari le reiterate e gravi attengono alle violazioni di legge. Presidente, noi non vorremmo iniziare una legislatura ponendo questioni in punta di diritto, penso che sia anche un'esigenza sua attenersi alle indicazioni che la legge prevede, e i suoi compiti poi anche determinano la necessità che si vada in questa direzione. Mi auguro che alla fine di questa seduta, che comunque si protrarrà anche nel corso della settimana prossima, si possa arrivare alla completezza di quello che la legge richiede. L'altro elemento, sempre per stare a questi aspetti preliminari, è quello della composizione della Giunta. Nell'ambito di una discussione che noi tutti candidati alla Presidenza abbiamo avuto in occasione di un'iniziativa organizzata dal Coordinamento 3, l'impegno sottoscritto da ognuno di noi era quello di avere una rappresentanza paritaria di uomini e donne in Giunta. Siccome penso che gli impegni presi in campagna elettorale debbano essere poi portati a compimento immediatamente dopo, credo che anche su questo ci sia una negazione oltretutto della sua firma nell'ambito di quell'impegno sottoscritto in occasione di quell'incontro partecipato da donne schierate nell'ambito del centrosinistra, del centrodestra, del Movimento 5 Stelle, indipendenti, professioniste, e via dicendo, o semplicissime cittadine curiose che avevano partecipato ad un confronto tra candidati alla Presidenza.

Quindi, Presidente, mi auguro che su questo immediatamente ponga rimedio, capisco la difficoltà di dover sostituire maschietti con donne dopo ottanta giorni, anche perché ce ne vorranno altri ottanta probabilmente per fare questo, capisco però, o meglio, capisco meno che gli impegni assunti siano negati all'inizio, alle battute iniziali. E su questo non attiene, badi, agli aspetti anche lì di formalismi o consuetudini, attiene alla credibilità, perché lei ha l'onere della decisione. Ma io sono convinto che gli aspetti negativi che riguardano la politica travolgano poi tutti noi, non solo colui che nega i patti o che nei primi passi e nelle prime azioni non è conseguente rispetto agli impegni presi, credo che la credibilità dell'istituzione, "giù per li rami", arrechi un danno a tutti coloro che esercitano l'arte della politica. Tutto questo crea un clima negativo. Nell'ambito anche del parlare comune si dice "chi bene inizia è già a metà dell'opera", "la prima impressione è quella che conta", "di primo acchito", "se il buongiorno si vede dal mattino", e via discorrendo. Questo crea immediatamente un aspetto negativo di percezione dell'istituzione della Regione Sardegna nei confronti di tutti i cittadini, in un periodo in cui, è sotto gli occhi di tutti, nonostante la presenza di un Partito, il Movimento 5 Stelle, fondato sull'aspetto del voler sostituire, cambiare, persino stravolgere in alcuni casi la politica, eppure, nonostante questo, la percentuale dell'astensionismo cresce fino a toccare punte del 50 per cento. Quindi, già abbiamo un 50 per cento dell'elettorato che concepisce il recarsi alle urne come un'attività inutile, che è quel modo di dire comune che "tanto non cambia nulla, non serve a nulla, son tutti uguali". Quindi siamo in una situazione più drammatica rispetto a anni e decenni passati, dove l'elettorato che partecipava, avendo diritto al voto, sfiorava addirittura punte, se non superandole, dell'80 per cento. Questo non aiuta nessuno di noi: allontana i cittadini e incentiva l'astensionismo. Insomma, alla fin fine, alla domanda che tra poco le porranno i giornalisti, e cioè che cosa farà o che cosa ha fatto nei primi cento giorni: la Giunta, perché ci ho dovuto pensare, ho dovuto riflettere tanto. Non è un buon inizio. Nell'ambito della comunicazione, della pubblicità, chi inizia così, dicono i maggiori esperti, deve, per recuperare e ripristinare quella sintonia, fare dodici azioni positive, semplicemente per ripristinare quella sintonia che è stata intaccata. Lo dico per l'Istituzione o, se vuole, lo dico anche per tutti noi. Non ha aiutato sicuramente in questo l'aver annunciato che la Stella Maris sarebbe stata quella del manuale Cencelli, che ha ne più ne meno attivato tutti i meccanismi che poi hanno determinato il rallentamenti, così come mi pare inopportuno, se non peggio, il dibattito che è presente nelle cronache dei quotidiani sardi dove, a fronte di tot assessorati, è necessario avere tot nomine negli enti. Siccome sono formalizzati con norme gli aspetti legati a chi può svolgere un ruolo in un determinato luogo, siamo al limite dell'annuncio di voler percorrere strade che portano esattamente non sulle riforme dei testi unici o dello Statuto, ma in un altro ambito del diritto. Quindi suggerirei non solo di non dire, ma di non praticare questi aspetti che… "la nomina al Brotzu", giusto per dirne una, "vale, pesa quanto… e quello spetta a noi o agli altri", perché sono né più né meno atti gravi e profili che hanno rilevanza penale, che non vuol dire che non vanno dette queste cose, non vanno neanche fatte e neanche pensate. Gli altri aspetti, per quanto riguarda invece, entrando più nel dettaglio degli elementi che lei ha fornito a noi tutti con le dichiarazioni programmatiche, e volendo noi svolgere né più né meno la funzione che è data dal nome del luogo dove ci troviamo, cioè sede di un Consiglio, ci applichiamo sommessamente nel dare consigli, ben accetti, assolutamente da non tenere in conto, comunque siamo obbligati, per il ruolo che c'è stato dato, di dar consigli, esprimendo profondo rispetto lei nei confronti dell'Aula, eppure immediatamente dopo annunciando la volontà di costituire una Assemblea costituente. Badate, l'Assemblea costituente è quell'elemento che venne immaginato, è sempre stato creato e ipotizzato in assenza di Parlamenti, l'Assemblea Costituente fu nel nostro Paese il primo inizio in assenza di un Parlamento eletto per poter dare una struttura di costituzione al nostro Paese. Dopo, le riforme di rango costituzionale, gli interventi… persino nel negli Stati Uniti intervengono con emendamenti, non è che si riunisce tutto il popolo sistematicamente per stravolgere la Costituzione, anche perché non so, visti i tempi e il passo che state dando, se sarete in grado di rispettare la stessa tempistica della Commissione dei 75, che andando a memoria si riunì dal 15 luglio del 46, e arrivò a definizione del testo il primo febbraio del 47, non so se in sei mesi sarete in grado di elaborare quel testo straordinario che poi venne consegnato dalla Commissione dei 75 all'Assemblea costituente per poi, nell'anno 47, arrivare in pochi mesi all'approvazione; vedremo! Indubbiamente tutto questo nega il fatto che già le norme oggi consentono di poter coinvolgere il tessuto delle università, degli enti di ricerca, del tessuto economico imprenditoriale, dell'associazionismo, per poter dare un contributo nell'ambito della riscrittura dello Statuto o di attivazione di una attività costituente nell'ambito della riscrittura di norme e leggi. Da questo punto di vista quindi suggerirei di percorrere quest'altra strada e non andare a seguire percorsi irti di ostacoli. L'altro aspetto, l'ha detto bene l'onorevole Piscedda, è quello del filo conduttore, quindi non ci ritorno, cioè sul tema dell'identità. I rapporti poi con lo Stato, con la Regione, Ragione e Stato, meglio, e i rapporti con l'Europa, su questo sommessamente, siccome siamo nel 2019, nel testo ricorre più e più volte il termine "comunitario", nell'ambito dei testi di diritto e nell'ambito dell'Accademia della Crusca il termine "comunitario" non è solo ritenuto obsoleto, semplicemente si riferisce a un'istituzione che non esiste più, e noi parliamo, o almeno voi vorreste parlare a un mondo di giovani, ragazze e ragazzi, che sono nati anche dopo il 93, che conoscono quei programmi Erasmus con altre realtà l'Europa, l'Unione europea, e non sanno neanche che cosa significhi il termine "comunitario" perché semplicemente scomparve quell'istituzione prima…

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az), Presidente della Regione. È un aggettivo, non un sostantivo.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). …No, va be', però, ora, che lei voglia addirittura sconfessare i testi di diritto, per carità, e addirittura l'Accademia della Crusca, va benissimo, però almeno l'Accademia della Crusca, almeno le istituzioni europee, cioè l'Unione europea che dice che il termine comunitario non va più usato, almeno loro, cioè l'interpretazione autentica di coloro che… il Trattato di Lisbona, che definisce che il termine comunitario non deve essere più usato… non lo so, altre fonti non ne trovo, nel senso che più di così non so che dirle. Poi, per carità, uno può usare anche parole inesistenti o castronerie incredibili, noi diamo consigli, poi, se uno vuol continuare nell'errore non ci son problemi. Chiudo, Presidente, nonostante avessi diverse questioni da porre alla sua attenzione e all'attenzione di noi tutti. L'aspetto che più mi preme, perché su altri sono intervenuti… persino l'onorevole Li Gioi su questo ha approfondito, cioè sul tema del dell'Europa, o sul tema dei trasporti l'onorevole Meloni, quindi non ci ritorno, i temi dello spopolamento, anche per il ruolo che svolgono e che hanno svolto i consiglieri Loi e Lai, o la consigliera Caddeo…

PRESIDENTE. Onorevole Zedda, sono passati quindici minuti, di quanto tempo ha ancora bisogno? 30 secondi?

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Se devo esprimere un desiderio un'ora e un quarto mi basta, se devo attenermi ai tempi diciamo il tempo di recupero dell'interlocuzione col Presidente, un minuto e ho terminato. Mi sarei aspettato, Presidente, lo dico sempre in termini di suggerimento, l'aspetto dell'approfondire le dichiarazioni programmatiche in stretta sintonia con quello che a breve sarà un argomento di discussione, e argomento che ha già discusso la Camera dei deputati, cioè quello della nuova programmazione europea 2021-2027, dove nel dettaglio son già indicate le cifre, e in quella direzione se si vogliono cogliere occasioni straordinarie, tenendo conto delle occasioni economiche che potremmo noi cogliere, avrei approfondito alcuni temi; per intenderci: innovazione, ricerca, tecnologia, lotta contro il cancro, trasporti puliti, rimozione della plastica, Fondo europeo per lo sviluppo, cooperazione allo sviluppo con i Paesi del Nord Africa, su questo ci sono ingenti risorse tanto da arrivare in alcuni casi sulle migrazioni al 154 per cento in più del precedente stanziamento che già era stato aumentato. I 115 miliardi sull'innovazione e l'Agenda digitale, il "Life" che arriva a ingenti risorse, 320 miliardi di obiettivi di cambiamenti climatici - chiudo Presidente - avrei voluto, avrei preferito, un programma in stretta sintonia con le occasioni che la Sardegna non potrà e non può permettersi di perdere. Vi ringrazio, scusate se ho allungato il discorso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Michele Ennas. Ne ha facoltà.

ENNAS MICHELE (LEGA). Signor Presidente della Regione, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghe e colleghi, Assessori, è con emozione e grande senso di responsabilità che procedo al mio primo intervento in Consiglio regionale. Sono tante le problematiche che gravano sulla nostra Regione, alcune le abbiamo sulle spalle da decenni, altre si sono aggiunte nel tempo, derivate dalla crisi globale che ha pesantemente coinvolto la nostra Nazione e ferocemente colpito la nostra amata Sardegna. Problematiche a cui, con il voto del 24 febbraio scorso, il popolo sardo ci ha chiamato a dare risposte concrete ed efficaci, realmente indirizzate al bene comune, lontane da quelle promesse irrealizzate e irrealizzabili troppo spesso sentite in passato. Non possiamo deludere queste attese che si sono manifestate in maniera chiara e netta e che sottendono un'evidente necessità di rottura con un recente passato di governo della Regione più che mai deludente, introducendo un nuovo sistema che si basi su una reale attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni delle persone e di cui noi della Lega ci facciamo primi promotori.

L'esempio concreto di quanto distante dai bisogni reali ci può portare la miopia politica è rappresentato da quanto successo nella sanità. La situazione in cui versa oggi il sistema sanitario nella nostra regione è allarmante, è sotto gli occhi di tutti. I dati ci riportano un quadro complessivo in declino che ci ha portato ad essere una delle regioni peggiori in assoluto, i tempi medi di attesa sono raddoppiati, siamo tra gli ultimi per livelli di assistenza. I territori sono stati progressivamente privati dei servizi, costretti a comportarsi, come nel caso del territorio da cui provengo, con ospedali aperti part time. È una lotta giornaliera tra gli stessi ospedali per contendersi questa o quella professionalità, sempre in numero insufficiente per assenza di un'adeguata programmazione. Condivido con lei, presidente Solinas, che bisogna stravolgere il fallimentare sistema precedente e integrare l'assistenza medica nei sistemi locali, coinvolgendo pienamente tutti i protagonisti e gli attori e puntando ad una sanità che vuole essere facilmente raggiungibile e costantemente al servizio dell'utenza.

La sanità è solo un esempio del fatto che non ascoltare i cittadini, nascondersi nei palazzi, porta a ragionare distanziandosi così tanto dalla realtà fino a dimenticarsi dei bisogni della gente. Da questo presupposto, come maggioranza, dobbiamo cominciare il nostro percorso di ricostruzione della Sardegna. Come da tanti colleghi sostenuto per ottenere risposte efficaci è necessaria in primo luogo una profonda riforma degli enti locali che ponga al centro i territori e i Comuni i quali devono essere autenticamente dotati delle risorse finanziarie necessarie per svolgere con efficacia le loro funzioni. In questo senso non può che essere un punto fermo anche la vertenza accantonamenti. Nell'ottica complessiva di tale riforma di organizzazione risulta indispensabile ripristinare la funzione delle Province, quali enti intermedi, ponendoli al centro dell'attività dell'Esecutivo e dotandole di mezzi finanziari adeguati per le azioni e gli interventi che risultano quanto mai necessari.

Parlando di territori e delle loro esigenze, ma anche della loro rappresentanza in quest'Aula, mi sento in dovere di rilevare che è necessario al più presto mettere mano all'attuale legge elettorale. Non è accettabile che alcuni territori non arrivino ad eleggere il numero di candidati previsti per il collegio e riferendomi al territorio da cui provengo (il Sulcis), per una assurda previsione della legge sostenuta da un complicato calcolo, esprime soltanto due consiglieri contro i quattro previsti dal collegio. Questo, che essi siano di maggioranza o di opposizione, è un danno per il territorio. Su questo tema auspico ampia convergenza tra tutte le parti politiche di qualsiasi provenienza territoriale superando per questa discussione, in generale per tutte le altre, quel deleterio campanilismo che, rivendicando una miriade di esigenze di richieste utili solo a ottenere piccoli risultati di facciata, risulta poco funzionale allo sviluppo e alle esigenze dei cittadini.

Altra azione determinante è quella relativa alla semplificazione burocratica. L'incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l'incertezza giuridica, gli adempimenti troppo onerosi hanno generato una profonda incrinatura soprattutto nei rapporti tra le imprese, i cittadini e i pubblici uffici che ha provocato l'allontanamento di molti imprenditori italiani e stranieri che purtroppo non vogliono più investire in Sardegna anche per l'eccessiva ridondanza e lentezza del nostro sistema burocratico. Attraverso queste due importanti modifiche, con concreti interventi riguardo l'accesso al credito, otterremmo il risultato di far ripartire la crescita e quindi il lavoro di cui tanto è affamata la nostra Isola. La società di oggi richiede che gli organismi pubblici provvedano ad esercitare il loro dovere nel minor tempo possibile, rapidamente ed efficacemente, vista l'incidenza che le tempistiche hanno sugli obiettivi da raggiungere, soprattutto nei tempi d'oggi. È necessario, inoltre, che tutti gli enti che hanno funzioni nel territorio agiscano per costruire in maniera sinergica. Intervenire quindi - ribadisco ancora - sul sistema burocratico è fondamentale e decisivo ai fini di uno sviluppo a lungo inseguito ma sicuramente ancora non raggiunto. Servono regole chiare, semplici e uguali per tutti.

Lo sviluppo del territorio deve partire dalle grandi risorse che abbiamo a disposizione e dalle nostre eccellenze: il patrimonio culturale, il paesaggio, il capitale agroalimentare, seguita anche da un'azione attenta di revisione degli strumenti di legge ad ampio raggio, mi riferisco alla legge urbanistica e a tutto quello che può interessare il comparto anche dell'edilizia, indirizzata ad incrementare l'accesso di utenti alla nostra isola con un'offerta turistica complessiva ed organica che si configuri come l'offerta della Sardegna. In questo senso, come da lei indicato, signor Presidente, condivido, sarà fondamentale l'azione della Regione indirizzata al miglioramento e potenziamento dei trasporti da e verso la Sardegna.

La nostra azione dovrà sostenere da un lato coloro i quali vogliono intraprendere e creare e dall'altro anche chi di noi, nostri concittadini, non può creare autonomamente, quindi trova conforto nelle efficaci politiche del lavoro. Dobbiamo agire attraverso un concreto appoggio alla scuola e alla formazione, al fine sia di invertire i drammatici dati sulla dispersione scolastica, sia perché l'investimento sulla conoscenza è sempre la formula vincente da applicare. Solo attraverso un forte legame tra competenze, identità e lavoro il sistema, complessivamente inteso, sarà in grado di dare risposta alla questione agropastorale, allo sviluppo dell'artigianato, a un turismo sostenibile che diventi effettivamente volano decisivo per la nostra economia. Valorizzare i nostri prodotti impiegandoli nelle nostre mense, nelle nostre attività ricreative, favorendo quindi la diffusione di alimenti nostrani sani e prodotti in Sardegna, i quali spesso rappresentano eccellenza anche di livello internazionale. Solo così daremo alla parola che ho sentito tante volte "identità" un vero significato, ricca di contenuti e di valori, una parola in cui credere e che ci protegge.

Sarà di fondamentale importanza e sostegno alle nuove tecnologie (ho sentito che qualcuno parlava di questo e condivido) la cittadinanza digitale e tutto ciò che ruota attorno ai nuovi e potenti strumenti di impresa che la tecnologia mette a disposizione. La Sardegna e i suoi cittadini devono essere collegati autenticamente col mondo al fine di favorire l'impresa, lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro, determinando inoltre i presupposti affinché altre aziende operanti nel campo delle nuove tecnologie vedano nella nostra Isola un luogo amico dove portare investimenti.

Concludo, signor Presidente, con alcune considerazioni sul territorio da cui provengo. L'attuale crisi che interessa la provincia del Sulcis-Iglesiente Carbonia-Iglesias (non a caso uso questa espressione per definire quel territorio così capiamo tutti qual è l'intenzione) ha indubbiamente origine nelle recenti difficoltà delle sue realtà industriali, con conseguenze occupazionali devastanti. Il tasso di disoccupazione è altissimo, tra i più alti d'Italia. A ciò si somma un utilizzo sempre più accentuato degli ammortizzatori sociali. Purtroppo siamo eredi di una situazione che non ha avuto ancora sbocchi credibili e ci impone un impegno profondo e determinato. Sono mancate scelte di programmazione che fossero indirizzate ad andare oltre i modelli di sviluppo in via di declino e talvolta ci siamo fossilizzati in battaglie che guardavano più al passato che al futuro, mentre nel frattempo i nostri fratelli, i nostri figli, andavano via per cercare un lavoro e un reddito per vivere in maniera dignitosa. È evidente che da noi la politica ha perso di vista il principio di responsabilità che impone di agire non solo guardando al bisogno immediato, che qualche volta rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma progettando anche la società che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti. Dobbiamo quindi pensare a risposte concrete e dare sostegno a chi vuole salvaguardare il tessuto produttivo attraverso iniziative sostenibili, individuare nuove prospettive di sviluppo con particolare attenzione alla filiera agro alimentare, ecocompatibile, alla filiera per il risanamento ambientale e alla filiera del turismo compreso il rilancio del Parco geominerario.

L'investimento è indirizzato alla salvaguardia della impresa e del comparto metallurgico, mi fa piacere che il Presidente sia coinvolto in prima persona nella vertenza anche della fabbrica Sider Alloys, ex ALCOA, rappresentano un importante caposaldo degli interventi destinati a questo territorio unitamente a una sapiente gestione dell'innovazione però e della diversificazione produttiva e del rispetto degli standard ambientali. In tal senso il tema dell'energia e dei relativi costi risulta essere determinante, io ho sentito il collega Moriconi parlare di questo e voglio ricordare che anche in questo caso il presidente Solinas ha espresso la volontà di essere protagonista insieme alla Regione del processo di phase out che a noi ci coinvolge direttamente per la centrale Grazia Deledda di Portovesme, quindi su questo tema e sulla programmazione di tutto questo ci siamo assolutamente.

Risulta determinante il tema delle infrastrutture e delle bonifiche che non dovranno essere assolutamente sottovalutate in un'ottica di rinnovamento del sistema di sviluppo del Sulcis-Iglesiente, in particolare la programmazione delle bonifiche dovrà essere pazientemente e (…) modulata con indicazioni certe in ordine alle tempistiche necessarie per arrivare alla conclusione delle relative opere. Occorre con coraggio pianificare interventi per la messa in sicurezza e risanamento ambientale di aree industriali e aree minerarie dismesse, elementi questi ultimi di vitale importanza in quanto il sistema ambientale del Sulcis-Iglesiente costituisce anch'esso una risorsa di sviluppo del territorio. Auspico per questa tematica l'istituzione di un tavolo permanente per la gestione delle vertenze principali e per l'urgente rimodulazione del piano Sulcis con ricorso a misure straordinarie e la definizione di un'adeguata governance. Solo con una reale rinascita del territorio potremmo anche noi effettivamente parlare di identità, intesa come luogo a cui apparteniamo, in cui viviamo con soddisfazione la nostra vita, solo così potremo definirci individui, cittadini sardi. In queste prime sedute ho sentito spesso il motto Fortza Paris, un'espressione che significa appartenenza, solidarietà nelle difficoltà e appello alla coesione in vista di un obiettivo da raggiungere. Io penso che occorra partire da questo, ovviamente ci si deve unire nell'unità di intenti non pretendendo di avere la stessa visione perché noi siamo espressione di diverse sensibilità, il nostro dovere è lavorare per una sintesi che rispecchi il volere della maggioranza dei cittadini sardi. Lavoriamo con un obiettivo comune, tutti, che è migliorare la nostra amata Isola, quindi buon lavoro a tutti, viva la Sardegna, viva i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giampiero Comandini. Ne ha facoltà.

COMANDINI GIAMPIERO (PD). Signor Presidente, mi dà la parola però vista l'assenza del Presidente della Giunta regionale e considerando che le dichiarazioni programmatiche e i nostri interventi riguardano… onorevole e assessore Biancareddu per lei auspico sicuramente qualcosa di maggiore che far parte di una Giunta come questa, per cui non la vorrei sicuramente disturbare col mio umile intervento…

PRESIDENTE. Onorevole Comandini…

COMANDINI GIAMPIERO (PD). Io chiedo solo la presenza del Presidente della Giunta regionale, come è stato ricordato non c'è neanche il Vicepresidente…

PRESIDENTE. Siamo esseri umani prego, non voglio aggiungere altro, continui grazie.

COMANDINI GIAMPIERO (PD). Intervengo per rispetto a lei, per rispetto ai colleghi consiglieri, a quest'Aula, agli Assessori presidenti e perché ci saranno altre occasioni per avere il Presidente della Giunta regionale di fronte a me e sul quale confrontarci in maniera più concreta sui temi che anche lui ha indicato. Io volevo intanto fare le congratulazioni, gli auguri alla Giunta, a tutti i componenti partendo da Alessandra Zedda e Gianni Lampis che ho conosciuto nei cinque anni precedenti, in qualche modo ho apprezzato la serietà, la competenza, la costanza anche in un ruolo di opposizione, quindi sono auguri sinceri, di simpatia e di stima. Li avrei fatti anche al Presidente della Giunta regionale se era presente in questo momento, anche perché questo inizio di legislatura non è un buon inizio, sicuramente sarà difficoltoso, è stato ricordato da molti colleghi, ricordato anche nelle stesse dichiarazioni del Presidente della Giunta, ma soprattutto non sarà un inizio di legislatura positivo per quello che è accaduto e anche soprattutto per la frammentazione della sua coalizione politica, signor Presidente della Giunta assente, sia nei (…) delle identità che dopo i famosi 15 minuti per formare l'Esecutivo sono diventati 73. Io credo che però non possiamo non riconoscere oggi in quest'Aula che lei, signor Presidente della Giunta assente, e la sua maggioranza avete vinto in modo chiaro ed inequivocabile le elezioni regionali del 24 febbraio con un risultato che è andato ben oltre le migliori aspettative, le ricordo a lei che anche come Presidente, col suo numero di preferenze, è andato oltre quello che è stato nelle precedenti elezioni regionali, il consenso che hanno avuto anche il presidente Soru, Cappellacci e Pigliaru. Quindi un risultato politico personale molto, molto importante che a mio avviso le consegnava anche quell'autonomia politica e decisionale per poter fare scelte molto diverse da quelle che lei ha fatto in questi ultimi giorni per la composizione della Giunta e anche nella gestione dei rapporti all'interno della sua maggioranza.

Le motivazioni della nostra sconfitta, onorevole Tunis, sono tante, e non sono in qualche modo soltanto collegate alla logica dell'alternanza che si è sempre contraddistinta nella nostra Isola o i molti o pochi errori che possiamo aver fatto noi nella scorsa legislatura, ma alcune dipendono e sono quelle sulle quali tutti ci dobbiamo confrontare nel momento storico che vive il nostro Paese, in cui il consenso non segue più la politica che programma il futuro dei propri figli, ma una politica populista del giorno dopo giorno che cavalca tutte le proteste e semina paura e divisioni. Ma cari colleghi di maggioranza, i numeri sono numeri, vanno rispettati soprattutto quando si parla di volontà popolare e noi con serenità e senso di responsabilità sapremo svolgere in pieno il ruolo che l'elettorato ci ha assegnato. Lei, presidente Solinas, quindi aveva a mio avviso quella autonoma legittimazione che veniva direttamente dal voto popolare dei sardi, come ci ricorda anche lei nelle sue dichiarazioni programmatiche quando dice che è eletto direttamente con prerogative e responsabilità nuove rispetto al passato, tali da legittimare una sua Giunta, una Giunta del Presidente autonoma e libera dai vincoli di appartenenza per pensare solo ai sardi e alla Sardegna.

Lei purtroppo, quel voto popolare così forte e ampio sulla sua persona, quella sua autonomia l'ha rimessa in pieno nelle mani dei Partiti o peggio ancora nelle mani dei singoli consiglieri regionali della sua maggioranza con l'applicazione di un nuovo manuale Cencelli dello zero virgola, sbiadito manuale Cencelli, senza regole, dove ogni consigliere conta per sé pur di vedere riconosciuta la propria rappresentanza in Giunta o in futuri posti di sottogoverno, in una logica di continua e costante trattativa che porterà non un filo d'orbace a tenere insieme la sua maggioranza, ma quello che in qualche modo il singolo consigliere potrà avere. La trattativa, come abbiamo già detto e ricordato anche ai diversi colleghi, è stata lunga e difficile e non solo per scambiarvi i numeri telefonici o per conoscervi meglio o per (…) sulle indennità, ma necessaria per trovare quella quadra che ancora oggi manca in questa maggioranza che è evidente che in qualche modo ha anche rappresentato l'assenza in alcuni territori importanti come il sassarese e il nuorese che per la prima volta non sono rappresentati in una Giunta regionale. E' la prima volta in vent'anni che nessun rappresentante di quel territorio siede in quei banchi e non è rappresentato soltanto perché qualcuno ha avuto la residenza o è passato per sbaglio a Sassari in Piazza Italia. Lei signor Presidente, si è fatto dettare quindi i nomi dei suoi Assessori senza poter entrare nel merito delle competenze o delle capacità di alcuni di loro. Alcuni sono stati dettati anche in dialetto lumbard e in alcuni casi lei non ne conosceva neanche il volto, arrivando sino al punto di accettare anche nostri autorevoli esponenti provenienti dalla mia parte politica, forse fulminati sulla via di Damasco o fulminati sulla discesa che conduce a Villa Devoto. Una dettatura se vogliamo anche maldestra per alcune scelte, per cui sarà necessario assumere dei navigator per qualche Assessore, so che già qualcuno è in pieno servizio in qualche struttura assessoriale, perché già dalle prime dichiarazioni si è dimostrato inadeguato per poter svolgere una funzione importante e delicata.

Colleghi consiglieri, onorevoli assessori, non si governa la Regione con le battute, non si governa offrendo bottiglie di buon vino per far digerire scelte non condivise ai colleghi di maggioranza, o compromessi di migliaia di fantomatici posti di lavoro con i campi da golf, da realizzare anche sul Monte Ortobene, o peggio ancora mandando bacioni quando si deve in qualche modo riscrivere la riforma della Regione. Queste sono cose serie che non si improvvisano, per cui non siamo in un reality, ma siamo all'interno della massima istituzione della Sardegna. Purtroppo non vi sarà neanche sufficiente seguire le orme della famosa pantera di Bultei per trovare la strada giusta: la bussola sta in voi!

Comunque la campagna elettorale è finita, lo dico prima a me stesso, ma anche ai cari amici della maggioranza, ora spetta soprattutto a voi governare, e come è stato ricordato anche dai miei colleghi, non sarà più sufficiente parlare dei professori, non sarà più sufficiente dire che dipendiamo da Roma, sarà sufficiente in qualche modo dimostrare le vostre capacità, e trasformare quello che in campagna elettorale avete promesso agli elettori. Buon lavoro! C'è tanto da fare!

Lei, signor Presidente, ci ha proposto più che un programma di Governo, un metodo di lavoro, dico io, un filo conduttore, una nuova sfida, la sardità intesa come identità sarda, vediamo come questo nuovo disegno politico verrà declinato sui singoli temi, con quali strategie, risorse, priorità, perché questo serve ai Consiglieri di maggioranza, ma soprattutto di opposizione per esprimere un giudizio. Noi siamo pronti a confrontarci con responsabilità su tutti i problemi che lei ha toccato situazioni nelle sue dichiarazioni programmatiche e su tutti gli altri che ha omesso di ricordare, partendo dalla riforma dello Statuto, degli enti locali ed dell'Urbanistica.

Ma una cosa è certa, a noi non piace, cari colleghi di maggioranza, non si inizia con lo slogan "Prima gli italiani", no non si inizia con questo slogan, tantomeno ci piace condividere l'idea che devono venire prima i sardi per farci credere di essere padroni a casa nostra, perché dalle nostre parti non esistono i padroni, prima di tutto viene l'individuo, viene la persona. Come ho già detto nei cinque anni precedenti possiamo aver sbagliato qualcosa e deluso qualcuno durante la nostra legislatura, voi potete fare peggio vista la partenza, e sui quali i Sardi ci hanno giustamente punito, ma oggi possiamo dire che le consegniamo, signor presidente Solinas, una Sardegna migliore rispetto a quella che noi abbiamo ereditato nel 2014, per le cose positive che abbiamo fatto.

Noi abbiamo governato in un periodo difficile, attraversato da una crisi economica e politica non solo europea, che ha avuto ripercussioni anche nella nostra isola, e lo abbiamo fatto con serietà e coerenza, con un modello di governo che è ben diverso dal vostro e che mette al centro le persone con i loro problemi e i loro bisogni, ma anche con i propri diritti a prescindere dal colore della pelle e del credo religioso. Per questo in cinque anni abbiamo lavorato molto sui diritti e le libertà delle persone, raggiungendo anche dei risultati che vanno al di là di quello che qualche collega ha detto in quest'Aula, dove i fatti non si possono cancellare con le semplici parole di circostanza. Così come non possiamo accettare di sentirci dire che si è toccato il punto più basso della nostra autonomia quando abbiamo governato noi, sapendo che abbiamo vissuto un periodo non lontano in cui a Villa Certosa c'era l'ufficio di rappresentanza della Regione. Per questo non voglio essere prudente, non voglio assolutamente essere prudente, anzi voglio essere sfacciato, molto sfacciato, quando ricordo per primo a me stesso i risultati che abbiamo raggiunto nella passata legislatura. E come ricordava il collega Moriconi, basta chiamare gli Assessori, i Direttori generali, qualche Presidente di Commissione, qualche collega che siede in Giunta adesso in qualche modo per elencare i tanti risultati che abbiamo raggiunto nella scorsa legislatura e che consegniamo a voi, e che chiediamo a voi di fare meglio di noi, perché questa è la sfida di chi si appresta a governare la Regione sarda. La facile ironia potrebbe dire che ci vuole poco, accettiamo anche questa sfida, sino a questo momento avete dimostrato soprattutto di non essere in grado neanche di concludere in tempi, come ricorda lo Statuto e la normativa, la composizione della Giunta. Vi ricordo, inoltre, che è sempre meglio iniziare il cammino con umiltà che con prepotenza, perché l'umiltà paga, la prepotenza prima o poi viene smascherata, e per molti di voi la maschera calerà in fretta.

Noi in cinque anni, tocco soltanto alcuni temi, in cinque anni abbiamo investito moltissimo su un tema caro, che in qualche modo anche nelle sue dichiarazioni manca, che è quello del diritto allo studio, del sapere, del far crescere i nostri giovani. Sono gli atti che ne parlano, basta che lei guardi il bilancio, signor Presidente. L'investimento che abbiamo fatto noi sulla scuola, su Iscola, con gli oltre 300 milioni di euro per le scuole del nostro millennio. Abbiamo diminuito la percentuale di abbandoni scolastici. Eravamo la Regione d'Europa col più alto numero di abbandoni scolastici. Il fatto che, lei da ex Presidente dell'Ersu di Cagliari ricorda benissimo, ai suoi tempi, prima gli studenti universitari che partecipavano ai bandi per avere la borsa di studio o la casa dello studente erano in una graduatoria, e non tutti pur avendo i titoli potevano avere quello stesso diritto di poter studiare con una borsa di studio, o in una casa, noi nella passata legislatura abbiamo dato a tutti la possibilità di studiare, creando le condizioni, in termini finanziari e di ISEE, che in qualche modo nessuno studente avente diritto rimanesse fuori da quella graduatoria. A lei può sembrare poco, non era mai successo. Così come il rapporto con l'università. Io continuo a considerare alcune interruzioni come un merito. Il silenzio in qualche modo scivola, le interruzioni significano che qualcosa tocca. Allora anche nei numeri, e lo dico alla mia collega Alessandra Zedda con cui avremo modo di confrontarci, si può dire quello che si vuole. Noi quando, nel 2014, siamo arrivati avevamo una disoccupazione che era oltre il 18,5 per cento, oggi le consegniamo una Regione in cui secondo i dati, non del centrosinistra, ma dati autorevoli e certificati, la disoccupazione è del 15,5 per cento, con oltre 27.000 posti di lavoro. E come sa la collega e assessore Zedda, grazie a questo lavoro fatto dalla precedente legislatura, ha permesso due giorni fa all'assessore Zedda di firmare una partnership con la Huawei per quanto riguarda l'assunzione nelle nuove tecnologie, non di camerieri o di posti a ore, ma di giovani laureati che attraverso l'occupazione in queste nuove frontiere possono trovare lavori seri.

Potrei continuare con tante altre cose, ma non voglio annoiare né lei signor Presidente e né i colleghi che sicuramente sono impegnati a fare i navigator con qualche assessore. Potrei andare avanti con tantissimi altri temi, concludo soltanto con una frase cara a me e al presidente Solinas, una frase di Grazia Deledda: "Il rimedio è in noi. Cuore bisogna avere, non altro". E io mi auguro che in quest'Aula ci sia tanto cuore per la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Presidente, colleghi, non amo fare dietrologia, lo dicevo sempre nei miei interventi nella passata legislatura, però sembra di essere atterrato in un campo di extraterrestri, dove qualcuno amministra un Comune per anni e anni e sembra che abbia scoperto oggi l'esistenza del manuale Cencelli. Dove i colleghi della minoranza parlano di litigiosità, quando abbiamo assistito qualche mese fa al tracollo di tre anni di lavoro, tre anni e mezzo di lavoro serrato per portare a casa una legge urbanistica, passata tra l'altro in Commissione, questo bisogna dirlo, grazie all'astensione responsabile di chi come me componeva quella Commissione, e poi oggi mi vengono a dire che (SS/23-24) che noi siamo litigiosi e non riusciamo a fare una Giunta in tempi brevi, la Giunta è stata fatta, mi dispiace che un collega che stimo come il collega Comandini abbia voluto offendere la dignità dei singoli assessori, perché, così come anche il Presidente del Consiglio, ha bisogno di imparare, può fare qualche errore, qualche incidente di percorso, così faranno anche gli Assessori, però, s'animu - come dicevi tu- rupe il cuore, in sardo diciamo così, la voglia di fare ce l'abbiamo e la metteremo sul campo, mi dispiace fare dietrologia quando si parla appunto di gestione, se volete vi spiego come si assegnavano le (…) nella scorsa Legislatura, forse non avete capito come sono state assegnate le direzioni generali delle ASL, il ruolo di sottodirezione delle ASL, qualcuno si è portato avanti in questi anni per quanto riguarda le ASL e chi ha ricoperto gli incarichi di Primario, senza avere neanche i requisiti, queste son cose che sono successe ieri, che possono succedere oggi, e che sono successe anche avantieri. Quando sono successe? Quando c'era al Governo il centrodestra e il centrosinistra, quindi questa è la mia dietrologia e da qua voglio finire. Dico anche che sapete tutti quanto sia difficile governare, forse lo stanno capendo oggi anche i colleghi dei 5 Stelle che hanno avuto un exploit alle Politiche arrivando a oltre il 40 per cento in Sardegna, poi purtroppo quando si va a governare non sempre le scelte di governo sono popolari e portano altrettanti risultati positivi dal punto di vista numerico, quindi anche loro in un anno di governo, purtroppo per loro, hanno avuto anche un tracollo dal punto di vista elettorale. Siamo scesi all'11 per cento, dal 40 per cento, è un dato di fatto, non sto criticando nessuno, è un dato un dato di fatto, questo vuol dire che governare oggi è difficile perché la situazione… mi è piaciuto moltissimo l'intervento fatto dalla collega Orrù che ha descritto quella che è oggi la situazione in Sardegna e noi da lì dobbiamo partire, dobbiamo partire e credo che il precedente abbia intenzione di caricare tutti noi delle proprie responsabilità, non è facile, come ha detto giustamente il collega Comandini, divento Assessore, faccio vetrina, sono bravo, bisogna dimostrarlo con i fatti, quindi la grande responsabilità. Io ho fatto il sindaco per dieci anni, ho fatto per tre anni il consigliere regionale, ho avuto anche altri incarichi nella mia esperienza politica, ma se mi avessero detto devi venire qui a fare l'assessore alla programmazione piuttosto che all'ambiente, sicuramente mi sarebbero tremati i polsi perché so quanto sia difficile fare l'Assessore, quanto sia difficile farlo bene. La scorsa legislatura chi ha governato questa Regione non è vero che non ha fatto niente di buono, io non l'ho mai detto, però su una cosa mi dovete dare atto e vi auguro che d'ora in avanti riusciate a farlo anche voi: era il 27 luglio del 2016, io ero arrivato qua il 4 maggio, dal 4 maggio al 27 luglio del 2016 non ho sentito un consigliere regionale, neanche di maggioranza, neanche uno, che fosse favorevole alla riforma sanitaria, arrivò in mattinata qua un componente della Giunta, un autorevole componente della Giunta accompagnato dal Presidente e vi disse: se non passa questa legge ce ne andiamo tutti a casa, quella che è stata approvata, questa è la mancanza della democrazia, se questo è quello che voi vorreste che facesse il Presidente Solinas io non ci starei, perché se portasse in Aula una legge che io non condivido gli voterei contro, e glielo dico davanti a tutti, ho sposato tuttavia il progetto del Presidente Solinas, quello che poi viene rispecchiato nelle linee programmatiche, l'ho sposato perché c'è una chiave di svolta, perché la chiave di svolta, come dice lui, è la sardità, questa sardità deve farci avere un rapporto diverso con lo Stato, nei tre anni precedenti ho visto l'approvazione dei bilanci, ho letto anche in quest'Aula che chiunque avesse avuto l'onere di approvare un bilancio avrebbe avuto grosse difficoltà perché? Perché i soldi sono pochi, perché la coperta è troppo piccola, dovunque la tiri, verso la testa scopri i piedi, se copri i piedi non copri bene la testa. Quindi abbiamo bisogno di un rapporto diverso con lo Stato, soprattutto per quanto riguarda la vertenza delle entrate. Mi sembra che questo sia il punto principale da cogliere. Fino ad oggi che c'è stato un movimento politico che si chiama Riformatori che magari nella indifferenza di tutti ha parlato di accise, io credo che se noi riuscissimo ad avere un rapporto diverso con lo Stato, dovessimo avere la possibilità di avere quelle risorse che in base all'articolo 8 dello Statuto, quello attuale non quello che andiamo a modificare, ma quello attuale, quello al quale abbia facciamo riferimento oggi, noi avremmo lasciato in una Sardegna diversa, perché potremo veramente realizzare infrastrutture diverse, potremmo programmarci su tante cose con i soldi, perché purtroppo senza soldi non si può andare avanti così, se non abbiamo una diversa finanza in Sardegna, quindi la vertenza entrate è fondamentale, il rapporto diverso con lo Stato, così come, caro collega Giuseppe Meloni, se oggi abbiamo la difficoltà, e mi riferisco anche al collega Li Gioi, una vertenza Air Italy che minaccia di andar via dalla Sardegna e questo è dovuto all'errore probabilmente è stato fatto, non sicuramente volontario, ma nell'emanazione di un bando, il bando è stato considerato illegittimo dalla Comunità europea ,quindi questo bando ha fatto sì che venisse meno la possibilità di prorogare quel bando, la continuità territoriale precedente, perché mentre questo era possibile farlo su Alghero e su Cagliari, non poteva essere fatto su Olbia perché nel frattempo, prima Air Italy e poi all'Italia nel tono noi lo facciamo svolgiamo la continuità territoriale senza compensazioni quindi se si fosse prorogato il bando precedente si rischiava di fare, o si rischiava di fare, un danno erariale. Ma questo è nei fatti, poi potrebbe essere, io non sto andando nel merito, comunque non è questo il punto del mio discorso, voglio soltanto dire che anche lì, secondo me, il fatto che noi siamo un'isola, che abbiamo difficoltà di mobilità è un dato di fatto, quindi secondo me occorre anche, e questo è l'altro punto per il quale io sposo il progetto che viene raffigurato oggi emblematicamente con la sardità, che è quello appunto di un diverso rapporto con la Comunità europea, perché non possiamo continuare a fare bandi sulla continuità territoriale, noi che siamo un'isola, che abbiamo bisogno di avere una mobilità diversa senza avere un rapporto diverso con la Comunità europea che ogni volta ci cassa questi bandi e ci crea difficoltà. Quindi questo è il vero punto, quindi noi, il nostro programma del Presidente Solinas che al suo inizio dice che possiamo parlare di mille cose, sono cinquant'anni che assistiamo a dichiarazioni importanti in partenza, poi di quelle molte non vengono portate avanti, quindi ci atteniamo a far sì che quelle poche cose, quelle importanti, quelle fondamentali, possano essere realizzate. Penso anche che la Sardegna abbia bisogno di programmazione, la programmazione è intesa in senso lato perché noi, come diceva qualcuno, non possiamo parlare di turismo se non abbiamo anche una riforma urbanistica, non per occupare ancora il territorio, ma comunque per modificare quello che è il nostro patrimonio urbanistico. Non possiamo prescindere da fare una riforma sul turismo, abbiamo territori meno belli della Sardegna ad iniziare dalle isole Baleari che portano risultati eccezionali per quanto riguarda il turismo, turismo hanno 50 milioni di turisti, sono 1.200.000 abitanti, parlo delle Baleari, e hanno l'80 per cento del PIL che deriva dal turismo, noi abbiamo appena l'8 per cento, siamo dieci volte o cinquanta volte, a mio parere, e non è soltanto campanilismo, più belli delle Isole Baleari, quindi bisognerà programmare e bisognerà anche saper essere pronti a fare questo. Si parla tanto delle zone interne, anche lì si può portare il turismo ma ci vuole del tempo, abbiamo degli strumenti con i quali possiamo agire immediatamente, io parlo per esempio di una delle cose buone che avete fatto, ve ne devo dare atto, è stato il nuovo Statuto di Forestas che consente di vedere diversamente quelli che erano dei posti occupazionali fino a ieri magari visti come un luogo nel quale portare delle persone a non fare nulla, oggi con lo Statuto di Forestas si possono fare convenzioni con i comuni, anche con i privati, quindi Forestas potrebbe essere la prima risposta vera che potrebbe essere data per quanto riguarda l'entroterra sardo, cioè le assunzioni a Forestas possono essere programmate, magari ristabilendo l'occupazione che era presente fino a qualche anno fa, per esempio si potrebbe fare una legge che dice ripristiniamo l'occupazione di Forestas presente al 2015, numericamente, perché qui abbiamo, parlo di paesi dove c'erano cantieri forestali che negli ultimi dieci anni hanno perso 80 posti di lavoro, 80 pensionamenti, i cantieri sono vuoti, quindi quello potrebbe essere un volano per lanciare immediatamente l'economia. Ovviamente parlo di doppio binario perché nel secondo binario deve impostare una programmazione che può avere due punti principali, che sono quello dell'agricoltura, rivista anch'essa totalmente, e quella del turismo. Poi volevo parlare di alcuni punti, dei trasporti abbiamo già parlato, la sanità, purtroppo come ho detto non eravate convinti neanche voi, non siete mai stati e non penso che abbiate cambiato opinione perché io vi ho dato credito, ma oggi vi dico che è stato un fallimento, ma anche voi, non solo non eravate disposti a dare credito ma sicuramente decisi a riconoscere perché non c'è un operatore del mondo sanitario che abbia detto la sanità oggi in Sardegna funziona grazie a quella riforma; son passati anche 3 anni e risultati positivi non se ne sono visti.

Per quanto riguarda l'agricoltura il latte, assessore all'agricoltura, che è chiamata a un arduo compito, le debbo dire una cosa, quello che penso veramente, la politica, l'ha dimostrato anche nei cinque anni precedenti, da sola non può risolvere il problema. Nel 2016 feci una mozione sul prezzo del latte, che era settembre venne portata in Aula… questi erano i tempi, perché molte volte non si ritarda soltanto a fare una Giunta, ma si ritarda anche ad affrontare i problemi. Quella mia mozione che era datata 16 settembre 2016, venne portata in Aula a gennaio 2017, soltanto perché l'indomani mattina in piazza c'erano i trattori, anche questo dobbiamo evitare Presidente. Dovremmo evitare in futuro di avere le emergenze, dobbiamo prevenire questi problemi. Ora il latte non è un problema che può risolvere la politica, vennero dati 50 milioni allora, si propone oggi che noi stiamo al Governo, mantenendo le parole, anche antecedenti alla campagna elettorale, intende dare ugualmente ulteriori finanziamenti per… sono dei palliativi, bisogna invece avere la forza di programmare, di verificare come è fatta la Sardegna, e noi abbiamo un'arma per farlo. L'arma che abbiamo è quella dei contributi comunitari, dei finanziamenti comunitari, perché potremmo regolare questo flusso. Cioè noi abbiamo avuto nel 2017 il bando per le nuove attività imprenditoriali in agricoltura, su 1200 domande 950 pecore. Poi oggi produciamo pecore, poi magari nelle zone dove si produceva il grano, il frumento, eccetera, oggi non si produce più niente, è pieno di pecore. Pecore che sono anche delle Ferrari, per quanto riguarda la produzione del latte, quindi io penso che bisognerà programmare anche questo: meno produzione di latte, valorizzazione del prodotto e, ovviamente, incentivare altre risorse. Oggi in Sardegna uno che opera in agricoltura e ha un'azienda ovi-caprina, piuttosto che di bovini, prende cento di contributi, un'azienda che fa agricoltura non allevando questo tipo di bestiame prende l'80 per cento in meno di contributi. È chiaro che a mio figlio, se io sono agricoltore, gli dico: diventa anche tu allevatore di bovini. Perché a quel tavolo dove c'era seduto Salvini, dovete saperlo, ho riconosciuto persone, e poi siamo andati a verificare, prendono 200.000 euro di contributi l'anno, e si cambiano la macchina da 50-70.000 euro l'anno da quei contributi, ed erano lì in prima fila. Perché non è la stessa cosa fare l'allevatore nel Campidano, come la Nurra, o farlo invece nelle zone interne, zone montane dove ci sono mille problemi in più e la produttività, anche se la vuoi aumentare, perché quando il latte passa a un euro, un'azienda che fa 1000 litri al giorno, l'anno dopo vuole passare a 2000, quel latte viene conferito alle cooperative, che sono obbligate a prendere il latte dei soci, e quindi questo determina un aumento della produzione. La produzione pecorino romano siamo arrivati in Sardegna a produrre 100.000 quintali di pecorino romano in più, rispetto a quello che è il fabbisogno che il mercato nei dieci anni precedenti ci indicava.

Quindi queste son cose importanti sulle quali bisognerà iniziare a lavorare e a programmare, penso che per quanto riguarda l'urbanistica. Credo che il mio Partito che ha assunto l'onere, perché è un onere molto importante e molto delicato, di fare una legge urbanistica nuova… Vi dico che, come vi ho detto prima, noi abbiamo un anno fa abbiamo esitato con una astensione la vostra proposta di legge urbanistica, quindi questo vuol dire che riteniamo, e questo bisogna dirlo, che qualcosa di positivo, anzi molte cose positive in quella proposta di legge c'erano. Siete voi che non l'avete portata in Aula, quindi noi…

PRESIDENTE. Onorevole Satta, ha 30 secondi.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). …Io sicuramente, ma è nostra intenzione, perché all'ambiente sardo ci teniamo come tutti noi presenti in quest'Aula. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Stara. Ne ha facoltà. Non è in Aula.

È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (FdI). Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, signor Presidente della Regione. Io mi scuso se in questo primo intervento non mi ha tarderò indotte riflessioni dottrinarie e mi scuso anche perché vengo meno oggi ad una promessa che avevo fatto a me stesso, che era quella, nel corso di questa legislatura, di non fare alcun intervento che riguardasse la legislatura passata. E mi ero ripromesso ciò perché uno dei fatti più stucchevoli e irritanti, nella precedente legislatura, era che dinanzi agli sconsigli dell'allora opposizione la maggioranza ribatteva ricordando le nefandezze di quanto era stato fatto negli anni precedenti, e il refrain che più spesso sentivamo era: ma voi avete fatto. Quasi che l'azione politica sia non tanto immaginare il futuro e la costruzione di un sogno, ma sia invece la cancellazione del passato. Ecco vedete io non potrò mantenere questa promessa per responsabilità sua, signor Presidente, e per responsabilità di parte dei colleghi, che nelle dichiarazioni dei giorni scorsi, di martedì e anche di quelle odierne, si sono comportati un po' come lo smemorato di Collegno, si sono scordati di quello che è successo nei cinque anni precedenti, si sono scordati di aver governato male, perché sennò avreste vinto le elezioni, e l'hanno accusata signor Presidente di lunghi ritardi, dimenticando cinque anni di assenza. E addirittura sono giunti, martedì come oggi, a scomodare l'eredità dell'onorevole Cappellacci, Presidente della Regione, in un processo di rimozione non della memoria, ma di rimozione selettiva per cui ciò che non va bene lo dimentichiamo ciò che ci fa comodo facciamo finta di ricordarlo. Però la responsabilità più grande, la vera responsabilità penso signor Presidente che sia la sua, e spero che non me ne voglia, per quello che sto per affermare, soprattutto non me ne vogliano i colleghi, perché dopo anni di presunzione cattedratica, dopo cinque anni di spocchiosa convinzione di interpretare la miglior tradizione del governo degli illuminati, dopo cinque anni in cui si è affermato un tentativo di leggere la complessità della nostra terra solo tramite indici e numeri e statistiche, estremamente fallaci, come quelle che avete ricordato sull'occupazione oggi. Perché se noi dobbiamo vantarci di aver ridotto il livello di disoccupazione grazie alle partite IVA che dichiarano qualche migliaia di euro, o ai tirocini dobbiamo vergognarci. Dopo cinque anni in cui ha prevalso l'idea che l'unica cosa che abbisognasse a questa nostra meravigliosa terra fosse la tecnica, lei signor Presidente ha avuto l'ardire di compiere un gesto rivoluzionario: ha riportato la politica in quest'Aula. E questa è la vera novità delle dichiarazioni programmatiche del Presidente. Perché cos'è la politica se non l'immaginazione di un sogno e il tentativo di realizzare quel sogno? Cos'è la politica se non l'idea che esiste qualcosa per cui vale la pena vivere, qualcosa per cui vale la pena spendersi a spendere i nostri migliori anni? Cos'è la politica se non l'aspirazione di un Popolo che diviene l'orizzonte di una comunità? E questo non è altro che la nostra identità, come ha cercato di spiegarci, forse non appieno capito, il Presidente della Regione.

Signor Presidente io penso che la questione identitaria, come già ho avuto modo di dire prima delle elezioni, nel corso del congresso del suo Partito, sia forse il punto d'incontro tra il mio Partito e il suo. Due partiti così lontani ma altrettanto vicini, perché è la questione identitaria che ci permette oggi di affrontare il mare tempestoso della globalizzazione, e le sfide che il mondo ci chiama a portare avanti. E la questione identitaria, onorevole Comandini, glielo voglio dire perché molto spesso su questo non ci comprendiamo, non è uno strumento di chiusura è uno strumento di apertura, perché non possiamo parlare con gli altri se non sappiamo chi siamo noi stessi. Domenica scorsa Mario Sechi, nell'editoriale su L'Unione Sarda, scriveva un qualcosa che mi ha colpito: l'Italia non è al centro del mondo, i fatti che curvano il presente accadono altrove, e citava tre eventi che ci riguardano da vicino, a mio parere: il fatto che il negoziato tra gli Stati Uniti e la Cina si sia interrotto, il fatto che sia aumentata la tensione nel Golfo Persico tra Iran e Stati Uniti, e il fatto che sia ripresa sostanzialmente la guerra in Libia, che è stato uno dei fattori che ha cambiato il nostro modo di vivere, il modo di vivere dell'Occidente negli ultimi anni, insieme alla guerra in Siria. Tutto ciò è tristemente vero, l'Italia è lontana dal centro del mondo, però se riflettiamo su questi tre elementi ci rendiamo conto che c'è un ruolo che sarà strategico ed è strategico nel futuro del mondo, quel luogo è il Mediterraneo, e guarda caso al centro del Mediterraneo ci siamo noi. E allora la capacità di unire la questione sarda alla questione mediterranea e alla questione meridionale è forse la sfida che noi dobbiamo portare avanti, e dobbiamo cercare di viverla pienamente perché noi siamo al centro del Mediterraneo, e dobbiamo decidere cosa fare: aspettiamo, vediamo se ci cade addosso qualche vaso, se succede qualcosa che decidono gli altri, oppure ragioniamo sulle opportunità che abbiamo di fronte, che la sorte, in questo caso la sorte, ci offre? Perché, badate, noi siamo a un tiro di schioppo della più grande traiettoria di sviluppo del mondo, la via della seta, ed è vero che i cinesi hanno individuato Genova e Trieste come porti preferenziali per la via della seta, per l'ingresso in Europa, ma, badate, i cinesi vogliono arrivare all'Atlantico, e tra Gibilterra e Suez ancora una volta c'è la Sardegna. E allora dobbiamo capire cosa vogliamo fare, se ci vogliamo occupare di queste cose o se vogliamo continuare a interrogarci su chi sarà il prossimo Direttore dell'Assessorato alla sanità, se vogliamo continuare a fare una novella analisi del sangue dei profili Facebook degli Assessori, se vogliamo continuare a discutere del numero delle Città metropolitane o delle Province: sono scelte, che possiamo decidere di fare o di non fare.

Allora io Presidente la ringrazio, perché lei ha avuto il coraggio di non porre limiti a quest'Aula, ha avuto il coraggio e la capacità di indicare la rotta e di capire che i limiti ce li poniamo noi, e dobbiamo avere il coraggio e la forza di andare oltre e di non porci dei limiti che sono autocastranti, perché noi, piccola isola, senza capacità militare, senza materie prime e con un sistema industriale che potremmo dire al collasso ma sicuramente non è dei migliori, abbiamo difficoltà a competere, sappiamo che competere con quello che sta succedendo nel mondo è un'impresa ciclopica, e abbiamo un solo strumento, quello della contaminazione, cioè riuscire a portare la nostra qualità, la nostra identità, il coraggio di essere noi stessi fuori da questa terra, perché è la differenza, la diversità che costituisce un valore in un mondo globalizzato. E allora dovremmo sforzarci anche di costruire comunità differenti, perché, vedete, una delle cose che oggi capita sempre più spesso è che girando per una delle nostre comunità, delle nostre città, a volte non ci rendiamo conto se siamo in Sardegna, non ci rendiamo conto se Cagliari, Sassari, Alghero, Olbia, Oristano sono diverse da Genova, Lisbona, Porto, Amsterdam, Copenaghen, perché tutto deve essere omologato. Invece l'identità è la nostra peculiarità, la forza motrice dello sviluppo, l'unica arma che noi abbiamo e di cui siamo in possesso per andare alla conquista del mondo, e non per rimanere in attesa che qualcuno ci conquisti com'è sempre successo; avere la capacità di aprirci al mare che circonda la nostra isola, e non avere l'idea che ci dobbiamo nascondere perché c'è qualcuno che sta per arrivare.

Presidente, io condivido quindi con lei la sfida identitaria e le dico subito che sarò con lei: sarò con lei nel confronto con lo Stato per i diritti dei Sardi, non perché è lei, Presidente, ma perché lei rappresenta la Sardegna; sarò con lei nell'obiettivo alto che lei ci pone di una Sardegna forte e protagonista, che tragga, come dicevo prima, dal rapporto con il mare che ci circonda le opportunità per il futuro. Sarò con lei nel momento in cui cercheremo di affermare la nostra identità, però, siccome la sfida che ci ha posto è una sfida affascinante ma ardua, io le chiedo una cosa: non limitiamoci, e non si limiti, a far sì che questa sfida avvenga solo in quest'Aula, non limitiamoci a far sì che tutto si concluda con lo stanco rito delle dichiarazioni programmatiche, dobbiamo portare questa sfida fuori dal Palazzo, dobbiamo riuscire a far sì che questa non sia solo una sfida del Presidente e degli Assessori ma sia una sfida di tutta l'Aula e di tutto il popolo sardo. Dobbiamo riuscire a scaldare i cuori, innanzitutto della sua squadra di Governo, poi della maggioranza e poi di tutti i sardi, perché, vede Presidente, arriveranno momenti duri, abbiamo già percepito quale sarà il livello dell'opposizione e gli sconsigli che l'opposizione ci vorrà dare, ma arriveranno momenti in cui ci saranno sicuramente critiche, ci saranno malumori, ci saranno incomprensioni all'interno anche della maggioranza, ci saranno tentativi di sabotaggio, ci saranno resistenze al cambiamento, ci saranno maldicenze, allora nei tempi duri si va avanti solo se c'è condivisione, se c'è la capacità di costruire un percorso condiviso e di costruire quell'identità di cui parlava, cioè riusciremo ad andare avanti solo se saremo pienamente consapevoli che quell'identità è la stella polare che deve guidare la nostra azione, e che in ogni momento, soprattutto nei momenti di difficoltà, dovremo ripeterci quella domanda che lei ci ha fatto: quale vantaggio per i sardi? Perché rispondendo a questa domanda noi avremo la capacità di resistere, e soprattutto lei avrà la capacità di resistere, di resistere alle pressioni di consorterie camarille dentro quest'Aula, di resistere a pressioni di lobby, di interessi, di apparati, dentro quest'Aula e fuori da quest'Aula, e, le dirò di più, all'interno della Sardegna e fuori dalla Sardegna. E allora, lo dico prima a me che a lei e ai colleghi, io non so se noi riusciremo in questa sfida, non so se Presidente lei riuscirà a portare avanti dodici azioni positive per cercare di farci dimenticare qualcosa, ma dico che abbiamo il dovere di farlo, perché anche se non dovessimo riuscirci tutti noi potremo dire ai nostri figli che noi siamo la generazione che ci ha provato.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Truzzu. Abbiamo terminato con gli interventi programmati nella seduta odierna, il Consiglio è convocato per martedì 21 alle ore 9 e 30, inizierà l'onorevole Sechi come Capogruppo.

La seduta è tolta alle ore 12 e 53.