Seduta n.342 del 09/01/2019 

CCCXLII Seduta

Mercoledì 9 gennaio 2019

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente GIANFRANCO GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 51.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 20 dicembre 2018 (338), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fabrizio Anedda, Augusto Cherchi, Giampietro Comandini, Roberto Deriu, Roberto Desini, Pier Mario Manca, Luigi Ruggeri e Emilio Usula hanno chiesto congedo per la seduta del 9 gennaio 2019.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 573.

Sulla vertenza dei lavoratori ex Secur

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Sarò sicuramente insistente, Presidente, ma nonostante i tantissimi richiami non c'è stato questi giorni, neppure ieri, un minimo accenno e neppure una minima intenzione ad approvare la risoluzione che tutti abbiamo detto che è dovuta, e quindi io provo veramente amarezza, provo tristezza e umiliazione per i ragazzi che nel loro dramma non meritano questo trattamento da questa massima istituzione regionale. E allora, cari colleghi, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, c'è chi dorme in una tenda da circa un mese e chi invece sta in poltrona e non adempie al proprio dovere. Caro Presidente e cari colleghi il tempo massimo è scaduto! Non pensavo veramente neppure lontanamente che anche nei drammi, tipo questo, si potesse esercitare il Sassari marginalismo, se lo vogliamo chiamare Cagliari centrismo, che noi non vorremmo che succedesse più questo. E allora io mi auguro che questo sia ancora per poco e non è possibile che da circa quattro mesi, dopo tanti solleciti, si possa attendere ancora l'esito di una risoluzione, cari colleghi e caro Presidente. E alla siamo curiosi e sono curioso di conoscere veramente i motivi per i quali non si voglia approvare una risoluzione, dove la risoluzione detiene l'esito dei lavori in audizione, dove ci potrebbero essere le risposte, le cause che hanno generato i 50 licenziamenti dei lavoratori dell'ex Secur. Oggi sicuramente questa è l'ultima seduta di questa legislatura, e mi dispiace tanto, e provo veramente anche un po' di vergogna per quello che sta succedendo, cari colleghi, perché chi ha deleghe di potere, e per giunta attribuite dal popolo, le deve esercitare e le deve esercitare con coscienza e non come che sia casa propria. I ragazzi che dormono in Piazza d'Italia al freddo e al gelo, licenziati ingiustamente, resistono, resisteranno, fino a quando questo problema non si risolverà. Allora io, cari colleghi, annuncio che oggi presenterò, e spero che ci sia la sensibilità di questa di questo Consiglio, un ordine del giorno così supereremo il problema della risoluzione, e daremo veramente atto al Consiglio, all'Aula di essere sensibile a questo problema che da mesi non si riesce a risolvere.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC Sardegna). Presidente, io non voglio fare un intervento come ho fatto spesso in Consiglio, però siccome vengo dal lunedì al venerdì, al contrario dei miei colleghi, per la stragrande maggioranza dei miei colleghi, eh noi siamo agli ultimi giorni della legislatura, abbiamo dei tempi, e mi sembra che praticamente iniziamo tardi, inseriamo nuovi argomenti eccetera, credo che sia corretto che noi partiamo in modo tale da riuscire nella giornata di oggi, o al massimo nella giornata di domani, come lei ha detto, e come molti si sono un po' opposti, a poter esitare tutti i provvedimenti che ci sono. Poi eviterei, per ovvi motivi, per questioni di giustizia e di correttezza, di parlare di Cagliaricentrico, perché se c'è una realtà, noi siamo aperti a tutto quanto, ma se c'è una realtà che non è più Cagliaricentrica è avvenuto perché in tutti i settori Cagliari è stato spopolato anche di ruoli importanti eccetera e noi siamo consci di questo e siamo contenti che ci possa essere una disponibilità nei confronti degli altri territori. Però cerchiamo, per quanto riguarda i lavori, di farli con serietà e nei tempi che sono stati previsti e concordati dei Capigruppo, grazie.

Discussione della mozione Moriconi - Cocco Pietro - Cozzolino - Deriu - Sabatini -Eloni Giuseppe - Comandini - Meloni Valerio - Piscedda - Pinna - Collu -Endas - Lotto - Solinas - Forma sulle problematiche relative alla cessazione degli impianti alimentati a carbone ai fini della produzione termoelettrica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (470) e approvazione di ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 470.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Moriconi - Cocco Pietro - Cozzolino - Deriu - Sabatini - Meloni Giuseppe - Comandini - Meloni Valerio - Piscedda - Pinna - Collu - Tendas - Lotto - Solinas - Forma sulle problematiche relative alla cessazione degli impianti alimentati a carbone ai fini della produzione termoelettrica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO il decreto del direttore generale della Direzione generale per le Valutazioni e le autorizzazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, n. 430 del 22 novembre 2018 che disciplina l'avvio del riesame complessivo dell'autorizzazione integrata ambientale per le installazioni che svolgono quale attività principale la gestione di grandi impianti di combustione;

CONSIDERATO che:

- nelle previsioni di cui al succitato decreto, contenute al comma 2 dell'articolo 2, nel caso di impianti di combustione alimentati a carbone è disposta la cessazione definitiva dell'utilizzo del carbone ai fini della produzione termoelettrica entro il 31 dicembre del 2025, da prospettarsi espressamente, nella documentazione necessaria per il riesame, così come stabilito nel comma 1 lettera b dello stesso articolo 2, entro il 31 gennaio 2019;

- tra gli impianti interessati dalle disposizioni di cui sopra figurano la Centrale di Fiume Santo (SS) di proprietà di EP Produzione Spa e la Centrale Grazia Deledda di Portovesme di proprietà di ENEL Produzione Spa le quali saranno, conseguentemente, costrette a cessare le loro attività alla data del 31 dicembre 2025, così come stabilito dal decreto;

- la centrale Fiume Santo di proprietà della EPH, Holding della repubblica Ceca, svolge un ruolo fondamentale nella rete elettrica Sarda, in particolare nel nodo elettrico a cui è connessa nel quale insiste l'interconnessione a corrente continua con la penisola (SAPEI);

- tale ruolo è confermato dal fatto che a seguito del mancato riconoscimento di impianto essenziale, Terna SPA ha sottoscritta con la EP Centrale di Fiume Santo SPA un contratto di MUST RUN che chiama in produzione gli impianti, immettendo in rete 640 MW, utili per garantire l'esercizio in sicurezza della rete, soprattutto in ragione della forte presenza di rinnovabile da fotovoltaico presente nel territorio;

- sul medesimo nodo elettrico è connesso lo stabilimento chimico di Porto Torres, ad esso sono quindi intimamente legate anche le sorti della chimica verde, soprattutto dopo che la EniPower SPA ha definitivamente cancellato il progetto di realizzazione di una centrale elettrica alimentata a biomasse e stante che la caldaia alimentata a GPL, già autorizzata dall'assessorato all'ambiente, produrrà solo vapore e che il fotovoltaico ENI, anch'esso già autorizzato, produrrà nuove difficoltà alla gestione del nodo elettrico e della rete Sarda.

- sulla centrale Grazia Deledda di Portovesme di proprietà di ENEL Produzione Spa è ancorata la rimodulazione dei contratti di programma e sviluppo per il rilancio della produzione degli impianti di Eurallumina a cui sono legate anche le sorti di Sider Alloys Italia spa (ex ALCOA);

- il progetto di rilancio del processo produttivo, presentato da Eurallumina Spa a ottobre 2015 presso la Regione e la Provincia Sud Sardegna, prevedeva la realizzazione di una centrale termoelettrica a cogenerazione, alimentata a carbone, per la fornitura dell'energia termica/elettrica necessaria;

- l'Enel aveva presentato successivamente al MISE un progetto di modifica in assetto cogenerativo dell'esistente centrale Grazia Deledda per la fornitura di vapore allo stabilimento Eurallumina;

- nel corso di una riunione svoltasi al MATTM il 2 marzo 2018 è stato convenuto che il progetto di Enel fosse da considerarsi alternativo rispetto al progetto Eurallumina di costruzione di una nuova centrale a carbone e che, nell'ipotesi di modifiche da apportare alla centrale Grazia Deledda di Portovesme per la realizzazione del vapordotto da collegare allo stabilimento di Eurallumina, sarebbe occorsa una nuova istanza di valutazione ambientale da presentare al MATTM;

- la società Eurallumina, alla luce degli esiti positivi del procedimento nazionale per le modifiche alla centrale Grazia Deledda di Portovesme, ha presentato alla Regione le informazioni progettuali e ambientali necessarie per la rimodulazione del progetto di riavvio del proprio impianto produttivo;

- l'approvvigionamento di vapore dalla centrale Grazia Deledda di Enel non è economicamente percorribile se la centrale non ha un contratto di fornitura dei servizi di rete con Terna;

- secondo le previsioni contenute su SEN 2017, la cessazione della produzione di energia elettrica da carbone in Sardegna (scenario di phase out completo del carbone in Italia) pone alcune criticità in termini di sicurezza del sistema elettrico e richiede investimenti per la realizzazione di un nuovo elettrodotto (2-2,4 miliardi di euro), l'installazione di 400 MW di potenza elettrica a gas (280 milioni di Euro) oltre a 500 milioni per infrastrutture di approvvigionamento del gas, tutte opere che al momento non sono state ancora progettate ed autorizzate;

- l'elettrodotto di cui sopra è necessario per la sicurezza elettrica in particolare del sud Sardegna in modo da permettere la fermata della centrale Grazia Deledda che da lungo tempo fornisce a Terna i servizi di rete per quest'area;

- il gasdotto nord-sud Sardegna è anch'esso necessario per permettere l'approvvigionamento delle quantità di gas rilevanti necessarie per la generazione di 400 MW di potenza elettrica di picco;

CONSTATATO che:

- gli effetti dell'attuazione del decreto in Sardegna produrrebbero la cessazione dell'attività di tutte le centrali alimentate a carbone;

- le centrali elettriche a carbone sono due:

a) la centrale Grazia Deledda di Portovesme, dalla quale dipende il progetto di riavvio dell'Eurallumina, con la cessione del vapore per il ciclo Bayer per la produzione di allumina, e l'approvvigionamento di energia elettrica per la Sider Alloys (ex Alcoa) nell'ambito degli accordi bilaterali per la riduzione del prezzo dell'energia, oltre che per la Portovesme srl;

b) la Centrale di Fiume Santo, di proprietà di EPH Spa, che attualmente ha un contratto di MUST RUN con Terna Spa fino al 2019, per la quale EPH ha dichiarato che è interessata alla riconversione parziale (un gruppo) con biomassa, per la quale si rende necessario prorogare il contratto con Terna Spa, ed inoltre che è anche interessata ad una riconversione a gas nel moneta in cui ci sarà il metano;

ATTESO che la risorsa derivante dall'impiego del carbone è considerata un bene economico strategico per la Sardegna in quanto unica regione della Repubblica a non essere servita dal metano;

VALUTATO che le conseguenze dell'applicazione del citato decreto n. 430/2018, nei punti indicati di cui all'articolo 2, comma 2, avranno ricadute devastanti per uno dei territori più poveri della Repubblica, creando una desertificazione economica e una crisi occupazionale senza uguali, con effetti destinati a creare seri turbamenti in termini sociali e di ordine pubblico,

impegna il Presidente del Consiglio regionale

a convocare una seduta del Consiglio regionale urgente e straordinaria, partecipata dai parlamentari sardi, i sindaci delle aree interessate dai possibili scenari conseguenti l'attuazione del decreto
n. 430/2018 e le rappresentanze sindacali dei lavoratori degli impianti più direttamente coinvolti, al fine di esaminare gli effetti dell'applicazione del summenzionato decreto sul comparto produttivo e socioeconomico della Sardegna e valutare le iniziative successive da intraprendere,

la Giunta regionale

ad intervenire urgentemente ai massimi livelli istituzionali al fine di istituire un tavolo di confronto con il Governo, per adottare le iniziative atte a scongiurare la chiusura degli impianti sardi che utilizzano il carbone ai fini di produzione termoelettrica entro il 31 dicembre 2025.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

MORICONI CESARE (PD). Grazie Presidente, colleghi il decreto numero 430, registrato il 22 novembre scorso presso il Ministero dell'ambiente, come sapete, dispone il riesame delle autorizzazioni integrate ambientali statali, rilasciate per l'esercizio dei grandi impianti di combustione, che, per la parte che ci riguarda, sono: le centrali elettriche Grazia Deledda di Portovesme, di proprietà ENEL, e Fiume Santo di proprietà EPH e poi dispone che la documentazione necessaria per il riesame, da presentare entro il 31 dicembre 2019 e quindi il 31 dicembre di quest'anno, dovrà espressamente prospettare la cessazione definitiva dell'utilizzo del carbone, ai fini di produzione termoelettrica entro il 31 dicembre del 2025. Per intenderci, colleghi, in attuazione a tale decreto entro quest'anno dovrà essere formalizzata la previsione di chiusura delle centrali elettriche di Portovesme e di Fiume Santo. Al riguardo io sono sicuro che non tutti, evidentemente, non mi riferisco a quest'Aula, però sono sicuro che non tutti hanno realizzato cosa significhi anche solo la previsione, badate non la chiusura, anche solo la previsione della chiusura delle centrali elettriche per la nostra Regione. Dico ciò non in contrasto con le previsioni della direttiva 2010/75 UE sulle emissioni industriali di prevenzione e di riduzione dell'inquinamento, su cui siamo tutti impegnati, e neppure lo dico in contrasto con i provvedimenti statali adottati in attuazione alla stessa direttiva ed emessi sino ad oggi, sino al decreto del Ministero dello sviluppo economico adottato di concerto con il Ministro dell'ambiente, del 10 novembre 2017, con cui è stata approvata la strategia energetica nazionale nella quale è scritto: oltre l'impegno politico del nostro Paese, l'impegno politico del nostro Paese di uscita dal carbone dalla produzione elettrica nel 2025, è scritto anche ciò che ci riguarda oggi, colleghi. Ciò che ci riguarda oggi cioè l'impegno del Governo nei confronti della nostra Regione. Infatti nella Strategia energetica nazionale del nostro Paese, per la cosiddetta fase phase out del carbone, che significa eliminazione graduale del carbone, graduale. Presidente e colleghi, lo scenario del quale ci ritroviamo a discutere ora è chiaramente contemplato con tutte le criticità del caso, con tutte le soluzioni, con tutti gli impegni che il Governo ha assunto nei confronti della nostra Regione. Così come nel caso appunto di cessazione dell'uso del carbone, ai fini della produzione termoelettrica in Sardegna, si prevede un percorso diverso rispetto a quello stabilito dal decreto 430 del novembre scorso. Decreto che noi oggi contestiamo formalmente, attraverso questa iniziativa, e rispetto al quale decreto questo Consiglio regionale, questa Giunta regionale, questo sistema istituzionale industriale, produttivo e sindacale della nostra Regione è evidente che dovranno intraprendere tutte le iniziative urgenti che si riterranno necessarie e utili al fine di scongiurare che si verifichi l'irreparabile. In buona sostanza, colleghi, la chiusura delle nostre centrali entro il 2025, secondo le previsioni della SEN non sarebbe possibile, se non dopo la realizzazione di alcuni interventi importanti utili al fine di assicurare il mantenimento di condizioni di equilibrio sul versante della sicurezza e dell'adeguatezza del sistema. Quegli interventi al momento non sono né progettati, tantomeno autorizzati.

Allora colleghi io vorrei richiamare in quest'Aula la linea di azione di SEN il phase out per il 2025 per la Sardegna, che stabilisce cose differenti rispetto alle disposizioni contenute nel decreto 430, affinché si decida insieme e si decida oggi come rivendicare, su questa materia, il rispetto degli impegni del Governo nazionale nei confronti della nostra Regione. E vorrei dirle queste cose anche per provare a ricondurre sul giusto binario la discussione che attiene gli sforzi comuni compiuti e da compiere per il raggiungimento degli obiettivi fissati di decarbonizzazione al 2050 per l'Europa e anche per la parte che ci riguarda, per la parte che riguarda i nostri impegni. È una discussione questa che si vivacizza spesso quando si parla di metano, quel metano che ancora manca nella nostra isola nonostante il Patto per la Sardegna, nonostante gli sforzi compiuti dall'attuale Giunta regionale e gli sforzi compiuti dai Governi nazionali precedenti rispetto a questo, e che se ci fosse stato quel metano lì forse avrebbe potuto anche consentire, per le nostre centrali elettriche a carbone, la possibilità di una loro riconversione, o meglio di una riconversione dei loro gruppi a combustione a metano. E sentire le dichiarazioni dei rappresentanti del Governo nazionale, o di altri rappresentanti istituzionali, che esprimono incomprensibilmente la loro contrarietà al progetto di metanizzazione dell'isola, io credo che debba costituire un elemento di grave preoccupazione per ciascuno di noi, per il Consiglio regionale e per la Sardegna. Per le ricadute economiche e sociali che esso determina a danno delle famiglie e del mondo produttivo isolano.

Vorrei richiamare quelle previsioni, signor Presidente e colleghi del Consiglio, quelle previsioni della SEN, della strategia energetica nazionale, per chiarire che ci sono percorsi obbligati, scritti, tracciati per perseguire in condizioni di sicurezza, per le nostre comunità, gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall'Europa. Per evitare che passi il messaggio, quel messaggio falso secondo il quale chi sostiene il ricorso all'uso del metano sta rallentando la transizione verso l'uso delle energie rinnovabili, non è così. E a chiarirlo è la stessa strategia energetica nazionale che, proprio nelle linee di azione per il phase out al 2025 dal carbone, evidenzia come la sostituzione del carbone unicamente con energie rinnovabili non è al momento fattibile. Non è fattibile la sostituzione del carbone unicamente con energie rinnovabili, dal punto di vista tecnico, dal punto di vista gestionale ai fini dell'adeguatezza. E allora per il phase out completo, cioè per poter effettuare ciò che il decreto 430 dispone, quindi la cessazione definitiva dell'utilizzo del carbone ai fini di produzione termoelettrica, la SEN prevede la realizzazione di interventi che ad oggi non sono stati né progettati, tanto meno autorizzati. E che sono la realizzazione di un nuovo elettrodotto, c'è un'interconnessione elettrica tra la Sardegna e il continente, per la Sardegna la Sicilia e il continente, che costa 2 miliardi o 2 miliardi e mezzo nelle previsioni del Governo e l'installazione di 400 megawatt di potenza elettrica gas alimentata da impianti di gassificazione alimentati da depositi di GNL e altre opere infrastrutturali. Ecco senza queste opere, Presidente e colleghi del Consiglio, non si può percorrere la linea del phase out completo, senza queste opere non possono essere spente le centrali elettriche di Portovesme e di Fiume Santo e non c'è, colleghi, neppure il tempo per discutere in termini ordinari di una questione di questa portata dalle scadenze imminenti e dalle conseguenze inimmaginabili.

Per queste ragioni Presidente del Consiglio e colleghi la richiesta che sta in questa mozione di una convocazione urgente e straordinaria del Consiglio regionale, partecipata dai parlamentari sardi, partecipata dai Sindaci dei Comuni coinvolti, partecipata dalle rappresentanze sindacali e promuovere insieme un tavolo di confronto col Governo nazionale, per simulare assieme ai parlamentari, ai sindaci e alle rappresentanze sindacali e prevenire insieme l'effetto domino che potrebbe generarsi nei territori, a partire da quelli più prossimi alla centrale di Fiume Santo per l'importanza che essa svolge non solo per le famiglie e le imprese locali ma soprattutto per il ruolo strategico e fondamentale che assicura per l'intera rete elettrica sarda, e per rappresentare alla Giunta regionale il terrore che questo decreto possa tra le altre cose compromettere irreversibilmente il progetto di rilancio del processo produttivo di Eurallumina, siglato nel contratto di programma e sviluppo al MISE e che proprio in questi giorni dovrebbe concludere il suo lungo, interminabile iter autorizzativo, e a cui sono legati anche le sorti di Sider Alloys e di un intero territorio con tutte le migliaia di famiglie che si porta al seguito. Non sfugga al riguardo che, per stare nei termini dei contratti di sviluppo, l'ultima data utile per l'approvazione della delibera della Giunta regionale è il 14 febbraio prossimo, e che il 21 gennaio prossimo è convocata la Conferenza dei servizi, e che i tempi sono talmente stretti che un contrattempo e un imprevisto rischia di far saltare tutto. Allora, per evitare ciò, dobbiamo compiere uniti tutti gli sforzi possibili e immaginabili al fine di persuadere il Governo nazionale a rivedere le proprie posizioni e la Giunta regionale a farsi carico, così come già sta facendo, del momento drammatico che la nostra Isola sta vivendo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). La mozione che abbiamo presentato l'abbiamo presentata perché ci sono seri problemi sui quali occorre che il Consiglio regionale intervenga, e così il Presidente della Regione, cosa che sta già facendo e che ha fatto in questi mesi passati, così come l'Assessore dell'industria. Però è bene mettere al centro dell'attenzione il fatto che il decreto 430 del Ministero dell'ambiente, che determina l'uscita dal carbone entro il 2025, impone serie riflessioni sulle quali non si può stare senza prestare l'attenzione massima, su un tema che riguarda tutta l'Isola e riguarda in particolare le centrali alimentate a carbone, quella di Fiume Santo e quella di Portovesme. E non è soltanto la questione delle centrali che sono alimentate a carbone, perché alle centrali a carbone sono legate le riprese produttive di molte realtà industriali, in particolare nel Sulcis Iglesiente, e non solo, a Fiume Santo è la stessa cosa; la stessa questione che riguarda l'energia chimica verde, cosiddetta, per il rilancio ha bisogno che la centrale di Fiume Santo possa essere messa in condizione di partire. Nel Sulcis ancora di più la centrale Grazia Deledda è necessaria in funzione, perché a quella è legato il progetto di Eurallumina, è legato il progetto di Sider Alloys (la vecchia Alcoa), sulle quali attività produttive si è lavorato tantissimo in questi anni e si è riusciti a tenerle incollate alla possibilità di rilancio, oggi concreto perché c'è stata una lotta importante fortissima di un intero territorio, sostenuta con coraggio e determinazione soprattutto dei lavoratori, che sono il vero motore delle iniziative del rilancio di questa attività, che sembravano morte. Vorrei ricordare che Eurallumina nel marzo del 2009 ha chiuso i battenti, e si diceva che la ripresa dell'alluminio non poteva ripartire, così come l'Alcoa ha smobilitato e Sider Alloys ne ha preso le redini ma perché dietro c'è stato un lavoro importante che ha consentito di arrivare a questi risultati. Ora vogliamo vanificare questi risultati? Io credo che non solo sia impossibile ma sia necessario sventare ogni tentativo, o meglio lavorare perché le strade siano seguite nella maniera più corretta.

Che cosa impone dire "no al carbone"? Significa dire che bisogna trovare soluzioni alternative nel caso non ci sia possibilità di proroga. Si dice anche che vi è una possibilità di prorogare l'uscita dal carbone entro il 2028, e significa avere altri tre anni, sei più 3, 9 anni, e tuttavia il problema rimane: bisogna intervenire per trovare soluzioni. Su questa vicenda il ruolo del Consiglio regionale, ilruolo della Regione è abbastanza chiaro, perché la Regione ha già detto quale deve essere la strada da tracciare, ovvero le energie alternative, sempre attraverso i fossili e attraverso l'utilizzo del metano o attraverso l'utilizzo del GNL o attraverso la possibilità di fare in Sardegna i punti di approdo per essere riforniti attraverso le navi che trasportano il gas, perché il gas può alimentare le centrali a carbone e sostituire le centrali Enel e sostituire il carbone. Però questo va fatto in tempi rapidi.

Tenete conto che sono accadute in questo periodo alcune questioni, ad esempio il blocco da parte degli Stati Uniti d'America all'ingresso di alluminio, e quindi la possibilità di penalizzare fortemente la Russia, è stato eliminato; la possibilità di Sider Alloys di ripartire con la ricapitalizzazione sta andando avanti, tanto è vero che il capitale messo da Invitalia, ovvero quello pubblico, che sta facendo la sua parte attraverso gli investimenti fatti dal precedente Governo hanno messo oltre il 20 con proprietà di Invitalia e la partecipazione dell'1 per cento dei lavoratori, e la proprietà dovrà fare lo stesso, per cui tutta queste cose non possono essere modificate. Ho letto stamattina sulla stampa, ma già ieri se ne parlava, che il Governo ha predisposto PNIEC, ovvero il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima: al di là dei nomi roboanti che questo Governo nazionale è abituato a mettere in piedi (i condoni che vengono chiamati pace fiscale e così le altre questioni), questo PNIEC altro non è che il documento fatto dal precedente Governo e consegnato a Bruxelles, questo naturalmente è rassicurante, anche se poi vien detto che il documento è esclusivamente un lavoro fatto dal punto di vista tecnico, ma è rassicurante che il Governo predisponga un documento che sia quello in continuità con il precedente, anche perché lavorare su questi temi non è mai cosa semplice, e per quanto uno possa essere abbastanza brillante e pieno di iniziative, non è una questione di nomi ma una questione di sostanza. Questo Piano dice sì al metano, sì ai depositi costieri, attenzione sulle ricadute dell'uscita dal carbone per la Sardegna in questo caso, il collegamento elettrico con la Sicilia e la metanizzazione, i depositi costieri GNL, eccetera, eccetera. Ora, questo documento va bene, questo documento va sostenuto, va evitato che chi governa il nostro Paese oggi faccia cose diverse, per cui l'impegno di questo Consiglio regionale deve essere rivolto… qua è presente l'Assessore dell'industria la quale deve farsi carico della richiesta che noi le facciamo di prendere con cura in mano la questione che riguarda l'uscita dal carbone entro il 2025, le soluzioni da trovare immediatamente, la strada da tracciare, e che il Governo non sia fuori dalle scelte che riguardano la Sardegna, perché è di vitale importanza e noi faremo tutto quello che è necessario per stare sul pezzo, non divagare e concentrarci sulla necessità di tenere in Sardegna la possibilità di avere energia elettrica in grado da rifornire le fabbriche, così come di vapore che deve essere dato all'Eurallumina.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIAN LUIGI (Fratelli d'Italia). La discussione di stamattina, per quanto in un'Aula del Consiglio ridotta ai minimi termini (probabilmente il problema non interessa a molti consiglieri regionali che stamattina non sono qui), è una mozione che ci vede ovviamente tutti uniti, perché è una mozione che rappresenta per la Sardegna un ulteriore ostacolo di crescita e di sviluppo ed è una mozione che riprende quelli che sono gli atteggiamenti vessatori di un Governo che ancora una volta vuol creare degli ostacoli a questa Regione e al suo sviluppo, in modo particolare quello che interessa a noi sono le due centrali, quella di Portovesme, che non è solo la centrale Enel ma è la centrale Enel che consente il rilancio di due industrie importanti, così come Eurallumina e Sider Alloys, ex Alcoa. Quindi questa mozione ci vede tutti uniti, perché di unità stamattina dobbiamo parlare, per fare fronte unico nei confronti del Governo, però, cari colleghi, questo fronte unico non si deve limitare a discutere la mozione, dare l'incarico all'Assessore e al Presidente perché porti a Roma quelli che sono gli interessi della Sardegna, assolutamente no! Noi dobbiamo bloccare i lavori del Consiglio e da questa mattina ci dobbiamo occupare solo di questo problema, noi non possiamo delegare l'Assessore da solo, per quanto competente e per quanto si sia sempre interessata di questo tema, ma dobbiamo essere tutti uniti con l'Assessore e col Presidente, perché l'idea che si possa liquidare un problema così importante con la votazione in Consiglio, dove siamo tutti d'accordo, è un'idea che non ci porta da nessuna parte. Oggi usciamo da qui con un'azione forte, con l'aiuto dei sindacati, con l'aiuto dei lavoratori ma con l'aiuto di tutta la popolazione, perché questo di bloccare l'uscita dal carbone entro il 2025 significa un danno economico per la Sardegna irreversibile e non possiamo permetterci in questo momento, solo perché siamo a fine legislatura, di trascurare questo aspetto. Quindi l'invito che faccio ai colleghi che dovranno poi predisporre anche un documento non è quello di votare a favore della mozione ma è quello di bloccare i lavori e decidere come organizzarci andare a fianco ai parlamentari a fianco del Presidente a Roma per trovare una soluzione vera e non una soluzione che sia solo politica, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Grazie Presidente, condivido molto l'impostazione data da questa mozione e credo che il problema sia di grande rilevanza. Trovo assurdo che gli apparati europei e nazionali non si rendano conto degli effetti che queste scelte giuste, perché il tentare di superare il fossile è una scelta giusta, possono però avere nella ripercussione del tessuto industriali regionali e nazionali. Vale a dire dobbiamo sostituire il fossile e il carbone perché è troppo inquinante, perché lo riteniamo superato? Va benissimo qual è l'alternativa? E se si deve costruire un'alternativa chi mette le risorse per quell'alternativa senza mettere in discussione un solo posto di lavoro e un solo indotto industriale? A questa domanda non abbiamo risposta! Vengono date, come dire, vaghe dichiarazioni sul termoelettrico, sul fotovoltaico, sull'eolico dopodiché se si dovesse fare una centrale fotovoltaica da mille ettari per sostenere l'apparato industriale, civile energetico avremmo la sommossa del popolo ambientalista e quant'altro, senza considerare però che sul fotovoltaico, su cui ovviamente tutti siamo d'accordo, ha un aspetto che è un pochino oscuro. Perché l'Europa, l'Occidente assemblano il fotovoltaico ma la produzione dei materiali che ha processi industriali altamente inquinanti viene fatta dai Paesi cosiddetti in via di sviluppo, vedi la Cina per esempio, con impatti ambientali altissimi. Quindi siamo di fronte a un aspetto di ipocrisia che è inaccettabile. Quindi noi abbiamo il dovere di opporci, di difendere il nostro sistema industriale e di dire: va bene mettete sul tavolo i soldi per costruire le alternative, mettete sul tavolo strumenti per costruire le alternative energetiche. Perché abbiamo pagato già un prezzo troppo alto sull'ipocrisia che c'è nei confronti dei sistemi industriali nazionali. Noi vogliamo poter riavere il nostro polo dell'alluminio, vogliamo poter avere un sistema industriale forte in Italia di produzione, perché non possiamo accettare di delocalizzare continuare a delocalizzare posti di lavoro in Paesi che non hanno norme sindacali e di tutele ambientali, dove i lavoratori vengono sfruttati, dove abbiamo minacce per l'ambiente e per l'inquinamento. Abbiamo il dovere di fare la battaglia per tenere qua e per far ripartire il nostro sistema industriale, inclusa speriamo si concluda positivamente l'annosa vertenza sull'Eurallumina che aspetta da un tempo infinito una risposta positiva e speriamo di poterla riavere. Però la battaglia deve essere certo per la tutela dell'ambiente e le alternative e i sistemi che sono troppo inquinanti, ma deve essere fatta con la concretezza e la realtà di quella che è il sistema di sviluppo di un territorio locale e di quelle che sono le alternative che si possono mettere sul campo. Perché continuare a pensare che popolazioni di altri Paesi sacrifichino la loro vita e il loro ambiente per sostenere il nostro stile di vita è assolutamente iniquo e inaccettabile. Per cui noi voteremo ovviamente a favore di questa mozione, chiediamo che ci sia un colloquio rapido ma la domanda da fare al Governo è: quali strumenti ci date? Quali sono le strategie che mettete in campo? Quali sono concretamente gli strumenti che ci date per andare oltre il carbone? Perché altrimenti se questi strumenti non ci sono, richiedono tempo noi non siamo nelle condizioni di rispettare e soprattutto garantiscano i posti di lavoro e garantiscano quello che si sta cercando faticosamente di ricostruire nella nostra Sardegna e per quel che mi riguarda anche nel mio territorio. Quindi se dobbiamo essere ambientalisti e dobbiamo difendere il tessuto ambientale ed ecologico della nostra Sardegna lo dobbiamo essere in modo serio, non possiamo accettare delle imposizioni nazionali che rischiano di distruggere quel poco che abbiamo e che non porterebbero a nessun miglioramento dal punto di vista della qualità della vita, sia ambientale che energetica della nostra Regione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). Rinuncio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Sostengo il testo della mozione, lo sviluppo argomentativo e anche tutta la parte propositiva che impegna la Giunta regionale. Già ieri abbiamo toccato un argomento estremamente sensibile per i fragili equilibri di questa terra, Presidente e colleghi Consiglieri, che riguardano le recenti aggressioni fatte ai bilanci degli enti locali da parte della manovra finanziaria varata il 31 dicembre, questo è un ulteriore tassello che si aggiunge ad intaccare i fragili equilibri che vive la nostra terra. Però, e lo dico con grande, come dire, consapevolezza, che talvolta basta guardarsi al nostro interno per capire se le leve invece dello sviluppo, se le leve della risoluzione dei problemi le stiamo toccando anche in quegli aspetti che sono in qualche misura legati alla nostra attività e le nostre competenze. E dico questo perché approfitto della presenza in Aula dell'assessore Piras, alla quale mi lega un rapporto di stima per il lavoro che sta facendo e per l'impegno indefesso che ha profuso fino ad oggi nella risoluzione dei problemi atavici, e con la quale ci siamo intrattenuti più volte per cercare di capire quali leve toccare per la risoluzione dei problemi, per esempio delle aree industriali. C'è un tema che riguarda noi sardi, assessore Piras, che è il tema che io le ho sottoposto nel mese di maggio e cioè il tema della modifica regolamentare del Regolamento delle ZIR che con quella piccola modifica normativo - regolamentare che io e lei abbiamo condiviso, quanto meno nella sua intelaiatura ideologica, non tecnica può consentire, può consentire l'avvio di nuova impresa, può consentire la dislocazione in un territorio fragile come il mio ad esempio di nuove attività industriali che sono frustrate da norme regolamentari varate nel periodo in cui c'era tantissima domanda e pochissima offerta, e mi riferisco alla norma sui conguagli per le transazioni e per le compravendite dei plessi industriali. Io da maggio attendo risposta, assessore Piras, sulla fattibilità di questa operazione, attendo risposta sul fatto se sia possibile adoperarsi così innovativamente da pensare che vi possa essere un percorso legittimo per andare a modificare una norma regolamentare che dà delle risposte importanti ai territori come il mio e come gli altri territori che ospitano ZIR commissariate. Ecco io le ricordo questo non per metterla in difficoltà, Assessore, perché ho parlato con i suoi uffici, ho parlato con la sua struttura tecnica e non si riesce a capire se sia una proposta seria, una proposta spendibile perché per noi, per la mia parte politica lo è, e rispetto alla quale non abbiamo risposta. Quindi nell'associarmi al testo della mozione, nel validarla, nel confermarla nei suoi aspetti principali dico però gli stessi aspetti e gli stessi gridi di dolore che valgano anche per le cose che riguardano noi direttamente.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Grazie Presidente, intanto le dico da subito che questa minoranza farà quest'unico intervento e noi vogliamo arrivare subito a un ordine del giorno perché l'argomento lo riteniamo assolutamente fondamentale e strategico e urgente. Quindi mi limiterò solo a fare alcune considerazioni e poi andremo all'ordine del giorno. Intanto per dire da subito che purtroppo a volte l'Europa guarda l'Italia, e io posso ricordare per come è stata trattata la Sardegna, in maniera differente, la strategia del carbone, spesso e volentieri, viene applicata in alcuni Stati in un modo, e in altri in modo completamente diverso. Lo ricordo a me per prima, quando sono stati concessi i patti bilaterali tra Enel in Francia e in Spagna, mentre a noi bastava un minimo per salvare in quel momento, lo ricordo, l'Eurallumina, e invece questo ci fu negato. E allora dico, la strategia dell'ambiente noi la vogliamo rispettare, il nostro Governo però che è assente, e qui, colleghi, non dobbiamo parlare né di Governi nazionali né di governi regionali, perché la politica industriale italiana, così come la politica energetica, purtroppo è assente da troppo tempo, e questo provvedimento, così, con uno spot unico, è certamente un provvedimento che ammazzerà il nostro sistema industriale. La Sardegna, lo ricordo, aveva quattro poli fino a poco tempo fa di produzione industriale, ricordo a tutti Ottana, che oggi ovviamente non può più essere annoverato, e sappiamo la crisi che stiamo attraversando. Ora è ovvio ed è scontato che una cattiva incidenza sulla politica del carbone porterà alla chiusura, alla morte sicura, sia di tutte le aziende che operano nel Polo di Portovesme e di Porto Torres, ma certamente anche Cagliari, che è l'altro polo industriale, ne risentirà gli effetti. Allora io dico, è necessario che interveniamo con estrema urgenza, e che soprattutto facciamo capire che il ciclo dell'energia è vitale e rende un popolo sovrano, e noi non possiamo prescindere dal carbone, e che sei anni, ma quale Governo può agire in maniera così discriminante quando non riusciamo a chiudere vertenze, e li abbiamo anche oggi qui presenti che vengono ancora a testimoniare la difficoltà delle nostre imprese, che siano Sider Alloys e Eurallumina, non siamo riusciti in tanti anni come sistema Italia a salvare le aziende della Sardegna, e volete che in sei anni riusciamo a cancellare con un tratto, con un decreto, l'utilizzo del sistema carbone. Io credo che sia veramente un atto scellerato. E allora, colleghi, noi siamo disponibili ad agire immediatamente con un nostro ordine del giorno, ma che non può ridursi solo ad una volontà di quest'Aula, quindi la parte finale, che condividiamo totalmente, deve essere integrata da azioni forti, quelle che possono restare da qui al prossimo Governo regionale, al prossimo Consiglio regionale. Però voglio anche sottolineare un altro aspetto importante, che proprio questa Terra, questa Sardegna, con la chiusura e con il programma di chiusura della Carbosulcis, ha dimostrato di essere al passo con i tempi, di avere rispetto delle normative europee, e di aver trovato delle soluzioni alternative, perché anche la chiusura della Carbosulcis, noi abbiamo ottemperato, non mi risulta che in altri Stati europei ci sia stata la stessa attenzione e ci siano stati gli stessi adempimenti. Ecco per cui, Presidente, noi chiediamo che oggi in quest'Aula ci sia un voto unanime, che porti un atto forte per difendere non solo la strategia energetica, perché è inutile, lo ricordiamo, ma che senso ha, siamo l'unica Regione italiana senza il metano, lo Stato italiano non è questo Governo recente, ma in tanti anni questa Regione ci ha provato a trovare delle alternative, così come le energie rinnovabili, che sono quelle che noi vediamo nel nuovo modello di sviluppo della Sardegna, ma ad oggi non sono sufficienti, noi dobbiamo garantire ancora la sicurezza, l'essenzialità, e quindi non possiamo prescindere dall'esistente, lo dobbiamo salvaguardare, razionalizzare, e rendere al passo con i tempi. Avremmo voluto tutti una Sardegna autonoma e sovrana nella materia energetica, in particolar modo con le nostre energie naturali, ancora non è possibile, e allora dico, lo Stato italiano prenda atto che la nostra Sardegna anche sotto questo profilo, che utilizza ancora gran parte della risorsa a carbone, deve essere trattata diversamente, e che questa scadenza del 2025 da noi non può essere presa in considerazione, a meno che, concordo col collega Pizzuto, ci siano gli interventi urgenti per dare le soluzioni alternative, a tutte però, a tutte le nostre imprese, che non devono morire. Quindi, Presidente, noi voteremo a favore di un ordine del giorno che ovviamente chiediamo porti le firme anche della nostra minoranza.

PRESIDENTE. Grazie. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

PIRAS MARIA GRAZIA, Assessore tecnico dell'industria. Grazie, Presidente, grazie onorevoli Consiglieri e Consigliere. Naturalmente intervengo a nome della Giunta per dire che naturalmente condividiamo la mozione che è in discussione oggi, la condividiamo in pieno, perché questo è uno degli obiettivi, l' obiettivo che questa Giunta si è posta fin dal primo momento è stato quello di dare la soluzione definitiva al problema del costo dell'energia in Sardegna, e per questo abbiamo lavorato in questi cinque anni, per questo abbiamo costruito il Piano energetico, per questo abbiamo previsto nel Piano energetico un progetto di lungo periodo, che doveva arrivare fino al 2050, ci siamo posti un obiettivo fondamentale, 2030 per ridurre del 50 per cento le emissioni in Sardegna, per questo abbiamo lavorato, dicendo che dovevamo risolvere definitivamente il problema dell'energia. Come? Su varie direttive. La prima, lavorando prima di tutto per avere in Sardegna il metano, questo è il vero problema, questo è il vero obiettivo che ci dobbiamo porre. Ho sempre pensato che i cittadini sardi fossero "figli di un Dio minore", perché siamo l'unica Regione a non avere questa fonte energetica importante, questa è la verità, la verità è questa, che è stata anche l'elemento gravissimo che ha costretto, che ha messo in difficoltà le nostre imprese, pagando costi energetici, costringendo le aziende energivore a chiudere, a sospendere l'attività; per questo abbiamo lavorato e abbiamo posto le basi perché questo non succeda mai più, e con il Governo abbiamo lavorato. Abbiamo lavorato per un Piano energetico, abbiamo lavorato per avere nel patto con la Sardegna le risorse, 1 miliardo e 300 milioni per approvvigionare la Sardegna con questa risorsa fondamentale, certamente sapendo, consapevoli che la risorsa del metano è una energia di transizione, sappiamo che nel 2050 probabilmente non avremo più bisogno del metano, ma da qui al 2050 del metano abbiamo bisogno. E poi è arrivato il Governo, eravamo pronti, si sta lavorando, ci sono i progetti, ci sono i depositi costieri che hanno incominciato, abbiamo inaugurato i lavori del deposito costiero a metano di Oristano, ci sono gli altri depositi autorizzati, c'è quello della Edison, ci sono i depositi su Cagliari, si sta lavorando per il progetto, è in discussione l'iter autorizzativo per la dorsale del metano. Perché abbiamo sempre considerato, tra l'altro, il discorso della dorsale fondamentale? Perché abbiamo sempre puntato sul fatto che dobbiamo assicurare l'approvvigionamento a metano, ma assicurarlo a costi competitivi, al prezzo che pagano tutti gli altri cittadini del resto d'Italia. Quindi solo con un approvvigionamento, con una distribuzione garantita, che ci assicuri la continuità dell'approvvigionamento, possiamo pensare di dare a questa Sardegna la definitiva risoluzione del problema energetico. È arrivato un nuovo Governo e tutt'a un tratto cosa ci ha detto: "No, in Sardegna non si fa la grande infrastruttura della dorsale". Noi ci ribelliamo a questo tipo di impostazione, perché poi oggi siamo costretti a venire qua e a dire che non vogliamo la chiusura delle centrali a carbone, perché con la chiusura delle centrali a carbone, avete ragione, noi mettiamo a rischio il futuro della nostra economia, il futuro delle nostre aziende. Ed ecco perché condivido la mozione che è stata portata, ma sono qua anche a dire che non basta, non ci basta dire no alla chiusura, vogliamo riaffermare i principi che sono stati molto nettamente messi in chiaro nel 2017, quando abbiamo detto: "La chiusura della Centrale a carbone nel 2025, ma la contemporanea attivazione e la realizzazione delle infrastrutture per la rete metaniera in Sardegna. Quindi io credo che noi oggi come Giunta nel condividere la mozione che è stata presentata, perché riteniamo fondamentale per assicurare la continuità, l'avvio delle attività industriali per le quali abbiamo tanto combattuto, io credo che oggi contemporaneamente il Consiglio, tutti insieme, dobbiamo avviare col Governo, abbiamo già avviato, abbiamo chiesto al Governo gli incontri che non ci sono mai stati dati sull'argomento, perché ci dicano chiaramente, al di là delle dichiarazioni che oggi son state date sulla stampa, ci siano ancora riaffermate, ma questa volta mettendo nero su bianco, che la Regione Sardegna ha il diritto ad avere l'approvvigionamento attraverso la rete metaniera, e contemporaneamente assicurare finalmente le emissioni oggi di Co2 che, avete letto sulla stampa, certamente bene non fanno alla salute di questi cittadini. Quindi ancora riaffermo la nostra assoluta adesione alla mozione, e però anche il nostro impegno a portare avanti con questo Governo la battaglia che abbiamo intrapreso per risolvere definitivamente il problema dell'energia attraverso la metanizzazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Presidente, io ringrazio i colleghi e la Giunta per la partecipazione, prevedibile per il senso di responsabilità che accomuna quest'Aula di fronte ad argomenti di questo tipo, per il dramma che rappresenta e per ciò che potrebbe conseguirne, e quindi recepisco anche l'invito dell'Aula a voler condividere e trasformare la discussione che abbiamo sviluppato in un ordine del giorno, per il quale le chiedo Presidente cinque minuti di sospensione in Aula, per poter condividere con gli stessi colleghi e la Giunta lo stesso documento.

PRESIDENTE. Allora sospendiamo la seduta per cinque minuti. Il pubblico può rimanere.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 39, viene ripresa alle ore 11 e 58.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

È stato presentato l'ordine del giorno numero 1.

L'ordine del giorno porta la firma di tutti i Capigruppo e c'è il parere favorevole della Giunta.

Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Flavio Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA PAOLO FLAVIO (SDP). Presidente, io intervengo a titolo strettamente personale, però espongo dei dubbi riguardo al senso di questa richiesta, dei dubbi che nella mia sensazione intima sono molto forti. Noi stiamo chiedendo attualmente, in deroga, di avere la possibilità tra sei anni di non decarbonizzare la produzione energetica della Sardegna, cioè diamo già per scontato che in questi sei anni non riusciamo ad avere dei progetti migliori e che siamo costretti in deroga, cioè a utilizzare la nostra autonomia per essere tra gli Stati, tra le regioni italiane e tra gli Stati europei, quelli più arretrati. Ci sono alcuni dati sulla produzione del carbone, sugli effetti sulla salute della produzione del carbone che sono spaventosi, la zona solo di Portoscuso, c'è una ricerca dell'Università di Cagliari che dà un deficit cognitivo nei bambini cresciuti in quell'area perché c'è una quantità nel sangue di oltre 10 milligrammi per decilitro di piombo, c'è una incidenza del tumore della pleura che 500 volte quell'attesa nella popolazione media italiana, c'è un forte incremento del tumore del pancreas. La produzione di energia dal carbone, se facciamo una classifica in cui mettiamo in rapporto la quantità di energia prodotta con l'inquinamento che ne deriva, è in assoluto quella peggiore che possiamo avere. Allora sul fatto che noi chiediamo con una volontà del Consiglio e con una idea programmatica e progettuale, addirittura strategica, di continuare tra sei anni a utilizzare ancora la produzione di energia a partire dalla bruciamento del carbone, se non altro mi lascia dei dubbi molto forti. Cioè il nostro progetto doveva essere quella di andare il più velocemente possibile verso la produzione di energia da fonti rinnovabili, risparmio energetico ed edifici pubblici ad energia zero, cioè di andare verso il futuro. Io non vorrei che noi continuiamo a utilizzare il nostro potere di deroga, quindi la nostra autonomia e la nostra specialità, per guardare indietro anziché avanti… dal lavoro e la stabilità economica dei lavoratori, delle industrie, del tessuto, dei dubbi che ci sono sulla realizzabilità. Però, il massimo che posso fare, è astenermi su questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cesare Moriconi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Presidente, per dichiarare il mio voto favorevole all'ordine del giorno e per richiamare l'attenzione circa i dubbi, che sono stati sollevati, relativamente agli obiettivi di decarbonizzazione che sono fissati dalle strategie energetiche nazionali, le quali con estrema chiarezza, io l'ho detto nell'intervento, chiariscono come la sostituzione del carbone unicamente con energie rinnovabili non è al momento fattibile. E che esiste un periodo di transizione e che esistono, all'interno delle strategie energetiche nazionali, degli impegni che sono fissati dal Governo nei confronti della Regione, nei confronti della quale per poter realizzare l'uscita dal carbone, o comunque la cessazione delle attività delle centrali elettriche a carbone, il Governo avrebbe dovuto realizzare delle opere infrastrutturali che non ha né progettato e tantomeno autorizzato. E allora la Sardegna è perfettamente all'interno di quelle strategie, è perfettamente all'interno di un Piano strategico nazionale ed europeo che ha come obiettivo finale l'uscita, nel 2050, di qualsiasi processo di inquinamento ambientale e di decarbonizzazione e che per arrivare sin lì ci sono delle tappe che sono obbligatorie. Queste sono scritte e noi con questo ordine del giorno stiamo chiedendo che vengano rispettati quei percorsi e quei processi, grazie.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio approva).

Discussione generale della proposta di legge Meloni Giuseppe - Fasolino - Satta - Zanchetta "Integrazioni all'articolo 25 della legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della

Sardegna)" (405/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 405: integrazione all'articolo 25 della legge regionale 4 febbraio 2016 numero 2 riordino del sistema delle Autonomie locali della Sardegna, relatore di maggioranza onorevole Meloni.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Giuseppe Meloni, relatore di maggioranza.

MELONI GIUSEPPE (PD), relatore di maggioranza. La presente proposta di legge, che prevede l'istituzione della nuova Provincia del nord-est Sardegna, trova solide motivazioni non solo in fattori territoriali, ma anche in esigenze economico-imprenditoriali e politico-culturali. È noto infatti che il territorio della istituenda nuova Provincia del nord-est, oltre ad essere ricco di risorse naturali in diversi comparti quali il settore agricolo, il caseario, il lapideo, il sughericolo, il vitivinicolo, vanta una naturale vocazione nel campo ambientale, turistico e dell'accoglienza. Questo, in primis, mediante il marchio "Costa Smeralda" che rappresenta concretamente un brand di qualità esportato a livello mondiale, per continuare con il monte Limbara (ossia la seconda vetta della Sardegna), il territorio del Monte Acuto, e non ultimo, l'arcipelago di La Maddalena. Gli indicatori economico-sociali premiano la istituenda provincia come una tra le più competitive in termini di ritmi di sviluppo, di crescita e di iniziative imprenditoriali capaci di creare occupazione. Le stime presentano, infatti, un territorio con tassi di incremento demografico tra i più alti d'Italia, in controtendenza rispetto all'evoluzione regionale e, viceversa, tassi di invecchiamento della popolazione tra i più bassi. La mancanza a livello istituzionale di una propria autonomia non può che comportare un freno, e forse anche un danno, per l'imprenditoria del territorio, atteso che le difficoltà di operare a livello amministrativo con uffici o apparati istituzionali decentrati, e per questo lontani dalla realtà territoriale, comportano una perdita di competitività che può scoraggiare sia l'iniziativa locale che quella esterna e compromettere quel ruolo di programmazione che lo stesso territorio, indipendentemente dalla connotazione formale, è chiamato a svolgere, sia in ambito socio-economico che politico-territoriale. L'istituzione della nuova provincia è, dunque, una necessità che, partendo dal territorio della Gallura e del Monte Acuto, interessa tutti quei comuni legati allo sviluppo ed al rilancio dell'imprenditoria che vi ruotano intorno. Una provincia che ha già tutte le più importanti peculiarità e caratteristiche strutturali necessarie a ricomprenderla ed individuarla come realtà a sé stante e non già come un territorio che deve acquisire una fisionomia da renderla tale in un prossimo futuro. Parliamo dei porti tra i più dinamici d'Italia e dell'aeroporto che, anno dopo anno, realizza numeri record di passeggeri e di traffico di aeromobili privati. Parliamo di un territorio che non si limita alle spiagge e al mare, tra i più belli del mondo, ma anche delle sue zone interne di alto pregio ambientale e paesaggistico, che circondano i suggestivi stazzi galluresi. La provincia, pertanto, esiste nella realtà, ma occorre darle una nuova veste formale. Da ultimo, va sottolineato che tale proposta di legge, sulla quale si sono già espresse favorevolmente le amministrazioni comunali interessate, risulta complementare ad un macro progetto di sviluppo già in itinere e rappresenta una legittima pretesa da parte di un territorio che vuole riprendersi la propria dignità. Ulteriori ragioni, poste a base della scelta di portare avanti la presente proposta di legge, scaturiscono dall'esame di alcuni dati che, al di là delle scelte delle singole amministrazioni comunali, danno conto dell'orientamento di coloro che nel territorio risiedono. I dati di cui trattasi sono quelli relativi al risultato dei referendum, sia quello regionale del maggio 2012, specificamente mirato alla abolizione delle nuove province sarde, sia il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che mirava anch'esso, tra l'altro, all'abolizione delle province italiane. Il dato territoriale relativo all'affluenza alle urne in occasione del referendum regionale del 6 maggio 2012, riferisce che nella ex Provincia Olbia Tempio, a fronte di circa 130.000 elettori iscritti alle liste elettorali, soltanto un'esigua minoranza (il 26 per cento circa) ha ritenuto di recarsi alle urne; e di questa minoranza solo il 18 per cento si è espressa per l'abolizione delle province. La gran parte degli elettori della suddetta provincia, ha dunque, disertando le urne, manifestato implicitamente la volontà di far fallire il referendum che, si ricorda, necessitava per la sua validità, del raggiungimento del quorum del 33 per cento. Appare pertanto chiara la volontà espressa dal territorio che, in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ha partecipato in massa, esprimendo nettamente la volontà di non approvare la riforma costituzionale proposta, contenente l'abolizione delle province italiane.

A proposito della presentazione della proposta di legge, la Prima Commissione permanente nella seduta del 26 ottobre del 2017 ha sentito in audizione una delegazione di sindaci della "Zona omogenea" della Gallura e del Monte Acuto. Anche in tale occasione sono state confermate tutte le ragioni che vedono nell'istituzione, per quella zona, di una nuova provincia, la soluzione più adatta a governare un territorio fortemente caratterizzato da una specifica identità e da una omogeneità economica, sociale e culturale accentuata dalla presenza di infrastrutture e funzioni territoriali di particolare rilievo. All'indomani dell'approvazione della legge regionale n. 2 del 2016, sul riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna, con la quale si era conclusa la lunga, travagliata e nota vicenda della soppressione delle cosiddette province di istituzione regionale, avvenuta con il referendum regionale del 2012, infatti, nuove valutazioni (tra le quali si deve annoverare l'esito negativo del referendum costituzionale del dicembre del 2016 sulla proposta di revisione costituzionale, che prevedeva la soppressione del livello provinciale dall'ordinamento) hanno portato a riconsiderare l'opportunità di intervenire sulla riforma regionale al fine di istituire o ripristinare una provincia che restituisse una specifica identità istituzionale alla zona del nord-est dell'Isola. Per questo la Prima Commissione ha inserito la citata proposta, all'ordine del giorno della seduta dello scorso 11 ottobre del 2018, ha iniziato la discussione generale nella successiva seduta del 17 ottobre e, dopo aver concluso l'esame degli articoli nella seduta del 23 ottobre, ha trasmesso il testo al Consiglio delle autonomie locali per l'espressione del parere obbligatorio. Infine, nella seduta del 13 novembre del 2018 la Commissione ha preso atto del parere favorevole del CAL e ha licenziato il testo per l'Aula all'unanimità dei presenti. Parere favorevole anche del CAL all'unanimità. Dall'esito sopra descritto emerge chiaramente la piena condivisione, sia da parte dell'intera Commissione che del Consiglio delle autonomie locali, dell'esigenza, avanzata dai proponenti, di restituire al territorio della Gallura e del Monte Acuto un proprio ente intermedio rispondente alle esigenze e alle aspettative dei suoi abitanti. Rispetto al testo dei proponenti la Commissione, per una maggiore chiarezza normativa, ha stabilito di disciplinare l'istituzione della nuova provincia del nord-est al di fuori del testo della legge regionale n. 2 del 2016, operando una deroga rispetto ad essa in modo da evitare le difficoltà interpretative che si possono creare innestando in una disciplina già in fase di attuazione una parziale modifica delle circoscrizioni territoriali provinciali, che interviene in una fase temporale successiva. Il testo licenziato per l'Aula, infine, stabilisce gli adempimenti necessari affinché vengano rispettati i requisiti e le procedure previsti dall'ordinamento per l'istituzione di una nuova Provincia, e l'attuazione della legge possa svolgersi in un'ordinata sequenza di fasi entro i termini temporali previsti.

L'attuazione della legge, è bene sottolinearlo, non prevede oneri o costi a carico del bilancio regionale, posto che sia la struttura operativa che i locali per gli uffici restano quelli attualmente utilizzati per i servizi della zona omogenea di Olbia-Tempio.

Mi riservo di intervenire successivamente e dichiaro già da ora il voto favorevole per il passaggio agli articoli.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino, relatore di minoranza.

FASOLINO GIUSEPPE (FI), relatore di minoranza. Il disegno di legge che ci accingiamo a discutere è un disegno di legge storico, ma vorrei che fosse un disegno di legge storico non soltanto per un territorio della nostra regione, vorrei che fosse un disegno di legge storico per tutta la regione, un disegno di legge che non parte dall'alto, un disegno di legge che parte dal territorio, un disegno di legge che parte dai sindaci di questo territorio, dalle parti sociali, un disegno di legge che parte dalle associazioni, che parte dai rappresentanti delle scuole, un disegno di legge che richiede il nostro territorio.

Per analizzare questa proposta dovremmo sviscerare tutti quelli che sono i dati oggettivi economici e sociali di questo territorio, partendo da uno sviluppo economico che il più importante a livello regionale, partendo da un incremento demografico che è l'incremento demografico più importante a livello regionale, ma, cari colleghi, siamo sicuri che questi elementi saranno elementi fondamentali per convincervi a votare per un disegno di legge giusto per il territorio? Siamo sicuri che parlandovi di dignità noi riusciremo a convincervi che stiamo facendo la cosa giusta? Che riusciremo a convincervi di una cosa che voi già sapete, che riusciremo a convincervi di una cosa di cui già voi siete convinti, perché conoscete come noi i dati di questo territorio. Allora che cosa chiediamo a questo Consiglio regionale? Chiediamo di elevarsi, chiediamo a questo Consiglio regionale di fare la cosa giusta, non chiediamo nessuna cortesia, non chiediamo nessun accordo politico, chiediamo che questo Consiglio regionale sia il Consiglio regionale dei sardi, di tutti i sardi, che questo Consiglio regionale non faccia figli e figliastri, questo chiediamo a questo Consiglio regionale. Poi potremmo parlare con serenità dei dati che sono alla base di questa richiesta, ma prima di tutto dobbiamo partire da quello che ho appena detto.

Allora io vi chiedo questo, cari colleghi, di pensare bene, di valutare e di dare importanza al vostro voto, di non buttare un voto soltanto con l'obiettivo magari di avere qualche consenso in più in campagna elettorale in questo momento, di non votare guardando soltanto al vostro territorio ma di votare guardando con uno sguardo molto superiore, di guardare più in là, di guardare allo sviluppo economico e sociale della Sardegna, di tutta la Sardegna. Questo vi chiediamo, e lo chiediamo per tutti i territori; noi non siamo contro nessun territorio, noi diciamo che tutti i territori che faranno il percorso che ha fatto il nostro territorio, come ha ricordato il collega Giuseppe Meloni…. C'è stato un incontro di tutti i sindaci con la Conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale e a questi sindaci è stato detto di andare avanti, che avremmo valutato questa proposta di legge e addirittura è stato detto dai rappresentanti dei partiti che si era d'accordo su questa proposta di legge, per la verità mancava soltanto il capogruppo del PD il resto dei partiti hanno detto di andare avanti con questa proposta di legge. E' stata sviscerata bene in Commissione,

sono stati anche valutati tutti quelli che potevano essere gli aspetti negativi di questa proposta di legge, e oggi siamo qui per decidere, siamo qui per esprimere un voto che è un voto fondamentale per lo sviluppo non soltanto di una zona della nostra Isola ma di tutta l'Isola. Molto spesso noi ci siamo trovati qui in questo Consiglio a fare delle battaglie, ci siamo trovati contro lo Stato compatti, uniti, perché lo Stato non si ricordava della nostra Isola, ma come può un Governo regionale fare delle battaglie con uno Stato perché non viene ricordato il proprio territorio come il resto della penisola e poi fare il contrario magari nella nostra Regione? Allora noi dobbiamo essere un esempio in questo, dobbiamo essere un esempio e dobbiamo dare un segnale che esiste una buona politica. Noi tutti ci troveremo a breve contro l'antipolitica, allora noi dobbiamo dare un segnale importante: questo Consiglio regionale è capace di fare una buona politica, questo è il segnale più importante che noi possiamo dare all'esterno, che noi possiamo dare anche all'antipolitica. Allora, colleghi, tante volte l'abbiamo fatto, tante volte abbiamo avuto la capacità di unirci e di fare la cosa giusta; io non vi chiedo di fare nessuna cortesia ma vi chiedo di fare la cosa giusta, per il territorio del nord-est della Sardegna ma ve lo chiedo per tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Gruppo Misto). Si potrebbero spendere fiumi di parole per rafforzare quanto già i miei amici e colleghi Meloni e Fasolino hanno rappresentato nel loro intervento illustrativo della proposta di legge, dicevo fiumi di parole per rappresentare un territorio che è un unicum della Sardegna e che ha dimostrato - mi rivolgo al vicepresidente Paci - proprio nella programmazione territoriale una capacità che credo altri territori non abbiano saputo mettere in campo, e quell'unicum di Gallura e Monte Acuto che sanno lavorare assieme, dal mare all'interno, per utilizzare le risorse, per saper spendere bene le risorse pubbliche, per dare prospettive ai concittadini di quel territorio. I fiumi di parole che si possono spendere sono già, come dire, un elemento acquisito, che tutti riconoscono ma che fanno fatica oggi forse ad ammettere e a riconoscere; un percorso legittimo, un iter che ha mantenuto nel rigore delle normative il suo percorso e che ha avuto anche una gestazione piuttosto lunga, come ricordava Giuseppe Meloni. Siamo dal 2017 che in Commissione portiamo la discussione sull'istituzione della Provincia del nord-est, e c'era tempo per inserirsi in quella lunga approfondita discussione che poi ha portato ad esitare la proposta di legge che oggi noi portiamo in Aula, però è rimasta questa proposta di legge che vede l'istituzione della Provincia del nord-est. Il rispetto e la deferenza che ho nei confronti di tutti i territori mi porta a dire che non c'è nessuna preclusione, anzi la Gallura e il Monte Acuto guardano con interesse quello che potrebbe essere un nuovo impianto che dà alle autonomie locali funzioni nuove e che in qualche modo ripara alle manchevolezze che la legge di riforma ha portato, perché noi abbiamo un riordino delle autonomie locali che è un'anatra zoppa. Questo non è un rimpianto dei tempi passati, io sono stato un costituente della Provincia di Olbia Tempio nel 2005 come in quest'Aula ci sono altri costituenti delle province di allora. Ma noi non vogliamo ritornare a quel passato ma di quell'esperienza e a quell'esperienza ci richiamiamo, perché è stata un'esperienza positiva, che oggi non è colmata dai vuoti lasciati dall'anatra zoppa del riordino del sistema delle Autonomie locali. È per questo che noi chiediamo il riconoscimento di quel territorio con un ente di area vasta come la provincia che oggi noi chiamiamo la provincia del Nord Est. Lo ricordava Fasolino quando richiamava l'atteggiamento della Regione che in qualche modo ha da rivendicare nei confronti dello Stato un atteggiamento di supremazia e poi noi non possiamo essere, come dire, conseguenti a quell'atteggiamento dello Stato nei confronti dei territori della Sardegna. Ma non è soltanto lo Stato, noi lo richiamiamo e imputiamo anche a Bruxelles non solo a Roma quell'atteggiamento, perché venga riconosciuto il nostro gap, così detto, dell'insularità nei trasporti e via dicendo. Oggi abbiamo parlato anche di carbone, ma per arrivare al metano, e quindi anche il gap energetico, ma non possiamo avere noi soprattutto in quest'Aula un atteggiamento schizofrenico e lamentarci nei confronti di Roma o di Bruxelles e poi non riconoscere ai nostri territori la capacità di autodeterminarsi, questo è il senso della proposta di legge: ridare un impianto normativo che possa dare ai territori la capacità di autogovernarsi, di autodeterminarsi. E meglio della provincia come ente intermedio ma di programmazione di area vasta io ritengo non possa esserci in questo momento altro strumento che possa dare garanzia a quel territorio. Siamo ormai a fine legislatura credo, onorevole presidente Ganau, che questo sia forse l'ultimo Consiglio regionale, non possiamo uscire sconfitti oggi, dobbiamo dare senso di maturità e di una visione di prospettiva della Sardegna, perché proprio da Cagliari, da quest'Aula riconosce ai territori questa capacità di autogoverno. Questi sono gli elementi su cui noi dobbiamo fare forza e dobbiamo esercitare fino in fondo con serietà questo nostro potere, perché venga poi trasferito a chi oggi ce lo chiede. In quest'Aula, infatti, tra il pubblico sono presenti numerosissimi Sindaci del nord est dei 26 Comuni che prima facevano parte della vecchia provincia di Olbia - Tempio e questi primi cittadini rappresentano un'intera comunità di oltre 170.000 abitanti. E noi non possiamo deludere queste aspettative, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Sì grazie Presidente, quando noi abbiamo promosso il referendum per l'abolizione delle province e abbiamo promosso devo dire con il sostegno e con l'appoggio fattivo di quasi tutte le forze politiche presenti in Sardegna, abbiamo pensato che fosse una cosa buona e giusta che finalmente si prendesse atto che era necessario intervenire drasticamente per tagliare i costi della politica. Perché quei referendum prevedevano non soltanto l'abolizione delle province ma anche il taglio del numero dei consiglieri regionali, il taglio delle indennità dei consiglieri regionali, la soppressione dei consigli di amministrazione degli enti regionali, tutte cose che sono state fatte, perché bisogna dare atto che tutti questi tagli sono stati fatti. Adesso si respira un'aria di riflusso, un'aria di ritorno al passato ma la cosa che maggiormente colpisce è che ci sono territori che pensano che la provincia possa rappresentare la risoluzione dei propri problemi. Onorevoli colleghi, io non smetto di ricordarlo a me stesso e a voi, il 15 di gennaio, la settimana prossima, con l'idea di concludere tutto l'iter il 15 di febbraio, le Regioni più ricche d'Italia: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna vanno a strappare al Governo nazionale un accordo che comporta per queste Regioni più poteri e più risorse in una situazione di avvicinamento progressivo dell'autonomia delle Regioni ordinarie alla situazione delle Regioni speciali. Perché? Perché queste regioni pongono e le pongono principalmente alle Regioni speciali, che oggi sono nel banco degli imputati, e segnatamente la pongono alle Regioni meridionali la sfida dell'efficienza, la sfida di una pubblica amministrazione al servizio dei cittadini che è lì per aiutare i cittadini, non per rendere la vita più complicata ai cittadini. Ecco perché noi pensiamo che se c'è un soggetto che non risponde a questa esigenza questo soggetto siano le province. Cinque livelli istituzionali dall'Unione europea, allo Stato nazionale, alle Regioni, alle Province, ai Comuni sono troppi, sono un lusso che noi non ci possiamo permettere. Ecco perché pensiamo, e come noi la pensa la quasi totalità dei sardi, che le province siano un soggetto inutile. C'è stato un referendum costituzionale nel 2016 che ha mantenuto il numero dei parlamentari, ha mantenuto il bicameralismo, ha mantenuto il CNEL! Ci pensate che abbiamo ancora il CNEL! E ha mantenuto anche le province. Io credo che la Sardegna dove il 90 per cento dei sardi ha votato per abolire le province debba utilizzare i suoi poteri speciali, magari anche modificando lo Statuto, per arrivare ad un assetto degli enti locali che sia moderno, che tenda anche a sperimentare nuove forme di governo dell'area vasta da parte degli enti locali, dove ci sia un vero protagonismo dei Comuni, non la creazione di soggetti anacronistici che servono, lo ripeto, ad aumentare i costi della politica, i centri di spesa e che improntano la loro azione principalmente in modo clientelare. Perché questa è l'esperienza delle province in Sardegna e in Italia! Ecco perché noi pensiamo che la sfida non sia quella di creare nuovi soggetti ma di mettere un freno all'ipertrofia della pubblica amministrazione, di mettere un freno a quella grande macchina che non è più sostenibile dal punto di vista economico se non aumentando le tasse e siccome l'anno prossimo c'è lo spettro dell'IVA al 25 per cento, e non devo insegnare certamente ai miei colleghi che l'imposizione dell'IVA, le tasse dirette sono quelle maggiormente ingiuste perché colpiscono tutte le famiglie allo stesso modo. Non è l'IRPEF che viene calcolata proporzionalmente a quello che uno guadagna; l'IVA al 25 per cento colpisce il povero esattamente come colpisce il ricco con la differenza che il ricco normalmente se ne frega non ha problemi di risorse per i propri consumi. La famiglia povera sì ha problemi di sussistenza. Allora l'ipertrofia della pubblica amministrazione in Italia è uno dei problemi più drammatici, anche perché se noi ci troviamo a dover tagliare cosa tagliamo i servizi sanitari? Io penso che arriverà un momento in cui dovremo fare delle scelte! Allora cosa chiudiamo gli ospedali? Quali spese pubbliche privilegiano? Onorevoli colleghi, questo è il tema che si troverà davanti chi dovrà governare non la Sardegna ma l'Italia nei prossimi anni. Ecco perché la nostra posizione è così nettamente contraria alle province. Oggi abbiamo però la richiesta di istituire la provincia della Gallura, in un contesto in cui, ripeto, le province sono state mantenute, le province esistono. Allora, il nostro obiettivo è quello di abolire tutte le province, di abolire il livello istituzionale provincia. Ma come si fa a dire alla Gallura che non ha diritto alla provincia, nel momento in cui sono state abolite le altre province? Sin dall'inizio noi abbiamo sostenuto che se c'è un territorio in cui è comprensibile la richiesta di avere una propria definizione anche amministrativa, questa forza in Sardegna è unicamente la Gallura, per tutti i motivi che hanno detto i miei colleghi, non è che condivido tutto quello che hanno detto Fasolino e Meloni, però è evidente che se c'è un territorio che ha una sua caratterizzazione precisa questa è la Gallura, e se c'è un territorio che oggi ha delle aspirazioni che le derivano anche dall'essere di fatto uno dei principali motori economici della Sardegna, questa è la Gallura, però, per cortesia, colleghi, non pensiamo che si possa utilizzare questo autobus per fare strame di un assetto già precario del sistema delle autonomie locali, io credo che dopo quello che c'è stato con il referendum sia necessario fare una riflessione attenta, dal mio punto di vista partendo dalla sfida dell'efficienza, che è quella che ci pongono le regioni del nord Italia, in un clima, mi permetto di ripeterlo e di sottolinearlo, che è di assoluto sfavore nei confronti della specialità. Non dimentichiamoci il clima che c'è a livello nazionale, che non vede l'insularità, perché l'insularità o la affermiamo noi picchiando i pugni sul tavolo del Governo nelle sedi in cui questo sarà possibile, ed è per questo che noi abbiamo chiesto al Presidente Pigliaru di imporre la presenza della Sardegna quando si parlerà delle regioni ricche, non per avere elemosine, perché intanto elemosine non te le dà più nessuno, quindi è anche inutile chiederle, ma noi dobbiamo avere l'orgoglio di rivendicare pari opportunità, e noi non possiamo avere titolo di rivendicare questo se pensiamo di ripercorrere strade del passato che ormai non portano più da nessuna parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Signor Presidente della Regione, Assessori, colleghi e colleghe, credo che un tema di questa portata non possa essere affrontato con superficialità e non ci si può fare influenzare dalla demagogia, o peggio dal populismo, dobbiamo pensare al bene di tutta la Sardegna e a fare una scelta giusta, come è stato detto, condivido, è necessario fare una scelta giusta. E allora innanzitutto dobbiamo capire le ragioni per cui furono messe in piedi le province regionali, istituite con legge regionale. Vedete, esistono e sono esistite storicamente nella storia dell'autonomia di questa Regione dei territori che sono rimasti ai margini della politica, ai margini della programmazione generale della Sardegna, e hanno pagato pesantemente le loro condizioni di vita, le loro possibilità di sviluppo, e le province nacquero per questo, nella convinzione che lo sviluppo dell'intera Sardegna possa avvenire solo se tutti i territori hanno le stesse condizioni di sviluppo, hanno le stesse opportunità di sviluppo. Allora, io sono d'accordo, "pensiamo all'intera Sardegna", è stato detto, "non facciamo figli e figliastri, facciamo le cose in modo giusto per tutti, riconoscendo a tutti la stessa opportunità, le stesse possibilità di sviluppo e di crescita", ma sono inaccettabili i blitz che possono essere fatti a vantaggio solo di un singolo territorio. Io sono qui, parlo da consigliere regionale, e ho il mandato pieno dei Sindaci del territorio dell'Ogliastra, e parlo con un mandato pieno del territorio e delle forze sociali di quel territorio, che chiedono maggiori livelli di autonomia. In questi anni abbiamo discusso a lungo sul fallimento di tutti gli strumenti di sviluppo territoriale, e dico all'onorevole Cossa, perché sono falliti quegli strumenti di sviluppo territoriale locale? Perché non c'era uno strumento amministrativo in grado di portarli avanti, e lì è stato lo sviluppo e la mancata crescita di alcuni territori marginali, lo ripeto, marginali della Sardegna! Dentro la provincia di Nuoro c'era un porto e c'era un aeroporto, su Arbatax, si sono scelti altri territori e si è puntato su porti e aeroporti che erano fuori dal territorio della provincia. E il collegamento tra l'Ogliastra e il capoluogo di provincia, Nuoro, ancora oggi è incompleto, perché non c'è stata mai la volontà politica di riconoscere il ruolo politico. E allora quei territori marginali, l'Ogliastra, il Medio Campidano, il Sulcis, chiedono maggiori livelli di autonomia, come è giusto che li abbia la Gallura, perché non sono contrario al riconoscimento della Gallura, ma io ho presentato per tempo, primo firmatario insieme ad altri consiglieri, un disegno di legge che chiedeva di ridiscutere tutto l'assetto organizzativo della Regione Sardegna, perché non si è presa in esame anche quella proposta? Il referendum anche in Ogliastra non ha raggiunto il 33 per cento, e quindi la gente ha disertato, e quindi quella decisione non rappresentava la volontà dei cittadini ogliastrini. Allora quello che io chiedo a quest'Aula è davvero di ragionare se questa di riconoscere a un solo territorio questa opportunità sia la cosa giusta, sia il modo di guardare alla Sardegna nella sua interezza, sia il modo di riconoscere di dare pari opportunità a tutti i territori. La legge 2, guardate, è una legge ormai superata, che è nata su una riforma nazionale voluta da Delrio, ma che è stata superata dai fatti, è stata superata dai fatti! E ormai la provincia rimane nell'architettura costituzionale, e quindi è riconosciuta come elemento di area vasta, elemento che dà la possibilità a tutti i territori di portare avanti politiche di sviluppo, anche in questi anni, l'Assessore Paci me ne è testimone. Abbiamo lavorato alla programmazione territoriale, e l'Ogliastra è stato uno dei territori che ha fatto da apripista per altri territori che hanno seguito l'esempio, e i sindaci sono stati capaci di organizzarsi, ma con quale fatica, e con quale fatica oggi mettiamo insieme le unioni dei comuni che non funzionano, perché non hanno funzionato e non funzionano e non funzioneranno perché non hanno un bilancio proprio, non hanno un organico, e non possono guidare e istruire le pratiche di progetto e di sviluppo territoriale per quei territori. Oggi ci saremmo avvalsi delle piccole province, magari semplificate, magari ridotte nel numero di Consiglieri, magari ridotte nel numero degli Assessori, ma per quei territori, negli anni in cui erano state, erano in corso, ci sono state le province in quei territori, le province sono state il luogo in cui i Sindaci sono stati capaci di incontrarsi, in cui ogni territorio aveva una rappresentanza e interloquiva direttamente con la Regione, e insieme si progettava il progetto di sviluppo per quel territorio. Noi non avremmo mai avuto la 125 se non avessimo messo in piedi la provincia, in quegli anni si sono sbloccati quei lavori, in quegli anni siamo stati capaci di costruire un progetto di sviluppo ancora valido oggi, e di mettere insieme le forze del lavoro, le forze dell'imprenditoria per costruire insieme un progetto. Allora io credo davvero che dobbiamo fare la cosa giusta, che non dobbiamo estromettere nessun territorio da un progetto di sviluppo, che dobbiamo riconsiderare nell'insieme una riorganizzazione degli enti locali in Sardegna, allora davvero non avremo fatto cittadini di serie A e cittadini di serie B, davvero allora avremo dato pari opportunità a tutti i territori. Quando furono nominati i Commissari io diedi battaglia in quest'Aula, perché quei commissari hanno continuato a governare le Province, non sono stati dei commissari liquidatori, quei commissari hanno continuato a governare le province e quei commissari hanno estromesso chi era stato eletto legittimamente dai cittadini, fu un blitz, una vergogna nella storia dell'autonomia della Sardegna, perché si sostituirono dei commissari imposti dalla Giunta regionale e fu mandato a casa chi era stato eletto dai cittadini, presidenti eletti dai cittadini, Consiglieri provinciali eletti dai cittadini. Fu una vergogna, e oggi non riconoscere a tutti i territori la stessa dignità sarebbe un'altra vergogna nella storia di questa autonomia, nella storia di questo Consiglio regionale. Ecco perché chiedo a tutti di riconsiderare le richieste di tutti i territori, ed è per questo che abbiamo presentato degli emendamenti che vanno in quella direzione, che vanno nel riconoscimento e nel dare a tutti i territori pari opportunità. E noi chiediamo che i nostri emendamenti siano presi in esame, lo vogliamo fare in Consiglio? Facciamolo in Consiglio. Vogliamo riandare in Commissione velocemente per riesaminare tutti gli emendamenti presentati? Facciamolo in Commissione. Ma sarebbe un grave errore, sarebbe costruire un fatto sperequativo per i territori che in questo momento verrebbero lasciati fuori da un processo di sviluppo, non riconoscendo a quei territori pari dignità, livelli di autonomia sufficienti a determinare il proprio sviluppo di crescita, il proprio sviluppo per l'occupazione e affinché quei territori abbiano la possibilità di sviluppare in quei settori dell'economia che sono trainanti e che sono singolari per ogni territorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az-La Base). Presidente, intanto volevo manifestare la mia stima per chi ha appena concluso di parlare, Franco Sabatini, un collega da me molto stimato e apprezzato, e apprezzo anche la verve con cui ha fatto il suo intervento, perché giustamente ha tutelato un territorio dal quale lui proviene, che probabilmente avrebbe anche le stesse motivazioni della Gallura, però volevo ricordargli anche che non più tardi di due anni e mezzo fa, nel gennaio del 2016, lo stesso mio collega Franco Sabatini ha votato favorevolmente il provvedimento che ha istituito le 5 province, cioè le 4 province più l'area metropolitana. Noi, invece, in quell'occasione, io non ero presente in Aula perché non facevo parte di questo consesso, però i colleghi della Gallura fecero le barricate, Giuseppe Meloni, Giuseppe Fasolino in testa, affiancati anche dal collega Zanchetta, chiedendo ad alta voce che quel territorio, che ha una sua specificità della quale hanno già parlato tutti quelli che mi hanno preceduto, soprattutto i colleghi che provengono da quel territorio, merita questa provincia. E qui vorrei tornare ad un peccato originale che ha danneggiato la Gallura, perché se nel 1974 venne modificato lo Statuto regionale della Sardegna e venne introdotta la quarta provincia che era quella di Oristano, perché si riteneva allora che quel territorio avesse la maturità, avesse la specificità per potersi autodeterminare dal punto di vista della provincia, era altrettanto vero che ci fu un percorso che parte dopo il 74 e arriva al 2001 dove l'unico territorio che aveva fatto questa battaglia era stata la Gallura, o meglio era quel territorio a cui tutti riconoscevano questa maturità. E qua in aula e ci sono anche i padri nobili di quella battaglia che venne portata avanti, che sono Gian Piero Scanu, Antonio Satta, e anche Settimo Nizzi. Nel 2001 il sottoscritto faceva il Sindaco, quindi era un collega di quelli che sono oggi qua presenti, i Sindaci che rivendicano questa autonomia, dal cilindro di questo Consiglio regionale venne fuori una proposta di legge che lasciò tutti esterrefatti. Si pensava all'istituzione della quinta provincia, quella della Gallura, e invece se ne inventarono, caro Franco e cari amici, se ne inventarono altre quattro, e questo è stato secondo me il peccato originale. Io non voglio fare una battaglia ideologica contro un territorio, non sono contro l'Ogliastra, o contro il Sulcis, ci mancherebbe altro, sono però perché venga riconosciuta la diversità, la maturità che appunto quel territorio ha per tutti i motivi che sono stati elencati precedentemente. Poi ovviamente siamo qui con una proposta che è stata portata in Commissione, che è stata approvata all'unanimità dalla Commissione, e una proposta che è stata anche accolta, discussa dai Capigruppo, fuorché dal Capogruppo del PD, dove all'unanimità si riconosceva l'esigenza di portare in Aula questa legge che parla chiaramente della istituzione della provincia Gallura, o nord-est della Sardegna, meglio chiamiamola così. Quindi io ritengo che oggi non dobbiamo tornare a commettere quell'errore che venne fatto, che io ho chiamato prima il peccato originale, di mischiare le carte, e ognuno dei territori porti avanti giustamente le sue istanze e rivendichi le sue necessità, ma lo faccio in un'altra legge. Noi in questo momento abbiamo perso, siamo partiti nel 2017, siamo arrivati al 2019, con una proposta di legge, e oggi in Aula senza che prima ne fosse mai fatto cenno, perché si conosceva la volontà di fare questa nuova provincia, di portare avanti questo disegno di legge, ma prima di oggi, se non qualche settimana prima di Natale, si sente che si vuole rivoluzionare tutta la legge numero 2 del 2016. Io penso che in questo momento non ci sono i tempi, non ci sono le condizioni per riprendere in mano tutta la legge, ma abbiamo il dovere morale di portare avanti l'istanza del territorio Gallura-Montacuto, perché come ha detto Giuseppe Fasolino, e come ha detto Giuseppe Meloni, io penso che sia un diritto dare a quel territorio la possibilità di autodeterminarsi, soprattutto perché ci sono stati anche dei Comuni, tipo Budoni e San Teodoro, che oggi si trovano per questo obbrobrio di legge approvata nel 2016, si trovano addirittura a provenire dalla provincia di Nuoro, e oggi si trovano in provincia di Sassari, una cosa che sicuramente non non può essere fatta. Quindi c'è stata anche, e questo bisogna dirlo, caro Franco, c'è anche una decisione presa all'unanimità dal CAL, in una seduta che è stata fatta ad Olbia, che ha deciso di approvare questa legge. Quindi io vorrei che in questa sede oggi si possa anche aprire un discorso, un dibattito riguardante il diritto degli altri territori di autodeterminarsi, quindi di ottenere anche loro in una sorta di riassetto generale la provincia, ma oggi noi dobbiamo parlare, separandolo nettamente, del problema Gallura, del problema Olbia-Tempio, della provincia che ci è stata tolta, sulla quale ovviamente molti cittadini fuori di qua la pensano un po' come dice il collega Cossa, perché ti dicono ma come dobbiamo ancora creare altri costi? Non è proprio così, perché le risorse sono quelle, rimangono quelle, abbiamo gli uffici che ci sono, i dipendenti che ci sono, non ci saranno più i Consiglieri, i Presidenti, o i vicepresidenti eletti, ma la gestione sarà delegata, così come prevede la nuova legge nazionale, ai Sindaci del territorio, quindi noi non avremo nessun aumento di spese. Poi, ovviamente, in un'ottica anche lì, il discorso generale possiamo aprire tutto un dibattito, potremmo aprirlo, ma non mi sembra il caso, non mi sembra la sede più opportuna, sull'opportunità di mantenere in Italia o meno le province. Questo è tutto un altro paio di maniche, noi oggi rivendichiamo, e qua dobbiamo essere netti e chiari, c'è un territorio in cui i 26 Sindaci, di tutti i 26 comuni della vecchia provincia di Olbia-Tempio, hanno chiesto di poter ottenere nuovamente l'autonomia amministrativa di quel territorio, l'abbiamo chiesto come un percorso giusto, seguendo quello che richiede il regolamento, quindi si è fatta una proposta di legge, si è portata in Commissione, si è approvata all'unanimità, oggi noi chiediamo che questo Consiglio si esprima solo su questo, lasciando ovviamente aperta la discussione ad altre possibilità. Ovviamente, per quanto riguarda il Gruppo del Partito Sardo d'Azione, esprimiamo il parere favorevole per il passaggio all'esame degli articoli.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Presidente, il testo che oggi arriva in Aula ha avuto un iter lungo, iniziato con la presentazione della proposta di legge, innescato dall'incontro che i Sindaci di tutta la Gallura, trasversalmente per appartenenza politica, hanno avuto con i Capigruppo del Consiglio regionale. Subito dopo la chiusura di quell'incontro, la prima Commissione ha avviato l'iter che ha portato oggi in Aula la proposta di legge che ha come titolo, titolo modificato dalla Commissione durante i suoi lavori, istituzione della provincia del nord est Sardegna. Un iter lungo che si è innescato quindi all'indomani del referendum fallito, che non ha raggiunto il risultato, che non è stato approvato dai cittadini e che quindi ha, di fatto, stralciato la proposta di riforma della Costituzione sulle cui basi era stata anche costruita la legge 2 di riforma degli enti locali della Regione Sardegna. Sulle cui basi, perché è noto a tutti, la nostra potestà legislativa si ferma di fronte alle norme di grande riforma economica e sociale varate dal Parlamento dello Stato italiano che sono per noi insuperabili nel nostro ordinamento. E anche in rispetto di quelle norme, il Consiglio regionale, varando la legge 2, non ha potuto far altro che adeguarsi alle normative che riguardano, per esempio, l'elezione di secondo grado delle province. Non era una scelta nelle nostre mani quello. Allo stesso modo in quel frangente non è stata una scelta nelle nostre mani l'adeguamento al referendum regionale che di fatto ha sancito la scomparsa dei quattro enti di creazione regionale. In questo frangente la partita province non è soltanto figlia di un'anatra zoppa, come ha detto il collega Zanchetta, è figlia di un'anatra affamata, perché le province sono alla canna del gas, non hanno le risorse per portare avanti nemmeno le attività più basilari, e le province sarde soffrono di una sperequazione inaccettabile nei confronti delle province del resto del Paese. Io l'ho detto ogni volta che ho potuto, in Commissione i colleghi hanno affrontato il tema più volte, abbiamo fornito anche ai parlamentari sardi, di tutti i colori, gli schemi che attestassero appunto questa situazione di sperequazione inaccettabile, che ci vede da un lato privati del 100 per cento ormai degli introiti fiscali, che sino a qualche anno fa sostenevano le province - e parlo degli introiti fiscali derivanti della RC auto, quindi la tassa sulle assicurazioni - e dall'imposta provinciale di trascrizione. Quei soldi da diversi anni a questa parte rimangono a Roma. Le province del resto del Paese però hanno diritto a partecipare alla distribuzione dei fondi destinati alla viabilità provinciale e all'edilizia scolastica, fondi però destinati solo alle province delle regioni a statuto ordinario. Questa sperequazione crea disastri nella nostra Regione, di fatto i 40-45 milioni che la Regione destina ogni anno alle province non servono più per garantire sviluppo a livello provinciale e creazione di posti di lavoro a livello sovra comunale, servono per pagare stipendi e bollette di enti che non hanno più un euro per sostenersi. La legge 2, ovviamente, necessiterà prima o poi di una revisione complessiva, io credo però che la revisione complessiva non possa che avvenire dopo che saranno chiare le scelte del Governo in questa materia. È inutile varare un'altra riforma complessiva che punti a ridefinire un intero sistema, che a suo tempo era stato concepito con un rafforzamento delle Unioni di Comuni, che poi nella prassi non c'è stato, prima di sapere se in futuro il Governo in carica ha intenzione di modificare questo assetto. Ad oggi noi siamo ancora tenuti a rispettare le normative vigenti. In Commissione, quando mi son trovato a esprimere il mio voto, ho votato convintamente a favore della proposta redatta dai colleghi in Commissione. Proposta che appunto ha modificato quella che era la PL originaria, ha tenuto conto del dettato statutario, ed è stata considerata meritevole di un discorso a parte rispetto alla riforma complessiva della legge 2. Questo non significa che anche altre vicende siano meritevoli di attenzione e in un prossimo futuro di riforma organico, è però certo che l'attenzione su questo punto si è rivelata a suo tempo, quando la Commissione ha iniziato il suo iter, unanime e unanimemente accettata. Olbia è centro di un sistema di trasporto dato la presenza del porto e dell'aeroporto, è al centro di un sistema economico, è al centro di un sistema di accoglienza turistica, ha indicatori demografici ed economici non comparabili con quelli delle realtà vicine. Inoltre, e questo è un aspetto secondo me centrale che mi ha portato in quell'occasione esprimere il mio voto favorevole, la sua introduzione è perfettamente compatibile con l'attuale sistema e non necessita di una rivisitazione complessiva del sistema.

Credo che sia fondamentale poi sottolineare l'aspetto dell'accertamento della volontà dei territori interessati. Nella proposta di legge si trova questa frase, al punto 3 lettera A), in sede di prima applicazione la Giunta dovrà verificare l'effettiva volontà dei territori interessati. Il nostro Statuto parla del referendum come unico strumento per accertare la volontà, io sono un sostenitore del referendum e su questo punto vorrei essere più chiaro possibile. In passato questo Consiglio regionale ha fatto delle scelte, ha preso delle decisioni, le decisioni non sono state capite dai territori e non sono state apprezzate nemmeno dagli esponenti istituzionali che avrebbero dovuto trarne giovamento. La richiesta del voto popolare non è un inutile orpello, non è una lungaggine burocratica, è qualcosa che crea implicitamente gli anticorpi che consentano anche di evitare quanto è successo appena qualche anno fa, quando le province, create con un voto del Consiglio regionale, sono state poi massacrate appunto e cancellate da un referendum, anche in quel caso appunto disposto contro il dettato statutario perché in quell'occasione è stato chiesto, a me cagliaritano, di esprimermi sulle circoscrizioni provinciali in cui non risiedevo, per cui era un referendum assolutamente in contrasto con lo Statuto.

Ho visto, e chiudo, gli oltre 63 emendamenti presentati, sono un segnale preoccupante. Noi oggi siamo in grado di approvare un testo così com'è stato chiuso in Commissione, non siamo in grado di riaprire ragionamenti che richiedono tempo e lucidità che al termine di una legislatura non c'è. Il rischio che vedo all'orizzonte è quello di dare tutto a tutti, come più volte questo Consiglio ha fatto, nelle peggiori delle sue stagioni, se tutti gli emendamenti fossero approvati la legislatura terminerebbe con una Regione divisa in dieci enti territoriali, otto province due città metropolitane, 16 capoluoghi di provincia. Diventeremo la barzelletta del Paese. Saremo portati ad esempio nel prossimo futuro come la classe politica che è distante dai cittadini, incurante di quanto si dice nelle piazze, e concentrata solo e unicamente sulla difesa di se stessa e dei propri microscopici ragionamenti interni. Siccome è già avvenuto, intendo già in discussione generale mettere le mani avanti, perché mai sarò complice di una situazione simile a quella che ha portato giuste rivendicazioni, tematiche importanti che avrebbero meritato il discorsi più elevati, nell'appiattimento e nella creazione di un sistema che poi è stato uno dei perni su cui si è innescata la molla populista che ha scardinato l'intero sistema. Perché quando hanno voluto scardinare a livello nazionale le province sono state le province sarde a essere le principali…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC-Sardegna). Io ritengo opportuno intervenire anche perché ho partecipato, in sostituzione del Capogruppo, all'incontro avuto circa un mese fa con i sindaci della Gallura, e in coerenza con l'atteggiamento assunto in quella circostanza, che adesso delineo in pochi minuti, sono particolarmente favorevole, e giustifico perché sono favorevole.

Io ho avuto un'esperienza nel settore del Consorzio industriale che certamente era il più importante, con un nucleo a Portovesme di circa 7-8 milioni di trasporto merci, con una banchina di 160 metri, e con uno ZIR di Iglesias pressoché inesistente. Dall'altra parte c'era invece un Consorzio industriale provinciale di Olbia e una lo ZIR sufficientemente qualificato, soprattutto nel settore metalmeccanico e nel settore del sughero in quel di Tempio. Recentemente, visitando l'area del Consorzio industriale di Olbia, ha potuto verificare un proliferare di iniziative, che dimostrano capacità e intelligenza, e mi sono fatto fra me e me una valutazione: quando scomparve Fusine Marghera, immediatamente furono sostituiti da un migliaio di piccole iniziative le quali, siccome lavoravano il materiale, garantivano un forte valore aggiunto, e quindi non solo non hanno peggiorato ma hanno migliorato. Io sono stato circa dodici anni presidente del Consorzio industriale di Portovesme, avevamo 6000-7000 mila dipendenti, poi è entrato in crisi, una crisi profonda (e oggi abbiamo dimostrato sensibilità nei confronti di questi lavoratori), e invece al contrario si è creata una situazione diversa per la Gallura: prima il motore dello sviluppo erano il Sulcis e il Campidano, infatti le industrie erano localizzate in queste due aree, oggi c'è una crisi profonda e il motore dello sviluppo in Sardegna è la Gallura, si voglia o non si voglia. Ma non solo la Gallura ha dimostrato in questi anni di avere uno sviluppo nel settore soprattutto del turismo, ma noi ci siamo incontrati, dobbiamo essere coerenti, all'unanimità si è deciso in quella circostanza di essere favorevoli alla creazione della Provincia della Gallura, che è stata anche penalizzata recentemente. Vogliamo ricordarci, senza fare giochi di prestigio, che quando si è deciso di realizzare l'ATS a Sassari e l'AREUS a Nuoro si decise anche che l'Autorità portuale andava ad Olbia? Non mi risulta che sia ad Olbia, eppure ha un'attività anche in questo campo altamente qualificata.

Io ho un grande rispetto, come il collega, ma il rispetto nasce da un'amicizia profonda di tanti anni col mio amico Presidente della Commissione programmazione, Sabatini, al quale ovviamente devo dire che anche la sua realtà territoriale è in una situazione veramente grave, perché è stata sempre, anche nel settore della sanità, un centro di smistamento: se c'era un concorso per primario si partecipava soltanto per prendere possesso del posto, poi se ne andavano. Hanno fatto qualche sacrificio per esempio per quanto riguarda il settore dell'ambiente, hanno dato i terreni e tutto ma avevano la più alta percentuale, circa 600 persone, non di ruolo. Dico anche che sono in una situazione di isolamento, rispetto alla Gallura hanno avuto magari l'intelligenza per creare l'unica realtà che si è riusciti a realizzare in quella comunità, ossia una clinica anche altamente valida, quella di Ierzu.

Allora credo che noi dobbiamo essere coerenti, perché noi siamo stati sempre contrari per quanto concerne l'annullamento delle Province, per i servizi che facevano. Che cosa è cambiato nel momento stesso in cui sono scomparse le Province? Che sono stati carenti i servizi, ci sono state disfunzioni, risorse che non sono state all'altezza della situazione e una serie di problemi che hanno creato soltanto ritardi nella realizzazione e ritardi soprattutto per quanto riguarda le documentazioni e le competenze specifiche, magari con un commissario, eccetera. Quindi io credo che in questo momento, una volta che ci si è riuniti e abbiamo stabilito tutti quanti assieme che questa realtà è trainante nello sviluppo della Sardegna e che ha dei meriti notevolissimi, io credo che sia corretto che noi siamo coerenti con quel giudizio che abbiamo espresso in quella sede. Se così non facessimo credo che la gente non avrebbe più fiducia nelle istituzioni ma anche nella valutazione che fanno sulla correttezza dei consiglieri regionali e dei Capigruppo che hanno preso una certa posizione, e in funzione di coerenza dovrebbero votare ovviamente perché questa legge voli e voli alta, fermo restando che bisogna valutare con attenzione altre situazioni, come è stato detto, che per questioni localistiche, per questioni di difficoltà obiettive, di isolamento, eccetera, potrebbero domani anch'esse avere lo stesso diritto di essere rappresentate in termini di province.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Credo che questo progetto di legge preveda al suo interno la decisione quasi fisiologica, scontata, sicuramente una decisione giusta; una decisione che poggia peraltro su motivazioni solide, su motivazioni vere e profonde, motivazioni economiche, motivazioni sociali, motivazioni culturali. Il territorio del nord-est, così come ha giustamente rilevato il collega Oppi dall'alto della sua esperienza, è un territorio fortemente vitale economicamente, sotto il profilo imprenditoriale, è popolato da gente laboriosa, ha asset turistici e imprenditoriali straordinari, unici, sicuramente competitivi a livello internazionale, ma questo progetto di legge ci dà l'occasione unica e irripetibile per riconsiderare tutti gli errori che il centrosinistra fece allorché approvò, fra le nostre proteste, la legge 2 del 2016, che era una legge che serviva solo ed esclusivamente per istituire la Città metropolitana di Cagliari, tutto il resto era contorno. Una legge votata, se non ricordo male, da tutto il centrosinistra, tranne un'eccezione… forse un consigliere gallurese del centrosinistra non la votò, più di uno mi segnalano, più di uno non la votò, però una percentuale minima e residuale di consiglieri di centrosinistra non votarono quella legge e allora i consiglieri del centrosinistra, primi fra tutti quelli che provenivano dal nord-ovest dell'Isola, fecero finta di dimenticare che Sassari aveva ed ha tutte le caratteristiche per fregiarsi del titolo di Città metropolitana, ce l'aveva allora e ce l'ha adesso, titolo che non è solo nominalistico, così come qualcuno in modo fraudolento cerca di far credere, assolutamente no, l'istituzione della Città metropolitana porta con sé tutta una serie di conseguenze positive, perché è attrattore di risorse pubbliche, la Città metropolitana tratta direttamente con l'Europa, con Bruxelles, la Città metropolitana e attrattore di investimenti privati, la città metropolitana è un fattore di crescita importantissimo. Era ed è per il Nord-ovest dimenticato da questa Giunta un elemento di rigenerazione politica economica e di rigenerazione culturale. Sarebbe stato un elemento di rigenerazione politica. Un'azione di rigenerazione politica è necessaria nel nord-ovest della Sardegna, noi molto spesso parliamo di Cagliari centrismo sbagliando, perché a Cagliari fanno il loro dovere tutelano il loro territorio, noi dobbiamo parlare di Sassari marginalissimo endogeno, perché siamo noi, siamo noi che abbiamo la responsabilità delle cose fatte male nel Nord-Ovest e delle cose non fatte, ovviamente con vari livelli di responsabilità, perché le responsabilità di chi sta in maggioranza e di chi governa la Regione sono differenti da quelle di noi poveri Consiglieri di opposizione. Ma non è soltanto una responsabilità della politica c'è la responsabilità di tutta la classe dirigente del nord-ovest e quando parlo di classe dirigente parlo di sindacati, parlo di rappresentanza del mondo imprenditoriale, parlo del mondo della cultura, che nel nord-ovest dell'Isola è scomparso! Non c'è la capacità di capire che effettivamente siamo in una brutta china, non c'è la capacità di capire che occorre reagire, che occorre reagire con forza con decisione, con determinazione, con veemenza a oggi non vedo questa capacità, assolutamente no. Stiamo vivendo una fase di degenerazione politica e culturale che dobbiamo invertire, abbiamo le forze e le energie, le capacità, le intelligenze per invertire questa fase ma facciamolo tutti assieme, facciamolo tutti assieme e facciamolo oggi, facciamolo oggi. Non siamo riusciti a farlo con la legge numero 2 del 2016 nonostante avessimo un Presidente della Regione sassarese, il Presidente del Consiglio regionale sassarese, 11 consiglieri sassarese, due dei quali di minoranza ma tutti gli altri di maggioranza, non ci siamo riusciti allora nel 2016, facciamolo oggi, facciamolo ora e adesso. Facciamolo ora e adesso, riscattiamo una legislatura deficitaria, sì! Non mi spaventa il termine: deficitaria per il nord-ovest della Sardegna. Una legislatura deficitaria, la possiamo riscattare oggi. I problemi iniziano ad affacciarsi, problemi chiamiamoli problemi, per noi di Sassari son problemi per il sud della Sardegna invece sono sicuramente asset ed elementi importanti. Già nel giugno 2015 ancora la legge "2" del 2016 era di là da venire Cagliari ottiene 40 milioni nel Polmetro, ma perché? Soltanto perché era stata individuata come probabile Città metropolitana. 40 milioni, così e non era città metropolitana li ha avuti come probabile ipotetica città metropolitana. E ancora la sola candidatura, la sola ipotesi di Cagliari Città Metropolitana fa arrivare a Pirri nel progetto Italia sicura ben 29 milioni per interventi di sistemazione idraulica, come se niente fosse. E ancora il giorno successivo alla convocazione, alla prima riunione dell'Assemblea metropolitana, il Sindaco metropolitano va a Roma e ottiene un interessante assegno da 160 milioni di euro circa per opere infrastrutturali, per opere importanti per la città metropolitana. Ecco dico tutto questo per cercare di evidenziare che essere Città metropolitana non è soltanto avere una targa, un'etichetta è essere centro di propulsione, di crescita economica, di attrazione di risorse, di attrazione di investimenti fortissimi. Nel frattempo mentre il 3 novembre 2015 a Sassari eravamo tutti impegnati in un'assemblea pubblica molto partecipata e con interventi di grande spessore, assemblea pubblica nella quale i consiglieri del centrosinistra presenti si schierarono a favore della Città metropolitana di Sassari, alcuni dissero pure che mai e poi mai avrebbero votato la Città metropolitana di Cagliari se Sassari non avesse avuto pari riconoscimento, il 3 novembre in contemporanea si svolge un'importante riunione nella quale invece si decide che Sassari non deve avere la Città Metropolitana. Nel frattempo qualche consigliere regionale del centrosinistra, che oggi non so se sia ancora al centrosinistra, ottiene anche dei titoloni e dei paginoni sul giornale della provincia di Sassari, salvo poi quando siamo arrivati… per fortuna ha mollato il centrosinistra, mi dicono, mi riferiscono… quando poi siamo arrivati in Aula per il voto questi Consiglieri che avevano detto altre cose si sono accodati in silenzio, hanno alzato la mano e hanno assolutamente accettato i diktat del presidente Pigliaru. Diktat che erano partiti da prima con alcuni psicodramma collettivi che vedevano proporre città medie, che vedevano proporre reti delle città medie, che vedevano proporre e votare poi una rete metropolitana per quanto riguarda il territorio di Sassari. Una rete metropolitana che è una rete del tutto stramata, che non esiste assolutamente nella normativa che serviva soltanto per tacitare le coscienze dei consiglieri regionali del centrosinistra che erano costretti ad abdicare alle loro funzioni di tutela del territorio. Questo è accaduto. Oggi siamo arrivati al punto di partenza o meglio si è arrivati a un punto d'arrivo, abbiamo la possibilità di eliminare questa grande contraddizione e di eliminare questa grande ingiustizia e abbiamo la possibilità di perequare le potenzialità del territorio della Provincia di Sassari con quelle del sud Sardegna, della Provincia di Cagliari o meglio ancora della Città metropolitana di Cagliari, abbiamo la possibilità di riallineare la Sardegna, che oggi è un piano inclinato, e per questo noi abbiamo proposto degli emendamenti che vanno a istituire la città metropolitana di Cagliari, che vanno a perequare una situazione che è fortemente contradditoria…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Grazie Presidente, ma quando nel 2016 venne approvata la legge regionale numero 2 vivevamo in una fase molto controversa, c'erano state politiche nazionali che stavano maturando, che erano maturate circa i nuovi equilibri degli enti locali, c'era di fatto la scelta, se ne faceva vanto, se ne facevano vantano tantissimi di andare verso la soppressione delle province individuate come il vero male assoluto della politica in Italia. E c'era stato tre anni prima un referendum che aveva dato un colpo mortale all'assetto degli enti locali in Sardegna. E io mi permetto di ricordare questa occasione: che l'allora Presidente della Regione Sardegna fece una campagna referendaria in prima persona a favore dell'approvazione di quel referendum. C'era una ubriacatura generale rispetto a questo tema e in qualsiasi partito chiunque si permetteva di accennare che forse probabilmente si poteva ragionare per organizzare meglio veniva soltanto preso a fischi. E comunque di fatto in quell'occasione si decretò per referendum che le province istituite dalla Regione Sardegna, le quattro, dovevano essere sciolte. Per la verità si pensava che si sarebbero dovute sciogliere anche le altre, c'era una legge che lo prevedeva, c'era un impianto costituzionale che è stato poi sottoposto a referendum che ha avuto un esito negativo, molto contraddittorio rispetto a quello che si diceva qualche anno prima rispetto alle province. Il quadro però è controverso ed era controverso allora ed è controverso anche adesso, è possibile riaffrontare questa materia? Ma certo è anche doveroso farlo! E però io mi domando, è possibile farlo in maniera parziale? Secondo me è sbagliato, non lo si può fare pensando solo a un territorio, e a me sinceramente i ragionamenti che vengono fatti in quest'Aula circa i meriti acquisiti sul campo economico da parte di un territorio non mi convincono, non perché non mi convince lo sviluppo economico che quel territorio è riuscito a mettere in campo, per il semplice motivo che ritengo che anche i territori più poveri abbiano diritto a un ente che gli organizza la vita, e forse è anche un modo per creare le condizioni per agevolarne la crescita, non è che stiamo andando a un concorso a chi fa più PIL per poter avere o non avere la provincia. Colleghi, io questo ragionamento lo respingo, non lo condivido, e se è vero quello che ha detto il Presidente Agus che non possiamo oggi, non potevamo sei mesi fa, e ancor meno lo possiamo fare oggi per altri motivi che dirò dopo, ma non ci sono le condizioni perché si vada a una revisione organica della legge numero 2, che ha necessità di essere rivista non per colpa di chi allora varò quella legge, ma per colpa della situazione che si è venuta a determinare, e se non si può fare oggi, come diceva il collega Agus, perché non ci è ancora chiaro il disegno della maggioranza attuale che governa l'Italia su dove voglia andare, è ancor più chiaro che non possiamo noi che non aspettare per capire che quadro si delinea per non fare l'ennesima riforma che va rimessa in discussione sei mesi dopo. Ora, nel 2016 si era raggiunto un equilibrio, io ero tra quelli che sosteneva che nella provincia di Sassari dovesse essere individuata una città metropolitana facendo capo alla città di Sassari, non andò in porto quel ragionamento, si face un ragionamento sulla rete metropolitana, e alla fine le leggi si fanno costruendo consenso attorno ai capisaldi fondamentali, non tutto ciò che ciascuno di noi ritiene essere necessario e indispensabile può essere approvato, certo è che però una volta che si è raggiunto un assetto equilibrato lo si può rimettere in discussione, e anzi necessario metterlo in discussione, ma non lo si può fare in maniera parziale. È ovvio che se si rimette mano alla legge 2 si deve rimettere mano ai ragionamenti che allora si facevano, quando io in quella occasione sostenevo la tesi che andavano individuati gli ambiti territoriali che ricalcavano i confini della provincia, qualcuno mi diceva: "Ma allora vuoi istituire le province come se fosse una dannazione", questa è l'accusa che mi veniva fatta, e però i territori hanno necessità di un momento di sintesi nella capacità programmatoria del proprio sviluppo, e ne hanno necessità i territori che hanno una grande potenzialità e una grande carica di crescita in questo momento, ma ne hanno necessità anche quelli che non ce l'hanno. Noi dobbiamo avere la capacità come Aula di rispondere a tutto il territorio della Sardegna, io son d'accordo col ragionamento che ha fatto il collega Sabatini. Quindi noi possiamo riprendere il ragionamento, certo che possiamo, lo dobbiamo fare, e forse l'avremmo dovuto fare in questi mesi precedenti in maniera più ampia invece che limitarci soltanto alla sollecitazione che è venuta da un territorio, non si risponde in base solo alle sollecitazioni, chi governa la Regione deve ragionare complessivamente sul territorio che gli è stato affidato. E allora serve capire se davvero servono le province e se è il caso di rimettere in discussione lo spazio che si stava, che si sta dando e che si è dato fino adesso agli altri enti intermedi. Non è che possiamo aggiungere e non pensare che ci sono anche altre cose che abbiamo fatto, se c'è da ripensare lo si faccia, si ripensi un attimo all'assetto, si auspica anche una situazione di carattere nazionale un po' più stabile e chiara, però se si va in quella direzione non si può non tener conto che c'è un territorio che con la stessa forza con cui richiede oggi il territorio della Gallura la restituzione della provincia, con la stessa forza del territorio il sassarese ha richiesto a suo tempo l'istituzione della città metropolitana. Non è che facciamo la gara a chi ha decibel maggiori per poter essere sentiti, ascoltati, e per poter dare risposte alle esigenze che vengono messe in campo. Noi abbiamo il dovere di affrontare, nel momento in cui mettiamo mano all'assetto istituzionale degli enti locali, di affrontare la questione tenendo presente delle aspirazioni di tutti i territori, l'aspirazione del territorio sassarese di potersi candidare ad essere Città metropolitana, le aspirazioni delle altre province, visto che tra l'altro si sta andando nella direzione di valorizzarle, di aver le loro soluzioni. Se questo obiettivo equilibrato non è conseguibile oggi in Aula, e probabilmente non lo è, si torni in Commissione, si affronti il tema, non è obbligatorio cessare oggi di lavorare, possiamo dedicare un'altra settimana, possiamo approfondire i temi e arrivare a dare una risposta che non lasci nessuno inascoltato. E se sarà invece portata avanti una proposta che risponda a un solo territorio, io, pur non essendo contrario a questa risposta, siccome manca quella delle altre realtà mi sento costretto a esprimermi contro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Io sono felice del fatto che ci sia l'opportunità di discutere oggi di un tema molto importante, apparentemente non facile per quello che riguarda il consenso delle popolazioni, perché si continua a dire che per migliorare la nostra vita bisogna ridurre gli spazi democratici, demolire le persone che fanno politica nei territori, ridurre i compensi, con una ideologia feroce che fa pagare la crisi non a chi la crisi l'ha causata, per esempio i grandi imprenditori che nel mondo hanno de localizzato, spostato posti di lavoro, fatto speculazioni finanziarie, ma alle strutture democratiche dell'autogoverno delle varie realtà territoriali, e in funzione di questo abbiamo avuto riduzioni dei Consigli comunali, abbiamo avuto chiusura di circoscrizioni, e abbiamo avuto questa straordinaria azione contro le province, con un referendum truffa che con l'argomento "i costi della politica sono un carrozzone" hanno creato un danno incredibile, in particolar modo alle periferie della nostra Regione, ma hanno creato un danno ai lavoratori, perché sono in discussione i pagamenti degli stipendi ed è sempre una fatica portare avanti e far andare avanti le strutture, hanno portato danno alle manutenzioni, alle infrastrutture stradali, creando un caos generale per un referendum dove, è vero, il 90 per cento di un 30 per cento ha votato a favore della chiusura delle province, e di altre cose che però non vengono mai ricordate che non sono mai state fatte, e si dimentica però che un 70 per cento non è andato a votare, che nelle periferie che avevano le province tolto il Medio Campidano non si è raggiunto il quoziente, e quindi sia stato cancellato da altre province, e ci si dimentica il fatto che qualche tempo fa c'è stato un referendum nazionale dove si è votato per tenere le province e dove è stato bocciato un disegno di riforma importante perché massacrava la democrazia e l'autogoverno dei territori, quindi quelle condizioni sono totalmente cambiate, e chi ha la responsabilità di quel referendum truffa dovrebbe pagare i danni dei disagi, dalla mancanza di servizi, dell'abrogazione in corso di eletti, c'è stato un livello vergognoso, sono state cancellate strutture democraticamente elette, neanche nella peggiore repubblica delle banane si sarebbe fatta una cosa di questo tipo. Quindi oggi abbiamo il diritto a rivendicare le strutture provinciali e a rivendicarne la loro funzione storica, perché le province non sono un'invenzione degli ultimi dieci anni, ci sono province più antiche dello Stato italiano che assolvono a funzioni, che governano territori, che creano sviluppo. E io ovviamente sono a favore della ricostituzione della Provincia di Gallura, perché è un territorio che ne ha diritto, ha diritto ad esistere, ha diritto al proprio autogoverno e alla propria forma democratica, però rivolgo a voi un appello, a non cadere in una trappola che un po' si percepisce nell'aria, la trappola dei polli, i famosi polli di Renzo che si mettono a bisticciare e non si rendono conto della mano che li tiene legati. Perché la battaglia della provincia di Gallura è una battaglia che riguarda tutte le province del nostro territorio, e io a voi colleghi della Gallura, compagni e amici, rivolgo l'appello a far sì che oggi sia un giorno di grande festa, non solo per le realtà amministrative della Gallura, ma di tutte le province della nostra Regione, perché noi abbiamo bisogno di un grande centro che è la capitale Cagliari che funzioni e che deve avere rispettata la sua struttura, i suoi strumenti di autogoverno, abbiamo bisogno di un grande centro a Sassari che funzioni, ma non abbiamo bisogno di due buchi neri che fagocitano le possibilità di sviluppo delle periferie, e abbiamo bisogno di 8, 10, 16 piccoli centri in grado di muoversi, organizzarsi, funzionare e essere attrattori di sviluppo, per cui rivolgo a voi un appello a non cadere nella trappola e a ragionare insieme sulla costruzione di una legge che possa essere una legge d'avanguardia, e di gioia, e di festa, e di ripristino di autogoverno, democrazia, risorse nelle nostre periferie, tenendo conto del fatto che noi abbiamo bisogno di ripristinare anche principi democratici. Perché il tema delle province non può essere soltanto un tema di strutture amministrative, abbiamo bisogno anche di riaffermare che la democrazia è il potere di scegliere il proprio rappresentante in organismi che gestiscono la cosa pubblica, è un valore irrinunciabile, non possiamo pensare che il sindaco di un piccolo paese debba essere, come dire, poi l'eventuale Presidente di una provincia in un'elezione di secondo livello, senza che prenda due soldi, senza che prenda un rimborso spese, abbiamo anche il dovere di rispondere a questa demagogia per cui solo i ricchi si possono permettere di fare politica. Abbiamo bisogno di affermare il fatto che chi fa politica deve essere tutelato, senza cose scandalose ovviamente, ma dobbiamo riaffermare con coraggio questi principi contro l'ondata di populismo vergognoso che mira a spazzare via la democrazia e il pensiero in questa Regione. Allora oggi noi abbiamo questa grande opportunità, correggendo quella legge che non ha funzionato, e sono gentile. Io non l'ho votata la legge di riordino degli enti locali, la provincia del sud Sardegna è evidentemente una struttura elefantiaca che non funziona e che non produce consenso, dove anche nel Sulcis tutti i sindaci del Sulcis-Iglesiente si sono espressi per riavere la propria struttura democratica e di autogoverno. E per cui oggi dobbiamo fare in modo che questo che probabilmente sarà uno degli ultimi atti di questo Consiglio regionale sia un atto di gioia, di ritorno di servizi, di ritorno di democrazia, di ritorno di autogoverno, di sviluppo, con una votazione unanime che veda la realizzazione, come è giusto che sia, della provincia della Gallura, ma anche delle altre province e degli altri territori che hanno una loro storia, hanno una loro identità, hanno le loro strutture sociali, culturali, organizzate in quell'ambito territoriale. Quindi veramente non cadiamo nel tranello, non bisticciano fra poveri, non bisticciano fra periferie, ragioniamo insieme e costruiamo un qualcosa che possa servire realmente alla Sardegna e ridare possibilità di autogoverno, di sviluppo, di democrazia alle periferie. Il mio Gruppo si rende disponibile a ragionare in questa prospettiva. No c'è tempo fino al 24 si possono fare tante cose in un mese. Per cui vi prego, sediamoci e ragioniamo su come portare a casa questo risultato, speriamo oggi, o comunque nel più breve tempo possibile. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Raimondo Cacciotto . Ne ha facoltà.

CACCIOTTO RAIMONDO (PD). Presidente, ma ritengo che sia giusto e sostengo la necessità di riconoscere la nuova provincia del nord est Sardegna, meglio sarebbe certamente in una riforma che tenga in considerazione l'intero assetto istituzionale degli enti locali della nostra Sardegna, però la ritengo giusta e la sostengo a maggior ragione perché è una proposta maturata nel territorio e trova la convergenza di tutte le rappresentanze istituzionali e sociali della Gallura, e rappresenta un'espressione legittima e dignitosa di determinazione dei processi decisionali che arriva da un livello più prossimo alla cittadinanza, e quindi più rispondente, più in grado di rispondere alle esigenze e alle istanze di un intero territorio. Un decentramento politico e amministrativo non potrà che consentire di affrontare con maggiore incisività le criticità di un territorio che è rappresentato, ben rappresentato, potendo disporre di una maggiore autonomia di spesa e di scelta. Ogni territorio ha una sua specificità che deve essere messa a sistema con gli altri territori dell'isola, certamente, in un'ottica comune, ma che lasci la libertà e l'autonomia ai territori di incidere concretamente sulla scelta. La Gallura ha tutte le carte in regola per essere provincia e probabilmente lo è già nei fatti, e la compattezza che anche oggi dimostrano ne è un esempio tangibile, ammirevole, ma soprattutto indicativo di una volontà forte e condivisa. Con la stessa logica però è doveroso sostenere la richiesta di riconoscere il territorio del nord ovest della Sardegna come città metropolitana, non ho partecipato alla definizione della legge 2 del 2016, essendo subentrato successivamente in Consiglio regionale, però la ritengo una scelta giusta, una rivendicazione corretta di tutto il territorio. Una città metropolitana di Sassari che coinvolga i 66 Comuni che facevano già parte della vecchia provincia di Sassari, una soluzione che garantirebbe l'unitarietà del territorio del nord ovest con il coinvolgimento diretto di tutte le amministrazioni locali anche quelle più geograficamente lontane dalla città capofila, e che garantirebbe una crescita armonica e con un denominatore comune di tutto il territorio, e l'opportunità quindi anche di riequilibrare il nord con il sud dell'isola, ed è necessario prendere atto di questa che è una distanza certamente fisica, ma che è percepita soprattutto dai territori più lontani da Cagliari. Alla rete metropolitana la legge regionale garantisce l'equiparazione alla Città metropolitana di Cagliari ai soli fini perequativi rispetto all'assegnazione di risorse statali e europee, che potrebbero avvantaggiare il sud rispetto al nord dell'isola, assegnare la qualifica di città metropolitana invece avrebbe il significato di equiparare i due territori, soprattutto in considerazione del fatto che anche il nord-ovest dell'isola ha una serie di funzioni che potenzialmente sono attribuite alle città metropolitane, l'università, la sanità, la giustizia, gli apparati industriali e agroindustriali, il turismo, i parchi nazionali, il sistema dei trasporti aerei e marittimi, e i Sindaci della rete hanno già dimostrato, pur ciascuno secondo la propria sensibilità politica, di saper lavorare insieme facendo prevalere l'interesse generale, e di questo ne è testimonianza l'ottimo lavoro fatto in vista della firma dell'accordo per lo sviluppo locale e territoriale. Ribadisco quindi che c'è lo spazio per una nuova provincia del nord est, c'è lo spazio per due città metropolitane in quest'isola, c'è lo spazio per garantire equa rappresentanza a tutti i territori, certamente il momento non è propizio, e una legge organica ben ponderata potrebbe essere maggiormente rispondente alle esigenze dell'intera isola in relazione anche ai contenuti che sono emersi finora nel dibattito. Valutiamo quindi la scelta più opportuna con uno sguardo complessivo, ma tenendo in considerazione che oggi c'è all'ordine del giorno una proposta di legge già matura che arriva, ha fatto un suo iter anche in Commissione. Quindi o si vota la proposta che è all'ordine del giorno così come è stata licenziata dalla Commissione, e quindi si ritirino anche gli emendamenti, tutti gli emendamenti presentati, o altrimenti che si rimandi anche alla Commissione perché nei prossimi giorni si possa dar luogo a una riforma con un quadro complessivo che risponda alle esigenze in maniera equilibrata di tutti i territori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). Grazie Presidente. Siamo alle ultime battute delle sedute di questo Consiglio regionale, io l'ho affermato ieri quando si discuteva e si è approvata, e si è costituita la municipalità della Nurra. Ho detto che questo Consiglio quando non si divide, quando riesce a ragionare, e spero che lo faccia oggi, può produrre degli effetti positivi, può produrre dei provvedimenti importanti. È stato detto, da chi mi ha preceduto, da tanti colleghi, che quando c'è una visione organica, quando si vede una Sardegna unita le cose possono essere prodotte e possono andare in modo diverso. Questo però non è avvenuto, oggi si sta certificando quello che dopo cinque anni non è stato fatto e lo si certifica, l'ha detto chi mi ha preceduto il collega Tedde, sulla legge 2 del 2016 non c'è stata una visione organica della Sardegna, c'è stata una visione dove la Sardegna è stata divisa, dove son stati messi sardi contro sardi, nord contro sud, e non ha prodotto quello che oggi invece a fine legislatura si sta sottolineando in maniera molto forte. Qui si parla di un provvedimento importante, della ricostituzione della provincia della Gallura, l'avete detto in tanti che in quel pezzo del territorio si produce, che in quella porzione del territorio, anche per un aspetto geografico importante, si fa attività e quindi è giusto che ci siano più autonomie e più funzioni. Però più funzioni è necessario vederle in una Sardegna organica e io sono convinto che in quel territorio dove si produce per anche una naturalezza delle cose, si possa dare a chi è nei territori del sud, per esempio del Sulcis, dove si produce meno perché la geografia non lo permette, perché le risorse non lo permettono. Ecco la visione unitaria, la visione organica di una Sardegna dove il modello e l'impronta doveva essere vista in questo modo. Ma questo purtroppo non è avvenuto, perché i fatti in questa legislatura ci dicono altro. Nella riforma sanitaria c'è stata una disomogeneità e i fatti lo testimoniano, perché la sanità non funziona; la stessa identica cosa sulla materia dei trasporti in Sardegna uno degli elementi più importanti, dove c'è una grande disuguaglianza tra il Nord e il Sud, o il Nord Ovest e il Sud. Quindi, noi speriamo che questo Consiglio, speriamo e auspichiamo che i consiglieri oggi siano sensibili a questa proposta della costituzione della provincia della Gallura, per tutto quello che chi mi ha preceduto ha evidenziato e ha richiamato e ha sottolineato in maniera forte. Noi del Nord Ovest approfittiamo a questo punto, abbiamo sentito anche nostri colleghi del centrosinistra che nel 2016 purtroppo hanno perduto una grande occasione, una grande occasione perché hanno diviso, con quel provvedimento della Città metropolitana del sud e della poi briciola della rete metropolitana del Nord, che non ha nessun senso, oggi forse qualcuno ha riflettuto e pensa che ha perso un'occasione storica, perché la città metropolitana è uno strumento economico che poteva vedere, poteva veramente far vedere una Sardegna in maniera più uniforme, le porte della Sardegna dove attraverso l'attrazione di quello strumento, della Città metropolitana. E allora noi oggi apriamo una sfida attraverso questo provvedimento dei Consiglieri della Gallura (Meloni, Fasolino, Satta e Zanchetta). Noi a questo punto diciamo non sciupate questa occasione importante e con il collega Tedde abbiamo proposto un emendamento che deve rivedere, oltre la costituzione della provincia della Gallura, la restituzione della Città metropolitana nel nord Sardegna dove possa veramente restituire quello… non che ci è stato tolto, perché se noi vediamo una Sardegna organica non ci è stato tolto niente, dobbiamo veramente essere uniti e spero che lo facciamo in questo scorcio di legislatura e che, mettendoci la mano sulla coscienza, possiamo dare esempio alla crescita, allo sviluppo di una Sardegna intera, di una Sardegna unita.

PRESIDENTE. Grazie. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 15 e 30. Ricordo che adesso abbiamo una Conferenza dei Capigruppo con l'audizione dei borsisti dell'Agris.

La seduta è tolta alle ore 13 e 48.