Seduta n.321 del 16/10/2018 

CCCXXI Seduta

Martedì 16 ottobre 2018

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente GIANFRANCO GANAU

La seduta è aperta alle ore 11 e 27.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 settembre 2018 (317), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Mario Tendas ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 16 ottobre 2018.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Gianluigi Rubiu ha dichiarato, con nota del 15 ottobre 2018, di aderire al Gruppo consiliare "Fratelli d'Italia" a far data dall'11 ottobre 2018.

L'onorevole Mario Floris ha dichiarato, con nota del 16 ottobre 2018, di aderire tecnicamente dalla data odierna al Gruppo consiliare "UDC Sardegna".

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il disegno di legge numero 552.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 550, 551 e 553.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 1153, 1175, 1326, 1332, 1334, 1338, 1445, 1453, 1458, 1460, 1471, 1473, 1474, 1475, 1480, 1497, 1505, 1541, 1553, 1555, 1566, 1567, 1574, 1580, 1581, 1582 e 1592.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono pervenute le interrogazioni numero 1633, 1634, 1635, 1636, 1637, 1638, 1639, 1640 e 1641.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. È pervenuta l'interpellanza numero 375.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono pervenute le mozioni numero 451 e 454.

Commemorazione di Tamara Maccario, vittima dei recenti eventi alluvionali.

PRESIDENTE. Ritengo doveroso in apertura di seduta rivolgere un pensiero ai familiari di Tamara Maccario a cui rivolgo a nome di tutto il Consiglio regionale il più sincero e sentito cordoglio. Siamo vicini a chi durante la terribile alluvione che ha colpito la nostra terra ha perso una mamma e una moglie e a chi ancora aspetta di conoscere la sorte dei propri cari e siamo vicini anche a chi in quelle giornate di paura ha subito danni alle proprie case, aziende, campi, al lavoro di una vita. Il Consiglio regionale si stringe attorno a tutti i sardi colpiti da questa sciagura con l'impegno di fare la sua parte sino in fondo. Chiedo all'aula un minuto di silenzio.

(L'Aula osserva un minuto di silenzio)

Comunicazioni della Giunta ex articolo 121 del Regolamento sulla crisi dovuta all'ondata di maltempo degli ultimi giorni in Sardegna.

PRESIDENTE. Il primo punto all'ordine del giorno reca due comunicazioni della Giunta, la prima ex articolo 121 sulla recente crisi alluvionale che ha interessato la nostra Regione.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

SPANO DONATELLA, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. E' chiaro che all'indomani da questi eventi è doveroso riferire qual è stata l'entità dell'evento che abbiamo definito evento eccezionale.

Infatti il 10 ottobre il Centro funzionale decentrato della Protezione civile della nostra Regione ha diramato per il 10 e l'11 di ottobre l'avviso di elevata criticità per rischio idrogeologico e moderata criticità per rischio idraulico localizzato nelle zone di allerta Iglesiente, Campidano Flumendosa e Flumineddu. Una cella temporalesca di vaste dimensioni particolarmente attiva ha infatti interessato la Sardegna meridionale e orientale con precipitazioni a carattere temporalesco di forte intensità nella fascia costiera orientale a Sud-Ovest di Cagliari, nell'area metropolitana di Cagliari e nella parte orientale dell'isola con cumulati che sono veramente eccezionali, si è arrivati fino a 484 millimetri tra i Comuni di Uta e Capoterra, e quasi 400 nel comune di Tertenia. l'attività di allertamento ha determinato l'assunzione da parte dei Comuni interessati di una serie di efficaci misure preventive, volte a salvaguardare l'integrità della vita delle persone e delle cose. Sono stati attivati i centri di coordinamento soccorsi per le prefetture di Cagliari e di Nuoro, e i centri operativi comunali, i COC. Nonostante il costante monitoraggio dell'evolversi dei fenomeni e il dispiegamento delle forze in campo, finalizzate appunto a scongiurare ogni pericolo per la pubblica incolumità, purtroppo si è dovuta registrare la drammatica perdita di una vita umana e, allo stato, di una persona dispersa. L'evento si è manifestato con tale intensità da provocare danni a beni e servizi, ulteriormente amplificati dalla condizione di fragilità del territorio, già compromesso dai fenomeni meteorologici eccezionali del periodo estivo. Così come la Giunta aveva già fatto rilevare nella seduta del 29/8/2018, con la deliberazione 4332, con la quale era stata già chiesta la dichiarazione di stato di emergenza per i frequenti ed eccezionali episodi temporaleschi verificati nel periodo maggio-agosto 2018. Peraltro si evidenzia che, sin dal verificarsi dei primi episodi temporaleschi dello scorso maggio, abbiamo inviato al Presidente del Consiglio una nota nella quale veniva evidenziata la forte preoccupazione per il ripetersi di eventi meteorologici estremi che interessavano la Sardegna, con cadenza sempre più frequente, e proiezioni di cambiamenti climatici che confermano la tendenza verso un aumento della frequenza e dell'intensità dei fenomeni, e nella stessa nota veniva rappresentata la necessità di poter contare su maggiori risorse finanziarie per la gestione dell'emergenza e il ristoro dei danni, e in particolare l'attuazione degli articoli 43, 44 e 45 del nuovo codice di protezione civile, che disciplinano rispettivamente il Fondo nazionale per le attività di previsione e prevenzione, il Fondo per le emergenze nazionali e il Fondo di protezione civile. E questa nostra richiesta è stata anche fatta propria dalla Conferenza delle Regioni e portata in Stato-Regioni. L'ultimo evento meteorologico è stato d'intensità tale da causare pesanti danni a importanti arterie viarie, anche di rilevanza regionale, che hanno determinato l'interdizione di numerosi tratti stradali con conseguente isolamento dei centri abitati, pesanti disagi e grave pregiudizio alla mobilità. Inoltre sono stati comunicati diffusi allagamenti con ingenti danni alle infrastrutture e agli edifici in svariati Comuni ricompresi nelle aree tra cui, a titolo indicativo ma non esaustivo, ricordiamo i Comuni di Cagliari, Capoterra, Assemini, Decimomannu, Uta, altri Comuni della Città Metropolitana, Castiadas, Muravera, Villaputzu, San Vito e Tertenia, ma non finisce qui, l'elenco è destinato ad aumentare man mano che pervengono dai Comuni colpiti le dichiarazioni dello stato di calamità adottate dai Consigli comunali. La stima dei danni sarà infatti più accurata una volta che i Comuni più colpiti avranno completato i conteggi. Infatti i Comuni stanno inviando le dichiarazioni di stato di calamità e contestualmente hanno attivato le procedure per raccogliere le richieste dei danni. La macchina dei soccorsi ha funzionato, la strada 195 è stata chiusa per tempo e questo ha permesso di scongiurare un numero elevato di vittime. Nella giornata dell'11 ottobre il Presidente della Regione, l'Assessore all'Ambiente, l'Assessore ai Lavori Pubblici hanno effettuato un sopralluogo nelle zone colpite, a partire dal Comune di Capoterra, per seguire su molti altri Comuni, incontrando i sindaci per esprimere non solo la solidarietà, ma un vivo apprezzamento per il lavoro fatto proprio dai responsabili locali della Protezione civile, i sindaci, per fare il punto sulla situazione, e in particolare sullo stato dei canali, della viabilità urbana e rurale, dei danni sui privati, delle attività produttive, e per verificare anche il funzionamento dei piani di protezione civile, nonché sugli interventi dell'ANAS, in particolare sulla Strada statale 195. Le forze in campo per fronteggiare l'emergenza sono state ingenti, abbiamo avuto il coinvolgimento di 513 uomini e 178 membri del Corpo forestale vigilanza ambientale, 192 uomini e 57 mezzi dell'Agenzia Forestas, la sala operativa regionale ha attivato 30 squadre di volontariato di protezione civile, composte da 165 uomini e 54 mezzi. La Giunta ha poi immediatamente adottato una delibera per richiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato di emergenza. La Giunta ha dichiarato la sussistenza dello stato di emergenza e quindi la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. La Direzione della Protezione Civile è impegnata in questi giorni a redigere la relazione descrittiva degli eventi e dei danni causati a supporto della richiesta. E' doverosa una valutazione tecnico-amministrativa ai fini dell'ottenimento della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale da parte del Consiglio dei Ministri. Per quanto riguarda le prime spese urgenti sostenute dai Comuni colpiti, per fronteggiare l'emergenza, si evidenzia la possibilità di ricorrere fin dall'immediato alle modalità previste dalla legge 28 dell'85, per la quale la Giunta regionale assicura l'impegno a integrare la capienza finanziaria entro il corrente esercizio di bilancio, attualmente infatti nel relativo capitolo di spesa sono disponibili 1.200.000 euro.

Stiamo lavorando, e questo è un punto importante per le Amministrazioni comunali, sulle anticipazioni ai comuni, proprio per le spese sostenute che rientrano nella legge 28. Per quanto riguarda i contributi ai privati e alle attività produttive per i danni subiti a causa dell'evento calamitoso, così pure come è previsto ai sensi della legge regionale 26 del 2015, nel capitolo di spesa sono disponibili 2 milioni di euro. Io credo che un ringraziamento doveroso vada a tutti quelli che hanno operato durante questo evento, senza risparmiarsi e con grande responsabilità, e hanno operato per salvare i propri cittadini, ma anche mettendo a repentaglio in alcune situazioni anche la propria vita. Quindi credo che un grande ringraziamento vada a tutto l'apparato del sistema regionale di protezione civile e alle forze statali che hanno operato e ci hanno aiutato in questi eveneti. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, ricordo che è possibile un intervento per ciascun gruppo.

È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, usciamo sconfitti ancora una volta rispetto alla battaglia contro le forze della natura, che ancora una volta hanno messo a durissima prova le nostre capacità di fronteggiare queste situazioni di emergenza. La macchina dell'emergenza regionale è stata pronta, ha funzionato, ha consentito di allertare per tempo le popolazioni, ha chiuso per tempo le vie più pericolose, non è ancora riuscita a coordinare se stessa con il fattore principale di queste emergenze, che è il fattore umano. La gestione di una crisi di questo tipo, l'elemento emotivo che pervade l'individuo, la paura di non saper fronteggiare emergenze di questo livello è un qualcosa che le istituzioni non possono abbandonare alla vicenda del singolo. Dobbiamo avere una maggiore capacità di interazione con i cittadini, dobbiamo renderli partecipi del meccanismo e fare in modo che essi si affidino interamente al meccanismo di allarme e di gestione dell'emergenza la Giunta regionale, il Presidente della Regione, la struttura della Protezione civile, è stata presente e disponibile e ha fatto il suo pezzo di lavoro pur dovendo affrontare probabilmente, per la prima volta in questo assetto, questo livello di emergenza. Questo non deve significare per noi che siamo già arrivati a un punto adeguatamente alto di gestione dell'emergenza, deve essere piena coscienza della situazione in cui ci troviamo e deve essere profonda spinta a migliorare, migliorare tanto, perché la dimensione dell'evento climatico non giustifica mai, in questo caso a maggior ragione in nessun modo, la perdita di una vita umana, non giustifica mai il livello di disagio che gli amministratori, che a differenza di altre circostanze hanno saputo essere assolutamente all'altezza della situazione, hanno dovuto fronteggiare, ho già personalmente fatto pervenire la mia vicinanza, quella del nostro Gruppo consiliare, ai sindaci delle località colpite da questi eventi climatici, al Presidente della Regione, perché in questi casi occorre forse più un incoraggiamento e uno stimolo a migliorare piuttosto che una critica. Superiamo l'atteggiamento rivolto all'annuncio, ieri, comprensibilmente visto lo stato di tensione, l'amministratore delegato di Anas ha annunciato per oggi la riapertura della 195, "oggi" è lunga, oggi è lunga! Più prudente sarebbe stato dire: si ritiene che nel corso della giornata, più probabilmente verso la fine della giornata questo sarebbe avvenuto, perché nella realtà dei fatti questa predisposizione ha spinto moltissime persone a riversarsi per strada negli orari consueti e l'orario di percorrenza nelle ore mattutine è passato da un'ora a un'ora e 45 nel tratto che va da Pula a Sarroch, non possiamo in questa situazione tenere a margine del nostro ragionamento il tema del completamento di quella infrastruttura, merita una inchiesta di questa Amministrazione regionale e una piena assunzione di responsabilità da parte di chi ha appaltato e da parte di chi si è assunto l'onere dei lavori. Troppo frequentemente le aziende d'appalto concentrano la loro attenzione sulle parti più lucrose dell'esecuzione e destinano alla sorte ciò che invece è meno remunerativo da parte dell'esecuzione. Dobbiamo essere maggiormente accorti da questo punto di vista e, su queste opere strategiche, ne abbiamo tanti esempi, dobbiamo, e sarà nostra cura chiederlo quando sarà nostra responsabilità, assumerci in via emergenziale dei poteri speciali dal punto di vista delle procedure pre-gara perché è impensabile che ancora oggi noi impieghiamo lustri per portare a termine opere pubbliche strategiche. Io non dico che la politica deve mettere il naso nella fase di affidamento vera e propria, nella parte di maggior contenuto economico, ma assolutamente si deve assumere la responsabilità di bypassare tutti quei limiti di legge che mettono la burocrazia nelle condizioni di dilatare eccessivamente i tempi di affidamento e di esecuzione e, di fatto, mettere fuori mercato le offerte economiche che poi vanno prese in considerazione. Mi limito a dire questo, facendo giungere ai congiunti della vittima e ai parenti di chi ancora non conosce il destino del proprio caro, la vicinanza mia personale e del nostro Gruppo consiliare e dico questo: non potremo mai essere soddisfatti fino a quando la vita e la salute dei cittadini non saranno totalmente messi al riparo da qualunque tipo di evento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Sì grazie Presidente, la sempre maggiore frequenza con cui si verificano questi accadimenti deve far riflettere tutti quanti perché oggi nessun territorio si può ritenere esente dalla possibilità che si possano verificare sciagure di questo genere. Ha detto bene il collega Tunis, stavolta le cose hanno funzionato, perfino l'ANAS sembra aver reagito con la necessaria rapidità nel ripristino della viabilità, io credo che la Protezione civile meriti un plauso, tutti i volontari, tutta la macchina, tutti coloro che si sono attivati meritino un plauso, resta naturalmente il dolore per la vittima e il dolore per quanti hanno subito danni, quantificati come abbiamo saputo in maniera anche molto ingente. Io credo che restano alcuni problemi aperti, resta aperto il problema della manutenzione dei corsi d'acqua, nei giorni scorsi il sindaco di Bari Sardo ha mandato al Presidente della Regione, ma è una lettera che poteva essere mandata credo da molti sindaci della Sardegna, una lettera al Presidente della Regione chiedendo che vengano incrementati gli stanziamenti per la manutenzione dei corsi d'acqua, perché è vero che può accadere l'imprevedibile e possono verificarsi fenomeni che sono assolutamente abnormi, è altrettanto vero che ci sono intere comunità che tutte le volte che si oscura il cielo piombano nel terrore perché sanno che potrebbe capitare la tragedia anche in condizioni di pioggia normale, per il semplice fatto che vengano trascurate le manutenzioni da parte dei soggetti preposti. L'altra cosa è questa, è un problema che noi abbiamo sollevato già da qualche anno, quello della chiarezza delle allerta meteo, noi continuiamo a dire che l'allerta meteo non debbano essere un adempimento, un qualcosa che va fatta e che poi i sindaci debbano in qualche modo interpretare. È necessario, lo dico all'Assessore, è necessario che venga codificato da parte dell'Assessorato e da parte degli esperti, un sistema di allerta meteo che sia chiaro, che non si presti a interpretazione, che non scarichi sui sindaci la responsabilità di decidere se aprire o chiudere le scuole gli uffici pubblici, che non lasci al cittadino il dubbio se può o meno uscire di casa, perché oggi capita che purtroppo tanti allerta meteo vengono sottovalutati, com'è successo temo anche l'ultima volta, per il semplice motivo che l'inflazione degli allerta meteo porta le persone a sottovalutare gli allerta meteo veri, perché spesso non si è in grado di capire quando l'allerta meteo è vero e quando invece l'allerta meteo è dato semplicemente perché ci si vuole in qualche maniera tutelare. Quindi io vorrei rivolgere un appello forte all'Assessore perché prenda a cuore questo problema perché mi sembra centrale nel futuro della vita delle amministrazioni locali.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Fratelli d'Italia). Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi, come sapete io ho solo forse la persona che ha fatto meno complimenti, o forse nessuna, a questa Amministrazione a questa Giunta regionale, oggi però mi sento in dovere di ringraziare il Presidente e l'Assessore perché quello che è successo la settimana scorsa è indubbiamente un fatto eccezionale, dico con consapevolezza che se fosse accaduto qualche anno fa avrebbe potuto generare danni ben maggiori e avrebbe portato oggi a fare una seduta in cui discutevamo e piangevamo molte più vittime, invece la realtà è che davanti ad una situazione eccezionale questa volta il sistema ha funzionato, e per questo motivo non solo faccio i complimenti all'Amministrazione ma voglio farli a tutti coloro che hanno lavorato nella fase di prevenzione, quindi nella fase di generazione dell'allerta e nella predisposizione di tutti quei dispositivi che sono atti a limitare gli eventuali danni, a tutti coloro che hanno lavorato, a tutti i volontari, al personale della Protezione civile, dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell'ordine che hanno fatto sì che si potesse limitare il più possibile la furia del tempo e dell'acqua, e a tutti coloro che hanno lavorato anche dopo, perché ancora in questi giorni si sta lavorando in alcuni territori; la situazione è drammatica per tante aziende agricole, è drammatica per le aziende perché è stata colpita la zona industriale più importante della Sardegna, è drammatica per tante famiglie che hanno perso tutto. Questo però ci deve far riflettere, perché, come dicevano i colleghi, è sicuramente un buon punto ma non ci dobbiamo accontentare; ci deve far riflettere sull'uso che noi facciamo del suolo, e non ce lo dobbiamo mai dimenticare perché probabilmente, anzi sicuramente, quello che succede è frutto di una programmazione urbanistica dissennata avvenuta negli anni, si è costruito dove non si doveva costruire, si è creata una situazione che ha generato una forte impermeabilizzazione dei terreni per cui è sempre più difficile resistere a questi eventi; e ci deve spingere a lavorare molto sulla prevenzione, perché ancora oggi quello che ognuno di noi vede, chiunque giri sui territori e sulle campagne, sa benissimo che ci sono torrenti e canali che sono completamente ostruiti e che vanno ripuliti, e che spesso questo compito non può essere lasciato nelle mani delle amministrazioni locali, perché i Comuni con le risorse che hanno non sono in grado di provvedere, e quello che accade spesso è anche causa della mancata pulizia dei corsi d'acqua, perché sappiamo bene tutti che l'acqua ritrova sempre la sua strada,

L'altra questione importante che citava prima l'onorevole Cossa è quella dell'allerta meteo. Anche qua dobbiamo assolutamente evitare che il sistema di allerta sia visto come un'attività burocratica, come un tentativo di sollevarsi dalle responsabilità, di chiunque, e soprattutto anche in questo caso che sia scaricato sulle spalle dei sindaci, perché non è possibile che siano gli unici oggi che hanno il cerino in mano davanti a questi eventi; e non è possibile pensare, come è successo nel 2017, che nel corso di un anno che è fatto di 52 settimane ci siano 54 allerta, perché poi il rischio concreto è che si generi l'effetto della famosa favoletta del bambino che gridava "al lupo, al lupo", perché nel momento in cui effettivamente c'è un pericolo grosso come quello della settimana scorsa la maggior parte della popolazione non crede agli allarmi che vengono lanciati dalle istituzioni. E badate che anche la settimana scorsa, soprattutto nel territorio di Cagliari, si è verificata una cosa particolare, perché l'allerta è scattata nel momento di massima intensità e si sono chiuse scuole e uffici pubblici nel momento di massima intensità, e in quel momento si sono messe in strada migliaia di persone: anche su questo dobbiamo stare attenti e dobbiamo migliorare.

L'ultima questione, che non è un appunto e non vuole nemmeno essere la ricerca di un colpevole ma è una sollecitazione che faccio all'Aula e faccio a tutti noi, l'ultimo appunto riguarda la "195": non è possibile pensare che nel 2018 ci sia una situazione di questo tipo, non è possibile pensare che per sistemare una strada che serve una porzione importante di sardi servano più di vent'anni.

Allora quello che noi dobbiamo fare è cercare di capire perché queste cose si verificano, non per individuare il colpevole ma per fare in modo che in futuro non capiti più, perché sennò arriveremo sempre in ritardo, non saremo in grado di dare risposte ai nostri concittadini e non saremo in grado di dare risposte alle future generazioni.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Credo che la nostra solidarietà vada prima di tutto alla famiglia della giovane madre che ha perso la vita nei giorni scorsi, e vada anche alla famiglia del disperso che, nella disperazione più totale, spera ancora, nonostante passino i giorni, che sia ancora in vita, ma credo che la vicinanza debba essere espressa anche a tutti i cittadini che sono stati colpiti dei gravi danni causati dalle inondazioni, e credo che anche gli interventi dei colleghi della minoranza oggi hanno dimostrato grande serietà nell'affrontare questo argomento così preoccupante. Credo che anche da parte nostra ci debba essere forte ringraziamento a tutto il personale impegnato nelle operazioni di soccorso, i sindaci in primo luogo, la Protezione Civile regionale, il Corpo forestale, i Vigili del fuoco, l'agenzia Forestas, i Barracelli e quei semplici cittadini che hanno speso parte del loro tempo per soccorrere i propri compaesani, e l'organizzazione della Protezione civile regionale, è già stato detto, ancora una volta ha dimostrato di essere all'altezza di questi drammi, dimostrando grande professionalità e spirito di sacrificio e attaccamento al proprio ruolo e ricevendo ancora una volta il plauso anche della Protezione civile nazionale, che spesso ci considera come l'avamposto, come l'organizzazione più avanzata esistente in Italia nel settore della Protezione civile.

Spesso quando succedono questi drammi si vanno a ricercare i colpevoli, i colpevoli credo che in questo caso siano solo le avversità del tempo che con forti precipitazione hanno davvero creato grossi problemi. Ci riporta sempre indietro il tempo andando a verificare che cosa si è fatto negli anni scorsi, nei decenni scorsi, laddove si è costruito contro natura, laddove si sono spostati dei corsi d'acqua per creare nuove costruzioni, credo che da questo punto di vista in questi anni, non ultimo in questi ultimi cinque anni anche con il grosso sacrificio che la Giunta e questa maggioranza hanno fatto di andare a contrarre un mutuo di 700 milioni dando priorità soprattutto al rischio idrogeologico, si siano fatte scelte intelligenti che stanno iniziando a dare i propri frutti. Naturalmente è un lavoro lungo, un lavoro che deve essere completato. Certamente l'organizzazione va sempre di più migliorata, i sindaci sono primo anello a cui il cittadino si rivolge e troppe responsabilità sono in capo ai primi cittadini, e quindi credo che un'organizzazione ancora migliore vada fatta, però anche da questo punto di vista sugli allarmi meteo credo che la differenza tra l'anno scorso e quest'anno sia notevole, si è migliorato moltissimo da questo punto di vista.

Noi avevamo una possibilità, forse l'abbiamo persa, credo che ci siano ancora i termini per poter recuperare: all'interno della proposta di legge di governo del territorio che questo Consiglio ha deciso di sospendere c'erano anche interventi che tutelavano ancora di più il territorio, che non erano certamente finalizzati a consumo del territorio ma quello che si voleva fare era risparmiare il più possibile, possibilmente anche mettendo mano a quelle costruzioni che, come dicevo prima, sono state fatte contro natura. L'invito quindi che faccio al Consiglio è di riflettere su questa cosa, utilizzando anche questi momenti drammatici; credo che siamo ancora in tempo a dare risposte importanti da questo punto di vista.

Io termino ringraziando ancora una volta il grande lavoro che la Protezione civile ha fatto e sperando che d'ora in avanti esito queste situazioni non si possano più ripetere, grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare il Assessore della difesa dell'ambiente.

SPANO DONATELLA, Assessore della difesa dell'ambiente. Sì grazie, la mia non vuole essere una replica puntuale ma semplicemente un ringraziamento per tutti i Consiglieri che sono intervenuti. Mi fa molto piacere, fa piacere a tutta la Giunta il fatto che sia stato apprezzato il lavoro di sviluppo e di organizzazione della Protezione civile, sappiamo e vi ringrazio per i consigli; non siamo arrivati mai ad un traguardo, ma è un sistema che deve crescere, deve crescere ancora, deve crescere sui territori e deve lavorare ancora molto in prevenzione. Deve lavorare sulla sensibilizzazione, sul fatto di migliorare la coscienza dell'auto protezione e del rischio. E quindi credo che il lavoro soprattutto con le scuole insieme al programma Iscol@ possa essere per esempio un elemento ancor più di crescita e di aiuto per l'intera popolazione della Sardegna. E quindi, avendo segnato tutti i punti che sono stati sollevati, non faccio altro che esprimere ancora il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato e ai Consiglieri che hanno voluto esprimere parole incoraggianti e di, naturalmente, di contributo alla crescita del sistema di Protezione civile della Sardegna, grazie.

Comunicazioni ex art. 120 del Regolamento su Dossier Sardegna Metano.

PRESIDENTE. Il prossimo punto all'ordine del giorno reca le comunicazioni della Giunta regionale ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento "Sui dossier Sardegna metano".

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO, Presidente della Regione. Grazie, credo che sia opportuno per quest'Aula avere le notizie, un aggiornamento sulla situazione del progetto di metanizzazione della Sardegna. È un progetto importante ed è anche importante capire in questo momento quanto diffusa è la condivisione di questo progetto. E quindi penso sia molto utile avere un momento di informazione, di valutazione, eventualmente di condivisione.

Voglio ricordare che abbiamo ripreso a parlare di metanizzazione in occasione del Patto per la Sardegna. Il Patto per la Sardegna aveva il suo centro, ha avuto il suo centro, il problema della insularità che non abbiamo mai preteso di poter affrontare e risolvere con un Patto col Governo basato in gran parte su risorse FSC, ma abbiamo preteso dal Governo che il cuore di questo Patto fosse esattamente la possibilità di aggredire alcune delle conseguenze dell'insularità, non tutte ma alcune che sono state individuate in tre, ripeto, importanti, non le uniche, ma importanti: la continuità territoriale, per finanziare la quale dal Patto sono arrivati 120 milioni; lo stato delle Ferrovie della Sardegna, che sono nella condizione in cui si tratta esattamente perché sono isolate della rete nazionale, e quindi hanno causato, causa l'isolamento, una forte insostenibile distrazione da parte degli investimenti statali nella rete ferroviaria, che abbiamo cercato nel Patto di compensare, programmando un investimento di circa 350 milioni. E infine, fondamentale, il metano. Siamo l'unica regione non a caso senza metano perché siamo l'unica Regione genuinamente periferica italiana, la Sicilia è un'isola ma è molto più vicino al continente ed è stato molto più facile portare il metano in quell'isola. Questo è il contesto nel quale ci troviamo. Ora se ho l'attenzione dell'Aula, se ho l'attenzione dell'Aula, perché il tema è… nel dettaglio sta gran parte di quello che devo dire più che nell'affermazione generale che ho appena finito, voglio ricordare, appunto, che abbiamo ripreso a parlare di metano nel 2014, e poi con la firma del Patto, ma per fare questo ci siamo sganciati, affrancati, se volete, dal precedente progetto di metanizzazione della Sardegna, che era quello che andava sotto l'etichetta di Galsi, che abbiamo ritenuto non più attuale, non più realistico. E quindi abbiamo ragionato in modo diverso e ci siamo mossi per cercare una soluzione alternativa. Proprio nel giugno 2014 presa la decisione di abbandonare il Galsi abbiamo ragionato, come tanti di voi hanno certamente fatto, su un sistema incentrato sul GNL Small Scale, come si dice, quindi su una situazione in cui si porta il metano in condizioni molto più modulari, molto più leggere, molto meno basate su enormi, gigantesche infrastrutture. Per ottenere, per disegnare un progetto capace di portare in maniera omogenea il metano in tutta la Sardegna. E su questo abbiamo lavorato a lungo con l'allora Presidente del Consiglio e con il Ministero in particolare con il MISE. Si è così arrivati nel fine luglio del 2016, quando la Regione ha stipulato con la Presidenza del Consiglio, appunto, il Patto per la Sardegna recante uno dei punti del quale reca appunto la dicitura: "attuazione degli interventi prioritari e individuazione delle aree di intervento strategiche per il territorio". Tra questi spiccava e assumeva grandissimo rilievo appunto l'obiettivo di metanizzazione, come ho detto, finalizzato alla realizzazione di infrastrutture necessarie per garantire l'approvvigionamento in condizioni di sicurezza dell'isola e il trasporto e la distribuzione di gas naturale a condizioni di sicurezza e di prezzo per i cittadini e le imprese sarde analoghi a quelle di tutte le altre regioni italiane, promuovendo, altresì, lo sviluppo della concorrenza al fine di ridurre il prezzo della fornitura. Chi leggesse oggi il patto vedrà che gli obiettivi erano molto semplici: approvvigionamento in condizioni di sicurezza, condizioni tariffarie analoghe a quelle del resto del Paese. Due semplici obiettivi che stanno tutti dentro un normale diritto di cittadinanza. Tale obiettivo risultava perfettamente coerente, lo ricordo, col Piano energetico ambientale regionale, che avevamo adottato contestualmente, eccetera.

Lascerò da parte per adesso discorsi che riguardano transizione energetica, l'importanza del metano dentro la transizione energetica, l'importanza di muoverci in una direzione in cui a un certo punto saranno le rinnovabili a garantire la gran parte o la totalità dell'energia di cui abbiamo bisogno, è una prospettiva che tutti condividiamo, verso la quale tutti ci muoviamo, verso la quale lo stesso Patto per la Sardegna contribuisce con risorse importanti che ci permettono di fare sperimentazioni, ma facciamo tutto questo nella consapevolezza che l'obiettivo che tutti abbiamo in mente prenderà ancora tempo, andremo con la massima determinazione e velocità in quella direzione, ma c'è una transizione nella quale riteniamo che il metano abbia un ruolo ancora importantissimo da giocare. Per questo nel patto abbiamo pensato a un progetto di metano basato su strutture leggere come il GNL. Nello specifico il patto prevede che la Regione Sardegna, il Governo italiano si impegnino a proseguire obiettivo strategico della metanizzazione attraverso i seguenti punti: uno la realizzazione della dorsale interna della rete di distribuzione da attuare per fasi che deve essere considerata parte della rete nazionale dei gasdotti. Questo è un punto assolutamente essenziale, per i motivi che dirò tra un attimo. Per gli impianti di rigassificazione di gas naturale anche connessi a depositi GNL Small scale, la possibilità del rilascio di quella che si chiama la Third Party Access exemption, ove richiesta dai proponenti in accordo con le normative europee. Ancora la dichiarazione della strategicità delle opere per la metanizzazione della Sardegna, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo numero 93 del 2011, per i depositi costieri, GNL e modulari, e le relative infrastrutture, la definizione di un procedimento autorizzativo, avendo a modello la norma per le infrastrutture energetiche e strategiche utilizzata per i depositi petroliferi da disciplinare nell'ambito del provvedimento di recepimento della direttiva del 2014/94 dell'Unione europea. Ancora, che il collegamento della dorsale interna di trasporto tramite adduttori ai bacini di distribuzione già realizzati o in corso di realizzazione nell'ambito dell'accordo di programma quadro sia considerato, questo collegamento, parte della rete di trasporto regionale italiana. L'adozione anche mediante provvedimenti normativi di meccanismi per la compensazione, questo è fondamentale, e per i consumatori domestici dell'isola dei potenziali maggiori costi infrastrutturali o di approvvigionamento simile a quelli attualmente previsti per i consumatori delle altre regioni italiane per le reti isolate, alimentate da … metano e del bonus gas per i clienti indigenti, la revisione e l'adeguamento dell'APQ metano in linea con le misure che si andranno ad adottare e con la relativa tempistica. Gli impegni del Governo hanno trovato le prime conferme con l'adozione del decreto legislativo del 16 dicembre 2016 numero 257, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi, e soprattutto all'interno della Strategia energetica nazionale del 2017, la SEN, di cui al decreto dei Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, strategia adottata il 10 novembre 2017. In particolare la SEN, nell'articolo sistema gas, prevedeva giustamente di convertire a metano le reti di distribuzione esistenti in Sardegna e svilupparle tramite collegamento e a depositi small scale GNL per avviare la fornitura di gas in modo modulare, utilizzando il GNL anche per avviare il primo pilota di emissione controllata di solfuri per il traffico marittimo della Sardegna. Nello specifico, alla metanizzazione della Sardegna viene dedicato l'intero allegato secondo della SEN, come dire che il Governo in quei momenti ha fatto la sua parte, è stata ai patti, anzi è stata al patto, a quello che nel patto avevamo previsto. È importante sottolineare che con apprezzabile lungimiranza la SEN inquadra la metanizzazione della Sardegna nello scenario dell'uscita completa dal carbone al 2025, in questo scenario gli interventi della SEN sono finalizzati a sostituire la generazione di energia elettrica da carbone delle centrali di Fiume Santo e Portovesme con la generazione flessibile a gas naturale. Gli impatti sulla modernizzazione della capacità generativa e soprattutto la riduzione delle emissioni di CO2 sono evidenti, quindi siamo pienamente dentro una logica di transizione energetica che non può raggiungere immediatamente il risultato che tutti auspichiamo, cioè di un'energia interamente basata sui rinnovabili, ma che si muove con coerenza e rapidità in quella direzione. Allo stato attuale, si sono conclusi positivamente, oppure si sta ancora procedendo, gli iter autorizzativi legati alla realizzazione di alcuni depositi costieri di un rigassificatore small scale GNL nell'area di Cagliari e della rete di collegamento e trasmissione che ha visto costituirsi una nuova compagnia tra Stam e SGI per la sua realizzazione, questo mentre procedono le progettazioni per un secondo hub di rigassificazione che dovrebbe o potrebbe trovare collocazione nell'area industriale di Porto Torres, perché il progetto tendenzialmente e per questioni di sicurezza prevede due luoghi di immissione del metano in forma di gas in Sardegna, uno a nord e uno a sud. Come appare evidente dalla breve descrizione, la realizzazione della rete interna di trasporto che si intende realizzare, che è parte della rete nazionale dei gasdotti, o che dovrà essere parte della rete nazionale dei gasdotti, per dimensioni e caratteristiche è da considerarsi, e questo è il punto cruciale su cui voglio attrarre la vostra attenzione, come la soluzione con il minore impatto ambientale e territoriale possibile. Essa, tuttavia, costituisce un tassello fondamentale, ed è una condizione indispensabile affinché la metanizzazione della Sardegna sia non solo effettiva, ma possa essere realizzata assicurando condizioni di sicurezza e di omogeneità, quest'Aula è sempre e giustamente molto interessata a problemi di omogeneità del servizio nell'intero territorio regionale, e non solo nelle aree più forti e più densamente popolate. Quindi un'infrastruttura fondamentale per garantire condizioni di sicurezza e di omogeneità per i settori navali, il trasporto industriale, e residenziali a cui è rivolto. Da questo punto di vista, la Regione confida sul fatto che l'analisi dei costi e benefici che i proponenti presenteranno all'attenzione delle autorità di regolazione per l'Energia Reti e Ambiente, l'ARERA, confermerà le valutazioni positive elaborate internamente in occasione della preparazione del piano energetico, e condivide con gli stakeholders in occasione della VAS, e fatte proprie dalla stessa SEN. Nell'ambito di queste valutazioni è stato altresì rilevato che un sistema basato esclusivamente su depositi, rigassificatori di piccola scala che servono reti isolate, non interconnesse per il tramite di una rete di trasporto unica a livello regionale, ma di livello nazionale, quindi l'assenza di questa rete di distribuzione e di collegamento che abbiamo definito così essenziale, la sua assenza favorirebbe, crediamo, la generazione di piccoli monopoli interni, con evidenti, appunto, sperequazioni di prezzo a livello regionale, impatterebbe negativamente sul trasporto interno e sulla sicurezza stradale, presenterebbe rischi sul fronte della sicurezza e stabilità degli approvvigionamenti, non risponderebbe all'obiettivo di fare della Sardegna un hub di bunkeraggio marittimo, lascerebbe invariato, e addirittura peggiorerebbe il costo energetico per le imprese manifatturiere e dei trasporti, impattando al contempo negativamente sull'ambiente attraverso la mancata sostituzione con il gas naturale e il biogas per la produzione di energia termica ed elettrica degli attuali combustibili di origine fossile fortemente inquinanti, il tutto in un quadro dove lo sviluppo e la produzione di energia da fonti rinnovabili, come abbiamo detto, prenderà i tempi che non sono necessariamente e purtroppo immediatamente raggiungibili e disponibili. Voglio ricordare, perché non l'ho fatto fino adesso, che una stima dei costi dell'assenza di metano in Sardegna arriva fino a una cifra pari a oltre 400 milioni all'anno, che sono a carico di cittadini ed imprese della Sardegna, e quindi crediamo che il progetto del metano sia essenziale per superare uno dei problemi legati all'insularità di questa Regione, e riteniamo che la rete di distribuzione sia a sua volta essenziale per garantire tre cose fondamentali che mi piace ripetere. Numero 1: sicurezza nell'approvvigionamento e gestione. Numero 2: garanzia, dato che la rete di distribuzione consente al sistema metano della Sardegna di essere ufficialmente riconosciuto come parte della rete nazionale di distribuzione del metano, consente pari trattamento in termini di tariffa, vuol dire che tariffe che dovessero essere più alte in Sardegna rispetto alle regioni a noi più vicine dovrebbero essere compensate da finanziamento pubblico da un CAP; è un altro punto essenziale della nostra richiesta di avere pari opportunità, e si può raggiungere con una rete di distribuzione che colleghi bacini che altrimenti sarebbero isolati e non verrebbero riconosciuti come parte della rete nazionale, e non avrebbe quindi il vantaggio di avere una tariffa omogenea di livello nazionale. Il terzo punto è che vogliamo, non solo che la Sardegna abbia pari opportunità, pari diritti, pari costi di energia rispetto al resto d'Italia, ma vogliamo che all'interno della Sardegna tutti vengano allineati a questo diritto, e l'assenza di una rete di distribuzione metterebbe a rischio questo obiettivo perché il rischio sarebbe di avere approvvigionamenti certi e prezzi più bassi di quelli attuali nelle aree ad alta densità di popolazione, nelle aree in cui non fallisce il mercato, e rischieremmo di lasciare invece dietro isolati bacini meno densamente popolati che rischierebbero di essere vittima di piccoli monopoli, quando anche ci fossero, addirittura di un servizio del tutto inadeguato e più costoso rispetto a quello di altre aree della Sardegna, e noi vogliamo garantire assolutamente il massimo della omogeneità di un servizio così essenziale, perché sarebbe inutile parlare di lotta allo spopolamento, se poi avessimo una profonda eterogeneità nella qualità e nei costi di un servizio così importante da erogare in tutta la Sardegna. Detto questo io comunico e informo che i temi che ho riassunto, con qualche dettaglio però inevitabile, son stati la base di una lettera che abbiamo scritto il 20 settembre al Primo Ministro e al Ministro per lo sviluppo economico Di Maio, chiedendo un incontro urgente per valutare lo stato di attuazione del progetto di metanizzazione della Sardegna, un incontro di cui abbiamo assolutamente bisogno, necessità, e di cui credo tutti comprendiamo l'urgenza. Siamo in fiduciosa attesa di una risposta.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Grazie, Presidente. Credo che le comunicazioni del Presidente siano notizie importanti, di cui ovviamente, a pezzi e in varie occasioni, abbiamo avuto occasione di avere già qualche informazione, però io oggi ritengo che l'esposizione del Presidente possa essere certamente di auspicio su una infrastrutturazione che abbiamo ritenuto sempre importante, e che anzi da tempo manca nella sua complessità e nella sua completezza nella nostra Sardegna. Voglio ricordare, come ha fatto il Presidente, che già quando si è deciso di investire nel GALSI, e in particolar modo con l'Accordo di Programma quadro per la metanizzazione, l'intuizione è stata ovviamente illuminata, poi purtroppo, per cause non imputabili certamente in prima via a questa Regione, il GALSI è venuto meno, però credo che anche l'opera continuata, che è nata ovviamente anche prima della nostra consiliatura, ha avuto il termine di alcuni bacini importanti, e questo credo sia un elemento fondamentale, anzi, Presidente, condividiamo che ci possa anche essere un'accelerazione in quei territori, perché ad oggi proprio i bacini risultano essere volani di collegamento molto importanti. Voglio soffermarmi su un aspetto in particolare, ma veramente, non lo dico per polemica, ma lo dico proprio per accentuare lo stato di necessità per realizzare velocemente la nuova infrastruttura, e lo dico perché dal 2014 che lo Stato italiano, il Governo italiano si renda conto, nel (…) del 2017 che dobbiamo accelerare i tempi, ecco, c'è un buco di tre anni, e non è un buco, anche qui, lo devo dire per onestà intellettuale, ascrivibile a responsabilità di questa Regione, perché i Piani sono stati portati a termine, e ricordo benissimo che già quando ho avuto l'onore di essere Assessore dell'industria avevamo scritto che era necessaria l'opera di infrastrutturazione che potesse essere anche una (…) di collegamento, ricordo i collegamenti con appunto il nord Sardegna, e in particolare con Portovesme. Però è storia, e come dice un proverbio: "Acqua passata non macina più", andiamo avanti. Oggi andiamo avanti puntando il dito in effetti sulle cose importanti, il gas naturale elemento fondamentale per il risparmio, ma io credo Presidente anche che quando parliamo appunto di metanizzazione dobbiamo aprire ad alcune valutazioni, ma che già tutti i nostri piani li contengono, ovvero qual è il progetto di produzione di energia elettrica della Sardegna, di energia termica, e in particolare i consumi e le emissioni. Ecco, mi pare che il quadro, ovviamente rafforzato dalla sicurezza nei trasporti energetici, anche nei trasporti eventuali nelle nostre strade credo che siano elementi importanti. Quindi dico, ben vengano le condizioni di sicurezza, e appunto l'approvvigionamento a tutti i sardi a dei costi inferiori, o quantomeno di parità, l'ideale sarebbero costi inferiori, ma attualmente rivendichiamo almeno la parità col resto del Paese, anche perché, lo ricordava lei, siamo l'unica Regione in Italia che non è ancora meccanizzata. Volevo fare un'altra osservazione, Presidente, e cioè riferirmi alle rinnovabili. Ad oggi ricordo che esistono già due Piani che le hanno contemplate e declinate, però ad oggi non sono ancora sufficienti e sicure, perché comunque, facciamo un esempio, l'energia solare che trasforma e da in particolare energia termica, il sole, ad una certa ora non c'è più, e quindi credo che a fronte di nuove infrastrutturazioni di accumulazione energetica però ad oggi il rilievo è che non sono ancora sufficienti. Poi credo che vadano inserite in un contesto complessivo, che è proprio quello che riguarda i consumi, purtroppo questa è una nota dolente, le nostre imprese intanto hanno chiuso, e anche qui nell'arco degli ultimi anni è un fenomeno in continuo mutamento. Noi ci auguriamo che possa ricrescere quella richiesta di energia elettrica, e in particolare termica, vuol dire che si avrebbe la ripresa di alcune aziende. Certo è che il gas naturale è elemento essenziale, quindi io sono perfettamente d'accordo su questa infrastrutturazione, sono d'accordo sul fatto che si possano ridurre tutti i tempi e che soprattutto si cerchino, attraverso anche i depositi costieri e il legame all'interno dei bacini, e che questo possa avvenire appunto sia per le nostre imprese, ma anche ovviamente per tutti i cittadini con l'uso domestico. Dico un'ultima cosa che potrebbe anche essere, anzi, due cose, una banalità, lo dico all'Assessore Mariagrazia Piras in particolare, alcune Regioni del nord Europa riprendono le produzioni di carbone, a noi vengono imposte invece chiusure e anche con tempi ristretti, ecco, Assessore, questo credo che possa essere comunque un elemento di valutazione per il futuro, certamente quel carbone che non deve essere inquinabile, però anche qui probabilmente l'Unione europea fa figli e figliastri, e la nostra storia né un esempio. L'ultima considerazione la voglio fare in ordine alla strategicità. Non c'è nessuna strategia, per noi è ora o mai più, e deve essere la normalità, è una condizione di sviluppo necessaria, quindi non ci sono tante strategie, ma questo lo dico perché deve essere una rivendicazione forte nei contenuti, soprattutto nei confronti di uno Stato che considera il tempo (…) indipendente. Oggi siamo nel 2018, son passati 4 anni da quando abbiamo dovuto cambiare la nostra scelta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Manca il Presidente che ci ha relazionato, e di questo lo ringraziamo perché è da tempo che noi chiediamo notizie di questo approvvigionamento energetico, però dalle dichiarazioni del Presidente emerge ancora una volta che non abbiamo la chiarezza. Io ho sempre paura dei rapporti con lo Stato, e quindi con il Governo che passa nell'occasione, che sia amico o sia meno amico o nemico, credo che facciano altri interessi e non quelli della Sardegna, e allora io mi chiedo, non possediamo, perché d'altronde l'Assessore lo sa, lo abbiamo richiesto, non possediamo come Regione un progetto chiaro, preciso, puntuale, con i dati economici che ci disvelino quali sono gli argomenti forti e quali sono le difficoltà che l'approvvigionamento energetico per metano o gas naturale possa essere di una fattività sicura e certa. Mi pare, da quello che è stato detto, che non abbatte il costo, quindi il prezzo dell'energia elettrica. Non sembra un progetto attuale, mi sia consentito, è una ripresa del vecchio Galsi rielaborata e in modo non certamente puntuale ed adeguata a quelle che sono le esigenze, i valori e le sensibilità che oggi sono presenti nella società sarda, nazionale, europea se non mondiale. Anzi, direi che questo tipo di progetto così come è rappresentato a grandi linee, perché non se non si conosce, non ci offra quelle garanzie di sicurezza che in modo allarmata abbiamo già chiesto nei rapporti col Governo, non ci sono. Poi mi pongo un problema, noi certamente abbiamo fatto grandi passi sulla sensibilità eco-ambientale e la Sardegna è quasi al soddisfacimento attraverso le energie sostenibili e alternative ad avere il Piano energetico chiuso, ma io mi aspetto e spero, l'ha detto anche chi mi ha preceduto, che ci sia un grande nuovo sforzo propulsivo nello sviluppo e che ci siano anche delle industrie energivore che possano attrarre veramente quelle energie che ci mancano o che noi vorremmo avere a basso costo, ma certo è che non abbiamo la certezza che questo progetto così come è calato possa avere la certezza e ci sono alcuni aspetti che dovrebbero farci riflettere: è spezzettato e il VIA è stato chiesto per due spezzoni. Io vorrei capire qual è il meccanismo che ha voluto indurre ai due spezzoni della Sardegna Centrale e Sud Sardegna e quella verso il Nord e quali sono i costi delle ramificazioni. Ripeto che noi oggi non siamo nella certezza di avere i dati puntuali, quelli che effettivamente servono a quest'Aula, a questa che è la rappresentanza del popolo sardo, di dare un mandato pieno, preciso, che individui quali sono i punti cardine e i momenti formanti di una progettualità che interessa per i decenni a venire, che ha importanza vitale per quelle che sono le possibilità di sviluppo che vengono. Presidente, essere un'isola e richiedere davanti al Parlamento che l'insularità che venga riconosciuta non è solo perché ci manca il metano, ci manca certamente il metano e ci hanno fatto mancare tutto, ma vorrei ricordare che quando si è giocata qualche carta anche a livello internazionale da parte dei Governi italiani certamente non hanno tenuto in debito conto quelli che erano gli interessi della Sardegna e non ci hanno pensato due volte di saltare a piè pari quella che era la possibilità di offerta di metano o di gas naturale, che dir si voglia, da altre fonti, da altre parti dell'Asia minore e dal Nordafrica. Io vorrei far capire che non è certamente la Sardegna la centralità dell'interesse nazionale nei confronti di questi approvvigionamenti energetici. Allora, siccome io sento tutta forte l'insularità, la gravità e non mi accontenterei di sentirmi dire che ho avuto 120 milioni in più di qualcosa che mi devono, di miliardi, da anni nei confronti del popolo sardo, allora io dico che bisogna stare attenti perché se invitati a un tavolo, come spesso ci si invita, a una contrattazione con il Governo, ribadisco ancora una volta "Timeo Danaos et dona ferentes", perché ho paura quando qualcuno di questi viene ad offrirmi qualcosa che non è certa e certificata e in questo caso io non ho la certificazione, perché la certificazione è un progetto, è nero su bianco, non comunicazioni di larga veduta che mi dicono che equiparano la Sardegna agli altri posti, poi non si va nel dettaglio, che c'è la condivisione paritaria del costo del gas e che noi facciamo parte, come dorsale e come ramificazioni, della rete nazionale. Io sono pronto a dire che va bene, ma devo avere la certezza, devo toccare con mano, non voglio più restare appeso a prospettive che non hanno né contenuti, a oggi, né prospettiva a breve distanza perché un lasso di tempo che bisogna capire qual è, o è anni o cosa vuol significare? Quali sono i rapporti tra il Governo nazionale e il Governo della Regione? O mi affido complessivamente ed esclusivamente a quello che è il discorso che mi calano altri? Allora, per l'insularità io devo certamente trovare tutto quello che gratifica il popolo sardo, ma a condizioni ben chiare, precise, scritte in una progettualità che si legga, perché sino a oggi, che io sia smentito, ma il progetto non c'è ancora, c'è un progetto di massima, ci sono dichiarazioni, ci sono dichiarazioni ed intenti, ma quando si arriva ai costi economici effettivi non ci sono…

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Ascolti quando parlo!

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, può non andarle bene, ma io la sto invitando ad essere pienamente, decisamente, fermo nei confronti di un Governo che spesso credo non le abbia fatto regali, a meno che lei non consideri regali quelli per cui anche la sua maggioranza in più di una circostanza ha chiesto di rivedere il rapporto per gli accantonamenti. Io i regali da loro li voglio certificati, perché ho paura che ci sia ben altro. Allora siccome stiamo andando… io non posso farmi ne mi mi sto facendo campagna elettorale perché non mi candido, ve l'ho detto, perché non mi va bene che si assuma questo atteggiamento di pietismo, anziché di vera schiena dritta da parte del popolo sardo rappresentato da questo organismo e che quindi, voglio dire, si sta andando ad elezioni, pensateci due volte prima di dire che "va tutto bene madama la marchesa". Credo che bisognerà verificare e fare attenzione a quello a cui stiamo andando incontro e ribadisco, Presidente, lei non c'era, le ribadisco che io non sono contrario e per essere contrario, sono contrario perché non ho certezza di quello che si dice e di quello che qualcuno manda a dire dal Governo nazionale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidenti, Assessori, colleghi, io credo che, lo ha detto bene il Presidente della Regione, la Sardegna sconta in maniera importantissima un gap infrastrutturale che viene da lontano, da moltissimo tempo, noi siamo l'unica Regione d'Italia che non ha il metano, l'unica Regione d'Italia che non ha il metano, con le conseguenze che questo crea evidentemente per l'industria, per le sue attività produttive, per i suoi cittadini, nella semplice bolletta elettrica che noi paghiamo regolarmente che costa più di qualsiasi altro cittadino di qualsiasi altra Regione d'Italia e questo non è assolutamente accettabile. Per cui bisogna, come dire, rapidamente fare presto perché il metano possa essere davvero una fonte energetica rapida, in grado di garantire alla Sardegna condizioni migliori. Ora, la domanda che tutte le volte o spessissimo noi tutti ci troviamo di fronte quando facciamo dibattiti e discutiamo sul tema del metano e sulla possibilità di realizzare le reti ovviamente che trasportano il metano è quella di coloro che si erigono a paladini dell'ambientalismo più di altri o pensano di essere coloro che tutelano più di altri le questioni ambientali. Ovviamente le questioni ambientali vanno considerate perché ci sono protocolli internazionali, mondiali che hanno sancito quali devono essere gli obiettivi a cui noi ci dobbiamo naturalmente adeguare e che noi dobbiamo avere come punto di riferimento importante. Però se è vero come è vero che per passare dall'energia fossile attuale prodotta dal carbone e dal petrolio all'energia al 100 per cento rinnovabile, occorrono almeno cinquant'anni, mezzo secolo per un investimento di questo tipo, è necessario che in questo lasso di tempo si trovi una strada che possa essere, diciamo così, di mezzo tra le rinnovabili al 100 per cento e l'attuale sistema di produzione elettrica che è quella dalle fonti fossili e questo non può che essere il metano. E' stato già detto, è stato detto in molti convegni, è stato detto e sancito in molte assemblee, in molte aule, diciamo così, anche parlamentari però la Sardegna ancora sconta questo passaggio. Io credo che noi questo passo lo dovremmo superare perché ogni anno senza metano costa ai sardi 400 milioni di euro circa, dai 400 ai 500 milioni di euro, una cifra enorme, rilevantissima, che evidentemente crea una disparità che deve essere superata, allora metano e rinnovabili possono essere evidentemente complementari e bisogna fare presto. Noi abbiamo un documento, è stato sancito che attraverso il Patto per la Sardegna siglato dal Presidente della Regione e l'allora primo Ministro dell'Italia Renzi, alla Sardegna toccavano un miliardo e mezzo di euro destinati alla realizzazione di una rete che trasporta il metano, ovvero 600 chilometri di rete possono essere realizzati con un miliardo e mezzo di euro. E' una cifra importante alla quale bisogna dare seguito, bisogna utilizzare quelle risorse e l'impegno del Presidente della Regione che attraverso la lettera che ha mandato il 30 di settembre al Governo è quello che gli impegni si rispettano, che quel miliardo e mezzo di euro, quelli non si devono permettere di toccarli, così come hanno fatto per i fondi delle periferie delle nostre città, toccandoli e destinandoli ad altro, per mantenere gli impegni che loro hanno preso hanno toccato i soldi destinati alle periferie tra cui quelli delle città della Sardegna per le quali si erano già previsti progetti, ecco noi bisogna fare in modo che queste risorse non siano toccate, un miliardo e mezzo di euro sono della nostra isola e devono essere destinati a quelli. Però, voglio dire, è evidente che noi dobbiamo lavorare presto, fare con celerità, si è parlato della questione del GNL, del gas naturale liquefatto, ovviamente il futuro non può che essere quello per una serie di ragioni, noi non ci dobbiamo inventare nulla, dobbiamo stare al passo coi tempi e capire che cosa accade nel mondo perché gli investimenti si fanno, vanno assolutamente in quella direzione. Noi dobbiamo trasformare il nostro gap infrastrutturale, il nostro ritardo nella rete diciamo così elettrica, nella produzione da fonti rinnovabili, da fonti che guardano, diciamo così, al futuro attraverso un processo che valorizzi la piattaforma nella quale si trova la nostra isola, il Mediterraneo, al centro dell'isola. Ora se è vero come è vero che dal 2020 anche le navi sul Mediterraneo dovranno viaggiare con il gas, dovranno essere rifornite a gas, se è vero come è vero che la Sardegna non ha nessun luogo nel quale possono anche rifornirsi neanche di olio combustibile, la Sardegna è un luogo nel quale non c'è un approdo per le navi che dovranno viaggiare dal 2020 con gas naturale liquido, non c'è un luogo nel quale possano rifornirsi ed è l'occasione o no perché noi trasformiamo la nostra isola da una che ha un problema infrastrutturale importante a un luogo nel quale, che siccome sono stati già approvati quattro luoghi nei quali realizzare quattro piattaforme per fare rifornimento di gas GNL e dobbiamo trasformare questo gap in risorsa importante per dare alle nostre fabbriche, a quelle che sono rimaste, la possibilità di avere energia termica per produrre vapore. Diceva prima la collega Zedda che si utilizza più energia (…) ma in realtà l'energia elettrica è quella maggiormente utilizzata, se è vero come è vero che allora quando tutte le fabbriche che abbiamo conosciuto qualche decina d'anni fa funzionavano in maniera importante, la sola ALCOA allora era in grado di utilizzare il 40 per cento dell'energia elettrica industriale di tutta l'isola, il 40 per cento, immaginarsi che tipo di fabbrica elettrointensiva sia quella e se quella fabbrica dovesse ripartire adesso anche con, diciamo così, qualche condizione minore rispetto alle celle elettrolitiche presenti in quello stabilimento, è evidente che ci sarà un assorbimento di corrente assolutamente importante al quale noi dobbiamo far fronte e lo dovremmo fare per dare a quelli condizioni migliori e vantaggiose per stare al passo con l'Unione europea. Noi abbiamo fatto un passo importante, stiamo uscendo dal carbone, eravamo l'unico luogo nel quale esisteva ancora una miniera di carbone che è quella della Carbosulcis, siamo stati dentro un processo europeo che è quello di chiusura dell'ultima miniera di carbone perché avevamo sforato i finanziamenti messi a disposizione di quella miniera, 404 milioni di euro erano aiuti di Stato consistenti, molto consistenti, che non potevano essere più tenuti e per consentire a quelle maestranze di andare in pensione, e per consentire a quella fabbrica di potersi anche riorganizzare, abbiamo messo in piedi un'opera di smantellamento e di accompagnamento alla non produzione che va dal 2018, cioè quest'anno, la chiusura della produzione di carbone, al 2027 con la bonifica. E quel luogo di materia scura come il carbone l'abbiamo trasformato in un luogo di materia oscura che guarda al futuro con un progetto serio, importante con il centro del Gran Sasso di fisica nucleare che guarda alla possibilità di realizzare davvero un centro importante per la produzione di ossigeno 18, di argon, insomma materia sensibilissima, raffinatissima in grado di dare una mano importante per quanto riguarda la sconfitta delle malattie, in particolare tumorali.

Ecco, credo che sia davvero una roba seria quella che riguarda sia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili a cui noi non possiamo più prestare il fianco per stare dietro.

Oltre le navi ovviamente la Sardegna può essere il luogo nel quale tutta la piattaforma, che siccome si è parlato di ferro, quindi di rete ferroviaria, si è parlato di camion, si può parlare di pescherecci, insomma il futuro è assolutamente quello.

In questo mezzo secolo di tempo che intercorre da qui alla produzione attraverso fonti, diciamo così, 100 per cento rinnovabili, noi abbiamo il dovere di impegnarci a fondo, chiunque governi ha il dovere di impegnarsi a fondo per garantire alla nostra isola la possibilità di produrre energia elettrica, energia termica, vapore, tutto quello che scaturisce da quello attraverso il metano. Non possiamo andare oltre, ci sono risorse importanti messe a disposizione, se non bastano quelle bisogna presentarne delle altre, però Presidente ovviamente bisogna che tutti, quindi concordo con lei perché non possiamo stare più fermi e bisogna accelerare il processo che si è messo in piedi negli anni scorsi ed è stato ancora una volta interrotto da coloro che in maniera reazionaria pensano che un processo come questo possa essere fermato, non è così, bisogna andare veloci.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Sì, è come dice il collega Cocco, bisogna fare presto, abbiamo bisogno di andare ancora più spediti per il tempo che ci resta a disposizione da qui al termine della legislatura. Sono stati quasi cinque anni di discussioni e di impegno su una materia che non ha bisogno di essere ulteriormente sviluppata per gli straordinari benefici che la Sardegna attende a colmare un gap eccezionale che la distingue da tutte le altre regioni d'Italia ma anche d'Europa. Bisogna fare in fretta, il merito di questa Giunta è che ha ripreso a parlare di metano e che dall'approvazione del Piano energetico sino all'individuazione del metodo del superamento del GALSI all'individuazione del modello proposto e di cui si parla nel documento che ci è stato inviato ma anche nella relazione illustrata dal Presidente, l'individuazione del modello di Small scale LNG come l'ipotesi attraverso cui superare questa grave mancanza nelle infrastrutture che riguardano la nostra isola. Ciò nonostante io penso nella lettura del documento che ci è stata offerto, ma anche attraverso l'illustrazione della relazione del Presidente poco fa, penso che ci sia probabilmente la necessità di compiere un passo in avanti nella rappresentazione della chiarezza circa il fatto che per la realizzazione del modello scelto, come dice il documento stesso e per la realizzazione dei depositi costieri di GNL, di rigassificatori per i quali noi ci affidiamo agli investimenti dei privati, occorrono delle somme importanti. Si parla qui di 400 milioni di euro e 400 milioni di euro sono le risorse che eventualmente dovrebbero mettere a disposizione i privati nell'interesse che avranno loro stessi di realizzare il loro profitto. Ecco, è proprio su questo aspetto che io credo debba essere fatto un approfondimento o comunque essere offerto un elemento di chiarezza ulteriore perché ritengo che la Giunta abbia fatto le valutazioni tecniche ed economiche e di sostenibilità di quegli investimenti, perché se ciò non fosse il dubbio che mi corre è che i privati non realizzerebbero mai un investimento che a loro non interessa sviluppare. Perché dico questo? Perché nella pagina successiva successiva della documentazione che ci avete offerto si parla degli stati di avanzamento delle opere che si intende realizzare nell'isola, tanti depositi costieri e due rigassificatori, ognuna delle quali opere sviluppa un volume di GNL e quindi di metano a circolazione. Se il fabbisogno del metano, faccio un ragionamento banalissimo, elementare, ma se il fabbisogno del metano è quello, che si aggira intorno ai 400-500 o 600 milioni di metri cubi l'anno, è evidente che le opere destinate ad accoglierli dovrebbero prevedere certo con margini di sicurezza un volume simile, anche abbastanza di più e anche molto di più. Però queste opere infrastrutturali, io faccio l'esempio solo sull'eventuale rigassificatore, con tanto di deposito di stoccaggio, di cui si parla qui su Cagliari, che prevede 20.000 metri cubi, se si dovesse ricaricare il deposito una volta al mese, e moltiplicato per 600 che è l'ampliamento volumetrico che passa dal GNL allo stato gassoso, noi andiamo quasi a copertura del fabbisogno regionale. Cioè, nel senso che questa previsione di opere infrastrutturali per depositare GNL e per depositarlo anche a bocca di un rigassificatore, sono di gran lunga superiori rispetto al nostro fabbisogno, e quindi il dubbio è che nella stima, nella valutazione dei calcoli, i costi benefici, e anche sostenibilità economica, qualcosa rischia di non tornare. Lo dico perché credo che questo ragionamento vada portato a compimento rapidamente. La realizzazione del deposito costiero, la realizzazione del terminale di rigassificazione prevede anche la realizzazione del bunker per lo stoccaggio, altro argomento importante di cui ha parlato il collega Cocco, non è un argomento secondario, impatta l'intero sistema di sviluppo economico collegato eventualmente al porto canale. Se fosse che nelle valutazioni tecniche ed economiche due rigassificatori non dovessero starci negli investimenti possibili è chiaro che se ne deve pensare uno, quell'uno dove deve andare a finire nell'interesse dei sardi? Non nell'interesse di una parte della Sardegna. Io penso che non sia un argomento marginale e credo che non lo sia neppure nella discussione di oggi, perché quel bunker è ciò che riguarda l'argomento bunkeraggio marittimo, non è un'opera poco onerosa, è un'opera molto onerosa, è un investimento che si fa una volta solamente, non si può fare più di una volta. Quell'opera lì, che riguarda il bunkeraggio marittimo, riguarda un tema, quello anche del porto canale di Cagliari, il problema del trasporto marittimo, che a livello internazionale, noi lo sappiamo, copre e riguarda il 90 per cento del commercio mondiale. E' una parte attraverso cui i Paesi anche del terzo e del quarto mondo, figuriamoci anche noi che non lo siamo, però ci interessa in modo particolare, vengono rimessi nelle condizioni di competere, di riattivare il loro sviluppo. Un bunker non è tanto quanto basta, ma è un pezzo importante di un puzzle come quello che dovrebbe essere ricomposto nell'intero territorio regionale, e quindi con una particolare attenzione anche riguardo il porto industriale di Cagliari. Un bunker non basta in un porto di questo tipo, ma se ci fosse anche il bunker in un'area in cui stanno per essere avviate le Zes, in cui sta per partire finalmente la free zone, in un punto in cui i porti industriali si sviluppano perché esiste la possibilità di un investimento per la realizzazione di impianti di trasformazione, o impianti di produzione nelle zone retro portuali, è un pezzo importante di un puzzle per provare a rilanciare le opportunità, le chance di ripartenza di una zona industriale che effettivamente soffre una difficoltà importante.

Allora, Presidente, io penso che nel ragionamento a tutto tondo, rispetto al quale credo sia mio dovere come Consigliere regionale esprimere l'apprezzamento per il lavoro che è stato fatto sin qui, e che finalmente sono arrivate le risorse, o comunque sono a disposizione le risorse per realizzare una parte importante di quelle opere infrastrutturali, ecco proviamo a mettere a frutto questo straordinario investimento politico e finanziario a favore dei sardi, ragionando anche su quelle valutazioni tecniche ed economiche per comprendere che se non fosse possibile realizzarne due e se non si dovessero reggere più, ma questo sta chiaramente nella libertà di scelta dell'operatore privato, ma sul terminale di rigassificazione invece è fondamentale, si faccia in fretta la valutazione per decidere dove deve andare a ricadere, come può essere localizzato nell'interesse dei Sardi e non di una parte della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Presidente, il 24 luglio scorso c'è stata una votazione di un ordine del giorno e fui l'unica voce discordante, a parte mi perdoni l'onorevole Cozzolino, ma ricordo che il suo voto contrario fu un errore per sua stessa ammissione. Questo ordine del giorno venne votato all'unanimità, oggi il Presidente nella sua comunicazione chiede di fatto un mandato unanime dell'Aula per il progetto di metanizzazione, ma le mie perplessità di allora, con l'astensione a quell'ordine del giorno, sono diventate oggi ancora più forti, e sono diventate una convinzione di contrarietà, perché nel frattempo abbiamo potuto sentire tecnici, esperti di energia, sensibilità di persone attente alla tutela dell'ambiente, una contrarietà che cercherò di argomentare nel breve tempo a disposizione. E' vero la Sardegna è in fortissimo ritardo, ma puntare oggi sul metano, per lo meno con le modalità che sino ad oggi conosciamo, le modalità previste ad oggi, è come sperare di prendere un treno che è già passato, ed è già passato anche da troppo tempo. La stessa conferenza di Parigi sul clima del 2015 chiede la riduzione drastica delle emissioni climalteranti, comprendenti CO2 e metano, al fine di contrastare il riscaldamento globale entro i due gradi, e per sperare, usano la parola "speranza", in questo obiettivo la riduzione di queste emissioni dovrà essere entro il 2050 del 40-70 per cento, rispetto al 2010. Per avere invece una qualche reale possibilità di successo di raggiungere questo obiettivo, di una riduzione di 1,5 gradi, il taglio deve essere nell'ordine del 70-95 per cento entro il 2050. La Strategia energetica nazionale, approvata nel novembre 2017, precisa che entro il 2050 dovrà essere portato all'80 per cento l'abbandono dei combustibili fossili, compreso naturalmente il metano, che è un combustibile fossile e che fa parte naturalmente di quella categoria, quindi entro trent'anni deve essere avviata la dismissione dal metano, anzi entro trent'anni, da oggi, deve essere avviata all'80 per cento la dismissione. Stiamo parlando di una fonte energetica che dovrà iniziare ad essere smantellata e ad essere limitata nel suo utilizzo, forse ancor prima che venga portata a regime, che venga portata a piena fruibilità. Vale la pena, mi chiedo, oggi investire tante risorse finanziarie, ambientali, di sottrazione di territori e di aree agricole, per qualcosa che per ammissione della stessa Snam potrebbe vedere per la Sardegna l'inizio degli eventuali ed ipotetici benefici nel 2030, non prima? Una mega infrastruttura utilizzabile quindi per meno di vent'anni, ma la cui realizzazione potrebbe lasciare una ferita e una cicatrice nei nostri territori di una portata ben più duratura nel tempo. Sono troppo attuali e dolorose le sciagure determinate forse dalla sottovalutazione dei rischi idrogeologici conseguenti a un eccesso di antropizzazione con stravolgimenti irreparabili del territorio. Altra considerazione che bisogna fare è che la Sardegna è già oggi esportatrice di energia, questo significa che il soddisfacimento del bisogno interno non può giustificare questa mastodontica opera infrastrutturale. In particolare nella produzione di energia da fonti rinnovabili la Sardegna è già ben oltre il pacchetto clima-energia 20, 20, 20; ossia riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento, innalzamento al 20 per cento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, e 20 per cento di risparmio sui consumi. Le rinnovabili in Sardegna coprono già il 40 per cento del fabbisogno energetico sardo, ci sono poi tutte le perplessità e i dubbi sulla richiesta di procedere a spezzoni nei processi di valutazione di impatto ambientale, ne accennava con correttezza anche l'onorevole Dedoni, per quale oscura ed incomprensibile ragione si va oggi furbescamente e viene presentata una istanza per avviare i processi di via a pezzi, questa pratica è volta a nascondere la reale portata nel suo insieme, nel suo impatto complessivo di questo progetto, quasi a voler mitigare l'impatto, ma è un metodo assolutamente vietato secondo costante giurisprudenza, nazionale e comunitaria e nello specifico si andrà si va a contrastare la direttiva CE 52/2014. Ma se si va a vedere sul sito del Ministero dell'ambiente ci sono per la società Gasdotti Italia e Snam rete Gas Italia ben quattro procedimenti di valutazione di impatto ambientale: due per il tronco centro-meridionale dell'Isola e due per quello centro-settentrionale, è sconcertante che il Ministero, che a seguito del Decreto Legislativo numero 104 del 2017 ha riassunto a se questi procedimenti, abbia accettato e prestato il fianco a questa operazione, non andando invece più opportunamente a vedere l'intero impatto dei due progetti, e chissà poi se sono davvero due progetti concorrenziali, il piano di metanizzazione va visto nella sua interezza e avviata anche la valutazione ambientale necessaria per i piani e programmi. Noi, come Rosso Mori autodeterminazione, abbiamo un altro approccio oltre alle necessarie politiche di efficientamento energetico con incentivi anche regionali in ordine alle ristrutturazioni e alle nuove costruzioni, dobbiamo mirare ad attuare un nuovo corso basato sull'autoconsumo e sulla generazione da piccole fonti e in primo luogo rendere autonomi e autosufficienti edifici pubblici, scuole, ospedali, anche questo Palazzo che dal punto di vista energetico è il meno efficiente in assoluto. Mirare al rafforzamento delle energie rinnovabili sulle quali come già detto possiamo anche vantare dei primati come Sardegna, si potrebbe per esempio anche ragionare, positivamente certo, sulla realizzazione dei depositi costieri, rivedendone i numeri e finalizzandoli al bunkeraggio per le navi a GNL o individuare depositi satelliti per utenze finali di GNL con depositi criogenici e con vaporizzatore per le utenze industriali e i trasporti pesanti. Non servono, dico io oggi, quindi alla Sardegna progetti per megastrutture foriere di nuove servitù e di potenziale e probabile, anzi direi quasi certo, disastro ambientale come potrebbe essere con la dorsale di cui stiamo parlando, si utilizzino i 600 milioni per accelerare la transizione a un sistema energetico sostenibile diffuso, democratico. In conclusione, per tutte queste ragioni, non credo si possa pretendere oggi con un ordine del giorno eventuale o semplicemente votando questa comunicazione, una posizione definitiva e vincolante, per ora ribadisco e ho voluto cercare di esprimere con questi pochi argomenti, la attuale e la mia contrarietà, la contrarietà di Rosso Mori di autodeterminazione, grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la replica, il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO, Presidente della Regione. Grazie, intanto alcuni punti, voglio dire, e poi voglio fare una conclusione generale naturalmente, onorevole Dedoni, qui non abbiamo a che fare, mi lamentavo un attimo durante il suo intervento perché credo che sia bene ascoltarci quando parliamo di cose molto in dettaglio e ho parlato per qualche minuto per mostrare l'esatto contrario di quanto lei ha affermato, cioè, questo è un progetto concreto, preciso, ha una idea molto chiara ed è andato molto avanti, è andato avanti perché ci sono patti sottoscritti, perché ci sono atti presi da questa Giunta regionale e da due Governi italiani che hanno reso concreta la prospettiva, c'è un'asse nazionale che riconosce la strategicità e i dettagli del progetto, quindi non stiamo parlando di cose generiche, né ho mai detto tutto va bene madama la marchesa, onorevole Dedoni, ho riferito con precisione e puntualità, gli atti sono a sua disposizione anche perché sono pubblici, allora chiedo scusa se non glieli abbiamo dati, ho cercato di compensare oggi dando un sacco di dettagli e anche segnalando quali sono i decreti a cui può fare riferimento per vedere tutta la procedura che è andata avanti, non ho mai detto tutto va bene madama la marchesa, ho detto tutto il contrario e su questo magari tornerò fra un attimo, non ho mai detto che ci sono 120 milioni, si è distratto sul punto, quello che era il finanziamento del patto per la continuità territoriale, per quanto riguarda il metano l'investimento è enormemente maggiore, lo citava l'onorevole Cocco, stiamo parlando di oltre un miliardo, quindi per dire che stiamo parlando di cose precise e concrete. All'onorevole Usula, se avrà la gentilezza di ascoltarmi, voglio dire che primo investimenti nella rete sono stati già fatti in grandissima parte, quindi vanno portati a valore; secondo, l'ho detto prima, a me è capitato, senza merito, di essere il presidente della Commissione ENVE, Ambiente ed Energia, del Comitato delle regioni di Bruxelles, in rappresentanza di 350 territori che ho rappresentato, in tutte le coop che si sono succedute rispetto a quelle di Parigi, la posizione da me scritta è stata approvata all'unanimità dall'organismo che rappresenta 350 territori europei e quindi sono pienamente consapevole di ciò che significa la transizione, la posizione da me scritta e approvata è stata portata in tutti i luoghi ufficiali da Marrakech a Bonn a nome di 350 territori europei, c'è in chi vi parla la piena consapevolezza di ciò che intendiamo per transizione energetica e la transizione energetica definisce come virtuoso la transizione non come il punto finale ma il passaggio dall'uso del carbone all'uso del metano perché questo passaggio abbatte in modo assolutamente significativo, e quindi in coerenza con i numeri che lei citava le emissioni di Co2 e, in modo particolarmente significativo, in Sardegna come il nostro Piano energetico mostra, non siamo ingenui, non siamo approssimativi, sappiamo quello che stiamo dicendo, sappiamo che il metano è una transizione virtuosa verso un futuro che oggi non c'è ma che speriamo ci sarà prestissimo e per il quale lavoriamo incessantemente, quello di una produzione di energia basata in grandissima parte, o interamente, su produzione di energia rinnovabile che però richiede ancora oggi molta tecnologia, molti investimenti, molta ricerca, per dare stabilità a un sistema che oggi, basato solo sulle energie rinnovabili non potrebbe essere stabile. Voglio però anche dire che fare una rete e fare un investimento su una rete ha anche il ruolo di creare una infrastruttura che oggi pensiamo per qualche decina di anni sia dedicata principalmente al gas metano, ma che già da oggi è sempre più in futuro potrà essere dedicata utilmente a fonti che sono certamente più sostenibili nel tempo come il biometano che potrà essere virtuosamente prodotto dall'agricoltura sarda e come può essere l'immissione di idrogeno nella rete da fonti esattamente rinnovabili, non è una infrastruttura che scade con la diminuzione dell'uso del metano, è una infrastruttura che ha un valore strategico di più lungo periodo e che comunque ha un valore in sé, se anche si basa solo sul metano, io ho apprezzato che il 4 luglio in un incontro con il Ministro Toninelli, in una affermazione fatta il giorno dopo, ho apprezzato una seconda affermazione del Ministro Toninelli in cui si è detto che non c'erano da parte loro pregiudizi ideologici nei confronti di alcune infrastrutture e che l'infrastruttura proposta sarebbe stata valutata come tutte su basi scientifiche, sulla base di una seria analisi costi-benefici e ho manifestato la mia soddisfazione per quella dichiarazione perché ritengo che non abbiamo niente da temere da una rigorosa analisi costi-benefici, a fronte della quale bisogna pur tener conto del fatto che ogni anno noi spendiamo 400 milioni in più per il costo dell'energia in Sardegna, e se mettiamo sul lato dei costi questa gigantesca cifra per ogni anno il risultato di una seria analisi costi-benefici per la società sarda è nota, e non potrà che essere favorevole al progetto di cui stiamo parlando.

Guardiamoli i numeri, abbiamo presentato una documentazione chiara, precisa, seria, rigorosa e siamo pronti a confrontarci anche in una seconda occasione, se ritenete, su ogni dettaglio, perché i dettagli sono importanti. Nessuno pensi che 400 milioni presunti per la costruzione di una rete di distribuzione, che noi per i motivi che ho detto riteniamo fondamentale e vorrei che chi obietta al nostro progetto spiegasse quali sono le alternative per far arrivare nei prossimi anni velocemente un costo dell'energia omogeneamente basso in tutta la Sardegna, perché dobbiamo confrontarci assolutamente su cose concrete, quei 400 milioni previsti, se non sbaglio, per il costo di una rete di distribuzione non sono 400 milioni con cui si possa fare qualcos'altro, perché sono 400 milioni che, nel quadro che abbiamo previsto, vengono finanziati, come è successo in tutta Italia e qui stiamo parlando di un diritto di cittadinanza e di pari opportunità che dobbiamo rivendicare con forza, vengono pagati dalla tariffa nazionale, come contributo dalla tariffa nazionale, esattamente come è stato nel passato per portare il metano in tutte le Regioni dell'Italia, tranne in una, che siamo noi. Vogliamo essere trattati nello stesso modo e abbiamo creato le condizioni perché questo possa avvenire, quindi quei soldi, o arrivano per la rete del metano, o non hanno usi alternativi, certo possiamo sempre dire e chiedere, c'è un Governo e se per caso avesse antipatia per il metano può fare una cosa molto semplice: niente metano, compensazione di 400 milioni all'anno per la Sardegna. Benissimo, noi siamo prontissimi a sederci a un tavolo per ragionare anche in questi termini, riteniamo però che il nostro progetto sia serio, importante, che, come ricordavano molti consiglieri, ha mobilitato iniziativa privata in modo significativo, esiste un progetto nei bilanci previsionali di SNAM ed SG, se non sbaglio, che hanno già prenotato risorse importanti per fare investimenti in Sardegna a loro carico, si è mobilitata una enorme energia economica intorno a questo progetto: se siamo convinti che sia il progetto giusto, dobbiamo insieme spingere perché si vada avanti, perché non c'è niente di peggio dell'incertezza. Vorrei che fosse chiaro questo, io ho parlato col ministro Toninelli il 4 luglio, avendo una risposta incoraggiante; il 13 luglio abbiamo scritto una lettera al primo ministro Conte, una lettera memorandum sulla vertenza Sardegna incluso naturalmente il problema del metano; il 14 settembre ho incontrato la ministra Lezzi e abbiamo avuto modo di parlare anche di questo aspetto; come ho già detto il 20 settembre abbiamo inviato la lettera, di cui conoscete il contenuto, al primo ministro Conte e al ministro Di Maio. Io penso che il punto essenziale sia questo: la Sardegna aspetta una risposta, la Sardegna ha il diritto ad avere una risposta che tolga qualunque possibile incertezza su questo progetto, e questo è il principale senso delle mie comunicazioni, vorrei che ci fosse la compattezza se non di tutta della grandissima maggioranza di quest'Aula perché questa richiesta diventi sempre più chiara e più forte, perché la risposta arrivi il prima possibile. Ogni giorno che passa il costo dell'energia per i nostri cittadini e per le nostre imprese rimane sempre altissimo e insostenibile.

Discussione generale, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, della proposta di legge COCCO Daniele Secondo - Cocco Pietro - Zedda Alessandra - Rubiu - Busia - Congiu - Ledda - Zanchetta - Truzzu - Dedoni: "Norme integrative al regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, sulla disciplina dell'attività mineraria, della L.R. 7 giugno 1989 n. 30 (Disciplina dell'attività di cava), e della legge regionale 9 ottobre 1959, n. 17 (Obbligo, da parte degli appaltatori di opere pubbliche, dei beneficiari di contributi o mutui erogati dall'Amministrazione regionale, di applicare, nei confronti dei lavoratori dipendenti, condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria vigenti nella provincia), e successive modifiche ed integrazioni" (550).

PRESIDENTE. Passiamo ora al successivo punto all'ordine del giorno, l'esame della proposta di legge numero 550 che arriva in Aula in forza dell'articolo 102 del Regolamento interno.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Vorrei fare la proposta all'Assemblea di poter rinviare in Commissione la proposta di legge, altrimenti mi vedo costretto a ritirare la firma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNAMARIA (Gruppo Misto). Mi ha letto nel pensiero il caro collega Dedoni, la stessa mia proposta è in questo senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Secondo Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE SECONDO (SDP). Io credo che una volta che un "102" è iscritto all'ordine del giorno, anche se si dovesse ritirare la firma l'argomento rimane iscritto, ed è l'Aula che decide se mandarlo in… poi cosa significa riportarlo in Commissione? In Commissione il provvedimento non è mai andato, è stato approvato con un "102" in Conferenza dei Capigruppo, quindi credo che sia l'Aula che debba decidere nel caso se il provvedimento debba o meno andare in Commissione. Tra l'altro devo anche dire che all'unanimità in Conferenza dei Presidenti di Gruppo si è deciso di fare la discussione generale e poi avremmo deciso, in base agli emendamenti concordati con l'Assessore e con la Giunta, se procedere o meno.

PRESIDENTE. Sì, confermo che la procedura è quella e che soltanto l'Aula può rinviare in Commissione.

Ha domandato di parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIAN LUIGI (Fratelli d'Italia). Al di là del collega Dedoni, di cui ovviamente rispetto la scelta, mi sorprende che sia parte della maggioranza a chiedere di riportare in Commissione la proposta di legge, una legge che attendevamo da tanto tempo, una legge molto importante per un settore così difficile, ed è curioso. Poi mi rendo conto che ci sia la necessità di approfondire, visto che si tratta di un tema innovativo, perché la legge introduce delle norme di tutela per i lavoratori che una legge del 1927 ovviamente non poteva prevedere per le concessioni minerarie; quindi, per quanto mi riguarda, pur non essendo più Capogruppo, esprimo una pensiero personale: la legge deve essere discussa in Aula, i Capigruppo hanno stabilito questo tipo di procedura del "102" e il fatto che oggi si decida di riportare in Commissione la legge lo trovo veramente una scorrettezza, sia nei confronti di chi ha firmato ma soprattutto di quei lavoratori che stamattina sono qui per capire qual è la volontà del Consiglio regionale.

Ovviamente io mi attengo a quelle che saranno le scelte dei Gruppi, mi attengo a quelle che saranno le scelte del mio Gruppo di appartenenza, però non approvo questo metodo utilizzato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Rimango anch'io abbastanza colpito da queste dichiarazioni fatte dai colleghi in Aula, dopo aver preso per due volte l'impegno coi lavoratori nella "Capigruppo" rispetto a questo provvedimento. Anch'io ritengo che non sia possibile un ritorno in Commissione e che si debba andare avanti, dove ognuno in quest'Aula si assumerà la responsabilità del voto su questo tipo di dispositivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Posto che abbiamo deciso di portarla con un'accelerazione, col metodo del "102", io credo però che sono sopravvenuti dei fatti nuovi. Allora, onde evitare di fare un provvedimento inapplicabile, io credo che sia saggezza approfondire gli emendamenti della Giunta e anche approfondire in ordine a come poi verrà modificato il testo, anche con quegli emendamenti. Credo che ci sia tutta la buona volontà, soprattutto nell'interesse dei lavoratori, di intervenire su questa materia, tuttavia personalmente io e il mio Gruppo non vorremmo di certo fare un danno, anche perché devo dire che anche le posizioni degli industriali… oggi abbiamo ricevuto tutti, e lo dobbiamo rendere pubblico, una nota anche di Confindustria che ha fatto dei rilievi. Io credo che sia importante comunque riflettere su chi ci chiede di soffermarci un momento, e lo dico e lo sottolineo, io sono una di quelle che ha firmato perché venisse in Aula tempestivamente e con velocità, però non voglio neanche fare un provvedimento che poi può avere delle incongruenze, e lo dico soprattutto ai colleghi che si sono espressi a favore, e che quindi vale la pena di approfondirlo. Non si vuole rimandare di chissà quanto tempo, io sono disposta a lavorarci anche subito, però voglio capire che cosa poi stiamo andando ad approvare, e lo sottolineo, nell'interesse di quei lavoratori che devono anche capire che la norma è squisitamente di carattere personale, non è una norma che interviene sulla modifica della normativa mineraria che è vecchia di tantissimi anni fa; colleghi, dobbiamo dircela tutta la verità, quindi io credo che un approfondimento non faccia male a nessuno, anzi.

PRESIDENTE. Allora metto in votazione il rinvio in Commissione per alzata di mano.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, chiedo un minuto di sospensione.

PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per un minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 33, viene ripresa alle ore 13 e 37.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Allora se i colleghi prendono posto possiamo procedere alla votazione, grazie. Allora metto in votazione il rinvio…

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Abbiamo chiesto la sospensione per cercare di capire come… noi abbiamo discusso anche durante la Conferenza dei Capigruppo sulla ipotesi di lasciare il punto iscritto all'ordine del giorno, di discuterlo e laddove ci fossero problemi, affrontare i problemi naturalmente, però senza tralasciare il fatto che anche formalmente nella Conferenza dei Capigruppo sia oggi, sia la volta scorsa abbiamo preso impegni per discutere. Una legge che va ovviamente approfondita, quando si discute di capire…

PRESIDENTE. Onorevole Cocco, gli interventi nel merito li abbiamo già fatti, c'è una pregiudiziale che va votata adesso però, non ci sono altri interventi da fare.

COCCO PIETRO (PD). Lo dico ai colleghi che devono votare, iscrivere la proposta oggi discuterla oggi, grazie e se necessario approfondire.

PRESIDENTE. Ho capito grazie questa è la sua opinione, grazie mille. Stiamo mettendo in votazione la pregiudiziale di rinvio in Commissione della legge. Non c'è dichiarazione di voto.

Lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

La proposta è respinta.

Discussione generale, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, della proposta di legge Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Zedda Alessandra - Rubiu - Busia - Congiu - Ledda - Zanchetta - Truzzu - Dedoni: "Norme integrative al regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, sulla disciplina dell'attività mineraria, della L.R. 7 giugno 1989 n. 30 (Disciplina dell'attività di cava), e della legge regionale 9 ottobre 1959, n. 17 (Obbligo, da parte degli appaltatori di opere pubbliche, dei beneficiari di contributi o mutui erogati dall'Amministrazione regionale, di applicare, nei confronti dei lavoratori dipendenti, condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria vigenti nella provincia), e successive modifiche ed integrazioni" (550).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del progetto di legge numero 550 ex articolo 102 del Regolamento.

Procediamo con la discussione della legge.

È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Grazie Presidente, devo dire che avrei iniziato il mio intervento ringraziando per la sensibilità e l'impegno di tutti i Capigruppo nel portare avanti questo provvedimento, prendo atto che così non è. Perché evidentemente dalle ultime due riunioni di Capigruppo, dove tutti si sono espressi in un certo modo, è cambiato qualcosa.

La ratio della legge; la ratio della legge è quasi banale e rimango colpito dal fatto che crei questo subbuglio in quest'Aula. E cioè il fatto che i lavoratori sardi, le risorse sardo non si sfruttano e non si mercificano, noi abbiamo in questo momento una legge che è in vigore dal 1927, un decreto regio nientemeno, che disciplina l'attività di cava e l'attività mineraria e che consente in generale, non solo su un fatto specifico, in generale l'utilizzo dei giacimenti senza tenere conto di che ricchezza, che benessere, che possibilità di lavoro questo applica nella realtà sarda e nelle varie realtà locali. Quindi riguarda tutte le licenze che noi abbiamo in questo momento in Sardegna, non riguarda soltanto un caso specifico. Nel caso specifico è vero esiste una realtà in Sardegna dove abbiamo una situazione predatoria, in cui vi è stato il licenziamento di lavoratori sindacalizzati, in cui c'è stato "stecca", per così dire, di importanti pagamenti a imprenditori che hanno fatto lavori lì dentro e abbiamo una situazione per cui un minerale prezioso, che ha un altissimo potenziale di mercato, non sta producendo nessuna azione benefica nei confronti della Sardegna. E voglio provare a rassicurare anche gli imprenditori che sono intervenuti, anche qui in maniera anomala, perché non è normale che la Confindustria intervenga in questo modo in una discussione di un provvedimento legislativo, dicendo che chi ama, vive e aiuta a crescere la Sardegna non ha nulla da temere, e non ha assolutamente ragioni di avere paura di questo provvedimento, chi invece viene per predarla, sfruttarla e umiliarne i lavoratori, sì, ma mi verrebbe da dire anche: "Ci mancherebbe altro", il Medioevo dovrebbe essere finito qualche secolo fa. Quindi, la ratio di questo provvedimento è banale, come dicevo, se noi diamo la concessione di cava o di miniera per lo sfruttamento di giacimenti, deve accadere che questi producano benessere, lavoro e dignità per le popolazioni locali, e non devono produrre azioni di licenziamenti senza giusta causa, di mancate retribuzioni, di mancati pagamenti a fornitori, e quant'altro. Siccome esistono in questo momento in Sardegna situazioni di questo tipo, noi abbiamo costruito un provvedimento che consente all'Assessorato una leva normativa per avviare le procedure per togliere la concessione, semplice, banale, senza consentire ancora ricatti da parte di imprenditori che vengono qui a sfruttarci e a lasciarci le macerie, e sono sinceramente stupito, spero che nella discussione cambi l'orientamento del voto, sia dei componenti di maggioranza che di opposizione, che nelle discussioni precedenti condividevano il principio, perché qui dentro tutti, tutti, nessuno escluso, ci riempiamo la bocca del fatto che non bisogna consentire cose di questo tipo, che bisogna stare dalla parte dei lavoratori, che abbiamo loro sotto il sedere e che non dobbiamo consentire agli altri di sfruttarlo e di depredarlo, all'atto in cui si devono produrre fatti, stranamente ci si ritira. Io mi auguro che questo provvedimento venga approvato così com'è, se c'è qualche leggero correttivo che deve essere fatto che non inficia sul senso della norma ci fermiamo e lo facciamo, perché qui si tratta di scegliere se stare dalla parte dei lavoratori denigrati, umiliati, sfruttati, o dalla parte di predatori che hanno insultato la nostra terra, la nostra gente e la nostra storia. E questo voto sancisce questo, senza sotterfugi e senza giochini, non c'è bisogno di tornare in Commissione, le cose le possiamo vedere qua dentro e possiamo fare un atto di dignità e di orgoglio per la nostra gente e per la Sardegna tutta.

PRESIDENTE. Questo era il primo intervento, è possibile iscriversi ancora per qualche secondo. C'è qualcuno che è iscritto fuori termine.

Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Per chiedere se è possibile proseguire la discussione generale alla ripresa dei lavori dell'Aula, e, se è possibile, lasciando fuori da quest'Assemblea i toni comiziale, perché quando si discute una norma non si discute del bene e del male, ma si discute della legittimità di atti, nessuno dentro quest'Assemblea svende nessuno, i lavoratori sardi sono al centro della nostra attenzione, dobbiamo, visto e considerato che legiferiamo, farlo nella maggiore coscienza possibile. Non sfuggirà al nostro collega Pizzuto il fatto che il rapporto di lavoro è un rapporto bilaterale, e il rapporto bilaterale richiede un'approfondita analisi degli interessi delle parti che sono coinvolte nel rapporto bilaterale. Siccome per noi è fondamentale mettere nella migliore tutela possibile quello che è il contrattore debole, allora dobbiamo avere, e tornare in Commissione non è votare contro la legge, è prendere delle opportune cautele rispetto al fatto che il rappresentante di uno dei due contraenti ha fatto pervenire delle annotazioni che non erano nella disponibilità dei consiglieri quando…

(Interruzioni del consigliere Pietro Cocco)

(Segue TUNIS STEFANO.) È sull'ordine dei lavori, sto spiegando la ragione per cui non bisogna fuggire dalla discussione, noi non fuggiamo dalla discussione. Era sull'ordine dei lavori, Presidente, mi pare chiaro.

PRESIDENTE. Non proprio, onorevole, un po' oltre.

TUNIS STEFANO (FI). Allora è possibile riprendere la discussione generale dopo la pausa?

PRESIDENTE. Sono le due meno un quarto. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 47.