Seduta n.318 del 18/09/2018 

CCCXVIII Seduta

Martedì 18 Settembre 2018

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

indi

del Vicepresidente Eugenio LAI

indi

del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 53.

FORMA DANIELA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1 Agosto 2018 (314), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Alessandro Unali ha chiesto congedo per la seduta del 18 settembre 2018.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intendono accordato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 546.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 1556, 1596, 1606, 1544, 1596, 1600.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretario: Sono state presentate le interrogazioni numero 1612, 1613, 1614, 1615, 1616, 1617, 1618.

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretario: Sono state presentate le interpellanze numero 373, 374.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretario: E' stata presentata la mozione numero 448.

Sull'ordine dei lavori

Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Chiedo di intervenire per comunicare a quest'Aula che Autodeterminazione, la coalizione di cui Rosso Mori è componente, ha presentato oggi in Tribunale i moduli per la raccolta di firme per promuovere un referendum popolare sulla legge urbanistica in discussione appunto oggi in Aula, noi riteniamo…

PRESIDENTE. Grazie, ha fatto la comunicazione, grazie, non è previsto l'intervento. Prego onorevole Solinas. Non è sull'ordine dei lavori è una comunicazione su un atto politico, grazie onorevole Usula.

Discussione generale del testo unificato "Disciplina generale per il governo del territorio" (19-409-418-438/A) della proposta di legge Peru - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra: "Norme per il governo del territorio e per la tutela, salvaguardia e sviluppo delle aree destinate all'agricoltura" (19), del disegno di legge: "Disciplina generale per il governo del territorio" (409), della proposta di legge Demontis - Collu: "Urbanistica e governo del territorio" (418) e della proposta di legge Lai - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Zedda Paolo Flavio: "Testo unico per il governo del territorio regionale, armonizzazione e unificazione delle discipline che regolano l'uso e la tutela del territorio" (438)

PRESIDENTE. Il primo punto all'ordine del giorno reca la discussione del Testo unificato numero 19-409-418-438/A.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore di maggioranza.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Mi auguro che il Tribunale ci consenta almeno di approvarla la legge prima di procedere al referendum, ormai siamo arrivati all'assurdo che pur di arrivare a prendere un voto in più o a ricordare a qualcuno che esistiamo. allora, onorevoli colleghi, l'approvazione a maggioranza nel testo del disegno di legge numero 409 e dei progetti di legge numero 19, 418 e 438, riguardante la disciplina generale per il governo del territorio, nella seduta del 4 settembre 2018 ad opera della Quarta Commissione consiliare, porta a compimento un disegno di complessiva riforma della disciplina del governo del territorio e delle norme di tutela paesaggistica iniziato nella tredicesima legislatura con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale e con la mancata approvazione in Aula delle norme sul governo del territorio. Disegno interrotto nella quattordicesima legislatura e poi concluso con il presente testo che si propone all'attenzione dell'Assemblea consiliare. È doveroso da parte mia ringraziare prima di tutto tutti i componenti della Quarta Commissione, in modo particolare i rappresentanti della minoranza consiliare che pur avendo molto spesso posizioni diverse da quelle della maggioranza hanno sempre lavorato con spirito costruttivo, ho sempre detto, sia pubblicamente che anche durante i lavori della Commissione, che abbiamo operato nella consapevolezza che si stava lavorando per dare alla Sardegna finalmente un Testo Unico sul governo del territorio che non doveva essere un testo di una parte di questo Consiglio, di una parte di questa Sardegna, ma di tutta la Sardegna. Com'è noto la disciplina urbanistica vigente seppur frutto di occasionali modifiche nel corso degli anni risente dell'impostazione di fondo risalente agli anni Ottanta, in cui la pianificazione è caratterizzata dalla zonizzazione rigida, da una prospettiva volta all'incremento e lo sviluppo delle costruzioni piuttosto che al contenimento del consumo del territorio, inoltre l'approvazione del PPR avvenuta nell'ormai lontano 2006 in poi Presidente non riesco a inoltre l'approvazione del PPR è avvenuta nell'ormai lontano 2006 impone il riassetto della disciplina del governo del territorio anche per consentire ai comuni un certo adeguamento agli strumenti urbanistici, ai nuovi principi contenuti nel PPR, per superare tale situazione l'attuale Esecutivo regionale ha approvato il disegno di legge numero 409 al quale si affiancano le altre proposte di legge presentate dai consiglieri sia di maggioranza che di minoranza. L'istruttoria della Commissione ha avuto inizio esattamente più di un anno fa, il 20 luglio del 2017, in tale occasione in considerazione della considerevole eterogeneità dei testi, ad eccezione del disegno di legge numero 409 e il progetto di legge numero 418 la Commissione aveva deciso di nominare una sottocommissione e di affidarle il compito di predisporre un testo unificato utilizzando come testo base il disegno di legge 409, ciò al fine di individuare un testo di massima che fosse quanto più omogeneo e condiviso da sottoporre in sede di audizione al parere degli Ordini professionali e delle organizzazioni portatrici di interessi, poiché la sottocommissione non ha prodotto i risultati attesi la Commissione nelle sedute svoltesi dal 20 marzo al 19 aprile del 2018 ha assunto direttamente tale compito predisponendo un testo di massima basato sostanzialmente sempre sul contenuto del disegno di legge numero 409 in considerazione dell'importanza della centralità della riforma e del suo impatto nelle competenze urbanistiche affidate ai comuni e nella vita dei cittadini e delle imprese, su impulso della Giunta regionale unitamente ai componenti della Quarta Commissione sono state organizzate una serie di conferenze distribuite su tutto il territorio regionale finalizzate a far conoscere all'esterno l'articolato normativo con il fine di stimolare il dibattito e ricevere delle osservazioni costruttive da parte di tutti i soggetti interessati alla riforma, due sono state svolte a Cagliari, una delle quali relativa solo ed esclusivamente all'iter amministrativo nell'approvazione dei PUC, uno a Oristano, uno a Nuoro, uno a Sassari uno ad Olbia e una a Carbonia, in tali Conferenze i portatori di interesse quali ordini professionali delle imprese, semplici cittadini, associazioni ambientaliste hanno avuto la possibilità di esprimersi con interventi nella discussione pubblica e posso affermare cari colleghi, senza timore di essere smentito, che mai una proposta di legge regionale come questa è stata così ampiamente discussa e condivisa in tutto il territorio regionale, chi afferma il contrario è certamente in malafede. La Commissione tra il 31 maggio e il 21 giugno ha effettuato le audizioni degli ordini e collegi professionali delle associazioni ambientaliste e delle associazioni sindacali di categoria sia datoriali che dei lavoratori e delle associazioni di Comuni. A termine di tale fase, che è stata foriera di osservazioni e suggerimenti, la Commissione ha iniziato l'esame del testo unificato apportando al testo del disegno di legge della Giunta molteplici modifiche proposte dalla Giunta e dai commissari che tenevano conto delle osservazioni presentate in sede di audizione, sia di quelle formulate nel corso delle conferenze territoriali. La Commissione innanzitutto ha confermato l'impianto di fondo dell'articolato normativo la cui principale caratteristica consiste nel superamento della zonizzazione rigida a favore di una suddivisione del territorio in ambiti, finalizzata alla riduzione del consumo del suolo e all'eliminazione della rendita fondiaria derivante dalla zonizzazione rigida, la Commissione ha poi affermato la previsione degli strumenti legislativi finalizzati a migliorare l'esistenza, quali la riqualificazione urbana, la rigenerazione e la ricucitura delle periferie e quindi tutti gli strumenti della perequazione, della compensazione e del trasferimento dei diritti edificatori. La Commissione ha condiviso la necessità di confermare gli stanziamenti previsti a favore dei Comuni per adeguare gli strumenti urbanistici comunali al PPR e la disciplina dell'intervento sostitutivo della Regione in caso di inadempimento da parte dei comuni. Le principali modifiche apportate al testo in discussione hanno riguardato argomenti molto dibattuti anche nelle pagine dei quotidiani locali, in primo luogo vi è il potenziamento del ruolo pianificatorio dell'ente locale, la Commissione ha deciso la soppressione dell'articolo che prevedeva i programmi e i progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico che potevano apparire come iniziative calate dall'alto prevedendo che le scelte di Piano competano esclusivamente al Consiglio comunale, eventuali progetti strategici saranno esaminati all'interno di uno strumento di pianificazione che consentirà un effettivo governo delle politiche all'interno di una logica di dimensionamento rispettosa degli strumenti sovraordinati, stessa considerazione è stata fatta per gli ampliamenti volumetrici e delle strutture ricettive esistenti localizzate in fascia costiera che per un verso sono stati ricondotti all'interno del contesto pianificatorio comunale e per l'altro verso sono stati ridisciplinati in un'ottica di contenimento delle volumetrie privilegiando il miglioramento della qualità dell'offerta turistica, escludendo inoltre dal beneficio coloro che ne avessero già usufruito nel passato. La Commissione ha inoltre introdotto la previsione di piani di riconversione e riqualificazione urbanistica delle borgate marine o dei borghi caratteristici finalizzati principalmente alla riconversione totale o parziale delle residenze per il tempo libero in strutture alberghiere o extralberghiere al fine di incrementare l'offerta turistica esistente senza ulteriori consumi del suolo. Su forte impulso dei soggetti partecipanti alle Conferenze territoriali la Commissione ha affrontato il tema della semplificazione ed accelerazione delle fasi di adozione dell'approvazione dei piani urbanistici comunali e sovra comunali, approvando alcune modifiche alla procedura in modo tale da garantire in tempi certi la sintesi di tutte le valutazioni di coerenza che tutti gli uffici regionali e statali devono svolgere onde evitare le lungaggini e la farraginosità delle procedure vigenti, che comportano un ormai insopportabile dilatamento dei tempi. Ricordo che oggi il tempo medio per l'approvazione del Piano urbanistico comunale va dagli 8 ai 10 anni, noi abbiamo previsto che con la nuova normativa, se questo Consiglio vorrà approvarla, saranno di due, massimo tre anni.

Altre modifiche hanno riguardato l'istituzione della Scuola per il paesaggio della Sardegna e l'istituzione della Banca della terra, con finalità del riordino fondiario e di assegnazione delle terre incolte ai giovani imprenditori, e la nuova disciplina della condotta urbanistica corredata dalla previsione di uno stanziamento atto a garantire alle Unioni di Comuni il personale qualificato mancante e necessario soprattutto per la predisposizione e gestione di bandi pubblici relativo agli ambiti di trasformazione e per supportare le attività di adeguamento e di gestione degli strumenti urbanistici generali al PPR, sia i Piani urbanistici comunali che quelli sovra comunali.

La Commissione ha compiuto un esame approfondito della disciplina dell'agro, e, pur condividendo il superamento della logica della dimensione astratta del lotto minimo a favore di un lotto minimo funzionale che tenga conto delle caratteristiche dei suoli, ha affrontato un tema spesso divisivo e segnatamente se il soggetto legittimato ad edificare in agro debba essere l'imprenditore agricolo professionale individuabile secondo quelli che sono i requisiti previsti dalla legge, oppure il semplice imprenditore agricolo che non eserciti tale professione a titolo principale ma che magari tragga da altre professioni la maggior parte del reddito. La Commissione ha ritenuto di dover privilegiare la figura del semplice imprenditore agricolo per garantire l'afflusso di capitali privati nell'agricoltura e il presidio umano nelle campagne.

La Commissione ha inoltre recepito la richiesta fatta da più parti di rivedere la disciplina contenuta nell'allegato A4, relativo alla determinazione del fabbisogno quantitativo per gli ambiti di interesse turistico, e ha ritenuto preferibile confermare la disciplina vigente, e dunque di modificare l'allegato A4 inserendo i parametri del cosiddetto decreto Floris.

La Commissione ha ritenuto inoltre di dover procedere alla riduzione del numero degli articoli della legge, riformulando e unificando alcuni articoli o eliminando articoli superflui, portando il numero degli articoli da 113 a 90.

La Commissione, nella seduta del 7 agosto 2018, dopo aver completato l'esame del testo unificato, ha richiesto il parere del Consiglio delle autonomie locali e della terza Commissione, la quale, in data 4 settembre 2018, ha espresso il parere favorevole con osservazioni sugli aspetti finanziari del provvedimento. Il Consiglio delle autonomie locali non ha espresso alcun parere; a tale proposito volevo ricordare che, oltre a tutte le altre riunioni fatte nei territori, organizzazioni politiche o di settore, come Presidente della Commissione quarta assieme all'Assessore Erriu abbiamo partecipato a una riunione ad Oristano del Consiglio delle autonomie locali: è stata una riunione a mio avviso molto importante che ha chiarito alcuni punti del disegno di legge, e in quell'occasione, con i sindaci presenti, son state proposte anche alcune modifiche al testo legislativo che abbiamo pienamente accolto, naturalmente non tutte ma abbiamo accolto quelle che ritenevamo più importanti, e, nonostante questo, il Consiglio delle autonomie locali si è riunito entro i termini (non abbiamo dato i 15 giorni previsti per legge anche perché eravamo nel mese di agosto, il Consiglio delle autonomie locali ha avuto un mese di tempo per esprimere il proprio parere), e, credo per problemi interni, nonostante si siano riuniti entro i termini, il Consiglio delle autonomie locali non ha espresso alcun parere al di là dei comunicati di alcuni sindaci che esprimono il parere contrario sul disegno di legge.

Infine, la quarta Commissione permanente, nella seduta del 4 settembre, dopo aver recepito le osservazioni della terza Commissione ha licenziato, con il voto favorevole della maggioranza, con un voto di astensione e i quattro contrari dell'opposizione, il testo per l'Aula.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Antonello Peru, relatore di minoranza.

PERU ANTONELLO (FI), relatore di minoranza. Il testo unificato delle proposte di legge che disciplinano il governo del territorio si propone di operare come un testo unico, sostituendo sostanzialmente per intero la precedente normativa regionale che si occupa del medesimo oggetto e recuperano solo in minima parte per alcuni aspetti le previsioni delle norme precedenti. Il testo dunque richiede di essere valutato sotto molti aspetti differenti, esso contiene parti di indirizzo generale che si presentano come un ripensamento dei principi e delle finalità e tentano di rinquadrare la struttura, anche gerarchica e di relazione, che lega le norme, i processi e gli interpreti dei medesimi nel rispetto del codice Urbani e del Piano paesaggistico regionale, inoltre contiene parti di carattere più strettamente regolamentare volte sia a stabilire parametri, quantità e criteri che a normare puntualmente le procedure dichiarate negli obiettivi più efficienti ma senz'altro più complesse che in passato. E' centrale il modo in cui il tema della tutela ambientale, paesaggistica e dell'identità, sostanzialmente derivato dal PPR, viene trattato nel testo di legge. Rispetto e tutela del territorio, dei suoi valori e delle sue risorse senza dubbio devono essere parte fondamentale del governo del medesimo e della norma che a essi le regola, tuttavia la trattativa di tale tema nel presente testo di legge appare prevalentemente, e forse anche impropriamente, rapportata allo sviluppo del territorio che dovrebbe essere l'oggetto principale di una legge sul governo medesimo. Tutto ciò è chiaramente evidente fin dall'impostazione dell'articolo 3, rubricato "Finalità della pianificazione", che identifica in tredici punti gli scopi della pianificazione urbanistica: otto sono dichiaratamente di tutela e solo in uno compare la parola "sviluppo" nella lettera i) del comma 1. Ma anche qui l'obiettivo non è lo sviluppo in sé ma piuttosto garantire che esso sia equilibrato. Considerato come la finalità della pianificazione trova uno strumento applicativo nei Piani urbanistici comunali la cui normazione è il cuore della presente legge, appare quantomeno strano ritenere che la finalità dei medesimi sia la mera tutela; questa riflessione, che potrebbe sembrare una mera puntualizzazione disciplinare rispetto alla sostanza della norma, deve però essere considerata alla luce del rapporto che urge essere definito tra la disciplina del territorio come regolata dall'urbanistica e dal PPR. Il governo del territorio non può ridursi ad una eco del PPR, ovvero lo sviluppo positivo del territorio non può essere un esercizio residuale rispetto ad un generico vincolo di tutela espresso all'interno di ambiti limitati salomonicamente ed inspiegabilmente ad una superficie pari al 10 per cento delle aree già urbanizzate.

Il testo di legge opera notevoli innovazioni rispetto alle norme e prassi vigenti. In primo luogo l'elemento che può apparire più evidente di tale distacco dal passato è l'abbandono dell'uso del cosiddetto zoning per la regolamentazione dell'uso del suolo all'interno dei piani comunali e l'utilizzo di strumenti per la classificazione del territorio completamente nuovi ed in una certa misura definibili come sperimentali, soprattutto per le modalità operative di attuazione ad essi successivamente associate e per la complessità di valutazione che esse implicano se si vuole perseguire l'efficacia. La governance di tali processi implicherà un forte impegno da parte sia dei Comuni che della Regione ed è senza dubbio un elemento di grande criticità per una norma che vorrebbe essere di semplificazione.

La legge, sempre nell'ottica di una dichiarata semplificazione, si pone il problema di trovare una procedura che garantisca una maggiore efficienza rispetto all'attuale, riscontrando come purtroppo l'attività di redazione dei nuovi Piani urbanistici comunali in adeguamento al PPR ha prodotto in più di dieci anni esiti che si possono dire preoccupanti in termini di numero di Comuni che hanno completato l'iter di approvazione dei relativi PUC. Un organico gruppo di articoli, ad esempio, a valle delle note tutela del PPR indirizzate al territorio compreso nei 300 metri dalla linea di battigia marina, che si sono sempre volute leggere solo per la parte che ha carattere interdittivo alle attività di trasformazione, disciplina invece finalmente le attività di recupero ambientale e paesaggistico legate alle modifiche e al riuso delle volumetrie già legittimamente presenti su tali aree. Anche in parte riprendendo quanto già previsto dalla legge regionale numero 8 del 2015. È evidente che dopo aver stigmatizzato la scarsa qualità degli interventi edificatori sulle coste, lesivi del patrimonio ambientale e paesaggistico, sia un dovere morale non solo interdire ulteriori attività di analogo impatto negativo ma soprattutto consentire ad agevolare tutte quelle trasformazioni che possono portare ad una riqualificazione delle aree degradate anche sostituendo gli edifici esistenti con gli altri di minore impatto paesaggistico ed ambientale.

Eppure tale positiva attività di riqualificazione, che si reputa perfettamente coerente con gli indirizzi e gli obiettivi sia del codice Urbani che dello stesso PPR, e che l'attività svolta in quarta Commissione dall'opposizione ha contribuito a rafforzare nel testo di legge sempre e costantemente rimane impigliata nei laccioli delle norme tecniche del PPR che sembrano essere di volta in volta interpretate dai servizi regionali al fine della sua interdizione arrivando al paradosso di operare una sorta di vincolo al contrario che tutela uno status quo dell'edificato incongruo a scapito delle riqualificazioni paesaggistiche del bene d'aria effettivamente tutelato, interdicendo la modifica delle sagome dei fabbricati esistenti come se fossero dei monumenti.

È difficile parlare della fascia costiera nell'ambito di 300 metri dalla battigia senza riflettere del settore turistico della nostra economia sui quali siano le previsioni che interessano il medesimo nella presente legge; bisogna dire, infatti, che le attività nella fascia costiera finora trattate mirano innanzitutto alla riqualificazione ambientale e paesaggistica e anche favorendo l'adeguamento dei vecchi insediamenti alle esigenze di oggi hanno comunque un impatto limitato rispetto alle carenze del settore turistico. Ancora oggi l'economia turistica della Sardegna è trainata, infatti, quasi esclusivamente dalla presenza del mare, dalle coste, dalle spiagge tale bene viene inoltre offerto generalmente così come, ovvero valorizzato, in maniera minima dei servizi aggiuntivi che non vanno oltre i servizi essenziali di spiaggia dove presenti.

Infine grande attenzione pone la legge nella trattazione degli ambiti rurali come definiti ai commi 1 e 2 dell'articolo 67 in cui viene classificato come ambito rurale sia tutto ciò che è esterno al territorio urbanizzato che porzioni di territorio effettivamente urbanizzate ma riconducibili o a fenomeni di edificazione sparsa in agro con finalità residenziale improprie, ma in passato diffusamente praticate sia ai borghi rurali generati dal modello insediativo tradizionale che prevedeva la conurbazione in piccoli centri delle case degli agricoltori di fatto e dunque associati all'uso agricolo ai fondi del proprietario. Completa chiusura viene data invece nel testo alla possibilità di creare nuove residenze qualora esse non siano strettamente legate alla conduzione del fondo produttivo e dedicate esclusivamente alla necessità abitativa dell'imprenditore agricolo professionale. Tale disposizione interdittiva è volta ad interrompere il noto fenomeno della creazione di edificazione sparsa in agro causata dalla maggiore convenienza dell'utilizzo di tale improprio modello insediativo rispetto alla pianificazione attuativa in zona C, ovvero dalla convenienza data dalle opere senza conferimento di aree standard, senza corresponsione degli oneri di urbanizzazione o la realizzazione di infrastrutture. Le conseguenze nefaste di tale condotta, a lungo tollerata, sono ben note e oggi difficilmente gestibili dai Comuni i cui territori sono stati maggiormente interessati da tale fenomeno. Tuttavia viene da obiettare come tale interdizione non sia l'unico modo per evitare i danni citati; essi, infatti, si ritengono causati non certo direttamente dalla realizzazione di quote insediative in ambito agricolo ma bensì dalle assenze di controllo e di incidentalità dei singoli eventi edificatori mai valutati né pianificati carenze evidenti anche quando la realizzazione dei medesimi ha portato alla saturazione di intere aree. Ancora sarebbe opportuno ricercare le cause e le necessità che hanno creato tale pressione sull'agro e chiedersi perché essa non sia governata piuttosto che semplicemente interdire la creazione di residenze nel medesimo, evitando gli effetti ma non risolvendo le cause. L'Italia è inoltre storicamente costellata da mirabili esempi positivi sotto il profilo paesaggistico ed ambientale di insediamento in agro perfettamente compatibili e tali da non creare un impoverimento del territorio ma anzi contribuendo sostanzialmente a creare la ricchezza e l'identità. Questi esempi dimostrano come la presenza dell'uomo nell'Agro, anche contemplando la funzione abitativa, sia possibile, positiva quando segue precise regole e non si manifesta come valvola di sfogo per necessità o convenienza creati altrove. Forse si dovrebbe pensare non tanto o non solo all'utilizzo di soluzioni già discusse, come lotto minimo, sia esso di 1, 3 o più ettari, ma meglio all'opportunità all'interno dei piani urbanistici comunali di prevedere, dove fondamentalmente motivata, la realizzazione di quote di insediamento residenziale in agro in aree opportunamente individuate e dettagliatamente studiate slegate dall'attuale assetto fondiario catastale della proprietà. Tali progetti dovrebbero prevedere opportuni studi agronomici d'aria e di valutazione delle impronte sostenibile delle antropizzazioni volti a garantire la piena tutela sia della funzione agronomica esercitato potenziale che dei caratteri naturali presenti secondo protocolli che mirino all'accrescimento del patrimonio naturale indici e parametri urbanistici sarebbero comunque quelli propri delle zone agricole. Similmente tali aree dovrebbero far parte di quel progetto di paesaggio che è una delle funzioni assegnate dal Codice Urbani al PPR e forse finora meno trattato in Sardegna. Tale approccio garantirebbe di evitare gli impatti e le esternalità negative che l'attuale pressione insediativa genera negli ambiti rurali mantenendo la possibilità di realizzare residenze nei medesimi che farebbero parte di uno sviluppo sostenibile e positivo e non causerebbero un impoverimento irreversibile delle nostre risorse territoriali, grazie.

PRESIDENTE. Grazie, comunico che all'ordine del giorno è stato inserito con provvedimento ex articolo 102 un quarto punto all'ordine del giorno: "Proroga della data delle elezioni Provinciali".

Discussione, ai sensi dell'articolo 118 del Regolamento, e non approvazione dell'ordine del giorno Congiu - Cherchi Augusto - Desini - Manca Pier Mario - Dessì - Satta in merito alla mancata applicazione del documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna

PRESIDENTE. Il secondo punto all'ordine del giorno reca la discussione dell'ordine del giorno Congiu, Cherchi e più in merito alla mancata applicazione del Documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

Ordine del giorno Congiu - Cherchi - Desini - Manca - P. Dessì - Satta in merito alla mancata applicazione del documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna e alla gestione delle problematiche sanitarie relative ai diabetici sardi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione delle mozioni n. 424, n. 427 e n. 435 relative alla mancata applicazione del documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione Autonoma della Sardegna, al ritardo nella conclusione della procedura di verifica dì coerenza del documento da parte del Ministero della Salute e alla discutibile e dannosa gestione delle problematiche sanitarie relative ai diabetici sardi,

RICHIAMATA:

- la mozione n. 424, con la quale, evidenziata l'adozione di atti di organizzazione e amministrativi da parte delle aziende sanitarie della Sardegna in evidente contrasto con il documento di "Ridefinizione della rete ospedaliera della Regione Autonoma della Sardegna" approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 25 ottobre 2017, si impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e Sanità e dell'Assistenza sociale ad assumere ogni iniziativa necessaria al fine di ricondurre l'attività delle aziende sanitarie nell'alveo della legittimità e della conformità alle norme legislative e ai documenti approvati dal Consiglio regionale in materia;

- la mozione n. 427 con la quale, rilevato che non risulta pervenuto alcun formale riscontro del Ministero della Salute in ordine alla verifica di coerenza sul documento di ridefinizione della rete ospedaliera, con il conseguente grave danno per tutte le attività di programmazione sanitaria, si impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza sociale a riferire sulla vigenza o meno del documento, sui tempi previsti per l'eventuale completamento della verifica di coerenza e sulle azioni che la Regione sta ponendo in essere per accelerare tale verifica, sulla coerenza degli atti assunti dai direttori generali delle aziende sanitarie rispetto ai contenuti del documento, sulle azioni che la Giunta regionale intende porre in essere per potenziare la medicina d'iniziativa e il sistema della presa in carico della cronicità, sulle attività di riorganizzazione del sistema della continuità assistenziale e dell'emergenza urgenza e sul ruolo;

- la mozione n. 435, con la quale, evidenziato il perdurare della discutibile e dannosa gestione delle problematiche sanitarie relative ai diabetici sardi da parte dell'Assessore regionale dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza sociale nonostante gli impegni reiteratamente assunti dall'Assessore medesimo verso il Consiglio regionale e l'opinione pubblica al superamento di talune delle criticità in questione, si chiede al Presidente della Regione di intervenire affinché si garantisca la distribuzione gratuita ai diabetici sardi dei nuovi dispositivi per il controllo e H monitoraggio della glicemia e il rimborso dei nuovi farmaci disponibili per la cura del diabete di tipo 2 al fine di di minimizzare le pericolose ipoglicemie;

CONSTATATO:

- che il sistema sanitario regionale e gli utenti dei servizi sanitari pagano sistematicamente le conseguenze del mancato rispettose glì impegni assunti per la risoluzione dei gravi problemi che affliggono la sanità sarda nonché della volontà del Parlamento sardo come espressa sia nel documento di ridefinizione della rete ospedaliera che nelle numerose mozioni e ordini del giorno approvati in materia,

esprime

censura politica nei confronti dell'Assessore regionale .dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza sociale per aver reiteratamente disatteso gli impegni assunti per la risoluzione dei gravi problemi che affliggono i diabetici sardi e più in generale il sistema sanitario regionale e per non aver rispettato la volontà del Parlamento sardo come espressa sia nel documento di ridefinizione della rete ospedaliera che nelle numerose mozioni e ordini del giorno approvati in materia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno può essere illustrato in dieci minuti di tempo.

Ha facoltà di parlare il consigliere Gianfranco Congiu per illustrare l'ordine del giorno.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Grazie Presidente, il 25 ottobre del 2017 in quest'Aula avveniva approvato il documento di riorganizzazione della rete ospedaliera. Per la parte politica che rappresento quello è stato un documento che ha voluto rappresentare un paziente lavoro di cucitura del bisogno di salute dei territori. Un paziente lavoro di cucitura del bisogno di salute vincolato da un input della nostra direzione dove venivamo gravati di un mandato specifico che era quello di impegnarci per una garanzia di funzionalità dei Pronto Soccorso in tutti gli ospedali della rete ospedaliera, due venivamo impegnati ad una precisa definizione del modello di ospedale di comunità da applicare per ogni singolo territorio dove venissero indicati esattamente i servizi che dovevano essere attivati e le modalità di gestione che permetteranno di assumere appieno un ruolo insostituibile nella rete territoriale ad oggi ancora inesistente, terzo punto un'equa e trasparente ed efficiente distribuzione delle strutture complesse, il riconoscimento, infatti, della funzionalità di DEA in DEROGAS scelto come modello operativo dalla rete doveva poter essere replicato anche in altri territori, perché altrimenti questo sarebbe stato un segno distintivo di un privilegio inaccettabile. Questo è stato il lavoro di paziente cucitura che la parte politica che rappresento ha voluto portare nella discussione faticosissima che ha accompagnato la gestazione della rete ospedaliera. Abbiamo anche scelto di procedere nelle forme della discussione d'Aula con voto finale, compendiato il voto finale dopo aver votato addirittura ogni singolo passaggio. È stata applicata a quella rete il procedimento di gestazione e di approvazione dei meccanismi legislativi complessi, quelli che sono di nostra competenza e di nostra pertinenza, assimilando il documento di riorganizzazione della rete ad un atto legislativo vero e proprio, e con questo abbiamo voluto marcare quella che è la nostra competenza primaria, qui dentro rappresentiamo il popolo sardo nell'adozione di atti legislativi di suo esclusivo interesse, ed è per questa ragione che abbiamo sempre chiesto come mai, dal 25 ottobre 2017, sono passati mesi, passavano mesi inesorabilmente senza che la rete venisse attuata, e quando abbiamo iniziato a scorgere i segnali non più di una disapplicazione, ma di una applicazione di un modello contrario, frutto di atti attuativi antitetici rispetto al documento, imperniati anche talvolta su delibere della Giunta antitetiche anche quelle, mi riferisco ad esempio a quella assunta il 24 luglio del 2018, da poco, sul trasporto neonatale, ma anche a quella di ridefinizione dei posti letto, che abbiamo chiesto al Presidente, che ringrazio, di bloccare, ed è ancora bloccata, per capire l'architettura dei posti letto. Perché dopo un anno quella rete non viene attuata? Io non mi sarei mai aspettato un epilogo come quello di questi giorni, ma francamente mi ha lasciato assolutamente indifferente. Il responso del Ministero, dal nostro punto di vista, non è atto capace di inficiare la legge, il documento che qui in aula noi abbiamo votato. Il parere del Ministero, peraltro non necessario, non è atto qualitativamente idoneo a bloccare l'entrata in vigore della rete ospedaliera. Non c'è norma che vincoli l'attuazione della rete al parere del Comitato di monitoraggio ministeriale, ed è per questo che noi abbiamo sempre detto: "Attuiamo il nostro modello di rete", attuiamolo per rispetto di quest'Aula, per rispetto dei cittadini, per cercare di mettere in pratica quel lavoro di paziente cucitura, di bisogno di salute nei territori che, ahimè, vede nella mancanza ad oggi di una rete territoriale il suo vizio originario di partenza, mancanza di rete territoriale, mancanza di rete dell'emergenza-urgenza, e quindi assolvimento, riempimento di quel vuoto con una rete ospedaliera che ha cercato di dare un dimensionamento nei territori del bisogno di salute. L'atto con il quale il Ministero ha interloquito recentemente non è atto qualitativamente idoneo ad interrompere il processo di attuazione della nostra riforma, lo dice la Corte costituzionale, lo dicono i precedenti giurisprudenziali, siamo Regione a Statuto speciale che si paga la sanità, e pertanto qualora dovesse e volesse decidere di andare oltre il livello minimo rappresentato dai LEA, su quella ulteriore disponibilità di servizi sanitari lo Stato non ha titolo per opporre né norme di coordinamento di finanza pubblica né norme organizzative, essendo un costo che questa Regione si paga da sé. È un'esperienza questa che ha visto premiare le resistenze della Val d'Aosta in un procedimento conclusosi con la sentenza numero 125 nel 2015, e questo dettato è già patrimonio disponibile della giurisprudenza amministrativa costituzionale. Io mi chiedo alla fine, ma a chi giova tutto questo, perché non attuarla questa benedetta rete, perché esporsi ad un dibattito come questo lo puoi fare, lo si può fare anche domani mattina. Perché, mi chiedo io, stimolare oggi quasi una sollevazione popolare contro questo Ministero, il quale risponde per bocca dello stesso Ministro: "Ma come, prima ci chiedete un parere non richiesto e poi vi lamentate perché ve lo diamo?". Allora, la rete può essere attuata anche domani mattina. A chi giova, mi chiedo io, tutto questo? Noi capiamo perfettamente che per certi aspetti la rete può rappresentare anche un'occasione di spesa maggiore, che era fronteggiabile con il tratteggiamento di una rete territoriale efficiente. Attuiamo la rete ospedaliera, partiamo con la declinazione di una rete territoriale, perché non riesco a capire a chi giova tutto questo. Giova a lei, Assessore, probabilmente, perché in qualche misura sul contenimento della spesa il lavoro sporco lo sta facendo fare al direttore generale dell'ATS con degli atti di contenimento della spesa, quindi di chiusura e di contenimento dei servizi che sono oggettivamente impopolari. Sicuramente gioverà anche al direttore generale, che probabilmente con una rete come questa, come quella che lui ha in testa anzi, non come quella votata dal Consiglio, forse riesce a rispettare quei margini, quel mandato di contenimento della spesa dato dalla Giunta così forte e così impegnativo. Ma certamente non giova ai cittadini, certamente non giova a tutti quelli che oggi lamentano un peggioramento dei servizi sanitari, a tutti quelli che hanno la sensazione di uno scadimento del servizio sanitario, e non giova, visto che non stiamo facendo tecnica scolastica o esercizio retorico, a quelle giovani madri ricoverate a Nuoro, che per il solo fatto di non partorire alla trentaquattresima settimana, in questo periodo, per effetto della delibera di luglio del 2018 e per effetto di una lettura estremamente formalistica del documento precedente alla nostra rete, ritengono che Nuoro, essendo classificato come DEA di primo livello, non possa affrontare quella tipologia di parti, dimenticando però che Nuoro ha un una terapia intensiva neonatale che lo classificherebbe almeno come punto nascita come secondo livello, e dimenticando soprattutto ciò che abbiamo affermato nella rete ospedaliera…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.

ARRU LUIGI, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Noi abbiamo cercato da ottobre, quando è stata approvata la rete, di rispettare tutta una serie di atti. Io ricordo che il DM numero 70, noi abbiamo valutato in seguito in effetti a numerose interlocuzioni, soprattutto con l'onorevole Cherchi, abbiamo cercato di ragionare e vedere il ragionamento che si faceva, in cui si dice: "No, non è necessario presentare il documento della rete ospedaliera". Lo abbiamo fatto analizzare da giuristi, dall'ufficio legale, e alla fine leggendo il DM numero 70 c'è scritto: "Sia le regioni ordinarie che le regioni a Statuto speciale applicano…", usa il presente, mi è stato insegnato anche qui in Consiglio regionale che dal punto di vista della predisposizione degli atti giuridici a tutti gli effetti non si usano i termini modali "deve applicare", quindi bisogna seguire questa applicare il DM numero 70, che ricordo che riguarda gli standard qualitativi sulla rete ospedaliera. Parte dal 2012 col decreto Balduzzi, numero 135 del 2012, ma se vogliamo essere ancora più precisi parte dal 1968 con la legge Mariotti, che distingueva gli ospedali, a seconda dell'ambito di popolazione, in ospedali cittadini, provinciali e regionali, quindi è un qualcosa che fa parte della programmazione sanitaria. Ovviamente c'è stata una evoluzione, per cui si inizia a parlare di altri concetti che sono previsti nel DM numero 70 e su cui peraltro io concordo, concordo ancor prima che come Assessore come medico. Iniziare a parlare di qualità, appropriatezza e sicurezza delle cure è strettamente in linea con il dettato costituzionale, con il diritto alla salute, ad un sistema sanitario corretto. Una recente legge, la Gelli-Bianco, conferma l'ulteriore interesse a garanzia del sistema sanitario nel tutelare il cittadino per evitare che abbia un rischio, vista la complessità organizzativa, una legge che inizia a definire e a parlare di rapporto volume-esiti, e parlare di rapporto volume-esiti significa che noi dobbiamo garantire che un cittadino che viene operato soprattutto in ambito chirurgico per una patologia oncologica abbia la garanzia di ricevere le migliori prestazioni, che sono legate all'operatore, ma sono legate al contesto organizzativo, cioè alla serie di servizi necessari per dare quella tutela e quella garanzia; maggiore è il volume della casistica, migliore sono gli esiti, tanto che è stato attivato un monitoraggio in tutti gli ospedali italiani proprio per cercare di documentare e misurare questo percorso. Allora, perché abbiamo presentato… quindi c'era un obbligo, che nasceva dal 2012, il Patto della salute, approvazione del DM numero 70 del Regolamento, che ci andava bene anche perché il Regolamento all'articolo 3 diceva che le Regioni a statuto speciale, le Regioni che si prendono carico del finanziamento hanno il potere di adattare il modello proposto, e vi ricordo che si basa su tre livelli di ospedale, l'ospedale di base, l'ospedale di primo livello e l'ospedale di secondo livello, permette di adattarlo al contesto geografico, alla viabilità. Allora io penso che noi abbiamo rispettato paradossalmente la legge allo stesso tempo esprimendo la nostra autonomia e capacità di programmare in relazione ai bisogni della popolazione, in relazione anche a una storia che esisteva dei sistemi sanitari ospedalieri, e ricordo che noi con la legge numero 23 abbiamo introdotto il concetto di presidio ospedaliero di area omogenea, il che significa che nell'ambito di un'unica direzione sanitaria si possono avere più stabilimenti, e questo, dal nostro punto di vista, ci permetteva di tutelare il fatto che all'interno di un ambito di 100, 150.000 abitanti, esistessero più stabilimenti. Facciamo l'esempio del Sulcis-Iglesiente, in cui ci sono a Carbonia un ospedale, a Iglesias altri due ospedali, oppure parliamo di Oristano, Bosa, Ghilarza, perché il criterio che nasce dalla programmazione sanitaria e non da un fatto burocratico prevede che un ospedale DEA di secondo livello abbia una ragion d'essere se serve un ambito di popolazione che permette di attivare quelle specialità che sono una garanzia per il cittadino, e per il DEA di primo livello significa per esempio un'unità per il trattamento dell'ictus, un'unità che dia la garanzia per il trattamento dell'infarto entro i 90 minuti. Allora la domanda è: "Ma voi siete stati rigidi e non lo avete applicato?" Il DM numero 70 è molto chiaro, il DM numero 70 dice che un ospedale ha ragion d'essere se la distanza dal DEA di riferimento è di 90 minuti, o dalla sede del pronto soccorso di 60 minuti; allora io vi chiedo se usando sistemi di georeferenziazione Ghilarza dista di più di 90 minuti da Oristano, dista più di 90 minuti da Nuoro? Oppure vogliamo andare a vedere ospedale per ospedale? Quindi noi abbiamo fatto una scelta di programmazione in cui abbiamo tenuto conto della storia, abbiamo introdotto un concetto che nel rispetto della normativa sindacale favorisse la mobilità parlando di équipe itineranti, perché abbiamo trovato delle situazioni in cui équipe numericamente valide in alcuni ospedali per la chirurgia, su sette elementi solo due operavano, allora non c'era una garanzia di effettività nell'ambito delle 24 ore di sette giorni su sette. Quindi noi abbiamo cercato di fare una proposta che difenderemo, perché abbiamo rispettato la legge che ci dà quella prerogativa di proporre un modello organizzativo, proprio nel rispetto del DM numero 70. Le sentenze della Corte costituzionale riguardano nello specifico delle regioni, però la stessa sentenza fa riferimento al DM numero 70 come surrogato dei LEA, come sistema per dare una garanzia ai cittadini dei livelli essenziali di assistenza, ora, continuare a dare un quadro catastrofico, onorevole Congiu… noi dal primo luglio siamo partiti con l'elisoccorso che fa parte del sistema di emergenza-urgenza, non partiamo da zero, perché sarebbe veramente non tener conto dell'operatività delle ambulanze medicalizzate e di numerosi operatori volontari che stanno all'interno del sistema, abbiamo fatto un salto di qualità con l'elisoccorso, con 300 interventi, garantendo quei territori che difficilmente venivano garantiti per le patologie tempo-dipendenti, cito La Maddalena con oltre 20 trasporti per infarto, per ictus, per aneurisma, cito l'Isola di Carloforte, cito i paesini dell'interno. Così come ricordo che esiste una delibera del 2015 che parla del modello di cure territoriali, e ogni volta mi si accusa che non abbiamo fatto la rete delle cure territoriali quando si sa che la normativa per forme evolute di aggregazione dei medici di famiglia è legata a un accordo collettivo nazionale, non esiste un rapporto di dipendenza dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e dei medici di guardia medica, quindi è strettamente legato a forme di contrattazione nazionale ed accordi integrativi regionali. Quindi noi abbiamo avviato tutti gli atti necessari di programmazione, in un contesto in cui tutti quanti abbiamo aderito, tutti quanti quelli della maggioranza eravamo consapevoli di una situazione per cui il Ministero dell'economia ci chiamava a sederci nel tavolo di monitoraggio e nel tavolo dei LEA dicendo che il divario tra quello che noi finanziamo e quello che realmente utilizzavamo superava il 12 per cento, come è stato ripetuto diverse volte. Bene, nonostante questo noi abbiamo affermato la nostra autonomia, non abbiamo voluto sederci al tavolo formale del monitoraggio e del Piano di rientro formale, perché quello avrebbe comportato blocco totale del turnover, addizionali IRPEF, addizionali Irap e ticket sui farmaci. Come maggioranza, noi Giunta, ma anche voi dovreste essere orgogliosi, che non abbiamo messo il ticket sui farmaci, dovreste essere orgogliosi che pur in un momento di difficoltà economica abbiamo pagato i farmaci per l'epatite C per 170 milioni, consapevoli delle difficoltà di un processo di cambiamento che richiede del tempo, che tutte le altre regioni hanno fatto in un momento di crescita economica, non nel momento in cui c'era uno stallo dell'economia. Per cui molte cose sicuramente non vanno bene…

PRESIDENTE. Grazie, Assessore. È possibile intervenire per dichiarazione di voto…

Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Chiediamo dieci minuti di sospensione. PRESIDENTE. Sospendiamo i lavori dell'Aula per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 47, viene ripresa alle ore 17 e 59.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Ha domandato di parlare la consigliera Daniela Forma per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FORMA DANIELA (PD). Io intervengo perché ritengo che quanto avvenuto nell'ultima settimana sia un fatto di una gravità inaudita e sia meritevole della centralità delle attenzioni di questo Consiglio, non può essere certo ancorato ad un ordine del giorno di censura dell'operato dell'Assessore della sanità a cui personalmente non sono disposta a prestare il fianco. La nota ministeriale che è pervenuta alla Direzione generale del nostro Assessorato regionale della sanità è, a mio avviso, quanto di peggio possa esserci nel catalogo del burocrate ministeriale che ritiene di poter piegare alle proprie disposizioni i contenuti di un decreto ministeriale. Un decreto ministeriale che approva un regolamento che, come ricordava l'Assessore, contiene una specifica clausola di salvaguardia nei confronti delle Regioni e delle Province autonome e in particolare per la Regione Sardegna che provvede autonomamente al finanziamento del proprio sistema sanitario, motivo per il quale, appunto, è stata garantita l'intesa nella Conferenza permanente, questo nell'agosto del 2014. Allora, non è pensabile che contravvenendo a quanto disposto dall'articolo 3 del DM 70, lo zelante burocrate ministeriale, recependo il lavoro del tavolo di monitoraggio, comunichi che il modello organizzativo introdotto dal documento approvato da questo Consiglio regionale non è coerente rispetto a quanto definito dal DM 70, invitandoci a ricondurre la nostra programmazione organizzativa-sanitaria agli standard nazionali. Ciò che il Ministero dice e scrive chiaramente è, per esempio, che gli ospedali di zona disagiata non possono avere strutture di chirurgia generale; ci dice ancora che l'ospedale di Ozieri non può avere la neurologia; che il San Francesco di Nuoro non può avere la neurochirurgia; ci dice ancora che l'ospedale di Lanusei è altamente sovradimensionato. Allora, non possono ministri e parlamentari di questo Governo Cinque Stelle-Lega-PSd'Az dichiarare che bene ha fatto il tavolo di monitoraggio a dare questo parere e contestualmente dire che non è loro intenzione tagliare i servizi ai nostri presidi ospedalieri. Per non depotenziare la nostra sanità il nuovo Governo, il Ministero della salute, devono approvare la programmazione che è stata approvata in questo Consiglio regionale, perché quello che è in gioco è la qualità dell'offerta sanitaria nel nostro contesto regionale e soprattutto in quelle zone più distanti e isolate rispetto ai nostri poli di eccellenza. Quindi non si può fare campagna elettorale su questi temi perché ne va della qualità della nostra sanità.

Io invito pertanto non solo questo Consiglio regionale, ma tutti i deputati…

PRESIDENTE. Onorevole Forma, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Cristiano Popolari Socialisti). Onorevole Presidente, Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi, io credo sia giunto il tempo di finirla con il teatrino e di entrare nel merito delle questioni: la sanità è un tema così importante che non può che vederci impegnati nella soluzione dei problemi. Non aspettavo l'ordine del giorno sulla censura politica del comportamento dell'Assessore presentato dal Partito dei Sardi perché io sto facendo una censura politica e una critica anche severa opponendomi ai provvedimenti che in contrasto alla riforma sono stati adottati da molto tempo, da un anno, e testimonianza di questo sono le mie interpellanze e le mie interrogazioni. Perché ad una riforma che io ho approvato, perché ritengo possa soddisfare i bisogni della Sardegna, razionalizzare il sistema, dare migliore qualità e assistenza, soprattutto alle aree periferiche, alle zone disagiate, non è seguita la volontà di applicazione di questa riforma. È questo che io contesto all'Assessore, mentre sono stati messi in atto tagli costanti, sottrazioni di servizi e la mannaia dell'ATS e delle aziende periferiche si è calata proprio sulle aree periferiche della Sardegna, le aree cosiddette disagiate. La riforma è migliorativa ed è per quello che io chiedo che venga applicata immediatamente, attuata immediatamente, non esistono Governi amici della Sardegna. Noi abbiamo il dovere e l'autonomia per poter applicare immediatamente questa nostra riforma, approvata un anno fa e ancora latitante. Sono questi, assessore Arru, gli atti che dobbiamo compiere. Lei ha fatto due giuramenti: uno in qualità di medico, quello di Ippocrate, e uno in quest'Aula a difesa dei diritti di tutti i sardi. Ebbene, è giunto il tempo che lei onori questi suoi giuramenti. "Racconta il tuo villaggio e sarai universale", cito Tolstoj per dire che io ho raccontato e continuo a raccontare il mio villaggio perché l'universalità di ciò che rappresenta è quella universalità di cui la Sardegna ha bisogno, un atteggiamento di attenzione soprattutto con la sanità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Augusto Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Partito dei Sardi). Presidente, io mi limito all'ordine del giorno, non parlo di documenti ministeriali arrivati dopo la presentazione del nostro documento, quindi mi limito all'ordine del giorno. Non è una decisione facile quella di discutere, di portare una mozione di censura politica ad un Assessore della propria maggioranza, ma diventa necessario quando le motivazioni critiche superano le indecisioni a farlo. Io ho deciso di votare a favore di questa censura perché ritengo che lei, Assessore, è censurabile in quanto responsabile di un Assessorato che ha proposto una riforma importante, difficile, molto vissuta da tutti i territori della Sardegna, che ha visto contrapposte posizioni che poi alla fine hanno comunque prodotto una riorganizzazione regionale della rete ospedaliera votata dal Parlamento sardo, ma che a distanza di un anno non è ancora entrata in vigore. È censurabile in quanto non sono, ad oggi, chiare e lei mai le ha chiarite veramente, le motivazioni che l'hanno spinta per un anno a non rendere immediatamente eseguibile il volere del popolo sardo, legittimamente votato dai suoi rappresentanti. È censurabile perché la sua azione politica omissiva ha messo in grave difficoltà chi in questa riforma ha creduto e lavorato per renderla presentabile ed accettabile, sia pur con spunti di criticità in alcuni capitoli e di organizzazioni di difficile attuazione in altri e mi riferisco a quelle che lei ha citato, le organizzazioni difficili, le difficoltà come ad Alghero-Ozieri piuttosto che a Carbonia-Iglesias se non a Lanusei o San Gavino. È censurabile perché la sua condotta ha generato confusione tra gli stessi operatori con un atteggiamento di attesa e di incertezza che hanno visto provvedimenti inattuati o attuati in contrasto con quanto votato dal Consiglio regionale. È censurabile perché non può essere una riforma della rete ospedaliera vigente quando si parla di alcuni argomenti, ad esempio l'ospedalità privata del nord-ovest della Sardegna o la riorganizzazione dei centri nascita, e non esplica i suoi effetti attuativi quando si parla di tutela della salute delle zone disagiate della nostra terra che soffrono in misura disarmante e preoccupante della mancata riorganizzazione e tutela dei loro diritti alla miglior salute possibile. È censurabile per essere responsabile con la sua condotta di un senso di disorientamento e crescente angoscia e preoccupazione tra gli operatori sanitari che nella popolazione, sia tra gli operatori sanitari che tra la popolazione, circa l'incerta applicazione di una norma legittima e permettere invece atti conseguenti alle aziende sanitarie che…

PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Assessore Arru, facciamo finta che non ci sia nessuno, parliamo in confidenza, lei ha tutte le fortune: prima l'anno mostrificato, quindi già un suo autorevole predecessore è stato mostrificato e sappiamo tutti la fine che ha fatto, quindi augurabile, adesso la martirizzano, ogni credente aspira al martirio, quindi è una fine che andrebbe anche questa augurata. Tutta questa montatura è tardiva e se io non fossi costretto dal mio tirannico Capogruppo me ne andrei per non partecipare a questa messa in scena, l'ha detto bene l'onorevole Zanchetta. Ci si richiama all'ordine del giorno, non stiamo parlando di nulla, noi dovremmo dire che lei è un pessimo Assessore con questo voto? Senza fare come al solito nessuna considerazione di merito, nessun approfondimento di merito, nessuna inchiesta ha fatto questo Consiglio regionale per dire ai sardi: "Le cose stanno così". Tutti ci siamo limitati e ci limitiamo ad ascoltare il tizio che si lamenta perché ha una prenotazione ad aprile del 19 come se fino a oggi gli ospedali fossero stati gratta e vinci tutti quanti, come se in tutto il mondo ci fosse una sanità migliore della nostra. Sto parlando dell'Italia, sto parlando anche della Sardegna e di tutti gli episodi di eccezione della sanità, perché siamo tutti bravi a scoprire che un giorno non funziona una cosa o che manca una medicina o che mancano le garze, io stesso sono autore di numerose interrogazioni, dico che in tutto il Sud non si sbarella istantaneamente davanti ai pronto soccorso mentre questo lo si fa al Nord, sono dei problemi, ci sono dei problemi, abbiamo scoperto che ci sono dei problemi, dopodiché dire che è colpa sua è sopravvalutarla. Quindi questa roba è totalmente inutile, io voterò sicuramente in difformità da chi propone questa censura, non ha nessun senso se non quello di martirizzarla, è un favore che io non le posso fare nonostante la nostra amicizia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI).Intanto l'onorevole Deriu a breve avrà modo insieme a noi di approfondire i meriti e i contenuti di quanto non va in sanità in Sardegna. Però Presidente, noi vogliamo manifestare una posizione chiara di coloro, tutta questa minoranza che da subito ha avuto da criticare apertamente, lealmente le proposte di legge in particolare che sono arrivate sulla materia della sanità, ma soprattutto abbiamo denunciato continuamente ciò che della sanità non funziona ed è tantissimo. E lo ricordo, purtroppo l'argomento lo continuiamo a sostenere perché la sanità è un diritto, è un diritto per tutti i sardi e invece Assessore voi nascondendovi dietro la necessità di dover avere dallo Stato 250 milioni o addirittura avete detto che per dover rispettare i parametri a noi risulta che l'unico parametro da rispettare erano i 3,7 posti letto ogni mille abitanti, l'unico motivo per il quale la rete doveva essere sottoposta ad una valutazione, voi avete mortificato la Sardegna, parlate ancora di rispetto del DM 70 quando da sempre noi sosteniamo la sanità nel nostro bilancio integralmente e credo che questo purtroppo non sia stata una buona idea, una buona procedura anche alla luce del fatto che le ASL continuano a mettere in campo atti, deliberazioni contrari alla rete ospedaliera ma anche quelli che riguardano tempistiche precedenti sono assolutamente contro la legittimità. Quindi noi per queste ragioni e per il vostro modo di gestire la sanità in Sardegna, perché è vero, quello che hanno detto i colleghi che ci sono problemi, ci sono disastri in alcuni casi e voi ancora continuate a sostenere ciò che voi ma soprattutto che avete concesso di fare in particolare all'ATS. Quindi noi vogliamo avere una posizione molto chiara, abbiamo presentato una mozione di sfiducia che lì in quell'occasione Presidente le chiederemo di inserirla al più presto all'ordine del giorno, racconteremo con contenuti ciò che pensiamo della sanità in Sardegna, del vostro modo di gestirla e non ci limiteremo alla rete ospedaliera perché non è l'unico problema o l'unico errore da voi commesso. Certo, noi adesso siamo anche preoccupati del fatto che questo Consiglio comunque deve intervenire sulla modifica della rete ospedaliera. Le chiediamo di anticipare i tempi, di ridurre appunto questi tempi in modo tale in questo caso di poter essere ottemperanti per il 31 di ottobre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fabrizio Anedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ANEDDA FABRIZIO (Gruppo Misto). Questo ordine del giorno di sfiducia per l'assessore Arru e quindi per tutta la maggioranza avviene nel momento in cui il Governo nazionale di destra guidato dalla Lega a voce di popolo "ladrona", ci comunica che la Giunta regionale invece di recepire in toto il DM 70 si è permessa con il Consiglio regionale di utilizzare deroghe nel riordino della rete ospedaliera per tenere aperti tutti i piccoli ospedali della Sardegna. Se tenere aperti i piccoli ospedali, aver istituito l'AREUS, aver sbloccato 1200 assunzioni, aver vinto la lotta alla peste suina, aver eliminato qualche primariato di troppo, aver centralizzato gli acquisti, aver eliminato otto ASL con i relativi centri di potere con una ASL unica, se tutto ciò è una colpa cosa dovremmo dire della precedente maggioranza che oggi chiede le dimissioni di Arru? Ricordo le liste d'attesa durante il precedente Governo di centrodestra, gli acquisti fuori controllo, i farmaci, per esempio le siringhe pagate anche il doppio da un'ASL all'altra, intramoenia utilizzate per far quadrare i conti a qualche primario, aver monopolizzato la riabilitazione, sistema interinale utilizzato secondo voci di popolo per la fortuna di qualche politico. Oggi quella maggioranza guidata da quella transitata nel centrosinistra, ci vuol dare lezioni di buon governo. Non voto la sfiducia ma chiedo di andare in piazza a manifestare contro questo governo di destra composto dalla Lega ladrona e Cinquestelle scatole vuote. E' ora di spiegare ai cittadini che la Lega è sempre la stessa, non tutela certo la povera gente del Sud, è il volto peggiore della destra, attenta alla nostra autonomia e usa i suoi lacchè in Sardegna come imbonitori. Manifestazioni di massa contro il governo della Lega ladrona che vuole calpestare i diritti dei sardi alla salute, altro che sfiducia all'Assessore.

Assessore, se una parte di maggioranza sempre in maggioranza anche nella precedente legislatura la vuole sacrificare, lei persona perbene e onesta si dimetta, ma ci elenchi prima tutti coloro, partiti, forze politiche e consiglieri che hanno condiviso con lei il governo della sanità in questi ultimi cinque anni, sicuramente non ci sarà il mio nome né quello della mia parte politica, ma sicuramente quella parte politica di maggioranza, sempre in maggioranza sì, è il vecchio giochetto della politica opportunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). E' difficile intervenire dopo l'intervento straordinariamente appassionato del collega Anedda, ma mi farò forza e lo farò. Presidente, io credo che non si possa utilizzare la mozione dei colleghi del Partito dei Sardi per discutere dell'atto gravissimo che il Governo ha fatto nei nostri confronti. In Commissione noi abbiamo chiesto la convocazione di un Consiglio regionale straordinario per parlare del tema, lo richiediamo qua perché non si tratta semplicemente di una disfunzione di comunicazione fra il Ministro, i suoi uffici e la Sardegna, è un atto grave contro la sovranità della Sardegna, un atto mandato dagli uffici del Ministero che probabilmente il Ministro non conosce. Quindi io vorrei discuterne in maniera approfondita, vorrei che il Ministro venisse qua insieme ai suoi tecnici a parlare di sanità e della riforma che noi abbiamo fatto perché non abbiamo da nasconderci e perché questo Consiglio regionale ha salvato, checché se ne dica, le piccole strutture ospedaliere e il sistema sanitario che era al collasso, al collasso dal punto di vista economico grazie alle precedenti Amministrazioni. Oltre il fatto che, e qui entro nel tema che riguarda la mozione, io sono amorevolmente in polemica aperta da mesi con l'Assessore per tante ragioni, sono anch'io amareggiato perché vorrei di più, ma non credo che gli si possa imputare quarant'anni di clientele e di sistema di potere dentro la sanità pubblica dove, come dire, è stato costruito un sistema che non mette al centro il cittadino e i suoi bisogni ma le carriere politiche di chi nella sanità mette le mani e le carriere di certi primariati, di certi sistemi interni e anche i sistemi economici interni, di interinali, di situazioni che favoreggiano sistemi poco chiari, di cui non può essere il colpevole l'Assessore, perché questo è un sistema che dura da quarant'anni, che noi abbiamo provato a smantellare con l'ATS, che ha messo mano a una serie di porcate che si sta cercando di rimettere a posto su tutta una serie di altri aspetti, è una riforma che cerca di mettere ordine. Quindi noi non voteremo ovviamente a favore di questa censura, ma il tema dell'atto grave e violento del Governo deve essere affrontato in maniera precisa e puntuale, e chiediamo formalmente un Consiglio su questo punto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usula Emilio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Presidente, tre minuti per poter dire quanto si dovrebbe e si vorrebbe dire in questa occasione sono davvero pochi. Si sta discutendo un ordine del giorno sulla mancata applicazione del Documento di ridefinizione della rete ospedaliera, su questo si chiede un atto di censura politica all'Assessore e alla maggioranza. Io dico, e non aspetto certamente oggi per poter esprimere la mia posizione, io penso di dover chiedere all'Assessore e a questa Giunta a che punto è tutta una serie di inadempienze, che forse l'inizio dell'applicazione di questo riordino della rete ospedaliera, l'attuazione e l'applicazione dell'atto aziendale, sta determinando in Sardegna. Io chiedo a che punto è il rispetto dei livelli essenziali di assistenza? A che punto è l'accoglimento di prestazioni extra LEA, che pure in altre regioni sono state accolte? A che punto è la soluzione dell'atavico problema delle liste d'attesa, del mancato rispetto dell'obbligo degli screening? A che punto siamo con la rete dell'emergenza-urgenza, che non è identificabile in una cosa positiva e giusta, e finalmente avviata, pur tra tante difficoltà, che è l'elisoccorso, ma non è rete di emergenza urgenza! A che punto non è la rete di cure territoriali, che doveva essere e doveva andare di pari passo con la rete ospedaliera? Quello che contesto io oggi è il fatto che se siamo in questa situazione è proprio perché abbiamo accolto una filosofia proposta nel DM 70, che parametra e dimensiona i nostri servizi secondo appunto dei parametri che sono inaccettabili. Questo contesto alla Giunta e non aspetto certamente una mozione di censura, piuttosto fantasiosa, per poterlo dire, l'ho detto e lo ripeto in tutte le occasioni.

Noi avremmo dovuto, a suo tempo, imporre al Governo la nostra visione, siamo una Regione che si paga la sanità, dovevamo discorso dirgli che noi ci discosterermo puntualmente dal DM 70, perché sono parametri inaccettabili. Noi questo dovremmo dire entro il 31 ottobre, quando io spero si arrivi a un documento comune in cui di fronte al Governo, o al burocrate del Governo, diremo che non sono assolutamente accettabili…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piermario Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANCA PIERMARIO (Partito dei Sardi). Presidente, il vecchio che avanza! Avanza veramente al galoppo il vecchio, nonostante fuori le cose stanno cambiando qua dentro niente si muove. Stia tranquillo, Assessore, tanto qua la filosofia è sempre quella di una vecchia politica. Non disturbiamo il manovratore, questo è quello che vogliamo dire in sostanza. Non disturbiamo il manovratore! Benissimo, noi come partiti invece diciamo che siamo dei Consiglieri, anche se consiglieri di maggioranza siamo dei Consiglieri, abbiamo il dovere e il diritto di dire quello che pensiamo quando le cose in particolare non vanno bene. Guardi, Assessore, gli eventi recenti relativi al decreto ministeriale 70 le vengono incontro, perché in realtà quello che abbiamo fatto noi è un'altro argomento che abbiamo portato avanti, una rete ospedaliera votata qua dentro, che è un organo legislativo, dopo un anno non è stata applicata. Il dato fondamentale è questa: dopo un anno non è stata applicata. Ma allora, colleghi, io continuo a dire siamo qua per difendere un bidone vuoto, oppure dobbiamo dire quello che effettivamente pensiamo? Perché guardi, Assessore, in realtà abbiamo poco da criticare il Governo, cioè in realtà il governo non ci può dire proprio niente, perché poi noi questa rete ospedaliera non l'abbiamo applicata. Di cosa stiamo parlando? Consiglieri, colleghi, di cosa stiamo parlando? Il Governo ha detto la sua, non dovete applicare questa riforma, ma questo Assessore non l'ha applicata! Stiamo attendendo da un anno che venga applicato quello che è stato deciso da questo Consiglio, maggioranza e minoranza. Quello che vogliamo noi, come Partito dei Sardi, poi queste polemiche sterili, è quello di vedere questo consesso rielevato a dignità. Quello che manca qua dentro è questo concetto di dignità, dove i Consiglieri effettivamente dicono all'Assessore, io solamente sono eletto e l'Assessore oltretutto è nominato, ma perché tu non lo applichi? A distanza di un anno diciamo, benissimo, diciamo all'Assessore, perché molte volte non risponde, oppure non sente, facciamo la mozione di censura, e qua si elevano naturalmente tutti i buonisti. Naturalmente quelli che generalmente parlano male poi diventano tutti buonisti, perché forse siamo vicini alle elezioni. Ma in realtà non abbiamo detto proprio niente, abbiamo solamente detto, ma perché non è stata applicata la riforma ospedaliera, votata da quest'Aula? Adesso su questo poi si può parlare di quello che sta avvenendo in questi giorni, ma il problema fondamentale è il distacco dell'esecutivo dall'organo legislativo. Tutto quello che noi diciamo non viene molte volte peccato applicato…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Congiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). La mancata attuazione della rete ospedaliera ha generato delle conseguenze pratiche. Ho parlato poc'anzi della situazione di Nuoro, del punto nascita di Nuoro. La mancata attuazione della rete determinerà, perché la rete ospedaliera prevedeva una rivalutazione del plesso nuorese ed una nascita a Nuoro di un punto nascita di livello regionale, questo non accade, le gestanti sono trasferite a Sassari, per di più facendole assumere l'obbligo di dichiarare che rifiutano il trasferimento se vogliono rimanere a Nuoro, questo è il livello di sanità che c'è all'ospedale San Francesco in questo momento. La mancata attuazione della rete ospedaliera ha generato in punto di mancata nascita degli ospedali di comunità, ha impedito l'attuazione di risparmi per 63 milioni di euro, ripeto, la mancata attuazione della rete ha generato come conseguenza il mancato risparmio di 63 milioni di euro. E' questo il teatrino, onorevole Deriu, del quale lei ha parlato? Se questo è il teatrino, e cioè la tutela della dignità non tanto di quest'aula, ma del popolo sardo, sul tema della salute, ebbene io sono un teatrante! Dopodiché alle accuse di qualcuno, onorevole Anedda, che va a dire e tacciare di opportunismo perché siamo stati rei di aver presentato un ordine del giorno di questo tipo, beh, fossimo a Napoli le predisposto avrei risposto "a sorrette", onorevole Anedda, siamo in Sardegna e mi limito a dire che voterò a favore dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Partito dei Sardi). Presidente, per dichiarare subito ed immediatamente che non sono assolutamente iscritto al club degli ipocriti, e ne vedo tanti militanti in quest'Aula. E soprattutto perché non c'è nessuna montatura, non c'è nessuna messa in scena, non dobbiamo difendere nessun fortino, non dobbiamo difendere nessun bidone vuoto, e soprattutto quello di attaccare l'assessore Arru non è il mio sport preferito, perché ogni mattina ho il piacere, spesso qui a Cagliari, di andare a correre con il collega Lotto, quindi pratico altri sport. Però, assessore Arru, la censuro politicamente, convintamente e con determinazione perché qui tutti parlano di tutto e di tutti, ma la cosa più importante non è stato letto neanche l'ordine del giorno, non è una mozione, è un ordine del giorno perché noi le stiamo dicendo che lei ha disatteso quanto ha legiferato il Consiglio regionale il 25 ottobre del 2017, ecco qual è la ratio, e noi la censuriamo, la condanniamo vivamente, fortemente politicamente, Presidente Pigliaru, faccia con la mano così, lo faccia con la mano! Si faccia un giro per la Sardegna Presidente Pigliaru, lo facciamo anche assieme se ha piacere, non lo so se lo abbia, ecco perché con convinzione e determinazione censuriamo politicamente l'atteggiamento, il comportamento e soprattutto il non rispetto della volontà del Consiglio regionale, questo facciamo, badi bene, Assessore e Presidente Pigliaru, l'ordine del giorno l'abbiamo presentato prima onorevoli colleghi prima che il Ministero della salute scrivesse in merito alla rete ospedaliera, l'abbiamo scritto ad agosto, non in questi giorni e, soprattutto, lo sa cosa c'è assessore Arru? Che qui dentro tutti nei corridoi, nel bar, dappertutto, la fanno a coriandoli, solo che quando c'è il momento entrare in aula nessuno ha il coraggio di dirle le cose come stanno perché regna l'omertà assoluta, ovviamente per quanto mi riguarda, il nostro gruppo si dissocia da questo tipo di comportamento e vota a favore. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Rossella Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Grazie Presidente, dopo le parole forti del collega Desini io intervengo per fare immediatamente una proposta di emendamento orale a questo documento, la mia proposta è la seguente: propongo di cassare il primo paragrafo: "richiamata la mozione numero 424", integralmente e, nella parte in cui il documento recita "esprime censura politica nei confronti dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità dell'assistenza sociale", sostituire le parole "Assessore regionale" con "Ministro della salute". Questo perché mi rifaccio anche a molti interventi che in aula sono stati fatti precedentemente dai miei colleghi, in questo momento il nemico dei sardi e del parlamento sardo non è l'assessore Arru, il nemico è colui o colei che non intende rispettare la volontà dei sardi è il ministro Grillo e i suoi funzionari. Una breve cronistoria dei dati, degli eventi e delle procedure, a ottobre il Consiglio regionale nel mese di ottobre del 2017 il Consiglio regionale ha approvato la rete ospedaliera, a dicembre gli Uffici dell'Assessorato hanno provveduto a mandare, a inoltrare la richiesta di parere così come previsto dalla norma al Ministero e il tavolo del monitoraggio del DM 70 si è riunito il 31 maggio. Noi abbiamo ricevuto la documentazione soltanto l'11 di settembre, fra l'altro con un numero di protocollo del 7 di settembre, ora è evidente che chi vuole chiudere gli ospedali della Sardegna, chi vuole che trasformiamo i nostri ospedali in grandi poliambulatori che funzionano dal lunedì al venerdì, che non danno la certezza delle cure ai sardi, non è di certo l'assessore Arru, non è questa Giunta, ma è il Ministro, pertanto ribadisco la mia proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Grazie Presidente l'ordine del giorno in discussione oggi risente del tempo passato da quel 2 agosto, oggi appare fuori tema quantomeno la discussione che ha visto impegnata l'Aula perché la nostra priorità è la difesa delle prerogative della nostra autonomia sotto attacco, arrivo a dire che sarebbe forse più utile se l'ordine del giorno venisse ritirato e sostituito con una presa di posizione forte sulla vicenda più attuale e dico questo nonostante non abbia contribuito a suo tempo ad approvare il documento di riordino della rete ospedaliera, le mie perplessità sono agli atti e non avendo niente da rettificare o da abiurare posso anche non dilungarmi sull'argomento, però oggi troverei più importante tutelare e difendere l'autonomia sarda, il ruolo del Consiglio regionale e la difesa delle leggi, anche di quelle di cui non condivido l'impostazione e che non ho condiviso, dai Governi accentratori e dalle burocrazie romane e sarde perché quel documento, a firma del direttore generale della sanità, mi ha ricordato tanti documenti a cui purtroppo ho dovuto rispondere trovando in una parte della burocrazia una totale sordità alle richieste che provengono dal di fuori di questo Consiglio regionale. Detto ciò, se non fosse possibile arrivare a un ordine del giorno unitario, non sia scontata la nostra partecipazione al teatrino efficacemente descritto dai colleghi, noi non siamo rappresentati in Giunta, e non per nostra scelta, credo che il Presidente farebbe bene a verificare che l'approvazione degli atti graditi e la non approvazione degli atti non graditi, sia garantita dalle forze rappresentate all'interno della Giunta regionale o ci si trovi invece di fronte a un governo di minoranza che ha una composizione ma che poi in Aula ricerca altre composizioni diverse per garantire il prosieguo e l'approvazione degli atti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliere Anna Maria Busia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Gruppo Misto). Presidente e colleghi, solo per chiarire e per ribadire quanto avevo già detto in occasione del voto sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, voto che da parte mia era stato assolutamente contrario, perché contraria sono stata ai presupposti di quella riforma perché contraria ero all'impostazione, contraria ero soprattutto al fatto che non ritenevo fosse necessario e assolutamente impellente la necessità appunto che si dovesse ottemperare al DM 70, ma questa riguarda il passato, oggi ribadisco però un concetto e cioè che non posso votare un ordine del giorno, chiedo scusa, che ha a che fare con la necessità che quella riorganizzazione che non mi piaceva così com'era nata, che peggio è stata, è diventata quando ha subito quegli aggiustamenti e tutti i rattoppamenti in aula e quindi non possono condividere un ordine del giorno che chiede di ottemperare a qualcosa che non trova assolutamente la mia condivisione, ma credo che ci sia soprattutto una grande confusione, o io ho letto il documento sbagliato e cioè il documento, l'impugnazione o meglio le osservazioni da parte del Ministero che mi pare che riguardino alcuni aspetti su cui avrei voluto che l'Assessore riferisse, per questa ragione peraltro io ho presentato un'interpellanza il 13 di settembre perché l'Assessore riferisse, ci mettesse nelle condizioni di capire meglio che cosa è accaduto e come intendesse porre rimedio, ma dicevo, si confondono mi pare due piani differenti e cioè: la questione che attiene al mancato rispetto della volontà del Consiglio regionale, sovrano e invece la sostanza e il merito della questione della riorganizzazione della rete ospedaliera. Questo mi pare sia l'errore di fondo, mettere insieme le due cose, solo per fini elettorali, mi pare soprattutto perché si sta continuando a sparare sempre sul solito Assessore, mi pare essenzialmente un atto di bullismo politico per fini elettorali, e quindi ovviamente non posso votare a favore di questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA PAOLO (SDP). Dico subito che io voterò contro questo ordine del giorno, farò delle valutazioni che penso mi distanzieranno dal resto dei consiglieri e anche dalla maggioranza, in primo luogo io non considero il fatto di essere riusciti a tenere aperti una serie di piccoli ospedali come in assoluto un successo della riforma sanitaria, il senso della riforma sanitaria non deve essere quello di combattere e contrastare lo spopolamento, oppure di soddisfare le aspirazioni, anche campanilistiche, di alcuni rappresentanti del popolo; la riforma della sanità deve prima di tutto tutelare la salute, e quando la tutela della salute si mette in contrasto con la tutela dell'amor proprio io preferisco che si curino meglio i pazienti piuttosto che si dà più soddisfazione ai piccoli sindaci o ai piccoli Comuni, e su questo voglio essere molto chiaro.

Il secondo punto. Noi parliamo di Governo nemico, ostile agli interessi dei sardi, che contrasta la nostra specialità, però esistono dei sistemi, dei meccanismi attraverso cui funzionano le specialità che noi molto spesso non rispettiamo, L'articolo 3 del DL 70 dice che le Regioni a Statuto speciale applicano il decreto compatibilmente con lo Statuto di autonomia e le norme di attuazione, ora, noi norme di attuazione in materia di sanità non ne abbiamo. La logica di applicazione del nostro Statuto ed il criterio di funzionamento consiglierebbe che noi avessimo prima contrattato le deroghe al DL 70, e poi approvato una legge di riforma della sanità; in questo modo probabilmente non avremmo avuto le osservazioni del Ministero, non avremmo gridato al Governo ostile, che forse è cattivo davvero però in questo caso siamo anche noi che abbiamo fatto degli errori, e questi sono degli errori che noi commettiamo sistematicamente. Per non andare lontanissimo, noi abbiamo approvato una legge sulla agenzia delle entrate quattro mesi dopo aver approvato una norma di attuazione che non prevedeva l'agenzia delle entrate, che non prevedeva la riscossione diretta, che non prevedeva il versamento diretto nelle casse dell'agenzia, per cui quella legge è stata poi impugnata. Cioè se fossimo un po' più pratici e un po' più precisi nell'utilizzo della nostra autonomia, approveremo prima le norme di attuazione che sono necessarie perché possiamo attuare e mettere in funzionamento quelle competenze che sono previste solo teoricamente nello Statuto, e poi le leggi di applicazione di queste norme. Questo dovremmo imparare un po' meglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). Io credo che in tempi non sospetti abbia detto delle cose in quest'Aula rispetto alla riforma sanitaria che abbiamo approvato, con qualche perplessità e con molte remore. Ricordo anche che il io e il mio Gruppo votammo contro quel famoso emendamento che dava la possibilità alla Giunta regionale di decidere sulle deficienze cliniche di alcune strutture o presìdi, e questo significa che la Giunta regionale può in qualsiasi momento decidere che una struttura pubblica con dieci posti letto può perderne una parte, tutti o la metà, e spostarli ad altre strutture, che siano pubbliche o che siano private. Quindi il pulpito da cui in questo momento parlo credo che non si possa prestare ad atteggiamenti di ipocrisia rispetto a quello che abbiamo sempre detto e a quello che stiamo dicendo oggi.

Questa mozione di censura capita in un momento in cui paradossalmente noi dobbiamo andare a difendere le scelte dell'Assessore; io devo dire anche che in quella riforma sanitaria probabilmente l'Assessore non era d'accordo su molte di quelle deroghe che noi abbiamo inserito, perché è vero che l'ANCI, il CAL, i sindaci dei territori a più riprese hanno fatto delle rimostranze forti perché venissero salvaguardati gli ospedali e la salute del territorio, e però in quella legge noi abbiamo scritto che nessuna struttura dovesse andare in depotenziamento, anzi quelle che c'erano - io me lo ricordo bene ed è anche scritto - dovevano essere potenziate strutturalmente, come dotazione organica e come dotazioni strumentali. In effetti sino ad oggi non si è vista l'applicazione della riforma per come ce l'aspettavamo noi, e anche qualche giorno fa noi abbiamo chiesto all'Assessore che si venisse in Aula proprio perché ci rappresentasse a che punto era l'attuazione della legge di riforma, perché in una Commissione sanità l'Assessore dice che per lui la legge non poteva essere attuata sinché non ci fosse stato il parere del Ministero, però (forse capii male io) il Direttore generale disse che invece per lui la legge andava applicata immediatamente. Io credo che questi dubbi vadano fugati immediatamente, come credo, e mi allaccio a quello che ha detto il collega Francesco Agus, che oggi noi siamo qui per ribadire con forza quelle che sono le prerogative della Regione autonoma della Sardegna, perché ancora una volta, e qui non si tratta di governi amici o nemici…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cocco, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Due brevi considerazioni. Io ricordo abbastanza bene qual è stata la discussione sulla rete ospedaliera durante l'elaborazione della stessa. Nella Commissione sesta ricordo bene il ruolo svolto dall'Assessore, dalla maggioranza, dallo stesso Partito dei sardi e dalla stessa minoranza; è stata una discussione difficile, c'è stato un rapporto con i territori non facile, dove si trattava di interloquire su delle parole d'ordine che erano abbastanza complicate, c'era molta agitazione nei territori per quello che poteva succedere. Si parlava della possibilità di applicazione di un DM 70 che avrebbe portato alla chiusura, davvero, di molte strutture, e c'è stato l'impegno di tutte le forze politiche un po', diciamocelo tra di noi, anche facendo a gara a chi recepiva con maggiore attenzione ciò che erano i segnali di scontento non sempre razionale che pure c'era nel territorio, e io debbo anche dire però, per onestà, che ho seguito molto da vicino quello che è stato l'impegno che lo stesso Partito dei sardi ha posto in quella occasione nel contribuire anche a trovare delle soluzioni; un impegno che in un certo senso mi richiama alle parole che sono state pronunciate dal collega Congiu quando oggi lamenta che quella rete non è ancora a regime, diciamola così. Io in fondo comprendo l'esigenza che viene messa in campo, tutti noi e lo stesso Assessore avrebbe preferito che tre giorni dopo l'approvazione fosse tutto ben definito e funzionante, e però siamo anche tutti consapevoli, pur capendo l'esigenza che viene posta, un po' meno debbo dire molto francamente e onestamente certi toni della discussione politica, però l'esigenza che viene posta di un'accelerazione nella applicazione della norma….

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lotto, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Ruggeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUGGERI LUIGI (PD). Io ho sempre un po' di difficoltà ad orientarmi in queste discussioni, perché ci viene richiesta una censura dell'assessore Arru che assomiglia ad un atto di fede, basandosi su un presupposto confezionato come una verità politica per cui dovremmo assumere che la rete ospedaliera non è in applicazione, come se fosse un qualcosa di immanente che si traduce con un semplice schiocco di dita direttamente in una realtà fattuale, e semmai sostenendo, solamente sulla base di qualche scontento territoriale, il fatto che questa operatività non sia stata compiuta. Io, l'unica cosa che ho sentito dire di effettivo, è che c'è un atto che contrasta, che contrasterebbe la determinazione e l'orientamento della rete ospedaliera quando con la rete dello (…) non si qualifica Nuoro come centro ostetrico di secondo livello, definizione che non è presente nella nostra rete ospedaliera e che invece configura a quel presidio ospedaliero il ruolo di centro ostetrico di primo livello e che non osta assolutamente all'accoglienza di quel tipo di gestante. Ma questo è un problema più in generale, che attiene forse alla cattiva coscienza di tanti, non sto riferendomi ai presentatori della mozione, ma riguarda soprattutto la mancanza di assunzione di responsabilità di fronte alla riforma pur avendo alle spalle un portato che va dalla legge numero 21 del 2012, per esempio, che ribadiva le stesse cose che definisce il decreto ministeriale "70", alle delibere di riforma della rete ospedaliera precedenti che assumevano l'accordo Stato-Regioni che manteneva come fattori di riferimento gli stessi elementi che vengono portati, cioè quella di bacini di utenza dei volumi dal DM 70. Oggi il Mattino di Padova oggi apre le prime tre pagine sulla carenza di medici. Trecento medici che mancano a Padova, bisogna pensare che la rete ospedaliera non è una traslazione di un modello sic et simpliciter sullo schema del sistema sanitario regionale ma piuttosto un processo in divenire che ha dei limiti nella struttura esistente, nella operatività possibile nel numero di persone ed in quelle stesse delibere che magari si dice, si stanno bloccando, che riguarda la ristrutturazione per esempio del sistema delle chirurgie nei poli di Cagliari e di Sassari. Se questo non è, vuol dire che le cose che stiamo proponendo hanno tutte il retrogusto amaro della strumentalità sia per quanto attiene chi dice…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Grazie Presidente, ma c'era un bellissimo articolo che Luca Rojch domenica ha pubblicato su La Nuova Sardegna che era intitolato "ultimo miglio della legge urbanistica". Ma quello che ha scritto Luca Rojch sulla legge urbanistica si può applicare tranquillamente anche alla rete ospedaliera e al sistema politico in generale, perché viviamo un momento in cui ognuno a seconda della posizione in cui si trova prende la propria posizione. Do lettura veloce di questo passaggio: "io credo che la prima grande vertenza da aprire sia quella di rivendicare il diritto di poterla governare" - riferita alla sanità - "e non di dover applicare in Sardegna criteri lacci e laccioli che appartengono a situazioni che stanno fuori da quest'Isola, a medie, criteri, a criteri tendenziali che sono quelli del resto della penisola. Diciamola tutta fino in fondo, diciamo che questa riforma una volta adottata andrà al vaglio del Ministero e probabilmente, se non cambia qualcosa, ci saranno ulteriori situazioni da rivedere. Probabilmente cadranno ulteriori parti dell'assetto che stiamo dando perché non rispondenti a criteri prettamente economicistici. Tutto il sostegno qualora si voglia aprire una vertenza in questo senso, rivendicare il diritto di governare la sanità con criteri, con cuore e gambe in Sardegna." Chi ha detto queste parole non è Antonio Solinas ma è un altro Solinas che è il nostro ex collega Christian Solinas che oggi è passato a livello un po' più alto, con un altro partito che ha sempre contestato, soprattutto che ha lavorato sempre contro la Sardegna. Bene io credo che noi dobbiamo non dividerci ma cercare di unire tutto il territorio regionale e tutte le forze politiche ed economiche perché questa davvero è una battaglia di autonomia per la Sardegna. Io che ho sempre rispettato e condiviso molte scelte con gli amici del Partito dei Sardi credo che fare una mozione come questa sia un atto dal punto di vista politico non usuale, per non usare altri termini. Credo che i problemi all'interno di una maggioranza come in tutte le maggioranze sono sempre nati, si sono sempre affrontati, credo che noi dobbiamo affrontare con un clima più sereno, politicamente alla vertenza della sanità, perché nei nostri territori la sensazione che è passata è quello che noi volevamo chiudere i piccoli ospedali. Noi li abbiamo salvati con la riforma ospedaliera, con la rete della riforma ospedaliera, li abbiamo messi in sicurezza, bene io mi aspetto che quei comitati che sono nati spontaneamente nei territori che avevano, mi auguro, solo il fine di difendere la struttura ospedaliere, oggi siano forieri di una difesa forte di quella che è la nostra riforma per i piccoli ospedali della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Grazie Presidente, ma oggi discutiamo a distanza di due mesi un paradossale ordine del giorno di censura dell'Assessore della sanità dirò perché paradossali, discussione che avviene dopo avere respinto poco tempo fa una mozione di sfiducia contro lo stesso Assessore e dopo che il Governo nazionale ha affermato che questo Consiglio regionale ha approvato una rete ospedaliera troppo sarda derogando eccessivamente rispetto alle disposizioni ministeriali. Il contrario insomma rispetto alle ricorrenti litanie sentite fino ad oggi confermando il fatto che noi non solo non abbiamo chiuso alcun ospedale ma abbiamo rinforzato le prestazioni numerosi altri presidi ospedalieri. La verità qualche volta emerge nonostante goffi tentativi di continuare a screditare una verità indiscutibile, ciò che non si capisce è perché continuare oggi a discutere di censura; io credo, e mi rivolgo ai colleghi del PDS, perché non comprendere che le cose erano cambiate, che la discussione sulla rete ospedaliera è necessaria ma con un approccio differente, perché insistere, sostenere che avremmo dovuto evitare di inviare il documento al Ministero è una tesi evidentemente risibile sulla quale c'è da discutere. Sostenere che non si è dato corso alla rete ospedaliera votata dal Consiglio regionale è falso, perché altrimenti avremmo dovuto ridurre il numero di strutture complesse e non è stato fatto, si sarebbero dovute tagliare le chirurgie negli ospedali di sedi disagiate e non è stato fatto. L'ospedale San Francesco di Nuoro avrebbe dovuto essere ridimensionato nella rete di patologie tempo dipendenti, nella rete oncologica e così non è stato, si sarebbe dovuto procedere alla riconversione dell'Ospedale di Ghilarza eliminando la Medicina, la Chirurgia, la riabilitazione e così non è stato. Come così si sarebbero dovuti ridimensionare gli ospedali di Lanusei, La Maddalena, Iglesias, Alghero cosa che non è avvenuta. La verità è che dopo vent'anni esiste finalmente una rete ospedaliera, bella, brutta certamente esiste dopo vent'anni cosa che avrebbero potuto fare altri che hanno governato negli anni passati che non hanno fatto, rete ospedaliera che può essere modificata, integrata e migliorata però certamente esiste e si può fare. Io credo che insomma questo è il tema pagherà in campagna elettorale questa cosa, perché qua sembra che tutti dicano questo. È difficile dirlo probabilmente no, pagheranno di più le frasi ad effetto, le promesse mirabolanti sentite migliaia di volte che non andranno da nessuna parte raccontate sulle reti sociali con un tweet di poche righe, sono tempi difficili che meriterebbero migliori classi dirigenti a tutti i livelli non solo nella politica, ma sarà così in questi mesi non discussione sul merito ma sulla tattica del posizionamento, non saranno gli interessi generali ma sarà l'ipocrisia elevato a valore a guidare il racconto di molti, l'abbiamo già visto e lo rivedremo. Questo evidentemente non ha nulla a che vedere con una opposizione sana, che merita altre cose. Naturalmente voteremo contro l'ordine del giorno per le cose che ho detto e per le tante altre che potrebbero essere narrate ma che purtroppo non saranno e non sarebbero capaci di scardinare l'idea di chi si arrocca su certezze talmente labili che per essere difesi hanno bisogno del pregiudizio, a prescindere anche dopo due mesi anche a tempo scaduto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Pigliaru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Stamattina abbiamo passato molti minuti, molto tempo ad analizzare con molta serietà l'ordine del giorno di cui stiamo parlando, perché siamo abituati a parlare nel merito al di là di valutazioni sull'opportunità o su strumentalizzazioni politiche. Volevamo capire esattamente quali erano i problemi di una censura che ci pare assolutamente irricevibile. Mi pare che i punti siano due li toccherò molto velocemente; numero 1 perché abbiamo presentato la rete ospedaliera al Ministero. L'Assessorato ha spiegato bene perché lo ha fatto, perché c'è la disponibilità del tutto ragionevole a confrontarsi sui LEA, sui livelli essenziali di assistenza, perché su questo si discute legittimamente con lo Stato centrale ed esclusivamente su questo. Altra cosa è che il Ministero intervenga nel merito delle nostre scelte di organizzazione territoriale della sanità, questo è illegittimo. E quindi di fronte a una nostra presentazione della rete ai fini del controllo dei livelli essenziali di assistenza il Ministero si è allargato, ha fatto cose che non avrebbe dovuto fare, è entrato nel merito di cose che non ha nessun diritto di toccare e di fronte a questo noi abbiamo fatto affermazioni chiare e precise di opposizione completa totale a un atteggiamento che riteniamo assolutamente inaccettabile da parte del Ministero. E spero che avremo tutti voi con noi se sarà necessario andare avanti in questa assolutamente legittima battaglia. Perché come Regione autonoma abbiamo tutto il diritto di derogare a parametri che non sono pensati per situazioni come quelle della Sardegna, a parametri che non ci consentono di offrire i livelli di assistenza che riteniamo giusti e doverosi offrire, anche perché li paghiamo noi. Quindi il quadro è molto chiaro e preciso, abbiamo fatto noi la cosa giusta, il Ministero ha fatto la cosa sbagliata dandoci delle osservazioni che invadono terreni che non gli sono propri.

Secondo punto, abbiamo fatto una riforma importante, possiamo discutere dei suoi risultati attuali, ma sappiamo che una riforma andava fatta. Noi questa riforma l'abbiamo fatta, giungerà il momento, e spero prestissimo, in cui potremo discutere, dati alla mano, qual è lo stato di attuazione della riforma. In questa riforma, che io ritengo coraggiosa, inevitabile ed essenziale, tutti fanno errori, anche noi abbiamo certamente fatto degli errori, siamo pronti a parlarne e a discuterne in dettaglio, ma è una riforma che andava fatta per motivi essenziali. La situazione precedente era insostenibile dal punto di vista dei conti e stiamo erogando un servizio di qualità che doveva assolutamente migliorare, abbiamo proposto un modello, lo abbiamo discusso, è stato votato, lo stiamo attuando, l'assessore Arru non merita alcuna censura, perché ha lavorato con i difetti che anche lui ha e che tutti noi abbiamo, ha lavorato con coraggio, passione, determinazione, abnegazione, all'attuazione di una riforma che è stata votata in quest'aula. E vorrei che fosse chiaro un punto molto semplice, la rete ospedaliera è parte integrante della riforma…

PRESIDENTE. Non ho altri iscritti per dichiarazione di voto.

Passiamo alla votazione per appello nominale. Sì è a favore, no è contro.

C'è stata la presentazione di un emendamento orale dell'onorevole Pinna che chiedeva di cassare il secondo punto della mozione e di sostituire "nei confronti dell'Assessore regionale e il Ministro della salute". Chiedo se il Consiglio è d'accordo? È ritirato l'emendamento orale.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno Congiu - Cherchi Augusto - Desini - Manca Pier Mario - Dessì - Satta in merito alla mancata applicazione del documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no.

Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 37, corrispondente al nome del consigliere Orrú Marcello.)

Prego i consiglieri Segretari di procedere all'appello cominciando dal consigliere Orrù Marcello.

FORMA DANIELA, Segretaria, e GAIA ANTONIO, Segretario, procedono all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: Cherchi Augusto - Congiu - Desini - Manca Pier Mario - Zanchetta.

Rispondono no i consiglieri: Anedda - Cacciotto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Deriu - Forma - Gaia - Lai - Lotto - Meloni Giuseppe - Meloni Valerio - Moriconi - Perra - Pigliaru - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Zedda Paolo.

Si sono astenuti: il Presidente Ganau - Agus - Busia - Usula.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 34

votanti 30

astenuti 4

maggioranza 16

favorevoli 5

contrari 25

(Il Consiglio non approva).

Passiamo al terzo punto all'ordine del giorno…

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Gruppo Misto). Presidente, Presidente Pigliaru, io credo che bisogna prendere atto, a questo punto, di quanto è accaduto oggi in Aula, e credo che sarebbe un gesto importante da parte sua ritirare le deleghe all'Assessore Balzarini visto quello che è successo e come è andata la votazione. Grazie

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Presidente, per esprimere solidarietà verso due nostri conterranei che sono stati accusati di terrorismo qualche giorno fa, Antonello Pabis e Pierluigi Caria…

PRESIDENTE. Onorevole Pizzuto, sull'ordine dei lavori non posso lasciarla intervenire. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, se mai ce ne fosse bisogno, per precisare che il nostro non voto è un atto meramente politico.

PRESIDENTE. E' agli atti, grazie.

Discussione, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, e approvazione della proposta di legge Cocco Pietro - Zedda Alessandra - Busia - Congiu - Ledda - Cocco Daniele Secondo - Zanchetta - Truzzu - Dedoni - Rubiu: "Disposizioni urgenti in materia di elezione dei presidenti delle province e dei consigli provinciali. Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali)". (547)

PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca la discussione, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, della proposta di legge numero 547.

E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Solo per precisare che come Capogruppo, sentito ovviamente il mio Gruppo, ho dato il 102 per questa proposta di legge perché credo che si sta vivendo un momento di incertezza in ordine alla posizione degli enti locali, in questo caso province, e anche perché, alla luce dei decreti ministeriali, abbiamo sicuramente l'esigenza di dover rappresentare al meglio quali sono poi in effetti le reali posizioni degli enti locali ad oggi esistenti. Credo che anche all'interno della Sardegna, l'abbiamo osservato più volte, l'ordinamento degli enti locali si trova in uno stato anche ovviamente di situazione finanziaria abbastanza complessa e difficoltosa, sia in ordine anche al personale, e quindi riteniamo che elezioni avventate in uno stato di incertezza normativa potessero essere un danno, però riteniamo che non si debba protrarre più di tanto, ci auguriamo che la tempistica indicata nella proposta di legge possa alla fine essere anche ridotta come tempi, e vorrà dire allora che avremo chiarito quale sarà poi il nuovo ordinamento in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Quindi c'erano dei problemi relativamente alle province, questi problemi sono iniziati con una campagna sbagliata di delegittimazione di un Istituto previsto dalla Costituzione, mantenuto in Costituzione grazie a chi si è opposto al referendum costituzionale proposto dal Governo di Centrosinistra, e cioè da tutti quelli che precedentemente erano andati allo smantellamento per asfissia di questi enti, e oggi si sta continuando a sbagliare, per non ammettere l'errore che avete commesso a suo tempo. Cari amici dei Riformatori, voi sapete qual è la devozione che io porto a Mario Segni e anche l'amicizia che porto a tutti voi, quell'errore non l'avete ancora ammesso ma lo dovete ammettere! Fu una campagna demagogica e sbagliata, non una riforma, e oggi ci sono ancora le conseguenze da smaltire, ma ancora continuate a far valere la continuità con quella vostra battaglia sbagliata, condizionando l'uscita da quell'emergenza. Perché dobbiamo mettere un termine, al quale avete condizionato il vostro "ok" in Conferenza dei Capigruppo, un termine ancora dentro questa morente legislatura? Perché non affidiamo alla prossima legislatura la soluzione definitiva di un problema che ancora esiste, e cioè l'unica soluzione possibile, il ritorno a un'elezione diretta di enti previsti in Costituzione? Non lo fate per non ammettere che è stato un errore, ma è stato un errore! E prima lo ammetterete e prima ricostituirete quel fronte riformatore al quale in tanti aderiamo e che vi riconosce l'iniziativa politica, ma questo qui è stato un errore storico, e l'avete commesso trascinando dentro anche altri partiti, e soprattutto altri esponenti, che oggi dicono che erano atti dovuti, come il Presidente Cappellacci; non erano atti dovuti! C'è stato un frettoloso spingere anche sugli Organi che dovevano essere di garanzia e che avrebbero dovuto dichiarare l'illegittimità costituzionale di quel referendum, così come ha fatto, dichiarando la manifesta non infondatezza della questione, il Consiglio di Stato, che ha mandato in Corte costituzionale il ricorso delle province sarde, checché ne dicessero i vostri giuristi di corte. Avete sbagliato e continuate a sbagliare, condizionando anche questo Consiglio regionale nel ritardare la soluzione di quel problema. Naturalmente non siete i soli, anche nel Centrosinistra si è sbagliato, per la frettolosità di uccidere degli enti previsti in Costituzione, credendo nella balla della disintermediazione; eravamo tutti dirigisti, eravate tutti dirigisti, eravate tutti centralisti, compresi molti di coloro che si rifacevano alla bella tradizione sturziana, sedicenti popolari, sedicenti autonomisti, hanno buttato a mare tutta una tradizione, tutta una elaborazione dottrinale, per dire che bisognava fare lo Stato forte disintermediata, e oggi invece ci dobbiamo far dare lezioni di autonomia dalla Lega, e non dalla Lega Nord, dalla Lega di Salvini! Verranno dall'Ungheria a spiegarci che ci vogliono le province! Questo che avete fatto oggi, in ossequio alla vostro continuismo, per proteggere i vostri errori, è un altro errore, perché dobbiamo tenere ancora nell'incertezza, che ha ammesso oggi l'onorevole Zedda onestamente, nell'incertezza ancora questi enti, dicendo che fra tre mesi ci saranno queste elezioni disintermediate di secondo grado, è un errore! La lealtà dei nostri Gruppi ci impedisce oggi di fare un emendamento che sarebbe giusto, cioè quello di dire che il termine è successivo perché siamo leali rispetto agli impegni che abbiamo assunto nella Conferenza dei Capigruppo, ma che rimanga agli atti che questo è un errore che continua altri errori e che li avete commessi voi, insieme ai nostri che si sono lasciati prendere la mano. Come vedete non taccio rispetto a delle responsabilità che sono del centrosinistra, numerose, ma voi siete quelli che avete iniziato, voi siete quelli che avete voluto far fare i primi della classe ai sardi e li avete costretti nella posizione di asini dietro la lavagna perdendo tutti i soldi delle province che invece nelle Regioni a Statuto ordinario hanno mantenuto questi enti. La colpa è vostra e ci sono mille dimostrazioni di questo. La colpa è di Cappellacci che ha detto in televisione che aveva la soluzione nella cartelletta e non c'aveva nulla, ha navigato a vista con i giuristi di corte che gli dicevano: "Va tutto bene madama la marchesa" in quel caso un marchese! Era un errore, dovete ammettere che era un errore, è lì che ricomincia e ricomincerà una stagione di riforme, è lì che ricomincia una stagione di ossequio allo spirito della Costituzione, è lì che c'è la difesa della democrazia e anche secondo uno spirito liberaldemocratico. Io lo so che voi ci credete in queste cose, però in ossequio all'errore che avete fatto volete ancora continuare ad affliggerci con le conseguenze di questo errore. È un atteggiamento sbagliato, non è disonorevole ammettere di aver avuto torto, sono passati tanti anni, si è capito che si è sbagliato. Basta passare in una strada provinciale per capire che errore è stato fatto e voi, secondo voi, avete rimediato dicendo che bisognava fare l'ANAS sarda, ma nel mentre passano gli anni, passano i TIR e le strade si distruggono e si indebolisce una infrastruttura già debole, già scadente, di una Sardegna che è in crisi anche perché ogni tanto ci mettiamo a fare riforme sbagliate! Allora l'invito qual è, se c'è una presa di coscienza di questo? Non ci può essere perché avete scelto invece di mantenere alta la bandiera di una riforma sbagliata. La soluzione è dire: dobbiamo lasciare andare le province a una riforma vera, cioè a ritornare alla elettività di enti costituzionali, dove i cittadini devono scegliere chi governa a tutti i livelli di governo, perché quello è un livello di governo e c'è stato un referendum che l'ha ristabilito, che ha lasciato la Costituzione così come l'hanno pensata persone che forse sono più in grado di noi, devo ammetterlo, dovremmo ammetterlo tutti, sono stati più in grado di noi di disegnare un'armonia delle istituzioni, anziché fare rabbocchi e rattoppi che hanno portato soltanto danni. Non è che ci sia niente di personale, ripeto che personalmente io anzi ho devozione rispetto a questa tradizione politica e a questo sforzo riformatore, ma proprio per questo motivo non so spiegarmi perché si deve continuare in una presa di posizione che è stata sbagliata ed è stata dettata solo da un intento demagogico per facilmente captare la benevolenza di un elettorato che è stato fatto inferocire contro il bene pubblico, contro la propria Repubblica. Un atteggiamento veramente sbagliato che io spero che venga corretto, ma in ogni caso ci si opporrà ancora, anche in modo solitario, come si è sempre fatto, avendo però ragione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Gli organi elettivi di secondo livello, previsti a livello nazionale dalla legge Delrio, DL 56 e dalla legge 2 del 2014, sono un retaggio di una stagione di riforme costituzionali finita contro un muro. Erano concepiti per essere organismi transitori che nascevano, appunto, con un'elezione di secondo livello per accompagnare alla chiusura degli enti che nascevano per essere elettivi ed erano sino a quel momento contenuti in Costituzione. Come è andato il recente passato lo sappiamo, le province erano e sono ancora contenute nella Costituzione, non sono più in via di dismissione ed oggi occorre interrogarsi su quale forma debba avere la governance delle province future. In Sardegna, inoltre, si sconta anche un problema finanziario unico anche rispetto alla già bistrattata situazione italiana: le province sarde, è bene ripeterlo un'altra volta, vivono grazie ai trasferimenti dal bilancio regionale. I trasferimenti del fondo unico che in origine servivano per creare sviluppo locale attraverso un trasferimento agli enti locali, ai Comuni e alle province vengono utilizzati dalle province per pagare spese obbligatorie, per pagare il personale, per pagare tutte quelle spese che non trovano riscontro nelle competenze statutarie attribuite alla Regione ma sono invece competenze di altri enti che dovrebbero trovare il finanziamento in finanziamenti statali. Ed è infatti così che avviene nelle province di tutta Italia. Io invito i colleghi a fare un controllo presso il database del Ministero degli interni. È facile, c'è un sistema che permette di capire quali sono i trasferimenti statali di cui godono i singoli enti, vedrete in questo modo come le province di tutta Italia hanno continuato in maniera continua in questi anni ad avere, a beneficiare di importanti finanziamenti vincolati statali, finanziamenti però riservati alle province delle Regioni a Statuto ordinario. Questo è un dato, è un fatto da risolvere prima di attribuire la responsabilità a chiunque altro non sia di nomina regionale. Oggi ci troviamo in una situazione che vede le province commissariate perché commissariato è il bilancio delle province e oggi sarebbe immorale, soprattutto in una situazione che vede l'impossibilità a pagare indennità, a pagare i rimborsi spese, a dare reali competenze, a eletti di secondo grado che un'ora dopo la nomina non avrebbero le risorse nemmeno per permettersi la possibilità di avere un'assicurazione contro la responsabilità degli amministratori, cosa che chiunque si sia trovato ad amministrare sa bene essere importante per evitare di esporre la propria famiglia a rischi connessi con l'esercizio di un mandato. Inoltre, anche questo è un tema che credo sia importante segnalare all'Aula, è stato presentato in Parlamento un disegno di legge che ha come terzo firmatario l'attuale Ministro degli Interni, è un disegno di legge che ripristina l'elezione diretta delle amministrazioni provinciali. Ora, al netto della stima che non ho per l'attuale Ministro degli Interni, credo che sia un fatto rilevante il fatto che a livello nazionale si stia discutendo di questo tema. Per noi non è un fatto secondario perché la Regione Sicilia, autonomamente, ha approvato una legge che ripristinava l'elezione diretta per le province siciliane e introduceva anche un'indennità per i presidenti di provincia eletti nelle province siciliane e la legge è stata giustamente impugnata perché in contrasto con le norme di grande riforma contenute nel DL 56 che è ancora in vigore. Lo dico anche a beneficio dei colleghi che hanno presentato un meritorio disegno di legge per introdurre l'elezione diretta nelle province sarde. Se oggi il Consiglio regionale ripristinasse l'elezione diretta nelle province andrebbe incontro a una sicura impugnazione. È però evidente che a livello nazionale si stia discutendo su come ripristinare lo status quo e ci si interroga anche, oltre che sulle risorse, anche sulla governance degli enti, è chiaro che fino ad allora andare per l'ennesima volta a intervenire su una materia così complessa rischia di trasformare questo Consiglio regionale in una Penelope che il giorno tesse una tela e la notte disfa quanto tessuto durante il giorno. Per cui in questa fase, anche in considerazione del fatto che sarà la prossima legislatura, il prossimo Consiglio regionale, la prossima Giunta a intervenire sugli enti locali in un quadro di certezza dopo che lo farà il Parlamento nazionale, credo che sarebbe utile consentire una proroga che arrivasse almeno alle elezioni regionali. Lo dico perché la prossima puntata della telenovela è già scritta in quello che approveremo oggi, oggi approviamo una proroga sino al 31 dicembre, prima del 31 dicembre saremo in quest'Aula ad approvare un'ulteriore proroga oltre che per ovvi motivi legati alla contingenza dell'appuntamento elettorale, anche perché il po' di buon senso che ancora c'è in noi credo che non ci permetterebbe di creare un tampone destinato a farci perdere e far perdere ai sindaci tempo e denaro senza avere risultato alcuno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io capisco tutto e dovrei dire anche il contrario di tutto perché quello che si dice qui, spesso e volentieri è proprio questo, tutto e il contrario di tutto.

Però partiamo da certe affermazioni prodotte dall'esimio Roberto ex Presidente della provincia di Nuoro e mi pare che abbia parlato più come vedova per la vedovanza che gli manca da quella carica che da persona che volesse dare qualche respiro a posizioni veramente serie che un uomo che siede nel Consiglio regionale dovrebbe dare in queste circostanze. E le voglio dire che la vedova di Nain che in Luca trova Gesù Cristo, lui non può trovare Gesù Cristo se non quello che ha citato, quello che digerisce male ma che pare che sia l'opportuno della circostanza e della situazione di salvezza che propone, ovverosia il leader della Lega. la vedova di Nain vide trasformare da morto in vivo il proprio figlio, ma così non è, così non è, e siccome a me piace ragionare e a me piace anche ricordare la storia, vorrei esattamente precisare alcune cose. Le province le ha sempre combattute il Partito Comunista Italiano, da sempre si è unita tutta la Sinistra contro le province, da sempre, e vorrei ricordare che la provincia è un retaggio napoleonico, erano le province di polizia e di governo decentrato del potere centrale imperiale napoleonico, poi inserite anche nel nostro sistema costituzionale. La stessa provincia di Nuoro dove è stato presidente Robertino, sa bene che era una provincia di polizia fatta ad hoc però siccome vorrei anche ricordare che noi liberaldemocratici e riformatori è vero che siamo pochi, ma riusciamo a condire e a dare sostanza e iniziativa perché siamo un partito di idee, che propone idee alla gente per cui discutono, non ordini di scuderia che arrivano da direzioni centralistiche. Evviva Dio per tutta questa possibilità che abbiamo di convincere la gente, certamente non abbiamo quella di aver potuto convincere la Direzione centrale del Partito Democratico né ancor meno quella del presidente Berlusconi per quel che riguarda Forza Italia, perché sono le due forze politiche che reclamavano a titolo proprio ma insieme l'annullamento delle province all'interno del sistema costituzionale italiano. Noi siamo stati coerenti e l'abbiamo praticato con referendum qui in Sardegna, ma non ci si accusi che siamo i soli, casomai faccia mea culpa il Robertino che probabilmente non ha colto tutto quello che è il passo storico e quello che è il passo anche teologico, se ti fa piacere sentire questo, di quello che ne derivava da tutto il sistema dell'arco costituzionale governativo e non. Ora io capisco tutto e accetto tutto, e nella dialettica politica va tutto bene, ma cercare di attribuire il male assoluto ad altri prima di guardare bene dentro se stessi, e non voglio fare citazioni sempre bibliche, vorrei che interpretasse meglio il proprio ruolo e capisse che cosa va a cercare. Ora che le province a cui lei è affezionata, Presidente, possono anche risorgere per mano di chiunque sia, ma noi non siamo stati capaci o meglio voi non siete stati capaci come maggioranza di sostituire in un governo di area vasta che potesse essere funzionale perché non siete stati capaci di fare una riforma seria delle autonomie locali, perché le Unioni dei Comuni non hanno fatto quello che dovevano fare, ma è colpa vostra perché avete burocratizzato sempre tutto e in ogni circostanza. Voi avete prodotto gli errori e le deficienze nel sistema rappresentativo isolano, non certamente noi che non abbiamo approvato quel tipo di riforma che ci avete prospettato.

Poi si può discutere di tutto e di più, ma le vedovanze vanno guarite, si deve cercare di capire che un tempo passato è passato e tutto quello che è successo va certamente depurato all'interno della propria coscienza ma senza pensare di poter puntare il dito e indicare in qualcuno o in qualche Gruppo politico il male assoluto o coloro i quali hanno prodotto questa situazione. Questa situazione è prodotta da voi e non dimenticatevelo, non dimenticatevelo, e ricordo ancora una volta che dal PCI in su contro le province… era l'eliminazione dei prefetti o volete che vi ricordi gli anni 70-80 per chi conosce la storia perché l'ha vissuta. Non dite eresie e cercate di calibrare quelli che sono veramente i fattori intellettivi che possano veramente superare determinate situazioni di disagio che uno vive per quello che ha perso. Noi dobbiamo trovare condizioni che ci facciano vivere diversamente, se abbiamo altre capacità e altre possibilità, bene facciamolo e siamo disposti, se vogliamo trovare un assetto complessivo delle autonomie locali non solo in Sardegna ma anche da altre parti proponiamolo anche a livello nazionale e diciamo ciò che vogliamo, ma non cerchiamo di menare il can per l'aia cercando di colpevolizzare senza sapere neanche quello che si dice solo per dire e ripetere come è stato ripetuto più volte da parte tua alcune accuse peraltro infondate, come ho dimostrato e come posso dimostrarti ulteriormente se è del caso perché c'è un fondamento sia giuridico e sia se vuoi di intelaiatura istituzionale.

E probabilmente potremmo convergere su altre posizioni, su posizioni terze se è del caso, ma non ci si arrampichi su specchietti che riflettono solo le cosette che non hanno necessità di avere luce né apparenza di luce come qualcuno vorrebbe far credere. Noi siamo qui non a testimoniare il vecchio, ma a dare la possibilità di discutere quello che c'è per il nuovo, per il futuro, per creare qualcosa di positivo e di aderente a quelle che sono le necessità della società sarda, cosa che voi non fate, proprio perché vivete vedovanze. E le vedovanze, voglio dire, hanno necessità di essere guarite, se questo non si fa, noi non faremmo produzioni di cose che diano per il futuro qualche aspetto nuovo. E se io debbo dire una cosa, noi siamo perché si voti. Ma voglio anche rispondere a qualcuno che diceva che è immorale. Che cosa è immorale? Tenere i commissari del centrosinistra, perché amministrino come vogliono? Perché si ha paura di toccare quei commissari, perché volete fare clientela, come avete fatto con bilanci fermi o no, o sperperando i danari anziché fare quelle strade che qualcuno cercava. Se è proprio questo che volete trovate le giuste dimensioni, e quindi nessuno si permetta di andare a verificare effettivamente se si fa bene o male nell'andare a votare prima che poi, perché su questo ci possiamo confrontare e andare a ricercare anche le colpevolezze dei commissari e di quanto non solo non si è fatto, ma di quanto si è fatto…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Presidente, colleghi e colleghe, in realtà la discussione sta andando oltre quello che era un po' l'ordine del giorno, perché la proposta di legge sulle Disposizioni urgenti in materia di elezione dei Presidenti delle province, che arriva in Aula con un 102, aveva un'ambizione molto semplice, quella di rinviare appunto la scadenza dei Consigli di amministrazione in capo ai commissari. La discussione in qualche modo è degenerata su chi è a favore delle province e chi è contro, è degenerata in alcuni casi in modo incomprensibile, perché i Capigruppo hanno fatto una scelta, e quella scelta era condivisa, quindi una proroga per trovare una soluzione. Io premetto che sono tra quelli che ha votato contro il referendum, quindi sono tra quelli che come consigliere provinciale uscente veniva additato come la casta, come coloro i quali mantenevano quella posizione di grande beneficio, soprattutto economico, 14 euro lordi a riunione, in caso di assenza non c'era ovviamente nessun tipo di indennizzo. Quindi ritengo che il compito svolto dalle province sia stato un compito importante, un compito importante e nobile, e un compito che in qualche modo avvicinava il territorio, avvicinava l'amministrazione a quelle che erano le esigenze delle persone che spesso noi dimentichiamo anche in quest'Aula. Sono contrario alla centralità amministrativa, ovviamente il tema dell'ATS è molto semplice, mi dà spunti importanti per dire che è difficile governare un ente centralizzando i servizi magari in capo ad una sola persona per l'intera Sardegna, ma per attenermi a quella che è la proposta di legge che stasera stiamo andando ad esaminare, la proroga è una proroga necessaria, ma non poteva essere una proroga così come proposta a giugno 2019, deve essere il Consiglio in questo momento ad esprimersi, deve essere il Consiglio a trovare le soluzioni. Certo, sono consapevole che la proposta del Governo nazionale porterà col Milleproroghe alla elezione a suffragio universale delle province, e qui aggiungo ben venga, finalmente le province così come in Costituzione possano avere di nuovo gambe, possano avere di nuovo quei finanziamenti per dare risposte ai territori sempre più distanti dalla macchina amministrativa. Quindi per esprimere, a nome mio personale e dell'intero gruppo, il voto favorevole al rinvio entro il 31 dicembre, e quindi non significa il 31 dicembre, ma mi auguro per metà del mese di novembre, anziché a fine novembre, una proposta seria per cercare di dare a questi Governi una elezione democratica e dei rappresentanti eletti dal popolo. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio,

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Parere favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, avrei voluto fare un intervento un pochettino più argomentato, comunque spero che l'onorevole Deriu mi ascolti, perché quello che lei ritiene accolta una colpa, onorevole Deriu, io la rivendico, e le comunico che tutto quello che noi potremo fare per mettere fine al malcostume noi lo faremo, e nel caso specifico si trattava delle province, ma guardi non erano tanto le province, era chi amministrava le province, che ha trasformato questi enti da enti che avevano una utilità modesta, trasformata in una macchina di clientela e di sprechi. E lo stesso schema purtroppo si ripropone nella sanità, si ripropone in tante delle cose che il potere pubblico tocca, è quello che, onorevole Deriu, non tanto lei, quanto il suo partito non ha capito, è che se non si aggredisce la malattia il nostro sistema istituzionale è destinato a declinare sempre di più, e a vedere l'esplosione dei cosiddetti populismi di cui il Partito Democratico rappresenta il maggiore alleato, perché noi il sistema istituzionale lo salviamo se lo rendiamo più efficiente, se lo rendiamo davvero al servizio dei cittadini, onorevole Deriu. Forse lei non si è reso conto, e mi pare che molti colleghi non si siano resi conto, che non si trovano più candidati alle elezioni comunali, che ci sono dei paesi dove la gente non si candida. Perché non si candida, onorevole Deriu? Perché non si vuole far coinvolgere nelle istituzioni. E' vero la vicenda delle province è chiusa, ed è stata chiusa dal referendum costituzionale di Renzi, che non era un referendum sulle province, era un referendum su Renzi, e la gente ha votato contro Renzi, e votando contro Renzi ha tenuto in vita le province, ha tenuto in vita il bicameralismo, ha tenuto in vita mille parlamentari, ha tenuto in vita paradossalmente tutto quello che si sarebbe potuto correggere con quel referendum, questo lo dobbiamo al Presidente Renzi, che ha orientato l'opinione pubblica a votare pro o contro di lui. Sappiamo tutti com'è finita. Però guardi, onorevole Deriu, siccome so che lei veramente ci crede, bisogna che noi facciamo un ragionamento su questo, il ragionamento però non può partire da quei presupposti, non può partire dal presupposto di difendere l'esistente, noi l'esistente lo dobbiamo trasformare, smantellare per trasformarlo, per portarlo vicino ai cittadini, non sempre più distante come si è fatto fino adesso, con i risultati che tutti quanti noi vediamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, io credo che dopo la seconda richiesta di proroga di queste elezioni delle province ci sia da porsi un quesito, province sì, province no. Fino a oggi comunque tutte le province sono in essere e in questo momento sono guidate da un commissario straordinario, questo significa che oggi approvando questa nuova proroga per le elezioni di secondo livello che si dovranno svolgere entro, secondo la proposta, il 31 dicembre 2018, quindi non più entro ottobre così come era stato previsto nella precedente proroga per l'indizione delle elezioni, dovremmo ancora avere ulteriormente dei Commissari. Allora io vorrei capire da parte di tutto il Consiglio regionale, di tutta l'Assemblea regionale, qual è il vero obiettivo che noi dobbiamo mantenere in piedi, o eventualmente raggiungere. Cioè questo significa che perché la città metropolitana di Cagliari, nel caso specifico, è andata ad elezioni con un'elezione di secondo livello? E perché oggi invece il Consiglio regionale chiede un rinvio delle province che comunque andrebbero ad elezione sempre col sistema del secondo livello? Questa è una domanda che dopo tutti gli interventi dei colleghi che si sono succeduti non è stata data ancora nessuna risposta, io credo che sia necessario fare una considerazione profonda, cioè quella del capire che l'importanza che comunque hanno ancora oggi le province nei nostri territori perché ancora oggi le province sono attive, con difficoltà di gestione, questo è indubbio, ma con comunque attività politica e istituzionale che viene gestita dagli uffici, ma direttamente poi dal Commissario, io quindi per questa ragione voterò contro questa proposta di proroga, perché ritengo che comunque allungare ancora i termini e dare ancora la possibilità alle province di avere Commissari e quindi di non avere invece un una guida elettiva sia un errore gravissimo e dimostra comunque di non avere, da parte di questa Assemblea regionale, la responsabilità democratica che invece la Costituzione e lo statuto dei sardi ci ha dato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Io capisco che da quand'è che invale in quest'Aula l'uso di un attacco ad hominem, un attacco personale, addirittura il Presidente Dedoni, sottovalutando i miei cinquant'anni mi chiama Robertino, no penso che invece una discussione visto che in finale il Presidente Dedoni e anche l'onorevole Cossa hanno detto che si vuole invece discutere delle cose direi che lo dobbiamo fare sulle cose, avendo magari un po' di rispetto anche per gli altri, perché non mi pare che nessuno sia stato chiamato personalmente, c'è un dissenso politico, molto forte, su una scelta della quale io ho voluto dare merito dal loro punto di vista ai riformatori, tant'è che l'onorevole Cossa l'ha rivendicata, non si è mai contestato che si dovesse avere o che non si potesse avere un altro modello istituzionale diverso da quello che deriva dalle prefetture napoleoniche. Nessuno ha mai detto questo, per lo meno io no, quello che si è sempre contestato era l'uscita dal sistema pensato dai costituenti in modo surrettizio, subdolo e incostituzionale, infatti l'unica occasione che abbiamo avuto è stata la riforma costituzionale, lì, secondo le regole della Costituzione, si voleva cambiare modello, cosa che gli italiani non hanno voluto, poi l'onorevole Cossa da le interpretazioni che vuole sulla mente degli italiani però il risultato è che un referendum ove l'Italia è chiamata a dire che le province non ci sono più dice che invece la Costituzione si mantiene. Allora se noi ci discutiamo sul passato bisogna che qualche errore lo ammettiate rispetto alla strada che è stata seguita, perché non c'è stata la riforma costituzionale ci sono stati in mezzucci per strangolare e asfissiare in modo dichiarato le province, che era parte della Repubblica, un pezzo di Repubblica ne ha mangiato un altro o ha cercato di mangiarsene un altro, quella è la colpa di una classe politica che secondo noi non è stata lungimirante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Grazie Presidente, collega Deriu, l'hanno chiamata Robertino solo per come si porta i 50 anni, quindi io penso che voleva essere un complimento da parte dei colleghi. Io sono seriamente preoccupato perché secondo me dovremmo cominciare ad affrontare il problema e a guardare in faccia il presente, se continuiamo a guardare il passato e continuiamo a cercare le responsabilità degli errori fatti e di chi li ha fatti non risolveremo il problema, al di là di chi ci ha portato in questa situazione, la situazione che stiamo vivendo, la situazione delle province come sono oggi è quella che si voleva? I disservizi che la popolazione sta vivendo a causa dell'organizzazione della provincia attualmente sono i servizi che noi volevamo che venissero dati ai cittadini? allora cominciamo a farci queste domande, la democrazia elettiva o il sistema elettivo che in questo momento abbiamo per le province in Sardegna è quello corretto?

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE EUGENIO LAI

(Segue FASOLINO.) L'organizzazione delle province in Sardegna è quella che rispecchia le esigenze dei territori? Non fatemi scendere poi nei particolari perché altrimenti dovremmo cercare di capire come si è legiferato, avendo individuato una provincia del sud in Sardegna e invece avendo bocciato una provincia del nord nel nord della Sardegna. Allora la situazione attuale è la situazione che effettivamente vogliamo? Allora io sono d'accordo per una discussione generale, per una discussione completa della situazione delle province, della riorganizzazione delle stesse, allora lo dico anche al mio collega Cherchi, allora e solo allora potremo andare a elezioni, solo dopo che si è fatto un discorso generale sulle province, dopo che si è fatta una riorganizzazione delle province ed eventualmente anche delle città della Città Metropolitana, solo allora secondo me si dovrà andare a elezioni, e sono d'accordo con il collega Deriu quando dice che questa che questa soluzione è una mezza soluzione, che la vera soluzione era andare a elezione solo ed esclusivamente dopo aver riorganizzato il sistema delle province, perché noi ci troveremo guardate di fronte, il 31 dicembre è domani mattina, ci troveremo di fronte.

Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Meloni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Sì grazie Presidente, io voterò a favore del passaggio agli articoli poi anche per la legge nonostante il termine del 31 dicembre che non condivido, però prendo atto della situazione degli accordi che sono intervenuti fra i capigruppo e solleciterò da subito una nuova legge che arrivi al più presto in Consiglio e che proroghi che quel termine, magari quella sarà l'occasione per potere finalmente parlare in modo serio in questo Consiglio regionale e sperando che non si faccia solo a fini elettorali al momento in cui sta arrivando la scadenza nelle settimane precedenti, si possa parlare seriamente del futuro dell'assetto territoriale, in particolare con riferimento alle province in questa in questa Regione, perché sappiamo tutti quello che è accaduto, onorevole Cherchi andare a votare subito significa mettere una pietra sopra e non discutere più del problema, io credo che questo non si possa fare e credo che questa proposta non possa avvenire da chi questo problema l'ha causato, perché lei sedeva, se non ricordo male, tra quei banchi in maggioranza in quel periodo, era un componente illustre della Giunta Cappellacci che ha sponsorizzato con soldi di tutti i sardi quei referendum, credo che non sia corretto, l'errore poi è stato portato avanti perpetuato nel tempo, è stato completato un lavoro da voi iniziato da questa amministrazione, sappiamo tutti che io non ho condiviso quella famigerata legge, ora dobbiamo correre ai pari, a prendere atto anche della volontà dei territori, perché le volontà dei territori non possiamo dimenticarle, allora spostiamo da un lato tutti i facili populismi che in questi tempi bui purtroppo vien comodo cavalcare e credo che sia giunto il momento di affrontare in modo serio l'argomento e questo Consiglio regionale lo deve fare. Ci sono territori come il Nord-Est l'ha detto bene, non il nord ma il nord est, voleva dire il collega Fasolino, che richiedono un'autonomia, la meritano, bene, colleghi guardiamoci in faccia dentro quest'Aula non facciamolo solo nei corridoi quando si dà ragione per una per una linea che noi portiamo avanti da tempo, ma occorre farlo col voto e con gli atti qua dentro.

Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sabatini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Non sarei voluto intervenire ma molti colleghi non erano in quest'Aula quando si è discusso delle Province, io invece c'ero e feci una battaglia contro quella che, onorevole Cossa, non era una riforma; quella non si può chiamare riforma, quello è stato un attentato alla democrazia, un blitz in cui organismi eletti direttamente dai cittadini, Presidenti di Provincia eletti direttamente dai cittadini sono stati cacciati via, e sono stati imposti dei commissari, con un blitz vergognoso che io ho combattuto (in quell'occasione dietro di me c'erano tantissimi sindaci con la fascia, in quella giornata che io non ho dimenticato), ma quella non è stata una riforma, perché quando si fa una riforma si smonta un sistema perché funziona male e se ne monta un altro nella speranza che funzioni meglio, pensandolo prima, ma non si commissaria un ente mandando a casa la democrazia, occupando il potere, in modo spregiudicato, come avete fatto in quell'occasione, per lasciare tutto per aria perché poi i commissari hanno continuato ad operare sostituendo i Presidenti e i consigli provinciali che erano stati eletti democraticamente.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO GANAU

(Segue SABATINI.) Io non condivido la riforma Del Rio e sono perché si ritorni all'elezione diretta, che i cittadini possano scegliere i rappresentanti nelle Province, e le Province le potete criticare ma se percorrete le strade provinciali e vedete in che stato sono oggi è perché le Province non funzionano più e non sono messe in condizione di funzionare, e le Province - chi non lo condivide è perché non le conosce - svolgevano un ruolo importantissimo nei territori, di cui oggi si sente la mancanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianni Lampis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAMPIS GIANNI (Fratelli d'Italia). Io penso di dovermi riallacciare alle parole che il collega Fasolino poc'anzi ha pronunciato, e cioè se oggi la gestione, la funzionalità, l'efficienza delle Province commissariate in Sardegna è quella che la maggioranza di centrosinistra pensava fosse giusta al momento dell'approvazione in quest'Aula, a maggioranza, della riforma degli enti locali. Perché oggi può essere legittimo, badate bene, fare dietrologia, dire che quel referendum era giusto o meno giusto, io parto dal fatto che chiedere che i sardi si esprimessero fosse assolutamente legittimo, quello che però non ho sentito oggi è un mea culpa da parte del centrosinistra, perché se quel referendum è andato in porto una domanda ve la dovete porre visto che sette Province su otto erano gestite dal centrosinistra in quegli anni. Il Medio Campidano era una di quelle Province che non era nota per l'efficienza nelle strade di cui parlava l'onorevole Sabatini, non era nota per l'agibilità degli istituti superiori, siamo balzati alle cronache per altri motivi non certo nobili: meloni in asciutto, cani da tartufo, gamberetti nella laguna. Forse una domanda, un mea culpa, un esame di coscienza oggi va fatto e va fatto soprattutto nel momento in cui, nell'applicazione della riforma degli enti locali, avete creato una nuova Provincia che è quella del sud Sardegna, che va da Muravera a Carloforte, da Villasimius ad Arbus; avete creato un mostro, perché, badate bene, la legge Del Rio dice che le Città metropolitane nascono nei confini territoriali delle Province di cui quella città era capoluogo, invece qui no, in Sardegna ci sono i Comuni forse più fortunati che fanno parte della Città metropolitana e quelli figli di un dio minore, quelli che stanno in periferia. Ci sono Comuni, come Arbus e Guspini, che hanno raccolto le firme per le firme per poter cambiare circoscrizione provinciale e scappare dalla Provincia del Sud Sardegna, questi Comuni oggi non si possono esprimere su queste volontà. Certo oggi noi votiamo favorevolmente al passaggio agli articoli, e lo facciamo per evitare che magari qualche Comune in quest'arco di tempo possa esprimersi….

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lampis, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Giovanni Satta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az-La Base). Io come al solito voglio essere più concreto, non voglio star lì a fare dietrologia o un rimpallo di responsabilità che tutti potremmo avere, io voterò a favore di questa norma perché, è giusto che lo sappiate, in Gallura qualora si dovesse procedere alle votazioni le elezioni saranno disertate per una scelta che penso sia quasi unanime di tutti i sindaci, che giustamente rivendicano gli errori fatti dalla destra e dalla sinistra. Il primo errore venne fatto nel 2001, quando aspettavamo con ansia, dopo tante battaglie, la costituzione della quinta Provincia che era quella della Gallura, e con un inganno forzoso in questa stessa Aula vennero fatte quattro nuove Province. Nel momento in cui si è fatto un referendum per abrogare tutte le Province non si tiene conto di questa istanza di questo territorio e si procede a eliminare la Provincia della Gallura, lasciando addirittura due Comuni molto importanti come Budoni e San Teodoro, che fino alla riforma del 2001 facevano parte della Provincia di Nuoro e oggi sarebbero addirittura nella Provincia di Sassari. Queste sono delle sconcerie, degli obbrobri fatti dal legislatore, quindi da quest'Aula, nel momento in cui avete fatto la legge 2 del 2014.

Quindi, voterò a favore perché ci sia questa proroga ma con l'augurio che nel frattempo il legislatore, quindi questa stessa Aula, abbia la capacità di capire l'istanza di quella provincia del Nord Est Sardegna che è l'unica legittimata ad avere diritto ad esistere, oltre alle altre cinque che avete individuato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Partito dei Sardi). Prendo spunto dall'intervento di alcuni colleghi e anche io non voglio fare dietrologia e non voglio attribuire responsabilità e colpe a chicchessia, però da ex amministratore provinciale ritengo che le Province abbiano una ragione di esistere, e soprattutto sono per l'elezione diretta dei rappresentanti, anche perché qualora avessimo le elezioni di secondo livello noi andremo a eleggere dei consigli provinciali composti da sindaci o loro delegati, ma sappiamo benissimo che chi fa il sindaco non ha il tempo materiale di ricoprire un ruolo così importante. E poi mi chiedo: quele sindaco che fa il consigliere provinciale secondo voi ha l'obiettività e la neutralità nell'affrontare i problemi, e soprattutto non è che farebbe il consigliere provinciale del suo Comune? Io però vorrei mettere l'accento sul fatto, ecco perché voterò convintamente a favore di questa proposta di legge, sul fatto che dei colleghi abbiano presentato una proposta di legge per l'eventuale istituzione della Provincia Gallura: al di là del merito della proposta di legge, io ritengo che sarebbe stato più corretto da un punto di vista istituzionale e soprattutto nell'economia dell'impianto istituzionale della nostra Regione, che quantomeno a questa proposta di legge si dicesse in maniera chiara se si prende in considerazione o meno, perché qui stiamo arrivando ad adottare un provvedimento legislativo tampone, ponte, per cercare di ovviare al fatto che tutti i sindaci della Gallura non andassero a votare nel prossimo mese di ottobre, e io ritengo che questo, qualora si fosse verificato, sarebbe comunque una sconfitta istituzionale di tutto. E quindi sarebbe stato a mio avviso più opportuno, comunque, affrontare il problema e non fare sempre finta di niente e, una volta che il danno è fatto, andare a inseguire di chi è la responsabilità, ecco il motivo per il quale voto convintamente questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Rossella Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Grazie Presidente, intervengo annunciando il voto favorevole anche se anch'io auspico che le elezioni non siano più quelle previste dalla norma attuale ma che siano elezioni dirette. Questo perché credo che le province così come funzionavano in Sardegna non fossero poi così male come il collega Lampis ha voluto significare in quest'Aula. Voglio intervenire anche per ricordare a quest'Aula, oltre che al collega, che sulla manutenzione delle scuole la Provincia del Medio Campidano è stata una provincia che ha utilizzato un metodo contrattuale, un sistema di gestione che è stato anche precursore di altre province e di altre amministrazioni. Voglio ricordare anche che purtroppo per gli studenti, che spesso utilizzano anche pretestuosamente la mancanza del gasolio da riscaldamento oppure altre questioni che riguardano appunto la scuola, l'edificio scolastico in quegli anni negli anni della Provincia del Medio Campidano gli studenti non hanno mai fatto nemmeno un giorno di sciopero, non c'è stato nemmeno un motivo per questo. Quanto alla viabilità vorrei ricordare che la Provincia del Medio Campidano negli anni precedenti alla costituzione della nuova provincia era una provincia, diciamo, abbastanza dimenticata dalla Provincia di Cagliari da cui dipendeva, il territorio da cui dipendevano i territori dei 28 comuni, e destinati alla provincia del Medio Campidano c'era soltanto il 3 per cento delle risorse a differenza invece della nuova amministrazione, di quella Amministrazione che destinava solo alla viabilità oltre 20 milioni in cinque anni. Voglio ricordargli anche che numerose sono state le fake che in quegli anni sono circolate, una di questa è stata la barzelletta, quella che poi si è trasformata in barzelletta, del melone in asciutto peccato o meglio per fortuna a distanza di anni quando non si volevano attaccare le province e quando non si è voluto utilizzare la strumentalizzazione becera e più bassa, anche utilizzando, appunto, questioni legate alla valorizzazione dei territori e dei loro prodotti, oggi il melone in asciutto è diventato una delle preziose prelibatezze…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Grazie Presidente, due parole per dire innanzitutto una cosa, avessi saputo dell'intervento che ha fatto adesso la collega non mi sarei neanche iscritto. Volevo dire molto semplicemente che questa questione da parte nostra non interessa solo il collega Deriu che ha fatto un intervento appassionato, partecipato e anche colto sulla questione. Io capisco la posizione che a suo tempo, come ha detto di averlo capito anche il collega Deriu, presero i Riformatori. Capisco molto meno la posizione che prese nella funzione di Presidente della Regione l'allora Presidente della Regione, aveva ben altra influenza sull'esito del referendum e anche sulla strumentalizzazione che se ne fece a livello di campagna referendaria complessiva. È stato un errore fare di tutta l'erba un fascio, non distinguere che c'era comunque un livello diverso tra quelle costituzionali e quella istituita dalla Regione Sardegna ed è sbagliato, collega Lampis, legare l'utilità di un ente istituzionale intermedio alla gestione del momento di chi la gestisce nel momento e debbo anche dire, essendo d'accordo con quello che diceva poco fa la collega Rossella Pinna, che la provincia del Medio Campidano ha fatto in una piccola provincia interventi meditati e indovinati nel settore agricolo molto più di quanto non abbiano fatto altre province e alcuni interventi fatti da quella provincia sono stati poi presi ad esempio dalla stessa Regione Sardegna. Ricordo non tanto questo e non solo questo del melone in asciutto ma tutta la campagna sulla cerealicoltura e il rilancio della cerealicoltura ha preso avvio proprio nella e dalla provincia del Medio Campidano. Certo è che si è a livello nazionale commesso un gravissimo errore a sopprimere un livello istituzionale senza prevederne prima il come sostituirlo, questo è un errore che non hanno commesso o il centrodestra o il centrosinistra, abbiamo commesso tutti, perché siamo stati presi dal sacro fuoco della strumentalizzazione e dell'ipocrisia. Abbiamo fatto un errore secondo me e il referendum l'ha corretto, diciamo così, l'ha rimesso in discussione ma quel voto non era per le province sì, province no quel voto era di altra natura e su un tema molto più ampio. Ne è derivata però, ed è questo l'ultima cosa che voglio dire, una legge regionale condizionata da quella legge nazionale e anche dall'esito successivo del referendum per cui se oggi abbiamo una legge…

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:

Art. 1

Modifiche all'articolo 27 della legge regionale n. 2 del 2016 (Consiglio provinciale)

1. Il comma 6 bis dell'articolo 27 della legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali) è sostituito dal seguente:
"6 bis. Le elezioni dei presidenti delle province e dei consigli provinciali sono indette dal Presidente della Regione non oltre il 31 dicembre 2018.".)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Parere favorevole.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Grazie Presidente, l'ho detto prima che sarei intervenuto, non sono intervenuto per dichiarazione di voto, intervengo adesso. Ma io avrei anche evitato di intervenire, perché l'intervento del collega Roberto Deriu credo che sia stato sull'argomento molto ma molto illuminante. Io volevo dire all'onorevole Dedoni che non c'è stata nessuna accusa da parte dell'onorevole Deriu tant'è vero che il suo collega di partito subito dopo ha confermato le cose che ha detto l'onorevole Deriu. Anche perché il referendum di abrogazione in Sardegna delle province regionali e delle quattro province costituzionali certamente non l'ha promosso né Antonio Solinas né il Pd né il centrosinistra ma l'avete promosso voi, vi siete messi la medaglia al petto per tanti anni cavalcando quel malumore, quel particolare momento politico che la Sardegna e l'Italia stavano vivendo, che pur di tagliare quella che era la spesa della cosiddetta casta erano tutti d'accordo. Quindi avete cavalcato quell'onda assumetevene, come giustamente vi è stato detto la responsabilità nel bene e nel male. C'è sempre la possibilità di rimediare, io credo che l'importanza che ha svolto l'ente provincia che può continuare a svolgere sia sotto gli occhi di tutti. Diventa difficile capire discorsi contrari, soprattutto di chi ha fatto l'amministratore provinciale nel passato prima di approdare in questo Consiglio. Se dovessi parlare del mio territorio, ma vale per tutti i territori della nostra Isola, credo che avere un ente come quello dell'ente provincia che ha svolto sempre un ruolo di carattere sovra comunale per l'entità dei nostri piccoli comuni era fondamentale. Oggi stiamo meglio? In Provincia di Oristano abbiamo otto Unioni dei comuni, quindi otto enti sovra comunale invece di averne uno. Io credo che sia molto più funzionale avere un ente unico sovra comunale come quello che avevamo, io sono andato in giro per la campagna referendaria per l'abolizione delle otto province in Sardegna a dirlo a voce alta, ho fatto campagna elettorale perché la gente votasse no, ma ormai la scelta era già stata fatta. Oggi le province sono nella totale impossibilità ad intervenire nella manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, nella manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole superiori, e mi meraviglia anche che qualche commissario venga accusato di aver fatto chissà quali clientele, non hanno neanche soldi per piangere, e soprattutto oggi le province sono nell'impossibilità di intervenire perché c'è stato un fuggi fuggi generale da parte dei funzionari e dei dirigenti dell'Amministrazione provinciale che proprio non possono neanche svolgere quelle poche competenze che gli sono rimaste. L'unico obiettivo che si è raggiunto con la chiusura delle province è che quelle tasse, quelle imposte che venivano applicate nel territorio provinciale che andavano nelle casse delle province, da quando c'è stato il referendum abrogativo quelle risorse, invece di restare in Sardegna, se le è prese lo Stato centrale. Questo sì che dovrebbe essere il fiore all'occhiello di chi ha lavorato per arrivare a questa situazione. I commissari non li abbiamo voluti certamente noi, era la necessità per poter dare un governo transitorio alle amministrazioni provinciali, e a questo proposito i criteri sono stati gli stessi che sono stati adottati nella passata legislatura dove si decise di commissariare enti strumentali dell'Amministrazione regionale. Io voterò a favore della legge, dell'articolo 1, però credo che alcune cose dobbiamo dircele. Mi sembra di capire che, tolte pochissime persone qui dentro, la stragrande maggioranza è perché vada avanti la proposta di legge nazionale e la proposta di legge regionale per l'istituzione di nuovo dell'ente provincia come ente primario. Certamente non siamo in condizioni né di approvare una legge di riforma entro il 31.12, e aggiungo che non siamo neanche in condizioni di votare entro il 31.12 per l'ente di secondo livello. Allora, o ci stiamo prendendo in giro l'uno con l'altro e stiamo dicendo che prima del 31.12 ritorneremo in aula a prorogare ulteriormente i tempi, oppure decidiamo direttamente di prorogare un termine equo che sia la prossima legislatura a valutare queste cose, soprattutto per dare a quest'Aula anche la possibilità di verificare se ci sono le condizioni per approvare una legge nuova che rimetta in piedi l'ente di primo livello. Quindi, la mia proposta è, se l'Aula fosse d'accordo, al di là degli schieramenti, di spostare il termine del 31 dicembre, di farlo direttamente oggi senza aspettare magari il 10 di dicembre per farlo, e spostarlo direttamente all'anno prossimo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, guardi, io in realtà volevo fare un intervento sull'ordine dei lavori, perché l'onorevole Deriu ha aperto un argomento che a me entusiasma molto, quindi mi piacerebbe anche molto approfondirlo e su questo intervento prevedo interventi ulteriori dell'onorevole Dedoni, dell'onorevole Crisponi e dell'onorevole Marras. Quindi, volevo sapere, Presidente, se dobbiamo continuare a disquisire dell'argomento province noi ci andiamo a nozze letteralmente, se invece vogliamo approvare un provvedimento legislativo che è quello che ha le motivazioni che sono state illustrate in maniera chiara dall'onorevole Agus, e sono le uniche motivazioni, perché è così come dice Agus, se non si prorogano le elezioni nessuno approverà i bilanci. Quindi, questo è il motivo. Per cui, Presidente, se vogliamo continuare sull'argomento province, noi siamo pronti, se vogliamo approvare questa legge, approviamo questa legge. Grazie.

Continuazione della discussione, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, e approvazione della proposta di legge Cocco Pietro - Zedda Alessandra - Busia - Congiu - Ledda - Cocco Daniele Secondo - Zanchetta - Truzzu - Dedoni - Rubiu: "Disposizioni urgenti in materia di elezione dei presidenti delle province e dei consigli provinciali. Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali)". (547)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Dichiaro aperta la votazione.

Annulliamo la votazione, procediamo a scrutinio palese.

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Art. 2

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 547.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Il Consiglio è convocato martedì prossimo alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 27.



Allegati seduta