Seduta n.302 del 13/06/2018 

CCCII Seduta

Mercoledì 13 giugno 2018

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 39.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 maggio 2018 (298), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fabrizio Anedda, Angelo Carta, Giampiero Comandini, Mariano Contu, Giorgio Oppi, Luca Pizzuto, Luigi Ruggeri e Giovanni Satta hanno chiesto congedo per la seduta del 13 giugno 2018.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i disegni di legge numero 519, 520.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. E' pervenuta l'interrogazione numero 1531.

Discussione dell'articolato del testo unificato: "Disciplina della politica linguistica regionale". (36-167-228/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato numero 36-167-228.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, al quale sono stati presentati degli emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:

Capo I

Principi e disposizioni generali

Art. 1

Principi

1. La Regione assume l'identità linguistica del popolo sardo come bene primario e individua nella sua affermazione il presupposto di ogni progresso personale e sociale.

2. La lingua sarda nelle sue varianti storiche e locali, il catalano di Alghero, il gallurese, nelle sue varianti, il sassarese e il tabarchino, costituiscono parte del patrimonio immateriale della Regione che adotta ogni misura utile alla loro tutela, valorizzazione, promozione e diffusione.

3. La Regione impronta la propria politica linguistica ai principi di trasparenza, etica pubblica, partecipazione democratica, programmazione degli interventi, razionalizzazione, efficacia e efficienza.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Fratelli d'Italia Sardegna). Presidente, faccio presente che sono le 16 e 42, il Consiglio era convocato per le 15 e 30, è stata convocata una Conferenza dei Capigruppo e sono spariti la metà dei Capigruppo, avete fatto una preconferenza in Aula nella quale forse vi siete messi d'accordo, se ci sono problemi in maggioranza, per il rispetto dei colleghi e del lavoro di quest'Aula, io chiederei che venissero risolti prima di arrivare in Aula, in modo tale che si rispetti il lavoro di tutti, perché tutti noi siamo qua a fare il nostro lavoro e gradiremmo non perdere tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Per, più che replicare, rispondere un po' alle cose che abbiamo sentito adesso in Aula da parte del collega. Io credo che non ci sia niente di polemico da mettere in piedi, ne problemi in maggioranza, ma una discussione su una legge che ha bisogno di essere analizzata per bene. La questione è stata discussa nella Conferenza dei Capigruppo, alla quale il collega Truzzu evidentemente non era presente, non so per quale ragione…

TRUZZU PAOLO (Fratelli d'Italia Sardegna). Siete usciti! Siete entrati e usciti! Mancava la metà dei Capigruppo!

COCCO PIETRO (PD). No, mancavi solo tu.

TRUZZU PAOLO (Fratelli d'Italia Sardegna). No, io non sono rientrato!

COCCO PIETRO (PD). Allora Presidente rifacciamo Capigruppo, così spieghiamo al collega Truzzu che cosa i Capigruppo presenti hanno deciso, perché non ci sono le questioni di cui stava parlando, è bene che anche lui sia informato delle cose, però sentire dire cose di questo tenore, di questa natura, francamente, siccome non corrispondono al vero, non è assolutamente giusto. Per lasciare agli atti le cose che corrispondono alla realtà, e non le cose che tutte le volte vengono sostenute così, giusto perché si deve sempre polemizzare su qualcosa.

Discussione dell'articolato del testo unificato: "Disciplina della politica linguistica regionale". (36-167-228/A)

PRESIDENTE. Grazie, possiamo procedere. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Paolo Flavio Zedda, relatore di maggioranza.

ZEDDA PAOLO (SDP), relatore di maggioranza.

(Intervento in lingua sarda)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

DESSENA GIUSEPPE, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Il parere è conforme.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Chiedo che mi vengano assegnate le cuffiette perché vorrei sapere qual è il parere della Commissione e conoscerlo perché sinceramente non ho capito.

PRESIDENTE. La prossima volta faccio la traduzione io.

È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Presidente, discutiamo adesso dei principi di questa legge, mi pare che abbiamo una forte incertezza ancora a stabilire quali sono gli scopi generali di questa legge. Mi pare che la Commissione abbia voluto intervenire sul titolo, siamo passati a parlare di politica linguistica regionale, solo che adesso ci scontriamo immediatamente (come si può vedere da molti emendamenti che sono stati richiesti di ritiro dal relatore, quindi dalla Commissione) sulla definizione di lingua sarda purtroppo. Non è una un fatto di poco conto, perché se fino adesso sembrava pacifico che la lingua sarda non comprendesse il catalano, purtroppo vi sono delle richieste per ricomprendere il catalano, si specifica di Alghero, nella lingua sarda. Poi si è detto forse più giustamente "delle lingue di Sardegna". Sicuramente il catalano che si parla ad Alghero si parla in Sardegna, che lo si possa ricomprendere nel sardo io ho qualche dubbio sotto il profilo linguistico, sotto il profilo logico. Si fa più ardua la discussione col tabarchino. Anche tabarchino è diventato sardo! Stiamo arrivando a dire che il sassarese, ma i sassaresi non dicono "i sardi" per dire quelli che non sono sassaresi? Comunque anche il sassarese è sardo. Poi il gallurese, sul gallurese i nostri colleghi della Gallura giustamente fanno riferimento al sistema della tutela e per non uscire dalla tutela nella loro parlata la vogliono ricompresa nel sardo. Ora non mi pare che come frettolosamente dice la Commissione si possa approvare una legge a pezzi, dicendo che l'articolo 1, l'articolo 2 o fino al 7 tanto più o meno possiamo procedere ad approvare a pezzi e poi dopo la Commissione si riunisce e ci fa sapere come la legge deve essere conclusa e poi l'approviamo per l'appunto a pezzi senza aver capito come inizia e come finisce. Non mi pare un modo di legiferare che possa tener conto della logica, ma abbiamo visto che la logica è completamente saltata, insieme ai nervi della Commissione, mi permetto di dire. Signor presidente Marras, se non avevate il tempo sufficiente per concludere dovevate chiedere al Presidente di non riunire il Consiglio, non sbatterci in faccia 7, 8 articoli con relativi emendamenti non sufficientemente ponderati, non sicuramente sbatterci in faccia una serie di questioni che sconvolgono la teoria della lingua, perlomeno degli ultimi cinquanta o cento anni o centocinquanta. Va bene che adesso il latino deriva dal sardo, abbiamo appreso ultimamente, comunque qua stiamo ricomprendendo appunto il catalano, siccome lo parlano ad Alghero, dentro il sardo. Mi pare che proprio non siamo in condizioni di affrontare una materia così delicata, non solo sotto il profilo politico perché questa materia richiederebbe l'accordo ampio di quest'Aula, veramente ampio al di là delle posizioni magari preconcette di chi non vuol sentire parlare di sardo perché lo vede contrapposto all'italiano, ma la stragrande maggioranza di quest'Aula, che vorrebbe un sardo formalizzato, ufficializzato, portato a livello dell'italiano e quindi ricondotto anche all'uso ufficiale proprio per aumentarne il prestigio, proprio per aumentarne l'uso, proprio per aumentarne la tutela, allora questa comune visione deve potersi esprimere anche nell'approvazione della legge. Ma noi abbiamo richiesto un accordo che coinvolga davvero tutte le sensibilità di quest'Aula? Non dico che abbiamo trascurato l'opposizione, perché qui abbiamo trascurato anche la maggioranza, onorevoli colleghi, cioè abbiamo trascurato di fare una legge che mi si dice è in gestazione da non so quante audizioni, dove però, mi si dice altrettanto, la consulta gallurese non è stata neanche invitata e poi abbiamo la scoperta che il gallurese improvvisamente diventa sardo. Ad onta di tutti gli indizi e di tutti gli studi che adesso abbiamo ripudiato, perché Wagner l'abbiamo ripudiato, e va beh, può succedere, non è che è Platone, chiaramente si può anche ripudiare, si può confutare, io dico su questo articolo non mi pare che ci siano le condizioni per andare avanti. Il mio tempo è finito, termino qua, ma di sicuro sentirete ancora la mia voce, perché qua la voce di chi fa le leggi deve levarsi anche a invocare la logica, ripeto, onorevoli colleghi, e una metodologia più severa, più rigorosa, che non ci ricopra tutti di ridicolo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, non ho capito se quello dell'onorevole Deriu è un invito a rimandare la norma in Commissione, perché dalle sue parole, io non sono il migliore esegeta del collega, però mi pare di intuire che la strada suggerita sia questa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alfonso Marras. Ne ha facoltà.

MARRAS ALFONSO (UDC Sardegna). Presidente, sull'ordine dei lavori, facendo riferimento a quanto detto dall'onorevole Deriu la Commissione, il cui Presidente non è in carica da circa due mesi, ha compiuto questo lavoro anche di audizioni e di strutturazione anche della legge stessa con un percorso abbastanza lungo. Successivamente, dopo anche alcune considerazioni che sono state fatte all'interno della maggioranza, si è cercato di portare e definire il lavoro della Commissione. Questo lavoro però prima che il provvedimento venisse portato in Aula, non conoscevamo noi l'entità degli emendamenti il cui termine è stato prorogato ieri fino alle ore 20 e abbiamo circa la presentazione di 400 emendamenti, quindi materialmente non è stato oggi possibile esaminarli tutti, siamo arrivati solo all'articolo 7, per questo motivo non siamo stati in grado a questo momento di presentare al Consiglio il lavoro completo. Quindi, onorevole Deriu, il lavoro è stato fatto in maniera puntuale così come puntuale dovrebbe essere anche il fatto che la maggioranza dovrebbe preoccuparsi di nominare il Presidente della Commissione visto che l'opposizione per senso istituzionale ha fatto proseguire i lavori in maniera assolutamente seria e senza rallentarli.

Discussione dell'articolato del testo unificato: "Disciplina della politica linguistica regionale". (36-167-228/A)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Onorevoli colleghi, io credo che dall'alto della sua saggezza il collega Deriu abbia dato il crisma dell'ufficialità ai problemi della maggioranza anche su questa tematica, dall'alto della sua saggezza, perché con parole pacate e con parole che hanno veramente dato dimensione plastica al problema, è riuscito a far capire a quest'aula che questa legge o questa proposta di legge nasce ammalata. Nasce ammalata e piena di lacune ma nasce anche piena di superfetazioni che bisogna in qualche modo rimuovere, quindi bisogna colmare le lacune ed eliminare le superfetazioni. Quindi ha ragione Deriu, è necessario riflettere ulteriormente sull'impianto complessivo della legge che sembra un'esplosione di lingue, dialetti, lingue che diventano dialetti, lingue catalane che diventano lingue sarde, c'è da fare un po' d'ordine, c'è da mettere in fila tutti gli elementi che servono per dare corpo a una legge che poi sarà la base per la disciplina di questa materia importantissima per i prossimi decenni. Quindi siamo con l'onorevole Deriu quando chiede all'Aula di riflettere, quando chiede all'Aula di rimandare tutto in Commissione, ma non siamo con l'onorevole Deriu quando punta il dito contro il Vicepresidente della Commissione Marras che ha risolto i problemi della maggioranza che non riesce a eleggere un Presidente e ha fatto le funzioni di Presidente che gli sono state richieste dalla maggioranza stessa. Quindi mi sembra ingeneroso che ci sia qualcuno che accusa l'onorevole Marras di aver sbagliato traiettoria. L'onorevole Marras ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare un Presidente nominato dalla maggioranza, maggioranza che non riesce a nominare il Presidente, ahimè. Quindi accogliamo per quanto mi riguarda la proposta dell'onorevole Deriu che è una certificazione del fallimento dell'impianto complessivo di questa legge e attendiamo gli interventi dei colleghi che credo che seguiranno la strada tracciata dall'autorevole collega.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Anche io ho diverse perplessità su questo testo unico che è approdato in Aula e parlando dell'articolo 1 non posso non notare alcuni passaggi importanti che questo articolo sui principi fa e rispetto ai quali ho pensato di presentare alcuni emendamenti, alcuni dei quali come primo firmatario e mi è parso di capire bene perché sinceramente non ho capito bene, credo che ci sia un invito al ritiro o qualcosa di simile da parte della Commissione. Io rispetto al comma 2 dell'articolo 1 ho delle perplessità perché sono fra quelli che sostengono che si possa tranquillamente parlare in Sardegna di lingue sarde e non lingua sarda e quando si parla di lingua sarda si debba fare riferimento a tutte quelle lingue che vengono parlate in Sardegna trattandosi di lingue neolatine e che debbano essere trattate con pari dignità. Son per questo, lo dico francamente, contrario alla lingua sarda comune che è stata a suo tempo ideata e portata avanti, invece penso che tutte le lingue che vengono parlate in Sardegna compreso il gallurese, il sassarese, il logudorese, il nuorese, il campidanese, il tabarchino e il catalano che potrebbe essere anche considerato una lingua alloglotta anche se il termine non mi piace, siano tutte allo stesso modo lingue sarde e credo che non dobbiamo cadere nell'errore di fare distinzioni che possano poi tradursi automaticamente in discriminazioni. Questo errore non va fatto e credo, collega Tedde, che qua non si tratti di un problema di maggioranza o problemi all'interno della maggioranza, è un testo unico che è arrivato col voto unanime della Commissione e io non credo che altri colleghi della maggioranza, non tutti i colleghi della maggioranza, siano d'accordo per esempio con quanto contenuto, che ne so, nei principi dell'articolo 1 e nello specifico nel comma 2 dell'articolo 1. Quindi sono perché ci possa essere un approfondimento con un ritorno in Commissione, mi chiedo ancora per quale motivo, l'ha accennato il collega Deriu, non siano state chiamate in Commissione nel momento in cui la legge entrava nel vivo in Commissione, tutte quelle sensibilità, quelle associazioni che rappresentano le lingue di tutta la Sardegna e non solo di una parte di essa. Per esempio non mi risulta che la Consulta del gallurese sia stata audita, vi sembra una cosa normale? A me non sembra una cosa normale. Allora si ritorni in Commissione e si proceda con tutti gli adempimenti che prima non sono stati evidentemente portati avanti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Io non so se una perfida mano ha voluto che questa legge approdasse in Aula ad un giorno prima dell'inizio del campionato del mondo di calcio, perché qui stiamo assistendo e discutendo del "campionato del mondo di sardo a ostacoli". Beh, da un ex atleta oltretutto non potrebbe che essere riconosciuta la validità di quanto sto affermando. E' una legge che fa confusione, è una legge che nel suo impianto ha tutta una serie di criticità, ma se già le riscontriamo queste criticità agli inizi della lettura dell'articolato e quindi siamo proprio ai principi, alle enunciazioni, a quello che dovrebbe dare naturalmente il via a tutta una serie di discussioni alle quali mi pare l'Aula non sia esattamente preparata, allora io credo che anche nelle valutazioni che sono state avanzate dai colleghi della maggioranza, abbiano buon diritto e la giusta pretesa a che questa legge non possa essere discussa quest'oggi, in queste forme, in questo articolato, in questi contenuti e in tutto quello che ritengo invece debba essere doviziosamente rimandato ad un'attenta, approfondita, serena discussione in seno alla Commissione. E quindi anch'io faccio l'invito che i colleghi vogliano in questo senso e in questo modo ottemperare all'invito che mi pare venga sollevato da più parti dei colleghi presenti in Aula.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io credo che non sfugga a nessuno sin dalle prime battute che il Consiglio regionale rischia di fare una magra figura volendo approvare a tutti i costi una legge inapprovabile e, aperta la parentesi, proprio l'ultimo da cercare in questa storiella perché sta diventando qualcosa che rasenta il ridicolo è quella di andare a cercare il Vicepresidente facente funzioni di Presidente che si è trovato sulla gobba il tutto per impreparazione di altri e per forza e voglia di protagonismo di qualcuno che vuole utilizzare la lingua sarda come propria sponsorizzazione personale. Io vorrei ricordare due cose. Questa è una legge priva totalmente di scientificità. Quando si va a raccontare che la lingua sarda sono una serie di varianti è cosa vera e falsa, perché all'interno delle varianti vengono collocate lingue esterne a quello che è il ragionamento di "sardo". Chi si reputa indipendentista, autonomista, sovranista dovrebbe riflettere un attimino sulla gravità in cui sta portando il Consiglio regionale. Infatti per un popolo, per una nazione, per una determinata situazione a livello internazionale viene riconosciuta solo una lingua di un determinato territorio. Siccome qualcuno non è d'accordo, le posso citare anche problemi storici, senza problemi. La Sardegna ha bisogno di una lingua sarda perché il popolo sardo si identifichi in quella lingua, poi le varianti parlate possono essere differenti da paese a paese, nessuno vieta che venga parlato il dialetto, o la variante di Sinnai, piuttosto che di Cagliari, il problema è diverso. Il problema è che nessuno si deve sognare qui di rovinare l'unità del popolo sardo che già non c'è e non riesce a difendere. State facendo un aggravio enorme, storicamente e non solo, contro la Sardegna, contro i sardi, perché li state dividendo.

Io vorrei ricordare che si è a fatica trovata una lingua sarda unificata, non va bene quella? Ne è arrivata un'altra de mesania, ma voleva comunque sia unificare la Sardegna sotto una parte linguistica. Non cito il tabarchino, perché è una cosa tra l'altro neanche vera, perché è un dialetto genovese parlato in Tabarca, dov'erano quegli immigrati, o tenuti schiavi. Non parlo del catalano, e c'è una cosa anche estremamente importante sul catalano se qualcuno non lo sa. Quando Francisco Bahamonde governava la Spagna, e proibiva qualunque tipo di parlata che non fosse il castigliano, docenti universitari di Barcellona, anche qualche mio caro amico, molto vecchio, veniva qui ad Alghero per riprendersi i lemmi originari di quello che era il catalano. E aggiungo di più, su cento varianti di cui era composta la lingua catalana, giustificata oggi unificata, è stata fatta una norma, ed stata posta la lingua catalana, che è alla base anche di quell'indipendentismo che, piaccia o no, esiste in catalogna. Allora, quando si vogliono fare le cose serie, la politica linguistica si fa seriamente, non si fa giocando e pensando di mettere il proprio nome e di aver fatto una legge, è una sciocchezza. Perché qui ricade su quello che è il popolo sardo e divisioni che si vogliono attuare sul popolo sardo. Non è accettabile! Non è buono! Il minimo che possa attorno dire è che debba tornare in Commissione velocemente, perché è una bruttura. Solo per capire quello che c'è lì dentro ci vuole uno studio a se stante.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Cristiano Popolari Socialisti). Se noi dobbiamo fare una legge, onorevole Zedda, che tiene conto delle peculiarità della Sardegna la dobbiamo fare rispettando anche le minoranze linguistiche, sennò facciamo una legge gerarchica. E dire, come ha detto il collega saggio, l'onorevole Deriu, che il gallurese non è una lingua sarda, mi pare che io possa suggerirle di leggere questo testo, che dopo le presto, che è il Dizionario minimo sardo-corso, addirittura siciliano, ma dove si evince con chiarezza che il gallurese è una lingua sarda antica. Ecco, allora, su questo aspetto io credo che noi dovremmo richiamarci un po' alla tradizione progressista europea e avere come esempio la Confederazione elvetica. La Svizzera ha ufficialmente riconosciute quattro lingue: il tedesco, il francese, l'italiano e il ladino. Ma questo lo dico perché ciò significa che la lingua è sottintesa, in qualche modo, alle differenze espressive linguistiche, e ciò non comporta la prevaricazione di una sull'altra, e questo significa che ognuna delle quattro che si parlano è lo svizzero. E allora quando io vedo inserito giustamente il catalano, il tabarchino, ci mancherebbe altro, devo vedere inserito a maggior ragione il gallurese, e vado oltre, pure la mia lingua, l'isolano dell'arcipelago de La Maddalena. E, beh, allora questo ci porta certamente forse a fare degli esami più approfonditi di merito, ma un plurilinguismo reale significa anche una democrazia linguistica, ed è quello che lo sforzo che noi dobbiamo fare, perché la Sardegna ha tre grandi macroaree linguistiche: quella meridionale, quella centrale e quella settentrionale, dove dentro ci stanno differenti idiomi, senza stare a citarli, perché sono noti a tutti. E allora su questo io credo che richiamarsi anche a quella riorganizzazione territoriale che la Sardegna ha avuto in tardo Medioevo con i giudicati potrebbe essere un esempio ispiratore di come fare anche una buona legge sulla lingua sarda. Io non credo che si debba ritardare l'approvazione della lingua, ma rivederne alcuni passaggi per riconoscere anche quelle cosiddette minoranze linguistiche che oggi non hanno accesso in una legge che invece dovrebbe riconoscerle e affermarle.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Presidente, la discussione che ci avviamo stasera a fare sulla proposta di legge, sulla politica linguistica regionale, ha fatto emergere sicuramente che non ci sono le condizioni per poter discutere gli emendamenti, non ci sono le condizioni per poter discutere una legge che ha come obiettivo principale quello di unire la Sardegna, di unire i sardi, di ritrovarci tutti insieme su tematiche così importanti come quelle della lingua sarda, una lingua che in qualche modo dovrebbe rappresentare i territori, dovrebbe rappresentare la nostra storia, la nostra cultura. Quindi una lingua, una legge sulla lingua sarda che dovrebbe in qualche modo qualificare anche la politica, e stasera mi sembra qui di assistere ad un teatrino dove la politica sicuramente non si qualifica perché chi ci sta guardando da casa, e soprattutto dai messaggi che stiamo ricevendo in questo momento, la prima domanda che ci pongono è: ma non avete altro da fare in Consiglio regionale che preoccuparvi della lingua sarda? È chiaro che mi pongo la domanda se forse chi mi scrive e mi invia questo messaggino probabilmente abbia ragione. Sicuramente in parte perché dobbiamo discutere anche della lingua sarda, però quello che emerge stasera è sicuramente che c'è una confusione, una confusione totale, una confusione che non dà rispetto per quei territori, per le minoranze linguistiche, è una confusione che non porta sicuramente alla Sardegna granché di buono. Quindi il suggerimento che abbiamo dato è quello di riportare in Commissione questa proposta di legge, una legge difficile, una legge complicata, che indubbiamente va discussa, che abbiamo anche noi firmato per portarla in Aula, ma ci rendiamo conto, per quello che dicono i colleghi della maggioranza che non ci sono le condizioni per poter andare avanti. Quindi, Presidente, l'invito è di chiudere il Consiglio stasera qui e riportare in Aula la proposta di legge.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Io penso che quest'Aula debba occuparsi della lingua, è un tema alto, è un tema nelle corde di un Consiglio regionale, ed è sicuramente positivo il fatto che si stia prendendo consapevolezza che la Sardegna è popolata da sistemi linguistici plurimi, non dico a caso sistemi linguistici, perché all'interno di un sistema linguistico vi sono delle (…) che caratterizzano un ambito locale e territoriale, noi stiamo prendendo atto che in Sardegna vi sono dei sistemi linguistici plurimi, ed una legge intelligente ed un Consiglio regionale intelligente deve saper interpretare questa oggettiva esistenza di plurimi sistemi linguistici e trasformarla in un prodotto legislativo utile per il popolo sardo, io mi riferisco a ciò che è emerso nei lavori preparatori, nelle audizioni in Commissione dove tutti i portatori di interesse,gli auditi, comprese le associazioni che da anni si occupano del tema, dicono che sia urgente e utile, richiamo le parole delle Associazioni, impostare una nuova politica linguistica regionale in grado di salvaguardare e diffondere maggiormente la lingua sarda nella società e favorire la trasmissione intergenerazionale. Ecco io vedo come essenziale riappropriarsi della rotta di una legge che tuteli un sistema linguistico, la rotta è questa: superare le frammentazioni intergenerazionali per fare in modo, come dicevo ieri, che la lingua sarda non muoia, e allora ogni approfondimento in Commissione è da salutare favorevolmente, ogni necessità di divagazione sul tema che ci faccia scrivere un testo utile perché la lingua non muoia nei territori dove la lingua è parlata è fondamentale, è fondamentale. Saluto volentieri l'ipotesi di un approfondimento in Commissione che ci servirà per affermare con quali regole trasmettere alle generazioni future un sistema linguistico fruibile da tutti i sardi, senza che questo argomento crei ulteriori frammentazioni tra noi stessi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA PAOLO (SDP).

(Intervento in lingua sarda)

Comma 1: "La Regione assume l'identità linguistica del popolo sardo come bene primario e individua nella sua affermazione il presupposto di ogni progresso personale e sociale; comma 2 la lingua sarda, il catalano di Alghero, il gallurese, il sassarese, il tabarchino, costituiscono parte del patrimonio immateriale della Regione che adotta ogni misura utile alla loro tutela, valorizzazione, promozione e diffusione".

(Segue l'intervento in lingua sarda)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Grazie Presidente. Non le nascondo un certo imbarazzo anche perché stiamo parlando di un argomento che deve vederci uniti, ma soprattutto che deve essere in grado di raccogliere e accogliere tutte le diversità. Io credo che forse un corso accelerato di Filologia della lingua ci avrebbe fatto piacere anche perché non vogliamo fare i tuttologi, però su una cosa sono d'accordo quando l'onorevole Deriu dice che è necessario vedere la legge nella sua complessità e soprattutto quali sono state le proposte di modifica, perché è inutile nascondercelo, colleghi, su questa legge c'erano delle posizioni e ci sono ancora delle posizioni completamente differenti, ma perché stiamo parlando di una nostra identità: la lingua sarda. E quindi, questo lo dico anche all'onorevole Zedda, nel secondo comma dell'articolo 1 è racchiusa una parte fondamentale dei principi della legge. Quindi, se possiamo trovare delle condizioni, anche con degli emendamenti orali a quelli che sono stati presentati perché sappiamo qual è poi l'impianto complessivo della norma, probabilmente abbiamo la necessità di rivedere anche dall'articolo 1. Quindi, per quanto ci riguarda siamo favorevoli a ritornare in Commissione, a dare il nostro contributo. Mi dispiace quando l'onorevole Deriu, per una manifesta incapacità di nomina del Presidente da parte della vostra maggioranza, si permette di dire che il metodo scelto dall'onorevole Marras, che oggi si è destinato come Presidente di una Commissione che sta facendo acqua da tutte le parti, perché appunto non può neanche lavorare, e allora mi dispiace onorevole Deriu ma su questo noi dissentiamo totalmente. Anzi, le dico anche che ha peccato anche un po' di bon ton, perché l'onorevole Marras oggi ha dato tutta la sua disponibilità per lavorare ad un testo e portare avanti i lavori. Poi, invece, concordiamo con lei sull'esigenza di ritornare in Commissione, di vedere un impianto compiuto e, perché no lo dico sin da ora, se c'è anche da rivedere gli emendamenti all'articolo 1 per il bene dei sardi, perché il lavoro possa essere poi un lavoro di tutta quest'Aula e non come spesso e volentieri avete fatto le leggi con tre passi avanti in due indietro e soprattutto in maniera schizofrenica. Almeno sulla lingua sarda proviamo a dare un segnale di unità ma soprattutto io dico anche di attenzione alle identità.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Io voglio dire questo credo, che sia il caso su una materia come questa di tenere un po' tutti i nervi a posto e cercare di ragionare, non è una materia semplice, anzi è molto complicata, stiamo cercando di fare una legge sulla lingua sarda, materia sulla quale si cerca di intervenire da tantissimo tempo e non ci si è riusciti, proprio perché è complicato farlo, non è una cosa semplice. Per cui i lavori della Commissione sono stati svolti in tantissime ore di interventi, di emendamenti, compreso il lavoro svolto in questi ultimi mesi dal collega Marras che si è prestato molto bene a svolgere il lavoro da Vicepresidente, facente funzione di Presidente, nel lavoro della Commissione. Tenuto conto che il Presidente precedente, Gavino Manca, è diventato parlamentare e dobbiamo procedere con la nomina del Presidente. Il Vicepresidente ha svolto il suo lavoro fino in fondo nella maniera egregia così come qualsiasi consigliere deve assolutamente fare. Però voglio dire, oggi, anche degli interventi che ci sono stati, da parte dei colleghi, appare chiaro che bisogna approfondire ulteriormente l'argomento, non pensavamo che gli emendamenti che ci saremo dovuti trovare ad affrontare arrivassero ad un numero di qualche centinaio, ovvero più di 300 emendamenti. Oggi la Commissione ha portato i lavori in quest'Aula avendo esaminato soltanto gli emendamenti di sette articoli, ed è evidente che non avere una visione d'insieme della legge, che ci possa far dire che i lavori che arriveranno successivamente non potranno modificare, o i lavori fatti oggi non potranno inficiare i lavori degli emendamenti sugli articoli successivi, o degli emendamenti successivi evidentemente non è così. Anche perché appare chiaro che ci sono posizioni differenti in quest'Aula e non solo fra maggioranza e minoranza, ma all'interno della stessa maggioranza e all'interno della stessa minoranza. Per cui bisogna fare chiarezza, fino in fondo, su che tipo di proposta di legge deve essere portata a conclusione, perché io sono fra quelli che non è d'accordo per dire che bisogna approvare una legge qualsiasi essa sia, io non la penso così, ho un'idea chiara di che tipo di legge sulla lingua sarda dobbiamo fare, su che cosa dobbiamo produrre come testo. Ed è evidente che occorre un lavoro serio, approfondito per cui non è necessario riportare per intero la discussione in Commissione della legge, credo che sia importante però sospendere i lavori oggi, limitare alla discussione generale sull'articolo 1, così come stiamo facendo, senza esprimere alcun voto, e consentire alla Commissione di concludere il lavoro sugli emendamenti che ci sono per verificare se quest'Aula può continuare ad esaminare il testo così come la Commissione lo esiterà, o se avrà bisogno di approfondimenti ulteriori. E, ribadisco, al di là delle posizioni di maggioranza o di minoranza perché è chiara una cosa: la maggioranza non sta forzando per fare una legge a tutti i costi, votata esclusivamente dalla maggioranza. Abbiamo interesse che sia una legge condivisa e discussa da tutto il Consiglio regionale, che ci sia un contributo di tutti i Consiglieri, perché ognuno di noi ha un pezzo di verità che deve portare all'interno di questa legge, e se abbiamo bisogno di qualche giorno in più perché si riesca ad avere un testo in grado di rappresentare realmente un testo sulla lingua sarda, finalmente un testo sulla lingua sarda, noi quelle ore di lavoro e quei giorni di lavoro in più lo dobbiamo prendere e non dobbiamo avere fretta. Perché la fretta non solo è cattiva consigliera spesso, in questo caso lo sarebbe davvero in maniera straordinaria, e noi questo lo dobbiamo evitare. Per cui non ci sono azioni di cercare di fare i lavori come con una forzatura di maggioranza, questo noi non lo vogliamo fare.

Per quanto riguarda l'intervento della collega di adesso, anche in questo caso evidentemente le cose rimpallano: la maggioranza che non elegge il Presidente della Commissione. Noi saremo in grado nei prossimi giorni ovviamente di eleggere il Presidente della Commissione, ma questo non significa dire che noi eleggiamo il Presidente della Commissione perché il collega Marras non ha svolto bene il suo lavoro, perché ha fatto il suo lavoro così come lo doveva fare, come tutti lo dobbiamo fare: nel migliore dei modi. È capitato in altre occasioni che il Vicepresidente abbia svolto la funzione di Presidente, svolgendo al meglio in qualsiasi Commissione il proprio ruolo e, nel caso del Vicepresidente, sempre appannaggio della minoranza, la minoranza dal punto di vista istituzionale deve rappresentare - in questo caso il centrodestra, in altri casi il centrosinistra - il proprio ruolo nell'interesse dell'istituzione e del ruolo che ricopre.

Questione sospensiva ai sensi dell'articolo 86, comma 2 del Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Noi abbiamo necessità, Presidente, io chiedo di sospendere i lavori oggi alla discussione generale dell'articolo 1, di non procedere oltre neanche con la votazione per nessun emendamento, e consentire alla Commissione di concludere i lavori di tutti gli emendamenti che sono stati presentati, per avere una visione di insieme di un testo che esce dalla Commissione. E se la Commissione è in grado di farlo entro la giornata di domani bene, se non sarà di farlo entro la giornata di domani credo che sarà opportuno prendere qualche ora e qualche giorno in più. Credo che sarà utile poi per vedere se saremo in grado di approvare un testo sulla lingua sarda. Non uno qualsiasi ma quello che potrà dare dignità seriamente ad una materia importantissima, come quella di cui stiamo trattando.

PRESIDENTE. Allora metto in votazione la proposta che è stata formulata adesso dall'onorevole Cocco. E cioè quella di una sospensione immediata dei lavori, senza alcun voto, e di un rinvio alla Commissione perché concluda i lavori di analisi e di valutazione degli emendamenti, per poi ritornare in Aula.

Quindi, chiedo se ci sono interventi in merito.

Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). Per dire che siamo assolutamente d'accordo con quanto ha appena detto il Capogruppo del PD. Volevo dire qualcosa rispetto a quello che disse qualche anno fa l'onorevole Tunis in una famosa riunione fra i Capigruppo, però non è il caso. Per dire che siamo assolutamente d'accordo e per dire anche che se i Capigruppo hanno una funzione, già in Conferenza Capigruppo si era deciso questo.

PRESIDENTE. Grazie, quindi metto in votazione la proposta, con votazione elettronica, di sospensione dei lavori.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del rinvio in Commissione.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Inviterei la Commissione a riunirsi immediatamente, adesso, per la valutazione degli emendamenti residui e convoco il Consiglio per martedì prossimo alle ore 10 e 30. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 17 e 34.